Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento giustizia
Titolo: Amnistia e indulto (A.C. 525 e abb.) - Lavori preparatori della Legge n. 241/2006 - Iter al Senato (parte II)
Riferimenti:
L n. 241 del 31-LUG-06   AC n. 372/XV
AC n. 662/XV   AC n. 663/XV
AC n. 665/XV   AC n. 1122/XV
AC n. 1266/XV   AC n. 1323/XV
AC n. 1333/XV   AC n. 525/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 14    Progressivo: 2
Data: 25/09/2006
Descrittori:
AMNISTIA GRAZIA INDULTO     
Organi della Camera: II-Giustizia
Altri riferimenti:
L n. 241 del 31-LUG-06     


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Amnistia e indulto

Lavori preparatori della

Legge n. 241 del 31 Luglio 2006

Iter al Senato

 

 

 

 

 

n. 14/2

parte seconda

 

25 settembre 2006

 


 

La collana si compone dei seguenti dossier:

n. 14 (schede di lettura e riferimenti normativi dell’A.C. 525 e abb.)

14/1 ( i lavori preparatori nella XIV Legislatura)

14/2 (lavori preparatori della Legge n. 241 del 31 Luglio 2006, suddiviso in due parti: la parte prima contiene l’iter alla Camera; la parte seconda  contiene l’iter al Senato).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento giustizia

SIWEB

 

 

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File: gi0007ab.doc

 

 


INDICE

 

Iter al Senato

Progetti di legge

§      A.S. 881, (on. Buemi ed altri), Concessione di indulto  5

Esame in sede referente

Seduta del 28 luglio 2006  11

Seduta del 28 luglio 2006  11

Esame in sede consultiva

§      Pareri resi alla II Commissione (Giustizia)

-       V Commissione (Bilancio)

Seduta del 28 luglio 2006  65

Discussione in Assemblea

Seduta del 29 luglio 2006  71

 

 


Iter al Senato

 


Progetti di legge

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 881

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei deputati BUEMI, D’ELIA, VILLETTI, TURCI, BONINO, BOSELLI, CAPEZZONE, ANTINUCCI, BELTRANDI, CREMA, DI GIOIA, MANCINI, PIAZZA Angelo, PORETTI, SCHIETROMA, TURCO e MELLANO

(V. Stampato Camera n. 525-bis)

 

approvato dalla Camera dei deputati il 27 luglio 2006
Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza
il 27 luglio 2006

 

 

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Concessione di indulto

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DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

1. È concesso indulto, per tutti i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006, nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie sole o congiunte a pene detentive. Non si applicano le esclusioni di cui all’ultimo comma dell’articolo 151 del codice penale.

2. L’indulto non si applica:

a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:

1) 270 (associazioni sovversive), primo comma;

2) 270-bis (associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico);

3) 270-quater (arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale);

4) 270-quinquies (addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale);

5) 280 (attentato per finalità terroristiche o di eversione);

6) 280-bis (atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi);

7) 285 (devastazione, saccheggio e strage);

8) 289-bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione);

9) 306 (banda armata);

10) 416, sesto comma (associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale);

11) 416-bis (associazione di tipo mafioso);

12) 422 (strage);

13) 600 (riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù);

14) 600-bis (prostituzione minorile);

15) 600-ter (pornografia minorile), anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 600-quater.1 del codice penale;

16) 600-quater (detenzione di materiale pornografico), anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 600-quater.1 del codice penale, sempre che il delitto sia aggravato ai sensi del secondo comma del medesimo articolo 600-quater;

17) 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile);

18) 601 (tratta di persone);

19) 602 (acquisto e alienazione di schiavi);

20) 609-bis (violenza sessuale);

21) 609-quater (atti sessuali con minorenne);

22) 609-quinquies (corruzione di minorenne);

23) 609-octies (violenza sessuale di gruppo);

24) 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione), commi primo, secondo e terzo;

25) 644 (usura);

26) 648-bis (riciclaggio), limitatamente all’ipotesi che la sostituzione riguardi denaro, beni o altre utilità provenienti dal delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope;

b) per i delitti riguardanti la produzione, il traffico e la detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, di cui all’articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309, e successive modificazioni, aggravati ai sensi dell’articolo 80, comma 1, lettera a), e comma 2, del medesimo testo unico, nonché per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all’articolo 74 del citato testo unico, in tutte le ipotesi previste dai commi 1, 4 e 5 del medesimo articolo 74;

c) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n.625, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n.15, e successive modificazioni;

d) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n.152, convertito, con modificazioni dalla legge 12 luglio 1991, n.203, e successive modificazioni;

e) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n.122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n.205.

3. Il benefìcio dell’indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.

4. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


Esame in sede referente

 


GIUSTIZIA (2a)

 

venerdi' 28 luglio 2006

21a Seduta

 

Presidenza del Presidente

SALVI

indi del Vice Presidente

ZICCONE

indi del Presidente

SALVI

 

 Intervengono il ministro della giustizia Mastella e i sottosegretari di Stato per lo stesso dicastero Manconi e Scotti.

 

 La seduta inizia alle ore 14.

 

IN SEDE REFERENTE

(881) Deputato BUEMI ed altri. - Concessione di indulto, approvato dalla Camera dei deputati

(Esame)

 

 Il presidente SALVI ricorda preliminarmente che l’Ufficio di Presidenza ha stabilito per oggi, alle ore 17, il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge in titolo.

 

Il senatore BUCCICO(AN), intervenendo sull’ordine dei lavori, osserva che la scelta della Conferenza dei Capigruppo di iscrivere il disegno di legge in titolo all'ordine del giorno della seduta dell'Assemblea convocata per domani mattina determina, a suo avviso, un’inopportuna accelerazione dei lavori, anche della Commissione, che giudica anomala e lesiva delle prerogative del Senato.

 

Il presidente SALVI, nel ricordare di avere manifestato perplessità analoghe a quelle del senatore Buccico, intervenendo nella seduta antimeridiana di ieri dell'Assemblea, fa presente che la richiamata calendarizzazione è stata assunta dalla Conferenza dei Capigruppo all’unanimità.

 

Il senatore CARUSO(AN), nel rilevare che il testo accolto dall’altro ramo del Parlamento non sarà presumibilmente modificato dal Senato, ritiene opportuno invitare i Ministri della giustizia e dell’interno ad intervenire all'odierna seduta della Commissione, affinché possano riferire, rispettivamente, sul numero dei detenuti che saranno posti in libertà e con quale tempistica e sulle misure che saranno adottate in funzione di controllo del territorio a seguito delle conseguenti scarcerazioni.

 

Il senatore D'AMBROSIO(Ulivo), dopo aver dichiarato di condividere la proposta testé avanzata, sottolinea - con riferimento alla stima del numero dei detenuti che, a seguito del provvedimento di clemenza, verrebbero rimessi in libertà - la discrasia fra il dato richiamato dal Ministro della giustizia nel corso delle comunicazioni sulle linee programmatiche del suo Dicastero e il dato fornito sul sito internet dall’Amministrazione penitenziaria, quantitativamente superiore in misura non trascurabile.

Ad avviso dell'oratore il Ministro non ha tenuto conto dell'alto numero di condanne sospese in virtù della legge n. 165 del 1998, che ha facilitato l’accesso alle misure alternative per le condanne fino a tre anni, nonché degli effetti relativi alle sentenze non ancora definitive.

Ciò premesso, l'oratore ritiene che siano almeno 100.000 i detenuti che, a seguito dell’entrata in vigore della legge di indulto, verrebbero rimessi in libertà.

 

Il senatore Massimo BRUTTI(Ulivo), pur giudicando opportuna un’eventuale integrazione da parte del sottosegretario Manconi rispetto ai dati forniti dal Ministro della giustizia nel corso della richiamata procedura informativa, non ritiene indispensabile sollecitare un ulteriore intervento del titolare del Dicastero.

Piuttosto, auspica - una volta approvato definitivamente il disegno di legge in titolo - che il Ministro dell’interno dia conto delle specifiche iniziative conseguenti al provvedimento di clemenza.

 

Il relatore MANZIONE(Ulivo), a sua volta, valuta preferibile procedere sollecitamente all’avvio dell’esame di merito del provvedimento, nel corso del quale il rappresentante del Governo potrà eventualmente integrare le stime fornite dal Ministero.

 

Il senatore CARUSO (AN) ribadisce l’opportunità di ascoltare i Ministri della giustizia e dell’interno, precisando che la sua richiesta non persegue finalità ostruzionistiche, ma è volta ad acquisire le informazioni indispensabili per maturare scelte responsabili.

 

Il PRESIDENTE assicura che si farà carico di sollecitare, tramite gli uffici, la partecipazione dei Ministri della giustizia e dell’interno all’odierna seduta, facendo però presente che la loro eventuale assenza non potrà essere ostativa allo svolgimento dell’esame del provvedimento in titolo.

 

Il senatore PITTELLI (FI) richiama l’attenzione sulla circostanza che gli effetti dell’indulto non saranno immediati e che pertanto l’attuale situazione carceraria è destinata a protrarsi almeno per il prossimo anno, se non anche per il successivo.

 

Concluso il dibattito sull’ordine dei lavori, il PRESIDENTE invita il relatore a riferire sul provvedimento in titolo.

 

Il relatore MANZIONE(Ulivo), dopo avere ripercorso brevemente il dibattito svoltosi presso l'altro ramo del Parlamento sul provvedimento all’esame, ricorda che sono trascorsi sedici anni dall’ultimo provvedimento di clemenza. Ciò è a suo avviso dovuto in gran parte alle modifiche costituzionali apportate dalla legge n. 1 del 1992, che tra l'altro ha introdotto un quorum qualificato, quello dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, per l’approvazione della legge su amnistia e indulto, onde evitare un ricorso improprio a tali istituti.

Al riguardo, richiama l’opportunità di una specifica riflessione - peraltro avviata sin dalla XIII legislatura con riferimento a talune iniziative legislative - sull’elevatezza del predetto quorum (persino superiore a quello necessario per l’adozione di leggi costituzionali), che rischia di determinare la paralisi di importanti strumenti di politica criminale. In proposito, non va infatti dimenticato che tutte le iniziative legislative di amnistia e indulto proposte nelle ultime quattro legislature non hanno avuto alcun esito.

Entrando nel merito del disegno di legge in titolo, il relatore rileva che esso è diretto ad affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri, nelle quali si registra un’eccedenza di oltre ventimila detenuti rispetto alle capacità ricettive del sistema penitenziario. Ciò determina condizioni di invivibilità che contrastano con il principio costituzionale secondo cui sono vietati i trattamenti contrari al senso di umanità, e che impediscono di perseguire la finalità rieducativa della pena.

Il comma 1 del disegno di legge - ad avviso del relatore - dispone la concessione dell’indulto per i reati commessi sino al 2 maggio 2006, dando così attuazione a quella parte dell’articolo 79 della Costituzione che stabilisce il termine per l'applicazione dell'indulto stesso.

La previsione secondo cui l’indulto si applica nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive, una novità rispetto ad analoghi provvedimenti più restrittivi adottati in passato consentirà migliori risultati in termini di riduzione del sovraffollamento delle carceri.

Il relatore rileva inoltre la mancata applicabilità all'indulto delle esclusioni di cui all’ultimo comma dell’articolo 151 del codice penale, che riguarderà anche i casi di recidiva di cui all’articolo 99 del codice penale e i casi di delinquenza abituale o professionale o per tendenza.

Dopo aver ricordato che, nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati, è stata soppressa la disposizione che estendeva l’indulto anche alle pene accessorie temporanee, l'oratore dà conto dei reati ai quali non trova applicazione l’istituto, giudicando favorevolmente l’esclusione per i reati di cui agli articoli 416, comma 6, e 416-bis del codice penale. Esprime invece perplessità per il mancato inserimento del reato riferito al voto di scambio mafioso, che determina a suo giudizio una discrasia nell’architettura generale del provvedimento.

Valuta indi con favore il comma 3, secondo cui il beneficio dell’indulto è revocato nel caso in cui entro cinque anni dall’entrata in vigore della legge il beneficiario commetta un atto delittuoso per cui si prevede una pena detentiva non inferiore a due anni.

Quanto agli effetti del provvedimento di clemenza, l’oratore ribadisce di ritenere opportuna una integrazione, da parte del rappresentante del Governo, dei dati resi dal ministro Mastella nel corso della procedura informativa richiamata in altri interventi, anche al fine di tener conto degli effetti derivanti dalle modifiche introdotte dall’altro ramo del Parlamento.

Avviandosi a concludere il relatore tiene infine a precisare che ogni misura di clemenza finalizzata a ridurre il sovraffollamento delle carceri dovrebbe essere accompagnata da misure strutturali volte a risolvere le criticità del sistema penitenziario, valutando ad esempio con maggiore attenzione gli effetti della cosiddetta legge Bossi-Fini, ovvero prendendo in considerazione la possibilità di consentire gli arresti domiciliari o la detenzione presso centri di recupero per i tossicodipendenti.

Dopo aver preso atto della grande aspettativa nei confronti del provvedimento che - se delusa - potrebbe determinare non trascurabili problemi di ordine sociale, e dopo aver ricordato che il legislatore non può abdicare al senso di responsabilità che gli è proprio, raccomanda l’approvazione del disegno di legge in titolo.

 

Il PRESIDENTE comunica che il ministro Mastella interverrà a breve ai lavori della Commissione. Quanto al Ministro dell’interno, fa invece presente che è attualmente impegnato all’estero per incarichi istituzionali e che tuttavia sono in corso contatti con gli uffici per avere la presenza del sottosegretario Minniti.

Coglie peraltro l’occasione per chiedere al rappresentante del Governo per quale ragione il disegno di legge – finalizzato a ridurre il sovraffollamento degli istituti penitenziari – contempli un indulto anche per le sanzioni pecuniarie.

 

Il sottosegretario MANCONI fa anzitutto presente che il disegno di legge è il risultato di una autonoma elaborazione legislativa avviata presso la Camera dei deputati e che, pertanto, i contenuti da esso recati non sono ascrivibili al Governo, che comunque segue con particolare attenzione l'iter parlamentare.

In proposito, ricorda comunque l’impegno governativo, assunto sin dalle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dei Ministri, volto ad individuare soluzioni per affrontare l’insostenibile situazione degli istituti carcerari.

Quanto ai dati forniti dal Ministro sul numero dei detenuti immediatamente interessati dal provvedimento, precisa che si tratta di stime attendibili, elaborate dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Al riguardo, l'oratore sottolinea che esse concernono esclusivamente gli effetti immediati e diretti dell’atto di clemenza.

 

Il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) ribadisce che anche i dati statistici, ai quali aveva precedentemente fatto riferimento, sono stati elaborati dall’Amministrazione penitenziaria.

 

Il senatore MANTOVANO (AN) conferma, a sua volta, la correttezza dei dati riferiti dal senatore D’Ambrosio, dai quali si evince che saranno circa 24.000 i detenuti interessati dal provvedimento.

 

Al fine di determinare gli effetti dell’indulto, il senatore CASTELLI (LNP) richiama l’attenzione sull’opportunità di considerare anche coloro che beneficiano delle misure alternative alla detenzione.

 

Il sottosegretario MANCONI - pur giudicando condivisibile il rilievo del senatore Castelli - ribadisce che le stime effettuate dall’Amministrazione confermano nella sostanza i dati già forniti dal Ministro nel corso della procedura informativa svolta in Commissione. Ciò, del resto, è dovuto alla circostanza che tali dati erano stati elaborati considerando le categorie di reato che sono tradizionalmente escluse dai provvedimenti di clemenza e che erano già previste nei disegni di legge presentati alla Camera.

 

Il senatore CASTELLI (LNP) lamenta che il Sottosegretario non abbia fornito i dati, a suo avviso fondamentali, in ordine ai condannati che beneficiano di misure alternative alla detenzione.

 

Il senatore PITTELLI (FI) segnala che l’unico dato attendibile è costituito dal numero di condannati a una pena pari o inferiore a tre anni e che il numero di coloro che beneficeranno effettivamente dell’indulto dipende da una serie di variabili, di cui non è possibile un’immediata determinazione.

 

Il senatore CASSON (Ulivo) domanda al Sottosegretario di confermare se il numero di detenuti interessati dall’indulto è effettivamente pari a circa 10.000, mentre il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) chiede di conoscere gli effetti derivanti dalle condanne sospese in virtù della legge n. 165 del 1998.

 

Il senatore DI LELLO FINUOLI (RC-SE) chiede infine di conoscere il numero dei detenuti per reati di cui all’articolo 416-ter del codice penale.

 

Il sottosegretario MANCONI precisa che non vi è alcun detenuto per i reati di cui al citato articolo 416-ter del codice penale.

Quanto agli effetti della legge n. 165 del 1998, dichiara di non essere in grado di fornire prontamente una risposta, ma assicura che si adopererà sollecitamente in tal senso.

 

Il PRESIDENTE dichiara quindi aperta la discussione generale.

 

Il senatore CASTELLI (LNP) chiede al relatore di precisare il suo orientamento, e quello della maggioranza, con riferimento alla disponibilità o meno ad apportare modifiche al disegno di legge in titolo. Ove tale disponibilità sussista, assicura che non mancherà il contributo costruttivo della sua parte politica, che comunque rimane contraria all’indulto.

 

Il senatore DI LELLO FINUOLI (RC-SE) rivendica l’orientamento favorevole del suo Gruppo nei confronti di un atto motivato da ragioni umanitarie e che si rende necessario per le inaccettabili condizioni carcerarie.

Dopo aver ricordato che l’indulto è espressamente previsto dalla Costituzione al fine di porre rimedio a evidenti squilibri sociali e dopo aver riconosciuto che il provvedimento in esame si caratterizza per luci ed ombre, preannuncia sin d’ora il suo voto favorevole.

 

Il PRESIDENTE avverte che sono testé giunti il parere di nulla osta della Commissione bilancio, nonché il parere favorevole della Commissione affari costituzionali sul provvedimento in titolo.

 

Il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) rileva l’inadeguatezza dello strumento dell’indulto, che differisce la soluzione dei problemi relativi al sovraffollamento degli istituti penitenziari, senza individuare alcuna soluzione. Sollecita di contro l’adozione di misure strutturali, come ad esempio la riconsiderazione della cosiddetta legge Bossi-Fini che prevede l’arresto degli immigrati che, una volta espulsi, decidono di rientrare in Italia. Secondo i dati riferiti al 2005, l’applicazione della richiamata norma comporta la reclusione di un alto numero di extracomunitari.

Fra le altre criticità da superare, segnala la circostanza che i detenuti italiani non sono chiamati a svolgere attività lavorativa al di fuori delle carceri, come invece avviene in importanti realtà internazionali, quali la Germania e la Francia.

Quanto agli effetti dell’indulto, esso riguarda non solo i detenuti in via definitiva, ma anche coloro che sono assoggettati al carcere preventivo per reati che comportano una pena inferiore ai tre anni.

Dopo aver ribadito l’esigenza di considerare i richiamati effetti della legge n. 165 del 1998, l’oratore invita a tener conto anche di coloro che – a seguito dell’indulto – potranno richiedere l’affidamento ai servizi sociali.

Avviandosi a concludere, osserva che il provvedimento in titolo ha come unica conseguenza quello di distogliere il Parlamento dall’adottare misure strutturali volte a risolvere le difficoltà in cui versano gli istituti penitenziari e, in generale, l’Amministrazione giudiziaria. Inoltre, non si può non rilevare il rischio di un'erosione del consenso politico derivante dall'allarme sociale destato da un provvedimento di così ampie dimensioni, erosione che penalizzerà in particolare la coalizione di centro-sinistra, più compatta dello schieramento di opposizione nel sostegno al disegno di legge in titolo.

 

Il senatore ZICCONE(FI), nel preannunciare il proprio orientamento favorevole sul disegno di legge in esame, ricorda di essere stato fra coloro che, nella scorsa legislatura, condivise l'appello rivolto da papa Giovanni Paolo II affinché fosse varato rapidamente un provvedimento di clemenza allo scopo di risolvere il sovraffollamento delle carceri. Non può tuttavia esimersi dall'esprimere alcune valutazioni critiche sul provvedimento in discussione.

 In primo luogo, si è di fronte ad un provvedimento di clemenza inconsueto, lontano dalla tradizione passata e non privo di distorsioni inspiegabili; ad esempio, desta forte perplessità l'entità della riduzione di pena effettuata secondo modalità che risultano essere le più larghe nella storia repubblicana. A fronte tale opinabile generosità non sembra essere stata compiuta una valutazione esaustiva delle fattispecie escluse dalla estensione dei benefici previsti dalla proposta legislativa, approvata dall'altro ramo del Parlamento. In particolare desta stupore l'esclusione della fattispecie di cui all'articolo 416-ter del codice penale.

 L'oratore si chiede pertanto se il provvedimento di clemenza lungi dal raggiungere l'obiettivo desiderato, produca, al contrario, effetti distorsivi, soprattutto nell'ipotesi in cui esso non sia inquadrato all'interno di una politica criminale più equa ed equilibrata.

 In conclusione, pur confermando il proprio giudizio complessivamente favorevole al disegno di legge in titolo - per il quale auspica anche un iter parlamentare il più possibile veloce - ritiene utile che sia apportata una modifica volta a prevedere un limitato sconto di pena per tutti i reati, salvo quelli di più odioso disvalore sociale.

 

 Ad avviso della senatrice Maria Luisa BOCCIA (RC-SE) bisognerebbe soffermarsi oltre che sugli effetti immediati del provvedimento anche e soprattutto sul tipo di cultura della giustizia e della pena dal quale si intende prendere le mosse nel momento in cui si discute un disegno di legge per la concessione dell'indulto. In tale ottica la senatrice ha sempre condiviso l'opinione di quanti ritengono necessario ridurre al minimo il ricorso alla sanzione penale per la soluzione dei conflitti sociali, soprattutto in tema di immigrazione, tossicodipendenza e persino di bioetica.

 Dovrebbe in ogni caso essere chiarito che attraverso l'indulto non si vuole avallare un'area estesa di impunità dal momento che l'indulto, a differenza dell'amnistia, ha ripercussioni solo sulla pena. Il legislatore, in attuazione del precetto costituzionale in materia, è in grado di valutare se sussistano le condizioni per adottare un provvedimento atteso ormai da sedici anni. Non sembrano peraltro convincenti le critiche che sostengono che vi sarà un impatto dirompente a causa del numero dei soggetti che usciranno dalle carceri; al contrario, a suo avviso, il provvedimento in discussione ha il merito di prevedere un impatto graduale e controllato.

Il senatore reputa infine ingiustificato l'allarmismo nei confronti del messaggio negativo che verrebbe inviato verso i giudici chiamati a esprimersi sui procedimenti penali in corso.

 

 Il presidente SALVI ringrazia il ministro Mastella per la sua pronta disponibilità a partecipare ai lavori della Commissione. Informa altresì che il vice ministro dell'interno, Minniti, è impossibilitato a prendere parte all'odierna seduta a causa di concomitanti impegni da lui in precedenza assunti.

 

 Il senatore FORMISANO (Misto-IdV) ritiene che non sia convincente il tipo di risposta fornito mediante il disegno di legge in titolo poiché sarebbe stato opportuno da parte del legislatore seguire un'altra impostazione diretta a rendere più veloci i processi ed a favorire la depenalizzazione di certe categorie di reato. Pur comprendendo la necessità di conseguire l'obiettivo di decongestionare le carceri sovraffollate, osserva che, tenuto conto anche dei precedenti, questo provvedimento di clemenza rischia di non produrre gli effetti sperati.

 Per quanto concerne l'insieme dei reati inclusi nel disegno di legge in titolo, non si comprende come, se non vi sono attualmente detenuti per il reato di cui all'articolo 416-ter del codice penale, debba poi includersi anche questa fattispecie, soprattutto considerando che la ratio del provvedimento è quella di decongestionare gli istituti di pena.

 Alla luce di tali considerazioni, il Gruppo Misto-Italia dei Valori tenterà di migliorare il testo del disegno di legge, nella consapevolezza che il Senato avrebbe dovuto disporre del tempo necessario ad approfondire una tematica così delicata.  Preannuncia quindi la presentazione di emendamenti volti ad inserire tra le esclusione dal beneficio alcune fattispecie di reato.

 

Ad avviso del senatore MANTOVANO (AN) la gravità della situazione carceraria dovrebbe indurre il legislatore a varare interventi strutturali che si prefiggano anche l’obiettivo di razionalizzare l'utilizzazione del personale degli istituti penitenziari, stanziando inoltre maggiori risorse finanziarie. In realtà, il disegno di legge in titolo non sembra offrire soluzioni adeguate rispetto a quelle appena prospettate; anzi esso presenta alcune serie criticità.

In primo luogo, l’area di applicazione dell’indulto in discussione risulta spropositata e senza precedenti, poiché nella storia repubblicana non si conosce un provvedimento con una entità della sanzione condonata così consistente. Si potrebbe sostenere che un provvedimento di clemenza così delineato rischia di vanificare la stessa funzione rieducativa che la pena dovrebbe assumere sulla base del dettato costituzionale.

Inoltre, appare eccessivamente ravvicinato il termine dell'indulto: pertanto, è facile prevedere che di tale provvedimento beneficeranno non solo coloro che scontano una pena detentiva definitiva, ma anche quelli attualmente sottoposti a custodia cautelare o in attesa di giudizio.

Inoltre, non sembra giustificabile la logica con la quale è stata disciplinata l’esclusione di alcune fattispecie di reato dai benefici previsti: se infatti è condivisibile che dall’indulto venga escluso il delitto di usura, non si comprende la ragione per cui tale esclusione non si estenda anche all’estorsione. Più in generale, sull’ambito di applicazione del disegno di legge in titolo dovrebbe essere fornita dalle Amministrazioni competenti un'analisi più circostanziata in merito all’impatto che il provvedimento può avere sia con riguardo al numero dei reati commessi sia con riguardo alla consistenza della popolazione carceraria.

Peraltro i dati relativi agli anni precedenti e successivi al 1990, anno dell'ultimo indulto, dimostrano che il solo annuncio di provvedimenti di clemenza determina l’aumento del numero di coloro che commetteranno reati, destinato a diminuire gradualmente negli anni successivi.

Per quanto concerne gli effetti sulla popolazione carceraria, sempre rispetto al precedente indulto, si può constatare che il numero dei detenuti è tornato ad aumentare pochi mesi dopo l’entrata in vigore del provvedimento di clemenza a conferma che anche l’obiettivo di decongestionare le carceri risulta difficile da conseguire.

Alla luce delle considerazioni esposte, pertanto, il Gruppo di Alleanza Nazionale, senza alcun intento ostruzionistico, assumerà una posizione di sfavore nei confronti del disegno di legge in titolo, riservandosi altresì di presentare alcuni emendamenti volti a recepire le istanze che sono state segnalate.

 

 Il senatore PITTELLI(FI), dopo aver preliminarmente dichiarato di condividere la ratio del provvedimento all'esame produrrà una consistente diminuzione della popolazione carceraria, senza creare - come paventato con argomentazioni discutibili da quanti sono contrari alla legge - nessun danno alla collettività dei cittadini.

 L'oratore osserva altresì di non essere contrario ad un provvedimento di amnistia, che può a sua volta deflazionare l'eccessivo carico di lavoro dei pubblici ministeri e dei giudici per le indagini preliminari; pure condividendo la posizione del senatore D'Ambrosio, sulla necessità di intervenire con provvedimenti strutturali per risolvere il problema della giustizia in Italia, ritiene altresì che la situazione di emergenza sociale che vive il mondo delle carceri imponga un intervento di clemenza immediato.

 Convenendo infine con quanto osservato dalla senatrice Boccia, l'oratore riconduce il problema del sovraffollamento degli istituti di pena anche ad una politica legislativa tesa a dare una risposta penalistica ad ogni tipo di controversia sociale, anche nei casi in cui si potrebbero adottare altri strumenti.

 

 Il senatore CASSON(Ulivo), dopo aver previamente auspicato la presenza in Commissione di un rappresentante del Ministero dell'interno per chiarire gli effetti dell'indulto sull'ordine pubblico e la sicurezza interna, dichiara preliminarmente di non essere favorevole, in linea di principio, all'istituto dell'indulto. Esistono tuttavia circostanze eccezionali, che inducono a mettere da parte le proprie personali considerazioni per venire incontro alle pressanti esigenze della società.

 L'oratore osserva a questo proposito che l'indulto - previsto dalla Costituzione - si configura oggi più che mai come uno strumento di civiltà, anche in considerazione del fatto che il sovraffollamento delle carceri rende inattuabile il principio, sancito all'articolo 27, comma 3, della Costituzione, della funzione prevalentemente rieducativa della pena.

 Per queste ragioni l'oratore dichiara di votare, nonostante le sue iniziali perplessità, a favore del provvedimento.

 

 Il senatore BULGARELLI(IU-Verdi-Com), dopo aver espresso apprezzamenti per il tenore del dibattito, osserva che l'indulto deve essere considerato uno strumento eccezionale per risolvere il drammatico ed altrettanto eccezionale problema del sovraffollamento delle carceri, in ordine al quale qualsiasi intervento sostanziale e strutturale, per quanto auspicabile, rischia di non essere tempestivo ed efficace.

 L'oratore osserva altresì che a beneficiare dell'indulto saranno anche gli operatori penitenziari che, secondo dati ufficiali, riescono a coprire per meno del 50 per cento la popolazione carceraria.

 

 Il senatore Massimo BRUTTI(Ulivo), dopo aver sottolineato la ricchezza del dibattito in corso, nel quale posizioni divergenti attraversano le due coalizioni, rileva che il provvedimento di indulto assume il carattere di eccezione, i cui confini sono decisi dal Parlamento, sulla base di un preciso dettato costituzionale.

 Ad avviso dell'oratore, le ragioni dell'ampiezza del contenuto del provvedimento sono riconducibili alla situazione storica attuale, la quale registra un evidente allarme sociale legato al sovraffollamento delle carceri, nonché al fatto che il provvedimento in esame è all'attenzione delle Camere dopo sedici anni dall'ultimo indulto approvato dal Parlamento. Peraltro è vero che la legge del 1990 limitava il beneficio ad un massimo di due anni ma occorre considerare che essa interveniva a distanza di pochi anni da precedenti provvedimenti di clemenza.

 Constatando la sostanziale convergenza di intenti tra il Parlamento e il Governo, l'oratore evidenzia l'importanza di una rapida approvazione del disegno di legge in titolo, pur riconoscendo necessario intervenire con riforme strutturali, che riducano l'evidente eccesso di pene detentive sia nel codice che nella legislazione speciale e che modifichino radicalmente alcune leggi approvate nella precedente legislatura le quali - come la cosiddetta legge Bossi-Fini - hanno attratto nell'area del penalmente rilevante illeciti per i quali si potevano ragionevolmente configurare sanzioni di tipo esclusivamente amministrativo.

 Ad avviso del senatore, la previsione costituzionale della maggioranza qualificata per l'approvazione del disegno di legge impone la necessità ritrovare - tra le forze politiche - un compromesso alto, che costituisca anche una sintesi tra le diverse sensibilità politiche delle forze presenti in Parlamento.

 Ricordando quanto consenso abbia suscitato, anche nei non credenti, il nobile intervento del precedente Pontefice sulla necessità di un provvedimento di clemenza, il senatore rileva che il consenso possibile tra le diverse forze politiche può coagularsi attorno a principi fondamentali di umanità e di civiltà, che appartengono alla cultura e alla democrazia italiana.

 In ordine alla rincorsa ad introdurre ulteriori fattispecie fra quelle escluse dal beneficio dell'indulto, occorre considerare che i criteri utilizzati, la gravità del reato e il suo potenziale di offensività sociale, corrispondono ad esigenze di obiettività ed imparzialità, oltre che di equilibrio complessivo, rafforzate dall'inserimento anche del reato di usura la cui odiosità è particolarmente sentita dalla collettività.

 Sulla questione dell'inserimento del reato previsto dall'articolo 416-ter, il senatore osserva che la sua mancata inclusione non può creare alcun problema di coscienza, in ragione del fatto che lo scambio elettorale politico-mafioso è una fattispecie di difficile verificazione, anche perché interesse precipuo della mafia non è tanto quella di impegnarsi in una campagna elettorale dall'esito incerto quanto semmai di condizionare i politici già eletti.

