Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Riforma dell'ordinamento giudiziario - A.C. 2900 (Schede di lettura)
Riferimenti:
AC n. 2900/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 218
Data: 16/07/2007
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
L n. 111 del 30-LUG-07   AS n. 1447/XV


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Riforma dell’ordinamento giudiziario

A.C. 2900

Schede di lettura

 

 

 

 

n. 218

 

 

16 luglio 2007

 


 

Il presente dossier, predisposto in occasione dell’esame del disegno di legge del Governo in materia di riforma dell’ordinamento giudiziario, nel testo approvato dal Senato, è composto dai seguenti cinque volumi contenenti:

§         le schede di lettura (n. 218);

§         i riferimenti normativi (n. 218/1);

§         l’iter al Senato del provvedimento A.S. 1447 (n. 218/2, parte I, II e III).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento giustizia

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File: GI0164.doc

 

 


INDICE

Scheda di sintesi

Dati identificativi3

Struttura e oggetto  4

§      Contenuto  4

§      Relazioni allegate  4

Elementi per l’istruttoria legislativa  5

§      Necessità dell’intervento con legge  5

§      Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite  5

§      Incidenza sull’ordinamento giuridico  5

§      Impatto sui destinatari delle norme  5

§      Formulazione del testo  5

Schede di lettura

Quadro normativo  9

§      La riforma “Castelli” dell’ordinamento giudiziario  9

§      La legge 269 del 2006, recante la sospensione e la modifica di talune disposizioni delle riforma Castelli30

Contenuto del provvedimento  34

§      Articolo 1 (Modifiche al capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)34

§      Articolo 2 (Modifiche agli articoli da 10 a 53 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)41

§      Articolo 3 (Modifiche al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26)54

§      Articolo 4 (Modifiche al decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 e altre disposizioni)58

§      Articolo 5  (Disposizioni varie)64

§      Art. 6 (Norma di copertura)65

§      Articolo 7 (Delega al Governo per l’adozione di norme di coordinamento in materia di ordinamento giudiziario)66

§      Articolo 8 (Entrata in vigore)66

Testo a fronte

§      Art. 1 Le modifiche al d. lgs. n. 160 del 2006 (artt. 1-9)69

§      Art. 2 Le modifiche al d. lgs. n. 160 del 2006 (artt. 10-53)77

§      Art. 3 Le modifiche al d. lgs. n. 26 del 2006  105

§      Art. 4 (commi 1-15) Le modifiche al D. lgs. n. 25 del 2006  119

§      Art. 4 (comma 16) Le modifiche alla legge n. 133 del 1998  129

§      Art. 4 (comma 17) Le modifiche al D. lgs. n. 109 del 2006  131

§      Art. 4 (comma 18) Le modifiche al D. lgs. n. 240 del 2006  137

§      Art. 4 (commi 19-20) Le modifiche al R.D. n. 12 del 1941  143

§      Art. 4 (comma 20) Le modifiche al R.D. n. 2641 del 1865  157

§      Art. 4 (comma 20) Le modifiche al R.D. lgs. n. 511 del 1946  161

§      Art. 4 (comma 20) Le modifiche alla legge n. 48 del 2001  163

§      Art. 5 (comma 7) Le modifiche al D. lgs. n. 37 del 2000  165

Progetto di legge

§      A.C. 2900, (Governo), Modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario  169

 


Scheda di sintesi

per l’istruttoria legislativa

 


 

Dati identificativi

Numero del progetto di legge

2900

Titolo

Modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario

Iniziativa

Governo

Settore d’intervento

Ordinamento giudiziario

Iter al Senato

Si

Numero di articoli

8

Date

 

§       trasmissione alla Camera

16 luglio 2007

§       annuncio

16 luglio 2007

§       assegnazione

16 luglio 2007

Commissione competente

Giustizia

Sede

Referente

Pareri previsti

Commissioni I, III, IV, V, VII, XI e XIV

 


 

Struttura e oggetto

Contenuto

Il disegno di legge del Governo A.C 2900[1], approvato in prima lettura dal Senato e composto da otto articoli, novella alcuni dei decreti legislativi emanati in attuazione della legge delega n. 150 del 2005[2] (c.d. "riforma Castelli"), recante la riforma dell’ordinamento giudiziario (cfr. successivo quadro normativo).

Come si legge nella relazione di accompagnamento al provvedimento[3] presentato al Senato (A.S. 1447), “l’intervento si muove nella prospettiva di una riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario sulla linea tracciata dalla VII disposizione transitoria della Costituzione ed al fine di creare una disciplina che garantisca maggiore funzionalità ed efficienza all’intero sistema giustizia”.

 

Nello specifico, il disegno di legge in esame interviene su diversi aspetti della c.d "riforma Castelli", con particolare riferimento alla disciplina prevista in materia di accesso in magistratura, tirocinio, funzioni, formazione, aggiornamento e progressione in carriera dei magistrati. Esso, inoltre, modifica la composizione e le funzioni del Consiglio direttivo presso la Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari.

 

In particolare, i primi due articoli del provvedimento novellano in più parti il decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160/2006[4], relativo alla disciplina per l’accesso in magistratura, alla progressione economica e alle funzioni dei magistrati, la cui efficacia è stata sospesa fino al 31 luglio 2007 dalla legge n. 269 del 2006.

 

L’articolo 3 apporta, invece, diverse modifiche al decreto legislativo n. 26 del 2006, relativo all’istituzione della Scuola superiore della magistratura, nonché al tirocinio e alla formazione degli uditori giudiziari, all’aggiornamento professionale e alla formazione dei magistrati.

 

L’articolo 4 novella, da un lato, il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, relativo all’istituzione del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e alla disciplina dei consigli giudiziari (commi 1-15); dall'altro lato, apporta talune modifiche a varie disposizioni in tema di ordinamento giudiziario, (commi da 16 a 20).

 

L’articolo 5 reca, invece, disposizioni varie, riguardanti, tra l'altro la temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi di cui al decreto legislativo n. 160 del 2006, la dotazione organica del CSM, il trattamento economico dei magistrati ordinari.

 

L’articolo 6concerne la copertura finanziaria del provvedimento, mentre il successivo articolo 7 delega il Governo ad emanare, entro 2 anni dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi compilativi, volti a coordinare la complessa normativa vigente in tema di ordinamento giudiziario.

 

L'articolo 8 concerne, a sua volta, l'entrata in vigore del provvedimento.

Relazioni allegate

Oltre alla relazione illustrativa, il disegno di legge presentato al Senato (A.S. 1447), è corredato dell'analisi tecnico-normativa, della valutazione dell'impatto della regolamentazione e della relazione tecnica.

 


 

Elementi per l’istruttoria legislativa

Necessità dell’intervento con legge

Il disegno di legge in esame interviene su disposizioni legislative di rango primario e su materie coperte da riserva di legge. Si giustifica, pertanto, l’utilizzo dello strumento legislativo

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Tutte le disposizioni contenute nel disegno di legge incidono sull'ordinamento giudiziario, materia che, ai sensi dell' art 117, comma 2, lettere g) – ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici – ed l) – giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa – è di competenza legislativa esclusiva dello Stato.

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Attribuzione di poteri normativi

L'articolo 7  del provvedimentodelega il Governo ad emanare, entro 2 anni dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi compilativi, volti a coordinare la complessa normativa vigente in tema di ordinamento giudiziario.

 

Coordinamento con la normativa vigente

Il disegno di legge in esame incide sulla vigente legislazione con la tecnica della novellazione.

Come in precedenza rilevato, l'articolo 7 del provvedimento, contiene, altresì, la delega al Governo per l’adozione di norme di coordinamento in materia di ordinamento giudiziario.

 

Impatto sui destinatari delle norme

Come evidenziato nella analisi dell'impatto della regolamentazione, soggetti destinatari e coinvolti dall'intervento normativo sono, in particolare, il Consiglio superiore della magistratura, l'ordinamento giudiziario ordinario nel suo complesso, il Ministro della Giustizia, gli uffici giudiziari e i consigli giudiziari.

Formulazione del testo

Considerata l'ampia portata dell'intervento normativo, si fa rinvio, per l'esame delle osservazioni alla formulazione del testo al contenuto delle schede di lettura.

 


Schede di lettura

 


Quadro normativo

La riforma “Castelli” dell’ordinamento giudiziario

La legge 25 luglio 2005, n. 150,[5]approvata a conclusione di un lungo iter parlamentare, ha modificato profondamente la disciplina dell’ordinamento giudiziario recata dal regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, prevedendo, al riguardo, 14 deleghe al Governo ed una serie di norme direttamente applicabili.

Le linee generali della legge delega hanno investito gran parte dei principali aspetti dell’Ordinamento giudiziario, tra i quali il reclutamento e la formazione iniziale dei magistrati, i controlli di professionalità successivi e la formazione permanente, la composizione e i poteri dei consigli giudiziari, il ruolo della Corte di cassazione, l’ufficio del pubblico ministero e le relazioni fra esercizio di funzioni giudicanti e requirenti.

In relazione alla citata delega si segnala che nel corso della XIV legislatura sono stati adottati 10 dei 14 decreti legislativi previsti dalla citata legge n. 150 del 2005. Di questi, alcuni sono stati successivamente modificati con la legge la legge 24 ottobre 2006, n. 269, mentre l’articolo 1, comma 1, della medesima legge ha sospeso, fino alla data del 31 luglio 2007, l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 160/2006 (Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonchè in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della L. 25 luglio 2005, n. 150)[6].

Le linee generali della legge delega

Le principali novità introdotte dalla legge delega hanno riguardato:

 

§       La disciplina transitoria per il conferimento degli uffici direttivi di legittimità e di merito (articolo 2, comma 10 della legge 150/2005): vengono stabiliti criteri per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità e di merito nelle more della entrata in vigore del complessivo sistema di progressione in carriera dettato dalla riforma. Il sistema prevede che le funzioni direttive di legittimità non possano essere conferite a magistrati che al momento della pubblicazione della vacanza del posto abbiano già compiuto i 68 anni di età e che, analogamente, non possano essere conferite funzioni direttive di merito a magistrati che, alla stessa data, abbiano compiuto i 66 anni di età; sulla base della citata delega è stato emanato il decreto legislativo 16 gennaio 2006, n. 20 (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       la definizione di nuove regole per l’accesso e la progressione in carriera (articolo 1, comma 1, lettera a), e 2, comma 1, lettere da a) ad r) della legge 150/2005); in particolare viene previsto:

 

-   un unico concorso sia per le funzioni giudicanti che per quelle requirenti, il candidato, tuttavia all’atto della presentazione della domanda dovrà indicare la propria preferenza per una delle due funzioni;

-   il passaggio dall’una all’altra funzione può avvenire soltanto entro il 5° anno dall’ingresso in magistratura, altrimenti la scelta fatta diviene irreversibile;

-   la progressione economica, di norma automatica e legata all’anzianità di servizio, può tuttavia essere accelerata attraverso il superamento di specifici concorsi o ritardata per coloro che, non avendo effettuato i suddetti concorsi, non ottengono l’idoneità da parte del CSM in alcune verifiche obbligatorie;

-   ferma restando la facoltà del magistrato di svolgere per tutta la  carriera funzioni di primo grado – essendo in tal caso sottoposto a periodiche valutazioni di professionalità da parte del CSM -  lo svolgimento delle ulteriori funzioni – di 2° grado, di legittimità, semidirettive, direttive e direttive superiori di legittimità – viene subordinato al superamento di una serie di concorsi per titoli ed esami – o per soli titoli -  che sostanzialmente concretanoi meccanismi di controllo di professionalità successivi all’entrata nel corpo. Per disciplinare nel dettaglio questi aspetti è stato quindi emanato il decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160[7](per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       l’istituzione della Scuola della magistratura (articolo 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2 della legge 150/2005): si tratta di un ente autonomo composto da rappresentanti della magistratura, dell’avvocatura, del mondo universitario ed da un rappresentante nominato dal Ministro della giustizia; essa inoltre si avvale di personale nell’organico del Ministero della giustizia o comandato da altre amministrazioni. La Scuola ha il compito di gestire il tirocinio degli uditori giudiziari e la formazione e l’aggiornamento professionale dei magistrati nel corso della carriera; ad essa inoltre spettano, in linea con i compiti attribuiti in tema di formazione permanente, compiti di valutazione ai fini della progressione in carriera dei magistrati. Del giudizio finale della Scuola il CSM, dovrà, infatti, tener conto ai fini delle valutazioni di sua competenza. Il decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, emanato in attuazione dei principi di delega contemplati dai sopra riportati articoli, ha poi previsto l’articolazione della scuola in tre sedi: una per i distretti dell’Italia settentrionale, una per i distretti dell’Italia centrale, una per i distretti dell’Italia meridionale[8] (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       l’introduzione di alcune modifiche per quanto attiene ai Consigli giudiziari (articolo 1, comma 1, lettera c) e 2, comma 3 della legge 150/2005).

Si prevede, in particolare, l’istituzione di un Consiglio direttivo della Corte di cassazione al quale spettano le valutazioni sui magistrati che esercitano funzioni di legittimità e viene riformata la composizione dei Consigli giudiziari con l’introduzione di due rappresentanti delle regioni distrettualmente competenti. Viene inoltre attuato un decentramento dei Consigli su base territoriale.

In attuazione della citata delega è stato emanato il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       la riforma dell’ufficio del pubblico ministero (articolo 1, comma 1, lettera d) e 2, comma 4 della legge 150/2005).

La disciplina dell’attività di tale ufficio viene maggiormente “gerarchizzata”, attraverso un rafforzamento del ruolo e della funzione del procuratore capo. Quest’ultimo, infatti, ha la titolarità esclusiva dell’azione penale, ferma restando la facoltà di delega ai procuratori aggiunti per la trattazione di affari specificamente indicati. E’ inoltre il procuratore capo ad esercitare poteri organizzativi e gestionali relativi all’andamento del suo ufficio, ad avere la competenza esclusiva dei rapporti con i mezzi di informazione e a dare l’assenso scritto a tutte le richieste di misure cautelari personali o reali, salve le ipotesi di arresto, fermo o sequestro.

La delega è stata esercitata con l’emanazione del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106 (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       la modifica dei criteri riguardanti la designazione di magistrati di merito allo svolgimento delle proprie funzioni presso la Corte di cassazione (articolo 1, comma 1, lettera e) e 2, comma 5 della legge 150/2005). Nel rivedere la pianta organica della Corte di Cassazione il legislatore delegante ha inteso destinare all’esercizio delle funzioni di legittimità solo magistrati ai quali il Consiglio superiore abbia conferito tali specifiche funzioni, eliminando, quindi, la possibilità che esse siano attribuite a magistrati di merito con provvedimenti dei Capi della procura generale e della Corte stessa. Viene inoltre potenziato l’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione attraverso l’incremento della dotazione organica di magistrati di tribunale destinati a tale funzione.

Sulla base di tale delega è stato poi emanato il decreto legislativo 23 gennaio 2006, n. 24 (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       gli illeciti dei magistrati ed il procedimento disciplinare per l’applicazione delle relative sanzioni (articolo 1, comma 1, lettera f) e 2, commi 6 e 7 della legge 150/2005).

Al riguardo, si provvede ad una tipizzazione delle condotte costituenti illecito disciplinare del magistrato, distinte a seconda che siano commesse nell’esercizio delle funzioni, fuori dall’esercizio delle funzioni o che siano conseguenti alla commissione di un reato e si definiscono, inoltre, le relative sanzioni applicabili. Viene anche riformato il procedimento disciplinare per i magistrati con la previsione dell’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione per il procuratore generale della Corte di cassazione (azione che rimane facoltativa per il Ministro della giustizia) ed è altresì, stabilita l’applicabilità al procedimento disciplinare delle disposizioni del nuovo codice di procedura penale. Viene anche modificata la disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento d’ufficio.

Le due deleghe sono state esercitata con l’emanazione deldecreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109 (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       il decentramento del Ministero della giustizia (articolo 1, comma 1, lettera a) e 2, comma 12 della legge 150/2005). Vengono dettate norme relative, da un lato, all’individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari, dall’altro al decentramento sul territorio di alcune funzioni relative all’organizzazione dei servizi giudiziari del Ministero della Giustizia. Per quanto attiene al primo dei due aspetti, pur riconoscendo al magistrato capo la titolarità e la rappresentanza dell’ufficio giudiziario, nonché l’amministrazione del personale di magistratura e l’organizzazione del lavoro giudiziario, viene riconosciuto e valorizzato il ruolo del dirigente amministrativo dell’ufficio. In tale ottica presso i più grandi distretti di Corte di appello (Roma, Milano, Napoli e Palermo) si prevede l’istituzione dell’ufficio del “direttore tecnico” , organo di livello dirigenziale generale, con funzioni di organizzazione e gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali relative al complesso dei servizi tecnici ed amministrativi degli uffici giudiziari del distretto. Quanto al secondo dei due aspetti vengono istituite le direzioni regionali ed interregionali dell’organizzazione giudiziaria, alla cui guida è preposto un direttore generale responsabile dell’intera attività dell’ufficio e dell’attuazione dei programmi. Alla delega in esame è stata data attuazione con il decreto legislativo 25 luglio 2006, n. 240 (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       la modifica della disciplina dei Consigli di presidenza della Corte dei conti e della giustizia amministrativa (articolo 2, comma 17, della legge 150/2005).

In attuazione delle previsioni del legislatore delegante riguardanti l’adozione di una nuova disciplina diretta a rendere omogenee le modalità di elezione del Consiglio di presidenza della Corte dei conti con quelle del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, è stato emanato il decreto legislativo 7 febbraio 2006, n. 62, che, da un lato, modifica la composizione del Consiglio di presidenza della Corte dei conti, dall’altro dispone alcune modifiche relative alle modalità di votazione per l’elezione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo);

 

§       la previsione di forme di pubblicità degli incarichi extragiudiziari conferiti ai magistrati di ogni ordine e grado (articoli 1, comma 1, lettera g) e 2, comma 8, della legge 25 luglio 2005, n. 150).

In attuazione della citata delega è stato emanato il decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 35 che disciplina la pubblicità da parte del C.S.M., mediante la pubblicazione in un apposito sito Internet, degli incarichi conferiti ai magistrati (per la relativa analisi, cfr. successivo paragrafo).

 

Vanno, infine, ricordate le quattro deleghe legislative previste dalla legge 150/2005 che non hanno trovato attuazione. Si tratta:

 

§       della delega, prevista dall'articolo 1, comma 3 della legge 150/2005, per il coordinamento normativo, vale a dire per l’emanazione delle norme di coordinamento tra le nuove disposizioni e le leggi dello Stato già vigenti, da esercitare entro 90 giorni dall’emanazione dei decreti, sopra ricordati, emanati ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 150/2005;

 

§       della delega, prevista dall'articolo 1, comma 6 della legge 150/2005, per l’emanazione di eventuali disposizioni correttive delle norme già emanate da esercitare entro due anni dall’entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi ai quali si riferiscono le correzioni;

 

§       della delega, prevista dall'articolo 2, comma 19 della legge 150/2005, all’emanazione di un Testo unico legislativo in materia di ordinamento giudiziario, da esercitare entro quattro anni dalla data di acquisto di efficacia dell’ultimo dei decreti legislativi emanati ai sensi del comma 1 dell’articolo1 della legge 150/2005;

 

§       della delega, prevista dall'articolo 2, comma 21, della legge 150/2005, per l’emanazione di un Testo unico regolamentare in materia di ordinamento giudiziario, da esercitare entro un anno dalla data di entrata in vigore del Testo unico delle disposizioni legislative.

Sintesi dei decreti legislativi emanati in attuazione della legge n. 150 del 2005[9]

Ø      Il decreto legislativo n. 160 del 2006

 

L’intervento attuativo di maggior rilievo appare certamente quello di cui al decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, che ha modificato la disciplina per l’accesso in magistratura e quella relativa alla progressione economica e alle funzioni dei magistrati.

Si ricorda, peraltro, come l’efficacia di tale disciplina sia stata sospesa fino alla data del 31 luglio 2007 ai sensi dell’art. 1 della legge 24 ottobre 2006, n. 269 (v. ultra); detta legge ha, inoltre, introdotto specifiche modifiche allo stesso D.Lgs 160/2006.

Il decreto legislativo 160/2006, composto da 56 articoli, è suddiviso in dodici capi che dettano nuove regole in materia di ammissione in magistratura e uditorato (Capo I), individuazione delle varie funzioni dei magistrati (Capo II), avanzamento in tali funzioni (Capo III), passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa (Capo IV), assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado (Capo V), e di secondo grado (Capo VI)  e di legittimità (Capo VII), disciplina dei concorsi e delle relative commissioni (Capo VIII), conferimento degli incarichi direttivi (Capo IX), ricollocamento in ruolo dei magistrati fuori ruolo (Capo X), progressione economica dei magistrati (Capo XI), oltre alle disposizioni finali e relative all’ambito applicativo (Capo XII).

 

Il capo I (Disposizioni in tema di ammissione in magistratura e uditorato) consta di nove articoli e disciplina il concorso per uditore giudiziario, ed in particolare i requisiti per l’ammissione al concorso, la fase iniziale della presentazione della domanda, la composizione e le funzioni della commissione di concorso, lo svolgimento delle prove, i lavori della commissione; infine, prevede la nomina degli uditori e, mediante rinvio al decreto legislativo sulla Scuola superiore della magistratura, la destinazione degli uditori al tirocinio.

In particolare, l’articolo 1 disciplina il concorso per uditore giudiziario (comma 1) prevedendo lacadenza annuale del bando; i commi 2, 3, 4 e 5 prevedono le materie su cui vertono le prove scritte ed orali, i punteggi attribuiti all’esito delle prove, conservando le previsioni già contenute nell’ordinamento giudiziario.

In funzione del successivo svolgimento delle funzioni e della attribuzione della sede, il comma 6 prevede che il candidato indichi nella domanda di partecipazione al concorso, a pena d’inammissibilità, se intende accedere alla funzione giudicante ovvero a quella requirente. Viene, inoltre, ora previsto (comma 7) un colloquio d’idoneità psico-attitudinale all’esercizio della professione di magistrato, che dovrà tener conto delle specifiche funzioni indicate nella domanda di ammissione predetta.

In relazione ai requisiti per l'ammissione al concorso (articolo 2), il comma 1 prevede, oltre alla laurea in giurisprudenza, il possesso di specifici titoli ovvero lo svolgimento di determinate esperienze professionali che implicano un approfondimento delle conoscenze nelle materie giuridiche.

Il comma 2 mantiene alcune condizioni già previste dal R.D. 12/1941 relative alla cittadinanza, all’esercizio dei diritti civili ed agli altri requisiti previsti dalle leggi vigenti, mentre il comma 3 mantiene le previsioni vigenti relative all’innalzamento del limite di età per la partecipazione al concorso. Il comma 4 mantiene l’esclusione dal concorso di coloro che il Consiglio superiore della magistratura non reputi di condotta incensurabile.

In relazione all’indizione del concorso ed allo svolgimento della prova scritta, l’articolo 3 prevede la cadenza (annuale) dei concorsi, il periodo in cui devono tenersi le prove, le fasi salienti della procedura concorsuale. E’ previsto che il concorso si tenga in Roma (comma 1), con la possibilità di tenere le prove scritte, in considerazione del presumibile numero delle domande, anche in altre sedi (comma 3), assicurando in tal caso il collegamento a distanza delle commissioni esaminatrici. Il comma 4 specifica la composizione del comitato di vigilanza che esercita le funzioni della commissione presso le sedi diverse da Roma.

L’articolo 4 contempla termini e modalità della presentazione della domanda di partecipazione al concorso, ricalcando sostanzialmente il tenore della norma già contenuta nell’ordinamento giudiziario. L’articolo 5 prevede la composizione della commissione di concorso, gli adempimenti fondamentali della fase di insediamento, le regole di funzionamento. La commissione è composta da membri nominati dal Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, tra magistrati e professori universitari, in numero determinato in relazione al presumibile numero dei candidati e in funzione del rispetto dei termini previsto per l’espletamento della procedura.

E’ previsto che i componenti magistrati siano in numero variabile da un minimo di dodici a un massimo di sedici, e che i professori universitari, scelti tra quelli di prima fascia nelle materie oggetto di esame, siano in numero variabile da un minimo di quattro a un massimo di otto; il numero dei componenti professori universitari è tendenzialmente proporzionato a quello dei componenti magistrati.  Il professore universitario incaricato del colloquio psico-attitudinale è scelto tra i docenti di una delle classi di laurea in scienze e tecniche psicologiche.

In linea di principio, è previsto l'esonero totale dall'esercizio delle funzioni giudiziarie o giurisdizionali dei componenti le commissioni, a meno che non sia possibile raggiungere il numero sufficiente di componenti; in questo caso è possibile l’esonero parziale.

Per utilizzare conoscenze utili alla fine della procedura valutativa e per ovviare a possibili difficoltà nel reperimento dei componenti la commissione (il decreto esclude la nomina di chi ha fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi precedentemente banditi) è previsto che il presidente della commissione e gli altri componenti appartenenti alla magistratura possano essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di cinque anni i quali, all'atto della nomina, non hanno superato i settantacinque anni di età e che esercitavano le funzioni richieste per la nomina all'atto della cessazione dal servizio.

Insediatisi tutti i componenti, la commissione, nonché ciascuna delle sottocommissioni, ove costituite, svolgono la loro attività con la presenza di almeno nove di essi, numero nel quale dev’essere ricompreso il presidente ed almeno un professore universitario.

I lavori della commissione (articolo 6) sono disciplinati in modo da rispettare il lasso temporale previsto dalla legge delega (art. 2, comma 1, lett. d) n.1); a tal fine, sono previsti meccanismi acceleratori che vanno dalla convocazione di sedute supplementari (comma 4) sino alla revoca dei membri da parte Consiglio superiore della magistratura (commi 6 e 8).  Il comma 3 prevede che i lavori della commissione siano articolati in ragione di un numero minimo di dieci sedute a settimana, delle quali cinque antimeridiane e cinque pomeridiane, salvo assoluta impossibilità della commissione stessa, mentre il comma 5 raccorda alle finalità anzidette i periodi di congedo ordinario fruibili dai componenti della commissione.

L’articolo 7 riproduce le previgenti disposizioni in ordine ai limiti di ammissibilità ed alle esclusioni dai successivi concorsi. Anche nel nuovo ordinamento, deve ritenersi che l’esclusione dai concorsi successivi si riconnetta alla dichiarazione della terza inidoneità, con la conseguente ammissibilità ai concorsi successivi quando la terza dichiarazione di inidoneità intervenga dopo l’ammissione al concorso successivo.

L’articolo 8 disciplina la nomina ad uditore giudiziario, individuando i criteri per l’ individuazione del posto in graduatoria e l’ attribuzione della sede.

In sintesi, la sequenza prevista dai commi 1 e 2 è la seguente: in primo luogo viene stilata la graduatoria secondo il punteggio riportato dai candidati; quindi viene emesso il decreto ministeriale di nomina; successivamente, le sedi vengono assegnate accordando rilevanza di titolo preferenziale all’indicazione della funzione -requirente o giudicante- indicata nella domanda di partecipazione, come previsto dalla legge di delega sub art. 2, comma 1, lett. a) n. 4). Solo in caso di parità di punti, applicato il predetto titolo preferenziale, si applicano le disposizioni generali vigenti sui titoli di preferenza per le ammissioni ai pubblici impieghi. Il comma 3 prevede un termine di decadenza per la presentazione dei documenti comprovanti il possesso dei titoli di preferenza.

L’articolo 9 (Tirocinio degli uditori e ammissibilità all’esame per l’esercizio della professione di avvocato) coordina il periodo di tirocinio con le previsioni contenute nel decreto legislativo che prevede l’istituzione e l’attività della scuola superiore della magistratura.

Viene mantenuta la previsione secondo cui il periodo di uditorato è valido, come pratica forense, agli effetti dell’ammissibilità all’esame per l’esercizio della professione di avvocato.

 

Il capo II (Funzioni dei magistrati) consta di due articoli ed individua le funzioni dei magistrati, ricomponendole in un quadro organico.

Gli articoli 10 e 11 individuano le funzioni dei magistrati, distinguendole, secondo le indicazioni della legge delega, in funzioni di merito e in funzioni di legittimità.

In tale quadro, sono attribuite in relazione all’ufficio svolto (magistrato di tribunale, di corte d’appello o di cassazione) le diverse funzioni requirenti e giudicanti: di primo e secondo grado; semidirettive di primo e secondo grado, direttive di primo e secondo grado; di legittimità e direttive di legittimità (queste ultime distinte in direttive, direttive superiori e direttive apicali).

Nell’ambito delle funzioni direttive di primo grado (giudicanti o requirenti) sono distinte funzioni direttive di grado elevato, corrispondenti a quelle di presidente di tribunale e di presidente della sezione per le indagini preliminari dei tribunali di cui all’articolo 1 del D.L. 25 settembre 1989, n. 327 (Norme sulla dirigenza delle sezioni delle indagini preliminari e delle preture circondariali), convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), e di procuratore della Repubblica presso i predetti tribunali.

 

Il capo III consta di un articolo che disciplina la progressione nelle funzioni

L’articolo 12 prevede la progressione nelle funzioni, innovando radicalmente la normativa previgente.

Va evidenziato, in primo luogo, il principio secondo cui, sino al compimento dell’ottavo anno dalla nomina a uditore giudiziario, i magistrati debbono svolgere effettivamente funzioni requirenti o giudicanti di primo grado (comma 2); unica eccezione prevista è quella in favore dei magistrati posti in aspettativa per mandato parlamentare o collocati fuori ruolo organico in quanto componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura.

La progressione nelle funzioni si effettua mediante concorso per  titoli ed esami o mediante concorso per titoli (comma 1). Le funzioni di secondo grado possono essere attribuite, alternativamente, dopo otto anni di esercizio effettivo delle funzioni di primo grado previo superamento di concorso per titoli ed esami, scritti e orali, ovvero dopo tredici anni dall’ingresso in magistratura previo concorso per soli titoli (comma 3).

Le funzioni di legittimità sono attribuite, dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo grado, previo superamento di concorso per titoli, ovvero, dopo diciotto anni dall’ingresso in magistratura, previo concorso per titoli ed esami, scritti e orali (comma 4). Al concorso per titoli ed esami, scritti e orali, per l’attribuzione delle funzioni di legittimità possono partecipare anche i magistrati che non hanno svolto diciotto anni di servizio e che hanno esercitato per tre anni le funzioni di secondo grado (comma 5).

Le funzioni semidirettive o direttive sono invece attribuite previo concorso per soli titoli (comma 6).

 

Il capo IV consta di quattro articoli che disciplinano il passaggio di funzioni.

Gli articoli 13, 14 e 15 disciplinano il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, imponendo, in attuazione della legge delega, una scelta netta e definitiva circa le funzioni –requirenti o giudicanti-  che il magistrato dovrà svolgere (art. 13, comma 1).

In particolare, è previsto che entro il terzo anno di esercizio delle funzioni assunte subito dopo l’espletamento del periodo di tirocinio, i magistrati possono presentare domanda per partecipare a concorsi per titoli, banditi dal Consiglio superiore della magistratura, per l’assegnazione di posti vacanti nella diversa funzione. Per ottenere il passaggio di funzioni i magistrati devono frequentare l’ apposito corso di formazione presso la Scuola superiore della magistratura, il cui giudizio finale è valutato ai fini del passaggio.

Per evitare gli inconvenienti derivanti dalle prime applicazioni della disciplina, è previsto che se al momento della domanda il concorso non è stato bandito, la domanda venga presentata con riserva di integrare i titoli, e che la domanda dispieghi effetto per la partecipazione al primo bando di concorso ad essa successivo.

L’art 15 prevede che il CSM individui annualmente e, comunque, con priorità assoluta, i posti vacanti nelle funzioni giudicanti e requirenti di primo grado al fine di consentire il passaggio di funzione (comma 1). Il mutamento delle funzioni da giudicanti a requirenti, e viceversa, deve avvenire per posti disponibili in uffici giudiziari aventi sede in diversi distretti, con esclusione di quelli previsti dall’articolo 11 del codice di procedura penale (art. 15, comma 3).

L’articolo 16 detta la disciplina transitoria per i concorsi per il passaggio di funzioni banditi in data anteriore all’effettiva entrata in funzione della Scuola superiore, escludendo in tal caso la necessitò della partecipazione ai corsi di formazione presso la medesima (comma 1). I commi 2 e 3 recano la disciplina transitoria per coloro che vogliano cambiare funzioni.

Il comma 4 reca la disciplina del passaggio di funzioni relativamente ai magistrati fuori ruolo al momento dell’acquisto di efficacia della nuova normativa.

 

Il capo V consta di tre articoli relativi all’assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado.

Gli articoli 17 e 18 contemplano il meccanismo mediante il quale assicurare la copertura dei posti vacanti nelle funzioni di primo grado.

In primo luogo, è previsto che l’individuazione e l’assegnazione delle sedi vacanti sia effettuata Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto della necessità di assicurare il passaggio tra le funzioni (art. 17, commi 1 e 2 e art. 18, commi 1 e 2).

Il Consiglio superiore della magistratura provvede poi sulle domande di tramutamento, previo parere del Consiglio giudiziario (art. 17, comma 2 e art. 18, comma 2). La parte residua dei posti individuati vengono messi a concorso per l’accesso in magistratura (art. 17 comma 3, art. 18 comma 3).

Per evitare, poi, una lunga permanenza del magistrato nella stessa sede e nelle stesse funzioni, è previsto () un limite al periodo di  dieci anni di permanenza presso lo stesso ufficio giudiziario svolgendo le medesime funzioni o, comunque, il medesimo incarico nell’ambito delle stesse funzioni (10 anni).

La norma attribuisce, peraltro, al Consiglio superiore della magistratura il potere di prorogare di 2 anni il termine di permanenza in relazione a comprovate esigenze di funzionamento dell’ufficio, contemplando specificamente la necessità di concludere processi di particolare complessità nei quali il magistrato sia impegnato alla scadenza del termine (comma 1).

 

Il Capo VI consta di tre articoli che disciplinano l’assegnazione dei posti nelle funzioni di secondo grado.

Gli articoli 20 e 21 regolano, con disposizioni speculari attuative delle previsioni di cui all’art. 2, comma 1, lettera l), numeri 3) e 4), della legge delega l’assegnazione dei posti nelle funzioni giudicanti (art. 20) e l’assegnazione dei posti nelle funzioni requirenti di secondo grado (art. 21).

Le norme prevedono l’assegnazione dei posti vacanti nelle funzioni di secondo grado, residuati dopo le determinazioni del CSM sulle domande di tramutamento presentate dai magistrati che già esercitano le funzioni di secondo grado.

Il CSM assegna pertanto i posti di secondo grado per il 30 per cento ai magistrati che hanno conseguito l’idoneità nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, cui è possibile partecipare già dopo otto anni dall’ingresso in magistratura (art. 12, comma 3) e, per il 70 per cento, ai magistrati che hanno conseguito l’idoneità nel concorso per soli titoli cui è possibile accedere dopo tredici anni dall’ingresso in magistratura (art. 12, comma 3), ferma la possibilità che i posti non coperti in uno dei due concorsi siano assegnati ai magistrati dichiarati idonei nell’altro, e tenuto altresì conto del giudizio finale formulato al termine degli appositi corsi di formazione alle funzioni di secondo grado presso la Scuola superiore della magistratura. L’assegnazione dei posti da parte del Consiglio superiore della magistratura presuppone, quindi, il superamento di un concorso. E’, infatti, solo nell’ambito dei candidati risultati idonei in uno dei due concorsi, che il Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto del parere dei consigli giudiziari e degli ulteriori elementi di valutazione rilevanti ai fine del conferimento delle funzioni giudicanti o requirenti di secondo grado, assegnerà i posti vacanti nelle funzioni di secondo grado, giudicanti o requirenti. E’ così attuata una delle previsioni più innovative della legge di delegazione: l’introduzione di un sistema di progressione in carriera legato, da un canto, al superamento di un concorso, dall’altro, all’ effettiva copertura del posto per le funzioni superiori. Va peraltro specificato che è il Consiglio superiore della magistratura a formare la graduatoria, tenendo presente, come già detto, anche elementi ulteriori rispetto al superamento del concorso.

Gli artt. 20 e 21 dettano poi, conformemente ai principi e criteri di cui ai numeri 3.6), 3.7) e 3.8), nonché 4.6), 4.7) e 4.8), della lettera l) del comma 1, dell’articolo 2, della legge di delegazione, le corrispondenti disposizioni in materia di legittimazione dei magistrati che hanno assunto funzioni di secondo grado a presentare domanda di tramutamento (artt. 20, comma 3 e 21, comma 3), di conferimento della precedenza assoluta alle domande di tramutamento, presentate dopo tre anni, dei magistrati che hanno assunto le funzioni di secondo grado in una sede indicata come disagiata (artt. 20, comma 4, e 21, comma 4), di rilevanza della valutazione della laboriosità nella valutazione delle suddette domande di tramutamento (artt. 20, comma 5 e 21, comma 5). Quest’ultima valutazione di laboriosità risponde all’esigenza di riscontrare nell’operato del magistrato la concreta soddisfazione di quelle particolari esigenze che caratterizzano le c.d. sedi disagiate, e che meritano la preferenza assoluta nel successivo tramutamento.

L’articolo 22 detta disposizioni sul regime transitorio. Il comma 1 esclude la necessità di frequentare gli appositi corsi presso la scuola superiore ai fini della assegnazione dei posti vacanti residuati nella funzione giudicante di secondo grado e dei posti vacanti residuati nella funzione requirente di secondo grado, messi a concorso in data anteriore all’effettivo funzionamento della Scuola medesima. I commi 2 e 3 attuano le previsioni di cui all’art. 2 comma 9 lett. d), e) ed f) della delega.

 

Il Capo VII è composto di tre articoli che disciplinano l’assegnazione dei posti nelle funzioni di legittimità.

Gli articoli 23 e 24 attuano la direttiva di cui all’art. 2, comma 1, lettera l), numeri 7) e 9), della legge numero 150/2005, disciplinando l’assegnazione dei posti nelle funzioni giudicanti (art. 23) e l’assegnazione dei posti nelle funzioni requirenti di legittimità (art. 24).

I due articoli prevedono l’assegnazione dei posti vacanti nelle funzioni di legittimità, residuati dopo le determinazioni del Consiglio superiore della magistratura sulle domande di assegnazione alle funzioni di legittimità di provenienza presentate da magistrati che esercitano funzioni direttive o semidirettive o sulla loro assegnazione conseguente alla scadenza temporale dell’incarico rivestito.

Sui posti residui il Consiglio superiore assegna i posti vacanti, per il 30 per cento, ai magistrati che hanno conseguito l’idoneità nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, cui è possibile partecipare dopo diciotto anni dall’ingresso in magistratura o, pur senza aver svolto diciotto anni di servizio, dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo grado (art. 12, commi 4 e 5) e, per il 70 per cento, ai magistrati che hanno conseguito l’idoneità nel concorso per soli titoli cui è possibile accedere dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo grado (art. 12, comma 4), ferma la possibilità che i posti non coperti in uno dei due concorsi siano assegnati ai magistrati dichiarati idonei nell’altro, e tenuto altresì conto del giudizio finale formulato al termine degli appositi corsi di formazione alle funzioni di legittimità presso la Scuola superiore della magistratura. L’assegnazione dei posti da parte del CSM presuppone, quindi, il superamento di un concorso. E’, infatti, anche in questo caso, solo nell’ambito dei candidati risultati idonei in uno dei due concorsi, che il Consiglio superiore, tenuto conto del parere dei consigli giudiziari e degli ulteriori elementi di valutazione rilevanti ai fine del conferimento delle funzioni giudicanti o requirenti di legittimità, assegnerà i posti vacanti nelle funzioni di legittimità, giudicanti o requirenti. Anzi, la progressione in carriera che si concreta nell’accesso all’organo di vertice della magistratura prevede, da un canto, un meccanismo concorsuale e, dall’altro, il condizionamento della progressione all’effettiva copertura del posto.

L’articolo 25 attua la disciplina transitoria quanto all’assegnazione delle funzioni di legittimità, attuando le previsioni di cui all’art. 2 comma 9 lett e) ed f) della delega.

 

Il Capo VIII (Concorsi e Commissioni) consta di tre articoli che disciplinano i concorsi per il passaggio di funzioni e per la progressione in carriera, la commissione incaricata di effettuare la valutazione ai fini del passaggio di funzioni e per la progressione in carriera.

L’articolo 26 (Concorsi per titoli e concorsi per titoli ed esami) dà attuazione (commi da 1 a 7), ai principi e criteri direttivi di cui all’art. 2, comma 1, lettera l), n. 11), della legge delega. Il comma 1 si apre con l’affermazione del principio guida per la valutazione ovvero il riscontro della professionalità del magistrato (comma 1). Segue, al comma 2, l’indicazione degli elementi di cui si dovrà tener conto, in via prevalente, ai fini della valutazione dei titoli, nonché degli elementi ulteriori, la cui individuazione era lasciata aperta dalla legge di delega, dai quali la professionalità del magistrato potrà essere desunta; ulteriori elementi che sono stati individuati nelle pubblicazioni di studi e ricerche scientificamente apprezzabili su argomenti di carattere giuridico, nonché nei  titoli di studio od ulteriori titoli attestanti qualificanti esperienze tecnico-professionali. Si è inteso con ciò dare rilievo, oltre che all’ attività svolta dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni, anche ad attività di carattere scientifico, o ad esperienze di natura tecnico-professionale idonee ad evidenziarne la professionalità. Per garantire una equa e corretta valutazione di professionalità, il comma 3 prevede l’utilizzazione di ogni mezzo idoneo a mantenere l’anonimato dell’estensore del provvedimento e dell’autore delle pubblicazioni.

I commi da 4 a 7, recano la disciplina dei concorsi per titoli ed esami, chiarendo che in tali concorsi si procede alla valutazione dei titoli soli in caso di esito positivo della prova di esame (comma 4, primo periodo); il comma 4 prevede anche che la valutazione dei titoli deve incidere nella misura del 50 per cento sulla votazione finale in base alla quale verrà redatto l’ordine di graduatoria; il comma 5 prevede che restano ferme le disposizioni vigenti ai fini della valutazione dei titoli per la assegnazione delle funzioni di sostituto procuratore presso la Direzionale nazionale antimafia.

L’art. 26 prevede, poi, che gli esami, per la parte scritta, consistano nella risoluzione di uno o più casi pratici, aventi carattere di complessità ed implicanti la soluzione di rilevanti questioni probatorie, istruttorie e cautelari relative alle funzioni richieste e, per la parte orale, nella discussione del o dei casi pratici oggetto della prova scritta (commi 6 e 7). Nel costruire la prova scritta come prova eminentemente “pratica”, si è inteso connotare l’esame in termini di prova di capacità professionale del magistrato nel concreto esercizio delle funzioni, piuttosto che in relazione ad un esercizio meramente teorico e dottrinale.

Il comma 8 prevede, infine, in attuazione dei principi e criteri di cui all’art. 2, comma 1, lettera f), numero 6) della delega, l’innalzamento dei limiti di età per la partecipazione ai concorsi per i magistrati disciplinarmente sanzionati con una sanzione superiore all’ammonimento.

L’articolo 27 stabilisce, in conformità con il principio e criterio direttivo di cui al numero 12) della lettera l), del comma 1 dell’art. 2 della legge numero 150 del 2005, la validità settennale dei corsi di formazione alle funzioni di secondo grado e di legittimità tenuti presso la Scuola superiore della magistratura.

L’articolo 28 disciplina, ai commi da 1 a 4, in conformità con i principi e criteri direttivi di cui all’art. 2, comma 1, lettera l), numeri 5), 6), 8) e 10), la composizione delle commissioni di concorso, nominate dal CSM, in relazione ai concorsi previsti ai fini della progressione in carriera e, in particolare, ai fini dell’ assegnazione delle funzioni giudicanti di secondo grado (comma 1), delle funzioni requirenti di secondo grado  (comma 2), delle funzioni giudicanti di legittimità (comma 3) e delle funzioni requirenti di legittimità (comma 4). I commi 5 e 6 danno attuazione ai principi e criteri direttivi di cui all’art. 2, comma 1, lettera p), numeri 1) e 2), prevedendo il regime della durata e della proroga delle commissioni in considerazione (comma 5) e dettando i limiti alla possibilità di riconfermare i componenti delle stesse (comma 6).

 

Il Capo IX consta di 21 articoli che disciplinano l’attribuzione degli incarichi semidirettivi e direttivi.

Gli articoli da 29 a 34 sono relativi alla individuazione ed attribuzione degli incarichi semidirettivi e direttivi merito.

Mentre l’articolo 29, reca la disposizione relativa alla individuazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, quanto alle sedi, dei posti vacanti negli incarichi direttivi e semidirettivi, giudicanti e requirenti, di merito, gli articoli da 30 a 34, recano, in attuazione dei principi e criteri direttivi di cui all’art. 2, comma 1, lettera h), numeri 7), 8), 9), 10), 11), 12), 13), 14), 15) e 16), della legge di delegazione, la disciplina relativa alla attribuzione di tali incarichi, dettando, in particolare, le regole relative alla legittimazione alla partecipazione ai concorsi per  titoli per il conferimento degli stessi.

L’articolo 35 precisa che il conferimento degli incarichi direttivi di merito, oltre a presupporre la frequentazione dell’apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la Scuola superiore della magistratura ed il conseguimento di una valutazione positiva nel relativo concorso per titoli, potrà aver luogo solo rispetto a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, possano garantire ancora quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo, fissata, dall’articolo 5 della legge sulle guarentigie (regio decreto legislativo 511/1946), richiamato dall’articolo 35, a settanta anni. Tale disciplina è prevista in attuazione dei principi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), numero 17, della legge delega, che avevano prescritto, anche al fine di evitare avvicendamenti continui negli incarichi direttivi, tale limiti di periodo minimo di servizio residuo.

Il comma 2 prevede la disciplina transitoria dando attuazione alla delega di cui all’art. 2 comma 9 lett b) quanto alla frequentazione del corso presso la Scuola.

L’articolo 36, in linea con le disposizioni di cui agli articoli 57 e 57 bis della legge 24 dicembre 2003 (Finanziaria 2004), e 2, comma 3, del DL 16 marzo 2004, n. 66 (legge 11 maggio 2004, n. 126)[10] prevede che, ai fini del conferimento degli uffici direttivi di merito, nel computo degli anni di permanenza in servizio, alla data di ordinario collocamento a riposo si aggiunga un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non prestato per l’anticipato collocamento in quiescenza, cumulati tra loro.

L’articolo 37 costituisce attuazione dei principi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), numero 18), della legge delega, prevedendo, al comma 1, la legittimazione dei magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni di legittimità a partecipare ai concorsi per gli incarichi semidirettivi di primo e di secondo grado e per gli incarichi  direttivi di primo grado e di primo grado elevato e, al comma 2, che l’esercizio delle funzioni di legittimità costituisce, a parità di graduatoria, titolo preferenziale per il conferimento degli incarichi direttivi di primo grado elevato.

L’articolo 38 reca la disposizione relativa alla individuazione, da parte del CSM, dei posti vacanti negli incarichi direttivi e direttivi superiori di legittimità; gli articoli 39 e 40 prevedono, in attuazione dei principi e criteri direttivi di cui all’art. 2, comma 1, lettera i), numeri 1), 2), 3), 4) e 5), della legge di delegazione, la disciplina relativa alla attribuzione di tali incarichi, oltre che di quello direttivo superiore apicale di legittimità, dettando, in particolare, le regole relative alla legittimazione alla partecipazione ai concorsi per  titoli per il conferimento degli stessi.

L’articolo 41, comma 1, precisa che il conferimento degli incarichi direttivi di legittimità, oltre a presupporre la frequentazione dell’apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la Scuola superiore della magistratura ed il conseguimento di una valutazione positiva nel relativo concorso per titoli, potrà aver luogo solo rispetto a magistrati che, al momento della pubblicazione del posto messo a concorso, possano garantire ancora due anni di servizio prima della data di pensionamento, fissata, dall’articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, richiamato dall’articolo 41, a settanta anni.  Tale disciplina, prevista in attuazione dei principi e criteri direttivi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera i), numero 6), della legge delega, ricalca quella relativa al conferimento degli incarichi direttivi di merito, di cui all’articolo 35, salvo che per il meno restrittivo limite di età per il conferimento dell’incarico (due, anziché quattro anni prima della data di ordinario collocamento a riposo). Il comma 2 del medesimo articolo precisa, invece, che gli incarichi direttivi superiori e l’incarico direttivo superiore apicale di legittimità sono conferiti ai magistrati valutati positivamente nei relativi concorsi per titoli, senza le restrizioni di età previste per gli incarichi direttivi d legittimità.

Il comma 3 prevede la disciplina transitoria dando attuazione alla delega di cui all’art. 2 comma 9 lett b) quanto alla frequentazione del corso presso la Scuola.

L’articolo 42, ricalca, con riferimento al conferimento degli incarichi direttivi di legittimità, la previsione formulata all’articolo 36 del decreto legislativo.

L’articolo 43 disciplina i concorsi per gli incarichi direttivi. L’incarico viene conferito previo superamento di un concorso finalizzato alla verifica circa l’idoneità del magistrato a svolgere le funzioni direttive. Tale valutazione è compiuta dalla commissione di concorso prevista dall’art. 47, che valuta i titoli in riferimento alla loro specifica rilevanza ai fini della verifica delle attitudini allo svolgimento di funzioni direttive (comma 1); trattandosi di un giudizio complesso che involge molteplici aspetti della professionalità del magistrato, è previsto che la commissione valuti anche la laboriosità del magistrato e la sua capacità organizzativa. La completezza e la globalità della valutazione si riflette anche nella successiva valutazione del Consiglio superiore della magistratura, che forma la graduatoria acquisiti ulteriori elementi di valutazione ed il parere motivato dei consigli giudiziari, o del consiglio direttivo presso la Corte di cassazione, nei concorsi per le funzioni direttive di legittimità (comma 2).

Il pregresso esercizio di funzioni semidirettive o direttive costituisce titolo preferenziale, in quanto elemento presuntivo di attitudine allo svolgimento delle funzioni direttive richieste (comma 5).

Il CSM propone quindi al Ministro della giustizia, secondo le modalità del concerto di cui all’articolo 11 della legge 24 marzo 1958, n. 195, le nomine nell’ambito dei candidati dichiarati idonei dalla commissione di concorso (comma 2). Il Ministro della giustizia, fuori dai casi di ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato in relazione a quanto previsto dall’articolo 11 della legge 24 marzo 1958, n. 195, e successive modificazioni, può ricorrere, esclusivamente al giudice amministrativo(TAR), contro le delibere concernenti il conferimento o la proroga di incarichi direttivi (comma 3).

Il meccanismo previsto dall’articolo 44 per l’attribuzione degli incarichi semidirettivi ricalca parzialmente lo schema illustrato a proposito del conferimento degli incarichi direttivi; anche in questo caso, il concorso determina una dichiarazione d’idoneità allo svolgimento delle funzioni semidirettive da parte della commissione di cui all’art. 47, con una valutazione orientata specificamente alla verifica delle attitudini allo svolgimento delle funzioni semidirettive. La valutazione della laboriosità del magistrato e della sua capacità organizzativa è invece richiesta in via prevalente rispetto alla valutazione dei titoli (comma 1), questi ultimi individuati e valutati nello stesso modo previsto per il conferimento delle funzioni direttive (ai sensi dell’art. 26, commi da 1 a 5).

Anche per l’attribuzione degli incarichi semidirettivi è previsto quale titolo preferenziale, in quanto elemento presuntivo di attitudine allo svolgimento delle funzioni semidirettive, il pregresso esercizio di funzioni direttive o semidirettive (comma 4). Al fine di realizzare la migliore valutazione possibile, per le funzioni semidirettive giudicanti in sezioni specializzate, il comma 6 impone di tenere adeguatamente conto della pregressa esperienza maturata dal magistrato nello specifico settore oggetto dei procedimenti trattati dalla sezione di tribunale o di corte di appello la cui presidenza è messa a concorso (comma 6).

Il CSM, acquisiti ulteriori elementi di valutazione ed il parere motivato dei consigli giudiziari, assegna quindi l’incarico semidirettivo nell’ambito dei candidati dichiarati idonei dalla commissione di concorso, tenuto conto del giudizio d’ idoneità espresso dalla commissione (comma 2).

L’articolo 45 sancisce il principio fondamentale della temporaneità dell’incarico direttivo (4 anni), contemplando la possibilità di una sola proroga di 2 anni, subordinata ad una valutazione positiva da parte del CSM (comma 1).

Per non disperdere il patrimonio di esperienza e di capacità ormai acquisito, il comma 2 prevede che, alla scadenza dell’incarico, il magistrato potrà concorrere per altri posti direttivi di uguale grado in sedi poste fuori dal circondario di provenienza e per incarichi direttivi di grado superiore per sedi poste fuori dal proprio distretto, con esclusione di quello competente ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale.

