Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Interventi in materia economico-finanziaria per lo sviluppo e l¿equità sociale - D.L. n. 159/2007 - A.C. 3194-A - Schede di lettura sul testo approvato dalla V Commissione bilancio
Riferimenti:
AC n. 3194-A/XV   AC n. 3194/XV
DL n. 159 del 01-OTT-07     
Serie: Progetti di legge    Numero: 282    Progressivo: 3
Data: 14/11/2007
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione
Altri riferimenti:
AS n. 1819/XV     


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

Interventi in materia economico-finanziaria per lo sviluppo
e l’equità sociale

D.L. n. 159/2007 - A.C. 3194-A

Schede di lettura sul testo approvato
dalla V Commissione bilancio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 282/3

 

 

14 novembre 2007


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coordinamento: Dipartimento Bilancio e politica economica

 

I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: D07159d.doc

 


 

I N D I C E

 

Scheda di sintesi per l'istruttoria legislativa

Sintesi delle modifiche introdotte dalla V Commissione bilancio della Camera  3

Schede di lettura

§      Articolo 1 (Destinazione maggiori entrate)7

§      Articolo 2 (Imprese pubbliche)11

§      Articolo 3 (Semplificazione delle procedure di utilizzo degli stanziamenti di cui all’elenco 1 annesso alla legge finanziaria 2007)15

§      Articolo 3-bis (Disposizioni in materia di accesso alle prestazioni creditizie agevolate erogate dall’INPDAP)18

§      Articolo 4 (Commissari ad acta per le regioni inadempienti)22

§      Articolo 5 (Misure di governo della spesa e di sviluppo del settore farmaceutico)31

§      Articolo 5-bis (Disposizioni concernenti il funzionamento dell’Agenzia italiana del farmaco)51

§      Articolo 6 (Destinazione della quota del canone di utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria)54

§      Articolo 7 (Contributi al trasporto metropolitano delle grandi città)58

§      Articolo 8 (Interventi per il trasferimento modale da e per la Sicilia e per il miglioramento del trasporto pubblico in Calabria e nello Stretto di Messina)63

§      Articolo 9 (Contratto di servizi pubblico con Trenitalia S.p.A.)69

§      Articolo 10 (Disposizioni concernenti l’editoria)74

§      Articolo 10-bis (Disposizioni in materia di contributi alle imprese editrici di giornali e di radiodiffusione sonora e televisiva)82

§      Articolo 11 (Estinzioni anticipate di prestiti)86

§      Articolo 12 (Sostegno all'adempimento dell'obbligo di istruzione)89

§      Articolo 13 (Disposizioni concernenti il sostegno ai progetti di ricerca e l'Agenzia della formazione)92

§      Articolo 13-bis (Risorse per il funzionamento del Centro di ricerca CEINGE)100

§      Articolo 14 (Razionalizzazione dei servizi aggiuntivi - Beni culturali)102

§      Articolo 14-bis (Debiti contributivi)106

§      Articolo 15 (Rinnovi contrattuali 2006-2007 - Autorizzazione di spesa)108

§      Articolo 16 (Disposizioni in materia di sistema digitale terrestre)111

§      Articolo 17 (Somme da corrispondere a titolo di danno ambientale)121

§      Articolo 18 (Adempimenti conseguenti ad impegni internazionali)124

§      Articolo 19 (Misure in materia di pagamenti della P.A.)136

§      Articolo 20 (5 per mille)139

§      Articolo 20-bis (Fondo rotativo per infrastrutture strategiche)143

§      Articolo 21 (Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica)147

§      Articolo 21-bis (Rifinanziamento dei programmi innovativi in ambito urbano "Contratti di quartiere II")155

§      Articolo 22 (Rifinanziamento della legge speciale per Venezia e MOSE)161

§      Articolo 23 (Polo ricerca Erzelli ed interventi infrastrutturali nella regione Liguria)169

§      Articolo 24 (Sostegno straordinario ai comuni in dissesto)172

§      Articolo 25 (Interventi nella regione Friuli-Venezia Giulia)178

§      Articolo 25-bis (Interventi per fronteggiare la crisi idrica ed ambientale nella Regione Abruzzo)181

§      Articolo 26, commi 1-4 e 4-septies (Disposizioni in materia di ambiente)182

§      Articolo 26, comma 4-bis (Fonti rinnovabili)189

§      Articolo 26, commi 4-ter-4-sexies (Agevolazioni sulle accise per la produzione di biodiesel)197

§      Articolo 26-bis (Variazioni colturali)207

§      Articolo 26-ter (Disposizioni in materia di servizi idrici)212

§      Articolo 27 (Modifiche all'articolo 1, comma 1156 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 - LSU Calabria)218

§      Articolo 27-bis (Stabilizzazione del personale operante negli enti Parco nazionale del Gran e monti della Laga e della Maiella)222

§      Articolo 28, commi 1-4 (Soppressione della Cassa di previdenza per l'assicurazione degli sportivi (SPORTASS) e disposizioni sul credito per l'impiantistica sportiva)224

§      Articolo 28, commi 4-bis-4-quater (Agenzia nazionale per i giovani)231

§      Articolo 28, comma 4-quinquies (Finanziamento del CONI)240

§      Articolo 29 (Contributi alla Fondazione ONAOSI)242

§      Articolo 30 (Commissariamento della Fondazione Ordine Mauriziano)246

§      Articolo 31 (Contributi ad enti ed associazioni)257

§      Articolo 32 (Disposizione concernente Finmeccanica ed ENEA)265

§      Articolo 33 (Disposizioni a favore di soggetti danneggiati da trasfusioni infette)269

§      Articolo 34 (Estensione dei benefici riconosciuti in favore delle vittime del terrorismo, previsti dalla legge 3 agosto 2004, n. 206, alle vittime del dovere a causa di azioni criminose e alle vittime della criminalità organizzata, nonché ai loro familiari superstiti. Ulteriori disposizioni a favore delle vittime del terrorismo)278

§      Articolo 35 (Fondo per le zone di confine)292

§      Articolo 36 (Programma di interventi connessi alle celebrazioni per il 150 anniversario dell'Unità nazionale)296

§      Articolo 37 (Investimenti degli enti previdenziali pubblici)300

§      Articolo 38 (Potenziamento ed interconnessione del Registro generale del casellario giudiziale)302

§      Articolo 39, comma 1 (Disposizioni in materia di accertamento e riscossione)308

§      Articolo 39, comma 2 (Disposizioni in materia di accertamento e riscossione)311

§      Articolo 39, comma 3 (Certificazione della spesa sanitaria con scontrino fiscale)312

§      Articolo 39, comma 4 (Sistema integrato delle banche dati in materia tributaria e finanziaria)314

§      Articolo 39, commi 4-bis-4-quinquies (Compensi per il servizio di ricezione e trasmissioni delle dichiarazioni fiscali e di pagamento dei tributi)316

§      Articolo 39, commi 5-8 (Disposizioni in materia di accertamento e riscossione)323

§      Articolo 39, comma 8-bis (Modalità per l’invito ai contribuenti a fornire chiarimenti in seguito a liquidazione delle dichiarazioni)329

§      Articolo 39, comma 8-ter (Iscrizioni a ruolo e rimborsi per arretrati e altre indennità di importo ridotto)331

§      Articolo 39, comma 8-quater (Orario di apertura al pubblico delle conservatorie)333

§      Articolo 39-bis (Diritti aeroportuali di imbarco)335

§      Articolo 39-ter (Misure per il miglioramento dell’efficienza energetica e per la riduzione delle emissioni ambientali di autovetture da noleggio e ambulanze)339

§      Articolo 39-quater (Esenzione contributiva per esibizioni musicali in spettacoli di intrattenimento)345

§      Articolo 39-quinquies (Determinazione del tasso di cambio ai fini fiscali per i residenti a Campione d’Italia)347

§      Articolo 40, commi 1-6sexies (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato)349

§      Articolo 40, comma 7 (Addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche)363

§      Articolo 40, comma 8 (Addizionale regionale all’imposta sui redditi delle persone fisiche)365

§      Articolo 41 (Incremento del patrimonio immobiliare destinato alla locazione di edilizia abitativa)366

§      Articolo 42 (Rafforzamento controlli nel settore agricolo attuazione OCM ortofrutta e fondo solidarietà nazionale. Disposizioni concernenti il risarcimento danni derivati da sinistri che coinvolgono macchine agricole)370

§      Articolo 42-bis (Fabbricati rurali)377

§      Articolo 42-ter (Modifica all’articolo 1193 del codice della navigazione)383

§      Articolo 43 (Lavori socialmente utili)385

§      Articolo 44 (Misura fiscale di sostegno a favore dei contribuenti a basso reddito)387

§      Articolo 45 (Integrazione dei finanziamenti dei servizi socio-educativi per la prima infanzia e del Fondo politiche sociali)397

§      Articolo 46 (Procedure di autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto)401

§      Articolo 46-bis (Disposizioni in materia di concorrenza e qualità dei servizi essenziali nel settore della distribuzione del gas)410

§      Articolo 46-ter (Sostegno all’imprenditoria femminile)417

§      Articolo 46-quater (Pesca e vittime del mare)419

§      Articolo 46-quinquies (Disposizioni per favorire la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili)424

§      Articolo 47 (Copertura finanziaria)426


Scheda di sintesi
per l'istruttoria legislativa


 

Sintesi delle modifiche introdotte dalla
V Commissione bilancio della Camera

Il decreto-legge in oggetto, approvato, con modificazioni, dal Senato, e stato ulteriormente modificato nel corso dell’esame in sede referente presso la V Commissione Bilancio della Camera dei deputati. 

A tale ultimo riguardo, si segnalano le seguenti novità:

 


Schede di lettura

 


Articolo 1
(Destinazione maggiori entrate)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 1.

(Destinazione maggiori entrate)

Articolo 1.

(Destinazione maggiori entrate)

1. Le maggiori entrate tributarie nette rispetto alle previsioni definite con il Documento di programmazione economico-finanziaria 2008-2011 per l'anno 2007, pari a 5.978 milioni di euro, ulteriori rispetto a quelle incluse nel provvedimento previsto dall'articolo 17, comma 1, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e utilizzate a copertura del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, sono destinate, per lo stesso anno, alla realizzazione degli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica a legislazione vigente, definiti dal predetto Documento di programmazione economico-finanziaria e dalla relativa Nota di aggiornamento.

Identico.

2. Gli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 includono gli effetti finanziari degli interventi disposti con il presente decreto, ivi comprese le misure di sviluppo ed equità sociale di cui all'articolo 1, comma 4, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

 

 

 

L’articolo 1, comma 1, quantifica in 5.978 milioni di euro, limitatamente all’anno 2007, le maggiori entrate tributarie nette rispetto alle previsioni definite con il Documento di programmazione economico-finanziaria 2008-2011.

 

Tali maggiori entrate - ulteriori rispetto a quelle incluse nel disegno di legge di assestamento del Bilancio dello Stato (A.C. 3179) e utilizzate a copertura del decreto-legge n. 81 del 2007[1] - vengono destinate, sempre per il 2007, a realizzare gli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica a legislazione vigente, definiti dal predetto DPEF e dalla relativa Nota di aggiornamento, obiettivi che già considerano gli effetti finanziari derivanti dalla disposizioni recate dal decreto legge in esame (cfr. oltre).

 

Si rileva, in proposito, che il DPEF 2008-2011 – approvato con risoluzione dalle due Camere – aveva rivisto l’obiettivo di indebitamento netto per il 2007, fissandolo al 2,5 per cento del PIL: un livello inferiore al 2,8 per cento indicato dal DPEF dello scorso anno (luglio 2006) e confermato dall’aggiornamento annuale del Programma di stabilità (dicembre 2006), ma superiore dello 0,4 per cento rispetto a quello stimato nel quadro di finanza a legislazione vigente.

Gli andamenti tendenziali di finanza pubblica si erano già allora rivelati migliori rispetto alle previsioni di fine 2006, a causa della crescita economica superiore alle stime e del favorevole andamento del gettito tributario: il quadro a legislazione vigente indicava infatti un indebitamento netto tendenziale del 2,1 per cento.

Alla luce di tali andamenti positivi, il Governo, contestualmente alla presentazione del DPEF del giugno scorso, ha realizzato, con il citato DL. 81/07, una manovra di carattere espansivo, che ha comportato un incremento dell’indebitamento netto, rispetto agli andamenti tendenziali, pari a circa lo 0,4 per cento del PIL.

 

Successivamente, la Nota di aggiornamento al DPEF presentata dal Governo alle Camere alla fine di settembre, ha rivisto le stime dei saldi di finanza pubblica, tenendo conto sia della più recente evoluzione delle entrate e delle spese, sia degli effetti delle misure adottate, contestualmente alla sua presentazione, con il decreto legge in esame. La stima dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per l’anno in corso è stata quindi rideterminata al 2,4 per cento del PIL[2]:un punto percentuale in meno rispetto a quanto indicato nel DPEF di giugno e circa cinque punti percentuali in più rispetto al quadro a legislazione vigente, che al netto degli effetti del decreto legge in esame indica infatti un indebitamento netto tendenziale per il 2007 pari all’1,9 per cento[3].

 

Indebitamento netto - Quadro tendenziale
DPEF 2008-2011 e Nota di aggiornamento

 

2007

2008

Indebitamento netto tendenziale prima del DL n. 81/2007
(DPEF 2008-2011)

-2,1

-2,1

Indebitamento netto post DL n. 81/2007
(DPEF 2008-2011)

-2,5

-2,2

Indebitamento netto tendenziale aggiornato
(Nota aggiornamento DPEF 2008-2011)

-1,9

-1,8

Indebitamento netto post DL. 159 e manovra
(Nota aggiornamento DPEF 2008-2011)

-2,4

-2,2

 

 

Alla luce degli andamenti di finanza pubblica, che si sono rivelati migliori rispetto alle previsioni, il Governo ha ritenuto pertanto di realizzare, con il decreto legge in esame, una ulteriore manovra di carattere espansivo che comporta - al netto delle disposizioni onerose introdotte nel corso dell’esame al Senato, alcune delle quali di rilevante entità [4]  – un incremento dell’indebitamento netto rispetto al valore tendenziale pari allo 0,5 per cento del PIL[5]. L’adozione di interventi di spesa a valere sull’esercizio in corso ad opera del decreto legge in esame è stato reso possibile dall’andamento particolarmente virtuoso delle entrate tributarie erariali, che hanno manifestato anche nella seconda parte del 2007 una accentuazione del trend favorevole superiore a quanto già registrato nella stima delle entrate formulata in sede di predisposizione del DPEF di giugno. L’ulteriore rafforzamento della dinamica positiva delle entrate ha portato infatti a valutare un maggior gettito tributario, in termini di contabilità nazionale, di circa 6 miliardi di euro rispetto a quanto previsto nel DPEF di giugno.

 

Il comma 2 precisa che gli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 includono gli effetti finanziari derivanti dagli interventi disposti dal decreto-legge in esame, ivi comprese le misure di sviluppo ed equità sociale di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge finanziaria per il 2007).

 

L’articolo 47, comma 1, del decreto in esame, dispone poi che le maggiori entrate tributarie di cui all’articolo in esame – pari, come accennato, a 5.978 milioni di euro - siano destinate a far fronte agli oneri derivanti dal presente decreto relativamente all’anno 2007 (per un approfondimento in ordine alle modalità di copertura del decreto si rinvia alla scheda di lettura relativa all’art.47).

 

Si ricorda che l'articolo 1, comma 4, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (l. finanziaria 2007), prevede che le maggiori entrate tributarie che si realizzassero nel 2007 rispetto alle previsioni sono prioritariamente destinate a realizzare gli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e dei saldi di finanza pubblica definiti dal Documento di programmazione economico-finanziaria 2007-2011.

In quanto eccedenti rispetto a tali obiettivi, le eventuali maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale sono destinate, qualora permanenti, a riduzioni della pressione fiscale finalizzata al conseguimento degli obiettivi di sviluppo ed equità sociale, dando priorità a misure di sostegno del reddito di soggetti incapienti ovvero appartenenti alle fasce di reddito più basse, salvo che si renda necessario assicurare la copertura finanziaria di interventi urgenti ed imprevisti necessari per fronteggiare calamità naturali ovvero improrogabili esigenze connesse con la tutela della sicurezza del Paese.

 


Articolo 2
(Imprese pubbliche)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 2.

(Imprese pubbliche).

Articolo 2.

(Imprese pubbliche).

1. Per la prosecuzione delle opere in corso sulla rete tradizionale dell'infra­struttura ferroviaria, previste dal contratto di programma 2007-2011 parte investimenti stipulato tra il Ministero delle infrastrutture e la Rete Ferroviaria Italiana S.p.a., è autorizzato un con tributo di 800 milioni di euro per l'anno 2007.

Identico.

2. Per assicurare, per il periodo di vigenza del contratto di cui al comma 1, la continuità nell'attività di manutenzione straordinaria sulla rete tradizionale dell'infrastruttura ferroviaria, come indicato nella delibera CIPE n. 63 in data 20 luglio 2007, è autorizzato per l'anno 2007 un ulteriore contributo di 235 milioni di euro.

 

3. È autorizzata la spesa di 215 milioni di euro da utilizzare nel 2007 per i progetti ricompresi nel piano di investimenti allegato al Contratto di programma 2007 stipulato tra il Ministero delle infrastrutture e da ANAS S.p.A.

 

 

 

L'articolo 2 autorizza contributi alle società Rete ferroviaria italiana S.p.a. e ANAS s.p.a. per gli investimenti e manutenzione delle rispettive reti infrastrutturali.

 

Il comma 1 autorizza un contributo di 800 milioni di euro, per l’anno 2007, alla società Rete Ferroviaria Italiana S.p.a., finalizzandolo alla prosecuzione delle opere in corso sulla rete tradizionale dell’infrastruttura ferroviaria, previste dal contratto di programma 2007-2011 parte investimenti stipulato tra il Ministero delle infrastrutture e la Rete Ferroviaria Italiana S.p.a.

 

Sullo schema di contratto di programma 2007-2011, parte investimenti, tra il Ministero delle infrastrutture e la Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. è stato trasmesso, la IX Commissione della Camera dei deputati e l’8^ Commissione del Senato hanno espresso in merito ciascuna il proprio parere favorevole con osservazioni in data 17 ottobre 2007.

Si ricorda che i principali strumenti che regolano i rapporti tra Ferrovie dello Stato S.p.A. e lo Stato sono:

-        il contratto di servizio pubblico, che disciplina essenzialmente gli obblighi di servizio pubblico posti a carico della società [articolo 4, comma 4, della legge n. 538 del 1993 (legge finanziaria 1994)]

-        il contratto di programma, che regola gli oneri di gestione dell’infrastruttura posti a carico dello Stato e gli investimenti per lo sviluppo ed il mantenimento in efficienza della rete.

La disciplina dei rapporti tra gestore dell’infrastruttura e lo Stato è contenuta nell’articolo 4 dell’atto di concessione (D.M. 138/T del 31 ottobre 2000) e nell’articolo 14 del D.Lgs. n. 188 del 2003.

Il citato articolo 14 del D.Lgs. n. 188 del 2003 dispone che i rapporti tra il gestore dell'infrastruttura ferroviaria e lo Stato sono disciplinati da un atto di concessione e da un contratto di programma. Quest’ultimo è stipulato per un periodo minimo di tre anni nel rispetto dei princìpi di indipendenza patrimoniale, gestionale e contabile dallo Stato, di economicità in relazione alla qualità del servizio prestato, di programmazione delle attività, degli investimenti e dei finanziamenti.

Il contratto di programma mira alla realizzazione dell'equilibrio finanziario e degli obiettivi tecnici e commerciali, indica i mezzi per farvi fronte e disciplina, nei limiti delle risorse annualmente iscritte nel bilancio dello Stato, la concessione di finanziamenti per far fronte a nuovi investimenti, per la manutenzione ed il rinnovo dell'infrastruttura ferroviaria, per il miglioramento della qualità dei servizi, per lo sviluppo dell'infrastruttura stessa e per assicurare il rispetto dei livelli di sicurezza compatibili con l'evoluzione tecnologica. Il contratto di programma può prevedere la concessione di un indennizzo al gestore dell'infrastruttura ferroviaria per le perdite conseguenti alla assegnazione di capacità di infrastruttura ferroviaria per la prestazione dei servizi nell'interesse della collettività definiti dal regolamento n. 1191/69/CEE, ovvero conseguenti alla assegnazione di capacità di infrastruttura ferroviaria specificamente finalizzata a favorire lo sviluppo dei trasporti ferroviari delle merci. Possono altresì essere previsti incentivi al gestore per ridurre i costi di fornitura dell'infrastruttura e l'entità dei diritti di accesso, ferma restando la necessità di garantire il conseguimento di elevati livelli di sicurezza, l'effettuazione delle operazioni di manutenzione, il miglioramento della qualità dell'infrastruttura e dei servizi ad essa connessi.

L’art. 4 dell’atto di concessione, di cui al D.M. n. 138/T del 2000, prevede che il contratto di programma sia stipulato per una durata non inferiore a cinque anni, sia aggiornabile e rinnovabile anche annualmente e che, in relazione all’infrastruttura ferroviaria, individui gli obiettivi e le modalità di finanziamento da parte dello Stato relativi a:

-        manutenzione straordinaria e potenziamento e sviluppo delle linee e degli impianti ferroviari;

-        manutenzione ordinaria;

-        contributi per eventuali maggiori costi relativi alla circolazione ed alla condotta dei treni;

-        eventuali indennizzi per le perdite finanziarie derivanti da assegnazione di capacità per la prestazione di servizi nell’interesse della collettività;

-        adeguamenti a norme di legge in materia sanitaria e ambientale.

Lo schema di contratto 2007-2011 disciplina i rapporti tra Rfi Spa – in qualità di titolare della concessione – e il Ministero delle infrastrutture. Esso stabilisce reciproci obblighi e diritti ed individua le procedure per l’accertamento di eventuali inadempimenti da parte di Rfi e per l’applicazione delle relative sanzioni.

Al contratto sono allegate tabelle che quantificano analiticamente gli investimenti per la rete ferroviaria. Gli investimenti programmati riguardano quattro categorie di interventi:

-        investimenti per opere in corso, per 71 miliardi di euro, di cui 32 miliardi destinati alla tratta ad alta velocità Torino-Milano-Napoli e 7 miliardi per la rete ad alta capacità;

-        investimenti di natura programmatica, distinti in:

-        opere prioritarie da avviare, per 34 miliardi di euro, di cui 9 destinati alla rete convenzionale e 25 alla rete ad alta capacità;

-        altre opere da realizzare, per 38 miliardi di euro, ripartiti a loro volta tra rete convenzionale per 12 miliardi di euro e alta velocità per 26 miliardi di euro;

-        opere previste a completamento del piano, per complessivi 46 miliardi di euro.

Per ciascuna di queste categorie è indicato il piano programmatico degli impegni, con il dettaglio delle risorse da reperire e degli impegni che si presume possano essere assunti nel periodo 2007-2011 e nel periodo successivo.

 

Il comma 2 dell’articolo 2 autorizza, per l’anno 2007, un ulteriore contributo di 235 milioni di euro alla società Rete Ferroviaria Italiana s.p.a., oltre quello disposto dal precedente comma 1, relativamente a tutto il periodo di vigenza del contratto di programma 2007-2011, finalizzandolo alla continuità nell’attività di manutenzione straordinaria sulla rete tradizionale dell’infrastruttura ferroviaria, come indicato nella delibera CIPE 20 luglio 2007.

 

La delibera CIPE n. 63 del 20 luglio 2007 ha preso atto dello schema di contratto di programma 2007-2011. In particolare la delibera valuta che la tabella A allegata allo schema include anche poste iscritte per gli anni 2009-2010 e 2011 ed al momento prive di copertura in relazione alla portata triennale della legge finanziaria, poste che quindi, più opportunamente, trovano collocazione nella tabella B (opere prioritarie da avviare), fermo restando che il Governo assicurerà continuità nell’attività di manutenzione straordinaria, per consentire che una quota delle risorse riservate nelle prossime leggi finanziarie al settore ferroviario verranno destinate allo scopo e che le poste ora traslate, che restano comunque in programma, potranno essere riscritte in tabella A, non appena disponibili le relative coperture.

 

Il comma 3 autorizza la spesa di 215 milioni di euro da utilizzare nel 2007 per i progetti ricompresi nel piano di investimenti allegato al Contratto di programma 2007 stipulato tra il Ministero delle Infrastrutture e da ANAS S.p.A.

Si segnala che il contratto di programma 2007 è attualmente alla registrazione della Corte dei conti.

 

Sullo schema di contratto di programma, costituito da un articolato e da due allegati (concernenti – rispettivamente – le infrastrutture da realizzare nel 2007 e le prestazioni dei servizi con indicazione dei relativi corrispettivi), il CIPE ha espresso parere favorevole nella seduta del 20 luglio scorso. Tale schema di contratto è stato stipulato dichiaratamente nelle more della sottoscrizione della "convenzione unica", di cui articolo 1, comma 1018, della legge finanziaria 2007.

Si ricorda inoltre che tale ultima disposizione inoltre prevede che, entro il termine di sei mesi dalla sua entrata in vigore (30 giugno 2007) l’ANAS s.p.a. predisponga:

-        un nuovo piano economico-finanziario, riferito all'intera durata della concessione (il cui limite massimo, in base al successivo comma 1019 è innalzato da trenta a cinquanta anni);

-        l'elenco delle opere infrastrutturali di nuova realizzazione ovvero di integrazione e manutenzione di quelle esistenti, che costituisce parte integrante del piano.

Il Piano economico finanziario – elaborato sulla base del presupposto dell’ampliamento dell’arco temporale della concessione di ANAS da 30 anni a 50 anni – è già stato sottoposto al parere delle commissioni parlamentari[6]..

Per quanto riguarda il Piano degli investimenti, l’elenco puntuale delle opere per il periodo 2007-2052 è allegato al Piano economico finanziario. Esso si basa sullo sviluppo delle opere in corso, delle opere di nuova realizzazione (appaltabili nel periodo 2007-2011) finanziate da fondi ordinari e da stanziamenti già individuati relativi alla legge obiettivo, delle opere della legge obiettivo per le quali è comunque previsto un finanziamento pubblico seppur non ancora stanziato, delle opere attualmente incluse nella cd. area di inseribilità (ovvero le opere aggiuntive che l’ANAS considera appaltabili e finanziabili in proprio, mediante ricorso a capitali privati nella forma di finanziamenti bancari a medio-lungo termine) nonché sulla prevedibile evoluzione degli investimenti oltre il 2011.

 


Articolo 3
(Semplificazione delle procedure di utilizzo degli stanziamenti di cui all’elenco 1 annesso alla legge finanziaria 2007)

 

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 3.

(Semplificazione delle procedure di utilizzo degli stanziamenti di cui all'elenco 1 annesso alla legge finanziaria 2007)

Articolo 3.

(Semplificazione delle procedure di utilizzo degli stanziamenti di cui all'elenco 1 annesso alla legge finanziaria 2007)

1. All'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono apportate le seguenti modificazioni:

Identico.

      a) al comma 758, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Al fine di garantire la tempestiva attivazione del finanziamento in corso d'anno degli interventi previsti nel predetto elenco 1, è consentito, per l'anno 2007, l'utilizzo di una parte delle quote accantonate per ciascun intervento, nel limite di importi corrispondenti a effetti in termini di indebitamento netto pari all'ottanta per cento di quelli determinati nel medesimo elenco 1. Per gli anni 2008 e 2009 è consentito l'utilizzo di una parte delle quote accantonate per ciascun intervento, nel limite di importi corrispondenti a effetti in termini di indebitamento netto pari al settanta per cento di quelli determinati nel medesimo elenco 1»;

 

      b) al comma 759 è soppressa la parola: «trimestralmente»;

 

      c) al comma 762 le parole: «per gli importi accertati ai sensi del comma 759» sono sostituite dalle seguenti: «secondo quanto previsto dai commi 758 e 759».

 

2. Il comma 2 dell'articolo 13 del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, è sostituito dal seguente:

 

«2. Le anticipazioni di cui al comma 1 sono estinte a valere sulla quota delle somme stanziate sui pertinenti capitoli di bilancio indicata all'articolo 1, comma 758, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, preventivamente rispetto agli utilizzi cui sono destinati gli stanziamenti stessi».

 

 

L’articolo 3 reca disposizioni sull'utilizzo, per le finalità di sviluppo indicate nell'elenco 1 della legge n. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), del "Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile” (Fondo TFR), istituito dalla medesima legge finanziaria.

 

Si ricorda, preliminarmente, che l'articolo 1 comma 755 della finanziaria 2007 ha istituto, dal 1° gennaio 2007, il “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile” (di seguito “Fondo”).

Il Fondo, le cui modalità di finanziamento rispondono al principio della ripartizione, è gestito dall’INPS su un apposito conto corrente aperto presso la tesoreria dello Stato. Esso garantisce ai lavoratori dipendenti del settore privato l’erogazione del trattamento di fine rapporto (TFR) previsto dall’articolo 2120 del codice civile, per la quota corrispondente al contributo versato dal datore di lavoro, pari alla quota di TFR maturata dal 1° gennaio 2007 e non destinata a forme di previdenza complementare. Al Fondo affluisce un contributo, versato mensilmente dai datori di lavoro – ad eccezione di quelli che abbiano alle proprie dipendenze meno di 50 addetti - pari alla quota di TFR maturata a decorrere dalla stessa data e non destinata alle forme pensionistiche complementari (comma 756).

I commi 758, 759, 761 e 762 disciplinano la destinazione delle risorse del Fondo al finanziamento di interventi per lo sviluppo nonché le relative procedure. In particolare, il comma 758 prevede che le risorse del Fondo, al netto delle risorse necessarie per le finalità previdenziali, sono destinate al finanziamento degli specifici interventi indicati nell’elenco 1 allegato alla medesima legge 296/2006 (finanziaria 2007) nei limiti degli importi stabiliti dal medesimo elenco. Il comma 759 dispone quindi che attraverso la conferenza dei servizi siano accertate le risorse del Fondo, al netto delle prestazioni e degli oneri indicati nel precedente comma. Il comma 762 prevede inoltre che stanziamenti relativi agli interventi specifici riportati nel citato elenco 1, nei limiti degli importi accertati con appositi D.P.C.M., potranno essere utilizzati subordinatamente alla decisione delle autorità statistiche comunitarie in merito al trattamento contabile del Fondo e alla conseguente compatibilità della norma in esame con gli impegni comunitari assunti in sede di valutazione del programma di stabilità dell’Italia. Il comma 761 dispone, infine, che lo schema di ripartizione delle risorse del Fondo per l’erogazione del TFR gestito dall’INPS, con l’assegnazione ai singoli interventi previsti nell’elenco n. 1, deve essere trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze sul piano finanziario, che devono essere resi entro trenta giorni.

 

In particolare, l’articolo è volto alla semplificazione delle procedure di utilizzo delle risorse del Fondo TFR le quali, ai sensi dell’articolo 1, comma 758, della legge finanziaria 2007, sono state accantonate secondo gli importi indicati per ciascun interevento nell’elenco 1 allegato alla medesima legge.

Al fine di garantire la tempestiva attivazione del finanziamento in corso d’anno degli interventi previsti nel predetto elenco 1, il comma 1, lettera a) – novellando il citato comma 758 - autorizza l’utilizzo di una parte delle quote accantonate per ciascun intervento, nel limite di importi corrispondenti a effetti in termini di indebitamento netto pari all’ottanta per cento di quelli indicati nell’elenco 1 per l’anno 2007 per il 2007, e al settanta per cento per gli anni 2008 e 2009.

La lettera b), novellando il comma 759 della medesima legge finanziaria 2007, dispone altresì che l'accertamento delle risorse disponibili sul predetto Fondo mediante conferenza di servizi, avvenga con periodicità indeterminata, anziché "trimestralmente" come previsto dalla previgente formulazione del comma.

La lettera c), novella a fini di coordinamento il comma 762 della legge finanziaria 2007, disponendo che l’utilizzo delle somme accantonate per gli interventi di cui al citato elenco 1 avvenga secondo le modalità sopra indicate.

 

Il comma 2 novella l’articolo 13, comma 2 del decreto legge n. 81/07, recante disposizioni in materia di anticipazioni di tesoreria sulle risorse accantonate di cui al citato elenco 1, stabilendo che tali anticipazioni - pari al 30 per cento dell'importo totale indicato nell'elenco 1 - siano estinte a valere sulla quota delle risorse stanziate sui pertinenti capitoli di bilancio indicata dal citato comma 758, secondo periodo, della finanziaria 2007, come sopra novellato (cioè pari, per il 2007, all’ottanta per cento in termini di indebitamento netto degli importi di cui all’allegato 1); l'anticipazione è utilizzata preventivamente rispetto agli utilizzi cui sono destinati gli stanziamenti

 

Si osserva che la relazione tecnica allegata al decreto legge in esame valuta che tali anticipazioni siano estinte a valere su una quota pari al settanta per cento delle risorse utilizzabili (in luogo dell’ottanta previsto dalla norma, che fa riferimento al “secondo periodo” del comma 758, introdotto dal comma 1, lettera a), dell’articolo in esame. Il beneficio in termini di indebitamento netto derivante dall’articolo in commento viene quantificato dalla medesima relazione in 365 milioni di euro per il 2008, mentre si prevede un riflesso peggiorativo di 165 milioni per il 2009.

 


Articolo 3-bis
(Disposizioni in materia di accesso alle prestazioni creditizie agevolate erogate dall’INPDAP)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 3-bis

(Disposizioni in materia di accesso alle prestazioni creditizie agevolate erogate dall'INPDAP)

 

1. All'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 7 marzo 2007, n. 45, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

      a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

 

«1. I dipendenti in servizio ed i pensionati di cui all'articolo 1 possono iscriversi alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali di cui all'articolo 1, comma 245, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, con obbligo di versamento dei contributi nelle misure previste dall'articolo 3, previa comunica­zione scritta all'INPDAP della volontà di adesione»;

 

      b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

 

«2. Per i lavoratori ed i pensionati aderenti alla gestione credito INPDAP l'iscrizione decorre a partire dal sesto mese successivo alla data di entrata in vigore della presente disposizione».

 

 

L’articolo in esame, introdotto nel corso dell'esame presso il Senato, reca modifiche al regolamento di cui al D.M. 7 marzo 2007, n. 45[7], riguardante l'accesso alle prestazioni creditizie agevolate erogate dall'INPDAP, emanato in attuazione dell’articolo 1, comma 347, della L. 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006).

Si osserva che l’articolo in esame attua una rilegificazione di disposizioni attualmente contenute in un atto normativo di rango regolamentare.

 

Si ricorda che la legge 266/2005 ha previsto all'articolo 1, comma 347 che, con lo stesso decreto ministeriale previsto all’articolo 13-bis, comma 2, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80[8], siano stabilite le modalità di accesso alle prestazioni creditizie agevolate erogate dall’INPDAP anche per i pensionati (già dipendenti pubblici) che fruiscono di trattamento a carico delle gestioni pensionistiche dello stesso Istituto - pure ai fini della l’iscrizione alla gestione unitaria autonoma di cui all’articolo 1, comma 245, della legge n. 662 del 1996[9] -, nonché per i dipendenti o pensionati di amministrazioni pubbliche iscritti ai fini pensionistici presso gestioni previdenziali diverse dall’INPDAP[10].

 

In attuazione di tale previsione legislativa è stato emanato il regolamento di cui al D.M. 7 marzo 2007, n. 45 che, all’articolo 2, dispone che i soggetti interessati dalla norma, cioè i pensionati il cui trattamento pensionistico è erogato dall’INPDAP nonché i dipendenti in servizio o pensionati di amministrazioni pubbliche iscritti ai fini pensionistici presso gestioni previdenziali diverse dall’INPDAP, sono iscritti ope legis alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali di cui all'articolo 1, comma 245 della L. 662/1996 (con il conseguente obbligo di versamento dei contributi nelle misure previste dal successivo articolo 3) a decorrere dal mese successivo alla scadenza di sei mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo regolamento[11], qualora entro questo termine (cioè entro il 31 ottobre 2007) non comunichino all'INPDAP la loro volontà contraria.

In sostanza, si dispone un meccanismo di iscrizione basato sul silenzio-assenso dei soggetti in questione, in base al quale i medesimi soggetti sono iscritti automaticamente alla gestione credito INPDAP se non comunicano espressamente all’INPDAP la volontà contraria entro il 31 ottobre 2007.

Si attribuisce comunque che ai medesimi soggetti la possibilità di recedere dall'iscrizione entro il termine di sei mesi dal pagamento della prima mensilità di retribuzione o pensione sulla quale è stata applicata la ritenuta di cui all'articolo 3.

La contribuzione è posta a totale carico dell'interessato e non è rimborsabile.

Il successivo articolo 3 dello stesso regolamento dispone che, per i dipendenti in servizio, l'iscrizione comporta il versamento di un contributo pari allo 0,35% della retribuzione valida ai fini contributivi, mentre ai pensionati si applica un’aliquota pari allo 0,15% dell’importo lordo della pensione; sono tuttavia esentati dal contributo in questione i titolari di pensione non superiore a 600 euro lorde mensili (tale ultimo importo viene adeguato dall'INPDAP in base alle variazioni del trattamento minimo delle pensioni a carico del fondo pensioni dei lavoratori dipendenti).

Infine si dispone che la contribuzione è effettuata mediante ritenuta mensile sugli emolumenti corrisposti all'iscritto e decorre dalla data di iscrizione.

 

Si ricorda inoltre che l’articolo 1, comma 245, della legge n. 662 del 1996, istituisce presso l'INPDAP la Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali agli iscritti, affidando ad un decreto ministeriale l’emanazione delle norme attuative. Tali norme attuative sono state emanate con il D.M. n. 463 del 1998[12], il quale prevede che la gestione unitaria autonoma delle prestazioni creditizie e sociali, assicura la continuità delle prestazioni in corso e provvede, armonizzando la preesistente normativa ed unificando gli interventi in favore degli iscritti:

a)       all'erogazione di prestiti annuali e biennali fino al doppio della retribuzione contributiva mensile, di prestiti quinquennali e decennali verso cessione del quinto della retribuzione nonché di mutui ipotecari a tassi agevolati;

b)       alla costituzione di garanzia a favore degli istituti autorizzati ad erogare prestiti agli iscritti;

c)       all'ammissione in convitto, nei centri vacanza estivi in Italia e alle vacanze studio all'estero dei figli e degli orfani degli iscritti;

d)       al conferimento di borse di studio in favore dei figli e degli orfani degli iscritti;

e)       all'ammissione in case di soggiorno degli iscritti cessati dal servizio e dei loro coniugi nonché al ricovero presso idonee strutture esterne di ospiti divenuti non autosufficienti;

f)         ad altre prestazioni a carattere creditizio e sociale a favore degli iscritti e dei loro familiari, istituite con delibera del consiglio di amministrazione dell'INPDAP, adottate sulla base delle linee strategiche definite dal consiglio di indirizzo e vigilanza, nel rispetto dell'equilibrio finanziario della gestione.

 

 

Con l’articolo in esame vengono modificate le modalità di iscrizione alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dei dipendenti in servizio e dei pensionati interessati dalla norma, facendosi venir meno il meccanismo di silenzio-assenso attualmente previsto, in base al quale l'iscrizione avverrebbe dal mese successivo alla scadenza di sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento di cui al D.M. 7 marzo 2007, n. 45, qualora entro questo termine i medesimi soggetti non comunichino all'INPDAP la loro volontà contraria.

Pertanto, con le modifiche introdotte, all’articolo 2 del menzionato D.M. 7 marzo 2007, n. 45, si dispone (comma 1) chei pensionati il cui trattamento pensionistico è erogato dall’INPDAP nonché i dipendenti o pensionati di amministrazioni pubbliche iscritti ai fini pensionistici presso gestioni previdenziali diverse dall’INPDAP possono iscriversi alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali previa comunicazione scritta all'INPDAP della volontà di adesione.

Inoltre, si prevede (comma 2) che per i dipendenti in servizio e i pensionati che aderiscono alla gestione credito INPDAP, l’iscrizione decorre a partire dal sesto mese successivo alla data di entrata in vigore della disposizione in esame (cioè a partire dal sesto mese successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame).

 


Articolo 4
(Commissari ad acta per le regioni inadempienti)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 4.

(Commissariamento di regioni inadempienti)

.

Articolo 4.

(Commissari ad acta per le regioni inadempienti)

1. Qualora nel procedimento di verifica e monitoraggio dei singoli Piani di rientro, effettuato dal Tavolo di verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui rispettivamente agli articoli 12 e 9 dell'Intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, con le modalità previste dagli accordi sottoscritti ai sensi dell'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, si prefiguri il mancato rispetto da parte della regione degli adempimenti previsti dai medesimi Piani, in relazione alla realizzabilità degli equilibri finanziari nella dimensione e nei tempi ivi programmati, in funzione degli interventi di risanamento, riequilibrio economico-finanziario e di riorganizzazione del sistema sanitario regionale, anche sotto il profilo amministrativo e contabile, tali da mettere in pericolo la tutela dell'unità economica e dei livelli essenziali delle prestazioni, ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il Presidente del Consiglio dei Ministri, con la procedura di cui all'articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, diffida la regione ad adottare entro quindici giorni tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano.

1. Qualora nel procedimento di verifica e monitoraggio dei singoli Piani di rientro, effettuato dal Tavolo di verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui rispettivamente agli articoli 12 e 9 dell'Intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, con le modalità previste dagli accordi sottoscritti ai sensi dell'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, si prefiguri il mancato rispetto da parte della regione degli adempimenti previsti dai medesimi Piani, in relazione alla realizzabilità degli equilibri finanziari nella dimensione e nei tempi ivi programmati, in funzione degli interventi di risanamento, riequilibrio economico-finanziario e di riorganizzazione del sistema sanitario regionale, anche sotto il profilo amministrativo e contabile, tale da mettere in pericolo la tutela dell'unità economica e dei livelli essenziali delle prestazioni, ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il Presidente del Consiglio dei Ministri, con la procedura di cui all'articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, diffida la regione ad adottare entro quindici giorni tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano.

2. Ove la regione non adempia alla diffida di cui al comma 1, ovvero gli atti e le azioni posti in essere, valutati dai predetti Tavolo e Comitato, risultino inidonei o insufficienti al raggiungimento degli obiettivi programmati, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, nomina un commissario ad acta per l'intero periodo di vigenza del singolo Piano di rientro. Gli eventuali oneri derivanti dalla nomina del commissario ad acta sono a carico della regione interessata.

2. Ove la regione non adempia alla diffida di cui al comma 1, ovvero gli atti e le azioni posti in essere, valutati dai predetti Tavolo e Comitato, risultino inidonei o insufficienti al raggiungimento degli obiettivi programmati, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, nomina un commissario ad acta per l'intero periodo di vigenza del singolo Piano di rientro, con la facoltà, fra le altre, di proporre alla regione la sostituzione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali ovvero delle aziende ospedaliere. La nomina a commissario ad acta è incompatibile con l'affidamento o la prosecuzione di qualsiasi incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento. Gli eventuali oneri derivanti dalla nomina del commissario ad acta sono a carico della regione interessata.

 

2-bis. I crediti interessati dalle procedure di accertamento e riconciliazione del debito pregresso al 31 dicembre 2005, attivate dalle regioni nell'ambito dei piani di rientro dai deficit sanitari di cui all'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per i quali sia stata fatta la richiesta ai creditori della comunicazione di informazioni, entro un termine definito, sui crediti vantati dai medesimi, si prescrivono in cinque anni dalla data in cui sono maturati, e comunque non prima di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, qualora, alla scadenza del termine fissato, non sia pervenuta la comunicazione richiesta. A decorrere dal termine per la predetta comunicazione, i crediti di cui al presente comma non producono interessi.

 

 

L’articolo in esame detta disposizioni riguardanti la nomina di commissari ad acta per le regioni che non rispettano gli adempimenti previsti dai Piani di rientro dai deficit sanitari, al fine di assicurare il risanamento, il riequilibrio economico-finanziario e la riorganizzazione del sistema sanitario regionale, anche sotto il profilo amministrativo e contabile.

 

Il comma 1 attribuisce al Presidente del Consiglio dei Ministri il potere di diffidare la regione ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano di rientro dai deficit sanitari. Il citato atto di diffida viene adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali. La procedura prevista per l’adozione dell’atto di diffida è quella disciplinata dall’articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131.

 

L’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) reca l’attuazione dell'articolo 120 della Costituzione sul potere sostitutivo.

Il secondo comma dell’articolo 120, come sostituito dall’articolo 6 della citata legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione), disciplina l’esercizio da parte dello Stato di poteri sostitutivi rispetto agli organi delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni.

Tali poteri sono attivabili quando si riscontri che tali enti non abbiano adempiuto a norme e trattati internazionali o alla normativa comunitaria oppure vi sia pericolo grave per la sicurezza e l’incolumità pubblica, ovvero lo richieda la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e, in particolare, la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.

La disposizione costituzionale demanda ad una successiva legge statale di attuazione il compito di disciplinare l’esercizio dei poteri sostituitivi, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione.

L’articolo 8 della citata legge n. 131 del 2003, nel dettare le norme attuative dell’articolo 120, secondo comma, della Costituzione, ha in primo luogo delineato un meccanismo che ruota attorno alla fissazione di un congruo termine per l’adozione da parte dell’ente degli “atti dovuti o necessari”(comma 1).

La fissazione del termine e la previsione, dopo il suo inutile decorso, dell’intervento sostitutivo del Governo viene a configurare un’ipotesi di inadempienza avente ad oggetto atti che, in quanto “dovuti” dovrebbero trovare un proprio fondamento in una disposizione di legge o comunque normativa.

E’ prevista una procedurache può essere qualificata come generale (comma 1), sulla quale si innestano, poi, le procedure “settoriali” previste dai successivi commi per le specifiche ipotesi ivi indicate.

Alla fissazione del “congruo termine” per l’adozione degli atti “dovuti o necessari” provvede il Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro competente per materia, anche su iniziativa delle Regioni o degli enti locali. Decorso inutilmente tale termine, il Consiglio dei Ministri, sentito l’organo interessato, su proposta del Ministro competente o del Presidente del Consiglio, esercita il potere sostitutivo, che può esprimersi adottando direttamente i “provvedimenti necessari, anche normativi”, ovvero nominando un apposito Commissario[13]. Alla riunione del Consiglio dei Ministri partecipa il Presidente della Giunta regionale della Regione interessata al provvedimento.

Il comma1dell’articolo 8, facendo espresso riferimento a provvedimenti “anche normativi”, prefigura la possibile adozione, da parte del Governo, di atti di natura regolamentare, nonché di natura legislativa.

Per quanto riguarda il potere sostitutivo in materia comunitaria, l’articolo 8 (comma 2) individua la prima “disciplina settoriale” che si innesta sul tronco della procedura generale di cui al comma 1, e ha ad oggetto le ipotesi di violazione della normativa comunitaria.

La citata legge n. 131 del 2003 prevede una seconda “procedura settoriale” (articolo 8, comma 3) per i casi in cui l’esercizio del potere sostitutivo riguardi gli enti locali (Comuni, province o Città metropolitane).

In questi casi, si prevede che la nomina del Commissario debba tenere conto dei princìpi di sussidiarietà e di leale collaborazione e si richiede, per l’adozione dei provvedimenti sostitutivi da parte del Commissario stesso, che sia sentito il Consiglio delle autonomie locali (qualora tale organo sia stato istituito).

Poiché anche tale disposizione pare innestarsi come specificazione di una particolare fase procedurale, nell’ambito della disciplina generale delineata dal comma 1, essa non comporta l’esclusione dell’esercizio dei poteri sostitutivi nei riguardi degli enti locali secondo l’altra opzione indicata dal comma 1, ossia attraverso l’adozione, direttamente da parte del Consiglio dei ministri, dei provvedimenti necessari, anche normativi.

L’articolo 8 prevede poi una “procedura d’urgenza” (comma 4), ricalcando almeno in parte quanto disposto dall’articolo 5, comma 3 del citato decreto legislativo n. 112 del 1998[14]. Si tratta di una procedura speciale, cui il Governo può fare ricorso nei casi di assoluta urgenza, qualora l’intervento sostitutivo non sia procrastinabile senza mettere in pericolo le finalità tutelate dall’articolo 120 della Costituzione: in questi casi, i provvedimenti necessari sono adottati dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, anche su iniziativa delle Regioni o degli enti locali. I provvedimenti in questione sono poi immediatamente comunicati alla Conferenza Stato-Regioni o alla Conferenza Stato-Città e autonomie locali, allargata ai rappresentanti delle comunità montane, che possono chiederne il riesame.

Il comma 4 dell’articolo 8 configura regole procedurali ridotte, rispetto a quelle recate dal comma 1: il peso del principio di “leale collaborazione”, richiesto dall’articolo 120 della Costituzione, appare infatti minore[15].

Da ultimo, il medesimo articolo 8 (comma 5) impone, per l’adozione dei provvedimenti sostitutivi, il criterio della proporzionalità degli stessi in rapporto alle finalità perseguite.

 

La norma prevede che la suddetta diffida sia adottata nel caso di mancato rispetto da parte della Regione degli adempimenti previsti dai medesimi Piani - in relazione alla realizzabilità degli equilibri finanziari nella dimensione e nei tempi ivi programmati - tale da mettere in pericolo la tutela dell’unità economica e dei livelli essenziali delle prestazioni, lasciando ferme le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria per il 2007).

 

L’articolo 1, comma 796, lettera b), della citata legge n. 296 del 2006, haprevisto l’istituzione di un Fondo transitorio (1.000 milioni di euro nel 2007; 850 milioni di euro nel 2008; 700 milioni di euro nel 2009) destinato alle Regioni nelle quali si è registrato un elevato disavanzo sanitario, le cui risorse sono ripartite con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni. L’accesso a tali risorse è condizionato, tra l’altro:

-       alla sottoscrizione di un apposito accordo, stipulato, ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), dai Ministri della salute e dell'economia e delle finanze e la singola regione interessata per l’individuazione degli interventi necessari al perseguimento dell'equilibrio economico[16]. Tale accordo deve includere un programma di rientro dal disavanzo entro il 2010, comprensivo delle misure di riequilibrio del profilo erogativo dei livelli essenziali di assistenza, conformemente al Piano sanitario nazionale e al D.P.C.M. 29 novembre 2001, nonché degli obblighi e delle procedure fissate dall’articolo 8 dell’Intesa del 23 marzo 2005 sancita in sede di Conferenza Stato-regioni;

-       all’innalzamento ai livelli massimi dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

In caso di mancato conseguimento degli obiettivi intermedi di riduzione del disavanzo previsti dal piano di rientro, è disposto l’automatico innalzamento – per l’anno di imposta dell’esercizio successivo – dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive oltre i livelli massimi previsti dalla legislazione vigente e fino alla copertura integrale dei disavanzi.

Viene inoltre precisato che la maggiorazione dei suddetti tributi ha carattere generalizzato e non è suscettibile di differenziazioni per settori di attività e per categorie di soggetti passivi e che il Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, svolga un’attività di affiancamento alle regioni che hanno sottoscritto il previsto accordo per l’accesso alle risorse del Fondo transitorio, comprensivo del Piano di rientro dai disavanzi. Tale affiancamento è finalizzato al monitoraggio del Piano di rientro, all’adozione dei provvedimenti regionali subordinati alla preventiva approvazione dei suddetti Ministeri, all’attività dei Nuclei con funzioni consultive di supporto tecnico da realizzarsi nelle singole Regioni, nell’ambito del Sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria (SiVeAS)[17].

Il decreto ministeriale 23 aprile 2007 ha assegnato alle regioni, Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Sicilia le risorse per il triennio 2007-2009 stabilite nel citato Fondo transitorio, di cui all’articolo 1, comma 796, lettera b), della legge n. 296 del 2006.

Si ricorda, infine, che l’articolo 1 del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23 (Disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario, nonché in materia di quota fissa sulla ricetta per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale)[18] ha previsto, nel quadro delle misure definite dalla legge finanziaria per il 2007, il concorso straordinario dello Stato, per il periodo 2001-2005, nel ripiano dei disavanzi strutturali dei servizi sanitari regionali, a condizione che le regioni interessate assolvano ad alcuni adempimenti, tra i quali la sottoscrizione degli accordi con lo Stato, comprensivi dei piani di rientro, che consentono l’accesso al Fondo transitorio di cui sopra.

Al fine di ripianare i disavanzi pregressi (periodo 2001-2005), è stata quindi autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l’anno 2007 a beneficio delle regioni che, oltre a sottoscrivere il suddetto accordo con lo Stato, a decorrere dal 2007, attivano specifiche misure fiscali ovvero destinano quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali attribuiti alle regioni, in via ulteriore rispetto all’incremento nella misura massima dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche[19].

 

Il citato comma 1 dell’articolo in commento stabilisce, altresì, che l’accertamento del mancato rispetto da parte della Regione degli adempimenti prescritti avvenga nel procedimento di verifica e monitoraggio dei singoli Piani di rientro, effettuato dal Tavolo di verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui rispettivamente agli articoli 12 e 9 dell’Intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005, con le modalità previste dagli accordi sottoscritti[20] ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

 

Si ricorda che il citato articolo 12 dell’Intesa del 23 marzo 2005 ha istituito un Tavolo di verifica degli adempimenti presso la Ragioneria generale dello Stato al quale le regioni forniscono le informazioni necessarie all’effettuazione della verifica e che istruisce le determinazioni correttiverimesse successivamente ad un Tavolo politico,composto da rappresentanti del Governo e delle Regioni. In particolare, il Tavolo di verifica degli adempimenti:

-       richiede alle singole Regioni la documentazione necessaria alla verifica degli adempimenti;

-       procede ad un primo esame della documentazione, informando le Regioni, prima della convocazione, sui punti di criticità riscontrati, affinché esse possano presentarsi con le eventuali integrazioni, atte a superare le criticità individuate;

-       entro il 30 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, fornisce alle Regioni le indicazioni relative alla documentazione necessaria per la verifica degli adempimenti, che le stesse devono produrre entro il successivo 30 maggio;

-       effettua una valutazione del risultato di gestione, a partire dalle risultanze contabili al quarto trimestre ed esprime il proprio parere entro il 30 luglio dell'anno successivo a quello di riferimento;

-       riferisce sull'esito delle verifiche al Tavolo politico, che esprime il suo parere entro il 30 settembre dell'anno successivo a quello di riferimento. Riferisce, altresì, al tavolo politico su eventuali posizioni discordanti. Nel caso che tali posizioni riguardino la valutazione degli adempimenti di una singola Regione, la stessa viene convocata dal Tavolo politico.

 

Il citato articolo 9 dell’Intesa del 23 marzo 2005 ha istituito, presso il Ministero della salute, il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza cui è affidato il compito di vigilare sull’erogazione dei livelli essenziali di assistenza in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, nonché sulla congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione dal Servizio sanitario nazionale. Il Comitato, istituito con decreto del Ministro della salute del 21 novembre 2005, è composto da quattro rappresentanti del Ministero della salute (di cui uno con funzioni di coordinatore), due rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, un rappresentante del Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri e da sette rappresentanti delle Regioni designati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome.