 

Il senatore CARUSO (AN) fa presente che la richiesta da lui avanzata ad inizio di seduta, insieme ad altri senatori, di poter ascoltare il Ministro della giustizia nell'ambito dell'esame del provvedimento in titolo, non aveva alcun intento dilatorio o tanto meno ostruzionistico, poiché essa trova la sua fondata motivazione nell'esigenza di disporre di elementi informativi che riguardano direttamente il complesso dell'organizzazione dell'amministrazione centrale della giustizia, e conseguentemente il suo titolare, senza sovrapporsi alle competenze del sottosegretario Manconi, che peraltro ha già riferito in ordine alle previsioni sugli effetti deflativi del provvedimento di indulto, rispetto alla popolazione carceraria.

In particolare, occorrerebbe sapere se il Ministro ha previsto di adottare misure, anche di carattere amministrativo, di accompagnamento al provvedimento di indulto, soprattutto in relazione all'esigenza di interventi urgenti per il sistema penitenziario, e se si sia attivato al fine di programmare, per l'estate - ove il disegno di legge in titolo venga approvato definitivamente nei prossimi giorni - la disponibilità di personale dell'amministrazione della giustizia, in misura adeguata a fare fronte con la dovuta tempestività alle domande che verranno presentate.

Il comma 3 dell'articolo unico di cui si compone il disegno di legge all'esame - prosegue il senatore Caruso - prevede che il beneficio dell'indulto venga revocato di diritto se chi ne ha usufruito commetta, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni. Per dare efficacia piena a questa disposizione è indispensabile che il sistema informatico del Casellario giudiziario centrale sia in condizioni di perfetto funzionamento, ed anche su questo occorrerebbe avere adeguate informazioni da parte del Ministro.

Dopo avere osservato che sarebbe stata necessaria anche la presenza del Ministro dell'interno o di un Sottosegretario del medesimo Dicastero, per riferire sulle questioni di competenza connesse all'attuazione del provvedimento di indulto, il senatore Caruso fa presente di avere rinunciato ad intervenire sul complesso del disegno di legge medesimo, per sottolineare l'esigenza prioritaria di disporre di un quadro previsionale quanto più possibile definito, su quelle che potranno essere le conseguenze dell'indulto, in vista delle importanti deliberazioni che il Senato si accinge ad assumere su questo tema.

 

Il presidente SALVI ribadisce che il Ministro dell'interno ed il Vice Ministro sono fuori Roma per incombenze connesse al loro incarico, e che anche i Sottosegretari interpellati hanno fatto sapere di non per essere presenti alla seduta odierna per impegni politici precedentemente assunti.

 

Prende quindi la parola il ministro MASTELLA, il quale esprime preliminarmente apprezzamento per la possibilità offertagli dalla Commissione di precisare quali sono gli orientamenti del Ministero circa le misure da adottare per l'attuazione del provvedimento di indulto che, è bene ricordarlo, nasce come atto di iniziativa parlamentare, seguito, peraltro, dal Dicastero della giustizia con la dovuta attenzione. Con riferimento ai quesiti rivoltigli dal senatore Caruso, fa poi presente che gli strumenti amministrativi di attuazione - ai quali lo stesso senatore Caruso ha fatto riferimento - potranno essere messi a punto in modo compiuto nel momento in cui si conoscerà il testo definitivo della normativa ora all'esame del Senato, fermo restando che fin da ora il Ministero è impegnato ad assicurare risorse umane in misura sufficiente a gestire con la necessaria tempestività le domande dei beneficiari della nuova normativa. Il Ministero intende dotarsi di una strumentazione amministrativa adeguata a fare fronte alle conseguenze del provvedimento di indulto - e per realizzare questo obiettivo, potrà essere molto utile il concorso di idee e di proposte che potrà venire dalla Commissione - ma occorre tenere presente che a tal fine occorre disporre di risorse adeguate, e realizzare di conseguenza un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, caratterizzati da una continua erosione delle risorse a disposizione dell'amministrazione della giustizia.

Riferendosi poi ad alcuni profili emersi dalla discussione, il Ministro rileva che l'indulto è un provvedimento di emergenza, privo di carattere sistemico, alla base del quale, però, sussistono motivazione di carattere umanitario di grande rilevanza, che non possono essere trascurate, anche in considerazione dell'ampiezza della platea dei potenziali beneficiari, che, come è stato più volte ricordato, riguarda circa 12 mila persone in stato di detenzione. Ovviamente, la tematica dell'indulto - e dell'eventuale amnistia, qualora il Parlamento decida di dare corso ai provvedimenti pendenti presso la Camera dei deputati - non può essere scissa dall'esigenza di affrontare le questioni strutturali. Su di esse, il Ministero, pur nella consapevolezza delle difficoltà derivanti da una condizione parlamentare non sempre agevole, è impegnato a predisporre specifiche misure, volte a conseguire gli obiettivi di una decisa accelerazione dei tempi dei processi e di una consistente deflazione della popolazione carceraria, sulla quale peraltro si è già soffermato il sottosegretario Manconi.

In questo contesto, non si può certo negare l'utilità e la rilevanza del provvedimento all'esame: esso rappresenta, come ha ricordato il senatore Massimo Brutti nel suo intervento, il punto di equilibrio più alto al quale si poteva pervenire, considerate le diverse sensibilità politiche e culturali delle forze politiche che hanno concorso alla definizione del testo. Ciò rende del tutto lecite le riserve avanzate, mentre va respinta con decisione la posizione di quanti hanno tacciato di immoralità le misure di indulgenza in discussione e coloro i quali hanno manifestato il loro assenso ad esse, indulgendo in una concezione manichea che non può in alcun modo essere accettata.

 

 Il senatore PISTORIO(DC-Ind-MA), rilevando preliminarmente di apportare un contributo non tecnico al dibattito, esprime il suo rammarico per il fatto che le decisioni della Conferenza dei Capigruppo non abbiano consentito tempi più ampi per l'esame in Commissione.

 Ad avviso dell'oratore, per quanto il provvedimento possa presentare imperfezioni, esso è l'espressione più alta di un compromesso tra forze politiche ispirate a diverse sensibilità culturali: esso mira infatti a risolvere una situazione di eccezionale allarme sociale, in ordine alla quale, per la particolare sensibilità della sua cultura di riferimento - la stessa peraltro del ministro Mastella - il Senatore sente di dover offrire il suo personale contributo di parlamentare cattolico.

 Se i dibattiti sulle questioni attinenti alla giustizia si sono caratterizzate per una forte polemica politica, che si è tradotta in accesi scontri parlamentari, l'esame del disegno di legge in titolo, proprio perché per la sua approvazione la Costituzione prescrive una maggioranza qualificata, può essere l'occasione preziosa per stemperare le asprezze della polemica politica e un punto di partenza per ulteriori proficui confronti.

 Il Senatore ribadisce infine che la ratio essenzialmente umanitaria della concessione dell'indulto impone - al di là di qualsiasi altra considerazione - un'approvazione rapida da parte del Senato.

 

Il senatore CARUSO(AN), in una breve interruzione, lamenta che il Ministro non ha precisato quale sia il numero dei detenuti immediatamente interessati dall’indulto, ritenendo del tutto inadeguata la risposta precedentemente fornita dal sottosegretario Manconi.

 

Il senatore CASTELLI (LNP) sostiene che, secondo i dati presenti sul sito Internet del Ministero, la popolazione carceraria che sconta una pena sino a tre anni è pari a 22.692 detenuti. Considerando le tipologie di reato escluse dall’indulto, quest’ultimo dovrebbe pertanto interessare circa 16.000 detenuti.

Quanto al numero di coloro che sono posti in regime di detenzione a seguito dell’applicazione della cosiddetta legge Bossi-Fini, precisa che si tratta di 226 persone.

 

Il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale.

 

Il senatore MANZIONE (Ulivo) rinuncia alla replica.

 

Il sottosegretario MANCONI - intervenendo in sede di replica - ribadisce la validità delle stime fornite, segnalando che dal dato esposto dal senatore Castelli occorre sottrarre la platea di coloro che, già detenuti, sono imputati di altri reati e che non godono dell’indulto.

Ringrazia poi la Commissione per l’approfondito dibattito svolto e sottolinea che l’indulto risulta necessario per far fronte ad una situazione di assoluta emergenza, riconoscendo peraltro che esso si rivelerà efficace solo se seguiranno misure a carattere strutturale. Fa peraltro presente che senza l’indulto non sarebbe neanche possibile porre mano ad alcuna riforma strutturale del sistema, come ad esempio una rivisitazione della legge sull’immigrazione e sulla detenzione di sostanze stupefacenti.

 

Dopo una breve interlocuzione del senatore VALENTINO(AN), che giudica improprio attribuire ai due richiamati provvedimenti legislativi la responsabilità del sovraffollamento delle carceri, il sottosegretario MANCONI riprende la parola, lamentando l’irrazionalità della legge sulla detenzione delle sostanze stupefacenti, che conduce ad accrescere, sebbene per un breve periodo, il numero dei detenuti. In proposito, giudica importante un intervento nell’ottica della depenalizzazione di tali reati.

Quanto alla ratio dell’indulto, non ritiene prevalenti le ragioni umanitarie (ancorché importanti) nei confronti dei detenuti, rilevando che l’affollamento degli istituti penitenziari incide negativamente su tutti coloro che operano in tali realtà.

Conclude sostenendo che l’atto in titolo rappresenta un condivisibile punto di incontro fra le varie forze politiche.

 

Il presidente SALVI sospende la seduta.

 

 La seduta, sospesa alle ore 17,35, riprende alle ore 19,05.

 

 Il presidente SALVI avverte che sono stati presentati oltre 400 emendamenti, in gran parte formulati da senatori appartenenti alla componente dell'Italia dei Valori in seno al Gruppo Misto che, in questo modo, ha assunto un comportamento che si discosta rispetto alla decisione - alla quale aveva concorso come componente del Gruppo Misto - circa la conclusione entro la giornata di domani dell'iter del disegno di legge in titolo.

 Dà atto invece ai senatori appartenenti alle altre forze politiche - che hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti del provvedimento in esame - di aver presentato limitate proposte emendative, in coerenza con le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

 Avverte inoltre che è sua intenzione procedere all'esame dei singoli emendamenti, nel pieno rispetto delle norme regolamentari. Pertanto, al fine di consentire a tutti i commissari di poter avere piena cognizione delle numerose proposte emendative avanzate e poiché risulta ancora in corso la pubblicazione dei relativi fascicoli degli emendamenti, sospende brevemente la seduta.

 

 La seduta sospesa alle ore 19,10 riprende alle ore 19,30.

 

 Il presidente SALVI fa presente che, essendo stati distribuiti i relativi fascicoli, si procederà alla illustrazione degli emendamenti.

 

 Il senatore CASTELLI(LNP), intervenendo sul complesso degli emendamenti dei quali è firmatario, si sofferma in primo luogo sull'emendamento 1.1, volto a sopprimere l'articolo 1 del disegno di legge in titolo, in coerenza con la posizione di forte dissenso che la propria parte politica ha sempre manifestato nei confronti di tale provvedimento.

 In via subordinata, egli ha sottoscritto una serie di emendamenti aventi l'obiettivo di apportare dei miglioramenti all'articolato. A tale logica corrispondono gli emendamenti che si pongono il problema di ridurre l'entità della pena da condonare: infatti, la concessione dell'indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive costituisce un condono senza precedenti, con il quale lo Stato in pratica si arrende alla delinquenza comune. Inoltre poiché l'entità eccessiva della sanzione oggetto di indulto non ha nulla a che vedere con l'obiettivo di decongestionare le carceri, la sua parte politica è dell'avviso che l'entità della pena da condonare dovrebbe ridursi ad almeno due anni.

 Dopo aver evidenziato alcune proposte che si muovono nella direzione di escludere dal beneficio dell'indulto i recidivi, nella convinzione, suffragata da autorevoli esperti, che circa il 90 per cento dei reati è commesso sempre dalle stesse persone, rileva che costituisce un segnale di enorme gravità, con riferimento alla lotta contro la criminalità organizzata di stampo mafioso, aver previsto l'indulto anche per il delitto di cui all'articolo 416-ter del codice penale. Peraltro, tale previsione risulta incoerente con le posizioni assunte dalla maggioranza di centro sinistra che sul tema della lotta contro la mafia ha sempre predicato grande rigore.

 Ulteriori proposte correttive si pongono l'obiettivo di evitare che le vittime di reati, come gli abusi edilizi, gli incendi dolosi e relativi a fenomeni di inquinamento ambientale, siano beffate, non potendo nemmeno usufruire di eventuali risarcimenti. A tale riguardo, l'indulto dovrebbe essere subordinato quantomeno alla necessità del risarcimento del danno. Si sofferma altresì su alcune proposte che tengono conto della pessima figura che l'Italia sta facendo nei confronti della comunità internazionale e degli investitori stranieri, allarmati dal fatto che i benefici di clemenza in esame possano estendersi anche ai reati di contraffazione.

 Esprime, infine, l'auspicio che siano accolte le proposte segnalate al fine di ridurre gli effetti negativi del disegno di legge in titolo.

 

 Il senatore VALENTINO (AN) rinuncia ad illustrare gli emendamenti da lui presentati.

 

 Il senatore FORMISANO(Misto-IdV), dopo aver dichiarato di sottoscrivere gli emendamenti che sono stati segnalati dal senatore Castelli, in ordine alla riduzione dell'entità della pena oggetto di indulto, rinuncia ad illustrare gli emendamenti presentati dalla sua parte politica.

 

 Il senatore D'AMBROSIO(Ulivo), nel dichiarare di comprendere le aspettative del mondo carcerario rispetto alle misure di clemenza contenute nel disegno di legge in titolo, ritiene comunque necessario che al provvedimento sia introdotto un correttivo volto a ridurre, secondo quanto previsto dall'emendamento 1.31, ad un anno la misura della pena detentiva oggetto di indulto. Infatti, attraverso tale modifica, si perverrebbe comunque all'effetto di consentire ad oltre 11.000 detenuti di uscire dal carcere.

 

 Il senatore BUCCICO (AN) illustra gli emendamenti 1.90 - volto a concedere l'indulto per le pene accessorie temporanee - 1.285 - diretto ad includere tra le esclusioni dall'indulto alcune ipotesi aggravate di omicidio - e 1.288.

 

 Il senatore BALBONI(AN), dopo aver osservato in via preliminare che la proposta di indulto in esame prevede un'area di esclusione dal provvedimento di clemenza di 31 fattispecie di reato, in una misura ben più consistente rispetto all'ultima amnistia, sottoscrive gli emendamenti di cui sono firmatari i senatori Caruso e Mantovano, e si sofferma sull'emendamento 1.284, volto a non includere nell'indulto il delitto di omicidio volontario. Ribadisce, inoltre, le proprie perplessità in ordine ad un provvedimento di clemenza i cui effetti in termini di decongestionamento delle carceri sono assai dubbi, senza contare il grave danno sociale che, in piena estate, si procura al Paese, liberando un numero non indifferente di delinquenti.

 

 Si procede all'espressione del parere sugli emendamenti da parte del relatore e del rappresentante del Governo.

 

 Il relatore, senatore MANZIONE(Ulivo), ritiene utile svolgere una panoramica complessiva sulle proposte emendative presentate, che testimoniano l'utilità del dibattito fin qui svolto, al di là delle singole legittime posizioni che ciascuna forza politica ha manifestato nei confronti del disegno di legge in esame.

 In primo luogo, la proposta di concedere l'indulto nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive è motivata dall'obiettivo di ridurre in modo incisivo il sovraffollamento nelle carceri; tuttavia, questo obiettivo rischia di essere l'unico rispetto alle ulteriori motivazioni che potrebbero sostenere un provvedimento di indulto, quale, ad esempio, la riforma del codice penale o l'eliminazione di alcune fattispecie criminose. In tal senso, sono degne di attenzione quelle proposte emendative che, proprio al fine di ottimizzare l'obiettivo di ridurre la popolazione carceraria, sono volte a non prevedere esclusioni dal campo di applicazione dell'indulto.

 Analogamente sono fondate le proposte emendative che guardano con sfavore al fatto che l'indulto sarà concesso per tutti i reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006, in quanto, attraverso tale decorrenza temporale, risulta assai modesto l'intervallo di tempo con la data di entrata in vigore del disegno di legge. Sono ugualmente da approfondire quegli emendamenti che tendono ad escludere dallo sconto di pena le ipotesi di recidiva, nonché le sanzioni pecuniarie.

 In merito al comma 2 dell'articolo 1 - avente ad oggetto i casi di non applicazione dell'indulto - si può sostenere che sia davvero difficile trovare un criterio oggettivo nell'esclusione delle varie fattispecie delittuose; a tale riguardo, può suscitare perplessità il fatto che l'elenco contenuto nel comma 2 non contempli il delitto previsto dall'articolo 416-ter del codice penale.

 Alla luce delle considerazioni esposte esprime pertanto parere contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione degli emendamenti 1.44, 1.29 e 1.33 sui quali invita i rispettivi proponenti a valutare l'ipotesi di un loro ritiro, fermo restando che altrimenti il parere anche su questi emendamenti sarà negativo.

 

 Il sottosegretario MANCONI si rimette alle determinazioni della Commissione.

 

 Si procede quindi all'esame degli emendamenti.

 

 Previa verifica del prescritto numero legale, la Commissione respinge gli identici emendamenti 1.1 e 1.2.

 

 Previa dichiarazione di voto favorevole del senatore VALENTINO (AN) - che non accoglie l'invito al ritiro proposto dal relatore - è respinto l'emendamento 1.44.

 

 Posti ai voti sono respinti gli identici emendamenti 1.3 e 1.4.

 

 Con separate votazioni, la Commissione respinge gli emendamenti 1.5, 1.6, 1.12, 1.10, 1.11, 1.7, 1.8, 1.9, 1.16, 1.13, 1.14, 1.15, 1.19, 1.17, 1.18, 1.26, 1.20, 1.21, 1.22, 1.23, 1.24, 1.25, gli identici emendamenti 1.27 e 1.28, nonché gli emendamenti 1.29 e 1.30. Sono altresì respinti con separate votazioni gli identici emendamenti 1.32 e 1.51, nonché gli emendamenti 1.52, 1.53, 1.54, 1.55, 1.56, gli identici emendamenti 1.57 e 1.33, l'emendamento 1.49, come pure gli identici emendamenti 1.50, 1.34 e 1.47.

 

 Posti ai voti, con separate votazioni, risultano altresì respinti gli identici emendamenti 1.35 e 1.48, gli emendamenti 1.46, 1.36, 1.45, 1.43, 1.42, gli identici emendamenti 1.37, 1.38 e 1.39, nonché gli emendamenti 1.41 e 1.40.

 

 Risulta ritirato l'emendamento 1.31.

 

 Constatata la temporanea assenza del presentatore, il senatore VALENTINO (AN) fa propri gli emendamenti del senatore Castelli, onde evitarne la decadenza.

 

 Posti ai voti, con separata votazione, sono respinti gli emendamenti 1.63, 1.77, sottoscritto dal senatore Valentino per la temporanea assenza del presentatore, 1.61, 1.62, 1.64, 1.76, 1.65, 1.66, 1.67, 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, gli identici emendamenti 1.72 e 1.73, nonchè gli emendamenti 1.58, 1.74, 1.59, 1.60 e 1.75.

 

 Dopo che il PRESIDENTE dichiara inammissibile l'emendamento 1.78, in quanto privo di portata modificativa.

 

 Posti separatamente ai voti risultano respinti gli identici emendamenti 1.79, 1.80 e 1.81, l'emendamento 1.82, gli identici emendamenti 1.83 e 1.85 nonché gli emendamento 1.84, 1.86 e 1.87.

 

 Risultano altresì respinti gli identici emendamenti 1.88 e 1.89, nonché gli emendamenti 1.90, 1.91, 1.93, 1.92, 1.95 e 1.96.

 

 Previa dichiarazione di voto favorevole del senatore CASTELLI (LNP) è respinto l'emendamento 1.94.

 

 Accedendo all'invito del relatore, il senatore D'AMBROSIO (Ulivo) ritira l'emendamento 1.97.

 

 Con separate votazioni sono quindi respinti gli emendamenti 1.131, 1.130, 1.132, 1.100, 1.101, 1.102, 1.103, 1.104, 1.105, 1.106, 1.107, 1.99, 1.98, 1.108, 1.109, 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117, 1.118, 1.119, 1.120, 1.121, 1.122 e 1.123.

 

 Il PRESIDENTE avverte che verrà posto in votazione l'emendamento 1.124, il quale, previa dichiarazione di voto del senatore CASTELLI (LNP) e del senatore ZICCONE(FI), risulta respinto.

 

 Posti separatamente ai voti risultano altresì respinti 1.125, 1.126, 1.127, 1.129, 1.128, 1.133, 1.134, 1.135, 1.136, 1.137, 1.138, 1.139, 1.140, 1.141, 1.142, 1.143, 1.144, 1.145, 1.146, 1.147 e 1.148.

 

 Il senatore PITTELLI (FI) - al fine di rendere più spedito l'esame degli emendamenti - interpella la Presidenza chiedendo se sia possibile votare le restanti proposte emendative per gruppi di emendamenti omogenei.

 

 Il PRESIDENTE precisa che la prassi costante del Senato in ordine alla votazione degli emendamenti consente l'applicazione della tecnica della votazione per parti separate che può determinare effetti preclusivi specialmente nel caso di emendamenti che presentano carattere di serialità.

 In considerazione della eccezionalità della situazione caratterizzata da tempi ristretti di esame per un provvedimento di grande rilevanza e per il quale, ai fini dell'approvazione, è costituzionalmente prevista una maggioranza qualificata, ritiene preferibile in questa circostanza un'applicazione dei criteri di voto quanto più possibile conforme alla lettera del Regolamento. Nulla esclude che i proponenti, valutate le circostanze, unifichino, in un unico emendamento, emendamenti di contenuto omogeneo.

 

 Accedendo all'invito del PRESIDENTE, il senatore FORMISANO (Misto-IdV) riformula l'emendamento 1.149 in modo da ricomprendere in un'unica proposta emendativa il contenuto degli emendamenti 1.150, 1.151, 1.152, 1.153, 1.155, 1.156, 1.157, 1.158, 1.159, 1.160, 1.161, 1.162 e 1.169, i quali sono pertanto ritirati.

 

 Posto quindi ai voti, con il parere contrario del RELATORE, l'emendamento 1.149 (testo 2) è respinto.

 

 Il PRESIDENTE dichiara inammissibile l'emendamento 1.154.

 

 Il senatore VALENTINO (AN) sottoscrive l'emendamento 1.164, onde evitarne la decadenza per assenza dei proponenti.

 

 Posti ai voti risultano respinti gli identici emendamenti 1.163, 1.164 e 1.170.

 

 Il senatore FORMISANO(Misto-IdV), dopo aver sottoscritto gli emendamenti 1.171 e 1.172, riformula - con il consenso del presentatore - l'emendamento 1.171, in modo da ricomprendere in un'unica proposta emendativa il contenuto degli emendamenti 1.172, 1.173, 1.174, 1.168, 1.175, 1.176, 1.177, 1.178, 1.179, 1.165, 1.180, 1.181, 1.182. 1.166, 1.183, 1.184, 1.185, 1.167, 1.186, 1.187, 1.188, 1.189, 1.190, 1.191, 1.193, 1.192, 1.194, 1.195, 1.196, 1.197, 1.198, 1.199, 1.200, 1.201, 1.202, 1.203, 1.204, 1.205, 1.206 e 1.207, i quali sono pertanto ritirati.

 

 Posto quindi ai voti, con il parere contrario del RELATORE, previa dichiarazione di voto favorevole del senatore CASTELLI (LNP) del senatore FORMISANO(Misto-IdV), l'emendamento 1.171 (testo 2) risulta respinto.

 

 Posto ai voti è respinto l'emendamento 1.309.

 

 Il senatore FORMISANO (Misto-IdV) riformula l'emendamento 1.208, in modo da ricomprendere il contenuto degli emendamenti 1.209, 1.210, 1.211, 1.212, 1.213, 1.214, 1.215, 1.216, 1.217, 1.218, 1.219, 1.220, 1.221, 1.222, 1.223, 1.224, 1225, 1.226 e 1.312 i quali risultano pertanto ritirati.

 

 Posto ai voti con il parere contrario del RELATORE è respinto l'emendamento 1.202 (testo 2).

 

 Il senatore FORMISANO (Misto-IdV) riformula l'emendamento 1.227 in modo da ricomprendere il contenuto degli emendamenti 1.228, 1.229, 1.230, 1.231, 1.232, 1.233, 1.234, 1.235, 1.236, 1.237, 1.238, 1.239, 1.240, 1.241, 1.242, 1.243, 1.244, 1.245, 1.246, 1.247 e 1.311, i quali risultano pertanto ritirati.

 

 Posto ai voti, con il parere contrario del RELATORE, l'emendamento 1.227 (testo 2) è respinto.

 

 Posti separatamente ai voti risultano altresì respinti gli emendamenti 1.248, 1.249, 1.250, 1.251 e 1.252.

 

 Il PRESIDENTE dichiara inammissibile l'emendamento 1.254.

 

 Intervenendo per dichiarazione di voto favorevole sugli identici emendamenti 1.255, 1.257 e 1.259, diretti ad escludere l'applicabilità dell'indulto al voto di scambio mafioso, il senatore CASTELLI (LNP) dichiara di non accogliere l'invito del relatore a ritirare detta proposta emendativa, sempre che esso non sia stato avanzato con l'intento di favorire un effettivo approfondimento finalizzato all'approvazione in Aula.

 

 Sono quindi posti congiuntamente ai voti e respinti gli emendamenti 1.255, 1.257 e 1.259.

 

 Il senatore FORMISANO(Misto-IdV), accedendo all'invito del relatore, ritira l'emendamento 1.258.

 

 Dopo aver sottoscritto gli emendamenti 1.260, 1.261, 1.263, 1.264, 1.266, 1.268 e 1.270, il senatore FORMISANO(Misto-IdV), riformula l'emendamento 1.253, volto a ricomprendere il contenuto degli emendamenti 1.260, 1.261, 1.262, 1.256, 1.263, 1.264, 1.265, 1.266, 1.267, 1.268, 1.269, 1.270, 1.271, 1.272, 1.273, 1.274, 1.281, 1.278, 1.279, 1.282 e 1.280, che risultano pertanto ritirati.

 

 Posto quindi ai voti con il parere contrario del RELATORE, è respinto l'emendamento 1.253 (testo 2).

 

 Posto ai voti, è respinto l'emendamento 1.275.

 

 Il senatore FORMISANO (Misto-IdV) dopo aver sottoscritto l'emendamento 1.283, acquisito il consenso del presentatore, lo riformula in modo da ricomprendere gli emendamenti 1.276, 1.277, 1.284, 1.285, 1.286 e 1.287.

 

 Posto quindi ai voti, con il parere contrario del RELATORE, l'emendamento 1.283 (testo 2) è respinto.

 

 Posto ai voti, è altresì respinto l'emendamento 1.288.

 

 Il senatore FORMISANO (Misto-IdV) dopo aver sottoscritto l'emendamento 1.294, acquisito il consenso del presentatore, lo riformula in modo da ricomprendere gli emendamenti 1.289, 1.293, 1.290, 1.291, 1.292, 1.295, 1.296, 1.298.

 

 Posto quindi ai voti con il parere contrario del RELATORE è respinto l'emendamento 1.294 (testo 2).

 

 Il PRESIDENTE dichiara improponibile l'emendamento 1.297 in quanto privo di portata modificativa.

 

 Posti ai voti, con separata votazione, sono respinti gli emendamenti 1.299, 1.301 e 1.305, risultando altresì ritirato l'emendamento 1.300.

 

 Il senatore FORMISANO (Misto-IdV) dopo aver sottoscritto gli emendamenti 1.307, 1.308, 1.313 e 1.314, riformula l'emendamento 1.306 volto a comprendere il contenuto degli emendamenti 1.302, 1.303, 1.304, 1.307, 1.308, 1.310, 1.313, 1.314, 1.316, 1.317 e 1.318 che risultano pertanto ritirati.

 

 Posto quindi ai voti, con il parere contrario del RELATORE, è respinto l'emendamento 1.306 (testo 2).

 

 Il PRESIDENTE dichiara inammissibile l'emendamento 1.315.

 

 Posti ai voti con separata votazione sono quindi respinti gli emendamenti 1.319,1.320, 1.321, 1.322, 1.323, 1.325, 1.327, 1.380 e 1.324.

 

 Risultano altresì ritirati gli emendamenti 1.326, 1.328, 1.329, 1.330, 1.331, 1.332, 1.333, 1.334, 1.335, 1.337, 1.338, 1.339, 1.340, 1.341, 1.342, 1.343, 1.344 e 1.345.

 

 Posto ai voti è respinto l'emendamento 1.346.

 

 Risultano ritirati gli emendamenti 1.347, 1. 1.348, 1.349, 1.350, 1.351, 1.352, 1.353, 1.354, 1.355, 1.356, 1.357, 1.358, 1.359, 1.360, 1.361, 1.362, 1.363, 1.364, 1.365, 1.366, 1.367, 1.368, 1.369, 1.370, 1.371, 1.372, 1.373, 1.374, 1.375, 1.376, 1.377, 1.378 e 1.379.

 

 Posto ai voti è respinto l'emendamento 1.381, risultando altresì ritirati gli emendamenti 1.382, 1.383, 1.384, 1.385, 1.386, 1.387, 1.388, 1.389, 1.390, 1.391, 1.392, 1.393, 1.394, 1.395, 1.396 e 1.397.

 

 Si passa all’esame degli emendamenti volti ad aggiungere un ulteriore articolo dopo l’articolo 1.

 

 Posti ai voti risultano infine respinti gli emendamenti 1.0.1, 1.0.2, 1.0.3.

 

Per assenza dei presentatori, il presidente SALVI dichiara poi decaduto l’emendamento 1.0.5.

 

Non essendovi richieste di intervento in dichiarazione di voto finale, il presidente SALVI (Ulivo) pone in votazione il conferimento del mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea, autorizzandolo altresì allo svolgimento della relazione orale.

 

La Commissione approva.

 

La seduta termina alle ore 21,15.


EMENDAMENTI AL DISEGNO DI LEGGE

881

 

 

Art. 1

1.1

CASTELLI

Sopprimere l'articolo.

1.2

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Sopprimere l'articolo.

1.44

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Sostituire l'articolo con il seguente:

«Art. 1. – 1. È concesso indulto per tutti i reati commessi fino al 31 dicembre 2005 nella misura non superiore ad un anno per le pene detentive e non superiori a 5.000 euro per quelle pecuniarie sole o congiunte a pene detentive.

1.3

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Sopprimere il comma 1.

1.4

CASTELLI

Sopprimere il comma 1.

1.5

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, primo periodo, inserire la parola: «non».

1.6

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, sopprimere la parola: «tutti».

1.12

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «1 gennaio 2001».

1.10

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 gennaio 2001».

1.11

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 marzo 2001».

1.7

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 agosto 2001».

1.8

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 ottobre 2001».

1.9

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 dicembre 2001».

1.16

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «1 gennaio 2002».

1.13

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 febbraio 2002».

1.14

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 aprile 2002».

1.15

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 giugno 2002».

1.19

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «1 gennaio 2003».

1.17

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 settembre 2003».

1.18

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 dicembre 2003».

1.26

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «1 gennaio 2004».

1.20

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 febbraio 2004».

1.21

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 aprile 2004».

1.22

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 giugno 2004».

1.23

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 agosto 2004».

1.24

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 ottobre 2004».

1.25

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «2 dicembre 2004».

1.27

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma le parole: «2 maggio 2006» sono sostituite con: «1º gennaio 2005».

1.28

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «1º gennaio 2005».

1.29

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «31 dicembre 2005».

1.30

CASTELLI

Al comma 1, sostituire le parole: «2 maggio 2006» con le seguenti: «1 gennaio 2006».

1.32

CASTELLI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «sei mesi».

1.51

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «6 mesi».

1.52

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «7 mesi».

1.53

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «8 mesi».

1.54

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «9 mesi».

1.55

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «10 mesi».

1.56

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «11 mesi».

