Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Finanziaria 2007 - A.C. 1746-bis-A - Lavori preparatori alla Camera - Esame in Assemblea - (sedute dal 17 al 19 novembre) Parte VIII
Riferimenti:
AC n. 1746-bis-A/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 56    Progressivo: 2
Data: 21/11/2006
Descrittori:
BILANCIO DELLO STATO   LEGGE FINANZIARIA
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

 

 

Finanziaria 2007

A.C. 1746-bis-A

Lavori preparatori alla Camera

Esame in Assemblea

(sedute dal 17 al 19 novembre)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 56/2

Parte VIII

 

21 novembre 2006


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento Bilancio e politica economica

 

SIWEB

 

I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: BI0063h.doc

 


 

INDICE

 

 

Volume VIII

Esame in Assemblea (sedute dal 17 al 19 novembre)

§      Seduta del 17 novembre 2006. 3

§      Seduta del 18 novembre 2006. 261

§      Seduta del 19 novembre 2006. 601

 


Esame in Assemblea
(sedute dal 17 al 19 novembre)


 

 

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 


______________  ______________


 

74.

 

Seduta di venerdì 17 novembre 2006

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIA MELONI

indi

DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI CASTAGNETTI

E DEL PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI

 


Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) (1746-bis) (ore 11,16).

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007).

Avverto che prima dell'inizio della seduta il gruppo UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) ha ritirato tutte le proposte emendative presentate dai deputati appartenenti al medesimo gruppo ad eccezione delle seguenti: Lucchese 88.39, Romano 101.1, Galletti 189.01 e 191.03, Capitanio Santolini 192.04 e Volontè 0.186.0600.2.

Avverto, inoltre, che il gruppo di Alleanza Nazionale ha ritirato tutte le proposte emendative presentate dai deputati appartenenti al medesimo gruppo ad eccezione delle seguenti: Alberto Giorgetti 37.4, Armani 75-bis.01, Buonfiglio 0.84.500.30, Alberto Giorgetti 0.84.500.2, Alemanno 128.08 e 130.2, Moffa 186.03 e La Russa 199.28 e degli emendamenti a prima firma del deputato Buontempo.

Avverto, altresì, che l'emendamento Alberto Giorgetti 37.4 deve intendersi sottoscritto anche dal deputato Ronchi.

Poiché non è stato ancora completato il vaglio di ammissibilità dell'emendamento 16.500 del Governo da parte della Presidenza, è mia intenzione sospendere la seduta.

 

EMERENZIO BARBIERI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. A che titolo?

 

EMERENZIO BARBIERI. Sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, desidero intervenire per porre in rilevo due questioni.

Prima questione. Chi ha l'esperienza della precedente legislatura sa che l'amico, onorevole Giachetti non perdeva occasione per lamentare il ritardo nell'inizio delle sedute, cosa questa che in cinque anni sarà avvenuta forse sei volte. Con questa Presidenza Bertinotti, il ritardo nell'inizio delle sedute dell'Assemblea sta diventando una costante. Siccome i vicepresidenti della Camera dei deputati sono quattro - non so se ne servano effettivamente quattro, probabilmente ne basterebbero due -, sarebbe bene che le sedute, nel caso in cui l'inizio sia fissato per le 11, cominciassero a quell'ora. Non è assolutamente accettabile questo andazzo che ormai dura da troppo tempo. Signor Presidente, la pregherei, quindi, di farsi interprete di questa richiesta di rigore presso il Presidente Bertinotti in modo tale che, in mezzo alle duemila cose che lo stesso ha da fare o che tenta di fare, abbia anche il tempo di ricordare ai vicepresidenti di essere puntuali.

Seconda questione. Trovo assolutamente originale che alle ore 11,20 ci si trovi in una situazione nella quale si sta ancora valutando quello che lei, Presidente, ha testé comunicato all'Assemblea. Devo dire che, da questo punto di vista, c'è una mancanza di serietà - per la verità, si tratta dell'ennesima conferma - di questo Governo, che tutto fa tranne che essere composto da persone serie (Commenti), e ciò pone la Camera nella condizione di ritardare quello che sappiamo essere uno sbocco inevitabile ma che, applicato nei tempi e nei modi giusti, potrebbe consentirci di partecipare un po' più attivamente ai lavori (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Alleanza Nazionale).

 

GIORGIO LA MALFA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento?

 

GIORGIO LA MALFA. Desidero rivolgere una domanda alla Presidenza della Camera...

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, ieri il ministro Chiti ha annunziato all'Assemblea la presentazione, da parte del Governo, dell'emendamento 16.500, preannunziando, inoltre, l'intenzione di porre su di esso la questione di fiducia. Come ci è stato appena comunicato, il vaglio di ammissibilità su tale proposta emendativa non è stato ancora completato da parte della Presidenza, chiedo quindi formalmente alla Presidenza della Camera se il testo di quell'emendamento, ripeto, presentato ieri dal ministro Chiti, sia rimasto immutato fino a questo momento oppure se ad esso siano state apportate ulteriori modifiche.

Questi sono i rumori - per così dire - che sentiamo intorno al Parlamento: che il Governo abbia continuato a modificare il testo. La domanda è molto delicata, signor Presidente della Camera, ma la risposta che richiediamo è precisa: vogliamo sapere se il vaglio di ammissibilità si è applicato ad un testo consegnato e non più modificato dal momento in cui il ministro Chiti ha detto di averlo consegnato.

 

ROBERTO MENIA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, debbo prima di tutto fare una valutazione ed una riflessione, anche pensando allo svolgimento delle sedute degli ultimi giorni. Ricordo, in particolare, che l'altra sera, quando un'agenzia ben informata ebbe a diffondere la notizia che il Governo era pronto a proporre un megaemendamento di circa mille commi, sul quale sarebbe stata posta la questione di fiducia, da questa parte venne prima di tutto avanzata una richiesta. Fu l'onorevole Gasparri a chiedere di interrompere i lavori della Camera perché ci pareva di recitare una sorta di commedia a soggetto. E quando, per parte mia, ribadii la stessa considerazione, subii una serie di commenti da banchi lontani, e anche da banchi più vicini. Sentii distintamente che mi si dava del pagliaccio, del buffone. Peccato che avevo ragione. Quindi, da una parte mi è facile oggi restituire al mittente le affermazioni che ebbi a ricevere quella sera.

Debbo aggiungere, continuando questo brevissimo intervento, che anche la sospensione che lei, Presidente, ci propone oggi - peraltro doverosa, perché è giusto che il Presidente questo faccia - viene a manifestarsi, comunque, come segno e denuncia di una situazione che sta diventando insostenibile. Noi abbiamo, di fatto, discusso più o meno per finta un disegno di legge finanziaria presentato nei termini ma che veniva emendato e riemendato dal Governo giorno dopo giorno. Ed oggi, come è avvenuto anche ieri, siamo qui a perdere inutilmente tempo, in attesa che arrivi la verifica di ammissibilità su un emendamento che neppure conosciamo, di fronte al preannuncio di una questione di fiducia che non è stata ancora stata posta formalmente.

È il motivo per il quale, signor Presidente, le chiedo di conoscere come si intenda proseguire, vale a dire quando si ritiene che verrà ripresa la seduta e verrà posta formalmente la questione di fiducia, anche perché i deputati sappiano ciò che debbono fare nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

Questo le voglio chiedere, Presidente, comunque denunciando ancora una volta con scoramento - sinceramente - il percorso su cui si sta incamminando questo Parlamento. È vero che qui nessuno è più vergine, però una sceneggiata come quella alla quale abbiamo assistito in questi giorni per la finanziaria è veramente inammissibile. Questo Governo ci ha preso in giro giorno dopo giorno, autoemendandosi, come abbiamo ripetuto in più occasioni, presentando oggi, sotto forma di emendamento, un articolo unico, che non conosciamo nemmeno e che contiene oltre mille commi. E a proposito di questo, viene veramente da chiedersi sin dove possa arrivare la legittimità di un'operazione di questo genere. Sono tutte questioni che ritenevo opportuno porre una volta di più, senza enfasi e senza rabbia. Però sono questioni sulle quali sinceramente dobbiamo ridiscutere.

E dobbiamo discutere anche dell'ultima provocazione che in qualche modo lancio; e questo potrebbe essere un tema sul quale riflettere di qua e di là, da parte dell'opposizione e da parte della maggioranza. Io penso che le sessioni di bilancio, che le leggi finanziarie che si svolgono lungo questo percorso non possano più procedere così.

Bisogna sinceramente ragionare riguardo ad una modifica del regolamento, al fine di stabilire come, d'ora in poi, dovrebbe essere seriamente esaminato un disegno di legge finanziaria. Non è possibile, infatti, che si continui questa «commedia degli inganni» in cui, anno dopo anno, si peggiora per davvero in termini di prassi. Si tratta di decisioni che costituiscono, in qualche modo, dei precedenti, ma sono precedenti che continuano a peggiorare ogni anno che passa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Onorevole Menia, l'ho lasciata concludere il suo intervento; tuttavia, rilevo che le sue sono valutazioni di carattere politico e non di ordine regolamentare.

 

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, intervengo anche perché sono stato chiamato in causa dal collega Barbieri, il quale ha ragione. Infatti, spesso ho fatto rilevare, nella scorsa legislatura, i ritardi con i quali cominciavano le sedute dell'Assemblea. Sapevo allora, così come so oggi - affermo ciò perché credo sia giusto specificarlo -, che questo non riguarda e non dipende né dai vicepresidenti o dal Presidente, né dagli uffici, ma spesso e volentieri deriva dal modo in cui evolvono le questioni politico-legislative e l'organizzazione dei nostri lavori; magari, si determinano ritardi nell'attività delle Commissioni (e via dicendo), in funzione dei quali le sedute dell'Assemblea cominciano in ritardo.

Nella fattispecie, vorrei segnalare che sono arrivato cinque minuti prima che cominciasse la seduta odierna ed ho visto che erano già presenti ed aspettavano sia il vicepresidente della Camera dei deputati, sia gli uffici. Evidentemente, altre questioni, che non sono direttamente attinenti ai lavori dell'Assemblea, hanno determinato tale ritardo. Credo, comunque - e do ragione all'onorevole Barbieri - che dovremmo cercare, per quanto possibile, di rimediare a tali inconvenienti.

Per quanto concerne le altre considerazioni che sono state formulate, mi permetto, anche in questo caso, di rispondere pacatamente ad esse; del resto, so che è sempre complicato svolgere ragionamenti pacati quando esistono situazioni di così forte contrapposizione. Mi rivolgo, in particolare, al collega Menia: distinguiamo la polemica politica da esigenze che, a mio avviso, riguardano la tutela di tutti noi.

Il vaglio di ammissibilità effettuato da parte della Presidenza della Camera dei deputati rappresenta, infatti, una garanzia soprattutto per l'opposizione; se la Presidenza necessita di un tempo maggiore per vagliare l'ammissibilità di un maxiemendamento complesso, come lo sono stati quelli presentati dai Governi Berlusconi negli ultimi tempi (vale a dire, emendamenti composti da numerosi commi e che raggruppano moltissimi articoli della manovra finanziaria), ciò costituisce una garanzia per tutti noi. Dobbiamo auspicare che, magari, sia necessario alla Presidenza qualche minuto in più per valutarne l'ammissibilità, piuttosto che far passare alcune misure in maniera frettolosa.

In tal senso, quindi, pur raccogliendo la polemica politica (la quale, ovviamente, non può mancare), suggerirei di essere un po' più cauti rispetto a tali questioni, poiché ritengo importante, a garanzia di tutti noi deputati, che sia utilizzato tutto il tempo necessario.

Vorrei concludere il mio intervento formulando una nota polemica da parte nostra. Le considerazioni svolte dall'onorevole Menia sarebbero convincenti se non fosse che, quando venne avanzata dal collega Franceschini (presidente del gruppo dell'Ulivo) la richiesta di sospensione della seduta, venne data una risposta. Infatti, le condizioni nelle quali stavamo lavorando avrebbero indubbiamente rischiato di condurre alla posizione della questione di fiducia, ma noi credevamo fosse ancora utile lavorare in Assemblea per evitare ciò, a condizione che fossero quantomeno ritirate moltissime proposte emendative (poiché ricordo che erano circa 4.500) presentate al disegno di legge finanziaria.

Senza polemica, ma con grande determinazione, vorrei osservare che udire, nella seduta odierna, che si trattava di una strada effettivamente praticabile, poiché la stragrande maggioranza delle proposte emendative è stata ritirata dai gruppi di Alleanza Nazionale e dell'UDC, e successivamente constatare che, guarda caso...

 

LUCA VOLONTÈ. Noi l'abbiamo fatto ieri!

 

ROBERTO GIACHETTI. ...questo avviene dopo che è stata preannunciata la posizione della questione di fiducia...

 

LUCA VOLONTÈ. No: noi l'abbiamo fatto ieri!

 

ROBERTO GIACHETTI. ...lascia un retrogusto amaro. Infatti, se tutti avessero contribuito ad evitare la richiesta della fiducia, a cominciare dall'opposizione, effettivamente ciò sarebbe stato possibile.

Adesso scopriamo che il ritiro delle proposte emendative è avvenuto, guarda caso, solamente dopo che il Governo ha preannunciato la posizione della questione di fiducia: peccato!

 

ROBERTO COTA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO COTA. Signor Presidente, siamo stati qui circa quindici giorni a prenderci in giro, perché si è esaminato, sostanzialmente, un disegno di legge finanziaria che non conoscevamo, a causa della continua presentazione di proposte emendative da parte del Governo. Si è discusso di una manovra finanziaria che adesso verrà cambiata con questo maxiemendamento.

Però, come dire, non c'è limite al peggio! Ciò perché alla presa in giro che si è snodata per tutti questi quindici giorni è seguita la presa in giro di ieri sera e di questa mattina. Ciò presenta non soltanto profili di carattere politico, legati alle valutazioni riguardo alla giustezza o meno di una determinata scelta, ma anche pesanti problemi di carattere istituzionale, attinenti alla correttezza dei rapporti sia tra il Governo ed il Parlamento, sia tra la Presidenza e la stessa Camera dei deputati.

Mi spiego: il ministro per i rapporti con il Parlamento ha annunciato ieri sera di aver depositato un maxiemendamento presso gli uffici della Presidenza della Camera che, da subito, avrebbe proceduto - per carità ci sono le ore notturne - al vaglio di ammissibilità. Ad oggi questo maxiemendamento ancora non si è visto, ad oggi la Commissione bilancio non si è ancora riunita per esaminarlo. Perché non si è visto? Si dice che questo maxiemendamento - come ha poc'anzi affermato il collega La Malfa - ancora non c'è perché nella maggioranza ancora non si sono messi d'accordo e, quindi, devono ancora essere fatte delle modifiche. Per questo dico che non c'è limite al peggio e non c'è limite alla presa in giro.

Signor Presidente, chiedo formalmente di avere subito una copia del maxiemendamento che è stato presentato ieri sera perché, indipendentemente dal vaglio di ammissibilità, quello è l'emendamento deciso dal Consiglio dei ministri perché così ha dichiarato il ministro per i rapporti con il Parlamento Chiti, a meno di avere a che fare con dei bugiardi anche a livello istituzionale

Chiedo, quindi, al Presidente della Camera che ci dia notizia sulla presentazione e sul testo esatto dell'emendamento, perché un conto è il vaglio di ammissibilità che ci deve essere e un altro conto è, invece, il testo dell'emendamento, che non può essere cambiato di continuo a proprio piacimento perché, se quello è il testo annunciato dal Consiglio dei ministri e se quel testo è stato ufficialmente depositato presso la Presidenza della Camera, deve essere quello e non può essere modificato. Dire una cosa e poi verificare che ciò non corrisponde al vero sarebbe una assoluta presa in giro e una mancanza di rispetto nei confronti di tutti; infatti, non si tratterebbe di una delle tante bugie, ma sarebbe una bugia davvero preoccupante a fronte di quello che è stato annunciato ieri.

 

LUCA VOLONTÈ. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. A che titolo?

 

LUCA VOLONTÈ. Per una precisazione.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, l'onorevole Giachetti è libero di dire quello che ritiene di dire; però, pregherei l'Assemblea e l'onorevole Giachetti di essere, nella contrapposizione politica, quanto meno corretti.

L'UDC, da lui citato tra i gruppi che hanno ritirato le proposte emendative, non ha aspettato a ritirarle dopo che è stato annunciato che il Governo avrebbe posto la fiducia, ma lo ha reso noto attraverso il suo capogruppo - il sottoscritto - ad una certa ora e, dopo cinque minuti, gli uffici del mio gruppo hanno ritirato tutte le proposte emendative tranne cinque; quindi, non si è verificato ciò che ha detto l'onorevole Giachetti e cioè che, dopo l'annuncio che sarebbe stata posta la questione di fiducia, strumentalmente si ritiravano gli emendamenti. Noi li abbiamo ritirati prima e, quindi, ognuno si prenda le proprie responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro).

 

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARCO BOATO. Signor Presidente, per quanto riguarda la questione sollevata questa mattina dal collega Barbieri io mi associo, ma solo come auspicio; infatti, la mia non è certamente una critica nei confronti del Presidente né della Presidenza della Camera né tantomeno nei confronti degli uffici. Mi associo all'auspicio in modo che - visto che siamo all'inizio della legislatura e spero che abbiamo tutti comunque un lungo lavoro davanti a noi - per il futuro si possano effettivamente rispettare gli orari di convocazione; infatti, nulla vieta che, una volta che la seduta è convocata per una certa ora, chi presiede - il presidente di turno o lo stesso Presidente della Camera - annunci all'Assemblea, nell'ora prevista, che la seduta si deve rinviare per ragioni di carattere politico, istituzionale o semplicemente di carattere istruttorio sul piano tecnico.

Credo, quindi, che bisognerebbe evitare una polemica sotto questo profilo e, come ho sempre detto - non lo dico solo in questa circostanza -, ciascuno di noi deve avere il massimo rispetto per chi presiede l'Assemblea e per chi presiede la Camera, perché ciò è a garanzia di tutti.

Se noi delegittimiamo chi svolge questo delicatissimo ruolo, facciamo lo stesso nei confronti del nostro lavoro. Personalmente, come del resto ha fatto opportunamente anche il collega Giachetti poc'anzi, accolgo questo richiamo e lo faccio mio per il futuro, in modo che vi sia una maggiore certezza dei nostri lavori.

Per quanto riguarda l'altro aspetto, io credo, signor Presidente - o signora Presidente, non so come lei preferisca essere chiamata - che, obiettivamente, quando si arriva a porre la questione di fiducia su una materia di così grande complessità e decisività per il futuro del nostro paese, vi sia una difficoltà oggettiva, che riguarda non solo l'opposizione, ma anche la maggioranza e, più in generale, i rapporti tra il Governo e il Parlamento.

Tuttavia, è ormai fuor di polemica il fatto che il Governo Berlusconi ha introdotto la prassi del ricorso alla questione di fiducia sia sui decreti-legge in materia fiscale sia sulla legge finanziaria, in quanto questo è un dato ormai storico, visto che si è verificato negli ultimi tre anni della scorsa legislatura, quindi per oltre la metà della stessa. Credo che possano dar atto di questo anche i colleghi Barbieri e Volontè, nonché il collega Menia, dato che facevano parte di questo Parlamento anche nella scorsa legislatura.

Detto ciò, credo che, benché non possa parlare a nome di tutti i deputati dell'Unione, sicuramente molti di noi avvertono una situazione di obiettivo disagio. Però, ha ragione il collega Giachetti quando rileva che nella seduta di oggi, venerdì 17 novembre, dopo che ieri è stata preannunciata dal Governo l'intenzione di porre la questione di fiducia, è stato letto da lei, Presidente, un lungo elenco di emendamenti che finalmente sono stati ritirati da parte dei gruppi dell'opposizione.

Ho perfetta memoria che l'espressione di questa volontà, la quale sarebbe stata decisiva per poter esaminare la legge finanziaria senza porre la questione di fiducia, era stata avanzata da autorevolissimi esponenti dell'opposizione, e cito forse il più autorevole tra questi, il presidente di Alleanza Nazionale Fini, circa un paio di settimane fa. Io non sindaco quanti dovessero essere gli emendamenti che dovevano rimanere o meno, perché ciò rientra nell'autonomia dei singoli gruppi, ma se un paio di settimane fa ci fossimo trovati di fronte non dico a nove, come disse allora Fini, ma ad alcune decine e, forse, anche ad alcune centinaia - ma non ad alcune migliaia! - di emendamenti, la dialettica ed il confronto parlamentare sulla manovra di bilancio sarebbero stati praticabili, possibili e realisticamente realizzabili. Voglio sottolineare che, ripetutamente, era stata dichiarata la piena disponibilità al riguardo da parte degli esponenti sia del Governo sia dei gruppi della maggioranza.

Se noi oggi siamo arrivati al cosiddetto maxiemendamento del Governo - che io avrei auspicato non ci dovesse essere o potesse non esserci -, il quale sostituisce l'articolo 16 e sopprime tutti gli altri, è perché in due settimane di lavoro, su 217 articoli - e forse più, dati quelli aggiuntivi -, quest'aula è riuscita ad esaminarne solo 16, pur lavorando mattina, pomeriggio e sera, ed anche il sabato e la domenica.

Questa è la situazione in cui obiettivamente ci si è trovati. Insisto: per quanto mi riguarda, non la considero una situazione felice e non esalto il fatto che il Governo, della cui maggioranza faccio parte, sia stato costretto a porre la questione di fiducia ma, obiettivamente e realisticamente, nessuno può immaginare che un Governo del paese, quale che esso sia, si possa assumere la responsabilità di andare incontro all'esercizio provvisorio, che non sarebbe una sconfitta del Governo Prodi, ma del sistema paese nel suo insieme.

Per quanto riguarda i tempi per il vaglio di ammissibilità che la Presidenza della Camera, con la preziosa collaborazione dei loro e nostri uffici, deve effettuare relativamente al maxiemendamento presentato, ritengo che se questi tempi si prolungano ciò è di certo una garanzia - come peraltro è stato già detto -, non solo per la maggioranza, ma anche per l'opposizione, grazie alla terzietà, al rigore e alla correttezza di cui si deve dare atto alla Presidenza come istituzione e agli uffici che collaborano con essa, per il buon funzionamento della nostra istituzione parlamentare, in un momento di particolare delicatezza e difficoltà.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Satta...

 

ANTONIO SATTA. L'onorevole Reina lo aveva chiesto molto prima di me...

 

PRESIDENTE. Allora ha facoltà di parlare l'onorevole Reina.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Signor Presidente, sono tre quarti d'ora che chiedo la parola!

Pongo un problema serio all'Assemblea: chiedo ai funzionari, visto che in sede politica non riesco a trovare risposta, se per caso sia stato abrogato l'articolo 11 del regolamento. Le iscrizioni a parlare sono predisposte dai segretari, che sono invitati - e si tratta di colleghi - a fare questo lavoro. Tutta la struttura che coadiuva il Presidente dev'essere coordinata, in aula, per svolgere tale funzione. È accaduto più volte a colleghi del mio gruppo, ma anche di altri gruppi, durante i lavori assembleari, che quando si interviene non si capisce se lo si fa perché si è parte di una componente o di un gruppo parlamentare importante, di destra o di sinistra, prima o dopo. Rimettiamo un po' d'ordine, e lo chiedo formalmente: porrò la questione in seno all'Ufficio di Presidenza. Una volta per tutte, esiste un articolo: o lo rispettiamo, o lo abroghiamo. Quindi, cerchiamo di lavorare in modo ordinato: questa è la prima questione.

In secondo luogo, non intendo inseguire il Governo, perché assemblare il mosaico di una legge finanziaria come quella che conosciamo e preparare un maxiemendamento come quello che il Governo da ultimo ha predisposto non è una cosa semplice. Tuttavia, altra perla tra le perle, non capisco in base a quale vereconda ragione si debba dare il termine delle 18 di oggi per la presentazione degli ordini del giorno che, sul piano formale e giuridico, sono strumenti diversi dalle mozioni. Debbo presumere che sia tutta una «pastetta» preparata tra una parte dell'opposizione e la maggioranza, per cui tutti sanno qual è il ruolo che devono recitare al momento opportuno, anche con il ritiro o il mantenimento di certi emendamenti? Altrimenti, in un paese civile, gli ordini del giorno si presentano quando vi è un testo sul quale confrontarsi.

Tale testo - questa è l'ultima questione, e mi ricollego alle corrette osservazioni dell'onorevole La Malfa, che non hanno nulla a che vedere con la polemica politica - noi non lo abbiamo: stiamo parlando di una cosa che non c'è. Questa notte ero tra i parlamentari che hanno assistito in quest'aula all'intervento del ministro Chiti. Tra il serio ed il faceto, l'onorevole Leone ha chiesto di quante pagine consistesse il maxiemendamento: sorridendo, il ministro Chiti ha glissato. Per bon ton non abbiamo affrontato l'argomento. Tuttavia, va da sè, a meno che non stiamo veramente scherzando - e il Parlamento non se lo può permettere -, che un documento formale, ancor prima della dichiarazione di inammissibilità, deve essere posto all'attenzione di qualunque parlamentare che chieda di prenderne visione. Poi, chi di dovere può dichiararlo ammissibile o meno.

Questo documento non c'è. Tutti i termini di cui abbiamo parlato devono fare riferimento alla materiale possibilità di esaminare tale documento: se non c'è, organizziamoci. Può darsi che stiamo ragionando per discutere anche lunedì e, forse, martedì. Per essere chiari, si tratta di un problema formale e bisogna prenderne atto. Quando lei sospenderà inevitabilmente la seduta - non so se dopo di me altri colleghi abbiano chiesto di intervenire -, chiederò formalmente copia del documento in questione. Dopo di che, voglio capire in base a quale principio mi si può dire che entro le ore 18 devo presentare gli ordini del giorno. Rispetto a cosa, a quale documento, a quale situazione? Questa notte ci era stato detto che alle 11 di oggi avremmo avuto il documento. Stamattina, scherzando con alcuni colleghi alla Commissione finanze ho chiesto: nessuno sa niente, è un'araba fenice. Di cosa stiamo parlando?

Tutti i lavori sono condizionati formalmente - non c'entra la polemica politica - dal deposito! Ma stiamo scherzando? Portateci il documento e riprenderemo a discutere da quel momento e, se del caso, si riunirà la Conferenza dei presidenti di gruppo!

 

PRESIDENTE. Onorevole Reina...

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Non sono venuto in Parlamento per fare il notaio né il cameriere! Di nessuno! Sono venuto per rispettare il mandato degli elettori e devo essere messo nella condizione di poterlo fare. Poi esiste anche la polemica politica, la posizione di parte, tutto quello che volete! Ma rimettiamo in ordine le cose (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Movimento per l'Autonomia, Forza Italia e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro))!

 

MANLIO CONTENTO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento, Presidente, e le assicuro che non farò alcun riferimento di carattere politico.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANTONIO SATTA. Presidente, si ricordi che anch'io avevo chiesto di parlare!

 

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, le questioni che intendo sollevare riguardano l'articolo 86 del regolamento, sul vaglio di ammissibilità, e la presentazione degli ordini del giorno.

La prima questione che, tramite lei, vorrei porre al Presidente Bertinotti attiene alla complessità che sta emergendo nel vaglio di ammissibilità, che riguarda numerosi commi. Mi riferisco, in modo particolare, alla possibilità per la Camera, una volta che sarà reso noto il giudizio di ammissibilità (immagino, alla ripresa dei lavori dopo la sospensione), di disporre di un minimo di tempo per verificare ed eventualmente porre questioni conseguenti al giudizio di ammissibilità. Come sicuramente sa bene il Presidente, siamo in piena sessione di bilancio ed esistono determinate norme riguardanti tale giudizio. Ci sembrerebbe corretto che il tempo che, giustamente, la Presidenza si è preso, potesse essere concesso anche ai deputati, non nella stessa misura, per verificare e porre eventuali questioni non appena il giudizio di ammissibilità verrà reso noto.

La seconda questione - e concludo - riguarda la presentazione degli ordini del giorno. Signor Presidente, il termine fissato per la presentazione avrebbe una sua logica se, in questo momento, disponessimo del testo dell'emendamento, per avere la possibilità, entro il termine che è già stato indicato, di formulare i nostri ordini del giorno.

Naturalmente, il fatto che il giudizio di ammissibilità rimandi la nostra possibilità di conoscere il contenuto dell'emendamento dovrebbe - e, in questo senso, lo chiedo al Presidente Bertinotti - portare ad un aggiornamento del termine per la presentazione degli ordini del giorno, perché, in questo momento, sarebbe impossibile predisporre un ordine del giorno senza conoscere il giudizio di ammissibilità e, quindi, l'effettivo contenuto dell'emendamento su cui probabilmente verrà posta la questione di fiducia.

 

ANTONIO SATTA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Mi scusi per non averle dato la parola precedentemente.

 

ANTONIO SATTA. Chiedere scusa è troppo, Presidente. La ringrazio.

Signor Presidente, con questa dialettica stimo facendo finta di non conoscere la realtà dei fatti. Fin quando non saranno apportate serie modifiche all'impostazione della legge finanziaria, arriveremo sempre a questo momento, così com'è avvenuto nel passato e così come sta accadendo ora.

Di questo passo, il disegno di legge finanziaria diventa il contenitore di tutte le istanze e smette di essere il vero progetto di programmazione economica del nostro paese. Ma questo vuole il Parlamento, e queste sono le difficoltà alle quali va incontro (è inutile nascondersi).

Abbiamo provato fino in fondo a cercare di esaminare con grande senso di responsabilità tutti gli articoli, con le relative proposte emendative, numerosissime, tutte quante, ovviamente, frutto di una elaborazione attenta da parte dei proponenti e delle singole forze politiche, tutte mirate a migliorare il disegno di legge finanziaria. Tuttavia, i tempi sono quelli che conosciamo, nonostante abbiamo lavorato incessantemente, per giornate intere, anche in sedute notturne.

È evidente - qualche collega lo ha già rilevato - che esiste una grande responsabilità del Governo, che non può permettersi il lusso, soprattutto in questo momento di grande incertezza economica, di grande preoccupazione nei mercati internazionali, di arrivare all'esercizio provvisorio. Il dovere forte del Governo è di terminare l'esame della legge finanziaria nei tempi doverosi e giusti, attraverso la presentazione di un maxiemendamento, che dovrà essere il più possibile interprete delle istanze delle forze politiche che siedono in Parlamento; un maxiemendamento che abbia ottenuto il «lasciapassare» in quanto giudicato ammissibile. Il dibattito potrà, poi, riprendere, nell'intento di dare un contributo affinché la manovra finanziaria possa avere il «via definitivo» e si tratti della migliore legge finanziaria possibile, in una situazione difficilissima.

Certamente, da parte dell'opposizione il contributo, come diceva il collega Giachetti, è arrivato, ma tardivamente. Se questo sforzo si fosse verificato non oggi, ma dieci giorni fa, adesso staremmo esaminando una legge finanziaria frutto di un esame completo da parte del Parlamento. Ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità.

Comunque sia, pongo all'attenzione delle forze politiche la necessità di un impegno affinché siano riviste e riformate le norme che disciplinano la sessione di bilancio, in modo da «stralciare» i contenuti di proposte emendative che, a volte, nulla hanno a che fare con la legge finanziaria stessa. In questo modo, il Governo potrebbe avere uno strumento effettivo di programmazione economica, lasciando altre materie a proposte di legge che singoli parlamentari o gruppi parlamentari possono porre all'attenzione del Parlamento.

Ritengo che a questo punto non serva a nulla fare polemiche, perché non ha senso. È giunto il momento di avere quel grande senso di responsabilità che tutti i parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, debbono mostrare in una situazione così delicata ed importante (Applausi dei deputati del gruppo Popolari-Udeur).

 

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. A che titolo?

 

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevole Presidente, la ringrazio, ma prima con vivace cortesia, o con cortese vivacità, ho detto che avrei rinunciato ad intervenire. Lo confermo, ma colgo l'occasione, dato che lei me ne offre l'opportunità, per dire che la Presidenza (non parlo direttamente di lei) non può mai, in ogni caso, dare primazie o valutazioni di opportunità nelle antecedenze rispetto alle richieste di parlare sull'ordine dei lavori o a commento di interventi dell'esecutivo.

I miei centomila elettori «valgono» come i centomila di qualunque altro collega, e viceversa. Non vi sono primazie né graduatorie, specialmente in questo momento, in cui è messo fortemente in discussione il carattere parlamentare del nostro ordinamento. Questa è l'emergenza in cui ci troviamo.

Rivolgo un cortese richiamo (mi permetto di farlo) alla Presidenza, in senso impersonale, affinché sia rigorosamente rispettato l'ordine e la correttezza regolamentare e, naturalmente, procedurale delle richieste di intervento. Sono tre giorni che ho dovuto lamentare con vivace cortesia questo fatto. Mi permetto di richiamare ancora una volta la Presidenza al rispetto della procedura. In questo momento, rinuncio a dire quel poco, anzi quel pochissimo che avrei voluto dire.

 

PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, la ringrazio per aver rinunciato all'intervento.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Strizzolo. Ne ha facoltà.

 

IVANO STRIZZOLO. Intervengo per muovere due rapidi rilievi; anzi, uno di essi è un suggerimento.

La Presidenza deve assolutamente fornire un chiarimento in merito alle illazioni che alcuni colleghi hanno avanzato sull'iter che sta seguendo il maxiemendamento. Chi era presente ieri sera in Assemblea ha visto che il ministro Chiti, dopo aver preannunciato la posizione della questione di fiducia, ha consegnato agli uffici della Presidenza una cartellina contenente il testo del maxiemendamento. Qualche collega ha formulato una gravissima ipotesi, cioè che nel corso della notte alcuni punti di quel maxiemendamento siano stati modificati.

Chiedo che si faccia assoluta chiarezza. Mettere in discussione la correttezza, la serietà, il rigore e la professionalità del lavoro dell'Ufficio di Presidenza è un fatto che non può lasciare dubbi di alcun genere (Commenti dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia). Il lavoro che viene svolto in merito al vaglio di ammissibilità è serio, importante e richiede certi tempi.

Inoltre, invito la Presidenza (concordo con la sollecitazione avanzata da alcuni colleghi) ad aggiornare il termine per la presentazione degli ordini del giorno.

 

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Strizzolo.

Relativamente alla questione del ritardo dell'inizio dei lavori dell'Assemblea, la Presidenza si è sentita in dovere di iniziare la seduta per avvertire del ritardo proprio per venire incontro alle esigenze dei colleghi. Del resto, in circostanze analoghe, in relazione all'esame di ammissibilità sul maxiemendamento, è accaduto che vi fossero ritardi.

Con riferimento alla durata del vaglio di ammissibilità e, dunque, dei tempi intercorrenti tra il deposito dell'emendamento del Governo e la sua distribuzione, ricordo che essa è naturalmente correlata con la struttura del testo. Ricordo, tuttavia, che in casi analoghi tale vaglio si è protratto per numerose ore. In particolare, nel 2003, i maxiemendamenti relativi al disegno di legge finanziaria furono presentati alle 20,05 dell'11 dicembre 2003, la seduta fu aggiornata al giorno successivo e il testo fu distribuito effettivamente alle 19,30. Nel 2005, nella seduta del 14 dicembre, in occasione dell'esame del disegno di legge finanziaria per il 2006, fu necessaria, dopo la presentazione del maxiemendamento, una sospensione di oltre 7 ore. Tuttavia, la Presidenza farà il possibile per evitare ulteriori ritardi nell'inizio delle sedute dell'Assemblea.

Circa la richiesta rivolta alla Presidenza di distribuire il testo dell'emendamento del Governo sul quale è stata preannunziata la posizione della questione di fiducia, la Presidenza, analogamente a quanto avvenuto in altre situazioni, anche riguardanti la presentazione di emendamenti del Governo nel corso dell'esame di questo provvedimento, renderà noto il testo non appena effettuato il vaglio di ammissibilità. Il Governo rimane, ovviamente, libero, ove lo ritenga, di rendere noto il testo depositato presso la Presidenza.

Ricordo che questa prassi è del tutto conforme a quella seguita in precedenti occasioni del tutto analoghe, anche con riferimento ai maxiemendamenti riferiti alla legge finanziaria. Ricordo, in particolare, quanto affermato dalla Presidenza in occasione della sessione del 2003, allorché, a fronte di una espressa richiesta dei deputati Violante, Pistone, Lusetti, Boato e Castagnetti, il Presidente ribadì che avrebbe reso disponibili i testi del Governo solamente dopo il vaglio di ammissibilità. Analogo comportamento fu tenuto in occasione della sessione di bilancio del 2005.

Naturalmente, al termine del vaglio di ammissibilità, conformemente ai precedenti, saranno resi disponibili sia i testi dichiarati ammissibili sia quelli originariamente presentati dal Governo.

Con riferimento alle osservazioni relative al termine per la presentazione degli ordini del giorno, desidero fare presente che tale termine è stato fissato nell'ambito della Conferenza dei presidenti di gruppo di ieri. Del resto, è prassi costante che in analoghe circostanze venga fissato un termine per gli ordini del giorno, per garantire un ordinato svolgimento del loro esame. È evidente che, se vi sono da parte dei deputati esigenze di differimento di tale termine, la Presidenza non ha difficoltà a prenderle in considerazione. Al riguardo, comunico fin d'ora che il termine per la presentazione degli ordini del giorno è differito alle ore 20 di oggi.

 

ANDREA RONCHI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. A che titolo?

 

ANDREA RONCHI. Sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANDREA RONCHI. Vorrei esprimere una piccola considerazione, se me lo consente.

La ringrazio per le sue delucidazioni, ma esse non ci soddisfano, per un motivo. Ciò che sta accadendo è molto grave, perché il testo di questo maxiemendamento non è quello di cui si è ragionato ieri sera. Ci sono seri motivi e voci molto ricorrenti nella stessa maggioranza, secondo cui qualcosa sta cambiando. Certamente, non sono stato io a dire che questa è una legge finanziaria in progress. Noi vorremmo che la Presidenza si facesse carico di domandare al Governo su cosa stiamo discutendo. Probabilmente, siamo in presenza di un esproprio delle funzioni di questo Parlamento. Di che cosa si sta trattando? Di che cosa si sta parlando? Quanti progress dovremo ancora attendere? Io ritengo che in questo momento, più che la politica, sia offeso il Parlamento come istituzione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Onorevole Ronchi, queste valutazioni erano già state espresse in Assemblea. Da parte mia, non posso che riferire le sue osservazioni al Presidente della Camera.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 13.

 

La seduta, sospesa alle 12, è ripresa alle 13.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PIERLUIGI CASTAGNETTI

 

PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che, per completare il vaglio di ammissibilità dell'emendamento 16.500 del Governo, gli uffici hanno bisogno ancora di un'ora.

Sospendo, quindi, la seduta, che riprenderà alle 14.

 

La seduta, sospesa alle 13, è ripresa alle 14,10.

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI

 

PRESIDENTE. Comunico che la Presidenza ha esaminato l'emendamento 16.500 del Governo (per l'articolo 16 e le proposte emendative ad esso riferite, vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 1), presentato nella tarda serata di ieri, sul quale il Governo ha preannunciato l'intenzione di porre la questione di fiducia. Faccio anzitutto presente che il testo, di cui è stata valutata l'ammissibilità, è lo stesso presentato ieri dal Governo con le correzioni e le integrazioni che il Governo medesimo, contestualmente alla presentazione dell'emendamento, ha formalmente consegnato alla Presidenza. La Presidenza ha consentito successivamente solo interventi di natura tecnica, volti a correggere errori di ordine materiale o tecnico, ad evitare duplicazioni o rendere il testo conforme alle norme redazionali di tecnica legislativa (in particolare numerazione dei commi e revisione numerica delle tabelle). Ha unicamente consentito una specificazione di ordine normativo, volta ad aggiungere alle previsioni di cui al comma 213 anche il personale dell'Arma dei carabinieri: ciò in quanto tale specificazione è stata comunicata dal Governo subito dopo la consegna del testo dell'emendamento. Non sono state, invece, accolte ulteriori richieste sostanziali formulate nella notte dal Governo. La Presidenza ha in tal modo ritenuto di garantire, in una situazione particolarmente complessa e difficile, la massima trasparenza del procedimento, adottando un criterio di massimo rigore rispetto al testo.

Ricordo, poi, che l'emendamento 16.500, sostituendo l'articolo 16, accorpa in un unico testo tutti i successivi articoli del disegno di legge finanziaria. La Presidenza ha valutato attentamente anche questo profilo strutturale dell'emendamento, che presenta aspetti per alcuni versi peculiari rispetto anche alla prassi. La Presidenza ha, peraltro, considerato l'assoluta particolarità delle circostanze attuali rispetto ai precedenti. Al riguardo, va sottolineato che nel caso di specie la questione di fiducia è stata posta dal Governo dopo un'intensa attività parlamentare, che ha visto l'Assemblea impegnata per otto giorni di seduta e per circa 50 ore di dibattito, svolgendo complessivamente 339 votazioni su 15 articoli.

La decisione del Governo si riferisce, evidentemente, ad un provvedimento la cui approvazione entro i termini previsti appare essenziale per evitare l'esercizio provvisorio, garantendo la gestione ordinata del bilancio e delle risorse finanziarie dello Stato. Tale decisione, nelle circostanze attuali, consente altresì di evitare una compressione dei tempi di esame a disposizione dell'altro ramo del Parlamento. Alla luce di tali elementi, la Presidenza, al fine di bilanciare l'esigenza del Governo sottesa alla presentazione dell'emendamento con quella di assicurare che l'esame in sede parlamentare permanga nell'alveo delle questioni già sottoposte dal Governo all'Assemblea, ha ritenuto di ammettere la presentazione di un unico maxiemendamento soltanto nella misura in cui il testo si muovesse scrupolosamente entro i confini rappresentati dall'articolato originariamente all'esame dell'Assemblea e dagli emendamenti già presentati dal Governo e dalla Commissione e ritenuti ammissibili.

Sulla base di tale criterio, la Presidenza, in sede di vaglio di ammissibilità, ha ritenuto di espungere dal testo le seguenti disposizioni: il comma 101, che corrisponde al comma 2 dell'emendamento 27.16 del Governo, in materia di regime IVA dei metalli, presentato in Commissione ma non ripresentato in Assemblea; il comma 249, che riproduce l'emendamento 59.10 Napoletano, in materia di affidamento di incarichi e consulenze nella pubblica amministrazione, non ripresentato in Assemblea dalla Commissione e dal Governo; il comma 264, che contiene una disposizione di natura contabile che consente di utilizzare nell'anno successivo le disponibilità iscritte nel fondo per l'arricchimento dell'offerta formativa non utilizzate nell'anno di competenza, il cui contenuto non corrisponde agli emendamenti della Commissione e del Governo; i commi 371 e 372, di contenuto analogo agli identici emendamenti Bressa 79.13 e 79.14, in materia di controllo della qualità dell'azione del Governo, ammissibili in Commissione e non ripresentati in Assemblea, e tuttavia privo della disposizione di adeguata copertura; il comma 442, capoverso, articolo 8, lettera m), dello statuto della Sardegna, in materia di regime delle entrate nella regione Sardegna, che riproduce l'emendamento 102.36 del Governo, ammissibile in Commissione e non ripresentato in Assemblea; i commi 497 e 498, di contenuto analogo all'articolo aggiuntivo 80.01 della I Commissione nonché ad altri emendamenti parlamentari valutati ammissibili in Commissione e non ripresentati in Assemblea, volti all'istituzione di un fondo per il sostegno agli investimenti per l'innovazione degli enti locali; il comma 551, che riproduce l'emendamento 134.17 del relatore, presentato in Commissione e ivi dichiarato inammissibile per carenza di compensazione, che prevede una spesa relativa agli anni 2007, 2008 e 2009 a valere sull'autorizzazione di spesa del comma precedente, che si riferisce esclusivamente agli anni 2007 e 2008; il comma 594, che reca un contributo di 3 milioni annui per la strada statale 120 Fiumefreddo, riproducendo parzialmente il contenuto di due analoghe proposte emendative, Raiti 142.06 e 0.142.600.650 della Commissione, entrambe dichiarate inammissibili, per estraneità di materia, in Commissione e in Assemblea; il comma 660 e il comma 666, che recano contenuti nuovi non corrispondenti ad emendamenti presentati dalla Commissione o dal Governo in Assemblea; chiedo scusa: ho erroneamente citato il comma 666 che deve invece intendersi ammissibile; i commi 767, 768 e 769, che recano norme relative alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il cui contenuto non corrisponde ad emendamenti presentati dalla Commissione o dal Governo in Assemblea.

