Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento finanze
Titolo: Bilancio e finanziaria 2007 - A.C. 1746-bis e A.C. 1747 - Commissione Finanze
Riferimenti:
AC n. 1747/XV   AC n. 1746/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 54    Progressivo: 6
Data: 10/10/2006
Descrittori:
BILANCIO DELLO STATO   LEGGE FINANZIARIA
Organi della Camera: VI-Finanze


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

 

 

 

Bilancio e finanziaria 2007

A.C. 1746-bis e A.C. 1747

Commissione Finanze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 54/6

 

 

10 ottobre 2006


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento Finanze

 

SIWEB

 

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File:FI0025.doc

 


I N D I C E

 

PARTE I Il disegno di legge di bilancio per il 2007

1.  Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente. 3

1.1     Il quadro generale riassuntivo. 3

1.2     Le variazioni rispetto alle previsioni 2006. 5

Tavole allegate L’evoluzione delle spese  nel bilancio dello Stato per il 2007-2009  9

Tavola I – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato. 11

Tavola II – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato. 12

Tavola III – Le spese complessive per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato. 13

Tavola IV – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato. 14

PARTE II Gli stati di previsione dell’entrata e del Ministero dell’economia e delle finanze

1.  Stato di previsione dell’entrata - Tabella 1. 17

Sintesi del quadro generale. 17

Bilancio pluriennale. 21

Gli effetti della manovra per il 2007. 21

2.  Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze - Tabella 2 (parte di competenza della Commissione finanze)23

Sintesi del quadro generale. 23

3.  Stato di previsione dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato - Annesso alla Tabella 2. 27

PARTE III Il disegno di legge finanziaria per il 2007

Articolo 3 (Imposta sui redditi delle persone fisiche)31

Articolo 5, commi 1-15 (Accertamento e contrasto dell’evasione - Studi di settore)43


Articolo 5, commi 16-19 e 36-37 (Disposizioni per il contrasto dell’evasione nell’applicazione di agevolazioni fiscali)58

Articolo 5, commi 20-24 (Contrasto dell'evasione – Compensi per attività sanitarie)66

Articolo 5, comma 25 (Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore)68

Articolo 5, commi 26 e 27 (Contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale – Disposizioni in materia di IVA)70

Articolo 5, comma 28 (Obbligo di richiesta della registrazione da parte degli agenti immobiliari)75

Articolo 5, commi 29 e 30 (Contrasto del giuoco irregolare e illegale)77

Articolo 5, commi 31-33 (Trasmissione di dati doganali e fiscali alle regioni e agli enti locali)82

Articolo 5, comma 35 (Comunicazione degli esiti della liquidazione delle dichiarazioni)85

Articolo 6, commi 1-4 (Disposizioni di recupero della base imponibile IRES)87

Articolo 6, comma 5 (Modalità di pagamento dell’imposta di bollo)91

Articolo 6, commi 6-10 (Regime tributario degli apparecchi da intrattenimento)93

Articolo 6, comma 11 (Accise sui tabacchi lavorati)102

Articolo 6, commi 12-20 (Versamento dell’imposta comunale sugli immobili)105

Articolo 7 (Variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale comunale all'IRPEF)108

Articolo 8 (Imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche)113

Articolo 9 (Contributo comunale di ingresso e di soggiorno)116

Articolo 10 (Disposizioni in materia di imposte provinciali e comunali)120

Articolo 11, commi 1-18 (Disposizioni in materia di semplificazione e «manutenzione» della base imponibile)122

Articolo 11, commi 19-23 (Installazioni pubblicitarie ed affissioni abusive)129

Articolo 11, commi 24-27 (Poteri di accertamento e contestazione immediata)135

Articolo 11, commi 28-29 (Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani)137

Articolo 12 (Compartecipazione comunale all'IRPEF)142

Articolo 13 (Modifiche al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112)144

Articolo 14 (Modalità di esercizio delle funzioni catastali conferite agli enti locali)150

Articolo 15 (Disposizioni in materia di immobili)154

Articolo 16 (Disposizioni in materia di demanio marittimo e di altri beni pubblici)164

Articolo 17 (Valorizzazione del patrimonio pubblico)176

Articolo 18 (Interventi di riduzione del cuneo e incentivi all'occupazione femminile nelle aree svantaggiate)183

Articolo 19 (Credito d'imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate)195

Articolo 20, commi 1-5 (Incentivi fiscali alla ricerca)202

Articolo 20, commi 6 e 7 (Agevolazioni fiscali per le imprese di produzione musicale)207

Articolo 20, commi 8-9 (Agevolazioni fiscali ai docenti per l’acquisto di un elaboratore elettronico)210

Articolo 20, commi 10-13 (Disposizioni agevolative in materia di IVA e imposta sulla pubblicità)212

Articolo 20, commi 14-18 (Imposte relative a fondi pensione, fondi d’investimento ed emittenti residenti nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo)217

Articolo 20, comma 19 (Agevolazione per titolari di diritti di sfruttamento delle opere dell’ingegno)224

Articolo 20, comma 20 (Detraibilità delle spese sportive dei minori e dei canoni di locazione degli studenti universitari fuori sede)225

Articolo 20, comma 21 (Imposta sui premi delle assicurazioni di veicoli e natanti)227

Articolo 20, commi 22-23 (Tasse automobilistiche)229

Articolo 22 (Agevolazioni tributarie per la riqualificazione energetica degli edifici)234

Articolo 23 (Misure di sostegno per la promozione di nuova edilizia ad alta efficienza energetica)241

Articolo 24 (Contributi per apparecchi domestici e motori industriali ad alta efficienza)244


Articolo 25 (Interventi sulla fiscalità energetica per finalità sociali e misure per favorire l'insediamento sul territorio di infrastrutture energetiche)248

Articolo 26 (Biocarburanti)252

Articolo 27 (Modifiche al regime IVA sulla fornitura di energia termica)263

Articolo 28 (Modifiche in tema di riutilizzazione commerciale di dati ipotecari e catastali)265

Articolo 29 (Ristrutturazioni edilizie)268

Articolo 30, comma 1 (Proroga di agevolazioni IRAP nel settore agricolo e della pesca)271

Articolo 30, comma 2 (Proroga di agevolazioni fiscali e previdenziali per imprese che esercitano la pesca costiera e nelle acque interne e lagunari)272

Articolo 30, comma 3 (Proroga di agevolazioni fiscali per la formazione e l'arrotondamento della proprietà contadina)275

Articolo 30, comma 4 (Proroga della deduzione forfetaria per gli esercenti impianti di distribuzione di carburante)277

Articolo 30, commi 5 e 6 (Proroga di agevolazioni in materia di accise per prodotti energetici)278

Articolo 30, comma 7 (Compensazione dei contributi al Servizio sanitario nazionale per gli autotrasportatori)293

Articolo 30, comma 8 (Deduzioni forfetarie delle spese non documentate per i trasporti effettuati personalmente nel territorio comunale)295

Articolo 30, comma 9 (Proroga dell’esenzione IRPEF per i redditi di lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera)296

Articolo 30, comma 10 (Limite di deducibilità dei contributi di assistenza sanitaria dal reddito di lavoro dipendente)298

Articolo 30, comma 11 (Detraibilità delle spese sostenute per la frequenza di asili nido)300

Articolo 34 (Revisione dell'assetto organizzativo del Ministero dell'economia e delle finanze)302

Articolo 52 (Assicurazione contro i rischi da calamità naturali)305

Articolo 74, commi 16-17 (Sanzioni per le violazioni del Patto di stabilità interno per gli enti locali)309

Articolo 108 (Interventi per i consorzi e le cooperative di garanzia collettiva fidi)312

Articolo 109 (Fondo di garanzia fidi)316

Articolo 154 (Norme per l'internazionalizzazione del sistema agroalimentare)319

Articolo 155 (Sviluppo della forma societaria in agricoltura)323

Articolo 156 (Norme in materia di bioenergie)327

Articolo 184 (Agenzie fiscali)340

Articolo 211 (Razionalizzazione del patrimonio immobiliare ubicato all'estero)342

Appendice

La disciplina contabile: il bilancio dello Stato. 347

La disciplina contabile: la legge finanziaria. 352

Glossario dei principali termini macroeconomici e di finanza pubblica. 355

 

 


PARTE I
Il disegno di legge di bilancio per il 2007


1.Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente

1.1    Il quadro generale riassuntivo

Il quadro generale riassuntivo del bilancio di previsione per il 2007 a legislazione vigente (A.C. 1747) evidenzia i seguenti importi:

 

BLV 2007 (A.C. 1747)
al netto delle regolazioni contabili e debitorie
valori in milioni di euro

 

Competenza

Cassa

(1)    Entrate finali
   - di cui entrate tributarie

423.453
396.555

402.249
380.567

(2)    Spese finali

427.337

444.684

(3=1-2) Saldo netto da finanziare

3.885

42.436

 

Il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007, in termini di competenza e al netto delle regolazioni contabili e debitorie (all’interno delle quali sono ricompresi i rimborsi IVA), prevede entrate finali per 423 miliardi e spese finali per 427 miliardi di euro.

 

Il saldo netto da finanziare, corrispondente alla differenza tra le entrate finali e le spese finali, risulta, in termini di competenza e al netto delle regolazioni debitorie e contabili e dei rimborsi IVA, pari a 3.885 milioni di euro.

 

Per quanto riguarda il bilancio di cassa, il saldo netto da finanziare risulta pari a 42.436 milioni di euro.

 

Al lordo delle regolazioni contabili e debitorie, il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente per il 2007 (A.C. 1747) prevede:

 

BLV 2007 (A.C. 1747)
al lordo delle regolazioni contabili e debitorie
valori in milioni di euro

 

Competenza

Cassa

(1)    Entrate finali
   - di cui entrate tributarie

450.384
423.486

429.180
407.498

(2)    Spese finali

457.419

474.766

(3=1-2) Saldo netto da finanziare

7.035

456.586

 

Le regolazioni contabili e debitorie e i rimborsi IVA iscritti nel bilancio a legislazione vigente per il 2007 ammontano, per quanto concerne le entrate, a 26.931 milioni di euro e, per quanto concerne le spese, a 30.081 milioni di euro.

 


1.2    Le variazioni rispetto alle previsioni 2006

Nella successiva Tavola sono posti a raffronto, in termini di competenza, per quanto concerne le entrate finali, le spese finale e i saldi di bilancio, le previsioni iniziali del bilancio per il 2006, le previsioni contenute nel disegno di legge di assestamento nel testo emendato approvato dalla Camera dei deputati (A.S. 1060), e le previsioni del bilancio a legislazione vigente per il 2007 (A.C. 1747).

Il raffronto è effettuato con i dati al netto delle regolazioni debitorie e contabili.

(Valori in milioni di euro)

 

Bilancio di previsione 2006

Assestato emendato
2006

B.L.V.
2007

Entrate finali

394.311

401.379

423.453

Tributarie

363.708

373.566

396.555

Extratributarie

28.730

25.939

25.022

Entrate per alienazione e ammort. beni patrimoniali

1.874

1.874

1.875

 

 

 

 

Spese finali

430.975

435.903

427.337

Spese correnti

398.814

402.604

399.364

- Spese correnti al netto interessi

327.399

330.619

325.283

- Interessi

71.416

71.985

74.080

Spese conto capitale

32.161

33.300

27.974

Rimborso prestiti

188.925

188.791

189.099

 

 

 

 

Saldo netto da finanziare

-36.664

-34.524

-3.886

Risparmio pubblico

-6.377

-3.099

+22.214

Avanzo primario

34.736

37.461

70.195

Ricorso al mercato (*)

-232.666

-231.656

-196.134

(*)  Il ricorso al mercato è calcolato al lordo delle regolazioni debitorie e contabili.

 

Le previsioni del bilancio a legislazione vigente per il 2007 registrano una forte riduzione del saldo netto da finanziare rispetto al disegno di legge di assestamento per il 2006, nell’importo di 30.638 milioni di euro.

Il bilancio a legislazione vigente per il 2007 evidenzia, rispetto al bilancio assestato 2006, un aumento delle entrate finali di 22.074 milioni di euro ed una riduzione delle spese finali di 8.556 milioni di euro.

In particolare, per le entrate finali, l’aumento di oltre 22 miliardi di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2006, è determinata dall’incremento di quasi 23 miliardi di euro delle entrate tributarie e della riduzione di poco meno di 1 miliardo delle entrate extratributarie. Le entrate del Titolo III, relative all’alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e rimborso di crediti si mantengono stabili a 1.875 milioni.

Riguardo alle spese finali iscritte nel bilancio a legislazione vigente per il 2007, la riduzione ha interessato sia quelle di parte corrente, che registrano, rispetto al bilancio assestato 2006, una riduzione di 3.240 milioni di euro, sia quelle in conto capitale, che presentano una riduzione di 5.326 milioni.

Nell’ambito delle spese correnti, il bilancio a legislazione vigente per il 2007 evidenzia, rispetto al bilancio assestato 2006, un incremento della spesa per interessi di 2.095 milioni di euro.

La tavola seguente illustra la ripartizione delle spese finali del bilancio dello Stato, ripartite per categorie, secondo la classificazione economica, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, evidenziando il raffronto tra il dato assestato 2006, come approvato dalla Camera (A.S. 1060), e il dato previsto a legislazione vigente per il 2007 e indicandone anche la variazione percentuale.

 

SPESE FINALI DEL BILANCIO DELLO STATO
(competenza- valori in milioni di euro)

CATEGORIE

ASS. 2006

BLV 2007

Var. %

Redditi da lavoro dipendente

84.383

83.942

-0,5

Consumi intermedi

10.309

8.577

-16,8

Imposte pagate sulla produzione

4.434

4.611

4,0

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

180.813

178.824

-1,1

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

4.635

3.826

-17,5

Trasferimenti correnti a imprese

4.575

3.840

-16,1

Trasferimenti all'estero

1.593

1.490

-6,5

Risorse proprie CEE

15.850

17.400

9,8

Interessi passivi e redditi da capitale

71.985

74.080

2,9

Poste correttive e compensative

17.004

15.562

-8,5

Ammortamenti

840

841

0,1

Altre uscite correnti

6.184

6.370

3,0

Totale Spese Correnti

402.604

399.364

-0,8

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

2.819

3.384

20,0

Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche

11.963

9.822

-17,9

Contributi agli investimenti ad imprese

6.848

4.112

-40,0

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

34

26

-23,5

Contributi agli investimenti a estero

189

203

7,4

Altri trasferimenti in conto capitale

9.955

10.183

2,3

Acquisizioni di attività finanziarie

491

244

-50,3

Totale spese Conto Capitale

33.299

27.974

-16,0

Totale Spese Finali

435.902

427.338

-2,0


Le spese di parte corrente

Come rileva la relazione illustrativa del disegno di legge (A.C. 1747), che analizza il raffronto tra i dati a legislazione vigente 2007 e quelli del disegno di legge di assestamento 2006 (A.S. 1060), si registra una riduzione delle spese correnti rispetto al 2006 pari a 3.240 milioni di euro.

La variazione delle spese correnti ha riguardato i seguenti comparti:

-          consumi intermedi (-1.731 milioni);

-          trasferimenti ad enti di previdenza (+1.527 milioni);

-          trasferimenti a regioni (-1.515 milioni) e a comuni (-1.878 milioni) in gran parte relativi alle risorse occorrenti per l'attuazione dei federalismo amministrativo;

-          trasferimenti ad imprese (-735 milioni);

-          finanziamento al bilancio dell'Unione Europea (+1.550 euro) dovuti all’incremento dei trasferimenti concernenti le risorse IVA e il contributo calcolato sul PNL;

-          interessi (+2.095 milioni) dovuti all’andamenti dei tassi.

Le spese in conto capitale

Le previsioni per il 2007 evidenziano complessivamente una riduzione (-5,3 miliardi di euro) della spesa in conto capitale, che passa dai 33,3 miliardi dell’assestamento 2006 ai 28 miliardi del bilancio a legislazione vigente 2007.

 


Tavole allegate
L’evoluzione delle spese
nel bilancio dello Stato per il 2007-2009

 

Tavola I       Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;

Tavola II      Evoluzione della spesa finale per categorie e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;

Tavola III     Le spese complessive per funzioni-obiettivo e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;

Tavola IV    Andamento della spesa finale delle unità previsionali di base (III livello) e incidenza percentuale sul bilancio dello Stato;

 

Tutti i dati delle spese sono al lordo dei rimborsi IVA e delle regolazioni debitorie.

 

 

Si segnala che i dati relativi all’assestato 2006 sono tratti dal disegno di legge iniziali (A.C. 1254).


Tavola I – Evoluzione della spesa finale dei singoli stati di previsione ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)


 

Rendiconto 2005

2006

2007

 

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Assestato

%

BLV

%

Economia e finanze

287.417

271.123

58,0

271.989

58,2

261.661

57,2

Sviluppo economico

 

 

 

 

 

7.800

1,7

Commercio internazionale

 

 

 

 

 

217

0,0

ex Attività produttive

4.250

4.248

0,9

2.392

0,5

 

 

Lavoro e previdenza sociale

 

 

 

 

 

54.902

12,0

Solidarietà sociale

 

 

 

 

 

16.611

3,6

ex Lavoro e politiche sociali

68.956

68.864

14,7

72.035

15,4

 

 

Giustizia

7.655

7.425

1,6

7.884

1,7

7.438

1,6

Affari esteri

2.511

2.340

0,5

2.074

0,4

1.894

0,4

Pubblica istruzione

 

 

 

 

 

42.250

9,2

Università e ricerca

 

 

 

 

 

10.554

2,3

ex Istruzione, università e ricerca

51.604

51.835

11,1

52.084

11,1

 

 

Interno

26.749

25.581

5,5

26.807

5,7

24.287

5,3

Ambiente e territorio

1.376

1.357

0,3

1.061

0,2

735

0,2

Infrastrutture

 

 

 

 

 

3.801

0,8

Trasporti

 

 

 

 

 

2.946

0,6

ex Infrastrutture e trasporti

7.779

7.414

1,6

7.151

1,5

 

 

Comunicazioni

396

384

0,1

252

0,1

229

0,1

Difesa

21.335

21.276

4,6

19.252

4,1

18.134

4,0

Politiche agricole

1.767

1.687

0,4

1.446

0,3

1.190

0,3

Beni e attività culturali

2.392

2.263

0,5

1.882

0,4

1.654

0,4

Salute

1.497

1.446

0,3

1.380

0,3

1.115

0,2

Totale spese finali

485.684

467.243

100

467.689

100

457.418

100


Tavola II – Evoluzione della spesa finale per categorie ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)


 

Rendiconto 2005

2006

2007

 

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Assestato

%

BLV

%

Redditi da lavoro dipendente

82.601

81.743

17,5

85.329

18,2

83.941

18,4

Consumi intermedi

13.198

12.782

2,7

10.980

2,3

8.578

1,9

Imposte pagate sulla produzione

4.414

4.391

0,9

4.434

0,9

4.611

1,0

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

177.800

175.285

37,5

182.130

38,9

178.824

39,1

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

4.218

3.862

0,8

4.624

1,0

3.826

0,8

Trasferimenti correnti a imprese

5.074

4.875

1,0

4.591

1,0

3.840

0,8

Trasferimenti all'estero

1.704

1.615

0,3

1.592

0,3

1.490

0,3

Risorse proprie cee

15.700

14.480

3,1

15.850

3,4

17.400

3,8

Interessi passivi e redditi da capitale

76.413

70.671

15,1

71.693

15,3

74.080

16,2

Poste correttive e compensative

51.824

49.294

10,5

44.618

9,5

45.643

10,0

Ammortamenti

833

18

0,0

840

0,2

841

0,2

Altre uscite correnti

4.094

1.433

0,3

6.429

1,4

6.370

1,4

Totale spese correnti

437.873

420.449

90,0

433.110

92,6

429.444

93,9

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

6.199

6.170

1,3

3.819

0,8

3.384

0,7

Contributi investimenti ad amministrazioni pubbliche

16.931

16.768

3,6

12.038

2,6

9.822

2,1

Contributi agli investimenti ad imprese

8.383

8.233

1,8

6.833

1,5

4.112

0,9

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

122

122

0,0

34

0,0

26

0,0

Contributi agli investimenti a estero

404

396

0,1

215

0,0

203

0,0

Altri trasferimenti in conto capitale

9.215

8.730

1,9

11.150

2,4

10.183

2,2

Acquisizioni di attività finanziarie

6.557

6.375

1,4

490

0,1

244

0,1

Totale spese conto capitale

47.811

46.794

10,0

34.579

7,4

27.974

6,1

Totale spese finali

485.684

467.243

100

467.689

100

457.418

100


Tavola III – Le spese complessive per funzioni-obiettivo ed incidenza percentuale sul bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

 


 

Rendiconto 2005

2006

2007

 

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Assestato

%

BLV

%

1 -Servizi generali delle pubbliche amministrazioni

436.403

391.939

61,7

422.751

64,4

425.786

65,9

2 –     Difesa

21.055

20.772

3,3

17.664

2,7

16.162

2,5

3 -Ordine pubblico e sicurezza

22.566

22.054

3,5

22.295

3,4

20.152

3,1

4 -Affari economici

53.666

51.638

8,1

45.676

7,0

41.533

6,4

5 -Protezione dell'ambiente

2.081

2.021

0,3

1.697

0,3

1.168

0,2

6 -Abitazioni e assetto territoriale

2.505

2.276

0,4

1.624

0,2

1.475

0,2

7 -Sanità

16.114

15.788

2,5

12.533

1,9

8.893

1,4

8 -Attività ricreative, culturali e di culto

14.770

12.690

2,0

12.413

1,9

11.028

1,7

9 –     Istruzione

49.265

49.441

7,8

49.814

7,6

50.075

7,7

10- Protezione sociale

68.871

66.935

10,5

70.012

10,7

70.245

10,9

Spese complessive

687.296

635.554

100

656.479

100

646.517

100




Tavola IV – Andamento delle U.P.B. (III livello) ed incidenza percentuale sulle spese finali del bilancio dello Stato

(competenza – milioni di euro – dati al lordo delle regolazioni debitorie e contabili)

 

 


 

Rendiconto 2005

2006

2007

 

Previsioni definitive

Impegni di spesa

%

Assestato

%

BLV

%

Funzionamento

83.642

82.498

17,7

81.757

17,5

81.326

17,8

Interventi

254.709

248.126

53,1

250.042

53,5

247.000

54,0

Oneri comuni

21.396

17.378

3,7

27.935

6,0

25.368

5,5

Trattamenti di quiescenza

1.081

1.169

0,3

1.066

0,2

1.080

0,2

Oneri del debito pubblico

77.045

71.278

15,3

72.310

15,5

74.670

16,3

Totale spese correnti

437.873

420.449

90,0

433.110

92,6

429.444

93,9

Investimenti

44.904

44.253

9,5

31.300

6,7

24.691

5,4

Altre spese in conto capitale

362

243

0,1

122

0,0

122

0,0

Oneri comuni

2.545

2.298

0,5

3.157

0,7

3.161

0,7

Totale conto capitale

47.811

46.794

10,0

34.579

7,4

27.974

6,1

Totale spese finali

485.684

467.243

100

467.689

100

457.418

100


PARTE II
Gli stati di previsione dell’entrata e del Ministero dell’economia e delle finanze


1.Stato di previsione dell’entrata - Tabella 1

Sintesi del quadro generale

Lo stato di previsione dell’entrata è predisposto secondo l’impostazione delineata dalla legge 3 aprile 1997, n. 94, recante modifiche alla legge 5 agosto 1978, n. 468, in materia di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio.

In corrispondenza di ciascuna unità previsionale di base (UPB) viene indicata, tra parentesi, la codifica corrispondente alla classificazione economica delle entrate secondo i criteri adottati in contabilità nazionale per i conti del settore della pubblica amministrazione. Negli allegati 2 e 3 sono indicati, per ciascun aggregato della citata classificazione economica, rispettivamente l’ammontare degli introiti allo stesso riferiti e il numero dei capitoli che vi trovano collocazione.

 

Si ricorda che, in base alla classificazione economica, le spese e le entrate vengono articolate in categorie. Le principali categorie delle entrate del bilancio dello Stato sono: imposte sul patrimonio e sul reddito, tasse e imposte sugli affari, imposte sulla produzione, consumi e dogane, monopoli, lotto, lotterie e altre attività di giuoco, proventi dei beni dello Stato, dei servizi pubblici minori e speciali, interessi su anticipazioni e crediti vari del Tesoro.

La classificazione economica delle spese finali del bilancio dello Stato è stata rielaborata secondo i criteri di contabilità nazionale previsti dal SEC95; le principali voci sono: redditi da lavoro dipendente, consumi intermedi, trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, a famiglie e istituzioni sociali private, a imprese, interessi passivi e redditi da capitale, investimenti fissi lordi e acquisti di terreni, contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche e a imprese, acquisizioni di attività finanziarie.

 

Lo stato di previsione dell’entrata è articolato in unità previsionali di base (UPB)individuate in modo da far corrispondere a ciascuna di esse un unico centro di responsabilità amministrativa cui è affidata la relativa gestione.

Per quanto concerne le entrate tributarie, le UPB sono ulteriormente distinte a seconda che il gettito derivi dalla gestione ordinaria dei tributi ovvero dall’attività di accertamento e di controllo degli uffici finanziari.

Il predetto stato di previsione individua 44 centri di responsabilità amministrativa, per un totale di 166 UPB e 752 capitoli, con un incremento, rispetto al 2006, di 7 centri di responsabilità, 15 UPB e 30 capitoli.

 


Nel disegno di legge di bilancio a legislazione vigente (A.C. 1747) le entrate finali previste per il 2007, al lordo dei rimborsi IVA e delle regolazioni contabili, ammontano a 450.384 milioni di euro, così ripartiti:

-        423,5 miliardi per entrate tributarie;

-        25 miliardi per entrate extra-tributarie;

-        1,9 miliardi per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione crediti.