1.57

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «12 mesi».

1.33

CASTELLI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «un anno».

1.31

D'AMBROSIO

Al comma 1, sostituire le parole: «a tre anni per le pene detentive» con le seguenti: «ad un anno per le pene detentive».

1.49

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «14 mesi».

1.50

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «15 mesi».

1.34

CASTELLI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «un anno e tre mesi».

1.47

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «17 mesi».

1.35

CASTELLI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «un anno e sei mesi».

1.48

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «18 mesi».

1.46

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «19 mesi».

1.36

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole da: «tre anni» con: «20 mesi».

1.45

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «21 mesi».

1.43

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «22 mesi».

1.42

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «23 mesi».

1.37

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «due anni».

1.38

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «due anni».

1.39

CASTELLI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «due anni».

1.41

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «25 mesi».

1.40

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire le parole: «tre anni» con le seguenti: «26 mesi».

1.63

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «1.000».

1.77

CASTELLI, VALENTINO

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «per quelle pecuniarie sole o congiunte a pene detentive» con le seguenti: «per quelle pecuniarie non superiori a mille euro».

1.61

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «1.100».

1.62

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «1.500».

1.64

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «2.000».

1.76

CASTELLI, VALENTINO

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole: «per quelle pecuniarie sole o congiunte a pene detentive» con le seguenti: «per quelle pecuniarie non superiori a duemila euro».

1.65

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «2.500».

1.66

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «3.000».

1.67

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «3.500».

1.68

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «4.000».

1.69

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «4.500».

1.70

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «5.000».

1.71

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «5.500».

1.72

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «6.000».

1.73

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «6.000».

1.58

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «6.200».

1.74

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «6.500».

1.59

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «6.600».

1.60

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «6.800».

1.75

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1 sostituire la parola: «10.000» con la seguente: «7.000».

1.78

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al primo comma, sopprimere le parole: «sole o congiunte a pene detentive».

1.79

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Al comma 1, sopprimere il secondo periodo.

1.80

CASTELLI

Al comma 1, sopprimere il secondo periodo.

1.81

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, sopprimere il secondo periodo.

1.82

CASTELLI

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'indulto non si applica nei confronti dei recidivi né nei confronti dei delinquenti abituali, professionali o per tendenza, né nei confronti di coloro che siano sottoposti a regime di sorveglianza speciale ai sensi dell'articolo 14-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354».

1.83

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'indulto non si applica ai recidivi nei casi previsti dal terzo e quarto comma dell'articolo 99 del codice penale né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, nel caso di condanna per delitti».

1.85

CASTELLI

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'indulto non si applica ai recidivi nei casi previsti dal terzo e quarto comma dell'articolo 99 del codice penale né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, nel caso di condanna per delitti».

1.84

CASTELLI

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'indulto non si applica ai recidivi nei casi previsti dal terzo e quarto comma dell'articolo 99 del codice penale né ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza».

1.86

CASTELLI

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'indulto non si applica nei confronti dei recidivi né nei confronti dei delinquenti abituali, professionali o per tendenza».

1.87

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Al comma 1, sostituire il secondo periodo con il seguente: «L'indulto non si applica nei confronti dei recidivi, né nei confronti dei delinquenti abituali, professionali».

1.88

CASTELLI

Al comma 1, secondo periodo, sopprimere la parola: «non».

1.89

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 1, secondo periodo, sopprimere la parola: «non».

1.90

BUCCICO, VALENTINO

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. È concesso indulto per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le pene principali per le quali è applicato l'indulto».

1.91

CASTELLI

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

«1-bis. L'indulto non si applica quando il detenuto non abbia provveduto all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato».

1.93

CASTELLI

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

«1-bis. L'indulto non si applica quando non è avvenuto il risarcimento della persona offesa dal reato».

1.92

CASTELLI

Dopo il comma 1, inserire il seguente:

«1-bis. L'indulto non si applica senza il consenso della persona offesa da reato».

1.94

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. L'indulto si applica ai condannati che abbiano espiato almeno metà della pena detentiva».

1.95

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. L'indulto si applica al cittadino straniero immigrato clandestinamente a condizione che abbandoni il territorio dello Stato entro trenta giorni dalla sospensione dell'esecuzione della sentenza».

1.96

CASTELLI

Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:

«1-bis. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a condizione che la parte civile costituitasi nel corso del processo sia stata risarcita per l'intero danno subito».

1.97

D'AMBROSIO

Sopprimere il comma 2.

1.131

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a) sostituire il n. 1) con il seguente: «1) delitti previsti dai capi I e II del titolo I del libro II del codice penale».

Conseguentemente sono soppressi i n. da 1) a 9).

1.130

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a) sostituire il n. 1) con il seguente: «1) delitti previsti dal capo II del titolo I del libro II del codice penale».

Conseguentemente sono soppressi i n. da 1) a 9).

1.132

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a) prima del n. 1) è inserito il seguente: «1) delitti previsti dal capo I del titolo I del libro II del codice penale».

1.100

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, prima del numero 1), lettera a), inserire il seguente:

«1) 241 (Attentati con l'integrità, l'indipendenza o l'unità dello Stato)».

1.101

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 242 (cittadino che porta le armi contro lo Stato italiano)».

1.102

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 243 (Intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro lo Stato italiano)».

1.103

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 244 (Atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo Stato italiano verso un Stato estero)».

1.104

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 245 (Intelligenze con lo straniero per impegnare lo Stato italiano alla neutralità o alla guerra)».

1.105

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 246 (Corruzione del cittadino da parte dello straniero)».

1.106

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 247 (favoreggiamento bellico)».

1.107

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 248 (Somministrazione al nemico di provvigioni)».

1.99

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, prima del numero 1), lettera a), inserire il seguente:

«1) 249 (Partecipazione a prestiti a favore del nemico)».

1.98

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, prima del numero 1), lettera a), inserire il seguente:

«1) 250 (Commercio con il nemico)».

1.108

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 251 (inadempimento di contratti di forniture in tempo di guerra)».

1.109

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 252 (frode in forniture in tempo di guerra)».

1.110

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 253 (Distruzione o sabotaggio di opere militari)».

1.111

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 254 (Agevolazione colposa)».

1.112

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 255 (Soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato)».

1.113

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 256 (procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato)».

1.114

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 257 (spionaggio politico-militare)».

1.115

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 258 (spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione)».

1.116

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 259 (agevolazione colposa)».

1.117

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 260 (introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio)».

1.118

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 261 (rivelazione di segreti di Stato)».

1.119

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 262 (rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione)».

1.120

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 263 (utilizzazione di segreti di Stato)».

1.121

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 1 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 264 (infedeltà in affari di Stato)».

1.122

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 1 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 265 (disfattismo politico)».

1.123

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 1 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 266 (istigazione di militari a disobbedire alle leggi)».

1.124

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 1 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 267 (disfattismo economico)».

1.125

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 1 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 268 (parificazione degli Stati alleati)».

1.126

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 1 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «1) 269 (attività antinazionale del cittadino all'estero)».

1.127

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 2 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «3) 270-ter (assistenza agli associati)».

1.129

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Prima del numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 270-sexies (condotte con finalità di terrorismo)».

1.128

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 271 (associazione anti-nazionale)».

1.133

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 272 (propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale)».

1.134

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 273 (illecita costituzione di associazione avente carattere internazionale)».

1.135

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 274 (Illecita partecipazione ad associazioni aventi carattere internazionale)».

1.136

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 276 (attentato contro il Presidente della Repubblica)».

1.137

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 277 (offesa alla libertà del Presidente della Repubblica)».

1.138

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 278 (offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica)».

1.139

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 4 del comma 2, lettera a), inserire il seguente: «5) 279 (lesa prerogativa della irresponsabilità del Presidente della Repubblica)».

1.140

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), n.6), aggiungere le seguenti parole: «e i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all'articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n.625, convertito, con modificazioni, nella legge 6 febbraio 1980, n.15».

1.141

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 6) del comma 2, lettera a), inserire il seguente:

«7) 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato)».

1.142

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 6) del comma 2, lettera a), inserire il seguente:

«7) 284 (insurrezione contro i poteri dello Stato)».

1.143

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 7) del comma 2, lettera a), inserire il seguente:

«8) 286 (guerra civile)».

1.144

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 7) del comma 2, lettera a), inserire il seguente:

«8) 287 (usurpazione di potere politico o di comando militare)».

1.145

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 7) del comma 2, lettera a), inserire il seguente:

«8) 288 (arruolamenti o armamenti non autorizzati al servizio di uno Stato estero)».

1.146

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 7) del comma 2, lettera a), inserire il seguente:

«8) 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le Assemblee regionali)».

1.147

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

al comma 2, lettera a), dopo il n. 8), inserire il seguente:

«8-bis) delitti contro la pubblica amministrazione quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti».

Conseguentemente dopo la lettera a) inserire la seguente:

«a-bis) per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal codice penale militare di pace, quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro e dei beni pubblici indebitamente sottratti».

1.148

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

al comma 2, lettera a), dopo il n. 8), inserire il seguente:

«8-bis) delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal codice penale, libro II, titolo II, capo I quando non vi sia la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti».

1.149 (testo 2)

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 8) del comma 2, lettera a), inserire i seguenti:

«8...) 290 (vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze Armate);

8...) 290-bis (parificazione al Presidente della repubblica di chi ne fa le veci);

8...) 291 (vilipendio alla Nazione italiana);

8...) 292 (vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato);

8...) 292-bis (circostanza aggravante);

8...) 293 (circostanza aggravante);

8...) 294 (attentati contro i diritti politici del cittadino);

8...) 295 (attentato contro i capi di Stato esteri);

8...) 296 (Offesa alla libertà dei capi di Stato esteri);

8...) 299 (offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero);

8...) 302 (istigazione a commettere alcuno dei delitti dai Capi primo e secondo);

8...) 304 (cospirazione politica mediante accordo);

8...) 305 (cospirazione politica mediante associazione);

8...) 306 (banda armata);

8...) 307 (assistenza ai partecipi di cospirazione o banda armata)».

1.163

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il n.8), introdurre il seguente:

«8-bis) 314, 316-bis, 317, 318, 318, 319-ter, 320, 321, 322, 322-bis, 324, 368, 372, 373.

1.164

CARUSO, MANTOVANO, VALENTINO, BALBONI

Al comma 2, lettera a), dopo il n.8), aggiungere il seguente:

«8-bis) 314, 316-bis, 317, 318, 319, 319-ter, 320, 321, 322, 322-bis, 324, 368, 372, 373.

1.170

CASTELLI

Al comma 2, lettera b), dopo il numero 9), aggiungere il seguente:

«9-bis) 314, 316-bis, 317, 318, 319, 319-ter, 320, 321, 322, 322-bis, 324, 368, 372, 373.

1.171 (testo 2)

CASTELLI, FORMISANO

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 9), aggiungere i seguenti:

«9...) da 314 a 315-bis, (delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

9...) da 314 (peculato) a 335-bis (disposizioni patrimoniali);

9...) 314 (peculato) quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

9...) 314 (peculato);

9...) 314 (peculato);

9...) 316 (peculato mediante profitto dell'errore altrui);

9...) 316-bis (Malversazione a danno dello Stato);

9...) 316-bis (Malversazione a danno dello Stato);

9...) 316-ter (Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato);

9...) 316-ter (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato);

9...) 317 (concussione);

9...) 317 (concussione), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

9...) 317 (concussione);

9...) 317 (concussione);

9...) 318 (corruzione per un atto d'ufficio);

9...) 318 (corruzione per un atto d'ufficio), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

9...) 318 (corruzione per un atto d'ufficio);

9...) 318 (corruzione per un atto d'ufficio);

9...) 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio);

9...) 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio) e 319-bis (circostanze aggravanti), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti);

9...) 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio) e 319-bis (circostanze aggravanti), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti);

9...) 319 (Circostanze aggravanti);

9...) 319-ter. (corruzione in atti giudiziari);

9...) 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio), 321 (pene per il corruttore);

9...) 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio), 321 (pene per il corruttore);

9...) 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio), 321 (pene per il corruttore), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

9...) 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio);

9...) 321 (Pene per il corruttore);

9...) 322 (istigazione alla corruzione), quando non vi sia stata la restituzione delle somme di denaro o dei beni pubblici indebitamente sottratti;

9...) 322 (istigazione alla corruzione);

9...) 322 (istigazione alla corruzione);

9...) 322 (istigazione alla corruzione);

9...) 322-bis (peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri di organi delle Comunità europee e di funzioni delle Comunità europee e di Stati Membri);

9...) 323 (abuso d'ufficio);

9...) 325 (utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione d'ufficio);

9...) 326 (rivelazioni ed utilizzazione di segreti d'ufficio);

9...) 328 (rifiuto d'atti d'ufficio. Omissione);

9...) 329 (rifiuto o ritardo di obedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica);

9...) 331 (interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità);

9...) 334 (sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dell'Autorità amministrativa);

9...) 335 (violazione colposa di doveri alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dell'Autorità amministrativa)».

1.309

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, è aggiunta la seguente lettera:

«b-bis) per i reati contro la Pubblica Amministrazione di cui al capo I del titolo II del libro II del codice penale, per i reati contro l'amministrazione della giustizia di cui al capo I del titolo III del libro II, per i reati di natura fiscale e finanziaria puniti con pena detentiva, nonché per i reati previsti dagli articoli 2621 e 2622 del codice civile e 439, 440 e 416-ter del codice penale».

1.208 (testo 2)

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 9) del comma 2, lettera a), inserire i seguenti:

«10...) 336 (violenza o minaccia a pubblico ufficiale);

10...) 336 (violenza o minaccia a pubblico ufficiale);

10...) 337-bis (occultamento, custodia o alterazione di mezzi di trasporto);

10...) 338 (violenza o manaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario);

10...) 340 (interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità);

10...) 342 (oltraggio a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario);

10...) 343 (oltraggio a un magistrato in udienza);

10...) 345 (offesa all'Autorità mediante danneggiamento di affissioni);

10...) 346 (millantato credito);

10...) 347 (usurpazione di funzioni pubbliche);

10...) 348 (abusivo esercizio di una professione);

10...) 349 (violazione di sigilli);

10...) 350 (agevlazione colposa);

10...) 351 (violazione della pubblica custodia di cose);

10...) 352 (vendita di stampati di cui è stato ordinato il sequestro);

10...) 353 (turbata libertà degli incanti);

10...) 354 (astensione degli incanti);

10...) 355 (inadempimento di contratti di pubbliche forniture);

10...) 356 (forde nelle pubbliche forniture);

10...) per i reati contro la Pubblica Amministrazione di cui al capo I del titolo II del libro II del codice penale».

1.227 (testo 2)

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il numero 9 del comma 2, lettera a), inserire i seguenti:

«10...) 361 (omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale);

10...) 362 (omessa denuncia di reato da parte di un incaricato di pubblico servizio);

10...) 363 (omessa denuncia aggravata);

10...) 364 (omessa di reato da parte del cittadino);

10...) 365 (omissione di referto);

10...) 366 (rifiuto di uffici legalmente dovuti);

10...) 367 (simulazione di reato);

10...) 368 (calunnia);

10...) 369 (autocalunnia);

10...) 370 (simulazione o calunnia per un fatto costituente contravvenzione);

10...) 371 (falso giuramento della parte);

10...) 371-bis (false informazioni al pubblico ministero);

10...) 371-ter (false dichiarazioni al difensore);

10...) 372 (false informazioni al pubblico ministero);

10...) 373 (falsa perizia o interpretazione);

10...) 374 (frode processuale);

10...) 374-bis (false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'Autorità giudiziaria);

10...) 377 (subornazione);

10...) 377-bis (induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria);

10...) 378 (favoreggiamento personale);

10...) 379 (favoreggiamento reale);

«10...) per i reati contro l'amministrazione della giustizia di cui al capo I del titolo III del libro II».

1.248

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Al comma 3, lettera a), dopo il numero 9), aggiungere il seguente:

«9-bis) 416 (associazione per delinquere), finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 2621 (false comunicazioni sociali), 2622 (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori), 2624 (falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione), 2625 (impedito controllo), 2637 (aggiotaggio), 2638 (ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza) del codice civile, 216 (bancarotta fraudolenta) e 223 (fatti di bancarotta fraudolenta) del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nel caso di società soggette alla disciplina delle società con azioni quotate di cui alla parte IV, titolo III, capo II, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, ovvero nei casi di cui all'articolo 116, comma 1 (strumenti finanziari diffusi tra il pubblico), del citato decreto legislativo n. 58 del 1998;».

1.249

CASTELLI

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 9), aggiungere il seguente:

«9-bis) 416 (associazione per delinquere), finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 2621 (false comunicazioni sociali), 2622 (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori), 2624 (falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione), 2625 (impedito controllo), 2637 (aggiotaggio), 2638 (ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza) del codice civile, 216 (bancarotta fraudolenta) e 223 (fatti di bancarotta fraudolenta) del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nel caso di società soggette alla disciplina delle società con azioni quotate di cui alla parte IV, titolo III, capo II, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, ovvero nei casi di cui all'articolo 116, comma l (strumenti finanziari diffusi tra il pubblico), del citato decreto legislativo n. 58 del 1998;».

1.250

CASTELLI

Al comma 2, lettera a), sostituire il numero 10), con il seguente:

«10) 416 (associazione per delinquere)».

1.251

CASTELLI

Al comma 2, lettera a), numero 10), sopprimere le seguenti parole: «sesto comma».

1.252

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), numero 10), dopo le parole: «codice penale» aggiungere le seguenti: «e i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all'articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n.152, convertito, con modificazioni, nella legge 12 luglio 1991, n.203».

1.254

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 10) inserire il seguente:

«10-ter) delitti connessi con quelli di cui agli articoli 416-bis e 416-ter del codice penale».

1.255

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, dopo il numero 10) inserire il seguente:

«10-bis) 416-ter (scambio elettorale politico-mafioso)».

1.257

CASTELLI

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 11) aggiungere il seguente:

«11-bis) 416-ter (scambio elettorale politico-mafioso)».

1.258

CARUSO, MANTOVANO

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 11) aggiungere il seguente:

«11-bis) 416-ter (scambio elettorale politico-mafioso)».

1.259

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 11) aggiungere il seguente:

«11-ter) 416-ter (scambio elettorale politico-mafioso)».

1.253 (testo 2)

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 10) inserire i seguenti:

10...) 419 (devastazione e saccheggio);

10...) 419 (devastazione e saccheggio);

10...) 419 (devastazione e saccheggio);

10...) 419 (devastazione e saccheggio);

10...) 420 (attentato a impianti di pubblica utilità);

10...) 420 (attestato a impianti di pubblica utilità);

10...) 423 (incendio);

10...) 423 (incendio);

10...) 423-bis (incendio boschivo);

10...) 423-bis (incendio boschivo);

10...) 430 (disastro ferroviario);

10...) 430 (disastro ferroviario);

10...) 432 (attentato alla sicurezza dei trasporti);

10...) 432 (attentato alla sicurezza dei trasporti);

10...) 438 (epidemia);

10...) 439 (avvelenamento delle acque);

10...) 440 (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari);

10...) 442 (commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate);

10...) 440 (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari);

10...) 423-bis (incendio boschivo);

10...) 438 (epidemia);

10...) 439 (avvelenamento di acque o di sostanze alimentari);

10...) 440 (adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari);

10...) 442 (commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate);

10...) 439 (avvelenamento delle acque);

10...) 440 (adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari);

10...) da 499 (distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione) a 517 (vendita di prodotti industriali con segni mendaci)».

1.283 (testo 2)

CASTELLI

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 12), aggiungere il seguente:

«12-bis) 572 (maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli);

12...) 572, comma 2 (maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli);

12...) 575 (omicidio);

12...) articolo 575;

12...) articolo 575 aggravato dall'articolo 577, n.1, 3 e 4;

12...) 589 (omicidio colposo);

12...) 605 (sequestro di persona);

12...) fatta eccezione per l'ipotesi di cui all'ultimo comma».

1.294 (testo 2)

CARUSO, MANTOVANO, FORMISANO, BALBONI

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 23, aggiungere il seguente:

«23...) 624 (furto)».

23...) 624-bis (furto in abitazione e con strappo);

23...) 624-bis (furto in abitazione e furto con strappo), 628 (rapina) e 640 (truffa) se la vittima è maggiore degli anni sessantanove;

23...) 628 (rapina);

23...) 628 (rapina);

23...) 629 (estorsione);

23...) 629 (estorsione);

24...) 640 (truffa);

1.298

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 24), inserire il seguente:

24-bis) 648 (ricettazione)».

1.297

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 24), inserire il seguente:

24-bis) 644 (usura)».

1.299

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 25), inserire il seguente:

«25-bis) alle pene che conseguono a tutti i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all'articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n.122, convertito, con modificazioni, nella legge 25 giugno 1993, n.305».

1.300

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, lettera a), dopo il numero 25, inserire il seguente:

«25-bis) 727 (maltrattamenti di animali)».

1.301

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, dopo la lettera a) inserire le seguenti:

«a-bis) per i reati di cui all'articolo 20, primo comma, lettere b) e c) della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, e all'articolo 44, comma 1, lettere b) e c), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia. di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della citata legge n. 47 del 1985, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

a-ter) per i reati di cui all'articolo 163 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e dall'articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, salvo che sia conseguita in sanatoria l'autorizzazione da parte delle competenti autorità».

1.305

CASTELLI

Al comma 2, dopo la lettera b), aggiungere le seguenti:

«b-bis) per i reati di cui all'articolo 44, comma l, lettere b) e c), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 200 l, n. 380, salvo che si tratti di violazioni di un'area di piccola estensione, in assenza di opere edilizie, ovvero di violazioni che comportino limitata entità dei volumi illegittimamente realizzati o limitate modifiche dei volumi esistenti e sempre che non siano stati violati i vincoli di cui all'articolo 33, primo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, o il bene non sia assoggettato alla tutela indicata nel secondo comma dello stesso articolo;

b-ter) per i reati di cui all'articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, salvo che sia conseguita in sanatori a l'autorizzazione da parte delle competenti autorità».

1.306 (testo 2)

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 2, dopo la lettera b), aggiungere le seguenti:

«b...) per i reati previsti dagli articoli 2621, 2622, 2623, 2624, 2625, 2626, 2627, 2628, 2629, 2630, 2631, 2632, 2633, 2634, 2635, 2636, 2638 del codice civile;

b...) per i reati previsti dagli articoli 2621 (false comunicazioni sociali) e 2622 (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori);

b-...) per il delitto di cui all'articolo 2621 del codice civile;

b-...) per i reati in materia fiscale puniti con pena detentiva;

b...) per i reati in materia fiscale puniti con pena detentiva;

b...) per i reati previsti dagli articoli 2621 (false comunicazioni sociali) e 2622 (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori);

b-...) per i reati di natura fiscale e finanziaria puniti con pena detentiva, nonché per i reati previsti dagli articoli 2621 e 2622 del codice civile e 439, 440 e 416-ter del codice penale;

b...) per i reati previsti dagli articoli 2621, 2622, 2623, 2624, 2625, 2626, 2627, 2628, 2629, 2630, 2631, 2632, 2633, 2634, 2635, 2636, 2638 del codice civile;

b-...) per i reati di natura fiscale e finanziaria puniti con pena detentiva, nonché per i reati di cui agli articoli 2621 e 2622 del codice civile;

b-bis.) per il reato previsto dall'articolo 2622 del codice civile (false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori);

b-bis) per il reato previsto dall'articolo 2621 del codice civile (false comunicazioni sociali);

b-bis) per i delitti riguardanti l'illecita duplicazione, riproduzione o diffusione al pubblico o commercio a fine di lucro, di un'opera dell'ingegno, o parte di essa, protetta dal diritto d'autore, di cui all'articolo 171-ter della legge n. 633 del 1941 e successive modificazioni».

1.315

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo la lettera b) del comma 2, aggiungere la seguente:

«c) per reati in materia fiscale puniti con pena detentiva».

1.319

CASTELLI

Dopo il comma 2, aggiungere i seguenti:

«2-bis. Con il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della sentenza per effetto dell'indulto condizionato, al beneficiato sono imposte le prescrizioni e gli obblighi di cui ai commi 5, 6 e 7 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354.

2-ter. Con il provvedimento di sospensione è imposto l'obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria, secondo le modalità previste dall'articolo 282 del codice di procedura penale, per il periodo di sospensione dell'esecuzione.

2-quater. Con il provvedimento di sospensione della pena è sempre disposto per il cittadino italiano il divieto di espatrio ai sensi dell'articolo 281 del codice di procedura penale, per tutto il periodo di sospensione».

1.320

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo il comma 2, inserire i seguenti:

«2-bis. Con il provvedimento di sospensione dell'esecuzione della sentenza per effetto dell'indulto condizionato, al beneficiato sono imposte le prescrizioni e gli obblighi di cui ai commi 5, 6 e 7 dell'articolo 47 della legge 26 luglio 1975, n. 354.

2-ter. Con il provvedimento di sospensione è imposto l'obbligo di presentazione periodica alla polizia giudiziaria, secondo le modalità previste dall'articolo 282 del codice di procedura penale, per il periodo di sospensione dell'esecuzione.

2-quater. Con il provvedimento di sospensione della pena è sempre disposto per il cittadino italiano il divieto di espatrio ai sensi dell'articolo 281 del codice di procedura penale, per tutto il periodo di sospensione».

1.321

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

«2-bis. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano a condizione che la parte civile costituitasi nel corso del processo sia stata risarcita per l'intero danno subito».

1.322

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:

«2-bis. L'indulto si applica ai condannati che abbiano espiato almeno un terzo della pena detentiva».

1.323

CASTELLI

Al comma 3, sostituire le parole da: «cinque anni» fino a: «condanna a» con le seguenti: «dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più delitti non colposi per i quali sia stato condannato complessivamente ad una».

1.325

CASTELLI

Al comma 3, sostituire le parole da: «cinque anni» fino a: «condanna a» con le seguenti: «sette anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più delitti non colposi per i quali sia stato condannato complessivamente ad una».

1.324

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «entro cinque anni» con le seguenti: «entro dieci anni».

1.327

CASTELLI

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «sette anni».

1.380

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni», con le seguenti: «sette anni».

1.326

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «7 anni e 3 mesi».

1.328

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «7 anni e 2 mesi».

1.329

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «7 anni».

1.330

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «7 anni e un mese».

1.331

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e 11 mesi».

1.332

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e dieci mesi».

1.333

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e nove mesi».

1.334

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e otto mesi».

1.335

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e sette mesi».

1.337

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e cinque mesi».

1.338

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e quattro mesi».

1.339

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e tre mesi».

1.340

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «6 anni e due mesi».

1.341

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «sei anni e un mese».

1.342

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «sei anni».

1.343

CASTELLI

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «sei anni».

1.344

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «quindici mesi».

1.345

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «cinque anni» con le seguenti: «diciotto mesi».

1.346

CASTELLI

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «un anno».

1.347

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «dieci mesi».

1.348

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «undici mesi».

1.349

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «dodici mesi».

1.350

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «tredici mesi».

1.351

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «quattordici mesi».

1.352

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «quindici mesi».

1.353

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «sedici mesi».

1.354

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «diciassette mesi».

1.355

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «diciotto mesi».

1.356

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «diciannove mesi».

1.357

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «venti mesi».

1.358

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «ventuno mesi».

1.359

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «ventidue mesi».

1.360

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni» con le seguenti: «sei mesi».

1.361

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «7 mesi».

1.362

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «8 mesi».

1.363

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «9 mesi».

1.364

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «10 mesi».

1.365

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «12 mesi».

1.366

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «13 mesi».

1.367

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «15 mesi».

1.368

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «16 mesi».

1.369

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «17 mesi».

1.370

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «18 mesi».

1.371

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «19 mesi».

1.372

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «20 mesi».

1.373

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «21 mesi».

1.374

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «22 mesi».

1.375

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «23 mesi».

1.376

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «6 mesi».

1.377

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «8 mesi».

1.378

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «7 mesi».

1.379

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 3, sostituire le parole: «due anni», con le seguenti: «9 mesi».

1.381

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Sopprimere il comma 4.

1.382

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «45 giorni dopo la».

1.383

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «44 giorni dopo la».

1.384

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «43 giorni dopo la».

1.385

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «42 giorni dopo la».

1.386

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «41 giorni dopo la».

1.387

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «40 giorni dopo la».

1.388

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «39 giorni dopo la».

1.389

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «38 giorni dopo la».

1.390

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «37 giorni dopo la».

1.391

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «36 giorni dopo la».

1.392

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «35 giorni dopo la».

1.393

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «34 giorni dopo la».

1.394

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «33 giorni dopo la».

1.395

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «32 giorni dopo la».

1.396

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «31 giorni dopo la».

1.397

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Al comma 4, sostituire le parole da: «il giorno successo a quello della» con le seguenti: «30 giorni dopo la».

1.0.1

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 2.

1. È istituito, per l'anno 2006, nello stato di previsione del Ministero della giustizia, il Fondo per la corresponsione di un contributo a favore dei detenuti che beneficiano dell'indulto di cui alla presente legge, che si trovino in condizione di disagio economico, ai fini del loro reinserimento nella società civile. La misura del contributo e le modalità di erogazione dello stesso sono stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. La dotazione del Fondo è stabilita in 5.000.000 di euro per l'anno 2006.

2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 5.000.000 di euro per l'anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

1.0.2

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 2.

1. È istituito, per l'anno 2006, nello stato di previsione del Ministero della giustizia, il Fondo per la corresponsione di un contributo a favore dei Consigli di aiuto sociale per lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 76 della legge 26 luglio 1975, n.354. In questo caso, in particolare, i Consigli di aiuto sociale avranno il compito di sostenere i soggetti danneggiati da delitti commessi da soggetti beneficiari del presente provvedimento d'indulto e che non abbiano già ricevuto altre forme di ristoro. Gli interessati possono fare richiesta entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge. La misura del contributo e le modalità di erogazione dello stesso sono stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. La dotazione del Fondo è stabilita in 5.000.000 di euro per l'anno 2006.

2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 5.000.000 di euro per l'anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

1.0.3

FORMISANO, CAFORIO, DE GREGORIO, GIAMBRONE, RAME

Dopo l'articolo 1, aggiungere il seguente:

«Art. 2.

1. È istituito, per l'anno 2006, nello stato di previsione del Ministero della giustizia, il Fondo per la corresponsione di un contributo a favore dei Consigli di aiuto sociale per lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 76 della legge 26 luglio 1975, n.354. In questo caso, in particolare, i Consigli di aiuto sociale avranno il compito di sostenere i soggetti danneggiati da delitti commessi da soggetti beneficiari del presente provvedimento d'indulto e che non abbiano già ricevuto altre forme di ristoro. Gli interessati possono fare richiesta entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge. La misura del contributo e le modalità di erogazione dello stesso sono stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. La dotazione del Fondo è stabilita in 6.000.000 di euro per l'anno 2006.

2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 6.000.000 di euro per l'anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

1.0.5

CARUSO, MANTOVANO, BALBONI

Aggiungere, in fine, il seguente articolo:

«Art. 2.

1. Il Ministro della giustizia individua, in sede di approvazione della legge finanziaria per l'anno 2007, un programma di interventi urgenti in materia di edilizia carceraria, che possono esere realizzati già a partire dal 2007, con le necessarie coperture finanziarie».


Esame in sede consultiva

 


BILANCIO (5a)

VENERDÌ 28 LUGLIO 2006

24ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

 

 Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula.

 

La seduta inizia alle ore 14,30.

