Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Bilancio dello Stato
Altri Autori: Servizio Bilancio dello Stato
Titolo: A.C. 1746: Legge finanziaria 2007
Riferimenti:
AC n. 1746/XV     
Serie: Dossier di verifica    Numero: 4
Data: 16/10/2006
Descrittori:
LEGGE FINANZIARIA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 

 

 

INDICE

 

ARTICOLO 3. 13

Disposizioni in materia di IRPEF. 13

ARTICOLO 4. 17

Assegni per il nucleo familiare. 17

ARTICOLO 5, commi 1-15. 18

Norme in materia di studi di settore. 18

ARTICOLO 5, comma 16. 27

Detraibilità e deducibilità delle spese per acquisto di medicinali27

ARTICOLO 5, comma 17. 28

Abolizione della detraibilità IVA per i giochi e le scommesse. 28

ARTICOLO 5, commi 18 e 19. 30

Autovetture per portatori di handicap. 30

ARTICOLO 5, comma 25. 33

Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore. 33

ARTICOLO 5, comma 28. 35

Agenti immobiliari35

ARTICOLO 5, comma 29 e 30. 35

Contrasto del gioco illegale. 35

ARTICOLO 6, comma 1. 36

Opere di durata ultrannuale. 36

ARTICOLO 6, commi 3 e 4. 39

Regime del riporto delle perdite. 39

ARTICOLO 6, comma 5. 40

Modalità di versamento dell’imposta di bollo.. 40

ARTICOLO 6, commi 6-10. 41

Regime tributario degli apparecchi da intrattenimento.. 41

ARTICOLO 6, comma 11. 48

Aumento delle imposte sui tabacchi48

ARTICOLO 6, commi 12-20. 49

Emersione di base imponibile ICI-IRPEF relativa agli immobili49

ARTICOLO 7. 51

Variazione addizionale comunale IRPEF e modalità di versamento.. 51

ARTICOLI 8, 9, 10 comma 2 e 11, comma 19. 53

Istituzione di tributi propri comunali e ampliamento di tributi esistenti53

ARTICOLO 12. 54

Compartecipazione comunale all’IRPEF. 54

ARTICOLI 13 – 14. 55

Disposizioni relative alle attività di gestione del catasto.. 55

ARTICOLO 15. 57

Disposizioni in materia di immobili57

·             Commi 1 e 2. 57

Disposizioni in materia di immobili confiscati ad indiziati di mafia.. 57

·             Comma 3. 59

Trasferimento di beni alle università statali59

·             Commi 4-9. 59

Razionalizzazione degli spazi in uso alle amministrazioni dello Stato.. 59

·             Commi 10-12. 61

Consolidamento delle destinazioni d’uso degli immobili dello Stato.. 61

·             Comma 13. 62

Gestione delle attività di liquidazione delle aziende confiscate. 62

·             Commi 14-16. 63

Assegnazione o trasferimento di beni immobili dello Stato.. 63

·             Comma 17. 64

Semplificazione della procedura relativa all’esercizio della prelazione. 64

·             Comma 18. 65

Riduzione spese per trascrizioni ed annotazioni nei pubblici registri65

ARTICOLO 16, commi 1-6. 66

Revisione dei canoni per concessioni demaniali marittime. 66

ARTICOLO 16, commi 7-15. 69

Disposizioni per la valorizzazione di immobili pubblici69

ARTICOLO 17. 70

Disposizioni per la valorizzazione degli immobili pubblici70

ARTICOLO 18, commi 1-4. 72

Modifiche alla disciplina IRAP. 72

ARTICOLO 18, comma 5. 78

Attribuzione alle regioni di risorse integrative dell’IRAP. 78

ARTICOLO 19. 79

Credito d’imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate. 79

ARTICOLO 20, commi 1-4. 83

Credito d’imposta per i costi  delle attività di ricerca industriale. 83

ARTICOLO 20, commi 6 e 7. 87

Credito d’imposta per le imprese di produzioni musicali87

ARTICOLO 20, commi 8 e 9. 88

Detrazione delle spese sostenute dagli insegnanti per l’acquisto di pc. 88

ARTICOLO 20, commi 10 e 11. 89

Detraibilità dell’IVA relativa ad alimenti e bevande nei congressi89

ARTICOLO 20, comma 12. 90

Esenzioni in materia di imposta comunale sulla pubblicità.. 90

ARTICOLO 20, comma 13. 90

Esenzione Iva per le prestazioni di assistenza a persone. 90

ARTICOLO 20, commi 14-18. 91

Trattamento dei contributi versati a fondo pensione. 91

ARTICOLO 20, comma 19. 94

Redditi derivanti da utilizzazione economica di opere d’ingegno.. 94

ARTICOLO 20, comma 20, lett. a), i-quinquies e lett. b)95

Detrazione IRPEF delle spese sostenute per l’esercizio di attività sportive. 95

ARTICOLO 20, comma 20, lett. a), i-sexies e lett. b)97

Detrazione dei canoni di locazione per gli studenti fuori sede. 97

ARTICOLO 20, comma 22. 99

Disposizioni in materia di tasse automobilistiche. 99

ARTICOLO 22. 101

Agevolazioni tributarie per la riqualificazione energetica degli edifici101

ARTICOLO 24. 104

Contributi per apparecchi e motori ad alta efficienza.. 104

ARTICOLO 25. 107

Interventi sulla fiscalità energetica.. 107

ARTICOLO 26. 108

Disposizioni in materia di biocarburanti108

ARTICOLO 27. 109

Modifica regime IVA sulla fornitura di energia termica.. 109

ARTICOLO 28. 110

Riutilizzazione commerciale dei dati catastali110

ARTICOLO 29. 111

Proroga di agevolazioni in materia di ristrutturazioni edilizie. 111

ARTICOLO 30. 114

Proroga di agevolazioni tributarie. 114

ARTICOLI da 32 a 34. 121

Revisione degli assetti organizzativi dei Ministeri121

ARTICOLO 35. 123

Modifiche all’assetto organizzativo della Polizia di Stato.. 123

ARTICOLO 40. 125

Disposizioni in materia di pagamento degli stipendi.125

ARTICOLO 42. 126

Vertici degli enti pubblici non economici126

ARTICOLO 43. 127

Ricorsi in materia pensionistica.. 127

ARTICOLO 45. 128

Istituzione di una Commissione tecnica.. 128

ARTICOLO 46. 129

Commissione per la garanzia dell’informazione statistica.. 129

ARTICOLO 47 - ARTICOLO 67, lettera a)131

Riordino e soppressione di enti pubblici131

ARTICOLO 49. 133

Accelerazione della liquidazione dell’EFIM... 133

ARTICOLO 52. 136

Assicurazione dei rischi da calamità naturali136

ARTICOLO 53. 138

Contenimento della spesa delle amministrazioni dello Stato.138

ARTICOLI 54 e 55. 141

Effetti dei contributi pluriennali dello Stato.. 141

ARTICOLO 57, commi 2, 3, 7, 9 e 10. 143

Stabilizzazione di personale con contratti non a tempo indeterminato.. 143

ARTICOLO 57, commi 4, 5 e 11. 147

Limiti alla sostituzione del personale cessato per gli anni 2008 e 2009. 147

ARTICOLO 57, comma 6. 149

Fondo per assicurazioni in deroga.. 149

ARTICOLO 57, comma 12. 150

Limiti all’utilizzo di personale a tempo determinato.. 150

ARTICOLO 57, comma 13. 152

Soppressione del Fondo per la mobilità del personale. 152

ARTICOLO 58. 152

Rinnovi contrattuali del pubblico impiego.. 152

ARTICOLO 59. 155

Disposizioni in materia di personale per regioni e enti locali155

ARTICOLO 60. 156

Disposizioni sul personale del Servizio sanitario nazionale. 156

ARTICOLO 61. 158

Risorse per la professionalizzazione delle Forze armate. 158

ARTICOLO 62. 159

Potenziamento dell’organico dei Carabinieri159

ARTICOLO 63. 162

Trattamento economico dei Ministri e Sottosegretari162

ARTICOLO 64. 163

Contenimento degli automatismi stipendiali163

ARTICOLO 66, comma 1, lett. a)164

Rapporto alunni/classi e diminuzione ripetenti164

ARTICOLO 66, comma 1, lett. c)170

Immissioni in ruolo di personale docente e ATA.. 170

ARTICOLO 66, comma 1, lett. d)178

Attività di monitoraggio delle assenze. 178

ARTICOLO 66, comma 1, lett. e)179

Riduzione docenti di lingua inglese. 179

ARTICOLO 66, comma 1, lett. f)182

Riduzione dell’orario settimanale dell’istruzione professionale. 182

ARTICOLO 66, comma 4. 183

Mobilità dei docenti inidonei ai compiti di insegnamento.. 183

ARTICOLO 66, comma 5. 184

Utilizzo dei docenti soprannumerari184

ARTICOLO 66, commi 6 e 7. 186

Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.. 186

ARTICOLO 66, comma 13. 189

Procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici189

ARTICOLO 66, comma 15 -  ARTICOLO 67, lettera b)190

Norma finanziaria.. 190

ARTICOLO 68. 191

Interventi in favore del sistema dell’istruzione. 191

ARTICOLO 69. 199

Limiti alla crescita della spesa delle università e degli enti di ricerca.. 199

ARTICOLO 70, commi da 1 a 4. 201

Personale delle università e degli enti di ricerca.. 201

ARTICOLO 70, commi 5 e 6. 202

Piano straordinario di assunzioni di ricercatori202

ARTICOLO 73. 202

Patto di stabilità interno per le regioni e le province autonome. 202

ARTICOLO 74. 207

Patto di stabilità interno per gli enti locali207

ARTICOLO 75. 213

Trasferimenti e compartecipazione IRPEF agli enti locali213

ARTICOLO 76. 213

Disposizioni in materia di governo degli enti locali213

ARTICOLO 77. 214

Uffici periferici statali nelle province di nuova istituzione. 214

ARTICOLO 79. 215

Razionalizzazione delle dimensioni territoriali degli enti locali215

ARTICOLO 82. 217

Gestioni previdenziali217

ARTICOLO 83. 219

Trasferimenti all’INPS. 219

ARTICOLO 84. 221

Istituzione del Fondo per l’erogazione dei trattamenti di fine rapporto.. 221

ARTICOLO 85. 230

Misure in materia previdenziale. 230

ARTICOLO 86. 235

Indennità di malattia e congedi parentali ai parasubordinati235

ARTICOLO 88, comma 1, lettere a) e b)236

Finanziamento del SSN.. 236

ARTICOLO 88, comma 1, lettera c)239

Proroga dell’incremento automatico delle addizionali regionali239

ARTICOLO 88, comma 1, lettera d)240

Disposizioni sulle anticipazioni del finanziamento a carico dello Stato.. 240

ARTICOLO 88, comma 1, lettera f)241

Misure di contenimento della spesa farmaceutica.. 241

ARTICOLO 88, comma 1, lettera g)242

Ulteriori misure per il contenimento della spesa farmaceutica.. 242

ARTICOLO 88, comma 1, lettera i)242

Norme in materia di spesa per investimenti sanitari242

ARTICOLO 88, comma 1, lettere l) e m)243

Disposizioni in materia di prestazioni di laboratorio automatizzabili243

ARTICOLO 88, comma 1, lettera n)245

Compartecipazione per spese specialistiche e di pronto soccorso.. 245

ARTICOLO 88, comma 1, lettere q), r) e s)246

Disciplina degli accreditamenti delle strutture private. 246

ARTICOLO 88, comma 1, lettera t)248

Determinazione del prezzo di  acquisto dei dispositivi medici248

ARTICOLO 88, comma 1, lettera u)249

Disposizioni per l’utilizzo appropriato delle specialità medicinali249

ARTICOLO 88, comma 2. 249

Incremento del finanziamento del SSN per il 2006. 249

ARTICOLO 88, comma 3. 250

Riduzione degli stanziamenti al SiVeAS. 250

ARTICOLO 89, commi 1-3. 251

Fondo per il cofinanziamento dei progetti regionali attuativi del PSN.. 251

ARTICOLO 89, comma 4. 251

Finanziamento degli screening oncologici251

ARTICOLO 93. 251

Disposizioni in materia di ricerca sanitaria.. 251

ARTICOLO 97. 252

Misure per le farmacie rurali252

ARTICOLO 101. 253

Spesa sanitaria della Regione siciliana.. 253

ARTICOLO 102. 254

Modifica del regime delle entrate della regione autonoma Sardegna.. 254

ARTICOLO 104 (commi da 1 a 10)256

Nuovi fondi ed altri interventi per l’innovazione industriale. 256

ARTICOLO 104 (commi da 11 a 13)261

Diritti sui brevetti e aiuti alle imprese in difficoltà.. 261

ARTICOLO 105. 263

Interventi per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate. 263

ARTICOLO 106. 265

Fondo FIRST.. 265

ARTICOLO 107. 266

Fondo interventi regionali nel settore del commercio e del turismo.. 266

ARTICOLO 108. 267

Interventi per i consorzi e le cooperative di garanzia collettiva fidi267

ARTICOLO 110. 268

Promozione competitività nei settori industriali ad alta tecnologia.. 268

ARTICOLO 118. 270

Funzionamento dei sistemi informativi del Ministero dei trasporti270

ARTICOLO 119. 271

Trasferimento di fondi dall’INAIL all’INPS. 271

ARTICOLO 123. 272

Esclusione cofinanziamento UE dalla regola del 2%.272

ARTICOLO 134. 272

Interventi ferroviari272

ARTICOLO 135. 276

Finanziamento di opere di interesse nazionale. 276

ARTICOLO 136. 277

Autonomia finanziaria delle autorità portuali277

ARTICOLO 137. 283

Sviluppo degli hub portuali di interesse nazionale. 283

ARTICOLO 139. 284

Interventi nelle zone terremotate delle regioni Marche ed Umbria.. 284

ARTICOLO 140. 285

Interventi nel settore del trasporto rapido di massa.. 285

ARTICOLO 142. 286

Finanziamento dell’ANAS Spa. 286

ARTICOLO 148. 293

Controlli nel settore agroalimentare. 293

ARTICOLO 149. 296

Disposizioni in materia di enti irrigui296

ARTICOLO 152. 298

Controlli nel settore agroalimentare. 298

ARTICOLI 154 e 155. 302

Internazionalizzazione e forma societaria in agricoltura.. 302

ARTICOLO 156. 305

Norme in materia di bioenergie. 305

ARTICOLO 160. 308

Fondo rotativo per la riduzione dei gas ad effetto serra.. 308

ARTICOLO 163, comma 1. 309

Contratti a tempo determinato presso il Ministero per i beni e le attività culturali309

ARTICOLO 163, commi 5, 6 e 9. 310

Finanziamento di Fondi presso il Ministero per i beni e le attività culturali310

ARTICOLO 165. 311

Disposizioni di razionalizzazione in materia di spettacolo.. 311

ARTICOLO 166. 313

Interventi a carico del Fondo per l’occupazione. 313

ARTICOLO 167. 315

Disposizioni in materia di disoccupazione ordinaria.. 315

ARTICOLO 175. 317

Disposizioni in materia di mobilità lunga.. 317

ARTICOLO 176. 318

Proroghe di ammortizzatori sociali318

ARTICOLO 177. 318

Misure per promuovere l’occupazione e l’emersione del lavoro irregolare. 318

ARTICOLO 178. 319

Misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro.. 319

ARTICOLO 181. 321

Adempimento di obblighi comunitari ed internazionali321

ARTICOLO 183. 323

Rifinanziamento trasporto pubblico locale. 323

ARTICOLO 184. 324

Finanziamento delle Agenzie fiscali324

ARTICOLO 185. 325

Incremento della dotazione del Fondo per i debiti pregressi325

ARTICOLO 186. 327

Ripristino dell’otto per mille. 327

ARTICOLO 188. 328

Fondo missioni internazionali328

ARTICOLO 192. 329

Fondo per le politiche della famiglia.. 329

ARTICOLO 200. 330

Fondo  per le politiche sociali330

ARTICOLO 202. 331

Reddito minimo di inserimento.. 331

ARTICOLO 212. 331

Adeguamento della tariffa per i visti nazionali331

ARTICOLO 216, comma 7. 332

Eccedenze di spesa.. 332

Disposizioni recanti autorizzazioni di spesa annuali o pluriennali343

 

 


 

ARTICOLO 3

Disposizioni in materia di IRPEF

Normativa vigente. La disciplina vigente in materia di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), contenuta nel Titolo I del DPR n. 917/1986 (TUIR), prevede, tra l’altro, che:

-          per la determinazione della base imponibile, si applicano al reddito complessivo sia le deduzioni per assicurare la progressività dell’imposta (articolo 11) sia le deduzioni per carichi di famiglia (articolo 12). Tali deduzioni, che dipendono rispettivamente, dalla tipologia di reddito dichiarato e dai familiari fiscalmente a carico del contribuente, rappresentano l’importo massimo, per ciascuna categoria o situazione familiare, che può essere portato in deduzione dalla base imponibile fiscale. La misura effettiva della deduzione spettante, tuttavia, è determinata in proporzione al reddito dichiarato. E’ prevista, infatti, una formula matematica in base alla quale l’importo della deduzione teorica tende a ridursi, fino ad annullarsi, all’aumentare del reddito complessivo dichiarato;

-          per la determinazione dell’imposta lorda, trovino applicazione le aliquote per scaglioni di reddito (articolo 13).

 

La norma interviene sul regime fiscale in materia di imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF). Le novità introdotte riguardano:

a)      la rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni d’imposta (comma 1, lettera b)). Le modifiche proposte sono evidenziate nella seguente tabella.

Ante ddl finanziaria 2007

Ddl finanziaria 2007

Scaglioni di reddito

aliquota

Scaglioni di reddito

aliquota

Fino a 26.000 euro

23%

Fino a 15.000 euro

23%

Da 26.000 a 33.500 euro

33%

Da 15.000 a 28.000

27%

Da 33.500 euro a 100.000

39%

Da 28.000 a 55.000

38%

Oltre 100.000(*)

39%+4%

Da 55.000 a 75.000

41%

 

 

Oltre 75.000 (*)

43%

(*) L’articolo 1, comma 350, della legge n. 311/2004 (finanziaria 2005) ha introdotto un contributo di solidarietà del 4% da corrispondere sulla parte di imponibile eccedente i 100.000 euro.

b)     la sostituzione delle deduzioni dall’imponibile di cui agli articoli 11 e 12 del TUIR con detrazioni d’imposta. Le misure delle detrazioni sono commisurate alla tipologia di reddito dichiarato e ai carichi di famiglia del contribuente (comma 1, lettere c) e d)). Gli importi indicati nelle norme proposte si riferiscono a detrazioni teoriche; infatti, per la determinazione della detrazione effettivamente spettante, deve essere applicata una formula matematica in base alla quale l’importo della detrazione tende a ridursi, fino ad annullarsi, all’aumentare del reddito complessivo dichiarato a ciascun contribuente.

Si riporta, di seguito, una tabella con l’indicazione delle detrazioni previste per i carichi di famiglia. Per quanto riguarda, invece, le detrazioni per tipologia di reddito, si rinvia al testo normativo.

Articolo 12 del Tuir proposto – (Detrazioni per carichi di famiglia)

Descrizione

Detrazione teorica

Coefficiente matematico

Coniuge

800 euro

80.000

Figli di età inferiore a 3 anni

900 euro

95.000 o 110.000 (*)

Figli di età pari o superiore a 3 anni

800 euro

95.000 o 110.000(*)

Maggiorazione per ciascun figlio portatori di handicap

70 euro

95.000 o 110.000(*)

Maggiorazione per i contribuenti con più di 3 figli a carico

200 euro per ciascun figlio

95.000 o 110.000(*)

Altri familiari a carico

750 euro

80.000

(*) Per il primo figlio si applica 95 .000 quale coefficiente matematico. Per ogni figlio successivo il coefficiente matematico diventa 110.000.

c)      la soppressione del contributo di solidarietà di cui all’articolo 1, comma 350, della legge n. 311/2004[1] (comma 3), determinato applicando l’aliquota del 4% sui redditi eccedenti i 100.000 euro. 

 

La norma prevede, infine, che i trasferimenti dallo Stato alle regioni e enti locali siano ridotti per un ammontare corrispondente al maggior gettito derivante dall’applicazione della norma (comma 4).

 

La relazione tecnica afferma che la quantificazione è stata effettuata attraverso l’utilizzo del modello di microsimulazione IRPEF e si limita a fornire il risultato ottenuto senza indicare i dati e le ipotesi utilizzati nella quantificazione stessa.

In particolare, per quanto concerne la stima del gettito IRPEF, la modifica normativa introdotta comporta, secondo quanto indicato nella relazione tecnica, un maggior gettito annuo di competenza pari a 436 milioni di euro.

Viene, inoltre, precisato che, nonostante l’innalzamento dei livelli di esenzione per i redditi da lavoro, si ha un innalzamento del reddito imponibile complessivo e, pertanto, viene stimato un maggior gettito delle addizionali regionali e comunali IRPEF pari, rispettivamente, a 325 milioni e 81 milioni di euro.

Infine, è stato stimato l’effetto indotto sulla tassazione del TFR. In particolare, la relazione tecnica precisa che, nonostante la maggiore tassazione a livello individuale sia di importo non elevato (in media, circa 80 euro), la variazione interessa un numero di soggetti sufficientemente ampio da produrre un maggior gettito stimato pari a circa 130 milioni per anno.

 

Si riporta, nella seguente tabella, il riepilogo degli effetti di maggior gettito in termini di cassa quantificati nella relazione tecnica.

(milioni di euro)

 

Cassa

 

2007

2008

2009

IRPEF

303

495

436

Addizionale regionale IRPEF

 

325

325

Addizionale comunale IRPEF

 

81

81

Tassazione TFR

130

130

130

Totale maggior gettito

433

1.031

972

 

Gli effetti iscritti nell’allegato 7 sono:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

MAGGIORI ENTRATE

IRPEF

303

495

436

303

495

436

303

495

436

Add. reg.IRPEF

0

0

0

0

325

325

0

325

325

Add. com.IRPEF

0

0

0

0

0

0

0

0

0

TFR

130

130

130

130

130

130

130

130

130

TOTALE

433

625

566

433

950

891

433

950

891

MINORI SPESE

Add. reg.IRPEF

0

325

325

0

0

0

0

0

0

Add. com.IRPEF

0

81

81

0

0

0

0

0

0

TOTALE

0

406

406

0

0

0

0

0

0

 

Al riguardo, si osserva che la relazione tecnica non fornisce i dati e le informazioni necessarie per la verifica della quantificazione degli effetti di maggior gettito ascritti alla norma.

Inoltre, appaiono opportuni chiarimenti in merito alla mancata iscrizione, nell’allegato 7, degli effetti di maggior gettito dell’addizionale comunale all’IRPEF in termini di fabbisogno e di indebitamento netto della p.a..

Si segnala, peraltro, che in merito alla previsione di riduzione dei trasferimenti dallo Stato alle regioni ed enti locali per un importo corrispondente al maggior gettito di tributi di finanza locali ottenuto dalle modifiche introdotte dalla norma in esame, andrebbero chiariti i criteri, volti ad assicurare la compensatività della norma per il comparto delle regioni e dei comuni in sede di consuntivo.

 

ARTICOLO 4

Assegni per il nucleo familiare

La norma prevede, nei limiti di una maggiore spesa pari a 1.400 milioni di euro annui a decorrere dal 2007, una rideterminazione degli importi dell’assegno al nucleo familiare (istituito dalla L.n.153/1988, di conversione del D.L. n.69/1988). All’adozione della nuova disciplina si procederà con decreto dei Ministri competenti, da emanarsi entro due mesi dall’entrata in vigore della legge finanziaria. È previsto inoltre il concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze ai fini della verifica del rispetto del limite di spesa e quella della coerenza con la riforma dell’ Irpef  di cui all’articolo 3 del d.d.l. in esame. La rideterminazione in questione deve concernere i nuclei familiari con figli, ad iniziare dai nuclei fino a tre figli.

 

La relazione tecnica nulla aggiunge  al contenuto della disposizione.

 

L’allegato 7riporta i seguenti effetti di maggiore spesa ai fini dei saldi di finanza pubblica:

(mln di euro)

Saldo netto da fin.

Fabbisogno

 

Indebitamento netto

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

1.400

1.400

1.400

1.400

1.400

1.400

1.400

1.400

1.400

 

Nulla da osservare per i profili di quantificazione, in quanto l’onere è configurato come limite massimo di spesa.

Si segnala tuttavia che, di norma, in presenza di interventi normativi di carattere generale che riguardano la tassazione o, come nel caso in esame, il sostegno del reddito, per i relativi provvedimenti attuativi viene prevista una verifica anche in sede parlamentare, con la connessa necessità di corredare i provvedimenti medesimi di relazione tecnica. Ciò anche considerato che, la norma in questione, interviene in materia di diritti soggettivi (percezione dell’assegno) e, pertanto, nel caso che il decreto attuativo comporti oneri superiori allo stanziamento, la configurazione dello stesso come limite di spesa non può impedire il prodursi dell’onere aggiuntivo.

 

ARTICOLO 5, commi 1-15

Norme in materia di studi di settore

Le norme dispongono quanto segue:

·        gli studi di settore sono di norma soggetti a revisione ogni tre anni dalla data di entrata in vigore o da quella dell’ultima revisione. Nella fase di revisione si tiene conto dei dati e delle statistiche ufficiali, quali quelli di contabilità nazionale, con la finalità di conservare la rappresentatività degli studi rispetto alla realtà economica di riferimento.

Ai fini dell’elaborazione e della revisione degli studi di settore si tiene conto di valori di coerenza, risultanti da specifici indicatori, rispetto a comportamenti considerati normali per il relativo settore economico (comma 1).