(milioni di euro)

 

Ass. 2006

%

BLV 2007

%

I - Imposte sul patrimonio e sul reddito

199.080

47,3

221.828

49,3

II - Tasse e imposte sugli affari

139.906

33,2

150.706

33,5

III Imposte sulla produzione, consumi e dogane

29.093

6,9

29.554

6,6

IV – Monopoli

9.816

2,3

9.783

2,2

V - Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco

12.177

2,9

11.615

2,6

TOTALE ENTRATE TRIBUTARIE

390.072

92,7

423.486

94,0

VI - Proventi speciali

510

0,1

698

0,2

VII - Proventi dei servizi pubblici minori

6.932

1,6

4.214

0,9

VIII – Proventi dei beni dello stato

392

0,1

392

0,1

IX - Prodotti netti di aziende autonome e utili di gestione

3.948

0,9

3.770

0,8

X - Interessi su anticipazioni e crediti vari del tesoro

4.200

1,0

4.531

1,0

XI - Recuperi, rimborsi e contributi

10.951

2,6

9.164

2,0

XII - Partite che si compensano nella spesa

2.006

0,5

2.253

0,5

TOTALE ENTRATE EXTRATRIBUTARIE

28.939

6,9

25.022

5,6

XIII - Vendita di beni ed affrancazione di canoni

1.008

0,2

1.008

0,2

XIV - Ammortamento di beni patrimoniali

840

0,2

841

0,2

XV - Rimborso di anticipazioni e crediti vari del tesoro

26

0,0

26

0,0

TOTALE ALIENAZIONE ED AMMORTAMENTO DI BENI PATRIMONIALI E RISCOSSIONE CREDITI

1.874

0,4

1.875

0,4

TOTALE ENTRATE FINALI

420.885

100,0

450.383

100,0

 


La seguente tabellaeffettua una analisi della previsione di competenza delle entrate finali per l’anno 2007, al lordo dei rimborsi IVA e delle regolazioni contabili, per tipologia di entrate, come indicata nel BLV 2007 (A.C. 1747), a raffronto con la previsione assestata per il 2006 (A.C. 1254).

(valori in milioni di euro)


Assest. 2006
(A.C. 1254)

B.L.V.
2007
(A.C. 1747)

Titolo I – Entrate tributarie

390.073

423.486

di cui:

 

 

IRPEF (IRE)

143.419

159.952

IRES (ex IRPEG)

37.512

44.185

ILOR

165

85

Imposte sostitutive

13.311

13.571

Ritenute a titolo di imposta definitiva

948

1.297

IVA, di cui:

115.854

123.336

-         scambi interni ed intracomunitari

102.590

107.374

-         importazione

13.264

15.962

Altri introiti diretti

2.284

2.676

Condoni e sanatorie, di cui

1.782

65

-         condoni e sanatorie su tributi diretti

1.442

62

-         condoni e sanatorie su tributi indiretti

340

3

Lotto, lotterie e giuochi

12.177

11.615

Accisa e imposta erariale di consumo su:

29.012

29.475

-         oli minerali

22.701

22.443

-         altri prodotti

6.311

7.032

Imposte generi di monopolio

9.814

9.782

Imposte sugli affari

1.430

2.243

Altri tributi indiretti

22.365

25.204

Titolo II ‑ Entrate extra‑tributarie

28.939

25.022

Titolo III – Alienaz. e ammortamento beni patrimoniali e riscoss. Crediti

1.874

1.875

TOTALE ENTRATE FINALI

420.885

450.383

 

 


Considerando, invece, le entrate al netto dei rimborsi IVA (2 miliardi) e della regolazione debitoria per l’acconto ai concessionari (67 milioni), e contabilizzando anche le variazioni al disegno di legge di assestamento per il 2006 come approvato dalla Camera dei deputati (A.S. 1060), il quadro generale di raffronto viene a determinarsi nella seguente misura:

 

 

Bilancio di previsione 2006

Assestato emendato
2006

B.L.V.
2007

Entrate tributarie

363.708

373.566

396.555

Entrate extratributarie

28.730

25.939

25.022

Entrate per alienazione e ammort. beni patrimoniali

1.874

1.874

1.875

Entrate finali

394.311

401.379

423.453

 

Si ricorda che l’emendamento approvato al disegno di legge di assestamento da parte della Camera dei deputati prevede maggiori entrate tributarie per 7.858 milioni ed una riduzione delle entrate extratributarie per 3 miliardi.

 

Conseguentemente, al netto dei rimborsi IVA e della regolazione debitoria, il bilancio a legislazione vigente per il 2007 indica, rispetto al dato assestato emendato, un incremento di circa 23 miliardi delle entrate tributarie, a fronte di una riduzione di quelle extratributarie per 917 milioni, con un saldo finale positivo di 22 miliardi.

Analisi dei residui

Per quanto concerne i residui, nella relazione viene segnalato che la valutazione della loro consistenza presunta si fonda su considerazioni diverse per il comparto tributario e quello non tributario, in relazione alla differente natura dei residui provenienti da precedenti esercizi e alle circostanze che ne possono determinare lo smaltimento o l’accrescimento.

 


La seguente tabella rappresenta la consistenza presunta dei residui al 1° gennaio 2007, posta a raffronto con quelle iniziale e definitiva accertate al 1° gennaio 2006.

 

valori in milioni di euro

 

Residui presunti
1/1/2006

Residui accertati 1/1/2006

Residui presunti 1/1/2007

Entrate tributarie

72.574

79.343

90.980

Entrate extra-tributarie

54.947

71.871

74.194

Alienazione e amm. di beni patrimoniali

33

34

34

TOTALE

127.554

151.248

646.518

 

Bilancio pluriennale

A titolo informativo, di seguito si espone un quadro sintetico delle previsioni di competenza delle entrate per il triennio 2007-2009, formulate sulla base dei criteri illustrati nel quadro generale riassuntivo (A.C. 1747).

 

Bilancio triennale 2007-2009 a legislazione vigente

valori in milioni di euro

 

2007

2008

2009

Entrate tributarie

423.486

435.846

447.801

Entrate extra-tributarie

25.022

25.414

25.983

Alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti

1.875

1.875

875

TOTALE

450.383

463.136

474.659

 

Gli effetti della manovra per il 2007

 

L’Allegato 7 al disegno di legge finanziaria per il 2007[1] (A.C. 1746) illustra gli effetti finanziari sul bilancio dello Stato dell’articolato del disegno di legge finanziaria, e quest’anno, anche del collegato decreto-legge n. 262 del 2006.

 

Le disposizioni contenute nel decreto-legge n. 262 determinerebbero maggiori entrate per 6.729 milioni nel 2007, per 6.846 milioni nel 2008 e per 6.834 milioni nel 2009 in termini di saldo netto da finanziare.

Trasferendo tali effetti sull’indebitamento netto delle P.A. le maggiori entrate sono indicate in 4.010 milioni per il 2007, in 3.680 milioni per il 2008 e in 3.947 milioni per il 2009.

 

In particolare, relativamente al saldo netto da finanziare, nell’anno 2007 si determinerebbero maggiori entrate per 4.391 milioni a seguito delle attività di accertamento e contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, per 1.523 milioni in relazione alle disposizioni di recupero della base imponibile, per 130 milioni dall’aggiornamento del catasto dei terreni, per 241 milioni dalle disposizioni in materia di imposte ipotecaria, catastale e di registro relativamente alle successioni e donazioni.

 

Per quanto riguarda il disegno di legge finanziaria sono indicate maggiori entrate per 4.303 milioni nel 2007, per 4.021 milioni nel 2008 e per 5.479 milioni nel 2009 in termini di saldo netto da finanziare, a fronte di minori entrate per 979 milioni nel 2007, per 1.260 milioni nel 2008 e per 858 milioni nel 2009. Conseguentemente, dal lato delle entrate, si determinerebbe un effetto positivo pari 3.323 milioni nel 2007, a 2.761 milioni nel 2008 e a 4.613 milioni nel 2009.

 

In termini di indebitamento della P.A. l’effetto complessivo del disegno di legge finanziaria per il 2007 dovrebbe generare complessivamente maggiori entrate per 11.558 milioni nel 2007, per 9.243 milioni nel 2008 e per 10.869 milioni nel 2009.

 

La considerevole differenza tra le maggiori entrate del saldo netto da finanziare e quelle relative all’indebitamento nette della P.A., pari a 12.928 milioni (4.303 milioni a fronte di 17.241 milioni), è imputabile alle entrate non fiscali relative al Fondo per l’erogazione del TFR di cui articolo 84 (per 6.000 milioni) e all’incremento delle aliquote pensionistiche di alcune categorie disposte dall’articolo 85 (per complessivi 4.720 milioni), i cui effetti si determinano solo sull’indebitamento. La variazione in aumento di 12.928 milioni viene compensata dalle minori entrate, che in termini di saldo netto ammontano per il 2007 a 979,8 milioni a fronte di un minor gettito dal lato dell’indebitamento per 5.683,7 milioni.

 


2.Stato di previsione del Ministero dell’economia
e delle finanze - Tabella 2
(parte di competenza della Commissione finanze)

Sintesi del quadro generale

La Tabella 2 riguarda lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, nel quale sono confluiti gli ex stati di previsione del Ministero delle finanze e del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.

La soppressione del Ministero delle finanze ha determinato l’unificazione del centro di responsabilità “Gabinetto” con quello dell’ex Ministero del tesoro, nonché l’istituzione dei centri di responsabilità “Politiche fiscali” e “Guardia di finanza”.

 

La nuova struttura del Ministero dell’economia e delle finanze, nel bilancio 2007, è articolata in 8 centri di responsabilità, così definiti:

-        Gabinetto e uffici di diretta collaborazione all’opera del Ministro;

-        Amministrazione generale del personale e dei servizi;

-        Tesoro;

-        Ragioneria generale dello Stato;

-        Politiche fiscali;

-        Guardia di finanza;

-        Avvocatura generale dello Stato;

-        Servizio per la gestione spese residuali.

 

Per effetto della nuova articolazione della struttura di Governo definita dal D.L. n. 181 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 233 del 2006, il centro di responsabilità “Politiche di sviluppo e di coesione” è stato trasferito alle competenze del nuovo Ministero dello sviluppo economico (già Ministero delle attività produttive). Conseguentemente l’ammontare degli stanziamenti complessivi del Ministero dell’economia e delle finanze nel bilancio a legislazione vigente per il 2007 (A.C. 1747) risulta inferiore di 161 milioni rispetto al dato assestato per il 2006.

Le previsioni iniziali contenute nel bilancio per il 2007

Il bilancio a legislazione vigente per il 2007 prevede per lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze spese correnti pari a 253,6 miliardi in competenza e a 263,6 miliardi di autorizzazioni di cassa. La spesa in conto capitale viene indicata in 8,1 miliardi in competenza e in 9,6 miliardi in cassa. Il rimborso passività finanziarie ammonta a 189 miliardi in competenza e in cassa.

Le risorse complessive sono pari a 450,7 miliardi in competenza e a 462,3 miliardi per le autorizzazioni di cassa.

 

Nella successiva tavola sono posti a raffronto i dati (competenza) relativi al bilancio di previsione 2006, al dato assestato 2006 e al bilancio a legislazione vigente per il 2007.

 

valori in milioni di euro

 

Bilancio 2006

Assestam. 2006

BLV
2007

Spese correnti

253.737

254.148

253.579

Spese c/capitale

17.783

17.737

8.082

Rimborso prestiti

188.702

188.774

189.045

TOTALE

460.222

460.659

450.706

 


L’evoluzione delle risorse (competenza) destinate ai diversi centri di responsabilità del Ministero dell’economia e delle finanze viene riportata nella tavola seguente:

valori in milioni di euro

 

Bilancio 2006

Assestam. 2006

BLV
2007

Gabinetto del Ministro

78

65

68

Amministrazione generale

2.477

3.173

2.340

Tesoro

291.446

292.011

293.949

Ragioneria generale dello Stato

116.868

115.920

104.164

Politiche di sviluppo e di coesione

140

161

soppresso

Politiche fiscali

45.044

45.351

45.888

Guardia di finanza

3.417

3.404

3.521

Avvocatura generale dello Stato

113

138

114

Gestione spese residuali

639

436

662

TOTALE

460.222

460.659

450.706

Analisi per centri di responsabilità e UPB dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze (per la parte di competenza della Commissione finanze)

Centro di responsabilità 6 – Politiche fiscali

Rispetto al dato assestato 2006, il centro di responsabilità 6 (Politiche fiscali) registra un incremento della spesa, in termini di competenza, pari a 537 milioni, passando da 45.351 milioni delle previsioni assestate 2006 a 45.388 milioni delle previsioni 2007, come determinate dal bilancio a legislazione vigente.

Ad un incremento delle spese correnti di 2.151 milioni (+5%), si contrappone una riduzione delle spese in conto capitale per 1.615 milioni, passando da 1.968 milioni del dato assestato 2006 a 353 milioni al dato a legislazione vigente per il 2007. La variazione è imputabile al venir meno delle risorse provenienti dal Fondo per le aree sottoutilizzate destinate al credito di imposta per investimenti e ai nuovi occupati nelle aree svantaggiate. Alla dotazione dell’UPB 6.2.3.12 e relativi capitoli si provvederà in corso d’anno attraverso la ripartizione del predetto Fondo sulla base delle apposite delibere del CIPE.

 


Le variazioni della spesa in esame vengono riportate in maggior dettaglio nella seguente tabella.

valori in milioni di euro

 

Bilancio 2006

Assestam. 2006

BLV
2007

6.1.1 - Spese di funzionamento

962

999

831

6.1.2 – Interventi

41.123

41.128

43.465

6.1.5 – Oneri comuni

197

213

196

6.1.6 – Trattamento di quiescenza

72

72

72

6.1.7 – Oneri del debito pubblico

970

970

970

6.1 Totale spese correnti

43.324

43.383

45.535

6.2.3 – Investimenti

1.721

1.968

353

6.2 Totale spese in conto capitale

1.721

1.968

353

6 – TOTALE POLITICHE FISCALI

45.044

45.351

45.888

 

 

 

Centro di responsabilità 7 – Guardia di Finanza

 

Rispetto al dato assestato 2006, il centro di responsabilità 7 (Guardia di Finanza) registra un incremento della spesa, in termini di competenza, pari a 117 milioni, passando da 3.217 milioni delle previsioni assestate 2006 a 3.334 milioni delle previsioni 2007, come determinate dal bilancio a legislazione vigente.

 

Le variazioni della spesa in esame vengono riportate in maggior dettaglio nella seguente tabella.

 

valori in milioni di euro

 

Bilancio 2006

Assestam. 2006

BLV
2007

7.1.1 – Spese di funzionamento

3.205

3.217

3.334

7.1.6 – Trattamento di quiescenza

84

58

58

7.1 Totale spese correnti

3.288

3.276

3.393

7.2.3 – Investimenti

128

128

128

7.2 Totale spese in conto capitale

128

128

128

7 – GUARDIA DI FINANZA

3.417

3.404

3.521

 

 


3.Stato di previsione dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato - Annesso alla Tabella 2

Lo stato di previsione dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ìndica per il 2007 una riduzione delle entrate e delle spese pari a 731,8 milioni rispetto al dato assestato 2006.

 

Il raffronto fra le previsioni per l’anno 2007 e le previsioni assestate 2006 si presenta come segue:

 

(dati in milioni di euro)

 

Prev. Ass. 2006

Variazioni

Previsioni 2007

ENTRATE

 

 

 

Unità previsionali di parte corrente

1.117,5

+67,1

1.184,6

Unità previsionali di parte capitale

13,0

-3,0

10,0

Accensione prestiti

-

-

-

Gestioni speciali ed autonome

11.292,0

-795,9

10.496,1

Totale Entrate

12.422,5

-731,8

11.690,7

SPESE

 

 

 

Unità previsionali di parte corrente

1.079,4

+69,1

1.148,5

Unità previsionali di parte capitale

51,1

-,50

46,1

Rimborso prestiti

-

-

--

Gestioni speciali ed autonome

11.292

-795,9

10.496

Totale Spese

12.422,5

-731,8

11.690,7

 

 

Quanto ai residui attivi si stima una consistenza al 1° gennaio 2007 di 512,- milioni, di cui 133 per la parte corrente. La consistenza dei residui passivi presunti è valutata in 1.238,9 milioni di euro.

 


PARTE III
Il disegno di legge finanziaria per il 2007


Articolo 3
(Imposta sui redditi delle persone fisiche)

 


1. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) all'articolo 3, relativo alla base imponibile, al comma 1, le parole: «nonché delle deduzioni effettivamente spettanti ai sensi degli articoli 11 e 12» sono soppresse;

     b) l'articolo 11 è sostituito dal seguente:

«Art. 11. - (Determinazione dell'imposta). - 1. L'imposta lorda è determinata applicando al reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo 10, le seguenti aliquote per scaglioni di reddito:

     a) fino a 15.000 euro, 23 per cento;

     b) oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, 27 per cento;

     c) oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro, 38 per cento;

     d) oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro, 41 per cento;

     e) oltre 75.000 euro, 43 per cento.

2. L'imposta netta è determinata operando sull'imposta lorda, fino alla concorrenza del suo ammontare, le detrazioni previste negli articoli 12, 13, 15 e 16 nonché in altre disposizioni di legge.

3. Dall'imposta netta si detrae l'ammontare dei crediti d'imposta spettanti al contribuente a norma dell'articolo 165. Se l'ammontare dei crediti d'imposta è superiore a quello dell'imposta netta il contribuente ha diritto, a sua scelta, di computare l'eccedenza in diminuzione dell'imposta relativa al periodo d'imposta successivo o di chiederne il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi»;

     c) l'articolo 12 è sostituito dal seguente:

«Art. 12. - (Detrazioni per carichi di famiglia). - 1. Dall'imposta lorda si detraggono per carichi di famiglia i seguenti importi:

     a) 800 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro;

     b) 800 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati. La detrazione è aumentata a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. Le predette detrazioni sono aumentate di un importo pari a 70 euro per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000 euro; per ogni figlio successivo al primo l'importo di 95.000 euro è aumentato di 15.000 euro. La detrazione è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori. In caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo;

     c) 750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona indicata nell'articolo 433 del codice civile che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro.

2. La detrazione di cui al comma 1 spetta a condizione che le persone alle quali si riferisce possiedano un reddito complessivo, computando anche le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica, non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili.

3. Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate a quello in cui sono cessate le condizioni richieste.

4. Se i rapporti di cui al comma 1 sono pari a zero, minori di zero o uguali a 1, le detrazioni non competono; negli altri casi, il risultato dei predetti rapporti si assume nelle prime quattro cifre decimali»;

     d) l'articolo 13 è sostituito dal seguente:

«Art. 13. - (Altre detrazioni).- 1. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), spetta una detrazione dall'imposta lorda, rapportata al periodo di lavoro nell'anno, pari a:

     a) 1.840 euro se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. L'ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 690 euro;

     b) 1.338 euro, aumentata del prodotto tra 502 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;

     c) 1.338 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

2. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di pensione di cui all'articolo 49, comma 2, lettera a), spetta una detrazione dall'imposta lorda, non cumulabile con quella di cui al comma 1, rapportata al periodo di pensione nell'anno, pari a:

     a) 1.725 euro se il reddito complessivo non supera 7.500 euro. L'ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 690 euro;

     b) 1.255 euro, aumentata del prodotto tra 470 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.500 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 7.500 euro ma non a 15.000 euro;

     c) 1.255 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

3. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di cui agli articoli 50, comma 1, lettere e), f), g), h) e i), 53, 55, 66 e 67, comma 1, lettere i) e l), spetta una detrazione dall'imposta lorda, non cumulabile con quelle previste nei commi 1 e 2, pari a:

     a) 1.104 euro se il reddito complessivo non supera 4.800 euro;

     b) 1.104 euro se il reddito complessivo è superiore a 4.800 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 50.200 euro.

4. Se il risultato dei rapporti indicati nei commi 1, 2 e 3 è maggiore di zero, lo stesso si assume nelle prime quattro cifre decimali»;

     e) all'articolo 24 il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. Dall'imposta lorda si scomputano le detrazioni di cui all'articolo 13 nonché quelle di cui all'articolo 15, comma 1, lettere a), b), g), h), h-bis) e i). Le detrazioni per carichi di famiglia non competono».

2. All'articolo 23 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) al comma 2, lettera a), primo periodo, le parole da: «al netto delle deduzioni di cui agli articoli 11 e 12, commi 1 e 2, del medesimo testo unico, rapportate al periodo stesso» sono sostituite dalle seguenti: «ed effettuando le detrazioni previste negli articoli 12 e 13 del citato testo unico, rapportate al periodo stesso» e, al secondo periodo, le parole: «Le deduzioni di cui all'articolo 12, commi 1 e 2» sono sostituite dalle seguenti: «Le detrazioni di cui agli articoli 12 e 13»;

     b) al comma 3, primo periodo, le parole: «delle deduzioni di cui agli articoli 11 e 12, commi 1 e 2» sono sostituite dalle seguenti: «delle detrazioni eventualmente spettanti a norma degli articoli 12 e 13».

3. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il comma 350 è abrogato.

4. I trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali sono ridotti in misura pari al maggior gettito loro derivante dalle disposizioni del presente articolo, secondo le modalità indicate nell'articolo 20, comma 23, da definire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di seguito denominata «Conferenza unificata».


 

 

L’articolo 3 riforma la disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a decorrere dal 1° gennaio 2007.

Gli interventi contenuti nel presente articolo riguardano la rideterminazione degli scaglioni di reddito e delle relative aliquote di imposta (comma 1, lettera b)); la soppressione della deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (c.d. no tax area) e della deduzione per oneri di famiglia (compresa la deduzione per gli addetti all’assistenza personale, c.d. badanti); l’introduzione delle detrazioni per carichi di famiglia [comma 1, lettera c)] e delle detrazioni per alcune categorie di redditi [comma 1, lettera d)]; la determinazione dell’imposta dovuta dai soggetti non residenti [comma 1, lettera e)]; la soppressione del contributo di solidarietà del 4 per cento (comma 2); la previsione della riduzione dei trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali (comma 4).

Disposizioni di coordinamento normativo sono infine contenute nella lettera a) del comma 1 (determinazione del reddito complessivo) e nel comma 2 (adempimenti del sostituto di imposta).

Si segnala infine che l’articolo in commento non contiene una disposizione analoga alla clausola di salvaguardia, mediante la quale, nella scorsa legislatura, era consentito ai contribuenti, per i quali, dall’introduzione di nuove disposizioni, fosse derivato un aggravio della tassazione, di continuare ad applicare, per un certo periodo, il regime previgente[2].

 

Secondo la relazione tecnica allegata al presente disegno di legge, gli effetti di cassa derivanti dall’articolo 3, comprensivi degli effetti indotti sulla tassazione del trattamento di fine rapporto, ammontano a:

-          433 milioni di euro per il 2007;

-          1.031 milioni di euro per il 2008;

-          972 milioni di euro per il 2009.

 

Si ricorda infine che la rideterminazione degli importi dell’assegno al nucleo famigliare, di cui all’articolo 4 del presente disegno di legge, dovrà essere attuata, con un successivo decreto del Ministro per le politiche della famiglia, in coerenza con la riforma dell’IRPEF contenuta nel presente articolo 3.

Base imponibile

L’articolo 3, comma 1, lettera a), novella l’articolo 3, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, sopprimendo il riferimento, ai fini della determinazione della base imponibile IRPEF, alle deduzioni di cui all’articolo 11 (deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione, c.d. no-tax area) e all’articolo 12 (deduzione per oneri di famiglia) del TUIR, le quali sono soppresse dall’articolo 3 in esame.

Modifica delle aliquote e degli scaglioni di reddito

L’articolo 3, comma 1, lettera b), che sostituisce l’articolo 11 del TUIR – introducendovi la materia attualmente contenuta nell’articolo 13[3]modifica gli scaglioni e le aliquote dell'imposta sui redditi delle persone fisiche che passano da tre (oltre il contributo di solidarietà, per il quale si veda infra) a cinque secondo lo schema seguente:

 

CLASSI DI REDDITO

(in euro)

Aliquote

 

fino a

15.000

23%

da 15.000

a 28.000

27%

da 28.000

a 55.000

38%

da 55.000

a 75.000

41%

oltre

75.000

43%

 


Gli scaglioni e le aliquote IRPEF vigenti a decorrere dal 1° gennaio 2005[4] sono invece i seguenti:

 

CLASSI DI REDDITO

(in euro)

Aliquote

fino a 26.000

23%

da 26.000 a 33.500

33%

oltre 33.500 (*)

39%

 

(*) I redditi superiori a 100.000 euro sono inoltre gravati attualmente dal contributo di solidarietà nella misura del 4 per cento (su cui vedi infra), per la parte di reddito che eccede tale importo.

 

Nella tabella sottostante sono poste a confronto le aliquote vigenti (compreso il contributo di solidarietà) con quelle proposte dal disegno di legge in esame:

 

CLASSI DI REDDITO (in euro)

Aliquote vigenti

Aliquote proposte

fino a 15.000

23%

23%

da 15.000 a 26.000

27%

da 26.000 a 28.000

33%

da 28.000 a 33.500

38%

da 33.500 a 55.000

 

39%

da 55.000 a 75.000

41%

da 75.000 a 100.000

43%

oltre 100.000

43%

 

 

Oltre alla sopra illustrata riforma degli scaglioni e dell’aliquota dell’imposta, il nuovo articolo 11 del TUIR si differenzia rispetto al vigente articolo 13 del medesimo TUIR per i seguenti aspetti:

§      al comma 1 del nuovo articolo 11 viene soppresso il riferimento alle deduzioni previste dagli articoli 11 (deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione, c.d. no-tax area) e 12 (deduzioni per oneri di famiglia) del TUIR, che vengono abrogate dall’articolo 3 in esame;

 

Mediante la deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione, si riconosce l’esenzione dall’IRPEF in favore di una quota di reddito di importo pari alla deduzione (c.d. no-tax area). L’importo base della deduzione è di 3.000 euro, con incrementi differenziati[5] in relazione alla natura dei redditi percepiti dal contribuente. La deduzione spetta a condizione che il reddito complessivo del soggetto non superi determinati limiti e, all’interno di tali limiti, spetta in misura decrescente al crescere del reddito[6];

§      viene meno la disposizione contenuta nel vigente comma 1-bis dell’articolo 13 del TUIR, il quale prevede l’esenzione dall’IRPEF per i soggetti alla formazione del cui reddito complessivo concorrono soltanto redditi di pensione non superiori a 7.500 euro, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e il reddito dell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze[7];

§      il comma 2 del nuovo articolo 11 prevede che l’imposta netta si ottiene detraendo dall’imposta lorda, oltre agli importi indicati agli articoli 15 (detrazioni per oneri) e 16 (detrazioni per canoni di locazione) del TUIR, anche le nuove detrazioni previste dagli articoli 12 (detrazioni per carichi di famiglia) e 13 (altre detrazioni) del TUIR (per le quali v. infra).

