Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Sospensione dell'efficacia nonché modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario - A.C. 1780 - Lavori preparatori della Legge n. 269/2006 (Iter al Senato) - parte I
Riferimenti:
AC n. 1780/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 55    Progressivo: 1
Data: 15/12/2006
Descrittori:
ORDINAMENTO GIUDIZIARIO     
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
AS n. 635/XV   L n. 269 del 24-OTT-06


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

 

Sospensione dell'efficacia nonché modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

Lavori preparatori della Legge n. 269/2006

Iter al Senato

 

 

n. 55/1

Parte I

 

15 dicembre 2006

 


 

I dossier predisposti per l’esame dell’A.C. 1780 (Sospensione dell'efficacia nonché modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario) sono i seguenti:

 

- n. 55 che contiene le schede di lettura e i riferimenti normativi

- n. 55/1 (parti I e II) che contengono i lavori preparatori della Legge n. 269 del 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento giustizia

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File: GI0011aa.doc

 


INDICE

Legge 24 ottobre 2006, n. 269

§      Sospensione dell'efficacia nonche' modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario  3

Iter al Senato

Progetto di legge

§      A.S. 635, (Governo), Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario  13

Esame in sede referente

-       2^ Commissione (Giustizia)

Seduta del 4 luglio 2006  23

Seduta del 5 luglio 2006  29

Seduta del 5 luglio 2006 (pomeridiana)33

Seduta del 6 luglio 2006  37

Seduta dell’11 luglio 2006  41

Seduta del 18 luglio 2006  69

Seduta del 20 luglio 2006  73

Seduta del 27 luglio 2006  79

Esame in sede consultiva

§      Pareri resi alla 2^ Commissione (Giustizia)

-       1^ Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 26 luglio 2006  85

Seduta del 27 luglio 2006  89

-       5^ Commissione (Bilancio)

Seduta del 26 luglio 2006  93

Seduta del  27 luglio 2006  95

Relazione della 2^ Commissione (Giustizia)

§      A.S. 635-A, (Governo), Sospensione dell’efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario  99

Esame in Assemblea

Seduta dell’11 luglio 2006  105

Seduta del 29 luglio 2006  111

Seduta del 19 settembre 2006  115

Seduta del 20 settembre 2006 (antimeridiana)137

Seduta del 20 settembre 2006 (pomeridiana)163

Seduta del 21 settembre 2006  183

Seduta del 26 settembre 2006  199

Seduta del 27 settembre 2006 (antimeridiana)251

Seduta del 27 settembre 2006 (pomeridiana)263

Seduta del 28 settembre 2006  341

Seduta del 3 ottobre 2006  395

Seduta del 4 ottobre 2006  461

 


Legge 24 ottobre 2006, n. 269

 


Legge 24 ottobre 2006, n. 269

 

Sospensione dell'efficacia nonche' modifiche di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

 

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2006

 


Art. 1.

 

1. L'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e' sospesa fino alla data del 31 luglio 2007.

2. Al decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1, comma 1, le parole: «sotto la propria responsabilita» sono soppresse;

b) l'articolo 2 e' sostituito dal seguente:

    «Art. 2 (Titolarità dell'azione penale). - 1. Il procuratore della Repubblica, quale titolare esclusivo dell'azione penale, la esercita personalmente o mediante assegnazione a uno o più magistrati dell'ufficio. L'assegnazione può riguardare la trattazione di uno o più procedimenti ovvero il compimento di singoli atti di essi. Sono fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 70-bis dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12.

    2. Con l'atto di assegnazione per la trattazione di un procedimento, il procuratore della Repubblica può stabilire i criteri ai quali il magistrato deve attenersi nell'esercizio della relativa attività. Se il magistrato non si attiene ai principi e criteri definiti in via generale o con l'assegnazione, ovvero insorge tra il magistrato ed il procuratore della Repubblica un contrasto circa le modalità di esercizio, il procuratore della Repubblica può, con provvedimento motivato, revocare l'assegnazione; entro dieci giorni dalla comunicazione della revoca, il magistrato può presentare osservazioni scritte al procuratore della Repubblica».

3. Al decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 1, i commi 2 e 3 sono abrogati;

b) all'articolo 2, comma 1:

    1) la lettera i) e' abrogata;

    2) la lettera v) e' sostituita dalla seguente:

    «v) pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino i soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui nonche' la violazione del divieto di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106»;

    3) la lettera z) e' abrogata;

    4) la lettera bb) e' abrogata;

    5) la lettera ff) e' sostituita dalla seguente:

    «ff) l'adozione di provvedimenti non previsti da norme vigenti ovvero sulla base di un errore macroscopico o di grave e inescusabile negligenza»;

c) all'articolo 2, il comma 2 e' sostituito dal seguente:

    «2. Fermo quanto previsto dal comma 1, lettere g), h), i), l), m), n), o), p), cc) e ff), l'attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilità disciplinare»;

d) all'articolo 3, comma 1:

    1) la lettera f) e' abrogata;

    2) la lettera h) e' sostituita dalla seguente:

    «h) l'iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici ovvero il coinvolgimento nelle attività di soggetti operanti nel settore economico o finanziario che possono condizionare l'esercizio delle funzioni o comunque compromettere l'immagine del magistrato»;

    3) la lettera i) e' sostituita dalla seguente:

    «i) l'uso strumentale della qualità che, per la posizione del magistrato o per le modalità di realizzazione, e' diretto a condizionare l'esercizio di funzioni costituzionalmente previste»;

    4) la lettera l) e' abrogata;

e) dopo l'articolo 3, e' inserito il seguente:

    «Art. 3-bis (Condotta disciplinare irrilevante). - 1. L'illecito disciplinare non e' configurabile quando il fatto e' di scarsa rilevanza»;

f) all'articolo 14, il comma 4 e' sostituito dal seguente:

    «4. Il Consiglio superiore della magistratura, i consigli giudiziari e i dirigenti degli uffici hanno l'obbligo di comunicare al Ministro della giustizia e al Procuratore generale presso la Corte di cassazione ogni fatto rilevante sotto il profilo disciplinare. I presidenti di sezione e i presidenti di collegio nonche' i procuratori aggiunti debbono comunicare ai dirigenti degli uffici i fatti concernenti l'attività dei magistrati della sezione o del collegio o dell'ufficio che siano rilevanti sotto il profilo disciplinare»;

g) all'articolo 15:

    1) dopo il comma 1 e' inserito il seguente:

    «1-bis. Non può comunque essere promossa l'azione disciplinare quando sono decorsi dieci anni dal fatto»;

    2) al comma 2, ovunque ricorrano, le parole: «un anno» sono sostituite dalle seguenti: «due anni»;

    3) al comma 8, alinea, dopo le parole: «il corso dei termini», sono inserite le seguenti: «, compreso quello di cui al comma 1-bis,», e dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:

    «d-bis) se, nei casi di cui all'articolo 2, comma 1, lettere g) ed h), all'accertamento del fatto costituente illecito disciplinare e' pregiudiziale l'esito di un procedimento civile, penale o amministrativo;

    d-ter) se il procedimento e' sospeso a seguito di provvedimento a norma dell'articolo 16»;

h) all'articolo 16:

    1) il comma 4 e' sostituito dal seguente:

    «4. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, se lo ritiene necessario ai fini delle determinazioni sull'azione disciplinare, può acquisire atti coperti da segreto investigativo senza che detto segreto possa essergli opposto. Nel caso in cui il procuratore della Repubblica comunichi, motivatamente, che dalla divulgazione degli atti coperti da segreto investigativo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il Procuratore generale dispone, con decreto, che i detti atti rimangano segreti per un periodo non superiore a dodici mesi, prorogabile di altri sei mesi su richiesta motivata del procuratore della Repubblica ovvero di altri dodici mesi quando si procede per reati di cui all'articolo 407, comma 2, del codice di procedura penale, e sospende il procedimento disciplinare per un analogo periodo. Successivamente il Procuratore generale presso la Corte di cassazione può prendere visione degli atti. Il procedimento può essere altresì sospeso nel corso delle indagini preliminari»;

    2) dopo il comma 5, e' aggiunto il seguente:

    «5-bis. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione procede all'archiviazione se il fatto addebitato non costituisce condotta disciplinarmente rilevante ai sensi dell'articolo 3-bis o forma oggetto di denuncia non circostanziata ai sensi dell'articolo 15, comma 1, ultimo periodo, o non rientra in alcuna delle ipotesi previste dagli articoli 2, 3 e 4 oppure se dalle indagini il fatto risulta inesistente o non commesso. Il provvedimento di archiviazione e' comunicato al Ministro della giustizia, il quale, entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, può richiedere la trasmissione di copia degli atti e, nei sessanta giorni successivi alla ricezione degli stessi, può richiedere al presidente della sezione disciplinare la fissazione dell'udienza di discussione orale, formulando l'incolpazione. Sulla richiesta si provvede nei modi previsti nei commi 4 e 5 dell'articolo 17 e le funzioni di pubblico ministero, nella discussione orale, sono esercitate dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione o da un suo sostituto. Il provvedimento di archiviazione acquista efficacia solo se il termine di cui sopra sia interamente decorso senza che il Ministro abbia avanzato la richiesta di fissazione dell'udienza di discussione orale davanti alla sezione disciplinare. In tale caso e' sospeso il termine di cui al comma 1 dell'articolo 15»;

    3) nella rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «. Potere di archiviazione»;

i) all'articolo 17:

    1) il comma 5 e' sostituito dal seguente:

    «5. Il decreto di cui al comma 4 e' comunicato, almeno dieci giorni prima della data fissata per la discussione orale, al pubblico ministero e all'incolpato nonche' al difensore di quest'ultimo, se già designato, e, nelle ipotesi in cui egli abbia promosso l'azione disciplinare o abbia richiesto l'integrazione o la modificazione della contestazione, al Ministro della giustizia»;

    2) al comma 7, e' soppresso l'ultimo periodo;

l) all'articolo 18, comma 1, e' soppresso il secondo periodo;

m) all'articolo 19, il comma 1 e' sostituito dal seguente:

    «1. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura delibera immediatamente dopo l'assunzione delle prove e le conclusioni del pubblico ministero e della difesa dell'incolpato, il quale deve essere sentito per ultimo. Il pubblico ministero non assiste alla deliberazione in camera di consiglio»;

n) all'articolo 22, comma 1, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nei casi di minore gravità il Ministro della giustizia o il Procuratore generale possono chiedere alla sezione disciplinare il trasferimento provvisorio dell'incolpato ad altro ufficio di un distretto limitrofo, ma diverso da quello indicato nell'articolo 11 del codice di procedura penale»;

o) all'articolo 24, il comma 2 e' sostituito dal seguente:

    «2. La Corte di cassazione decide a sezioni unite civili, entro sei mesi dalla data di proposizione del ricorso»;

p) all'articolo 25, i commi 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:

    «7. La sezione disciplinare acquisisce gli atti del procedimento disciplinare e, sentiti il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, l'istante ed il suo difensore, dichiara inammissibile l'istanza di revisione se proposta fuori dai casi di cui al comma 2, o senza l'osservanza delle disposizioni di cui al comma 4 ovvero se risulta manifestamente infondata; altrimenti, dispone il procedersi al giudizio di revisione, al quale si applicano le norme stabilite per il procedimento disciplinare.

    8. Contro la decisione che dichiara inammissibile l'istanza di revisione e' ammesso ricorso alle sezioni unite civili della Corte di cassazione»;

q) dopo l'articolo 32, e' aggiunto il seguente:

    «Art. 32-bis (Disposizioni transitorie). - 1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore.

    2. Per i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni del presente decreto continuano ad applicarsi, se più favorevoli, gli articoli 17, 18, 19, 20, 21, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37 e 38 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511.

    3. I ricorsi proposti avverso le sentenze pronunziate dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura pendenti presso le sezioni unite penali della Corte di cassazione sono trasferiti alle sezioni unite civili della stessa Corte».

Art. 2.

1. All'articolo 1 della legge 25 luglio 2005, n. 150, il comma 3 e' sostituito dal seguente:

    «3. Il Governo e' delegato ad adottare, entro i centoventi giorni successivi all'acquisto di efficacia delle disposizioni contenute in ciascuno dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui al comma 1, i decreti legislativi recanti la disciplina transitoria, se necessaria, le norme eventualmente occorrenti per il coordinamento dei medesimi con le altre leggi dello Stato e l'abrogazione delle norme divenute incompatibili. I decreti legislativi previsti nel presente comma sono adottati con l'osservanza dei principi e dei criteri di cui all'articolo 2, comma 9, e divengono efficaci dopo quindici giorni dalla loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale».

Art. 3.

1. All'articolo 1, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 28 agosto 1995, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n. 437, le parole: «e' differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario» sono sostituite dalle seguenti: «e' differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n. 150».

 

Art. 4.

1. Fino al 31 luglio 2007 continuano ad applicarsi, nelle materie oggetto del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, le disposizioni del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nonche' le altre disposizioni in materia di ordinamento giudiziario, ed in particolare gli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 16 gennaio 2006, n. 20.

2. Sono fatti salvi gli effetti prodotti e le situazioni esaurite durante la vigenza del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160.

 

 

 

 


 

Iter al Senato

 


Progetto di legge

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 635

DISEGNO DI LEGGE

presentato dal Ministro della giustizia

(MASTELLA)

di concerto col Ministro dell’economia e delle finanze

(PADOA SCHIOPPA)

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 GIUGNO 2006

 

 

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Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

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Onorevoli Senatori. – La concreta operatività dei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, comporta la tempestiva riorganizzazione di interi settori dell’apparato giudiziario e, nello stesso tempo, la realizzazione di numerose e complesse attività da parte del Consiglio superiore della magistratura nell’esercizio dei suoi compiti istituzionali.

Così il citato decreto legislativo n.106 del 2006 comporta la ristrutturazione funzionale degli uffici di procura secondo modelli ragionevolmente omogenei nell’intero territorio nazionale. Il decreto legislativo n.109 del 2006 comporta problemi analoghi e un difficile assestamento dell’ufficio che, nella Procura generale presso la Corte di cassazione, ha il compito dell’azione disciplinare: basti dire che, con l’obbligatorietà dell’azione e la tipicizzazione degli illeciti disciplinari, si avrà, per un verso, la moltiplicazione del numero dei procedimenti mentre, per altro verso, l’estinzione di quelli non rispondenti alla tipologia della riforma, cioè un massiccio lavoro iniziale per la Procura generale e per la sezione disciplinare del Consiglio superiore; si avrà cioè un enorme sforzo organizzativo e gestionale, aggravato dai ridotti termini di durata delle varie fasi procedimentali; in definitiva uno sforzo oggi assolutamente insostenibile.

Senonché, mentre gli uffici interessati (procure della Repubblica e Procura generale presso la Suprema Corte) dovranno procedere ad un’ampia e impegnativa riorganizzazione, il Consiglio superiore della magistratura attualmente in carica scade il 31 luglio 2006 ed è stata fissata al 9 e 10 luglio la data per l’elezione dei membri togati. Poi il Parlamento, a Camere riunite, dovrà eleggere i componenti laici: determinazione che, mai facile secondo le esperienze passate, si profila più complessa in relazione al futuro Consiglio. Nel frattempo l’Ordine giudiziario sarà privo di un governo autonomo nella pienezza dei suoi poteri, mentre l’operatività dei suddetti decreti legislativi richiede l’immediato e fattivo impegno del Consiglio superiore della magistratura nell’attuazione di una normativa completamente nuova rispetto all’impianto anteriore.

In questo periodo, potrebbero poi prodursi effetti irreversibili quali l’opzione obbligatoria tra funzioni giudicanti e requirenti per chi intenda partecipare al prossimo bando di concorso per l’accesso in magistratura (articoli 1, comma 6, e 8, comma 2, del decreto legislativo n.160 del 2006) e l’estinzione di molteplici procedimenti disciplinari per effetto della riduzione a un anno del termine entro il quale deve essere pronunciata la sentenza disciplinare (articolo 15, comma 2, del decreto legislativo n.109 del 2006). Si potrebbero inoltre determinare, in assenza di tempestive indicazioni del Consiglio superiore della magistratura, situazioni organizzative irragionevolmente disomogenee sul territorio nazionale nella riorganizzazione degli uffici di procura, secondo le linee del decreto legislativo n.106 del 2006, con preoccupanti incidenze sul corso delle attività investigative e di indagine.

Si renderà, peraltro, naturalmente necessaria l’emanazione, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni, di un regolamento che definisca e renda più agevole l’attuazione delle disposizioni dei decreti legislativi.

C’è dunque la necessità di un intervento quanto più possibile tempestivo rivolto a sospendere l’efficacia dei tre decreti legislativi, in modo che la loro effettiva operatività coincida con la costituzione dell’organo di governo in tutte le sue componenti ed in possesso della prima ma necessaria esperienza.

Con l’articolo 1 l’efficacia dei tre decreti legislativi numeri 106, 109 e 160 del 2006 viene sospesa fino al 1º marzo 2007.

Con l’articolo 2 si provvede, per coerenza, tenuto conto della sospensione dell’efficacia dei tre decreti legislativi citati fino alla data del 1º marzo 2007, al conseguente slittamento del termine per l’esercizio della delega relativa alle norme di coordinamento e transitorie di cui al comma 3 dell’articolo 1 della legge 25 luglio 2005, n. 150.

Per quanto concerne l’articolo 3, si rileva che la sospensione dell’efficacia del citato decreto legislativo n.160 del 2006 viene ovviamente a incidere sull’articolo 50, comma 4, dello stesso decreto, secondo cui «Resta fermo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n.916, e successive modificazioni». La sospensione dell’efficacia delle disposizioni del decreto legislativo – che espressamente richiamava l’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica n.916 del 1958 nel testo novellato nel 2002 – rende implicitamente ma chiaramente applicabile la disciplina del ricollocamento in ruolo dei magistrati membri del Consiglio superiore della magistratura secondo quanto previsto dall’articolo 30, secondo comma, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 916 del 1958, nel testo risultante dalla modifica di cui all’articolo 14 della legge 12 aprile 1990, n.74. L’intervento normativo appare comunque necessario per evitare che sul punto possano crearsi contrasti interpretativi.

In coerenza con quanto precedentemente detto, risulta poi necessario differire il termine di cui all’articolo 1, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 28 agosto 1995, n.361, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n.437, concernente l’organizzazione della segreteria e dell’ufficio studi e documentazione del Consiglio superiore della magistratura, in modo da assicurare al futuro Consiglio un supporto idoneo alla complessa attività che dovrà svolgere in attuazione dei decreti legislativi (articolo 4).

L’articolo 5 disciplina, infine, l’entrata in vigore della legge, che si è stabilita, in considerazione dell’urgenza dell’intervento, nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Dal presente disegno di legge non derivano conseguenze finanziarie, come evidenziato nella relazione tecnica.

 

Analisi tecnico-normativa

1. Aspetti tecnico-normativi

a) Necessità dell’intervento normativo

La concreta operatività dei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, relativi alla riforma dell’organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero, della disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati e della procedura per la loro applicazione e della disciplina dell’accesso in magistratura nonché della progressione economica e delle funzioni dei magistrati, richiede l’adempimento di numerose e complesse attività da parte del Consiglio superiore della magistratura, nell’esercizio dei suoi compiti istituzionali. Tali complesse attività di organizzazione e di gestione della riforma, che implicherà anche un’ampia e impegnativa riorganizzazione degli uffici rispettivamente interessati, richiedono manifestamente la presenza di un organo di governo della magistratura nella pienezza dei suoi poteri, in grado, quindi, di fronteggiare tali non facili compiti. La scadenza del Consiglio attualmente in carica, che avrà luogo il 31 luglio 2006, con la conseguente necessità di provvedere alla elezione dei membri togati dell’organo, nonché alla elezione, da parte del Parlamento, di quelli laici, comporterà, viceversa, che l’Ordine giudiziario resterà privo di un governo autonomo nella pienezza dei suoi poteri. Da ciò la necessità del presente intervento normativo, volto a sospendere l’efficacia dei decreti legislativi sopra indicati in modo che la loro operatività coincida con la costituzione dell’organo di autogoverno in tutte le sue componenti ed in possesso della prima ma necessaria esperienza (articolo 1). Quanto agli interventi operati con gli articoli 3 e 4 del disegno di legge, essi si pongono, come già messo in evidenza nella relazione illustrativa, in rapporto di conseguenzialità e di coerenza rispetto alla sospensione dell’efficacia dei tre decreti legislativi.

b) Analisi del quadro normativo e incidenza delle norme proposte sulle leggi ed i regolamenti vigenti

Il disegno di legge incide, senza modificarne il contenuto, sulla efficacia dei decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006, che viene sospesa, per le finalità indicate alla lettera a), fino alla data del 1º marzo 2007, nonché sulla decorrenza della applicazione degli articoli 7, commi 1 e 3, e 7-bis della legge 24 marzo 1958, n.195.

c) Analisi della compatibilità dell’intervento con l’ordinamento comunitario

Il disegno di legge non presenta alcun possibile profilo di incompatibilità con l’ordinamento comunitario.

d) Analisi della compatibilità con le competenze delle regioni ordinarie ed a statuto speciale

Il disegno di legge non presenta aspetti di interferenza o di incompatibilità con le competenze costituzionali delle regioni, incidendo su materie, quella dell’ordinamento giudiziario, riservata alla potestà legislativa dello Stato.

e) Verifica della coerenza con le fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento di funzioni alle regioni ed agli enti locali

Il disegno di legge, come sopra già evidenziato, non coinvolge le funzioni delle regioni e degli enti locali.

f) Verifica dell’assenza di rilegificazioni e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione

Il disegno di legge ha ad oggetto materie assistite da riserva di legge, non suscettibili di delegificazione.

2. Elementi di drafting e linguaggio normativo

a) Individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso

La portata dell’intervento, di mera sospensione dell’efficacia o differimento della applicazione di atti già in vigore, esclude che lo stesso possa autonomamente introdurre nuove definizioni.

b) Verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni ed integrazioni subite dai medesimi

I riferimenti normativi che figurano nel provvedimento sono corretti.

c) Ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni ed integrazioni a disposizioni vigenti

Si è fatto ricorso, in particolare, alla tecnica della novella legislativa, al fine di modificare la disposizione dell’articolo 1, comma 3, della legge 25 luglio 2005, n. 150, relativamente al termine di esercizio della delega conferita al Governo con la medesima disposizione.

d) Individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell’atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo

L’intervento normativo non risulta comportare effetti abrogativi.

 

Analisi dell’impatto della regolamentazione

a) Ambito dell’intervento, con particolare riguardo all’individuazione delle amministrazioni, dei soggetti destinatari e dei soggetti coinvolti

Dalla portata dell’intervento, che opera una mera sospensione della efficacia o un differimento della applicazione di disposizioni già vigenti, deriva che i soggetti destinatari, e quelli coinvolti dallo stesso, siano i medesimi già destinatari degli interventi la cui efficacia viene sospesa o la cui applicazione viene differita; in particolare, quanto alla sospensione dell’efficacia dei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, destinatario è il Consiglio superiore della magistratura, organo le cui funzioni di organizzazione e decisione sono, in via principale, chiamate in causa ai fini della gestione della complessa riforma operata con i tre provvedimenti in considerazione. L’intervento interessa, inoltre, oltre che, evidentemente, l’Ordine giudiziario, il Ministro della giustizia e l’amministrazione della giustizia, in relazione alle competenze ad essi attribuite in materia di organizzazione e funzionamento dei servizi relativi alla giustizia ed in materia disciplinare. Esso investe, infine, l’attività degli organi giudiziari con competenze in materia disciplinare e, in particolare, quella della Procura generale presso la Corte Suprema di Cassazione.

b) Esigenze sociali, economiche e giuridiche prospettate dalle amministrazioni e dai destinatari ai fini di un intervento normativo

Si rinvia a quanto già evidenziato nella relazione illustrativa e nell’analisi tecnico-normativa (sub 1, lettera a)).

c) Obiettivi generali e specifici, immediati e di medio-lungo periodo

L’obiettivo è il soddisfacimento dell’esigenza, già manifestata alla lettera a), di assicurare che il Consiglio superiore della magistratura possa gestire le complesse riforme ordinamentali operate a mezzo dei decreti legislativi di cui si sospende l’efficacia nella pienezza dei suoi poteri ed in possesso della prima ma necessaria esperienza.

d) Presupposti attinenti alla sfera organizzativa, finanziaria, economica e sociale

In considerazione della portata dell’intervento normativo, non sono ravvisabili presupposti attinenti alla sfera organizzativa. L’intervento è anzi orientato, in particolare, proprio a consentire, sospendendo l’efficacia dei citati tre decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006, di creare i presupposti organizzativi per la gestione della riforma dell’ordinamento giudiziario dagli stessi prevista.

e) Aree di criticità

Non si ravvisano, tenuto conto di quanto detto alla lettera d), aspetti di criticità.

f) Opzioni alternative alla regolazione ed opzioni regolatorie, valutazione delle opzioni regolatorie possibili

Premesso che la così detta «opzione nulla» risulterebbe di per sé contrastante con la necessità dell’intervento già evidenziata, non sono ravvisabili opzioni alternative alla regolazione.

g) Strumento tecnico normativo eventualmente più appropriato

Il disegno di legge è l’unico strumento tecnico normativo possibile tenuto conto della materia, riservata alla legge, oggetto dell’intervento.

 

Relazione tecnica

La presente nota tecnica è volta a valutare i possibili effetti finanziari derivanti dalle disposizioni contenute nel disegno di legge in oggetto. In particolare le disposizioni tendono:

articoli 1 e 2

–a sospendere l’efficacia dei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, in modo che la loro operatività coincida con la costituzione del Consiglio superiore della magistratura e delle sue componenti;

–a far slittare il termine per l’esercizio della delega relativa alle norme di coordinamento e transitorie di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 25 luglio 2005, n. 150;

articolo 3

–a rendere, nuovamente applicabile, in conseguenza del differimento dell’efficacia del citato decreto legislativo n.160 del 2006, la disciplina del ricollocamento in ruolo dei magistrati membri del Consiglio superiore della magistratura secondo quanto previsto dall’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n. 916, così come modificato dall’articolo 14 delle legge 12 aprile 1990, n. 74;

articolo 4

–a prorogare i termini riguardanti l’organizzazione della segreteria e dell’ufficio studi e documentazione del Consiglio superiore della magistratura in modo da assicurare al futuro Consiglio un supporto idoneo alla complessa attività collegata all’attuazione dei decreti legislativi.

Al riguardo si segnala che:

1) le disposizioni contenute agli articoli 1 e 2, non determinano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato in quanto trattasi di mera sospensione di efficacia di provvedimenti approvati e, ad oggi, non ancora operativi, e di differimento del termine di esercizio di delega legislativa;

2) la disposizione di cui all’articolo 3 tende a ripristinare, al fine di evitare eventuali contenziosi, la vecchia disciplina del ricollocamento in ruolo del magistrati membri del Consiglio superiore della magistratura non solo presso l’ufficio di provenienza, anche in soprannumero, ma anche in altri uffici, in tal senso non determinando nuovi o maggiori oneri;

3) la disposizione contenuta all’articolo 4 concerne la proroga del termine di cui all’articolo 1, comma 6, del decreto-legge 28 agosto 1995, n.361, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n. 437, in modo da renderla coerente con il differimento di efficacia dei decreti legislativi sopra indicati; in tale senso la disposizione non determina nuovi o maggiori oneri.

Conclusivamente si evidenzia che tutte le disposizioni contenute nel disegno di legge in esame non comportano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.



 


 

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

1. L’efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, è sospesa fino alla data del 1º marzo 2007.

Art. 2.

1. All’articolo 1, comma 3, primo periodo, della legge 25 luglio 2005, n.150, le parole: «entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 1º giugno 2007».

Art. 3.

1. Fino al 28 febbraio 2007 si applica il secondo comma dell’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n.916, nel testo risultante dalla modifica di cui all’articolo 14 della legge 12 aprile 1990, n.74.

Art. 4.

1. All’articolo 1, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 28 agosto 1995, n.361, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n.437, le parole: «è differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario.» sono sostituite dalle seguenti: «è differita alla data di efficacia dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150».

Art. 5.

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


Esame in sede referente

 


GIUSTIZIA (2a)

martedi' 4 luglio 2006

3a Seduta

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

 La seduta inizia alle ore 12,30.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Esame e rinvio)

 

 Riferisce alla Commissione il presidente SALVI(Ulivo), il quale rileva preliminarmente che il Governo ha optato per la sospensione dell'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 20 febbraio 2006 n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, di attuazione della legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario, piuttosto che per la loro abrogazione o per eventuali modifiche di merito. Ciò al fine di porre il Parlamento nelle condizioni di valutare - nei tempi opportuni - le soluzioni normative più idonee e più in grado di raccogliere il consenso di tutte le forze politiche.

 Il relatore si sofferma quindi brevemente sugli aspetti più controversi dei decreti legislativi di cui viene proposta la sospensione dell'efficacia. In particolare le critiche di maggior rilievo avanzate nei confronti del decreto in materia di organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero si appuntano sull'eccesso di gerarchizzazione, che certamente non costituisce l'unica possibile formula in cui si possono configurare i rapporti amministrativi. Se da un lato non si può negare che per l'ufficio del pubblico ministero si prospettano questioni legate alla necessità di uniformità di condotta e di orientamenti stabili ed omogenei, d'altra parte tale obiettivi possono essere raggiunti anche con strumenti diversi.

In merito al secondo dei decreti in questione, quello relativo alla responsabilità disciplinare del magistrato, il relatore rileva che, mentre l'esigenza di tipizzazione dell'illecito disciplinare è da tutti condivisa, sono state mosse svariate riserve alle modalità di tipizzazione, che rischiano di compromettere la libertà di azione del magistrato nonché all'obbligatorietà dell'azione disciplinare che, perseguendo il legittimo scopo di rendere effettiva la tutela del cittadino, rischia invece di vanificarla e di paralizzare il sistema. Si pone dunque - ad avviso del relatore - la necessità di affrontare il tema in modo aperto.

Per quanto riguarda il terzo decreto, gli aspetti più controversi sono due: la netta distinzione tra magistratura giudicante e magistratura inquirente e la complessità del sistema di accesso, formazione e progressione di carriera dei magistrati.

Il relatore prospetta una discussione generale articolata in cinque sedute e propone di fissare per mercoledì 5 luglio alle ore 17 il termine di presentazione degli emendamenti, i quali, ai sensi dell'articolo 97 del Regolamento, dovranno limitarsi all'oggetto del disegno di legge in titolo, cioè agli aspetti afferenti la sospensione dell'efficacia dei decreti legislativi, ipotizzando altresì un rapido avvio dell'esame di eventuali disegni di legge di modifica delle disposizione sull'ordinamento giudiziario.

 

Il senatore VALENTINO(AN), intervenendo sull'ordine dei lavori, propone alla presidenza di posticipare il termine per la presentazione degli emendamenti dopo la conclusione della discussione generale.

 

Il senatore CASTELLI (LNP) pone l'accento sul fatto che il Governo, presentando un disegno di legge di sospensione, abbia acceduto sostanzialmente alla tesi della magistratura, trascurando del tutto le chiare prese di posizione in favore della riforma dell'ordinamento giudiziario assunte da altri operatori del settore, quali gli avvocati penalisti attualmente in sciopero o gli impiegati amministrativi che stanno sollecitando l'ultimo dei decreti attuativi relativo al decentramento del personale dell'amministrazione della Giustizia.

L'oratore ritiene quindi opportuno procedere preliminarmente ad audizioni informali dei protagonisti del settore - in particolare avvocati e magistrati - per verificare gli effetti prodotti dall'entrata i vigore della riforma e poi, in un clima più sereno e con maggiore consapevolezza delle questioni, procedere alle opportune correzioni.

