Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Amnistia e indulto - A.C. 525 e abb. - Lavori preparatori nella XIV Legislatura
Riferimenti:
AC n. 525/XV   AC n. 662/XV
AC n. 663/XV   AC n. 1122/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 14    Progressivo: 1
Data: 03/07/2006
Descrittori:
AMNISTIA GRAZIA INDULTO     
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
L n. 241 del 31-LUG-06     


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

 

 

 

Amnistia e indulto

A.C. 525 e abb.

Lavori preparatori nella XIV Legislatura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 14/1

 

3 luglio 2006

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SIWEB

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

 

file: GI0007s2

 


INDICE

Lavori preparatori nella XIV Legislatura

Progetti di legge

§      A.C. 458, (on. Cento), Concessione di indulto e modifica dei termini di prescrizione della pena per i reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale  2

§      A.C. 523 (on. Carboni), Concessione di indulto  2

§      A.C. 1260 (on. Trantino), Concessione di amnistia per i reati relativi alle costruzioni spontanee destinate ad uso abitativo permanente e diretto nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici2

§      A.C. 1283, (on. Pisapia), Concessione di indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale  2

§      A.C. 1284, (on. Pisapia), Concessione di amnistia condizionata e di indulto revocabile  2

§      A.C. 1606, (on. Boato), Concessione di amnistia condizionata e di indulto  2

§      A.C. 1607, (on. Boato), Concessione di amnistia e di indulto  2

§      A.C. 2417, (on. Russo Spena ed altri), Concessione di indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale  2

§      A.C. 3151, (on. Taormina), Concessione di indulto  2

§      A.C. 3152, (on. Biondi e Cicchitto), Concessione di indulto  2

§      A.C. 3178, (on. Siniscalchi ed altri), Concessione di indulto revocabile  2

§      A.C. 3196, (on. Cento), Concessione di indulto  2

§      A.C. 3332, (on. Giuseppe Gianni), Concessione di amnistia e indulto  2

§      A.C. 3385, (on. Finocchiaro ed altri), Concessione di indulto  2

§      A.C. 3395, (on. Kessler ed altri), Concessione di indulto condizionato e revocabile e disposizioni  per il sostegno al reinserimento sociale dei detenuti scarcerati2

§      A.C. 3399, (on. Jannone), Concessione di indulto revocabile  2

§      A.C. 3465, (on. Moretti ed altri), Concessione di amnistia e indulto e condono di sanzioni disciplinari2

§      A.C. 4187, (on. Cento), Concessione di amnistia condizionata e di indulto revocabile  2

§      A.C. 4188, (on. Cento), Concessione di indulto per le pene relative a reati di terrorismo  2

§      A.C. 4768, (on. Santori), Concessione di amnistia per i delitti di renitenza alla leva e di sottrazione al servizio civile commessi fino al 31 dicembre 1999  2

§      A.C. 5444, (on. Perrotta), Concessione di amnistia per i delitti di renitenza alla leva  2

§      A.C. 5456, (on. Perrotta), Concessione di amnistia per i delitti di sottrazione al servizio civile commessi fino al 15 novembre 2004  2

§      A.C. 5772, (on. Craxi e Milioto), Concessione di amnistia e di indulto  2

§      A.C. 5881, (on. Minniti ed altri), Concessione di amnistia per i reati di allontanamento illecito, assenza alla chiamata alle armi per il servizio di leva, diserzione, rifiuto del servizio e renitenza  2

§      A.C. 6207, (on. Fanfani), Concessione di indulto e norme in materia di sospensione dell'esecuzione e di estinzione della pena nei confronti di detenuti tossicodipendenti2

Esame in sede referente

-       II Commissione (Giustizia)

Seduta del 20 novembre 2002  2

Seduta del 3 dicembre 2002  2

Seduta del 22 dicembre 2002  2

Seduta del 14 gennaio 2003  2

Seduta del 15 gennaio 2003 (antimeridiana e pomeridiana)2

Seduta del 21 gennaio 2003  2

Seduta del 12 aprile 2005  2

Dibattito in Assemblea

Seduta del 22 dicembre 2005 (sull’ordine dei lavori)2

Seduta del 23 dicembre 2005  2

Seduta del 27 dicembre 2005  2

Esame in sede referente

-       II Commissione (Giustizia)

Seduta del 10 gennaio 2006  2

Seduta dell’11 gennaio 2006  2

Esame in sede consultiva

§      Pareri resi alla II Commissione (Giustizia)

-       I Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 16 gennaio 2003  2

Seduta dell’11 gennaio 2006  2

-       IV Commissione (Difesa)

Seduta del 21 gennaio 2003  2

-       V Commissione (Bilancio)

Seduta del 15 gennaio 2003  2

Seduta dell’11 gennaio 2006  2

Seduta del 12 gennaio 2006  2

-       VII Commissione (Cultura)

Seduta del 15 gennaio 2003  2

Seduta del 16 gennaio 2003  2

-       VIII Commissione (Ambiente)

Seduta del 15 gennaio 2003  2

-       XI Commissione (Lavoro)

Seduta del 15 gennaio 2003  2

§      Pareri resi all’Assemblea

-       I Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 12 gennaio 2006  2

Relazione della II Commissione (Giustizia)

§      A.C. 458-523-1260-1283-1284-1606-1607-2417-3151-3152-3178-3196-3332-3385-3395-3399-3465-4187-4188-4768-5444-5456-5772-5881-6207-A  2

Esame in Assemblea

Seduta dell’11 gennaio 200611 gennaio 2006  2

Seduta del 12 gennaio 2006  2

 

 


Lavori preparatori nella XIV Legislatura

 


Progetti di legge

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 458

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa del deputato CENTO

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Concessione di indulto e modifica dei termini di prescrizione della pena per i reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale

 

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Presentata il 4 giugno 2001

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        Onorevoli Colleghi!- La presente proposta di legge prevede un indulto da applicare alle condanne conseguite per i reati definiti di "terrorismo", commessi e giudicati con la legislazione d'emergenza.

        Non si intende entrare nel merito del- la diatriba "perdono" o meno. E', il perdono, una categoria che, in questa sede, ci è estranea e che comunque attiene alla soggettività di ciascuno, non alla collettività.

        Intendiamo invece, preso atto dell'estinguersi del fenomeno terrorismo, nel rispetto del dettato e dello spirito della norma costituzionale, prospettare un riequilibrio delle pene subite da questo tipo di condannati.

        Come è noto, infatti, in quegli anni sono state approvate varie leggi definite di "emergenza"; e di emergenza sono stati anche alcuni comportamenti processuali. Alle une e agli altri sono conseguiti non indifferenti aggravi di pena; nel senso che a parità di reato commesso la sanzione è stata molto più severa di quella che sarebbe stata per un reato comune.

        Richiamiamo all'attenzione dei colleghi le norme ed i comportamenti cui facciamo riferimento:

 

                a) decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15:

 

        "Art. 1. - Per i reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico punibili con pena diversa dall'ergastolo, la pena è sempre aumentata della metà, salvo che la circostanza sia elemento costitutivo del reato.

        Quando concorrono altre circostanze aggravanti, si applica per primo l'aumento di pena previsto per la circostanza aggravante di cui al comma precedente.

        Le circostanze attenuanti concorrenti con l'aggravante di cui al primo comma non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa ed alle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o ne determina la misura in modo indipendente da quella ordinaria del reato";

 

                b) legge 18 aprile 1975, n. 110:

 

        "Art. 21. - (Distruzione o sottrazione di armi). - Chiunque distrae dalla prevista destinazione, sottrae o comunque detiene armi di cui agli articoli 1 e 2 al fine di sovvertire l'ordinamento dello Stato ovvero di mettere in pericolo la vita delle persone o la sicurezza della collettività mediante la commissione di attentati o comunque di uno dei reati previsti dal capo I, titolo VI, del libro II del codice penale o dagli articoli 284, 285, 286 e 306 dello stesso codice, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni".

 

        Senza detta finalità, ad esempio, la detenzione di un'arma da guerra è punibile con una pena che va da uno a otto anni.

        Gli imputati e i condannati per fatti di terrorismo sono stati inoltre esclusi in modo specifico dall'amnistia e dall'indulto previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 18 dicembre 1981, n. 744, e dagli analoghi provvedimenti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, e dal decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1986, n. 865, per esclusione oggettiva dei reati caratterizzanti il "terrorismo" (esempio: banda armata).

        Come si è accennato, e come è noto, sono state inoltre applicate, pressoché unanimemente, regole di condotta processuale che hanno considerevolmente inasprito le pene. Facciamo un esempio. Il "terrorista" arrestato con armi veniva giudicato, come dovuto, con rito direttissimo, mentre iniziava l'istruttoria per gli altri reati. I due procedimenti avevano, quindi, svolgimenti nel tempo diversi, con pene autonome che spesso si sono sommate aritmeticamente e non sono state unite dal vincolo della continuazione di cui all'articolo 81 del codice penale.

        Un meccanismo simile si è verificato per la costante, o quasi, mancata applicazione della connessione soggettiva, specie per coloro che erano imputati davanti ad autorità giudiziarie territorialmente diverse.

        Anche i termini di custodia cautelare hanno subìto, per questi particolari imputati, una consistente dilatazione.

        L'insieme di queste circostanze, cui è conseguita una disparità di trattamento, e il venir meno della "pericolosità sociale", ci ha indotto alla presentazione di questa proposta di legge, la cui discussione è stata peraltro avviata già nella X legislatura (atto Camera n. 4395, presentato dall'onorevole Balbo il 6 dicembre 1989).

        Ci preme ricordare che i detenuti, per le medesime ragioni di cui ci occupiamo, hanno da tempo dimostrato, nella stragrande maggioranza dei casi, il loro reinserimento o la loro volontà di raggiungerlo. Su questo aspetto sono concordi sia i rappresentanti delle autorità carcerarie, che hanno più costanti e vicini rapporti con loro, sia le autorità esterne agli istituti penitenziari, sia coloro che per lavoro, istruzione, solidarietà, amicizia o comunque in applicazione dell'articolo 17 della legge 26 luglio 1975, n. 354, li frequentano. Molti di loro che lavorano all'esterno degli istituti penitenziari sono occupati in attività con finalità sociali. Un panorama di comportamento, dunque, sufficientemente tranquillizzante. Se poi, per qualcuno degli interessati, esso sia strumentale ad ottenere la libertà o se risponda a sincere convinzioni, non crediamo di dover indagare, dando rilievo ai fatti quali, allo stato, si presentano.

        Proponiamo un indulto pensando così d'interpretare meglio la volontà popolare, pronta, per ragioni umane e di pacificazione sociale, non certo a dimenticare, ma ad accettare un provvedimento che ponga fine, per lo meno sul piano processuale, ai cosiddetti "anni di piombo".

        Proponiamo un indulto, perché, in stato di libertà, chi vorrà potrà fattivamente dimostrare alla collettività la sua volontà di reiserimento e (perché no?) di pacificazione. In caso diverso, come è noto, l'indulto può essere revocato (articolo 6 della presente proposta di legge).

        Proponiamo, infine, un indulto pensando che i congiunti delle vittime, e comunque le parti lese, possano meglio accettare una soluzione che, per quanto possibile, favorisca la possibilità di una riparazione sociale.

        La misura dell'indulto si articola nella conversione dell'ergastolo in anni 21 di reclusione e nel dimezzamento delle sanzioni più gravi; mentre le sanzioni meno gravi (non superiori ad anni 10 di reclusione) sono ridotte di anni 5. Appare infatti opportuna scelta di politica criminale agevolare il reinserimento nel contesto sociale di persone condannate per reati meno gravi, ovvero impedire che il reinserimento già attuato nei confronti di molti soggetti possa essere vanificato da un rientro in carcere, anche per un periodo non eccessivamente lungo; non vi è dubbio che ciò contribuirebbe a un'interruzione di rapporti familiari e sociali, oltre che di lavoro, faticosamente avviati.

        Di particolare rilievo, infine, riteniamo sia un indulto che si estenda alle pene accessorie. Tale tipo di sanzioni, infatti, pur quando la pena di privazione di libertà è stata completamente espiata, rappresenta spesso grave impedimento al reinserimento sociale, che è la finalità che si vuole raggiungere.

        Ancora, per non limitarci alla mera riproposizione del testo ormai "storico", ma per arricchirlo anche con altre soluzioni che tengano conto degli anni che sono ulteriormente trascorsi da quando il primo progetto è stato delineato e scritto, intendiamo aggiornare la proposta di legge con altri due benefìci:

 

                a) la previsione di un indulto totale per i reati associativi, cioè per l'organizzazione e la partecipazione a bande armate ormai da tempo inesistenti e per i connessi reati relativi alle armi: si tratta di reati fortemente contestualizzati che pure - stante la normativa sulle armi che prevede il rito direttissimo e forti pene - hanno molto contribuito alla determinazione della sanzione complessiva;

 

                b) la previsione di una più rapida prescrizione delle pene (non dei reati): attualmente la pena è prescritta trascorso un periodo pari al suo doppio; la nostra previsione la porterebbe ad un periodo pari ad una volta e mezzo la pena risultante dall'applicazione dell'indulto.

 

        Questi due meccanismi consentirebbero di risolvere nel breve-medio periodo un consistente numero di casi, anche di coloro che sono attualmente all'estero. Infatti, ad esempio, una pena di venti anni verrebbe, per effetto dell'indulto, riportata a dieci anni e sarebbe prescritta dopo quindici anni dalla sentenza definitiva; considerato che per molti sono ormai trascorsi circa dieci e più anni dall'espatrio è evidente che, tra qualche anno, sarebbe loro offerta un'ipotesi di ritorno. Ovviamente si risolvono così i casi lievi o medi, non certo quelli gravi, per i quali non si vede come si possa arrivare a soluzione.

        La coerenza delle motivazioni che muovono questa proposta di legge deve essere percepita nella prospettiva della abolizione generale dell'ergastolo, che contrasta con le finalità di risocializzazione della pena. La stessa coerenza richiede un intervento abrogativo delle norme speciali della legislazione d'emergenza. Anche questa abrogazione è assunta in alcune proposte di legge già presentate, ma non potrebbe risolvere i casi già coperti da giudicato.


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, nelle seguenti misure:

 

a) la pena dell'ergastolo è commutata in quella della reclusione per anni ventuno;

 

b) le pene detentive temporanee derivanti da uno o più reati previsti dagli articoli 270, 270-bis, 284, 304, 305, 306 e 307 del codice penale nonché, in connessione con essi, dai reati concernenti armi, munizioni ed esplosivi, di cui agli articoli 1, 2, 4 e 7 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, e successive modificazioni, sono interamente condonate;

 

c) le pene detentive temporanee derivanti da reati diversi da quelli previsti alla lettera b) sono ridotte di anni cinque se non superiori ad anni dieci, della metà negli altri casi;

 

d) le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive, sono interamente condonate;

 

e) le pene accessorie, quando conseguono a condanne per le quali è applicato, in tutto o in parte, l'indulto, sono interamente condonate.

 

 

Art. 2.

(Esclusioni oggettive).

 

1. L'indulto non si applica ai reati di cui agli articoli 422 e 285 del codice penale, se dalla commissione dei reati stessi è derivata la morte.

 

Art. 3.

(Applicazione dell'indulto).

 

1. L'indulto si applica sul cumulo delle pene anche se stabilito ai sensi dell'articolo 7 della legge 18 febbraio 1987, n. 34.

 

 

Art. 4.

(Modifica dei termini di

prescrizione delle pene).

 

1. Per i soggetti di cui all'articolo 1, la pena della reclusione si estingue con il decorso di un tempo pari alla durata della pena inflitta, come ridotta per effetto del medesimo articolo 1, aumentato della metà e, in ogni caso, non superiore a ventuno anni.

2. Per i soggetti di cui all'articolo 1, la pena dell'ergastolo, come commutata dallo stesso articolo 1, si estingue con il decorso di venticinque anni.

 

 

Art. 5.

(Applicazione dell'indulto

in caso di continuazione).

 

1. Quando vi è stata condanna ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, del codice penale, ove necessario, il giudice, con l'osservanza delle norme previste per gli incidenti di esecuzione, applica l'indulto, determinando la quantità di pena condonata per i singoli reati.

 

 

Art. 6.

(Revoca dell'indulto).

 

1. L'indulto è revocato di diritto qualora chi ne abbia usufruito commetta entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge un delitto della stessa indole, per il quale riporti condanna a pena detentiva superiore a due anni.

 

 

 

 

Art. 7.

(Computo dei periodi di scarcerazione).

 

1. Coloro che, imputati per reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, siano stati nel corso del procedimento a loro carico comunque scarcerati, qualora non si sottraggano alla cattura dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna e qualora non abbiano commesso durante il periodo di scarcerazione alcun reato, possono computare, ai fini delle disposizioni di cui alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, il periodo intercorso tra la scarcerazione e l'esecuzione della sentenza.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche nell'ipotesi di emissione di provvedimento restrittivo della libertà personale emesso a seguito di condanna nel primo e nel secondo grado di giudizio, per i periodi di scarcerazione intercorsi durante il procedimento.

 

 

Art. 8.

(Termini di efficacia).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi sino al 31 dicembre 1988.

 

 

Art. 9.

(Termine di applicazione

ed entrata in vigore).

 

1. L'indulto si applica entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


 

 

CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 523

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa del deputato CARBONI

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Concessione di indulto

 

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Presentata il 6 giugno 2001

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Onorevoli Colleghi! - La precedente legislatura è stata caratterizzata da una serie di rilevanti interventi legislativi volti alla razionalizzazione ed alla modernizzazione del "sistema giustizia": dalla messa in funzione del giudice unico di primo grado alla depenalizzazione dei reati minori, dalla definizione del nuovo rito monocratico fino alla costituzionalizzazione dei princìpi del "giusto processo".

        Purtroppo, questo processo di riforma ha investito soltanto parzialmente il sistema penitenziario, concretizzandosi in alcune iniziative di riforma come il potenziamento delle opportunità di lavoro per i detenuti, la riqualificazione del Corpo di polizia penitenziaria e l'adozione di un nuovo regolamento penitenziario.

        A fronte di tali innovazioni, continuano tuttavia a prevalere gravissime carenze strutturali che fanno del sistema penitenziario italiano - per riprendere le recenti parole del Presidente del Consiglio dei ministri - "un precipitato di fatti di emarginazione".

        Da qui l'esigenza di un'iniziativa legislativa che ponga le basi per un recupero di efficienza e di funzionalità nel sistema penitenziario, operando un ridimensionamento numerico della popolazione carceraria. Non è un caso che proprio su questo punto si stia registrando una significativa convergenza di esponenti della magistratura, dell'avvocatura e delle strutture amministrative di custodia, accanto alle numerose prese di posizione delle organizzazioni di volontariato e di assistenza, che ravvisano realisticamente nel "sovraccarico" penitenziario uno dei principali fattori di degrado delle condizioni di vita e di lavoro delle strutture detentive. Secondo stime fornite dal direttore generale dell'amministrazione penitenziaria, sarebbero circa 15 mila i detenuti in esubero rispetto alla capacità ricettiva delle case di pena stimata in circa 43 mila posti.

        Si tratta di un'emergenza cui le forze parlamentari non possono sottrarsi, soprattutto dopo che la stessa riforma costituzionale del 1992 ha meglio definito la piena legittimazione delle Camere a porsi quali fedeli interpreti della coscienza sociale e degli interessi generali nel delicato settore della repressione penale.

        In realtà, la definitiva affermazione della competenza parlamentare nel procedimento di concessione delle misure collettive di clemenza non si è tradotta, dopo il 1992, nell'adozione di alcun provvedimento legislativo, a fronte dei 34 intervenuti dal 1948 al 1990.

        Proprio a tale riguardo occorre osservare che l'adozione di un indulto pari a due anni, così come prospettato dai proponenti e come in media è avvenuto fino al 1990, consentirebbe di abbandonare il carcere a circa 14 mila detenuti, ai quali restano da scontare fino a due anni di pena residua. Si tratta di un contingente numerico non lontano da quello stimato in esubero dalle autorità competenti, nel quale sono ricompresi molti detenuti condannati per reati di minore gravità - sovente connessi a stati di tossicodipendenza - rispetto ai quali il meccanismo della pena detentiva ha evidenziato tutta la sua inefficacia, sia sotto il profilo della rieducazione del condannato e di un trattamento che favorisca la disintossicazione, sia sotto quello della tutela della collettività. E' noto infatti che i condannati per tali tipi di reati, una volta scontata la pena, e non avendo avuto la possibilità in carcere di avere un trattamento e un aiuto anche di carattere psicologico per uscire dalla loro condizione di tossicodipendenza, tornano spesso a delinquere, in quanto non riescono a sottrarsi a quel circolo vizioso che comporta altissimi costi sia economici che sociali non solo a loro ma all'intera collettività.

        Occorre peraltro porre in rilievo che il provvedimento di clemenza proposto non incide affatto sull'effettiva punizione dei reati che destano maggiore allarme sociale, che si collegano maggiormente alla cosiddetta "criminalità diffusa" e che attengono all'illecito finanziamento delle attività politiche. Sono infatti espressamente escluse dall'indulto le diverse figure di reato della concussione, corruzione, peculato, falso in bilancio e ricettazione.

        Per quanto attiene alla struttura della presente proposta di legge, essa ricalca in larga misura il provvedimento di clemenza del 1990. In particolare, l'articolo 1 definisce la misura del condono delle pene detentive (due anni) e pecuniarie (30 milioni di lire). L'indulto non potrà essere superiore ad un anno per la reclusione, e a lire 15 milioni per la multa in relazione alle pene inflitte per i reati di furto aggravato, rapina ed estorsione. L'indulto è invece elevato a tre anni per coloro che abbiano compiuto il sessantacinquesimo anno di età o che siano affetti da invalidità permanente non inferiore al 71 per cento.

        L'articolo 2 definisce l'ambito di esclusione soggettiva dall'indulto, disponendone la disapplicazione per i delinquenti abituali o professionali e per coloro i quali si trovino sottoposti alle misure di prevenzione del divieto o dell'obbligo di soggiorno.

        Le esclusioni oggettive sono invece fissate dall'articolo 3: la ratio che vi è sottesa si collega all'istanza, già accennata, di non alterare l'operatività dei dispositivi penali nei confronti dei reati che destano maggiore allarme sociale o che mirano a scardinare le basi stesse della convivenza democratica.

        Gli articoli 4 e 5 disciplinano, rispettivamente, la concessione dell'indulto per le pene accessorie e la figura dell'indulto condizionato, concesso al condannato a pene inflitte per i reati contro il patrimonio che provi la sua condizione di tossicodipendente al momento del fatto, di aver commesso il fatto a causa della sua condizione di tossicodipendente e di non essere tossicodipendente al momento della presentazione dell'istanza per l'applicazione dell'indulto.

        L'articolo 6 prevede la revoca dell'indulto per coloro che, entro cinque anni dal provvedimento di clemenza, commettano un delitto non colposo con condanna a pena detentiva non inferiore ad un anno.

        In coerenza con quanto disposto dall'articolo 79 della Costituzione, l'articolo 7 dispone espressamente che il dies ad quem di efficacia sia costituito dalla data di presentazione della presente proposta di legge (così come avveniva per la proposta di legge di delegazione, nella vigenza dell'originaria previsione costituzionale).

 

 



 


proposta di legge

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Art. 1.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a due anni per le pene detentive e non superiore a lire 30 milioni per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

2. L'indulto non può essere superiore ad un anno per la reclusione e a lire 15 milioni per la multa in relazione alle pene inflitte per i reati previsti dagli articoli 624, aggravato ai sensi dei numeri 1) e 4) del primo comma dell'articolo 625, 628, commi primo e secondo, e 629, primo comma, del codice penale. L'indulto si applica nella stessa misura alle pene temporanee inflitte per il reato previsto dall'articolo 575 del codice penale, anche se aggravato, quando comunque ricorra una delle attenuanti di cui all'articolo 62, numeri 1) e 2), o all'articolo 89 del codice penale, nonché per i reati di omicidio volontario previsti dal secondo comma dell'articolo 186 e dal secondo comma dell'articolo 195 del codice penale militare di pace, anche se aggravati, quando comunque ricorra l'attenuante di cui all'articolo 198 del codice penale militare di pace o quella di cui all'articolo 62, numero 1), del codice penale.

3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, l'indulto è ridotto alla metà nei confronti di coloro i quali nei dieci anni anteriori alla data di entrata in vigore della presente legge hanno riportato una o più condanne a pena detentiva complessiva superiore a tre anni per delitti non colposi o, se si tratta di persone di età superiore a sessantacinque anni, a pena detentiva complessiva superiore a quattro anni per delitti non colposi.

4. Nella valutazione dei precedenti penali di cui al comma 3 non si tiene conto delle condanne alle quali deve essere applicato l'indulto ai sensi del presente articolo.

5. La misura dell'indulto è di tre anni per coloro che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno compiuto il sessantacinquesimo anno di età o che sono affetti da invalidità permanente non inferiore al 71 per cento, secondo la tabella approvata con decreto del Ministro della sanità 25 luglio 1980, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 282 del 14 ottobre 1980, ai sensi dell'articolo 2 della legge 11 febbraio 1980, n. 18.

6. Quando l'indulto estingue la pena inflitta per uno dei delitti previsti dall'articolo 14 della legge 8 luglio 1998, n. 230, agli effetti del comma 5 del citato articolo 14 la pena condonata è equiparata a quella espiata.

 

 

Art. 2.

(Esclusioni soggettive dall'indulto).

 

1. L'indulto non si applica ai delinquenti abituali o professionali, sempre che la dichiarazione di abitualità o professionalità non sia estinta o revocata, ed a coloro i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, si trovano sottoposti alle misure di prevenzione del divieto o dell'obbligo di soggiorno, disposte con provvedimento definitivo ai sensi delle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, e 31 maggio 1965, n. 575, come modificate dalla legge 13 settembre 1982, n. 646.

 

 

Art. 3.

(Esclusioni oggettive dall'indulto).

 

1. L'indulto non si applica alle pene:

 

a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 270 (associazioni sovversive), commi primo e secondo;

 

2) 270-bis (associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico), primo comma;

3) 276 (attentato contro il Presidente della Repubblica);

 

4) 280 (attentato per finalità terroristiche o di eversione);

 

5) 283 (attentato contro la costituzione dello Stato);

 

6) 284 (insurrezione armata contro i poteri dello Stato);

 

7) 285 (devastazione, saccheggio e strage);

 

8) 286 (guerra civile);

 

9) 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le Assemblee regionali);

 

10) 289-bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione), commi primo, secondo e terzo;

 

11) 306 (banda armata);

 

12) 314 (peculato);

 

13) 316 (peculato mediante profitto dell'errore altrui);

 

14) 316-bis (malversazione a danno dello Stato);

 

15) 317 (concussione);

 

16) 318 (corruzione per un atto d'ufficio);

 

17) 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio) e, in relazione ai fatti ivi previsti, 320 e 321;

 

18) 319-ter (corruzione in atti giudiziari);

 

19) 323 (abuso d'ufficio);

 

20) 385 (evasione), se l'evasione è aggravata dalla violenza o minaccia commessa con armi o da più persone riunite;

 

21) 416-bis (associazione di tipo mafioso);

 

22) 419 (devastazione e saccheggio);

 

23) 420 (attentato a impianti di pubblica utilità);

 

24) 422 (strage);

25) 428 (naufragio, sommersione o disastro aviatorio);

 

26) 429 (danneggiamento seguito da naufragio), secondo comma;

 

27) 430 (disastro ferroviario);

 

28) 431 (pericolo di disastro ferroviario causato da danneggiamento);

 

29) 432 (attentati alla sicurezza dei trasporti);

 

30) 433 (attentati alla sicurezza degli impianti di energia elettrica e del gas, ovvero delle pubbliche comunicazioni), terzo comma;

 

31) 434 (crollo di costruzioni o altri disastri dolosi);

 

32) 438 (epidemia);

 

33) 439 (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari);

 

34) 440 (adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari);

 

35) 441 (adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della pubblica salute);

 

36) 442 (commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate);

 

37) 575 (omicidio), salvo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 1 della presente legge;

 

38) 600 (riduzione in schiavitù);

 

39) 600-bis (prostituzione minorile);

 

40) 600-ter (pornografia minorile);

 

41) 600-quater (detenzione di materiale pornografico);

 

42) 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile);

 

43) 601 (tratta e commercio di schiavi);

 

44) 602 (alienazione e acquisto di schiavi);

 

45) 609-bis (violenza sessuale);

46) 609-quater (atti sessuali con minorenne);

 

47) 609-octies (violenza sessuale di gruppo);

 

48) 628 (rapina aggravata), terzo comma;

 

49) 629 (estorsione aggravata), secondo comma;

 

50) 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione), primo, secondo e terzo comma;

 

51) 648-bis (riciclaggio);

 

b) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale militare di pace:

 

1) 167 (distruzione o sabotaggio di opere militari), primo comma;

 

2) 186 (insubordinazione con violenza), relativamente ai casi in cui la violenza consiste nell'omicidio volontario, salvo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 1 della presente legge;

 

3) 195 (violenza contro un inferiore), relativamente ai casi in cui la violenza consiste nell'omicidio volontario, salvo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 1 della presente legge;

 

4) 215 (peculato militare);

 

5) 216 (malversazione a danno di militari);

 

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309:

 

1) 73 (produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), commi 1, 2 e 3, ove applicate le circostanze aggravanti specifiche di cui all'articolo 80;

 

2) 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope);

d) per i delitti concernenti le armi da guerra, le armi tipo guerra e le materie esplodenti, nonché gli ordigni esplosivi o incendiari di cui all'articolo 1 della legge 18 aprile 1975, n. 110.

 

2. Quando vi è stata condanna ai sensi dell'articolo 81 del codice penale, ove necessario, il giudice, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione, applica l'indulto ai sensi delle disposizioni della presente legge, determinando la quantità di pena condonata.

 

 

Art. 4.

(Indulto per le pene accessorie).

 

1. E' concesso indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee quando conseguano a condanne per le quali è applicato, anche solo in parte, indulto.

 

 

Art. 5.

(Indulto condizionato).

 

1. Fuori dai casi previsti dagli articoli 1, 2 e 3, è concesso indulto in misura non superiore a due anni per le pene inflitte per i reati contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, esclusi il sequestro di persona a scopo di estorsione, l'estorsione e la rapina aggravata dall'uso di armi, a condizione che il condannato provi:

 

a) di essere stato tossicodipendente al momento del fatto;

 

b) di avere commesso il fatto a causa della sua condizione di tossicodipendente;

 

c) di non essere tossicodipendente al momento della presentazione dell'istanza per l'applicazione dell'indulto.

 

2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, il giudice applica l'indulto con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione.

 

Art. 6.

(Revoca dell'indulto).

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore ad un anno.

 

 

Art. 7.

(Termine di efficacia dell'indulto).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 6 giugno 2002.

 

 

 


N. 1260

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato TRANTINO

¾

 

Concessione di amnistia per i reati relativi alle costruzioni spontanee destinate ad uso abitativo permanente e diretto nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici

 

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Presentata il 10 luglio 2001

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Onorevoli Colleghi! - La carenza di opportuni strumenti urbanistici, la rarefazione delle aree edificabili, la svalutazione e l'inflazione, il bisogno primario di un tetto che la civiltà impone come fondamentale sede della famiglia hanno reso gravissimo il problema delle costruzioni spontanee, che la legislazione vigente punisce come abusive se prive dei requisiti richiesti, quasi sempre impossibili per inerzie ed omissioni della pubblica amministrazione.

Un censimento approssimativo stima in milioni i vani "abusivi" oggi colpiti dalla legge, che, nel furore punitivo, accomuna l'emigrante o il piccolo risparmiatore al "palazzinaro", il "sudore sociale", cioè, alla speculazione affaristica.

Con la presente proposta di legge intendiamo moralizzare un fenomeno tanto spontaneo quanto necessitato, per sanare così modeste situazioni sociali esistenti e non eludibili con il processo penale, versandosi a volte in un atipico stato di necessità ad opera di chi, avendo accumulato come formica, si vede perseguito come autore di illeciti penali e costretto a fermare una speranza esistenziale, tale essendo la casa per chi crede nel diritto riconosciuto anche all'animale, il diritto alla tana.

Abbiamo limitato l'applicazione dell'amnistia a costruzioni che non superino i 200 metri quadrati (è a tutti nota la mancata certezza giudiziaria a seguito della nota espressione "di piccola estensione" di un precedente provvedimento di amnistia) per fondare un riferimento sicuro e perciò anelastico; abbiamo altresì previsto l'uso abitativo esclusivo, permanente e diretto, nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici, per evitare furbizie interpretative e fissare punti fermi di puntuale contenuto sociale e morale.

Abbiamo infine esteso l'ambito di applicazione sino al 13 maggio 2001, per un uso il più largo possibile della clemenza legislativa per cittadini di cui lo Stato deve a volte ricordarsi.

Confidiamo ora nella vostra civile comprensione e nei tempi brevi non consueti spesso per i problemi urgenti.

Per evenienze drammatiche, strettamente connesse alla denuncia prima e alla pronuncia penale quindi, in molti centri abitati (per esempio, vaste aree delle province di Catania e Caltanissetta, da Adrano a Biancavilla, Paternò, S. Maria di Licodia, Gela e così via) eroici e civili comitati di difesa della casa hanno arginato con la protesta assemblando intere cittadinanze, con decine di migliaia di cittadini in piazza (sinora senza eccessi), il fenomeno legale ma iniquo della requisizione di migliaia di costruzioni spontanee, necessitate, e secondo canone "abusivo".

Ecco perché invochiamo urgenza: per dare segnale serio e concreto di rispetto dell'umanissimo problema, con soluzioni chirurgiche, tanto stretti sono i tempi d'intervento legislativo-tampone, tanto logorate appaiono pazienza e fiducia di tanti soggetti offesi da supponente, solidificata incuria!

 



 


 


proposta di legge

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Art. 1.

 

1. E' concessa amnistia per tutte le ipotesi previste e punite dall'articolo 17, lettera b), della legge 28 gennaio 1977, n. 10, come sostituito dall'articolo 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, quando la costruzione interessi un'area non superiore a 200 metri quadrati e sia destinata dall'agente ad esclusivo uso abitativo permanente e diretto, o a comprovato uso lavorativo o commerciale, nel rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici.

 

Art. 2.

 

1. L'amnistia ha efficacia per i reati commessi sino al 13 maggio 2001.

 


 

CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 1283

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa del deputato PISAPIA

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Concessione di indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale

 

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Presentata il 10 luglio 2001

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Onorevoli Colleghi! - L'emergenza collegata ai cosiddetti "anni di piombo" in Italia può ormai considerarsi chiusa: molti di coloro che hanno subìto condanne per reati commessi in quel periodo hanno già scontato numerosi anni di carcere, lavorano all'esterno degli istituti penitenziari, sono impegnati in attività con finalità sociali, dando concreta prova di essere pronti a reinserirsi definitivamente nella vita sociale e culturale del Paese.

        Non vi sono, quindi, più ragioni - di carattere giuridico, politico o di tutela della collettività - per ritardare ulteriormente, ad oltre undici anni dalla prima proposta di legge presentata in Parlamento, un provvedimento la cui finalità è soprattutto quella di "riequilibrare" inique disparità di trattamento sanzionatorio, determinate dalla legislazione d'emergenza, tra condannati per reati comuni e condannati per reati di "terrorismo".

        Ben pochi, ormai, contestano il fatto che, nei cosiddetti "anni di piombo", a causa di leggi speciali e di una applicazione emergenziale delle norme penali e processuali, sono stati spesso compressi i diritti di difesa; c'è stata una dilatazione interpretativa dell'articolo 110 del codice penale; sono state irrogate pene "diverse", pur di fronte a medesimi reati contestati a imputati per reati comuni e imputati per "reati politici" (ai sensi dell'articolo 8 del codice penale è delitto politico sia quello che "offende un interesse politico dello Stato ovvero un diritto politico del cittadino" sia "il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici").

        La necessità - ispirata ad una volontà di equità - di riequilibrio delle pene è una delle ragioni fondamentali della presente proposta di legge. Non si può non ricordare che, con l'introduzione dell'articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980 n. 15, per i reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento democratico (salvo che la circostanza fosse elemento costitutivo del reato), punibili con la pena diversa dall'ergastolo la pena era sempre aumentata della metà. Non era possibile, inoltre, un giudizio di equivalenza o di prevalenza ex articolo 69 del codice penale.

        Altre norme speciali, introdotte in quel periodo, hanno determinato un forte squilibrio sanzionatorio tra condannati per fatti comuni e per fatti di terrorismo: la legge 18 aprile 1975 n. 110, in materia di armi, ad esempio, prevedeva per la detenzione di un'arma da guerra, in presenza dell'aggravante della "finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento democratico", la pena da cinque a quindici anni di reclusione, mentre lo stesso reato, senza l'aggravante, era punito con la pena da due a otto anni.

        Ma vi è di più. I detenuti "politici" sono stati sottoposti anche a un trattamento carcerario differenziato, a carcerazioni preventive lunghissime (fino a dieci anni e otto mesi), sono stati esclusi da amnistie e condoni (decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, decreto del Presidente della Repubblica 18 dicembre 1981, n. 744 e, in parte, decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1986, n. 865).

        Altre considerazioni non possono essere ignorate. La Corte costituzionale, nel momento stesso in cui ha ritenuto che, in presenza di situazioni particolari, il Parlamento e il Governo hanno il diritto e il dovere di adottare leggi d'emergenza, ha anche affermato che "queste misure perdono legittimità se ingiustificatamente protratte nel tempo". Il che dovrebbe comportare, come logica conseguenza, il "diritto e dovere" del legislatore di intervenire affinché, cessata la situazione d'emergenza, si eliminino le conseguenze inique di quelle leggi eccezionali.

        Restano - e non intendiamo né dimenticarlo né ignorarlo - il dolore e la sofferenza delle vittime e dei loro familiari; ma, anche per rispetto a quel dolore, non si propone un provvedimento di amnistia (che comporta l'estinzione dei reati) ma un provvedimento che tende solo a incidere sull'entità della pena. Il legislatore, del resto, non si è posto il problema delle vittime quando ha approvato norme che, a fronte della collaborazione processuale, hanno comportato la scarcerazione e, in molti casi, l'impunità di fatto anche per persone responsabili di gravissimi fatti di sangue.

        Un provvedimento di indulto non può essere in nessun modo interpretato come "amnesia" nei confronti delle vittime ma, piuttosto, come scelta definitiva di uscire da un periodo che, comunque lo si veda, ha comportato una "rottura delle regole": "quando è giunto a sconfiggere quelli che vorrebbero rovesciarlo, lo Stato deve impegnarsi a por fine alle pene e anche alle ricompense" (Montesquieu, Esprit de lois).

        A ciò si aggiunga che nell'ultima legislatura sono stati approvati specifici provvedimenti in favore delle vittime e dei loro familiari, anche se ben si comprende come qualsiasi provvedimento legislativo non può lenirne il dolore.

        La proposta di indulto non intende affatto rinfocolare le polemiche che hanno diviso il Paese negli anni passati: l'obiettivo, anzi, è quello di voltare definitivamente pagina rispetto a un periodo che ha portato lutto, dolore e disperazione. Crediamo nella necessità di uscire da una drammatica fase di emergenza, aiutando a risolvere - sulla base di criteri di giustizia e di umanità - una situazione che riguarda un esiguo numero di persone ma che, direttamente o indirettamente, ha coinvolto gran parte del Paese.

        Non vi sono più oggi motivi di carattere giuridico per opporsi a un provvedimento che ha lo scopo di "riportare nella normalità giuridica le condanne per i fatti di lotta armata e quindi ricollocare il dibattito riguardante quegli anni nei binari del confronto e della riflessione storico-politica": il senso di equità nel trattamento penale "non può essere succube né delle ragioni della politica né della vendetta dello Stato ma il più possibile ispirato alla pietas e alla responsabilità della convivenza civile" (Forum delle donne di Rifondazione comunista).

        La proposta di legge prevede anche una norma transitoria, la cui finalità è quella di dare la possibilità - a chi deve ancora scontare pene detentive, ma ha dato concreta prova di essersi allontanato da qualsiasi organizzazione eversiva - di essere ammesso al lavoro esterno o alla semilibertà senza i limiti oggi previsti dalla legge: è chiaro che non si tratta di benefici "automatici" o che spettano di diritto e che ogni valutazione, anche in ordine alla non pericolosità sociale, è demandata alla magistratura di sorveglianza. Si tratta di una norma di portata limitata che intende attenuare l'espiazione della pena per chi ha, in concreto, dato prova di essere pronto a reinserirsi nella convivenza civile.

        Onorevoli colleghi, il nostro auspicio è che, su questo provvedimento, si possa trovare quella convergenza necessaria per l'approvazione di una proposta dettata dalla volontà di eliminare una evidente disparità di trattamento e di ridare speranza a chi ha già dimostrato, nei fatti, di accettare le regole dello Stato democratico. Una delle finalità dell'indulto - provvedimento espressamente previsto dalla Costituzione - è anche quella di porre fine, o di limitare, pene ingiuste, ingiustificate o non più necessarie: e una pena è ingiusta non solo quando è stata inflitta ingiustamente ma anche quando è diventata inutile, se non controproducente.

        "Il diritto di punire deve trovare dei limiti nella giustizia e nell'utilità sociale, altrimenti i concetti di giustizia e di umanità si trasformano in vendetta, politica o divina".


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo e di eversione all'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, nelle seguenti misure:

 

a) la pena dell'ergastolo è commutata in quella della reclusione per anni ventuno;

 

b) le pene detentive temporanee sono ridotte di anni cinque se non superiori ad anni dieci di detenzione, della metà negli altri casi;

 

c) le pene accessorie quando conseguono a condanne per le quali è applicato, in tutto o in parte, l'indulto, sono interamente condonate.

 

Art. 2.

(Esclusioni oggettive).

 

1. L'indulto non si applica ai reati di cui agli articoli 285 e 422 del codice penale se dalla commissione dei reati stessi sia derivata la morte.