Attualmente, l’articolo1, comma 399, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria 2005), soppresso dalle norme in esame, prevede la revisione degli studi di settore con cadenza quadriennale;

·        fino alla elaborazione ed alla revisione degli studi di settore, che tengano conto degli indicatori di coerenza di cui sopra, con effetto dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006, si tiene conto di specifici indicatori di normalità economica, idonei all’individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente, in relazione alle caratteristiche ed alle condizioni di esercizio della specifica attività svolta. La considerazione di tali indicatori ai fini dell’accertamento ha efficacia, ai sensi dell’articolo 1 del DPR n. 195 del 1999[2], dagli accertamenti relativi al periodo d’imposta  nel quale entrano in vigore gli studi di settore, anche nel caso in cui gli studi siano pubblicati nella Gazzetta ufficiale entro il 31 marzo del periodo d’imposta successivo (comma 2);

·        il limite di ricavi o compensi per l’applicazione degli studi di settore, ora previsto in 5.164.569 euro, è innalzato a 7,5 milioni di euro. Tra i ricavi non si considerano i corrispettivi della cessione di strumenti finanziari similari alle azioni ed obbligazioni che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, anche se non rientrano tra i beni al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa. Gli studi di settore si applicano, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006, anche in caso di cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando  l’attività costituisce mera prosecuzione dell’attività svolta da altri soggetti (comma 4);

·        con riguardo ai contribuenti titolari di reddito d’impresa per i quali non si rendono applicabili gli studi di settore,  sono individuati specifici indicatori di normalità economica idonei a rivelare la presenza di ricavi e compensi, nonché di rapporti di lavoro irregolari. Nei casi di non normale svolgimento dell’attività, cessazione dell’attività e liquidazione ordinaria, può essere richiesta al contribuente la compilazione del modello, allegato alla dichiarazione, previsto per i soggetti per i quali si applicano gli studi di settore (comma 6);

·        per le società di capitale, con riferimento al primo periodo d’imposta di esercizio dell’attività, sono definiti appositi indicatori di coerenza per l’individuazione dei requisiti minimi di continuità della stessa, tenuto conto delle caratteristiche e delle modalità di svolgimento dell’attività medesima. Tali indicatori sono approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate e si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006. E’ programmata una specifica attività di controllo nei confronti delle società che, per effetto dell’applicazione dei suddetti indicatori, rivelano una situazione di incoerenza (commi 7-9);

·        gli accertamenti sulla base degli studi di settore  sono effettuati anche nei confronti di soggetti con periodo d’imposta inferiore a dodici mesi. Gli accertamenti basati sugli studi di settore sono effettuati nei confronti dei contribuenti qualora l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all’ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi (comma 10);

·        è inasprito il sistema delle sanzioni nei casi di omessa, infedele o inesatta indicazione dei dati richiesti per la compilazione dei modelli rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore  e dei relativi allegati (commi 11-15).

 

L’allegato 7 assegna alle disposizioni i seguenti effetti di gettito sui saldi di finanza pubblica.

 

 

(milioni di euro)

tributo

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore statale

Indebitamento netto pa

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

IVA

964

1.583

2.202

964

1.583

2.202

964

1.583

2.202

II DD

1.917

1.748

2.130

1.917

1.748

2.130

1.917

1.748

2.130

IRAP[3]

407

422

532

407

422

532

407

422

532

totale

3.288

3.753

4.864

3.288

3.753

4.864

3.288

3.753

4.864

 

La relazione tecnica quantifica singolarmente gli effetti degli interventi, utilizzando i dati relativi al periodo di imposta 2004, ultimo anno disponibile nella banca dati degli studi di settore.

Con riferimento a tale periodo d’imposta, l’applicazione di studi evoluti in capo a 1.270.000 soggetti[4] ha prodotto, rispetto al periodo d’imposta precedente, i seguenti effetti in termini di maggiori imposte versate.

(milioni di euro)

Componenti positivi dichiarati

Ammontari

Aliquote effettive

Maggiori imposte

Maggiori ricavi dichiarati (IVA)

10.300

14,78%

1.522

Maggior reddito (IRPEF/IRES)

1.300

22%

286

Maggior base imponibile IRAP

5.200

4%

208

Partendo da questi valori ed assumendo che i risultati ottenuti nel periodo d’imposta 2004 siano replicabili per gli anni oggetto della valutazione, le stime di gettito relative alla revisione triennale degli studi di settore ed alla riformulazione delle clausole di esclusione sono state ottenute riproporzionando i risultati riferiti a 1.270.000 contribuenti (imprese) sulla base della numerosità dei soggetti che la relazione tecnica stima siano coinvolti dalle citate modifiche apportate agli studi di settore.

Gli effetti delle altre disposizioni sono valutati dalla relazione tecnica in base a specifiche elaborazioni, secondo quanto di seguito indicato.

In particolare:

Revisione degli studi con cadenza triennale, anziché quadriennale.

La nuova cadenza della revisione decorre dal periodo d’imposta 2007.

Si stima che il passaggio dal ciclo quadriennale di evoluzione degli studi ad un ciclo triennale determini un incremento di circa 330.000 contribuenti soggetti ad evoluzione per ogni singolo anno.  Riproporzionando sulla base di tale numerosità i risultati ottenuti nel 2004, si ottengono i seguenti effetti di maggior gettito per competenza:

(milioni di euro)

Tributo

2007

2008

IVA

396

792

IRPF/IRES

74

148

IRAP

54

108

TOTALE

524

1.048

In termini di cassa, considerando un acconto del 75 per cento per IRPE/IRES e dell’85 per cento per l’IRAP, si hanno i seguenti risultati:

(milioni di euro)

Tributo

2008

2009

IVA

396

792

IRPF/IRES

130

204

IRAP

100

154

TOTALE

626

1.150

 

Introduzione della nuova analisi della coerenza, generalizzata e applicabile a tutti gli studi di settore

Le norme prevedono, in fase transitoria, a decorrere dal periodo d’imposta 2006, la considerazione di specifici indicatori di normalità economica idonei all’individuazione di ricavi, compensi e corrispettivi fondatamente attribuibili al contribuente.

La stima di gettito è stata effettuata dalla relazione tecnica su un campione di 2 milioni di imprese, estendendo successivamente i risultati all’intera platea dei contribuenti , pari a circa 4 milioni di soggetti. In considerazione della novità connessa all’introduzione dei nuovi effetti dell’analisi di coerenza, è stata ipotizzata una percentuale di adesione, rispetto al gettito complessivo potenziale, del 28 per cento. Tale percentuale è la risultante dei diversi tassi di adesione previsti per contribuenti non congrui (10 per cento), congrui per adeguamento (15 per cento), congrui naturali (35 per cento).

Gli effetti in termini di maggior gettito annuo per competenza, a decorre dal 2006, sono i seguenti:

(milioni di euro)

Tributo

 

IVA

670

IRPF/IRES

924

IRAP

168

TOTALE

1.762

 

Per cassa, si determinano i seguenti effetti:

(milioni di euro)

Tributo

2007

2008

2009

IVA

670

670

670

IRPF/IRES

1.617

924

924

IRAP

311

168

168

TOTALE

2.598

1.762

1.762

 

Introduzione della nuova analisi di coerenza, specifica per singolo studio di settore

La relazione tecnica ipotizza la stessa valutazione dell’analisi di coerenza generalizzata di cui al punto precedente, ripartita su tre anni, in considerazione della cadenza triennale della revisione degli studi di settore.

Gli effetti per competenza sono pertanto i seguenti, considerando che la disposizione si applica dal periodo d’imposta in corso al 1 gennaio 2007:

(milioni di euro)

Tributo

2007

2008

IVA

223

446

IRPF/IRES

308

616

IRAP

56

112

TOTALE

587

1.174

Per cassa, si determinano i seguenti effetti:

(milioni di euro)

Tributo

2008

2009

IVA

223

446

IRPF/IRES

539

847

IRAP

104

160

TOTALE

866

1.453

 

Aumento del limite dei ricavi e compensi per l’applicabilità degli studi di settore e ridefinizione delle cause di esclusione

La relazione tecnica afferma che l’innalzamento del limite di applicabilità degli studi di settore a 7,5 milioni di euro di ricavi o compensi è suscettibile di produrre un maggior gettito che, cautelativamente, non è stato valutato a causa della mancanza di informazioni strutturali sulle imprese interessate dall’innalzamento del limite.

In merito, invece, alla disposizione in base alla quale gli studi di settore si applicano, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006, anche in caso di cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione, nonché quando  l’attività costituisce mera prosecuzione dell’attività svolta da altri soggetti, la relazione tecnica stima che siano interessati dalla medesima circa 500.000 soggetti.

La relazione tecnica, come si è detto, utilizza i risultati ottenuti, in riferimento al periodo d’imposta 2004, dall’applicazione a 1.270.000 soggetti degli studi di settore evoluti. Tali risultati sono ridotti del 50 per cento per tenere conto di un periodo di normale svolgimento dell’attività mediamente pari a sei mesi, nonché ulteriormente ridotti del 30 per cento per considerare la minore redditività generalmente caratterizzante i soggetti che cessano o iniziano l’attività.

Gli effetti annui in termini di competenza a decorrere dal 2006 sono pertanto i seguenti:

(milioni di euro)

Tributo

 

IVA

210

IRPF/IRES

39

IRAP

29

TOTALE

278

In termini di cassa, si hanno i seguenti effetti:

(milioni di euro)

Tributo

2007

2008

2009

IVA

210

210

210

IRPF/IRES

68

39

39

IRAP

54

29

29

TOTALE

332

278

278

 

Indicatori di normalità economica per i contribuenti non soggetti agli studi di settore

La disposizione prevede la possibilità di introdurre, a decorrere dal periodo d’imposta 2006, con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, indicatori di coerenza per le società di capitali, escluse dagli studi di settore, ai fini dell’individuazione dei requisiti minimi di continuità dell’attività di impresa. I soggetti incoerenti rispetto a tali indicatori saranno oggetto di una specifica attività di controllo. Il provvedimento è motivato dalla presenza di una quota significativa di società di capitali che risultano fiscalmente inattive dopo anche meno di un anno dall’inizio dell’attività. Viene, inoltre, prevista una specifica attività di selezione, ai fini delle attività di controllo, dei soggetti cui non si applicano gli studi di settore (cessazione dell’attività, liquidazione ordinaria, non normale svolgimento dell’attività) mediante l’individuazione di indicatori volti a rilevare ricavi o compensi non dichiarati ovvero l’impiego di lavoro non regolare.

Si considera che le disposizioni determinino un effetto di deterrenza a decorrere dal 2006.

Ai fini della quantificazione, sono stati utilizzati i risultati ottenuti nelle stime riguardanti l’introduzione della nuova analisi della coerenza, generalizzata ed applicabile a tutti gli studi di settore, rapportandoli a circa un milione di contribuenti ai quali non si applicano gli studi di settore, tra i quali sono da ricomprendere anche le grandi imprese. Tali stime sono state cautelativamente ridotte del 50 per cento.

Gli effetti annui dal 2006 in termini di competenza sono, pertanto, i seguenti:

(milioni di euro)

Tributo

 

IVA

68

IRPF/IRES

116

IRAP

21

TOTALE

221

Per cassa, si determinano i seguenti effetti:

(milioni di euro)

Tributo

2007

2008

2009

IVA

84

84

84

IRPF/IRES

232

116

116

IRAP

42

21

21

TOTALE

358

221

221

 

La relazione tecnica non assegna cautelativamente alcun effetto di gettito alle disposizioni relative all’applicazione degli studi di settore ai soggetti con periodo d’imposta diverso dai dodici mesi, alla rilevanza di tale strumento in fase di accertamento, nonché all’inasprimento del sistema sanzionatorio.

 

Al riguardo, si osserva che le stime proposte dalla relazione tecnica presentano alcuni profili di problematicità in merito ai quali appare opportuno acquisire chiarimenti, anche in considerazione del cospicuo effetto in termini di recupero di gettito assegnato alle norme.

In particolare:

·         la quantificazione degli effetti della revisione triennale degli studi di settore e della riformulazione delle cause di esclusione è effettuata dalla relazione tecnica riproporzionando, sulla base della numerosità dei soggetti interessati, i risultati in termini di maggior gettito ottenuti dall’applicazione nel 2004 dei nuovi studi evoluti da parte di 1.270.000 imprese, assumendo quindi l’ipotesi che tali risultati siano replicabili per gli anni oggetto delle valutazioni. L’ipotesi adottata, peraltro non suffragata da riscontri oggettivi, desta perplessità in quanto i predetti risultati, riguardanti le sole imprese, sembrerebbero essere stati applicati a tutti i contribuenti assoggettati agli studi di settore.

Tale circostanza si evince dal fatto che la relazione tecnica valuta in 330.000 circa i contribuenti soggetti annualmente ad evoluzione per effetto della triennalizzazione della revisione degli studi di settore. Poiché, in altra parte della relazione tecnica (analisi di coerenza generalizzata ed applicabile a tutti gli studi di settore) si evince che la totalità dei contribuenti soggetti agli studi di settore è pari a 4 milioni di unità, i 330.000 contribuenti soggetti annualmente ad evoluzione per effetto della triennalizzazione sembrerebbero ricomprendere anche i contribuenti diversi dalle imprese [(4.000.000/4)-(4.000.000/3)];

·         con riferimento alla quantificazione degli effetti derivanti dall’applicazione, in via transitoria, di specifici indicatori di normalità economica - idonei alla individuazione di ricavi o compensi fondatamente attribuibili al contribuente in relazione alle caratteristiche di esercizio dell’attività svolta - non appare chiaro come i risultati in termini di gettito possano integralmente prodursi per cassa già dal 2007, attesa la necessità, per l’Amministrazione finanziaria, di individuare tali indicatori e provvedere operativamente al recepimento dei medesimi nell’ambito di ciascuno studio di settore, entro il 31 marzo 2007.

Sempre in merito a tale quantificazione, andrebbe, inoltre, chiarito il motivo per il quale la maggiore base imponibile annua - derivante dall’adeguamento dei contribuenti alle risultanze dell’applicazione di tali indicatori di coerenza ed induttivamente desumibile dai dati forniti dalla relazione tecnica[5] - risulti del medesimo ammontare sia con riferimento all’IRPEF/IRES, che all’IRAP, attesi i diversi criteri che presiedono alla determinazione di tale base con riferimento a tali imposte;

·         la quantificazione relativa agli effetti di deterrenza delle disposizioni riguardanti l’applicazione di indicatori di normalità economica alle società di capitali ed agli altri contribuenti esclusi dagli studi di settore potrebbe risultare scarsamente prudenziale, in considerazione del fatto che nei confronti di tali contribuenti gli studi di settore non rivestono alcun valore di presunzione legale ai fini dell’accertamento. In merito a tale quantificazione, andrebbe inoltre chiarito il motivo per cui, nella valutazione degli effetti di cassa, siano state utilizzate percentuali di acconto effettivo, ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP, del cento per cento, in luogo delle percentuali, utilizzate per la quantificazione delle restanti misure in materia, rispettivamente pari al 75 ed all’85 per cento.

 

ARTICOLO 5, comma 16

Detraibilità e deducibilità delle spese per acquisto di medicinali

Normativa vigente. L’articolo 10, comma 1, lett. b), del TUIR prevede la deducibilità dal reddito delle spese mediche e di quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dai soggetti indicati nell'articolo 3 della legge n. 104 del 1992.

L’articolo 15, comma 1, lett. c), del medesimo TUIR prevede, in particolare, che siano detraibili dall’imposta lorda, nella misura del 19 per cento, le spese sanitarie, per la parte che eccede lire 250 mila. Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica, diverse da quelle indicate nell'articolo 10, comma 1, lettera b), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere.

 

La norma in esame prevede che, sia ai fini della deducibilità che della detraibilità, la spesa sanitaria relativa all’acquisto di medicinali debba essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l’indicazione del codice fiscale del destinatario.

 

L’allegato 7 attribuisce alla norma un effetto di recupero di gettito.

 a valere sui saldi di finanza pubblica pari a 113,5 milioni di euro nel 2007 ed a 65 milioni di euro annui dal 2008.

 

La relazione tecnica precisa che attualmente la fruibilità dei suddetti benefici fiscali è subordinata al possesso ed alla conservazione, da parte del contribuente dello scontrino fiscale generico.

La relazione stessa quantifica una ripresa di gettito annua per competenza pari a 65 milioni di euro, ipotizzando che l’applicazione della norma possa determinare una riduzione media del 5 per cento delle spese sanitarie deducibili e detraibili dichiarate.

La quantificazione si basa su una elaborazione effettuata con il modello di microsimulazione IRPEF, riducendo del 5 per cento, in capo a ciascun contribuente, l’ammontare di spesa sanitaria dichiarata.

Per cassa, nel 2007, scontando una quota di acconto del 75 per cento, si ottiene un maggior gettito di circa 113,5 milioni di euro.

 

Al riguardo si rileva che la quantificazione non contiene gli elementi necessari per una puntuale verifica.

Appare pertanto necessario che siano forniti i criteri e gli elementi alla base della quantificazione.

 

ARTICOLO 5, comma 17

Abolizione della detraibilità IVA per i giochi e le scommesse

La norma dispone l’abrogazione dell’articolo articolo 11-quinquiesdecies, commi 7 e 8, del decreto-legge 203/2005[6].

Con le disposizioni richiamate è stata introdotta la detraibilità dell’IVA per i giochi e le scommesse, prevedendo in particolare che le operazioni relative all’organizzazione e all’esercizio del lotto, delle lotterie, dei giochi e delle scommesse siano inserite fra quelle interamente detraibili nella determinazione dell’IVA dovuta (comma 7). Tale misura è stata tuttavia subordinata alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea (comma 8).

 

La relazione tecnica e l’allegato 7 indicano i seguenti effetti di maggior gettito, basati sulla medesima quantificazione contenuta nel decreto legge 203/2005[7]:

(mln di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

settore statale

Indebitamento netto P.A.

ANNO

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

articolo 15  c.  17

60

60

60

60

60

60

60

60

60

 

La relazione illustrativa precisa che l’abrogazione interviene per disposizioni che, consentendo un recupero dell’IVA in presenza di detrazioni esenti, costituiscono una evidente deroga al sistema vigente in materia di detrazione d’imposta. Inoltre la norma[8] che esclude la detraibilità IVA relativa all’acquisto o all’importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti è in linea con il disposto della direttiva 77/388/CEE[9].

 

Al riguardo, si segnala l’opportunità di un chiarimento da parte dl Governo in ordine alle modalità di contabilizzazione della riduzione di gettito ascritta alla precedente introduzione della detraibilità IVA per i giochi e le scommesse (detraibilità di cui la norma in esame prevede l’abrogazione). In particolare, andrebbe chiarito se la predetta riduzione di gettito sia stata o meno incorporata nelle previsioni nei saldi a legislazione vigente, tenuto conto che la detraibilità dell’IVA per giochi e scommesse era stata subordinata – ai sensi del comma 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies  - alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.

Infatti, qualora tale assenso non fosse intervenuto, la relativa perdita di gettito non avrebbe dovuto essere contabilizzata e di conseguenza, non risultando più incorporata nei saldi a legislazione vigente, anche la successiva abrogazione dei commi 7 e 8 (proposta con la norma in esame) non potrebbe determinare un effetto di segno opposto (ossia di maggiore entrata).

 

ARTICOLO 5, commi 18 e 19

Autovetture per portatori di handicap

Normativa vigente Le agevolazioni fiscali vigenti in materia di autoveicoli utilizzati dai soggetti con ridotte o impedite capacità motorie possono essere così sintetizzate:

-          la detrazione dall’Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto di mezzi necessari alla locomozione di disabili (articolo 15, comma 1, lettera c) del DPR n. 917/1986[10]). Tale detrazione spetta per un solo veicolo nel corso di un quadriennio e nel rispetto di un limite massimo di spesa pari a 18.075,99 euro;

-          l’applicazione dell’aliquota ridotta dell’Iva (4%) in luogo dell’aliquota ordinaria sugli acquisti di autoveicoli (Tabella A, parte seconda, n. 31) allegata al DPR n. 633/1972[11]);

-          l’esenzione dal pagamento dell’imposta erariale di trascrizione, dell’addizionale provinciale all’imposta erariale di trascrizione e dell’imposta di registro, per gli atti di natura traslativa o dichiarativa aventi per oggetto i veicoli acquistati dai disabili (articolo 8, comma 4, della legge n. 449/1997);

-          l’esenzione dal bollo auto per tutti i veicoli indicati al citato n. 31 della Tabella A, parte seconda, allegata al DPR n. 633/72 (articolo 17, comma 1, lettera f-bis), del DPR n. 39/1953[12]).

 

La norma conferma, in primo luogo, l’applicazione delle agevolazioni tributarie e di altra natura sulle spese relative agli autoveicoli utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio di soggetti disabili.

In secondo luogo, dispone che tali agevolazioni non sono applicabili qualora il veicolo venga ceduto o donato entro due anni dalla data di acquisto. In tal caso, pertanto, è dovuta la differenza tra le imposte ordinariamente applicabili e quelle agevolate effettivamente pagate. Viene precisato, tuttavia, che la richiamata perdita del diritto alle agevolazioni non si verifica se il trasferimento avviene per mutate necessità imputabili alla situazione di handicap del contribuente.

Come precisato nella relazione tecnica, la norma non incide sulle misure agevolative in favore dei soggetti portatori di handicap, ma è diretta ad arginare il fenomeno elusivo di coloro che acquistano tali veicoli interponendo fittiziamente il nome di un disabile.

In sostanza, nel caso in cui si verifichi la cessione entro i due anni e il contribuente non sia in grado di certificare la nuove esigenze legate al proprio handicap, dovranno essere corrisposte le seguente imposte:

-         per quanto riguarda l’Iva, dovrà essere versata la differenza tra l’aliquota ordinaria (20%) e l’aliquota agevolata (4%) da applicare al prezzo di acquisto;

-         in merito all’Irpef, dovrà essere restituita l’imposta detratta (19% del costo di acquisto per un valore di spesa non superiore a 18.076 euro);

-         l’imposta di bollo, l’imposta erariale di trascrizione, l’addizionale provinciale all’imposta erariale di trascrizione e l’imposta di registro sugli atti di trasferimento dovranno essere versate interamente, in quanto non si applica più il regime di esenzione.

 

La relazione tecnica effettua la quantificazione del maggior gettito ai fini dell’Iva, dell’Irpef e del bollo auto.

 

In merito agli effetti Iva la relazione tecnica fa riferimento ai dati del periodo d’imposta 2004 da cui risulta che nel settore auto il gettito corrispondente all’aliquota del 4% è pari a 28 milioni. Considerando un trend  crescente d’imposta ed ipotizzando un effetto deterrente della norma sul fenomeno elusivo pari al 20%, viene stimato un recupero di gettito pari a 26 milioni di euro su base annua.

 

La stima del gettito Irpef è stata effettuata considerando gli stessi dati utilizzati per la quantificazione dell’Iva. In particolare, si è risaliti al valore imponibile, incrementato per effetto del trend di crescita del settore a 843 milioni di euro, ed è stata applicata la percentuale del 20% per calcolare gli effetti antielusivi della norma.

L’importo così ottenuto, inoltre, è stato ridotto del 15% per tener conto del tetto massimo di spesa detraibile fissato in 18.076 euro sul quale si applica la detrazione del 19%.

L’effetto complessivo Irpef è pertanto: (843x20%x19%x85%)=27 milioni.

 

La stima degli effetti sull’imposta di bollo, infine, è stata effettuata ipotizzando un flusso di 40.000 auto e un effetto emersione del 20%. Il relativo maggior gettito è stato indicato in 700.000 euro.

 

Gli effetti iscritti nell’allegato 7 sono i seguenti:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

MAGGIORI ENTRATE

Iva

26,0

26,0

26,0

26,0

26,0

26,0

26,0

26,0

26,0

Irpef

0

47,3

27,0

0

47,3

27,0

0

47,3

27,0

Bollo auto

0

0

0

0,7

2,1

3,5

0,7

2,1

3,5

TOTALE

26,0

73,3

53,0

26,7

75,4

56,5

26,7

75,4

56,5

MINORI SPESE

Bollo auto

0,7

2,1

3,5

0

0

0

0

0

0

TOTALE

0,7

2,1

3,5

0

0

0

0

0

0

 

Al riguardo, si osserva che la norma non reca la disciplina delle procedure di accertamento e di riscossione delle imposte dovute in caso di perdita del beneficio, né prevede l’emanazione di un provvedimento attuativo. In proposito sono opportuni dei chiarimenti con particolare riferimento alle modalità di riscossione della differenza Iva, relativamente alla quale gli effetti iscritti in termini di cassa coincidono, a decorrere dal 2007, con le maggiori entrate stimate in termini di competenza.

L’applicazione di un’aliquota Iva diversa da quella originariamente calcolata determina l’obbligo a carico del fornitore di emettere una nota di variazione per l’importo corrispondente. La maggiore Iva dovuta è versata, pertanto, dall’acquirente al fornitore del bene il quale, essendo un soggetto Iva, effettua la liquidazione periodica e, in caso di debito, provvede al relativo versamento.

In assenza dell’indicazione della procedura di rimborso andrebbero chiarite anche le motivazione che inducono ad iscrivere un effetto nullo in termini di cassa per il 2007 e, nell’anno 2008, un maggior gettito di cassa di importo corrispondente al doppio di quello indicato in termini di competenza.

Per quanto concerne, inoltre, la quantificazione degli effetti di cassa del bollo auto, non appare chiara la dinamica degli effetti previsti nel triennio considerato. Infatti, tenuto conto che la relazione tecnica stima un maggior gettito di 700 milioni e che, per l’anno 2007, viene iscritto un effetto di cassa corrispondente a tale importo, andrebbero precisate le ragioni della qualificazione, negli anni successivi di un incremento annuo pari a 1,4 milioni del maggior gettito previsto.

In proposito, si rileva che il periodo medio di possesso da prendere in considerazione debba essere di molto inferiore ai due anni indicati dalla norma. Infatti, in prossimità del decorso del periodo indicato, presumibilmente i contribuenti preferiranno, ove possibile, attendere prima di effettuare la cessione per evitare la perdita del diritto ai benefici.

Per quanto concerne la determinazione degli effetti finanziari in termini di competenza, si osserva che la quantificazione è basata sull’ipotesi di un effetto deterrente prodotto dalla norma stimato in misura pari al 20% e di un trend crescente di acquisti stimato in circa il 15% rispetto ai valori del 2004. Appare opportuno, in primo luogo, che il Governo chiarisca su quali basi siano state fissate tali percentuali.