 

Il senatore Massimo BRUTTI (Ulivo) evidenzia due ordini di ragioni che giustificano la sospensione dell'efficacia dei tre decreti legislativi: le ragioni tecniche consistono nell'avvicendamento di due organi essenziali per la corretta attuazione dei decreti, il Governo e il Consiglio Superiore della Magistratura, che suggerisce l'opportunità di una pausa; le ragioni politiche attengono al merito del provvedimento, al centro - nella scorsa legislatura - di una battaglia parlamentare che ha visto non solo una contrapposizione frontale tra maggioranza e opposizione, ma anche l'emersione - all'interno della stessa maggioranza pro tempore - di molteplici riserve, superate solo con la posizione della questione di fiducia.

In riferimento alla proposta, avanzata dal senatore Castelli, di procedere preliminarmente ad audizioni informali degli operatori della giustizia, l'oratore ritiene opportuno procedere immediatamente alla sospensione e solo successivamente, con i tempi che la sospensione garantisce al Parlamento, procedere alle audizioni per ragionare sul merito delle proposte, con spirito di leale collaborazione e senza tesi precostituite.

In ordine alla questione relativa al termine di presentazione degli emendamenti, il senatore Brutti ritiene corretto il termine proposto dal Presidente, perché consente di velocizzare i tempi di approvazione della sospensione, per poi concentrarsi sul merito.

 

Il senatore PITTELLI (FI) denuncia il carattere pretestuoso sotteso alle motivazioni addotte dal Governo per giustificare la sospensione dei decreti legislativi, ritenendo altresì dannoso il differimento dell'entrata in vigore soprattutto in materia di gerarchizzazione delle funzioni, fondamentale per evitare l'anarchia delle procure. Anche in tema di illecito disciplinare, per quanto si tratti di una questione di grande portata sulla quale occorre un supplemento di riflessione, non di meno vi è l'urgenza di tutelare il diritto dei cittadini a vedere accertata la responsabilità di magistrati che sbagliano.

 

Il senatore CENTARO (FI) chiede di sapere se i disegni di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario sono solo di iniziativa parlamentare o se il Governo sarà titolare di un'iniziativa in tal senso.

Convenendo sull'opportunità di fissare un termine più congruo per la presentazione degli emendamenti, condivide la posizione del senatore Brutti sull'opportunità di procedere alle audizioni informali quando la Commissione si occuperà del merito delle questioni, ma ritiene che legittimamente possano inserirsi in questa fase sospensiva, per il carattere propedeutico e chiarificatore che esse rivestono.

 

Il senatore CARUSO (AN) sottopone alla Presidenza la questione dei limiti di ammissibilità degli emendamenti, ritenendo che possano essere considerati ammissibili non solo gli emendamenti che si limitino a modificare i termini della sospensione, ma anche quelli volti a selezionare cosa sospendere e cosa no, soprattutto in ordine ai decreti legislativi già entrati in vigore.

Osservando come gli interventi sulla riforma dell'ordinamento giudiziario stia procedendo per approssimazioni successive, l'oratore rileva sia questa la fase opportuna per procedere all'audizione informale di magistrati e di avvocati.

 

Il senatore DI LELLO FINUOLI (RC-SE) sollecita la Presidenza a chiarire i limiti di ammissibilità degli emendamenti e rileva l'inutilità di procedere - in questa fase - alle audizioni, le quali rischierebbero, tra l'altro, di proporre nuovamente la dannosa contrapposizione tra magistratura e avvocatura.

 

Il presidente SALVI, rispondendo alle sollecitazioni di molteplici senatori, ribadisce la necessità di una rigorosa applicazione dell'articolo 97 del Regolamento, che individua nell'oggetto del disegno di legge il criterio per valutare l'ammissibilità degli emendamenti. Poiché il disegno di legge in esame ha ad oggetto esclusivamente la sospensione dell'efficacia di disposizioni dei decreti legislativi in questione, saranno dichiarati ammissibili emendamenti che intervengano sulla sospensione, pur nella accezione meno rigorosa proposta dal senatore Caruso. Saranno invece inammissibili emendamenti aventi ad oggetto il merito dei provvedimenti.

 

Il senatore BUCCICO (AN) condivide la proposta del senatore Castelli di procedere all'audizione informale di magistrati ed avvocati, che sono pur sempre i soggetti della giurisdizione, considerando che in questa fase il tema della sospensione si lega inevitabilmente con il merito, al punto da ritenere auspicabile la presentazione e l'esame congiunto del disegno di legge di sospensione e dei disegni di legge di riforma.

 

Il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) sottolinea che l'oggetto del dibattito attuale è solo il problema della sospensione, richiesta dal Governo al fine di tenere fede ad un impegno elettorale dell'attuale maggioranza che ha combattuto una forte battaglia contro questa riforma dell'ordinamento giudiziario, la quale presenta notevoli elementi di criticità, uno fra tutti la gerarchizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, che inficia gravemente il principio costituzionale dell'indipendenza della magistratura e che rischia di ricondurre il sistema ad una situazione pre-costituzionale, quando i rischi di un forte e illegittimo condizionamento del pubblico ministero da parte dell'Esecutivo erano molto alti.

L'oratore ricorda inoltre che il disegno di legge-delega sull'ordinamento giudiziario nacque in un teso clima di polemiche e di scontro, anche in relazione alle vicende processuali dell'allora Presidente del Consiglio, e quindi muoveva da un chiaro intento punitivo nei confronti della magistratura, la cui indipendenza era considerata un pericolo.

Il senatore D'Ambrosio ritiene quindi opportuno procedere ad una rapida approvazione del disegno di legge di sospensione, per poi discutere con calma nel merito, procedendo eventualmente in quella sede ad audizioni informali di magistrati ed avvocati.

 

Il senatore MANZIONE (Ulivo) rileva che la discussione sugli aspetti meramente tecnici della sospensione, nel momento stesso in cui si valuta ciò che si deve sospendere e come sospendere, porta inevitabilmente a doversi confrontare con il merito delle questioni. Il Governo, proponendo la sospensione del provvedimento, ha infatti dimostrato un profondo rispetto del Parlamento, chiamato in prima persona - e fin da adesso - a discutere sugli aspetti critici della riforma dell'ordinamento giudiziario approvata nella scorsa legislatura.

 

La senatrice Maria Luisa BOCCIA (RC-SE) ritiene che il Governo abbia voluto utilizzare lo strumento della sospensione al fine di dare al Parlamento il tempo di confrontarsi nel merito delle questioni in modo che, pur nella distinzione ineliminabile fra le concezioni dell'attuale maggioranza sui temi dell'ordinamento giudiziario e quelle che caratterizzano la riforma approvata nella passata legislatura, si possa arrivare ad una decisione che tenga conto, per quanto possibile, delle diverse sensibilità.

Anticipare la discussione del merito dei decreti in sede di approvazione di un disegni di legge di sospensione significa rinunciare ad un dibattito meditato e approfondito sulle complesse questioni in gioco.

 

Il senatore ZICCONE (FI) ritiene che la sospensione di un provvedimento possa avere due diversi significati, o di recupero di uno spazio di tempo congruo per una piena ed efficace attuazione di ciò che si sospende, ovvero - ed è questo il caso - di assecondare di disegni di una nuova maggioranza politica che, non condividendo la riforma, non sa però come intervenire per realizzare quella che l'oratore giudica, in realtà, una vera e propria controriforma.

Il senatore condivide quindi le osservazioni del senatore Caruso in ordine alla possibilità di ammettere emendamenti volti a selezionare le disposizioni colpite dalla sospensione.

 

Il sottosegretario MARITATI risponde in primo luogo al senatore Castelli in ordine alla questione da lui avanzata nella precedente seduta circa l'ultimo dei decreti attuativi, dichiarando che il decreto in questione sta per essere approvato dal Consiglio dei Ministri con una modifica attinente esclusivamente all'entrata in vigore.

Condividendo quanto affermato dal Presidente Salvi, ribadisce che il disegno di legge di sospensione nasce da alcune preoccupazioni in ordine agli istituti previsti nei decreti delegati, tra i quali soprattutto la forte gerarchizzazione dell'ufficio del pubblico ministero che non è ritenuta dal Governo una risposta adeguata alle esigenze - pur condivise - di una più funzionale e disciplinata organizzazione delle procure.

Chiusa la fase tecnica della sospensione, si potrà aprire - con la serenità necessaria - la fase del merito.

 

Il presidente SALVI, dopo aver ringraziato i senatori e il rappresentante del Governo per quanto emerso nel dibattito, ribadisce la necessità di applicare rigorosamente l'articolo 97 del Regolamento del Senato in materia di ammissibilità degli emendamenti, sposta il termine di presentazione degli emendamenti a lunedì 10 luglio alle ore 12 e rinvia all'Ufficio di Presidenza la definizione della questione delle eventuali audizioni.

 

La Commissione conviene.

 


GIUSTIZIA (2a)

mercoledi' 5 luglio 2006

4a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

 La seduta inizia alle ore 9,05.

 

IN SEDE REFERENTE

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Il presidente SALVI dichiara aperta la discussione generale.

 

Il senatore CASTELLI (LNP) rileva preliminarmente che, per comprendere la ratio del disegno di legge in titolo, occorre ricordare che il precedente Governo, approvando la legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario, oltre ad attuare, a distanza di molti anni dalla sua entrata in vigore, un preciso dettato costituzionale, si è adoperato per riaffermare le prerogative del Parlamento nell'esercizio della funzione legislativa anche in materia afferente al potere giudiziario che, se un tempo era stato subalterno al potere esecutivo, come ricordato nella seduta di ieri dal senatore D'Ambrosio, da alcuni anni a questa parte si era caratterizzato - all'opposto - per una forte volontà di prevaricazione sul potere politico, cui aveva corrisposto l'incapacità del legislatore di varare qualsiasi riforma in materia senza il preventivo consenso della magistratura.

L'oratore osserva che, proprio in ragione di questa grave anomalia istituzionale, in qualità di Ministro della giustizia si era adoperato affinché il Parlamento esercitasse la funzione legislativa anche contro il parere della magistratura, senza preoccuparsi di possibili proteste da parte dell'Associazione Nazionale Magistrati.

Il senatore Castelli, pur ammettendo la presenza - in alcune disposizioni della legge delega - di aspetti che possono apparire punitivi, voluti peraltro da alcuni settori del Parlamento e rispetto ai quali il Governo ha svolto una funzione di freno, non ritiene possa considerarsi punitiva la previsione - tra le prove di ammissione alla magistratura - di test psico-attitudinali, considerando che, se è ormai diffuso l'uso di questi test per chiunque eserciti una funzione pubblica, tanto più tale strumento dovrà essere utilizzato per chi, dopo il superamento di un concorso, si trova a dover giudicare di beni fondamentali dei cittadini.

L'oratore rileva altresì che i decreti legislativi colpiti dalla sospensione contengono alcuni istituti molto importanti, in riferimento ai quali sarebbe stato opportuno un supplemento di riflessione, auspicando, anche per l'attività legislativa, così come accade per qualsiasi altra attività umana, una scrupolosa valutazione degli effetti. Tra gli istituti più rilevanti colpiti ingiustamente dalla sospensione il relatore ricorda: l'incompatibilità, per ragioni di parentela, dell'esercizio di funzioni all'interno di uno stesso ufficio giudiziario, che pone fine ad un fenomeno di abusi fondato sul precedente regime, nel quale l'incompatibilità era derogabile da parte del Consiglio Superiore della Magistratura; la struttura dei Consigli giudiziari, sui quali vi è a tutt'oggi un forte contenzioso tra avvocatura e magistratura; l'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, in riferimento alla quale la tesi che paventava effetti dirompenti sul sistema si fondava chiaramente su argomentazioni pretestuose e pregiudizialmente ostili e non considerava che in alcune procure, come quella di Napoli, quanto previsto nel decreto legislativo veniva già da tempo attuato tramite disposizioni interne; l'avanzamento di carriera dei magistrati, in ordine al quale l'oratore denuncia l'assurdità delle critiche ad un sistema nel quale i magistrati, nel corso di una carriera spesso quarantennale, dovranno affrontare non più di due concorsi.

La sospensione dei decreti, proposta dal Governo, prelude - ad avviso dell'oratore - alla loro definitiva cancellazione. Ciò risponde alla volontà di far prevalere, in una logica di contrapposizione fra potere legislativo e potere giudiziario, quest'ultimo rispetto al primo, mortificando la centralità del Parlamento e offrendo all'Associazione Nazionale Magistrati un sostanziale potere di veto su qualsiasi legge in materia di giustizia. Lo stesso Ministero della giustizia, d'altra parte, è caratterizzato dalla presenza di un numero elevatissimo di magistrati, non solo in settori - quali l'Ispettorato - in cui ciò è inevitabile e legittimo, ma anche in altri settori, quali la Direzione Generale Sistemi Informativi Automatizzati (D.G.S.I.A.), che, occupandosi esclusivamente di telematica, dovrebbe essere diretto da un esperto informatico, un obiettivo per il quale egli si è fortemente impegnato, proprio per garantire maggiore funzionalità al sistema, incontrando fortissime resistenze di carattere corporativo.

 

 Il senatore MANZIONE(Ulivo), dopo aver segnalato alla Presidenza la necessità di fare uno sforzo per evitare una sovrapposizione delle convocazioni della Commissione giustizia con quelle della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, si sofferma su quanto affermato dal senatore Castelli circa la presunta incapacità del Parlamento di approvare leggi in materia di giustizia sgradite all'Associazione nazionale magistrati, osservando che invece questa maggioranza è animata dall'intento di non intervenire a favore o contro questa o quella categoria ma nell'interesse della giustizia e dei cittadini.

 Egli osserva poi come la rapidissima - specialmente se paragonata a quanto avvenuto nel recente passato - elezione dei componenti "laici" del Consiglio Superiore della Magistratura, cui alla fine della settimana seguirà l'elezione di quelli espressi dai giudici, fa venire meno le ragioni di carattere formale che avevano determinato il Governo ad adottare un disegno di legge a contenuto sospensivo; restano dunque le ragioni legate alle obiezioni di merito nei confronti della riforma dell'ordinamento giudiziario, e in specie delle disposizioni recate dai tre decreti legislativi che sono oggetto del provvedimento in titolo.

 Se lo scopo dell'intervento sospensivo è ora dunque essenzialmente quello di consentire una correzione delle disposizioni in parola, a suo parere è opportuno ragionare sugli obiettivi che si intendono perseguire e sulla possibilità di conseguirli nel breve tempo possibile.

 A tal fine l'oratore distingue tra la situazione relativa al decreto legislativo n. 160 - un provvedimento che non è condiviso nel suo impianto complessivo dall'attuale maggioranza, e che è frutto di una polemica, del passato governo nei confronti della magistratura, determinata da cause fortemente contingenti e che è pertanto, a suo parere, da sospendere e rivedere integralmente - da quella dei decreti legislativi nn. 106 e 109, in relazione ai quali si possono già formulare delle ipotesi di correzione, alla luce dei criteri che si evincono dalla relazione del Governo.

 In particolare, per quanto riguarda il decreto legislativo n. 106, si tratterebbe essenzialmente di modulare il meccanismo dell'obbligatorietà dell'azione disciplinare in modo da evitare che denunce temerarie possano determinare una paralisi della giurisdizione, e di rivedere la tipizzazione degli illeciti disciplinari.

 Per quanto invece riguarda il decreto legislativo n. 109, il Guardasigilli ha indicato una soluzione ai timori da più parti manifestati circa l'indipendenza del pubblico ministero nell'approvazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura del progetto organizzativo predisposto dal Capo ufficio della Procura e nella facoltà per il sostituto di opporsi all'avocazione della pratica da parte del Capo ufficio stesso, fermo restando evidentemente che il decreto legislativo reca disposizioni che devono essere valutate positivamente, come quella che attribuisce al solo Procuratore capo i rapporti con la stampa.

 Pertanto egli ritiene che, mediante la presentazione di opportuni emendamenti, si possa consentire l'entrata in vigore delle norme meno controverse, anche per evitare un pericoloso vuoto normativo che si verificherebbe in relazione ai decreti legislativi 106 e 109, già entrati in vigore, in mancanza di una disposizione esplicita diretta a salvaguardare l'ultrattività delle norme da essi abrogate.

 

 Il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) si sofferma su alcune considerazioni del senatore Castelli, il quale ha argomentato l'inopportunità della sospensione proposta dal Governo con la presunta necessità di verificare sul campo gli effetti delle norme recate dai decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006.

 In realtà, in particolare per quanto riguarda le norme concernenti l'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, non vi è alcuna verifica da fare, in quanto tali disposizioni sono evidentemente dirette a ripristinare quella che è stata la condizione storica della magistratura italiana, ed in particolare e più a lungo di quella requirente, di soggezione e prossimità al potere politico, e in particolare all'esecutivo, una condizione dalla quale essa si è solo di recente emancipata attraverso un lungo e travagliato processo normativo e culturale di adeguamento ai principi costituzionali che si è realizzato nel corso della pluridecennale esperienza repubblicana.

 Il senatore D'Ambrosio si sofferma in proposito su alcune esperienze da lui maturate nel corso di una pluridecennale esperienza nella magistratura requirente, che dimostrano quanto fosse lontano dal modello costituzionale della funzione giurisdizionale quel mondo che si cerca oggi di far rivivere con la riforma dell'ordinamento giudiziario: si pensi al potere che i Procuratori capi avevano - e che esercitavano quando si toccavano interessi di poteri costituiti - di disporre archiviazioni senza neanche consultare l'ufficio istruzione; si pensi a vicende come quella dell'inchiesta su Roberto Calvi, prima avocata dalla Procura generale per il sospetto di inerzia della Procura competente, e poi a questa stessa riassegnata togliendola ai magistrati che la conducevano quando erano emersi concreti elementi che dimostravano l'insolvenza della Banca popolare italiana.

 Si pensi infine alle vicende relative alle inchieste sulla strage di piazza Fontana, quando l'allora Procuratore capo di Milano fu costretto da un pesante intervento del potere politico ad accettare l'ingiustificato trasferimento della indagine a Roma, e sulla morte in questura di Giuseppe Pinelli, quando la Procura della Repubblica non ebbe neanche il coraggio di disporre un sopralluogo negli uffici dove si erano svolti i fatti.

 Il senatore D'Ambrosio si sofferma poi sulle considerazioni svolte dal senatore Castelli in merito alle vicende dell'informatizzazione del sistema giudiziario italiano e delle dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Napoli.

 A tal proposito egli osserva come tali dichiarazioni finiscano in realtà per confermare i timori circa le conseguenze della riforma, dal momento che vengono da una Procura con gravi difficoltà, che opera in una situazione ormai praticamente paralizzata dal crimine.

 Quando si verificò la vicenda della rivolta di piazza Ottocalli, dove alcuni abitanti del luogo riuscirono ad impedire la cattura di un rapinatore da parte delle forze dell'ordine, il ministro Pisanu e il procuratore Lepore rilasciarono una dichiarazione congiunta sullo stato dell'ordine pubblico a Napoli, nella quale indicavano tra i provvedimenti prioritari che sarebbero stati adottati dalla polizia e dalla magistratura per contrastare la criminalità nel capoluogo campano l'adozione di indagini più accurate sui soggetti arrestati in flagranza, un'affermazione che costituiva un implicito riconoscimento della inefficienza del sistema informatico della questura e della procura, dal momento che, laddove questo funziona, la situazione degli arrestati in flagranza - in particolare per quanto riguarda le recidive - può essere conosciuta in tempo reale, come dimostrano i risultati ottenuti in altri uffici giudiziari, dove nel caso degli arrestati in flagranza la percentuale degli accordi sui riti alternativi sale dal normale sette - otto per cento, fino ad oltre il novanta per cento.

 E' evidente quindi che la riflessione sui decreti legislativi in questione deve essere complessiva e articolata, ciò che sarebbe evidentemente impossibile se si provasse in questa fase ad entrare nel merito, senza aver prima proceduto a sospendere l'efficacia dei decreti legislativi stessi.

 

 Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

 


GIUSTIZIA (2a)

mercoledi' 5 luglio 2006

5a Seduta (pomeridiana)

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

 La seduta inizia alle ore 14,35.

 

IN SEDE REFERENTE

 

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Riprende l'esame sospeso nella seduta antimeridiana.

 

Il presidente SALVI ricorda che questa mattina ha avuto inizio la discussione generale.

 

Il senatore CENTARO(FI), dopo aver preliminarmente rilevato il carattere pretestuoso delle ragioni addotte dal Governo nella relazione illustrativa al disegno di legge in titolo, concorda con quanti hanno sostenuto l'inopportunità, in questa sede, di entrare nel merito delle modifiche alle disposizioni sull'ordinamento giudiziario, ritenendo opportuno attendere previamente le intenzioni del Governo sull'indirizzo che intende adottare in Parlamento.

L'oratore contesta quindi la correttezza di una sospensione generalizzata dell'intero corpus normativo dei tre decreti, convenendo sulla necessità di procedere ad un'attenta ricognizione del contenuto di ciascun decreto per selezionare quanto può legittimamente essere sottratto all'intervento sospensivo.

In primo luogo, il senatore ritiene errato sospendere quella parte del decreto delegato n.109 che, disciplinando il rito davanti alla sezione disciplinare, lo ha trasformato da inquisitorio ad accusatorio, uniformandolo al nuovo processo penale, come pure quella parte che ha ad oggetto l'istituto della incompatibilità.

L'oratore auspica, in secondo luogo, un ripensamento in ordine all'opportunità di sospendere le disposizioni in materia di sanzioni disciplinari, osservando che, per quanto si possa dissentire su singole fattispecie, la ratio della disciplina appare nel complesso condivisibile; come pure quelle che introducono l'obbligatorietà dell'azione disciplinare, nonché le disposizioni sull'accesso in magistratura e sulla progressione di carriera, che, superando il puro automatismo, possono invece consentire un'evoluzione meritocratica della procedura di accesso alle giurisdizioni superiori.

E' da riconsiderare anche - ad avviso dell'oratore - l'opportunità di sospendere le disposizioni del decreto legislativo n.106 in materia di riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, ritenendo che un ritorno alla normativa precedente possa indurre i capi degli uffici a precostituirsi una maggioranza assembleare ed una copertura correntizia in seno al Consiglio Superiore della Magistratura, per evitare l'ingovernabilità degli uffici stessi e per fronteggiare le possibili intemperanze e le ben note competizioni medianiche dei sostituti procuratori, oggi ridimensionate in virtù dell'attribuzione - al solo responsabile dell'ufficio - della facoltà di intrattenere rapporti con la stampa.

 

Il senatore BUCCICO(AN), dopo aver svolto una considerazione di carattere generale sulla necessità - soprattutto quando si affrontano le delicate questioni della giustizia - di realizzare in Parlamento le opportune convergenze fra le diverse forze politiche per giungere a soluzioni il più possibile condivise, si concentra esclusivamente sul decreto legislativo n.109 in materia di illeciti disciplinari, osservando come tale materia sia storicamente controversa soprattutto sotto tre essenziali profili fino ad oggi irrisolti: in primo luogo, la terzietà del collegio giudicante, principio consacrato all'articolo 111 della Costituzione e che, nonostante alcuni autorevoli pronunce in tal senso - non ultima quella dell'onorevole Violante - non ha trovato applicazione nel procedimento in questione, che si ispira ancora ad una giurisdizione di tipo domestico; in secondo luogo, l'assenza, per gli illeciti disciplinari, di un termine di prescrizione, principio essenziale di civiltà giuridica; in terzo luogo, la titolarità dell'azione disciplinare che, anziché essere di esclusiva spettanza del procuratore generale presso la Corte di Cassazione, dovrebbe essere attribuita anche ad altri soggetti.

Ad avviso dell'oratore l'unica vera novità del decreto legislativo n.109 è la previsione della obbligatorietà dell'azione disciplinare. Pur consapevole del carattere in gran parte illusorio del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale sancito dall'articolo 112 della Costituzione, non vi è dubbio che esso abbia rappresentato, almeno sul piano delle dichiarazioni di principio, un momento fondamentale nel processo di realizzazione dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Non diversamente l'abbandono della discrezionalità dell'azione disciplinare deve contribuire a superare una situazione che vede oggi una diffusa disparità di trattamento tra i magistrati e che non può essere elusa denunciando l'affaticamento organizzativo che essa può determinare negli uffici della procura, poichè appare ben possibile organizzare diversamente la procura, ampliandone le strutture, prevedendo una puntuale attività istruttoria, facendo così perdere alla giurisdizione disciplinare il suo carattere residuale nell'economia dei lavori della Corte di cassazione.

In riferimento alla tipizzazione degli illeciti disciplinari, l'oratore rileva che essa, oltre a venire incontro ad alcuni desiderata di Magistratura Democratica, non ha fatto altro che codificare, attraverso una tipizzazione generica attuate tramite la selezione delle condotte, quanto era stato elaborato dalla giurisprudenza pretoria del Consiglio Superiore della Magistratura. Stesse considerazioni possono essere svolte, ad avviso del senatore, per quanto riguarda il catalogo delle sanzioni e per quanto concerne i termini: quello di un anno appare all'oratore congruo per svolgere il procedimento disciplinare, purché venga svolta preventivamente l'attività istruttoria.

Concludendo sul punto, il senatore afferma che il decreto legislativo n.109, oltre a ristabilire il principio di uguaglianza dei magistrati di fronte alla legge, non modifica in nessun modo l'attività che il Consiglio Superiore della Magistratura ha svolto in questi anni, in quanto non fa altro che tradurre in disposizioni di legge procedure e principi già ampiamente applicati nella prassi giurisprudenziale.

 

 Il senatore CARUSO (AN) osserva come in pochi giorni il Governo sia stato capace di elaborare un provvedimento, quale quello recante la manovra finanziaria estremamente articolato e che innova in maniera significativa complesse normative che disciplinano le attività più disparate; è pertanto alquanto curioso il fatto che il Governo e la maggioranza che lo sostiene non siano stati in grado, nei circa tre mesi trascorsi dalle elezioni che li hanno visti vincitori, di elaborare null'altro che un provvedimento di carattere sospensivo rispetto ad una materia - i decreti legislativi emanati in base alla legge delega di riforma dell'ordinamento giudiziario - frutto di un lungo dibattito nella passata legislatura e oggetto di roventi polemiche e di impegni di riforma assunti in campagna elettorale.

 Probabilmente, se la maggioranza e il Governo non sono stati capaci di presentare concrete proposte di carattere soppressivo, modificativo o integrativo della disciplina approvata nella scorsa legislatura, ciò rappresenta un segnale del fatto che nella maggioranza stessa non vi sono forse idee così chiare, nè un vero e proprio disegno unitario circa l'ordinamento della magistratura, e che si sia voluto unicamente bloccare l'entrata in vigore della riforma al fine di pagare una cambiale sottoscritta durante la campagna elettorale con una parte del mondo giudiziario.

 Rispondendo anche a talune obiezioni del relatore e del senatore D'Ambrosio, l'oratore ritiene che proprio in considerazione dell'articolata varietà di strumenti di intervento, anche semplicemente integrativi, a disposizione del Governo, non può essere accolta la motivazione per cui la scelta di intervenire in via meramente sospensiva sia stata determinata dalla volontà di non sopprimere ciò che vi era di buono nella riforma e di cercare intese più larghe con l'opposizione. Del resto egli respinge con decisione la ricorrente accusa che viene rivolta al passato Governo e alla Casa delle Libertà di aver approvato la riforma in solitudine: la legge delega sull'ordinamento giudiziario, infatti, è stata certamente approvata nella scorsa legislatura dalla maggioranza di allora, che se ne è assunta la responsabilità ed il merito, ma certamente è stata una riforma approvata dopo un dibattito approfondito, che ha accolto istanze provenienti dalla magistratura, dall'avvocatura e dalla stessa opposizione.

 La riprova di quanto da lui affermato circa l'esistenza di orientamenti molto differenti all'interno della maggioranza e, in definitiva, circa l'assenza di un progetto vero e proprio, si riscontra negli interventi pronunciati questa mattina dal senatore Manzione e dal senatore D'Ambrosio.

 Il primo, infatti, ha espresso una valutazione sostanzialmente positiva sui decreti legislativi n.106 e n.109 del 2006, ritenendo necessario unicamente intervenire su aspetti specifici, ed anzi ha espresso, cosa di cui egli non può che compiacersi, una valutazione sostanzialmente positiva sulla disposizione recata dal decreto legislativo n.106 che accentra la responsabilità dei rapporti tra le singole procure della Repubblica e la stampa, un'idea che egli stesso aveva fortemente sostenuto nella passata legislatura e che allora aveva incontrato fortissime resistenze nel centrosinistra.

 Al contrario il senatore D'Ambrosio, soffermandosi sul decreto legislativo n.106, non solo ha espresso un'opinione nettamente contraria a tale riforma, ma ha di fatto affermato, seppur non esplicitamente, che a suo parere nella materia dell'organizzazione degli uffici del pubblico ministero non vi sarebbe stato bisogno di alcuna riforma, ciò che dimostra come l'asserita volontà della maggioranza di conservare, sia pure con correzioni più o meno profonde, lo spirito riformistico della 14a legislatura, non sia in realtà così forte o per lo meno non da tutti condiviso.

 Il senatore Caruso si sofferma poi brevemente sul merito di quanto affermato dal senatore D'Ambrosio, osservando come a suo parere le critiche all'impianto del decreto legislativo n.106 non possono essere semplicemente argomentate affermando che tale normativa ripristinerebbe le condizioni che cinquanta anni fa determinavano la soggezione della magistratura al potere esecutivo, dal momento che tale osservazione non tiene conto del profondissimo mutamento del contesto socio culturale italiano, nè dello stesso mutamento dell'estrazione sociale e del complesso valoriale e culturale dei magistrati.

 

 Il seguito del dibattito è quindi rinviato.

 

 La seduta termina alle ore 15,35.

 

 


GIUSTIZIA (2a)

giovedi' 6 luglio 2006

6a Seduta

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

 La seduta inizia alle ore 9.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Riprende l'esame del disegno di legge in titolo, sospeso nella seduta pomeridiana di ieri.

 

Il presidente SALVI (Ulivo) ricorda che ieri pomeriggio è proseguita la discussione generale.

 

Il senatore VALENTINO (AN) palesa preliminarmente la sua perplessità in ordine alle ragioni della sospensione che - a suo avviso - sono legate al possibile maturare di condizioni politiche che non hanno nulla a che fare con il tema in esame.

 La riforma dell'ordinamento giudiziario realizzata dalla precedente maggioranza parlamentare appare all'oratore coerente con le esigenze dei tempi; essa fu infatti condivisa inizialmente dalla Associazione nazionale magistrati, le cui osservazioni portarono a modifiche rilevanti rispetto al testo originariamente licenziato dagli uffici legislativi del Ministero della giustizia e poi dalla stessa Associazione respinta con uno sciopero ingiustificato proclamato nonostante fosse ancora in corso la trattativa con l'Esecutivo.

 Ricorda l'oratore che la stessa atmosfera in Commissione, per la meritoria opera di mediazione del Presidente pro tempore Caruso e per il tono assai qualificato degli interventi dei colleghi, non fu mai condizionata dal conflitto in atto fra politica e magistratura e si caratterizzò sempre per l'estrema propensione al dialogo e al confronto, nella condivisa consapevolezza di intervenire su organi fondamentali di garanzia.

 Le soluzioni adottate - ad avviso dell'oratore - rispondendo alle esigenze espresse in molte occasioni dalla magistratura associata e dagli altri operatori della giustizia - possono essere certamente perfettibili, ma non meritano di essere sospesi.