 

Art. 3.

(Applicazione dell'indulto).

 

1. L'indulto si applica sul cumulo delle pene anche se stabilito in applicazione della legge 18 febbraio 1987, n. 34.

 

Art. 4.

(Applicazione dell'indulto in caso

di continuazione nel reato).

 

1. Quando vi è stata condanna ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, del codice penale, ove necessario, il giudice, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione, applica l'indulto determinando la quantità di pena condonata per i singoli reati.

 

Art. 5.

(Revoca dell'indulto).

 

1. L'indulto è revocato qualora chi ne abbia usufruito commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto per il quale riporti condanna a pena detentiva superiore a due anni o più delitti per i quali riporti condanne a pena detentiva complessiva superiore a tre anni.

 

Art. 6.

(Efficacia dell'indulto).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi sino al 31 dicembre 1989.

 

Art. 7.

(Norma transitoria).

 

1. Se non vi sono elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con organizzazioni eversive, il tribunale di sorveglianza, nel caso di soggetti condannati per delitti commessi non oltre il 31 dicembre 1989 per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, può disporre, su istanza dell'interessato o del suo difensore, che la pena residua possa essere espiata in regime di semilibertà. Se il condannato non è ammesso alla semilibertà, può essere ammesso al lavoro esterno, ai sensi dell'articolo 21 della legge 26 luglio 1975 n. 354, e successive modificazioni, senza l'applicazione dei limiti di cui al comma 1 del medesimo articolo 21.

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 1284

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa dei deputati PISAPIA, RUSSO SPENA

 

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Concessione di amnistia condizionata e di indulto revocabile

 

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Presentata il 10 luglio 2001

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Onorevoli Colleghi! - Da diversi anni, da parte di esponenti del mondo politico, della magistratura e dell'avvocatura, si susseguono prese di posizione sull'opportunità o meno di adottare provvedimenti di amnistia o di indulto.

        Tali prese di posizione, cui non hanno finora fatto seguito decisioni esplicite in un senso o nell'altro, hanno determinato aspettative all'interno del mondo carcerario e più in generale un clima di incertezza fra gli operatori della giustizia che non può che essere dannoso.

        Ad avviso dei proponenti sussistono le condizioni perché possa essere adottato un provvedimento di amnistia (condizionata) e di indulto (revocabile), soprattutto se finalizzato a garantire il funzionamento della giustizia e ad evitare che falliscano le numerose riforme approvate nella scorsa legislatura - giudice unico di primo grado, depenalizzazione dei reati minori, nuovo rito monocratico con rafforzamento dei riti alternativi, modifica all'articolo 111 della Costituzione, incentivi ai magistrati per le sedi disagiate - a causa dell'eccessivo arretrato per procedimenti relativi a reati di non grave allarme sociale che, oltre tutto, prima della sentenza definitiva, finiscono in gran parte con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

        La giustizia penale italiana versa, infatti, in condizioni critiche e riforme di notevole rilievo, finalizzate a coniugare maggiore celerità dei tempi processuali e maggiori garanzie per i cittadini, rischiano di non produrre gli effetti positivi auspicati se non addirittura di fallire, a causa dell'enorme mole di procedimenti arretrati.

        Se si considerano le centinaia di migliaia di processi o già prescritti o per i quali elevata è la probabilità di prescrizione, si verrebbe comunque a determinare un'amnistia di fatto, i cui beneficiari sarebbero peraltro individuati in modo casuale e prevalentemente tra coloro che dispongono di mezzi economici tali da affrontare i costi dei diversi gradi di giudizio. Ci troveremmo dunque di fronte a un'amnistia di fatto, basata sul censo.

        Non si può non considerare, del resto, che, dall'entrata in vigore della Costituzione fino al 1992, vi sono stati 34 provvedimenti di amnistia e di indulto, mentre negli ultimi dieci anni non è stato adottato alcun provvedimento di clemenza.

        La presente proposta di legge prevede la concessione di un'amnistia condizionata e di un indulto revocabile per le pene detentive. Si propone l'applicazione dell'amnistia per i reati puniti con una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni - ovvero a cinque anni se è stato risarcito il danno o se ricorre la circostanza attenuante dell'aver agito per motivi di alto valore morale o sociale - e per una serie di reati specificamente indicati. Il provvedimento di clemenza è soggetto alla condizione che l'imputato non commetta, nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo (e, nei casi più gravi, sempre nell'ambito di reati la cui pena edittale massima è di cinque anni di reclusione, abbia provveduto spontaneamente - tenuto conto delle sue condizioni economiche e sociali - al risarcimento del danno e all'eliminazione delle conseguenze del reato). Si prevede a tale fine la sospensione dei procedimenti penali in corso e dei relativi termini di prescrizione, nonché dell'esecuzione delle pene: decorso un periodo di cinque anni, se risulteranno soddisfatte le condizioni previste dalla legge, il reato o la pena saranno estinti; in caso contrario, i procedimenti penali e l'esecuzione delle pene riprenderanno il loro corso. In questo periodo di tempo, oltre tutto - ed è questo uno degli scopi principali della presente proposta di legge - si potrebbero celebrare con maggiore celerità i processi per i reati più gravi, evitando il danno e la "beffa" della prescrizione e limitando i numerosissimi casi di scarcerazioni per decorrenza termini, anche in presenza di condanne gravissime in primo e secondo grado (dal 1990 al 1999 sono stati scarcerati per decorrenza dei termini oltre 17.500 detenuti).

        Per quanto riguarda l'indulto, da concedere per pene o residui di pena non superiori a tre anni, si prevede la revoca qualora l'interessato commetta un reato doloso nei cinque anni dalla concessione del condono.

        Queste condizioni - sospensione del processo, buona condotta, possibilità di revoca del condono - avrebbero, a nostro parere, una notevole efficacia deterrente, in quanto ben difficilmente tornerebbe a commettere un reato chi è perfettamente consapevole che, in tale caso, gli verrebbe revocato il condono o non gli sarebbe applicata l'amnistia, e sconterebbe così la pena sia per il nuovo reato che per quello precedente: una vera e propria "spada di Damocle" dalla non trascurabile efficacia dissuasiva.

        Tali provvedimenti, e in particolare l'indulto, determinerebbero anche una diminuzione significativa della popolazione carceraria, rendendo così più vivibili gli istituti penitenziari, sia per i detenuti che per gli operatori. La diminuzione della popolazione carceraria, inoltre, recherebbe un non trascurabile vantaggio economico: se si considera che il costo per il mantenimento di ciascun detenuto è di circa 400 mila lire al giorno e che i detenuti che usufruirebbero del condono sarebbero circa 12 mila, verrebbero recuperati oltre 1.600 miliardi di lire ogni anno. Tali fondi potrebbero essere utilizzati per interventi in favore dei tossicodipendenti, ad esempio potenziando le strutture pubbliche di assistenza e le comunità terapeutiche, nonché per rafforzare i servizi sociali di supporto - con assunzione di educatori, assistenti sociali, psicologi - la cui carenza determina oggi molto spesso l'inefficacia delle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova al servizio sociale e/o la semilibertà.

        Molti dei detenuti che beneficierebbero del provvedimento di indulto sarebbero soggetti condannati per reati di minore gravità, in gran parte dei casi connessi all'uso di sostanze stupefacenti, rispetto ai quali la pena detentiva ha dimostrato tutta la sua inefficacia, sia sotto il profilo della rieducazione del condannato e di un trattamento che favorisca la disintossicazione, sia sotto quello della tutela della collettività. I condannati per tali tipi di reati, infatti, una volta scontata la pena, e non avendo avuto la possibilità in carcere di usufruire di un trattamento e di un aiuto anche di carattere psicologico per uscire dallo stato di tossicodipendenza, tornano spesso a commettere reati connessi all'abuso di sostanze stupefacenti, in quanto non riescono a sottrarsi a quel circolo vizioso - necessità di procurarsi la dose per uso personale e reati per poter acquistare la droga - che comporta altissimi costi sia economici che sociali non solo a loro ma all'intera collettività.

        Si tratta dunque di una proposta di legge che guarda al mondo complessivo della giustizia, che accelererebbe i tempi dello svolgimento dei processi per i reati di più grave allarme sociale, eviterebbe un gran numero di prescrizioni e di scarcerazioni per decorrenza dei termini, incentiverebbe il risarcimento dei danni in favore delle vittime, aumenterebbe le possibilità di reinserimento per chi ha commesso reati di minore gravità, senza sacrificare le esigenze di sicurezza della collettività, ed anzi creando - attraverso le condizioni alle quali sarebbe subordinata l'applicazione dell'amnistia e la possibilità di revoca dell'indulto - le premesse per limitare, per quanto possibile, i casi di recidiva. Quello che si propone non è dunque un provvedimento "tampone", determinato esclusivamente dalla situazione esplosiva delle nostre carceri, ma un provvedimento che vuole dare una risposta più complessiva, nel tentativo di raggiungere un obiettivo da tutti, almeno a parole, auspicato: quello di una giustizia nello stesso tempo più efficiente e più umana.

        La presente proposta di legge vuole essere anche un punto di partenza per avviare - su un tema particolarmente delicato - una riflessione, il più possibile pacata e costruttiva, che coinvolga le forze politiche, gli operatori del diritto e i cittadini tutti, nel tentativo di trovare, in un confronto costruttivo, soluzioni il più possibile condivise.


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Amnistia).

 

1. E' concessa amnistia:

 

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

 

b) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 1), del codice penale, ovvero la circostanza attenuante prevista dal medesimo articolo 62, numero 6), ovvero l'imputato si sia adoperato, tenuto conto delle sue condizioni economiche e sociali, per risarcire anche parzialmente il danno ovvero si sia adoperato per elidere od attenuare, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato;

 

c) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

 

d) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 336, primo comma, e 337, sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

2) 588, sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

3) 614, quarto comma, limitatamente all'ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

 

4) 624, aggravato dalle circostanze di cui all'articolo 625 qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4), ovvero numero 6);

e) per ogni reato commesso da minore degli anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale ai sensi dell'articolo 19 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, come da ultimo sostituito dall'articolo 112 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ma non si applicano le disposizioni di cui ai commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale.

 

2. Non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. L'amnistia è concessa a condizione che il condannato non commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo.

4. In ogni stato e grado del processo il giudice, qualora il reato per il quale si procede rientri tra quelli previsti dal comma 1, sospende, anche d'ufficio, il procedimento per il periodo di cinque anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. Decorso tale periodo, il giudice, qualora sussistano le condizioni di cui al comma 3 del presente articolo, provvede ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale; nel caso contrario, revoca il provvedimento di sospensione. Durante tale periodo è sospeso il decorso dei termini di prescrizione.

 

Art. 2.

(Computo della pena per l'applicazione

dell'amnistia).

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia ai sensi dell'articolo 1:

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione;

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale;

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

 

Art. 3.

(Rinunciabilità all'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica qualora l'imputato, prima che sia pronunciata l'ordinanza che dispone la sospensione del procedimento ai sensi del comma 4 dell'articolo 1, faccia espressa dichiarazione di non volerne usufruire.

 

Art. 4.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive.

2. Non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. Il beneficio dell'indulto è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti una condanna a pena detentiva superiore a sei mesi.

 

Art. 5.

(Termini di efficacia).

 

1. L'amnistia e l'indulto hanno efficacia per i reati commessi entro il 1^ gennaio 2000.

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 1606

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa del deputato

BOATO

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Concessione di amnistia condizionata e di indulto

 

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Presentata il 19 settembre 2001

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Onorevoli Colleghi! - La situazione del nostro sistema penitenziario, appare sempre di più segnata da elementi di drammatica ed insostenibile emergenza, sia per quanto riguarda i detenuti, sia per ciò che attiene ai compiti ed alle condizioni dei soggetti istituzionali e di controllo in esso operanti.

        I temi dell'amnistia e dell'indulto, a oltre dieci anni dall'ultimo provvedimento adottato dal Parlamento, nella XIII legislatura sono stati in primo piano nel confronto politico e parlamentare, per le diverse ipotesi di provvedimento presentate alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, e nella società civile, per gli appelli e le iniziative assunti in rapporto con il mondo carcerario e all'interno di esso, e per i riferimenti anche alle ragioni spirituali e di pensiero espresse in occasione del Giubileo del 2000.

        Fra le ipotesi di proposta che già nella XIII legislatura si è ritenuto di portare all'esame del Parlamento, non v'è dubbio che abbiano titolo quelle predisposte da due autorevoli esponenti della magistratura e del diritto, come il dottor Francesco Maisto, sostituto procuratore generale di Milano, e il professore Massimo Pavarini dell'università degli studi di Bologna, che di seguito riproponiamo integralmente, a contributo di una valutazione che a nostro avviso il Parlamento non dovrebbe ulteriormente rinviare.

        "1. Nella cultura penalistica e in quella politica da tempo è condivisa una valutazione fortemente negativa nei confronti dei provvedimenti indulgenziali. In buona sostanza lo sfavore nei confronti delle leggi d'amnistia e di indulto - tenendo criticamente conto delle passate quanto numerose esperienze - si fonda su un giudizio di fondo difficilmente contestabile: attraverso detti provvedimenti "eccezionali" non si dà alcuna soluzione ai problemi critici del sistema penale-penitenziario italiano (dagli effetti deflativi dei provvedimenti di clemenza sono stati mediamente assorbiti nell'arco medio di due anni) e nel contempo si sospenderebbe momentaneamente la tensione verso una soluzione strutturale e "fisologica" ai problemi della crisi della giustizia penale che deve, invece, essere perseguita in una radicale riforma del sistema penale stesso.

        Se questo giudizio di fondo è astrattamente condivisibile, assai meno lo è con riferimento in concreto alla situazione del nostro Paese. Chi presta uno sguardo meno svagato e superficiale alle politiche penali nel lungo periodo - dallo Stato post-unitario ad oggi - si avvede infatti che sempre e costantemente si è fatto ricorso ai provvedimenti di clemenza come risorsa decisiva per il governo della penalità entro i limiti di volta in volta posti dalle necessità di compatibilità sistemica. Pertanto niente affatto politica di eccezione, ma scelta costante ed "ordinaria" volta ad operare momentanei ma necessari riequilibri tra input ed output del sistema penale. Ed infatti è bastato che il sistema della politica si astenesse dall'utilizzare questo mezzo, che in un solo decennio, questo ultimo, la popolazione detenuta raddoppiasse e il sistema processuale-penale pericolosamente si avvicinasse ad uno stato di assoluta paralisi.

        L'esperienza comparata ci insegna che in quasi tutte le realtà occidentali moderne, i sistemi di giustizia penale - in quanto dinamicizzati al loro interno da logiche di autoreferenzialità - corrono il rischio di "uscire di controllo", per la loro naturale tendenza a favorire una crescita esponenziale di domande di giustizia a cui nessun incremento di risorse sarà mai in grado di dare risposta. Ed è per questo che, in altri Paesi e in altri contesti culturali, aggiustamenti e riequilibri vengono "fisiologicamente" implementati all'interno del sistema di giustizia penale stesso: si pensi alla valvola di sicurezza data dalla facoltatività dell'azione penale ovvero alla larga "negoziabilità" della pena e del processo.

        Orbene: se contingenze politiche particolarmente avvertite e sofferte impediscono di adottare queste "tecniche" di controllo della "produttività", giocoforza il sistema della politica sarà chiamato permanentemente ad "interferire" dall'esterno sul sistema della giustizia penale per determinare, sia pure contingentemente, nuovi livelli di compatibilità tra risorse e funzioni. E sotto questo punto di vista, l'intervento del sistema politico è non solo utile, ma doveroso.

        Doveroso e non indebito, se non altro perché se la politica non si assumesse questo diritto di interferire dall'"esterno", il sistema della giustizia penale "naturalmente" sarebbe costretto ad adottare soluzioni di compensazione "interne" offerte appunto dalla sua progressiva inefficacia: la prescrizione - ovvero il negare giustizia per decorso del tempo - di fatto opererebbe inesorabilmente, ma con un esito pericolosamente delegittimante per il sistema della giustizia stesso. Come ognuno ben sa, la giustizia negata per prescrizione ulteriormente accentua i criteri di selettività della giustizia penale, favorendo prevalentemente coloro che possono economicamente e culturalmente "resistere" ai tempi lunghi del processo. Per cui la recuperata efficacia del sistema criminale finirebbe per "scaricarsi" sui soggetti più deboli, di fatto immunizzando coloro che possono sostenere una giustizia lenta e alla fine ineffettiva.

        Considerazioni diverse debbono invece valere per chi paventa l'ennesimo provvedimento clemenziale perché capace di favorire la connaturata pigrizia del legislatore a mettere mano ad alcune decisive e da troppo tempo attese riforme penali che unitariamente intese potrebbero, almeno astrattamente, operare nel senso anche di una maggiore efficienza dell'"impresa giustizia".

        E' certo da condividere la posizione di chi confida che solo una drastica riduzione dell'area della criminalizzazione primaria sia in grado di dare efficienza e effettività al sistema della giustizia penale. Ma un atteggiamento di realismo politico ci induce a non confidare troppo in questa soluzione: anche i Paesi che in quest'ultimo decennio si sono felicemente confrontati con una riforma del codice penale (Francia, Germania, Spagna e Portogallo) pur avendo sempre ed esplicitamente assunto questo obiettivo di politica criminale, di fatto non sono stati in grado di raggiungerlo. Ed è seriamente dubitabile che una significativa rinuncia alla risorsa penale possa effettivamente oggi darsi all'interno di sistemi sociali di diritto.

        Pertanto una maggiore efficienza del sistema della giustizia penale con più realismo è invece possibile guadagnarla sul versante di una più estesa negoziabilità in fase processuale attraverso ad esempio un allargamento delle ipotesi di patteggiamento, ovvero - come è nella ratio della recente riforma del giudice unico di primo grado - in una virtuosa economizzazione delle risorse. Poi certo altro si potrà guadagnare in efficienza nell'attribuire ad esempio al giudice di pace alcune significative competenze penali; ovvero nel dare spazio anche nel nostro ordinamento all'istituto della mediazione penale. Ma di più: sulla stessa indicazione offerta dalla commissione per la riforma del codice penale (Commissione Grosso), la scelta in favore di pene sostitutive edittalmente diverse da quella privativa della libertà (come ad esempio il lavoro di pubblica utilità), potrebbe consentire di produrre una qualche differenziazione processuale che finirebbe per tradursi anche in una maggiore efficienza del sistema stesso. Mentre onestamente non ci sembra che si possano nutrire eccessive speranze in un'ulteriore dilatazione dei termini della flessibilità della pena in fase esecutiva - se non appunto limitatamente ad un allargamento dei termini oggettivi per fruire della liberazione condizionale - perché allo stato attuale delle risorse rese politicamente disponibili i circuiti alternativi sono già al limite di tenuta, oltre i quali l'esecuzione penitenziaria extra-moenia rischia di diventare una semplice foglia di fico ad una tendenza decarcerizzante sconsiderata, a meno che non si decida finalmente di investire di più. Cosa che auspichiamo senza riserve.

        Questo orizzonte di realistico riformismo - rispetto al quale scientificamente si deve confidare con estrema moderazione - non soddisfa completamente. Certo - detto diversamente - piace di meno che un diritto penale veramente "minimo", tanto nei codici che nelle prassi dei tribunali. Ma non vorremmo che l'ansia verso il meglio ci sollevasse dal compito di operare subito - oggi - per il meno peggio.

        Comunque, a volere tacere delle diverse opinioni in merito, rimane comunque la circostanza che, quale strategia si voglia adottare per dare soluzione a questa crisi di efficienza del sistema giustizia, il sistema deve potere contare come pre-condizione su un suo per quanto inadeguato funzionamento. Infatti nessuna delle riforme messe in atto e nessuna di quelle che si vorrebbero poter mettere, può entrare a regime se il sistema si blocca.

        A noi non dispiace se il ricorso alla leva della indulgenza viene etichettato come provvedimento di sola e limitata nel tempo "narcotizzazione" delle sofferenze della giustizia. Esso in effetti lo è. La questione che preme decidere è altra: se la sospensione momentanea del dolore deve servire per intervenire sulle cause attraverso processi di riforma, ovvero se si vuole solo rinviare la prossima emergenza ad un futuro prossimo. La questione ci pare di non poco conto.

        2. Alla emergenza del sistema giustizia si accompagna e si somma quella del sottosistema carcerario. Come sempre su questo delicato tema si rischia di parlare tra il patetico, i buoni sentimenti e l'ovvio. Qualche volta anche con indifferenza. In estrema sintesi: la situazione è effettivamente drammatica. Drammatica in primo luogo per i detenuti. Ma drammatica anche per chi professionalmente opera in carcere. I termini di questa drammaticità possono essere sintetizzati in una sola parola, inelegante quanto emotivamente neutra: sovraffollamento. Ma solo chi conosce la realtà del carcere sa cosa cela questo termine.

        Si dirà che da che esiste il carcere e non solo in Italia, sempre si è sofferto di questo male. E' vero, ma oggi il sovraffollamento non indica purtroppo una sofferenza che ci si possa illudere di sanare naturaliter in tempi brevi. L'attuale sovraffollamento è infatti originato da un processo significativo di nuova ri-carcerizzazione iniziato a metà degli anni novanta che con ogni probabilità si dispiegherà su un arco di tempo medio-lungo. Oggi la presenza media dei detenuti è superiore a 54.000; ma questo non indica alcun "picco" invalicabile. E' ragionevole profetizzare che a fine anno saremo oltre le 57.000 unità. Insomma tutto lascia supporre che la popolazione detenuta continuerà a crescere. Se così purtroppo è, temiamo che non sarà nell'immediato futuro possibile governare il carcere nel rispetto dei diritti dei detenuti e inoltre che la qualità dell'impegno professionale degli operatori penitenziari dovrà essere ulteriormente ridotta. Per altro - se mai si volesse rispondere al problema attraverso un programma di nuova edilizia penitenziaria - si deve tenere conto che per edificare e mettere in funzione un nuovo carcere necessitano mediamente più di dieci anni.

        Il sistema politico non può quindi chiamarsi fuori da chi l'interroga su come garantire la legalità e il rispetto dei diritti umani in carcere, già da oggi. Nell'immediato non esiste altra alternativa che deflazionare per forza di legge il carcere. Il costo di un provvedimento legislativo deflativo è oggi prevalentemente politico. La classe politica si avvede che a questa decisione dovrà prima o poi arrivare, ma teme di pagare un prezzo eccessivamente alto sul piano del consenso sociale e quindi politico. Da un lato, inutile nascondercelo, c'è il timore che attraverso un provvedimento clemenziale di fatto si operi nel senso di un colpo di spugna rispetto ai reati di Tangentopoli (senza però riflettere che il destino di questi - vale a dire la prescrizione - è oramai segnato): dall'altro lato si paventa che l'opinione pubblica oggi particolarmente sensibile ai problemi di sicurezza dalla criminalità predatoria e di strada, intenda ogni provvedimento clemenziale come un pericoloso arretramento in tema di difesa sociale (senza poi riflettere che, trattandosi in questo caso prevalentemente di micro-criminalità, la risposta sanzionatoria e detentiva sarebbe comunque di breve periodo). E' certo comunque che questi timori - ove anche in parte fondati - rischiano nella presente congiuntura di determinare una situazione di stallo nell'iniziativa politica. Come dire: tutti alla finestra per vedere chi fa la prima mossa, con il rischio effettivo che nessuno la faccia.

        Ed è per questo motivo che - in ragione solamente delle nostre competenze professionali e della nostra sensibilità nei confronti della tutela della società e dei diritti dei detenuti - confidiamo di potere modestamente contribuire in un senso positivo ad affrontare l'attuale situazione di crisi, avanzando una proposta realistica. Si tratta solamente di una "modesta proposta" per invitare chi ha responsabilità di governo e politiche a prendere posizione. E per fare ciò, ci è parso utile offrire una traccia tecnica che mentre recepisce e tiene nel dovuto conto ad esempio le proposte di legge recentemente avanzate da alcuni parlamentari, a nostro avviso sia in grado di segnare i confini all'interno dei quali è ragionevole sperare in una possibile mediazione politica.

        3. Poche parole infine di commento all'articolato normativo che segue, capace di indicarne sinteticamente la "filosofia".

        Riteniamo che lo spazio di decisione politica nei confronti di un provvedimento di indulto e di amnistia si dispieghi oggi tra quello segnato da due limiti, che abbiamo voluto tracciare nelle due ipotesi estreme: un'amnistia ampia per i reati sanzionati fino a cinque anni, ma prudentemente condizionata per alcune tipologie di reato o d'autore e una più contenuta - di soli tre anni - ma incondizionata".

        La presente proposta di legge ha per oggetto "la prima e più ampia ipotesi di amnistia e di indulto" mentre l'ipotesi più contenuta è materia di un'altra e contestuale proposta di legge.

        "Secondo quanto previsto dall'articolo 1 è concessa amnistia per ogni reato per il quale la legge stabilisce una pena non superiore a cinque anni, ovvero una pena pecuniaria sola o congiunta a quella detentiva, oltre ad una tassativa serie di reati a prescindere dalla pena edittale massima prevista. Nell'indicare questi ultimi, si è da un lato tenuto conto, riportandoli, dei reati già contemplati dalla precedente legislazione in materia di indulto e di amnistia del 1990 (decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1990 e decreto del Presidente della Repubblica n. 75 del 1990), aggiungendone altri, quali la ricettazione (articolo 648, secondo comma, del codice penale) e i reati connessi all'offerta di stupefacenti di cui ai commi 4 e 5 dell'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre l990, n. 309, con la sola esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di dette sostanze.

        In ragione dei termini assai ampi - anche da un punto di vista del presumibile effetto deflativo - dei termini di concessione dell'amnistia, si è ritenuto di essere particolarmente severi nell'indicazione di alcune esclusioni oggettive al beneficio. In particolare, oltre a quelle di norma ricorrenti nei precedenti provvedimenti clemenziali (quali i reati commessi in occasione di calamità naturali, l'evasione limitatamente alle ipotesi aggravate di cui al secondo comma dell'articolo 385 del codice penale, il commercio e la somministrazione di farmaci guasti ovvero di sostanze alimentari nocive ovvero infine dei delitti contro la salute pubblica) si è ritenuto opportuno includere anche una serie di condotte criminose o direttamente offensive di interessi collettivi e diffusi (ad esempio: omicidio e lesioni personali colpose per violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ovvero condotte penalmente rilevanti in tema di inquinamento delle acque, produzione di sostanze pericolose, nonché per violazione delle disposizioni contro l'immigrazione clandestina di cui all'articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998; eccetera) ovvero oggi avvertite in termini di particolare odiosità, come alcuni delitti a sfondo sessuale.

        Ma il cuore del provvedimento è costituito dall'articolo 3 che specifica appunto le ipotesi di amnistia condizionata. Le ipotesi che si sono tenute presenti sono fondamentalmente sei: a) condannati definitivi; b) coloro che sono già stati rinviati a giudizio; c) coloro che già rinviati a giudizio devono rispondere di un delitto commesso con abuso di potere o con violazione di doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio; d) coloro che almeno in primo grado sono stati condannati ad una pena superiore ad anni quattro; e) i condannati almeno in primo grado, immigrati clandestinamente; f) tutti coloro che non rientrano nelle ipotesi di cui all'articolo in oggetto. Per questi ultimi la amnistia è incondizionata.

        Per coloro invece che sono stati condannati definitivamente per alcuno dei reati di cui all'articolo 1, l'amnistia è concessa a condizione che costoro, nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della legge, diano prove effettive e costanti di buona condotta e di volontà di reinserimento sociale.

        Per chi invece è stato già rinviato a giudizio, si prevede la sospensione anche d'ufficio del procedimento penale per i successivi cinque anni; decorso tale periodo, se il beneficiato ha dato prova effettiva e costante di buona condotta si provvederà ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, altrimenti il provvedimento di amnistia verrà revocato, ragione per cui durante il periodo di sospensione è interrotto il decorso dei termini di prescrizione.

        Orbene, tra coloro che sono già stati rinviati a giudizio, nei confronti di chi risponde per un delitto commesso con l'abuso di poteri o con la violazione di doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio, l'amnistia è concessa a condizione che il beneficiato si dimetta da detta pubblica funzione o pubblico servizio. Per quanto detta condizione abbia il contenuto proprio di una pena accessoria, per altro atipica, in presenza di un provvedimento di amnistia essa non può definirsi in alcun modo tale. Per chi non ha subìto il giudizio definitivo, infatti, l'amnistia non solo è sempre rinunciabile, ma la rinunciabilità assicura il rispetto di precise esigenze. Pertanto il non adempiere alla condizione significa che l'interessato esplicitamente non vuole usufruirne.

        Altrettanto deve argomentarsi per le due residue ipotesi di amnistia condizionata: nel caso che si sia già stati condannati almeno in primo grado ad una pena compresa tra i quattro e i cinque anni di reclusione, il beneficio dell'amnistia è concesso a condizione che già sia stata riconosciuta la circostanza attenuante dell'avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale, ovvero che il colpevole abbia spontaneamente provveduto al risarcimento del danno nonché, ove possibile, alle restituzioni e all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato; qualora sia invece stata irrogata sentenza di condanna sempre di primo grado nei confronti di chi è immigrato clandestinamente, l'amnistia è concessa a condizione che chi ne beneficia abbandoni il territorio dello Stato entro quindici giorni.

        Certamente queste ipotesi di amnistia condizionata segnano un percorso di ragionevole compromesso che pensiamo possibile nell'attuale situazione politica. E quindi solo sotto questa ottica devono essere considerate, anche se è innegabile che possano suscitare alcune perplessità dogmatiche.

        Il fatto che lo straniero immigrato clandestinamente possa beneficiare dell'amnistia dopo avere già riportato una sentenza di condanna di primo grado solo se spontaneamente abbandona lo Stato, dovrebbe rispondere ai timori di chi teme che la sola efficacia deterrente costituita dall'obbligo di buona condotta e dalla volontà di reinserimento sociale possano dimostrarsi inefficaci nel prevenire la commissione di altri reati. Così per coloro che già sono stati - sia pure in primo grado - riconosciuti colpevoli e puniti con una pena compresa tra i quattro e i cinque anni di reclusione, ovvero per coloro che sono già stati rinviati a giudizio per delitti commessi con l'abuso di poteri e con la violazione dei doveri, sembra che le condizioni del risarcimento del danno ovvero della dimissione dalla pubblica funzione o pubblico servizio siano un doveroso riconoscimento all'azione di moralizzazione della vita pubblica ed economica agita in questi anni dal potere giudiziario. E poi, allo stato attuale della crisi del sistema giustizia, a bene intendere queste condizioni, ci si avvede che esse, se adempiute, rappresentano le sole ipotesi superstiti di efficacia preventiva, sia generale che speciale, dell'azione delle agenzie repressive. E non è poca cosa.

        Per il resto - sia per quanto concerne il computo della pena per l'applicazione dell'amnistia (articolo 4) sia per quanto concerne la rinunciabilità all'amnistia (articolo 5) - si è seguito lo schema tecnico già sperimentato nei precedenti provvedimenti clemenziali.

        Infine l'indulto: esso è concesso nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive ed è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti una condanna detentiva superiore a due anni, così come il precedente provvedimento di indulto del 1990 (decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1990)".

        Il tema carcere e le sue problematiche complesse rinviano, e da lungo tempo, ad interventi legislativi e ad iniziative politiche e sociali che non attribuiscono ad un provvedimento di amnistia e di indulto un valore e un'efficacia più ampi della sua natura emergenziale. Né alcuno fra i firmatari le diverse proposte di legge in Parlamento, né gli autori del documento sopra citato, né le associazioni che operano in rapporto con il sistema penitenziario ed a sostegno dei diritti del detenuto o in relazione ai problemi della giustizia penale, appaiono in dissenso su tale punto.

        Assume, così, particolare rilievo, ad avviso del proponente, la raccomandazione che il dottor Maisto e il professore Pavarini pongono a conclusione del loro documento, in diretta relazione con le iniziative proposte da Sergio Cusani per l'associazione Liberi e Sergio Segio del gruppo Abele ad accompagnamento del provvedimento di amnistia e di indulto e che, più avanti, richiameremo. La raccomandazione è che "in attesa che celermente si provveda a portare a termine - nei tempi certamente non lunghi offerti dagli effetti deflativi della legge di amnistia ed indulto - quel necessario processo riformatore del sistema complessivo della giustizia penale, capace di trovare un nuovo e più avanzato equilibrio tra efficienza del sistema e tutela dei diritti umani dei detenuti, è necessario trovare la volontà e le risorse per governare in senso positivo le conseguenze immediate del provvedimento clemenziale stesso".

        Tra le migliaia di detenuti, condannati o rinviati a giudizio che improvvisamente riacquisteranno la libertà, non ci si deve dimenticare che c'è una quota significativa di soggetti deboli, troppo deboli per resistere all'impatto con la libertà spesso "selvaggia" che li attende nella società libera. Giovani tossicodipendenti, immigrati disperati, ammalati gravi, disagiati psichici. Insomma i soliti "poveri diavoli", clientela privilegiata del sistema criminale e delle patrie galere. Difficile pensare che per questi l'amnistia condizionata ovvero l'indulto revocabile possano "da soli" giocare un ruolo significativo nel trattenerli dal recidivare. In mancanza di alternative che permettano un loro regolare reinserimento nel tessuto sociale e produttivo, per loro la pena e il carcere non sono un rischio sociale, ma un destino ineludibile.

        E' necessario quindi che al provvedimento di clemenza immediatamente si accompagnino tutti quegli interventi che consentano appunto il reinserimento. La delega tra carcere e società civile non può essere lasciata alle logiche del libero mercato, che in questo caso vorrebbe dire che ognuno provveda come meglio crede e può. Essa deve essere assistita, nel senso di favorire in ogni modo la presa in carico da parte della società civile di questa popolazione che prima e più che essere criminale, è solo marginale e marginalizzata.

        Le iniziative di reinserimento sociale dei detenuti, con un contestuale rafforzamento della sicurezza dei cittadini, secondo Cusani e Segio, dovrebbero essere concepite come un vero e proprio piccolo "Piano Marshall", avente tre piani di riferimento: prevenzione, recupero e reinserimento.

        Non v'è dubbio, al di là dei pur importanti passi in avanti compiuti in questi anni, che in ordine alle problematiche del sistema carcere sia ancor oggi insostenibile il peso delle misure legislative adottate ma non pienamente attuate, dei princìpi e dei criteri di equità della pena disattesi, del fallimento obbligato, in assenza di strumenti e di risorse adeguati, di molte, seppure non tutte, misure di reinserimento sociale dei detenuti.

        Nessuno fra gli operatori del settore e fra coloro che al carcere non dedicano un'attenzione superficiale, emergenziale, né al carcere attribuiscono la responsabilità di affrontare e risolvere problemi che appartengono all'intera struttura sociale, dissentono sulla assoluta necessità di valutare tali problemi con criteri equilibrati, equi, strutturali, ponendo il nostro Paese al di là delle logiche emergenzialistiche spesso, se non sempre, ispirate ad una cultura esclusivamente repressiva che, negli anni, a carico dei soggetti più deboli, ha aggravato le condizioni di vivibilità nel sistema penitenziario senza alcun vantaggio per la sicurezza dei cittadini.

        "Prevenzione, recupero e reinserimento sociale vanno certamente considerati capitoli egualmente indispensabili e strettamente intrecciati di uno stesso discorso. In tale senso, possono divenire parti di un "circuito virtuoso", o, viceversa, costituire gli anelli di una cronica catena di disfunzionamenti destinata a riprodurre il delitto, certificando in tale modo la debolezza del sistema penal-penitenziario, alimentando la sfiducia dei cittadini e lasciando al corrispettivo economico ed alla vendetta del castigo la funzione riparativa per la vittima.

        Si tratta di creare le premesse, le condizioni e le opportunità (vale a dire la definizione delle strutture, la dislocazione delle risorse, la promozione e la formazione delle competenze) in grado di consentire che (non tutti, realisticamente) una quota significativa di quanti escono dal carcere non abbiano a rientrarvi da lì a poco.

        Si tratta, in definitiva, di definire e finanziare un piano straordinario d'azione sociale per sostenere il reinserimento e tutelare la legalità, collegato al varo dell'amnistia e dell'indulto e con un impegno distribuito almeno su un triennio, i cui titoli, possibili e necessari, corrispondono a quelle che sono le facce più problematiche della attuale composizione della popolazione detenuta ed in particolare i malati di AIDS e di altre malattie infettive e i tossicodipendenti".

        Anche sotto questo profilo si concorre, dunque, alle ragioni di nuove politiche in materia di carcere e di giustizia penale, di cui un provvedimento di amnistia non è la base ma oggi, nelle condizioni drammatiche in cui versano i nostri istituti penitenziari, è la premessa ineludibile.


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Amnistia).

 

1. E' concessa amnistia:

 

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

 

b) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

 

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 336, primo comma (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

2) 372, quando la testimonianza verte su un reato per il quale è concessa amnistia;

 

3) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

4) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente alle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

 

5) 625 (furto aggravato), qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4);

 

6) 640, secondo comma (truffa), sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7);

7) 648, secondo comma (ricettazione);

 

d) per ogni reato commesso dal minore di anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale e senza che si applichino le disposizioni di cui ai commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

 

e) articolo 73, commi 4 e 5, con esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di sostanze stupefacenti, e articolo 83 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

 

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

 

Art. 2.

(Esclusioni oggettive dall'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica:

 

a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali approfittando delle condizioni determinate da tali eventi, ovvero in danno di persone danneggiate ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per fare fronte alla calamità, risarcire i danni e portare sollievo alla popolazione ed all'economia dei luoghi colpiti dagli eventi;

 

b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale ed ai reati di falsità in atti previsti dal capo III del titolo VII del citato libro II del medesimo codice, quando siano stati compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e di sviluppo dei territori colpiti;

 

c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;

2) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma. Tale esclusione non si applica ai minori di anni diciotto;

 

3) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);

 

4) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);

 

5) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);

 

6) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica) primo comma, numero 3), e secondo comma;

 

7) 589, secondo comma (omicidio colposo) e 590, commi secondo e terzo (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2), o dal secondo comma dell'articolo 583;

 

8) 609-quinquies (corruzione di minorenne);

 

d) ai reati previsti:

 

1) dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni;

 

2) dall'articolo 20, primo comma, lettere b) e c), della legge 28 febbraio 1985, n. 47, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della medesima legge n. 47 del 1985, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

 

3) dall'articolo 163 del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità;

4) dall'articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

 

5) dall'articolo 59 del decreto legislativo 11 marzo 1999, n. 152, e successive modificazioni;

 

6) dall'articolo 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;

 

7) dal capo I del titolo V del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni.

 

 

Art. 3.

(Amnistia condizionata).

 

1. L'amnistia nei confronti dei condannati è sempre concessa a condizione che costoro, nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, diano prove effettive e costanti di buona condotta e di volontà di reinserimento sociale.

2. Qualora il reato per il quale si procede rientri in quelli previsti dalla presente legge e nei confronti di un soggetto che sia per il medesimo reato già stato rinviato a giudizio, il giudice sospende, anche d'ufficio, in ogni stato e grado, il procedimento per il periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Decorso tale periodo il giudice, qualora sussistano le condizioni di cui al comma 1 del presente articolo, provvede ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale; nel caso contrario, revoca il provvedimento di sospensione. Durante la sospensione disposta ai sensi del presente comma è interrotto il decorso dei termini di prescrizione.

3. In ogni stato e grado del processo nei confronti di coloro che rispondono dei delitti commessi con l'abuso di poteri o con la violazione di doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio, l'amnistia è concessa a condizione che il beneficiato si dimetta da detta pubblica funzione o pubblico servizio ovvero provveda al risarcimento del danno, nonché, ove possibile, alle restituzioni e all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.

4. Per coloro che sono stati condannati in primo grado ad una pena superiore a quattro anni, l'amnistia è concessa qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 1), del codice penale, ovvero il colpevole abbia spontaneamente provveduto al risarcimento del danno, nonché, ove possibile, alle restituzioni e all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.

5. Qualora sia già stata irrogata sentenza di condanna di primo grado nei confronti di cittadini stranieri immigrati clandestinamente, l'amnistia è concessa a condizione che il beneficiato abbandoni il territorio dello Stato entro quindici giorni.

6. Nelle ipotesi di cui al presente articolo, ove si accerti che le condizioni ivi previste non sono state rispettate, l'amnistia ovvero il provvedimento di sospensione del procedimento penale sono revocati.

 

Art. 4.

(Computo della pena per l'applicazione

dell'amnistia).

 

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

 

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

 

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con le circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime, salvo che concorrano le circostanze di cui agli articoli 583 e 625, primo comma, numeri 1) e 4), limitatamente alla seconda ipotesi, del codice penale. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

 

Art. 5.

(Rinunciabilità all'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita dichiarazione di non volerne usufruire.

 

Art. 6.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive.

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. Il beneficio dell'indulto è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti una condanna detentiva superiore a due anni.

 

Art. 7.

(Termini di efficacia).

 

1. L'amnistia e l'indulto hanno efficacia per i reati commessi fino a tutto il 1^ maggio 2000.

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 1607

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa del deputato

BOATO

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Concessione di amnistia e di indulto

 

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Presentata il 19 settembre 2001

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Onorevoli Colleghi! - La situazione del nostro sistema penitenziario, appare sempre di più segnata da elementi di drammatica ed insostenibile emergenza, sia per quanto riguarda i detenuti, sia per ciò che attiene ai compiti ed alle condizioni dei soggetti istituzionali e di controllo in esso operanti.

        I temi dell'amnistia e dell'indulto, a oltre dieci anni dall'ultimo provvedimento adottato dal Parlamento, nella XIII legislatura sono stati in primo piano nel confronto politico e parlamentare, per le diverse ipotesi di provvedimento presentate alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, e nella società civile, per gli appelli e le iniziative assunti in rapporto con il mondo carcerario e all'interno di esso, e per i riferimenti anche alle ragioni spirituali e di pensiero espresse in occasione del Giubileo del 2000.