L'unica eccezione è rappresentata dal comma 667, corrispondente all'emendamento Colasio 163.51, già presentato in Commissione e in Assemblea e ritenuto ammissibile, in ragione del particolare valore sociale della disposizione che riguarda contributi a favore dell'editoria per ipovedenti e non vedenti.

Informo che il ministro per i rapporti con il Parlamento mi ha rimesso, con lettera, la richiesta di apportare al testo dell'emendamento due ulteriori integrazioni, la cui omissione, nel testo di ieri sera, si deve ad un errore materiale. Poiché le integrazioni richieste sono coerenti con i criteri di ammissibilità sopra individuati, la Presidenza ha ritenuto di accedervi, considerando che il Governo ancora non ha posto la questione di fiducia sull'emendamento. Il testo, conformemente al precedente della seduta del 12 dicembre 2003, sarà distribuito, quindi, con questa integrazione.

Ciò posto, sul piano strettamente procedurale desidero svolgere una considerazione conclusiva di carattere generale. La Presidenza constata che quanto accaduto, malgrado tutti i tentativi, operati fin dall'inizio della sessione, di conciliare un sostanziale rispetto del termine per la conclusione della sessione di bilancio con l'esigenza, altrettanto irrinunciabile, di consentire un approfondito dibattito ed un adeguato confronto politico, conferma ancora una volta l'inadeguatezza delle previsioni regolamentari in merito alla disciplina dell'esame dei documenti di bilancio, più volte rilevata già nelle passate legislature. Risulta, infatti, evidente la sproporzione fra la strumentazione legislativa prevista dalla legge di contabilità generale dello Stato, nella concreta applicazione che ne viene fatta dal Governo, da questo come dai precedenti, e le relative procedure parlamentari di esame.

La sessione di bilancio in corso ha portato alle estreme conseguenze questa contraddizione ed ha mostrato come non sia più procrastinabile un intervento volto a rendere coerenti le procedure parlamentari con le esigenze di contenuto della manovra finanziaria ed assicurare, per

converso, che l'impostazione dei documenti di bilancio sia compatibile con un iter parlamentare ordinato ed efficace, tale da garantire il pieno esercizio delle prerogative di tutti i soggetti coinvolti. Ho già preannunciato che, al termine di questa sessione, saranno attivate tutte le sedi competenti, a cominciare dalla Giunta per il regolamento, nella quale svolgere, con la dovuta sollecitudine, una riflessione che porti ad un percorso di riforma condiviso, tale da interessare sia la legge di contabilità generale dello Stato, sia le procedure parlamentari di bilancio.

Avverto che, come da prassi, il testo dell'emendamento del Governo sarà trasmesso alla Commissione bilancio.

Ha chiesto di parlare il deputato Casini. Ne ha facoltà.

 

PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, io vorrei parlare a titolo personale, non in rappresentanza del mio gruppo; ritengo, infatti, giusto lasciare la parola, sul rapporto tra opposizione e Governo, ai rappresentanti del mio gruppo. Pertanto, non entro nel merito del rapporto tra opposizione e Governo perché ritengo seguiranno altri interventi di rappresentanti del mio gruppo in questo ambito nel quale non voglio inserirmi.

Naturalmente, questa vicenda dimostra che il monito, più volte lanciato da diversi colleghi nel corso dei nostri lavori, sulla inadeguatezza della legge finanziaria trova una conferma autorevole. Cambiano i ruoli - chi è maggioranza e chi opposizione: è la democrazia - ma, di finanziaria in finanziaria, constatiamo sempre, a malincuore, che il regime stabilito per questa legge, così com'è, non regge. Non regge, ad esempio, nel rapporto con il Documento di programmazione economico-finanziaria, nel quale si riscontrano spesso ottime intenzioni, lodevoli, messe per iscritto ma smentite puntualmente dalla finanziaria. In questo caso, è peraltro avvenuto qualcosa di più; mi riferisco all'esame mancato da parte della Commissione bilancio. Debbo aggiungere che, da tale punto di vista, la Commissione bilancio che ha operato nella scorsa legislatura, nonché quella della legislatura ancora precedente non si sottrassero mai, come purtroppo è capitato questa volta, ad un esame accurato della legge finanziaria.

Ma non voglio smentire la mia premessa; pertanto, sui rilievi mossi al Governo è giusto parlino i colleghi dell'UDC presenti in Assemblea. A tale riguardo, del resto, ho già espresso anche in altra sede la mia opinione.

Poiché in occasione della discussione di questa legge finanziaria si è svolto un dibattito molto aspro che ha coinvolto anche, in alcuni passaggi, la Presidenza della Camera, voglio invece dare atto al Presidente ed agli uffici di avere esercitato in modo severo - e comunque coerente con il passato - l'esame di ammissibilità; debbo compiacermi con lei, Presidente, per l'inammissibilità di una parte delle proposte emendative presentate dal Governo. Si tratta, anche in tal caso, di scelte che si ripetono, ma ritenevo personalmente, come suo predecessore, di doverle dare atto di tale correttezza (Applausi).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cota. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO COTA. La ringrazio, signor Presidente.

Quanto lei ha dichiarato merita sicuramente una riflessione; lei, infatti, ha garantito - ed in tal senso non abbiamo ragione di dubitare delle sue affermazioni - che l'emendamento 16.500 del Governo, da quando è stato presentato ieri sera, non è stato modificato, salvo per alcune correzioni di carattere tecnico riguardanti errori materiali. Però, lei ha altresì rivelato una circostanza che ritengo molto grave dal punto di vista politico; ci ha confermato che il Governo, durante la notte, ha cercato di apportare consistenti modifiche al testo dell'emendamento presentato, alcune delle quali sono state da lei ammesse mentre altre, invece, sono state da lei rigettate.

Dunque, Presidente, lei ha dichiarato che occorre compiere una riflessione regolamentare sulle modalità di discussione della manovra economica; vorrei, tuttavia,

osservare che l'irresponsabilità e l'incapacità di un Governo il quale, dopo quindici giorni di discussione in Assemblea, non è in grado di comporre e confezionare un maxiemendamento perché ha problemi gravissimi al suo interno, non si risolvono con una modifica di carattere regolamentare. Si tratta, infatti, di un problema politico: una maggioranza assolutamente «variopinta» e variegata; un Governo che non riesce a gestire la situazione, con una mancanza di leadership evidente; un Presidente del Consiglio e un ministro dell'economia e delle finanze che non riescono a tenere sotto controllo gli appetiti.

Dal punto di vista istituzionale, rilevo come il ministro per i rapporti con il Parlamento ieri abbia depositato un emendamento affermando che costituiva la posizione del Governo, che evidentemente l'ha discussa nel Consiglio dei ministri per poi, successivamente, cercare di modificare quell'emendamento con un vero e proprio assalto alla diligenza.

Noi riteniamo che il paese non meriti un Governo che cerca di assaltare la diligenza, ma un Governo responsabile, che abbia una chiara e precisa linea politica (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, credo che chi come me ha fatto, per un certo periodo, il mestiere di Vicepresidente della Camera e poi di ministro per i rapporti con il Parlamento, conosce bene le difficoltà della legge finanziaria. Però, credo che ci siano questioni che esorbitano dalla prassi e dalla tradizione di questo strumento, che riguarda la finanza e i saldi.

Il vero problema, Presidente, è che non so a chi dare la responsabilità, se al testo iniziale che è approdato al Parlamento, al Presidente della Camera o al Presidente del Consiglio. In questo momento - sono quasi le 14,30 -, sto parlando di un oggetto a me ancora sconosciuto. Sono qui in Parlamento e parlo di un testo, su cui sta per essere posta la questione di fiducia, che è stato arricchito di tantissimi nuovi commi, che derivano dagli emendamenti presentati anche dal Governo, ma il problema vero è che non so, per esempio, se sia prevista la riforma della scuola.

Stiamo vivendo un gigantesco paradosso. Il rapporto tra formazione professionale e scuola ci ha appassionato per un'intera legislatura con il ministro Berlinguer e costituisce un nodo fondamentale per il futuro del nostro paese. Pensate soltanto, con riferimento all'immigrazione, alla ricchezza della nostra tradizione di formazione professionale (scuole alberghiere, scuole professionali, eccetera) per chi intende fare l'imprenditore.

C'è chi, come me, ha sempre sostenuto il doppio canale e chi, invece, ha sempre sostenuto che si debbano fare due anni obbligatori, uguali per tutti, dopo le scuole medie, non dedicati alla formazione, degradando la formazione professionale a un ghetto per chi proprio non riesce a fare altro.

Questa riforma, ove non sia stata accolta nel maxiemendamento, è comunque stata inserita nel disegno di legge finanziaria. È possibile che un Parlamento non abbia trovato, dopo due legislature in cui ci si è appassionati su questi argomenti, un secondo di tempo per discuterne? Vorrei chiedere al Presidente in che sede ci siamo confrontati sulla riforma scolastica. Quando e dove abbiamo eventualmente deciso che il doppio canale, formativo e scolastico-educativo, ambedue di alto livello, dovesse essere abbandonato, per costringere tutti, per due anni, a seguire un certo percorso, anche coloro che hanno una diversa vocazione? Nel mondo cattolico ciò è stato sempre riconosciuto; mi riferisco ai cosiddetti talenti. C'è chi ha il talento per diventare professore di lettere e chi ha il talento per fare l'imprenditore. Centinaia di migliaia di imprenditori sono usciti dalle scuole professionali e hanno fatto la ricchezza dell'Italia! Non ho mai pensato che il professore di lettere abbia più prestigio sociale di quanto possa averne un imprenditore che esce dalle scuole professionali.

Ma la scelta è stata fatta in questo disegno di legge finanziaria. Allora, mi domando: che cosa c'entra la riforma dell'ordinamento scolastico con la legge finanziaria? Cosa c'entra con i saldi di bilancio? Perché è stata inserita nel testo fin dall'inizio? Perché è stata collocata nel disegno di legge finanziaria - non so se all'articolo 65 o all'80 - in modo tale per cui, presumibilmente, nessuno sarebbe stato in grado di interloquire con il ministro della pubblica istruzione?

Potevo anche pensare di convincere qualche collega con argomentazioni culturali a modificare quella norma. Ne abbiamo cambiate tante, in due anni, con la riforma Berlinguer e con la riforma Moratti e abbiamo trovato tante convergenze e anche tante divergenze! Oggi ci troviamo con questo disegno di legge finanziaria ad approvare riforme strutturali, in un modo che, Presidente, ha totalmente esautorato il Parlamento!

Non vado a cercare le responsabilità precise, non le conosco, ma rilevo che le riforme si fanno in due modi nel nostro paese. Uno è quello che prevede un iter che dura mesi, forse anni. Nella scorsa legislatura, ricordo la riforma delle norme sull'immigrazione e la stessa riforma della normativa sulle sostanze stupefacenti, che è stata esaminata per tre anni dal Senato nella Commissione di merito con numerose audizioni. Quindi, l'iter, sulla base dei regolamenti parlamentari, può durare a lungo, comportando mesi e anni di discussioni tra Camera e Senato.

Ma c'è un'altra forma per legiferare: si inserisce un articolo nel disegno di legge finanziaria e tutto viene cancellato, passando da mesi e anni di dibattito al nulla!

In conclusione, non vorrei essere smentito, ma può anche darsi che il mio intervento non serva a nulla perché il Governo non ha inserito nel maxiemendamento le norme relative alla scuola. Non lo so io e non lo sanno i deputati della maggioranza; anche adesso stiamo parlando di un testo che nessuno di noi ha visto. Siamo davvero arrivati ad un alto livello di avvilimento della funzione parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'oratore successivo, vorrei comunicare all'Assemblea che è stata accolta la richiesta avanzata ieri dalla quasi totalità dei gruppi di opposizione. Il ministro Livia Turco renderà pertanto un'informativa urgente sul decreto del ministro della salute in materia di sostanze stupefacenti domenica pomeriggio, al termine della sessione di bilancio.

Ha chiesto di parlare il deputato Tassone. Ne ha facoltà.

 

MARIO TASSONE. Signor Presidente, già nel corso della XIII legislatura, in sede di riforma del regolamento, avevamo tentato di dare una sistemazione alla sessione di bilancio attraverso la revisione della legge finanziaria. Non ce l'abbiamo fatta, anche se restano per intero tutti i problemi e le discrasie cui faceva riferimento il presidente Casini durante il suo intervento. Prendiamo atto della sua volontà di voler operare in tale direzione. Tuttavia, alla conclusione di questa vicenda, ritengo che il Parlamento sia soccombente perché è stato soffocato dalle vicende e dai fatti.

Da parte di alcuni colleghi è stato rilevata una maggioranza di Governo non certamente coesa ed in grande difficoltà. Queste difficoltà sono state trasferite per intero all'interno dell'istituzione parlamentare. Non vorrei poi assolutamente fare riferimento a qualche collega che cerca di addossare responsabilità all'opposizione. Non credo che questo sia accaduto, ma vi sono responsabilità incredibili da ricercare altrove. Oltretutto, è stato rilevato che, allo stato, non conosciamo il testo di questo emendamento extra-large. Tuttora non siamo a conoscenza del testo del maxiemendamento nonostante le nostre sollecitazioni fatte per capire di più. Alcuni amministratori di Vibo Valentia, alcuni dei quali appartenenti alla maggioranza di Governo, hanno effettuato una sorta di «picchettaggio» nei nostri confronti per sapere, tramite noi parlamentari, se nel testo del Governo fosse contenuta

qualche norma di ristoro per i danni determinati dalla recente alluvione verificatasi in quel territorio. Non siamo riusciti a dir nulla anche a causa dell'interruzione del lavoro parlamentare. Per la prima volta, la Commissione Bilancio non ha potuto esercitare il proprio ruolo per intero ed anche in Assemblea il confronto è stato limitato e ridotto.

Signor Presidente, non ho alcuna preoccupazione nell'affermare che nei lavori parlamentari si è verificato qualche momento di asfissia. Non voglio attribuire responsabilità a nessuno - per carità - ma forse la maggioranza di Governo avrebbe dovuto essere ricondotta ad un comportamento più rispettoso nei confronti dell'Assemblea. A mio avviso, è questo il modo di concepire i rapporti a livello istituzionale. Tuttavia, ben comprendo le difficoltà del suo lavoro e di quello dei colleghi vicepresidenti dell'Assemblea.

Qualche altro collega ha affermato che si tratta di una legge finanziaria omnibus in cui sono stati inseriti tutti gli argomenti possibili. Durante il dibattito abbiamo cercato di far capire, in particolare sul tema della lotta alla criminalità, che le norme con le quali si prevede l'utilizzo degli immobili sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata dovevano essere inserite in un provvedimento più organico, articolato, funzionale ed incisivo.

Questo modo di legiferare mortifica il Parlamento, mortifica la possibilità di fornire il nostro contributo, un contributo che il Parlamento dovrebbe essere certamente in condizione di dare. Ci apprestiamo ovviamente ad un rituale, ad una liturgia: il ministro per i rapporti con il Parlamento ieri ha dichiarato, a nome del Governo, di voler mettere la fiducia; domani vi saranno le dichiarazioni di voto per la fiducia, poi si passerà agli ordini del giorno e alle dichiarazioni di voto per quanto riguarda il provvedimento. È un'antica e vecchia liturgia, certamente non si può fare diversamente, questo è il regolamento, ma restano le amarezze da parte di chi non comprende per intero qual è il percorso che intendiamo seguire, non soltanto in questi giorni, ma soprattutto nel prossimo futuro. Provo questi sentimenti, signor Presidente, di grande preoccupazione, senza voler fare polemica nei confronti di nessuno. Certamente, si tratta di problemi di un'istituzione che dovrebbe essere garantita nella sua valenza e nel suo significato più alto che ha oggi in democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Forza Italia - Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Reina. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Signor Presidente, non trovo strano l'approccio culturale che le fa sostenere le considerazioni che lei, alla fine della comunicazione, ha reso a quest'Assemblea in ordine alla complessità di questa finanziaria e alla necessità di adeguare normativamente i lavori procedurali dell'Assemblea e delle Commissioni rispetto a questo portato. Mi suscita qualche perplessità il fatto che questo lo sostenga anche il presidente Casini, perché la sua è una coerente scelta di campo, che si sposa esattamente con l'impostazione di fondo che il Governo e la maggioranza hanno dato a questa finanziaria. Se noi alla legge finanziaria via via, nel corso degli anni, abbiamo dato l'impostazione che oggi è culminata in questa situazione, è evidente che esiste un tema di procedura che va affrontato, ma diventa abnorme per tutti immaginare che la modifica della procedura debba sanare un tema patologico di fondo. C'è un disordine politico e culturale di fondo, per cui invece dovremmo prendere atto che la legge finanziaria dovrebbe essere ricondotta fisiologicamente entro i termini dovuti. Il Governo ha deciso di fare questo, perché ha ritenuto che in questa legislatura non c'era, nell'ambito di questo Parlamento e del Senato, quella serenità necessaria che avrebbe consentito di raggiungere i risultati che si prefiggeva e si prefigge di raggiungere - vivaddio! posso anche comprenderlo -, ma io ho tutto il diritto, come esponente dell'opposizione o comunque

come «non esponente» della maggioranza, di denunciare che questa è una procedura che espropria il Parlamento di funzioni, di capacità, di progettualità di lavoro, come peraltro qualche altro collega ha detto.

Questa è la demarcazione di fondo. Quindi, trovo assai strano che il presidente Casini si sia unito con lei in questo bellettoso scambio di cortesie. Francamente, ne avrei fatto a meno.

Detto questo, carissimo Presidente, prima ancora che si sospendessero i lavori dell'Assemblea, ho sollevato un tema che nessuna modifica regolamentare potrà mai risolvere, perché attiene ai principi fondamentali del diritto: quel famoso documento, che si chiama maxiemendamento del Governo, ha un carattere di riservatezza fino a quando materialmente il ministro per i rapporti con il Parlamento non lo viene a depositare in Assemblea, come invece è avvenuto ieri sera. Da quel momento, è un atto pubblico che, per la sua funzione, appartiene a tutto il Parlamento, a prescindere dalla dichiarazione di ammissibilità.

E tutti i deputati hanno diritto di accedervi, qualunque sia la condizione formale di questa documentazione, ovvero che si tratti di fogli sparsi, uniti, pinzati - o come si voglia -, perché tutti abbiamo il dovere di avere contezza delle reali determinazioni del Governo. Questo è un elemento che nessun regolamento potrà mai cambiare, altrimenti dovremmo cambiare ben altro nel nostro diritto. E si tratta di una strada che francamente mi preoccupa per la salvaguardia della democrazia in questo paese. Questo è un elemento basilare.

Quanto al fatto che ci siano stati riferimenti a precedenti e si invochi la prassi, questo mi preoccupa ancora di più. Vedete, nelle corti di giustizia americane è facile fare riferimento a precedenti pronunciamenti di corte, dicendo: questa è la causa Williams-Stone, e quant'altro. Ma qui siamo nel Parlamento. Vorrei capire qual è il concetto giuridico di prassi, dove lo ascriviamo, in che posizione del diritto lo concepiamo. Che significa «è una prassi»? Qui dentro la prassi è la violazione sistematica delle regole. E il Parlamento la violazione delle regole non se la può permettere, vivaddio! Lo dobbiamo capire, perché così facendo vulneriamo la democrazia fin dalle sue fondamenta. Noi non possiamo fare quello che vogliamo! E mi preoccupa il fatto che i funzionari possano....

 

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, per favore.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. No, Presidente! Non è scaduto il mio tempo. Questi sono problemi....

 

PRESIDENTE. È scaduto da 21 secondi.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. No, non è scaduto, Presidente! Lei mi può togliere la parola, ma faremo il dibattito in altra sede! Non è come pensa lei! Questo è il suo modo culturale di procedere! Lei mi deve far completare (Commenti del deputato Lulli)!

 

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto da 30 secondi!

Ha chiesto di parlare il deputato Boato. Ne ha facoltà.

 

MARCO BOATO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, qualche collega che mi ha preceduto - e non mi riferisco all'ultimo intervento, ma ad altri - ha ritenuto opportuno intervenire nel merito di alcuni aspetti della manovra economico-finanziaria. Rispetto questa scelta ma non la condivido. Credo che in questo dibattito, più regolamentare e procedurale e di tipo interlocutorio, sia opportuno attenersi alle questioni che lei, Presidente, ha posto all'inizio di questa seduta e rinviare all'esame che fra poco svolgerà la Commissione bilancio e al dibattito di domani e dopodomani le dichiarazioni sul merito, che per quanto riguarda il gruppo dei Verdi saranno svolte dal capogruppo Bonelli.

Io voglio, signor Presidente, darle atto dell'assoluta correttezza delle dichiarazioni

che lei ha svolto in apertura di seduta, del rigore, della terzietà e dell'imparzialità a cui le sue dichiarazioni si sono improntate. E nel dare atto a lei, che è il Presidente della Camera, di tutto questo, do implicitamente, ma ora anche esplicitamente, atto della preziosa collaborazione che in questo lavoro la assiste da parte degli uffici della Camera, che hanno sempre dimostrato, sotto questo profilo, le caratteristiche di rigore, terzietà ed imparzialità senza le quali non esiste un vero Parlamento.

Vorrei anche dare pubblicamente atto, signor Presidente - a differenza, in questo caso, di chi mi ha immediatamente preceduto -, della grande correttezza dimostrata dall'ex Presidente della Camera, il collega Pier Ferdinando Casini, nelle dichiarazioni che a titolo personale poco fa ha svolto. Non debbo puntualmente e nominalmente ricordare il fatto che, qualche giorno fa, in quest'aula abbiamo assistito - da parte mia inopinatamente, perché sinceramente non me lo sarei aspettato - ad un attacco frontale, personale, nominativo nei confronti del Presidente della Camera che non aveva alcun fondamento. E io considero veramente importante che il Presidente Casini oggi abbia in qualche modo sanato il vulnus che si era verificato nella correttezza dei rapporti tra gruppi, anche di opposizione, e Presidente della Camera, correttezza dei rapporti che il mio e gli altri gruppi - quando stavamo all'opposizione - avevamo sempre cercato di mantenere e avevamo mantenuto.

Da ultimo, signor Presidente, credo che dobbiamo assumere in modo, starei per dire, vincolante, politicamente vincolante, ciò che lei - è importantissimo - ha dichiarato nella fase conclusiva delle sue comunicazioni odierne, vale a dire la necessità di un comune, cogente impegno per la riforma delle procedure di esame della manovra economico-finanziaria, perché il disagio è generale. C'è un disagio dell'opposizione, ma c'è un disagio anche della maggioranza, e credo vi sia perfino un disagio da parte del Governo.

Quindi, non mi sento adesso di lanciare attacchi all'opposizione o di chiedere alla maggioranza di fare autocritica, perché tutti noi possiamo sbagliare; tuttavia, quando la difficoltà, come lei ha giustamente ricordato, anno dopo anno, diventa, per così dire, «strutturale», allora deve esservi, nella diversità dei ruoli, una comune assunzione di responsabilità per modificare tale tipo di procedure.

La ringrazio, signor Presidente, per il suo impegno, che noi condividiamo pienamente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Leone. Ne ha facoltà.

 

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, non intendo unirmi al coro di alcuni colleghi - sia dell'opposizione, sia della maggioranza - in ordine alla correttezza ed alla trasparenza. Con ciò, non voglio dire che ritengo che non sia stato seguito un percorso corretto e trasparente: me ne guarderei bene!

Io aspetto: mi prenderò un po' di tempo e mi riserverò di esprimermi dopo aver confrontato il testo iniziale del maxiemendamento presentato, questa notte, dal ministro Chiti - che è questo che ho in mano e che possiedo sin da ieri notte, perché l'ho avuto da ambienti vicini alla maggioranza - con quello che è venuto poi fuori (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo) dalla valutazione di ammissibilità (Commenti dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)...

 

ANTONELLO FALOMI. Non ce lo abbiamo noi!

 

ANTONIO LEONE. No, no, scusatemi! Perché se noi puntiamo tutto su una sorta di responsabilità oggettiva in ordine a quanto è accaduto durante l'esame di questa manovra finanziaria, considerando il fatto che si tratta di un procedimento che, ormai, è diventato ingestibile, voglio ricordare a quest'Assemblea, a lei, Presidente Bertinotti, ed anche a chi l'ha preceduta - vale a dire, il Presidente Casini - che già nella scorsa legislatura è stata

presentata una mia proposta, finalizzata alla riforma regolamentare e normativa di questo iter.

Il problema affrontato da tale proposta venne trattato in sede sia di Giunta per il regolamento, sia di Commissione bilancio: infatti, grazie all'allora presidente Giancarlo Giorgetti, si aprì una sessione sulla riforma delle procedure di bilancio, come il Presidente Casini ricorderà.

Vorrei segnalare che in cinquant'anni, salvo l'interruzione del 1972 o del 1973, a causa della riforma della normativa contabile, non si è mai verificato - nonostante la farraginosità, «l'assalto alla diligenza» e ciò che normalmente accade durante l'esame di tutte le manovre finanziarie - quanto è successo quest'anno: mai! Non è mai capitata una cosa del genere!

Queste cose non dobbiamo dirle qui dentro, perché parecchi di noi, magari, aspettano là fuori, in Transatlantico, il momento in cui Presidente arriva, apre la seduta e legge lo speech! Tali questioni si dovrebbero «vivere» all'interno degli uffici addetti alle valutazioni e incaricati di portare a termine il lavoro: mi riferisco alla Commissione bilancio e a quanto accade nell'esame di ammissibilità delle proposte emendative!

Signor Presidente, nel riservarmi di valutare tutto il resto, domando prima a me stesso e successivamente a lei come faccia a ritenere che l'emendamento presentato dall'onorevole Colasio debba essere ammesso solamente perché assume un particolare valore, il quale, naturalmente, è legato a valutazioni compiute dalla Presidenza. Tali valutazioni possono essere anche da me condivise, tuttavia vorrei rilevare che esse non rientrano nei «paletti» e nei limiti stabiliti dagli uffici della Presidenza ai fini dell'ammissibilità!

Questa è la prima questione. In secondo luogo, non mi può venire a dire, Presidente, che quella dell'ammissibilità della misura concernente i Carabinieri, giusto per intenderci, è una questione formale, poiché si tratta di una questione di merito! Infatti, un errore madornale è stato commesso dal Governo ed è stato successivamente corretto: punto e basta! Diciamoci le cose per come sono, perché è inutile nasconderci dietro un dito!

Ma sto facendo queste affermazioni «presuntivamente»; poi, finiremo per confrontare tutto ciò che c'era con quello che è arrivato; alla fine, evidentemente, giungeremo alle conclusioni e rivolgeremo un plauso a lei, Presidente, all'intera Presidenza, agli uffici ed a tutti coloro che hanno il diritto di riceverlo!

La verità è che noi stiamo andando avanti sin dall'inizio con una discrasia enorme che è legata al testo iniziale presentato in questo Parlamento; infatti, l'errore fatto dal Governo è stato quello di venire in Parlamento con un «vocabolario», con 250 emendamenti (220, 217, ... non ricordo il numero). Dovevate avere almeno un minimo di furbizia, e cioè dovevate partire con 50 emendamenti e poi man mano aumentarli a seconda delle intenzioni del Parlamento; invece, è stato fatto il lavoro inverso e, poi, si è chiesto l'aiuto al Parlamento con balletti, manfrine e ostruzionismo.

Ho visto con piacere che questa mattina qualche collega dell'UDC ha dichiarato che in effetti, nonostante il ritiro degli emendamenti da parte del suo gruppo, il vero disagio è stato dato dagli emendamenti presentati dal Governo ...

 

PRESIDENTE. La prego...

 

ANTONIO LEONE. ... che hanno prodotto questa situazione. Apprezzo la dichiarazione, ma non apprezzo il fatto che necessariamente il Governo doveva correre con questa presentazione...

 

PRESIDENTE. La prego, concluda!

 

ANTONIO LEONE. ... discontinua di emendamenti soltanto perché ...

 

PRESIDENTE. La prego, concluda!.

 

ANTONIO LEONE. ... la Presidenza, per giustificare l'ammissibilità e la pertinenza doveva dire di sì, ma erano tutti, non solo in linea con il testo iniziale, ma

anche con gli emendamenti presentati di notte, di giorno, in qualsiasi momento della giornata e della notte.

Per questo «tutto va bene, madama la marchesa»...

 

PRESIDENTE. Deputato Leone, deve concludere.

 

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, questo lo vedremo dopo che avremo fatto un attento riscontro e diremo anche noi «tutto va bene, madama la marchesa» (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Vorrei ricordare che anche in precedenti sessioni di bilancio è stato fatta notare la questione riguardante il rispetto dei tempi e il deputato Buontempo ha evidenziato - ed è stato condiviso da tutti - che lo scampanellio del Presidente a pochi momenti dalla conclusione dell'intervento invita l'oratore a concludere lo stesso nei tempi previsti.

Ha chiesto di parlare il deputato Moffa. Ne ha facoltà.

 

SILVANO MOFFA. Signor Presidente, senza entrare nel merito della procedura che da un punto di vista formale appare sostanzialmente corretta - difatti lei, signor Presidente, non poteva fare altro che darci questa comunicazione sull'ammissibilità e rinviare il tutto alla Commissione bilancio - però, converrà con noi che ci troviamo nel pieno di un paradosso, perché stiamo parlando ancora di un oggetto misterioso.

Io non ho avuto le capacità che ha avuto il collega Leone e, quindi, sono tra quei deputati che ancora non sanno esattamente di cosa stiamo parlando, perché non sono stati messi nella condizione di conoscere, fino in fondo, qual è il deliberato e la volontà del Governo rispetto al complesso della legge finanziaria. Ancora adesso - mi sembra di capire - stiamo navigando in mare aperto, perché siamo al paradosso di una fiducia annunciata che suggellerà sostanzialmente l'esproprio del Parlamento in termini sostanziali.

Ci avviamo stancamente alla conclusione, dopo giorni di dibattito e di confronto e ci sono intere materie che costituiscono il corpo di questo maxiemendamento del Governo che in realtà non riguardano materia specifica di una sessione di bilancio e di una politica finanziaria, ma sulle quali il Parlamento sostanzialmente viene espropriato di ogni confronto.

Ecco perché credo di poter dire, in questo momento, che forse è arrivato il tempo di chiudere i giochi. Non continuiamo a prenderci in giro, anche perché di questa patologia che riguarda la sessione di bilancio in Italia e nel nostro Parlamento siamo coscienti ormai da moltissimo tempo anche se finora il Parlamento non è stato in grado di realizzare alcuna riforma. Tuttavia, questo il Governo lo sapeva ancor prima di presentare il Documento di programmazione economico-finanziaria; quindi, si potevano scegliere altre strade, altri metodi, evitando la rappresentazione di uno stato di impotenza sostanziale del Parlamento, perché di questo bisogna prendere coscienza.

Oggi, i deputati non vengono messi nelle condizioni di dare il loro apporto concreto alla politica finanziaria del nostro paese. Vi è un Governo che si arroga con presunzione il diritto di presentare un maxiemendamento con mille commi, che è qualcosa che non si è mai visto nella storia di questa Repubblica. Ecco perché noi non possiamo assolutamente concordare neanche con le procedure che vengono adottate in questa fase (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Armani. Ne ha facoltà.

 

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, siano tutti grandi, grossi e vaccinati, quindi sappiamo perfettamente in che modo si svolge la sessione di bilancio. Io sono stato anche vicepresidente della Commissione bilancio nella XIII legislatura, quindi so perfettamente di cosa si sta parlando.

Ricordo la prima legge finanziaria con le deleghe del 1996, quando noi uscimmo

dall'aula; dunque, di sceneggiate ne abbiamo viste tante. Tuttavia, come ha già detto il collega Moffa, io non avevo mai visto un maxiemendamento composto da circa mille commi che adesso, come giustamente dice il collega Antonio Leone, dovrà essere verificato nelle parti del testo originario rispetto alle modifiche che sono state apportate.

Ciò che ha detto il collega Leone è molto grave, vale a dire che certi testi circolavano già in serata e che qualcuno li ha avuti per vie traverse, mediante qualche manina che si è infilata in qualche tasca o in qualche cappotto. Dunque, il problema è molto serio. Signor Presidente, oltre che tutta la serie di norme inammissibili che ella ha elencato - e vorrei avere il suo speech per poter verificare -, apprezzo anche la conclusione cui lei è pervenuto, vale a dire che occorre affrontare il problema della sessione di bilancio perché, alla luce anche delle mie esperienze personali, questo è veramente diventato un momento ingovernabile.

Vorrei inoltre dire, anche in polemica con il ministro dell'economia, che non si sono modificati soltanto i tramezzi e gli stucchi, ma sono stati spostati altresì dei muri maestri. Non dico che questi ultimi siano stati eliminati, ma un muro maestro che stava un po' da una parte è stato spostato dall'altra. Abbiamo dunque una situazione assolutamente ingovernabile. Io credo che prima di affrontare il problema della modifica del regolamento, dobbiamo decidere che cosa vogliamo che siano la sessione di bilancio e la legge finanziaria. Infatti, lei stesso ha citato alcune esenzioni dall'applicazione dell'inammissibilità: ad esempio, è stato citato l'emendamento Colasio. Io ricordo che la riforma della sessione di bilancio del 1978 e poi quella di dieci anni dopo avevano escluso che potessero essere oggetto della legge finanziaria argomenti di tipo microlocalistico o settoriale. Poi, però, di fatto, con interpretazioni più o meno raffinate, sono stati inseriti anche argomenti di questo tipo. Io capisco che le norme devono essere interpretate e non solo applicate rigidamente, tuttavia credo che il collegamento tra il documento di programmazione economico-finanziaria e la legge finanziaria stessa sia un punto sul quale convergere per fare in modo che le due cose vadano di pari passo, in modo tale che il DPEF non dica una cosa e la legge finanziaria un'altra.

Ricordo anche che le coperture di questa legge finanziaria sono state individuate tutte - o quasi - con il decreto-legge fiscale. Dunque, esiste anche un problema di collegamento tra la legge finanziaria e i relativi collegati. Credo, signor Presidente, che la vicenda vissuta in queste settimane fosse - nonostante il nostro pessimismo della ragione - assolutamente impensabile si verificasse negli anni precedenti. Ritengo che, indipendentemente da chi governa, si debba affrontare questo problema. In Commissione, signor Presidente, noi non abbiamo avuto il tempo nemmeno di affrontare gli emendamenti che via via il Governo andava presentando. Infatti, in aula, i gruppi di opposizione non hanno esaurito tutto il tempo di discussione a loro disposizione. Dunque, ci sono delle situazioni veramente ingovernabili sulle quali bisogna intervenire (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, forse è passato inosservato da parte sua (o almeno non ho colto una reazione adeguata) il precedente intervento del collega Leone. Siamo in aula e stiamo parlando di un maxiemendamento che nessuno dei presenti in aula ha visto...

 

IVANO STRIZZOLO. Leone!

 

ANTONIO LEONE. Io ho quello iniziale.

 

ROBERTO GIACHETTI. Non stai affermando la verità!

 

GUIDO CROSETTO...tranne il collega Leone, che l'ha avuto da persone esterne alla Camera.

 

IVANO STRIZZOLO. Detenzione abusiva!

 

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Ve l'ha dato Igor Marini!

 

GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, poiché il maxiemendamento è stato redatto dal Governo, ritengo che il Governo abbia dato a persone esterne alla Camera (Commenti del deputato Giachetti)...

 

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, il deputato svolge delle congetture, ma è suo diritto. Prego, deputato Crosetto.

 

GUIDO CROSETTO. Non sto facendo affermazioni (Commenti del ministro Chiti)...

 

PRESIDENTE. Scusate, evitiamo un dialogo.

Prego, deputato Crosetto.

 

GUIDO CROSETTO. Non sto facendo affermazioni, sto dicendo che noi aspettiamo da ore formalmente in Commissione bilancio il maxiemendamento; lo aspetta il presidente, lo aspettano i parlamentari della maggioranza e dell'opposizione e un deputato si alza dicendo di averlo avuto dall'esterno di questa Camera: trovo la cosa di pessimo gusto nei confronti della Camera da parte del Governo, che era l'unico depositario del maxiemendamento. Lascio da parte la questione, Presidente, ma che il Governo ritenga (Commenti del deputato Leone)...

 

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Ci dica da chi!

 

LIONELLO COSENTINO. Igor Marini!

 

PRESIDENTE. Scusate, le valutazioni sull'intervento del deputato Crosetto possono essere espresse chiedendo la parola e parlando.

 

ANTONIO LEONE. Ma a Giachetti bisogna spiegarglielo!

 

ROBERTO GIACHETTI. Spiegamelo tu!

 

PRESIDENTE. Prego, deputato Crosetto.

 

GUIDO CROSETTO. In ogni caso, questo non è un punto rilevante. Il punto rilevante, da adesso in poi, è un altro. Signor Presidente, lei ha detto una cosa che mi permetto di contestare, anche se non è mio diritto farlo, in quanto non posso che prendere atto di quello che lei dice. Lei ha detto che in questo maxiemendamento sono state recepite tutte le questioni discusse e votate e tutti gli emendamenti che in questi giorni sono stati presentati da Governo e Commissione (cioè relatore). Come lei sa, non abbiamo potuto discutere né subemendare gli emendamenti del Governo. Gli ultimi emendamenti del relatore sono stati presentati ieri, mezz'ora prima della sospensione della seduta (mi pare fossero una sessantina). Con quale criterio si è deciso di recepire emendamenti che non sono stati sottoposti ad un formale vaglio della Commissione e del Comitato dei nove? Cosa avevano di più rispetto ad altri presentati da colleghi di maggioranza e di opposizione che erano stati depositati e dichiarati ammissibili? Sulla base di quale principio regolamentare, statutario o legislativo è stato accordato questo privilegio ad alcuni emendamenti? Il relatore ha diritti in più, ma non rispetto ad ogni singolo parlamentare. A questo punto, dunque, o tutto era ammissibile, e quindi il Governo poteva fare non uno ma 1.500 cambiamenti recependo gli emendamenti presentati da chiunque, maggioranza ed opposizione, oppure mi deve spiegare, signor Presidente, perché andavano bene quelli del relatore, presentati cinque minuti prima che si chiudesse la seduta, o quelli del Governo, presentati dieci minuti prima. Diamo per scontato che lei mi dia una risposta al rigaurdo.

Adesso, se vogliamo rispettare un minimo le forme, dopo il giudizio di ammissibilità, quando arriverà l'emendamento (mi sembra di essere nel «deserto dei

tartari» ad aspettare che arrivino gli invasori, che non arrivano: no, questa volta ci sono) avremo bisogno di discuterlo in Commissione. Sono arrivato al comma 770, ma saranno 800 o mille, non lo so. Lei vorrà concedere al Comitato dei nove almeno un minuto per comma? Oppure dovremo chiedere, come opposizione, al relatore, come si fa per ogni emendamento presentato, di leggerceli dal primo all'ultimo? Che tempo abbiamo in Commissione? Un minuto a comma mi sembra il minimo per capire cosa c'è scritto, senza discussione. Oppure, chiederò al relatore di darne lettura e, quando avrà finito la lettura, chiederò al Presidente di aprire la discussione, perché qualche forma, anche una sola, in questa finanziaria dobbiamo rispettarla.

Allora, al di là delle due domande precedenti, la questione che pongo a lei, ministro Chiti, e al presidente della Commissione è la seguente: lasciamo perdere ciò che è successo in questi giorni (i commenti politici sono stati di tutti i tipi) e non ci si venga a dire che la posizione della questione di fiducia dipende dall'esercizio provvisorio, perché lei sa, Presidente, che oggi probabilmente avremmo esaurito i tempi.

Da oggi in poi...

 

PRESIDENTE. La prego...

 

GUIDO CROSETTO. ...saremmo stati costretti a votare senza più intervenire e, probabilmente, votando sulle singole proposte emendative, avremmo concluso i nostri lavori in anticipo rispetto ai tempi della posizione della questione di fiducia.

 

PRESIDENTE. La prego di concludere.

 

GUIDO CROSETTO. Sui tempi, chiedo a lei, ministro, e al presidente di avere garanzie, almeno su questo; tempi, dunque, per la Commissione (sei, sette, dieci ore) per esaminare il maxiemendamento. Ce n'è bisogno.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Ricci. Ne ha facoltà.

 

ANDREA RICCI. Signor Presidente, in primo luogo vorrei ringraziare la Presidenza della Camera per il comportamento assolutamente corretto che ha tenuto in questi giorni di difficile lavoro, tutelando, fino alla fine, le prerogative dell'Assemblea e dei singoli parlamentari. Mi permetto di far rilevare che è stata compiuta un'innovazione di grande valore democratico, vincolando l'ammissibilità del maxiemendamento del Governo agli emendamenti già presentati nelle varie forme in questa Assemblea.

In secondo luogo, vorrei esprimere una piena e totale condivisione rispetto alle valutazioni e alle proposte che il Presidente ha avanzato sull'inadeguatezza delle procedure parlamentari per l'esame dei documenti di bilancio.

L'esigenza di una profonda riforma dei processi di formazione del bilancio dello Stato è improcrastinabile e deve coinvolgere, come lo stesso Presidente ha detto, la stessa strumentazione legislativa e non solo quella relativa ai regolamenti parlamentari, a partire dalla legge finanziaria, che, istituita nel 1978, al fine di dare coerenza generale alla politica economica dello Stato, ha via via assunto, invece, al proprio interno finalità diverse e spurie rispetto all'obiettivo originario, fino a diventare, in un certo senso, un surrogato del normale procedimento legislativo che si dovrebbe sviluppare nel corso dell'anno.

Tutto questo comporta una serie di effetti negativi sia per la democrazia sia per il paese. Comporta la mancanza di trasparenza legislativa, che complica la possibilità per il cittadino di conoscere la legislazione; comporta una riduzione sostanziale, anche se non formale, delle prerogative parlamentari e infine, paradossalmente, oggi, comporta anche una difficoltà di controllare e realizzare gli obiettivi macroeconomici generali fissati nel Documento di programmazione economico-finanziaria. Ritengo importante che la riforma delle procedure di formazione di bilancio prenda avvio sulla base di una specifica iniziativa parlamentare su cui poi si potrà innestare un contributo del Governo.

In merito alle polemiche politiche sollevate dai membri dell'opposizione, vorrei far rilevare che non è assolutamente vero che la responsabilità di questo esito finale sia addebitabile soltanto al Governo, né è vero che non fosse mai accaduto quanto si è verificato quest'anno. Anzi, negli anni precedenti è accaduto anche di peggio, quando, ad esempio, venivano presentati all'ultimo momento maxiemendamenti che il Parlamento non aveva avuto occasione di discutere e di conoscere nei contenuti, non essendovi allora il vincolo all'ammissibilità derivante dalla presentazione in aula degli emendamenti.

La novità di quest'anno è stata il fatto che la Commissione bilancio non ha esaurito l'esame della legge finanziaria e la responsabilità di questo esito è anche dell'opposizione, così come lo è per un esame parlamentare che ha consentito di approvare soltanto 15 articoli.