Al Comitato sono affidati i seguenti compiti:

-       certificazione e verifica degli adempimenti cui sono tenute le Regioni per il triennio 2005-2007 ai fini dell’accesso all’incremento delle risorse finanziarie a carico del bilancio dello Stato, da riportare al Tavolo tecnico presso il Ministero dell’economia e finanze (programmazione regionale e mantenimento dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza; piano regionale della prevenzione e aggiornamento del personale sanitario);

-       verifica della realizzazione dei piani regionali di contenimento delle liste di attesa;

-       monitoraggio del rapporto costi/livelli essenziali di assistenza a partire dal monitoraggio già effettuato per gli anni 2001-2002 e sviluppo di una metodologia per l’analisi delle condizioni di appropriatezza ed efficienza nell’utilizzo delle risorse nell’erogazione degli stessi LEA.

 

L’articolo 1, comma 180, della citata legge n. 311 del 2004 disciplina le ipotesi di inadempimento - da parte delle regioni - degli obblighi di contenimento della spesa sanitaria (definiti, nel dettaglio, dalla successiva Intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005), ovvero i casi di disavanzo di gestione (di cui all’articolo 1, comma 174, della medesima legge n. 311 del 2004).

In tali ipotesi, la regione interessata, anche avvalendosi del supporto tecnico dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, procede ad una ricognizione delle cause ed elabora un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio. Inoltre, essa stipula con i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze un accordo che definisca gli interventi necessari per il conseguimento dell'equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e degli adempimenti summenzionati.

La sottoscrizione dell'accordo e la verifica (in senso positivo) dell'attuazione del programma sono condizioni necessarie ai fini della riattribuzione (anche in maniera parziale e graduale) alla regione del maggior finanziamento previsto dall’articolo 1, comma 164, della medesima legge n. 311 del 2004, ossia delle risorse aggiuntive (rispetto al finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre ordinariamente lo Stato[21]) destinate al ripiano dei disavanzi nel settore sanitario.

 

Il comma 2 dell’articolo in esameprevede la nomina di un commissario ad acta, per l’intero periodo di vigenza del singolo Piano di rientro, da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, nell’ipotesi che la regione non adempia alla diffida di cui al comma 1, ovvero nel caso in cui gli atti e le azioni posti in essere, valutati dai predetti Tavolo e Comitato, risultino inidonei o insufficienti al raggiungimento degli obiettivi programmati. Gli eventuali oneri derivanti dalla nomina del commissario ad acta sono a carico della regione interessata.

Nel corso dell’iter legislativo presso l’altro ramo del Parlamento, è stata introdotta la facoltà del commissario ad acta di proporre la sostituzione dei direttori generali delle ASL ovvero delle aziende ospedaliere.

È stata sancita, altresì, l’incompatibilità della nomina del commissario ad acta con l’affidamento o la prosecuzione di qualsiasi incarico istituzionale presso la regione commissariata.

Da ultimo, è stato aggiunto il comma 2-bis all’articolo in commento, in cui è previsto che i crediti interessati dalle procedure di accertamento e riconciliazione del debito pregresso al 31 dicembre 2005, attivate dalle regioni nell'ambito dei piani di rientro dai deficit sanitari, per i quali sia stata inoltrata ai creditori richiesta di informazioni da rendere entro un termine definito, si prescrivono in cinque anni dalla data in cui sono maturati e comunque non prima di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, qualora, alla scadenza del termine fissato, non sia pervenuta la comunicazione richiesta.

A decorrere dal termine per la predetta comunicazione, i crediti di cui al presente comma non producono interessi.

 

Da ultimo, si segnala che il Senato ha riformulato la rubrica dell’articolo in esame denominandola (in origine il titolo della rubrica era “Commissariamento di regioni inadempienti”).

 


Articolo 5
(Misure di governo della spesa e di sviluppo
del settore farmaceutico)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 5.

(Misure di governo della spesa e di sviluppo del settore farmaceutico)

Articolo 5.

(Misure di governo della spesa e di sviluppo del settore farmaceutico)

1. A decorrere dall'anno 2008 l'onere a carico del SSN per l'assistenza farmaceutica territoriale, comprensiva sia della spesa dei farmaci erogati sulla base della disciplina convenzionale, al lordo delle quote di partecipazione alla spesa a carico degli assistiti, sia della distribuzione diretta, inclusa la distribuzione per conto e la distribuzione in dimissione ospedaliera, non può superare a livello nazionale ed in ogni singola regione il tetto del 14,4 per cento del finanziamento cui concorre ordinariamente lo Stato, comprensivo delle risorse vincolate di spettanza regionale e al netto delle somme erogate per il finanziamento di attività non rendicontate dalle Aziende sanitarie. Il valore assoluto dell'onere a carico del SSN per la predetta assistenza farmaceutica, sia a livello nazionale che in ogni singola regione è annualmente determinato dal Ministero della salute, entro il 15 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, sulla base del riparto delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale deliberato dal CIPE, ovvero, in sua assenza, sulla base della proposta di riparto del Ministro della salute, da formulare entro il 15 ottobre. Entro 15 giorni dalla fine di ciascun mese, le regioni trasmettono all'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze i dati della distribuzione diretta, come definita dal presente comma, per singola specialità medicinale, relativi al mese precedente, secondo le specifiche tecniche definite dal decreto del Ministro della salute in data 31 luglio 2007, concernente l'istituzione del flusso informativo delle prestazioni farmaceutiche effettuate in distribuzione diretta. Il rispetto da parte delle regioni di quanto disposto dal presente comma costituisce adempimento ai fini dell'accesso al finanziamento integrativo a carico dello Stato. Nelle more della concreta e completa attivazione del flusso informativo della distribuzione diretta, alle regioni che non hanno fornito i dati viene attribuita, ai fini della determinazione del tetto e della definizione dei budget di cui al comma 2, in via transitoria e salvo successivo conguaglio, una spesa per distribuzione diretta pari al 40 per cento della spesa complessiva per l'assistenza farmaceutica non convenzionata rilevata dal flusso informativo del nuovo sistema informativo sanitario.

1. A decorrere dall'anno 2008 l'onere a carico del SSN per l'assistenza farmaceutica territoriale, comprensiva sia della spesa dei farmaci erogati sulla base della disciplina convenzionale, al lordo delle quote di partecipazione alla spesa a carico degli assistiti, sia della distribuzione diretta di medicinali collocati in classe «A» ai fini della rimborsabilità, inclusa la distribuzione per conto e la distribuzione in dimissione ospedaliera, non può superare a livello nazionale ed in ogni singola regione il tetto del 14 per cento del finanziamento cui concorre ordinariamente lo Stato, inclusi gli obiettivi di piano e le risorse vincolate di spettanza regionale e al netto delle somme erogate per il finanziamento di attività non rendicontate dalle Aziende sanitarie. Il valore assoluto dell'onere a carico del SSN per la predetta assistenza farmaceutica, sia a livello nazionale che in ogni singola regione è annualmente determinato dal Ministero della salute, entro il 15 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, sulla base del riparto delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale deliberato dal CIPE, ovvero, in sua assenza, sulla base della proposta di riparto del Ministro della salute, da formulare entro il 15 ottobre. Entro 15 giorni dalla fine di ciascun mese, le regioni trasmettono all'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze i dati della distribuzione diretta, come definita dal presente comma, per singola specialità medicinale, relativi al mese precedente, secondo le specifiche tecniche definite dal decreto del Ministro della salute 31 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 2 ottobre 2007, concernente l'istituzione del flusso informativo delle prestazioni farmaceutiche effettuate in distribuzione diretta. Le regioni, entro i quindici giorni successivi ad ogni trimestre, trasmettono all'AIFA, al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze i dati relativi alla spesa farmaceutica ospedaliera. Il rispetto da parte delle regioni di quanto disposto dal presente comma costituisce adempimento ai fini dell'accesso al finanziamento integrativo a carico dello Stato. Nelle more della concreta e completa attivazione del flusso informativo della distribuzione diretta, alle regioni che non hanno fornito i dati viene attribuita, ai fini della determinazione del tetto e della definizione dei budget di cui al comma 2, in via transitoria e salvo successivo conguaglio, una spesa per distribuzione diretta pari al 40 per cento della spesa complessiva per l'assistenza farmaceutica non convenzionata rilevata dal flusso informativo del nuovo sistema informativo sanitario.

2. A decorrere dall'anno 2008 è avviato il nuovo sistema di regolazione della spesa dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale, che è così disciplinato:

2. Identico:

      a) il sistema nel rispetto dei vincoli di spesa di cui al comma 1, è basato sulla attribuzione da parte dell'AIFA, a ciascuna Azienda titolare di autorizzazioni all'immissione in commercio di farmaci (AIC), entro il 15 gennaio di ogni anno, di un budget annuale calcolato sulla base dei volumi e dei prezzi degli ultimi dodici mesi per i quali sono disponibili i dati, distintamente per i farmaci equivalenti e per i farmaci ancora coperti da brevetto. Dal calcolo di cui al precedente periodo viene detratto, ai fini dell'attribuzione del budget, l'ammontare delle somme restituite al Servizio sanitario nazionale per effetto dell'articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e del comma 3. Viene detratto, altresì, il valore della minore spesa prevedibilmente conseguibile nell'anno per il quale è effettuata l'attribuzione del budget, a seguito delle decadenze di brevetti in possesso dell'azienda presa in considerazione; tale valore è calcolato sulla base dei dati dell'anno precedente. Ai fini della definizione dei budget l'AIFA utilizza anche il 60 per cento delle risorse incrementali derivanti dall'eventuale aumento del tetto di spesa rispetto all'anno precedente e di quelle rese disponibili dalla riduzione di spesa complessiva prevista per effetto delle decadenze di brevetto che avvengono nell'anno per il quale è effettuata l'attribuzione del budget. Un ulteriore 20 per cento delle risorse incrementali, come sopra definite, costituisce un fondo aggiuntivo per la spesa dei farmaci innovativi che saranno autorizzati nel corso dell'anno, mentre il restante 20 per cento costituisce un fondo di garanzia per esigenze allocative in corso d'anno. Il possesso, da parte di un farmaco, del requisito della innovatività è ricono­sciuto dall'AIFA, sentito il parere formulato dalla Commissione consultiva tecnico-scientifica istituita presso la stessa Agenzia, e ha validità per 36 mesi agli effetti del presente articolo, fatta salva la possibilità dell'AIFA di rivalutare l'innovatività sulla base di nuovi elementi tecnico-scientifici resisi disponibili;

      a) il sistema nel rispetto dei vincoli di spesa di cui al comma 1, è basato sulla attribuzione da parte dell'AIFA, a ciascuna Azienda titolare di autorizzazioni all'immissione in commercio di farmaci (AIC), entro il 15 gennaio di ogni anno, di un budget annuale calcolato sulla base dei volumi e dei prezzi degli ultimi dodici mesi per i quali sono disponibili i dati, distintamente per i farmaci equivalenti e per i farmaci ancora coperti da brevetto. Dal calcolo di cui al precedente periodo viene detratto, ai fini dell'attribuzione del budget, l'ammontare delle somme restituite al Servizio sanitario nazionale per effetto dell'articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e del comma 3 del presente articolo. Viene detratto, altresì, il valore della minore spesa prevedibilmente conseguibile nell'anno per il quale è effettuata l'attribuzione del budget, a seguito delle decadenze di brevetti in possesso dell'azienda presa in considerazione; tale valore è calcolato sulla base dei dati dell'anno precedente. Ai fini della definizione dei budget l'AIFA utilizza anche il 60 per cento delle risorse incrementali derivanti dall'eventuale aumento del tetto di spesa rispetto all'anno precedente e di quelle rese disponibili dalla riduzione di spesa complessiva prevista per effetto delle decadenze di brevetto che avvengono nell'anno per il quale è effettuata l'attribuzione del budget. Un ulteriore 20 per cento delle risorse incrementali, come sopra definite, costituisce un fondo aggiuntivo per la spesa dei farmaci innovativi che saranno autorizzati nel corso dell'anno, mentre il restante 20 per cento costituisce un fondo di garanzia per esigenze allocative in corso d'anno. Il possesso, da parte di un farmaco, del requisito della innovatività è ricono­sciuto dall'AIFA, sentito il parere formulato dalla Commissione consultiva tecnico-scientifica istituita presso la stessa Agenzia, e ha validità per 36 mesi agli effetti del presente articolo, fatta salva la possibilità dell'AIFA di rivalutare l'innovatività sulla base di nuovi elementi tecnico-scientifici resisi disponibili;

      b) la somma dei budget di ciascuna Azienda, incrementata del fondo aggiuntivo per la spesa dei farmaci innovativi di cui alla lettera a), nonché dell'ulteriore quota del 20 per cento prevista dallo stesso comma, deve risultare uguale all'onere a carico del SSN per l'assistenza farmaceutica a livello nazionale, come determinato al comma 1;

      b) la somma dei budget di ciascuna Azienda, incrementata del fondo aggiuntivo per la spesa dei farmaci innovativi di cui alla lettera a), nonché dell'ulteriore quota del 20 per cento prevista dalla stessa lettera a), deve risultare uguale all'onere a carico del SSN per l'assistenza farmaceutica a livello nazionale, come determinato al comma 1;

      c) in fase di prima applicazione della disposizione di cui alla lettera a) e nelle more della concreta e completa attivazione dei flussi informativi, l'AIFA, partendo dai prezzi in vigore al 1o gennaio 2007 risultanti dalle misure di contenimento della spesa farmaceutica di cui all'articolo 1, comma 796, lettera f), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, attribuisce a ciascuna Azienda titolare di AIC, entro il 31 gennaio 2008, un budget provvisorio sulla base delle regole di attribuzione del budget definite dalla stessa lettera a). Il budget definitivo viene attribuito a ciascuna Azienda entro il 30 settembre 2008 alla luce dei dati sulla distribuzione diretta forniti dalle regioni ai sensi del citato decreto del Ministro della salute in data 31 luglio 2007. In assenza di tali dati, ad ogni Azienda viene attribuito un valore di spesa per la distribuzione diretta proporzionale all'incidenza dei farmaci di PHT di cui alla determinazione AIFA del 29 ottobre 2004, pubblicata nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 259 del 4 novembre 2004;

      c) in fase di prima applicazione della disposizione di cui alla lettera a) e nelle more della concreta e completa attivazione dei flussi informativi, l'AIFA, partendo dai prezzi in vigore al 1o gennaio 2007 risultanti dalle misure di contenimento della spesa farmaceutica di cui all'articolo 1, comma 796, lettera f), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, attribuisce a ciascuna Azienda titolare di AIC, entro il 31 gennaio 2008, un budget provvisorio sulla base delle regole di attribuzione del budget definite dalla stessa lettera a). Il budget definitivo viene attribuito a ciascuna Azienda entro il 30 settembre 2008 alla luce dei dati sulla distribuzione diretta forniti dalle regioni ai sensi del citato decreto del Ministro della salute in data 31 luglio 2007. In assenza di tali dati, ad ogni Azienda viene attribuito un valore di spesa per la distribuzione diretta proporzionale all'incidenza dei farmaci di PHT di cui alla determinazione AIFA del 29 ottobre 2004, pubblicata nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 259 del 4 novembre 2004, e successive modificazioni;

      d) l'AIFA effettua il monitoraggio mensile dei dati di spesa farmaceutica e comunica le relative risultanze al Ministero della salute ed al Ministero dell'economia e delle finanze con la medesima cadenza. L'AIFA verifica al 31 maggio, al 30 settembre e al 31 dicembre di ogni anno l'eventuale superamento a livello nazionale del tetto di spesa di cui al comma 1, calcolato sulla base dei dati dell'Osservatorio nazionale dell'impiego dei medicinali, disciplinato dall'articolo 68 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dall'articolo 18 del decreto del Ministro della salute 20 settembre 2004, n. 245, nonché sulla base dei dati delle regioni concernenti la distribuzione diretta di cui al medesimo comma 1;

      d) l'AIFA effettua il monitoraggio mensile dei dati di spesa farmaceutica e comunica le relative risultanze al Ministero della salute ed al Ministero dell'economia e delle finanze con la medesima cadenza. L'AIFA verifica al 31 maggio, al 30 settembre e al 31 dicembre di ogni anno l'eventuale superamento a livello nazionale del tetto di spesa di cui al comma 1, calcolato sulla base dei dati dell'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, disciplinato dall'articolo 68 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dall'articolo 18 del regolamento di cui al decreto del Ministro della salute 20 settembre 2004, n. 245, nonché sulla base dei dati delle regioni concernenti la distribuzione diretta di cui al medesimo comma 1;

      e) qualora i valori di spesa verificati al 31 maggio di ogni anno superino la somma, rapportata ai primi 5 mesi dell'anno, dei budget aziendali, con gli incrementi di cui alla lettera b), si dà luogo al ripiano dello sforamento determinato nel predetto arco temporale, secondo le regole definite al comma 3. Qualora i valori di spesa verificati al 30 settembre di ogni anno superino la somma, rapportata ai primi 9 mesi dell'anno, dei budget aziendali, con gli incrementi di cui alla predetta lettera b), si dà luogo al ripiano dello sforamento stimato del periodo 1o giugno-31 dicembre, salvo conguaglio determinato sulla base della rilevazione del 31 dicembre, secondo le regole definite al comma 3. La predetta stima tiene conto della variabilità dei consumi nel corso dell'anno.

      e) identica.

3. Le regole per il ripiano dello sforamento sono così definite:

3. Identico:

      a) l'intero sforamento è ripartito a lordo IVA tra aziende farmaceutiche, gros­sisti e farmacisti in misura proporzionale alle relative quote di spettanza sui prezzi dei medicinali, tenendo conto dell'incidenza della distribuzione diretta sulla spesa complessiva. L'entità del ripiano è calcolata, per ogni singola azienda, in proporzione al superamento del budget attribuito di cui al comma 2, lettera b). Al fine di favorire lo sviluppo e la disponibilità dei farmaci innovativi la quota dello sforamento imputabile al superamento, da parte di tali farmaci, del fondo aggiuntivo di cui alla citata lettera b) del comma 2 è ripartita, ai fini del ripiano, al lordo IVA, tra tutte le aziende titolari di AIC in proporzione dei rispettivi fatturati relativi ai medicinali non innovativi coperti da brevetto;

      a) l'intero sforamento è ripartito a lordo IVA tra aziende farmaceutiche, gros­sisti e farmacisti in misura proporzionale alle relative quote di spettanza sui prezzi dei medicinali, tenendo conto dell'incidenza della distribuzione diretta sulla spesa complessiva. L'entità del ripiano è calcolata, per ogni singola azienda, in proporzione al superamento del budget attribuito di cui al comma 2, lettera a). Al fine di favorire lo sviluppo e la disponibilità dei farmaci innovativi la quota dello sforamento imputabile al superamento, da parte di tali farmaci, del fondo aggiuntivo di cui alla citata lettera a) del comma 2 è ripartita, ai fini del ripiano, al lordo IVA, tra tutte le aziende titolari di AIC in proporzione dei rispettivi fatturati relativi ai medicinali non innovativi coperti da brevetto;

      b) la quota di ripiano determinata a seguito della verifica al 31 maggio, è comunicata dall'AIFA a ciascuna Azienda entro il 15 luglio. La quota di ripiano determinata a seguito della verifica al 30 settembre è comunicata dall'AIFA a ciascuna Azienda entro il 15 novembre. Le Aziende effettuano il ripiano entro 15 giorni dalla comunicazione dell'AIFA, dandone contestuale comunicazione all'AIFA e ai Ministeri dell'economia e delle finanze e della salute;

      b) identica;

      c) ai fini del ripiano, per le aziende farmaceutiche si applica il sistema di cui all'articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296; per la quota a carico dei grossisti e dei farmacisti, l'AIFA ridetermina, per i sei mesi succes­sivi, le relative quote di spettanza sul prezzo di vendita dei medicinali e il corrispondente incremento della percen­tuale di sconto a favore del SSN. Le aziende farmaceutiche versano gli importi dovuti, entro i termini previsti dalla lettera b) del presente comma, direttamente alle regioni dove si è verificato lo sforamento in proporzione al superamento del tetto di spesa regionale;

      c) identica;

      d) la mancata integrale correspon­sione a tutte le regioni interessate, da parte delle aziende, di quanto dovuto nei termini perentori previsti, comporta la riduzione dei prezzi dei farmaci ancora coperti da brevetto, in misura tale da coprire l'importo corrispondente, incrementato del 20 per cento, nei successivi sei mesi.

      d) identica.

4. Entro il 1o dicembre di ogni anno l'AIFA elabora la stima della spesa farmaceutica, così come definita al comma 1, relativa all'anno successivo distintamente per ciascuna regione e la comunica alle medesime regioni. Le regioni che, secondo le stime comunicate dall'AIFA, superano il tetto di spesa regionale prefissato, di cui al comma 1, sono tenute ad adottare misure di contenimento della spesa, ivi inclusa la distribuzione diretta, per un ammontare pari almeno al 30 per cento dello sforamento e dette misure costituiscono adempimento regionale ai fini dell'accesso al finanzia­mento integrativo a carico dello Stato. Le regioni utilizzano eventuali entrate da compartecipazioni alla spesa a carico degli assistiti a scomputo dell'ammontare delle misure a proprio carico.

4. Entro il 1o dicembre di ogni anno l'AIFA elabora la stima della spesa farmaceutica, così come definita al comma 1, relativa all'anno successivo distintamente per ciascuna regione e la comunica alle medesime regioni. Le regioni che, secondo le stime comunicate dall'AIFA, superano il tetto di spesa regionale prefissato, di cui al comma 1, sono tenute ad adottare misure di contenimento della spesa, ivi inclusa la distribuzione diretta, per un ammontare pari almeno al 30 per cento dello sforamento; dette misure costituiscono adempimento regionale ai fini dell'accesso al finanzia­mento integrativo a carico dello Stato. Le regioni utilizzano eventuali entrate da compartecipazioni alla spesa a carico degli assistiti a scomputo dell'ammontare delle misure a proprio carico.

5. A decorrere dall'anno 2008 la spesa farmaceutica ospedaliera così come rilevata dai modelli CE, al netto della distribuzione diretta come definita al comma 1, non può superare a livello di ogni singola regione la misura percentuale del 2 per cento del finanziamento cui concorre ordinariamente lo Stato, inclusi gli obiettivi di piano e le risorse vincolate di spettanza regionale e al netto delle somme erogate per il finanziamento di attività non rendicontate dalle Aziende sanitarie. L'eventuale sforamento di detto valore è recuperato interamente a carico della regione attraverso misure di contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera o di voci equivalenti della spesa ospedaliera non farmaceutica o di altre voci del Servizio sanitario regionale o con misure di copertura a carico di altre voci del bilancio regionale. Non è tenuta al ripiano la regione che abbia fatto registrare un equilibrio economico complessivo.

5. A decorrere dall'anno 2008 la spesa farmaceutica ospedaliera così come rilevata dai modelli CE, al netto della distribuzione diretta come definita al comma 1, non può superare a livello di ogni singola regione la misura percentuale del 2,4 per cento del finanziamento cui concorre ordinariamente lo Stato, inclusi gli obiettivi di piano e le risorse vincolate di spettanza regionale e al netto delle somme erogate per il finanziamento di attività non rendicontate dalle Aziende sanitarie. L'eventuale sforamento di detto valore è recuperato interamente a carico della regione attraverso misure di contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera o di voci equivalenti della spesa ospedaliera non farmaceutica o di altre voci del Servizio sanitario regionale o con misure di copertura a carico di altre voci del bilancio regionale. Non è tenuta al ripiano la regione che abbia fatto registrare un equilibrio economico complessivo.

 

5-bis. All'articolo 6 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, è aggiunto il seguente comma:

«2-bis. Sono nulli i provvedimenti regionali di cui al comma 2, assunti in difformità da quanto deliberato, ai sensi del comma 1, dalla Commissione unica del farmaco o, successivamente alla istituzione dell'AIFA, dalla Commissione consultiva tecnico-scientifica di tale Agenzia, fatte salve eventuali ratifiche adottate dall'AIFA antecedentemente al 1o ottobre 2007»

 

5-ter. Per la prosecuzione del progetto «Ospedale senza dolore» di cui all'accordo tra il Ministro della sanità, le regioni e le province autonome, sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in data 24 maggio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 29 giugno 2001, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2007.

 

5-quater. Nella prescrizione dei farmaci equivalenti il medico indica in ricetta o il nome della specialità medicinale o il nome del generico.

 

5-quinquies. Al comma 8 dell'articolo 48 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente:

 

      «c-bis) mediante eventuali introiti derivanti da contratti stipulati con soggetti privati per prestazioni di consulenza, collaborazione, assistenza, ricerca, aggiornamento, formazione agli operatori sanitari e attività editoriali, destinati a contribuire alle iniziative e agli interventi di cofinanziamento pubblico e privato finalizzati alla ricerca di carattere pubblico sui settori strategici del farmaco di cui alla lettera g) del comma 5, ferma restando la natura di ente pubblico non economico dell'Agenzia».

 

5-sexies. Al comma 1, secondo periodo, dell'articolo 16 della legge 21 ottobre 2005, n. 219, e successive modificazioni, dopo le parole: «ad uso autologo» sono inserite le seguenti: «, agli intermedi destinati alla produzione di emoderivati individuati con decreto del Ministro della salute su proposta dell'AIFA».

 

 

La relazione illustrativa e quella tecnica (del disegno di legge di conversione del presente decreto) osservano che le norme introdotte dall’articolo 5 in commento costituiscono la trasposizione del documento prodotto dal "tavolo misto Stato-regioni" in materia di spesa farmaceutica.

Il comma 1, come modificato dal Senato, riguarda i limiti di spesa per l'assistenza farmaceutica territoriale (ossia per la distribuzione di medicinali da parte delle farmacie pubbliche e private convenzionate e per la distribuzione diretta da parte delle strutture del Servizio sanitario nazionale).

In particolare, il primo periodo stabilisce che, a decorrere dal 2008, l'onere a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN) per l'assistenza farmaceutica territoriale non può superare il 14 per cento del finanziamento complessivo ordinario del medesimo SSN (il decreto-legge, nel testo originario, fa riferimento alla percentuale del 14,4 per cento).

La spesa farmaceutica in oggetto comprende:

§      la distribuzione dei farmaci in via convenzionata, al lordo delle quote di partecipazione a carico degli assistiti (ticket regionali);

§      la distribuzione diretta dei medicinali collocati in classe “A” ai fini della rimborsabilità, inclusa la distribuzione “per conto” e la distribuzione in dimissione ospedaliera. Secondo il D.M. del 31 luglio 2007, Istituzione del flusso informativo delle prestazioni farmaceutiche effettuate in distribuzione diretta o per conto, sono ricomprese nella distribuzione diretta le erogazioni di farmaci ai pazienti, per il consumo al proprio domicilio, effettuate attraverso le strutture sanitarie. Sono altresì ricomprese nella distribuzione diretta le erogazioni di farmaci agli assistiti, per il consumo al proprio domicilio, effettuate attraverso le farmacie “per conto” delle Aziende sanitarie locali sulla base di specifici accordi con le farmacie convenzionate.

In proposito, si segnala che il riferimento ai medicinali collocati in classe “A” è stato inserito nel corso dell’esame del provvedimento presso il Senato.

 

Si ricorda che i farmaci di classe A[22], rimborsabili dal SSN, sono i medicinali essenziali e i medicinali per malattie croniche, ai sensi dell’articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica).

I medicinali inclusi in fascia A sono individuati da un apposito prontuario predisposto dal Ministero della Salute che viene periodicamente aggiornato e la cui validità si estende a tutto il territorio nazionale.

 

Sono esclusi, invece, dal computo della spesa per l’assistenza farmaceutica territoriale gli oneri relativi alla somministrazione dei medicinali durante i ricoveri ospedalieri.

Nel calcolo del tetto del 14 per cento del finanziamento complessivo del SSN cui concorre ordinariamente lo Stato, si deve tener conto degli obiettivi di piano (il riferimento agli obiettivi di piano è stato introdotto nel corso dell’iter del provvedimento presso il Senato) e delle risorse vincolate di spettanza regionale, mentre non vanno computate le somme erogate per il finanziamento di attività non rendicontate dalle aziende sanitarie.

Il suddetto limite di spesa deve essere rispettato sia a livello nazionale sia in ciascuna regione.

Si ricorda che la disciplina sinora vigente prescrive che il limite di spesa (nazionale e regionale) per l'assistenza farmaceutica territoriale è pari al 13 per cento della spesa sanitaria corrente, mentre il tetto per l'assistenza farmaceutica complessiva è pari al 16 per cento[23]. Si rileva che, nel limite del 13 per cento summenzionato, non rientra la distribuzione diretta per uso domiciliare (da parte delle farmacie ospedaliere o da parte di quelle convenzionate per conto delle aziende sanitarie locali), mentre la medesima è inclusa nel nuovo tetto del 14 per cento.

Come evidenziato anche nella relazione tecnica al disegno di legge di conversione, la normativa vigente prevede che, in caso di superamento dei suddetti limiti di spesa, l’Agenzia italiana per il farmaco (AIFA) adotta i necessari interventi di contenimento nella misura del 60 per cento del superamento dei tetti prestabiliti (attuando, tra l’altro, una ridefinizione della quota di spettanza al produttore). Il restante 40 per cento è a carico delle regioni che devono adottare specifiche misure in materia farmaceutica.

La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) ha previsto la proroga di tutte le misure assunte dall’AIFA nel corso del 2006, al fine di conseguire gli obiettivi di contenimento della spesa farmaceutica per l’anno 2007, prevedendo, altresì, la possibilità di una rideterminazione di tali misure ove in sede di monitoraggio si riscontri un andamento della spesa medesima difforme da quello programmato.

Riguardo ai limiti per la spesa farmaceutica ospedaliera (al netto della distribuzione diretta), cfr. il comma 5 del presente articolo.

Il secondo periodo del comma 1 in esame dispone che il valore assoluto dell'onere a carico del SSN per la predetta assistenza farmaceutica territoriale, sia a livello nazionale sia per ciascuna regione, sia annualmente determinato dal Ministero della salute, entro il 15 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, sulla base del riparto delle disponibilità finanziarie per il SSN deliberato dal CIPE, ovvero, in sua assenza, sulla base della proposta di riparto del Ministro della salute, da formulare entro il 15 ottobre.

Il successivo terzo periodo prevede che, entro 15 giorni dalla fine di ciascun mese, le regioni trasmettano all'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), al Ministero della salute ed al Ministero dell’economia e delle finanze i dati della distribuzione diretta (da parte, come detto, delle farmacie ospedaliere oppure da parte delle farmacie convenzionate per conto delle aziende sanitarie locali), per ogni specialità medicinale, relativi al mese precedente, secondo le specifiche tecniche definite dal già citato decreto del Ministro della salute del 31 luglio 2007[24], concernente l'istituzione del flusso informativo delle prestazioni farmaceutiche effettuate in distribuzione diretta.

A seguito delle modifiche apportate dal Senato, le regioni, entro 15 giorni successivi ad ogni trimestre, trasmettono altresì all'AIFA, al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze i dati relativi alla spesa farmaceutica ospedaliera (quarto periodo).

Il quinto periodo conferma il principio in base al quale il rispetto dei limiti di spesa per l'assistenza farmaceutica territoriale costituisce una condizione per l'accesso da parte delle regioni alle quote di finanziamento integrativo del SSN a carico dello Stato (ossia alle risorse aggiuntive a quelle ordinariamente destinate dallo Stato al finanziamento del Servizio sanitario nazionale[25]).

Il sesto periodo specifica che, nelle more della completa attivazione del flusso informativo summenzionato, alle regioni che non forniscano i dati della distribuzione diretta dei medicinali, come previsto al terzo periodo del comma in esame, viene attribuita, in via transitoria e salvo conguaglio, ai fini della determinazione del limite di spesa farmaceutica e della definizione dei budget aziendali di cui al successivo comma 2, una quota di spesa, relativa alla distribuzione diretta, pari al 40 per cento della spesa farmaceutica complessiva non convenzionata, come rilevata in base al Nuovo sistema informativo sanitario.

 

Il comma 2 reca norme finalizzateall’introduzione, a decorrere dal 2008, di un nuovo sistema di regolazione della spesa dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale.

In base alla nuova disciplina, l'AIFA attribuisce, entro il 15 gennaio di ciascun anno, ad ogni azienda titolare di autorizzazioni all'immissione in commercio di farmaci un budget annuale, calcolato sulla base dei volumi e dei prezzi relativi agli ultimi dodici mesi per i quali siano disponibili i dati, distintamente per i medicinali equivalenti e per quelli ancora coperti da brevetto.

Dall'importo in questione sono detratti:

§      le somme restituite al Servizio sanitario nazionale (per il superamento dei limiti di spesa farmaceutica) ai sensi dell'articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), nonché del successivo comma 3 del presente articolo;

§      il valore della minore spesa prevedibilmente registrabile nel nuovo anno a séguito dell'eventuale decadenza di brevetti dell'azienda.

Inoltre, nella determinazione del budget aziendale, si tiene conto solo nella misura del 60 per cento:

1)  dell'eventuale incremento in valori assoluti del limite di spesa di cui al comma 1 rispetto all'anno precedente, incremento derivante dall'eventuale crescita della base di calcolo su cui si applica il tetto del 14 per cento;

2)  delle risorse rese disponibili (sempre a livello nazionale) per effetto delle decadenze di brevetto che avvengano nell'anno per il quale sia attribuito il budget.

Le risorse residue, derivanti dalla limitazione al 60 per cento nell'imputazione delle somme di cui ai precedenti numeri 1) e 2), sono attribuite per metà (20 per cento) ad un Fondo aggiuntivo per la spesa dei farmaci innovativi che saranno autorizzati nel corso dell'anno e per metà (20 per cento) ad un Fondo di garanzia per esigenze allocative che emergano nell'anno medesimo.

A tal fine, l'innovatività di un medicinale è riconosciuta dall'AIFA, sentito il parere della Commissione consultiva tecnico-scientifica per la valutazione dei farmaci istituita presso la stessa Agenzia dal decreto-legge 30 settembre 2003[26], n. 269, e ha validità per 36 mesi, fatta salva la possibilità dell’AIFA di rivalutare l'innovatività sulla base di nuovi elementi tecnico-scientifici (lettera a)).

 

La lettera b) del comma in esame statuisce che la somma dei budget di ciascuna azienda, incrementata dal Fondo relativo alla spesa per i farmaci innovativi e dal Fondo di garanzia per esigenze allocative in corso d’anno, deve corrispondere all'onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica territoriale, come definito al comma 1.

 

La lettera c) concerne la determinazione dei budget aziendali in via di prima applicazione della nuova disciplina e nelle more della completa attivazione dei flussi informativi summenzionati (relativi alla distribuzione diretta dei medicinali da parte delle farmacie ospedaliere oppure da parte delle farmacie convenzionate per conto delle aziende sanitarie locali). Si prevede che, in tale fase, l'AIFA attribuisca, entro il 31 gennaio 2008, un budget provvisorio, sulla base dei criteri di cui alla precedente lettera a) e dei prezzi in vigore al 1° gennaio 2007 (come risultanti dall'applicazione delle misure di contenimento della spesa farmaceutica di cui all'articolo 1, comma 796, lettera f), della legge n. 296 del 2006). Il budget definitivo viene stabilito entro il 30 settembre 2008, in base ai dati derivanti dai suddetti flussi informativi; in mancanza degli stessi, ad ogni azienda è attribuito un valore di spesa per la distribuzione diretta proporzionale all'incidenza dei farmaci di PHT (prontuario della distribuzione diretta), di cui alla determinazione dell'AIFA del 29 ottobre 2004[27].

 

Come già ricordato, la lettera f) del citato comma 796 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 conferma, per gli anni 2007 e seguenti, i provvedimenti adottati dal dicembre 2005 al settembre 2006 dall’Agenzia italiana del farmaco ai fini del contenimento della spesa farmaceutica nei limiti massimi stabiliti dall’ordinamento (cfr. le deliberazioni del Consiglio di amministrazione n. 34 del 22 dicembre 2005, n. 18 dell'8 giugno 2006, n. 21 del 21 giugno 2006, n. 25 del 20 settembre 2006 e n. 26 del 27 settembre 2006).

La relazione tecnica al disegno di legge finanziaria 2007 precisa che tale disposizione determina risparmi per 800 milioni di euro nel 2007, 825 milioni di euro nel 2008 e 852 milioni di euro nel 2009.

Le citate economie derivano dalla riduzione del 10 per cento del prezzo dei farmaci, dallo sconto dello 0,6 per cento a carico del produttore e da una rimodulazione del prontuario (con riferimento ai prodotti per i quali si è registrato un incremento dei consumi significativo nel 2006).

 

Ai sensi della lettera d), l'AIFA svolge il monitoraggio mensile dei dati di spesa farmaceutica e comunica le risultanze al Ministero della salute ed al Ministero dell’economia e delle finanze con la medesima cadenza. L'AIFA, inoltre, verifica l'eventuale superamento, con riguardo al 31 maggio, al 30 settembre ed al 31 dicembre di ogni anno, del limite di spesa (nazionale e regionale) di cui al comma 1, sulla base dei dati forniti dall'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali[28] e di quelli comunicati dalle regioni relativamente alla summenzionata distribuzione diretta.

 

In base alla lettera e), qualora dalla verifica relativa al 31 maggio o da quella relativa al 30 settembre risulti che i valori di spesa superino la somma degli importi - rapportati, rispettivamente, ai primi cinque e ai primi nove mesi dell'anno - dei budget aziendali, incrementati con le risorse dei citati fondi per i farmaci innovativi e per esigenze allocative, si dà luogo al ripiano secondo la disciplina di cui al successivo comma 3. Peraltro, nel caso della rilevazione relativa al 30 settembre, il ripiano non concerne l'eccedenza già verificatasi, ma quella stimata (tenuto conto della variabilità dei consumi nel corso dell'anno) con riguardo al periodo 1° giugno-31 dicembre, salvo conguaglio sulla base della verifica relativa al 31 dicembre.

 

Il comma 3 definisce le norme per il ripiano in caso di superamento dei limiti di spesa per l'assistenza farmaceutica territoriale.

In particolare, la lettera a) prevede che l'intera eccedenza di spesa sia ripartita - al lordo dell'IVA - tra aziende farmaceutiche, grossisti e farmacisti in misura proporzionale alle relative quote di spettanza sui prezzi dei medicinali e tenendo conto dell'incidenza della distribuzione diretta (da parte, come detto, delle farmacie ospedaliere o da parte di quelle convenzionate per conto delle aziende sanitarie locali) sulla spesa complessiva.

 

Si ricorda che le quote di spettanza - a valere sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell'IVA - sono pari, rispettivamente, al 66,65 per cento per le aziende farmaceutiche, al 6,65 per cento per i grossisti ed al 26,7 per cento per i farmacisti[29].

L’articolo 1, comma 796, lettera h), della legge n. 296 del 2006, ai fini del contenimento della spesa farmaceutica per il Servizio sanitario nazionale, ha demandato all’AIFA la rideterminazione provvisoria delle quote di spettanza dovute al farmacista e al grossista per i farmaci rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale oggetto delle misure di contenimento di cui alla lettera g) (v. infra)

In attuazione di tale disposizione, la determinazione dell’AIFA del 9 febbraio 2007 ha rideterminato temporaneamente, per i citati prodotti, le quote di spettanza dovute al farmacista e al grossista a norma dell'articolo 1, comma 40, della legge n. 662 del 1996, fissandole rispettivamente al 26,19 per cento e 6,52 per cento sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell'IVA. La quota di spettanza per l'azienda farmaceutica rimane fissata al 66,65 per cento. Il grossista nella cessione al farmacista applica un valore pari a 73,17 per cento. Il SSN nel procedere alla corresponsione di quanto dovuto alle farmacie trattiene, a titolo di sconto, l'importo corrispondente allo 0,6 per cento del prezzo al pubblico comprensivo dell'IVA equivalente alla differenza tra il prezzo al pubblico al netto di IVA e le quote di spettanza sopra individuate.

 

La misura del ripiano a carico della singola azienda è determinata in proporzione al superamento del budget ad essa attribuito dall'AIFA (ai sensi del comma 2). Sull'entità del ripiano così definita, si applica il riparto in base alle quote di spettanza summenzionate.

Una specifica norma è, poi, finalizzata a favorire lo sviluppo e la disponibilità dei farmaci innovativi. A tal fine, la quota di eccedenza di spesa imputabile al superamento, da parte dei farmaci innovativi, delle risorse aggiuntive previsto dal precedente comma 2, lettera a), è ripartita, ai fini del ripiano, al lordo dell'IVA, fra tutte le aziende farmaceutiche, in proporzione ai rispettivi fatturati relativi ai medicinali non innovativi coperti da brevetto.

La lettera c) prescrive che, per la quota di ripiano a loro carico, le aziende farmaceutiche versino gli importi determinati in base alle tabelle di equivalenza degli effetti economico-finanziari per il Servizio sanitario nazionale approvate dall'AIFA, ai sensi dell’articolo 1, comma 796, lettera g) della legge n. 296 del 2006[30].

Per la quota a carico dei grossisti e dei farmacisti, l’AIFA ridetermina, per i sei mesi successivi, le relative quote di spettanza sul prezzo di vendita dei medicinali e il corrispondente incremento della percentuale di sconto a favore del SSN.

Le somme sono corrisposte dalle aziende direttamente in favore delle regioni dove si sia verificato il superamento, in proporzione all'entità - in termini percentuali - del medesimo superamento in ciascuna regione (rispetto al limite del 14 per cento).

Secondo la relazione illustrativa, con la previsione del versamento delle somme esclusivamente alle regioni nelle quali si sono determinati superamenti dei tetti di spesa, è stato generalizzato il meccanismo del pay-back[31] per le aziende farmaceutiche, già parzialmente introdotto dalla legge n. 296 del 2006 (finanziaria per il 2007).

 

L‘articolo 1, comma 796, lettera g), della legge finanziaria 2007 prevede che, per il periodo 1º marzo 2007-29 febbraio 2008, le aziende farmaceutiche, entro il termine del 30 gennaio 2007, possono chiedere all’AIFA la sospensione, nei confronti di tutti i propri farmaci, dell’ulteriore riduzione del 5 per cento dei prezzi stabilita dalla deliberazione del consiglio di amministrazione dell’AIFA n. 26 del 27 settembre 2006, limitatamente ad un importo di manovra pari a 807 milioni di euro (ripartito nel seguente modo: 583,7 milioni a carico delle aziende farmaceutiche, 178,7 a carico dei farmacisti e 44,6 milioni a carico dei grossisti).

La richiesta dell’azienda deve essere corredata dalla dichiarazione di impegno al versamento, a favore delle regioni interessate, degli importi indicati nelle tabelle di equivalenza degli effetti economico-finanziari per il servizio sanitario nazionale elaborate dall’AIFA, per un importo complessivo pari all’ammontare, a livello nazionale, della riduzione del 5 cento dei prezzi dei propri farmaci.

L’AIFA approva, entro il 10 febbraio 2007, la richiesta delle aziende farmaceutiche e dispone, con decorrenza 1º marzo 2007, il ripristino dei prezzi dei relativi farmaci in vigore il 30 settembre 2006. Tale ripristino è subordinato al versamento, da parte dell’azienda farmaceutica, degli importi dovuti alle singole regioni, in tre rate di pari importo con le seguenti scadenze: 20 febbraio 2007; 20 giugno 2007; 20 settembre 2007.

Gli atti che comprovano il versamento devono essere trasmessi dalle aziende interessate all’AIFA, al Ministero dell’economia e al Ministero della salute rispettivamente entro il 22 febbraio 2007, 22 giugno 2007 e 22 settembre 2007.

La mancata o tardiva corresponsione di una rata comporta, per l’azienda inadempiente, l’automatico ripristino, dal primo giorno del mese successivo, del prezzo dei farmaci in vigore il 1 ottobre 2006 (data di entrata in vigore della determinazione dell’AIFA del 27 ottobre 2006 che stabilisce la riduzione dei prezzi al pubblico dei medicinali impiegati o dispensati dal SSN).

 

Sul piano procedurale, i termini per la comunicazione da parte dell'AIFA della quota di ripiano e per il relativo pagamento da parte delle aziende sono stabiliti dalla lettera b) del comma in esame, ove si prevede, altresì, che le aziende, entro 15 giorni dalla comunicazione dell’AIFA, segnalino l’avvenuto ripiano all'AIFA, al Ministero dell'economia e delle finanze ed al Ministero della salute.

 

Con riferimento alla citata lettera b), si osserva che sembrano mancare i termini per la comunicazione dell’AIFA alle aziende in ordine agli eventuali conguagli risultanti dalla verifica del 31 dicembre (cfr. le lettere d) ed e) del comma 2).

 

La lettera d) prevede che il mancato o parziale versamento delle somme entro i termini stabiliti comporta la riduzione, nei successivi sei mesi, del prezzo dei farmaci dell'azienda ancora coperti da brevetto, in misura tale da coprire l'importo corrispondente, incrementato del 20 per cento.

 

Si osserva che la norma sembra non prendere in considerazione il caso di un'azienda che non sia titolare di brevetti.

 

Il comma 4 reca misure di contenimento della spesa farmaceutica a carico delle regioni.

In particolare, si prevede che l'AIFA elabori, per ciascuna regione, entro il 1° dicembre di ogni anno, la stima della spesa farmaceutica territoriale (come definita al comma 1) relativa all’anno successivo e la comunichi alle stesse regioni. Le regioni che, secondo tali stime, superano il tetto di cui al comma 1 sono tenute ad adottare misure di contenimento della spesa - ivi inclusa la distribuzione diretta sopra menzionata - per un ammontare pari almeno al 30 per cento dell'eccedenza stimata.

L'adozione di tali misure costituisce condizione per l'accesso alle quote di finanziamento integrativo del Servizio sanitario nazionale a carico dello Stato.

Tra le possibili misure di contenimento rientrano anche quelle di compartecipazione alla spesa da parte degli assistiti.

 

Il comma 5 fissa i limiti per la spesa farmaceutica ospedaliera.

La norma, come modificata nel corso dell’iter al Senato, stabilisce che, a decorrere dal 2008, la spesa farmaceutica ospedaliera, come rilevata dai modelli CE (Conto Economico)[32] ed al netto della distribuzione diretta (la quale ultima, come detto, rientra nei limiti della spesa farmaceutica territoriale di cui al comma 1), non deve superare il limitedel 2,4 per cento del finanziamento complessivo ordinario del Servizio sanitario nazionale (il limite vigente è fissato al 3 per cento fissata per il 2007[33]).

Il decreto-legge, nel testo originario, prevede un livello massimo di spesa farmaceutica ospedaliera pari al 2 per cento del finanziamento del SSN.

In tale base di calcolo rientrano sia gli obiettivi di piano sia le risorse vincolate di spettanza regionale, mentre non vengono computate le somme erogate per il finanziamento di attività non rendicontate dalle aziende sanitarie.

L'eventuale superamento dei menzionati tetti di spesa è recuperato interamente a carico della regione, attraverso misure di contenimento della spesa suddetta o di altre voci, relative alla spesa ospedaliera non farmaceutica o al Servizio sanitario regionale, oppure con misure di copertura a carico di altre poste del bilancio regionale.

Vengono, infine, escluse dall'obbligo di ripiano le regioni che presentino un "equilibrio economico complessivo", relativo, cioè, all'intero assetto finanziario.

 

Nel corso dell’iter del provvedimento presso il Senato, è stato aggiunto il comma 5-bis, che introduce, a sua volta, un comma 2-bis all'articolo 6 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347[34], convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405.

 

L’articolo 6 del citato decreto-legge n. 347 del 2001 prevede che, nell'àmbito della ridefinizione dei Livelli essenziali di assistenza, la Commissione unica del farmaco, con proprio provvedimento, individua i farmaci che, in relazione al loro ruolo non essenziale, alla presenza fra i medicinali concedibili di prodotti aventi attività terapeutica sovrapponibile secondo il criterio delle categorie terapeutiche omogenee, possono essere totalmente o parzialmente esclusi dalla rimborsabilità[35].

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, sono definiti i livelli essenziali di assistenza[36] (comma 1).

Il comma 2 stabilisce, altresì, che la totale o parziale esclusione dalla rimborsabilità dei farmaci di cui al comma 1 è disposta, anche con provvedimento amministrativo della regione, tenuto conto dell'andamento della propria spesa farmaceutica rispetto al tetto di spesa programmato.

 

Il nuovo comma 2-bissancisce chesono nulli i provvedimenti regionali che escludono, totalmente o parzialmente, la rimborsabilità dei farmaci, se assunti in difformità da quanto deliberato dalla Commissione unica del farmaco, ai sensi del comma 1 del citato articolo 6 del decreto-legge n. 347 del 2001, o, successivamente all’istituzione dell'AIFA, dalla Commissione consultiva tecnico-scientifica di tale Agenzia, fatte salve eventuali ratifiche adottate dall'AIFA antecedentemente al 1º ottobre 2007.

 

Il Senato ha aggiunto al testo del decreto-legge un ulteriore comma 5-ter, che autorizza la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2007 per la prosecuzione del progetto "Ospedale senza dolore" di cui all'Accordo sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, in data 24 maggio 2001[37].

Il suddetto Accordo definisce le linee guida che consentono la realizzazione, a livello regionale, di progetti indirizzati al miglioramento del processo assistenziale specificamente rivolto al controllo del dolore di qualsiasi origine. Le citate linee guida si integrano con quanto contenuto nelle linee guida nazionali in tema di cure palliative.

All'onere derivante da tale disposizione si provvede mediante riduzione corrispondente dell'importo di cui all'articolo 18, comma 2, relativo alla partecipazione dell’Italia a banche e fondi di sviluppo internazionali per aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo.

 

Un’ulteriore novità apportata dal Senato riguarda l’obbligo per il medico, nel prescrivere farmaci equivalenti, di indicare in ricetta o il nome della specialità medicinale o il nome del generico (comma 5-quater).

 

Sempre per effetto delle modifiche apportate dal Senato, al comma 8 dell'articolo 48 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è stata aggiunta la lettera c-bis), al fine di integrare i mezzi di finanziamento relativi agli oneri per il personale e per il funzionamento dell'Agenzia italiana del farmaco e dell'Osservatorio sull'impiego dei medicinali (OSMED), nonché per l'attuazione del programma di farmacovigilanza attiva.

Tra le fonti di finanziamento sono ora inclusi eventuali introiti derivanti da contratti stipulati con soggetti privati per prestazioni di consulenza, collaborazione, assistenza, ricerca, aggiornamento, formazione agli operatori sanitari e attività editoriali, destinati a contribuire alle iniziative e agli interventi di cofinanziamento pubblico e privato finalizzati alla ricerca di carattere pubblico sui settori strategici del farmaco[38], ferma restando la natura di ente pubblico non economico dell'Agenzia Italiana del farmaco (comma 5-quinquies).

 

E’ stato, infine, introdotto un nuovo comma 5-sexies,che modifica il comma 1 dell'articolo 16 della legge n. 219 del 21 ottobre 2005 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati).

Il testo vigente del citato comma 1 prevede che l'importazione, l'esportazione del sangue e dei suoi prodotti per uso terapeutico, profilattico e diagnostico e la lavorazione del plasma per conto terzi affidata da committenti esteri sono autorizzate dal Ministero della salute secondo le modalità stabilite con apposito decreto, sentita la Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale.

Tale previsione non si applica al sangue ed agli emocomponenti ad uso autologo ed alla esportazione di emoderivati pronti per l'impiego ottenuti da plasma regolarmente importato, a condizione che gli stessi risultino autorizzati alla commercializzazione nei Paesi destinatari.

A seguito della modifica apportata dal Senato, è stata estesa la deroga alla sopra descritta disciplina autorizzatoria anche agli intermedi destinati alla produzione di emoderivati individuati con decreto del Ministro della salute, su proposta dell'AIFA.

 


Articolo 5-bis
(Disposizioni concernenti il funzionamento
dell’Agenzia italiana del farmaco)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 5-bis.

(Disposizioni concernenti il funzionamento dell'Agenzia italiana del farmaco)

 

1. Al comma 297 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le parole: «dal 1o gennaio 2006 nel numero di 190 unità» sono sostituite dalle seguenti: «dal 1o gennaio 2008 nel numero di 250 unità». L'AIFA è autorizzata ad avviare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, procedure finalizzate alla copertura dei posti vacanti in dotazione organica anche riservate al personale non di ruolo, già in servizio presso l'AIFA, in forza di contratti stipulati ai sensi del combinato disposto dell'articolo 48, comma 7, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e dell'articolo 26 del decreto del Ministro della salute 20 settembre 2004, n. 245.

 

2. L'onere derivante dall'attuazione della disposizione di cui al comma 1, pari a euro 2.467.253,87, è a carico di quota parte del fondo di cui al comma 19, lettera b), numero 4), dell'articolo 48 del citato decreto-legge n. 269 del 2003, che rappresenta per l'AIFA un'entrata certa con carattere di continuità.

 

 

L’articolo in commento, introdotto nel corso dell’iter del disegno di legge di conversione al Senato, modifica il comma 297 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria per il 2006).

Il testo vigente del citato articolo 297 statuisce, tra l’altro, che, al fine di potenziare le funzioni istituzionali dell'AIFA volte a garantire il monitoraggio in tutte le sue componenti dell'andamento della spesa farmaceutica e il rispetto dei tetti stabiliti dalla vigente legislazione, la dotazione organica complessiva della medesima Agenzia è determinata dal 1° gennaio 2006 nel numero di 190 unità, con oneri finanziari a carico del bilancio della stessa Agenzia[39].

La novella incrementa la dotazione organica dell’AIFA, stabilendo che dal 1º gennaio 2008 tale dotazione è definita nel numero di 250 unità.

La norma autorizza, altresì, l'AIFA ad avviare, entro due anni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, procedure finalizzate alla copertura dei posti vacanti in dotazione organica anche riservate al personale non di ruolo, già in servizio presso l'AIFA, in forza di contratti stipulati ai sensi dell'articolo 48, comma 7, del decreto-legge 30 settembre 2003[40], n. 269 e dell'articolo 26 del decreto del Ministro della salute del 20 settembre 2004, n. 245 (comma 1).

 

L’articolo 48, comma 7, del decreto-legge n. 269 del 2003 ha stabilito che dal 1° gennaio 2004, con decreto del Ministro della salute, sono trasferite all'AIFA le unità di personale già assegnate alla Direzione generale dei farmaci e dispositivi medici del Ministero della salute, le cui competenze transitano alla medesima Agenzia. Specifiche disposizioni disciplinano le modalità di trasferimento del personale in questione.

La norma specifica, altresì, che l'Agenzia può comunque assumere, in relazione a particolari e motivate esigenze, cui non può far fronte con personale in servizio, e nei limiti delle proprie disponibilità finanziarie, personale tecnico o altamente qualificato, con contratti a tempo determinato di diritto privato[41].

Conseguentemente, l’articolo 26 del decreto del Ministro della salute n. 245 del 2004 prevede che, ai fini del perseguimento delle funzioni dell'Agenzia e nel limite della disponibilità delle risorse finanziarie, il Consiglio di amministrazione, su proposta del Direttore generale, autorizza in via preventiva ogni anno il numero dei contratti a tempo determinato con personale tecnico o altamente qualificato in possesso di particolari competenze corredate da titoli idonei e gli oneri finanziari connessi, previsti dall'articolo 48, comma 7, del decreto-legge n. 269 del 2003, nonché i criteri da osservare per la scelta dei contraenti.