Detrazioni per carichi di famiglia

L’articolo 3, comma 1, lettera c), che novella l’articolo 12 del TUIR, sostituisce le deduzioni per oneri di famiglia[8], con detrazioni per carichi di famiglia.

Si ricorda innanzitutto che per deduzioni s’intendono i valori che si possono sottrarre dal reddito complessivo, con un beneficio rapportato all'aliquota marginale raggiunta dal contribuente. Queste operano pertanto in modo diverso rispetto alle detrazioni, che invece abbattono l'imposta da pagare.

Le deduzioni per oneri di famiglia attualmente vigenti sono le seguenti:

a)    3.200 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;

b)    2.900 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati, nonché per ogni altra persona indicata nell’articolo 433 del codice civile (persone obbligate agli alimenti) convivente con il contribuente o percipiente assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Tale somma deve essere ripartita tra coloro che hanno diritto dalla deduzione;

c)    3.450 euro, per ciascun figlio di età inferiore a tre anni, in alternativa alla deduzione di cui alla precedente lettera a);

d)    3.700 euro, per ogni figlio portatore di handicap, ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

e)    3.200 euro, per il primo figlio, se l’altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente non è coniugato o se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato, ovvero se vi sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente separato.

È infine prevista una deduzione, di importo massimo pari a 1.820 euro, per le spese documentate sostenute dal contribuente, in proprio favore o nell’interesse delle persone indicate nell'articolo 433 del codice civile, per gli addetti alla assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.

Il vigente articolo 12 del TUIR prevede un meccanismo in base al quale si determina, in misura decrescente al crescere del reddito, l’importo delle deduzioni sopra indicate effettivamente spettante al contribuente[9].

 

Le nuove detrazioni per carichi di famiglia sono le seguenti:

a)      800 euro per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato.

La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro[10];

b)      800 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati, di età superiore a tre anni.

L’importo è aumentato a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni.

Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.

L’importo base della detrazione è aumentato di 70 euro per ogni figlio portatore di handicap.

La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000 euro; per ogni figlio successivo al primo l'importo di 95.000 euro è aumentato di 15.000 euro.

La detrazione è ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori[11]. In caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo;

c)      750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona indicata nell'articolo 433 del codice civile[12](persone obbligate agli alimenti) che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro.

 

Il comma 2 del nuovo articolo 12 del TUIR conferma che le detrazioni sopra indicate, come le precedenti deduzioni, spettano a condizione che le persone alle quali si riferiscono non possiedano un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Anche il comma 3 del nuovo articolo 12 del TUIR riprende una previsione già stabilita per le precedenti deduzioni: le detrazioni sono rapportate a mese e competono dal mese in cui si sono verificate al mese in cui sono cessate le condizioni richieste.

Detrazioni per alcune categorie di redditi

L’articolo 3, comma 1, lettera d), recante il nuovo articolo 13 del TUIR, reintroduce le detrazioni differenziate in relazione alle diverse categorie di redditi.

Si ricorda che l’articolo 1, comma 349, della legge n. 311 del 2004 ha eliminato le detrazioni spettanti in base alla tipologia di reddito posseduta e secondo prestabilite fasce di reddito complessivo, per redditi di lavoro dipendente, di pensione, di lavoro autonomo e d'impresa dei soggetti ammessi al regime di contabilità semplificata. Tale sistema di detrazioni è stato sostituito dalla deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (c.d. no tax area, prevista dal vigente articolo 11 del TUIR, del quale viene ora proposta l’abrogazione), i cui importi sono modulati in relazione alle differenti categorie di reddito.

 

Le detrazioni per i redditi di lavoro dipendente, esclusi i redditi di pensione, e assimilati[13], rapportate al periodo di lavoro nell’anno, sono le seguenti (comma 1 del nuovo articolo 13 del TUIR):

a)   1.840 euro se il reddito complessivo non supera 8.000 euro. L'ammontare della detrazione effettivamente spettante, in relazione ai giorni di lavoro svolti durante l’anno, non può essere inferiore a 690 euro;

b)   1.338 euro, ai quali si aggiunge un importo pari al prodotto tra 502 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;

c)   1.338 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro[14].

 

Le detrazioni per i redditi di pensione, non cumulabili con quelle per i redditi di lavoro dipendente, rapportate al periodo di pensione nell’anno, sono le seguenti (comma 2 del nuovo articolo 13 del TUIR):

a)   1.725 euro se il reddito complessivo non supera 7.500 euro. L'ammontare della detrazione effettivamente spettante, in relazione al periodo di pensione goduto nell’anno, non può essere inferiore a 690 euro;

b)   1.255 euro, ai quali si aggiunge un importo pari al prodotto tra 470 euro e l'importo corrispondente al rapporto tra 15.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.500 euro, se l'ammontare del reddito complessivo è superiore a 7.500 euro ma non a 15.000 euro;

c)   1.255 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.

 

Le detrazioni per i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, per i quali non si applicano le detrazioni previste, per questo tipo di lavoro, dal comma 1 del nuovo articolo 13 (si veda la relativa nota), per i redditi di lavoro autonomo, per i redditi d’impresa, comprese le imprese minori, per i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente e per i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere sono quelle appresso indicate (comma 3 del nuovo articolo 13 del TUIR). Tali detrazioni non sono cumulabili con quelle di cui ai commi 1 e 2:

a)      1.104 euro se il reddito complessivo non supera 4.800 euro;

b)      1.104 euro se il reddito complessivo è superiore a 4.800 euro ma non a 55.000 euro. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l'importo di 55.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 50.200 euro.

Imposta dovuta dai non residenti

La lettera e) del comma 1 sostituisce il comma 3 dell’articolo 24 del TUIR, riconoscendo, in favore dei soggetti non residenti – oltre ad alcune detrazioni per oneri[15], già previste nell’attuale formulazione del citato articolo 24 del TUIR – anche le detrazioni differenziate per alcune categorie di redditi, secondo quanto previsto dal nuovo articolo 13 del TUIR (introdotto dalla lettera d) del presente comma 1).

Si segnala che in materia si sono recentemente registrati due interventi:

§       l’articolo 36, comma 2, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 258, il quale ha escluso la possibilità di applicare la deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione (vigente articolo 11 del TUIR) e la deduzione per oneri di famiglia (vigente articolo 12 del TUIR) ai soggetti non residenti;

§       l’articolo 3, comma 7, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262 (in corso di conversione, A.C. 1750), che ha sospeso l’efficacia della disposizione sopra citata per l’anno 2006.

Adempimenti dei sostituti di imposta

Il comma 2 dell’articolo 3 modifica l’articolo 23 del D.P.R. 28 settembre 1973, n. 600, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi, relativo alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente, allo scopo di coordinare il citato articolo con le modifiche apportate al TUIR dal comma 1 del presente articolo 3.

Il sostituto d’imposta, nell’effettuare le ritenute ai fini delle imposte sui redditi, in luogo delle deduzioni previste dagli attuali articoli 11 (deduzione per assicurare la progressività dell’imposizione) e 12, commi 1 e 2 (deduzioni per oneri di famiglia, con esclusione della deduzione per gli addetti all’assistenza personale), del TUIR, dovrà tener conto delle detrazioni stabilite dal nuovo testo degli articoli 12 (detrazioni per carichi di famiglia) e 13 (detrazioni differenziate per alcune categorie di redditi) del medesimo TUIR, modificati dal presente articolo 3. Analoga sostituzione è operata in relazione alle dichiarazioni che il lavoratore deve fare in ordine alla spettanza delle deduzioni/detrazioni (lettera a) del comma 2).

Il sostituto di imposta dovrà poi tener conto delle nuove detrazioni sopra indicate, in luogo delle precedenti deduzioni, in sede di conguaglio relativo all’anno precedente o, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, alla data di cessazione, tra le ritenute operate e l’imposte effettivamente dovuta (lettera b) del comma 2).

Abrogazione del contributo di solidarietà

Il comma 3 dell’articolo 3 in esame abroga l’articolo 1, comma 350, della citata legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005), relativo al contributo di solidarietà. Si tratta di un contributo, pari al 4 per cento e gravante sulla parte di reddito imponibile eccedente l’importo di 100.000 euro, rispetto al quale si prevede l'applicazione delle disposizioni in materia di imposte sui redditi ai fini della sua dichiarazione, versamento, accertamento, riscossione e contenzioso. Tale contributo di solidarietà sembrerebbe configurarsi attualmente come una sorta di quarta aliquota del 43 per cento, applicabile alla quota di reddito superiore a 100.000 euro.

Riduzione dei trasferimenti erariali in favore di regioni e enti locali

Il comma 4 dell’articolo 3 rinvia ad un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 della legge n. 281 del 1997 (Stato-città ed autonomie locali e Stato-regioni), per la riduzione dei trasferimenti erariali in favore delle regioni e degli enti locali in conseguenza del maggior gettito derivante a detti soggetti dall’applicazione delle disposizioni del presente articolo. Per l’individuazione delle modalità di riduzione dei trasferimenti statali, il presente comma 4 rinvia all’articolo 20, comma 23, del presente disegno di legge (si veda la relativa scheda di lettura).

 

La previsione di un aumento del entrate delle regioni e degli enti locali si basa sulla considerazione che le addizionali IRPEF spettanti a detti soggetti sono calcolate sul reddito complessivo del contribuente, al netto degli oneri deducibili (articolo 50 del D.Lgs. n. 446 del 1997 e articolo 1 del D.Lgs. n. 360 del 1998). Se questo reddito viene ridotto per l’applicazione delle deduzioni (che, come sopra indicato, operano sul reddito), anche l’importo spettante alle regioni e agli locali subisce una riduzione. Le detrazioni invece si applicano sull’imposta lorda del contribuente e pertanto hanno effetto esclusivamente ai fini dell’IRPEF di competenza statale.

 

La relazione tecnica allegata al presente disegno di legge stima un incremento del gettito dell’addizionale regionale all’IRPEF nella misura di 325 milioni di euro annui, e un incremento del gettito dell’addizionale comunale all’IRPEF nella misura di 81 milioni di euro annui.


Articolo 5, commi 1-15
(Accertamento e contrasto dell’evasione - Studi di settore)

 


1. Dopo l'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, è aggiunto il seguente:

«Art. 10-bis - (Modalità di revisione ed aggiornamento degli studi di settore). - 1. Gli studi di settore previsti all'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, sono soggetti a revisione, di norma, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore dello studio di settore ovvero da quella dell'ultima revisione, sentito il parere della commissione di esperti di cui all'articolo 10, comma 7. Nella fase di revisione degli studi di settore si tiene anche conto dei dati e delle statistiche ufficiali, quali quelli di contabilità nazionale, al fine di mantenere, nel medio periodo, la rappresentatività degli stessi rispetto alla realtà economica cui si riferiscono. La revisione degli studi di settore è programmata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno.

2. Ai fini dell'elaborazione e della revisione degli studi di settore si tiene anche conto di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico».

2. Fino alla elaborazione e revisione degli studi di settore previsti dall'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, che tengono conto degli indicatori di coerenza di cui al comma 2 dell'articolo 10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146, introdotto dal comma 1 del presente articolo, con effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006, ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195, si tiene altresì conto di specifici indicatori di normalità economica, idonei alla individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta. Ai fini della relativa approvazione non si applica la disposizione di cui all'articolo 10, comma 7, secondo periodo, della legge 8 maggio 1998, n. 146.

3. Il comma 399 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è abrogato.

4. Il comma 4 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«4. La disposizione del comma 1 del presente articolo non si applica nei confronti dei contribuenti:

     a) che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), o compensi di cui all'articolo 54, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 7,5 milioni di euro;

     b) che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta. La disposizione di cui al comma 1 si applica comunque in caso di cessazione e inizio dell'attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

     c) che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività».

5. Le disposizioni di cui al comma 4 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, come modificate dal comma 4 del presente articolo, hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data del 1o gennaio 2007, ad esclusione di quella prevista alla lettera b) dello stesso comma che hanno effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

6. Nei confronti dei contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo, per i quali non si rendono applicabili gli studi di settore, sono individuati specifici indicatori di normalità economica, idonei a rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare. Ai medesimi fini, nelle ipotesi di cessazione dell'attività, di liquidazione ordinaria ovvero di non normale svolgimento dell'attività, può altresì essere richiesta la compilazione del modello, allegato alla dichiarazione, previsto per i soggetti cui si applicano gli studi di settore.

7. Per i soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, con riferimento al primo periodo d'imposta di esercizio dell'attività, sono definiti appositi indicatori di coerenza per la individuazione dei requisiti minimi di continuità della stessa, tenuto conto delle caratteristiche e delle modalità di svolgimento della attività medesima.

8. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il 28 febbraio 2007, sono approvati gli indicatori di cui al comma 7, anche per settori economicamente omogenei, da applicare a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

9. Sulla base di appositi criteri selettivi è programmata una specifica attività di controllo nei confronti dei soggetti che risultano incoerenti per effetto dell'applicazione degli indicatori di cui al comma 7.

10. All'articolo 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146, sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) le parole: «con periodo d'imposta pari a dodici mesi e» sono soppresse;

     b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «qualora l'ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all'ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi».

11. Le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, come modificate dal comma 10 del presente articolo, limitatamente alla lettera a), hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1o gennaio 2007.

12. All'articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma 2 è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione non si applica se il maggior reddito d'impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento del reddito d'impresa dichiarato».

13. All'articolo 5 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo il comma 4 è inserito il seguente:

«4-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma 4 è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione non si applica se la maggiore imposta accertata o la minore imposta detraibile o rimborsabile, a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quella dichiarata».

14. All'articolo 32 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. La misura della sanzione minima e massima di cui al comma 2 è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. La presente disposizione non si applica se il maggior imponibile, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quello dichiarato».

15. Al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, dopo l'articolo 8 è inserito il seguente:

«Art. 8-bis - (Violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l'applicazione degli studi di settore) - 1. In aggiunta alla sanzione prevista all'articolo 1, comma 2, e all'articolo 5, comma 4, nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, si applica la sanzione amministrativa da euro cinquecento a euro millecinquecento».


 

 

Il comma 1 dell’articolo 5 disciplina le modalità di revisione e di aggiornamento degli studi di settore, introducendo apposite disposizioni in un nuovo articolo 10-bis inserito nella legge 8 maggio 1998, n. 146.

 

La legge 8 maggio 1998, n. 146, contiene un complesso di disposizioni per la semplificazione e la razionalizzazione del sistema tributario e per il funzionamento dell'Amministrazione finanziaria, nonché disposizioni varie di carattere finanziario. In particolare, l’articolo 10 regola le modalità di utilizzazione degli studi di settore in sede di accertamento.

 

Gli studi di settore, introdotti dall’articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, sono strumenti diretti a facilitare la ricostruzione induttiva dei redditi d’impresa e di lavoro autonomo attraverso la determinazione di funzioni di ricavo e compenso per gruppi omogenei di contribuenti operanti nello stesso settore di attività.

Ciascuno studio di settore risulta, in particolare, costituito da tante funzioni di ricavo e di compenso quanti sono i gruppi omogenei di contribuenti nei quali sono stati suddivisi tutti coloro che operano nello stesso settore di attività. La derivazione della funzione di ricavo prende le mosse dall’elaborazione di un’ampia struttura informativa attinente ai dati contabili ed extracontabili dei contribuenti, pervenendo alla determinazione di indici statistici specifici per ogni categoria economica, ai quali è possibile ragguagliare la situazione del singolo contribuente.

Gli studi di settore sono approvati con decreti ministeriali e sono soggetti a revisione periodica.

In particolare, tale revisione è stata prevista dapprima dall’articolo 23, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, con finalità di controllo delle tendenze inflative rilevate in occasione del passaggio alla nuova moneta dell’euro, per i settori in cui si fossero manifestate o fossero in atto abnormi dinamiche di aumento dei prezzi. Per altro, tale operazione non risulta essere stata condotta a termine; il controllo dei prezzi nella filiera agroalimentare da parte della Guardia di finanza è stato quindi nuovamente disposto dall’articolo 2 del decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2005, n. 231.

Finalità più propriamente tributarie riveste invece la revisione quadriennale disposta in via generale per i medesimi studi dall’articolo 1, commi da 399 a 401, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), la quale, ai commi da 407 a 411, ne ha altresì disciplinato l’impiego a fine di accertamento. Tale possibilità è estesa, nei riguardi dei soggetti che esercitano attività d’impresa in regime di contabilità ordinaria, nonché degli esercenti arti o professioni, anche al caso in cui emergano, nel periodo d’imposta da accertare, significative situazioni di incoerenza rispetto agli indici di natura economica, finanziaria o patrimoniale stabiliti con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. La possibilità di adeguamento alle risultanze degli studi di settore senza sanzioni e interessi, nel primo anno di applicazione, è stata altresì estesa ai periodi precedenti e riferita anche all’imposta regionale sulle attività produttive. In questo caso dev’essere tuttavia versata una maggiorazione del 3 per cento calcolata sulla differenza tra ricavi e compensi derivanti dall’applicazione degli studi e quelle annotati nelle scritture contabili, quando tale differenza sia superiore al 10 per cento.

 

Il nuovo articolo 10-bis della legge n. 146 del 1998, aggiunto dal presente comma, stabilisce, al comma 1, che gli studi di settore sono soggetti a revisione, di norma, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore dello studio di settore stesso ovvero della sua ultima revisione, sentito il parere della commissione di esperti prevista dall'articolo 10, comma 7.

 

Trattasi di commissione istituita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, formata da esperti dallo stesso designati, tenendo anche conto delle segnalazioni delle organizzazioni economiche di categoria e degli ordini professionali. Spetta ad essa esprimere parere, prima dell'approvazione e della pubblicazione dei singoli studi, circa la loro idoneità a rappresentare la realtà cui si riferiscono. L'attività consultiva è svolta dai componenti a titolo gratuito.

 

La disposizione prescrive altresì che nella revisione si tenga conto anche dei dati e delle statistiche ufficiali, quali quelli di contabilità nazionale, al fine di mantenere, nel medio periodo, la rappresentatività degli studi di settore rispetto alla realtà economica cui si riferiscono.

La revisione è programmata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno: sembra quindi che entro tale termine debbano essere individuati (in base alle previste scadenze triennali) gli studi di settore da sottoporre a revisione nel corso dell’anno.

Il comma 2 della novella aggiunge che per l'elaborazione e la revisione degli studi di settore deve anche tenersi conto di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico.

 

Nell’applicazione degli studi di settore a fine di accertamento, l’analisi della coerenza – sulla base di indici (ad es.: produttività per addetto, rotazione di magazzino) determinati in relazione alle singole aree economiche – costituisce una fase fondamentale per individuare anomalie nei dati comunicati dal contribuente, anche in presenza di ricavi dichiarati congrui rispetto agli importi presunti in base al pertinente studio di settore. Gli indici di coerenza fanno riferimento a comportamenti ritenuto “normali” nel settore economico considerato. Lo scostamento rispetto ad essi consente di riconoscere elementi critici, ad esempio in relazione all’impiego di personale irregolare, a situazioni anomale di magazzino o di area acquisti ovvero a irregolarità di natura contabile.

 

La relazione tecnica stima i seguenti effetti finanziari (in termini di cassa, in milioni di euro):

 

 

2007

2008

2009

per la revisione triennale degli studi

-

+626

+1.150

per la generalizzazione degli indicatori di coerenza

+2.598

+1.762

+1.762

per l’introduzione dell’analisi di coerenza specifica per singolo studio di settore

-

+866

+1.453

 

Il comma 2 del presente articolo 5 dispone, in via transitoria, che fino all’elaborazione e revisione degli studi di settore, mediante l’impiego degli indicatori di coerenza previsti dal comma 2 dell'articolo 10-bis della legge n. 146 del 1998 (introdotto dal comma 1 del presente articolo: v. supra), per l’applicazione degli studi esistenti si tenga anche conto di specifici indicatori di normalità economica, idonei all’individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche e alle condizioni di esercizio della specifica attività da esso svolta. Questi indicatori sono approvati senza il parere della commissione di esperti, altrimenti previsto dal già citato articolo 10, comma 7, secondo periodo, della legge n. 146 del 1998.

L’applicazione degli indicatori ha effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 ai sensi dell'articolo 1 (precisamente, comma 1) del regolamento recante disposizioni concernenti i tempi e le modalità di applicazione degli studi di settore, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195.

 

L’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 195 del 1999, al comma 1, stabilisce che le disposizioni dell'articolo 10, commi da 1 a 6, della legge n. 146 del 1998, relative all’applicazione degli studi a fine di accertamento, si applicano a partire dagli accertamenti relativi al periodo d'imposta nel quale entrano in vigore gli studi di settore, anche nel caso in cui gli studi medesimi siano pubblicati nella Gazzetta ufficiale entro il 31 marzo del periodo d'imposta successivo a quello di entrata in vigore.

Il comma 2 stabilisce invece che si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di entrata in vigore degli studi le disposizioni dell'articolo 10, comma 8, della citata legge n. 146 del 1998 (che consente di stabilire, con i decreti di approvazione degli studi, criteri e modalità di annotazione separata dei componenti negativi e positivi di reddito rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi stessi nei confronti dei soggetti che esercitano più attività).

 

Il comma 3, in conseguenza della nuova disciplina della revisione triennale degli studi di settore, introdotta dal comma 1, dispone l’abrogazione del comma 399 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), il quale ne disciplinava la revisione quadriennale.

 

Il comma 399 dell’articolo 1 della legge n. 311 del 2004 stabilisce che gli studi di settore sono soggetti a revisione, di norma, ogni quattro anni dalla data dell’entrata in vigore o dell'ultima revisione, al fine di mantenerne la rappresentatività rispetto alla realtà economica cui si riferiscono. La revisione può essere disposta anche prima del suddetto termine, tenuto anche conto di dati e informazioni ufficiali quali i dati di contabilità nazionale, sentito il parere della commissione di esperti. La revisione è programmata con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il mese di febbraio di ciascun anno.

 

Il comma 4 del presente articolo 5 ridefinisce le fattispecie alle quali non si applicano gli studi di settore, sostituendo il comma 4 dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, che attualmente le disciplina.

La nuova formulazione adegua i riferimenti al testo unico delle imposte sui redditi, in conseguenza delle modificazioni apportate (anche alla numerazione degli articoli) dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, innalza da lire 10 miliardi (pari a euro 5.164.568,99) a euro 7,5 milioni il limite massimo di ricavi e compensi, oltre il quale non trovano applicazioni gli studi, e dispone l’applicabilità degli studi a fine di accertamento in caso di inizio dell'attività da parte lo stesso soggetto entro sei mesi dalla cessazione della precedente, nonché quando l'attività costituisca mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.


 

Testo vigente

Nuova formulazione

 

 

4. Le disposizioni del comma 1 del presente articolo non si applicano nei confronti dei contribuenti che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 53, comma 1, esclusi quelli di cui alla lettera c), o compensi di cui all'articolo 50, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 10 miliardi di lire. Le citate disposizioni non si applicano, altresì, ai contribuenti che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta ovvero che non si trovano in un periodo di normalesvolgimento dell'attività.

4. La disposizione del comma 1 del presente articolo non si applica nei confronti dei contribuenti:

a) che hanno dichiarato ricavi di cui all'articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), o compensi di cui all'articolo 54, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta ufficiale. Tale limite non può, comunque, essere superiore a 7,5 milioni di euro;

b) che hanno iniziato o cessato l'attività nel periodo d'imposta. La disposizione di cui al comma 1 si applica comunque in caso di cessazione e inizio dell'attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

c) che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell'attività.

 

Rispetto alla formulazione della lettera a), si osserva che il richiamo dell’articolo 54 del testo unico delle imposte sui redditi è equivalente a quello all’articolo 50, contenuto nel testo vigente (riferito alla numerazione degli articoli antecedente il decreto legislativo n. 344 del 2003).

 

Il comma 1 dell’articolo 54 del TUIR stabilisce che il reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l'ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'arte o della professione, salvo quanto stabilito nei successivi commi. I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde.

 

Il riferimento all’articolo 85 (corrispondente al vecchio articolo 53), comma 1, lettera c), del medesimo testo unico è integrato dall’aggiunta delle lettere d) ede), di nuova introduzione, che disciplinano affini tipologie di ricavo, alle quali è dunque estesa l’esclusione, e che quindi non concorrono al raggiungimento del limite per l’applicabilità degli studi di settore.

 

L’articolo 85, comma 1, del TUIR definisce la nozione di ricavo.

La lettera c) riguarda i corrispettivi delle cessioni di azioni o quote di partecipazioni, anche non rappresentate da titoli, al capitale di società e altri enti, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diverse da quelle cui si applica l'esenzione prevista dall'articolo 87 (Plusvalenze esenti), anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

La lettera d) si riferisce ai corrispettivi delle cessioni di strumenti finanziari similari alle azioni ai sensi dell'articolo 44 emessi da società e altri enti, che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, diversi da quelli cui si applica l'esenzione prevista dall'articolo 87, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

La lettera e) riguarda, infine, i corrispettivi delle cessioni di obbligazioni e di altri titoli in serie o di massa, diversi da quelli indicati alla lettere c) e d), che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, anche se non rientrano fra i beni al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

 

La precisazione inserita nella lettera b) estende le possibilità di applicazione degli studi di settore nell’ipotesi di cessazione dell’attività (che costituisce di regola causa ostativa alla loro applicabilità a fini di accertamento), specificando che gli studi si applicano:

1)      quando l'attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti;

2)      quando lo stesso soggetto che ha cessato l’attività la riprenda entro sei mesi dalla data di cessazione.