Nel caso in cui il magistrato non intenda svolgere ancora funzioni direttive, oppure nel caso che la relativa domanda sia stata rigettata, egli è assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato (comma 4).

L’art. 45 detta, poi, disposizioni transitorie prevedendo che i magistrati che, alla data di entrata in vigore del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a) ricoprono gli incarichi semidirettivi requirenti di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo senza che i predetti magistrati abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, essi ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero, da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell’organico complessivo della magistratura. Il comma 5 prevede che i magistrati i quali alla data di entrata in vigore della nuova normativa ricoprano incarichi direttivi, giudicanti o requirenti, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo senza che i predetti magistrati abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, essi ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero, da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell’organico complessivo della magistratura.

L’articolo 46 disciplina la temporaneità degli incarichi semidirettivi in modo analogo a quanto previsto per gli incarichi direttivi, con poche varianti legate alla diversa rilevanza dell’incarico. In tal senso vanno evidenziati la diversa durata dell’incarico (6 anni anziché 4) e l’assenza di proroga.

L’articolo 47 prevede la composizione delle commissioni di concorso per l’assegnazione dei posti relativi alle funzioni direttive e semidirettive, giudicanti e requirenti.

L’articolo 48 riguarda il concorso per l’incarico di Procuratore nazionale antimafia; la norma precisa, mediante rinvio ad altre disposizioni del decreto, che al concorso si applicano: il concorso e la dichiarazione d’ idoneità da parte della commissione esaminatrice di cui all’articolo 47, il concerto del Ministero della giustizia ed i poteri attribuiti al Ministro dall’art. 43, la temporaneità dell’incarico (4 anni prorogabili a 6, di cui all’art. 45), la assegnazione alle funzioni da ultimo esercitate.

Il comma 2 prevede che alla scadenza dell’incarico di Procuratore nazionale antimafia, il magistrato possa concorrere per il conferimento di altri incarichi direttivi requirenti ubicati in distretto diverso da quello previsto ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale.

L’articolo 49 reca un regime transitorio per il conferimento degli incarichi semidirettivi di 1° e 2° grado e direttivi di 1° grado e 1° grado elevato, degli incarichi direttivi di 2° grado, e degli incarichi direttivi e direttivi superiori di legittimità, attuando il regime transitorio previsto dall’art. 2 comma 9 lettera f) ultima parte.

 

Il capo X (Magistrati fuori ruolo) consta di un solo articolo che disciplina il ricollocamento in ruolo dei magistrati (articolo 50).

Il primo comma prevede che il periodo trascorso dal magistrato fuori dal ruolo organico della magistratura è equiparato all’esercizio delle ultime funzioni giurisdizionali svolte. Il ricollocamento deve avvenire nella medesima sede, se vacante, o in altra sede e nelle medesime funzioni. Nel caso di cessato esercizio di una funzione elettiva extragiudiziaria, salvo che il magistrato svolgesse le sue funzioni presso la Corte di cassazione o la Procura generale presso la Corte di cassazione o la Direzione nazionale antimafia, il ricollocamento in ruolo deve avvenire in una sede diversa vacante, appartenente ad un distretto sito in una regione diversa da quella in cui è ubicato il distretto presso cui è posta la sede di provenienza nonché in una regione diversa da quella in cui, in tutto o in parte, è ubicato il territorio della circoscrizione nella quale il magistrato è stato eletto.

Il secondo comma porta a dieci anni il termine massimo di collocamento fuori ruolo, non computandosi in detto periodo massimo quello trascorso fuori ruolo antecedentemente all’entrata in vigore del decreto.

Il terzo comma esclude, in ogni caso, che i magistrati collocati fuori dal ruolo organico in quanto componenti elettivi del CSM ovvero per mandato parlamentare possano partecipare ai concorsi previsti dal decreto.

I commi 5 e 6 prevedono il regime transitorio per il ricollocamento in  ruolo dei magistrati.

 

Il capo XI prevede la progressione economica dei magistrati, elencando sette classi stipendiali e differenziandone i singoli presupposti.

L’articolo 51, in particolare, prevede che la progressione economica dei magistrati si articola automaticamente secondo sette classi crescenti di anzianità, salva la possibilità di conseguire la superiore classe stipendiale a seguito del superamento del concorso, fermo restando il miglior trattamento economico eventualmente conseguito dal magistrato.

 

L’ultimo capo del D.Lgs 160/2006, il capo XII, costa di quattro articoli che riguardano le disposizioni finali, l’ambito di applicazione del decreto, la copertura finanziaria, le abrogazioni e l’entrata in vigore.

L’articolo 52 precisa che la disciplina introdotta dal decreto si applica alla sola magistratura ordinaria.

Il successivo articolo 53 reca la norma di copertura finanziaria, mentre l’articolo 54 prevede una serie di abrogazioni rese necessarie dall’entrata in vigore del decreto; in particolare, vengono abrogate una serie di norme del regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12, sull’ordinamento giudiziario ritenute incompatibili con la nuova disciplina, nonché le leggi 25 luglio 1966 n. 570 (Disposizioni sulla nomina a magistrato di Corte di appello) e 20 dicembre 1973 n. 831 (Modifiche dell'ordinamento giudiziario per la nomina a magistrato di Cassazione e per il conferimento degli uffici direttivi superiori).

L’articolo 55 reca il regime intertemporale relativamente alla disciplina dei limiti di permanenza nell’incarico presso lo stesso ufficio.

L’articolo 56 indica la decorrenza della efficacia delle disposizioni del decreto legislativo, individuata nel novantesimo giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 26 del 2006

 

Con il decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26 sono state attuate le previsioni della legge delega relative all’istituzione della Scuola superiore della magistratura, al tirocinio e alla formazione degli uditori giudiziari, all'aggiornamento professionale e alla formazione dei magistrati.

Al riguardo si ricorda che il legislatore delegante ha previsto l'istituzione di una Scuola superiore della magistratura, quale struttura didattica stabile, dotata di autonomia contabile, giuridica, organizzativa e funzionale, preposta, tra l'altro, alla organizzazione ed alla gestione del tirocinio degli uditori giudiziari ed all'organizzazione dei corsi di aggiornamento professionale e di formazione dei magistrati, ivi compresi quelli previsti nell'ambito del meccanismo della loro progressione in carriera.

Il decreto legislativo si compone di 39 articoli, divisi in quattro titoli.

Il Titolo I contiene le disposizioni istitutive della Scuola superiore della magistratura ed è diviso in due Capi, il primo relativo alle norme concernenti le finalità e le funzioni della Scuola ed il secondo recante le norme in materia di organizzazione della stessa.

Nell'ambito di questo Titolo, l'articolo 1 istituisce la Scuola superiore della magistratura, ne indica la forma giuridica e le caratteristiche di struttura. Quanto alla localizzazione si è inteso, in primo luogo, utilizzare appieno la facoltà, conferita dalla legge delega, di decentrare la Scuola, istituendo tre sedi a competenza interregionale, una per i distretti ricompresi nelle regioni del nord, una per quelli ricompresi nelle regioni del centro ed una per quelli ricompresi nelle regioni del sud del Paese. Ciò anche nell'intento di rendere più agevole, e meno onerosa, la partecipazione ai corsi da parte dei magistrati. L'esigenza di reperire, negli ambiti interregionali individuati, tre sedi adeguate, ha poi consigliato di rimettere ad un successivo decreto ministeriale, l'individuazione delle tre località sedi della Scuola[11].

L'articolo 2 enumera le finalità della Scuola, nell'ambito dei principi indicati nella legge di delega, inerenti il tirocinio e l'aggiornamento professionale dei magistrati, nonché le connesse finalità di studio e di interscambio con analoghe istituzioni straniere.

L'articolo 3 prevede l'autonomia statutaria e regolamentare dell'ente.

L'articolo 4 individua gli organi della Scuola, identificati nelle figure del comitato direttivo, del presidente e dei comitati di gestione.

Gli articoli da 5 a 10 si occupano della struttura del comitato direttivo. In particolare, l'articolo 5 prevede la composizione e le funzioni dell'organo, precisando che lo stesso, analogamente a quanto previsto per i comitati di gestione (art. 12, comma 2), si riunisce nelle sede individuata per i distretti ricompresi nelle regioni centrali; l'articolo 6 disciplina il procedimento per la sua costituzione ed enuclea le caratteristiche di durata dell'organo ed alcuni requisiti e prerogative dei suoi componenti, stabiliti, così come per i comitati di gestione (vedi l'art. 13), al fine di garantire, in capo a tutti i medesimi, un adeguato livello professionale, stante l'estrema delicatezza dei compiti assegnati; l'articolo 7 detta le regole di funzionamento, precisando il numero legale e la maggioranza richiesta per le delibere; l'articolo 8 stabilisce il principio di indipendenza dei componenti rispetto all'organo che li ha nominati; l'articolo 9 prevede la disciplina dell'incompatibilità della funzione di componente dell'organo. L'articolo 10 stabilisce le modalità di determinazione dell'indennità di funzione del presidente del comitato direttivo e del gettone di presenza dei componenti, tenuto conto della autorizzazione di spesa prevista dall'art. 2, comma 37, della legge numero 150 del 2005, relativa, specificamente, agli oneri connessi al funzionamento del comitato direttivo di cui al comma 2, lett. l), del medesimo art. 2.

L'articolo 11 stabilisce le funzioni e le prerogative del presidente della Scuola.

Gli articoli da 12 a 17 si occupano dei due comitati di gestione previsti in relazione alle articolazioni della Scuola, quella relativa al tirocinio e quella relativa all'aggiornamento ed alla formazione dei magistrati. In particolare, l'articolo 12 ne elenca le funzioni; l'articolo 13 disciplina il procedimento di nomina dei componenti nonché i requisiti per la nomina stessa; l'articolo 14 detta le regole sul funzionamento dell'organo; l'articolo 15 stabilisce il principio di indipendenza dei componenti rispetto all'organo che li ha nominati; l'articolo 16 prevede la disciplina dell'incompatibilità della funzione di componente dell'organo. L'articolo 17 stabilisce, infine, le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti dei comitati di gestione. Nell'ipotesi in cui i componenti del comitato si rechino fuori dalla sede, è loro riconosciuto il rimborso delle spese di trasferta.

Il Titolo II (articoli da 18 a 22) reca le disposizioni in tema di tirocinio degli uditori giudiziari. In particolare, l'articolo 18 stabilisce la durata del tirocinio (24 mesi) e l'articolo 19 ne prevede l'articolazione in una sessione presso la Scuola ed una sessione presso gli uffici giudiziari. L'articolo 20 stabilisce, a sua volta,  il contenuto e le modalità di svolgimento della sessione presso la Scuola, prevedendo che essa consiste nella frequenza dei corsi di approfondimento teorico-pratico, approvati dal comitato di gestione nell'ambito dell'attività didattica deliberata dal comitato direttivo, riguardanti il diritto civile, il diritto penale, il diritto processuale civile, il diritto processuale penale ed il diritto amministrativo, con eventuale approfondimento anche di altre materie tra quelle comprese nella prova orale del concorso per l'accesso in magistratura o di materie ulteriori scelte dal comitato direttivo; i criteri per la nomina dei docenti; la designazione, nell'ambito degli stessi, dei tutori degli uditori giudiziari; la previsione della compilazione di una scheda valutativa al termine della sessione svolta da ciascun uditore, ad opera dei singoli docenti.

L'articolo 21 stabilisce il contenuto e le modalità di svolgimento della sessione presso gli uffici giudiziari, individuando un primo periodo di sette mesi di partecipazione dell'uditore all'attività giurisdizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del tribunale in composizione collegiale, compresa la partecipazione alla camera di consiglio, in modo da garantire all'uditore la formazione di una equilibrata esperienza nei vari settori.

Seguono un secondo periodo di tre mesi presso un ufficio requirente di primo grado ed un terzo di otto mesi presso un ufficio corrispondente a quello di prima destinazione dell'uditore. La sessione presso gli uffici giudiziari si svolgerà secondo un programma di tirocinio approvato dal relativo comitato di gestione in modo tale da garantire al magistrato una specifica preparazione nelle funzioni che sarà chiamato a svolgere nella sede di prima destinazione.

L'articolo 22 detta le regole relative alla valutazione finale della Scuola, che, come anticipato, si è ritenuto dover essere espressa dal comitato di gestione della sezione, il procedimento valutativo e le conseguenze connesse alla deliberazione finale negativa da parte del Consiglio superiore della magistratura.

 

Il Titolo III (articoli da 23 a 36) reca le disposizioni in tema di aggiornamento professionale e formazione dei magistrati. Nel suo ambito, il Capo I, costituito dal solo articolo 23, prevede la tipologia dei corsi, finalizzati a due obiettivi: l'aggiornamento professionale dei magistrati in servizio e la loro formazione finalizzata alla partecipazione ai concorsi per la progressione in carriera, ai concorsi per il passaggio di funzioni ed ai concorsi per le funzioni direttive.

Il Capo II (articoli da 24 a 26) concerne le disposizioni inerenti i corsi di formazione e di aggiornamento professionale dei magistrati, che prevedono l'obbligatorietà della frequenza almeno ogni cinque anni, la durata bisettimanale, le ipotesi del legittimo differimento della partecipazione, la connotazione sia teorica che pratica dei corsi, secondo il programma e le modalità previste dal piano approvato dal comitato di gestione e la disciplina della valutazione finale operata, per la Scuola, dal comitato di gestione, e comunicata al Consiglio superiore della magistratura, che ne terrà conto ai fini delle proprie determinazioni relative al magistrato.

Il Capo III (articoli da 27 a 28) disciplina il contenuto e le modalità procedimentali dei corsi finalizzati a consentire al magistrato di partecipare ai concorsi per la progressione in carriera, a quelli per il passaggio di funzioni ed a quelli per l'accesso alle funzioni direttive, precisando che i primi due devono prevedere una parte teorica ed una pratica e che quest'ultima dovrà prevedere lo studio e la discussione di casi giudiziari e la redazione di provvedimenti aventi ad oggetto questioni relative all'esercizio delle funzioni richieste dal magistrato, mentre gli ultimi devono avere ad oggetto lo studio delle problematiche specificamente relative all'esercizio delle funzioni del dirigente. La partecipazione a tali corsi costituisce un diritto per il magistrato.

Il Capo IV (articoli da 29 a 36) contiene la disciplina della valutazione periodica dei magistrati e stabilisce la tempistica dei corsi, la loro obbligatorietà, il contenuto del relativo giudizio valutativo da parte del Consiglio superiore della magistratura, le conseguenze connesse alla valutazione negativa e quelle relative alla connessione tra il positivo superamento della valutazione e la progressione economica.

Il Titolo IV reca le disposizioni finali relative: alla copertura finanziaria (art. 37); alle disposizioni la cui abrogazione si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di entrata in vigore del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative (art. 38), - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 150 del 2005 -; alla data di acquisto di efficacia delle disposizioni del decreto (art. 38).

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 25 del 2006

 

Il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 disciplina la composizione, le competenze e la durata in carica dei consigli giudiziari, nonché l’istituzione del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione[12].

Il legislatore delegante ha inteso, in primo luogo, istituire il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo corrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello, strutturato nel rispetto dei medesimi principi valevoli anche per la composizione ed il funzionamento dei consigli giudiziari. In secondo luogo, sul fronte di questi ultimi, il legislatore delegante ha inteso, da un canto, sotto il profilo strutturale, allargarne la composizione a componenti non togati e, sotto il profilo funzionale, ampliarne le attribuzioni, valorizzandone il ruolo, anche nella prospettiva di un relativo decentramento del sistema dell'autogoverno dei magistrati.

L'articolato, composto da 19 articoli, è suddiviso in tre titoli:

§      il primo dedicato alla istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione,

§      il secondo alla disciplina della composizione, competenze e durata in carica dei consigli giudiziari

§      il terzo contenente le disposizioni finali.

 

I primi due titoli sono poi, a loro volta, suddivisi in due capi: il primo dedicato ai profili strutturali, rispettivamente, del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari, il secondo alle funzioni dei due organi.

L'articolo 1 prevede, in primo luogo, l'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo interno alla Corte, corrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello.

L'articolo definisce inoltre la struttura dell'organo. Su tale fronte, accanto ai membri di diritto – il Primo Presidente della Corte di cassazione, che ne è il Presidente, il Procuratore generale presso la Corte di cassazione ed il presidente del Consiglio nazionale forense – figurano, anch'essi come componenti effettivi, altri sette membri, dei quali cinque togati - uno che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, uno che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, due che esercitano funzioni giudicanti di legittimità e uno che esercita funzioni requirenti di legittimità, eletti tutti dai magistrati in servizio presso la Corte di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte - e due laici - uno professore ordinario di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio universitario nazionale ed uno avvocato con almento venti anni di esercizio effettivo della professione ed iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, nominato dal Consiglio nazionale forense -.

L'articolo 2 individua i componenti supplenti del Consiglio direttivo.

L'articolo 3 individua nel Primo Presidente della Corte di cassazione, il Presidente dell'organo e definisce le modalità ed i tempi per l'elezione del vicepresidente e del segretario.

L'articolo 4 disciplina l'elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Come per i consigli giudiziari, il sistema è stato strutturato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per l'elezione dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura, con una connotazione, dunque, di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali sono scelti i componenti togati, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti.

L'articolo 5 disciplina la durata in carica del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, che il legislatore delegante ha ritenuto di fissare in quattro anni.

L'articolo 6 stabilisce le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti non togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

L'articolo 7 individua le competenze del Consiglio direttivo della Corte di cassazione che, conformemente alle indicazioni della delega, sono state definite in termini di analogia rispetto a quelle previste per i consigli giudiziari, tenendo però conto del limite, pure esso indicato dalla legge di delegazione, della necessaria compatibilità tra le competenze espressamente attribuite dal legislatore delegante ai consigli giudiziari e quelle da attribuire al Consiglio direttivo della Corte di cassazione. Tale compatibilità è stata, in effetti, ritenuta sussistente in relazione a tutte le funzioni dei consigli giudiziari, con la sola eccezione delle funzioni di questi ultimi riguardanti gli uffici dei giudici di pace. Nel definire le competenze del Consiglio direttivo – come pure, all'articolo 15, dei consigli giudiziari - si è, infine, tenuto conto, della facoltà, ad esso conferita nel contesto dei principi e criteri direttivi della delega relativa alla istituzione della Scuola superiore della magistratura, di formulare proposte al comitato direttivo della Scuola, in materia di programmazione della attività didattica della stessa.

L'articolo 8 definisce la composizione del Consiglio direttivo in relazione alle varie competenze ad esso attribuite, prevedendo, in conformità con la delega, che i componenti laici, professori universitari ed avvocati, che, data la loro estrazione professionale, potrebbero assumere la veste di parti davanti alla Corte, possano partecipare solo alle discussioni e deliberazioni relative all'esercizio delle competenze concernenti la formulazione del parere sulle tabelle della Corte e l'esercizio della vigilanza sugli uffici, essendo invece esclusi dalle discussioni e deliberazioni comportanti, in senso lato, valutazioni riguardanti i singoli magistrati. Il Consiglio direttivo, come i consigli giudiziari, opererà, dunque, secondo un assetto “a geometria variabile”.

 

L'articolo 9 definisce la nuova composizione dei consigli giudiziari, anch'essi aperti, come già anticipato, alla partecipazione di componenti non togati, esperti di diritto e componenti designati dalle regioni. Accanto, quindi, ai membri di diritto – presidente della corte di appello, che presiede il consiglio giudiziario, procuratore generale presso la corte di appello e presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati avente sede nel capoluogo del distretto – figurano, anch'essi come componenti effettivi, altri cinque o sette membri togati - a seconda che nel distretto prestino servizio sino a trecentocinquanta magistrati o più di trecentocinquanta magistrati - - e quattro laici - uno professore di università in materie giuridiche, nominato dal Consiglio uversitario nazionale su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione, uno avvocato con almento quindici anni di esercizio effettivo della professione, nominato dal Consiglio nazionale forense su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto, e due nominati dal consiglio regionale della regione ove ha sede il distretto o nella quale rientra la maggiore estensione del territorio su cui hanno competenza gli uffici del distretto – nonché un rappresentante eletto dai giudici di pace del distretto.

Mentre l'articolo 10 individua i componenti supplenti del consiglio giudiziario, l’articolo 11 individua, nel presidente della corte di appello, il presidente dell'organo e definisce le modalità ed i tempi per l'elezione del vicepresidente e del segretario.

L'articolo 12, disciplina l'elezione dei componenti togati del consiglio giudiziario, secondo un sistema già evidenziato in relazione alla elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e, quindi, delineato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per i componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. Il sistema presenta, dunque, una connotazione di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali i componenti togati sono scelti, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti.

L'articolo 13 disciplina la durata in carica dei consigli giudiziari, che il legislatore delegante ha ritenuto di elevare da due a quattro anni.

L'articolo 14 stabilisce le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti non togati dei consigli giudiziari.

L'articolo 15 definisce le competenze dei consigli giudiziari ai quali il legislatore delegante ha attribuito una pluralità di compiti, alcuni consultivi, rimodellati su quelli già esistenti, altri decisionali, nella logica del decentramento del sistema dell'autogoverno della magistratura. Ai consigli giudiziari è così attribuita la competenza: a) a formulare pareri sulle tabelle proposte dai capi degli uffici giudiziari; b) a svolgere un'ampia funzione consultiva sull'attività professionale dei magistrati; c) ad esercitare compiti di vigilanza, sia sul comportamento dei magistrati, che sull'andamento degli uffici giudiziari; d) a formulare proposte e pareri sull'organizzazione e il funzionamento degli uffici del giudice di pace del distretto; e) ad adottare una serie di atti in materia di stato giuridico ed economico dei magistrati; f) a formulare, infine, pareri, anche su richiesta del Consiglio superiore della magistratura, su materie attinenti ad ulteriori competenze ad essi attribuite. E precisato, al comma 2, che il consiglio giudiziario esercita le proprie competenze anche in relazione alle eventuali sezioni distaccate della corte di appello.

L'articolo 16 definisce la composizione dei consigli giudiziari in relazione alle varie competenze ad essi attribuite, delineando, come per il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, un modello operativo “a geometria variabile”.

L'articolo 17 prevede la copertura finanziaria degli oneri a carico del bilancio dello Stato derivanti dall'applicazione delle disposizioni recate dal decreto. Si precisa che al funzionamento del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari presso le corti di appello si provvede con le risorse umane e strumentali già operanti presso i rispettivi uffici.

L'articolo 18 elenca le disposizioni la cui abrogazione - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge numero 150 del 2005 - si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative. L'articolo 19 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge delega.

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 240 del 2006

 

Il decreto legislativo 25 luglio 2006, n. 240 reca disposizioni relative alla individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari, nonchéal decentramento su base regionale di talune competenze del Ministero della giustizia

Nello specifico, Il provvedimento attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera a) e 2, comma 1, lettere s) e t), nonché nell'articolo 2, comma 12, della legge delega.

L’articolato del decreto è suddiviso in tre capi: il primo, che comprende gli artticoli da 1 a 5, è dedicato alla individuazione delle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari, il secondo, che comprende gli articoli da 6 a 10, è dedicato al decentramento del Ministero della giustizia, mentre il terzo contiene le disposizioni finali.

In particolare l'articolo 1 definisce l'ambito delle competenze e dei poteri riservati alla dirigenza magistratuale. Confermemente a quanto previsto dalla legge di delegazione la disposizione si preoccupa, in primo luogo, di salvaguardare l'unitarietà dell'ufficio giudiziario, prevedendo l'unitarietà della relativa titolarità, attribuita al magistrato capo dell'ufficio. Essa riserva poi, al medesimo magistrato capo dell'ufficio, la competenza in ordine ai compiti di “amministrazione della giuridizione” e di “amministrazione dei giudici”, conferendo, in via esclusiva, allo stesso, la competenza ad adottare i provvedimenti “necessari per l'organizzazione dell'attività giudiziaria e, comunque, concernenti la gestione del personale di magistratura ed il suo stato giuridico”.

 

Gli articoli 2 e 3 del provvedimento concernono il ruolo del dirigente amministrativo

In particolare, l'articolo 2 attribuisce al dirigente amministrativo, in primo luogo, la responsabilità della gestione del personale amministrativo con funzioni di supporto degli uffici giudiziari, gestione che andrà, peraltro, attuata in coerenza con gli indirizzi del magistrato capo dell'ufficio, oltre che con il programma annuale delle attività da svolgere nel corso dell'anno predisposto dallo stesso dirigente amministrativo unitamente al magistrato capo dell'ufficio giudiziario ai sensi dell'articolo 4. In attuazione di una espressa previsione della legge di delegazione, al dirigente amministrativo è stata attribuita anche la competenza ad adottare direttamente i provvedimenti disciplinari previsti dall'articolo 55, comma 4, terzo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), segnatamente, il rimprovero verbale e la censura.

L'articolo 3, attribuisce poi al dirigente amministrativo la gestione delle risorse finanziarie e strumentali assegnategli per l'espletamento del suo mandato. L'assegnazione di tali risorse è effettuata ad opera del direttore regionale o interregionale territorialmente competente, organo istituito dall'articolo 8, o ad opera dell'amministrazione centrale - a seconda che tali risorse siano strumentali rispetto ad ambiti di competenza decentrata o ad ambiti di competenza rimasta in capo agli organi dell'amministrazione centrale - e secondo i criteri indicati dal Ministro, ai sensi degli articoli 4, comma 1, lettera c), 14, comma 1, lettera b) e 16, comma 1, lettera b), del citato D.Lgs 165/2001, che disciplinano le competenze dell'organo politico di vertice e della dirigenza in materia di assegnazione delle risorse. Il provvedimento di assegnazione delle risorse definisce i limiti entro i quali il dirigente amministrativo è comptente ad adottare impegni verso l'esterno con oneri di spesa.

L'articolo 4, introduce il programma delle attività annuali, nuovo strumento di organizzazione degli uffici, prodotto della collaborazione tra il magistrato capo dell'ufficio ed il dirigente amministrativo, a mezzo del quale gli stessi annualmente definiscono, tenendo conto delle risorse disponibili ed indicando le priorità, il piano delle attività da svolgere nel corso dell'anno. L'adozione del programma dovrà avvenire, annualmente, entro trenta giorni dalle determinazioni adottate, a seguito della direttiva generale del Ministro della giustizia per l'attività amministrativa e la gestione, di cui all'articolo 14 del D.Lgs 165/2001, dal direttore regionale o interregionale dell'organizzazione giudiziaria, dal direttore preposto agli uffici istituiti, ai sensi dell'articolo 5, presso le Corti di appello di Roma, Milano, Napoli e Palermo, o dagli organi della amministrazione centrale, per quanto di rispettiva competenza. Il comma 2 dell'articolo 4 disegna, infine, la sequenza procedimentale volta ad attivare i poteri di intervento del Ministro della giustizia per il caso di mancata predisposizione o esecuzione del programma o nel caso di mancata adozione di modifiche dello stesso divenute indispensabili per la funzionalità dell'ufficio giudiziario. In tali casi, qualora il magistrato capo dell'ufficio giudiziario ed il dirigente amministrativo non provvedano nel termine perentorio fissato dal Ministro, è previsto un intervento sostitutivo di quest'ultimo il quale incarica degli adempimenti urgenti il presidente della corte di appello del distretto di appartenenza dell'ufficio giudiziario inerte ed il dirigente amministrativo del relativo ufficio, mentre provvede direttamente nel caso di inerzia delle corti di appello o della Corte di cassazione.

L'articolo 5, attua la previsione contenuta nell'articolo 2, comma 1, lettera t), della legge delega, prevedendo l'istituzione, presso le Corti di appello di Roma, Milano, Napoli e Palermo, dell'ufficio del direttore tecnico, organo di livello dirigenziale generale, costituito, presso tali corti di appello, per l'organizzazione tecnica e la gestione dei servizi non aventi carattere giurisdizionale. Nel definire, al comma 3, i compiti demandati all'ufficio, la disposizione riprende quanto poi espressamente chiarito all'articolo 8, comma 3, in ordine alla relazione tra l'ufficio stesso e le, anch'esse neoistituite direzioni generali regionali e interregionali dell'organizzazione giudiziaria, richiamando i poteri di programmazione ed indirizzo spettanti al direttore generale preposto alle suddette direzioni generali regionali o interregionali nei confronti della attività dell'ufficio dei direttore tecnico - nei limiti delle competenze devolute alle direzioni generali regionali e interregionali da lui dirette.

Conformemente alla delega, la disposizione definisce poi, al comma 4, la dotazione di personale dell'ufficio del direttore tecnico e chiarisce, al comma 5, che le strutture dell'ufficio sono reperite mediante lo strumento della locazione finanziaria.

L'articolo 6, che apre il capo II intitolato al decentramento del Ministero della giustizia, prevede l'istituzione dei nuovi organi periferici del Ministero, le direzioni regionali e interregionali dell'organizzazione giudiziaria, chiamati ad esercitare, localmente, le attribuzioni trasferite dall'amministrazione centrale. La specifica individuazione di tali direzioni, della circoscrizione regionale o interregionale che ne segna l'ambito di competenza per territorio, dei distretti di corte di appello in essa ricompresi e delle sedi, è prevista nella tabella allegata al decreto. Al fine assicurare il migliore adeguamento della azione amministrativa delle direzioni generali alle necessità degli uffici giudiziari del territorio, le direzioni interregionali sono state limitate a sole quattro, mediante accorpamento delle regioni Piemonte e Valle d'Aosta, Umbria e Marche, Abruzzo e Molise e Calabria e Basilicata. Complessivamente risultano pertanto istituite sedici direzioni generali regionali o interregionali. In relazione alla esigenza di assicurare economicità di gestione o più elevati livelli di efficienza del servizio od alla esigenza di adeguamento delle circoscrizioni alle modificazioni territoriali dei distretti, è possibile procedere alla istituzione, soppressione o modifica delle direzioni generali regionali o interregionali con lo strumento del regolamento di organizzazione, di cui agli articoli 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400[13], e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300[14].

L'articolo 7, individua l'ambito della sfera di attribuzioni delle direzioni generali regionali o interregionali dell'organizzazione giudiziaria, devolvendo alle stesse, in conformità con la delega, le grandi aree funzionali del personale e della formazione, dei sistemi informativi automatizzati, delle risorse materiali, dei beni e dei servizi e delle statistiche (comma 1). Tali aree si connotano come trasversali alla organizzazione per dipartimenti del Ministero della giustizia oggetto del decentramento, interessando sia, in misura preponderante, il Dipartimento per gli affari di giustizia, sia il Dipartimento per la giustizia minorile, sia, infine, il Dipartimento per gli affari di giustizia sia pur, essenzialmente, per ciò che concerne le funzioni dello stesso relative al servizio dei casellari giudiziali. A tale ultimo proposito, si è ritenuto di esplicitare, nella previsione di cui al comma 2, la competenza delle direzioni regionali o interregionali per le funzioni relative al servizio dei casellari giudiziali, competenza che, nel testo della legge di delegazione, sembrava ricavarsi, piuttosto, per implicito, dalla riserva alla amministrazione statale del servizio del casellario giudiziale centrale. Esigenze di immediatezza nella ricostruzione del quadro complessivo delle attribuzioni dei nuovi organi periferici e delle attribuzioni che, pur se relative alle aree funzionali sopra indicate, rimangono, conformemente alle previsioni della delega, in capo all'organizzazione burocratica centrale, hanno indotto a ricompredere anche l'indicazione di queste ultime nel contesto del medesimo articolo 7, al comma 3. La devoluzione alle direzioni generali regionali o interregionali delle grandi aree funzionali del personale e della formazione, dei sistemi informativi automatizzati, delle risorse materiali, dei beni e dei servizi e delle statistiche, comporterà, come è evidente, oltre che la necessità di una puntuale definizione delle funzioni e dei compiti, inerenti tali aree, attribuiti alle direzioni generali medesime e di quelle che, viceversa, resteranno in capo agli organi dell'amministrazione centrale, un intervento di profonda revisione dell'attuale organizzazione del Ministero della giustizia contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001, n. 55. Anche in questo caso lo strumento del regolamento di organizzazione, emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della citata legge 400/1988 e dell'articolo 4 del decreto legislativo 300/1999, è stato individuato, al comma 4, come quello idoneo, nell'attuale sistema delle fonti, ad attuare tale intervento di revisione dell'organizzazione ministeriale. Da tale intervento non potranno derivare ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato.

L'articolo 8 del provvedimento, oltre a richiamare, a proposito del direttore generale regionale o interregionale dell'organizzazione giudiziaria, la disposizione di cui all'articolo 18 decreto legislativo 300/1999, relativo ai soggetti che possono rivestire incarichi dirigenziali nell'ambito del Ministero della giustizia, individua, al comma 2, nel suddetto direttore generale, il responsabile dell'intera attività della direzione regionale o interregionale, chiamandolo, altresì, ad attuare i programmi definiti, sulla base delle direttive generali emanate dal Ministro della giustizia, dal capo del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, dal capo del Dipartimento per la giustizia minorile e dal capo del Dipartimento per gli affari di giustizia, nell'esercizio dei poteri di indirizzo e coordinamento, ad essi rispettivamente spettanti in relazione all'area funzionale nella quale è ricompresa la funzione od il compito devoluto alla direzione generale regionale o interregionale, che l'articolo 7, comma 3, lettera a), in ossequio alle previsioni della delega, riserva alla amministrazione centrale. Come visto all'articolo 5, l'articolo 8 chiarisce poi, al comma 3, il rapporto tra l'ufficio del direttore tecnico costituito presso le quattro corti di appello di Roma, Milano, Napoli e Palermo e le direzioni generali regionali e interregionali dell'organizzazione giudiziaria, al cui direttore spettano poteri di programmazione ed indirizzo nei confronti della attività dell'ufficio dei direttore tecnico, nei limiti, beninteso, delle competentenze devolute alle direzioni generali regionali e interregionali da lui dirette. Il comma 4 dell'articolo in esame prevede, infine, la presentazione, da parte del direttore generale regionale o interregionale, con cadenza annuale, ai capi dei Dipartimenti sopra indicati, di una relazione riguardante l'andamento dei servizi, specificandone il contenuto.

L'articolo 9 detta le disposizioni in materia di modifica dell'organico dell'Amminstrazione giudiziaria conseguenti all'istituzione delle direzioni generali regionali o interregionali dell'organizzazione giudiziaria.

L'articolo 10 disciplina l'allocazione delle risorse umane, materiali ed economico-finanziarie destinate alle direzioni generali regionali ed interregionali, allocazione alla quale provvedono, per quanto di rispettiva competenza, il capo del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, il capo del Dipartimento per la giustizia minorile ed il capo del Dipartimento per gli affari di giustizia. La norma disciplina inoltre, al comma 2, i poteri di gestione delle risorse finanziarie destinate alla direzione generale regionale o interregionale, la assegnazione delle risorse umane e materiali destinate agli uffici giudiziari, la definizione dei limiti, per gli uffici giudiziari, concernenti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno e che comportano oneri di spesa, nonché, al comma 3, la trasmissione, da parte dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari della cirocscrizione, al direttore generale regionale o interregionale competente, dell'elenco delle spese sostenute nel semestre per il controllo sulla regolare attuazione dei programmi.

L'articolo 11 detta la disciplina transitoria in ordine agli immobili utilizzabili da parte delle direzioni generali regionali e interregionali sino alla data di acquisizione della sede definitiva.

L'articolo 12 prevede la copertura finanziaria del provvedimento e l’articolo 13 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto stesso.


 

Ø      Il decreto legislativo n. 106 del 2006

 

Il decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106[15]-attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera d) , e 2, comma 4, della legge 150/2005, dove, in particolare, si prevede che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti alla riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero.

In linea generale, il legislatore delegante ha inteso delineare per l'ufficio del pubblico ministero un assetto nel quale la titolarità del potere organizzativo dell'ufficio e dell'esercizio dell'azione penale sia riconosciuta in via esclusiva al procuratore della Repubblica, il quale, sotto la sua responsabilità, li esercita personalmente ovvero mediante delega ai magistrati dell'ufficio, assicurando il corretto ed uniforme esercizio dell'azione penale e delle norme sul giusto processo.

Nello specifico, l'articolo 1, al comma 1, fissa la regola generale secondo la quale il procuratore della Repubblica è titolare e responsabile esclusivo delle funzioni attribuite dal codice di procedura penale e da altre disposizioni di legge all'ufficio del pubblico ministero, mentre il comma 2 indica una serie di parametri ai quali il procuratore deve attenersi nell'esercitare quelle attribuzioni (corretto, puntuale ed uniforme esercizio dell'azione penale e rispetto delle norme sul giusto processo) che trovano fondamento negli articoli 111 e 112 della Costituzione.

Il procuratore della Repubblica può designare, tra i procuratori aggiunti, il suo vicario, il quale, investito di attribuzioni di carattere fiduciario, esercita le medesime funzioni del procuratore per il caso in cui sia egli risulti assente o impedito ovvero quando l'incarico sia rimasto vacante (comma 3).

Il procuratore della Repubblica può delegare ad uno o più procuratori aggiunti ovvero ad uno o più magistrati addetti all'ufficio la cura di specifici settori di affari, individuati con riguardo ad aree omogenee di procedimenti ovvero ad ambiti di attività dell'ufficio che necessitano di uniforme indirizzo (comma 4). Con tale formula si è inteso fare riferimento non solo al coordinamento dei pool investigativi specialistici, ma anche a tutti quei settori di attività che, pur non facendo riferimento a procedimenti penali, debbano essere gestiti secondo criteri uniformi, quali il casellario giudiziale, l'esecuzione penale ed i correlativi rapporti con il tribunale di sorveglianza, il centro intercettazioni telefoniche con riguardo all'utilizzo uniforme delle risorse tecniche e finanziarie, gli affari civili, eccetera.

In conseguenza della titolarità esclusiva di tali attribuzioni in capo al procuratore della Repubblica, è previsto il potere di stabilire, in via generale ovvero con singoli atti, i criteri ai quali i procuratori aggiunti ed i magistrati dell'ufficio devono attenersi nell'esercizio della delega loro conferita (comma 5).

Il comma 6, da ultimo, costituisce l'esplicazione del potere di organizzazione del procuratore della Repubblica, sia con riguardo al funzionamento dell'ufficio, sia con riguardo ai criteri di assegnazione degli affari. Tali provvedimenti devono essere trasmessi al Consiglio superiore della magistratura (comma 7).

L'articolo 2 si occupa, come accennato in precedenza, della titolarità dell'azione penale, che è attribuita in via esclusiva al procuratore della Repubblica, il quale la esercita, sotto la sua responsabilità, nei casi e nei modi stabiliti dal codice di procedura penale, personalmente ovvero delegando uno o più magistrati addetti all'ufficio. La delega può riguardare non soltanto la trattazione di uno o più procedimenti, ma anche il compimento di singoli atti di essi. La norma fa espressamente salve le disposizioni di cui all'articolo 70-bis del regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, e successive modificazioni, riguardanti la direzione distrettuale antimafia.

Il comma 2 regola l'ipotesi in cui il procuratore della Repubblica abbia preposto un procuratore aggiunto o un magistrato dell'ufficio al coordinamento dell'attività di un gruppo o di una sezione per la trattazione di un settore di affari: in tal caso, il potere di delega al singolo magistrato per la trattazione dei procedimenti assegnati dal procuratore a quel gruppo è attribuito al preposto, che lo esercita nel rispetto dei criteri stabiliti dal procuratore della Repubblica, restando comunque ferma la facoltà di revoca da parte di quest'ultimo in caso di divergenze o di inosservanza dei criteri enunciati con la delega stessa.

Al comma 3 è stabilito che la delega per la trattazione di un procedimento può essere accompagnata dall'indicazione di criteri ai quali il delegato deve attenersi nell'esercizio della stessa. Se il delegato si discosta dai criteri definiti in via generale o con la delega, ovvero insorge tra il delegato ed il procuratore della Repubblica un contrasto circa le modalità di esercizio della delega, il procuratore della Repubblica può, con provvedimento motivato, revocarla. E' quindi stabilita la facoltà di presentare osservazioni scritte da parte del delegato entro dieci giorni; scaduto il termine, il procuratore della Repubblica trasmette immediatamente il provvedimento di revoca e le eventuali osservazioni al procuratore generale presso la Corte di cassazione (pertanto tale invio deve avvenire anche in assenza di osservazioni da parte del magistrato al quale sia stata revocata la delega). Sia il provvedimento di revoca della delega e sia le eventuali osservazioni del delegato sono entrambi inseriti nei rispettivi fascicoli personali.

L'articolo 3 si occupa delle attribuzioni del procuratore della Repubblica in tema di misure cautelari.

Al riguardo, è stabilito che il magistrato dell'ufficio il quale dispone il fermo di indiziato di delitto ovvero formula la richiesta di misure cautelari personali o reali, deve ottenere l'espresso assenso del procuratore della Repubblica o di altro magistrato delegato ai sensi dell'articolo 1, comma 4. E' fatta, però, salva l'ipotesi, per le sole richieste di misure cautelari reali, che il procuratore della Repubblica possa stabilire, con direttiva a carattere generale, che l'espresso assenso non sia necessario, avuto riguardo al valore del bene oggetto della richiesta ovvero alla rilevanza del fatto per il quale si procede. Tale specifica eccezione conferma, per converso, che un provvedimento generale di tal fatta non potrebbe riguardare le altre tipologie di provvedimenti cautelari; e l'utilizzo della locuzione “espresso assenso” intende sottolineare la necessità di un'espressione di volontà specifica per ciascuna richiesta cautelare.

Il comma 4 rappresenta un'eccezione alla regola generale, stabilendo che non sia necessario l'espresso assenso nel caso in cui le richieste di misure cautelari personali o reali siano conseguenti alla richiesta di convalida dell'arresto in flagranza o del fermo di indiziato ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura penale, ovvero alla richiesta di convalida del sequestro preventivo in caso d'urgenza ai sensi dell'articolo 321, comma 3-bis, del codice di procedura penale.

L'articolo 4 rappresenta un'ulteriore puntualizzazione del generale potere di organizzazione e di gestione conferito al procuratore della Repubblica con riguardo all'ufficio al quale è preposto. Infatti, per assicurare l'efficienza dell'attività dell'ufficio, il procuratore della Repubblica può determinare i criteri generali ai quali i magistrati addetti all'ufficio devono attenersi nell'esercizio delle deleghe loro conferite, con specifico richiamo all'impiego della polizia giudiziaria ed all'uso delle risorse tecnologiche assegnate all'ufficio. Per quanto poi concerne le risorse finanziarie delle quali l'ufficio può disporre, i criteri generali stabiliti dal procuratore della Repubblica devono, a loro volta, essere dettati in conformità alle disposizioni contenute nel decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera a) e 2, comma 1, lettera s), della legge delega 150/2005, in materia di cosiddetta “doppia dirigenza”.

Il comma 2 del medesimo articolo inserisce un'ulteriore specificazione nell'ambito dell'esercizio dell'azione penale, prevedendo che il procuratore della Repubblica possa definire i criteri generali da seguire per l'impostazione delle indagini in relazione a settori omogenei di procedimenti, quali ad esempio, nei reati fallimentari, la previsione di soglie minime di valore per l'affidamento di incarichi di consulenza, ovvero, per taluni reati commessi a mezzo del telefono, l'utilizzo della documentazione del traffico telefonico piuttosto che il ricorso all'intercettazione telefonica.

L'articolo 5 regola invece i rapporti tra l'ufficio della procura della Repubblica e gli organi di informazione, stabilendo che spetta al solo procuratore della Repubblica tenere i contatti con i mass media per fornire la doverosa informazione circa vicende giudiziarie trattate dall'ufficio. Tale potere è delegabile ad altro magistrato dell'ufficio.

Il comma 2 precisa che le informazioni inerenti le attività della procura della Repubblica devono essere fornite senza riferimenti ai magistrati assegnatari del procedimento. Correlativamente, è fatto divieto ai magistrati della procura della Repubblica di rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione circa l'attività giudiziaria dell'ufficio. Tale divieto è rafforzato dalla previsione dell'obbligo imposto al procuratore della Repubblica di segnalare al consiglio giudiziario, per l'esercizio del potere di vigilanza e di sollecitazione dell'azione disciplinare, ogni condotta dei magistrati del suo ufficio che sia in contrasto col divieto stesso.

L'articolo 6 delinea l'attività di vigilanza che il procuratore generale presso la corte di appello svolge sugli uffici di procura della Repubblica del distretto, ponendo, quali parametri di tale funzione, da un lato, il corretto ed uniforme esercizio dell'azione penale ed il rispetto delle norme sul giusto processo, e dall'altro, il puntuale esercizio da parte dei procuratori della Repubblica dei poteri di direzione, controllo e organizzazione degli uffici ai quali sono preposti.

Nell'espletamento di tale attività di vigilanza il procuratore generale acquisisce dati e notizie dalle procure della Repubblica del distretto ed invia al procuratore generale presso la Corte di cassazione una relazione che deve avere cadenza almeno annuale, ciò che significa che la stessa può anche essere trasmessa ad intervalli più brevi ove le circostanze rendano necessaria ovvero opportuna un'informativa più tempestiva.

L'articolo 7 elenca le disposizioni da abrogare sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative; resta ferma l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni incompatibili, previste dall’art. 1, comma 3, della legge delega

L'articolo 8 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge delega.

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 20 del 2006

 

Il decreto legislativo n. 20 del 2006 attua la previsione relativa ad una disciplina transitoria relativa al conferimento degli incarichi direttivi, fino all'entrata in vigore delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera h), numero 17) e lettera i), numero 6), della legge delega 150/2005.

L'articolo 1 indica l'oggetto del provvedimento – che, in linea con quanto previsto dalla delega, si applica soltanto alla magistratura ordinaria - e precisa che il conferimento degli incarichi, in esso contemplato, ha luogo sulla base delle ordinarie vacanze di organico degli uffici. La norma indica, altresì, la limitazione temporale dell'efficacia delle disposizioni recate dal decreto le quali, conformemente al principio della legge di delega, cesseranno di avere efficacia al momento dell'entrata in vigore delle norme previste dall'articolo 2, comma 1, lettera h), numero 17 e lettera i), numero 6), della legge di delegazione.

L'articolo 2 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità possono essere conferiti esclusivamente a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano una permanenza in servizio di almeno due anni rispetto alla data di ordinario collocamento a riposo.

L'articolo 3 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado possono essere conferiti esclusivamente a magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano una permanenza in servizio di almeno quattro anni rispetto alla data di ordinario collocamento a riposo.

L'articolo 4, in linea con le disposizioni di cui agli articoli 57 e 57-bis della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004), come, rispettivamente, modificato ed inserito dall'articolo 1 del decreto legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito dalla legge 11 maggio 2004, n. 126[16]  prevede che, ai fini del conferimento degli uffici direttivi disciplinati dal presente decreto, nel computo degli anni di permanenza in servizio, alla data di ordinario collocamento a riposo si aggiunga un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, eventualmente cumulati tra loro.

L'articolo 5 prevede la copertura finanziaria del provvedimento e l’articolo 6 contiene la disposizione sull'entrata in vigore e la norma di coordinamento che prevede la cessazione di efficacia della disposizione relativa al conferimento degli incarichi direttivi nelle more dell'attuazione della delega attuata con il presente decreto, contenuta nell'articolo 2, comma 45, della legge numero 150 del 2005.

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 24 del 2006

 

Il decreto legislativo 23 gennaio 2006, n. 24 attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera e) e 2, comma 5, della legge delega 150/2005, laddove, in particolare, si prevede che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti a modificare l'organico della Corte di cassazione e la disciplina dei magistrati applicati presso la medesima.

Nel rivedere la pianta organica della Corte di cassazione il legislatore delegante ha inteso destinare all'esercizio delle funzioni di legittimità solo magistrati ai quali il Consiglio superiore abbia conferito tali specifiche funzioni, eliminando, dunque, la possibilità che esse siano attribuite a magistrati di merito con provvedimenti dei Capi della procura generale e della Corte stessa (come previsto dagli articoli 115 e 116 dell'ordinamento giudiziario vigente).

A tal fine il legislatore delegante ha previsto, in primo luogo, la soppressione di quindici posti, destinati ad essere coperti da magistrati di appello, previsti in organico presso la Corte di cassazione, nonché di tutti e ventidue i posti, pure destinati ad essere coperti da magistrati di appello, previsti in organico presso la Procura generale presso la Corte di cassazione e l'istituzione, in luogo dei posti soppressi, di altrettanti posti destinati a magistrati di cassazione, i quali presteranno servizio presso la Corte, o presso la Procura generale, nella stessa proporzione dei posti soppressi.

L'intento manifestato dal legislatore, nel complesso della delega, di consentire l'accesso alle funzioni di legittimità solo con le modalità previste nella delega medesima, ha poi indotto lo stesso legislatore delegante a prevedere la soppressione di ulteriori quindici posti destinati ai magistrati di appello, assegnando gli stessi a magistrati di tribunale.

Il legislatore delegante ha infine previsto che i trentasette magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale facenti parte della pianta organica della Corte, siano destinati a prestare servizio presso gli uffici del massimario e del ruolo e che il servizio prestato per almeno otto anni presso tali uffici costituisca, a parità di graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità.

 

Nello specifico l'articolo 1 prevede le modificazioni all'organico della Corte di cassazione ed alla disciplina relativa ai magistrati applicati presso la stessa alle quali si è fatto, in precedenza, riferimento.

L'articolo 2 prevede, come si è sopra anticipato, che il servizio prestato per almeno otto anni presso l'ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione costituisce, a parità di graduatoria, titolo preferenziale nell'attribuzione delle funzioni giudicanti di legittimità.

L'articolo 3 prevede la modifica dell'articolo 117 dell'Ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1041, n. 12, avente natura di coordinamento con la citata soppressione dei posti dei magistrati di appello presso la Cassazione.

L'articolo 4 abroga – come espressamente previsto dalla delega (articolo 2, comma 5, lettera e) – l'articolo 116 dell'Ordinamento giudiziario.

L'articolo 5 detta norme transitorie dirette ad evitare che la soppressione dei posti prevista dall'articolo 1 possa recare nocumento alla funzionalità della Corte di cassazione. A tal fine la procedura di copertura dei posti avviene indipendentemente da parte del Consiglio superiore della magistratura fin dal momento di pubblicazione del decreto, che dispiega i suoi effetti restanti dal novantesimo giorno successivo, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma, 2, della legge numero 150 del 2005 (art. 6).

L'articolo 7 prevede la copertura finanziaria del provvedimento.

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 35 del 2006

 

Il decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 35 attua la previsione contenuta negli articoli 1, comma 1, lettera g) e 2, comma 8, della legge delega, laddove prevede, in particolare, che vengano emanati uno o più decreti legislativi diretti a prevedere forme di pubblicità degli incarichi extragiudiziari conferiti ai magistrati di ogni ordine e grado.

I principi ed i criteri direttivi per l'attuazione della delega innanzi indicata sono contenuti nell'articolo 2, comma 8, lettere a), b) e c), della legge 150 del 2005.

Il provvedimento consta di tre soli articoli.

L'articolo 1 si riferisce agli incarichi extragiudiziari conferiti ai magistrati ordinari e, al riguardo, dispone, al comma 1, che il Consiglio Superiore della Magistratura, con cadenza semestrale, deve rendere noto, mediante inserimento in apposita sezione del proprio sito Internet, l'elenco degli incarichi extragiudiziari conferiti ai magistrati di ogni ordine e grado, il cui svolgimento sia stato autorizzato dal Consiglio stesso. Il comma 2 del medesimo articolo 1 prevede che, per ciascun incarico, l'elenco pubblicato indichi l'ente che lo ha conferito, l'eventuale compenso percepito, la natura, la durata ed il numero di quelli precedentemente svolti dal magistrato nell'ultimo triennio.

Per quanto riguarda le modalità di realizzazione della pubblicità dei dati relativi a tali incarichi extragiudiziari, è stato previsto che la stessa venga realizzata mediante l'inserimento dell'elenco in un'apposita sezione del sito Internet del Consiglio Superiore della Magistratura, atteso che il bollettino periodico previsto dalla lettera c) dell'articolo 2, comma 8 non è più utilizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura e nella delega non vi è, sul punto, la necessaria copertura finanziaria.

L'articolo 2 disciplina la pubblicità degli incarichi conferiti ai magistrati delle altre giurisdizioni e agli avvocati e procuratori dello Stato, ovvero autorizzati dai rispettivi organi di amministrazione. Il contenuto della pubblicità, la cadenza e le modalità sono sostanzialmente le medesime previste per gli incarichi conferiti ai magistrati ordinari, cambiando soltanto la menzione degli organi istituzionalmente competenti ad autorizzare gli incarichi. E' stato altresì previsto che il Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato trasmetta i dati al Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale dà notizia dell'adempimento aanche al Ministro della giustizia.