        Fra le ipotesi di proposta che già nella XIII legislatura si è ritenuto di portare all'esame del Parlamento, non v'è dubbio che abbiano titolo quelle predisposte da due autorevoli esponenti della magistratura e del diritto, come il dottor Francesco Maisto, sostituto procuratore generale di Milano, e il professor Massimo Pavarini dell'Università degli studi di Bologna, che di seguito riproponiamo integralmente, a contributo di una valutazione che, a nostro avviso, il Parlamento non dovrebbe ulteriormente rinviare.

 

        "1. Nella cultura penalistica e in quella politica da tempo è condivisa una valutazione fortemente negativa nei confronti dei provvedimenti indulgenziali. In buona sostanza lo sfavore nei confronti delle leggi d'amnistia e di indulto - tenendo criticamente conto delle passate quanto numerose esperienze - si fonda su un giudizio di fondo difficilmente contestabile: attraverso detti provvedimenti "eccezionali" non si dà alcuna soluzione ai problemi critici del sistema penale-penitenziario italiano (gli effetti deflativi dei provvedimenti di clemenza sono stati mediamente assorbiti nell'arco medio di due anni) e nel contempo si sospenderebbe momentaneamente la tensione verso una soluzione strutturale e "fisiologica" ai problemi della crisi della giustizia penale che deve, invece, essere perseguita in una radicale riforma del sistema penale stesso.

        Se questo giudizio di fondo è astrattamente condivisibile, assai meno lo è con riferimento in concreto alla situazione del nostro Paese. A chi presta uno sguardo meno svagato e superficiale alle politiche penali nel lungo periodo - dallo Stato post-unitario ad oggi - si avvede infatti che sempre e costantemente si è fatto ricorso ai provvedimenti di clemenza come risorsa decisiva per il governo della penalità entro i limiti di volta in volta posti dalle necessità di compatibilità sistemica. Pertanto niente affatto politica di eccezione, ma scelta costante ed "ordinaria" volta ad operare momentanei ma necessari riequilibri tra input ed output del sistema penale. Ed infatti è bastato che il sistema della politica si astenesse dall'utilizzare questo mezzo, che in un solo decennio, questo ultimo, la popolazione detenuta raddoppiasse e il sistema processuale-penale pericolosamente si avvicinasse ad uno stato di assoluta paralisi.

        L'esperienza comparata ci insegna che in quasi tutte le realtà occidentali moderne, i sistemi di giustizia penale - in quanto dinamicizzati al loro interno da logiche di autoreferenzialità - corrono il rischio di "uscire di controllo", per la loro naturale tendenza a favorire una crescita esponenziale di domande di giustizia a cui nessun incremento di risorse sarà mai in grado di dare risposta. Ed è per questo che, in altri Paesi e in altri contesti culturali, aggiustamenti e riequilibri vengono "fisiologicamente" implementati all'interno del sistema di giustizia penale stesso: si pensi alla valvola di sicurezza data dalla facoltatività dell'azione penale ovvero alla larga "negoziabilità" della pena e del processo.

        Orbene: se contingenze politiche particolarmente avvertite e sofferte impediscono di adottare queste "tecniche" di controllo della "produttività", giocoforza il sistema della politica sarà chiamato permanentemente ad "interferire" dall'esterno sul sistema della giustizia penale per determinare, sia pure contingentemente, nuovi livelli di compatibilità tra risorse e funzioni. E sotto questo punto di vista, l'intervento del sistema politico è non solo utile, ma doveroso.

        Doveroso e non indebito, se non altro perché se la politica non si assumesse questo diritto di interferire dall'"esterno", il sistema della giustizia penale "naturalmente" sarebbe costretto ad adottare soluzioni di compensazione "interne" offerte appunto dalla sua progressiva inefficacia: la prescrizione - ovvero il negare giustizia per decorso del tempo - di fatto opererebbe inesorabilmente, ma con un esito pericolosamente delegittimante per il sistema della giustizia stesso. Come ognuno ben sa, la giustizia negata per prescrizione ulteriormente accentua i criteri di selettività della giustizia penale, favorendo prevalentemente coloro che possono economicamente e culturalmente "resistere" ai tempi lunghi del processo. Per cui la recuperata efficacia del sistema criminale finirebbe per "scaricarsi" sui soggetti più deboli, di fatto immunizzando coloro che possono sostenere una giustizia lenta e alla fine ineffettiva.

        Considerazioni diverse debbono invece valere per chi paventa l'ennesimo provvedimento clemenziale perché capace di favorire la connaturata pigrizia del legislatore a mettere mano ad alcune decisive e da troppo tempo attese riforme penali che unitariamente intese potrebbero, almeno astrattamente, operare nel senso anche di una maggiore efficienza dell'"impresa giustizia".

        E' certo da condividere la posizione di chi confida che solo una drastica riduzione dell'area della criminalizzazione primaria sia in grado di dare efficienza e effettività al sistema della giustizia penale. Ma un atteggiamento di realismo politico ci induce a non confidare troppo in questa soluzione: anche i Paesi che in quest'ultimo decennio si sono felicemente confrontati con una riforma del codice penale (Francia, Germania, Spagna e Portogallo) pur avendo sempre ed esplicitamente assunto questo obiettivo di politica criminale, di fatto non sono stati in grado di raggiungerlo. Ed è seriamente dubitabile che una significativa rinuncia alla risorsa penale possa effettivamente oggi darsi all'interno di sistemi sociali di diritto.

        Pertanto una maggiore efficienza del sistema della giustizia penale con più realismo è invece possibile guadagnarla sul versante di una più estesa negoziabilità in fase processuale attraverso ad esempio un allargamento delle ipotesi di patteggiamento, ovvero - come è nella ratio della recente riforma del giudice unico di primo grado - in una virtuosa economizzazione delle risorse. Poi certo altro si potrà guadagnare in efficienza nell'attribuire ad esempio al giudice di pace alcune significative competenze penali; ovvero nel dare spazio anche nel nostro ordinamento all'istituto della mediazione penale. Ma di più: sulla stessa indicazione offerta dalla commissione per la riforma del codice penale (Commissione Grosso), la scelta in favore di pene sostitutive edittalmente diverse da quella privativa della libertà (come ad esempio il lavoro di pubblica utilità), potrebbe consentire di produrre una qualche differenziazione processuale che finirebbe per tradursi anche in una maggiore efficienza del sistema stesso. Mentre onestamente non ci sembra che si possa nutrire eccessive speranze in un'ulteriore dilatazione dei termini della flessibilità della pena in fase esecutiva - se non appunto limitatamente ad un allargamento dei termini oggettivi per fruire della liberazione condizionale - perché allo stato attuale delle risorse rese politicamente disponibili i circuiti alternativi sono già al limite di tenuta, oltre i quali l'esecuzione penitenziaria extra-moenia rischia di diventare una semplice foglia di fico ad una tendenza decarcerizzante sconsiderata, a meno che non si decida finalmente di investire di più. Cosa che auspichiamo senza riserve.

        Questo orizzonte di realistico riformismo - rispetto al quale scientificamente si deve confidare con estrema moderazione - non soddisfa completamente. Certo - detto diversamente - piace di meno che un diritto penale veramente "minimo", tanto nei codici che nelle prassi dei tribunali. Ma non vorremmo che l'ansia verso il meglio, ci sollevasse dal compito di operare subito - oggi - per il meno peggio. Comunque, a volere tacere dalle diverse opinioni in merito, rimane comunque la circostanza che quale strategia si voglia adottare per dare soluzione a questa crisi di efficienza del sistema giustizia, il sistema deve potere contare come pre-condizione su un suo per quanto inadeguato funzionamento. Infatti nessuna delle riforme messe in atto e nessuna di quelle che si vorrebbero poter mettere, può entrare a regime se il sistema si blocca.

        A noi non dispiace se il ricorso alla leva della indulgenza viene etichettato come provvedimento di sola e limitata nel tempo "narcotizzazione" delle sofferenze della giustizia. Esso in effetti lo è. La questione che preme decidere è altra: se la sospensione momentanea del dolore deve servire per intervenire sulle cause attraverso processi di riforma, ovvero se si vuole solo rinviare la prossima emergenza ad un futuro prossimo. La questione ci pare di non poco conto.

 

        2. Alla emergenza del sistema giustizia si accompagna e si somma quella del sottosistema carcerario. Come sempre su questo delicato tema si rischia di parlare tra il patetico, i buoni sentimenti e l'ovvio. Qualche volta anche con indifferenza. In estrema sintesi: la situazione è effettivamente drammatica. Drammatica in primo luogo per i detenuti. Ma drammatica anche per chi professionalmente opera in carcere. I termini di questa drammaticità possono essere sintetizzati in una sola parola, inelegante quanto emotivamente neutra: sovraffollamento. Ma solo chi conosce la realtà del carcere sa cosa cela questo termine.

        Si dirà che da che esiste il carcere e non solo in Italia, sempre si è sofferto di questo male. E' vero, ma oggi il sovraffollamento non indica purtroppo una sofferenza che ci si possa illudere di sanare naturaliter in tempi brevi. L'attuale sovraffollamento è infatti originato da un processo significativo di nuova ri-carcerizzazione iniziato a metà degli anni novanta che con ogni probabilità si dispiegherà su un arco di tempo medio-lungo.

        Oggi la presenza media dei detenuti è superiore a 54.000; ma questo non indica alcun "picco" invalicabile. E' ragionevole profetizzare che a fine anno saremo oltre le 57.000 unità. Insomma tutto lascia supporre che la popolazione detenuta continuerà a crescere. Se così purtroppo è, temiamo che non sarà nell'immediato futuro possibile governare il carcere nel rispetto dei diritti dei detenuti e inoltre che la qualità dell'impegno professionale degli operatori penitenziari dovrà essere ulteriormente ridotta. Per altro - se mai si volesse rispondere al problema attraverso un programma di nuova edilizia penitenziaria - si deve tenere conto che per edificare e mettere in funzione un nuovo carcere necessitano mediamente più di dieci anni.

        Il sistema politico non può quindi chiamarsi fuori da chi l'interroga su come garantire la legalità e il rispetto dei diritti umani in carcere, già da oggi. Nell'immediato non esiste altra alternativa che deflazionare per forza di legge il carcere. Il costo di un provvedimento legislativo deflativo è oggi prevalentemente politico. La classe politica si avvede che a questa decisione dovrà prima o poi arrivare, ma teme di pagare un prezzo eccessivamente alto sul piano del consenso sociale e quindi politico. Da un lato, inutile nascondercelo, c'è il timore che attraverso un provvedimento clemenziale di fatto si operi nel senso di un colpo di spugna rispetto ai reati di Tangentopoli (senza però riflettere che il destino di questi - vale a dire la prescrizione - è oramai segnato); dall'altro lato si paventa che l'opinione pubblica oggi particolarmente sensibile ai problemi di sicurezza dalla criminalità predatoria e di strada, intenda ogni provvedimento clemenziale come un pericoloso arretramento in tema di difesa sociale (senza poi riflettere che, trattandosi in questo caso prevalentemente di micro-criminalità, la risposta sanzionatoria e detentiva sarebbe comunque di breve periodo).

        E' certo comunque che questi timori - ove anche in parte fondati - rischiano nella presente congiuntura di determinare una situazione di stallo nell'iniziativa politica. Come dire: tutti alla finestra per vedere chi fa la prima mossa, con il rischio effettivo che nessuno la faccia. Ed è per questo motivo che - in ragione solamente delle nostre competenze professionali e della nostra sensibilità nei confronti della tutela della società e dei diritti dei detenuti - confidiamo di potere modestamente contribuire in un senso positivo ad affrontare l'attuale situazione di crisi, avanzando una proposta realistica. Si tratta solamente di una "modesta proposta" per invitare chi ha responsabilità di governo e politica prendere posizione. E per fare ciò, ci è parso utile offrire una traccia tecnica che mentre recepisce e tiene nel dovuto conto ad esempio le proposte di legge recentemente avanzate da alcuni parlamentari, a nostro avviso sia in grado di segnare i confini all'interno dei quali è ragionevole sperare in una possibile mediazione politica.

 

        3. Poche parole infine di commento all'articolato normativo che segue, capace di indicarne sinteticamente la "filosofia".

        Riteniamo che lo spazio di decisione politica nei confronti di un provvedimento di indulto e di amnistia si dispieghi oggi tra quello segnato da due limiti, che abbiamo voluto tracciare nelle due ipotesi estreme: un'amnistia ampia per i reati sanzionati fino a cinque anni, ma prudentemente condizionata per alcune tipologie di reato o d'autore e una più contenuta - di soli tre anni - ma incondizionata".

 

        La presente proposta di legge ha per oggetto l'ipotesi di amnistia incondizionata ma relativa alle tipologie di reato con pene fino a tre anni, mentre quella più ampia ma condizionata è materia di un'altra e contestuale proposta di legge.

        Secondo quanto previsto dall'articolo 1 è concessa amnistia per ogni reato per il quale la legge stabilisce una pena non superiore a tre anni, ovvero una pena pecuniaria sola o congiunta a quella detentiva, oltre ad una tassativa serie di reati a prescindere dalla pena edittale massima prevista. Nell'indicare questi ultimi, si è da un lato tenuto conto, riportandoli, dei reati già contemplati dalla precedente legislazione in materia di indulto ed amnistia del 1990 (decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1990 e decreto del Presidente della Repubblica n. 75 del 1990) aggiungendone altri, quali la ricettazione (articolo 648, secondo comma, del codice penale) e i reati connessi all'offerta di stupefacenti di cui ai commi 4 e 5 dell'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, con la sola esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di dette sostanze.

        In ragione dei termini assai ampi - anche da un punto di vista del presumibile effetto deflativo - dei termini di concessione dell'amnistia, si è ritenuto di essere particolarmente severi nell'indicazione di alcune esclusioni oggettive al beneficio. In particolare, oltre a quelle di norma ricorrenti nei precedenti provvedimenti clemenziali (quali i reati commessi in occasione di calamità naturali, l'evasione limitatamente alle ipotesi aggravate di cui al secondo comma dell'articolo 385 del codice penale, il commercio e la somministrazione di farmaci guasti ovvero di sostanze alimentari nocive ovvero infine dei delitti contro la salute pubblica) si è ritenuto opportuno includere anche una serie di condotte criminose o direttamente offensive di interessi collettivi e diffusi (ad esempio: omicidio e lesioni personali colpose per violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ovvero condotte penalmente rilevanti in tema di inquinamento delle acque, produzione di sostanze pericolose, nonché per violazione delle disposizioni contro l'immigrazione clandestina di cui all'articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998; eccetera) ovvero oggi avvertite in termini di particolare odiosità, come alcuni delitti a sfondo sessuale.

        Per il resto - sia per quanto concerne il computo della pena per l'applicazione dell'amnistia (articolo 3) sia per quanto concerne la rinunciabilità all'amnistia (articolo 4) - si è seguito lo schema tecnico già sperimentato nei precedenti provvedimenti clemenziali.

        Infine l'indulto: esso è concesso nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive ed è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti una condanna detentiva superiore a due anni, così come il precedente provvedimento di indulto del 1990 (decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1990).

        Il tema carcere e le sue problematiche complesse rinviano, e da lungo tempo, ad interventi legislativi e ad iniziative politiche e sociali che non attribuiscono ad un provvedimento di amnistia e di indulto un valore e un'efficacia più ampi della sua natura emergenziale. Né alcuno fra i firmatari le diverse proposte di legge in Parlamento, né gli autori del documento sopra citato, né le associazioni che operano in rapporto con il sistema penitenziario ed a sostegno dei diritti del detenuto o in relazione ai problemi della giustizia penale, appaiono in dissenso su tale punto.

        Assume, così, particolare rilievo, ad avviso del proponente, la raccomandazione che il dottor Maisto e il professor Pavarini pongono a conclusione del loro documento, in diretta relazione con le iniziative proposte da Sergio Cusani per l'associazione Liberi e Sergio Segio del gruppo Abele ad accompagnamento del provvedimento di amnistia e di indulto e che, più avanti, si richiameranno. La raccomandazione è che "in attesa che celermente si provveda a portare a termine - nei tempi certamente non lunghi offerti dagli effetti deflativi della legge di amnistia ed indulto - quel necessario processo riformatore del sistema complessivo della giustizia penale, capace di trovare un nuovo e più avanzato equilibrio tra efficienza del sistema e tutela dei diritti umani dei detenuti, è necessario trovare la volontà e le risorse per governare in senso positivo le conseguenze immediate del provvedimento clemenziale stesso".

        Tra le migliaia di detenuti, condannati o rinviati a giudizio che improvvisamente riacquisteranno la libertà, non ci si deve dimenticare che c'è una quota significativa di soggetti deboli, troppo deboli per resistere all'impatto con la libertà spesso "selvaggia" che li attende nella società libera. Giovani tossicodipendenti, immigrati disperati, ammalati gravi, disagiati psichici. Insomma i soliti "poveri diavoli", clientela privilegiata del sistema criminale e delle patrie galere. Difficile pensare che per questi l'amnistia condizionata ovvero l'indulto revocabile possano "da soli" giocare un ruolo significativo nel trattenerli dal "recidivare". In mancanza di alternative che permettano un loro regolare reinserimento nel tessuto sociale e produttivo, per loro la pena e il carcere non sono un rischio sociale, ma un destino ineludibile.

        E' necessario quindi che al provvedimento di clemenza immediatamente si accompagnino tutti quegli interventi che consentano appunto il reinserimento. La relazione tra carcere e società civile non può essere lasciata alle logiche del libero mercato, che in questo caso vorrebbe dire che ognuno provveda come meglio crede e può. Essa deve essere assistita, nel senso di favorire in ogni modo la presa in carico da parte della società civile di questa popolazione che prima e più che essere criminale, è solo marginale e marginalizzata.

        Le iniziative di reinserimento sociale dei detenuti, con un contestuale rafforzamento della sicurezza dei cittadini, secondo Cusani e Segio, dovrebbero essere concepite come un vero e proprio piccolo "Piano Marshall", avente tre piani di riferimento: prevenzione, recupero e reinserimento.

        Non v'è dubbio, al di là dei pur importanti passi in avanti compiuti in questi anni, che in ordine alle problematiche del sistema carcere sia ancor oggi insostenibile il peso delle misure legislative adottate ma non pienamente attuate, dei princìpi e dei criteri di equità della pena disattesi, del fallimento obbligato, in assenza di strumenti e di risorse adeguati, di molte, seppure non tutte, misure di reinserimento sociale dei detenuti.

        Nessuno fra gli operatori del settore e fra coloro che al carcere non dedicano un'attenzione superficiale, emergenziale, né al carcere attribuiscono la responsabilità di affrontare e di risolvere problemi che appartengono all'intera struttura sociale, dissente sulla assoluta necessità di valutare tali problemi con criteri equilibrati, equi, strutturali, ponendo il nostro Paese al di là delle logiche emergenzialistiche spesso, se non sempre, ispirate ad una cultura esclusivamente repressiva che, negli anni, a carico dei soggetti più deboli, ha aggravato le condizioni di vivibilità nel sistema penitenziario senza alcun vantaggio per la sicurezza dei cittadini.

        "Prevenzione, recupero e reinserimento sociale vanno certamente considerati capitoli egualmente indispensabili e strettamente intrecciati di uno stesso discorso. In tale senso, possono divenire parti di un "circuito virtuoso", o, viceversa, costituire gli anelli di una cronica catena di disfunzionamenti destinata a riprodurre il delitto, certificando in tale modo la debolezza del sistema penal-penitenziario, alimentando la sfiducia dei cittadini e lasciando al corrispettivo economico ed alla vendetta del castigo la funzione riparativa per la vittima.

        Si tratta di creare le premesse, le condizioni e le opportunità (vale a dire la definizione delle strutture, la dislocazione delle risorse, la promozione e la formazione delle competenze) in grado di consentire che (non tutti, realisticamente) una quota significativa di quanti escono dal carcere non abbia a rientrarvi da lì a poco.

        Si tratta, in definitiva, di definire e finanziare un piano straordinario d'azione sociale per sostenere il reinserimento e tutelare la legalità, collegato al varo dell'amnistia e dell'indulto e con un impegno distribuito almeno su un triennio, i cui titoli, possibili e necessari, corrispondono a quelle che sono le facce più problematiche della attuale composizione della popolazione detenuta ed in particolare i malati di AIDS e di altre malattie infettive e i tossicodipendenti".

        Anche sotto questo profilo si concorre, dunque, alle ragioni di nuove politiche in materia di carcere e di giustizia penale, di cui un provvedimento di amnistia non è la base ma oggi, nelle condizioni drammatiche in cui versano i nostri istituti penitenziari, è la premessa ineludibile.

 


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Amnistia).

 

1. E' concessa amnistia:

 

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a tre anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

 

b) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

 

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 336, primo comma, (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 del codice penale o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

2) 372, quando la testimonianza verte su un reato per il quale è concessa amnistia;

 

3) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

4) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente alle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

 

5) 625 (furto aggravato), qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4);

 

6) 640, secondo comma (truffa), sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale;

7) 648, secondo comma (ricettazione);

 

d) per ogni reato commesso dal minore degli anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale e senza che si applichino le disposizioni dei commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

 

e) articolo 73, commi 4 e 5, con esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di sostanze stupefacenti, e articolo 83 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

 

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

 

Art. 2.

(Esclusioni oggettive dall'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica:

 

a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali approfittando delle condizioni determinate da tali eventi, ovvero in danno di persone danneggiate ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per fare fronte alla calamità, risarcire i danni e portare sollievo alla popolazione ed all'economia dei luoghi colpiti dagli eventi;

 

b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale ed ai reati di falsità in atti previsti del capo III del titolo VII del citato libro II del medesimo codice, quando siano stati compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e di sviluppo dei territori colpiti;

 

c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;

2) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma. Tale esclusione non si applica ai minori degli anni diciotto;

 

3) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);

 

4) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);

 

5) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);

 

6) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica) primo comma, numero 3), e secondo comma;

 

7) 589, secondo comma (omicidio colposo) e 590, commi secondo e terzo (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2), o dal secondo comma dell'articolo 583;

 

8) 609-quinquies (corruzione di minorenne);

 

d) ai reati previsti:

 

1) dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni;

 

2) dall'articolo 20, primo comma, lettere b) e c), della legge 28 febbraio 1985, n. 47, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della medesima legge n. 47 del 1985, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

 

3) dall'articolo 163 del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità;

 

4) dall'articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

 

5) dall'articolo 59 del decreto legislativo 11 marzo 1999, n. 152, e successive modificazioni;

 

6) dall'articolo 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;

 

7) dal capo I del titolo V del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni.

 

 

Art. 3.

(Computo della pena per l'applicazione

dell'amnistia).

 

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

 

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

 

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;

 

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

 

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con le circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime, salvo che concorrano le circostanze di cui agli articoli 583 e 625, primo comma, numeri 1) e 4), limitatamente alla seconda ipotesi, del codice penale. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

 

 

Art. 4.

(Rinunciabilità all'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita dichiarazione di non volerne usufruire.

 

 

Art. 5.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive.

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. Il beneficio dell'indulto è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti una condanna detentiva superiore a due anni.

 

Art. 6.

(Termini di efficacia).

 

1. L'amnistia e l'indulto hanno efficacia per i reati commessi fino a tutto il 1^ maggio 2000.

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 2417

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa dei deputati

RUSSO SPENA, BERTINOTTI, DEIANA, TITTI DE SIMONE, ALFONSO, GIANNI, GIORDANO, MANTOVANI, MASCIA, PISAPIA, VALPIANA, VENDOLA

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Concessione di indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale

 

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Presentata il 26 febbraio 2002

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Onorevoli Colleghi! - L'emergenza collegata ai cosiddetti "anni di piombo" in Italia può ormai considerarsi chiusa: molti di coloro che hanno subìto condanne per reati commessi in quel periodo hanno già scontato numerosi anni di carcere, lavorano all'esterno degli istituti penitenziari, sono impegnati in attività con finalità sociali, dando concreta prova di essere pronti a reinserirsi definitivamente nella vita sociale e culturale del Paese.

        Non vi sono, quindi, più ragioni - di carattere giuridico, politico o di tutela della collettività - per ritardare ulteriormente, ad oltre undici anni dalla prima proposta di legge presentata in Parlamento, un provvedimento la cui finalità è soprattutto quella di "riequilibrare" inique disparità di trattamento sanzionatorio, determinate dalla legislazione d'emergenza, tra condannati per reati comuni e condannati per reati di "terrorismo".

        Ben pochi, ormai, contestano il fatto che, nei cosiddetti "anni di piombo", a causa di leggi speciali e di una applicazione emergenziale delle norme penali e processuali, sono stati spesso compressi i diritti di difesa; c'è stata una dilatazione interpretativa dell'articolo 110 del codice penale; sono state irrogate pene "diverse", pur di fronte a medesimi reati contestati a imputati per reati comuni e imputati per "reati politici" (ai sensi dell'articolo 8 del codice penale è delitto politico sia quello che "offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino" sia "il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici").

        La necessità - ispirata ad una volontà di equità - di riequilibrio delle pene è una delle ragioni fondamentali della presente proposta di legge. Non si può non ricordare che, con l'introduzione dell'articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15, per i reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento democratico (salvo che la circostanza fosse elemento costitutivo del reato), punibili con la pena diversa dall'ergastolo, la pena era sempre aumentata della metà. Non era possibile, inoltre, un giudizio di equivalenza o di prevalenza ai sensi dell'articolo 69 del codice penale.

        Altre norme speciali, introdotte in quel periodo, hanno determinato un forte squilibrio sanzionatorio tra condannati per fatti comuni e per fatti di terrorismo: la legge 18 aprile 1975, n. 110, in materia di armi, ad esempio, prevedeva per la detenzione di un'arma da guerra, in presenza dell'aggravante della "finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento democratico", la pena da cinque a quindici anni di reclusione, mentre lo stesso reato, senza l'aggravante, era punito con la pena da due a otto anni.

        Ma vi è di più. I detenuti "politici" sono stati sottoposti anche a un trattamento carcerario differenziato, a carcerazioni preventive lunghissime (fino a dieci anni e otto mesi), sono stati esclusi da amnistie e condoni (decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, decreto del Presidente della Repubblica 18 dicembre 1981, n. 744 e, in parte, decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1986, n. 865).

        Altre considerazioni non possono essere ignorate. La Corte costituzionale, nel momento stesso in cui ha ritenuto che, in presenza di situazioni particolari, il Parlamento e il Governo hanno il diritto e il dovere di adottare leggi d'emergenza, ha anche affermato che "queste misure perdono legittimità se ingiustificatamente protratte nel tempo". Il che dovrebbe comportare, come logica conseguenza, il "diritto e dovere" del legislatore di intervenire affinché, cessata la situazione d'emergenza, si eliminino le conseguenze inique di quelle leggi eccezionali.

        Restano - e non intendiamo né dimenticarlo né ignorarlo - il dolore e la sofferenza delle vittime e dei loro familiari; ma, anche per rispetto a quel dolore, non si propone un provvedimento di amnistia (che comporta l'estinzione dei reati) ma un provvedimento che tende solo a incidere sull'entità della pena. Il legislatore, del resto, non si è posto il problema delle vittime quando ha approvato norme che, a fronte della collaborazione processuale, hanno comportato la scarcerazione e, in molti casi, l'impunità di fatto anche per persone responsabili di gravissimi fatti di sangue.

        Un provvedimento di indulto non può essere in nessun modo interpretato come "amnesia" nei confronti delle vittime ma, piuttosto, come scelta definitiva di uscire da un periodo che, comunque lo si veda, ha comportato una "rottura delle regole": "quando è giunto a sconfiggere quelli che vorrebbero rovesciarlo, lo Stato deve impegnarsi a por fine alle pene e anche alle ricompense" (Montesquieu, Esprit de lois).

        A ciò si aggiunga che nella scorsa legislatura sono stati approvati specifici provvedimenti in favore delle vittime e dei loro familiari, anche se ben si comprende come qualsiasi provvedimento legislativo non può lenirne il dolore.

        La proposta di indulto non intende affatto rinfocolare le polemiche che hanno diviso il Paese negli anni passati: l'obiettivo, anzi, è quello di voltare definitivamente pagina rispetto a un periodo che ha portato lutto, dolore e disperazione. Crediamo nella necessità di uscire da una drammatica fase di emergenza, aiutando a risolvere - sulla base di criteri di giustizia e di umanità - una situazione che riguarda un esiguo numero di persone ma che, direttamente o indirettamente, ha coinvolto gran parte del Paese.

        Non vi sono più oggi motivi di carattere giuridico per opporsi a un provvedimento che ha lo scopo di "riportare nella normalità giuridica le condanne per i fatti di lotta armata e quindi ricollocare il dibattito riguardante quegli anni nei binari del confronto e della riflessione storico-politica": il senso di equità nel trattamento penale "non può essere succube né delle ragioni della politica né della vendetta dello Stato ma il più possibile ispirato alla pietas e alla responsabilità della convivenza civile" (Forum delle donne di Rifondazione comunista).

        La proposta di legge prevede anche una norma transitoria, la cui finalità è quella di dare la possibilità - a chi deve ancora scontare pene detentive, ma ha dato concreta prova di essersi allontanato da qualsiasi organizzazione eversiva - di essere ammesso al lavoro esterno o alla semilibertà senza i limiti oggi previsti dalla legge: è chiaro che non si tratta di benefìci "automatici" o che spettano di diritto e che ogni valutazione, anche in ordine alla non pericolosità sociale, è demandata alla magistratura di sorveglianza. Si tratta di una norma di portata limitata che intende attenuare l'espiazione della pena per chi ha, in concreto, dato prova di essere pronto a reinserirsi nella convivenza civile.

        Onorevoli colleghi, il nostro auspicio è che, su questo provvedimento, si possa trovare quella convergenza necessaria per l'approvazione di una proposta di legge dettata dalla volontà di eliminare una evidente disparità di trattamento e di ridare speranza a chi ha già dimostrato, nei fatti, di accettare le regole dello Stato democratico. Una delle finalità dell'indulto - provvedimento espressamente previsto dalla Costituzione - è anche quella di porre fine, o di limitare, pene ingiuste, ingiustificate o non più necessarie: e una pena è ingiusta non solo quando è stata inflitta ingiustamente ma anche quando è diventata inutile, se non controproducente.

        "Il diritto di punire deve trovare dei limiti nella giustizia e nell'utilità sociale, altrimenti i concetti di giustizia e di umanità si trasformano in vendetta, politica o divina".


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, con le seguenti modalità:

 

a) la pena dell'ergastolo è commutata in quella della reclusione per anni ventuno;

 

b) le pene detentive temporanee sono ridotte di anni cinque se non superiori ad anni dieci di detenzione, della metà negli altri casi;

 

c) le pene accessorie quando conseguono a condanne per le quali è applicato, in tutto o in parte, l'indulto, sono interamente condonate.

 

 

Art. 2.

(Esclusioni oggettive).

 

1. L'indulto non si applica ai reati dì cui agli articoli 285 e 422 del codice penale se dalla commissione dei reati stessi sia derivata la morte.

 

 

Art. 3.

(Applicazione dell'indulto).

 

1. L'indulto si applica sul cumulo delle pene anche se stabilito in applicazione della legge 18 febbraio 1987, n. 34.

 

 

 

Art. 4.

(Applicazione dell'indulto in caso di continuazione nel

reato).

 

1. Quando vi è stata condanna ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, del codice penale, ove necessario, il giudice, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione, applica l'indulto determinando la quantità di pena condonata per i singoli reati.

 

Art. 5.

(Revoca dell'indulto).

 

1. L'indulto è revocato qualora chi ne abbia usufruito commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto per il quale riporti condanna a pena detentiva superiore a due anni o più delitti per i quali riporti condanne a pena detentiva complessiva superiore a tre anni.

 

Art. 6.

(Efficacia dell'indulto).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi sino al 31 dicembre 1989.

 

Art. 7.

(Norma transitoria).

 

1. Se non vi sono elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con organizzazioni eversive, il tribunale di sorveglianza, nel caso di soggetti condannati per delitti commessi non oltre il 31 dicembre 1989 per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, può disporre, su istanza dell'interessato o del suo difensore, che la pena residua possa essere espiata in regime di semilibertà. Se il condannato non è ammesso alla semilibertà, può essere ammesso al lavoro all'esterno, ai sensi dell'articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, senza l'applicazione dei limiti di cui al comma 1 del medesimo articolo 21.

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 3151

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa del deputato

TAORMINA

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Concessione di indulto

 

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Presentata il 17 settembre 2002

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        Onorevoli Colleghi! - Un provvedimento di indulto è necessario, urgente e ragionevole. Abbiamo di fronte a noi una realtà inquietante ed esplosiva.

        Da molto tempo nelle carceri va crescendo la preoccupazione e il timore di eventi che sfuggano di mano. Un allarme che viene non solo dai detenuti, ma da tutto il mondo penitenziario e dal sistema della giustizia. Cresce l'urgenza di fare, di cambiare direzione. Si chiedono condizioni di dignità per chi nel carcere è recluso, per le loro famiglie e rispetto per quanti vi lavorano e operano. Condizioni di dignità e rispetto che sono, infine, garanzia di sicurezza per i cittadini liberi.

        Un carcere che umilia e incattivisce sia i reclusi che gli operatori è un pessimo investimento per la società intera: un carcere dissennato, fatto di spregio di vite e spreco di risorse economiche. Negli ultimi trenta anni solo per l'edilizia penitenziaria sono stati stanziati 2.896 milioni di euro. L'ultimo finanziamento è stato di 417 milioni di euro (finanziaria del 2001) per la realizzazione di 22 nuovi istituti di pena che dovrebbero fornire 5.000 nuovi posti letto sostituendo le strutture già esistenti che attualmente hanno una capienza di 1.800 posti letto. Dei 22 istituti, tuttavia, solo 8 risultano finanziati in base all'ultimo stanziamento. Per gli altri 14 vanno trovati i soldi. Quindi 2.896 milioni di euro per avere comunque quasi 15 mila detenuti in più di quanti le carceri possano contenerne; per avere reclusi ammucchiati uno sull'altro; per far dormire taluni in terra e condannare tutti all'inattività. In tali condizioni avvilenti, avvilente diviene il lavoro di agenti, educatori, magistrati e operatori del volontariato.

        Se c'è una cosa su cui tutti, ma proprio tutti, concordano è che l'attuale situazione di sovraffollamento rende ingestibili le strutture ed è concausa prima di rischio.

        2.896 milioni di euro. E solo nel 2001, vi sono stati 6.353 episodi di autolesionismo, 878 tentati suicidi, 70 suicidi. Per non dire della generalizzata riduzione di risorse economiche a favore dell'intervento educativo e dell'investimento in professionalità e specialisti del trattamento. A queste somme si aggiungono le altre cifre sociali del malessere e della disperazione dei privi di libertà, del disagio degli operatori e del degrado delle strutture.

        Si debbono propone soluzioni e rimedi, adesso. Soluzioni che uniscano gli uomini e le donne di buona volontà; rimedi che sappiano garantire, allo stesso tempo, umanità e giustizia, concretezza e speranza, progettualità per il futuro e buon senso per l'immediato e per l'attuale emergenza. Questo non è impossibile, di questo noi crediamo sia capace il Paese, se correttamente informato.

        La proposta è semplice: la prima cura è ridurre la virulenza dell'infiammazione proprio come farebbe ogni medico di buon senso. Nel corso del 2001 i centri di servizio sociale del Ministero della giustizia hanno seguito 44.607 casi di misure alternative alla detenzione: 26.352 detenuti in affidamento in prova, 3.597 in semilibertà, 11.506 in detenzione domiciliare, 1.936 in libertà vigilata e 1.216 hanno avuto sanzioni sostitutive. A fronte di decine di migliaia di persone che scontano la pena fuori dal carcere, altre 56.000 sono in carcere. E di queste, 33.174 sono i condannati definitivi (2002). Dei 33.174 condannati definitivi al 1^ luglio 2001, 9.853 dovevano scontare una pena da uno a tre anni, mentre 9.601 avevano un residuo di pena fino ad un anno.

        Un indulto servirebbe a fare uscire quella fascia di persone che, comunque, sarebbe destinata a uscire entro poco tempo. Anticiparne l'uscita servirebbe intanto a mitigare la situazione nelle carceri dove hanno fatto ingresso, secondo l'indagine del Ministero della giustizia al 31 dicembre 2001, 15.442 tossicodipendenti, altri 8.368 non tossicodipendenti ma arrestati per reati di droga ai sensi dell'articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 309 del 1990; 1.421 sieropositivi all'HIV (ma, a questo proposito, occorre tenere presente che solo il 38 per cento dei detenuti accetta di sottoporsi al test dell'HIV); 169 detenuti in AIDS conclamato; 16.892 stranieri. Al 1^ luglio 2001, 4.863 dei 31.347 detenuti scontava un residuo di pena da tre fino a cinque anni. Queste cifre dimostrano come la gran parte dei condannati sconti per intero le condanne, a dispetto delle ricorrenti polemiche sulla presunta ineffettività delle pene. In questa situazione, l'indulto non sarebbe resa o fallimento della giustizia, ma, all'opposto, precondizione necessaria per poter curare questo sistema, oggi così gravemente malato. Questo atto consentirebbe gli spazi di manovra per porre mano a nuove e più efficaci strategie di prevenzione dal crimine per il futuro.

        L'indulto viene subito revocato nel caso di recidiva: alla nuova pena si sommerebbe l'antica: ecco un deterrente certo e a costo zero.

        Con tale provvedimento, si consentirebbe alle recenti riforme e razionalizzazioni del sistema giudiziario di potere decollare. E, di conseguenza, ben altra efficacia e nuove certezze nella difesa dai reati. Non agendo, è invece facile prevedere che tali riforme non potranno funzionare, e finiranno per dimostrare l'ingovernabilità del sistema e incentivare sfiducia e insicurezza dei cittadini.

        Di fronte all'ipertrofia del sistema penale (agli oltre 56.000 reclusi vanno sommate le decine di migliaia di persone in esecuzione penale esterna), risulta ancora più difficile ricordare che il carcere è un'istituzione relativamente recente. E, se non facilmente superabile, almeno è certamente ridimensionabile. Purché si abbia un po' di coraggio, politico e culturale, recuperando un pensiero critico e radicale: come ha suggerito il Cardinale Martini nell'anno del Giubileo: "invece di interrogarci soltanto sulle pene alternative al carcere, ricerchiamo un'alternativa alla pena".

        Bisogna, pur tuttavia, riconoscere la fondata ragionevolezza delle posizioni dubbiose, espresse anche da autorevolissimi uffici della procura della Repubblica, circa i limiti di un provvedimento clemenziale che, di per sé, certamente non risolve alla radice i problemi. Perfettamente d'accordo con queste preoccupazioni.

        Allo stesso tempo, però, lasciare le cose come stanno, non fare nulla perché astrattamente occorrerebbe fare di più e meglio, sarebbe sbagliato e pericoloso. Attendere sarebbe il peggiore dei mali.

        In conclusione non pare, oggi più di ieri, che ci sia alternativa ad un provvedimento generale che possa, con equilibrio e pragmatismo, sanare, o almeno sgravare, una situazione penitenziaria decisamente insostenibile.

        Per loro e con loro rivolgiamo questo appello agli uomini e alla politica per un provvedimento di indulto. Assieme, e necessariamente, per una diversa e più generale attenzione ai temi del carcere e della pena; un'attenzione capace di produrre, con tempi ovviamente diversi, sul territorio una rete di opportunità di integrazione sociale, abitativa, lavorativa. Solo questa rete, infatti, può costruire una risposta vera e di ampio respiro ai problemi della recidiva e della microcriminalità.

        In questo senso, il provvedimento di indulto di cui auspichiamo l'approvazione, è la premessa, non la conclusione, di un discorso: per un carcere più umano e per pene diverse.

 

 


 


 


proposta di legge

¾¾¾

 

Art. 1.

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10 mila euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

2. Non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

Art. 2.

 

1. E' concesso indulto, per intero, alle pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l'indulto.

 

Art. 3.

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

 

Art. 4.

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il giorno 16 settembre 2002.

 

Art. 5.

 

1. La presente legge entra in vigore il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 3152

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa dei deputati

BIONDI, CICCHITTO

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Concessione di indulto

 

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Presentata il 17 settembre 2002

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        Onorevoli Colleghi! - La situazione carceraria è giunta a livelli insopportabili sia per il numero di detenuti che vivono in condizioni di scarsa dignità che per l'inidoneità delle strutture carcerarie.

        Il persistere del sovraffollamento assume ormai le caratteristiche della cronicità. La crescita oltre ogni limite di guardia, è cominciata all'inizio degli anni '90 quando i detenuti sono passati dai 30.774 del 1991 ai 44.108 del 1992, fino ai 51.513 del 1993.

        Al 31 luglio di quest'anno i detenuti erano 56.002, 14.272 detenuti in più rispetto ad una capienza definita "regolamentare" dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (+34,2 per cento).

        21.705 sono i detenuti "imputati", pari al 38,7 per cento della popolazione penitenziaria. Gli imputati comprendono i detenuti in attesa di giudizio, gli appellanti e i ricorrenti. 33.174 sono, invece, i detenuti definitivi e 1.123 gli internati.

        13.704 sono i detenuti che svolgono un'attività lavorativa, pari al 24,7 per cento (i dati sui detenuti lavoranti sono registrati al 31 dicembre 2001).

        Il sovraffollamento delle celle è una condizione che umilia, incattivisce e rappresenta un pessimo investimento per la società civile.

        Un disagio non solo per la popolazione detenuta ma anche per il personale della polizia penitenziaria, costretto a turni massacranti che rendono difficoltosa ed alle volte insopportabile l'azione di vigilanza e di custodia.

        Ci ha convinto a superare la nostra contrarietà dimostrata per decenni al reiterarsi di provvedimenti di amnistie ed indulti proprio questa emergenza, perché pensiamo che questa volta la concessione della misura di riduzione della pena attraverso il condono sia giusta e necessaria.