 

IN SEDE CONSULTIVA

 

(881) Deputati BUEMI ed altri. - Concessione di indulto, approvato dalla Camera dei deputati

(Parere alla 2a Commissione. Esame. Parere non ostativo)

 

 Il presidente MORANDO (Ulivo), in qualità di relatore, illustra il disegno di legge in titolo, segnalando, per quanto di competenza, che il provvedimento prevede la concessione dell’indulto nella misura non superiore a tre anni, per le pene detentive, e non superiore a 10.000 euro per le pene pecuniarie, sole o congiunte a pene detentive, per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, con l’esclusione di una serie di reati ivi espressamente indicati. Per quanto di competenza, osserva che il disegno di legge non è accompagnato da relazione tecnica, peraltro come per i passati provvedimenti di indulto, che non sono stati oggetto di quantificazione dal punto di vista degli effetti finanziari. Gli effetti in questione consistono, da un lato, nelle minori entrate per il bilancio dello stato derivanti dall’indulto per le pene pecuniarie (in quanto versate al capitolo 2301 dello stato di previsione dell’entrata), dall’altro nei risparmi di spesa derivanti dalla riduzione della popolazione carceraria. Al riguardo, nel corso del dibattito svoltosi in Commissione bilancio presso la Camera dei deputati, il Rappresentante del Governo ha affermato che la limitazione dell’indulto alle sole pene pecuniarie fino a 10.000 euro determina effetti di non rilevante entità sul piano delle minori entrate, peraltro non quantificabili, in ragione della natura promiscua del capitolo di entrata 2301, al quale affluisce il complesso delle multe, ammende e sanzioni amministrative inflitte dalle autorità giudiziarie e amministrative, con esclusione di quelle aventi natura tributaria, e dal quale risulterebbe quindi difficile scorporare la parte relativa alle pene pecuniarie non superiori a 10.000 euro. Il Rappresentante del Governo ha altresì precisato che le minori entrate sarebbero comunque adeguatamente compensate dai risparmi derivanti dalla diminuzione della popolazione carceraria, la quale interesserebbe ragionevolmente circa 12.000 persone: sebbene taluni costi fissi di gestione delle strutture carcerarie possano beneficiare di una riduzione solo parziale, il venir meno del costo giornaliero per i pasti pro capite, pari a 3 euro, consentirebbe di stimare un risparmio di 12.960.000 euro, su base annua. Sulla base di tali precisazioni, occorre dunque acquisire conferma della validità delle quantificazioni indicate e della conseguente idoneità dei suddetti risparmi di spesa a compensare effettivamente le minori entrate derivanti dal provvedimento.

 

 Il senatore FERRARA (FI) chiede chiarimenti sulla natura del capitolo di entrata 2301, specie in merito all’eventualità che lo stesso sia finalizzato, in tutto o in parte, alla copertura di spese sulla base della legislazione vigente.

 

 Dopo un intervento del presidente MORANDO, volto a chiarire che il suddetto capitolo 2301 ha natura generale di capitolo d’entrata e non è preordinato alla copertura di spese particolari, prende la parola il sottosegretario CASULA, il quale conferma l’assenza di effetti finanziari rilevanti connessi alle disposizioni del provvedimento. Richiamando quanto già precisato presso la Commissione bilancio della Camera dei deputati, sulla base delle informazioni fornite dal competente Ministero della giustizia, ribadisce che le minori entrate connesse all’indulto delle pene pecuniarie fino a 10.000 euro hanno entità trascurabile, peraltro non quantificabile per la natura promiscua delle somme che affluiscono sul capitolo 2301. Viceversa, i risparmi di spesa derivanti dalla riduzione della popolazione carceraria, stimati come già ricordato in 12.960.000 euro su base annua, sono in ogni caso sufficienti a compensare adeguatamente i suddetti minori introiti. Precisa, infine, che tali indicazioni del Ministero della giustizia sono state puntualmente riscontrate dalla Ragioneria generale dello Stato, per cui esprime il proprio avviso favorevole sul provvedimento.

 

 Il senatore Antonio BOCCIA (Ulivo) ritiene condivisibili le argomentazioni del sottosegretario Casula, osservando che anche la Commissione bilancio della Camera dei deputati non ha riscontrato problemi di carattere finanziario sul provvedimento all’esame.

 

 Il senatore VEGAS (FI) evidenzia che, dal punto di vista contabile, non appare corretta l’argomentazione secondo cui le minori entrate derivanti dal provvedimento (ancorché di entità trascurabile) potrebbero essere coperte con i risparmi di spesa associati alla riduzione della popolazione carceraria. Infatti, mentre le entrate di cui si prevede la riduzione derivano dalle sanzioni previste dalla legislazione vigente, la riduzione del numero dei detenuti a cui sono associati i suddetti risparmi non dipende evidentemente da norme di legge, ma è anzi variabile in quanto legata a fattori contingenti quali il numero dei reati e delle condanne passate in giudicato. Pertanto, i risparmi di spesa derivanti da una simile circostanza non potrebbero essere utilizzati come forma di copertura finanziaria, ai sensi delle vigenti norme contabili.

 

 Il senatore LEGNINI (Ulivo) osserva che i risparmi di spesa evidenziati dal relatore e dal rappresentante del Governo non configurano una copertura finanziaria in senso formale, ma semplicemente una compensazione di tipo sostanziale di minori entrate, peraltro di ammontare assai trascurabile. Rileva, inoltre, che, a seguito della riduzione del numero dei detenuti, non verrebbe soltanto meno il costo dei pasti ma anche una serie di altri oneri direttamente legati alla popolazione carceraria, quali il vestiario, le cure sanitarie e altro, per cui i risparmi di spesa stimati dal Governo appaiono certamente inferiori alla realtà. D’altra parte, per quanto concerne le minori entrate legate al mancato versamento delle sanzioni pecuniarie oggetto dell’indulto, si tratta di somme che spesso non vengono concretamente riscosse dallo Stato, sia perché il loro versamento è sospeso fino all’emissione della sentenza definitiva di condanna, i cui tempi sono molto lunghi, sia in quanto molti dei soggetti condannati non sono economicamente in grado di pagare le sanzioni comminate. Ritiene quindi che, dal punto di vista finanziario, il provvedimento in esame non presenti profili problematici, ma anzi possa avere effetti positivi, contribuendo a risolvere l’annoso problema del sovraffollamento delle carceri e ad alleviare la condizione di sofferenza di molti reclusi.

 

 Il senatore MORGANDO (Ulivo) condivide le affermazioni del senatore Legnini, osservando che gli effetti finanziari del provvedimento, ove presenti, sono comunque di trascurabile entità.

 

 Il senatore ENRIQUES (Ulivo) si associa anch’egli alle considerazioni dei senatori Legnini e Morgando, pur osservando che il Ministero della giustizia avrebbe dovuto fornire maggiori dettagli sull’effettivo ammontare dei minori introiti derivanti dalle sanzioni oggetto di indulto.

 

 Il presidente MORANDO ritiene anch’egli che gli effetti finanziari associati al provvedimento in esame siano estremamente trascurabili, in quanto le minori entrate legate al mancato pagamento delle pene pecuniarie hanno entità modesta e comunque assai inferiore ai risparmi di spesa sostanziali connessi alla riduzione della popolazione carceraria. Ovviamente, questi ultimi non possono configurare una copertura in senso formale, ma in via di fatto rafforzano comunque gli aspetti di neutralità finanziaria del disegno di legge in esame, tenuto anche conto che tali risparmi appaiono ragionevolmente sottostimati, sia in quanto si è tenuto conto solo del costo relativo al vitto dei detenuti, sia in quanto, secondo taluni osservatori, il numero dei soggetti interessati potrebbe essere più elevato di 12.000 indicati dal Ministero competente. Propone, pertanto, di rendere un parere di nulla osta sul testo in esame.

 

La Commissione approva, infine, la proposta di parere del Presidente.

 

 

La seduta termina alle ore 14,55.

 


Discussione in Assemblea

 


 

 

 

 

Senato della Repubblica

XV LEGISLATURA

 

Assemblea

 

 

 

RESOCONTO STENOGRAFICO

 

ASSEMBLEA

 

 

29a

seduta pubblica

 

sabato

29 luglio 2006

 

Presidenza del presidente MARINI,
indi del vice presidente CAPRILI,
del vice presidente CALDEROLI
e del vice presidente BACCINI

 


(omissis)

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(881) Deputato BUEMI ed altri. - Concessione di indulto (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale con la maggioranza dei due terzi dei componenti) (Relazione orale) (ore 9,53)

PRESIDENTE.L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 881, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Manzione, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, mi consenta di dare atto preliminarmente ai Gruppi che hanno fatto opposizione al provvedimento in esame di aver sostanzialmente consentito, pur nell'assurda ristrettezza dei tempi così come imposti dalla calendarizzazione voluta all'unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, che si ultimasse il lavoro in Commissione per fare in modo che vi fosse la possibilità in Aula di portare avanti un dibattito che fosse compiuto, magari aspro ma comunque fattivo.

L'iter della proposta di legge in esame ha avuto inizio alla Camera dei deputati, dove sono state presentate numerose proposte di legge. Ad eccezione dell'Atto Camera n. 372, presentato il 3 maggio 2006, prima firma onorevole Iannone, tutte le proposte in questione - nove in totale - prevedevano la concessione sia dell'amnistia, sia dell'indulto.

In data 18 luglio 2006, su richiesta della Commissione giustizia, l'Assemblea della Camera dei deputati deliberava lo stralcio delle disposizioni in materia di amnistia, ed infatti le disposizioni in materia di amnistia sono rimaste alla Commissione Giustizia della Camera in sede referente.

Occorre subito considerare come l'ultimo provvedimento di clemenza approvato prima di quello che stiamo discutendo risalga al 1990 e che da allora - dunque per 16 anni - nessun provvedimento di amnistia o di indulto è stato approvato in conseguenza della nuova formulazione dell'articolo 79 della Costituzione. Infatti, la legge costituzionale 6 marzo 1992, n. 1, ha modificato l'articolo 79 della Costituzione in due direzioni: la prima nel trasferire esclusivamente in capo al Parlamento la procedura di adozione dei provvedimenti di amnistia e di indulto, mentre prima dell'approvazione della modifica la competenza ad adottare tali provvedimenti era assegnata al Capo dello Stato sulla base di una legge di delegazione approvata dal Parlamento; la seconda, quella di prevedere una maggioranza qualificata nell'adozione dei provvedimenti medesimi.

La seconda modifica - individuazione di una maggioranza qualificata pari ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera per ogni suo articolo e nella votazione finale - è stata prevista, probabilmente, dal legislatore per autolimitarsi e per non incorrere in un uso distorto degli strumenti di clemenza generale previsti dall'ordinamento costituzionale.

Ed infatti i 21 provvedimenti di clemenza che si sono succeduti tra l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana e la revisione dell'articolo 79 del 1992, in gran parte, rispondevano ancora alla tradizionale concezione indulgenziale degli istituti che, provenienti dallo strumentario della indulgentia principis, si prestavano al libero arbitrio di un sovrano legibus solutus.

Dal punto di vista dell'efficacia deflazionante, va detto che la legge costituzionale del 1992 ha raggiunto il suo scopo, non essendo stato approvato da allora alcun provvedimento di amnistia o di indulto e su tale tematica vi è stato un dibattito profondo, anche ad esempio nella XIII legislatura, ponendosi il problema se un quorum così elevato non finisse poi per determinare una sorta di paralisi di quello che può essere considerato anche come uno strumento di politica criminale.

A mio avviso, ragionando sull'articolo 79, è giusto mantenere all'amnistia e all'indulto il carattere della eccezionalità, per lunghi anni obiettivamente disattesa, e quindi è necessario mantenere la previsione di un quorum qualificato più rigoroso rispetto a quello previsto per le leggi ordinarie, anche se però un quorum dei due terzi appare in questo momento anacronistico. Ancor più appare anacronistico, se consideriamo, ad esempio, che è un quorum molto più alto di quello previsto per le leggi di revisione costituzionale.

Nel merito del provvedimento, il punto di partenza è sicuramente rappresentato dall'indiscusso sovraffollamento delle carceri e dalle connesse e disagiate condizioni in cui versano le persone ristrette. Le carceri italiane ospitano circa 16.000 detenuti in più rispetto ai posti disponibili: a maggio di quest'anno i detenuti erano 61.353 a fronte di una ricettività regolamentare di 45.490 posti. Su questi dati poi, in ogni caso, il Governo, che dovrebbe aver operato un aggiornamento, potrà fornire ulteriori precisazioni.

Le esigenze sottese all'adozione del provvedimento di clemenza attengono tutte ai principi in materia di esecuzione della pena. Innanzitutto, vi è l'esigenza di salvaguardare il rispetto del divieto costituzionalizzato di trattamenti contrari al senso di umanità e ad essa, strettamente correlato, si affianca il doveroso rispetto del principio di rieducazione della pena, principio destinato a non trovare attuazione concreta, attesa l'assenza di condizioni ambientali dignitose: non è possibile che un detenuto che si trovi e vivere in condizioni disumane possa davvero portare a compimento un percorso rieducativo. La pena deve essere sicuramente anche afflittiva, ma quando è disumana non può garantire alcun reinserimento sociale.

In sostanza, l'adozione del provvedimento, lungi dall'essere un mero atto di indulgenza, risponde all'improcrastinabile necessità di ripristinare una situazione di vivibilità e quindi di legalità delle carceri: nessuno può concedersi l'ipocrita lusso di far finta di non sapere o di non vedere quel che sta accadendo nel nostro sistema carcerario.

Il disegno di legge al nostro esame dispone, al comma 1, la concessione dell'indulto, causa estintiva della pena che presuppone l'accertamento della colpevolezza dell'imputato, per tutti i reati commessi fino al 2 maggio 2006. La fissazione del limite temporale - 2 maggio 2006 - risponde astrattamente al parametro costituzionale del terzo comma dell'articolo 79, in forza del quale amnistia ed indulto non possono applicarsi a reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge all'evidente fine di evitare che si possa delinquere nelle more della presentazione del disegno di legge, confidando appunto sulla impunità futura.

Tuttavia, appare corretto sottolineare - ed è il primo elemento che il relatore sottopone all'Assemblea - come la data del 2 maggio 2006 appaia troppo vicina a quella di presentazione della prima proposta - Atto Camera n. 372 del 3 maggio 2006 - e quindi sostanzialmente inadeguata. Sarebbe stato più corretto far riferimento ai reati commessi almeno prima delle consultazioni politiche, essendo questo un tema del quale si parla da tempo e di cui si è parlato anche in campagna elettorale. Questa, ad avviso del relatore, è una prima concreta inadeguatezza di un termine di riferimento essenziale della normativa.

Il primo comma continua prevedendo che l'indulto è concesso nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive, e non superiore a 10.000 euro per le pene pecuniarie sole o congiunte a pena detentiva.

Quanto all'individuazione in tre anni della misura dell'indulto, si è ritenuto che una misura più ridotta non avrebbe consentito il conseguimento di apprezzabili risultati in termini deflattivi, anche se (ed è il secondo dato che il relatore sottolinea con forza all'Assemblea) i precedenti specifici di provvedimenti di indulto non prevedevano mai pene superiori ai due anni. In sostanza, abbiamo un'innovazione rispetto al limite quantitativo che viene previsto.

Sul punto occorre considerare tutti gli effetti che un tale provvedimento di clemenza comporta. Infatti, accanto alle scarcerazioni che costituiscono il cosiddetto effetto immediato e che secondo i dati che il Governo ci ha fornito dovrebbero interessare 12.700 persone circa (anche su questo il Governo che interverrà dopo potrà precisare sicuramente meglio), dobbiamo considerare gli effetti successivi, gli effetti differiti, dell'indulto per l'intero sistema penale, effetti che dureranno svariati anni con riferimento ai processi che dovranno comunque celebrarsi per tutti i reati commessi fino al 2 maggio 2006.

La terza anomalia che il relatore sottopone alla valutazione dell'Aula è quella relativa alla previsione dell'indulto per le pene pecuniarie fino a 10.000 euro, giacché non si comprende quale rapporto possa mai avere tale previsione con la problematica correlata al sovraffollamento delle carceri. È evidente che se da un lato il prevedere una misura indulgenziale rispetto alla pena pecuniaria non incide rispetto alla condizione di fondo che si vuole eliminare, cioè il sovraffollamento, dall'altro crea dei problemi rispetto ad altre fattispecie di reati (mi riferisco per esempio alle contravvenzioni per le violazioni sulle leggi che regolano la sicurezza nel mondo del lavoro) che stranamente vengono in questo modo assolutamente depotenziate.

Nel prevedere che non si applicano le esclusioni di cui all'ultimo comma dell'articolo 151 del codice penale, la disposizione che stiamo per approvare comporta l'applicazione dell'indulto anche nei casi di recidiva di cui all'articolo 99 del codice penale per i delinquenti abituali o professionali o per tendenza. Questo, è evidente, risente dell'approvazione nella scorsa legislatura della cosiddetta legge Cirielli che ha in parte stravolto i canoni delle vecchie previsioni in merito alla recidiva.

Occorre ricordare all'Assemblea che il comma 2 dell'originaria previsione, così come licenziata dalla Commissione giustizia della Camera, prevedeva anche la possibilità di estinzione delle pene accessorie, ma tale disposizione è stata soppressa dall'esame dell'Aula.

Il comma 3 è stato oggetto di un'ampia discussione nell'altro ramo del Parlamento, sia in Commissione sia in Aula. Esso attiene all'individuazione tassativa delle fattispecie penali escluse dalla concessione del beneficio in quanto ritenute di particolare allarme sociale.

La predetta individuazione è stata operata, nel rispetto del principio di parità di trattamento e oltre i limiti di pena astrattamente fissati dal legislatore, sulla base del particolare e maggiore allarme sociale di alcune fattispecie criminose e quindi sulla scorta di un criterio oggettivo di ragionevolezza. Ma se questo è il parametro, se questa è la stella polare che ha guidato il legislatore che ha già provveduto all'approvazione del disegno di legge che viene sottoposto oggi all'esame del Senato, non appare assolutamente tranquillizzante, in questa logica, la mancata esclusione dall'applicazione dell'indulto che viene deciso della fattispecie relativa all'articolo 416-ter del codice penale, relativo al reato cosiddetto di voto di scambio mafioso, assolutamente non riconducibile, ad avviso del relatore, nell'altra autonoma fattispecie prevista dall'articolo 416-bis.

Il ragionamento è sostanzialmente il seguente: è evidente che nel ragionare della capacità di individuare quali sono i reati che provocano un maggiore allarme sociale ogni interprete mette in campo le proprie esperienze, la propria cultura, la propria sensibilità, e quindi utilizza criteri abbastanza soggettivi. Quando però un'intera categoria di reati viene comunque ricompresa, e mi riferisco al fatto che il disegno di legge al nostro esame preveda già espressamente l'esclusione dall'applicazione dell'indulto delle misure previste dall'articolo 416, comma 6 (associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale), e dall'articolo 416-bis (associazione di tipo mafioso) e non ricomprenda invece le misure di cui all'articolo 416-ter, in quella valutazione astratta, cercando di ripercorrere, come dire, i confini esterni della scelta, una discrasia appare evidente ed è un'anomalia che il relatore sottopone alla valutazione dell'Assemblea.

Degna di rilievo appare, infine, la previsione della revocabilità del beneficio in questione nell'ipotesi di ricaduta nel delitto nei cinque anni dall'entrata in vigore del provvedimento: essa sicuramente rappresenta uno strumento preventivo per il corretto funzionamento dell'istituto.

Consentitemi adesso di svolgere una brevissima considerazione politica di natura finale. Non possiamo non considerare che qualunque misura di clemenza, proprio per la sua eccezionalità, andrebbe preceduta - o almeno accompagnata - da una serie di riforme che servissero a rimuovere le cause che hanno determinato l'emergenza.

Nel caso di specie, una riforma del codice penale, accompagnata magari da una robusta depenalizzazione e da una rivisitazione dei criteri generali di politica carceraria con la previsione di misure alternative alla detenzione inframuraria, avrebbero contribuito a rendere più giustificabile un provvedimento di indulto che, invece, rimuove un effetto negativo (il sovraffollamento delle carceri) senza intervenire minimamente sulla patologia esistente.

Speriamo che l'Aula abbia la forza di affrontare i nodi critici di questo provvedimento che - come ho detto - attengono alla quantificazione della misura, alla incomprensibile previsione delle pene pecuniarie e all'esclusione arbitraria di alcune figure di reato, ma, come sempre, saremo pronti a confrontarci liberamente, sperando che alla fine possa prevalere la ragionevolezza ed il buon senso, consapevoli delle aspettative che ormai si sono create, in un mondo come quello carcerario che si alimenta con la sofferenza e la disperazione.

Non è giusto semplificare chiedendoci di scegliere fra Caino ed Abele, signor Presidente, perché in un Paese civile bisogna sempre farsi carico delle ingiuste sofferenze di tutti, anche di quelli che hanno sbagliato. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.

GIAMBRONE (Misto-IdV). Onorevole Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, è il primo intervento in materia giudiziaria del nuovo Parlamento e di questo Senato. Nel programma dell'Unione si faceva e si fa sì riferimento ad atti di clemenza (amnistia e indulto previsti dall'articolo 79 della Costituzione), ma in esso si legge chiaramente da adottare però dopo, o contemporaneamente, comunque in coerenza con una organica riforma del codice penale e del relativo codice processuale.

Siamo invece in presenza di una proposta di indulto senza amnistia e senza riforme, anzi di una proposta di indulto in contrasto con la riforma che l'Unione, negli ultimi cinque anni, ha invocato contro il lassismo fatto di depenalizzazioni di reati societari e di conflitto di interessi.

L'indulto, per il quale è richiesta la maggioranza dei due terzi, è atto parlamentare, è atto di grande delicatezza perché incide sulla divisione dei poteri: consente al legislativo di annullare in tutto o in parte una formale sentenza giudiziaria.

Sostenere la necessità di un atto di indulto anche per ridurre il sovraffollamento delle carceri, invocando un sistema carcerario civile, ricordare l'esigenza di umanizzare la pena è parte del programma di Italia dei Valori, è parte del programma dell'Unione, è parte del programma di gruppi ed esponenti politici di entrambi gli schieramenti. Ma che rapporto ha con tali esigenze? Italia dei Valori non è contraria all'indulto, è contraria a questo indulto.

Si escludono dall'indulto, nella proposta oggi al nostro esame, alcuni reati ritenuti di particolare allarme sociale. Non si escludono (rivelando un'inaccettabile mistificazione) reati ritenuti di non particolare allarme sociale.

Non è di particolare allarme sociale l'estorsione? Non sono di particolare allarme sociale i reati contro la pubblica amministrazione? E ancora: peculato, concussione, corruzione in atti d'ufficio non sono reati di particolare allarme sociale? Un corruttore di magistrati e magistrati corrotti non determinano un clima e un particolare allarme sociale? Avvelenare le acque e adulterare alimenti non produce particolare allarme sociale? L'evasione fiscale, i reati societari, i falsi in bilancio di Parmalat, Cirio, «Bancopoli», dei furbetti del quartiere, non producono particolare allarme sociale? Il voto di scambio politico-mafioso, previsto dall'articolo 416-ter del codice penale e per il quale è comminata per rinvio la stessa pena dell'articolo 416-bis dello stesso codice, non produce allarme sociale?

Inoltre, non produce particolare allarme sociale applicare questo indulto a questi reati? E ancora, non produce particolare allarme sociale applicare questo indulto a questi reati commessi sino al 2 maggio 2006, reati commessi, ancorché non contestati, per i quali ancora non è stata avviata alcuna azione penale? Non produce particolare allarme sociale tale termine finale del 2 maggio 2006, con un termine iniziale che risale all'ultimo provvedimento di indulto, ad oltre sedici anni fa? Si propone uno scandaloso colpo di spugna per i reati sino al 2 maggio 2006, cui si aggiunge un incredibile bonus per reati che verranno contestati e magari accertati fra quattro o cinque anni?

Il messaggio è chiaro: chi sbaglia non paga. Un indulto che diventa un insulto per magistrati, poliziotti, carabinieri e finanzieri, ai quali questo Parlamento si accinge a mandare un messaggio devastante: lavorate, indagate, rischiate rappresaglie e conflitti a fuoco, ma ai criminali che riuscirete a individuare e condannare viene dato un bonus di impunità. Un insulto, una derisione.

Un insulto, una derisione per quella cultura della legalità che avrebbe dovuto marcare la differenza tra una maggioranza e un Governo nato anche sull'onda dell'indignazione per la questione morale e il precedente Governo. Questa legislatura, che avrebbe dovuto essere la primavera dopo l'inverno appena trascorso, rischia di consolidare sfiducia nella giustizia e di passare alla storia del nostro Paese come la legislatura della cultura dell'illegalità.

Italia dei Valori vuole impedire che questa legislatura, in materia giudiziaria, si apra con un vero e proprio sequestro: il sequestro della speranza di legalità e trasparenza; il sequestro da parte di criminali dal colletto bianco; il sequestro di migliaia e migliaia di disperati, in carcere per reati che potrebbero essere depenalizzati, i quali potrebbero essere scarcerati con legge ordinaria (a maggioranza semplice e senza nessun accordo). (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccico. Ne ha facoltà.

*BUCCICO (AN). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi senatori, il tema dell'indulto non merita gli allarmismi ai quali ha fatto ora riferimento il collega che mi ha preceduto. Si tratta di un tema che presuppone ed esige riflessione, ponderazione, ragionamento e forse sarebbe stato utile non relegarlo in un ritaglio di tempo, in un sabato. Solo su questo punto condivido le anomalie etiche ed estetiche alle quali ha dato luogo l'onorevole Di Pietro nei giorni scorsi.

Stiamo assistendo effettivamente ad una gravissima anomalia. L'onorevole Di Pietro ha messo in atto una contrapposizione barbarica ed offensiva nei confronti di deputati e senatori. (Applausi dai Gruppi AN e FI). La criminal list, alla quale ha dato luogo con la visualizzazione fuori del Senato, costituisce una ulteriore lacerazione etica ed estetica; non è una novità, per chi disistima Di Pietro da tempo. E Di Pietro non può né deve invocare la categoria della moralità e della immoralità, perché non può dividersi il Paese fra persone che sono dotate di moralità, se sono contro l'indulto, e di immoralità, se sono a favore dell'indulto (Applausi dai Gruppi AN e FI). L'onorevole Di Pietro la deve smettere di guaire. E se il collega senatore Calvi gli ha risposto riesumando una sofisticata categoria giuridica, quale quella della irricevibilità, se, ancora, il Capogruppo dell'Ulivo, senatrice Finocchiaro, gli ha risposto evocando un famoso testo di Molière (ma credo che non lo abbia capito (Applausi dai Gruppi AN e FI)), io voglio qui affermare in maniera solenne e forte che Di Pietro, con questi toni falsamente ed ipocritamente moralistici, non può continuare ad eccitare i bassi istinti della popolazione, mescolando ad un basso populismo una grande dose di opportunismo, perché continua a non dimettersi da ministro della Repubblica (Applausi dai Gruppi AN e FI).

Colleghi senatori, tutti avremmo preferito discutere in altri termini di questo indulto. Avremmo preferito parlare di concomitanti e contestuali riforme strutturali; avremmo preferito discutere di programmi seri e concreti di edilizia carceraria differenziata; avremmo preferito parlare della organicità del lavoro previsto dalla Costituzione ai fini rieducativi di cui all'articolo 27; avremmo voluto parlare della necessità di un rinnovamento normativo, di un codice penale minimo che inseguiamo da anni, dell'ampliamento e delle modificazioni dello status degli agenti penitenziari, che sono più carcerati dei veri detenuti. (Applausi dai Gruppi FI e LNP). Avremmo potuto e voluto collegare l'adempimento delle riparazioni civili, anche se ci rendiamo conto che si tratta di un terreno impervio e difficoltoso che potrebbe discriminare il principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione.

Io condivido perfettamente questo catalogo di richieste e proposte che Alleanza Nazionale ha portato avanti anche nel corso di questo dibattito. E apprezzo ancora di più il mio partito perché rispetta la diversità delle opinioni, e rispetta, in particolare, la diversità del mio dissenso: abito, questo, di Alleanza Nazionale ispirato a democrazia e a libertà.

Dobbiamo porci velocemente alcune domande.

La prima: cosa prevale nella valutazione e nello stimolo a votare a favore, come farò, dell'indulto? Mi riferirò al tono estremistico, allarmistico che ho oggi letto in una intervista rilasciata da un autorevole senatore della Repubblica a «la Repubblica»? Gli assassini in libertà? 60.000 detenuti fuori delle carceri? Sono numeri che non esistono. La impunità alla quale fa riferimento continuamente in maniera distorta l'onorevole Di Pietro? Voglio ricordare che i detenuti per reati più gravi che dovrebbero uscire, i detenuti per omicidio nelle carceri italiane, non superano, o superano di poco, le 2.000 unità. Se dovessero uscire in virtù di questo indulto, essi avrebbero già certamente espiato la maggior parte della pena, quindi avrebbero pagato il debito nei confronti della società. Per gli altri si tratta di una rimessione in libertà assai differenziata nel tempo, quando avranno scontato gran parte della pena. Non dobbiamo dunque introdurre false ed inutili suggestioni.

Certamente nessuno di noi è contento del catalogo di esclusioni oggettive, anche se questo catalogo è molto più ampio di quello dei precedenti condoni. Per esempio, noi abbiamo cercato di introdurre l'omicidio aggravato dalle sevizie, ma i tempi della discussione in seno alla Commissione non hanno consentito l'approvazione di questo emendamento, che ripresenteremo in Aula.

Vi sono però altri motivi che debbono essere considerati e che, in una gerarchia di prevalenza e in uno stimolo valutativo, mi inducono a votare a favore dell'indulto: la invivibilità del sistema carcerario (nel 2004 si sono verificati oltre 50 suicidi nelle carceri italiane); il numero di sieropositivi crescente; il numero di coloro che sono affetti da altre grave malattie, anch'esso crescente; le difficoltà per l'avviamento al lavoro. Un amico e un grande penalista del nostro Paese, Tullio Padovani, ha scritto che nelle carceri italiane si è al confine fra la legalità e la illegalità istituzionale.

Si tratta di una situazione non più sostenibile, di una situazione sulla quale bisogna intervenire in maniera strutturale, ma anche in maniera immediata, topica, urgente. Questa misura può premiare le possibilità di intervento, domani in maniera strutturale, se vi sarà la volontà del Parlamento, la convergenza delle forze di maggioranza e di opposizione. Si tratta di una precondizione assolutamente importante per poter avviare il grande processo di ristrutturazione riformatrice del sistema penitenziario italiano.

Ma l'indulto porta con sé un altro effetto non secondario, quello che i giuristi chiamano l'indulto improprio, cioè la deflazione giudiziaria. E, in un momento come quello attuale, questi due elementi si sommano l'uno all'altro per determinare condizioni che possono domani farci discutere con maggiore tranquillità, con maggiore lucidità, senza l'urgenza dei bassi istinti ai quali fa riferimento l'Italia dei Valori inseguendo qualche briciolo di voto.

Vi è però un altro motivo, signor Presidente e colleghi senatori, che non possiamo dimenticare: l'indulto è normato nel codice penale del nostro Paese; l'indulto è previsto nella Costituzione del nostro Paese. Questo indulto viene a distanza di sedici anni dall'ultimo; quello del dicembre 1990, con un catalogo, come dicevo prima, di esclusioni oggettive amplissimo. L'indulto ha una sua ispirazione umanitaria di carattere giusnaturalistico e di carattere costituzionale. L'indulto appartiene alla storia del nostro Paese e, se nel passato si è fatto abuso dell'indulto, non possiamo dire che se ne sia fatto abuso dal 1990 ad oggi. E, se oggi siamo costretti, anche in maniera indiretta, ad intervenire con questo strumento, è perché la situazione è divenuta veramente intollerabile.

Questi motivi, anche di carattere umanitario, non falsamente, stupidamente e ipocritamente umanitario, mi spingono a scegliere questa posizione.

Voglio ancora in chiusura ricordare, colleghi senatori, che, quando la casa brucia, certamente bisogna progettare un nuovo edificio, ma la prima cosa da fare è spegnere l'incendio. Voglio contribuire con il mio voto favorevole a spegnere questo incendio. (Applausi dai Gruppi AN, FI, Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tibaldi. Ne ha facoltà.

*TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, personalmente ritengo che la legge sull'indulto sia una legge, oltre che necessaria, sostanzialmente giusta, e ciò perché è mia ferma convinzione che il grado di evoluzione e civiltà di uno Stato lo si valuti anche dal modo in cui esso attua la pena. In tale ottica è intollerabile che strutture carcerarie con una capienza di 40.000 detenuti, come le nostre, ne ospitino attualmente 62.000.