Alla stipula dei singoli contratti provvede il Direttore generale[42].

 

Il comma 2 stabilisce la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione della disposizione di cui al comma 1. Tali oneri, pari 2.467.253,87 di euro, sono a carico di quota parte del Fondo di cui al comma 19, lettera b), numero 4, dell'articolo 48 del citato decreto-legge n. 269 del 2003, che rappresenta per l'AIFA un'entrata certa con carattere di continuità.

 

Il comma 18 dell’articolo 48 del decreto-legge n. 269 del 2003 stabilisce che le Aziende farmaceutiche versano, su apposito Fondo istituito presso l'AIFA, un contributo pari al 5 per cento delle spese autocertificate decurtate delle spese per il personale addetto.

Il comma 19, lettera b), numero 4, dello stesso articolo precisa che il 50 per cento delle risorse confluite nel predetto Fondo sono destinate, tra l’altro, ad attività di informazione sui farmaci, di farmacovigilanza, di ricerca, di formazione e di aggiornamento del personale[43].

 


Articolo 6
(Destinazione della quota del canone di utilizzo
dell'infrastruttura ferroviaria)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 6.

(Sistema Alta Velocità/Alta Capacità. Rete transeuropea di trasporto

Articolo 6.

(Destinazione della quota del canone di utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria)

1. Ai fini della realizzazione delle tratte del Sistema «Alta Velocità/Alta Capacità» ricompreso nella Rete transeuropea di trasporto (TEN-T), come definita dalla decisione 2004/884/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, con delibera del CIPE, su proposta del Ministro delle infrastrutture, di concerto con i Ministri dei trasporti e dell'economia e delle finanze, viene determinato l'ammontare della quota del canone di utilizzo della infrastruttura ferroviaria, di cui al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione in data 21 marzo 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 21 aprile 2000, e successive modificazioni, che concorre alla copertura dei costi d'investimento del suddetto Sistema fino alla copertura completa del costo dell'opera; con lo stesso provvedimento sono definiti i criteri e le modalità attuative.

1. Ai fini della realizzazione della infrastruttura ferroviaria nazionale, con delibera del CIPE, su proposta del Ministro delle infrastrutture, di concerto con i Ministri dei trasporti e dell'economia e delle finanze, è determinato l'ammontare della quota del canone di utilizzo della infrastruttura ferroviaria, di cui al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 21 marzo 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 21 aprile 2000, e successive modificazioni, che concorre alla copertura dei costi d'investimento dell'infrastruttura suddetta; con lo stesso provvedimento sono definiti i criteri e le modalità attuative.

 

 

L’articolo 6, modificato nel corso dell’esame presso il Senato, stabilisce che, con delibera del CIPE, dovrà essere determinata la quota del canone di utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria da destinare alla copertura dei costi di investimento dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, ai fini della realizzazione della suddetta infrastruttura.

La delibera del CIPE, che dovrà essere adottata su proposta del Ministro delle infrastrutture, di concerto con i Ministri dei trasporti e dell'economia e delle finanze, dovrà definire anche i criteri e le modalità attuative della norma in esame.

 

Il processo di liberalizzazione del trasporto ferroviario si è avviato e sviluppato per effetto delle Direttive n. 91/440/CE, 95/18/CE, 95/19/CE, 2001/12/CE, 2001/13/CE e 2001/14/CE (recepite in Italia con i D.P.R. n. 277 del 1998 e n. 146 del 1999 e, da ultimo, con il Decreto Legislativo n. 188 del 2003). Un ulteriore passo verso la liberalizzazione del settore è stato fatto in sede comunitaria attraverso l’emanazione del secondo pacchetto ferroviario, costituito - oltre che dal regolamento n. 881/2004 volto all’istituzione di un'Agenzia ferroviaria europea - dalle Direttive 2004/49/CE, 2004/50/CE e 2004/51/CE, relative alla sicurezza ed allo sviluppo delle ferrovie comunitarie, nonché all’interoperabilità del sistema transeuropeo.

Nell’ambito del secondo pacchetto sono previste specifiche modifiche alle direttive sull'interoperabilità, 96/48/CE e 2001/16/CE, al fine di renderle coerenti con le altre misure del pacchetto, in particolare quelle sulla sicurezza e sulla costituzione dell'Agenzia ferroviaria europea, nonché al fine di rispondere all'esigenza di realizzare l'interoperabilità sull'intera rete in coincidenza con l'ulteriore apertura del mercato alla concorrenza.

Ai sensi di tale normativa, il gestore della rete ferroviaria, previa verifica della sussistenza delle condizioni legislativamente previste, è tenuto a consentire alle infrastrutture ferroviarie nazionali ed internazionali che lo chiedano l’accesso all’utilizzo della infrastruttura ferroviaria ai fini dello svolgimento dell’attività di trasporto.

L’accesso alla rete delle imprese ferroviarie è subordinato:

§         al possesso di licenza rilasciata dal Ministero dei Trasporti;

§         al possesso di certificato di sicurezza rilasciato dal gestore della rete,

§         al pagamento di un canone di accesso.

La società RFI – appartenente al gruppo facente capo alla holding FS – è il gestore dell’infrastruttura ferroviaria italiana, in virtù dell’atto di concessione di cui al D.M. 31 ottobre 2000, n. 138T, e successive modifiche e integrazioni, che disciplina – insieme al Contratto di Programma – i rapporti fra lo Stato (concedente) e RFI (concessionario).

I rapporti fra RFI e le singole imprese sono regolati, oltre che in generale dai menzionati decreti di recepimento delle Direttive comunitarie, a mezzo di contratti di accesso all’infrastruttura stipulati sulla base del “Prospetto informativo della rete” (PIR), documento previsto dal D.Lgs. n. 188 del 2003, in cui sono definite le regole generali, le scadenze, le procedure ed i criteri relativi ai sistemi di definizione e di riscossione dei corrispettivi dovuti per l’utilizzo dell’infrastruttura e dei servizi, nonché quelli relativi alla richiesta e all’assegnazione della capacità.

La definizione dei criteri di determinazione del canone di utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria sono contenuti nel D.M. 21 marzo 2000 43/T, e sono ripresi e declinati con riferimento alle singole tratte delle rete italiana nel capitolo 6 del “Prospetto informativo della rete” (PIR). Il canone di utilizzo rappresenta dunque un costo per le IF e la principale voce di ricavo da mercato per RFI.

L'articolo 17 del D.Lgs. n. 188 del 2003 prevede che, ai fini dell'accesso e dell'utilizzo equo e non discriminatorio dell'infrastruttura ferroviaria da parte delle associazioni internazionali di imprese ferroviarie e delle imprese ferroviarie, con decreto del Ministro delle infrastrutture, acquisita una motivata relazione da parte del gestore dell'infrastruttura ferroviaria (RFI), previo parere del Comitato interministeriale per la programmazione economica e d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano limitatamente ai servizi di loro competenza, è stabilito il canone dovuto per l'accesso all'infrastruttura ferroviaria nazionale. Il decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee (comma 1).

Il gestore dell'infrastruttura ferroviaria calcola il canone dovuto dalle associazioni internazionali di imprese ferroviarie e dalle imprese ferroviarie per l'utilizzo dell'infrastruttura e procede alla riscossione dello stesso (comma 2).

Ai fini della determinazione del canone sono presi in considerazione i costi diretti e indiretti di circolazione, i costi di energia sostenuti dal gestore dell'infrastruttura ferroviaria per lo svolgimento della corrispondente attività, nonché le spese generali dirette e quota di quelle indirette. Dai costi così considerati devono dedursi gli eventuali indennizzi e gli eventuali contributi pubblici di qualsiasi natura previsti nel contratto di programma di cui all'articolo 14 dello stesso decreto legislativo (comma 3).

Per impedire discriminazioni, deve essere garantito che gli importi medi e marginali del canone per usi equivalenti dell'infrastruttura siano comparabili e che i servizi comparabili sullo stesso segmento di mercato siano soggetti al pagamento dello stesso canone. Del rispetto di tali garanzie deve essere data dimostrazione nel prospetto informativo della rete (comma 4).

Per il calcolo e la fissazione del canone dovuto per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria, si applicano i seguenti parametri (comma 5):

a)    qualità dell'infrastruttura ferroviaria, intesa come velocità massima e attrezzatura tecnica ed impiantistica della linea;

b)    saturazione, legata alla densità dei convogli sulle singole tratte infrastrutturali all'interno della giornata e all'intensità di utilizzo dei nodi ferroviari;

c)    usura del binario e della linea elettrica, legata al peso e alla velocità del convoglio, nonché alle caratteristiche del contatto tra pantografo e catenaria;

d)    velocità, intesa come grado di assorbimento di capacità sulla linea percorsa in relazione alla tipologia della fascia oraria in cui si inserisce la traccia oraria richiesta;

e)    consumo energetico, legato alla tipologia di trazione utilizzata.

In base al comma 8, il canone dovuto per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria è soggetto a revisione annuale in base al tasso di inflazione programmato. Eventuali modifiche agli elementi essenziali per il calcolo del canone devono essere rese pubbliche con almeno tre mesi di anticipo rispetto alla data di applicazione. A tal proposito si segnala che l'articolo 1, comma 970, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) ha stabilito, modificando il comma 8, che l'incremento del canone non può essere inferiore al 2% annuo.

 

Si evidenzia che la versione originaria dell’articolo 6 in esame prevedeva che la quota del canone di utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria, come sopra determinata da parte del CIPE, dovesse essere destinata alla realizzazione delle tratte del Sistema “Alta velocità/Alta capacità”, ricompreso nella Rete transeuropea di trasporto (TEN-T)[44], concorrendo alla copertura dei relativi costi di investimento, fino alla copertura completa del costo dell’opera.

 


Articolo 7
(Contributi al trasporto metropolitano delle grandi città)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 7.

(Contributi al trasporto metropolitano delle grandi città).

Articolo 7.

(Contributi al trasporto metropolitano delle grandi città).

1. Per l'anno 2007, è autorizzata la spesa di 500 milioni di euro per la prosecuzione delle spese di investimento finalizzate alla linea «C» della metropolitana della città di Roma.

1. Identico.

2. Per l'anno 2007, è autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per spese di investimento relative al sistema metropolitano urbano e regionale di Napoli.

2. Identico.

3. Per la realizzazione di investimenti relativi al sistema ferroviario metropolitano di Milano è autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per l'anno 2007, quale cofinanziamento delle politiche a favore del trasporto pubblico.

3. Per la realizzazione di investimenti relativi al sistema ferroviario metropolitano di Milano è autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per l'anno 2007, da utilizzare ai sensi degli articoli 163 e seguenti del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, quale cofinanziamento delle politiche a favore del trasporto pubblico.

 

3-bis. All'articolo 1, comma 979, terzo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo le parole: «del tratto della metropolitana di Milano M4 Lorenteggio-Linate» sono aggiunte le seguenti: «e delle altre tratte della metropolitana di Milano».

4. Le somme di cui ai commi 2 e 3 sono da considerarsi in deroga al patto di stabilità interno, sia in termini di competenza che di cassa, a condizione che siano utilizzate entro il 31 dicembre 2007.

4. Identico.

 

 

L'articolo 7 dispone finanziamenti ai sistemi di trasporto metropolitano nelle città di Roma, Napoli e Milano, in deroga, per quanto riguarda i finanziamenti di cui ai commi 2 e 3, al patto di stabilità interno.

 

Il comma 1 autorizza, per l’anno 2007, la spesa di 500 milioni di euro per la prosecuzione delle spese di investimento finalizzate alla linea “C” della metropolitana della città di Roma.

 

Relativamente a tale opera si ricorda che con la delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001[45] è stato approvato, ai sensi dell’articolo 1 della legge n. 443 del 2001, il 1° Programma delle opere strategiche comprendente, nell'ambito dei «Sistemi urbani», la metropolitana “C” della città di Roma. La successiva delibera CIPE n. 65 del 1° agosto 2003[46] ha approvato il progetto preliminare di alcune tratte della suddetta metropolitana, assegnando un contributo di 316 milioni di euro. Con la delibera CIPE n. 105 del 20 dicembre 2004[47] è stato approvato il progetto preliminare di ulteriori opere connesse alla realizzazione della metropolitana “C”, le varianti al progetto precedentemente approvato e il quadro economico generale del tracciato fondamentale, per l'importo complessivo di 3.047,424 milioni di euro, determinando in 1.509,122 milioni di euro il costo del primo lotto funzionale. Con la delibera CIPE n. 39 del 27 maggio 2005[48] il Comitato ha preso atto del trasferimento della funzione di soggetto aggiudicatore effettuato dal comune di Roma a favore della Società Roma Metropolitane S.r.l. - interamente partecipata dal comune stesso. Infine, con la delibera CIPE n. 144 del 17 novembre 2006[49] il comune di Roma è stato autorizzato a contrarre mutui o ad effettuare altre operazioni finanziarie a valere sulle risorse assegnate, per la realizzazione della linea “C” della metropolitana, con la citata delibera 1° agosto 2003, n. 65.

 

Il comma 2 autorizza, per l’anno 2007, la spesa di 150 milioni di euro per spese di investimento relative al sistema metropolitano urbano e regionale di Napoli.

 

Il comma 3 autorizza, sempre per l'anno 2007, la spesa di 150 milioni di euro per la realizzazione di investimenti relativi al sistema ferroviario metropolitano di Milano, quale cofinanziamento delle politiche a favore del trasporto pubblico. Nel corso dell’esame presso il Senato è stato approvato un emendamento ai sensi del quale la somma di cui al presente comma dovrà essere utilizzata ai sensi degli articoli 163 e seguenti del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, recante “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”.

 

I citati articoli 163 e seguenti del d.lgs. n. 163 regolano la progettazione, l’approvazione dei progetti e la realizzazione delle infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale.

La finalità della norma sembra quindi quella di assoggettare alle procedure della cd. legge obiettivo (ora raccolte nel codice dei contratti pubblici) la gestione degli stanziamenti approvati dal comma in esame, senza tuttavia che le opere finanziate rientrino nel programma delle infrastrutture strategiche.

 

Si osserva che sarebbe più opportuno rinviare alle disposizioni recate dagli articoli 161 e seguenti del codice dei contratti pubblici ovvero al Capo IV del medesimo codice che disciplina i lavori relativi a infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi.

 

Nel corso dell’esame presso il Senato è stato introdotto un nuovo comma 3-bis, il quale estende a tutte le tratte della metropolitana di Milano i tre contributi quindicennali,per complessivi 15 milioni di euro,originariamente concessi dall’articolo 1, comma 979, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), al solo tratto della metropolitana di Milano M4 Lorenteggio-Linate.

I suddetti contributi sono così ripartiti:

§      3 milioni di euro a decorrere dall’anno 2007,

§      6 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008,

§      6 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009.

 

Si ricorda che l’articolo 1, comma 977, della citata legge n. 296 del 2006, ha provveduto al rifinanziamento del Programma Infrastrutture Strategiche (PIS), di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, autorizzando la concessione di contributi quindicennali di 100 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. A valere su tali importi il successivo comma 979 dello stesso articolo ha autorizzato un contributo quindicennale di 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, di 6 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008 e di 6 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009per la realizzazione del tratto della metropolitana di Milano M4 Lorenteggio-Linate.

Relativamente a tale opera si ricorda che con la delibera CIPE n. 112 del 29 marzo 2006[50] è stata “formulata valutazione positiva sul progetto preliminare relativo alla nuova Linea metropolitana M4 Lorenteggio-Linate, limitatamente alla 1a tratta funzionale tra Lorenteggio e Sforza Policlinico”. Nella medesima delibera si legge che il soggetto aggiudicatore è il Comune di Milano e che il costo complessivo dell’intervento è quantificato in 788,7 milioni di euro, di cui il Ministero delle infrastrutture ipotizza una copertura per “351,500 Meuro, da risorse del Comune di Milano e, per 197,200 Meuro, da risorse derivanti dai privati …, mentre per il fabbisogno residuo di 240,000 Meuro viene prevista la copertura a carico delle risorse destinate all’attuazione del Programma”.

 

Il comma 4dispone che le somme erogate a titolo di contributo al trasporto metropolitano delle grandi città di cui ai commi 2 e 3, sono da considerarsi in deroga al patto di stabilità interno - sia in termini di competenza che di cassa - a condizione che siano utilizzate entro il 31 dicembre 2007.

 

Si ricorda che la vigente disciplina del patto di stabilità interno per il triennio 2007-2009 (di cui all’art.1, commi 676-693 della legge n. 296 del 2006 - legge finanziaria per il 2007)prevede che anche i trasferimenti erariali devono essere conteggiati ai fini del saldo finanziario rilevante per il rispetto del patto, sia in termini di competenza che di cassa, nella misura a tale titolo comunicata dall’amministrazione statale interessata (comma 682). Per quanto concerne, in generale, i vincoli imposti agli enti locali per il miglioramento dei loro saldi finanziari, si ricorda che il comma 681 della predetta legge finanziaria 2007 stabilisce che, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, gli enti locali debbano conseguire un saldo finanziario, espresso in termini di competenza e in termini di cassa, pari a quello medio del triennio 2003-2005, migliorato della misura annualmente determinata secondo la procedura definita dal comma 678. Tale ultima disposizione stabilisce che la misura del concorso di ciascun ente alla manovra complessiva per il triennio 2007-2009 sia corrispondente alla somma, in valore assoluto, degli importi derivanti dall’applicazione di determinati coefficienti alla media del triennio 2003-2005 dei propri saldi di cassa, e alla media del triennio 2003-2005 della propria spesa corrente, sostenuta in termini di cassa, per i soli enti con saldo medio triennale positivo nel medesimo periodo 2003-2005. Il concorso di ciascun ente alla manovra complessiva è pertanto ottenuto come somma di una quota della spesa corrente e di una quota di deficit, considerata in valore assoluto, come desunta dai rispettivi consuntivi. In tal modo, come sottolineato dalla circolare del Ministero dell’economia n. 12/2007, tutti gli enti partecipano al patto di stabilità in ragione del volume della propria spesa corrente, mentre gli enti che presentano una situazione di deficit nel triennio 2003-2005 contribuiscono ulteriormente, in misura proporzionale a tale deficit, al raggiungimento degli obiettivi del comparto. Si ricorda, inoltre, che l'articolo 1-bis del decreto-legge n. 81/2007 ha modificato le regole poste dalla legge finanziaria per il 2007 in tema di patto di stabilità, agendo in particolare sul calcolo del saldo finanziario. È stato infatti inserito un comma 683-bis, in base al quale, limitatamente all'anno 2007, nel saldo finanziario utile per il rispetto del patto di stabilità interno non sono considerate le spese in conto capitale e di parte corrente sostenute dai comuni per il completamento dell'attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza. L'articolo 2 del medesimo decreto-legge dispone che la partecipazione al conseguimento degli obiettivi del nuovo patto di stabilità per il 2007 si riduce per quegli enti locali che registrano un avanzo di amministrazione al 31 dicembre 2005, in misura corrispondente alle spese di investimento finanziate nell’anno in corso utilizzando l’avanzo di amministrazione riportato nel bilancio di apertura.

Si ricorda, infine, che il disegno di legge finanziaria per il 2008, attualmente all’esame del Senato, reca all’articolo 10 disposizioni in materia di patto di stabilità interno degli enti locali. Tali disposizioni, prevedono, tra l’altro, l’introduzione del comma 679-bis all’art. 1 della legge finanziaria 2007, il quale stabilisce, per gli anni 2008-2010, l’azzeramento del concorso alla manovra delle province e dei comuni che presentano una media triennale positiva per il periodo 2003-2005 del saldo di cassa. Per tali enti gli obiettivi programmatici dovranno essere pari al corrispondente saldo finanziario medio del triennio 2003-2005 calcolato in termini di competenza mista, costituito dalla somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti per la parte in conto capitale, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti. In base a tale disposizione, il saldo di bilancio, quale obiettivo di riferimento per il patto di stabilità, viene calcolato assumendo per la parte corrente i dati di competenza e per la parte in conto capitale i dati di cassa, anche al fine di rendere più agevole l’utilizzo dell'avanzo di amministrazione a copertura di spese di investimento. Per gli anni 2008-2010 gli enti dovranno pertanto conseguire un saldo finanziario in termini di competenza mista, pari al corrispondente saldo medio del triennio 2003-2005 migliorato della misura annualmente determinata. Il medesimo articolo 10 dispone altresì una riduzione degli obiettivi programmatici per gli anni 2008-2010 per gli enti “in avanzo” che presentino determinati parametri positivi con riferimento alle entrate in conto capitale, attraverso la deduzione dal calcolo dell’eccedenza dei proventi da alienazione rispetto alla soglia prefissata.

 


Articolo 8
(Interventi per il trasferimento modale da e per
la Sicilia e per il miglioramento del trasporto pubblico in Calabria e nello Stretto di Messina)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 8.

(Interventi per il trasferimento modale da e per la Sicilia e per il miglioramento del trasporto pubblico in Calabria e nello Stretto di Messina).

Articolo 8.

(Interventi per il trasferimento modale da e per la Sicilia e per il miglioramento del trasporto pubblico in Calabria e nello Stretto di Messina).

1. Al fine del potenziamento del trasporto merci marittimo da e per la Sicilia, anche con riferimento alle merci pericolose, per la realizzazione di interventi di adeguamento dei servizi nei porti calabresi e siciliani e i relativi collegamenti intermodali, per il miglioramento della sicurezza, nonché per la promozione ed informazione dei servizi è autorizzata altresì la spesa di 12 milioni di euro per l'anno 2007.

1. Al fine del potenziamento del trasporto merci marittimo da e per la Sicilia, anche con riferimento alle merci pericolose, per la realizzazione di interventi di adeguamento dei servizi nei porti calabresi e siciliani e dei relativi collegamenti intermodali, per il miglioramento della sicurezza, anche tenendo conto dei dati sui sinistri ed infortuni marittimi in possesso dell'Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA) e delle Capitanerie di porto, nonché per la promozione dei servizi e la relativa informazione al pubblico è autorizzata altresì la spesa di 12 milioni di euro per l'anno 2007.

2. Per la realizzazione di interventi e servizi di messa in sicurezza della viabilità statale, tra i quali semaforizzazione, attraversamenti pedonali, pannelli informatizzati, della Calabria e della Sicilia direttamente interessata dall'emergenza è autorizzata la spesa di 7 milioni di euro per l'anno 2007.

2. Per la realizzazione di interventi e servizi di messa in sicurezza della viabilità statale, tra i quali semaforizzazione, attraversamenti pedonali, pannelli informatizzati, della Calabria e della Sicilia direttamente interessata dall'emergenza di trasferimento del traffico per effetto dei lavori sul tratto Bagnara-Reggio Calabria dell'autostrada A3 è autorizzata la spesa di 7 milioni di euro per l'anno 2007.

3. Al fine del potenziamento del trasporto ferroviario pendolare sulla tratta Rosarno - Reggio Calabria - Melito Porto Salvo e del collegamento ferroviario con l'aeroporto, da realizzarsi in ragione dell'urgenza con le procedure di cui all'articolo 57, comma 2, ovvero di cui all'articolo 221, comma 1, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per l'anno 2007 per la realizzazione di investimenti per il materiale rotabile, la riqualificazione integrata delle stazioni e per interventi di integrazione e scambio modale.

3. Al fine del potenziamento del trasporto ferroviario pendolare sulla tratta Rosarno - Reggio Calabria - Melito Porto Salvo e del collegamento ferroviario con l'aeroporto di Reggio Calabria, è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per l'anno 2007 per la realizzazione di investimenti per il materiale rotabile, la riqualificazione integrata delle stazioni e per interventi di integrazione e scambio modale.

4. Per potenziare il trasporto marittimo passeggeri nello Stretto di Messina è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per il 2007 per l'acquisto o il noleggio di navi, l'adeguamento e il potenziamento dei pontili e dei relativi servizi, il collegamento veloce dell'aeroporto di Reggio Calabria con Messina ed altri eventuali scali, nonché per la introduzione di agevolazioni tariffarie nel periodo dell'emergenza e la istituzione del sistema informativo dei servizi di mobilità nello Stretto.

4. Per potenziare il trasporto marittimo passeggeri nello Stretto di Messina è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per il 2007 per l'acquisto o il noleggio di navi, l'adeguamento e il potenziamento dei pontili e dei relativi servizi, il collegamento veloce dell'aeroporto di Reggio Calabria con Messina ed altri eventuali scali, nonché per la introduzione di agevolazioni tariffarie nel periodo dell'emergenza di cui al comma 2 e la istituzione del sistema informativo dei servizi di mobilità nello Stretto.

5. Gli interventi e la ripartizione delle relative risorse di cui ai commi da 1 a 4 sono definiti con decreti del Ministro dei trasporti.

5. Gli interventi e la ripartizione delle relative risorse di cui ai commi da 1 a 4 sono definiti con decreti del Ministro dei trasporti, sentite le competenti Commis­sioni parlamentari, e sono realizzati in ragione dell'urgenza con le procedure di cui all'articolo 57, comma 2, ovvero di cui all'articolo 221, comma 1, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

6. Al fine dell'adeguamento e della stipula dei contratti di servizio per l'adeguamento dei collegamenti marittimi tra le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni, è assegnato alla regione Calabria e alla Regione siciliana un contributo annuo di 1 milione di euro per il 2007, da ripartirsi con decreto del Ministro dei trasporti, sentite le regioni interessate.

6. Al fine dell'adeguamento e della stipula dei contratti di servizio per l'ade­guamento dei collegamenti marittimi tra le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni, è assegnato alla regione Calabria e alla Regione siciliana un contributo annuo di 1 milione di euro per il 2007, da ripartirsi con decreto del Ministro dei trasporti, sentite le regioni interessate e le competenti Commissioni parlamenta­ri.

7. È istituita, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, l'area di sicurezza della navigazione dello Stretto di Messina, individuata con decreto del Ministro dei trasporti, alla quale è preposta, in deroga agli articoli 16 e 17 del codice della navigazione e all'articolo 14, comma 1-ter, della legge 24 gennaio 1994, n. 84, l'Autorità marittima della navigazione dello Stretto, con sede in Messina, con compiti inerenti al rilascio delle autorizzazioni, concessioni ed ogni altro provvedimento in materia di sicurezza della navigazione nell'area e negli ambiti portuali in essa compresi, nonché la regolazione del servizi tecnico-nautici nell'intera area.

7. È istituita, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, l'area di sicurezza della navigazione dello Stretto di Messina, individuata con decreto del Ministro dei trasporti, alla quale è preposta, in deroga agli articoli 16 e 17 del codice della navigazione e all'articolo 14, comma 1-ter, della legge 24 gennaio 1994, n. 84, l'Autorità marittima della navigazione dello Stretto, con sede in Messina, con compiti inerenti al rilascio delle autorizzazioni, concessioni ed ogni altro provvedimento in materia di sicurezza della navigazione nell'area e negli ambiti portuali in essa compresi, e di misure di prevenzione proposte dall'IPSEMA a norma del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, nonché alla regolazione dei servizi tecnico-nautici nell'intera area.

8. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 4 della legge 9 gennaio 2006, n. 13, come sostituito dall'articolo 1, comma 1046, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è ridotta di 20 milioni di euro per l'anno 2007.

8. Identico.

9. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 245, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è ridotta di 5 milioni di euro per l'anno 2007.

9. Identico.

 

 

L'articolo 8 finanzia una serie di interventi diretti al miglioramento del trasporto in Calabria ed in Sicilia ed in particolare del trasporto che attraversa lo Stretto di Messina; prevede, al medesimo scopo, l’istituzione di un’area di sicurezza della navigazione dello Stretto di Messina e di un’Autorità marittima.

 

Il comma 1 dell’articolo in esame reca un’autorizzazione di spesa di 12 milioni di euro per l’anno 2007 allo scopo di potenziare il trasporto marittimo di merci – comprese quelle pericolose - da e per la Sicilia, attraverso una serie di interventi sui porti calabresi e siciliani diretti a migliorarne:

i servizi;

i collegamenti intermodali;

la sicurezza.

Con emendamento approvato dal Senato, si è introdotto un inciso in forza del quale si deve tenere conto, nella realizzazione degli interventi predetti, anche dei dati su sinistri e infortuni in possesso dell’IPSEMA e delle Capitanerie di porto[51].

 

Il comma 2 autorizza la spesa di 7 milioni di euro per l’anno 2007 per la messa in sicurezza - semaforizzazione, attraversamenti pedonali, pannelli informatizzati - della viabilità statale calabrese e siciliana interessata dall’emergenza traffico a seguito dei cantieri aperti sull’autostrada A3 (Salerno-Reggio Calabria), nel tratto Bagnara-Reggio Calabria.

 

L’avvio dei lavori per l’ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel tratto Bagnara Calabra-Scilla, il 4 ottobre scorso, ha determinato infatti la chiusura della carreggiata Nord, dal km 412,429 al km. 424,100 e la deviazione del traffico, anche pesante, da e per la Sicilia e del traffico locale, su una sola corsia a doppio senso di marcia. Il 26 settembre 2007, il Ministro delle infrastrutture, in occasione dell’esame di un'interrogazione - Leone ed altri, n. 3/01258 - presentata alla Camera dei deputati, aveva già sottolineato la necessità di agevolare e di mettere in sicurezza la carreggiata aperta e di aiutare tutti i mezzi, in specie quelli pesanti, a defluire su altri corsi, anche attraverso porti a tal uopo individuati, da riallocare in senso logistico.

 

Il comma 3 autorizza la spesa di 40 milioni di euro per il 2007 allo scopo di potenziare sia il trasporto ferroviario pendolare sulla tratta Rosarno–Reggio Calabria–Melito Porto Salvo che il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Reggio Calabria, attraverso:

§      investimenti per materiale rotabile;

§      interventi di integrazione e scambio modale;

§      riqualificazione integrata delle stazioni.

 

Il comma 4 autorizza la spesa di 40 milioni di euro per il 2007 per potenziare il trasporto marittimo passeggeri nello Stretto di Messina attraverso:

§      l’acquisto o il noleggio di navi;

§      l’adeguamento e il potenziamento dei pontili e dei relativi servizi;

§      il collegamento veloce dell’aeroporto di Reggio Calabria con Messina ed altri eventuali scali;

§      l’introduzione di agevolazioni tariffarie nel periodo dell’emergenza di cui al comma 2;

§      l’istituzione del sistema informativo dei servizi di mobilità nello Stretto.

 

Il comma 5 prevede che gli interventi e la ripartizione delle risorse di cui ai commi 2-4 siano definiti con decreti del Ministro dei trasporti, sentite le competenti commissioni parlamentari e realizzati, in ragione dell'urgenza, con procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando di gara ovvero con procedura negoziata senza previa indizione di gara[52].

 

Il comma 6 assegna alla regione Calabria e alla regione Sicilia un contributo annuo di 1 milione di euro per il 2007, da ripartirsi con decreto del Ministro dei trasporti, sentite le regioni interessate e le competenti commissioni parlamentari, finalizzato all’adeguamento e alla stipula dei contratti di servizio concernenti i collegamenti marittimi tra Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni.

 

A riguardo si ricorda che l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, attribuisce alle regioni la competenza legislativa esclusiva in materia di trasporto pubblico locale. La norma prevede pertanto la sola assegnazione del contributo finanziario, lasciando alla competenza legislativa delle regioni interessate la disciplina normativa della materia.

 

Il comma 7 istituisce, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, l’area di sicurezza della navigazione dello Stretto di Messina, da individuarsi con decreto del Ministro dei trasporti, alla quale è preposta - in deroga agli artt. 16 e 17 cod. nav. e all’art. 14, comma 1-ter, L. 24 gennaio 1994, n. 84, i quali definiscono le rispettive competenze delle autorità portuali, dell’autorità marittima e delle aziende speciali della camera di commercio, industria, artigianato, agricoltura – un’istituenda Autorità marittima della navigazione dello Stretto, con sede a Messina. Alla medesima Autorità sono attribuiti compiti inerenti:

§      il rilascio di autorizzazioni, concessioni ed ogni altro provvedimento in materia di sicurezza della navigazione e di misure di prevenzione come proposte dall'IPSEMA;

§      la regolazione dei servizi.

 

Il comma 8 riduce di 20 milioni di euro per l’anno 2007, l’autorizzazione di spesa - 24 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 - contemplata dall’art. 4 della legge n. 13/2006, come sostituito dall’art. 1, comma 1046, della legge n. 296/2006, finalizzata ad incrementare il fondo per il potenziamento e l'ammodernamento delle unità navali destinate al servizio di trasporto pubblico locale per via marittima, fluviale e lacuale.

 

Il comma 9 sopprime l’autorizzazione di spesa contemplata per il 2007 dall’articolo 1, comma 245, della legge n. 311/2004 (5 milioni di euro), in favore dell’ammodernamento e del potenziamento del comparto della pesca.

 

Per completezza si ricorda che il disegno di legge finanziaria per il 2008 (A.S. 1817), all’articolo 34 (commi 8-10) finanzia interventi infrastrutturali sia per fronteggiare i problemi di mobilità e sicurezza derivanti dai lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 nel tratto Gioia Tauro–Reggio Calabria, sia per migliorare la qualità del servizio di trasporto e di sicurezza nello Stretto di Messina. Demanda inoltre ad un decreto del Ministro dei trasporti l'individuazione delle risorse necessarie al potenziamento e alla sicurezza dell’aeroporto di Reggio Calabria, agli interventi di continuità territoriale da e per tale aeroporto, all’adeguamento del servizio cargo da e per l’aeroporto di Catania.

 

Si osserva che al comma 1, ultimo periodo, dopo le parole “è autorizzata” e prima delle parole “la spesa di 12 milioni di euro per l’anno 2007”, il termine “altresì” non sembra congruo e dovrebbe quindi essere soppresso.

 


Articolo 9
(Contratto di servizi pubblico con Trenitalia S.p.A.)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 9.

(Contratto di servizi pubblico con Trenitalia S.p.A.).

Articolo 9.

(Contratto di servizi pubblico con Trenitalia S.p.A.).

1. Nelle more della stipula dei nuovi contratti di servizio pubblico tra il Ministero dei trasporti e Trenitalia S.p.A., l'ammontare delle somme da corrispondere alla Società per gli anni 2006 e 2007 in relazione agli obblighi di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia, previsti dalla vigente normativa comunitaria, è accertato, in via definitiva e senza dare luogo a conguagli, in misura pari a quella complessivamente prevista per gli stessi anni 2006 e 2007 dal bilancio di previsione dello Stato. Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a corrispondere alla Società Trenitalia S.p.A. le somme spettanti.

1. Identico.

2. Nelle more della rideterminazione dei criteri di ripartizione di cui all'articolo 20, comma 7, del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a corrispondere direttamente alla società Trenitalia S.p.A. le risorse di cui all'articolo 1, comma 973, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

2. Identico.

 

2-bis. All'articolo 38 della legge 1o agosto 2002, n. 166, e successive modificazioni, i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:

 

«2. I servizi di trasporto ferroviario di interesse nazionale da sottoporre al regime degli obblighi di servizio pubblico sono regolati con contratti di servizio pubblico da sottoscrivere almeno tre mesi prima della loro entrata in vigore, di durata non inferiore a cinque anni, con possibilità di revisioni annuali delle caratteristiche quantitative e qualitative dei servizi senza necessità di procedere a modifiche contrattuali. Il Ministero dei trasporti affida, nel rispetto della normativa comunitaria, i contratti di servizio con i quali sono definiti gli obblighi di servizio pubblico, i relativi corrispettivi, nell'ambito delle risorse iscritte nel bilancio pluriennale dello Stato, nonché le compensazioni spettanti alla società fornitrice.

 

3. I contratti di servizio pubblico di cui al comma 2 sono sottoscritti, per l'amministrazione, dal Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere del CIPE, da esprimere entro trenta giorni dalla data di trasmissione».

 

2-ter. All'articolo 1, comma 1, della legge 14 luglio 1993, n. 238, le parole: «, i contratti di servizio» sono soppresse.

 

 

L'articolo 9 autorizza per il biennio 2006-2007 l'erogazione di somme alla società Trenitalia S.p.A. in relazione agli obblighi di servizio pubblico, e apporta modifiche alla legge n. 166/2002 in materia di procedure per l’assegnazione dei contratti relativi ai servizi di trasporto sottoposti ai predetti obblighi di servizio.

 

Il comma 1, in particolare, autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a corrispondere alla Società Trenitalia S.p.A. le somme complessivamente previste per gli anni 2006 e 2007 dal bilancio di previsione dello Stato. L’autorizzazione è disposta in relazione agli obblighi di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia, previsti dalla vigente normativa comunitaria. L'erogazione è effettuata nelle more della stipula dei nuovi contratti di servizio pubblico tra il Ministero dei trasporti e Trenitalia S.p.A., per un ammontare accertato in via definitiva e senza dare luogo a conguagli.

Si ricorda che il contratto di servizio pubblico tra lo Stato e la società Trenitalia S.p.A. è disciplinato dall'articolo 4, comma 4, della legge n. 538/1993 (legge finanziaria 1994). L'ultimo contratto di servizio elaborato è relativo al periodo 2004-2006 e riguarda anche i rapporti tra società e regioni, ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del D.Lgs. 422/1997, a norma del quale il Ministro dei trasporti provvede in tal senso fino alla data di attuazione delle deleghe alle regioni.

L’articolo 9 citato prevede che, con decorrenza 1° giugno 1999, sono delegati alle regioni le funzioni e i compiti di programmazione e di amministrazione inerenti ai servizi ferroviari in concessione alla società Trenitalia S.p.A. di interesse regionale e locale. Per tali servizi, che ricomprendono comunque i servizi interregionali di interesse locale, le regioni subentrano allo Stato nel rapporto con la società Trenitalia S.p.A. e stipulano, entro il 30 settembre 1999, i relativi contratti di servizio ai sensi dell'articolo 19. Detti contratti di servizio entrano in vigore il 1° ottobre 1999. A norma del comma 3, il Ministro dei trasporti, al fine di regolare i rapporti con la società Trenitalia S.p.A., fino alla data di attuazione delle deleghe alle regioni, provvede:

-    a rinnovare fino al 30 settembre 1999 il contratto di servizio tra la società stessa ed il Ministero dei trasporti;

-    ad acquisire, sui contenuti di tale rinnovo, l'intesa delle regioni, che possono integrare il predetto contratto di servizio pubblico con contratti regionali senza ulteriori oneri per lo Stato;

-    a stipulare con le regioni gli accordi di programma previsti dall’articolo 12.

 

Il comma 2 autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze a corrispondere direttamente alla società Trenitalia S.p.A. le risorse di cui all’articolo 1, comma 973, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), nelle more della rideterminazione dei criteri di ripartizione di cui all’art. 20, comma 7 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422.

 

Il citato comma 973 autorizza la spesa complessiva di 311 milioni di euro per l'anno 2007, per l’adeguamento dei corrispettivi per gli oneri di servizio pubblico sostenuti in attuazione dei contratti di servizio tra regioni e Trenitalia Spa stipulati ai sensi dell’art. 52 della legge n. 388/2000, ivi compreso il recupero del tasso di inflazione programmata degli anni precedenti.

L’articolo 20 del D.Lgs. n. 422/1997 disciplina i trasferimenti statali alle regioni in materia di trasporti; il comma 7, in particolare, stabilisce che i criteri di ripartizione di tali trasferimenti vengono rideterminati con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia.

 

Con emendamento approvato dal Senato, è stato aggiunto un comma 3, che sostituisce i commi 2 e 3 dell’articolo 38 della legge n. 166/2002 (c.d. ‘collegato infrastrutture’)

Tale articolo detta disposizioni in materia di trasporto ferroviario di viaggiatori e di merci, disciplinando gli obblighi di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia e la conseguente contribuzione da parte dello Stato, e prevedendo un sistema di incentivazioni e contributi per il rilancio del trasporto merci e per il trasporto combinato[53]. Per quanto riguarda i servizi di trasporto ferroviario viaggiatori di interesse nazionale da sottoporre al regime degli obblighi di servizio pubblico, con particolare riferimento al trasporto passeggeri notturno, il comma 2 prevede che questi vengano affidati tramite procedura concorsuale. La finalità della disposizione è quella di incentivare il superamento degli assetti monopolistici e introdurre condizioni di concorrenzialità dei servizi stessi, facendo peraltro salvi gli obblighi di servizio pubblico consistenti in agevolazioni tariffarie. Il comma 3 ha altresì previsto un periodo transitorio, conclusosi il 31 dicembre 2005, durante il quale Trenitalia Spa risultava essere l’unico affidatario degli obblighi di servizio, tramite un apposito contratto.

Il nuovo comma 2, come sostituito dall’articolo 9 in esame, prevede che i servizi di trasporto ferroviario di interesse nazionale da sottoporre al regime degli obblighi di servizio pubblico vengano regolati con contratti di servizio pubblico, da sottoscrivere almeno tre mesi prima della loro entrata in vigore, e della durata di non inferiore a cinque anni, con facoltà di revisione annuale delle caratteristiche quantitative e qualitative. L’affidamento dei contratti viene effettuato, nel rispetto della normativa comunitaria, dal Ministero dei trasporti. Essi devono definire: gli obblighi di servizio pubblico, i corrispettivi - entro i limiti degli stanziamenti del bilancio pluriennale dello Stato - e le compensazioni dovute alla società fornitrice.

Rispetto al comma 2 vigente, pertanto, le nuove disposizioni:

-    si applicano in via generale a tutti i servizi trasporto ferroviario di interesse nazionale connessi ad obblighi di servizio pubblico, e non solo al trasporto viaggiatori;

-    non prevedono la procedura concorsuale, ma l’affidamento diretto dei contratti di servizio da parte del Ministero dei trasporti.

 

Va segnalato che l’articolo 13, comma 3, del disegno di legge AS 1644 “Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale”, approvato dalla Camera ed attualmente all’esame del Senato, reca una norma di analogo contenuto. Essa differisce peraltro da quella in esame in quanto prevede che l’affidamento dei contratti di servizio venga effettuato “mediante procedure concorsuali”.

 

Il nuovo comma 3, anch’esso introdotto dall’articolo in esame, oltre a stabilire che i contratti di servizio di cui al comma 2 sono sottoscritti dal Ministero dei trasporti, di concerto con il Ministero dell’economia, previo parere del CIPE, dispone una modifica dell’articolo 1, comma 1, della legge n. 238/1993. Tale norma prevede che il Ministro dei trasporti trasmetta al Parlamento, per l'espressione del parere da parte delle commissioni permanenti competenti per materia, prima della stipulazione con le Ferrovie dello Stato S.p.a., i contratti di programma, i contratti di servizio e i relativi eventuali aggiornamenti. Il comma in esame sopprime le parole “contratti di servizio”, e determina quindi il permanere dell’obbligo di trasmissione al Parlamento per i soli schemi di contratto di programma.


Documenti all’esame delle istituzioni europee
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 23 ottobre 2007 è stato adottato il regolamento relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferroviache è in attesa di essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il regolamento si applica all'esercizio di servizi nazionali ed internazionali di trasporto pubblico di passeggeri per ferrovia ed altri modi di trasporto su rotaia e su strada; è fatta comunque salva la facoltà per gli Stati membri di estendere l’applicazione del regolamento anche al trasporto pubblico di passeggeri per via navigabile interna e in acque marine nazionali.

Lo scopo del regolamento è quello di definire le modalità mediante cui le autorità competenti possono intervenire, nel rispetto del diritto comunitario, nel settore dei trasporti pubblici di passeggeri per garantire la fornitura di servizi di interesse generale che siano, tra l'altro, più numerosi, più sicuri, di migliore qualità o offerti a prezzi inferiori a quelli che il semplice gioco delle forze del mercato consentirebbe di fornire. Esso stabilisce altresì le condizioni alle quali, nel momento in cui stipulano o impongono obblighi di servizio pubblico, le autorità competenti compensano gli operatori di tali servizi per i costi sostenuti e/o conferiscono loro diritti di esclusiva.

 


Articolo 10
(Disposizioni concernenti l’editoria)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 10.

(Disposizioni concernenti l'editoria).

Articolo 10.

(Disposizioni concernenti l'editoria).

1. Per i contributi relativi agli anni 2007 e 2008, previsti dall'articolo 3, commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 8, 10 e 11, e dall'articolo 4 della legge 7 agosto 1990, n. 250, si applica una riduzione del 7 per cento del contributo complessivo spettante a ciascun soggetto avente diritto ai sensi dell'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni.

1. Per i contributi relativi agli anni 2007 e 2008, previsti dall'articolo 3, commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 8, 10 e 11, e dall'articolo 4 della legge 7 agosto 1990, n. 250, si applica una riduzione del 2 per cento del contributo complessivo spettante a ciascun soggetto avente diritto ai sensi dell'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni. Tale contributo non può comunque superare il costo complessivo sostenuto dal soggetto nell'anno precedente relativamente alla produzione, alla distribuzione ed a grafici, poligrafici, giornalisti professionisti e praticanti, pubblicisti e collaboratori.

2. A decorrere dai contributi relativi all'anno 2007, ai fini della corretta applicazione delle disposizioni contenute nel comma 454 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e nel comma 1246 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il termine per la presentazione dell'intera documentazione e di decadenza dal diritto alla percezione dei contributi, indicato dal comma 461 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per le imprese richiedenti i contributi di cui all'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, è fissato al 30 settembre successivo alla scadenza di presentazione della relativa domanda di contributo.

2. Identico.

3. La trasmissione dell'intera documentazione necessaria per la valutazione del titolo d'accesso, la quantificazione del contributo e la sua erogazione, entro il termine di cui al comma 2, per i contributi relativi all'anno 2007 e di cui ai commi 454 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e 1246 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per gli anni precedenti, costituisce onere nei confronti degli aventi diritto, a pena di decadenza.

3. Identico.

4. La regolarità contributiva previden­ziale, relativa all'anno di riferimento dei contributi previsti in favore delle imprese editoriali, radiofoniche e televisive, deve essere conseguita entro il termine di cui al comma 2, a pena di decadenza. Tale condizione si intende soddisfatta anche quando le imprese abbiano pendente un ricorso giurisdizionale in materia di contributi previdenziali, ovvero abbiano ottenuto una rateizzazione del pagamento dei contributi ed abbiano regolarmente versato le rate scadute.

4. Identico.

5. A decorrere dall'esercizio finanziario 2008, l'importo della compensazione dovuta alla Società Poste Italiane S.p.A. a fronte dell'applicazione delle tariffe agevolate previste dal decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, è ridotto del 7 per cento relativamente agli importi annui relativi a ciascuna impresa;

5. A decorrere dall'esercizio finanziario 2008, l'importo della compensazione dovuta alla società Poste Italiane S.p.A. a fronte dell'applicazione delle tariffe agevolate previste dal decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, è ridotto del 7 per cento per gli importi annui relativi a ciascuna impresa beneficiaria di agevolazioni fino ad 1 milione di euro e del 12 per cento per gli importi annui relativi a ciascuna impresa beneficiaria di agevolazioni superiori ad 1 milione di euro.

6. La Società Poste Italiane S.p.A. è tenuta ad applicare la riduzione dell'agevolazione tariffaria di cui al comma 5, operando gli eventuali conguagli nei confronti delle imprese interessate.

6. Identico.

7. Ai fini dell'ammissione alle riduzioni tariffarie applicate alle spedizioni di prodotti editoriali, ai sensi del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, le pubblicazioni dedicate prevalentemente all'illustrazione di prodotti o servizi contraddistinti da proprio marchio o altro elemento distintivo sono equiparate ai giornali di pubblicità di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), del medesimo decreto-legge n. 353 del 2003.

7. Identico.

8. A decorrere dal 1o gennaio 2008, il possesso del requisito di ammissione alle agevolazioni tariffarie, di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, è richiesto e verificato per ogni singolo numero delle pubblicazioni spedite.

8. Identico.

9. Per assicurare l'erogazione dei contributi diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250, relativi all'anno 2006, è autorizzata la spesa aggiuntiva di 50 milioni per l'esercizio finanziario 2007.

9. Identico.

10. L'articolo 4 della legge 11 luglio 1998, n. 224, è abrogato.

10. Identico.

 

 

L’articolo 10, al comma 1, dispone, in seguito alla modifica apportata dal Senato, una riduzione pari al 2 per cento, relativamente agli anni 2007 e 2008, di una parte dei contributi diretti all’editoria previsti dalla legge n. 250 del 1990[54].

 

In particolare, i contributi oggetto di riduzione sono quelli di cui all’articolo 3, commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 8, 10 e 11, nonché all’articolo 4 della legge n. 250/1990, ossia quelli erogati in favore di:

§      imprese editrici di giornali quotidiani (articolo 3, commi 2 e 2-bis della L. n. 250/1990[55]);

§      imprese editrici e emittenti radiotelevisive, comunque costituite, che editino giornali quotidiani o trasmettano programmi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige (articolo 3, comma 2-ter della L. n. 250/1990);

§      imprese editrici di giornali quotidiani italiani editi e diffusi all'estero (articolo 3, comma 2-ter della L. n. 250/1990);

§      cooperative giornalistiche editrici di periodici (articolo 3, comma 2-quater della L. n. 250/1990);

§      imprese editrici di quotidiani o periodici che, oltre che attraverso esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano una determinata rappresentanza parlamentare (articolo 3, commi 10 e 11 della L. n. 250/1990);

§      imprese radiofoniche che risultino essere organi di partiti politici rappresentati in almeno un ramo del Parlamento (articolo 4 della L. n. 250/1990).

 

Si ricorda che le provvidenze in favore dei soggetti menzionati sono subordinate al possesso di determinati requisiti, indicati dalle norme di riferimento, le quali prevedono altresì i criteri per la determinazione dell’ammontare del contributo.

 

La disposizione in esame presenta un contenuto normativo di non immediata evidenza, in quanto individua il proprio ambito di applicazione attraverso una serie di rinvii alla citata legge n. 250/1990. Peraltro, va evidenziato che la materia delle provvidenze all’editoria non trova la propria disciplina esclusiva nella legge n. 250/1990, ma anche in altre disposizioni legislative che nel tempo hanno recato diverse modifiche (anche extra-testuali) alla normativa de qua.

Il riferimento ai “giornali di partito” permette di esemplificare uno dei problemi interpretativi cui la formulazione in esame potrebbe dare luogo: la disciplina delle provvidenze agli organi di stampa delle forze politiche non è infatti contenuta solo nell’articolo 3, commi 10 e 11 della legge 250/1990 (cui l’articolo in esame fa esclusivo rinvio).

La stratificazione normativa nella materia delle provvidenze all’editoria è in effetti, come sopra accennato, ragguardevole. Può citarsi, a mero titolo di esempio, la legge finanziaria per 2001, che all’articolo 1, comma 153 ha rideterminato le condizioni per l’accesso ai contributi alla stampa di partito, senza modificare espressamente la disciplina originaria contenuta nell’articolo 3, comma 10, della legge 250/1990. In base alla norma della finanziaria 2001, accedono ai contributi in esame le imprese editrici di quotidiani e periodici, anche telematici, che, oltre che attraverso esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o rappresentanze nel Parlamento europeo o siano espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano nell'anno di riferimento dei contributi.

Peraltro, va ricordato che l’articolo 20 del d.l. 223 del 2006[56], oltre ad incidere nuovamente sulle condizioni per l’accesso degli organi di partito alle provvidenze (comma 3-ter), ha più in generale previsto una riduzione degli stanziamenti per le provvidenze all’editoria previsti dalla legge 266/2005 (legge finanziaria 2006), demandando ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la conseguente rideterminazione dei contributi (commi 1 e 2).

Da ultimo, l’articolo 1, comma 1247, della legge finanziaria 2007 ha modificato i requisiti per accedere ai contributi in favore delle emittenti radiofoniche organi di partiti politici.


In seguito alla modifica introdotta dal Senato, la riduzione delle provvidenze - originariamente fissata al 7 per cento - è pari al 2 per cento, con riferimento al “contributo complessivo” spettante a ciascun soggetto.

Peraltro, accanto a questa modifica è stato introdotto un tetto massimo alle provvidenze per ciascun beneficiario, in quanto il contributo non può in ogni caso essere superiore al costo complessivo di produzione e distribuzione sostenuti dall’avente diritto nell’anno precedente, nonché al costo del lavoro per il personale composto da grafici, poligrafici, giornalisti professionisti e praticanti, pubblicisti e collaboratori.

 

Il comma 2 è espressamente volto a consentire una corretta applicazione di due disposizioni recate dalle ultime leggi finanziarie, relative al procedimento per l’erogazione dei contributi alle imprese editrici. In particolare, si tratta del:

§      articolo 1, comma 454, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), che ha soppresso l’anticipazione sui contributi all’editoria, prevedendo che questi ultimi siano erogati in un'unica soluzione entro l'anno successivo a quello di riferimento;

§      articolo 1, comma 1246, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), il quale prevede che, ove necessario, le erogazioni delle provvidenze si possono effettuare mediante il riparto percentuale dei contributi tra gli aventi diritto (in questo caso le quote restanti sono erogate anche oltre il termine dell’anno successivo a quello di riferimento).

L’innovazione è relativa al termine per la presentazione della documentazione finalizzata all’accesso alle provvidenze di cui al citato articolo 3 della l. n. 250/1990, che viene fissato al 30 settembre successivo alla “scadenza di presentazione” della relativa domanda di contributo. Il nuovo termine si applica a decorrere dai contributi relativi all’anno 2007.

Attualmente, ai sensi dell’articolo 1, comma 461 della legge finanziaria 2006 (richiamato dalla disposizione in esame), il termine per la trasmissione della documentazione è invece di un anno dalla richiesta.

 

A proposito della formulazione del testo, si osserva che la locuzione “scadenza di presentazione” non è facilmente comprensibile, anche se sembra fare riferimento alla scadenza del termine per la presentazione della domanda.

 

Il comma 3 precisa che la presentazione della documentazione necessaria entro il termine stabilito rappresenta un onere nei confronti degli aventi diritto, previsto a pena di decadenza dal diritto alla percezione del contributo.

 

Il comma 4 specifica che il requisito della regolarità contributiva previdenziale, relativa all’anno di riferimento dei contributi previsti in favore delle imprese editoriali, radiofoniche e televisive, deve essere posseduto dalle medesime imprese sempre entro il termine del 30 settembre (v. comma 2) a pena di decadenza.

Il requisito della regolarità contributiva previdenziale si intende soddisfatto – in base alla norma in esame – anche quando le imprese abbiano pendente un ricorso giurisdizionale in materia di contributi previdenziali ovvero abbiano ottenuto una rateizzazione del pagamento dei contributi ed abbiano regolarmente versato le rate scadute.

 

Il comma 5 prevede, a decorrere dall’esercizio finanziario 2008, la riduzione delle agevolazioni tariffarie postali per la spedizione di prodotti editoriali e la correlativa riduzione della compensazione dovuta alla società Poste Italiane Spa, a norma del D.L. 24 dicembre 2003, n. 353[57].

 

Il decreto in questione prevede infatti l’applicazione di tariffe postali agevolate per la spedizione di prodotti editoriali, delle quali possono fruire (art. 1):

­       le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione.

­       le imprese editrici di libri;

­       le associazioni ed organizzazioni senza fini di lucro;

­       le associazioni le cui pubblicazioni periodiche abbiano avuto riconosciuto il carattere politico dai gruppi parlamentari di riferimento;

­       gli ordini professionali, i sindacati, le associazioni professionali di categoria e le associazioni d'arma e combattentistiche, relativamente ai bollettini dei propri organi direttivi.

Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri provvede al rimborso, in favore di Poste Italiane Spa, della somma corrispondente all'ammontare delle riduzioni applicate, nei limiti dei fondi stanziati sugli appositi capitoli del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. I rimborsi sono effettuati sulla base di una dichiarazione, sostitutiva dell’atto di notorietà, rilasciata da Poste Italiane Spa, attestante l'avvenuta puntuale applicazione delle riduzioni effettuate e corredata da un dettagliato elenco delle riduzioni applicate in favore di ciascun avente diritto (art. 3).

 

La riduzione è pari al 7 per cento degli importi annui, di ammontare complessivo inferiore al milione di euro, versati a ciascuna impresa beneficiaria e del 12 per cento degli importi annui, di ammontare complessivo superiore al milione di euro, versati a ciascuna impresa beneficiaria.

 

A norma del comma 6, la società Poste Italiane Spa applica le previste riduzioni mediante opportuni conguagli.


Va segnalato che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato con una segnalazione inviata il 28 ottobre scorso ai Presidenti delle Camere e al Governo, ha rilevato che il mantenimento del regime tariffario agevolato in favore di Poste Italiane, di cui al DL n. 353/2003, si pone in contrasto con le norme poste a tutela della concorrenza e del mercato. Tale disciplina determinerebbe, infatti, “un’evidente e grave distorsione concorrenziale, in quanto operatori postali diversi da Poste Italiane non sono in grado di praticare offerte competitive agli editori” per le prestazioni cui la normativa stessa si riferisce.L’Autorità sottolinea pertanto la necessità di apportare, in sede di conversione del decreto legge, “un intervento di modifica in senso pro-competitivo delle disposizioni sulle agevolazioni per le spedizioni di prodotti editoriali”.

 

Ai sensi del comma 7 le pubblicazioni dedicate prevalentemente all’illustrazione di prodotti e servizi contraddistinti da un proprio marchio o altro elemento distintivo, sono equiparate ai giornali di pubblicità e pertanto escluse dalle agevolazioni tariffarie, a norma dell’articolo 2, comma 1, lett. c), del D.L. n. 353 del 2003.

Si ricorda che giornali “di pubblicità”, esclusi dalle agevolazioni ai sensi del citato articolo 2 del D.L. n. 353/2003, sono quelli diretti a pubblicizzare prodotti o servizi contraddistinti con il nome o altro elemento distintivo e diretti prevalentemente ad incentivarne l'acquisto.

 

Il comma 8 dispone che il requisito di cui all’art. 2, comma 1, lett. a), del decreto legge 353/2003, che non consente l’accesso di singole pubblicazioni alle agevolazioni tariffarie – presenza, su base annua, di inserzioni pubblicitarie per oltre il 45 per cento dell'intero stampato - debba essere verificato - a decorrere dal 1° gennaio 2008 - per ogni singolo numerodi pubblicazioni spedite.

 

Il comma 9 autorizza la spesa aggiuntiva di 50 milioni di euro per l’esercizio finanziario 2007, al fine di assicurare l’erogazione dei contributi diretti all’editoria di cui alla legge n. 250/1990, relativi all’anno 2006.

 

Il comma 10 dispone l’abrogazione dell’articolo 4 della legge 11 luglio 1998, n. 224[58].

Tale disposizione prevede che la corresponsione delle rate di ammortamento dei mutui agevolati concessi alle imprese editoriali possa essere effettuata – a date condizioni - anche da soggetti diversi dalle imprese stesse. In questo caso viene modificata in conformità la corresponsione delle rate di contributo in conto interessi a carico dello Stato, ferma restando la trasferibilità della garanzia primaria dello Stato.

Inoltre, la disposizione in esame stabilisce che la garanzia concessa a carico dello Stato applicata per capitale, interessi anche di mora ed indennizzi contrattuali, è escutibile a seguito di accertata e ripetuta inadempienza da parte del concessionario ovvero a seguito di inizio di procedure concorsuali.

 

Si ricorda che, in base all’articolo 5 della legge n. 62 del 2001 (Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla L. 5 agosto 1981, n. 416), attraverso un apposito “Fondo per le agevolazioni di credito alle imprese del settore editoriale”, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, lo Stato concede contributi in conto interessi sui finanziamenti della durata massima di dieci anni deliberati da soggetti autorizzati all'attività bancaria.

 


Articolo 10-bis
(Disposizioni in materia di contributi alle imprese editrici di giornali e di radiodiffusione sonora e televisiva)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 10-bis.

(Disposizioni in materia di contributi alle imprese editrici di giornali e di radiodiffusione sonora e televisiva).

 

1. All'articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modifica­zioni, dopo il comma 2-quater è inserito il seguente:

 

«2-quinquies. Per la concessione dei contributi alle emittenti radiotelevisive, di cui al comma 2-ter, si tiene conto soltanto dei seguenti criteri, e ciò in via di interpretazione autentica del medesimo comma 2-ter:

 

      a) devono trasmettere giornal­mente tra le ore 6.00 e le ore 22.00 e per oltre la metà del tempo di trasmissione programmi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, almeno in parte prodotti dalle stesse emittenti radiotelevisive o da terzi per loro conto;

 

      b) devono possedere i requisiti previsti dall'articolo 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successive modificazioni;

 

      c) l'importo complessivo di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 è ripartito, anno per anno, in base al numero delle domande inoltrate, tra le emittenti radiofoniche e le emittenti televisive. La quota spettante alle emittenti radiofoniche è suddivisa, tra le emittenti radiofoniche stesse, ai sensi e per gli effetti del regolamento di cui al decreto del Ministro delle comunicazioni 1o ottobre 2002, n. 225, adottato in attuazione dell'articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, mentre è suddivisa tra le emittenti televisive stesse ai sensi della presente legge».

 

 

L’articolo in esame, introdotto dal Senato, interviene in materia di contributi diretti alle trasmissioni radiotelevisive in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome proponendo un’interpretazione autentica dei requisiti già previsti dall’art. 3, comma 2-ter , della legge 250/1990[59].

 

Si ricorda che l’articolo 3, comma 2-ter, della legge 250/1990[60] (come modificato dall’art. 1, comma 717, della legge finanziaria 2007[61]) assegna, per quanto qui interessa[62], contributi diretti alle imprese che editino quotidiani in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige nonché alle emittenti radiotelevisive che trasmettano programmi nelle citate lingue e nelle medesime regioni; ciò è previsto nel limite del 50 per cento dei costi di produzione e ad esclusione dei contributi concessi in caso di ridotte entrate pubblicitarie (art. 3, comma 11, della legge 250/1990). Si escludono comunque dai benefici editori o proprietari di altri giornali o emittenti, oltre quelle in lingua, e si prescrive contestualmente il possesso di alcuni altri requisiti già richiesti (dalla medesima legge 250/1990) per l’accesso a contributi da parte di imprese editrici di giornali quotidiani.

In particolare, è previsto che le imprese :

-       editino la testata stessa da almeno tre anni;

-       abbiano acquisito, nell'anno di riferimento dei contributi, entrate pubblicitarie che non superino il 30 per cento dei costi complessivi dell'impresa risultanti dal bilancio dell'anno medesimo;

-       abbiano adottato con norma statutaria il divieto di distribuzione degli utili nell'esercizio di riscossione dei contributi e nei dieci esercizi successivi;

-       abbiano sottoposto l'intero bilancio di esercizio cui si riferiscono i contributi alla certificazione di una società di revisione scelta tra quelle di cui all'elenco apposito previsto dalla CONSOB.

 

Con riguardo alle emittenti radiofoniche e televisive l’art. 3, comma 2-ter, in questione specifica inoltre che i contributi sono concessi nel limite complessivo di 2 milioni di euro annui per ciascuno degli esercizi 2007, 2008, 2009.

A tale importo peraltro dovrebbe applicarsi - per gli esercizi 2007 e 2008- la riduzione disposta dall’articolo precedente del ddl in commento.

 

L’articolo in commento introduce al citato art 3, comma 2-ter, della legge 250/1990, un comma 2-quinquies, recante una norma di interpretazione autentica del comma 2-ter, in materia di criteri per la concessione dei contributi ivi previsti.

Peraltro, la norma precisa che si deve tenere conto solo dei criteri introdotti dal nuovo comma 2-quinquies e, pertanto, l’intervento normativo sembra configurarsi piuttosto quale modificativo della disciplina dettata dal comma 2-ter.

 

In particolare, si prevede che:

§      la trasmissione di programmi in lingua, almeno in parte autoprodotti o prodotti da terzi su commissione, deve coprire oltre la metà del tempo totale di trasmissione ed essere erogata tra le ore 06.00 e le ore 22.00 di ciascuna giornata;

§      le imprese devono possedere i requisiti indicati dall’articolo 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, del DL n. 5/2001, convertito dalla legge n. 66/2001[63].

§      l’importo di 2.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2007,2008 e 2009, è ripartito in base al numero delle domande, fra emittenti radiofoniche e televisive. Per la quota spettante alle emittenti radiofoniche si fa rinvio al decreto del Ministro delle comunicazioni previsto dall’articolo 52, comma 18, della legge n. 448/2001[64]; per quelle televisive, si tiene conto delle prescrizioni stabilite nella stessa legge n. 250/1990.

 


Articolo 11
(Estinzioni anticipate di prestiti)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 11.

(Estinzioni anticipate di prestiti).

Articolo 11.

(Estinzioni anticipate di prestiti).

1. Per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, a valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, sono attribuiti, fino all'importo di 30 milioni di euro annui, contributi per incentivare l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione per l'estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari da parte di province e comuni. I contributi sono corrisposti, ai comuni e alle province che ne fanno richiesta, per far fronte agli indennizzi, penali o altri oneri corrisposti in aggiunta al debito residuo a seguito delle estinzioni anticipate effettuate negli anni 2007, 2008 e 2009 e sulla base di una certificazione, le cui modalità sono stabilite con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, entro il 30 ottobre 2007. I contributi sono attribuiti fino alla concorrenza del complessivo importo di 90 milioni di euro per il triennio 2007-2009.

1. Per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, a valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, sono attribuiti, fino all'importo di 30 milioni di euro annui, contributi per incentivare l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione per l'estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari da parte di province e comuni. I contributi sono corrisposti, ai comuni e alle province che ne fanno richiesta, per far fronte agli indennizzi correlati strettamente alle estinzioni anticipate effettuate negli anni 2007, 2008 e 2009 e sulla base di una certificazione, le cui modalità sono stabilite con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, entro il 30 ottobre 2007. I contributi sono attribuiti fino alla concorrenza del complessivo importo di 90 milioni di euro per il triennio 2007-2009.

 

 

L’articolo è diretto ad incentivare l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione per l’estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari da parte di province e comuni.

 

A tal fine, il comma 1 prevede l’attribuzione, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, di contributi fino a 30 milioni di euro, ai comuni e alle province che ne fanno richiesta per far fronte a indennizzi, corrisposti dagli enti locali in aggiunta al debito residuo, a seguito di estinzioni anticipate di mutui e prestiti obbligazionari effettuate nel triennio 2007-2009.

 

Nel corso del’esame presso il Senato, è stato specificato che tali indennizzi devono essere “strettamente correlati” alle suddette estinzioni anticipate.

 

I contributi, disposti per un ammontare massimo di 90 milioni di euro nel triennio di riferimento, sono attribuiti a valere sul Fondo ordinario previsto all’articolo 34, comma 1, lettera a), del D.Lgs n. 504 del 1992, mediante il quale lo Stato concorre al finanziamento, a decorrere dal 1994, dei bilanci delle amministrazioni provinciali e comunali.

 

Si ricorda che il Fondo ordinario, disciplinato dall’articolo 35 del predetto D.Lgs n. 504 è costituito dal complesso delle dotazioni ordinarie e perequative e dei proventi dell’addizionale sui consumi dell’energia elettrica[65]. Il Fondo costituisce la base di riferimento, al lordo delle riduzioni previste per la quota spettante ai comuni, per l’aggiornamento delle risorse correnti degli enti locali. L’aggiornamento è operato con riferimento ad un andamento coordinato con i principi di finanza pubblica e con la crescita della spesa statale, in misura pari ai tassi di incremento previsti dal DPEF.

Inoltre, per il triennio 2007-2009, a valere sulle risorse del predetto Fondo sono stati disposti finanziamenti fino ad un importo massimo di complessivi di 188 milioni di euro, a beneficio dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti (c.d. “piccoli comuni”) e delle comunità montane, ai sensi del comma 703, articolo 1, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007). Una parte di queste ultime risorse, pari a 37,5 milioni di euro, sono destinate a compensare gli effetti sul fabbisogno e sull’indebitamento netto delle maggiori assunzioni di personale che gli enti locali non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno possono comunque effettuare, ai sensi del comma 562 della legge finanziaria per il 2007, nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, complessivamente intervenute nel precedente anno.

 

La corresponsione dei contributi dovrà basarsi su una certificazione da presentare secondo le modalità che verranno stabilite con decreto del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, entro il 30 ottobre 2007.

 

La relazione tecnica evidenza come la valutazione dell’onere massimo per il triennio 2007-2009, pari a 90 milioni di euro, sia stata effettuata considerando l’ammontare degli avanzi di amministrazione al 31 dicembre 2005 degli enti locali soggetti al patto di stabilità interno, vale a dire le province ed i comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, che secondo l’ultimo dato ufficiale del Ministero dell’interno è complessivamente pari a 5,5 miliardi di euro (1 miliardo riferito alle province e 4,5 miliardi ai comuni). Tenendo conto che, secondo indicazioni delle associazioni degli enti locali, la quota libera dell’avanzo di amministrazione da destinare all’estinzione del debito per passività finanziarie si attesta a circa il 60 per cento per i comuni ed il 30 per cento per le province (risultando pertanto pari a circa 600 milioni per le province e 2.400 milioni per i comuni), e che i costi dell’estinzione anticipata dei mutui siano intorno al 3 per cento, la relazione tecnica valuta in 90 milioni di euro l’onere complessivo derivante dall’incentivo previsto dalla norma in esame. La relazione illustrativa aggiunge, inoltre, che la disposizione in esame si è resa necessaria a seguito dell’abolizione, ai sensi dell’articolo 1, comma 699 della legge finanziaria per il 2007, della norma che prevedeva la possibilità per gli enti locali di presentare piani quinquennali di riduzione del rapporto debito/PIL al fine di estinguere anticipatamente i prestiti contratti con la Cassa deposti e prestiti senza oneri diversi dal rimborso delle quote residue di capitale.

 


Articolo 12
(Sostegno all'adempimento dell'obbligo di istruzione)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 12.

(Sostegno all'adempimento dell'obbligo di istruzione).

Articolo 12.

(Sostegno all'adempimento dell'obbligo di istruzione).

1. Ai fini di supportare l'adempimento dell'obbligo di istruzione di cui all'articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è autorizzata la spesa 150 milioni di euro per l'anno 2007. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono definiti i criteri e le modalità per l'assegnazione delle predette risorse.

Identico.

2. La disposizione di cui all'articolo 1, comma 621, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, non si applica limitatamente all'anno 2007.

 

 

 

Il comma 1 autorizza la spesa di 150 milioni di euro per l’anno 2007, al fine di sostenere l’adempimento dell’obbligo di istruzione, di cui all’articolo 1, comma 622, della legge finanziaria 2007[66], e demanda la definizione dei criteri per l’attribuzione delle nuove risorse ad un decreto del Ministro della pubblica istruzione.

 

L’art. 1, comma 622, della legge n. 296 del 2007 (legge finanziaria 2007) ha disposto che, a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008, l’istruzione sia impartita obbligatoriamente per almeno dieci anni (e finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età); a tal fine la medesima disposizione ha elevato a 16 anni l’età per l’accesso al lavoro.

Il comma citato ha ribadito il regime di gratuità dei primi tre anni delle scuole superiori o dei percorsi di istruzione formazione professionale (già previsto e finanziato dagli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del D.Lgs. 226/2005 [67], recante disciplina del secondo ciclo di istruzione) e ha rinviato ad un regolamento ministeriale (da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400) la definizione dei curricola del primo biennio degli istituti di istruzione secondaria superiore[68].

Sono autorizzati, ai sensi del medesimo comma, accordi tra Ministero e regioni per l’effettuazione di progetti particolarmente finalizzati alla riduzione della dispersione e al successo nell'assolvimento dell'obbligo. Questi ultimi potranno essere realizzati da strutture formative accreditate inserite in apposito elenco predisposto secondo criteri predefiniti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza Stato-regioni. Sono fatte salve comunque le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità ai rispettivi statuti.

 

Si ricorda che dopo l’approvazione della legge finanziaria 2007, l’articolo 13, comma 1, del D.L. 7/2007 [69] è intervenuto sulla disciplina recata dal citato D.Lgs. 226/2005[70], sostituendo il sistema dei licei, quale articolazione, insieme al sistema dell'istruzione e della formazione professionale, del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, con il sistema dell'istruzione secondaria superiore del quale fanno parte oltre che i licei, anche gli istituti tecnici e gli istituti professionali.

 

Il comma 2 prevede che per l’anno 2007 non sia applicata la clausola di salvaguardia di cui all’art. 1, comma 621, lettera b) della legge finanziaria 2007.

 

Il comma citato, per garantire il conseguimento dei risparmi di spesa derivanti dall’attuazione di alcune disposizioni della medesima legge finanziaria, ha previsto (alla lettera b)) che, in caso di mancato conseguimento delle economie di spesa discendenti dalle misure indicate per il settore scolastico (commi 605-619)- pari a 448,2 milioni di euro per il 2007, 1.324,5 milioni per il 2008 e 1.402,2 a decorrere dal 2009 (comma 620)- le dotazioni di bilancio del Ministero della pubblica istruzione, salvo quelle relative alle competenze per il personale docente e amministrativo,- fossero ridotte in maniera lineare fino alla concorrenza dei risparmi previsti.

 

Come illustrato nella Relazione tecnica allegata al ddl di conversione del provvedimento in esame, le citate economie dovevano essere realizzate attraverso un processo di razionalizzazione del personale del comparto scuola (disposto dai commi 605-619 dell’art. 1 della legge finanziaria 2007) che avrebbe comportato una riduzione di 43.000 unità di personale docente ed ATA nell’anno scolastico 2007/2008, incrementate di ulteriori 4.000 unità, per conseguire l’obiettivo finale di circa 47.000 unità in meno a decorrere all’anno scolastico 2008-2009.

Secondo quanto riportato dalla citata Relazione tecnica per l’anno scolastico 2007-2008 si è conseguita una riduzione di personale pari a 14.000 unità in luogo delle previste 43.000, un’ulteriore riduzione di 11.000 unità e prevista per ciascuno dei prossimi anni scolastici fino a realizzare la riduzione complessiva di 47.000 unità a regime nell’anno scolastico 2010-2011.

Il comma 2 dell’articolo in esame escludendo per il 2007 l’applicazione della clausola di salvaguardia, (ovvero la riduzione lineare delle dotazioni del Ministero per compensare i mancati risparmi) determina – a fronte delle minori economie conseguite nel medesimo anno, pari a circa 282 milioni di euro – un peggioramento dell’indebitamento netto. Tale peggioramento viene quantificato dalla medesima Relazione tecnica in una somma pari a circa la metà delle minori economie, dal momento che 145 milioni di euro erano già stati accantonati sul bilancio 2007 del Ministero.

 


Articolo 13
(Disposizioni concernenti il sostegno ai progetti di ricerca
e l'Agenzia della formazione)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 13.

(Disposizioni concernenti il sostegno ai progetti di ricerca e l'Agenzia della formazione).

Articolo 13.

(Disposizioni concernenti il sostegno ai progetti di ricerca e l'Agenzia della formazione).

1. All'articolo 1, comma 873, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Al fine di potenziare e rendere immediatamente operativo il sostegno ai progetti di ricerca, si provvede all'attuazione del presente comma, per il triennio 2008-2010, con decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di natura non regolamentare, da adottarsi entro il 30 novembre 2007».

Identico.

2. All'articolo 1, comma 580, terzo periodo della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «a far tempo dal 15 giugno 2007» sono sostituite dalle seguenti: «a decorrere dalla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui al comma 585».

 

 

 

Il comma 1 novella l’articolo 1, comma 873, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007), concernente le agevolazioni alla ricerca.

 

Si ricorda che i commi da 870 a 874 della legge finanziaria 2007 sono finalizzati alla razionalizzazione degli interventi nel settore della ricerca scientifica di competenza del Ministero dell'università e della ricerca.

A tal fine il comma 870 ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), per garantire la massima efficacia degli interventi in tale ambito.

Al Fondo confluiscono le risorse:

­       del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR)[71];

­       del Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB)[72];

­       del Fondo per le aree sottoutilizzate[73], per quanto di competenza del Ministero dell'università e della ricerca;

­       le risorse annuali per i progetti di ricerca di interesse nazionale delle università (PRIN).

Per la fase di avvio del FIRST e per consentire un impatto più incisivo degli interventi in attuazione del Piano nazionale della ricerca, tenendo conto delle linee strategiche per la competitività e lo sviluppo economico, viene assegnata al FIRST una dotazione aggiuntiva di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008 e di 360 milioni di euro per l'anno 2009 (comma 874). Si ricorda peraltro che, ai sensi dell’articolo 1, comma 758, della medesima legge finanziaria 2007, l’intervento in esame è finanziato a valere sulle risorse del Fondo per l’erogazione del TFR istituito presso l’INPS. L’autorizzazione di spesa è stata accantonata – come tutte le altre alimentate dal Fondo e destinate al finanziamento di interventi indicati nell’elenco 1 allegato alla finanziaria – in attesa della decisione delle autorità statistiche comunitarie circa la compatibilità delle norme relative al trattamento contabile del Fondo e al suo utilizzo. Recentemente il decreto-legge n. 81/07[74] all’art. 13 ha disposto lo sblocco delle risorse vincolate sul TFR, prevedendo la concessione di anticipazioni di tesoreria nella misura del 30 per cento delle somme relative alle autorizzazioni di spesa di cui al citato comma 758. La quota anticipabile riferita al FIRST risulta, pertanto, pari a 90 milioni di euro.

Ai sensi del comma 871, il FIRST è alimentato in via ordinaria dai conferimenti, annualmente disposti dalla legge finanziaria, dai rientri dei contributi concessi sotto forma di credito agevolato e dalle risorse assegnate dal CIPE, nell'ambito del riparto del citato Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS).

La ripartizione delle risorse del FIRST si effettua, come precisato dal comma 872, con decreto interministeriale emanato dal Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in attuazione delle indicazioni contenute nel Programma nazionale della ricerca di cui al decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204[75]. Per tale decreto è previsto il parere della Conferenza Stato – Regioni. Con il riparto delle risorse del FIRST occorre comunque garantire il finanziamento di un programma nazionale di investimento nelle ricerche liberamente proposte in tutte le discipline da università ed enti pubblici di ricerca, valutate mediante procedure diffuse e condivise nelle comunità disciplinari internazionali interessate.

I criteri di accesso e le modalità di utilizzo e gestione del FIRST per la concessione delle agevolazioni saranno definiti con regolamento (da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3[76], della legge 23 agosto 1988, n. 400) del Ministro dell'università e della ricerca, sentita la Conferenza Stato-Regioni, in modo da garantire la massima efficacia ed omogeneità degli interventi. Fino alla data di entrata in vigore del predetto regolamento continuano a trovare applicazione le disposizioni attualmente vigenti in materia di agevolazioni alla ricerca per l'utilizzo delle risorse che vanno a confluire nel FIRST (comma 873).

 

Il regolamento sui criteri di accesso e le modalità di gestione del FIRST, di cui al citato comma 873, non risulta ancora emanato. La novella dispone pertanto - con un periodo aggiuntivo al medesimo comma - che, per il triennio 2008-2010, si provvede all’attuazione del comma con un decreto del Ministro dell’università e della ricerca di natura non regolamentare da emanarsi entro il 30 novembre 2007.

Verosimilmente, la disposizione è finalizzata a rendere immediatamente operativo il sostegno finanziario ai progetti di ricerca mediante il FIRST, nelle more dell’adozione del regolamento ministeriale di cui al comma 873. A tal fine, si stabilisce un cambiamento della fonte normativa tale da consentire una maggiore speditezza. Infatti, a differenza dei regolamenti, per i decreti ministeriali di natura non regolamentare non sono richiesti il parere del Consiglio di Stato e il controllo della Corte dei conti.

 

Si ricorda infatti che ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della L. n. 400/1988, con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorità sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione, devono recare la denominazione di «regolamento», essere adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti al visto e alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

 

Il periodo aggiuntivo parrebbe, nelle more dell’emanazione del regolamento, proporre una nuova procedura limitatamente al triennio 2008-2010, nonostante il comma 873 della finanziaria 2007 già disponga che fino alla data di entrata in vigore del predetto regolamento continuino a trovare applicazione le disposizioni attualmente vigenti in materia di agevolazioni alla ricerca per l'utilizzo delle risorse che vanno a confluire nel FIRST.

 

Il comma 2 novella l’articolo 1, comma 580 della L. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), riguardante l’istituzione dell’Agenzia per la formazione dei dirigenti e dipendenti delle amministrazioni pubbliche – Scuola nazionale della pubblica amministrazione, destinata a sostituire l’esistente Scuola superiore della pubblica amministrazione, della quale il citato comma 580 ha previsto la soppressione a decorrere dal 15 giugno 2007. In particolare, a seguito della modifica, si dispone che la Scuola sia soppressa a decorrere non più dalla richiamata data, bensì dall’entrata in vigore dei regolamenti di cui al comma 585 della stessa legge finanziaria.

 

Si ricorda che i commi 580-586 istituiscono e disciplinano l’Agenzia per la formazione dei dirigenti e dipendenti delle amministrazioni pubbliche – Scuola nazionale della pubblica amministrazione, destinata a sostituire l’esistente Scuola superiore della pubblica amministrazione.

Le dotazioni finanziarie, strumentali e di personale della Scuola superiore della pubblica amministrazione sono trasferite all’Agenzia, la quale subentra nei suoi rapporti attivi e passivi e nei relativi diritti ed obblighi[77].

La nuova Agenzia, dotata di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia amministrativa e contabile, è sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il medesimo comma 580 prevede che altre istituzioni di formazione facenti capo a diverse amministrazioni, quali l’Istituto diplomatico, la Scuola Superiore dell’amministrazione dell’interno e la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, pur mantenendo la propria autonomia organizzativa e l’inquadramento del personale nelle rispettive amministrazioni, entrino a far parte dell’Agenzia per la formazione e siano soggette al suo coordinamento.

La nuova disciplina, secondo quanto precisato dalle medesime norme, mira a contribuire all’ammodernamento delle amministrazioni pubbliche, a migliorare la qualità delle attività formative pubbliche, a garantire una selezione rigorosa della dirigenza dello Stato ed a fornire adeguato sostegno alle amministrazioni nella valutazione dei loro fabbisogni formativi e nella sperimentazione delle innovazioni organizzative e gestionali.

All’Agenzia sono attribuiti i seguenti compiti:

-       raccolta, elaborazione e sviluppo delle metodologie formative;

-       ricerca, sviluppo, sperimentazione e trasferimento delle innovazioni di processo e di prodotto delle pubbliche amministrazioni;

-       accreditamento delle strutture di formazione;

-       cooperazione europea ed internazionale in materia di formazione e innovazione amministrativa;

-       supporto, consulenza e assistenza alle amministrazioni pubbliche nell’analisi dei fabbisogni formativi, nello sviluppo e trasferimento di modelli innovativi, nella definizione dei programmi formativi.

 

Si consente inoltre alle pubbliche amministrazioni di provvedere alla formazione e all’aggiornamento professionale del personale avvalendosi di istituzioni o organismi formativi, pubblici o privati, accreditati dall’Agenzia per la formazione ed inseriti in un elenco nazionale la cui tenuta è affidata alla medesima Agenzia. Alla scelta dell’istituzione formativa di cui avvalersi le amministrazioni provvedono mediante procedura competitiva tra le strutture accreditate (comma 583).

Le norme in esame incidono peraltro sui meccanismi di reclutamento e di formazione iniziale del personale dirigenziale delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali.

Il comma 582 affida all’Agenzia il reclutamento e la formazione dei dirigenti delle amministrazioni dello Stato. Il reclutamento e la formazione del personale delle carriere militare e dei corpi di polizia resta invece affidato alle rispettive “scuole speciali” (la norma sembra far riferimento essenzialmente al Centro alti studi per la difesa e all’Istituto superiore di polizia, già menzionati). Quanto ai segretari comunali e provinciali ed alla dirigenza locale, restano ferme le competenze della Scuola superiore della pubblica amministrazione locale.

Ai sensi del comma 584, entro il 28 febbraio di ogni anno il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, sentite le organizzazioni sindacali più rappresentative nel settore pubblico, stabilisce il numero di posti di dirigente dello Stato e degli enti pubblici nazionali messi a concorso dalla Agenzia per la formazione, ripartendoli tra:

-       il concorso riservato a dipendenti pubblici in possesso dei requisiti di cui all’art. 28, co. 2, del D.Lgs. 165/2001;

-       il concorso aperto ai cittadini dei Paesi dell’Unione europea in possesso di qualificata formazione universitaria.

Il comma 585 della legge 296/2006 autorizza l’adozione, entro 90 giorni, di uno o più regolamenti di delegificazione ex art. 17, co. 2, L. 400/1988[78], allo scopo di:

-       dare attuazione alle disposizioni dei precedenti commi 580-584;

-       riformare il sistema della formazione dei dirigenti e dipendenti delle pubbliche amministrazioni e di sostegno all’innovazione ed alla modernizzazione delle amministrazioni pubbliche;

-       riordinare le relative strutture pubbliche o partecipate dallo Stato, anche in forma associativa, nonché i loro strumenti di finanziamento.

La finalità perseguita è quella di ridurre l’ammontare delle spese e conseguire consistenti miglioramenti nella qualità e nei risultati dell’attività formativa e di sostegno all’innovazione.

 

I regolamenti di cui al comma 585 sono adottati su proposta del ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con i ministri dell’economia e delle finanze, degli affari esteri e dell’interno, anche modificando le norme vigenti.

Le lettere da a) a f) del comma elencano i criteri ai quali i regolamenti dovranno attenersi. Questi possono così riassumersi:

§      accorpamento delle strutture nazionali preposte a funzioni coincidenti o analoghe, con eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni; in caso di soppressione o scorporo di strutture, sono attribuite all’Agenzia per la formazione le relative attività e dotazioni umane, strumentali e finanziarie. In particolare, il personale dipendente a tempo indeterminato è trasferito nei ruoli organici dell’Agenzia, secondo criteri di equiparazione tra figure professionali stabiliti con D.P.C.M. sulla base di un accordo con le organizzazioni sindacali; esso mantiene il diritto di optare, entro il 31 dicembre 2008[79], per l’amministrazione di provenienza e conserva il trattamento economico in godimento (secondo quanto disposto dall’art. 11, co. 5 e 6, del D.Lgs. 303/1999[80]);

§      precisa indicazione delle missioni e dei compiti di ciascuna struttura, e attribuzione all’Agenzia per la formazione il ruolo di struttura di governo e coordinamento unitario del sistema della formazione pubblica, con riguardo sia all’armonizzazione e al conseguimento delle sinergie possibili, sia alla gestione unitaria e coordinata delle risorse finanziarie;

§      definizione degli aspetti organizzativi dell’Agenzia, prevedendo tra l’altro

-       una qualificata partecipazione di esperti anche stranieri e di alti dirigenti pubblici, individuati anche su indicazione delle autonomie territoriali e delle parti sociali;

-       l’istituzione di un comitato di coordinamento presieduto dal Presidente dell’Agenzia e formato dai direttori delle Scuole speciali e delle strutture autonome.

 

Si ricorda infine che la Scuola superiore della pubblica amministrazione (SSPA) è un’istituzione di alta cultura e formazione, posta nell’ambito e sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio.

Istituita nel 1957, essa è stata soggetta a diversi riordinamenti, i più recenti dei quali sono stati operati con il D.Lgs. 287/1999[81] e successivamente con il D.Lgs. 381/2003[82], che con una novella ha integralmente sostituito gli articoli da 1 a 8 del D.Lgs. 287/1999.

Tra i compiti primari della Scuola sono da ricordare:

-       il reclutamento dei dirigenti e dei funzionari dello Stato, secondo quanto disposto dalla L. 145/2002[83] che ha reintrodotto, per l’accesso alla dirigenza, anche la modalità del corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale bandito dalla SSPA;

-       l’attività formativa iniziale dei dirigenti dello Stato;

-       la formazione permanente dei dirigenti e dei funzionari dello Stato;

-       lo svolgimento di attività di ricerca, e, su richiesta, di attività di consulenza e supporto tecnico per la Presidenza del Consiglio e per le amministrazioni pubbliche su tematiche istituzionali, progetti di riforma e in materia di innovazione amministrativa, formazione e di organizzazione dell’attività formativa;

-       il coordinamento delle attività delle scuole pubbliche statali di formazione e l’individuazione e l’attuazione di forme di cooperazione con le scuole pubbliche diverse da quelle dello Stato, nonché la cura di un Osservatorio sui bisogni di formazione e qualificazione del personale delle amministrazioni pubbliche.

La Scuola ha sede in Roma. Le attività di insegnamento e formazione sono tenute presso la sededi Roma e quelle distaccate di Acireale, Bologna, Caserta, Reggio Calabria e del Centro Residenziale Studi di Caserta.

La legge individua tra gli organi della Scuola il direttore, unitamente al comitato di indirizzo, al comitato operativo e al dirigente amministrativo.

Spetta al direttore, in qualità di vertice dell’istituzione, il compito di assicurare lo svolgimento delle attività istituzionali: egli è responsabile dell’attività didattica e scientifica della Scuola, nomina le commissioni esaminatrici per i concorsi e i corsi ed esercita le altre attribuzioni previste dal D.Lgs. 287/1999, dal regolamento della Scuola e dalle delibere con cui lo stesso direttore definisce, sentito il comitato operativo e per quanto di sua competenza il dirigente amministrativo, l’organizzazione interna della Scuola e detta le ulteriori disposizioni occorrenti per il suo funzionamento.

L’attività di formazione è svolta da un gruppo di 30 docenti stabili, scelti tra dirigenti di amministrazioni pubbliche, docenti universitari, magistrati ordinari,amministrativi e contabili, avvocati dello Stato e consiglieri parlamentari, esperti, italiani o stranieri, di comprovata professionalità. La Scuola può, inoltre, avvalersi di docenti incaricati, anche temporaneamente, di specifiche attività di insegnamento e conferire a persone di comprovata professionalità specifici incarichi finalizzati alla pubblicazione di ricerche e studi[84].

 


Articolo 13-bis
(Risorse per il funzionamento del Centro di ricerca CEINGE)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 13-bis.

(Risorse per il funzionamento del centro di ricerca CEINGE).

 

1. Ai fini del funzionamento di base del centro di ricerca CEINGE - Biotecnologie avanzate S.c.a.r.l di Napoli, ente senza fini di lucro, dotato di personalità giuridica di diritto privato, interamente partecipato da amministra­zioni ed enti pubblici, locali e non, è istituito un fondo con una dotazione di 3 milioni di euro per l'anno 2007, a sostegno di attività infrastrutturali di trasferimento tecnologico e di ricerca e formazione, da destinare secondo criteri e modalità individuati dal Ministro dello sviluppo economico, anche attraverso accordi di programma con altri Ministeri interessati. Al relativo onere si provvede mediante corrispon­dente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo utilizzando parte dell'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

 

L’articolo 13-bis, introdotto al Senato, prevede la costituzione di un Fondo, con una dotazione di 3 milioni di euro per l’anno 2007, al fine di garantire il funzionamento del Centro di ricerca del CEINGE, Biotecnologie avanzate S.c.a.r.l di Napoli. Le risorse, volte al sostegno delle attività infrastrutturali di trasferimento tecnologico, nonché di ricerca e formazione, saranno destinate al Centro secondo criteri e modalità definiti dal Ministro per lo sviluppo economico, anche attraverso accordi di programma con altri Ministeri interessati.

 

Il CEINGE è una società consortile senza scopo di lucro che si occupa di biotecnologie avanzate e delle sue possibili applicazioni. Costituita nel 1983, annovera tra i suoi soci la Regione Campania (attraverso l'Ente Funzionale per l'Innovazione e lo Sviluppo Regionale - E.F.I. S.p.A.), l'Università degli Studi di Napoli Federico II, la Provincia di Napoli, la Camera di Commercio, Industria ed Artigianato di Napoli, ed il Comune di Napoli. In particolare la Regione Campania costituisce il socio di maggioranza detenendo il 60% del capitale sociale, attraverso l’E.F.I. S.p.A., che fa capo all’Assessorato Attività Produttive.

In relazione al dettato statutario, gli ambiti di competenza del Centro sono:

a)    Ricerca nel campo della biologia molecolare e delle biotecnologie avanzate. Al riguardo si specifica che le attività del CEINGE sono per lo più indirizzate verso il compimento di studi ed analisi nei settori delle biotecnologie avanzate e delle sue applicazioni nel settore della salute, il trasferimento dei risultati della ricerca al settore produttivo, lo svolgimento di attività di servizio ad alta tecnologia a supporto della ricerca nonché la promozione di attività di formazione on the job nei settori di interesse a vari livelli di ingresso;

b)    Servizi ad alta tecnologia a supporto della ricerca nei settori di competenza accessibili anche alle PMI, basati su piattaforme tecnologiche di ultima generazione di genomica e post-genomica;

c)    Alta Formazione nelle biotecnologie avanzate e nella medicina molecolare;

d)    promozione della diffusione della cultura scientifica e tecnologica per favorire gli scambi di conoscenze tra gli Enti legati al settore della ricerca e per lo sviluppo delle biotecnologie;

e)    trasferimento tecnologico, nei settori di interesse, anche attraverso la creazione di spin off di azienda;

f)      produzione di beni (prototipi, reagenti, fine chemicals, molecole farmacologicamente e biologicamente attive, su piccola scala) nel campo delle biotecnologie avanzate.

 

All’onere derivante dall’istituzione del fondo, pari a 3 milioni di euro per il 2007, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, all'uopo utilizzando parte dell'accantonamento relativo al Ministero medesimo.

 


Articolo 14
(Razionalizzazione dei servizi aggiuntivi - Beni culturali)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 14.

(Razionalizzazione dei servizi aggiuntivi - Beni culturali).

Articolo 14.

(Razionalizzazione dei servizi aggiuntivi - Beni culturali).

1. Al fine di assicurare efficienza ed efficacia nell'erogazione dei servizi aggiuntivi di cui all'articolo 117 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, strumentali alla migliore fruizione dei beni culturali, razionalizzando le risorse disponibili, l'affidamento dei servizi stessi avviene in forma integrata rispetto sia alle varie tipologie indicate nel medesimo articolo 117 che ai diversi istituti e luoghi della cultura, nei quali i servizi devono essere svolti, presenti nel territorio di rispettiva competenza, da parte delle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici e degli Istituti dotati di autonomia speciale del Ministero per i beni e le attività culturali.

1. Al fine di assicurare efficienza ed efficacia nell'erogazione dei servizi aggiuntivi di cui all'articolo 117 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, strumentali alla migliore fruizione dei beni culturali, razionalizzando le risorse disponibili, l'affidamento dei servizi stessi avviene in forma integrata rispetto sia alle varie tipologie indicate nel medesimo articolo 117 che ai diversi istituti e luoghi della cultura, nei quali i servizi devono essere svolti, presenti nel territorio di rispettiva competenza, da parte delle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici e degli Istituti dotati di autonomia speciale del Ministero per i beni e le attività culturali.

2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro per i beni e le attività culturali, nel rispetto delle norme dell'ordinamento comunitario, è disciplinata l'organizzazione dei servizi aggiuntivi sulla base dei principi di cui al presente articolo, tra l'altro prevedendo che, in prima applicazione, l'affidamento integrato dei servizi avvenga, se necessario, anche con termini iniziali differenziati, garantendo la naturale scadenza dei rapporti concessori in corso.

2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro per i beni e le attività culturali, nel rispetto delle norme dell'ordinamento comunitario, tenendo conto della specificità delle prestazioni richieste nonché delle esperienze e dei titoli professionali occorrenti, è disciplinata l'organizzazione dei servizi aggiuntivi sulla base dei principi di cui al presente articolo, tra l'altro prevedendo che, in prima applicazione, l'affidamento integrato dei servizi avvenga, se necessario, anche con termini iniziali differenziati, garantendo la naturale scadenza dei rapporti concessori in corso.

3. In attesa dell'entrata in vigore della disciplina sull'affidamento integrato dei servizi aggiuntivi di cui ai commi 1 e 2, i rapporti comunque in atto relativi ai medesimi servizi restano efficaci fino alla loro naturale scadenza, ovvero, se scaduti, fino all'aggiudicazione delle gare da bandirsi entro il 28 febbraio 2008.

3. Identico.


L’articolo prevede una razionalizzazione delle modalità di l’affidamento dei cosiddetti “servizi aggiuntivi”, introdotti dalla “legge Ronchey” e attualmente elencati dall’articolo 117 del Codice dei beni culturali e del paesaggio [85],

 

Il comma 1 prevede che l’affidamento dei servizi in questione, da parte delle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici e degli Istituti dotati di autonomia speciale[86], sia effettuato in forma integrata sia in relazione alle varie tipologie di servizi sia in relazione ai diversi istituti e luoghi della cultura.

Come illustrato nella relazione introduttiva al disegno di legge di conversione, la norma prevede l’adozione del principio dell’integrazione, comportante l’affidamento attraverso un’unica procedura concorsuale di tutti i servizi aggiuntivi erogabili nel complesso degli istituti o luoghi della cultura presenti nel territorio di competenza dell’autorità concedente.

 

L’art. 117 del Codice dei beni culturali dispone che, negli istituti e nei luoghi della cultura (musei, biblioteche e archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali) possano essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico (cosiddetti “servizi aggiuntivi”).

Le varie tipologie di servizi sono:

a)  il servizio editoriale e di vendita riguardante i cataloghi e i sussidi catalografici, audiovisivi e informatici, ogni altro materiale informativo, e le riproduzioni di beni culturali;

b)  i servizi riguardanti beni librari e archivistici per la fornitura di riproduzioni e il recapito del prestito bibliotecario;

c)  la gestione di raccolte discografiche, di diapoteche e biblioteche museali;

d)  la gestione dei punti vendita e l'utilizzazione commerciale delle riproduzioni dei beni;

e)  i servizi di accoglienza, ivi inclusi quelli di assistenza e di intrattenimento per l'infanzia, i servizi di informazione, di guida e assistenza didattica, i centri di incontro;

f)   i servizi di caffetteria, di ristorazione, di guardaroba;

g)  l'organizzazione di mostre e manifestazioni culturali, nonché di iniziative promozionali.

Tali servizi possono essere gestiti in forma integrata con i servizi di pulizia, di vigilanza e di biglietteria.

Per la gestione dei servizi medesimi l’art. 117 del Codice rinvia alle forme previste dall'articolo 115; per l’incasso ed il riparto dei canoni di concessione all'articolo 110 del Codice.

Ai sensi del citato articolo 115, le attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono gestite in forma diretta o indiretta; la gestione indiretta è attuata tramite concessione a terzi delle attività di valorizzazione, anche in forma congiunta e integrata, da parte delle amministrazioni cui i beni appartengono o dei soggetti giuridici costituiti ai sensi dell'articolo 112, comma 5 [87] -qualora siano conferitari dei beni ai sensi del comma 7 dell’articolo 115-, mediante procedure di evidenza pubblica, sulla base della valutazione comparativa di specifici progetti. I privati che eventualmente partecipino ai soggetti indicati all'articolo 112, comma 5, non possono comunque essere individuati quali concessionari delle attività di valorizzazione. Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali ricorrono alla gestione indiretta al fine di assicurare un miglior livello di valorizzazione dei beni culturali. La scelta tra le due forme di gestione -diretta e indiretta- è attuata mediante valutazione comparativa in termini di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia, sulla base di obbiettivi previamente definiti. La gestione in forma indiretta è attuata nel rispetto dei parametri di cui all'articolo 114[88].

Le amministrazioni cui i beni pertengono e, ove conferitari dei beni, i soggetti giuridici costituiti ai sensi dell'articolo 112, comma 5, regolano i rapporti con i concessionari delle attività di valorizzazione mediante contratto di servizio, nel quale sono determinati, tra l'altro, i contenuti del progetto di gestione delle attività di valorizzazione ed i relativi tempi di attuazione, i livelli qualitativi delle attività da assicurare e dei servizi da erogare, nonché le professionalità degli addetti. Nel contratto di servizio sono indicati inoltre i servizi essenziali che devono essere comunque garantiti per la pubblica fruizione del bene.

Nel caso in cui la concessione a terzi delle attività di valorizzazione sia attuata dai soggetti giuridici di cui all'articolo 112, comma 5, in quanto conferitari dei beni oggetto della valorizzazione, la vigilanza sul rapporto concessorio è esercitata anche dalle amministrazioni cui i beni pertengono. Il grave inadempimento, da parte del concessionario, degli obblighi derivanti dalla concessione e dal contratto di servizio, oltre alle conseguenze convenzionalmente stabilite, determina anche, a richiesta delle amministrazioni cui i beni pertengono, la risoluzione del rapporto concessorio e la cessazione, senza indennizzo, degli effetti del conferimento in uso dei beni.

 

Le Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici sono attualmente articolazioni territoriali di livello dirigenziale generale del Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, e curano i rapporti del Ministero con le regioni, gli enti locali e le altre istituzioni presenti nella regione medesima (art. 20 del Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali di cui al D.P.R. 10 giugno 2004, n. 173). Si ricorda  che l’atto del Governo n. 157, recante il nuovo regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, sul quale hanno recentemente espresso il parere delle competenti Commissioni parlamentari, riconosce alle Direzioni regionali funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo dell’attività di tutte le strutture periferiche del Ministero, nonché di rappresentanza istituzionale del Ministero nei rapporti con le regioni e le altre realtà locali.

 

Il comma 2 affida ad un decreto, di natura non regolamentare, del Ministro per i beni e le attività culturali la disciplina dell’organizzazione dei servizi aggiuntivi, il provvedimento sarà predisposto tenendo conto delle norme  comunitarie, della specificità delle prestazioni richieste nonché dell’esperienze e dei titoli professionali occorrenti[89]. Si consente inoltre, in sede di prima applicazione, che l’affidamento integrato dei servizi in questione avvenga con termini iniziali differenziati garantendo la scadenza naturale dei rapporti concessori in corso.

Ai sensi del comma 3, nelle more dell’entrata in vigore della disciplina sull’affidamento integrato dei servizi aggiuntivi, i rapporti in atto restano efficaci fino alla loro scadenza o, se scaduti, fino all’aggiudicazione delle gare da bandirsi entro il 28 febbraio 2008.

 

La normativa in materia di beni culturali è stata oggetto, nel corso degli ultimi anni, di un ampio processo di riordino, che ha visto l'emanazione dapprima di un Testo unico, poi del Codice già ricordato; è tuttora aperto il termine di delega per l’emanazione di integrazioni e correzioni al Codice. Sarebbe, pertanto, opportuno valutare se l’articolo in esame non possa essere formalmente raccordato con la normativa generale, attraverso una modifica formale al Codice dei beni culturali.

 


Articolo 14-bis
(Debiti contributivi)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 14-bis.

(Debiti contributivi).

 

1. Per le imprese, enti ed organismi di spettacolo in stato di crisi attestato dalle competenti direzioni provinciali del lavoro, l'accantonamento di cui all'articolo 2, quarto comma, della legge 8 gennaio 1979, n. 7, è applicabile, relativamente ai debiti contributivi iscritti a ruolo alla data del 30 settembre 2007, e costituisce garanzia ai fini dell'ammissione al beneficio di cui al comma 3-bis dell'articolo 3 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178. L'ente impositore, tenuto conto delle compatibilità del proprio bilancio, stabilisce i requisiti e le procedure per l'ammissione al beneficio.

 

 

L’articolo in commento, introdotto nel corso dell’esame del provvedimento presso il Senato, dispone la facoltà di utilizzare l’accantonamento esistente presso il Ministero per i beni e le attività culturali a garanzia degli stanziamenti a favore delle attività teatrali di prosa di cui alla legge 13 aprile 1977, n. 141,in caso di mancato versamento dei contributi all’ENPALS, di cui all'articolo 2, comma 4, della legge 8 gennaio 1979, n. 7[90], da parte delle imprese, enti ed organismi di spettacolo in stato di crisi attestato dalle competenti Direzioni provinciali del lavoro.

In proposito, si ricorda che l’articolo 2 della l. n. 7/1979 ha disposto che l'assegnazione degli stanziamenti a favore delle attività teatrali di prosa è disposta in conformità dei criteri di cui all'articolo 1, comma 2, della richiamata L. n. 141 del 1977.

In particolare, la liquidazione dei contributi è subordinata alla presentazione di un certificato rilasciato dall'ENPALS, entro 45 giorni dalla ricezione dell'istanza, ai sensi e per gli effetti del disposto di cui al quarto comma aggiunto all'articolo 10 del D.Lgs. 16 luglio 1947, n. 708 , dalla legge di ratifica 29 novembre 1952, n. 2388, attestante che l'assegnatario non è inadempiente nei confronti dell'ENPALS per il pagamento dei contributi assicurativi, degli interessi di mora od eventuali somme aggiuntive relative al personale occupato nell'attività teatrale.

In caso di contestazioni od omissioni nei pagamenti, l'ENPALS deve rilasciare, entro 30 giorni dalla ricezione di apposita istanza dell'assegnatario del contributo, o di altri che ne abbia titolo, un proprio certificato con l'indicazione dell'ammontare dei contributi assicurativi contestati e pendenti, degli eventuali interessi di mora o di quanto altro non versato.

In tal caso, il Ministro del turismo e dello spettacolo[91] accantona una somma pari a quella contestata o pendente sull'importo della somma assegnata, fintanto che l'ENPALS non rilasci un successivo certificato liberatorio. Qualora l'assegnatario non provveda a definire entro tre mesi la sua posizione contributiva nei confronti dell'ENPALS, il Ministero rimetterà direttamente all'Ente l'importo accantonato, con effetto liberatorio per l'amministrazione e per l'assegnatario del contributo.

Infine, in caso di inosservanza delle norme sul collocamento, i contributi e le sovvenzioni statali possono essere liquidati restando salve, comunque le sanzioni penali.

 

In particolare, l’articolo in esame specifica che tale accantonamento è applicabile relativamente ai debiti contributivi iscritti a ruolo alla data del 30 settembre 2007, e costituisce garanzia ai fini dell'ammissione al beneficio di cui al comma 3-bis dell'articolo 3 deI decreto legge 8 luglio 2002, n. 138[92] convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, consistente nella rateizzazione dei debiti contributivi.

La disposizione specifica infine, che i requisiti e le procedure per l'ammissione al beneficio sono stabilite dall’ente impositore, tenuto conto delle compatibilità del proprio bilancio.

 

L’articolo in esame si riferisce testualmente al beneficio di cui al comma 3-bis “dell’articolo 1” del decreto legge n. 138/2002. Si osserva in proposito che tale disposizione non sembra rinvenibile nell’ordinamento. Verosimilmente, si intendeva far riferimento al comma 3-bis “dell’articolo 3” del citato decreto, relativo alla rateizzazione del pagamento dei debiti contributivi.

Si ricorda, infatti, che il beneficio di cui all’articolo 3, comma 3-bis, del d.l. n. 138/2002 consiste nella possibilità di effettuare il pagamento rateale dei debiti per contributi, premi e accessori di legge, iscritti a ruolo dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie (tra cui l’Enpals). Tale beneficio può essere consentito nel limite massimo di sessanta mesi con provvedimento motivato degli stessi enti impositori.


Articolo 15
(Rinnovi contrattuali 2006-2007 - Autorizzazione di spesa)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 15.

(Rinnovi contrattuali 2006-2007 - Autorizzazione di spesa).

Articolo 15.

(Rinnovi contrattuali 2006-2007 - Autorizzazione di spesa).

1. Per fare fronte ai maggiori oneri contrattuali del biennio 2006-2007 relativi all'anno 2007, derivanti dall'applicazione degli accordi ed intese intervenute in materia di pubblico impiego nell'anno 2007, è autorizzata, in aggiunta a quanto previsto dall'articolo 1, commi 546 e 549, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, una spesa massima di 1.000 milioni di euro lordi, per la retrodatazione al 1o febbraio 2007 degli incrementi di stipendio per i quali gli atti negoziali indicati nei commi 2 e 3 hanno previsto decorrenze successive al 1o febbraio 2007.

1. Per fare fronte ai maggiori oneri contrattuali del biennio 2006-2007 relativi all'anno 2007, derivanti dall'applicazione degli accordi ed intese intervenute in materia di pubblico impiego nell'anno 2007, è autorizzata, in aggiunta a quanto previsto dall'articolo 1, commi 546 e 549, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, una spesa massima di 1.000 milioni di euro lordi, per la retrodatazione al 1o febbraio 2007 degli incrementi di stipendio per i quali gli atti negoziali indicati nei commi 2, 3 e 4 hanno previsto decorrenze successive al 1o febbraio 2007.

2. La disposizione di cui al comma 1 trova applicazione per il personale delle amministrazioni dello Stato destinatario di contratti collettivi nazionali relativi al biennio 2006-2007 definitivamente sottoscritti entro il 1o dicembre 2007.

2. Identico.

3. La disposizione di cui al comma 1 si applica altresì al personale statale in regime di diritto pubblico per il quale, entro il termine del 1o dicembre 2007, siano stati emanati i decreti di recepimento degli accordi sindacali o dei provvedimenti di concertazione relativi al biennio 2006-2007.

3. Identico.

4. La disposizione di cui al comma 1 trova applicazione anche nei confronti del personale dipendente dalle amministra­zioni del settore pubblico non statale per il quale, entro il 1o dicembre 2007, siano stati sotto­scritti definitivamente i contratti collettivi nazionali relativi al biennio 2006-2007.

4. Identico.

5. Gli importi corrisposti ai sensi dei commi 1, 2, 3 e 4 costituiscono anticipa­zione dei benefici complessivi del biennio 2006-2007 da definire, in sede contrattuale, dopo l'approvazione del disegno di legge finanziaria per l'anno 2008.

5. Identico.


L’articolo in esame reca un’autorizzazione di spesa per far fronte ai maggiori oneri contrattuali del biennio 2006-2007 relativi all’anno 2007, derivanti dagli accordi e dalle intese intervenuti in materia di pubblico impiego nel 2007.

Il comma 1, in particolare, autorizza, in aggiunta agli stanziamenti previsti dall’articolo 1, commi 546 e 549 della L. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), una spesa massima di 1.000 milioni di euro lordi finalizzata a retrodatare al 1° febbraio 2007 gli incrementi stipendiali per i quali gli accordi sindacali hanno previsto decorrenze successive alla stessa data del 1° febbraio 2007.

Si ricorda che i commi 546 e 549 incrementano, a decorrere dal 2007, le risorse per il riconoscimento degli aumenti retributivi per il biennio 2006-2007, per il personale delle amministrazioni statali, contrattualizzato e non contrattualizzato, in aggiunta a quelle già previste dalla legge finanziaria per il 2006 per la corresponsione dell’indennità di vacanza contrattuale[93].