Senza voler generare grandi polemiche, vorrei far rilevare che in Assemblea sono stati presentati, e non ritirati, se non dopo la posizione della questione di fiducia, circa 4.500 emendamenti dall'opposizione e che, in 40 ore di dibattito, la gran parte delle quali utilizzate da membri dell'opposizione, si è riusciti ad esaminare soltanto 15 articoli.

Vi sarebbe potuto essere un altro esito se l'opposizione avesse adottato un comportamento diverso che, magari, avrebbe messo ancor più in difficoltà il Governo, un comportamento teso a rendere più produttivo il lavoro parlamentare, sottraendo così al Governo, all'Esecutivo, la possibilità di definire, nella sostanza, la gran parte del contenuto finale.

Voglio auspicare, data anche l'unanimità di consensi rispetto all'esigenza di una profonda riforma dei processi di bilancio, che l'anno prossimo la discussione e l'approvazione della legge finanziaria possano già avvenire sulla base di nuove regole (Applausi dei deputati dei gruppi Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Popolari-Udeur).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bressa. Ne ha facoltà.

 

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, debbo dire che si tratta di una discussione molto interessante per una serie di motivi, il più importante dei quali fa direttamente riferimento a quanto ha comunicato lei, signor Presidente, all'inizio della seduta, quando ha detto che nel maxiemendamento potevano essere accolte solo parti che erano state discusse o presentate in Assemblea. Vorrei sottolineare come questa sia, di fatto, una riforma regolamentare che abbiamo accettato per garantire il massimo della correttezza rispetto ai lavori, in modo che l'Assemblea potesse affrontarli nel migliore dei modi possibili.

Apro e chiudo rapidamente una breve parentesi, rivolgendomi al collega Crosetto. È inutile che continuiamo a girare intorno al problema. Se l'Assemblea non ha potuto valutare nel merito gli emendamenti presentati, lo si deve solo all'atteggiamento ostruzionistico dell'opposizione. Fino a ieri, vi erano ancora 4.500 emendamenti. Con un ritmo di sola votazione, e non illustrazione, di 700 emendamenti al giorno, avremmo impiegato sei giorni e mezzo per ultimare i lavori. Questa è la pietra tombale rispetto alle vostre argomentazioni.

Passiamo ai due aspetti più interessanti che sono emersi nella discussione. Abbiamo appreso che il collega Leone ha una vocazione di sceriffo e ieri sera è riuscito ad entrare in possesso, in maniera rocambolesca, del testo del maxiemendamento (Commenti del deputato Leone)...

 

PRESIDENTE. Per favore, evitiamo gli assembramenti; almeno nell'emiciclo evitiamo capannelli, discussioni, telefonate.

Prego, deputato Bressa.

 

GIANCLAUDIO BRESSA. ...ed ha ammonito, rivolgendosi con tono minaccioso al Governo ed alla maggioranza: «Verificheremo la congruità di quel testo con quello che ci verrà sottoposto».

Vorrei ricordare al collega Leone che è sufficiente che esamini i precedenti parlamentari per trovare risposte ai suoi interrogativi, mal posti. Ne cito uno per

tutti: la seduta del 12 dicembre 2003 e, non a caso, il Presidente Casini, si è rivolto a lei riconoscendo la correttezza del suo operato, Presidente Bertinotti. Infatti, il 12 dicembre 2003, il Presidente Casini comunicava che, dopo la presentazione del maxiemendamento, il Governo aveva presentato ulteriori tre proposte emendative, giustificando il fatto con la necessità di dare compiutezza alla manovra finanziaria.

In quell'occasione, il collega Vito, riferendosi all'atteggiamento del Governo, che aveva presentato l'emendamento e con una lettera del collega Giovanardi aveva proposto le modifiche, diceva - cito le sue testuali parole -: «Sono state valutazioni istituzionali, che rispettiamo e che mi auguro non siano oggetto di polemica politica da parte vostra, perché a tali valutazioni istituzionali noi tutti dobbiamo rispetto, in quanto sono la garanzia della procedura».

Collega Leone, la procedura è una e sempre la stessa. Non faccia minacce fuori posto e non assuma comportamenti che non competono ad un parlamentare che siede in quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Verdi).

 

PRESIDENTE. Grazie.

 

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, mi scusi, ma non ho finito. È stato un dibattito istruttivo e vorrei che fossimo tutti consapevoli di ciò che abbiamo imparato quest'oggi.

Il collega Giovanardi ha detto che sta attendendo il testo del maxiemendamento perché è ancora un oggetto sconosciuto e ha ricordato che forse al suo interno vi sarà la riforma della scuola, portando come esempio la riforma della legge sulla droga, che per anni e anni era stata oggetto di dibattito in Parlamento. Si è dimenticato di dire, però, che la legge sulla droga è stata approvata con un emendamento al decreto-legge concernente le Olimpiadi. Questo dice tutto! La serietà è qualche cosa che si chiede a ciascuno di noi quando è seduto in quest'aula; vorrei che non lo dimenticassimo mai, in nessun momento (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, La Rosa nel Pugno, Verdi e Popolari-Udeur).

 

PRESIDENTE. Vorrei ringraziare i deputati che, intervenendo, hanno espresso degli apprezzamenti nei confronti della Presidenza e degli uffici, in particolare il mio predecessore Casini e altresì, naturalmente, i deputati che hanno svolto, peraltro assai urbanamente, dei rilievi critici. Su uno di questi mi permetto tuttavia di replicare. Ciò che è stato criticato come discrezionale, cioè la richiesta al Governo di formulare il suo emendamento sulla base di emendamenti presentati o ripresentati in Assemblea dal Governo e dal relatore, che aveva guadagnato un consenso unanime nella Conferenza dei presidenti di gruppo, era teso a tutelare e a valorizzare il Parlamento. È un elemento di bilanciamento dell'esigenza del Governo, nel momento in cui si accingeva a presentare un emendamento di grande portata, con l'esigenza del Parlamento, tale da consentire che ciò avvenisse nell'alveo delle questioni già sottoposte all'Assemblea e che, quindi, intervenisse solo su materie presenti al tavolo della medesima.

Ricordo che il testo degli emendamenti è distribuito dalla Presidenza alla Commissione e ai gruppi solo una volta ultimato il vaglio di ammissibilità. Non solo questa non è una novità di oggi, ma in tal senso la prassi è costante e senza eccezioni. È ovvio che il Governo è libero, se lo ritiene, di rendere noto il suo testo anche in momenti precedenti.

Ricordo anche, rispetto al tempo che va dalla presentazione alla conclusione del vaglio di ammissibilità, che il Governo prima della posizione della questione di fiducia non può escludere di presentare eventuali integrazioni o correzioni da apportare al testo, rientrando ciò nella sua facoltà di richiedere formulazioni parziali, che naturalmente sono sottoposte al vaglio di ammissibilità.

Ricordo altresì che il testo dell'emendamento del Governo è già in distribuzione, ma il testo materialmente presentato ieri sera dal Governo è a disposizione

della V Commissione, come ho detto nell'introduzione, con le correzioni e le integrazioni presentate contestualmente dal Governo stesso alla consegna dell'emendamento. Tale documentazione, e solo tale documentazione, fa dunque testo per la Presidenza.

Come preannunciato, procedo ora a sospendere la seduta fino alle 18. Il presidente della Commissione bilancio potrà nel frattempo convocare il Comitato dei nove.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Ritengo che per correttezza dovrebbe essere differito anche il termine per la presentazione degli ordini del giorno.

 

PRESIDENTE. È già stato differito alle 20.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. È stato fissato quel termine perché si sapeva che alle 13 sarebbe giunto il testo definitivo. Siamo ancora qui a lavorare. Materialmente non è possibile mantenere il termine fissato alle 20.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, credo che rinviare alle ore 18, sic et simpliciter, pur in accoglimento di una richiesta proveniente dai banchi dell'opposizione, significhi dare per scontato che si possa svolgere un esame serio, da questo momento alle 18, di un maxiemendamento che, quando è stata formulata la richiesta, non era ancora conosciuto. Non lo abbiamo letto, ma lo abbiamo «pesato». Non so quanti chili pesi! Avendolo «pesato», ritengo inutile prevedere, dalle 15,30, o dalle 16 - non so quando si riunirebbe la Commissione -, due ore per poterlo esaminare, perché tanto in due ore non riusciremo comunque ad esaminarlo. La prego quindi, signor Presidente, di valutare la possibilità di sospendere la seduta fino a poco prima del momento della posizione vera e propria della questione di fiducia, perché - e lo preannunzio, a nome del gruppo di Alleanza nazionale - immediatamente dopo l'inizio della riunione del Comitato dei nove noi abbandoneremo, per protesta, la seduta, non essendo possibile che un emendamento di questa fatta, di questo «peso» - lo ripeto, non ne conosco il contenuto, ma ne conosco il «peso» - possa essere presentato in tale contesto. Sarebbe, oltretutto, una presa in giro, sapendo già tutti che, in ogni caso, verrà posta la questione di fiducia alle 18. Di prese in giro ne abbiamo già subite parecchie e non importa cosa sia successo nell'epoca carolingia o post-carolingia! Mi pare, infatti, che le vostre proposte, colleghi della maggioranza, fossero di cambiare, di rimodernare, di fare finalmente funzionare tutto! Invece, l'unico argomento che avete dimostrato è che anche voi qualcosina di cattivo avete fatto; non mi basta, quindi, come argomento ciò che è successo negli scorsi anni.

Pertanto, signor Presidente, mi sembra che sospendere la seduta fino alle 18 sia eccessivo; può darsi che anche gli altri gruppi ritengano inutile tale termine e che già tra mezz'ora sia possibile porre la questione di fiducia da parte del Governo, ove si accedesse alla tesi che in mezz'ora o in due ore sarebbe identico il grado di scarsa conoscenza del maxiemendamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

GUIDO CROSETTO. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, in precedenza sono intervenuto chiedendo un termine adeguato per la discussione. Penso che l'intervento del collega La Russa abbia, in qualche modo, rilevato ciò che noi non ci aspettavamo. Se questa Camera è riconvocata alle 18 significa che il tempo

che lei attribuisce al Comitato dei nove per valutare il maxiemendamento è di nemmeno due ore. A questo punto, ha ragione il collega La Russa: in due ore rischieremmo di formalizzare un lavoro che è impossibile realizzare veramente. Pertanto, o vi è un tempo adeguato, o tanto vale non avere nemmeno due ore, che non servono a nulla per valutare un emendamento di questo tipo.

 

PIER FERDINANDO CASINI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PIER FERDINANDO CASINI. Onorevoli colleghi, scusate, credo si faccia un po' di fatica ad orizzontarsi, perché la Presidenza, ma soprattutto noi, siamo artefici del nostro destino e possiamo decidere tutto ciò che vogliamo. Ma è fin troppo ovvio (e tale argomentazione non ha certo bisogno di difensori d'ufficio) che il tempo di due ore e mezzo, che è stato fissato, all'opposizione certo non basta perché, come giustamente hanno rilevato gli onorevoli La Russa e Crosetto, di fronte ad un «pacco» di questo tipo esso non è sufficiente; ma la Presidenza ha fissato tale termine in risposta ad una richiesta formulata dall'opposizione...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Prima di conoscerne il «peso»!

 

PIER FERDINANDO CASINI. Sì, certo, il «peso» poteva variare di qualche milligrammo, ma non credo (Commenti)... Ma no, semplicemente per la serietà, perché in quest'aula o siamo seri...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Noi siamo seri!

 

PIER FERDINANDO CASINI. A questo punto, se l'opposizione rinuncia all'esame, è un conto, ma è giusto che siano chiari i termini della questione. Noi, come UDC, vogliamo procedere all'esame del maxiemendamento. Non saranno necessarie due ore e mezzo, posso capire che si può fare un esame più breve, ma per ragioni di serietà, perché non siamo al mercato, questo esame lo svolgiamo, anche sapendo che vi sarà la posizione della questione di fiducia, perché lo sappiamo da due giorni...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Allora, è una presa in giro!

 

PRESIDENTE. Per favore, evitiamo le interruzioni.

Prego, deputato Casini.

 

PIER FERDINANDO CASINI. Allora, chi vuole sottrarsi all'esame, si sottragga. Noi lo effettueremo, rapidamente, come è nostro diritto-dovere e come è stato richiesto dall'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Popolari-Udeur).

 

ROBERTO COTA. Chiedo di parlare

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Tuttavia, vorrei che concludessimo su questo punto. Prego, deputato Cota.

 

ROBERTO COTA. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che è inutile riunire il Comitato dei nove. È una presa in giro perché non c'è il tempo neanche di leggere l'emendamento. A franchezza, franchezza!

 

ANDREA LULLI. Sono 20 giorni che se ne discute!

 

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Per cortesia, evitiamo i battibecchi. Prego, deputato Quartiani.

 

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, apprezzando ciò che è stato affermato da altri colleghi, anche a nome di altri gruppi parlamentari, ritengo opportuno che siano garantiti i tempi per prendere visione del testo del maxiemendamento. Vorrei sollecitare in tal senso la

Presidenza, anche perché si tratta non soltanto di prendere visione del testo, ma anche di garantire ai colleghi la possibilità di presentare gli ordini del giorno. Procrastinandosi la nostra discussione, chiedo che si possa prorogare di qualche ora anche il termine per la presentazione degli ordini del giorno.

 

PRESIDENTE. Propongo che il termine per la presentazione degli ordini del giorno sia prorogato sino alle 22 di oggi.

Confermo la decisione di aggiornare la seduta alle ore 18, a seguito di una richiesta che è stata formulata da parte delle opposizioni. Penso che, in ogni caso, sia un diritto del Comitato dei nove prendere in esame il maxiemendamento che è stato presentato.

Sospendo la seduta.

 

La seduta, sospesa alle 15,25, è ripresa alle 18.

 

Si riprende la discussione.

 

 (Posizione della questione di fiducia - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, deputato Vannino Chiti. Ne ha facoltà.

 

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, colleghi, l'annuncio della posizione della questione di fiducia sulla legge finanziaria fatto ieri sera, che confermo, credo che a questo punto, indipendentemente dalle valutazioni che diamo in ordine alle responsabilità - cercherò poi di svolgere qualche considerazione, senza scendere sulla polemica -, si rendesse oggettivamente inevitabile.

Siamo al termine della sessione di bilancio per la quale, nella Camera in cui avviene la prima lettura, è prevista una durata di 45 giorni - ce lo ricordava alcuni giorni fa l'onorevole Gerardo Bianco, con la serietà e l'autorevolezza che gli derivano da una lunga esperienza parlamentare - e oggi è il quarantacinquesimo giorno. In una settimana, lavorando con intensità - della quale dobbiamo essere grati a tutti i parlamentari, indipendentemente dalla collocazione politica - anche il sabato e la domenica, sono stati approvati 15 articoli e due articoli sono stati soppressi. Si tratta di fatti concreti e non di interpretazioni e ognuno può fare il conto - anche solo votando gli emendamenti senza intervenire per illustrarli - di quanti giorni sarebbero stati necessari.

Quindi, in primo luogo, la richiesta di fiducia è lo strumento a nostra disposizione per evitare rischi di esercizio provvisorio, che ad ogni costo abbiamo il dovere e la responsabilità di evitare. Sono convinto che questo obiettivo non è solo del centrosinistra, dunque di uno schieramento, ma è sentito come interesse del paese, indipendentemente dal giudizio che si esprime sulle scelte della finanziaria.

Avevamo creduto che realmente si potesse evitare il ricorso alla fiducia, pur trattandosi di una finanziaria complessa nella sua articolazione; in ciò vi è una responsabilità del Governo attuale, come di quelli precedenti.

Sarebbe stato possibile se, non l'ultimo giorno, praticamente alla scadenza della sessione di bilancio, ma sin dall'inizio, fossero state ritirate le migliaia di proposte emendative presentate o, meglio ancora, se fosse stata mantenuta la sfida che ci era stata lanciata dall'opposizione, da leader autorevoli dell'opposizione che ci

avevano detto che avrebbero scelto sette o otto questioni sulle quali confrontarsi nel merito. Obiettivamente, così non è stato e ciò rappresenta un'occasione perduta per tutti noi, maggioranza e opposizione. Infatti, il confronto in Commissione e in aula ha mostrato - credo che anche questa sia una considerazione oggettiva - una maggioranza unita e, proprio per questo, aperta ad accogliere proposte migliorative da parte dell'opposizione.

Complessivamente, su 15 articoli, sono stati approvati 39 emendamenti presentati dall'opposizione, alcuni dei quali erano convergenti con proposte emendative presentate dalla stessa maggioranza.

Tra di essi vi sono dei temi di assoluto rilievo. Non li ricordo tutti e trentanove, ma solo quelli, lo ripeto, di assoluto rilievo: quando ero all'opposizione, non mi è mai capitato di poterne trovare. Sto parlando della soppressione della tassa di soggiorno per i comuni; del superamento della differenza tra esercizi di diverse dimensioni, al di sotto o al di sopra di 250 metri quadrati rispetto all'obbligo dello scontrino fiscale per chi effettua la trasmissione telematica; del fondo per la pedemontana lombarda, così da concorrere alla sua progettazione e realizzazione; del fondo per superare le barriere architettoniche negli esercizi commerciali; di una rimodulazione che consenta l'autonomia dei comuni per l'aumento dell'ICI - abbiamo detto perché ciò è giusto, ringraziando pubblicamente l'Assemblea -, che introdurremo al Senato anche per le aliquote IRPEF.

L'impegno della maggioranza - che ringrazio per l'intenso lavoro svolto, per una collegialità che ha costruito coesione e per il sostegno che i gruppi di maggioranza hanno dato al Governo e, nello specifico, al mio lavoro - ha determinato altri importanti cambiamenti. Ne citerò solamente alcuni: le risorse a disposizione per la ricerca, gli interventi per i giovani apprendisti, per i precari nella scuola, nel pubblico impiego, nelle forze dell'ordine; lo stanziamento per la cooperazione allo sviluppo...

 

ELIO VITO. Ma dov'è questa cosa? Riapriamo la finanziaria?

 

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Cito le cose che ci sono, collega Vito: consenta anche a me di parlare, poiché questa è una sua valutazione, non la mia.

 

MARCO BOATO. Il Governo ha diritto di parlare liberamente!

 

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Grazie; a volte nelle democrazie succede anche che i Governi possano parlare...

Sto citando il fondo per la mobilità, con particolare attenzione alle città metropolitane a forte tensione turistica e le misure ulteriori di rigore e di trasparenza per il funzionamento della politica e delle amministrazioni.

Sono convinto che se si fosse proceduto all'esame degli articoli e se anziché all'articolo 15 ci si fosse magari fermati al 130 o al 150 - e se non fosse passata come strategia prevalente quella delle «spallate» ai Governi sulla finanziaria - vi sarebbero state altre occasioni di confronto e di miglioramento nei riguardi di una legge finanziaria difficile e complessa. Questo, comunque, è l'auspicio che il Governo esprime - io lo esprimo -, in vista del lavoro che, a partire dai prossimi giorni, riguarderà l'esame in seconda lettura della legge finanziaria al Senato.

La finanziaria non vi arriverà blindata - come non lo è stata alla Camera - ma, naturalmente, con alcuni punti cardine non modificabili: il rientro nel patto di stabilità per l'euro, la ricostruzione dell'avanzo primario, l'equità dei sacrifici, l'introduzione delle aliquote fiscali dell'IRPEF e il sostegno necessario allo sviluppo.

A quanti tra gli esponenti della destra (ieri lo diceva il senatore Baldassarri) continuano a dirci che i 15 miliardi di euro erano necessari - si trattava di un impegno, quale che fosse il Governo -, ma ci si doveva fermare a questo punto e si

doveva procedere con tagli alla spesa, voglio ribadire, nel rispetto di un confronto e di una battaglia politica (entrambi possono essere forti e civili) che questa non è la nostra strada.

Potremmo dire, in modo polemico: è difficile che il responsabile di una malattia divenga improvvisamente medico e la guarisca, o ancora che niente di tutto questo è stato fatto nei cinque anni precedenti, se la spesa corrente è aumentata di alcuni punti. In ogni caso, al di là di questo orizzonte polemico, il centrosinistra si propone - nei prossimi mesi e anni parleranno i risultati - di risanare e sostenere lo sviluppo. I sacrifici che l'eredità lasciata impone agli italiani debbono essere ripartiti con equità. Noi, colleghi, vogliamo riformare il pubblico impiego, non licenziare in massa; vogliamo riformare il welfare, non abbatterlo; vogliamo dare una prospettiva a chi vede di fronte a sé un destino da precario che, invece, deve essere allontanato.

Con questa chiarezza vogliamo però confrontarci al Senato, sapendo che una finanziaria difficile, complessa, ha bisogno degli apporti di tutti coloro che sono disposti a darne; anzi, importanti sono quelli che vengono dall'opposizione, non meno di quelli che vengono dalle forze di maggioranza. Del resto, sappiamo bene che in alcuni campi occorre verificare se sia possibile migliorare ancora la proposta che sarà, poi, quella finale. A tal proposito, mi limito a due sottolineature (non certo perché al Senato si possa poi dire che sono solamente questi gli aspetti da considerare): innanzitutto il pacchetto sicurezza, rispetto al quale si è compiuto certamente uno sforzo ma rispetto al quale, se possibile, bisogna cercare di rafforzare l'intervento....

 

ELIO VITO. Signor Presidente, non è possibile! Dobbiamo subire pure il «pistolotto», oltre alla fiducia!

MARCO BOATO. Non può permettersi di dire così!

 

PRESIDENTE. Deputato Vito, la prego, consenta al Governo di illustrare le ragioni della fiducia (Commenti del deputato Elio Vito).... Non sono sindacabili (Commenti del deputato Elio Vito)... La prego, lasciamo concludere il rappresentante del Governo.

 

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Quando il collega Vito potrà imporre ai regolamenti parlamentari come si pone la fiducia, potrà farlo. Finché è un deputato come tutti noi, può, se vuole, avere lo stesso rispetto che noi abbiamo nei suoi confronti (Commenti del deputato Elio Vito)... che noi abbiamo sempre nei suoi confronti (Commenti del deputato Elio Vito) perché è un capogruppo dell'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Verdi e Comunisti italiani)!

 

PRESIDENTE. Vi prego, evitiamo questo dialogo! Loro lo sanno bene che il Governo ha diritto ad esporre le proprie ragioni. Prego, ministro, prosegua (Commenti del deputato Elio Vito).

 

VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Lei lo dice ... (Commenti del deputato Elio Vito)... A volte faccio finta anche di non sentire gli epiteti con cui lei mi si rivolge: diciamo che sono sempre di grande complimento e mai di offesa, pur essendo in quest'aula.

Stavo dicendo che sappiamo bene come, oltre al tema della sicurezza - sul quale si è compiuto uno sforzo e rispetto al quale, se possibile, si deve comunque cercare di farne di ulteriori, dato che si tratta di un tema di grande priorità per i cittadini -, ve ne siano altri da considerare, tra i quali il secondo aspetto che volevo evidenziare, cioè il rapporto tra Stato centrale e regione Sicilia (ripeto, non sono solamente questi due i temi) in materia di sanità. Vorrei che su questo aspetto si individuasse, da qui al Senato e poi nel Senato, un'impostazione che fosse concordata tra maggioranza ed opposizione, come è fondamentale, secondo me, che sia così in tutto il campo del federalismo fiscale. Sui rapporti istituzionali e di

attribuzione di risorse tra centro e periferia è infatti indispensabile una convergenza non in una logica di schieramento, chiunque sia al Governo nazionale, chiunque governi le regioni. In questo senso ieri ho inteso ed apprezzato le parole dell'onorevole Casini.

Concludo, signor Presidente, con un'ultima sottolineatura che riguarda la piena condivisione ed il pieno sostegno al suo richiamo alla necessità di una riforma del complesso degli strumenti della legge finanziaria; una sessione di bilancio che dura da giugno a settembre, dal DPEF fino all'approvazione finale della legge finanziaria, non è normale e non esiste negli altri paesi, così come non è normale che ci siano una complessità ed un numero di articoli esorbitante o le procedure che ci siamo dati.

In questi giorni ho riflettuto sul perché - lo dico anche in modo autocritico - negli anni precedenti una maggioranza ben più numerosa e forte dal punto di vista numerico rispetto all'attuale abbia dovuto porre per tre anni consecutivi la fiducia sul disegno di legge finanziaria, sia alla Camera sia al Senato. Devo dire che la ragione l'ho compresa in questi giorni. Perciò penso che si debba essere d'accordo, come ho sentito in molti interventi di questa mattina, nel verificare le regole, nel farle rispettare, nel darsene di nuove circa lo strumento della legge finanziaria. Signor Presidente, il Governo darà - per quello che deve e che può - il proprio contributo a quel progetto di riforme che lei ha annunciato questa mattina: ci tengo ad esprimere un pieno sostegno.

Infine, devo rivolgere un ringraziamento ai dirigenti della Camera dei deputati, dal Segretario generale a tutti i funzionari che hanno lavorato per verificare il materiale, le proposte che abbiamo consegnato. Sempre, ma in questo momento ancora di più, ha trovato in me conforto una convinzione, quella dell'assurdità delle norme di spoils system e simili a livello di organizzazione dello Stato. I funzionari, i dirigenti, il personale della Camera hanno svolto bene il proprio lavoro nei confronti di ogni Governo, dei Governi che hanno preceduto il nostro e del nostro Governo, quali che fossero - io non conosco e non voglio conoscere - le convinzioni personali, politiche di ognuno di loro. Voglio invece dire che questo è ciò di cui l'Italia intera ha bisogno, perché il nostro paese ha bisogno di intelligenti, seri ed impegnati servitori dello Stato.

Io sono grato perché, in questi giorni, ho visto nel notevole impegno che esiste in questo Parlamento un presidio che mette al sicuro il bipolarismo da altre sbandate.

Ringrazio inoltre per il lavoro svolto i membri della Commissione bilancio, il Presidente e il relatore.

Con queste considerazioni, signor Presidente, a nome del Governo, a ciò autorizzato dal Consiglio dei ministri, confermo di porre la questione di fiducia sull'approvazione (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale), senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'emendamento 16.500 del Governo, sostitutivo dell'articolo 16 del testo e soppressivo dei successivi articoli del disegno di legge finanziaria per il 2007 (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Italia dei Valori e Verdi).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Elio Vito. Ne ha facoltà.

 

ELIO VITO. Signor Presidente, io credo che un po' di pudore avrebbe dovuto sconsigliare il ministro Chiti dall'aprire, nel momento in cui la chiude ponendo la questione di fiducia, una discussione ed un confronto di merito sulla legge finanziaria che l'opposizione invano ha cercato con il Governo in questi dieci giorni di confronto in aula e, prima ancora, durante le settimane dell'esame in Commissione bilancio. È questa assenza di pudore che offende la Camera dei deputati e, se permette signor Presidente, anche la mancanza di stile per il ringraziamento ai funzionari - al quale sicuramente ci associamo -, in quanto esso tocca per tradizione al Presidente della Camera e non certo al Governo, anche per l'autonomia di tali funzionari in relazione alla sfera del Governo. Forse dobbiamo pensare che il Governo, con la

sua mania di occupare le sfere istituzionali, ora vuole anche arrivare ad occupare le nomine all'interno della Camera.

Detto questo, signor Presidente, io credo che il ministro Chiti non sia mai intervenuto in dieci giorni sulle questioni di merito della legge finanziaria che abbiamo posto. L'unico intervento sulla legge finanziaria è stato quello del ministro Bersani, poche ore prima che si sospendesse la seduta per la presentazione del maxiemendamento, dopo che per due giorni avevamo continuato a richiederlo (Commenti del sottosegretario D'Andrea). Il ministro dell'economia non ha mai partecipato ai lavori parlamentari - lo sottolineo: mai -, abbiamo avuto la meritoria attenzione da parte di alcuni sottosegretari per i rapporti con il Parlamento e dell'economia, e basta.

Forse questo è il modo con il quale il Governo ha cercato il confronto di merito con le opposizioni? Le questioni oggettive che poc'anzi sono state richiamate dal ministro Chiti per giustificare la posizione della questione di fiducia, a nostro giudizio, sono altre. Le opposizioni non hanno utilizzato tutti i tempi a loro disposizione. Il gruppo di Forza Italia ha ancora altre tre ore di tempo. I tempi che tradizionalmente sono utilizzati per le tecniche e le pratiche ostruzionistiche, quelli a titolo personale, prevedono ancora quasi sette ore e questi sono stati utilizzati anche da parte dei colleghi della maggioranza che, su alcune questioni, hanno inteso intervenire.

Il numero degli emendamenti che è stato presentato dai gruppi dell'opposizione è per circa un decimo corrispondente a quelli per i quali avrebbero avuto diritto, vale a dire che abbiamo presentato il 10 per cento degli emendamenti che ci spettavano in base alle dimensioni del disegno di legge finanziaria, al numero degli articoli e al numero di proposte di modifica che il Governo ha presentato. Inoltre, si arriva ad avere la spudoratezza di mentire alla Camera, signor Presidente, in relazione al fatto che la Commissione bilancio non sia stata impedita dal Governo nella possibilità di esaminare compiutamente la legge finanziaria: poche ore prima del termine previsto per la conclusione dei lavori della stessa, sono stati depositati novanta nuovi emendamenti. Novanta emendamenti, poche ore prima che la Commissione bilancio concludesse i suoi lavori!

Questo significa ricercare il confronto? In aula - signor Presidente, lei lo sa -, ci siamo trovati di fronte ad una richiesta della maggioranza di rinviare l'esame della legge finanziaria di ventiquattro ore. Vi è stata una speranza - nemmeno tanto ben celata - da parte del Governo che noi utilizzassimo un presunto ostruzionismo sul decreto-legge relativo all'IVA per ritardare l'esame della legge finanziaria. Noi, in quella Conferenza dei presidenti di gruppo, dicemmo che non c'era ragione per rinviare l'esame della legge finanziaria e mantenemmo il calendario. Abbiamo fatto convertire nei termini previsti dalla Conferenza dei capigruppo il decreto-legge sull'IVA, facendo iniziare subito dopo le votazioni sul disegno di bilancio. Abbiamo accettato e subìto tutte le decisioni della maggioranza sull'orario, sulle giornate di seduta dei lavori parlamentari, comprese le sedute notturne ed i giorni festivi.

Noi abbiamo cercato il confronto di merito con il Governo e la maggioranza, ma questo confronto è stato reso impossibile da una condizione: dall'assenza di decisioni, di linea politica, di accordo all'interno della maggioranza sulle questioni fondamentali della legge finanziaria. Il fatto che oggi il ministro Chiti ci venga a dire quale è la legge finanziaria e quale potrebbe essere al Senato rappresenta un'ulteriore offesa nei confronti di questo ramo del Parlamento, perché il ministro non ci ha illustrato il maxiemendamento che stravolge la legge finanziaria, ci ha detto che anche questo maxiemendamento è destinato a essere modificato al Senato e ci ha solo annunciato i punti sui quali il Governo non ha ancora trovato un accordo.

Ecco perché, Presidente, io manifesto il mio sconcerto rispetto alle dichiarazioni del ministro Chiti, che avrebbero potuto avere una loro importanza se rese ad

apertura di dibattito sulla legge finanziaria e non a conclusione dello stesso. Mi dispiace che un ministro, che dovrebbe avere come proprio compito istituzionale quello di intrattenere i rapporti tra il Governo ed il Parlamento, si limiti invece a ritenere di dovere intrattenere i propri rapporti fra il Governo e qualche membro del Parlamento, dimostrando di ferire anche l'intelligenza di quei gruppi parlamentari con i quali a lui piace intrattenersi (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Buontempo. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Il gruppo Alleanza Nazionale intanto ringrazia per il proficuo e serio lavoro svolto, nei limiti del possibile, dai colleghi Giorgetti, Armani e Garnero Santanchè. Pensavo che il ministro per i rapporti con il Parlamento iniziasse il suo intervento ringraziando l'opposizione per aver consentito la modifica di alcune parti del testo che avrebbero procurato non poco danno agli italiani, alla nostra economia e al nostro sviluppo, perché senza l'opposizione alcune di quelle parti significative non sarebbero state modificate. Solo un errore di lettura, probabilmente, riguardo alla tassa di soggiorno al posto della tassa di scopo, che grazie all'opposizione è stata cancellata.

La politica consente di dire tutto ciò che si vuole, ma lo spettacolo che ormai tutti gli italiani conoscono non può essere smentito da un intervento del ministro. Questa legge finanziaria è stata ore e ore in Commissione, rendendo improduttivo il lavoro della stessa. Il Governo, in Commissione, ha presentato emendamenti a suoi emendamenti e la ripetitività con la quale il Governo presentava emendamenti in Assemblea non solo al testo presentato in origine, ma anche a suoi precedenti emendamenti, ha moltiplicato l'effetto dei subemendamenti. La maggioranza non ha mai tentato un confronto con l'opposizione. Alleanza Nazionale è stata sempre disponibile a ritirare tutti gli emendamenti, ad eccezione di alcuni, che erano particolarmente significativi per il paese. La maggioranza non ha mai cercato un confronto serio sul testo della legge finanziaria. Noi abbiamo dovuto subire un testo di 826 commi. A chi volete raccontarla se il testo aveva in origine 217 articoli e finisce con 826 commi? Evidentemente, il testo che voi avete presentato era lacunoso, creava ingiustizia; ve lo hanno fatto capire anche larghe parti della maggioranza, che con sofferenza ha dovuto portare avanti il confronto con il Governo.

Onorevole ministro, avrà notato che qui vi erano due parti della maggioranza: il Governo e la maggioranza. La maggioranza, a cominciare dal relatore e dal presidente della Commissione bilancio, era a disagio, poiché li avete ridicolizzati! In questa sede non è mai accaduto che il relatore, che ha presentato, a nome della Commissione, alcune proposte emendative (le quali rappresentavano, quindi, la sintesi dei dibattiti svolti), venisse smentito da emendamenti predisposti dal Governo! Questo è accaduto!

Pertanto, il gruppo di Alleanza Nazionale ritiene, signor ministro, che lei avrebbe dovuto ringraziarci, anche perché, nel corso di questi giorni, voi avete avuto la possibilità di rimediare ad alcuni errori presenti nel testo del disegno di legge finanziaria. Inoltre, avete avuto la possibilità - in questo caso, forse dovremmo recitare un mea culpa - di aggiustare tutte le questioni interne alla maggioranza!

Voi, in realtà, siete partiti sin dall'inizio con l'intenzione di porre la questione di fiducia, ma non avete potuto farlo prima perché non eravate sicuri di ottenere il consenso di tutti i pezzi della maggioranza! Del resto, ricordo che abbiamo ascoltato, in quest'aula, il gruppo La Rosa nel Pugno dichiarare chiaramente che non avrebbe votato a favore del disegno di legge finanziaria: allora, nel «bancomat» del Governo, ognuno ha attinto per quel che poteva!

Vorrei rilevare che anche nel suo intervento, signor ministro, non è potuto emergere il quadro di riferimento della manovra finanziaria. Avete predisposto

una serie di commi, ma non è chiaro come si intervenga per Sviluppo Italia, per l'occupazione...

 

PRESIDENTE. La prego di concludere!

 

TEODORO BUONTEMPO. ... e per risolvere i problemi delle aree svantaggiate!

A nome del gruppo di Alleanza Nazionale, ritengo quindi che non possiamo che invitare gli italiani - e mi avvio alla conclusione, Presidente - alla grande manifestazione popolare del 2 dicembre, perché solo con una grande manifestazione popolare si potrà comprendere quale sia il dissenso degli italiani nei confronti di questo Governo...

 

PRESIDENTE. Deve concludere!

 

TEODORO BUONTEMPO. ...che sta arrecando danni incredibili al paese!

Concludo, Presidente. Non siamo solo noi ad affermarlo, perché, per la prima volta, sono venuti meno anche l'omertà ed il silenzio dei sindacati, i quali, di fronte all'evidenza dei fatti, sono stati costretti a scendere in piazza, pur votando per voi, per esprimervi il loro dissenso (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Violante. Ne ha facoltà.

 

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, devo riconoscere che l'onorevole Buontempo - che ringrazio per una parte del suo intervento - ha dato atto, con le sue affermazioni, del tipo di lavoro che hanno compiuto, in questa sede, sia la maggioranza, sia il Governo.

Mi sembra poi che, da questo punto di vista, il collega Elio Vito non abbia reso giustizia né al Governo, né a se stesso ed alla sua coalizione. Ciò perché, come ha giustamente affermato il collega Buontempo, molte delle proposte dell'opposizione che erano giuste sono state approvate, e credo che questo sia un modo equilibrato di condurre il dibattito parlamentare.

Onorevole Buontempo, lei ha fatto riferimento alla manifestazione popolare; da quello che mi risulta, sono tre le manifestazioni popolari. Può capitare che una maggioranza sia divisa, ma quando ad essere divisa è l'opposizione, le assicuro che è molto peggio! Infatti, credo che non essere stati in grado di scendere insieme in piazza contro quello che ritenete essere un vostro avversario politico sia un segno della vostra fragilità!

Affermo ciò, tuttavia, per un altro motivo. Signor Presidente, ho apprezzato con molta soddisfazione un passaggio del suo intervento, così come ho colto positivamente una parte dell'intervento del ministro Chiti; anche il collega Elio Vito, insieme a dichiarazioni non accettabili, ha affermato una cosa giusta. Qui c'è un problema di fondo, che riguarda la struttura del procedimento.

Esiste un problema più radicale, se volete, costituito dalla debolezza del sistema politico. Non possiamo infatti ignorare, colleghi, che, se negli ultimi tre anni è stata posta ogni volta la questione di fiducia sul disegno di legge finanziaria, è segno che la richiesta della fiducia non dipende da una maggioranza costituita da 40, 50 o 60 parlamentari in più. Ricordo, infatti, che il centrodestra nella scorsa legislatura aveva una maggioranza di 80 voti alla Camera e di 40 al Senato; eppure, è ricorso lo stesso alla posizione della questione di fiducia nel 2003, nel 2004 e nel 2005.

Oggi siamo nel 2006. Se è così, dobbiamo cercare di andare un po' più alla radice della questione. In primo luogo, dobbiamo riconoscere che vi è una debolezza del sistema politico. Nel centrodestra, nel centrosinistra e nell'estrema sinistra, infatti, si discute della ricomposizione di forze e della ricostituzione di aggregazioni più ampie e maggiormente rappresentative per avere una migliore capacità di governo e per reggere meglio lo scontro con gli interessi coalizzati e con la forza degli interessi che, giustamente, sono presenti nel paese. Tali interessi premono alle porte della politica, ma la politica, a volte, non ha la forza sufficiente per reagire, respingere, mediare e dirigere!

Questa è la situazione nella quale ci troviamo: se la manovra finanziaria è il luogo nel quale si organizza complessivamente la capacità di governo per un anno di lavoro, e si programmano altresì gli anni successivi, è qui che la spinta degli interessi esterni è maggiore ed è proprio qui che dovrebbe rivelarsi la forza maggiore della politica. Vorrei rilevare che si tratta di un problema che riguarda tutti, non soltanto noi oggi: ha interessato voi nella scorsa legislatura ed adesso tocca noi. Vi è un punto sul quale dobbiamo riflettere, vale a dire su come dare forza al sistema di cui facciamo parte e che concorreremo a costruire.

La seconda questione è più specifica e riguarda, in sostanza, lo strumento. Signor Presidente lei poc'anzi ha fatto riferimento giustamente alla correzione delle procedure; lo sappiamo, ma non è solo questo. Infatti, dobbiamo chiederci per quale motivo; ce lo siamo chiesti molte volte di seguito; ma non abbiamo mai chiuso la partita della finanziaria e a gennaio si è parlato d'altro.

Presidente, mi auguro molto che sotto la sua guida si possa, questa volta, chiudere quel libro e andare, invece, ad un reale intervento che deve toccare - io credo - la legge, perché la legge finanziaria non può essere il treno cui si sganciano tutti i vagoni per cui non si sa più se, quando e come arriverà una occasione nella quale aggiungere o sganciarne un altro.

Questo, lo sappiamo, riguarda sia voi sia noi. Riguarda interventi macro e interventi micro, riguarda interventi di necessità sotto la spinta dell'urgenza e perché dobbiamo rispondere al nostro elettorato, volta per volta: perché non è stata messa quella cosa, perché non è stato realizzato quell'ospedale, perché non c'è quella strada e così via. Lo sappiamo che è così, ma non può essere questa una legge finanziaria della quinta o sesta potenza economica mondiale. Non può essere questa!

È necessario inoltre modificare il regolamento, perché c'è qualche punto che non va. Scusate se voi avete presentato 7 mila emendamenti e noi ne abbiamo presentati altrettanti la volta scorsa, quindi il punto non è questo: ma se si può presentare 7 mila emendamenti su un testo è chiaro che non si fa nessuna discussione. Lo dico anche per noi, non solo per voi. Lo dico come una presa di coscienza dei limiti di questo meccanismo.

Dunque occorre un intervento serio, una discussione seria su che cosa vogliamo davvero, parti per parti, comparto per comparto, come si limita e si qualifica la potestà di emendamento su questo meccanismo, come si attribuisce più peso alle decisioni delle Commissioni. Infatti - mi rivolgo ai colleghi anche molto «sperimentati» che sono in quest'aula - i pareri delle Commissioni, le quali impiegano giorni e settimane attorno a questo tema, non contano assolutamente niente, ma non contano perché la procedura è fatta in questo modo; quindi, ritengo che bisogna fare in modo che i pareri espressi dalle Commissioni specializzate contino di più nel procedimento. La Commissione bilancio non può essere affogata, a sua volta, da migliaia e migliaia di richieste, emendamenti e pressioni. Presidente, lei che ha un'esperienza parlamentare quasi come la mia, sa bene (o gliel'avranno detto, se non l'ha appreso direttamente) che in Commissione bilancio quasi mai si è arrivati a concludere l'esame della legge finanziaria. Non ci si è arrivati mai a causa di questo meccanismo infernale.

Terza ed ultima questione ....

 

PRESIDENTE. La prego, concluda.

 

LUCIANO VIOLANTE. Questo problema non si risolve se non risolviamo anche il problema del procedimento legislativo generale; infatti, se dobbiamo ritenere che quello sia l'unico treno che parte e che arriva sicuro, è chiaro che lì si aggancia tutto. Dobbiamo dare al Parlamento, alla maggioranza e all'opposizione la certezza che almeno su un certo tipo di provvedimenti ci siano tempi definiti e non mutevoli per il voto finale, qualunque esso sia.

Noi partiamo dalla crisi del sistema politico, dalla crisi dello strumento e dalla crisi del procedimento legislativo. È attorno a queste tre crisi che si svolge il nostro discorso; quindi spero, Presidente - e la ringrazio anche per il minuto in più che mi ha concesso - che lei possa prendere in mano tale questione, guardandola sotto i profili che sono di competenza della Presidenza - come lei ha già annunciato - in modo che si possa davvero a gennaio affrontarla e risolverla, affinché la prossima volta non ci troveremo più, chiunque sarà al Governo, in una situazione come quella in cui ci siamo trovati adesso ((Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista e La Rosa nel Pugno).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato La Malfa. Ne ha facoltà.

 

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, io penso che la fiducia fosse inevitabile e che si debba chiudere questo dibattito politico (ci sono tante sedi in cui farlo) in cui il Governo dice: «no, noi non volevamo porre la fiducia, è colpa vostra» e noi rispondiamo: «no, ma noi eravamo pronti». È chiaro che esiste un confronto, è chiaro che in Parlamento ci sono le maggioranze e le opposizioni e che le maggioranze esprimono la loro linea essenzialmente sulla politica economica nella legge finanziaria e che le opposizioni fanno la loro parte. Comunque, ad un certo punto sapevamo che sarebbe stata posta la questione di fiducia sia perché i tempi erano esigui, sia soprattutto - signor ministro - perché le divisioni sono nella maggioranza.

Quando il Governo Berlusconi ha posto la questione di fiducia è stato sempre detto che lo faceva perché i partiti di maggioranza erano in lite tra loro; ma la stessa cosa è avvenuta anche in questo caso ed in modo più evidente, in modo molto più evidente.