L'articolo 3 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge numero 150 del 2005.

 

 

Ø      Il decreto legislativo n. 62 del 2006

 

Il decreto legislativo 7 febbraio 2006, n. 62, attuando la previsione contenuta nell'articolo 2, commi 17 e 18, della legge delega, modifica la disciplina concernente l'elezione del Consiglio di presidenza della Corte dei conti e del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa.

Il legislatore delegante ha inteso, con l’intervento, rendere sostanzialmente omogenee le discipline di elezione dei due predetti organi di autogoverno della magistratura amministrativa e di quella contabile.

Infatti, i criteri stabiliti nel comma 17 prevedevano: a) la durata quadriennale dei relativi componenti elettivi; b) la non rieleggibilità degli stessi per gli otto anni successivi alla scadenza dell'incarico; c) l'introduzione, anche nell'elezione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, del criterio della preferenza unica, già vigente per l'organo di autogoverno della magistratura contabile, tanto per l'elezione dei componenti effettivi che di quelli supplenti.

In dettaglio, l'articolo 1 del decreto legislativo reca la disciplina sostanziale dell'intervento, attuando il comma 17 dell'articolo della legge n. 150/2005, mentre l'articolo 2 disciplina l'acquisto di efficacia del decreto medesimo.

L'articolo 1 reca due commi: con il primo si novella l'articolo 10 della legge 13 aprile 1988, n. 117, recante il Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati, mentre il secondo interviene sull'articolo 9 della legge 27 aprile 1982, n. 186, recante, a sua volta, Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali.

Il comma 1 apporta due modifiche al citato art. 10.

Con la prima, si rende il tenore letterale del relativo comma 2, lettera c), conforme al suo significato normativo già vigente per effetto dell'articolo 6-bis, comma 3, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354 (Disposizioni urgenti per il funzionamento dei tribunali delle acque, nonché interventi per l'amministrazione della giustizia), convertito dalla legge 26 febbraio 2004, n. 45, che ha inserito nell'organico il posto di Presidente aggiunto della Corte dei conti, in luogo di un presidente di sezione (funzionalmente, quello più anziano) della Corte stessa.

Con la seconda, si aggiunge all'articolo 10 un comma (il 2-bis) volto a specificare che i componenti elettivi del Consiglio di presidenza della Corte dei conti durano in carica quattro anni e non sono nuovamente eleggibili per i successivi otto anni dalla scadenza dell'incarico.

Il comma 2 novella l'articolo 9, terzo comma, della legge 186/1982, introducendo, per l'elezione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, il criterio della preferenza unica, già vigente per gli altri organi di autogoverno delle magistrature, specificando che ogni votante può esprimere preferenze per un solo componente titolare e per un solo componente supplente. Viene altresì ivi richiamato, coerentemente con il rilevato significato della delega, il comma 2-bis del citato art. 10 della legge n. 117/1988, e si stabilisce, quale corollario dell'introduzione della preferenza unica, che in caso di dimissioni o di cessazione dalla carica di un componente si proceda in ogni caso ad elezioni suppletive: conseguentemente, viene disposta l'abrogazione del comma 4 dell'articolo 7 della stessa legge 186/1982, che appunto recava la previsione di scorrimento in favore dei primi tra i non eletti.

Infine, l'articolo 2 disciplina, nel senso anzidetto, l'acquisto di efficacia da parte delle disposizioni del decreto legislativo, recando altresì la clausola della relativa obbligatorietà. E’ precisato che le disposizioni del decreto non hanno effetto sui consigli di presidenza in carica all'atto di acquisto di efficacia del decreto medesimo.

 

 

Ø      Il decreto legislativo, n. 109 del 2006

 

Il decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109[17] dà attuazione alla delega contenuta nella legge 150/2005 (art. 1 comma 1, lett. f) relativa alla individuazione delle fattispecie tipiche di illecito disciplinare dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicazione, nonché alla modifica della disciplina in tema di incompatibilità, di dispensa dal servizio e di trasferimento d'ufficio, secondo i principi e criteri direttivi previsti dall'art. 2, commi 6 e 7.

Il decreto consta di 32 articoli divisi in quattro capi, rispettivamente dedicati alla normativa di diritto sostanziale sulla responsabilità disciplinare (capo I), al procedimento disciplinare (capo II), alle incompatibilità, alla dispensa dal servizio ed al trasferimento d'ufficio (capo III), alle disposizioni finali ed all'ambito di applicazione (capo V).

Il capo I è diviso in due sezioni; la prima sezione contiene le norme che indicano i doveri ai quali il magistrato dovrà conformare la propria condotta, e le norme che tipizzano i comportamenti illeciti; la secondo sezione contiene le norme che prevedono le sanzioni ed i criteri da seguire per l'applicazione delle medesime.

L'articolo 1 individua i doveri che il magistrato dovrà rispettare nell'esercizio delle proprie funzioni, ed i valori ai quali egli dovrà conformare la propria condotta anche al di fuori dell'esercizio delle funzioni. Nel primo comma, vengono, quindi, richiamati non solo i doveri di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo ed equilibrio, ma anche un più generale dovere di rispetto della dignità personale.

Nel secondo comma vengono vietati i comportamenti che, sebbene legittimi, compromettano la credibilità, il prestigio ed il decoro del magistrato e dell'istituzione giudiziaria. Il terzo comma esprime nel modo più evidente il principio di tipizzazione: la norma seleziona infatti, tra le violazioni dei doveri previsti in via generale dai primi due commi, solo quelle integranti le fattispecie illecite descritte negli articoli 2, 3 e 4.

Il successivo articolo 2 elenca, poi, gli illeciti disciplinari commessi nell'esercizio delle funzioni; trattasi di fattispecie in gran parte già focalizzate dalla giurisprudenza del Consiglio superiore della magistratura e della Suprema corte di Cassazione, alle quali si accompagna, quale norma di chiusura prevista dall'art. 2, comma 6, lett. a) della legge 25 luglio 2005 n. 150, la previsione di ogni altra violazione dei doveri di imparzialità, laboriosità, correttezza e diligenza.

L'articolo 3 elenca gli illeciti disciplinari commessi al di fuori dell'esercizio delle funzioni. Le fattispecie descritte contemplano svariati comportamenti, ognuno dei quali, però, lede in misura prevalente uno o alcuni dei doveri previsti dall'art. 1.

L'articolo 4 contempla come illecito disciplinare una serie di fatti, la cui rilevanza in termini di elementi costitutivi di reato è stata accertata in sede penale, anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti.

L'articolo 5 elenca le sanzioni, che devono ritenersi tassative, conseguenti alla violazione dei doveri specificati dagli articoli precedenti.

Di rilievo è il meccanismo previsto dal secondo comma per il caso di concorso di illeciti. La legge delega ha previsto che quando, per il concorso di più illeciti disciplinari, si dovrebbero irrogare più sanzioni meno gravi, si applichi altra sanzione di maggiore gravità, sola o congiunta con quella meno grave se compatibile.

In attuazione di tale direttiva si è previsto che, nell'ipotesi di illeciti disciplinari puniti con sanzioni disomogenee, si applichi quella prevista per l'infrazione più grave; nell'ipotesi in cui, invece, gli illeciti siano puniti con sanzioni omogenee, si applicherà quella immediatamente più grave. In entrambi i casi, potrà applicarsi anche la sanzione meno grave, se compatibile.

Gli articoli 6, 7, 8, 9, 10 e 11 definiscono le sanzioni applicabili, che sono l'ammonimento, la perdita dell'anzianità, la temporanea incapacità ad esercitare un incarico direttivo o semidirettivo, la sospensione dalle funzioni (da 3 mesi a 2 anni), la rimozione. Le caratteristiche strutturali dell'ammonimento, della censura, della perdita dell'anzianità e della rimozione, restano sostanzialmente invariate rispetto al R. D. L.gs 31 maggio 1946 n. 511 (Guarentigie della magistratura), mentre è stata introdotta la sanzione dell' incapacità temporanea ad esercitare un incarico direttivo o semidirettivo. Sono dunque previste sanzioni conservative (ammonimento, censura, perdita dell'anzianità, temporanea incapacità ad esercitare un incarico direttivo o semidirettivo, sospensione dalle funzioni) e sanzioni non conservative (rimozione).

Ammonimento e censura sono formalizzate nel dispositivo della decisione disciplinare; la rimozione, anch'essa pronunziata in esito al procedimento innanzi al Consiglio superiore della magistratura, viene attuata mediante decreto del Presidente della Repubblica.

La perdita dell'anzianità e la sospensione temporanea ad esercitare un incarico sono contenute entro limiti temporali minimi e massimi.

L’articolo 12 prevede, poi, quali sanzioni debbano essere comminate per le singole fattispecie di illecito, in attuazione dei principi posti dall'articolo 2 comma 6 lett. h), i) ed l) della legge 150/2005.

Sono, quindi, previste sanzioni non inferiori alla censura, ognuna corrispondente, in ordine di crescente gravità, ad un insieme di illeciti disciplinari connotati da un analogo disvalore.

L'articolo 13 prevede il trasferimento d'ufficio e i provvedimenti cautelari.

In particolare, ai sensi del comma 1, la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, nell'infliggere una sanzione diversa dall'ammonimento e dalla rimozione, può disporre il trasferimento del magistrato ad altra sede o ad altro ufficio quando, per la condotta tenuta, la permanenza nella stessa sede o nello stesso ufficio appare in contrasto con il buon andamento dell'amministrazione della giustizia. il trasferimento è obbligatorio nel caso in cui è comminata la sanzione della sospensione dalle funzioni, ovvero quando l'illecito disciplinare abbia arrecato ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti.

Il secondo comma prevede, poi, la possibilità di trasferire il magistrato di sede, o di destinarlo ad altre funzioni, in via cautelare, ove ricorrano motivi di particolare urgenza, sempre che sussistano gravi elementi di fondatezza dell'azione disciplinare.

 

Il Capo II ridelinea, in conformità con i principi e criteri direttivi della legge delega, la disciplina del procedimento per l'applicazione delle sanzioni disciplinari ai magistrati.

L'articolo 14 disciplina, in particolare, la fase di avvio del procedimento disciplinare. La novità di maggior rilievo introdotta dalla legge di delegazione e recepita nel presente decreto è rappresentata, ferma restando la doppia titolarità dell'azione disciplinare in capo al Ministro della giustizia ed al Procuratore generale presso la Corte di cassazione (comma 1), dall'esercizio obbligatorio dell'azione da parte di quest'ultimo. Così, mentre il Ministro guardasigilli manterrà la “facoltà” di promuovere l'azione disciplinare, conformemente a quanto previsto dall'art. 107, secondo comma, della Costituzione, mediante richiesta di indagini al procuratore generale (comma 2), l'esercizio dell'azione disciplinare da parte di quest'ultimo organo - che ne invia comunicazione al Consiglio superiore della magistratura ed al Ministro della giustizia che può chiederne l'estensione ad altri fatti - non sarà più connotato dal carattere della facoltatività, assegnatogli sinora dall' articolo 14, primo comma, n. 1), secondo periodo, della legge 24 marzo 1958, n. 195, ma da quello della obbligatorietà (comma 3).

Il comma 4, primo periodo, dell'articolo 15 pone poi l'obbligo, a carico del Consiglio superiore della magistratura, dei consigli giudiziari e dei dirigenti degli uffici, di comunicare ai titolari dell'azione disciplinare i fatti rilevanti sotto tale profilo; analogo e strumentale obbligo di comunicazione dei fatti disciplinarmente rilevanti concernenti l'attività dei magistrati della sezione o del collegio è posto, dal secondo periodo del medesimo comma 4, in capo ai rispettivi presidenti. L'inosservanza dell'obbligo posto in capo a questi ultimi soggetti, nonché in capo al dirigente dell'ufficio, è sanzionata ai sensi dell' articolo 2, comma 1, lett. dd), del decreto.

L'articolo 15 regola i termini dell'azione disciplinare. Mentre resta fermo che l'azione disciplinare deve essere promossa entro un anno dall'apprendimento della notizia, “a seguito dell'espletamento di sommarie indagini preliminari, o di denuncia circostanziata o di segnalazione del Ministro della giustizia” (comma 1, primo periodo), viene chiarito, nel secondo periodo del medesimo comma, quale sia il contenuto proprio di una denuncia circostanziata, in difetto del quale la denuncia medesima non potrà costituire notizia di rilievo disciplinare. Quanto agli ulteriori termini della sequenza, mentre resta pure fermo quello di un anno dall'inizio del procedimento – segnato dalla richiesta di indagini rivolta dal Ministro al Procuratore generale o dalla comunicazione di quest'ultimo al Consiglio superiore (comma 3) - per lo svolgimento delle indagini nel procedimento disciplinare, viene ridotto il lasso temporale entro il quale dovrà essere pronunciata la sentenza dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura: non più due, ma un solo anno dalla richiesta di fissazione dell'udienza di discussione orale o per la declaratoria di non luogo a procedere (comma 2). Il comma 6 disciplina, infine, i termini per la pronuncia nel giudizio di rinvio conseguente all'annullamento della sentenza della Sezione disciplinare da parte della Corte di cassazione.

Il comma 4 detta la disciplina relativa alla comunicazione all'incolpato dell'inizio del procedimento, con l'indicazione del fatto addebitatogli,nonché delle ulteriori contestazioni nel corso delle indagini. E' prevista la facoltà per l'incolpato di farsi assistere, sin dalla fase istruttoria, da un difensore, avvocato o magistrato, anche in quiescenza. Il comma 5 detta la disciplina della nullità degli atti di indagine non preceduti dalla comunicazione all'incolpato o dall'avviso al difensore, se previsto. I commi 7 e 8 prevedono, rispettivamente, l' estinzione del procedimento disciplinare per l' inosservanza dei termini, sempre che l'imputato vi consenta, e la disciplina delle ipotesi di sospensione dei termini medesimi.

L'articolo 16 disciplina la fase istruttoria del procedimento disciplinare.

Viene, in primo luogo, eliminata la possibilità, per il Procuratore generale, di scegliere se procedere tramite istruzione formale, spettante ad uno dei componenti della Sezione disciplinare, o tramite istruzione sommaria, spettante al Procuratore generale o ad un magistrato del suo ufficio, attraverso la previsione che all' attività di indagine proceda sempre il pubblico ministero, cioè, appunto, il Procuratore generale o un suo sostituto (comma 1).

In secondo luogo, con il comma 2, viene eliminato il rinvio al previgente codice di rito penale e, quindi, l'ultrattività delle disposizioni del medesimo in materia istruttoria. Dalla data di efficacia del decreto legislativo verranno dunque osservate, in quanto compatibili, le norme del vigente codice di procedura penale del 1989, con l'espressa esclusione, peraltro, di quelle che comportano l'esercizio di poteri coercitivi nei confronti dell'imputato, delle persone informate sui fatti, dei periti e degli interpreti, estranee alla natura del procedimento e dell'illecito disciplinari, fatta salva l'applicazione dell' articolo 133 c.p.p..

Il comma 3 mantiene il richiamo alle disposizioni penali sostanziali per ciò che attiene alle persone informate sui fatti, ai periti ed agli interpreti.

Il comma 4 introduce una ulteriore novità di rilievo, contemplata dalla legge di delegazione: la possibilità per il P:G., ove lo ritenga necessario “ai fini delle determinazioni sull'azione disciplinare”, di acquisire atti coperti da segreto investigativo, senza che lo stesso possa essergli opposto, fermo restando che, qualora il procuratore della Repubblica “comunichi, motivatamente, che dalla divulgazione degli atti coperti da segreto investigativo possa derivare grave pregiudizio alle indagini”, il Procuratore generale dovrà disporre con decreto che tali atti rimangano segreti per un periodo non superiore a dodici mesi, sospendendo il procedimento per uguale periodo.

Il comma 5 prevede, infine, la possibilità per il pubblico ministero di delegare il compimento di atti di indagine da compiere fuori dal proprio ufficio ad altro magistrato in servizio presso la procura generale della corte di appello nel cui distretto l'atto deve essere compiuto.

L'articolo 17 disciplina la fase relativa alla chiusura delle indagini.

Con riferimento a tale fase, particolarmente significativo è il rilievo attribuito dal legislatore delegante e, conseguentemente dal decreto, al ruolo del Ministro della giustizia.

In particolare, nel caso di richiesta di declaratoria di non luogo a procedere (di cui al comma 6), il Ministro della giustizia potrà opporvisi, nelle ipotesi in cui abbia promosso l'azione disciplinare o richiesto l'integrazione della contestazione, presentando memoria; in caso di accoglimento dell'opposizione - sulla quale pronuncia, in camera di consiglio, la sezione disciplinare - il Ministro della giustizia potrà chiedere al presidente della sezione disciplinare la fissazione dell'udienza di discussione orale, formulando l'incolpazione (comma 7). Nell'ipotesi di richiesta di declaratoria di non luogo a procedere, e sempre che abbia promosso l'azione disciplinare o richiesto l'integrazione della contestazione, il Ministro della giustizia potrà, peraltro, anche optare per richiedere direttamente al presidente della sezione disciplinare la fissazione dell'udienza di discussione orale, formulando l'incolpazione (comma 8).

Nel caso in cui invece il procuratore generale formuli l'incolpazione e richieda al presidente della sezione disciplinare la fissazione dell'udienza di discussione orale (comma 2), ricevuta la relativa comunicazione, il Ministro della giustizia potrà, nei successivi 20 giorni, chiedere l'integrazione e, nel caso di azione disciplinare da lui promossa, la modificazione della contestazione, che il procuratore generale sarà tenuto a porre in essere (comma 3). La disposizione in esame prevede, ancora, che il Ministro della giustizia, nel caso in cui abbia promosso l'azione disciplinare, richiesto l'integrazione o la modificazione della contestazione, possa esercitare la facoltà di partecipare all'udienza orale, della cui data gli viene dato avviso, delegando un magistrato dell'Ispettorato del Ministero (comma 5). Analoga facoltà è prevista nelle ipotesi di cui ai commi 7 e 8.

L'articolo 18 detta le regole relative al dibattimento nel giudizio disciplinare.

Degna di nota risulta, in primo luogo, l'espressa previsione relativa alla pubblicità dell'udienza, fatte salve le ipotesi in cui è consentita l'eccezione a tale regola generale (comma 2). Il comma 3 disciplina la assunzione delle prove da parte della sezione disciplinare, mentre il comma 4, richiama, anche per il dibattimento, le norme del codice di procedura penale vigente, in quanto compatibili. Il comma 5 mantiene, infine, il richiamo alle disposizioni penali sostanziali per ciò che attiene ai testimoni, ai periti ed agli interpreti.

L'articolo 19 disciplina lo svolgimento della discussione finale e le modalità della deliberazione da parte della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (comma 1), la forma di sentenza del provvedimento, la decisione ed il deposito dei motivi della sentenza (comma 2), la comunicazione dei provvedimenti adottati al Ministro della giustizia, con riferimento alle sole ipotesi in cui egli abbia promosso l'azione disciplinare ovvero richiesto l'integrazione o la modificazione della contestazione, con invio di copia integrale, anche ai fini della decorrenza dei termini per il ricorso alle sezioni unite della Corte di cassazione (comma 3).

L'articolo 20 disciplina i rapporti tra il procedimento disciplinare ed il giudizio civile o penale, prevedendo, al comma 1, che l'azione civile di risarcimento del danno o l'azione penale relativa allo stesso fatto, non hanno effetto preclusivo dell'azione disciplinare, ferme restando, tuttavia, le ipotesi di sospensione dei termini di cui all'articolo 15, comma 8 e, dunque, tra l'altro, la sospensione del corso dei termini del procedimento disciplinare in caso di esercizio della azione penale per il medesimo fatto, di cui alla lettera a), dell'articolo 15, comma 8, citato.

Al comma 2 sono poi dettate le regole relative alla efficacia delle sentenze penali irrevocabili di condanna, delle sentenze penali irrevocabili emesse ai sensi dell'art. 444 c.p.p. e delle sentenze penali irrevocabili di assoluzione nel giudizio disciplinare.

Gli articoli 21 e 22 disciplinano le ipotesi di sospensione cautelare obbligatoria e di sospensione cautelare facoltativa. In particolare, mentre la sospensione è facoltativa allorquando il magistrato è sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo punibile, anche in via alternativa, con pena detentiva, o quando al medesimo possono essere ascritti fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare, che siano, per la loro gravità, incompatibili con l'esercizio delle funzioni, essa è invece obbligatoria nel caso in cui nei confronti del magistrato sottoposto a procedimento penale sia adottata una misura cautelare personale. Il provvedimento, che comporta la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio e la collocazione fuori del ruolo organico della magistratura, è adottato dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura su richiesta del Ministro della giustizia o del Procuratore generale presso la Corte di cassazione.

Sono poi disciplinati, oltre al procedimento applicativo, le ipotesi di revoca delle misure, la corresponsione di un assegno alimentare durante la sospensione e gli effetti delle pronunce di proscioglimento o di non luogo a procedere adottate nel procedimento penale o di quelle, adottate nell'ambito del procedimento disciplinare, di non luogo a procedere o di assoluzione o condanna ad una sanzione diversa dalla rimozione o dalla sospensione dalle funzioni per un tempo pari o superiore alla durata della sospensione, in termini di riacquisto, da parte del magistrato, del diritto agli stipendi ed alle altre competenze non percepiti, detratte le somme già corrispostegli a titolo di assegno alimentare.

L'articolo 23 attua, al comma 1, il principio e criterio della legge di delegazione, che riconosce al magistrato sottoposto a procedimento penale e cautelarmente sospeso, nei confronti del quale sia stata poi pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento o sentenza di non luogo a procedere non più soggetta ad impugnazione, il “diritto ad essere reintegrato a tutti gli effetti nella situazione anteriore”. Tale diritto è stato inteso ancorando la suddetta “reintegrazione” al criterio, oggettivo, costituito dalla attribuzione al magistrato, nel limite dei posti vacanti, di funzioni di livello pari a quelle più elevate assegnate ai magistrati che lo seguivano nel ruolo al momento della sospensione cautelare, con l'eccezione delle funzioni direttive superiori giudicanti e requirenti di legittimità e delle funzioni direttive superiori apicali di legittimità, previa valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, delle attitudini desunte dalle funzioni da ultimo esercitate. Nelle ipotesi in cui non sia possibile l'assegnazione di funzioni più elevate rispetto a quelle svolte al momento della sospensione – non avendole ottenute i magistrati che seguivano nel ruolo il magistrato reintegrato o non essendo state le stesse conferite al medesimo dal Consiglio superiore della magistratura all'esito della valutazione attitudinale compiuta – il magistrato sarà assegnato, alla stregua di quanto previsto dal secondo periodo della lettera m) del comma 7 dell'articolo 2 citato, al posto precedentemente occupato, se vacante; in caso contrario egli avrà diritto di scelta fra quelli disponibili ed entro un anno potrà chiedere l'assegnazione ad ufficio analogo a quello originariamente ricoperto, con precedenza rispetto ad eventuali concorrenti.

L'articolo 24, in attuazione del principio di delega previsto dall'articolo 2, comma 7, lettera l) della legge n. 150/2005, introduce il nuovo regime della impugnazione contro i provvedimenti in materia di sospensione cautelare, obbligatoria e facoltativa, (di cui agli articoli 21 e 22) e contro le sentenze della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

La norma, che nulla innova in materia di legittimazione attiva e quanto al tipo di impugnazione, atteso che il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti innanzi indicati continua ad essere proposto dall'incolpato, dal Ministro della giustizia e dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione, stabilisce, in maniera innovativa, che il predetto ricorso debba essere effettuato nelle forme e nei limiti stabiliti (non più dal codice di procedura civile, ma) dal vigente codice di procedura penale, e che debba essere indirizzato (non più alle Sezioni Unite Civili, bensì) alle Sezioni Unite penali.

In tal modo, il giudice di legittimità non dovrà più valutare, con gli strumenti del processo civile, una decisione assunta sulla base di istituti affini al processo penale. Inoltre, al fine di abbreviare i tempi di durata del processo, viene espressamente previsto che la decisione del ricorso deve  essere adottata entro il termine massimo di sei mesi dalla proposizione del ricorso per cassazione.

Da sottolineare, infine, la disposizione secondo la quale, nei confronti dei provvedimenti in materia di sospensione, la proposizione del ricorso per cassazione non ha effetto sospensivo del provvedimento impugnato.

L'articolo 25, in attuazione del principio di delega previsto dall'articolo 2, comma 7, lettera n) della legge n. 150/2005, disciplina l'istituto della revisione, mezzo di impugnazione straordinario delle sentenze irrevocabili adottate dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il comma 1, dispone che la revisione è ammessa in ogni tempo, in caso di travisamento dei fatti rispetto a quanto accertato in sede penale, nel caso in cui emergano nuovi elementi di prova atti a dimostrare l'insussistenza dell'illecito disciplinare, in caso di sanzione disciplinare determinata da falsità o altro reato accertato con sentenza irrevocabile.

Il comma 2 indica le condizioni richieste a pena di inammissibilità della domanda di revisione.

I commi 3 e 6 trattano, rispettivamente, della legittimazione attiva del magistrato al quale è stata applicata la sanzione disciplinare o, in caso di morte dello stesso, dei suoi familiari, e quella del Ministro della giustizia del Procuratore generale presso la Corte di cassazione.

Il comma 7 detta norme di carattere processuale, mentre il comma 8 ammette il ricorso per cassazione dinanzi alle Sezioni Unite penali contro la decisione che dichiara inammissibile l'istanza di revisione.

Infine, il comma 10, prevede che il magistrato assolto con decisione irrevocabile a seguito di giudizio di revisione abbia diritto alla ricostruzione integrale della carriera ed alla percezione delle spettanze economiche arretrate.

 

Il capo III reca Modifica alla disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento d'ufficio.

L'articolo 26 dà attuazione al criterio di delega contenuto nell'articolo 2, comma 6, lettera n), seconda parte, della legge n. 150/2005, il quale richiede la modifica del secondo comma dell'articolo 2 del regio decreto legislativo n. 511/1946 al fine di precisare che, salvo i casi in cui costituisca pena accessoria di una sanzione disciplinare o misura cautelare in pendenza di un procedimento disciplinare, il trasferimento d'ufficio ad altra sede o la destinazione ad altro ufficio del magistrato, possono essere disposti con procedimento amministrativo “solo per una causa incolpevole tale da impedire al magistrato di svolgere le sue funzioni, nella sede occupata, con piena indipendenza ed imparzialità”. In altri termini, la norma ha voluto collocare nell'ambito delle sanzioni accessorie dell'illecito disciplinare i casi in cui il magistrato, per sua colpa o per dolo, non possa più svolgere con piena indipendenza ed imparzialità le proprie funzioni nella sede occupata, mentre ha limitato la sfera di applicazione del procedimento amministrativo di trasferimento d'ufficio ai sensi del secondo comma dell'articolo 2 del R.Dlgs. 511/1946 alle sole ipotesi in cui la situazione di c.d. incompatibilità ambientale dipenda da causa indipendente da colpa del magistrato interessato.

Al fine di sottolineare tale distinzione, mentre la disciplina dei trasferimenti di ufficio disposti all'esito o come misura cautelare di un procedimento disciplinare sono disciplinati dall'articolo 13 del decreto, le modifiche apportate dalla norma in commento all'articolo 2, secondo comma, del regio decreto legislativo n. 511/1946 continuano a riguardare, in via esclusiva, i trasferimenti di ufficio disposti con procedimento amministrativo.

Il secondo comma dell'articolo 26 dà attuazione al criterio di delega contenuto nell'articolo 2, comma 6, lettera n), terza parte, della legge n. 150/2005 che, coerentemente con la novità introdotta con il primo comma dell'articolo in commento, richiede una disciplina transitoria in base alla quale i procedimenti amministrativi di trasferimento d'ufficio non ancora definiti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, per fatti astrattamente riconducibili agli illeciti disciplinari previsti dagli articoli 2, 3 e 4 dello decreto medesimo, dovranno essere “trasmessi al Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione per le sue determinazioni in ordine all'azione disciplinare.”.

L'articolo 27 attua il principio di delega contenuto nell'articolo 2, comma 6, lettera o), della legge n. 150 del 2005 che richiede di inserire, attraverso la modifica dell'articolo 3 del regio decreto legislativo n. 511 del 1946, una previsione che consenta ai magistrati dispensati dal servizio per infermità o sopravvenuta inettitudine di transitare nei ruoli della pubblica amministrazione, con funzioni amministrative. La norma precisa che il magistrato dispensato dal servizio potrà essere destinato, a domanda, e nel limite dei posti diponibili, presso il Ministero della giustizia. Le modalità ed i criteri di comparazione di tale destinazione saranno definiti con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica ed il Ministro dell'economia e delle finanze, tenuto conto del tipo e gravità dell'infermità o della sopravvenuta inettitudine. L'articolo precisa infine il trattamento economico del magistrato dispensato dal servizio e destinato allo svolgimento di funzioni amministrative.

L'articolo 28 dà attuazione al criterio di delega contenuto nell'articolo 2, comma 6, lettera q) della legge n. 150/2005, il quale, innovando rispetto all'attuale situazione, richiede di equiparare gli effetti della decadenza a quelli delle dimissioni. Esso, pertanto, equiparando gli effetti della decadenza a quelli della domanda con la quale il magistrato chiede di cessare di far parte dell'ordine giudiziario, estende a tutti i casi di decadenza, sia quelli previsti dall'articolo 11 del regio decreto n. 12/1941, che quelli previsti dall'articolo 127 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (T.U. delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato) il divieto di riammissione in magistratura del magistrato decaduto.

L'articolo 29 attua il criterio di delega contenuto nell'articolo 2, comma 6, lettera p) della legge n. 150/2005 e, con il sistema della novella, riformula gli articoli 18 e 19 del regio decreto n. 12/1941, disciplinando “in maniera più puntuale e rigorosa” le norme in materia di incompatibilità di sede per il magistrato.

Posto che la legge delega ha previsto l'introduzione, salvo eccezioni, di un criterio generale di incompatibilità “per il magistrato a svolgere l'attività presso il medesimo ufficio in cui parenti sino al secondo grado, affini in primo grado, il coniuge o il convivente esercitano la professione di magistrato o di avvocato o di ufficiale o agente di polizia giudiziaria”, il nucleo centrale delle modifiche apportate agli articoli 18 (in materia di incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con esercenti la professione forense) e 19 (in tema di incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con magistrati o ufficiali o agenti di polizia giudiziaria) del regio decreto n. 12/1941 consistono nella puntuale individuazione delle deroghe al generale principio di incompatibilità innanzi indicato. A tal fine, la tecnica normativa utilizzata, è stata quella di indicare, in senso positivo, anche alla luce del contenuto delle circolari del Consiglio Superiore della Magistratura, i casi in cui si verificano in concreto le ipotesi di incompatibilità di sede del magistrato.

 

Il Capo IV disciplina l'ambito di applicazione del decreto, le abrogazioni e la decorrenza di efficacia.

L'articolo 30, relativo all'ambito di applicazione, esclude che il decreto si applichi alle magistrature amministrativa e contabile.

L'articolo 31 elenca le disposizioni la cui abrogazione - ferma restando l'ulteriore opera di coordinamento delle disposizioni del decreto legislativo con le altre leggi dello Stato e di abrogazione delle disposizioni con esso incompatibili, che il legislatore delegato è chiamato a svolgere nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 3, della legge delega - si è ritenuto opportuno disporre sin dalla data di acquisto di efficacia del decreto, al fine di evitare dubbi ed incertezza interpretative.

L'articolo 32 disciplina la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto, conformemente a quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge 150/2005.

 


La legge 269 del 2006, recante la sospensione e la modifica di talune disposizioni delle riforma Castelli

Nel corso della attuale legislatura il Parlamento ha approvato la legge 24 ottobre 2006, n. 269 che è intervenuta su tre dei decreti legislativi sopra illustrati (e precisamente i nn.106, 109 e 160 del 2006) adottati in attuazione della delega contenuta nella legge 25 luglio 2005, n. 150, disponendone, secondo i casi, la sospensione dell’efficacia o la modifica del contenuto. In particolare, sono stati novellati i decreti relativi all’assetto dell’ufficio del PM (n. 106) e agli illeciti disciplinari dei magistrati (n. 109) mentre è stata differita l'entrata in vigore del D.Lgs 160 sull’accesso, la carriera e le funzioni dei magistrati, ritenuto difficilmente emendabile e comunque meritevole di una riforma più articolata e approfondita.

La legge 269/2006, composta di 4 articoli, ha dettato, infine, ulteriori modifiche normative ed una specifica disciplina transitoria.

 

Nella sua stesura originaria, il disegno di legge del Governo (AS 635) si limitava a disporre la sospensione dell’efficacia dei tre decreti legislativi citati. Nella relazione di accompagnamento al provvedimento veniva infatti evidenziato che la concreta operatività di questi decreti legislativi avrebbe comportato la tempestiva riorganizzazione di interi settori dell’apparato giudiziario e, nello stesso tempo, la realizzazione di numerose e complesse attività da parte del Consiglio superiore della magistratura nell’esercizio dei suoi compiti istituzionali. Peraltro la decorrenza di efficacia dei tre decreti legislativi (fissata al novantesimo giorno successivo alla pubblicazione degli stessi in Gazzetta Ufficiale) ha di fatto coinciso con la scadenza nel luglio 2006 del Consiglio superiore della magistratura in carica, con la conseguenza che, come testualmente evidenziatonella citata relazione, l’Ordine giudiziario sarà privo di un governo autonomo nella pienezzadei suoi poteri, mentre l’operatività dei suddetti decreti legislativi richiede l’immediato e fattivo impegno del Consiglio superiore della magistratura nell’attuazione di una normativa completamente nuova rispetto all’impianto anteriore.

 

L’articolo 1, al comma 1, ha sospeso fino alla data del 31 luglio 2007 l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 160/2006 (Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonchè in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della L. 25 luglio 2005, n. 150).

 

Il comma 2 del medesimo articolo apporta alcune modifiche al decreto legislativo 106/2006 (Disposizioni in materia di riorganizzazione dell’ufficio del pubblico ministero, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera d) della legge 25 luglio 2005, n. 150) mantenendo in capo al procuratore della Repubblica la titolarità esclusiva dell’ azione penale.

 

Nello specifico, la lettera a) del comma citato sopprime, all’articolo 1 del decreto legislativo 106/2006, le parole “sotto la propria responsabilità”, espressione, questa, riferita all’esercizio dell’azione penale da parte del procuratore della Repubblica nei modi e termini previsti dalla legge.

La successiva lettera b) sostituisce l’articolo 2, relativo alla titolarità dell’azione penale, stabilendo il principio secondo il quale il procuratore della Repubblica, titolare esclusivo dell’azione penale, la esercita personalmente o mediante assegnazione ad uno o più magistrati dell’ufficio, assegnazione che può riguardare anche uno o più procedimenti o singoli atti di essi.

Sostanzialmente viene quindi sostituito al meccanismo della delega quello dell’assegnazione, rimanendo per il resto inalterate le rimanenti previsioni, tra le quali quella riguardante la facoltà per il procuratore della Repubblica, con l’atto di assegnazione per la trattazione di un procedimento, di stabilire i criteri ai quali il magistrato deve attenersi nell’esercizio della relativa attività e di revocare l’assegnazione nel caso in cui il magistrato non si attenga ai principi stabiliti dal procuratore oppure insorga un contrasto tra i due circa le modalità di esercizio.

E’ stata comunque soppressa la previsione di inserimento nel fascicolo personale del magistrato del provvedimento di revoca delle delega e delle eventuali osservazioni del delegato.

 

Il comma 3 apporta, poi, alcune modifiche al decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109 (Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità, nonché modifica della disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento di ufficio dei magistrati, a norma dell’articolo 1, comma 1, lettera f) della legge 25 luglio 2005, n. 150).

 

Al riguardo, fermo restando il principio della tipizzazione degli illeciti disciplinari sono state previste talune modifiche alle singole ipotesi di illecito, mentre in tema di procedimento disciplinare si è introdotto un meccanismo di filtro che consenta di esaminare preventivamente esposti manifestamente infondati o che concernono questioni a prima vista non suscettibili di sanzione disciplinare senza dover impegnare in tutto il procedimento la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.

È stato poi portato a due anni il periodo di tempo concesso al procuratore generale per l’esaurimento della fase istruttoria nonché il tempo previsto per la sezione disciplinare per l’emissione della relativa sentenza.

Venendo all’esame più specifico delle modificazioni apportate al testo del decreto legislativo 109/2006, la lettera a) del comma 3 abroga i commi 2 e 3 dell’articolo 1, concernente i doveri del magistrato.

 

In proposito va ricordato che il citato comma 2 dell’articolo 1 stabiliva genericamente il divieto per il magistrato di tenere, anche fuori dall’esercizio delle proprie funzioni, comportamenti, ancorché legittimi, che compromettano la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria. Il comma 3 qualificava poi come illecito disciplinare le violazioni dei doveri (otre che del comma 1) del comma 2 sopra descritto.

 

La lettera b) del comma 3 detta una serie di modifiche all’articolo 2 del citato decreto legislativo, che definisce ed elenca gli illeciti disciplinari nell’esercizio delle funzioni.

Viene in primo luogo abrogata la lettera i), che qualifica come illecito disciplinare del magistrato il perseguimento di fini estranei ai suoi doveri ed alla funzione giudiziaria.

Viene inoltre sostituita, rendendone più stringente la formulazione, la lettera v), nel senso di qualificare come illecito disciplinare le pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino i soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui nonché la violazione del divieto di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106 riguardante le regole da osservare in tema di rapporti con gli organi di informazione.

Viene conseguentemente anche abrogata la lettera z) che qualifica autonomamente come illecito disciplinare la violazione delle citate regole in tema di rapporti con gli organi di informazione.

Viene inoltre soppressa la lettera bb) che qualifica come illecito il rilasciare dichiarazioni ed interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura.

Anche la sostituzione della lettera ff) è diretta a rendere più stringente la qualificazione del relativo illecito disciplinare limitato all’adozione di provvedimenti non previsti da norme vigenti ovvero sulla base di un errore macroscopico o di grave e inescusabile negligenza.

 

La lettera c), sostituendo il comma 2 dell’articolo 2 del decreto legislativo 109/2006 stabilisce che l'attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilità disciplinare tanto in presenza di interpretazione di norme di diritto ma anche di valutazione del fatto e delle prove.

La lettera d) dispone le modifiche all’articolo 3 del citato decreto legislativo, concernente gli illeciti disciplinari fuori dall’esercizio delle funzioni, abrogando le lettere f) ed l) riguardanti, rispettivamente, la qualificazione come illecito disciplinare della pubblica manifestazione di consenso o dissenso in ordine a un procedimento in corso  quando, per la posizione del magistrato o le modalità di espressione del giudizio sia idonea a condizionare la libertà di decisione nel procedimento medesimo, e di ogni altro comportamento idoneo a compromettere l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell’apparenza, e sostituendo le lettere h) ed i).

Le nuove disposizioni prevedono che l’iscrizione o la partecipazione a partiti politici possa qualificarsi come violazione disciplinare solo quando sia sistematica e continuativa (lettera h), e che l’uso strumentale della qualità di magistrato debba condizionare l’esercizio di funzioni costituzionalmente previste (lettera i).

La lettera e) inserisce un nuovo articolo 3 bis che esclude, in ogni caso, la configurabilità dell’illecito quando il fatto è disciplinarmente irrilevante.

La lettera f) sostituendo il comma 4 dell’articolo 14, relativo alla titolarità dell’azione disciplinare, si limita ad inserire i procuratori aggiunti tra i soggetti tenuti a comunicare ai dirigenti degli uffici i fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare.

All’articolo 15 viene poi inserito dalla lettera g) un nuovo comma 1-bis diretto ad escludere la promovibilità dell’azione disciplinare quando siano decorsi dieci anni dal fatto.

Come sopra già ricordato, inoltre, al comma 2 del medesimo articolo viene portato da uno a due anni il termine (decorrente dall’inizio del procedimento) entro il quale il procuratore generale è tenuto a concludere la fase istruttoria e quello (decorrente in questo caso dalla richiesta) entro il quale la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura si pronuncia.

Inoltre, mediante alcune modifiche al comma 8, vengono ampliate le ipotesi di sospensione del corso dei termini dell’azione disciplinare, compresa l’ipotesi di decadenza prevista dal nuovo comma 1-bis sopra illustrato.

La lettera h) introduce una serie di modifiche all’articolo 16 riguardante le Indagini nel procedimento disciplinare.

Vengono innanzitutto dettate alcune modifiche al comma 4 concernenti il regime di secretazione degli atti disposto dal Procuratore generale che, precedentemente consentito in alcune ipotesi per un periodo massimo di dodici mesi, può essere prorogato di altri sei mesi su richiesta motivata del procuratore della repubblica o di altri dodici mesi quando si procede per reati di cui all’articolo 407, comma 2, c.p.p.

Viene inoltre inserito, dopo il comma 5, il comma 5-bis disciplinate il potere di archiviazione del Procuratore generale esercitabile in una serie di casi:

 

Viene poi disposta la comunicazione al Ministro della giustizia del provvedimento di archiviazione ed attribuita a quest’ultimo la facoltà di richiedere la trasmissione di copia degli atti e di richiedere al presidente della sezione disciplinare la fissazione dell’udienza di discussione orale formulando l’incolpazione. Tale potere deve essere esercitato dal Ministro entro termini prefissati, decorsi inutilmente i quali il provvedimento di archiviazione acquista efficacia.

Conseguentemente alle modifiche illustrate alla rubrica dell’articolo 16 vengono aggiunte le parole “Potere di archiviazione”.

Modifiche all’articolo 17, concernete la Chiusura delle indagini sono poi dettate dalla lettera i).

 Mediante un intervento sui commi 5 e 7, viene soppressa la previsione che consente al Ministro, al quale viene comunicato il decreto di fissazione dell’udienza di discussione nel procedimento disciplinare, di partecipare all’udienza delegando un magistrato dell’ispettorato.

La lettera l) sopprime il secondo periodo del comma 1 dell’articolo 18, disciplinante la discussione nel giudizio disciplinare, che consente al delegato del Ministro della giustizia di presentare memorie, esaminare testi, consulenti e periti e interrogare l’incolpato.

Coordinata con le modifiche sopra esaminate appare anche quella disposta all’articolo 19, comma 1, dalla lettera m) che elimina il riferimento alle conclusioni del delegato del Ministro della giustizia quale passaggio necessario per la deliberazione di competenza della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.

La lettera n) aggiunge un periodo al comma 1 dell’articolo 22 relativo alla sospensione cautelare facoltativa.

Sostanzialmente, nei casi di minore gravità, viene consentito al Ministro della giustizia od al Procuratore generale di chiedere alla sezione disciplinare il trasferimento provvisorio dell’incolpato (piuttosto che, come nei casi più gravi, la sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura) ad altro ufficio di un distretto limitrofo, diverso da quello indicato dall’articolo 11 c.p.p. relativo alla competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati.

La lettera o) sostituisce il comma 2 dell’articolo 24 riguardante le impugnazioni delle decisioni della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, stabilendo che la Corte di cassazione decida a sezioni unite civili (invece che penali) entro sei mesi dalla data di proposizione del ricorso.

Limitate sono anche le modifiche che la lettera p) introduce ai commi 7 ed 8 dell’articolo 25 riguardante la revisione delle sentenze divenute irrevocabili con le quali è stata applicata una sanzione disciplinare.

In sede di dichiarazione di inammissibilità dell’istanza di revisione da parte della sezione disciplinare è stata soppresso il riferimento all’obbligo di sentire il Ministro della giustizia (comma 7) mentre viene consentito il ricorso alle sezioni unite civili (anziché penali) della Corte di cassazione contro la decisione che dichiara inammissibile l’istanza di revisione.

Infine, la lettera q) inserisce dopo l’articolo 32, l’articolo 32- bische detta le disposizioni transitorie, stabilendo che le disposizioni del decreto legislativo si applichino ai procedimenti disciplinari promossi a partire dalla data della sua entrata in vigore. Per i fatti commessi anteriormente a tale data viene tuttavia disposta l’applicabilità, se più favorevoli, delle disposizioni di cui agli articoli da 17 a 21 e da 27 a 38 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946 n. 511 (Guarentigie della magistratura).

Infine viene disposto un adeguamento ad alcune delle nuove disposizioni introdotte, stabilendo che i ricorsi proposti avverso le sentenze pronunziate dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura pendenti presso le sezioni unite penali della Corte di cassazione sono trasferiti alle sezioni unite civili della Corte medesima.

 

L’articolo 2 sostituisce il comma 3 dell’articolo 1 della legge 25 luglio 2005, n. 150, recante la delega al Governo per la riforma dell’ordinamento giudiziario.

La nuova formulazione del comma citato delega il Governo, entro i centoventi giorni successivi alla data di entrata in vigore delle disposizioni contenute nei decreti legislativi emanati nell’esercizio della delega (di cui al comma 1) ad adottare i decreti legislativi recanti la disciplina transitoria, se necessaria, oltre che le norme eventualmente occorrenti per il coordinamento dei medesimi con le altre leggi dello Stato, e l’abrogazione delle norme divenute incompatibili.

 

Viene quindi modificato il termine per l’esercizio di questa delega da parte del Governo (precedentemente fissato in novanta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1 dell’articolo 1, pari ad un anno dall’entrata in vigore della legge 150/2005) e resa eventuale l’esercizio della delega medesima, poiché subordinata all’effettiva necessarietà della disciplina transitoria e di coordinamento.

Inoltre, viene stabilito che i decreti legislativi previsti nel comma in esame divengono efficaci dopo quindici giorni dalla loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

 

L’articolo 3 modifica l’articolo 1, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 28 agosto 1995, n. 361, convertito, con modificazioni, nella legge 27 ottobre 1995, n. 437 (Differimento di termini previsti da disposizioni legislative in materia di interventi concernenti la pubblica amministrazione).

Il testo previgente della disposizione (concernente progetti finalizzati e disposizioni in materia di incarichi ed altre disposizioni) prevedeva che l'applicazione degli articoli 7, commi 1 e 3, e 7-bis, della legge 24 marzo 1958, n. 195 (come modificata dagli articoli 2 e 3 della legge 12 aprile 1990, n. 74), nella parte in cui rispettivamente prevedono che la segreteria e l'ufficio studi e documentazione del Consiglio superiore della magistratura sono costituiti da funzionari da selezionare mediante concorsi pubblici, fosse differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario.

A seguito della riformulazione, il termine di applicazione delle disposizioni richiamate al citato articolo 1, comma 6, primo periodo, risulta differito alla data di efficacia dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n. 150.

 

L’articolo 4 è suddiviso in due commi che prevedono rispettivamente la disciplina applicabile durante il periodo di sospensione dell’efficacia del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 e la salvaguardia degli effetti prodotti e delle situazioni esaurite durante la vigenza di quest’ultimo.

Il primo comma, in particolare, stabilisce che, fino al 31 luglio 2007, ossia fino alla scadenza del periodo di sospensione dell’efficacia del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, continuano ad applicarsi, nelle materie oggetto del citato decreto, le disposizioni del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), nonché le altre disposizioni in materia di ordinamento giudiziario, ed in particolare gli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 16 gennaio 2006, n. 20.

Il decreto legislativo n. 20/2006 detta la Disciplina transitoria del conferimento degli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità, nonché di primo e secondo grado, a norma dell'articolo 2, comma 10, della legge. 25 luglio 2005, n. 150. L’articolo 2 del citato decreto stabilisce che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di legittimità possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno due anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511. Analogamente, l’articolo 3 prevede che gli incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo e di secondo grado possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo.

Al fine di salvaguardare il principio di certezza delle situazioni giuridiche, il comma 2 dell’articolo 4 fa salvi gli effetti già prodotti e le situazioni esaurite durante il periodo di vigenza del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160.


 

Contenuto del provvedimento

Come precedentemente rilevato, il disegno di legge del Governo A.C 2900, approvato in prima lettura dal Senato e composto da otto articoli, novella alcuni dei decreti legislativi emanati in attuazione della legge delega n. 150 del 2005[18] (c.d. "riforma Castelli"), recante la riforma dell’ordinamento giudiziario (cfr. successivo quadro normativo).

 

Nello specifico, il disegno di legge in esame interviene su diversi aspetti della citata riforma, con particolare riferimento alla disciplina prevista in materia di accesso in magistratura, tirocinio, funzioni, formazione, aggiornamento e progressione in carriera dei magistrati. Esso, inoltre, modifica la composizione e le funzioni del Consiglio direttivo presso la Corte di Cassazione e dei Consigli giudiziari.

 

Articolo 1
(Modifiche al capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)

 

I primi due articoli del provvedimento in esame, ampiamente modificati dal Senato, introducono numerose modifiche al decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160/2006 relativo alla disciplina per l’accesso in magistratura, alla progressione economica e alle funzioni dei magistrati.

Come già accennato, si tratta di una disciplina la cui efficacia è stata sospesa fino al 31 luglio 2007 dalla legge 269/2006 (v. ante, quadro normativo).

 

Nello specifico, l'articolo 1 del disegno di legge prevede talune modifiche al capo I del D.Lgs 160/2006 (artt. da 1 a 9), attualmente rubricato “Disposizioni in tema di ammissione in magistratura e uditorato”.

Oltre alla sostituzione del termine uditorato con quello di tirocinio (comma 1), la norma provvede ad una integrale sostituzione dell’articolo 1 del D.Lgs 160/2006, riscrivendo la disciplina del concorso per uditore giudiziario, ora definito "concorso per magistrato ordinario"(comma 2).

Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, la nuova disciplina – che conferma, sostanzialmente, quello in magistratura come un  concorso di secondo grado - viene riformata per ovviare ad alcune storiche problematiche, ed in particolare:

 

-       alla lunghezza delle procedure concorsuali, rallentate dall'elevato numero di partecipanti;

-       all’inadeguatezza delle prove scritte d'esame, di taglio prevalentemente teorico.

 

A tal fine, l’articolo 1 del d.d.l. riscrive le norme sul concorso, anzitutto precisando che la nomina a magistrato ordinario si consegue mediante concorso "di norma" annuale per esami, in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno tali nel successivo quadriennio per i quali può essere attivata la procedura concorsuale.

Per quanto concerne le prove di esame, il successivo comma 2, confermata l’articolazione delle prove d'esame in prove scritte e prove orali e l’eliminazione della prova preliminare realizzata con l'ausilio di sistemi informatizzati, conferma l'obbligo di osservanza delle disposizioni del RD n. 1860 del 1925 (art. 8) volte a garantire l’anonimato dei concorrenti[19].

 

Per quanto riguarda, poi, il contenuto delle prove si segnala che, in relazione alla prova scritta, il testo del Governo, nella sua originaria formulazione, prevedeva che ai tre attuali elaborati teorici (diritto civile, penale ed amministrativo) venisse aggiunto un elaborato pratico, consistente nella redazione di un provvedimento in materia di diritto e procedura civile ovvero diritto e procedura penale, sorteggiato dalla commissione la stessa mattina della prova; analogo sorteggio veniva previsto, giornalmente, in relazione all'ordine delle prove.

Al riguardo, si segnala che entrambe queste previsioni (prova pratica e sorteggio giornaliero delle prove) sono state soppresse dal Senato.

Pertanto, l'attuale formulazione del comma 3 dell'articolo 1 del D.Lgs 160/2006, nel testo trasmesso dal Senato e ora all'esame della Camera dei deputati prevede esclusivamete che "La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, diritto penale, e diritto amministrativo".

 

Per quanto riguarda, poi, le novità previste in relazione alla prova orale si segnala che:

a) viene escluso il diritto industriale;

b) è precisato che diritto internazionale è sia pubblico che privato);

c) è aggiunto il diritto fallimentare;

d) è precisato che in relazione alla lingua straniera il candidato può scegliere tra la lingua inglese, spagnola, francese e tedesca.

e) alla conoscenza di elementi d’informatica giuridica viene, altresì, aggiunta quella di elementi di ordinamento giudiziario.

 

Al riguardo, si ricorda che la prova orale è prevista dal D.Lgs 160/2006 su ciascuna delle seguenti materie o gruppi di materie (art. 1, comma 4):

a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;

b) procedura civile;

c) diritto penale;

d) procedura penale;

e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;

f) diritto commerciale e industriale;

g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

h) diritto comunitario;

i) diritto internazionale ed elementi di informatica giuridica;

l) lingua straniera, scelta dal candidato fra quelle ufficiali dell'Unione europea.