Inoltre, si segnala che la predetta ipotesi del 20% è stata applicata:

-          per la stima degli effetti Iva, alla differenza tra il gettito che si avrebbe avuto applicando l’aliquota ordinaria (20%) e quello effettivo calcolato in base all’aliquota ridotta (4%);

-          per la stima degli effetti Irpef, sul valore complessivo degli acquisti agevolati ipotizzati.

Sul punto appare opportuno un chiarimento da parte del Governo.

 

ARTICOLO 5, comma 25

Ritenute sui corrispettivi dovuti dal condominio all’appaltatore

La norma introduce l’obbligo, a carico dei condomini, di operare una ritenuta a titolo di acconto sui corrispettivi pagati per appalti di opere o servizi effettuati nell’esercizio d’impresa. Tale ritenuta deve essere operata dal condominio anche nel caso in cui i corrispettivi pagati sono qualificati come redditi diversi. La misura della ritenuta è fissata al 10%.

 

La relazione tecnica effettua la quantificazione con riferimento alle variazioni in termini di cassa. Trattandosi, infatti, di una ritenuta a titolo di acconto di imposte, le somme trattenute in un esercizio comportano, nell’esercizio successivo una riduzione del gettito relativo al saldo delle imposte medesime.

La stima indicata in relazione tecnica si basa sui dati del secondo rapporto CENSIS-ANACI dal quale risulta che le spese condominiali nel 2005 sono pari a circa 15,4 miliardi di euro. Tale importo è stato quindi ridotto al fine di escludere:

1)      gli edifici che non sono costituiti in condominio stimati dalla relazione tecnica in circa il 20%;

2)      le prestazioni non effettuate da imprese o non fatturate;

3)      le spese indicate non imputabili a contratti di appalto.

Considerato, pertanto, un imponibile pari a 1,4 miliardi, l’importo della ritenuta d’acconto risulta pari a 141 milioni.

In termini di cassa -  tenuto conto che l’ammontare delle ritenute trattenute e versate dal sostituto d’imposta in un anno sono portate in deduzione delle imposte liquidate e pagate dall’impresa appaltatrice nell’anno successivo – si produrranno degli effetti positivi nel primo anno di applicazione, degli effetti negativi nel secondo anno e nessun effetto a decorrere dal terzo anno.

In particolare, la relazione tecnica ipotizza una distribuzione lineare nell’arco dell’anno e imputa, nel primo anno di applicazione, un maggior gettito pari agli 11/12 del valore di competenza come versamento effettuato dal sostituto d’imposta (+129 milioni). Per quanto concerne l’impresa appaltatrice la relazione stima una riduzione del versamento dell’acconto di imposte in corso di anno pari al 15% (-19 milioni).

 

Gli effetti di maggiori entrate iscritti nell’allegato 7 sono i seguenti:

(milioni di euro)

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

+ 110

- 43

0

+ 110

- 43

0

+ 110

- 43

0

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 5, comma 28

Agenti immobiliari

La norma dispone, modificando il T.U. dell’imposta di registro[13], che per le scritture private non autenticate di natura negoziale, stipulate a seguito della attività degli agenti immobiliari per la conclusione degli affari, gli agenti medesimi hanno l’obbligo di richiedere la registrazione ed il pagamento dell’imposta di registro. Per tale pagamento, inoltre, viene stabilito che gli agenti interessati sono solidalmente obbligati con le parti contraenti.

 

La relazione tecnica precisa che la norma è suscettibile di generare un maggior gettito, non quantificabile, che prudenzialmente non viene considerato.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 5, comma 29 e 30

Contrasto del gioco illegale

Le norme dispongono che al fine di contrastare la diffusione del gioco illegale siano stabilite[14] le modalità per procedere alla rimozione dell’offerta, attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro che risultano in difetto dei titoli abilitativi o in violazione della disciplina vigente e delle prescrizioni definite dalla stessa Amministrazione (comma 29).

Si ricorda che sul medesimo comparto dei giochi a distanza è intervenuto di recente il decreto legge 223/2006 (Misure urgenti per il rilancio economico e sociale), il quale ha previsto, all’articolo 38, l’introduzione di nuove modalità di scommessa e di gioco via internet. La relazione tecnica aveva ascritto a tale norma un maggior gettito pari a 9 milioni nel 2007 e a 27 milioni a decorrere dal 2008.

Dalla data di entrata in vigore del primo provvedimento emanato ai sensi del precedente comma 29, sono abrogati i commi da 535 a 538 dell’articolo 1 della legge finanziaria 266/2005 (comma 30).

In base alle disposizioni richiamate (commi 535-538), i Monopoli di Stato comunicano agli operatori delle reti telematiche i casi di offerta di giochi con vincite in denaro che risultano in violazione della disciplina vigente (comma 535); i destinatari delle comunicazioni hanno l'obbligo di inibire con misure tecniche l'utilizzazione delle reti per lo svolgimento dei giochi (comma 536). In caso di mancato adempimento da parte degli operatori, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 30.000 a 180.000 euro per ciascuna violazione accertata (comma 537). La Polizia postale e la Guardia di finanza cooperano con i Monopoli di Stato per l'applicazione delle predette disposizioni (comma 538). La relazione tecnica alla legge finanziaria 266/2005 ha ascritto al complesso di norme[15] finalizzate al contrasto del gioco illegale, fra cui quelle qui richiamate, un maggior gettito pari a circa 50 milioni nel 2006 e a 75 milioni negli anni successivi.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

La relazione illustrativa precisa che esse riflettono il forte dinamismo del settore, l’evoluzione della materia e le esperienze maturate in sede di applicazione dei commi 535 e 536.

 

Nulla da osservare al riguardo, tenuto conto che le norme in esame non appaiono suscettibili di incidere negativamente sulle previsioni di gettito ascritte ai commi della legge finanziaria 2006, in materia di repressione del gioco illegale, dei quali si prevede l’abrogazione.

Infatti le norme in esame sono sostanzialmente volte a sostituire le precedenti disposizioni accentuandone la portata di contrasto.

 

ARTICOLO 6, comma 1

Opere di durata ultrannuale

Normativa vigente. L’articolo 93 del DPR n. 917/1986[16] reca disposizioni in materia di valutazione delle rimanenze di opere di durata ultrannuale. In particolare, tenuto conto che l’incremento del valore delle rimanenze concorre alla formazione del reddito d’esercizio in qualità di componente positiva, la norma richiamata dispone che la valutazione delle opere a fine anno deve essere effettuata applicando il valore del corrispettivo pattuito (valore di mercato). Tuttavia, il comma 5 dell’articolo 93 dispone che le società che iscrivono nel bilancio civilistico l’opera pluriennale al valore determinato applicando il criterio del costo sostenuto per la sua esecuzione (che è tendenzialmente meno elevato del corrispettivo pattuito) possono chiedere all’Agenzia delle entrate una deroga al principio generale e valutare anche ai fini fiscali le rimanenze in base al criterio del costo in luogo di quello del prezzo di vendita. Ciò consente di imputare minori componenti positive nella determinazione del reddito di esercizio e, quindi, un minore imponibile fiscale nel corso della realizzazione dell’opera. La differenza di valore, ai fini fiscali, sarà comunque recuperata nell’esercizio in cui saranno consegnate le opere o ultimati i servizi e le forniture.

 

La norma, abrogando il richiamato comma 5 dell’articolo 93 del Tuir, esclude la possibilità di rinviare ai periodi di imposta successivi una quota di imponibile fiscale in relazione alla valutazione di fine esercizio delle opere di durata pluriennale. In particolare, al termine di ciascun periodo d’imposta l’incremento della rimanenza dell’opera – che concorre alla formazione del reddito – deve essere determinata esclusivamente in base al criterio del corrispettivo pattuito in quanto non è più consentita l’applicazione del criterio di valutazione in base ai costi sostenuti per la realizzazione dell’opera stessa.

 

La relazione tecnica afferma che la norma è suscettibile di produrre, almeno per i primi periodi d’imposta, un recupero di gettito relativamente ai contribuenti che avrebbero valutato, a fini fiscali, le rimanenze in base al costo e non in base ai corrispettivi.

I dati utilizzati dalla relazione tecnica (fonte CERVED 2004) sono:

-          valore delle rimanenze per lavori in corso: 131,3 miliardi di euro;

-          variazione in aumento delle stesse: 35,7 miliardi di euro;

-          variazione in diminuzione: 16,4 miliardi di euro.

Le ipotesi assunte, secondo quanto indicato nella relazione tecnica, sono:

1.      la fattispecie prevista dal comma 5 che si intende abrogare è pari a circa il 2%;

2.      la quota di redditività, rispetto alle rimanenze, è pari al 5% (per tale valutazione si è tenuto conto, come precisato dalla relazione tecnica, anche dei dati Mediobanca). La percentuale è stata applicata in misura piena il primo anno, mentre negli anni successivi si è tenuto conto dell’incremento al netto del decremento delle rimanenze stesse;

3.      l’aliquota media delle imposte dirette (Irpef/Irpeg) è pari al 22%, l’aliquota media Irap è pari al 4%, la misura dell’acconto imposte versate nel medesimo anno di riferimento è pari al 75% ai fini Irpef/Irpeg e all’85% ai fini Irap.

 

Gli effetti iscritti nell’allegato 7 sono i seguenti:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

MAGGIORI ENTRATE

Ires/Irpef

0

51,0

-14,3

0

51,0

-14,3

0

51,0

-14,3

Irap

0

0

0

0

9,3

-2,6

0

9,3

-2,6

TOTALE

0

51,0

-14,3

0

60,3

-16,9

0

60,3

-14,9

MINORI SPESE

Irap/FSN

0

9,3

-2,6

0

0

0

0

0

0

TOTALE

0

9,3

-2,6

0

0

0

0

0

0

 

Nulla da osservare al riguardo nel presupposto – nel quale appare opportuna una conferma -che il maggior gettito stimato nel triennio trovi corrispondente compensazione, in termini di minor gettito, negli anni successivi.

 

ARTICOLO 6, commi 3 e 4

Regime del riporto delle perdite

Normativa vigente: L’articolo 84, comma 1, del TUIR stabilisce che la perdita di un periodo d'imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, può essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi. La perdita è diminuita dei proventi esenti dall'imposta diversi da quelli di cui all'articolo 87, per la parte del loro ammontare che eccede le componenti negative non dedotte ai sensi degli articoli 96 e 109, commi 5 e 6. Detta differenza potrà tuttavia essere computata in diminuzione del reddito complessivo in misura tale che l'imposta corrispondente al reddito imponibile risulti compensata da eventuali crediti di imposta, ritenute alla fonte a titolo di acconto, versamenti in acconto, e dalle eccedenze di cui all'articolo 80.

 

Le norme in esame, che integrano il disposto dell’articolo 84, comma 1, del TUIR, prevedono che per i soggetti che beneficiano di un regime di esenzione totale o parziale del reddito la perdita riportabile sia diminuita in misura proporzionalmente corrispondente alla quota di esenzione applicabile in presenza di un reddito imponibile. Per i soggetti che beneficiano di un regime di esenzione dell’utile la perdita è riportabile per l’ammontare che eccede la quota di utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti.

Le disposizioni si applicano ai redditi prodotti ed agli utili realizzati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006.

 

L’allegato 7 assegna alle disposizioni un effetto di maggiore entrata a titolo di IRES di 11,6 milioni di euro nel 2009. A regime, dal 2010 la maggiore entrata si cifra in 6,6 milioni di euro annui.

 

La relazione tecnica stima che le disposizioni possano comportare un minore utilizzo delle perdite pregresse a riduzione del reddito di esercizio. La maggiore emersione di base imponibile dovrebbe ammontare a 20 milioni di euro per competenza dal 2008, con un effetto di ripresa di gettito di 6,6 milioni di euro annui (aliquota IRES del 33 per cento).

 

La stima utilizza il modello IRES. In base ai dati delle dichiarazioni delle società di capitali e degli enti commerciali è stata operata una elaborazione puntuale in riferimento a ciascun contribuente che abbia dichiarato di aver usufruito di un regime di esenzione del reddito, calcolando la minore quota di perdita dell’esercizio riportabile agli esercizi successivi.

Le quote di esenzione del reddito, come segnalato dalla relazione tecnica, riguardano l’80 per cento del reddito derivante dalla utilizzazione di navi iscritte nel registro internazionale (con esclusione dei contribuenti che dal 2005 si sono avvalsi del regime “tonnage tax”) e del 56 per cento del reddito delle imprese esercenti la pesca mediterranea, costiera e interna.

Analogamente la stima è stata effettuata in riferimento a soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell’utile. Tali soggetti sono, secondo quando indicato sempre nella relazione tecnica, le cooperative a mutualità prevalente, in considerazione del fatto che una quota dell’utile civilistico (ex art. 12 L. n. 904/77) può essere imputata a riserva indivisibile in esenzione di imposta e che una altra quota è destinata – in sospensione di imposta – a riserva obbligatoria.

Per tali soggetti si è stimato l’effetto di gettito  derivante dal limitare l’utilizzabilità a riduzione del reddito di esercizio di un importo di perdite pregresse pari alla quota di utile assoggettata a tassazione (20 per cento per le cooperative agricole e 30 per cento per le altre).

 

Al riguardo, si rileva che la relazione tecnica non esplicita gli elementi necessari per una puntuale verifica della quantificazione indicata, tuttavia, in base alle informazioni fornite dalla stessa relazione, si può ritenere che le ipotesi alla base della quantificazione appaiono correttamente ispirate a criteri di prudenzialità.

 

ARTICOLO 6, comma 5

Modalità di versamento dell’imposta di bollo

Le norme sostituiscono integralmente l’articolo 3 del DPR n. 642 del 1972[17], concernente modi di pagamento, arrotondamento e misura minima dell’imposta di bollo.

In particolare, rispetto alla normativa vigente, determinano le seguenti modifiche:

·        l’imposta di bollo non potrà più essere assolta mediante impiego di apposita carta filigranata e bollata, marche da bollo, visto per bollo o bollo a punzone;

·        per l’imposta dovuta in misura proporzionale, l’arrotondamento deve essere effettuato a 0,10 euro (anziché 100 lire), per difetto o per eccesso, nel caso in cui si tratti, rispettivamente, di frazione fino a 0,05 euro (anziché 50 lire) o superiori a 0,05 euro (anziché 50 lire);

·        l’imposta è dovuta nella misura minima di 1 euro (anziché 100 lire), ad eccezione delle cambiali e dei vaglia cambiari, per i quali l’imposta è fissata nella misura minima di 0,50 euro (anziché 500 lire).

 

Alle norme non sono ascritti effetti di gettito.

 

La relazione tecnica in merito precisa quanto segue:

·        la disposizione di incremento delle misure di arrotondamento non comporta effetti erariali, in considerazione della plausibile compensatività degli importi portati ad implemento o riduzione delle somme dovute;

·        la fissazione di nuovi importi minimi appare suscettibile di determinare un incremento di gettito, peraltro di modesta entità e di problematica quantificazione.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 6, commi 6-10

Regime tributario degli apparecchi da intrattenimento

Le norme dispongono quanto segue.

Ÿ        Il soggetto passivo del prelievo erariale unico (PREU) sugli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro collegati in rete[18] è il titolare del nulla osta[19]  (comma 6).

Poiché a decorrere dal 26 luglio 2004 i nulla osta di esercizio sono stati rilasciati dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato esclusivamente ai concessionari per la rete telematica degli apparecchi[20], i soggetti passivi del PREU sono identificati dalla norma nell’ambito di questi ultimi. Sono tuttavia fatti salvi i nulla osta rilasciati prima della predetta data, in relazione ai quali soggetti passivi dell’imposta restano i titolari delle autorizzazioni.

Ÿ        Il prelievo erariale unico è assolto mediante versamenti periodici relativi ai singoli periodi contabili e mediante un versamento annuale a saldo (commi 7 e 8)[21].

Si rinvia a successivi provvedimenti dell’Amministrazione dei Monopoli l’individuazione dei periodi contabili in cui è suddiviso l’anno solare, nonché l’indicazione delle modalità di calcolo, di  versamento e di rateizzazione del prelievo, delle modalità di compensazione e delle modalità di comunicazione dei dati necessari alla determinazione del prelievo. Fino all’emanazione di questi provvedimenti il prelievo erariale unico è assolto con le modalità e nei termini stabiliti dalla normativa vigente[22].

Ÿ        Entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello per il quale è dovuto il prelievo erariale unico per gli apparecchi da intrattenimento, l’Amministrazione dei Monopoli procede, avvalendosi di procedure automatizzate, sia alla liquidazione dell’imposta dovuta sulla base dei dati correttamente trasmessi dai concessionari, sia al controllo della tempestività e della rispondenza dei versamenti effettuati. Per le somme che risultino dovute a seguito dei predetti controlli automatici, nonché per gli interessi e le sanzioni per ritardato o omesso versamento, sono previste l’iscrizione diretta nei ruoli - resi esecutivi il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello per il quale il PREU è dovuto - e la notifica delle cartelle di pagamento entro il 31 dicembre del quarto anno successivo.

L’iscrizione a ruolo non è eseguita se il concessionario di rete provvede a pagare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. In questi casi la sanzione amministrativa per tardivo od omesso versamento è  ridotta ad un sesto e gli interessi sono dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione.

Qualora il concessionario di rete non provveda a pagare, l’Amministrazione dei Monopoli procede alla riscossione delle somme dovute (imposta, sanzioni e interessi) anche tramite escussione delle garanzie presentate dal concessionario. Quest’ultimo procede, invece, alla riscossione coattiva dell’eventuale credito residuo (comma 9, cpv. artt. 39-bis e 39-ter).

Ÿ        Nell’adempimento dei loro compiti, gli uffici dell’Amministrazione dei Monopoli possono effettuare  ispezioni e verifiche. Il PREU è dovuto anche sulle somme giocate tramite apparecchi privi del nulla osta oppure muniti del nulla osta ma operanti in condizioni illecite. Per i primi, il prelievo, gli interessi e le sanzioni amministrative sono dovuti dal soggetto che ha provveduto alla loro installazione (mentre il possessore dei locali in cui gli apparecchi sono installati è responsabile in solido).

Per gli apparecchi muniti del nulla osta ma operanti in condizioni illecite, invece, il maggiore prelievo accertato (rispetto a quello trasmesso dal gestore), nonché gli interessi e le sanzioni, sono dovuti dai soggetti che hanno commesso l’illecito o, nel caso in cui la loro identificazione non sia possibile, dal concessionario di rete a cui è stato rilasciato il nulla osta. Sono responsabili in solido il soggetto che ha provveduto alla loro installazione, il possessore dei locali e il concessionario di rete titolare del relativo nulla osta.

In presenza di apparecchi i cui dati non siano stati memorizzati correttamente, gli uffici dell’Amministrazione dei Monopoli determinano induttivamente l’ammontare delle somme giocate sulla base dell’importo forfetario giornaliero definito con decreti del Ministero dell’economia-Amministrazione Monopoli. Gli avvisi relativi agli accertamenti di cui al presente capoverso sono notificati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui sono state giocate le somme sulle quali è  calcolato il prelievo (comma 9, cpv. art. 39-quater).

Ÿ        Per le violazioni in materia di prelievo erariale unico si applicano tre possibili tipi di sanzioni (comma 9, cpv. art. 39-quinquies):

-            la sanzione amministrativa da 258,23 a 2.065,83 euro, per l’omissione o l’incompletezza delle comunicazioni da parte degli esercenti degli apparecchi[23] (art. 39-quinquies, comma 1);

-            la sanzione amministrativa dal 120 al 240 per cento dell’ammontare del prelievo erariale unico dovuto (con un minimo di 1.000 euro),  nell’ipotesi in cui gli apparecchi risultino privi del nulla osta o anche muniti del nulla osta ma operanti in condizioni illecite (art. 39-quinquies, comma 2).

-            la sanzione amministrativa da 500 a 8.000 euro, nel caso in cui le comunicazioni dei concessionari di rete risultino omesse o incomplete (art. 39-quinquies, comma 3).

Ÿ        I terzi incaricati della raccolta dai concessionari della rete telematica sono solidalmente responsabili con i concessionari per il versamento del prelievo erariale (con interessi e sanzioni) con riferimento alle somme giocate che i suddetti terzi hanno raccolto (comma 9, cpv. art. 39-sexies).

Ÿ        Per le somme che, a seguito dei controlli automatici[24] risultano dovute per gli anni 2004 e 2005 a titolo di prelievo erariale, di interessi e di sanzioni, i termini per rendere esecutivi i ruoli e per la notifica delle relative cartelle di pagamento sono fissati, rispettivamente, al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 (comma 9, cpv. art. 39-septies).

Ÿ        I termini per l’iscrizione a ruolo e per la notifica delle cartelle di pagamento in relazione a mancati versamenti d’imposta accertati dall’Amministrazione dei Monopoli sono fissati, per l’anno 2004, al 31 dicembre 2008 e al 31 dicembre 2009, e per l’anno 2005 al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 (comma 10)[25].

 

La relazione tecnica e l’allegato 7 ascrivono alle norme i seguenti effetti di maggior gettito:

(mln di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

settore statale

Indebitamento netto P.A.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

articolo 6   c.  6

48

48

48

48

48

48

48

48

48

 

La relazione tecnica espone quindi la seguente metodologia di calcolo, riferita ai maggiori introiti previsti, rispettivamente, per sanzioni amministrative (1,1 milioni di euro all’anno), per recupero di base imponibile (43,5 milioni di euro all’anno) e per interessi legali (3,4 milioni di euro all’anno).

 

A.    Sanzioni per omesse comunicazioni.

La relazione tecnica stima in 1,1 milioni di euro all’anno il valore delle sanzioni amministrative irrogate, ai sensi del nuovo articolo 39 quinquies[26], a fronte di omesse comunicazioni o di esercizio irregolare degli apparecchi[27].

La quantificazione si basa sui seguenti elementi:

-            apparecchi in esercizio nel 2006:  210.000 circa;

-            apparecchi in esercizio nel triennio 2007-09: 210.000 per ciascun anno[28];

-            sanzione minima prevista dal nuovo articolo 39 quinquies, comma 1 (per omissione o incompletezza delle comunicazioni da parte degli esercenti degli apparecchi): 250 euro;

-            sanzione minima prevista dal nuovo articolo 39 quinquies, comma 3 (per omissione o incompletezza delle comunicazioni da parte dei concessionari di rete): 500 euro;

-            applicazione delle predette sanzioni ad una media del 2%, per ciascun anno, degli apparecchi in esercizio.

La RT non espone il procedimento di calcolo, che dovrebbe essere il seguente:

4.200 sanzioni all’anno (=2% di 210.000) × [(250 euro + 500 euro) : 2]

Poiché operando una media fra il valore delle due sanzioni previste dai commi 1 e 3 [(250 euro + 500 euro) : 2], si ottiene un maggior gettito per sanzioni pari a 1.575.000 (valore sensibilmente più elevato di quello quantificato dalla RT), è presumibile che quest’ultima abbia utilizzato cautelativamente come valore “medio” delle sanzioni irrogate per ciascun anno quello corrispondente alla sanzione più bassa (250 euro).

 

B.     Recupero di base imponibile.

La relazione tecnica quantifica il maggior gettito derivante dal recupero del PREU relativo ad apparecchi operanti nel sommerso in 43,5 milioni di euro all’anno.

La quantificazione si basa sui seguenti parametri:

apparecchi sequestrati nel 2006: 15.000 unità;

apparecchi che potrebbero essere sequestrati nel triennio 2007-09: 15.000 unità per ciascun anno;

quota di apparecchi passibile di recupero del PREU evaso: 80% degli apparecchi sequestrati;

arco medio di tempo delle irregolarità contestate: mancato versamento PREU per 3 mesi;

sanzione amministrativa (articolo 39-quinquies): 120% dell’ammontare del prelievo erariale unico dovuto.

La RT non indica quale ipotesi di raccolta per ciascun apparecchio sia stata utilizzata, né espone il procedimento di calcolo adottato.

Si riporta di seguito un’elaborazione del Servizio del Bilancio basata sull’ipotesi di raccolta (per ciascun apparecchio) ricavata dalla RT alla legge fiinanziaria 266/2005[29]:

80% di 15.000 apparecchi sequestrati = 12.000 sanzioni all’anno

76.700 euro di raccolta annuale per ciascun apparecchio: 12 mesi = 6.400 euro di raccolta mensile per ciascun apparecchio

 6.400 euro di raccolta mensile per ciascun apparecchio × 12.000 apparecchi sottoposti a sanzione = 76,8 milioni di euro di raccolta  mensile da 12.000 apparecchi

76,8 milioni di raccolta mensile × 3 mesi = 230,4 milioni di euro da sottoporre a PREU

230,4 milioni di raccolta totale × 13,5% (aliquota PREU) = 31,1 milioni di euro di PREU

31,1 milioni  × 120% (sanzione art. 39 quinquies) = 37,3 milioni di euro di PREU.

 

Applicando pertanto i valori di raccolta stimati dal Governo per l’anno 2005, si ottiene un risultato di gettito inferiore rispetto a quello indicato dalla RT: quest’ultima prevede, infatti, un recupero di gettito pari a 43,5 milioni, mentre dal calcolo qui esposto si ricaverebbe un recupero di circa 37,3 milioni (-15% circa).

 

C.     Interessi legali sui ritardati versamenti.

La relazione tecnica quantifica il maggior gettito derivante dall’applicazione di interessi legali sui ritardati versamenti dell’imposta in 3,4 milioni annui.

La quantificazione si basa sui seguenti parametri:

somme in ritardo di versamento nel 2006: 136 milioni

interesse legale applicato: 2,5%.

 

Al riguardo, si osserva che la stima del maggior gettito ascritto alle norme in esame appare basata essenzialmente sull’efficacia dei nuovi meccanismi di imputazione dell’imposta[30], di controllo della regolarità delle operazioni di gioco e di verifica delle comunicazioni sulla raccolta. Peraltro, l’impatto finanziario di tali meccanismi potrà essere valutato, in ragione della loro portata presumibilmente innovativa, solo a consuntivo. Andrebbe peraltro chiesto se la quantificazione tenga conto degli andamenti più recenti della raccolta che sembrerebbero segnalare, nell’ultimo periodo, una riduzione della raccolta.