        D'altronde il susseguirsi, dopo il 1989, di norme modificatrici del codice penale e del codice di procedura penale, con l'introduzione nell'ordinamento di strumenti come il "patteggiamento" e il "rito abbreviato", ha determinato una situazione differente nel corso del tempo tra chi ha avuto diversi trattamenti sanzionatori prima dell'istituzione di tali "istituti".

        Il lungo lasso di tempo intercorso, tredici anni, dall'ultimo provvedimento di clemenza nel dicembre 1989, indica come la misura proposta non possa essere inquadrata nella serie di provvedimenti di clemenza della storia giudiziaria che avevano contraddistinto con scadenza quasi triennale la Repubblica.

        Proprio per questo motivo si può considerare eccezionale, straordinaria ed irripetibile la misura proposta, che prevede all'articolo 3 la revoca dell'indulto: "Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni".

        La prevista revoca costituisce, per i beneficiari del provvedimento, una remora e un interesse a non commettere reati.

        Questi sono i motivi principali che ci hanno convinto a presentare la proposta di legge che reputiamo non solo necessaria ma conforme alle esigenze di umanità e di riequilibrio del sistema carcerario italiano.

 

 



 


proposta di legge

¾¾¾

 

Art. 1.

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10 mila euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

2. Non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

Art. 2.

 

1. E' concesso indulto, per intero, alle pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l'indulto.

 

 

Art. 3.

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

 

Art. 4.

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 16 settembre 2002.

 

Art. 5.

 

1. La presente legge entra in vigore il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

 ¾¾¾¾¾¾¾¾

N. 3178

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d'iniziativa dei deputati

SINISCALCHI, FOLENA, BOATO, BUFFO, CHIAROMONTE SODA, TRUPIA, ZANOTTI

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Concessione di indulto revocabile

 

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Presentata il 23 settembre 2002

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Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge si ispira ad esigenze di clemenza nei confronti di detenuti da una parte e di ottimizzazione delle strutture carcerarie dall'altra. Entrambe meritano di essere adeguatamente prese in considerazione per raggiungere un punto di equilibrio idoneo a rappresentare una stabile piattaforma di lavoro per la riforma. Come è noto, in materia di indulto, la scelta di un punto di equilibrio tra le forze politiche e le diverse impostazioni ideologiche e metodologiche, programmatiche e sistematiche, non può non essere massimamente condivisa nell'ambito parlamentare, al fine di operare la riforma.

        La particolare maggioranza qualificata, necessaria per operare compiutamente l'iniziativa, impone, infatti, di smussare arroccamenti e spigolature di ingegneria legislativa non largamente condivisi o proponibili nell'attuale scenario politico-parlamentare.

        E' alla luce di tale preliminare considerazione, senza sovrapporre alcuna riflessione relativa ad altre iniziative legislative, in parte condivise, finalizzate a modificare l'articolo 79 della Costituzione in materia di indulto (atto Camera n. 2750, d'iniziativa dell'onorevole Boato), che si è ritenuto di elaborare un testo di legge articolato con moderato spirito innovativo al fine di non disperdere quanto già in larga parte elaborato e al tempo stesso offrendo una interpretazione rigorosa del beneficio.

        La legislazione dell'emergenza, la legislazione degli allarmismi, non ha mai prodotto risultati di stabilità per gli assetti nei quali è intervenuta né tantomeno risoluzioni di problematiche complesse quali, è il caso in oggetto, quelle legate al rapporto del condannato con la pena, con la pretesa punitiva dello Stato, con un pieno recupero riabilitativo e un totale reinserimento.

        Muovendo da tale considerazione non si è ritenuto sufficiente far leva, nella individuazione della ratio ispiratrice della presente iniziativa legislativa, soltanto sul semplice richiamo all'emergenza che attualmente si vive nelle strutture carcerarie a causa del consistente sovraffollamento.

        Non può e non deve essere solo la spinta di una emergenza strutturale a dare slancio ad una iniziativa legislativa che, al contrario, deve poggiare su una piattaforma dai contenuti più densi e definiti.

        Così, oltre alla assoluta necessità di intervenire sulla inadeguatezza strutturale degli istituti di reclusione, si è ritenuto parimenti importante rivolgere un provvedimento di clemenza ai condannati che, comunque, nel procedimento conclusosi con provvedimento irrevocabile, abbiano già subìto la privazione assoluta della libertà. Condannati dunque, che in ogni caso, "avendo già pagato un prezzo" in ragione del delitto commesso, si accingerebbero a trascorrere negli istituti di reclusione tre anni della loro vita.

        Anticipare il momento finale della detenzione per costoro non sarebbe una resa incondizionata della giustizia ma, al contrario, un provvedimento di clemenza idoneo al tempo stesso a curare un sistema punitivo gravemente affetto da patologiche disfunzioni.

        L'evidente sovraffollamento carcerario, e la conseguente compressione degli spazi e della ordinaria fruizione delle strutture, rischiano, infatti, di frustrare le esigenze sottese alla funzione della pena stessa, finendo inevitabilmente per compromettere il percorso di reinserimento che ciascun detenuto è chiamato a compiere.

        Se a ciò si aggiunge la semplice considerazione degli elevatissimi costi sostenuti dallo Stato per la detenzione del singolo condannato, si completa il quadro afferente la necessità di un intervento diretto a modificare l'attuale assetto.

        Il minor numero di detenuti, e il conseguente risparmio di spesa pubblica, potrebbero certamente produrre una apprezzabile ottimizzazione di costi e di servizi.

        Con parte del denaro pubblico risparmiato, infatti, ben si potrebbe porre opportuno e specifico rimedio a quelle carenze strutturali, lamentate da decenni negli istituti carcerari. Tale ottimizzazione di costi e di servizi produrrebbe effetti benefici, naturalmente, non solo per i detenuti ma per tutti gli operatori che a diverso titolo e con diversità di qualifiche, ruoli ed attribuzioni, svolgono la propria attività professionale all' interno delle strutture.

        Il beneficio, tuttavia, non può che nascere anche da una auspicabile prospettiva di ravvedimento del detenuto in relazione alla quale la presente proposta di legge introduce effetti di caducazione automatica del beneficio medesimo.

        E' necessario, infatti, che coloro i quali fruiscono del provvedimento di indulto non commettano, successivamente all'ottenimento del beneficio, delitti per i quali sia comminata una pena detentiva superiore a due anni. Detta eventuale condanna, infatti, comporterebbe (articolo 2) l'automatica revoca del beneficio.

        La presente proposta di legge si caratterizza altresì per un rigoroso e severo meccanismo di esclusioni soggettive ed oggettive per la concessione del beneficio. I reati di particolare allarme sociale, quelli che rappresentano una minaccia concreta ed insidiosa alla pacifica convivenza civile vengono esclusi dal novero di quelli per i quali è prevista la concessione dell'indulto.

        L'iniziativa legislativa in oggetto non può che rivolgersi, per i caratteri della sua elaborazione contenutistica, prevalentemente a quella numerosa schiera di condannati particolarmente segnati da tratti di drammatica debolezza.

        Una debolezza psichica, una fragilità caratteriale, una carenza assoluta di risorse economiche, che probabilmente non gli ha consentito neanche di avvalersi di una adeguata e tecnicamente attrezzata difesa nel giudizio e nella tutela delle proprie ragioni.

        Il riferimento corre inevitabilmente ai meno abbienti, ai tossicodipendenti, agli immigrati, ai disagiati psichici.

        Nei confronti di costoro, beneficiari del provvedimento di indulto, si aprirebbe una nuova prospettiva di reinserimento e al tempo stesso si tenderebbe, da parte dello Stato e della collettività, una incoraggiante mano concretamente idonea a suscitare in loro i migliori propositi.

 



 


proposta di legge

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Art. 1.

(Condizioni di applicabilità dell'indulto).

 

1. E' concesso l'indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive inflitte ai condannati che hanno subìto, in relazione al processo che si è concluso con la irrogazione della pena della reclusione, la restrizione massima della libertà personale per un periodo non inferiore a sei mesi.

2. Il giudice, quando vi sia stata condanna per più reati in continuazione tra loro, ai sensi dell'articolo 81 del codice penale, applica l'indulto, ai sensi della presente legge, determinando la quantità di pena condonata, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione.

 

 

Art. 2.

(Revoca dell'indulto).

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato automaticamente se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporta condanna a pena detentiva superiore a due anni. La revoca del beneficio si applica anche nei confronti di chi, nei cinque anni successivi al termine di cui al periodo precedente, commette più delitti in conseguenza dei quali riporta condanne ad una pena detentiva complessivamente superiore a tre anni.

 

 

Art. 3.

(Esclusioni oggettive di applicazione

dell'indulto).

 

1. L'indulto non si applica alle pene irrogate in conseguenza di condanne concernenti i seguenti delitti:

 

a) associazione per delinquere di stampo mafioso di cui all'articolo 416-bis del codice penale;

b) associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti prevista dall'articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309;

 

c) sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all'articolo 630, commi primo, secondo e terzo, del codice penale;

 

d) partecipazione, a qualsiasi titolo, ad associazioni sovversive, con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico di cui agli articoli 270 e 270-bis, primo comma, del codice penale;

 

e) attentanto contro il Presidente della Repubblica, per finalità teroristiche o di eversione, o contro la Costituzione dello Stato di cui agli articoli 276, 280 e 283 del codice penale;

 

f) sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione di cui all'articolo 289-bis del codice penale;

 

g) riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale;

 

h) prostituzione e pornografia minorile di cui agli articoli 600-bis e 600-ter del codice penale;

 

i) violenza sessuale e reati sessuali di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale;

 

l) riciclaggio di cui all'articolo 648-bis del codice penale;

 

m) delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal codice penale e dal codice penale militare di pace quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti.

 

 

Art. 4

(Esclusioni soggettive di applicazione

dell'indulto).

 

1. L'indulto non si applica nei confronti di coloro i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano stati dichiarati delinquenti abituali o professionali.

2. L'esclusione del beneficio non si applica se la dichiarazione di abitualità o professionalità, alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stata revocata o sia estinta.

 

 

Art. 5.

(Termini di efficacia).

 

1. L'indulto ha efficacia per i delitti commessi sino al 31 dicembre 2001.

 

 

Art. 6.

(Termini di applicazione).

 

1. L'indulto si applica entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

Art. 7.

(Entrata in vigore).

 

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 3196

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

D’iniziativa del deputato CENTO

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Concessione di indulto

 

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Presentata il 26 settembre 2002

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ONOREVOLI COLLEGHI ! - Un provvedimento di indulto è necessario, urgente e ragionevole.

Da molto tempo nelle carceri vanno crescendo la preoccupazione e il timore di eventi che sfuggano di mano. Un allarme che viene non solo dai detenuti, ma da tutto il mondo penitenziario e dal sistema della giustizia. Cresce l'urgenza di fare, di cambiare direzione. Si chiedono condizioni di dignità per chi nel carcere è recluso, per le loro famiglie e rispetto per quanti vi lavorano e vi operano. Condizioni di dignità e di rispetto che sono, infine, garanzia di sicurezza per i cittadini liberi.

Un carcere che umilia e incattivisce sia i reclusi che gli operatori è un pessimo investimento per la società intera: un carcere dissennato, fatto di spregio di vite e spreco di risorse economiche. Negli ultimi trenta anni solo per l'edilizia penitenziaria sono stati stanziati oltre quattromila miliardi di lire. Quattromila miliardi per avere 15.000 detenuti in più di quanti le carceri possano contenerne; per avere reclusi ammucchiati uno sull'altro; per far dormire taluni in terra e condannare tutti all'inattività. In tali condizioni avvilenti, avvilente diviene il lavoro di agenti, educatori, magistrati e operatori del volontariato. Se c'è una cosa su cui tutti, ma proprio tutti, concordano è che l'attuale situazione di sovraffollamento rende ingestibili le strutture ed è concausa prima di rischio. Per non dire della generalizzata riduzione di risorse economiche a favore dell'intervento educativo e dell'investimento in professionalità e in specialisti del trattamento. A queste somme si aggiungono le altre cifre sociali del malessere e della disperazione dei poveri di libertà, del disagio degli operatori e del degrado delle strutture. Si devono proporre soluzioni e rimedi, adesso. Soluzioni che uniscano gli uomini e le donne di buona volontà; rimedi che sappiano garantire, allo stesso tempo, umanità e giustizia, concretezza e speranza, progettualità per il futuro e buon senso per l'immediato e per l'attuale emergenza. Questo non è impossibile, di questo noi crediamo sia capace il Paese, se correttamente informato. La proposta è semplice: la prima cura è ridurre la virulenza dell'infiammazione proprio come farebbe ogni medico di buon senso. Oggi vi sono 35.000 persone che scontano la pena fuori dal carcere, attraverso le misure alternative: semilibertà, affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare. Altre 53.000 persone sono in carcere. E di queste, 28.298 sono i condannati definitivi. 13.930 di loro hanno da scontare meno di due anni di pena. Un indulto servirebbe a fare uscire questa fascia di persone che, comunque, sarebbe destinata a uscire entro poco tempo. Anticiparne l'uscita servirebbe intanto a mitigare la situazione nelle carceri dove hanno fatto ingresso, secondo i dati relativi al primo semestre 1999, 15.286 tossicodipendenti, altri 11.611 non tossicodipendenti, ma arrestati per reati di droga; 13.345 stranieri. Al 1 ° luglio 1999, oltre la metà (14.608) dei 27.953 detenuti scontava una condanna sotto i cinque anni, dunque relativamente bassa; ben 9.879, sempre sui 27.953 definitivi, avevano una pena residua inferiore ad un anno. Cifre che dimostrano come la gran parte dei condannati sconti per intero le condanne, a dispetto delle ricorrenti polemiche sulla presunta ineffettività delle pene. In questa situazione, l'indulto non sarebbe resa o fallimento della giustizia, ma, all'opposto, precondizione necessaria per poter curare questo sistema, oggi così gravemente malato. Questo atto consentirebbe gli spazi di manovra per porre mano a nuove e più efficaci strategie di prevenzione dal crimine per il futuro. L'indulto viene subito revocato nel caso di recidiva: alla nuova pena si sommerebbe l'antica: ecco un deterrente certo e a costo zero.

Con tale provvedimento, si consentirebbe alle recenti riforme e razionalizza zioni del sistema giudiziario di poter decollare. E, di conseguenza, si avrebbero ben altra efficacia e nuove certezze nella difesa dai reati. Non agendo, è invece facile prevedere che tali riforme non potranno funzionare e finiranno per dimostrare 1'ingovernabilità del sistema nonché per incentivare la sfiducia e l'insicurezza dei cittadini.

Di fronte all'ipertrofia del sistema penale (agli oltre 50.000 reclusi vanno sommati i quasi 30.000 in esecuzione penale esterna), risulta ancora più difficile ricordare che il carcere è un'istituzione relativamente recente. E, se non facilmente superabile, almeno è certamente ridimensionabile. Purché si abbia un po' di coraggio, politico e culturale, e non solo per sostenere un indulto in occasione dell'anno giubilare e del nuovo millennio, ma anche recuperando al riguardo un pensiero critico e radicale, come ha suggerito il Cardinale Martini: « invece di interrogarci soltanto sulle pene alternative al carcere, ricerchiamo un'alternativa alla pena ». Bisogna, pur tuttavia, riconoscere la fondata ragionevolezza delle posizioni dubbiose, espresse anche da autorevolissimi uffici della procura della Repubblica, circa i limiti di un provvedimento clemenziale che, di per sé, certamente non risolve alla radice i problemi. Si è perfettamente d'accordo con queste preoccupazioni.

Allo stesso tempo, però, lasciare le cose come stanno, non fare nulla perché astrattamente occorrerebbe fare di più e meglio, sarebbe sbagliato e pericoloso. Attendere sarebbe il peggiore dei mali.

In conclusione non pare, oggi più di ieri, che ci sia alternativa ad un provvedimento generale che possa, con equilibrio e pragmatismo, sanare, o almeno sgravare, una situazione penitenziaria decisamente insostenibile e con tratti « feroci », come ha riconosciuto in questi giorni il massimo responsabile dell'amministrazione penitenziaria, Gian Carlo Caselli, che ha inoltre affermato l'urgenza di rimuovere il sovraffollamento, precisando che vi sono 15.000 reclusi in più di quanti il circuito carcerario possa contenerne.

Per loro e con loro si rivolge questo appello agli uomini e alla politica per un provvedimento di indulto. Assieme, e necessariamente, per una diversa e più generale attenzione ai temi del carcere e della pena; un’attenzione capace di produrre, con tempi ovviamente diversi, sul territorio una rete di opportunità di integrazione sociale, abitativa e lavorativa.

Solo questa rete, infatti, può costruire una risposta vera e di ampio respiro ai problemi della recidiva e della microcriminalità. In questo senso, il provvedimento di indulto che si auspica è la premessa, non la conclusione, di un discorso, per un carcere più umano e per pene diverse.




 


proposta di legge

¾¾¾

 

Art. 1.

 

1. È concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.329 curo per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

2. Non si applicano le esclusioni di cui all'ultimo comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

Art. 2.

 

1. È concesso indulto, per intero, alle pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l'indulto.

 

Art. 3.

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

 

Art. 4.

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 1 ° giugno 2002.

 

Art. 5.

 

1. La presente legge entra in vigore il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


N. 3332

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato GIUSEPPE GIANNI

¾

 

 

Concessione di amnistia e indulto

 

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Presentata il 30 ottobre 2002

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 Onorevoli Colleghi! - La drammatica situazione di sovraffollamento esistente nelle carceri italiane, di malessere dei detenuti, di disagio degli operatori e di degrado delle strutture rende necessario e urgente un provvedimento di amnistia e indulto.

        Da molto tempo infatti crescono nel mondo penitenziario la preoccupazione e il timore di eventi che sfuggano di mano.

        L'attuale sovraffollamento è originato da un processo significativo di una nuova ricarcerizzazione iniziato a metà degli anni novanta e che, con ogni probabilità, si dispiegherà su un arco di tempo medio-lungo. Oggi la presenza media dei detenuti nelle carceri è superiore a 54 mila, di cui 14 mila in attesa di giudizio; 10 mila sono gli esuberi; 16 mila gli extracomunitari; 18 mila risultano essere tossicodipendenti. Inoltre, si contano 6 mila detenuti malati di HIV e 9 mila affetti da epatiti.

        E tutto lascia supporre che la popolazione detenuta continuerà a crescere. Se così purtroppo è, si deve temere che non sarà nell'immediato futuro possibile governare il carcere nel rispetto dei diritti dei detenuti e inoltre che la qualità dell'impegno professionale degli operatori penitenziari dovrà essere ulteriormente ridotta.

        Occorre trovare al più presto soluzioni che sappiano garantire allo stesso tempo umanità e giustizia.

        Si chiedono condizioni di dignità per chi è recluso e per le loro famiglie, di rispetto per quanti vi lavorano e vi operano. Tali condizioni sono garanzia di sicurezza per i cittadini liberi; infatti, un carcere che umilia ed incattivisce sia i reclusi che gli operatori è un pessimo investimento per la società intera.

        La concessione di amnistia e di indulto, anticipando l'uscita di quella fascia di persone che deve ancora scontare pochi anni di pena, servirebbe intanto a mitigare la situazione nelle carceri, determinando effetti di sfoltimento delle carceri e di alleggerimento dei carichi di lavoro giudiziario, e costituirebbe la premessa per un carcere più umano e per pene diverse.

        La diminuzione della popolazione carceraria, inoltre, recherebbe un non trascurabile vantaggio economico: se si considera che il costo per il mantenimento di ciascun detenuto è di circa 200 euro al giorno e che i detenuti che usufruirebbero del condono sarebbero circa 12.000, verrebbero recuperati oltre 800 milioni di euro ogni anno. Tali fondi potrebbero essere utilizzati per interventi in favore dei tossicodipendenti, ad esempio potenziando le strutture pubbliche di assistenza e le comunità terapeutiche, nonché per rafforzare i servizi sociali di supporto - con assunzione di educatori, assistenti sociali, psicologi - la cui carenza determina oggi molto spesso l'inefficacia delle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova al servizio sociale e la semilibertà.

        Molti dei detenuti che beneficerebbero del provvedimento di indulto sarebbero soggetti condannati per reati di minore gravità, in gran parte dei casi connessi all'uso di sostanze stupefacenti, rispetto ai quali la pena detentiva ha dimostrato tutta la sua inefficacia, sia sotto il profilo della rieducazione del condannato e di un trattamento che favorisca la disintossicazione, sia sotto quello della tutela della collettività. I condannati per tali tipi di reati, infatti, una volta scontata la pena, e non avendo avuto la possibilità in carcere di avere un trattamento e un aiuto anche di carattere psicologico per uscire dallo stato di tossicodipendenza, tornano spesso a commettere reati connessi all'abuso di sostanze stupefacenti, in quanto non riescono a sottrarsi a quel circolo vizioso - necessità di procurarsi la dose per uso personale e reati per poter acquistare la droga - che comporta altissimi costi sia economici che sociali non solo a loro ma all'intera collettività.

        La presente proposta di legge prevede la concessione di un'amnistia condizionata e di un indulto revocabile per le pene detentive. Si propone l'applicazione dell'amnistia per i reati puniti con una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni. Il provvedimento di clemenza è soggetto alla condizione che l'imputato non commetta, nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo. Si prevede a tale fine la sospensione dei procedimenti penali in corso e dei relativi termini di prescrizione, nonché dell'esecuzione delle pene: decorso un periodo di cinque anni, se risulteranno soddisfatte le condizioni previste dalla legge, il reato o la pena saranno estinti; in caso contrario, i procedimenti penali e l'esecuzione delle pene riprenderanno il loro corso. Ciò consentirà di celebrare con maggiore celerità i processi per i reati più gravi, evitando il danno e la "beffa" della prescrizione e limitando i numerosissimi casi di scarcerazioni per decorrenza dei termini.

        Inoltre, la sospensione del processo e la possibilità di revoca del condono avrebbero una notevole efficacia deterrente, in quanto ben difficilmente tornerebbe a commettere un reato chi è perfettamente consapevole che, in tale caso, gli verrebbe revocato il condono o non gli sarebbe applicata l'amnistia, e sconterebbe così la pena sia per il nuovo reato che per quello precedente.

        Per quanto riguarda l'indulto, da concedere per pene o residui di pena non superiori a tre anni, si prevede la revoca qualora l'interessato commetta un reato doloso nei cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge.

        La presente proposta di legge non è dunque un provvedimento "tampone", determinato esclusivamente dalla situazione esplosiva delle nostre carceri, ma un provvedimento che vuole dare una risposta più complessiva, nel tentativo di raggiungere l'obiettivo di una giustizia nello stesso tempo più efficiente e più umana. Tale provvedimento quindi non intende solo migliorare la formazione professionale del personale che opera nelle carceri, adeguandone anche il numero, aumentare la qualità della vita all'interno degli istituti di pena, l'adeguatezza degli standard igienici e, quindi, incentivare le finalità rieducative della persona, differenziare la distribuzione della popolazione reclusa, secondo la tipologia e la gravità dei reati commessi, ma nello stesso tempo si pone l'obiettivo di accelerare i tempi dello svolgimento dei processi per i reati di più grave allarme sociale, di evitare un gran numero di prescrizioni e di scarcerazioni per decorrenza dei termini e di aumentare le possibilità di reinserimento per chi ha commesso reati di minore gravità, senza sacrificare le esigenze di sicurezza della collettività


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proposta di legge

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Capo I

AMNISTIA

 

Art. 1.

(Amnistia).

 

1. E' concessa amnistia:

 

a) per ogni reato non finanziario per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni;

 

b) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 1), del codice penale ovvero il colpevole abbia spontaneamente provveduto al risarcimento del danno, nonché, ove possibile, ad elidere o ad attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato;

 

c) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

 

d) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 336, primo comma (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339, secondo comma, o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

2) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

3) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente all'ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

 

e) per ogni reato commesso da minore degli anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale ai sensi dell'articolo 19 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, come da ultimo sostituito dall'articolo 112 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e senza che si applichino le disposizioni dei commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

 

f) per i reati relativi a violazioni delle norme concernenti il monopolio dei tabacchi e le imposte di fabbricazione sugli apparecchi di accensione, limitatamente alla vendita al pubblico, all'acquisto e alla detenzione di detti prodotti destinati alla vendita al pubblico direttamente da parte dell'agente;

 

g) per il reato di cui al terzo comma dell'articolo 23 della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni, recante norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi, quando concerne armi la cui detenzione l'imputato o il condannato aveva denunciato all'autorità di pubblica sicurezza;

 

h) per i reati previsti dall'articolo 73, comma 5, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sempre che non ricorra taluna delle circostanze aggravanti di cui all'articolo 80 del medesimo testo unico;

 

i) per le sanzioni inflitte in via definitiva per infrazioni disciplinari commesse sino a tutto il 31 dicembre 1999 da dipendenti delle amministrazioni dello Stato, compresi i magistrati, gli appartenenti alle carriere diplomatica e prefettizia, i militari e gli appartenenti ai corpi militarizzati, degli enti pubblici e degli enti di diritto pubblico, quando le sanzioni stesse non comportino la risoluzione del rapporto di impiego o di lavoro;

 

l) per le sanzioni inflitte in via definitiva non superiori alla sospensione, per infrazioni disciplinari commesse sino alla data di entrata in vigore della presente legge da esercenti pubbliche funzioni o attività professionali, con successivo reintegro nel posto di lavoro;

 

m) per i reati di cui all'articolo 2621 del codice civile in materia di falso in bilancio.

 

2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere i) e l), non si estendono agli effetti accessori o collaterali già prodotti dalle sanzioni disciplinari inflitte. Delle citate sanzioni non deve rimanere traccia nel fascicolo personale degli interessati.

3. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

4. L'amnistia è concessa a condizione che il condannato non commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo.

5. In ogni stato e grado del processo il giudice, qualora il reato per il quale si procede rientri tra quelli previsti dal comma 1, sospende, anche d'ufficio, il procedimento per il periodo di cinque anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. Decorso tale periodo, il giudice, qualora sussistano le condizioni di cui al comma 4 del presente articolo, provvede ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale; nel caso contrario, revoca il provvedimento di sospensione. Durante tale periodo è sospeso il decorso dei termini di prescrizione.

 

Art. 2.

(Esclusioni oggettive dell'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica:

 

a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali ovvero in danno di persone danneggiate ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per fare fronte alla calamità, risarcire i danni e portare sollievo alla popolazione ed all'economia dei luoghi colpiti dagli eventi;

 

b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale ed ai reati di falsità in atti previsti dal capo III del titolo VII del libro II del medesimo codice, quando siano stati compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti;

 

c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 316 (peculato mediante profitto dell'errore altrui);

 

2) 318 (corruzione per un atto d'ufficio);

 

3) 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio), in relazione ai fatti previsti nell'articolo 318;

 

4) 321 (pene per il corruttore) in relazione ai fatti previsti nell'articolo 318;

 

5) 378 (favoreggiamento personale) fuori delle ipotesi previste dal terzo comma e salvo che si tratti di fatto commesso in relazione a reati per i quali è concessa l'amnistia;

 

6) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;

 

7) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma;

 

8) 420 (attentato ad impianti di pubblica utilità);

 

9) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);

 

10) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);

11) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);

 

12) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica);

 

13) 471 (uso abusivo di sigilli e strumenti veri), quando sia compiuto in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e di sviluppo;

 

14) 478 (falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti);

 

15) 733 (danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale);

 

16) 734 (distruzione e deturpamento di bellezze naturali);

 

d) al reato previsto dall'articolo 163 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità.

 

2. Quando vi è stata condanna, ai sensi dell'articolo 81 del codice penale, ove necessario, il giudice dell'esecuzione applica l'amnistia secondo le disposizioni della presente legge, determinando le pene corrispondenti ai reati estinti.

 

Art. 3.

(Computo della pena

per l'applicazione dell'amnistia).

 

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

 

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

 

b) non si tiene conto dell'aumento della pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

 

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime, salvo che concorrano le circostanze di cui all'articolo 583 del codice penale, nel qual caso si tiene conto soltanto di queste ultime. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle predette circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 469 del codice di procedura penale.

 

2. Prima dell'esercizio dell'azione penale, il pubblico ministero può richiedere al giudice per le indagini preliminari di provvedere all'applicazione dell'amnistia nelle forme previste dall'articolo 409 del codice di procedura penale.

3. La richiesta di cui al comma 2 è notificata alla persona sottoposta alle indagini, con l'avviso che entro trenta giorni dalla notificazione può prendere visione degli atti e chiedere di essere sentito dal giudice per le indagini preliminari, anche al fine di dichiarare che non intende usufruire dell'amnistia.

 

Art. 4.

(Rinunciabilità all'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica qualora l'imputato faccia espressa dichiarazione di non volerne usufruire, prima che sia pronunciato il decreto di cui all'articolo 409 del codice di procedura penale ovvero sia pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di non doversi procedere per estinzione del reato per amnistia.

 

Art. 5.

(Termine di efficacia dell'amnistia).

 

1. L'amnistia è efficace per tutti i reati commessi sino alla data del 29 ottobre 2002.

 

Capo II

INDULTO

 

Art. 6.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive.

2. E' altresì concesso indulto nella misura non superiore a cinque anni:

 

a) a coloro che risultino affetti dalla patologia derivante da HIV, diagnosticata, su base chimico-ematologica, da apposite commissioni mediche istituite nell'ambito di ciascun istituto di pena, al secondo stadio dello standard dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS);

 

b) a coloro che risultino affetti da gravi forme di epatite, da patologie oncologiche o da altre gravi malattie, diagnosticate dalle commissioni mediche di cui alla lettera a), assolutamente incompatibili con il regime di detenzione carceraria.

 

3. Per la concessione dell'indulto di cui al comma 2, il Governo adotta i provvedimenti necessari affinché il Servizio sanitario nazionale garantisca che i soggetti di cui al medesimo comma 2 possano usufruire delle cure richieste per la specificità della loro condizione.

Art. 7.

(Indulto per le pene accessorie).

 

1. E' concesso indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato, anche solo in parte, l'indulto.

 

Art. 8.

(Esclusioni oggettive dell'indulto).

 

1. L'indulto non si applica alle pene:

 

a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) 285 (devastazione, saccheggio e strage);

 

2) 416-bis (associazione di tipo mafioso);

 

3) 422 (strage);

 

4) 630, commi primo, secondo e terzo (sequestro di persona a scopo di estorsione);

 

5) 644 (usura);

 

6) 648-bis (riciclaggio);

 

b) per i delitti previsti dai seguenti articoli del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309:

 

1) 73, commi 1, 2 e 3, concernenti la produzione e il traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, ove applicate le circostanze aggravanti specifiche di cui all'articolo 80;

 

2) 74, concernente l'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope.

 

Art. 9.

(Revoca dell'indulto).

 

1. L'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

 

Art. 10.

(Termine di efficacia dell'indulto).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi sino alla data del 29 ottobre 2002.

Capo III

DISPOSIZIONI FINALI

 

Art. 11.

(Entrata in vigore).

 

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


 

CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 3385

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa dei deputati

FINOCCHIARO, MAURA COSSUTTA, BOATO

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Concessione di indulto

 

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Presentata il 14 novembre 2002

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        Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di concessione di indulto si inserisce in un sistema di iniziative legislative e di controllo consistenti nella presentazione della proposta di legge in materia di istituzione di difensore civico per le persone private della libertà personale, e nell'avvenuto deposito di una mozione mirante ad ottenere dal Governo impegni concreti sulle questioni più gravi che riguardano l'esecuzione della pena detentiva ed i difetti di applicazione delle misure alternative. In questo quadro non si può non riflettere sul fatto che l'attuale sovrapopolamento degli istituti penitenziari italiani (circa 56.000 detenuti contro una capienza tollerabile di 43.000 persone, con un incremento di circa 2.000 persone nel periodo settembre 2001-settembre 2002) è la prima causa della quasi assoluta impossibilità di perseguire con successo ogni processo rieducativo (anche in ragione della strutturale carenza di personale adibito al trattamento, di strutture per il lavoro e lo studio in carcere) e, talvolta, di assicurare compiutamente diritti fondamentali e dignità umana. E questo mentre la composizione sociale della popolazione carceraria (per circa metà costituita da tossicodipendenti ed extracomunitari) rivela drammaticamente che il carcere riproduce le medesime disuguaglianze presenti nella nostra società, e ripropone dunque, con esagerata urgenza, la medesima questione sociale.

        Sappiamo bene che il carcere è, per altro verso, l'epilogo della produzione di effetti del nostro sistema penale sostanziale e processuale, e sappiamo, dunque, con quale necessaria prontezza si dovrebbe agire su quel piano, come peraltro proponiamo con le nostre iniziative legislative in materia di riforma del codice penale.

        In questo quadro di sistema presentiamo la proposta di legge che prevede la concessione di indulto nella misura di tre anni, per i delitti puniti con la pena della reclusione non inferiore a sei mesi e commessi entro la data del 31 dicembre 2001 (articoli 1 e 5). Restano escluse dall'applicabilità di indulto le pene per reati particolarmente gravi e di particolare allarme sociale (articolo 3); l'indulto inoltre non è applicabile ai delinquenti professionali o abituali ed è revocato automaticamente a chi, avendone usufruito, commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più delitti.

 



 


proposta di legge

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Art. 1.

(Condizioni di applicabilità dell'indulto).

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive inflitte ai condannati che hanno subìto, in relazione al processo che si è concluso con la irrogazione della pena della reclusione, la restrizione massima della libertà personale per un periodo non inferiore a sei mesi.

2. Il giudice, quando vi sia stata condanna per più reati in continuazione tra loro, ai sensi dell'articolo 81 del codice penale, applica l'indulto, ai sensi della presente legge, determinando la quantità di pena condonata, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione.

 

Art. 2.

(Revoca dell'indulto).

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato automaticamente se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporta condanna a pena detentiva superiore a due anni. La revoca del beneficio si applica anche nei confronti di chi, nei cinque anni successivi al termine di cui al periodo precedente, commette più delitti in conseguenza dei quali riporta condanne ad una pena detentiva complessivamente superiore a tre anni.

 

Art. 3.

(Esclusioni oggettive di applicazione dell'indulto).

 

1. L'indulto non si applica alle pene irrogate in conseguenza di condanne concernenti i seguenti delitti:

 

a) associazione di tipo mafioso di cui all'articolo 416-bis del codice penale;

b) associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti prevista dall'articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché delitti commessi avvalendosi della condizione di cui all'articolo 416-bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dal medesimo articolo;

 

c) sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all'articolo 630, commi primo, secondo e terzo, del codice penale;

 

d) partecipazione, a qualsiasi titolo, ad associazioni sovversive, con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico di cui agli articoli 270 e 270-bis, primo comma, del codice penale;

 

e) riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale;

 

f) prostituzione e pornografia minorile di cui agli articoli 600-bis e 600-ter del codice penale;

 

g) violenza sessuale e reati sessuali di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale;

 

h) riciclaggio di cui all'articolo 648-bis del codice penale;

 

i) delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal codice penale e dal codice penale militare di pace quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

 

l) estorsione di cui all'articolo 629 del codice penale;

 

m) usura di cui all'articolo 644 del codice penale.

 

Art. 4.

(Esclusioni soggettive di applicazione dell'indulto).

 

1. L'indulto non si applica nei confronti di coloro i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano stati dichiarati delinquenti abituali o professionali.

2. L'esclusione del beneficio non si applica se la dichiarazione di abitualità o professionalità, alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stata revocata o sia estinta.

 

Art. 5.

(Termini di efficacia).

 

1. L'indulto ha efficacia per i delitti commessi sino al 31 dicembre 2001.

 

Art. 6.

(Termini di applicazione).

 

1. L'indulto si applica entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

Art. 7.

(Entrata in vigore).

 

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


CAMERA DEI DEPUTATI

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N. 3395

¾

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa dei deputati

KESSLER, CARBONI, GAMBINI, GIACCO, MARCORA, OLIVIERI, PINOTTI, PREDA, QUARTIANI, REALACCI, TOLOTTI, ZANOTTI

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Concessione di indulto condizionato e revocabile e disposizioni  per il sostegno al reinserimento sociale dei detenuti scarcerati

 

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Presentata il 19 novembre 2002

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Onorevoli Colleghi! - L'attuale situazione del mondo penitenziario, in particolare per il sovraffollamento degli istituti, rende sempre più difficile garantire la legalità e il rispetto dei diritti umani in carcere e rischia di rendere meramente nominale la funzione rieducativa della pena sancita dalla Costituzione. Disagi e sofferenze dei detenuti e degli stessi operatori carcerari sono stati di recente espressi in pacifiche proteste dei detenuti, in appelli ed anche in audizioni presso le competenti Commissioni parlamentari. Nei giorni scorsi il Papa Giovanni Paolo II, nella sua visita al Parlamento, ha sollecitato un segno di clemenza verso i detenuti. La reale gravità della situazione e i diversi segnali interpellano le nostre responsabilità di parlamentari.

        Il limite di provvedimenti eccezionali e generalizzati di clemenza è non solo quello della loro incapacità di dare soluzione ai problemi critici del sistema penale-penitenziario, ma anche quello di costituire una sorta di narcotico sulle sofferenze della giustizia, un alibi per non affrontare le cause strutturali delle disfunzioni. Insomma, una fuga dalle responsabilità, un incentivo alla pigrizia del legislatore e del Governo a mettere in atto le riforme che diano senso e dignità alla esecuzione della pena. L'esperienza di decine di atti di clemenza (ventuno nella storia dell'Italia repubblicana) insegna che gli effetti deflativi sulla popolazione carceraria vengono assorbiti in un paio di anni e che nei mesi seguenti l'entrata in vigore dei provvedimenti il numero dei reati commessi tende a salire. Un detenuto senza una famiglia o un ambiente che lo accoglie, senza un lavoro o una casa, messo fuori dal carcere da un giorno all' altro, viene a trovarsi senza le risorse che consentono il suo reinserimento sociale. E spesso ritrova quindi la strada del crimine. Parlare quindi di sfoltire le carceri come motivazione per un provvedimento generalizzato di clemenza significa certificare una sconfitta dello Stato, incapace di gestire il sistema penitenziario rispettando la dignità dei detenuti e favorendone la rieducazione. In alcuni casi tuttavia una dichiarazione di resa può essere l'unica scelta intelligente che resta da fare, specie quando si rischia altrimenti di far pesare incapacità politiche ed inefficienze della struttura sui diritti dei detenuti.

        La vera sfida è allora riuscire a collegare le ragioni della clemenza con quelle del recupero e del reinserimento sociale del detenuto, per contrastare il circolo vizioso della recidiva; coniugare clemenza con solidarietà ed allo stesso tempo farsi carico della esigenza di sicurezza della collettività. La presente proposta di legge va in questa direzione. In essa l'atto di clemenza - lo sconto di pena - non è fine a se stesso ma è collegato ad un inizio di percorso di reinserimento, che avviene sotto il controllo e con il sostegno delle strutture pubbliche e della società civile. Solo all'esito positivo di questo periodo di "prova" consegue la applicazione definitiva dell'indulto. Si è quindi costruito un indulto condizionato che, come previsto dall'articolo 672, comma 5, del codice di procedura penale, agisce con una iniziale sospensione della esecuzione della pena per terminare poi con l'applicazione definitiva del beneficio alla scadenza del termine previsto per l'adempimento della condizione. La condizione stabilita nella presente proposta di legge è quella che il condannato tenga - per il periodo di pena abbuonato e comunque non inferiore ad un anno - una condotta tale da far ritenere positivamente avviato un percorso di recupero sociale. Al fine di accompagnare e favorire il periodo di prova è prevista l'applicazione di obblighi e prescrizioni di comportamento contestualmente alla sospensione dell'esecuzione della pena. Il meccanismo si richiama a quello, ormai collaudato, della misura dell'affidamento in prova. Non si tratta tanto di trovare una procedura di riferimento, quanto di indicare un modello, una strada da percorrere con decisione anche al di là dell'emergenza per ridare senso e dignità alla esecuzione delle pene detentive: quella dell'applicazione più ampia delle misure alternative alla detenzione, mediante percorsi personalizzati di reinserimento sociale del detenuto. Se oggi le carceri sono sovraffollate, una delle ragioni sta nel fatto che buona parte della popolazione carceraria in esecuzione di pena è costituita da detenuti che non dispongono dei necessari appoggi familiari o sociali che permettano loro di costruire un percorso di rientro in società, che possa essere riconosciuto ai fini dell'affidamento in prova. Con la proposta di legge si provvede anche ad investire in maniera significativa sulle strutture sociali per sostenere ed accompagnare sul territorio i percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. Non solo clemenza, quindi, ma anche solidarietà con chi deve reintegrarsi e al tempo stesso garanzia per tutti i cittadini per interrompere la spirale della recidiva e prevenire concretamente il crimine.

        Per i detenuti stranieri che si trovano illegalmente in Italia non è ovviamente proponibile il reinserimento sociale. La presente proposta di legge prevede quindi quale condizione per l'applicazione definitiva dell'indulto l'abbandono del territorio dello Stato.

        In dettaglio, la presente proposta di legge limita l'applicazione dell'indulto alle sole pene detentive. Non sono previste esclusioni soggettive, ritenendosi che le ragioni della clemenza valgano in maniera eguale per tutti e che quelle del sostegno al recupero siano a maggior ragione valide per coloro che hanno dato segno di recidiva. L'indulto si applica solo dopo che è stata scontata almeno la metà della pena detentiva inflitta: per il rispetto dovuto alla funzione retributiva della pena, che non può essere dimenticata al punto di annullarla del tutto; per equità tra i detenuti, evitando di fare parti eguali tra diseguali. Non sono previste esclusioni oggettive in relazione ai reati commessi, in considerazione del fatto che - diversamente da un provvedimento di amnistia - ogni generalizzazione per categorie di reati meritevoli o meno di clemenza appare arbitraria. Non è detto che i reati più gravi per la legge penale siano quelli di maggiore allarme sociale, né si possono trarre automatiche conclusioni di pericolosità dalla commissione di determinati reati (si pensi, ad esempio, alle diverse possibili condotte e ruoli riconducibili al delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale). La strada da seguire secondo la presente proposta di legge è invece quella del trattamento e della disciplina personalizzati, in ragione della situazione concreta del condannato.