 

In relazione, poi, al punteggio necessario ai fini dell'ammissione alla prova orale e all'idoneità concorsuale, si segnala che per quanto riguarda l'ammissione all'orale è confermata la necessità di una votazione minima di 12/20 di punto in ognuna delle prove scritte, mentre in relazione alla prova orale è confermata la necessità di conseguire un punteggio non inferiore a 6/10 in ciascuna delle materie. Per conseguire, in fine, l’idoneità concorsuale è ora necessario un punteggio complessivo nelle prove scritte ed orali di almeno 108 punti (il D.Lgs 160/2006/2006 prevede un punteggio minimo di 105 punti). E’ inoltre necessario un giudizio di sufficienza in relazione alla prova di lingua.

 

Ulteriori novità riguardano, poi, le motivazioni dei giudizi delle prove d’esame ai sensi dell’art. 3 della legge 241/1990 sul diritto d’accesso, in quanto si prevede che in ciascuna prova il giudizio sia motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico; l’insufficienza è, invece, motivata con la sola formula “non idoneo”.

 

L’art. 3 della legge 241/1990 stabilisce che ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l'organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione, in relazione alle risultanze dell'istruttoria. Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell'amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest'ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l'atto cui essa si richiama.

In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l'autorità cui è possibile ricorrere.

 

Da ultimo, il comma 2 dell'articolo 1 del ddl in esame, detta una nuova formulazione dei commi 6 e 7 dell'art. 1 del D.Lgs 160/2006 riguardanti l'obbligatorietà dell'indicazione dell'area funzionale giudicante o requirente cui essere assegnati dopo il concorso e la previsione del colloquio psico- attitudinale nell'ambito della prova orale.

 

Conseguentemente, dalle nuove norme sono stati eliminati, rispettivamente:

a)  l’obbligo di indicazione obbligatoria da parte del candidato, già nella domanda, dell’area funzionale cui accedere in caso di esito positivo del concorso (funzione requirente o funzione giudicante),nonchè il riferimento al punteggio della prova orale di lingua straniera da sommare a quello complessivo.

 

In base al citato comma 6 dell’art. 1 del decreto legislativo 160/2006, il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso, a pena di inammissibilità, se intende accedere a posti nella funzione giudicante ovvero a quelli nella funzione requirente. Deve indicare, inoltre, la lingua straniera sulla quale intende essere esaminato. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o entrambe le sotto commissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti. Il voto sulla conoscenza della lingua straniera, espresso in decimi, si aggiunge a quello complessivo ottenuto dal candidato ai sensi del comma 5.

 

b)  la specifica prova psico-attitudinale alla professione, da sostenere nell’ambito delle prove orali.

 

Il comma 7 dell’art. 1 del D.Lgs 160/2006 prevede che, nell'ambito delle prove orali, i candidati sostengono un colloquio di idoneità psico-attitudinale all'esercizio della professione di magistrato, anche in relazione alle specifiche funzioni indicate nella domanda di ammissione. La valutazione dell'esito del colloquio, condotto dal professore universitario incaricato (scelto tra i docenti di una delle classi di laurea in scienze e tecniche psicologiche di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 4 agosto 2000) è operata collegialmente dalla commissione.

 

A seguito delle citate soppressioni il comma 6 del decreto legislativo 160/2006 si limita ora a specificare che con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o di entrambe le sottocommissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti

 

Il nuovo comma 7 riguarda ora la copertura dei posti di magistrato nella Provincia di Bolzano, per cui permangono i requisiti del bilinguismo (italiano e tedesco) previsti dal DPR 752/1976[20].

Stante l’obbligo del bilinguismo, il colloquio previsto tra le prove orali dovrà essere tenuto su una lingua dell’Unione europea diversa dal tedesco.

 

Il comma 3 dell’articolo 1 del d.d.l. in esame novella, poi, l’art. 2 del D.Lgs 160/2006 relativo ai requisiti per l’ammissione al concorso.

Tale disposizione, pur innovata nel contenuto, conferma la linea ispiratrice della riforma Castelli impostando, pur con specifici correttivi, il concorso da magistrato ordinario come concorso di secondo grado.

 

Il D.Lgs 160/2006 prevede, in relazione ai titoli posseduti, la partecipazione al concorso a magistrato di coloro che:

a)    hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito apposito diploma presso le scuole di specializzazione nelle professioni legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni. Il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali è determinato, fermo quanto previsto nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, in misura non superiore a dieci volte il maggior numero dei posti considerati negli ultimi tre bandi di concorso per uditore giudiziario;

b)    hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

c)    hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense;

d)    hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto, dopo il superamento del relativo concorso, funzioni direttive nelle pubbliche amministrazioni per almeno tre anni;

e)    hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno quattro anni senza demerito e senza essere stati revocati o disciplinarmente sanzionati;

f)     hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

 

In relazione alla disciplina recata dal D.Lgs 160/2006, il comma 3 dell'articolo 1 del ddl in esame, oltre a modificare la rubrica dell’art. 2, comma 1, del citato D.Lgs stabilisce che siano ammessi al concorso in magistratura coloro che, non incorsi in sanzioni disciplinari, siano:

1)      magistrati amministrativi e contabili;

2)      procuratori dello Stato;

3)      appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso di laurea in giurisprudenza;

4)      avvocati iscritti all'albo;

5)      dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell'area C prevista dal vigente CCLN, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, assunti con concorso nel quale era richiesto il possesso di diploma di laurea in giurisprudenza conseguita, salvo che non si tratti di una seconda laurea, a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni;

6)      dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti all’ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso nel quale era richiesto il possesso di diploma di laurea in giurisprudenza conseguita a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere;

7)      magistrati onorari che hanno svolto le proprie funzioni per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati.

 

Al concorso per esami sono altresì ammessi:

 

1)      i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le citate scuole di specializzazione nelle professioni legali;

2)      i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del dottorato di ricerca in materia giuridiche;

3)      i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza a seguito di un concorso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore di due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

 

Ai fini dell’anzianità minima richiesta per l’ammissione al concorso, la norma precisa la non cumulabilità delle anzianità maturate in più categorie tra quelle previste.

 

Ulteriori integrazioni dei requisiti di accesso al concorso per esami sono previste dal successivo comma 2 dell’art. 2 del D.Lgs 160/2006.

 

Attualmente il citato decreto legislativo prevede l’ammissione al concorso per i candidati che, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, risultino di età non inferiore a 21 anni e non superiore a 40 anni e, soddisfino le seguenti condizioni:

a) essere cittadino italiano;

b) avere l'esercizio dei diritti civili;

c) possedere gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.

 

L’art. 1, comma 3 del d.d.l. introduce, infatti, due nuove lettere, b-bis) e b-ter), al comma 2 dell’art. 2 del D.Lgs 160/2006 che prevedono, rispettivamente l’incensurabilità della condotta del candidato e la circostanza rappresentata dal fatto di non essere stato dichiarato per tre volte inidoneo nei concorsi in magistratura, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda.

 

Nel corso dell’esame del provvedimento al Senato è stato, poi, soppresso il riferimento alla applicabilità delle disposizioni vigente per l’elevamento del limite massimo di età nei casi stabiliti dalle disposizioni stesse.

 

Va, peraltro, rilevato che il requisito della incensurabilità della condotta – ora avente dignità autonoma - risulta già previsto al quarto comma dell’art. 2 del D.Lgs 160/2006, non modificato dal d.d.l. in esame. Tale norma prevede che il CSM non ammette al concorso i candidati che, per le informazioni raccolte, non risultano di condotta incensurabile; qualora non si provveda all’ammissione con riserva, il provvedimento di esclusione e' comunicato agli interessati almeno trenta giorni prima dello svolgimento della prova scritta.

 

L’art. 1, comma 4, del disegno di legge riformula, poi, i commi 1 e 4 dell’art. 3 del D.Lgs 160/2006 (Indizione del concorso e svolgimento della prova scritta).

 

Il nuovo comma 1 elimina il riferimento alla città di Roma come possibile sede unica del concorso, prevedendone lo svolgimento con cadenza di norma annuale in una o più sedi stabilite nel relativo decreto di indizione.

 

La corrispondente norma del D.Lgs 160/2006 stabilisce, infatti, che salvo quanto previsto dal comma 4, il concorso ha luogo in Roma, di regola nei giorni immediatamente prossimi al 15 settembre di ogni anno e, comunque, nei trenta giorni prima o dopo la predetta data.

 

Per quanto riguarda, poi, il caso in cui la prova scritta venga svolta contemporaneamente in più sedi, il nuovo comma 4 stabilisce che la commissione esaminatrice espleta le operazioni inerenti alla formulazione e alla scelta dei temi presso la sede di Roma e presiede allo svolgimento della prova. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, su delibera conforme del CSM, e composto da almeno cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell'area C, così come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano presente. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata della prova.

 

Il comma 5 dell’articolo in esame propone una modifica al comma 2 dell’art. 4 del D.Lgs 160/2006 che ha natura di semplice coordinamento normativo con le previsioni di cui al comma 1 dello stesso articolo. Tale ultima norma è, infatti, relativa alla possibilità di presentazione della domanda di concorso non solo tramite la sua presentazione al CSM ma anche mediante spedizione di raccomandata A/R.

 

Di maggiore portata risulta, invece, la novella all’art. 5 del D.Lgs 160/2006 di cui al comma 6 dell’art. 1 del d.d.l. in esame e relativa alla Commissione di concorso.

L’intervento su tale disciplina ha comportato la totale riscrittura della norma, con eccezione del comma 8.

 

A questo proposito si ricorda che l’art. 5 prevede che a commissione di concorso sia nominata nei dieci giorni che precedono quello di inizio della prova scritta con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, ed e' composta da magistrati, aventi almeno cinque anni di esercizio nelle funzioni di secondo grado, in numero variabile fra un minimo di dodici e un massimo di sedici e da professori universitari di prima fascia nelle materie oggetto di esame da un minimo di quattro a un massimo di otto; il professore universitario incaricato del colloquio psico-attitudinale di cui all'articolo 1, comma 7, e' scelto tra i docenti di una delle classi di laurea in scienze e tecniche psicologiche, di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 4 agosto 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000 - supplemento ordinario n. 170 - e successive modificazioni. La funzione di presidente e' attribuita ad un magistrato che esercita da almeno tre anni le funzioni direttive giudicanti di legittimità ovvero le funzioni direttive giudicanti di secondo grado e quella di vicepresidente da un magistrato che esercita funzioni di legittimità; il numero dei componenti e' determinato tenendo conto del presumibile numero dei candidati e dell'esigenza di rispettare le scadenze indicate nell'articolo 7; il numero dei componenti professori universitari e' tendenzialmente proporzionato a quello dei componenti magistrati. Non può essere nominato componente chi ha fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi precedentemente banditi (comma 1).

 Nella delibera di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura designa, tra i componenti della commissione, due magistrati e tre docenti universitari delle materie oggetto della prova scritta, ed altrettanti supplenti, i quali, unitamente al presidente ed al vicepresidente, si insediano immediatamente. I restanti componenti si insediano dopo l'espletamento della prova scritta e prima che si dia inizio all'esame degli elaborati (comma 2).

Nella seduta di insediamento di tutti i suoi componenti, la commissione definisce i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali dei candidati (comma 3).

Il presidente della commissione e gli altri componenti appartenenti alla magistratura possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di cinque anni, che, all'atto della nomina, non hanno superato i settantacinque anni di età e che, all'atto della cessazione dal servizio, esercitavano le funzioni richieste per la nomina (comma 4). Il presidente della commissione può essere sostituito dal vice presidente o, in caso di assenza o impedimento di quest'ultimo, dal più anziano dei magistrati presenti (comma 5).

Insediatisi tutti i componenti, la commissione, nonche' ciascuna delle sottocommissioni, ove costituite, svolgono la loro attività in ogni seduta con la presenza di almeno nove di essi, compreso il presidente, dei quali almeno uno professore universitario. In caso di parità di voti, prevale quello del presidente. Nella formazione del calendario dei lavori il presidente della commissione assicura, per quanto possibile, la periodica variazione della composizione delle sottocommissioni e dei collegi di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni (comma 6). Possono far parte della commissione esaminatrice esclusivamente quei magistrati che hanno prestato il loro consenso all'esonero totale dall'esercizio delle funzioni giudiziarie o giurisdizionali (comma 7). L'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, deliberato dal Consiglio superiore della magistratura contestualmente alla nomina a componente della commissione, ha effetto dall'insediamento del magistrato sino alla formazione della graduatoria finale dei candidati (comma 8).

Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti stabilito dal comma 1, il CSM nomina componenti della commissione magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali (comma 9).

Le funzioni di segreteria della commissione sono esercitate da personale amministrativo di area C, così come definita nel contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999 e sono coordinate da un magistrato addetto al Ministero della giustizia (comma 10).

 

A seguito della riformulazione dell’art. 5, la commissione esaminatrice, nominata 15 giorni prima della data della prova scritta con DM giustizia su conforme delibera del CSM., risulta ora composta in un numero stabile (anziché variabile) di 29 membri: un presidente, 20 magistrati, 5 professori universitari e 3 avvocati (comma 1).

 

Nello specifico, un nuovo comma aggiuntivo (1-bis) precisa che:

-    il presidente della commissione deve essere un magistrato che abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità;

-    i venti magistrati devono aver conseguito almeno la terza valutazione di professionalità;

-    i cinque professori universitari, nominati dal Consiglio universitario nazionale, devono essere di ruolo e titolari di insegnamenti nelle materie d’esame. Ad essi si applicano, su loro richiesta, le disposizioni di cui all’articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382[21];

-    i tre avvocati devono essere iscritti all’albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori nominati su proposta del Consiglio nazionale forense.

 

Il medesimo nuovo comma precisa, altresì, che non possono essere nominati componenti della commissione di concorso i magistrati, gli avvocati ed i professori universitari che nei dieci anni precedenti abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato ordinario.

Spetterà al CSM, quando non sia possibile raggiungere il numero di componenti della commissione, nominare d’ufficio magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni, fermo restando l’impossibilità di nominare membri di commissioni degli ultimi tre concorsi. (comma 2)

 

Il comma 3 dell'artico 5 è anch'esso modificato dal provvedimento in esame al fine di prevedere che la definizione dei criteri per la valutazione omogenea delle prove d'esame avvenga in tempi diversi: i criteri relativi agli scritti, sono, infatti, individuati nella seduta plenaria della commissione nel giorno e nell'ora che saranno indicati dal presidente alla chiusura delle prove (art. 8, comma 6, RD 1860/1925); quelli per la valutazione delle prove orali sono, invece, definiti prima dell’inizio delle stesse. A dette riunioni devono partecipare tutti i componenti della commissione salvi i casi di forza maggiore e legittimo impedimento (di valutazione del CSM). In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di dette sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio superiore può procedere alla revoca e alla sostituzione del componente”.

 

Il comma 4, anch'esso modificato, estende la possibilità di essere nominati membri della commissione anche ai professori universitari a riposo da non più di due anni che all’atto della cessazione dal servizio erano in possesso dei requisiti per la nomina; analoga possibilità è confermata in capo ai componenti magistrati.

Il comma 5 precisa che in caso di impedimento o assenza del presidente le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianità di servizio presente in ciascuna seduta ; l’attuale comma 5 prevede la sostituzione con il vice presidente (figura non prevista dal d.d.l.) o, in caso di assenza o impedimento di quest'ultimo, dal più anziano (per età) dei magistrati presenti.

Sempre con finalità acceleratorie della procedura concorsuale, il comma 6 prevede la possibilità di formazione di due sottocommissioni nel caso in cui i candidati che hanno portato a termine la prova scritta siano più di 300; in tale ipotesi, il presidente, dopo la valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obbiettivi, la metà dei candidati da esaminare.

 

Appare evidente, che la finalità della prima correzione collegiale è quella di fornire a tutti i membri un metro di valutazione omogeneo degli scritti da applicare poi in sede di sottocommissione.

 

Le sottocommissioni - presiedute dal presidente e dal magistrato più anziano - ed assistite ciascuna da un segretario, sono, per la valutazione degli elaborati scritti, suddivise in tre collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano; la commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Ciascun collegio della stessa sottocommissione esamina gli elaborati di una sola delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede.

Si è optato, quindi, per un sistema acollegi specializzati in cui ognuno dei quattro collegi valuta gli elaborati di una sola delle quattro materie oggetto di esame scritto: in ognuna delle due sottocommissioni vi sarà, quindi, un collegio che si occuperà degli elaborati di diritto civile; uno degli scritti di diritto penale; uno di quelli di diritto amministrativo; un ultimo collegio dovrà, infine, valutare il nuovo elaborato pratico introdotto dal nuovo comma 3 dell’art. 1 del D.Lgs 160/2006 (redazione di un provvedimento in materia civile-procedura civile o penale-procedura penale).

 

Il nuovo comma 7 dell’art. 5 rinvia per la disciplina della commissione e delle sottocommissioni alle norme dettate dal RD 1860 del 1925 ovvero agli artt. 12 e 13 per la valutazione degli scritti, agli artt. 14 e 15 per quella degli orali ed all’art. 16 in relazione ad entrambe le prove.

 

L’art. 12 del RD 1860 prevede che - compiute le operazioni di apertura dei pieghi contenenti gli elaborati scritti, raggruppamento e chiusura in un’unica busta più grande (su cui è apposto un numero progressivo) dei tre elaborati di ogni candidato (riconoscibili dallo stesso numero) - la Commissione è convocata nel termine di giorni cinque, per iniziare l'esame degli scritti.

Verificata l'integrità dei pieghi e delle singole buste il segretario, all'atto dell'apertura di queste, appone immediatamente sulle tre buste contenenti i lavori il numero già segnato sulla busta grande. Lo stesso numero sarà poi trascritto, appena aperte le buste contenenti i lavori, sia in testa al foglio o ai fogli relativi, sia sulle bustine contenenti il cartoncino di identificazione.

La Commissione legge nella medesima seduta i temi di ciascun candidato e, dopo avere ultimato la lettura dei tre elaborati, assegna contemporaneamente a ciascuno di essi il relativo punteggio secondo le norme indicate nell'art. 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e nell'art. 1 del decreto legislativo 19 aprile 1947, n. 974 (27).

Nel caso che la Commissione sia divisa in Sottocommissioni, queste nella medesima seduta procedono all'esame dei tre lavori di ciascun candidato e, ultimata la lettura degli elaborati, si riuniscono per la comunicazione delle rispettive valutazioni. Subito dopo ogni Sottocommissione assegna ai lavori da essa esaminati il punteggio secondo le norme indicate nel precedente comma.  Qualora la Commissione abbia fondate ragioni di ritenere che qualche scritto sia, in tutto o in parte, copiato da altro lavoro ovvero da qualche autore, annulla l'esame del candidato al quale appartiene lo scritto. Deve essere pure annullato l'esame dei concorrenti che comunque si siano fatti riconoscere.

Se la Commissione è divisa in Sottocommissioni, le deliberazioni di cui ai precedenti comma sesto e settimo spettano alla Commissione plenaria. Questa inoltre delibera definitivamente sulla idoneità o non idoneità di un candidato, quando la deliberazione della Sottocommissione sia stata presa a maggioranza e il commissario dissenziente richieda la deliberazione plenaria.

L’art. 13 stabilisce che, ultimata la lettura degli elaborati e deliberato il giudizio, il segretario nota immediatamente, a piede di ciascun lavoro, in tutte lettere, il voto assegnato. L'annotazione è sottoscritta dal presidente della commissione o della sottocommissione e dal segretario.

Terminata la disamina e votazione rispetto a tutti gli scritti, la commissione, in seduta plenaria procede senz'altro all'apertura delle buste contenenti i nomi dei concorrenti.

Ogni deliberazione presa in qualsiasi tempo per modificare i risultati delle votazioni delle prove scritte è nulla. Il risultato completo delle prove scritte sarà reso di pubblica ragione mediante foglio da affiggersi nei locali del Ministero.

L’art. 14 prevede che le prove orali hanno principio non più tardi di otto giorni dal compimento delle operazioni contemplate nell'articolo 13. Vi sono ammessi soltanto i candidati che abbiano riportato non meno di sei decimi dei voti in ciascuna prova ).

L'esame è pubblico: formano oggetto di esso le seguenti materie: diritto civile, diritto commerciale, diritto amministrativo, diritto penale, procedura civile, procedura penale, diritto costituzionale, diritto romano.

Ai sensi dell’art. 15, ogni membro della commissione può interrogare su qualsiasi materia, ma di regola il presidente delega in ciascuna seduta un commissario ad interrogare i candidati su una o più materie.

Concorrendo le circostanze indicate nel primo capoverso dell'art. 12 il presidente, sentiti i commissari, può formare due sottocommissioni, una per esaminare sulle materie di diritto privato, l'altra per esaminare sulle materie di diritto pubblico. Le sottocommissioni composte, rispettivamente di cinque e quattro membri, assistiti da un segretario, saranno presiedute dal presidente o dal commissario magistrato più anziano. (tale comma non appare, in realtà, coordinato con l’abrogazione (ad opera del D.Lgs 298/1997) del capoverso dell’art. 12 cui si riferisce).

Terminata la prova orale di ogni singolo candidato, si procede alla votazione secondo le norme indicate nel seguente articolo; il segretario ne scrive il risultato nel processo verbale, distintamente per ogni materia, rendendo immediatamente di pubblica ragione il risultato stesso, mediante foglio da affiggersi sulla porta della sala degli esami.

Quando la commissione sia divisa in sottocommissioni queste voteranno indipendentemente l'una dall'altra; i voti di ciascuna sommati, costituiranno il voto complessivo delle prove orali.

La disposizione dell'ultima parte dell'art. 12 relativa al giudizio definitivo rimesso alla commissione plenaria sulla idoneità o non idoneità di un candidato in caso di dissenso fra i membri della sottocommissione, non è applicabile alle sottocommissioni per gli esami orali.

In base all’art. 16, ogni commissario dispone di dieci punti per ogni prova scritta ed orale. Prima dell'assegnazione dei punti, la commissione o sottocommissione delibera per ciascuna prova, a maggioranza di voti, se il candidato meriti di ottenere il minimo richiesto per l'approvazione.

Nell'affermativa, ciascun commissario dichiara quanti punti intenda assegnare al candidato. La somma di tali punti, divisa per il numero dei commissari, costituisce il punto definitivamente assegnato al candidato. Le frazioni di voto non sono calcolate.

 

Si osserva come, ovviamente, le norme citate facciano riferimento, per le prove scritte, a tre elaborati (e non quattro, come previsto dal d.d.l. in esame), e per gli orali, alle materie previste prima dell’adozione del D.Lgs 160/2006/2006.

 

Mentre l’abrogazione del comma 9 dell’art. 5 del D.Lgs 160/2006, riveste natura di coordinamento normativo, la novella al comma 10 precisa che: la segreteria della commissione (e delle sottocommissioni) è composta da personale di area C in servizio presso il solo ministero della giustizia; inoltre, il dirigente coordinatore della segreteria non è più un qualsiasi magistrato del ministero della giustizia bensì quello titolare dell’ufficio del ministero della giustizia competente per il concorso.

 

I commi 7, 8 e 9 dell’art. 1 assumono, sostanzialmente, natura di coordinamento con la novella introdotta.

 

Il comma 7 dell’articolo 1 novella l’art. 6 del D.Lgs 160/2006, relativo ai lavori della commissione.

 

Il citato articolo 6 prevede che la commissione esaminatrice, durante la valutazione degli elaborati scritti e durante le prove orali, articola i propri lavori in modo da formare la graduatoria entro il termine di nove mesi a decorrere dal primo giorno successivo a quello di espletamento dell'ultima prova scritta (comma 1).

L'intera procedura concorsuale è espletata in modo da consentire l'inizio del tirocinio degli uditori entro dodici mesi dalla data di conclusione delle prove scritte del relativo concorso (comma 2).

I lavori della commissione sono articolati in ragione di un numero minimo di dieci sedute a settimana, delle quali cinque antimeridiane e cinque pomeridiane, salvo assoluta impossibilità della commissione stessa (comma 3).

Il presidente o, in sua mancanza, il vicepresidente possono in ogni caso disporre la convocazione di sedute supplementari qualora ciò risulti necessario per assicurare il rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7 (comma 4).

I componenti della commissione esaminatrice fruiscono del congedo ordinario nel periodo compreso tra la pubblicazione dei risultati delle prove scritte e l'inizio delle prove orali. L'eventuale residuo periodo di congedo ordinario è goduto al termine della procedura concorsuale (comma 5). La mancata partecipazione, anche se giustificata, di un componente a due sedute della commissione, qualora ciò abbia causato il rinvio delle sedute stesse, può costituire motivo per la revoca della nomina da parte del Consiglio superiore della magistratura (comma 6).

La commissione, o ciascuna delle sottocommissioni formate ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni, esamina ogni mese gli elaborati scritti di non meno di quattrocento candidati ed esegue l'esame orale di non meno di cento candidati (comma 7). Il mancato rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7 può costituire motivo per la revoca della nomina del presidente o del vicepresidente da parte del Consiglio superiore della magistratura (comma 8).

Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono determinate le indennità spettanti ai professori universitari componenti della commissione (comma 9).

 

Oltre alla rubrica dell’art. 6 ora denominata “Disciplina dei lavori della commissione” è, altresì modificato il comma 4  di tale articolo in conseguenza dell’eliminazione della figura del vicepresidente della commissione d’esame le cui competenze sono ora trasferite al magistrato con maggiore anzianità di servizio

 

Sempre con riferimento all'articolo 6, la novella al comma 5 estende esplicitamente al presidente della commissione il diritto di fruire del congedo previsto dalla norma.

 

E’ poi abrogata la previsione del comma 6 che prevede come possibile motivo di revoca della nomina da parte del CSM la mancata partecipazione, anche se giustificata, di un componente a due sedute della commissione, qualora ciò ne abbia causato il rinvio.

 

Il nuovo comma 7 aumenta da 400 a 600 il numero minimo degli elaborati scritti che la commissione deve valutare; gli esami orali da eseguire rimangono, invece, stabiliti nel numero di 100.

 

La modifica del comma 8 .è anch’essa conseguente alla soppressione della figura del vicepresidente.

 

Il comma 8 dell’art. 1 del d.d.l. modifica, poi, l’art. 8 del D.Lgs 160/2006/2006.

 

L’art. 8 (Nomina ad uditore giudiziario) del D.Lgs prevede che i concorrenti dichiarati idonei sono classificati secondo il numero totale dei punti riportati e, nello stesso ordine, sono nominati, con decreto ministeriale, uditore giudiziario, nei limiti dei posti messi a concorso (comma 1).

Espletata la procedura di cui al comma 1, l'indicazione di cui all'articolo 1, comma 6, primo periodo, costituisce titolo preferenziale su ogni altro, nei limiti dei posti vacanti, per la attribuzione della sede di prima destinazione nell'ambito della funzione indicata. In caso di parità di punti si applicano, altresì, le disposizioni generali vigenti sui titoli di preferenza per le ammissioni ai pubblici impieghi (comma 2).

 I documenti comprovanti il possesso di titoli di preferenza, a parità di punteggio, ai fini della nomina, sono presentati, a pena di decadenza, entro il giorno di svolgimento della prova orale (comma 3).

 

Oltre alla rubrica, ora coerentemente denominata “Nomina a magistrato ordinario”, è novellato il comma 1 con modifiche di natura formale e di coordinamento ed è soppresso il comma 2, divenuto inattuale a seguito dell’eliminazione dell’obbligo preliminare di scelta, già all’atto della domanda, della funzione (requirente o giudicante) da svolgere.

 

L’ultima modifica prevista dall’art. 1 del provvedimento in esame è introdotta dal comma 9 ed interessa l’art. 9 del D.Lgs 160/2006.

 

Detto art. 9 (Tirocinio degli uditori e ammissibilità all'esame per l'esercizio della professione di avvocato) stabilisce che gli uditori giudiziari svolgono il periodo di tirocinio con le modalità stabilite dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150 (comma 1).

Il periodo di uditorato e' valido, come pratica forense, agli effetti dell'ammissibilità all'esame per l'esercizio della professione di avvocato (comma 2).

 

La modifica alla rubrica dell’art. 9 ed al suo comma 1 deriva dalla attuale necessità di riferirsi al tirocinio dei magistrati ordinari anziché degli uditori e alla necessità di svolgere il tirocinio secondo le nuove disposizioni recate dal D.Lgs 26/2006.

Si segnala, da ultimo, che nel corso dell’esame del provvedimento al Senato è stato approvato un ultimo comma all’articolo 1 del decreto legislativo 160/2006 volto a specificare che i rinvii all’articolo 124 dell’ordinamento giudiziario[22] in materia di requisiti per l'ammissione al concorso si intendo operati all’articolo 2, comma 2, lettera b-bis del citato decreto legislativo n. 160 del 2006

 

 


Articolo 2
(Modifiche agli articoli da 10 a 53 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)

 

L’articolo 2del disegno di legge del Governo, ampiamente modificato dal Senato, novella talune disposizioni del D.Lgs 160/2006 (da artt 10 a 53), relative alle funzioni, alla progressione nella carriera ed al trattamento economico dei magistrati.

 

Nello specifico il comma 1 dell’art. 2 del d.d.l. sostituisce l'attuale articolo 10 del D.Lgs. 160/2006 -attualmente rubricato Funzioni dei magistrati e di cui si propone la nuova titolazione Funzioni- al fine di affermare il principio in base al quale i magistrati ordinari sono distinti secondo le funzioni esercitate.

 

A questo proposito si segnala che l’art. 10 del D.Lgs 160/2006, oggetto di modifica da parte dell'articolo in esame, prevede che le funzioni dei magistrati si distinguono in funzioni di merito e in funzioni di legittimità e sono le seguenti:

a) giudicanti di primo grado;

b) requirenti di primo grado;

c) giudicanti di secondo grado;

d) requirenti di secondo grado;

e) semidirettive giudicanti di primo grado;

f) semidirettive requirenti di primo grado;

g) semidirettive giudicanti di secondo grado;

h) semidirettive requirenti di secondo grado;

i) direttive giudicanti o requirenti di primo grado e di primo grado elevato;

l) direttive giudicanti o requirenti di secondo grado;

m) giudicanti di legittimità;

n) requirenti di legittimità;

o) direttive giudicanti o requirenti di legittimità;

p) direttive superiori giudicanti o requirenti di legittimità;

q) direttive superiori apicali di legittimità.

 

In particolare, a seguito delle modifiche che si intendono apportare con il provvedimento in esame, lefunzioni dei magistrati vengono distinte in (comma 2):

§      giudicanti

§      di primo grado

§      di secondo grado

§      di legittimità

§      semidirettive di primo grado; semidirettive elevate di primo grado; semidirettive  di secondo grado;

§      direttive di primo grado; direttive elevate di primo grado; direttive di secondo grado; direttive di legittimità; direttive superiori;direttive apicali.

§      Requirenti

§      di primo grado

§      di secondo grado

§      di coordinamento nazionale

§      di legittimità

§      semidirettive di primo grado; semidirettive elevate di primo grado; semidirettive di secondo grado

§      direttive di primo grado; direttive elevate di primo grado; direttive di secondo grado; direttive di coordinamento nazionale; direttive di legittimità; direttive superiori; direttive apicali

In relazione alla disposizione in esame si segnala che nel testo approvato dal Senato i magistrati della Direzione nazionale antimafia hanno un’autonoma classificazione funzionale (di coordinamento nazionale, v. ultra), mentre il testo iniziale del Governo ne prevedeva il relativo inquadramento nell'ambito delle funzioni requirenti di secondo grado.

I commi da 3 a 16 del nuovo art. 10 esplicitano, poi, il contenuto delle indicate funzioni, attualmente disciplinate dall'articolo 11 del decreto legislativo 160/2006, interamente sostituito dal successivo comma 2 dell'articolo in esame.

 

In particolare, il comma 3, del nuovo articolo 10 precisa quali sono le funzioni giudicanti e requirenti di primo grado.

 

Per l’art. 11, commi 1 e 2, D.Lgs 160, le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice di tribunale, di giudice del tribunale per i minorenni e di magistrato di sorveglianza. Le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

 

Al riguardo, l’unica novità introdotta dal comma 3 riguarda l’aggiunta tra le funzioni giudicanti di primo grado anche di quelle svolte dal magistrato addetto al massimario e al ruolo della corte di cassazione.

 

Il comma 4 del nuovo articolo 10 conferma le previsioni contenute nell'attuale versione dell’art. 11, commi 3 e 4, del D.Lgs 160, in base al quale le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere di corte di appello, mentre le corrispondenti funzioni requirenti sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di appello; in tali ultime funzioni non è contemplato il sostituto presso la Direzione nazionale antimafia che, a seguito dell’introduzione da parte dal Senato del nuovo comma 5 dell’art. 10, svolge funzioni “requirenti di coordinamento nazionale”.

Il comma 6 del nuovo articolo 10 conferma il contenuto dei commi 15 e 16 dell’art. 11 del D.Lgs, in base alle quali le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere della Corte di cassazione; quelle requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

 

Il comma 7 del nuovo art. 10 – relativo alle funzioni semidirettive giudicanti e requirenti di primo grado - novella, invece, il contenuto dei corrispondenti commi 5 e 6 dell’art. 11 del D.Lgs 160.

 

Detti commi prevedono che le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione di tribunale; quelle semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica aggiunto.

 

Tra le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono aggiunte quelle di presidente e presidente aggiunto della sezione GIP.

 

Il comma 8 dell’art. 10 introduce una nuova funzione rispetto a quelle previste dal D.Lgs 160/2006; la norma stabilisce, infatti, che funzioni semidirettive giudicanti elevate sono quelle di presidente della sezione GIP negli uffici giudiziari aventi sede nelle città di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia (art. 1, comma 1, DL 327/1989, convertito dalla legge 380/1989); l’attuale art. 10, comma 1 considera tali figure professionali svolgenti funzioni direttive giudicanti di primo grado elevato (v. ultra).

 

Il comma 9 del nuovo articolo 10 novella solo formalmente il contenuto dei corrispondenti commi 7 e 8 del D.Lgs160/2006; tali disposizioni prevedono che sono funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado quelle di presidente di sezione presso la corte d’appello; funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono, invece, quelle di avvocato generale presso la stessa corte.

 

Il successivo comma 10 riguarda, poi, le funzioni direttive giudicanti e requirenti di primo grado, oggetto degli attuali commi 9 e 10 dell’art. 11 del D.Lgs 160/2006. Anche la nuova norma conferma che le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di tribunale e di presidente del tribunale per i minorenni; quelle direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

 

Di grado appena superiore a quelle appena descritte sono le funzioni direttive elevate di primo grado, giudicanti e requirenti di cui al nuovo comma 11 dell’art. 10.

 

Si tratta di funzioni sostanzialmente corrispondenti alle funzioni direttive giudicanti e requirenti di primo grado elevato già previste dai commi 11 e12 dell’attuale art. 11 del D.Lgs 160/2006.

 

Il citato comma 11 prevede che sono funzioni direttive giudicanti di primo grado elevato quelle di presidente di tribunale e di presidente della sezione GIP dei tribunali di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia nonchè di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge sull’ordinamento penitenziario (L: 26 luglio 1975)[23].

Le funzioni direttive requirenti di primo grado elevato, ai sensi del comma 12, sono quelle di procuratore della Repubblica presso i tribunali ordinari delle città sopracitate.

 

Il nuovo comma 11 dell’art. 10 attribuisce, però, funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado - oltre che ai presidenti dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata all’ordinamento penitenziario - ai soli presidenti di tribunale ordinario aventi sede nelle citate città di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia (art. 1, comma 1, DL 327/1989). Nelle medesime città, i procuratori della Repubblica presso il tribunale ordinario rivestono corrispondenti funzioni requirenti.

Si rileva che l'originaria formulazione del testo del Governo attribuiva ai presidenti dei tribunali di sorveglianza funzioni direttive giudicanti di primo grado (comma 9). Il nuovo inquadramento previsto dal Senato è apparso maggiormente coordinato con l’art. 70-bis della legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario in base al quale il presidente del tribunale di sorveglianza deve essere un magistrato di Cassazione.

Pertanto, mentre in base alla disciplina del D.Lgs 160/2006 (art. 11) ai presidenti delle sezioni GIP nei tribunali di tali città sono attribuite funzioni direttive giudicanti di primo grado elevato,gli stessi soggetti rivestono, in base alla riforma in esame (v. comma 8), funzioni semidirettive giudicanti elevate di primo grado.

 

Il comma 12 conferma il contenuto dei commi 13 e 14 dell’art. 11 del D.Lgs 160 che prevedono che a svolgere funzioni direttive giudicanti di secondo grado siano i presidenti di corti d’appello; corrispondenti funzioni requirenti sono attribuite ai PG presso le stesse corti d’appello.

 

Il Procuratore nazionale antimafia, a seguito delle citata modifica del Senato, svolge funzioni superiori, ovvero, funzioni direttive requirenti di coordinamento nazionale (comma 13).

 

Il comma 14 conferma che le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione, mentre quelle direttive requirenti di legittimità sono svolte dall’avvocato generale presso la corte di cassazione.

 

Il comma 18 dell’art. 11 del D.Lgs 160/2006 stabilisce che le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale della procura generale presso la Corte di cassazione.

 

Il nuovo comma 15 – analogamente a quanto previsto dall'attuale comma 19 dell’art. 11 del D.Lgs 160/2006 - attribuisce funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità a due soli magistrati: il presidente aggiunto della corte di cassazione ed il presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche;  novità, invece, si riscontrano nell’attribuzione delle corrispondenti funzioni requirenti che, in tal caso, sono attribuite al solo procuratore generale aggiunto. Al PG presso la corte di Cassazione (ora funzionalmente affiancato al PG aggiunto, v art. 11, comma 20, D.Lgs 160) vengono attribuite, infatti, dal d.d.l. funzioni direttive apicali (v. ultra, comma 16).

 

I massimi gradi della carriera, sono, da ultimo, riservati, dal nuovo comma 16,  al Primo presidente presso la Corte di cassazione e al Procuratore generale presso la medesima Corte i quali rivestono, pertanto, le funzioni direttive apicali di legittimità giudicanti (il primo) e requirenti (il secondo).

 

Al riguardo si ricorda che la "riforma Castelli" riserva il massimo grado delle funzioni - le direttive superiori apicali di legittimità - al solo Primo presidente della Corte di cassazione. Infatti, al PG presso la cassazione sono attribuite dall’art. 11, comma 20, funzioni direttive superiori requirenti di legittimità

 

Come accennato, rilevanti modifiche sono, poi, introdotte dal d.d.l.  governativo in esame in relazione alla disciplina della progressione economica e delle funzioni dei magistrati.

 

Al riguardo, nella relazione illustrativa dell’AS 1447, presentato al Senato, il Governo ha precisato che nel configurare la nuova disciplina si è partiti dalla constatazione che il sistema di valutazioni della professionalità anteriore alla legge n. 150 del 2005, deve essere considerato non più adeguato, e quindi da riformare, per due prevalenti ragioni:

 

a) la professionalità del magistrato, nella sua ricchezza di conoscenza tecnica, di capacità nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e giurisdizionali, di consapevolezza del ruolo e di responsabilità professionale, non può più essere affermata per presunzioni e solo in occasione dei passaggi di qualifica troppo distanziati o di incarichi specifici;

b) il meccanismo è insufficiente ad attuare un reale vaglio delle specifiche capacità, delle doti e delle attitudini richieste per l’esercizio delle diverse funzioni che possono essere svolte nella sua vita professionale.

 

Si è dunque prefigurato un nuovo intervento riformatore volto a sostituire integralmente il D.Lgs 160 del 2006, giudicato farraginoso e basato - oltre su una opzione di fatto “per una distinzione delle funzioni assimilabile ad una separazione delle carriere” - anche “sulla scelta di una costruzione piramidale della carriera dei magistrati” e su un “sistema di valutazione per titoli ed esami scollegato ad un reale obiettivo di valutazione della professionalità funzionalizzato sull’efficienza”.

 

In via generale, la nuova disciplina introdotta dal disegno di legge approvato dal Senato si articola sui seguenti punti principali:

 

a)     l’introduzione di verifiche professionali ogni quattro anni;

b)     una progressione economica sganciata dall'anzianità e dalle funzioni e collegata alle sole valutazioni di professionalità;

c)     il possibile passaggio di funzioni (da giudicanti a requirenti e viceversa) per non più di quattro volte nel corso della carriera;

d)     la necessità di superare un concorso per soli titoli dopo aver conseguito la valutazione di professionalità richiesta, per esercitare incarichi di secondo grado, direttivi e semidirettivi(questi ultimi sempre temporanei);

e)     l'anzianità, da criterio di valutazione, diventa criterio di legittimazione per concorrere agli incarichi direttivi e semidirettivi;

f)       il conferimento delle funzioni di legittimità avverrà non solo in base al criterio di anzianità, bensì mediante l’accertata sussistenza di specifiche attitudini ad esercitarle;

g)     la possibilità di interventi in caso di riscontrata inadeguatezza professionale del magistrato valutato, modulati in modo differenziato, con ripercussioni, nelle ipotesi più gravi, anche sulla progressione economica;

h)     l’individuazione di una procedura urgente da attivare in caso di revoca dei dirigenti che si rilevano inadeguati.

 

Nello specifico, l’articolo 2, comma 2, del disegno di legge in esame formula un nuovo art. 11 del D.Lgs. 160[24] volto ad individuare i criteri e le modalità che devono essere osservate nello svolgimento delle valutazioni professionali dei magistrati e alle quali tutti i magistrati devono sottoporsi ogni quattro anni, fino al superamento della settima valutazione.

 

Tali valutazioni si riferiscono al complesso dell’attività professionale del magistrato e in particolare devono riguardare:

a)      la capacità;

b)      la laboriosità;

c)      la diligenza;

d)      l’impegno;

 

Inoltre, a seguito di una modifica introdotta dal Senato, è stato precisato che la valutazione dei magistrati deve essere operata sulla base di parametri oggettivi indicati dal CSM (v. ultra, comma 3) e, ove, riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti non può mai riguardare l’attività interpretativa di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove.

 

L’art. 11 individua, in relazione a tali parametri di valutazione, specifici indicatori della preparazione professionale del magistrato.

 

Per quel che riguarda la capacità professionale, oltre che alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, tale parametro è riferito, secondo le funzioni esercitate, al possesso delle tecniche di argomentazione e di indagine, anche in relazione all’esito degli affari nelle successive fasi e nei gradi del procedimento e del giudizio ovvero alla conduzione dell’udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all’idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

 

In relazione alla laboriosità, l'articolo 11 precisa che tale valore è riferito alla produttività con riferimento alla quantità e qualità degli affari trattati in rapporto alla tipologia degli uffici, alla loro condizione organizzativa e strutturale ai tempi di smaltimento degli affari, anche in riferimento agli standard di rendimento individuati dal CSM;

Per quel che riguarda la diligenza, essa è intesa come assiduità e puntualità in ufficio, rispetto dei termini per l’emissione, la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché con riferimento alla partecipazione alle riunioni previste per la discussione e l’approfondimento delle innovazioni legislative, per l’esame dell’evoluzione della giurisprudenza e per lo scambio di informazioni.

Da ultimo, l’impegno esprime il grado di partecipazione e di fattivo concorso del magistrato al buon andamento dell’ufficio nel quale opera, la disponibilità a sostituzioni di magistrati assenti, la frequenza di corsi di aggiornamento, l’apporto alla soluzione di problemi organizzativi del servizio-giustizia;

 

In relazione ai criteri di valutazione, si segnala che l’ulteriore parametro  della l’attitudine alla dirigenza, previsto dal testo originario del d.d.l. del Governo  è stato soppresso durante l’esame del provvedimento al Senato per essere considerato, con la nuova denominazione "attitudine direttiva" ai soli fini del conferimento ai magistrati delle funzioni direttive (v. ultra, nuovo art. 12, comma 12, D.Lgs 160/2006).

 

Il nuovo articolo 11 precisa, poi, che le valutazioni di professionalità sono di competenza del Consiglio superiore della Magistratura e vengono espresse a seguito di parere motivato dei Consigli giudiziari territorialmente competenti.

 

Rilevanti attribuzioni sono, inoltre, attribuite al CSM in relazione alla individuazione degli standard di rendimento nonché alla specificazione degli elementi sulla base dei quali il consiglio giudiziario deve esprimere il giudizio.

 

In particolare, il comma 3 del citato articolo 11 precisa che il Consiglio superiore della magistratura, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione in esame, disciplina con propria delibera gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei consigli giudiziari, i parametri per consentire l’omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno.

 

Tale delibera riguarda, in particolare, le modalità di raccolta della documentazione e d’individuazione a campione dei provvedimenti e verbali d’udienza, i dati statistici da raccogliere, le modalità per la redazione dei pareri dei Consigli giudiziari secondo modelli standard, gli indicatori oggettivi per l’acquisizione dei parametri di valutazione della professionalità, l’individuazione per ogni funzione dei magistrati, dei tempi medi di definizione dei diversi procedimenti. In particolare, la delibera dovrà prevedere, a fini di ulteriore valutazione, la possibilità per ogni membro del Consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo.

 

 

Il citato comma 3 prevede, inoltre, che ogni anno, entro il mese di febbraio (il testo iniziale del Governo prevedeva la data del 31 gennaio), i capi degli uffici giudiziari trasmettono ai Consigli giudiziari la documentazione a campione, le statistiche e le informazioni in ordine agli incarichi svolti dai magistrati.

Al termine del quadriennio, il Consiglio giudiziario avrà a disposizione per ogni magistrato un fascicolo contenente gli elementi di valutazione necessari al giudizio di professionalità da esprimere.

Saranno, quindi, valutate (comma 4, art. 11):

1)       le informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia; con una integrazione introdotta dal Senato si è precisato che l’ambito delle informazioni comprende anche quelle relative a rilievi di natura contabile e disciplinare nonchè – in coordinamento con quanto previsto dalla lett. a) del comma 3, dell’art. 11 – la  possibilità per ogni membro del Consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo;

2)       la relazione del magistrato sul lavoro svolto nel quadriennio unitamente a quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

3)       le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio, secondo i criteri stabiliti nei provvedimenti di cui al comma 19;

4)       gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 19, se non già acquisiti;

5)       l’indicazione degli incarichi giudiziari ed extragiudiziari svolti nel periodo valutato, con l’indicazione dell’impegno concreto che gli stessi hanno comportato;

6)       il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi nonché delle segnalazioni eventualmente pervenute dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti sulla professionalità, con particolare riguardo alle eventuali situazioni concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio o di preparazione giuridica. Il rapporto del capo dell’ufficio è trasmesso al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni. A seguito di una modifica introdotta dal Senato, analoga segnalazione può essere fatta dal Consiglio dell’ordine degli avvocati, per essere poi trasmessa al consiglio giudiziario dal presidente della corte d’appello o dl PG presso la stessa corte. E’, inoltre, ora specificata l’obbligatorietà della trasmissione di detti rapporti e segnalazioni al CSM.

 

Il Consiglio giudiziario può, inoltre, assumere informazioni su fatti specifici segnalati, a carico del magistrato, da suoi componenti o dai dirigenti degli uffici o dai consigli dell'ordine degli avvocati, garantendone il diritto di difesa e di audizione (comma 5, art. 11).

 

Si segnala, sul punto, che la circolare CSM 22 maggio 1985 (Criteri per la formulazione dei pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati, P-1275), come aggiornata dalle delibere 23 luglio 2003 e 26 gennaio 2005 prevede, in particolare, che i capi degli uffici giudiziari - in sede di parere per la progressione di carriera dei magistrati – procedono all’estensione della valutazione secondo uno specifico modello (allegato alla circolare) e sulla base di schemi omogenei. Ciò, allo scopo di rendere più oggettivi e meglio comparabili i giudizi formulati dai dirigenti e dai Consigli giudiziari.

 

Il Consiglio giudiziario, sulla base degli elementi in suo possesso formula un parere motivato al CSM, unitamente alla documentazione in suo possesso (comma 6, art. 11).

 

Per finalità di garanzia, il comma 8 dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 160 del 2006, nella sua nuova formulazione, prevede che entro 10 giorni dalla notifica del parere del consiglio giudiziario, il magistrato possa far pervenire al Consiglio superiore della magistratura le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

 

Al termine del giudizio di valutazione, il CSM può esprimere tre tipi di giudizi di professionalità (comma 9, art. 11):

a) positivo;

b) non positivo;

c) negativo

 

Il giudizio di professionalità è positivo se la valutazione è (almeno) sufficientein relazione ad ognuno dei parametri di capacità, laboriosità, diligenza e impegno.

 

Il giudizio di professionalità è non positivo se la valutazione è carente in relazione ad uno o più dei citati parametri.

 

il giudizio è, infine, negativo quando si rilevi una carenza grave  in due o più dei suddetti parametri valutativi. Durante l’esame al Senato, tale criterio è stato integrato prevedendo il giudizio negativo anche per il perdurare di carenze in uno o più di tali parametri, quando l’ultimo giudizio sia stato “non positivo”.

 

Ai sensi del successivo comma 10, nel caso di giudizio non positivo, il CSM procede ad una nuova valutazione dopo un anno, acquisito il parere del Consiglio giudiziario; durante tale anno il magistrato non potrà essere autorizzato allo svolgimento di incarichi extragiudiziari. Se il nuovo parere sarà positivo, a decorrere dalla scadenza dell’anno è dovuto al magistrato il nuovo trattamento economico o l’aumento periodico di stipendio (scatto biennale).

 

In relazione alla formulazione di questa disposizione si osserva che nulla si dice in relazione ad una eventuale valutazione non positiva o negativa del magistrato in sede di riesame.

 

Se il giudizio è negativo, il magistrato è ulteriormente valutato dal CSM dopo un biennio e “salta” così uno degli aumenti periodici biennali. Ai sensi del comma 13 il nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio.

 

In caso di giudizio negativo, Il CSM può disporre che il magistrato partecip ad un percorso formativo di riqualificazione professionale; può altresì assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una diversa funzione nella stessa sede o escluderlo, fino a nuova valutazione, dalla possibilità di accedere a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni specifiche Nel corso del biennio antecedente alla nuova valutazione il magistrato non può essere autorizzato ad assumere incarichi extragiudiziari (comma 12, art. 11).

Ai sensi del successivo comma 13, ad un secondo giudizio negativo da parte del CSM, previa audizione del magistrato, consegue la sua dispensa automatica dal servizio.

 

Il nuovo comma 14 dell'articolo 11, aggiunto nel corso dell’esame del provvedimento al Senato prevede ulteriori misure volte a garantire il rispetto delle garanzie difensive del magistrato nel caso di una sua audizione presso il CSM, prevista sia nell'eventualità di un primo e di un secondo giudizio negativo di professionalità (commi 11 e 13), sia quando l’audizione sia richiesta a seguito della notifica al magistrato del parere del Consiglio giudiziario (comma 7).

 

In particolare, prima delle citate audizioni il magistrato deve essere informato della facoltà di prendere visione degli atti del procedimento e di estrarne copia. Tra l’avviso e l’audizione deve intercorrere un termine non inferiore a sessanta giorni. Il magistrato ha, inoltre, facoltà di depositare atti e memorie fino a sette giorni prima dell’audizione e di farsi assistere da un altro magistrato nel corso della stessa. Nel caso di impedimento, l’audizione può essere differita per una sola volta.

 

Il comma 15 dell'articolo 11 del D.Lgs 160, nella sua nuova formulazione, precisa, poi, che il giudizio di professionalità è un provvedimento motivato espresso dal Consiglio superiore della magistratura che dovrà essere trasmesso alMinistro della giustizia ai fini dell'adozione del relativo decreto. Il giudizio è inserito nel fascicolo del magistrato ai fini di ogni possibile provvedimento inerente la carriera.

 

Per quanto riguarda, poi, i magistrati fuori ruolo, il successivo comma 16 dell'articolo 11 individua una procedura di valutazione analoga a quella fin qui descritta, pur con la particolarità degli organi competenti ad esprimere  il parere.

Nello specifico, per i magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia, il giudizio è espresso dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito il parere del consiglio di amministrazione, composto dal presidente e dai soli membri che appartengano all’ordine giudiziario; per tutti gli altri fuori ruolo (anche all’estero) il parere è, invece, espresso dal Consiglio giudiziario presso la corte d’appello di Roma.

 

Nel corso dell’esame del provvedimento al Senato sono state, invece, soppresse le disposizioni contenute nel testo originario del ddl in esame(commi 17, 18 e 19 dell’art. 11 del D.Lgs 160) relative ai controlli di gestione, di cadenza biennale, per i magistrati che svolgono funzioni (di merito e di legittimità) da semidirettive a direttive apicali[25].

 

Il comma 17 prevede, infine, che allo svolgimento della attività previste dall’art. 11 del D.Lgs 160/2006 si provvede con le risorse di personale e strumentali disponibili; sono, quindi, esclusi nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato.

 

L’articolo 2, comma 3, del d.d.l. in esame riformula l’art. 12 del D.Lgs 160/2006, ora relativo ai “Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni”.