Si segnala, infatti, che nel corso dell’esame parlamentare del disegno di legge di assestamento del bilancio 2006, il Governo ha presentato un emendamento[31] volto a ridurre di 2 milioni euro per l’anno in corso gli introiti iscritti nel capitolo 1821 (prelievo erariale sugli apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro). Andrebbe pertanto acquisito un chiarimento al fine di precisare se le cause sottostanti a tale revisione possano continuare ad operare  - determinando effetti negativi in termini di andamento del gettito – anche nel 2007.

 

Con riferimento alle norme che assegnano una serie di funzioni di controllo all’Amministrazione dei Monopoli, andrebbe chiarito in quale misura tali previsioni possano essere attuate nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Particolare rilevanza sembrano rivestire, a tale proposito, le nuove norme – introdotte dal comma 9 - in materia di controlli automatici, di comunicazioni con i concessionari inadempienti,  nonché in materia di verifica e di ispezioni che l’Amministrazione dei Monopoli dovrebbe effettuare con poteri di accertamento analoghi a quelli esercitati dagli uffici IVA.

Si osserva inoltre, circa il recupero di prelievo erariale previsto nel settore degli apparecchi operanti in condizioni illecite, che la relazione tecnica non fornisce dati sull’ipotesi di raccolta adottata per il calcolo degli effetti di maggior gettito. Applicando i dati di raccolta esposti dalla relazione tecnica riferita alla precedente legge finanziaria (legge n. 266/2005), il maggior gettito stimato dalla relazione tecnica con riferimento alle norme in esame risulterebbe sovrastimato. Andrebbe pertanto chiarito se il Governo abbia utilizzato dati più aggiornati, dai quali sia stato possibile ricavare un incremento della raccolta rispetto alla rilevazione precedente (relativa all’anno 2005)[32].

 

ARTICOLO 6, comma 11

Aumento delle imposte sui tabacchi

La norma modifica l'articolo 1, comma 485, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, prevedendo la possibilità di aumentare, con provvedimento direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l’aliquota di base dell’imposta di consumo sui tabacchi lavorati in misura tale da assicurare, a decorrere dal 2007, un maggior gettito complessivo pari a 1.100 milioni di euro annui in luogo dei 1.000 mln precedentemente previsti.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti derivanti dalla disposizione:

segno meno = peggioramento                                                (mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

 

La relazione tecnica precisa che un aumento di 1 punto dell’aliquota di base comporta un aumento del gettito erariale, ad invarianza di consumi, pari a circa 12 mln di euro al mese. Uno spostamento verso l’alto di 0,10 euro dei prezzi dei prodotti in questione richiesti dai produttori, ove intervenga nel primo trimestre dell’anno e riguardi la totalità dei marchi, pur scontando una inevitabile riduzione dei consumi consente il raggiungimento dell’obiettivo fissato.

 

Nulla da osservare al riguardo.

Si segnala infatti che sulla base dei dati di gettito dell’accisa sui tabacchi del Bollettino mensile delle entrate tributarie, pubblicato sul sito del Ministero dell’economia, si registra un aumento del gettito atteso nel 2006 in linea con quello previsto dalla norma oggetto di modifica[33].

 

ARTICOLO 6, commi 12-20

Emersione di base imponibile ICI-IRPEF relativa agli immobili

La norma stabilisce che i dati necessari per la liquidazione dell’ICI siano contenuti nella dichiarazione dei redditi; che il versamento della stessa sia effettuato, a seconda delle circostanze, da parte del sostituto d’imposta o mediante il modello di versamento unitario F24, avvalendosi della possibilità di compensazione prevista per questa forma di versamento. È prevista inoltre la trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili, secondo modalità che verranno definite da un successivo decreto del capo del Dipartimento per le politiche fiscali.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti di maggiore entrata derivanti dalla disposizione:

(mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

360,0

220,0

220,0

360,0

220,0

220,0

360,0

220,0

220,0

 

La relazione tecnica quantifica maggiori entrate sia con riferimento all’IRPEF, in connessione con l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi i dati degli immobili soggetti ad ICI, sia con riferimento a tale ultima imposta, in connessione alla trasmissione telematica ai comuni dei dati relativi ai versamenti e agli immobili. Nell’allegato 7 sono iscritti unicamente gli importi relativi all’IRPEF, presumibilmente nel presupposto che le maggiori entrate ICI concorrano al conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno, i cui effetti sono scontati in altra parte dell’allegato stesso.

La quantificazione relativa all’emersione di gettito IRPEF si basa sull’ipotesi che la disponibilità dei dati identificativi degli immobili consenta una diminuzione dei fenomeni evasivi con un’emersione di gettito di competenza 2007 pari a 200 mln. A tale quantificazione si perviene ipotizzando che l’evasione sia pari al 10% (2,3 mld) dell’imponibile da fabbricati al netto dell’abitazione principale (23 mld). Nell’ipotesi che il 30% dell’evasione emerga a seguito della disposizione in esame, si perviene ad un maggiore imponibile di 700 mln cui; sulla base di un’aliquota marginale del 30% si ottiene un maggior gettito di 200 mln. A tale importo si aggiunge un ulteriore maggior gettito, derivante da attività di accertamento pari a 100 mln. Per cassa, tale maggior gettito sconta per l’autotassazione i meccanismi di saldo-acconto e per l’accertamento un’ipotesi di riscosso sull’accertato pari, nel primo esercizio, al 10% e, a decorrere dal secondo esercizio, al 20 per cento:

Maggior gettito IRPEF:

(mln di euro)

 

2007

2008

2009

emersione

350

200

200

accertamento

10

20

20

totale maggior gettito

360

220

220

 

Ai fini ICI le ipotesi di recupero di gettito sono così formulate:

 

(mln di euro)

 

2007

emersione gettito da accertamenti IRPEF e incroci sui versamenti ICI

100

Emersione gettito da allineamento con il catasto

200

Totale emersione gettito

300

 

La relazione tecnica non fornisce lo sviluppo temporale delle maggiori entrate ICI, ma evidenzia che l’ipotesi di maggior gettito per il 2007 si fonda su una prevedibile gradualità del decentramento delle attività relative al catasto.

 

Al riguardo si evidenzia come il recupero di gettito previsto sia connotato da elementi di aleatorietà, in quanto subordinato al verificarsi delle ipotesi di emersione formulate. Ne consegue che appare scarsamente prudenziale il relativo computo nell’ambito degli effetti della manovra, destinati in parte a fornire copertura a spese certe, in parte al miglioramento dei saldi.

Si segnala inoltre che l’art. 37, comma 55, del DL n. 223/2006 già prevede, in parte, quanto disposto dalla norma in esame, con particolare con riferimento alla possibilità di liquidare l’ICI in sede di dichiarazione dei redditi e di effettuare il relativo versamento con modello F24[34]. Pertanto l’emersione del gettito Irpef, ascritta dalla relazione tecnica all’obbligo di esporre nella dichiarazione dei redditi i dati relativi alla liquidazione dell’ICI, avrebbe potuto in parte manifestarsi anche in base alla normativa vigente.

 

ARTICOLO 7

Variazione addizionale comunale IRPEF e modalità di versamento

La norma :

-          consente ai comuni di variare l’aliquota facoltativa e variabile dell’addizionale IRPEF nella misura massima di 0,8 punti percentuali, anziché, come previsto dalla normativa vigente[35], nella misura massima di 0,5 punti percentuali, con un incremento annuo dello 0,2 per cento (comma 1, lettera a);

-          modifica le modalità di versamento dell’addizionale prevedendo un versamento in acconto nella misura del 30 per cento dell’importo calcolato sul reddito imponibile dell’anno precedente: l’aliquota da applicare è quella dell’anno di riferimento se la delibera è stata pubblicata non oltre il 20 gennaio del medesimo anno; in caso contrario si utilizza l’aliquota dell’anno precedente. Per i redditi da lavoro dipendente l’acconto è determinato dal sostituito d’imposta e trattenuto in un numero massimo di nove rate mensili, a partire dal mese di marzo. Il saldo dell’addizionale è invece determinato all’atto delle operazioni di conguaglio e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di undici rate, versate entro il mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l'addizionale residua dovuta è prelevata in unica soluzione;

-          sopprime conseguentemente il divieto[36] di variare per l’anno 2007 l’aliquota dell’addizionale comunale all’IRPEF.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti di minore spesa corrente, derivanti dalle disposizioni:

(mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

500

0

0

0

0

0

0

0

0

 

La relazione tecnica rileva che dall’introduzione dell’acconto del 30 per cento dell’addizionale comunale deriverà un aumento del gettito in termini di cassa di 500 milioni di euro per l’anno 2007. Tale quantificazione si basa sull’utilizzo di un modello di microsimulazione IRPEF, in base al quale è possibile stimare un gettito di competenza 2007 pari a circa 1.700 mln di euro.

 

Al riguardo appare necessario che sia chiarita la ragione per la quale, nell’allegato 7, alla norma è ascritto un effetto riduttivo della spesa ai fini del saldo netto da finanziare: non sembra infatti che al maggior gettito dell’addizionale per i comuni debba corrispondere un’equivalente riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato.

Appare invece corretto non imputare effetti ai saldi del fabbisogno e dell’indebitamento netto in quanto la norma, determinando un incremento delle entrate proprie dei comuni, che concorrono a formare il saldo rilevante ai fini del patto di stabilità interno, si limita a consentire un più agevole rispetto del patto stesso, i cui effetti risultano già scontati nell’allegato 7 con riferimento all’art. 74.

 

ARTICOLI 8, 9, 10 comma 2 e 11, comma 19

Istituzione di tributi propri comunali e ampliamento di tributi esistenti

Le norme dispongono la possibilità per i comuni di istituire due tributi di scopo destinati rispettivamente:

-         alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche (art. 8),

-         alla manutenzione urbana e valorizzazione dei centri storici (art. 9).

Il primo tributo è determinato applicando alla base imponibile ICI un’aliquota massima dello 0,5 per mille per un periodo non superiore a 5 anni. Il secondo tributo si configura come una tassa di soggiorno, nella misura massima di 5 euro per notte a persona, da versare ai gestori delle strutture ricettive che fungono da sostituti d’imposta.

La norma eleva inoltre, dal 20 al 40 per cento, la misura massima entro la quale le province possono, ai sensi dell’articolo 56, comma 2, del decreto legislativo n. 446 del 1997, aumentare le tariffe per il pagamento dell’imposta provinciale di trascrizione rispetto alla base predeterminata dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze secondo quanto previsto dall’articolo 56, comma 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997 (art 10, comma 2).

La norma elimina infine il limite di incremento del canone per l’installazione di mezzi pubblicitari, per il quale la normativa vigente prevede che non possa eccedere di oltre il 25 per cento le corrispondenti tariffe dell’imposta comunale sulla pubblicità, deliberate dall’amministrazione comunale nell’anno solare antecedente la sostituzione dell’imposta comunale sulla pubblicità con il canone.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

 

Al riguardo si segnala che le norme appaiono suscettibili di concorrere al conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno per gli enti locali. Appare peraltro opportuno acquisire un chiarimento sui possibili effetti di minor gettito delle imposte erariali connessi ai profili di deducibilità dei tributi locali istituiti o ampliati.

Tali profili, che non sembrano sussistere con riferimento all’addizionale ICI che dovrebbe seguire le stesse regole che caratterizzano l’ICI stessa, mentre sembrerebbero invece sussistere con riferimento alla tassa di soggiorno di cui all’art. 9 per la quale la norma non prevede l’indeducibilità della tassa stessa dalle imposte indirette. Pertanto una parte del maggior gettito conseguito dai comuni potrebbe essere compensato ai fini dei saldi complessivi della p.a.,  da un minor gettito delle imposte dirette.

 

ARTICOLO 12

Compartecipazione comunale all’IRPEF

La norma, in attesa del riassetto del sistema di finanziamento delle amministrazioni locali in attuazione del federalismo fiscale[37], istituisce a decorrere dal 2008, in favore dei comuni, una compartecipazione del 2 per cento al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. A decorrere dal medesimo esercizio è corrispondentemente prevista una riduzione annua costante, di pari ammontare, del complesso dei trasferimenti operati a valere sul fondo ordinario[38]. L'aliquota di compartecipazione è applicata al gettito del penultimo anno precedente l'esercizio di riferimento (comma 1).

L’attribuzione della compartecipazione a ciascun comune e la corrispondente riduzione dei trasferimenti ordinari è operata in misura proporzionale alla riduzione complessiva operata sul fondo ordinario, in modo da garantire l'invarianza delle risorse (comma 2).

A decorrere dall'esercizio finanziario 2009, l'incremento del gettito compartecipato, rispetto all'anno 2008, derivante dalla dinamica dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, è ripartito fra i singoli comuni secondo criteri definiti con normativa secondaria. I criteri di riparto dovranno tenere primariamente conto di finalità perequative e dell'esigenza di promuovere lo sviluppo economico (comma 3).

Per i comuni delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, all'attuazione del presente articolo si provvede in conformità alle disposizioni contenute nei rispettivi statuti, anche al fine della regolazione dei rapporti finanziari tra Stato, regioni, province e comuni (comma 4).

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

Al riguardo, si osserva che la norma appare suscettibile di determinare, a decorrere dal 2009, effetti negativi per il bilancio dello Stato commisurati all’attribuzione dinamica della compartecipazione IRPEF ai comuni. Infatti, a fronte dell’attribuzione ai comuni dell’incremento di gettito dovuto alla crescita delle basi imponibili, la riduzione dei trasferimenti rimarrà costante al livello stabilito per il 2008.

Si segnala inoltre che tale effetto riduttivo dovrebbe essere contabilizzato anche con riferimento ai saldi del fabbisogno del settore statale e dell’indebitamento netto della PA. Infatti, a fronte del peggioramento del saldo del bilancio dello Stato, non si registrerà un miglioramento compensativo del saldo dei comuni: le maggiori entrate derivanti dall’attribuzione dinamica dell’IRPEF ai comuni concorreranno infatti al conseguimento del patto di stabilità interno, i cui effetti sono già scontati nei saldi.

 

ARTICOLI 13 – 14

Disposizioni relative alle attività di gestione del catasto

Le norme ripartiscono le funzioni relative al catasto fra Stato e comuni, riservando:

-         al primo la tenuta dei registri immobiliari - con esecuzione delle relative formalità di trascrizione, e il connesso rilascio di visure e certificati ipotecari – in modo da garantire la gestione unitaria della base dei dati catastali e dei flussi di aggiornamento delle informazioni, garantendo l'accesso ai dati a tutti i soggetti interessati;

-         ai secondi utilizzazione ed all'aggiornamento degli atti catastali, partecipando al processo di determinazione degli estimi catastali.

Sono inoltre regolate le modalità di esercizio delle funzioni catastali conferite agli enti locali (art. 14) stabilendo, in particolare, che dal primo novembre 2007 i comuni capoluogo di provincia esercitino direttamente le funzioni relative al processo di determinazione degli estimi catastali, e che i restanti comuni esercitino direttamente, anche in forma associata, i servizi di consultazione delle banche dati catastali per il territorio di competenza, nonché il controllo degli atti di aggiornamento catastale. E’ prevista anche la possibilità di esercizio delle funzioni di accettazione e pretrattazione dei dati in convenzione con l’Agenzia del territorio, senza oneri a carico dei comuni. La stessa Agenzia salvaguarda, inoltre, il mantenimento degli attuali livelli di servizio all'utenza e fornisce supporto ai comuni nelle attività di specifica formazione del personale comunale.

Con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sono rideterminate le risorse umane, strumentali e finanziarie, inclusa quota parte dei tributi speciali catastali, da trasferire agli enti locali che esercitano le funzioni catastali. L'assegnazione di personale potrà aver luogo anche mediante distacco. Il suddetto processo di attribuzione di risorse non deve comportare maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

E’ infine previsto che l'Agenzia del territorio monitori il processo di trasferimento ai comuni delle funzioni inerenti la gestione del catasto, dandone informazione al Ministro dell'economia e delle finanze.

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

Al riguardo, appare necessario che sia fornito un quadro di previsione degli oneri e delle corrispondenti modalità di finanziamento, per i diversi comparti amministrativi interessati, connessi al processo di attribuzione delle funzioni catastali ai comuni.

Appare infatti plausibile che, durante il processo di progressivo subentro degli enti locali nell’esercizio delle funzioni connesse alla gestione del catasto, si possa determinare un maggiore impegno di risorse, umane e finanziarie, connesse, ad esempio, alle attività di riorganizzazione degli uffici, formazione e affiancamento del personale, installazione di sedi logistiche, ecc.

Ciò al fine di verificare la effettiva possibilità di rispetto della clausola di invarianza finanziaria.

 

ARTICOLO 15

Disposizioni in materia di immobili

Nella tabella che segue si riassumono gli effetti di risparmio complessivi ascritti dalla relazione tecnica all’articolo 15.

( euro)

Commi

2007

2008

2009

1, 2

12.200.000

29.700.000

57.700.000

3

2.000.000

4.000.000

6.000.000

4 - 9

17.500.000

42.000.000

70.000.000

10 - 12

500.000

500.000

500.000

13

400.000

600.000

600.000

14 - 16

800.000

800.000

800.000

17

300.000

500.000

800.000

18

1.800.000

1.800.000

1.800.000

totale

35.500.000

79.900.000

138.200.000

 

I predetti risparmi non sono distintamente indicati nell’allegato 7, che fa riferimento all’effetto complessivo di maggiore entrata ascrivibile agli articoli da 15 a 17. Tuttavia, dal medesimo allegato si deduce che i risparmi dell’articolo in essere sono scontati soltanto ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento.

Di seguito si esaminano le singole disposizioni contenute nell’articolo.

 

·        Commi 1 e 2

Disposizioni in materia di immobili confiscati ad indiziati di mafia

Le norme contengono disposizioni volte ad ampliare l’utilizzo degli immobili confiscati alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso.

Il comma 1, modificando l’art. 2-undecies, comma 2, lett. a), della legge 575/1965[39], dispone che i beni immobili confiscati alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di stampo mafioso possono essere utilizzati, qualora idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, oltre che per le finalità già previste nell’articolo di cui si dispone la modifica.

Il comma 2 dispone la sostituzione della lettera b) del comma 2 dell’articolo 2-undecies della legge suindicata, e prevede che gli stessi immobili possono in alternativa essere trasferiti, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è ubicato, oppure anche al patrimonio della provincia o della regione, che possono amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito ai soggetti espressamente indicati. Tra questi vengono aggiunte le associazioni ambientaliste.

 

La relazione tecnica specifica che, sotto il profilo economico-finanziario, la norma comporta:

·      una riduzione delle locazioni passive per uso governativo, con la conseguente riduzione dei canoni da corrispondere;

·      una minore spesa per utilizzi pubblici da parte degli Enti territoriali;

·      una maggiore efficienza del processo di destinazione, con riduzione delle spese legate alla procedura.

In merito alla quantificazione del risparmio, dichiara che questo viene calcolato in relazione alla disponibilità potenziale di immobili confiscati con riferimento ad un canone medio annuo di locazione passiva corrisposto dalle strutture della P.A.

 I risparmi previsti per il triennio 2007-2009 vengono così riassunti:

 

( euro)

2007

2008

2009

12.200.000

29.700.000

57.700.000

 

Al riguardo, appare necessario che il Governo fornisca informazioni di maggior dettaglio quanto ai parametri utilizzati per la quantificazione dei risparmi attesi.

Infatti, al fine di poter effettuare una verifica della stima indicata, occorrerebbe disporre di un quadro complessivo comprendente, oltre a più puntuali indicazioni circa il canone medio annuo di locazione passiva, dati riferiti all’entità del patrimonio immobiliare sequestrato, alla sua tipologia ed ai relativi costi di gestione, oltre ad informazioni sulla concreta possibilità di un suo utilizzo.

 

·        Comma 3

Trasferimento di beni alle università statali

La norma, integrando l’art. 2, comma 1, della L. 136/2001[40], dispone che con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 30 giugno 2007, dovranno essere individuati i criteri, le modalità e i termini di trasferimento, a titolo gratuito, in favore delle università statali dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e concessi in uso a tali università per le proprie necessità istituzionali.

 

La relazione tecnica specifica che la stima dei corrispondenti risparmi è calcolata considerando una percentuale del portafoglio dei beni del patrimonio indisponibile concessi in uso alle Università statali che si ipotizzano non utilizzati a fini didattici. Gli importi considerati sono ottenuti applicando alle consistenze sopra citate un parametro medio di rendimento che permette la seguente previsione per il prossimo triennio:

 

( euro)

2007

2008

2009

2.000.000

4.000.000

6.000.000

 

Al riguardo si rendono necessari chiarimenti volti ad esplicitare i parametri sui quali si fonda la quantificazione, con riferimento in particolare alla consistenza del patrimonio interessato.

Andrebbe altresì confermata l’assenza di effetti negativi per il bilancio dello Stato.

 

·        Commi 4-9

Razionalizzazione degli spazi in uso alle amministrazioni dello Stato

Le norme dispongono quanto segue.

·      Il Ministro dell’economia e delle finanze con un proprio atto di indirizzo determina gli obiettivi annuali di razionalizzazione degli spazi e di riduzione della spesa da parte delle amministrazioni centrali e periferiche, usuarie e conduttrici di immobili in uso governativo e condotti in locazione dallo Stato, anche differenziandoli per ambiti territoriali e per patrimonio utilizzato (comma 4).

·      E’ istituito un Fondo unico nello stato di previsione del Ministero dell’economia, nel quale confluiscono le poste corrispondenti al costo d’uso degli immobili in uso governativo e dal quale vengono ripartite le quote di costo da imputare a ciascuna amministrazione (comma 5).

·      Il costo d’uso dei singoli immobili in uso alle amministrazioni è commisurato ai valori correnti di mercato (comma 6).

·      Le amministrazioni centrali e periferiche, usuarie e conduttrici, possono procedere alla riduzione del costo d’uso, derivante dalla razionalizzazione degli spazi, nonché alla riduzione della spesa corrente per le locazioni passive, ovvero alla combinazione delle due misure (comma 7).

·      Il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto di natura non regolamentare, stabilisce i criteri, le modalità e i termini per la razionalizzazione e la riduzione degli oneri, nonché i contenuti e le modalità di trasmissione delle informazioni da parte delle amministrazioni usuarie e conduttrici all’Agenzia del demanio cui spetta la definizione annuale delle relative modalità attuative (comma 8).

·      Dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al precedente articolo 8 vengono soppresse alcune norme[41] le cui disposizioni erano finalizzate, tra l’altro, a stabilire in termini quantitativi sia il contenimento della spesa dei canoni di locazione, sia la riduzione dell’ammontare dei metri quadri degli immobili utilizzati dall’insieme delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato (comma 9).

 

La relazione tecnica afferma che la norma comporta una progressiva riduzione degli spazi destinati ad usi governativi al fine di ampliare le potenzialità di utilizzo di immobili dello Stato, con conseguenti ritorni economici da ottenersi applicando parametri percentuali di riduzione obbligatoria del costo degli spazi utilizzati dalle strutture della P.A. Afferma inoltre che la riduzione economica sarà ottenuta attraverso il rilascio di spazi in uso governativo considerati come canoni figurativi o mediante la riduzione dei canoni effettivamente corrisposti per locazione passiva. Gli obiettivi di risparmio che, secondo la relazione, si prevede di realizzare nel prossimo triennio sono i seguenti:

( euro)

2007

2008

2009

17.500.000

42.000.000

70.000.000

 

Al riguardo, si osserva che la relazione tecnica si limita ad indicare i criteri in base ai quali si ritiene di ottenere il risparmio previsto, senza fornire i dati quantitativi sottesi alla quantificazione del medesimo. Peraltro, dal tenore delle norme, sembrerebbe che le modalità cui è affidata la realizzazione degli obiettivi di risparmio siano sostanzialmente definite annualmente con provvedimenti governativi. Non risulta quindi possibile procedere ad un’effettiva verifica dell’attendibilità delle predette previsioni di risparmio, la cui iscrizione nei saldi della manovra – in termini di minore spesa- sembra pertanto non risultare prudenziale.

 

·        Commi 10-12

Consolidamento delle destinazioni d’uso degli immobili dello Stato

Le norme affidano all’Agenzia del demanio l’individuazione dei beni di proprietà dello Stato per i quali si rende necessario l’accertamento di conformità delle destinazioni d’uso esistenti per funzioni di interesse statale oppure una dichiarazione di legittimità per le costruzioni realizzate, in tutto o in parte, in difformità dal provvedimento di localizzazione (comma 10).

Le regioni territorialmente competenti provvedono alle verifiche di conformità e di compatibilità urbanistica con i comuni interessati, sentite anche le amministrazioni competenti alle tutele differenziate, per il parere. L’eventuale parere positivo, che riguardi situazione di locazione passiva, determina il ripristino della destinazione d’uso preesistente al termine del periodo di locazione. In caso di espressione negativa, ovvero in caso di mancata risposta, è convocata una conferenza di servizi anche per ambiti comunali complessivi o per uno o più immobili (commi 11 e 12).

 

La relazione tecnica ascrive alle disposizioni effetti di risparmio in relazione al miglioramento dell’efficienza in termini di gestione tecnico-amministrativa degli immobili considerati, in particolare in presenza di interventi di manutenzione straordinaria. Tali risparmi sono così quantificati:

 

( euro)

2007

2008

2009

500.000

500.000

500.000

 

Al riguardo, nonostante l’ammontare contenuto dei predetti effetti, appare opportuno che siano esplicitati i dati e le ipotesi su cui si fonda la relativa stima.

Inoltre sarebbe necessaria una conferma volta ad escludere che dalle attività di accertamento previste dalle disposizioni in esame possano invece derivare oneri a carico delle amministrazioni interessate.

 

·              Comma 13

Gestione delle attività di liquidazione delle aziende confiscate

La norma prevede che l’Agenzia del demanio possa conferire incarichi a società a totale o prevalente capitale pubblico per la gestione delle attività di liquidazione delle aziende confiscate alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso. I rapporti con l’Agenzia del demanio sono disciplinati con apposita convenzione che definisce le modalità di svolgimento dell’attività affidata ed ogni aspetto relativo alla rendicontazione e al controllo.