Rispetto a questa seconda ipotesi, sembra doversi concludere – in ragione delle caratteristiche dello strumento – che l’applicabilità del pertinente studio resti subordinata alla circostanza che la nuova attività sia riferibile al medesimo settore economico dell’attività cessata. Sarebbe per altro opportuno un chiarimento a questo riguardo.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni concernenti il limite di applicabilità degli studi di settore e la ridefinizione delle cause di esclusione effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 332 milioni di euro per l’anno 2007 e di 278 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009.

 

Il comma 5 dispone circa l’applicazione delle nuove norme introdotte dal precedente comma 4, stabilendo che esse abbiano effetto dal periodo d'imposta in corso alla data del 1° gennaio 2007, ad esclusione di quella indicata alla lettera b), che hanno [recte: ha] effetto dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006.

Viene così anticipata con effetti di retroattività – in tacita deroga al disposto dell’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente) – l’efficacia della nuova regola (che non sembra avere natura interpretativa) circa l’applicabilità degli studi di settore in caso di cessazione e successivo inizio di attività da parte del medesimo soggetto o di mera prosecuzione dell’attività altrui.

 

L’articolo 3 della legge n. 212 del 2000 stabilisce che – salvo il caso delle norme di interpretazione autentica, le norme tributarie non hanno effetto retroattivo, e che, relativamente ai tributi periodici, le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.

 

Il comma 6, allo scopo di orientare le attività di controllo nei confronti dei contribuenti titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo cui non sono applicabili gli studi di settore, prevede la determinazione di specifici indicatori di normalità economica, idonei a rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare.

Ai medesimi fini, nelle ipotesi di cessazione dell'attività, di liquidazione ordinaria ovvero di non normale svolgimento dell'attività (che costituiscono ordinariamente causa di esclusione dell’applicabilità degli studi), si stabilisce che possa venire richiesta la compilazione del modello, allegato alla dichiarazione, previsto per i soggetti cui si applicano gli studi di settore. Si tratta del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, da allegarsi alla dichiarazione dei redditi.

 

Il comma 7 prescrive altresì la determinazione di appositi indicatori di coerenza per l’individuazione dei requisiti minimi di continuità dell’attività, con riferimento al primo periodo d’imposta in cui essa viene esercitata, relativamente ai soggetti indicati all'articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (società di capitali, società cooperative, società di mutua assicurazione), esclusi dall’applicazione degli studi di settore. Tali indicatori sono definiti tenendo conto delle caratteristiche e delle modalità di svolgimento dell’attività medesima.

La relazione governativa ìndica a questo riguardo l’esistenza di “una quota significativa di società di capitali (15-20%) che risultano fiscalmente inattive dopo periodi brevissimi (anche meno di un anno) dall’inizio dell’attività”, rilevando che “queste società dichiarano sovente livelli di ricavi relativamente inferiori rispetto a quelli medi dichiarati dalle società appartenenti a settori economicamente omogenei che iniziano l’attività e la proseguono per periodi più lunghi”. La stessa relazione chiarisce che gli indici di coerenza dovranno essere definiti partendo dagli analoghi indicatori degli studi di settore, con gli adeguamenti necessari per tener conto dei fenomeni specifici rilevati nell’analisi della particolare fattispecie.

Il comma 8 rimette l’approvazione dei predetti indicatori a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanarsi entro il 28 febbraio 2007. Tali indicatori potranno essere elaborati anche per settori economicamente omogenei, e dovranno trovare applicazione a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 (quindi con efficacia retroattiva).

 

Dalla formulazione del testo non risulta chiaramente la natura (ordinatoria o perentoria) del termine previsto per l’approvazione. Nella prima ipotesi, sarebbe altresì opportuno chiarire se, qualora l’approvazione intervenga dopo tale termine, ne rimanga ferma l’applicabilità al periodo d’imposta 2006.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni concernenti l’introduzione di indicatori di normalità economica per i contribuenti non soggetti all’applicazione degli studi di settore (comprese le società di capitali) effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 358 milioni di euro per l’anno 2007 e di 221 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009.

 

Il comma 9 prescrive che venga programmata, sulla base di appositi criteri selettivi, una specifica attività di controllo nei confronti dei soggetti che risultano incoerenti per effetto dell'applicazione degli indicatori introdotti a norma del comma 7.

 

Il comma 10 modifica le condizioni di applicabilità degli studi di settore a fini di accertamento, definite dall'articolo 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146.

In particolare, con la lettera a) è soppressa la condizione per cui il contribuente deve avere un periodo d'imposta pari a dodici mesi; la lettera b) specifica invece che gli studi sono impiegati qualora l'ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta [recte: risulti] inferiore all'ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi. Secondo quanto rilevato dalla relazione governativa, l’applicazione a contribuenti con periodo d’imposta inferiore a dodici mesi richiederà un affinamento del modello statistico-matematico.

 

La stessa relazione rileva che la previsione di applicabilità ai soli contribuenti le cui dichiarazioni non risultino coerenti con gli studi è resa opportuna da ragioni di coordinamento con l’abrogazione del comma 2 dello stesso articolo 10 (che conteneva analoga clausola relativamente agli esercenti attività d'impresa in regime di contabilità ordinaria, anche per effetto di opzione, e degli esercenti arti e professioni), operata dall'articolo 37, comma 2, lettera a), del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

Rimangono ferme le cause di esclusione stabilite dal comma 4 dello stesso articolo 10, così come sostituito dal comma 4 del presente articolo (v. supra).

 

La relazione tecnica, a fine di cautela, non stima il maggior gettito che potrà derivare dalla presente disposizione.

 

Il comma 11 dispone che le modificazioni operate dal precedente comma 10, limitatamente a quanto stabilito dalla lettera a) relativamente ai contribuenti con periodo d’imposta inferiore a dodici mesi, hanno effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2007. La disposizione è motivata nella relazione governativa con la necessità di adeguare il modello statistico-matematico a questa nuova applicazione.

 

Si osserva che, l’entrata in vigore della presente legge essendo prevista dall’articolo 217 nel 1° gennaio 2007, e non trattandosi nel caso di specie di norme sostanziali relative a un tributo periodico (che avrebbero effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data della sua entrata in vigore, a norma dell’articolo 3 della legge n. 212 del 2000), non appare chiaro il significato della limitazione alla sola lettera a) del comma 10.

 

I commi 12, 13 e 14 prevedono – in termini sostanzialmente identici per le imposte sui redditi, l’IVA e l’IRAP – l’incremento della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, qualora il maggior reddito d’impresa, d’arte o professione accertato ecceda di oltre il 10 per cento quello dichiarato.

A questo fine:

a)      il comma 12 integra con un nuovo comma 2-bis l'articolo 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi). L’articolo trova applicazione con riferimento alle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi;

Il nuovo comma 2-bis prevede che la misura della sanzione minima e massima indicata al comma 2 (ossia la sanzione dal cento al duecento per cento della maggior imposta o della differenza del credito, stabilita per la dichiarazione di reddito imponibile inferiore a quello accertato o comunque di imposta inferiore a quella dovuta o credito superiore a quello spettante, nonché per esposizione di indebite detrazioni d'imposta o indebite deduzioni dall'imponibile) è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. L’incremento non si applica se il maggior reddito d'impresa ovvero di arte o professione, accertato a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento del reddito d'impresa dichiarato»;

b)      il comma 13 aggiunge, nell'articolo 5 del medesimo decreto legislativo n. 471 del 1997, un nuovo comma 4-bis, da applicarsi alle dichiarazioni relative all’imposta sul valore aggiunto (IVA);

Anche in questo caso la misura della sanzione minima e massima prevista dal comma 4 (rispettivamente, cento e duecento per cento della differenza in caso di dichiarazione di imposta sul valore aggiunto inferiore al dovuto o eccedenza detraibile o rimborsabile superiore a quanto spettante) è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. L’incremento non si applica se la maggiore imposta accertata o la minore imposta detraibile o rimborsabile, a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quella dichiarata.

 

Si osserva a questo proposito che il comma 4, qui richiamato, oltre alla fattispecie descritta, disciplina, nel secondo periodo, le violazioni riguardanti la dichiarazione periodica, alle quali dichiara applicabile la diversa sanzione indicata nel comma 3 (sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire quattro milioni). Per evitare dubbi interpretativi, sarebbe opportuno specificare a quale dei due periodi debba intendersi operato il rinvio.

 

c)      il comma 14 aggiunge, nell'articolo 32 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, un nuovo comma 2-bis, da applicarsi alle dichiarazioni relative all’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Anche in questo caso la misura della sanzione minima e massima prevista dal comma 2 (rispettivamente, una e due volte l’ammontare della maggiore imposta dovuta in caso di dichiarazione di imponibile inferiore a quello accertato o imposta inferiore al dovuto) è elevata del 10 per cento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti. L’incremento non si applica se la maggiore imposta accertata o la minore imposta detraibile o rimborsabile, a seguito della corretta applicazione degli studi di settore, non è superiore al 10 per cento di quella dichiarata.

 

In aggiunta alle sanzioni introdotte dai commi precedenti, il comma 15 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria, in misura fissa determinata nel minimo e nel massimo, per colpire le medesime violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione rilevanti per l'applicazione degli studi di settore. Nel già citato decreto legislativo n. 471 del 1997, dopo l'articolo 8, è a questo fine inserito il nuovo articolo 8-bis.

Esso, in aggiunta alla sanzione prevista dall'articolo 1, comma 2, e dall'articolo 5, comma 4, commina la sanzione amministrativa da euro cinquecento a euro millecinquecento nelle ipotesi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati previsti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore, nonché nei casi di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti.

 

La relazione governativa osserva che la previsione di una sanzione aggiuntiva, specificamente riferita alla violazione, rivestirebbe particolare efficacia, in quanto “applicabile indipendentemente dall’esperibilità dell’azione di accertamento, e pertanto anche a seguito di specifici accessi atti a rilevare la veridicità dei dati e delle informazioni forniti dal contribuente con i modelli annuali”.

 

Si osserva a questo riguardo che la previsione (nel presente comma 15) di una sanzione specifica per “violazioni relative al contenuto degli allegati alla dichiarazione [nel testo della norma denominati modelli] rilevanti per l'applicazione degli studi di settore” può indurre dubbi circa la sua relazione con le sanzioni introdotte dai precedenti commi da 12 a 14. Poiché infatti questi ultimi dispongono l’incremento di sanzioni riferite a fattispecie diverse e determinate (dichiarazioni inferiori al dovuto, esposizione di deduzioni o detrazioni non spettanti etc.), nell’ipotesi in cui ricorrano contestualmente le violazioni relative al contenuto dei modelli, non sembrerebbero applicabili separatamente per queste sole violazioni. I riferimenti operati nella novella del presente comma 15 all’ “articolo 1, comma 2” (invece che 2-bis) e all’ “articolo 5, comma 4” (invece che 4-bis) sembrerebbero confermare quest’interpretazione. Verrebbe meno, pertanto, il carattere “aggiuntivo” della sanzione prevista dal presente comma 15, ove dovesse intendersi come sanzione da cumularsi con la precedente (fra l’altro, ciò comporterebbe l’assoggettamento della medesima condotta a due sanzioni di eguale natura).

Si segnala altresì, in relazione al medesimo comma 15, che la previsione di una sanzione da applicarsi “in aggiunta alla sanzione prevista all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 5, comma 4” indurrebbe a ritenere che tale sanzione possa essere irrogata soltanto ove la condotta qui individuata sia stata realizzata unitamente alle violazioni contemplate nei due articoli citati. Infine, il mancato richiamo dell’articolo 32, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 446 del 1997 (introdotto dal comma 14) parrebbe escludere l’applicabilità della sanzione in relazione agli allegati alle dichiarazioni IRAP.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Lotta all’evasione fiscale

Il 31 maggio 2006 la Commissione ha adottato una comunicazione sulla necessità di sviluppare una strategia coordinata al fine di migliorare la lotta alle frodi fiscali (COM(2006)254).

La comunicazione, sottolineando la carenza di stime sull’ammontare delle imposte non percepite a causa della frode fiscale, mira a facilitare la cooperazione tra gli Stati membri per garantire il funzionamento regolare del mercato interno e la tutela degli interessi finanziari della Comunità e punta a lanciare un dibattito tra le parti interessate nel quadro di una strategia antifrode a livello europeo.

Il documento pone in rilievo alcuni elementi di criticità relativi alla situazione attuale:

-        in relazione alla frode dell’IVA, sottolinea lo scarso utilizzo da parte degli Stati membri degli strumenti offerti dal Reg. (CE) n. 1798/2003 in tema di cooperazione amministrativa in materia di IVA;

-        in materia di accise, si richiama l’eventualità di dovere adottare ulteriori misure, rispetto a quelle previste dalla disciplina vigente, soprattutto a fronte di ulteriori fenomeni di frode, quali il contrabbando e la contraffazione di alcool e tabacco;

-        si evidenziano alcuni problemi di funzionamento nel campo della cooperazione amministrativa tra gli Stati membri (linguistici, di mancanza di risorse umane, ecc.);

-        si rileva lo scarso utilizzo da parte degli Stati membri delle strutture di sostegno e di assistenza operativa a livello comunitario, in particolare delle risorse dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) che agisce come piattaforma di servizi per le unità operative degli Stati membri;

-        si richiama l’attenzione sull’esigenza del rafforzamento della legislazione in materia di assistenza alla riscossione per migliorare il recupero delle tasse non versate allo Stato.

La Commissione individua tra i punti deboli del sistema attuale la tassazione delle vendite a distanza, dei mezzi di trasporto nuovi e d’occasione. Ricorda poi che alcuni Stati membri si sono dimostrati favorevoli ad estendere l’utilizzo del meccanismo dell’autoliquidazione che in taluni settori, come quello della costruzione, si è dimostrato efficace. Parallelamente a tale meccanismo occorrerebbe ampliare gli obblighi di dichiarazione supplementari rispetto a quelli attuali per evitare nuovi rischi di frode, fermo restando che la semplificazione del quadro fiscale è un elemento chiave della politica fiscale, iscritta nel quadro più ampio della strategia di Lisbona.

 

Il documento tratta poi la necessità di una maggiore cooperazione con i paesi terzi e le possibilità di modifica del sistema comune dell’IVA e dell’accise.

 

Il 7 giugno 2006 il Consiglio ECOFIN ha adottato conclusioni sulla citata comunicazione preannunciando di volere :

-        esaminare tutte le questioni sollevate dalla comunicazione in materia di frode, comprese le eventuali modifiche giuridiche al sistema IVA;

-        proseguire più specificamente con l'ausilio della Commissione l'analisi del ricorso all'inversione contabile come meccanismo per affrontare la frode in materia di IVA;

-        tornare sull'argomento per l'ultima sessione nel 2006 al fine di poter orientare gli ulteriori lavori della Commissione.

La Presidenza di turno finlandese ha poi chiesto alla Commissione di presentare al più presto una proposta di direttiva che consenta agli Stati membri di optare per l'applicazione di un meccanismo di inversione contabile per le cessioni interne tra imprese quando l'importo della fattura supera i 5.000 euro.


Articolo 5, commi 16-19 e 36-37
(Disposizioni per il contrasto dell’evasione
nell’applicazione di agevolazioni fiscali)

 


16. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) all'articolo 10, comma 1, lettera b), dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Ai fini della deduzione la spesa sanitaria relativa all'acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario»;

     b) all'articolo 15, comma 1, lettera c), dopo il secondo periodo, è inserito il seguente: «Ai fini della detrazione la spesa sanitaria relativa all'acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario».

17. I commi 7 e 8 dell'articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono abrogati.

18. Le agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, con ridotte o impedite capacità motorie, sono riconosciute a condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

19. In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l'acquirente ha usufruito dei benefici fiscali prima del decorso del termine di due anni dall'acquisto, è dovuta la differenza fra l'imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione delle agevolazioni stesse. La disposizione non si applica per i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

(omissis)

36. I soggetti di cui all'articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, che deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 10 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, devono indicare nella dichiarazione annuale il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.

37. All'articolo 78 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, dopo il comma 25 sono inseriti i seguenti:

«25-bis. Ai fini dei controlli sugli oneri detraibili di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 15 del testo unico sulle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale devono comunicare in via telematica all'Anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto dei contributi versati di cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 51 del citato testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

25-ter. Il contenuto, i termini e le modalità delle trasmissioni sono definiti con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate».


 

 

Il comma 16 dell’articolo 5 limita la deducibilità o detraibilità delle spese sanitarie per acquisto di medicinali, agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, subordinandola alla loro certificazione mediante fattura o scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario.

In particolare, la lettera a) introduce tale condizione relativamente alle spese sanitarie sostenute per l’acquisto di medicinali dai soggetti affetti da grave e permanente invalidità o menomazione.

A questo fine, viene inserito un nuovo periodo nell’articolo 10, comma 1, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

 

L’articolo 10, comma 1, lettera b), del TUIR, nel testo vigente, consente di dedurre dal reddito complessivo, agli effetti dell’IRPEF, le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dai soggetti indicati nell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione). Si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o di premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d'imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo; si considerano, altresì, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito

 

La lettera b) introduce la medesima clausola – relativa alle spese per medicinali – nell’articolo 15, comma 1, lettera c), del medesimo testo unico, che disciplina la detrazione consentita a tutti i contribuenti per le spese sanitarie.

 

L’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR consente di detrarre dall’imposta lorda le spese sanitarie, nella misura del 19 per cento e limitatamente alla parte eccedente lire 250 mila (pari a euro 129,11). Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle riferite alle invalidità e menomazioni sopra richiamate), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. Disposizioni speciali riguardano le spese riguardanti i mezzi (compresi i veicoli) necessari all'accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l'autosufficienza e le possibilità di integrazione degli invalidi. Anche in questo caso, si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d'imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo. Si considerano, altresì, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta.

 

La relazione tecnica annette alle presenti disposizioni effetti finanziari stimati (in termini di cassa) in un maggior gettito di 113,5 milioni di euro per l’anno 2008 e in 65 milioni di euro per l’anno 2009.

 

Il comma 17 rende nuovamente indetraibile, agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, l’imposta assolta per operazioni inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio del lotto, delle lotterie, dei concorsi pronostici e delle scommesse, nonché per le prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione a queste connesse.

Sono abrogati, a questo fine, i commi 7 e 8 dell'articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

 

Il comma 7 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005 ha inserito nel comma 3 dell’articolo 19 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, concernente l’imposta sul valore aggiunto, l’ulteriore lettera e-bis), la quale comprende le operazioni relative all’esercizio, prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione su lotto, lotterie, concorsi pronostici e scommesse tra quelle cui non si applica l’indetraibilità prevista per le operazioni esenti inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio delle attività indicate all’articolo 10, n. 6) e 7), del medesimo D.P.R.

Ha altresì aggiunto nel comma 5 dello stesso articolo 19 un’ulteriore disposizione, che esclude, per le stesse operazioni, l’applicazione della disciplina del cosiddetto pro rata di detraibilità dell'imposta sugli acquisti di beni e servizi strumentali alle operazioni esenti.

Il comma 8subordina l’efficacia di queste disposizioni alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.

I numeri 6) e 7) del citato articolo 10 (esenzione IVA) del D.P.R. n. 633 del 1972 riguardano le operazioni relative all'esercizio del lotto, delle lotterie nazionali, dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato e al CONI e all’UNIRE, nonché quelle relative all'esercizio dei totalizzatori e delle scommesse, ivi comprese le operazioni relative alla raccolta delle giocate (numero 6) e le operazioni relative all'esercizio delle scommesse in occasione di gare, corse, giuochi, concorsi e competizioni di ogni genere, diverse da quelle indicate al numero precedente, nonché quelle relative all'esercizio del giuoco nelle case da giuoco autorizzate e alle operazioni di sorte locali autorizzate (numero 7).

 

La relazione tecnica annette alla presente disposizione effetti finanziari stimati in un maggior gettito pari a 60 milioni di euro annui. La stima è conforme alla perdita di gettito indicata precedentemente in relazione all’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005, che aveva introdotto la disposizione abrogata.

 

Si osserva, con riferimento alla formulazione del presente comma, che sarebbe stato più corretto abrogare direttamente le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 633 del 1972, invece che i commi 7 e 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005 che le hanno inserite mediante novella. Per altro, l’applicazione di tali disposizioni è soggetta a condizione sospensiva in attesa dell’approvazione della Commissione europea.

 

Il comma 18 subordina il riconoscimento delle agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti affetti da minorazione (identificati mediante il richiamo all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104)[16], con ridotte o impedite capacità motorie, alla condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

 

Tra le agevolazioni fiscali concesse agli invalidi (ovvero alle persone cui essi risultano fiscalmente a carico) per l’acquisto di autoveicoli, si richiamano:

-        la detrazione d’imposta, nella misura del 19 per cento delle spese sostenute per l’acquisto di mezzi necessari alla locomozione dei soggetti portatori di handicap, prevista agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche dall’articolo 15, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. La detrazione d’imposta spetta integralmente – cioè senza applicazione della franchigia di euro 129,11 normalmente prevista per la detrazione delle spese mediche – una sola volta in un periodo di quattro anni;

-        l’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento sull'acquisto di veicoli adattati all’uso degli invalidi (concessa agli invalidi dall’articolo 1 della legge 9 aprile 1986, n. 97, ed estesa ai soggetti definiti dall’articolo 3 della citata legge n. 104 del 1992 – legge quadro sull’handicap – dall’articolo 8, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449). L’agevolazione è riconosciuta una sola volta nel corso del quadriennio, salvo il caso in cui il veicolo precedente sia stato cancellato dal pubblico registro automobilistico. L'IVA agevolata si applica attualmente ai soli motoveicoli e autoveicoli, nuovi o usati, con limiti di cilindrata: fino a 2.000 centimetri cubici, se con motore a benzina, e fino a 2.800 centimetri cubici, se con motore diesel;

-        l’esenzione dal pagamento dell’imposta erariale di trascrizione, dell'addizionale provinciale all'imposta erariale di trascrizione e dell'imposta di registro per gli atti di natura traslativa o dichiarativa (cioè i passaggi di proprietà) aventi per oggetto i suddetti veicoli (articolo 8, comma 4, della citata legge n. 449 del 1997). A seguito della soppressione dell’imposta erariale di trascrizione e dell'addizionale provinciale, l’agevolazione deve riferirsi all’imposta provinciale di trascrizione, istituita dall’articolo 56 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446;

-        l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per i suddetti motoveicoli e autoveicoli (articolo 8, comma 7, della medesima legge n. 449 del 1997).

 

Il comma 19 dispone che, in caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l'acquirente ha usufruito dei benefìci fiscali prima del decorso del termine di due anni dall'acquisto, è dovuta la differenza fra l'imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione delle agevolazioni stesse.

Questa disposizione non si applica per gli invalidi nel caso in cui, a seguito a mutate necessità dovute alla minorazione da cui sono affetti, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

 

La norma sembra doversi riferire alle agevolazioni previste per i veicoli destinati ai soggetti affetti da invalidità o menomazioni, in connessione con quanto disposto dal precedente comma 18 e secondo le indicazioni della relazione governativa. Tuttavia, stante la sua formulazione in termini generali, per prevenire dubbi interpretativi, sarebbe opportuna una precisazione a tale riguardo.

 

Il già citato articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR prevede attualmente che la detrazione ammessa per i veicoli destinati ai soggetti con capacità motorie ridotte spetti per un solo veicolo e sull’importo massimo di euro 18.075,99 entro un periodo di quattro anni.

La reiterazione del beneficio, per acquisti effettuati entro il periodo predetto, è possibile soltanto ove il primo veicolo per il quale sia stata utilizzata la detrazione venga cancellato dal pubblico registro automobilistico. Qualora il veicolo sia stato rubato e non ritrovato, la detrazione spetta nuovamente anche entro il quadriennio, nel medesimo limite di spesa massima, detrattone l'eventuale rimborso assicurativo.

 

Potrebbe essere opportuno coordinare il termine biennale, previsto dalla presente disposizione, quello quadriennale, previsto per la fruizione dell’agevolazione agli effetti dell’IRPEF.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni dei commi 18 e 19 effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 26,7 milioni di euro per il 2006, 75,4 milioni di euro per il 2007 e 56,5 milioni di euro per il 2009.

 

Il comma 36 dispone che i soggetti passivi dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (individuati mediante riferimento all'articolo 2 del TUIR), i quali deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge (secondo quanto previsto dalla lettera c) del comma 1 dell'articolo 10 del medesimo TUIR), devono indicare nella dichiarazione annuale il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.

 

L’articolo 10, comma 1, lettera c), del TUIR ammette la deduzione degli assegni periodici corrisposti al coniuge – ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli – in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria.

 

Il comma 37, anche in connessione con le disposizioni introdotte dal precedente comma 16, lettera b), impone agli enti e alle casse aventi esclusivamente fine assistenziale di comunicare in via telematica all'anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto di contributi che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente.

A quest’effetto, nell'articolo 78 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, sono inseriti due nuovi commi. Il primo (comma 25-bis) dispone tale comunicazione, espressamente volta ad agevolare i controlli sugli oneri detraibili previsti dalla lettera c) del comma 1 dell'articolo 15 del TUIR.

 

La lettera c) del comma 1 dell'articolo 15 del TUIR stabilisce infatti che si considerano rimaste a carico del contribuente – agli effetti della detrazione ammessa – anche le spese rimborsate

1) per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d'imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo;

2) per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta. Questa fattispecie si verifica, in particolare, per i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, che, entro il limite ammesso, non concorrono a formare il reddito a norma dell’articolo 51, comma 2, lettera a), del medesimo TUIR.

Il nuovo comma 25-ter rimette invece la fissazione del contenuto, dei termini e delle modalità delle trasmissioni a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.

 

Si osserva che la disposizione avrebbe potuto trovare opportuna collocazione nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, recante disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 29 ottobre 2004 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte (COM(2004)728) relativo alla semplificazione e all’ammodernamento del sistema IVA, che comprende:

-        una proposta di modifica della direttiva 77/388/CEE (“Sesta direttiva IVA”) con lo scopo di semplificare gli obblighi IVA;

-        una proposta di direttiva che disciplina il rimborso dell’IVA, già previsto dalla direttiva 777/388/CEE, per i soggetti di imposta che risiedono in un altro Stato membro;

-        una proposta di modifica del regolamento (CE) 1798/2003, allo scopo di introdurre modalità cooperazione tra le amministrazioni finanziarie nazionali coerenti con l’introduzione dello sportello unico e con le modifiche al sistema di rimborso IVA.