In primo luogo il comma 546 ha previsto, per la contrattazione collettiva nazionale relativa al personale contrattualizzato dipendente dalle amministrazioni dello Stato, un incremento di 807 milioni di euro per l’anno 2007 e di 2.193 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008.

Il comma 549 ha previsto per il personale statale in regime di diritto pubblico un incremento di 374 milioni di euro per l’anno 2007 e 1.032 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008, nell’ambito dei quali sono specificamente destinati alle Forze armate e ai Corpi di polizia 304 milioni di euro per l’anno 2007 e 805 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008.

Il comma 549 ha previsto altresì che, in aggiunta a quanto previsto dal primo periodo, è stanziata, per l’anno 2007, una ulteriore somma pari a 40 milioni di euro, e, a decorrere dall’anno 2008, una ulteriore somma pari a 80 milioni di euro da destinare al trattamento economico accessorio del personale delle Forze armate e dei Corpi di Polizia, di cui al D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 195[94], in relazione alle speciali esigenze connesse con la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, con la prevenzione e la repressione dei reati, nonché alle speciali esigenze della difesa nazionale, anche in relazione agli accresciuti impegni in campo internazionale.

 

I commi da 2 a 4 chiariscono l’ambito di applicazione dello stanziamento aggiuntivo disposto dal precedente comma 1, che riguarda:

§      il personale delle amministrazioni dello Stato destinatario di contratti collettivi nazionali relativi al biennio 2006-2007 definitivamente sottoscritti entro il 1° dicembre 2007;

§      il personale statale in regime di diritto pubblico per il quale, entro il termine del 1° dicembre 2007, siano stati emanati i decreti di recepimento degli accordi sindacali o dei provvedimenti di concertazione relativi al biennio 2006-2007;

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 3 del D.Lgs. 165 del 2001[95], sono tuttora in regime di diritto pubblico:

-       i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e le Forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia nonché i dipendenti degli enti che svolgono la loro attività nelle materie contemplate dall'articolo 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 17 luglio 1947, n. 691[96], e dalle leggi 281/1985[97], e successive modificazioni ed integrazioni, e 287/1990[98];

-       il personale, anche di livello dirigenziale, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, esclusi il personale volontario;

-       il personale della carriera dirigenziale penitenziaria.

§      il personale dipendente dalle amministrazioni del settore pubblico non statale per il quale entro il 1° dicembre 2007 siano stati sottoscritti definitivamente i contratti collettivi nazionali relativi al biennio 2006-2007.

 

Infine il comma 5 precisa che gli importi corrisposti grazie agli stanziamenti aggiuntivi di cui ai precedenti commi costituiscono anticipazione dei benefici complessivi del biennio 2006-2007 da definire, in sede di contrattazione, dopo l’approvazione del disegno di legge finanziaria per l’anno 2008 (A.S. 1817).

Si ricorda che l’articolo 48, comma 1, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, stabilisce che il Ministero dell’economia è chiamato a quantificare, in coerenza con i parametri previsti dagli strumenti di programmazione e di bilancio, l'onere derivante dalla contrattazione collettiva nazionale a carico del bilancio dello Stato con apposita norma da inserire nella legge finanziaria.


Articolo 16
(Disposizioni in materia di sistema digitale terrestre)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 16.

(Disposizioni in materia di sistema digitale terrestre).

Articolo 16.

(Disposizioni in materia di sistema digitale terrestre).

1. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i produttori ovvero gli importatori di apparecchi televisivi sono tenuti ad apporre sullo schermo e sull'imballaggio esterno degli apparecchi televisivi riceventi in sola tecnica analogica una etichetta delle dimensioni non inferiori a cm 24x10 con la scritta: «questo televisore non è abilitato a ricevere autonomamente trasmissioni in tecnica digitale». Per gli apparecchi già distribuiti ai rivenditori l'obbligo grava su questi ultimi.

1. Identico.

2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli apparecchi televisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale integrano un sintonizzatore digitale per la ricezione dei servizi della televisione digitale.

2. Identico.

3. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli apparecchi televisivi venduti ai consumatori sul territorio nazionale integrano un sintonizzatore digitale per la ricezione dei servizi della televisione digitale.

3. Identico.

4. All'articolo 2-bis, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, come modificato dall'articolo 19, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, le parole: «entro l'anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «entro l'anno 2012».

4. Identico.

 

4-bis. Al testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, sono apportate le seguenti modificazioni:

      a) all'articolo 2, comma 1, la lettera p) è sostituita dalla seguente:

 

«p) "ambito locale televisivo" l'eser­cizio dell'attività di radiodiffusione televisiva in uno o più bacini, comunque non superiori a dieci, anche non limitrofi, purché con copertura inferiore al 50 per cento della popolazione nazionale; l'ambito è denominato "regionale" o "provinciale" quando il bacino di esercizio dell'attività di radiodiffusione televisiva è unico e ricade nel territorio di una sola regione o di una sola provincia, e l'emittente non trasmette in altri bacini; l'espres­sione "ambito locale televisivo" riporta­ta senza specificazioni si intende riferita anche alle trasmissioni in ambito regionale o provinciale»;

 

      b) all'articolo 23, il comma 3 è sostituito dal seguente:

 

«3. Fatto salvo il limite di tre concessioni o autorizzazioni per la radiodiffusione televisiva in ambito locale all'interno di ciascun bacino di utenza, e nel rispetto della definizione di ambito locale televisivo di cui all'articolo 2, comma 1, lettera p), un medesimo soggetto può detenere, anche tramite società controllate o collegate, un numero plurimo di concessioni e autorizzazioni per l'esercizio dell'attività televisiva in ambito locale. In caso di diffusioni interconnesse, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 29».

 

 

L'articolo 16 prevede termini temporali per la graduale sostituzione degli apparecchi televisivi riceventi in sola tecnica analogica, con apparecchi che possono ricevere anche in tecnica digitale. Viene, altresì, differito al 2012 il termine per la cessazione delle trasmissioni televisive in tecnica analogica terrestre. Vengono infine introdotte modifiche al test unico della radiotelevisione, in materia di esercizio dell’attività televisiva in ambito locale.

 

Il comma 1 obbliga, entro il termine di centoventi giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, i produttori ovvero gli importatori di apparecchi televisivi, ad apporre sullo schermo e sull’imballaggio esterno degli apparecchi televisivi riceventi in sola tecnica analogica una etichetta delle dimensioni non inferiori a cm 24x10 con la scritta “questo televisore non è abilitato a ricevere autonomamente trasmissioni in tecnica digitale”. Per gli apparecchi già distribuiti ai rivenditori l’obbligo grava su questi ultimi.

 

Il comma 2 prescrive che, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli apparecchi televisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale, devono integrare un sintonizzatore digitale per la ricezione dei servizi della televisione digitale.

 

Il comma 3 prescrive che, entro il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli apparecchi televisivi venduti ai consumatori sul territorio nazionale, devono integrare un sintonizzatore digitale per la ricezione dei servizi della televisione digitale.

 

Il comma 4 differisce dal 2008 al 2012 il termine previsto dall’articolo 19, comma 1, del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51. Si tratta del termine entro il quale dovrà essere completata la conversione dal sistema analogico a quello digitale delle trasmissioni televisive (c.d. switch off).

 

Va segnalato che una norma analoga è contenuta nel disegno di legge di iniziativa governativa (AC 1825), attualmente all'esame della Camera dei deputati, il cui articolo 1 fissa al 30 novembre 2012 il predetto termine.

Il testo unico della radiotelevisione (decreto legislativo 177/2005) individua il regime giuridico da applicare nella fase del passaggio dalla tecnica analogica a quella digitale sino alla definitiva cessazione delle trasmissioni analogiche.

In particolare l'articolo 43, comma 7, dispone che una volta completata l'attuazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche e televisive in tecnica digitale, uno stesso soggetto non può essere titolare di autorizzazioni che consentano di diffondere più del 20 per cento del totale dei programmi televisivi o più del 20 per cento dei programmi radiofonici irradiabili su frequenze terrestri in àmbito nazionale mediante le reti previste dal medesimo piano.

Circa il termine finale dello switch off a livello europeo, si ricorda che in data 24 maggio 2005 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa all’accelerazione della transizione dalla radiodiffusione analogica a quella digitale delle emissioni televisive (COM(2005)204). Nel documento la Commissione ha auspicato che tale transizione possa consolidarsi per il 2010 ed essere definitivamente completata su tutto il territorio dell’Unione europea entro il 2012.

 

Con due emendamenti approvati dal Senato, è stato aggiunto all’articolo in esame il comma aggiuntivo 4-bis, che modifica il decreto legislativo n. 177/2005 (Testo unico della radiotelevisione).

Il comma 4-bis, lettera a), interviene sull’articolo 2, comma 1, del testo unico, che reca le definizioni dei termini utilizzati nel testo unico stesso. Viene in particolare sostituita la lettera p), che riguarda l‘”ambito locale televisivo”, definito quale l'esercizio dell'attività di radiodiffusione televisiva in uno o più bacini, comunque non superiori a sei, anche non limitrofi, purché con copertura inferiore al 50 per cento della popolazione nazionale; l'àmbito è denominato «regionale» o «provinciale» quando il bacino di esercizio dell'attività di radiodiffusione televisiva è unico e ricade nel territorio di una sola regione o di una sola provincia, e l'emittente non trasmette in altri bacini; l'espressione «àmbito locale televisivo» riportata senza specificazioni si intende riferita anche alle trasmissioni in àmbito regionale o provinciale.

La nuova definizione recata nel comma 4 bis in esame modifica solo in un punto quella vigente, aumentando da sei a dieci il numero massimo di bacini, anche non limitrofi, nei quali può svilupparsi l’esercizio di attività televisiva in ambito locale.

 

Il comma 4-bis, lettera b), modifica l’articolo 23 del testo unico, che disciplina durata e limiti delle concessioni e autorizzazioni televisive su frequenze terrestri in tecnica analogica, sostituendo il comma 3. Tale comma prevede che:

§      un medesimo soggetto non può detenere più di tre concessioni o autorizzazioni per la radiodiffusione televisiva all'interno di ciascun bacino di utenza in ambito locale e più di sei per bacini regionali anche non limitrofi;

§      nel limite massimo di sei concessioni o autorizzazioni, sono considerate anche quelle detenute all'interno di ciascun bacino di utenza.

 

Il nuovo comma 3 dispone che, fatto salvo il limite di tre concessioni o autorizzazioni per la radiodiffusione televisiva all'interno di ciascun bacino di utenza, e nel rispetto della definizione di ambito locale prevista dall’articolo 2, comma 1, lettera p) (sopra illustrato), un medesimo soggetto può detenere, anche tramite società collegate, un numero plurimo di concessioni e autorizzazioni per l’esercizio dell’attività televisiva in ambito locale; per le diffusioni interconnesse, si applica l’articolo 29 del medesimo testo unico

 

Si ricorda che l’articolo 29 subordina la trasmissione di programmi in contemporanea da parte delle emittenti radiotelevisive private locali, anche operanti nello stesso bacino di utenza, ad una apposita autorizzazione rilasciata dal Ministero, che provvede entro un mese dalla data del ricevimento della domanda. Trascorso il termine senza che il Ministero medesimo si sia espresso, l'autorizzazione si intende rilasciata.

Il nuovo testo del comma 3, quale introdotto dall’articolo in esame, pertanto, nel confermare il limite delle tre concessioni o autorizzazioni per la diffusione televisiva entro ciascun bacino di utenza in ambito locale, consente di poter detenere, anche tramite società controllate, concessioni o autorizzazioni non sottoposte a limitazioni, per diffusione televisiva in ambito locale.

La finalità della disposizione sembra quindi essere quello di ampliare la facoltà, per singoli soggetti, di esercitare le predette attività nell’ambito locale, quale definito dalla lettera p) dell’articolo 2 (e, quindi, in un numero di bacini non superiori a dieci, anche non limitrofi) e purché con copertura inferiore al 50 per cento della popolazione nazionale, mentre, all’interno dei singoli bacini di utenza, resta fissato a tre il numero massimo di autorizzazioni o concessioni.

Documenti all’esame delle istituzioni europee
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

La promozione della televisione digitale costituisce uno dei settori di intervento previsti dalla strategia di Lisbona, in quanto considerata uno strumento efficace ai fini dell’accesso generalizzato per tutti i cittadini ai nuovi servizi e applicazioni della società dell’informazione.

Il 2 febbraio 2006la Commissione ha presentato una comunicazione sul riesame della situazione relativa alla interoperabilità dei servizi di televisione digitale interattiva (COM(2006)37).

Nel documento la Commissione ha sottolineato la volontà, in via prioritaria, di:

-        collaborare con gli Stati membri per assicurare il successo del passaggio alla televisione digitale, quale primo passo fondamentale verso i servizi digitali interattivi;

-        promuovere le norme sviluppate dagli organismi di normalizzazione europei;

-        riunire gli Stati membri nel sottogruppo ‘emittenza’ del COCOM (comitato per le comunicazioni) che fungerà da forum per lo scambio di esperienze e di buone pratiche sulla televisione digitale, in particolare sulla televisione digitale interattiva.

-        promuovere la cooperazione internazionale nei campi della ricerca, dello sviluppo e della standardizzazione della televisione digitale;

-        continuare ad analizzare l'utilizzo delle tecnologie ‘proprietarie’[99] alla luce delle regole di concorrenza comunitarie.

La comunicazione è stata trasmessa al Consiglio e al Parlamento europeo.

Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 18 luglio 2007la Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato. La Commissione ritiene che l’Italia, con l’adozione di talune disposizioni di legge, sia venuta meno agli obblighi di cui all’articolo 9 della direttiva 2002/21/CE, che istituisce un quadro comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro), agli articoli 3, 5 e 7 della direttiva 2002/20/CE, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva autorizzazioni) e agli articoli 2 e 4 della direttiva 2002/77/CE, relativa alla concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica (direttiva concorrenza).

Compatibilità con la direttiva quadro e la direttiva autorizzazioni

Con riferimento alla compatibilità delle disposizioni di legge con la direttiva quadro e la direttiva autorizzazioni, la Commissione osserva che la legge 3 maggio 2004, n. 112 (c.d. legge Gasparri) e il D.Lgs. 31 luglio 2005, n. 177 (testo unico norme radiotelevisive) hanno previsto un periodo transitorio (fino al 31.12.2008) per il passaggio (o switch-over[100]) dalle trasmissioni in tecnica analogica a quelle in tecnica digitale e hanno fissato altresì un regime definitivo per la concessione delle licenze di operatore di rete di radiodiffusione digitale e delle relative frequenze.

Autorizzazione generale

Con riguardo all’autorizzazione generale, la Commissione sottolinea che ai sensi dell’articolo 23, comma 5, della legge n. 112 del 2004, coloro che già operano in tecnica analogica possono ottenere la conversione delle loro abilitazioni alla sperimentazione o chiedere una nuova licenza per le trasmissioni in digitale nel caso in cui la loro rete digitale abbia raggiunto una copertura superiore al 50% della popolazione. Secondo la Commissione il diritto, concesso unicamente agli operatori di radiodiffusione in via analogica già in attività, di chiedere una licenza di operatore in digitale, equivale all’attribuzione di un nuovo diritto, in quanto consente un’attività - l’esercizio dell’attività di radiodiffusione in tecnica digitale - non permessa in precedenza. Peraltro, tale nuovo diritto di esercizio, ai sensi dell’articolo 3 della direttiva autorizzazioni, dovrebbe essere condizionato unicamente all’ottenimento di una autorizzazione generale.

Parimenti in contrasto con tale previsione, risulta – ad avviso della Commissione – anche l’esclusione di nuovi operatori che vogliano entrare sul mercato, dal momento che l’articolo 23, comma 5, della legge n. 112 concede solamente a coloro che già operano in tecnica analogica la possibilità di ottenere la conversione delle loro abilitazioni ovvero una nuova licenza per le trasmissioni in digitale.

Infatti, l’articolo 3, par. 2, della direttiva autorizzazioni prescrive che la fornitura di reti di comunicazione elettronica o di servizi di comunicazione elettronica può essere assoggettata soltanto ad un'autorizzazione generale, fatti salvi gli obblighi specifici di cui all'articolo 6, paragrafo 2, o i diritti di uso di cui all'articolo 5. All'impresa interessata può essere imposto l'obbligo di notifica, ma non l'obbligo di ottenere una decisione esplicita o qualunque altro atto amministrativo da parte dell'autorità nazionale di regolamentazione prima di esercitare i diritti che derivano dall'autorizzazione.

La Commissione rileva, pertanto, che l’art. 23, comma 5, della legge n. 112 non è conforme alle disposizioni della direttiva autorizzazioni in quanto:

§      fa sì che le aziende debbano ottenere una licenza individuale anziché un’autorizzazione generale;

§      non rende possibile per i nuovi operatori la realizzazione e gestione di una rete di radiodiffusione in tecnica digitale.

Frequenze

Con riguardo alle frequenze, la Commissione rileva che:

§      il passaggio al digitale non può essere realizzato tramite l’assegnazione di diritti individuali d’uso di nuove radiofrequenze, dal momento che tutte le radiofrequenze esistenti assegnate per la radiodiffusione sono già utilizzate per le trasmissioni in tecnica analogica in ambito nazionale e locale. Di conseguenza, l’impostazione adottata dalle autorità italiane per consentire il passaggio al digitale è consistita nell’autorizzare l’acquisto di frequenze presso altri operatori di radiodiffusione in tecnica analogica. L’articolo 27, comma 3, del testo unico della radiodiffusione (D.Lgs. n. 177 del 2005) prevede quindi che “ai fini della realizzazione delle reti televisive digitali sono consentiti i trasferimenti di impianti o di rami d'azienda tra i soggetti che esercitano legittimamente l'attività televisiva in ambito nazionale o locale, a condizione che le acquisizioni operate siano destinate alla diffusione in tecnica digitale”.

§      mancando le radiofrequenze disponibili da assegnare, gli effetti di tale norma sono paragonabili a quelli ottenuti mediante la concessione di diritti individuali d’uso delle radiofrequenze da parte delle autorità nazionali ai fini della realizzazione delle reti digitali e dovrebbero pertanto conformarsi a quanto previsto dagli articoli 9, par. 1, della direttiva quadro[101] e 5, par. 2, della direttiva autorizzazioni[102], che sostanzialmente richiedono il rispetto di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati nel caso di assegnazione di frequenze o di diritti individuali d’uso da parte delle autorità nazionali.

Al contrario, in base all’art. 27, comma 3, citato solo le emittenti già attive possono acquisire radiofrequenze sul mercato, privando nuovi operatori della possibilità di acquistare frequenze per la realizzazione di reti digitali. Ciò determina una limitazione nel numero dei diritti d’uso che possono essere concessi per le frequenze destinate alla radiodiffusione in tecnica digitale. Risulta inoltre che tre operatori (RAI, Mediaset, Telecom Italia/LA7) abbiano acquistato un numero di frequenze superiore a quello necessario per sostituire i loro programmi in tecnica analogica con quelli in tecnica digitale.

Ciò non sarebbe conforme a quanto stabilito dall’art. 5, comma 2, della direttiva autorizzazioni (i diritti d’uso devono essere concessi mediante procedure pubbliche, trasparenti e non discriminatorie) e dall’art. 7, comma 3, della stessa direttiva (qualora la concessione avvenga in numero limitato, l’assegnazione deve esser fatta in base a criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori).

Nonostante ciò, per facilitare il passaggio al digitale, secondo la Commissione talune deroghe sarebbero peraltro ammesse e potrebbero essere giustificate, ad esempio, se volte ad agevolare la trasmissione simultanea in analogica e in digitale, ricadendo in tal modo nell’eccezione prevista dall’articolo 1, par. 3, della direttiva quadro, che fa salve le misure adottate a livello comunitario o nazionale, in conformità del diritto comunitario, per perseguire obiettivi di interesse generale relativi, in particolare, alle regolamentazioni dei contenuti ed alla politica audiovisiva.

In ogni caso, la Commissione ritiene che l’esclusione di nuovi operatori dalla compravendita di frequenze non sia proporzionata rispetto allo scopo perseguito (agevolare il passaggio al digitale da parte degli operatori di trasmissioni in tecnica analogica già in attività), in quanto non limita il diritto speciale di acquistare frequenze a quanto necessario a sostituire i programmi in tecnica analogica con quelli in digitale né prevede la restituzione delle frequenze attualmente usate dagli operatori in tecnica analogica, che si libereranno dopo il passaggio al digitale.

La Commissione ritiene pertanto che il testo unico e la legge n. 112 non siano conformi all’articolo 9 della direttiva quadro e agli articoli 5 e 7 della direttiva autorizzazioni per un duplice ordine di fattori:

§      l’art. 27, comma 3 (Trasferimenti di impianti e rami d'azienda) del D.Lgs. 177 del 2005 e l’articolo 23, comma 3 (avvio delle trasmissioni televisive in tecnica digitale), della legge n. 112 del 2004, non sono conformi al principio di non discriminazione sancito dall’articolo 9, par. 1, della direttiva quadro e dagli articoli 5, parr. 2, e 7, par. 3, della direttiva autorizzazioni, in quanto non consentirebbero alle aziende che attualmente non esercitano l’attività di radiodiffusione l’acquisto o l’utilizzo di frequenze ai fini delle trasmissioni in tecnica digitale;

§      nonostante sia legittimo l’intento di agevolare il passaggio al digitale da parte degli operatori di trasmissioni in tecnica analogica già in attività, la legislazione non rispetterebbe il principio di proporzionalità poiché non limita il numero delle frequenze che gli operatori già attivi possono acquistare in digitale, sostituendo gli attuali programmi in analogica con un numero eguale di programmi in digitale; inoltre, le stesse aziende non sono obbligate a restituire le frequenze adesso utilizzate, una volta che si renderanno libere dopo il passaggio al digitale.

Compatibilità con la direttiva sulla concorrenza

Con riguardo alla compatibilità delle disposizioni di legge con la direttiva sulla concorrenza, la Commissione afferma che le norme in contrasto con gli articoli 2 e 4 della direttiva concorrenza[103], in quanto attributive di diritti speciali, sarebbero le seguenti:

§      l’art. 25, comma 11, della legge n. 112 del 2004 che, prorogando fino alla data dello switch-off l’autorizzazione a trasmettere in analogica per gli operatori non titolari di concessione televisiva analogica, fornisce di fatto un vantaggio a questi ultimi a danno di altri che, pur essendo titolari di concessioni televisive analogiche, non possono trasmettere per mancanza di radiofrequenze;

§      l’art. 2-bis, comma 1, della legge n. 66/2001 (differimento di termini in materia di trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali), l’art. 23, comma 1 della legge n. 112 del 2004 e l’art. 25, comma 1, del D.Lgs. n. 177 del 2005, che riservano solo ai titolari di attività di radiodiffusione in tecnica analogica la possibilità di avviare la sperimentazione in tecnica digitale, così conferendo ai medesimi un’evidente protezione dalla concorrenza esercitata sul nuovo mercato digitale dagli operatori che non sono più attivi nelle trasmissioni in analogica;

§      l’art. 23, comma 5, della legge n. 112 del 2004 che, dalla sua data di entrata in vigore fino a quella del switch-off, prevede che le licenze per il digitale siano assegnate agli operatori che già trasmettono in analogica e le cui reti digitali abbiano raggiunto una copertura non inferiore al 50% della popolazione; inoltre l’art. 25, comma 1, del D.Lgs. n. 177 del 2005, stabilisce che, fino alla data di attuazione del piano di assegnazione delle frequenze in tecnica digitale, tutti gli operatori esercenti radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica analogica possono presentare domanda per la concessione delle autorizzazioni necessarie per avviare le trasmissioni in digitale. Tale disposizione concede un evidente vantaggio a detti operatori rispetto agli altri operatori che, non esercitando un’attività in tecnica analogica, non possono ottenere una licenza come operatore in tecnica digitale;

§      l’art. 23, comma 3, della legge n. 112 del 2004, che attribuisce ai soli titolari di cui sopra sia la possibilità di realizzare compravendita di frequenze e impianti ed esclusivamente per la realizzazione di reti digitali, sia di convertire tutte le reti analogiche in digitali ottenendo licenze per ciascuna di esse, comprese le reti per le quali non era stata loro accordata una concessione analogica. Tale meccanismo crea un evidente vantaggio – nell’affermarsi sul mercato dei servizi in tecnica digitale - per gli operatori (RAI e Mediaset) che controllano la maggior parte (80%) delle frequenze in tecnica analogica.

 

Peraltro, l’articolo 4, par. 1, della direttiva concorrenza prevede un’eccezione finalizzata al perseguimento di obiettivi di interesse generale, lasciando a tal fine impregiudicati i criteri e le procedure specifici adottati dagli Stati membri per concedere l'uso di frequenze radio, purché gli Stati: non concedano diritti esclusivi o speciali di uso di frequenze radio per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica; procedano all'attribuzione delle frequenze radio in base a criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

Quindi, la Commissione pur reputando che garantire un agevole passaggio al digitale potrebbe essere considerato un interesse generale, non ritiene le disposizioni della legge n. 112 del 2004 meritevoli di beneficiare dell’eccezione prevista dal citato art. 4, par. 1, in quanto non offrono garanzie che, alla data dello swicth-off, le frequenze vengano riattribuite ai titolari di licenze interessati, sulla base di criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori, come stabilisce la direttiva. Ciò avrebbe potuto verificarsi solo se la durata del periodo di transizione fosse stata ragionevole e qualora la riassegnazione delle frequenze in tecnica analogica, resesi libere dopo la data dello switch-off, fosse stata adeguatamente regolamentata.


Articolo 17
(Somme da corrispondere a titolo di danno ambientale)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 17.

(Somme da corrispondere a titolo di danno ambientale).

Articolo 17.

(Somme da corrispondere a titolo di danno ambientale).

1. All'articolo 1, comma 868, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «delle somme versate» sono sostituite dalle seguenti: «delle somme da versare» e dopo le parole: «transattivi negli anni» è inserita la seguente: «2001,».

Identico.

 

 

L’articolo 17 modifica il comma 868 dell’articolo 1 della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007).

Il comma 868, nel testo recato dalla legge finanziaria, prevede la formulazione di un piano, entro il 31 gennaio 2007, da parte dei Ministri dell’economia e delle finanze e dell’ambiente, per la riassegnazione al Ministero dell’ambiente delle somme versate allo Stato a titolo di risarcimento del danno ambientale a seguito della sottoscrizione di accordi transattivi negli anni 2005 e 2006 e non riassegnabili per effetto dell’art. 1, comma 9, della legge n. 311 del 2004 e dell’art. 1, comma 46, della legge n. 266 del 2005.

La novella in commento estende l’ambito applicativo del comma 868 alle somme da versare (anziché già versate) allo Stato a titolo di risarcimento del danno ambientale, includendo gli accordi transattivi sottoscritti anche nel 2001 (oltre che nel 2005 e 2006, come attualmente previsto).

Si ricorda che il comma 46 dell’art. 1 della legge n. 266/2005 (finanziaria 2006) stabilisce, a decorrere dal 2006, un limite all’ammontare complessivo delle riassegnazioni alla spesa di somme versate all’entrata.

In particolare, la norma prevede che l’ammontare complessivo delle riassegnazioni di entrate non potrà superare, per ciascuna amministrazione, a decorrere dal 2006, l’importo complessivo delle riassegnazioni effettuate nell’anno 2005, calcolate al netto delle riassegnazioni espressamente escluse dalla norma in esame[104].

Con la disposizione in esame è stata introdotta una limitazione superiore rispetto a quanto previsto dall’art. 1, comma 9, della legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311/2004), che fissava, per il triennio 2005-2007, un limite di incremento del 2% delle riassegnazioni rispetto all’anno precedente. Inoltre, la legge finanziaria per il 2005 prevedeva, “in casi di particolare necessità e urgenza”, la possibilità di superare il limite così stabilito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia, comunicato alle competenti Commissioni parlamentari e alla Corte dei conti.

Nell'allegato n. 6 della Circolare del Ministero dell’economia e delle finanze n. 7/2006 sono indicate, con riferimento a ciascun Ministero, le somme riassegnate nell'anno 2005 che costituiscono il limite massimo alle riassegnazioni di entrate che ciascuna amministrazione può effettuare a decorrere dal 2006.

Per quanto riguarda la nuova disciplina relativa al danno ambientale, essa è recata dalla Parte sesta del decreto legislativo n. 152 del 2006.

In particolare il comma 5 dell’art. 317 dispone che “le somme derivanti dalla riscossione dei crediti in favore dello Stato per il risarcimento del danno ambientale disciplinato dalla parte sesta del presente decreto, … sono versate all'entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnate entro sessanta giorni, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, ad un fondo di rotazione istituito nell'ambito di apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, al fine di finanziare” una serie di interventi di bonifica e ripristino ambientale e ricerche nel campo delle riduzioni delle emissioni di gas serra e dei cambiamenti climatici globali.

 

La relazione illustrativa spiega l’inserimento del riferimento agli accordi transattivi sottoscritti nel 2001 in relazione al fatto che «la previsione dell’anno 2001 era prevista nella Relazione Tecnica di accompagnamento dell’attuale comma 868 della legge finanziaria 2007 e non è stata più riportata nel testo in vigore per errore materiale», oltre che al fine di «comprendere le somme che dovranno essere versate per effetto della sottoscrizione dell’Accordo transattivo Stato-Montedison». Inoltre, la sostituzione dell’inciso “somme versate” con quello “somme da versare” «si rende opportuna per una migliore interpretazione della norma, trattandosi di somme che devono ancora affluire all’entrata del Bilancio statale a titolo di risarcimento del danno ambientale per essere poi riassegnate al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare».

 

Come rappresentato dal Governo nella seduta del 13 maggio 2004, in risposta ad un’interrogazione a risposta immediata presentata nella scorsa legislatura dall'onorevole Vianello ed altri, “con l'atto transattivo del 31 ottobre 2001 tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Montedison SPA fu, in sede stragiudiziale, ottenuto un risarcimento del danno pari a 525 miliardi di lire, dei quali 25 con utilizzo diretto da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, oltre al rimborso delle spese di consulenza tecnica sostenute nel corso del dibattimento pari a lire 652.412.160. Con propria nota del 6 novembre 2001 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio forniva alla Montedison SPA le indicazioni per il versamento della quota di 25 miliardi, indicando le modalità per l'accredito delle somme e richiedendo al contempo al Ministero dell'economia e delle finanze la tempestiva rassegnazione delle somme al fine del loro utilizzo. Con nota del 12 novembre 2001 il Ministero dell'economia e delle finanze comunicava che non risultava possibile assentire alla richiesta, in assenza di specifica disposizione di legge che consentisse la rassegnazione in bilancio delle somme riscosse a titolo di risarcimento del danno ambientale. Nel dicembre 2001, in sede di discussione della legge 28 dicembre 2001, n. 448 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)», veniva approvato un emendamento all'articolo 52 che consentiva la rassegnazione della somma versata al capitolo 7082 del bilancio del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per l'esercizio 2002, e con apposita nota di variazione la somma di 12.911.422 euro veniva iscritta a bilancio quale aumento, per il solo esercizio 2002, nell'ambito degli stanziamenti complessivamente iscritti in base all'articolo 1 della legge 426 del 1998 (Interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati) e ricompreso nella dotazione complessiva di detto capitolo pari ad euro 264.843.070,00. Riguardo all'utilizzo delle somme derivanti in generale dal risarcimento del danno ambientale, e nello specifico all'utilizzo della somma di 25 miliardi di lire, pari a euro 12.911.422,00 versata dalla Montedison SPA, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ha provveduto nel dicembre del 2001 a richiedere al Ministero dell'economia e delle finanze l'avvio delle procedure per la creazione e la regolamentazione di un apposito fondo rotativo per la bonifica dei siti inquinati, nell'ambito del quale amministrare sia la quota da destinarsi alla bonifica di Marghera sia le ulteriori somme introitate a titolo di risarcimento del danno ambientale. Tale fondo veniva istituito con decreto 31 dicembre 2001 del Ministro dell'economia e delle finanze, registrato alla Corte dei Conti in data 8 febbraio 2002, che rinviava ad un apposito decreto interministeriale tra il Ministro dell'economia e delle finanze, ed il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio per la concertazione della disciplina delle modalità di funzionamento e di accesso al fondo, nonché di recupero delle somme concesse a titolo di anticipazione. Il procedimento di individuazione dei criteri e delle modalità di accesso ed erogazione si è concluso di fatto solo recentemente, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 28 aprile 2004 del decreto interministeriale 14 ottobre 2003 «Disciplina sulle modalità di funzionamento ed accesso al fondo di rotazione istituito ai sensi del comma 9-bis dell'articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349». A partire dal 28 aprile 2004 è pertanto possibile utilizzare, attraverso le procedure stabilite nel decreto in premessa, l'importo all'epoca introitato”.

 


Articolo 18
(Adempimenti conseguenti ad impegni internazionali)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 18.

(Adempimenti conseguenti ad impegni internazionali).

Articolo 18.

(Adempimenti conseguenti ad impegni internazionali).

1. Per l'adempimento di impegni internazionali per la pace e lo sviluppo è autorizzata la spesa di 500 milioni di euro per l'anno 2007, da destinare:

1. Identico:

      a) per 40 milioni di euro, alla costituzione di un Fondo italiano per attività di mantenimento della pace in Africa «Peace Facility»;

      a) identica;

      b) per 130 milioni di euro, al versamento di una ulteriore quota del contributo italiano a favore del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria (Global Health Found);

      b) identica;

      c) per 100 milioni di euro, alla corresponsione di quota parte dei contributi obbligatori dovuti all'Organizzazione delle Nazioni Unite per le Forze di pace e per la Corte penale internazionale;

      c) identica;

      d) per 225 milioni di euro, all'erogazione di contributi volontari ad organizzazioni umanitarie operanti a favore dei Paesi in via di sviluppo, di cui alla legge 3 gennaio 1981, n. 7, e alla legge 26 febbraio 1987, n. 49;

      d) per 220 milioni di euro, all'erogazione di contributi volontari ad organizzazioni umanitarie operanti a favore dei Paesi in via di sviluppo, di cui alla legge 3 gennaio 1981, n. 7, e alla legge 26 febbraio 1987, n. 49;

      e) per 5 milioni di euro, al completamento delle attività di assistenza per la distruzione delle armi chimiche in Russia, di cui alla legge 19 luglio 2004, n. 196.

      e) per 4 milioni di euro, al completamento delle attività di assistenza per la distruzione delle armi chimiche in Russia, di cui alla legge 19 luglio 2004, n. 196;

 

      e-bis) per 5 milioni di euro al Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF).

2. Per la partecipazione dell'Italia a banche e fondi di sviluppo internazionali per aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo, è autorizzata la spesa di 410 milioni di euro, per l'anno 2007, da ripartire con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze.

2. Per la partecipazione dell'Italia a banche e fondi di sviluppo internazionali per aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo, è autorizzata la spesa di 389 milioni di euro, per l'anno 2007, da ripartire con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro degli affari esteri.

 

2-bis. Per il perseguimento delle finalità istituzionali e per assicurare il proprio funzionamento, in coerenza con il processo di revisione organizzativa di cui all'articolo 1, comma 404, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ed ai fini della razionalizzazione della spesa, le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari di 1a categoria sono dotati di autonomia gestionale e finan­ziaria, secondo modalità disciplinate con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400.

 

 

L’articolo 18 provvede ad autorizzare la spesa finalizzata a consentire l’adempimento di impegni internazionali, sia di sostegno ad interventi per la pace e lo sviluppo, per un importo di 499[105] milioni di euro per l’anno 2007, sia di ricostituzione di banche e fondi multilaterali di sviluppo, per un importo di 389[106] milioni di euro per il 2007.

 

Il comma 1 ripartisce la dotazione di 499 milioni di euro tra le diverse iniziative per la pace e lo sviluppo.

 

Al Fondo italiano per attività di mantenimento della pace (Peace Facility) sono destinati 40 milioni di euro (comma 1, lettera a).

Si tratta di un Fondo finanziario italiano ad hoc, destinato ad operare in raccordo con il Fondo europeo, già esistente, a favore delle capacità dell'Africa di affrontare le crisi.

Il Fondo mira a sostenere gli sforzi dell’Unione Africana e dei principali organismi sub regionali a favore della pace e della sicurezza ed è destinato a interventi tempestivi volti al consolidamento delle strutture istituzionali ed operative; allo svolgimento di mediazioni e azioni congiunte tra le Nazioni unite e l’Unione africana; al rafforzamento delle capacità logistiche della stessa Unione africana; alla formazione delle risorse umane nel settore della diplomazia preventiva, del mantenimento della pace e nella riabilitazione post-conflitto. Tale impegno riguarderà principalmente le regioni del Sudan - in particolare il Darfur - e il Corno d’Africa.

In merito alle iniziative in ambito europeo, si ricorda che la strategia dell’Unione europea per il sostegno di iniziative di pace in Africa (adottata dal Consiglio europeo del dicembre 2005 si incardina su tre punti principali: prevenzione delle situazioni di crisi, gestione del peacekeeping, interventi post-conflitto (capacity building).

Nella strategia europea si inserisce l’istituzione dell’African Peace Facility, recentemente rifinanziata con 350 milioni di euro fino al 2010, con il compito di contribuire alla costruzione, nel lungo termine, di una architettura di pace e sicurezza africana e di fornire appoggio alle operazioni di pace condotte dall’Unione Africana e dalle organizzazioni sub-regionali africane.

 

Al Fondo globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria ("Global health fund") vengono assegnati 130 milioni di euro (comma 1, lettera b).

La costituzione del Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria – promossa nella sessione speciale dell’Assemblea generale dell’ONU tenutasi a New York nel giugno 2001 – è stata realizzata al Vertice dei paesi membri del G8 di Genova (2001) su impulso dell’Italia, presidente di turno.

L’iniziativa, sostenuta dal Segretario generale delle Nazioni Unite, consiste in un partenariato pubblico-privato; vi aderiscono numerosi Stati, tra i quali l’Italia, organismi internazionali (l’Agenzia ONU per la lotta all’AIDS – UNAIDS -, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, la Banca Mondiale) e associazioni private (Gates Foundation, World Economic Forum, Global Alliance for Vaccines and Immunization).

Il Fondo, che è operativo dal gennaio 2002, finanzia attività di prevenzione e cura, nonché di consolidamento dei sistemi sanitari locali, prevalentemente destinate all’Africa. L’obiettivo principale è quello di raccogliere e distribuire finanziamenti; il Fondo non attua pertanto direttamente programmi per combattere AIDS, TBC e malaria, ma si affida alla competenza ed alle conoscenze degli esperti locali, lavorando a stretto contatto con altre organizzazioni multilaterali e bilaterali impegnate nei campi della salute e dello sviluppo ed assicurando il coordinamento tra i vecchi ed i nuovi programmi.

Secondo i dati forniti dal medesimo Fondo Globale, si calcola che 39,4 milioni di persone nel 2004 convivevano con il virus HIV (di queste, 4,9 erano state infettate proprio in quell’anno) mentre 3,1 milioni erano morte nell’anno precedente.

In tutto il mondo due miliardi di persone, pari a circa un terzo della popolazione mondiale, sono infettate dal bacillo della tubercolosi, e di queste, ogni anno, più di otto milioni si ammalano. Si calcola che nel 2003 siano morte a causa della TBC circa 2 milioni di persone. La dimensione del fenomeno appare ancora più rilevante se si pensa che la TBC è aggredibile con farmaci poco costosi ed efficaci nel 95% dei casi. La tubercolosi risulta essere in aumento in molti paesi in via di sviluppo e nei paesi con economie di transizione, specialmente dell’Africa subsahariana e, poiché essa colpisce prevalentemente persone in età produttiva (tra i 15 e i 54 anni), ha un grave impatto sul reddito delle singole famiglie e sull’economia in generale.

Le vittime della malaria sono più di un milione l’anno, ma alcuni studi accreditati indicano che il numero potrebbe salire addirittura a 3 milioni. Anche in questo caso, la regione più colpita è l’Africa, dove si verifica il 90% dei decessi e, di questi, il 90% è costituito da bambini al di sotto dei cinque anni di età.

Finora il Fondo ha impegnato 7 miliardi di dollari USA in 136 paesi per sostenere interventi contro le tre malattie, destinando il 57 per cento dei fondi alla lotta contro l’AIDS, il 27 per cento alla malaria e il 15 per cento alla tubercolosi; il rimanente 1 per cento è destinato al rafforzamento dei sistemi sanitari (HSS), un nuovo settore di intervento, introdotto dal Round di finanziamento n. 5, approvato nel 2005.

Per i primi cinque anni di funzionamento (2001-2005), l’Italia si è collocata al terzo posto come donatore, dopo Stati Uniti e Francia. Nel 2006, il contributo promesso (e versato) dal Canada è stato superiore a quello promesso dall’Italia che – secondo i dati forniti dal sito internet del Fondo Globale – ammonterebbe a 168,6 milioni di dollari USA, così come il contributo per il 2007.

Si ricorda, infine, che la proposta di legge A.C. 1194 all’esame della III Commissione della Camera, finalizzata a rendere stabile e certo il contributo italiano al Fondo globale, attraverso la costituzione di un apposito accantonamento destinato esclusivamente al finanziamento del Fondo stesso, reca - nella relazione illustrativa – la segnalazione che alcuni finanziamenti effettuati nel passato sono stati a carico dei fondi ordinari stanziati per la cooperazione allo sviluppo.

 

Alla corresponsione di quota parte dei contributi obbligatori dovuti all’Organizzazione delle Nazioni Unite per le Forze di Pace e per la Corte penale internazionale vengono destinati 100 milioni di euro (comma 1, lettera c).

I contributi obbligatori dovuti all’ONU per le spese di funzionamento e per le forze di pace risultanti dal bilancio del predetto organismo derivano dall’applicazione di un accordo internazionale, lo Statuto delle Nazioni Unite, firmato a San Francisco il 26 giugno 1945, al cui onere si è provveduto con legge di ratifica del 17 agosto 1957, n. 848. Detti oneri gravano sullo stato di previsione del Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale Affari Politici, capitolo 3393.

Oltre che per finanziare il bilancio ordinario, contributi obbligatori sono dovuti all’ONU anche per le spese sostenute per le operazioni di mantenimento della pace, per le attività dei Tribunali delle Nazioni Unite (tribunali internazionali per i crimini commessi nella ex Jugoslavia e in Ruanda), nonché per il "Capital master plan", introdotto nel 2003 per il rinnovo della sede ONU a New York. La parte più sostanziosa del bilancio dell’ONU, tuttavia, è rappresentata, oltre che dal bilancio ordinario, dai costi delle operazioni di mantenimento della pace.

La Corte penale internazionale è la prima giurisdizione internazionale creata per giudicare l’insieme dei crimini internazionali. In esito alla Conferenza diplomatica dei plenipotenziari dell’ONU sull’istituzione di una Corte Penale Internazionale, svoltasi a Roma nel 1998, è stato adottato lo Statuto della Corte. Dallo Statuto, ratificato in Italia con legge 17 agosto 1957 n. 848, deriva l’obbligo alla corresponsione del contributo obbligatorio degli Stati membri, determinato sulla base della scala di ripartizione delle spese dell’ONU.

La legge 6 ottobre 2005 n. 213 ha disposto un aumento del contributo obbligatorio erogato dallo Stato italiano, valutato in 3.240.995 euro annui a decorrere dal 2004 per far fronte all’incremento del bilancio della Corte per le spese amministrative e le attività operative.

 

Per l’erogazione di contributi volontari ad organizzazioni umanitarie operanti a favore dei Paesi in via di sviluppo si prevedono 220[107] milioni di euro (comma 1, lettera d).

La legge 3 gennaio 1981 n. 7, autorizzava la spesa aggiuntiva rispetto agli stanziamenti iscritti nel bilancio dello Stato, per far fronte ad oneri connessi con le attività di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo (PVS), in particolare per la lotta contro la fame nel mondo. Prevedeva, in particolare, l’erogazione di contributi per la realizzazione di programmi e progetti di sviluppo promossi anche da organizzazioni internazionali, nonché disponeva i contributi a favore di Agenzie, Programmi e fondi delle Nazioni Unite impegnate nel campo dello sviluppo e dei diritti umani dei PVS.

La legge del 26 febbraio 1987 n. 49 , dava sistemazione all’intera materia della cooperazione italiana allo sviluppo riconoscendole una fisionomia sua propria, differenziata rispetto alla promozione di relazioni economiche. L’art. 14 prevedeva che i mezzi finanziari destinati all’attuazione della legge sulla cooperazione, fatti salvi quelli derivanti da specifiche disposizioni di legge, i crediti d’aiuto e i fondi destinati alla partecipazione italiana a banche e fondi internazionali (iscritti nell’ambito delle unità previsionali di base di conto capitale “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero Economia e Finanze, su cui si veda infra), nonché alla cooperazione svolta dalla Comunità europea, sono costituiti dagli stanziamenti iscritti nell’apposita rubrica dello Stato di previsione del MAE.

Gli stanziamenti a titolo di contributi volontari finalizzati alle organizzazioni internazionali, banche e fondi di sviluppo impegnati nella cooperazione con i Paesi in via di sviluppo vengono iscritti nello stato di previsione del Ministero Affari esteri al capitolo 2180. Consentono la realizzazione di iniziative, per lo più di emergenza, realizzate per il tramite di Organismi internazionali, tra cui quelli specializzati nei settori socio-sanitari e degli aiuti alimentari, quali PAM, Programma alimentare mondiale, OMS, Organizzazione mondiale della sanità, OCHA, Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, UNICEF, Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, UNCHR, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNDP, Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite.

 

Al completamento delle attività di assistenza per la distruzione delle armi chimiche in Russia vengono destinati 4[108] milioni di euro (comma 1, lettera e).

L’attuazione del Protocollo aggiuntivo all’Accordo di Mosca del 20 gennaio 2000 tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Federazione russa per l’assistenza italiana nella distruzione degli stock di armi chimiche nella Federazione russa (legge 19 luglio 2004, n. 196), comporta per la parte italiana un onere finanziario complessivo di 5 milioni di euro. Ai sensi della legge, tali risorse sono versate a titolo di assistenza gratuita, con l’impegno, da parte russa, di impiegare tali finanziamenti nella continuazione del sistema di distribuzione di gas naturale ai fini della costruzione dell’impianto di distruzione delle armi chimiche di Schuch’ye.

Il finanziamento di 5 milioni di euro previsto dal Protocollo aggiuntivo prevedeva l’erogazione alla parte russa in due tranche, per le quali era stato ottenuto l’accantonamento in Tabella A per gli esercizi finanziari 2003 e 2004 (in ragione di 2,5 milioni di euro per ciascun anno). L’articolo 3 della legge 196 del 2004 autorizzava la spesa di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005.

 

La lettera e-bis), aggiunta nel corso dell’esame al Senato,prevede lo stanziamento di 5 milioni di euro a favore dell’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia).

L'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia) è la principale organizzazione mondialeper la tutela dei diritti e delle condizioni di vita dell'infanzia e dell'adolescenza. Fondato nel 1946 su decisione dell'Assemblea Generale dell'ONU, l'UNICEF opera attualmente in 156 Paesi in via di sviluppo attraverso 126 uffici permanenti sul campo (Country Offices) e in 36 Paesi economicamente avanzati tramite una rete di Comitati Nazionali.
La missione dell'UNICEF è di mobilitare in tutto il mondo risorse, consenso e impegno al fine di contribuire al soddisfacimento dei bisogni di base e delle opportunità di vita di ogni bambino, ragazzo e adolescente. L'UNICEF esplica la propria azione attraversoprogrammi e progetti di sviluppo umano concordati e realizzati, in ogni paese, assieme alle istituzioni pubbliche e alle organizzazioni e associazioni locali, nel totale rispetto delle diversità culturali e con particolare favore per coloro che sono svantaggiati per ragioni legate al sesso, alla condizione sociale, all'appartenenza etnica o religiosa. La Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia, approvata dall'ONU nel 1989 e ratificata finora da oltre 190 Stati, è il quadro di riferimento dell’Organizzazione, caratterizzata da un approccio centrato sui diritti e da una strategia volta a dare ad essi concreta realizzazione in tutte le fasi dello sviluppo della persona e in tutte le circostanze, situazioni di emergenza comprese[109].

 

Il comma 2 autorizza la spesa di 389 milioni di euro, per l’anno 2007, risultanti come in precedenza osservato da una riduzione di 21 milioni operata al Senato, per la partecipazione dell’Italia a banche e fondi di sviluppo internazionali per aiuti finanziari ai Paesi in via di sviluppo. La ripartizione tra di essi è demandata ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, e di concerto con il Ministro degli Affari esteri (anche quest’ultima previsione è stata aggiunta al Senato.

La partecipazione italiana alle banche e fondi di sviluppo a carattere multilaterale è regolata dalla legge 26 febbraio 1987, n. 49 Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo. Questa prevede, in generale, che la cooperazione allo sviluppo sia realizzata attraverso due modalità: il dono ed il credito d'aiuto. Ciascuna di queste modalità viene poi attuata tramite due canali: quello bilaterale e quello multilaterale.

La gestione degli aiuti a dono è affidata al Ministero degli affari esteri - Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, che la attua attraverso la cura dei rapporti bilaterali con i singoli Paesi come anche partecipando alla cooperazione multilaterale con contributi obbligatori o volontari agli organismi delle Nazioni Unite, nonché con contributi finalizzati ai progetti a dono attuati da organismi sovranazionali (cooperazione multi-bilaterale).

La gestione del credito d'aiuto è invece affidata al Ministero dell’economia e delle finanze, che la attua attraverso il Fondo rotativo del Mediocredito centrale, per quanto riguarda i rapporti bilaterali, ed attraverso la partecipazione a banche e fondi di sviluppo per il canale multilaterale, versando contributi che vanno a costituire il capitale di tali istituti.

La partecipazione finanziaria al capitale di banche e fondi di sviluppo rappresenta quindi uno degli strumenti attraverso i quali l'Italia partecipa alla politica internazionale. La cura dei rapporti con tali organismi è stata a suo tempo affidata al Tesoro, dall'articolo 4 della legge 49/87, in considerazione del loro carattere di istituzioni finanziarie. Per il perseguimento dei loro fini, tali enti si avvalgono dei fondi messi a disposizione dagli Stati membri e dei fondi raccolti sui mercati finanziari. I Paesi membri conferiscono il capitale alle banche e fondi di sviluppo in proporzione alle quote azionarie da loro possedute, da cui discendono altresì il diritto di voto e di rappresentanza negli organi di amministrazione. I maggiori azionisti sono i Paesi industrializzati e le risorse raccolte sono utilizzate per effettuare prestiti a Paesi in via di sviluppo. Il capitale viene ricostruito ogni 3-5 anni attraverso contribuzioni a fondo perduto da parte dei Paesi industrializzati.

Le banche di sviluppo non hanno scopo di lucro ed i prestiti che effettuano ai Paesi in via di sviluppo hanno condizioni particolarmente agevolate: i tassi d'interesse praticati coprono i costi e le spese amministrative. I fondi di sviluppo sono stati creati per sostenere i Paesi più poveri, ed utilizzano i contributi a fondo perduto dei Paesi donatori per concedere prestiti a tasso zero e con condizioni di restituzione molto agevolate.

Sulla base del comma 2-bis del citato art. 4 della legge 49/87, il Ministro dell’economia e delle finanze invia al Parlamento una relazione annuale sugli esiti dell'attività a lui affidata. L'ultima relazione trasmessa al Parlamento riguarda l'anno 2005.

I principali istituti finanziari internazionali di sviluppo fanno capo al gruppo della Banca mondiale ed alle banche regionali:

 

Gruppo della Banca Mondiale (WB)

§      Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBDR)

§      Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA)

§      Società finanziaria internazionale (IFC)

§      Agenzia multilaterale per la garanzia degli investimenti (MIGA)

§      Centro internazionale risoluzione controversie in materia di investimenti (ICSID)

§      Global environment facility (GEF)

 

Gruppo della Banca interamericana

§      Banca interamericana di sviluppo (IDB)

§      Società interamericana d'investimento (IIC)

§      Fondo multilaterale d'investimento (MIF)

 

Banca asiatica di sviluppo

§      Banca asiatica di sviluppo (AsDB)

§      Fondo asiatico di sviluppo (AsDF)

 

Gruppo della Banca africana di sviluppo

§      Banca africana di sviluppo (AfDB)

§      Fondo africano di sviluppo (AfDF)

§      Fondo della Nigeria (NTF)

 

Oltre che a queste istituzioni, l'Italia partecipa ad organismi di dimensioni minori che operano su base sub-regionale o in settori specifici:

§      Banca di sviluppo dei Caraibi (CDB)

§      Fondo speciale di sviluppo

§      Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD)

§      Banca cooperazione economica e sviluppo Medio Oriente-Nord Africa (MENADB)

§      Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS)

 

L’Italia partecipa, inoltre, alle iniziative di assistenza allo sviluppo da parte dell’Unione europea nei confronti dei Paesi dell’Africa, Carabi e Pacifico, tramite il Fondo europeo di Sviluppo (un disegno di legge relativo alla ricostituzione del X FES e alla revisione degli Accordi di Cotonou è stato approvato in via definitiva dalla Camera il 25 ottobre).

 

Si ricorda infine che è attualmente in discussione presso la III Commissione della Camera dei deputati (dopo essere stato approvato dal Senato con modificazioni) un disegno di legge (A.C. 2936) relativo alla partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse del Fondo africano di sviluppo (X ricostituzione), dell’Associazione internazionale per lo sviluppo (XIV ricostituzione), del Fondo denominato Chernobyl shelter Fund, un meccanismo finanziario multilaterale messo in atto dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo finalizzato al miglioramento della sicurezza nucleare nei paesi dell’Europa centrale e orientale e nell’ex Unione sovietica.

 

Il comma 2-bis è stato aggiunto nel corso dell’esame al Senato:in base a detta norma, in coerenza con quanto previsto dai processi di revisione organizzativa di cui alla lettera g) del comma 404 (art. 1) della legge finanziaria per il 2007; le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari di I Categoria, onde assicurare al meglio il perseguimento dei propri compiti istituzionali, nonché allo scopo di razionalizzare la spesa, vengono dotati di autonomia gestionale e finanziaria. Tale obiettivo verrà concretizzato con l’emanazione di un regolamento ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Si ricorda al proposito che il comma 1 dell’art. 17 della citata legge 400/1988 è dedicato ai cosiddetti “regolamenti di esecuzione”, da emanare con Decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e sentito il parere del Consiglio di Stato (il quale deve fornirlo entro novanta giorni).

I regolamenti in oggetto sono volti alla disciplina dell’esecuzione delle leggi, dei decreti legislativi e dei regolamenti comunitari; dell’attuazione e integrazione di leggi o Decreti legislativi recanti mere norme di principio – con esclusione delle materie riservate alle Regioni; delle materie prive di disciplina normativa di rango primario, e a questa non riservate; dell’organizzazione e funzionamento delle amministrazioni pubbliche.

Si ricorda altresì che il comma 404 dell’art. 1 della legge n. 296 del 2006, al fine di “razionalizzare e ottimizzare l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri” aveva disposto l’emanazione di regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis[110] della legge n. 400 del 1988, fissando peraltro il termine del 30 aprile 2007.