 

Con la nuova norma è eliminato ogni riferimento al sistema di valutazione per esami ai fini del conferimento di funzioni.

 

L’attuale art. 12 (Progressione nelle funzioni) del D.Lgs 160 prevede che, salvo il conferimento delle funzioni giudiziarie a seguito del positivo espletamento del periodo di tirocinio, le progressioni nelle funzioni si effettuano:

a) mediante concorso per titoli ed esami;

b) mediante concorso per titoli.

Fino al compimento dell'ottavo anno dalla nomina a uditore giudiziario, i magistrati debbono svolgere, effettivamente, funzioni requirenti o giudicanti di primo grado, ad eccezione di coloro posti in aspettativa per mandato parlamentare o collocati fuori ruolo organico in quanto componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura.

Dopo l’ottavo anno, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni giudicanti o requirenti, di secondo grado previo superamento di concorso per titoli ed esami, scritti e orali, ovvero dopo tredici anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli.

Dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo grado, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni di legittimità, previo superamento di concorso per titoli, ovvero, dopo diciotto anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli ed esami, scritti e orali.

Al concorso per titoli ed esami, scritti e orali, per l'attribuzione delle funzioni di legittimità possono partecipare anche i magistrati che non hanno svolto diciotto anni di servizio e che hanno esercitato per tre anni le funzioni di secondo grado.

Il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni semidirettive o direttive previo concorso per titoli.

 

L’unica procedura prevista dal nuovo comma 1 dell'art. 12 è quella concorsuale per soli titoli, alla quale sono ammessi a partecipare, a domanda, i soli magistrati che abbiano conseguito almeno la necessaria valutazione di professionalità richiesta.

 

Solo nel caso di esito negativo di due procedure concorsuali (mancanza di candidati, o loro inidoneità), spetta al CSM, valutata l’urgenza, procedere alla nomina d’ufficio.

 

L’art. 12 (commi 2-12) indica, quindi, analiticamente, quale valutazione (seconda, terza, quarta, quinta, sesta o settima) debba essere stata conseguita dal magistrato per partecipare allo specifico concorso per titoli.

 

Così, a parte l’accesso alle funzioni di primo grado per cui è richiesta la sola delibera di conferimento delle funzioni giurisdizionali al termine del tirocinio, per il conferimento di funzioni di secondo grado (consigliere e sostituto PG presso la corte d'appello) e di funzioni semidirettive di primo grado (presidente di sezione presso il tribunale, presidente e presidente aggiunto sezione GIP, procuratore aggiunto presso il tribunale) è richiesta l’idoneità almeno della seconda valutazione di professionalità (comma 3).

 

Al riguardo, si segnala che nel corso dell'esame del provvedimento al Senato la formulazione del comma 3 è stata modificata al fine di prevedere espressamente che restano ferme le disposizioni di cui al comma 2 dell'articolo 13 del decreto legislativo 160 del 2006 ed in base al quale i"magistrati ordinari al termine del tirocinio non possono essere destinati a svolgere le funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di giudice per le indagini preliminari o di giudice dell’udienza preliminare, anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità".

 

Per il conferimento di funzioni semidirettive giudicanti elevate di primo grado(presidente sez. GIP negli uffici di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia)e di funzioni direttive di primo grado (presidente di tribunale ordinario e dei minorenni – e di procuratore della Repubblica presso gli stessi uffici),è necessario aver conseguito la terza valutazione di professionalità (commi 4 e 6).

 

Per il conferimento di funzioni requirenti di coordinamento nazionale (sostituto procuratore presso la DNA), di funzioni di legittimità(consigliere e sostituto PG presso la cassazione),semidirettive di secondo grado(presidente di sezione ed avvocato generale presso la corte d’appello) e direttive elevate di primo grado (presidente di tribunale di sorveglianza, presidente e PG presso il tribunale ordinario delle città sopraelencate),è necessario il superamento della quarta valutazione di professionalità. Per i sostituti presso la DNA si osservano le disposizioni dell’art. 76-bis dell’ordinamento giudiziario[26].

 

E’ fatta salva per il conferimento delle funzioni di legittimità (consigliere e sostituto PG presso la cassazione) la riserva dei posti prevista dal successivo comma 14, che prevede che il 10% dei posti vacanti in tali funzionisiano assegnati, previa procedura valutativa, a magistrati in possesso di adeguati titoli professionali e scientifici che abbiano conseguito la seconda o terza valutazione di professionalità. La riserva è stata inserita nel corso dell’esame al Senato.

 

Per l’accesso alle funzioni di grado più elevato si prevede, poi:

 

-    il conseguimento della quinta valutazione di professionalità, per le funzioni direttive di secondo grado (presidente e PG presso la corte d’appello),per le direttive requirenti di coordinamento nazionale (procuratore nazionale antimafia) e per le funzioni direttive di legittimità (presidente di sezione e avvocato generale presso la Corte di cassazione);

 

-    il conseguimento della sesta valutazione di professionalità, per le funzioni direttive superiori di legittimità (presidente aggiunto della corte di cassazione e Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche);

-    il conseguimento della settima ed ultima valutazione di professionalità per le funzioni direttive apicali di legittimità (primo presidente e procuratore generale presso la Corte di cassazione).

 

Il comma 10 prevede, poi, che oggetto di valutazione per il conferimento delle funzioni da semidirettive di primo grado a direttive elevate di primo grado (art. 10, commi da 7 a 11) dovranno essere anche le passate esperienze direttive, di organizzazione, collaborazione e coordinamento investigativo nazionale con particolare riguardo ai risultati ottenuti e ai corsi di formazione in materia organizzativa-gestionale frequentati. Al riguardo,  si segnala che Il Senato ha, invece, soppresso l’obbligo di valutare i soli corsi frequentati “con esito positivo” precisando, altresì, la possibile valutazione di ogni altro elemento che evidenzi l’attitudine direttiva, acquisito anche al di fuori del servizio in magistratura (il d.d.l. del Governo si riferiva, invece, ad "ogni altro elemento acquisito prima dell’ingresso in magistratura").

 

In relazione alla formulazione di questa norma, si segnala che tra le funzioni indicate dal comma 10 in esame non è ricompresa quella di cui al comma 5 dell'articolo 10, riguardante le funzioni requirenti di coordinamento nazionale -assegnate al sostituto presso la direzione nazionale antimafia - ed in relazione alle quali sembra, invece, riferirsi il nuovo elemento di valutazione riguardante "le pregresse esperienze di coordinamento investigativo nazionale".

 

Il successivo comma 11 prevede, poi, che per il conferimento delle più elevate funzioni direttive, direttive superiori e direttive apicali presso la corte di Cassazione, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui ai precedenti commi 3 e 5 dell' articolo 11, il magistrato, alla data della vacanza del posto da coprire, deve avere svolto funzioni di legittimità per almeno quattro anni; devono essere, inoltre, valutate specificamente le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati anche prima dell’accesso alla magistratura nonché ogni altro elemento che possa evidenziare la specifica attitudine direttiva.

 

Anche in relazione alla formulazione di questo comma si osserva che viene fatto riferimento alla valutazione delle esperienze di coordinamento investigativo nazionale (aggiunta dal Senato) che sembra più propriamente attinente al conferimento delle funzioni di procuratore nazionale antimafia, previste dal comma 13 dell'articolo 10, non richiamato dal comma 11 in esame.

 

Per quanto riguarda, poi, il conferimento delle funzioni semidirettive, direttive, direttive superiori e direttive apicali, il comma 12 stabilisce che l'attitudine direttiva deve essere valutata sia con riferimento alla capacità di organizzare il proprio lavoro nel contesto in cui si opera, sia, in particolare, come attitudine a coordinare e valorizzare l’attività del personale di magistratura e non in dotazione all’ufficio, sia, da ultimo, in relazione alla capacità di rispettare il progetto di organizzazione tabellare.

 

Con riferimento, poi, al conferimento delle funzioni di legittimità, il comma 13 prevede come oggetto di valutazione “la capacità scientifica e di analisi delle norme”. Detto requisito è oggetto unico di valutazione da parte di un’apposita commissione interna al CSM, composta da 5 membri (3 magistrati che abbiano superato la quarta valutazione più 2 membri laici). Con una integrazione apportata dal Senato si è stabilito che i tre membri togati debbano esercitare o aver esercitato funzioni di legittimità per almeno 2 anni.

 

In relazione agli altri due membri si segnala che, mentre il testo iniziale del Governo prevedeva che si trattasse di professori universitari di ruolo, viceversa, il Senato ha modificato tale disposizione prevedendo, un professore universitario designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato designato dal C.N.F. (Consiglio nazionale forense) abilitato al patrocinio presso le magistrature superiori.

I successivi commi 15, 16 e 17 dell’art. 11 disciplinano, in prevalenza, i profili organizzativi e funzionali di detta commissione, definiti con delibera del CSM.

 

In particolare, per quanto riguarda il parere sulla capacità scientifica e di analisi delle norme si prevede che questo venga espresso con la presenza di almeno 3 dei componenti. È stato, altresì, previsto che il Consiglio superiore, se intenda discostarsi dal parere espresso dalla commissione possa farlo, salvo motivare sul punto. Con una modifica introdotta al Senato è stata, infine, eliminata la previsione sulla durata in carica della commissione (2 anni) e sull’impossibilità di conferma nell’incarico.

 

Da ultimo, si segnala che il comma 14 dell’art. 12 (introdotto dal Senato) prevede una riserva dei posti per il conferimento delle funzioni di legittimità, , pari al 10% dei posti vacanti, da assegnare previa valutazione, a magistrati in possesso di adeguati titoli professionali e scientifici che abbiano conseguito la seconda o terza valutazione di professionalità. Viene precisato, però, come tale conferimento riservato non abbia alcun effetto ai fini giuridici-economici né sulla collocazione nel ruolo di anzianità o ai fini del conferimento di funzioni di merito.

 

L’articolo 2, comma 4 del disegno di legge sostituisce l’art. 13 del D.Lgs 160, ora rubricato “Attribuzione delle funzioni e passaggio da quelle giudicanti a quelle requirenti e viceversa”.

 

La nuova norma stabilisce, anzitutto, la competenza del CSM a disporre con provvedimento motivato, previo parere del Consiglio giudiziario, le assegnazioni di sede, i passaggi di funzioni, i conferimenti di funzioni direttive e semidirettive e l’assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non abbiano ancora conseguito la prima valutazione (comma 1).

 

Ai magistrati che abbiano terminato il tirocinio – salvo eccezioni, stabilite dal CSM per far fronte a “particolari esigenze di servizio” – è comunque, interdetto l’accesso a specifiche funzioni prima del conseguimento della prima valutazione di professionalità: si tratta delle funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali, di giudice delle indagini preliminari e dell’udienza preliminare (comma 2). L’interdizione anche dalle funzioni giudicanti monocratiche penali e di GUP è frutto di una modifica del Senato; lo stesso Senato ha soppresso la previsione relativa alla possibilità per il CSM, previo parere del consiglio giudiziario, di attribuire - per particolari esigenze di servizio - con provvedimento motivato, le funzioni svolgere le funzioni requirenti e quelle di giudice presso la sezione dei giudici singoli per le indagini preliminari ai magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione.

 

I successivi commi del nuovo art. 13 del D.Lgs 160 sono relativi alla disciplina del passaggio di funzioni, attualmente contenuta negli artt. 13 e 14 del decreto 160/2006.

 

Gli artt. 13 e 14 del D.lgs 160/2006 prevedono analoga disciplina per il passaggio da funzioni giudicanti a requirenti e viceversa. In entrambi casi, infatti, è stabilita una procedura concorsuale per titoli bandita dal CSM, con la relativa domanda di passaggio da proporre inderogabilmente entro il terzo anno di esercizio delle funzioni (giudicanti o requirenti).

Ai fini del passaggio di funzioni, i magistrati debbono frequentare un apposito corso di formazione presso la Scuola superiore della magistratura il cui giudizio finale e' valutato, per l'assegnazione dei posti, dal CSM.

Il successivo art. 15 precisa che è lo stesso CSM ad individuare annualmente e, comunque, con priorità assoluta, i posti vacanti nelle funzioni giudicanti e requirenti di primo grado al fine di consentire il passaggio di funzione. Salvo quanto previsto in via transitoria dall'articolo 16, il mutamento delle funzioni da giudicanti a requirenti e viceversa deve avvenire per posti disponibili in ufficio giudiziario avente sede in diverso distretto, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale.

A parte, quindi, la disciplina “a regime” del passaggio di funzioni entro il terzo anno nonchè quella transitoria, per regolare la situazione al momento dell’entrata in vigore del D.Lgs, non e' consentito il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.

La citata disciplina transitoria ha previsto che entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della  efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, i magistrati in servizio a tale data possono presentare domanda per il passaggio, nello stesso grado, dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. Il mutamento effettivo di funzioni e' disposto, previa valutazione positiva del CSM, nel limite dei posti vacanti annualmente individuati dallo stesso Consiglio nei cinque anni successivi a quello di acquisto di efficacia del decreto legislativo di cui al comma 2. Per i magistrati che si trovano in posizione di fuori del ruolo organico al momento dell'acquisto di efficacia del decreto legislativo sopracitato, salvo che il mutamento di funzioni sia già avvenuto all'atto del ricollocamento in ruolo, il termine di 3 mesi decorre dalla data di ricollocamento medesimo. In tale ipotesi, il citato termine quinquennale decorre da quest'ultima data.

Ai fini del passaggio di funzioni, il CSM forma la graduatoria dei magistrati richiedenti sulla base dell'eventuale anzianità di servizio nelle funzioni verso le quali e' richiesto il passaggio e, a parità o in assenza di anzianità in tali funzioni, sulla base dell'anzianità di servizio. Nell'ambito dei posti vacanti, i magistrati richiedenti scelgono, secondo l'ordine di graduatoria, un ufficio avente sede in un diverso circondario, nell'ipotesi di esercizio di funzioni di primo grado, ed un ufficio avente sede in un diverso distretto, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale, nell'ipotesi di esercizio di funzioni di secondo grado. Il rifiuto del magistrato richiedente di operare la scelta secondo l'ordine di graduatoria comporta la rinuncia alla richiesta di mutamento delle funzioni.

 

In base alla nuova disciplina prevista dal ddl governativo in esame, come modificata nel corso dell'esame al Senato, il passaggio di funzioni, da giudicanti a requirenti e viceversa - sempre disposto a seguito di concorso e possibile non più di quattro volte nel corso della carriera del magistrato - è soggetto alle seguenti limitazioni (comma 3):

 

§      la prima è di natura geografica, in quanto, salvo quanto previsto dal successivo comma 4, il passaggio non è possibile sia all’interno dello stesso distretto di corte d’appello né all’interno di altri distretti della stessa regione nè (se fuori regione) in relazione al capoluogo distrettuale competente per i procedimenti riguardanti i magistrati ex art. 11 c.p.p (rispetto al distretto in cui il magistrato presta servizi all’atto del mutamento delle funzioni).Il passaggio di funzioni comporterà, quindi, il trasferimento del magistrato ad ufficio giudiziario di diversa regione (comma 3).

Si ricorda che il testo iniziale del Governo non prevedeva la limitazione a livello regionale, oggetto di specifica modifica del Senato.

 

Ai sensi del successivo comma 4, modificato durante l’esame del d.d.l. al Senato, la citata limitazione non si applica e, quindi, non è necessario il trasferimento ad altra regione ed il tramutamento di funzioni può avvenire in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quella di provenienza nelle seguenti ipotesi :

a) quando un magistrato abbia negli ultimi 5 anni svolto solo funzioni civili o del lavoro e chieda il passaggio a funzioni requirenti (penali); in tal caso, il magistrato non potrà essere destinato, neanche come sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni.

b) quando un magistrato che svolge funzioni requirenti (sia civili che penali) chieda di passare a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni ove ci siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro; in tale ipotesi, il magistrato non può essere destinato, neanche come sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni.

 

Il medesimo comma 4, precisa, comunque, che il tramutamento di secondo grado può avvenire solo in un distretto diverso rispetto a  quello di provenienza (quindi, quando il distretto coincida con la regione, sarà comunque, necessario cambiare regione).

 

§      le ulteriori limitazioni sono disposte in relazione allo status professionale del magistrato, il quale:

a) deve aver svolto 5 anni di servizio nella funzione di provenienza;

b) deve aver frequentato un corso di qualificazione professionale;

c) deve essere giudicato “idoneo” allo svolgimento delle nuove funzioni dal CSM, previo parere del Consiglio giudiziario.

In relazione a tale giudizio di idoneità viene precisato l’obbligo di acquisizione, da parte dl Consiglio giudiziario, delle osservazioni formulate dal presidente della corte d’appello o del PG presso la stessa corte (a secondo delle funzioni di provenienza del magistrato richiedente il passaggio), i quali , oltre a quelle del capo dell’ufficio, potranno acquisire le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati, oltre quelle del capo dell'ufficio. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti di legittimità (e viceversa), una specifica disposizione introdotta dal Senato ha stabilito – per esigenze di coordinamento - che il parere al CSM  sia rilasciato dal Consiglio direttivo della Corte di cassazione; allo stesso modo le osservazioni Saranno formulate da primo presidente e dal procuratore generale della Corte di Cassazione (comma 3).

 

Ai sensi, poi, del comma 5 dell'articolo 13 del decreto 160/2006, così come riformulato dal provvedimento in esame, oltre all’anzianità di servizio, ai fini dei passaggi di funzione, devono essere valutate le specifiche attitudini desunte dalle quadriennali valutazioni di professionalità (comma 4).

 

Da ultimo, le limitazioni ai passaggi di funzione precisate al comma 3 non sussistono (comma 6):

-      nè in relazione all’esercizio di funzioni direttive superiori ed apicali negli uffici di legittimità;

-      né, limitatamente alla sede di destinazione, per l’esercizio di funzioni di legittimità e direttive di legittimità che comportino mutamento di funzioni da giudicante a requirente e viceversa.

Il testo iniziale del Governo stabiliva l’inapplicabilità di dette limitazioni:

-      alle funzioni di legittimità;

-      alle funzioni direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado e direttive di secondo grado, quando comportino mutamento di funzioni in diverso circondario dello stesso distretto di corte d’appello

Si segnala, inoltre, che il comma 6 dell’art. 6del disegno di legge del Governo che posticipava la vigenza di tale disciplina sul passaggio di funzioni (prevedendola non prima del primo giorno del quarto anno successivo all’entrata in vigore della riforma in esame) risulta stralciato da parte del Senato.

 

Una specifica eccezione alla limitazione geografica relativa ai passaggi di funzione è prevista per i magistrati delle provincia autonoma di Bolzano, cui è consentito il passaggio cambiando soltanto circondario (comma 7).

 

L’articolo 2, comma 5, del d.d.l. novella ed integra il contenuto dell’art. 19 del D.lgs 160/2006, relativo ai limiti temporali di permanenza nell’incarico presso lo stesso ufficio giudiziario.

 

Il citato art. 19 prevede, salvo quanto previsto dagli articoli 45 e 46 (temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi), che i magistrati che esercitano funzioni di primo e secondo grado possono rimanere in servizio presso lo stesso ufficio svolgendo le medesime funzioni o, comunque, il medesimo incarico nell'ambito delle stesse funzioni, per un periodo massimo di dieci anni, con facoltà di proroga del predetto termine per non oltre due anni, previa valutazione del CSM fondata su comprovate esigenze di funzionamento dell'ufficio e comunque con possibilità di condurre a conclusione eventuali processi di particolare complessità nei quali il magistrato sia impegnato alla scadenza del termine (comma 1).

 

La novella dell’art. 19 introduce, in particolare, le seguenti novità:

a) il limite decennale di permanenza nell’incarico è espunto dall’art. 19; spetta, infatti, al CSM definire in via regolamentare il periodo massimo di permanenza, individuandolo in ogni caso, a seconda delle funzioni esercitate, tra un minimo di 5 ed un massimo di 10 anni, in base alle diverse funzioni (tali limiti sono stati oggetto di modifica da parte del Senato; quelli iniziali stabiliti dal d.d.l. AS 1447 erano di 8 e 15 anni);

b) in relazione, poi, alla facoltà di proroga è previsto che il Consiglio superiore possa disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni limitatamente alle udienze preliminari già iniziate e per i procedimenti penali per i quali sia stato già dichiarato aperto il dibattimento, e per un periodo non superiore a due anni.

Il contenuto della norma è, poi, integratoda un comma 2-bis che dispone per l’eventualità di mancata domanda di trasferimento alla scadenza del termine massimo di permanenza nelle funzioni. Al riguardo, si prevede che il magistrato che, alla scadenza del periodo massimo di permanenza, non abbia presentato domanda di trasferimento ad altra funzione all’interno dell’ufficio o ad altro ufficio è assegnato ad altra posizione tabellare o ad altro gruppo di lavoro con provvedimento del capo dell’ufficio immediatamente esecutivo.

Nel caso in cui il magistrato abbia presentato domanda almeno sei mesi prima della scadenza del termine, il medesimo comma 2-bis prevede che possa rimanere nella stessa posizione fino alla decisione del Consiglio superiore della magistratura e, comunque, non oltre sei mesi dalla scadenza del termine stesso

 

L’articolo 2, commi 6 e 7, del d.d.l. in esame, novellando il D.Lgs 160/2006, introducono un limite di età per il conferimento di funzioni, rispettivamente, semidirettive (commi da 7 a 9 del nuovo art. 10 dello stesso decreto) e direttive (commi da 10 a 14 dell’art. 10).

Nello specifico, viene stabilito che dette funzioni possono essere assegnate ai soli magistrati che – al momento della vacanza del posto – possano assicurare un periodo minimo di 4 anni di servizio (3 anni, nel d.d.l. iniziale del Governo)  prima della data di collocamento a riposo di cui all’art. 16, comma 1-bis, del D.Lgs 503/1999[27] (75 anni di età) ed abbiano esercitato la relativa facoltà. Sarà quindi necessario, al momento della vacanza, non aver superato i 71 anni di età.

Inoltre, si prevede che ai magistrati che non assicurino tale periodo minimo di servizio possono essere conferite dal CSM funzioni semidirettive soltanto in caso di rinnovo del primo periodo quadriennale di svolgimento delle stesse funzioni.

Analogamente, ai magistrati che non assicurino il minimo di servizio triennale, possono essere conferite funzioni direttive soltanto all’esito del concorso previsto dal nuovo art. 45,comma 2 del D.Lgs 160 (v. ultra).

Le sole funzioni per le quali non è previsto un limite di età risultano, quindi, quelle direttive superiori di legittimità (presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche, presidente aggiunto e procuratore generale aggiunto presso la cassazione) e le due apicali (primo presidente e procuratore generale aggiunto presso la cassazione)

 

L’articolo 2, comma 8, del d.d.l. novella, invece, l’art. 36, comma 1, del D.Lgs 160/2006, stabilendo che i magistrati riammessi in servizio all’esito di procedimento penale concluso con sentenza definitiva di proscioglimento non possano recuperare il periodo di sospensione dal servizio superando il limite massimo di 75 anni di età previsto per il collocamento a riposo.

Al riguardo, si ricorda che la disciplina vigente stabilisce che nelle citate ipotesi, alla data di ordinario collocamento a riposo, è aggiunto un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati fra loro. Il limite dei 75 anni può, quindi, essere superato se necessario a recuperare il periodo di sospensione ingiustamente sofferto.

 

 

L’art. 2 del d.d.l. sostituisce, poi, con i commi 9 e 10, gli artt. 45 e 46 del D.lgs 160/2006, relativi alla temporaneità delle funzioni direttive e semidirettive.

 

Il nuovo art. 45 conferma la regola generale, introdotta dal "decreto Castelli” riguardante la durata quadriennale degli incarichi direttivi.

 

L’art. 45, comma 1, del D.Lgs 160 prevede che gli incarichi direttivi, ad esclusione di quelli indicati agli articoli 39 e 40 (direttivi di legittimità, direttivi superiori e superiori apicali di legittimità) abbiano carattere temporaneo e siano attribuiti per la durata di 4 anni, rinnovabili a domanda, acquisito il parere del Ministro della giustizia, previa valutazione positiva da parte del Consiglio superiore della magistratura, per un periodo ulteriore di 2anni. L’eventuale periodo massimo di permanenza nell’incarico direttivo sarebbe quindi di 6 anni. Se il magistrato, allo scadere del termine di cui al comma 1, permane nell'incarico di cui al medesimo comma, egli può concorrere per il conferimento di altri incarichi direttivi di uguale grado in sedi poste fuori dal circondario di provenienza e per incarichi direttivi di grado superiore per sedi poste fuori dal distretto di provenienza, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale. Si considerano di pari grado le funzioni direttive di primo grado e quelle di primo grado elevato. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altro ufficio, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, e' assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

 I magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 150/2005, ricoprono gli incarichi direttivi, giudicanti o requirenti, di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura.

 

Il riformulato art. 45 (comma 1) prevede, in particolare, che allo scadere dei 4 anni, il CSM può confermare il magistrato nelle stesse funzioni direttiveper una sola volta e per lo stesso periodo di 4 anni, a seguito di valutazione dell’attività svolta (previo concorso, secondo il testo iniziale del Governo); se la valutazione è negativa, è inibita al magistrato per 5 anni la partecipazione a concorsi per il conferimento di incarichi direttivi. Il nuovo testo aumenta, quindi, da 6 a 8 anni il periodo di massima permanenza nell’incarico direttivo

Una modifica del Senato ha eliminato la disposizione che prevedeva, in caso di parità tra i candidati all’esito della valutazione, la preferenza per il magistrato che aveva ricoperto la funzione nello stesso ufficio nel quadriennio precedente.

Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altra funzione ovvero in ipotesi di reiezione della stessa o di mancata presentazione della domanda, è assegnato alle funzioni non direttive (o semidirettive, nel testo iniziale del Governo) nello stesso ufficio, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza. All’atto della presa di possesso del nuovo titolare della funzione direttiva, il magistrato che ha esercitato la relativa funzione, se ancora in servizio presso il medesimo ufficio, resta comunque provvisoriamente assegnato allo stesso, nelle more delle determinazioni del Consiglio superiore della magistratura, con funzioni né direttive né semidirettive. (comma 2, articolo 45).

 

In relazione alla formulazione del comma in esame, al fine di evitare eventuali dubbi interpretativi, andrebbe chiarito se l'espressione "alla scadenza del termine di cui al comma 1" intenda riferirsi al primo conferimento quadriennale delle funzioni direttive, ovvero a quello comprensivo della eventuale conferma (otto anni).

 

Il nuovo art. 46 prevede, poi, anche per gli incarichi semidirettivi una durata di 4 anni (l’attuale corrispondente norma del D.Lgs 160 prevede una temporaneità di 6 anni) prorogabile per uguale periodo.

Anche in tal caso, quindi, la permanenza massima è di 8 anni.

Disposizioni analoghe a quelle descritte dal nuovo art. 45 sono, poi, stabilite per la riassegnazione per un ulteriore quadriennio alle stesse funzioni e per il caso di mancata decisione sulla domanda di assegnazione ad altre funzioni da parte del CSM, ovvero nella ipotesi di mancata presentazione della stessa alla scadenza del secondo quadriennio. Il magistrato ritorna, in tal caso, a svolgere le funzioni esercitate prima del conferimento delle funzioni semidirettive, anche in soprannumero da riassorbire con la prima vacanza, nell’ufficio di appartenenza o in quello ove prestava prima servizio.

 

 

L’art. 2, comma 11, del d.d.l. in esame sostituisce, infine, con la tabella “A” allegata, la tabella relativa alla magistratura ordinaria allegata alla legge 19 febbraio 1981, n. 27 “Provvidenze per il personale di magistratura“.

Detta tabella riporta le qualifiche nella magistratura ordinaria (dai tirocinanti ai magistrati con funzioni direttive apicali di legittimità) ed i relativi stipendi annui lordi.

 

La nuova tabella “A” è la seguente

 

Magistratura ordinaria

 

Magistrato con funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità (Primo Presidente della corte di cassazione)

€ 78.474,39

Magistrato con funzioni direttive apicali requirenti di legittimità (P.G. presso la corte di cassazione)

€ 75.764,26

Magistrati con funzioni direttive superiori di legittimità (Presidente aggiunto, Procuratore generale aggiunto; Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche)

€ 73.018,13

Magistrati ordinari alla settima valutazione di professionalità

€ 66.470,60

Magistrati ordinari alla quinta valutazione di professionalità

€ 56.713,83

Magistrati ordinari dopo un anno dalla terza valutazione di professionalità

€ 50.521,10

Magistrati ordinari alla prima valutazione di professionalità

€ 44.328,37

Magistrati ordinari

€ 31.940,23

Magistrati ordinari in tirocinio

€ 22.766,71

 

 

L’art. 2, comma 12, del d.d.l. riformula l’art. 51 del D.Lgs 160/2006 che in materia di progressione economica dei magistrati, attualmente individua le cd. classi di anzianità.

 

L’art. 51 (Classi di anzianità) del D.Lgs 160  prevede che la progressione economica dei magistrati si articola automaticamente secondo le seguenti classi di anzianità, salvo quanto previsto dai commi 2 e 3 e fermo restando il migliore trattamento economico eventualmente conseguito:

a) prima classe: dalla data del decreto di nomina a sei mesi;

b) seconda classe: da sei mesi a due anni;

c) terza classe: da due a cinque anni;

d) quarta classe: da cinque a tredici anni;

e) quinta classe: da tredici a venti anni;

f) sesta classe: da venti a ventotto anni;

g) settima classe: da ventotto anni in poi.

I magistrati che conseguono le funzioni di secondo grado a seguito del concorso per titoli ed esami, scritti ed orali di cui all'articolo 12, comma 3, conseguono la quinta classe di anzianità.

I magistrati che conseguono le funzioni di legittimità a seguito dei concorsi di cui all'articolo 12, comma 4, conseguono la sesta classe di anzianità.

 

Il nuovo articolo 51 del decreto legislativo 160/2006, ora rubricato “Trattamento economico”, precisa, in particolare, che le somme indicate tengono conto degli adeguamenti economici triennali fino alla data del 1° gennaio 2006 e conferma esplicitamente la disciplina attualmente prevista in materia di progressione stipendiale, determinata da classi e scatti biennali e dall’adeguamento economico triennale.

 

In relazione alla nuova formulazione della norma in esame, al fine di evitare eventuali dubbi interpretativi, andrebbe chiarito espressamente a quali somme intenda riferirsi , in quanto una volta approvata la modifica in esame l'espressione "le somme indicate" presente nel nuovo testo dell'articolo 51 del decreto legislativo 160/2006 richiamerebbe importi non citati dalle precedenti norme del medesimo decreto.

 

In particolare, la progressione economica continua, quindi, a svilupparsi in 8 classi biennali del 6 per cento, da determinarsi sullo stipendio iniziale di qualifica o livello retributivo, ed in successivi aumenti biennali del 2,50 per cento, da calcolare sull'ultima classe di stipendio. Gli aumenti periodici biennali per nascita di figli o per altre situazioni previste dalle vigenti norme sono attribuiti in ragione del 2,50 per cento, da calcolare sulla classe stipendiale di appartenenza e sono riassorbibili con la successiva progressione economica (art. 3, L. 425/1984).

L’agganciamento delle retribuzioni dei magistrati alla dinamica retributiva del pubblico impiego è stato istituito dalla citata legge n. 27/1981. L’adeguamento viene calcolato ogni tre anni e, per evitare un ritardo troppo lungo e sbalzi troppo forti nelle retribuzioni, il primo ed il secondo anno di ogni triennio viene corrisposto un acconto pari al 30% dell’adeguamento del precedente triennio. Il terzo anno si procede al “conguaglio” , che è quasi sempre positivo in quanto è difficile che il 60% degli aumenti di un triennio sia superiore al 100% degli aumenti del triennio successivo.

L’art. 1, comma 576, della recente legge finanziaria 2007 (L. 27 dicembre 2006, n. 269) ha, peraltro, stabilito – a fini di contenimento della spesa - che per le categorie di personale non contrattualizzato (quindi, anche per il personale di magistratura) l'adeguamento retributivo triennale è corrisposto per gli anni 2007 e 2008 nella misura del 70 per cento, con riferimento al personale con retribuzioni complessivamente superiori a 53.000 euro annui, senza dare luogo a successivi recuperi, con applicazione nell'anno 2009 nella misura piena dell'indice di adeguamento e reintegrazione della base retributiva cui applicarlo.

L'art. 51 precisa, poi, che il trattamento economico previsto dopo 13 anni di servizio dalla nomina viene corrisposto solo in caso di esito positivo della terza valutazione di professionalità; in caso di valutazione non positiva o negativa, si ha diritto al trattamento solo dopo nuova valutazione positiva e dalla scadenza del periodo di cui ai commi 10, 11 e 12 dell’art. 11 (dopo un anno, in caso di valutazione non positiva; dopo due anni, se la valutazione è negativa).

 

L’art. 2, comma 13, del disegno di legge sostituisce l’art. 52 del D.Lgs 160 relativo all’ambito di applicazione che, attualmente, lo riferisce alla sola magistratura ordinaria, ad eccezione delle disposizioni di cui al capo I, del decreto, relative al concorso, applicabili anche alla magistratura militare.

 

All’art. 2 del d.d.l. è, infine, aggiunto nel corso dell’esame al Senato un comma 14 che abroga l’art. 53, relativo alla copertura finanziaria del D.Lgs 160/2006.


Articolo 3
(Modifiche al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26)


L’articolo 3 apporta numerose modifiche al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, relativo all’istituzione della Scuola superiore della magistratura, nonché al tirocinio e alla formazione degli uditori giudiziari, all’aggiornamento professionale e alla formazione dei magistrati (per una ricostruzione complessiva del contenuto del decreto si rinvia al quadro normativo).

 

I commi da 1 a 11 intervengono sul Titolo I del decreto legislativo dedicato all’istituzione della Scuola superiore della magistratura.

 

In particolare, il comma 1, modifica l’articolo 1 del decreto n. 26/2006.

 

L’articolo 1 istituisce la Scuola superiore della magistratura, ne indica la forma giuridica e le caratteristiche di struttura. Quanto alla localizzazione, prevede il decentramento della Scuola attraverso l’istituzione di tre sedi a competenza interregionale, una per i distretti ricompresi nelle regioni del nord, una per quelli ricompresi nelle regioni del centro ed una per quelli ricompresi nelle regioni del sud del Paese. L'esigenza di reperire, negli ambiti interregionali individuati, tre sedi adeguate, ha poi consigliato di rimettere ad un successivo decreto ministeriale, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, l'individuazione delle tre località sedi della Scuola[28].

 

Intervenendo sul comma 5, la proposta di legge elimina ogni richiamo alla competenza interregionale delle tre sedi della scuola e ribadisce che sarà un decreto interministeriale a individuare le sedi della scuola ed a prescegliere quella delle tre in cui si riunirà il comitato direttivo della scuola stessa (v. infra).

 

 

Il comma 2 sostituisce l’articolo 2 del d.lgs. n. 26 del 2006, nel quale sono enumerate le finalità della Scuola inerenti il tirocinio e l'aggiornamento professionale dei magistrati, nonché le connesse finalità di studio e di interscambio con analoghe istituzioni straniere.

La disposizione in commento amplia le finalità della Scuola aggiungendo, fra le altre, la formazione della magistratura onoraria, dei magistrati dirigenti degli uffici giudiziari,  ma anche di magistrati stranieri; il coordinamento delle attività di formazione decentrata; la collaborazione con altri paesi nell’organizzazione del servizio giustizia.

 

Inoltre, si prevede che l’organizzazione della scuola sia disciplinata dallo statuto e dai regolamenti adottati dal comitato direttivo.

 

Si osserva che, rispetto alla formulazione originaria del disegno di legge del Governo, il Senato ha eliminato dalle finalità della scuola lo svolgimento di attività di ricerca, documentazione e consulenza in relazione al sistema giustizia.

 

Il comma 3 – intervenendo sull’art. 3 del d.lgs - stabilisce che lo statuto venga approvato dal comitato direttivo con il voto favorevole di 8 commissari su 12 (attualmente sono richiesti 5 voti favorevoli, ma i membri del comitato sono solo 7 – v. infra).

 

Il comma 4 modifica l’articolo 4 del decreto legislativo n. 26/2006 e dispone che organi della Scuola sono: il comitato direttivo, il presidente e il segretario generale. Quest’ultima figura sostituisce i comitati di gestione previsti dalla normativa vigente.

 

I comitati di gestione, in base all’attuale normativa, sono due in funzione delle due articolazioni della Scuola: quella relativa al tirocinio e quella relativa all'aggiornamento ed alla formazione dei magistrati. Entrambi i comitati sono composti da cinque membri e sono disciplinati dagli articoli da 12 a 17 del decreto legislativo. La formulazione dell’art. 12 è modificata dal comma 9 dell’articolo in commento mentre gli ulteriori articoli del decreto legislativo n. 26/2006 dedicati a questo tema non sono soggetti a novella (v. infra).

 

Il comma 5 riscrive, poi, l’art. 5 del decreto legislativo n. 26, modificando la composizione e le funzioni del comitato direttivo. In base alla nuova disposizione il comitato direttivo è composto da 12 membri (in luogo degli attuali 7) e svolge, in particolare, le seguenti funzioni:

-    adotta e modifica lo statuto ed i regolamenti interni, approva i bilanci e vigila sul corretto andamento della scuola;

-    nomina il segretario generale;

-    adotta e modifica, nel rispetto delle linee programmatiche proposte dal CSM e dal Ministro della giustizia, il programma annuale dell’attività didattica;

-    cura la tenuta dell’albo dei docenti e nomina i docenti delle singole sessioni formative;

-    determina i criteri di ammissione ai corsi dei partecipanti e procede alle relative ammissioni.

 

Il comma 6 modifica le disposizioni relative alla nomina dei componenti del comitato direttivo (art. 6, commi 1 e 2, d. lgs. n. 26/2006).

 

Attualmente, il decreto legislativo prevede un comitato direttivo composto da sette membri (art. 5), chiamati a rappresentare le diverse professioni legali, sia pure con una prevalenza di togati: il presidente e il procuratore generale della Cassazione (che possono però delegare questa carica ad altri), due magistrati scelti dal CSM tra coloro che esercitano le funzioni di secondo grado, un avvocato con quindici anni di esercizio nominato dal Consiglio nazionale forense, un professore ordinario in materie giuridiche indicato dal Consiglio universitario nazionale e un componente nominato dal ministro della Giustizia (art. 6).

 

Confermando in 4 anni la durata del comitato, ma eliminandone i componenti di diritto, il disegno di legge prevede la seguente composizione dell’organo:

-       7 magistrati (che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità; può trattarsi anche di magistrati già in pensione);

-       3 professori universitari;

-       2 avvocati (che abbiano esercitato per almeno 10 anni).

 

Quanto alle nomine, queste competono per 7 unità al CSM (in particolare, il Consiglio nominerà 6 magistrati e un docente universitario) e per le restanti 5 unità al Ministro della giustizia (un magistrato, 2 professori universitari e 2 avvocati), ma i due organi dovranno procedere d’intesa.

 

Il comma 7 apporta limitate modifiche alle maggioranze richieste per il funzionamento del comitato direttivo (art. 7). In particolare, prevede che per gli atti di straordinaria amministrazione sia necessaria la maggioranza assoluta dei componenti (7 voti favorevoli su 12 membri).

 

Il comma 8 sostituisce l’articolo 11 del decreto legislativo, relativo alle funzioni del Presidente della Scuola. La nuova disposizione, rispetto al testo attuale, conferma che il presidente:

-       ha la rappresentanza legale della Scuola;

-       è eletto tra i componenti del comitato direttivo a maggioranza assoluta;

-       presiede il comitato direttivo.

A queste previsioni si aggiunge la possibilità per il presidente di adottare i provvedimenti d’urgenza, salva la loro ratifica in caso di atti di competenza di un altro organo.

 

In merito si osserva che nel testo originario del disegno di legge del Governo tale possibilità era attribuita al Segretario generale e non al presidente della Scuola. Nel corso dell'esame del provvedimento al Senato è stata operata la citata l’inversione.

 

In conseguenza dell’eliminazione dei comitati di gestione – disposta già dal comma 4 dell’articolo in commento (v. sopra) - il comma 9 riscrive la rubrica della IV sezione del Titolo I del decreto legislativo, cancellando il riferimento ai comitati di gestione per sostituirlo con i responsabili di settore.

 

 

In ragione di questa modifica, l’articolo 12 del decreto legislativo viene completamente riscritto dal comma 10 dell’articolo 3 del d.d.l.

 

Attualmente, l'articolo 12 elenca le funzioni dei comitati di gestione, che attuano la programmazione annuale dell'attività per il proprio ambito di competenza; definiscono il contenuto analitico di ciascuna sessione; individuano i docenti chiamati a svolgere l'incarico di insegnamento in ciascuna sessione; fissano i criteri di ammissione alle sessioni di formazione; curano il tirocinio o l'aggiornamento professionale nelle fasi effettuate presso la Scuola, selezionando i tutori, nonché i docenti incaricati anno per anno e quelli occasionali.

 

Il nuovo articolo 12 del decreto legislativo dispone che i componenti del comitato direttivo svolgano anche i compiti di responsabili di settore. Il comitato direttivo assegnerà loro i compiti istruttori (predisposizione della bozza di programma annuale delle attività didattiche; individuazione dei docenti da sottoporre al comitato direttivo; proposta dei criteri di ammissione alle sessioni di formazione) ed i compiti esecutivi (attuazione del programma annuale dell’attività didattica; definizione del contenuto analitico di ciascuna sessione; individuazione dei docenti nella rosa di nomi approvata dal comitato direttivo).

 

 

L’A.C 2900, abroga dunque (cfr. art. 4, co. 20) gli articoli da 13 a 17 del decreto legislativo, relativi alla nomina e alle funzioni dei comitati di gestione.

 

L’articolo 13 disciplina il procedimento di nomina dei componenti nonché i requisiti per la nomina stessa specificando che i componenti dei comitati di gestione sono nominati dal comitato direttivo, tra i magistrati ordinari che esercitano le funzioni giudicanti o quelle requirenti da almeno 15 anni, nonché tra gli avvocati con non meno di 15 anni di esercizio della professione e tra i professori universitari in materie giuridiche. Sono nominati per 4 anni, non possono essere immediatamente rinnovati e non possono fare parte delle commissioni di concorso per uditore giudiziario.

Quanto al funzionamento dell’organo, l’articolo 14 stabilisce che i comitati di gestione deliberano con voto palese a maggioranza relativa, con la presenza di almeno tre componenti (in caso di parità prevale il voto del presidente); che il componente in conflitto di interesse in relazione a una specifica deliberazione si astiene (l'astensione è obbligatoria nei casi in cui il componente del comitato direttivo svolga attività professionale o di lavoro autonomo in procedimenti trattati da magistrati che frequentano i corsi presso la Scuola superiore della magistratura).

Inoltre, l'articolo 15 stabilisce il principio di indipendenza dei componenti rispetto all'organo che li ha nominati; l'articolo 16 prevede la disciplina dell'incompatibilità della funzione di componente dell'organo e l'articolo 17 stabilisce, infine, le modalità di determinazione del gettone di presenza dei componenti dei comitati di gestione. Nell'ipotesi in cui i componenti del comitato si rechino fuori dalla sede, è loro riconosciuto il rimborso delle spese di trasferta.

 

 

Il comma 11 inserisce, poi, nel decreto legislativo la sezione IV-bis, dedicata al Segretario generale, e composta da due articoli (artt. 17-bis e 17-ter).

 

In base alle nuove disposizioni il Segretario generale provvede alla gestione amministrativa della Scuola ed esercita le competenze conferitegli dallo statuto, dai regolamenti interni ovvero a lui eventualmente delegate dal comitato direttivo (art. 17-bis).

Il Segretario generale dura in carica 5 anni ed è nominato dal comitato direttivo che può scegliere tra magistrati ordinari – che abbiano conseguito la quarta valutazione di professionalità - o dirigenti di prima fascia.

 

Al riguardo, si osserva che originariamente il disegno di legge del Governo prevedeva che il segretario generale fosse scelto tra magistrati ordinari segnalati alla funzione dal CSM e dal Ministro della giustizia.

 

L’incarico, che può essere rinnovato per una sola volta per un periodo massimo di due anni, non prevede indennità o compensi aggiuntivi; laddove il comitato direttivo abbia nominato un magistrato, questi è collocato fuori dal ruolo organico della magistratura (art. 17-ter).

 

I commi da 12 a 16 dell’articolo 3 apportano modifiche al Titolo II del decreto legislativo n. 26 del 2006 (artt. 18-22), dedicato al tirocinio degli uditori giudiziari.

 

In particolare, l'articolo 18 di tale decreto stabilisce la durata del tirocinio (24 mesi) e l'articolo 19 ne prevede l'articolazione in una sessione presso la Scuola ed una sessione presso gli uffici giudiziari. L'articolo 21 stabilisce il contenuto e le modalità di svolgimento della sessione presso gli uffici giudiziari, individuando un primo periodo di sette mesi di partecipazione dell'uditore all'attività giurisdizionale relativa alle controversie o ai reati rientranti nella competenza del tribunale in composizione collegiale, compresa la partecipazione alla camera di consiglio, in modo da garantire all'uditore la formazione di una equilibrata esperienza nei vari settori. Seguono un secondo periodo di tre mesi presso un ufficio requirente di primo grado ed un terzo di otto mesi presso un ufficio corrispondente a quello di prima destinazione dell'uditore. La sessione presso gli uffici giudiziari si svolgerà secondo un programma di tirocinio approvato dal relativo comitato di gestione in modo tale da garantire al magistrato una specifica preparazione nelle funzioni che sarà chiamato a svolgere nella sede di prima destinazione. L'articolo 22 detta le regole relative alla valutazione finale della Scuola.

 

In particolare, il comma 12 modifica la rubrica del Titolo II, ora dedicato ai magistrati ordinari in tirocinio.

 

Il comma 13, sostituendo l’articolo 18 del decreto legislativo, prevede che il tirocinio dei magistrati nominati a seguito del concorso per esami abbia durata di 18 mesi (in luogo degli attuali 24) e si articoli in due sessioni:

a)    sessione della durata di 6 mesi, anche non consecutivi, da effettuare presso la scuola;

b)    sessione della durata di 12 mesi da effettuare presso gli uffici giudiziari.

Conseguentemente, il disegno di legge (cfr. art. 4, comma 20) abroga l’art. 19 del decreto legislativo, che attualmente prevede che il tirocinio si articoli in due sessioni.

In base all’art. 18, spetta al CSM definire le modalità di svolgimento delle sessioni del tirocinio.

 

In merito, si osserva che nel corso dell’esame del disegno di legge presso il Senato, è stata soppressa la disposizione che consentiva al CSM di eventualmente disporre una riduzione della durata del tirocinio in presenza di urgenza di copertura dei posti vacanti in organico.

 

Il comma 14 sostituisce l’articolo 20 del decreto legislativo, relativo al tirocinio presso la Scuola.

 

L'articolo 20 stabilisce il contenuto e le modalità di svolgimento della sessione presso la Scuola, prevedendo che essa consiste nella frequenza dei corsi di approfondimento teorico-pratico, approvati dal comitato di gestione nell'ambito dell'attività didattica deliberata dal comitato direttivo, riguardanti il diritto civile, il diritto penale, il diritto processuale civile, il diritto processuale penale ed il diritto amministrativo, con eventuale approfondimento anche di altre materie tra quelle comprese nella prova orale del concorso per l'accesso in magistratura o di materie ulteriori scelte dal comitato direttivo; i criteri per la nomina dei docenti; la designazione, nell'ambito degli stessi, dei tutori degli uditori giudiziari; la previsione della compilazione di una scheda valutativa al termine della sessione svolta da ciascun uditore, ad opera dei singoli docenti.

 

La disposizione in commento prevede (art. 20, co. 1) che durante il tirocinio svolto presso la Scuola i magistrati frequentino corsi di approfondimento su materie individuate dal CSM e dal comitato direttivo. I docenti saranno nominati dal comitato direttivo (co. 2) che, al termine delle sessioni, trasmetterà al CSM una relazione su ciascun magistrato.

Si ricorda che originariamente il disegno di legge del Governo prevedeva che il comitato direttivo trasmettesse al CSM una scheda sulle attività svolte dal singolo magistrato, sulle caratteristiche della sua frequenza alle lezioni, sugli elaborati prodotti e su ulteriori profili rilevanti dal punto di vista della deontologia professionale.

 

Il comma 15 apporta prevalentemente modifiche di carattere formale – perché conseguenti a scelte operate altrove – all’art. 21 del decreto legislativo, dedicato al tirocinio presso gli uffici giudiziari. Si segnalano, comunque, le seguenti novità:

- quanto all’articolazione del tirocinio, esso è previsto della durata di 4 mesi presso il tribunale (in luogo degli attuali 7); di 2 mesi presso la procura (attualmente sono 3 mesi) e della durata di 6 mesi presso un ufficio corrispondente a quello di prima destinazione (oggi sono previsti 8 mesi);

- in relazione alla formulazione del comma 3 dell’art. 21, ai sensi del quale i magistrati presso i quali viene svolto il tirocinio sono designati dal CSM (e non dal comitato di gestione, come attualmente previsto), su proposta del competente consiglio giudiziario. Conseguentemente i magistrati c.d. affidatari, al termine della sessione, trasmettono al comitato direttivo e al CSM una scheda valutativa del magistrato che ha svolto tirocinio (comma 4).

 

Il comma 16 interviene sull’articolo 22 del decreto legislativo, relativo al procedimento di valutazione del tirocinio.

 

Attualmente, l’articolo 22 prevede che il comitato di gestione rediga, sulla base delle valutazioni dei docenti e dei magistrati affidatari, un giudizio di idoneità all’assunzione delle funzioni giudiziarie (comma 1), da trasmettere al CSM chiamato a deliberare sull’idoneità (comma 2). In caso di valutazione negativa l’uditore dovrà svolgere un ulteriore periodo di tirocinio della durata di un anno: 2 mesi presso la scuola, il resto presso gli uffici giudiziari (commi 3 e 4). Al termine vi sarà una nuova valutazione che, in caso di esito negativo, comporta la cessazione del rapporto d’impiego (comma 5).

 

La disposizione in commento, sostituendo i primi due commi dell’art. 22, prevede che al termine del tirocinio siano trasmesse dal comitato direttivo della scuola al CSM le schede di valutazione redatte al termine delle sessioni (comma 1). Sarà il CSM a pronunciare il giudizio di idoneità al conferimento delle funzioni giudiziarie, tenendo conto delle schede di valutazione, ma anche del parere del consiglio giudiziario e di ogni altro elemento rilevante. Laddove il giudizio sia positivo il CSM dovrà anche pronunciarsi in ordine all’attitudine del magistrato a svolgere funzioni giudicanti o funzioni requirenti.

 

I commi da 17 a 19 novellano una limitata parte del Titolo III del decreto legislativo, dedicato all’aggiornamento professionale e alla formazione dei magistrati.

 

Attualmente, ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo i corsi si tengono presso la Scuola e consistono nella frequenza a sessioni di studio tenute da docenti di elevata professionalità. Il piano dei corsi – teorici e pratici – è approvato annualmente dal comitato di gestione (articolo 23).

L’articolo 25 del decreto legislativo stabilisce l'obbligo di partecipare ai corsi (almeno) ogni cinque anni, a decorrere dall'assunzione delle prime funzioni, e che il magistrato non può partecipare a ulteriori corsi di aggiornamento se non è trascorso un anno dalla precedente partecipazione. A garanzia del diritto del magistrato di partecipare ai corsi (motivi di servizio potrebbero essere temporaneamente impeditivi), l'articolo 25, comma 3 stabilisce che il differimento della partecipazione, dovuto a esigenze di organizzazione o di servizio, non può comunque arrecare pregiudizio al magistrato.

Accanto alla previsione della necessità di seguire con cadenza almeno quinquennale i corsi di aggiornamento professionale della Scuola, il d. lgs 26/2006 introduce un sistema di valutazione del partecipante. Si prevede, così, che alla fine del corso, il comitato di gestione - tenuto conto dei pareri formulati dai docenti in relazione alle prove sostenute dai magistrati ammessi, nonché con riguardo alla diligenza dimostrata - predispone una sintetica valutazione finale che tiene conto del livello di preparazione del magistrato e di specifici elementi attitudinali allo svolgimento delle funzioni giudiziarie. Detto atto è destinato a essere inserito nel fascicolo personale del magistrato e lo stesso verrà preso in considerazione dal CSM ai fini delle determinazione che debbano essere assunte rispetto al magistrato medesimo.

 

In particolare, il comma 17 dell’articolo 3 del disegno di legge, interviene sull’art. 23 del decreto legislativo sostanzialmente per sostituire il comitato direttivo al comitato di gestione per quanto concerne l’approvazione annuale del piano dei corsi di formazione e aggiornamento.