Onorevole Violante, lei dice che sono tre le manifestazioni dell'opposizione; però non è mai successo, durante il Governo Berlusconi, che i ministri e sottosegretari sfilassero contro il Governo.

Se andiamo su questa strada ci ridicolizziamo a vicenda e penso che l'ultimo a parlare subisca il ridicolo maggiore, perché si peggiora col tempo. Quello che è successo era inevitabile, perché questa legge finanziaria è stata preparata male, nel senso che c'è un lavoro di mediazione, che avviene in seno al Governo nel mese di settembre, che fa sì che la finanziaria sia varata dal Consiglio dei ministri - già con il ministro dell'economia e delle finanze un po' «acciaccato» dalle toppe e dalle difficoltà! - in una condizione accettabile per poter fronteggiare la maggioranza, che ha le sue esigenze, e l'opposizione, che pure ha le sue esigenze.

Quello che è avvenuto, onorevole ministro per i rapporti con il Parlamento - lo posso dire perché questo processo l'ho visto sia da dentro sia da fuori -, è che evidentemente, per carenze di guida politica di questo Governo nei settori determinanti della materia, la legge finanziaria è stata varata dal Consiglio dei ministri senza la mediazione interna al Governo. È evidente che i ministri hanno mandato avanti deputati della maggioranza, e talvolta dell'opposizione, per chiedere che il Parlamento con la sua attività emendativa correggesse gli errori, o pretesi errori, o ritenuti errori, del Governo in seno al Consiglio dei ministri.

Dunque, il tempo che abbiamo perso ad esaminare il provvedimento, ma che è stato necessario, è stato dovuto al fatto che il mese di settembre - che è un mese cruciale per la finanziaria all'interno del Governo - non è stato impiegato nel modo in cui avrebbe dovuto essere. Pertanto, qui è avvenuta quella discussione che deve avvenire in Parlamento con l'opposizione e che avviene necessariamente in Parlamento con la maggioranza, ma che non dovrebbe avvenire con i ministri, perché i ministri dovrebbero essere solidali rispetto al testo che viene licenziato dal Consiglio dei ministri. Così non è stato, voi lo sapete benissimo. Non è questione di fare polemica; ne prendiamo atto e vedremo se questo potrà servire.

Vengo ora alla seconda parte del discorso.

 

PRESIDENTE. La invito a concludere, deputato La Malfa.

 

GIORGIO LA MALFA. Onorevole Violante, volete fare la riforma? Le ricordo - lei lo conosce benissimo - che il guaio della legge finanziaria è avvenuto nel 1999, perché fino a quella data, in cui fu fatta l'ultima riforma, non erano ammissibili nella legge finanziaria gli interventi per lo sviluppo economico. Si poteva solo modulare...

 

PRESIDENTE. La invito a concludere, deputato La Malfa.

 

GIORGIO LA MALFA. Mi scusi, Presidente, ma è una spiegazione quasi tecnica. Dal 1999 possono essere inseriti nella legge finanziaria gli interventi per lo sviluppo economico. Per questo motivo la finanziaria è esplosa.

Concludo, Presidente, con una domanda rivolta, però, a lei, e la pregherei di darmi una risposta perché l'ho formulata già questa mattina. Vorrei chiedere, se fosse possibile - e se non lo è vorrei sapere perché -, di prendere visione delle proposte emendative dichiarate inammissibili dalla Presidenza della Camera. Non capisco infatti il motivo per cui la Presidenza della Camera debba dichiarare inammissibile questa o quella proposta emendativa e il corpo dei deputati non ne debba conoscere il motivo.

Inoltre, vorrei sapere se il testo del maxiemendamento, che il ministro Chiti ha depositato ieri presso la Presidenza, è uguale al testo che abbiamo esaminato oggi in Commissione bilancio. La ringrazio delle risposte che vorrà darci.

 

PRESIDENTE. A questo ho già risposto stamattina (Commenti del deputato La Malfa).

Ha chiesto di parlare il deputato Alessandri. Ne ha facoltà.

 

ANGELO ALESSANDRI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il giudizio su questa finanziaria da parte del gruppo Lega Nord Padania, che ho l'onore di rappresentare, è completamente negativo.

Mi rivolgo innanzitutto al Governo, al ministro Chiti qui presente. Credo ci siano due o tre elementi da rimarcare. Intanto mi preme ringraziare tutto il gruppo della Lega Nord, che non ha presentato, credo in maniera coerente e responsabile - questo deve rimanere agli atti, al di là di ciò che poi si vuole andare a raccontare sul territorio, in mezzo alla gente - una valanga di emendamenti. Non abbiamo fatto quindi ostruzionismo, ma in maniera seria e coerente abbiamo invece cercato di entrare nel merito delle questioni, tanto che quelli che io ho definito «i tre moschettieri», neofiti di questo Parlamento, che si sono davvero molto impegnati e, credo, fatti apprezzare dall'intero gruppo che ha partecipato a questa finanziaria (mi riferisco ai colleghi Garavaglia, Filippi e Fugatti), hanno convinto il Governo, il relatore e questa maggioranza ad accettare diverse nostre istanze. Il ministro Chiti ne ha ricordate alcune. Per esempio, l'imposta di scopo, con riferimento alla quale abbiamo portato diversi punti a favore, ma anche in tema di infrastrutture per il nord e soprattutto, su iniziativa dell'onorevole Garavaglia, la questione dello scontrino.

Peccato che abbiamo esaminato solo 15 articoli e che non siamo arrivati a completare l'esame di tutti e 217.

Forse, a questa finanziaria potevano essere apportate diverse modifiche e, forse, poteva esser più «padana» e un po' meno «raffazzonata», così come risulta essere. Ciò mi dispiace, perché, alla fine, 217 articoli si sono trasformati in 830 commi (circa 600 disposizioni in più). Viene stravolto e cambiato tutto! Non siamo riusciti nemmeno a leggerli bene; li abbiamo soltanto intravisti da lontano.

È una legge finanziaria che, purtroppo, sta allarmando il paese. Lo dico perché ho letto una dichiarazione di Prodi poco fa che mi ha anche un po' allarmato. Ha detto che è contento di come ha agito in questi primi sei mesi e ciò sarà lo specchio di quello che accadrà nel prossimo futuro...

Sono terrorizzato: se questo è il metodo con cui avete intenzione di continuare

a governare, c'è davvero da mettersi le mani nei capelli ed i cittadini dovranno mettersi le mani in tasca, perché, altrimenti, qualcosa continua sempre ad uscire!

Una manovra finanziaria così complessa avrebbe richiesto un certo dibattito teso ad apportare cambiamenti seri, ma avevamo bisogno di tempo. Tuttavia, ministro Chiti, ricordiamoci che dieci ore su ventisei le avete impiegate voi per i vostri interventi. Una maggioranza che vuole accelerare non parla dieci ore! Inoltre, le interruzioni durante l'esame del disegno di legge finanziaria, il dibattito sulle intercettazioni, erano un modo per perdere tempo.

Non è bello arrivare a dire in quest'aula, una volta trovata una «quadra» nella confusione che questa legge finanziaria purtroppo vi ha creato, che è colpa della minoranza o dell'opposizione, che ha fatto perdere tempo! Non è così! Voi avete avuto dei problemi interni! Spesso, lo si sentiva e lo si leggeva sui giornali: Senato chiamava e Camera rispondeva!

Lei ha ricordato che la ricerca è uno dei settori in cui sono stati apportati dei cambiamenti. Non ci si può dimenticare che sulla ricerca vi è stato un input ben preciso di un senatore o di una senatrice che ha detto qualcosa di specifico; il senatore Pallaro ha detto qualcos'altro. Diverse altre cose si sono mosse. Conseguentemente, sono giunti emendamenti su emendamenti per perdere tempo.

Capisco che è difficile; anche noi, in passato, abbiamo posto la questione di fiducia quando è stato necessario, ma, ministro Chiti, cerchiamo di mantenere le cose nel loro alveo!

Mi vorrei rivolgere adesso al Presidente della Camera. Ho letto una sua dichiarazione del seguente tenore: speriamo che in futuro cambino le regole sulla legge finanziaria; considerazioni riprese anche dal collega Violante.

Mi sembra che non si sia capito il vulnus iniziale che ha prodotto questo tipo di legge finanziaria: abbiamo perso 15 giorni quasi inutilmente. Il Parlamento è stato inutile ed è stato bypassato, scavalcato, preso quasi in giro. Credo che le regole vadano cambiate, ma la logica non deve essere quella di una frase a lei cara: «dopo un raccolto ne viene un altro», bensì deve essere un' altra.

Questo raccolto è arrivato con una grandinata, ma non si è raccolto nulla. Bisogna pensare che il paese si aspetta dei messaggi e delle regole davvero concrete.

Va rimarcato anche che, nella discussione, che noi abbiamo contribuito a rendere ampia ed interessante, vi sono state, tra i banchi del Governo, alcune assenze importanti, dei fantasmi che sarebbe stato giusto vedere. Mi riferisco, soprattutto, al ministro Padoa Schioppa, colui che ha scritto questo provvedimento, e a Prodi, che non si è fatto vedere.

Ringrazio, invece, perché ha avuto il coraggio, ma, soprattutto, l'attenzione di venire a parlare al Parlamento per fornire delle risposte, il ministro Bersani, credo l'unico meritevole di un ringraziamento da parte nostra.

Tuttavia, l'attuale Governo, ministro Chiti, credo debba davvero ripensare in maniera completa il rapporto con questa istituzione. Un'istituzione che rappresenta un paese, per cui dovete rimodulare l'intero rapporto con il paese che ci si aspettava da voi - avevate detto di essere dei fenomeni - tutt'altro!

Credo che un po' di vergogna ed un po' di orgoglio vadano ricercati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Boato. Ne ha facoltà.

 

MARCO BOATO. Signor Presidente, vorrei esprimere sinceramente gratitudine al ministro Chiti per il modo in cui ha voluto motivare, prima di porla, a nome del Governo, la questione di fiducia. Mi ricordo che, nelle scorse legislature, quando eravamo all'opposizione ed il Governo si recava legittimamente in quest'aula per porre la questione di fiducia quasi come un telegramma burocratico, noi opposizione di allora ci lementavamo perché non veniva comunicato il perché ciò fosse stato necessario.

Non obietto che, a tale riguardo, l'opposizione possa polemizzare, perché ciò fa parte della normale dialettica parlamentare. Trovo, tuttavia, del tutto inaccettabile che da parte del presidente del principale gruppo dell'opposizione si sia tentato di impedire al Governo di motivare adeguatamente la posizione della questione di fiducia e si sia anche insultato il Governo.

Ho sentito parole che anch'io, come il ministro Chiti, non voglio ripetere, ma che saranno riportate nel resoconto stenografico.

Sono anche d'accordo, signor Presidente, con le considerazioni che, poco fa, a nome del gruppo dell'Ulivo, ha svolto il presidente Violante. Noi Verdi le condividiamo pienamente. Ricordo poi che, oggi, in quest'aula, abbiamo ascoltato un importante intervento di un altro ex Presidente della Camera, l'onorevole Casini. Ritengo sia significativo che, su questioni, non di merito politico, su cui tutti abbiamo opinioni diverse, ma di carattere istituzionale, quanto detto dal Presidente Bertinotti e dagli ex Presidenti della Camera, Casini e Violante, i quali rappresentano due schieramenti contrapposti, siano larghissimamente convergenti sotto il profilo delle responsabilità istituzionali.

Trovo legittimo che, dall'opposizione, si possa polemizzare, ma non trovo legittimo e, comunque, non condivido, che si cerchi di insultare. Ho sentito, però, il presidente Vito lamentarsi del fatto che il Governo abbia rivendicato che questa manovra finanziaria, una volta uscita dal Consiglio dei ministri, sia stata aperta al confronto con l'opposizione, sia stata modificabile - e, obiettivamente, è stata modificata in numerosi aspetti, ai quali, come Verdi, siamo contenti di aver contribuito - e soprattutto non sia stata «blindata».

Qualcuno ha detto - mi dispiace che sia stato il collega La Malfa, che ha svolto un intervento molto responsabile - che arriviamo alla fiducia perché la maggioranza non è unita. È una frase che si dice sempre, ma che, in questo caso, non è vera, collega La Malfa, - lei sa che l'ascolto sempre, con rispetto ed attenzione - non perché non ci siano state anche valutazioni diverse all'intero della maggioranza, ma perché la maggioranza, che è una coalizione plurale e ove non c'è un Berlusconi che domina su tutti, si è confrontata, ha discusso, ha elaborato punti di mediazione e di convergenza e li ha tradotti in emendamenti della Commissione o del Governo. Non c'è stata, signor Presidente, una sola votazione, tra le centinaia effettuate in questi giorni, in cui si sia verificata una divisione della maggioranza. Le uniche differenziazioni di posizioni sono avvenute su emendamenti, su cui il relatore si era rimesso all'Assemblea ed era, quindi, giusto che l'Assemblea si manifestasse in modo plurale.

Ho sentito il presidente del gruppo maggiore dell'opposizione lamentarsi del fatto che il Governo abbia detto che l'impegno al confronto, al miglioramento, all'apertura e al dialogo si verificherà anche al Senato. È la prima volta che sento un rappresentante dell'opposizione lamentarsi di questo. Preferirebbe che il rappresentante del Governo dicesse: qui, si vota la fiducia, poi, è tutto blindato e il Senato non può cambiare neanche una virgola? Sarebbe una mancanza di rispetto verso l'altro ramo del Parlamento. Anche noi Verdi, su alcuni punti limitati, avremo modo di contribuire ad un ulteriore miglioramento del testo al Senato.

Credo, comunque, che questo modo di procedere esprima il massimo di correttezza e di rispetto del Parlamento. Di certo, i Verdi, l'Unione ed anche il Governo, di cui non sono membro, ma penso di poterlo dire, tutti noi, avremmo preferito che si potesse evitare la questione di fiducia. È evidente che ciò non è ormai più possibile, perché quando si arriva, alla data di venerdì 17 novembre, ad aver votato solo 15 articoli su oltre 200, anche un bambino, non dico Elio Vito, capirebbe che non sarebbe più stato possibile arrivare ad un esame senza porre la questione di fiducia, che a noi dispiace.

 

UGO LISI. Presidente, penso che abbia offeso il presidente di Forza Italia...

 

MARCO BOATO. Non siamo soddisfatti, anche il ministro Chiti l'ha detto, in

quanto avremmo preferito che si potesse scegliere unicamente il confronto parlamentare. Quando si arriva a questo, è una sconfitta per tutti, e, per tale ragione, diviene un atto obbligato e necessario, che impegnerà tutti, come lei, signor Presidente, ha preannunciato, procedere ad una modifica delle procedure di esame della manovra economico-finanziaria, di cui ci occuperemo da gennaio in poi (Applausi dei deputati del gruppo Verdi).

 

PRESIDENTE. Vorrei che si evitassero riferimenti ai parlamentari e alla loro condizione. Grazie.

Ha chiesto di parlare il deputato Falomi. Ne ha facoltà.

 

ANTONELLO FALOMI. Credo sia difficile contestare il fatto, giustamente alla base della richiesta di fiducia dal ministro Chiti, che, ad un certo punto dei nostri lavori, si è determinata la pratica impossibilità di approvare il disegno di legge finanziaria nei termini stabiliti dal nostro regolamento.

Quindi, si è determinata una condizione in cui si prefigurava seriamente il ricorso all'esercizio provvisorio.

A questo punto, è stata sollevata la polemica sulle responsabilità. Come molti deputati che hanno già svolto la loro esperienza di parlamentari anche nella passata legislatura, avverto un senso di inutilità nelle polemiche che si sviluppano in queste occasioni; polemiche alle quali, facilmente, si possono opporre atti, fatti e comportamenti tenuti dall'attuale opposizione quando era forza di Governo.

Qualche ora fa il collega La Russa ha affermato: la maggioranza dice che, anche noi, in passato, abbiamo fatto la stessa cosa, ma a me questo non basta. Tuttavia, certamente, non basta nemmeno a noi. Ciò, però, non significa che si possa proseguire in un inutile torneo di recriminazioni e polemiche, rispetto alle quali ho l'impressione vi sia una scarsissima attenzione da parte del paese.

Credo che, invece, se vogliamo dare una risposta positiva ai problemi emersi, bisogna prendere molto sul serio le parole pronunciate, qualche ora fa, dal Presidente della Camera, che ci ha proposto di cominciare un serio lavoro di revisione delle procedure e dei regolamenti, e di riflettere sulla normativa legislativa che presiede alla fase di approvazione della legge finanziaria. Ormai, siamo di fronte a una questione che non può non essere presa in considerazione.

Il carattere ipertrofico assunto dalla legge finanziaria - non in questo caso, ma ormai da tempo -, i problemi che ogni maggioranza deve affrontare in occasioni come queste, la tentazione dell'opposizione o di settori dell'opposizione (ciò non è importante) di rallentare i lavori e di giocare tutto soltanto in chiave propagandistica stanno creando un corto circuito che rischia di svuotare il ruolo del Parlamento e dei parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione.

Insieme al ruolo del Parlamento - qualcuno lo ha ricordato in precedenza e mi sembra che il collega La Malfa abbia fatto riferimento a ciò - si rischia di svuotare perfino il ruolo dello stesso Governo e la sua funzione nella fase di predisposizione della legge finanziaria. È chiaro che questo corto circuito si sta determinando da tempo; non è un fatto che si è manifestato in questa occasione. Certamente, il problema di porvi rimedio è ormai evidente ed attuale.

Ritengo che, invece di continuare a sollevare polemiche, francamente di scarso interesse e di tipo propagandistico (anche se, per carità, la propaganda è legittimo farla e nessuno si scandalizza!), il vero problema da affrontare sia quello di rivedere tutta la questione, riaprendo seriamente un discorso. So che il tema è stato posto anche nelle passate legislature. Credo che sia venuto il momento di aprire una riflessione e di avanzare proposte serie, perché si restituisca al Parlamento il proprio ruolo; e quando dico «al Parlamento» intendo riferirmi ai parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, penso che sia ingiusto addebitare ai partiti dell'opposizione la condizione in cui ci troviamo oggi. Penso sia ingiusto, soprattutto nei confronti di quei parlamentari di opposizione che, ormai da un mese, svolgono un lavoro ininterrotto in Commissione e in Assemblea per migliorare questo testo; testo che, in parte, nei primi 15 articoli, sono riusciti a migliorare.

Le ultime due ore in cui si è lavorato sul disegno di legge finanziaria in Commissione (dalle 15 alle 17,30 di oggi pomeriggio) sono state importanti perché, oltre ad approfondire alcuni temi contenuti nel nuovo testo della legge finanziaria, ci hanno permesso di capire una cosa. È vero quello che ci diceva il Presidente Bertinotti all'inizio della seduta - e gliene diamo atto -, cioè che nel testo sono cambiati solo gli articoli che erano oggetto di emendamento da parte del Governo e della Commissione; ma è altrettanto vero che in alcuni casi quegli emendamenti hanno subito una variazione che cambia la sostanza del provvedimento.

Dico questo non per polemica nei confronti di qualcuno, ma per far capire che la fragilità di questa maggioranza ha determinato una trattativa fino all'ultimo minuto, provocando ogni volta un cambiamento del testo. Non a caso, noi abbiamo svolto in questa sede una discussione durata 8 giorni, caratterizzata da una continua presentazione da parte del Governo di emendamenti che modificavano radicalmente la legge finanziaria. Penso che la responsabilità del fatto che siamo arrivati a questo punto sia da imputare al metodo con il quale si è condotta la discussione in aula.

Non c'è dubbio che esiste un altro problema. Penso che non sia possibile mantenere un paese a discutere sei mesi sulla legge finanziaria. Vi ricordo che noi abbiamo cominciato a discutere del DPEF all'inizio di giugno e, da allora in poi, abbiamo continuato ininterrottamente a parlare di numeri, a parlare di strategie per lo Stato, sempre però partendo dalla legge finanziaria. Questo non fa il bene del Parlamento e del paese, perché genera confusione a tutti i livelli, crea instabilità. Se voi considerate le cose che il Governo ci ha detto in questi mesi, vi accorgerete che esse sono tutto e il contrario di tutto; è chiaro che, per ogni proposta che viene messa in campo, dobbiamo considerare che vi è una risposta da parte dell'apparato produttivo da una parte, delle famiglie dall'altro; non passano sotto tono le proposte che vengono avanzate, anche se poi non si concretizzano nella legge finanziaria. Non c'è dubbio, quindi, che bisogna arrivare ad una riduzione dei tempi e delle procedure per l'esame del DPEF e della legge finanziaria.

È stata ricordata più volte, anche dall'onorevole Casini, la non corrispondenza tra il DPEF e la legge finanziaria; questo è un punto che va assolutamente evitato, per il bene del Parlamento e del paese. Noi ricorderemo alcune cose di questa legge finanziaria, ricorderemo le cose che siamo riusciti ad ottenere nel dibattito che abbiamo svolto sui primi 15 articoli: ricorderemo la soppressione della tassa di soggiorno, la possibilità di rimodulare sia la tassa di scopo che l'addizionale IRPEF, come da impegno del ministro Chiti, secondo la gradualità dei redditi - quindi un provvedimento che aiuta le famiglie meno abbienti -, ricorderemo l'emendamento che siamo riusciti a far approvare sui beni sequestrati nelle procedure ordinarie. Ricorderemo molte cose a favore: peccato che non siamo riusciti ad andare più avanti, altrimenti ce ne saremmo ricordate molte di più, per il bene nostro e del paese (Applausi dei deputati del gruppo UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Satta. Ne ha facoltà.

 

ANTONIO SATTA. Signor Presidente, intanto esprimo un apprezzamento per come il ministro Chiti ha posto il problema della fiducia, senza nascondere

nulla, con estrema correttezza e serietà, dicendo chiaramente che tutti, il Governo per primo, avrebbero preferito non arrivare al voto di fiducia; ma credo sia importante sottolineare che tutti quanti ormai siamo convinti - stamattina ne abbiamo fatto cenno noi deputati del gruppo dei Popolari-Udeur - che debba essere riformata la struttura di questa legge finanziaria, che è diventata, non solo da oggi, il contenitore di tutto e del contrario di tutto. Le spinte, anche settoriali, campanilistiche, trovano sempre un modo per essere allocate all'interno di questo strumento così importante, che invece dovrebbe essere l'atto principe e fondamentale della programmazione economica per lo sviluppo del nostro paese.

È evidente che alle spinte localistiche si contrappongono altre spinte e chi è più forte spinge. Anche noi avremmo voluto una finanziaria migliore, più compiuta, ma la situazione economica attuale non può essere ignorata. Questo Governo, non va dimenticato, è in carica da alcuni mesi e ha ereditato una pesante situazione economica, che l'opposizione cerca sempre di far passare sotto silenzio. Questa sera, da parte di alcuni autorevoli esponenti dell'opposizione, si è quasi assistito ad un happening di quella che sarà la manifestazione di piazza, che noi rispettiamo, contro la finanziaria.

Certo, è finito il tempo di una legge finanziaria che vuole accontentare tutti e fare tutto e il contrario di tutto. È chiaro: è giunto il momento di una svolta importante; concordo con quanto afferma il Presidente Prodi, e cioè che si tratta di una svolta fondamentale, perché finalmente attraverso scelte coraggiose - a volte anche impopolari - si apre una strada per la ripresa dell'economia, dello sviluppo e si dà fiato alle imprese per consentire a questo paese di rimettersi in marcia ed essere competitivo in Europa.

Signor Presidente, ringrazio il nostro gruppo, gli amici che hanno portato avanti questo lavoro all'interno della Commissione bilancio, il collega Dante D'Elpidio e tutti i deputati che hanno dato il loro contributo affinché questa manovra finanziaria, grazie al nostro apporto, giungesse ad un miglioramento, in particolare per quanto riguarda alcuni settori. Ci spiace, ma questa non vuole essere una critica, che dal maxiemendamento siano scomparse alcune proposte significative, fatte proprie dalla Commissione e dal relatore. Ovviamente ne trasfonderemo i contenuti in ordini del giorno affinché il Governo, al Senato, possa valutarle con più attenzione.

Siamo certi, come ha affermato il ministro Chiti, che quello al Senato non sarà un passaggio qualunque, ma un esame importante e significativo, che servirà a migliorare ulteriormente questo strumento. Ci auguriamo che l'attuale sistema di approntare la finanziaria sia superato. L'opposizione sa che abbiamo un programma sottoscritto da tutti i partiti dell'Unione e che abbiamo cinque anni per rispettarlo e che siamo impegnati con forza a realizzarlo. In certi momenti difficili, è facile far demagogia. Siamo realisti: siamo consapevoli della difficoltà del momento, ma siamo anche animati da una grande voglia di risolvere i problemi strutturali di questo paese. Soprattutto, siamo animati da una grande concordia, che si ritrova intorno ad un progetto comune di sviluppo complessivo del paese, che è patrimonio di tutti quanti noi che abbiamo sottoscritto, prima delle elezioni, il programma che abbiano presentato al popolo italiano e sul quale siamo impegnati a lavorare fino in fondo (Applausi dei deputati del gruppo Popolari-Udeur).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Reina. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Grazie, signor Presidente. Trovo davvero singolare il dibattito che questa sera si è sviluppato attorno alla questione di fiducia posta dal Governo sulla manovra finanziaria. Lo considero singolare e, sia pur per brevi istanti, vorrei tornare indietro nel tempo, a quello che invece si è sviluppato nell'intero paese al momento in cui abbiamo discusso sulla riforma della Costituzione e sul referendum che ne è seguito.

Vorrei chiedere a tutti coloro che difendevano la centralità del Parlamento

dove sia finita la foga e l'interesse manifestato verso quel tema nodale per lo sviluppo della nostra democrazia, quando invece da più parti si propone, in questa sede, di modificare le procedure, non nel senso migliorativo di un diverso e più capace approfondimento del Parlamento, ma nel senso di rendere più brevi i tempi per approvare un documento che oggi è composto da 217 articoli e domani potrà essere composto anche da 300 articoli. Ma non ci rendiamo conto che vi è una spinta all'accentramento, volta a far sì che solo una oligarchia di soggetti determini seriamente le scelte all'interno del paese?

Già è avvenuto con la legge elettorale! Vogliamo espropriare il Parlamento di tutto? Il tema non sta nel fatto che c'è voluto così tanto tempo, ma nel fatto che c'è un Governo - non ha importanza che sia il Governo Prodi, perché poteva essere anche il Governo Berlusconi (mi chiamo fuori dal centrodestra e dal centrosinistra) - che ha approvato 217 articoli in cui ha concentrato l'intero universo mondo: questo è il tema! Ma cosa mai volevate che si facesse rispetto all'ampio spettro di materie che sono state sottoposte all'esame di questo Parlamento? Che si stesse buoni e zitti e che si alzasse il dito solo per dire «sì» o «no»?

Francamente, siamo arrivati al limite del sopportabile in questo paese! C'è una cultura che, da una certa parte del centrodestra, e da un'altra parte del centrosinistra, involve - non evolve - verso un sistema di tipo oligarchico, che già esiste nei simulacri dei partiti. È intollerabile! Noi condurremo una battaglia nel paese! Questo è un modo vecchio, dal punto di vista culturale! Voi volete il regresso della democrazia! Non avete idea di come affrontare i temi nodali del nostro sistema politico! Quindi...

 

PRESIDENTE. La invito a concludere.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. ... carissimi colleghi, non vi illudete che il tema di una riforma così grave possa essere lasciato alla nequizia di questo attuale Parlamento, che è incapace...

 

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere...

 

GIUSEPPE MARIA REINA. ...di muovere azioni e passi veri per ristabilire il senso della democrazia nel nostro paese. Ecco perché voteremo contro questa benedetta finanziaria...

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

GIUSEPPE MARIA REINA. ...anche per questa non ultima, ma fondamentale ragione!

 

PRESIDENTE. Grazie.

Abbiamo così esaurito gli interventi a nome dei gruppi. In questa occasione, stante l'importanza della discussione, procederei, se non vi sono obiezioni, a dare la parola, a titolo personale, a tre deputati che lo hanno chiesto. Il primo è il deputato Barbieri.

Ha facoltà di parlare per un minuto, deputato Barbieri.

 

EMERENZIO BARBIERI. La ringrazio, signor Presidente; spero di non utilizzare tutto il minuto che mi ha concesso. La ringrazio, signor Presidente, perché ho imparato da lei che parlavo a titolo personale.

Presidente Bertinotti, sarebbe utile che lei, oltre che della revisione (ed io sono d'accordo con lei) del modo di procedere sul disegno di legge finanziaria, si occupasse anche della democrazia interna ai gruppi: poiché i gruppi vivono di finanziamenti che la Camera assegna, sarebbe bene che di questo ci si occupasse. Non è possibile che io venga ad imparare da lei - e di questo la ringrazio - che parlavo a titolo personale.

Ciò acclarato, insieme a tante cose, voglio dire che, soprattutto quando si fa parte di gruppi i cui presidenti non sono mai stati eletti, ma nominati...

 

PRESIDENTE. La invito a concludere.

 

EMERENZIO BARBIERI. Ho finito, grazie.

 

PRESIDENTE. Solo per darle conto che non ho commesso un arbitrio; lei sa che, quando parla un deputato per gruppo, gli altri appartenenti a quel gruppo parlano, per definizione, a titolo personale.

Ha facoltà di parlare il deputato Brusco.

 

FRANCESCO BRUSCO. Signor Presidente, è difficile non ripetersi; tuttavia, ci provo.

Nell'intervento di questo pomeriggio, il ministro ha dribblato la verità, ha cercato di adulterare la realtà con una digressione - come dire? - di natura regolamentare e tecnica, «scomodata» e ribadita, in seguito, dai colleghi della maggioranza, ma che bene confutavano il mio collega Leone ed il presidente del gruppo, Elio Vito.

Né il subdolo e politicamente indiretto soccorso di qualche esponente dell'opposizione vi assolve e vi giustifica. Emerge per la prima volta, credo, in maniera chiara ed inequivocabile, che la ragione vera del ricorso all'istituto della fiducia riposa nella somma difficoltà che esiste all'interno della variopinta maggioranza: i membri del Governo, i ministri, i presidenti dei gruppi della maggioranza hanno giocato al rialzo, a gareggiare tra loro a chi era più bravo ad assaltare con successo la diligenza!

 

PRESIDENTE. La invito a concludere.

 

FRANCESCO BRUSCO. Non più tardi di venerdì sera, il segretario del partito dei Comunisti Italiani sottolineava...

 

PRESIDENTE. Deve concludere, mi scusi.

 

FRANCESCO BRUSCO. ... trionfalisticamente il merito di aver fatto «passare» un suo emendamento volto a stabilizzare i precari (così Mastella ed altri)...

 

PRESIDENTE. Deve concludere, per favore.

 

FRANCESCO BRUSCO. Presidente, io avevo chiesto...

 

PRESIDENTE. I tempi sono fissati dal regolamento, non da me!

 

FRANCESCO BRUSCO. Avevo chiesto la parola da un'ora, ma la ringrazio lo stesso.

 

PRESIDENTE. Grazie.

Ha facoltà di parlare il deputato Napoletano. Una precisazione: ho dato la parola, in precedenza, a titolo personale, perché non mi era giunta la richiesta a nome del gruppo. Adesso che mi è pervenuta, do la parola al deputato Napoletano a nome del suo gruppo.

Ha facoltà di parlare, deputato Napoletano.

 

FRANCESCO NAPOLETANO. Non sottrarrò molto tempo all'Assemblea, signor Presidente. Vorrei esprimere la valutazione del mio gruppo parlamentare, riunendo le opinioni di molti colleghi.

Ormai si pone una questione ineludibile, signor Presidente, quella di una rivisitazione degli strumenti procedurali relativi all'esame del disegno di legge finanziaria, che non può essere elefantiaca e, ragionevolmente, non può bloccare i lavori dell'Assemblea per moltissimo tempo. Quindi, non c'è alcun dubbio sulla necessità di rivederli. Non possiamo permetterci, infatti, provvedimenti di oltre 200 articoli quando ne basterebbero molti di meno, rimandando ad altri strumenti normativi e legislativi interventi che, pure, rientrano in questa strumentazione. Del resto, il problema è non soltanto procedurale ma anche politico. Innanzitutto, non bisogna gridare contro la posizione della questione di fiducia. Nella precedente legislatura, sul disegno di legge finanziaria è stata posta la questione di fiducia per tre volte consecutivamente. È uno strumento legittimo, che serve a superare un dibattito che rischia di provocare danno. Se ricorressimo all'esercizio provvisorio, otterremmo un risultato, credo, non auspicabile.

Tuttavia, al di là del clima più sereno nel quale si sta svolgendo questo dibattito, è anche vero che, spesso, le pratiche

ostruzionistiche sono non esplicitamente dichiarate ma ugualmente attuate e utilizzate per condurre il Governo a porre la questione di fiducia, salvo poi accusarlo di avere espropriato il Parlamento delle sue prerogative. Le cose non stanno esattamente così: il disegno di legge finanziaria in esame, infatti, è un provvedimento difficile, perché è volto al risanamento ma deve anche coniugare l'equità con lo sviluppo, per rimettere in moto questo paese. Da ciò discendono le gravi difficoltà. Ci possiamo anche dividere sul modo in cui tutto questo deve avvenire, anche in chiave polemica, ma dobbiamo cercare di non smarrire, comunque, l'obiettivo finale che deve contraddistinguere i lavori di questa Assemblea, al di là delle tensioni politiche, cioè il miglioramento dell'assetto sociale ed economico del paese. Avremo modo di discuterne anche in altra sede, dal momento che domani interverremo in questa Assemblea sulla questione di fiducia.

Concludo con una raccomandazione al Governo, al quale debbo dire con molta sincerità, pur ribadendo la massima lealtà, che alcuni errori, dal punto di vista del metodo, probabilmente sono stati commessi. Se si fossero coinvolti prima i partiti e i ministri, ribaltando l'azione praticata, probabilmente avremmo evitato una serie di problemi. Anche la posizione della questione di fiducia in limine litis probabilmente ha costituito un errore che si sarebbe potuto evitare. Gli strumenti legittimi possono anche essere utilizzati senza ulteriore indugio, quando gli interessi del paese lo reclamano. Il disegno di legge finanziaria che è stato presentato a questa Assemblea presentava luci ed ombre. Anche a seguito del dibattito svolto, presenta, in questo momento, più luci rispetto a quando è stato presentato. Ci auguriamo che possa essere ulteriormente migliorato presso il Senato.

 

PRESIDENTE. Prima di avanzare le proposte relative all'ulteriore sviluppo dei nostri lavori, vorrei rispondere ad una richiesta che mi è stata cortesemente rivolta dal deputato La Malfa e alla quale ritengo, o ritenevo, di avere già risposto questa mattina. In ogni caso, poiché la questione sollevata è rilevante e la prassi adottata contiene un elemento di innovazione, preferisco ritornare sull'argomento.

Il testo su cui è stata valutata l'ammissibilità è lo stesso presentato dal Governo ieri, con le correzioni e le integrazioni che il Governo medesimo, contestualmente alla presentazione dell'emendamento, ha formalmente consegnato alla Presidenza.

Su questa base e sulla base di scambi di opinioni, ripetutamente costruiti con i presidenti dei gruppi, tenuto conto del carattere così consistente e così ampio che assumeva la natura del nuovo maxiemendamento, la Presidenza ha ritenuto di porre un perimetro entro cui definire i confini nei quali il Governo sarebbe stato chiamato ad operare per determinarne l'ammissibilità. Pertanto, ha ritenuto di ammettere la presentazione di un unico maxiemendamento, nella misura in cui il testo si muovesse scrupolosamente entro i confini rappresentati da quell'articolato originariamente all'esame dell'Assemblea e dagli emendamenti già presentati dal Governo e dal relatore e ritenuti ammissibili. E, sulla base di tale criterio, è stato effettuato il vaglio di ammissibilità; tuttavia, per ulteriori specificazioni, gli uffici della Camera sono naturalmente a disposizione.

A seguito della posizione della questione di fiducia sull'approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'emendamento 16.500 del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo 16 e soppressivo dei successivi articoli del disegno di legge al nostro esame, nella parte dichiarata ammissibile dalla Presidenza, la votazione per appello nominale avrà luogo, a norma dell'articolo 116, comma 3, del regolamento, domani, sabato 18 novembre, a partire dalle 18,20. Le dichiarazioni di voto avranno pertanto inizio alle 15,30 di domani.

Dopo la posizione della questione di fiducia, la discussione proseguirà a norma dell'articolo 116 del regolamento - così come interpretato dalla Presidenza, udita

la Giunta per il regolamento, il 28 gennaio 1980, il cosiddetto lodo Iotti - e potranno pertanto intervenire per l'illustrazione degli emendamenti solo i sottoscrittori dei medesimi. Secondo la costante prassi applicativa, l'intervento di ciascun presentatore vale quale illustrazione di tutti gli emendamenti da lui sottoscritti, restando conseguentemente preclusi ulteriori interventi sui medesimi.

Per quanto riguarda il prosieguo dei lavori, secondo quanto preannunciato nella riunione di ieri della Conferenza dei presidenti di gruppo, al termine della votazione sulla questione di fiducia si svolgerà fino alla conclusione, con prosecuzione notturna anche oltre le 24, l'esame degli ordini del giorno, il cui termine di presentazione è stato fissato alle 22 di oggi.

Le dichiarazioni di voto finale sul disegno di legge finanziaria avranno luogo domenica 19 novembre, a partire dalle 10, con ripresa televisiva diretta. Potrà intervenire un rappresentante per ciascun gruppo e per ciascuna componente politica del gruppo Misto in ordine crescente.

Dopo il voto finale sul disegno di legge finanziaria, che avrà luogo alle 13 circa, contestualmente all'esame da parte della Commissione bilancio della nota di variazione si svolgerà il seguito dell'esame e la votazione finale del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di intercettazioni, approvato dal Senato, con scadenza 21 novembre. Seguiranno l'esame e la votazione della nota di variazione e il voto finale sul disegno di legge di bilancio, previe eventuali dichiarazioni di voto, che dovrebbe avere luogo alle 16-16,30 circa.

Come già comunicato, al termine dell'esame dei documenti di bilancio, avrà luogo - presumibilmente alle 16 circa - un'informativa urgente del ministro della salute, Livia Turco, sull'adozione del decreto ministeriale che ha innalzato il quantitativo massimo di cannabis detenibile per uso esclusivamente personale.

La Conferenza dei presidenti di gruppo sarà convocata nei prossimi giorni per definire i lavori della Camera nella settimana dal 27 novembre al 1o dicembre.

Poiché non ho richieste di parola da parte...

 

MAURO PILI. Chiedo di parlare a titolo personale.

 

PRESIDENTE. Sul dibattito precedente?

 

MAURO PILI. Sì, avevo già chiesto di intervenire in precedenza.

 

PRESIDENTE. Non mi è stato segnalato. Ha facoltà di parlare.

 

MAURO PILI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale su un tema che lei ha richiamato poc'anzi. Mi riferisco all'esclusione di alcuni commi dal maxiemendamento.

Vi è un comma che riguarda la Sardegna, e che il Governo stanotte ha cercato di modificare, il quale sottrae a questa regione centinaia e centinaia di milioni di euro.

Invito il Presidente Bertinotti a tentare di rivedere, assieme al Governo, la possibilità di reinserire la lettera m) dell'articolo 102, che è stato cassato, perché costituirebbe un danno non soltanto all'autonomia della Sardegna, ma porterebbe davvero questa regione di fronte ad un grave rischio di dissesto finanziario. È stato escluso, tagliato, cancellato questo comma perché il Governo, durante la notte, ha cercato di sottrarre l'imposta locale sui redditi. Ha fatto cioè intervenire una modifica che tentava, ancora una volta, di mettere in discussione questo provvedimento.

PRESIDENTE. La prego, onorevole Pili.

 

MAURO PILI. È chiaro che ripresenteremo questa stessa disposizione anche al Senato.

 

PRESIDENTE. Poiché non sono pervenute richieste di intervento per l'illustrazione degli emendamenti, rinvio il seguito del dibattito alla seduta di domani.

 

La seduta termina alle 19,25.


 

 


Allegato A

 

DISEGNO DI LEGGE: DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO (LEGGE FINANZIARIA 2007) (TESTO RISULTANTE DALLO STRALCIO DISPOSTO DAL PRESIDENTE DELLA CAMERA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 120, COMMA 2, DEL REGOLAMENTO, E COMUNICATO ALL'ASSEMBLEA IL 5 OTTOBRE 2006) (A.C. 1746-BIS)

 

 


(A.C. 1746-bis - Sezione 1)

 

ARTICOLO 16 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO

 

Art. 16.

(Disposizioni in materia di demanio marittimo e di altri beni pubblici).

 

1. Il comma 1 dell'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente:

«1. I canoni annui per concessioni rilasciate o rinnovate con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei per i quali si applicano le disposizioni relative alle utilizzazioni del demanio marittimo sono determinati nel rispetto dei seguenti criteri:

a) classificazione, a decorrere dal 1o gennaio 2007, delle aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei nelle seguenti categorie:

1) categoria A: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazioni ad uso pubblico ad alta valenza turistica;

2) categoria B: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazione ad uso pubblico a normale valenza turistica. L'accertamento dei requisiti di alta e normale valenza turistica è riservato alle regioni competenti per territorio con proprio provvedimento. Nelle more dell'emanazione di detto provvedimento la categoria di riferimento è da intendersi la B. Una quota pari al 10 per cento delle maggiori entrate annue rispetto alle previsioni di bilancio derivanti dall'utilizzo delle aree, pertinenze e specchi acquei inseriti nella categoria A è devoluta alle regioni competenti per territorio;

b) misura del canone annuo determinata come segue:

1) per le concessioni demaniali marittime aventi ad oggetto aree e specchi acquei, per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure unitarie vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e non operano le disposizioni maggiorative di cui ai commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni,

dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni; a decorrere dal 1o gennaio 2007, si applicano i seguenti importi aggiornati degli indici ISTAT maturati alla stessa data:

1.1) area scoperta: euro 1,86 al metro quadrato per la categoria A; euro 0,93 al metro quadrato per la categoria B;

1.2) area occupata con impianti di facile rimozione: euro 3,10 al metro quadrato per la categoria A; euro 1,55 al metro quadrato per la categoria B;

1.3) area occupata con impianti di difficile rimozione: euro 4,13 al metro quadrato per la categoria A; euro 2,65 al metro quadrato per la categoria B;

1.4) euro 0,72 per ogni metro quadrato di mare territoriale per specchi acquei o delimitati da opere che riguardano i porti così come definite dall'articolo 5 del testo unico di cui al regio decreto 2 aprile 1885, n. 3095, e comunque entro 100 metri dalla costa;

1.5) euro 0,52 per gli specchi acquei compresi tra 100 e 300 metri dalla costa;

1.6) euro 0,41 per gli specchi acquei oltre 300 metri dalla costa;

1.7) euro 0,21 per gli specchi acquei utilizzati per il posizionamento di campi boa per l'ancoraggio delle navi al di fuori degli specchi acquei di cui al numero 1.3);

2) per le concessioni comprensive di pertinenze demaniali marittime si applicano, a decorrere dal 1o gennaio 2007, i seguenti criteri:

2.1) per le pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi, il canone è determinato moltiplicando la superficie complessiva del manufatto per la media dei valori mensili unitari minimi e massimi indicati dall'Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento. L'importo ottenuto è moltiplicato per un coefficiente pari a 6,5. Il canone annuo così determinato è ulteriormente ridotto delle seguenti percentuali, da applicare per scaglioni progressivi di superficie del manufatto: fino a 200 metri quadrati, 0 per cento; oltre 200 metri quadrati e fino a 500 metri quadrati, 20 per cento; oltre 500 metri quadrati e fino a 1.000 metri quadrati, 40 per cento; oltre 1.000 metri quadrati, 60 per cento. Qualora i valori dell'Osservatorio del mercato immobiliare non siano disponibili, si fa riferimento a quelli del più vicino comune costiero rispetto al manufatto nell'ambito territoriale della medesima regione;

2.2) per le aree ricomprese nella concessione, per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e non operano le disposizioni maggiorative di cui ai commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni; a decorrere dal 1o gennaio 2007, si applicano quelle di cui alla lettera b), numero 1);

c) riduzione dei canoni di cui alla lettera b) nella misura del 50 per cento:

1) in presenza di eventi dannosi di eccezionale gravità che comportino una minore utilizzazione dei beni oggetto della concessione, previo accertamento da parte delle competenti autorità marittime di zona;

2) nel caso di concessioni demaniali marittime assentite alle società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro affiliate alle Federazioni sportive nazionali con l'esclusione dei manufatti pertinenziali adibiti ad attività commerciali;

d) riduzione dei canoni di cui alla lettera b) nella misura del 90 per cento per le concessioni indicate al secondo comma

dell'articolo 39 del codice della navigazione e all'articolo 37 del regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328;

e) obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il transito gratuito all'arenile;

f) riduzione, per le imprese turistico-ricettive all'aria aperta, dei valori inerenti le superfici del 25 per cento».