È pacifico, almeno credo lo dovrebbe essere tra di noi, che il vertiginoso aumento della popolazione carceraria non vede certamente come suoi protagonisti soggetti appartenenti alle classi dirigenti (i cosiddetti colletti bianchi), essendo al contrario alimentato prevalentemente da tossicodipendenti, extracomunitari - qui la legge cosiddetta Bossi-Fini ha dato il suo contributo in maniera rilevante - e soggetti ai margini della società. Tutti elementi che gravitano nell'ambiente carcerario senza alcuna prospettiva - ripeto, senza alcuna prospettiva - di reinserimento sociale.

Su questi soggetti si è abbattuta la scure della tolleranza zero, veicolata dalla legge ex Cirielli, destinata ad aumentare continuamente il numero dei detenuti se non prendiamo provvedimento e sono anche l'effetto delle scelte politiche operate dal precedente Governo di essere molto forte con i deboli e molto, molto debole con i forti.

È evidente che l'approvazione del solo indulto non sarà sufficiente a riportare la popolazione carceraria entro i limiti di capienza, non essendo un atto di clemenza idoneo ad azzerare gli effetti di una cattiva legislazione che ha puntato, negli ultimi anni, esclusivamente all'inasprimento delle pene, senza curarsi minimamente della funzione fondamentale di rieducazione, in palese violazione del comma 3 dell'articolo 27 della Costituzione.

Ritengo dunque, in un'ottica di intervento organico, che vi sia urgenza di pianificare un programma di recupero e di reinserimento sociale dei detenuti, implementando l'organico delle carceri, mediante la presenza non solo di personale cosiddetto normale, che è sotto organico, ma anche di personale medico e di assistenti sociali, attuando ed attivando istituti di pena alternativi che consentano il reale reinserimento del detenuto.

Tutto ciò non senza aver rivisto prima le leggi che hanno portato nelle carceri un'imponente quantità di soggetti emarginati, per i quali dovrebbero e potrebbero essere previsti sistemi di pena alternativi alla detenzione in carcere e per i quali in precedenza la detenzione non era affatto prevista.

Ciò detto, posto che è prevista una maggioranza qualificata per votare la legge sull'indulto, è fuori di dubbio che si sono dovuti fare patti e trattative per raggiungere il 70 per cento dei voti necessari.

Però tale principio di ragionevolezza e buonsenso politico non può, ripeto, non può travalicare dei limiti, come quello dell'inclusione del provvedimento di condono dei delitti di cui all'articolo 416-ter del codice penale, cioè il voto di scambio mafioso, che non ha nulla a che fare con il decongestionamento delle carceri ed attiene, peraltro, ai cosiddetti poteri forti, qualcuno dei quali magari si trova anche all'interno delle istituzioni.

Allo stesso modo trovo scandaloso che nella norma siano inclusi i reati societari, i reati fiscali, i reati contro la pubblica amministrazione.

Per queste motivazioni, insieme ad altri colleghi del Gruppo - non parlo quindi a nome di tutto il Gruppo - abbiamo presentato quattro emendamenti specifici, uno relativo all'articolo 416-ter del codice penale, gli altri relativi ai reati cui accennavo prima: si tratta, cioè, di escludere dall'indulto i reati contro la pubblica amministrazione, i reati societari e i reati fiscali.

 

PRESIDENTE. Senatore, la invito a concludere.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, le chiedo qualche minuto in più, dichiarando, sin d'ora, di rinunciare ad intervenire a sostegno degli emendamenti da me presentati.

 

PRESIDENTE. Prego, senatore.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Va da sé che riteniamo che una norma di clemenza sia giusta e che quindi sia necessario che anche questo ramo del Parlamento la approvi.

Però, quando si tratta di reati societari, di reati contro la pubblica amministrazione, di false comunicazioni sociali ed in bilancio, di dichiarazione fraudolenta (si vedano, a questo proposito, ad esempio, il caso Parmalat ed altri) ritengo che non sia moralmente giusto che essi vengano condonati attraverso l'indulto. Per questo chiedo all'Assemblea di approvare questi emendamenti.

Infine, anche se mi è stato spiegato da autorevoli rappresentanti di quest'Aula, che sino ad oggi, nessun provvedimento di indulto ha escluso dal proprio ambito di operatività i reati in materia di sicurezza e salute sul lavoro, ritengo che l'odierna inclusione nel provvedimento di indulto sia un segnale particolarmente negativo e grave e, soprattutto, molto contraddittorio rispetto allo stato attuale del dibattito socio - politico che si è svolto in questa materia. Infatti, uno dei primi interventi del Capo dello Stato ha avuto ad oggetto proprio la stigmatizzazione del fenomeno delle morti bianche, e ripeto, bianche, quasi fossero innocenti, mentre con esse perdono la vita 1.300 lavoratori ogni anno. Tale dibattito ha asserito, con il contributo di tutti, l'urgenza di interventi più cogenti su detta materia.

 

PRESIDENTE. Senatore Tibaldi, deve concludere.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Si era già deciso di reiterare la Commissione parlamentare d'inchiesta speciale sull'argomento degli infortuni e delle morti bianche sul lavoro. Una delle prime norme poste all'ordine del giorno è quella relativa ad una parte di questo fenomeno che riguarda la questione dell'amianto.

Anche per queste motivazioni annuncio che ho presentato un emendamento in questa direzione. Ritengo sia utile e necessario che l'Assemblea escluda i reati contro la salute e la sicurezza sul lavoro. Tra l'altro in carcere non vi è mai stato, nella storia della nostra Repubblica, un datore di lavoro che ha coscientemente provocato la morte di lavoratori, oppure un responsabile di un'azienda come l'Eternit di Alessandria, che ha provocato la morte di migliaia e migliaia di lavoratori e gravi, gravissime malattie.

Ritengo che questa Assemblea debba provvedere in merito per una questione di giustizia e nel pieno rispetto dell'articolo 27, comma 3, della Costituzione.

PRESIDENTE. Senatore, la prego veramente di concludere.

 

TIBALDI (IU-Verdi-Com). Voglio solo comunicare che, se il provvedimento dovesse uscire dall'Assemblea così come c'è entrato, ad horas non sono nelle condizioni di dare assicurazione che il mio voto sarà favorevole. Deciderò nel corso del dibattito e alla fine della discussione. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e LNP).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, esprimo rapidamente, perché il tempo è tiranno, alcune brevi considerazioni che svolgeremo più approfonditamente nel dibattito.

È noto che siamo contrari, perché riteniamo che questo provvedimento rappresenti una resa dello Stato. Nessuna delle motivazioni che il senatore Buccico ha illustrato, peraltro così abilmente come suo solito, mi ha convinto. Soprattutto una: egli ha dichiarato che chi vota no a questo provvedimento risponde a bassi istinti. Il desidero di giustizia e di sicurezza dei cittadini italiani non è un basso istinto, ma un fondamento del vivere civile. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Formisano). È questo il motivo per il quale siamo fondamentalmente contrari a questo provvedimento.

Abbiamo, tuttavia, deciso di assumere un atteggiamento responsabile e rispettoso verso questo provvedimento, sul quale non siamo - ripeto - assolutamente d'accordo. Vi è stato un ramo del Parlamento che ha votato; non possiamo far altro che prendere atto di questo voto, lo rispettiamo.

Il prosieguo del dibattito, quindi, per noi sarà improntato a cercare non tanto di ostacolare l'approvazione di questo provvedimento, quanto piuttosto di migliorarlo. Infatti, colleghi, vi invito tutti a leggere esattamente cosa c'è scritto nel provvedimento dal punto di vista tecnico. Esso non ha mai avuto eguali in tutta la storia della Repubblica. In tutta la storia della Repubblica non vi è un provvedimento di questa natura che di fatto - ed è vero, lo confermo, posso portare i conti - libererà subito circa 16.000 detenuti e in prospettiva più di 60.000. Questo è un dato incontrovertibile, checché se ne dica. Si può dire sì o no, ma qualunque cosa si dica esistono i conti, che si possono verificare anche esaminando il sito Internet del Ministero della giustizia. Sono cifre a disposizione di tutti.

Si possono, allora, apportare correzioni, colleghi. La Camera ha tutto il tempo di recepire le nostre correzioni, che vanno adottate per due motivazioni. In primo luogo, per rivendicare il ruolo fondamentale del Senato: non possiamo essere, su una questione così importante, la mosca cocchiera della Camera. In secondo luogo, vi sono alcune correzioni che vanno apportate per forza, che bisogna assolutamente inserire affinché il provvedimento non lanci un segnale, anche alla comunità internazionale, secondo il quale l'Italia si è arresa alla criminalità.

Occorre ridurre il tempo per il quale è concesso: non può essere di tre anni, ma dev'essere ricondotto a due, come è stato previsto in tutti i provvedimenti d'indulto nella storia della Repubblica.

Bisogna eliminare alcune fattispecie di reato; il collega prima ne ha citate alcune, ma ve ne sono altre, soprattutto l'articolo 416-ter del codice penale, che va inserito tra le norme a cui non si applicano le disposizioni in oggetto, altrimenti non possiamo esitare un provvedimento di questa natura.

Quindi, prego veramente i colleghi, pur favorevoli all'indulto, a soffermarsi su questo tema, nell'ottica quanto meno di migliorarlo. Non si può approvare il disegno di legge così come è stato trasmesso dalla Camera dei deputati. È inaccettabile. Nel corso della discussione cercherò poi di illustrarne le motivazioni.

Approfitto, infine, della presenza del ministro Mastella per approfondire un'altra questione fondamentale. Si dice: intanto liberiamo tutti; intanto diamo questo segnale di resa; intanto tutti i delinquenti e i criminali andranno in giro nel mese di agosto, quando la gente è in vacanza (pensate quali problemi di ordine pubblico!); poi faremo le riforme, poi vareremo i piani.

I piani per costruire nuovi penitenziari e per far fronte al sovraffollamento ci sono già, sono al Ministero della giustizia, alcuni anche innovativi. Io ho presentato l'ordine del giorno G105 che interviene proprio su tale questione.

Sappiamo tutti che le risorse sono scarse, ancora di più adesso che il decreto-legge Bersani ha tagliato 350 milioni di euro per le spese della giustizia (dunque sono ancora più scarse), ma c'è un piano che è legato a due società, varate dal precedente Governo, le cui azioni sono detenute dal Ministero dell'economia e delle finanze, la Patrimonio spa e la Dike Aedifica spa, le quali sono in grado di costruire penitenziari a costo zero.

Io prego vivamente il ministro Mastella di accogliere non solo formalmente quest'ordine del giorno che impegna il Governo a proseguire su tale strada, che consentirà di costruire a costo zero e rapidamente nuovi penitenziari. Credo che questa sia l'unica via civile, rispettosa della volontà di giustizia e sicurezza dei nostri cittadini, per rispondere al problema effettivamente esistente di garantire la dignità ai detenuti. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

Presidenza del vice presidente CAPRILI(ore 10,37)

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vano. Ne ha facoltà.

VANO (RC-SE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, l'indulto, come previsto dall'articolo 79 della nostra Costituzione, è un provvedimento di clemenza che condona totalmente o parzialmente la pena, e la proposta di legge di concessione dell'indulto, che qui oggi si discute, rappresenta lo strumento da adottare d'urgenza per migliorare, almeno in parte, le condizioni delle carceri, il cui sovraffollamento fa sì che l'esecuzione della pena assuma forme disumane, violando non solo la dignità dell'uomo, ma anche il principio rieducativo della sanzione penale stessa.

Sovraffollamento, dicevo: infatti, basti pensare che nei 200 penitenziari italiani, che hanno una capienza massima di 42.959 unità, sono detenute 61.392 persone, di cui la prevalenza risulta composta da migranti e tossicodipendenti.

L'indulto che si discute costituisce un provvedimento essenziale per contenere la profonda crisi delle strutture penitenziarie. Mai, come negli ultimi anni, si sono intensificate le proteste, le richieste di interventi, finanche i suicidi di detenuti, costretti a scontare pene, a subire la custodia cautelare in condizioni di disagio che violano il diritto fondamentale ad un vivere dignitoso, stipati per lo più fino ad un numero di otto per ogni cella, condizioni, queste, che determinano paradossalmente effetti criminogeni, in netta contraddizione con la finalità risocializzante della pena.

Ma il testo in discussione non è soltanto un provvedimento ispirato al solo «clemenzialismo», ma spinge verso un sacrosanto riordino complessivo del sistema penale italiano, che necessita della depenalizzazione di numerosi reati sociali e legati all'emarginazione.

Per il prossimo anno si prevede che più di ventimila persone rischino il carcere con le migliaia di procedimenti contro i movimenti sociali e grazie a leggi proibizioniste e razziste come la Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze, la ex Cirielli, che esclude i recidivi da molti benefici penitenziari, e la Bossi-Fini sui migranti.

Il carcere, credetemi, non può e non deve permanere nella sua condizione di discarica sociale. Occorre che la società, il mondo della politica, le istituzioni si facciano carico, carico vero, partecipato, della rimozione delle condizioni socio-ambientali ormai croniche che stanno all'origine dei reati e della disuguaglianza dei cittadini, rispondendo in tal modo anche al dettato costituzionale dell'articolo 3.

Vorrei però tornare al carattere riabilitativo del sistema reclusivo che dovrebbe e deve prevalere su quello giustizialista.

La rieducazione e la reintegrazione sociale sono diritti da garantire, attraverso il detenuto che lo esercita, alla società, ad una società che si dà delle regole che aprono le porte alla civiltà, all'evoluzione del pensiero sociale, piuttosto che precluderne l'ingresso fortificando il muro del «vendettismo» e dell'intolleranza.

Inoltre, ci sono diritti violati, come quello alla salute, alla privacy, al rispetto e alla considerazione, su cui non si può tacere. La tutela dei diritti non può discriminare tra i soggetti che li detengono. È dalla loro violazione che prende corpo una cultura ed un modus operandi che genera violenza.

C'è solo l'imbarazzo della scelta. In Italia la violenza nelle carceri ha fatto ritenere indispensabile alla magistratura l'apertura di numerose inchieste. Dal 1991 al 1997, infatti, sono stati firmati dai giudici 237 rinvii a giudizio a carico di agenti di custodia per lesioni, percosse, minacce e ingiurie, 129 per violazione della legge sugli stupefacenti, 66 per abuso d'ufficio, 24 per omicidio volontario e colposo e 13 per atti di libidine.

Nel carcere di Secondigliano sono alla sbarra in questi giorni venti agenti penitenziari accusati dai giudici di Napoli di violenze a danno dei detenuti, alcuni dei quali avevano anche modi «ricercati» per le punizioni, come, ad esempio, «costringerli in tempi diversi a rimanere rinchiusi in un montacarichi in piedi con la faccia al muro» e tutto per futili motivi.

Nel carcere di Nuoro, Luigi Acquaviva, un detenuto, che aveva partecipato ad una protesta, viene trovato morto alcuni giorni dopo quell'episodio: suicidio? Ma successivamente tre agenti vengono indagati per lesioni ed un quarto per omissione di soccorso.

Le carceri, con le loro diverse problematiche ambientali, sono deleterie non soltanto per la vita dei detenuti ma anche per coloro che vi lavorano.

Lo Stato, con le sue risposte, i suoi provvedimenti, le sue disposizioni, si riflette negli occhi di quelle persone, perché i detenuti sono persone, e la luce che ne traspare non è lusinghiera - credetemi - e neanche il silenzio di chi ha smesso di chiedere alle istituzioni e credere nell'equità sociale e nella giustizia.

Io le ho incontrate quelle persone e le rincontrerò, perché l'ho promesso, ed è con le loro parole che voglio concludere questo mio intervento e se dovessi sforare nei tempi, concedetemelo, signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, è un atto dovuto a loro.

«Mi chiamo Enrico e sono detenuto presso la Casa circondariale di Fuorni. Santo Iddio, siamo emarginati dal mondo qui. Qui è pieno di ragazzi che per uno spinello finiscono in carcere, mentre i potenti che hanno forse commesso reati molto più gravi, magari rovinando migliaia di persone, stanno fuori e dopo alcuni anni te li ritrovi nelle liste elettorali».

«Anch'io mi chiamo Enrico, sono mesi che aspetto una visita medica perché affetto da fistole coccigea con pus senza che venga disinfettato. Mi lavo con acqua corrente e basta».

«Mi chiamo Michele (II sezione) ho un figlio di quindici anni invalido al cento per cento con un problema al cervello ed anche mia moglie è ammalata, ma non mi danno gli arresti domiciliari».

«Io sono Domenico, qui le lenzuola le cambiano ogni 4-5 mesi. Non ci sono neanche libri da leggere ed il tavolo è rotto. C'è stata un'epidemia di scabbia e abbiamo dovuto comprarci la crema da soli perché nessuno ce la dava».

«Io mi chiamo Michele. Ho una gamba con un tutore perché è stata operata ed è più corta, ma il tutore si è rotto, nessuno mi accompagna e sono venti giorni che non scendo a fare la passeggiata, sto sempre qua, come un topo».

«Sono Antonio. Io quando sono venuto non facevo le mie cose al bagno, perché mi si poteva vedere, sta nella stessa stanza la tazza e ha una piccola porta e si vedono la testa e le gambe con i pantaloni abbassati, mi vergognavo, ma poi...».

«Io sono Daniela dicono che sono mezza pazza, perché pulisco sempre, ma qui cade l'intonaco e perde il bagno di sopra, che devo fare? E poi il caldo. Si fa l'ultima doccia di venerdì, e poi si riprende il martedì. E, quindi, noi siamo in una condizione di precarietà igienica: abbiamo, oltre alla tazza, un lavandino, dove laviamo i piatti e ci laviamo anche noi».

Credetemi, non è certamente solo con l'indulto che potremo fornire risposte e dignità a tali voci; ma è certo un atto di clemenza che dà inizio ad un percorso che ci vuole tutti impegnati nella costruzione di un progetto detentivo coerente con lo spirito della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo RC-SE e del senatore Adragna. Molte congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valentino. Ne ha facoltà.

VALENTINO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di dare inizio alle brevi considerazioni che intendo svolgere, voglio rendere omaggio al mio partito perché, pur avendo assunto un atteggiamento critico verso il disegno di legge che oggi si discute, ha consentito ad alcuni di noi di assecondare le proprie pulsioni culturali rispetto a questa vicenda, che è una vicenda tutta particolare.

Signor Presidente, il tema politico a volte retrocede davanti agli argomenti che investono la coscienza. Non posso non evocare un paragone rispetto ad altre aree politiche di questo Parlamento che hanno manifestato la propria opposizione sbracciandosi, urlando, offendendo, non apportando alcun costrutto al dibattito, ma rivelando un atteggiamento con il quale si deve assolutamente dissentire. L'onorevole Di Pietro si è autosospeso dalle proprie funzioni ... (Brusìo). Colleghi, per favore, mi dovete far parlare: potete interrompermi, se volete, ma mi dovete lasciar parlare. (Richiami del Presidente).

L'onorevole Di Pietro si è autosospeso dalle proprie funzioni ministeriali, assumendo un atteggiamento a volte scaduto nei confronti della sua coalizione e imponendo repliche che rivelano tensioni e malumori che vanno al di là del fatto specifico, signor Presidente. Sono momenti che rivelano atteggiamenti in conflitto, con i quali non credo che i nostri contraddittori politici, l'attuale maggioranza, possano andare avanti per molto tempo.

Ben diverso, invece, l'atteggiamento all'interno di Alleanza Nazionale: molti voteranno contro l'indulto, la più parte. La maggior parte assumerà un atteggiamento critico che rispettiamo, e rispettiamo profondamente, perché cogliamo appieno come esso sia interprete di un malcontento diffuso; questa mancanza di regole che nel Paese si vive e che determina fatalmente esigenze che debbono essere comprese. Mancanza di regole: detenzione; mancanza di regole: carcere, forme di appagamento da parte di un'opinione pubblica che per queste cose è tormentata e che forse non riesce ad intendere, e non a torto, le ragioni per le quali si può essere favorevoli ad un atto clemenziale.

Ma c'è un argomento, signor Presidente, onorevoli colleghi, che intendo sottoporre alla vostra attenzione, come argomento determinante, a mio avviso, perché si possa considerare con occhio diverso questa vicenda che involve emozioni, culture e sentimenti. Non solo 61.000 detenuti vivono in una condizione che è già stata ampiamente descritta, ma decine di migliaia di agenti di custodia e impiegati dell'amministrazione (Applausi dal Gruppo FI) vivono un tormento che non appartiene loro.

Soltanto per questo bisognerebbe assumere un atteggiamento diverso nei confronti di questa vicenda che certamente può offendere coloro che reclamano che la pena sia scontata per intero. Ma la pena del reo, la pena di chi ha commesso il reato, la pena di chi suscita l'indignazione si traduce anche nella pena dell'innocente, signor Presidente. Gli imputati, i detenuti passano, la gente che serve lo Stato, che tutela lo Stato, che assume dei rischi resta in galera.

Bisogna, allora, creare le condizioni perché possano vivere meno peggio. Hanno scelto di servire i soggetti più disagiati della società, i più tormentate, di servirli, e lo sottolineo, perché lo spirito costituzionale questo impone: non soltanto di custodirli, ma di educarli. Mettiamoli in condizione di fare il loro lavoro. Bisogna avere rispetto di costoro, e rispetto grande.

Ecco, signor Presidente, la ragione prevalente per la quale io mi accosterò a questo provvedimento con un atteggiamento differente rispetto alla maggioranza dei miei compagni di partito, con un atteggiamento che è tollerato, con un atteggiamento che forse da molti non è compreso, ma questa è la vera ragione.

Lo studio fatto da un insigne studioso dell'università di Messina, signor Presidente, ha rivelato che il 90 per cento dei detenuti è affetto da patologie, il 90 per cento. È con costoro - in numero sempre crescente - che coloro che servono lo Stato devono vivere.

Aiutiamoli a vivere meglio, anche se il provvedimento è traumatico, anche se la scelta è traumatica, anche se la scelta mortifica attenzioni, aspirazioni, esigenze di larga parte della pubblica opinione. Credo che questo dovere il Parlamento ce l'abbia. Io, perlomeno, credo di averlo. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Formisano. Ne ha facoltà.

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi e rappresentanti del Governo, ho a mente le parole di qualche ora fa, pronunciate ieri - se non vado errato - dal Presidente del Senato quando sosteneva che le battaglie, da chiunque fatte, vanno rispettate.

Credo che questo dovrebbe essere il clima che dovrebbe improntare i lavori del Senato. Ho, invece, ascoltato interventi che prescindevano dalle battaglie fatte da partiti o movimenti per attagliarsi a contestazioni su singole persone. Non credo che questo sia il modo giusto per andare avanti; penso che, come Senato, anche se in altre sedi si è agito così, dovremmo invece rispettare le battaglie. Quando si conduce una battaglia, ognuno la conduce con le proprie modalità, per come si è costruito, per la cultura che ha, per la storia vissuta. Anche quelle battaglie, tuttavia, vanno rispettate.

Per quanto ci riguarda, lo ha già detto prima di me il senatore Giambrone, stiamo portando avanti una battaglia tesa a migliorare questo provvedimento che per noi non è la soluzione dei problemi, lo hanno già detto in tanti per la verità. Pensavamo che un provvedimento di amnistia o di indulto, comunque un provvedimento di clemenza, non potesse non essere inserito in una serie di provvedimenti che tenessero conto e mettessero in piedi una vera politica delle carceri, una vera politica per i detenuti.

Chi vi parla, a differenza di tanti altri colleghi, è stato ad ascoltare le parole di Giovanni Paolo II quando al Parlamento in seduta comune ha chiesto alcune cose. Quindi, il mio approccio al problema è fatto tenendo conto di ciò che l'allora Papa disse a noi parlamentari riuniti in seduta comune alla Camera dei deputati. Predisponiamo, dunque, un provvedimento che possa rendere più vivibili e umane le carceri.

Anche accedendo al problema che abbiamo davanti tuttavia, da questo punto di vista vi sono però delle incongruenze sulle quali, signor Presidente, onorevoli colleghi e signor Ministro, bisogna fare chiarezza prima che il Senato si pronunci, essendo importante quello che il Senato farà oggi.

Ho a mente l'intervista del senatore D'Ambrosio pubblicata questa mattina su "la Repubblica", che invito tutti i colleghi a leggere perché ancora sui numeri - parlo di numeri - derivanti dall'adozione di questo importante provvedimento non c'è chiarezza. Come fa allora il legislatore ad intervenire se non vi è chiarezza sui numeri che derivano dal suo intervento? È un modo scorretto di porre i problemi, questo, o è un modo serio dire a tutti: pensiamo bene a quello che stiamo facendo?

Ho a mente la relazione del senatore Manzione. Ci sono stati alcuni aspetti che hanno colpito anche noi dell'Italia dei Valori. Poi, come ho detto, ognuno si esprime a modo suo, con le modalità e i comportamenti che è abituato a praticare in politica e nella vita.

Ad esempio, è la prima volta che si concede un indulto di 3 anni. In quest'Aula c'è qualcuno in condizione di spiegare perché, per la prima volta, si adotta un provvedimento clemenziale più esteso nel tempo rispetto a tutti i precedenti varati dal dopoguerra ad oggi?

Un secondo punto riguarda la vicinanza temporale dei termini previsti dal provvedimento, che è stata già evidenziata da altri prima di me. La data del 2 maggio 2006 ci mette nella condizione di conoscere già oggi tutti i procedimenti penali o c'è ancora spazio per aprirne altri? E se c'è ancora spazio per aprirne altri, non è ipotizzabile che, una volta approvato l'indulto, verremo probabilmente a conoscenza di altri reati, che oggi non conosciamo, che sono ancora nei termini per rientrare nel provvedimento? Allora adottiamo anche provvedimenti a futura memoria? Questo è un modo sbagliato di porre le questioni? Non lo credo. Credo che serva a far aprire un po' gli occhi a tutti.

E poi vi è una grande contraddizione, e non so come questo sia potuto avvenire. (Richiami del Presidente).

Signor Presidente, utilizzo qualche minuto in più utilizzando quelli che ci sono stati accordati dagli altri Gruppi.

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Formisano, non ho capito questo passaggio.

FORMISANO (Misto-IdV). Sono stati messi a disposizione alcuni minuti da parte di altri Gruppi, sicuramente dall'Ulivo.

 

PRESIDENTE. Non ne eravamo a conoscenza.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Era presente il presidente Marini.

La grande contraddizione cui ho fatto riferimento è quella riguardante l'assetto complessivo dei reati per associazione mafiosa: escludiamo dall'indulto i delitti ex articolo 416 ed ex articolo 416-bis, ma non quelli ex 416-ter. Anche il meno istruito potrebbe chiedere quale sia la ratio, sulla base di quali considerazioni non avete inserito l'articolo 416-ter.

InCommissione giustizia, ieri sera, mi è stato risposto che non c'è nessuno in carcere in conseguenza di questo reato. Ma allora, a maggior ragione, per dare completezza sistematica, se dobbiamo escludere i reati di associazione mafiosa e in carcere non c'è nessuno condannato ai sensi dell'articolo 416-ter, come mi è stato autorevolmente detto in Commissione giustizia, inseriamo anche questo articolo oltre agli altri due.

Achiunque venisse in mente di chiederci quale è la ratio che abbiamo seguito, potremmo spiegare che per tutti i reati di associazione mafiosa abbiamo previsto l'esclusione, compreso il voto di scambio. È questo un modo scorretto di porre le questioni? Credo sia un modo che consente al Senato di avere chiaro quali sono i problemi veri.

Mi accingo a concludere; poi svolgeremo nella democrazia piena la nostra battaglia, anche nelle fasi successive del dibattito. Senza enfatizzare, così come è stato fatto, abbiamo lasciato libertà di coscienza ai senatori dell'Italia dei Valori, perché quando parliamo di questo tipo di provvedimenti è naturale che ognuno valuti sulla base delle indicazioni del partito, ma soprattutto di quel che gli detta la coscienza, e non mi pare che sia da enfatizzare una scelta che, per la mia cultura, è abbastanza consolidata nel tempo. Pertanto, i senatori del nostro Gruppo terranno conto delle indicazioni del partito, ma - ripeto - soprattutto della loro coscienza.

Concludo con una notazione di carattere personale, chiedendo al Senato di valutare bene prima di adottare questo provvedimento. Come ho detto, vorremmo un altro tipo di indulto, non perché pensiamo che l'indulto risolva i problemi, ma perché pensiamo, avendo a mente quel che disse Giovanni Paolo II qualche tempo fa, che possa dare una mano, però - lo ribadisco - chiediamo al Senato di valutare bene, fino in fondo.

Devo solo chiarire che, in Conferenza dei Capigruppo, ho acceduto a questi tempi perché ho un ruolo che va oltre l'Italia dei Valori: in Conferenza dei Capigruppo rappresentavo anche i senatori del Gruppo del ministro Mastella e i senatori a vita, e di fronte a nove senatori Capigruppo che chiedevano di avere questi tempi, sarebbe stato inelegante che mi fossi dissociato. Credo di avere agito secondo scienza e coscienza. (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perrin. Ne ha facoltà.

PERRIN (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo chiamati ad approvare o respingere una proposta di indulto, cioè un provvedimento generale di clemenza, di fatto prevalentemente destinato ad operare, come tutti ben sappiamo, per lo sfoltimento della popolazione carceraria.

Non siamo pregiudizialmente contrari all'indulto. Saremmo molto più convinti se le sue motivazioni fossero effettivamente riconducibili a solide ragioni di opportunità politica o di pacificazione sociale; meno entusiasmo nutriamo, invece, per l'uso strumentale, seppure ben comprensibile nel momento attuale, di questa leva quando è utilizzata al solo scopo di risolvere il problema del sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari.

E innegabile, invece, che questo provvedimento si renda oggi ineludibile e indifferibile per il fallimento del sistema di repressione del crimine, per la durata eccessiva dei processi, e ancor più per la tormentata esecuzione del giudicato penale.

Lo Stato sembra quasi gettare la spugna, incapace a rendere giustizia in modo certo e soprattutto in tempi accettabili.

Il processo dei benestanti è diventato supergarantito, mentre quello riservato ai non abbienti diventa spesso processo sommario, generando un'intollerabile discriminazione e una pesante emarginazione sociale.

Ciò che turba particolarmente, poi, sono naturalmente i trattamenti non rispettosi della dignità umana e in aperto contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento, come quello dello scopo rieducativo della pena sancito dall'articolo 27 della Costituzione, in forza del quale «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

In un carcere in cui si vive in troppi, dove non si può lavorare, dove ci si ammala spesso e dove si diffondono le peggiori propensioni, la pena si trasforma e diventa ingiustamente afflittiva.

Di fronte al collasso della giustizia penale abbiamo, però, il dovere di affrontare l'argomento in modo responsabile e trasparente, uscendo da logiche di scambio fra le forze politiche e soprattutto evitando un ulteriore premio per la criminalità politico-amministrativa già beneficiata da tante prescrizioni.

L'estensione dell'indulto ai reati commessi fino al 2 maggio 2006 e l'innalzamento dello «sconto» di pena a tre anni, rispetto ai due originariamente stabiliti, rende a nostro modo di vedere discutibile la chiave di lettura di questa proposta: essa porterebbe alla scarcerazione di moltissimi detenuti, con un colpo di spugna di cui potrebbero beneficiare anche categorie di persone il cui operato ha rappresentato in questi ultimi anni un modello pesantemente negativo per la comunità.

Mentre opportunamente rimangono esclusi dal provvedimento reati come associazione sovversiva, terrorismo, strage, associazione mafiosa, delitti contro i minori, violenza sessuale, tratta di persone, sequestro di persona, traffico e grande spaccio di stupefacenti, usura, avvertiamo preoccupazione nel vedervi ricompresi i reati finanziari e soprattutto quelli contro la pubblica amministrazione, come corruzione e concussione.

A noi non interessano le situazioni personali di questo o di quel potenziale beneficiario. Questa proposta ci pare però essere un ulteriore differimento della soluzione reale dei problemi della giustizia: è tempo invece di porre mano ai problemi strutturali.

La nostra coscienza, più che ragioni di calcolo politico, ci induce perciò a dare ascolto a chi, anche in Senato, portando esperienza professionale e indiscussa saggezza, propende per riforme più durature e radicali nel settore della giustizia, che non vanifichino sic et simpliciter anni di lavoro nell'accertamento della verità.