 

In relazione all’oggetto dei corsi, il comma 18 aggiunge a quanto attualmente previsto dall’articolo 24 del decreto legislativo, che spetta allo statuto determinare il numero massimo degli incarichi conferibili ai docenti, i quali saranno oggetto di valutazione da parte dei partecipanti ai corsi. Inoltre, il comitato direttivo e i responsabili di settore potranno usufruire delle strutture per la formazione decentrata esistenti presso i vari distretti di Corte d’appello.

 

Infine, il comma 19 interviene sull’articolo 25 del decreto n. 26/2006 e prevede che tutti i magistrati in servizio abbiano l’obbligo di partecipare almeno una volta ogni quattro anni, ad un corso di formazione e di aggiornamento professionale. Nel corso dell’esame del disegno di legge presso il Senato è stato inoltre specificato che il corso di formazione che il magistrato dovrà frequentare dovrà essere individuato dal consiglio direttivo in relazione alle esigenze specifiche di ciascun magistrato e tenuto conto delle sue richieste.

Solo nei primi quattro anni successivi all’assunzione delle funzioni giudiziarie i magistrati dovranno partecipare a sessioni di formazione annuali. Inoltre, diversamente da quanto è disposto attualmente, la partecipazione ai corsi è considerata attività di servizio (e non periodo di congedo retribuito).

 

In conclusione, si ricorda che per effetto dell’art. 4, comma 20 del disegno di legge, gli ulteriori articoli da 26 a 36 del decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26, sono abrogati.

Restano in vigore i residui articoli da 37 a 39, che non sono oggetto di intervento legislativo.

 


Articolo 4
(Modifiche al decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25 e altre disposizioni)

 

L’articolo 4 ha un duplice contenuto: nei commi da 1 a 15 novella il decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, relativo all’istituzione del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione (cfr. quadro normativo) e alla disciplina dei Consigli giudiziari; nei successivi commi da 16 a 20 apporta limitate modifiche a varie disposizioni in tema di ordinamento giudiziario.

 

Quanto alla prima parte dell’articolo 4, come detto, essa interviene sul decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25. In particolare, i commi da 1 a 4 intervengono sul Capo I del Titolo I del decreto legislativo, relativo all’istituzione, alla composizione e alla durata in carica del Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

 

In particolare, il comma 1, riscrive l’articolo 1 del decreto legislativo modificando la composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

 

Attualmente, l’articolo 1 prevede l'istituzione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, quale organo interno alla Corte, corrispondente ai consigli giudiziari presso le corti di appello, destinato a durare in carica 4 anni (art. 5).

Il profilo strutturale del Consiglio direttivo, disegnato dall’articolo 1, è il seguente:

-          tre membri di diritto (primo presidente della Corte di cassazione, procuratore generale presso la stessa Corte, presidente del Consiglio nazionale forense);

-          un magistrato che eserciti funzioni direttive giudicanti di legittimità;

-          un magistrato che eserciti funzioni direttive requirenti di legittimità;

-          due magistrati che esercitino effettive funzioni giudicanti di legittimità (in servizio presso la Corte di cassazione);

-          un magistrato che eserciti effettive funzioni requirenti di legittimità (in servizio presso la procura generale della Corte di cassazione);

-          un professore ordinario di università in materie giuridiche (designato dal Cun - Consiglio universitario nazionale);

-          un avvocato con almeno venti anni di anzianità professionale e iscritto da almeno cinque anni nell’albo speciale per le giurisdizioni superiori (designato dal Cnf - Consiglio nazionale forense).

In conclusione: dieci membri, di cui sette togati (quattro giudicanti + tre requirenti) e tre laici (due avvocati, un professore).

 

La disposizione in commento conferma i tre componenti di diritto (il d.d.l. Governo aveva invece eliminato il presidente del Consiglio nazionale forense) ed eleva a 11 gli ulteriori membri, così ripartiti:

-          8 magistrati (due che esercitano funzioni requirenti e sei che esercitano funzioni giudicanti, eletti da tutti e tra tutti i magistrati in servizio presso la Corte e la Procura generale, ivi compresi i magistrati con funzioni di merito addetti all’Ufficio del ruolo e del massimario);

-          2 professori universitari di ruolo di materie giuridiche, nominati dal Consiglio universitario nazionale;

-          1 avvocato con almeno venti anni di esercizio effettivo della professione ed iscritto da almeno cinque anni nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, nominato dal Consiglio nazionale forense.

 

 

Il comma 2 interviene sull’articolo 2 del decreto legislativo n. 25/2006, che attualmente individua i componenti supplenti del Consiglio direttivo.

In particolare, il disegno di legge abroga il comma 1 dell’articolo 2, sostanzialmente eliminando ogni riferimento ai membri supplenti; rimane in vigore la previsione del comma 2, ai sensi della quale in caso di mancanza o impedimento dei membri di diritto, questi sono sostituiti da chi ne esercita le funzioni.

 

Il comma 3 modifica l’articolo 3 del decreto legislativo che delinea gli organi del Consiglio direttivo attualmente individuandoli nei seguenti: presidente (di diritto il Primo Presidente della Corte di cassazione); vice presidente (da eleggere tra i componenti non togati); segretario (da eleggere tra i componenti togati).

Il disegno di legge elimina la figura del vice presidente e precisa che nel corso della prima seduta il Consiglio adotta le disposizioni concernenti l’organizzazione dell’attività e la ripartizione degli affari.

 

 

Il comma 4 sostituisce l’articolo 4 del decreto legislativo, relativo all’elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo, e aggiunge un ulteriore articolo 4-bis volto a disciplinare la ripartizione dei seggi.

 

Attualmente, l'articolo 4 disciplina l'elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione; come per i consigli giudiziari, il sistema è stato strutturato in termini analoghi a quello previsto per l'elezione dei componenti togati del CSM, con una connotazione, dunque, di stampo maggioritario, derivante dalla previsione per la quale ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali sono scelti i componenti togati, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti.

 

Il nuovo articolo 4 disciplina anzitutto la presentazione delle liste prevedendo (commi 1 e 2):

-          che ciascuna lista debba essere sottoscritta da almeno 25 elettori, le cui firme dovranno essere autenticate;

-          che ciascun elettore possa presentare una sola lista;

-          che ciascuna lista non possa essere composta da un numero di candidati superiore ai numero degli eleggibili;

-          che ciascun candidato non possa essere inserito in più di una lista.

Il comma 3 interviene sulle modalità di voto prevedendo che ciascun elettore abbia a disposizione due schede, una per eleggere i magistrati requirenti (2) e una per eleggere i magistrati giudicanti (6); nell’ambito di ciascuna scheda l’elettore potrà esprimere un voto di lista e una sola preferenza.

 

L’articolo 4-bis disciplina il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi prevedendo un sistema proporzionale. L’ufficio elettorale dovrà individuare il quoziente base (voti validi espressi/seggi da attribuire), calcolare il numero di seggi spettante a ciascuna lista (voti di lista/quoziente base) e proclamare eletti i candidati che hanno riportato il maggior numero di preferenze. I seggi non assegnati direttamente vengono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti; il caso di parità nei voti di preferenza il seggio è assegnato al magistrato con la maggiore anzianità di servizio e, in caso di pareggio, al più anziano anagraficamente.

 

 

I commi da 5 a 7 dell’articolo in commento intervengono sul Capo II del Titolo I del decreto legislativo (artt. 7 e 8), relativo alle competenze del Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

 

L’articolo 7 disciplina le competenze del Consiglio direttivo della Cassazione in modo simmetrico rispetto ai Consigli giudiziari (tranne per le incombenze relative ai giudici di pace):

-        formula pareri (comma 1, lettere a), b), f) e g) e proposte (comma 1, lettera h). La formulazione di pareri e proposte lo qualifica come organo consultivo-propositivo nelle seguenti materie:

·       tabelle della Corte di cassazione (lettera a);

·       valutazione dei magistrati operanti presso gli uffici di legittimità per il profilo della laboriosità, diligenza, preparazione, capacità tecnico-professionale, equilibrio, previa acquisizione di motivate e dettagliate valutazioni del Consiglio nazionale forense (lettera b);

·       alcune vicende riguardanti la vita professionale dei magistrati, quali i collocamenti a riposo, le dimissioni, le decadenze dall’impiego, le concessione di titoli onorifici, la riammissione in magistratura (lettera f);

·       l’attività del Scuola superiore della magistratura (lettera g).

-        esercita attività di vigilanza disciplinare (comma 1, lettera c) e vigilanza amministrativa (comma 1, lettera d). La funzione di vigilanza è esercitata in due materie:

·       sul comportamento di tutti i magistrati in servizio presso gli uffici di legittimità, con obbligo di segnalazione di fatti suscettibili di valutazione in sede disciplinare al ministro della Giustizia e al procuratore Generale presso la Cassazione (lettera c);

·       sull’andamento dei propri uffici, con potere di segnalazione delle eventuali disfunzioni al ministro della giustizia (lettera d).

-        adotta provvedimenti amministrativi (comma 1, lettera e). La funzione amministrativa si esplica mediante l’adozione di provvedimenti relativi allo status giuridico ed economico dei magistrati in servizio negli uffici di legittimità, quali le aspettative e i congedi, le infermità dipendenti da cause di servizio, l’equo indennizzo, le pensioni privilegiate, la concessione di sussidi.

Anche per il Consiglio direttivo vale il discorso del “modello operativo a geometria variabile”. Secondo l’articolo 8, i componenti avvocati e professori, anche nella qualità di vice-presidenti, possono partecipare solo alle discussioni e deliberazioni in tema di tabelle (lettera a) e vigilanza sugli uffici (lettera d); non alle altre.

 

In particolare, il comma 5 apporta modifiche alle competenze del Consiglio direttivo, intervenendo sull’art. 7 del d.lgs. n. 25/2006. Quanto all’attività consultiva, è precisato che il parere sull’attività dei magistrati (lett. b) consiste in una valutazione di professionalità ai sensi dell’art. 11 del d.lgs n. 160/2006. E’ soppresso il parere al CSM su alcune vicende riguardanti la vita professionale dei magistrati (lettera f); sono soppresse tutte le funzioni di vigilanza disciplinare (lett. c) e d) e le competenze amministrative (lett. e).

Si ricorda che originariamente il disegno di legge del Governo prevedeva anche che il Consiglio direttivo dovesse esprimere il parere sulla tabella della Procura generale presso la Cassazione, nonché sui criteri per l’assegnazione degli affari e la sostituzione dei sostituti impediti, proposti dal procuratore generale (lett. a-bis). Tale disposizione è stata eliminata nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Il comma 6 modifica l’art. 8 del decreto legislativo prevedendo che i componenti laici del consiglio direttivo (avvocato e professori) possano partecipare alle riunioni esclusivamente quando si tratta di rendere il parere sulle tabelle della Corte di cassazione (lett. a).

 

Il comma 7 introduce l’articolo 8-bis, ai sensi del quale le sedute del comitato direttivo sono valide se sono presenti 7 componenti (su un totale di 14). Le deliberazioni sono assunte a maggioranza (relativa) e in caso di parità prevale il voto del Presidente.

 

I commi da 8 a 12 dell’articolo in commento intervengono sul Capo I del Titolo II del decreto legislativo (artt. 9-14), relativo alla composizione e alla durata in carica dei Consigli giudiziari.

 

In particolare, il comma 8 modifica l’art. 9 del decreto legislativo, relativo alla composizione dei consigli giudiziari.

 

Attualmente, l’articolo 9 dispone che i consigli giudiziari siano costituiti presso ogni Corte di appello e siano composti da membri di diritto (presidente della Corte d'appello, procuratore generale, presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati del capoluogo di distretto) e da membri effettivi. La disposizione traccia quindi due differenti profili strutturali dei consigli giudiziari:

§       distretti dove prestano servizio fino a 350 magistrati (comma 2). Il Consiglio giudiziario ha 13 componenti: ai 3 membri di diritto si aggiungono infatti i seguenti 10 membri effettivi:

-        5 magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto eletti da tutti i magistrati del distretto;

-        1 professore universitario in materie giuridiche (nominato dal Cun-Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione);

-        1 avvocato con almeno 15 anni di effettivo esercizio della professione (nominato dal Cnf-Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto);

-        2 laici nominati dal Consiglio regionale (con elezione a maggioranza qualificata: tre quinti dei componenti ovvero, dopo il secondo scrutinio, tre quinti dei votanti) tra persone estranee al Consiglio regionale;

-        1 rappresentante dei giudici di pace, eletto da tutti i Gdp del distretto.

 

§       b) distretti dove prestano servizio oltre 350 magistrati (comma 3) e quindi Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia. Il Consiglio giudiziario ha 15 componenti: ai 3 membri di diritto si aggiungono i seguenti 12 membri effettivi:

-        7 magistrati in servizio, elettivi;

-        1 professore universitario;

-        1 avvocato;

-        2 rappresentanti del Consiglio regionale; tutti nominati come nel caso precedente;

-        1 rappresentante dei giudici di pace, nominato come nel caso precedente.

 

Il comma 8 elimina anzitutto il presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati del capoluogo di distretto dai membri di diritto dei consigli giudiziari (lett. a).

Inoltre, la disposizione in commento distingue tre differenti profili strutturali dei consigli in funzione del numero dei magistrati presenti in organico nei distretti. In tutti i casi elimina però sia i rappresentanti dei giudici di pace che i rappresentanti dei consigli regionali. Analiticamente:

 

a) distretti dove prestano servizio fino a 350 magistrati (comma 2). Il Consiglio giudiziario ha 13 componenti: ai 2 membri di diritto si aggiungono infatti i seguenti 9 membri effettivi:

-    6 magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto (4 addetti a funzioni giudicanti e 2 addetti a funzioni requirenti);

-    1 professore universitario in materie giuridiche (nominato dal Cun-Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione);

-    2 avvocati con almeno 10 anni di effettivo esercizio della professione (nominati dal Cnf-Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto).

 

b) distretti dove prestano servizio da 351 a 600 magistrati (comma 3). Il Consiglio giudiziario ha 16 componenti: ai 2 membri di diritto si aggiungono infatti i seguenti 14 membri effettivi:

-    10 magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto (7 addetti a funzioni giudicanti e 3 addetti a funzioni requirenti);

-    1 professore universitario in materie giuridiche (nominato dal Cun-Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione);

-    3 avvocati con almeno 10 anni di effettivo esercizio della professione (nominati dal Cnf-Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto).

 

c) distretti dove prestano servizio oltre 600 magistrati (comma 3-bis). Il Consiglio giudiziario ha 22 componenti: ai 2 membri di diritto si aggiungono infatti i seguenti 20 membri effettivi:

-    14 magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari del distretto (10 addetti a funzioni giudicanti e 4 addetti a funzioni requirenti);

-    2 professori universitari in materie giuridiche (nominato dal Cun-Consiglio universitario nazionale, su indicazione dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle università della regione);

-    4 avvocati con almeno 10 anni di effettivo esercizio della professione (nominati dal Cnf-Consiglio nazionale forense, su indicazione dei consigli dell'ordine degli avvocati del distretto).

 

 

Il comma 9 inserisce l’articolo 9-bis, relativo ai quorum per le deliberazioni dei consigli giudiziari. Analogamente a quanto disposto dall’art. 8-bis (v. sopra), le sedute del consiglio sono valide se è presente la maggioranza dei componenti; le \deliberazioni sono assunte a maggioranza (relativa) e in caso di parità prevale il voto del Presidente.

 

Il comma 10 riscrive completamente l’articolo 10 del decreto legislativo, attualmente dedicato ai membri supplenti dei consigli giudiziari.

 

Ai sensi dell’articolo 10, infatti, il Consiglio giudiziario deve avere cinque supplenti: un magistrato giudicante; un magistrato requirente; un professore universitario; un avvocato; un laico designato dal Consiglio regionale. Quanto ai tre membri di diritto (presidente della Corte d'appello, procuratore Generale, presidente del Consiglio dell'ordine) i supplenti risultano identificati con coloro che esercitano le relative funzioni in caso di impedimento o di assenza del titolare (articolo 10, comma 2).

 

Il nuovo articolo 10 è dedicato alla Sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace.

In ogni consiglio giudiziario è istituita una sezione autonoma chiamata a svolgere l’attività consultiva relativa ai giudici di pace, e sui provvedimenti organizzativi proposti dagli uffici del giudice di pace. Tale sezione sarà così composta (comma 1):

-    nei distretti dove prestano servizio fino a 350 magistrati: due magistrati e un avvocato eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti; due giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto;

-    nei distretti dove prestano servizio da 351 a 600 magistrati: tre magistrati e un avvocato, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti; tre giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto;

-    nei distretti dove prestano servizio oltre 600 magistrati: cinque magistrati e due avvocati, eletti dal consiglio giudiziario tra i suoi componenti; quattro giudici di pace eletti dai giudici di pace in servizio nel distretto.

 

Anche per la sezione del consiglio giudiziario relativa ai giudici di pace valgono le disposizioni sui quorum stabilite per il consiglio giudiziario (presenza della maggioranza dei componenti e maggioranza relativa; in caso di parità prevale il voto del Presidente).

 

 

Il comma 11 interviene sull’articolo 11 del decreto legislativo, relativo agli organi del consiglio giudiziario, per eliminare la figura del vice presidente.

 

Il comma 12 modifica il sistema elettorale per l’elezione dei componenti togati dei consigli giudiziari, sostituendo l’articolo 12 del decreto legislativo e inserendo gli articoli da 12-bis a 12-quater.

 

L'articolo 12, disciplina l'elezione dei componenti togati del consiglio giudiziario, secondo un sistema già evidenziato in relazione alla elezione dei componenti togati del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e, quindi, delineato, conformemente a quanto previsto dalla delega, in termini analoghi a quello previsto per i componenti togati del Consiglio superiore della magistratura. Il sistema è dunque, maggioritario: ciascun elettore esprime il voto per un solo magistrato per ciascuna delle categorie di magistrati nell'ambito delle quali i componenti togati sono scelti, con la proclamazione della elezione dei candidati che hanno ottenuto, nell'ambito di ciascuna categoria, il maggior numero di voti.

 

In particolare, il nuovo articolo 12 – ricalcando il contenuto del nuovo articolo 4 (v. sopra) - disciplina la presentazione delle liste prevedendo (commi 1 e 2):

-    che ciascuna lista debba essere sottoscritta da almeno 25 elettori, le cui firme dovranno essere autenticate;

-    che ciascun elettore possa presentare una sola lista;

-    che ciascuna lista non possa essere composta da un numero di candidati superiore ai numero degli eleggibili;

-    che ciascun candidato non possa essere inserito in più di una lista.

Il comma 3 interviene sulle modalità di voto prevedendo che ciascun elettore abbia a disposizione due schede, una per eleggere i magistrati requirenti e una per eleggere i magistrati giudicanti; nell’ambito di ciascuna scheda l’elettore potrà esprimere un voto di lista e una sola preferenza.

 

L’articolo 12-bis – analogamente all’art. 4-bis (v. sopra) - disciplina il meccanismo di trasformazione dei voti in seggi prevedendo un sistema proporzionale. L’ufficio elettorale dovrà individuare il quoziente base (voti validi espressi/seggi da attribuire), calcolare il numero di seggi spettante a ciascuna lista (voti di lista/quoziente base) e proclamare eletti i candidati che hanno riportato il maggior numero di preferenze. I seggi non assegnati direttamente vengono attribuiti in ordine decrescente alle liste cui corrispondono i maggiori resti; il caso di parità nei voti di preferenza il seggio è assegnato al magistrato con la maggiore anzianità di servizio e, in caso di pareggio, al più anziano anagraficamente.

 

Gli articoli 12-ter e 12-quater disciplinano le modalità per l’elezione dei giudici di pace all’interno dell’apposita sezione del consiglio giudiziario. Le disposizioni ricalcano sostanzialmente quelle previste per i componenti togati dei consigli, non a caso anche le elezioni si tengono contestualmente e negli stessi locali, con le seguenti differenze:

-       le liste contrapposte devono essere sottoscritte da almeno 15 elettori (e non 25);

-       ogni elettore riceve una sola scheda (e non due).

 

 

Il comma 13 modifica l’articolo 15 del decreto legislativo, relativo alle competenze dei consigli giudiziari.

 

L'articolo 15 del decreto legislativo n. 25/2006 disciplina le competenze del Consiglio giudiziario, sintetizzabili in quattro attività tipizzate:

-        formula pareri motivati e non vincolanti al CSM nelle seguenti materie:

·       sulle proposte tabellari dei capi dei vari uffici (lettera a);

·       sull'attività dei magistrati sotto il profilo della preparazione, della capacità tecnico-professionale, della laboriosità, della diligenza, dell'equilibrio nell'esercizio delle funzioni, sia nelle ipotesi di progressione in carriera, sia nei periodi intermedi di permanenza nella qualifica (lettera b);

·       sull'organizzazione e sul funzionamento degli uffici del giudice di pace (lettera e);

·       sui provvedimenti concernenti i collocamenti a riposo, le dimissioni, le decadenze dall'impiego, le concessioni di titoli onorifici, le riammissioni in magistratura, di competenza del Csm (lettera g);

·       sulle “materie attinenti ad ulteriori competenze ad essi attribuiti” (lettera h).

-        formula proposte al Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura in ordine alla programmazione dell'attività didattica (lettera i) e al ministro della giustizia e al CSM in ordine all’organizzazione del funzionamento degli uffici del giudice di pace (lettera e).

-        esercita attività di vigilanza disciplinare sul comportamento di tutti i magistrati in servizio nel distretto, con obbligo di segnalazione dei fatti e degli atti rilevanti al ministro della Giustizia e al procuratore generale presso la Cassazione, quali titolari dell'azione disciplinare (lettera c); esercita anche attività di vigilanza amministrativa, sull'andamento degli uffici giudiziari nel distretto, con potere di segnalazione delle eventuali disfunzioni al ministro della Giustizia (lettera d);

-        adotta provvedimenti amministrativi. In particolare, adotta provvedimenti relativi allo status dei magistrati in servizio negli uffici del distretto, con particolare riferimento ad aspettative e congedi, infermità dipendenti da cause di servizio, equo indennizzo, pensioni privilegiate, concessione di sussidi (lettera f).

 

Analogamente alle modifiche apportate alla competenza del consiglio direttivo della Cassazione (articolo 7 d.lgs., v. sopra), il comma 13 interviene sulle funzioni consultive dei consigli giudiziari precisando che il parere sull’attività dei magistrati (lett. b) consiste in una valutazione di professionalità ai sensi dell’art. 11 del d.lgs n. 160/2006. E’ soppresso il parere al CSM su alcune vicende riguardanti la vita professionale dei magistrati (lettera g); sono soppresse tutte le funzioni di vigilanza disciplinare (lett. c) e d) e le competenze amministrative (lett. f).

Anche in questo caso si evidenzia come il d.d.l. originario del Governo prevedesse anche un parere sulla tabella degli uffici requirenti, nonché sui criteri per l’assegnazione degli affari e la sostituzione dei sostituti impediti (lett. a-bis, poi soppressa nel corso dell’esame presso il Senato).

 

 

Il comma 14 interviene sull’art. 16 del decreto legislativo relativo alla composizione dei consigli giudiziari in relazione alle competenze da esercitare.

 

Attualmente l’articolo 16 dispone che i due componenti laici di origine regionale (designati dal consiglio regionale), l’avvocato e il professore universitario, nonché il rappresentante dei giudici di pace non partecipano a tutte le sedute, bensì solo a quelle in cui si discuta o si deliberi nelle materie indicate dall'articolo 15, comma 1, lettere a), d) ed e). Pertanto, in sede consultiva, per le sole proposte tabellari dei vari capi-ufficio (lettera a); in sede di vigilanza, per le questioni riguardanti l'andamento degli uffici giudiziari nel distretto, ai fini della segnalazione al ministro della Giustizia delle eventuali disfunzioni (lettera d); in sede consultiva e propositiva per le questioni relative all'organizzazione e funzionamento degli uffici del giudice di pace (lettera e).

Secondo l'articolo 16, comma 2, il rappresentante dei giudici di pace partecipa al Consiglio giudiziario anche quando si tratta di deliberare in merito a questioni personali e di carriera dei giudici di pace del distretto: ammissione al tirocinio; organizzazione e coordinamento del tirocinio e giudizio finale di idoneità; parere sulla conferma nelle funzioni dopo un quadriennio; proposte di decadenza, dispensa, ammonimento, censura o revoca per i giudici onorari immeritevoli.

 

Il disegno di legge abroga il comma 2 dell’articolo 16 e, quanto al comma 1, vi apporta limitate modifiche in esito alle quali dispone che i componenti designati dal consiglio regionale, gli avvocati ed i professori universitari (viene eliminato il richiamo al rappresentante dei giudici di pace) partecipano alle sedute in cui si discuta o si deliberi in ordine alle proposte tabellari dei vari capi-ufficio (lettera a), alle questioni relative all'organizzazione e funzionamento degli uffici del giudice di pace (lettera e) e alle attività di vigilanza (lettera d).

 

Il comma 15 inserisce un ulteriore articolo nel decreto legislativo. L’articolo 18-bis demanda ad un regolamento, adottato su proposta del ministro della giustizia, di concerto con il ministro dell’economia, la disciplina esecutiva del procedimento per l’elezione dei componenti del consiglio direttivo della Cassazione e dei consigli giudiziari.

 

Il comma 16 dell’articolo 4 interviene sull’articolo 5, comma 2, della legge 4 maggio 1998, n. 133, relativa agli incentivi ai magistrati trasferiti in sedi disagiate.

Il provvedimento ribadisce il diritto del magistrato trasferito in sede disagiata, in caso di trasferimento a domanda, ad essere preferito a tutti gli altri aspiranti ove la permanenza in servizio presso al sede disagiata sia stata superiore ai cinque anni.

 

Il comma 17 novella l'articolo 14 del decreto n. 109 del 2006, riguardante la disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, al fine di specificare che il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare entro un anno dalla notizia del fatto.

 

Il comma 18 interviene sul decreto legislativo n. 240 del 2006, relativo alle competenze dei magistrati capi e dei dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari nonché al decentramento su base regionale di alcune competenze del Ministero della giustizia.

In particolare, la disposizione in commento inserisce il comma 2-bis all’articolo 2 del decreto, dedicato alla gestione delle risorse umane da parte del dirigente amministrativo.

 

L’articolo 2 assegna al dirigente amministrativo la gestione delle risorse umane (escludendo ovviamente la gestione dei magistrati), da attuarsi in coerenza con gli indirizzi del magistrato capo dell'ufficio e con il programma annuale delle attività (comma 1). Inoltre (comma 2), il dirigente amministrativo è competente per l’adozione dei provvedimenti disciplinari del rimprovero verbale e della censura (ai sensi dell’art. 55, comma 4, terzo periodo, del d. lgs. n. 165 del 2001[29]).

 

Il nuovo comma (2-bis) demanda ad un decreto ministeriale di natura non regolamentare del ministro della giustizia, emanato di concerto con il ministro dell’economia la determinazione dei posti di dirigente di seconda fascia negli uffici giudiziari, operando una razionalizzazione che possa anche comportare la previsione di un solo dirigente per più uffici giudiziari.

 

Il comma 19 modifica l'art. 7-bis dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto n. 12 del 1941, prevedendo che:

-       le tabelle degli uffici giudicanti siano adottate per un triennio (attualmente sono, invece, biennali);

-       la violazione dei criteri per l'assegnazione degli affari non determina mai la nullità dei provvedimenti emessi, salvo il possibile rilievo disciplinare.

Il comma 19 coordina poi due disposizioni della precedente disciplina con quella di nuova introduzione: la prima è relativa all’abolizione del limite decennale di permanenza nelle funzioni dei GIP, ora previsto tra 8 e 15 anni; la seconda è relativa all’obbligo, per il CSM, di sentire il Consiglio direttivo della corte di cassazione in sede di adozione delle tabelle della stessa corte.

 

Al comma 20 dell’articolo 4 sono espressamente indicate una serie di abrogazioni; esse riguardano:

-       numerosi articoli del decreto legislativo n. 26 del 2006 (si veda il commento all’articolo 3);

-       numerosi articoli del decreto legislativo n. 160 del 2006 (si veda il commento all’articolo 2);

-       l’articolo 38 del R.D.Lgs. 31 maggio 1946, n. 511, Guarentigie della magistratura (si osserva che tale disposizione è già stata abrogata dall'art. 31, D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109);

-       l’intero decreto legislativo C.P.S. 13 settembre 1946, n. 264, recante “Norme per le elezioni dei Consigli giudiziari, del Consiglio superiore della magistratura e della Corte disciplinare”;

-       numerosi articoli dell’ordinamento giudiziario, di cui al Regio decreto n. 12 del 1941;

-       alcuni articoli del Regio decreto 14 dicembre 1865, n. 2641, col quale è approvato il Regolamento generale giudiziario per l'esecuzione del Codice di procedura civile, di quello di procedura penale e della legge sull'ordinamento giudiziario;

-       limitate disposizioni della legge 13 febbraio 2001, n. 48, recante “Aumento del ruolo organico e disciplina dell'accesso in magistratura”.

 


 

Articolo 5
(Disposizioni varie)

 

L'articolo 5, ampiamente modificato dal Senato, contiene disposizioni di vario contenuto, volte, in particolare, a dettare la disciplina transitoria di talune situazioni oggetto dell'intervento legislativo in esame.

 

In particolare, ai sensi del comma 1, fermo quanto previsto nel comma 5 dell'art. 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997 n. 398, il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali deve continuare ad essere determinato in misura non superiore a dieci volte il numero dei posti considerati negli ultimi due bandi di concorso per l’accesso in magistratura.

 

Il citato comma 5 dell'articolo 16 prevede che il numero dei laureati da ammettere alla scuola, è determinato con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, in misura non inferiore al dieci per cento del numero complessivo di tutti i laureati in giurisprudenza nel corso dell'anno accademico precedente, tenendo conto, altresì, del numero dei magistrati cessati dal servizio a qualunque titolo nell'anno precedente aumentato del venti per cento del numero di posti resisi vacanti nell'organico dei notai nel medesimo periodo, del numero di abilitati alla professione forense nel corso del medesimo periodo e degli altri sbocchi professionali da ripartire per ciascuna scuola di cui al comma 1, e delle condizioni di ricettività delle scuole. L'accesso alla scuola avviene mediante concorso per titoli ed esame. La composizione della commissione esaminatrice, come pure il contenuto delle prove d'esame ed i criteri oggettivi di valutazione delle prove, è definita nel decreto di cui all'articolo 17, comma 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127 . Il predetto decreto assicura la presenza nelle commissioni esaminatrici di magistrati, avvocati e notai.

 

 

Il successivo comma 2, stabilisce, invece, che la data per le valutazioni periodiche di professionalità dei magistrati già in servizio viene determinata utilizzando come parametro iniziale la data del decreto di nomina come uditore giudiziario.

 

Il comma 3 prevede, poi, che le disposizioni in materia di temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi di cui al decreto legislativo n. 160 del 2006 (v. sopra, articolo 2), trovino applicazione a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge.

Fino ad allora, i magistrati che ricoprono tali incarichi mantengono le loro funzioni.

Trascorso tale periodo, i magistrati che hanno superato il termine massimo per il conferimento delle funzioni senza che abbiano ottenuto l’assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni decadono dall’incarico. Tali magistrati restano comunque assegnati allo stesso ufficio con funzioni non direttive né semidirettive.

 

Il comma 4 prevede che ai magistrati ordinari sia riconosciuto, alla nomina, il trattamento economico previsto dalla tabella allegata alla legge 19 febbraio 1981, n. 27, come sostituta dal provvedimento in esame (v. art. 2).

 

I commi da 5 a 6intervengono sulla dotazione organica del CSM.

In particolare, il comma 5 dispone che il ruolo autonomo del Consiglio superiore della magistratura sia aumentato di 13 unità, di cui 2 dirigenti di seconda fascia per i servizi generali. Demanda inoltre ad un regolamento del CSM la disciplina del trattamento giuridico ed economico del personale interno e delle indennità per personale non appartenente al ruolo del CSM ma che svolge attività presso il Consiglio. Il successivo comma 6 specifica che l’aumento nell’organico deve avvenire senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.

 

Il successivo comma 7 abroga l’art. 2 del decreto legislativo n. 37/2000[30], che attualmente attribuisce alla potestà regolamentare del CSM il compito di disciplinare gli aspetti giuridici ed economici del lavoro all’interno del Consiglio superiore della magistratura.

 

Analiticamente, l’art. 2 del decreto legislativo n. 37/2000 dispone che spetta al CSM disciplinare con proprio regolamento:

- gli organi competenti ad adottare atti di organizzazione riguardanti il personale;

- le procedure concorsuali pubbliche per il reclutamento del personale e l'ordinamento delle carriere;

- l'articolazione dell'organico;

- le procedure per la nomina e per la sospensione ed estinzione dei rapporti di lavoro;

- le modalità di adeguamento alle norme contrattuali del comparto «Ministeri»;

- i diritti e i doveri dei dipendenti, ivi comprese le sanzioni e i procedimenti disciplinari; l'orario e i turni di lavoro; i limiti e le modalità di esercizio dei poteri di gestione dei rapporti di lavoro;

- il trattamento economico del personale di ruolo e le indennità del personale non appartenente al ruolo che svolga la propria attività presso il C.S.M.

 

Gli ultimi due articoli stabiliscono, poi, che le disposizioni riguardanti il collocamento fuori ruolo di magistrati non comportano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello stato e provvedono, altresì, a sostituire la tabella B allegata alla legge n. 71 del 1991.

 

Art. 6
(Norma di copertura)


 

 

L’articolo 6 è relativo alla copertura finanziaria del provvedimento


 

Articolo 7
(Delega al Governo per l’adozione di norme di coordinamento in materia di ordinamento giudiziario)

 

L’articolo 7 del provvedimentodelega il Governo ad emanare, entro 2 anni dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi compilativi, volti a coordinare la complessa normativa vigente in tema di ordinamento giudiziario.

Nell’adozione dei decreti  legislativi il Governo dovrà attenersi ai seguenti principi e criteri direttivi:

a) dovrà procedere al coordinamento delle norme che costituiscono l’ordinamento giudiziario sulla base delle disposizioni contenute nella presente legge;

b) dovrà abrogare in modo espresso le norme ritenute non più vigenti (perché incompatibili con la legge).

Quanto al procedimento per l’emanazione dei decreti, la disposizione in commento prevede che i decreti vengano emanati su proposta del Ministro della giustizia, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti; il parere dovrà essere espresso entro sessanta giorni dalla richiesta, indicando specificamente le eventuali disposizioni non ritenute corrispondenti ai princìpi e ai criteri direttivi contenuti nella legge di delegazione. In assenza di parere il Governo potrà procedere comunque all’emanazione dei decreti.

 

Si osserva che il disegno di legge originario del Governo conteneva le seguenti ulteriori norme di delega:

-       per l’emanazione, entro un anno dalla data di entrata in vigore dell’ultimo dei sopracitati decreti, di un codice delle norme regolamentari in materia di ordinamento giudiziario;

-       per l’emanazione, entro otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi per il riordino – in unico codice - delle norme in materia di ordinamento giudiziario militare;

-       per l’emanazione, negli stessi otto mesi, di uno o più decreti legislativi finalizzati a disciplinare il transito di magistrati militari (tra 40 e 55 unità) nel ruolo dei magistrati ordinari.

Tali disposizioni sono state stralciate nel corso dell’esame del provvedimento presso il Senato.

 

 

 

Articolo 8
(Entrata in vigore)

 

La norma stabilisce la vigenza del provvedimento al giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica.

 

 


Testo a fronte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si segnala che il testo a fronte che segue si compone di tre colonne:

-            nella prima colonna è riportata la normativa oggetto di modifica da parte del d.d.l. del Governo;

-            nella seconda colonna è riportato il testo originario del disegno di legge del Governo, A.S. 1447;

-            nella terza colonna è riportato il testo approvato dal Senato (A.C. 2900).

       L’utilizzo del “grassetto” è volto ad evidenziare le modifiche che l’A.C. 2900 (terza colonna) apporta alla normativa (prima colonna): conseguentemente, nella prima colonna, il grassetto indica le parti che si intendono sopprimere; nella terza, quelle che si intendono aggiungere o modificare.

 

 


 

Art. 1
Le modifiche al d. lgs. n. 160 del 2006 (artt. 1-9)

D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160

D.D.L. Governo

A.C.  2900

 

 

 

 

Riforma dell’ordinamento giudiziario

Modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario

 

 

 

 

 

 

 

Art. 1
(Modifiche al capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)

Art. 1
(Modifiche al capo I del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)

D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160

 

 

Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della L. 25 luglio 2005, n. 150.

 

 

Capo I

Disposizioni in tema di ammissione in magistratura e uditorato

Capo I

Disposizioni in tema di ammissione in magistratura e tirocinio

Capo I

Disposizioni in tema di ammissione in magistratura e tirocinio

Art. 1

Concorso per uditore giudiziario

Art. 1

Concorso per magistrato ordinario

Art. 1

Concorso per magistrato ordinario

1. La nomina ad uditore giudiziario si consegue mediante concorso per esame, bandito con cadenza annuale.

1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito con cadenza almeno annuale in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento.

1. La nomina a magistrato ordinario si consegue mediante un concorso per esami bandito con cadenza di norma annuale in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo, per i quali può essere attivata la procedura di reclutamento.

2. L'esame consiste in una prova scritta ed in una prova orale.

2. Il concorso per esami consiste in una prova scritta, effettuata con le procedure di cui all’articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni, e in una prova orale.

2. Il concorso per esami consiste in una prova scritta, effettuata con le procedure di cui all’articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni, e in una prova orale.

3. La prova scritta verte su ciascuna delle seguenti materie:

a) diritto civile;

b) diritto penale;

c) diritto amministrativo.

3. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo, e di un elaborato pratico, consistente nella redazione di un provvedimento in materia di diritto e procedura civile ovvero di diritto e procedura penale, individuato mediante estrazione a sorte operata dalla commissione la mattina della prova. Con lo stesso sistema è determinato, giorno per giorno, l’ordine di svolgimento degli elaborati.

3. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo.

4. La prova orale verte su ciascuna delle seguenti materie o gruppi di materie:

4. La prova orale verte su:

4. La prova orale verte su:

a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;

a) identica;

a) identica;

b) procedura civile;

b) identica;

b) identica;

c) diritto penale;

c) identica;

c) identica;

d) procedura penale;

d) identica;

d) identica;

e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;

e) identica;

e) identica;

f) diritto commerciale e industriale;

f) diritto commerciale;

f) diritto commerciale e fallimentare;

g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;

g) identica;

g) identica;

h) diritto comunitario;

h) identica;

h) identica;

i) diritto internazionale ed elementi di informatica giuridica;

i) diritto internazionale pubblico e privato;

i) diritto internazionale pubblico e privato;

 

l) elementi di informatica giuridica e di ordinamento giudiziario;

l) elementi di informatica giuridica e di ordinamento giudiziario;

l) di lingua straniera, scelta dal candidato fra quelle ufficiali dell'Unione europea.

m) colloquio su una lingua straniera, scelta dal candidato fra quelle ufficiali dell’Unione europea.

m) colloquio su una lingua straniera, indicata dal candidato all’atto della domanda di partecipazione al concorso, scelta fra le seguenti: inglese, spagnolo, francese e tedesco.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono la idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi nelle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere a), b), c), d), e), f) g) h) e i), e comunque una votazione complessiva nelle due prove, esclusa la prova orale sulla materia di cui alla lettera l), non inferiore a centocinque punti. Non sono ammesse frazioni di punto.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono l’idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi in ciascuna delle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere da a) a l), e un giudizio di sufficienza nella materia di cui al comma 4, lettera m), e comunque una votazione complessiva nelle due prove, esclusa quella di cui alla lettera m), non inferiore a centoventi punti. Non sono ammesse frazioni di punto. Agli effetti di cui all’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, il giudizio in ciascuna delle prove scritte e orali è motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico, mentre l’insufficienza è motivata con la sola formula “non idoneo“.

5. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti in ciascuna delle materie della prova scritta. Conseguono l’idoneità i candidati che ottengono non meno di sei decimi in ciascuna delle materie della prova orale di cui al comma 4, lettere da a) a l), e un giudizio di sufficienza nel colloquio sulla lingua straniera prescelta, e comunque una votazione complessiva nelle due prove non inferiore a centootto punti. Non sono ammesse frazioni di punto. Agli effetti di cui all’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, il giudizio in ciascuna delle prove scritte e orali è motivato con l’indicazione del solo punteggio numerico, mentre l’insufficienza è motivata con la sola formula “non idoneo“.

6. Il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso, a pena di inammissibilità, se intende accedere a posti nella funzione giudicante ovvero a quelli nella funzione requirente. Deve indicare, inoltre, la lingua straniera sulla quale intende essere esaminato. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o entrambe le sotto commissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti. Il voto sulla conoscenza della lingua straniera, espresso in decimi, si aggiunge a quello complessivo ottenuto dal candidato ai sensi del comma 5.

6. Il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso la lingua straniera, scelta tra quelle ufficiali dell’Unione europea, sulla quale intende essere esaminato. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o di entrambe le sottocommissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti.

6. Con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, terminata la valutazione degli elaborati scritti, sono nominati componenti della commissione esaminatrice docenti universitari delle lingue indicate dai candidati ammessi alla prova orale. I commissari così nominati partecipano in soprannumero ai lavori della commissione, ovvero di una o di entrambe le sottocommissioni, se formate, limitatamente alle prove orali relative alla lingua straniera della quale sono docenti.

7. Nell'ambito delle prove orali di cui al comma 4, i candidati sostengono un colloquio di idoneità psico-attitudinale all'esercizio della professione di magistrato, anche in relazione alle specifiche funzioni indicate nella domanda di ammissione. La valutazione dell'esito del colloquio, condotto dal professore universitario incaricato di cui all'articolo 5, comma 1, è operata collegialmente dalla commissione.

7. Nulla è innovato in ordine agli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, e successive modificazioni, per la copertura dei posti di magistrato nella provincia di Bolzano, fermo restando, comunque, che la lingua straniera prevista dal comma 4, lettera m), del presente articolo deve essere diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dell’impiego.

7. Nulla è innovato in ordine agli specifici requisiti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, e successive modificazioni, per la copertura dei posti di magistrato nella provincia di Bolzano, fermo restando, comunque, che la lingua straniera prevista dal comma 4, lettera m), del presente articolo deve essere diversa rispetto a quella obbligatoria per il conseguimento dell’impiego.

 

 

 

 

 

 

Art. 2

Requisiti per l'ammissione al concorso

Art. 2

Requisiti per l'ammissione al concorso per esami

Art. 2[31]

Requisiti per l'ammissione al concorso per esami

1. Al concorso sono ammessi coloro che:

1. Al concorso per esami, tenuto conto che ai fini dell’anzianità minima di servizio necessaria per l’ammissione non sono cumulabili le anzianità maturate in più categorie fra quelle previste, sono ammessi:

1. Al concorso per esami, tenuto conto che ai fini dell’anzianità minima di servizio necessaria per l’ammissione non sono cumulabili le anzianità maturate in più categorie fra quelle previste, sono ammessi:

 

 

a) i magistrati amministrativi e contabili;

 

a) i procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

b) i procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

a) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito diploma presso le scuole di specializzazione nelle professioni legali previste dall'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni. Il numero dei laureati da ammettere alle scuole di specializzazione per le professioni legali è determinato, fermo quanto previsto nel comma 5 dell'articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, in misura non superiore a dieci volte il maggior numero dei posti considerati negli ultimi tre bandi di concorso per uditore giudiziario;

g) i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguita al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;

h) i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguita, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;

b) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

 

i) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;

 

c) gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

d) gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

c) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione forense;

e) gli avvocati iscritti all’albo che hanno esercitato la professione per almeno tre anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

f) gli avvocati iscritti all’albo che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

d) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto, dopo il superamento del relativo concorso, funzioni direttive nelle pubbliche amministrazioni per almeno tre anni;

b) i dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

c) i dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

 

d) i dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) i dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

e) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno quattro anni senza demerito e senza essere stati revocati o disciplinarmente sanzionati;

f) i giudici di pace, i giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari che hanno completato almeno il primo incarico e sono stati confermati per un periodo successivo a seguito di valutazione positiva della attività svolta e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari

g) coloro i quali hanno svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;

f) hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

 

l) i laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162;

 

h) i laureati che hanno conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata complessivamente non inferiore a cinque anni, o la laurea in giurisprudenza al termine di un corso di studi di durata non inferiore a quattro anni, con una votazione media, calcolata sulla votazione riportata in tutti gli esami sostenuti nell’intero corso di studi universitari necessario per il conseguimento della laurea magistrale o della laurea, in caso di corso quadriennale, pari almeno a ventotto trentesimi e un punteggio della sola laurea magistrale o della laurea, nel caso di laureati all’esito di un corso quadriennale, non inferiore a centosette centodecimi.

 

2. Sono ammessi al concorso i candidati che, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, risultano di età non inferiore agli anni ventuno e non superiore ai quaranta e, soddisfino alle seguenti condizioni:

2. Sono ammessi al concorso per esami i candidati che, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda, risultano di età non inferiore agli anni ventuno e non superiore ai quaranta e, soddisfino alle seguenti condizioni:

2. Sono ammessi al concorso per esami i candidati che soddisfino le seguenti condizioni:

a) essere cittadino italiano;

a) identica;

a) identica;

b) avere l'esercizio dei diritti civili;

b) identica;

b) identica;

 

b-bis) essere di condotta incensurabile;

b-bis) essere di condotta incensurabile;

 

b-ter) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami di cui all’articolo 1, comma 1, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda;

b-ter) non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami di cui all’articolo 1, comma 1, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda;

c) possedere gli altri requisiti richiesti dalle leggi vigenti.

c) identica;

 

3. Si applicano le disposizioni vigenti per l'elevamento del limite massimo di età nei casi stabiliti dalle disposizioni stesse.

3. Identico.

3. Abrogato.

4. Il Consiglio superiore della magistratura non ammette al concorso i candidati che, per le informazioni raccolte, non risultano di condotta incensurabile. Qualora non si provveda alla ammissione con riserva, il provvedimento di esclusione è comunicato agli interessati almeno trenta giorni prima dello svolgimento della prova scritta.

4. Identico.

4. Identico.

5. Ai concorsi per l'accesso in magistratura indetti fino al quinto anno successivo alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, sono ammessi, oltre a coloro che sono in possesso dei requisiti per l'ammissione al concorso di cui al presente articolo, anche coloro che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, essendosi iscritti al relativo corso di laurea anteriormente all'anno accademico 1998-1999. L'accesso al concorso avviene con le modalità di cui al presente articolo.

5. Identico.

5. Identico.

 

 

 

 

 

 

Art. 3

Indizione del concorso e svolgimento della prova scritta

Art. 3

Indizione del concorso e svolgimento della prova scritta

Art. 3

Indizione del concorso e svolgimento della prova scritta

1. Salvo quanto previsto dal comma 4, il concorso ha luogo in Roma, di regola nei giorni immediatamente prossimi al 15 settembre di ogni anno e, comunque, nei trenta giorni prima o dopo la predetta data.

1. Il concorso per esami di cui all’articolo 1 si svolge con cadenza almeno annuale in una o più sedi stabilite nel decreto con il quale è bandito il concorso.

1. Il concorso per esami di cui all’articolo 1 si svolge con cadenza di norma annuale in una o più sedi stabilite nel decreto con il quale è bandito il concorso.

2. Il concorso è bandito con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, che determina il numero dei posti. Con successivi decreti del Ministro della giustizia, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, sono determinati il luogo ed il calendario di svolgimento della prova scritta.

2. Identico.

2. Identico.

3. In considerazione del numero delle domande, la prova scritta può aver luogo contemporaneamente in Roma ed in altre sedi, assicurando il collegamento a distanza della commissione esaminatrice con le diverse sedi.

3. Identico.

3. Identico.

4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso la sede di svolgimento della prova in Roma le operazioni inerenti alla formulazione, alla scelta dei temi ed al sorteggio della materia oggetto della prova. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, e composto da cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell'area C, così come definita dal contratto collettivo nazionale del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, prevista dall'articolo 5, limitatamente alla durata dell'attività del comitato.

4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso una delle sedi, determinata con il decreto ministeriale di cui al comma 2, le operazioni inerenti alla formulazione, alla scelta dei temi e al sorteggio della materia oggetto della prova.                                                                                       Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite a un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, su delibera conforme del Consiglio superiore della magistratura, e composto da almeno cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell’area C, così come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano presente. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell’esonero dalle funzioni giudiziarie e giurisdizionali limitatamente alla durata dell’attività del comitato.

4. Ove la prova scritta abbia luogo contemporaneamente in più sedi, la commissione esaminatrice espleta presso la sede di svolgimento della prova in Roma le operazioni inerenti alla formulazione e alla scelta dei temi e presiede allo svolgimento delle prove. Presso le altre sedi le funzioni della commissione per il regolare espletamento delle prove scritte sono attribuite ad un comitato di vigilanza nominato con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, e composto da cinque magistrati, dei quali uno con anzianità di servizio non inferiore a tredici anni con funzioni di presidente, coadiuvato da personale amministrativo dell’area C, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, con funzioni di segreteria. Il comitato svolge la sua attività in ogni seduta con la presenza di non meno di tre componenti. In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal magistrato più anziano. Si applica ai predetti magistrati la disciplina dell’esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali limitatamente alla durata delle prove.

 

 

 

 

 

 

Art. 4

Presentazione della domanda

Art. 4

Presentazione della domanda

Art. 4

Presentazione della domanda

1. La domanda di partecipazione al concorso per uditore giudiziario, indirizzata al Consiglio superiore della magistratura, è presentata o spedita, a mezzo raccomandata, entro il termine di trenta giorni decorrente dalla data di pubblicazione del decreto di indizione nella Gazzetta Ufficiale, al procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario il candidato è residente.

1. La domanda di partecipazione al concorso per esami per magistrato ordinario, indirizzata al Consiglio superiore della magistratura, è presentata o spedita, a mezzo raccomandata, entro il termine di trenta giorni decorrente dalla data di pubblicazione del decreto di indizione nella Gazzetta Ufficiale, al procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario il candidato è residente.

1. La domanda di partecipazione al concorso per esami per magistrato ordinario, indirizzata al Consiglio superiore della magistratura, è presentata o spedita, a mezzo raccomandata, entro il termine di trenta giorni decorrente dalla data di pubblicazione del decreto di indizione nella Gazzetta Ufficiale, al procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario il candidato è residente.

2. Non sono ammessi a partecipare al concorso i candidati le cui domande sono presentate oltre il termine di cui al comma 1.

2. Non sono ammessi a partecipare al concorso i candidati le cui domande sono presentate o spedite oltre il termine di cui al comma 1.

2. Non sono ammessi a partecipare al concorso i candidati le cui domande sono presentate o spedite oltre il termine di cui al comma 1.

3. I candidati aventi dimora fuori del territorio dello Stato possono presentare la domanda, entro lo stesso termine, alla autorità, consolare competente o al procuratore della Repubblica di Roma.

3. Identico.

3. Identico.

 

 

 

 

 

 

Art. 5

Commissione di concorso

Art. 5

Commissione di concorso

Art. 5

Commissione di concorso

1. La commissione di concorso è nominata nei dieci giorni che precedono quello di inizio della prova scritta con decreto del Ministro della giustizia, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura, ed è composta da magistrati, aventi almeno cinque anni di esercizio nelle funzioni di secondo grado, in numero variabile fra un minimo di dodici e un massimo di sedici e da professori universitari di prima fascia nelle materie oggetto di esame da un minimo di quattro a un massimo di otto; il professore universitario incaricato del colloquio psico-attitudinale di cui all'articolo 1, comma 7, è scelto tra i docenti di una delle classi di laurea in scienze e tecniche psicologiche, di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica del 4 agosto 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000 - supplemento ordinario n. 170 - e successive modificazioni. La funzione di presidente è attribuita ad un magistrato che esercita da almeno tre anni le funzioni direttive giudicanti di legittimità ovvero le funzioni direttive giudicanti di secondo grado e quella di vicepresidente da un magistrato che esercita funzioni di legittimità; il numero dei componenti è determinato tenendo conto del presumibile numero dei candidati e dell'esigenza di rispettare le scadenze indicate nell'articolo 7; il numero dei componenti professori universitari è tendenzialmente proporzionato a quello dei componenti magistrati. Non può essere nominato componente chi ha fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi precedentemente banditi.

1. La commissione del concorso per esami è nominata, nei quindici giorni antecedenti l’inizio della prova scritta, con decreto del Ministro della giustizia, adottato a seguito di conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura.