        Sono quindi previsti obblighi e prescrizioni che possono essere imposti in maniera personalizzata ai detenuti al momento della sospensione della pena e che hanno lo scopo di favorirne il cammino di recupero, evitando al contempo nuovi comportamenti criminosi. Si tratta di prescrizioni relative al soggiorno in determinati comuni, alla dimora, al divieto di frequentare determinati locali, già previste per l'affidamento in prova. Potrà essere previsto il contatto con le strutture di assistenza sociale sul territorio o con associazioni, cooperative sociali e comunità che si occupano del reinserimento sociale, nonché l'intrapresa di specifici progetti di recupero. Si è preferito mantenere una flessibilità su questo punto, in considerazione della diversità delle situazioni personali e delle realtà territoriali. Obbligatoria è in ogni caso la prescrizione di adoperarsi - in quanto possibile - a favore della vittima del reato e di adempiere ai doveri familiari. Ai condannati per reati associativi, onde contrastare la ripresa dei contatti criminali, è sempre applicata, per l'intero periodo della sospensione, la misura dell'obbligo di dimora.

        Al termine del periodo di sospensione il servizio sociale del Ministero della giustizia riferisce sull'osservanza delle prescrizioni e degli obblighi da parte del condannato, nonché sui suoi progressi sulla strada del reinserimento. A differenza dell'affidamento in prova, non sono richieste una costante presenza del servizio sociale e una periodica relazione all'autorità giudiziaria, in considerazione della gran mole del lavoro altrimenti richiesto; nel caso in cui il beneficiato abbia intrapreso un percorso di reinserimento tramite una qualche struttura, il servizio sociale potrà limitarsi a fare da tramite tra essa e l'autorità giudiziaria. Le autorità di polizia possono sempre riferire all'autorità giudiziaria ogni fatto significativo sul comportamento ed il reinserimento sociale del beneficiato; svolgono un'attività di vigilanza costante sull'osservanza di prescrizioni sulla dimora e sulla presentazione periodica agli uffici di polizia ed hanno l'obbligo di informare immediatamente l'autorità giudiziaria di ogni violazione.

        L'insieme di prescrizioni sulla condotta e di controlli del servizio sociale del Ministero della giustizia e delle autorità di polizia accompagnano così il primo periodo di libertà dei soggetti che beneficiano dell'indulto, favorendone un positivo reinserimento nella società ed allo stesso tempo garantiscono da un comportamento recidivante.

        Per quanto riguarda il procedimento di applicazione si è seguita il più possibile la procedura ordinaria di applicazione dell'indulto, prevista dall'articolo 672 del codice di procedura penale. In particolare il pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna è competente ad emettere il provvedimento di sospensione della stessa, in applicazione della legge di indulto e ad applicare prescrizioni ed obblighi. Lo stesso pubblico ministero, all'esito del periodo di sospensione, raccoglie le relazioni sul comportamento del beneficiato e trasmette gli atti al giudice dell'esecuzione con il suo parere per l'applicazione definitiva dell'indulto. Il giudice dell'esecuzione prenderà la decisione nelle forme semplificate previste dall'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale, richiamato dall'articolo 672, comma 1, del medesimo codice. Il giudice dell'esecuzione inoltre è il giudice di controllo sull'applicazione delle misure che incidono sulla libertà di movimento del beneficiato.

        La revoca dell'indulto definitivamente applicato è prevista nei casi di successiva commissione di reati, come previsto in precedenti atti di clemenza, ovvero nel caso di successivo rientro nel territorio nazionale del condannato precedentemente immigrato illegalmente.

        Con gli articoli 10 e 11 si interviene investendo sulle strutture pubbliche e sul privato sociale che si occupano del reinserimento sociale dei detenuti scarcerati. In questo modo si interviene, anche con misure strutturali, sul momento essenziale della presa in carico da parte della società. Gli strumenti scelti sono quelli di un aumento dell'organico del personale del servizio sociale per adulti del Ministero della giustizia e del finanziamento di progetti di formazione e di reinserimento dei detenuti scarcerati.

        L'indulto così concesso è rinunciabile prima della sua applicazione definitiva, in ragione degli oneri anche non indifferenti che possono derivarne per il condannato.

        L'entrata in vigore della legge viene posposta rispetto al periodo ordinario in ragione della prevedibile mole di lavoro che coinvolgerà l'amministrazione penitenziaria, l'autorità giudiziaria, il servizio sociale, gli uffici di polizia e le strutture del servizio sociale sul territorio. Si intende consentire in questo modo un'attività di programmazione e di predisposizione organizzativa assolutamente necessaria per evitare il fallimento del provvedimento di clemenza.


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Concessione di indulto).

 

1. E' concesso indulto per le pene detentive nella misura non superiore a due anni alle condizioni e con i limiti stabiliti dalla presente legge.

2. L'applicazione dell'indulto rende inapplicabili le misure di sicurezza inflitte con la sentenza di condanna, ad esclusione della confisca.

3. Non si applica la disposizione contenuta nell'ultimo comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

 

Art. 2.

(Ambito di applicazione).

 

1. L'indulto non si applica alle sanzioni sostitutive di cui al capo III della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni.

2. L'indulto si applica ai detenuti che hanno scontato almeno la metà della pena detentiva, tenuto conto della liberazione anticipata.

 

 

Art. 3.

(Condizioni di applicazione).

 

1. L'indulto si applica a condizione che il condannato, per il periodo di tempo corrispondente alla pena condonata e comunque non inferiore ad un anno, dia prova effettiva di buona condotta e di volontà di reinserimento sociale.

2. L'indulto si applica al cittadino straniero immigrato clandestinamente a condizione che abbandoni il territorio dello Stato entro quindici giorni dalla sospensione dell'esecuzione della sentenza.

 

 

Art. 4.

(Prescrizioni e obblighi).

 

1. Con il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della sentenza per effetto dell'indulto condizionato, o in un momento successivo durante il periodo di sospensione, al beneficiato possono essere imposte talune delle prescrizioni o degli obblighi di cui ai commi 5 e 6 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354. Con il provvedimento di sospensione sono comunque imposte le prescrizioni di cui al comma 7 dello stesso articolo. Al detenuto che risulta tossicodipendente è sempre imposto l'obbligo di mettersi in contatto con il servizio per le tossicodipendenze dell'azienda sanitaria locale competente immediatamente dopo la scarcerazione.

2. Se la pena da condonare è superiore a sei mesi, ai condannati per i delitti di cui agli articoli 270, 270-bis, 289-bis, 416-bis e 630 del codice penale e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, con il provvedimento di sospensione è sempre imposto l'obbligo di dimora per tutto il periodo di sospensione dell'esecuzione della pena nel territorio del comune di dimora abituale o dove il condannato esercita la propria attività lavorativa. Si applicano i commi 3, 4 e 5 dell'articolo 283 del codice di procedura penale.

3. Nei casi di cui al comma 2 al condannato può essere imposto in qualsiasi momento l'obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria, secondo le modalità previste dall'articolo 282 del codice di procedura penale, per il periodo di sospensione dell'esecuzione.

4. Le prescrizioni o gli obblighi di cui al presente articolo possono essere modificati anche d'ufficio, al fine di favorire il reinserimento sociale del beneficiato e di evitare la ripetizione di condotte criminose.

5. Contro gli obblighi e le prescrizioni relativi alla dimora e alla presentazione all'autorità di polizia il condannato può ricorrere al giudice dell'esecuzione che decide con la procedura di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale.

 

Art. 5.

(Controlli).

 

1. Entro due mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 1 dell'articolo 3, il servizio sociale riferisce al pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna sul comportamento del beneficiato, con particolare riferimento al suo reinserimento sociale e all'osservanza di eventuali prescrizioni. A tale fine lo stesso servizio si mantiene in contatto con il condannato, con la sua famiglia, con gli altri suoi ambienti di vita e con eventuali strutture o istituzioni che curano il sostegno ed il recupero del condannato.

2. Entro due mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 2 dell'articolo 3, l'autorità di pubblica sicurezza riferisce al pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna sull'adempimento della condizione ivi prevista.

3. In qualsiasi momento il servizio sociale e l'autorità di pubblica sicurezza riferiscono al pubblico ministero eventuali violazioni di obblighi o di prescrizioni da parte del condannato o fatti significativi relativi al suo recupero e al suo reinserimento sociale.

4. Nei casi di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 4, l'autorità di pubblica sicurezza vigila costantemente sull'osservanza degli obblighi e delle prescrizioni ivi previsti, riferendo immediatamente eventuali violazioni all'autorità giudiziaria che li ha imposti.

 

Art. 6.

(Procedimento di applicazione).

 

1. Il pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna dispone la sospensione di essa ai sensi dell'articolo 672, comma 5, del codice di procedura penale, e fissa la scadenza del termine ai sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 3 della presente legge. Il provvedimento è comunicato al servizio sociale del Ministero della giustizia.

2. Scaduto il termine fissato nel provvedimento di sospensione, il pubblico ministero raccoglie le relazioni del servizio sociale e quelle dell'autorità di pubblica sicurezza e le invia al giudice dell'esecuzione con il proprio parere sull'applicazione definitiva dell'indulto.

3. Il giudice dell'esecuzione applica definitivamente l'indulto quando, dagli atti raccolti dal pubblico ministero, risultano adempiute le condizioni di cui all'articolo 3 e rispettate le prescrizioni e gli obblighi eventualmente imposti durante il periodo di sospensione ai sensi dell'articolo 4.

4. Qualora durante il periodo di sospensione il comportamento del condannato, reiteratamente contrario alla legge o alle prescrizioni e agli obblighi imposti, faccia ritenere l'impossibilità di adempimento delle condizioni di cui al comma 3, il pubblico ministero può chiedere al giudice dell'esecuzione una decisione anticipata di non applicazione dell'indulto. Se il giudice non accoglie la richiesta, restituisce gli atti al pubblico ministero.

5. Nelle decisioni sull'applicazione dell'indulto il giudice dell'esecuzione procede ai sensi dell'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.

 

Art. 7.

(Revoca).

 

1. L'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, nel periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore del decreto di concessione, un delitto non colposo, per il quale riporta una condanna a pena detentiva non inferiore a un anno.

2. L'indulto è revocato di diritto se il cittadino straniero di cui al comma 2 dell'articolo 3 risulta essere nuovamente immigrato clandestinamente nel periodo di cinque anni dalla data del provvedimento di applicazione definitiva dell'indulto.

 

Art. 8.

(Rinuncia).

 

1. Fino alla decisione del giudice dell'esecuzione sull'applicazione definitiva, il condannato può rinunciare all'indulto con dichiarazione sottoscritta personalmente al pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza.

 

Art. 9.

(Termine di efficacia).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 31 dicembre 2001.

 

Art. 10.

(Aumento dell'organico del personale

di servizio sociale).

 

1. Gli organici del personale di servizio sociale di cui alla legge 16 luglio 1962, n. 1085, sono aumentati di 200 unità.

 

Art. 11.

(Interventi per il sostegno al reinserimento sociale e

alla formazione dei detenuti scarcerati).

 

1. E' istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il Fondo nazionale per il finanziamento di progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della giustizia, sono definite le risorse destinate al finanziamento dei progetti triennali finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati, secondo le modalità stabilite dal presente articolo.

3. La dotazione del Fondo nazionale di cui al comma 1 è ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in misura pari al 75 per cento delle sue disponibilità. Alla ripartizione si provvede annualmente con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali tenuto conto, per ciascuna regione e provincia autonoma, del numero degli abitanti e della presenza di detenuti negli istituti penitenziari del territorio.

4. Le province, i comuni e i loro consorzi, le aziende sanitarie locali, le organizzazioni del volontariato sociale, le cooperative sociali ed i loro consorzi possono presentare alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati, da finanziare a valere sulle disponibilità del Fondo nazionale di cui al comma 1, nei limiti delle risorse assegnate a ciascun ente territoriale ai sensi del comma 3.

5. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano stabiliscono le modalità, i criteri e i termini per la presentazione delle domande, nonché la procedura per l'erogazione dei finanziamenti, dispongono controlli sulla destinazione dei finanziamenti assegnati e prevedono strumenti di verifica dell'efficacia degli interventi realizzati. Le regioni e le province autonome provvedono altresì ad inviare una relazione al Ministro del lavoro e delle politiche sociali sugli interventi realizzati ai sensi della presente legge.

6. Il 25 per cento delle disponibilità del Fondo nazionale di cui al comma 1 è destinato al finanziamento dei progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati, promossi e coordinati dai Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali, di intesa tra loro.

7. L'onere per il finanziamento dei progetti di cui ai commi 1 e 2 è determinato in 100 milioni di euro per l'anno 2003 e in 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005.

 

 

Art. 12.

(Copertura finanziaria).

 

1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, determinato in 20 milioni di euro per l'anno 2002 e in 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003 e 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2002-2004, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2002, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della giustizia.

2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

Art. 13.

(Entrata in vigore).

 

1. La presente legge entra in vigore il sessantesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 

 

 


N. 3399

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CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato JANNONE

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Concessione di indulto revocabile

 

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Presentata il 19 novembre 2002

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Onorevoli Colleghi! - La popolazione carceraria vive in un contesto di costante emergenza. Troppo spesso il sovraffollamento degli istituti di pena e l'inadeguatezza delle strutture ledono la dignità non solo di quanti sono chiamati a scontare una pena reclusiva, ma anche di coloro che in carcere lavorano ed operano, così come sono causa di disagio per le famiglie coinvolte. La dignità della persona, anche della persona che ha commesso un reato, va sempre salvaguardata; sarebbe grave se il carcere fosse considerato una parte a sè stante dello Stato e se i cittadini che lo popolano, a diverso titolo, non dovessero godere dei medesimi diritti riconosciuti ad ogni uomo dal dettato costituzionale.

Proprio l'articolo 27 della Costituzione sancisce che: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Risulta quindi evidente che le condizioni in cui il cittadino è chiamato a scontare una pena detentiva non possono in alcun caso ledere la dignità della persona e devono comunque avere come fine ultimo il reinserimento nella società al termine della condanna.

Il sovraffollamento carcerario costringe alla coabitazione forzata in spazi inadatti un numero di detenuti eccessivo, rendendo la convivenza più difficile ed enfatizzando gli aspetti deteriori della pena.

L'altissimo richiamo ad un tangibile "segno di clemenza" da parte del Santo Padre, in occasione della visita del 14 novembre scorso al Parlamento italiano, ha certamente scosso le coscienze dell'Assemblea ed ha fornito ulteriori motivazioni per il ricorso ad un provvedimento legislativo straordinario.

Non sfugge che agli aspetti pragmaticamente utili dell'atto di indulto corrisponda senz'altro la condivisione di molte tra le motivazioni di coloro che si professano contrari a provvedimenti di clemenza assunti con eccessiva magnanimità e costanza temporale.

Tuttavia l'eccezionalità della situazione delle carceri giustifica un provvedimento che va considerato nella sua emergenza contingente.

La presente proposta di legge prevede in ogni caso la revoca immediata dell'indulto in caso di recidiva, in modo tale da costituire un deterrente finalizzato al recupero dei condannati e nel contempo ad evitare nuovi sconfinamenti nell'illegalità.

Per il quorum previsto per iniziative legislative di clemenza sono, alla data di deposito della presente proposta di legge in discussione in Parlamento progetti di legge costituzionale volti a ridurre la rilevanza della maggioranza necessaria, ma in questa sede interessa il fine più che le modalità attuative del mezzo.


 


 

PROPOSTA DI LEGGE

 

Art. 1.

 

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 15 mila euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

 

Art. 2.

 

1. Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha beneficiato commette, entro sette anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

 

Art. 3.

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 19 novembre 2002.

 


 

N. 3465

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CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa dei deputati

MORETTI, AMATO, BIONDI, BORRIELLO, BRUSCO, CAMO, COLLAVINI, COLUCCI, CROSETTO, GIGLI, GRIMALDI, LENNA, FILIPPO MANCUSO, MILANESE, PATRIA, ROMOLI, SELVA, TARANTINO, TUCCI, ZAMA

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Concessione di amnistia e indulto e condono di sanzioni disciplinari

 

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Presentata il 10 dicembre 2002

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Onorevoli Colleghi! - Un seppur sommario excursus dei provvedimenti di amnistia, indulto e condono emanati dall'entrata in vigore dell'ordinamento repubblicano ad oggi, consente di rilevare alcuni aspetti straordinariamente attuali, in quanto probabilmente costanti e insopprimibili nell'evolversi delle vicende umane e, di conseguenza, statuali.

        Il primo è quello dell'enormità dei numeri: 138 fra leggi di delega, decreti presidenziali, decreti legislativi o ministeriali e altre fonti normative; segno di una evidente necessità di una risposta "politica" a questioni che, data la vastità del numero degli interessati, non sono suscettibili di soluzione affidata alla mera politica "criminale".

        Il secondo, e forse il più importante, è rappresentato dall'essere i principali provvedimenti di amnistia e indulto collocati temporaneamente al culmine o al termine di snodi significativi della nostra storia recente.

        E non è certo un caso che uno dei primi atti della neonata Repubblica italiana sia quel decreto presidenziale 22 giugno 1946, n. 4, che reca come titolo "Concessione di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari". Atto significativo, concordato proprio fra i Padri della Repubblica, che non partiva certo dalla necessità di svuotare le carceri, ma da quella di consentire a tutti gli italiani di riprendere il cammino interrotto dalle vicende tragiche che avevano devastato l'Italia ed il mondo.

        Amnistia e indulto poi reiterati con il decreto del Presidente della Repubblica 19 dicembre 1953, n. 922, che si colloca alla fine dell'altrettanto difficile dopoguerra e in qualche modo portati a compimento dal decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1959, n. 460, ove, all'articolo 1, primo comma, lettera a), si concede l'amnistia "per i reati politici ai sensi dell'articolo 8, del codice penale, commessi dal 25 luglio 1943 al 18 giugno 1946" (si badi senza limitazioni né soggettive né oggettive) e, alla lettera b), per gli stessi reati "nonché per i reati elettorali commessi successivamente al 18 giugno 1946".

        Nello stesso senso vanno letti, evidentemente, i provvedimenti di amnistia e indulto di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1968, n. 1084, e 22 maggio 1970, n. 283, i quali, posti al culmine e al termine della prima fase dei movimenti studenteschi e operai di quel tempo, programmaticamente fanno riferimento alla applicabilità dei benefìci ai reati commessi "anche con finalità politiche", prevedendo addirittura il secondo una "amnistia particolare" ai fini citati, accanto ad una "amnistia generale".

        Dopo i fatti del "77", poi, ecco l'amnistia e l'indulto di cui al decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, cui fanno seguito provvedimenti analoghi di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 18 dicembre 1981, n. 744, e 16 dicembre 1986, n. 865, quasi a chiudere gli "anni di piombo", quantomeno in relazione ai reati meno gravi.

        Con la legge 11 aprile 1990, n. 73, poi, cui fa seguito il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1990, n. 75, viene emanato l'ultimo provvedimento di amnistia e indulto della nostra storia repubblicana: provvedimento che chiude la fase retta dal vecchio codice di procedura penale e introduce al nuovo e, ancor più, va a sanare, rendendoli penalmente non più perseguibili, tutti i fenomeni di finanziamento illecito, interno o internazionale, fino ad allora "giustificati" dalla contrapposizione ideologica fra il mondo libero dell'Occidente ed un impero sovietico ormai quasi integralmente e irreversibilmente disgregato.

        Il terzo elemento costante nella produzione normativa che ci interessa è rappresentato dalla volontà politica espressa dal legislatore di emanare, congiuntamente o meno alle norme che estinguono la pena (indulto), quelle che estinguono le pene accessorie o le sanzioni disciplinari.

        Appare di tutta evidenza come il periodo che stiamo vivendo si pone, per un verso, al termine di un cammino iniziato con la scelta istituzionale repubblicana e proseguito fino ai primi anni novanta e, per altro verso, all'inizio della fase della cosiddetta "seconda Repubblica" caratterizzata dalle novità politiche del presente.

        Non solo: esso si pone al termine di un periodo caratterizzato dal fenomeno politico-giudiziario che ha avuto il nome di "Tangentopoli", il quale ha visto i maggiori partiti di governo della "prima Repubblica" travolti e dispersi o annientati, oltreché alla fine, senza che sia stato sparato un solo colpo di fucile, dell'impero sovietico, alla conseguente fine della divisione del mondo in due blocchi contrapposti, con l'acquisizione al sistema democratico di tanta parte dell'ex impero sovietico, alla nascita del fenomeno del terrorismo internazionale e della nuova coscienza ambientale stimolata dal sempre più intenso degrado dell'aria, dell'acqua e del suolo.

        Ma, ancor più intensamente, la nostra epoca è caratterizzata dalla drammatica scelta che si pone davanti ad ogni individuo, oltre che ad ogni società, di fronte alle nuove sfide del nuovo millennio: coltivare la difesa dell'esistente, o aprirsi alla speranza.

        E ciò che Sua Santità Giovanni Paolo II ha espresso nell'Aula del Parlamento, oltre che nei suoi scritti, è proprio l'invito ad aprire i cuori alla speranza: i nostri cuori, il cuore dell'Italia e di tutti gli italiani.

        Ma per essere credibili con noi stessi e per far riconoscere e ritrovare a ciascuno di noi con maggiore sincerità questa necessaria "fame di speranza", non possiamo esimerci dal renderla possibile a coloro, e forse soprattutto a coloro, che hanno nel passato violato le regole della nostra società.

        I loro errori ci appartengono, essendo anch'essi parte della nostra famiglia umana: forse, chi è caduto davanti a noi a volte non ci era peggiore e, forse, è caduto anche perché non fossimo noi a cadere.

        Facciamo quanto è possibile per ridare la speranza a tutti - verificando che taluno della nostra clemenza poi non abusi - con un provvedimento di amnistia, indulto e condono che sappia coniugare la tutela della società con la clemenza.


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

 

1. E' concessa amnistia:

 

a) per ogni reato per il quale è prevista una pena detentiva non superiore al massimo a cinque anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

 

b) per ogni reato commesso da minore di anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale;

 

c) per ogni reato di opinione di cui ai seguenti articoli del codice penale: 256 (procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato), 266 (istigazione di militari a disobbedire alle leggi), 269 (attività antinazionale del cittadino all'estero), 270 (associazioni sovversive), 271 (associazioni antinazionali), 272 (propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale), 290 (vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate), 291 (vilipendio alla nazione italiana) 292 (vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato), 299 (offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero), 302 (istigazione a commettere alcuno dei delitti preveduti dai capi primo e secondo), 304 (cospirazione politica mediante accordo), 305 (cospirazione politica mediante associazione), 342 (oltraggio a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario) 402 (vilipendio della religione dello Stato), 403 (offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone), 404 (offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di cose), 414, terzo comma (apologia di delitto), 415 (istigazione a disobbedire alle leggi), 656 (diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico), 661 (abuso della credulità popolare) e 668 (rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive).

 

Art. 2.

1. Ai fini del computo della pena ai sensi del comma 1:

 

a) si ha riguardo per la pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

 

b) non si tiene conto degli aumenti di pena derivanti da recidiva e continuazione;

 

c) si tiene conto solo dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce un tipo di pena diversa o dalle circostanze ad effetto speciale;

 

d) si tiene conto delle circostanze attenuanti di cui agli articoli 59, 62 e 62-bis del codice penale, le quali prevalgono comunque sulle eventuali aggravanti contestate, nonché delle circostanze attenuanti di cui all'articolo 48 del codice penale militare di pace.

 

Art. 3.

1. L'amnistia non è rinunciabile e si applica a tutti i reati commessi fino alla data del 30 giugno 2002.

 

Art. 4.

1. E' concesso indulto nella misura non superiore a cinque anni per le pene detentive e non superiore a 20.000 euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive, senza le esclusioni di cui all'ultimo comma dell'articolo 151 del codice penale, nonché, per l'intero, per le pene accessorie temporanee conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l'indulto.

2. L'indulto si applica a tutti i reati commessi fino alla data del 30 giugno 2002, fatto salvo quanto previsto al comma 3.

3. L'indulto non si applica ai delinquenti abituali o professionali, sempre che la dichiarazione di abitualità o di professionalità non sia estinta o revocata. Non si applica inoltre:

 

a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale: 257 (spionaggio politico o militare) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 258 (spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 259 (agevolazione colposa) limitatamente ai reati di cui agli articoli 257 e 258 e per i fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 261 (rivelazione di segreti di Stato) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 262 (rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 263 (utilizzazione dei segreti di Stato) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 264 (infedeltà in affari di Stato) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 265 (disfattismo politico) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 267 (disfattismo economico) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 268 (parificazione degli Stati alleati) limitatamente ai fatti commessi dopo il 31 agosto 1991, 270-bis, primo comma (associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico), 280 (attentato per finalità terroristiche o di eversione), 284 (insurrezione armata contro i poteri dello Stato), 285 (devastazione, saccheggio e strage), 286 (guerra civile), 289-bis, commi primo, secondo e terzo (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione), 306 (banda armata: formazione e partecipazione), 416 (associazione per delinquere), 422 (strage), 438 (epidemia), 600 (riduzione in schiavitù), 660-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 601 (tratta e commercio di schiavi), 602 (alienazione e acquisto di schiavi), 609-bis (violenza sessuale), 609-quater (atti sessuali con minorenne), 609-octies (violenza sessuale di gruppo), 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione) e 648-bis (riciclaggio);

b) per i delitti previsti dall'articolo 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope) del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

 

4. Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro i cinque anni successivi alla data di applicazione del beneficio, un delitto non colposo per il quale riporta condanna a pena superiore a anni due.

 

Art. 5.

1. E' concesso il condono per tutte le sanzioni inflitte o da infliggere per infrazioni disciplinari commesse fino al 30 giugno 2002 da dipendenti delle amministrazioni dello Stato, compresi militari e militarizzati, degli altri enti pubblici, delle imprese concessionarie di servizi pubblici, nonché da esercenti pubbliche funzioni e un'attività professionale.

 


 

N. 4187

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato CENTO

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Concessione di amnistia condizionata e di indulto revocabile

 

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Presentata il 22 luglio 2003

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Onorevoli Colleghi! - Da diversi anni, da parte di esponenti del mondo politico, della magistratura e dell'avvocatura, si susseguono prese di posizione sull'opportunità o meno di adottare provvedimenti di amnistia o di indulto.

Tali prese di posizione, cui non hanno finora fatto seguito decisioni esplicite in un senso o nell'altro, hanno determinato aspettative all'interno del mondo carcerario e più in generale un clima di incertezza fra gli operatori della giustizia che non può che essere dannoso.

La giustizia penale italiana versa, infatti, in condizioni critiche e riforme di notevole rilievo, finalizzate a coniugare maggiore celerità dei tempi processuali e maggiori garanzie per i cittadini, rischiano di non produrre gli effetti positivi auspicati, se non addirittura di fallire, a causa dell'enorme mole di procedimenti arretrati.

Se si considerano le centinaia di migliaia di processi o già prescritti o per i quali elevata è la probabilità di prescrizione, si verrebbe comunque a determinare un'amnistia di fatto, i cui beneficiari sarebbero peraltro individuati in modo casuale e prevalentemente tra coloro che dispongono di mezzi economici tali da affrontare i costi dei diversi gradi di giudizio. Ci troveremmo dunque di fronte a un'amnistia di fatto, basata sul censo.

La presente proposta di legge prevede la concessione di un'amnistia condizionata e di un indulto revocabile per le pene detentive. In particolare agli articoli da 1 a 4 si propone l'applicazione dell'amnistia per i reati puniti con una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni. Il provvedimento di clemenza è soggetto alla condizione che l'imputato, nei cinque anni successivi alla sentenza definitiva, non abbia riportato altre condanne per un delitto della stessa indole.

All'articolo 5 e seguenti, la proposta di legge prevede un indulto da applicare alle condanne conseguite per i reati definiti di "terrorismo", commessi e giudicati con la legislazione di emergenza.

S'intende, nel rispetto del dettato e dello spirito della norma costituzionale, prospettare un riequilibrio delle pene subite da questo tipo di condannati.

Com'è noto, infatti, in quegli anni sono state approvate varie leggi definite di "emergenza"; e di emergenza sono stati anche alcuni comportamenti processuali. Alle une e agli altri sono conseguiti, non indifferenti aggravi di pena, nel senso che a parità di reato commesso la sanzione è stata molto più severa di quella che sarebbe stata per un reato comune.

Gli imputati e i condannati per fatti di terrorismo sono stati inoltre esclusi in modo specifico dall'amnistia e dall'indulto previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 18 dicembre 1981, n. 744, dagli analoghi provvedimenti previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 dicembre 1986, n. 865, per esclusione oggettiva dei reati caratterizzanti il "terrorismo".

Com'è noto, sono state inoltre applicate, pressoché unanimemente, regole di condotta processuale che hanno considerevolmente inasprito le pene.

Un meccanismo simile si è verificato per la costante, o quasi, mancata applicazione della connessione soggettiva, specie per coloro che erano imputati davanti ad autorità giudiziarie territorialmente diverse.

Anche i termini di custodia cautelare hanno subìto, per questi particolari imputati, una consistente dilatazione.

L'insieme di queste circostanze, cui è conseguita una disparità di trattamento, e il venire meno della "pericolosità sociale", ha indotto alla presentazione di questa parte della proposta di legge.

Preme ricordare che i detenuti, per le medesime ragioni, hanno da tempo dimostrato, nella stragrande maggioranza dei casi, il loro reinserimento o la loro volontà di raggiungerlo.

Si propone pertanto un indulto pensando così di interpretare meglio la volontà popolare, pronta, per ragioni umane e di pacificazione sociale, non certo a dimenticare, ma ad accettare un provvedimento che ponga fine, per lo meno sul piano processuale, ai cosiddetti "anni di piombo".

Si propone un indulto, perché, in stato di libertà, chi vorrà potrà fattivamente dimostrare alla collettività la sua volontà di reinserimento. In caso diverso, l'indulto è revocato (articolo 8).

La misura dell'indulto si articola nella conversione dell'ergastolo in anni ventuno di reclusione e nel dimezzamento delle sanzioni più gravi, mentre le sanzioni meno gravi (non superiori ad anni dieci di reclusione) sono ridotte di anni cinque. Appare, infatti, opportuna scelta di politica criminale agevolare il reinserimento nel contesto sociale di persone condannate per reati meno gravi, ovvero impedire che il reinserimento già attuato nei confronti di molti soggetti possa essere vanificato da un rientro in carcere, anche per un periodo non eccessivamente lungo. Di particolare rilievo, infine, si ritiene sia un indulto che si estenda alle pene accessorie. Tale tipo di sanzioni, infatti, pur quando la pena di privazione di libertà è stata completamente espiata, rappresenta spesso un grave impedimento al reinserimento sociale, finalità che, invece, si vuole raggiungere.



 


proposta di legge

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Art. 1.

 

(Amnistia).

 

1. E' concessa amnistia:

 

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

 

b) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

 

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

 

1) articolo 336, primo comma, e 337, sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

2) articolo 372, nei casi in cui la testimonianza verta su un reato per il quale sia concessa amnistia;

 

3) articolo 588, secondo comma, sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

 

4) articolo 614, quarto comma, limitatamente alle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

 

5) articolo 625, qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4);

 

6) articolo 640, secondo comma, sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7);

7) articolo 648, secondo comma;

 

d) per ogni reato commesso dal minore di anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale e senza che si applichino le disposizioni dei commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

 

e) per i reati previsti dall'articolo 73, commi 4 e 5, con esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di sostanze stupefacenti, e dall'articolo 83 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

 

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

 

Art. 2.

 

(Amnistia condizionata).

 

1. L'amnistia è concessa a condizione che il condannato, nei cinque anni successivi alla sentenza definitiva, non abbia riportato altre condanne per un delitto della stessa indole.

2. Nei casi in cui il termine di cui al comma 1 non sia ancora decorso l'amnistia è concessa, salvo revoca nel caso in cui, prima della scadenza del suddetto termine, il condannato riporti altre condanne per un delitto della stessa indole.

3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, con il provvedimento che applica l'amnistia cessa ogni effetto penale della condanna.

4. Qualora il reato per il quale si procede rientri in quelli previsti dall'articolo 1 nei confronti di un soggetto che sia per il medesimo reato rinviato a giudizio, il giudice applica l'amnistia provvedendo ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, salvo revoca nel caso in cui, nei cinque anni successivi al 31 dicembre 2000, chi ne ha usufruito riporti una condanna per un delitto della stessa indole.

Art. 3.

 

(Computo della pena

per l'applicazione dell'amnistia).

 

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

 

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

 

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e della recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;

 

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

 

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice.

 

2. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle circostanze di cui al comma 1 è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 463 del codice di procedura penale.

 

Art. 4.

 

(Rinuncia all'amnistia).

 

1. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita dichiarazione di non volerne usufruire.

Art. 5.

 

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, nelle seguenti misure:

a) la pena dell'ergastolo è commutata in quella della reclusione per anni ventuno;

b) le pene detentive temporanee derivanti da uno o più reati previsti dagli articoli 270, 270-bis, 284, 304, 305, 306 e 307 del codice penale nonché, in connessione con essi, dai reati concernenti armi, munizioni ed esplosivi, di cui agli articoli 1, 2, 4, e 7 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, e successive modificazioni, sono interamente condonate;

c) le pene detentive temporanee derivanti da reati diversi da quelli previsti alla lettera b) sono ridotte di anni cinque se non superiori ad anni dieci; della metà negli altri casi;

d) le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive, sono interamente condonate;

e) le pene accessorie, quando conseguono a condanne per le quali è applicato, in tutto o in parte, l'indulto, sono interamente condonate.

 

Art. 6.

 

(Esclusioni oggettive).

 

1. L'indulto non si applica ai reati di cui agli articoli 285 e 422 del codice penale, se dalla commissione dei reati stessi è derivata la morte.

 

Art. 7.

 

(Modifica dei termini

di prescrizione delle pene).

 

1. Per i soggetti di cui all'articolo 5, la pena della reclusione si estingue con il decorso di un tempo pari alla durata della pena inflitta, come ridotta per effetto del medesimo articolo 5, aumentato della metà e, in ogni caso, non superiore ad anni ventuno.

2. Per i soggetti di cui all'articolo 5 la pena dell'ergastolo, come commutata ai sensi del medesimo articolo 5, si estingue con il decorso di anni venticinque.

 

Art. 8.

 

(Revoca dell'indulto).

 

1. L'indulto è revocato di diritto qualora chi ne ha usufruito commetta entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge un delitto della stessa indole, per il quale riporta condanna a pena detentiva superiore a due anni.

 

Art. 9.

 

(Computo dei periodi di scarcerazione).

 

1. Coloro che, imputati per reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, sono stati nel corso del procedimento a loro carico comunque scarcerati, qualora non si sottraggano alla cattura dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna e qualora non abbiano commesso durante il periodo di scarcerazione alcun reato, possono computare, ai fini delle disposizioni di cui alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, il periodo intercorso tra la scarcerazione e l'esecuzione della sentenza.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche nell'ipotesi di provvedimento restrittivo della libertà personale emesso a seguito di condanna nel primo e nel secondo grado di giudizio, per i periodi di scarcerazione intercorsi durante il procedimento.

 

Art. 10.

 

(Termini di efficacia).

 

1. L'amnistia e l'indulto hanno efficacia per i reati commessi fino al 31 dicembre 2000.

 


 

N. 4188

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato CENTO

¾

 

Concessione di indulto per le pene relative a reati di terrorismo

 

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Presentata il 22 luglio 2003

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Onorevoli Colleghi! - Nel corso degli anni settanta e nei primi anni ottanta nel nostro Paese migliaia di giovani di sinistra e di destra sono stati coinvolti in una insurrezione contro lo Stato. Quelle vicende, tuttavia, non possono essere ridotte ad una sommatoria di atti criminali, bensì devono essere interpretate anche in un'ottica politica.

Il carattere generale dell'indulto si giustifica proprio perché rivolto a dare soluzione a un problema che non è solo di natura penale. Deve essere chiara l'assunzione di responsabilità da parte di tutti: da parte dei terroristi, in primo luogo, per i gravissimi fatti di cui sono stati protagonisti, ma anche da parte delle forze politiche, rivelatesi incapaci di leggere con tempestività e chiarezza il significato di quelle vicende, e da parte dello Stato che, pur non giustificando con il suo comportamento il ricorso alla violenza, si è poi dimostrato preda della corruzione e connivente, in alcune sue articolazioni deviate, con la mafia e l'eversione.

Negli altri Paesi europei nei quali si sono verificate lacerazioni del tessuto sociale altrettanto drammatiche vi è stata la capacità di chiudere i conti con il passato attraverso provvedimenti di carattere generale.

Occorre riconoscere che in quegli anni, la legislazione di emergenza, che trovava una sua giustificazione solo sul piano politico, ha portato assai vicino alla rottura dei princìpi di democrazia sanciti nella Costituzione.

L'aggravante della finalità di terrorismo, l'utilizzo sistematico della figura del pentito, i procedimenti per direttissima, la configurazione del concorso morale, sono stati gli esempi più clamorosi della aberrazione del nostro sistema penale ed hanno pesantemente condizionato l'insieme delle garanzie giurisdizionali.

Anche dal punto di vista giuridico, è necessario un provvedimento che restituisca equità all'apparato sanzionatorio penale. Il giudizio storico che ciascun gruppo formula riguardo a quelle vicende può ben essere diverso, ma unanime deve essere il riconoscimento che le garanzie giurisdizionali sono state allora violate e che gli effetti delle sentenze basate su quel vulnus devono essere riequilibrati. Rispetto agli anni di piombo sono profondamente mutate le condizioni storiche e politiche. Il terrorismo ha perso la sua battaglia e la democrazia è riuscita a prevalere, dimostrando che la compagine sociale del nostro Paese, pur minacciata dagli intrecci tra mafia, politica, stragismo e corruzione, aveva in sé le energie necessarie a risollevarsi.

Anche i protagonisti di quel periodo sono cambiati e hanno mutato convinzioni ideologiche e comportamenti. Da qui nasce un problema umanitario, poiché se è stato raggiunto lo scopo che la pena deve rivestire nel nostro ordinamento, cioè quello di consentire il reinserimento del condannato nella società, sarebbe abnorme continuare ad imporre un'espiazione ormai iniqua.

La proposta di legge in oggetto altro non è che il testo unificato elaborato, nel corso dell'esame in sede referente, dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati durante la scorsa legislatura.

Se un Paese intende rinnovarsi al punto di riscrivere la propria Costituzione, deve essere in grado - come ha già fatto l'Italia nel secondo dopoguerra - di risolvere, con provvedimenti di portata generale, le più gravi contraddizioni del suo vecchio assetto politico e sociale.


 


 

PROPOSTA DI LEGGE

 

Art. 1.

(Indulto).

 

1. E' concesso indulto per le pene relative a reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, anche se tale finalità non ha formato oggetto di formale contestazione o condanna, nelle seguenti misure:

 

a) la pena dell'ergastolo è commutata in quella della reclusione per anni ventuno;

 

b) le pene detentive temporanee sono ridotte di anni cinque se non superiori ad anni dieci di detenzione; della metà negli altri casi;

 

c) è interamente condonata la pena relativa al reato di banda armata od associazione sovversiva, quando non vi sia stata altra condanna per reati specifici; negli altri casi la pena irrogata per i suddetti reati è condonata della metà;

 

d) le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive, sono interamente condonate;

 

e) le pene accessorie, quando conseguono a condanne per le quali è applicato, in tutto o in parte, l'indulto, sono interamente condonate.

Art. 2.

(Esclusioni oggettive).

 

1. L'indulto non si applica ai reati di cui agli articoli 285 e 422 del codice penale, se dalla commissione dei reati stessi è derivata la morte.

Art. 3.

(Applicazione dell'indulto).

 

1. L'indulto si applica sul cumulo delle pene, anche se stabilito dalla legge 18 febbraio 1987, n. 34.

 

Art. 4.

(Applicazione dell'indulto in caso di continuazione nel reato).

 

1. Quando vi è stata condanna ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, del codice penale, il giudice, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti di esecuzione, applica l'indulto, determinando la quantità di pena condonata per i singoli reati.

 

Art. 5.

(Revoca dell'indulto).

 

1. L'indulto è revocato di diritto qualora chi ne ha usufruito commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto della stessa natura per il quale riporti condanna a pena detentiva superiore ad anni due.

 

Art. 6.

(Computo dei periodi di scarcerazione).

 

1. Coloro che, imputati per reati commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale, sano stati nel corso del procedimento a loro carico comunque scarcerati, qualora non si sottraggono alla cattura dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna e qualora non abbiano commesso durante il periodo di scarcerazione alcun reato, possono computare, ai fini delle disposizioni di cui alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, il periodo intercorso tra la scarcerazione e l'esecuzione della sentenza.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano, altresì, nell'ipotesi di emissione di provvedimento restrittivo della libertà personale emesso a seguito di condanna nel primo e nel secondo grado di giudizio, per i periodi di scarcerazione intercorsi nel corso del procedimento.

 

Art. 7.

(Termine di efficacia).

 

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi sino al 31 dicembre 1989.

 

Art. 8.

(Termine di applicazione).

 

1. L'indulto si applica entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 


N. 4768

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato SANTORI

¾

 

Concessione di amnistia per i delitti di renitenza alla leva e di sottrazione al servizio civile commessi fino al 31 dicembre 1999

 

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Presentata il 2 marzo 2004

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Onorevoli Colleghi! - Alla vigilia della sospensione del servizio militare obbligatorio è opportuno concedere l'amnistia per coloro che sono stati renitenti alla leva o si sono sottratti al servizio civile. In totale il numero delle persone condannate è di 1443, mentre sono circa 700 gli ordini di carcerazione da eseguire e quindi circa 700 le altre pendenze giudiziarie ed esecutive derivanti dal mancato svolgimento del servizio di leva o civile. Si ritiene giusto usare clemenza considerato che la maggior parte di queste persone sono ormai maturi padri di famiglia. Il procuratore generale militare si è espresso con preoccupazione per questa situazione.