Guardiamo perciò piuttosto con favore alla depenalizzazione di certi reati e a soluzioni stabili per i problemi della giustizia piuttosto che un indulto che non fa che rimandare in questo momento i problemi di fondo del settore e ci farebbe ritrovare daccapo fra pochi mesi.

II dovere di ricreare oggi certezza nel diritto e nella giustizia ci impone di cercare vie diverse da quella oggi proposta.

Per questi motivi, senza falsi moralismi e con meditata convinzione, esprimiamo la nostra preoccupazione per l'adozione del provvedimento in discussione e ci riserviamo di esprimere il nostro consenso dopo aver seguito il dibattito, sentite le considerazioni dei rappresentanti del Governo e anche a seguito dell'eventuale presentazione e accoglimento di ordini del giorno che impegnino il Governo ad avviare una concreta riforma volta a risolvere concretamente i problemi della giustizia. (Applausi dal Gruppo Aut).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pellegatta. Ne ha facoltà.

PELLEGATTA (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, la situazione delle carceri è drammatica; drammaticamente note sono le cifre: 40.000 la capienza, 62.000 la presenza. Le carceri scoppiano e nelle condizioni materiali in cui vivono i detenuti svanisce la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alla pena.

All'affollamento delle carceri e al carattere della composizione sociale dei detenuti, per tanta parte imputati e condannati per reati di droga e per reati legati all'immigrazione clandestina, per tanta parte appartenenti ai settori più marginali della nostra società, hanno contribuito in questi anni leggi sbagliate, che hanno puntato essenzialmente ad un pesante inasprimento delle pene, senza accompagnarle ad un vero programma di recupero e al reinserimento sociale dei detenuti. È necessario, indispensabile, quindi, un atto di clemenza.

Ma quando si affronta un tema così delicato come quello in discussione oggi, occorre capire anche quali sono gli argini, argini etici, innanzitutto, entro cui tale atto di clemenza debba essere collocato, perché dei tanti provvedimenti che vengono discussi in quest'Aula pochi interrogano, come quello in esame, l'idea del bene e del male, l'idea dell'etica.

Portiamo in questa Aula tutte le nostre preoccupazioni; di due voglio dar conto nei pochi minuti che mi sono assegnati.

La prima è la centralità della lotta alla mafia, è l'urgenza, l'impellenza di fare della lotta alla mafia una vera e propria priorità nazionale, di non dare nessun segnale di tolleranza, indulgenza, impunità per la mafia a quelle donne e quegli uomini che nel Mezzogiorno del nostro Paese lottano quotidianamente, senza clamore, con piccoli gesti, contro l'invadenza mafiosa e contro la paura. Penso ai sindaci coraggiosi che fanno saltare certe regole del gioco, penso a chi fa impresa senza piegarsi alle logiche del ricatto, penso a chi non accetta di scambiare la dignità della politica per un pugno di voti comprati alla mafia.

La seconda è il rapporto tra etica e politica, un tema che ha cambiato il volto del nostro Paese. Sarebbe drammatico se il messaggio al Paese fosse che la classe politica compie quel che ci accingiamo a compiere, che dovrebbe essere un gesto di grande equilibrio e di grande responsabilità, per togliere dagli impicci qualche amico o amico degli amici. Se è vero che questo provvedimento, per quanto attiene alla corruzione, non libererebbe che poche decine di persone, ma aiuterebbe i colletti bianchi che già in carcere non sarebbero andati, ciò sarebbe gravissimo: significherebbe l'assunzione di quel modello di uso personale del potere politico che abbiamo tanto, fortemente combattuto.

Noi rifiutiamo, per storia, cultura e impegno, l'idea che la politica possa essere occasione di vantaggio personale e rifiutiamo qualunque messaggio che tale idea possa avallare. Ci guida l'idea che la giustizia sociale non possa essere vera senza una giustizia giusta. Il duplice senso della parola "diritti" non si è costruito per caso: «diritti» come diritto di ciascuno; «diritti» come regole che governano un valore impalpabile, ma fondamentale, come quello della giustizia. (Applausi della senatrice Negri).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mantovano. Ne ha facoltà.

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi, immaginiamo che il 1° maggio di quest'anno io abbia tentato di uccidere una persona. Ho preso un arma, l'ho caricata e ho sparato. La Provvidenza ci ha messo la mano e non ho raggiunto il risultato, ma ho sparato. La vittima ha subito delle lesioni. Ho commesso un reato grave: tentato omicidio con arma. Un reato per il quale i tribunali italiani, in media, danno sui nove anni di reclusione.

Bene, se io fossi processato il giorno cui l'indulto, qualora venisse approvato - spero di no - dal Senato, entrerà in vigore, chiederei anzitutto di essere giudicato con il rito abbreviato: meno tre anni; siamo a sei anni di reclusione. Aggiungiamoci i tre anni dell'indulto e la mia pena effettiva scende a tre anni di reclusione; entro, cioè, non in carcere, ma nell'area dell'affidamento in prova al servizio sociale.

Chiedo all'Assemblea, signor Presidente: tutto questo corrisponde a giustizia? Il problema non è solo l'indulto, ma è l'indulto inserito nel quadro dei benefici del codice penale, del processo penale e dell'ordinamento penitenziario, la cui somma rende la sanzione penale qualcosa di virtuale.

Noi non ignoriamo - e, anzi, siamo fortemente preoccupati - la situazione di congestionamento degli istituti di pena, ma siamo convinti che una situazione così problematica vada fronteggiata con interventi di carattere strutturale, non con misure di respiro cortissimo: potenziando l'edilizia penitenziaria, in linea con il lavoro svolto negli ultimi cinque anni; razionalizzando e rafforzando l'impiego della polizia penitenziaria e del personale di sostegno ai detenuti; aumentando i magistrati di sorveglianza; lavorando per un raccordo più efficace con la polizia giudiziaria, quando devono essere fornite le informazioni per le misure alternative alla detenzione; incrementando gli accordi con gli Stati di provenienza dei detenuti extracomunitari, al fine di far espiare la sanzione detentiva nei Paesi di origine.

Se ci fosse stato tutto questo - lo dico in modo particolare al Ministro della giustizia - accompagnato dalla quantificazione, ad esempio nel Documento di programmazione economico-finanziaria, delle risorse da investire su tali fronti, avremmo anche potuto prendere in considerazione, ma a condizioni diverse da quelle di questo testo, un'ipotesi di respiro temporaneo per il mondo penitenziario. Ma queste condizioni non ci sono. Non le avete prospettate.

C'è invece un provvedimento inaccettabile, che, per come è stato congegnato, avrà un solo effetto: elevare la soglia di criminosità. Non guardo nella sfera di cristallo; guardo all'esperienza maturata.

L'ultimo indulto in Italia - è stato prima ricordato - risale al dicembre 1990 e condonava non tre, ma due anni di reclusione. Bene, nel 1989, un anno prima, i reati commessi in Italia ammontavano complessivamente a 1.348.333. Nel 1990, in aprile, c'è l'amnistia, e si crea una fortissima aspettativa per l'indulto, che arriverà a dicembre. Già questo fa balzare i reati complessivamente commessi a 1.642.159: 300.000 in più. Nel 1991, quando i beneficiati dall'indulto tornano in libertà, si sale a 1.741.280.

Abbiamo la prova a contrario dell'effetto negativo dell'indulto. Negli anni successivi, infatti, quando l'effetto delle scarcerazioni si esaurisce e i recidivi che erano stati liberati con l'indulto tornano in carcere, il numero dei reati progressivamente decresce, fino ad arrivare, nel 1993, a 1.363.070, esattamente il punto di partenza del 1989. Ma in mezzo ci sono stati migliaia, migliaia e migliaia di reati la cui consumazione è stata dovuta esclusivamente all'indulto. (Applausi dal Gruppo AN).

Per questo è gravissima l'assenza dal dibattito del Ministro dell'interno - di cui pure avevamo richiesto la presenza - che valuti l'impatto del provvedimento in termini di sicurezza. Io rinnovo alla Presidenza del Senato la richiesta - siamo in tempo - della presenza di un rappresentante del Viminale e di una relazione che ci dia la sua valutazione sul punto. Il ministro Amato non vuole venire adesso? Da qui dovrà passare, fra qualche mese, per rendere conto dei delitti che a seguito della messa in libertà torneranno a commettere ladri, rapinatori, estortori, omicidi e truffatori. (Applausi dal Gruppo AN). In quel momento il problema sarà suo, non dei suoi colleghi Mastella o Di Pietro, anche perché, secondo elemento di oscurità, si è parlato di 12.000 detenuti in libertà.

Dai dati del DAP, risalenti al 22 giugno 2006, coloro che hanno condanne residue fino a tre anni di reclusione risultano 24.001, e tralascio il dettaglio anno per anno. Su questa cifra complessiva va fatta la tara delle esclusioni che però non possono arrivare alla metà perché non riesco ad immaginare che ci siano 12.000 violentatori o terroristi nelle carceri italiane in questo momento. E tutto questo in cambio di quale vantaggio per la popolazione penitenziaria?

Torno all'indulto del 1990: 31.680 detenuti prima dell'indulto, 25.804 dopo l'indulto. Sei mesi dopo, nel giugno del 1991, i detenuti erano 31.053. Un anno dopo, nel dicembre 1991, 35.469. Questa è una ulteriore conferma dell'incremento della criminosità a seguito di provvedimenti di questo tipo. (Applausi dal Gruppo AN).

L'indulto che si vuole approvare è inaccettabile nella sua articolazione: lo ricordava prima l'ex guardasigilli Castelli. Tre anni è un dato senza precedenti, esso fa riferimento a reati commessi appena tre mesi fa. L'indulto del 1990 faceva invece riferimento a reati commessi oltre un anno prima. Ciò significa che il provvedimento verrà applicato a procedimenti ancora nella fase delle indagini, con indagati in custodia cautelare che verranno immediatamente rimessi in libertà anche se il provvedimento non li riguarda direttamente. Quindi, esso avrà effetti ancor più gravi.

La sua applicazione conosce delle esclusioni, lo sappiamo, ma sono illogiche. Vorrei chiedere a chi ha inserito tali esclusioni di spiegarmi la logica per cui si è esclusa l'applicabilità dell'indulto per l'usura, e sono d'accordo, in quanto è un reato odioso che va perseguito in concreto, ma non è stata esclusa però l'applicabilità dell'indulto all'estorsione, la modalità attraverso la quale l'usuraio direttamente o per interposta persona consegue i proventi della sua attività illecita.

Per quale motivo non vi è nessuna eccezione nell'applicazione dell'indulto ai plurirecidivi? Per quale motivo non si è introdotta una misura di elementare giustizia: quella di prevedere, che nei reati che hanno offeso il patrimonio e la persona, il risarcimento dei danni quale condizione ineludibile per applicare l'indulto? Abbiamo presentato degli emendamenti in questo senso mi auguro che saranno presi in considerazione.

Signor Presidente, è un provvedimento profondamente ingiusto. La sanzione penale è la componente più dolorosa del sistema giustizia, ma è garanzia di libertà. Io ho il diritto di comportarmi verso di te come tu hai il diritto di comportarti verso di me. Se questa simmetria nei comportamenti tra gli esseri umani viene rotta, l'assenza di giustizia non ha effetti soltanto nei confronti delle vittime, ma ha conseguenze sociali devastanti.

Proprio perché la sanzione penale non è la ritorsione della vittima nei confronti del reo (era così in alcune società tribali dell'antichità), la sua assenza fomenta istinti di vendetta e di giustizia personale. Di più: aumenta la schizofrenia del nostro ordinamento penale, che si avvicina sempre più al mitico Saturno che si autoalimentava e divorava sé stesso.

La fuga dalla sanzione definitiva, di cui questo indulto è un esempio, porta a cercare rimedi empirici estendendo in modo abnorme la carcerazione preventiva, spesso la sola effettivamente espiata. Ma ciò conduce fatalmente al sovraffollamento e alla tensione in carcere, cui si cerca di rimediare con l'indulgenza legislativa, che a sua volta porta ad un ulteriore aumento della carcerazione preventiva.

La politica criminale, da pacata politica della ragione, diventa in questo modo agitata politica dell'espediente, della sopravvivenza giorno per giorno, quel tirare a campare che - chissà - ministro Mastella, forse, farà saldare a qualcuno qualche cambiale elettorale, ma non farà campare bene la gente. (Applausi dal Gruppo AN).

Signor Presidente, queste sono le ragioni di contrarietà all'indulto e sono ragioni obiettive, non folcloristiche né strumentali. E vorrei tanto che almeno in questa Aula fosse risparmiato un argomento, tra i molti ascoltati in questi giorni, quello secondo cui con questo provvedimento si darebbe seguito all'esortazione del Santo Padre nell'Aula di Montecitorio nel novembre 2002.

Colleghi e colleghe, non cerchiamo coperture pie ad un atto che di pio ha molto poco e che avrà certamente effetti empi, sia perché la risposta il Parlamento l'ha data con il cosiddetto indultino dell'estate 2003, sia perché, ogniqualvolta che la Chiesa è intervenuta sul tema, ha avuto cura di affiancare alla richiesta di clemenza la richiesta di garanzia della sicurezza pubblica (e questo indulto è la garanzia del contrario), sia perché è veramente singolare ascoltare l'estrapolazione di richiami pontifici dalla voce di chi, qualche giorno fa, ha votato per la manipolazione dell'embrione. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Zanoletti). Giustizia impone di dare a ciascuno il suo: il diritto alla vita all'essere umano innocente, una sanzione proporzionata al colpevole di gravi reati.

Per questo, con le motivazioni fondate delle eccezioni che prima sono state illustrate, Alleanza nazionale voterà contro l'indulto. (Applausi dal Gruppo AN e dei senatori Zanoletti e Tomassini).

PRESIDENTE. Senatore Mantovano, trasmetteremo la sua richiesta che è ovviamente nella responsabilità del Governo.

 

Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione

PRESIDENTE. Comunico che, per accordi intercorsi, la 10ª Commissione permanente è autorizzata sin d'ora a convocarsi per l'esame della richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina di un componente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas.

 

Ripresa della discussione dei disegno di legge n.881

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Gregorio. Ne ha facoltà.

DE GREGORIO (Misto-IdV). Non cercherò, senatore Mantovano, pie coperture. Giovanni Paolo II, in un supremo atto di cristiana umiltà, si inginocchiò innanzi al Parlamento della Repubblica italiana e chiese un atto di clemenza, un segnale forte e deciso a favore di una comunità di sofferenti, uomini e donne, che hanno sbagliato ma che chiedono, in molti casi, la possibilità di redimersi e ai quali il Paese spesso ha dato il segnale di una punizione che a volte è contro perfino le norme che regolano il rispetto dei più elementari diritti umani.

Il sovraffollamento delle carceri italiane ha ormai raggiunto un livello insostenibile: ogni 100 posti carcere vi sono 139 detenuti, il che rende irrealistico parlare di riabilitazione e perfino assolutamente impossibile parlare di recupero dei condannati a pene detentive. Al contrario, la condizione inumana e degradante della detenzione cozza con le Convenzioni internazionali e pesa sulla nostra coscienza come un macigno insostenibile.

Signor Presidente, comprendo le ragioni dell'onorevole Di Pietro, leader di Italia dei Valori, che proviene da una cultura che non gli consente di guardare alle ragioni della coscienza contro quelle del mondo e delle radici da cui proviene. (Brusìo. Richiami del Presidente). Ho un personale problema di coscienza, lo ammetto. Guardo alle ragioni di Giovanni Paolo II, guardo a quel supremo atto di umiltà dinanzi al Parlamento della Repubblica italiana, eppure comprendo Di Pietro che, dal mondo dal quale proviene, dalla cultura specifica dalla quale ha tratto fonte vitale per la sua azione politica, riceve sollecitazioni forti perché questo atto di clemenza, seppur perfino insufficiente provvedimento di indulto, non passi.

Eppure io conosco le carceri, come le conoscono molti parlamentari che nell'ambito delle proprie funzioni le hanno girate; conosco il problema delle donne che hanno figli al di sotto dei tre anni, costrette a tenerli in quella umanità degradata, in quelle condizioni disumane; conosco le lettere, gli appelli dei detenuti, cui faceva riferimento la collega di Rifondazione Comunista che parlava addirittura di impossibilità di curarsi, di impossibilità di guardare alle minime condizioni di igiene, parlava, insomma, di uno scandalo che è sotto gli occhi di tutti.

Che facciamo: consentiamo a qualche decina di migliaia di detenuti di ritornare in libertà, decongestionando le carceri italiane, oppure non diamo loro questa suprema possibilità di guardare al futuro con un minimo di speranza?

Privilegiamo le ragioni dei corrotti, dei corruttori, degli imputati di voto di scambio, che pure rappresentano un problema serio e che usufruirebbero di questo provvedimento di indulto, oppure, per non fare, ci assumiamo la suprema responsabilità di dire di no?

Onorevoli colleghi, sono d'accordo su alcune osservazioni del mio amico Di Pietro: il reato di cui all'articolo 416-ter è assolutamente scandaloso, il voto di scambio mafioso è contro la democrazia; ma non dimentico, ad esempio, che un'intera classe politica è stata cancellata da quel voto di scambio che spesso poi, nelle aule di giustizia, ha trovato le corti indisponibili a proclamare sentenze di condanna.

Mi regolerò con un atto di personale codardia politica, probabilmente, ma che guarda alle ragioni della mia coscienza più che a quelle della politica: mi asterrò, onorevoli colleghi, in nome di quel supremo atto di cristiana umiltà che Giovanni Paolo II chiese al Parlamento della Repubblica italiana. (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Butti. Ne ha facoltà.

BUTTI (AN). Signor Presidente, onorevoli colleghi e amici di Topolinia e Paperopoli, come direbbe il commissario Basettoni, alias Di Pietro, parlando alla banda Bassotti, nell'immaginario collettivo, amnistia ed indulto risultano ancorati ad un atto di clemenza che il sovrano concedeva per ragioni particolari; spesso si riferivano ad eventi personali suoi e della sua famiglia. Addirittura, la fantasia popolare ritiene che l'elezione di un Pontefice o del Presidente della Repubblica rechi con sé, automaticamente, un provvedimento di amnistia o di indulto.

In realtà, la cosa è assai diversa ed amnistia ed indulto sono diventati momenti di politica giudiziaria; hanno perso, cioè, la connotazione premiale, per diventare qualcosa di ontologicamente diverso.

Dal 1989, cioè dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, i provvedimenti di amnistia e di indulto si sono riproposti con cadenza frequente in relazione al sovraffollamento delle carceri, destando, ovviamente, clamorose polemiche e nonostante le statistiche disastrose, qui ricordate proficuamente dal collega Mantovano.

Quando le carceri esplodono, arriva con cronometrica puntualità la proposta di indulto ed amnistia, con un duplice obiettivo: svuotare le carceri, con tutto ciò che ne consegue (e parlo anche dell'emergenza sociale che si registrerà nel mese di agosto), e di mandare al macero quintali di fascicoli di procedimenti penali chiusi negli armadi impolverati delle procure, in attesa della prescrizione.

Pochi si sono soffermati sul significato di redenzione, su quello di rieducazione e di reinserimento sociale del detenuto. Credo davvero che tutti possano sbagliare e che, commisurata allo sbaglio, ci debba stare una pena che va espiata con il preciso obiettivo della rieducazione.

Non mi scandalizza uno Stato che costruisce un carcere in più, magari più accogliente, ma certamente non un albergo; non mi scandalizza affatto il detenuto che lavora, anzi, un po' per sé, per mantenersi e per non gravare sulle tasche dei cittadini, ma anche di questo non si è parlato.

Mi scandalizza quello Stato che rinuncia alle proprie prerogative, ai propri poteri, quello Stato che, per un malinteso senso della pietà, rimette in circolazione, indistintamente, criminali incalliti insieme a poveri cristi, per i quali il recupero sociale non è solo un auspicio, ma è anche un dovere.

Mi scandalizza quello Stato che tratta gli agenti della polizia penitenziaria quasi fossero dei reclusi e che non incentiva il lavoro dei volontari; uno Stato che applica uniformemente una misura di clemenza a prescindere dalla gravità del reato, arrivando a premiare anche l'omicida, perché nella trentina dei reati che avete escluso da questo indulto non vi è l'omicidio. Mi scandalizza un Governo che sostiene l'indulto senza presentare, parallelamente, provvedimenti utili a rimuovere le cause che determinano il sovraffollamento delle carceri.

Con l'entrata in vigore del nuovo codice, che proponeva il rito accusatorio in luogo di quello inquisitorio del codice Rocco, si era detto, forse un po' affrettatamente, che mai più si sarebbe dovuto ricorrere a provvedimenti di amnistia e di indulto e invece, pur di arrivare a questo, qualche forza politica non ha esitato a strumentalizzare le parole di Giovanni Paolo II.

Alleanza Nazionale crede che l'indulto rappresenti una sconfitta per lo Stato, che rinuncia a far scontare la pena che esso stesso ha inflitto a chi ha sbagliato. Crede anche che con una giustizia efficiente il problema non dovrebbe nemmeno porsi.

Pensare di intervenire per legge su sentenze e condanne è un pericoloso atto di cannibalismo tra i poteri dello Stato: il potere politico e legislativo che va a fagocitare quello giudiziario.

Ho ascoltato nel dibattito del 25 luglio scorso alla Camera l'ormai tristemente famoso onorevole D'Elia, tra l'altro presidente dell'Associazione «Nessuno tocchi Caino». Mentre ascoltavo le sue convinzioni mi rendevo conto che per ogni Caino difeso a spada tratta c'è un numero imprecisato di Abele che non chiede molto, ma solo giustizia e garanzia di una civile convivenza. (Applausi dal Gruppo AN). La filosofia che caratterizza il vostro intervento è sostanzialmente la stessa che ispira il condono fiscale. Comodo, ma sostanzialmente immorale.

Da uomo di destra, credo che amnistia e indulto rappresentino la spia di un malessere che colpisce la nostra giustizia e quindi lo Stato. Si sceglie la scorciatoia, piuttosto che affrontare organicamente i problemi della giustizia penale, con la riforma del processo penale, con le carceri nuove, con l'implementazione degli organici delle procure, della polizia penitenziaria, dei tribunali e così via.

Dite che l'indulto sia la soluzione per i detenuti reclusi per questioni di droga. Certo, semmai per gli spacciatori che dal primo di agosto saranno liberi grazie a questo vostro indulto. La legge Fini sulle tossicodipendenze, infatti, non solo non prevede il carcere per chi assume sostanze, ma addirittura prevede percorsi terapeutici alternativi al carcere, in comunità di recupero, siano esse pubbliche o private, con il solo requisito dell'accreditamento.

Cosa succederà ai detenuti extracomunitari che beneficeranno del provvedimento? Lo dico senza demagogia: saranno rimpatriati immediatamente? Resteranno in Italia con lo status di clandestini e con buone probabilità di tornare a delinquere? Cosa accadrà quando, tra qualche mese, la maggioranza dei detenuti graziati tornerà scientificamente (perché queste sono le statistiche) in carcere?

Se i processi fossero più rapidi e non vi fosse la macchia vergognosa della carcerazione preventiva, se la giustizia fosse stata riformata, se tutti i magistrati lavorassero più serenamente, se l'edilizia carceraria si fosse evoluta diversamente e se lo Stato avesse lavorato ad un progetto rieducativo del detenuto, oggi non saremmo qui, nelle condizioni di dover difendere non solo la rispettabilità dello Stato, ma anche il diritto alla sicurezza della gente per bene dal vostro disegno perverso di aprire indiscriminatamente le porte delle carceri. (Applausi dal Gruppo AN. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cutrufo. Ne ha facoltà.

CUTRUFO (DC-Ind-MA). Signor Presidente, spero di utilizzare meno del tempo che ella mi concede esporre le nostre convinzioni. Innanzitutto, vorrei dire al collega, che stimo, che mi ha preceduto... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Se manteniamo un clima di maggiore silenzio questo ci permetterà di andare avanti anche più speditamente, oltre che di ascoltare gli oratori. Prego, senatore Cutrufo, prosegua.

 

CUTRUFO (DC-Ind-MA). Desidero rispondere ad un'affermazione che ha fatto il collega che mi ha preceduto e che peraltro stimo: difendere Caino non è contro Abele e probabilmente Abele avrebbe difeso Caino. È un ragionamento più complesso, che comunque spinge noi, democratici cristiani, a dare una valutazione attraverso un ragionamento diverso da quello strettamente tecnico.

Noi voteremo a favore di questo provvedimento. Probabilmente, l'aspetto tecnico del disegno di legge è addirittura considerato in ritardo dal Parlamento, che ha prodotto questo testo e non un altro. Anche noi avremmo da ridire su alcuni passaggi, tuttavia, rispetto all'interesse dei più forti, che in questo stesso provvedimento trovano ragioni di convenienza, comunque si fa prevalere l'interesse dei più deboli (che per noi è l'interesse preminente), di quella popolazione carceraria a cui tutti hanno fatto riferimento.

L'indulto costituisce una causa di estinzione della pena, secondo quanto previsto dall'articolo 174 del codice penale. È un provvedimento di vera e propria clemenza dettato da ragioni tanto di opportunità politica quanto di pacificazione sociale. Lungo è stato il dibattito fin qui svolto, il quale tuttavia si è sempre concentrato su aspetti prettamente giuridici anche in ossequio al dettato della nostra Carta costituzionale e ai principi dell'ordinamento giudiziario.

L'adozione di un provvedimento di clemenza costituisce oggi una necessità imposta dalla situazione in cui versano, da un lato, gli uffici giudiziari e, dall'altro, le carceri del nostro Paese, ma lo stesso costituisce non solo una misura giuridica amministrativa per tamponare delle emergenze generate dall'inefficienza della macchina giudiziario-processuale o dalle inimmaginabili carenze dell'edilizia penitenziaria, ma soprattutto un gesto di civiltà in un Paese con una profonda coscienza morale e religiosa come il nostro.

Come è possibile non ricordare il ruolo di primo piano svolto in questo contesto da Giovanni Paolo II durante il Giubileo, prima con quattro appelli rivolti al Governo, ai giudici, ai detenuti e al personale di polizia e successivamente con un discorso pronunciato in Parlamento, riunito in seduta comune durante la sua visita a Montecitorio?

Da allora la situazione non ha potuto che peggiorare giungendo ai livelli critici attuali. È nota ormai ai più l'insostenibilità delle condizioni di detenzione e i ritardi della giustizia. Quello che i detenuti - ed ormai una gran parte della società civile -chiedono è un vero e proprio atto di giustizia, che verrebbe a riparare parzialmente i delitti commessi dalle istituzioni che costringono degli esseri umani a vivere in una sorta di lager.

Questo è purtroppo vero e dunque invito i parlamentari che ne hanno il diritto e l'opportunità a visitare le carceri, a cominciare da Regina Coeli, qui vicino, per accorgersi che in quel carcere, che risale ai primi dell'Ottocento, in un braccio addirittura non è stato ancora realizzato l'impianto di riscaldamento o comunque esistono celle che dovrebbero ospitare due detenuti e che in realtà ne ospitano cinque. Insomma, la pena sì, ma la tortura no.

Questo provvedimento legislativo, pur essendo causa di forti e comprensibili divisioni nella società e tra le forze politiche, tuttavia costituisce un'importantissima occasione di cultura e civiltà. Per accrescere la sensibilità della società civile verso le problematiche legate al mondo carcerario, appartenenti a diversi orientamenti culturali, politici ed etici, laici, credenti e non credenti si trovano però uniti nel ritenere necessario ed urgente l'adozione di questo provvedimento in nome della giustizia e della ragionevolezza e nell'ottica di riforme di ampio respiro, soprattutto alla luce della notizia che l'Italia è il quintoStato per il numero di ricorsi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo e il primo in termini di condanne. Semmai, di questo dovremmo parlare e anzi propongo oggi che si apra un giorno una discussione in Parlamento su tali carenze di fronte all'Europa, carenze che realmente gridano vendetta per un Paese civile come riteniamo sia l'Italia.

Sono dieci milioni i processi in attesa di giudizio, la cui durata media è di otto anni per i civili e di cinque per quelli penali, un numero che aumenta di anno in anno. Dal 2000 al 2005 più di un milione di processi sono stati annullati per prescrizione a causa della loro eccessiva durata, una vera e propria amnistia ufficiosa destinata alla fine ad ampliarsi. Molti di più sono tuttavia i reati che neanche vengono perseguiti.

Giustamente i cittadini richiedono che colui che si macchia di un reato sconti la propria pena secondo le norme previste dal nostro ordinamento giudiziario, anche se non hanno una precisa consapevolezza delle condizioni in cui versano i detenuti nel nostro Paese nel 2006.

La maggior parte delle strutture carcerarie attualmente presenti nel nostro territorio risale all'ottocento e non risulta assolutamente predisposta ad ospitare una tale mole di popolazione carceraria. Infatti, a fronte di una capacità di accoglienza di circa 43.000 unità, l'istituzione carceraria si trova a contenerne oltre 60.000 attualmente. È evidente poi una situazione di fatiscenza e di inadeguatezza degli istituti stessi, spesso ancora oggi privi di un semplice impianto di riscaldamento, come dicevo prima.

Non è possibile, inoltre, ignorare che il sovrappopolamento e la promiscuità che ne deriva è anche causa di forme gravi di violenze personali tra i detenuti, che nulla hanno che fare con le pene previste dal codice penale.

La coscienza civile del popolo italiano ha già da tempo compreso che la pena non deve costituire una vendetta, ma un percorso necessario di riabilitazione, da perseguire al fine di poter recuperare e restituire alla società coloro che hanno in qualche modo commesso un atto illegale, in modo particolare quando a delinquere sono dei giovani o dei giovanissimi. Ma com'è possibile seguire questo processo di riabilitazione, quando la stessa deve svolgersi in una situazione cronicamente sovraffollata e priva di strutture idonee?

In una tale situazione, l'adozione di un provvedimento d'indulto non è in contraddizione con il reale significato della certezza della pena, soprattutto se, contestualmente, si manifestasse alla reale volontà di operare un'incisiva riforma che porti ad uno snellimento veloce delle procedure processuali, ad una seria programmazione in materia di edilizia penitenziaria e ad una seria ottimizzazione delle strutture attualmente esistenti.

Queste misure così necessarie potrebbero essere avviate anche in collaborazione con il mondo privato, operando contestualmente un piano di recupero per gli edifici penitenziari posti nei centri delle grandi città, che tra l'altro traggono notevoli benefici economici dall'intero sistema che ruota intorno a queste realtà.

Una società civile e forte come la nostra non deve temere il perdono, perché oramai è giunta ad un grado di maturità adeguata. La crisi della giustizia e del sistema penitenziario, così delineata, è una delle giù gravi questioni sociali del nostro Paese che colpisce direttamente milioni di persone e mina, essa stessa, il principio di legalità e certezza del diritto.

È per tali ragioni che noi del Gruppo Democrazia Cristiana-Indipendenti-Movimento per l'Autonomia riteniamo opportuno, per il bene dell'intero Paese, appoggiare il disegno di legge oggi in discussione. (Applausi dal Gruppo Misto-DC-Ind-MA).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.

TONINI (Aut). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, sono d'accordo sulla necessità e l'urgenza di un provvedimento di clemenza che allevi la disumanità della condizione delle carceri.

Sono tra quanti, nell'Aula di Montecitorio, applaudirono convintamente all'invito pressante rivoltoci in tal senso, da Giovanni Paolo II. Considero, non le parole del Papa, senatore Mantovano (e mi fa piacere incontrarla per un volta sul terreno della laicità e della distinzione, che non è separazione, tra fede e politica), ma quel nostro applauso, un applauso corale e convinto di tutta l'Aula di Montecitorio, un impegno d'onore che certo non coinvolge il Parlamento nel suo complesso, ma coinvolge, sicuramente, la mia persona.

Del resto, per quanto mi riguarda, l'applauso all'invito del Papa non fu motivato da una generica sensibilità umanitaria, ma da una precisa ragione costituzionale: la nostra Costituzione vieta pene contrarie al senso di umanità e prescrive che la pena debba essere finalizzata al recupero sociale del reo.