 

La relazione tecnica afferma che gli effetti di risparmio ascritti alla disposizione sono stati calcolati considerando un risparmio medio in termini di differenziale tra i costi di gestione e il costo del servizio svolto dalla società affidataria. La tabella seguente riporta il ritorno economico previsto dalla relazione tecnica per il triennio.

 

(euro)

2007

2008

2009

400.000

600.000

600.000

 

Al riguardo, pur in considerazione dell’esiguità del risparmio previsto, si ribadisce la necessità di disporre degli elementi alla base della quantificazione, con particolare riguardo ai rapporti quantitativi tra costi di gestione sostenuti e costi previsti per l’affidamento dei servizi in questione.

 

·        Commi 14-16

Assegnazione o trasferimento di beni immobili dello Stato

Le norme dispongono in merito all’assegnazione gratuita o attribuzione ad amministrazioni pubbliche, enti, società a totale partecipazione pubblica diretta o indiretta, di beni immobili di proprietà dello Stato. In particolare stabiliscono che la funzionalità dei beni deve intendersi strettamente connessa e necessaria al funzionamento del servizio e all’esercizio delle funzioni attribuite. La verifica della sussistenza dei suddetti requisiti all’atto dell’assegnazione o attribuzione ed il successivo accertamento periodico della loro permanenza nonché l’eventuale suscettibilità del bene a rientrare in tutto o in parte nella disponibilità dello Stato vengono affidati all’Agenzia del demanio (commi 14 e 15).

Il comma 16 dispone il divieto della dismissione temporanea degli immobili statali assegnati in uso alle amministrazioni pubbliche e stabilisce che gli immobili per i quali, prima della data di entrata in vigore del disegno di legge finanziaria, sia stata operata la dismissione temporanea, si intendono dimessi definitivamente per rientrare nella disponibilità del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

La relazione tecnica asserisce che il ritorno economico delle disposizioni in esame è correlato all’ampliamento del patrimonio immobiliare utilizzabile sia per la concessione d’uso a fini economici sia per l’allocazione di funzioni istituzionali con conseguenti riduzioni dei canoni per locazioni passive. La relazione sostiene inoltre che gli effetti economici positivi sono stati calcolati sulla base della consistenza dei verbali associati agli immobili attualmente oggetto di dismissione temporanea e che i relativi risparmi sono stati stimati prendendo a base di calcolo un valore medio per minori locazioni passive.

La tabella seguente riporta il risparmio previsto dalla relazione tecnica per il triennio.

 

 

(euro)

2007

2008

2009

800.000

800.000

800.000

 

Nulla da osservare nel presupposto che il rientro dei beni immobili nel patrimonio dello Stato possa effettivamente dar luogo ad un loro impiego in modo economico e produttivo nell’arco di tempo considerato per conseguire i risparmi ipotizzati secondo la scansione temporale indicata nella relazione tecnica.

 

·        Comma 17

Semplificazione della procedura relativa all’esercizio della prelazione

 

La norma reca l’interpretazione autentica dell’art. 3, comma 109, della legge 662/1996.

Normativa vigente. Si ricorda che la disposizione suddetta  garantisce:

·       nel caso di vendita frazionata e in blocco, anche a cooperative di abitazione di cui siano soci gli inquilini, il diritto di prelazione ai titolari dei contratti di locazione in corso ovvero di contratti scaduti e non ancora rinnovati purché si trovino nella detenzione dell'immobile, e ai loro familiari conviventi, sempre che siano in regola con i pagamenti al momento della presentazione della domanda di acquisto (lettera a));

·       il rinnovo del contratto di locazione, secondo le norme vigenti, agli inquilini titolari di reddito familiare complessivo inferiore ai limiti di decadenza previsti per la permanenza negli alloggi di edilizia popolare. Per famiglie di conduttori composte da ultrasessantacinquenni o con componenti portatori di handicap, tale limite è aumentato del venti per cento (lettera b)).

In virtù dell’interpretazione recata dal comma in esame si stabilisce che il requisito di “inquilino”, necessario per essere ammesso a godere delle garanzie di prelazione per l’acquisto e per il rinnovo del contratto di locazione, debbono sussistere in capo agli aventi diritto al momento del ricevimento della proposta di vendita, ovvero alla data da essa stabilita.

 

La relazione tecnica afferma che gli effetti di risparmio recati dalla norma sono dovuti ai mancati oneri (quali spese derivanti da manutenzione straordinaria, pagamento delle imposte comunali, spese legali e semplificazione di procedimenti amministrativi) indotti dalla cessione progressiva, programmata nel triennio, di uno stock di immobili residuali, non utilizzabili per uso governativo e di difficile messa a reddito a valori di mercato.

Questi i risparmi previsti, in termini di mancati oneri, nel triennio, secondo la relazione tecnica:

(euro)

2007

2008

2009

300.000

500.000

800.000

 

La relazione illustrativa spiega che tale norma intende porre rimedio alle difficoltà riscontrate in sede di attuazione della normativa vigente, per effetto della mancata previsione del termine entro il quale debbano sussistere, in capo agli aventi diritto, i requisiti necessari per usufruire del diritto di prelazione all’acquisto dell’unità abitativa o del rinnovo del contratto di locazione in essere.

 

Al riguardo, non si dispone degli elementi, alla base della quantificazione, necessari per una verifica del risparmio stimato, che appare comunque di modesto ammontare.

 

·        Comma 18

Riduzione spese per trascrizioni ed annotazioni nei pubblici registri

La norma, novellando l’articolo 214-bis del Codice della strada[42], esenta le amministrazioni dello Stato da qualsiasi tributo ed emolumento per le trascrizioni ed annotazioni nei pubblici registri relative ai passaggi di proprietà conseguenti alle misure di sequestro e confisca o fermo amministrativo, operate dagli organi di polizia a seguito di violazioni del codice della strada.

 

La relazione tecnica afferma che il risparmio di spesa si realizza unicamente in relazione all’esenzione dal pagamento degli emolumenti dovuti al concessionario del Pubblico Registro Automobilistico, stimabile orientativamente in 1.800.000 euro annui.

 

( euro)

2007

2008

2009

1.800.000

1.8000.000

1.800.000

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 16, commi 1-6

Revisione dei canoni per concessioni demaniali marittime

Le norme dispongono la riclassificazione delle aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei in due categorie (A e B, rispettivamente alta e normale valenza turistica), in luogo delle precedenti 4. Viene inoltre definita la nuova misura dei canoni da applicare a decorrere dal 1° gennaio 2007 e soppresse le disposizioni vigenti che prevedevano altri criteri per la revisione dei canoni[43]. Si prevede inoltre che per gli anni 2004, 2005 e 2006 non trovi applicazione la prevista maggiorazione, più volte differita nel tempo. I canoni demaniali si applicano, a decorrere dal 1° gennaio 2007, anche alle concessioni aventi ad oggetto strutture dedicate alla nautica da diporto. E’ prevista la possibilità dell’estensione, fino a 50 anni, della durata delle concessioni demaniali marittime, in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare.

Con riferimento agli esercizi pregressi, la norma introduce una disposizione interpretativa in base alla quale si prevede che gli indennizzi dovuti per le utilizzazioni senza titolo di beni demaniali marittimi dovuti, nel caso di realizzazione sui beni demaniali marittimi di opere inamovibili siano commisurati ai valori di mercato, salva in ogni l’applicazione delle misure sanzionatorie previste, compresa la demolizione degli edifici interessati.

 

L’allegato 7 ascrive alla norma i seguenti effetti di maggior gettito[44]:

(mln di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Revisione canoni

153,0

158,0

160,0

153,0

158,0

160,0

153,0

158,0

160,0

Regolarizzazione occupazioni

225,1

470,7

736,8

225,1

470,7

736,8

225,1

470,7

736,8

Totale

378,1

628,7

896,8

378,1

628,7

896,8

378,1

628,7

896,8

 

La relazione tecnica non fornisce i dati alla base della quantificazione, limitandosi ad affermare che:

-          il maggior gettito derivante dalla revisione dei canoni si basa sulla stima delle superfici a destinazione commerciale dell’OMI[45], alla quale sono stati applicati opportuni coefficienti di abbattimento;

-          il recupero di gettito relativo agli indennizzi per le occupazioni abusive pregresse è parametrato su 5 anni, per le occupazioni irregolari per le quali non sono state realizzate opere inamovibili, e su 10 anni per quelle, alle quali base alla norma, si applicano indennizzi calcolati in base ai valori di mercato. Per la stima è stato utilizzato un campione di irregolarità sul quale è stato calcolato il valore degli indennizzi, opportunamente ridotto per tenere conto:

Ÿ        delle indennità pregresse già versate,

Ÿ        dei casi di non conformità agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi per ii quali si procede al ripristino,

Ÿ        delle zone oggetto di una specifica disciplina normativa[46].

L’entrata “una tantum” è scaglionata su base triennale.

 

Al riguardo, si osserva, in via preliminare, tenuto conto che la relazione tecnica non fornisce i dati alla base della stima e non esplicita i calcoli effettuati, non risulta possibile effettuare una verifica puntuale delle quantificazioni in essa contenute.

Con riferimento alle indicazioni fornite, si osserva:

-          con riferimento al maggior gettito derivante dalla revisione dei canoni demaniali, appare necessario che sia chiarito se - contrariamente a quanto operato nell’esercizio 2006 - dal bilancio di previsione a legislazione vigente per il 2007 sia stato espunto il maggior gettito di 140 mln di euro a titolo di revisione dei canoni, previsto dalla normativa vigente[47] e soppresso dalla norma in esame. In caso contrario, la quantificazione operata andrebbe decurtata degli importi già iscritti nelle previsioni a legislazione vigente.

Si segnala infatti che il bilancio di previsione per il 2006, a differenza di quanto avvenuto negli anni precedenti, scontava gli effetti derivanti dall’aumento dei canoni demaniali marittimi disposto dal decreto-legge n. 269 del 2003. Infatti, come affermato dal rappresentante del Governo nel corso dell’esame in sede consultiva del decreto-legge n. 206 del 2006[48], nel capitolo 2612 dello stato di previsione dell’entrata per il 2006, risultava un gettito atteso dai proventi dei canoni demaniali marittimi pari a 210 milioni di euro, di cui 140 da attribuire all’applicazione degli aumenti disposti dal decreto-legge n. 269 del 2003 e 70 derivanti dalle misure vigenti dei canoni. Tale previsione di gettito è stata confermata nel disegno di legge di assestamento per il 2006.

-          Con riferimento alle maggiori entrate derivanti dagli indennizzi per le occupazioni pregresse di aree del demanio marittimo, qualificate come “una tantum” dalla relazione tecnica, qualora le stesse siano ascrivibili ad attività di accertamento, da parte dell’amministrazione, delle violazioni compiute, si osserva che non sembrerebbe corretto ascrivere alla norma gli effetti dell’attività di accertamento già possibile a legislazione vigente.

Alla norma andrebbero pertanto ascritti unicamente gli effetti di maggior gettito dovuti all’incremento della misura degli indennizzi per la realizzazione di opere inamovibili. Il maggior gettito stimato andrebbe pertanto depurato da quello derivante dall’applicazione, a tutte le violazioni che si prevede di individuare, degli indennizzi già previsti a legislazione vigente.

Si segnala peraltro che la quantificazione in esame appare caratterizzata da un grado di aleatorietà connesso all’effettiva possibilità di individuare un numero di violazioni corrispondente a quello necessario per conseguire il gettito preventivato e ottenere il          versamento delle relative oblazioni.

 

ARTICOLO 16, commi 7-15

Disposizioni per la valorizzazione di immobili pubblici

Le norme:

-          consentono all’Agenzia del demanio di gestire i beni demaniali non strumentalmente destinati al servizio della navigazione aerea, garantendo un uso compatibile con l’ambito aeroportuale in cui si collocano. Si prevede altresì che gli introiti derivanti dalla gestione di tali beni, determinati sulla base dei valori di mercato, affluiscano all’erario(comma 7);

-           inseriscono un nuovo articolo 3-bis nel decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, prevedendo, tra l’altro, la possibilità di concedere o locare a terzi i beni pubblici individuati dall’Agenzia del demanio, per un periodo non superiore a cinquanta anni, al fine di valorizzare i beni stessi anche con l’introduzione di nuove destinazioni d’uso, finalizzate allo svolgimento di attività economiche o di servizio dei cittadini, nel rispetto delle previsioni del codice dei beni culturali e del paesaggio (comma 8);

-          prevedono che, con decreto ministeriale, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, siano individuati i criteri per l’acquisizione dei dati e delle informazioni necessari ad individuare i beni giacenti o vacanti nel territorio dello Stato, allo scopo di devolvere i beni medesimi allo Stato (comma 9).

-          elevano a cinquanta anni il termine massimo delle concessioni o locazioni del patrimonio immobile dello Stato nei riguardi di regioni, province e comuni (comma 15).

 

L’allegato 7 ascrive alla norma i seguenti effetti di maggiore entrata[49]:

                                                                                              (mln di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Comma 7

3,0

9,5

10,0

3,0

9,5

10,0

3,0

9,5

10,0

Comma 8

1,4

4,1

9,5

1,4

4,1

9,5

1,4

4,1

9,5

Comma 9

0,3

0,5

0,7

0,3

0,5

0,7

0,3

0,5

0,7

totale

4,7

14,1

20,2

4,7

14,1

20,2

4,7

14,1

20,2

 

La relazione tecnica non fornisce i dati e le elaborazioni alla base delle quantificazioni operate.

 

Nulla da osservare al riguardo anche considerata l’esiguità degli effetti finanziari ascritti a ciascuna delle disposizioni in esame.

 

ARTICOLO 17

Disposizioni per la valorizzazione degli immobili pubblici

La norma:

-          prevede che l'Agenzia del demanio individui, d'intesa con gli enti territoriali interessati, una pluralità di beni immobili pubblici per i quali è attivato un processo di valorizzazione unico, finalizzato allo sviluppo locale. Alle spese, inerenti il finanziamento degli studi di fattibilità necessari per la realizzazione dei programmi di valorizzazione, si provvede utilizzando le somme presenti sul capitolo relativo alle somme da attribuire all'Agenzia del demanio per l'acquisto dei beni immobili; per la manutenzione, la ristrutturazione, il risanamento e la valorizzazione dei beni del demanio e del patrimonio immobiliare statale; nonché per gli interventi sugli immobili confiscati alla criminalità organizzata. Si prevede che venga data priorità alle concessioni d'uso o locaziono per funzioni di interesse sociale, culturale, sportivo, ricreativo, per l'istruzione, la promozione delle attività di solidarietà e per il sostegno alle politiche per i giovani, nonché per le pari opportunità (comma 1);

-          prevede una nuova procedura di individuazione dei beni immobili in uso all’amministrazione della difesa non più utili ai fini istituzionali: tale attività compete ora direttamente al Ministero della Difesa, che vi provvede con decreti da emanarsi di intesa con l’Agenzia del demanio, e non più a quest’ultima di concerto con la Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa stesso. Inoltre, tali beni non sono più inseriti in programmi di dismissione per le finalità di cui all’articolo 3, comma 112, della legge n. 662 del 1996 (esigenze organizzative e finanziarie connesse alla ristrutturazione delle Forze armate), ma sono consegnati alla medesima Agenzia del demanio ai fini dell’inclusione in programmi di dismissione e valorizzazione previsti dalla legislazione vigente. E’ previsto inoltre che il valore complessivo degli immobili non più utili ai fini istituzionali che il Ministero della difesa, di concerto con l'Agenzia del demanio del Ministero dell’economia, deve individuare  ai fini della dismissione abbiano un valore complessivo non inferiore a 2 miliardi di euro nel 2007 e 2 miliardi di euro nel 2008 (commi 2 e 3).

 

L’allegato 7 ascrive alla norma i seguenti effetti di maggiore entrata[50]:

(mln di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Comma 1

0

0

0

4,6

9,3

14,0

4,6

9,3

14,0

Commi 2 e 3

73,8

220,8

361,8

73,8

220,8

361,8

73,8

220,8

361,8

Totale

73,8

220,8

361,8

78,4

230,1

375,8

78,4

230,1

375,8

 

La relazione tecnica non fornisce i dati e le elaborazioni alla base delle quantificazioni operate; la stessa afferma peraltro che:

-          il processo di valorizzazione di cui al comma 1 comporterà, per gli enti locali, ritorni di gestione delle concessioni d’uso finalizzate ad attività economiche ed altri effetti positivi;

-          il processo di valorizzazione degli immobili della difesa potrà comportare introiti, sia per cessioni[51] che per valorizzazione reddituale degli immobili.

 

Al riguardo si osserva, in via preliminare, che tenuto conto che la relazione tecnica non esplicita i dati e i metodi alla base della quantificazione, non risulta possibile procedere ad una verifica puntuale delle stime in essa riportate.

Con riguardo al processo di valorizzazione degli immobili della difesa, appare necessario che sia chiarito in quale misura i relativi incassi si ritengano ascrivibili al processo di dismissione: tali riferimenti appaiono rilevanti in quanto con riferimento alla medesima componente, sussiste il rischio che essa, qualificandosi come “una tantum”, non possa essere contabilizzata ai fini del rispetto dei vincoli di saldo disposti in sede comunitaria.

Si segnala infine che la stessa appare comunque caratterizzata da elementi di  aleatorietà. Non sembrerebbe pertanto prudenziale il relativo computo nell’ambito dei saldi della manovra.

Si ricorda in proposito che le entrate da dismissione degli immobili della difesa, al pari di altre dismissioni immobiliari, hanno concorso in più occasioni a determinare i saldi della manovra in sede di previsione, dovendosi successivamente riscontrare, in sede di consuntivo, il mancato conseguimento degli effetti attesi.

 

ARTICOLO 18, commi 1-4

Modifiche alla disciplina IRAP

Le norme modificano i criteri di determinazione del valore della produzione netta contenuti nell’articolo 11 del D. Lgs. n. 446 del 1997, disponendo quanto segue.

Per i soggetti passivi diversi dalle amministrazioni pubbliche, escluse le banche, gli altri enti finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle comunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque e della raccolta e smaltimento dei rifiuti, sono ammessi in deduzione:

1.      un importo pari a 5.000 euro su base annua per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta;

2.      un importo fino a 10.000 euro su base annua per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d’imposta  nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, e Sicilia. Tale deduzione è alternativa a quella di cui al punto precedente e può essere fruita nel rispetto dei limiti derivanti dalla regola de minimis di cui al regolamento CE n. 69/2001 della Commissione del 12 gennaio 2001.

Il regolamento CE 69/2001, che scade il 31 dicembre 2006, prevede una soglia di aiuti de minimis alla medesima impresa di importo pari a 100.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Il nuovo regolamento, in fase di progetto, entrerà in vigore il 1° gennaio 2007. Il progetto di regolamento sottoposto dalla Commissione all’esame delle parti propone tra l’altro di innalzare la soglia massima di aiuti a 200 milioni di euro;

3.      i contributi previdenziali ed assistenziali relativi ai lavoratori a tempo indeterminato.

Le deduzioni di cui ai punti 1 e 3 spettano subordinatamente all’autorizza- zione delle competenti autorità europee[52], a decorrere dal mese di febbraio 2007 nella misura del 50 per cento e per il loro intero ammontare, a decorrere dal successivo mese di luglio, con conseguente ragguaglio ad anno della deduzione prevista nella misura forfetaria di 5.000 euro.

La deduzione dei contributi previdenziali ed assistenziali relativi ai lavoratori a tempo indeterminato spetta in misura ridotta alla metà a decorrere dal mese di febbraio 2007 e per l’intero ammontare a decorrere dal successivo mese di luglio.

Le norme modificano, in particolare, il comma 4-bis1 dell’articolo 11, che riconosce una deduzione dalla base imponibile, nella misura di 2.000 euro per ogni lavoratore impiegato nel periodo d’imposta fino ad un massimo di cinque, ai soggetti passivi diversi dalle amministrazioni pubbliche, che espongono componenti positive che concorrono alla formazione del valore della produzione non superiori, nel periodo d’imposta, a euro 400.000. Esse precisano che la deduzione di 2000 euro è accordata su base annua.

In via generale, le norme dispongono infatti che, sia le deduzioni in misura forfetaria di nuova introduzione che quella di cui al comma 4-bis.1:

·        sono ragguagliate ai giorni di durata del rapporto di lavoro nel corso del periodo d’imposta  nel caso di contratti di lavoro a tempo indeterminato;

·        sono ridotte in misura proporzionale nel caso di contratti di lavoro a tempo parziale;

·        per gli enti non commerciali e le società ed enti non residenti spettano solo in relazione ai dipendenti impiegati nell’esercizio di attività commerciali.

E’, inoltre, introdotta un’ulteriore deduzione riguardanti incrementi occupazionali di lavoratrici donne rientranti nella definizione di lavoratore svantaggiato di cui al regolamento CE n.2204/2002 della Commissione del 5 dicembre 2002.  In luogo delle maggiorazioni dell’importo base per le aree svantaggiate, di cui al comma 4-quinquies dell’articolo 11 del D.Lgs. n. 446, previste per i quattro periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2004.

Le norme precisano, altresì, che per ciascun dipendente, l’importo delle deduzioni ammesse non può comunque eccedere il limite massimo rappresentato dalla retribuzione e dagli altri oneri e spese a carico del datore di lavoro. Inoltre, l’applicazione delle nuove deduzioni forfetarie per l’impiego di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e per oneri contributivi (comma 1, lett. a), numeri 2, 3 4 dell’articolo 11 del D. Lgs. n. 446 del 1997) è alternativa alla fruizione delle deduzioni attualmente già previste dal medesimo decreto legislativo, di cui ai commi 4-bis (deduzioni forfetarie commisurate alla base imponibile), 4-quater (deduzioni per l’incremento della base occupazionale) e 4-quinquies (maggiorazioni territoriali per l’incremento della base occupazionale), nonché della deduzione in caso di lavoratrici svantaggiate, di nuova introduzione (comma 4-sexies).

Le norme disciplinano, infine, la determinazione dell'acconto IRAP relativo al periodo d'imposta in corso al 1° febbraio 2007(data di inizio di alcune delle agevolazioni introdotte). A tal fine potrà assumersi, come imposta del periodo precedente, la minore imposta che si sarebbe determinata applicando in tale periodo le disposizioni sopra descritte (commi 1, 2 e 3 dell’articolo in esame). Agli stessi effetti, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 1° febbraio 2007, potrà assumersi, come imposta del periodo precedente, la minore imposta che si sarebbe determinata applicando in tale periodo le medesime disposizioni; agli stessi effetti, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 1° marzo 2007[53], può assumersi, come imposta del periodo precedente, la minore imposta che si determinerebbe applicando le stesse disposizioni senza, tuttavia, tenere conto delle limitazioni temporali poste alla fruibilità delle nuove deduzioni introdotte (commi 2 e 3 dell’articolo in esame).

 

L’allegato 7 assegna alle disposizioni i seguenti effetti a valere sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore statale

Indebitamento netto p.a.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Minori entrate IRAP

 

 

 

2.450

4.410

4.680

2.450

4.410

4.680

Maggiori spese correnti

2.450

4.410

4.680

 

 

 

 

 

 

Le maggiori spese correnti a livello di saldo netto da finanziare concernono maggiori trasferimenti alle regioni dal Bilancio dello Stato, in compensazione del minore gettito IRAP.

 

La relazione tecnica stima i seguenti effetti di minore gettito IRAP rispettivamente in termini di competenza e di cassa.

In termini di cassa si tiene conto di una percentuale di acconto effettivo pari all’85 per cento e dei criteri per la determinazione dell’acconto 2007 e 2008 contenuti nelle stesse norme, che consentono di anticipare in sede di acconto gli effetti agevolativi introdotti.

(milioni di euro)

 

2007

2008

2009

Competenza

2.880

4.680

4.800

Cassa

2.450

4.410

4.680

 

Ai fini della stima, la relazione tecnica afferma che è stato utilizzato il modello previsionale IRAP, la cui base dati è costituita dall’universo delle dichiarazioni dei redditi UNICO 2005 (anno d’imposta 2004) di tutti i contribuenti soggetti passivi IRAP. I dati sono stati estrapolati al 2007 in base all’andamento del valore aggiunto ai prezzi di mercato di fonte Istat ed in base alle previsioni contenute nell’ultima RPP.

Si è altresì tenuto conto delle modifiche al regime IRAP intervenute successivamente al 2004.

Il numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato ed i relativi oneri sociali sono stati desunti sia dall’analisi dei modelli 770/2005 che dall’analisi dei modelli UNICO 2005, ricavando, in questo caso, il costo del personale, ove presente.

I possibili effetti in termini di gettito IRAP sono stati stimati mediante una simulazione in capo ad ogni singolo contribuente.

 

Al riguardo, si osserva che la relazione tecnica non contiene gli elementi informativi necessari per una verifica compiuta della quantificazione proposta.

Appare quindi necessario che vengano forniti i criteri ed i dati alla base della predetta quantificazione. Nell’ambito di tali indicazioni andrebbero tra l’altro forniti i necessari chiarimenti in merito ai seguenti aspetti:

·         la relazione tecnica contiene una cospicua descrizione delle disposizioni cui fa riferimento, in base al cui contenuto deve presumersi siano state adottate le ipotesi metodologiche che hanno presieduto alle elaborazioni effettuate. Tale descrizione, tuttavia, non coincide perfettamente con il contenuto articolo in esame. In particolare, la relazione tecnica afferma che le nuove deduzioni non sono cumulabili con quelle già previste dall’attuale legislazione, fatta eccezione per la deduzione già prevista per i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro. In realtà le norme prevedono l’alternatività delle nuove deduzioni rispetto alla fruizione delle disposizioni di cui ai preesistenti seguenti commi dell’articolo 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997:

4-bis  -deduzioni modulate in base all’ammontare della base imponibile;

   4-quater -deduzione per incrementi occupazionali;

4-quinquies -maggiorazione territoriale della deduzione per incrementi occupazionali.