 Senza voler entrare nel merito delle questioni, il senatore rileva che rientra appieno nelle prerogative del Parlamento interpretare i principi costituzionali in tema di indipendenza della magistratura nel senso di diversificare le guarentigie della magistratura giudicante rispetto a quelle della magistratura inquirente, realizzando una gerarchizzazione dell'ufficio che - lungi dal compromettere l'autonomia dei sostituti procuratori nelle attività processuali delegate - si limita a garantire una maggiore omogeneità organizzativa, ampliando i poteri del capo dell'ufficio il quale, benché spesso scelto sulla base di condizionamenti correntizi all'interno del Consiglio superiore della magistratura, è dotato di quell'esperienza e di quell'autorevolezza che gli consentono di assumere le determinazioni opportune e di intervenire per evitare l'eccessivo protagonismo di alcuni sostituti procuratori che - come accaduto in numerose recenti giudiziarie - con il loro comportamento rischiano di compromettere la credibilità stessa della giustizia. Per concludere sul punto, l'oratore rileva altresì che al capoufficio che dovesse disattendere le attese può non essere rinnovato l'incarico che, ai sensi del decreto legislativo in questione, ha una durata quadriennale.

 In riferimento all'obbligatorietà dell'azione disciplinare, l'oratore ne mette in luce l'opportunità, in considerazione delle troppe distrazioni, errori ed intemperanze cui sono incorsi in questi ultimi anni molti magistrati.

 La tipizzazione degli illeciti disciplinari appare infine all'oratore fondamentale per evitare l'intollerabile disparità di trattamento che si verifica quando la selezione delle condotte illecite si basa su una valutazione discrezionale che mina - come bene messo in luce dal senatore Buccico - la stessa terzietà del giudizio.

 

Il senatore CASSON (Ulivo) concorda sull'opportunità di procedere ad una sospensione generale dei tre decreti legislativi, ritenendo che la scelta governativa non sia dettata dall'assenza di proposte in materia, ma dal fato che l'entrata in vigore delle disposizioni, ponendo problemi di coerenza normativa, rischia di determinare notevoli disagi.

In riferimento al decreto legislativo n. 106, il senatore osserva che una gerarchizzazione assoluta dell'ufficio del pubblico ministero - che determina una controriforma mirante in realtà a compromettere l'autonomia del magistrato e che allontana il sistema giudiziario italiano da quel modello di "potere diffuso" che appare il più idoneo a una democrazia moderna - impedisce, in ragione della assoluta concentrazione di poteri in capo al procuratore della Repubblica, un capillare e diffuso esercizio dell'azione penale, che in questi anni ha avuto luogo grazie al coraggio di molti sostituti procuratori, e di cui il relatore è stato testimone e in molte occasioni protagonista. In ordine al problema della cosiddetta "fuga di notizie", l'oratore osserva che, al di là delle ipotesi in cui il comportamento del magistrato integri una fattispecie penale, la previsione di attribuire al capo dell'ufficio in via esclusiva la facoltà di intrattenere rapporti con la stampa, è inattuabile per le procure medio - grandi, nelle quali il capo dell'ufficio non è a conoscenza nei particolari di tutti i procedimenti penali in corso, ed è dannosa in assoluto perché rallenta e ostacola l'esercizio dell'azione penale da parte del sostituto titolare dell'inchiesta. Le stesse critiche possono rivolgersi - ad avviso dell'oratore - alla previsione dell'obbligo dell'assenso scritto del capo dell'ufficio per il mandato di cattura, una formalità che - oltre ad incidere sulla speditezza del procedimento in corso - compromette il rapporto diretto tra sostituti procuratori e polizia giudiziaria.

In riferimento al decreto n. 109, l'oratore osserva che la tipizzazione degli illeciti disciplinari, così come è stata attuata, si presta a molteplici critiche e necessita di numerose modifiche che suggeriscono di cautelarsi con la sospensione preventiva della disciplina attuale.

Il relatore dissente altresì da quanti hanno prospettato un automatico parallelismo tra l'obbligatorietà dell'azione penale e l'obbligatorietà dell'azione disciplinare, che per coerenza - ma con esiti paradossali - andrebbe applicato ai regimi disciplinari previsti per tutte le categorie dei pubblici dipendenti.

Anche in ordine al procedimento disciplinare, il senatore rileva l'opportunità di una sospensione, perché il sistema configurato, oltre a produrre disfunzioni nello spedito corso dei procedimenti, rischia di ingenerare timori profondi nei magistrati più inesperti laddove si consideri i sostituti procuratori potranno essere soggetti a procedimenti disciplinari anche solo a seguito di denunce anonime.

Il relatore osserva altresì l'opportunità di sospendere, per ragioni essenziali di coerenza normativa, la disposizione in tema di prescrizione dell'azione disciplinare, pur ritenendo condivisibili le osservazioni del senatore Buccico sulla opportunità della previsione di un termine, come pure le norme sull'incompatibilità che, una volta in vigore, potrebbero produrre effetti rilevanti, mentre il Parlamento sta procedendo ad una loro modifica.

In riferimento al decreto n. 160, il senatore ritiene la normativa sull'accesso in magistratura e sulla progressione di carriera dei magistrati espressione di una volontà punitiva nei confronti dell'ordine giudiziario nel suo complesso.

 

Il relatore SALVI (Ulivo), in sede di replica, dopo aver ringraziato i senatori intervenuti nel dibattito, ricorda da una parte che, per quanto fosse stato sereno il dibattito in commissione, il dibattito in aula, documentato dagli atti parlamentari, fu invece caratterizzato da una contrapposizione molto aspra; dall'altra che tra i punti del programma dell'attuale maggioranza vi era la volontà di intervenire radicalmente sull'ordinamento giudiziario. La scelta del disegno di legge di sospensione, più moderata rispetto all'intervento più radicale prospettato all'inizio della legislatura e fortemente voluto dalle associazioni dei magistrati, dimostra la profonda sensibilità istituzionale del Governo che - pur avendo numerose proposte in materia - ha preferito affidare al Parlamento la ricerca di una soluzione condivisa, trattandosi di questioni nelle quali sono coinvolti principi e valori di rilevanza costituzionale.

Del resto è pretestuoso e fuorviante affermare che il centro-sinistra faccia acritico riferimento alle posizioni della magistratura associata; si pensi alle circostanze in cui fu presentata e approvata la riforma dell'articolo 111 della Costituzione.

Ad avviso del relatore, la sospensione è uno strumento legittimo sia per evitare un possibile caos normativo determinato dal succedersi di interventi diversi, sia perché l'attuale maggioranza non ha mai pensato di tornare alla disciplina precedente, scelta che avrebbe giustificato un intervento abrogativo, ritenendo invece opportuno procedere ad una modifica sostanziale che però, per la delicatezza e la complessità della materia, richiede tempo.

 

Il sottosegretario MARITATI ribadisce, in sede di replica, la necessità della sospensione, per una meditata riflessione sulle modifiche da apportare. Concorda altresì con il relatore nel denunciare il clima di forte contrapposizione che ha caratterizzato l'approvazione - nel corso della XIV legislatura - del disegno di legge di delega, testimoniato dalla presentazione da parte del Governo di numerosi maxiemendamenti che di fatto sconfessavano le soluzioni condivise e il lavoro fatto in commissione.

Il Rappresentante del Governo, che non condivide le osservazioni del senatore Valentino sulla possibilità di interpretare nel senso da lui indicato i principi di autonomia e di indipendenza degli organi della magistratura requirente, ribadisce la volontà dell'Esecutivo di realizzare una riforma dell'ordinamento giudiziario che si ispiri al primato della legge e della democrazia e ad una corretta separazione di poteri.

Pur dichiarando di non voler entrare nel merito delle questioni, l'oratore ritiene essenziale procedere ad una differente organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero; ad una disciplina diversa in ordine alla Scuola superiore della magistratura, istituzione di per sé meritoria e condivisa; ad una organizzazione interna del Consiglio superiore della magistratura che riduca i condizionamenti delle diverse correnti della magistratura associata, e che - in luogo di pubblicizzare - elimini gli incarichi extragiudiziari dei magistrati.

 

 Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

 


GIUSTIZIA (2a)

MARTEDÌ 11 LUGLIO 2006

7a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Li Gotti, Maritati e Scotti.

 

La seduta inizia alle ore 10.

 

IN SEDE REFERENTE

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

 Riprende l'esame del disegno di legge in titolo, sospeso nella seduta del 7 luglio.

 

 Il relatore, presidente SALVI(Ulivo), ricorda che nella seduta precedente si era conclusa la discussione generale e che era stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 12 di ieri.

 Gli emendamenti pervenuti sono pubblicati in allegato.

 Il relatore svolge quindi una serie di considerazioni circa la proponibilità degli emendamenti presentati.

 A norma dell'articolo 97 del Regolamento, devono essere considerati improponibili emendamenti estranei all'oggetto del disegno di legge, che, in questo caso, è la sospensione dell'efficacia delle disposizioni recate dai decreti legislativi nn.106, 109 e 160 del 2006, nonché di alcune altre norme ad essi collegate.

 Sono quindi, a suo parere, improponibili emendamenti che modifichino nel merito i predetti decreti legislativi, ovvero la legge delega - anche perché questo evidentemente implicherebbe la necessità di esaminare il disegno di legge unitamente ad altre eventuali proposte di riforma - mentre sono ammissibili gli emendamenti diretti a modificare il termine di sospensione, ovvero a limitarlo ad uno o più dei decreti legislativi in questione, ovvero a modularlo differentemente per i singoli decreti legislativi.

 Per quanto riguarda gli emendamenti diretti a limitare gli effetti della sospensione a singole parti di interi decreti legislativi, si devono ritenere ammissibili unicamente quelli che non incidano sull'impianto normativo complessivo del decreto legislativo che si sospende in maniera da determinarne o una surrettizia modifica nel merito, ovvero una sostanziale inapplicabilità.

 Pertanto, sono a suo giudizio da considerare improponibili gli emendamenti 1.12, 1.23 e 1.24 in quanto sospendono unicamente l'efficacia dell'articolo 1 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, che fissa le prerogative del procuratore della Repubblica, consentendo però l'immediata applicazione degli articoli da 2 a 5 che costituiscono la specificazione dell'articolo 1 e lo richiamano anche esplicitamente, nonché gli emendamenti 1.26, 1.28, 1.29, 1.30, 1.31, 1.32, 1.33, 1.34, 1.35, 1.37, 1.38 e 1.39, che parimenti, sospendendo l'efficacia di singoli commi dell'articolo 1 o di singoli articoli a questo esplicitamente correlati, configgono con il coerente impianto normativo del decreto legislativo n. 106 del 2006.

 Parimenti risultano improponibili gli emendamenti 1.46, 1.47, 1.48, 1.49, 1.50, 1.51, 1.52, 1.53, 1.54, 1.55, 1.56, 1.57 e 1.58, ognuno dei quali stabilisce, con effetti del tutto incomprensibili, l'immediata applicazione di una singola fattispecie incolpatrice tra quelle previste dalla tipizzazione degli illeciti disciplinari recata dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo n. 109 del 2006.

 Parimenti risulta improponibile l'emendamento 1.59, in quanto nel consentire l'immediata applicazione dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2006, sospende però l'efficacia della definizione di una sola delle sanzioni da esso previste.

 Le stesse ragioni determinano l'improponibilità degli emendamenti 1.63, 1.64, 1.65 e 1.66 (che sottraggono alla sospensione singoli gruppi di fattispecie incolpatrici), 1.67 (che determina l'applicazione immediata dell'articolo 5 recante l'elenco delle sanzioni disciplinari sospendendo però gli articoli che ad esse fanno riferimento), nonché 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, 1.72, 1.73, 1.74 e 1.75, ciascuno dei quali reca la definizione di una delle predette sanzioni.

 Gli emendamenti 1.76, 1.77, 1.78, 1.79, 1.80, 1.81, 1.82, 1.83, 1.84, 1.85, 1.86 e 1.87 risultano improponibili in quanto ciascuno di essi è diretto a determinare l'applicazione immediata di una singola fase del procedimento disciplinare introdotto con il capo II del decreto legislativo n. 109 del 2006.

 Gli emendamenti 1.88 e 1.89 sono improponibili in quanto entrambi determinano l'applicazione immediata dell'articolo 26 del decreto legislativo n. 109 del 2006, che fa riferimento esplicito alle fattispecie disciplinari di cui agli articoli 2, 3 e 4 dello stesso decreto, la cui efficacia viene sospesa.

 E' parimenti improponibile l'emendamento 1.93, in quanto diretto a escludere dalla sospensione l'articolo 30, che stabilisce la non applicazione ai magistrati amministrativi e contabili di un decreto legislativo di cui il disegno di legge in esame sospende complessivamente l'efficacia.

 Gli emendamenti 1.95, 1.96, 1.97, 1.102 e 1.103 appaiono tutti improponibili, in quanto ognuno di essi è diretto a sospendere l'efficacia di uno dei capi I, II, III, VIII e IX del decreto legislativo n. 160 del 2006, ciascuno dei quali però, anche sulla base degli espliciti riferimenti interni, appare necessario per il complessivo impianto della disciplina fissata dal predetto decreto legislativo relativamente alle funzioni dei magistrati, all'accesso alla carriera e alla progressione nella stessa.

 Ancor di più, in base alla stessa logica sono da considerare improponibili gli emendamenti 1.106, 1.107, 1.108, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117, 1.118, 1.119, 1.120, 1.121, 1.122, 1.123, 1.124, 1.125, 1.126, 1.127, 1.128, 1.129, 1.130, 1.131, 1.132, 1.133, 1.134, 1.135, 1.136, 1.137, 1.138, 1.139, 1.140, 1.141, 1.142, 1.143, 1.144, 1.145, 1.146, 1.147, 1.148, 1.149, 1.150, 1.151, 1.152, 1.153, 1.154, 1.155, 1.156, 1.157, 1.158, 1.159, 1.160 e 1.161, ciascuno dei quali dispone l'immediata applicazione di un unico articolo del decreto legislativo n. 160 del 2006.

 Risultano infine improponibili gli emendamenti 1.171, 1.172 e 4.9, tutti recanti interventi estranei alla sospensione oggetto del presente disegno di legge, nonché l'emendamento 1.173, in quanto sembra stabilire una sorta di vincolo per la futura attività non solo del Governo ma dello stesso Parlamento.

 Risultano quindi proponibili gli emendamenti da 1.1 a 1.11 compreso, da 1.13 a 1.22 compreso, 1.25, 1.27 e 1.36, da 1.40 a 1.45, 1.60, 1.61, 1.62, 1.90, 1.91, 1.92, 1.94, 1.98, 1.99, 1.100, 1.101, 1.104, 1.105, gli emendamenti da 1.162 a 1.170 compreso, 1.174 e 1.175, nonché gli emendamenti agli articoli 2, 3, 4 (tranne il 4.9) e 5.

 Il presidente Salvi ritiene peraltro che la delicatezza e il carattere controverso della materia e dei profili di improponibilità segnalati rendano opportuno che delle suddette improponibilità sia investito il Presidente del Senato.

 Pertanto la Commissione sospenderà le votazioni all'emendamento 1.11 in attesa delle determinazioni della Presidenza del Senato.

 

 Il senatore CASTELLI (LNP) illustra gli emendamenti 1.1, 1.9, 1.10, 1.11, 1.22, 1.61, 1.94, 1.164, 1.167, 1.171, 1.172, 1.173, 1.174 e 1.175.

 Riservandosi di intervenire sui singoli emendamenti in sede di dichiarazioni di voto, il presentatore ribadisce il suo giudizio complessivo sull'inopportunità della sospensione dell'entrata in vigore dei decreti legislativi in oggetto, in assenza di un preventivo monitoraggio sugli effetti già prodotti dai decreti legislativi già entrati in vigore.

 A suo parere una simile verifica dimostrerebbe l'infondatezza dei timori di una parte della magistratura associata, di cui la maggioranza si è fatta portatrice, circa i presunti effetti destabilizzanti della riforma .

 In particolare, nel ribadire che il capo di una procura della Repubblica importante come quella di Napoli ha dichiarato il decreto legislativo n. 106 del 2006 non avrà conseguenze sull'organizzazione del suo ufficio, che già adesso ricalca quella auspicata dalla riforma, osserva come l'esigenza dell'adozione di un nuovo modello di ufficio del pubblico ministero, che responsabilizzi direttamente il capo della procura, sia messa in evidenza in questi giorni dalla vicenda della gestione delle indagini sul presunto rapimento di Abu Omar.

 

 Il senatore VALENTINO (AN) illustra gli emendamenti 1.2, 1.3, 1.5, 1.6, 1.7, 1.8, 1.12, 1.13, 1.14, 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.21, 1.23, 1.24, 1.25, 1.26, 1.35, 1.37, 1.38, 1.41, 1.43, 1.45, 1.46, 1.47, 1.48, 1.49, 1.50, 1.51, 1.52, 1.53, 1.54, 1.55, 1.56, 1.57, 1.58, 1.59, 1.60, 1.62, 1.88, 1.95, 1.96, 1.97, 1.98, 1.99, 1.100, 1.101, 1.102, 1.103, 1.104, 1.105, 1.118, 1.123, 1.127, 1.137, 1.163, 1.165, 1.169, 1.170, sottolineando come la rapida elezione dei componenti laici del Consiglio superiore della magistratura da parte del Parlamento, cui questa settimana ha seguito quella dei componenti togati, ha fatto venir meno ogni parvenza di giustificazione per la sospensione dell'efficacia dei decreti legislativi 106, 109 e 160 del 2006 proposta dal Governo, dal momento che affermare che un nuovo Consiglio superiore della magistratura nel pieno delle sue funzioni abbia bisogno di un particolare tempo di riflessione circa le modalità applicative dei nuovi decreti legislativi può apparire addirittura irrispettoso della professionalità degli apprezzati giuristi che compongono l'organo di autogoverno della magistratura.

 Egli ribadisce quindi che la sospensione in discussione rappresenta una cambiale elettorale pagata dalla nuova maggioranza ad una parte della magistratura associata.

 

 Il senatore CENTARO (FI) illustra gli emendamenti 1.4, 1.27, 1.28, 1.29, 1.30, 1.31, 1.32, 1.33, 1.34, 1.36, 1.39, 1.40, 1.42, 1.44, 1.63, 1.64, 1.65, 1.66, 1.67, 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, 1.72, 1.73, 1.74, 1.75, 1.76, 1.77, 1.78, 1.79, 1.80, 1.81, 1.82, 1.83, 1.84, 1.85, 1.86, 1.87, 1.89, 1.90, 1.91, 1.92, 1.93, 1.106, 1.107, 1.108, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.121, 1.122, 1.124, 1.125, 1.126, 1.128, 1.129, 1.130, 1.131, 1.132, 1.133, 1.134, 1.135, 1.136, 1.138, 1.139, 1.140, 1.141, 1.142, 1.143, 1.144, 1.145, 1.146, 1.147, 1.148, 1.149, 1.150, 1.151, 1.152, 1.153, 1.154, 1.155, 1.156, 1.157, 1.158, 1.159, 1.160, 1.161, 1.166 e 1.168.

 Nel condividere le osservazioni del collega Valentino circa la debolezza degli argomenti con i quali il Governo ha giustificato nella relazione di accompagnamento la sospensione della riforma dell'ordinamento giudiziario, egli sottolinea come tale scelta testimoni l'incapacità della maggioranza di proporre un progetto alternativo, e l'evidente volontà di mantenere, salvo eventuali piccoli aggiustamenti di facciata, l'attuale assetto della magistratura.

 Se così fosse, sarebbe allora di gran lunga preferibile che il Governo e la maggioranza dichiarassero con chiarezza le proprie intenzioni, senza lasciare gli operatori del mondo giudiziario in una situazione di sospensione e incertezza del domani.

 Il senatore Centaro nel prendere atto di quanto affermato dal presidente Salvi circa gli emendamenti improponibili e nell'esprimere apprezzamento per la scelta di rimettere la decisione su una materia così delicata al Presidente del Senato, osserva tuttavia che a suo parere una valutazione circa la proponibilità delle proposte emendative presentate dal Gruppo di Forza Italia e dalla Casa delle Libertà avrebbe dovuto essere assunta tenendo conto di un criterio sistematico, e quindi anche degli effetti derivanti dall'approvazione di più emendamenti. In proposito egli invita la maggioranza ad esaminare le proposte emendative in uno spirito di grande apertura, tenendo conto ad esempio che molte di quelle relative agli articoli successivi al primo non devono essere considerate decadute nell'eventualità di una soppressione dell'articolo 1, avendo una propria autonoma logica giuridica.

 

 In assenza del presentatore, il PRESIDENTE dà per illustrati gli emendamenti 1.115, 1.116, 1.117, 1.119 e 1.120.

 

 Il sottosegretario MARITATI illustra l'emendamento 1.162, con il quale il termine di sospensione viene portato al 31 luglio, che rappresenta evidentemente una data più realistica per l'approvazione di opportuni interventi correttivi per la riforma dell'ordinamento giudiziario.

 

 Si passa alla votazione degli emendamenti.

 

 L'emendamento 1.1, di contenuto identico agli emendamenti 1.2, 1.3 e 1.4, posto ai voti, non è accolto.

 

 Dopo una dichiarazione di voto contraria del senatore CASTELLI (LNP) - il quale osserva che tale emendamento accetta in sostanza la logica della sospensione proposta dal Governo che, come dimostra lo stesso emendamento illustrato dal sottosegretario Maritati, rischia di aprire la strada ad un sostanziale affossamento della riforma - e una dichiarazione di voto favorevole del senatore BUCCICO (AN) - il quale fa presente come l'emendamento proponga una modulazione dei termini di sospensione dei tre decreti in considerazione della loro differente difficoltà di applicazione - l'emendamento 1.5, posto ai voti, non è accolto.

 

 Sono altresì posti separatamente ai voti e respinti gli emendamenti 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 1.10 e 1.11.

 

 Il PRESIDENTE rinvia il seguito dell'esame in attesa delle determinazioni del Presidente del Senato in ordine alle improponibilità.

 Egli ricorda quindi che la Commissione convocata per le ore 19, o successivamente alla conclusione della seduta pomeridiana dell'Assemblea qualora quest'ultima si prolungasse oltre quell'ora, per proseguire con le votazioni degli emendamenti ovvero, qualora non sia ancora giunta la decisione del Presidente del Senato, per iniziare l'esame in sede consultiva del disegno di legge n. 741.

 

La seduta termina alle ore 10,50.


EMENDAMENTI AL DISEGNO DI LEGGE N° 635

 

Art. 1

1.1

CASTELLI

Sopprimere l'articolo.

1.2

CARUSO

Sopprimere l'articolo.

1.3

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Sopprimere l'articolo.

1.4

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Sopprimere l'articolo.

1.5

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 1. – È sospesa l'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106, fino al 1º dicembre 2006, nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109, fino al 1º novembre 2006 e nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160, fino al 1º febbraio 2007».

1.6

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 1. – L'efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, è soppressa fino alla data del 15 gennaio 2007».

1.7

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 1. – L'efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, è sospesa fino alla data del 15 gennaio 2007».

1.8

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 1. – L'efficacia delle disposizioni contenute nell'articolo 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160, è sospesa fino alla data del 15 gennaio 2007».

1.9

CASTELLI

Sostituire il comma 1, con il seguente:

«1. L'efficacia delle disposizioni contenute nell'articolo 6 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106, è sospesa fino alla data del 1º novembre 2006, al fine di consentire ai procuratori generali presso le corti di appello di espletare le attività di vigilanza indicate».

1.10

CASTELLI

Sostituire il comma 1, con il seguente:

«1. L'efficacia della disposizione contenuta nell'articolo 15, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109, è sospesa fino alla data del 1º marzo 2007».

1.11

CASTELLI

Sostituire il comma 1, con il seguente:

«1. L'efficacia delle disposizioni contenute nell'articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109, è sospesa fino alla data del 1º marzo 2007».

1.12

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «20 febbraio 2006, n.106, con eccezione per quelle di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160, con eccezione per quelle di cui agli articoli da 1 a, nonché per quelle di cui al Capo II, al Capo IV, al Capo VIII, al Capo IX e al Capo X».

1.13

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «20 febbraio 2006, n.106, e 23 febbraio 2006, n.109».

1.14

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106».

1.15

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sostituire le parole: «nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109».

1.16

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sostituire le parole: «nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e» con le parole: «nel decreto legislativo».

1.17

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1 sopprimere le parole: 20 febbraio 2006, n.106,».

Conseguentemente aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia delle disposizioni contenute nell'articolo 4 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.18

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1 sopprimere le parole: 20 febbraio 2006, n.106,».

Conseguentemente aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia delle disposizioni contenute nell'articolo 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.19

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1 sopprimere le parole: 20 febbraio 2006, n.106».

Conseguentemente aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.20

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1 sopprimere le parole: «20 febbraio 2006, n.106,».

1.21

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1 sopprimere le parole: «20 febbraio 2006, n.106,».

1.22

CASTELLI

Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «20 febbraio 2006, n.106».

1.23

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «20 febbraio 2006, n.106, fatta esclusione per quelle di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160, con eccezione per quelle di cui al Capo I, al Capo II, al Capo IV, al Capo V, al Capo VIII, al Capo IX e al Capo X.».

1.24

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «20 febbraio 2006, n.106, con eccezione per quelle di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5, 23 febbraio 2006, n.109 e 5 aprile 2006, n.160, con eccezione per quelle di cui agli articoli da 1 a, nonché per quelle di cui al Capo II, al Capo IV, al Capo VIII, al Capo IX e al Capo X.».

1.25

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1 sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160» con le parole: «20 febbario 2006, n.106 e 23 febbraio 2006, n.109».

1.26

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106» con le parole: «20 febbraio 2006, n.106, con eccezione per quelle di cui agli articoli 3 e 4».

1.27

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le porole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1,».

1.28

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 1,».

1.29

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 2,».

1.30

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 3,».

1.31

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 4,».

1.32

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 5,».

1.33

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 6,».

1.34

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1, comma 7,».

1.35

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, dopo la parola: «106» inserire le seguenti: «fatta esclusione per quelle contenute negli articoli 2, 3, 4 e 5».

1.36

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 2,».

1.37

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, dopo la parola: «106» inserire le parole: «tranne per quelle di cui agli articoli 3, 4 e 5».

1.38

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «20 febbraio 2006, n.106» con le parole: «20 febbraio 2006, n.106, con eccezione per quelle di cui agli articoli 3 e 4».

1.39

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 3,».

1.40

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 4,».

1.41

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, dopo la parola: «106» aggiungere le seguenti: «con eccezione dell'articolo 4».

1.42

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 5,».

1.43

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, dopo la parola: «106» aggiungere le seguenti: «con eccezione dell'articolo 5».

1.44

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «20 febbraio 2006, n.106,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 6,».

1.45

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.46

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera b) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.47

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera e) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.48

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera f) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.49

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera g) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.50

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera b) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.51

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera n) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.52

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera v) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.53

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera cc) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.54

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera dd) dell'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.55

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera c) dell'articolo 3 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.56

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera f) dell'articolo 3 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.57

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera l) dell'articolo 3 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.58

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia della lettera d) dell'articolo 4 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.59

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109,».

Conseguentemente, aggiungere il seguente comma:

«2. L'efficacia dell'articolo 9 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».

1.60

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sopprimere le parole: «23 febbraio 2006, n.109».

1.61

CASTELLI

Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «23 febbraio 2006, n.109».

1.62

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, dopo la parola: «109» inserire le seguenti: «tranne per quelle di cui al Capo I - Della responsabilità disciplinare dei magistrati».

1.63

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 1,».

1.64

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 2,».

1.65

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 3,».

1.66

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 4,».

1.67

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 5,».

1.68

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 6,».

1.69

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 7,».

1.70

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 8,».

1.71

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 9,».

1.72

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 10,».

1.73

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 11,».

1.74

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 12,».

1.75

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 13,».

1.76

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 14,».

1.77

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 15,».

1.78

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 16,».

1.79

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 17,».

1.80

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 18,».

1.81

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 19,».

1.82

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 20,».

1.83

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 21,».

1.84

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 22,».

1.85

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 23,».

1.86

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 24,».

1.87

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 25,».

1.88

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, dopo la parola: «109» aggiungere le seguenti: «tranne per quelle di cui agli articoli 26, 27, 28 e 29».

1.89

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 26,».

1.90

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 27,».

1.91

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 28,».

1.92

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 29,».

1.93

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «23 febbraio 2006, n.109,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 30,».

1.94

CASTELLI

Al comma 1, sopprimere le seguenti parole: «5 aprile 2006, n.160».

195

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo I – Disposizioni in tema di ammissione in magistratura e uditorato, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

196

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo II – Funzioni dei magistrati, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

197

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo III – Della progressione nelle funzioni, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

198

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo IV – Passaggio di funzioni, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

199

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo V – Assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.100

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo VI - Assegnazione dei posti nelle funzioni di secondo grado, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.101

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo VII - Assegnazione dei posti nelle funzioni di legittimità, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.102

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo VIII - Concorsi e commissioni, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.103

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo IX - Incarichi semi direttivi e direttivi, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.104

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo X - Magistrati fuori ruolo, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.105

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1 sostituire le parole: «e 5 aprile 2006 n.160,» con le seguenti: «nonché l'efficacia degli articoli del Capo XI - Progressione economica dei magistrati, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160,».

1.106

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 1,».

1.107

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 2,».

1.108

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 3,».

1.109

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 4,».

1.110

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 5,».

1.111

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 6,».

1.112

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 7,».

1.113

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 8,».

1.114

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 9,».

1.115

D'ONOFRIO

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 10,».

1.116

D'ONOFRIO

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 11,».

1.117

D'ONOFRIO

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 12,».

1.118

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, dopo la parola: «160» aggiungere le seguenti: «ad eccezione degli articoli 13, 14, 15 e 16,».

1.119

D'ONOFRIO

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezzione dell'articolo 13,».

1.120

D'ONOFRIO

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 14,».

1.121

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 15,».

1.122

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 16,».

1.123

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, dopo la parola: «160» aggiungere le seguenti: «ad eccezione del Capo V - Assegnazione dei posti nelle funzioni di primo grado».

1.124

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 17,».

1.125

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 18,».

1.126

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 19,».

1.127

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, dopo la parola: «160» aggiungere le seguenti: «ad eccezione del Capo VI - Assegnazione dei posti nelle funzioni di secondo grado».

1.128

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 20,».

1.129

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 21,».

1.130

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 22,».

1.131

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 23,».

1.132

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 24,».

1.133

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 25,».

1.134

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 26,».

1.135

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 27,».

1.136

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 28,».

1.137

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, dopo la parola: «160» aggiungere le seguenti: «ad eccezione del Capo IX - Incarichi semidirettivi e direttivi».

1.138

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 29,».

1.139

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 30,».

1.140

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 31,».

1.141

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 32,».

1.142

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 33,».

1.143

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 34,».

1.144

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 35,».

1.145

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 36,».

1.146

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 37,».

1.147

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 38,».

1.148

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 39,».

1.149

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 40,».

1.150

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 41,».

1.151

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 42,».

1.152

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 43,».

1.153

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 44,».

1.154

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 45,».

1.155

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 46,».

1.156

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 47,».

1.157

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 48,».

1.158

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 49,».

1.159

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Al comma 1, dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 50,».

1.160

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 51,».

1.161

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Dopo le parole: «5 aprile 2006, n.160,» inserire le seguenti: «ad eccezione dell'articolo 52,».

1.162

Il Governo

Al comma 1 del disegno di legge le parole: «1º marzo 2007» sono sostituite dalle seguenti: «31 luglio 2007».

1.163

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, le parole: «1º marzo 2007» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2006».

1.164

CASTELLI

All'articolo 1, comma 1, sostituire le parole: «è sospesa fino alla data del 1 marzo 2007», con le seguenti parole: «è sospesa improrogabilmente fino alla data del 1 ottobre 2006».

1.165

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, le parole: «1º marzo 2006» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2006».

1.166

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Sostituire le parole: «1º marzo 2007» con le seguenti: «1º novembre 2006».

1.167

CASTELLI

All'articolo 1, comma 1, sostituire le parole: «è sospesa fino alla data del 1 marzo 2007», con lòe seguenti parole: «è sospesa improrogabilmente fino alla data del 1 dicembre 2006».