        La presente proposta di legge si compone di un unico articolo e prevede la concessione dell'amnistia per coloro che hanno commesso il reato fino alla data del 31 dicembre 1999. Si ritiene equo e giusto quindi procedere nel senso voluto dalla proposta di legge in relazione al fatto che entrerà a breve in vigore la legge che prevede la volontarietà del servizio militare.

        Infatti, il disegno di legge condiviso da tutte le forze politiche che anticipa la volontarietà della leva al 2005, atto Camera n. 4233, è stato approvato dalla Camera dei deputati ed è in discussione al Senato della Repubblica. Pertanto si ritiene utile, giusto ed equo nei confronti dei cittadini presentare questa proposta di legge che concede l'amnistia per i renitenti alla leva.



 

 

PROPOSTA DI LEGGE

 

Art. 1.

 

1. E' concessa amnistia per i delitti previsti:

 

a) dall'articolo 151 del codice penale militare di pace, concernente la mancanza alla chiamata, anche qualora ricorrano le circostanze aggravanti previste dagli articoli 152 e 154 del medesimo codice;

 

b) dall'articolo 160 del codice penale militare di pace, concernente i fatti commessi dagli iscritti alla leva o durante lo stato di congedo;

 

c) dall'articolo 14 della legge 8 luglio 1998, n. 230, concernente il rifiuto di prestare il servizio civile.

 

2. L'amnistia prevista al comma 1, lettere a) e b), si applica anche ai concorrenti nel reato.

3. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita richiesta di non volerne usufruire.

4. L'amnistia si applica, nei limiti previsti dalla presente legge, a tutti i reati commessi fino alla data del 31 dicembre 1999.

 


N. 5444

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato PERROTTA

¾

 

Concessione di amnistia per i delitti di renitenza alla leva

 

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Presentata il 24 novembre 2004

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Onorevoli Colleghi! - Lo scorso luglio il Parlamento ha approvato la legge che pone fine agli obblighi di leva a partire dal 1o gennaio 2005. E così, dopo 143 anni, la legge ha decretato la sospensione della chiamata al servizio di leva. In questo modo anche l'Italia si adegua ad un trend per tutte le nazioni europee. In base al testo approvato si anticipa la «professionalizzazione» delle Forze armate italiane. Con questa nuova legge l'esercito professionale, come quelli analoghi della Gran Bretagna, della Francia, della Spagna e degli Stati Uniti, sarà realtà già il prossimo anno.

In conseguenza di quanto esposto è necessario, a mio parere, chiudere i conti con la giustizia di tutti coloro che negli anni in cui vi era l'obbligo della leva vi si sono sottratti. La presente proposta di legge intende concedere l'amnistia per i reati di mancata accettazione del servizio e di sottrazione all'obbligo della leva da parte di coloro che sono già iscritti alla leva o si trovano in congedo.


 


 


proposta di legge

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Art. 1.

(Amnistia).

1. È concessa amnistia per i delitti previsti dall'articolo 160 del codice penale militare di pace, concernente i fatti commessi dagli iscritti di leva o durante lo stato di congedo.

Art. 2.

(Rinunciabilità all'amnistia).

1. L'amnistia di cui alla presente legge non è concessa qualora l'interessato faccia esplicita richiesta di non volerne usufruire.

Art. 3.

(Termini di efficacia).

1. L'amnistia ha efficacia, nei limiti di cui alla presente legge, per i reati commessi fino al 1o ottobre 2003.

Art. 4.

(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


N. 5456

¾

CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato PERROTTA

¾

 

Concessione di amnistia per i delitti di sottrazione al servizio civile commessi fino al 15 novembre 2004

 

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Presentata il 25 novembre 2004

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Onorevoli Colleghi! - La legge 6 marzo 2001, n. 64, ha istituito il servizio civile nazionale e ha stabilito che a decorrere dalla data di sospensione del servizio obbligatorio militare di leva, il servizio civile sarà prestato esclusivamente su base volontaria.

È bene ricordare che il servizio civile si affermò come modalità non sostitutiva ma alternativa al servizio militare, completamente autonomo da questo. Esso, con il trascorrere del tempo, è divenuto un fenomeno integrante delle politiche sociali del nostro Paese, dato che in esso si coniuga la possibilità di crescita della personalità dei giovani con la possibilità di offrire soluzioni reali ai bisogni della comunità. Si tratta di un servizio alternativo per adempiere, ugualmente, al dovere costituzionale di difesa della Patria (articolo 52 della Costituzione).

Pertanto l'obbligatorietà del servizio presupponeva che in caso di mancata prestazione dello stesso si sarebbe ricorsi a sanzioni penali, in virtù di quanto dispongono gli articoli 151 e 152 del codice penale militare di pace. È altrettanto chiaro che l'applicabilità di tali norme, dal gennaio 2005, sarà soltanto per i fatti pregressi.

Pertanto, la presente proposta di legge prevede di concedere l'amnistia a tutti coloro che si sono rifiutati di prestare il servizio civile, a meno che l'interessato non faccia l'esplicita richiesta di non volerne usufruire.

 



 


proposta di legge

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Art. 1.

(Amnistia).

1. È concessa amnistia per i delitti previsti dall'articolo 14 della legge 8 luglio 1998, n. 230, concernente il rifiuto di prestare il servizio civile.

2. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita richiesta di non volerne usufruire.

3. L'amnistia ha efficacia, nei limiti previsti dalla presente legge, per i reati commessi fino al 15 novembre 2004.

 

Art. 2.

(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


N. 5772

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CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa dei deputati

CRAXI, MILIOTO

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Concessione di amnistia e di indulto

 

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Presentata l'11 aprile 2005

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Onorevoli Colleghi! - Il 14 novembre 2002 l'allora Papa Giovanni Paolo II, in visita al Parlamento, chiese alle Camere riunite un atto di clemenza per eliminare il sovraffollamento delle carceri e rendere, quindi, più vivibile la permanenza all'interno degli istituti di pena. Da quella data nulla è stato fatto e la situazione del nostro sistema penitenziario ha raggiunto limiti drammatici di emergenza, sia per quanto riguarda i detenuti, sia per quanto concerne i compiti e le condizioni dei soggetti istituzionali addetti al controllo.

Da diversi anni, da parte di esponenti del mondo politico, della magistratura e dell'avvocatura si susseguono prese di posizione intorno all'opportunità o meno di adottare provvedimenti di amnistia o di indulto. Tali prese di posizione, in un senso o nell'altro, hanno alimentato aspettative all'interno del mondo carcerario e fra gli operatori della giustizia creando un clima di incertezza, senza dubbio dannoso, che il Parlamento non può ulteriormente ignorare rinviando di assumere i provvedimenti necessari. Non si può non considerare, del resto, che dall'entrata in vigore della Costituzione fino al 1992 vi sono stati 34 provvedimenti di amnistia e di indulto mentre, negli ultimi tredici anni, non è stato adottato alcun atto di clemenza.

Il fatto è che, da tempo, nella cultura penalista e in quella politica prevale una valutazione fortemente negativa verso provvedimenti di indulgenza e tale valutazione sfavorevole si basa sul concetto che, attraverso detti provvedimenti eccezionali, non si risolvono i problemi critici del sistema penale e penitenziario italiano e, contemporaneamente, si fermerebbe la tensione verso una soluzione di radicale riforma del sistema penale stesso.

Questo giudizio di fondo non considera, in concreto, la situazione del nostro Paese e della sua storia penale. Infatti, dallo Stato post-unitario ad oggi si è fatto ricorso, sempre e costantemente, a provvedimenti di clemenza come risorsa decisiva per il governo della penalità. Quindi, non si è trattato di politiche di eccezione, ma di scelte costanti e ordinarie per operare momentanei ma necessari riequilibri. Del resto, è palesemente constatabile che il non uso di tale istituto, in questi ultimi tredici anni, ha fatto raddoppiare la popolazione carceraria e ridotto alla quasi paralisi il sistema processuale-penale. Riteniamo perciò doveroso un atteggiamento di realismo politico l'intervento del Parlamento per decongestionare il sistema processuale-penale ed evitare compensazioni offerte dalla progressiva inefficacia del sistema stesso come, ad esempio, la prescrizione, ovvero la negazione della giustizia per decorso del tempo. Tale fenomeno, sempre più presente, crea un esito pericolosamente delegittimante per la giustizia stessa: la giustizia negata per prescrizione accentua i criteri di selettività della giustizia penale favorendo coloro che possono economicamente e culturalmente resistere ai tempi lunghi del processo. Per cui, la recuperata efficacia del sistema criminale finirebbe per scaricarsi sui soggetti più deboli, di fatto immunizzando coloro che possono sostenere una giustizia lenta e, alla fine, ineffettiva.

All'emergenza del sistema giustizia si accompagna inevitabilmente l'emergenza del sistema carcerario. Come accennato all'inizio, la situazione delle nostre carceri è, oramai, drammatica: gli istituti di pena stanno veramente scoppiando anche per quanto concerne i detenuti in attesa di giudizio. Drammatica, in primo luogo, per i detenuti, ma anche per chi vi opera professionalmente. Oggi, la presenza media dei detenuti è superiore alle 60.000 unità, ma questo non è un limite invalicabile e tutto lascia supporre che la popolazione detenuta continuerà a crescere, e se si volesse rispondere al problema attraverso un programma di edilizia carceraria, si deve tenere presente che per edificare e per mettere in funzione un nuovo carcere servono, mediamente, più di dieci anni.

Il sistema politico non può, quindi, sottrarsi ulteriormente dal garantire la legalità e il rispetto dei diritti umani in carcere e l'unica possibilità attuale rimane, pertanto, la deflazione per forza di legge.

La presente proposta di legge ha per oggetto l'amnistia incondizionata ma relativa alle tipologie di reato con pene fino a tre anni.

Secondo quanto previsto dall'articolo 1 è infatti concessa amnistia per ogni reato per il quale la legge stabilisce una pena non superiore a tre anni, ovvero una pena pecuniaria sola o congiunta a quella detentiva, oltre a una tassativa serie di reati che prescindono dalla pena edittale massima prevista.

L'indulto è concesso nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive ed è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporta una condanna a pena detentiva superiore a due anni, così come il precedente provvedimento di indulto del 1990.



 


proposta di legge

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Art. 1.

(Amnistia).

1. È concessa amnistia:

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a tre anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

b) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 336, primo comma (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

2) 372 (falsa testimonianza), quando la testimonianza verte su un reato per il quale è concessa amnistia;

3) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

4) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente alle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

5) 625 (furto aggravato), qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4);

6) 640, secondo comma (truffa), sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7);

7) 648, secondo comma (ricettazione);

d) per ogni reato commesso dal minore degli anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale e senza che si applichino le disposizioni dei commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

e) per i reati previsti dall'articolo 73, commi 4 e 5, con esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di sostanze stupefacenti, e dall'articolo 83 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

Art. 2.

(Esclusioni oggettive dall'amnistia).

1. L'amnistia non si applica:

a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali approfittando delle condizioni determinate da tali eventi, ovvero in danno di persone danneggiate ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per fare fronte alla calamità, risarcire i danni e portare sollievo alla popolazione ed all'economia dei luoghi colpiti dagli eventi;

b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale ed ai reati di falsità in atti previsti del capo III del titolo VII del citato libro II del medesimo codice, quando siano stati compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e di sviluppo dei territori colpiti;

c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;

2) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma. Tale esclusione non si applica ai minori degli anni diciotto;

3) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);

4) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);

5) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);

6) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica) primo comma, numero 3), e secondo comma;

7) 589, secondo comma (omicidio colposo) e 590, commi secondo e terzo (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2), o dal secondo comma dell'articolo 583;

8) 609-quinquies (corruzione di minorenne);

d) ai reati previsti:

1) dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni;

2) dall'articolo 44, comma 1, lettere b) e c), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

3) dall'articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità;

4) dall'articolo 12 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

5) dall'articolo 59 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive modificazioni;

6) dall'articolo 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;

7) dal capo I del titolo V del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni.

Art. 3.

(Computo della pena per l'applicazione

dell'amnistia).

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con le circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime, salvo che concorrano le circostanze di cui all'articolo 583 del codice penale. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

Art. 4.

(Rinunciabilità all'amnistia).

1. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita dichiarazione di non volerne usufruire.

Art. 5.

(Indulto).

1. È concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive.

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applicano le esclusioni di cui al quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. Il beneficio dell'indulto è revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporta una condanna a pena detentiva superiore a due anni.

Art. 6.

(Termini di efficacia).

1. L'amnistia e l'indulto hanno efficacia per i reati commessi fino a tutto il 1o maggio 2000.

 

 


N. 5881

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CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa dei deputati

MINNITI, RUZZANTE, PISA, PINOTTI, ANGIONI, LUMIA, LUONGO, DE BRASI, ROTUNDO

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Concessione di amnistia per i reati di allontanamento illecito, assenza alla chiamata alle armi per il servizio di leva, diserzione, rifiuto del servizio e renitenza

 

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Presentata il 27 maggio 2005

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Onorevoli Colleghi! - Presso i vari uffici giudiziari militari sono in fase di esecuzione oltre mille (1.114 al 31 dicembre 2004) sentenze di condanna comminate a militare responsabili di reati di allontanamento illecito, assenza alla chiamata alle armi per il servizio di leva e diserzione, senza il beneficio della sospensione condizionale della pena: per la quasi totalità dei casi si tratta di militari di leva incensurati ai quali non è stata concessa la sospensione della pena in quanto al momento della condanna erano ancora in posizione di assenza dal servizio.

A seguito della sospensione della leva obbligatoria, disposta a decorrere dal 2005, appare assolutamente ingiustificato sottoporre a pena detentiva relativamente lunga (in alcuni casi anche 15-18 mesi) soggetti responsabili di condotte che ormai non suscitano alcun allarme sociale. Analogo ragionamento può farsi per i reati di rifiuto del servizio e di renitenza.

Un provvedimento legislativo di amnistia, da approvare con maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 79 della Costituzione, rimedierebbe a una situazione di ingiustizia sostanziale comportando anche notevole risparmio di risorse per lo Stato.

La rapida approvazione di una formale legge di aministia è l'unica soluzione costituzionalmente corretta per affrontare questo problema.

Non sono praticabili vie alternative quali quella di disporre con decreto-legge la sola sospensione dell'esecuzione delle pene per i reati citati. Un simile procedimento costituirebbe un sostanziale aggiramento della particolare procedura fissata dalla Costituzione per l'amnistia.



 


proposta di legge

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Art. 1.

 

1. È concessa amnistia per i reati previsti dagli articoli 147, 148, 149, 151 e 153 del codice penale militare di pace, per il reato di cui all'articolo 8, commi primo e secondo, della legge 15 dicembre 1972, n. 772, per il reato di cui all'articolo 14, commi 1 e 2, della legge 8 luglio 1998, n. 230, nonché per il reato previsto dall'articolo 138, in relazione all'articolo 135, del decreto del Presidente della Repubblica 14 febbraio 1964, n. 237.

2. Ai fini di cui al comma 1 non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. L'amnistia ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 31 dicembre 2004.

4. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 


N. 6207

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CAMERA DEI DEPUTATI

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PROPOSTA DI LEGGE

 

d’iniziativa del deputato FANFANI

¾

 

Concessione di indulto e norme in materia di sospensione dell'esecuzione e di estinzione della pena nei confronti di detenuti tossicodipendenti

 

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Presentata il 29 novembre 2005

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Onorevoli Colleghi! - La drammatica situazione delle carceri italiane è sotto gli occhi di tutti, caratterizzata da sovraffollamento (oggi i detenuti sono circa 60.000 a fronte di una capienza massima stimata in circa 45.000 detenuti), dal disagio degli operatori, dalla inidoneità delle strutture e del sistema nel suo complesso a realizzare il fine di rieducazione e di recupero del condannato.

Si ritiene quindi che si debba intervenire su un duplice piano:

1) mediante la concessione di un indulto differenziato in ragione della pena residua ancora da scontare, con la esclusione dei reati più gravi per i quali, ai fini della organicità del sistema, si è fatto riferimento all'articolo 407 del codice di procedura penale;

2) mediante la previsione (nei confronti dei condannati tossicodipendenti che, indipendentemente, dal delitto commesso, accedono a un programma di recupero presso comunità terapeutiche) che il tribunale di sorveglianza, a conclusione del programma stesso e verificato il suo esito positivo, dichiari estinta in tutto o in parte la pena.

Con questo provvedimento si ritiene quindi di concorrere a dare speranza a tutti i detenuti, mediante la concessione di un indulto, anche se quantitativamente modesto, e si ritiene di dare alla particolare categoria dei detenuti tossicodipendenti, che rappresentano circa un terzo della intera popolazione carceraria, la possibilità di veder estinta la pena a conclusione del programma di recupero effettuato con esito positivo, consentendo il loro completo recupero al consesso civile.



 


proposta di legge

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Art. 1.

1. È concesso indulto nelle seguenti misure:

a) sei mesi, per le pene da scontare, ancorché residuo di maggior pena, pari o inferiori a tre anni;

b) otto mesi, per le pene da scontare, ancorché residuo di maggior pena, pari o inferiori a cinque anni;

c) un anno, per le pene da scontare, ancorché residuo di maggior pena, superiori a cinque anni.

Art. 2.

1. L'indulto previsto in attuazione dell'articolo 1 della presente legge non si applica alle pene conseguenti ai reati elencati nell'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale.

Art. 3.

1. All'articolo 90 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«4-bis. Nel caso in cui il programma terapeutico e socio-riabilitativo sia svolto stabilmente all'interno di una comunità, la sospensione della esecuzione di cui al presente articolo può essere concessa anche in deroga al limite di pena di cui al comma 1».

2. Il comma 1 dell'articolo 93 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, è sostituito dal seguente:

«1. A conclusione del programma terapeutico e socio-riabilitativo, se risulta che il condannato lo ha attuato correttamente, e se nei cinque anni successivi al provvedimento di sospensione della esecuzione della pena non ha commesso un delitto non colposo punibile con la sola reclusione, il tribunale di sorveglianza, in considerazione del comportamento tenuto dal condannato e dell'esito del programma, dichiara la estinzione della pena in tutto o in parte, comunque in misura non inferiore alla effettiva durata del programma».

 

 


Esame in sede referente

 


II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

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SEDE REFERENTE

 

Mercoledì 20 novembre 2002. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Giuseppe Valentino.

La seduta comincia alle 14.20

 

Disposizioni per la sospensione dell'esecuzione della pena detentiva.

C. 3323 Pisapia.

(Esame e rinvio).

 

La Commissione inizia l'esame.

Francesco CARBONI (DS-U), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede di sapere quando verranno inserite all'ordine del giorno le proposte di legge in materia di indulto, la cui problematica appare assimilabile a quella della sospensione dell'esecuzione della pena detentiva.

Giovanni KESSLER (DS-U), osservando che la proposta di legge Pisapia C. 3323 configura una sorta di indulto condizionato, ritiene opportuno procedere all'abbinamento con le analoghe proposte in materia di indulto.

Gaetano PECORELLA, presidente, ricorda che l'abbinamento d'ufficio è possibile solo nel caso si tratti di materie identiche. Al contrario, la volontà dei presentatori della proposta di legge Pisapia C. 3323, come si evince anche dalla relazione di accompagnamento, è proprio quella di non proporre la concessione dell'indulto. In sostanza il provvedimento in esame non è assimilabile alle proposte in materia di indulto nemmeno dal punto di vista formale. Tuttavia, se a seguito dell'esame preliminare dovesse emergere un orientamento diverso, si potranno abbinare le varie proposte di legge in questione. Fa altresì presente che per l'approvazione di progetti di legge in materia di indulto è previsto un quorum qualificato, che non è necessario per il provvedimento in esame.

Mario PEPE (FI) rileva di aver presentato una proposta di legge sui residui di pena, che sono disciplinati anche dal provvedimento in esame; pertanto chiede ne sia abbinato l'esame.

Carolina LUSSANA (LNP) osserva che la proposta si legge in esame configura una vera e propria forma di indulto, al quale il suo gruppo è contrario in linea di principio, ritenendo che vi siano provvedimenti più urgenti ed importanti dei quali il Parlamento si deve occupare.

Gaetano PECORELLA, presidente, fa presente che la proposta di legge C. 3323 è stata inserita nel calendario dei lavori in quota opposizione.

Aurelio GIRONDA VERALDI (AN) osserva che la sospensione dell'esecuzione della pena ha, al pari dell'indulto, l'obiettivo di far uscire taluni detenuti dalle carceri ma, a differenza del primo, produce l'effetto dell'estinzione della pena.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) rileva che l'istituto proposto configura una figura giuridica ibrida, in quanto è rivolto erga omnes ed è svincolato dall'attività di sorveglianza del giudice.

Giuliano PISAPIA (RC) si rammarica del fatto che si vogliano strumentalizzare talune questioni giuridiche per ostacolare l'esame della proposta di legge che reca la sua firma. Precisa quindi che l'indulto è un condono di parte della pena e non necessita di alcun controllo giurisdizionale, mentre nel caso della sospensione della pena il controllo concerne l'ottemperanza dei soggetti beneficiari alle prescrizioni imposte. Osserva infine che l'istituto è assimilabile a quello della messa alla prova previsto per i minorenni, per la cui approvazione non è stato certamente necessaria la maggioranza dei due terzi del Parlamento.

Giovanni KESSLER (DS-U) respinge il sospetto adombrato dal deputato Pisapia che il suo gruppo intenda ostacolare l'esame del provvedimento e precisa di aver semplicemente ravvisato l'opportunità di un abbinamento con le proposte di legge in materia di indulto, che presentano un'analogia di contenuto.

Francesco CARBONI (DS-U) si associa ai rilievi del deputato Kessler.

Enrico BUEMI (Misto-SDI), relatore, illustrando la proposta di legge di cui è cofirmatario, rileva che la discussione che sta attraversando le istituzioni ed il paese sulla necessità di interventi, ormai improcrastinabili, tesi a risolvere le problematiche che, da troppo tempo, affliggono le carceri del paese e più in generale la giustizia penale è un segnale che non si può ignorare e che impone la necessità di arrivare ad un primo atto risolutore.

Il primo elemento di cui si deve tener conto nell'affrontare l'esame della proposta di legge è la situazione attuale nel pianeta carcere. I dati statistici elaborati dall'amministrazione penitenziaria danno un quadro reale della situazione all'interno delle carceri dal quale si evince, con evidenza, l'urgenza di un intervento da parte del legislatore. I dati si riferiscono al 31 dicembre del 2001 e da allora la situazione è ulteriormente peggiorata: detenuti presenti (suddivisi tra case di reclusione, case circondariali e istituti per le misure di sicurezza): 55.275; totale ingressi dalla libertà nell'anno 2001: 28114; durata delle pene inflitte ai soggetti ristretti negli istituti penitenziari: 31 per cento fino a 3 anni, 30 per cento da 3 a 6 anni, 16 per cento da 6 a 10 anni, 14 per cento da 10 a 20 anni, i1 9 per cento da oltre venti anni all'ergastolo; durata della pena residua per soggetti ristretti negli istituti penitenziari: il 61 per cento fino a 3 anni, i1 20 per cento da 3 a 6 anni, il 15 per cento da 6 a venti anni, il 4 per cento da oltre venti anni all'ergastolo; situazioni di tossicodipendenza calcolate rispetto ai detenuti presenti: 27,9 per cento tossicodipendenti, 1,4 per cento alcoldipendenti, 3,1 per cento in trattamento metadonico; detenuti affetti da HIV (il test è volontario e di conseguenza il dato è sotto stimato ): 2,6 per cento

A fronte di questa situazione la percentuale dei detenuti lavoranti è passata dall'oltre il 35 per cento del 1990 al 24 per cento del 2001.

Questi crudi numeri dimostrano, al di là delle personali opinioni politiche in materia, che si è fallito rispetto al dettato costituzionale che all'articolo 27 così recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

Vi è poco spazio, nonostante gli sforzi e l'impegno di coloro che operano ogni giorno all'interno degli istituti penitenziari, per l'umanità e la rieducazione in un sistema carcerario che fa del sovraffollamento non un'eccezione ma la regola.

Si deve riconoscere con coraggio che lo Stato oggi è in debito nei confronti dei cittadini detenuti che, espiando la pena, come previsto dalla legge e dalle sentenze specifiche, non ricevono, durante la loro permanenza in carcere, quanto previsto dalla Carta costituzionale, ovvero la funzione rieducativa. Oggi il carcere, per le condizioni in cui si trova, certamente non espleta questa fondamentale funzione e spesso contribuisce al peggioramento delle propensioni agli atteggiamenti criminali. Questa particolare drammatica situazione porta a ritenere che non si può più attendere oltre e che vi è, anche, una convenienza della collettività a rimettere in libertà, in una fase di avanzata espiazione della pena, quanti sono interessati alla sospensione della stessa, consci che la commissione di nuovi reati comporterà l'espiazione completa della pena con l'esclusione di ogni ulteriore beneficio.

La proposta di legge C. 3323 si basa sulla valutazione che lo Stato per la sua inadempienza deve riconoscere un credito di buon comportamento al detenuto che avendo espiato, in buona parte, la pena detentiva si vuole predisporre al rispetto delle regole della convivenza civile. Le particolari severità contenute per chi continuasse a delinquere, sono la dimostrazione che il provvedimento non è un atto di clemenza buonista, ma un concreto patto di fiducia reciproca tra il cittadino che beneficia della sospensione della pena e lo Stato che fa un investimento sul futuro di chi dimostrerà di essere veramente capace di utilizzare questa opportunità.

Un provvedimento, quindi, che si può inquadrare in una attenta politica detentiva che valuta le condizioni oggettive del detenuto, che applica una sospensione condizionata, per un massimo di tre anni, nella fase terminale della detenzione e che vincola tutto ciò ad un corretto comportamento nei cinque anni successivi, sottoponendolo a misure di controllo quotidiano per la durata della sospensione della pena.

Da molti parlamentari, appartenenti a varie aree politiche, sono state presentate proposte di legge in tema di indulto revocabile, amnistia e amnistia condizionata, con l'obiettivo di trovare una soluzione legislativa che contemperi a varie necessità: da quella di rendere più vivibili e meno disumani gli istituti penitenziari a quella di tutelare le esigenze di sicurezza della collettività e di far diminuire la recidiva.

La proposta di legge in esame non è certo un tentativo di eludere quanto previsto dall'articolo 79 della Costituzione, ma rappresenta un atto concreto per risolvere l'insostenibilità del sovraffollamento carcerario, per migliorare le condizioni di detenzione, che non assicurano attualmente il rispetto della dignità umana e per garantire, contemporaneamente, le esigenze di tutela e sicurezza della collettività. Quindi non un provvedimento «tampone» per risolvere una situazione di emergenza, ma un tentativo di dare una risposta concreta, prendendo spunto da analoghi istituti in vigore in altri paesi e che hanno dato esiti particolarmente positivi (ad esempio la probation negli Stati Uniti), all'obiettivo di rendere più umane e vivibili le carceri non solo per i detenuti ma anche per tutti coloro che quotidianamente vi operano e vi lavorano.

Ricorda infine due passaggi del discorso pronunciato dal Santo Padre Giovanni Paolo II durante la sua storica visita al Parlamento italiano che ritiene rappresentino non solo lo spirito cristiano ma una profonda lungimiranza sociale e politica: «Alla luce della straordinaria esperienza giuridica maturata nel corso dei secoli a partire dalla Roma pagana, come non sentire l'impegno, ad esempio, di continuare ad offrire al mondo il fondamentale messaggio secondo cui, al centro di ogni giusto ordine civile, deve esservi il rispetto per l'uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti?» L'altro, più inerente al tema in esame: «Tale solidarietà, tuttavia, non può non contare soprattutto sulla costante sollecitudine delle pubbliche istituzioni. In questa prospettiva, e senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società». Esigenza di sicurezza, spirito umanitario e rispetto per l'uomo, la sua dignità e i suoi inalienabili diritti sono tre passaggi di cui non si può non cogliere lo spirito e il legame con il lavoro che si è chiamati qui a svolgere e che crede siano espressamente richiamati nella proposta di legge in esame.

Ritiene che il ragionamento generale sia necessariamente una delle strade da percorrere per costruire un diverso rapporto tra carcere e società e che, di conseguenza, questo provvedimento si inserisca in un più generale interesse dell'intera collettività.

La proposta di legge, in particolare, si compone di sette articoli che disegnano un nuovo istituto volto, nella sostanza, a permettere la sospensione dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di tre anni (anche se residuo di maggior pena) per i reati commessi prima del 31 dicembre 2000 ( articoli 1 e 7). Il meccanismo introdotto appare parzialmente riconducibile a quello di cui all'articolo 656, comma 5, del codice di procedura penale, che prevede, da parte del pubblico ministero, la sospensione d'ufficio dell'esecuzione della pena (da iniziare o già iniziata) inferiore a 3 anni (4 anni nei reati connessi all'uso di stupefacenti) anche se residuo di maggior pena, volta a permettere l'accesso alle misure alternative alla detenzione.

Il procedimento è d'ufficio e muove ad iniziativa del pubblico ministero dell'esecuzione al quale spetta l'emanazione del provvedimento (decreto) di sospensione dell'esecuzione della pena, successivamente convalidato dal giudice dell'esecuzione (articolo 2, comma 1).

Il provvedimento può essere disposto una sola volta ed è generale, non facendo riferimento ad alcuna categoria di detenuti in relazione all'illecito commesso.

Con il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della pena è sempre disposto il divieto di espatrio (articolo 3) e sono altresì applicate ulteriori specifiche prescrizioni, indicate dall'articolo 4, comma 1, della proposta di legge.

In particolare, è previsto l'obbligo di presentazione e di firma presso gli uffici di polizia e di dimora in determinato comune. In relazione a tale obbligo va rilevato che prescrizioni diverse sono previste in ragione dell'entità della pena sospesa: se quest'ultima non supera un anno il condannato avrà solo l'obbligo di firma (presentazione presso il più vicino ufficio di polizia giudiziaria, comma 1, lettera a); diversamente, oltre a tale obbligo è disposto un obbligo di dimora (articolo 4, comma 1, lettera b).

È, inoltre, previsto l'obbligo di presenza in casa tra le 21,00 e le 7,00 (articolo 4, comma 1, lettera c) e l'obbligo di adoperarsi quanto possibile in favore della vittima del reato (articolo 4, comma 1, lettera c).

Osserva, peraltro, come tale pacchetto di ulteriori obblighi a carico del condannato non sia immodificabile, prevedendo l'articolo 4, comma 2, su istanza dell'interessato o del pubblico ministero la possibile variazione (a cura del giudice dell'esecuzione) delle prescrizioni di cui al comma 1 dettate col provvedimento.

Il solo divieto di espatrio rimane quindi escluso da possibili deroghe o modifiche.

Per quanto riguarda poi la revoca della sospensione anche il condono di pena che deriva dall'applicazione del beneficio proposto dalla proposta di legge in esame è revocabile. In particolare, la revoca di diritto del provvedimento consegue al mancato rispetto delle prescrizioni imposte con la concessione della sospensione della pena ( divieto di espatrio, obblighi di firma e di dimora ecc.) di cui agli articoli 3 e 4 della proposta di legge, nonché alla commissione di un nuovo reato non colposo entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame per il quale il condannato subisca una nuova condanna alla detenzione non inferiore a sei mesi.

In seguito alla revoca della misura il condannato dovrà scontare la pena della reclusione senza possibilità di godere delle misure alternative alla detenzione.

Al decorso dei cinque anni senza la commissione da parte del condannato di ulteriori reati e senza la violazione delle prescrizioni imposte in sede di concessione della sospensione dell'esecuzione consegue la dichiarazione di estinzione della pena (articolo 6 della proposta di legge).

Luigi VITALI (FI) dichiara preliminarmente di intervenire a titolo personale, stante la delicatezza delle problematiche coinvolte. Si sofferma quindi sul sovraffollamento delle carceri, dovuto prevalentemente alle lungaggini dei procedimenti penali, ma anche alla massiccia presenza di immigrati clandestini che hanno invaso la sfera del codice penale. Si dichiara favorevole alla proposta di legge, in quanto, pur dando un segnale di attenzione nei confronti dei reclusi che vivono in condizioni di estremo disagio, offre ragionevoli garanzie di sicurezza ai cittadini.

Ritiene che non si tratti di una forma di indulto, bensì di una sospensione temporanea dell'esecuzione della pena che appare sottoposta ad una serie di vincoli anche al fine di ottenere l'estinzione. In ogni caso, ritenendo che sia una soluzione insufficiente rispetto al complessivo problema, preannuncia la presentazione di proposte modificative dirette ad assimilare l'istituto in questione con quello della messa alla prova già vigente nel campo del diritto minorile.

Pierluigi MANTINI (MARGH-U) concorda sulla necessità di intervenire rispetto al sovraffollamento delle carceri, sul quale si sono espressi anche il capo dello Stato ed il Papa. Osserva che la clemenza nei confronti dei detenuti è un segnale di attenzione verso la popolazione carceraria e nel contempo strumento per deflazionarne l'affollamento. Condivide tuttavia l'orientamento del ministro Castelli, il quale considera l'indulto come una misura straordinaria, ritenendo più adatte a risolvere il problema del sovraffollamento misure alternative rispetto alla detenzione.

Si sofferma quindi sul merito della proposta di legge, rilevando la carenza di limiti soggettivi nell'applicazione del beneficio della sospensione; dal punto di vista politico auspica tuttavia un'ampia convergenza. Ritiene eccessivo il limite dei tre anni, che potrebbe apparire come una deroga al principio della certezza della pena. Suggerisce altresì di sperimentare la misura alternativa dell'espulsione, in considerazione dell'elevato numero di detenuti extracomunitari che non hanno fissa dimora né domicilio o residenza, oppure di ipotizzare il ricorso alla custodia domiciliare per scontare l'ultimo anno di pena.

Mario PEPE (FI) osserva che nell'ordinamento è già previsto che chi deve scontare una pena inferiore a tre anni possa chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali, senza dover sottostare alle restrizioni previste nella proposta di legge in esame. Pertanto, essendo la riduzione del sovraffollamento delle carceri lo scopo principale del provvedimento, si potrebbe ricorrere a misure riguardanti i residui di pena.

Giuliano PISAPIA (RC) precisa che la sua proposta di legge non ha la mera finalità di sfoltire la popolazione carceraria, bensì anche quella di facilitare il reinserimento sociale dei detenuti, nonché lo scopo di diminuire i casi di recidiva, che attualmente sono oltre il 60 per cento. Fa altresì presente che oltre la metà dei detenuti interessati sono extracomunitari, i quali incorrerebbero certamente in un provvedimento di espulsione. Inoltre, qualora venissero introdotte le misure proposte, lo Stato risparmierebbe circa duemila miliardi di vecchie lire, che potrebbero essere utilizzati a vantaggio della polizia penitenziaria, degli educatori e degli assistenti sociali.

Rispondendo al deputato Pepe, fa presente che la sospensione della pena può essere chiesta negli ultimi anni della pena medesima, fatte salve le eventuali esclusioni oggettive derivanti dal titolo del reato. Invita inoltre a considerare che chi ha commesso reati più gravi ha già scontato un significativo livello di pena.

Osserva infine che l'indulto presenta, dal punto di vista della sicurezza dei cittadini, rischi che la sospensione della pena non ha.

Edmondo CIRIELLI (AN) ricorda che fra i principali punti della campagna elettorale del Governo la sicurezza dei cittadini aveva importanza prioritaria. Pur non dichiarandosi pregiudizialmente contrario rispetto a provvedimenti di natura diversa dall'indulto, invita a considerare i rischi derivanti da taluni automatismi connessi all'applicazione della sospensione della pena, che non tengono conto né della gravità dei reati commessi né delle vittime di questi ultimi. Pur riconoscendo la necessità di tutelare la dignità della persona umana, ritiene che le problematiche connesse al mondo carcerario debbano essere affrontate in maniera più complessiva, privilegiando in ogni caso l'aspetto della sicurezza sociale.

Francesco CARBONI (DS-U) ritiene che il sovraffollamento delle carceri, che registrano un incremento di circa duemila unità all'anno, non possa essere risolto in termini meramente numerici. Concorda sulla richiesta del deputato Mantini di introdurre limiti soggettivi per la concessione della sospensione dell'esecuzione della pena, ritenendo che ai fini della decisione debba essere considerata anche la gravità del reato.

Preannuncia infine che il suo gruppo richiederà in sede di ufficio di presidenza l'abbinamento della proposta in esame con quelle in materia di indulto.

Giovanni KESSLER (DS-U) riconosciuta l'esigenza di un atto di clemenza, stante peraltro la forte attesa in questo senso, ritiene che la misura proposta configuri una sorta di indulto condizionato, che produce l'estinzione di una parte della pena riferita ai reati commessi prima di una certa data. Ravvisa profonde analogie con la disciplina contenuta all'articolo 672, comma 5, del codice di procedura penale relativo all'indulto condizionato, dal quale differisce sotto il profilo dell'estinzione della pena, che è subordinata a che il soggetto ottemperi a determinate prescrizioni. Appare pertanto inevitabile l'abbinamento dell'esame della proposta di legge Pisapia con quelle presentate per la concessione dell'indulto.

Soffermandosi sul merito del provvedimento in esame, condivide l'impostazione dell'indulto condizionato, che coniuga in modo soddisfacente la clemenza verso i detenuti con le esigenze di sicurezza della collettività, riducendo altresì la percentuale dei recidivi. Ritiene eccessivo il limite dei tre anni in quanto interessa oltre il 60 per cento della popolazione carceraria; suggerisce pertanto di introdurre come condizione per la concessione del beneficio in esame l'esecuzione di metà della pena. Non concorda sulla richiesta di introdurre condizioni soggettive, ritenendo che la gravità del reato sia già stata considerata dal magistrato al momento dell'applicazione della pena.

Invita infine a riflettere sulle prescrizioni contenute all'articolo 4, che dovrebbero essere personalizzate in base alla gravità dei reati ed auspica l'introduzione di misure più adeguate rispetto all'obbiettivo del reinserimento sociale dei detenuti.

Gaetano PECORELLA, presidente, sospende la seduta per dare luogo alle audizioni informali in sede di Comitato per l'organizzazione degli uffici giudiziari, fissate alle 16.30.

 

La seduta, sospesa alle 16.30, è ripresa alle 17.30.

 

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) osserva preliminarmente che la visita del Santo Padre non deve influenzare il giudizio che il Parlamento deve laicamente esprimere in rapporto alle necessità dello Stato. In realtà l'indulto è una misura marginale di breve periodo che non può risolvere in maniera organica il sovraffollamento carcerario. Le misure proposte configurano schemi processuali già noti nel campo della legislazione in materia di tossicodipendenza, e non sono assimilabili all'indulto, ma nemmeno al condono condizionato, in quanto le condizioni previste sono di carattere generale ed uguali per tutti. Ritiene viceversa preferibile tipizzare queste ultime ed adattarle al soggetto interessato, come previsto nella proposta di legge C. 3386 di sua iniziativa, della quale chiede sia abbinato l'esame.

Si sofferma quindi sulla procedura legislativa che dovrà essere applicata, sull'opportunità di inserire esclusioni soggettive ed oggettive, nonché sull'ampiezza del limite temporale dei tre anni; si domanda inoltre se sia opportuno affidare al giudice dell'esecuzione o al magistrato di sorveglianza le decisioni in merito alla sospensione dell'esecuzione della pena ed infine se gli obblighi cui sono sottoposti i soggetti interessati debbano essere tassativi o tipizzati.

Carolina LUSSANA (LNP) dichiara la contrarietà del suo gruppo ad un provvedimento che può definirsi «svuota carceri» e che non appare idoneo ad affrontare la grave situazione dei penitenziari. A tale proposito ricorda che sono state approvate misure più idonee, tra le quali il decreto sull'amministrazione della giustizia, che prevede stanziamenti per la costruzione di nuove carceri; richiama altresì i rapporti di collaborazione con i paesi dell'area balcanica e di quella maghrebina diretti a far eseguire la pena nei paesi di provenienza ad oltre il 30 per cento di detenuti extracomunitari presenti nel paese. Manifesta maggiore propensione per la via delle misure alternative alla detenzione e della depenalizzazione di alcuni reati, considerando la detenzione come una extrema ratio.

Dopo aver ricordato che il ministro Castelli ha dichiarato che non si tratta di vera emergenza e che la situazione delle carceri può reggere ancora per almeno trenta mesi, esprime perplessità sulla natura del provvedimento in esame che, al di là del titolo, configura surrettiziamente un vero e proprio indulto, per il quale l'articolo 79 della Costituzione prevede la concessione con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Invita quindi le forze politiche a misurarsi apertamente sulla materia dell'indulto, assumendosi le proprie responsabilità.

Soffermandosi sul merito del provvedimento, esprime rilievi critici sul limite dei tre anni e sull'assenza di previsioni non oggettive, manifestando altresì dei dubbi sui vantaggi economici che deriverebbero dalla sua applicazione.

Gaetano PECORELLA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

 

La seduta termina alle 17.55.

 


 


II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

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SEDE REFERENTE

 

Martedì 3 dicembre 2002. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA indi del vicepresidente Nino MORMINO.

 

La seduta comincia alle 12.20.

 

Disposizioni per la sospensione dell'esecuzione della pena detentiva.

C. 3323 Pisapia e C. 3386 Fanfani.

 

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto.

C. 458 Cento, C. 523 Carboni, C. 1283 Pisapia, C. 1284 Pisapia, C. 1606 Boato, C. 1607 Boato, C. 2417 Russo Spena, C. 3151 Taormina, C. 3152 Biondi, C. 3178 Siniscalchi, C. 3196 Cento, C. 3385 Finocchiaro e C. 3395 Kessler.