Pertanto, in base al testo normativo risulterebbero fruibili, indipendentemente dalla fruizione delle nuove deduzioni, oltre alla citata deduzione per i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro, sia le deduzioni delle spese relative agli apprendisti, ai disabili, ai contratti di formazione lavoro, al personale addetto alle attività di ricerca e sviluppo, sia la deduzione forfetaria per i soggetti con componenti positivi non superiori a 400.000 euro.

Appare pertanto necessario un chiarimento sui contenuti normativi e la portata delle disposizioni in esame effettivamente considerati ai fini della stima degli effetti finanziari;

·         la deduzione forfetaria fino a 10.000 euro introdotta per ogni lavoratore dipendente impiegato nelle regioni meridionali ed insulari può essere fruita, in base al testo normativo, nel rispetto dei limiti derivanti dall’applicazione della regola de minimis di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001.

Come si è detto, tale regolamento scade il 31 dicembre 2006. Il nuovo regolamento, ora in fase di progetto, entrerà in vigore il 1° gennaio 2007, in concomitanza con l’entrata in vigore delle disposizioni in esame ed anteriormente alla data di applicazione delle deduzioni in questione. Il progetto di regolamento proposto dalla Commissione propone, tra l’altro, di innalzare la soglia massima di aiuti fruibili da una stessa impresa a 200 milioni di euro.

Appare, pertanto, necessario un chiarimento volto a precisare se, in sede di quantificazione, sia stata valutata tale circostanza, atteso che le nuove regole comunitarie, ove si applicassero alle deduzioni in questione, appaiono suscettibili di influenzarne le conseguenze in termini finanziari.

 

ARTICOLO 18, comma 5

Attribuzione alle regioni di risorse integrative dell’IRAP

La norma stabilisce che, al fine di garantire alle regioni con deficit sanitario - tenute ai sensi dell’art. 88, comma 1, lettera c) all’aumento automatico delle aliquote IRPEF ed IRAP - un ammontare di risorse IRAP equivalente a quello che si sarebbe determinato in assenza delle disposizioni introdotte con riferimento al cd. “cuneo fiscale”, è ad esse riconosciuto un trasferimento pari a 89,81 milioni di euro per l'anno 2007, a 179 milioni di euro per l'anno 2008 e a 191,94 milioni di euro per l'anno 2009. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, le predette somme sono ripartite in proporzione al minor gettito dell'imposta regionale sulle attività produttive di ciascuna regione.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti derivanti dalla disposizione:

            segno meno = peggioramento                                               mln di euro

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

-89,8

-179,0

-191,9

-89,8

-179,0

-191,9

-89,8

-179,0

-191,9

 

La relazione tecnica chiarisce che l’ammontare delle risorse attribuito dalla norma alle regioni con deficit sanitario[54], ad integrazione del gettito IRAP derivante dalla maggiorazione dell’1% dell’aliquota, risulta pari alla differenza fra le maggiori entrate  che le regioni avrebbero conseguito prima sulla base della previgente normativa e le entrate IRAP effettivamente conseguibili a seguito della riduzione del cuneo fiscale.

Di seguito si riportano i dati riportati dalla relazione tecnica:

 

2007

2008

2009

gettito conseguibile senza riduzione del cuneo fiscale

850,70

871,90

893,70

gettito conseguente alla riduzione del cuneo fiscale

750,00

680,00

680,00

differenza in termini di competenza

100,70

191,90

213,70

trasferimento di cassa

89,80

179,00

191,94

Gli importi indicati sono iscritti nell’allegato 7 come maggiore spesa ai fini del saldo netto da finanziare, per effetto del trasferimento dallo Stato alle regioni. I medesimi importi sono iscritti inoltre come minore entrata ai fini dell’indebitamento netto e del fabbisogno, a rettifica dell’ammontare del gettito derivante dalla maggiorazione IRAP, iscritto a sua volta nell’allegato 7 al lordo della riduzione di gettito dovuta alla riduzione del cuneo contributivo.

 

Nulla da osservare sotto il profilo della quantificazione ai fini del saldo netto da finanziare, essendo l’onere limitato all’entità dello stanziamento disposto.

Appare peraltro opportuno un chiarimento in merito agli effetti quantificati ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento, dipenderanno con particolare riguardo allo sviluppo per cassa delle minori entrate IRAP quantificate dalla RT.

 

ARTICOLO 19

Credito d’imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate

La norma introduce un’agevolazione fiscale in favore delle imprese che effettuano investimenti, negli anni compresi fra il 2007 e il 2013[55], attraverso l'acquisizione di nuovi beni strumentali destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise (comma 1).

L'agevolazione consiste nel riconoscimento di un credito d'imposta, commisurato ai nuovi investimenti acquisiti, applicato nei limiti d’intensità di aiuto stabiliti dalla Commissione europea[56]. Il beneficio, inoltre, non è cumulabile con il sostegno derivante dalla regola de minimis di cui al regolamento CE n. 69/2001 della Commissione del 12 gennaio 2001 né con altri aiuti di Stato (comma 2).

Il regolamento CE 69/2001, che scade il 31 dicembre 2006, prevede una soglia di aiuti de minimis alla medesima impresa di importo pari a 100.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Il nuovo regolamento, in fase di progetto, entrerà in vigore il 1° gennaio 2007. Il progetto di regolamento sottoposto dalla Commissione all’esame delle parti propone tra l’altro di innalzare la soglia massima di aiuti a 200 milioni di euro.

Gli investimenti che danno diritto al beneficio fiscale (comma 3)sono gli acquisti effettuati, anche mediante contratto leasing, di:

a)      macchinari, impianti, diversi da quelli infissi al suolo, e attrezzature varie, destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle aree territoriali indicate;

b)     programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell'impresa, limitatamente alle piccole e medie imprese;

c)      brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, per la parte in cui sono utilizzati per l'attività svolta nell'unità produttiva; per le grandi imprese, come definite ai sensi della normativa comunitaria, gli investimenti in tali beni sono agevolabili nel limite del 50 per cento del complesso degli investimenti agevolati per il medesimo periodo d'imposta.

Il credito d’imposta è commisurato alla quota di costo complessivo dei beni indicati nel richiamato comma 3 che eccede gli ammortamenti, relativi alle stesse categorie di beni, dedotti nel periodo d’imposta. Per la determinazione della misura del beneficio non si considerano gli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell’investimento agevolato (comma 4).

La disposizioni prevede inoltre l’esclusione dal beneficio dei soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, delle fibre sintetiche, della pesca, dell’industria carbonifera, creditizio, finanziario e assicurativo (comma 5).

Il credito d’imposta deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui è stato effettuato l’investimento. In merito alle modalità di fruizione si dispone che l’importo spettante può essere utilizzato in compensazione di altri tributi, ai sensi dell’articolo 17 del d.lgs. n. 241/1997, a decorrere dal sesto mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi. Il credito d’imposta non concorre, in ogni caso, alla formazione del reddito né alla formazione della base imponibile Irap (comma 6).

Sono previste, inoltre, delle disposizioni di natura antielusiva dirette a disciplinare la perdita del diritto all’agevolazione nel caso in cui il bene non entri in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello di acquisto o ultimazione. La misura del beneficio è invece proporzionalmente ridotta qualora il bene venga ceduto o dimesso entro il quinto periodo di imposta da quello della messa in funzione se la cessione o la dismissione avviene per finalità estranee all’esercizio d’impresa (comma 7).

Si rinvia, infine, ad un decreto attuativo in merito all’esercizio delle verifiche necessarie a garantire la corretta applicazione delle disposizioni in commento (comma 8).

 

La relazione tecnica fornisce indicazioni in merito ai dati e alla metodologia utilizzata. In particolare:

§        l’ammontare degli investimenti indicato nelle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2002 pari a circa 80 miliardi da parte di oltre 500.000 soggetti. Tale importo è stato indicato con riferimento alle agevolazioni sugli investimenti disposte dalla legge n. 383/2001[57] ed evidenzia, pertanto, gli importi al netto dei relativi disinvestimenti. Tale importo, tuttavia, è stato ridotto per tener conto sia degli investimenti effettuati dai lavoratori autonomi e da altri soggetti diversi dalle imprese (che rientravano nel beneficio della legge n. 383 ma non sono inclusi nelle disposizioni in esame), sia per tener conto dei settori esclusi dall’agevolazione fiscale introdotta dalla norma in commento. Inoltre, sono stati esclusi gli investimenti in immobili strumentali e in mezzi di trasporto (non agevolabili) basandosi sulla ripartizione risultante dal dato degli investimenti fissi lordi per branca produttrice di contabilità nazionale, per il 2002;

§        è stato stimato l’ammontare, imputabile a ciascun soggetto beneficiario, del nuovo investimento al netto dell’ammortamento dedotto nell’esercizio;

§        è stata effettuata la ripartizione dei soggetti tra piccola, media e grande impresa nonché la ripartizione a livello regionale dei contribuenti;

§        per la stima degli investimenti negli anni successivi, è stato utilizzato l’andamento degli investimenti fissi lordi indicati, fino al 2005, nella Relazione Generale sulla situazione economica del paese 2005, e per gli anni successivi le stime indicate nel DPEF 2007-2011.

Secondo quanto indicato nella relazione tecnica, la ripartizione degli investimenti in base alle dimensioni aziendali, che non tengono ancora conto delle successive riduzioni legate alla ripartizione regionale, è la seguente:

1.      investimenti netti effettuati da 329.000 piccole imprese: 31,1 miliardi;

2.      investimenti netti effettuati da 9.000 medie imprese: 10,1 miliardi;

3.      investimenti netti effettuati da 3.600 grandi imprese: 12 miliardi di euro.

Complessivamente, sulla base delle predette ipotesi, il minor gettito quantificato dalla relazione tecnica in termini di competenza e di cassa è il seguente:

(in mln di euro)

Anni

2007

2008

2009

2010

2011

2012

Competenza

 

 

 

 

 

 

Credito d’imposta spettante

755

770

680

700

715

735

Cassa

 

 

 

 

 

 

Utilizzo credito 2007

 

377

378

 

 

 

Utilizzo credito 2008

 

 

385

385

 

 

Utilizzo credito 2009

 

 

 

340

340

 

Utilizzo credito 2010

 

 

 

 

350

350

Utilizzo credito 2011

 

 

 

 

 

357

Utilizzo credito 2012

 

 

 

 

 

 

Totale effetti cassa

0

377

763

725

690

707

 

Le variazioni iscritte nell’allegato 7 sono:

(in mln di euro)

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

MINORI ENTRATE

0

0

0

0

377

763

0

377

763

 

Al riguardo si osserva che le indicazioni fornite nella relazione tecnica non sono sufficienti per garantire una puntuale verifica della quantificazione finanziaria. Tale verifica, peraltro, appare necessaria in quanto, a differenza delle disposizioni vigenti sul credito d’imposta per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2006 che prevedono espressamente un limite di spesa per ciascun anno, la norma in esame, non indicando alcun tetto massimo, è suscettibile – in caso di inesatta quantificazione - di produrre effetti di minor gettito superiori a quelli previsti.

I limiti massimi di spesa fissati dall’articolo 8 della legge n. 388/2000 (finanziaria 2001) sono pari a 870 milioni di euro per l'anno 2002, 1.725 milioni per l'anno 2003, 1.740 milioni per l'anno 2004, 1.511 milioni per l'anno 2005, 1.250 milioni di euro per l'anno 2006, 700 milioni di euro per l'anno 2007 e 300 milioni di euro per l'anno 2008. Si fa presente, tuttavia, che l’ambito di applicazione del credito d’imposta vigente non coincide con quello proposto dalla norma in esame.

Per quanto riguarda la fruizione del beneficio nei limiti derivanti dall’applicazione della regola de minimis di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, si osserva che, come si è detto, tale regolamento scade il 31 dicembre 2006. Il nuovo regolamento, ora in fase di progetto, entrerà in vigore il 1° gennaio 2007, in concomitanza con l’entrata in vigore delle disposizioni in esame. Il progetto di regolamento proposto dalla Commissione propone, tra l’altro, di innalzare la soglia massima di aiuti fruibili da una stessa impresa da 100 milioni a 200 milioni di euro nell’arco di un triennio.

Appare, pertanto, necessario un chiarimento volto a precisare se, in sede di quantificazione, sia stata valutata tale circostanza, atteso che le nuove regole comunitarie, ove si applicassero benefici in questione, appaiono suscettibili di influenzarne le conseguenze in termini finanziari.

 

ARTICOLO 20, commi 1-4

Credito d’imposta per i costi  delle attività di ricerca industriale

Le norme dispongono quanto segue:

·        a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2009,  è attribuito alle imprese un credito d’imposta nella misura del 10 per cento dei costi sostenuti per attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo, in conformità alla vigente disciplina comunitaria degli aiuti di Stato in materia.  Il credito d’imposta è elevato al 15 per cento se i costi di ricerca e sviluppo sono riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca (comma 1);

·        ai fini della determinazione del credito d’imposta, i costi non possono comunque superare l’importo di 15 milioni di euro per ciascun periodo d’imposta (comma 2);

·        il credito d’imposta deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla determinazione del reddito, né alla base imponibile IRAP, non rileva ai fini dei rapporti finalizzati al computo della quota deducibile degli interessi passivi e delle altre componenti negative di cui agli articoli 96 e 109, comma 5, del TUIR. Il medesimo credito d’imposta è utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui redditi e dell’IRAP dovute per il periodo d’imposta in cui le spese per ricerca e sviluppo sono state sostenute; l’eventuale eccedenza incapiente è utilizzabile in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del D. Lgs. n. 241, a partire dal mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta con riferimento al quale il credito è concesso (comma 3);

·        con apposito decreto sono individuati gli obblighi di comunicazione da parte delle imprese e le modalità di verifica ed accertamento circa l’effettività delle spese sostenute;

·        l’efficacia delle disposizioni è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea, ai sensi del comma 5 dell’articolo in esame, che estende tale condizione alle misure contenute nell’intero articolo.

 

L’allegato 7 assegna alle disposizioni i seguenti effetti ai fini dei saldi di finanza pubblica.

 

(milioni di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore statale

Indebitamento netto p.a.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Minori entrate correnti

0,0

0,0

0,0

0,0

419,0

487,0

0,0

419,0

487,0

Maggiori spese in conto capitale

0,0

419,0

487,0

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

 

La relazione tecnica stima un ammontare di credito d’imposta relativo al 2007 pari a 466 milioni di euro.

Negli anni successivi, in considerazione dell’effetto incentivante del provvedimento, si ipotizza un incremento annuo del 5 per cento della relativa spesa per ricerca e sviluppo. Pertanto si stima un ammontare del credito d’imposta di  489 milioni di euro nel 2008, 514 milioni di euro nel 2009 e di 539 milioni di euro nel 2010.

Per cassa, la relazione tecnica stima che il credito d’imposta trovi capienza nelle relative imposte (IRES ed IRAP) per il 90 per cento nell’esercizio in cui sono dovute le imposte relative al periodo d’imposta in cui le spese sono state sostenute e, per la restante parte, nel successivo.

 

(milioni di euro)

Cassa

2007

2008

2009

2010

2011

Credito 2007

-

419

47

 

 

Credito 2008

-

 

440

49

 

Credito 2009

-

 

 

462

51

Credito 2010

-

 

 

 

485

Totale credito

-

419

487

511

536

Ai fini della stima la relazione tecnica utilizza dati ISTAT[58]. In base a tali dati la spesa complessiva per ricerca e sviluppo delle imprese effettuata intra muros è stimata per il 2005 in 7,9 miliardi di euro, di cui circa il 4,8 per cento attribuibile alla ricerca di base, non agevolabile.

Sempre in base a dati Istat, si stima che nel 2005 il finanziamento da parte delle imprese alla ricerca effettuata da istituzioni pubbliche si cifri in circa 180 milioni di euro, corrispondenti al 6,9 per cento del totale dei finanziamenti per la ricerca affluiti a tali istituzioni.

Si suppone, inoltre, un tasso di crescita della spesa in questione del 5 per cento annuo dal 2006, anche in considerazione, a partire dal 2007, dell’effetto incentivante delle disposizioni.

I costi per la ricerca appaiono fortemente concentrati in relazione al livello dimensionale delle imprese. Infatti, i dati Istat evidenziano che nel 2002 il 57,3 per cento di tali spese è attribuibile alle prime 50 imprese italiane.

Pertanto la relazione tecnica stima le minori entrate conseguenti all’utilizzo del credito d’imposta nel 2007 come segue:

·          il credito d’imposta favore delle imprese di grandi dimensioni (che si stima presentino spese intra muros eccedenti il limite massimo del plafond di 15 milioni di euro) è stimato in 83 milioni di euro in base al seguente calcolo:

50*15 milioni di euro*10*1.05*1,05

·          il credito d’imposta a favore degli altri soggetti per spese intra muros è stimato in 353 milioni di euro in base al seguente calcolo:

7,9 mld di euro*(100%-4,8%)*(100%-57,3%)*10%*1,05*1,05

·          il credito d’imposta per le spese sui contratti extra muros  è stimato in30 milioni di euro in base al seguente calcolo:

180 milioni di euro*15%*1,05*1,05

Complessivamente il credito d’imposta di competenza per il 2007 si cifra in 466 milioni di euro. Per gli anni successivi, come si è detto, si è applicato un tasso di incremento del 5 per cento.

 

Al riguardo si rileva che la relazione tecnica prevede un onere per competenza a titolo di credito d’imposta anche in corrispondenza del periodo d’imposta 2010, con effetti di minore entrata per cassa nel 2011. Tale possibilità è peraltro esclusa dalle norme che limitano la attribuzione del credito d’imposta a tutto il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2009.

 

ARTICOLO 20, commi 6 e 7

Credito d’imposta per le imprese di produzioni musicali

Le norme dispongono che le piccole e medie imprese di produzioni musicali possano beneficiare di un credito d’imposta a titolo di spesa di produzione, di sviluppo, di digitalizzazione  e di promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali per opere prime o seconde di artisti emergenti (comma 6).

Possono accedere al credito d’imposta, fermo restando il rispetto della regola de minimis di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, solo le imprese che espongono un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 15 milioni di euro e che non siano possedute, direttamente o indirettamente, da un editore di servizi radiotelevisivi (comma 7).

L’efficacia delle disposizioni, ai sensi del comma 5 dell’articolo in esame, è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.

 

Alle disposizioni non risulta ascritto alcun effetto finanziario a valere sui saldi di finanza pubblica.

 

Al riguardo si osserva che le norme appaiono suscettibili di recare effetti di minore entrata - in considerazione dell’utilizzazione del credito d’imposta a scomputo delle imposte dovute - che risultano non quantificati e privi di copertura.

In riferimento all’ammontare di tali effetti si rileva, peraltro, che le norme non pongono alcun limite di ammontare al credito d’imposta fruibile.

La relazione illustrativa al ddl finanziaria indica un limite massimo del credito d’imposta di 100.000 euro per un triennio. Tale limite, peraltro, non risulta inserito nel disposto normativo.

 

Sui predetti profili appaiono pertanto necessari chiarimenti.

 

ARTICOLO 20, commi 8 e 9

Detrazione delle spese sostenute dagli insegnanti per l’acquisto di pc

La norma, per il solo anno 2007, attribuisce ai docenti delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, anche non di ruolo con incarico annuale, ed al personale docente presso le università statali una detrazione dall’imposta lorda, fino a capienza, nella misura del 19 per cento delle spese documentate sostenute per l’acquisto di un personal computer. L’importo massimo delle spese cui si applica la percentuale di detrazione è fissato in 1.000 euro.

Le modalità di attuazione della disposizione sono rinviate ad apposito decreto.

 

L’allegato 7 attribuisce alla disposizione un effetto di minore entrata sui saldi di finanza pubblica di 137 milioni di euro nel 2008 e di 78 milioni di euro nel 2009.

 

La relazione tecnica, che quantifica il minore gettito IRPEF annuo per competenza in 78 milioni di euro, probabilmente si riferisce ad un testo normativo diverso da quello inserito nel disegno di legge in esame.

La stima, infatti, considera i soli docenti delle scuole statali (a tempo determinato e indeterminato) con esclusione dei docenti universitari e si fonda sul presupposto che l’agevolazione abbia carattere di permanenza.

La stima considera 817.000 insegnanti ed ipotizza che il 50 per cento dei medesimi si avvalga della detrazione nella misura massima di 190 euro (1.000*19%).

 

Al riguardo si osserva che appare necessaria una nuova valutazione degli effetti della disposizione, coerente con il contenuto della norma.

Presumibilmente, sulla base delle ipotesi assunte dalla relazione tecnica, l’effetto di minore gettito per competenza nel 2007 dovrebbe risultare superiore a quello stimato annualmente dalla relazione tecnica, in considerazione del maggior numero dei soggetti ammessi dalla norma a fruire dell’agevolazione. Per cassa, l’effetto dovrebbe determinarsi per il solo 2008, senza alcun effetto in termini di acconto per lo stesso anno, in considerazione del carattere temporaneo dell’agevolazione.

 

ARTICOLO 20, commi 10 e 11

Detraibilità dell’IVA relativa ad alimenti e bevande nei congressi

La norma prevede la detraibilità dell’IVA relativa alle prestazioni alberghiere e alla somministrazione di alimenti e bevande, in occasione di partecipazione a convegni, congressi ed eventi similari. Per il 2007 la detrazione spetta nella misura del 50%.

 

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti di minor gettito derivanti dalla disposizione:

(mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

37,0

74,0

74,0

37,0

74,0

74,0

37,0

74,0

74,0

 

La relazione tecnica quantifica il minor gettito sulla base dei dati dell’osservatorio congressuale italiano dai quali risulta che le giornate/uomo di presenza congressuale annue sono circa 30 mln mentre i pernottamenti sono circa 12 mln. Ipotizzando che ad ogni giornata corrisponda un pranzo ed ad ogni pernottamento una cena, si ottiene un numero di pasti consumati pari a 42 mln. Considerando un prezzo medio del pasto pari a 35 euro si ottiene un imponibile pari a 1.470 mln cui corrisponde un’IVA al 10%  pari a 147 mln di euro. Si stima che circa il 50% dei soggetti che fruiscono dei servizi compresi in queste attività non usufruirà dell’agevolazione prevista perché operanti in settori (quali quello ospedaliero) con alta incidenza di operazioni esenti, oppure in enti non commerciali in regime di totale o parziale indetraibilità IVA. Ne deriva una perdita di gettito su base annua di circa 74 mln di euro, limitata al 50% nel 2007[59]. Non si considera il recupero di gettito per la minore deducibilità degli oneri ai fini delle imposte dirette per la relative esiguità.

 

Al riguardo, si osserva che la quantificazione operata dalla relazione tecnica sembra riferirsi ad un testo della disposizione diverso da quello in esame: viene infatti quantificata unicamente la detraibilità dell’IVA relativa alle somministrazioni alimentari laddove la norma prevede tale detraibilità anche per le prestazioni alberghiere. Appare necessario acquisire chiarimenti in proposito tenuto conto che da tale circostanza ne deriva una rilevante sottostima del minor gettito ascrivibile alla norma.

 

ARTICOLO 20, comma 12

Esenzioni in materia di imposta comunale sulla pubblicità

La norma introduce una modifica[60] in materia di esenzioni dall’imposta comunale sulla pubblicità, prevedendo una franchigia per le insegne di dimensioni superiori a 5 metri quadri[61] in base alla quale l’imposta si pagherà solo sulla parte eccedente i cinque metri e non sull’intera superficie, come previsto dalla normativa vigente.

 

La relazione tecnica non considera le norma.

 

Al riguardo, si osserva che la norma appare suscettibile di determinare minori entrate a carico dei comuni. La mancata iscrizione nei saldi di tali minori entrate appare giustificata dai vincoli di saldo disposti dal patto di stabilità interno che impone ai comuni di compensare gli effetti delle minori entrate in oggetto. Nondimeno, ai fini di una maggiore comprensione degli effetti degli interventi disposti con effetti sui bilanci degli enti locali, apparirebbe opportuno acquisire una quantificazione delle minori entrate in oggetto.

 

ARTICOLO 20, comma 13

Esenzione Iva per le prestazioni di assistenza a persone

La norma esenta dall’IVA le prestazioni rese nei confronti di migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, detenuti, vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti derivanti dalla disposizione:

mln di euro        segno meno = peggioramento

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

1

1

1

1

1

1

1

1

1

 

La relazione tecnica afferma che al la norma può ascriversi una perdita di gettito di difficile valutazione ma di entità non rilevante, indicata per motivi prudenziali nella misura di 1 mln di euro.

 

Nulla da osservare al riguardo.

 

ARTICOLO 20, commi 14-18

Trattamento dei contributi versati a fondo pensione

La norma interviene sulla disciplina fiscale in materia di previdenza complementare al fine di estendere l’applicazione delle disposizione vigenti[62] anche ai soggetti residenti nei paesi membri dello Spazio economico europeo[63].

 

Le disposizioni contenute nei commi 14 e 15, intervenendo sull’articolo 10, comma 1, lettera e-bis), del Tuir, sono dirette ad includere tra gli oneri deducibili dal reddito anche i contributi versati in favore di fondi pensione non residenti in Italia, purchè riferiti a Stati inclusi nella c.d. white list. Le disposizioni contenute nei due citati commi presentano, tuttavia, formulazioni in parte incompatibili in quanto il comma 14 modifica la citata lettera e-bis) la quale viene, tuttavia interamente sostituita dal successivo comma 15.

In via interpretativa, tenuto anche conto della quantificazione indicata in relazione tecnica, si può supporre che con il comma 15 si intenda in realtà novellare soltanto il primo periodo della lettera e-bis). In caso contrario, infatti, oltre a determinare un’incompatibilità con le due norme , la quantificazione riferita al comma 15 risulterebbe comunque incompleta in quanto si avrebbe una modifica dei limiti massimi di contributi deducibili che non risulterebbe quantificata in relazione tecnica.

Il comma 16 estende l’applicazione della disciplina fiscale prevista per i fondi armonizzati situati nei paesi dell’UE a quelli situati negli Stati inclusi nell’accordo sullo spazio economico europeo. Tale disciplina prevede l’applicazione di una ritenuta del 12,50% sui proventi realizzati dalle quote dei richiamati fondi armonizzati. La ritenuta si intende operata a titolo di acconto per gli esercenti attività d’impresa, mentre è a titolo d’imposta negli altri casi.