Il pacchetto di proposte è stato esaminato dal Parlamento europeo in lettura unica il 7 settembre 2005. Il 7 giugno 2006 il Consiglio, nell’ambito della procedura di consultazione, ha deciso la continuazione dei lavori sugli altri elementi del pacchetto di misure IVA, allo scopo di giungere ad un accordo globale entro la fine dell'anno.

 

Lo scopo principale del pacchetto di proposte è quello di alleggerire l’onere amministrativo a carico dei soggetti che, in ragione della propria attività economica, devono assolvere obblighi IVA in un Paese diverso da quello nel quale risiedono. A tal fine, tra l’altro, la Commissione prende in esame le spese per le quali non è possibile ottenere una detrazione totale dell’IVA, con l’obiettivo di ravvicinare le normative nazionali, che in proposito divergono notevolmente.

Secondo la Commissione si potrebbe prevederel’indetraibilità dell’imposta soltanto per:

a)       spese di divertimento o di rappresentanza;

b)       spese relative a viaggi, alloggio, alimenti e bevande, diverse da quelle sostenute dal soggetto passivo nell'esercizio della sua attività per fornire a titolo oneroso prestazioni di viaggio, alloggio, alimenti e bevande;

c)       spese relative ai veicoli stradali a motore, ad eccezione dei veicoli che il soggetto passivo detiene a titolo di scorte mercantili e dei veicoli da lui messi in vendita nell'esercizio della sua attività, nonché dei veicoli usati come taxi, destinati alla scuola guida o ad essere dati a noleggio o in leasing;

d)       spese relative a imbarcazioni o aeromobili esclusi quelli destinati unicamente al trasporto commerciale di persone o beni.

Il 7 novembre 2006 è previsto l’accordo politico del Consiglio sull’atto finale.

Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 16 marzo 2005 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora[17] in relazione al trattamento IVA applicato in Italia all’IVA detraibile assolta dai soggetti passivi non stabiliti nel territorio italiano prima della loro registrazione in Italia ai fini IVA.

La lettera richiama i principi ribaditi dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (sentenza Rompelman del 14 febbraio 1985) in base ai quali il diritto alla detrazione è un diritto fondamentale del soggetto passivo che quest’ultimo può esercitare sin dalle prime operazioni effettuate. Secondo la Corte uno Stato membro non può nemmeno limitare il periodo entro il quale le eventuali operazioni preliminari danno diritto alla detrazione.

La Commissione in particolare ritiene che il trattamento applicato all’IVA a monte in base alla legislazione italiana, assolta prima dell’espletamento di tutte le formalità amministrative relative alla nomina del rappresentante fiscale, risulta incompatibile con le disposizioni del Trattato CE contenute:

-        nell’articolo 49 (divieto di restrizioni alla libera prestazione di servizi);

-        nell’articolo 90 (divieto per qualunque Stato di applicare a prodotti di altri Stati membri imposizioni interne superiori a quelle applicate ai prodotti similari nazionali; divieto di applicazione ai prodotti di altri Stati membri di imposizioni interne tese a proteggere indirettamente altre produzioni);

-        nonché contenute:

-        nella sesta direttiva IVA (Dir. 77/388/CE, sulla base imponibile uniforme) che regola, in particolare, il diritto alla detrazione (art. 17) e gli obblighi dei contribuenti in regime interno (art. 22).


Articolo 5, commi 20-24
(Contrasto dell'evasione – Compensi per attività sanitarie)

 


20. La riscossione dei compensi dovuti per attività di lavoro autonomo mediche e paramediche svolte nell'ambito delle strutture sanitarie private è effettuata in modo unitario dalle stesse strutture sanitarie, le quali provvedono a:

     a) incassare il compenso in nome e per conto del prestatore di lavoro autonomo e a riversarlo contestualmente al medesimo;

     b) registrare nelle scritture contabili obbligatorie, ovvero in apposito registro, il compenso incassato per ciascuna prestazione di lavoro autonomo resa nell'ambito della struttura.

21. Le strutture sanitarie di cui al comma 20 comunicano telematicamente all'Agenzia delle entrate l'ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ciascun percipiente.

22. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definiti i termini e le modalità per la comunicazione prevista dal comma 21 nonché ogni altra disposizione utile ai fini dell'attuazione dei commi 20 e 21.

23. Le disposizioni di cui ai commi da 20 a 22 si applicano a decorrere dal 1o marzo 2007.

24. Per le violazioni delle disposizioni di cui ai commi 20 e 21 si applicano rispettivamente gli articoli 9 e 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. Restano fermi in capo ai singoli prestatori di lavoro autonomo tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti per lo svolgimento dell'attività.


 

 

I commi da 20 a 24 introducono disposizioni volte ad agevolare le funzioni di controllo in relazione alle attività di lavoro autonomo di carattere medico e sanitario svolte in strutture sanitarie private.

In particolare, il comma 20 stabilisce che i compensi dovuti per le attività di lavoro autonomo mediche e paramediche svolte nell'ambito di tali strutture sono riscossi unitariamente dalle stesse strutture sanitarie, le quali provvedono a incassare il compenso, in nome e per conto del prestatore di lavoro autonomo, contestualmente riversandolo al medesimo, e a registrare il compenso riscosso per ciascuna prestazione nelle scritture contabili obbligatorie, ovvero in apposito registro.

A norma del comma 21, le stesse strutture sanitarie comunicano in via telematica all'Agenzia delle entrate l'ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ciascun percipiente.

Il comma 22 rimette a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate la definizione dei termini e delle modalità per la comunicazione telematica, nonché delle altre disposizioni attuative dei commi 20 e 21.

Infine, a norma del comma 23, l’applicazione di queste disposizioni decorre dal 1° marzo 2007.

Si ricorda che il terzo comma dell’articolo 19 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (recentemente introdotto, unitamente al successivo, dal comma 12 dell’articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006) impongono agli esercenti arti o professioni – anche in forma associata – di tenere uno o più conti correnti bancari o postali, in cui debbono far affluire le somme riscosse nell’esercizio dell’attività ed effettuare i prelevamenti per il pagamento delle spese.

Il quarto comma stabilisce inoltre che i compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni vengano riscossi esclusivamente attraverso assegni non trasferibili, bonifici, oppure altre modalità di pagamento bancario o postale, nonché mediante sistemi di pagamento elettronico. La disposizione non si applica quando il pagamento consista in un importo unitario inferiore a 100 euro.

Il comma 12-bisdello stesso articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006 ha stabilito che quest’ultima norma abbia applicazione graduale: il limite è infatti stabilito in:

1.000 euro, fino al 30 giugno 2007;

500 euro dal 1° luglio 2007 fino al 30 giugno 2008,

100 euro dal 1° luglio 2008.

 

Il comma 24 stabilisce le sanzioni applicabili per la violazione delle disposizioni dei commi 20 e 21.

Per la violazione dell’obbligo d’incasso o la mancata registrazione dei compensi si applica l’articolo 9 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 riguardante le violazioni degli obblighi relativi alla contabilità in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto, che in particolare commina la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire quindici milioni (pari rispettivamente a euro 1032,91 ed euro 7746,85) a chi non tiene o non conserva secondo le prescrizioni le scritture contabili, e gli altri libri, documenti e registri prescritti dalle leggi tributarie.

Per la mancata trasmissione telematica si applica invece l’articolo 11 del medesimo decreto legislativo n. 471 del 1997, che sanziona fra l’altro l’omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria, comminando sanzione amministrativa da lire cinquecentomila a lire quattro milioni (pari rispettivamente a euro 258,23 ed euro 2.065,83).

Restano fermi a carico dei singoli prestatori di lavoro autonomo tutti gli obblighi formali e sostanziali previsti per lo svolgimento dell'attività.

 

La relazione tecnica, atteso il carattere procedurale delle disposizioni, rinunzia prudenzialmente a stimare il maggior gettito che potrebbe conseguirne.


Articolo 5, comma 25
(Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore)

 


25. Dopo l'articolo 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

«Art. 25-ter - (Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all'appaltatore). - 1. Il condominio quale sostituto di imposta opera all'atto del pagamento una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dal percipiente, con obbligo di rivalsa, sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate nell'esercizio di impresa.

2. La ritenuta di cui al comma 1 è operata anche se i corrispettivi sono qualificabili come redditi diversi ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera i), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».


 

 

Il comma 25 dell’articolo 5 estende l’obbligo di operare la ritenuta d’acconto, nella misura del 10 per cento, ai corrispettivi dovuti dal condominio per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate dall’appaltatore nell'esercizio di impresa.

 

Il condominio è già qualificato come sostituto d’imposta, con l’obbligo di operare la ritenuta d’acconto sulle somme e valori da esso corrisposti, in particolare per le prestazioni che diano luogo a redditi da lavoro dipendente o assimilati, ovvero a redditi di lavoro autonomo, escluse in questo caso le prestazioni effettuate nell’esercizio di imprese (articoli 23, 24 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi). Per i redditi da lavoro dipendente, la ritenuta è operata secondo le aliquote vigenti per l’imposta sui redditi delle persone fisiche; per i redditi assimilati e quelli di lavoro autonomo, la misura della ritenuta è stabilita nella misura del 20 per cento.

A fini di accertamento, l’articolo 32, primo comma, numero 8-ter), dello stesso decreto consente agli uffici finanziari di richiedere agli amministratori di condominio negli edifici dati, notizie e documenti relativi alla gestione condominiale.

L’articolo 7, nono comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, obbliga gli amministratori di condominio negli edifici a comunicare annualmente all'anagrafe tributaria l'ammontare dei beni e servizi acquistati dal condominio e i dati identificativi dei relativi fornitori.

 

La presente disposizione inserisce nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, un nuovo articolo 25-ter, a norma del quale il condominio, all'atto del pagamento dei corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell'interesse di terzi, effettuate nell'esercizio di impresa, è tenuto a operare, quale sostituto d’imposta e con obbligo di rivalsa, una ritenuta del 10 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dal percipiente.

La ritenuta è operata anche se i corrispettivi sono qualificabili come redditi diversi ai sensi dell'articolo 67, comma 1, lettera i), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

 

L’articolo 67, comma 1, lettera i), del TUIR qualifica come redditi diversi i redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente, se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente.

 

La presente disposizione determina un aumento di gettito esclusivamente in termini di cassa, mediante il meccanismo degli acconti e dei saldi, che la relazione tecnica stima in 110 milioni di euro per l’anno 2007, mentre per la medesima ragione è indicata per l’anno 2008 una diminuzione (sempre in termini di cassa) di 43 milioni di euro.


Articolo 5, commi 26 e 27
(Contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale – Disposizioni in materia di IVA)

 


26. All'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) il sesto comma è sostituito dal seguente:

«Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano anche:

     a) alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore;

     b) alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative di cui all'articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, come sostituita, da ultimo, dal decreto del Ministro delle finanze 28 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 1995, nonché dei loro componenti ed accessori;

     c) alle cessioni di personal computer e dei loro componenti ed accessori;

     d) alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere»;

     b) è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano alle ulteriori operazioni individuate dal Ministro dell'economia e delle finanze, con propri decreti, in base alla direttiva 2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006, ovvero individuate con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nelle ipotesi in cui necessita la preventiva autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977».

27. Le disposizioni di cui alle lettere b), c) e d) del sesto comma dell'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, come modificato dal comma 26 del presente articolo, si applicano alle cessioni effettuate successivamente alla data di autorizzazione della misura ai sensi dell'articolo 27 della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977.


 

 

Il comma 26 dell’articolo 5 estende l’ambito di applicabilità del metodo della tassazione inversa (reverse charge) agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto.

È modificato a questo fine l’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, il quale individua i soggetti passivi dell’imposta.

In particolare, la lettera a) del presente comma 26 sostituisce il sesto comma del medesimo articolo 17 (aggiunto dall'articolo 35, comma 5, del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006). La nuova formulazione proposta stabilisce che l’applicazione delle modalità di fatturazione e di pagamento dell’imposta previste nel quinto comma del medesimo articolo 17[18] si applicano:

a)      alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, oppure nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore;

Si tratta della fattispecie prevista nel vigente sesto comma, la cui introduzione era stata motivata nella relazione governativa al decreto-legge n. 223 del 2006 (A.S. 741), come misura volta a “contrastare fenomeni fraudolenti consistenti nella creazione di piccole imprese che realizzano lavori edilizi nel quadro di opere complesse, fatturano regolarmente le prestazioni con l’applicazione dell’IVA, ma poi omettono di versare il tributo, che lucrano illecitamente, per poi sparire, salvo ricostituirsi in forme analoghe”.

b)      alle cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa sulle concessioni governative di cui all'articolo 21 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641[19], nonché dei loro componenti e accessori;

c)      alle cessioni di elaboratori elettronici (personal computer) e dei loro componenti e accessori;

d)      alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere.

 

Di conseguenza, il destinatario della cessione o prestazione viene ad essere tenuto al pagamento dell'imposta, se soggetto passivo d'imposta nel territorio dello Stato. La fattura, emessa dal cedente o dal subappaltatore senza addebito d'imposta, con l'osservanza delle disposizioni degli articoli 21 e seguenti del medesimo decreto e con l'indicazione della norma qui contemplata, deve essere integrata dal destinatario con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nel registro delle fatture o dei corrispettivi (previsti rispettivamente dagli articoli 23 o 24) entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Lo stesso documento, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro dei beni e servizi acquistati (previsto dall'articolo 25).

 

Secondo le norme vigenti, questa forma di imposizione si applica anche alle cessioni di oro da investimento (legge 17 gennaio 2000, n. 7) e agli apporti di beni immobili ai fondi d'investimento immobiliare chiusi (articolo 8, comma 1-bis, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410).

 

La lettera b) dello stesso comma 26 aggiunge nel medesimo articolo 17 del D.P.R. n. 633 del 1972 un nuovo comma, a tenore del quale il metodo di tassazione inversa si applica alle ulteriori operazioni individuate dal Ministro dell'economia e delle finanze:

-       con propri decreti, in base alla direttiva 2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006;

La direttiva 2006/69/CE del Consiglio modifica la direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda talune misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione dell'imposta sul valore aggiunto e di contribuire a contrastare la frode o l'evasione fiscale.

In particolare, l’articolo 1, primo paragrafo, numero 7), modifica l’articolo 21, paragrafo 2, della direttiva 77/388/CEE, nella versione figurante nell’articolo 28 octies della stessa autorizzando gli Stati membri a stabilire che, per le sottoindicate operazioni, il debitore dell’imposta sia il soggetto passivo nei cui confronti esse sono effettuate:

i.         prestazioni di servizi di costruzione, inclusi i servizi di riparazione, pulizia, manutenzione, modifica e demolizione relative a beni immobili nonché la consegna di lavori immobiliari, considerata cessione di beni ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 5;

ii.       messa a disposizione di personale per l’esecuzione delle attività di cui al punto i);

iii.      cessioni di taluni beni immobili (fabbricati diversi dai fabbricati nuovi, e fondi non edificati), qualora il cedente abbia optato per l’imposizione dell'operazione;

iv.      cessioni di materiali di recupero, di materiali di recupero non riutilizzabili in quanto tali, di avanzi, di materiali di scarto industriali e non industriali, di materiali di scarto riciclabili nonché di materiali di scarto parzialmente lavorati, e determinate cessioni di beni e prestazioni di servizi figuranti nell’allegato M;

v.        cessioni di beni dati in garanzia da un soggetto passivo ad un altro soggetto passivo in esecuzione di questa garanzia;

vi.      cessioni di beni successive alla cessione del diritto di riserva di proprietà ad un cessionario che esercita tale diritto;

vii.     cessione di beni immobili in una vendita giudiziale al pubblico incanto da parte di un debitore giudiziario.

Gli Stati membri possono specificare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi contemplati e le categorie di prestatori, cedenti o destinatari cui queste misure possono applicarsi. Essi possono altresì limitare l’applicazione delle misure ad alcune delle cessioni di beni o prestazioni di servizi figuranti nell’allegato M. Delle disposizioni nazionali adottate deve essere informato il comitato consultivo dell’imposta sul valore aggiunto.

-       con decreto emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (ossia con regolamento ministeriale), nelle ipotesi in cui necessita la preventiva autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977.

L’articolo 27, paragrafo 1, della direttiva 77/388/CEE, prevede che il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione, può autorizzare ciascuno Stato membro ad introdurre o a prorogare misure particolari di deroga alla predetta direttiva, al fine di semplificare la procedura di riscossione dell'imposta o di evitare talune frodi o evasioni fiscali.

 

Il comma 27 stabilisce che le disposizioni delle lettere b), c) e d) del sesto comma dell'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, come modificato dal precedente comma 26 (v. supra), si applicano alle cessioni effettuate successivamente alla data di autorizzazione della misura da parte del Consiglio dell’Unione europea, ai sensi dell'articolo 27 della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977.

 

È pertanto differita, in attesa dell’autorizzazione europea, l’applicazione del metodo di tassazione inversa alle cessioni di telefoni portatili, elaboratori elettronici, materiali lapidei.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Nell’ambito del pacchetto di proposte (COM(2004)728), presentato il 29 ottobre 2004, relativo alla semplificazione e all’ammodernamento del sistema IVA (richiamato nella scheda relativa al comma 17 dell’articolo 5) è prevista un’estensione del meccanismo dell’inversione contabile (c.d. reverse charge).

Tale meccanismo (in base al quale l’imposta deve essere assolta dal cliente, se soggetto IVA nello Stato in cui avviene la transazione, anziché dal prestatore del servizio o dal cedente e quindi rende l’acquirente debitore dell’imposta), per le operazioni che coinvolgono imprese soggette ad IVA nello Stato membro in cui ha sede l’acquirente, fa sì che l’imposizione avvenga nel luogo di consumo, senza che il fornitore sia soggetto a obblighi fiscali in tale paese. La proposta della Commissione tende ad estendere questo meccanismo, già obbligatorio per alcune operazioni, a vari altri casi.

 

Il 20 luglio 2005 la Commissione ha presentato una proposta modificata di direttiva sul luogo delle prestazioni di servizi (COM(2005)334). La proposta originaria (COM(2003)822) riguardava soltanto i soggetti passivi mentre la proposta modificata concerne anche i soggetti non passivi, e stabilisce che il luogo di tassazione è quello di destinazione del servizio anziché, come previsto attualmente, quello del prestatore.

La proposta, che segue la procedura di consultazione, è stata esaminata il 16 maggio 2006 dal Parlamento europeo che ha proposto alcuni emendamenti. Il Consiglio ha esaminato la proposta il 7 giugno 2006, decidendo di continuare i lavori allo scopo di giungere ad un accordo politico sull’atto finale nella riunione del 7 novembre prossimo.


Articolo 5, comma 28
(Obbligo di richiesta della registrazione da parte degli agenti immobiliari)

 


28. Al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) all'articolo 10, comma 1, dopo la lettera d) è inserita la seguente:

«d-bis) gli agenti di affari in mediazione iscritti nella sezione degli agenti immobiliari del ruolo di cui all'articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari»;

     b) all'articolo 57, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Gli agenti immobiliari di cui all'articolo 10, comma 1, lettera d-bis,) sono solidalmente tenuti al pagamento dell'imposta per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari».


 

 

Il comma 28 dell’articolo 5 estende agli agenti immobiliari, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari, l’obbligo di chiedere la registrazione e l’obbligazione al pagamento dell’imposta di registro, solidalmente con le parti contraenti.

A questo fine è integrato il dettato degli articoli 10 e 57 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131.

La lettera a) modifica l'articolo 10, che individua i soggetti obbligati a chiedere la registrazione.

 

I soggetti obbligati sono attualmente:

a) le parti contraenti per le scritture private non autenticate, per i contratti verbali e per gli atti pubblici e privati formati all'estero, nonché i rappresentanti delle società o enti esteri, ovvero uno dei soggetti che rispondono delle obbligazioni della società o ente, per le operazioni delle rispettive società o enti;

b) i pubblici ufficiali (notai, ufficiali giudiziari, segretari o delegati della pubblica amministrazione etc.) per gli atti da essi redatti, ricevuti o autenticati;

c) i cancellieri e i segretari per le sentenze, i decreti e gli altri atti degli organi giurisdizionali alla cui formazione hanno partecipato nell'esercizio delle loro funzioni;

d) gli impiegati dell'amministrazione finanziaria e gli appartenenti al Corpo della Guardia di finanza per gli atti da registrare d'ufficio in mancanza di richiesta da parte degli altri soggetti obbligati.

 

A questi soggetti vengono quindi aggiunti con la nuova lettera d-bis) gli agenti di affari in mediazione iscritti nella sezione degli agenti immobiliari del ruolo di cui all'articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39, per le scritture private non autenticate di natura negoziale stipulate a seguito della loro attività per la conclusione degli affari.

 

La lettera b) modifica l'articolo 57, che individua i soggetti obbligati al pagamento dell’imposta di registro, introducendo un nuovo comma 1-bis, a norma del quale gli agenti immobiliari suddetti sono solidalmente tenuti al pagamento dell'imposta per le medesime scritture private.


Articolo 5, commi 29 e 30
(Contrasto del giuoco irregolare e illegale)

 


29. In coerenza ai principi recati dall'articolo 38 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ed al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l'evasione e l'elusione fiscale nel settore del gioco, nonché di assicurare l'ordine pubblico e la tutela del giocatore, con uno o più provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono stabilite le modalità per procedere alla rimozione dell'offerta, attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro in difetto di concessione, autorizzazione, licenza od altro titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione. I provvedimenti di cui al presente comma sono adottati nel rispetto degli obblighi comunitari.

30. Dalla data di entrata in vigore del primo provvedimento emesso ai sensi del comma 29, i commi da 535 a 538 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono abrogati.


 

 

Il comma 29 dell’articolo 5 dispone che con provvedimenti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nel rispetto degli obblighi comunitari, siano stabilite le modalità per impedire l’offerta non autorizzata di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione, effettuata mediante reti telematiche o di telecomunicazione.

 

A questo fine, la disposizione richiama i princìpi recati dall'articolo 38 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, nonché la finalità di contrastare la diffusione del giuoco irregolare e illegale, l'evasione e l'elusione fiscale nel settore del giuoco, nonché di assicurare l'ordine pubblico e la tutela del giocatore.

 

L'articolo 38 del decreto-legge n. 223 del 2006 prevede fra l’altro che vengano disciplinati, tramite regolamenti da emanarsi entro il 31 dicembre 2006, ai sensi dell'art. 16, comma 1, della sopra citata legge n. 133 del 1999:

-        le scommesse a distanza a quota fissa con modalità di interazione diretta tra i singoli giocatori (scommesse cosiddette peer to peer); tale tipo di giuoco consente ai giocatori di scommettere gli uni contro gli altri su un determinato evento senza più un banco tradizionale;

-        i giuochi di abilità on-line (skill games) con vincita in denaro, nei quali l'abilità dei giocatori prevale, rispetto al risultato, sull'elemento aleatorio. Per questo tipo di giuochi è prevista un'aliquota d'imposta pari al 3 per cento della somma giocata;

-        le caratteristiche dei "negozi" specializzati nella vendita del giuoco, ovvero:

-        agenzie di scommessa;

-        sale pubbliche da gioco;

-        sale destinate al gioco del Bingo (D.M. 31 gennaio 2000).

Il comma 2 prevede il riordino dell'attuale sistema distributivo dei giuochi a base sportiva con la costituzione di una rete strutturata di punti vendita e a tal fine novella il comma 287 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311 del 2004).

 

Si dispone quindi che, con uno o più provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, vengano stabilite le modalità per procedere alla rimozione dell'offerta, attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro mancanti di concessione, autorizzazione, licenza o altro titolo autorizzatorio o abilitativo o, comunque, in violazione delle norme di legge o di regolamento o delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione. Si specifica che tali provvedimenti debbono rispettare gli obblighi comunitari.

La disposizione sembra intesa a ovviare a obiezioni circa la compatibilità delle norme, adottate in precedenza (v. infra, nella presente scheda, nonché, in calce a questa, il paragrafo: Procedure di contenzioso in sede comunitaria), con i princìpi comunitari in materia di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi.

 

Secondo consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, le restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi devono, in primo luogo, essere giustificate da motivi imperativi d’interesse generale; in secondo luogo, devono essere idonee a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e, in terzo luogo, non andare oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo. In ogni caso, devono essere applicate in modo non discriminatorio.

Nelle sentenze 24 marzo 1994 (causa C-275/92, Schindler), 21 settembre 1999 (causa C-124/97, Läärä e altri) e 21 ottobre 1999 (causa C-67/98, Zenatti), la Corte di giustizia ha ammesso che le restrizioni alle attività di giuoco possono essere giustificate da motivi imperativi d’interesse generale, quali la tutela del consumatore e la prevenzione della frode e dell'incitazione dei cittadini ad una spesa eccessiva collegata al giuoco, rilevando tuttavia come le restrizioni fondate su tali motivi e sulla necessità di prevenire turbative all'ordine sociale debbano essere idonee a garantire la realizzazione dei detti obiettivi, nel senso che tali restrizioni debbono contribuire a limitare le attività di scommessa in modo coerente e sistematico.

Più recentemente, nella sentenza 6 novembre 2003 (causa C-243/01, Gambelli e altri), la stessa Corte ha concluso che “una normativa nazionale contenente divieti – penalmente sanzionati – di svolgere attività di raccolta, accettazione, prenotazione e trasmissione di proposte di scommessa, relative, in particolare, a eventi sportivi, in assenza di concessione o autorizzazione rilasciata dallo Stato membro interessato, costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi previste, rispettivamente, agli articoli 43 CE e 49 CE”, statuendo che “spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità di applicazione, risponda realmente ad obiettivi tali da giustificarla e se le restrizioni che essa impone non risultino sproporzionate rispetto a tali obiettivi”. Agli effetti di tale verifica, la Corte ha enunziato alcuni criteri, osservando fra l’altro:

1)       che, “laddove le autorità di uno Stato membro inducano ed incoraggino i consumatori a partecipare alle lotterie, ai giuochi d'azzardo o alle scommesse affinché il pubblico erario ne benefici sul piano finanziario, le autorità di tale Stato non possono invocare l'ordine pubblico sociale con riguardo alla necessità di ridurre le occasioni di giuoco per giustificare provvedimenti come quelli oggetto della causa principale” (n. 69);

2)       che le restrizioni imposte in materia di bandi di gara per le concessioni relative alla gestione di scommesse su eventi sportivi “devono essere indistintamente applicabili, vale a dire con le stesse modalità e con gli stessi criteri agli operatori” stabiliti in qualunque Stato membro (n. 70), in particolare prevedendo requisiti di partecipazione che non siano fissati in termini tali da poter essere soddisfatti, in pratica, più facilmente dagli operatori nazionali che non da quelli stranieri (n. 71);

3)       che le restrizioni imposte non debbono eccedere quanto necessario per conseguire l'obiettivo perseguito (n. 72).