(Seguito dell'esame congiunto e conclusione - Costituzione di un Comitato ristretto - Rinvio del seguito dell'esame).

 

La Commissione prosegue l'esame congiunto, rinviato nella seduta del 20 novembre 2002.

Nino MORMINO (FI), relatore per le disposizioni in materia di amnistia ed indulto, osservando che in materia di amnistia ed indulto vi è un elevato numero di proposte di legge che presentano aspetti significativamente diversi ed un variegato quadro di scelte, evidenzia la necessità di un'ampia riflessione che possa condurre ad una scelta politica preliminare. A tale riguardo segnala che alcune proposte presentate (Boato C. 1606 e 1607 e Pisapia C. 1284) prevedono la concessione anche dell'amnistia in base a limiti di pena diversi fra di loro e differenti modulazioni applicative, con l'inserimento di reati specifici come quello a mezzo stampa. Tali proposte prevedono, tra l'altro, la possibilità di una revoca entro cinque anni e una sospensione della prescrizione, secondo meccanismi che appare opportuno ricondurre ad un coordinamento.

Tutte le altre proposte di legge prevedono l'applicazione dell'indulto, con previsioni diverse per quanto riguarda la misura delle pene da condonare ed il periodo temporale a partire dal quale dovrebbe essere concesso. Segnala inoltre che le proposte di legge di iniziativa dei deputati Cento C. 458, Russo Spena C. 2417 e Pisapia C. 1283 includono, ai fini della concessione dell'indulto, anche reati di terrorismo e di eversione, con differenti modalità a seconda delle pene inflitte. Alcune proposte prevedono un indulto incondizionato, mentre altre stabiliscono esclusioni di carattere oggettivo e soggettivo; in generale vi è l'orientamento a non ritenere un ostacolo, ai fini dell'applicazione dell'indulto, la recidiva dei soggetti condannati.

Stante il complesso e variegato quadro delle proposte presentate, ritiene difficile per il relatore assumere una decisione rispetto alla dirimente scelta politica a favore del solo indulto o invece anche per l'amnistia e l'indulto. Propone quindi di costituire un Comitato ristretto diretto ad elaborare un testo base, non ritenendo opportuno affidare al solo relatore scelte politiche così rilevanti.

Francesco BONITO (DS-U), dopo aver ricordato che per la concessione dell'indulto la Costituzione prevede un elevato quorum parlamentare, invita i gruppi ad esprimersi chiaramente su questo nodo politico, che è prioritario rispetto alle altre questioni di merito. A tale proposito fa presente che la proposta di legge Finocchiaro C. 3385, sui contenuti della quale si dichiara disponibile alla discussione, rispecchia pienamente l'orientamento del suo gruppo a favore di un atto di clemenza generalizzato, che si ricollega alle proposte di legge presentate in materia di politica carceraria.

Gaetano PECORELLA, presidente, preso atto della richiesta del deputato Bonito, invita i rappresentanti dei gruppi a pronunciarsi nei termini richiesti, tenendo presenti i riflessi che tale decisione di principio avrà sulla realtà del paese e nel mondo carcerario.

Francesco BONITO (DS-U) invita a considerare la disciplina dell'indulto nell'ottica di una modifica della procedura parlamentare ad esso inerente che preveda una maggioranza di due terzi dei parlamentari con riferimento ai votanti e non ai componenti.

Carlo TAORMINA (FI), intervenendo a titolo personale, esprime consenso sulla concessione di un indulto incondizionato, conformemente a quanto previsto anche nella sua proposta di legge C. 3151, fatta salva la possibilità di revoca nei cinque anni successivi. Ritiene che la soluzione ipotizzata dal deputato Bonito in relazione alla modifica dell'articolo 79 della Costituzione non debba interferire con le questioni poste.

Giudica infine necessario chiarire la posizione dei gruppi in ordine all'amnistia ed alla sospensione della pena; riguardo a quest'ultima manifesta perplessità di ordine tecnico e giuridico ed esprime dubbi sulla possibilità che la relativa proposta di legge registri l'ampia convergenza richiesta dalla Costituzione.

Guido Giuseppe ROSSI (LNP) rileva che la similarità dei provvedimenti in materia di sospensione dell'esecuzione della pena detentiva e di amnistia ed indulto imponga un loro esame congiunto. Concorda sulla necessità di un pronunciamento politico dei gruppi, come richiesto dal deputato Bonito. Chiede infine chiarimenti sull'affermazione del presidente relativa alle ripercussioni all'interno delle carceri che avranno le scelte politiche del Parlamento in materia di indulto.

Gaetano PECORELLA, presidente, ritiene sempre doveroso richiamare alla responsabilità delle forze politiche gli effetti immediati di ciascuna decisione e precisa che in questo caso le scelte del Parlamento avranno riflessi nel paese, nella realtà carceraria ed anche nel mondo cattolico, dopo i recenti richiami del Papa a favore di un provvedimento di clemenza.

Guido Giuseppe ROSSI (LNP) ritiene che, inteso in questo senso, il richiamo sia condivisibile, ferma restando la facoltà di ciascun parlamentare di decidere in piena autonomia, senza condizionare le proprie decisioni alla situazione carceraria.

Nino MORMINO (FI), relatore per le disposizioni in materia di amnistia ed indulto, ribadisce la necessità di fare chiarezza sugli orientamenti di ciascuna forza politica, con reciproca assunzione di responsabilità, trattandosi di un provvedimento in cui gli aspetti di valenza politica sono più forti di quelli di natura tecnico-giuridica.

Carlo TAORMINA (FI) condivide la necessità di fare una scelta pregiudiziale tra l'amnistia e le due diverse modalità di indulto.

Gaetano PECORELLA, presidente, dopo aver ricordato che i provvedimenti attualmente in sede di esame congiunto richiedono differenti procedure di approvazione parlamentare, fa presente che la Commissione dovrà deliberare distintamente in ordine alla costituzione di un Comitato ristretto che esamini le proposte di legge in materia di amnistia ed indulto, nonché in ordine all'iter delle proposte di legge in materia di sospensione dell'esecuzione della pena detentiva.

Enrico BUEMI (Misto-SDI), relatore per le disposizioni in materia di sospensione dell'esecuzione della pena, nel ricordare la forte sensibilità dell'opinione pubblica in relazione alla riduzione delle pene ed alla cancellazione dei reati, ritiene che il contemperamento delle esigenze di clemenza con quelle di sicurezza dei cittadini sia fondamentale ai fini della concreta praticabilità del provvedimento. L'approssimarsi del Natale, che suscita sensibilità maggiori ed i ripetuti attacchi della stampa in ordine ad una presunta mancanza di responsabilità di fronte al disagio dei detenuti, impongono una decisione, che in ogni caso non può prescindere da valutazioni di ordine tecnico.

Nino MORMINO (FI), relatore per le disposizioni in materia di amnistia ed indulto, stante le considerazioni emerse dal dibattito e la complessità e delicatezza della materia, propone di proseguire in sede di Comitato ristretto l'esame delle proposte di legge in materia di amnistia e di indulto.

La Commissione delibera di costituire un Comitato ristretto per l'esame delle disposizioni in materia di amnistia ed indulto.

Gaetano PECORELLA, presidente, invita i gruppi a designare i propri rappresentanti in seno al Comitato ristretto. Dichiara quindi concluso l'esame congiunto.

Dopo aver precisato che in ogni caso la decisione relativa al prosieguo dell'esame delle proposte di legge Pisapia C. 3323 e Fanfani C. 3386 in materia di sospensione dell'esecuzione della pena detentiva spetta all'ufficio di presidenza, chiede di conoscere l'orientamento dei gruppi in proposito.

Francesco BONITO (DS-U) ritiene che l'esame debba in ogni caso proseguire.

Aurelio GIRONDA VERALDI (AN) concorda, sottolineando che si tratta di materia diversa da quella contenuta nelle proposte di legge aventi ad oggetto la concessione dell'amnistia e dell'indulto.

Niccolò GHEDINI (FI) condivide le considerazioni del deputato Gironda, osservando che le disposizioni sulle quali è relatore il deputato Buemi configurano un'ipotesi assimilabile all'istituto dell'affidamento in prova ai servizi sociali.

Guido Giuseppe ROSSI (LNP) fa presente che la finalità dei presentatori delle proposte di legge Pisapia e Fanfani sono sostanzialmente le stesse dei presentatori dei progetti di legge in materia di amnistia ed indulto; non è tuttavia contrario alla prosecuzione dell'esame delle proposte di legge sulla sospensione della pena detentiva.

Nino MORMINO (FI) ravvisa un carattere di complementarità delle proposte di legge Pisapia e Fanfani rispetto a quelle sull'indulto. Ritiene che, per conferire autonomia e non alternatività alle due iniziative legislative, i rispettivi iter parlamentari dovrebbero proseguire di pari passo.

Marco BOATO (Misto-Verdi-U), dopo aver sottolineato l'opportunità della decisione di esaminare congiuntamente i progetti dei legge in materia di sospensione della pena con quelli in materia di amnistia e di indulto, si dichiara favorevole a proseguirne separatamente l'iter.

Andrea ANNUNZIATA (MARGH-U) concorda con il deputato Boato.

Erminia MAZZONI (UDC), pur riconoscendo la similarità dal punto di vista dell'obiettivo delle proposte di legge Pisapia e Fanfani in materia di sospensione della pena con le iniziative legislative in materia di amnistia ed indulto, ritiene che queste ultime presentino differenze sostanziali di fondo che richiedono un binario diverso. A seguito di un approfondito confronto in sede di Comitato ristretto sulla materia dell'amnistia e dell'indulto potranno emergere gli obiettivi comuni da perseguire, mantenendo nel contempo aperta la discussione sulle proposte di legge Pisapia e Fanfani.

Gaetano PECORELLA, presidente, fa presente che l'esame delle proposte di legge C. 3323 Pisapia e C. 3386 Fanfani dovrà proseguire in ogni caso, essendo stata, la prima, presentata in quota opposizione.

Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

 

La seduta termina alle 13.25.

 


 


II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

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SEDE REFERENTE

Domenica 22 dicembre 2002. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA.

- Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Giuseppe Valentino.

La seduta comincia alle 10.55.

(omissis)

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto.

C. 458 Cento, C. 523 Carboni, C. 1283 Pisapia, C. 1284 Pisapia, C. 1606 Boato, C. 1607 Boato, C. 2417 Russo Spena, C. 3151 Taormina, C. 3152 Biondi, C. 3178 Siniscalchi, C. 3196 Cento, C. 3385 Finocchiaro, C. 3395 Kessler, C. 3399 Jannone e C. 3332 Giuseppe Gianni.

(Seguito dell'esame e rinvio - Adozione del testo base).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 17 dicembre 2002.

Gaetano PECORELLA, presidente, propone che venga adottato come testo base per la discussione il testo unificato elaborato dal relatore.

La Commissione approva.

Gaetano PECORELLA, presidente, avverte che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato alle ore 12 del 12 gennaio 2003.

Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 20.10.



ALLEGATO 3

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto (C. 458 Cento, C. 523 Carboni, C. 1283 Pisapia, C. 1284 Pisapia, C. 1606 Boato, C. 1607 Boato, C. 2417 Russo Spena, C. 3151 Taormina, C. 3152 Biondi, C. 3178 Siniscalchi, C. 3196 Cento, C. 3385 Finocchiaro, C. 3395 Kessler, C. 3399 Jannone e C. 3332 Giuseppe Gianni).

TESTO UNIFICATO ELABORATO DAL RELATORE ADOTTATO COME TESTO BASE

 

 


 

Art. 1.

(Indulto).

1. È concesso indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10 mila euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

2. Il giudice, quando vi sia stata condanna per più reati in continuazione tra loro, ai sensi dell'articolo 81 del codice penale, applica l'indulto, ai sensi della presente legge, determinando la quantità di pena condonata, con l'osservanza delle forme previste per gli incidenti esecutivi.

3. L'indulto non si applica ai recidivi nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma dell'articolo 99 del codice penale né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, nel caso di condanna per delitti.

Art. 2.

(Ambito di applicazione dell'indulto).

1. È concesso indulto, per intero, per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è applicato anche solo in parte l'indulto.

Art. 3.

(Esclusioni oggettive).

1. L'indulto non si applica alle pene:

a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 285 (devastazione, saccheggio e strage);

2) 416-bis (associazione di tipo mafioso);

3) 422 (strage);

4) 630, commi primo, secondo e terzo (sequestro di persona a scopo di estorsione);

5) 648-bis (riciclaggio), limitatamente all'ipotesi che la sostituzione riguardi denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope;

b) per i delitti previsti dai seguenti articoli della legge 22 dicembre 1975, n. 685, recante disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, nel testo in vigore precedentemente alle modifiche di cui alla legge 26 giugno 1990, n. 162:

1) 71, commi primo, secondo e terzo (attività illecite), ove applicate le

circostanze aggravanti specifiche di cui all'articolo 74;

2) 75 (associazione per delinquere).

Art. 4.

(Revoca dell'indulto).

1. Il beneficio dell'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

2. La revoca del beneficio si applica anche nei confronti di chi, nei tre anni successivi al termine di cui al comma 1, commette più delitti in conseguenza dei quali riporta condanne ad una pena detentiva complessivamente superiore a cinque anni.

Art. 5.

(Termine di efficacia).

1. L'indulto ha efficacia per i reati commessi fino a tutto il 30 giugno 2001.

Art. 6.

(Entrata in vigore).

1. La presente legge entra in vigore il decimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 


 

 


II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

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SEDE REFERENTE

Martedì 14 gennaio 2003. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Giuseppe Valentino.

La seduta comincia alle 14.45.

(omissis)

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto.

C. 458 Cento, C. 523 Carboni, C. 1283 Pisapia, C. 1284 Pisapia, C. 1606 Boato, C. 1607 Boato, C. 2417 Russo Spena, C. 3151 Taormina, C. 3152 Biondi, C. 3178 Siniscalchi, C. 3196 Cento, C. 3385 Finocchiaro, C. 3395 Kessler, C. 3399 Jannone, C. 3332 Giuseppe Gianni e C. 3465 Moretti.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato nella seduta del 22 dicembre 2002.

Gaetano PECORELLA, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti al testo unificato predisposto dal relatore (vedi allegato).

Nino MORMINO (FI), relatore, ritiene che gli emendamenti presentati, di vario tenore e contenuto, implichino una approfondita riflessione, con particolare riguardo agli emendamenti Boato 01.01 e 01.2 e Pisapia 01.3, che ripropongono l'opportunità di integrare le misure in materia di indulto con disposizioni volte ad introdurre un'ipotesi di amnistia. L'obbiettivo di tali emendamenti, in sostanza, è di intervenire contestualmente su due profili di crisi dell'amministrazione giudiziaria, in particolare finalizzando l'indulto alla riduzione della popolazione carceraria e l'amnistia al decongestionamento dei carichi giudiziari. La proposta di amnistia, ove si ritenesse di seguire anche tale percorso, comporterebbe, ovviamente, l'esigenza di un coordinamento con le norme di concessione dell'indulto, dal momento che si interverrebbe su materie diverse per natura ed effetti. Peraltro i tre emendamenti citati propongono ipotesi di amnistia diverse tra di loro.

In tale contesto, nel momento in cui la Commissione dovesse decidere di esaminare anche le proposte di amnistia, sarebbe necessario un attento lavoro di coordinamento che dovrebbe condurre alla formulazione di un testo di carattere complessivo ed organico, ferma restando la possibilità di proporre emendamenti alle disposizioni riguardanti, in modo specifico, la concessione dell'amnistia. In sostanza, pur consapevole delle attese rivolte a che si giunga in tempi brevi all'approvazione di un testo in materia, ritiene di non essere in grado di esprimere un parere sugli emendamenti riguardanti l'introduzione di ipotesi di amnistia: ciò sarebbe possibile solo a seguito di un lavoro di coordinamento accompagnato da una riflessione approfondita.

In conclusione, pur manifestando una posizione favorevole all'opportunità di inserire nel provvedimento un'ipotesi normativa di amnistia, ritiene che tale obbiettivo sia praticabile soltanto nel contesto di un'elaborazione unitaria delle proposte in esame.

Giovanni RUSSO SPENA (RC), dopo aver ricordato di aver sottoscritto tutti i tre emendamenti finalizzati ad introdurre nel testo unificato norme in materia di amnistia, propone di accantonare tali emendamenti e di passare all'esame degli emendamenti riferiti alle norme sull'indulto, riservandosi un approfondimento sulle ipotesi di amnistia alla luce dell'impianto normativo che sarà definito a seguito dell'approvazione dei relativi emendamenti.

Pier Paolo CENTO (Misto-Verdi-U), nel dichiarare di condividere la proposta formulata dal deputato Russo Spena, ritiene che il Governo, anche alla luce delle dichiarazioni rese, sia pure in sede non parlamentare, dal ministro Castelli, il quale ha affermato di essere favorevole ad un'ipotesi di amnistia, rilevando addirittura come quest'ultima sarebbe preferibile all'indulto, dovrebbe chiarire in modo univoco al Parlamento la propria posizione in materia.

Gaetano PECORELLA, presidente, rilevato che la questione posta dal deputato Cento ha un carattere prettamente politico, osserva, sotto il profilo tecnico, come l'indulto non possa che considerarsi residuale rispetto all'amnistia.

Enrico BUEMI (Misto-SDI) ritiene che la questione posta dal deputato Cento abbia un indiscutibile rilievo di carattere politico; si associa pertanto alla richiesta rivolta al Governo di fornire adeguati chiarimenti sulla propria posizione in materia.

Gaetano PECORELLA, presidente, ritiene che, aldilà di profili eminentemente politici, la discussione debba incentrarsi sull'opportunità o meno di accantonare gli emendamenti finalizzati a proporre ipotesi di amnistia.

Sergio COLA (AN), a titolo personale, osserva che l'amnistia non ha alcun riverbero sull'indulto. Se fosse introdotta un'ipotesi di amnistia così come configurata dagli emendamenti 01.01 e 01.3, il tribunali di sorveglianza sarebbero alleviati da un'intensa mole di lavoro. L'obbiettivo quindi, aldilà del merito degli emendamenti, sui quali si riserva di intervenire nel momento in cui si passerà al loro esame, è di rendere più lieve il carico di lavoro giudiziario.

Niccolò GHEDINI (FI) rileva l'oggettiva difficoltà di esaminare gli emendamenti relativi all'indulto senza aver risolto in via prioritaria la questione circa l'opportunità di inserire o meno nel provvedimento disposizioni in materia di amnistia.

Giovanni KESSLER (DS-U) ritiene che, qualora si affermasse un orientamento favorevole ad esaminare le disposizioni volte ad introdurre ipotesi di amnistia, il Parlamento non sarebbe in condizioni di procedere in tempi brevi ad un esame adeguato. Peraltro l'accantonamento degli emendamenti in materia di amnistia non comporta necessariamente una rinuncia ad una loro successiva valutazione, che, anzi, potrebbe essere opportunamente coordinata con l'impianto normativo in materia di indulto.

In conclusione, si esprime in senso favorevole all'ipotesi di accantonamento degli emendamenti in tema di amnistia.

Pierluigi MANTINI (MARGH-U), condivisa l'opportunità di un approfondimento sulle disposizioni in materia di amnistia, fa presente che la sua parte politica potrebbe esprimere un orientamento non contrario alle ipotesi configurate al riguardo, purché l'amnistia sia finalizzata a favorire la deflazione dei cariche giudiziari.

Sottolinea infine l'opportunità che il Governo chiarisca la propria posizione sui temi all'attenzione della Commissione.

Gaetano PECORELLA, presidente, prospetta l'opportunità che sia lo stesso ministro Castelli a fornire chiarimenti al riguardo.

Nino MORMINO (FI), relatore, propone di accantonare gli emendamenti Boato 01.01 e 01.02 e Pisapia 01.3.

Gaetano PECORELLA, presidente, pone in votazione la proposta del relatore di accantonare gli emendamenti Boato 01.01 e 01.02 e Pisapia 01.3.

La Commissione approva.

Gaetano PECORELLA, presidente, invita il relatore ad esprimere il parere sui restanti emendamenti.

Nino MORMINO (FI), relatore, esprime parere contrario sugli identici emendamenti Kessler 1.2, Fanfani 1.8 e Rossi Guido 1.9, nonché sugli emendamenti Rossi Guido 1.10 e 1.11. Esprime inoltre parere favorevole sull'emendamento Kessler 1.1 e contrario sull'emendamento Kessler 1.3. Esprime altresì parere favorevole sull'emendamento Bonito 1.4 e contrario sugli identici emendamenti Russo Spena 1.6 e Finocchiaro 1.5, nonché sugli emendamenti Kessler 1.4, Russo Spena 1.7, Rossi Guido 1.12, 1.13 e 1.14. Esprime infine parere contrario sull'articolo aggiuntivo Fanfani 1.01. Quanto all'articolo aggiuntivo Fanfani 1.02, esprime parere favorevole limitatamente al comma 1 e contrario sui commi 2 e 3.

Esprime parere contrario sull'emendamento Kessler 2.1.

Per quanto riguarda gli emendamenti riferiti all'articolo 3, fa presente che tale articolo, nella formulazione risultante dal testo unificato, è stata sostanzialmente mutuata dal precedente provvedimento di indulto. Si riserva pertanto una puntuale verifica volta ad individuare l'andamento negli anni della diffusione di ulteriori reati per i quali appaia opportuno prevedere un'esclusione oggettiva dall'applicazione dell'indulto. Sulla base di tali considerazioni, si rimette alla Commissione su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3.

Sergio COLA (AN) sottolinea l'opportunità che la Commissione acquisisca dati precisi riguardanti i detenuti e la diffusione delle diverse tipologie di reato, al fine di verificare il grado di incidenza della concessione dell'indulto sulla popolazione carceraria. Si tratta di un'esigenza dalla quale non si può prescindere nel momento in cui ci si accinge a valutare l'entità degli effetti che deriverebbero dalle misure in esame.

Anna FINOCCHIARO (DS-U) ritiene che l'attenzione della Commissione debba incentrarsi non tanto sulla quantificazione del numero dei detenuti che sarebbero rimessi in libertà per effetto dell'indulto, quanto, piuttosto, sull'esigenza di escludere dall'applicazione delle norme in esame le tipologie di reato che destano maggior allarme sociale; in questo senso condivide le considerazioni svolte dal relatore.

Sergio COLA (AN) precisa che la sua richiesta era finalizzata a modulare in modo opportuno l'ambito delle esclusioni oggettive, al di là di quanto previsto dall'articolo 3 del testo unificato.

Giuliano PISAPIA (RC) osserva che l'indulto si applica non esclusivamente alla popolazione carceraria ma soprattutto a chi non si trovi in stato di detenzione. In questo quadro, sarebbe impresa ardua - e comunque di lunga durata - acquisire dati relativi a tutti i soggetti imputati.

Nino MORMINO (FI), relatore, esprime parere contrario sugli emendamenti Rossi Guido 4.7, 4.6 e 4.9, nonché sugli identici emendamenti Fanfani 4.4 e Rossi Guido.

Gaetano PECORELLA, presidente, stante l'imminente avvio dell'esame in Assemblea di provvedimenti di competenza della Commissione, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.45.



ALLEGATO

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto (C. 458 ed abb.).

EMENDAMENTI

 

 


Premettere i seguenti articoli:

Art. 01.

(Amnistia).

1. È concessa amnistia:

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a tre anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

b) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 336, primo comma, (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 del codice penale o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

2) 372, quando la testimonianza verte su un reato per il quale è concessa amnistia;

3) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

4) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente alle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

5) 625 (furto aggravato), qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4);

6) 640, secondo comma (truffa), sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale;

7) 648, secondo comma (ricettazione);

d) per ogni reato commesso dal minore degli anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale e senza che si applichino le disposizioni dei commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

e) articolo 73, commi 4 e 5, con esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di sostanze stupefacenti, e articolo 83 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

Art. 02.

(Esclusioni oggettive dall'amnistia).

1. L'amnistia non si applica:

a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali approfittando delle condizioni determinate da tali eventi, ovvero in danno di persone danneggiate ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per fare fronte alla calamità,  risarcire i danni e portare sollievo alla popolazione ed all'economia dei luoghi colpiti dagli eventi;

b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale ed ai reati di falsità in atti previsti del capo III del titolo VII del citato libro II del medesimo codice, quando siano stati compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e di sviluppo dei territori colpiti;

c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;

2) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma. Tale esclusione non si applica ai minori degli anni diciotto;

3) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);

4) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);

5) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);

6) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica) primo comma, numero 3), e secondo comma;

7) 589, secondo comma (omicidio colposo) e 590, commi secondo e terzo (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2), o dal secondo comma dell'articolo 583;

8) 609-quinquies (corruzione di minorenne);

d) ai reati previsti:

1) dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni;

2) dall'articolo 20, primo comma, lettere b) e c), della legge 28 febbraio 1985, n. 47, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della medesima legge n. 47 del 1985, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

3) dall'articolo 163 del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità;

4) dall'articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

5) dall'articolo 59 del decreto legislativo 11 marzo 1999, n. 152, e successive modificazioni;

6) dall'articolo 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;

7) dal capo I del titolo V del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni.

Art. 03.

(Computo della pena per l'applicazione dell'amnistia).

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa; 

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con le circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime, salvo che concorrano le circostanze di cui agli articoli 583 e 625, primo comma, numeri 1) e 4), limitatamente alla seconda ipotesi, del codice penale. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

Art. 04.

(Rinunciabilità all'amnistia).

1. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita dichiarazione di non volerne usufruire.

01. 01.Boato, Cento, Pisapia, Russo Spena.

Premettere i seguenti articoli:

Art. 01.

(Amnistia).

1. È concessa amnistia:

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

b) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 336, primo comma (violenza o minaccia a un pubblico ufficiale) e 337 (resistenza a un pubblico ufficiale), sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

2) 372, quando la testimonianza verte su un reato per il quale è concessa amnistia;

3) 588, secondo comma (rissa), sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

4) 614, quarto comma (violazione di domicilio), limitatamente alle ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

5) 625 (furto aggravato), qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4);

6) 640, secondo comma (truffa), sempre che non ricorra la circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7);

7) 648, secondo comma (ricettazione);

d) per ogni reato commesso dal minore di anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale e senza che si applichino le disposizioni di cui ai commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale;

e) articolo 73, commi 4 e 5, con esclusione delle condotte di produzione, fabbricazione, estrazione e raffinazione di sostanze stupefacenti, e articolo 83 del  testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

2. Ai fini di cui al presente articolo non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

Art. 02.

(Esclusioni oggettive dall'amnistia).

1. L'amnistia non si applica:

a) ai reati commessi in occasione di calamità naturali approfittando delle condizioni determinate da tali eventi, ovvero in danno di persone danneggiate ovvero al fine di approfittare illecitamente di provvedimenti adottati dallo Stato o da altro ente pubblico per fare fronte alla calamità, risarcire i danni e portare sollievo alla popolazione ed all'economia dei luoghi colpiti dagli eventi;

b) ai reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione previsti dal capo I del titolo II del libro II del codice penale ed ai reati di falsità in atti previsti dal capo III del titolo VII del citato libro II del medesimo codice, quando siano stati compiuti in relazione ad eventi di calamità naturali ovvero ai conseguenti interventi di ricostruzione e di sviluppo dei territori colpiti;

c) ai reati previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 385 (evasione), limitatamente alle ipotesi previste dal secondo comma;

2) 391 (procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive), limitatamente alle ipotesi previste dal primo comma. Tale esclusione non si applica ai minori di anni diciotto;

3) 443 (commercio o somministrazione di medicinali guasti);

4) 444 (commercio di sostanze alimentari nocive);

5) 445 (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica);

6) 452 (delitti colposi contro la salute pubblica) primo comma, numero 3), e secondo comma;

7) 589, secondo comma (omicidio colposo) e 590, commi secondo e terzo (lesioni personali colpose), limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro, che abbiano determinato le conseguenze previste dal primo comma, numero 2), o dal secondo comma dell'articolo 583;

8) 609-quinquies (corruzione di minorenne);

d) ai reati previsti:

1) dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni;

2) dall'articolo 20, primo comma, lettere b) e c), della legge 28 febbraio 1985, n. 47, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della medesima legge n. 47 del 1985, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

3) dall'articolo 163 del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità;

4) dall'articolo 12 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

5) dall'articolo 59 del decreto legislativo 11 marzo 1999, n. 152, e successive modificazioni;

6) dall'articolo 27 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334; 

7) dal capo I del titolo V del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni.

Art. 03.

(Amnistia condizionata).

1. L'amnistia nei confronti dei condannati è sempre concessa a condizione che costoro, nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, diano prove effettive e costanti di buona condotta e di volontà di reinserimento sociale.

2. Qualora il reato per il quale si procede rientri in quelli previsti dalla presente legge e nei confronti di un soggetto che sia per il medesimo reato già stato rinviato a giudizio, il giudice sospende, anche d'ufficio, in ogni stato e grado, il procedimento per il periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Decorso tale periodo il giudice, qualora sussistano le condizioni di cui al comma 1 del presente articolo, provvede ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale; nel caso contrario, revoca il provvedimento di sospensione. Durante la sospensione disposta ai sensi del presente comma è interrotto il decorso dei termini di prescrizione.

3. In ogni stato e grado del processo nei confronti di coloro che rispondono dei delitti commessi con l'abuso di poteri o con la violazione di doveri inerenti ad una pubblica funzione o ad un pubblico servizio, l'amnistia è concessa a condizione che il beneficiato si dimetta da detta pubblica funzione o pubblico servizio ovvero provveda al risarcimento del danno, nonché, ove possibile, alle restituzioni e all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.

4. Per coloro che sono stati condannati in primo grado ad una pena superiore a quattro anni, l'amnistia è concessa qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 1), del codice penale, ovvero il colpevole abbia spontaneamente provveduto al risarcimento del danno, nonché, ove possibile, alle restituzioni e all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.

5. Qualora sia già stata irrogata sentenza di condanna di primo grado nei confronti di cittadini stranieri immigrati clandestinamente, l'amnistia è concessa a condizione che il beneficiato abbandoni il territorio dello Stato entro quindici giorni.

6. Nelle ipotesi di cui al presente articolo, ove si accerti che le condizioni ivi previste non sono state rispettate, l'amnistia ovvero il provvedimento di sospensione del procedimento penale sono revocati.

Art. 04.

(Computo della pena per l'applicazione dell'amnistia).

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia:

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione e dalla recidiva, anche se per quest'ultima la legge stabilisce una pena di specie diversa;

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale. Non si tiene conto delle altre circostanze aggravanti;

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale, nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Quando le predette circostanze attenuanti concorrono con le circostanze aggravanti di qualsiasi specie, si tiene conto soltanto delle prime, salvo che concorrano le circostanze di cui agli articoli 583 e 625, primo comma, numeri 1) e 4), limitatamente alla seconda ipotesi, del codice penale.

Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

Art. 05.

(Rinunciabilità all'amnistia).

1. L'amnistia non si applica qualora l'interessato faccia esplicita dichiarazione di non volerne usufruire.

01. 02.Boato, Cento, Pisapia, Russo Spena.

Premettere i seguenti articoli:

«Art. 01.

(Amnistia).

1. È concessa amnistia:

a) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta a detta pena;

b) per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 1), del codice penale, ovvero la circostanza attenuante prevista dal medesimo articolo 62, numero 6), ovvero l'imputato si sia adoperato, tenuto conto delle sue condizioni economiche e sociali, per risarcire anche parzialmente il danno ovvero si sia adoperato per elidere od attenuare, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato;

c) per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione;

d) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 336, primo comma, e 337, sempre che non ricorra taluna delle ipotesi previste dall'articolo 339 o il fatto non abbia cagionato lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

2) 588, sempre che dal fatto non siano derivate lesioni personali gravi o gravissime ovvero la morte;

3) 614, quarto comma, limitatamente all'ipotesi in cui il fatto è stato commesso con violenza sulle cose;

4) 624, aggravato dalle circostanze di cui all'articolo 625 qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 4), ovvero numero 6);

e) per ogni reato commesso da minore degli anni diciotto, quando il giudice ritiene che possa essere concesso il perdono giudiziale ai sensi dell'articolo 19 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, come da ultimo sostituito dall'articolo 112 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ma non si applicano le disposizioni di cui ai commi terzo e quarto dell'articolo 169 del codice penale.

2. Non si applica il quinto comma dell'articolo 151 del codice penale.

3. L'amnistia è concessa a condizione che il condannato non commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo.

4. In ogni stato e grado del processo il giudice, qualora il reato per il quale si procede rientri tra quelli previsti dal comma 1, sospende, anche d'ufficio, il procedimento per il periodo di cinque anni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. Decorso tale periodo, il giudice, qualora sussistano le condizioni di cui al comma 3 del presente articolo, provvede ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale; nel caso contrario, revoca il provvedimento di sospensione.

Durante tale periodo è sospeso il decorso dei termini di prescrizione.

Art. 02.

(Computo della pena per l'applicazione dell'amnistia).

1. Ai fini del computo della pena per l'applicazione dell'amnistia ai sensi dell'articolo 1:

a) si ha riguardo alla pena stabilita per ciascun reato consumato o tentato;

b) non si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalla continuazione;

c) si tiene conto dell'aumento di pena derivante dalle circostanze aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa o dalle circostanze ad effetto speciale. Si tiene conto della circostanza aggravante prevista dall'articolo 61, numero 7), del codice penale;

d) si tiene conto della circostanza attenuante di cui all'articolo 98 del codice penale nonché, nei reati contro il patrimonio, delle circostanze attenuanti di cui ai numeri 4) e 6) dell'articolo 62 del medesimo codice. Ai fini dell'applicazione dell'amnistia la sussistenza delle citate circostanze è accertata, dopo l'esercizio dell'azione penale, anche dal giudice per le indagini preliminari, nonché dal giudice in camera di consiglio nella fase degli atti preliminari al dibattimento ai sensi dell'articolo 468 del codice di procedura penale.

Art. 03.

(Rinunciabilità all'amnistia).

1. L'amnistia non si applica qualora l'imputato, prima che sia pronunciata l'ordinanza che dispone la sospensione del procedimento ai sensi del comma 4 dell'articolo 1, faccia espressa dichiarazione di non volerne usufruire.»

01. 3.Pisapia, Russo Spena.

Al comma 1 sostituire le parole: non superiore a tre anni con le seguenti: non superiore a due anni.

Al comma 1 sostituire le parole: tre anni con le seguenti: due anni.

 1. 2.Kessler.

Al comma 1, sostituire le parole: tre anni con le seguenti: due anni.

 1. 8.Fanfani, Mantini.

Al comma 1, sostituire le parole: tre anni con le seguenti: un anno.

 1. 9.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: tre anni con le seguenti: un anno.

1. 10.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: tre anni con le seguenti: sei mesi.

1. 11.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1 sopprimere le parole: e non superiore a 10.000 euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte alle pene detentive.

1. 1.Kessler.

Sopprimere il secondo comma.

1. 3.Kessler.

Al comma 2 sostituire le parole: incidenti esecutivi con le seguenti: incidenti di esecuzione.

1. 4. Bonito, Finocchiaro, Carboni, Kessler.

Sopprimere il comma 3.

 1. 6.Russo Spena.

Sopprimere il comma 3.

 1. 5. Finocchiaro, Bonito, Kessler, Carboni.

Sostituire il comma 3 con il seguente:

3. Non si applica la disposizione contenuta nell'ultimo comma dell'articolo 151 del codice penale.

1. 4.Kessler.

Al comma 3, sopprimere le seguenti parole: Ai recidivi nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma dell'articolo 99 del codice penale né, nonché la parola: abituali,.

1. 7.Pisapia, Russo Spena.

Al comma 3, sopprimere le parole: nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma dell'articolo 99 del codice penale.

1. 12.Rossi Guido, Lussana.

Al comma 3, sopprimere le parole: , nel caso di condanna per delitti.

1. 13.Rossi Guido, Lussana.

Al comma 3, aggiungere in fine le seguenti le parole: né nei confronti di coloro che siano sottoposti a regime di sorveglianza speciale ai sensi dell'articolo 14-bis legge 26 luglio 1975, n. 354.

1. 14.Rossi Guido, Lussana.

Dopo l'articolo 1 inserire il seguente:

Art. 1-bis.

(Concessione di indulto in misura ridotta).

1. È concesso indulto nella misura non superiore ad anni uno per le pene detentive ed a lire 2 mila euro per le pene pecuniarie quando la pena è conseguente a condanna per i seguenti reati:

a) rapina di cui all'articolo 628 c.p.;

b) estorsione di cui all'articolo 629 c.p.;

c) sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all'articolo 630 c.p.;

d) usura di cui all'articolo 644 c.p.;

e) delitti previsti nel libro II titolo II capo I del codice penale, con esclusione degli artt. 323, 325, 326, 328, 329, 33l, 335 c.p.;

f) riciclaggio di cui all'articolo 648-bis c.p.;

g) delitti previsti dall'articolo 1 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, limitatamente ai fatti concernenti le armi da guerra;

h) delitti previsti dagli artt. 74, 73 aggravato ai sensi dell'articolo 80 n. 1 lette a) e 80 n. 2, 822, decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n. 309.

1. 01.Fanfani, Mantini.

Dopo l'articolo 1-bis inserire il seguente:

Art. 1-ter.

(Esclusioni soggettive).

1. L'indulto non si applica nei confronti dei recidivi nei casi di cui al terzo e quarto comma dell'articolo 99 c.p., e nei confronti di chi è stato dichiarato delinquente abituale, o professionale ai sensi degli artt. 102, e 105 c.p.

2. Non si applica inoltre nei confronti di chi è stato sottoposto a regime di sorveglianza speciale ai sensi dell'articolo 14-bis Legge 26 luglio 1975 n. 354.

3. Non si applica infine nei confronti di chi vi abbia rinunciato.

1. 02.Fanfani, Mantini.

ART. 2.

Sopprimere l'articolo 2 e sostituirlo con il seguente:

Art. 2.

(Condizioni di applicabilità).

L'indulto si applica ai condannati che abbiano espiato almeno metà della pena detentiva.

2. 1. Kessler, Finocchiaro, Bonito, Carboni, Lucidi.

ART. 3.

Sopprimerlo.

  3. 3.Kessler.

Sopprimerlo.

  3. 13.Pisapia, Russo Spena.

Sostituirlo con il seguente:

Art. 3.

(Esclusioni oggettive dall'indulto).

1. L'indulto non si applica alle pene:

a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 270 (associazioni sovversive), commi primo e secondo;

2) 270-bis (associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico), primo comma;

3) 276 (attentato contro il Presidente della Repubblica);

4) 280 (attentato per finalità terroristiche o di eversione);

5) 283 (attentato contro la costituzione dello Stato);

6) 284 (insurrezione armata contro i poteri dello Stato);

7) 285 (devastazione, saccheggio e strage);

8) 286 (guerra civile);

9) 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le Assemblee regionali);

10) 289-bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione), commi primo, secondo e terzo;

11) 306 (banda armata);

12) 314 (peculato);

13) 316 (peculato mediante profitto dell'errore altrui);

14) 316-bis (malversazione a danno dello Stato);

15) 317 (concussione);

16) 318 (corruzione per un atto d'ufficio);

17) 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio) e, in relazione ai fatti ivi previsti, 320 e 321;

18) 319-ter (corruzione in atti giudiziari);

19) 323 (abuso d'ufficio);

20) 385 (evasione), se l'evasione è aggravata dalla violenza o minaccia commessa con armi o da più persone riunite;

21) 416-bis (associazione di tipo mafioso);

22) 419 (devastazione e saccheggio);

23) 420 (attentato a impianti di pubblica utilità);

24) 422 (strage);

25) 428 (naufragio, sommersione o disastro aviatorio);

26) 429 (danneggiamento seguito da naufragio), secondo comma;

27) 430 (disastro ferroviario);

28) 431 (pericolo di disastro ferroviario causato da danneggiamento); 

29) 432 (attentati alla sicurezza dei trasporti);

30) 433 (attentati alla sicurezza degli impianti di energia elettrica e del gas, ovvero delle pubbliche comunicazioni), terzo comma;

31) 434 (crollo di costruzioni o altri disastri dolosi);

32) 438 (epidemia);

33) 439 (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari);

34) 440 (adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari);

35) 441 (adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della pubblica salute);

36) 442 (commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate);

37) 575 (omicidio), salvo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 1 della presente legge;

38) 600 (riduzione in schiavitù);

39) 600-bis (prostituzione minorile);

40) 600-ter (pornografia minorile);

41) 600-quater (detenzione di materiale pornografico);

42) 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile);

43) 601 (tratta e commercio di schiavi);

44) 602 (alienazione e acquisto di schiavi);

45) 609-bis (violenza sessuale);

46) 609-quater (atti sessuali con minorenne);

47) 609-octies (violenza sessuale di gruppo);

48) 628 (rapina aggravata), terzo comma;

49) 629 (estorsione aggravata), secondo comma;

50) 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione), primo, secondo e terzo comma;

51) 648-bis (riciclaggio);

b) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale militare di pace:

1) 167 (distruzione o sabotaggio di opere militari), primo comma;

2) 186 (insubordinazione con violenza), relativamente ai casi in cui la violenza consiste nell'omicidio volontario, salvo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 1 della presente legge;

3) 195 (violenza Contro un inferiore), relativamente ai casi in cui la violenza consiste nell'omicidio volontario, salvo quanto disposto dal comma 2 dell'articolo 1 della presente legge;

4) 215 (peculato militare);

5) 216 (malversazione a danno di militari);

c) per i delitti previsti dai seguenti articoli del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309:

1) 73 (produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), commi 1, 2 e 3, ove applicate le circostanze aggravanti specifiche di cui all'articolo 80;

2) 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope);

d) per i delitti concernenti le armi da guerra, le armi tipo guerra e le materie esplodenti, nonché gli ordigni esplosivi o incendiari di cui all'articolo 1 della legge 18 aprile 1975, n. 110.