2. Il comma 3 dell'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente:

«3. Le misure dei canoni di cui al comma 1, lettera b), si applicano, a decorrere dal 1o gennaio 2007, anche alle concessioni dei beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale aventi ad oggetto la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto».

3. All'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«4-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 01, comma 2, del presente decreto, le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a cinquanta anni in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare».

4. All'articolo 5 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«1-bis. Le somme per canoni relative a concessioni demaniali marittime aventi finalità turistico-ricreative versate in eccedenza rispetto a quelle dovute a decorrere dal 1o gennaio 2004 ai sensi dell'articolo 03, comma 1, sono compensate con quelle da versare allo stesso titolo, in base alla medesima disposizione».

5. I commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e il comma 4 dell'articolo 10 della legge 17 dicembre 1997, n. 449, sono abrogati.

6. Le disposizioni di cui all'articolo 8 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, si interpretano nel senso che le utilizzazioni ivi contemplate fanno riferimento alla mera occupazione di beni demaniali marittimi e relative pertinenze. Qualora, invece, l'occupazione consista nella realizzazione sui beni demaniali marittimi di opere inamovibili in difetto assoluto di titolo abilitativo o in presenza di titolo abilitativo che per il suo contenuto è incompatibile con la destinazione e disciplina del bene demaniale, l'indennizzo dovuto è commisurato ai valori di mercato, ferma restando l'applicazione delle misure sanzionatorie vigenti, ivi compreso il ripristino dello stato dei luoghi.

7. Dopo l'articolo 693 del codice della navigazione è inserito il seguente:

«Art. 693-bis. - (Destinazione dei beni demaniali non strumentali al servizio della navigazione aerea). - I beni demaniali non strumentalmente destinati al servizio della navigazione aerea sono gestiti dall'Agenzia del demanio in base alla normativa vigente, garantendo un uso compatibile con l'ambito aeroportuale in cui si collocano.

Si considerano non strumentali i beni non connessi in modo diretto, attuale e necessario al servizio di gestione aeroportuale.

Gli introiti derivanti dalla gestione dei beni di cui al primo comma, determinati sulla base dei valori di mercato, affluiscono all'erario».

8. Dopo l'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con

modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, è inserito il seguente:

«Art. 3-bis. - (Valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni immobili tramite concessione o locazione). - 1. I beni immobili di proprietà dello Stato individuati ai sensi dell'articolo 1 possono essere concessi o locati a privati, a titolo oneroso, per un periodo non superiore a cinquanta anni, ai fini della riqualificazione e riconversione dei medesimi beni tramite interventi di recupero, restauro, ristrutturazione anche con l'introduzione di nuove destinazioni d'uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche o attività di servizio per i cittadini, ferme restando le disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni.

2. Il Ministero dell'economia e delle finanze può convocare una o più conferenze di servizi o promuovere accordi di programma per sottoporre all'approvazione iniziative per la valorizzazione degli immobili di cui al presente articolo.

3. Agli enti territoriali interessati dal procedimento di cui al comma 2 è riconosciuta una somma non inferiore al 50 per cento e non superiore al 100 per cento del contributo di costruzione dovuto ai sensi dell'articolo 16 del testo unico di cui al decreto Presidente della Repubblica 30 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, per l'esecuzione delle opere necessarie alla riqualificazione e riconversione. Tale importo è corrisposto dal concessionario all'atto del rilascio o dell'efficacia del titolo abilitativo edilizio.

4. Le concessioni e le locazioni di cui al presente articolo sono assegnate con procedure ad evidenza pubblica, per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa e comunque non eccedente i cinquanta anni.

5. I criteri di assegnazione e le condizioni delle concessioni o delle locazioni di cui al presente articolo sono contenuti nei bandi predisposti dall'Agenzia del demanio, prevedendo, in particolare, nel caso di revoca della concessione o di recesso dal contratto di locazione il riconoscimento all'affidatario di un indennizzo valutato sulla base del piano economico-finanziario.

6. Per il perseguimento delle finalità di valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni di cui al presente articolo, i beni medesimi possono essere affidati a terzi ai sensi dell'articolo 143 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in quanto compatibile».

9. Allo scopo di devolvere allo Stato i beni vacanti o derivanti da eredità giacenti, il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'interno ed il Ministro dell'economia e delle finanze, determina con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per l'acquisizione dei dati e delle informazioni rilevanti per individuare i beni giacenti o vacanti nel territorio dello Stato. Al possesso esercitato sugli immobili vacanti o derivanti da eredità giacenti si applica la disposizione dell'articolo 1163 del codice civile sino a quando il terzo esercente attività corrispondente al diritto di proprietà o ad altro diritto reale non notifichi all'Agenzia del demanio di essere in possesso del bene vacante o derivante da eredità giacenti. Nella comunicazione inoltrata all'Agenzia del demanio gli immobili sui quali è esercitato il possesso corrispondente al diritto di proprietà o ad altro diritto reale deve essere identificato descrivendone la consistenza mediante la indicazione dei dati catastali.

15. All'articolo 14 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 settembre 2005, n. 296, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

«2-bis. Per i soggetti di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 11, qualora ricorrano le condizioni di cui al comma 2, secondo periodo, del presente articolo, la durata delle concessioni o locazioni può essere stabilita in anni cinquanta».

 

 

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 16 DEL DISEGNO DI LEGGE

 

ART. 16.

Sostituirlo con il seguente:

Art. 16.

1. Dopo il comma 2-bis dell'articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è aggiunto il seguente:

«2-ter. Le concessioni di cui al comma 1 sono revocate qualora il concessionario si renda, dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, responsabile di gravi violazioni edilizie, che costituiscono inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione ai sensi dell'articolo 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 settembre 2005, n. 296».

2. Il comma 1 dell'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente:

«1. I canoni annui per concessioni rilasciate o rinnovate con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei per i quali si applicano le disposizioni relative alle utilizzazioni del demanio marittimo sono determinati nel rispetto dei seguenti criteri:

a) classificazione, a decorrere dal 1o gennaio 2007, delle aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei nelle seguenti categorie:

1) categoria A: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazioni ad uso pubblico ad alta valenza turistica;

2) categoria B: aree, manufatti, pertinenze e specchi acquei, o parti di essi, concessi per utilizzazione ad uso pubblico a normale valenza turistica. L'accertamento dei requisiti di alta e normale valenza turistica è riservato alle regioni competenti per territorio con proprio provvedimento. Nelle more dell'emanazione di detto provvedimento la categoria di riferimento è da intendersi la B. Una quota pari al 10 per cento delle maggiori entrate annue rispetto alle previsioni di bilancio derivanti dall'utilizzo delle aree, pertinenze e specchi acquei inseriti nella categoria A è devoluta alle regioni competenti per territorio;

b) misura del canone annuo determinata come segue:

1) per le concessioni demaniali marittime aventi ad oggetto aree e specchi acquei, per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure unitarie vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e non operano le disposizioni maggiorative di cui ai commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni; a decorrere dal 1o gennaio 2007, si applicano i seguenti importi aggiornati degli indici ISTAT maturati alla stessa data:

1.1) area scoperta: euro 1,86 al metro quadrato per la categoria A; euro 0,93 al metro quadrato per la categoria B;

1.2) area occupata con impianti di facile rimozione: euro 3,10 al metro quadrato per la categoria A; euro 1,55 al metro quadrato per la categoria B;

1.3) area occupata con impianti di difficile rimozione: euro 4,13 al metro quadrato per la categoria A; euro 2,65 al metro quadrato per la categoria B;

1.4) euro 0,72 per ogni metro quadrato di mare territoriale per specchi acquei o delimitati da opere che riguardano i porti così come definite dall'articolo 5 del testo unico di cui al regio decreto 2 aprile 1885, n. 3095, e comunque entro 100 metri dalla costa;

1.5) euro 0,52 per gli specchi acquei compresi tra 100 e 300 metri dalla costa;

1.6) euro 0,41 per gli specchi acquei oltre 300 metri dalla costa;

1.7) euro 0,21 per gli specchi acquei utilizzati per il posizionamento di campi boa per l'ancoraggio delle navi al di fuori degli specchi acquei di cui al numero 1.3);

2) per le concessioni comprensive di pertinenze demaniali marittime si applicano, a decorrere dal 1o gennaio 2007, i seguenti criteri:

2.1) per le pertinenze destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi, il canone è determinato moltiplicando la superficie complessiva del manufatto per la media dei valori mensili unitari minimi e massimi indicati dall'Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento. L'importo ottenuto è moltiplicato per un coefficiente pari a 6,5. Il canone annuo così determinato è ulteriormente ridotto delle seguenti percentuali, da applicare per scaglioni progressivi di superficie del manufatto: fino a 200 metri quadrati, 0 per cento; oltre 200 metri quadrati e fino a 500 metri quadrati, 20 per cento; oltre 500 metri quadrati e fino a 1.000 metri quadrati, 40 per cento; oltre 1.000 metri quadrati, 60 per cento. Qualora i valori dell'Osservatorio del mercato immobiliare non siano disponibili, si fa riferimento a quelli del più vicino comune costiero rispetto al manufatto nell'ambito territoriale della medesima regione;

2.2) per le aree ricomprese nella concessione, per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge e non operano le disposizioni maggiorative di cui ai commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni; a decorrere dal 1o gennaio 2007, si applicano quelle di cui alla lettera b), numero 1);

c) riduzione dei canoni di cui alla lettera b) nella misura del 50 per cento:

1) in presenza di eventi dannosi di eccezionale gravità che comportino una minore utilizzazione dei beni oggetto della concessione, previo accertamento da parte delle competenti autorità marittime di zona;

2) nel caso di concessioni demaniali marittime assentite alle società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro affiliate alle Federazioni sportive nazionali con l'esclusione dei manufatti pertinenziali adibiti ad attività commerciali;

d) riduzione dei canoni di cui alla lettera b) nella misura del 90 per cento per le concessioni indicate al secondo comma dell'articolo 39 del codice della navigazione e all'articolo 37 del regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328;

e) obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione;

f) riduzione, per le imprese turistico-ricettive all'aria aperta, dei valori inerenti le superfici del 25 per cento.».

3. Il comma 3 dell'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, con vertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è sostituito dal seguente:

«3. Le misure dei canoni di cui al comma 1, lettera b), si applicano, a decorrere dal 1o gennaio 2007, anche alle concessioni

dei beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale aventi ad oggetto la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto».

4. All'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«4-bis. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 01, comma 2, le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni».

5. Le regioni, nel predisporre i piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo di cui all'articolo 6, comma 3, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, sentiti i comuni interessati, devono altresì individuare un corretto equilibrio tra le aree concesse a soggetti privati e gli arenili liberamente fruibili; devono inoltre individuare le modalità e la collocazione dei varchi necessari al fine di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione.

6. All'articolo 5 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«1-bis. Le somme per canoni relative a concessioni demaniali marittime aventi finalità turistico-ricreative versate in eccedenza rispetto a quelle dovute a decorrere dal 1o gennaio 2004 ai sensi dell'articolo 03, comma 1, sono compensate con quelle da versare allo stesso titolo, in base alla medesima disposizione».

7. I commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e il comma 4 dell'articolo 10 della legge 17 dicembre 1997, n. 449, sono abrogati.

8. Le disposizioni di cui all'articolo 8 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, si interpretano nel senso che le utilizzazioni ivi contemplate fanno riferimento alla mera occupazione di beni demaniali marittimi e relative pertinenze. Qualora, invece, l'occupazione consista nella realizzazione sui beni demaniali marittimi di opere inamovibili in difetto assoluto di titolo abilitativo o in presenza di titolo abilitativo che per il suo contenuto è incompatibile con la destinazione e disciplina del bene demaniale, l'indennizzo dovuto è commisurato ai valori di mercato, ferma restando l'applicazione delle misure sanzionatorie vigenti, ivi compreso il ripristino dello stato dei luoghi.

9. Dopo l'articolo 693 del codice della navigazione è inserito il seguente:

«Art. 693-bis. - (Destinazione dei beni demaniali non strumentali al servizio della navigazione aerea). - I beni demaniali non strumentalmente destinati al servizio della navigazione aerea sono gestiti dall'Agenzia del demanio in base alla normativa vigente, garantendo un uso compatibile con l'ambito aeroportuale in cui si collocano.

Si considerano non strumentali i beni non connessi in modo diretto, attuale e necessario al servizio di gestione aeroportuale.

Gli introiti derivanti dalla gestione dei beni di cui al primo comma, determinati sulla base dei valori di mercato, affluiscono all'erario».

10. Dopo l'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, è inserito il seguente:

«Art. 3-bis. - (Valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni immobili tramite concessione o locazione). - 1. I beni

immobili di proprietà dello Stato individuati ai sensi dell'articolo 1 possono essere concessi o locati a privati, a titolo oneroso, per un periodo non superiore a cinquanta anni, ai fini della riqualificazione e riconversione dei medesimi beni tramite interventi di recupero, restauro, ristrutturazione anche con l'introduzione di nuove destinazioni d'uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche o attività di servizio per i cittadini, ferme restando le disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni.

2. Il Ministero dell'economia e delle finanze può convocare una o più conferenze di servizi o promuovere accordi di programma per sottoporre all'approvazione iniziative per la valorizzazione degli immobili di cui al presente articolo.

3. Agli enti territoriali interessati dal procedimento di cui al comma 2 è riconosciuta una somma non inferiore al 50 per cento e non superiore al 100 per cento del contributo di costruzione dovuto ai sensi dell'articolo 16 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, per l'esecuzione delle opere necessarie alla riqualificazione e riconversione. Tale importo è corrisposto dal concessionario all'atto del rilascio o dell'efficacia del titolo abilitativo edilizio.

4. Le concessioni e le locazioni di cui al presente articolo sono assegnate con procedure ad evidenza pubblica, per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa e comunque non eccedente i cinquanta anni.

5. I criteri di assegnazione e le condizioni delle concessioni o delle locazioni di cui al presente articolo sono contenuti nei bandi predisposti dall'Agenzia del demanio, prevedendo, in particolare, nel caso di revoca della concessione o di recesso dal contratto di locazione il riconoscimento all'affidatario di un indennizzo valutato sulla base del piano economico-finanziario.

6. Per il perseguimento delle finalità di valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni di cui al presente articolo, i beni medesimi possono essere affidati a terzi ai sensi dell'articolo 143 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in quanto compatibile.».

11. Allo scopo di devolvere allo Stato i beni vacanti o derivanti da eredità giacenti, il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'interno ed il Ministro dell'economia e delle finanze, determina, con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per l'acquisizione dei dati e delle informazioni rilevanti per individuare i beni giacenti o vacanti nel territorio dello Stato. Al possesso esercitato sugli immobili vacanti o derivanti da eredità giacenti si applica la disposizione dell'articolo 1163 del codice civile sino a quando il terzo esercente attività corrispondente al diritto di proprietà o ad altro diritto reale non notifichi all'Agenzia del demanio di essere in possesso del bene vacante o derivante da eredità giacenti. Nella comunicazione inoltrata all'Agenzia del demanio gli immobili sui quali è esercitato il possesso corrispondente al diritto di proprietà o ad altro diritto reale deve essere identificato descrivendone la consistenza mediante la indicazione dei dati catastali.

12. All'articolo 14 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 settembre 2005, n. 296, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:

«2-bis. Per i soggetti di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 11, qualora ricorrano le condizioni di cui al comma 2, secondo periodo, del presente articolo, la durata delle concessioni o locazioni può essere stabilita in anni cinquanta».

13. All'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successive modificazioni, dopo il comma 15 sono inseriti i seguenti:

«15-bis. Per la valorizzazione di cui al comma 15, l'Agenzia del demanio può individuare, d'intesa con gli enti territoriali interessati, una pluralità di beni immobili pubblici per i quali è attivato un processo di valorizzazione unico, in coerenza con gli indirizzi di sviluppo territoriale, che possa costituire, nell'ambito del contesto economico e sociale di riferimento, elemento di stimolo ed attrazione di interventi di sviluppo locale. Per il finanziamento degli studi di fattibilità dei programmi facenti capo ai programmi unitari di valorizzazione dei beni demaniali per la promozione e lo sviluppo dei sistemi locali si provvede a valere sul capitolo relativo alle somme da attribuire all'Agenzia del demanio per l'acquisto dei beni immobili, per la manutenzione, la ristrutturazione, il risanamento e la valorizzazione dei beni del demanio e del patrimonio immobiliare statale, nonché per gli interventi sugli immobili confiscati alla criminalità organizzata. È elemento prioritario di individuazione, nell'ambito dei predetti programmi unitari, la suscettività di valorizzazione dei beni immobili pubblici mediante concessione d'uso o locazione, nonché l'allocazione di funzioni di interesse sociale, culturale, sportivo, ricreativo, per l'istruzione, la promozione delle attività di solidarietà e per il sostegno alle politiche per i giovani, nonché per le pari opportunità.

15-ter. Nell'ambito dei processi di razionalizzazione dell'uso degli immobili pubblici ed al fine di adeguare l'assetto infrastrutturale delle Forze armate alle esigenze derivanti dall'adozione dello strumento professionale, il Ministero della difesa può individuare beni immobili di proprietà dello Stato mantenuti in uso al medesimo Dicastero per finalità istituzionali, suscettibili di permuta con gli enti territoriali. Le attività e le procedure di permuta sono effettuate dall'Agenzia del demanio, d'intesa con il Ministero della difesa, nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico-contabile.».

14. All'articolo 27 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 13-bis, le parole: «L'Agenzia del demanio, di concerto con la Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa» sono sostituite dalle seguenti: «Il Ministero della difesa, con decreti da adottare d'intesa con l'Agenzia del demanio» e le parole: «da inserire in programmi di dismissione per le finalità di cui all'articolo 3, comma 112, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni» sono sostituite dalle seguenti: «da consegnare all'Agenzia del demanio per essere inseriti in programmi di dismissione e valorizzazione ai sensi delle norme vigenti in materia»;

b) al comma 13-ter, le parole da: «il Ministero» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «con decreti adottati ai sensi del medesimo comma 13-bis sono individuati: a) entro il 28 febbraio 2007, beni immobili, per un valore complessivo pari a 1.000 milioni di euro, da consegnare all'Agenzia del demanio entro il 30 giugno 2007; b) entro il 31 luglio 2007, beni immobili, per un valore complessivo pari a 1.000 milioni di euro, da consegnare all'Agenzia del demanio entro il 31 dicembre 2007. Con le modalità indicate nel primo periodo e per le medesime finalità, nell'anno 2008 sono individuati, entro il 28 febbraio ed entro il 31 luglio, beni immobili per un valore pari a complessivi 2.000 milioni di euro»;

c) i commi 13-quinquies e 13-sexies sono abrogati.

15. Il comma 482 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è abrogato.

16. All'articolo 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a) sono ammessi in deduzione:

1) i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro;

2) per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) a e), esclusi le banche, gli altri enti finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti, un importo pari a 5.000 euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo di imposta;

3) per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) a e), esclusi le banche, gli altri enti finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti, un importo fino a 10.000 euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d'imposta nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia; tale deduzione è alternativa a quella di cui al numero 2), e può essere fruita nel rispetto dei limiti derivanti dall'applicazione della regola de minimis di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001;

4) per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) a e), esclusi le banche, gli altri enti finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell'energia, dell'acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti, i contributi assistenziali e previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato;

5) le spese relative agli apprendisti, ai disabili e le spese per il personale assunto con contratti di formazione lavoro, nonché, per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettere da a) a e), i costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo, ivi compresi quelli per il predetto personale sostenuti da consorzi tra imprese costituiti per la realizzazione di programmi comuni di ricerca e sviluppo, a condizione che l'attestazione di effettività degli stessi sia rilasciata dal presidente del collegio sindacale ovvero, in mancanza, da un revisore dei conti o da un professionista iscritto negli albi dei revisori dei conti, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o dei consulenti del lavoro, nelle forme previste dall'articolo 13, comma 2, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni, ovvero dal responsabile del centro di assistenza fiscale»;

b) al comma 4-bis.1, dopo le parole: «pari a euro 2.000» sono inserite le seguenti: «, su base annua,» e le parole da: «; la deduzione» fino a: «di cui all'articolo 10, comma 2» sono soppresse;

c) al comma 4-bis.2 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le deduzioni di cui ai commi 1, lettera a), numeri 2) e 3), e 4-bis.1 sono ragguagliate ai giorni di durata del rapporto di lavoro nel corso del periodo d'imposta nel caso di contratti di lavoro a tempo indeterminato e parziale, nei diversi tipi e modalità di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e successive modificazioni, ivi compreso il lavoro a tempo parziale di tipo verticale e di tipo misto, sono ridotte in misura proporzionale; per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e), le medesime deduzioni spettano solo in relazione ai dipendenti impiegati nell'esercizio di attività commerciali e, in caso di dipendenti impiegati anche nelle attività

istituzionali, l'importo è ridotto in base al rapporto di cui all'articolo 10, comma 2»;

d) al comma 4-ter, le parole: «la deduzione di cui ai commi 4-bis e 4-bis.1» sono sostituite dalle seguenti: «le deduzioni indicate nel presente articolo»;

e) dopo il comma 4-quinquies sono aggiunti i seguenti:

«4-sexies. In caso di lavoratrici donne rientranti nella definizione di lavoratore svantaggiato di cui al regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 5 dicembre 2002, in materia di aiuti di Stato a favore dell'occupazione, in alternativa a quanto previsto dal comma 4-quinquies, l'importo deducibile è, rispettivamente, moltiplicato per sette e per cinque nelle suddette aree, ma in questo caso l'intera maggiorazione spetta nei limiti di intensità nonché alle condizioni previsti dal predetto regolamento sui regimi di aiuto a favore dell'assunzione di lavoratori svantaggiati.

4-septies. Per ciascun dipendente l'importo delle deduzioni ammesse dai precedenti commi 1, 4-bis.1 e 4-quater, non può comunque eccedere il limite massimo rappresentato dalla retribuzione e dagli altri oneri e spese a carico del datore di lavoro e l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1, lettera a), numeri 2), 3) e 4), è alternativa alla fruizione delle disposizioni di cui ai commi 1, lettera a), numero 5), 4-bis.1, 4-quater, 4-quinquies e 4-sexies».

17. Le deduzioni di cui all'articolo 11, comma 1, lettera a), numeri 2) e 4), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, come da ultimo modificato dal comma 16, spettano, subordinatamente all'autorizzazione delle competenti autorità europee, a decorrere dal mese di febbraio 2007 nella misura del 50 per cento e per il loro intero ammontare a decorrere dal successivo mese di luglio, con conseguente ragguaglio ad anno di quella prevista dal citato numero 2).

18. La deduzione di cui all'articolo 11, comma 1, lettera a), numero 3), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, come da ultimo modificato dal comma 16, spetta in misura ridotta alla metà a decorrere dal mese di febbraio 2007 e per l'intero ammontare a decorrere dal successivo mese di luglio, con conseguente ragguaglio ad anno.

19. Nella determinazione dell'acconto dell'imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo d'imposta in corso al 1o febbraio 2007, può assumersi, come imposta del periodo precedente, la minore imposta che si sarebbe determinata applicando in tale periodo le disposizioni dei commi 16, 17 e 18; agli stessi effetti, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 1o febbraio 2007, può assumersi, come imposta del periodo precedente, la minore imposta che si sarebbe determinata applicando in tale periodo le disposizioni dei commi 16, 17 e 18. Agli stessi effetti, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 1o febbraio 2007, può assumersi, come imposta del periodo precedente, la minore imposta che si sarebbe determinata applicando le disposizioni del comma 16 senza tenere conto delle limitazioni previste dai commi 17 e 18.

20. Al fine di garantire alle regioni che sottoscrivono gli accordi di cui al comma 419, lettera b), un ammontare di risorse equivalente a quello che deriverebbe dall'incremento automatico dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, applicata alla base imponibile che si sarebbe determinata in assenza delle disposizioni introdotte dai commi da 16 a 19, è ad esse riconosciuto, con riferimento alle esigenze finanziarie degli esercizi 2007, 2008 e 2009, un trasferimento pari a 89,81 milioni di euro per l'anno 2007, a 179 milioni di euro per l'anno 2008 e a 191,94 milioni di euro per l'anno 2009. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, le somme di cui al periodo precedente sono ripartite in proporzione al minor gettito dell'imposta regionale sulle attività produttive di ciascuna regione.

21. Alle imprese che effettuano l'acquisizione dei beni strumentali nuovi indicati nel comma 23, destinati a strutture produttiveubicate nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise ammissibili alle deroghe previste dall'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato istitutivo della Comunità europea, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura del periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, è attribuito un credito d'imposta secondo le modalità di cui ai commi da 22 a 29.

22. Il credito d'imposta è riconosciuto nella misura massima consentita in applicazione delle intensità di aiuto previste dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013 e non è cumulabile con il sostegno de minimis né con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammissibili.

23. Ai fini del comma 21, si considerano agevolabili le acquisizioni, anche mediante contratti di locazione finanziaria, di:

a) macchinari, impianti, diversi da quelli infissi al suolo, ed attrezzature varie, classificabili nell'attivo dello stato patrimoniale di cui al primo comma, voci B.II.2 e B.II.3, dell'articolo 2424 del codice civile, destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle aree territoriali di cui al comma 21;

b) programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell'impresa, limitatamente alle piccole e medie imprese;

c) brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, per la parte in cui sono utilizzati per l'attività svolta nell'unità produttiva; per le grandi imprese, come definite ai sensi della normativa comunitaria, gli investimenti in tali beni sono agevolabili nel limite del 50 per cento del complesso degli investimenti agevolati per il medesimo periodo d'imposta.

24. Il credito d'imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni indicati nel comma 23 eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d'imposta, relativi alle medesime categorie dei beni d'investimento della stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell'investimento agevolato effettuati nel periodo d'imposta della loro entrata in funzione. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l'acquisto dei beni; detto costo non comprende le spese di manutenzione.

25. L'agevolazione di cui al comma 21 non si applica ai soggetti che operano nei settori dell'industria siderurgica e delle fibre sintetiche, come definiti rispettivamente agli allegati I e II agli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea C 54 del 4 marzo 2006, nonché ai settori della pesca, dell'industria carbonifera, creditizio, finanziario e assicurativo. Il credito d'imposta a favore di imprese o attività che riguardano prodotti o appartengono ai settori soggetti a discipline comunitarie specifiche, ivi inclusa la disciplina multisettoriale dei grandi progetti, è riconosciuto nel rispetto delle condizioni sostanziali e procedurali definite dalle predette discipline dell'Unione europea e previa autorizzazione, ove prescritta, della Commissione europea.

26. Il credito d'imposta è determinato con riguardo ai nuovi investimenti eseguiti in ciascun periodo d'imposta e deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 96 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ed è utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui redditi; l'eventuale eccedenza è utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, a decorrere dal sesto mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta con riferimento al quale il credito è concesso.

27. Se i beni oggetto dell'agevolazione non entrano in funzione entro il secondo periodo d'imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione, il credito d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni non entrati in funzione. Se entro il quinto periodo d'imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione i beni sono dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione, il credito d'imposta è rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti; se nel periodo d'imposta in cui si verifica una delle predette ipotesi vengono acquisiti beni della stessa categoria di quelli agevolati, il credito d'imposta è rideterminato escludendo il costo non ammortizzato degli investimenti agevolati per la parte che eccede i costi delle nuove acquisizioni. Per i beni acquisiti in locazione finanziaria le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche se non viene esercitato il riscatto. Il credito d'imposta indebitamente utilizzato che deriva dall'applicazione del presente comma è versato entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta sui redditi dovuta per il periodo d'imposta in cui si verificano le ipotesi ivi indicate.

28. Con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono adottate le disposizioni per l'effettuazione delle verifiche necessarie a garantire la corretta applicazione dei commi da 21 a 27. Tali verifiche, da effettuare dopo almeno dodici mesi dall'attribuzione del credito d'imposta, sono, altresì, finalizzate alla valutazione della qualità degli investimenti effettuati, anche al fine di valutare l'opportunità di effettuare un riequilibrio con altri strumenti aventi analoga finalità.

29. L'efficacia dei commi da 21 a 28 è subordinata, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

30. A decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura del periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2009, alle imprese è attribuito un credito d'imposta nella misura del 10 per cento dei costi sostenuti per attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo, in conformità alla vigente disciplina comunitaria degli aiuti di Stato in materia, secondo le modalità dei commi da 31 a 61. La misura del 10 per cento è elevata al 15 per cento qualora i costi di ricerca e sviluppo siano riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca.

31. Ai fini della determinazione del credito d'imposta i costi non possono, in ogni caso, superare l'importo di 15 milioni di euro per ciascun periodo d'imposta.

32. Il credito d'imposta deve essere indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 96 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ed è utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive dovute per il periodo d'imposta in cui le spese di cui al comma 30 sono state sostenute; l'eventuale eccedenza è utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni, a decorrere dal mese successivo al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta con riferimento al quale il credito è concesso.

33. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuati gli obblighi di comunicazione a carico delle imprese per quanto attienealla definizione delle attività di ricerca e sviluppo agevolabili e le modalità di verifica ed accertamento della effettività delle spese sostenute e coerenza delle stesse con la disciplina comunitaria di cui al comma 30.

34. L'efficacia dei commi da 30 a 61 è subordinata, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, all'autorizzazione della Commissione europea.

35. Le piccole e medie imprese di produzioni musicali possono beneficiare di un credito d'imposta a titolo di spesa di produzione, di sviluppo, di digitalizzazione e di promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali per opere prime o seconde di artisti emergenti.

36. Possono accedere al credito d'imposta di cui al comma 35, fermo restando il rispetto dei limiti della regola de minimis di cui al regolamento (CE) n. 69/ 2001 della Commissione, del 12 gennaio 2001, solo le imprese che abbiano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 15 milioni di euro e che non siano possedute, direttamente o indirettamente, da un editore di servizi radiotelevisivi.

37. Per l'anno 2007, ai docenti delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, anche non di ruolo con incarico annuale, nonché al personale docente presso le università statali spetta una detrazione dall'imposta lorda e fino a capienza della stessa nella misura del 19 per cento delle spese documentate sostenute ed effettivamente rimaste a carico, fino ad un importo massimo delle stesse di 1.000 euro, per l'acquisto di un personal computer nuovo di fabbrica.

38. Con decreto di natura non regolamentare, adottato dal Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dell'università e della ricerca, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al comma 37.

39. All'articolo 19-bis1, comma 1, lettera e), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le parole: « , a somministrazioni di alimenti e bevande, con esclusione» sono sostituite dalle seguenti: « e a somministrazioni di alimenti e bevande, con esclusione di quelle inerenti alla partecipazione a convegni, congressi e simili, erogate nei giorni di svolgimento degli stessi,».

40. A decorrere dal 1o gennaio 2009 l'aliquota prevista dall'articolo 1, comma 496, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è elevata al 22 per cento.

41. Per l'anno 2007 le detrazioni di cui al comma 39 spettano nella misura del 50 per cento.

42. Al comma 1-bis dell'articolo 17 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, dopo le parole: «fino a 5 metri quadrati» sono inserite le seguenti: «; l'imposta è dovuta per la sola superficie eccedente i 5 metri quadrati».

43. All'articolo 10, primo comma, numero 27-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, dopo la parola: «devianza,» sono inserite le seguenti: «di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo,».

44. Nell'articolo 10, comma 1, lettera e-bis), primo periodo, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, dopo le parole: «previste dal decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124» sono aggiunte le seguenti: «, nonché quelli versati alle forme pensionistiche complementari istituite negli Stati membri dell'Unione europea e negli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni, emanato in attuazione dell'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 1o aprile 1996, n. 239».

45. Il comma 2 dell'articolo 21 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è sostituito dal seguente:

«2. La lettera e-bis) del comma 1 dell'articolo 10 del testo unico delle imposte

sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è sostituita dalla seguente:

«e-bis) i contributi versati alle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, alle condizioni e nei limiti previsti dall'articolo 8 del medesimo decreto. Alle medesime condizioni ed entro gli stessi limiti sono deducibili i contributi versati alle forme pensionistiche complementari istituite negli Stati membri dell'Unione europea e negli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni, emanato in attuazione dell'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 1o aprile 1996, n. 239».

46. All'articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77, sull'istituzione e disciplina dei fondi comuni d'investimento mobiliare, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) nel primo periodo del comma 1, le parole: «situati negli Stati membri dell'Unione europea, conformi alle direttive comunitarie e le cui quote sono collocate nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 10-bis,» sono sostituite dalle seguenti: «conformi alle direttive comunitarie situati negli Stati membri dell'Unione europea e negli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni, emanato in attuazione dell'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 1o aprile 1996, n. 239, e le cui quote sono collocate nel territorio dello Stato ai sensi dell'articolo 42 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,»;

b) al comma 9, le parole: «situati negli Stati membri della Comunità economica europea e conformi alle direttive comunitarie» sono sostituite dalle seguenti: «conformi alle direttive comunitarie situati negli Stati membri dell'Unione europea e negli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni, emanato in attuazione dell'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 1o aprile 1996, n. 239».

47. Il terzo periodo del comma 1 dell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è sostituito dal seguente: «Tuttavia, se i titoli indicati nel precedente periodo sono emessi da società o enti, diversi dalle banche, il cui capitale è rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni, emanato in attuazione dell'articolo 11, comma 4, lettera c), del decreto legislativo 1o aprile 1996, n. 239, ovvero da quote, l'aliquota del 12,50 per cento si applica a condizione che, al momento di emissione, il tasso di rendimento effettivo non sia superiore: a) al doppio del tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed i titoli similari negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al citato decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, e successive modificazioni, o collegati mediante offerta al pubblico ai sensi della disciplina vigente al momento di emissione; b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, per le obbligazioni e titoli similari diversi dai precedenti».

48. All'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 1o aprile 1996, n. 239, e successive modificazioni, le parole: «in mercati regolamentati italiani» sono sostituite dalle seguenti: «in mercati regolamentati degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996, e successive modificazioni».

49. All'articolo 54, comma 8, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, dopo le parole: «ridotto del 25 per cento a titolo di deduzione forfettaria delle spese» sono inserite le seguenti: «, ovvero del 40 per cento se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di età inferiore a 35 anni».

50. All'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo la lettera i-quater) sono aggiunte le seguenti:

«i-quinquies) le spese, per un importo non superiore a 210 euro, sostenute per l'iscrizione annuale e l'abbonamento, per i ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni, ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica rispondenti alle caratteristiche individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, o Ministro delegato, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e le attività sportive;

i-sexies) i canoni di locazione derivanti dai contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni, dagli studenti iscritti ad un corso di laurea presso una università ubicata in un comune diverso da quello di residenza, distante da quest'ultimo almeno 100 chilometri e comunque in una provincia diversa, per unità immobiliari situate nello stesso comune in cui ha sede l'università o in comuni limitrofi, per un importo non superiore a 2.633 euro;

i-septies) le spese, per un importo non superiore a 2.100 euro, sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se il reddito complessivo non supera 40.000 euro»;

b) al comma 2, primo periodo le parole: «e) e f)» sono sostituite dalle seguenti: «e), f), i-quinquies) e i-sexies)»; nel secondo periodo del medesimo comma le parole: «dal comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «dal comma 2» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per le spese di cui alla lettera i-septies) del citato comma 1, la detrazione spetta, alle condizioni ivi stabilite, anche se sono state sostenute per le persone indicate nell'articolo 12 ancorché non si trovino nelle condizioni previste dal comma 2 del medesimo articolo».

51. All'articolo 1-bis, comma 1, della legge 29 ottobre 1961, n. 1216, il secondo periodo è sostituito dal seguente: «Tale misura si applica anche alle assicurazioni di altri rischi inerenti al veicolo o al natante o ai danni causati dalla loro circolazione».

52. A decorrere dai pagamenti successivi al 1o gennaio 2007, la tabella di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto del Ministro delle finanze 27 dicembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 31 dicembre 1997, è sostituita dalla Tabella 2 annessa alla presente legge. Gli incrementi percentuali approvati dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano prima dell'entrata in vigore della presente legge vengono ricalcolati sugli importi della citata Tabella 2. I trasferimenti erariali in favore delle regioni o delle province autonome di cui al periodo precedente sono ridotti in misura pari al maggior gettito derivante ad esse dal presente comma.

53. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono effettuate le regolazioni finanziarie delle maggiori entrate nette derivanti dall'attuazione delle norme dei commi da 30 a 61 e sono definiti i criteri e le modalità per la corrispondente riduzione dei trasferimenti dello Stato alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano.

54. All'articolo 37 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 37 è sostituito dal seguente:

«37. L'efficacia delle disposizioni di cui ai commi 33, 34 e 35 decorre dalla data progressivamente individuata, per singole categorie di contribuenti, con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate da adottare entro il 1o giugno 2008»;

b) dopo il comma 37 è inserito il seguente:

«37-bis. Gli apparecchi misuratori di cui all'articolo 1 della legge 26 gennaio 1983, n. 18, immessi sul mercato a decorrere dal 1o gennaio 2008 devono essere idonei alla trasmissione telematica prevista dai commi 33 e seguenti. Per detti apparecchi è consentita la deduzione integrale delle spese di acquisizione nell'esercizio in cui sono state sostenute, anche in deroga a quanto stabilito dall'articolo 102, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni. Gli apparecchi misuratori di cui al presente comma non sono soggetti alla verificazione periodica di cui al provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 28 luglio 2003 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23 settembre 2003. I soggetti che effettuano la trasmissione telematica emettono scontrino non avente valenza fiscale».

55. L'aliquota di accisa sul metano usato per autotrazione di cui all'allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, è ridotta a euro 0,00291 per metro cubo di prodotto.

56. All'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al numero 8) dopo le parole: «escluse le locazioni di» sono inserite le seguenti: «fabbricati abitativi effettuate in attuazione di piani di edilizia abitativa convenzionata dalle imprese che li hanno costruiti o che hanno realizzato sugli stessi interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457, entro quattro anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento e a condizione che il contratto abbia durata non inferiore a quattro anni, e le locazioni di»;

b) al numero 8-bis le parole da: «, entro quattro anni» fino alla fine del numero sono sostituite dalle seguenti: «dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457, entro quattro anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento o anche successivamente nel caso in cui entro tale termine i fabbricati siano stati locati per un periodo non inferiore a quattro anni in attuazione di programmi di edilizia residenziale convenzionata».

57. Il numero 41-bis) della Tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, si interpreta nel senso che sono ricomprese anche le prestazioni di cui ai numeri 18), 19), 20), 21) e 27-ter) dell'articolo 10 del predetto decreto rese in favore dei soggetti indicati nel medesimo numero 41-bis) da cooperative e loro consorzi sia direttamente sia in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni in genere. Resta salva la facoltà per le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, di optare per la previsione di cui all'articolo 10, comma 8, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Nella tabella A, parte III, allegata al citato decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente numero:

«127-duodevicies) locazioni di immobili di civile abitazione effettuate in esecuzione di programmi di edilizia abitativa convenzionata dalle imprese che li hanno costruiti o che hanno realizzato sugli stessi interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457.».

58. All'articolo 6, comma 3, della legge 13 maggio 1999, n. 133, dopo la lettera c) è aggiunta la seguente:

«c-bis) a società che svolgono operazioni relative alla riscossione dei tributi da altra società controllata, controllante o controllata dalla stessa controllante, ai sensi dell'articolo 2359, commi primo e secondo, del codice civile».

59. All'articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 9 settembre 1997, n. 241, dopo le parole: «ai centri» sono inserite le seguenti: «e, a decorrere dall'anno 2006, agli iscritti nell'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di cui all'articolo 1, comma 4, e all'articolo 78 del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, e nell'albo dei consulenti del lavoro di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12,».

60. All'articolo 54 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1-bis, alinea, le parole: «e le minusvalenze» e «gli immobili e» sono soppresse e, dopo le parole: «o da collezione», sono inserite le seguenti: «di cui al comma 5»;

b) dopo il comma 1-bis, è inserito il seguente:

«1-bis.1. Le minusvalenze dei beni strumentali di cui al comma 1-bis sono deducibili se sono realizzate ai sensi delle lettere a) e b) del medesimo comma 1-bis»;

c) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Per i beni strumentali per l'esercizio dell'arte o della professione, esclusi gli oggetti d'arte, di antiquariato o da collezione di cui al comma 5, sono ammesse in deduzione quote annuali di ammortamento non superiori a quelle risultanti dall'applicazione al costo dei beni dei coefficienti stabiliti, per categorie di beni omogenei, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. È tuttavia consentita la deduzione integrale, nel periodo d'imposta in cui sono state sostenute, delle spese di acquisizione di beni strumentali il cui costo unitario non sia superiore a euro 516,4. La deduzione dei canoni di locazione finanziaria di beni strumentali è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito nel predetto decreto e comunque con un minimo di otto anni e un massimo di quindici se lo stesso ha per oggetto beni immobili. Ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili dei beni immobili strumentali, si applica l'articolo 36, commi 7 e 7-bis, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. Per i beni di cui all'articolo 164, comma 1, lettera b), la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito a norma del primo periodo. I canoni di locazione finanziaria dei beni strumentali sono deducibili nel periodo d'imposta in cui maturano. Le spese relative all'ammodernamento, alla ristrutturazione e alla manutenzione di immobili utilizzati nell'esercizio di arti e professioni, che per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono, sono deducibili, nel periodo d'imposta di sostenimento, nel limite del 5 per cento del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili, quale risulta all'inizio del periodo d'imposta dal registro di cui all'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni; l'eccedenza è deducibile in quote costanti nei cinque periodo d'imposta successivi»;

d) al comma 3, i periodi secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti: «Per gli immobili utilizzati promiscuamente, a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all'esercizio dell'arte o professione, è deducibile una somma pari al 50 per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50 per cento del relativo canone. Nella stessa misura sono deducibili le spese per i servizi relativi a tali immobili nonché quelle relative all'ammodernamento, ristrutturazione e manutenzione degli immobili utilizzati, che per le loro caratteristiche non sono imputabili ad incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono».

61. Le disposizioni introdotte dal comma 62 in materia di deduzione dell'ammortamento o dei canoni di locazione finanziaria degli immobili strumentali per l'esercizio dell'arte o della professione si applicano agli immobili acquistati nel periodo dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2009 e ai contratti di locazione finanziaria stipulati nel medesimo periodo; tuttavia, per i periodi d'imposta 2007, 2008 e 2009, gli importi deducibili sono ridotti a un terzo.