1.168

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Sostituire le parole: «1º marzo 2007» con le seguenti: «1º dicembre 2006».

1.169

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, le parole: «1º marzo 2007» sono sostituite dalle seguenti: «15 dicembre 2006».

1.170

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, le parole: «1º marzo 2007» sono sostituite dalle seguenti: «15 gennaio 2007».

1.171

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. All'articolo 16, comma 4 del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n.109, dopo le parole: ''rimangono segreti'' aggiungere le seguenti parole: ''nei confronti di qualsiasi altro soggetto''».

1.172

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. All'articolo 3, comma 1 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n.106, dopo la parola: ''o'' aggiungere le seguenti parole: '',nel caso di particolari esigenze di servizio,''».

1.173

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. Entro il medesimo termine, devono essere adottate esclusivamente disposizioni integrative dei decreti legislativi n.20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160».

1.174

CASTELLI

All'articolo 1, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:

«1-bis. Entro tale termine, il Governo può adottare disposizioni integrative dei decreti legislativi n.20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160 nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150».

1.175

CASTELLI

All'articolo 1, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:

«1-bis. Entro tale termine, il Governo può adottare disposizioni integrative dei decreti legislativi n.20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n.160 nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 7 e 8 della legge 25 luglio 2005, n.150».

Art. 2

2.1

CASTELLI

Sopprimere l'articolo.

2.2

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Sopprimere l'articolo.

2.3

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Sopprimere l'articolo.

2.4

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Sostituire l'articolo con il seguente:

«L'articolo 1, comma 3 della legge 25 luglio 2005, n.150 è sostituito dal seguente:

''3. Il Governo è delegato ad adottare, entro i novanta giorni successivi all'acquisto d'efficacia delle disposizioni contenute in ciascuno dei decreti legislativi emanati nell'esercizio della delega di cui al comma 1, i decreti legislativi recanti la disciplina transitoria, se necessaria, le norme eventualmente occorrenti per il coordinamento dei medesimi con le altre leggi dello Stato e l'abrogazione delle norme divenute incompatibili.

I decreti legislativi previsti nel presente comma sono adottati con l'osservanza dei princìpi e dei criteri di cui all'articolo 2, comma 9, e divengono efficaci dopo quindici giorni dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica.''».

2.5

Il Governo

Al comma 1, le parole: «1º giugno 2007» sono sostituite dalle seguenti: «31 ottobre 2007».

2.6

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sostituire le parole: «1entro il 1º giugno 2007» con le seguenti: «entro il 31 dicembre 2006».

Art. 3

3.1

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Sopprimere l'articolo.

3.2

CASTELLI

Sopprimere l'articolo.

3.3

VALENTINO, BUCCICO

Sopprimere l'articolo.

3.4

CARUSO

Sopprimere l'articolo.

3.5

Il Governo

Al comma 1, le parole: «28 febbraio 2007» sono sostituite dalle seguenti: «30 luglio 2007».

3.6

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Al comma 1, sostituire le parole: «28 febbraio 2007» con le seguenti: «31 dicembre 2006».

3.7

PISTORIO

Al comma 1 sostituire le parole: «nel testo risultante dalla modifica di cui all'articolo 14 della legge 12 aprile 1990, n.74» con le seguenti: «nel testo risultante dalla modifica di cui all'articolo 13 della legge 28 marzo 2002, n.44».

3.8

CASTELLI

Al comma 1 sostituire le parole: «All'articolo 14 della legge 12 aprile 1990, n.74» con le seguenti: «All'articolo 13 della legge 28 marzo 2002, n.44».

Art. 4

4.1

CASTELLI

Sopprimere l'articolo.

4.2

CENTARO, ZICCONE, FAZZONE, GHEDINI, MALVANO, PITTELLI

Sopprimere l'articolo.

4.3

BUCCICO, VALENTINO, CARUSO

Sopprimere l'articolo.

4.4

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «è differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150» con le seguenti: «è differita alla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150».

4.5

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «è differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150» con le seguenti: «è differita alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160».

4.6

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «è differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150» con le seguenti: «è differita alla data del 1º ottobre 2006».

4.7

CARUSO, VALENTINO, BUCCICO

Al comma 1, sostituire le parole: «è differita alla data di efficacia dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n.150» con le seguenti: «è differita alla data del 31 ottobre 2007».

Conseguentemente aggiungere il seguente comma: «I regolamenti previsti al comma 3 dell'articolo 7 e al comma 1 dell'articolo 7-bis della legge 24 marzo 1958, n.195 sono adottati entro il termine di sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge».

4.8

VALENTINO, CARUSO, BUCCICO

Al comma 1 sostituire le parole da: «dell'ultimo dei decreti» fino alla fine del comma, con le seguenti: «del decreto legislativo 5 aprile 2006, n.160».

4.9

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. Il primo periodo, del comma 6, dell'articolo 1 del decreto-legge 28 agosto 1995, n.361, convertito con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n.437, è soppresso».

Art. 5

5.1

CARUSO, BUCCICO, VALENTINO

Sopprimere l'articolo.

5.2

CASTELLI

Al comma 1 sostituire le parole: «il giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale», con le seguenti: «il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale».

 


GIUSTIZIA (2a)

martedi' 18 luglio 2006

14a Seduta (pomeridiana)

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

La seduta inizia alle ore 14,30.

 

IN SEDE REFERENTE

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

 Riprende l'esame del disegno di legge in titolo, sospeso nella seduta antimeridiana dell'11 luglio scorso.

 

Il presidente, senatore SALVI (Ulivo), fa presente che alcuni colleghi dell'opposizione hanno chiesto un breve rinvio dell'inizio dei lavori della Commissione perché impegnati nella presentazione di subemendamenti ad emendamenti del Governo sul decreto competitività.

Pertanto egli sospende la seduta.

 

 La seduta sospesa alle ore 14,35 è ripresa alle ore 15.

 

Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta precedente erano stati votati i primi undici emendamenti all'articolo 1 e che l'esame era stato sospeso in attesa che il Presidente del Senato si pronunciasse sulle inammissibilità.

Avverte quindi che si passerà all'esame dei restanti emendamenti all'articolo 1, già pubblicati nella seduta antimeridiana dell'11 luglio 2006.

 

Gli emendamenti 1.13, 1.14, 1.15 e 1.16, posti separatamente ai voti, con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti.

 

 Il PRESIDENTE avverte che sarà posta in votazione la prima parte dell'emendamento 1.17.

 

 Il senatore CASTELLI(LNP), in sede di dichiarazione di voto, nell'esprimere il voto favorevole del suo Gruppo, rileva l'incongruenza tra la gravità delle accuse mosse dal Ministro dell'Interno in ordine alla leggerezza con cui i sostituti procuratori della Repubblica comunicano ai giornalisti il contenuto delle intercettazioni telefoniche e la pervicace volontà della maggioranza parlamentare di sospendere l'efficacia del decreto legislativo n. 106, che, attribuendo al capo dell'ufficio di procura l'esclusiva facoltà di intrattenere rapporti con la stampa, tenta di risolvere il problema. Al fine dunque di una più meditata soluzione, l'oratore chiede di audire preventivamente il Ministro dell'interno.

 

 Posta ai voti, con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinta la prima parte dell'emendamento 1.17, risultando pertanto preclusi gli emendamenti 1.18, 1.19, 1.20, 1.21 e 1.22. L'emendamento 1.23, posto ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinto.

 

 Il PRESIDENTE avverte che sarà posto in votazione l'emendamento 1.27.

 

 Il senatore CENTARO(FI) esprime voto favorevole, rilevando che l'emendamento mira a salvare dalla sospensione l'articolo 1 del decreto legislativo, concernente le attribuzioni del procuratore della Repubblica, che reca unicamente dichiarazioni di principio condivisibili da tutti che possono essere legittimamente mantenute, essendo riservata semmai ad eventuali regolamenti e circolari l'attuazione concreta dei suddetti principi.

 

 Posto ai voti con il parere contrario del RELATORE del rappresentante del GOVERNO, è respinto l'emendamento 1.27.

 

 Il PRESIDENTE dichiara che sarà posto in votazione l'emendamento 1.36.

 

 Prendendo la parola in sede di dichiarazione di voto favorevole, il senatore CENTARO (FI) osserva che anche l'emendamento in questione mira a salvare dalla sospensione una norma di principio, l'articolo 2, concernente la titolarità dell'azione penale e che, disciplinando al comma 2 la delega per la trattazione di un procedimento, attribuisce al procuratore la facoltà, non certo l'obbligo, di indicare i criteri cui il sostituto procuratore della Repubblica deve attenersi.

 

 Dichiarando il suo voto favorevole, il senatore CASTELLI (LNP) esprime il suo stupore per l'atteggiamento della maggioranza che - invece di discutere nel merito le questioni afferenti all'ordinamento giudiziario - accetta supinamente la decisione di un Governo che sembra totalmente subalterno alla magistratura e soprattutto ai diktat dell'Associazione Nazionale Magistrati. Ad avviso dell'oratore, sarebbe invece più opportuno monitorare gli effetti della riforma e solo successivamente procedere alle modifiche ritenute più opportune.

 

 Posto ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinto l'emendamento 1.36.

 

 Previa dichiarazione di voto favorevole dei senatori CENTARO(FI), CASTELLI (LNP) e CARUSO(AN), posti ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti gli identici emendamenti 1.40 e 1.41.

 

 Previa dichiarazione di voto favorevole dei senatori CENTARO(FI), BUCCICO (AN) e CASTELLI(LNP), il quale ultimo esprime anche le sue perplessità in ordine alla scelta della Presidenza di dichiarare inammissibili gli emendamenti miranti ad escludere dalla sospensione l'articolo 3 del decreto legislativo n. 106, posti ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti gli identici emendamenti 1.42 e 1.43.

 

 Il PRESIDENTE avverte che sarà posto in votazione l'emendamento 1.44

 

 Il senatore CENTARO(FI), in sede di dichiarazione di voto favorevole, rileva che l'articolo 6 del decreto legislativo n. 106, che l'emendamento vuole salvare dalla sospensione, nel disciplinare l'attività di vigilanza e di controllo del procuratore generale della Repubblica, non fa che prendere atto di quanto già avviene presso le corti di appello italiane.

 

 Previa dichiarazione di voto favorevole dei senatori BUCCICO (AN) e CASTELLI(LNP), il quale dichiara di astenersi, posto ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinto l'emendamento 1.44

 

 Previa dichiarazione di voto favorevole dei senatori BUCCICO(AN), CENTARO (FI) e, in dissenso, dichiarazione di astensione CARUSO(AN), l'emendamento 1.45, posto in votazione con il parere contrario del RELATORE e del rappresentate del GOVERNO, è respinto.

 

 Previa dichiarazione di voto del senatore CENTARO(FI), posti in votazione con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti gli emendamenti 1.60 e 1.61.

 

Il PRESIDENTE avverte che sarà posto in votazione l'emendamento 1.62.

 

Prendendo la parola in sede di dichiarazione di voto favorevole, il senatore BUCCICO (AN) osserva che la tipizzazione degli illeciti disciplinari disposta dal Capo I del decreto n. 109, che l'emendamento mira a salvare dalla sospensione, corrisponde in gran parte a quanto elaborato dalla giurisprudenza pretoria del Consiglio Superiore della Magistratura.

 

Posto ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinto l'emendamento 1.62.

 

Gli emendamenti 1.90 e 1.92, posti separatamente ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti.

 

Previa dichiarazione di voto favorevole dei senatori CASTELLI(LNP), CENTARO (FI) e, in dissenso, del senatore CARUSO (AN) - il quale dichiara che voterà contro l'emendamento per sottolineare la mancanza di spirito costruttivo di una maggioranza che pure pretende di chiamare l'opposizione a collaborare a soluzioni condivise - l'emendamento 1.92, posto ai voti con parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinto.

 

L'emendamento 1.94, posto ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è respinto.

 

Previe dichiarazioni di voto del senatore BUCCICO(AN), posti separatamente ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, sono respinti gli emendamenti 1.98 e 1.99.

 

L'emendamento 1.100 è ritirato.

 

Gli emendamenti 1.101, 1.104, 1.105, posti separatamente ai voti con il parere contrario del RELATORE e del rappresentane del GOVERNO, sono respinti.

 

Previe dichiarazioni di voto contrario del senatore CARUSO(AN), il quale osserva che l'emendamento rappresenta una sfacciata ammissione della volontà del Governo di affossare la riforma dell'ordinamento giudiziario, del senatore CENTARO (FI) e, in dissenso, del senatore VALENTINO(AN), posto ai voti con il parere favorevole del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, è approvato l'emendamento 1.162, risultando pertanto preclusi gli emendamenti 1.163, 1.164, 1.165, 1.166, 1.167, 1.168, 1.169 e 1.170.

 

Gli emendamenti 1.174 e 1.175 sono decaduti.

 

Il PRESIDENTE rinvia il seguito dell'esame.

 


GIUSTIZIA (2a)

giovedi' 20 luglio 2006

16a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

 Interviene, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il prefetto Alessandro Panza, accompagnato dal dottor Vincenzo Nicolì, vice questore aggiunto.

 

 La seduta inizia alle ore 10.

(omissis)

IN SEDE REFERENTE

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

 Riprende l'esame sospeso nella seduta pomeridiana del 18 luglio scorso.

 

 Il presidente SALVI ricorda che tutti gli emendamenti sono già stati pubblicati nella seduta antimeridiana dell'11 luglio scorso. Ricorda altresì che nella scorsa seduta erano stati votati gli emendamenti all'articolo 1.

 Pone pertanto ai voti l'articolo nel testo emendato.

 

 La Commissione approva.

 

 Si passa all'esame degli emendamenti all'articolo 2.

 

 Il senatore CARUSO(AN), nel rinunciare ad illustrare l'emendamento soppressivo 2.2, si sofferma sull'emendamento 2.4 rilevando come esso sia diretto a correggere quello che a suo parere fu un errore della legge delega le cui conseguenze sono aggravate dalla sospensione dell'efficacia di tre decreti legislativi proposta dal Governo, e vieppiù dal differimento del termine di sospensione operato con l'emendamento 1.162.

 Il comma 3 dell'articolo 1 della legge 150 del 2005, infatti, contiene una delega al Governo ad adottare decreti legislativi che abbiano la funzione di introdurre disposizioni di coordinamento, ove se ne manifesti la necessità dopo l'entrata in vigore dei decreti legislativi di attuazione della delega stessa.

 E' evidente però - al fine di evitare che le disposizioni di cui si riscontri una difficoltà di applicazione restino prive di disposizioni integrative e di coordinamento per un tempo eccessivo - che sarebbe stato opportuno stabilire un termine di emanazione parametrato sulla data di entrata in vigore dei singoli decreti legislativi a cui le norme di coordinamento si riferiscono.

 La legge delega ha invece previsto che le disposizioni di coordinamento venissero emanate entro un termine riferito alla data di entrata in vigore dell'ultimo decreto legislativo, ciò che determina evidentemente un'incongrua dilatazione del periodo di incertezza normativa che può conseguire alla difficile applicazione di norme relative ai primi decreti legislativi emanati, periodo che si allunga a dismisura se si procrastina nel tempo l'acquisizione dell'efficacia di alcuni decreti.

 

 Si associa il senatore CENTARO(FI).

 

 Il sottosegretario MARITATI illustra l'emendamento 2.5, la cui approvazione è la conseguenza necessaria del rinvio del termine di sospensione dell'efficacia dei decreti legislativi n. 106, 109 e 160 del 2006, conseguente all'approvazione dell'emendamento 1.162.

 

 Essendo decaduto per assenza del relatore l'emendamento 2.1, è posto ai voti e respinto l'emendamento 2.2, identico all'emendamento 2.3, e sul quale il parere del RELATORE e del GOVERNO è contrario.

 

 Dopo dichiarazioni di voto favorevole del senatore CARUSO(AN), l'emendamento 2.4, posto ai voti con il parere contrario del RELATORE e del GOVERNO, non è accolto.

 

 L'emendamento 2.5, posto ai voti, è accolto, ed è pertanto precluso l'emendamento 2.6.

 

 L'articolo 2, posto ai voti nel testo emendato, è approvato.

 

 Si passa all'esame dell'articolo 3.

 

 Il senatore CENTARO (FI) fa proprio l'emendamento 3.7 del senatore Pistorio e illustra l'emendamento soppressivo 3.1.

 L'articolo 3 del disegno di legge costituisce una riprova che il provvedimento governativo reca una serie di cambiali pagate dal Governo a componenti della magistratura associata, ed in questo caso all'uscente Consiglio superiore della magistratura.

 La norma di cui si propone la sospensione, infatti, aveva un'evidente finalità di moralizzazione, in quanto determinava l'impossibilità per i magistrati membri del Consiglio superiore della magistratura - fermo restando il loro diritto ad essere ricollocati in ruolo nella stessa posizione che avevano prima delle elezioni - di concorrere a incarichi direttivi o semidirettivi per i due anni successivi alla cessazione del mandato consiliare; tale norma intendeva impedire fenomeni come quello di un Presidente della terza sezione del Consiglio superiore, il quale ha omesso per ben due anni di mettere a concorso una posto di procuratore aggiunto che egli stesso è andato poi ad occupare rientrando in ruolo.

 

 Nell'illustrare l'emendamento soppressivo 3.3, il senatore CARUSO (AN) si associa alle considerazioni del collega Centaro e osserva che, nei prossimi due anni, le vicende della carriera dei magistrati che il prossimo 31 luglio scadranno dall'incarico di componenti del Consiglio superiore della magistratura, consentiranno di individuare i mandanti della norma in discussione.

 In proposito egli ricorda che l'articolo 13 della legge n. 44 del 2002 è frutto di un emendamento da lui stesso presentato in Assemblea in quanto relatore sulla riforma del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, ma che in realtà era stato preparato dal senatore Fassone, del Gruppo dei Democratici di Sinistra, e dal senatore Dalla Chiesa del Gruppo della Margherita. Anzi, nella sua prima versione, l'emendamento stabiliva che il divieto di concorrere a cariche direttive o semidirettive durasse cinque anni, anche se poi in Assemblea si è ritenuto che una sospensione del progresso nella carriera così lunga si sarebbe tradotta in una sorta di punizione nei confronti dei magistrati che avevano fatto parte del Consiglio superiore della magistratura.

 In realtà, con la legge n. 44 del 2002, si volevano raggiungere essenzialmente due risultati di carattere moralizzatore e cioè, con la riforma del sistema elettorale dell'organo di autogoverno della magistratura, una riduzione del peso delle correnti che non si è purtroppo verificata, ciò che ha determinato alla fine della scorsa legislatura la consapevolezza della necessità di rivedere la riforma, e la valorizzazione della dignità della funzione svolta dai magistrati che fanno parte del Consiglio superiore della magistratura attraverso quella norma che oggi il Governo propone di fatto di abrogare.

 

 Il sottosegretario MARITATI nell'esprimere parere contrario sugli altri emendamenti presentati, illustra l'emendamento 3.5 che si ispira ad una logica coerente con quella degli altri emendamenti presentati dal Governo, quella di armonizzare tutte le date relative alla sospensione dell'efficacia dei decreti legislativi.

 

 Il RELATORE si rimette alla Commissione sugli emendamenti all'articolo 3.

 

 Intervenendo in dichiarazione di voto favorevole sull'emendamento soppressivo, il senatore CARUSO (AN) sottolinea che l'articolo 3 non incide in alcun modo sulle norme oggetto dei decreti legislativi dei quali viene sospesa l'efficacia, e pertanto non è giustificata l'argomentazione che sorregge il parere contrario del Governo.

 

 L'emendamento 3.1, di contenuto identico agli emendamenti 3.2, 3.3 e 3.4, e sul quale il parere del GOVERNO è contrario mentre il RELATORE si rimette alla Commissione, posto ai voti non è accolto.

 

 L'emendamento 3.5 del Governo, sul quale il PRESIDENTE si rimette alla Commissione, posto ai voti, è accolto.

 

 Il senatore CENTARO(FI), nell'annunciare il voto favorevole all'emendamento 3.7, presentato dal senatore Pistorio e da lui fatto proprio, osserva che, qualora si volesse dar credito al Governo circa l'intento veramente sospensivo dell'articolo 3, tale norma determinerebbe una disparità di trattamento fra i magistrati che rientreranno in ruolo dal Consiglio superiore della magistratura il prossimo 31 luglio e quelli che cesseranno dalle consigliature successive.

 

 L'emendamento, posto ai voti con il parere contrario del GOVERNO e sul quale il RELATORE si rimette alla Commissione, non è accolto.

 

 E' pertanto precluso l'emendamento 3.8.

 

 L'articolo 3, nel testo emendato, posto ai voti, è approvato.

 

 Si passa all'esame dell'articolo 4.

 

 Senza discussione sono respinti gli identici emendamenti 4.1, 4.2 e 4.3, mentre decadono gli emendamenti 4.4, 4.5 e 4.6.

 

 Senza discussione sono poi respinti gli emendamenti 4.7 e 4.8.

 

 Si passa all'esame dell'articolo 5.

 

 Senza discussione sono respinti gli emendamenti 5.1 e 5.2.

 

 Il seguito dell'esame è rinviato.

 

SUL PROCESSO VERBALE

 

 Il senatore CARUSO (AN) segnala che nel resoconto sommario della seduta pomeridiana di martedì 18 luglio scorso non sono state riportate le perplessità da lui manifestate, e alle quali solo successivamente si è associato il senatore Castelli, circa le improponibilità valutate dal Presidente della Commissione e successivamente confermate dal Presidente del Senato, con particolare riferimento all'esclusione degli emendamenti diretti a sottrarre alla sospensione dell'efficacia l'articolo 3 del decreto legislativo 106 del 2006.

 

 Il presidente SALVI, nel dare assicurazione che i rilievi del senatore Caruso saranno verbalizzati, ribadisce che le motivazioni che sorreggono le sue valutazioni circa la proponibilità degli emendamenti e la successiva decisione del Presidente del Senato sono agli atti della Commissione.

 

 La seduta termina alle ore 12,05.

 


GIUSTIZIA (2a)

giovedi' 27 luglio 2006

20a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente

SALVI

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati.

 

 La seduta inizia alle ore 14.

IN SEDE REFERENTE

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Seguito e conclusione dell'esame)

 

 Riprende l'esame del disegno di legge in titolo, sospeso nella seduta antimeridiana del 20 luglio scorso.

 

 Il presidente SALVI ricorda che nella seduta antimeridiana del 20 luglio si è concluso l'esame degli articoli e degli emendamenti ad essi riferiti ed avverte che si passerà alla votazione finale.

 

 Il senatore CARUSO(AN), in sede di dichiarazione di voto, rileva preliminarmente che le modifiche approvate dalla Commissione al disegno di legge in esame hanno soltanto ampliato ulteriormente il tempo di sospensione dell'efficacia dei tre decreti legislativi di riforma dell'ordinamento giudiziario e, per questa ragione, risultano accentuate le ragioni di contrarietà sollevate dall'opposizione.

 L'oratore osserva che la maggioranza, per quanto abbia auspicato, nel corso del dibattito, l'opportunità di una sospensione al fine di riflettere con il massimo coinvolgimento possibile di tutte le forze politiche, di fatto ha blindato il disegno di legge di sospensione in tutti i suoi aspetti, rifiutandosi di accogliere emendamenti puntuali presentati dall'opposizione, i quali non avevano alcun intento ostruzionistico.

 Ad avviso del senatore, il Governo, tra scegliere di condividere il processo riformatore o avviare una controriforma, ha optato per una terza via, quella di sospendere l'efficacia dei procedimenti, già peraltro produttivi di effetti nell'ordinamento, senza sapere come modificarli, con il rischio di accantonare definitivamente il processo riformatore che invece - per unanime valutazione - merita di essere perseguito.

 Condividendo quanto affermato dal ministro Bersani sulla necessità di sperimentare qualsiasi riforma, verificandone gli effetti nel tempo senza paventare possibili disastri, invita il ministro Mastella - che già ha subito un'espropriazione delle sue competenze, in materia di ordini professionali, da parte del Ministro per le attività produttive - ad ascoltare il suggerimento del suo collega di governo per valutare la necessità di eventuali opportune modifiche, senza disattendere però le aspettative di un numero considerevole di operatori del diritto.

 Nel preannunciare il voto contrario dei senatori di Alleanza Nazionale, l'oratore ribadisce la sua contrarietà a questa surreale "danza del gambero" e insiste perché il Ministro della giustizia palesi al più presto al Parlamento gli intendimenti del Governo in materia di ordinamento giudiziario.

 

 Il senatore DI LELLO FINUOLI(RC-SE), nell'esprimere il voto favorevole dei senatori di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, auspica che il Governo fughi il prima possibile i timori che il provvedimento di sospensione nasconda la volontà di non cambiare nulla, considerando che, per quanto i decreti colpiti dalla sospensione configurino un modello di ordinamento giudiziario non compatibile con quello costituzionale, è opportuno intervenire al più presto in materia, soprattutto in ordine alla tipizzazione degli illeciti disciplinari.

 In riferimento a quest'ultimo aspetto, l'oratore osserva che una puntuale tipizzazione delle fattispecie di illecito consente anche di introdurre, senza difficoltà, il principio della obbligatorietà dell'azione disciplinare, perché di quest'ultima può stemperare i possibili rischi inflazionistici.

 Il senatore rileva altresì che sia da rivedere completamente il sistema delle carriere dei magistrati, che non può fondarsi su un numero eccessivo di concorsi; nello stesso tempo è possibile valutare la questione della distinzione di funzioni tra magistratura requirente e magistratura giudicante, in riferimento alla quale non c'è alcuna pregiudiziale negativa da parte della sinistra, che - in altri paesi, come in Francia - ha dimostrato di voler colpire alcuni degli interessi corporativi degli organi giurisdizionali.

 

 Il senatore Massimo BRUTTI(Ulivo), nell'esprimere il voto favorevole dei senatori del gruppo Ulivo, ricorda che, nel corso della XIV legislatura, i segnali di dialogo che si percepivano nel dibattito in commissione venivano ripetutamente frustrati dalla presentazione di maxiemendamenti dal contenuto inaccettabile.

 La sospensione dei decreti delegati risponde - ad avviso dell'oratore - alla necessità di dare vita ad una riforma dell'ordinamento giudiziario alternativa a quella approvata dal centro - destra, affermando altresì l'opportunità di coinvolgere, nel processo riformatore, settori importanti dell'attuale opposizione che non avevano condiviso le scelte del Governo in materia.

 Il senatore osserva che i profili di maggiore perplessità della riforma avanzata dal centro destra attengono alla incostituzionalità complessiva del sistema, confermata dal messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica, le cui osservazioni puntuali non furono soddisfatte completamente con la seconda lettura. Il senatore auspica altresì un'accelerazione dell'iter approvativo, che consenta di lavorare, fina da settembre, sul merito delle questioni.

 

 Il senatore ZICCONE (FI) esprime le sue perplessità sul disegno di legge di sospensione, avanzando alcune riserve di principio, in ordine alla concezione stessa della democrazia dell'alternanza, in cui non può passare l'assunto in base al quale una nuova maggioranza annulla tutto quello che ha fatto la precedente, soprattutto quando - come in questo caso - si tratta di un provvedimento atteso da tempo, afferente ad una materia di rilevanza costituzionale, frutto di un dibattito parlamentare durato molti anni e ritenuto necessario dallo stesso Capo dello Stato nel suo messaggio di rinvio alla Camere.

 Nonostante in molti settori della maggioranza si percepisca l'intenzione di procedere in tempi rapidi ad un esame nel merito dell'ordinamento giudiziario, il dato oggettivo è il blocco sostanziale di un processo riformatore. Ad avviso del relatore, il rifiuto di discutere di proposte emendative, presentate per trasformare un'arida sospensione in un intervento modificativo sostanziale, dimostra la reale intenzione della maggioranza.

 Il senatore, pur consapevole delle difficoltà, per il Governo, di prospettare a breve una coerente proposta alternativa, attende eventuali disegni di legge in materia di ordinamento giudiziario per dialogare finalmente nel merito su ciò che può essere opportuno cambiare.

 

 Il senatore CASTELLI (LNP) evidenzia l'incoerenza della maggioranza che non ha sollevato alcuna critica al taglio di 350 milioni di euro alle spese di giustizia, contenuto nel cosiddetto decreto Bersani, dopo che per anni ha imputato alla scarsità di risorse la causa principale delle patologie del sistema giudiziario.

 Ad avviso dell'oratore, la ratio del provvedimento sospensivo in esame, la stessa che caratterizza il disegno di legge sull'indulto da poco approvato dalla Camera, il quale tra l'altro aprirà le porte del carcere a migliaia di detenuti, è la totale mancanza di qualsiasi proposta rilevante per risolvere i problemi in materia di giustizia.

 Il senatore osserva che le accuse mosse ai decreti di attuazione della legge delega sull'ordinamento giudiziario, la presunta incostituzionalità e i danni irreversibili che rischiano di produrre nel sistema, sono pretestuose, immotivate, prive di reale fondamento e servono solo a coprire la vera motivazione che giustifica la sospensione, ovvero la volontà di assecondare un preciso diktat della magistratura "militante", nei confronti della quale il Governo precedente ha sempre legittimamente opposto la sovranità del Parlamento e il principio costituzionale della soggezione dei giudici alla legge.

 Dichiarando il voto contrario della Lega Nord Padania, il senatore rileva come il Governo dovrebbe riflettere sul fatto che, per la prima volta nella storia della Repubblica, tutta l'avvocatura sia in sciopero contro l'Esecutivo e prende atto del carattere velleitario degli auspici per una rapida discussione nel merito.

 

 Il senatore CARUSO (AN) rileva che la Commissione si sta accingendo a concludere l'esame in sede referente del disegno di legge in titolo, senza aver preventivamente acquisito il parere della 1a Commissione.

 

 Il PRESIDENTE, preso atto del rilievo, si rammarica per il fatto che la Commissione Affari costituzionali, pure convocata in data odierna per l'espressione del parere, non abbia concluso i suoi lavori in tempo utile.

 

 La Commissione conferisce infine mandato al relatore a riferire in senso favorevole sul disegno di legge in titolo, con le modificazioni ad esso apportate nel corso dell'esame, autorizzandolo a richiedere lo svolgimento della relazione orale e ad effettuare gli interventi di coordinamento formale eventualmente necessari.

 

SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

 

 Il PRESIDENTE comunica che, al termine della seduta pomeridiana dell'Assemblea, si riunirà l'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari della Commissione.

 

 La seduta termina alle ore 14,50.

 


Esame in sede consultiva

 


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

MERCOLEDI’ 26 LUGLIO 2006

22a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente

BIANCO

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Scotti.

 

La seduta inizia alle ore 14,40.

 

PER UN SALUTO DI BENVENUTO AL SENATORE PALUMBO

 

 Il presidente BIANCO rivolge un saluto di benvenuto e l'augurio di buon lavoro al senatore Aniello Palumbo, proclamato eletto dopo le dimissioni del senatore Nicola Mancino.

 

 Si associa la Commissione.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Parere alla 2ª Commissione. Esame e rinvio)

 

 Il relatore CALVI (Ulivo) ricorda la vicenda della riforma dell'ordinamento giudiziario, che è stata oggetto di molte polemiche tra maggioranza e opposizione nella scorsa legislatura, un testo assai complesso in ordine al quale la sua parte politica ha espresso riserve e censure anche sotto il profilo costituzionale.

 Illustra quindi il disegno di legge in titolo che, in attesa di un'auspicabile revisione di quella riforma, sospende l'efficacia dei decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006. Il provvedimento ha lo scopo di evitare le difficoltà organizzative che si determinerebbero con l'applicazione delle norme che prevedono l'obbligatorietà dell'azione disciplinare e la tipizzazione dei relativi illeciti nonché una nuova regolazione dell'accesso in magistratura.