3. 17.Guido Rossi, Lussana.

Sostituirlo con il seguente:

Art. 3.

(Esclusioni oggettive).

1. L'indulto non si applica nei confronti delle pene irrogate in conseguenza di condanne concernenti i seguenti delitti:

a) associazione per delinquere di stampo mafioso di cui all'articolo 416-bis c.p.;

b) associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti di cui all'articolo 74 legge 309/90;

c) sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all'articolo 630 commi 1, 2 e 3 c.p.;

d) partecipazione, a qualsiasi titolo, ad associazioni sovversive, con finalità di terrorismo ed e versione dell'ordine democratico di cui agli artt. 270 e 270-bis, comma 1 c.p.;

e) attentato contro il Presidente della Repubblica, per finalità terroristiche o contro la Costituzione dello Stato di cui agli artt. 276, 280, 283 c.p.;

f) sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione di cui all'articolo 289-bis c.p.;

g) riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione ed acquisto di schiavi di cui agli artt. 600, 601 e 602 c.p.;

h) prostituzione e pornografia minorile di cui agli artt. 600-bis e ter c.p.;

i) violenza sessuale e reati sessuali di cui agli artt. 609-bis, 609-quater, 609-octies c.p.;

j) riciclaggio di cui all'articolo 648-bis c.p.;

k) delitti contro la Pubblica Amministrazione previsti dal c.p. e dal c.p.m.p. quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti.

3. 1.Siniscalchi.

Sostituirlo con il seguente:

Art. 3.

(Esclusioni oggettive).

1. L'indulto non si applica quando la pena è conseguente alla condanna per i seguenti reati:

a) associazioni sovversive ed associazioni con finalità di terrorismo di cui agli artt. 270 e 270-bis c.p.;

b) devastazione saccheggio e strage di cui all'articolo 285 c.p.;

c) sequestro di persona a scopo di terrorismo di cui all'articolo 289-bis c.p.;

d) associazione di tipo mafioso di cui all'articolo 416-bis c.p.;

e) strage di cui all'articolo 422 c.p;

f) omicidio di cui all'articolo 575 c.p.;

g) riduzione in schiavitù, tratta, commercio o acquisto di schiavi di cui agli artt. 600, 601 e 602 c.p.;

h) prostituzione minorile, pornografia minorile, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile di cui agli articolo 600-bis, ter, quater e quinquies c.p.;

i) violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo di cui agli artt. 609-bis, quater, quinquies, octies c.p..

3. 16.Fanfani.

Alla lettera a) aggiungere, dopo il numero 1, il seguente:

1-bis. Associazioni con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico di cui all'articolo 270-bis c.p., e associazioni con finalità di terrorismo internazionale di cui all'articolo 270-ter c.p..

3. 6. Siniscalchi, Finocchiaro, Carboni, Bonito.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 1 aggiungere il seguente:

1-bis) 289-bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione).

3. 18.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 1, aggiungere il seguente:

1-bis) delitti contro la P.A. previsti dal c.p. e dal codice penale militare di pace quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti.

3. 9. Finocchiaro, Bonito, Carboni, Lucidi.

Al comma 1, lettera a), sostituire il n. 2 con il seguente: 416-bis, comma 2.

Conseguentemente, dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

Per i delitti di cui all'articolo 416 - bis, comma 1, l'indulto è concesso nella misura non superiore ai due anni per le pene detentive e 5 mila euro per le pene pecuniarie.

3. 30.Fragalà.

Al comma 1, lettera a), n. 2, aggiungere: salvo l'ipotesi di cui alla prima parte dell'articolo 416-bis e di applicazione degli articoli 69.

3. 12.Gironda.

Al comma 1, lettera a), n. 2 aggiungere le seguenti parole:

nonché delitti commessi avvalendosi della condizione di cui all'articolo416-bis c.p., ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dal medesimo articolo.

3. 5.Finocchiaro, Bonito, Carboni.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 3 aggiungere il seguente:

3-bis) 575, 576, 577 e 589 (omicidio, omicidio aggravato, omicidio colposo).

3. 22.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 3 aggiungere il seguente:

3-bis) 600, 600-bis, 600-ter, 601 e 602, (riduzione in schiavitù, prostituzione, pornografia minorile, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi).

3. 21.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a) dopo il numero 3 aggiungere il seguente:

3-bis) riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione ed acquisto di schiavi di cui agli artt.600, 601 e 602 c.p.

3. 7. Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 3 aggiungere il seguente:

3-bis) 600, 601 e 602 (riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi).

3. 19.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a) dopo il numero 3, aggiungere il seguente:

3-bis. prostituzione minorile di cui all'articolo 600-bis, limitatamente all'ipotesi prevista dalle pornografia minorile di cui all'articolo 600-ter, limitatamente alle ipotesi previste dai commi 1, 2, 3, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile di cui all'articolo 600-quinquies.

3. 8. Finocchiaro, Bonito, Carboni, Lucidi.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 3 aggiungere il seguente:

3-bis) 600-bis e 600-ter (prostituzione e pornografia minorile).

3. 20.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 3 aggiungere il seguente:

3-bis) 609-bis, 609-quater e 609-octies (violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo).

3. 21.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 9, aggiungere il seguente:

10) 609-bis (violenza sessuale) aggravata ai sensi dell'articolo 609-ter, 609-octies.

3. 10. Finocchiaro, Bonito, Lucidi, Carboni.

Al comma 1, lettera a), sostituire il numero 4 con il seguente:

4-bis) 628, 629, 630, 644 (rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di estorsione, usura).

3. 31.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, lettera a), dopo il numero 10, aggiungere il seguente:

11. Articolo 628 (rapina) ed articolo 629 (estorsione) aggravati ai sensi dell'articolo628 comma 3.

3. 11. Finocchiaro, Carboni, Lucidi, Bonito.

Al comma 1, lettera a), sostituire il numero 5 con il seguente:

5. 648-bis (riciclaggio) limitatamente alle ipotesi di cui ai commi 1 e 2.

3. 4. Carboni, Finocchiaro, Bonito.

Al comma 1, sostituire la lettera b), con la seguente:

b) per il delitto riguardante la produzione e il traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, di cui all'articolo 73, aggravato ai sensi dell'articolo 80, comma 1, lettera a), e comma 2, e per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74, commi 1, 4 e 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

  3. 35.Fragalà, Cola.

Al comma 1, sostituire la lettera b) con la seguente:

b) produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, di cui all'articolo 73, aggravato ai sensi dell'articolo 80, comma 1, lettera a), e comma 2, e associazione finalizzata di traffico illecito di stupefacenti o psicotrope di cui all'articolo 74, commi 1, 4 e 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

  3. 15.Cento, Boato.

Al comma 1 sostituire la lettera b) con la seguente:

b) per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti previsto dall'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990 n.309 ad esclusione delle ipotesi previste dai commi 6 e 7 del medesimo articolo.

3. 2.Siniscalchi.

Al comma 1, alla lettera b), sostituire il n. 2 con il seguente:

2. 74, commi 1, 4, 5.

3. 73 aggravato ai sensi dell'articolo 80, comma 1, lettera a), e 80 comma 2.

3. 14.Russo Spena.

Dopo l'articolo 3, aggiungere il seguente articolo:

Art. 3-bis.

Le esclusioni oggettive di cui all'articolo 3 non operano nei confronti di coloro i quali al momento della commissione del delitto non avevano compiuto gli anni ventuno.

3. 01.Siniscalchi, Cola.

Dopo l'articolo 3, aggiungere il seguente articolo:

Art. 3-bis.

Le esclusioni oggettive di cui all'articolo 3 non operano nei confronti di coloro i quali al momento della commissione del delitto non avevano compiuto gli anni ventuno ad eccezione della prevista ipotesi di associazione di tipo mafioso prevista dall'articolo 416-bis del codice penale.

3. 02.Siniscalchi.

Dopo l'articolo 3 aggiungere il seguente: (esclusioni soggettive)

«1. L'indulto non si applica nei confronti di coloro i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, siano stati dichiarati delinquenti abituali o professionali.

2. L'esclusione del beneficio non si applica se la dichiarazione di abitualità o professionalità, alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stata revocata o sia estinta».

3. 03.Siniscalchi.

ART. 4.

Al comma 1, sostituire le parole: cinque anni con le seguenti: quindici anni.

4. 7.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: cinque anni con le seguenti: dieci anni.

4. 6.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: due anni con le seguenti: sei mesi.

4. 9.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1 sostituire le parole: due anni con le seguenti: un anno.

 4. 4.Fanfani, Mantini.

Al comma 1, sostituire le parole: due anni con le seguenti: un anno.

 4. 08.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1 dell'articolo 4, dopo le parole: pena detentiva non inferiore a due anni aggiungere la seguente locuzione: ancorché congiunta a pena pecuniaria.

4. 1.Siniscalchi.

Al comma 2, sostituire le parole: tre anni con le seguenti: cinque anni.

 4. 10.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 2, sostituire le parole: nei tre anni successivi con le seguenti: nei cinque anni successivi.

4. 3.Siniscalchi.

Al comma 2, sostituire le parole: tre anni con le seguenti: quattro anni.

4. 11.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 2 sostituire le parole: cinque anni con le seguenti: tre anni.

 4. 5.Fanfani, Mantini.

Al comma 2 dell'articolo 4, alle parole: superiore a cinque anni sostituire le seguenti: superiore a tre anni.

 4. 2.Siniscalchi.

Dopo l'articolo 4 è inserito il seguente:

Art. 4-bis.

(Condizioni di applicazione).

1. L'indulto si applica a condizione che il condannato, per il periodo di tempo corrispondente alla pena condonata e comunque non inferiore a sei mesi, dia prova effettiva di buona condotta e di volontà di reinserimento sociale.

2. L'indulto si applica al cittadino straniero immigrato clandestinamente a condizione che abbandoni il territorio dello Stato entro trenta giorni dalla sospensione dell'esecuzione della sentenza.

Conseguentemente, dopo il comma 2 dell'articolo 4 aggiungere il seguente:

3. L'indulto è revocato di diritto se il cittadino straniero di cui al comma 2 dell'articolo 4-bis risulta essere nuovamente immigrato clandestinamente nel periodo di cinque anni dalla data del provvedimento di applicazione definitiva dell'indulto.

4. 01.Kessler.

Dopo l'articolo 4 è inserito il seguente:

Art. 4-ter.

(Prescrizioni e obblighi).

1. Con il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della sentenza per effetto dell'indulto condizionato, o in un momento successivo durante il periodo di sospensione, al beneficiato possono essere imposte talune delle prescrizioni o degli obblighi di cui ai commi 5 e 6 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354. Con il provvedimento di sospensione sono comunque imposte le prescrizioni di cui al comma 7 dello stesso articolo. Al detenuto che risulta tossicodipendente è sempre imposto l'obbligo di mettersi in contatto con il servizio per le tossicodipendenze dell'azienda sanitaria locale competente immediatamente dopo la scarcerazione.

2. Se la pena da condonare è superiore a sei mesi, ai condannati per i delitti di cui agli articoli 270, 270-bis, 289-bis, 416-bis e 630 del codice penale e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, con il provvedimento di sospensione è sempre imposto l'obbligo di dimora per tutto il periodo di sospensione dell'esecuzione della pena nel territorio del comune di dimora abituale o dove il condannato esercita la propria attività lavorativa. Si applicano i commi 3, 4 e 5 dell'articolo 283 del codice di procedura penale.

3. Nei casi di cui al comma 2 al condannato può essere imposto in qualsiasi momento l'obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria, secondo le modalità previste dall'articolo 282 del codice di procedura penale, per il periodo di sospensione dell'esecuzione.

4. Le prescrizioni o gli obblighi di cui al presente articolo possono essere modificati anche d'ufficio, al fine di favorire il reinserimento sociale del beneficiato e di evitare la ripetizione di condotte criminose.

5. Contro gli obblighi e le prescrizioni relativi alla dimora e alla presentazione all'autorità di polizia il condannato può ricorrere al giudice dell'esecuzione che decide con la procedura di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale.

4. 02.Kessler.

Dopo l'articolo 4 è inserito il seguente:

Art. 4-quater.

(Controlli).

1. Entro due mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 1 dell'articolo 4-bis, il servizio sociale riferisce al pubblico  ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna sul comportamento del beneficiato, con particolare riferimento al suo reinserimento sociale e all'osservanza di eventuali prescrizioni. A tale fine lo stesso servizio si mantiene in contatto con il condannato, con la sua famiglia, con gli altri suoi ambienti di vita e con eventuali strutture o istituzioni che curano il sostegno ed il recupero del condannato.

2. Entro due mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 2 dell'articolo 4-bis, l'autorità di pubblica sicurezza riferisce al pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna sull'adempimento della condizione ivi prevista.

3. In qualsiasi momento il servizio sociale e l'autorità di pubblica sicurezza riferiscono al pubblico ministero eventuali violazioni di obblighi o di prescrizioni da parte del condannato o fatti significativi relativi al suo recupero e al suo reinserimento sociale.

4. Nei casi di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 4-ter, l'autorità di pubblica sicurezza vigila costantemente sull'osservanza degli obblighi e delle prescrizioni ivi previsti, riferendo immediatamente eventuali violazioni all'autorità giudiziaria che li ha imposti.

4. 03.Kessler.

Dopo l'articolo 4 è inserito il seguente:

Art. 4-quinquies.

(Procedimento di applicazione).

1. Il pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna dispone la sospensione di essa ai sensi dell'articolo 672, comma 5, del codice di procedura penale, e fissa la scadenza del termine ai sensi dei commi i e 2 dell'articolo 4-bis della presente legge. Il provvedimento è comunicato al servizio sociale del Ministero della giustizia.

2. Scaduto il termine fissato nel provvedimento di sospensione, il pubblico ministero raccoglie le relazioni del servizio sociale e quelle dell'autorità di pubblica sicurezza e le invia al giudice dell'esecuzione con il proprio parere sull'applicazione definitiva dell'indulto.

3. Il giudice dell'esecuzione applica definitivamente l'indulto quando, dagli atti raccolti dal pubblico ministero, risultano adempiute le condizioni di cui all'articolo 4-bis e rispettate le prescrizioni e gli obblighi eventualmente imposti durante il periodo di sospensione ai sensi dell'articolo 4-ter.

4. Qualora durante il periodo di sospensione il comportamento del condannato, reiteratamente contrario alla legge penale o alle prescrizioni e agli obblighi imposti, faccia ritenere l'impossibilità di adempimento delle condizioni di cui al comma 3, il pubblico ministero può chiedere al giudice dell'esecuzione una decisione anticipata di non applicazione dell'indulto. Se il giudice non accoglie la richiesta, restituisce gli atti al pubblico ministero.

5. Nelle decisioni sull'applicazione dell'indulto il giudice dell'esecuzione procede ai sensi dell'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.

4. 04.Kessler.

Dopo l'articolo 4 è inserito il seguente:

Art. 4-sexies.

1. Fino alla decisione sull'applicazione definitiva, il condannato può rinunciare all'indulto con dichiarazione sottoscritta personalmente al pubblico ministero che cura l'esecuzione della sentenza.

4. 05.Kessler.

ART. 5.

Al comma 1, sostituire le parole: 30 giugno 2001 con le seguenti: 30 giugno 1999.

5. 4.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: 30 giugno 2001 con le seguenti: 30 giugno 2000.

5. 3.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1 sostituire alle parole: fino a tutto il 30 giugno 2001 le seguenti: sino al 31 dicembre 2001.

5. 1.Siniscalchi.

Al comma 1 le parole: 30 giugno 2001 sono sostituite dalle seguenti: 1o giugno 2001.

5. 2. Finocchiaro, Kessler, Bonito, Carboni, Lucidi.

Dopo l'articolo 5 è inserito il seguente:

Art. 5-bis.

(Servizio sociale).

1. L'organico del servizio sociale per adulti è aumentato di 200 unità.

5. 01.Kesler, Finocchiaro, Bonito, Carboni, Lucidi, Boato.

Dopo l'articolo 5 è inserito il seguente:

Art. 5-ter.

(Interventi per il sostegno al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati).

1. È istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il Fondo nazionale per il finanziamento di progetti finalizzati al reinserimento sociale e 'alla formazione dei detenuti scarcerati.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della giustizia, sono definite le risorse destinate al finanziamento dei progetti triennali finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati, secondo le modalità stabilite dal presente articolo.

3. La dotazione del Fondo nazionale di cui al comma 1 è ripartita tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in misura pari al 75 per cento delle sue disponibilità. Alla ripartizione si provvede annualmente con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali tenuto conto, per ciascuna regione e provincia autonoma, del numero degli abitanti e della presenza di detenuti negli istituti penitenziari del territorio.

4. Le province, i comuni e i loro consorzi, le aziende sanitarie locali, le organizzazioni del volontariato sociale, le cooperative sociali ed i loro consorzi possono presentare alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati, da finanziare a valere sulle disponibilità del Fondo nazionale di cui al comma 1, nei limiti delle risorse assegnate a ciascun ente territoriale ai sensi del comma 3.

5. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano stabiliscono le modalità, i criteri e i termini per la presentazione delle domande, nonché la procedura per l'erogazione dei finanziamenti, dispongono controlli sulla destinazione dei finanziamenti assegnati e prevedono strumenti di verifica dell'efficacia degli interventi realizzati. Le regioni e le province autonome provvedono altresì ad inviare una relazione al Ministro del lavoro e delle politiche sociali sugli interventi realizzati ai sensi della presente legge.

6. Il 25 per cento delle disponibilità del Fondo nazionale di cui al comma 1 è destinato al finanziamento dei progetti finalizzati al reinserimento sociale e alla formazione dei detenuti scarcerati, promossi e coordinati dal Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali, di intesa tra loro.

7. L'onere per il finanziamento dei progetti di cui al commi 1 e 2 è determinato in 100 milioni di euro per l'anno  2003 e in 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005.

5. 03.Kesler, Finocchiaro, Bonito, Lucidi, Carboni.

ART. 6.

Al comma 1, sostituire le parole: decimo giorno con le seguenti: quindicesimo giorno.

6. 2.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: decimo giorno con le seguenti: trentesimo giorno.

  6. 3.Guido Rossi, Lussana.

Al comma 1, sostituire le parole: decimo giorno con le seguenti: trentesimo giorno.

  6. 1.Kessler.


 

 

 


II COMMISSIONE PERMANENTE

(Giustizia)

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SEDE REFERENTE

Mercoledì 15 gennaio 2003. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Giuseppe Valentino.

La seduta comincia alle 9.35.

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto.

C. 458 Cento, C. 523 Carboni, C. 1283 Pisapia, C. 1284 Pisapia, C. 1606 Boato, C. 1607 Boato, C. 2417 Russo Spena, C. 3151 Taormina, C. 3152 Biondi, C. 3178 Siniscalchi, C. 3196 Cento, C. 3385 Finocchiaro, C. 3395 Kessler, C. 3399 Jannone, C. 3332 Giuseppe Gianni e C. 3465 Moretti.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato nella seduta di ieri.

Nino MORMINO (FI), relatore, esprime parere favorevole sull'emendamento Siniscalchi 4.1. Esprime parere contrario sugli emendamenti Guido Rossi 4.10, Siniscalchi 4.3, Guido Rossi 4.1, nonché sugli identici emendamenti Fanfani 4.5 e Siniscalchi 4.2. Esprime altresì parere contrario sugli articoli aggiuntivi Kessler 4.01, 4.02, 4.03, 4.04 e 4.05.

Per quanto riguarda le proposte emendative riferite all'articolo 5, esprime parere contrario sugli emendamenti Guido Rossi 5.4 e 5.3 e Siniscalchi 5.1. Esprime invece parere favorevole sull'emendamento Finocchiaro 5.2 e sugli articoli aggiuntivi Kessler 5.01 e 5.03.

Esprime quindi parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6.

Per quanto riguarda le proposte emendative riferite all'articolo 3, ritiene di poter esprimere un parere più articolato rispetto a quello formulato nella seduta di ieri. Esprime quindi parere contrario sugli identici emendamenti Kessler 3.3 e Pisapia 3.13. Esprime quindi parere favorevole sull'emendamento Guido Rossi 3.17, purché riformulato nel senso di limitare le esclusioni oggettive dall'indulto ai delitti elencati nella lettera a), numeri 1), 2), 4), 7), 10), 22), 23), 29), 30), 33), 35), 38), 39), 40), 42), 43), 44), 46) e 47), e trasformato da emendamento sostitutivo ad aggiuntivo, salvando quindi tutte le ipotesi di esclusione già previste dal testo unico in esame. Esprime parere contrario sugli emendamenti Siniscalchi 3.1 e Fanfani 3.16, limitatamente alle parti non ricomprese nell'emendamento precedente, come riformulato. Esprime parere contrario sugli emendamenti Guido Rossi 3.18 e Finocchiaro 3.9. Esprime quindi parere favorevole sull'emendamento Fragalà 3.30, purché riformulato eliminando la parte consequenziale. Esprime quindi parere contrario sugli emendamenti Gironda 3.12, Finocchiaro 3.5, Guido rossi 3.22, 3.21, 3.7 e 3.19, Finocchiaro 3.8, Guido Rossi 3.20 e 3.60. Esprime parere favorevole sull'emendamento Finocchiaro 3.10. Esprime parere contrario sugli emendamenti Guido Rossi 3.31, Finocchiaro 3.11 e Carboni 3.4. Esprime quindi parere favorevole sugli emendamenti Fragalà 3.35 e Cento 3.15, di contenuto sostanzialmente identico. Esprime infine parere contrario sugli emendamenti Siniscalchi 3.2 e Russo Spena 3.14, nonché sugli articoli aggiuntivi Siniscalchi 3.01, 3.02 e 3.03.

Il sottosegretario Giuseppe VALENTINO, pur sottolineando che il Governo ha posto mano in maniera efficace ai problemi delle carceri, la cui situazione non presenta quegli aspetti di drammaticità denunciati, osserva che il sovraffollamento della popolazione carceraria può giustificare altri interventi del legislatore con strumenti non straordinari, come quello previsto dalle proposte di legge in esame, di cui però l'Esecutivo rispetta lo spirito; coerentemente con gli argomenti sopra enunciati fa presente che il Governo si rimetterà alla Commissione su tutte le proposte emendative presentate.

Enrico BUEMI (Misto-SDI) ritiene necessario, prima di procedere alla votazione dei singoli emendamenti, affrontare il problema della opportunità di inserire nel provvedimento norme in materia di amnistia, chiedendo che il ministro della giustizia chiarisca alla Commissione l'orientamento del Governo in materia.

Gaetano PECORELLA, presidente, fa presente al deputato Buemi che la Commissione ha già deliberato di accantonare gli emendamenti volti ad introdurre nel testo in esame norme in materia di amnistia. Pertanto la richiesta da lui formulata presupporrebbe un nuovo pronunciamento della Commissione.

Anna FINOCCHIARO (DS-U), pur comprendendo la motivazione della richiesta del deputato Buemi, osserva che il tema dell'introduzione di norme in materia di amnistia è di tale delicatezza da non poter essere affrontato e risolto in sede di esame degli emendamenti, anche se appare indubbiamente opportuno un chiarimento del ministro della giustizia sulle sue improvvide dichiarazioni in merito ad una maggiore «utilità» dell'amnistia rispetto  all'indulto. A suo avviso, in una fase complessa come quella dell'esame degli emendamenti, il tentativo di introdurre norme in materia di amnistia significherebbe la riapertura della discussione sul provvedimento, rispetto al quale sono maturate forti attese nella popolazione carceraria. Ribadendo che la situazione esistente richiede che l'esame del provvedimento venga concluso al più presto, invita i presentatori a ritirare i loro emendamenti finalizzati ad introdurre norme in materia di amnistia.

Giuliano PISAPIA (RC), pur ritenendo che solo esaminando contestualmente indulto ed amnistia sia possibile affrontare la crisi legata all'enorme mole di processi penali pendenti, prende atto che il mantenimento degli emendamenti relativi all'amnistia non farebbe che ulteriormente dividere la Commissione e conseguentemente li ritira.

Paolo CENTO (Misto-Verdi-U) si associa alle considerazioni del deputato Pisapia.

Marco BOATO (Misto-Verdi-U), prima di accedere all'invito del deputato Finocchiaro, per agevolare il rapido andamento dei lavori della Commissione su una materia così importante e delicata ritiene utile che il Governo si pronunci alla luce delle dichiarazioni - peraltro rilasciate in una sede non istituzionale - del ministro Castelli in materia di indulto e di amnistia. Dal momento che tali dichiarazioni sono anche all'origine della stessa sua decisione di presentare emendamenti in materia, osservando come fino ad ora le iniziative legislative su amnistia e indulto siano per lo più state assunte dal Governo, riterrebbe auspicabile una pronuncia di quest'ultimo in merito alla propria posizione sulla questione.

Gaetano PECORELLA, presidente, ritiene che un intervento del Governo sulla questione dell'amnistia risulterebbe utile solo nel momento in cui la Commissione dovesse passare all'esame degli emendamenti presentati in materia.

Sergio COLA (AN) suggerisce che la questione precedentemente accantonata relativa agli emendamenti in materia di amnistia venga discussa in un secondo momento in modo da non frenare l'iter per l'approvazione delle norme in materia di indulto.

Enrico BUEMI (Misto-SDI) è convinto che non sia possibile esprimere un parere compiuto sulla questione dell'indulto senza disporre del quadro di insieme relativo ad entrambi gli istituti. Per tale motivo, senza alcuna posizione pregiudiziale, sente l'esigenza politica e tecnica di comprendere quale sia l'opinione del Governo in proposito.

Marco BOATO (Misto-Verdi-U), nell'esprimere sconcerto di natura tanto politica quanto procedurale in merito all'andamento del dibattito, formalizza il ritiro dei suoi emendamenti.

Enrico BUEMI (Misto-SDI) rimanendo convinto della necessità che il Governo fornisca un chiarimento sulla questione nel suo complesso, fa suoi gli emendamenti Boato 01.01 e 01.02.

Il sottosegretario Giuseppe VALENTINO chiarisce come lo stesso fatto che alla tanto enfatizzata dichiarazione resa dal ministro, peraltro in un contesto non istituzionale, non sia seguita alcuna iniziativa legislativa da parte del Governo rappresenta di per se una risposta alle questioni poste. Ribadisce peraltro l'intenzione del Governo di partecipare alla discussione rimettendosi alle determinazioni del Parlamento.

La Commissione passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1.

Giovanni KESSLER (DS-U) illustra il suo emendamento 1.2, volto a ridurre da tre a due anni la misura dell'indulto concesso per pene detentive. Tale emendamento,  assieme agli altri da lui presentati, segue una filosofia che consente di ridurre l'ambito applicativo della norma, di non interpretare l'indulto come un colpo di spugna, di non applicarlo a pena pecuniarie e accessorie e di non entrare, nell'ottica di un istituto di clemenza, nell'ambito delle esclusioni oggettive e soggettive.

Giuseppe FANFANI (Margh-U) illustra il suo emendamento 1.8, che mira ad individuare il giusto equilibrio nel momento in cui si adotta un provvedimento di clemenza. Ritiene infatti che la decisione di ridurre a due anni la misura dell'indulto oltre ad essere in linea con gli altri provvedimenti in materia precedentemente adottati consentirebbe di fare fronte alla insostenibile situazione carceraria senza tuttavia ricomprendere coloro che di fatto si trovano in carcere per reati di una certa gravità, per i quali non hanno neppure potuto usufruire dei benefici già previsti in caso di condanne lievi.

Pierluigi MANTINI (Margh-U) sollecita i colleghi ad una riflessione personale e ad uno sforzo politico sottolineando come la questione non attenga tanto ad una rivendicazione del titolo alla tutela della sicurezza dei cittadini, quanto all'esigenza di contemperare la necessità di un intervento fondato su motivi di rango tanto costituzionale quanto umanitario con il principio di certezza della pena.

Guido ROSSI (LNP), nel sottolineare la contrarietà all'indulto del suo gruppo, che verrà formalizzata in aula con la presentazione di una questione pregiudiziale, chiarisce che al contrario del caso dell'indultino il provvedimento in esame presenta una propria dignità. Per questo motivo intende partecipare al dibattito ed invita il relatore a rivedere il parere contrario sugli identici emendamenti in discussione.

Nino MORMINO (FI), relatore, precisa di aver introdotto il riferimento ai tre anni tenendo conto delle diverse misure previste nelle varie proposte di legge sull'argomento.

Anna FINOCCHIARO (DS-U) osserva come ci si trovi fronte alla necessità di comporre l'esigenza di intervenire a fronte di una situazione di oggettiva crisi del sistema penale carcerario con la paura, che aleggia tra le forze politiche, che l'indulto venga declinato in termini di perdonismo e di lassismo. L'indulto reca in se un rischio sotto il profilo del consenso ma richiama la necessità che la classe dirigente si faccia carico dell'esigenza di contemperare l'insostenibilità democratica del sistema penale carcerario e la paura diffusa della gente.

Precisando come l'indulto vada considerato uno strumento e non un fine e sottolineato a sua volta come occorra trovare un punto di equilibrio che sia tuttavia in grado di raccogliere il consenso della maggioranza necessaria per la sua approvazione, invita il relatore a trovare un punto di composizione tra le due posizioni.

Gaetano PECORELLA, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata al termine dei lavori antimeridiani dell'Assemblea.

La seduta termina alle 11.

 

 

 

 

SEDE REFERENTE

Mercoledì 15 gennaio 2003. - Presidenza del presidente Gaetano PECORELLA. - Interviene il sottosegretario di Stato per la giustizia Giuseppe Valentino.

La seduta comincia alle 14.05.

Disposizioni in materia di amnistia e di indulto.

C. 458 Cento, C. 523 Carboni, C. 1283 Pisapia, C. 1284 Pisapia, C. 1606 Boato, C. 1607 Boato, C. 2417 Russo Spena, C. 3151 Taormina, C. 3152 Biondi, C. 3178 Siniscalchi, C. 3196 Cento, C. 3385 Finocchiaro, C. 3395 Kessler, C. 3399 Jannone, C. 3332 Giuseppe Gianni e C. 3465 Moretti.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato nella seduta antimeridiana.

Gaetano PECORELLA, presidente, avverte che il relatore ha presentato l'emendamento 3.100, contenente una riformulazione dell'articolo 3 (vedi allegato 2).

Enrico BUEMI (Misto-SDI), dichiara il voto contrario sugli identici emendamenti Kessler 1.2, Fanfani 1.8 e Guido Rossi 1.9, ritenendo non opportuno un ulteriore restringimento dello sconto di pena, dal momento che la questione relativa alla tutela della sicurezza pubblica di fronte alla messa in libertà dei detenuti potrà essere adeguatamente affrontata con altri meccanismi.

Nino MORMINO (FI), relatore, nel prendere atto del mutamento di opinione da parte di quei deputati che, a seguito di una opportuna riflessione e valutazione politica, hanno rilevato l'opportunità di concedere l'indulto nella misura non superiore a due anni anziché a tre, ritiene di dover modificare il parere precedentemente espresso ed esprime dunque parere favorevole sugli identici emendamenti Kessler 1.2, Fanfani 1.8 e Guido Rossi 1.9.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Guido Rossi 1.10 e 1.11.

Dopo dichiarazioni di voto contrario dei deputati Pier Paolo CENTO (Misto-Verdi-U) e Enrico BUEMI (Misto-SDI), la Commissione approva gli identici emendamenti Kessler 1.2, Fanfani 1.8 e Guido Rossi 1.9.

Giovanni KESSLER (DS-U) illustra le finalità del suo emendamento 1.1, teso ad escludere l'applicazione dell'indulto alle pene pecuniarie, osservando in particolare come queste ultime, qualora non possano essere pagate dal condannato, si convertano in misure non detentive, quali la libertà vigilata.

La Commissione respinge l'emendamento Kessler 1.1.

Giovanni KESSLER (DS-U) illustra il suo emendamento 1.3, soppressivo del comma 2, rilevando che la disposizione in esso contenuta appare non solo inutile ma rischiosa, in quanto porrebbe problemi interpretativi ed appesantirebbe i procedimenti di applicazione dell'indulto. Richiama in proposito le disposizioni di cui all'articolo 174 del codice penale, che già prevede, nel concorso di più reati, l'applicazione dell'indulto una sola volta, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso dei reati, nonché l'articolo 672 del codice di procedura penale, in base al quale per l'applicazione dell'indulto il giudice dell'esecuzione procede a norma dell'articolo 667, comma 4.

Anna FINOCCHIARO (DS-U) rileva l'opportunità di approfondire la questione oggetto dell'emendamento, anche alla luce delle osservazioni testé espresse dal deputato Kessler.

Gaetano PECORELLA, presidente, fa presente che il problema si pone solo nell'ipotesi di condanna per più reati in continuazione tra loro, la qual cosa comporta una valutazione di merito.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) dichiara di condividere il contenuto dell'emendamento Kessler 1.3, rilevando che nell'ordinamento vigente l'unico limite all'applicazione in sede esecutiva dell'istituto della continuazione è rappresentato dal caso in cui sul punto si sia già pronunciato il giudice di merito.

Nino MORMINO (FI), relatore, manifesta perplessità al riguardo, osservando che, mentre l'articolo 174 del codice penale prevede espressamente una sola ipotesi, quella in cui nel concorso di più reati l'indulto si applica una sola volta, esistono invece casi in cui il condono è selettivo rispetto alle condanne per reati diversi.

Giuliano PISAPIA (RC) ritiene che la disposizione in questione appaia corretta e rappresenti una norma di salvaguardia per quei casi, abbastanza frequenti, in cui è ancora possibile chiedere la continuazione per sentenza passata in giudicato.

Gaetano PECORELLA, presidente, osserva che, sulla base della disposizione di cui al comma 2, qualora sia stata già riconosciuta la continuazione e si tratti di determinare i reati per i quali sia concedibile l'indulto si applicherebbe la procedura dell'incidente di esecuzione.

Giovanni KESSLER (DS-U) condivide le considerazioni espresse dal presidente e dal relatore, ricordando come la Cassazione abbia stabilito che nei casi di continuazione il reato è unico ai fini della determinazione della pena, mentre per quanto riguarda tutti gli altri effetti si tratta di singoli reati.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U), alla luce delle considerazioni espresse, prospetta l'opportunità di riformulare il comma 2.

Nino MORMINO (FI), relatore, rileva l'opportunità di sostituire il riferimento all'osservanza delle forme previste per gli incidenti esecutivi con la determinazione della quantità di pena condonata ai sensi dell'articolo 672, comma 1, del codice di procedura penale.

Gaetano PECORELLA, presidente, nell'evidenziare che la questione posta riguarda essenzialmente i tempi di applicazione delle disposizioni di legge, ritiene si debba stabilire se mantenere il riferimento alla norma ordinaria (in tal caso risulterebbe inutile la disposizione di cui al comma 2) o se conferire invece un carattere di immediatezza al contraddittorio.

Anna FINOCCHIARO (DS-U) condivide il suggerimento avanzato dal relatore.

Nino MORMINO (FI), relatore, invita il deputato Kessler a riformulare l'emendamento 1.3 nel senso precedentemente indicato.

Giovanni KESSLER (DS-U) ritiene di non accogliere il suggerimento del relatore.

Nino MORMINO (FI), relatore, ribadisce quindi il parere contrario sull'emendamento 1.3.

La Commissione respinge l'emendamento Kessler 1.3.

Gaetano PECORELLA, presidente, avverte che il relatore ha presentato l'emendamento 1.100 (vedi allegato 2).

La Commissione approva l'emendamento 1.100 del relatore, risultando di  conseguenza precluso l'emendamento Bonito 1.4.

Giuliano PISAPIA (RC) ritira il suo emendamento 1.6.

Anna FINOCCHIARO (DS-U) illustra il suo emendamento 1.5, identico all'emendamento Pisapia 1.6, testé ritirato dal proponente, ribadendo l'opportunità di sopprimere il comma 3 dell'articolo 1.

Giovanni KESSLER (DS-U) illustra il suo emendamento 1.40, rilevando, in particolare, come la formulazione del comma 3 dell'articolo 1 non sia coerente con la logica sottesa ai provvedimenti di clemenza. In tale ottica, sottolinea l'opportunità di prevedere che non si applichi la disposizione contenuta nell'ultimo comma dell'articolo 151 del codice penale.

Giuliano PISAPIA (RC) preannuncia voto favorevole sull'emendamento Kessler 1.40.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) dichiara voto contrario sull'emendamento Kessler 1.40, ritenendo preferibile la formulazione del comma 3 dell'articolo 1 prevista dal testo unificato.

Anna FINOCCHIARO (DS-U) ritira il suo emendamento 1.5.

Giuliano PISAPIA (RC) suggerisce al deputato Kessler di modificare il testo del suo emendamento 1.40 nel senso di ricomprendervi un richiamo all'ultimo comma dell'articolo 174 del codice penale. Ritiene, infatti, che la formulazione tecnica dell'emendamento dovrebbe essere ricondotta a termini maggiormente precisi.

Giovanni KESSLER (DS-U), pur dichiarando di non concordare sul suggerimento del deputato Pisapia di modificare il testo dell'emendamento 1.40 nel senso di ricomprendervi un richiamo all'ultimo comma dell'articolo 174 del codice penale, condivide l'esigenza di pervenire ad una riformulazione tecnica dell'emendamento stesso.

Francesco BONITO (DS-U), pur apprezzando le considerazioni svolte dai deputati Kessler e Pisapia, dichiara l'astensione del suo gruppo sull'emendamento Kessler 1.40.

Aurelio GIRONDA VERALDI (AN) prospetta l'opportunità di una riformulazione tecnica dell'emendamento Kessler 1.40.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) ribadisce l'esigenza di non modificare il comma 3 dell'articolo 1 così come formulato nel testo unificato in esame.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Kessler 1.40 e Pisapia 1.7.

Gaetano PECORELLA, presidente, constata l'assenza dei presentatori degli emendamenti Rossi Guido 1.12, 1.13 e 1.14; si intende che vi abbiano rinunciato.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) illustra il suo articolo aggiuntivo 1.01, che configura una sorta di graduazione delle fattispecie di reato ai fini della concessione dell'indulto.

Gaetano PECORELLA, presidente, con riferimento all'articolo aggiuntivo 1.01, sottolinea l'opportunità di votare prima il principio finalizzato a prevedere una differenziazione dell'indulto per talune fattispecie di reati e, successivamente, il riferimento a ciascun reato preso in considerazione. A tale proposito, fa presente che allo stesso principio si ispira anche l'emendamento Fragalà 3.30.

Francesco BONITO (DS-U) chiede di conoscere la posizione dei gruppi sul principio sotteso all'articolo aggiuntivo Fanfani 1.01, preannunciando che, nell'ipotesi in cui si registrasse un generale consenso, il suo gruppo contribuirebbe all'approvazione.

Enrico BUEMI (Misto-SDI), pur comprendendo lo spirito sotteso all'articolo aggiuntivo Fanfani 1.01, osserva che con lo stesso si rischia di riprodurre la confusione tra la gestione dell'emergenza carceraria e l'adozione di misure di clemenza. Si tratta di profili che non debbono necessariamente coincidere. Peraltro è dell'avviso che nell'attuale fase non siano individuabili eventi tali da giustificare l'adozione di misure di clemenza, mentre appare importante intervenire per ridurre la popolazione carceraria.

Vincenzo FRAGALÀ (AN) ritiene che sia utile graduare un provvedimento di clemenza tenendo conto delle diverse tipologie di reato e, in particolare, dell'allarme sociale suscitato da ciascuna di essa. Peraltro una logica di graduazione è rinvenibile anche nei provvedimenti di clemenza adottati in passato e risponde altresì all'esigenza di modulare in termini adeguati l'impatto sull'opinione pubblica. Richiama, in particolare, i reati associativi, per i quali non può evidentemente essere adottato un metro unico sia per i personaggi che abbiano operato al vertice dell'associazione sia per i cosiddetti gregari.

Conclude facendo presente come il suo successivo emendamento 3.30 sia in linea con l'impostazione sottesa all'articolo aggiuntivo Fanfani 1.01.

Nino MORMINO (FI), relatore, propone di accantonare l'articolo aggiuntivo Fanfani 1.01, osservando che una compiuta valutazione sul merito di esso potrebbe più utilmente essere svolta dopo che la Commissione avrà definito l'impianto dell'articolo 3.

Giovanni KESSLER (DS-U) condivide le considerazioni svolte dal relatore e si dichiara favorevole alla proposta di accantonamento.

La Commissione delibera di accantonare l'articolo aggiuntivo Fanfani 1.01.

Gaetano PECORELLA, presidente, fa presente che il primo comma dell'articolo aggiuntivo Fanfani 1.02 è precluso da precedenti votazioni.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) ne prende atto e ritira il suo articolo aggiuntivo 1.02.

Gaetano PECORELLA, presidente, avverte che, per un mero errore materiale, l'emendamento Kessler 2.1 risulta ricompreso in un'unica formulazione mentre, in realtà, deve intendersi articolato in due diverse proposte emendative, rappresentate, rispettivamente, dall'emendamento Kessler 2.1 e dall'articolo aggiuntivo Kessler 2.01 (vedi allegato 2).

Anna FINOCCHIARO (DS-U) illustra il suo emendamento 2.1, rappresentando l'esigenza che le pene accessorie siano escluse dall'ambito di applicazione dell'indulto.

Quanto all'articolo aggiuntivo 2.01, ne riformula il contenuto nel senso di prevedere che l'indulto si applica ai condannati che abbiano espiato almeno un quarto della pena detentiva.

Vincenzo SINISCALCHI (DS-U) sottolinea la particolare valenza giuridica e politica dell'emendamento 2.1 e dell'articolo aggiuntivo 2.01, seconda formulazione, che dichiara di sottoscrivere. Ritiene, in particolare, che le due proposte emendative siano coerenti con l'obbiettivo di trasmettere all'opinione pubblica un messaggio nuovo, nel senso di garantire che l'indulto non confligge con il principio della certezza della pena.

Giuseppe FANFANI (MARGH-U) dichiara di condividere le finalità sottese all'emendamento Kessler 2.1.