62. Per favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno, identificati quali zone franche urbane, con particolare riguardo al centro storico di Napoli, è istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico un apposito Fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Il Fondo provvede al cofinanziamento di programmi regionali di intervento nelle predette aree.

63. Le aree di cui al comma 62 devono essere caratterizzate da fenomeni di particolare degrado ed esclusione sociale e le agevolazioni concedibili per effetto dei programmi e delle riduzioni di cui al comma 62 sono disciplinate in conformità e nei limiti previsti dagli Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea C 54 del 4 marzo 2006, per quanto riguarda in particolare quelli riferiti al sostegno delle piccole imprese di nuova costituzione.

64. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su proposta del Ministro dello sviluppo economico, formulata sentite le regioni interessate, provvede alla definizione dei criteri per l'allocazione delle risorse e l'identificazione, la perimetrazione e la selezione delle zone franche urbane sulla base di parametri socio-economici. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità e le procedure per la concessione del cofinanziamento in favore dei programmi regionali e sono individuate le eventuali riduzioni di cui al comma 62 concedibili, secondo le modalità previste dal medesimo decreto, nei limiti delle risorse del Fondo a tal fine vincolate.

65. Il Nucleo di valutazione e verifica del Ministero dello sviluppo economico, anche in coordinamento con i nuclei di valutazione delle regioni interessate, provvede al monitoraggio ed alla valutazione di efficacia degli interventi e presenta a tal fine al CIPE una relazione annuale sugli esiti delle predette attività.

66. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20 per cento rispetto ai valori riportati nell'allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 100.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo.

67. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative ad interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi, spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo, a condizione che siano rispettati i requisiti di trasmittanza termica U, espressa in W/m2K, della Tabella 3 allegata alla presente legge.

68. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, relative all'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università, spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo.

69. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione, spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 55 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro, da ripartire in tre quote annuali di pari importo.

70. La detrazione fiscale di cui ai commi 66, 67, 68 e 69 è concessa con le modalità di cui all'articolo 1 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, e alle relative norme di attuazione previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 18 febbraio 1998, n. 41, e successive modificazioni, sempreché siano rispettate le seguenti ulteriori condizioni:

a) la rispondenza dell'intervento ai previsti requisiti è asseverata da un tecnico abilitato, che risponde civilmente e penalmente dell'asseverazione;

b) il contribuente acquisisce la certificazione energetica dell'edificio, di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, qualora introdotta dalla regione o dall'ente locale, ovvero, negli altri casi, un «attestato di qualificazione energetica», predisposto ed asseverato da un professionista abilitato, nel quale sono riportati i fabbisogni di energia primaria di calcolo, o dell'unità immobiliare ed i corrispondenti valori massimi ammissibili fissati dalla normativa in vigore per il caso specifico o, ove non siano fissati tali limiti, per un identico edificio di nuova costruzione. L'attestato di qualificazione energetica comprende anche l'indicazione di possibili interventi migliorativi delle prestazioni energetiche dell'edificio o dell'unità immobiliare, a seguito della loro eventuale realizzazione. Le spese per la certificazione energetica, ovvero per l'attestato di qualificazione energetica, rientrano negli importi detraibili.

71. Ai fini di quanto disposto dai commi da 66 a 72 si applicano le definizioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 28 febbraio 2007, sono dettate le disposizioni attuative di quanto disposto ai commi 66, 67, 68 e 69.

72. All'articolo 4 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, dopo il comma 1 è inserito il seguente:

«1-bis. Nel regolamento di cui al comma 1, ai fini del rilascio delle concessioni edilizie, è prevista l'installazione dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica per gli edifici di nuova costruzione, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 0,2 kW».

73. Gli interventi di realizzazione di nuovi edifici o nuovi complessi di edifici, di volumetria complessiva superiore a 10.000 metri cubi, con data di inizio lavori entro il 31 dicembre 2007 e termine entro i tre anni successivi, che conseguono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per metro quadrato di superficie utile dell'edificio inferiore di almeno il 50 per cento rispetto ai valori riportati nell'allegato C, numero 1), tabella 1, annesso al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, nonché del fabbisogno di energia per il condizionamento estivo e l'illuminazione, hanno diritto a un contributo pari al 55 per cento degli extra costi sostenuti per conseguire il predetto valore limite di fabbisogno di energia, incluse le maggiori spese di progettazione.

74. Per l'attuazione del comma 73, è costituito un Fondo di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2007-2009. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono fissate le condizioni e le modalità per l'accesso e l'erogazione dell'incentivo, nonché i valori limite relativi al fabbisogno di energia per il condizionamento estivo e l'illuminazione.

75. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per la sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni con analoghi apparecchi di classe energetica non inferiore ad A+ spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 20 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 200 euro per ciascun apparecchio, in un'unica rata.

76. Ai soggetti esercenti attività d'impresa rientrante nel settore del commercio che effettuano interventi di efficienza energetica per l'illuminazione nei due periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2006, spetta una ulteriore deduzione dal reddito d'impresa pari al 36 per cento dei costi sostenuti nei seguenti casi:

a) sostituzione, negli ambienti interni, di apparecchi illuminanti con altri ad alta efficienza energetica, maggiore o uguale al 60 per cento;

b) sostituzione, negli ambienti interni, di lampade ad incandiscenza con lampade fluorescenti di classe A purché alloggiate in apparecchi illuminanti ad alto rendimento ottico, maggiore o uguale al 60 per cento;

c) sostituzione, negli ambienti esterni, di apparecchi illuminanti dotati di lampade a vapori di mercurio con apparecchi illuminanti ad alto rendimento ottico, maggiore o uguale all'80 per cento, dotati di lampade a vapori di sodio ad alta o bassa pressione o di lampade a ioduri metallici;

d) azione o integrazione, in ambienti interni o esterni, di regolatori del flusso luminoso.

77. Nella determinazione dell'acconto dovuto ai fini delle imposte sul reddito per il secondo e il terzo periodo d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2006, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata senza tenere conto delle disposizioni del comma 76.

78. All'onere di cui ai commi 76 e 77, pari a 11 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, si provvede a valere sulle risorse del fondo di cui al comma 84.

79. Allo scopo di favorire il rinnovo del parco apparecchi televisivi in vista della migrazione della televisione analogica alla televisione digitale, agli utenti del servizio di radiodiffusione che dimostrino di essere in regola, per l'anno 2007, con il pagamento del canone di abbonamento di cui al regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, spetta, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 20 per cento delle spese sostenute entro il 31 dicembre 2007 ed effettivamente rimaste a carico, fino ad un importo massimo delle stesse di 1.000 euro, per l'acquisto di un apparecchio televisivo dotato anche di sintonizzatore digitale integrato. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, nella determinazione dell'acconto dovuto ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche per il periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, si assume, quale imposta del periodo d'imposta precedente, quella che si sarebbe determinata senza tenere conto delle disposizioni del primo periodo del presente comma.

80. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per l'acquisto e l'installazione di motori ad elevata efficienza di potenza elettrica, compresa tra 5 e 90 kW, nonché per la sostituzione di motori esistenti con motori ad elevata efficienza di potenza elettrica, compresa tra 5 e 90 kW, spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 20 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 1.500 euro per motore, in un'unica rata.

81. Per le spese documentate, sostenute entro il 31 dicembre 2007, per l'acquisto e l'installazione di variatori di velocità (inverter) su impianti con potenza elettrica compresa tra 7,5 e 90 kW spetta una detrazione dall'imposta lorda per una quota pari al 20 per cento degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 1.500 euro per intervento, in un'unica rata.

82. Entro il 28 febbraio 2007, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le caratteristiche cui devono rispondere i motori ad elevata efficienza e i variatori di velocità (inverter) di cui ai commi 80 e 81, i tetti di spesa massima in funzione della potenza dei motori e dei variatori di velocità (inverter) di cui ai medesimi commi, nonché le modalità per l'applicazione di quanto disposto ai commi 79, 80 e 81 e per la verifica del rispetto delle disposizioni in materia di ritiro delle apparecchiature sostituite.

83. Entro il 28 febbraio 2007, con decreto del Ministro delle comunicazioni, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le caratteristiche a cui devono rispondere gli apparecchi televisivi di cui al comma 79 al fine di garantire il rispetto del principio di neutralità tecnologica e la compatibilità con le piattaforme trasmissive esistenti, nonché le modalità per l'applicazione di quanto disposto al medesimo comma 79.

84. Il maggiore gettito fiscale derivante dall'incidenza dell'imposta sul valore aggiunto sui prezzi di carburanti e combustibili di origine petrolifera, in relazione ad aumenti del prezzo internazionale del petrolio greggio, rispetto al valore di riferimento previsto nel Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2007-2011, è destinato, nel limite di 100 milioni di euro annui, alla costituzione di un apposito Fondo da utilizzare a copertura di interventi di efficienza energetica e di riduzione dei costi della fornitura energetica per finalità sociali.

85. Nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico è istituito il Fondo di cui al comma 84 che, per il triennio 2007-2009, ha una dotazione iniziale di 50 milioni di euro annui.

86. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti le condizioni, le modalità e i termini per l'utilizzo della dotazione del Fondo di cui al comma 84, da destinare al finanziamento di interventi di carattere sociale, da parte dei comuni, per la riduzione dei costi delle forniture di energia per usi civili a favore di clienti economicamente disagiati, anziani e disabili e, per una somma di 11 milioni di euro annui per il biennio 2008-2009, agli interventi di efficienza energetica di cui ai commi da 75 a 83.

87. Per dare efficace attuazione a quanto previsto al comma 86, sono stipulati accordi tra il Governo, le regioni e gli enti locali che garantiscano la individuazione o la creazione, ove non siano già esistenti, di strutture amministrative, almeno presso ciascun comune capoluogo di provincia, per la gestione degli interventi di cui al comma 86, i cui costi possono in parte essere coperti dalle risorse del Fondo di cui al comma 84.

88. L'articolo 3 del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 128, recante disposizioni di attuazione della direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 maggio 2003, sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti, è sostituito dal seguente:

«Art. 3. - (Obiettivi indicativi nazionali). - 1. Sono fissati i seguenti obiettivi indicativi nazionali, calcolati sulla base del tenore energetico, di immissione in consumo di biocarburanti e altri carburanti rinnovabili, espressi come percentuale del totale del carburante diesel e di benzina nei trasporti immessi al consumo nel mercato nazionale:

a) entro il 31 dicembre 2005: 1,0 per cento;

b) entro il 31 dicembre 2008: 2,5 per cento;

c) entro il 31 dicembre 2010: 5,75 per cento.

2. Ai fini del rispetto degli obiettivi indicativi di cui al comma 1, concorrono, nell'ambito dei rispettivi programmi di agevolazione di cui ai commi 6.1 e 6-bis dell'articolo 21 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, le immissioni in consumo di biodiesel e dei prodotti di cui al predetto comma 6-bis».

89. Nel decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, recante disposizioni in materia di interventi nel settore agroenergetico, l'articolo 2-quater è sostituito dal seguente:

«Art. 2-quater - (Interventi nel settore agroenergetico). - 1. A decorrere dal 1o gennaio 2007 i soggetti che immettono in consumo benzina e gasolio, prodotti a partire da fonti primarie non rinnovabili e destinati ad essere impiegati per autotrazione, hanno l'obbligo di immettere in consumo nel territorio nazionale una quota minima di biocarburanti e degli altri carburanti rinnovabili indicati al comma 4, con le modalità di cui al comma 3. I medesimi soggetti possono assolvere al predetto obbligo anche acquistando, in tutto o in parte, l'equivalente quota o i relativi diritti da altri soggetti.

2. Per l'anno 2007 la quota minima di cui al comma 1 è fissata nella misura dell'1,0 per cento di tutto il carburante, benzina e gasolio, immesso in consumo nell'anno solare precedente, calcolata sulla base del tenore energetico; a partire dall'anno 2008, tale quota minima è fissata nella misura del 2,0 per cento. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, vengono fissate le sanzioni amministrative pecuniarie, proporzionali e dissuasive, per il mancato raggiungimento dell'obbligo previsto per i singoli anni di attuazione della presente disposizione successivi al 2007, tenendo conto dei progressi compiuti nello sviluppo delle filiere agroenergetiche di cui al comma 3. Gli importi derivanti dalla comminazione delle eventuali sanzioni sono versati al Fondo di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per essere riassegnati quale maggiorazione del quantitativo di biodiesel che annualmente può godere della riduzione dell'accisa o quale aumento allo stanziamento previsto per l'incentivazione del bioetanolo e suoi derivati o quale sostegno della defiscalizzazione di programmi sperimentali di nuovi biocarburanti.

3. Con decreto del Ministro per le politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono dettati criteri, condizioni e modalità per l'attuazione dell'obbligo di cui al comma 1, secondo obiettivi di sviluppo di filiere agroenergetiche e in base a criteri che in via prioritaria tengono conto della quantità di prodotto proveniente da intese di filiera, da contratti quadro o contratti ad essi equiparati.

4. I biocarburanti e gli altri carburanti rinnovabili da immettere in consumo ai sensi dei commi 1, 2 e 3 sono il biodiesel, il bioetanolo e suoi derivati, l'ETBE e il bioidrogeno.

5. La sottoscrizione di un contratto di filiera o contratto quadro, o contratti ad essi equiparati, costituisce titolo preferenziale:

a) nei bandi pubblici per i finanziamenti delle iniziative e dei progetti nel settore della promozione delle energie rinnovabili e dell'impiego dei biocarburanti;

b) nei contratti di fornitura dei biocarburanti per il trasporto ed il riscaldamento pubblici.

6. Le pubbliche amministrazioni stipulano contratti o accordi di programma con i soggetti interessati al fine di promuovere la produzione e l'impiego di biomasse e di biocarburanti di origine agricola, la ricerca e lo sviluppo di specie e varietà vegetali da destinare ad utilizzazioni energetiche.

7. Ai fini dell'articolo 21, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, il biogas è equiparato al gas naturale.

8. Gli operatori della filiera di produzione e distribuzione dei biocarburanti di origine agricola devono garantire la tracciabilità e la rintracciabilità della filiera. A tal fine realizzano un sistema di identificazioni e registrazioni di tutte le informazioni necessarie a ricostruire il percorso del biocarburante attraverso tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione, con particolare riferimento alle informazioni relative alla biomassa ed alla materia prima agricola, specificando i fornitori e l'ubicazione dei siti di produzione».

90. Nella legge 23 dicembre 2005, n. 266, all'articolo 1, il comma 423 è sostituito dal seguente:

«423. Ferme restando le disposizioni tributarie in materia di accisa, la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonché di carburanti ottenuti da produzioni vegetali e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi dell'articolo 2135, terzo comma, del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario».

91. All'onere derivante dall'attuazione del comma 3, pari a un milione di euro a decorrere dall'anno 2007, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1o ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, nella legge 30 novembre 2005, n. 244.

92. All'articolo 21 del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 6 è sostituito dal seguente:

«6. Le disposizioni del comma 2 si applicano anche al biodiesel (codice NC 3824 90 99) usato come carburante, come combustibile, come additivo ovvero per accrescere il volume finale dei carburanti e dei combustibili. La fabbricazione o la miscelazione con olii minerali del biodiesel è effettuata in regime di deposito fiscale»;

b) il comma 6.1 è sostituito dal seguente:

«6.1. Nell'ambito di un programma pluriennale con decorrenza dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2010 e nel limite di un contingente annuo di 250.000 tonnellate, al biodiesel, destinato ad essere impiegato in autotrazione in miscela con il gasolio, è applicata una aliquota di accisa pari al 20 per cento di quella applicata al gasolio usato come carburante di cui all'allegato I. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono determinati i requisiti che gli operatori e i rispettivi impianti di produzione, nazionali e comunitari, devono possedere per partecipare al programma pluriennale nonché le caratteristiche fiscali del prodotto con i relativi metodi di prova, le percentuali di miscelazione consentite, i criteri e le priorità ai fini dell'assegnazione dei quantitativi agevolati agli operatori su base pluriennale, dando priorità al prodotto proveniente da intese di filiera o da contratti quadro. Con lo stesso decreto sono stabilite le forme di garanzia che i soggetti che partecipano al programma pluriennale devono fornire per il versamento della maggiore accisa gravante sui quantitativi assegnati e non immessi in consumo. Per ogni anno di validità del programma i quantitativi del contingente che risultassero, al termine di ciascun anno, non immessi in consumo sono ripartiti tra gli operatori proporzionalmente alle quote loro assegnate dal nuovo programma pluriennale purché vengano immessi in consumo entro il successivo 30 giugno. In caso di rinuncia, totale o parziale, alle quote risultanti dalla predetta ripartizione da parte di un beneficiario, le stesse sono ridistribuite, proporzionalmente alle relative assegnazioni, fra gli altri beneficiari. Nelle more dell'entrata in vigore del predetto decreto trovano applicazione, in quanto compatibili, le disposizioni previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 25 luglio 2003, n. 256. L'efficacia della disposizione di cui al presente comma è subordinata, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea»;

c) il comma 6.2 è sostituito dal seguente:

«6.2. Nelle more dell'approvazione comunitaria di cui al comma 6.1. e dell'entrata in vigore del decreto di cui al medesimo comma 6.1, per l'anno 2007, una parte del contingente pari a 180.000 tonnellate è assegnata, con i criteri previsti dal citato regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 256 del 2003, dall'Agenzia delle dogane agli operatori che devono garantire il pagamento della maggiore accisa gravante sui quantitativi di biodiesel rispettivamente assegnati. In caso di mancato rilascio dell'autorizzazione comunitaria di cui al comma 6.1 i soggetti assegnatari del predetto quantitativo di 180.000 tonnellate sono tenuti al versamento dell'accisa gravante sul biodiesel rispettivamente immesso in consumo. La parte restante del contingente è assegnata, dall'Agenzia delle dogane, previa comunicazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali relativa ai produttori di biodiesel che hanno stipulato contratti di coltivazione realizzati nell'ambito di contratti quadro o intese di filiere e delle relative quantità di biodiesel ottenibili dalle materie prime oggetto dei contratti sottoscritti, proporzionalmente a tali quantità. L'eventuale mancata realizzazione delle produzioni previste dai contratti quadro e intese di filiera, nonché dai relativi contratti di coltivazione con gli agricoltori, comporta la decadenza dall'accesso al contingente agevolato per i volumi non realizzati e determina la riduzione di pari volume del programma pluriennale per i due anni successivi»;

d) dopo il comma 6.2 sono inseriti i seguenti:

«6.3. Entro il 1o marzo di ogni anno di validità del programma di cui al comma 6.1, i Ministeri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali comunicano al Ministero dell'economia e delle finanze i costi industriali medi del gasolio, del biodiesel e delle materie prime necessarie alla sua produzione, rilevati nell'anno solare precedente. Sulla base delle suddette rilevazioni, al fine di evitare la sovracompensazione dei costi addizionali legati alla produzione, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, da emanare entro il 30 aprile di ogni anno di validità del programma di cui al comma 6.1, è rideterminata la misura dell'agevolazione di cui al medesimo comma 6.1.

6.4. A seguito della eventuale rideterminazione della misura dell'agevolazione di cui al comma 6.3, il contingente di cui al comma 6.1 è conseguentemente aumentato, senza costi aggiuntivi per l'erario, a partire dall'anno successivo a quello della rideterminazione. Qualora la misura dell'aumento del contingente risultante dalle disposizioni di cui al presente comma richieda la preventiva autorizzazione ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, l'efficacia delle disposizioni di cui al presente comma è subordinata all'autorizzazione stessa»;

e) il comma 6-bis è sostituito dal seguente:

«6-bis. Allo scopo di incrementare l'utilizzo di fonti energetiche che determinino un ridotto impatto ambientale è stabilita, nell'ambito di un progetto triennale a decorrere dal 1o gennaio 2008, una accisa ridotta, secondo le aliquote di seguito indicate, applicabile sui seguenti prodotti impiegati come carburanti da soli o in miscela con olii minerali:

     a) bioetanolo derivato da prodotti di origine agricola: euro 289,22 per 1.000 litri;

     b) etere etilterbutilico (ETBE), derivato da alcole di origine agricola: euro 298,92 per 1.000 litri;

     c) additivi e riformulanti prodotti da biomasse:

     1) per benzina senza piombo: euro 289,22 per 1.000 litri;

     2) per gasolio, escluso il biodiesel: euro 245,32 per 1.000 litri»;

f) il comma 6-ter è sostituito dal seguente:

«6-ter. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, sono fissati, entro il limite complessivo di spesa di 73 milioni di euro annui, comprensivo dell'imposta sul valore aggiunto, i criteri di ripartizione dell'agevolazione prevista dal comma 6-bis, tra le varie tipologie e tra gli operatori, le caratteristiche tecniche dei prodotti singoli e delle relative miscele ai fini dell'impiego nella carburazione, nonché le modalità di verifica della loro idoneità ad abbattere i principali agenti inquinanti, valutata sull'intero ciclo di vita. Con cadenza semestrale dall'inizio del progetto triennale di cui al comma 6-bis, i Ministeri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali comunicano al Ministero dell'economia e delle finanze i costi industriali medi dei prodotti agevolati di cui al comma 6-bis, rilevati nei sei mesi immediatamente precedenti. Sulla base delle suddette rilevazioni, al fine di evitare la sovracompensazione dei costi addizionali legati alla produzione, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, da emanare entro sessanta giorni dalla fine del semestre, è eventualmente rideterminata la misura dell'agevolazione di cui al medesimo comma 6-bis».

93. Le disposizioni introdotte dal comma 92, lettere e) ed f), hanno effetto a decorrere dal 1o gennaio 2008 e sono subordinate, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.

94. Per l'anno 2007 la quota di contingente di biodiesel di cui all'articolo 21, comma 6.1, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 504 del 1995, assegnato secondo le modalità di cui al comma 6.2, primo periodo, è incrementata in misura corrispondente alla somma di euro 16.726.523 e, nei limiti di tali risorse, può essere destinata anche come combustibile per riscaldamento. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente versamento all'entrata del bilancio dello Stato della somma di euro 16.726.523 a valere sulle disponibilità del Fondo per le iniziative a vantaggio dei consumatori di cui all'articolo 148 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, iscritto nello stato di previsione del Ministero per lo sviluppo economico, relativamente alle disponibilità recate ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto del Ministro delle attività produttive 28 ottobre 2005. Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

95. Per l'anno 2007 gli importi corrispondenti al quantitativo di biodiesel di cui al comma 6.2 dell'articolo 21 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, da assegnare secondo le modalità dettate dall'articolo 1, comma 421, lettera a), della legge 23 dicembre 2005, n. 266, che risultassero non assegnati al termine dell'anno, sono trasferiti al fondo per la promozione e lo sviluppo delle filiere agroenergetiche di cui all'articolo 1, comma 422, della medesima legge n. 266 del 2005.

96. Gli importi annui previsti dall'articolo 21, comma 6-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, come modificato dal comma 520 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, eventualmente non utilizzati negli anni 2005 e 2006, sono destinati per il 50 per cento dei medesimi importi, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, all'incremento del contingente di biodiesel di cui all'articolo 21, comma 6.1, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 504 del 1995 per gli anni 2007-2010. Il restante 50 per cento è assegnato al Fondo di cui all'articolo 1, comma 422, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, destinando l'importo di 15 milioni di euro a programmi di ricerca e sperimentazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel campo bioenergetico.

97. In caso di mancato impiego del contingente di biodiesel di cui all'articolo 21, comma 6.1, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, le corrispondenti maggiori entrate per lo Stato possono essere destinate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, per le finalità di sostegno ai biocarburanti, tra cui il bioetanolo, di cui all'articolo 21, comma 6-ter, del testo unico di cui al medesimo decreto legislativo n. 504 del 1995, come modificato dal comma 520 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

98. All'articolo 1, comma 422, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le parole: «, da utilizzare tenuto conto delle linee di indirizzo definite dalla Commissione biocombustibili, di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387» sono soppresse.

99. Ai fini di quanto disposto dai commi da 88 a 98, per «intesa di filiera» e «contratto quadro» si intende quanto stabilito dal decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102.

100. Il numero 122) della tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è sostituito dal seguente:

«122) prestazioni di servizi e forniture di apparecchiature e materiali relativi alla fornitura di energia termica per uso domestico attraverso reti pubbliche di teleriscaldamento o nell'ambito del contratto servizio energia, come definito nel decreto interministeriale di cui all'articolo 11, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, e successive modificazioni; sono incluse le forniture di energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento; alle forniture di energia da altre fonti, sotto qualsiasi forma, si applica l'aliquota ordinaria».

101. All'articolo 74, nono comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, la lettera e) è abrogata.

102. Il secondo periodo del comma 369 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è soppresso.

103. I commi 370, 371 e 372 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono sostituiti dai seguenti:

«370. I documenti, i dati e le informazioni catastali ed ipotecarie sono riutilizzabili commercialmente, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali, soltanto da parte di soggetti autorizzati dall'Agenzia del territorio mediante stipula di apposita convenzione; per l'acquisizione originaria di documenti, dati ed informazioni catastali, i riutilizzatori commerciali autorizzati devono corrispondere un importo fisso annuale determinato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze; per l'acquisizione originaria di documenti, dati ed informazioni ipotecarie, i riutilizzatori commerciali autorizzati devono corrispondere i tributi previsti maggiorati nella misura del 20 per cento. La predetta percentuale di aumento non si applica per la fornitura di quei servizi telematici riservati ai riutilizzatori commerciali autorizzati. L'importo fisso annuale e la percentuale di aumento possono comunque essere rideterminati annualmente con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze anche tenendo conto dei costi complessivi di raccolta, produzione e diffusione di dati e documenti sostenuti dall'Agenzia del territorio, maggiorati di un adeguato rendimento degli investimenti e dell'andamento delle relative riscossioni. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono individuate le categorie di ulteriori servizi telematici che possono essere forniti dall'Agenzia del territorio esclusivamente ai riutilizzatori commerciali autorizzati a fronte del pagamento di un corrispettivo da determinare con lo stesso decreto.

371. Per ciascun atto di riutilizzazione commerciale non consentito sono dovuti i tributi nella misura prevista per l'acquisizione, anche telematica, dei documenti, dei dati o delle informazioni direttamente dagli uffici dell'Agenzia del territorio.

372. Chi pone in essere atti di riutilizzazione commerciale non consentiti, oltre a dover corrispondere i tributi di cui al comma 371, è soggetto altresì ad una sanzione amministrativa tributaria di ammontare compreso fra il triplo ed il quintuplo dei tributi dovuti ai sensi del comma 370 e, nell'ipotesi di dati la cui acquisizione non è soggetta al pagamento di tributi, una sanzione amministrativa tributaria da euro 10.000 a euro 50.000. Si applicano le disposizioni del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni».

104. Sono prorogate per l'anno 2007, per una quota pari al 36 per cento delle spese sostenute, nel limite di 48.000 euro per unità immobiliare, ferme restando le altre condizioni ivi previste, le agevolazioni tributarie in materia di recupero del patrimonio edilizio relative:

a) agli interventi di cui all'articolo 2, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, per le spese sostenute dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2007;

b) alle prestazioni di cui all'articolo 7, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, fatturate dal 1o gennaio 2007.

105. Le agevolazioni di cui al comma 104 spettano a condizione che il costo della relativa manodopera sia evidenziato in fattura.

106. Al fine di incentivare l'abbattimento delle barriere architettoniche negli esercizi commerciali, presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito un fondo con una dotazione di 5 milioni di euro destinato all'erogazione di contributi ai gestori di attività commerciali per le spese documentate e documentabili sostenute entro il 31 dicembre 2007 per l'eliminazione delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico. Entro settanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, adottato d'intesa con i Ministri dello sviluppo economico e della solidarietà sociale, definisce modalità, limiti e criteri per l'attribuzione dei contributi di cui al presente comma.

107. All'articolo 45, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, le parole da: «per i sette periodi d'imposta successivi» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «per gli otto periodi d'imposta successivi l'aliquota è stabilita nella misura dell'1,9 per cento; per il periodo d'imposta in corso al 1o gennaio 2007 l'aliquota è stabilita nella misura del 3,75 per cento».

108. Per l'anno 2007 sono prorogate le disposizioni di cui all'articolo 11 della legge 23 dicembre 2000, n. 388.

109. Il termine del 31 dicembre 2006, di cui al comma 120 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, concernente le agevolazioni tributarie per la formazione e l'arrotondamento della proprietà contadina, è prorogato al 31 dicembre 2007.

110. Le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 21 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante, si applicano per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007.

111. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 31 dicembre 2007 si applicano:

a) le disposizioni in materia di riduzione di aliquote di accisa sulle emulsioni stabilizzate, di cui all'articolo 24, comma 1, lettera d), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonché la disposizione contenuta nell'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2001, n. 452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n. 16, e, per il medesimo periodo, l'aliquota di cui al numero 1) della predetta lettera d) è stabilita in euro 256,70 per mille litri;

b) le disposizioni in materia di aliquota di accisa sul gas metano per combustione per uso industriale, di cui all'articolo 4 del decreto-legge 1o ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n. 418;

c) le disposizioni in materia di accisa concernenti le agevolazioni sul gasolio e sul GPL impiegati nelle zone montane e in altri specifici territori nazionali, di cui all'articolo 5 del decreto-legge 1o ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n. 418;

d) le disposizioni in materia di agevolazione per le reti di teleriscaldamento alimentate con biomassa ovvero con energia geotermica, di cui all'articolo 6 del decreto-legge 1o ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n. 418;

e) le disposizioni in materia di aliquote di accisa sul gas metano per combustione

per usi civili, di cui all'articolo 27, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388;

f) le disposizioni in materia di accisa concernenti le agevolazioni sul gasolio e sul GPL impiegati nelle frazioni parzialmente non metanizzate di comuni ricadenti nella zona climatica E, di cui all'articolo 13, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448;

g) le disposizioni in materia di accisa concernenti il regime agevolato per il gasolio per autotrazione destinato al fabbisogno della provincia di Trieste e dei comuni della provincia di Udine, di cui all'articolo 21, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni;

h) le disposizioni in materia di accisa concernenti le agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra, di cui all'articolo 2, comma 4, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.

112. L'efficacia delle disposizioni di cui al comma 111, lettera a), è subordinata alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea.

113. Le disposizioni dell'articolo 1, comma 103, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nei limiti di spesa ivi indicati, si applicano anche alle somme versate nel periodo d'imposta 2006 ai fini della compensazione dei versamenti effettuati dal 1o gennaio 2007 al 31 dicembre 2007.

114. Le disposizioni del comma 106 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nei limiti di spesa ivi indicati, sono prorogate al periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006.

115. All'articolo 2, comma 11, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, le parole: «Per gli anni 2003, 2004, 2005 e 2006» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2003, 2004, 2005, 2006 e 2007».

116. Per l'anno 2007, il limite di non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente, relativamente ai contributi di assistenza sanitaria, di cui all'articolo 51, comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è fissato in euro 3.615,20.

117. Le disposizioni dell'articolo 1, comma 335, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, si applicano anche relativamente al periodo d'imposta 2006.

118. Il comma 9 dell'articolo 102 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«9. Le quote d'ammortamento, i canoni di locazione anche finanziaria o di noleggio e le spese di impiego e manutenzione relativi ad apparecchiature terminali per servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico di cui alla lettera gg) del comma 1 dell'articolo 1 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, sono deducibili nella misura dell'80 per cento. La percentuale di cui al precedente periodo è elevata al 100 per cento per gli oneri relativi ad impianti di telefonia dei veicoli utilizzati per il trasporto di merci da parte di imprese di autotrasporto limitatamente ad un solo impianto per ciascun veicolo».

119. Il comma 3-bis dell'articolo 54 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è sostituito dal seguente:

«3-bis. Le quote d'ammortamento, i canoni di locazione anche finanziaria o di noleggio e le spese di impiego e manutenzione relativi ad apparecchiature terminali per servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico di cui alla lettera gg) del comma 1 dell'articolo 1 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, sono deducibili nella misura dell'80 per cento».

120. Le disposizioni introdotte dai commi 118 e 119 si applicano a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006; per il medesimo periodo d'imposta, nella determinazione dell'acconto dovuto ai fini delle imposte sul reddito e dell'imposta regionale sulle attività produttive, si assume quale imposta del periodo precedente quella che si sarebbe determinata tenendo conto delle disposizioni dei predetti commi 118 e 119.

121. Al fine di razionalizzare e ottimizzare l'organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri, con regolamenti da emanare, entro il 30 aprile 2007, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si provvede:

a) alla riorganizzazione degli uffici di livello dirigenziale generale e non generale, procedendo alla riduzione in misura non inferiore al 10 per cento di quelli di livello dirigenziale generale ed al 5 per cento di quelli di livello dirigenziale non generale nonché alla eliminazione delle duplicazioni organizzative esistenti, garantendo comunque nell'ambito delle procedure sull'autorizzazione alle assunzioni la possibilità della immissione, nel quinquennio 2007-2011, di nuovi dirigenti assunti ai sensi dell'articolo 28, commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in misura non inferiore al 10 per cento degli uffici dirigenziali;

b) alla gestione unitaria del personale e dei servizi comuni anche mediante strumenti di innovazione amministrativa e tecnologica;

c) alla rideterminazione delle strutture periferiche, prevedendo la loro riduzione e, ove possibile, la costituzione di uffici regionali o la riorganizzazione presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, ove risulti sostenibile e maggiormente funzionale sulla base dei princìpi di efficienza ed economicità a seguito di valutazione congiunta tra il Ministro competente ed il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, attraverso la realizzazione dell'esercizio unitario delle funzioni logistiche e strumentali, l'istituzione dei servizi comuni e l'utilizzazione in via prioritaria dei beni immobili di proprietà pubblica;

d) alla riorganizzazione degli uffici con funzioni ispettive e di controllo;

e) alla riduzione degli organismi di analisi, consulenza e studio di elevata specializzazione;

f) alla riduzione delle dotazioni organiche in modo da assicurare che il personale utilizzato per funzioni di supporto (gestione delle risorse umane, sistemi informativi, servizi manutentivi e logistici, affari generali, provveditorati e contabilità) non ecceda comunque il 15 per cento delle risorse umane complessivamente utilizzate da ogni amministrazione, mediante processi di riorganizzazione e di formazione e riconversione del personale addetto alle predette funzioni che consentano di ridurne il numero in misura non inferiore all'8 per cento all'anno fino al raggiungimento del limite predetto;

g) all'avvio della ristrutturazione, da parte del Ministero degli affari esteri, della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura in considerazione del mutato contesto geopolitico, soprattutto in Europa, ed in particolare all'unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi sede nella stessa città estera, prevedendo che le funzioni delineate dagli articoli 3, 4 e 6 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2000, n. 120, siano svolte dal responsabile dell'ufficio unificato per conto di tutte le rappresentanze medesime.

122. I regolamenti di cui al comma 121 prevedono la completa attuazione dei processi di riorganizzazione entro diciotto mesi dalla loro emanazione.

123. Dalla data di emanazione dei regolamenti di cui al comma 121 sono abrogate le previgenti disposizioni regolatrici delle materie ivi disciplinate. Con i medesimi regolamenti si provvede alla loro puntuale ricognizione.

124. Le amministrazioni, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, trasmettono al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dell'economia e delle finanze gli schemi di regolamento di cui al comma 121, il cui esame deve concludersi entro un mese dalla loro ricezione, corredati:

a) da una dettagliata relazione tecnica asseverata, ai fini di cui all'articolo 9, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 febbraio 1998, n. 38, dai competenti uffici centrali del bilancio, che specifichi, per ciascuna modifica organizzativa, le riduzioni di spesa previste nel triennio;

b) da un analitico piano operativo asseverato, ai fini di cui all'articolo 9, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 febbraio 1998, n. 38, dai competenti uffici centrali del bilancio, con indicazione puntuale degli obiettivi da raggiungere, delle azioni da porre in essere e dei relativi tempi e termini.

125. In coerenza con le disposizioni di cui al comma 121, lettera f), e tenuto conto del regime limitativo delle assunzioni di cui alla normativa vigente, le amministrazioni statali attivano con immediatezza, previa consultazione delle organizzazioni sindacali, piani di riallocazione del personale in servizio, idonei ad assicurare che le risorse umane impegnate in funzioni di supporto siano effettivamente ridotte nella misura indicata al comma 121, lettera f). I predetti piani, da predisporre entro il 31 marzo 2007, sono approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Nelle more dell'approvazione dei piani non possono essere disposte nuove assunzioni. La disposizione di cui al presente comma si applica anche alle Forze armate, ai Corpi di polizia e al Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

126. Il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione verificano semestralmente lo stato di attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 121 a 134 e trasmettono alle Camere una relazione sui risultati di tale verifica.

127. Alle amministrazioni che non abbiano provveduto nei tempi previsti alla predisposizione degli schemi di regolamento di cui al comma 121 è fatto divieto, per gli anni 2007 e 2008, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipo di contratto.

128. I competenti organi di controllo delle amministrazioni, nell'esercizio delle rispettive attribuzioni, effettuano semestralmente il monitoraggio sull'osservanza delle disposizioni di cui ai commi da 121 a 134 e ne trasmettono i risultati ai Ministeri vigilanti e alla Corte dei conti. Successivamente al primo biennio, verificano il rispetto del parametro di cui al comma 121, lettera f), relativamente al personale utilizzato per lo svolgimento delle funzioni di supporto.

129. Il Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e il Ministro dell'economia e delle finanze, emana linee guida per l'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 121 a 134.

130. Le direttive generali per l'attività amministrativa e per la gestione, emanate annualmente dai Ministri, contengono piani e programmi specifici sui processi di riorganizzazione e di riallocazione delle risorse necessari per il rispetto del parametro di cui al comma 121, lettera f), e di quanto disposto dal comma 125.

131. Il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti nel piano operativo di cui al comma 124, lettera b), e nei piani e programmi di cui al comma 130 sono valutati ai fini della corresponsione ai dirigenti della retribuzione di risultato e della responsabilità dirigenziale.

132. L'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 121 a 134 è coordinata anche al fine del conseguimento dei risultati finanziari di cui al comma 133 dall'«Unità per la riorganizzazione» composta dai Ministri per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, dell'economia e delle finanze e dell'interno, che opera anche come centro di monitoraggio delle attività conseguenti alla predetta attuazione. Nell'esercizio delle relative funzioni l'Unità per la riorganizzazione si avvale, nell'ambito delle attività istituzionali, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, delle strutture già esistenti presso le competenti amministrazioni.

133. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 121 a 132 e da 135 a 139 devono conseguire risparmi di spesa non inferiori a 7 milioni di euro per l'anno 2007, 14 milioni di euro per l'anno 2008 e 20 milioni di euro per l'anno 2009.

134. Al comma 7 dell'articolo 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, dopo le parole: «non si applicano» sono inserite le seguenti: «ai commissari straordinari del Governo di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e».

135. In coerenza con la revisione dell'ordinamento degli enti locali prevista dal titolo V parte seconda della Costituzione e con il conferimento di nuove funzioni agli stessi ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione, con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministero dell'interno, sono individuati gli ambiti territoriali determinati per l'esercizio delle funzioni di competenza degli uffici periferici dell'Amministrazione dell'interno, di cui all'articolo 15 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, tenendo conto dei seguenti criteri e indirizzi:

a) semplificazione delle procedure amministrative e riduzione dei tempi dei procedimenti e di contenimento dei relativi costi;

b) realizzazione di economie di scala, evitando duplicazioni funzionali;

c) ottimale impiego delle risorse;

d) determinazione della dimensione territoriale, correlata alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, alle realtà etnico-linguistiche;

e) ponderazione dei precedenti criteri, con riguardo alle specificità dell'ambito territoriale di riferimento e alla esigenza di garantire principalmente la prossimità dei servizi resi al cittadino.

136. Ai fini di quanto previsto dai commi da 121 a 133 l'articolazione periferica del Ministero dell'economia e delle finanze è ridefinita su base regionale e, ove se ne ravvisi l'opportunità, interregionale e interprovinciale, in relazione alle esigenze di conseguimento di economie di gestione e del miglioramento dei servizi resi all'utenza.

137. Con le modalità, i tempi e i criteri previsti dai commi da 121 a 133 si provvede:

a) al riordino dell'articolazione periferica del Ministero dell'economia e delle finanze e alla soppressione dei Dipartimenti provinciali del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, nonché delle Ragionerie provinciali dello Stato e delle Direzioni provinciali dei servizi vari;

b) alla ridefinizione delle competenze e delle strutture dei Dipartimenti centrali.

138. A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 121 gli uffici di cui al comma 137, lettera a), assumono le seguenti denominazioni: «Direzioni territoriali dell'economia e delle finanze» e «Ragionerie territoriali dello Stato».

139. Previa stipula di apposite convenzioni, gli uffici territoriali dell'economia e delle finanze possono delegare alle aziende sanitarie locali lo svolgimento, in tutto o in parte, delle residue funzioni attribuite alle commissioni mediche di verifica.

140. Al fine di conseguire economie, garantendo comunque la piena funzionalità dell'Amministrazione della pubblica sicurezza, le Direzioni interregionali della Polizia di Stato sono soppresse a decorrere dal 1o dicembre 2007 e le relative funzioni sono ripartite tra le strutture centrali e periferiche della stessa Amministrazione, assicurando il decentramento di quelle attinenti al supporto tecnico-logistico.

141. Al medesimo fine di cui al comma 140, l'Amministrazione della pubblica sicurezza provvede alla razionalizzazione del complesso delle strutture preposte alla formazione e all'aggiornamento del proprio personale, nonché dei presìdi esistenti nei settori specialistici della Polizia di Stato.

142. I provvedimenti di organizzazione occorrenti, comprese le modificazioni ai regolamenti previsti dall'articolo 6 della legge 31 marzo 2000, n. 78, e successive modificazioni, e dall'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono adottati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

143. Con successivi provvedimenti si provvede alle revisione delle norme concernenti i dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B, garantendo ai funzionari che rivestono tale qualifica alla data di entrata in vigore della presente legge, l'applicazione ad esaurimento dell'articolo 42, comma 3, della legge 1o aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni, nonché il loro successivo impiego sino alla cessazione del servizio. Con gli stessi provvedimenti, si provvede altresì ad adeguare l'organico dei dirigenti generali di pubblica sicurezza, nonché la disciplina relativa all'inquadramento nella qualifica di prefetto degli stessi dirigenti, assicurando, comunque, l'invarianza della spesa.

144. Dall'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 140 a 143 devono derivare risparmi di spesa non inferiori a 3 milioni di euro per l'anno 2007, a 8,1 milioni di euro per l'anno 2008 e a 13 milioni di euro per l'anno 2009.

145. Le disposizioni di cui all'articolo 3 della legge 23 dicembre 1992, n. 498, si applicano agli enti previdenziali fino al 31 dicembre 2009.

146. Al fine di assicurare la migliore utilizzazione delle risorse disponibili, i mezzi, gli immobili e gli altri beni sequestrati o confiscati ed affidati in uso alle Forze di polizia sulla base delle disposizioni di legge o di regolamento in vigore, possono essere utilizzati per tutti i compiti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria definiti dall'amministrazione assegnataria.

147. Per la realizzazione di programmi straordinari di incremento dei servizi di polizia e per la sicurezza dei cittadini, il Ministro dell'interno e, per sua delega, i prefetti, possono stipulare convenzioni con le regioni e gli enti locali che prevedano la contribuzione logistica o finanziaria delle stesse regioni e degli enti locali, con le modalità stabilite, anche in deroga a disposizioni di legge o di regolamento, con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

148. Il personale utilizzato dalle agenzie e dagli enti pubblici non economici nazionali per lo svolgimento delle funzioni di supporto, ivi incluse quelle relative alla gestione delle risorse umane, dei sistemi informativi, dei servizi manutentivi e logistici, degli affari generali, dei provveditorati e della contabilità, non può eccedere il 15 per cento delle risorse umane complessivamente utilizzate dalle amministrazioni stesse.