Nell’indicare con maggiore dettaglio le finalità di tale opera di riorganizzazione la legge finanziaria precisava i seguenti punti:

-       riorganizzazione degli uffici di livello dirigenziale generale e non generale, procedendo alla riduzione in misura non inferiore al 10 per cento di quelli di livello dirigenziale generale ed al 5 per cento di quelli di livello dirigenziale non generale (lettera a) del comma 404);

-       gestione unitaria del personale e dei servizi comuni anche mediante strumenti di innovazione amministrativa e tecnologica (lettera b) del comma 404);

-       rideterminazione delle strutture periferiche (lettera c) del comma 404);

-       riorganizzazione degli uffici con funzioni ispettive e di controllo (lettera d) del comma 404);

-       riduzione degli organismi di analisi, consulenza e studio di elevata specializzazione (lettera e) del comma 404);

-       riduzione delle dotazioni organiche in modo da assicurare che il personale utilizzato per funzioni di supporto (gestione delle risorse umane, sistemi informativi, servizi manutentivi e logistici, affari generali, provveditorati e contabilità) non ecceda comunque il 15 per cento delle risorse umane complessivamente utilizzate da ogni amministrazione, mediante processi di riorganizzazione e di formazione e riconversione del personale addetto alle predette funzioni che consentano di ridurne il numero in misura non inferiore all'8 per cento all'anno fino al raggiungimento del limite predetto (lettera f) del comma 404).

Una specifica previsione era poi dedicata al Ministero degli Affari esteri. Infatti la lettera g) del comma 404 prescriveva l’”avvio della ristrutturazione” della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura ed in particolare l'unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi sede nella stessa città estera. A quest’ultimo proposito si precisava che le nuove norme dovessero prevedere che le funzioni delineate dagli articoli 3, 4 e 6 del regolamento di cui al DPR n. 120 del 2000 dovessero essere svolte dal responsabile dell'ufficio unificato per conto di tutte le rappresentanze medesime.

Si ricorda che a norma dell’articolo 3 del DPR 120/2000 sono funzionari delegati presso gli uffici all’estero non più i soli capi degli uffici stessi, ma anche i funzionari amministrativi investiti delle funzioni di commissario amministrativo o commissario amministrativo aggiunto, seppure limitatamente alle spese di mantenimento e funzionamento degli uffici e alle spese per stipendi e indennità del personale, e comunque sotto indirizzo e vigilanza dei preposti agli uffici. In base all’articolo 4 la gestione delle risorse finanziarie assegnate compete a coloro che sono funzionari delegati ai sensi del precedente articolo 3. In particolare, l’articolo 4 riguarda le spese di mantenimento e funzionamento degli uffici, le risorse relative alle quali vengono determinate in base alla relazione previsionale predisposta annualmente, entro il mese di ottobre, dai titolari degli uffici, sentito il commissario amministrativo o il commissario amministrativo aggiunto. Le risorse stabilite vengono assegnate con decreto del dirigente preposto alla Direzione generale del personale e dell’amministrazione del Ministero degli affari esteri, che può con analogo strumento procedere anche ad integrazioni delle somme, in caso di esigenze nuove e inderogabili. La disponibilità dei fondi assegnati è assicurata con ordini di rimessa valutaria, come già previsto dall’art. 2 della legge 6 febbraio 1985, n. 15 “Disciplina delle spese da effettuarsi all’estero dal Ministero degli Affari esteri”. L’articolo 6 conferma il meccanismo degli ordini di rimessa anche per i fondi relativi alla terza categoria di spese degli uffici all’estero, ossia le retribuzioni e indennità del personale. L’articolo introduce altresì la possibilità di somministrazione di questa categoria di fondi mediante ordini di accreditamento a favore dei funzionari delegati a norma dell’art. 3.

 

Si ricorda che – in attuazione delle previsioni del comma 404 della legge finanziaria per il 2007 - è stato emanato lo schema di regolamento n. 180, trasmesso dal Governo alle Camere l’11 ottobre 2007 e attualmente all’esame della I Commissione Affari Costituzionali. L’articolo 12 dello schema di regolamento – in particolare - delinea gli indirizzi e le finalità dell’avvio della ristrutturazione della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura, previsto dall’art. 1, comma 404, lettera g) della legge n. 296 del 2006 (finanziaria 2007). Infatti, secondo la stessa relazione illustrativa, le disposizioni recate dall’art. 12 hanno valenza programmatica, mentre in un piano operativo allegato (ma non parte integrante dello schema di decreto) vengono descritte in dettaglio le misure attuative degli indirizzi di cui all’art. 12 (misure che andranno adottate attraverso specifici atti amministrativi).

Queste misure sono: l’accorpamento in missione diplomatica unificata di rappresentanze permanenti presso enti o organizzazioni internazionali aventi sede nella stessa città estera, l’accorpamento di uffici, l’istituzione di cancellerie consolari nelle ambasciate di riferimento e la modifica delle circoscrizioni consolari, la ristrutturazione della rete degli istituti di cultura anche in funzione della possibilità di ricondurne le attività all’interno di rappresentanze diplomatiche o uffici consolari nello Stato di accreditamento.

Si osserva che l’attribuzione di autonomia gestionale e finanziaria alle rappresentanze diplomatiche e agli uffici consolari, operata dal comma 2-bis in commento non sembra rientrare fra le finalità perseguite dalla lettera g) del comma 404, che attengono piuttosto alla “avvio della ristrutturazione” della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura ed in particolare all'unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi sede nella stessa città estera (come infatti dispone lo schema di regolamento n. 180, citato). In tal senso si spiega l’espressione “in coerenza” - recata dalla disposizione introdotta al Senato - che indica una semplice compatibilità piuttosto che un vero e proprio nesso causale diretto.

 


Articolo 19
(Misure in materia di pagamenti della P.A.)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 19.

(Misure in materia di pagamenti della P.A.).

Articolo 19.

(Misure in materia di pagamenti della P.A.).

1. Al comma 1 dell'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, introdotto dal comma 9 dell'articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

1. All'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, sono apportate le seguenti modificazioni:

      a) le parole: «Le amministrazioni pubbliche» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2, le amministrazioni pubbliche»;

      a) al comma 1, le parole: «Le amministrazioni pubbliche» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2, le amministrazioni pubbliche»;

      b) le parole: «e le società a prevalente partecipazione pubblica,» sono soppresse;

      soppressa;

      c) dopo il comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente:

      c) dopo il comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente:

«2-bis. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, l'importo di cui al comma 1 può essere aumentato, in misura comunque non superiore al doppio, ovvero diminuito».

«2-bis. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, l'importo di cui al comma 1 può essere aumentato, in misura comunque non superiore al doppio, ovvero diminuito».

 

 

L’articolo 19, modificato dal Senato, apporta alcune modifiche all’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”.

Tale articolo 48-bis, modificato dall’articolo 2, comma 9, del decreto-legge 3 ottobre 2006 n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, stabilisce che:

-       le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a diecimila euro, verifichino, anche in via telematica, se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo e, in caso affermativo, non procedano al pagamento e segnalino la circostanza all’agente della riscossione competente per territorio, ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo;

-       con regolamento del Ministro dell’economia e delle finanze siano stabilite le modalità di attuazione della disciplina.

 

Le innovazioni introdotte dall’articolo 19 in commento sono le seguenti:

 

§      si differisce l’obbligo delle pubbliche amministrazioni di osservare la nuova disciplina sui pagamenti a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento ministeriale di attuazione della norma primaria (lett. a);

§      si introduce un nuovo comma 2-bis all’articolo 48-bis che prevede la possibilità di aumentare (in misura non superiore al doppio), ovvero diminuire, l’importo del pagamento che costituisce la soglia della disciplina limitativa, con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze (lett. c).

 

Si segnala che il testo originario del decretoin commento prevedeva (con la disposizione contenuta nella lettera b) del comma 1), l’esclusione delle società a prevalente partecipazione pubblica dall’obbligo, recato dall’articolo 48-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, di verificare anche in via telematica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a diecimila euro, se il beneficiario sia inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo. Con un emendamento approvato al Senato tale previsione del testo originario, peraltro in vigore fino all’approvazione della legge di conversione del presente decreto, è stata soppressa, ripristinando pertanto l’obbligo per le società a prevalente partecipazione pubblica di soggiacere alla disciplina in questione.

 

Pertanto, con l’entrata in vigore delle modifiche contenute nell’articolo 19 sopra esposte, la disciplina sui pagamenti diverrà operativa solo con l’emanazione del regolamento ministeriale di attuazione.

La disposizione, nel testo previgente, aveva in effetti fatto sorgere dei dubbi interpretativi circa l’operatività della disciplina primaria in assenza del regolamento attuativo.

La soluzione cui erano pervenute la giurisprudenza e l’amministrazione finanziaria era però nel senso dell’operatività immediata della disciplina primaria posta dall’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.

La questione della concreta operatività dell’articolo 48-bis era emersa, in particolare, per effetto della deliberazione 18 maggio 2007, n. 10 della Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, in risposta ad un quesito rivolto da un comune.

La Sezione si è così espressa: "si ritiene che la norma sia precettiva. […] la disposizione di cui all’art. 48 bis del D.P.R. n. 602/1973 […] è entrata in vigore, ed è divenuta obbligatoria, a partire dal giorno successivo alla sua pubblicazione (avvenuta il 28 novembre 2006). Né, d’altronde, il primo comma del citato articolo, sembra aver condizionato l’imperatività delle disposizioni dallo stesso introdotte all’emanazione del regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze […], che non incide sull’an dell’applicazione, ma è deputato solo a specificarne il quomodo (le modalità di attuazione). Si noti, peraltro, che il primo comma in esame individua precisamente i soggetti obbligati (le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del D.lgs. n. 165/2001 e le società a prevalente partecipazione pubblica), il presupposto (l’inadempienza all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una cartella di pagamento per un importo pari almeno a € 10.000) e le conseguenze previste (blocco del pagamento e segnalazione della circostanza all’agente della riscossione competente per territorio, ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo), limitandosi però a prevedere una non meglio individuata attività di verifica, anche telematica, dell’esistenza del predetto presupposto. L’emanando regolamento, quindi, secondo i principi sulla gerarchia delle fonti, potrà e dovrà specificare le modalità di attuazione del precetto, ma giammai potrà incidere sul contenuto dell’obbligo normativamente imposto in presenza di una fattispecie già sufficientemente delineata".

Da parte sua, la Ragioneria generale dello Stato ha emanato una circolare con la quale ha chiarito che, in sede di prima applicazione della disciplina legislativa, “si può ritenere sufficiente l'acquisizione, da parte dell'Amministrazione che dispone il pagamento, di una dichiarazione, da accludere al mandato di pagamento, resa dal beneficiario dalla quale risulti l'assenza di qualsiasi inadempimento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento ovvero lo stato e la misura delle somme eventualmente dovute” (circolare 6 agosto 2007, n. 28 del Ministero dell'economia e delle finanze). Peraltro, soggiunge la circolare, “le singole amministrazioni, anche per scongiurare l'insorgenza di possibili ipotesi di responsabilità amministrativa nello svolgimento delle proprie attività istituzionali, assolveranno all'obbligo di provvedere al controllo delle dichiarazioni ricevute in ossequio alle prescrizioni contenute nell'art. 71 del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000".

 


Articolo 20
(5 per mille)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 20.

(5 per mille).

Articolo 20.

(5 per mille).

1. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 337, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è integrata di 150 milioni di euro per l'anno 2007.

1. Lo stanziamento di cui all'unità previsionale di base 4.1.5.21 (5 per mille IRE volontariato e ricerca) dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007 è integrato di 150 milioni di euro per il medesimo anno.

 

2. A modifica dell'articolo 1, comma 337, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e dell'articolo 1, commi 1234 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono ammesse al riparto della quota del 5 per mille IRPEF le associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI a norma di legge.

 

 

L’articolo 20, comma 1, integra di 150 milioni dieuro, per l’anno 2007, la dotazione del Fondo nel quale confluisce unaquota parial 5 per mille dell'imposta sul reddito (IRE) destinata al volontariato e alla ricerca.

 

Si ricorda che il suddetto fondo è stato istituito dall’articolo 1, comma 337, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) ed iscritto nella unità previsionale di base 4.1.5.21, cap. 3094, dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze[111].

 Ai sensi del citato comma 337,la quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, che confluisce nel suddetto fondo, è destinata al perseguimento delle seguenti finalità, in base alla scelta del contribuente:

§       sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionale e provinciale, delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano in determinati settori;

I soggetti che potranno beneficiare della destinazione del 5 per mille sono, in particolare:

-       le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), comprese le ONLUS di diritto (gli organismi di volontariato, le organizzazioni non governative, le cooperative sociali e i loro consorzi e gli enti ecclesiastici e le associazioni di promozione sociale qualificatisi ONLUS limitatamente ad alcune attività );

-       le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e provinciali;

-       le fondazioni e associazioni riconosciute che operano nei seguenti settori: assistenza sociale e socio-sanitaria; assistenza sanitaria; beneficenza; istruzione; formazione; sport dilettantistico; tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico; tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente, con esclusione dell'attività', esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi; promozione della cultura e dell'arte; tutela dei diritti civili; ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni.

§       finanziamento della ricerca scientifica e dell'università;

§       finanziamento della ricerca sanitaria;

§       attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.

 

In base al testo della legge finanziaria per il 2006, la destinazione del 5 per mille era limitata all’anno 2006, a titolo iniziale e sperimentale. Sul punto è intervenuto l’articolo 31, comma 2, del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273 (“Definizione e proroga dei termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti”) convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, specificando che la disposizione di cui al comma 337 in esame, riferita all'anno finanziario 2006, si applicava al periodo di imposta 2005.

 

Sulla base dell’autorizzazione di spesa recata dal citato articolo 1, comma 337, della legge finanziaria 2006, lo stanziamento iniziale del Fondo per il 2007 è pari a 270 milioni di euro.

 

La relazione tecnica al medesimo disegno di legge finanziaria (A.S. 3613) stimava infatti nel 2007 una maggiore spesa a carico del bilancio dello Stato pari a circa 270 milioni di euro, basandosi sull'ipotesi dell’identità tra la percentuale di contribuenti che presumibilmente avrebbero effettuato la scelta relativa al 5 per mille e quella che si era espressa in merito all’8 per mille, cioè il 41 per cento circa. La relazione indicava gli incassi in conto competenza per l’anno di imposta 2005 in 131.911 milioni; conseguentemente la quota del 5 per mille si calcolava pari a 660 milioni di euro. Considerando che per la quota dell’8 per mille del 2005 (che peraltro è riferita alle dichiarazioni dei redditi del 2001), solo il 41% dei contribuenti aveva espresso la scelta, applicando tale percentuale anche ai 660 milioni considerati, si otteneva una cifra pari a 270 milioni.

Si ricorda che il disegno di legge di assestamento per il 2007 (A.C. 3170), attualmente all’esame della Camera, propone un incremento di 47 milioni di euro rispetto alla dotazione iniziale delle risorse della citata u.p.b. destinate alle finalità in oggetto.

 

Il comma 1-bis, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, stabilisce che al riparto della quota del 5 per mille siano altresì ammesse le associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi, rilasciato dal C.O.N.I. a norma di legge.

 

Si ricorda che l'articolo 5, comma 2, del D.Lgs. 23 luglio 1999, n. 242[112](come modificato dal d.lgs. n. 15/2004), attribuisce al Consiglio nazionale del C.O.N.I., tra gli altri, il compito di:

a) stabilire i principi fondamentali ai quali devono uniformarsi, allo scopo del riconoscimento ai fini sportivi, gli statuti delle federazioni sportive nazionali, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni e società sportive;

b) deliberare in ordine ai provvedimenti di riconoscimento, ai fini sportivi, delle federazioni sportive nazionali, delle società ed associazioni sportive, degli enti di promozione sportiva, delle associazioni benemerite e di altre discipline sportive associate al C.O.N.I. e alle federazioni, sulla base dei requisiti fissati dallo statuto, tenendo conto a tal fine anche della rappresentanza e del carattere olimpico dello sport, dell'eventuale riconoscimento del CIO e della tradizione sportiva della disciplina.

 

La disposizione in esame specifica che l’ampliamento del novero dei soggetti ammessi al riparto della quota del 5 per mille è disposta “a modifica” del citato comma 337 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 (istitutivo del fondo nel quale confluiscono le risorse del cinque per mille IRE), nonché della disciplina dettata in materia dall’articolo 1, commi 1234-1237 della legge finanziaria per il 2007.

 

Si rileva, al riguardo, l’opportunità di riformulare il comma 2 in forma di novella alle suddette disposizioni.

 

Si ricorda che il suddetto comma 1234 individua i soggetti che beneficiano del riparto, mentre il comma 1235 destina comunque una quota pari allo 0,5 per cento del totale determinato dalle scelte dei contribuenti all’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale e alle organizzazioni nazionali rappresentative delle associazioni che possono beneficiare del 5 per mille, riconosciute come parti sociali.

Condecreto (comma 1236) di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi su proposta del Ministro per la solidarietà sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e finanze, si individuano i soggetti beneficiari, le modalità di riparto e la quota di cui al comma 1235, in favore dell’Agenzia per le ONLUS e le organizzazioni nazionali rappresentative. Infine, il comma 1237 pone un limite massimo di 250 milioni di euro alla spesa derivante dall’applicazione della misura del 5 per mille. Il limite di spesa è riferito all’anno 2008.

Si ricorda, infine, che con la sentenza n. 202 del 2007, la Corte Costituzionale si è espressa in ordine alla compatibilità costituzionale della disciplina in oggetto, valutando legittimo l'intervento finanziario dello Stato, a fronte delle rivendicazioni di competenza regionale, non trattandosi di un vero e proprio "Fondo", ma di risorse a favore di determinati beneficiari rispetto ai quali lo Stato agisce come mandatario della volontà del contribuente.


Articolo 20-bis
(Fondo rotativo per infrastrutture strategiche)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 20-bis.

(Fondo rotativo per infrastrutture strategiche).

 

1. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

      a) nel comma 355, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente:

 

      «c-bis) infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale, di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443»;

 

      b) nel comma 357, è aggiunto in fine il seguente periodo: «Il decreto di cui al presente comma, relativamente agli interventi di cui al comma 355, lettera c-bis), è emanato dal Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze».

 

 

L’articolo aggiuntivo, inserito durante l’esame al Senato, apporta alcune modifiche alla disciplina del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese.

In particolare, alla lettera a), attraverso una novella al commi 355 dell’art. 1 della legge n. 311 del 2004, include tra gli interventi prioritari ammessi al finanziamento anche quelli per la realizzazione delle infrastrutture strategiche di cui alla legge n. 443 del 2001 (cd. legge obiettivo).

Alla lettera b), attraverso una novella al comma 357, prevede che in relazione a tali interventi, il decreto cui è demandata la fissazione dei requisiti e delle condizioni per l’accesso ai finanziamenti agevolati, sia adottato dal Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell’economia.

 

Posto che la disposizione in commento modifica alcune disposizioni relative al Fondo rotativo per il sostegno alle imprese (e non istituisce un nuovo Fondo rotativo per infrastrutture strategiche) occorre valutare l’opportunità di modificare la rubrica.

 


La disciplina del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese

Il Fondo rotativo per il sostegno alle imprese è stato istituito con i commi 354-361 dell’art. 1 della citata legge n. 311 del 2004, presso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti Spa, con la finalità di concedere finanziamenti agevolati alle imprese in forma di anticipazione di capitali rimborsabile secondo un piano di rientro pluriennale. Successivamente il Fondo è stato ridefinito dal D.L. n. 35/2005Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca”, in quanto una quota del medesimo è stata destinata al sostegno di attività, programmi e progetti strategici di ricerca e sviluppodelle imprese

Il comma 355 dispone, quindi, che la ripartizione del Fondo sia rimessa a delibere del CIPE - presieduto dal Presidente del Consiglio in maniera non delegabile - sottoposte al controllo preventivo della Corte dei conti. L'individuazione, da parte delle stesse delibere, degli interventi agevolativi destinati alle imprese avviene con riferimento a misure di sostegno già disposte a legislazione vigente, per le quali esista in bilancio un apposito stanziamento. Tra gli interventi ammessi al finanziamento, vengono considerati prioritariamente i seguenti progetti di investimento:

a) interventi finalizzati ad innovazioni, attraverso le tecnologie digitali, di prodotti, servizi e processi aziendali, su proposta del Ministro per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro delle attività produttive;

b) programmi di innovazione ecocompatibile finalizzati al risparmio energetico secondo le specifiche previste dalla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela ambientale, di cui alla comunicazione della Commissione europea 2001/C 37/03, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C/37 del 3 febbraio 2001, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro delle attività produttive;

c) realizzazione dei corridoi multimodali transeuropei n. 5, n. 8 e n. 10 e connesse bretelle di collegamento, nonché delle reti infrastrutturali marittime, logistiche ed energetiche comunque ad essi collegate.

Tra le altre disposizioni recate dai commi 354-361 dell’art. 1 della legge n. 311 del 2004 relative al funzionamento del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese, si ricordano:

§       il comma 356 che stabilisce le competenze del CIPE nell'ambito di quanto afferente al Fondo rotativo, prevedendo che esso, con una o più delibere: definisca i criteri generali di erogazione dei finanziamenti agevolati; approvi una convenzione tipo, che regoli i rapporti tra la Cassa depositi e prestiti Spa e i soggetti abilitati a svolgere le istruttorie dei finanziamenti, e che stabilisca le modalità per assicurare che l’importo complessivo dei finanziamenti erogati non superi l’importo assegnato dal CIPE e i limiti annuali di spesa a carico del bilancio dello Stato, stabiliti ai sensi del successivo comma 361; preveda la misura minima del tasso di interesse da applicare; stabilisca la durata massima del piano di rientro; preveda che le nuove modalità di attuazione e di erogazione delle misure agevolative si applichino a programmi di investimento per i quali non siano ancora state presentate richieste di erogazione (relativa all’ultimo stato di avanzamento) e che non risultino gravati da provvedimenti di revoca totale o parziale alla data di pubblicazione del decreto ministeriale che stabilisce i requisiti e le procedure per l’accesso ai finanziamenti, di cui al comma 357. L'impresa che richiede l'agevolazione dovrà peraltro manifestare formalmente l'opzione di scelta per l'erogazione dei finanziamenti secondo le nuove modalità agevolative del Fondo, previa acquisizione di parere conforme da parte del soggetto responsabile dell'istruttoria (istituti di credito autorizzati);

§       il comma 357 attribuisce al Ministro competente la funzione di stabilire, con decreto di natura non regolamentare - da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze - quali siano, in relazione ai singoli interventi previsti dal comma 355, i requisiti e le condizioni per l'accesso ai finanziamenti agevolati. In attuazione di tale disposizione sono stati emanati i D.M. 1° febbraio 2006 e 8 marzo 2006;

§       il comma 358 che attribuisce al Ministro dell'economia e delle finanze la competenza a determinare il tasso di interesse - da disporre con decreto di natura non regolamentare - da applicare alle somme erogate in anticipazione. La differenza risultante tra il tasso così fissato e quello di finanziamento agevolato è posta a carico del bilancio statale, a valere sull’autorizzazione di spesa di cui al comma 361, come pure a carico dello Stato risultano gli oneri riferiti alle spese gestionali del Fondo sostenuti dalla stessa Cassa depositi e prestiti;

§       il comma 359 che stabilisce la possibilità di prevedere la garanzia dello Stato sull'obbligo di rimborso al Fondo per le somme ricevute dalle imprese in forma di finanziamento agevolato, ivi compresi i relativi interessi. I criteri, le condizioni e le modalità di stesura di tale clausola di garanzia sono da stabilire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze;

§       il comma 360 che dispone - quale compensazione degli oneri sostenuti per la gestione del Fondo - il riconoscimento alla Cassa depositi e prestiti S.p.a. del diritto ad un rimborso pari allo 0,40% complessivo delle somme erogate in anticipazione ogni anno, ai sensi del comma 356, lettera a), cioè delle somme erogate per finanziamenti agevolati;

§       il comma 361 che riguarda la copertura finanziaria, prevedendo che agli oneri relativi si faccia fronte con un'autorizzazione di spesa pari a 80 milioni di euro per l'anno 2005 e 150 milioni di euro annui a decorrere dal 2006.

La dotazione iniziale del Fondo è stata stabilita in 6 miliardi di euro, da finanziare con le risorse del risparmio postale. In seguito, la Cassa depositi e prestiti S.p.a potrà disporre variazioni a tale cifra, in ragione delle dinamiche di erogazione e di rimborso delle somme concesse, purché nel rispetto dei limiti di spesa annuale sul bilancio dello Stato stabiliti dal comma 361. Tuttavia a seguito della ritardata attivazione del Fondo il DL 3 ottobre 2006 recanteDisposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria” all’articolo 2, comma 77, ha disposto una rideterminazione dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 361 che è stata ridotta per gli anni 2006, 2007 e 2008 da 150 milioni di euro rispettivamente a 5, 15 e 50 milioni di euro. Le restanti risorse, pari complessivamente a 145 milioni per il 2006, a 135 milioni per il 2007 e a 100 milioni per il 2008, sono state destinate al Fondo unico per gli incentivi alle imprese del Ministero dello sviluppo economicoche, lo ricordiamo, è confluito nel “Fondo per la competitività e lo sviluppo”, istituito dalla legge finanziaria 2007 presso lo stesso Ministero dello sviluppo economico unitamente alle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (programmazione negoziata e legge n. 488/1992).

Per ciò che attiene la ripartizione delle risorse del Fondo si ricorda che con delibera CIPE 15 luglio 2005, n. 76/2005 si è proceduto ad una prima assegnazione delle risorse del Fondo da destinare agli interventi agevolativi, pari a 3.700 Meuro (ripartiti secondo le tabelle allegate alla delibera stessa) e sono stati determinati il tasso d'interesse minimo da applicare per i finanziamenti agevolati nella misura dello 0,50% annuo e la durata massima dei finanziamenti non superiore a 15 anni. Con la successiva delibera n. 45/2006, il CIPE ha proceduto alriparto della seconda tranche delle disponibilità del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti di ricerca, per un importo pari a 2.300 milioni, destinandone il 40% (910 milioni) alla ricerca (di cui 450 milioni per le aree sottoutilizzate) e il 60% (1.390 milioni) ad altre agevolazioni alle imprese, di cui 400 milioni destinati alla legge n. 488/1992 “riformata”, 365 milioni ai contratti di programma, 465 milioni al Fondo per l’innovazione tecnologica (di cui 320 per le aree sottoutilizzate), e 160 milioni agli interventi del Fondo per l’innovazione tecnologica – settore Ambiente.

Si segnala, infine, che il comma 855, art. 1, della legge 296/06 (finanziaria 2007) ha  esteso il campo di operatività del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca alle leggi regionali di agevolazione o conferiti alle regioni ai sensi del D.Lgs 112/98 per gli investimenti produttivi e la ricerca. A tal fine la Cassa depositi e prestiti spa è stata autorizzata ad incrementare la dotazione iniziale del citato Fondo fino ad un massimo di 2 miliardi di euro, che possono essere integrati a valere sul Fondo competitività e sulle risorse delle regioni e province autonome ai sensi del comma 858.

 


Articolo 21
(Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 21.

(Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica).

Articolo 21.

(Programma straordinario di edilizia residenziale pubblica. Risorse per opere di ricostruzione delle zone del Molise e della provincia di Foggia colpite da eventi sismici).

1. Nei comuni di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, al fine di garantire il passaggio da casa a casa delle categorie sociali ivi indicate e di ampliare l'offerta di alloggi in locazione a canone sociale per coloro che sono utilmente collocati nelle graduatorie appro­vate dai comuni, è finanziato, nel limite di 550 milioni di euro per l'anno 2007, un programma straordinario di edilizia residen­ziale pubblica finalizzato prioritariamente al recupero e l'adattamento funzionale di alloggi di proprietà degli ex IACP o dei comuni, non occupati, all'acquisto o la locazione di alloggi, nonché all'eventuale costruzione di alloggi, da destinare prioritariamente a soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio in possesso dei requisiti di cui all'articolo 1 della citata legge n. 9 del 2007 e diretto a soddisfare il fabbisogno alloggiativo individuato dalle regioni e province autonome sulla base di elenchi di interventi prioritari e immediatamente realizzabili, con particolare riferimento a quelli ricompresi nei piani straordinari di cui all'articolo 3 della stessa legge e in relazione alle priorità definite nel tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative.

1. Nei comuni di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, al fine di garantire il passaggio da casa a casa delle categorie sociali ivi indicate e di ampliare l'offerta di alloggi in locazione a canone sociale per coloro che sono utilmente collocati nelle graduatorie appro­vate dai comuni, è finanziato, nel limite di 550 milioni di euro per l'anno 2007, un programma straordinario di edilizia residen­ziale pubblica finalizzato prioritariamente al recupero e all'adattamento funzionale di alloggi di proprietà degli ex IACP o dei comuni, non assegnati, nonché all'acquisto, alla locazione di alloggi e all'eventuale costruzione di alloggi, da destinare prioritariamente alle giovani coppie a basso reddito e a soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio in possesso dei requisiti di cui all'articolo 1 della citata legge n. 9 del 2007 e diretto a soddisfare il fabbisogno alloggiativo individuato dalle regioni e province autonome sulla base di elenchi di interventi prioritari e immediatamente realizzabili, con particolare riferimento a quelli ricompresi nei piani straordinari di cui all'articolo 3 della stessa legge e in relazione alle priorità definite nel tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative. Le graduatorie sono revisionate annual­mente e a tal fine viene considerato l'intero reddito familiare del soggetto richiedente, nonché la disponibilità di altri immobili da parte del richiedente. L'amministrazione finanziaria provvede ad effettuare periodicamente accerta­menti a cam­pione su tali soggetti. In ottemperanza alla normativa comunitaria e nazionale relativa al rendimento energetico in edilizia, il programma straordinario di edilizia residenziale pubblica di cui al presente comma deve essere attuato in modo da garantire il rispetto dei criteri di efficienza energetica, di riduzione delle emissioni inquinanti, di contenimento dei consumi energetici e di sviluppo delle fonti di energia rinnovabile.

2. Entro venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasmettono al Ministero delle infrastrutture e al Ministero della solidarietà sociale gli elenchi degli interventi di cui al comma 1.

2. Identico.

3. Con decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuati gli interventi prioritari e immediatamente realizzabili, sulla base degli elenchi di cui comma 1. Col medesimo decreto sono definite le modalità di erogazione dei relativi stanziamenti che possono essere trasferiti direttamente ai comuni ed agli ex IACP comunque denominati, ovvero possono essere trasferite in tutto o in parte alla Cassa depositi e prestiti, previa attivazione di apposita convenzione per i medesimi fini. La ripartizione dei finanziamenti deve assicurare una equa distribuzione territoriale, assicurando che in ciascuna regione vengano localizzati finanziamenti per una quota percentuale delle risorse di cui al comma 1, pari a quella stabilita dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in data 17 marzo 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 132 del 10 giugno 2003.

3. Con decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuati gli interventi prioritari e immediatamente realizzabili, sulla base degli elenchi di cui comma 1, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni. Col medesimo decreto sono definite le modalità di erogazione dei relativi stanziamenti che possono essere trasferiti direttamente ai comuni ed agli ex IACP comunque denominati, ovvero possono essere trasferite in tutto o in parte alla Cassa depositi e prestiti, previa attivazione di apposita convenzione per i medesimi fini. La ripartizione dei finanziamenti deve assicurare una equa distribuzione territoriale, assicurando che in ciascuna regione vengano localizzati finanziamenti per una quota percentuale delle risorse di cui al comma 1, secondo parametri che saranno definiti d'intesa con le regioni e province autonome.

4. L'1 per cento del finanziamento di cui al comma 1 è destinato alla costituzione ed al funzionamento dell'Osservatorio nazionale e degli Osservatori regionali sulle politiche abitative, al fine di assicurare la formazione, l'implementazione e la condivisione delle banche dati necessarie per la programmazione degli interventi di edilizia residenziale con finalità sociali. Con apposito decreto del Ministro delle infrastrutture, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite le modalità di funzionamento della rete degli Osservatori e di impiego del finanziamento.

4. L'1 per cento del finanziamento di cui al comma 1 è destinato alla costituzione ed al funzionamento dell'Osservatorio nazio­nale e degli Osservatori regionali sulle politiche abitative, al fine di assicurare la formazione, l'implementazione e la condivisione delle banche dati necessarie per la programmazione degli interventi di edilizia residenziale con finalità sociali, nonché al fine di monitorare il fenomeno dell'occupazione senza titolo degli alloggi di proprietà dell'ex IACP o dei comuni. Il Ministro delle infra­strutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, con decreto da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto tenuto conto della concertazione istituzionale di cui al comma 1 dell'articolo 4 della legge 8 febbraio 2007, n. 9, sentita la Conferenza unificata, definisce la composizione, l'organizzazione e le funzioni dell'Osser­vatorio, anche ai fini del collegamento con le esperienze e gli osservatori realizzati anche a livello regionale.

 

4-bis. Tutti i soggetti gestori del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica hanno l'obbligo, nel rispetto dei princìpi di efficienza, flessibilità e trasparenza, di assicurare, attraverso un sistema di banche dati consultabile via internet, tutte le informazioni necessarie al pubblico, permettendo al contempo un controllo incrociato dei dati nell'ambito di un sistema integrato gestito dall'ammini­strazione finanziaria competente. Dall'attuazione della presente norma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

4-ter. Per l'anno 2007 è stanziata la somma di 50 milioni di euro per la prosecuzione degli interventi di cui all'articolo 1, comma 1008, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da realizzare, limitatamente alle opere pubbliche, ai sensi degli articoli 163 e seguenti del citato codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, anche attraverso la rimodulazione dei singoli interventi in base alle esigenze accertate.

 

 

L'articolo 21, al comma 1,prevede il finanziamento di un programma di edilizia residenziale pubblica, autorizzando a tal fine una spesa nel limite di 550 milioni per l'anno 2007.

 

Tra gli ultimi provvedimenti adottati per fronteggiare la grave problematica dell’accesso agli alloggi in locazione e delle procedure esecutive di sfratto nei grandi centri urbani, si ricorda l’art. 1, comma 1154, della legge finanziaria 2007, con il quale è stata autorizzata una spesa di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 per la realizzazione di un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e l’art. 4 della citata legge n. 9 del 2007 che prevede l’avvio di un programma nazionale di edilizia residenziale pubblica, recante gli obiettivi e gli indirizzi di carattere generale per la programmazione regionale di edilizia residenziale pubblica, nonché proposte normative in materia fiscale e per la normalizzazione del mercato immobiliare.

 

Il programma riguarda i comuni di cui all’art. 1, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9.

La citata legge n. 9 del 2007 ha sospeso le procedure esecutive di sfratto nei confronti di categorie socialmente deboli di conduttori residenti nei comuni capoluogo di provincia, in quelli con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti ed, infine, nei comuni ad alta tensione abitativa di cui all’ultima delibera CIPE del 13 novembre 2003[113], n. 87, ovvero i comuni indicati all’art. 1 del decreto-legge n. 551 del 1988 cui fa rinvio l'art. 6 della legge n. 431 del 1988.

 

Il programma è volto a garantire:

§      il passaggio da casa a casa delle categorie sociali indicate nella legge n. 9/2007 (ossia conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento, purché non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza, nonché ai conduttori che abbiano, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico);

§      ad ampliare l’offerta di alloggi in locazione a canone sociale per coloro che sono utilmente collocati nelle graduatorie approvate dai Comuni.

 

Per quanto riguarda le finalità e il contenuto del programma, il testo della disposizione, come modificato nel corso dell’esame al Senato, prevede la destinazione del medesimo:

§      al recupero e l’adattamento funzionale di alloggi di proprietà degli ex IACP o dei Comuni, non assegnati (il testo originario faceva, invece, riferimento a quelli non occupati);

§      all’acquisto e la locazione di alloggi;

§      all’eventuale costruzione di nuovi alloggi.

 

Il programma è diretto a soddisfare il fabbisogno abitativo individuato dalle Regioni e Province autonome sulla base di elenchi di interventi prioritari e immediatamente realizzabili, con particolare riferimento a quelli ricompresi nei piani straordinari di cui all’art. 3 della citata legge n. 9 del 2007 e in relazione alle priorità definite nel tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative.

 

Si ricorda che l’art. 3 della legge n. 9 del 2007 ha previsto la predisposizione, da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, di un piano straordinario articolato in tre annualità, su proposta dei comuni individuati nell'articolo 1 e sulla base del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, con particolare riferimento a quello espresso dalle categorie di cui allo stesso art. 1, già presenti nelle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi di e.r.p. e indicate dagli stessi comuni. L’articolo prevede quindi che le regioni e le province autonome trasmettano al Ministero delle infrastrutture e al Ministero della solidarietà sociale gli elenchi degli interventi previsti.

Si ricorda, infine, che il tavolo di concertazione è stato istituito dall’art. 4 della stessa legge n. 9 del 2007, e ha prodotto il 16 maggio un documento finale, disponibile all’Allegato D all’Allegato infrastrutture al DPEF 2008-2012[114].

 

Destinatari prioritari degli interventi sono i soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio in possesso dei requisiti di cui all’art. 1 della citata legge n. 9 del 2007, nonché, a seguito della modifica apportata dal Senato, le giovani coppie a basso reddito.

 

Gli ultimi tre periodi del comma 1 sono stati introdotti presso l’altro ramo del Parlamento. Essi prevedono:

§      la revisione annuale delle graduatorie (a tal fine considerando l'intero reddito familiare del soggetto richiedente, nonché la disponibilità di altri immobili da parte del richiedente), nonché periodici accertamenti a campione su tali soggetti da parte dell'amministrazione finanziaria.

§      l’attuazione del programma straordinario di edilizia residenziale pubblica in modo tale da garantire il rispetto dei criteri di efficienza energetica, di riduzione delle emissioni inquinanti, di contenimento dei consumi energetici e di sviluppo delle fonti di energia rinnovabile; ciò in ottemperanza alla normativa comunitaria e nazionale relativa aI rendimento energetico in edilizia.

 

Il comma 2 dispone che, entro il termine di venti giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge[115], le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, trasmettano al Ministero delle infrastrutture e al Ministero della solidarietà sociale gli elenchi degli interventi di cui al comma 1.

 

Il comma 3 demanda ad un decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, da adottarsi entro il termine di trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame[116], l'individuazione:

§      degli interventi prioritari e immediatamente realizzabili, sulla base degli elenchi di cui comma 1;

§      delle modalità di erogazione dei relativi stanziamenti che possono essere trasferiti direttamente ai comuni ed agli ex IACP, ovvero alla Cassa Depositi e Prestiti, previa attivazione di apposita convenzione per i medesimi fini.

Su tale decreto, a seguito delle modifiche apportate dal Senato al testo del comma 3, è prevista l’intesa in sede di Conferenza unificata.

 

Lo stesso comma 3 per la ripartizione dei finanziamenti fissa il criterio dell’'equa distribuzione territoriale, assicurando che in ciascuna Regione vengano localizzati finanziamenti per una quota percentuale delle risorse, secondo parametri che saranno definiti d’intesa con le stesse regioni e le province autonome.

Il testo originario faceva, invece, riferimento alle percentuali di ripartizione stabilite dal decreto del Ministro delle infrastrutture del 17 marzo 2003, pubblicato nella G.U. del 10 giugno 2003, n. 132[117].

 

Il comma 4 destina l'1% del finanziamento complessivo, pari cioè a 5,5 milioni di euro, alla costituzione ed al funzionamento dell’Osservatorio nazionale e degli Osservatori regionali sulle politiche abitative al fine di assicurare la formazione, l’implementazione e la condivisione di banche dati necessarie per la programmazione degli interventi di edilizia residenziale con finalità sociali, nonché, in seguito alle modifiche apportate al Senato, al fine di monitorare il fenomeno dell'occupazione senza titolo degli alloggi di proprietà dell'ex IACP o dei comuni.

Il secondo periodo del comma 4, nel testo modificato dal Senato) demanda ad un decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro della solidarietà sociale, la definizione della composizione, dell’organizzazione e delle funzioni dell'Osservatorio. Il decreto deve essere adottato entro trenta entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione e su di esso dev’essere acquisito il parere della Conferenza unificata. La disposizione specifica inoltre che il decreto dovrà essere emanato tenuto conto della concertazione istituzionale di cui al comma 1 dell'art. 4 della legge 8 febbraio 2007, n. 9.

 

Tale disposizione disciplina il tavolo di concertazione generale sulle politiche abitative (sopra richiamato) convocato dal Ministero delle infrastrutture e al quale partecipano rappresentanti dei Ministeri della solidarietà sociale e dell'economia e delle finanze, dei Ministri per le politiche giovanili e le attività sportive e delle politiche per la famiglia, delle regioni, dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), della FEDERCASA-Federazione italiana per la casa, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli inquilini, delle associazioni della proprietà edilizia e delle associazioni dei costruttori edili e delle cooperative di abitazione.

 

Il comma 4-bis, introdotto al Senato, dispone l’obbligo, per tutti i soggetti gestori del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica - nel rispetto dei principi di efficienza, flessibilità e trasparenza - di assicurare, attraverso un sistema di banche dati consultabile via Internet, tutte le informazioni necessarie al pubblico, permettendo anche un controllo incrociato dei dati nell'ambito di un sistema integrato gestito dall'amministrazione finanziaria competente. La disposizione contiene anche la clausola di invarianza della spesa.

 

Il comma 4-ter, anch’esso introdotto presso l’altro ramo del Parlamento, prevede lo stanziamento, per l'anno 2007, di 50 milioni di euro per la prosecuzione degli interventi di cui all'art. 1, comma 1008, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da realizzare limitatamente alle opere pubbliche, secondo le modalità previste dagli artt. 163 e seguenti del D.Lgs. n. 163 del 2006 (cd. codice dei contratti pubblici), anche attraverso la rimodulazione dei singoli interventi in base alle esigenze accertate.

Esso interviene quindi su una materia diversa rispetto al contenuto dell’articolo 21, riguardando le opere di ricostruzione nelle zone del Molise e della provincia di Foggia colpite dal sisma del 2002 (e, in particolare le esigenze ricostruttive del comune di San Giuliano di Puglia).

I citati articoli 163 e seguenti del codice dei contratti pubblici regolano la progettazione, l’approvazione dei progetti e la realizzazione delle infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale.

La finalità della norma sembra quindi quella di assoggettare alle procedure della cd. legge obiettivo (ora raccolte nel codice dei contratti pubblici) la realizzazione degli interventi di ricostruzione.

Si deve tener conto del fatto che un ulteriore stanziamento per la prosecuzione dei medesimi interventi (pari a 60 milioni di euro), anch’esso inserito nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento, è contenuto nell’articolo 21-bis, comma 1.

 

Con riferimento al comma 4-ter, si osserva che, ai fini dell’applicabilità delle procedure della cd. legge obiettivo, sarebbe più opportuno rinviare alle disposizioni recate dagli articoli 161 e seguenti del codice dei contratti pubblici ovvero al Capo IV del medesimo codice che disciplina i lavori relativi a infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi.

 


Articolo 21-bis
(Rifinanziamento dei programmi innovativi in ambito urbano "Contratti di quartiere II")

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 21-bis.

(Rifinanziamento dei programmi innovativi in ambito urbano «Contratti di quartiere II»).

 

1. Alla scadenza del termine del 31 dicembre 2007, di cui all'articolo 4, comma 150, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, ed all'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, le risorse originariamente destinate ai programmi costruttivi di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, non impegnate, sono destinate al finanziamento delle proposte già ritenute idonee e non ammesse al precedente finanziamento tra quelle presentate ai sensi dei decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 27 dicembre 2001, 30 dicembre 2002 e 21 novembre 2003, pubblicati rispettivamente nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 12 luglio 2002, nella Gazzetta Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2003 e nella Gazzetta Ufficiale n. 21 del 27 gennaio 2004, concernenti il programma innovativo in ambito urbano denominato «Contratti di quartiere II». Nell'ambito delle predette risorse una quota fino a 60 milioni di euro è altresì destinata alla prosecuzione degli interventi di cui all'articolo 1, comma 1008, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, da realizzare ai sensi degli articoli 163 e seguenti del citato codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, anche attraverso la rimodulazione dei singoli interventi in base alle esigenze accertate.

 

2. Con decreto del Ministro delle infrastrutture, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità di ripartizione delle risorse di cui al comma 1, primo periodo, nonché la quota di cofinanziamento regionale e le modalità di individuazione delle proposte da ammettere a finanziamento.

 

3. Il Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro delle infrastrutture, è autorizzato ad iscrivere, nei limiti degli effetti positivi stimati per ciascun anno in termini di indebita­mento netto, le risorse di cui al comma 1, previo versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle risorse finanziarie depositate sui conti correnti di tesoreria n. 20126 e n. 20127 intestati al Ministero dell'economia e delle finanze, in un fondo dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture, ai fini del finanziamento delle iniziative di cui al medesimo comma 1.

 

4. Le regioni che hanno finanziato con propri fondi tutte le proposte di «Contratti di quartiere II» già ritenute idonee in attuazione dei richiamati decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 27 dicembre 2001, 30 dicembre 2002 e 21 novembre 2003 possono utilizzare le risorse di cui al comma 3 per finanziare nuovi pro­grammi aventi caratteristiche analoghe a quelle dei «Contratti di quartiere II» che saranno individuati con il decreto di cui al comma 2.

 

 

L’articolo aggiuntivo, introdotto nel corso dell’esame al Senato, dispone il rifinanziamento dei Contratti di quartiere II”.

 

Il comma 1 prevede, infatti, che alla scadenza del termine del 31 dicembre 2007 per la realizzazione di alcuni programmi straordinari di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (previsto dall’art. 4, comma 150, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e dall’art. 13, comma 2, deI decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273[118]), le risorse originariamente destinate ai programmi costruttivi rivolti alla stessa platea di beneficiari (avviati con l'art. 18 del decreto-legge 18 maggio 1991, n. 152[119]) e non impegnate, siano destinate al finanziamento delle proposte già ritenute idonee e non ammesse al precedente finanziamento tra quelle presentate ai sensi dei decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 27 dicembre 2001, n. 2522, 30 dicembre 2002 e 21 novembre 2003 concernenti il programma innovativo in ambito urbano denominato "Contratti di quartiere II".

 

Si ricorda che con i citati tre decreti del Ministro delle infrastrutture si è data attuazione alla legge n. 21 del 2001, con la quale erano state introdotte misure volte a finanziare alcuni programmi nazionali per la riduzione del disagio abitativo mediante interventi di edilizia residenziale pubblica rivolti, oltre che a categorie sociali deboli, anche alla riqualificazione delle periferie.

Con il DM 27 dicembre 2001 “Programmi innovativi in ambito urbano”, come modificato dal DM 30 dicembre 2002, sono stati finanziati per la seconda volta i contratti di quartiere[120]. Il nuovo programma “Contratti di quartiere II”si propone di intervenire in situazioni caratterizzate da diffuso degrado delle costruzioni e dell'ambiente urbano, da carenza di servizi e da un contesto di scarsa coesione sociale e di marcato disagio abitativo. Il programma, inoltre, promuove la partecipazione degli abitanti alla definizione degli obiettivi ed è finalizzato propriamente ad incrementare, anche con il supporto di investimenti privati, la dotazione infrastrutturale oltre che a promuovere misure ed interventi per favorire l'occupazione e l'integrazione sociale. A differenza della prima edizione dei contratti di quartiere, questo secondo finanziamento è gestito dalle singole regioni che, attraverso propri bandi, invitano le amministrazioni comunali a proporre progetti e a competere per la destinazione dei fondi.

Con il DM 21 novembre 2003 si è consentito ai comuni delle regioni Toscana, Campania e Calabria di poter accedere ai finanziamenti relativi al programma «Contratti di quartiere II», in quanto le rispettive regioni non avevano comunicato, nei termini previsti, la loro volontà di aderire al programma stesso.

In merito all’attuazione dei “Contratti di quartiere II” si ricordano ancora:

§       il DM 22 luglio 2003, n. 880, con il quale è stato fissato al 30 settembre 2003 il termine per la predisposizione ed approvazione, da parte delle singole Regioni e Provincie autonome, dei bandi regionali, ed al 15 ottobre 2003 il termine per la pubblicazione dei medesimi bandi nei rispettivi bollettini ufficiali;

§       la circolare 4 luglio 2003, n. 851 esplicativa dei DD.MM. 27 dicembre 2001 e 30 dicembre 2002;

§       il DM 21 luglio 2004, che ha prorogato i termini per la consegna delle proposte di "Contratti di quartiere II" per i comuni ricadenti nelle regioni Toscana, Campania e Calabria;

§       il DM n. A/1853 del 16 giugno 2005 che ha prorogato la presentazione dei progetti definitivi "Contratti di quartiere II";

§       il DM n. P/59/06 dell'8 marzo 2006 che reca le residue disponibilità per il completamento del programma "Contratti di quartiere II".

Si segnala che sul sito internet del Ministero delle infrastrutture sono consultabili tutti i decreti di approvazione delle graduatorie regionali[121].

Si ricorda infine che, nella seduta dell’8 novembre 2006, la Commissione ambiente della Camera aveva approvato una risoluzione (a prima firma dell’onorevole Chianale), con la quale si impegnava il Governo “ad attivare entro 30 giorni un tavolo di concertazione con le regioni con le quali individuare, sentite le associazioni dei comuni, delle cooperative, degli enti gestori di edilizia residenziale pubblica e delle imprese, soluzioni definitive per rimuovere gli ostacoli che impediscono l'attuazione del programma dei contratti di quartiere II, nonché l'utilizzo degli ulteriori stanziamenti, da sottoporre alla definitiva approvazione della Conferenza Stato-Regioni”.

 

Per quanto riguarda le ulteriori disposizioni richiamate dal comma in commento, si ricorda che l’art. 4, comma 150, della legge n. 350 del 2003 interviene sulla disciplina delle procedure relative all’attuazione degli accordi di programma in materia di edilizia residenziale destinata a dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, prevedendo la rilocalizzazione del programma in altra regione, nel caso in cui la regione interessata non provveda all’attivazione degli accordi di programma entro trenta giorni dalla richiesta del soggetto proponente. La rilocalizzazione avviene su proposta del soggetto proponente, da comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ed ha luogo attraverso la sottoscrizione di un accordo di programma tra il presidente della giunta regionale e il sindaco del comune interessati alla nuova localizzazione da ratificare entro il 31 dicembre 2007.

L’art. 13, comma 2, del decreto legge n. 273 del 2005 proroga dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2007 i termini previsti dall’art. 11, comma 2, e dall’art. 12, comma 2, della legge n. 136 del 1999.

Si rammenta, altresì, che il da ultimo richiamato art. 11, comma 2, esclude dal finanziamento degli interventi per la realizzazione del programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, gli accordi di programma non ratificati entro la data prorogata del 31 dicembre 2007.

L’articolo 12, comma 2, prevede l’esclusione dal finanziamento nel caso in cui la convenzione urbanistica con il comune per la realizzazione dei citati programmi non sia conclusa entro il termine prorogato del 31 dicembre 2007.

Infine, l'art. 18 del decreto legge n. 152 del 1991 dispone l’avvio di un programma straordinario di edilizia residenziale da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

 

Il secondo periodo del comma 1 dispone che una parte di tali risorse, fino a 60 milioni di euro, venga destinata alla prosecuzione degli interventi di ricostruzione nelle zone del Molise e della provincia di Foggia colpite dal sisma del 2002, con le modalità previste dagli articoli 163 e seguenti del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 relativi alla realizzazione delle opere pubbliche con le modalità previste dalla procedura della cd. legge obiettivo.

I citati articoli 163 e seguenti del codice dei contratti pubblici regolano la progettazione, l’approvazione dei progetti e la realizzazione delle infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale.

La finalità della norma sembra quindi quella di assoggettare alle procedure della cd. legge obiettivo (ora raccolte nel codice dei contratti pubblici) la realizzazione degli interventi di ricostruzione.

Si deve tener conto del fatto che un ulteriore stanziamento per la prosecuzione dei medesimi interventi (pari a 50 milioni di euro), anch’esso inserito nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento, è contenuto nell’articolo 21, comma 4-ter.

 

Con riferimento al comma 4-ter, si osserva che, ai fini dell’applicabilità delle procedure della cd. legge obiettivo, sarebbe più opportuno rinviare alle disposizioni recate dagli articoli 161 e seguenti del codice dei contratti pubblici ovvero al Capo IV del medesimo codice che disciplina i lavori relativi a infrastrutture strategiche e insediamenti produttivi.

 

Il comma 2 prevede l’emanazione di un apposito decreto da parte del Ministro delle infrastrutture, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la definizione delle modalità di ripartizione delle risorse previste dal comma 1, primo periodo, nonché della quota di cofinanziamento regionale e delle modalità di individuazione delle proposte da ammettere a finanziamento.

 

Il comma 3 autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro delle infrastrutture, ad iscrivere, nei limiti degli effetti positivi stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto, le risorse di cui al comma 1 - previo versamento all'entrata del Bilancio delle Stato delle risorse finanziarie depositate sui conti correnti di tesoreria n. 20126 e n. 20127 intestati al Ministero dell'economia e delle finanze - in un fondo dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture, ai fini del finanziamento delle iniziative di cui al medesimo comma 1.

 

Il comma 4 autorizza le regioni che hanno già finanziato con propri fondi tutte le proposte di “Contratti di quartiere II” già ritenute idonee in attuazione dei richiamati decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 27 dicembre 2001, n. 2522, 30 dicembre 2002 e 21 novembre 2003, ad utilizzare le risorse di cui al comma 3 per il finanziamento di nuovi programmi aventi caratteristiche analoghe a quelle dei “Contratti di quartiere II” che saranno individuati con il decreto di cui al comma 2.

 

Documenti all’esame delle istituzioni europee
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

Il 24 e 25 maggio 2007, si è svolta a Lipsia, la riunione informale dei ministri responsabili dello sviluppo urbano e della coesione territoriale, nel corso della quale sono stati adottati due documenti: l’“Agenda territoriale dell’UE” e la “Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili”.

In particolare, tale ultimo documento sottolinea che una pianificazione urbana integrata è la condizione indispensabile per lo sviluppo sostenibile delle città europee e propone le strategie volte a valorizzare il tessuto urbano e a migliorare il mercato dell’occupazione, i trasporti urbani e l’integrazione degli immigrati.

La coesione territoriale rientra tra le priorità che la Presidenza portoghese intende perseguire nel secondo semestre del 2007, anche mediante la presentazione di un piano d’azione per la coesione territoriale nel corso della riunione informale dei ministri del riassetto del territorio, il 23 e 24 novembre 2007 alle Azzorre.

In occasione della riunione del Consiglio affari generali del 23 luglio 2007, il commissario alla politica regionale, Danuta Hübner, ha annunciato la presentazione di una comunicazione sulla coesione territoriale nel corso del 2008.

 


Articolo 22
(Rifinanziamento della legge speciale per Venezia e MOSE)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 22.

(Rifinanziamento della legge speciale per Venezia e MOSE).

Articolo 22.

(Rifinanziamento della legge speciale per Venezia e MOSE).

1. Nell'ambito degli interventi per la salvaguardia di Venezia, di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 139, e successive modificazioni, con particolare riguardo alla definizione di una rete fissa antincendio per la città di Venezia e di un nuovo sistema di allertamento per i rischi rilevanti da incidente industriale nella zona di Marghera Malcontenta, è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2007.