 

In relazione a ciò, il comma 30 dispone che dalla data di entrata in vigore del primo provvedimento emesso ai sensi del comma 29, rimangano abrogati i commi da 535 a 538 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

 

Il comma 535 della legge n. 266 del 2005 stabilisce che il Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) segnali ai fornitori di connettività alla rete internet, ovvero ai gestori di altre reti telematiche o di telecomunicazione o agli operatori che mediante esse forniscono servizi telematici, i casi di offerta, attraverso dette reti, di giuochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro che siano illegali, mancando delle concessioni, autorizzazioni, licenze o altri titoli previsti dalla legge. Qualora il fatto costituisca reato, permangono naturalmente i poteri dell'autorità giudiziaria.

Ai sensi del comma 536, i destinatari delle segnalazioni sono obbligati ad adottare misure tecniche, che verranno stabilite con uno o più provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - AAMS, atte a impedire l'utilizzazione delle reti di cui sono gestori, o in relazione alle quali forniscono servizi, per lo svolgimento di giuochi, scommesse o concorsi pronostici illeciti.

In caso di violazione dell'obbligo suddetto, è prevista dal comma 537 una sanzione amministrative pecuniaria da 30.000 a 180.000 euro per ogni violazione accertata. L'autorità competente è l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.

Per l'applicazione delle disposizioni testé esaminate, il comma 538 prescrive la collaborazione tra il Ministero dell'economia e delle finanze - AAMS, la Polizia postale e delle telecomunicazioni e il Corpo della Guardia di finanza. Quest'ultimo si avvale dei poteri ad esso riconosciuti ai sensi del D.Lgs. n. 68 del 2001 (Adeguamento dei compiti del Corpo della Guardia di finanza, a norma dell'articolo 4 della legge 31 marzo 2000, n. 78). Tale cooperazione avverrà secondo i criteri e le modalità individuati dall'AAMS d'intesa con il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno.

Le disposizioni per l’applicazione delle norme testé illustrate sono state emanate dal direttore dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato con provvedimento del 7 febbraio 2006 (Rimozione dei casi di offerta in assenza di autorizzazione, attraverso rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro), pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 36 del 13 febbraio 2006.

L’articolo 1 individua le finalità e reca le definizioni rilevanti per l’applicazione del provvedimento, fra cui quella di “fornitore di servizi di rete”, distinguendo a questo riguardo tra il fornitore di connettività (access provider: ogni soggetto che consente all'utente l'allacciamento alla rete internet ovvero ad altre reti telematiche o di telecomunicazione o agli operatori che in relazione ad esse forniscono servizi telematici o di telecomunicazione, anche concedendo al cliente uno spazio, da gestire autonomamente, sul disco fisso del proprio elaboratore), il fornitore di servizi di providing (service provider: ogni soggetto che, una volta avvenuto l'accesso alla rete internet ovvero ad altre reti telematiche o di telecomunicazione, consente all'utente di compiere determinate operazioni, quali l'utilizzo della posta elettronica, la suddivisione e catalogazione delle informazioni, il loro invio a soggetti determinati, etc.) e il fornitore di contenuti, (content provider: ogni operatore che mette a disposizione del pubblico informazioni e opere di qualsiasi genere caricandole sulle memorie del proprio server e collegando tale server alla rete internet ovvero ad altre reti telematiche o di telecomunicazione, nonché colui che si obbliga a gestire e ad organizzare le pagine «web» immesse in rete dal proprio cliente).

L’articolo 2 prevede che l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato comunichi ai fornitori di servizi di rete l'elenco degli operatori non autorizzati stabilendo i termini entro i quali essi sono tenuti a interrompere la prestazione dei propri servizi nei riguardi di questi ultimi. L’elenco degli operatori non autorizzati è pubblicato anche nel sito della predetta Amministrazione (www.aams.it).

L’articolo 3 disciplina la responsabilità dei fornitori di servizi di rete per le informazioni fornite mediante i loro servizi dagli operatori non autorizzati, nel caso in cui non interrompano la prestazione del servizio nei termini prescritti dall’Amministrazione.

L’articolo 4 esclude l'obbligo generale di sorveglianza e di ricerca da parte dei fornitori dei servizi di rete circa la presenza di attività di giuoco non autorizzate.

Il fornitore è comunque tenuto a informare tempestivamente l’Amministrazione qualora venga a conoscenza di attività o informazioni riguardanti attività di giuoco esercitate da un operatore non autorizzato, destinatario di suoi servizi, e a fornire tempestivamente le informazioni in suo possesso per l'identificazione, anche a fine preventivo. Il fornitore è altresì civilmente responsabile nei confronti di terzi per il contenuto dei servizi offerti nel caso in cui non abbia eseguito la prescritta interruzione dei servizi o se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole di un servizio, non abbia provveduto ad informarne l’Amministrazione.

L’articolo 5 commina la sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 a 180.000 euro per ciascuna violazione delle disposizioni relative all’interruzione della prestazione dei servizi di rete, ferma restando l'eventuale responsabilità penale dei fornitori.

Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 28 giugno 2006 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora[20]per violazione del diritto comunitario.

La Commissione ritiene che le autorità italiane hanno adottato senza previa notifica le disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) e il decreto 7 febbraio 2006 (prot. n. 2006/4249/giochi/UD) che impongono ai fornitori di servizi rete italiani l’obbligo di oscurare i siti internet che offrono servizi di scommesse on-line e i cui operatori non sono in possesso delle autorizzazioni italiane richieste.

Pertanto, secondo la Commissione, l’Italia avrebbe violato gli obblighi imposti dall’articolo 8 della direttiva 98/34/CE come modificata dalla direttiva 98/48/CE che prevede una procedura di informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione.


Articolo 5, commi 31-33
(Trasmissione di dati doganali e fiscali alle regioni e agli enti locali)

 


31. Entro il 31 gennaio di ciascun anno sono trasmessi alle regioni i dati relativi all'import/export del sistema doganale; entro il medesimo termine sono trasmessi alle regioni, alle province autonome e ai comuni i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno precedente dai contribuenti residenti.

32. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabilite le modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati delle dichiarazioni nel rispetto delle disposizioni e nel quadro delle regole tecniche di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni.

33. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane sono stabilite le modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati dell'import/export alle regioni.


 

 

Il comma 31 dell’articolo 5 dispone che entro il 31 gennaio di ciascun anno sono trasmessi alle regioni i dati relativi alle importazioni e alle esportazioni, riferiti al sistema doganale.

Entro il medesimo termine sono trasmessi alle regioni, alle province autonome e ai comuni i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nell'anno precedente dai contribuenti in essi residenti.

 

La disposizione sembra intesa a favorire la partecipazione delle regioni e degli enti locali alle attività di accertamento, secondo quanto previsto – relativamente ai comuni, anche dall’articolo 1 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

 

Il comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 203 del 2005 attribuisce ai comuni intervenuti nell’accertamento fiscale il 30 per cento delle maggiori somme, relative a tributi statali, riscosse a seguito degli accertamenti cui abbia contribuito l’intervento del comune interessato.

Il comma 2 prevede misure amministrative intese ad agevolare la partecipazione dei comuni all’attività di accertamento.

La determinazione delle modalità tecniche per l’accesso alle banche dati e per la trasmissione ai comuni, anche in via telematica, di copia delle dichiarazioni relative ai contribuenti in essi residenti è rimessa a provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, d’intesa con la Conferenza Stato-città e autonomie locali.

Lo stesso provvedimento dovrà determinare le forme per la partecipazione dei comuni all’accertamento fiscale anche attraverso società ed enti partecipati dai comuni stessi e comunque da essi incaricati delle attività di supporto ai controlli fiscali sui tributi comunali.

Con il medesimo provvedimento saranno infine individuate le ulteriori materie per le quali i comuni partecipano all’accertamento fiscale; in relazione a quest’aspetto è previsto che il provvedimento sia adottato d’intesa con il Direttore dell’Agenzia del territorio, per i tributi di competenza di questa, e possa prevedere anche un’applicazione graduale in relazione ai diversi tributi.

 

Le forme di partecipazione dei comuni all’accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche sono previste dal decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

 

A questo fine, l’articolo 44 prescrive ai centri di servizio di trasmettere ai comuni di domicilio fiscale dei soggetti passivi le copie delle dichiarazioni dei redditi presentate dalle persone fisiche e agli uffici delle imposte di trasmettere ai medesimi comuni le proprie proposte di accertamento in rettifica o d’ufficio (con le successive integrazione e modificazioni) relative a persone fisiche[21].

Il comune di domicilio fiscale del contribuente, avvalendosi della collaborazione del consiglio tributario se istituito, può segnalare all'ufficio delle imposte dirette qualsiasi integrazione degli elementi contenuti nelle dichiarazioni presentate dalle persone fisiche, e indicare – anche nel caso di omissione della dichiarazione – dati, fatti ed elementi rilevanti con la loro idonea documentazione. A tal fine il comune può prendere visione presso gli uffici delle imposte degli allegati alle dichiarazioni già trasmessegli in copia dall'ufficio stesso.

In relazione alle proposte di accertamento, il comune può inoltre proporre l'aumento degli imponibili, fornendone idonea documentazione.

Per questi adempimenti, il comune può chiedere dati e notizie alle amministrazioni ed enti pubblici, che debbono rispondere gratuitamente.

Le proposte di aumento non condivise dall'ufficio delle imposte devono essere trasmesse a cura dello stesso, con le proprie deduzioni, all'apposita commissione operante presso ciascun ufficio, la quale determina gli imponibili da accertare[22].

 

L’articolo 51 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, consente ai comuni di indicare all'ufficio del registro elementi per la valutazione di beni immobili o diritti reali immobiliari, ai fini dell'eventuale rettifica del valore dichiarato.

Il decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605 (Disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti), all’articolo 9, facoltizza i comuni a segnalare all'anagrafe tributaria dati e notizie, desunti da fatti certi, indicativi di capacità contributiva delle persone fisiche che risiedono nei rispettivi territori, vi possiedono beni o vi svolgono attività economica, nonché dati e notizie relativi ai soggetti, diversi dalle persone fisiche residenti, operanti o aventi beni nei rispettivi territori.

Non risulta essere stato emanato il decreto del Ministro per le finanze che avrebbe dovuto disciplinare le modalità e i termini delle segnalazioni.

 

Per quanto riguarda il concorso delle regioni, l’articolo 10 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, ha stabilito che le regioni a statuto ordinario partecipano all'attività di accertamento relativa ai tributi erariali, rimettendo a decreto del Ministro delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, la determinazione delle modalità attuative, da stabilirsi in analogia con quanto previsto dal citato articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973[23].

Anche in questo caso, il previsto decreto non risulta essere stato emanato.

Il comma 32 dispone che con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono stabilite le modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati delle dichiarazioni, nel rispetto delle disposizioni e nel quadro delle regole tecniche indicate dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale).

 

Il comma 33 rimette invece a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane la fissazione delle modalità tecniche di trasmissione in via telematica dei dati relativi a importazioni ed esportazioni alle regioni.


Articolo 5, comma 35
(Comunicazione degli esiti della liquidazione delle dichiarazioni)

 


35. Al decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, l'articolo 2-bis è sostituito dal seguente:

«Art. 2-bis. - (Comunicazione degli esiti della liquidazione delle dichiarazioni) - 1. A partire dalle dichiarazioni presentate dal 1o gennaio 2006, l'invito previsto dall'articolo 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212, è effettuato:

     a) con mezzi telematici ai soggetti di cui all'articolo 3, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, che portano a conoscenza dei contribuenti interessati, tempestivamente e comunque nei termini di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, e successive modificazioni, gli esiti della liquidazione delle dichiarazioni contenuti nell'invito;

     b) mediante raccomandata in ogni altro caso.

2. Il termine di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, e successive modificazioni, decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello di trasmissione telematica dell'invito di cui alla lettera a) del comma 1 del presente articolo.

3. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate sono definiti il contenuto e la modalità della risposta telematica».


 

 

Il comma 35 dell’articolo 5 ridisciplina le modalità per l’invio – in forma telematica o mediante raccomandata – dell’invito al contribuente a fornire chiarimenti o a produrre documenti in esito all’attività di liquidazione dei tributi risultanti da dichiarazioni.

 

Si tratta dell'invito previsto dall'articolo 6, comma 5, della legge 27 luglio 2000, n. 212, a norma del quale, nel caso di tributi per i quali il contribuente è tenuto al versamento diretto, prima di procedere all’iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l'amministrazione finanziaria deve invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con mezzi telematici, a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine congruo, comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta. Lo stesso obbligo sussiste anche qualora, a seguito della liquidazione, emerga la spettanza di un minore rimborso d’imposta rispetto a quello richiesto. Sono nulli i provvedimenti emessi in violazione di queste disposizioni.

La procedura per l’invio è stata determinata dall’articolo 2-bis del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, il quale ha disposto che, a partire dalle dichiarazioni presentate dal 1° gennaio 2006, l'invito suddetto sia effettuato:

a)       con mezzi telematici qualora la dichiarazione sia stata trasmessa mediante uno dei soggetti intermediari indicati nell’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322: in questo caso l’intermediario, se previsto nell'incarico di trasmissione, informa i contribuenti interessati circa gli esiti della liquidazione delle dichiarazioni contenuti nell'invito, tempestivamente e comunque nel termine stabilito dall'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462 (trenta giorni);

b)      mediante raccomandata con avviso di ricevimento in ogni altro caso.

Il comma 2 dello stesso articolo ha disposto che il predetto termine di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 462 del 1997 decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello della trasmissione telematica dell'invito.

 

Si ricorda che l’obbligo, per l’amministrazione finanziaria, di comunicare gli esiti dei controlli automatici delle dichiarazioni è contenuto anche nell’articolo 36-bis, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973, per quanto riguarda le imposte dirette, e nell’articolo 54-bis, comma 3, del D.P.R. n. 633 del 1972, in materia di IVA. Inoltre, l’articolo 36-bis, comma 4, del D.P.R. n. 600 del 1973 prevede l’obbligo di inviare la comunicazione anche relativamente agli esiti del controllo formale in materia di imposte dirette.

L’articolo 1, comma 412, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, secondo cui l'Agenzia delle entrate comunica mediante raccomandata con avviso di ricevimento ai contribuenti l'esito dell'attività di liquidazione, effettuata ai sensi dell'articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (liquidazione delle imposte, dovute in base a dichiarazioni, mediante procedure automatizzate), relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata;

 

Il presente comma 35 sostituisce il citato articolo 2-bis del decreto-legge n. 203 del 2005.

Le differenze, rispetto alla vigente formulazione sopra riferita, attengono ai seguenti aspetti:

a)      nel caso di invio con mezzi telematici, l’intermediario è comunque tenuto a informare i contribuenti interessati, indipendentemente dall’esistenza di espressa convenzione in tal senso contenuta nell’incarico di trasmissione;

b)      nei casi di invio mediante raccomandata non è più richiesto l’avviso di ricevimento.

L’avviso di ricevimento consente al mittente di ricevere (mediante cartolina firmata dal destinatario o da chi ha effettuato il ritiro) la conferma dell'avvenuta consegna della spedizione a destinazione. Il costo del servizio è attualmente di centesimi 60 per l'Italia e di centesimi 65 per l'estero.

c)      viene aggiunto un comma 3, in base al quale la definizione del contenuto e della modalità della risposta telematica è rimessa a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.


Articolo 6, commi 1-4
(Disposizioni di recupero della base imponibile IRES)

 


1. All'articolo 93 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, il comma 5 è abrogato. La disposizione del periodo precedente si applica alle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale la cui esecuzione ha inizio a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2006.

2. All'articolo 107, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, al terzo periodo, le parole: «nell'esercizio stesso e nei successivi ma non oltre il quinto», sono sostituite dalle seguenti: «in quote costanti nell'esercizio stesso e nei cinque successivi».

3. All'articolo 84, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: «Per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione totale o parziale del reddito la perdita riportabile è diminuita in misura proporzionalmente corrispondente alla quota di esenzione applicabile in presenza di un reddito imponibile. Per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell'utile la perdita è riportabile per l'ammontare che eccede l'utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti».

4. Le disposizioni dell'articolo 84, comma 1, secondo e terzo periodo, introdotti dal comma 3 del presente articolo, si applicano ai redditi prodotti e agli utili realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006.


 

 

I commi da 1 a 4 dell’articolo 6 modificano disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, relativi alla determinazione della base imponibile delle società e degli enti commerciali residenti ai fini dell’applicazione dell’imposta sul reddito delle società (IRES).

Opere, forniture e servizi di durata ultrannuale

Il comma 1 dell’articolo 6, che abroga l’articolo 93, comma 5, del TUIR, stabilisce che le rimanenze finali delle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale vadano in ogni caso computate in proporzione ai corrispettivi pattuiti.

 

L’articolo 93 del TUIR disciplina la valutazione, ai fini delle imposte sui redditi, delle rimanenze finali delle opere, delle forniture e dei servizi di durata ultrannuale, stabilendo che esse vadano computate in base ai corrispettivi pattuiti[24]. Il comma 5 del citato articolo 93 consente però all’ufficio locale dell’Agenzia delle entrate di autorizzare le imprese, che contabilizzano le rimanenze a costi specifici e imputano i corrispettivi interamente nell’esercizio di ultimazione dell’opera, a utilizzare questo criterio anche ai fini della determinazione del reddito.

 

La disposizione in commento si applica alle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale la cui esecuzione ha inizio a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2006.

La relazione illustrativa al disegno di legge in esame osserva che l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 93 del TUIR “si rende necessaria in considerazione delle difficoltà operative incontrate dagli Uffici nell’enucleare i presupposti dell’autorizzazione e per allineare il trattamento fiscale dei lavori in questione alla rappresentazione in bilancio imposta per gli stessi IAS”.

 

La relazione tecnica valuta nella seguente misura le variazioni di gettito annue conseguenti all’abrogazione dell’articolo 93, comma 5, del TUIR:

-       per il 2007: 34,1 milioni di euro per competenza e nessun effetto per cassa;

-       per il 2008: 5 milioni di euro per competenza e 60,3 milioni di euro per cassa;

-       per il 2009: 5 milioni di euro per competenza e -16,9 milioni di euro per cassa;

-       per il 2010: si prevedono effetti di cassa per 5 milioni di euro.

Spese sostenute da concessionarie e subconcessionarie di opere pubbliche

Il comma 2 dell’articolo 6, che novella l’articolo 107, comma 2, del TUIR, modifica le modalità di deduzione delle spese sostenute da imprese concessionarie della costruzione e dell'esercizio di opere pubbliche e da imprese subconcessionarie di queste, per il ripristino o la sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili allo scadere della concessione e per la manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione di tali beni.

 

L’articolo 107 del TUIR consente la deducibilità dal reddito di impresa di alcuni tipi di accantonamento. In particolare il comma 2 del citato articolo 107 disciplina gli accantonamenti effettuati dalle imprese concessionarie della costruzione e dell'esercizio di opere pubbliche e le imprese subconcessionarie di queste per far fronte alle spese di ripristino o di sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili allo scadere della concessione e alle spese di manutenzione, riparazione, ammodernamento e trasformazione di tali beni. Tali accantonamenti, che non sono alternativi all’ammortamento, sono deducibili, entro i limiti previsti. Se le spese effettivamente sostenute in un esercizio per le finalità sopra indicate sono superiori al fondo di accantonamento, l’eccedenza è deducibile in un periodo massimo di quattro esercizi, a partire da quello nel quale si è verificata l’eccedenza.

 

Per effetto delle modifiche introdotte dal comma 2 in esame, l’ammontare delle spese effettivamente sostenute in eccedenza rispetto al fondo di accantonamento è ora deducibile in quote costanti in sei esercizi (l’esercizio nel quale si è verificata l’eccedenza e i cinque successivi).

 

La relazione tecnica non ascrive alla norma in commento alcuna stima in termini di recupero di gettito.

Riporto delle perdite per i soggetti esenti

Il comma 3 dell’articolo 6, che introduce due nuovi periodi nell’articolo 84, comma 1, del TUIR, limita la possibilità di riporto delle perdite, in diminuzione del reddito di periodi di imposta successivi, per i soggetti che fruiscono di regimi di esenzione totale o parziale del reddito o degli utili.

 

L’articolo 84 del TUIR prevede che la perdita di un periodo d'imposta può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi. La perdita è diminuita dei proventi esenti dall'imposta, diversi dalle plusvalenze esenti di cui all'articolo 87 del TUIR.

 

Per effetto delle modifiche introdotte dal comma 3 in esame le perdite riportabili, realizzate dai soggetti che fruiscono di un regime di esenzione totale o parziale del reddito[25], sono diminuite in misura proporzionalmente corrispondente alla quota di esenzione che sarebbe applicabile in presenza di un reddito imponibile (nuovo secondo periodo dell’articolo 84, comma 1, del TUIR). Le perdite realizzate dai soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell'utile[26] sono riportabili per l'ammontare che eccede l'utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti (nuovo terzo periodo dell’articolo 84, comma 1, del TUIR).

 

La disposizione in commento si applica ai redditi prodotti e agli utili realizzati a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2006 (comma 4 dell’articolo 6).

 

La relazione illustrativa osserva che la modifica normativa in esame “consente di creare una simmetria tra imponibilità del risultato positivo (utile) e deducibilità del risultato negativo (perdita) nonché di incrementare la base imponibile.”

La relazione tecnica valuta nella seguente misura le variazioni di gettito di cassa conseguenti alla novella all’articolo 84 del TUIR:

-       per il 2007: nessuna variazione;

-       per il 2008: nessuna variazione;

-       per il 2009: 11,6 milioni di euro;

-       per il 2010: 6,6 milioni di euro.


Articolo 6, comma 5
(Modalità di pagamento dell’imposta di bollo)

 


5. L'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, è sostituito dal seguente:

«Art. 3. - (Modi di pagamento). 1. L'imposta di bollo si corrisponde secondo le indicazioni della tariffa allegata:

     a) mediante pagamento dell'imposta ad intermediario convenzionato con l'Agenzia delle entrate, il quale rilascia, con modalità telematiche, apposito contrassegno;

     b) in modo virtuale, mediante pagamento dell'imposta all'ufficio dell'Agenzia delle entrate o ad altri uffici autorizzati o mediante versamento in conto corrente postale.

2. Le frazioni degli importi dell'imposta di bollo dovuta in misura proporzionale sono arrotondate ad euro 0,10 per difetto o per eccesso a seconda che si tratti rispettivamente di frazioni fino ad euro 0,05 o superiori ad euro 0,05.

3. In ogni caso l'imposta è dovuta nella misura minima di euro 1,00, ad eccezione delle cambiali e dei vaglia cambiari di cui, rispettivamente, all'articolo 6, n. 1, lettere a) e b), e n. 2, della tariffa - Allegato A annessa al presente decreto, come modificata dalla tariffa allegata al decreto del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 agosto 1992 n. 196, per i quali l'imposta minima è stabilita in euro 0,50.».


 

 

Il comma 5 dell’articolo 6 sostituisce integralmente l’articolo 3 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, concernente i modi di pagamento, l’arrotondamento e la misura minima dell’imposta di bollo.

Dal confronto tra la norma vigente e quella proposta si rilevano le seguenti modifiche:

§      l’imposta di bollo non potrà più essere corrisposta mediante l’impiego dell’apposita carta filigranata e bollata e mediante marche da bollo, visto per bollo o bollo a punzone;

§      gli uffici dell’Agenzia delle entrate sostituiranno gli uffici del registro per il pagamento dell’imposta in modo virtuale;

§      per l’imposta dovuta in misura proporzionale, l’arrotondamento sarà effettuato a 0,10 euro (anziché 100 lire) per difetto o per eccesso, a seconda che si tratti rispettivamente di frazioni fino ad euro 0,05 (anziché 50 lire) o superiori ad euro 0,05 (anziché 50 lire);

§      l’imposta sarà dovuta nella misura minima di euro 1 (anziché 100 lire), ad eccezione delle cambiali e dei vaglia cambiari, per i quali l’imposta minima è stabilita in euro 0,50 (anziché 500 lire);

§      non sarà più consentito all’intendenza di finanza di autorizzare singoli uffici statali a riscuotere l'imposta per le domande presentate agli uffici stessi e per gli atti e documenti da essi formati.

 

La relazione tecnica osserva che gli interventi relativi all’arrotondamento, data la compensazione tra gli importi stessi da arrotondare, non comporteranno alcun effetto erariale. Per la fissazione di una più elevata misura minima stima un recupero di gettito di modesta entità e di problematica valutazione.

 

La relazione governativa osserva che la cessazione dell’utilizzo dei valori bollati consentirà “una notevole riduzione dei costi di produzione degli attuali valori bollati in cartaceo, dei costi di distribuzione, attualmente effettuata dalla società Poste italiane SpA su tutto il territorio nazionale”.


Articolo 6, commi 6-10
(Regime tributario degli apparecchi da intrattenimento)

 


6. All'articolo 39, comma 13, primo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, dopo le parole: «somme giocate», sono inserite le seguenti: «, dovuto dal soggetto al quale l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha rilasciato il nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni. A decorrere dal 26 luglio 2004 il soggetto passivo d'imposta è identificato nell'ambito dei concessionari individuati ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, ove in possesso di tale nulla osta rilasciato dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. I titolari di nulla osta rilasciati antecedentemente al 26 luglio 2004 sono soggetti passivi d'imposta fino alla data di rilascio dei nulla osta sostitutivi a favore dei concessionari di rete o fino alla data della revoca del nulla osta stesso».