 

I commi 17 e 18, infine, modificano la disciplina fiscale in materia di ritenute sugli interessi relativi ad obbligazioni e titoli similari. Su tali redditi è prevista l’applicazione di una ritenuta in misura del 12,50% ovvero del 27% a seconda che sussistano o meno determinati requisiti. Tra questi, ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 12,50%, viene richiesto che il capitale della società emittente sia rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati italiani. Tale ultimo requisito viene esteso, ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 12,50%, anche alle società le cui azioni non siano negoziate nei mercati regolamentati degli Stati dell’UE e di quelli inclusi nella white list.

 

La relazione tecnica analizza distintamente gli effetti per ciascuna disposizione.

 

Con riferimento all’inclusione dei contributi versati ai fondi esteri tra gli oneri deducibili ai fini Irpef, la relazione tecnica precisa che, a seguito di elaborazioni effettuate sui dati relativi alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche, risulta che il numero dei contribuenti non residenti, il cui reddito è costituito prevalentemente da lavoro dipendente, è pari a 5.000.

Ipotizzando che tutti i contribuenti abbiano aderito a forme di previdenza complementare e che ognuno fruisca del tetto massimo di oneri deducibili ammesso dalla norma (pari a 5.165 euro), il minor gettito Irpef, applicando un’aliquota marginale del 33%, è pari, per competenza, a 8,5 milioni su base annua.

 

Per quanto riguarda l’estensione dell’applicazione dell’imposta sostitutiva del 12,50% ai proventi dei fondi armonizzati, la relazione tecnica ha utilizzato il dato 2002 (fonte U.I.C.), che indica in 59 milioni di euro l’ammontare delle consistenze di attività di portafoglio complessive detenute da investitori italiani ed emesse dai Paesi inclusi nella white list.

Ipotizzando che il 50% di tali attività sia relativo ai fondi, che il rendimento medio sia di circa il 5% e che l’aliquota marginale media sia pari al 27%, l’effetto di minor gettito stimato è pari a 1 milione di euro su base annua.

 

Per quanto concerne, infine, la misura della ritenuta d’imposta da applicare agli interessi su obbligazioni e titoli similari, la relazione tecnica afferma che non è stato possibile reperire nessun dato al riguardo e che, considerata la scarsa diffusione di tali strumenti, ritiene che la perdita di gettito possa essere considerata di lieve entità.

 

Tenuto conto dello slittamento all’anno successivo degli effetti, in termini di cassa, legati alla deducibilità ai fini Irpef dei contributi versati ai fondi pensione, gli effetti complessivi iscritti nell’allegato 7 sono i seguenti:

(milioni di euro)

 

SNF

Fabbisogno

Indebitamento p.a.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

MINORI ENTRATE

Irpef

1,0

16,0

9,5

1,0

16,0

9,5

1,0

16,0

9,5

 

Al riguardo appare opportuno che il Governo preliminarmente chiarisca l’interpretazione dei commi 14 e 15. ciò sia al fine di verificare il coordinamento tra le disposizioni in essi contenuti ed i relativi nessi di compatibilità sia al fine di verificare la correttezza della quantificazione contenuta nella relazione tecnica.

Ulteriori chiarimenti, inoltre, sarebbero opportuni in merito alle aliquote marginali Irpef utilizzate per la quantificazione. Ciò in quanto, ipotizzando che le adesioni alla previdenza complementare, essendo facoltative, siano praticate da soggetti con redditi medio-alti e tenuto conto che in base ai nuovi scaglioni e aliquote Irpef previsti dall’articolo 3 del ddl finanziaria in esame ai redditi superiori a 28.000 euro si applica una aliquota marginale Irpef del 38%, la stima di una aliquota media del 33% indicata in relazione tecnica potrebbe risultare sottostimata.

 

ARTICOLO 20, comma 19

Redditi derivanti da utilizzazione economica di opere d’ingegno

Normativa vigente: I redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere di ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali, costituiscono redditi di lavoro autonomo (articolo 53, comma 2, lett. b) del TUIR).

Tali redditi sono rappresentati dall’ammontare dei proventi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese (articolo 54, comma 8, del TUIR.

 

La norma in esame, che integra  il comma 8 dell’articolo 54 del TUIR, dispone che la riduzione a titolo di deduzione forfetaria delle spese si applichi nella misura del 40 per cento se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di età inferiore a 35 anni.

 

L’allegato 7 assegna alla norma i seguenti effetti di minore entrata sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

tributo

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore statale

Indebitamento netto pa

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

IIRPEF

0,0

5,3

3,0

0,0

5,3

3,0

0,0

5,3

3,0

Addizionali

0,0

0,0

0,0

0,0

0,2

0,2

0,0

0,2

0,2

totale

0,0

5,3

3,0

0,0

5,5

3,2

0,0

5,5

3,2

 

La relazione tecnica quantifica una perdita di gettito IRPEF per competenza di 3 milioni di euro annui dal 2007.

La stima utilizza i dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2004 (periodo d’imposta 2003). Sulla base di tali dati, si desume che l’ammontare dei redditi interessati dalla modifica normativa, attualizzato al 2007 ed a lordo della deduzione forfetaria, è pari a 70 milioni di euro. Tenendo conto della nuova misura della deduzione forfetaria ed applicando un’aliquota marginale media IRPEF del 27 per cento, si stima, appunto, una perdita di gettito annuo per competenza di circa 3 milioni di euro[64] ed un minore gettito a titolo di addizionali di 0,15 milioni di euro [70*(40%-25%)*27%].

 

La quantificazione risulta sostanzialmente corretta sulla base dei dati e delle ipotesi assunte dalla relazione tecnica.

Si segnala peraltro che l’allegato non considera, a livello di saldo netto da finanziare, l’effetto di maggiore spesa per il bilancio dello Stato conseguente ai maggiori trasferimenti agli enti locali a compensazione delle minori entrate a titolo di addizionali. Sul punto sarebbe utile un chiarimento.

 

ARTICOLO 20, comma 20, lett. a), i-quinquies e lett. b)

Detrazione IRPEF delle spese sostenute per l’esercizio di attività sportive

La norma integra il comma 1 dell’articolo 15 del TUIR. In particolare, si dispone la detraibilità dall’imposta lorda, nella misura del 19 per cento, per un importo non superiore a 210 euro, delle spese sostenute per l’iscrizione e l’abbonamento, per i ragazzi di età compresa tra i 5 ed i 18 anni, ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti destinati alla pratica sportiva dilettantistica, rispondenti alle caratteristiche individuate con apposito DPCM.

La detrazione spetta anche se le spese sono state sostenute nell’interesse di persone fiscalmente a carico.

 

L’allegato 7 assegna alla disposizione un effetto di perdita di gettito di 172 milioni di euro nel 2008 e di 98 milioni di euro annui dal 2009.

 

La relazione tecnica stima un effetto di perdita di gettito a titolo di IRPEF per competenza di 98 milioni di euro annui.

La stima si basa sui seguenti dati e parametri:

Percentuale di detraibilità

19%

Spesa massima annua prevista dalla norma

210 euro

Spesa massima detraibile

40 euro (210*19%)

Numero di giovani di età tra i 5 ed i 18 anni che praticano attività sportiva in modo continuativo o saltuario (fonte: ISTAT)

4,9 milioni

% di giovani utenti di strutture ed impianti sportivi per la pratica sportiva dilettantistica

50%

Numero di giovani utenti di strutture ed impianti sportivi per la pratica sportiva dilettantistica

2,45 milioni (4,9 milioni*50%)

Perdita di gettito (ipotizzando la spesa media sostenuta superiore al tetto massimo)

98 milioni di euro (40 euro *2,45 milioni)

Per cassa, nel 2008, per effetto del versamento in acconto (75 per cento), si ha un minore gettito di 172 milioni di euro.

 

Al riguardo si osserva che, se da un lato appare fondata la stima circa il numero dei giovani che svolgono continuativamente o saltuariamente pratica sportiva – corrispondente alla stima ricavabile da un’elaborazione dei dati ISTAT contenuti nell’Annuario statistico italiano 2005 - dall’altro non appare invece sufficientemente suffragata da dati oggettivi l’ipotesi che solo il 50 per cento di tali giovani utilizzi palestre, strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica.

Su tale ultimo punto appaiono pertanto necessari ulteriori chiarimenti ed elementi di valutazione.

 

ARTICOLO 20, comma 20, lett. a), i-sexies e lett. b)

Detrazione dei canoni di locazione per gli studenti fuori sede

La norma integra il comma 1 dell’articolo 15 del TUIR. In particolare, dispone la detraibilità dall’imposta lorda, nella misura del 19 per cento, dei canoni di locazione derivanti dai contratti di natura transitoria stipulati o rinnovati ai sensi dell’articolo 5, commi 2 e 3, della legge n. 431 del 1998, dagli studenti iscritti ad un corso di laurea presso una università situata in un comune diverso da quello di residenza, distante da questo ultimo almeno 100 chilometri e comunque in una provincia diversa. Il contratto di locazione deve avere ad oggetto unità immobiliari situate nello stesso comune in cui ha sede l’università o in comuni limitrofi. La quota di detrazione si applica ad un importo massimo di 2.633 euro.

La detrazione spetta anche se le spese sono state sostenute nell’interesse di persone fiscalmente a carico.

 

L’allegato 7 assegna alla disposizione un effetto di minore gettito di 197 milioni de euro nel 2008 e di 113 milioni di euro annui dal 2009 a valere sui tre saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica stima un effetto di minore gettito annuo per competenza di 113 milioni di euro.

La relazione tecnica utilizza dati del Ministero dell’istruzione, dai quali risultano iscritti presso le Università circa 1,8 milioni di studenti.

Utilizzando la quota calcolata per Milano (fonte: Studiare e vivere a Milano. Convegno 2003), si ipotizza che il 25 per cento di tali studenti sia nella condizione di fuori sede (450.000 studenti).

Si ipotizza, inoltre, che il 50 per cento dei fuori sede, quindi 225.000 studenti, possano fruire della detrazione, direttamente o tramite i familiari di cui sono a carico.

Considerando che l’ammontare massimo della detrazione è previsto in circa 500 euro annui (19%* 2.633 euro) ed ipotizzando che tutti i soggetti interessati usufruiscano della detrazione nella misura massima, la relazione tecnica stima una riduzione di gettito per competenza dal 2007 di 113 milioni di euro (500euro*225.0000 studenti).

 Per cassa, considerando una percentuale di acconto del 75 per cento, si determinano minori entrate per 197 milioni di euro nel 2008 e 113 milioni di euro annui dal 2009.

 

Al riguardo, si rileva che taluni aspetti della quantificazione presentano elementi di problematicità che necessitano di ulteriori approfondimenti.

In particolare:

·         la percentuale di studenti fuori sede è ottenuta estendendo a livello nazionale la quota riscontrata per la città di Milano. Peraltro i dati di fonte del Servizio statistico del MIUR, consultabili sul sito internet, evidenziano che nell’anno accademico 1999-2000 gli studenti iscritti alle università, residenti nella stessa regione dove aveva sede la facoltà di iscrizione, rappresentavano a livello nazionale circa il 79,5 per cento del totale. Il dato, tuttavia, presenta una notevole variabilità tra i singoli atenei. Infatti, a Milano Statale l’incidenza risulta superiore alla media nazionale (88% circa), mentre percentuali di incidenza inferiori alla media nazionale si riscontrano per Roma (La Sapienza), alcune università del Nord (Bologna, Parma e Pavia) ed alcune università del centro-sud. Potrebbe, pertanto risultare non sufficientemente cautelativo adottare il dato riferito a Milano come rappresentativo del fenomeno a livello nazionale, anche in considerazione della presenza al Nord di una più diffusa rete di atenei;

·         si ipotizza, inoltre, che solo il cinquanta per cento degli studenti fuori sede possa teoricamente usufruire della detrazione, direttamente o tramite i familiari di cui sono a carico. Tale ipotesi non appare, peraltro, suffragata da alcun elemento di riscontro. Appare peraltro necessario un chiarimento.

ARTICOLO 20, comma 22

Disposizioni in materia di tasse automobilistiche

La norma sostituisce la tabella delle tariffe delle tasse automobilistiche, allegata al decreto interministeriale del 27 dicembre 1997, con la tabella 2 allegata al disegno di legge in esame. Quest’ultima conferma l’importo attuale della tariffa delle tasse automobilistiche per gli autobus, i veicoli speciali e le vetture euro 4 ed euro 5, mentre determina un aumento della tariffa, in misura progressiva rispetto all’anzianità del veicolo per le vetture da euro 0 a euro 3 (punto 1).

Viene inoltre inserita una nuova categoria di autoveicoli (punto 2), relativa alle autovetture e autoveicoli per trasporto promiscuo di peso complessivo superiore a 2600 kg, con esclusione di quelli aventi un numero di posti uguale o superiore a 8 (questa categoria tende a ricomprendere i veicoli comunemente denominati sport utility vehicle - SUV). Per tale categoria la tariffa riportata si precede un importo aggiuntivo rispetto a quelli indicati al punto 1.

La norma dispone infine che, con decreto ministeriale, siano effettuate le regolazioni finanziarie delle maggiori entrate nette derivanti dall'attuazione delle norme del precedente comma  e siano definiti i criteri e le modalità per la corrispondente riduzione dei trasferimenti dello Stato alle regioni e alle province autonome.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti derivanti dalla disposizione:

            segno meno = peggioramento                       mln di euro

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

 

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Bollo auto

364

364

364

364,0

364,0

364,0

364,0

364,0

364,0

Bollo SUV

88

88

88

88,0

88,0

88,0

88,0

88,0

88,0

Totale

452

452

452

452

452

452

452

452

452

 

La relazione tecnica effettua le seguenti quantificazioni:

 

categoria

parco circolante (mln)

potenza media

differenziale per kw

maggiore introito 2007 (mln)

Euro 0

5,5

44

0,42

102

Euro 1

4,9

51

0,32

80

Euro 2

8,6

57

0,22

108

Euro 3

9,4

66

0,12

74

Euro 4

5,6

70

0

0

Totale

34

 

 

364

 

Al maggior gettito sopra quantificato con riferimento al totale del parco circolante, si aggiunge la maggiorazione da applicare ai SUV, pari a 2 euro per ogni kW. Per la relativa quantificazione la relazione tecnica considera le autovetture con portata fino a 600 kg aventi le caratteristiche indicate al punto 2 della nuova tariffa. Tali veicoli risultano avere un monte kW pari a circa 22 mln che, moltiplicato per 2 euro, fornisce un gettito aggiuntivo di circa 44 mln di euro.  Tale gettito viene raddoppiato per tenere conto dei veicoli con portata superiore ai 600 kg.

 

Al riguardo si osserva:

- con riferimento all’aumento delle tasse automobilistiche sulle autovetture e autoveicoli Euro0-Euro3, la relazione tecnica quantifica un maggior gettito costante su base annua, mentre tale parco circolante è destinato ad essere progressivamente sostituito con veicoli meno inquinanti per i quali non è previsto alcun aumento tariffario. Ne consegue una sovrastima del maggior gettito ottenibile, che dovrebbe risultare significativa già per il 2007 e comunque crescente negli anni successivi.

A titolo esemplificativo si segnale che la relazione tecnica risulta all’art. 7 del DL 262 stima in 450.000 le vetture Euro0 e Euro1 che verranno sostituite nel 2007 con autovetture Euro3 o Euro4. La relazione tecnica alla norma in esame non tiene conto invece di tale riduzione del parco circolante su cui grava il maggiore aumento tariffario previsto dalla disposizione stessa;

-          con riferimento alla maggiorazione prevista per i cosidetti SUV, appare necessario che sia chiarito se la quantificazione tenga conto dell’esclusione prevista dalla norma delle autovetture con peso inferiore a 2.600 kg. La relazione tecnica non fa infatti riferimento a tale esclusione, limitandosi a quantificare il maggior gettito con riferimento alla portata delle autovetture. Qualora tale esclusione non fosse stata operata, il maggior gettito quantificato risulterebbe sovrastimato.

In merito ai profili evidenziati appare necessario acquisire chiarimenti da parte del Governo.

 

ARTICOLO 22

Agevolazioni tributarie per la riqualificazione energetica degli edifici

La norma prevede una detrazione dall’imposta lorda pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, da ripartire in tre quote annuali di pari importo, per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, volte a realizzare i seguenti interventi di adeguamento degli edifici:

-          interventi di riqualificazione energetica volti a conseguire un valore di consumo di energia per riscaldamento invernale inferiore di almeno il 20 per cento rispetto ai valori massimi consentiti nell’allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192. La detrazione spetta per le spese sostenute entro l’importo massimo di 100.000 euro;

-          installazione su edifici esistenti, parti di edifici o unità immobiliari, di strutture opache verticali (coperture), strutture opache orizzontali (pavimenti), finestre comprensive di infissi, a condizione che tali strutture siano rispondenti ai requisiti di trasmittanza termica indicati nella tabella 3 allegata al disegno di legge finanziaria. La detrazione spetta per le spese sostenute entro l’importo massimo di 60.000 euro;

-          l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. La detrazione spetta per le spese sostenute entro l’importo massimo di 60.000 euro;

-          interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione. La detrazione spetta per le spese sostenute entro l’importo massimo di 30.000 euro;

E’ prevista l’applicazione dei criteri generali individuati per usufruire delle detrazioni d’imposta per la ristrutturazione del patrimonio edilizio di cui all’articolo 1 della legge n. 449 del 1997 e dalle relative norme di attuazione.[65]

Sono inoltre previste le seguenti ulteriori condizioni per fruire delle detrazioni:

a)   l’asseverazione da parte di un tecnico abilitato, che risponde civilmente e penalmente, della rispondenza dell’intervento ai previsti requisiti;

b)  l’acquisizione da parte del contribuente della certificazione energetica dell’edificio, se prevista dalla regione o dall’ente locale, ovvero di un “attestato di qualificazione energetica” predisposto ed asseverato da un professionista abilitato, nel quale sono riportati i fabbisogni di energia primaria di calcolo o dell’unità immobiliare ed i corrispondenti valori massimi ammissibili fissati dalla normativa[66]. L’attestato di qualificazione comprende anche l’indicazione di possibili interventi migliorativi.

Le spese per la certificazione energetica rientrano negli importi detraibili.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti di minore entrata, derivanti dalla disposizione:

segno meno = peggioramento                               (mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

-6,5

-71,0

-44,0

-6,5

-71,0

-44,0

-6,5

-71,0

-44,0

 

La relazione tecnica quantifica le minori entrate derivanti dalla disposizione sulla base dell’ammontare delle spese attualmente detraibili per ristrutturazioni edilizie, pari, sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2003, a 4,3 mld di euro. Si ipotizza che l’ammontare annuo delle spese interessate dalla norma sia pari al 7% di quelle complessive, ossia a 300 mln di euro. La quantificazione è effettuata confrontando il beneficio concesso dalla norma con quello di cui avrebbero goduto tali spese sulla base della normativa relativa alle ristrutturazioni edilizie, prorogata al 2007 dal successivo art. 29 del provvedimento in esame.

Di seguito sono riportate le valutazioni formulate:

 

 

Agevolaz. ordinaria

Agevolazione energia

Differenza

quota detraibile

36%

55%

 

detrazione totale

108 mln

166 mln

 

detrazione annua

11 mln

54 mln

44 mln

 

Ipotizzando una percentuale di acconto pari al 15% nel primo esercizio e al 75% negli esercizi successivi si perviene allo sviluppo delle minori entrate indicato nell’allegato 7.

Al riguardo, si osserva, in via preliminare, che appare necessario acquisire gli elementi a fondamento dell’ipotesi secondo la quale l’incidenza delle spese finalizzate ad interventi di carattere energetico rispetto al totale delle spese per ristrutturazione edilizia sia pari al 7%. Tenuto conto che tale ipotesi determina l’ordine di grandezza del minor gettito previsto, appare necessario disporre dei relativi elementi di riscontro.

Con riferimento alla metodologia adottata nella stima si osserva che la stessa si basa sull’ipotesi che le spese in esame sarebbero state sostenute anche in assenza della disposizione agevolativa, beneficiando della detrazione del 36%, da dividere in 10 quote annuali, prevista in via generale per gli interventi di ristrutturazione edilizia. Tale ipotesi non appare interamente condivisibile: appare infatti plausibile che una parte consistente della spesa che beneficerà dell’agevolazione in esame costituirà una quota aggiuntiva rispetto alle spese desumibili dalle dichiarazioni d’imposta pregresse.

Ciò in quanto:

-          una componente aggiuntiva dovrebbe essere indotta dall’incremento del mercato, conseguente all’aumento dei prezzi dei prodotti energetici;

-          un incremento ulteriore sarà indotto da ragioni di carattere esclusivamente fiscale a causa del consistente vantaggio relativo derivante dalla disposizione in esame rispetto al regime agevolativo per le ristrutturazioni edilizie, sia in termini assoluti, sia sotto il profilo di cassa. Per gli interventi di importo medio più contenuto infatti (quali quelli relativi agli impianti solari termici e alle caldaie), il beneficio fiscale ottenibile sulla base dell’agevolazione ordinaria avrebbe potuto rivelarsi non sufficiente a compensare gli oneri relativi alle pratiche amministrative necessarie per fruire dell’agevolazione;

-          un’ulteriore componente aggiuntiva rispetto a quella ricavabile dalle dichiarazioni fiscali pregresse appare connessa alla detraibilità delle spese per la certificazione e la qualificazione energetica.

Sul punto appaiono necessari chiarimenti, tenuto conto che i fattori indicati potrebbero tradursi in fattori di sottostima del minor gettito previsto dalla RT.

 

ARTICOLO 24

Contributi per apparecchi e motori ad alta efficienza

Le norme dispongono le seguenti detrazioni d’imposta, spettanti, in una unica rata, per le spese documentate e sostenute entro il 31 dicembre 2007:

·        una quota pari al 20 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente e fino ad un massimo di 200 euro per ciascun apparecchio, per la sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni con analoghi apparecchi di classe energetica non inferiore ad A+ (comma 1);

·        una quota pari al 20 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente e fino ad un valore massimo di 1.500 euro per motore, per l’acquisto e l’installazione di motori ad elevata efficienza di potenza elettrica compresa tra 5 e 90 KW e per la sostituzione di motori esistenti con motori ad elevata efficienza di potenza elettrica compresa tra 5 e 90 KW (comma 2);

·        una quota pari al 20 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente e fino ad un valore massimo della detrazione di 1.500 euro per intervento, per l’acquisto e l’installazione di variatori di velocità su impianti con potenza elettrica compresa tra 7,5 e 90 KW (comma 3).

Infine, viene demandata ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico la definizione sia delle caratteristiche cui devono rispondere i motori ad elevata efficienza ed i variatori di velocità di cui ai commi 2 e 3, sia di tetti di spesa massima in funzione della potenza dei motori e dei variatori di velocità.

 

L’allegato 7 riporta i seguenti effetti di minore entrata con riferimento ai tre saldi di finanza pubblica:

                                                           (mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno settore statale

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

0

154

-65

0

154

-65

0

154

-65

 

La relazione tecnica fornisce una quantificazione degli oneri riferiti ai commi 1 e 2 impostata su parametri diversi da quelli risultanti dalle norme, mentre non fornisce la quantificazione degli oneri relativi al comma 3.

Infatti le quantificazioni relative al comma 1 sono impostate sugli acquisti di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni di classe energetica non inferiore ad A++ (in luogo di A+ previsto dalla norma), prevedono una detrazione fiscale per una quota pari al 55% (in luogo di 20%) degli importi a carico del contribuente ed un limite complessivo di detrazione non superiore a 400 euro (in luogo di 200 euro).

Poiché annualmente vengono acquistati in Italia circa 1 milione di frigoriferi - e considerando una percentuale di acquisti della classe energetica non inferiore ad A++ pari al 25% dato l’effetto incentivante della norma - il numero di frigoriferi per i quali è fruibile la detrazione è pari a 250.000, e la riduzione corrispondente del gettito IRPEF, ipotizzando in via prudenziale che tutti fruiscano del tetto massimo di detraibilità, si stima in circa 55 milioni di euro di competenza del 2007, per il quale viene scontato un effetto di perdita di gettito di cassa di 96 milioni di euro per il 2008 e di aumento di gettito di 41 milioni di euro per il 2009.

Considerata la difformità dei parametri utilizzati dalla relazione tecnica rispetto a quelli effettivi considerati dalle norme, risulta difficoltoso trasporre la quantificazione in questione utilizzando i parametri effettivi. Infatti se, da un lato, la considerazione di una classe energetica inferiore (A+) potrebbe determinare un incremento, di incerta entità, del numero dei frigoriferi per i quali è fruibile la detrazione e – dato il prezzo più basso di tali elettrodomestici – con conseguente ulteriore perdita di gettito, dal minor importo della detrazione considerato dalla norma (200 euro) risulterebbe, comunque dalla predetta perdita di gettito. 

 

Le quantificazioni della R.T. riferite al comma 2, invece, sono basate su una detrazione del 55% (in luogo di 20% previsto dalla norma) degli importi a carico del contribuente, e su un ammontare della detrazione, comprensivo delle spese di installazione, non superiore a 6.000 euro (in luogo di 1.500). Viene ipotizzano un numero di acquirenti, nel 2007, pari a 10.000 unità e che tutti fruiscano del tetto massimo di detraibilità prevista, giungendo ad una variazione del gettito IRPEF/IRES di competenza 2007 pari a circa – 33 milioni di euro, per il quale viene scontato un effetto di perdita di gettito di cassa di 58 milioni per il 2008 ed di aumento di gettito di cassa di 24 milioni per il 2009.

Nessuna quantificazione è fornita con riguardo all’agevolazione del comma 3

 

Al riguardo appare necessario che venga fornito un aggiornamento della relazione tecnica al fine di allineare le quantificazioni ai medesimi parametri considerati nelle norme.