 Esprime alcune perplessità tecniche sul contenuto dell'articolo 3, che ribadisce l'applicazione del secondo comma dell'articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n. 916, modificato dalla legge n. 74 del 1990, in materia di ricollocamento in ruolo dei magistrati già membri del Consiglio superiore della magistratura, che risulterebbe abrogato qualora non venisse sospesa l'efficacia del citato decreto legislativo n. 160 del 2006.

 Infine rileva l'assenza di una norma transitoria che disciplini gli effetti della sospensione dei suddetti decreti legislativi dalla data della loro entrata in vigore.

 

 Il senatore PALMA (FI) rileva che la presentazione da parte del Governo di un disegno di legge ordinario implica il riconoscimento della mancata sussistenza di eventuali condizioni di necessità e urgenza tali, ad esempio, da giustificare l'emanazione di un decreto-legge. Esprime, tuttavia, forti riserve sull'opportunità di sospendere l'efficacia dei decreti attuativi della riforma dell'ordinamento giudiziario.

 Sotto il profilo della compatibilità costituzionale, rileva anch'egli l'assenza di una disciplina transitoria; l'incertezza legislativa, a suo avviso, potrebbe provocare conseguenze sul piano della disparità di trattamento, ad esempio per quanto riguarda l'esito di eventuali denunce di illecito disciplinare nel periodo di sospensione delle norme.

 Quanto all'articolo 3, ritiene che si tratti di una norma ad hoc in palese contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, in quanto ripristina in modo surrettizio una posizione di privilegio per i membri del Consiglio superiore della magistratura uscenti.

 Per tali motivi, ritiene che si dovrebbe esprimere un parere contrario sul disegno di legge in titolo.

 

 Il senatore PASTORE (FI) giudica singolare che si sospenda una norma in vigore, senza stabilire la disciplina da applicarsi nel periodo di sospensione; un problema che determina effetti particolarmente gravi quando si tratta di norme che stabiliscono l'abrogazione di disposizioni preesistenti.

 Sottolinea, quindi, la rilevanza costituzionale delle disposizioni sull'ordinamento giudiziario, che dovrebbe indurre maggiore cautela ed equilibrio per assicurare il pieno rispetto del principio di legalità.

 

 Il senatore SAPORITO (AN) osserva che il Governo, non essendo d'accordo sul contenuto della riforma dell'ordinamento giudiziario approvata nella scorsa legislatura avrebbe dovuto scegliere la via della soppressione di quelle disposizioni, piuttosto che sospenderne l'efficacia.

 La Commissione, a suo avviso, dovrebbe eccepire la violazione dell'articolo 3 della Costituzione, per la disparità di trattamento che si determinerebbe in assenza di una adeguata normativa transitoria, e dell'articolo 97, poiché l'incertezza normativa provocherebbe un pregiudizio per il buon andamento della pubblica amministrazione. Infine, la formulazione dell'articolo 3 del disegno di legge in esame, a suo avviso, rappresenta una grave violazione del principio di uguaglianza, per le motivazioni, che condivide, esposte dal senatore Palma.

 

 Il sottosegretario SCOTTI ricorda la posizione espressa dal Ministro della giustizia a nome del Governo, favorevole a una revisione della riforma dell'ordinamento giudiziario, senza tuttavia sovvertirne completamente l'impianto. Di qui la scelta di sospendere l'efficacia delle norme attuative, anziché procedere con una generalizzata abrogazione.

 Sottolinea, in particolare, le difficoltà che si determinano presso la Procura generale della Corte di cassazione a seguito dell'introduzione dell'obbligatorietà dell'azione disciplinare, della mancata previsione del potere di archiviazione e della riduzione da due anni a un anno del termine entro il quale deve essere pronunciata la sentenza disciplinare. Il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, a suo avviso, contrariamente a quanto sostenuto dal senatore Saporito, rappresenta un motivo non secondario alla base della decisione del Governo di sospendere l'efficacia dei decreti legislativi attuativi.

 Per quanto riguarda la formulazione dell'articolo 3, su cui sono state sollevate riserve nel corso del dibattito, preannuncia la disponibilità del Governo a considerare proposte emendative finalizzate a evitare possibili disparità di trattamento.

 

 Per un breve commento alle dichiarazioni del rappresentante del Governo ha nuovamente la parola il senatore PALMA (FI), che considera non persuasivi gli argomenti addotti a sostegno dell'iniziativa in esame, confermando la sua critica, in particolare, all'evidente misura di vantaggio che si intende introdurre per i magistrati che rientrano nei ruoli dopo un'esperienza elettiva nel Consiglio superiore, del resto liberamente scelta.

 

 Il relatore CALVI (Ulivo), intervenendo in replica, giudica con favore la disponibilità del Governo ad accogliere una diversa formulazione dell'articolo 3 e conferma l'opportunità di sollecitare la Commissione di merito ai fini dell'eventuale introduzione di una disciplina transitoria.

Illustra quindi una proposta di parere favorevole, con osservazioni, pubblicata in allegato al presente resoconto.

 

Il seguito dell'esame è infine rinviato.


PARERE PROPOSTO DAL RELATORE

SUL DISEGNO DI LEGGE N. 635

 

 

 

La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, non ravvisando elementi di incompatibilità costituzionale, esprime un parere favorevole, rilevando comunque l'opportunità di una norma transitoria che assicuri certezza alla condizione dei magistrati per i quali viene meno la disciplina vigente, in attesa di quella da adottare. Inoltre, si segnala l'opportunità di una diversa formulazione dell'articolo 3, tale da rispettare in forma più congrua la sequenza normativa, considerato che la norma abrogata è fatta rivivere senza intervenire sulla norma abrogante. L'intervento, infine, dovrebbe aderire in modo più appropriato alla natura generale e astratta del rapporto tra norma abrogata e norma nuovamente vigente.

 


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

giovedi' 27 luglio 2006

23a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente

BIANCO

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Scotti.

 

 

La seduta inizia alle ore 14,10.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Parere alla 2a Commissione. Seguito dell'esame)

 

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 26 luglio.

 

Il relatore CALVI (Ulivo) conferma la proposta di parere favorevole, con osservazioni, illustrata nella seduta di ieri. Essa, al fine di accogliere alcune delle sollecitazioni emerse nel dibattito, potrebbe essere adottata in modo da sottolineare con forza la necessità di una diversa formulazione dell'articolo 3. Pertanto, egli presenta un nuovo testo di quella proposta di parere, allegato al presente resoconto.

 

Il senatore PASTORE (FI) osserva che, anche con la modifica appena illustrata dal relatore, la proposta di parere non sarebbe idonea a rappresentare i profili di incostituzionalità del testo in esame, la cui congruità e il cui equilibrio normativo sono inficiati dall'assenza di una disciplina transitoria e dalla formulazione dell'articolo 3, che non chiarisce l'efficacia nel tempo delle norme richiamate.

Propone, quindi, di esprimere un parere di nulla osta, condizionato alla determinazione di un regime transitorio che assicuri certezza alla condizione dei magistrati per i quali viene meno la disciplina vigente e alla soppressione dell'articolo 3. La proposta alternativa di parere, sottoscritta anche dai senatori MANTOVANO(AN), MAFFIOLI(UDC), SARO (DC-Ind-MA) e PIROVANO(LNP), è pubblicata in allegato al presente resoconto.

 

Il relatore CALVI (Ulivo)precisa che la proposta di parere da lui avanzata recepisce in misura adeguata le preoccupazioni ora esposte dal senatore Pastore. Ricordando che il Governo ha manifestato la disponibilità a una riformulazione dell'articolo 3, ritiene che i rilievi, peraltro condivisibili, concernenti quella disposizione e l'assenza di una disciplina transitoria non potrebbero in alcun caso configurare una incompatibilità costituzionale del testo.

 

Il senatore VILLONE (Ulivo) condivide l'opportunità di suggerire alla Commissione giustizia una riformulazione dell'articolo 3, mentre ritiene infondata la conclusione di incostituzionalità del testo implicita nella proposta di parere del senatore Pastore. Analogamente, dissente sull'eccezione di incostituzionalità sollevata in relazione all'assenza di una disciplina transitoria.

 

Il senatore PALUMBO (Ulivo) osserva che i rilievi mossi dal senatore Pastore per sostenere la proposta di parere condizionato attengano piuttosto al merito del provvedimento. Ritiene che la proposta di parere avanzata dal relatore nella sua nuova formulazione recepisca in maniera appropriata l'istanza di introdurre una normativa transitoria e di modificare l'articolo 3.

 

Il senatore VITALI (Ulivo) esprime il suo consenso sulla proposta di parere avanzata dal relatore.

 

Il senatore LATORRE (Ulivo) ritiene che la proposta di parere condizionato avanzata dal senatore Pastore e da altri senatori rappresenti un atto di mera opposizione politica: esso infatti non illustra gli argomenti a sostegno dei rilievi di incostituzionalità. Consente, invece, con la proposta di parere del relatore.

 

Il sottosegretario SCOTTI, a nome del Governo, manifesta il favore per il parere proposto dal relatore, che opportunamente sottolinea l'esigenza di una disciplina transitoria e suggerisce la riformulazione dell'articolo 3 in modo da evitare indebite posizioni di vantaggio dei componenti uscenti del Consiglio superiore della magistratura ma anche inopportune penalizzazioni all'atto della loro ricollocazione in ruolo. Infine, condivide l'opinione sostenuta dal relatore e dal senatore Villone nel senso che il testo non presenta profili di incompatibilità costituzionale.

 

Il presidente BIANCO, considerato che l'Assemblea del Senato sta per iniziare i propri lavori, rileva che non è possibile concludere l'esame del disegno di legge in titolo.

 

Il senatore QUAGLIARIELLO (FI) osserva che, nonostante l'urgente riconvocazione della seduta della Commissione al fine di concludere l'esame del disegno di legge n. 635, ancora una volta non è stato possibile esprimere il parere della Commissione affari costituzionali. Si tratta, a suo avviso, di una situazione preoccupante, che mette a rischio la dignità dei lavori della Commissione.

 

 Anche il relatore CALVI (Ulivo) esprime il disagio per l'incerto andamento dei lavori della Commissione, che era stata dapprima sconvocata su invito del Presidente del Senato per la proposizione da parte del Governo della questione di fiducia sul disegno di legge in tema di missioni internazionali e poi è stata convocata nuovamente per proseguire l'esame del disegno di legge di sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario, secondo un accordo in tal senso in sede di Conferenza dei Capigruppo.

 Ritiene però di dover respingere le allusioni a un presunto ostruzionismo della maggioranza e invita l'opposizione a prendere atto della sua disponibilità a modificare la proposta di parere con una formulazione delle osservazioni particolarmente incisiva. Osserva, al contrario, che la proposta alternativa di parere è connotata solo da un intento polemico e ha un dispositivo incongruo, non essendo sostenuta da alcun argomento diverso da quelli propri della stessa proposta.

 

 Il senatore PALMA (FI) ricorda i rilievi svolti nella seduta antimeridiana dell'Assemblea a proposito della mancata espressione dei pareri della Commissione affari costituzionali a causa di comportamenti dilatori dei Gruppi di maggioranza. Ricorda, inoltre, che il presidente del Gruppo Forza Italia, il senatore Schifani, ha sottolineato l'esigenza di un parere di costituzionalità sul disegno di legge n. 635.

 Rileva, quindi, che la Commissione affari costituzionali non è in grado di esprimere il proprio parere, che è stato richiesto fin dal 16 giugno: un esito che, a suo avviso, rappresenta il sintomo di una compressione del confronto parlamentare che ha conseguenze non trascurabili anche dal punto di vista democratico e rivela una condotta politica, da parte dei gruppi di maggioranza, evidentemente insensibile a simili, importanti implicazioni.

 

 Il senatore MANTOVANO (AN) nota che il parere di costituzionalità non è stato votato perché i senatori della maggioranza non erano in numero tale da far prevalere la proposta del relatore: infatti sono intervenuti i senatori di quasi tutti i Gruppi di maggioranza solo per evitare che la sproporzione numerica fosse sancita dalla votazione.

 

 Il senatore VILLONE (Ulivo) osserva che la mancata espressione del parere dipende piuttosto dal contrasto di opinioni che si è verificato in Commissione sulla rilevanza delle osservazioni sul testo in esame. A suo avviso, la proposta di parere condizionato, che implica una censura di incostituzionalità del testo, ha natura solo strumentale.

 

 Il senatore ZANDA (Ulivo) respinge le critiche dei senatori Palma e Mantovano a proposito di una carenza di spirito democratico e ricorda che anche nella scorsa legislatura, in più occasioni, nelle Commissioni i senatori della maggioranza hanno prolungato i loro interventi per assicurare una prevalenza al momento del voto. Auspica che l'esame di costituzionalità dei disegni di legge si svolga in futuro con argomenti fondati e che l'importante funzione che svolge la Commissione affari costituzionali non sia condizionata in misura impropria dalla contrapposizione politica.

 

 Il senatore PIROVANO (LNP) osserva che la mancata conclusione dell'esame di costituzionalità rende inutile l'attività e la presenza dei componenti della Commissione: il comportamento della maggioranza e la continua posizione di questioni di fiducia da parte del Governo determinano una prassi inedita che vanifica il dibattito parlamentare.

 

 Il senatore PASTORE (FI) ricorda che gli argomenti a sostegno della proposta di parere condizionato da lui presentata insieme ad altri senatori sono stati ampiamente esposti nella seduta di ieri.

La mancata espressione del parere anche per il disegno di legge n. 635 rischia di trasformarsi in una prassi e per questo desta viva preoccupazione.

 

Il presidente BIANCO ricorda le circostanze che lo hanno indotto a riconvocare l'odierna riunione della Commissione per l'esame in sede consultiva del disegno di legge n. 635. L'impossibilità di dare un esito ai lavori della Commissione è dipesa, a suo avviso, dal fatto che hanno prevalso le motivazioni politiche, visto che le divergenze sul parere non sembravano insormontabili.

 

 

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

mercoledi' 26 luglio 2006

3a Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula.

 

 

 La seduta inizia alle ore 15,05.

(omissis)

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Parere alla 2a Commissione. Esame e rinvio)

 

 Il presidente MORANDO (Ulivo), in qualità di relatore, illustra il disegno di legge in titolo, segnalando, per quanto di competenza, che il provvedimento all’articolo 1 sospende fino alla data del 1° marzo 2007 l’efficacia dei decreti legislativi n. 106 e n. 109 del 2006, entrati in vigore rispettivamente in data 18 e 19 giugno 2006, nonché del decreto legislativo n. 160 del 2006, non ancora entrato in vigore (con entrata in vigore originariamente prevista per il 28 luglio 2006). L’articolo 2 fa slittare il termine per l’esercizio della delega relativa alle norme di coordinamento e transitorie di cui all’articolo 1, comma 3, primo periodo, della legge n. 150 del 2005, originariamente previsto per il 30 luglio 2006, che viene ad essere spostato al 1° giugno 2007 nel testo del provvedimento in esame. La relazione di accompagnamento afferma che dal disegno di legge non derivano conseguenze finanziarie, come evidenziato dalla relazione tecnica, in quanto norme di mera sospensione di efficacia di provvedimenti non ancora operativi e di differimento del termine di esercizio di delega.

Per quanto di competenza, con riferimento all’articolo 1 e in particolare con riferimento ai decreti legislativi nn. 106 e 109 del 2006, formalmente già entrati in vigore, segnala l’opportunità di acquisire conferma che le norme di cui viene sospesa l’efficacia non abbiano ad oggi prodotto effetti operativi, secondo quanto affermato dalla relazione tecnica, atteso che ciò costituisce il presupposto dell’assunta invarianza di oneri della sospensione in parola. Gli articoli 3 e 4 del provvedimento sono invece volti, secondo quanto chiarito dalla relazione tecnica, a rendere coerente la normativa con l’effetto di sospensione disposto dal provvedimento, per cui non si hanno osservazioni al riguardo.

 

Il sottosegretario CASULA concorda con il relatore circa il fatto che la neutralità finanziaria della sospensione delle disposizioni contenute nei decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006, richiamati dall’articolo 1 del testo in esame, presuppone che i decreti medesimi non siano stati attuati nelle more dell’iter parlamentare del disegno di legge e che, pertanto, resti immutato il quadro operativo di riferimento. A tal fine, con riferimento ai decreti legislativi nn. 106 e 109, per i quali è già decorsa la data di entrata in vigore, evidenzia la necessità di acquisire ulteriori elementi informativi dalla competente amministrazione di settore, al fine di confermare l’assenza di effetti finanziari.

 

Il senatore LEGNINI (Ulivo) osserva che, sebbene i citati decreti legislativi nn. 106 e 109 siano formalmente già entrati in vigore, la loro concreta applicazione è stata di fatto sospesa dalle amministrazioni guidiziarie competenti, proprio per tenere conto del rinvio operato dal disegno di legge in esame, per cui non dovrebbero essersi prodotti effetti operativi.

 

Il presidente MORANDO rileva la necessità di acquisire certezza sull’assenza di effetti derivanti dai citati decreti legislativi, per cui propone di rinviare ad altra seduta il seguito dell’esame, al fine di acquisire le necessarie integrazioni informative.

 

Il senatore AZZOLLINI (FI) concorda con la proposta del Presidente, osservando l’indispensabilità di tali informazioni ai fini dell’espressione del parere da parte della Sottocommissione.

 

Il seguito dell’esame è pertanto rinviato.

 

La seduta termina alle ore 15,40.

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

giovedi' 27 LUGLIO 2006

4a Seduta

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula.

 

 

 La seduta inizia alle ore 14,40.

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(Parere alla 2a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)

 

 Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.

 

 Il presidente MORANDO ricorda che il provvedimento all’esame era stato oggetto di discussione nella seduta della Sottocommissione per i pareri di ieri, nella quale si era reso necessario acquisire ulteriori chiarimenti rispetto alla relazione tecnica predisposta dalla Ragioneria.

 

 Il sottosegretario CASULA illustra quindi i profili attinenti l’assenza di oneri connessi al provvedimento in esame, specificando, altresì, che il Ministero della giustizia ha confermato l’assenza di effetti operativi conseguenti alle norme formalmente entrate in vigore e di cui si dispone la sospensione dell’efficacia, con la successiva presa d’atto di tale chiarimento da parte della Ragioneria generale dello Stato.

 

 Il senatore VEGAS (FI) ritiene opportuno verificare che non siano stati adottati atti prodromici alla normativa di cui si dispone la sospensione al di là della mancata produzione di effetti operativi. Richiede dunque al Presidente di poter disporre il rinvio dell’esame ad un successivo momento, previa acquisizione di tali ulteriori chiarimenti posto peraltro che il provvedimento sarà posto in votazione in Assemblea alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

 

 Il senatore POLLEDRI (LNP), nell’esprimere perplessità in ordine alla totale mancata adozione di provvedimenti finalizzati all’attuazione delle norme, data la imminente entrata in vigore prevista per le stesse, aderisce alla richiesta del senatore Vegas.

 

 Dopo un intervento del senatore RIPAMONTI (IU-Verdi-Com), volto a chiarire come anche in una data successiva i chiarimenti da parte del Governo non potranno che essere confermati, il presidente MORANDO, pur riconoscendo che i chiarimenti risultano ad oggi esplicitati da parte del Governo, non avendo obiezioni sulle richieste formulate, propone di rinviare l’esame del provvedimento.

 

 La Sottocommissione conviene.

 

La seduta termina alle ore 14,50.

 

 


Relazione della 2^ Commissione (Giustizia)

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 635-A

Relazione orale

(Relatore Salvi)

 

TESTO PROPOSTO DALLA 2ª COMMISSIONE PERMANENTE

(GIUSTIZIA)

 

 

Comunicato alla Presidenza il 27 luglio 2006

PER IL

 

DISEGNO DI LEGGE

 

 

Sospensione dell’efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

 

presentato dal Ministro della giustizia

di concerto col Ministro dell’economia e delle finanze

 

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 GIUGNO 2006

———–

 

 


 

 

DISEGNO DI LEGGE

DISEGNO DI LEGGE

Testo del Governo

Testo proposto dalla Commissione

—-

—-

Art. 1.

Art. 1.

1. L’efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º marzo 2007.

1. L’efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 31 luglio 2007.

Art. 2.

Art. 2.

1. All’articolo 1, comma 3, primo periodo, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le parole: «entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 1º giugno 2007».

1. All’articolo 1, comma 3, primo periodo, della legge 25 luglio 2005, n. 150, le parole: «entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 ottobre 2007».

Art. 3.

Art. 3.

1. Fino al 28 febbraio 2007 si applica il secondo comma dell’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n. 916, nel testo risultante dalla modifica di cui all’articolo 14 della legge 12 aprile 1990, n. 74.

1. Fino al 30 luglio 2007 si applica il secondo comma dell’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1958, n. 916, nel testo risultante dalla modifica di cui all’articolo 14 della legge 12 aprile 1990, n. 74.

Art. 4.

Art. 4.

1. All’articolo 1, comma 6, primo periodo, del decreto-legge 28 agosto 1995, n. 361, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1995, n. 437, le parole: «è differita alla data di entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario.» sono sostituite dalle seguenti: «è differita alla data di efficacia dell’ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui alla legge 25 luglio 2005, n. 150».

Identico

Art. 5.

Art. 5.

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Identico.

 

 

 


Esame in Assemblea

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

ASSEMBLEA

 

 

 

15a

seduta pubblica (pomeridiana)

 

Martedì

11 luglio 2006

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente ANGIUS

 

 


 

(omissis)

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - la seguente integrazione al programma dei lavori del Senato per i mesi di giugno e luglio 2006:

(omissis)

- Disegno di legge n. 635 - Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario

(omissis)

 

Calendario dei lavori dell'Assemblea

Discussione e reiezione di proposte di modifica

(omissis)

 

PRESIDENTE

(omissis)

Gli emendamenti al disegno di legge n. 635 (Sospensione efficacia disposizioni ordinamento giudiziario) dovranno essere presentati entro le ore 19 di lunedì 24 luglio.

(omissis)

PASTORE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, vorrei avanzare una diversa proposta di calendario, con riferimento in particolare al disegno di legge n. 635, che lei ha battezzato "disegno di legge Mastella", se non sbaglio. Propongo che quel provvedimento venga cancellato dal calendario che lei ha letto e quindi rinviato a settembre, per una serie di ragioni che vorrei esporre.

In Commissione affari costituzionali non abbiamo ancora discusso della costituzionalità del provvedimento, ma ritengo che, al di là del merito delle questioni che esso solleva in riferimento all'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario, vi sia una questione di fondo. La riforma dell'ordinamento giudiziario non interviene in una materia di generica rilevanza costituzionale, ma di forte rilevanza costituzionale, tant'è che il legislatore costituente, nel 1947, introdusse una disposizione transitoria che in qualche modo manteneva in vita il vecchio ordinamento giudiziario, prevedendo un termine, naturalmente ritenuto ordinatorio e non perentorio, per l'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario.

Oggi, Presidente, dopo sessant'anni, abbiamo una riforma dell'ordinamento giudiziario fatta, naturalmente, nel rispetto dei principi costituzionali, come abbiamo potuto constatare anche dall'iter legislativo della legge di delega, ma con questo disegno di legge fermiamo tale processo, già in ritardo di sessant'anni. Ciò quindi pone un problema di validità di un disegno di legge che interrompe un cammino che la Costituzione richiede; naturalmente, la maggioranza attuale è libera di modificare l'ordinamento giudiziario, di stravolgerlo, di integrarlo, di sopprimere norme e articoli, ma, secondo me, il cammino intrapreso non può essere interrotto.

Vi è di più e di peggio, perché un pezzo di quell'ordinamento giudiziario è già in vigore e la vigenza di quel pezzo non trascurabile dell'ordinamento giudiziario verrebbe fermata. Si fermerebbe l'orologio della riforma e, addirittura, lo si riporterebbe indietro.

Credo che questa scelta legislativa, oltre che assolutamente incongrua nel nostro ordinamento giuridico, sia ancor più contraddittoria in un contesto costituzionale che fa dell'ordinamento giudiziario una delle colonne portanti dell'ordinamento costituzionale stesso.

Per questo motivo, Presidente, credo sia opportuna un'approfondita riflessione su questo punto. Non so se sarà possibile farla in questo periodo, quindi propongo che il disegno di legge venga stralciato dal calendario e che la sua discuessione riprenda eventualmente a settembre.

MATTEOLI (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MATTEOLI (AN).

(omissis)

Concordo poi con quanto detto dal senatore Pastore circa il disegno di legge n. 635 concernente la sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario, il cui esame lei, Presidente, prevede di inserire nella prima settimana di agosto, qualora ve ne siano i presupposti, ma che comunque - a mio avviso - può essere rimandato tranquillamente alla ripresa dei lavori a settembre.

Per tali motivi non possiamo votare questo calendario; voteremo contro, a meno che lei non voglia rivedere, soprattutto per quanto concerne il cosiddetto decreto Bersani, la possibilità di aprire qui, in quest'Aula, un dibattito di almeno tre giorni che consenta anche ai Gruppi di opposizione di portare un contributo alla stesura del provvedimento stesso.

QUAGLIARIELLO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

QUAGLIARIELLO (FI).

(omissis)

 

Vengo poi alla vexata quaestio sulla quale abbiamo molto discusso questa mattina in sede di Conferenza dei Capigruppo e anche oggi in Aula, attraverso gli interventi dei senatori Pastore e Matteoli, riguardante il cosiddetto disegno di legge Mastella.

Signor Presidente, come abbiamo già sostenuto molte volte, non vi è alcuna necessità e urgenza di affrontarlo. Si è trattato semplicemente, almeno fino ad ora, di un provvedimento di bandiera: è un segnale mandato ai magistrati, di cui questa maggioranza è paladina, in merito alla volontà di cancellare i decreti legislativi più pregnanti in questa materia. Il Governo è legittimato ad adottarlo, non c'è alcun dubbio, ma non si capisce quale sia la ratio di voler a tutti i costi anticipare questo provvedimento, atteso che non avrà alcun effetto pratico.

In seguito, infatti, dovrà essere discusso dalla Camera dei deputati e non credo, signor Presidente, che la Camera si voglia impegnare su questo tema né in agosto, né in settembre. La questione, quindi, andrà per le lunghe, per cui nessuno degli obiettivi che il Governo si era posto verrà raggiunto. Pertanto, non cambierà nulla dal punto di vista pratico e nemmeno dal punto di vista del segnale politico, perché ormai penso che anche i magistrati abbiano capito che si è trattato di un provvedimento di bandiera.

Infine, signor Presidente, vi è una questione nuova, delle ore 13,53, che rassegno a lei e a tutta l'Assemblea. Il ministro dell'interno Amato ha reso in Commissione affari costituzionali affermazioni di una gravità inaudita, che non interessano soltanto gli addetti ai lavori, cioè coloro i quali si occupano di giustizia, ma anche tutto il Parlamento e la società.

Il ministro Amato ha dichiarato (cito testualmente, non credo che l'ANSA non sia veritiera): «Sono esterrefatto da ciò che accade in Italia» - relativamente alla pubblicazione di intercettazioni - «e mi dicono che accade da molto tempo». (Brusìo).

Chiedo un minimo di attenzione da parte dei colleghi. Credo che un Ministro che abbia dichiarato in una sede ufficiale cose di questa natura debba poi venire in Parlamento a riferire più compiutamente. «È una prassi talmente consolidata» - quella appunto di divulgare e propalare intercettazioni - «che alcuni giornalisti mi dicono che esistono contratti di fatto tra i giornalisti e chi fornisce le notizie e collegamenti tra procure e giornali per cui viene data al giornalista una password per entrare nel momento in cui un atto viene dato ai difensori».

Il Ministro dell'interno, cioè, dice che esistono dei contratti di fatto tra giornalisti e procure per propalare notizie riservate. Lo dice in Parlamento il Ministro dell'interno, per cui chiederò, nella prima riunione utile della Commissione giustizia, che, prima di andare avanti nell'esame del disegno di legge Mastella, venga convocato il ministro Amato a riferire più compiutamente su cosa intendeva dire. Credo sia suo dovere in questo momento rivelare chi sono i giornalisti che hanno fatto a lui tali dichiarazioni. Egli è un pubblico ufficiale e ha ricevuto notizia di reato: non può fermarsi ad una dichiarazione di questa natura. Ciò rivela quale sia l'inquinamento che oggi vige nelle procure italiane.

Cosa c'entra ciò con il disegno di legge Mastella? C'entra, signor Presidente, perché oggi l'unico strumento innovativo che il Parlamento ha introdotto per porre un freno a questo mal costume è il decreto legislativo sulle procure. Oggi finalmente - ed è già legge - abbiamo un procuratore capo responsabile di quanto accade. Credo che se la maggioranza vuole abrogare questa norma, che - ripeto - oggi è l'unico strumento efficace che abbiamo posto in essere per frenare questo scandalo, si assume una responsabilità enorme. Su questo dobbiamo meditare tutti perché si tratta di una questione che travalica il confronto tra maggioranza e opposizione.

Per questo motivo le chiedo, signor Presidente, che, proprio come segnale politico della volontà del Parlamento di fare chiarezza sugli scandali, il disegno di legge Mastella venga cancellato dal calendario. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, AN, UDC e DC-Ind-MA).

(omissis)

SCHIFANI (FI).

(omissis)

Quanto al cosiddetto disegno di legge Mastella, nel corso della Conferenza dei Capigruppo mi sono fatto carico, a nome della nostra coalizione, di prevederne addirittura la cancellazione dal calendario dei lavori, in quanto ritenevamo che su un argomento così delicato (che prevede la quasi sostanziale cancellazione di un'importantissima e strutturale riforma dell'ordinamento giudiziario, che peraltro è per buona parte già in vigore) occorresse che la Commissione giustizia esaurisse nei tempi canonici i propri lavori, tempi che noi individuiamo, secondo il Regolamento, in sessanta giorni.

(omissis)

 

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

 

ASSEMBLEA

 

 

29a

seduta pubblica (antimeridiana)

 

sabato

29 luglio 2006

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente CAPRILI,

del vice presidente CALDEROLI

e del vice presidente BACCINI


(omissis)

Discussione del disegno di legge:

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (Relazione orale) (ore 18,17)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 635.

Il relatore, senatore Salvi, ha facoltà di svolgere la relazione, nei termini che egli stesso ci ha indicato. Non facendosi ulteriori osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

SALVI, relatore. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, con il disegno di legge in esame il Governo propone la sospensione di alcuni dei decreti attuativi della riforma dell'ordinamento giudiziario approvati nella precedente legislatura.

Le ragioni di sintesi, richieste dalla breve discussione appena svoltasi mi portano ad indicare soprattutto i punti politici di questa scelta del Governo e delle intenzioni del Governo e della maggioranza.

Perché, dunque, la sospensione delle disposizioni in tema di ordinamento giudiziario? L'attuale maggioranza, come è noto, ha avversato molto nettamente il disegno di legge proposto dal precedente Governo. Sarebbe stato pertanto anomalo e avrebbe rappresentato una mancanza di rispetto del programma presentato davanti agli elettori, se la coalizione di centro-sinistra, una volta diventata maggioranza, non si fosse fatta carico di una scelta coerente con quella posizione.

D'altra parte, occorre considerare le materie affrontate dai tre decreti in questione, concernenti la formazione e la professionalità dei magistrati, la distinzione di funzioni tra pubblico ministero e giudice, l'esigenza di una tipizzazione dell'illecito disciplinare e le maggiori garanzie per il cittadino circa il fatto che di fronte agli illeciti dei magistrati ci sia giustizia, un sistema e un'organizzazione delle procure della Repubblica che - pur senza avere la rigida gerarchizzazione del sistema previsto dalla riforma - non comporti tuttavia un ritorno alla situazione pre-esistente perché la diffusività della funzione del giudice non può essere riproposta negli stessi termini per quanto riguarda la funzione della pubblica accusa.