7. All'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, il comma 13-bis è sostituito dal seguente:

«13-bis. Il prelievo erariale unico è assolto dai soggetti passivi d'imposta, con riferimento a ciascun anno solare, mediante versamenti periodici relativi ai singoli periodi contabili e mediante un versamento annuale a saldo. Con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono individuati:

     a) i periodi contabili in cui è suddiviso l'anno solare;

     b) le modalità di calcolo del prelievo erariale unico dovuto per ciascun periodo contabile e per ciascun anno solare;

     c) i termini e le modalità con cui i soggetti passivi d'imposta effettuano i versamenti periodici e il versamento annuale a saldo;

     d) le modalità per l'utilizzo in compensazione del credito derivante dall'eventuale eccedenza dei versamenti periodici rispetto al prelievo erariale unico dovuto per l'intero anno solare;

     e) i termini e le modalità con cui i concessionari di rete, individuati ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni, comunicano, tramite la rete telematica prevista dallo stesso comma 4 dell'articolo 14-bis, i dati relativi alle somme giocate nonché gli altri dati relativi agli apparecchi da intrattenimento di cui all'articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, da utilizzare per la determinazione del prelievo erariale unico dovuto;

     f) le modalità con cui l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può concedere su istanza dei soggetti passivi d'imposta la rateizzazione delle somme dovute nelle ipotesi in cui questi ultimi si trovino in temporanea situazione di difficoltà».

8. Fino alla emanazione dei provvedimenti indicati nel comma 13-bis dell'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, come sostituito dal comma 7 del presente articolo, il prelievo erariale unico è assolto dai soggetti passivi d'imposta con le modalità e nei termini stabiliti nei decreti del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato 8 aprile 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004, e 14 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 2004, e successive modificazioni.

9. Dopo l'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono inseriti i seguenti:

«Art. 39-bis. - (Liquidazione del prelievo erariale unico e controllo dei versamenti). - 1. Per gli apparecchi previsti all'articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avvalendosi di procedure automatizzate, procede, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico, alla liquidazione dell'imposta dovuta per i periodi contabili e per l'anno solare sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari in applicazione dell'articolo 39, comma 13-bis, lettera e), ed al controllo della tempestività e della rispondenza rispetto al prelievo erariale unico dovuto dei versamenti effettuati dai concessionari stessi.

2. Nel caso in cui risultino omessi, carenti o intempestivi i versamenti dovuti, l'esito del controllo automatizzato è comunicato al concessionario di rete per evitare la reiterazione di errori. Il concessionario di rete che rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nel controllo dei versamenti, può fornire i chiarimenti necessari all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.

3. Con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono definite le modalità di effettuazione della liquidazione del prelievo erariale unico e del controllo dei relativi versamenti, di cui al comma 1.

Art. 39-ter. - (Riscossione delle somme dovute a titolo di prelievo erariale unico a seguito dei controlli automatici). - 1. Le somme che, a seguito dei controlli automatici effettuati ai sensi del comma 1 dell'articolo 39-bis, risultano dovute a titolo di prelievo erariale unico, nonché di interessi e di sanzioni per ritardato od omesso versamento, sono iscritte direttamente nei ruoli, resi esecutivi a titolo definitivo nel termine di decadenza fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico. Per la determinazione del contenuto del ruolo, delle procedure, delle modalità della sua formazione e dei tempi di consegna, si applica il regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 3 settembre 1999, n. 321.

2. Le cartelle di pagamento recanti i ruoli di cui al comma 1 sono notificate, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico.

3. L'iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il concessionario di rete provvede a pagare, con le modalità indicate nell' articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione prevista dal comma 2 dell'articolo 39-bis ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione, in sede di autotutela, delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dallo stesso concessionario di rete. In questi casi, l'ammontare della sanzione amministrativa per tardivo od omesso versamento è ridotto ad un sesto e gli interessi sono dovuti fino all'ultimo giorno del mese antecedente a quello dell'elaborazione della comunicazione.

4. Qualora il concessionario di rete non provveda a pagare, entro i termini di scadenza, i ruoli di cui al comma 1, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procede alla riscossione delle somme dovute anche tramite escussione delle garanzie presentate dal concessionario di rete ai sensi della convenzione di concessione. In tal caso l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato comunica al concessionario della riscossione l'importo del credito per imposta, sanzioni e interessi che è stato estinto tramite l'escussione delle garanzie e il concessionario della riscossione procede alla riscossione coattiva dell'eventuale credito residuo secondo le disposizioni di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni.

Art. 39-quater. - (Accertamento e controlli in materia di prelievo erariale unico). - 1. Gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato nell'adempimento dei loro compiti si avvalgono delle attribuzioni e dei poteri indicati nell'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni. Per l'esecuzione di accessi, ispezioni e verifiche si applicano le disposizioni dell'articolo 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.

2. Il prelievo erariale unico è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d'azzardo, privi del nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, nonché tramite apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui al predetto articolo 38, comma 5, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo. Per gli apparecchi e congegni privi del nulla osta il prelievo erariale unico, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dal soggetto che ha provveduto alla loro installazione. È responsabile in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative il possessore dei locali in cui sono installati gli apparecchi e congegni privi del nulla osta. Per gli apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, il maggiore prelievo erariale unico accertato rispetto a quello calcolato sulla base dei dati di funzionamento trasmessi tramite la rete telematica prevista dal comma 4 dell'articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dai soggetti che hanno commesso l'illecito o, nel caso in cui non sia possibile la loro identificazione, dal concessionario di rete a cui è stato rilasciato il nulla osta. Sono responsabili in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative relativi agli apparecchi e congegni di cui al quarto periodo, il soggetto che ha provveduto alla loro installazione, il possessore dei locali in cui sono installati e il concessionario di rete titolare del relativo nulla osta, qualora non siano già debitori di tali somme a titolo principale.

3. Gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procedono all'accertamento della base imponibile e del prelievo erariale unico dovuto per gli apparecchi e congegni di cui al comma 2 mediante la lettura dei dati relativi alle somme giocate memorizzati dagli stessi apparecchi e congegni. In presenza di apparecchi e congegni per i quali i dati relativi alle somme giocate non siano memorizzati o leggibili, risultino memorizzati in modo non corretto o siano stati alterati, gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato determinano induttivamente l'ammontare delle somme giocate sulla base dell'importo forfetario giornaliero definito con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

4. Gli avvisi relativi agli accertamenti di cui ai commi 2 e 3 sono notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono state giocate, tramite gli apparecchi e congegni indicati negli stessi commi 2 e 3, le somme su cui è calcolato il prelievo erariale unico.

Art. 39-quinquies. - (Sanzioni in materia di prelievo erariale unico). - 1. La sanzione prevista nell'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni, si applica anche alle violazioni, indicate nello stesso comma 1, relative al prelievo erariale unico.

2. Nelle ipotesi di apparecchi che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d'azzardo, privi del nulla osta di cui all'articolo 38, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e nelle ipotesi di apparecchi e congegni muniti del nulla osta di cui al predetto articolo 38, comma 5, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, si applica la sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento dell'ammontare del prelievo erariale unico dovuto, con un minimo di euro mille.

3. Se sono omesse o sono effettuate con dati incompleti o non veritieri le comunicazioni cui sono tenuti i concessionari di rete ai sensi del comma 13-bis, lettera e), dell'articolo 39 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, si applica la sanzione amministrativa da euro cinquecento ad euro ottomila.

Art. 39-sexies. - (Responsabilità solidale dei terzi incaricati della raccolta delle somme giocate). - 1. I terzi incaricati della raccolta di cui all'articolo 1, comma 533, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono solidalmente responsabili con i concessionari di rete per il versamento del prelievo erariale unico dovuto con riferimento alle somme giocate che i suddetti terzi hanno raccolto, nonché per i relativi interessi e sanzioni.

2. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono definite le modalità di accertamento e di contestazione della responsabilità solidale di cui al comma 1.

Art. 39-septies. - (Disposizioni transitorie). - 1. Per le somme che, a seguito dei controlli automatici effettuati ai sensi del comma 1 dell'articolo 39-bis, risultano dovute per gli anni 2004 e 2005 a titolo di prelievo erariale unico, nonché di interessi e di sanzioni, i termini di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 39-ter, previsti a pena di decadenza per rendere esecutivi i ruoli e per la notifica delle relative cartelle di pagamento, sono rispettivamente fissati al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010.

2. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono definiti i dati relativi alle annualità di cui al comma 1 che i concessionari di rete devono comunicare all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nonché i relativi termini e modalità di trasmissione».

10. I termini di cui all'articolo 14-quater, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, sono fissati, rispettivamente, al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2009 per l'anno 2004 e al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 per l'anno 2005.


 

 

I commi da 6 a 10 dell’articolo 6 intervengono sul regime tributario degli apparecchi da intrattenimento.

 

Il comma 6 provvede ad individuare il soggetto passivo d’imposta relativamente alle somme giocate sugli apparecchi e congegni da intrattenimento collegati in rete.

Integrando il comma 13 dell’articolo 39 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, la norma stabilisce che il prelievo erariale, fissato nella misura del 13,5% delle somme giocate, che si applica agli apparecchi e congegni di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, collegati in rete, è dovuto dal soggetto al quale l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha rilasciato il nulla osta previsto dall'articolo 38, comma 5, della legge n. 388 del 2000.

In particolare, è fatto riferimento alla data del 26 luglio 2004, giorno, a decorrere dal quale i nulla osta di messa in esercizio sono rilasciati esclusivamente ai concessionari.

Pertanto, a decorrere dal 26 luglio 2004 i soggetti passivi d'imposta sono identificati nei concessionari per la gestione telematica degli apparecchi, individuati ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 4, del D.P.R. n. 640 del 1972, ove in possesso di tale nulla osta rilasciato dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

I titolari di nulla osta rilasciati antecedentemente al 26 luglio 2004 sono soggetti passivi d'imposta fino alla data di rilascio dei nulla osta sostitutivi a favore dei concessionari di rete o fino alla data della revoca del nulla osta stesso.

 

Il comma 7 sostituisce il comma 13-bis del citato articolo 39.

 

Il testo vigente del comma 13-bis prevede che, con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, siano definiti termini e modalità di assolvimento del prelievo erariale unico relativo agli apparecchi da intrattenimento previsti dall'articolo 110, comma 6, del TULPS (R.D. n. 773/1931).

 

Il nuovo testo del comma 13-bis definisce i contenuti della disciplina tributaria del prelievo unico erariale (PREU), specificando che esso è assolto dai soggetti passivi d'imposta, con riferimento a ciascun anno solare, mediante versamenti periodici relativi ai singoli periodi contabili e mediante un versamento annuale a saldo. Con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono individuati:

a)      i periodi contabili in cui è suddiviso l'anno solare;

b)      le modalità di calcolo del prelievo erariale unico dovuto per ciascun periodo contabile e per ciascun anno solare;

c)      i termini e le modalità con cui i soggetti passivi d'imposta effettuano i versamenti periodici e il versamento annuale a saldo;

d)      le modalità per l'utilizzo in compensazione del credito derivante dall'eventuale eccedenza dei versamenti periodici rispetto al prelievo erariale unico dovuto per l'intero anno solare;

e)      i termini e le modalità con cui i concessionari di rete comunicano, tramite la rete telematica i dati relativi alle somme giocate nonché gli altri dati relativi agli apparecchi da intrattenimento da utilizzare per la determinazione del prelievo erariale unico dovuto;

f)        le modalità con cui l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può concedere su istanza dei soggetti passivi d'imposta la rateizzazione delle somme dovute nelle ipotesi in cui questi ultimi si trovino in temporanea situazione di difficoltà.

 

Il comma 8 reca una disposizione transitoria sulle modalità di versamento del PREU sino all’emanazione dei provvedimenti indicati nel precedente comma, disponendo che il prelievo erariale unico è assolto dai soggetti passivi d'imposta con le modalità e nei termini stabiliti nei decreti del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato 8 aprile 2004 (G.U. n. 86 del 13 aprile 2004) e 14 luglio 2004 (G.U. n. 173 del 26 luglio 2004), e successive modificazioni.

 

Il comma 9 introduce sei nuovi articoli nel decreto-legge n. 269 del 2003.

Il nuovo articolo 39-bis disciplina la liquidazione del prelievo erariale unico e il controllo dei versamenti, stabilendo che l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avvalendosi di procedure automatizzate, procede, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico, alla liquidazione dell'imposta dovuta per i periodi contabili e per l'anno solare sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari e al controllo della tempestività e della corrispondenza dei versamenti effettuati dai concessionari stessi rispetto al prelievo erariale unico dovuto.

Qualora i versamenti dovuti risultino omessi, carenti o intempestivi, l'esito del controllo automatizzato è comunicato al concessionario di rete per evitare la reiterazione di errori: questo può fornire i chiarimenti necessari all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. Infine è rimessa a decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato la definizione delle modalità di effettuazione della liquidazione del prelievo erariale unico e del controllo dei relativi versamenti.

 

Il nuovo articolo 39-ter disciplina la riscossione delle somme dovute a titolo di prelievo erariale unico a seguito dei controlli automatici, specificando che esse, unitamente agli interessi e sanzioni per ritardato od omesso versamento, sono iscritte direttamente nei ruoli, resi esecutivi a titolo definitivo nel termine di decadenza fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico.

Qualora il concessionario di rete non provveda a pagare, entro i termini di scadenza, i ruoli, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procede alla riscossione delle somme dovute anche tramite escussione delle garanzie presentate dal concessionario di rete ai sensi della convenzione di concessione.

Si dispone, peraltro, che l'iscrizione a ruolo non sia eseguita, in tutto o in parte, se il concessionario di rete provvede a pagare le somme dovute, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione, in sede di autotutela, delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti forniti dallo stesso concessionario di rete. In questi casi, l'ammontare della sanzione amministrativa per tardivo od omesso versamento è ridotto ad un sesto e gli interessi sono dovuti fino all'ultimo giorno del mese antecedente a quello dell'elaborazione della comunicazione

 

Il nuovo articolo 39-quater disciplina gli accertamenti e i controlli in materia di prelievo erariale unico. In particolare vengono attributi agli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato i poteri previsti in materia di accertamento dell’IVA, indicati nell'articolo 51 del D.P.R. n. 633 del 1972, e di accesso, ispezione e verifica di cui al successivo articolo 52.

La disposizione specifica, inoltre, che il prelievo erariale unico è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi e congegni che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il gioco d'azzardo, privi del nulla osta, nonché tramite apparecchi e congegni muniti del nulla osta, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo.

Per gli apparecchi e congegni privi del nulla osta il prelievo erariale unico, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dal soggetto che ha provveduto alla loro installazione. È responsabile in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative il possessore dei locali in cui sono installati gli apparecchi e congegni privi del nulla osta.

Per gli apparecchi e congegni muniti del nulla osta, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, il maggiore prelievo erariale unico accertato rispetto a quello calcolato sulla base dei dati di funzionamento trasmessi tramite la rete telematica, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dai soggetti che hanno commesso l'illecito o, nel caso in cui non sia possibile la loro identificazione, dal concessionario di rete a cui è stato rilasciato il nulla osta.

Sono responsabili in solido per le somme dovute a titolo di prelievo erariale unico, interessi e sanzioni amministrative relativi agli apparecchi e congegni di cui al quarto periodo, il soggetto che ha provveduto alla loro installazione, il possessore dei locali in cui sono installati e il concessionario di rete titolare del relativo nulla osta, qualora non siano già debitori di tali somme a titolo principale.

Gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procedono all'accertamento della base imponibile e del prelievo erariale unico dovuto per gli apparecchi e congegni mediante la lettura dei dati relativi alle somme giocate memorizzati dagli stessi apparecchi e congegni.

In presenza di apparecchi e congegni per i quali i dati relativi alle somme giocate non siano memorizzati o leggibili, risultino memorizzati in modo non corretto o siano stati alterati, gli uffici dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato determinano induttivamente l'ammontare delle somme giocate sulla base dell'importo forfetario giornaliero definito con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.

Gli avvisi relativi agli accertamenti sono notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono state giocate le somme su cui è calcolato il prelievo erariale unico.

 

Il nuovo articolo 39-quinquies determinale sanzioni in materia di prelievo erariale unico. In particolare prevede la sanzione amministrativa da euro 258,23 a euro 2.065,83 (da cinquecentomila a quattro milioni di lire) prevista dall’articolo 11, comma 1, del D.Lgs n. 471 del 1997, per i casi di omissione di comunicazioni prescritte dalla legge tributaria, mancata restituzione dei questionari inviati al contribuente o a terzi o loro restituzione con risposte incomplete o non veritiere; inottemperanza all'invito a comparire e a qualsiasi altra richiesta fatta dagli uffici o dalla Guardia di finanza.

Nelle ipotesi di apparecchi che erogano vincite in denaro o le cui caratteristiche consentono il giuoco d'azzardo, privi del nulla osta, e nelle ipotesi di apparecchi e congegni muniti del nulla osta, il cui esercizio sia qualificabile come illecito civile, penale o amministrativo, si applica la sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento dell'ammontare del prelievo erariale unico dovuto, con un minimo di euro mille.

Infine è prevista la sanzione amministrativa da euro 500 ad euro 8.000 per omissione o incompletezza o falsità le comunicazioni tramite la rete telematica cui sono tenuti i concessionari di rete ai sensi del comma 13-bis, lettera e), dell'articolo 39 precedentemente illustrato.

 

Il nuovo articolo 39-sexies stabilisce la responsabilità dei terzi incaricati della raccolta delle somme giocate, in solido con i concessionari di rete, per il versamento del prelievo erariale unico dovuto con riferimento alle somme giocate che i suddetti terzi hanno raccolto, nonché per i relativi interessi e sanzioni. Rinvia ad un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, la definizione delle modalità di accertamento e di contestazione della responsabilità solidale.

 

Il nuovo articolo 39-septies reca una disposizione transitoria relativamente alle somme che, a seguito dei controlli automatici effettuati, risultano dovute per gli anni 2004 e 2005 a titolo di prelievo erariale unico, nonché di interessi e di sanzioni, fissando i termini, previsti a pena di decadenza per rendere esecutivi i ruoli e per la notifica delle relative cartelle di pagamento, rispettivamente, al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010.

 

Infine il comma 10 del presente articolo 6 dispone, relativamente alle somme che risultano dovute a seguito di controlli automatici effettuati per l’imposta sugli apparecchi da intrattenimento, la ridefinizione dei termini per rendere esecutivi i ruoli a titolo definitivo (D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14-quater, comma 1) e per notificare le cartelle di pagamento recanti i ruoli stessi (D.P.R. n. 640 del 1972, art. 14-quater, comma 2), fissandoli rispettivamente al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2009 per l'anno 2004 e al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 per l'anno 2005.


Articolo 6, comma 11
(Accise sui tabacchi lavorati)

 


11. All'articolo 1, comma 485, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «e a 1.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2006» sono sostituite dalle seguenti: «, a 1.000 milioni di euro per l'anno 2006 ed a 1.100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2007».


 

 

Il comma 11 dell’articolo 6 concede la possibilità di aumentare, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l’aliquota di base dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati in misura tale da assicurare, a decorrere dal 2007, un maggior gettito complessivo pari a 1.100 milioni di euro annui (con un aumento di 100 milioni rispetto all’incremento di gettito già disposto per l’anno 2006).

 

Nel determinare l'aumento dell'aliquota sarà necessario tenere conto anche dei provvedimenti di variazione delle tariffe dei prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati, eventualmente intervenuti ai sensi dell'articolo 2 della legge 13 luglio 1965, n. 825, recante norme in tema di regime di imposizione fiscale sui prodotti oggetto di monopolio di Stato.

 

Il citato articolo 2 della legge n. 825 del 1965 prevede che l’inserimento di ciascun prodotto soggetto a monopolio fiscale nelle tariffe, contenute nelle diverse tabelle allegate alla stessa legge n. 825 del 1965, è disposto con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. I prezzi di vendita al pubblico e le relative variazioni sono stabiliti in conformità a quelli richiesti dai fabbricanti e dagli importatori. Le richieste per l’inserimento in tariffa presentate dagli interessati devono essere corredate, in relazione ai volumi di vendita di ciascun prodotto, da una scheda rappresentativa degli effetti economico-finanziari conseguenti alla variazione proposta.

 

Si ricorda che attualmente, in virtù dell’articolo 28, comma 1, lettera a), del D.L. 30 agosto 1993, n. 331 (convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427), e successive modifiche e integrazioni, le aliquote di base dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati sono stabilite nelle seguenti misure:

a)       sigarette....................................... 58,50%;

b)       sigari e sigaretti............................ 23%;

c)       tabacco da fumo........................... 56%;

d)       tabacco da masticare.................... 24,78%;

e)       tabacco da fiuto............................ 24,78%.

 

Si segnala inoltre che l’articolo 21, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003), aveva attribuito al Ministro dell’economia e delle finanze il potere di disporre, con propri decreti, l’aumento dell’aliquota di base dell’imposta di consumo sulle sole sigarette, prevista dal citato articolo 28, comma 1, lett. a), dell’articolo 28 del D.L. n. 331 del 1993. Tale potere avrebbe dovuto essere esercitato entro il 30 aprile 2003 e, ai sensi del successivo comma 9 dello stesso articolo 21, avrebbe dovuto assicurare maggiori entrate in misura non inferiore a 435 milioni di euro a decorrere dall’anno 2003.

Successivamente l’articolo 39, comma 4, del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, ha riaperto il termine per l’esercizio del suddetto potere, consentendo l’emanazione dei decreti entro il 31 dicembre 2003.

In materia è poi intervenuto l’articolo 1, commi 7 e 8, del D.L. 10 dicembre 2003, n. 341, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 febbraio 2004, n. 31, che ha sospeso il potere di disporre l’aumento dell’aliquota in oggetto per l’anno 2003 e ha nel contempo prorogato il potere stesso al 31 dicembre 2004. Lo stesso articolo ha inoltre stabilito che il potere di emanare i decreti con i quali è disposto l’aumento dell’aliquota di base dell’imposta di consumo sulle sigarette rientra nell’attività gestionale di cui all’articolo 4 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (testo unico sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche)[27]. In tal modo è stato attribuito all’autorità amministrativa di settore, ovvero al direttore dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, il potere che in precedenza spettava al Ministro dell’economia e delle finanze.

Si ricorda poi che l’articolo 2, comma 62, della legge 24 dicembre 2003, n. 350,(legge finanziaria per il 2004) ha stabilito che i decreti con i quali, ai sensi dell’articolo 21, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e modifiche e integrazioni, può essere disposto l’aumento dell’aliquota di base dell’imposta di consumo sulle sigarette devono assicurare, a decorrere dal 2004, ulteriori maggiori entrate annue per 650 milioni di euro. In attuazione di questa norma è stato emanato il D.M. 15 ottobre 2004 (pubblicato nella G.U. n. 262 dell’8 novembre 2004) con il quale è stata aumentata l’aliquota di base della tassazione delle sigarette dal 58 per cento al 58,50 per cento

L’articolo 1, comma 485, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), modificato dalla disposizione qui illustrata, ha previsto che, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avrebbe potuto essere aumentata l’aliquota di base della tassazione dei tabacchi lavorati, al fine di assicurare un maggior gettito complessivo nella misura di 500 milioni di euro per l’anno 2005 e di 1.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006. In attuazione di questa norma è stato emanato il decreto direttoriale 25 ottobre 2005 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 255 del 2 novembre 2005), con il quale è stata aumentata l’aliquota di base della tassazione del tabacco da fumo dal 54 per cento al 56 per cento.

Da ultimo l’articolo 1, comma 551, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), ha previsto che, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, avrebbe potuto essere aumentata l’aliquota di base della tassazione dei tabacchi lavorati in misura tale da assicurare il mantenimento del gettito per l’anno 2006 e per gli anni successivi.


Articolo 6, commi 12-20
(Versamento dell’imposta comunale sugli immobili)

 


12. Nel quadro delle dichiarazioni dei redditi relativo ai fabbricati sono specificati, per ogni immobile, oltre all'indirizzo, l'identificativo dell'immobile stesso costituito dal codice del comune, il foglio, la sezione, la particella e il subalterno.

13. La dichiarazione dei redditi contiene tutte le indicazioni utili ai fini del trattamento dell'imposta comunale sugli immobili. Con decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono definiti gli elementi, i termini e le modalità per l'attuazione delle disposizioni di cui al primo periodo.

14. L'imposta comunale sugli immobili dovuta dai soggetti che si avvalgono dell'assistenza fiscale prevista dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, è liquidata e versata dal sostituto d'imposta, direttamente o sulla base degli appositi modelli trasmessi dagli intermediari fiscali. I contribuenti, che presentano la dichiarazione di cui al comma 13 senza avvalersi dell'assistenza fiscale, indicano i dati relativi all'imposta comunale sugli immobili nella medesima dichiarazione.

15. L'imposta comunale sugli immobili dovuta può essere compensata con crediti di altra natura, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

16. I contribuenti che, secondo le disposizioni normative vigenti, non presentano la dichiarazione, ma possiedono redditi derivanti da proprietà immobiliari, compilano il modello di versamento di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.

17. Le somme riscosse, una volta ripartite dalla struttura di gestione di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, sono accreditate dalla Banca d'Italia presso ciascuna tesoreria comunale.

18. Con decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono definite le modalità di trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili.

19. Le disposizioni di cui ai commi da 13 a 18 si applicano alle dichiarazioni che saranno presentate nell'anno 2008.

20. Nelle dichiarazioni presentate nell'anno 2007 per ogni fabbricato deve essere indicato l'importo dell'imposta comunale sugli immobili dovuta per l'anno in corso.


 

 

I commi da 12 a 20 dell’articolo 6 dettano disposizioni dirette a contrastare l’evasione fiscale, relativa all’imposta comunale sugli immobili (ICI). A tale scopo è stabilito che i dati necessari per la liquidazione dell’imposta siano contenuti nella dichiarazione dei redditi; che il versamento della stessa sia effettuato, a seconda delle circostanze, da parte del sostituto d’imposta o mediante il modello di versamento unitario F24, avvalendosi della possibilità di compensazione prevista per questa forma di versamento. È prevista inoltre la trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili, secondo modalità che verranno definite da un successivo decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali.