 

1-bis. La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da venti magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, scelti in un elenco di magistrati che abbiano espresso la propria disponibilità a fare parte della commissione e ad essere totalmente esonerati dalle funzioni giudiziarie e giurisdizionali per l’intera procedura concorsuale, e da otto professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame.

1. La commissione del concorso per esami è nominata, nei quindici giorni antecedenti l’inizio della prova scritta, con decreto del Ministro della giustizia, adottato a seguito di conforme delibera del Consiglio superiore della magistratura.

 

1-bis. La commissione del concorso è composta da un magistrato il quale abbia conseguito la sesta valutazione di professionalità, che la presiede, da venti magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione di professionalità, da cinque professori universitari di ruolo titolari di insegnamenti nelle materie oggetto di esame, cui si applicano, a loro richiesta, le disposizioni di cui all’articolo 13, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, nominati su proposta del Consiglio universitario nazionale, e da tre avvocati iscritti all’albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle magistrature superiori, nominati su proposta del Consiglio nazionale forense. Non possono essere nominati componenti della commissione di concorso i magistrati, gli avvocati ed i professori universitari che nei dieci anni precedenti abbiano prestato, a qualsiasi titolo e modo, attività di docenza nelle scuole di preparazione al concorso per magistrato ordinario.

2. Nella delibera di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura designa, tra i componenti della commissione, due magistrati e tre docenti universitari delle materie oggetto della prova scritta, ed altrettanti supplenti, i quali, unitamente al presidente ed al vicepresidente, si insediano immediatamente. I restanti componenti si insediano dopo l'espletamento della prova scritta e prima che si dia inizio all'esame degli elaborati.

2. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti della commissione, il Consiglio superiore della magistratura nomina d’ufficio magistrati che non hanno prestato il loro consenso all’esonero dalle funzioni. Non possono essere nominati i componenti che abbiano fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi.

2. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti della commissione, il Consiglio superiore della magistratura nomina d’ufficio magistrati che non hanno prestato il loro consenso all’esonero dalle funzioni. Non possono essere nominati i componenti che abbiano fatto parte della commissione in uno degli ultimi tre concorsi.

3. Nella seduta di insediamento di tutti i suoi componenti, la commissione definisce i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali dei candidati.

3. Nella seduta di cui al sesto comma dell’articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni, la commissione definisce i criteri per la valutazione omogenea degli elaborati scritti; i criteri per la valutazione delle prove orali sono definiti prima dell’inizio delle stesse. Alle sedute per la definizione dei suddetti criteri devono partecipare tutti i componenti della commissione, salvi i casi di forza maggiore e legittimo impedimento, la cui valutazione è rimessa al Consiglio superiore della magistratura. In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di tali sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio superiore può deliberare la revoca del componente e la sua sostituzione con le modalità previste dal comma 1.

3. Nella seduta di cui al sesto comma dell’articolo 8 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni, la commissione definisce i criteri per la valutazione omogenea degli elaborati scritti; i criteri per la valutazione delle prove orali sono definiti prima dell’inizio delle stesse. Alle sedute per la definizione dei suddetti criteri devono partecipare tutti i componenti della commissione, salvi i casi di forza maggiore e legittimo impedimento, la cui valutazione è rimessa al Consiglio superiore della magistratura. In caso di mancata partecipazione, senza adeguata giustificazione, a una di tali sedute o comunque a due sedute di seguito, il Consiglio superiore può deliberare la revoca del componente e la sua sostituzione con le modalità previste dal comma 1.

4. Il presidente della commissione e gli altri componenti appartenenti alla magistratura possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di cinque anni, che, all'atto della nomina, non hanno superato i settantacinque anni di età e che, all'atto della cessazione dal servizio, esercitavano le funzioni richieste per la nomina.

4. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati ed i professori universitari a riposo da non più di cinque anni che all’atto della cessazione dal servizio erano in possesso dei requisiti per la nomina.

4. Il presidente della commissione e gli altri componenti possono essere nominati anche tra i magistrati a riposo da non più di due anni ed i professori universitari a riposo da non più di cinque anni che, all’atto della cessazione dal servizio, erano in possesso dei requisiti per la nomina.

5. Il presidente della commissione può essere sostituito dal vice presidente o, in caso di assenza o impedimento di quest'ultimo, dal più anziano dei magistrati presenti.

5. In caso di assenza o impedimento del presidente della commissione, le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianità di servizio presente in ciascuna seduta.

5. In caso di assenza o impedimento del presidente della commissione, le relative funzioni sono svolte dal magistrato con maggiore anzianità di servizio presente in ciascuna seduta.

6. Insediatisi tutti i componenti, la commissione, nonché ciascuna delle sottocommissioni, ove costituite, svolgono la loro attività in ogni seduta con la presenza di almeno nove di essi, compreso il presidente, dei quali almeno uno professore universitario. In caso di parità di voti, prevale quello del presidente. Nella formazione del calendario dei lavori il presidente della commissione assicura, per quanto possibile, la periodica variazione della composizione delle sottocommissioni e dei collegi di cui all'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni.

6. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono più di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metà dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente e dal magistrato più anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati più anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in quattro collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato.

6. Se i candidati che hanno portato a termine la prova scritta sono più di trecento, il presidente, dopo aver provveduto alla valutazione di almeno venti candidati in seduta plenaria con la partecipazione di tutti i componenti, forma per ogni seduta due sottocommissioni, a ciascuna delle quali assegna, secondo criteri obiettivi, la metà dei candidati da esaminare. Le sottocommissioni sono rispettivamente presiedute dal presidente e dal magistrato più anziano presenti, a loro volta sostituiti, in caso di assenza o impedimento, dai magistrati più anziani presenti, e assistite ciascuna da un segretario. La commissione delibera su ogni oggetto eccedente la competenza delle sottocommissioni. Per la valutazione degli elaborati scritti il presidente suddivide ciascuna sottocommissione in tre collegi, composti ciascuno di almeno tre componenti, presieduti dal presidente o dal magistrato più anziano. In caso di parità di voti, prevale quello di chi presiede. Ciascun collegio della medesima sottocommissione esamina gli elaborati di una delle materie oggetto della prova relativamente ad ogni candidato.

7. Possono far parte della commissione esaminatrice esclusivamente quei magistrati che hanno prestato il loro consenso all'esonero totale dall'esercizio delle funzioni giudiziarie o giurisdizionali.

7. Ai collegi ed a ciascuna sottocommissione si applicano, per quanto non diversamente disciplinato, le disposizioni dettate per le sottocommissioni e la commissione dagli articoli 12, 13 e 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni. La commissione o le sottocommissioni, se istituite, procedono all’esame orale dei candidati e all’attribuzione del punteggio finale, osservate, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 14, 15 e 16 del citato regio decreto n. 1860 del 1925, e successive modificazioni.

7. Ai collegi ed a ciascuna sottocommissione si applicano, per quanto non diversamente disciplinato, le disposizioni dettate per le sottocommissioni e la commissione dagli articoli 12, 13 e 16 del regio decreto 15 ottobre 1925, n. 1860, e successive modificazioni. La commissione o le sottocommissioni, se istituite, procedono all’esame orale dei candidati e all’attribuzione del punteggio finale, osservate, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 14, 15 e 16 del citato regio decreto n. 1860 del 1925, e successive modificazioni.

8. L'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali, deliberato dal Consiglio superiore della magistratura contestualmente alla nomina a componente della commissione, ha effetto dall'insediamento del magistrato sino alla formazione della graduatoria finale dei candidati.

8. Identico.

8. Identico.

9. Nel caso in cui non sia possibile raggiungere il numero di componenti stabilito dal comma 1, il Consiglio superiore della magistratura nomina componenti della commissione magistrati che non hanno prestato il loro consenso all'esonero dalle funzioni giudiziarie o giurisdizionali.

9. Abrogato.

9. Abrogato.

10. Le funzioni di segreteria della commissione sono esercitate da personale amministrativo di area C, così come definita nel contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999 e sono coordinate da un magistrato addetto al Ministero della giustizia.

10. Le attività di segreteria della commissione e delle sottocommissioni sono esercitate da personale amministrativo di area C in servizio presso il Ministero della giustizia, così come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, e sono coordinate dal titolare dell’ufficio del Ministero della giustizia competente per il concorso

10. Le attività di segreteria della commissione e delle sottocommissioni sono esercitate da personale amministrativo di area C in servizio presso il Ministero della giustizia, come definita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri per il quadriennio 1998-2001, stipulato il 16 febbraio 1999, e sono coordinate dal titolare dell’ufficio del Ministero della giustizia competente per il concorso.

 

 

 

 

 

 

Art. 6

Lavori della commissione

Art. 6

Disciplina dei lavori della commissione

Art. 6

Disciplina dei lavori della commissione

1. La commissione esaminatrice, durante la valutazione degli elaborati scritti e durante le prove orali, articola i propri lavori in modo da formare la graduatoria entro il termine di nove mesi a decorrere dal primo giorno successivo a quello di espletamento dell'ultima prova scritta.

1. Identico.

1. Identico.

2. L'intera procedura concorsuale è espletata in modo da consentire l'inizio del tirocinio degli uditori entro dodici mesi dalla data di conclusione delle prove scritte del relativo concorso.

2. L'intera procedura concorsuale è espletata in modo da consentire l'inizio del tirocinio dei magistrati ordinari entro dodici mesi dalla data di conclusione delle prove scritte del relativo concorso.

2. L'intera procedura concorsuale è espletata in modo da consentire l'inizio del tirocinio dei magistrati ordinari entro dodici mesi dalla data di conclusione delle prove scritte del relativo concorso.

3. I lavori della commissione sono articolati in ragione di un numero minimo di dieci sedute a settimana, delle quali cinque antimeridiane e cinque pomeridiane, salvo assoluta impossibilità della commissione stessa.

3. Identico.

3. Identico.

4. Il presidente o, in sua mancanza, il vicepresidente possono in ogni caso disporre la convocazione di sedute supplementari qualora ciò risulti necessario per assicurare il rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7.

4. Il presidente o, in sua mancanza, il il magistrato con maggiore anzianità di servizio presente possono in ogni caso disporre la convocazione di sedute supplementari qualora ciò risulti necessario per assicurare il rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7.

4. Il presidente o, in sua mancanza, il magistrato con maggiore anzianità di servizio presente possono in ogni caso disporre la convocazione di sedute supplementari qualora ciò risulti necessario per assicurare il rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7.

5. I componenti della commissione esaminatrice fruiscono del congedo ordinario nel periodo compreso tra la pubblicazione dei risultati delle prove scritte e l'inizio delle prove orali. L'eventuale residuo periodo di congedo ordinario è goduto al termine della procedura concorsuale.

5. Il presidente e i componenti della commissione esaminatrice fruiscono del congedo ordinario nel periodo compreso tra la pubblicazione dei risultati delle prove scritte e l'inizio delle prove orali. L'eventuale residuo periodo di congedo ordinario è goduto al termine della procedura concorsuale.

5. Il presidente e i componenti della commissione esaminatrice fruiscono del congedo ordinario nel periodo compreso tra la pubblicazione dei risultati delle prove scritte e l'inizio delle prove orali. L'eventuale residuo periodo di congedo ordinario è goduto al termine della procedura concorsuale.

6. La mancata partecipazione, anche se giustificata, di un componente a due sedute della commissione, qualora ciò abbia causato il rinvio delle sedute stesse, può costituire motivo per la revoca della nomina da parte del Consiglio superiore della magistratura.

6. Abrogato.

6. Abrogato.

7. La commissione, o ciascuna delle sottocommissioni formate ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni, esamina ogni mese gli elaborati scritti di non meno di quattrocento candidati ed esegue l'esame orale di non meno di cento candidati.

7. Per ciascun mese le commissioni esaminano complessivamente gli elaborati di almeno seicento candidati od eseguono l’esame orale di almeno cento candidati.

7. Per ciascun mese le commissioni esaminano complessivamente gli elaborati di almeno seicento candidati od eseguono l’esame orale di almeno cento candidati.

8. Il mancato rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7 può costituire motivo per la revoca della nomina del presidente o del vicepresidente da parte del Consiglio superiore della magistratura.

8. Il mancato rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7 può costituire motivo per la revoca della nomina del presidente da parte del Consiglio superiore della magistratura.

8. Il mancato rispetto delle cadenze e dei termini di cui ai commi 1, 2 e 7 può costituire motivo per la revoca della nomina del presidente da parte del Consiglio superiore della magistratura.

9. Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono determinate le indennità spettanti ai professori universitari componenti della commissione.

9. Identico.

9. Identico.

 

 

 

 

 

 

Art. 8

Nomina ad uditore giudiziario

Art. 8

Nomina a magistrato ordinario

Art. 8

Nomina a magistrato ordinario

1. I concorrenti dichiarati idonei sono classificati secondo il numero totale dei punti riportati e, nello stesso ordine, sono nominati, con decreto ministeriale, uditore giudiziario, nei limiti dei posti messi a concorso.

1. I concorrenti dichiarati idonei all’esito del concorso per esami sono classificati secondo il numero totale dei punti riportati e, nello stesso ordine, sono nominati, con decreto ministeriale, magistrato ordinario, nei limiti dei posti messi a concorso.

1. I concorrenti dichiarati idonei all’esito del concorso per esami sono classificati secondo il numero totale dei punti riportati e, nello stesso ordine, sono nominati, con decreto ministeriale, magistrato ordinario, nei limiti dei posti messi a concorso.

2. Espletata la procedura di cui al comma 1, l'indicazione di cui all'articolo 1, comma 6, primo periodo, costituisce titolo preferenziale su ogni altro, nei limiti dei posti vacanti, per la attribuzione della sede di prima destinazione nell'ambito della funzione indicata. In caso di parità di punti si applicano, altresì, le disposizioni generali vigenti sui titoli di preferenza per le ammissioni ai pubblici impieghi.

2. Abrogato.

2. Abrogato.

3. I documenti comprovanti il possesso di titoli di preferenza, a parità di punteggio, ai fini della nomina, sono presentati, a pena di decadenza, entro il giorno di svolgimento della prova orale.

3. Identico.

3. Identico.

 

 

 

 

 

 

Art. 9

Tirocinio degli uditori e ammissibilità all'esame per l'esercizio della professione di avvocato

Art. 9

Tirocinio dei magistrati ordinari e ammissibilità all'esame per l'esercizio della professione di avvocato

Art. 9

Tirocinio dei magistrati ordinari e ammissibilità all'esame per l'esercizio della professione di avvocato

1. Gli uditori giudiziari svolgono il periodo di tirocinio con le modalità stabilite dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150.

1. I magistrati ordinari, nominati a seguito di concorso per esami, svolgono il periodo di tirocinio con le modalità stabilite dal decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26.

1. I magistrati ordinari, nominati a seguito di concorso per esami, svolgono il periodo di tirocinio con le modalità stabilite dal decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26.

2. Il periodo di uditorato è valido, come pratica forense, agli effetti dell'ammissibilità all'esame per l'esercizio della professione di avvocato.

2. Il completamento del periodo di tirocinio è valido, come pratica forense, agli effetti dell'ammissione all'esame per l'esercizio della professione di avvocato. Il conseguimento della prima valutazione di professionalità, di cui all’articolo 11, abilita all’esercizio della professione di avvocato e all’iscrizione al relativo ordine in caso di cessazione dall’appartenenza all’ordine giudiziario. Il conseguimento della quarta valutazione di professionalità abilita al patrocinio innanzi alle magistrature superiori.

2. Il completamento del periodo di tirocinio è valido, come pratica forense, agli effetti dell'ammissione all'esame per l'esercizio della professione di avvocato.


Art. 2
Le modifiche al d. lgs. n. 160 del 2006 (artt. 10-53)

D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160

A.S. 1447 (Governo)

A.C. 2900

 

 

 

 

Art. 2
(Modifiche agli articoli da 10 a 52 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)

Art. 2
(Modifiche agli articoli da 10 a 53 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160)[32]

D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160

 

 

Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a), della L. 25 luglio 2005, n. 150.

 

 

Capo II

Funzioni dei magistrati

Capo II

Funzioni dei magistrati

Capo II

Funzioni dei magistrati

Art. 10

Funzioni dei magistrati

Art. 10

Funzioni

Art. 10

Funzioni

1. Oltre a quanto previsto dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera e), e 2, comma 5, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le funzioni dei magistrati si distinguono in funzioni di merito e in funzioni di legittimità e sono le seguenti:

1. La magistratura ordinaria, unica nel concorso di ammissione, nel tirocinio e nel ruolo di anzianità, è distinta secondo le funzioni esercitate.

1. I magistrati ordinari sono distinti secondo le funzioni esercitate.

a) giudicanti di primo grado;

b) requirenti di primo grado;

c) giudicanti di secondo grado;

d) requirenti di secondo grado;

e) semidirettive giudicanti di primo grado;

f) semidirettive requirenti di primo grado;

g) semidirettive giudicanti di secondo grado;

h) semidirettive requirenti di secondo grado;

i) direttive giudicanti o requirenti di primo grado e di primo grado elevato;

l) direttive giudicanti o requirenti di secondo grado;

m) giudicanti di legittimità;

n) requirenti di legittimità;

o) direttive giudicanti o requirenti di legittimità;

p) direttive superiori giudicanti o requirenti di legittimità;

q) direttive superiori apicali di legittimità.

2. Le funzioni si distinguono in giudicanti e requirenti di primo grado, di secondo grado e di legittimità, nonché in semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado, direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali.

2. Le funzioni giudicanti sono: di primo grado, di secondo grado e di legittimità; semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali. Le funzioni requirenti sono: di primo grado, di secondo grado, di coordinamento nazionale e di legittimità; semidirettive di primo grado, semidirettive elevate di primo grado e semidirettive di secondo grado; direttive di primo grado, direttive elevate di primo grado, direttive di secondo grado, direttive di coordinamento nazionale, direttive di legittimità, direttive superiori e direttive apicali.

Art. 11

Funzioni di merito e di legittimità


(segue: art. 10)


(segue: art. 10)
[33]

1. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice di tribunale, di giudice del tribunale per i minorenni e di magistrato di sorveglianza.

3. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice presso il tribunale ordinario, presso il tribunale per i minorenni, presso l’ufficio di sorveglianza nonché di magistrato addetto all’ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione; […]

3. Le funzioni giudicanti di primo grado sono quelle di giudice presso il tribunale ordinario, presso il tribunale per i minorenni, presso l’ufficio di sorveglianza nonché di magistrato addetto all’ufficio del massimario e del ruolo della Corte di cassazione; […]

2. Le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

[…]              le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e presso il tribunale per i minorenni.

[…]              le funzioni requirenti di primo grado sono quelle di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e presso il tribunale per i minorenni.

3. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere di corte di appello.

4. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere presso la corte di appello; […]

4. Le funzioni giudicanti di secondo grado sono quelle di consigliere presso la corte di appello; […]

4. Le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di appello nonché quelle di sostituto addetto alla Direzione nazionale antimafia.

[…]     le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la corte di appello e di sostituto presso la direzione nazionale antimafia.

[…]     le funzioni requirenti di secondo grado sono quelle di sostituto procuratore generale presso la corte di appello.

 

 

5. Le funzioni requirenti di coordinamento nazionale sono quelle di sostituto presso la direzione nazionale antimafia.

5. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione di tribunale.

6. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione presso il tribunale ordinario, di presidente e di presidente aggiunto della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari; […]

7. Le funzioni semidirettive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di sezione presso il tribunale ordinario, di presidente e di presidente aggiunto della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari;[…]

6. Le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica aggiunto.

[…]           le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore aggiunto presso il tribunale.

[…]           le funzioni semidirettive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore aggiunto presso il tribunale.

 

7. Le funzioni semidirettive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari negli uffici aventi sede nelle città di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380.

8. Le funzioni semidirettive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente della sezione dei giudici unici per le indagini preliminari negli uffici aventi sede nelle città di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380.

7. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione di corte di appello.

8. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione presso la corte di appello; […]

9. Le funzioni semidirettive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente di sezione presso la corte di appello;[…]

8. Le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale della Procura generale presso la corte di appello.

[…]                                  le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale presso la corte di appello.

[…]                                  le funzioni semidirettive requirenti di secondo grado sono quelle di avvocato generale presso la corte di appello.

9. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente di tribunale e di presidente del tribunale per i minorenni.

9. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario, di presidente del tribunale per i minorenni, di presidente del tribunale di sorveglianza; […]

10. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario e di presidente del tribunale per i minorenni; […]

10. Le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

[…]                                           le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

[…]          le funzioni direttive requirenti di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario e di procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.

11. Le funzioni direttive giudicanti di primo grado elevato sono quelle di presidente di tribunale e di presidente della sezione per le indagini preliminari dei tribunali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito, dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni.

10. Le funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario negli uffici aventi sede nelle città di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito dalla legge 24 novembre 1989, n. 380; […]

11. Le funzioni direttive giudicanti elevate di primo grado sono quelle di presidente del tribunale ordinario negli uffici aventi sede nelle città di cui al primo comma dell’articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito con la legge 24 novembre 1989, n. 380, e di presidente dei tribunali di sorveglianza di cui alla tabella A allegata alla legge 26 luglio 1975 n. 354 e successive modificazioni. […]

12. Le funzioni direttive requirenti di primo grado elevato sono quelle di procuratore della Repubblica presso i tribunali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 25 settembre 1989, n. 327, convertito, dalla legge 24 novembre 1989, n. 380, e successive modificazioni.

[…] le funzioni direttive requirenti elevate di primo grado sono quelle di procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario nelle medesime città.

[…] Le funzioni diretttive requirenti elevate di primo grado sono quelle di procuratore della repubblica presso il tribunale ordinario nelle medesime città.

13. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della Corte di appello.

11. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della corte di appello; […]

12. Le funzioni direttive giudicanti di secondo grado sono quelle di presidente della corte di appello; […]

14. Le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello e di procuratore nazionale antimafia.

[…]      le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello e di procuratore nazionale antimafia.

[…]      le funzioni direttive requirenti di secondo grado sono quelle di procuratore generale presso la corte di appello.

 

 

13. Le funzioni direttive requirenti di coordinamento nazionale sono quelle di procuratore nazionale antimafia.

15. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere della Corte di cassazione.

5. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere presso la Corte di cassazione; […]

6. Le funzioni giudicanti di legittimità sono quelle di consigliere presso la Corte di cassazione;[…]

16. Le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

[…]                                                  le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

[…]                                                       le funzioni requirenti di legittimità sono quelle di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione.

17. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione.

12. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione; […]

14. Le funzioni direttive giudicanti di legittimità sono quelle di presidente di sezione della Corte di cassazione; […]

18. Le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale della procura generale presso la Corte di cassazione.

[…]                     le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale presso la Corte di cassazione.

[…]      le funzioni direttive requirenti di legittimità sono quelle di avvocato generale presso la Corte di cassazione.

19. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche.

13. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche; […]

15. Le funzioni direttive superiori giudicanti di legittimità sono quelle di presidente aggiunto della Corte di cassazione e di presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche; […]

20. Le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione e di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

[…]                                        le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

[…]                                       le funzioni direttive superiori requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione.

21. Le funzioni direttive superiori apicali di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione.

14. Le funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione; le funzioni direttive apicali requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione.

16. Le funzioni direttive apicali giudicanti di legittimità sono quelle di primo presidente della Corte di cassazione; le funzioni direttive apicali requirenti di legittimità sono quelle di procuratore generale presso la Corte di cassazione.

 

 

 

 

 

 

 

Art. 11

Valutazione della professionalità

Art. 11

Valutazione della professionalità

 

1. I magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio a decorrere dalla data di nomina.

1. Tutti i magistrati sono sottoposti a valutazione di professionalità ogni quadriennio a decorrere dalla data di nomina fino al superamento della settima valutazione di professionalità.

 

2. La valutazione di professionalità deve riguardare la capacità, la laboriosità, la diligenza, l’impegno. In particolare:

2. La valutazione di professionalità riguarda la capacità, la laboriosità, la diligenza e l’impegno. Essa è operata secondo parametri oggettivi che sono indicati dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi del comma 3. La valutazione di professionalità riferita a periodi in cui il magistrato ha svolto funzioni giudicanti o requirenti non può riguardare in nessun caso l’attività di interpretazione di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove. In particolare:

 

a) la capacità, oltre che alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, è riferita, secondo le funzioni esercitate, alle metodologie di analisi delle questioni da risolvere e al possesso delle tecniche di argomentazione e di valutazione delle prove, alla conoscenza e padronanza delle tecniche di indagine ovvero alla conduzione dell’udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all’idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

a) la capacità, oltre che alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, è riferita, secondo le funzioni esercitate, al possesso delle tecniche di argomentazione e di indagine, anche in relazione all’esito degli affari nelle successive fasi e nei gradi del procedimento e del giudizio ovvero alla conduzione dell’udienza da parte di chi la dirige o la presiede, all’idoneità a utilizzare, dirigere e controllare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari;

 

b) la laboriosità è riferita al numero e alla qualità degli affari trattati secondo rapporti di reciproca coerenza adeguati al tipo di ufficio e alla sua condizione organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento del lavoro, nonché all’eventuale attività di collaborazione svolta all’interno dell’ufficio anche in relazione al tirocinio dei magistrati, ordinari od onorari, e alle modalità di assolvimento degli incarichi loro conferiti, tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura, in relazione agli specifici settori di attività e alle specializzazioni, con i provvedimenti di cui al comma 19;

b) la laboriosità è riferita alla produttività, intesa come numero e qualità degli affari trattati in rapporto alla tipologia degli uffici e alla loro condizione organizzativa e strutturale, ai tempi di smaltimento del lavoro, nonché all’eventuale attività di collaborazione svolta all’interno dell’ufficio, tenuto anche conto degli standard di rendimento individuati dal Consiglio superiore della magistratura, in relazione agli specifici settori di attività e alle specializzazioni;

 

c) la diligenza è riferita all’assiduità e puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti o comunque necessari per l’adeguato espletamento del servizio; è riferita inoltre al rispetto dei termini per l’emissione, la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché alla partecipazione alle riunioni svolte ai sensi dell’articolo 47-quater dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, per la discussione e l’approfondimento delle innovazioni legislative, per l’esame dell’evoluzione della giurisprudenza e per lo scambio di informazioni;

c) la diligenza è riferita all’assiduità e puntualità nella presenza in ufficio, nelle udienze e nei giorni stabiliti; è riferita inoltre al rispetto dei termini per la redazione, il deposito di provvedimenti o comunque per il compimento di attività giudiziarie, nonché alla partecipazione alle riunioni previste dall’ordinamento giudiziario per la discussione e l’approfondimento delle innovazioni legislative, nonché per la conoscenza dell’evoluzione della giurisprudenza;

 

d) l’impegno è riferito alla disponibilità per sostituzioni, applicazioni e supplenze necessarie al funzionamento dell’ufficio e alla frequenza di corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura; nella valutazione dell’impegno rilevano, inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico nonché la capacità di individuare soluzioni e prassi che consentano una maggiore efficienza del servizio giustizia.

d) l’impegno è riferito alla disponibilità per sostituzioni di magistrati assenti e alla frequenza di corsi di aggiornamento organizzati dalla Scuola superiore della magistratura; nella valutazione dell’impegno rileva, inoltre, la collaborazione alla soluzione dei problemi di tipo organizzativo e giuridico.

 

3. La valutazione di professionalità riguarda anche l’attitudine alla dirigenza, che è riferita alla capacità di organizzare, di programmare e di gestire l’attività e le risorse in rapporto al tipo, alla condizione strutturale dell’ufficio e alle relative dotazioni di mezzi e di personale; è riferita altresì alla propensione all’impiego di tecnologie avanzate nonché alla capacità di valorizzare le attitudini dei magistrati e dei funzionari, nel rispetto delle individualità e delle autonomie istituzionali, di operare il controllo amministrativo e di gestione sull’andamento generale dell’ufficio, di ideare, programmare e realizzare, con tempestività, gli adattamenti organizzativi e gestionali e di dare piena e compiuta attuazione a quanto indicato nel progetto di organizzazione tabellare. La valutazione deve tenere conto delle esperienze direttive e semidirettive anteriori e dei risultati conseguiti, dello svolgimento di una pluralità di funzioni giudiziarie, delle modalità di adempimento delle stesse, dei risultati ottenuti o degli obiettivi conseguiti in relazione agli incarichi svolti e alle esperienze anche precedenti all’ingresso nella magistratura, della frequenza di corsi di formazione per la dirigenza e di ogni altra esperienza che possa essere ritenuta significativa, ivi compresa l’organizzazione del proprio lavoro in relazione ai risultati conseguiti.

 

 

4. Con i provvedimenti di cui al comma 19 sono specificati gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni da parte dei consigli giudiziari nonché i parametri per consentire la omogeneità delle valutazioni. La documentazione a campione, le statistiche comparate relative all’attività svolta e le informazioni in ordine agli incarichi ricoperti sono trasmesse a cura dei capi degli uffici al consiglio giudiziario entro il 31 gennaio di ciascun anno.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, disciplina con propria delibera gli elementi in base ai quali devono essere espresse le valutazioni dei consigli giudiziari, i parametri per consentire l’omogeneità delle valutazioni, la documentazione che i capi degli uffici devono trasmettere ai consigli giudiziari entro il mese di febbraio di ciascun anno. In particolare disciplina:

a) i modi di raccolta della documentazione e di individuazione a campione dei provvedimenti e dei verbali delle udienze di cui al comma 4, ferma restando l’autonoma possibilità di ogni membro del consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo per valutarne l’utilizzazione in sede di consiglio giudiziario;

b) i dati statistici da raccogliere per le valutazioni di professionalità;

c) i moduli di redazione dei pareri dei consigli giudiziari per la raccolta degli stessi secondo criteri uniformi;

d) gli indicatori oggettivi per l’acquisizione degli elementi di cui al comma 2; per l’attitudine direttiva gli indicatori da prendere in esame sono individuati d’intesa con il Ministro della giustizia;

e) l’individuazione per ciascuna delle diverse funzioni svolte dai magistrati, tenuto conto anche della specializzazione, di standard medi di definizione dei procedimenti, ivi compresi gli incarichi di natura obbligatoria per i magistrati, articolati secondo parametri sia quantitativi sia qualitativi, in relazione alla tipologia dell’ufficio, all’ambito territoriale e all’eventuale specializzazione.

 

5. Alla scadenza del periodo di valutazione il consiglio giudiziario acquisisce e valuta:

4. Alla scadenza del periodo di valutazione il consiglio giudiziario acquisisce e valuta:

 

a) le informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia;

a) le informazioni disponibili presso il Consiglio superiore della magistratura e il Ministero della giustizia anche per quanto attiene agli eventuali rilievi di natura contabile e disciplinare ferma restando l’autonoma possibilità d’ogni membro del Consiglio giudiziario di accedere a tutti gli atti che si trovino nella fase pubblica del processo per valutarne l’utilizzazione in sede di Consiglio giudiziario;

 

b) la relazione del magistrato sul lavoro svolto nel quadriennio unitamente a quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

b) la relazione del magistrato sul lavoro svolto e quanto altro egli ritenga utile, ivi compresa la copia di atti e provvedimenti che il magistrato ritiene di sottoporre ad esame;

 

c) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio, secondo i criteri stabiliti nei provvedimenti di cui al comma 19;

c) le statistiche del lavoro svolto e la comparazione con quelle degli altri magistrati del medesimo ufficio;

 

d) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 19, se non già acquisiti;

d) gli atti e i provvedimenti redatti dal magistrato e i verbali delle udienze alle quali il magistrato abbia partecipato, scelti a campione sulla base di criteri oggettivi stabiliti al termine di ciascun anno con i provvedimenti di cui al comma 3, se non già acquisiti;

 

e) l’indicazione degli incarichi giudiziari ed extragiudiziari svolti dal magistrato nel periodo valutato con l’indicazione dell’impegno concreto che gli stessi hanno comportato;

e) gli incarichi giudiziari ed extragiudiziari con l’indicazione dell’impegno concreto che gli stessi hanno comportato;

 

f) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi nonché delle segnalazioni eventualmente pervenute dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti in modo negativo sulla professionalità, con particolare riguardo alle situazioni concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio. Il rapporto del capo dell’ufficio è trasmesso al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni.

f) il rapporto e le segnalazioni provenienti dai capi degli uffici, i quali devono tenere conto delle situazioni specifiche rappresentate da terzi, nonché le segnalazioni pervenute dal consiglio dell’ordine degli avvocati, sempre che si riferiscano a fatti specifici incidenti sulla professionalità, con particolare riguardo alle situazioni eventuali concrete e oggettive di esercizio non indipendente della funzione e ai comportamenti che denotino evidente mancanza di equilibrio o di preparazione giuridica. Il rapporto del capo dell’ufficio e le segnalazioni del consiglio dell’ordine degli avvocati sono trasmessi al consiglio giudiziario dal presidente della corte di appello o dal procuratore generale presso la medesima corte, titolari del potere-dovere di sorveglianza, con le loro eventuali considerazioni e quindi trasmessi obbligatoriamente al Consiglio superiore della magistratura.

 

6. Il consiglio giudiziario può assumere informazioni su fatti specifici segnalati da suoi componenti o dai dirigenti degli uffici o dai consigli dell’ordine degli avvocati, dando tempestiva comunicazione dell’esito all’interessato, che ha diritto ad avere copia degli atti, e può procedere alla sua audizione, che è sempre disposta se il magistrato ne fa richiesta.

5. Il consiglio giudiziario può assumere informazioni su fatti specifici segnalati da suoi componenti o dai dirigenti degli uffici o dai consigli dell’ordine degli avvocati, dando tempestiva comunicazione dell’esito all’interessato, che ha diritto ad avere copia degli atti, e può procedere alla sua audizione, che è sempre disposta se il magistrato ne fa richiesta.

 

7. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 5 e 6, il consiglio giudiziario formula un parere motivato che trasmette al Consiglio superiore della magistratura unitamente alla documentazione e ai verbali delle audizioni.

6. Sulla base delle acquisizioni di cui ai commi 4 e 5, il consiglio giudiziario formula un parere motivato che trasmette al Consiglio superiore della magistratura unitamente alla documentazione e ai verbali delle audizioni.

 

8. Il magistrato, entro dieci giorni dalla notifica del parere del consiglio giudiziario, può far pervenire al Consiglio superiore della magistratura le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

7. Il magistrato, entro dieci giorni dalla notifica del parere del consiglio giudiziario, può far pervenire al Consiglio superiore della magistratura le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltato personalmente.

 

9. Il Consiglio superiore della magistratura procede alla valutazione di professionalità sulla base del parere espresso dal consiglio giudiziario e della relativa documentazione, nonché sulla base dei risultati delle ispezioni ordinarie; può anche assumere ulteriori elementi di conoscenza.

8. Il Consiglio superiore della magistratura procede alla valutazione di professionalità sulla base del parere espresso dal consiglio giudiziario e della relativa documentazione, nonché sulla base dei risultati delle ispezioni ordinarie; può anche assumere ulteriori elementi di conoscenza.

 

10. Il giudizio di professionalità è “positivo“ quando la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno dei parametri di cui ai commi 2 e 3; è “non positivo“ quando la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o più dei medesimi parametri; è “negativo“ quando la valutazione evidenzia carenze gravi in relazione a due o più dei suddetti parametri.

9. Il giudizio di professionalità è “positivo“ quando la valutazione risulta sufficiente in relazione a ciascuno dei parametri di cui al comma 2; è “non positivo“ quando la valutazione evidenzia carenze in relazione a uno o più dei medesimi parametri; è “negativo“ quando la valutazione evidenzia carenze gravi in relazione a due o più dei suddetti parametri o il perdurare di carenze in uno o più dei parametri richiamati quando l’ultimo giudizio sia stato “non positivo”.

 

11. Se il giudizio è “non positivo“, il Consiglio superiore della magistratura procede a nuova valutazione di professionalità dopo un anno, acquisendo un nuovo parere del consiglio giudiziario; in tal caso il nuovo trattamento economico o l’aumento periodico di stipendio sono dovuti solo a decorrere dalla scadenza dell’anno se il nuovo giudizio è positivo. Nel corso dell’anno antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

10. Se il giudizio è “non positivo“, il Consiglio superiore della magistratura procede a nuova valutazione di professionalità dopo un anno, acquisendo un nuovo parere del consiglio giudiziario; in tal caso il nuovo trattamento economico o l’aumento periodico di stipendio sono dovuti solo a decorrere dalla scadenza dell’anno se il nuovo giudizio è positivo. Nel corso dell’anno antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

 

12. Se il giudizio è “negativo“, il magistrato è sottoposto a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio. Il Consiglio superiore della magistratura può disporre che il magistrato partecipi ad uno o più corsi di riqualificazione professionale in rapporto alle specifiche carenze di professionalità riscontrate; può anche assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una diversa funzione nella medesima sede o escluderlo, fino alla successiva valutazione, dalla possibilità di accedere a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni specifiche. Nel corso del biennio antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

11. Se il giudizio è “negativo“, il magistrato è sottoposto a nuova valutazione di professionalità dopo un biennio. Il Consiglio superiore della magistratura può disporre che il magistrato partecipi ad uno o più corsi di riqualificazione professionale in rapporto alle specifiche carenze di professionalità riscontrate; può anche assegnare il magistrato, previa sua audizione, a una diversa funzione nella medesima sede o escluderlo, fino alla successiva valutazione, dalla possibilità di accedere a incarichi direttivi o semidirettivi o a funzioni specifiche. Nel corso del biennio antecedente alla nuova valutazione non può essere autorizzato lo svolgimento di incarichi extragiudiziari.

 

13. La valutazione negativa comporta la perdita del diritto all’aumento periodico di stipendio per un biennio. Il nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio.

12. La valutazione negativa comporta la perdita del diritto all’aumento periodico di stipendio per un biennio. Il nuovo trattamento economico eventualmente spettante è dovuto solo a seguito di giudizio positivo e con decorrenza dalla scadenza del biennio.

 

14. Se il Consiglio superiore della magistratura, previa audizione del magistrato, esprime un secondo giudizio negativo, il magistrato stesso è dispensato dal servizio.

13. Se il Consiglio superiore della magistratura, previa audizione del magistrato, esprime un secondo giudizio negativo, il magistrato stesso è dispensato dal servizio.

 

 

14. Prima delle audizioni di cui ai commi 7, 11 e 13 il magistrato deve essere informato della facoltà di prendere visione degli atti del procedimento e di estrarne copia. Tra l’avviso e l’audizione deve intercorrere un termine non inferiore a sessanta giorni. Il magistrato ha facoltà di depositare atti e memorie fino a sette giorni prima dell’audizione e di farsi assistere da un altro magistrato nel corso della stessa. Se questi è impedito l’audizione può essere differita per una sola volta..

 

15. La valutazione di professionalità consiste in un giudizio espresso, ai sensi dell’articolo 10 della legge 24 marzo 1958, n. 195, dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato e trasmesso al Ministro della giustizia che adotta il relativo decreto. Il giudizio di professionalità, inserito nel fascicolo personale, è valutato ai fini dei tramutamenti, del conferimento di funzioni, comprese quelle di legittimità, del conferimento di incarichi direttivi e ai fini di qualunque altro atto, provvedimento o autorizzazione per incarico extragiudiziario.

15. La valutazione di professionalità consiste in un giudizio espresso, ai sensi dell’articolo 10 della legge 24 marzo 1958, n. 195, dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato e trasmesso al Ministro della giustizia che adotta il relativo decreto. Il giudizio di professionalità, inserito nel fascicolo personale, è valutato ai fini dei tramutamenti, del conferimento di funzioni, comprese quelle di legittimità, del conferimento di incarichi direttivi e ai fini di qualunque altro atto, provvedimento o autorizzazione per incarico extragiudiziario.

 

16. I parametri contenuti nei commi 2 e 3 si applicano anche per la valutazione di professionalità concernente i magistrati fuori ruolo. Il giudizio è espresso dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito, per i magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia, il parere del consiglio di amministrazione, composto dal presidente e dai soli membri che appartengano all’ordine giudiziario, o il parere del consiglio giudiziario presso la corte di appello di Roma per tutti gli altri magistrati in posizione di fuori ruolo, compresi quelli in servizio all’estero. Il parere è espresso sulla base della relazione dell’autorità presso cui gli stessi svolgono servizio, illustrativa dell’attività svolta, e di ogni altra documentazione che l’interessato ritiene utile produrre, purché attinente alla professionalità, che dimostri l’attività in concreto svolta.

16. I parametri contenuti nel comma 2 si applicano anche per la valutazione di professionalità concernente i magistrati fuori ruolo. Il giudizio è espresso dal Consiglio superiore della magistratura, acquisito, per i magistrati in servizio presso il Ministero della giustizia, il parere del consiglio di amministrazione, composto dal presidente e dai soli membri che appartengano all’ordine giudiziario, o il parere del consiglio giudiziario presso la corte di appello di Roma per tutti gli altri magistrati in posizione di fuori ruolo, compresi quelli in servizio all’estero. Il parere è espresso sulla base della relazione dell’autorità presso cui gli stessi svolgono servizio, illustrativa dell’attività svolta, e di ogni altra documentazione che l’interessato ritiene utile produrre, purché attinente alla professionalità, che dimostri l’attività in concreto svolta.

 

17. Nei confronti dei magistrati che svolgono funzioni direttive apicali, direttive superiori, direttive e semidirettive, di merito e di legittimità, è operato biennalmente il controllo sulla gestione, secondo modalità e criteri definiti con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Consiglio superiore della magistratura, avendo riguardo alla valutazione dell’efficienza ed efficacia dell’attività svolta, anche in relazione a quanto contenuto nel progetto tabellare, e all’utilizzazione dell’innovazione tecnologica disponibile.

 

 

18. L’esito del controllo è comunicato al magistrato; se la valutazione è negativa, il Consiglio superiore della magistratura può indicare le modifiche da apportare alla organizzazione esistente. Nei casi più gravi può essere disposta la revoca dell’incarico direttivo apicale, direttivo superiore, direttivo o semidirettivo, di merito o di legittimità, ed il trasferimento del magistrato ad altra funzione non direttiva o semidirettiva. In questo caso, acquisito il parere del Consiglio direttivo della Corte di cassazione o del consiglio giudiziario a seconda dei casi, il Consiglio superiore della magistratura procede a valutazione straordinaria di professionalità nel corso della quale il magistrato ha facoltà, se ne fa richiesta, di essere sentito e di accedere agli atti del procedimento.

 

 

19. Il Consiglio superiore della magistratura, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, disciplina con propria delibera:

a) i modi di raccolta della documentazione e di individuazione a campione dei provvedimenti e dei verbali delle udienze di cui al comma 5;

b) i dati statistici da raccogliere per le valutazioni di professionalità;

c) le modalità per la redazione dei pareri dei consigli giudiziari secondo modelli standard;

d) i criteri di valutazione in relazione ai parametri di cui ai commi 2 e 3; in particolare, per quanto attiene alla preparazione giuridica e al relativo grado di aggiornamento, devono essere precisati i criteri per l’enucleazione dai provvedimenti acquisiti delle questioni giuridiche affrontate e delle tecniche di argomentazione utilizzate, le tecniche di indagine utilizzate, le metodiche di conduzione dell’udienza e le soluzioni adottate per favorire e coordinare l’apporto dei collaboratori e degli ausiliari, nonché i corsi seguiti o tenuti, anche diversi da quelli organizzati dall’amministrazione, tenuto conto anche dell’eventuale correlazione con la funzione svolta; per quanto attiene alla laboriosità, devono essere precisati gli indici per la rilevazione e la comparabilità delle informazioni acquisite; per quanto attiene alla diligenza, devono essere precisati i criteri per la individuazione completa di tutte le informazioni relative alla attività del magistrato ritenute necessarie ai fini di una corretta comparazione tra le diverse funzioni; per quanto attiene all’impegno, oltre all’acquisizione delle informazioni concernenti l’attività svolta, devono essere precisati i criteri per la valutazione delle soluzioni individuate per un miglior funzionamento del servizio e i dati per valutare i concreti risultati ottenuti, in termini sia di qualità sia di quantità del servizio reso; per quanto attiene all’attitudine alla dirigenza, devono essere individuati, d’intesa con il Ministro della giustizia, gli indicatori da prendere in esame per una corretta e completa valutazione dell’attività svolta;

e) l’individuazione per ciascuna delle diverse funzioni svolte dai magistrati, tenuto conto anche della specializzazione, di standard medi di definizione dei procedimenti, ivi compresi gli incarichi di natura obbligatoria per i magistrati, articolati secondo parametri sia quantitativi sia qualitativi, in ragione della tipologia dell’ufficio, della funzione e dell’ambito territoriale.

 

 

20. Allo svolgimento delle attività previste dal presente articolo si fa fronte con le risorse di personale e strumentali disponibili.

17. Allo svolgimento delle attività previste dal presente articolo si fa fronte con le risorse di personale e strumentali disponibili.

 

 

 

 

 

 

Capo III - Della progressione nelle funzioni

Capo III - Della progressione nelle funzioni

Capo III - Della progressione nelle funzioni

Art. 12

Progressione nelle funzioni

Art. 12

Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni

Art. 12

Requisiti e criteri per il conferimento delle funzioni

1. Salvo il conferimento delle funzioni giudiziarie a seguito del positivo espletamento del periodo di tirocinio come disciplinato dal decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le progressioni nelle funzioni si effettuano:

a) mediante concorso per titoli ed esami;

b) mediante concorso per titoli.

2. Fino al compimento dell'ottavo anno dalla nomina a uditore giudiziario di cui all'articolo 8, comma 1, i magistrati debbono svolgere, effettivamente, funzioni requirenti o giudicanti di primo grado, ad eccezione di coloro posti in aspettativa per mandato parlamentare o collocati fuori ruolo organico in quanto componenti elettivi del Consiglio superiore della magistratura.

3. Dopo il compimento del periodo di cui al comma 2, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni giudicanti o requirenti, di secondo grado previo superamento di concorso per titoli ed esami, scritti e orali, ovvero dopo tredici anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli.

4. Dopo tre anni di esercizio delle funzioni di secondo grado, il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni di legittimità, previo superamento di concorso per titoli, ovvero, dopo diciotto anni dall'ingresso in magistratura, previo concorso per titoli ed esami, scritti e orali.

5. Al concorso per titoli ed esami, scritti e orali, per l'attribuzione delle funzioni di legittimità possono partecipare anche i magistrati che non hanno svolto diciotto anni di servizio e che hanno esercitato per tre anni le funzioni di secondo grado.

6. Il Consiglio superiore della magistratura attribuisce le funzioni semidirettive o direttive previo concorso per titoli.

1. Il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10 avviene a domanda degli interessati, mediante una procedura concorsuale per soli titoli alla quale possono partecipare, salvo quanto previsto dal comma 11, tutti i magistrati che abbiano conseguito almeno la valutazione di professionalità richiesta. In caso di esito negativo della procedura concorsuale per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora il Consiglio superiore della magistratura ritenga sussistere una situazione di urgenza che non consente di procedere a nuova procedura concorsuale, il conferimento di funzioni avviene anche d’ufficio.

1. Il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10 avviene a domanda degli interessati, mediante una procedura concorsuale per soli titoli alla quale possono partecipare, salvo quanto previsto dal comma 11, tutti i magistrati che abbiano conseguito almeno la valutazione di professionalità richiesta. In caso di esito negativo di due procedure concorsuali per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora il Consiglio superiore della magistratura ritenga sussistere una situazione di urgenza che non consente di procedere a nuova procedura concorsuale, il conferimento di funzioni avviene anche d’ufficio.

2. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 3, è richiesta la sola delibera di conferimento delle funzioni giurisdizionali al termine del periodo di tirocinio.

2. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 3, è richiesta la sola delibera di conferimento delle funzioni giurisdizionali al termine del periodo di tirocinio, salvo quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 13.

3. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 4 e 6, è richiesto il conseguimento almeno della seconda valutazione di professionalità. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 76-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni.

3. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 4 e 7, è richiesto il conseguimento almeno della seconda valutazione di professionalità.

4. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 7, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità

4. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 8, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

5. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 5, 8 e 10, è richiesto il conseguimento almeno della quarta valutazione di professionalità.

5. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 5, 6, 9 e 11, è richiesto il conseguimento almeno della quarta valutazione di professionalità, salvo quanto previsto dal comma 14 del presente articolo. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 76-bis dell’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni.

6. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 9, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

6. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 10, è richiesto il conseguimento almeno della terza valutazione di professionalità.

7. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 11 e 12, è richiesto il conseguimento almeno della quinta valutazione di professionalità.

7. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 12, 13 e 14, è richiesto il conseguimento almeno della quinta valutazione di professionalità.

8. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 13, è richiesto il conseguimento almeno della sesta valutazione di professionalità.

8. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 15, è richiesto il conseguimento almeno della sesta valutazione di professionalità.

9. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 14, è richiesto il conseguimento almeno della settima valutazione di professionalità.

9. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 16, è richiesto il conseguimento almeno della settima valutazione di professionalità.

10. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 6, 7, 8, 9 e 10, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3, 4 e 6, sono specificamente valutate le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione e di collaborazione, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati con esito positivo nonché ogni altro elemento, anche antecedente all’ingresso in magistratura, che evidenzi l’attitudine direttiva.

10. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 7, 8, 9, 10 e 11, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3 e 5, sono specificamente valutate le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati nonché ogni altro elemento, acquisito anche al di fuori del servizio in magistratura, che evidenzi l’attitudine direttiva.

11. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 12, 13 e 14, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3, 4 e 6, il magistrato, alla data della vacanza del posto da coprire, deve avere svolto funzioni di legittimità per almeno quattro anni; devono essere, inoltre, valutate specificamente le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione e di collaborazione, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati anche prima dell’accesso alla magistratura nonché ogni altro elemento che possa evidenziare la specifica attitudine direttiva.

11. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, commi 14, 15 e 16, oltre agli elementi desunti attraverso le valutazioni di cui all’articolo 11, commi 3 e 5, il magistrato, alla data della vacanza del posto da coprire, deve avere svolto funzioni di legittimità per almeno quattro anni; devono essere, inoltre, valutate specificamente le pregresse esperienze di direzione, di organizzazione, di collaborazione e di coordinamento investigativo nazionale, con particolare riguardo ai risultati conseguiti, i corsi di formazione in materia organizzativa e gestionale frequentati anche prima dell’accesso alla magistratura nonché ogni altro elemento che possa evidenziare la specifica attitudine direttiva.

 

12. Ai fini di quanto previsto dai commi 10 e 11, l’attitudine direttiva è riferita alla capacità di organizzare, di programmare e di gestire l’attività e le risorse in rapporto al tipo, alla condizione strutturale dell’ufficio e alle relative dotazioni di mezzi e di personale; è riferita altresì alla propensione all’impiego di tecnologie avanzate, nonché alla capacità di valorizzare le attitudini dei magistrati e dei funzionari, nel rispetto delle individualità e delle autonomie istituzionali, di operare il controllo di gestione sull’andamento generale dell’ufficio, di ideare, programmare e realizzare, con tempestività, gli adattamenti organizzativi e gestionali e di dare piena e compiuta attuazione a quanto indicato nel progetto di organizzazione tabellare.

12. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 5, oltre al requisito di cui al comma 5 del presente articolo e agli elementi di cui all’articolo 11, commi 3 e 4, deve essere valutata anche la capacità scientifica e di analisi delle norme; tale requisito è oggetto di valutazione da parte di un’apposita commissione nominata dal Consiglio superiore della magistratura e composta da cinque membri, di cui tre scelti tra magistrati che hanno conseguito almeno la quarta valutazione di professionalità e due scelti tra professori universitari di ruolo.

13. Per il conferimento delle funzioni di cui all’articolo 10, comma 6, oltre al requisito di cui al comma 5 del presente articolo ed agli elementi di cui all’articolo 11, comma 3, deve essere valutata anche la capacità scientifica e di analisi delle norme; tale requisito è oggetto di valutazione da parte di una apposita commissione nominata dal Consiglio superiore della magistratura. La commissione è composta da cinque membri, di cui tre scelti tra magistrati che hanno conseguito almeno la quarta valutazione di professionalità e che esercitano o hanno esercitato funzioni di legittimità per almeno due anni, un professore universitario ordinario designato dal Consiglio universitario nazionale ed un avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle magistrature superiori designato dal Consiglio nazionale forense. I componenti della commissione durano in carica due anni e non possono essere immediatamente confermati nell’incarico.

 

14. In deroga a quanto previsto al comma 5, per il conferimento delle funzioni di legittimità, limitatamente al 10 per cento dei posti vacanti, è prevista una procedura valutativa riservata ai magistrati che hanno conseguito la seconda o la terza valutazione di professionalità in possesso di titoli professionali e scientifici adeguati. Si applicano per il procedimento i commi 13, 15 e 16. Il conferimento delle funzioni di legittimità per effetto del presente comma non produce alcun effetto sul trattamento giuridico ed economico spettante al magistrato, né sulla collocazione nel ruolo di anzianità o ai fini del conferimento di funzioni di merito.