Tutte queste ragioni hanno indotto a proporre, non già l'abrogazione, bensì la sospensione dell'efficacia di questi provvedimenti onde consentire al Parlamento, non di lasciare che nulla sia fatto, ma di intervenire nel periodo di tempo che il Governo ha chiesto in Commissione (fino al luglio del prossimo anno) per introdurre una nuova normativa per ciascuno di questi punti. Una normativa che tenti di porre il tema della magistratura non sul versante del contrasto tra politica e giustizia, ovvero all'interno del sistema giustizia tra avvocatura e magistratura, ma dal punto di vista dei diritti del cittadino. Quindi diritto ad avere una giustizia in tempi rapidi, una giustizia che abbia la sua efficacia e la sua prontezza, soprattutto per i cittadini più deboli dal punto di vista economico e finanziario.

Ciò non vuol dire che quello dei tempi e dei costi della giustizia sia l'unico tema da affrontare, anche se è certamente centrale. Sono da affrontare anche i temi che la legge sull'ordinamento giudiziario ci offre. Noi proveremo a farlo in una prospettiva nuova, guardando la questione, anche in questo caso, dal punto di vista del diritto del cittadino. Quindi diritto ad avere una difesa forte ed efficiente e pertanto ad avere un'avvocatura che sia in grado di far valere i propri diritti; diritto di avere davanti a sé un giudice autonomo e indipendente, perché se non è così, dipenderà da qualcun altroe non certamente dal cittadino comune o dai soggetti più deboli.

Nel fare questo vogliamo operare alla ricerca del più ampio confronto parlamentare. Il Governo non ha presentato suoi disegni di legge sostitutivi rispetto ai decreti delegati per la scelta di affidare al confronto parlamentare la soluzione di questi problemi. Il Presidente della Repubblica ci ha ricordato qualche settimana fa che non su ogni questione ci deve essere la dialettica e perfino lo scontro, ma solo su quelle che il Governo ritiene decisive ed essenziali per la propria funzione di indirizzo politico. Credo che il Governo abbia quindi fatto bene ad affidare al Parlamento la soluzione di questi problemi, perché mi auguro che sarà possibile, superando le contrapposizioni del passato, trovare i più ampi consensi per affrontare questi temi. Una giustizia nella quale il cittadino non ha fiducia non è una giustizia rispondente ai nostri principi costituzionali.

Questa è la ragione, signor Presidente, onorevoli colleghi, della proposta del Governo, di cui raccomando l'approvazione.

In Commissione abbiamo avuto un confronto molto serrato, perché l'opposizione ha legittimamente difeso - sarebbe stato anomalo il contrario - la riforma che aveva sostenuto nella passata legislatura. Mi auguro che alla ripresa dei lavori a settembre, nel tener fermo questo punto di vista, ci sia la stessa disponibilità al confronto e alla discussione che c'è stata in Commissione, in modo che si possa operare tutti insieme per una soluzione positiva dei problemi della giustizia. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, FI e dai banchi del Governo).

PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Salvi per la sua relazione.

Colleghi, come unanimemente convenuto dalla Conferenza dei Capigruppo del 26 luglio scorso, il seguito dell'esame del provvedimento in titolo sarà posto all'ordine del giorno della prima seduta dell'Aula dopo la pausa estiva.

(omissis)

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

ASSEMBLEA

 

 

 

33a

seduta pubblica  

 

Martedì

19 settembre 2006

 

Presidenza del presidente MARINI

 

 

 


(omissis)

Seguito della discussione del disegno di legge:

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (Relazione orale) (ore 18,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 635.

Ricordo che nella seduta del 29 luglio il relatore, senatore Salvi, ha svolto la relazione orale.

MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mondo della giustizia presenta, mai come in questo periodo, notevoli complessità e sempre più spinosi problemi, alcuni, per la verità, non recentissimi che le varie strategie di intervento non sono riuscite a risolvere.

Ai problemi della resa di giustizia, dell'arretratezza dell'apparato e della riorganizzazione degli uffici, si sono aggiunti quelli dell'ordinamento giudiziario, cioè di un sistema che un illustre giurista definì «il reticolo normativo dello statuto funzionale dei magistrati, importante quanto i codici e senza il quale gli stessi codici di rito non possono funzionare». (Brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. Colleghi, mi sembrava che una certa abitudine ad un eccesso di conversari fosse oggi superata. Vi prego di continuare così.

Sta parlando il Ministro e credo vogliano tutti ascoltarlo.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Sull'attività giudiziaria e sulla magistratura i Costituenti dettarono ben precise disposizioni rivolte a garantire l'esercizio della giurisdizione ad opera di un corpo giudiziario di alta professionalità, dotato al tempo stesso di autonomia e di indipendenza, e nella VII disposizione transitoria previdero una nuova legge sull'ordinamento giudiziario formulata in piena conformità con la Costituzione.

Ma l'ordinamento Grandi del 1941 ha continuato ad applicarsi, anche con successive modifiche ed integrazioni, e ciò ha suscitato nella letteratura giuridica una vasta elaborazione e sempre un vivace dibattito. Sono stati per la verità molteplici i tentativi di una riforma organica rimasti senza esito, sia per vedute ideologiche divergenti, sia per le difficoltà insite nei problemi stessi, anche perché le linee di fondo tracciate dalla Costituzione si pongono a mezza strada tra l'impianto francese del funzionariato della giustizia ed il sistema anglosassone del potere terzo. Dunque, un dibattito fervido ed agitato che dura però da 50 anni, troppi.

E devo dare atto al senatore Castelli ed alla sua ex maggioranza di avervi posto mano, seppure a colpi di spada che per certi aspetti hanno inciso su quella indipendenza e su quella autonomia fermamente volute dalla Costituzione: colpi di spada che, come ben sappiamo, determinarono i messaggi correttivi del presidente Ciampi.

La riforma però non ha segnato soltanto un ritorno in alcuni punti al sistema impiegatizio dell'ordinamento Grandi, sminuendo, tra l'altro, la centralità del Consiglio superiore della magistratura quale organo di governo dell'ordine giudiziario; ha anche determinato incidenze negative sullo stesso esercizio della giurisdizione per almeno due motivi: innanzitutto, perché oggi il problema di maggior rilievo, come si sa, è la lentezza, questo modo lumacoso della giustizia di procedere, problema che la riforma dell'ordinamento non risolve affatto; in secondo luogo, perché alcune delle metodologie introdotte dalla riforma, come i concorsi per la progressione in carriera, distolgono necessariamente il giudice dall'attività quotidiana e lo spingono ad un carrierismo poco conforme all'esigenza di continuità e di impegno per una giustizia sollecita secondo i reali bisogni dei cittadini. Insomma, la riforma introdotta con la legge delega del 2005 e con i decreti attuativi, invece di riportare serenità (il che è giusto) ed ordine nel metodo della giustizia, ha accentuato contrasti e lacerazioni; per di più, in alcuni suoi aspetti rischia di rompersi alla prova dei fatti sul terreno della concreta operatività.

Non intendo proporre, onorevoli senatori, una controriforma, né una riforma completamente diversa. Intendo piuttosto, con disponibilità personale e politica e con buon senso pratico, ricalibrare alcuni dei meccanismi posti dai decreti legislativi; per la verità, ad alcuni mi sono già applicato non cambiandoli assolutamente, registrandone però, rispetto a questa mia disponibilità a questo modo di rivisitare tratti dell'ordinamento, gli snodi per aggiustare quelle previsioni normative imprecise, contraddittorie o pericolose per l'autonomia della magistratura.

Con il disegno di legge in esame ho soltanto chiesto la sospensione dell'applicazione di alcuni decreti legislativi riguardanti la riforma dell'ordinamento giudiziario ed ho ritenuto di farlo sia per evitare alla macchina giudiziaria, già abbastanza disastrata, ulteriori incidenze negative, sia per la necessità di elaborazione ed approvazione di provvedimenti correttivi. Nessuna lesa maestà, quindi, rispetto ai provvedimenti posti in essere precedentemente, né la voglia matta di una contrarietà in via di principio.

Al riguardo, faccio rilevare che proprio qualche giorno fa il vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura, già autorevole componente di questa Assemblea, senatore Mancino, con l'equilibrio e la saggezza che caratterizzano la sua grande esperienza istituzionale, ha sottolineato come il Consiglio corra il rischio di operare nella costante incertezza e di avviarsi verso una vera e propria paralisi di alcuni dei settori di governo della magistratura, soprattutto - ha detto il presidente Mancino - in quello disciplinare.

Ha espresso così il senatore Mancino l'auspicio che l'istituzione consiliare possa contare su un solido e permanente tessuto normativo che non determini anomalie nel governo dell'ordine né di trattamenti differenziati nell'esercizio di tale governo. È rilevante, fra l'altro, che da nessuna, dico nessuna, delle componenti consiliari, pur rappresentanti appezzamenti di territorio politico espresse da quest'Aula e dall'Aula della Camera, si sia levata una qualche voce di dissenso sulle preoccupazioni espresse dal senatore Mancino. E le sue parole di buon senso le ho considerate non, come ha forzatamente detto qualcuno, un'indebita incursione nei lavori parlamentari, assolutamente no, ma come la fotografia realistica di un disagio, la constatazione di un'emergenza censita da parte sua e sottoposta alla nostra attenzione con spirito sereno e sgombro da pregiudizi. Io l'ho letta così e mi piace leggerla così.

È dunque indispensabile e urgente che il Parlamento adotti le sue determinazioni sulla mia proposta di rinviare di alcuni mesi l'entrata in vigore dei decreti di riforma, cioè per il tempo strettamente necessario a correggere quelle anomalie che incidono negativamente sullo status dei magistrati, ma, quel che più conta e m'interessa di più, sull'efficienza della giurisdizione.

In qualcuno, lo so, fa capolino l'idea che, mandata in esilio questa riforma, non si arriverà mai più ad altra riforma e ad altra conclusione operativa, finendo così quasi in una critica terra di nessuno, in una sorta di indistinto costituzionale senza alcun approdo finale. Non sarà così, non è questa la mia intenzione e garantisco la mia parte politica e il Governo che non sarà così.

Da collega con una qualche esperienza parlamentare comprendo la legittima esigenza espressa dalle opposizioni di sapere cosa c'è a ridosso della sospensiva, cioè quali innovazioni intende con me il Governo proporre a modifica della riforma Castelli. Si tratta, riconosco, di un'esigenza legittima, che ho già cercato (ma, mi rendo conto, invano) di soddisfare con le mie comunicazione alle Commissioni giustizia di Camera e Senato, in questa occasione voglio però, con maggior dettaglio, con una fotografia meno panoramica e più scattata appunto nell'indagine della vicenda giudiziaria, dar conto a quest'Assemblea del lavoro di revisione dei decreti legislativi, un lavoro pressoché ultimato a livello propositivo.

Voglio anche chiarire che il programma futuro non potrà consistere, non è mia intenzione farlo consistere, nel ripristino della situazione esistente prima dell'attuale ordinamento. Non invoco, né spero, né lavoro per un semplice ritorno al passato.

Dico subito allora che le innovazioni non toccano i decreti legislativi nn. 20, 24 e 35 del 2006, concernenti taluni incarichi direttivi di legittimità, l'organico dei giudici addetti alla Cassazione e la pubblicità degli incarichi extragiudiziari, il cui contenuto, senatore Castelli, mi trova concorde. Dico pure che le modifiche non soltanto rispondono al criterio dell'essenzialità perché toccano punti di assoluta importanza, ma non contraddicono ai criteri ispiratori della riforma rivolti ad assicurare la massima serietà per l'accesso in magistratura, la costante professionalità dei magistrati e il relativo controllo da parte degli organi di governo dell'ordine giudiziario, la unitarietà dell'ufficio di procura, l'attribuzione di funzioni sulla base delle attitudini specifiche, il necessario rigore nel regime disciplinare.

Qual è allora, da parte mia, il tentativo difficile, complicato, qual è il filo esile di Arianna per riuscire a determinare una possibilità di cittadinanza alle idee che in questo momento sto trascrivendo e ponendo alla vostra attenzione? Ecco il contenuto delle possibili innovazioni, cominciando dal concorso in magistratura fino al sistema disciplinare.

Per l'accesso in magistratura, dirò per quelli più addetti e più dotti anche di me in materia, ritengo si debba conservare quell'impronta di concorso di secondo grado verso cui già si orientava la riforma Castelli con il decreto legislativo n. 160 del 2006; anzi l'ho maggiormente, dal mio punto di vista, caratterizzata nei presupposti di ammissibilità e nelle prove.

Propongo infatti alla vostra attenzione che possano partecipare alle prove non i semplici laureati in legge, ma coloro che abbiano già superato un concorso pubblico, o che siano docenti in materie giuridiche con due anni di anzianità, ovvero iscritti all'albo degli avvocati da almeno due anni; il presupposto può anche consistere nell'aver completato il primo incarico di giudice onorario con conferma, oppure nell'aver svolto le funzioni di deputato, senatore, consigliere regionale, provinciale o comunale; al di fuori di questi casi, condizione essenziale è il diploma presso le scuole di specializzazione nelle professioni legali.

Un'eccezione si può fare e credo sia giusto farla per quei giovani che, laureatisi con voto altissimo e con un curriculum di tutto rispetto, potrebbero essere costretti a rinunziare al concorso perché la condizione della loro famiglia non consente consistenti attese.

Mi sembra opportuno, inoltre, che alle tre prove scritte ne sia aggiunta una quarta, a carattere pratico, consistente nella redazione di una sentenza; ciò consente di accertare la padronanza delle tecniche argomentative, la sensibilità ad una congrua ed equilibrata motivazione e la capacità di qualificare la situazione concreta nell'astratta fattispecie normativa che il semplice elaborato a tema assai spesso non esprime.

L'originario testo sull'accesso obbliga gli aspiranti ad una scelta iniziale tra l'esercizio delle funzioni giudicanti e requirenti. A parte - debbo dire, onorevoli senatori - le critiche suscitate nella cultura giuridica e nel mondo giudiziario, alcune concrete considerazioni mi hanno indotto a proporre l'abolizione di quest'obbligo iniziale: in primo luogo, chi intende partecipare al concorso, specie se ha il solo titolo di specializzazione, non ha consapevolezza piena delle funzioni esercitabili e quindi non è in grado di operare un'opzione che potrebbe durare per l'intera carriera; c'è infine l'esigenza degli uffici, che incide notevolmente sulla distribuzione funzionale, mentre le scelte iniziali rischiano di sottrarre agli organi di governo della giurisdizione la politica del personale, con possibili e gravi discrasie tra settore giudicante e settore requirente.

Altre modifiche possono riguardare - lo dico sempre in questo mio impegno, in questa mia testimonianza di apertura e di dialogo - la formazione delle commissioni esaminatrici, lo svolgimento dell'attività valutativa, la definizione anticipata dei criteri per la valutazione omogenea degli elaborati, la distinzione in gruppi di lavoro, nella prospettiva di accelerare l'iter, in modo che si possa rispettare la cadenza annuale dei concorsi.

Come si vede, all'accesso si vorrebbe dare un'impronta di notevole serietà, anche in linea con talune esperienze straniere, in maniera particolare quelle europee; e analoga serietà al tirocinio iniziale, che si prevede sia curato da un intero settore della scuola della magistratura, con una organizzazione esclusivamente finalizzata al tirocinio.

L'istituzione della scuola superiore della magistratura è una aspirazione da tempo avvertita dalla magistratura e dalla cultura giuridica: do atto con compiacimento a chi l'ha proposta di averla finalmente istituita. Le modifiche che propongo al riguardo sono poche e attengono soprattutto alla funzionalità operativa (e sottolineo funzionalità operativa) con alcune semplificazioni organizzative ed anche con sensibilità per gli impegni economici. In sostanza, le proposte di modifiche accentuano l'autonomia scientifica, didattica e gestionale della scuola, ne caratterizzano meglio i settori di intervento, con riguardo alla preparazione dei magistrati di prima nomina, alla formazione permanente attraverso stage periodici o di riqualificazione, alla cultura, molto importante, questa sì manageriale, degli aspiranti dirigenti di ufficio. La partecipazione del Consiglio superiore della magistratura e del Ministero al direttivo della scuola è su base paritetica, oltre il prezioso apporto dell'avvocatura e dell'università.

Scarse e, per così dire, non di rilievo ideologico sono le modifiche proposte in relazione al decreto legislativo n. 25 del 2006, concernente i consigli giudiziari e l'istituzione del consiglio direttivo della Cassazione: si tratta, onorevoli senatori, di puntualizzazioni in ordine al coordinamento normativo e di qualche correzione di semplice dettaglio.

Più incisive, invece, sono le modifiche che si potrebbero apportare al decreto legislativo n. 160 del 2006, in tema di progressione di carriera; ciò perché al sistema dei concorsi interni per accedere a gradi superiori e a funzioni più alte, dei quali lo stesso decreto n. 160 fa una minuziosa e - diciamo la verità - anche un po' farraginosa classificazione, intenderei, con il consenso del Parlamento, sostituire il più incisivo sistema della verifica quadriennale concernente la capacità, la diligenza, la laboriosità e l'impegno.

Come già dissi alle Commissioni giustizia, le leggi sui ruoli aperti non hanno dato buona prova di sé, e la mia proposta ne abbandona il criterio di fondo, così come fa la riforma Castelli. Ma il sistema concorsuale del citato decreto n. 160, a parte lo stigma impiegatizio che sembra riprodurre l'ordinamento del 1941, pone questi interrogativi rimasti senza risposta: quante volte e per quanto tempo ogni magistrato si sottrarrà all'ordinario esercizio della sua attività per dedicarsi alla preparazione dei vari concorsi interni? Come potrà non distrarre il suo impegno dalla giurisdizione? Quale stimolo ad un carrierismo indifferente alle sorti della giustizia questo sistema inocula nell'ordine giudiziario? In sostanza, la possibilità di partecipare ai concorsi, con la prospettiva di vantaggi di carriera e i relativi risvolti economici, potrebbe indurre molti a scegliere questa strada, abbandonando quegli uffici di primo grado dove si adottano le decisioni con maggiore impatto, soprattutto di natura sociale.

Tutto ciò in contrasto con l'interesse del cittadino ad avere un magistrato esperto fin dal primo grado del processo.

Viceversa, le valutazioni periodiche a tempi ravvicinati possono costituire non solo il presupposto per altre funzioni, ma anche importanti momenti di verifica, suscettibili di concludersi, se di esito negativo, con il blocco della progressione economica o con la destinazione ad altra funzione di chi si riveli inidoneo, addirittura, io ritengo, con la rimozione dei magistrati che non superino successive valutazioni.

Tali verifiche potrebbero articolarsi, oltre che nell'autorelazione dei magistrati, sui rapporti dei capi degli uffici, sul riscontro di produttività, sui corsi di aggiornamento presso la scuola della magistratura, su segnalazioni pervenute dal consiglio dell'ordine degli avvocati per fatti incidenti sulla professionalità o su specifiche situazioni di non indipendente esercizio della funzione ovvero, in conclusione, su comportamenti sintomatici di mancanza di equilibrio.

Insomma, si tratta a questo punto anche di definire una sorta di banca dei dati valutativi da utilizzare per tramutamenti e per funzioni cosiddette superiori, per incarichi semidirettivi e direttivi; nulla impedisce comunque di attivarla in riferimento a situazioni comunque relative alla capacità, come ho detto, laboriosità, professionalità specifica, all'equilibrio e alle attitudini del magistrato.

Quanto alle funzioni di legittimità, va in primo luogo garantito che, in linea con la Costituzione, il sistema resti nell'ambito della competenza del Consiglio superiore. Tuttavia il Consiglio ben potrebbe avvalersi di un apposito gruppo di magistrati e professori universitari per una prima valutazione dei provvedimenti degli aspiranti finalizzata al riscontro delle specifiche attitudini. Insomma, per l'accesso alle funzioni di legittimità la prospettiva è certamente diversa: un magistrato, per quanto bravo nell'attività di merito, può non essere in grado di svolgere una funzione di legittimità e perciò l'aspirante deve saper dimostrare la capacità di analisi delle norme.

Tutto questo non può non essere integrato con la partecipazione ad appositi stage presso la scuola, che vanno frequentati da quanti aspirino a funzioni diverse.

Su questi presupposti di controllata idoneità, secondo l'esito positivo della seconda e rispettivamente terza o quarta o quinta valutazione di professionalità, e sulla base di rigorose procedure concorsuali per titoli nonché di partecipazione a specifici corsi, si potrebbe fondare anche il delicato sistema degli incarichi semidirettivi, direttivi ed apicali; in proposito si deve tener conto delle specifiche attitudini organizzative, di gestione e della capacità di rapporto con il personale e l'utenza - la scuola ha in proposito uno specifico settore di formazione - nella prospettiva, sottesa all'articolo 107 della Costituzione, di porre l'uomo giusto al posto giusto; peraltro intenderei confermare la temporaneità di tali incarichi con rinnovi molto circoscritti e previo giudizio di idoneità.

Vengo alla questione del passaggio dalla requirente alla giudicante e viceversa. Intenderei, sempre con l'assenso e il volere della maggioranza - che spero sarà ampia - di quest'Aula, conservare appieno il principio della distinzione delle funzioni affermato nella riforma Castelli: il passaggio è consentito a seguito della frequenza di un corso di qualificazione professionale, è subordinato ad un giudizio di idoneità specifica per il quale è possibile acquisire il parere del presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati, ma il passaggio non è possibile in una sede compresa nel medesimo distretto; l'unica eccezione si potrebbe prevedere per il magistrato che abbia avuto una prima assegnazione, cioè dopo il tirocinio iniziale, per il quale l'incompatibilità è nell'ambito del circondario e non del distretto.

Le modifiche, quindi, che intendo apportare al decreto legislativo n. 106 del 2006 relativo all'ufficio di procura conservano appieno quel carattere unitario dell'ufficio del pubblico ministero che la riforma Castelli ha ribadito. Il capo della procura rimane nella piena titolarità dell'ufficio e dell'azione penale; a lui competono l'organizzazione e gli indirizzi della politica giudiziaria, l'assegnazione dei procedimenti, la determinazione dei criteri generali cui il sostituto deve attenersi, lo specifico assenso in tema di custodia cautelare e di sequestri, nonché i rapporti con i media.

Insomma, non intendo affatto contrastare la necessità di ridisciplinare la procura secondo un modello diverso dagli uffici della giudicante, così da restituire ai procuratori quella unitarietà di indirizzo, che intemperanze e deviazioni purtroppo riscontrate nella prassi hanno talvolta annullato; tuttavia non è possibile, anche per motivi di funzionalità, stringere l'attività dei sostituti in un letto di Procuste ove scompare ogni e pur limitata autonomia, ove è mortificata la dignità professionale ed è stimolata una mentalità burocratico-impiegatizia per cui conta solo ciò che vuole e decide il capo e soltanto il capo.

Nel contempo, attribuire tutta la responsabilità dell'intero ufficio al solo procuratore può determinare l'ingestibilità della procura, soprattutto di medio-grandi dimensioni, deresponsabilizza gli altri magistrati perché li pone al riparo di eventuali contestazioni disciplinari essendo il capo l'unico responsabile sia in eligendo, per la scelta dei sostituti assegnatari, sia in vigilando, per il deficit di controllo e il mancato esercizio del potere di revoca; né sarebbe facile per il CSM trovare magistrati disposti ad assumersi un peso tanto grave.

Per queste considerazioni credo di poter proporre circoscritte modifiche, e cioè: come è stato chiesto da molti, ad esempio dal senatore D'Onofrio, la trasmissione al CSM dei criteri generali dettati dal procuratore per settori di indagine, affinché il consiglio possa fare le sue valutazioni; l'«assegnazione» e non la semplice «delega» ai sostituti, assegnazione che, conferendo facoltà operative con limitata autonomia funzionale, risulta responsabilizzante e coerente a quel principio della sottoposizione «soltanto» alla legge che secondo la Corte costituzionale vale anche per i magistrati del pubblico ministero; ovviamente la gestione del procedimento va pur sempre realizzata secondo i criteri generali dettati dal procuratore ed è revocabile motivatamente, con un controllo da parte del Consiglio superiore su richiesta del sostituto; l'eliminazione di addendi terminologici che, senza alcun apporto di qualificazione tecnica, caricano di valenze verticistiche ed assolutistiche un apparato della giurisdizione e attribuiscono ingestibili e totalizzanti responsabilità al solo procuratore. D'altronde, l'effettività e l'ampiezza dei suoi poteri restano integre nonostante le modifiche proposte; infine una più razionale disciplina della posizione dei procuratori aggiunti e del vicario, in un quadro più razionale di gestione dell'ufficio.

Al sistema disciplinare è dedicato il decreto legislativo n. 109 del 2006 che introduce due innovazioni di base, cioè la tipicizzazione degli illeciti e l'obbligatorietà dell'azione disciplinare: le condivido entrambe, onorevoli senatori, per cui anche qui a mio parere le modifiche proposte sono abbastanza circoscritte rispetto all'impianto generale della riforma precedente.

Quanto alla tipicizzazione, alcune formule risultano impraticabili o incomplete oppure equivoche o contraddittorie. Faccio qualche esempio. La formula adottata per il difetto di motivazione come illecito disciplinare rischia di imporre in ogni caso inutili e defatiganti spiegazioni in fatto per provvedimenti seriali o privi di rilevanza, come, ad esempio, le archiviazioni; la formula relativa all'omissione di rapporto si riferisce ai presidenti di sezione e di collegio ma trascura i procuratori aggiunti; l'espressione «comportamento reiterato» - richiamato dall'ordinamento giudiziario Castelli - è più precisa e stringente dell'altra «comportamento abituale».

Vorrei eliminare, inoltre, laddove fosse possibile, alcune anomalie che si riscontrano in tema di illeciti da condotte estranee all'esercizio delle funzioni; così, ad esempio, l'espressione «condotta tale da compromettere l'immagine del magistrato» risulta esteriore e semplicemente formale, mentre è preferibile riferirsi alla «credibilità del magistrato»; in tema di divieto di iscrizione a partiti politici - divieto, onorevoli senatori del centro-destra, che rimane - la previsione, come illecito, del «coinvolgimento in attività di centri politici» è troppo generica e può comprendere anche manifestazioni culturali senza alcun radicamento partitico, perciò suscettibile di incidere su diritti di libertà costituzionalmente garantiti.

Ci sono infine formule come «l'uso strumentale della qualità» e «ogni altro comportamento tale da compromettere l'indipendenza e l'imparzialità», che risultano assolutamente incompatibili con la tipicizzazione e finiscono per attribuire la determinazione della condotta illecita ai titolari dell'azione o all'organo disciplinare.

Il citato decreto n. 109 trasforma in obbligatoria l'azione disciplinare del procuratore generale; questa obbligatorietà, accompagnata dal dovere di rapporto a sua volta sanzionato, sta già determinando un enorme aggravio - di questo ha parlato il senatore Mancino - di lavoro per la procura generale e in seguito lo determinerà per la sezione disciplinare, rischiando di lasciare impuniti, anche per effetto della riduzione a metà dei termini di prescrizione, casi certamente meritevoli di essere perseguiti.

Ad evitare questa conseguenza, proporrei due innovazioni. La prima riguarda il recupero di una disposizione che, opportunamente inserita nello schema originario, fu poi eliminata, e che consiste nella «non configurabilità dell'illecito disciplinare quando la condotta non incide negativamente, in concreto, sulla credibilità, sul prestigio o sul decoro del magistrato o sul prestigio dell'istituzione giudiziaria», cioè sui valori fondamentali oggetto di tutela; la seconda riguarda invece l'attribuzione al procuratore generale presso la Cassazione del potere di archiviazione quando la condotta non è disciplinarmente rilevante o non rientra in nessuna delle ipotesi tipiche oppure non è commessa con dolo o colpa grave o quando è già intervenuta la prescrizione.

Infine, esprimo per la verità forti dubbi su quella figura del delegato del Ministro (e parlo di un delegato che potrei eventualmente delegare se fosse in atto questa riforma) inserito nel procedimento disciplinare che può esaminare testimoni, consulenti, periti e interrogare l'incolpato: si tratta di una figura anomala che sembra avere il compito di controllare lo stesso rappresentante dell'accusa, creandosi una marcata e irragionevole disparità nella simmetria «accusa-difesa» nonché possibili e preoccupanti situazioni di contrasto tra il procuratore generale e il rappresentante del Ministro circa la gestione processuale.

In conclusione, onorevoli senatori, non si tratta, come ho letto anche oggi in questo frasario, in questo lessico, per chi ha motivato e poteva motivare diversamente o esprimersi in contrarietà con il mio provvedimento, di un'altra riforma, non si tratta di assumere soltanto elementi di discontinuità, né si tratta di un'iniziativa volta a indebolire l'orditura ordinamentale a tutto vantaggio della magistratura. È strano per la verità, onorevoli senatori, che uno come me che assai spesso è indicato nei media come uomo di grande equilibrio (nella versione più forte) o come equilibrista (in quella un po' caricaturale), insomma come uno che riesce a tenersi in equilibrio, in questo caso propenda, anche con la sua stazza e con il suo peso, dalla parte della magistratura e non abbia un senso di equilibrio; in realtà esso rimane immutato, perché questo è lo stile e questa è la componente - non accessoria, ma importante - della mia vita politica e parlamentare.

Sul piano finale alcune modifiche che intendo proporre riguardano aspetti della riforma che (voglio dirlo in questa sede, perché ciò ingenererebbe sì un motivo di grande perplessità) che appaiono ai limiti della costituzionalità perché incidenti, onorevoli senatori, sull'autonomia e sull'indipendenza dell'ordine giudiziario; altre, le più numerose, attengono a profili di impraticabilità delle norme o sono dirette ad evitare effetti di ricaduta assolutamente negativi per lo stesso governo del corpo giudiziario, mettendo in crisi, come ho detto, la stessa attività del Consiglio superiore.

La sospensione, onorevoli senatori, è dunque necessaria e urgente per operare gli aggiustamenti descritti e per evitare che nel frattempo discrasie e anomalie normative ricadano sull'efficacia del senso di giustizia a cui dobbiamo applicarci, cioè su quel valore essenziale con cui ogni riforma deve necessariamente misurarsi.

Né è di ostacolo all'intervento sospensivo il fatto che gran parte dei decreti sia già vigente. Alla sospensione, di per sé non in contrasto con i princìpi generali, il legislatore ha più volte fatto ricorso in occasione di riforme importanti, anche di natura ordinamentale; cito tre casi: l'istituzione del giudice di pace è stata ripetutamente differita e la seconda volta con un provvedimento adottato nove mesi dopo che quelle norme avevano acquistato efficacia; la nuova disciplina relativa alla segreteria e all'ufficio studi del CSM è stata differita fino all'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario e la norma di differimento è stata emanata ben cinque anni dopo la vigenza dell'originaria disciplina; ancora, l'entrata in vigore della normativa in tema di efficacia delle sentenze straniere è stata rinviata con un provvedimento legislativo adottato oltre un anno dopo l'efficacia di quelle riforme.

Ricordo infine che la sospensione proposta sarà accompagnata da disposizioni transitorie per fare salvi gli effetti già prodottisi durante la vigenza dei decreti legislativi.

Comunque, onorevoli senatori, onorevoli colleghi, a prescindere dalle posizioni che saranno assunte - tutte legittime - dai vari Gruppi parlamentari, continuo e continuerò a ritenere e sono convinto più che mai che bisognerà assieme (e sottolineo assieme), maggioranza e opposizione, lavorare allo e sullo stesso telaio istituzionale della giustizia. Anzi, a questo proposito si potrebbe - perché no - studiare una sorta di comitato ristretto che abbia a collaborare con il Governo e che metta appunto e a ruolo questa significativa e obbligata partecipazione di tutti per rendere omogenei i criteri che dovranno ispirare, secondo una corretta visione di intese istituzionali, il nuovo ordinamento giudiziario.