Identico.

2. Per il proseguimento della realizza­zione del sistema MOSE è autorizzata la spesa di 170 milioni di euro per l'anno 2007.

 

 

 

Il comma 1, dell’articolo 22, autorizza la spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2007, nell’ambito degli interventi per la salvaguardia di Venezia, con particolare riguardo alla definizione di una rete fissa antincendio e di un nuovo sistema di allertamento per i rischi rilevanti da incidente industriale nella zona di Marghera Malcontenta.

Gli interventi per la salvaguardia di Venezia sono quelli previsti dalla legge 5 febbraio 1992 n. 139 e successive modificazioni.

 

Le leggi speciali per Venezia

La legge 5 febbraio 1992, n. 139, recante Interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna (terza legge speciale per Venezia), ha autorizzato limiti di impegno quindicennali di 150 mld. a partire dal 1993 e di 100 mld. a partire dal 1994, ripartendoli tra diverse tipologie di interventi. La legge provvede altresì a modificare l'area degli interventi per il disinquinamento di competenza della Regione Veneto, coordinandola all'intero bacino scolante in laguna, e affida compiti di verifica della realizzazione dei lavori delle singole amministrazioni al Comitato previsto dall' art. 4 della legge n. 798 del 1984. Particolare importanza riveste inoltre l’art. 3, che nell’ambito delle opere di competenza statale destina non meno del 25 per cento degli stanziamenti ad interventi per il ripristino della morfologia lagunare e per l’arresto del processo di degrado della laguna. La realizzazione degli interventi alle bocche di porto viene inoltre subordinata ad un adeguato stato di avanzamento degli altri interventi (adeguamento e rinforzo dei moli foranei; difesa delle “insulae”; ripristino della morfologia lagunare; arresto del degrado; difesa dei litorali; sostituzione del traffico petrolifero; apertura delle valli da pesca). Tale provvedimento è stato da ultimo rifinanziato con l'articolo 1, comma 944, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria per il 2007), che a tal fine ha autorizzato la spesa di 85 milioni di euro per il 2007 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e ha previsto che tali risorse siano ripartite secondo le modalità dettate dall’art. 3, comma 2, della legge n. 295 del 1998. Si ricorda che tale ultima disposizione ha autorizzato limiti di impegno destinati alla prosecuzione degli interventi per la salvaguardia di Venezia, senza prevedere (a differenza dei precedenti interventi normativi) una ripartizione delle somme per tipologia di intervento, ma limitandosi a prevedere che la ripartizione debba avvenire “sulla base dello stato di attuazione degli interventi risultante da motivate relazioni da parte dei soggetti attuatori, su proposta del comitato di cui all'articolo 4 della legge 29 novembre 1984, n. 798, con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica”.

La prima legge speciale per Venezia (legge 16 aprile 1973, n. 171) ha dichiarato la salvaguardia della città e della sua laguna "problema di preminente interesse nazionale". Finalità specifiche della legge n. 171 sono state la salvaguardia dell'ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia e della sua laguna, la tutela dell’equilibrio idraulico, la protezione dell’ambiente dall’inquinamento atmosferico e dalle acque, assicurando contestualmente la vitalità socioeconomica del territorio nel quadro dello sviluppo generale e dell’assetto territoriale della Regione. I soggetti dell'azione di salvaguardia venivano individuati nello Stato, nella Regione e negli Enti locali, e, al fine di inquadrare le diverse azioni in uno strumento programmatico unitario di riferimento, si prevedeva l'approvazione, con legge regionale, di un piano comprensoriale, sia pure con efficacia limitata sino al momento dell'approvazione da parte della Regione del proprio piano territoriale; il Piano doveva prevedere il divieto per ulteriori imbonimenti e per ulteriori insediamenti di impianti industriali inquinanti. L’art. 5 della medesima legge istituiva poi la Commissione per la salvaguardia di Venezia, dotata di poteri consultivi vincolanti per tutti gli interventi di trasformazione e di modifica del territorio per la realizzazione di opere sia private sia pubbliche. L’art. 7 precisava inoltre le competenze attribuite allo Stato (in primo luogo, la regolazione dei livelli marini in laguna, i marginamenti lagunari e l’esecuzione delle opere portuali marittime e di difesa del litorale), mentre l’art. 9 assegnava alla regione Veneto e al magistrato delle acque di Venezia compiti in materia di tutela del territorio dagli inquinamenti. Infine, l’art. 13 prevedeva disposizioni per il restauro e il risanamento conservativo degli edifici (in particolare dei comparti edificatori, volontari e obbligatori), volte anche a favorire la permanenza abitativa nel centro storico, attraverso la distinzione tra una zona “A” e una zona “B” (corresponsione di contributi nel caso di utilizzo diretto dell’edificio o di impegno alla sua locazione).

La seconda legge speciale per Venezia (legge 29 novembre 1984, n. 798) ha confermato i principi ispiratori della legge n. 171, ed in particolare la ripartizione degli interventi tra Stato, Regione ed enti locali. Allo Stato spetta un ruolo fondamentale nella difesa dell’equilibrio idrogeologico della laguna, mentre alla Regione sono affidati compiti attinenti prevalentemente all'approvvigionamento idrico e all’installazione di impianti di depurazione. È stato inoltre istituito un Comitato misto, presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, al quale sono stati attribuiti compiti di indirizzo, coordinamento e controllo per l'attuazione degli interventi previsti dalla legge. La medesima disposizione ha previsto la trasmissione al Parlamento da parte del Comitato, alla data di presentazione del disegno di legge relativo alle disposizioni per la formazione del bilancio annuale dello Stato, una relazione sullo stato di attuazione degli interventi[122].

In applicazione delle suindicate disposizioni, è stato individuato, quale soggetto al quale affidare la realizzazione delle opere di competenza statale, il Consorzio Venezia Nuova (v. oltre).

La legge 8 novembre 1991, n. 360, ha quindi finanziato nuovi interventi finalizzati alla salvaguardia della città ed in particolare norme volte a contrastare l’esodo degli abitanti dal centro storico di Venezia. In particolare si ricordano i finanziamenti delle iniziative per il disinquinamento e la prevenzione degli inquinamenti, di competenza regionale, nonché i finanziamenti al Ministero dell’ambiente per la realizzazione di un sistema di coordinamento e di controllo degli interventi finalizzati al riequilibrio idrogeologico, alla salvaguardia ambientale e al disinquinamento.

Si segnala, successivamente alla già richiamata terza legge speciale per Venezia, la legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Collegato alla legge finanziaria per il 1994), che, all'articolo 12, commi 10-14, ha dettato disposizioni relative alle modalità di attuazione degli interventi previsti dalla legge 29 novembre 1984, n. 798.

In attuazione della norma di delega contenuta in tale ultimo provvedimento, è stato adottato il decreto legislativo 13 gennaio 1994, n. 62, che ha previsto che i compiti unitari individuati dal richiamato articolo 12 della legge n. 537 del 1993, dovessero essere svolti da un'apposita società per azioni costituita d'intesa tra lo Stato-Ministero dei lavori pubblici e la Regione Veneto. La società non è stata successivamente costituita.

Con il successivo D.L. 29 marzo 1995, n. 96, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 206 del 1995, è stata modificata la ripartizione annuale di alcuni stanziamenti di cui alla legge n. 139 del 1992, è stata soppressa la previsione, di cui alla legge del 1984, dell’affidamento unitario in concessione di alcune (importanti) opere di competenza statale, sono state prorogate alcune misure volte a contrastare l’esodo dai centri storici di Venezia e Chioggia, e sono state modificate le norme che regolano l’espressione dei pareri da parte della Commissione per la salvaguardia sugli interventi di trasformazione del territorio.

Con l'art. 7 del D.L. n. 444 del 1995, convertito con modificazioni dalla legge n. 539 del 1995, sono stati autorizzati nuovi limiti di impegno di durata quindicennale da destinare al proseguimento degli interventi in favore di Venezia previsti dalle citate leggi n. 798 del 1984 e n. 139 del 1992, decorrenti dal 1996 e dal 1997.

Successivamente l’art. 1 del D.L. 2 agosto 1996, n. 408, convertito con modificazioni dalla legge n. 515 del 1996, ha previsto nuovi stanziamenti, autorizzando due limiti di impegno quindicennali, decorrenti dal 1997 e dal 1998, e l’art. 1, comma 7, della legge 2 ottobre 1997, n. 345 ha autorizzato due limiti di impegno quindicennali di 50 miliardi ciascuno, a decorrere dal 1998 e dal 1999, con una ripartizione degli interventi sostanzialmente analoga a quella contenuta nel citato D.L. n. 408 del 96.

Nel quadro degli interventi normativi, va ricordata anche l’Ordinanza extra ordinem del Ministro dell’ambiente n. 4498 del 1 ottobre 1996, con la quale – in considerazione dell’elevato degrado ambientale della laguna - venivano formulati precetti nei confronti del Direttore dell’Istituto superiore di sanità, del Direttore dell’istituto di ricerca sulle acque del CNR, del magistrato delle acque, dei titolari delle autorizzazioni di scarico, del Presidente della Regione Veneto, dei Sindaci di Venezia e Chioggia.

Il comma 2 dell'articolo 3 della legge 30 agosto 1998, n. 295 ha autorizzato limiti di impegno quindicennali, nella misura di 10 miliardi a decorrere dal 1999 e di altri 10 miliardi a decorrere dal 2000, destinati alla prosecuzione degli interventi per la salvaguardia di Venezia.

Inoltre, l’art. 50, comma 1, lettera b) della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica per l’anno 1999) ha disposto l'autorizzazione di limiti d'impegno quindicennali per un importo pari a 70 mld. dall'anno 1999, a 20 mld. dall'anno 2000 e a 30 mld. dall'anno 2001 per la prosecuzione degli interventi per la salvaguardia di Venezia. Viene previsto inoltre la presentazione al Parlamento di una relazione annuale sullo stato di avanzamento dei lavori da parte del Presidente del Comitato.

Successivamente con la legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria 2001) sono stati autorizzati limiti di impegno quindicennali di 29 mld a partire dal 2002 e di 50 mld a partire dal 2003.

La tabella 2 della legge finanziaria per il 2002 (legge 28 dicembre 2001, n. 448) prevede i seguenti limiti di impegno quindicennali riferiti agli interventi per la salvaguardia di Venezia: 10.165.000 euro dal 2002, 15.494.000 euro dal 2003 e 30.987.000 dal 2004. Nella tabella F della stessa legge finanziaria per il 2002 si registrano i seguenti limiti di impegno in riferimento alla legge n. 798 del 1984: 33.053.000 euro dal 2002, 58.876.000 euro dal 2003, 58.876.000 euro dal 2004.

Il già richiamato articolo 1, comma 944 (Interventi per la salvaguardia di Venezia) della legge n. 296 del 2006 (finanziaria per il 2007) ha ulteriormente rifinanziato la legge n. 139 del 1992 e prevede che tali risorse siano ripartite secondo le modalità dettate dall’art. 3, comma 2, della legge n. 295 del 1998.

 

Il comma 2 dell'articolo autorizza la spesa di 170 milioni di euro per l’anno 2007, per il proseguimento della realizzazione del sistema MOSE.

 

Il sistema MO.S.E.[123]

Il progetto definitivo del Sistema MO.S.E. comprende tutte le opere previste nell’ambito del Piano per la salvaguardia di Venezia che devono essere realizzate alle bocche di porto e che sono state giudicate essenziali per difendere i centri abitati sia dagli allagamenti più frequenti che da quelli eccezionali. Le opere consistono in: 1) quattro barriere mobili da realizzare alle bocche lagunari di Lido, Malamocco e Chioggia per la regolazione delle maree. Si tratta complessivamente di 78 paratoie di cui 18 alla bocca di Chioggia, 19 alla bocca di Malamocco e 41 alla bocca Lido; 2) conche di navigazione per assicurare, anche ad opere mobili sollevate, il transito delle navi alla bocca di Malamocco e il transito dei mezzi di sicurezza e delle piccole imbarcazioni attraverso ciascuna bocca. La conca di navigazione a Malamocco è progettata con 370 m. di lunghezza e 48 di larghezza; 3) opere complementari intese ad aumentare le capacità dissipative nei canali alle bocche di porto. Si tratta della: a) scogliera di Chioggia (1,300 m. lunghezza e 3/4 m quale quota di sommità); b) scogliera di Malamocco (1.000 m. lunghezza e 4 m quale quota di sommità); c) scogliera di Lido (650 m. lunghezza e 2,5 m quale quota di sommità). All’intervento MO.S.E. si aggiunge un’altra serie di opere, riguardanti la realizzazione degli interventi di cui all’art. 6, lettere a), b) e c) della legge n. 798 del 1984, compresi in piani-programmi approvati dal Comitato previsto dall’art. 4 della stessa legge. I Comuni coinvolti sono Venezia, Chioggia e Cavallino Treporti.

La Delibera CIPE n. 121 del 2001 ha incluso il “progetto per la salvaguardia della laguna e della città di Venezia: sistema MO.S.E.” nell’ambito del Primo programma per le infrastrutture strategiche per un costo complessivo di 4.131,655 Meuro. Il DPEF 2003-2006 conferma il “progetto per la salvaguardia della laguna e della città di Venezia: sistema MO.S.E.” tra le opere chiave.

L’articolo 80, comma 28, della Legge 27 Dicembre 2002, n. 289, ha previsto che una quota degli importi dell’Art. 13 della Legge 166/2002 possa essere destinata al finanziamento degli interventi previsti dall’articolo 6 della Legge 798/1984 (Nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia), nonché di quelli previsti dalle relative ordinanze di protezione civile.

Il DPEF 2004-2007 ha incluso l’intervento nell’elenco delle opere potenzialmente attivabili nel periodo di riferimento; il DPEF 2005-2008 ripropone l’opera e indica come anno di ultimazione dei lavori il 2011.

La Delibera CIPE n. 130 del 2006 che ha operato una rivisitazione del Programma delle infrastrutture strategiche, ha incluso nel medesimo il “progetto per la salvaguardia della laguna e della città di Venezia: Sistema Mo.Se”, indicando un costo di 4.271,626 Meuro e una disponibilità totale di 1.468,098 Meuro.

Nel DPEF 2007-2011 l’opera “Progetto per la salvaguardia della laguna e della città di Venezia Progetto Mo.Se. ed opere strettamente connesse” viene classificato tra le opere cantierate, per un costo di 4.271,63 Meuro e un fabbisogno residuo di 2.623,76 Meuro. È inoltre presente nello stesso documento tra le “opere a rete direttamente connesse alle possibili opere prioritarie sui nodi”.

L’Allegato infrastrutture al DPEF 2008-2011 indica il Sistema Mo.se tra le opere in corso della legge obiettivo con copertura parziale, indicando un finanziamento complessivo di 1550,73 Meuro e un fabbisogno residuo 2620, 90 Meuro.

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento dei lavori, dal sito www.salve.it (Sal.Ve. Attività per la salvaguardia di Venezia e della laguna) si rileva che a ottobre 2007 l’avanzamento dei lavori è del 32%, con un'occupazione diretta di circa 700 persone. Nello specifico, si ricorda che la costruzione del sistema Mose prevede tre fasi di lavoro, della durata complessiva di otto anni. La prima fase dei lavori, ultimata, è consistita nella costruzione delle opere complementari (scogliere alle bocche di Malamocco e Chioggia) e nella realizzazione di una serie di interventi propedeutici all’installazione delle barriere mobili (campi prove per il consolidamento dei fondali, indagini subacquee per rilevare eventuali presenze archeologiche, bonifiche da ordigni bellici, etc.). La seconda fase dei lavori, in avanzato corso di attuazione, consiste nella realizzazione della struttura portante del sistema, cioè le opere di sponda, come le spalle delle schiere di paratoie, i porti rifugio e le conche di navigazione per i pescherecci, le imbarcazioni da diporto e i mezzi di soccorso alle bocche di porto di Lido e Chioggia e la conca di navigazione per le grandi navi alla bocca di porto di Malamocco. La terza fase dei lavori, in corso, consiste nella realizzazione delle opere funzionali alle barriere di paratoie e nella loro installazione. Essa prevede la protezione dei tratti di fondale adiacenti alle future schiere, la costruzione e messa in opera degli elementi strutturali delle barriere (alloggiamenti) e la successiva installazione delle paratoie. Parallelamente ai lavori alle bocche di porto vengono realizzati, nelle aree lagunari soggette a elevati fenomeni di degrado, interventi di ripristino ambientale e morfologico, riutilizzando i materiali compatibili con l'ambiente lagunare provenienti dai dragaggi alle bocche.

 

 


Procedure di contenzioso in sede comunitaria
(a cura dell’Ufficio rapporti con l’Unione europea)

 

Il 18 luglio 2007la Commissioneeuropea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora complementare per essere venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 79/409/CEE che disciplina la conservazione degli uccelli selvatici[124].

La lettera di costituzione in mora complementare è volta a completare l’analisi svolta nella lettera di messa in mora emessa ai sensi dell’articolo 226 del TCE, anche alla luce dei nuovi elementi di cui dispone la Commissione in seguito alle osservazioni comunicate dalle autorità dello Stato membro interessato in risposta alla lettera di messa in mora. Lo Stato membro dispone di due mesi di tempo a decorrere dalla data della messa in mora complementare per comunicare le proprie osservazioni. Dopo aver preso conoscenza di tali osservazioni, o in caso di mancata comunicazione delle stesse entro il termine fissato, la Commissione si riserva di formulare un parere motivato.

Il paragrafo 4 dell’articolo 4 prevede che gli Stati membri adottino misure speciali di conservazione dell’habitat per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di alcune specie di uccelli selvatici nella loro area di distribuzione. A tale scopo, gli Stati membri classificano in particolare come ZPS (Zone di protezione speciale) i territori più idonei in numero e in superficie alla conservazione di tali specie. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia tali obblighi rimangono validi anche per zone che non sono state classificate come ZPS ma che avrebbero dovuto esserlo. A tale proposito, l’elenco delle zone di grande interesse per la conservazione degli uccelli selvatici, più comunemente conosciuto sotto la sigla IBA (Inventory of Important Bird Areas in the European Community), per quanto non giuridicamente vincolante, contiene secondo la Commissione elementi di prova scientifica che consentono di valutare l’osservanza da parte di uno Stato membro dell’obbligo di classificare come ZPS i territori più appropriati per numero e superficie per la conservazione delle specie protette. Tale è, a parere della Commissione, il caso della laguna di Venezia, che – presente al numero 64 dell’IBA - non è stata totalmente identificata come ZPS; soltanto alcune aree sono state, infatti, classificate come ZPS o come SIC (siti di importanza comunitaria).

In conseguenza di tale identificazione parziale, nella valutazione di impatto ambientale del progetto MOSE, l’Italia ha valutato l’incidenza del progetto sull’avifauna esclusivamente per le aree qualificate come ZPS. A parere della Commissione, se tale valutazione fosse stata effettuata per l’intera area lagunare, ciò avrebbe consentito di individuare un grave impatto del progetto sulla laguna.

Pertanto, la Commissione ritiene che l’Italia sia venuta meno agli obblighi derivanti dall’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva 79/409/CEE in quanto, in riferimento agli impatti del progetto MOSE sull’IBA 064 Laguna di Venezia, non ha identificato né adottato misure idonee a prevenire l’inquinamento o il deterioramento degli habitat nonché le perturbazioni dannose agli uccelli.


Articolo 23
(Polo ricerca Erzelli ed interventi infrastrutturali nella regione Liguria)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 23.

(Polo ricerca Erzelli ed interventi infrastrutturali nella regione Liguria).

Articolo 23.

(Polo ricerca Erzelli ed interventi infrastrutturali nella regione Liguria).

1. Per le opere di infrastrutturazione del polo di ricerca e di attività industriali ed alta tecnologia, da realizzarsi nell'area di Erzelli nel comune di Genova, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2007.

Identico.

2. All'articolo 1, comma 1302, ultimo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

      a) le parole: «ai fini del riversamento all'entrata del bilancio dello Stato negli anni dal 2007 al 2011» sono soppresse;

 

      b) le parole da: «e della successiva riassegnazione» fino al termine del periodo sono soppresse.

 

 

 

L’articolo reca disposizioni volte a consentire la realizzazione di alcuni interventi infrastrutturali nella regione Liguria.

 

Il comma 1 autorizza, al fine di incentivare le attività industriali e di alta tecnologia, un contributo di 10 milioni di euro per l’anno 2007 per la realizzazione delle opere infrastrutturali da realizzarsi nell'area di Erzelli nel comune di Genova.

 

Preliminarmente, si ricorda che il Piano Territoriale di Coordinamento degli Insediamenti Produttivi dell'area Centrale Ligure, vigente sull'area in luogo del Piano Urbanistico Comunale, ha destinato la spianata di Erzelli (posta tra Sestri e Cornigliano nei pressi di Coronata, nel territorio di Genova) alla realizzazione di un parco scientifico tecnologico, le cui caratteristiche essenziali, sotto il profilo urbanistico insediativo, dovranno essere quelle di un parco scientifico integrato con strutture sportive per il tempo libero e di intrattenimento[125].

Si ricorda che già la legge finanziaria 2007 – legge n. 296 del 2006 - all’art. 1, comma 1333, aveva previsto un finanziamento per la realizzazione di tale opera, disponendo che alle opere di infrastrutturazione del suddetto polo fossero interamente destinate le risorse residue stanziate dall’art. 145, comma 52, della legge n. 388 del 2000. A sua volta il comma 52 dell’art. 145 della legge n. 388 del 2000[126] aveva disposto l’integrazione del programma speciale di reindustrializzazione di cui all'art. 5 del decreto-legge  n. 120 del 1989 con la previsione dello sviluppo di un polo di ricerca e di attività industriali ad alta tecnologia nel territorio del comune di Genova. Per finanziare gli interventi previsti da tale integrazione era stata autorizzata la spesa di lire 10 miliardi per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003. Il comma 52 citato è stato successivamente modificato dalla legge n. 350 del 2003 al fine di estendere l'ambito di attività del polo anche alla ricerca, attraverso la modifica della denominazione del polo che è diventato: "Polo di ricerca e di attività industriali ad alta tecnologia”. La modifica introdotta ha inoltre stabilito che le risorse non potessero essere utilizzate per altre finalità fino al 31 dicembre 2006.

Il medesimo comma 1333 dell’art. 1 della legge finanziaria 2007 ha anche autorizzato la spesa annua di 5 milioni di euro all’anno per quindici anni, a decorrere dall’anno 2007 per l’insediamento di una sede universitaria permanente per gli studi di ingegneria nell’ambito del citato polo di ricerca e di attività industriali ad alta tecnologia.

 

Il comma 2 dispone, attraverso due novelle al comma 1302 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2007, che le somme previste dal medesimo comma pari a 97 milioni di euro da destinare ad interventi infrastrutturali di interesse nazionale nella regione Liguria, siano versate definitivamente su un’apposita contabilità speciale, senza essere poi riversate all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente rassegnate al Ministero delle infrastrutture.

 

Si ricorda che il comma 1302 dell’art. 1 della legge n. 296 del 2007 ha autorizzato la spesa di 97 milioni di euro per interventi infrastrutturali di interesse nazionale da realizzare nella regione Liguria e la cui individuazione veniva demandata ad uno specifico accordo di programma tra il Governo nazionale, il presidente della Regione Liguria ed i rappresentanti degli enti locali interessati. La relativa copertura era stata identificata nelle somme resesi disponibili per pagamenti non più dovuti relativi all'autorizzazione di spesa di cui all'art. 1, comma 1, della legge 18 marzo 1991, n. 99, recante Interventi urgenti per opere connesse alla esposizione internazionale "Colombo '92". Lo stesso comma 1302 ha quindi disciplinato le modalità per l’utilizzo di tali somme prevedendo che esse, per un importo pari a 97 milioni di euro, fossero versate su apposita contabilità speciale, per essere poi riversate all'entrata del bilancio dello Stato negli anni dal 2007 al 2011 e successivamente riassegnate nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture.

 

Le modifiche previste dal comma in esame sono quindi volte a sopprimere la previsione del citato comma 1302 del versamento delle somme resesi disponibili all'entrata del bilancio dello Stato e la loro successiva riassegnazione nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture per gli anni dal 2007 al 2011.

Rimane, invece, invariata la parte della disposizione relativa alla ripartizione delle somme da versare sulla apposita contabilità speciale (13 milioni di euro per l'anno 2007 e 21 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2008 al 2011).

 


Articolo 24
(Sostegno straordinario ai comuni in dissesto)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 24.

(Sostegno straordinario ai comuni in dissesto).

Articolo 24.

(Sostegno straordinario ai comuni in dissesto).

1. Al fine di accelerare i pagamenti dei crediti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2006, per i comuni che abbiano deliberato il dissesto successiva­mente al 31 dicembre 2002, viene trasferita una somma pari a 150 milioni di euro per l'effettuazione di pagamenti entro il 31 dicembre 2007. Detta somma sarà ripartita nei limiti della massa passiva accertata, al netto di altri eventuali contributi statali e regionali previsti da precedenti disposizioni, sulla base della popolazione residente al 31 dicembre 2006. Per ciascun comune, le risorse sono trasferite sui conti vincolati delle rispettive gestioni commissariali.

1. Al fine di accelerare i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2006, per i comuni che abbiano deliberato il dissesto successiva­mente al 31 dicembre 2002, viene trasferita una somma pari a 150 milioni di euro per l'effettuazione di pagamenti entro il 31 dicembre 2007. Detta somma sarà ripartita nei limiti della massa passiva accertata, al netto di altri eventuali contributi statali e regionali previsti da precedenti disposizioni, sulla base della popolazione residente al 31 dicembre 2006. Per ciascun comune, le risorse sono trasferite sui conti vincolati delle rispettive gestioni commissariali.

2. Le somme non utilizzate per l'effettuazione di pagamenti entro il termine del 31 dicembre 2007 sono riversate al bilancio dello Stato con imputazione ad apposito capitolo dello stato di previsione dell'entrata.

2. Identico.

3. Nel caso di adozione, da parte della Giunta municipale, della modalità sempli­ficata, ai sensi dell'articolo 258 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la somma di cui al comma 1 rientra tra le risorse finanziarie messe a disposizione dal Comune per le transazioni che saranno definite dall'Organo straor­dinario di liquidazione e che dovranno essere liquidate entro il 31 dicembre 2007.

3. Identico.

4. Con le eventuali risorse residuali, l'ente procede, fermo restando quanto previsto al comma 2, al pagamento dei residui passivi, così come definiti dall'articolo 255, comma 10, del citato decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni, relativi a investimenti.

4. Identico.

5. In caso di mancata adozione della modalità semplificata, al fine di rispettare il principio della par condicio creditorum, le risorse potranno essere utilizzate dall'ente e dall'Organo straordinario di liquidazione, ciascuno per le rispettive competenze. Le risorse devono essere utilizzate per il pagamento di quanto già previsto nel comma 4; e per il pagamento, in via transattiva, secondo l'ordine di priorità di seguito indicato, di una quota, comunque non superiore al 60 per cento del debito accertato, afferente:

5. In caso di mancata adozione della modalità semplificata, al fine di rispettare il principio della par condicio creditorum, le risorse potranno essere utilizzate dall'ente e dall'Organo straordinario di liquidazione, ciascuno per le rispettive competenze. Le risorse devono essere utilizzate per il pagamento di quanto già previsto nel comma 4 e per il pagamento, in via transattiva, secondo l'ordine di priorità di seguito indicato, di una quota, comunque non superiore al 60 per cento del debito accertato, afferente:

      a) alle spese per le quali sussiste già un titolo esecutivo;

      a) identica;

      b) alle procedure esecutive estinte.

      b) identica.

 

 

L’articolo 24 dispone una misura straordinaria (per un importo pari a 150 milioni di euro) per accelerare i pagamenti dei debiti dei comuni che abbiano deliberato lo stato di dissesto successivamente al 31 dicembre 2002.

 

Si ricorda, preliminarmente, che il risanamento finanziario degli enti locali deficitari o in situazione di dissesto finanziario è disciplinato dal titolo VIII del D.Lgs. n. 267 del 2000[127] (artt. 242-269).

L’articolo 224 del TUEL dispone che si ha stato di dissesto finanziario se l'ente non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili, ovvero se esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all'articolo 193 (recante le misure di salvaguardia degli equilibri di bilancio ed i relativi poteri in capo all’organo consiliare), nonché con le modalità di cui all'articolo 194 (che disciplina la procedura per il riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio) per le fattispecie ivi previste.

La gestione dello stato di dissesto finanziario è affidata all’organo straordinario di liquidazione. I compiti attribuiti in via generale all'organo straordinario di liquidazione sono disciplinati dall’art. 252, comma 3: essi consistono nella rilevazione della massa passiva dell’ente locale; nell’acquisizione e gestione dei mezzi finanziari disponibili ai fini del risanamento anche mediante alienazione dei beni patrimoniali; nella liquidazione e pagamento della massa passiva. Verificata la situazione debitoria, l’organo straordinario di liquidazione provvede all’accertamento della massa passiva, attraverso la formulazione di un piano di rilevazione, e alla acquisizione dei mezzi finanziari disponibili per il risanamento (artt. 254-255). Entro 24 mesi dall’insediamento, l’organo straordinario di liquidazione è tenuto a predisporre il piano di estinzione delle passività, che viene sottoposto al Ministero dell’interno, cui spetta approvarlo, previo parere della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali (artt. 256-257).

A seguito dell’approvazione del piano di estinzione, l’organo straordinario di liquida­zione provvede al pagamento delle residue passività, sino alla concorrenza della massa attiva realizzata. Nel caso in cui l’insufficienza della massa attiva, non diversamente rimediabile, sia tale da compromettere il risanamento dell’ente, il Ministro dell’interno, su proposta della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali, può stabilire misure straordinarie per il pagamento integrale della massa passiva della liquidazione, anche in deroga alle norme vigenti, comunque senza oneri a carico dello Stato.

Mentre l’organo straordinario di liquidazione provvede al ripiano dell’indebitamento pregresso, gli organi istituzionali dell’ente assicurano condizioni stabili di equilibrio della gestione finanziaria,rimuovendo le cause strutturali che hanno determinato il dissesto. Entro il termine di tre mesi dalla nomina dell’organo straordinario di liquidazione, il Consiglio dell’ente è tenuto a presentare al Ministro dell’interno un’ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato, istruita dalla Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali, che esprime il proprio parere sulla validità delle misure disposte dall’ente per consolidare la propria situazione finanziaria entro quattro mesi. Il riequilibrio viene realizzato mediante l’attivazione di entrate proprie e la riduzione delle spese correnti, anche attraverso la rideterminazione della dotazione organica da sottoporsi all’esame della Commissione per la finanza egli organici degli enti locali, secondo una disciplina che vincola la gestione del bilancio dal momento della deliberazione del dissesto fino a quella dell’approvazione del bilancio riequilibrato (artt. 259-263). Infine, a seguito dell’approvazione ministeriale dell’ipotesi di bilancio riequilibrato, l’ente provvede alla deliberazione del bilancio dell’esercizio cui l’ipotesi si riferisce. Il testo unico stabilisce le prescrizioni e i limiti conseguenti al risanamento dell’ente locale, a seguito dell’emanazione del decreto ministeriale di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato. L’osservanza delle prescrizioni è curata dagli amministratori ordinari e straordinari, che hanno l’obbligo di riferire sullo stato di attuazione nella relazione al rendiconto annuale, per tutto il periodo interessato al risanamento, fissato in cinque anni (artt. 264-267).

 

Il comma 1 dispone, in particolare, un trasferimento di 150 milioni di euro a favore dei comuni che abbiano deliberato lo stato di dissesto successivamente al 31 dicembre 2002, per accelerare i pagamenti - entro il 31 dicembre 2007 - di debiti che siano certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2006.

 

Nel corso dell’esame presso il Senato è stato specificato che si tratta di accelerare il pagamento di ”debiti” e non di “crediti”, come erroneamente indicato nella formulazione originaria della norma.

 

Il comma dispone inoltre che tale somma sia ripartita nei limiti della massa passiva accertata, al netto di altri eventuali contributi statali e regionali previsti da precedenti disposizioni, sulla base della popolazione residente al 31 dicembre 2006. Per ciascun comune, le risorse sono trasferite sui conti vincolati delle rispettive gestioni commissariali.

 

Si ricorda che, in passato, l’articolo 4, comma 208, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2005) aveva già disposto un contributo di 600.000 euro per il triennio 2004-2006 per agevolare la gestione liquidatoria degli enti in stato di dissesto, sedichiarato a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale n. 3 del 2001 e fino al 31 dicembre 2003. Dopo la prima applicazione della normativa sul dissesto finanziario, il numero dei comuni che hanno dichiarato il dissesto si è ridotto, specie a partire dal 1996, a poche unità all'anno[128].

 

Il comma 2 stabilisce che le somme non utilizzate per l’effettuazione di pagamenti entro il termine del 31 dicembre 2007 siano riversate in apposito capitolo dello stato di previsione dell’entrata del bilancio dello Stato.

 

I commi 3 e 4 disciplinano il trattamento delle somme erogate a titolo di contributo straordinario nel caso di adozione, da parte della Giunta municipale dell’ente in dissesto, della procedura semplificata per l’accertamento e liquidazione dei debiti.

 

Si ricorda che la procedura semplificata (art. 258 TUEL) è un istituto che offre la possibilità all’organo straordinario di liquidazione di definire transattivamente le pretese creditorie offrendo in pagamento una somma variabile tra il 40 ed il 60 per cento dell’intero debito. Ai sensi del TUEL (art. 258, comma 1) l’organo straordinario della liquidazione, valutato l’importo complessivo di tutti i debiti censiti, può proporre all’ente locale dissestato l’adozione della modalità semplificata di liquidazione; l’ente, nel caso di accettazione, è tenuto a mettere a disposizione della liquidazione le risorse necessarie a garantire il pagamento delle transazioni. A tal fine l’organo straordinario della liquidazione delibera l’accensione del mutuo con oneri a carico dello Stato di cui all’articolo 255, comma 2 del TUEL[129]. In tal caso l’ente locale dissestato è tenuto a deliberare l’accensione di un mutuo con oneri a proprio carico o in alternativa mettere a disposizione risorse finanziarie liquide per un importo che consenta di finanziare, insieme al ricavato del mutuo a carico dello Stato, tutti i debiti indicati dallo stesso art. 258 (cfr. infra) e le spese di liquidazione. L’organo straordinario di liquidazione dunque propone individualmente ai creditori, compresi quelli che vantano crediti privilegiati, - fatta eccezione per i debiti relativi alle retribuzioni per prestazioni di lavoro subordinato, liquidate per intero - la transazione da accettare entro un termine prefissato, comunque non superiore a 30 giorni. Ricevuta l’accettazione, si provvede al pagamento nei trenta giorni successivi, accantonando l’importo del 50 per cento dei debiti per i quali non sia stata accettata la transazione (comma 4). Detto accantonamento è elevato al 100 per cento per i debiti assistiti da privilegio.

 

In particolare, ai sensi del comma 3, se la Giunta municipale adotta la sopra citata modalità semplificata prevista dal TUEL, la somma stanziata quale contributo straordinario entra a far parte delle risorse finanziarie che il Comune mette a disposizione per le transazioni che saranno definite dall’organo straordinario di liquidazione, da liquidare entro il 31 dicembre 2007.

 

Il successivo comma 4 prevede che, fermo restando l’obbligo di riversare le somme non utilizzate per pagamenti al bilancio dello Stato, eventuali risorse residuali siano destinate al pagamento dei residui passivi, così come definiti dall’articolo 255, comma 10, del TUEL, relativi a investimenti.

 

Secondo la nuova formulazione dell’articolo 255, comma 10 del TUEL (modificato dall’articolo 1, comma 741 della legge finanziaria 2007, legge n. 296/2006), non competono all’organo straordinario di liquidazione, rientrando dunque nella competenza della gestione ordinaria dell’ente:

-       l’amministrazione dei residui attivi e passivi relativi ai fondi a gestione vincolata, ai mutui passivi già attivati per investimenti, compreso il pagamento delle spese relative, come peraltro già previsto nel testo originario della norma;

-       l’amministrazione dei debiti assistiti da garanzia della delegazione di pagamento, prevista all’articolo 206 del TUEL. L’articolo 206 richiamato prevede che, quale garanzia del pagamento delle rate di ammortamento dei mutui e dei prestiti, gli enti locali possono rilasciare delegazione di pagamento a valere sulle entrate afferenti ai primi tre titoli del bilancio annuale (per le comunità montane il riferimento va fatto ai primi due titoli dell'entrata). L'atto di delega, non soggetto ad accettazione, è notificato al tesoriere da parte dell'ente locale e costituisce titolo esecutivo.

Secondo quanto precisato nella circolare del Ministero dell’interno n. FL 5/2007, la nuova disciplina si applica agli enti per i quali la dichiarazione di dissesto sia intervenuta dal 1° gennaio 2007 in poi, restando invariata la precedente ripartizione di competenze per le procedure di dissesto già in essere. E’ invece l'art. 190 del TUEL a definire "residui passivi" le somme impegnate e non pagate entro il termine dell'esercizio. E’ vietata la conservazione nel conto dei residui di somme non impegnate (ai sensi dell'articolo 183, che disciplina gli impegni di spesa): le somme non impegnate entro il termine dell'esercizio costituiscono economia di spesa e, a tale titolo, concorrono a determinare i risultati finali della gestione.

 

Qualora non sia adottata la modalità semplificata, al fine di rispettare il principio della pari condizione dei creditori, il comma 5 dispone che le risorse potranno essere utilizzate dall’ente e dall’organo straordinario di liquidazione, ciascuno per le rispettive competenze.

In tal caso, dette risorse devono essere utilizzate per il pagamento di quanto previsto nel comma 4 (residui passivi relativi a investimenti) e per il pagamento in via transattiva di una quota - comunque non superiore al 60 per cento - del debito accertato afferente, in ordine di priorità:

a)    alle spese per le quali sussiste già un titolo esecutivo;

b)    alle procedure esecutive estinte.

 


Articolo 25
(Interventi nella regione Friuli-Venezia Giulia)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 25.

(Interventi nella regione Friuli-Venezia Giulia).

Articolo 25.

(Interventi nella regione Friuli-Venezia Giulia. Prosecuzione dell'operatività del Fondo regionale di protezione civile).

1. È autorizzata, per l'anno 2007, la spesa di 65 milioni di euro, iscritti nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture, finalizzata al collegamento stradale veloce tra l'Autostrada A4 e l'area della zona produttiva nel comune di Manzano.

1. Identico.

2. È autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2007 per fare fronte agli interventi di riduzione del rischio idrogeologico e alluvionale conseguenti all'evento calamitoso del 27 maggio 2007 di cui all'ordinanza di protezione civile n. 3610 del 30 agosto 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 7 settembre 2007.

2. Identico.

 

2-bis. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinata dalla tabella C della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si intende comprensiva, per l'anno 2008, dell'importo di euro 138 milioni da destinare alla prosecuzione dell'operatività del Fondo di cui all'articolo 138, comma 16, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri vengono disciplinati i criteri e le modalità di trasferimento delle risorse.

 

 

L’articolo in esame reca alcune disposizioni per interventi infrastrutturali e volti alla riduzione del dissesto idrogeologico da realizzare nella regione Friuli Venezia Giulia, nonché disposizioni relative al Fondo regionale di protezione civile.

Nello specifico, con il comma 1 viene autorizzata una spesa di 65 milioni di euro per l'anno 2007 per la realizzazione del collegamento stradale veloce tra l'autostrada A4 e la zona produttiva del comune di Manzano.

Tale opera, che rientra tra gli assi stradali di interesse regionale, riguarda il collegamento stradale veloce fra l’autostrada (casello di Palmanova) e la statale 56 Udine-Gorizia in comune di Manzano, cd. area del triangolo della sedia.

 

Da un comunicato stampa della Provincia di Udine del 15 maggio 2006[130] si apprende che nella stessa data è stato firmato un protocollo di intesa dai rappresentanti di regione e provincia e dei comuni interessati, al fine di risolvere le problematiche sulla viabilità provinciale tra il casello di Palmanova e il Manzanese. Si apprende, inoltre che la provincia di Udine finanzierà il collegamento tra l’autostrada A4 e l’area del triangolo della sedia, che si innesterà sulla statale 56 Udine-Gorizia attraverso la variante di Manzano, con 3,5 milioni di euro.

Il collegamento stradale veloce Palmanova-Manzano è composto da tre lotti finanziati rispettivamente dalle Autovie venete e dalla regione Friuli Venezia Giulia[131].

 

II comma 2 autorizza, invece, una spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2007 per interventi volti alla riduzione del rischio idrogeologico e alluvionale conseguente agli eventi alluvionali verificatesi il 26 e 27 maggio 2007 nel territorio della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia.

Lo stato di emergenza nella regione Friuli Venezia Giulia è stato dichiarato con ordinanza del Presidente del consiglio dei ministri n. 3610 del 30 agosto 2007[132]. Con tale ordinanza si è provveduto a nominare l'assessore alla protezione civile della regione autonoma Friuli Venezia Giulia quale Commissario delegato per il superamento dell'emergenza, con il compito di individuare i comuni danneggiati dagli eventi calamitosi e di provvedere all'accertamento dei danni, nonché alla rimozione delle situazioni di pericolo.

Successivamente il Commissario delegato ha provveduto con decreto n°1/CD4/2007[133] all’individuazione dei comuni gravemente colpiti dagli eventi alluvionali dei giorni 26 e 27 maggio 2007.

 

Il comma 2-bis, introdotto nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento, dispone che l'autorizzazione di spesa di cui all'art. 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinata dalla tabella C della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si intende comprensiva, per l'anno 2008, dell'importo di euro 138 milioni di euro da destinare alla prosecuzione dell'operatività del “Fondo regionale di protezione civile” istituito dall'art. 138, comma 16, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Si demanda ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la disciplina dei criteri e delle modalità di trasferimento delle risorse.

 

Si ricorda che l’autorizzazione di spesa di cui all'art. 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinata dalla tabella C della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ammonta, per il 2008, a 535,2 milioni di euro.

Il “Fondo regionale di protezione civile” è stato istituito dall’art. 138, comma 16, della legge n. 388 del 2000, per finanziare gli interventi delle regioni, delle province autonome e degli enti locali, diretti a fronteggiare esigenze urgenti per le calamità naturali di livello b) di cui all'art. 108 del D.Lgs. n. 112 del 1998, nonché per potenziare il sistema di protezione civile delle regioni e degli enti locali. Il richiamato articolo 138, per il triennio 2001-2003, prevedeva l’alimentazione del Fondo con un contributo dello Stato di lire 100 miliardi annue, il cui versamento era subordinato al versamento al Fondo stesso da parte di ciascuna regione e provincia autonoma di una percentuale uniforme delle proprie entrate accertate nell'anno precedente, determinata dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome in modo da assicurare un concorso complessivo delle regioni e delle province autonome non inferiore, annualmente, al triplo del concorso statale. Le risorse regionali e statali venivano poi accreditate su un conto corrente di tesoreria centrale denominato «Fondo regionale di protezione civile». L'utilizzo delle risorse del Fondo veniva disposto dal Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome, d'intesa con il direttore dell'Agenzia di protezione civile e con le competenti autorità di bacino in caso di calamità naturali di carattere idraulico ed idrogeologico, e comunicato tempestivamente alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. L'operatività del Fondo è stata prorogata per gli anni 2005, 2006 e 2007 dall'articolo 19-sexies, D.L. 9 novembre 2004, n. 266, anche al fine di fronteggiare le esigenze connesse all'impiego delle risorse umane necessarie al funzionamento della rete dei Centri funzionali di protezione civile.

 


Articolo 25-bis
(Interventi per fronteggiare la crisi idrica ed ambientale
nella Regione Abruzzo)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 25-bis.

(Interventi per fronteggiare la crisi idrica ed ambientale nella regione Abruzzo).

 

1. Al fine di fronteggiare la crisi idrica ed ambientale determinatasi nell'area delle province di Chieti e di Pescara, a valere sull'ordinanza di protezione civile n. 3504 del 9 marzo 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2006, e successive integrazioni, è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2007.

 

 

La disposizione, inserita nel corso dell’esame presso l’altro ramo del Parlamento, autorizza un contributo di 15 milioni di euro per fronteggiare la crisi idrica ed ambientale determinatasi nell'area delle province di Chieti e Pescara.

 

L’articolo richiama poi l’ordinanza di protezione civile n. 3504 del 9 marzo 2006 con la quale sono state emanate le prime misure urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno.

Ai sensi della citata ordinanza, è stato previsto un apposito programma di interventi che dovrà prevedere, tra l’altro, la realizzazione di opere di collettamento degli scarichi civili ed industriali e degli impianti depurativi, nonché l’adeguamento di quelli esistenti, al fine di ridurre il livello di inquinamento e l’espletamento, in via generale, di tutte le altre iniziative comunque necessarie al superamento del contesto emergenziale, con particolare riferimento a quelle funzionali alla sicurezza idraulica ed al ripristino ambientale.

È stato inoltre previsto che, per la realizzazione di tali interventi, si provveda mediante utilizzo delle risorse finanziarie spettanti alla Regione Abruzzo ai sensi della delibera CIPE n. 35 del 2005, nel limite di 15 milioni di euro, nonché mediante eventuali ulteriori risorse finanziarie di competenza regionale, fondi comunitari, nazionali, regionali e locali, comunque assegnati o destinati per le finalità di cui alla stessa ordinanza.


Articolo 26, commi 1-4 e 4-septies
(Disposizioni in materia di ambiente)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 26.

(Disposizioni in materia di ambiente).

Articolo 26.

(Disposizioni in materia di ambiente).

1. Per l'anno 2007 è concesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un contributo straordinario di 20 milioni di euro per l'attuazione di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa del mare. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sono definite le modalità e i criteri di utilizzazione delle somme stanziate.

1. Per l'anno 2007 è concesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un contributo straordinario di 20 milioni di euro per l'attuazione di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa del mare nonché per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono individuate le aree di intervento e sono definite le modalità e i criteri di utilizzazione delle somme stanziate.

 

1-bis. Per l'anno 2007 è concesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un contributo straordinario di 10 milioni di euro per l'attuazione di interventi urgenti di adattamento e mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, con particolare riferimento agli interventi di protezione degli ecosistemi e della biodiversità terrestre e marina più compromessi, di difesa e gestione del suolo nelle aree a rischio idrogeologico e a rischio desertificazione, di gestione delle risorse idriche, ripristino delle aree costiere e delle zone umide, con priorità per gli interventi nelle aree esposte a rischio di eventi alluvionali o franosi ovvero a rischio valanga. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sono definiti le modalità e i criteri di utilizzazione delle somme stanziate, assicurando il coordinamento con le istituzioni e le regioni interessate.

2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, i nuovi interventi pubblici, almeno nella misura del 40%, devono essere accompagnati da una certificazione relativa alla riduzione delle emissioni di gas serra, secondo procedure e modalità definite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e delle politiche agricole forestali e alimentari.

2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, i nuovi interventi pubblici devono essere accompagnati da una certificazione attestante il contributo ai fini degli obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra nonché da una certificazione energetica che attesti la realizzazione degli interventi secondo standard di efficienza energetica conformi alle migliori tecniche disponibili e l'utilizzo di una quota obbligatoria di calore ed elettricità prodotti da fonti rinnovabili. Le procedure e le modalità di certificazione sono definite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri interessati sulla base delle tipologie di intervento. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione delle misure di cui al presente comma.

3. Il Governo inserisce annualmente nel DPEF un aggiornamento, predisposto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti gli altri Ministri interessati, sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in coerenza con gli obblighi derivanti dall'attuazione del Protocollo di Kyoto e sui relativi indirizzi, anche in relazione al piano di azione nazionale di cui all'articolo 2 della legge 1o giugno 2002, n. 120.

3. Identico.

4. Al fine di consentire al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di esercitare in maniera più efficace le proprie competenze, all'articolo 1, comma 8-bis, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, le parole «il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono soppresse.

4. Al fine di consentire al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di esercitare in maniera più efficace le proprie competenze, all'articolo 1, comma 8-bis, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, le parole «, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare» sono soppresse.

 

omissis

 

4-septies. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la regione e sentiti gli enti locali interessati, sono istituiti i seguenti parchi nazionali: Parco delle Egadi e del litorale trapanese, Parco delle Eolie e Parco degli Iblei. L'istituzione ed il primo avviamento dei detti parchi nazionali sono finanziati nei limiti massimi di spesa di 250.000 euro per ciascun parco nazionale a decorrere dall'anno 2007 a valere sul contributo straordinario previsto dal comma 1.

 

 

L’articolo in esame reca alcune disposizioni in materia ambientale di contenuto eterogeneo.

Il comma 1 dispone la concessione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di un contributo straordinario pari a 20 milioni di euro per l’anno 2007, per l’attuazione di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa del mare, nonché, a seguito della modifica apportata presso l’altro ramo del Parlamento, per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia.

Un successivo decreto ministeriale, da adottarsi previo parere delle Commissioni parlamentari, dovrà individuare le aree di intervento e definire le modalità e i criteri di utilizzazione delle somme stanziate.

 

Il comma 1-bis, introdotto nel corso dell’esame del Senato, concede al Ministero dell’ambiente per l'anno 2007 un contributo straordinario di 10 milioni di euro per l'attuazione di interventi urgenti di adattamento e mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. La disposizione fa in particolare riferimento agli interventi di protezione degli ecosistemi e della biodiversità terrestre e marina più compromessi, di difesa e gestione del suolo nelle aree a rischio idrogeologico e a rischio desertificazione, di gestione delle risorse idriche, ripristino delle aree costiere e delle zone umide, e attribuisce priorità agli interventi nelle aree esposte a rischio di eventi alluvionali o franosi ovvero a rischio valanga.

Anche per la definizione delle modalità e dei criteri di utilizzazione di tali some si prevede l’adozione di un decreto del Ministro dell'ambiente al quale spetterà in ogni caso assicurare il coordinamento con le istituzioni e le regioni interessate.

 

I commi 2 e 3 recano misure connesse all’attuazione del Protocollo di Kyoto.

In particolare viene previsto, al comma 2, nel testo modificato dal Senato, che dalla data di entrata in vigore del provvedimento, al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, i nuovi interventi pubblici siano accompagnati da una certificazione attestante il contributo ai fini degli obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra. A seguito della modifica apportata dal Senato, si richiede inoltre una certificazione energetica che attesti la realizzazione degli interventi secondo standard di efficienza energetica conformi alle migliori tecniche disponibili e l'utilizzo di una quota obbligatoria di calore ed elettricità prodotti da fonti rinnovabili.

Viene demandata ad un successivo decreto interministeriale la definizione delle procedure e delle modalità di certificazione.

 

Si segnala che il testo originario del decreto-legge limitava ad almeno il 40 per cento degli interventi pubblici l’obbligo della certificazione relativa alla riduzione delle emissioni e non richiedeva la certificazione energetica.

 

Si segnala inoltre l’ultimo periodo della disposizione, introdotto presso l’altro ramo del Parlamento, che stabilisce l’obbligo di presentazione al Parlamento da parte del Ministero dell’ambiente di una relazione annuale sullo stato di attuazione delle misure previste dalla disposizione.

 

Con riferimento ai commi 1, 1-bis e 2, che prevedono l’adozione di successivi decreti ministeriali, si segnala che non viene indicata il termine entro cui tali decreti dovranno essere emanati.

 

Il comma 3 dispone che il DPEF rechi un aggiornamento annuale, predisposto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti gli altri Ministri interessati, sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in coerenza con gli obblighi derivanti dall'attuazione del Protocollo di Kyoto e sui relativi indirizzi, anche in relazione al piano di azione nazionale[134] previsto dall'art. 2 della legge 1° giugno 2002, n. 120.

Si osserva che la disposizione sostanzialmente ripristina il contenuto dell’art. 3, comma 2-ter, del decreto-legge 12 novembre 2004, n. 273, che era stato integralmente abrogato dall’art. 25 del D.Lgs. 4 aprile 2006, n. 216.

 

Si ricorda, infatti, che l’art. 3, comma 2-ter del decreto-legge n. 273/2004 prevedeva l’inserimento annuale nel DPEF di un aggiornamento “sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in coerenza con gli obblighi derivanti dall'attuazione del Protocollo di Kyoto, e sui relativi indirizzi, indicando in particolare le proposte di modifica e di integrazione del Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni che si rendano necessarie”. Il decreto-legge n. 273 è stato successivamente integralmente abrogato dall’art. 25 del D.Lgs. 4 aprile 2006, n. 216, che ne ha inglobato la disciplina, senza tuttavia riprodurre la disposizione contenuta nel citato articolo 3, comma 2-ter.

Si segnala che già la VIII Commissione della Camera, esaminando per le parti di propria competenza il DPEF 2007-2011, aveva espresso parere favorevole con diverse osservazioni[135], relative, in particolare, al rilancio di una forte iniziativa politica di carattere strutturale, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto, all’inserimento nei successivi documenti di programmazione della previsione di un aggiornamento sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e sui relativi indirizzi, all’implementazione delle più rilevanti politiche ambientali.

Inoltre, nel corso dell’audizione presso le Commissioni riunite V e VIII del Sottosegretario per l'economia e le finanze, Paolo Cento (seduta del 20 giugno 2007) – nell’ambito dell’attività istruttoria svolta dall’VIII Commissione su tematiche relative ai cambiamenti climatici – era stata prospettata la possibilità di accompagnare il DPEF con un apposito allegato (analogamente a quanto previsto per le infrastrutture), che facesse il punto sullo stato di attuazione degli impegni dell'Italia nell'ambito del Protocollo di Kyoto. In mancanza di una norma che consentisse la presentazione di tale allegato, le Commissioni V e VIII avevano concordato sull’opportunità di un passaggio legislativo, che fosse frutto del lavoro congiunto delle due Commissioni.

Si segnala, infine, che nell’ultimo DPEF 2008-2011, il Governo ha sottolineato le conseguenze economiche derivanti dalla mancata applicazione del Protocollo, che rischiano, secondo dati recenti, di far aumentare i costi fino a 2,56 miliardi di euro l’anno per il periodo 2008-2012, in assenza di misure rigorose di riduzione delle emissioni. A tal fine, ha preannunciato un programma di monitoraggio da parte dei Ministeri dell’economia e dell’ambiente, al fine di verificare il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo.

 

Il comma 4, infine, attraverso una novella all'art. 1, comma 8-bis, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, dispone che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, venga espunto dall’elenco dei ministeri per i quali si prevede l’articolazione in dipartimenti.

La disposizione ha la finalità di rendere possibile un esercizio più efficace delle competenze del medesimo Ministero.


Si ricorda che il decreto-legge n. 181 del 2006, con il quale è stato disposto il riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri, ha previsto all'art. 1, comma 8-bis, l'articolazione in dipartimenti dei Ministeri dello sviluppo economico, delle infrastrutture, dei trasporti della pubblica istruzione, e, appunto, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Il comma 4-septies, introdotto nel corso dell’esame Senato, prevede l’istituzione con D.P.R., su proposta del Ministro dell’ambiente, d’intesa con la Regione e sentiti gli enti locali, di tre nuovi Parchi nazionali:

il Parco delle Egadi e del litorale trapanese;

il Parco delle Eolie;

il Parco degli Iblei.