 

A norma del comma 12, nella dichiarazione dei redditi, nel quadro relativo ai redditi dei fabbricati, debbono essere indicati, per ciascun fabbricato, oltre all'indirizzo, i relativi dati catastali (codice del comune, foglio, sezione, particella e subalterno). La stessa dichiarazione deve contenere tutte le indicazioni utili ai fini del trattamento dell'imposta comunale sugli immobili (ICI), secondo quanto verrà definito da un apposito decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali (comma 13 e secondo periodo del comma 14).

 

Inoltre, in considerazione della circostanza che le disposizioni dei commi da 13 a 18 si applicano alle dichiarazioni che saranno presentate nell'anno 2008 (rectius: a decorrere dall’anno 2008), nelle dichiarazioni presentate nell’anno 2007 dev’essere indicato l'importo dell'imposta comunale sugli immobili dovuta per l'anno in corso (comma 20).

 

I commi 14 e 16 prevedono che l’imposta comunale sugli immobili dovrà essere versata con le seguenti modalità:

§      versamento da parte del sostituto d’imposta, direttamente o sulla base degli appositi modelli trasmessi dagli intermediari fiscali, per quanto riguarda l’imposta dovuta dai contribuenti che si avvalgono dell’assistenza fiscale. La disposizione sembra prevedere che sia lo stesso sostituto d’imposta a liquidare l’imposta (comma 14);

§      versamento mediante i modelli di versamento unitario F24 da parte dei soggetti che non presentano la dichiarazione dei redditi, ma posseggono redditi derivanti da proprietà immobiliari (comma 16).

Nulla è disposto in relazione alle modalità di versamento dell’imposta da parte dei soggetti che presentano la dichiarazione dei redditi senza avvalersi dell’assistenza fiscale.

 

Si ritiene opportuno ricordare che in materia di imposta comunale sugli immobili, già l’articolo 37, comma 55, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ha previsto che l'imposta comunale sugli immobili potesse essere liquidata in sede di dichiarazione dei redditi e versata mediante il versamento unitario, disciplinato dall’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate dovranno essere definiti i termini e le modalità per l'attuazione della citata disposizione.

 

Il comma 15 prevede che l’imposta comunale sugli immobili può essere compensata con i crediti di altra natura, ai sensi dell'articolo 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, il quale disciplina il versamento unitario con il modello F24.

 

Le somme riscosse, una volta ripartite dalla struttura di gestione prevista dall'articolo 22 del citato D.Lgs. n. 241 del 1997, sono accreditate dalla Banca d'Italia presso ciascuna tesoreria comunale (comma 17).

 

L’articolo 22 del decreto legislativo n. 241 del 1997 prevede che, entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di versamento delle somme da parte delle banche e di ricevimento dei relativi dati riepilogativi, un'apposita struttura di gestione attribuisce agli enti destinatari le somme a ciascuno di essi spettanti, tenendo conto dell'eventuale compensazione eseguita dai contribuenti.

 

Con decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali, di concerto con il direttore dell'Agenzia delle entrate, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, dovranno essere definite le modalità di trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili (comma 18).

 

La relazione tecnica stima che le disposizioni in commento avranno i seguenti effetti di cassa:

§         360 milioni di euro per il 2007;

§         220 milioni di euro per il 2008;

§         220 milioni di euro per il 2009.


Articolo 7
(Variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale comunale all'IRPEF)

 


1. All'articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, concernente «Istituzione di una addizionale comunale all'IRPEF, a norma dell'articolo 48, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall'articolo 1, comma 10, della legge 16 giugno 1998, n. 191», sono apportate le seguenti modificazioni:

     a) il comma 3 è sostituito dal seguente:

     «3. I comuni, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, possono disporre la variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale di cui al comma 2 con deliberazione da pubblicare nel sito individuato con decreto 31 maggio 2002 del capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 5 giugno 2002. L'efficacia della deliberazione decorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico. La variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale non può eccedere complessivamente 0,8 punti percentuali. La deliberazione può essere adottata dai comuni anche in mancanza dei decreti di cui al comma 2»;

     b) al comma 4:

     1) le parole: «dei crediti di cui agli articoli 14 e 15» sono sostituite dalle seguenti: «del credito di cui all'articolo 165»;

     2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «L'addizionale è dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1o gennaio dell'anno cui si riferisce l'addizionale stessa, per le parti spettanti. Il versamento dell'addizionale medesima è effettuato in acconto e a saldo unitamente al saldo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. L'acconto è stabilito nella misura del 30 per cento dell'addizionale ottenuta applicando le aliquote di cui ai commi 2 e 3 al reddito imponibile dell'anno precedente determinato ai sensi del primo periodo del presente comma. Ai fini della determinazione dell'acconto, l'aliquota di cui al comma 3 è assunta nella misura deliberata per l'anno di riferimento qualora la pubblicazione della delibera sia effettuata non oltre il 20 gennaio del medesimo anno ovvero nella misura vigente nell'anno precedente in caso di pubblicazione successiva al predetto termine»;

     c) il comma 5 è sostituito dal seguente:

     «5. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, l'acconto dell'addizionale dovuta è determinato dai sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di nove rate mensili, effettuate a partire dal mese di marzo. Il saldo dell'addizionale dovuta è determinato all'atto delle operazioni di conguaglio e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di undici rate, a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono effettuate e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l'addizionale residua dovuta è prelevata in unica soluzione. L'importo da trattenere e quello trattenuto sono indicati nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati di cui all'articolo 4, comma 6-ter, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni»;

     d) il comma 6 è abrogato.

2. All'articolo 1, comma 51, primo periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «e 2007» sono soppresse.


 

 

L’articolo 7 modifica l’aliquota di compartecipazione dell’addizionale comunale all’IRPEF istituita con il decreto legislativo n. 360 del 1998.

L’addizionale comunale all’IRPEF

L’addizionale comunale all’IRPEF, istituita dal decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, è composta di un’aliquota divisa in due parti: un’aliquota base di compartecipazione, fissata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze in misura uguale per tutti i comuni, con corrispondente riduzione dei trasferimenti erariali; un’ulteriore aliquota, facoltativa e variabile, in quanto la sua applicazione è rimessa a ciascun comune, che ne determina la misura nei limiti individuati dalla legge di un massimo di 0,5 punti percentuali, con un incremento annuo non superiore a 0,2 punti percentuali. La legge 13 maggio 1999, n. 133, ha poi previsto che l’addizionale all’IRPEF riguardi non solo i comuni, ma anche le province, stabilendo che l’aliquota base di compartecipazione comprenda, indicandole distintamente, oltre che l’addizionale comunale, anche quella provinciale. Non essendo stato adottato il decreto del Ministro dell’economia chiamato a definire la “parte fissa”, dell’aliquota, l’articolo 67 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per il 2001) ha previsto, esclusivamente per l’anno 2002, a favore dei comuni delle regioni a statuto ordinario una compartecipazione al gettito dell’IRPEF in una misura parti al 4,5 per cento di quanto riscosso.

Le misure legislative adottate nella XIV legislatura in materia di addizionali comunale e provinciale all’IRPEF hanno in primo luogo riguardato la reiterazione e l’integrazione del regime transitorio previsto dall’articolo 67 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, per quel che concerne la compartecipazione al gettito IRPEF. In secondo luogo, alcune disposizioni hanno previsto la sospensione degli effetti degli aumenti deliberati dai comuni dell’altra parte dell’aliquota, facoltativa e variabile, la cui applicazione è rimessa a ciascun comune .

In particolare, per quanto attiene al primo aspetto:

§      l’articolo 25, comma 5, della legge n. 448 del 2001 (legge finanziaria per il 2002) ha esteso anche all’anno 2003 la compartecipazione al gettito dell’IRPEF inizialmente prevista dall’articolo 67 della legge n. 388 del 2000 per il solo anno 2002;

§      l’articolo 31, comma 8, della legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria per il 2003) ha aumentato la compartecipazione, per l’anno 2003, dal 4,5 per cento al 6,5 per cento; la medesima disposizione ha altresì istituito, per lo stesso anno 2003, una compartecipazione al gettito dell’IRPEF anche per le province, nella misura dell’1 per cento, in tutto analoga a quella già attuata per i comuni;

La compartecipazione dei comuni e delle province al gettito dell’IRPEF è stata poi confermata per gli anni 2004, 2005 e 2006 (rispettivamente legge 24 dicembre 2003, n. 350, art. 2, co. 18; legge 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, co. 65; legge 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, co. 152).

Con riferimento alla sospensione degli aumenti dell’addizionale, si ricorda che:

§      l’articolo 3, comma 1, della legge n. 289 del 2002 ha disposto, tra le altre cose, la sospensione degli aumenti dell’addizionale comunale all’IRPEF deliberati dopo il 29 settembre 2002 fino a quando non fosse intervenuto un accordo in sede di Conferenza unificata tra Stato regioni ed enti locali sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale;

§      l’articolo 1, comma 51, della legge n. 311 del 2004 ha prorogato il blocco fino al 31 dicembre 2006. La disposizione prevede comunque, per i comuni che non se ne siano avvalsi in precedenza di aumentare l’aliquota dell’addizionale all’IRPEF per il triennio 2005-2007. Gli effetti di tali aumenti rimarranno comunque sospesi, in forza della disposizione, fino al 31 dicembre 2006.

L’articolo 7 del disegno di legge finanziaria

La lettera a) del comma 1 consente ai comuni di variare l’aliquota facoltativa e variabile dell’addizionale IRPEF nella misura massima di 0,8 punti percentuali, anziché, come previsto dal decreto legislativo n. 360 del 1998, nella misura massima di 0,5 punti percentuali con un incremento annuo dello 0,2 per cento.

 

Vengono inoltre aggiornate le previsioni normative in ordine alla procedura di adozione della variazione dell’aliquota. Si prevede infatti che la variazione debba essere decisa con regolamento comunale (nel testo attualmente vigente invece non si precisa il tipo di atto con il quale adottare l’aumento) con deliberazione da pubblicare nel sito internet individuato con il decreto 31 maggio 2002 del capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell’economia, vale a dire il sito www.finanze.it a cura dell'Ufficio federalismo fiscale del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze (nel testo attualmente vigente si prevede che la deliberazione dell’aumento venga pubblicata su un sito individuato con decreto del Ministro dell’economia, emanato di concerto con il Ministro della giustizia).

 

Il numero 1) della lettera b) del comma 1 aggiorna il riferimento al testo unico sulle imposte sui redditi (TUIR) contenuto nel comma 4 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998 alla nuova numerazione del testo unico successiva all’entrata in vigore del decreto legislativo n. 344 del 2003 istitutivo delll’IRES (il decreto legislativo provvedeva infatti anche ad una rinumerazione del testo unico) e alle modifiche normative intervenute. La disposizione prevede che l’addizionale sia dovuta se per lo stesso anno risulta dovuta l’imposta sul reddito delle persone fisiche, al netto delle detrazioni per essa riconosciute e dei crediti d’imposta per redditi prodotti all’estero, ai sensi dell’articolo 165 (e non più degli articoli 14 e 15) del TUIR. Si tratta di una modifica formale in quanto l’articolo 15 corrisponde, nella vecchia numerazione del TUIR, all’articolo 165, mentre l’articolo 14, che prevedeva un credito di imposta sugli utili distribuiti da società ed enti è stato abrogato dal decreto legislativo n. 344 del 2003.

 

Il numero 2) della lettera b) del comma 1 prevede che l’addizionale sia dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1° gennaio dell’anno cui si riferisce l’addizionale.

 

In proposito il comma 6 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998 prevedeva invece che l’addizionale fosse dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 31 dicembre dell’anno cui si riferisce l’addizionale. Tale disposizione è abrogata dalla lettera d) del comma 1.

 

Si prevede inoltre che il versamento sia effettuato in acconto e a saldo, con un acconto stabilito nella misura del 30 per cento dell’importo ottenuto applicando l’aliquota all’imponibile IRPEF dell’anno precedente. L’aliquota da applicare è quella dell’anno di riferimento se la delibera è stata pubblicata non oltre il 20 gennaio del medesimo anno; in caso contrario si utilizza l’aliquota dell’anno precedente.

 

In proposito, il decreto del Ministro dell’economia del 20 dicembre 1999, che attualmente disciplina la materia, prevede invece che l’addizionale determinata dal sostituto d'imposta all'atto di effettuazione delle operazioni di conguaglio è trattenuta dallo stesso in tre rate uguali a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le operazioni di conguaglio sono state effettuate o, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, in unica soluzione nel periodo di paga in cui sono state svolte le dette operazioni; gli importi trattenuti vanno versati entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui gli importi sono stati trattenuti. Si effettua un versamento unico anche se l'addizionale è riferita a sostituiti di imposta domiciliati in comuni diversi. L'addizionale dovuta in autotassazione (e cioè pagata direttamente dai contribuenti) è versata entro il termine di pagamento a saldo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche risultante dalla dichiarazione dei redditi.

 

Anche la lettera c) del comma 1 interviene sulle modalità di pagamento dell’addizionale prevedendo che per i redditi da lavoro dipendente la stessa sia determinata dal sostituito d’imposta e l’importo sia trattenuto in un numero massimo di nove rate mensili, effettuate in nove rate mensili, a partire dal mese di marzo. Il saldo dell’addizionale dovuta è invece determinato all’atto delle operazioni di conguaglio e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di undici rate, a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono effettuate e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l'addizionale residua dovuta è prelevata in unica soluzione.

 

Conseguentemente alle disposizioni introdotte dal comma 1, al comma 2 viene abrogato il riferimento all’anno 2007 contenuto nell’articolo 1, comma 51, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005). La norma consente di variare per gli anni 2005, 2006 e 2007 l’aliquota dell’addizionale ai soli comuni che non si siano avvalsi in passato di tale facoltà.

 

Come già si è detto (cfr. supra), gli aumenti eventualmente deliberati dai comuni non avevano comunque effetto in forza del blocco previsto fino al 31 dicembre 2006.

 

La disposizione in commento fa venire meno la condizione limitativa della facoltà di aumentare l’aliquota dell’addizionale prevista dall’articolo 1, comma 51, della legge n. 311 del 2004.

 

Si osserva infine che il disegno di legge finanziaria non conferma, per l’anno 2007, il blocco degli aumenti dell’addizionale comunale IRPEF.

 

La relazione tecnica rileva che dall’introduzione dell’acconto del 30 per cento dell’addizionale comunale deriverà un aumento del gettito in termini di cassa di 500 milioni di euro per l’anno 2007.

 


Articolo 8
(Imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche)

 


1. A decorrere dal 1o gennaio 2007, i comuni possono deliberare, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, l'istituzione di un'imposta di scopo destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche individuate dai comuni nello stesso regolamento tra quelle indicate nel comma 5 del presente articolo.

2. Il regolamento che istituisce l'imposta determina:

     a) l'opera pubblica da realizzare;

     b) l'ammontare della spesa da finanziare;

     c) l'aliquota di imposta;

     d) le modalità di versamento degli importi dovuti.

3. L'imposta è dovuta, in relazione alla stessa opera pubblica, per un periodo massimo di cinque anni ed è determinata applicando alla base imponibile dell'imposta comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, un'aliquota nella misura massima dello 0,5 per mille.

4. Per la disciplina dell'imposta si applicano le disposizioni vigenti in materia di imposta comunale sugli immobili.

5. L'imposta può essere istituita per le seguenti opere pubbliche:

     a) opere per il trasporto pubblico urbano;

     b) opere viarie, con l'esclusione della manutenzione straordinaria ed ordinaria delle opere esistenti;

     c) opere particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;

     d) opere di risistemazione di aree dedicate a parchi e giardini;

     e) opere di realizzazione di parcheggi pubblici.

6. Il gettito complessivo dell'imposta non può essere superiore al trenta per cento dell'ammontare della spesa dell'opera pubblica da realizzare.

7. Nel caso di mancato inizio dell'opera pubblica entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati entro il termine di cinque anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.


 

 

L’articolo 8 prevede la possibilità per i comuni di istituire con regolamento un’imposta di scopo per finanziare la realizzazione di opere pubbliche.

 

Con il termine di “imposta di scopo” si intende una forma di imposizione che trova la sua giustificazione nel collegamento tra imposizione e destinazione del gettito. L’imposta di scopo costituisce quindi una deroga al principio dell’unità del bilancio, in base al quale nel bilancio la corrispondenza tra entrate e spese deve essere garantita a livello globale, non essendo possibile stabilire una specifica correlazione tra una singola entrata ed una singola spesa.

 

In particolare, il comma 1 rimette ad un regolamento comunale, emanato ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, l’istituzione dell’imposta che deve essere destinata esclusivamente alla copertura (per una percentuale che il comma 6 stabilisce come non superiore al 30 per cento) della realizzazione di specifiche opere pubbliche, rientranti nelle tipologie individuate dal comma 5 dell’articolo.

 

In proposito, si ricorda che l’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997 prevede che le province ed i comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti.

 

Il comma 5 individua le seguenti tipologie di opere pubbliche per le quali può essere istituita l’imposta di scopo:

a)      opere per il trasporto pubblico urbano;

b)      opere viarie, con esclusione della manutenzione straordinaria ed ordinaria delle opere esistenti;

c)      opere particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi;

d)      opere di risistemazione di parchi e giardini;

e)      opere di realizzazione di parcheggi pubblici.

 

Il comma 2 prevede inoltre che il regolamento comunale istitutivo dell’imposta indichi:

a)      l’opera pubblica da realizzare;

b)      l’ammontare della spesa da finanziare;

c)      l’aliquota di imposta (sul punto cfr. però il comma 3);

d)      le modalità di versamento degli importi dovuti.

 

I commi 3 e 4 collegano la base imponibile e la disciplina dell’imposta di scopo a quelle previste per l’imposta comunale sugli immobili (ICI).

In particolare, il comma 3 prevede che l’imposta sia calcolata applicando alla base imponibile dell’ICI un’aliquota che il Comune può individuare fino alla misura massima dello 0,5 per mille.

Il comma 5 prevede inoltre l’applicazione all’imposta di scopo delle disposizioni in materia di ICI.

 

In proposito, si ricorda che il presupposto dell’imposta comunale sugli immobili, istituita con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, è il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli siti nel territorio dello Stato destinato a qualsiasi uso; soggetti passivi dell’imposta sono i proprietari o i titolari di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione); la base imponibile è costituita dal valore degli immobili (il valore dei fabbricati è determinato dal prodotto tra le rendite catastali e appositi moltiplicatori diversificati per gruppi catastali; il valore delle aree fabbricabili è quello di mercato al 1° gennaio di ciascun periodo di imposta; il valore dei terreni agricoli è il risultato del prodotto tra il reddito dominicale e un moltiplicatore pari a 75); l’aliquota dell’imposta è determinata dal Comune, ciascun anno per l’anno successivo, e deve essere definita in misura compresa tra il 4 e il 7 per mille; in assenza di delibera del Comune si applica il 4 per mille.

 

Il comma 7 prevede infine che, in caso di mancato inizio dell’opera pubblica entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati entro il termine di cinque anni dal giorno del pagamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

 


Articolo 9
(Contributo comunale di ingresso e di soggiorno)

 


1. A decorrere dal 1o gennaio 2007 i comuni, con apposito regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, possono deliberare l'istituzione di un contributo di soggiorno, operante anche per periodi limitati dell'anno, destinato ad interventi di manutenzione urbana ed alla valorizzazione dei centri storici.

2. Il contributo è dovuto dai soggetti non residenti che prendono alloggio, in via temporanea, in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici, alloggi agro-turistici ed in altri similari strutture ricettive situate nel territorio comunale.

3. Sono esenti dal contributo i soggetti che alloggiano nelle strutture destinate al turismo giovanile ed in quelle espressamente previste dal regolamento comunale.

4. Il contributo è stabilito entro la misura massima di cinque euro per notte.

5. Il regolamento che istituisce il contributo determina:

     a) le misure del contributo, stabilite in rapporto alla categoria delle singole strutture ricettive;

     b) le eventuali riduzioni ed esenzioni, determinate in relazione alla categoria ed all'ubicazione della struttura ricettiva, alla durata del soggiorno, alle caratteristiche socio-economiche dei soggetti passivi avendo riguardo, tra l'altro, alla numerosità del nucleo familiare, all'età ed alle finalità del soggiorno;

     c) l'eventuale periodo infrannuale di applicazione del contributo;

     d) i termini e le modalità di presentazione della dichiarazione e del pagamento del tributo.

6. I gestori delle strutture ricettive di cui al comma 2 provvedono al versamento del contributo, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, e presentano al comune la relativa dichiarazione, nel rispetto dei termini e delle modalità stabilite dal regolamento comunale.

7. Gli avvisi di accertamento per l'omessa o infedele presentazione della dichiarazione e per l'omesso, ritardato o parziale versamento del contributo devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione od il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati.

8. Per l'omessa o infedele presentazione della dichiarazione si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento dell'importo dovuto; per l'omesso, ritardato o parziale versamento del contributo si applica la sanzione amministrativa di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. L'irrogazione delle sanzioni avviene secondo le disposizioni di cui agli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni.


 

 

L’articolo 9 consente ai comuni di istituire, con un regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, un contributo di soggiorno (comma 1).

 

In proposito, si ricorda che l’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997 prevede che le province ed i comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi, nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti.

 

Anche se la disposizione individua la finalità del tributo in interventi di manutenzione urbana e di valorizzazione dei centri storici, esso non si configura comunque per le sue caratteristiche, di seguito esposte, come un’imposta di scopo.

 

Il contributo è dovuto (comma 2) dai soggetti non residenti che alloggino in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici ed agriturismi; sono esenti i soggetti che alloggiano in strutture dedicate al turismo giovanile. Il regolamento comunale può inoltre prevedere ulteriori forme di esenzione (comma 3). Il comma 4 fissa nella misura massima di cinque euro per notte la misura del contributo; la misura esatta del tributo, insieme alle eventuali forme di esenzione sono individuate dal comma 5, così come i termini e le modalità di dichiarazione e di pagamento. Il regolamento può pure stabilire che il contributo sia dovuto unicamente in un determinato periodo dell’anno.

 

Il comma 6 stabilisce che il contributo sia versato dai gestori delle strutture ricettive, i quali poi si rivarranno sui loro clienti, soggetti passivi dell’imposta.

 

Il comma 7 fissa nel quinto anno successivo il termine per l’emissione di avvisi di accertamento per la mancata o ritardata dichiarazione ovvero il mancato o ritardato pagamento del contributo. In altre parole, ritardi o omissioni nelle dichiarazioni o nei pagamenti possono essere contestate dall’amministrazione pubblica solo entro il quinto anno successivo.

 

Il comma 8 individua le sanzioni per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione ovvero per l’omesso o ritardato o parziale versamento del contributo. In particolare, per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione si prevede una sanzione dal cento al duecento per cento dell’importo. Per l’omesso pagamento si applica invece la sanzione dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997.

 

L’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997 prevede che chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell'imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l'ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato

 

Le sanzioni sono irrogate secondo le disposizioni degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

 

L’articolo 16 del decreto legislativo n. 472 del 1997 prevede che all’irrogazione delle sanzioni amministrative provveda l’ente compente all’accertamento del tributo (nel caso della disposizione in commento il comune); disciplinando la procedura per la contestazione da parte dell’ente dell’omesso o ritardato pagamento.

 

L’articolo 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997 disciplina invece i casi in cui risulta possibile procedere all’irrogazione immediata della sanzione.

Documenti all’esame delle Istituzioni dell’UE
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Strategia sull’ambiente urbano

L’11 gennaio 2006 la Commissione ha presentato la strategia tematica sull’ambiente urbano (COM(2005)718) destinata ad aiutare gli Stati membri e le autorità locali e regionali a migliorare l’efficienza ambientale delle città europee. La strategia per l’ambiente urbano è una delle sette strategie previste dal sesto programma d’azione in materia di ambiente. Il suo obiettivo è favorire una migliore attuazione a livello locale delle politiche e della legislazione comunitaria in materia ambientale, attraverso lo scambio di esperienze e buone pratiche tra le autorità locali.

Il 27 giugno 2006 il Consiglio ha adottato conclusioni sulla strategia in cui, tra l’altro:

-        chiede agli Stati membri sia d’intensificare gli sforzi per fare in modo che le città, con le loro politiche possano raggiungere una elevata qualità urbana a livello ambientale e sanitario, sia di tenere presenti le possibilità offerte dai quadri strategici nazionali di riferimento (collegati alla politica di coesione) per affrontare i problemi dell’ambiente urbano, come pure le opportunità nell’ambito del regolamento e dei fondi LIFE+[28];

-        incoraggia la Commissione a fornire orientamenti su come gli Stati membri possano utilizzare tali fondi per integrare il rinnovamento urbano nei loro piani nazionali, tra cui segnatamente meccanismi innovativi e flessibili per il finanziamento del rinnovamento urbano;

-        invita l’Unione europea, gli Stati membri e le loro città, nell’ambito delle rispettive competenze, a migliorare la qualità della vita nelle città e nelle aree urbane attraverso la promozione e l’attuazione della gestione ambientale integrata.

Il 26 settembre 2006 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla strategia tematica sull’ambiente urbano nella quale sottolinea l’importanza delle problematiche relative alla sostenibilità della gestione urbana, del trasporto urbano, dell’urbanistica, della costruzione urbana. Rileva inoltre la necessità di garantire un adeguato finanziamento comunitario, segnatamente grazie a programmi e stanziamenti specifici.

Politica di coesione

Sugli orientamenti strategici per la coesione si veda la scheda Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE relativa all’articolo 105.

Il 13 luglio 2006 la Commissione ha presentato la comunicazione “La politica di coesione e le città: il contributo delle città e delle agglomerazioni alla crescita e all’occupazione nelle regioni” (COM(2006)385.

Il documento, rivolto alle autorità nazionali, regionali e locali, vuole essere uno strumento di aiuto nella preparazione del nuovo ciclo di programm