149. Le agenzie e gli enti di cui al comma 148 adottano, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i provvedimenti di riorganizzazione e di riallocazione delle risorse necessari per rispettare il parametro di cui al medesimo comma, riducendo contestualmente le dotazioni organiche.

150. I provvedimenti di riorganizzazione e di riallocazione delle risorse di cui al comma 149 sono trasmessi alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

151. I processi riorganizzativi di cui ai commi da 148 a 150 devono essere portati a compimento entro il termine massimo di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.

152. I competenti organi di controllo delle amministrazioni effettuano il monitoraggio sull'osservanza delle disposizioni di cui ai commi da 148 a 153 e ne trasmettono i risultati, entro il 29 febbraio 2008, ai Ministri vigilanti e alla Corte dei conti. Successivamente verificano ogni anno il rispetto del parametro di cui al comma 148 relativamente al personale utilizzato per lo svolgimento delle funzioni di supporto.

153. In caso di mancata adozione entro il termine previsto dei provvedimenti di cui al comma 149, o di mancato rispetto, a partire dal 1o gennaio 2008, del parametro di cui al comma 148, gli organi di governo dell'ente o dell'agenzia sono revocati o sciolti ed è nominato in loro vece, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri vigilanti, un commissario straordinario, con il compito di assicurare la prosecuzione dell'attività istituzionale e di procedere, entro il termine massimo di un anno, all'attuazione di quanto previsto dai commi da 148 a 153.

154. Allo scopo di razionalizzare, omogeneizzare ed eliminare duplicazioni e sovrapposizioni degli adempimenti e dei servizi della pubblica amministrazione per il personale e per favorire il monitoraggio della spesa del personale, tutte le amministrazioni dello Stato per il pagamento degli stipendi si avvalgono delle procedure informatiche e dei servizi del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento dell'amministrazione generale, del personale e dei servizi del tesoro.

155. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stipulate apposite convenzioni per stabilire tempi e modalità di erogazione del pagamento degli stipendi e degli altri assegni fissi e continuativi a carico del bilancio dello Stato mediante ordini collettivi di pagamento emessi in forma dematerializzata, come previsto dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 31 ottobre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 295 del 17 dicembre 2002.

156. I dati aggregati della spesa per gli stipendi sono posti a disposizione del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri ai fini di quanto previsto dall'articolo 58 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

157. Nel rispetto del sistema delle convenzioni di cui agli articoli 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni, e 58 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono individuati, entro il mese di gennaio di ogni anno, tenuto conto delle caratteristiche del mercato e del grado di standardizzazione dei prodotti, le tipologie di beni e servizi per le quali tutte le amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, sono tenute ad approvvigionarsi utilizzando le convenzioni-quadro. Le restanti amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono ricorrere alle convenzioni di cui al presente comma e al comma 164 del presente articolo, ovvero ne utilizzano i parametri di prezzo-qualità come limiti massimi per la stipulazione dei contratti. Gli enti del Servizio sanitario nazionale sono in ogni caso tenuti ad approvvigionarsi utilizzando le convenzioni stipulate dalle centrali regionali di riferimento.

158. Dal 1o luglio 2007, le amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, per gli acquisti di beni e servizi al di sotto della soglia di rilievo comunitario, sono tenute a fare ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione di cui all'articolo 11, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2002, n. 101.

159. Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato, anche in deroga alla normativa vigente, a sperimentare l'introduzione della carta di acquisto elettronica per i pagamenti di limitato importo relativi agli acquisti di beni e servizi. Successivamente, con regole tecniche da emanare ai sensi degli articoli 38 e 71 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, è disciplinata l'introduzione dei predetti sistemi di pagamento per la pubblica amministrazione.

160. Le transazioni compiute dalle amministrazioni statali centrali e periferiche, ad esclusione degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e delle istituzioni universitarie, avvengono, per le convenzioni che hanno attivo il negozio elettronico, attraverso la rete telematica, salvo che la stessa rete sia temporaneamente inutilizzabile per cause non imputabili all'amministrazione procedente e sussistano ragioni di imprevedibile necessità e urgenza certificata dal responsabile dell'ufficio.

161. Con successivo decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, possono essere previsti meccanismi di remunerazione sugli acquisti da effettuare a carico dell'aggiudicatario delle convenzioni di cui all'articolo 26, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni.

162. Il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il supporto della CONSIP Spa, realizza, sentita l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, un programma per l'adozione di sistemi informativi comuni alle amministrazioni dello Stato a supporto della definizione dei fabbisogni di beni e servizi e definisce un insieme di indicatori sui livelli di spesa sostenibili, per le categorie di spesa comune, che vengono utilizzati nel processo di formazione dei relativi capitoli di bilancio. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

163. Ai fini del contenimento e della razionalizzazione della spesa per l'acquisto di beni e servizi, le regioni possono costituire centrali di acquisto anche unitamente ad altre regioni, che operano quali centrali di committenza ai sensi dell'articolo 33 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in favore delle amministrazioni ed enti regionali, degli enti locali, degli enti del Servizio sanitario nazionale e delle altre pubbliche amministrazioni aventi sede nel medesimo territorio.

164. Le centrali di cui al comma 163 stipulano, per gli ambiti territoriali di competenza, convenzioni di cui all'articolo 26, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni.

165. Le centrali regionali e la CONSIP Spa costituiscono un sistema a rete, perseguendo l'armonizzazione dei piani di razionalizzazione della spesa e realizzando sinergie nell'utilizzo degli strumenti informatici per l'acquisto di beni e servizi. Nel quadro del patto di stabilità interno, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano approva annualmente i programmi per lo sviluppo della rete delle centrali di acquisto della pubblica amministrazione e per la razionalizzazione delle forniture di beni e servizi, definisce le modalità e monitora il raggiungimento dei risultati rispetto agli obiettivi. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

166. È abrogato l'articolo 59 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, ad eccezione del comma 3. All'articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, le parole: «Per le finalità di cui al presente articolo, nonché» e le parole: «, in luogo delle aggregazioni di cui alla lettera c) del comma 2,» sono soppresse.

167. Ai fini del contenimento della spesa pubblica, il numero dei membri dei consigli di amministrazione della società di cui al decreto legislativo 9 gennaio 1999, n. 1, e delle società controllate, nonché della società di cui all'articolo 13, comma 2, lettera e), del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e delle società controllate, è ridotto a tre. I componenti dei suddetti consigli di amministrazione cessano dall'incarico alla data di entrata in vigore della presente legge ed i nuovi componenti sono nominati entro i successivi quarantacinque giorni.

168. Con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti indirizzi volti al riassetto organizzativo delle società di cui al comma 167 e alla determinazione delle aree di intervento della stessa.

169. All'articolo 2, comma 6, del decreto legislativo 9 gennaio 1999 n. 1, le parole: «e con il Ministro per le politiche agricole» sono soppresse.

170. Il Ministro dell'economia e delle finanze entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, emana un atto di indirizzo volto, ove necessario, al contenimento del numero dei componenti dei consigli di amministrazione delle società non quotate partecipate dal Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di rendere la composizione dei predetti consigli coerente con l'oggetto sociale delle società.

171. Per il conferimento di nuovi incarichi, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero competente, attraverso i propri rappresentanti nei competenti organi statutari, determina la misura dei compensi e gli eventuali trattamenti accessori del legale rappresentante e dei dirigenti di tali società, in misura non superiore a un tetto massimo di euro 500 mila annui, rivalutato annualmente, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in relazione al tasso di inflazione programmato. Per comprovate ed effettive esigenze il Ministro competente, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, può concedere autorizzazioni in deroga. Le medesime amministrazioni non possono contribuire a deliberare, con il proprio voto favorevole, clausole contrattuali che, al momento della cessazione dell'incarico o del rapporto di lavoro, prevedano per gli stessi soggetti benefìci economici superiori ad una annualità di indennità o stipendio.

172. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono soppressi i comitati centrali regionali e provinciali dell'INPS e i comitati di vigilanza delle gestioni dell'INPDAP. I ricorsi amministrativi pendenti presso tali organi sono conseguentemente devoluti ai dirigenti dei due Istituti, secondo i princìpi generali dell'azione amministrativa e del procedimento amministrativo.

173. Gli uffici centrali del bilancio valutano, in sede di applicazione delle norme di spesa e minore entrata la congruenza delle clausole di copertura.

174. L'ultimo periodo del comma 4 dell'articolo 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, è sostituito dal seguente: «La Corte definisce annualmente i programmi e i criteri di riferimento del controllo sulla base delle priorità previamente deliberate dalle competenti Commissioni parlamentari a norma dei rispettivi regolamenti».

175. Presso il Ministero dell'economia e delle finanze è istituita la Commissione tecnica per la finanza pubblica, composta di dieci membri, per le seguenti finalità di studio e di analisi:

a) formula proposte finalizzate ad accelerare il processo di armonizzazione e di coordinamento della finanza pubblica e di riforma dei bilanci delle amministrazioni pubbliche che sia diretto a:

1) per quanto concerne specificamente il bilancio dello Stato, disegnare una diversa classificazione della spesa, anche mediante ridefinizione delle unità elementari ai fini dell'approvazione parlamentare, finalizzata al miglioramento della scelta allocativa e ad una efficiente gestione delle risorse, rafforzando i processi di misurazione delle attività pubbliche e la responsabilizzazione delle competenti amministrazioni;

2) migliorare la trasparenza dei dati conoscitivi della finanza pubblica, con evidenziazione nel bilancio dello Stato della quota di stanziamenti afferenti alle autorizzazioni legislative di spesa, nonché con una prospettazione delle decisioni in termini di classificazione funzionale, economica e per macrosettori;

3) armonizzare i criteri di classificazione dei bilanci delle pubbliche amministrazioni, per un più agevole consolidamento dei conti di cassa e di contabilità nazionale;

b) elaborare studi preliminari e proposte tecniche per la definizione dei princìpi generali e degli strumenti di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, con particolare attenzione al coordinamento dei rapporti finanziari tra lo Stato ed il sistema delle autonomie territoriali, nonché all'efficacia dei meccanismi di controllo della finanza territoriale in relazione al rispetto del Patto di stabilità europeo;

c) elaborare studi e analisi concernenti l'attività di monitoraggio sui flussi di spesa del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze;

d) valutare, in collaborazione con l'ISTAT e con gli altri enti del sistema statistico nazionale, l'affidabilità, la trasparenza e la completezza dell'informazione statistica relativa agli andamenti della finanza pubblica;

e) svolgere, su richiesta delle competenti Commissioni parlamentari, ricerche, studi e rilevazioni e cooperare alle attività poste in essere dal Parlamento in attuazione del comma 181.

176. La Commissione di cui al comma 175 opera sulla base dei programmi predisposti dal Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti i Ministri competenti in relazione alle diverse finalità e la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Entro il 31 gennaio di ciascun anno il Ministro dell'economia e delle finanze presenta al Parlamento una relazione sull'attività svolta dalla Commissione e sul programma di lavoro per l'anno in corso. Per l'anno 2007 la Commissione avvia la propria attività sulla base delle disposizioni di cui ai commi da 175 a 182, con priorità per le attività di supporto del programma di cui al comma 181.

177. Ai fini del raccordo operativo con la Commissione di cui al comma 175 è istituito un apposito Servizio studi nell'ambito del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, composto di personale appartenente al Dipartimento stesso.

178. Per l'espletamento della sua attività la Commissione di cui al comma 175 si avvale, altresì, della struttura di supporto dell'Alta Commissione di studio di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, la quale è contestualmente soppressa. La Commissione può altresì avvalersi degli strumenti di supporto già previsti per la Commissione tecnica per la spesa pubblica, di cui all'articolo 32 della legge 30 marzo 1981, n. 119, e successive modificazioni, ivi incluso l'accesso ai sistemi informativi, di cui al quarto comma del medesimo articolo 32, nonché l'istituzione di una segreteria tecnica e la stipula di contratti di consulenza, ai sensi dei commi 4 e 5 dell'articolo 8 della legge 17 dicembre 1986, n. 878. A tal fine è autorizzata la spesa di 1.200.000 euro annui a decorrere dall'anno 2007.

179. Entro il 31 gennaio 2007, il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, nomina la Commissione di cui al comma 175 e stabilisce le regole per il suo funzionamento, nonché la data di inizio della sua attività. I membri della Commissione, incluso il presidente, sono scelti tra esperti di alto profilo tecnico-scientifico e di riconosciuta competenza in materia di finanza pubblica; tre dei componenti sono scelti tra una rosa di nomi indicata dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Il decreto di cui al presente comma è comunicato alle competenti Commissioni parlamentari.

180. La Commissione di cui al comma 175 opera per tre anni dalla data di inizio della attività stabilita. I suoi componenti possono, alla scadenza, essere rinnovati.

181. Per l'anno 2007 il Ministro dell'economia e delle finanze, avvalendosi anche della Commissione di cui al comma 175, promuove la realizzazione di un programma straordinario di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali, anche in relazione alla applicazione delle disposizioni del comma 207, individuando le criticità, le opzioni di riallocazione delle risorse, le possibili strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con le risorse stanziate, sul piano della qualità e dell'economicità. Ai fini dell'attuazione del programma di cui al presente comma, le amministrazioni dello Stato trasmettono, entro il 31 marzo 2007, al Ministero dell'economia e delle finanze un rapporto sullo stato della spesa nei rispettivi settori di competenza, anche alla luce dell'applicazione delle disposizioni del comma 207 e delle altre disposizioni di cui ai commi da 121 a 211, indicando le difficoltà emerse e formulando proposte di intervento in ordine alla allocazione delle risorse e alle azioni che possono incrementare l'efficacia della spesa. Il Governo riferisce sull'attuazione del programma di cui al presente comma nell'ambito del Documento di programmazione economico-finanziaria presentato nell'anno 2007. Il Ministro dell'economia e delle finanze, entro il 30 settembre 2007, presenta al Parlamento una relazione sui risultati del programma straordinario di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali di cui al presente comma e sulle conseguenti iniziative di intervento. In allegato alla relazione un apposito documento dà conto dei provvedimenti adottati ai sensi del comma 183.

182. Per il potenziamento delle attività e degli strumenti di analisi e monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica, a decorrere dall'anno 2007, è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro annui di cui una quota parte non inferiore a 3 milioni di euro da destinare al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze lo stanziamento è ripartito tra le amministrazioni interessate per gli scopi di cui al presente comma. A decorrere dal medesimo anno 2007 è altresì autorizzata la spesa di 600.000 euro in favore di ciascuna Camera per il potenziamento e il collegamento delle strutture di supporto del Parlamento, anche avvalendosi della cooperazione di altre Istituzioni e con Istituti di ricerca. In relazione alle finalità di cui al presente comma, una quota, stabilita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, delle risorse attribuite al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato è destinata ad un programma straordinario di reclutamento di personale con elevata professionalità. Le relative modalità di reclutamento sono definite, anche in deroga alle vigenti disposizioni in materia, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

183. All'articolo 28 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Al fine di conseguire gli obiettivi di stabilità e crescita, di ridurre il complesso della spesa di funzionamento delle amministrazioni pubbliche, di incrementare l'efficienza e di migliorare la qualità dei servizi, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro il 30 giugno 2007, il Governo, su proposta del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro interessato,

sentite le organizzazioni sindacali per quanto riguarda i riflessi sulla destinazione del personale, procede al riordino, alla trasformazione o alla soppressione e messa in liquidazione degli enti ed organismi pubblici, nonché di strutture amministrative pubbliche nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

     a) fusione degli enti, organismi e strutture pubbliche comunque denominate che svolgono attività analoghe o complementari, con conseguente riduzione della spesa complessiva e corrispondente riduzione del contributo statale di funzionamento;

     b) trasformazione degli enti ed organismi pubblici che non svolgono funzioni e servizi di rilevante interesse pubblico in soggetti di diritto privato ovvero soppressione e messa in liquidazione degli stessi secondo le modalità previste dalla legge 4 dicembre 1956, n. 1404, e successive modificazioni, fermo restando quanto previsto dalla lettera d) del presente comma, nonché dall'articolo 9, comma 1-bis, lettera c), del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112;

     c) razionalizzazione e riduzione degli organi di indirizzo amministrativo, gestione e consultivi;

     d) per gli enti soppressi e messi in liquidazione lo Stato risponde delle passività nei limiti dell'attivo della singola liquidazione;

     e) abrogazione delle disposizioni legislative che prescrivono il finanziamento, diretto o indiretto, a carico del bilancio dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche, degli enti ed organismi pubblici soppressi e posti in liquidazione o trasformati in soggetti di diritto privato ai sensi della lettera b)»;

b) i commi 2, 2-bis, 5 e 6 sono abrogati.

184. Dall'attuazione del comma 183 deve derivare un miglioramento dell'indebitamento netto non inferiore a 205 milioni di euro per l'anno 2007, 310 milioni di euro per l'anno 2008 e 415 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009. A tal fine, entro il 30 settembre 2007, il Governo dà conto dei provvedimenti adottati in apposito documento allegato alla relazione di cui al comma 181.

185. La società di cui all'articolo 9, comma 1-bis, lettera c), del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, acquista nell'anno 2007 gli immobili delle gestioni liquidatorie di cui alla legge 4 dicembre 1956, n. 1404, e successive modificazioni, per un controvalore non inferiore a 180 milioni di euro.

186. La lettera e) dell'articolo 2 della legge 7 luglio 1901, n. 306, come sostituita dal comma 23 dell'articolo 52 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è sostituita dalla seguente:

«e) il contributo dei sanitari pubblici dipendenti, nella misura stabilita dal Consiglio di amministrazione della fondazione, che ne fissa misure e modalità di versamento con regolamenti soggetti ad approvazione dei Ministeri vigilanti ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e successive modificazioni».

187. I commi 89, 90 e 91 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono sostituiti dai seguenti:

«89. L'Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze è soppresso. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze le competenze dell'Ispettorato sono attribuite ad uno o più Ispettorati generali del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

90. Il personale adibito alla data di entrata in vigore della presente disposizione alle procedure di liquidazione previste dalla legge 4 dicembre 1956, n. 1404, e successive modificazioni, è destinato alle altre attività istituzionali del citato Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

91. Alla definizione delle pregresse posizioni previdenziali del personale degli enti soppressi, per il quale non sia stata ancora effettuata, ai sensi degli articoli 74, 75 e 76 del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, e della legge 27 ottobre 1988, n. 482, la ricongiunzione dei servizi ai fini dell'indennità di anzianità e del trattamento integrativo di previdenza, provvede la gestione previdenziale di destinazione di detto personale. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, l'INPS, l'INPDAP e l'INAIL, limitatamente ai trattamenti pensionistici integrativi relativi alla soppressa gestione sanitaria, concordano con il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, anche in via presuntiva e a completa definizione delle predette posizioni previdenziali, l'ammontare dei capitali di copertura necessari. L'INPS e l'INPDAP subentrano, a decorrere dalla data di perfezionamento dell'accordo con il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, al Ministero dell'economia e delle finanze nelle vertenze innanzi al giudice ordinario e a quello amministrativo, concernenti le pregresse posizioni previdenziali del personale degli enti soppressi».

188. L'ammontare della remunerazione di cui al capitolo 2835 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2006 e successivi è annualmente determinato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze con riferimento ai servizi resi nell'anno precedente dalla società di cui all'articolo 9, comma 1-bis, lettera c), del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, per la gestione della liquidazione e del contenzioso degli enti pubblici, nel limite dello stanziamento di bilancio a legislazione vigente.

189. Sono trasferiti alla società FINTECNA o a società da essa interamente controllata, con ogni loro componente attiva e passiva, ivi compresi i rapporti in corso e le cause pendenti, i patrimoni di EFIM in liquidazione coatta amministrativa e delle società in liquidazione coatta amministrativa interamente controllate da EFIM. Detti patrimoni costituiscono tra loro un unico patrimonio, separato dal residuo patrimonio della società trasferitaria. Alla data del trasferimento sono chiuse le liquidazioni coatte amministrative di EFIM e delle predette società, con conseguente estinzione delle stesse e con contestuale cessazione dalla carica dei loro commissari liquidatori. La società trasferitaria procede alla cancellazione di tali società dal registro delle imprese.

190. Il trasferimento decorre dal quindicesimo giorno successivo alla data di presentazione al Ministero dell'economia e delle finanze del rendiconto finale delle liquidazioni coatte amministrative, che è presentato dal commissario liquidatore di EFIM in liquidazione coatta amministrativa entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Al predetto commissario devono essere comunicati, almeno sessanta giorni prima, i rendiconti finali delle procedure delle società di cui al comma 189.

191. Per il trasferimento dei patrimoni di cui al comma 189, il commissario liquidatore di EFIM predispone una situazione patrimoniale di riferimento tenendo conto del rendiconto finale di cui al comma 190. Un collegio di tre periti verifica, entro novanta giorni dalla nomina, tale situazione patrimoniale e predispone, sulla base della stessa, una valutazione estimativa dell'esito finale della liquidazione dei patrimoni trasferiti. Tale valutazione deve, tra l'altro, tenere conto delle garanzie di cui al comma 192, nonché di tutti i costi e gli oneri necessari per il completamento della liquidazione di detti patrimoni, individuando altresì il fabbisogno finanziario stimato per la chiusura della liquidazione medesima. I componenti del collegio sono designati, uno ciascuno, da EFIM e dalla società trasferitaria e il presidente è scelto dal Ministero dell'economia e delle finanze. L'importo massimo del compenso per i periti è determinato dal Ministero dell'economia e delle finanze con il decreto di cui al comma 198 ed è ad esclusivo carico delle parti. Il valore stimato dell'esito finale della liquidazione costituisce il corrispettivo per il trasferimento stesso, che è corrisposto dalla società trasferitaria al Ministero dell'economia e delle finanze, fermo restando quanto previsto al comma 195.

192. Effettuato il trasferimento, la società trasferitaria procede alla liquidazione dei patrimoni trasferiti, avendo per scopo la finale monetizzazione degli attivi, la più celere definizione dei rapporti creditori e debitori e dei contenziosi in corso e il pagamento dei creditori dei patrimoni trasferiti, assicurando il rigoroso rispetto del principio della separatezza di tali patrimoni dal proprio. La società trasferitaria non risponde con il proprio patrimonio dei debiti e degli oneri dei patrimoni ad essa trasferiti in base alla presente legge, ivi compresi quelli sostenuti per la liquidazione di tali patrimoni. Ai creditori dei patrimoni trasferiti continua ad applicarsi la garanzia dello Stato prevista dall'articolo 5 del decreto-legge 19 dicembre 1992, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1993, n. 33, e successive modificazioni. Le disponibilità finanziarie rivenienti e conseguenti ai trasferimenti di cui ai commi da 189 a 198 devono affluire su un apposito conto corrente infruttifero da aprire presso la Tesoreria centrale per conto dello Stato, intestato alla società trasferitaria. Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze è fissato, tenendo conto del fabbisogno finanziario, come individuato ai sensi del comma 191, l'ammontare delle risorse finanziarie tratte dal predetto conto corrente infruttifero e depositate presso il sistema bancario per le esigenze urgenti ed improcrastinabili relative alla liquidazione dei patrimoni trasferiti.

193. Dalla data del trasferimento, la società trasferitaria subentra automaticamente nei processi attivi e passivi pendenti nei quali sono parti EFIM in liquidazione coatta amministrativa e le società di cui al comma 189, in luogo di essi, senza che si faccia luogo all'interruzione dei processi e senza mutamento del rito applicabile. Le spese legali e di consulenza tecnica relative a tali processi o alle eventuali transazioni non possono comunque superare, per ciascuna vertenza comprensiva di tutti i diversi gradi di giudizio, l'ammontare di 300.000 euro.

194. Al termine della liquidazione dei patrimoni trasferiti, il collegio dei periti di cui al comma 191 determina l'eventuale maggiore importo risultante dalla differenza tra l'esito economico effettivo consuntivato alla chiusura della liquidazione e il corrispettivo versato di cui al comma 191. Di tale eventuale maggiore importo, detratto il costo della valutazione, il 70 per cento è attribuito al Ministero dell'economia e delle finanze e la residua quota del 30 per cento è di competenza della società trasferitaria in ragione del migliore risultato conseguito nella liquidazione.

195. Allo scopo di accelerare e razionalizzare la prosecuzione delle liquidazioni coatte amministrative delle società non interamente controllate, direttamente o indirettamente da EFIM in liquidazione coatta amministrativa, nella stessa data di cui al comma 190 i commissari liquidatori delle stesse decadono dalle loro funzioni e la funzione di commissario liquidatore è assunta dalla società trasferitaria. Il trasferimento delle funzioni è disciplinato dalle vigenti norme in materia di liquidazione coatta amministrativa.

196. Tutti gli atti compiuti in attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 189 a 195 sono esenti da qualunque imposta, diretta o indiretta, tassa, obbligo e onere tributario comunque inteso o denominato.

197. Le disposizioni di cui ai commi da 189 a 196 si applicano, in quanto compatibili, alla società ITALTRADE Spa in liquidazione.

198. Il Ministero dell'economia e delle finanze stabilisce con uno o più decreti i criteri e le modalità di attuazione dei commi da 189 a 197.

199. I commissari liquidatori, nominati a norma dell'articolo 7, comma 3, della legge 12 dicembre 2002, n. 273, nelle procedure di amministrazione straordinaria disciplinate dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, e successive modificazioni, e dei Commissari straordinari nominati nelle procedure di amministrazione straordinaria disciplinate dal decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, e successive modificazioni, che si trovano nella fase liquidatoria, decadono se non confermati entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. A tal fine, il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, dispone l'attribuzione al medesimo organo commissariale, se del caso con composizione collegiale, dell'incarico relativo a più procedure, dando mandato ai commissari di realizzare una gestione unificata dei servizi generali e degli affari comuni, al fine di assicurare le massime sinergie organizzative e conseguenti economie gestionali. Con il medesimo provvedimento l'incarico di commissario può essere attribuito a studi professionali associati o società tra professionisti, in conformità a quanto disposto all'articolo 28, primo comma, lettera b), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni.

200. Il numero dei commissari nominati o confermati ai sensi del comma 199 non può superare la metà del numero dei commissari in carica alla data di entrata in vigore della presente legge. Gli stessi stipulano convenzioni con i professionisti la cui opera si rende necessaria nell'interesse della procedura, al fine di ridurre i costi a carico dei creditori.

201. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare nel termine di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definiti i criteri per la determinazione e la liquidazione dei compensi dovuti ai commissari liquidatori nominati nelle procedure di amministrazione straordinaria disciplinate dal decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, tenuto conto dei criteri di cui al decreto del Ministro di grazia e giustizia 28 luglio 1992, n. 570, nonché delle modifiche e degli adattamenti suggeriti dalla diversità delle procedure.

202. Il compenso dei commissari di cui al comma 199 è determinato nella misura spettante in relazione al numero delle procedure ad essi assegnate ridotto del 30 per cento.

203. Il Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è autorizzato a procedere, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, alla trasformazione della SOGESID Spa, al fine di renderla strumentale alle esigenze e finalità del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche procedendo a tale scopo, alla fusione per incorporazione con altri soggetti, società e organismi di diritto pubblico che svolgono attività nel medesimo settore della SOGESID Spa.

204. Per la realizzazione delle finalità di cui al comma 203, alla data di entrata in vigore della presente legge, gli organismi di amministrazione SOGESID Spa, sono sciolti e sono nominati un Commissario straordinario e un subcommissario, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare

205. A decorrere dall'anno 2007, le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 9, 10, 11, 23, 56, 58 e 61, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, si applicano alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, di cui all'elenco ISTAT pubblicato in attuazione del comma 5 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Restano salve le esclusioni previste dai commi 9, 12 e 64 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni. Per quanto riguarda le spese di personale, le predette amministrazioni adeguano le proprie politiche ai princìpi di contenimento e razionalizzazione di cui alla presente legge. Il presente comma non si applica agli organi costituzionali.

206. All'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, dopo le parole: «degli Istituti zooprofilattici sperimentali,» sono inserite le seguenti: «degli enti pubblici di ricerca, dell'Istituto nazionale di economia agraria, dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici e delle agenzie regionali per l'ambiente».

207. Per gli esercizi 2007, 2008 e 2009, è accantonata e resa indisponibile, in maniera lineare, con esclusione degli effetti finanziari derivanti dalla presente legge, una quota, pari rispettivamente a 4.572 milioni di euro, a 5.031 milioni di euro e a 4.922 milioni di euro, delle dotazioni delle unità previsionali di base iscritte nel bilancio dello Stato, anche con riferimento alle autorizzazioni di spesa predeterminate legislativamente, con esclusione del comparto della radiodiffusione televisiva locale, relative a consumi intermedi (categoria 2), a trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche (categoria 4), con esclusione dei trasferimenti a favore della protezione civile, del Fondo ordinario delle università statali, degli enti territoriali, degli enti previdenziali e degli organi costituzionali, ad altri trasferimenti correnti (categorie 5, 6 e 7), con esclusione dei trasferimenti all'estero aventi natura obbligatoria, delle pensioni di guerra e altri assegni vitalizi, delle erogazioni agli istituti di patronato e di assistenza sociale, nonché alle confessioni religiose di cui alla legge 20 maggio 1985, n. 222, e successive modificazioni, ad altre uscite correnti (categoria 12) e alle spese in conto capitale, con esclusione dei trasferimenti a favore della protezione civile, di una quota pari al 50 per cento dello stanziamento del Fondo per le aree sottoutilizzate, dei limiti di impegno già attivati, delle rate di ammortamento mutui, dei trasferimenti agli enti territoriali e delle acquisizioni di attività finanziarie. Ai fini degli accantonamenti complessivi indicati, le dotazioni iscritte nelle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione sono accantonate e rese indisponibili, in maniera lineare, per un importo complessivo di 40 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2007-2009. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare, su proposta dei Ministri competenti, entro il 31 marzo di ciascun anno del triennio 2007-2009, possono essere disposte variazioni degli accantonamenti di cui al primo periodo, anche interessando diverse unità previsionali relative alle suddette categorie con invarianza degli effetti sul fabbisogno e sull'indebitamento netto della pubblica amministrazione, restando preclusa la possibilità di utilizzo di risorse di conto capitale per disaccantonare risorse di parte corrente. Lo schema di decreto è trasmesso al Parlamento per l'acquisizione del parere delle Commissioni competenti per le conseguenze di carattere finanziario.

208. Il Ministro competente, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, può comunicare all'Ufficio centrale del bilancio ulteriori accantonamenti aggiuntivi delle dotazioni delle unità previsionali di parte corrente del proprio stato di previsione, fatta eccezione per le spese obbligatorie e per quelle predeterminate legislativamente, da destinare a consuntivo, per una quota non superiore al 30 per cento, ad appositi fondi per l'incentivazione, mediante contrattazione integrativa, del personale dirigente e non dirigente che abbia contribuito direttamente al conseguimento degli obiettivi di efficienza e di razionalizzazione dei processi di spesa.

209. Le dotazioni relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla tabella C allegata alla presente legge sono ridotte, in maniera lineare, per un importo complessivo pari a euro 126,4 milioni per l'anno 2007, a euro 335,4 milioni per l'anno 2008 e a euro 11,4 milioni per l'anno 2009.

210. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito, con una dotazione, in termini di sola cassa, di 420 milioni di euro per l'anno 2007, un Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, ai sensi del comma 177-bis dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, introdotto dal comma 211 del presente articolo. All'utilizzo del Fondo per le finalità di cui al primo periodo si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da trasmettere al Parlamento, per il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, e per i profili finanziari e alla Corte dei conti.

211. Dopo il comma 177 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, è inserito il seguente:

«177-bis. In sede di attuazione di disposizioni legislative che autorizzano contributi pluriennali, il relativo utilizzo, anche mediante attualizzazione, è disposto con decreto del Ministro competente, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa verifica dell'assenza di effetti peggiorativi sul fabbisogno e sull'indebitamento netto rispetto a quelli previsti dalla legislazione vigente. In caso si riscontrino effetti finanziari non previsti a legislazione vigente gli stessi possono essere compensati a valere sulle disponibilità del Fondo per la compensazione degli effetti conseguenti all'attualizzazione dei contributi pluriennali. Le disposizioni del presente comma si applicano anche alle operazioni finanziarie poste in essere dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 5, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, a valere sui predetti contributi pluriennali, il cui onere sia posto a totale carico dello Stato. Le amministrazioni interessate sono, inoltre, tenute a comunicare preventivamente al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e Dipartimento del tesoro, all'ISTAT e alla Banca d'Italia la data di attivazione delle operazioni di cui al presente comma ed il relativo ammontare».

212. Per l'anno 2007, a valere sul fondo di cui al comma 96 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, i Corpi di polizia possono essere autorizzati ad effettuare assunzioni per un contingente complessivo di personale non superiore a 1.000 unità.

213. Per l'anno 2007 una quota pari al 20 per cento del fondo di cui al comma 212 è destinata alla stabilizzazione a domanda del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, che ne faccia istanza, purché sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge. Alle iniziative di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato mediante procedure diverse si provvede previo espletamento di prove selettive. Le amministrazioni continuano ad avvalersi del personale di cui al presente comma e prioritariamente del personale di cui all'articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, in servizio al 31 dicembre 2006, nelle more della conclusione delle procedure di stabilizzazione. Le assunzioni di cui al presente comma sono autorizzate secondo le modalità di cui all'articolo 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.

214. Per l'anno 2007, per le specifiche esigenze degli enti di ricerca, è costituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un apposito fondo, destinato alla stabilizzazione di ricercatori, tecnologi, tecnici e personale impiegato in attività di ricerca in possesso dei requisiti temporali e di selezione di cui al comma 213, nonché all'assunzione dei vincitori di concorso con uno stanziamento pari a 20 milioni di euro per l'anno 2007 e a 30 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2008. All'utilizzo del predetto fondo si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentite le amministrazioni vigilanti, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

215. Le modalità di assunzione di cui al comma 213 trovano applicazione anche nei confronti del personale di cui all'articolo 1, commi da 237 a 242, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, in possesso dei requisiti previsti dal comma 213, fermo restando il relativo onere a carico del fondo previsto dall'articolo 1, comma 251, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, fatto salvo per il restante personale quanto disposto dall'articolo 1, comma 249, della stessa legge n. 266 del 2005.

216. Al fine di potenziare l'attività di sorveglianza nelle aree naturali protette di rilievo internazionale e nazionale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, il Corpo forestale dello Stato è autorizzato ad assumere, a decorrere dal 1o gennaio 2007, in deroga all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, 166 idonei non vincitori del concorso pubblico per 500 allievi agenti forestali svolto in attuazione dell'articolo 1, comma 2, della legge 27 marzo 2004, n. 77. Al relativo onere, pari a 2,2 milioni di euro per l'anno 2007 ed a 5,24 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 4, comma 7, della legge 6 febbraio 2004, n. 36, relativamente ai fondi di cui al decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

217. Per gli anni 2008 e 2009 le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ivi compresi i Corpi di polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le agenzie, incluse le agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, gli enti pubblici non economici e gli enti pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell'anno precedente. Il limite di cui al presente comma si applica anche alle assunzioni dei segretari comunali e provinciali nonché del personale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette e a quelle connesse con la professionalizzazione delle Forze armate di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 331, al decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, ed alla legge 23 agosto 2004, n. 226, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 25 della medesima legge n. 226 del 2004.

218. Per l'anno 2007, le vacanze organiche nei ruoli dei sovrintendenti e degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria di cui alla tabella A, allegata al decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, come sostituita dalla tabella F allegata al decreto legislativo 21 maggio 2000, n. 146, possono essere utilizzate per le assunzioni di agenti anche in eccedenza alla dotazione organica del ruolo degli agenti ed assistenti della predetta tabella F, mediante assunzione, a domanda, degli agenti ausiliari del Corpo di polizia penitenziaria, reclutati ai sensi dell'articolo 6 della legge 30 novembre 2000, n. 356, e dell'articolo 50 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, anche se cessati dal servizio nel limite di 500 unità e comunque, entro un limite di spesa annua di 15 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007. Le conseguenti posizioni di soprannumero nel ruolo degli agenti ed assistenti sono riassorbite per effetto dei passaggi per qualunque causa del personale del predetto ruolo a quelli dei sovrintendenti e degli ispettori. Ferme restando le procedure di autorizzazione di cui al comma 228, con decreto del Ministro della giustizia sono definiti i requisiti e le modalità per le predette assunzioni, nonché i criteri per la formazione della relativa graduatoria e le modalità abbreviate del corso di formazione, anche in deroga agli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443.

219. Le amministrazioni di cui al comma 217 possono altresì procedere, per gli anni 2008 e 2009, nel limite di un contingente di personale non dirigenziale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 40 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell'anno precedente, alla stabilizzazione del rapporto di lavoro del personale, in possesso dei requisiti di cui al comma 213.

220. Per fronteggiare indifferibili esigenze di servizio di particolare rilevanza, per ciascuno degli anni 2008 e 2009, le amministrazioni di cui al comma 217 non interessate al processo di stabilizzazione previsto dai commi da 212 a 235, possono procedere ad ulteriori assunzioni, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, nel limite di un contingente complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 75 milioni di euro a regime. A tale fine è istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze con uno stanziamento pari a 25 milioni di euro per l'anno 2008, a 100 milioni di euro per l'anno 2009 e a 150 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010. Per ciascuno degli anni 2008 e 2009, nel limite di una spesa pari a 25 milioni di euro per ciascun anno iniziale e a 75 milioni di euro a regime, le autorizzazioni ad assumere sono concesse secondo le modalità di cui all'articolo 39, comma 3-ter, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.

221. Le procedure di conversione in rapporti di lavoro a tempo indeterminato dei contratti di formazione e lavoro prorogati ai sensi dell'articolo 1, comma 243, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ovvero in essere alla data del 30 settembre 2006, possono essere attuate a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel limite dei posti disponibili in organico.

222. Per il triennio 2007-2009 le pubbliche amministrazioni indicate al comma 217, che procedono all'assunzione di personale a tempo determinato, nei limiti ed alle condizioni previsti dal comma 1-bis dell'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché dal comma 230 del presente articolo, nel bandire le relative prove selettive riservano una quota del 60 per cento del totale dei posti programmati ai soggetti con i quali hanno stipulato uno o più contratti di collaborazione coordinata e continuativa, per la durata complessiva di almeno un anno raggiunta alla data del 29 settembre 2006, attraverso i quali le medesime abbiano fronteggiato esigenze attinenti alle ordinarie attività di servizio.

223. Al fine di potenziare l'azione di contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale, una quota parte, stabilita con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, delle risorse previste per il finanziamento di specifici programmi di assunzione del personale dell'amministrazione economico-finanziaria, è destinata alle agenzie fiscali. Le modalità di reclutamento sono definite, anche in deroga ai limiti previsti dalle vigenti disposizioni, sentite le organizzazioni sindacali, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2005, n. 248.

224. All'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 1997, n. 140, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo le parole: «attività di controllo fiscale,» sono inserite le seguenti: «dei risparmi di spesa conseguenti a controlli che abbiano determinato il disconoscimento in via definitiva di richieste di rimborsi o di crediti d'imposta,»;

b) dopo le parole: «di tali risorse» sono inserite le seguenti: «, per l'amministrazione economica e per quella finanziaria in relazione a quelle di rispettiva competenza,»;

c) le parole: «con effetto dall'anno 2004» sono sostituite dalle seguenti: «per gli anni 2004 e 2005»;

d) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con effetto dall'anno 2006, le predette percentuali sono determinate ogni anno in misura tale da destinare alle medesime finalità un livello di risorse non superiore a quello assegnato per il 2004, ridotto del 10 per cento».

225. Al comma 213-bis dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché al personale delle agenzie fiscali».

226. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 156, è ridotta di 500.000 euro per l'anno 2007.

227. Sono prorogati fino al 31 dicembre 2007 i comandi del personale appartenente a Poste italiane Spa.

228. Le assunzioni di cui ai commi 217, 219, 221 e 223 sono autorizzate secondo le modalità di cui all'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, previa richiesta delle amministrazioni interessate, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell'anno precedente e dei relativi oneri. Il termine di validità di cui all'articolo 1, comma 100, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è prorogato al 31 dicembre 2008.

229. All'articolo 1, comma 103, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «A decorrere dall'anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dall'anno 2010».

230. Con effetto dall'anno 2007, all'articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le parole: «60 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «40 per cento».

231. I commi 228 e 229 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono abrogati.

232. All'articolo 1, comma 97, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti lettere:

«h-bis) per la copertura delle posizioni dirigenziali della Presidenza del Consiglio dei ministri;

h-ter) del personale del Ministero degli affari esteri;

h-quater) del personale dell'Ente nazionale per l'aviazione civile».

233. Le assunzioni autorizzate per l'anno 2006 con decreto del Presidente della Repubblica 28 aprile 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 2006, possono essere effettuate entro il 30 aprile 2007.

234. Al fine di perseguire il migliore espletamento dei propri compiti istituzionali e, in particolare, di quelli di vigilanza e di controllo, il Garante per la protezione dei dati personali è autorizzato ad incrementare la propria dotazione organica in misura non superiore al 25 per cento della consistenza attualmente prevista dall'articolo 156, comma 2, del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nei limiti della dotazione prevista nella Tabella C allegata alla presente legge.

235. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, al fine di perseguire il migliore espletamento dei propri compiti istituzionali, può proporre una graduale ridefinizione della propria dotazione organica in misura non superiore al 25 per cento della consistenza attuale, mediante le risorse ad essa assicurate in via continuativa dall'articolo 1, commi 65 e 66, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, senza aumenti del finanziamento a carico del bilancio statale. La delibera dell'Autorità recante la proposta motivata di cui al periodo precedente è sottoposta al Presidente del Consiglio dei ministri per l'approvazione, sentiti il Ministro delle comunicazioni e il Ministro dell'economia e delle finanze, entro il termine di trenta giorni dal ricevimento, trascorso il quale la delibera diventa esecutiva.

236. Al fine di fronteggiare le esigenze scaturenti dai nuovi compiti recati dalla presente legge, con particolare riferimento alle politiche di contrasto del lavoro sommerso, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale è autorizzato:

a) all'immissione in servizio di cento unità di personale risultato idoneo in seguito allo svolgimento dei concorsi pubblici, per esami, a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro, area funzionale C, posizione economica C2, per gli uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, ubicati nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto;

b) all'immissione nei ruoli di destinazione finale e al conseguente adeguamento delle competenze economiche, del personale in servizio risultato vincitore ovvero idoneo nei relativi percorsi di riqualificazione.

237. Per l'attuazione del comma 236, a decorrere dall'anno 2007, è autorizzata la spesa annua di 5 milioni di euro con riferimento al comma 236, lettera a), e di 5 milioni di euro con riferimento al comma 236, lettera b).

238. Ai fini di quanto disposto dall'articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le risorse per la contrattazione collettiva nazionale previste per il biennio 2006-2007 dall'articolo 1, comma 183, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, a carico del bilancio statale sono incrementate per l'anno 2007 di 807 milioni di euro e a decorrere dall'anno 2008 di 2.193 milioni di euro.

239. In sede di definizione delle linee generali di indirizzo per la contrattazione collettiva del biennio 2006-2007, ai sensi dell'articolo 41 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in applicazione delle disposizioni di cui al comma 238, è reso esigibile interamente, per il medesimo biennio, il complesso delle risorse di cui al comma 238.