 

Per l’istituzione e il primo avviamento di ciascun Parco si prevede un limite massimo di spesa di 250.000 euro a valere sul contributo straordinario previsto nel comma 1 (per l’attuazione di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa del mare, nonché per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia).

Posto che nulla si dice in ordine alla delimitazione del territorio del Parco, si deve ritenere che essa spetti al D.P.R. istitutivo.

 

La procedura per l’individuazione dei territori da sottoporre alle forme di protezione (differentemente graduate) previste dalla legge-quadro sulle aree protette (legge 6 dicembre 1991, n. 394) è imperniata sul Piano triennale per le aree protette, di cui all’articolo 4 della legge stessa. Le disposizioni relative a tale Piano tuttavia, sebbene formalmente ancora vigenti (non essendo state espressamente abrogate), sono da considerarsi superate dall’articolo 76 del decreto legislativo n. 112 del 1998, che ha soppresso il Piano triennale.

Attualmente, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, della legge n. 394 del 1991 parchi nazionali “sono istituiti e delimitati in via definitiva con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’ambiente, sentita la Regione”. Con specifico riferimento alle Regioni a statuto speciale, il comma 3 della medesima disposizione prevede che si proceda d’intesa.

La disposizione in esame, che prevede un D.P.R. adottato d’intesa con la regione, delinea una procedura modellata sulla disciplina prevista dalla legge quadro, aggiungendo inoltre il coinvolgimento degli enti locali.

Si ricorda che nel 1991 è stata istituita l'Area Marina Protetta regionale delle Isole Egadi, che abbraccia l'arcipelago trapanese delle Egadi: Levanzo, Favignana e Marettimo.

Per quanto riguarda le isole Eolie, esse costituiscono riserve naturali della Regione Sicilia e sono gestite dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali.

Per quanto riguarda il Parco degli Iblei dovrebbe riguardare la parte settentrionale della provincia di Ragusa, che fa capo al Comune di Ragusa e contiene i comuni montani di Chiaramonte, Monterosso e Giarratana, nel sistema montano meridionale degli Iblei[136].

 


Articolo 26, comma 4-bis
(Fonti rinnovabili)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

Articolo 26.

(Disposizioni in materia di ambiente).

Articolo 26.

(Disposizioni in materia di ambiente).

 

4-bis. Al fine di sviluppare l'offerta di energia ottenuta da fonti rinnovabili, all'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il comma 382 è sostituito dai seguenti:

 

«382. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati da biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ivi inclusi i sottoprodotti, ottenuti nell'am­bito di intese di filiera o contratti quadro ai sensi degli articoli 9 e 10 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, oppure di filiere corte, cioè ottenuti entro un raggio di 70 chilometri dall'impianto che li utilizza per produrre energia elettrica, autorizzata in data successiva al 31 dicembre 2007, è incentivata con i meccanismi di cui ai successivi commi. Con le medesime modalità è incentivata la sola quota di produzione di energia elettrica imputabile alle fonti energetiche di cui sopra, realizzata in impianti che impiegano anche altre fonti energetiche non rinnovabili.

 

382-bis. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati dalle fonti di cui al comma 382 e di potenza elettrica superiore ad 1 megawatt (Mw), è incentivata mediante il rilascio di certificati verdi, per un periodo di quindici anni. Sono fatti salvi i più favorevoli diritti acquisiti ai sensi del comma 382-quinquies. I predetti certificati sono utilizzabili per assolvere all'obbligo della quota minima di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. L'immissione dell'energia elettrica prodotta nel sistema elettrico è regolata sulla base dell'articolo 13 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.

 

382-ter. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati dalle fonti di cui al comma 382 e di potenza elettrica non superiore ad 1 Mw, immessa nel sistema elettrico, ha diritto, in alternativa ai certificati verdi di cui al comma 382-bis e su richiesta del produttore, a una tariffa fissa omnicomprensiva pari a 0,30 euro per ogni kWh, per un periodo di quindici anni. Al termine di tale periodo, l'energia elettrica è remunerata, con le medesime modalità, alle condizioni economiche previste dall'articolo 13 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. La tariffa omnicomprensiva di cui al presente comma può essere variata, ogni tre anni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, assicurando la congruità della remunerazione ai fini dell'incentivazione dello sviluppo di tali fonti.

 

382-quater. A partire dall'anno 2008, i certificati verdi, ai fini del soddisfaci­mento della quota dell'obbligo di cui all'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, hanno un valore unitario pari ad 1 Mwh e vengono emessi dal Gestore del sistema elettrico (GSE) per ciascun impianto a produzione incentivata, in numero pari al prodotto della produzione di energia elettrica dalle fonti di cui al comma 382 dell'anno precedente, moltiplicata per il coefficiente di 1,8. Tale coefficiente può essere aggiornato, ogni tre anni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, assicurando la congruità della remunerazione ai fini dell'incentivazione dello sviluppo delle suddette fonti.

 

382-quinquies. Per gli impianti alimentati dalle fonti di cui al comma 382, l'elevazione del periodo di ricono­scimento dei certificati verdi eventual­mente acquisita ai sensi dell'articolo 20, comma 6, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, e successive modificazioni, è da intendersi ag­giuntiva al prolungamento del periodo di diritto ai certificati verdi, di cui al medesimo articolo 20, comma 5, ottenuto dagli impianti entrati in esercizio dopo il 29 aprile 2006 e fino al 31 dicembre 2007. Per i medesimi impianti l'accesso agli incentivi di cui ai commi da 382 a 382-quinquies è cumulabile con altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto capitale o conto interessi con capitalizzazione antici­pata, non eccedenti il 40 per cento del costo dell'investimento.

 

382-sexies. In caso di sostituzione del combustibile di origine agricola di cui al comma 382, in data successiva all'autorizzazione, con altre biomasse agricole, viene acquisito il diritto alle diverse e specifiche forme di incentiva­zione eventualmente previste per tali combustibili in sostituzione di quelle previste dai commi 382-ter e 382-quater. In caso di sostituzione con altri combustibili non di origine agricola, tale quota di energia non avrà diritto all'emissione di certificati verdi.

 

382-septies. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposi­zione, sono stabilite le modalità con le quali gli operatori della filiera di produzione e distribuzione di biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ivi inclusi i sottoprodotti, sono tenuti a garantire la tracciabilità e la rintracciabilità della filiera, al fine di accedere agli incentivi di cui commi da 382 a 382-quinquies».

 

 

Il comma 4-bis, introdotto al Senato, sostituisce l’articolo 1, comma 382, della legge n.296/2007 (legge finanziaria per il 2007) ed introduce i nuovi commi 382-bis - 382-septies, definendo una nuova disciplina di incentivazione alla produzione di energia elettrica con l’utilizzo di fonti rinnovabili di origine agricola, zootecnica e forestale.

Il comma 382 dell’articolo 1 della legge n. 296/2007 (legge finanziaria per il 2007) aveva demandato a un decreto del Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, la revisione della disciplina dei certificati verdi, al fine di incentivare l’impiego di prodotti di origine agricola, zootecnica e forestale.

Il suddetto decreto interministeriale non è stato tuttavia adottato e, pertanto, la disposizione è rimasta inattuata.

 

Il nuovo comma 382 definisce l’ambito applicativo della norma, prevedendo che il nuovo sistema di incentivazione sia diretto ai soli impianti che utilizzano materie prime ottenute nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro, come definiti dagli articoli 9 e 10 del d.lgs. n. 102/2005.

L’incentivo è anche riconosciuto per chi utilizzi i prodotti agricoli ottenuti entro un raggio di 70 km., ovvero provenienti da filiere corte.

Qualora l’impianto di produzione utilizzi fonti energetiche miste, l’incentivo è comunque riconosciuto per la quota energetica prodotta a partire dalle fonti sopra menzionate.

L’autorizzazione a produrre l’energia elettrica deve essere successiva al 31/12/2007.

Le intese di filiera e i contratti quadro.

Gli articoli 9 e 10 del decreto legislativo n.102 del 2005 hanno profondamente innovato il sistema degli strumenti per la regolazione dei mercati agroalimentari, dando impulso all’organizzazione dei processi produttivi secondo una logica di filiera.

Nel sistema delineato dalle nuove norme, l’intesa di filiera (che sostanzialmente sostituisce i vecchi accordi interprofessionali) costituisce il quadro di riferimento di una catena “pattizia” che, attraverso passaggi successivi e conseguenti, si sviluppa attraverso contratti quadro, contratti-tipo e contratti di conferimento tra singoli agricoltori e primi acquirenti. In particolare, le intese di filiera sono volte a definire azioni per migliorare la conoscenza e la trasparenza della produzione e del mercato e il coordinamento dell'immissione dei prodotti sul mercato; a definire modelli contrattuali compatibili con la normativa comunitaria da utilizzare nella stipula dei contratti di coltivazione, allevamento e fornitura; ad individuare modalità di valorizzazione e tutela delle denominazioni di origine, indicazioni geografiche e marchi di qualità, nonché criteri per la valorizzazione del legame delle produzioni al territorio di provenienza; a delineare azioni volte a perseguire condizioni di equilibrio e stabilità del mercato attraverso informazioni e ricerche per l'orientamento della produzione agricola alla domanda e alle esigenze dei consumatori, nonché metodi di produzione rispettosi dell'ambiente.

Le intese di filiera possono essere stipulate, nell’ambito del Tavolo agroalimentare, dagli organismi maggiormente rappresentativi a livello nazionale dei settori della produzione, trasformazione, commercio e distribuzione dei prodotti agricoli, nonché dalle organizzazioni interprofessionali riconosciute. Le intese sono approvate, previa verifica della compatibilità con la normativa nazionale e comunitaria, con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali.

Nella cornice definita dalle intese di filiera si inseriscono i contratti-quadro sottoscritti dai rappresentanti delle organizzazioni dei produttori (OP) e delle imprese di trasformazione, distribuzione e commercializzazione dei prodotti agricoli in relazione a singoli prodotti ed aree geografiche. I contratti-quadro perseguono gli obiettivi di sviluppare gli sbocchi commerciali sui mercati interno ed estero, orientare la produzione agricola per farla corrispondere alla domanda, al fine di perseguire condizioni di equilibrio e stabilità del mercato, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, migliorare la qualità dei prodotti, con particolare riguardo alle diverse vocazioni colturali e territoriali e alla tutela dell'ambiente, ridurre le fluttuazioni dei prezzi e prevedere criteri di adattamento della produzione all’evoluzione del mercato. La stipula di un contratto-quadro obbliga gli acquirenti a rifornirsi del prodotto tramite un contratto di coltivazione, allevamento e fornitura che rispetti i contenuti del contratto quadro e che trova applicazione anche nei confronti degli imprenditori agricoli non aderenti alle organizzazioni stipulanti (c.d. erga omnes; i beneficiari non aderenti sono però chiamati, a fronte dei vantaggi derivanti dall’applicazione nei loro confronti delle clausole contenute del contratto, a versare i contributi associativi alle organizzazioni firmatarie)

Nel caso in cui non si raggiunga un’intesa di filiera, con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali possono essere definite, per singoli settori produttivi, modalità di stipula dei contratti-quadro che prevedano una rappresentatività specifica, determinata in percentuale al volume di produzione commercializzata, da parte dei soggetti produttivi.

I contratti-quadro stabiliscono, quindi, il contratto-tipo che deve essere adottato nella stipulazione dei contratti di coltivazione, allevamento e fornitura.

Sono previsti, infine, una serie di incentivi per promuovere la stipula di contratti di coltivazione, allevamento e fornitura conformi ai contratti-quadro, quali la preferenza nell’erogazione di contributi statali per la ristrutturazione delle imprese e nell’assegnazione degli appalti.

 

Relativamente alle modalità di incentivazione all’uso delle materie prime di cui al nuovo comma 382, il comma 382-bis, per i soli impianti di potenza elettrica superiore a 1MW, prevede il rilascio di certificati verdi, per un periodo di 15 anni.

 

Il comma 382-ter, concernente invece gli impianti di potenza elettrica non superiore a 1MW, prevede l’incentivazione mediante il rilascio di certificati verdi, per un periodo di 15 anni o, in alternativa, su richiesta del produttore, mediante una tariffa fissa pari a 0,30 euro per ogni KWh, per un periodo di 15 anni (tariffa variabile ogni 3 anni con decreto interministeriale, in ogni caso assicurando l’effetto incentivante).

 

Il comma 382-quater prevede che i certificati verdi siano emessi dal GSE (Gestore del sistema elettrico) in numero crescente di anno in anno (secondo un coefficiente di 1,8 aggiornabile ogni 3 anni con decreto interministeriale, in ogni caso assicurando l’effetto incentivante) e abbiano un valore unitario pari a 1 MWh.

L’incentivazione dell’energia da fonti rinnovabili.

La direttiva 2001/77/CE ha previsto per ogni Stato membro gli obiettivi da raggiungere nell’ambito della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. In particolare, per l’Italia l’obiettivo da raggiungere entro il 2010 è fissato al 25% di energia elettrica prodotta.

La direttiva 2001/77/CE è stata recepita dall’Italia con il decreto legislativo 29 dicembre 2003 n. 387 che ha ulteriormente innalzato l’obbligo, fissato al 2% dall’articolo 11 decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, di immettere nella rete nazionale una quota di energia generata in nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili ed ha definito nuove regole di riferimento per la promozione delle fonti medesime. In particolare, è stato previsto un incremento pari annualmente a 0,35 punti percentuali, a decorrere dall'anno 2004 e fino al 2006[137], della quota minima di energia da fonti rinnovabili che gli importatori o produttori di energia da fonti non rinnovabili hanno l’obbligo di immettere sul mercato.

I certificati verdi costituiscono lo strumento di incentivazionedell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, definito dall’art. 11 del il decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999. Tale decreto legislativo, con il quale è stato previsto il superamento del vecchio criterio di incentivazione tariffaria noto come Cip6, ha recepito la direttiva 96/92/CE sul mercato interno dell’energia elettrica, ed è stato perfezionato con i successivi decreti ministeriali 11 novembre 1999 e 18 marzo 2002. Il nuovo criterio adottato per l’incentivazione delle fonti rinnovabili consiste nell’obbligo, a carico dei produttori ed importatori di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili, di immettere nella rete elettrica, a decorrere dal 2002, una quota minima di elettricità prodotta da impianti alimentati a fonti rinnovabili entrati in esercizio dopo il primo aprile 1999. Come detto tale quota, inizialmente fissata nel 2%, è incrementata annualmente dello 0,35%, per gli anni dal 2004 al 2006. L’elettricità prodotta da fonti rinnovabili viene immessa in rete, godendo – ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n.387/2003 - della precedenza nel dispacciamento. In aggiunta, il GRTN rilascia al produttore, su richiesta e previo riconoscimento all’impianto della qualifica di impianto alimentato da fonti rinnovabili (qualifica IAFR), i certificati verdi (CV), titoli comprovanti la produzionedi elettricità da fonti rinnovabili, che costituiscono lo strumento con il quale i soggetti sottoposti all’obbligo della quota minima devono dimostrare di avervi adempiuto. Per i soggetti che non rispettano all’obbligo, la cui verifica di adempienza è affidata al GRTN, il decreto ministeriale 11 novembre 1999 stabilisce sanzioni consistenti nella limitazione dell’accesso al mercato complessivo dell’energia elettrica. I certificati verdi sono commerciabili in un mercato parallelo svincolato da quello dell’elettricità, attraverso la piattaforma di negoziazione (borsa dei CV) organizzata presso la società Gestore del Mercato (GME), oppure mediante contratti bilaterali. L’avvio della borsa dei certificati verdi è stato sancito dal decreto ministeriale 14 marzo 2003. Nel mercato dei certificati verdi la domanda è formulata dai produttori ed importatori soggetti all’obbligo della quota minima; mentre l'offertaè rappresentata dai Certificati Verdi emessi a favore di impianti privati che hanno ottenuto la qualificazione IAFR dal Gestore della rete, così come dai Certificati Verdi che il GRTN stesso emette a proprio favore a fronte dell’energia prodotta dagli impianti Cip 6.

 

Il comma 382-quinquies detta norme per gli impianti alimentati dalle fonti di cui al comma 382 che già beneficiano di certificati verdi. In particolare, si prevede:

·       la possibilità di prolungare la durata dei certificati verdi in essere in deroga alla normativa vigente;

·       la parziale cumulabilità con altri incentivi pubblici in conto capitale e/o conto interessi con capitalizzazione anticipata (non eccedenti il 40% del costo dell’investimento).

Si ricorda che l’articolo 20 del D.Lgs. n. 387/2003 aveva fissato a 8 anni il periodo di riconoscimento dei certificati verdi (comma 5), elevabile, dal nono anno, mediante il rilascio di certificati verdi su una quota dell’energia prodotta. L’elevazione non può essere concessa per la produzione di energia elettrica da impianti che hanno beneficiato di altri incentivi pubblici in conto capitale. Successivamente, l’articolo 267 del d.lgs. n.152/2006 ha elevato (fermo restando il predetto divieto di cumulo) a 12 anni il periodo di riconoscimento dei certificati verdi.

 

Il comma 382-sexies regolamenta l’ipotesi di abbandono, in data successiva all’autorizzazione, dell’utilizzo dei combustibili di cui al comma 382 nella produzione di energia elettrica, stabilendo quanto segue:

-            nel caso in cui si proceda alla sostituzione con altre biomasse agricole viene acquisito il diritto alle eventuali specifiche forme di incentivazione previste per tali combustibili;

-            nel caso invece che la sostituzione sia fatta con combustibili non agricoli si perde il diritto alla emissione dei corrispondenti certificati verdi.

 

Il comma 382-septies rimette a un decreto interministeriale, da adottare entro 6 mesi, la definizione delle modalità con le quali gli operatori della filiera di produzione e distribuzione di biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli (ma anche di allevamento o forestali) devono garantire la tracciabilità e la rintracciabilità della filiera.

Merita rammentare che attualmente il principio della tracciabilità di un prodotto è fondamentalmente diretto a far sì che il consumatore sia correttamente informato sulle caratteristiche dei prodotti alimentari, nonché a consentire alla Autorità di controllo di avere le informazioni necessarie in caso di rischio sanitario e attivare le procedere dirette al ritiro del prodotto. Il reg. (CE) n. 178/2002 la definisce come “la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione” (art. 3 punto 15). Le modalità di attuazione sono regolate dagli artt. 18-20 del regolamento che ha reso obbligatoria la rintracciabilità di alimenti e mangimi a decorrere dal 1° gennaio 2005.

Per favorire l’attuazione del reg. n. 178 è stato sottoscritto il 28 luglio 2005 un Accordo tra il Ministro della salute e i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome contenente le «Linee guida ai fini della rintracciabilità degli alimenti e dei mangimi per fini di sanità pubblica»

 

Si evidenzia che la limitazione delle incentivazioni ai soli prodotti ottenuti nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro, nonchè, in particolare, nell’ambito di filiere corte (ossia entro un raggio di 70 chilometri dall’impianto che li utilizza), potrebbe presentare profili di compatibilità con la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato. Appare pertanto opportuno prevedere che la concessione dell’agevolazione in questione sia subordinata alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.

 

Merita evidenziare, inoltre, che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha già chiarito, con riferimento a disposizioni volte a riconoscere benefici a favore del biodiesel proveniente da intese di filiera o contratti quadro, che trattasi di misure restrittive della concorrenza, in quanto di carattere discriminatorio tra operatori del medesimo settore (parere AS 368 del 31 ottobre 2006).

 


Articolo 26, commi 4-ter-4-sexies
(
Agevolazioni sulle accise per la produzione di biodiesel)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dalla Commissione bilancio della Camera

Articolo 26.

(Disposizioni in materia
di ambiente).

Articolo 26.

(Disposizioni in materia
di ambiente).

Articolo 26.

(Disposizioni in materia
di ambiente).

 

4-ter. Nel testo unico delle disposizioni legislative con­cernenti le imposte sulla pro­duzione e sui consumi e rela­tive sanzioni penali e ammini­strative, di cui al decreto legi­slativo 26 ottobre 1995, n. 504, all'articolo 22-bis sono apportate le seguenti modificazioni:

4-ter. Identico.

 

      a) nel comma 1:

 

 

1) dopo le parole: «250.000 tonnellate,» sono inserite le seguenti: «al fine di compen­sare i maggiori costi legati alla produzione,»;

 

 

2) le parole: «in autotra­zione» sono sostituite dalle seguenti: «tal quale o»;

 

 

3) le parole: «di cui all'alle­gato I.» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'allegato I; al fine della fruizione del be­neficio spettante per i quanti­tativi di biodiesel rientranti nel contingente e miscelati con il gasolio, sono contabi­lizzati in detrazione, nelle scritture contabili inerenti, l'accisa dovuta del deposito fiscale dove è avvenuta la mi­scelazione, nonché l'ammon­tare dell'imposta derivante dalla differenza tra l'aliquota applicata al gasolio impiegato come carburante e la predetta aliquota ridotta, come even­tualmente rideterminata ai sensi del comma 3.»;

 

 

4) dopo le parole: «da con­tratti quadro» sono inserite le seguenti: «, le modalità per la contabilizzazione e la frui­zione del beneficio fiscale»;

 

 

5) le parole: «sui quantita­tivi assegnati e non immessi in consumo» sono sostituite dalle seguenti: «sui quantita­tivi assegnati che, al termine dell'anno di assegnazione, ri­sultassero non ancora mi­scelati con il gasolio ovvero non ancora trasferiti ad im­pianti di miscelazione nazio­nali ovvero, per il biodiesel destinato ad essere usato tal quale, non ancora immessi in consumo»;

 

 

6) il quarto periodo è sosti­tuito dal seguente: «Per ogni anno di validità del pro­gramma i quantitativi del con­tingente che risultassero, al termine di ciascun anno, non ancora miscelati con il gaso­lio ovvero non ancora trasfe­riti ad impianti di miscela­zione nazionali ovvero, per il biodiesel destinato ad essere usato tal quale, non ancora immessi in consumo, sono ri­partiti tra gli operatori propor­zionalmente alle quote loro assegnate; tali quantitativi devono essere miscelati con il gasolio ovvero trasferiti ad impianti di miscelazione na­zionali ovvero, per il biodiesel destinato ad essere usato tal quale, immessi in consumo, entro il successivo 30 giu­gno»;

 

 

      b) nel comma 2, il terzo ed il quarto periodo sono soppressi;

 

 

      c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

 

 

«2-bis. Per l'anno 2007, nelle more dell'autorizzazione comunitaria di cui al comma 1, la parte del contingente di cui al medesimo comma 1 che residua dopo l'assegnazione di cui al comma 2 è asse­gnata, dall'Agenzia delle do­gane, previa comunicazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali relativa ai produttori di bio­diesel che hanno stipulato contratti di coltivazione rea­lizzati nell'ambito di contratti quadro o intese di filiera e alle relative quantità di biodiesel ottenibili dalle materie prime oggetto dei contratti sotto­scritti, proporzionalmente a tali quantità. In considera­zione della pendente valuta­zione della Commissione eu­ropea in merito alla compati­bilità del programma plurien­nale di cui al comma 1 con il quadro normativo comunita­rio, l'assegnazione di cui al presente comma è effettuata subordinatamente alla presta­zione, da parte degli opera­tori, della garanzia relativa al pagamento della maggiore accisa gravante sui quantita­tivi di biodiesel rispettiva­mente assegnati; nel caso in cui le autorità comunitarie, nell'ambito della loro compe­tenza esclusiva in materia, non ritengano di autorizzare il programma di cui al comma 1, i soggetti assegnatari di quantitativi di biodiesel ai sensi del presente comma sono tenuti al pagamento della maggiore accisa gra­vante sul biodiesel rispetti­vamente assegnato e im­messo in consumo.

 

 

2-ter. Per ogni anno del programma l'eventuale man­cata realizzazione delle pro­duzioni dei singoli operatori previste in attuazione dei con­tratti quadro e intese di filiera, nonché dai relativi contratti di coltivazione con gli agricol­tori, comporta la decadenza dall'accesso al contingente agevolato per i volumi non realizzati e determina la ridu­zione di pari volume del quan­titativo assegnato all'opera­tore nell'ambito del pro­gramma pluriennale per i due anni successivi»;

 

 

      d) con effetto dal 1o gen­naio 2008, dopo il comma 5-ter è aggiunto il seguente:

 

 

«5-quater. Nelle more del­l'entrata in vigore del decreto di cui al primo periodo del comma 5-bis trovano applica­zione, in quanto compatibili, le disposizioni del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui all'articolo 21, comma 6-ter, del presente te­sto unico nella formulazione in vigore al 31 dicembre 2006».

 

 

4-quater. Per i quantitativi del contingente di biodiesel del programma pluriennale di cui all'articolo 22-bis, comma 1, del citato testo unico di cui al decreto legislativo 26 otto­bre 1995, n. 504, come modi­ficato dal comma 4-ter, asse­gnati agli operatori nel corso dell'anno 2007, il termine per miscelare i medesimi con il gasolio ovvero per trasferirli ad impianti di miscelazione nazionali ovvero, per il bio­diesel destinato ad essere usato tal quale, per immetterli in consumo, è prorogato al 30 giugno 2008. Relativamente al primo anno del programma la ripartizione di cui al quarto periodo del predetto comma 1 dell'articolo 22-bis è effet­tuata, per i soli quantitativi del contingente che risultassero non ancora assegnati al 31 dicembre, dando priorità al prodotto proveniente da in­tese di filiera o da contratti quadro.

4-quater. Identico.

 

4-quinquies. Alla legge 27 dicembre 2006, n. 296, all'arti­colo 1, nel comma 374, le pa­role: «e, nei limiti di tali ri­sorse, può essere destinata anche come combustibile per riscaldamento» sono sop­presse.

4-quinquies. Identico.

 

4-sexies. Relativamente al­l'anno 2007, in caso di man­cato impiego del contingente di biodiesel di cui all'articolo 22-bis, comma 1, del testo unico di cui al decreto legisla­tivo 26 ottobre 1995, n. 504, le corrispondenti maggiori en­trate per lo Stato sono desti­nate ad aumentare il contin­gente annuo di 250.000 ton­nellate, di cui al medesimo ar­ticolo 22-bis, comma 1.

Soppresso

 

4-septies. Gli importi annui previsti dall'articolo 21, comma 6-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, nel testo così come modificato dal comma 520 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non utilizzati nell'anno 2007, sono destinati per il 50 per cento dei medesimi im­porti, con decreto del Mini­stero dell'economia e delle fi­nanze, all'incremento del con­tingente di biodiesel di cui al­l'articolo 22-bis, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 504 del 1995 per l'anno 2008. Il restante 50 per cento è assegnato al Fondo per la promozione e lo svi­luppo delle filiere agro-ener­getiche, di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 23 di­cembre 2005, n. 266. L'im­porto previsto dall'articolo 1, comma 380, della legge 27 di­cembre 2006, n. 296, non uti­lizzato nel 2007, è assegnato al Fondo di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 23 di­cembre 2005, n. 266.

Soppresso

 

4-octies. Gli imprenditori agricoli che producono oli vegetali non modificati chimi­camente e li impiegano per autoconsumo, quale carbu­rante, nel parco macchine aziendale, fino ad un quantita­tivo annuo di 5 tonnellate non sono soggetti al regime di deposito fiscale relativo alla produzione, trasformazione e cessione dei prodotti soggetti ad accisa.

4-sexies. Identico.

 

 

Il Senato aveva introdotto i commi da 4-ter a 4-octies recanti modifiche alla normativa in materia di agevolazioni sulle accise per la produzione di biodiesel, approvata con la legge finanziaria 2007, apportandovi numerose novelle.

La Commissione Bilancio della Camera ha soppresso i commi 4-sexies e 4-septies.

 

L’articolo 22-bis del D.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, introdotto dall’art. 1, comma 371, della legge finanziaria 2007, stabilisce l’entità dell’accisa dovuta per la produzione di biodiesel, che è pari ad un’aliquota del 20% della corrispondente accisa applicata sul gasolio usato come carburante di cui all'allegato I al medesimo testo unico; l’agevolazione è disposta nel limite di un contingente annuo di 250.000 tonnellate, valido per il periodo 2007-2010.

L’accisa agevolata si applica sul biodiesel destinato alla miscelazione con gasolio per autotrazione.

Il primo comma del citato art. 22-bis è modificato dal comma 4-ter in esame (lettera a) nei seguenti elementi:

1.      si precisa che l’agevolazione viene concessa a compensazione dei maggiori costi produttivi;

2.      l’agevolazione si estende alla semplice produzione di biodiesel, destinato ad essere utilizzato anche tal quale e non più solo se miscelato al gasolio e destinato all’autotrazione);

3.      in merito alle modalità di fruizione del beneficio, si dispone che il contribuente è tenuto ad evidenziare nelle scritture contabili la minore imposta dovuta, contabilizzando in detrazione l’accisa dovuta del deposito fiscale dove è avvenuta la miscelazione e l’imposta derivante dalla differenza tra l’imposta ordinaria applicata al gasolio impiegato come carburante e l’aliquota ridotta;

4.      si prevede che il DM che dovrà dettare le modalità attuative per la fruizione dell’agevolazione indichi anche le modalità per la contabilizzazione e la fruizione del beneficio fiscale;

5.      la revisione delle disposizioni è in coerenza con quanto disposto al successivo punto 6 ;

6.      la norma in vigore stabilisce che per ogni anno di validità del programma, i quantitativi del contingente agevolato che risultino, al termine di ciascun anno, non immessi in consumo, siano ripartiti tra gli operatori proporzionalmente alle quote loro assegnate per l'anno in questione, e purché vengano da questi immessi in consumo entro il successivo 30 giugno. In base alla novella i quantitativi oggetto di riassegnazione sono costituiti: dal prodotto che entro l’anno non sia stato immesso al consumo, se trattasi di biodiesel destinato ad essere usato tal quale; dal prodotto a fine anno non ancora miscelato col gasolio; oppure da quello non ancora trasferito negli impianti di miscelazione.

 

Il secondo comma dell’art. 22-bis dispone, con il primo periodo, in merito all’assegnazione, per il solo anno 2007, di una quota di biodiesel agevolato pari a 180 mila tonnellate (delle 250 mila totali), nelle more dell’approvazione del piano da parte della Comunità. Il terzo ed il quarto periodo di tale comma, che disciplinano l’assegnazione della parte residua del contingente di 250.000 tonnellate, sono ora soppressi dalla lettera b) del comma in esame, e la materia è diversamente disciplinata con la lettera c). In particolare quest’ultima aggiunge dopo il comma 2 dell’art. 22-bis due nuovi commi (2-bis e 2-ter), ove si prevede che il restante contingentedi biodiesel agevolato sia assegnato dall’Agenzia delle dogane ai produttori che abbiano sottoscritto con gli agricoltori dei contratti di coltivazione (definiti nell’ambito di contratti quadro o intese di filiera: v. supra).

 

Merita evidenziare che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha già chiarito che disposizioni volte a riconoscere benefici a favore del biodiesel proveniente da intese di filiera o contratti quadro si configurano come misure restrittive della concorrenza, in quanto di carattere discriminatorio tra operatori del medesimo settore (parere AS 368 del 31 ottobre 2006).

 

In conformità a quanto già previsto con riferimento alla prima quota, nella ipotesi che la Commissione Europea rilevi la incompatibilità del programma agevolativo con le disposizioni comunitarie i produttori saranno tenuti al versamento delle maggiori accise e a tale scopo viene posto a carico di medesimi operatori, vincolati dai contratti di coltivazione e assegnatari del restante contingente, di prestare la garanzia per l’eventuale maggiore accisa dovuta. Con il nuovo testo del comma 2-tersono definite le sanzioni, per mancata produzione di biodiesel, a carico dei produttori che beneficiano del programma agevolativo in quanto sottoscrittori con il mondo agricolo di contratti di coltivazione. Il quantitativo non prodotto si traduce nella pari riduzione del contingente agevolato assegnato, nonché in una pari riduzione del quantitativo assegnato anche nei due anni successivi.

Infine, con la lettera d) viene integrato il comma 5 dell’articolo 22-bis del D.lgs. n. 504, nella versione recata dal comma 372 della legge finanziaria 2007, che si applica a decorrere dal 1° gennaio 2008.

Tale versione, che si applicherà nel 2008, definisce un nuovo programma triennale, sempre finalizzato all’incremento dell'utilizzo di fonti energetiche che determinino un ridotto impatto ambientale, una accisa ridotta, secondo le aliquote di seguito indicate, applicabile sui seguenti prodotti impiegati come carburanti da soli o in miscela con oli minerali:

a)       bioetanolo derivato da prodotti di origine agricola: euro 289,22 per 1.000 litri;

b)       etere etilterbutilico (ETBE), derivato da alcole di origine agricola: euro 298,92 per 1.000 litri;

c)       additivi e riformulanti prodotti da biomasse:

1)       per benzina senza piombo: euro 289,22 per 1.000 litri;

2)       per gasolio, escluso il biodiesel: euro 245,32 per 1.000 litri.

Le disposizioni stabiliscono inoltre che sia un decreto interministeriale a stabilire i criteri di ripartodell’agevolazione, che deve essere contenuta entro 73 milioni di euro annui.

Il comma in esame, alla lettera d), stabilisce che in attesa dell’approvazione del menzionato decreto, si possa applicare, in quanto compatibile, il decreto a suo tempo approvato per il progetto sperimentale sul bioetanolo, ovvero il DM 20 febbraio 2004, n. 96.

 

Il comma 4-quater proroga al 30 giugno 2008, relativamente ai contingenti assegnati nel 2007, il termine, attualmente fissato alla fine dell’anno di riferimento e quindi al 31 dicembre 2007 oltre il quale si procede alla riassegnazione agli operatori del quantitativo di prodotto non immesso al consumo, se trattasi di biodiesel destinato ad essere usato tal quale, del prodotto non ancora miscelato col gasolio, oppure di quello non ancora trasferito negli impianti di miscelazione.

 

Con il comma 4-quinquies è novellato il comma 374 della L. 296/06 (legge finanziaria 2007) che per il solo 2007 ha elevato il contingente del combustibile che prodotto nell’ambito dei contratti di coltivazione può beneficiare dell’abbattimento dell’accisa, nel contempo consentendo un suo utilizzo anche come combustibile per riscaldamento. Tale ultima previsione viene ora soppressa.

 

Il comma 4-sexies,introdotto dal Senato,è stato soppresso dalla Commissione Bilancio della Camera.

Il comma disponeva in merito alle maggiori entrate che si dovessero verificare nell’anno 2007 per il mancato utilizzo dell’abbattimento dell’accisa sull’intero contingente per il quale il beneficio è concesso. Tali maggiori entrate avrebbero dovuto essere riservate all’incremento, negli anni successivi del programma, del contingente annuo agevolato attualmente stabilito in 250 mila tonnellate.

 

Il comma 4-septies, anch’esso introdotto dal Senato, è stato soppresso dalla Commissione Bilancio della Camera.

Anche tale comma disponeva in merito all’impiego delle eventuali maggiori entrate derivanti dal mancato ricorso alle stabilite agevolazioni. I benefici in questione sono quelli connessi al progetto sperimentale di cui ai commi 6-bis e 6-ter dell’art. 21 del D.lgs. n. 504/95, avente la finalità di incrementare l’uso di fonti energetiche a minore impatto ambientale, per un importo annuo di spesa non superiore a 73 milioni di euro. Tali disposizioni sono state abrogate dal comma 371 della legge 296/2006 finanziaria 2007; tuttavia il medesimo comma 371, inserendo l’art. 22-bis al citato T.U. n. 504 ha disposto (co. 5, art. 22-bis) che il programma sperimentale triennale continua ad applicarsi nell’anno 2007.

Il comma soppresso ripartiva le risorse eventualmente non utilizzate nel 2007 destinandole per il 50% ad incrementare il contingente di biodiesel ad accisa agevolata, di cui al co. 1 dell’art. 22-bis, D.Lgs. n. 504, e per il restante 50% al Fondo per la promozione e lo sviluppo delle filiere agroenergetiche, di cui al co.422 della legge finanziaria 2006 (n. 266/2005). Al medesimo fondo è anche assegnato l’importo non utilizzato nel 2007, di cui all’art. 1, comma 380 della legge finanziaria 2007. Tale norma ha disposto l’esenzione dall’accisa dell’olio vegetale utilizzato a fini energetici dal settore agricolo, entro un importo annuale di un milione di euro.

 

L’attuale comma 4-sexies esonera dal regime di deposito fiscale gli oli vegetali non modificati chimicamente prodotti da imprenditori agricoli, a condizione che tali prodotti siano impiegati esclusivamente per autoconsumo, come carburante per le macchine aziendali. L’esenzione è concessa fino ad un massimo di 5 tonnellate annue.

 

 


Articolo 26-bis
(Variazioni colturali)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 26-bis.

(Variazioni colturali).

 

1. All'articolo 2, comma 33, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

      a) al primo periodo, le parole: «dal regolamento (CE) n. 1782/03 del Consiglio, del 29 settembre 2003, e dal regolamento (CE) n. 796/2004 della Commissione, del 21 aprile 2004» sono sostituite dalle seguenti: «dalla normativa comunitaria relativa alle Organizzazioni comuni di mercato (OCM) del settore agricolo»;

 

      b) al terzo periodo, le parole: «All'atto della accettazione della suddetta dichiarazione» sono sostituite dalle seguenti: «Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche alle comunicazioni finalizzate all'aggior­namento del fascicolo aziendale costituito a norma del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1o dicembre 1999, n. 503. All'atto della accettazione delle suddette dichiarazioni»;

 

      c) il quarto periodo è sostituito dal seguente: «L'Agenzia del territorio, sulla base delle suddette proposte, provvede ad inserire nei propri atti i nuovi redditi relativi agli immobili oggetto delle variazioni colturali»;

 

      d) il quinto periodo è sostituito dal seguente: «In deroga alle vigenti disposizioni ed in particolare all'articolo 74, comma 1, della legge 21 novembre 2000, n. 342, l'Agenzia del territorio, con apposito comunicato da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, rende noto, per ciascun comune, il completamento delle operazioni e provvede a pubblicizzare, per i sessanta giorni successivi alla pubblicazione del comunicato, presso i comuni interessati, tramite gli uffici provinciali e sul proprio sito internet, i risultati delle relative operazioni catastali di aggiornamento»;

 

      e) il sesto periodo è sostituito dal seguente: «I ricorsi di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni, avverso la variazione dei redditi possono essere proposti entro centoventi giorni dalla data di pubblicazione del comunicato di cui al periodo precedente»;

 

      f) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Qualora i soggetti interessati non forniscano le informazioni previste ai sensi del comma 35 e richieste nelle dichiarazioni relative all'uso del suolo ovvero le forniscano in modo incompleto o non veritiero, si applica la sanzione amministrativa da euro 1.000 ad euro 2.500; all'irrogazione delle sanzioni provvede l'Agenzia del territorio sulla base delle comunicazioni effettuate dall'AGEA».

 

 

L’articolo 26-bis,introdotto dal Senato, reca numerose novelle all’art. 2, comma 33 del D.L. n. 262/2006 che ha introdotto talune modificazioni negli adempimenti relativi alla denuncia di variazione dei redditi dominicali dei terreni.

In particolare il menzionato comma 33 ha modificato l’obbligo di denuncia di variazione del reddito dominicale, previsto dall’articolo 30 del TUIR[138] nel caso di variazioni colturali, per i soggetti che richiedano agli organismi pagatori il versamento dei contributi agricoli comunitari esigibili sulla base dei regolamenti (CE) n. 1782/2003 e n. 796/2004. Le dichiarazioni relative all’uso del suolo, che i menzionati soggetti sono tenuti a rendere per beneficiare degli aiuti comunitari, vengono infatti utilizzate, a decorrere dal 1° gennaio 2007, in luogo delle suddette richieste di variazione e vengono a tal fine trasmesse dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) all’Agenzia per il territorio per consentire il conseguente aggiornamento della banca dati catastale.

 

Le novelle introdotte con l’articolo 26-bis in commento al comma 33 sopra citato sono di seguito evidenziate.

 

In base alla lettera a) i soggetti ai quali si applica il sistema semplificato non sono più coloro che beneficiano del regime di pagamento unico previsto dal regolamento CE n. 1782/2003[139], ma sono i soggetti che hanno titolo agli aiuti previsti nelle singole Organizzazioni comuni di Mercato (OCM). Viene anche meno il richiamo al Reg. (CE) n. 796/2004[140] che stabilisce le modalità di applicazione del sistema integrato di gestione e di controllo, che presiede alla gestione e al controllo tanto dei regimi di pagamento diretto, quanto dell'adempimento degli obblighi di condizionalità in materia di conservazione dei pascoli, istituiti dal reg. 1782/2003.

 

La lettera b)introducendo un nuovo periodo, estende l’applicazione dell’utilizzo delle dichiarazioni presentate all’AGEA per i contributi agricoli comunitari anche all’aggiornamento del fascicolo aziendale, la cui costituzione è stata richiesta dal DPR 503/99 per tutti i soggetti pubblici o privati esercenti attività agricola, agroalimentare, forestale e della pesca. Il fascicolo, in versione sia cartacea che elettronica, contiene i dati riepilogativi aziendali necessari all’aggiornamento dell'anagrafe delle aziende agricole, a sua volta istituita all’interno del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN).

 

La lettera c) sostituisce il quarto periodo del comma 33, che nella formulazione vigente prevede che l’AGEA rilasci ai soggetti dichiaranti la ricevuta contenente la proposta dei nuovi redditi attribuiti alle particelle interessate, la quale ha valore di notifica. La norma novellata prevede invece che l'Agenzia del territorio, sulla base delle suddette proposte, provveda direttamente ad inserire nei propri atti i nuovi redditi relativi agli immobili oggetto delle variazioni colturali.

 

La lettera d) sostituisce il quinto periodo del comma 33, il quale attualmente prevede che qualora il soggetto dichiarante che riceve la notifica sia persona diversa dai titolari di diritti reali sugli immobili interessati dalle variazioni colturali, i nuovi redditi dovranno essere notificati anche a questi ultimi, utilizzando le informazioni contenute nelle suddette dichiarazioni. La norma novellata prevede invece un sistema di pubblicità differente, applicabile a regime per tutti i soggetti interessati ed identico a quello già previsto, in sede di prima applicazione, dal comma 34 dell’articolo 2 del D.L. n. 262 del 2006. Infatti, in deroga alle vigenti disposizioni ed in particolare all'articolo 74, comma 1, della legge 21 novembre 2000, n. 342, che prevede l’efficacia delle modifiche a decorrere dalla loro notificazione, l'Agenzia del territorio, con apposito comunicato da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, dovrà rendere noto, per ciascun comune, il completamento delle operazioni e dovrà inoltre provvedere a pubblicizzare, per i sessanta giorni successivi alla pubblicazione del comunicato, presso i comuni interessati, tramite gli uffici provinciali e sul proprio sito internet, i risultati delle relative operazioni catastali di aggiornamento.

L’articolo 74, comma 1 derogato, stabilisce che a decorrere dal 1° gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, a cura dell'ufficio del territorio competente, ai soggetti intestatari della partita. Dall'avvenuta notificazione decorre il termine di sessanta giorni, di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni, per proporre il ricorso di cui all'articolo 2, comma 3, dello stesso decreto legislativo. Dell'avvenuta notificazione gli uffici competenti danno tempestiva comunicazione ai comuni interessati.

Si ricorda che con Comunicato 2 aprile 2007[141] è stato reso noto l'elenco dei comuni per i quali sono state completate le operazioni di aggiornamento della banca dati catastale in relazione alle variazioni colturali derivanti dalle dichiarazioni presentate nell'anno 2006 agli organismi pagatori, riconosciuti ai fini dell'erogazione dei contributi agricoli. Con il successivo Comunicato 14 settembre 2007[142] è stato reso noto l'elenco dei comuni per i quali sono state eseguite le rettifiche d'ufficio, in autotutela, delle variazioni colturali derivanti dalle dichiarazioni presentate nell'anno 2006 agli organismi pagatori, riconosciuti ai fini dell'erogazione dei contributi agricoli.

 

La lettera e) sostituisce il sesto periodo del comma 33, che prevede attualmente che i nuovi redditi producano effetto fiscale, in deroga alle vigenti disposizioni, a decorrere dal 1° gennaio dell’anno in cui viene presentata la dichiarazione. La norma novellata, che riproduce quanto già previsto, in sede di prima applicazione, dal comma 34 dell’articolo 2 del D.L. n. 262 del 2006, prevede invece che i ricorsi di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, avverso la variazione dei redditi dominicali possano essere proposti entro il termine di centoventi giorni decorrenti dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del comunicato dell’Agenzia del territorio relativo al completamento delle operazioni di aggiornamento catastale per gli immobili interessati.

 

La lettera f) aggiunge, in fine, al comma 33 un periodo in base al quale qualora i soggetti interessati non forniscano le informazioni previste ai sensi del successivo comma 35 e richieste nelle dichiarazioni relative all'uso del suolo ovvero le forniscano in modo incompleto o non veritiero, si applica la sanzione amministrativa tributaria da euro 1.000,00 ad euro 2.500,00; all'irrogazione delle sanzioni provvede l'Agenzia del territorio sulla base delle comunicazioni effettuate da AGEA.

Si ricorda che il comma 35 richiamato prevede che con provvedimento del Direttore dell’Agenzia del territorio, sentita l’AGEA, siano stabilite le modalità tecniche ed operative di interscambio dati e cooperazione operativa per l’attuazione dei commi 33 e 34, tenendo conto che l’AGEA si avvarrà degli strumenti e delle procedure di interscambio dati e cooperazione applicativa resi disponibili dal Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN).

Con Provvedimento 29 dicembre 2006[143] sono state definite tali modalità tecniche e operative di interscambio dati e cooperazione operativa per l'aggiornamento del catasto nell'ambito delle dichiarazioni per i contributi agricoli.


Articolo 26-ter
(Disposizioni in materia di servizi idrici)

 

Testo del decreto-legge

Testo del decreto-legge comprendente le modificazioni apportate dal Senato della Repubblica

 

 

 

Articolo 26-ter.

(Disposizioni in materia di servizi idrici).

 

1. Al fine di assicurare la razionaliz­zazione e la solidarietà nell'uso delle acque, fino all'emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati, e comunque entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non possono essere disposti nuovi affidamenti ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

 

2. Nell'ambito delle procedure di affidamento di cui al comma 1 sono ricomprese anche le procedure in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, fatte salve le concessioni già affidate.

 

3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, trasmette alle Camere una relazione sullo stato delle gestioni esistenti circa il rispetto dei parametri di salvaguardia del patrimonio idrico e in particolare riguardo all'effettiva garanzia di controllo pubblico sulla misura delle tariffe, alla conservazione dell'equilibrio biologico, alla politica del risparmio idrico e dell'eliminazione delle dispersioni, alla priorità nel rinnovo delle risorse idriche e per il consumo umano.

 


L’articolo 26-ter in commento è stato introdotto presso l’altro ramo del Parlamento a seguito dell’approvazione di un emendamento della Commissione, nel testo modificato da un subemendamento del relatore.

 

Il comma 1 vieta nuovi affidamenti del servizio idrico integrato ai sensi dell'articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (cd. codice ambientale):

§      fino all'emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del medesimo decreto legislativo, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati;

Si ricorda che in base all’articolo 1, comma 6, della legge delega il termine per l’esercizio della delega relativa all’adozione di decreti correttivi e integrativi del codice ambientale scade il 29 aprile 2008 (ovvero due anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 152 del 2006). Il primo provvedimento correttivo è il decreto legislativo 8 novembre 2006, n. 284, che non interviene direttamente sulla materia oggetto della disposizione in esame; il secondo provvedimento correttivo, sul cui schema le Commissioni ambiente di camera e Senato hanno appena espresso il parere d loro competenza, dovrà nuovamente essere trasmesso alle medesime per il secondo passaggio parlamentare previsto dall’articolo 1, comma 5, della norma di delega. Lo schema di correttivo interviene sulla Parte II (relativa alle procedure di VIA, VAS e IPPC) e IV (in materia di rifiuti) del codice e reca alcune limitate modifiche alla Parte III del codice in materia di gestione delle risorse idriche (di cui si dirà più oltre).

§      in ogni caso entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione in esame.

 

Occorre valutare se modificare la disposizione al fine di fare riferimento – quale termine per la sospensione dei nuovi affidamenti –  piuttosto che all’emanazione, all’entrata in vigore delle disposizioni correttive del codice ambientale, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati.

 

Il comma 2 estende l’applicazione della cd. moratoria anche alle procedure in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione, ma fa salve le concessioni già affidate

 

Il comma 3, infine, prevede la predisposizione e la trasmissione alle Camere da parte del Presidente del Consiglio dei ministri (su proposta del Ministro dell'ambiente e del Ministro per gli affari regionali) di una relazione sullo stato delle gestioni esistenti circa il rispetto dei parametri di salvaguardia del patrimonio idrico e in particolare riguardo all'effettiva garanzia di controllo pubblico sulla misura delle tariffe, alla conservazione dell'equilibrio biologico, alla politica del risparmio idrico e dell'eliminazione delle dispersioni, alla priorità nel rinnovo delle risorse idriche e per il consumo umano».

Il termine per la presentazione di tale relazione è di tre mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento.

 

Si segnala che il testo della disposizione in gran parte riprende l’ articolo 9[144] dell’AS n. 1644 (Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali), attualmente all’esame del Senato.

Rispetto a tale disposizione tuttavia, a seguito dell’approvazione del subemendamento:

§      in base al comma 1, la cd. moratoria riguarda tutti gli affidamenti e non soltanto quelli a soggetti privati;

§      è previsto, sempre al comma 1, un termine massimo di dodici mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione per l’applicazione della medesima moratoria;

§      non è riprodotta, al medesimo comma, l’esplicitazione secondo la quale la titolarità delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata ad enti pubblici;

§       al comma 2, non vengono esplicitamente fatte salve le concessioni già affidate.

 

Si segnala, inoltre, che è attualmente all’esame della Commissione ambiente della Camera una proposta di legge di iniziativa popolare (AC 2889), che detta principi relativi alla gestione delle risorse idriche, con particolare riferimento ai profili della tutela e della pianificazione, e interviene sulla disciplina della gestione del servizio idrico integrato (con riferimento anche alla fase transitoria), prevedendo la ripubblicizzazione del servizio.

 

 


La gestione del servizio idrico integrato in base al codice ambientale

Il servizio idrico integrato è costituito, ai sensi della definizione recata dall’art. 141, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cd. codice ambientale), “dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili di fognatura e di depurazione delle acque reflue”[145].

La disciplina del servizio idrico integrato è contenuta negli articoli 147-158[146] del D.Lgs. n. 152/2006, la cui struttura si basa in buona parte sulle disposizioni della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (cd. legge Galli), ora abrogata dall’art. 175 del medesimo decreto.

 

L’organizzazione del servizio

In base all’art. 147 l’organizzazione dei servizio idrici è basata sugli ambiti territoriali ottimali (d’ora in poi ATO) definiti dalle regioni in attuazione della legge Galli.

Lo stesso articolo (al comma 2) fissa i seguenti importanti principi informatori della gestione del servizio:

a) unità del bacino idrografico o del sub-bacino o dei bacini idrografici contigui;

b) unicità della gestione e, comunque, superamento della frammentazione verticale delle gestioni[147];

c) adeguatezza delle dimensioni gestionali, definita sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici.

Un’importante innovazione introdotta dal codice ambientale è rappresentata dalla norma recata dall’art. 148, comma 1, che attribuisce personalità giuridica alle autorità d'ambito[148], costituite in ciascun ATO delimitato dalla competente regione, alle quali gli enti locali partecipano obbligatoriamente. Si segnala anche l’articolo 148, comma 5, che prevede la facoltatività dell’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato per i per i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane. La disposizione richiede la condizione che la gestione del servizio idrico sia operata direttamente dalla amministrazione comunale ovvero tramite una società a capitale interamente pubblico e controllata dallo stesso comune e precisa che su tali gestioni l'Autorità d'ambito esercita funzioni di regolazione generale e di controllo[149].

Il successivo art. 149 prevede che entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della parte terza del decreto n. 152[150], l'Autorità d'ambito provveda alla predisposizione e/o aggiornamento del piano d'ambito, e disciplina i contenuti del medesimo. Tale piano rappresenta lo strumento programmatorio cardine dell'Autorità d'ambito, risultato di un'attività di ricognizione delle infrastrutture esistenti, della stesura di un programma degli interventi infrastrutturali necessari e di un piano finanziario connesso ad un modello gestionale ed organizzativo.

 

Le modalità di affidamento del servizio

Le principali disposizioni in materia di affidamento del servizio idrico integrato sono contenute nell’articolo 150 e nell’articolo 170 (in particolare, comma 3, lettera i), per quanto riguarda la disciplina transitoria) del d.lgs. n. 152/2006.

In materia di modalità di affidamento, una prima lettura dell’articolo 150 sembra limitarsi a richiamare la disciplina oggi vigente dell’art. 113 del testo unico enti locali (d’ora in poi TUEL, recato dal decreto legislativo n. 267 del 2000).

In realtà le norme introdotte recano rilevanti innovazioni, che si spiegano anche in relazione a quanto dispone l’art. 113 TUEL in merito al rapporto fra disciplina generale (di cui all’art 113) e discipline di settore, dal quale si evince un ampio grado di libertà delle normative di settore di discostarsi dal modello generale recato dall’art. 113 TUEL[151].

A una prima lettura dell’art. 150 del d.lgs. n. 152/2006, la scelta della forma di affidamento del servizio da parte dell’Autorità d’ambito (a discrezione della stessa, ma comunque nel rispetto del piano d'ambito e del principio di unicità della gestione per ciascun ambito) sembrerebbe potere essere effettuata nei limiti di una delle tre forme indicate dal comma 5 dell’art. 113 (espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica; conferimento del servizio a società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato venga scelto attraverso l'espletamento di gare; affidamento in house[152])

Tuttavia, il comma 3 reca due importanti limitazioni:

a) il ricorso all’affidamento in house può essere ammesso solo “qualora ricorrano obiettive ragioni tecniche od economiche” (e tale inciso sembra coerente con le indicazioni di fonte europea, sia normative, sia giurisprudenziali, sia di indirizzo);

b) l’Autorità d’ambito può ricorrere all’affidamento a società a capitale misto con scelta del socio privato con gara (ipotesi sub lettera b) del comma 5 dell’art. 113) “purché il socio privato sia stato scelto, prima dell’affidamento, con gara da espletarsi con le modalità di cui al comma 2”. La disciplina previdente ammetteva anche l’ipotesi della scelta del socio privato dopo l’affidamento.

Nel caso di aggiudicazione del servizio mediante gara, il comma 2 dell’articolo 150 prevede che essa sia disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie, in conformità ai criteri di cui all'articolo 113, comma 7, TUEL[153], secondo modalità e termini stabiliti con decreto del Ministro dell'ambiente, non ancora emanato[154].

L’articolo 151 disciplina, invece, i rapporti tra autorità d'ambito e soggetti gestori del servizio idrico integrato, disponendo che tali rapporti siano regolati da convenzioni predisposte dall'Autorità d'ambito sulla base di convenzioni tipo adottate dalle regioni e dalle province autonome.

 


Articolo 27
(Modifiche all'articolo 1, comma 1