Credo che questa sia una questione, la giustizia, che è elemento da intesa istituzionale perché su questi temi è giusto che ci sia la misura e il senso delle istituzioni, che tocca tutte le parti in causa presenti in quest'Aula. Occorre mettere allora a punto un nuovo contenitore il più possibile condiviso. Questa è la mia intenzione e i prossimi mesi ci diranno quali tessuti usciranno da quel telaio. Le riforme a mio parere intanto incidono e hanno un seguito nella coscienza popolare e hanno un esito favorevole nella pubblica opinione se partono da un confronto tra le forze politiche e se questo confronto è assunto come dato permanente, non come momento di episodicità. Un confronto che auspico, onorevoli senatori, né compiacente, né populista, ma che sappia riflettere anche - perché no - le ragionevoli esigenze dei destinatari dei provvedimenti che si vanno ad assumere.

Le riforme non si possono fare sulla testa e totalmente contro chi, poi, le deve attuare. Una coalizione politica, a qualunque schieramento appartenga, non può non tener conto di questo elementare criterio di buon senso politico.

In conclusione, credo che se ci imporremo tutti una serena valutazione sul come disegnare un nuovo modello ordinamentale, privi dello stress politico che assai spesso frequentiamo, se tutti considereremo le riforme, e questa riforma in particolare, non come uno sfondamento di linea contro gli altri, allora il risultato sarà di qualità e avremo contribuito, ognuno per la sua parte, a ricercare le misure più adatte, perché al centro della giustizia italiana, sempre più europea, ci sia finalmente solo e soltanto il cittadino come arbitro. (Applausi dal Gruppo Ulivo e dai banchi del Governo).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, devo dire che ho avuto una certa difficoltà nel seguire il discorso del ministro Mastella per il frastuono che c'era in Aula, a testimonianza dell'assoluto disinteresse che anche i parlamentari della maggioranza nutrono per questo tema e a testimonianza del fatto che gli schieramenti sembrano comunque codificati. Peccato, perché mi sembra che, soprattutto da parte nostra e dell'opposizione, fosse stata espressa una reale disponibilità a valutare le proposte del Ministro. Da quanto ho potuto percepire e recepire sono invece confuso e in larga parte anche deluso.

Vediamo intanto di fare il quadro della questione: oggi tutti i provvedimenti legislativi sono in vigore, nessuno escluso; mi pare che lei, signor Ministro, abbia provveduto a far approvare anche l'ultimo di essi, che in qualche modo aveva seguito le rocambolesche vicende tra Presidente del Consiglio e Quirinale. Mi sarei allora aspettato che parlasse di provvedimenti già in vigore, che avrebbero quindi già dovuto esplicare i loro effetti, se il Governo e il CSM fossero stati ligi alla legge.

Questo è il punto fondamentale: stiamo discutendo, completamente al buio e nel disinteresse dell'Aula, se bloccare o meno una legge che già sta esplicando i propri effetti, senza sapere se essi siano positivi o negativi. Mi sarei aspettato che lei fosse venuto qui a dirci questo, manifestando la sua intenzione di mantenere gli effetti della legge, nel caso in cui essi fossero stati positivi, o indicando la sua intenzione di abrogarli, in caso contrario.

In tale ottica ci saremmo volentieri misurati; invece, mi scusi, lei ha ripetuto pedissequamente alcuni punti già espressi dall'Associazione nazionale magistrati. Questo è il dato fondamentale sul quale dobbiamo ragionare: qual è la vera materia del contendere di questo provvedimento? Ciò che è scritto nelle leggi? No, tant'è vero che non interessa a nessuno, lo abbiamo visto anche in quest'Aula stasera. Il vero punto fondamentale è chi debba esercitare in questo Paese il potere in materia di giustizia. (Applausi dai Gruppi LNP e FI e del senatore Baldassarri). In materia di giustizia deve legiferare la magistratura o il Parlamento? Questo è il problema fondamentale che noi siamo chiamati a dirimere in questi giorni.

Il ministro Mastella ha fatto una scelta, per carità legittima. La sua scelta è stata lasciar legiferare la magistratura. Ormai è una questione che è sotto gli occhi di tutti: ha aperto il Ministero all'ANM e ha detto: prego, il Ministero è qui, lottizzatevi le posizioni apicali, basta che non mi date problemi. Anche plasticamente, vediamo seduto ai banchi del Governo un magistrato, che è stato preso direttamente dal tribunale e portato qui a rappresentazione plastica e anche formale di quanto conti la magistratura sugli altri poteri dello Stato in questo momento. Quindi, da un lato vi è la magistratura al Governo e in Parlamento che decide sul tipo di legge.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Anche lei aveva un Sottosegretario magistrato.

 

CASTELLI (LNP). Mi scusi, ministro Mastella, ma lei, sulla questione della progressione in carriera, ha ripetuto esattamente quello che dice l'ANM da tempo: questo è il dato di fatto. L'ha ripetuto lei perché la questione dei controlli più stringenti è un cavallo di battaglia dell'Associazione nazionale magistrati.

Qual è il problema fondamentale e inaccettabile in questo momento per la magistratura? Si dice che il giudice è autonomo e indipendente, ma il giudice non è mai stato meno autonomo e indipendente come in questo momento: il giudice è completamente nelle mani del Consiglio superiore della magistratura, che a sua volta è nelle mani dell'Associazione nazionale magistrati e delle correnti, questo è il dato fondamentale. Infatti, senza il placet delle correnti non si può fare carriera, non si può andare nelle posizioni apicali e non importa quali siano le capacità soggettive: se non gestisci la magistratura secondo i voleri dell'Associazione nazionale magistrati, devi andare via! Il caso Cordova docet. Cordova era un uomo di destra? No! Era semplicemente un uomo che non intendeva soggiacere ai diktat dell'ANM ed è stato cacciato via dal Consiglio superiore della magistratura, gestito dalle correnti.

Questi sono i punti fondamentali che stasera dobbiamo dirimere. Inoltre lei, mi scusi, ministro Mastella, ha fatto anche un po' di confusione, perché da un lato ci ha fatto alcune proposte sui decreti legislativi che oggi sono in esame, ma ci ha anche parlato della scuola della magistratura che intende modificare. Guardi che non è in esame questo provvedimento, lei non ha proposto la sospensione di questo decreto legislativo, quindi il suo dovere è quello di portare avanti ciò che è scritto. Invece è venuto a dirci che intende modificarla, ma non in quali termini.

Ebbene, lei ha dimostrato, attraverso le sue proposizioni, che sarebbe possibile seguire questa strada, anche più ragionevole, e cioè lasciare che la legge esplichi i suoi effetti e vedere quali sono questi terrificanti guai. Infatti, ribadisco, oggi la legge è in vigore, e cosa causa problemi alla giustizia in questo momento, forse gli effetti dei decreti legislativi? No! L'unico grande problema di questo momento è causato dal decreto Bersani che, attraverso i suoi provvedimenti, ha bloccato il pagamento degli stipendi al personale della giustizia. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

Dunque è legittimo che lei pensi di poter modificare la scuola della magistratura, si può fare, anzi è già nella legge questa possibilità. Infatti ricordo che la legge delega prevede che vi possano essere decreti legislativi successivi di correzione. È ovvio: nessuno pretende di aver fatto una legge perfetta. È chiaro che una riforma così complessa avrà dei buchi, avrà dei problemi e quindi andrà corretta, è stato previsto nella legge. Allora perché non utilizzare questo strumento, che è già previsto, senza dover bloccare l'Aula per quindici giorni su questa discussione? Perché bisogna pagare il prezzo formale all'ANM: «Castelli delendum est», questo è il punto fondamentale. Il Ministro che ha osato varare una riforma contro il parere della magistratura va cancellato, la riforma va cancellata come elemento plastico per definire il potere della magistratura in materia di giustizia.

Questo è il punto fondamentale su cui dobbiamo ragionare. Dunque va cancellata la riforma, perché nessuno crede che si tratti soltanto di una sospensione: questa è un'eutanasia! Lo dimostrano i fatti, perché il Governo ha presentato un unico emendamento in Commissione e si tratta di un emendamento che procrastina il termine di sospensione stesso. Quindi è chiaro che la volontà è quella di bloccare la riforma per sempre.

Credo che non possiamo accontentarci e non ci accontentiamo delle sue proposizioni su questo punto. Una posizione seria potrebbe essere quella di metterci intorno a un tavolo con il Governo che ci dica quali sono i reali effetti negativi che questa riforma ha portato, perché nessuno fino a questo momento, e neanche il Ministro stasera, ci ha riportato un solo esempio che ci confermi che ci sono degli elementi negativi nella riforma. In questa riforma sicuramente ci sono degli elementi negativi, ma spero che vogliate comunicarli anche a noi. Oggi siete al Governo, potete monitorare effettivamente gli effetti che tale riforma sta portando avanti (perché in larga parte è già operativa), ma anche stasera non ho sentito nulla a questo proposito.

Pertanto, per quanto ci riguarda manterremo in vita le questioni pregiudiziali, perché ritengo che stasera lei, ministro Mastella, non solo non ci abbia fornito alcun elemento positivo ma, riportando alcune parole che - ripeto - sono riprese fedelmente dai documenti dell'Associazione nazionale magistrati, ci inquieta ancor di più sulla sua reale indipendenza dalla magistratura. Ciò è grave, perché in questo modo si inficiano le basi stesse della democrazia, che prevede una suddivisione dei poteri.

Colleghi, badate bene, questo è un tema mondiale. Proprio in questi giorni è stato pubblicato un libro, «Giudice sovrano», di un grande avvocato americano e invito tutti a leggerlo, poiché denuncia proprio il problema della progressiva presa di potere della magistratura sugli altri poteri dello Stato. Credo che sia inaccettabile che la magistratura diventi anche ente legiferante.

Questa è la battaglia ideale che dobbiamo portare avanti, al di là di quanto contenuto nella riforma. Badate bene, un qualsiasi commentatore indipendente vi dirà che si tratta di una riforma all'acqua di rose. Le camere penali hanno ragione a promuovere scioperi contro la suddetta riforma poiché considerata troppo debole. Questo è vero, ma siamo riusciti ad ottenere soltanto questo, sia per la volontà politica del Parlamento, sia per i paletti posti dalla Costituzione.

Pertanto, la partita reale che si gioca oggi in Parlamento non è su quanto è scritto nella riforma, ma su chi detiene il potere in materia in materia di giustizia. (Applausi dai Gruppi LNP, FI, AN e UDC).

D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari avevo avanzato, a nome dell'UDC, la richiesta che il Ministro della giustizia prendesse la parola prima delle questioni pregiudiziali, visto che ciò non era ancora avvenuto. Sostanzialmente egli avrebbe dovuto spiegarci se stavamo procedendo verso una modifica della riforma dell'ordinamento giudiziario, votata dalla sola maggioranza nella precedente legislatura, ed interamente entrata in vigore (alcuni decreti legislativi addirittura sono in vigore al di là dei termini previsti; un solo decreto legislativo non è entrato in vigore per alcuni termini ancora parzialmente aperti, per alcune decisioni riguardanti singole persone), per cercare, in una materia di grande delicatezza istituzionale, quale l'ordinamento giudiziario, un'intesa tra le grandi parti politiche del Parlamento, in modo che il potere parlamentare si potesse pronunciare nel suo insieme nei confronti del Consiglio superiore della magistratura, o se invece la maggioranza intendeva procedere senza alcun intesa con l'opposizione.

Prendo atto che il Ministro ha esposto molti argomenti di dettaglio, ma sono rammaricato per il fatto che egli abbia mantenuto la richiesta della sospensione dell'ordinamento vigente, prima di passare ad una sua revisione. Questa è una contraddizione di fondo tra il lavoro pregevole che il Ministro ha svolto, indicandoci le parti che egli ritiene debbano essere modificate (senza tuttavia fornirci dettagli tali da permetterci di votare immediatamente tali modifiche) e la richiesta di una sospensione che, da questo punto di vista, non è una richiesta di volontà d'intesa, ma è puramente pregiudiziale politica.

La domanda era ed è la seguente: la maggioranza di Governo intende procedere ad una riforma istituzionale come quella che riguarda i rapporti con la magistratura anche tenendo conto dell'opposizione oppure no? Ritiene di essere autosufficiente nei rapporti con la magistratura oppure no? Questa è la questione che abbiamo posto. Vogliamo sapere se c'è volontà di procedere d'intesa con l'opposizione.

Ovviamente, l'opposizione, che era maggioranza nel precedente Parlamento, ha prodotto una riforma legislativa e accetta di tutto ragionevole buon grado le modifiche da apportare, dicendosi pronta a votarle anche immediatamente, in modo che non ci sia più alcun bisogno di sospendere il provvedimento. Se invece ci si dice: «Prima sospendete e poi campa cavallo...», ovviamente non crediamo che il cavallo campi.

Occorre essere molto precisi su questo punto. Io sono un testardo: ho motivo di ritenere che tra oggi e la settimana prossima, quando dovremo votare questo provvedimento, il Governo possa maturare un orientamento diverso di fronte alla nostra dichiarata disponibilità a votare immediatamente (lo ripeto) le modifiche ritenute essenziali, come diceva il collega Castelli prima, purché siano istituzionalmente necessarie.

Vorrei far presente che il Vice presidente del Consiglio superiore della magistratura nella sua comunicazione non ha più parlato di sospensione del provvedimento, ma ha fatto riferimento a norme transitorie sulle quali si dovrebbe intervenire per ragioni di funzionalità. Non ha più parlato, il senatore Mancino, in qualità di Vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, di sospensione del provvedimento. Questo è un fatto istituzionale di enorme rilievo, perché nella precedente legislatura il CSM aveva ripetutamente detto di essere contrario a far entrare in vigore tale riforma.

Il Vice presidente del Consiglio superiore della magistratura afferma che l'attuazione della legge in vigore pone taluni problemi. Siamo pronti in questo momento a modificare l'ordinamento vigente per evitare disfunzioni istituzionali, ma non riteniamo necessaria alcuna sospensione del provvedimento adottato anche perché non vorremmo, onestamente, essere presi in giro. Si definisce sospensione quella che di fatto è un'abrogazione. Non parlo, come il collega Castelli, di eutanasia, ma di fatto si tratta di una sospensione che impedirebbe ad un provvedimento approvato (non so in che modo) di avere attuazione. Non riesco a capire come si possa sospendere un provvedimento già entrato in vigore, ma è un problema tecnico che rimetto alla valutazione del Governo.

Di fatto, lo ripeto, noi manteniamo la nostra idea alternativa alla sospensione. Accettiamo le modifiche. Discutiamo le modifiche, come ha detto il senatore Castelli, mettiamoci intorno ad un tavolo anche immediatamente, anche stasera: per approfondire quanto detto dal Ministro potrà essere necessario qualche giorno, non tempi infiniti. Modifichiamo l'ordinamento vigente, dimostriamo che cerchiamo l'intesa istituzionale di tutto il Parlamento con l'ordine giudiziario.

Se questa è la volontà siamo pronti, se questa non è la volontà siamo costretti a ritenere preferibile mantenere il provvedimento così come. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, abbiamo ascoltato con attenzione l'intervento del ministro Mastella ed ora i due interventi dei colleghi Castelli e D'Onofrio. La mia opinione è che nel discorso del ministro Mastella vi siano, in un'esposizione analitica che potrà essere forse apprezzata meglio leggendo il testo, le linee direttrici di un intervento modificativo delle norme dei decreti delegati della cosiddetta legge Castelli che può realizzarsi per venire incontro a problemi e obiezioni che da più parti sono state avanzate.

Il ministro Mastella ha più volte sottolineato che la volontà del Governo non è quella di abrogare una parte delle norme esistenti, perché abrogazione significa esclusivamente cancellazione, ma quella di correggere una parte delle norme esistenti sforzandosi di raccogliere gli intendimenti e le ispirazioni che pure erano alla base della nuova legge sull'ordinamento giudiziario approvata nella scorsa legislatura.

E' evidente che la prima questione posta dal collega D'Onofrio trova già risposta nel discorso del Ministro. Da parte del Governo vi è la volontà di ricercare sulla materia dei concorsi, su alcuni aspetti della materia disciplinare e su alcuni limitati aspetti dell'organizzazione delle procure una disciplina che modifichi le norme della cosiddetta legge Castelli, ma che deve essere definita in un confronto e in una convergenza con le forze dell'opposizione. Infatti, l'esigenza di interventi modificativi non nasce da un ragionamento astratto e da una scelta ideologica, ma da un'analisi concreta delle inadeguatezze delle norme attualmente vigenti.

La mia proposta è che nella situazione attuale, avendo di fronte a noi una proposta del Governo (e devo credere che il disegno di legge sia pronto, in quanto il ministro Mastella è stato molto chiaro e analitico nel fissarne le linee), noi avviamo subito un lavoro a partire dal Senato, cioè dal ramo del Parlamento davanti al quale il ministro Mastella ha enunciato le linee guida degli interventi modificativi da apportare alla cosiddetta legge Castelli.

Si costituisca, sulla base di una proposta che avevo avanzato anche nella scorsa legislatura ma senza successo, un Comitato ristretto dove avviare un confronto serrato tra maggioranza e opposizione al di fuori della contrapposizione politica, sulla base del testo presentato dal Governo, per trovare un punto di incontro sulla disciplina dei concorsi, sulla revisione di alcuni aspetti del disciplinare e delle norme relative all'organizzazione gerarchica degli uffici di procura, revisione a mio avviso soltanto parziale ma che deve esserci e della quale possiamo comunque discutere. Questi mi sembrano i punti sui quali è necessario discutere e sui quali occorre giungere ad una convergenza.

Senatore D'Onofrio, mi domando se possiamo realisticamente giungere attraverso questo confronto serrato e serio alla definizione di norme condivise nello spazio di poche ore e giorni. Io non credo che sia possibile e ritengo che noi dobbiamo, senza drammatizzare e senza attribuire un particolare significato politico a questa scelta, fermare per un momento l'applicazione e l'entrata in vigore effettiva dei decreti delegati, o meglio di alcuni di essi, in quanto altri camminano per la loro strada, e dei decreti legislativi conseguenti alla cosiddetta legge Castelli.

Bisogna fermare una parte dei decreti ma, nel momento stesso in cui stiamo discutendo della proroga, bisogna avviare il lavoro sul merito degli interventi modificativi, bisogna costituire e far funzionare un Comitato ristretto.

Chiediamo al Governo che la sua proposta venga depositata in questi giorni e che su di essa si possa avviare un lavoro nel merito. Mi sembra che questo sia un possibile punto di compromesso. Se voi chiedete di spostare gli interventi modificativi dei decreti delegati direttamente nel disegno di legge in discussione, tale compromesso diventa più difficile perché un lavoro del genere, un confronto, una convergenza richiedono un minimo di tempo, di elaborazione, di discussione.

Proprio per questo, se siamo d'accordo che si debba giungere ad una parziale modificazione potremmo condividere anche la proposta di fermare per un momento l'entrata in vigore di quei decreti. Questa è una linea che può, sia pure con tutta la fatica che deriva dai rapporti politici alle nostre spalle, segnati dalla contrapposizione, consentire un lavoro comune in un Comitato ristretto ed anche il varo di norme che trovino un consenso quanto più possibile ampio.

A tale riguardo, chiedo un gesto di buona volontà al senatore D'Onofrio e agli altri colleghi. Se fosse possibile accordarci su questo punto, massimo sarà l'impegno del Gruppo dell'Ulivo, in Comitato ristretto e in Commissione, per farsi carico delle ragioni che verranno avanzate dall'opposizione e per fare presto a giungere a norme che risolvano i problemi che sono sul tappeto e che ci trovino, quanto più possibile, d'accordo. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

PRESIDENTE. Alla Presidenza sono pervenute richieste d'intervento per l'illustrazione di due questioni pregiudiziali, non presentate per iscritto, quindi orali, da parte del senatore Pastore e del senatore Palma. (Il senatore Palma fa cenno di voler rinunciare alla questione pregiudiziale).

Il senatore Castelli poi interverrà per porre una questione sospensiva. Queste le indicazioni giunte sinora alla Presidenza.

PASTORE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, preliminarmente vorrei ricordare all'Assemblea che la Commissione affari costituzionali non ha potuto esprimere il parere su questo disegno di legge per mancanza di numeri nella maggioranza. Il parere, sulla base degli elementi di valutazione che cercherò di illustrare all'Assemblea e che costituiscono il fondamento della pregiudiziale, sarebbe stato negativo.

Come già è stato detto da alcuni colleghi e riconosciuto dal Ministro, i tre decreti legislativi dei quali si chiede la sospensione sono già entrati pienamente in vigore: il primo, che riguarda l'organizzazione delle procure, il 18 giugno 2006; il secondo, che riguarda il sistema disciplinare dei magistrati, il 19 giugno 2006; l'ultimo, che riguarda la carriera dei magistrati, il 28 luglio 2006. Ebbene, il disegno di legge nel testo giunto in Commissione propone che questi tre decreti legislativi vengano sospesi, ancorché abbiano dispiegato i loro effetti. Nulla si dice sulla disciplina che sarà applicata a decorrere dal giorno della sospensione, né sulla disciplina intercorrente tra il giorno della sospensione e il giorno dell'entrata in vigore.

Presidente, noi stiamo facendo un'operazione legislativa. L'Aula rischia di mandare in porto un'operazione legislativa che non ha precedenti. Si tratta di un salto nel buio, di una vergogna giuridica, di un obbrobrio parlamentare. Non è mai capitato nella storia del Parlamento - e credo non si trovino precedenti negli annali giuridici - che una legge già modificata nel suo cuore e abrogata totalmente, in maniera implicita o espressa, riviva grazie alla sospensione della legge che ne ha provocato l'abrogazione. Credo si tratti di una situazione unica nel panorama legislativo. Purtroppo, non è la prima stranezza di questa legislatura.

Vorrei far presente tra l'altro, signor Presidente, che vi sono materie estremamente sensibili toccate da questi decreti legislativi. Vi è la materia del disciplinare, per cui ove non si ponesse mano a risolvere questa grave lacuna, che riguarda sia il futuro successivo alla sospensione, sia il periodo intercorrente tra la sospensione e l'entrata in vigore di questi decreti legislativi che si vorrebbe sospendere, si verificherebbero problemi gravissimi, perché avremmo comportamenti di magistrati, degli uffici e di tutti coloro che sono soggetti a queste norme che non ricadrebbero né nell'una, né nell'altra disciplina. Un vero obbrobrio giuridico.

Né a me sembra che a questa situazione possa porre rimedio la proposta emendativa del Governo, che si è accorto con qualche mese di ritardo che la disposizione contenuta nel disegno di legge di sospensione dei decreti legislativi avrebbe comportato qualche problema di carattere giuridico.

Quella proposta dal Governo, infatti, è una norma che recupera le leggi abrogate rinviando a ciò che non esiste più. Il Governo intende introdurre nel nostro ordinamento un meccanismo in base al quale rivivrebbe una legge abrogata attraverso un semplice richiamo ad essa. È come se noi decidessimo una sospensione degli effetti del codice penale Rocco e stabilissimo che nel frattempo si attuano gli effetti del codice penale precedente. Non vi è alcuna differenza di carattere formale tra queste due ipotesi, ma credo che l'esempio possa servire a capire l'enormità di una simile questione.

Signor Presidente, signor Ministro, è una questione che tocca non una materia ordinamentale di carattere secondario, ma l'ordinamento giudiziario, che richiede una disciplina, senza la quale il nostro sistema istituzionale non funzionerebbe. Si tratta peraltro di un ordinamento che è oggetto di una riserva di legge e che quindi non può essere sostituito da norme di altra natura; è un ordinamento che ha una rilevanza costituzionale e sul quale abbiamo realizzato un grande progetto di riforma, ancorché nel 1948 la nostra Carta costituzionale prevedesse l'attuazione in poco tempo della riforma dell'ordinamento giudiziario. In sessant'anni è riuscito nell'intento il centro-destra e credo che con la procedura prevista dal disegno di legge in esame e, soprattutto, con l'approccio politico del ministro Mastella - che in realtà è stato poco ascoltato, in quanto il suo programma, mi consenta, è poco credibile, essendo un programma di ampio respiro, mentre lei sa benissimo che questo Governo ampio respiro, non ce l'ha - rischiamo certamente di resuscitare in malo modo un ordinamento giudiziario che risale al 1941.

Mi auguro pertanto che l'Aula accolga la questione pregiudiziale presentata ed eviti questo disastroso effetto. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Castelli per illustrare la questione sospensiva QS1.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, di fatto ho già illustrato nel mio precedente intervento le ragioni in base alle quali è stata presentata una questione sospensiva. Se fossimo in un Parlamento ragionevole e razionale dovremmo analizzare quali sarebbero gli effetti di questa riforma, che - ripeto - è già in atto.

La ragione quindi è semplicissima e la questione sospensiva si illustra da sé.

PRESIDENTE. Colleghi, la seduta odierna, aperta alle ore 17, dovrebbe terminare alle ore 20.

Potremmo anche procedere adesso alla discussione sulle questioni pregiudiziale e sospensiva presentate ma, rispetto al quadro che si presenta, sento il dovere di concludere i lavori odierni nei tempi previsti. Questa decisione mi sembra assolutamente rispettosa dei senatori che non sono presenti.

Potremmo chiudere la seduta dieci minuti prima e iniziare domattina con la discussione sulle due questioni poste dal senatore Pastore e dal senatore Castelli.

Questa mi sembra la decisione che l'Aula potrebbe adottare e che, fuori da ogni infingimento, dato il rilievo della decisione che stiamo prendendo, avrei veramente difficoltà a non osservare prolungando la seduta oltre l'orario ufficialmente stabilito. Questa è la proposta che mi sento di presentare all'Aula. Vorrei sentire il parere dei Gruppi.

MATTEOLI (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MATTEOLI (AN). Presidente, se non ci sono iscritti a parlare, possiamo procedere al voto.

 

PRESIDENTE. Il senatore Casson è iscritto, o no? C'è quindi lui.

 

MATTEOLI (AN). Presidente, i senatori quando vogliono iscriversi a parlare si rivolgano all'Ufficio di Presidenza.

 

PRESIDENTE. Senatore Matteoli, guardi che la comunicazione dell'iscrizione del senatore Casson me l'ha riferita il Segretario generale, quindi non sussistono dubbi. Se c'è qualche preoccupazione venga espressa.

 

MATTEOLI (AN). Non ci sono preoccupazioni, ma se non ci sono iscritti votiamo senza rimandare a domattina.

 

PRESIDENTE. Se c'è il senatore Casson gli diamo la parola. (Commenti del senatore Storace). Qui siamo ad un livello di responsabilità tale per cui il suo discorso è privo di senso. Per una votazione di questo genere sento la responsabilità di rispettare l'orario stabilito per lo svolgimento dei lavori di questa seduta.

Prego, il senatore Casson ha la parola.

 CASSON (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli senatori, ritengo che la questione pregiudiziale sia completamente destituita di ogni fondamento. Sono anzi convinto che il suo accoglimento presenterebbe problemi e dubbi più consistenti sotto il profilo della legittimità costituzionale. Già in altra sede l'attuale vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, l'onorevole Mancino, ha avuto occasione di segnalare i danni anche gravi all'attività del Consiglio superiore della magistratura e degli uffici giudiziari stessi determinati dall'entrata in vigore e dall'efficacia dei tre decreti che ci riguardano. Ha usato anche toni piuttosto pesanti parlando di situazioni di blocco o di rischio di blocco dell'attività e anche di situazioni di caos.

Ritengo che l'entrata in vigore di questi tre decreti legislativi in particolare si presenti in contrasto con l'articolo 97 della Costituzione che è quello che tutela il buon andamento e l'imparzialità della pubblica amministrazione, ma ci sono altri profili di dubbio di legittimità costituzionale più consistenti. I primi riguardano il decreto legislativo n. 106 del 2006 relativo alla gerarchizzazione delle procure della Repubblica.

Le critiche di maggior rilievo vengono rivolte in particolare modo nei confronti di questo decreto legislativo perché inficia gravemente il principio costituzionale dell'indipendenza della magistratura, esplicitato in particolare nell'articolo 104 della Costituzione, che fa riferimento alla magistratura come ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Altro importante riferimento va fatto all'articolo 109 che dice che l'autorità giudiziaria dispone direttamente, come autorità giudiziaria e quindi come potere diffuso, della polizia giudiziaria. Ricordo infine l'articolo 112 che fa riferimento al pubblico ministero che ha l'obbligo di esercitare l'azione penale. Le norme, che entrerebbero, che sono entrate in vigore e che continueranno a produrre effetto, determinerebbero delle lesioni di questi principi costituzionali.

Il modello di sistema giudiziario vigente in Italia viene definito di potere diffuso e viene ritenuto il più idoneo a una democrazia moderna. È proprio impedendo un capillare e diffuso esercizio dell'azione penale che si va ad inficiare la natura stessa di questo potere diffuso.

Altri problemi sono poi collegati al secondo decreto legislativo entrato in vigore, il n. 109 del 2006, relativo all'azione disciplinare e, in particolare, alla tipizzazione - verso la quale peraltro non siamo contrari - e alla obbligatorietà dell'azione disciplinare in ogni caso.

È strettamente collegata, come complessità e come rischio di danno, questa entrata in vigore con quello che dicevo in materia di indipendenza e autonomia della magistratura, in riferimento all'esercizio del potere del pubblico ministero.

L'azione disciplinare, così com'è stata prospettata e così com'è entrata in vigore, crea dei problemi particolari all'interno del Consiglio stesso, rischiando di creare, contrariamente a quanto viene detto, un blocco dell'attività disciplinare per il Consiglio superiore della magistratura; d'altronde, proprio per il numero eccessivo di azioni, di segnalazioni e di esposti nei confronti di magistrati si creerebbe da una parte il blocco degli organi che sono stati istituzionalmente incaricati di questa azione disciplinare e, dall'altra, questo carico eccessivo di procedimenti comporterebbe il raggiungimento in tempi brevissimi del termine della prescrizione, che sappiamo essere fissato in un anno. Quindi, da una parte la moltiplicazione incontrollabile del numero dei procedimenti (con effetti intimidatori) e, dall'altra, l'estinzione rapida dei procedimenti che non rispondono alla tipologia normativamente prevista possono ritenersi i danni maggiori.

Un'altra questione riguarda il terzo decreto legislativo entrato in vigore, il n. 160 del 2006. In questo caso, è persino lapalissiano ricordare come la previsione, così com'è stata fatta, di concorsi ripetuti per i magistrati (il problema della progressione in carriera) costringerebbe i singoli magistrati a pensare più ai concorsi che non all'attività giudiziaria vera e propria, con dispendio di energie e di tempo in attività extragiudiziali e contro quel principio di natura costituzionale - che ricordavo all'inizio del mio intervento - relativo al buon andamento della pubblica amministrazione.

L'unico problema serio che poteva e che potrebbe sorgere è relativo al periodo transitorio, così com'è stato segnalato dall'intervento del senatore Pastore; ma, peraltro, questo periodo transitorio è stato individuato correttamente ed esattamente dall'intervento del Ministro. In particolare, il Governo ha presentato un emendamento proprio - per così dire - per tappare questo buco. L'emendamento proposto è il 4.0.600 e riguarda l'inserimento dell'articolo 4-bis successivamente all'articolo 4.

Tale articolo 4-bis è diviso in due commi: il primo fa riferimento ad un termine, quello del 31 luglio 2007, fino al quale continuano ad applicarsi, nelle materie oggetto dei tre decreti legislativi che ci riguardano, le disposizioni del regio decreto n. 12 del 1941, con tutte le successive modificazioni ed integrazioni, nonché tutte le altre disposizioni approvate in materia di ordinamento giudiziario, comprese le ultime, relative anche al decreto legislativo n. 20 del 16 gennaio 2006.

La seconda parte di questo articolo 4-bis fa riferimento, ancora una volta, agli effetti che si sono prodotti e alle situazioni che si sono esaurite nel vigore dei decreti legislativi di cui all'articolo 1. Questa è la risposta che si vuole dare alla domanda che viene posta, in particolare, dal senatore Castelli. In questa situazione normativa, si rileva che, innanzitutto, si sono sicuramente prodotti degli effetti, che sono, possono essere, potranno o continueranno ad essere negativi; è proprio questo il motivo per cui i decreti nel frattempo vanno sospesi, proprio perché non producano altri effetti.