Il nostro sistema penitenziario, che pure ha interiorizzato nel suo personale questa cultura nuova, questa cultura della Costituzione, non è oggettivamente in grado di corrispondere al vincolo che la Costituzione pone. Non è in grado di farlo per la scarsità delle risorse, in particolare quelle destinate a finanziare il lavoro in carcere, e non è in grado di farlo anche per il sovraffollamento, che ha raggiunto livelli insopportabili, come chiunque di noi abbia visitato un carcere ha potuto constatare di persona.

Tuttavia, colleghi senatori, noi non possiamo ignorare o anche solo sottovalutare l'impatto che un provvedimento necessario e difficile come questo avrà sull'opinione pubblica. Un'opinione pubblica che appare oggi frastornata e inquieta, preoccupata per l'impatto di questo atto di clemenza sulla sicurezza pubblica e sulla questione morale.

Abbiamo il dovere di considerare con attenzione tale inquietudine, se non vogliamo che i timori diffusi nella nostra società siano cavalcati in modo inaccettabile - perché strumentale e demagogico - da esponenti sia della maggioranza, sia dell'opposizione.

Chiedo a quest'Aula, quindi, un supplemento di lavoro, per migliorare il provvedimento nella direzione auspicata, con argomentazioni pacate e ragionevoli, da molti nostri autorevoli colleghi. È dall'esito di questa verifica e da quello della valutazione di gruppo sui suoi risultati che farò dipendere il segno del mio voto. (Applausi dei senatori Zanone e Negri).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caforio. Ne ha facoltà.

CAFORIO (Misto-IdV). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, l'Italia dei Valori è sempre stata favorevole ad un provvedimento di clemenza, ma ad un provvedimento di clemenza che, di pari passo, affrontasse anche la riforma del sistema giudiziario.

Sappiamo bene che esiste il problema contingente dello svuotamento delle strutture carcerarie, ma sappiamo anche che nel giro di cinque o sei mesi il problema si ripresenterà. Si è voluta, invece, percorrere la via dell'urgenza perché, evidentemente, si ha più facilità a coprire accordi che poco hanno a che vedere con quell'atto di clemenza che non solo noi dell'Italia dei Valori vogliamo. Si rischia di dare ragione a quel proverbio che ci ricorda che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi.

I nostri colleghi deputati ci hanno inviato un indulto che è un insulto: un insulto alla gente onesta; un insulto ai piccoli risparmiatori; un insulto ai taglieggiati; un insulto che non riesco ad avallare e, soprattutto, a giustificare presso i miei elettori (sì, colleghi, a chi mi ha espresso il proprio consenso a rappresentarlo nella massima istituzione dello Stato e, quindi, mi permette di parlarvi in questo momento). Comprendo che, grazie a quella scellerata legge elettorale, gran parte di noi debba rendere conto soltanto ai capi che li hanno nominati e non ai cittadini elettori, ma dovremmo farne un problema di coscienza.

Spero vivamente che le coscienze di tutti noi si ribellino a questo scandaloso accordo, che ha incluso nel provvedimento di indulto reati come il voto di scambio mafioso, i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione, gli estortori, i delinquenti abituali. Il Presidente del Consiglio del precedente Governo e i suoi alleati per ben cinque anni hanno tentato di dare un colpo di spugna come questo, ma non vi sono riusciti: mi sembra veramente singolare che l'Unione stia proseguendo con quella politica dei provvedimenti legislativi personalizzati.

Voglio, quindi, concludere il mio intervento con un forte richiamo a tutti, affinché in questo ramo del Parlamento vi si metta riparo, approvando quegli emendamenti tesi ad escludere dall'indulto i reati che certamente non contribuiscono allo svuotamento delle carceri, ma rispetto ai quali sarà estremamente difficile giustificarsi con la stragrande maggioranza del popolo italiano. (Applausi dal Gruppo Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stiffoni. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, il Gruppo della Lega Nord Padania è contrario a qualunque provvedimento di clemenza generalizzata, perché ritiene che ciò contrasti con i sacrosanti principi dello Stato di diritto. Nel caso dell'indulto, ad esempio, viene violato il principio della certezza della pena, senza contare, poi, che la liberazione di certi criminali mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini.

La sinistra sostiene che l'indulto serve ad abbattere il sovraffollamento carcerario, ma non si può scaricare tale problema sui cittadini onesti e sulle vittime dei reati. Il sovraffollamento, signor Presidente, si affronta con una semplice ricetta. In primo luogo, con l'edilizia carceraria, come attuata, ad esempio, nella scorsa legislatura dal ministro Castelli, dando l'avvio alla costruzione di nove nuove carceri (contrariamente a quanto realizzato nella legislatura ancora precedente dal centro-sinistra, che ne ha chiuse ben 15).

In secondo luogo, facendo in modo che i detenuti extracomunitari - popolazione ormai maggioritaria in queste strutture - scontino la pena nei propri Paesi di origine. Apro e chiudo una parentesi, signor Presidente: con tutti i delinquenti che già vi sono in Italia, non vedo perché se ne debba importare un numero ancora maggiore e gratuitamente.

L'indulto è solo un colpo di spugna che offende le vittime dei reati per la seconda volta.

La Lega Nord, contrariamente a quanto affermato da qualche collega, non è certamente un partito che non si interessa delle condizioni di vita dei carcerati. Se dobbiamo scegliere, però, stiamo dalla parte di Abele, non dalla parte di Caino. A questo proposito, vorrei stigmatizzare l'atteggiamento del ministro Di Pietro (Applausi del senatore Amato), che sta portando avanti la battaglia per escludere corruttori e responsabili di reati finanziari dall'indulto, ma solo per una sua visibilità personale.

Anche la Lega Nord la pensa come il ministro Di Pietro sui reati finanziari, ma ovviamente ci preoccupa di più il fatto che questo provvedimento possa rimettere in libertà anche degli assassini e dei rapinatori. Questi sono i reati che destano il maggiore allarme sociale. Infatti, se per i reati finanziarsi si parla di un numero di detenuti che può variare dai 70 ai 300, i condannati per omicidio che usufruirebbero dello sconto di pena sono ben 6.952, mentre i condannati per furto a cui si applicherebbe l'indulto sono invece 2.148; sono dati ufficiali.

Senz'altro fa pensare questa sinistra con un Bertinotti presidente della Camera dei deputati che fa di tutto per calendarizzare l'indulto in Aula. Mi chiedo: ma Rifondazione Comunista non poteva pensare a qualcos'altro?

Fa certamente sorridere vedere come quelli che si sono posti come i principali sostenitori delle battaglie morali adesso facciano melina e se ne stiano zitti per fare passare il provvedimento.

Sulla coerenza dei partiti dell'Unione potremmo scrivere pagine e pagine di storia politica. Ormai, sono un'armata Brancaleone allo sbando in cui ognuno, per giunta, è alla ricerca del suo momento di visibilità. Altro che Ministro che attenta alle istituzioni, collega Salvi; questo è un Governo non credibile.

Che dire dell'attuale opposizione? L'opposizione è divisa su questo argomento specifico, ma non c'è niente di nuovo. Anche in passato, infatti, Forza Italia e UDC erano state più possibiliste, mentre la Lega Nord e Alleanza Nazionale sono sempre state fermamente contrarie.

In Parlamento è stato trovato un accordo trasversale che, però, non ha cambiato di una virgola la posizione della Lega Nord. Noi vogliamo che chi commette dei reati espii la sua colpa fino in fondo e risarcisca il suo debito con la società.

Ribadisco che questo non significa essere disumani; significa semplicemente assicurare il rispetto del principio fondamentale del diritto per cui chiunque viene condannato deve sopportare una pena. Se così non fosse, signor Presidente, l'effetto di deterrenza della sanzione verrebbe completamente vanificato. (Applausi dal Gruppo LNP).

 

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Ripamonti. Ne ha facoltà.

RIPAMONTI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, utilizzerò meno del tempo a mia disposizione, anche per compensare lo sforamento del senatore Tibaldi.

Intervengo per illustrare l'ordine del giorno G100, a mia prima firma, analogo ad un ordine del giorno già presentato alla Camera dei deputati e accolto dal Governo. Lo ripresentiamo in questo ramo del Parlamento perché pensiamo, in questo modo, di rafforzare ulteriormente l'azione del Governo.

Tale ordine del giorno riguarda quelle persone che hanno scontato la pena per provvedimenti di condanna per corruzione o speculazione finanziaria e che potrebbero tornare a godere dei grandi patrimoni e delle ingenti ricchezze accumulate illegalmente.

Riteniamo si debba intervenire perché i beni confiscati ai colpevoli dei reati di corruzione seguano la normativa oggi in vigore per i beni confiscati agli appartenenti alle organizzazioni mafiose.

Pertanto, il dispositivo che proponiamo prevede la necessità di approvare entro settembre un adeguato provvedimento di sequestro e confisca dei beni per coloro che abbiano subito provvedimenti di condanna per corruzione o per reati finanziari e che questi stessi beni siano destinati ad un uso collettivo e sociale.

Questo è il dispositivo che proponiamo alla discussione, augurandoci che venga approvato da questo ramo del Parlamento.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Dov'è il senatore Divina?

 

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, il senatore Divina chiede di poter posticipare il suo intervento.

 

PRESIDENTE. Anche ieri il senatore Divina era in ritardo; devo notarlo.

 

BIONDI (FI). Però, ieri era alla riunione della Commissione giustizia.

 

PRESIDENTE. Assente giustificato.

È iscritta a parlare la senatrice Maria Luisa Boccia. Ne ha facoltà.

BOCCIA Maria Luisa (RC-SE). Signor Presidente, sono grata - e credo che tutti, in quest'Aula, dovremmo esserlo - alla collega Olimpia Vano che ha voluto dar voce qui a chi vive il carcere: uomini e donne che perdono identità, la cui storia e le cui vicende sono dimenticate e annullate perché diventano numeri, tipologie di reati.

Noi ne parliamo troppo spesso in questi termini astratti, dimenticando che, con in particolare riguardo a una decisione come quella dell'indulto, essa ha effetti sulle vite concrete di donne e uomini, di cui noi - intendo proprio noi istituzioni - siamo responsabili in modo del tutto particolare, perché decidiamo direttamente delle condizioni in cui vivono.

Se il carcere è degrado, afflizione, negazione nei fatti di diritti e dignità dell'essere umano e delle persone, se queste sono pene aggiuntive che infliggiamo perché le carceri strutturalmente non sono in grado di garantire la dignità e il rispetto dei diritti di chi è detenuto, noi ne siamo responsabili direttamente, per scelta o per omissione, e dunque abbiamo il dovere di farcene carico.

In questi giorni, sono stata attenta agli interventi che si sono svolti attraverso la stampa e anche direttamente con prese di posizione di cittadini, oltre che dell'opinione pubblica. Sono stata attenta perché ho voluto capire.

Tengo conto - ma non è su questo che mi voglio soffermare - che questa campagna è stata alimentata dalla disinformazione e da falsità volute e precise e, quindi, ha contribuito a stravolgere il senso del provvedimento, perché esso non comprende in alcun modo una qualche forma di impunità o di deroga alla legalità.

Tuttavia, ho capito che tale campagna è stata favorita dalla condizione di lungo periodo, che si è resa più acuta in anni recenti, in cui la giustizia ha vissuto nel nostro Paese: troppe e troppo diffuse le condizioni di illegalità per alcuni reati, troppa e troppo diffusa è l'impunità, specialmente per quelli che vengono definiti i «soggetti forti». Penso ai reati contro la pubblica amministrazione e a tutto l'intreccio tra politica e affari.

Ciò ha fatto dimenticare che in questi anni abbiamo vissuto anche un'altra vicenda, un'altra tendenza che è decisiva per la giustizia, quella per cui si è risposto a tutte le questioni e ai problemi sociali in termini di penalizzazione, di ricorso forte al penale.

Si sono citate molto spesso in questi giorni, in quest'Aula e anche alla Camera dei deputati, l'immigrazione e la tossicodipendenza. Più in generale, penso che vi sia una vasta area di soggetti sociali, di conflitti, condizioni e bisogni che vengono stigmatizzati come devianti, come incapaci e impossibili di inserimento nella società e che quindi devono essere tenuti sotto controllo criminalizzandoli.

È una tendenza che scarica sui più deboli, sugli emarginati, spesso sui giovani, più sui giovani, anche un problema che qui è stato più volte richiamato, quello del modo in cui una società riesce a coniugare giustizia, sicurezza e riconoscimento reciproco, nell'ordine delle norme, nel rispetto delle norme.

C'è una paura e una insicurezza diffusa che non ha origine da una diffusione del crimine, ma dalla crisi del legame sociale, dalla difficoltà sempre maggiore a riconoscersi nelle differenze e quindi stimola ad una difesa della propria condizione di presunta normalità e a ricacciare tutti coloro che non corrispondono a questo carattere, a questa fisionomia, emarginandoli e criminalizzandoli.

Io sono tra coloro che pensano non soltanto che il carcere non è la risposta, ma che il penale non ha le risposte ai problemi sociali, alle condizioni e ai bisogni di larga parte della popolazione. Penso che questa risposta produca soltanto esasperazione; non soltanto sofferenza, ma esasperazione dei problemi della società. Penso, certo, che l'indulto non è la risposta a questi problemi, che le risposte sono altre, come molti hanno detto, sono quelle strutturali. Sono tuttavia convinta che l'indulto sia un primo passo indispensabile per affrontare una politica di riforme strutturali, di cambiamento delle leggi, come di cambiamento degli indirizzi dell'amministrazione della giustizia, nella direzione giusta.

In questo senso, certo, l'indulto è un intervento, una risposta di emergenza ad una condizione di emergenza. Condivido, però, quanto ha detto il sottosegretario Manconi ieri in Commissione giustizia: questo provvedimento è il primo passo indispensabile senza il quale la politica delle riforme non può decollare. Sono convinta, cioè, che il richiamo alle riforme strutturali, che molti che sono contrari a questo provvedimento fanno, vada assolutamente rovesciato. Mi ha confortato, leggere un intervento del magistrato Caselli, che non mi pare sia imputabile di lassismo, di tolleranza rispetto ai reati, ai crimini, che considera l'indulto il motore di avviamento per questa politica di riforme strutturali.

Teniamo conto - altri lo hanno detto - che è dal 1990 che un provvedimento di questo tipo non viene adottato e che quindi non siamo certo di fronte ad un regime di ricorso facile, inflazionato, all'indulto.

Si è anche detto, nel corso della campagna sui giornali e nell'opinione pubblica, che la motivazione di questo indulto non è la clemenza e nemmeno lo sfollamento delle carceri, ma piuttosto la ricerca di un accordo sottobanco.

Si è parlato di inciucio, termine che trovo particolarmente volgare per definire i rapporti politici, stravolgendo la condizione che la Costituzione ha imposto proprio per limitare il ricorso all'indulto. Infatti, perché il Parlamento adotti questo provvedimento è richiesta una maggioranza ampia, un accordo ampio e quindi una convergenza tra forze politiche differenti, tra forze politiche della maggioranza e dell'opposizione. Un accordo, una convergenza, tesi a sottrarre la decisione di questa scelta e la modalità concreta con cui è adottata a ragioni di opportunità, sia nel merito specifico che nella decisione stessa, che possono dipendere da valutazioni politiche, da convenienze politiche della collocazione di maggioranza e di opposizione.

Penso che questo accordo sia stato trasparente, politico e abbia prodotto un equilibrio proprio nei punti che più vengono discussi, cioè quello della definizione dei tre anni come tempo per l'indulto e quello delle esclusioni, perché è nell'equilibrio tra questi due dispositivi che è stata raggiunta la convergenza. Le esclusioni di reati devono essere inevitabilmente eccezionali; l'esclusione è una scelta delicata, rischia di minare il principio costituzionale della parità di trattamento.

Quindi, davvero le esclusioni devono essere eccezionali. Mafia, terrorismo, reati sessuali, reati contro i minori, reati di traffico della droga: queste sono le esclusioni che il provvedimento prevede. Credo, ad esempio, che fare dell'articolo 416-ter il fulcro dei reati sulla mafia e del rapporto mafia-politica sia una strumentalità inaccettabile, perché questa norma, che in un solo caso ha avuto possibilità di applicazione, nella sua stessa natura non affronta minimamente il vero cuore del rapporto tra mafia e politica, che non sono i soldi dati al mafioso, ma lo scambio di favori che il politico può avere con il mafioso.

Così come per i reati considerati odiosi contro la pubblica amministrazione... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Mi occorrono solo pochi secondi per terminare, Presidente.

 

PRESIDENTE. D'accordo, senatrice Boccia, questo tempo verrà detratto da quello complessivo a disposizione del suo Gruppo.

 

BOCCIA Maria Luisa (RC-SE). Concludo subito.

Penso sia importante ricondurre tale aspetto alla condanna e non all'impunità, che non è prevista, e che, inoltre, l'interdizione dagli uffici sia una forma di pena realmente efficace per fare giustizia. (Applausi dal Gruppo RC-SE).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, al di là della scontata posizione contraria della Lega, che già alcuni colleghi hanno affermato, vista la presenza del ministro Mastella, volevamo, in modo veramente molto pacato, affrontare gli effetti che questo provvedimento di clemenza produrrebbe nella sostanza, Noi lo abbiamo sintetizzato con una formula di chiusura: esso produrrà notti meno sicure per moltissimi cittadini italiani.

Veniamo allora ad analizzare i benefici che produrrebbe.

In primo luogo, le indagini in corso in ogni caso si dovrebbero condurre e i processi in corso si dovrebbero in ogni caso celebrare. Sembrerebbe, ministro Mastella, un gioco virtuale, nel senso che nelle aule e nei tribunali bisognerà continuare a lavorare pur sapendo che alla fine quelle pene non verranno scontate. Il sentimento dei giudici non rientra nelle nostre principali preoccupazioni, però ci piacerebbe sapere come si sentiranno nell'operare in questa situazione: demotivati, demoralizzati, mortificati? Non c'è dubbio che sapere di lavorare a vuoto non è una grande soddisfazione.

Signor Ministro, illustri dottrinari si sono spinti fino a elaborare quella che viene definita la teoria economica del reato, ossia il calcolo che compie un reo, o potenziale reo, prima di commettere un reato. Egli fa un calcolo anche di convenienza economica: mi conviene comportarmi in modo lecito o illecito? Si opta per la seconda scelta quando una serie di requisiti danno un segnale positivo. Quali possibilità ho di essere preso nel momento in cui commetto un reato? E questo è un problema di polizia, di organizzazione del sistema di sicurezza. Quali possibilità, in seconda battuta, ho di essere portato a giudizio, cioè di essere assicurato e di avere poi un giusto processo? Terzo, quali possibilità ho di essere condannato? E questo tocca il sistema della giustizia: l'elaborazione delle prove, il confezionamento di un castello accusatorio sufficiente per arrivare ad una condanna.

Bene, abbiamo letto delle statistiche, in base alle quali 96 reati su 100, nella fattispecie il furto, non vengono nemmeno assicurati alla giustizia; cioè, il sistema di polizia non arriva ad assicurare gli autori di questi reati alla giustizia. Capite che quando uno ha già il 96 per cento di possibilità di non scontare la pena, questo è un incentivo, sostanzialmente, a comportarsi in modo non lecito. Se andiamo poi a verificare le possibilità di avere un giudizio e un sistema di elaborazione di prove non sufficienti per condannarlo, capite che da quel 96 passeremo ad un 97-98 per cento; praticamente in uno o forse due reati su 100 il reo verrà a scontare la pena.

Oggi noi daremo a questa teoria un'arma ancora più forte: daremo anche la possibilità - nonostante essere stati presi, assicurati alla giustizia e aver subito una condanna - di non scontare la pena. Di questo trattasi nel provvedimento in esame.

Rubo qualche minuto ai colleghi.

 

PRESIDENTE. Non si può rubare qua dentro.

 

DIVINA (LNP). Sempre nei termini del tempo assegnato al nostro Gruppo, signor Presidente.

Allora, questo provvedimento dovrebbe interessare circa 10.000 detenuti, o comunque processandi, dei quali 5.000 o più, sembrano essere extracomunitari. Ministro di "grazia" Mastella, vi siete preoccupati di capire dove andranno, se li rilasciate, questi 5.000 extracomunitari? Finiranno tutti per strada, non v'è dubbio. Non hanno una lira in tasca, non v'è dubbio. Non hanno una casa, non v'è dubbio. In quanti giorni, settimane o mesi questi ritorneranno nelle carceri che avete aperto?

E alle vittime? Nessuno si è preoccupato di spendere mezza parola per chi tutti questi delitti li ha dovuti subire. Penso alle vittime passate, ma anche a quelle future, perché, con questa gente in strada, ci saranno vittime potenziali da calcolare.

Per questi motivi, che a noi sembrano non ideologici, politici o partigiani, ma estremamente razionali, non potremmo dire che questa manovra, che la resa dello Stato di fronte ai pochi che riesce a pizzicare e a condannare può andare bene. Dovendo scegliere tra Caino e Abele, noi sceglieremo sempre Abele.

Ministro Di Pietro, assente, noi chiediamo alle persone adulte, o ci è richiesto dalla nostra società, di decidere e di non stare nel vago. Non si può approvare, stando al Governo, un provvedimento e mandare i propri sostenitori in piazza a manifestare contro il provvedimento che lei stesso propugna, in quanto facente parte del Governo. Bisogna decidere da quale parte stare; gli uomini adulti e grandi sanno prendere delle decisioni adeguate. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.

BALBONI (AN). Signor Presidente, Alleanza Nazionale non è contraria per principio ad un atto di clemenza, non è contraria per principio all'indulto. Alleanza Nazionale è contraria a questo provvedimento, perché esso non è accompagnato da quelle misure strutturali che soltanto sarebbero in grado di poterlo giustificare agli occhi di noi che lo dobbiamo votare, ma soprattutto agli occhi dell'opinione pubblica.

Questo indulto che voi, colleghi del Senato, state per approvare - e mi auguro che non sia così - potrà anche avere, per una serie di convergenze parallele che si sono verificate sul piano della politica, la maggioranza dei voti in quest'Aula, ma certamente questo provvedimento non ha il consenso della stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Di quelle persone che vivono, lavorano tutti i giorni, faticano a guadagnarsi da vivere e che chiedono che chi sbaglia, chi viene processato, chi viene condannato debba espiare la propria pena.

Noi siamo certamente favorevoli a che la pena abbia anche una funzione rieducativa, ma siamo anche convinti che non c'è rieducazione se prima non c'è l'espiazione della condanna che ci si è meritati con il proprio comportamento illecito.

Molti di voi giustificano un voto favorevole al provvedimento in esame in nome di un certo umanitarismo. Mi dispiace, pur rispettandoli, che alcuni senatori di AN abbiano annunciato di dare il loro voto favorevole a questo provvedimento e ringrazio l'onorevole Mantovano di avere chiarito, senza ombra di dubbio, che la posizione di AN è contraria e che coloro che voteranno a favore lo faranno esclusivamente a titolo personale.

Come dicevo, molti di coloro che voteranno a favore di questo provvedimento lo faranno in nome di un certo umanitarismo. Cari colleghi, dopo le false liberalizzazioni e dopo la falsa fiducia che si è votata l'altro giorno in questa Aula, siamo arrivati al falso umanitarismo.

Sapete tutti benissimo che dopo pochi mesi queste migliaia di disperati, che voi liberate sì dal carcere oggi, ma di cui vi dimenticate da domani, torneranno a delinquere e quindi in carcere. Nei loro confronti, tra l'altro, questo indulto sarà revocato perché è previsto che chi commette altri reati nei prossimi cinque anni subirà la revoca del provvedimento.

Si tratta semplicemente di una misura demagogica e falsamente umanitaria che consegna al crimine, alla delinquenza, alla reiterazione del reato migliaia e migliaia di disperati, di extracomunitari illegali, di persone che non sanno dove andare a vivere all'uscita dal carcere e che in piena estate, nemmeno volendo, potranno trovare un lavoro per mantenersi e sostentarsi.

Infatti, come tutti sappiamo, purtroppo la stragrande maggioranza dei reati commessi in Italia sono commessi da recidivi. Ebbene, nutriamo tutto il rispetto nei confronti dei carcerati che soffrono nella loro condizione; tutto il rispetto per chi deve vivere una condizione umana certamente difficile; tutto il rispetto per coloro fra voi che hanno voluto dare voce a chi vive questa condizione difficile nel carcere.

Ma non si può abdicare al principio della certezza della pena in nome di queste considerazioni. Soprattutto, non si può accettare che per liberare alcune migliaia di detenuti nei prossimi mesi in Italia si verifichino, come certamente accadrà perché le statistiche lette in questa Aula sono inoppugnabili, centinaia di migliaia di reati in più.

Questo è un dato di fatto che non può essere dimenticato. Se esistono ragioni umanitarie nei confronti dei detenuti, devono esistere altrettante e più valide ragioni umanitarie nei confronti delle centinaia di migliaia di vittime dei reati, alle quali in questa Aula nessuno ha rivolto un solo pensiero.

Dunque, non c'è nulla di più politico di un provvedimento come questo e non capisco come si possa invocare la libertà di coscienza. Si tratta semplicemente di fare una comparazione fra due situazioni che vedono, da un lato, i delinquenti in condizioni umane difficili ma che sono in carcere e, dall'altro, il popolo italiano che nei prossimi mesi, a causa di questo provvedimento, subirà certamente danni gravissimi.

Caro Presidente, caro Ministro, cari colleghi, questo provvedimento, se approvato, arrecherà un danno sociale enorme agli italiani e noi questo non lo possiamo consentire rimanendo in silenzio. Un indulto di tre anni, come mai era stato votato nell'intera storia della Repubblica italiana. Già altri lo hanno fatto, ma anche io voglio sottolineare questo aspetto: mai prima nella storia della Repubblica si era votato un indulto di queste dimensioni sproporzionate anche rispetto ai numeri precedenti legislativi. Una sproporzione di cui vi siete resi conto anche voi perché, da un lato, si concede un indulto di tre anni, ma, dall'altro, si prevede una serie infinita di esclusioni e di eccezioni che fa capire come gli stessi colleghi della Camera che hanno approvato il provvedimento si siano resi conto dell'assurdità che stavano commettendo.

Vengono escluse dalla concessione dell'indulto 31 fattispecie di reato, i reati più vari. Non si riesce a capire in base a quale logica si arriva a questa esclusione, ma, guarda caso, il delitto che colpisce la vita umana, l'omicidio volontario, non è escluso dall'indulto. L'indulto si applicherà dunque anche agli assassini e, facendo un rapido conto tra rito abbreviato, attenuanti generiche, affidamento in prova al servizio sociale e sconti automatici di pena, un assassino che ha ammazzato volontariamente una persona il 30 di aprile uscirà dal carcere dopo tre anni. Vi chiedo se questa è giustizia. (Applausi dal Gruppo AN).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rubinato, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G116. Ne ha facoltà.

*RUBINATO (Aut). Signor Presidente, come credo tanti altri colleghi in questo momento in quest'Aula, mi trovo a dover far fronte ad un'assunzione di responsabilità gravosa e forte rispetto ad una decisione importante che dobbiamo prendere. Tutti noi sentiamo il peso della responsabilità del dover rendere conto ad un Paese che ci guarda e nello stesso tempo ci rendiamo conto che, qualunque sia la nostra decisione, chiaramente non colpiremo il centro del problema.

Credo infatti che il problema del nostro sistema giudiziario sia uno dei problemi centrali, se non quello centrale, di questo Paese; costituisce un problema per i cittadini comuni che non hanno garanzia del rispetto dei loro diritti nei nostri Tribunali in tempi ragionevoli e non hanno garanzia del risarcimento, anche in termini economici, di quei comportamenti che colpiscono i loro interessi, la loro persona e il loro patrimonio. Abbiamo procedimenti lunghi per i quali siamo sottoposti a sanzioni di condanna anche in sede europea.

Nonostante le nostre carceri siano affollate a dismisura i nostri cittadini non hanno il senso della certezza del diritto e della certezza della pena. Dobbiamo incidere in modo efficace nella struttura del nostro sistema giudiziario, oppure questo Stato abdica ad un suo dovere fondamentale. Passatemi il paragone: si può anche delegare ad altri, al privato, la gestione della sanità - questa parte politica non lo condivide, però in teoria e in astratto si può fare - ma uno Stato non può delegare ad altri la certezza del diritto e la realizzazione della giustizia. Quando uno Stato non dà certezza del diritto e non dà giustizia non è più riconosciuto come tale dal cittadino.

Urge allora che questo Parlamento ed il Governo si occupino di giustizia, ma della giustizia che interessa ai cittadini, e quanto prima, oppure il provvedimento che oggi probabilmente verrà adottato, per alcuni di noi con grande fatica e disagio, sarà un provvedimento che metterà a tacere la coscienza senza risolvere i problemi veri.

Abbiamo bisogno di ripristinare la legalità costituzionale: lo Stato devo essere il primo a rispettare la Costituzione: la deve rispettare nel garantire la certezza del diritto e dare sicurezza ai cittadini, la deve rispettare nel rendere umana l'espiazione delle pene. In caso contrario, quello di oggi non è neppure un provvedimento di clemenza: viene anzi visto come un provvedimento necessario anche da chi ne usufruirà, un provvedimento necessario per uno Stato che non sa fare la sua parte.

I provvedimenti di clemenza hanno altra ratio: hanno la ratio di recuperare alla vita sociale, con un atto umanitario e di clemenza, chi in questa società ha sbagliato.

Noi oggi invece, molto probabilmente, adotteremo un provvedimento che ha certo una motivazione umanitaria di riabilitazione e di rieducazione del condannato, ma che è necessitato dalla condizione disumana delle nostre carceri imputabile a questo Stato.

Viene spesso citato il Pontefice Giovanni Paolo II come una sorta di avallo morale alla scelta difficile che oggi ci apprestiamo a compiere. C'è chi in quest'Aula c'era e lo ha applaudito: per questo si senta investito della responsabilità di essere coerente con quell'applauso. Io non c'ero, però c'è chi c'era ed ha applaudito.

Ebbene, il Pontefice ha chiesto la clemenza, ma ha anche chiesto che ciò avvenga senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini.

Abbiamo presentato quindi un ordine del giorno in cui, dopo aver riassunto quanto ho appena detto, cioè quale sia il gravissimo stato della crisi strutturale della nostra giustizia, al punto che i cittadini, nonostante le nostre carceri siano piene, non percepiscono la certezza del diritto e della pena, impegniamo il Governo: «in sede di attuazione del provvedimento di indulto, ad impartire tempestivamente le opportune direttive alle Prefetture, al fine di garantire il mantenimento della sicurezza sul territorio e di realizzare il necessario coordinamento con gli enti locali, volto a monitorare l'effetto creato dall'indulto sul territorio, ad accogliere nel sociale pubblico e privato chi ne manifesta la necessità, assistendo i singoli detenuti in un percorso di recupero attraverso la formazione e l'avvio al lavoro; a reperire fondi straordinari per far fronte alle necessità sopraindicate e ad utilizzare l'occasione straordinaria ed eccezionale dell'indulto per riorganizzare effettivamente il sistema penitenziario, ampliando e migliorando l'edilizia carceraria e dando nuova funzionalità all'organizzazione complessiva del sistema penitenziario, dotandola delle risorse finanziarie ed umane necessarie».

Noi crediamo che queste misure siano necessarie perché questo provvedimento sia, in qualche modo, giusto, comprensibile dai cittadini e, soprattutto, perché esso sia l'inizio di un coraggioso impegno del Governo e del Parlamento ad affrontare il nodo della giustizia, nodo che io ritengo cruciale per la credibilità dello Stato nei confronti dei cittadini che ci hanno votato. (Applausi dai Gruppi Aut e Misto-IdV).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittelli. Ne ha facoltà.

PITTELLI (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti, dico tutti, avvertiamo il senso della responsabilità che assumiamo in nome dei cittadini, ai quali dobbiamo rispondere. Ma quando lo Stato non è in grado di garantire ai cittadini, a tutti cittadini, dunque anche a quelli che vivono il dramma della privazione della libertà, condizioni di vita decorose e rispondenti ai principi di umanità, ebbene lo Stato ha l'obbligo di intervenire con l'adozione di misure eccezionali.

L'eccezionalità della situazione carceraria nel nostro Paese è fatto ineludibile. Basta considerare i dati numerici per avere la cifra del disagio profondo, delle condizioni spaventose in cui si dibatte la popolazione carceraria.