13. I componenti della commissione di cui al comma 12 durano in carica due anni e non possono essere immediatamente confermati nell’incarico.

 

14. L’organizzazione della commissione di cui al comma 12, i criteri di valutazione della capacità scientifica e di analisi delle norme ed i compensi spettanti ai componenti sono definiti con delibera del Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto del limite massimo costituito dai due terzi del compenso previsto per le sedute di commissione per i componenti del medesimo Consiglio. La commissione, che delibera con la presenza di almeno tre componenti, esprime parere motivato unicamente in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme.

15. L’organizzazione della commissione di cui al comma 13, i criteri di valutazione della capacità scientifica e di analisi delle norme ed i compensi spettanti ai componenti sono definiti con delibera del Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto del limite massimo costituito dai due terzi del compenso previsto per le sedute di commissione per i componenti del medesimo Consiglio. La commissione, che delibera con la presenza di almeno tre componenti, esprime parere motivato unicamente in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme.

15. La commissione del Consiglio superiore della magistratura competente per il conferimento delle funzioni di legittimità, se intende discostarsi dal parere espresso dalla commissione di cui al comma 12 in ordine alla capacità scientifica e di analisi delle norme, è tenuta a motivare la sua decisione.

16. La commissione del Consiglio superiore della magistratura competente per il conferimento delle funzioni di legittimità, se intende discostarsi dal parere espresso dalla commissione di cui al comma 13, è tenuta a motivare la sua decisione.

16. Le spese per la commissione di cui al comma 12 non devono comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, né superare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura.

17. Le spese per la commissione di cui al comma 13 non devono comportare nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, né superare i limiti della dotazione finanziaria del Consiglio superiore della magistratura.

 

 

 

 

 

 

Capo IV - Passaggio di funzioni

Capo IV - Passaggio di funzioni

 

Art. 13

Passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti

Art. 13

Attribuzione delle funzioni e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa

Art. 13

Attribuzione delle funzioni e passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa

1. Entro il terzo anno di esercizio delle funzioni giudicanti assunte subito dopo l'espletamento del periodo di tirocinio, i magistrati possono presentare domanda per partecipare a concorsi per titoli, banditi dal Consiglio superiore della magistratura, per l'assegnazione di posti vacanti nella funzione requirente. Se non è bandito il concorso al momento della domanda, questa è presentata con riserva di integrare i titoli e dispiega effetto per la partecipazione al primo bando di concorso ad essa successivo.

1. L’assegnazione di sede, il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, il conferimento delle funzioni semidirettive e direttive e l’assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione sono disposti dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato, previo parere del consiglio giudiziario.

1. L’assegnazione di sede, il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, il conferimento delle funzioni semidirettive e direttive e l’assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione sono disposti dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato, previo parere del consiglio giudiziario.

2. Ai fini di cui al comma 1, i magistrati debbono frequentare un apposito corso di formazione presso la Scuola superiore della magistratura il cui giudizio finale è valutato, per l'assegnazione dei posti, dal Consiglio superiore della magistratura.

3. La Commissione esaminatrice è quella prevista all'articolo 28, comma 2.

2. I magistrati ordinari al termine del tirocinio non sono di norma destinati a svolgere le funzioni requirenti e quelle di giudice presso la sezione dei giudici singoli per le indagini preliminari anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità.

2. I magistrati ordinari al termine del tirocinio non possono essere destinati a svolgere le funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di giudice per le indagini preliminari o di giudice dell’udienza preliminare, anteriormente al conseguimento della prima valutazione di professionalità.

 

3. Nei casi in cui, per particolari esigenze di servizio, non trova applicazione il comma 2, l’assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che non hanno ancora conseguito la prima valutazione è disposta dal Consiglio superiore della magistratura con provvedimento motivato, previo parere del consiglio giudiziario che deve specificamente motivare l’attitudine per l’una o per l’altra funzione o per entrambe.

 

 

4. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata e può essere disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità.

3. Il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, non è consentito all’interno dello stesso distretto, né all’interno di altri distretti della stessa regione, né con riferimento al capoluogo del distretto di corte di appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all’atto del mutamento di funzioni. Il passaggio di cui al presente comma può essere richiesto dall’interessato, per non più di quattro volte nell’arco dell’intera carriera, dopo aver svolto almeno cinque anni di servizio continuativo nella funzione esercitata ed è disposto a seguito di procedura concorsuale, previa partecipazione ad un corso di qualificazione professionale, e subordinatamente ad un giudizio di idoneità allo svolgimento delle diverse funzioni, espresso dal Consiglio superiore della magistratura previo parere del consiglio giudiziario. Per tale giudizio di idoneità il consiglio giudiziario deve acquisire le osservazioni del presidente della corte di appello o del procuratore generale presso la medesima corte a seconda che il magistrato eserciti funzioni giudicanti o requirenti. Il presidente della corte di appello o il procuratore generale presso la stessa corte, oltre agli elementi forniti dal capo dell’ufficio, possono acquisire anche le osservazioni del presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e devono indicare gli elementi di fatto sulla base dei quali hanno espresso la valutazione di idoneità. Per il passaggio dalle funzioni giudicanti di legittimità alle funzioni requirenti di legittimità, e viceversa, le disposizioni del secondo e terzo periodo si applicano sostituendo al consiglio giudiziario il Consiglio direttivo della Corte di cassazione, nonché sostituendo al presidente della corte d’appello e al procuratore generale presso la medesima, rispettivamente, il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale presso la medesima.

 

 

4. Ferme restando tutte le procedure previste dal comma 3, il solo divieto di passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, all'interno dello stesso distretto, all'interno di altri distretti della stessa regione e con riferimento al capoluogo del distretto di corte d'appello determinato ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale in relazione al distretto nel quale il magistrato presta servizio all'atto del mutamento di funzioni, non si applica nel caso in cui il magistrato che chiede il passaggio a funzioni requirenti abbia svolto negli ultimi cinque anni funzioni esclusivamente civili o del lavoro ovvero nel caso in cui il magistrato chieda il passaggio da funzioni requirenti a funzioni giudicanti civili o del lavoro in un ufficio giudiziario diviso in sezioni ove vi siano posti vacanti, in una sezione che tratti esclusivamente affari civili o del lavoro. Nel primo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura civile o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. Nel secondo caso il magistrato non può essere destinato, neppure in qualità di sostituto, a funzioni di natura penale o miste prima del successivo trasferimento o mutamento di funzioni. In tutti i predetti casi il tramutamento di funzioni può realizzarsi soltanto in un diverso circondario ed in una diversa provincia rispetto a quelli di provenienza. Il tramutamento di secondo grado può avvenire soltanto in un diverso distretto rispetto a quello di provenienza. La destinazione alle funzioni giudicanti civili o del lavoro del magistrato che abbia esercitato funzioni requirenti deve essere espressamente indicata nella vacanza pubblicata dal Consiglio superiore della magistratura e nel relativo provvedimento di trasferimento.

 

5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, l’anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.

5. Per il passaggio da funzioni giudicanti a funzioni requirenti, e viceversa, l’anzianità di servizio è valutata unitamente alle attitudini specifiche desunte dalle valutazioni di professionalità periodiche.

 

6. Le limitazioni di cui al comma 4 non operano per il conferimento delle funzioni direttive previste dall’articolo 10, commi da 9 a 11, che comporta il mutamento di funzioni da giudicanti a requirenti e viceversa in un diverso circondario dello stesso distretto di corte di appello, e non si applicano alle funzioni di legittimità.

6. Le limitazioni di cui al comma 3 non operano per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all’articolo 10, commi 15 e 16, nonché, limitatamente a quelle relative alla sede di destinazione, anche per le funzioni di legittimità di cui ai commi 6 e 14 dello stesso articolo 10, che comportino il mutamento da giudicante a requirente e viceversa.

 

7. Le disposizioni di cui al comma 4 si applicano ai magistrati in servizio nella provincia autonoma di Bolzano relativamente al solo circondario.

7. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano ai magistrati in servizio nella provincia autonoma di Bolzano relativamente al solo circondario.

 

 

 

 

 

 

Art. 14

Passaggi dalle funzioni requirenti alle funzioni giudicanti


Abrogato


Abrogato

1. Entro il terzo anno di esercizio delle funzioni requirenti assunte subito dopo l'espletamento del periodo di tirocinio, i magistrati possono presentare domanda per partecipare a concorsi per titoli, banditi dal Consiglio superiore della magistratura, per l'assegnazione di posti vacanti nella funzione giudicante. Se non è bandito il concorso al momento della domanda, questa è presentata con riserva di integrare i titoli e dispiega effetto per la partecipazione al primo bando di concorso ad essa successivo.

2. Si applica il comma 2 dell'articolo 13.

3. La Commissione esaminatrice è quella prevista all'articolo 28, comma 1.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 15

Periodicità dei passaggi


Abrogato


Abrogato

1. Il Consiglio superiore della magistratura individua annualmente e, comunque, con priorità assoluta, i posti vacanti nelle funzioni giudicanti e requirenti di primo grado al fine di consentire il passaggio di funzione di cui agli articoli 13 e 14.

2. Fuori dai casi indicati agli articoli 13 e 14 e, in via transitoria, dall'articolo 16, non è consentito il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.

3. Salvo quanto previsto, in via transitoria, dall'articolo 16, il mutamento delle funzioni da giudicanti a requirenti e viceversa deve avvenire per posti disponibili in ufficio giudiziario avente sede in diverso distretto, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 16

Regime transitorio


Abrogato


Abrogato

1. La frequentazione, presso la Scuola superiore della magistratura, dei corsi di formazione di cui all'articolo 13, comma 2, non è richiesta ai fini della partecipazione ai concorsi per il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa banditi in data anteriore alla effettiva entrata in funzione della Scuola.

2. Entro tre mesi dalla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, i magistrati in servizio a tale data possono presentare domanda per il passaggio, nello stesso grado, dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.

3. Il mutamento effettivo di funzioni è disposto, previa valutazione positiva del Consiglio superiore della magistratura, nel limite dei posti vacanti annualmente individuati dallo stesso Consiglio nei cinque anni successivi a quello di acquisto di efficacia del decreto legislativo di cui al comma 2.

4. Per i magistrati che si trovano in posizione di fuori del ruolo organico al momento dell'acquisto di efficacia del decreto legislativo di cui al comma 2, salvo che il mutamento di funzioni sia già avvenuto all'atto del ricollocamento in ruolo, il termine di cui medesimo comma 2 decorre dalla data di ricollocamento medesimo. In tale ipotesi, il termine quinquennale di cui al comma 3 decorre da quest'ultima data. Si applicano le modalità di cui ai commi 3, 5 e 6.

5. Ai fini del passaggio di funzioni, il Consiglio superiore della magistratura forma la graduatoria dei magistrati richiedenti sulla base dell'eventuale anzianità di servizio nelle funzioni verso le quali è richiesto il passaggio e, a parità o in assenza di anzianità in tali funzioni, sulla base dell'anzianità di servizio.

6. Nell'ambito dei posti vacanti, i magistrati richiedenti scelgono, secondo l'ordine di graduatoria, un ufficio avente sede in un diverso circondario, nell'ipotesi di esercizio di funzioni di primo grado, ed un ufficio avente sede in un diverso distretto, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale, nell'ipotesi di esercizio di funzioni di secondo grado. Il rifiuto del magistrato richiedente di operare la scelta secondo l'ordine di graduatoria comporta la rinuncia alla richiesta di mutamento delle funzioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo V - Assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado

Capo V - Assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado

Capo V - Assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado

Art. 17

Posti vacanti nella funzione giudicante


Abrogato


Abrogato

1. Ferma l'esigenza di assicurare numericamente il passaggio di funzioni di cui agli articoli 14, comma 1, e 15, comma 1, i posti vacanti nella funzione giudicante di primo grado vengono individuati, quanto alle sedi giudiziarie, all'esito delle determinazioni adottate dal Consiglio superiore della magistratura.

2. Assegnati annualmente i posti, secondo l'anzianità di servizio, al fine di assicurare il passaggio di funzioni di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura provvede poi sulle domande di trattamento presentate dai magistrati che esercitano da almeno tre anni le funzioni giudicanti di primo grado, previa acquisizione, sulla domanda, del parere motivato del consiglio giudiziario.

3. Per la parte residua i posti vengono messi a concorso per l'accesso in magistratura.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 18

Posti vacanti nella funzione requirente


Abrogato


Abrogato

1. Ferma l'esigenza di assicurare numericamente il passaggio di funzioni di cui agli articoli 13, comma 1, e 15, comma 1, i posti vacanti nella funzione requirente di primo grado vengono individuati, quanto alle sedi giudiziarie, all'esito delle determinazioni adottate dal Consiglio superiore della magistratura.

2. Assegnati annualmente i posti, secondo l'anzianità di servizio, al fine di assicurare il passaggio di funzioni di cui al comma 1, il Consiglio superiore della magistratura provvede poi sulle domande di tramutamento presentate dai magistrati che esercitano da almeno tre anni le funzioni requirenti di primo grado, previa acquisizione, sulla domanda, del parere motivato del consiglio giudiziario.

3. Per la parte residua i posti vengono messi a concorso per l'accesso in magistratura.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 19

Permanenza nell'incarico presso lo stesso ufficio

Art. 19

Permanenza nell'incarico presso lo stesso ufficio

Art. 19

Permanenza nell'incarico presso lo stesso ufficio

1. Salvo quanto previsto dagli articoli 45 e 46, i magistrati che esercitano funzioni di primo e secondo grado possono rimanere in servizio presso lo stesso ufficio svolgendo le medesime funzioni o, comunque, il medesimo incarico nell'ambito delle stesse funzioni, per un periodo massimo di dieci anni, con facoltà di proroga del predetto termine per non oltre due anni, previa valutazione del Consiglio superiore della magistratura fondata su comprovate esigenze di funzionamento dell'ufficio e comunque con possibilità di condurre a conclusione eventuali processi di particolare complessità nei quali il magistrato sia impegnato alla scadenza del termine.

1. Salvo quanto previsto dagli articoli 45 e 46, i magistrati che esercitano funzioni di primo e secondo grado possono rimanere in servizio presso lo stesso ufficio svolgendo le medesime funzioni o, comunque, nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro nell'ambito delle stesse funzioni, per un periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura con proprio regolamento tra un minimo di otto e un massimo di quindici anni a seconda delle differenti funzioni; il Consiglio superiore può disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni per comprovate esigenze di funzionamento dell'ufficio e comunque con possibilità di condurre a conclusione eventuali processi di particolare complessità nei quali il magistrato sia impegnato alla scadenza del termine.

1. Salvo quanto previsto dagli articoli 45 e 46, i magistrati che esercitano funzioni di primo e secondo grado possono rimanere in servizio presso lo stesso ufficio svolgendo le medesime funzioni o, comunque, nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro nell'ambito delle stesse funzioni, per un periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura con proprio regolamento tra un minimo di cinque e un massimo di dieci anni a seconda delle differenti funzioni; il Consiglio superiore può disporre la proroga dello svolgimento delle medesime funzioni limitatamente alle udienze preliminari già iniziate e per i procedimenti penali per i quali sia stato già dichiarato aperto il dibattimento, e per un periodo non superiore a due anni.

2. Nei due anni antecedenti la scadenza del termine di permanenza di cui al comma 1, nonché nel corso del biennio di cui al comma 2, ai magistrati non possono essere assegnati procedimenti la cui definizione non appare probabile entro il termine di permanenza nell'incarico.

2. Nei due anni antecedenti la scadenza del termine di permanenza di cui al comma 1, ai magistrati non possono essere assegnati procedimenti la cui definizione non appare probabile entro il termine di permanenza nell'incarico.

2. Nei due anni antecedenti la scadenza del termine di permanenza di cui al comma 1, ai magistrati non possono essere assegnati procedimenti la cui definizione non appare probabile entro il termine di permanenza nell'incarico.

 

2-bis. Il magistrato che, alla scadenza del periodo massimo di permanenza, non abbia presentato domanda di trasferimento ad altra funzione all’interno dell’ufficio o ad altro ufficio è assegnato ad altra posizione tabellare o ad altro gruppo di lavoro con provvedimento del capo dell’ufficio immediatamente esecutivo. Se ha presentato domanda almeno sei mesi prima della scadenza del termine, può rimanere nella stessa posizione fino alla decisione del Consiglio superiore della magistratura e, comunque, non oltre sei mesi dalla scadenza del termine stesso.

2-bis. Il magistrato che, alla scadenza del periodo massimo di permanenza, non abbia presentato domanda di trasferimento ad altra funzione all’interno dell’ufficio o ad altro ufficio è assegnato ad altra posizione tabellare o ad altro gruppo di lavoro con provvedimento del capo dell’ufficio immediatamente esecutivo. Se ha presentato domanda almeno sei mesi prima della scadenza del termine, può rimanere nella stessa posizione fino alla decisione del Consiglio superiore della magistratura e, comunque, non oltre sei mesi dalla scadenza del termine stesso.

 

 

 

 

 

 

Capo VI - Assegnazione dei posti nelle funzioni di secondo grado


Abrogato


Abrogato

Art. 20

Posti vacanti nella funzione giudicante


Abrogato


Abrogato

1. I posti vacanti nella funzione giudicante di secondo grado, individuati, quanto alle sedi, dal Consiglio superiore della magistratura, sono annualmente assegnati dal Consiglio medesimo sulle domande di tramutamento dei magistrati che esercitano da almeno tre anni le funzioni giudicanti di secondo grado, previa acquisizione, sulla domanda, del parere motivato del consiglio giudiziario.

2. Tutti i posti residui sono annualmente assegnati dal Consiglio superiore della magistratura con le seguenti modalità:

a) per il 30 per cento, ai magistrati giudicanti che hanno conseguito l'idoneità nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, previsto dall'articolo 12, comma 3, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni di secondo grado presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

b) per il 70 per cento, ai magistrati giudicanti che abbiano conseguito l'idoneità nel concorso per soli titoli previsto dall'articolo 12, comma 3, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni di secondo grado presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge n. 150 del 2005 e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

c) i posti di cui alla lettera a), messi a concorso e non coperti, sono assegnati ai magistrati valutati positivamente nel concorso per soli titoli indicato alla lettera b) ed espletato nello stesso anno;

d) i posti di cui alla lettera b), messi a concorso e non coperti, sono assegnati ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per titoli ed esami, scritti e orali, indicato alla lettera a), ed espletato nello stesso anno.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisito il parere motivato dei consigli giudiziari e gli ulteriori elementi di valutazione rilevanti ai fini del conferimento delle funzioni giudicanti di secondo grado, assegna i posti di cui al comma 2, lettere a), b), c) e d), ai candidati risultati idonei nei relativi concorsi per titoli ed esami, scritti ed orali, o per soli titoli, formando la relativa graduatoria.

4. I magistrati che hanno assunto le funzioni giudicanti di secondo grado ai sensi di quanto previsto al comma 3 possono presentare domanda di tramutamento dopo che sia decorso il termine di due anni dalla data di assunzione delle funzioni.

5. Oltre a quanto previsto dall'articolo 5, comma 2, della legge 4 maggio 1998, n. 133, e successive modificazioni, i magistrati che hanno assunto le funzioni giudicanti di secondo grado ai sensi di quanto previsto al comma 3 presso una sede indicata come disagiata e che hanno presentato domanda di tramutamento dopo che sia decorso il termine di tre anni dalla data di assunzione delle funzioni, hanno diritto a che la loro domanda venga valutata con preferenza assoluta rispetto alle altre, salvo quanto previsto dal comma 6.

6. Il Consiglio superiore della magistratura valuta specificatamente la laboriosità con riguardo alle domande di tramutamento presentate ai sensi dei commi 4 e 5.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 21

Posti vacanti nella funzione requirente


Abrogato


Abrogato

1. I posti vacanti nella funzione requirente di secondo grado, individuati, quanto alle sedi, dal Consiglio superiore della magistratura, sono annualmente assegnati dal Consiglio medesimo sulle domande di tramutamento dei magistrati che esercitano da almeno tre anni le funzioni requirenti di secondo grado, previa acquisizione, sulla domanda, del parere motivato del Consiglio giudiziario.

2. Tutti i posti residuati sono annualmente assegnati dal Consiglio superiore della magistratura con le seguenti modalità:

a) per il 30 per cento, ai magistrati requirenti che hanno conseguito l'idoneità nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, previsto dall'articolo 12, comma 3, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni di secondo grado presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

b) per il 70 per cento, ai magistrati requirenti che hanno conseguito l'idoneità nel concorso per soli titoli previsto dall'articolo 12, comma 3, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni di secondo grado presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge n. 150 del 2005 e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

c) i posti di cui alla lettera a) messi a concorso e non coperti, sono assegnati, ove possibile, ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per soli titoli indicato alla lettera b) ed espletato nello stesso anno;

d) i posti di cui alla lettera b) messi a concorso e non coperti, sono assegnati, ove possibile, ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, indicato alla lettera a) ed espletato nello stesso anno.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisito il parere motivato dei consigli giudiziari e gli ulteriori elementi di valutazione rilevanti ai fini del conferimento delle funzioni requirenti di secondo grado, assegna i posti di cui al comma 2, lettere a), b), c) e d), ai candidati risultati idonei nei relativi concorsi per titoli ed esami, scritti ed orali, o per soli titoli, formando la relativa graduatoria.

4. I magistrati che hanno assunto le funzioni requirenti di secondo grado ai sensi di quanto previsto al comma 3 possano presentare domanda di tramutamento dopo che sia decorso il termine di due anni dalla data di assunzione delle funzioni.

5. Oltre a quanto previsto dall'articolo 5, comma 2, della legge 4 maggio 1998, n. 133, e successive modificazioni, i magistrati che hanno assunto le funzioni requirenti di secondo grado ai sensi di quanto previsto al comma 3 presso una sede indicata come disagiata e che hanno presentato domanda di tramutamento dopo che sia decorso il termine di tre anni dalla data di assunzione delle funzioni hanno diritto a che la loro domanda venga valutata con preferenza assoluta rispetto alle altre, salvo quanto previsto dal comma 6.

6. Il Consiglio superiore della magistratura valuta specificatamente la laboriosità con riguardo alle domande di tramutamento presentate ai sensi dei commi 4 e 5.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 22

Regime transitorio


Abrogato


Abrogato

1. La frequentazione, presso la Scuola superiore della magistratura, dei corsi di formazione alle funzioni giudicanti e requirenti di secondo grado, di cui agli articoli 20 e 21, non è richiesta ai fini della assegnazione, rispettivamente, dei posti vacanti residuati nella funzione giudicante di secondo grado e dei posti vacanti residuati nella funzione requirente di secondo grado, di cui ai medesimi articoli, messi a concorso in data anteriore all'effettivo funzionamento della Scuola medesima.

2. Le disposizioni degli articoli 20 e 21 non si applicano ai magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, hanno già compiuto, o compiranno nei successivi ventiquattro mesi, tredici anni dalla data del decreto di nomina ad uditore giudiziario.

3. Fatta salva la facoltà di partecipare ai concorsi, le assegnazioni per l'effettivo conferimento delle funzioni di secondo grado ai magistrati di cui al comma 2, sono disposte, per un periodo di tempo non superiore a tre anni dalla data di acquisto di efficacia del decreto legislativo di cui al medesimo comma, nell'ambito dei posti vacanti da attribuire a domanda di cui agli alinea dei commi 2 degli articoli 20 e 21, e sul 40 per cento dei posti che dovessero rendersi vacanti a seguito dell'accoglimento delle domande di tramutamento presentate dai magistrati che già esercitano funzioni giudicanti o requirenti di secondo grado. Il termine triennale resta sospeso dalla data di presentazione della domanda sino alla data di comunicazione dell'esito della medesima.

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo VII - Assegnazione dei posti nelle funzioni di legittimità


Abrogato


Abrogato

Art. 23

Posti vacanti nella funzione giudicante


Abrogato


Abrogato

1. I posti vacanti nelle funzioni giudicanti di legittimità sono annualmente assegnati dal Consiglio superiore della magistratura sulle domande di riassegnazione alle funzioni di legittimità presentate dai magistrati che, avendo già esercitato funzioni di legittimità, svolgono incarichi direttivi o semidirettivi giudicanti ovvero sulla loro riassegnazione conseguente alla scadenza dell'incarico direttivo o semidirettivo rivestito, previa acquisizione, sulle domande o sulla riassegnazione conseguente alla scadenza dell'incarico, del parere motivato del Consiglio giudiziario e del Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

2. Tutti i posti residui sono annualmente assegnati dal Consiglio superiore della magistratura con le seguenti modalità:

a) per il 70 per cento, ai magistrati che esercitano da almeno tre anni funzioni giudicanti di secondo grado e che hanno conseguito l'idoneità nel concorso per soli titoli previsto dall'articolo 12, comma 4, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni giudicanti di legittimità presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

b) per il 30 per cento, ai magistrati con funzioni giudicanti che hanno svolto diciotto anni di servizio in magistratura ovvero ai magistrati che, pur non avendo svolto diciotto anni di servizio, hanno esercitato per tre anni le funzioni giudicanti di secondo grado, e che abbiano conseguito l'idoneità nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, previsto dall'articolo 12, comma 4, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni giudicanti di legittimità presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge n. 150 del 2005 e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

c) i posti di cui alla lettera a), messi a concorso e non coperti, sono assegnati ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, indicato alla lettera b) ed espletato nello stesso anno;

d) i posti di cui alla lettera b), messi a concorso e non coperti, sono assegnati ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per soli titoli indicato alla lettera a) ed espletato nello stesso anno.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisito il parere motivato dei consigli giudiziari e gli ulteriori elementi di valutazione rilevanti ai fini del conferimento delle funzioni giudicanti di legittimità, assegna i posti di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), ai candidati risultati idonei nei relativi concorsi per soli titoli o per titoli ed esami, scritti ed orali, formando la relativa graduatoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 24

Posti vacanti nella funzione requirente


Abrogato


Abrogato

1. I posti vacanti nelle funzioni requirenti di legittimità sono annualmente assegnati dal Consiglio superiore della magistratura sulle domande di riassegnazione alle funzioni di legittimità presentate dai magistrati che, avendo già esercitato funzioni di legittimità, svolgono incarichi direttivi o semidirettivi requirenti ovvero sulla loro riassegnazione conseguente alla scadenza dell'incarico direttivo o semidirettivo rivestito, previa acquisizione, sulla domanda o sulla riassegnazione conseguente alla scadenza dell'incarico, del parere motivato del consiglio giudiziario e del Consiglio direttivo della Corte di cassazione.

2. Tutti i posti residui sono annualmente assegnati dal Consiglio superiore della magistratura con le seguenti modalità:

a) per il 70 per cento, ai magistrati che esercitano da almeno tre anni funzioni requirenti di secondo grado e che hanno conseguito l'idoneità nel concorso per soli titoli previsto dall'articolo 12, comma 4, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni requirenti di legittimità presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b) e 2, comma 2, della legge n. 50 del 2005 e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

b) per il 30 per cento, ai magistrati con funzioni requirenti che hanno svolto diciotto anni di servizio in magistratura ovvero ai magistrati che, pur non avendo svolto diciotto anni di servizio, hanno esercitato per tre anni le funzioni requirenti di secondo grado e che hanno conseguito l'idoneità nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, previsto dall'articolo 12, comma 4, tenuto conto del giudizio finale formulato al termine dell'apposito corso di formazione alle funzioni requirenti di legittimità presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge n. 150 del 2005 e del giudizio di idoneità formulato all'esito del concorso;

c) i posti di cui alla lettera a), messi a concorso e non coperti, sono assegnati ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, indicato alla lettera b) ed espletato nello stesso anno;

d) i posti di cui alla lettera b), messi a concorso e non coperti, sono assegnati ai magistrati dichiarati idonei nel concorso per soli titoli indicato alla lettera a) ed espletato nello stesso anno.

3. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisito il parere motivato dei consigli giudiziari e gli ulteriori elementi di valutazione rilevanti ai fini del conferimento delle funzioni requirenti di legittimità, assegna i posti di cui al comma 2, lettere a), b), c) e d), ai candidati risultati idonei nei relativi concorsi per soli titoli o per titoli ed esami, scritti ed orali, formando la relativa graduatoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 25

Regime transitorio


Abrogato


Abrogato

1. La frequentazione, presso la Scuola superiore della magistratura, dei corsi di formazione alle funzioni giudicanti e requirenti di legittimità, di cui agli articoli 23 e 24, non è richiesta ai fini della assegnazione, rispettivamente, dei posti vacanti residuati nella funzione giudicante di legittimità e dei posti vacanti residuati nella funzione requirente di legittimità, di cui ai medesimi articoli, messi a concorso in data anteriore all'effettivo funzionamento della Scuola medesima.

2. Le disposizioni degli articoli 23 e 24 non si applicano ai magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, hanno già compiuto, o compiranno nei successivi ventiquattro mesi, venti anni dalla data del decreto di nomina ad uditore giudiziario.

3. Fatta salva la facoltà di partecipare ai concorsi, le assegnazioni per l'effettivo conferimento delle funzioni di legittimità ai magistrati di cui al comma 2, sono disposte, per un periodo di tempo non superiore a tre anni dalla data di acquisto di efficacia del decreto legislativo di cui al medesimo comma, nell'ambito dei posti vacanti da attribuire a domanda di cui agli alinea dei commi 2 degli articoli 23 e 24. Il termine triennale resta sospeso dalla data di presentazione della domanda sino alla data di comunicazione dell'esito della medesima.

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo VIII - Concorsi e commissioni


Abrogato


Abrogato

Art. 26

Concorsi per titoli e concorsi per titoli ed esami


Abrogato


Abrogato

1. La valutazione dei titoli ai fini dei concorsi previsti dagli articoli 13, 14, 20, 21, 23 e 24 deve porre in evidenza la professionalità del magistrato.

2. Ai fini della valutazione di cui al comma 1, si deve tener conto, in via prevalente, della attività prestata dal magistrato nell'ambito delle sue funzioni giudiziarie, denotata dal numero dei provvedimenti emessi, dalla rilevanza e complessità delle fattispecie esaminate e delle questioni giuridiche trattate, da verificare anche mediante esame a campione, effettuato tramite sorteggio, dei provvedimenti medesimi, nonchè dall'eventuale autorelazione e dagli esiti dei provvedimenti nelle ulteriori fasi e gradi di giudizio. Nella valutazione delle risultanze statistiche relative al lavoro svolto, si deve tener conto specificamente della sede dell'ufficio cui il magistrato è stato assegnato, con esame comparativo rispetto alle statistiche medie nazionali nonchè dei magistrati in servizio presso lo stesso ufficio. La professionalità del magistrato è altresì desunta dalle pubblicazioni di studi e ricerche scientificamente apprezzabili su argomenti di carattere giuridico, nonchè da titoli di studio o da ulteriori titoli attestanti qualificanti esperienze tecnico-professionali.

3. È utilizzato ogni mezzo idoneo a mantenere l'anonimato dell'estensore del provvedimento o dell'autore della pubblicazione.

4. Nei concorsi per titoli ed esami si procede alla valutazione dei titoli solamente in caso di esito positivo della prova di esame. La valutazione dei titoli deve incidere nella misura del 50 per cento sulla formazione della votazione finale sulla cui base viene redatto l'ordine di graduatoria.

5. Nella valutazione dei titoli ai fini dell'assegnazione delle funzioni di sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia resta fermo quanto previsto in via preferenziale dall'articolo 76-bis, quarto comma, dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, e successive modificazioni.

6. Le prove scritte dei concorsi per titoli ed esami, svolte in modo da assicurare l'anonimato del candidato, consistono nella risoluzione di uno o più casi pratici, aventi carattere di complessità e implicanti la risoluzione di una o più rilevanti questioni processuali relative alle funzioni richieste.

7. Le prove orali dei concorsi di cui al comma 6 consistono nella discussione del caso o dei casi pratici oggetto della prova scritta.

8. I magistrati che, prima dell'espletamento di uno dei concorsi di cui all'articolo 12, hanno ricevuto l'applicazione di una sanzione disciplinare superiore all'ammonimento, sono ammessi ai medesimi concorsi dopo il maggior numero di anni specificatamente indicato nella sentenza disciplinare definitiva. Detto periodo di maggiorazione temporale non può essere, comunque, inferiore a due nè superiore a quattro anni, rispetto a quanto previsto dall'articolo 12, commi 3, 4 e 5, e dal capo VIII.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 27

Corsi di formazione


Abrogato


Abrogato

1. La valutazione conseguita all'esito dei corsi di formazione alle funzioni di secondo grado e alle funzioni di legittimità ha una validità di sette anni, salva la facoltà per il magistrato di partecipare in detto periodo ad un nuovo corso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 28

Commissioni di concorso


Abrogato


Abrogato

1. La commissione di concorso istituita per l'assegnazione dei posti di cui all'articolo 20 è composta da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità ovvero funzioni direttive giudicanti di secondo grado, da un magistrato che esercita funzioni giudicanti di legittimità, da tre magistrati che esercitano funzioni giudicanti di secondo grado da almeno tre anni e da tre professori universitari di prima fascia in materie giuridiche, nominati dal Consiglio superiore della magistratura.

2. La commissione di concorso istituita per l'assegnazione dei posti di cui all'articolo 21 è composta da un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità ovvero funzioni direttive requirenti di secondo grado, da un magistrato che esercita funzioni requirenti di legittimità, da tre magistrati che esercitano funzioni requirenti di secondo grado da almeno tre anni e da tre professori universitari di prima fascia in materie giuridiche, nominati dal Consiglio superiore della magistratura.

3. La commissione di concorso istituita per l'assegnazione dei posti di cui all'articolo 23 è composta da un magistrato che esercita funzioni direttive giudicanti di legittimità, da tre magistrati che esercitano funzioni giudicanti di legittimità da almeno tre anni e da tre professori universitari di prima fascia in materie giuridiche, nominati dal Consiglio superiore della magistratura.

4. La commissione di concorso istituita per l'assegnazione dei posti di cui all'articolo 24 è composta da un magistrato che esercita funzioni direttive requirenti di legittimità, da tre magistrati che esercitano funzioni requirenti di legittimità da almeno tre anni e da tre professori universitari di prima fascia in materie giuridiche, nominati dal Consiglio superiore della magistratura.

5. Le commissioni sono nominate per due anni e sono automaticamente prorogate sino all'esaurimento delle procedure concorsuali in via di espletamento.

6. I componenti delle predette commissioni, ad eccezione dei magistrati che esercitano funzioni direttive requirenti di legittimità, non sono immediatamente confermabili e non possono essere nuovamente nominati prima che siano decorsi tre anni dalla cessazione dell'incarico.

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo IX - Incarichi semidirettivi e direttivi


Abrogato


Abrogato

Art. 29

Individuazione dei posti vacanti negli incarichi semidirettivi e direttivi di merito


Abrogato


Abrogato

1. I posti vacanti negli incarichi semidirettivi giudicanti e requirenti di primo e secondo grado, negli incarichi direttivi, giudicanti e requirenti, di primo grado e di primo grado elevato, nonchè degli incarichi direttivi di secondo grado, sono individuati, quanto alle sedi, all'esito delle determinazioni adottate dal Consiglio superiore della magistratura.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 30

Attribuzione degli incarichi semidirettivi di primo grado


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi semidirettivi giudicanti di primo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni giudicanti di secondo grado da non meno di tre anni.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi semidirettivi requirenti di primo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni requirenti di secondo grado da non meno di tre anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 31

Attribuzione degli incarichi semidirettivi di secondo grado


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi semidirettivi giudicanti di secondo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni giudicanti di secondo grado da non meno di sei anni.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi semidirettivi requirenti di secondo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni requirenti di secondo grado da non meno di sei anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 32

Attribuzione degli incarichi direttivi di primo grado


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di primo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni giudicanti di secondo grado da non meno di cinque anni.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi requirenti di primo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni requirenti di secondo grado da non meno di cinque anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 33

Attribuzione degli incarichi direttivi di primo grado elevato


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di primo grado elevato i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni giudicanti di secondo grado da almeno otto anni.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi requirenti di primo grado elevato i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni requirenti di secondo grado da almeno otto anni

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 34

Attribuzione degli incarichi direttivi di secondo grado


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di secondo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni giudicanti di legittimità da almeno cinque anni.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi requirenti di secondo grado i magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni requirenti di legittimità da almeno cinque anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 34-bis

Limite di età per il conferimento di funzioni semidirettive

Art. 34-bis

Limite di età per il conferimento di funzioni semidirettive

 

1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 6, 7 e 8, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno tre anni di servizio prima della data di collocamento a riposo previste dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 7, 8 e 9, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

 

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 possono essere conferite funzioni semidirettive unicamente nel caso di conferma ai sensi dell’articolo 46, comma 1.

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 possono essere conferite funzioni semidirettive unicamente nel caso di conferma ai sensi dell’articolo 46, comma 1

 

 

 

 

 

 

Art. 35

Conferimento degli incarichi direttivi di merito

Art. 35

Limiti di età per il conferimento di funzioni direttive

Art. 35

Limiti di età per il conferimento di funzioni direttive

1. Gli incarichi direttivi di cui agli articoli 32, 33 e 34 possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo, prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, hanno frequentato l'apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, il cui giudizio finale è valutato dal Consiglio superiore della magistratura, e sono stati positivamente valutati nel concorso per titoli previsto all'articolo 12, comma 6.

1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 9 a 12, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno tre anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 10 a 14, possono essere conferite esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno quattro anni di servizio prima della data di collocamento a riposo prevista dall’articolo 16, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e hanno esercitato la relativa facoltà.

2. La frequentazione presso la Scuola superiore della magistratura del corso di cui al comma 1 non è richiesta ai fini del conferimento degli incarichi direttivi di merito da conferire in data anteriore all'effettivo funzionamento della Scuola medesima

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1 possono essere conferite funzioni direttive unicamente ai sensi dell’articolo 45, comma 2

2. Ai magistrati che non assicurano il periodo di servizio di cui al comma 1, non possono essere conferite funzioni direttive se non nell’ipotesi di conferma per un’ulteriore sola volta dell’incarico già svolto, di cui all’articolo 45.

 

 

 

 

 

 

Art. 36

Magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126

Art. 36

Magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126

Art. 36

Magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126

1. Ai fini del conferimento degli incarichi direttivi di cui agli articoli 32, 33 e 34 ai magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126, alla data di ordinario collocamento a riposo indicata nell'articolo 35, comma 1, è aggiunto un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati fra loro.

1. Ai fini del conferimento delle funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 10 a 14, ai magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126, alla data di ordinario collocamento a riposo indicata nell'articolo 35, comma 1, è aggiunto un periodo commisurato al servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, comunque non oltre settantacinque anni di età.

1. Ai fini del conferimento delle funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 11 a 16, ai magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126, alla data di ordinario collocamento a riposo indicata nell'articolo 35, comma 1, è aggiunto un periodo commisurato al servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, comunque non oltre settantacinque anni di età.

 

 

 

 

 

 

Art. 37

Titolo preferenziale per il conferimento di incarichi semidirettivi e direttivi di merito


Abrogato


Abrogato

1. I magistrati che hanno superato il concorso per il conferimento delle funzioni di legittimità di cui all'articolo 12, commi 4 e 5, possono partecipare ai concorsi per gli incarichi semidirettivi e direttivi indicati agli articoli 30, 31, 32, 33.

2. L'esercizio di funzioni di legittimità giudicanti o requirenti costituisce, a parità di graduatoria, titolo preferenziale per il conferimento degli incarichi direttivi di cui all'articolo 33.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 38

Individuazione dei posti vacanti negli incarichi direttivi e direttivi superiori di legittimità


Abrogato


Abrogato

1. Il numero dei posti vacanti negli incarichi direttivi e direttivi superiori di legittimità è individuato dal Consiglio superiore della magistratura

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 39

Attribuzione degli incarichi direttivi di legittimità


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi giudicanti di legittimità i magistrati che esercitano funzioni giudicanti di legittimità da almeno quattro anni.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi requirenti di legittimità i magistrati che esercitano funzioni requirenti di legittimità da almeno quattro anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 40

Attribuzione degli incarichi direttivi superiori e superiori apicali di legittimità


Abrogato


Abrogato

1. Sono legittimati a partecipare a concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi superiori giudicanti di legittimità i magistrati che esercitano incarichi direttivi giudicanti di legittimità.

2. Sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento degli incarichi direttivi superiori requirenti di legittimità i magistrati che esercitano incarichi direttivi requirenti di legittimità.

3. Oltre a quanto previsto dal comma 2, il magistrato che esercita l'incarico di procuratore generale aggiunto presso la Corte di cassazione è legittimato a partecipare al concorso per titoli per il conferimento dell'incarico di procuratore generale presso la Corte di cassazione.

4. Oltre a quanto previsto dal comma 1, i magistrati che esercitano incarichi direttivi e i magistrati che esercitano incarichi direttivi superiori giudicanti di legittimità sono legittimati a partecipare al concorso per titoli per il conferimento dell'incarico direttivo superiore apicale di legittimità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 41

Conferimento degli incarichi direttivi di legittimità


Abrogato


Abrogato

1. Gli incarichi direttivi di cui all'articolo 39 possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che, al momento della data della vacanza del posto messo a concorso, assicurano almeno due anni di servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo, prevista dall'articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, hanno frequentato l'apposito corso di formazione alle funzioni direttive presso la Scuola superiore della magistratura di cui al decreto legislativo emanato in attuazione della delega di cui agli articoli 1, comma 1, lettera b), e 2, comma 2, della legge 25 luglio 2005, n. 150, il cui giudizio finale è valutato dal Consiglio superiore della magistratura, e sono stati positivamente valutati nel concorso per titoli previsto all'articolo 12, comma 6.

2. Gli incarichi direttivi di cui all'articolo 40 possono essere conferiti esclusivamente ai magistrati che sono stati positivamente valutati nel concorso per titoli previsto dall'articolo 12, comma 6.

3. La frequentazione presso la Scuola superiore della magistratura del corso di cui al comma 1 non è richiesta ai fini del conferimento degli incarichi direttivi di legittimità da conferire in data anteriore all'effettivo funzionamento della Scuola medesima.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 42

Magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126


Abrogato


Abrogato

1. Ai fini del conferimento degli incarichi direttivi di cui all'articolo 39 ai magistrati ai quali è stato prolungato o ripristinato il rapporto di impiego ai sensi degli articoli 3, commi 57 e 57-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e 2, comma 3, del decreto-legge 16 marzo 2004, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2004, n. 126, alla data di ordinario collocamento a riposo indicata nell'articolo 41, comma 1, e aggiunto un periodo pari a quello della sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati fra loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 43

Concorsi per gli incarichi direttivi


Abrogato


Abrogato

1. I concorsi per gli incarichi direttivi determinano una dichiarazione di idoneità allo svolgimento delle relative funzioni previa valutazione, da parte delle commissioni di cui all'articolo 47, dei titoli, della laboriosità del magistrato, nonché della sua capacità organizzativa.

2. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisiti ulteriori elementi di valutazione ed il parere motivato dei consigli giudiziari e del Consiglio direttivo della Corte di cassazione, qualora si tratti di funzioni direttive di secondo grado, forma la graduatoria fra gli idonei e propone al Ministro della giustizia, secondo le modalità del concerto di cui all'articolo 11 della legge 24 marzo 1958, n. 195, e successive modificazioni, le nomine nell'ambito dei candidati dichiarati idonei dalla commissione di concorso, tenuto conto del giudizio espresso al termine del medesimo.

3. Il Ministro della giustizia, fuori dai casi di ricorso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato in relazione a quanto previsto dall'articolo 11 della legge 24 marzo 1958, n. 195, e successive modificazioni, può ricorrere esclusivamente al giudice amministrativo contro le delibere concernenti il conferimento o la proroga di incarichi direttivi.

4. Nell'ambito della valutazione di cui al comma 1, i titoli sono individuati con riferimento alla loro specifica rilevanza ai fini della verifica delle attitudini allo svolgimento di funzioni direttive.

5. Fermo restando il possesso dei requisiti richiesti per il conferimento delle funzioni direttive, costituisce titolo preferenziale il pregresso esercizio di funzioni semidirettive o direttive.

6. In ogni caso si applicano le disposizioni di cui all'articolo 26, commi da 1 a 5.

7. Nella valutazione dei titoli ai fini dell'assegnazione delle funzioni direttive di Procuratore nazionale antimafia resta fermo quanto previsto in via preferenziale dall'articolo 76-bis, comma 2, primo periodo, dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 44

Concorsi per l'attribuzione degli incarichi semidirettivi


Abrogato


Abrogato

1. I concorsi per gli incarichi semidirettivi determinano una dichiarazione di idoneità allo svolgimento delle relative funzioni previa valutazione, da parte delle commissioni di cui all'articolo 47, in via prevalente, della laboriosità del magistrato e della sua capacità organizzativa. Ai fini della predetta valutazione di idoneità, possono essere altresì valutati, sebbene in via non prevalente, i titoli.

2. Il Consiglio superiore della magistratura, acquisiti ulteriori elementi di valutazione ed il parere motivato dei consigli giudiziari, assegna l'incarico semidirettivo nell'ambito dei candidati dichiarati idonei dalla commissione di concorso, tenuto conto del giudizio di idoneità espresso al termine del medesimo.

3. Nell'ambito della valutazione di cui al comma 1, i titoli sono individuati con riferimento alla loro specifica rilevanza ai fini della verifica delle attitudini allo svolgimento di funzioni semidirettive.

4. Fermo restando il possesso dei requisiti richiesti per il conferimento delle funzioni semidirettive, costituisce titolo preferenziale il pregresso esercizio di funzioni semidirettive o direttive.

5. Ai fini dell'individuazione e della valutazione dei titoli, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 26, commi da 1 a 5.

6. Per le funzioni semidirettive giudicanti in sezioni specializzate si deve tenere adeguatamente conto della pregressa esperienza maturata dal magistrato nello specifico settore oggetto dei procedimenti trattati dalla Sezione di tribunale o di Corte di appello la cui presidenza è messa a concorso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Art. 45

Temporaneità degli incarichi direttivi

Art. 45

Temporaneità delle funzioni direttive

Art. 45

Temporaneità delle funzioni direttive

1. Gli incarichi direttivi, ad esclusione di quelli indicati agli articoli 39 e 40, hanno carattere temporaneo e sono attribuiti per la durata di quattro anni, rinnovabili a domanda, acquisito il parere del Ministro della giustizia, previa valutazione positiva da parte del Consiglio superiore della magistratura, per un periodo ulteriore di due anni.

2. Se il magistrato, allo scadere del termine di cui al comma 1, permane nell'incarico di cui al medesimo comma, egli può concorrere per il conferimento di altri incarichi direttivi di uguale grado in sedi poste fuori dal circondario di provenienza e per incarichi direttivi di grado superiore per sedi poste fuori dal distretto di provenienza, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale.

3. Ai fini del presente articolo, si considerano di pari grado le funzioni direttive di primo grado e quelle di primo grado elevato.

4. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altro ufficio, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

5. I magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, ricoprono gli incarichi direttivi, giudicanti o requirenti, di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura.

1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 9 a 14, hanno natura temporanea e sono conferite per la durata di quattro anni.

1. Le funzioni direttive di cui all’articolo 10, commi da 10 a 16, hanno natura temporanea e sono conferite per la durata di quattro anni, al termine dei quali il magistrato può essere confermato, per un’ulteriore sola volta, per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell’attività svolta. In caso di valutazione negativa, il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi direttivi per cinque anni.

2. Il Consiglio superiore della magistratura, alla scadenza del termine di cui al comma 1, può riattribuire per una sola volta le stesse funzioni al magistrato presso la medesima sede, previo concorso. In caso di parità tra i candidati all’esito della valutazione, è preferito il magistrato che ha ricoperto la funzione nello stesso ufficio nel quadriennio precedente.

 

3. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altra funzione, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive o semidirettive nel medesimo ufficio, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza.

2. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda per il conferimento di altra funzione, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive nel medesimo ufficio, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza.

4. All’atto della presa di possesso del nuovo titolare della funzione direttiva, il magistrato che ha esercitato la relativa funzione, se ancora in servizio presso il medesimo ufficio, resta comunque provvisoriamente assegnato allo stesso, nelle more delle determinazioni del Consiglio superiore della magistratura, con funzioni né direttive né semidirettive.

3 All’atto della presa di possesso del nuovo titolare della funzione direttiva, il magistrato che ha esercitato la relativa funzione, se ancora in servizio presso il medesimo ufficio, resta comunque provvisoriamente assegnato allo stesso, nelle more delle determinazioni del Consiglio superiore della magistratura, con funzioni né direttive né semidirettive.

 

 

 

 

 

 

Art. 46

Temporaneità degli incarichi semidirettivi

Art. 46

Temporaneità delle funzioni semidirettive

Art. 46

Temporaneità delle funzioni semidirettive

1. Gli incarichi semidirettivi requirenti di primo e di secondo grado hanno carattere temporaneo e sono attribuiti per la durata di sei anni.

2. Se il magistrato che esercita funzioni semidirettive requirenti, allo scadere del termine di cui al comma 1, permane nell'incarico, egli può concorrere per il conferimento di altri incarichi semidirettivi o di incarichi direttivi di primo grado e di primo grado elevato in sedi poste fuori dal circondario di provenienza nonchè di incarichi direttivi di secondo grado in sedi poste fuori dal distretto di provenienza, con esclusione di quello competente ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale.

3. Alla scadenza del termine di cui al comma 1, il magistrato che ha esercitato funzioni semidirettive requirenti, in assenza di domanda per il conferimento di altro ufficio, ovvero in ipotesi di reiezione della stessa, è assegnato alle funzioni non direttive da ultimo esercitate nella sede di originaria provenienza, se vacante, ovvero in altra sede, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

4. I magistrati che, alla data di acquisto di efficacia del primo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 25 luglio 2005, n. 150, ricoprono gli incarichi semidirettivi requirenti di cui al comma 1, mantengono le loro funzioni per un periodo massimo di quattro anni. Decorso tale periodo, senza che abbiano ottenuto l'assegnazione ad altro incarico o ad altre funzioni, ne decadono restando assegnati con funzioni non direttive nello stesso ufficio, eventualmente anche in soprannumero da riassorbire alle successive vacanze, senza variazione dell'organico complessivo della magistratura.

5. In tutti i casi non previsti dal presente articolo, resta fermo quanto previsto dall'articolo 19.

1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 6, 7 e 8, hanno natura temporanea e sono conferite per un periodo di quattro anni, al termine del quale il magistrato può essere confermato per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell’attività svolta. In caso di valutazione negativa il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi semidirettivi e direttivi.

1. Le funzioni semidirettive di cui all’articolo 10, commi 7, 8 e 9, hanno natura temporanea e sono conferite per un periodo di quattro anni, al termine del quale il magistrato può essere confermato per un eguale periodo a seguito di valutazione, da parte del Consiglio superiore della magistratura, dell’attività svolta. In caso di valutazione negativa il magistrato non può partecipare a concorsi per il conferimento di altri incarichi semidirettivi e direttivi per cinque anni.

2. Il magistrato, al momento della scadenza del secondo quadriennio, calcolata dal giorno di assunzione delle funzioni, anche se il Consiglio superiore della magistratura non ha ancora deciso in ordine ad una sua eventuale domanda di assegnazione ad altre funzioni o ad altro ufficio, torna a svolgere le funzioni esercitate prima del conferimento delle funzioni semidirettive, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza, nello stesso ufficio o, a domanda, in quello in cui prestava precedentemente servizio.

2. Il magistrato, al momento della scadenza del secondo quadriennio, calcolata dal giorno di assunzione delle funzioni, anche se il Consiglio superiore della magistratura non ha ancora deciso in ordine ad una sua eventuale domanda di assegnazione ad altre funzioni o ad altro ufficio, o in caso di mancata presentazione della domanda stessa, torna a svolgere le funzioni esercitate prima del conferimento delle funzioni semidirettive, anche in soprannumero, da riassorbire con la prima vacanza, nello stesso ufficio o, a domanda, in quello in cui prestava precedentemente servizio.

 

 

 

 

 

 

Art. 47

Commissioni di concorso


Abrogato


Abrogato

1. La commissione di concorso istituita per l'assegnazione dei posti relativi alle funzioni direttive giudicanti e alle funzioni semidirettive giudicanti è composta da un magistrato che esercita le funzioni direttive giudicanti di legittimità, da tre a cinque magistrati che esercitano le funzioni giudicanti di legittimità e da due magistrati che esercitano le funzioni giudicanti di secondo grado, nonchè da tre professori universitari di prima fasc