Con la proposta fatta ed illustrata, seppur per le linee generali, dal Ministro della giustizia, all'inizio di questa seduta sono state indicate le linee fondamentali, seppur in maniera sommaria, delle nostre proposte. Come abbiamo detto anche all'interno della Commissione giustizia del Senato, ci sono proposte anche dell'Ulivo che riguardano proprio la modifica della normativa in tema di ordinamento giudiziario, con particolare riferimento ai tre decreti legislativi che sono oggetto di discussione questa sera.

Si diceva che non si vuole abrogare, si vuole correggere. È una mano tesa questa; si vuole arrivare tutti assieme alla correzione dei punti negativi che sicuramente esistono, come peraltro diciamo che alcuni punti positivi esistono. Questi vanno recuperati e, laddove c'è la necessità, le correzioni devono essere apportate o in Commissione giustizia oppure in sede di comitato ristretto, così come ci è stato proposto.

Nel frattempo cosa si fa? Questi tre decreti legislativi hanno già prodotto degli effetti; continueranno a produrne, effetti che potranno essere pregiudizievoli, alcuni anche irreversibili. Pensiamo in particolare alla materia della progressione in carriera, alla materia dei concorsi, alle azioni disciplinari.

La nostra risposta conclusiva di sospendere tre decreti entrati in vigore non è un caso unico nella storia del nostro Parlamento. Ricordo soltanto a noi stessi ed al senatore Pastore come vi siano state anche situazioni precedenti. Mi riferisco in particolare alla normativa in materia di giudici di pace.

In conclusione, si chiede venga approvata la proposta del disegno di legge del Governo. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).

PRESIDENTE. Ricordo che devono ancora intervenire i senatori Di Lello Finuoli e Barbato.

Data l'ora, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

 

 


 

Allegato A

 

DISEGNO DI LEGGE

 

Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (635)

 

 

PROPOSTA DI QUESTIONE SOSPENSIVA

 

QS1

CASTELLI

Il Senato,

premesso che:

i decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n.109, e 5 aprile 2006, n. 160 sono efficaci rispettivamente dal 18 giugno, dal 19 giugno e dal 28 luglio del corrente anno;

prima di approvare il provvedimento in esame, al fine di poter riscontrare la reale necessità di sospendere l’efficacia dei suddetti decreti, per un notevole lasso di tempo, per gli aspetti problematici messi in luce nella relazione al disegno di legge in esame, connessi alle difficoltà addotte in merito alla tempestiva riorganizzazione di interi settori dell’apparato giudiziario e, nello stesso tempo, alla realizzazione di numerose e complesse attività da parte del Consiglio superiore della magistratura, nell’esercizio dei suoi compiti istituzionali;

il Csm, che alla data di emanazione del disegno di legge in esame era in scadenza, si trova oggi nella pienezza dei suoi poteri per essere stata eletta e nominata rispettivamente la componente togata e quella laica, per cui viene meno un consistente motivo addotto dal governo per suffragare la necessità della sospensione degli effetti dei decreti suddetti,

delibera:

ai sensi dell’art. 93, comma 6, del Regolamento, di non procedere all’esame del disegno di legge n. 635, prima di due mesi, al fine di consentire alla commissione dì merito di effettuare un’approfondita indagine sugli effetti ad oggi prodotti dai decreti legislativi 20 febbraio 2006, n.106, 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160 e se esistano effettivamente le difficoltà applicative che hanno portato all’emanazione del disegno di legge di sospensione dei medesimi.

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO SOMMARIO

RESOCONTO STENOGRAFICO

ALLEGATI

 

ASSEMBLEA

 

 

 

34a

seduta pubblica (antimeridiana)

 

Mercoledì

20 settembre 2006

 

Presidenza del presidente MARINI,

indi del vice presidente CAPRILI

 


(omissis)

Seguito della discussione del disegno di legge:

 

(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (Relazione orale) (ore 11,35)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 635.

Ricordo che nella seduta di ieri è intervenuto preliminarmente il Ministro della giustizia, sono state illustrate una questione pregiudiziale e una questione sospensiva ed ha avuto inizio la discussione su di esse.

DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Signor Presidente, annuncio brevemente che siamo contrari alla questione pregiudiziale proprio perché la sospensione e la successiva modifica delle leggi approvate sull'ordinamento giudiziario tendono proprio a ristabilire l'ordine costituzionale... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, consentiamo al senatore Di Lello Finuoli di svolgere tranquillamente il proprio intervento.

 

DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Siamo quindi contrari alla questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo RC-SE. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Aveva chiesto di intervenire il senatore Barbato. Non essendo presente in Aula, si intende che vi abbia rinunciato.

VALENTINO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

VALENTINO (AN). Signor Presidente, già ieri sono state rappresentate con dovizia di particolari le ragioni che rendono assolutamente singolare il disegno di legge che ci apprestiamo a discutere, il quale priverà di regole - perché questa è la sostanza - per una fase, che probabilmente negli auspici della maggioranza dovrebbe durare fino al giugno 2007, la magistratura italiana. Questa è la sintesi alla quale fatalmente si è giunti.

Devo dire che, contraddicendo lo spirito del disegno di legge, che il Governo ha sollecitato, ieri il Ministro della giustizia ha rappresentato quali potrebbero essere le ipotesi di lavoro che a suo avviso potrebbero migliorare il testo, legge dello Stato, che licenziammo nella scorsa legislatura. Lo strumento però adottato per pervenire a queste eventuali conclusioni è caratterizzato da un'anomalia assoluta. Non può, infatti, che essere anomalo un disegno di legge che chiede di sospendere ogni tipo di normativa che regolamenti l'attività, il ruolo, la funzione della magistratura italiana, perché fatalmente questo sarebbe il risultato.

La legge Castelli (la chiamo così in omaggio al Ministro che ne fu promotore e che con grande determinazione si batté perché quel provvedimento giungesse a conclusione) ha abrogato una serie di norme relative all'ordinamento giudiziario. Nel momento in cui, signori dell'opposizione, si dovesse sospendere l'effetto dei decreti delegati, che sono già in corso di attuazione, non avremmo regole.

Allora, appare veramente singolare, senatore Casson, che lei faccia riferimento all'articolo 97 della Costituzione invocando le massime attenzioni per la buona amministrazione, sottolineando che la Costituzione questo prevede con l'autorevolezza che il documento comporta intrinsecamente, quando poi si sollecita una soluzione che renderebbe priva di regole, perlomeno fino al luglio 2007, la struttura di garanzia dello Stato, la magistratura.

Che cosa accadrà della disciplina? Non può essere applicata la vecchia legge, signor Presidente; non può rivivere autonomamente il vecchio ordinamento giudiziario. Quali saranno le regole in forza delle quali avremo una disciplina regolamentata? Gli uffici di procura saranno affidati a chi? Alla gestione assolutamente autonoma di ogni sostituto procuratore? Quali saranno gli agganci normativi ai quali la magistratura si dovrà rivolgere per poter governare nel rispetto della legge la propria attività?

Ecco il paradosso che si viene a realizzare: un vuoto normativo che durerà fino al luglio 2007, secondo gli auspici dei propugnatori di questa ipotesi legislativa così singolare che impone una sospensione la cui durata, però, già quando si discute del tema, appare adombrata dalle soluzioni che si intende prendere in considerazione. Si giunge, inoltre, a sostenere che ciò che è stato compiuto, tutto sommato, non è avvenuto in maniera peregrina e che molto si può salvare. Allora, non sarebbe stato meglio, signori senatori, se ci fosse stato un testo sul quale confrontarsi? Che significato ha questavacatio, questa mancanza di regole con la quale dovremo confrontarci per almeno un anno?

Cosa accadrà in questo anno? E se per avventura - lo auguro, è un mio auspicio naturalmente, ma la maggioranza ha opinioni diverse - cadesse il Governo? E se si dovesse andare a nuove elezioni? E se le vicende della politica non consentissero di immaginare soluzioni alternative? Resteremmo in questo stato di limbo normativo ancora per quanto?

Mi sembra che questo stato di cose imponga un'assunzione di coscienza da parte dell'Assemblea, al di là delle conseguenze che un voto favorevole sulla pregiudiziale possa determinare. Ognuno di noi è qui senza vincolo di mandato e risponde alla propria coscienza e credo che la coscienza di tutti noi ci imponga di stabilire che la magistratura italiana non può andare avanti carente di regole. Per questa ragione confido che la pregiudiziale di incostituzionalità possa essere approvata dall'Assemblea.

In conclusione, signor Presidente, auspico che si realizzi quello che ho rappresentato sommessamente. Ricordiamo sempre che la magistratura è una grande struttura di garanzia; una garanzia per tutti. Ed una garanzia priva di regole che cos'è?

Con questo interrogativo, signor Presidente, concludo il mio intervento e confido nella presa di coscienza da parte degli uomini che siedono in quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Pastore).

FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, colleghi senatori, la Lega Nord ha presentato una questione sospensiva, oltre ad una questione pregiudiziale di costituzionalità, e mai come in questo caso credo si possa affermare che il riferimento all'articolo 93 del Regolamento (che tratta appunto delle questioni pregiudiziali e sospensive) sia applicato non semplicemente con finalità sospensive, ma con una razionalità dovuta alla tipologia molto particolare del disegno di legge che ci accingiamo a discutere e per il quale chiediamo una sospensione. Tant'è che il Regolamento stabilisce che il Senato è chiamato a pronunziarsi prima sulla sospensione e poi, se questa è approvata, sulla durata della sospensione stessa.

In base a quanto affermato nel disegno di legge in questione l'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi in esso richiamati è sospesa fino alla data del 1° marzo 2007, mentre nel testo proposto dalla Commissione tale sospensione è ulteriormente prorogata fino al 31 luglio 2007.

Mi chiedo quali siano le ragioni di tutto questo, perché si decida di creare un vuoto legislativo nell'applicazione dei decreti legislativi a seguito della riforma dell'ordinamento giudiziario e non si intervenga invece, se lo si ritiene necessario, attraverso una modifica della legge a suo tempo approvata.

Il testo della questione sospensiva da noi presentato è molto eloquente circa le motivazioni che ci hanno indotto a presentare tale proposta. Esso recita: «(...) prima di approvare il provvedimento in esame, al fine di poter riscontrare la reale necessità di sospendere l'efficacia dei suddetti decreti, per un notevole lasso di tempo»; in sostanza, si ritiene necessario verificare il tipo di incidenza che i decreti legislativi hanno avuto nel nostro sistema giudiziario, le problematiche sollevate e i risultati raggiunti, positivi o negativi, dopo di chè si può intervenire, non tanto con una sospensione e con un rinvio dell'efficacia dei decreti legislativi, bensì con una loro eventuale modifica al fine di correggere quei punti specifici che avessero dimostrato di possedere lacune.

Il Consiglio superiore della magistratura, un tempo in scadenza, oggi è nella pienezza dei poteri: altro motivo di discussione degli ultimi mesi per via del reclamo da parte di qualcuno del rinvio dell'attuazione dei decreti legislativi viene meno perché tutte le funzioni costituzionalmente previste nel mondo della magistratura sono compiute; l'applicazione dei decreti legislativi quindi in tal senso può portare davvero alla concretezza della riforma dell'ordinamento giudiziario e successivamente a una verifica delle condizioni createsi. Intervenire in questo modo è causa invece della peggiore condizione possibile per il regolare svolgimento e la chiarezza del diritto nel nostro sistema giudiziario.

In discussione generale verranno indubbiamente illustrate le motivazioni tecniche e la validità delle scelte politiche per cui è stata approntata e approvata nella scorsa legislatura la riforma dell'ordinamento giudiziario. Non voglio pertanto commentare adesso le parti, i decreti legislativi e le motivazioni specifiche per cui alcuni hanno visto sospesa nella proposta del Governo la loro efficacia. Però è inutile nascondere che dietro a questo repentino, rapido desiderio di sospendere l'efficacia dei decreti applicativi più importanti vi è l'avversione ad una riforma del sistema giudiziario che, bene o male, discussa ma voluta comunque dalle Camere, è stato un tentativo molto profondo e credo - se fosse consentito al tempo di dare le risposte opportune - anche proficuo affinché il grave limite, quello che il ministro della giustizia nella scorsa legislatura, Castelli, chiamava il debito pubblico giudiziario italiano potesse essere intaccato.

In questo caso, invece, ci troviamo di fronte ad una sospensione degli effetti del lavoro svolto, a una incapacità di provvedere con proposte alternative, discutibili, sulle quali innestare un dibattito, come è stato fatto profondamente nella scorsa legislatura, con proposte alternative, che evidentemente non ci sono. Ho la netta impressione, in poche parole, che all'avvicinarsi delle scadenze previste - adesso oltre la metà dell'anno prossimo - per la sospensione dell'efficacia dei decreti legislativi, ci si troverà di fronte a un'ulteriore proroga della sospensione. Se qualcuno dice che vuole tentare concretamente di dare una risposta moderna, innovatrice, riformatrice della realtà giudiziaria italiana, non lo fa certamente rinviando delle scelte operate e discusse.

È inutile ricordare che vi sono state varie parti in gioco, alcune delle quali ritenevano che queste scelte fossero eccessivamente profonde nella loro trasformazione, altre le ritenevano insufficienti. Dopo questa lunga discussione ci si troverà a non avere nessuna risposta concreta. Vediamo qual è la situazione nel mondo giudiziario: ebbene, non vedo oggi, anche alla lettura del programma elettorale dell'Unione, soluzioni concrete, proposte che possano andare non tanto contro una riforma approvata nella scorsa legislatura, che invece è quello che si fa, ma a favore di una proposta alternativa, concreta che abbia come obiettivo il raggiungimento di una qualità della giustizia italiana che sia pari ai livelli di altri Paesi occidentali che, sotto questo profilo, non possono che definirsi più evoluti. I tempi dei processi, la situazione all'interno della magistratura, ma di tutto il mondo legato alla giustizia italiana, anche ovviamente quello degli avvocati, è gravemente in difficoltà.

Si tratta di una difficoltà dovuta a un sistema giudiziario vecchio, obsoleto, che non è in grado di dare risposte.

Cosa facciamo? Cosa propone invece il Governo? Propone di sospendere le riforme approvate nella scorsa legislatura, senza dare alcuna indicazione su quello che verrà fatto: verranno forse compiute delle riforme che al momento non ci è dato conoscere e che forse conosceremo più avanti dopo ulteriori sospensioni e rinvii.

Non so se saranno delle riforme - o delle controriforme - che avranno come primo soggetto beneficiario degli interventi legislativi il cittadino e l'impresa, che oggi sono ancora - e lo saranno purtroppo per lungo tempo - non dei fruitori di un servizio positivo, dinamico e rapido della giustizia pubblica, ma piuttosto delle vittime della lentezza burocratica, giudiziaria e normativa. Tale lentezza è legata a un progetto giudiziario e di magistratura molto vecchio, risalente nel tempo, che non è in grado di fornire oggi risposte. (Richiami del Presidente).

Per questi motivi riteniamo assolutamente indispensabile - nell'attesa di verificare i risultati che le riforme e i decreti legislativi avranno ottenuto - approvare la questione sospensiva in esame e rinviare il disegno di legge al momento in cui questi dati ci offriranno davvero delle risposte utili per prendere decisioni valide. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Tomassini).

 CICCANTI (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CICCANTI (UDC). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, l'articolo 101 della Costituzione, che apre il titolo IV sulla magistratura, è chiaro. Esso recita: «La giustizia è amministrata in nome del popolo» e aggiunge: «I giudici sono soggetti soltanto alla legge». I due postulati sono dunque: le regole di giustizia sono scritte dal popolo attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento e i giudici sono soggetti a queste regole. Essi sono indipendenti da ogni altro potere, ma dipendono dalla legge e dalla volontà popolare. Il giorno in cui si dovesse accettare l'idea o si avesse solo il sospetto che le leggi, ossia le regole, vengono scritte dai giudici attraverso pressioni e condizionamenti sulle forze politiche e sulle maggioranze parlamentari, si violerebbe la Costituzione formalmente e sostanzialmente.

Siamo stati sempre dell'idea che non ci debbano essere invasioni di campo: liberi i giudici da condizionamenti esterni, ma liberi anche i parlamentari da condizionamenti anche da parte dell'Associazione nazionale dei magistrati. Abbiamo la sensazione che la sospensione della riforma dell'ordinamento giudiziario sia una scelta del Governo e della sua maggioranza, dettata dal sindacato delle toghe: l'opposizione forte e decisa è venuta da loro, prima che dal centro-sinistra.

Questa subalternità del potere politico, le cui ragioni lascio all'immaginazione politica, ci preoccupa e ci stimola a reagire. L'UDC ha votato a favore della riforma dell'ordinamento giudiziario con senso critico e qualche perplessità, nella XIV legislatura. Il presidente Casini ha connotato tutta la sua esperienza di Presidente della Camera dei deputati all'insegna della centralità e della neutralità politica ed ha anche connotato l'immagine e l'azione dell'UDC come partito delle istituzioni, nel senso che le istituzioni democratiche devono venire prima degli interessi di potere dei partiti e delle coalizioni.

Questa consapevolezza ci ha reso critici verso chiusure preconcette ed aperti ad un sano dialogo con il centro‑sinistra sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. Abbiamo aperto occhi ed orecchi quando abbiamo avvertito atteggiamenti costruttivi, ma non abbiamo potuto cedere a logiche ostruzionistiche e di parte del centro-sinistra, rispetto ad una riforma che si aspettava dal 1948, ossia dall'approvazione della VII disposizione transitoria della Costituzione.

La relazione del ministro Mastella, che abbiamo apprezzato per l'onestà politica con cui ha denunciato i limiti di volontà distruttive del lavoro legislativo della XIV legislatura, è un riconoscimento positivo dei fondamentali della riforma dell'ordinamento giudiziario. Il ministro Mastella ha riconosciuto infatti che la riforma è da confermare nei suoi caratteri essenziali. Egli ha dichiarato testualmente: «Non intendo proporre una controriforma, né una riforma completamente diversa».

Lei, ministro Mastella, ha sostenuto di volere «ricalibrare alcuni dei meccanismi posti dai decreti legislativi» e, per realizzare questi interventi minori, chiede di sospendere l'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006, fino alla data del primo marzo del 2007. Con l'emendamento 4.0.600 del Governo, la sospensione è protratta al 31 luglio del 2007 sicché, salvaguardati gli effetti prodotti dalla riforma Castelli, dal 1° agosto del 2007 dovrebbero rivivere le disposizioni della stessa riforma. Non comprendiamo tuttavia perché debba trascorrere un anno solo per «ricalibrare alcuni dei meccanismi», come letteralmente ha dichiarato il Ministro.

L'unico ragionamento oggettivo, e forse convincente, è stato quello mutuato dalle considerazioni del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Mancino, sull'ingorgo dell'attività dello stesso CSM, per l'avvio del nuovo rito sull'irrogazione delle sanzioni disciplinari. Se questo è il solo problema, possiamo discuterne. Se tutti gli altri istituti riguardanti l'accesso, la scuola superiore della magistratura, la separazione delle funzioni, la progressione di carriera, i concorsi, l'ufficio del procuratore e la tipizzazione degli illeciti disciplinari sono stati riconosciuti nelle valutazioni di merito da parte dello stesso Ministro come istituti da salvaguardare, salvo alcuni meccanismi di ricalibratura, possiamo soltanto esser lieti che sia stato apprezzato il lavoro svolto dalla maggioranza di centro-destra nella XIV legislatura.

Proprio perché riconosciamo l'onestà intellettuale e politica del Ministro e non intendiamo il suo discorso come un mero equilibrismo politico, bensì come un equilibrio di posizioni da raggiungere per una riscrittura di regole condivise, riteniamo che questa volontà vada colta, ma meglio esplicitata, soprattutto nel percorso legislativo di riscrittura da svolgere prima della scadenza dei termini del 29 settembre.

Dobbiamo pretendere dal Ministro maggiore chiarezza ed una possibilità di percorso da poter verificare prima ancora del 29 settembre, soprattutto per quegli istituti che sono stati riconosciuti validi nel merito, mentre soltanto alcuni meccanismi sono da rivalutare. Se vi sono questioni più complesse, esse vanno verificate separatamente, e il Ministro deve chiarire in questa sede quali sono le parti da ricalibrare, entrando tuttavia nel merito delle questioni.

In questo confronto di riscrittura delle regole è necessaria chiarezza politica; non basta parlare ed enunciare vagamente, senza favorire un confronto positivo verso il quale siamo ben disposti a ragionare, come lo eravamo già nella XIV legislatura, in questo senso votiamo la pregiudiziale.

Consentitemi di fare un'ultima considerazione nei confronti dei senatori a vita. In questo Senato, come ha riconosciuto la senatrice Finocchiaro poc'anzi, abbiamo difficoltà di carattere istituzionale che non sono soltanto della maggioranza. Si tratta di una verità oggettiva rispetto alla quale non si può venir meno perché è sotto gli occhi di tutti. Ebbene, questa difficoltà non può essere superata da un partito dei senatori a vita (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Galli), da quel terzo partito che si sta interponendo ad un confronto tra maggioranza ed opposizione, per dar vita soltanto ad una coalizione predefinita, quella del centro-sinistra. In quest'Aula non vi può essere questo vizio del gioco democratico e del dibattito.

Colleghi senatori a vita, riflettete. (Richiami del Presidente) Alcuni di voi sono stati arbitri in questa Repubblica. Dovete seguitare ad essere arbitri e non uomini di parte. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

SCHIFANI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, preliminarmente mi corre obbligo replicare, seppur brevemente, alle affermazioni della senatrice Finocchiaro che, come opposizione, giudichiamo estremamente gravi. Infatti, se per la collega Finocchiaro esercitare i diritti regolamentari e il sacrosanto diritto di voto d'Aula su tutte le dinamiche parlamentari significa trasformare il Senato in un pantano, temo che la visione della democrazia della collega Finocchiaro sia estremamente preoccupante. (Applausi dal Gruppo FI).

Signor Presidente, ieri abbiamo votato, lei è stato il garante di quel voto e deve darci atto, come lo diamo a lei, della correttezza del reciproco comportamento. Ciascuno ha svolto la propria parte, la propria funzione, così come è stato garantito nei precedenti cinque anni di legislatura dal presidente Pera. Non abbiamo mai detto, in quegli anni, nemmeno quando il nostro presidente Pera è stato fatto oggetto di vili aggressioni verbali, che il Senato era stato trasformato in un pantano (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Menardi).

Il Senato è la casa di tutti e quindi alla collega Finocchiaro rispondo che l'opposizione in questa legislatura, che riteniamo breve, si attesterà all'esercizio sacrosanto del proprio ruolo di stimolo e di controllo dell'azione di Governo e dell'attività della maggioranza e quindi di esercizio del diritto di partecipazione al processo legislativo attraverso il voto.

Ricordo alla collega Finocchiaro che non siamo stati noi ad impedire il voto sulle questioni pregiudiziali sull'ordinamento giudiziario bensì voi, che ieri sera vi siete iscritti a parlare per evitare che la seduta potesse proseguire dopo le ore 20. (Applausi dal Gruppo FI). Non siamo stati noi perché noi non abbiamo paura del voto, signor Presidente, colleghi della maggioranza, non lo temiamo. Siete stati voi, ieri, dopo essere andati in minoranza sul calendario a fuggire dal voto sulle pregiudiziali. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Menardi).

Signor Presidente, ci troviamo a discutere una pregiudiziale di costituzionalità su un disegno di legge estremamente imbarazzante e non soltanto per il significato politico. Si tratta infatti di sospendere l'efficacia di norme prevalentemente già entrate in vigore, senza arrecare alcunché di catastrofico all'interno del sistema giudiziario. Due decreti su tre sono entrati in vigore e non si paventa alcun trauma o sconquassamento all'interno del mondo della giustizia. Ciò che imbarazza, colleghi, è leggere le motivazioni del disegno di legge presentato dal Ministro della giustizia - sono atti parlamentari - allorquando si sostiene che sostanzialmente l'entrata in vigore di questi decreti delegati postula l'esigenza di un Consiglio superiore della magistratura ancora in fase di insediamento.

Sostiene, quindi, che vi è la necessità di un intervento quanto più possibile tempestivo rivolto a sospendere l'efficacia dei tre decreti legislativi in modo che la loro effettiva operatività coincida con la costituzione dell'organo di governo in tutte le sue componenti, cosa che è già avvenuta da tempo (quindi, questa motivazione non è più valida). Stranamente, un'altra condizione è che non soltanto venga costituito l'organo, ma anche che le sue componenti siano in possesso della prima ma necessaria esperienza. In sostanza, il presupposto è che non c'è il Consiglio superiore della magistratura, ma che, qualora vi fosse, dovrebbe comunque avere acquisito un minimo di professionalità per potere applicare la norma. Onorevoli colleghi, ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando e da quali esponenti è composto il Consiglio superiore della magistratura? Eppure sono autorevoli docenti di diritto, magistrati eletti, ex parlamentari.

Nella premessa del Guardasigilli si sostiene che l'esigenza di sospendere l'entrata in vigore di questa norma sta nel fatto che il Consiglio superiore della magistratura dapprima si deve costituire - il fatto ora, però, è superato - e poi, anche se costituito, deve essere rodato perché non è in grado di applicare la riforma: vi invito ad inventare una motivazione più seria, più accettabile e più discutibile all'interno del Parlamento, senza sfiduciare il Consiglio superiore della magistratura che si è insediato sostenendo che non è in grado di applicare la riforma! (Applausi dal Gruppo FI).

La verità è un'altra e la diciamo tutta, anche se mi spiace che il ministro Mastella non abbia la bontà di ascoltare l'intervento di uno dei Capigruppo dell'opposizione, girando anche le spalle ai senatori. (Il ministro Mastella, rivolto verso la Presidenza, si gira nuovamente verso l'emiciclo. Commenti ed applausi del senatore Biondi). La ringrazio, signor Ministro. Lo apprezziamo!

La verità è che lei è sotto schiaffo della magistratura. Lei intende abrogare la riforma dell'ordinamento giudiziario approvato dal Governo di centro-destra. Allora, anziché arrivare ad un atto di coraggio che la espone anche alla contestazione interna al Paese, cioè all'abrogazione tout court e alla presentazione in Parlamento di un disegno di legge che preveda tale abrogazione, ha deciso di adottare la politica dei piccoli passi del carciofo: si sospende immediatamente fino al mese di luglio dell'anno prossimo per poi abrogare definitivamente.

Se lei avesse voluto modificare e accogliere l'appello del presidente Mancino - che lamenta il fatto che l'assenza di una norma transitoria rischia di determinare la paralisi del Consiglio superiore della magistratura - avrebbe proposto in Parlamento quella norma transitoria richiesta dai colleghi dell'UDC e che noi saremmo pronti ad approvare; non avrebbe sospeso l'efficacia di norme già entrate in vigore senza creare alcun trauma all'interno del mondo giudiziario. Lei, signor Ministro, è sotto scacco dell'Associazione nazionale magistrati e ci è dispiaciuto leggere ieri dalle sue dichiarazioni proprio le frasi degli esponenti dell'Associazione nazionale magistrati!

Noi contestiamo tale motivazione ed una metodologia di Governo che non possiamo accettare. Se si vuole cancellare quanto è stato fatto dal precedente Governo, ci si deve assumere la responsabilità di presentarsi in Parlamento con una controproposta di merito, con una controriforma piena di contenuti; ci si deve confrontare in Parlamento, così come noi vogliamo fare, sui contenuti delle proposte del Governo. In realtà, questo è un Esecutivo privo di un progetto di Governo perché non ha un programma sulla giustizia da presentare in questo ramo del Parlamento e, allora, procede con la logica della sospensione dicendo che se ne parlerà in seguito. (Applausi dal Gruppo FI).

Allora, onorevoli colleghi, non può passare questa linea e non si può accettare la costituzionalità di un modo legislativo dinamicamente scorretto, per la cui decretazione d'urgenza mi risulta - lo crediamo tutti - che il Presidente della Repubblica abbia negato il proprio sigillo; tant'è vero che ci troviamo a discutere su un disegno di legge perché il Colle presumibilmente ha negato la propria firma su una decretazione d'urgenza che sospendesse l'entrata in vigore di una norma.

MASTELLA, ministro della giustizia. Non gli è stato chiesto!

SCHIFANI (FI). Allora, il dato è politico e non soltanto legislativo.

Contestiamo l'azione di un Governo che, anziché presentarci le proprie proposte, chiede soltanto di sospendere quanto è stato fatto dal suo predecessore. Ciò non fa onore alla democrazia e alla politica.

In conclusione, ci chiediamo quale sarà l'atteggiamento di colui il quale, oggi seduto in quest'Aula del Parlamento, quando sedeva al Colle ebbe a ridire su alcuni aspetti di costituzionalità della norma tanto da rimandarlaal Parlamento per indurre le Camere correttamente a fare la propria parte, introducendo modifiche che rendessero più costituzionale il testo.

In quell'occasione il Presidente della Repubblica, che oggi siede in questo ramo del Parlamento, manifestò delle perplessità; successivamente il Parlamento si adeguò a quelle perplessità ed il Presidente della Repubblica promulgò quel testo. Vogliamo capire se oggi l'idea di quell'ex Presidente della Repubblica è cambiata o se è rimasto coerente a se stesso. (Applausi dal Gruppo FI).

 

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Schifani.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, molto rapidamente, la ringrazio di avermi dato la parola in questo momento. Io credo che la presenza del presidente Ciampi in quest'Aula stamattina crei un problema molto grave di credibilità delle istituzioni... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Castelli, il suo intervento non è sull'ordine dei lavori. Onorevoli colleghi, vi prego.

 

CASTELLI (LNP). Io chiedo, e lo dico nell'interesse delle istituzioni e del presidente Ciampi, che chi ha bloccato questo provvedimento rimandandolo alle Camere... (Brusìo. Proteste dai banchi dei Gruppi Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com).

PRESIDENTE. Senatore Castelli, non può, il suo intervento non è sull'ordine dei lavori. La prego, concluda.

 

CASTELLI (LNP). È una posizione politica su questo tema. Credo che questa sia una questione molto importante.

 

PRESIDENTE. Non è sull'ordine dei lavori.

Prima di procedere, voglio annunciare all'Aula la nostra condizione nel voto: poiché con l'alzata di mano bisogna sempre passare alla verifica, voteremo mediante procedimento elettronico prima la questione pregiudiziale, illustrata all'Aula dal senatore Pastore, e successivamente, con un altro voto, la questione sospensiva che mi pare il senatore Castelli abbia anch'egli illustrato all'Aula.

Metto ai voti la questione pregiudiziale, avanzata dal senatore Pastore, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

(Le operazioni di voto si protraggono. Dai banchi del Gruppo Ulivo viene ripetutamente segnalata la presenza di alcune tessere inserite a cui non corrisponde la presenza di senatori. Brusìo).

 

Prego il senatore segretario di verificare se nella fila dove siede il senatore Buttiglione c'è un voto in più. (Brusìo. Vivaci commenti dai banchi dei Gruppi Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com e repliche dai banchi dei Gruppi FI e AN). Onorevoli colleghi, vi prego, facciamo tutto. Se state seduti e in silenzio posso garantire la regolarità della votazione, altrimenti non è possibile procedere. Se invece di dieci parla uno solo di voi ed indica l'irregolarità si può provvedere.

Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

311

 

Senatori votanti

310

 

Maggioranza

156

 

Favorevoli

153

 

Contrari

157

 

 

Il Senato non approva. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com).

 

Onorevoli colleghi, comprendo la tensione determinata, innanzitutto, dai numeri di questo ramo del Parlamento, ma lo spettacolo è indecente: non si può urlare nel momento della votazione.

Metto ai voti la questione sospensiva QS1, avanzata dal senatore Castelli, mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:

 

Senatori presenti

295

 

Senatori votanti

294