Andrebbero, inoltre fornite le quantificazioni riferite alla perdita di gettito derivante dal comma 3 che non risultano neanche scontate nell’allegato 7. Tale aggiornamento risulta necessario in considerazione della difficoltà di desumere dalla stessa R.T. le stime riferibili all’effetto contenuto dalle disposizioni in esame. Infatti, con riguardo al comma 1 (A-B). Con riguardo al comma 2, se per un verso, il minor importo (1.500 euro) potrebbe indurre a considerare sovrastimate le perdite di gettito IRPEF/IRES indicate dalla R.T., dall’altro canto occorre, ai fini della quantificazione, considerare anche l’effetto disincentivante collegato alle minori entrate.

 

ARTICOLO 25

Interventi sulla fiscalità energetica

Le norme istituiscono un fondo - nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico - con una dotazione di 50 milioni di euro annui per il triennio 2007-2009 (comma 3).

A tale fondo viene destinato il maggior gettito fiscale derivante dall'incidenza dell'IVA sui prezzi dei carburanti e combustibili di origine petrolifera, dovuto ad aumenti dei prezzi del petrolio greggio, rispetto al valore di riferimento previsto dal DPEF per gli anni 2007-2011, nel limite massimo di 100 milioni di euro annui (comma 1).

Si segnala che l'articolo in esame riproduce in maniera pressoché identica il contenuto degli articoli 3 e 4 dell’A.C. 691[67], di iniziativa governativa, attualmente all'esame, in sede referente, della X Commissione del Senato.

La relazione illustrativa chiarisce che il Documento di programmazione economica e finanziaria imposta le previsioni di gettito sulla base di un prezzo di 71 dollari del barile di petrolio greggio.

Le risorse del fondo possono essere destinate[68] al finanziamento di interventi di carattere sociale da parte dei comuni, anche ai fini della riduzione dei costi delle forniture di energia per usi civili con esclusione dei tributi erariali, mentre la definizione delle condizioni, delle modalità e dei termini di utilizzo sono demandati ad un decreto del Ministro dell’economia[69] (commi 2 e 4).

L’allegato 7 non quantifica effetti con riferimento ai tre saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica non considera le norme.

 

Al riguardo si osserva che nel prospetto dell’allegato 7 non sono stati scontati gli effetti sui saldi derivanti dall’istituzione del fondo ed alla relativa dotazione iniziale di 50 milioni nel triennio. Sul punto appare necessario un chiarimento.

 

ARTICOLO 26

Disposizioni in materia di biocarburanti

La norma dispone, tra l’altro:

·        l’assoggettamento ad accisa, nella misura del 20% dell’aliquota gravante sul gasolio per autotrazione, del biodiesel, attualmente esente nell’ambito di un contingente quantitativo predefinito;

·        l’aumento da 200.000 a 250.000 tonnellate del contingente di biodiesel di cui al punto precedente[70].

 

La relazione tecnica afferma che, sulla base dei calcoli effettuati, alle due misure sopra descritte può attribuirsi una sostanziale invarianza di gettito.

 

Nulla da osservare al riguardo.

L’invarianza cui fa riferimento la RT può infatti essere così illustrata:

 

 

Contingente

aliquota

Effetto finanziario

Maggior gettito sul vecchio contingente

200.000

1/5 * aliquota  ordinaria

50.000*aliquota ordinaria

Minor gettito sul contingente incrememntale

50.000

4/5 * aliquota ordinaria

50.000*aliquota ordinaria

 

ARTICOLO 27

Modifica regime IVA sulla fornitura di energia termica

Normativa vigente. La parte terza della tabella A allegata al DPR n. 633/1972[71], ricomprende le “prestazioni di servizi relativi alla fornitura e distribuzione di calore-energia per uso domestico” (punto 122) tra i beni e servizi soggetti all’aliquota IVA agevolata del 10%; tale aliquota risulta applicata anche agli “impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica” (punto 127-quinquies).

La norma introduce una nuova definizione delle prestazioni di fornitura di energia termica assoggettate all’aliquota IVA agevolata del 10 per cento, prevedendo che l’agevolazione riguardi le prestazioni di servizi e forniture di apparecchiature e materiali relativi alla fornitura di energia termica per uso domestico attraverso reti pubbliche di teleriscaldamento o nell'ambito del contratto servizio energia. Sono incluse nel regime di applicazione dell’IVA al 10% anche le forniture di energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento, specificando nel contempo che alle forniture di energia da altre fonti, sotto qualsiasi forma, si applica l'aliquota ordinaria.

L’Allegato 7 non quantifica effetti con riferimento ai tre saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferisce che viene ristretto il campo di applicazione dell’IVA agevolata, determinando un maggior gettito di misura trascurabile, che prudenzialmente non viene evidenziato.

La relazione introduttiva in proposito riferisce che la normativa attuale rende applicabile il regime agevolato anche all’energia termica proveniente da combustione di idrocarburi[72] e che quindi il restringimento del campo di applicazione dell’IVA agevolata permette il recupero di una parte consistente dell’agevolazione precedente “con impatto sul bilancio dello Stato molto modesto, o forse addirittura positivo”.

Si osserva che le forniture di energia da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento, senza specificare, per quest’ultime, se l’agevolazione viene applicata solo nel caso di finalizzazione a energia termica per uso domestico.

 

Al riguardo, andrebbe precisato il campo di applicazione della norma al fine di individuare puntualmente le operazioni che continuano ad usufruire dell’aliquota agevolata, quelle di nuova individuazione nell’ambito applicativo della stessa e quelle che ne risulterebbero invece escluse. Ciò al fine di verificare l’effetto compensativo delle conseguenti variazioni di gettito e pertanto la neutralità complessiva della norma.

Va considerato, tra l’altro che la norma include nel campo dell’aliquota agevolata anche la fornitura di apparecchiature e materiali. Inoltre la relazione introduttiva non sembrerebbe escludere la possibilità di un impatto sul bilancio dello Stato, anche se modesto.

 

ARTICOLO 28

Riutilizzazione commerciale dei dati catastali

Normativa vigente. L’articolo 1, commi da 367 a 372, della legge 311/2004 (legge finanziaria 2005) ha dettato una disciplina volta al divieto della riutilizzazione commerciale di dati ipotecari e catastali, detenuti dall’Agenzia del territorio. In considerazione delle finalità antielusive  della disciplina medesima, alla stesa sono stati ascritti effetti di maggior gettito pari a 68 milioni di euro per il 2005, 74 milioni per il 2006 ed 80 milioni a decorrere dal 2007.

 

La norma reca alcune modifiche alla disciplina  suddetta, disponendo in particolare:

·        l’abrogazione della disposizione che presume la riutilizzazione commerciale anche nel caso di fornitura dei dati catastali ad un solo soggetto, qualora il corrispettivo previsto sia inferiore all’ammontare dei tributi dovuti per l’acquisizione dei dati medesimi;

·        la previsione che per l’acquisizione originaria dei documenti catastali ed ipotecari i tributi previsti vanno maggiorati del 20 per cento;

·        in caso di riutilizzazione commerciale non consentita, oltre alle sanzioni pecuniarie sono comunque dovuti i tributi e le tasse previste per l’acquisizione dei documenti riutilizzati.

 

La relazione tecnica non considera le disposizioni.

 

Al riguardo, tenuto conto che alla disciplina su cui interviene la norma erano ascritti effetti di maggiore entrata pari a 80 milioni annui a decorrere dal 2007, appare necessario che il Governo confermi che – come sembrerebbe desumibile dal tenore delle norme - le modifiche recate dall’articolo in esame non siano suscettibili di incidere negativamente su tali effetti.

 

ARTICOLO 29

Proroga di agevolazioni in materia di ristrutturazioni edilizie

La norma proroga per il 2007 le seguenti agevolazioni fiscali previste in tema di ristrutturazioni edilizie[73]:

-          detrazione d’imposta ai fini IRPEF per gli interventi di ristrutturazioni edilizie di cui all’articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

Gli interventi per i quali è ammessa la detrazione sono quelli indicati ai commi 1 e 1-bis del citato articolo 1 della legge n. 449 del 1997, e quelli volti alla bonifica dall’amianto, realizzati su unità immobiliari residenziali e relative pertinenze. L’importo massimo delle spese ammesse a fruire della detrazione è fissato in 48.000 euro, mentre la quota delle suddette spese ammesse in detrazione è pari al 36%. La detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Se le spese sono state sostenute da soggetti di età non inferiore a 75 e a 80 anni, la detrazione può essere ripartita, rispettivamente, in cinque o tre quote annuali costanti di pari importo;

-          aliquota IVA del 10 per cento per interventi di recupero del patrimonio edilizio  di cui all'articolo 7, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488.

La norma dispone che, per beneficiare delle agevolazioni precedentemente illustrate, il costo della relativa manodopera deve essere evidenziato in fattura.

 

L’allegato 7 quantifica i seguenti effetti di minore entrata, derivanti dalla disposizione:

(mln di euro)

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A.

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

154,5

6,0

140,0

154,5

6,0

140,0

154,5

6,0

140,0

 

La relazione tecnica quantifica le minori entrate compensando parzialmente gli effetti di minor gettito derivanti dall’agevolazione con gli effetti di maggior gettito derivanti dalla maggiore domanda indotta dalla proroga dell’agevolazione stessa.

Il minor gettito derivante dall’agevolazione sono quantificati sulla base delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche relative al 2002, dalle quali emerge un ammontare di spese per le ristrutturazioni edilizie pari ad almeno 5,9 mld di euro. In considerazione dei limiti introdotti successivamente, con riferimento all’importo massimo detraibile, si stima un coefficiente di abbattimento della spesa pari al 40%, da cui discende un totale di spese pari a 3,5 mld. Applicando il tasso di detraibilità del 36%, si perviene ad un ammontare detraibile di 1.260 mln di euro, ripartibili in 10 quote annuali, salvo che per i soggetti con più di 75 anni (2%) che possono ripartire la detrazione in 5 annualità. Ne consegue una variazione di gettito IRPEF annua pari a 129 mln di euro.

La perdita di gettito IVA ammonta invece a 318 mln di euro (3.500/1,1*10%).

Il recupero di gettito dovuto alla maggiore domanda indotta è computato sulla base di uno studio condotto nel 2003 sulla fiscalità immobiliare che stima l’incremento medio annuo delle ristrutturazioni ascrivibile all’effetto delle ristrutturazioni edilizie in misura pari a 1.100 mln di euro. Riducendo tale ammontare dello stesso coefficiente del 40% - utilizzato per tenere conto dell’introduzione, successiva al 2002, di limiti all’importo massimo ammesso al beneficio dell’agevolazione - e attualizzando gli importi del 2002 al 2007 al tasso del 2,5% annuo, si perviene ad una stima della maggiore domanda indotta dall’agevolazione pari a 747 mln.

Applicando a questo ammontare un’aliquota IVA del 20% e un’aliquota media delle imposte sui redditi pari al 30%, si perviene ad un incremento di gettito pari a 150 mln a titolo di IVA e a 224 mln a titolo di imposte sui redditi.

Di seguito sono riepilogati gli effetti sopra descritti, sia in termini di competenza che in termini di cassa:

Effetti in termini di competenza

 

 

2007

2008

2009

Minori entrate

IRPEF

-129

-129

-129

IVA

-318

0

0

effetti indotti positivi

IRPEF/IRES/IRAP

224

0

0

IVA

150

0

0

 

Effetto netto

-73

-129

-129

 

Effetti in termini di cassa

 

 

2007

2008

2009

Minori entrate

IRPEF

-19,5

-207

-129

IVA

-318

0

0

effetti indotti positivi

IRPEF/IRES/IRAP

33

201

-11

IVA

150

0

0

 

Effetto netto

-154,5

-6

-140

 

Al riguardo, si osserva quanto segue:

- con riferimento alle minori entrate derivanti dalla proroga delle agevolazioni, appare necessario, in via preliminare, un chiarimento in merito alla differenza tra i dati di base, relativi alle spese complessive dichiarate al fine di ottenere il beneficio della detrazione fiscale, utilizzati dalla relazione tecnica in esame, rispetto a quelli interessati dalla relazione tecnica relativa al precedente art. 22[74].

Entrambe le quantificazioni prendono a base le spese complessive dichiarate al fine di ottenere il beneficio della detrazione fiscale, ma la relazione tecnica all’art. 22 considera le dichiarazioni relative all’anno d’imposta 2002 ed espone un ammontare complessivo pari a 4,3 mld, mentre la relazione tecnica alla norma in esame prende in considerazione le dichiarazioni relative all’anno d’imposta 2001 ed espone un ammontare complessivo pari a 5,9 mld, ridotto a 3,5 mld per tenere conto della riduzione delle agevolazioni introdotte successivamente al 2001.

I dati utilizzati dalla relazione tecnica relativa all’art. 22, relativi all’anno d’imposta 2002, sembrerebbero far supporre che la riduzione operata dalla relazione tecnica in esame possa essere superiore a quello effettivamente registrato. Ne conseguirebbe una sottostima delle minori entrate.

Sul punto appare quindi necessario acquisire chiarimenti.

Con riferimento al recupero di gettito, per effetto della maggiore domanda indotta dalla disposizione, si osserva che, data la durata decennale di vigenza dell’agevolazione[75], tale elemento di maggior gettito dovrebbe già risultare scontato negli andamenti tendenziali dell’economia. Un recupero di gettito a tale titolo si giustificherebbe invece solo qualora gli andamenti tendenziali della domanda aggregata scontassero una riduzione, rispetto alle proiezioni, per tenere conto del venir meno dell’agevolazione in oggetto. Peraltro, dal DPEF non risulta che nella costruzione del quadro macroeconomico sia scontata una riduzione della domanda per il venir meno di questa come di altre agevolazioni oggetto di proroga annuale. Anche su questo profilo appaiono pertanto necessari chiarimenti.

Infine, con riferimento ai criteri di quantificazione del recupero di gettito si segnalano i seguenti ulteriori profili problematici:

-          l’attualizzazione degli importi riferiti al 2001 viene operata solo con riferimento al recupero di gettito e non anche agli oneri derivanti dalla disposizione;

-          l’aliquota IVA considerata nel recupero di gettito è quella del 20%, mentre l’aliquota applicabile alla maggiore domanda aggregata sarebbe comunque l’aliquota agevolata del 10% prorogata al 2007 dalla disposizione in esame;

-          lo sviluppo per cassa del recupero di gettito delle imposte sui redditi sulla maggiore domanda indotta non appare conforme a quello utilizzato per stimare la perdita di gettito delle imposte sui redditi per effetto dell’agevolazione stessa: adottando il medesimo criterio si determinerebbe un maggior recupero nel 2008 e una corrispondente perdita nel 2009.

 

ARTICOLO 30

Proroga di agevolazioni tributarie

La norma proroga di un anno le seguenti agevolazioni tributarie in scadenza il 31 dicembre 2006:

Ÿ        riduzione (dal 3,75% al 1,9%) dell’aliquota IRAP per i soggetti operanti nel settore agricolo e della pesca (comma 1);

In particolare la disposizione stabilisce, per i soggetti che operano nel settore agricolo, per le cooperative di piccola pesca e per i loro consorzi: che per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2006 l’aliquota IRAP sia fissata ancora all’1,9 per cento, in luogo del 3,75 per cento; che per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2007 l’aliquota sia fissata al 3,75 per cento, in luogo della misura ordinaria del 4,25 per cento.

Ÿ        benefici fiscali e contributivi (credito d’imposta, riduzione del reddito imponibile, parziale esonero contributivo) a favore delle imprese che esercitano la pesca costiera e la pesca nelle acque interne (comma 2);

Si tratta della proroga di un anno dei seguenti benefici (nel limite del 70 per cento, come disposto dall’articolo 11 della legge finanziaria 388/2000):

-            attribuzione di un credito d’imposta in misura corrispondente all’IRPEF dovuta sui redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo corrisposti al personale di bordo, da far valere ai fini del versamento delle ritenute alla fonte relative a tali redditi. Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile;

-            esclusione dell’80 per cento del reddito derivante dall’utilizzo delle navi dalla formazione del reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche e giuridiche;

-            esonero dal versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti per legge per il personale imbarcato.

Ÿ        esenzione dall’imposta di bollo e riduzione delle imposte ipotecarie e di registro per gli atti posti in essere per la formazione e l’arrotondamento della proprietà contadina (comma 3).

L’agevolazione - prorogata da ultimo dall’articolo 1, comma 120, della legge finanziaria 266/2006 - consiste nell’applicazione ai trasferimenti di terreni agricoli dell’imposta di registro e dell’imposta ipotecaria in misura fissa di 129,11 euro (in luogo, rispettivamente, delle aliquote dell’8 per cento e del 2 per cento) e dell’imposta catastale nella misura ordinaria dell’1 per cento.

Ÿ        deduzione forfetaria del reddito d’impresa in favore degli esercenti impianti di distribuzione del carburante[76] (comma 4);

Si tratta delle agevolazioni finalizzate alla ristrutturazione delle reti distributive di carburanti. A tal fine il reddito di impresa degli esercenti impianti di distribuzione di carburante è ridotto, a titolo di deduzione forfettaria, nella seguente misura:

-            1,1 per cento dei ricavi fino a 1.032.913,80 euro;

-            0,6 per cento dei ricavi oltre 1.032.913,80 e fino a 2.065.827,60 euro;

-            0,4 per cento dei ricavi oltre 2.065.827,60 euro.

Ÿ        agevolazioni tributarie per alcuni prodotti energetici, subordinatamente alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea (commi 5 e 6).

Si tratta delle seguenti agevolazioni tributarie:

-            riduzione delle aliquote di accisa  per le emulsioni stabilizzate [comma 5, lettera a)];

-            riduzione delle aliquote di accisa  per il gas metano per usi industriali, limitatamente ai consumi superiori a 1,2 milioni di metri cubi all’anno [comma 5, lettera b)];

-            riduzione del costo del gasolio e del GPL per uso di riscaldamento in zone geografiche caratterizzate da condizioni climatiche sfavorevoli[77] [comma 5, lettera c)];

-            aumento del credito d’imposta riconosciuto ai soggetti che utilizzano reti di riscaldamento alimentate con biomasse o con energia geotermica [comma 5, lettera d)];

-            riduzione delle aliquote di accisa  per il gas metano per usi civili in zone climatiche fredde[78] [comma 5, lettera e)];

-            riduzione del costo del gasolio e del GPL per uso di riscaldamento nelle frazioni parzialmente non metanizzate di comuni facenti parte di aree con climi freddi[79] [comma 5, lettera f)];

-            agevolazioni[80] per il gasolio destinato al fabbisogno delle province di Trieste e Udine [comma 5, lettera g)];

-            esenzione da accisa per il gasolio usato per le coltivazioni sotto serra [comma 5, lettera h)];

Ÿ        compensazione, da parte degli autotrasportatori, dei contributi al Servizio sanitario nazionale (comma 7).

Si tratta dell’estensione al 2007 dei benefici previsti dall’articolo 1, comma 103, della legge finanziaria 266/2005, consistenti nella possibilità di utilizzare in compensazione delle imposte e dei contributi le somme versate, nel periodo d’imposta precedente, a titolo di contributo al SSN sui premi di assicurazione per la responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione di veicoli a motore adibiti al trasporto merci[81].

Le somme versate possono essere utilizzate in compensazione nel limite individuale di 300 euro per ciascun veicolo e nel limite complessivo di spesa di 75 milioni di euro.

La quota portata in compensazione non concorre a formare il reddito d’impresa ai fini delle imposte sul reddito, né il valore della produzione netta ai fini IRAP;

       estensione della deduzione forfetaria per spese non documentate: tale deduzione è estesa ai trasporti effettuati dall’imprenditore all’interno del comune sede dell’impresa (comma 8);

Tale beneficio è stato introdotto dall’articolo 1, comma 106, della legge finanziaria 266/2005. La deduzione spetta per un importo pari al 35% di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della regione o delle regioni confinanti;

       esenzione dall’IRPEF di una quota (fino a 8.000 euro) dei redditi da lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera[82] (comma 9);

       fissazione a 3.615,20 euro del limite entro il quale posso essere dedotti dal reddito di lavoro dipendente i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ai fondi sanitari integrativi (comma 10).

Il decreto legislativo n. 41/2000 ha introdotto nell’ordinamento i Fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale (cosiddetti Fondi doc), finalizzati a potenziare l’erogazione di trattamenti e prestazioni non compresi nei livelli essenziali di assistenza assicurati dal SSN. Essi, nell’intenzione del legislatore, sono destinati a subentrare gradualmente ai Fondi esistenti (cosiddetti Fondi non doc), che hanno la finalità di sostituire, e non solo di integrare, il SSN. A tale scopo, il decreto legislativo, modificando il Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR) , ha introdotto incentivi fiscali che prevedevano, tra l’altro, l’annuale incremento delle deduzioni fiscali per i fondi doc e la contestuale riduzione di quelle relative ai fondi non doc. In particolare, per i fondi non doc, l’articolo 51, comma 2, lettera a), del TUIR prevede che non concorrono a formare il reddito i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore a tali fondi per un importo non superiore complessivamente a 3.615,20 euro fino al 2002 e a 3.098,74 euro per l’anno 2003, diminuiti negli anni successivi in ragione di 258,23 euro annui fino a 1.807,60 euro . Viceversa, per i fondi doc, l’articolo 10, comma 1, lettera e-ter), del TUIR prevede la deducibilità (sia dal reddito da lavoro dipendente sia dal reddito da lavoro autonomo) dei contributi versati ai fondi doc per un importo complessivo non superiore a 1.032,91 euro per il 2001 e 2002. Per gli anni 2003 e 2004, questo importo è fissato in 1.549,37 euro, aumentato a 1.807,60 euro per il 2005 e il 2006 e a 2.065,83 euro a decorrere dal 2007. Per gli anni 2003 e 2004 il limite di deduciblità dei contributi ai fondi non doc è rimasto fissato a 3.615,20 euro, sulla base dell’articolo 3, comma 118, della legge n. 350/2003 mentre, per l’anno 2005, un intervento di natura analoga è stato disposto dall’articolo 1, comma 505 della legge 311/2004. L’agevolazione in esame è stata prorogata, da ultimo, con la legge finanziaria 266/2005 (articolo 1, comma 123).

La norma in esame (articolo 30, comma 10) dispone, pertanto, che il limite di deducibilità dal reddito di lavoro dipendente dei contributi ai fondi non doc rimane fissato, anche per il 2007 a 3.615,20 euro.

       detraibilità del 19% delle spese documentate sostenute dai genitori per il pagamento delle rette per gli asili nido (comma 11);

Si tratta dell’agevolazione prevista dall’articolo 1, comma 335, della legge finanziaria 266/2005. Tale norma aveva introdotto, limitatamente al periodo d’imposta 2005, una detrazione dall’imposta lorda[83], pari al 19% delle spese documentate sostenute dai genitori per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido, per un importo complessivamente non superiore a 632 euro annui per ogni figlio.

 

 

Con riferimento alle predette agevolazioni, la relazione tecnica e l’allegato 7 quantificano i seguenti effetti di riduzione del gettito o di maggiore spesa corrente:

                           MINORI ENTRATE

                          (milioni di euro)

Norma

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto P.A

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Art.30 c. 1

Irap agricoltura

0,0

0,0

0,0

348,1

-64,1

-44,0

348,1

-64,1

-44,0

Art.30 c. 2

Agevolazioni pesca costiera e lagunare

0,0

25,4

-10,9

45,8

33,7

-10,9

45,8

33,7

-10,9

Art.30 c. 3

Piccola proprietà contadina

112,5

0,0

0,0

112,5

0,0

0,0

112,5

0,0

0,0

Art.30 c. 4

Deduzione forfetaria impianti di distribuzione carburante

0,0

90,0

-38,6

0,0

90,0

-38,6

0,0

90,0

-38,6

Art.30 c. 5 lett. a

Emulsioni stabilizzate

8,9

-4,9

2,1

8,9

-4,9

2,1

8,9

-4,9

2,1

Art.30 c. 5

lett. b

Metano usi industriali

88,8

-48,9

21,2

88,8

-48,9

21,2

88,8

-48,9

21,2

Art.30 c. 5 lett. c

Gasolio riscaldamento zone montane

51,9

-8,3

3,6

51,9

-8,3

3,6

51,9

-8,3

3,6

Art.30 c. 5 lett. d

Credito di imposta sulle reti teleriscaldamento alimentare con biomassa ed energia geotermica

0,0

0,0

0,0

8,7

12,8

0,0

8,7

12,8

0,0

Art.30 c. 5 lett. e

Gas metano usi civili

20,9

-3,3

1,5

20,9

-3,3

1,5

20,9

-3,3

1,5

Art.30 c. 5 lett. f

Agevolazioni gasolio e GPL zona climatica E

18,1

-2,9

1,3

18,1

-2,9

1,3

18,1

-2,9

1,3

Art.30 c. 5 lett. g

Esenzione gasolio Trieste ed Udine

13,3

-1,7

0,7

13,3

-1,7

0,7

13,3

-1,7

0,7

Art.30 c. 5 lett. h

Esenzione accise gasolio serre

22,9

-12,8

5,5

22,9

-12,8

5,5

22,9

-12,8

5,5

Art.30 c. 7

Compensazioni contributi al SSN versati dagli autotrasporti

0,0

0,0

0,0

70,5

0,0

0,0

70,5

0,0

0,0

Art.30 c. 8

Incremento deduzioni forfetarie per autotrasporto

101,0

-43,0

0,0

120,0

-52,0

0,0

120,0

-52,0

0,0

Art.30 c. 9

Redditi dei lavori frontalieri

0,0

48,0

-20,0

0,0

48,0

-20,0

0,0

48,0

-20,0

Art.30 c. 10

Concorrenza al reddito imponibile deducibilità IRPEF dei contributi di assistenza sanitaria

7,2

4,2

-1,0

7,2

4,2

-1,0

7,2

4,2

-1,0

Art.30 c. 11

Detrazioni per spese frequenza asili nido

32,4

-13,0

0,0

32,4

-13,0

0,0

32,4

-13,0

0,0

                          MAGGIORI  SPESE CORRENTI

             (milioni di euro)

Norma

2007

2008

2009

2007

2008

2009

2007

2008

2009

Art.30 c. 1

Irap agricoltura – FSN

348,1

-64,1

-44,0

0,0

0,0