Il Gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento d'indulto, ma ciò non significa che Forza Italia sia dalla parte dei delinquenti. Significa sicuramente che noi riconosciamo anche a costoro i diritti che competono a ciascun componente del genere umano.

Su una materia così importante sarebbe opportuno non lasciare spazio alla demagogia e alle divisioni ideologiche, spesso pretestuose. Siamo dinanzi ad un evidente stato di necessità, che impone decisioni immediate, non procrastinabili all'esito di un dibattito più articolato, anche a costo di mortificare le prerogative dei due rami del Parlamento.

Qualcuno, onorevoli colleghi, dica finalmente al ministro «congelato» che la campagna elettorale è finita. Ormai anch'egli è solo, visto che l'onorevole Gasparrini voterà a favore del provvedimento d'indulto e che il senatore De Gregorio provvederà ad astenersi sullo stesso. Qualcuno gli dica che la campagna elettorale è finita e che le battaglie demagogiche non si conducono sulla pelle dei cittadini, anche di quelli che soffrono comunque a cagione delle loro condotte antigiuridiche. Qualcuno dica al dioscuro del giustizialismo più becero che è ora di chiudere con un passato difficile da sradicare, quel passato che ha prodotto lacerazioni profonde tra gli opposti schieramenti.

Il provvedimento che oggi ci accingiamo ad approvare probabilmente - me lo auguro - consentirà la ripresa del libero e democratico confronto politico, ricondotto nelle Aule del Parlamento e nei luoghi della politica, finalmente sottratto all'innaturale luogo delle aule giudiziarie, dove per anni è stato strumentalmente trascinato.

Nel nostro Paese, colleghi, assistiamo alla violazione costante del principio costituzionale dell'articolo 27, che reca in maniera inequivoca le finalità della sanzione penale. La Costituzione ci indica una pena che tenda alla rieducazione e al recupero del condannato. Afferma, nel contempo, che occorrono strutture, spazi, luoghi; occorre il lavoro, l'istruzione, le attività fisiche: tutto ciò di cui un uomo libero o in ceppi ha bisogno per condurre una vita dignitosa. Occorrono le strutture che dopo l'espiazione restituiscano alla società un uomo migliore.

Oggi i nostri istituti carcerari non rispondono ad alcuna delle esigenze indicate e offendono profondamente il concetto di umanità della pena. Il senso di umanità può acquietarsi soltanto nell'acquisita certezza del rispetto di cui ogni uomo gode anche nel momento in cui è nella polvere.

Il sovraffollamento è un dato allarmante. Certo, sarebbe stato meglio affrontare per tempo il problema, ma oggi non abbiamo più il tempo per costruire nuove carceri, per ristrutturare quelle esistenti, per operare una forte depenalizzazione, affinché non tutte le controversie sociali siano devolute alla magistratura penale. Non si può far tutto in tempi rapidi. Allora l'emergenza va affrontata con decisione e coraggio, anche a rischio di quella impopolarità che un provvedimento del genere può evocare.

Nessuno è esente da responsabilità. Si tratta di una situazione che l'Italia vive da sempre. Approvando l'indulto consentiamo e diamo attuazione a un principio costituzionale, poiché esso è lo strumento che la Costituzione ha preso in considerazione per una finalità precisa, quale momento di riequilibrio dei valori in discussione, laddove si versi in una situazione d'emergenza. Non è solo strumento di deflazione carceraria, di sfollamento di un sistema al collasso: sarebbe troppo semplice questa visione dell'istituto. È un provvedimento che serve ad uniformare il tempo della detenzione e a renderlo accettabile. Il tempo - voi sapete - è diverso se il trattamento carcerario risponde ai principi di umanità della pena.

Tutto ciò non significa che siamo solo dalla parte dei delinquenti. Siamo per una pena che non sia solo sinonimo di vendetta, nell'ovvia necessità di bilanciamento degli interessi in gioco.

Certamente, colleghi, il provvedimento non è immune da difetti evidenti. Il primo è il seguente: per la prima volta questo provvedimento non è accompagnato da un provvedimento di amnistia, nonostante tutte le proposte di legge recassero la previsione dell'amnistia. Si è pensato soltanto al sovraffollamento carcerario, senza tenere in debito conto il carico di processi pendenti (dieci milioni), che costituisce forse il problema principale. Non si è avuto il coraggio di prevedere l'amnistia, lasciando l'estinzione del reato nel demanio delle procure, le quali, nella previsione della pseudo-obbligatorietà dell'azione penale, decidono quali sono i processi ai quali dare priorità e quali quelli da lasciare su un binario morto perché vi provveda la prescrizione.

E ancora, il secondo motivo di doglianza da parte nostra. Si opera l'esclusione delle pene accessorie dimenticando che per legge molte delle pene accessorie seguono la pena principale. Quindi, è un fatto assolutamente specioso e privo di alcun fondamento serio, indice di fortissima confusione.

Avremmo comunque preferito votare un provvedimento complessivo più giusto e più completo. Allora chiediamo che la maggioranza si ponga subito il problema dell'amnistia e, a seguire, la questione della risoluzione dei problemi strutturali e di quelli attinenti alla necessità di adeguamento dei principi di diritto sostanziale e processuale alle nuove e mutate esigenze della collettività.

Il sistema penale è la cartina di tornasole della civiltà di un popolo. Non penso che oggi il nostro Paese sia in condizione di rivendicare il ruolo di culla del diritto e di corretto interprete dei principi universali in materia di espiazione della pena.

Signor Presidente, concludo chiedendo che si torni al filo dei discorsi sereni e alla ragione. Non è il momento della propaganda sulla sofferenza, ma quello della necessità di condivisione, che suoni anche come segnale alla Nazione mediante il quale, superando gli interessi di parte, i consociati siano rassicurati sulla capacità del Parlamento di guardare con serietà ai diritti fondamentali dei cittadini, cosa che rappresenta certamente il fine vero, il ruolo autentico e la funzione primaria dell'attività politica. (Applausi dal Gruppo FI e dei senatori Antonione e Selva).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Casson. Ne ha facoltà.

CASSON (Ulivo). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, intervengo in questa discussione generale con un certo disagio causato dalla consapevolezza di dover trattare di un questione molto delicata, forse complessa, sicuramente contraddittoria, che pone in forte contrasto tra di loro alcuni tra i principi e gli interessi fondamentali che regolamentano la nostra società e le nostre stesse leggi. Da una parte, l'interesse alla sicurezza e alla tranquillità per tutti i cittadini, l'esigenza della certezza della pena; dall'altra, i principi del rispetto umano, della dignità umana, della considerazione e del tentativo di recupero sociali anche nei confronti di chi ha sbagliato, di chi ha violato le norme penali del nostro Stato.

Possono sembrare interessi e principi in insanabile contrasto tra di loro, ma è la nostra coscienza, la nostra storia, la nostra cultura, le nostre leggi che ci dicono che questo contrasto non è insuperabile.

L'articolo 27 della nostra Costituzione sta lì a dimostrarcelo, l'articolo 27 di una Costituzione tanto esaltata ma alle volte disattesa, che ci richiama ad un concetto civile ed umanitario della responsabilità penale e della pena, un significato profondo, non di afflizione, ma di recupero morale e civile del reo attraverso la privazione della libertà personale.

Ci sono dei momenti in cui questo contrasto appare più acuto e questa è la situazione attuale delle nostre carceri, della popolazione carceraria italiana giunta a livelli di vera emergenza, con punte di vera drammaticità non solo per i detenuti ma anche per gli agenti stessi della polizia penitenziaria. Tutti lo sappiamo, è così, ed è colpa della politica che per tanti anni non è stata in grado di intervenire e di risolvere in modo adeguato ed efficiente la situazione.

Ed ora, qui, cosa facciamo? Questo è l'interrogativo cui rispondere ricorrendo ai poteridel Parlamento e alle nostre leggi. Nessuno di noi si sogna nemmeno lontanamente di infrangere la legalità e principi ed esigenze di legalità perché vogliamo ricorrere ad un istituto giuridico previsto dalla nostra Carta costituzionale e dalle leggi ordinarie. Si tratta di un intervento urgente, emergenziale, sicuramente non risolutivo in maniera definitiva, se vogliamo un provvedimento tampone, come è stato definito da un ex presidente della Corte costituzionale, ma ora è necessario.

Presidenza del presidente MARINI(ore 12,39)

 

(Segue CASSON). I dati numerici e la conoscenza delle specifiche condizioni carcerarie ce lo confermano e tutto ciò viola pesantemente il dettato costituzionale di cui ho parlato poco fa. Non è un colpo di spugna perché si tratta di un provvedimento di indulto e non di amnistia. Riconosciamo con questo provvedimento la necessità di non cancellare i reati, di non cancellare i processi, di non cancellare le dichiarazioni di responsabilità e quindi di non cancellare i legittimi risarcimenti dei danni e i diritti delle persone offese da reato.

Nei giorni scorsi, sono state fornite pubblicamente notizie sbagliate sul fatto che questo condono negherebbe la possibilità a centinaia e centinaia di operai colpiti da patologie tumorali letali, a causa dell'amianto, di ottenere il risarcimento del danno. Non è vero: pena condonata non significa annullamento della responsabilità penale. Se c'è pena condonata, vuol dire che una pena è stata inflitta e che vi è stato un regolare processo. Non vengono cancellati con l'indulto né il processo, né le responsabilità penali, né le pene accessorie e neppure il risarcimento dei danni.

A questo proposito, mi sia consentito intervenire su un altro punto interpretativo controverso, sollevato anche stamattina dal senatore Formisano, relativo all'inserimento tra i delitti esclusi dal provvedimento di condono quelli di cui all'articolo 416-ter del codice penale.

Ritengo che questo sia un falso problema: infatti, l'inserimento viene motivato perché vi è un collegamento con le attività di carattere criminale mafioso, ma tale fattispecie in particolare, cioè il voto di scambio all'interno o in collegamento con associazioni mafiose, è già compresa nell'articolo 416-bis, comma terzo, del codice penale. (Applausi del senatore Biondi). Basta leggere l'articolo per rendersene conto. È quindi inutile questo inserimento. Ne comprendo il significato pubblicitario e propagandistico, ma è inutile.

Il programma politico che ha accompagnato le forze dell'Unione durante la campagna elettorale della scorsa primavera già prevedeva quest'intervento di clemenza - non lo possiamo dimenticare - ma lo coordinava con tutta una serie di altri interventi più specifici, proprio nell'ottica di una nuova politica della giustizia e della sicurezza: interventi strutturali ben noti a tutti, a cominciare da quelli nel settore edilizio, e interventi sulle norme, norme sostanziali penali, norme di rito penale, norme sull'ordinamento penitenziario, sulle misure alternative al carcere, sulla depenalizzazione, sulla legge Bossi-Fini, norme in materia di sostanze stupefacenti, norme a tutela delle persone offese da reato e abrogazione delle leggi vergogna della passata legislatura.

Su alcune (poche peraltro) di queste materie, in Senato, come Gruppo dell'Ulivo, abbiamo già presentato e stiamo presentando alcuni disegni di legge: per l'abrogazione delle leggi Cirami e ex Cirielli, per una modifica della legge n. 689 del 1981, per una modifica dell'articolo 111 della Costituzione sul giusto processo, al fine d'inserire in Costituzione una specifica previsione di tutela e garanzia dei diritti delle persone offese da reato.

Va, però, rilevato che, in materia di giustizia e sicurezza, sono ancora carenti l'intervento e l'iniziativa dell'Esecutivo. Questo è il vero problema che dovrà essere affrontato e risolto a breve. Ma nel frattempo che si fa? Come risolviamo la drammaticità di certe situazioni del carcere, dove ogni anno si verificano decine e decine di suicidi? L'intervento di indulto è reso urgente e necessario da concrete esigenze di umanità, di civiltà e anche di buonsenso, alle quali non ci possiamo - credo nessuno - sottrarre, anche se, sicuramente, esistono possibilità di interventi integrativi e migliorativi.

Il fatto è che la norma costituzionale per l'approvazione dell'indulto impone una maggioranza particolarmente qualificata, a seguito della modifica costituzionale intervenuta nel 1992. Appare quindi necessario giungere ad un ampio consenso parlamentare. Questo è il motivo per cui vi sono state numerose discussioni sul numero e la qualità dei delitti da escludere dal beneficio dell'indulto.

Non va sottovalutato il risultato finale: ieri sera, in Commissione giustizia, il sottosegretario Manconi e il Governo hanno ricordato come queste esclusioni dal beneficio riguardino qualche migliaio di detenuti, circa diecimila. Va ancora ricordata l'esistenza del comma 3 del provvedimento in esame che prevede la revoca, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, del beneficio dell'indulto nei casi di commissione di nuovo delitto non colposo con condanna non inferiore ai due anni.

Certo si poteva fare di più e si poteva fare meglio, come sempre. Ma questa non è una resa dello Stato, come ha sostenuto questa mattina il senatore Castelli; è, invece, un'assunzione di responsabilità da parte nostra e da parte dello Stato, per affrontare un problema delicato e scottante, che esiste, è sul tappeto e non può essere rinviato.

Nessuno si può nascondere: è una decisione impopolare, difficile da far comprendere; forse per qualcuno è anche un rospo da ingoiare. Bisogna decidere: è un problema, sì, di coscienza, ma soprattutto politico e sociale, al quale va data una risposta politica e sociale.

Per questo, pur conscio dell'esistenza di tante questioni e nodi ancora da affrontare e sciogliere, il mio voto non potrà che essere favorevole.(Applausi dal Gruppo Ulivo, del senatore Biondi e dai banchi del Governo).

 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

MANTOVANO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO (AN). Signor Presidente, desidero brevemente intervenire sull'ordine dei lavori.

Il Gruppo Alleanza Nazionale, sia in Commissione sia in Aula, ha chiesto che venisse in Parlamento, in particolare al Senato, il Ministro dell'interno, per esprimere la propria valutazione sugli effetti, in termini di sicurezza pubblica, derivanti dall'applicazione delle norme che stiamo esaminando: finora non vi è stata nessuna risposta.

Allora, se un cittadino qualsiasi intende affiggere un cartello di divieto di sosta davanti a casa sua deve chiedere il permesso a mezzo mondo e ne viene valutato anche l'impatto ambientale; è possibile, invece, che se 20.000 criminali - più sì, meno no - vengono messi in libertà non riusciamo a capire, da parte del titolare del Viminale o di un suo delegato, se ciò abbia o meno effetti sulla sicurezza di ciascuno di noi? (Applausi dal Gruppo AN). Il Ministro dell'interno affermi in modo chiaro che non vi sarà nessuna lesione. Ma lo dica! Non ci può essere tale disinteresse nei confronti di ciò che il Parlamento sta esaminando in questo momento e che ha, comunque, degli effetti.

Chiediamo, quindi, una risposta: ovviamente, se sarà negativa, la valuteremo per la sua negatività; ma una risposta ci deve essere e, possibilmente, ci deve essere la presenza del Ministro dell'interno. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Senatore Mantovano, dinanzi a questa sua richiesta, posso solo assicurarle che solleciteremo un chiarimento del genere dal Ministero dell'interno. Naturalmente, nel frattempo, dobbiamo portare avanti i nostri lavori, non possiamo fare altrimenti; le assicuro che, comunque, la Presidenza si fa carico di tale sollecitazione.

Ha facoltà di parlare il relatore.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, spero non vi sia qualche altro ordine del giorno, per altro significativo, come quello che il collega Mantovano ha voluto rappresentare per l'ennesima volta, mi pare la terza, fra l'intervento in Commissione ed ora in Aula, su un problema che ha una sua grande dignità e che, in qualche modo, è la cartina di tornasole di un dibattito che è stato vero, appassionato, convinto, con varie sottolineature ed approfondimenti significativi, che offrono la chiave di lettura di una sensazione che qualche collega ha voluto definire di disagio.

Molti colleghi, infatti, hanno parlato di un profondo disagio nell'approcciarsi ad un provvedimento che, obiettivamente, non è ordinario. Proprio per questo, dobbiamo riscontrare che, accanto ai prevedibili strumentali atteggiamenti ostruzionistici di alcuni, che non sono riusciti - e mi scuseranno i colleghi del Gruppo dell'Italia dei Valori - ad offrire un grande contributo al dibattito in Aula, abbiamo, invece, registrato posizioni di singoli - alcune delle quali appassionate: mi riferisco, per esempio, a quella del senatore avvocato Buccico - o direttamente di Gruppi che hanno veramente rappresentato momenti di nobile e alta partecipazione ai lavori dell'Assemblea. Posizioni pregne di considerazioni importanti, di perplessità molto spesso condivisibili, di proposte migliorative apprezzabili, di una convinta condivisione del provvedimento da parte di alcuni, pochi, o di aperta contestazione dello stesso da parte di altri, pochi.

Quindi, se dovessimo rappresentare un diagramma immaginario, ciò che è emerso dal dibattito svoltosi in Aula è di una parte che nutre perplessità, ma che grosso modo condivide il provvedimento, e poi delle aree estreme che, in qualche modo, o lo sposano totalmente o lo contestano totalmente.

Ciò rende ancora più improbo il compito di un relatore che non è relatore di maggioranza o di opposizione, visto che, anche con il permesso dei colleghi di Forza Italia - lo ricordo all'Aula che ben conosce gli estremi del provvedimento - quando si vota una proposta di legge in materia di amnistia o di indulto, proprio la peculiarità specifica prevista dalla norma costituzionale fa saltare lo schema rigido uscito dal momento elettorale per cercare una serie di aggregazioni che servono a predeterminare una condivisione. Questo è un tema che è stato toccato anche dal collega Casson, nel momento in cui operava delle valutazioni complessive circa il percorso che si è materializzato.

Voglio dire che il dettato previsto dall'articolo 79 della Costituzione è un dettato che si presta ad una doppia interpretazione, nel senso che possiamo approcciarci al quorum richiesto così particolare, da un lato, facendo in modo che ci siano quelle condizioni generali che determinino la condivisione della necessità del varo di un provvedimento di amnistia e di indulto.

A cosa mi riferisco? Abbiamo appena assistito ad un'importante stagione di riforme: c'è stata una modifica legislativa fondamentale, l'introduzione della depenalizzazione, delle misure alternative alla detenzione, un modello carcerario che tenga conto di quelle sofferenze effettive (penso alle ragazze madri e ai tossicodipendenti), quindi un modello complessivo che cambia. È chiaro che quello è il contesto generale all'interno del quale vi è la convinta condivisione di un provvedimento come questo che raggiunge naturalmente il quorum dei due terzi.

Dall'altro lato, possiamo ragionare di un momento emergenziale, come quello che stiamo vivendo dove il dato del sovraffollamento delle carceri è l'elemento eccezionale che ci costringe, per certi versi, a varare un provvedimento che, pur non avendo in un contesto complessivo tutte le condizioni previste, merita comunque un accoglimento perché la sofferenza - come è stato detto - non dovrebbe avere diritto di cittadinanza per alcuno e rispetto a tutti.

Detto questo, signor Presidente, è evidente che un'altra serie di considerazioni bisognerà farle perché il disagio del quale molti colleghi hanno parlato, probabilmente, è legato al dato temporale e cioè al poco tempo avuto a disposizione per metabolizzare un provvedimento che, comunque, coinvolge valutazioni, princìpi ideali, scelte che incidono concretamente sulla sensibilità umana e politica di ognuno di noi e dall'altra parte ci ha costretto ad una serie di considerazioni tecnico‑giuridiche sia rispetto agli effetti immediati - a volte non sempre chiari per la difficoltà di trasferire in un dato numerico, in cifre, l'effetto concreto di un provvedimento come questo - sia rispetto agli effetti differiti che dovranno essere attentamente valutati.

Accanto a questo, tuttavia, vi è certamente la consapevolezza di una fortissima aspettativa che si è legittimamente materializzata in un mondo che, proprio per la sofferenza che incarna, è comunque ad altissima sensibilità.

Sono convinto, signor Presidente, che l'Aula saprà ancora una volta esercitare, come sempre, la sua altissima funzione recuperando quell'equilibrio e quel senso di responsabilità che sempre, di fronte a scelte difficili e delicate, ha saputo dimostrare.

Ecco perché, signor Presidente, sono convinto che nel prosieguo dei nostri lavori riusciremo comunque a recuperare la giusta posizione che servirà a fare in modo che si possa concorrere a disegnare, anche con questo provvedimento, un modello di società nella quale, spero, sapremo domani riconoscerci. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

*MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, desidero ringraziare, quanti hanno preso parte al dibattito: qualcuno ritiene che un atto di clemenza, quale l'indulto, metta a disagio le coscienze, mentre qualcun altro prova disappunto rispetto alla stessa logica del provvedimento.

Quando si analizzano fenomeni di tale portata e rilevanza, con riscontri di natura giudiziaria, c'è sempre un indugio, un tentativo di rimanere sulla soglia, una sorta di difficoltà a superare le colonne d'Ercole. E ciò è rispettabile.

Quindi piego le ginocchia, riverente, sia dinanzi a chi qui ha assunto una posizione divergente rispetto alla massiccia adesione all'indulto che ne ha fatto dell'altra Aula del Parlamento, sia dinanzi a chi esterna una manifestazione di intenti che esprime contrarietà e, con la contrarietà, anche il disagio.

L'unica cosa che, per quanto mi riguarda, ritengo insopportabile - e sottolineo insopportabile - è una strana categoria dello spirito che ha animato questo dibattito, ritenendo che vi sia una ostentata superiorità morale in chi sarebbe contro l'indulto, a fronte di una dimessa, compromessa categoria dello spirito, che comprende coloro i quali invece, partendo dal disagio, sono iscritti d'ufficio e reclutati nell'idea della immoralità.

Francamente, credo che non possa essere questa la logica che presiede allo svolgimento di fatti importanti - che richiedono ampia condivisione - sul piano della norma costituzionale, né che vi sia, secondo quanto scrivono i politologi sui giornali in questi giorni, una voglia matta di una grande o nuova alleanza di Governo o di una nuova stagione politica. No, non è assolutamente questo. La voglia matta è di tener conto di quello che c'è. Lo faccio oggi, debitamente, per la semplice ragione che scrutare questo mondo, essere più partecipi, appartiene non ad una convenienza particolare, ma alla capacità e al ruolo al quale sono iscritto d'ufficio, questo sì, come sono orgogliosamente iscritto d'ufficio alla "banda Bassotti", perché ritengo che sia compito del Ministro della giustizia rendersi conto della situazione.

E siccome quel che c'è viene in evidenza, si ribalta in questa evidenza, con maggiore forza e maggiore propensione, pur ritenendo che questa fosse materia, (e lo è), tipicamente del Parlamento, secondo la connotazione costituzionale, in punta di piedi, mi sono messo a cospirare per determinare le condizioni di approvazione di questo tipo di provvedimento.

Si è parlato dell'opinione pubblica. Il presidente Andreotti, qui presente, come pure il presidente Colombo, ricorderà che quando fu rapito l'onorevole Moro vi fu un moto istintivo che si ripercosse all'interno delle Aule parlamentari. Ricordo che un grande protagonista della stagione politica di quei tempi, l'onorevole Ugo La Malfa, si alzò in piedi dicendo «pena di morte». Credo che se in quella circostanza avessimo fatto un referendum sull'introduzione della pena di morte, tutti, tranne pochi, ci saremmo consacrati all'idea della pena di morte.

Un Governo (in questo caso il Governo e il Parlamento) guida i processi, non si lega demagogicamente alle circostanze che sono mutuabili in un dato momento. Perché? Perché evidentemente il metabolismo che c'è all'interno della società determina condizioni diverse e oggi nessuno trae vantaggio da questo punto di vista, né gli uni, né gli altri. Tant'è vero che non c'è un vantaggio, e arrivo a dire che c'è, da questo punto di vista, un disagio particolare, che nessun Gruppo politico è scevro da considerazioni differenziate, finanche Italia Dei Valori: alla Camera perde un deputato che si schiera diversamente dal Gruppo e al Senato, ho ascoltato le parole del presidente De Gregorio, ha fatto una scelta di astensione, il che significa che ha operato una scelta in difformità dal suo Gruppo. Finanche quindi il maggior Gruppo che propende, in maniera che è apparsa anche un po'ostruzionistica, prova questa difficoltà e questa contaminazione con una idea che non è regolatrice, che appartiene un po' a tutti.

Quindi, vi sono ragioni molto più forti che propendono perché, al di là di quelle che sono le proprie convinzioni, ci sia un vettore più giusto, che è quel punto di equilibrio di cui mi pare abbia parlato Brutti ieri e Casson in questa circostanza, un punto di equilibrio sul piano di quello che è dettato dalla norma costituzionale. Ha ragione il relatore, senatore Manzione, che ringrazio: questo è un punto di equilibrio.

Quindi, per quanto riguarda l'affiorare di perplessità, sarebbero anche le mie perplessità se avessi deciso soltanto nella mia qualità precedente di senatore o di parlamentare della Repubblica. Ci sono tanti disagi e tante difficoltà, ma abbiamo il dovere di tenere conto di quello che c'è e di quello che si è verificato.

Questo è un atto, come qualcuno ha detto, di deflazione umanitaria. Questa è la differenza con l'amnistia che, come ha scritto brillantemente il professor Onida, è uno strumento di deflazione giudiziaria: questo è un atto di deflazione umanitaria. Siamo in grado di compierlo? Sta alla responsabilità del Parlamento nella sua interezza.

Questa è anche la ragione per la quale voglio dire ai colleghi della Lega che non si può accampare l'idea di essere in contraddizione rispetto a quello che fa il Governo: è il Parlamento come tale, perché ci sono divisioni nella maggioranza e nell'opposizione, divisioni e disarticolazioni all'interno dei Gruppi parlamentari, quindi non c'è una omogeneità di vedute, una Weltanschauung comune da questo punto di vista. Ci sono frazioni che, come dire, esprimono una qualche perplessità e rispetto a questa perplessità bisogna dare una risposta.

E allora, a fronte di una serie di inesattezze che ho colto in questi giorni sui giornali da parte di illustri commentatori della vita pubblica, a queste inesattezze voglio dare una qualche risposta.

Come ho già detto in questi giorni il mio maïtre à penser è stato il presidente emerito della Corte costituzionale Onida, che ieri ha puntualmente risposto a tutte le parole in libertà su presunte illegalità, su questa paura che chi è per l'indulto è per l'illegalità. Non mi pare: non siamo in questo caso in presenza né di illegalità diffuse né di smarrimento di legalità né di inciuci o di colpi di spugna.

Il professor Onida ieri ha detto opportunamente che, nel pieno e conseguente rispetto dell'articolo 27 della Costituzione, secondo la nostra legge, le pene inferiori a tre anni non dovrebbero normalmente e per principio essere scontate in carcere, ma in esecuzione di misure alternative come l'affidamento ai servizi sociali. Non a caso, dunque, l'indulto concede uno sconto di pena di tre anni: in questo modo, onorevoli colleghi, salva l'esclusione espressamente prevista alla generalità dei detenuti, saranno condonati quei tre anni che non dovrebbero essere scontati in carcere.

Dopo il turno dell'indignazione morale, che ho visto crescere, di chi pensa che lo sconto di pena si possa dare ad un rapinatore ma non all'impiegato di sportello che si prende qualche decina di euro per sveltire una pratica, debbo dire che da questo punto di vista si è cominciato a fare anche un elenco abbastanza strano di pericolosi criminali che dovrebbero usufruire dell'indulto, paventandosi improvvise scarcerazioni di pericolosi serial killers.

E allora, con la pazienza necessaria, mi tocca dire, evidentemente dal mio punto di vista, che l'indulto è soltanto uno sconto di pena di tre anni, che chi ha commesso un efferato delitto contro la persona, generalmente punito nel nostro ordinamento con l'ergastolo, maturerà con tre anni di anticipo la facoltà di chiedere la liberazione condizionale. A quel punto un giudice, ammesso che l'interessato durante il tempo di esecuzione della pena abbia tenuto un comportamento tale da fare ritenere sicuro il suo ravvedimento, potrà concedergli eventualmente la liberazione condizionata.

Quindi, per essere chiari, a meno che non si tratti di persone in galera da almeno vent'anni, che abbiano tenuto uno specchiato comportamento, che abbiano assolto alle obbligazioni civili di reato, che abbiamo mostrato un sicuro ravvedimento, nessun criminale di quella fatta uscirà dal carcere in virtù di questo indulto.

Ciò detto, passiamo ai fatti e alle ragioni espresse anche dal Governo su questo provvedimento, che per quanto mi riguarda ha la mia personale approvazione.

Voglio ricordare ai colleghi dell'Unione e a coloro che hanno mostrato una qualche perplessità che il programma dell'Unione ci aveva affidato la responsabilità (qui parlo con partigianeria) di associare l'obiettivo primario di un nuovo codice penale all'approvazione di un provvedimento di clemenza.

Mi piace ripetere quanto il presidente Prodi, nelle sue dichiarazioni programmatiche rese alle Camere, disse testualmente: «Il Governo intende proporre al Parlamento di studiare un provvedimento diretto ad alleggerire l'attuale insostenibile situazione delle carceri. E lo dovremo studiare con la profondità e la drammaticità» - sottolineava quindi la drammaticità, come faccio anche io - «che l'attuale situazione carceraria ci impone. Già da anni» ‑ aggiungeva il presidente Prodi - «anche dalle sedi più elevate, questo tema è proposto alla nostra attenzione. Oggi, all'inizio di una nuova legislatura, è nostro obbligo offrire un risposta».

Il che non significa, lo dico al senatore D'Ambrosio, che più si è speso da questo punto di vista, che partendo da questo elemento si debba contraddire l'idea di riforme strutturali, che spero trovino l'ampiezza, la complementarità dell'apporto e la cospirazione tra Governo e Parlamento; significa quindi venire incontro, come ha detto il presidente Prodi, e il Governo, in realtà, ha soltanto sollecitato il Parlamento. Esso ne ha seguito le autonome e libere determinazioni e lo fa anche accettando quel che sarà il risultato.

Tali determinazioni sono tanto più autonome e tanto più libere in quanto, come ha scritto ancora una volta il presidente Onida, l'accordo tra maggioranza e opposizione in questo caso non è frutto di una grande intesa su un nuovo Governo, né di grande inciucio, ma conseguenza diretta della norma costituzionale che richiede per l'approvazione delle leggi di amnistia e di indulto una maggioranza di due terzi.

Queste sono le ragioni, onorevoli colleghi, per le quali personalmente sono a favore dell'indulto come tale.

Faccio mia anche una delle ultime considerazioni del relatore, il quale ha preso atto a volte di una disparità di vedute, a volte di approfondimenti, che sono anche richiesti, come da parte di alcuni, da ultimo il senatore Casson. Al senatore Casson voglio dire che per gli incidenti sul lavoro il risarcimento del danno resta immutato, per cui non c'è ragione di avere perplessità, come ho visto anche da alcune manifestazioni di parte sindacale, in cui si è tentato, con giusta determinazione, di far riferimento a quello che era eventualmente il motivo di indulto che poteva declinare in altra direzione.

Con questo ringrazio tutti i colleghi, soprattutto per la capacità che hanno avuto di ascoltare e per le parole, che a tratti ho seguito in maniera convergente, a tratti mi sono apparse distanti e non contigue alla mia valutazione. Ringrazio tutti per l'interessante apporto al dibattito all'interno di questa Aula.

Da ultimo, ringrazio anche il presidente Salvi, per aver consentito, come ieri ha fatto, un dibattito all'interno della Commissione, molto acuto, molto interessante e molto intelligente. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Grillo).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale, sui quali invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MANZIONE, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole agli ordini del giorno G100 e G101 e propongo di accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno G102, G103 e G104.

Esprimo invece contrario all'ordine del giorno G105.

Propongo di accogliere come raccomandazione anche gli ordini del giorno G106, G107, G108, G109, G110, G111, G112, G113 e G114.

Esprimo poi parere favorevole all'ordine del giorno G115, anche se, Presidente, esso impegna il Governo ad una funzione che è anche tipica del Parlamento; lo vedo, cioè, un po' ingeneroso nei confronti del Governo. Condivido però l'impegno in esso contenuto, cioè il varo di tutte le misure strutturali e legislative che avrebbero dovuto accompagnare il provvedimento, la considero una ricognizione che dal mio punto di vista è importan