240. All'articolo 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il comma 7 è sostituito dal seguente:

«7. La procedura di certificazione dei contratti collettivi deve concludersi entro quaranta giorni dalla sottoscrizione dell'ipotesi di accordo, decorsi i quali i contratti sono efficaci, fermo restando che, ai fini dell'esame dell'ipotesi di accordo da parte del Consiglio dei ministri, il predetto termine può essere sospeso una sola volta e per non più di quindici giorni, per motivate esigenze istruttorie dei comitati di settore o del Presidente del Consiglio dei ministri. L'ARAN provvede a fornire i chiarimenti richiesti entro i successivi sette giorni. La deliberazione del Consiglio dei ministri deve comunque essere adottata entro otto giorni dalla ricezione dei chiarimenti richiesti, o dalla scadenza del termine assegnato all'ARAN, fatta salva l'autonomia negoziale delle parti in ordine ad un'eventuale modifica delle clausole contrattuali. In ogni caso i contratti divengono efficaci trascorso il cinquantacinquesimo giorno dalla sottoscrizione dell'ipotesi di accordo, che è trasmesso dall'ARAN, corredato della prescritta relazione tecnica, al comitato di settore entro tre giorni dalla predetta sottoscrizione. Resta escluso comunque dall'applicazione del presente articolo ogni onere aggiuntivo a carico del bilancio dello Stato anche nell'ipotesi in cui i comitati di settore delle amministrazioni di cui all'articolo 41, comma 3, non si esprimano entro il termine di cui al comma 3 del presente articolo».

241. Le risorse previste dall'articolo 1, comma 184, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per corrispondere i miglioramenti retributivi al personale statale in regime di diritto pubblico per il biennio 2006-2007 sono incrementate per l'anno 2007 di 374 milioni di euro e a decorrere dall'anno 2008 di 1.032 milioni di euro, con specifica destinazione, rispettivamente, di 304 milioni di euro e di 805 milioni di euro per il personale delle Forze armate e dei Corpi di polizia di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195.

242. Le somme di cui ai commi 238 e 241, comprensive degli oneri contributivi e dell'IRAP di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, concorrono a costituire l'importo complessivo massimo di cui all'articolo 11, comma 3, lettera h), della legge 5 agosto 1978, n. 468.

243. Per il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall'amministrazione statale, gli oneri derivanti dai rinnovi contrattuali per il biennio 2006-2007, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono posti a carico dei rispettivi bilanci ai sensi dell'articolo 48, comma 2, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001. In sede di deliberazione degli atti di indirizzo previsti dall'articolo 47, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i comitati di settore provvedono alla quantificazione delle relative risorse, attenendosi, quale tetto massimo di crescita delle retribuzioni, ai criteri previsti per il personale delle amministrazioni dello Stato di cui al comma 238. A tale fine, i comitati di settore si avvalgono dei dati disponibili presso il Ministero dell'economia e delle finanze comunicati dalle rispettive amministrazioni in sede di rilevazione annuale dei dati concernenti il personale dipendente.

244. Ai fini del concorso delle autonomie regionali e locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica di cui ai commi da 310 a 346, gli enti sottoposti al patto di stabilità interno assicurano la riduzione delle spese di personale, garantendo il contenimento della dinamica retributiva e occupazionale, anche attraverso la razionalizzazione delle strutture burocratico-amministrative. A tale fine, nell'ambito della propria autonomia, possono fare riferimento ai princìpi desumibili dalle seguenti disposizioni: a) commi da 212 a 235 del presente articolo, per quanto attiene al riassetto organizzativo; b) articolo 1, commi 189, 191 e 194, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per la determinazione dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa al fine di rendere coerente la consistenza dei fondi stessi con l'obiettivo di riduzione della spesa complessiva di personale. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e all'articolo 1, commi da 198 a 206, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, fermo restando quanto previsto dalle disposizioni medesime per gli anni 2005 e 2006, sono disapplicate per gli enti di cui al presente comma, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

245. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli enti di cui al comma 244, fermo restando il rispetto delle regole del patto di stabilità interno, possono procedere, nei limiti dei posti disponibili in organico, alla stabilizzazione del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge, purché sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge. Alle iniziative di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato mediante procedure diverse si provvede previo espletamento di prove selettive.

246. Per il triennio 2007-2009 le amministrazioni di cui al comma 244, che procedono all'assunzione di personale a tempo determinato, nei limiti e alle condizioni previste dal comma 1-bis dell'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel bandire le relative prove selettive riservano una quota non inferiore al 60 per cento del totale dei posti programmati ai soggetti con i quali hanno stipulato uno o più contratti di collaborazione coordinata e continuativa, esclusi gli incarichi di nomina politica, per la durata complessiva di almeno un anno raggiunta alla data del 29 settembre 2006.

247. Gli enti che non abbiano rispettato per l'anno 2006 le regole del patto di stabilità interno non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi tipo di contratto.

248. Per gli enti non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno, le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell'IRAP, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell'anno 2004. Gli enti di cui al primo periodo possono procedere all'assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno, ivi compreso il personale di cui al comma 245.

249. Al fine di limitare le consulenze e gli incarichi impropri, comunque denominati, e conseguire relativi risparmi di spesa, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,e successive modificazioni, devono accertare preventivamente il possesso dell'esperienza e di titoli specifici dei soggetti esterni alle amministrazioni stesse.

250. Per garantire il rispetto degli obblighi comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009, in attuazione del protocollo d'intesa tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per un patto nazionale per la salute, sul quale la Conferenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, in data 28 settembre 2006, ha espresso la propria condivisione:

a) gli enti del Servizio sanitario nazionale, fermo restando quanto previsto per gli anni 2005 e 2006 dall'articolo 1, commi 98 e 107, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e, per l'anno 2006, dall'articolo 1, comma 198, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica adottando misure necessarie a garantire che le spese del personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell'IRAP, non superino per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 il corrispondente ammontare dell'anno 2004 diminuito dell'1,4 per cento. A tale fine si considerano anche le spese per il personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, o che presta servizio con altre forme di rapporto di lavoro flessibile o con convenzioni;

b) ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui alla lettera a), le spese di personale sono considerate al netto: 1) per l'anno 2004, delle spese per arretrati relativi ad anni precedenti per rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro; 2) per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, delle spese derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro intervenuti successivamente all'anno 2004. Sono comunque fatte salve, e pertanto devono essere escluse sia per l'anno 2004 sia per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, le spese di personale totalmente a carico di finanziamenti comunitari o privati nonché le spese relative alle assunzioni a tempo determinato e ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa per l'attuazione di progetti di ricerca finanziati ai sensi dell'articolo 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni;

c) gli enti destinatari delle disposizioni di cui alla lettera a), nell'ambito degli indirizzi fissati dalle regioni nella loro autonomia, per il conseguimento degli obiettivi di contenimento della spesa previsti dalla medesima lettera:

1) individuano la consistenza organica del personale dipendente a tempo indeterminato in servizio alla data del 31 dicembre 2006 e la relativa spesa;

2) individuano la consistenza del personale che alla medesima data del 31 dicembre 2006 presta servizio con rapporto di lavoro a tempo determinato, con contratto di collaborazione coordinata e continuativa o con altre forme di lavoro flessibile o con convenzioni e la relativa spesa;

3) predispongono un programma annuale di revisione delle predette consistenze finalizzato alla riduzione della spesa complessiva di personale. In tale ambito e nel rispetto dell'obiettivo di cui alla lettera a), può essere valutata la possibilità di trasformare le posizioni di lavoro già ricoperte da personale precario in posizioni di lavoro dipendente a tempo indeterminato. A tale fine le regioni nella definizione degli indirizzi di cui alla presente lettera possono nella loro autonomia far riferimento ai princìpi desumibili dalle disposizioni di cui ai commi da 212 a 235;

4) fanno riferimento, per la determinazione dei fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa, alle disposizioni recate dall'articolo 1, commi 189, 191 e 194, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, al fine di rendere coerente la consistenza dei fondi stessi con gli obiettivi di riduzione della spesa complessiva di personale e di rideterminazione della consistenza organica;

d) a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge per gli enti del Servizio sanitario nazionale le misure previste per gli anni 2007 e 2008 dall'articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e dall'articolo 1, commi da 198 a 206, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono sostituite da quelle indicate nel presente comma;

e) alla verifica dell'effettivo conseguimento degli obiettivi previsti dalle disposizioni di cui alla lettera a) per gli anni 2007, 2008 e 2009, nonché di quelli previsti per i medesimi enti del Servizio sanitario nazionale dall'articolo 1, commi 98 e 107, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per gli anni 2005 e 2006 e dall'articolo 1, comma 198, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, per l'anno 2006, si provvede nell'ambito del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all'articolo 12 dell'intesa 23 marzo 2005, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005. La regione è giudicata adempiente accertato l'effettivo conseguimento degli obiettivi previsti. In caso contrario la regione è considerata adempiente solo ove abbia comunque assicurato l'equilibrio economico.

251. È autorizzata, a decorrere dal 2007, la spesa di euro 6 milioni da destinare, attraverso la contrattazione collettiva nazionale integrativa, all'incentivazione della produttività del personale delle aree funzionali in servizio presso il Ministero degli affari esteri in relazione all'incremento dei compiti ad esso assegnati e connessi al supporto delle missioni umanitarie, di stabilizzazione e di ricostruzione in atto, di cui alla legge 4 agosto 2006, n. 247, e al decreto-legge 28 agosto 2006, n. 253, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 ottobre 2006, n. 270, ivi incluse la gestione e l'amministrazione degli interventi.

252. Una quota delle maggiori entrate di ciascun anno provenienti dalla applicazione della tariffa consolare di cui all'articolo 56 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200, certificate con decreto del Ministro degli affari esteri, nel limite di 10 milioni di euro annui, è destinata al funzionamento e alla razionalizzazione delle sedi all'estero.

253. L'articolo 80, comma 42, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è abrogato.

254. Gli oneri previsti dalla tabella A allegata alla legge 14 novembre 2000, n. 331, nonché dalla tabella C allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 226, sono ridotti del 15 per cento in ragione d'anno a decorrere dall'anno 2007.

255. Al fine di potenziare l'attività ispettiva, il Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro è incrementato di sessanta unità di personale, di cui tre tenenti colonnello/maggiori, un capitano, venticinque ispettori, quattordici sovrintendenti e diciassette appuntati/carabinieri, da considerare in soprannumero rispetto all'organico dell'Arma dei carabinieri previsto dalle norme vigenti.

256. Per le finalità di cui al comma 255, è autorizzato il ricorso ad arruolamenti straordinari, per un numero corrispondente di unità di personale, in deroga a quanto previsto dall'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.

257. Nel nuovo contingente di cui al comma 255 deve essere previsto almeno il 50 per cento di unità già in possesso di esperienza e capacità operativa nella materia giuslavoristica.

258. Al fine di potenziare gli strumenti per la lotta all'ecomafia ed alle altre forme di criminalità organizzata in campo ambientale, anche attraverso azioni di ricerca operativa e di intelligence, e per ottimizzare gli interventi di prevenzione e repressione delle violazioni commesse in danno dell'ambiente sul territorio nazionale, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è autorizzato ad avvalersi di strutture specialistiche del Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, che è a tale fine autorizzato per l'anno 2007 a ricorrere ad arruolamenti straordinari fino ad un massimo di venti unità di personale, di cui sei tenenti, dodici ispettori e due appuntati/carabinieri, da considerare in soprannumero rispetto all'organico dell'Arma dei carabinieri previsto dalle norme vigenti.

259. Il trattamento economico complessivo dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato membri del Parlamento nazionale, previsto dall'articolo 2, primo comma, della legge 8 aprile 1952, n. 212, è ridotto del 30 per cento a decorrere dal 1o gennaio 2007.

260. Per il personale non contrattualizzato di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, l'adeguamento retributivo previsto dall'articolo 24, commi 1 e 4, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, fermo restando il procedimento di determinazione ivi disciplinato, è corrisposto per gli anni 2007 e 2008 nella misura del 70 per cento, con riferimento al personale con retribuzioni complessivamente superiori a 53.000 euro annui, senza dare luogo a successivi recuperi, con applicazione nell'anno 2009 nella misura piena dell'indice di adeguamento e reintegrazione della base retributiva cui applicarlo.

261. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall'articolo 34, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono anche disciplinati i criteri applicativi dell'articolo 22-bis, comma 1, dello stesso decreto-legge, sulla base dei medesimi princìpi e modalità. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al primo periodo del presente comma trova applicazione anche nei confronti del personale di cui all'articolo 5, terzo comma, della legge 1o aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni, nonché del personale di cui all'articolo 65, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, e successive modificazioni, in relazione ai trattamenti indennitari comunque denominati in godimento.

262. Sui provvedimenti di attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 121 a 261, aventi riflessi sull'organizzazione e sulla gestione dei rapporti di lavoro o sullo stato giuridico dei pubblici dipendenti, sono sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

263. A decorrere dall'anno 2007, al fine di aumentare l'efficienza e la celerità dei processi di finanziamento a favore delle scuole statali, sono istituiti nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione, in apposita unità previsionale di base, i seguenti fondi: «Fondo per le competenze dovute al personale delle istituzioni scolastiche, con esclusione delle spese per stipendi del personale a tempo indeterminato e determinato» e «Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche». Ai predetti fondi affluiscono gli stanziamenti dei capitoli iscritti nelle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione «Strutture scolastiche» e «Interventi integrativi disabili», nonché gli stanziamenti iscritti nel centro di responsabilità «Programmazione ministeriale e gestione ministeriale del bilancio» destinati ad integrare i fondi stessi. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono stabiliti i criteri e i parametri per l'assegnazione diretta alle istituzioni scolastiche delle risorse di cui al presente comma. Al fine di avere la completa conoscenza delle spese effettuate da parte delle istituzioni scolastiche a valere sulle risorse finanziarie derivanti dalla costituzione dei predetti fondi, il Ministero della pubblica istruzione procede a una specifica attività di monitoraggio.

264. Le disponibilità iscritte nel fondo di cui alla legge 18 dicembre 1997, n. 440, non utilizzate nel corso dell'anno di competenza, sono utilizzate nell'esercizio successivo. La quota del predetto fondo non ripartita nell'anno 2006 è assegnata nell'anno 2007, alle istituzioni scolastiche autonome, per il miglioramento dell'offerta formativa e per la formazione del personale, sulla base di quanto previsto dalla direttiva n. 33 del 3 aprile 2006 del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

265. Per meglio qualificare il ruolo e l'attività dell'amministrazione scolastica attraverso misure e investimenti, anche di carattere strutturale, che consentano il razionale utilizzo della spesa e diano maggiore efficacia ed efficienza al sistema dell'istruzione, con uno o più decreti del Ministro della pubblica istruzione sono adottati interventi concernenti:

a) nel rispetto della normativa vigente, la revisione, a decorrere dall'anno scolastico 2007-2008, dei criteri e dei parametri per la formazione delle classi al fine di valorizzare la responsabilità dell'amministrazione e delle istituzioni scolastiche, individuando obiettivi, da attribuire ai dirigenti responsabili, articolati per i diversi ordini e gradi di scuola e le diverse realtà territoriali, in modo da incrementare il valore medio nazionale del rapporto alunni/classe dello 0,4. Si procede, altresì, alla revisione dei criteri e parametri di riferimento ai fini della riduzione della dotazione organica del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA). L'adozione di interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto degli insuccessi scolastici attraverso la flessibilità e l'individualizzazione della didattica, anche al fine di ridurre il fenomeno delle ripetenze;

b) il perseguimento della sostituzione del criterio previsto dall'articolo 40, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, con l'individuazione di organici corrispondenti alle effettive esigenze rilevate, tramite una stretta collaborazione tra regioni, uffici scolastici regionali, aziende sanitarie locali e istituzioni scolastiche, attraverso certificazioni idonee a definire appropriati interventi formativi;

c) la definizione di un piano triennale per l'assunzione a tempo indeterminato di personale docente per gli anni 2007-2009, da verificare annualmente, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica circa la concreta fattibilità dello stesso, per complessive 150.000 unità, al fine di dare adeguata soluzione al fenomeno del precariato storico e di evitarne la ricostituzione, di stabilizzare e rendere più funzionali gli assetti scolastici, di attivare azioni tese ad abbassare l'età media del personale docente e di definire contestualmente procedure concorsuali più snelle con cadenze programmate e ricorrenti. Analogo piano di assunzioni a tempo indeterminato è predisposto per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), per complessive 20.000 unità. A seguito della piena attuazione del piano triennale per le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente, a decorrere dall'anno scolastico 2010/2011, le graduatorie permanenti di cui all'articolo 1 del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, cessano di avere efficacia ai fini dell'accesso ai ruoli nella misura del 50 per cento dei posti a tal fine annualmente assegnabili ai sensi dell'articolo 399 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni. Dal medesimo anno scolastico 2010/2011 cessa di avere efficacia la validità delle graduatorie dei concorsi per titoli ed esami banditi in data antecedente alla data di entrata in vigore della presente legge. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione (CNPI), è successivamente disciplinata la valutazione dei titoli e dei servizi dei docenti inclusi nelle predette graduatorie ai fini della partecipazione dei futuri concorsi per esami e titoli. In correlazione alla predisposizione del piano per l'assunzione a tempo indeterminato per il personale docente previsto dalla presente lettera, è abrogata con effetto dal 1o settembre 2007 la disposizione di cui al punto B.3), lettera h), della tabella di valutazione dei titoli allegata al decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143. È fatta salva la valutazione in misura doppia dei servizi prestati anteriormente alla predetta data. Ai docenti in possesso dell'abilitazione in educazione musicale, conseguita entro la data del 2 maggio 2005, di scadenza dei termini per l'inclusione nelle graduatorie permanenti per il biennio 2005/2006-2006/2007, privi del requisito di servizio di insegnamento che, alla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 1999, n. 124, erano inseriti negli elenchi prioritari compilati ai sensi del decreto del Ministro della pubblica istruzione 13 febbraio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 102 del 3 maggio 1996, è riconosciuto il diritto all'iscrizione nel secondo scaglione delle graduatorie permanenti di strumento musicale nella scuola media previsto dall'articolo 1, comma 2-bis, del decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 agosto 2001, n. 333. In ogni caso, ove a seguito della piena attuazione del piano triennale per le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente, fosse necessario comunque procedere alla copertura di posti disponibili, in deroga al meccanismo di cui alla presente disposizione, e fatto salvo comunque il criterio di cui alla lettera a), previo parere del CNPI, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, si può attingere alle graduatorie permanenti nonché alle graduatorie dei concorsi per titoli ed esami banditi in data antecedente a quella di entrata in vigore della presente legge. Sono comunque fatte salve le assunzioni a tempo indeterminato già effettuate su posti della medesima classe di concorso;

d) l'attivazione, presso gli uffici scolastici provinciali, di attività di monitoraggio a sostegno delle competenze dell'autonomia scolastica relativamente alle supplenze brevi, con l'obiettivo di ricondurre gli scostamenti più significativi delle assenze ai valori medi nazionali;

e) ai fini della compiuta attuazione di quanto previsto dall'articolo 1, comma 128, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, l'adozione di un piano biennale di formazione per i docenti della scuola primaria, da realizzare negli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009, finalizzato al conseguimento delle competenze necessarie per l'insegnamento della lingua inglese. A tale fine, per un rapido conseguimento dell'obiettivo, sono attivati corsi di formazione anche a distanza, integrati da momenti intensivi in presenza;

f) il miglioramento dell'efficienza ed efficacia degli attuali ordinamenti dell'istruzione professionale anche attraverso la riduzione, a decorrere dall'anno scolastico 2007/2008, dei carichi orari settimanali delle lezioni, secondo criteri di maggiore flessibilità, di più elevata professionalizzazione e di funzionale collegamento con il territorio.

266. Il decreto concernente la materia di cui alla lettera a) del comma 265 è adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Il decreto concernente la materia di cui alla lettera b) del comma 265 è adottato d'intesa con il Ministro della salute. Il decreto concernente la materia di cui alla lettera c) del comma 265 è adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione.

267. La tabella di valutazione dei titoli allegata al decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, è ridefinita con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il CNPI. Il decreto è adottato, a decorrere dal biennio 2007/2008-2008/2009, in occasione degli aggiornamenti biennali delle graduatorie permanenti di cui all'articolo 401 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e successive modificazioni. Sono fatte salve le valutazioni dei titoli conseguiti anteriormente e già riconosciuti nelle graduatorie permanenti relative al biennio 2005/2006-2006/2007. Sono ridefinite, in particolare, le disposizioni riguardanti la valutazione dei titoli previsti dal punto C.11) della predetta tabella. Ai fini di quanto previsto dal precedente periodo, con il decreto di cui al presente comma sono definiti criteri e requisiti per l'accreditamento delle strutture formative e dei corsi.

268. Ai fini di quanto previsto dall'articolo 35, comma 5, terzo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione predispone, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione, un piano organico di mobilità, relativamente al personale docente permanentemente inidoneo ai compiti di insegnamento e collocato fuori ruolo. Tale piano, da definire entro il 30 giugno 2007, tiene conto prioritariamente dei posti vacanti, presso gli uffici dell'amministrazione scolastica, nonché presso le amministrazioni pubbliche in cui possono essere meglio utilizzate le professionalità del predetto personale. In connessione con la realizzazione del piano, il termine fissato dalle disposizioni di cui al citato articolo 35, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è prorogato di un anno, ovvero fino al 31 dicembre 2008.

269. Il Ministro della pubblica istruzione predispone uno specifico piano di riconversione professionale del personale docente in soprannumero sull'organico provinciale, finalizzato all'assorbimento del medesimo personale. La riconversione, obbligatoria per i docenti interessati, è finalizzata alla copertura dei posti di insegnamento per materie affini e dei posti di laboratorio compatibili con l'esperienza professionale maturata, nonché all'acquisizione del titolo di specializzazione per l'insegnamento sui posti di sostegno. L'assorbimento del personale di cui al presente comma trova completa attuazione entro l'anno scolastico 2007/2008.

270. Allo scopo di sostenere l'autonomia delle istituzioni scolastiche nella dimensione dell'Unione europea ed i processi di innovazione e di ricerca educativa delle medesime istituzioni, nonché per favorirne l'interazione con il territorio, è istituita, presso il Ministero della pubblica istruzione, ai sensi degli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, la «Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica», di seguito denominata «Agenzia», avente sede a Firenze, articolata, anche a livello periferico, in nuclei allocati presso gli uffici scolastici regionali ed in raccordo con questi ultimi, con le seguenti funzioni:

a) ricerca educativa e consulenza pedagogico-didattica;

b) formazione e aggiornamento del personale della scuola;

c) attivazione di servizi di documentazione pedagogica, didattica e di ricerca e sperimentazione;

d) partecipazione alle iniziative internazionali nelle materie di competenza;

e) collaborazione alla realizzazione delle misure di sistema nazionali in materia di istruzione per gli adulti e di istruzione e formazione tecnica superiore;

f) collaborazione con le regioni e gli enti locali.

271. L'organizzazione dell'Agenzia, con articolazione centrale e periferica, è definita con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. L'Agenzia subentra nelle funzioni e nei compiti attualmente svolti dagli Istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall'Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa (INDIRE), che sono contestualmente soppressi. Al fine di assicurare l'avvio delle attività dell'Agenzia, e in attesa della costituzione degli organi previsti dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, nomina uno o più commissari straordinari. Con il regolamento di cui al presente comma è individuata la dotazione organica del personale dell'Agenzia e delle sue articolazioni territoriali nel limite complessivo del 50 per cento dei contingenti di personale già previsti per l'INDIRE e per gli IRRE, che in fase di prima attuazione, per il periodo contrattuale in corso, conserva il trattamento giuridico ed economico in godimento. Il predetto regolamento disciplina, altresì, le modalità di stabilizzazione, attraverso prove selettive, dei rapporti di lavoro esistenti anche a titolo precario, purché costituite mediante procedure selettive di natura concorsuale.

272. Al fine di potenziare la qualificazione scientifica nonché l'autonomia amministrativa dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), al decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni, che non devono comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato:

a) le parole: «Comitato direttivo» sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle seguenti: «Comitato di indirizzo»;

b) l'articolo 4 è sostituito dal seguente:

«Art. 4. - (Organi). - 1. Gli organi dell'Istituto sono:

a) il Presidente;

b) il Comitato di indirizzo;

c) il Collegio dei revisori dei conti»;

c) all'articolo 5, il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Il Presidente è scelto tra persone di alta qualificazione scientifica e con adeguata conoscenza dei sistemi di istruzione e formazione e dei sistemi di valutazione in Italia ed all'estero. È nominato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su designazione del Ministro, tra una terna di nominativi proposti dal Comitato di indirizzo dell'Istituto fra i propri componenti. L'incarico ha durata triennale ed è rinnovabile, con le medesime modalità, per un ulteriore triennio»;

d) all'articolo 6, il comma 1 è sostituito dal seguente:

«1. Il Comitato di indirizzo è composto dal Presidente e da otto membri, nel rispetto del principio di pari opportunità, dei quali non più di quattro provenienti dal mondo della scuola. I componenti del Comitato sono scelti dal Ministro tra esperti nei settori di competenza dell'Istituto, sulla base di una indicazione di candidati effettuata da un'apposita commissione, previo avviso da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale finalizzato all'acquisizione dei curricula. La commissione esaminatrice, nominata dal Ministro, è composta da tre membri compreso il Presidente, dotati delle necessarie competenze amministrative e scientifiche».

273. L'INVALSI, fermo restando quando previsto dall'articolo 20 del contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale dell'area V della dirigenza per il quadriennio normativo 2002-2005 ed il primo biennio economico 2002-2003, pubblicato nel supplemento ordinario n. 113 alla Gazzetta Ufficiale n. 103 del 5 maggio 2006 e nel rispetto delle prerogative del dirigente generale dell'ufficio scolastico regionale, sulla base delle indicazioni del Ministro della pubblica istruzione, assume i seguenti compiti:

a) formula al Ministro della pubblica istruzione proposte per la piena attuazione del sistema di valutazione dei dirigenti scolastici;

b) definisce le procedure da seguire per la valutazione dei dirigenti scolastici;

c) formula proposte per la formazione dei componenti del team di valutazione;

d) realizza il monitoraggio sullo sviluppo e sugli esiti del sistema di valutazione.

274. Le procedure concorsuali di reclutamento del personale, di cui alla dotazione organica definita dalla tabella A allegata al decreto legislativo 19 novembre 2004, n. 286, devono essere espletate entro sei mesi dalla indizione dei relativi bandi, con conseguente assunzione con contratto a tempo indeterminato dei rispettivi vincitori.

275. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente e i componenti del Comitato direttivo dell'INVALSI cessano dall'incarico. In attesa della costituzione dei nuovi organi, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, nomina uno o più commissari straordinari.

276. Il riscontro di regolarità amministrativa e contabile presso le istituzioni scolastiche statali è effettuato da due revisori dei conti, nominati dal Ministro dell'economia e delle finanze e dal Ministro della pubblica istruzione, con riferimento agli ambiti territoriali scolastici. La minore spesa derivante dall'attuazione del presente comma resta a disposizione delle istituzioni scolastiche interessate.

277. Con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definite le modalità delle procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici secondo i seguenti princìpi: cadenza triennale del concorso su tutti i posti vacanti nel triennio; unificazione dei tre settori di dirigenza scolastica; accesso aperto al personale docente ed educativo delle istituzioni scolastiche ed educative statali, in possesso di laurea, che abbia maturato dopo la nomina in ruolo un servizio effettivamente prestato di almeno cinque anni; previsione di una preselezione mediante prove oggettive di carattere culturale e professionale, in sostituzione dell'attuale preselezione per titoli; svolgimento di una o più prove scritte, cui sono ammessi tutti coloro che superano la preselezione; effettuazione di una prova orale; valutazione dei titoli; formulazione della graduatoria di merito; periodo di formazione e tirocinio, di durata non superiore a quattro mesi, nei limiti dei posti messi a concorso, con conseguente soppressione dell'aliquota aggiuntiva del 10 per cento. Con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento previsto dal presente comma sono abrogate le disposizioni vigenti con esso incompatibili, la cui ricognizione è affidata al regolamento medesimo.

278. In attesa dell'emanazione del regolamento di cui al comma 277 si procede alla nomina sui posti previsti dal bando di concorso ordinario a dirigente scolastico indetto con decreto direttoriale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a serie speciale - n. 94 del 26 novembre 2004, e, ove non sufficienti, sui posti vacanti e disponibili relativi agli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009, dei candidati del citato concorso che abbiano superato le prove di esame propedeutiche alla fase della formazione con la produzione da parte degli stessi di una relazione finale e il rilascio di un attestato positivo da parte del direttore del corso, senza effettuazione dell'esame finale previsto dal bando medesimo. Si procede, altresì, sui posti vacanti e disponibili a livello regionale e interregionale, questi ultimi a domanda, relativi al medesimo periodo, alla nomina degli altri candidati che abbiano superato le prove di esame propedeutiche al corso di formazione del predetto concorso ma non vi abbiano partecipato perché non utilmente collocati nelle relative graduatorie; questi ultimi devono partecipare con esito positivo ad un apposito corso intensivo di formazione, indetto dall'amministrazione con le medesime modalità di cui sopra, che si conclude nell'anno scolastico 2006/2007; le nomine di cui al presente comma, fermo restando il regime autorizzatorio in materia di assunzioni di cui all'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, sono conferite secondo l'ordine della graduatoria di merito.

279. Dall'attuazione dei commi da 265 a 278 devono conseguire economie di spesa per un importo complessivo non inferiore a euro 448,20 milioni per l'anno 2007, a euro 1.324,50 milioni per l'anno 2008 e a euro 1.402,20 milioni a decorrere dall'anno 2009.

280. Al fine di garantire l'effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio di cui ai commi 184 e 279, in caso di accertamento di minori economie, si provvede:

a) relativamente al comma 184, alla riduzione delle dotazioni di bilancio, relative ai trasferimenti agli enti pubblici, ivi comprese quelle determinate ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, in maniera lineare, fino a concorrenza degli importi indicati dal medesimo comma 184;

b) relativamente al comma 279, a ridurre le dotazioni complessive di bilancio del Ministero della pubblica istruzione, ad eccezione di quelle relative alle competenze spettanti al personale della scuola e dell'amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione, in maniera lineare, fino a concorrenza degli importi indicati dal medesimo comma 279.

281. L'istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. L'età per l'accesso al lavoro è conseguentemente elevata da quindici a sedici anni. Resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. L'adempimento dell'obbligo di istruzione deve consentire, una volta conseguito il titolo di studio conclusivo del primo ciclo, l'acquisizione dei saperi e delle competenze previste dai curricula relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore, sulla base di un apposito regolamento adottato dal Ministro della pubblica istruzione ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici previsti dai predetti curricula, possono essere concordati tra il Ministero della pubblica istruzione e le singole regioni percorsi e progetti che, fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, siano in grado di prevenire e contrastare la dispersione e di favorire il successo nell'assolvimento dell'obbligo di istruzione. Le strutture formative che concorrono alla realizzazione dei predetti percorsi e progetti devono essere inserite in un apposito elenco predisposto con decreto del Ministro della pubblica istruzione. Il predetto decreto è redatto sulla base di criteri predefiniti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione, nonché alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. L'innalzamento dell'obbligo di istruzione decorre dall'anno scolastico 2007/2008.

282. Fino alla messa a regime di quanto previsto dal comma 281, proseguono i percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale di cui all'articolo 28 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. Restano, pertanto, confermati i finanziamenti destinati dalla normativa vigente alla realizzazione dei predetti percorsi. Dette risorse per una quota non superiore al 3 per cento sono destinate alle misure nazionali di sistema ivi compreso il monitoraggio e la valutazione. Le strutture che realizzano tali percorsi sono accreditate dalle regioni sulla base dei criteri generali definiti con decreto adottato dal Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

283. Per l'attivazione dei piani di edilizia scolastica di cui all'articolo 4 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l'anno 2007 e di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Il 50 per cento delle risorse assegnate annualmente ai sensi del precedente periodo è destinato al completamento delle attività di messa in sicurezza e di adeguamento a norma degli edifici scolastici da parte dei competenti enti locali. Per tali finalità, le regioni e gli enti locali concorrono, rispettivamente, nella misura di un terzo della quota predetta, nella predisposizione dei piani di cui all'articolo 4 della medesima legge n. 23 del 1996. Per il completamento delle opere di messa in sicurezza e di adeguamento a norma, le regioni possono fissare un nuovo termine di scadenza al riguardo, comunque non successivo al 31 dicembre 2009, decorrente dalla data di sottoscrizione dell'accordo denominato «patto per la sicurezza» tra Ministero della pubblica istruzione, regione ed enti locali della medesima regione.

284. Nella logica degli interventi per il miglioramento delle misure di prevenzione di cui al decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, e successive modificazioni, il consiglio di indirizzo e di vigilanza dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) definisce, in via sperimentale per il triennio 2007-2009, d'intesa con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con il Ministro della pubblica istruzione e con gli enti locali competenti, indirizzi programmatici per la promozione ed il finanziamento di progetti degli istituti di istruzione secondaria di primo grado e superiore per l'abbattimento delle barriere architettoniche o l'adeguamento delle strutture alle vigenti disposizioni in tema di sicurezza e igiene del lavoro. Il consiglio di indirizzo e di vigilanza dell'INAIL determina altresì l'entità delle risorse da destinare annualmente alle finalità di cui al presente comma, utilizzando a tale fine anche le risorse che si rendessero disponibili a conclusione delle iniziative di attuazione dell'articolo 24 del citato decreto legislativo n. 38 del 2000. Sulla base degli indirizzi definiti, il consiglio di amministrazione dell'INAIL definisce i criteri e le modalità per l'approvazione dei singoli progetti e provvede all'approvazione dei finanziamenti dei singoli progetti.

285. Al fine di favorire ampliamenti dell'offerta formativa e una piena fruizione degli ambienti e delle attrezzature scolastiche, anche in orario diverso da quello delle lezioni, in favore degli alunni, dei loro genitori e, più in generale, della popolazione giovanile e degli adulti, il Ministro della pubblica istruzione definisce, secondo quanto previsto dall'articolo 9 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, criteri e parametri sulla base dei quali sono attribuite le relative risorse alle istituzioni scolastiche.

286. La gratuità parziale dei libri di testo di cui all'articolo 27, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è estesa agli studenti del primo e del secondo anno dell'istruzione secondaria superiore. Il disposto del comma 3 del medesimo articolo 27 si applica anche per il primo e per il secondo anno dell'istruzione secondaria superiore e si applica, altresì, limitatamente all'individuazione dei criteri per la determinazione del prezzo massimo complessivo della dotazione libraria, agli anni successivi al secondo. Le istituzioni scolastiche, le reti di scuole e le associazioni dei genitori sono autorizzate al noleggio di libri scolastici agli studenti e ai loro genitori.

287. Per fare fronte alla crescente domanda di servizi educativi per i bambini al di sotto dei tre anni di età, sono attivati, previo accordo in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 progetti tesi all'ampliamento qualificato dell'offerta formativa rivolta a bambini dai 24 ai 36 mesi di età, anche mediante la realizzazione di iniziative sperimentali improntate a criteri di qualità pedagogica, flessibilità, rispondenza alle caratteristiche della specifica fascia di età. I nuovi servizi possono articolarsi secondo diverse tipologie, con priorità per quelle modalità che si qualificano come sezioni sperimentali aggregate alla scuola dell'infanzia, per favorire un'effettiva continuità del percorso formativo lungo l'asse cronologico 0-6 anni di età. Il Ministero della pubblica istruzione concorre alla realizzazione delle sezioni sperimentali attraverso un progetto nazionale di innovazione ordinamentale ai sensi dell'articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, e assicura specifici interventi formativi per il personale docente e non docente che chiede di essere utilizzato nei nuovi servizi. A tale fine sono utilizzate annualmente le risorse previste dall'articolo 7, comma 5, della legge 28 marzo 2003, n. 53, destinate al finanziamento dell'articolo 2, comma 1, lettera e), ultimo periodo, della medesima legge. L'articolo 2 del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, è abrogato.

288. A decorrere dall'anno 2007, il sistema dell'istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS), di cui all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, è riorganizzato nel quadro del potenziamento dell'alta formazione professionale e delle misure per valorizzare la filiera tecnico-scientifica, secondo le linee guida adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della pubblica istruzione formulata di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e con il Ministro dello sviluppo economico, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

289. Ferme restando le competenze delle regioni e degli enti locali in materia, in relazione agli obiettivi fissati dall'Unione europea, allo scopo di far conseguire più elevati livelli di istruzione alla popolazione adulta, anche immigrata con particolare riferimento alla conoscenza della lingua italiana, i centri territoriali permanenti per l'educazione degli adulti e i corsi serali, funzionanti presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, sono riorganizzati su base provinciale e articolati in reti territoriali e ridenominati «Centri provinciali per l'istruzione degli adulti». Ad essi è attribuita autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, con il riconoscimento di un proprio organico distinto da quello degli ordinari percorsi scolastici, da determinare in sede di contrattazione collettiva nazionale, nei limiti del numero delle autonomie scolastiche istituite in ciascuna regione e delle attuali disponibilità complessive di organico. Alla riorganizzazione di cui al presente comma, si provvede con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza unificata a norma del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

290. Per gli anni 2007, 2008 e 2009, è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro, da iscrivere nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione, con lo scopo di dotare le scuole di ogni ordine e grado delle innovazioni tecnologiche necessarie al migliore supporto delle attività didattiche.

291. Per gli interventi previsti dai commi da 281 a 290, con esclusione del comma 283, è autorizzata la spesa di euro 220 milioni a decorrere dall'anno 2007. Su proposta del Ministro della pubblica istruzione sono disposte, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, le variazioni di bilancio per l'assegnazione delle risorse agli interventi previsti dai commi da 281 a 290.

292. Al fine di dare il necessario sostegno alla funzione pubblica svolta dalle scuole paritarie nell'ambito del sistema nazionale di istruzione, a decorrere dall'anno 2007, gli stanziamenti, iscritti nelle unità previsionali di base «Scuole non statali» dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione, sono incrementati complessivamente di 100 milioni di euro, da destinare prioritariamente alle scuole dell'infanzia.

293. Il Ministro della pubblica istruzione definisce annualmente, con apposito decreto, i criteri e i parametri per l'assegnazione dei contributi alle scuole paritarie e, in via prioritaria, a quelle che svolgono il servizio scolastico senza fini di lucro e che comunque non siano legate con società aventi fini di lucro o da queste controllate. In tale ambito i contributi sono assegnati secondo il seguente ordine di priorità: scuole dell'infanzia, scuole primarie e scuole secondarie di primo e secondo grado.

294. Il sistema universitario concorre alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009, garantendo che il fabbisogno finanziario, riferito alle università statali, ai dipartimenti e a tutti gli altri centri con autonomia finanziaria e contabile, da esso complessivamente generato in ciascun anno, non sia superiore al fabbisogno determinato a consuntivo nell'esercizio precedente, incrementato del 3 per cento. Il Ministro dell'università e della ricerca procede annualmente alla determinazione del fabbisogno finanziario programmato per ciascun ateneo, sentita la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), tenendo conto degli obiettivi di riequilibrio nella distribuzione delle risorse e delle esigenze di razionalizzazione del sistema universitario, garantendo l'equilibrata distribuzione delle opportunità formative.

295. Il Consiglio nazionale delle ricerche, l'Agenzia spaziale italiana, l'Istituto nazionale di fisica nucleare, l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente, il Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009, garantendo che il fabbisogno finanziario complessivamente generato in ciascun anno non sia superiore al fabbisogno determinato a consuntivo nell'esercizio precedente incrementato del 4 per cento annuo.

296. Il fabbisogno di ciascuno degli enti di ricerca di cui al comma 295 è determinato annualmente nella misura inferiore tra il fabbisogno programmato e quello realizzato nell'anno precedente incrementato del tasso di crescita previsto dal comma 295. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell'università e della ricerca e del Ministro dello sviluppo economico, possono essere introdotte modifiche al fabbisogno annuale spettante a ciascun ente di ricerca ai sensi del presente comma, previa compensazione con il fabbisogno annuale degli altri enti di ricerca e comunque nei limiti del fabbisogno complessivo programmato e possono essere altresì determinati i pagamenti annuali che non concorrono al consolidamento del fabbisogno programmato per ciascun ente di ricerca, derivanti da accordi di programma e convenzioni per effetto dei quali gli enti medesimi agiscono in veste di attuatori dei programmi ed attività per conto e nell'interesse dei Ministeri che li finanziano.

297. Per il triennio 2007-2009 continua ad applicarsi la disciplina di cui all'articolo 3, comma 5, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.

298. Il fabbisogno finanziario annuale determinato per il sistema universitario statale dal comma 294 e per i principali enti pubblici di ricerca dal comma 295 è incrementato degli oneri contrattuali del personale limitatamente a quanto dovuto a titolo di competenze arretrate.

299. Per gli anni 2008 e 2009 gli enti di ricerca pubblici possono procedere ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato entro il limite dell'80 per cento delle proprie entrate correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo dell'anno precedente, purché entro il limite del 90 per cento delle cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentite le amministrazioni vigilanti, su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, possono essere autorizzate, per tener conto di specifiche esigenze funzionali di singoli enti, ulteriori assunzioni di personale di ricerca, entro il limite di spesa corrispondente al 10 per cento delle cessazioni complessive dell'anno precedente. A tale scopo gli enti trasmettono al Ministero vigilante, entro il mese di febbraio di ciascuno degli anni 2008 e 2009, un prospetto analitico relativo alle cessazioni ed al relativo costo.

300. Sono fatti salvi i princìpi di cui ai commi 219 e 222.

301. Nell'anno 2007, gli enti di cui al comma 299 possono avviare procedure concorsuali volte alla costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, la cui costituzione effettiva non può comunque intervenire in data antecedente al 1o gennaio 2008, fermi i limiti di cui al comma 299 riferiti all'anno 2006.

302. Ai fini dell'applicazione dei commi 299 e 301, sono fatte salve le assunzioni conseguenti a bandi di concorso già pubblicati ovvero a procedure già avviate alla data del 30 settembre 2006 e i rapporti di lavoro costituiti all'esito dei medesimi sono computati ai fini dell'applicazione dei predetti commi.

303. In attesa della riforma dello stato giuridico dei ricercatori universitari, il Ministro dell'universita e della ricerca, con proprio decreto da emanare entro il 31 marzo 2007, sentiti il Consiglio universitario nazionale (CUN) e la CRUI, disciplina le modalità di svolgimento dei concorsi per ricercatore, banditi dalle università successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, con particolare riguardo alle modalità procedurali ed ai criteri di valutazione dei titoli didattici e dell'attività di ricerca, garantendo celerità, trasparenza e allineamento agli standard internazionali.

304. Al fine di consentire il reclutamento straordinario di ricercatori, il decreto di cui al comma 303 definisce un numero aggiuntivo di posti di ricercatore da assegnare alle università e da coprire con concorsi banditi entro il 30 giugno 2008.

305. Per l'anno 2007, il personale in servizio con contratto a tempo determinato presso gli enti e le istituzioni pubbliche di ricerca, che risulti vincitore di concorso per l'assunzione con contratto a tempo indeterminato, già espletato ovvero con procedure in corso alla data del 30 settembre 2006, la cui assunzione risulti dal 2008 compatibile con i limiti posti dal comma 217, può essere mantenuto in servizio a tempo determinato per l'anno 2007, qualora i relativi oneri non siano posti a carico dei bilanci di funzionamento o del Fondo di finanziamento ordinario degli enti stessi.

306. All'onere derivante dal comma 305 si provvede nel limite di 20 milioni di euro per l'anno 2007, di 40 milioni di euro per l'anno 2008 e di 80 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009.

307. Fermo quanto previsto dai commi 299, 300 e 301, entro il 30 aprile 2007 il Ministro dell'università e della ricerca, sentiti i presidenti degli enti interessati, bandisce un piano straordinario di assunzioni di ricercatori nell'ambito degli enti pubblici di ricerca vigilati dal Ministero dell'università e della ricerca, definendone il numero complessivo e le modalità procedimentali con particolare riferimento ai criteri di valutazione dei pregressi rapporti di lavoro, dei titoli scientifici e dell'attività di ricerca svolta.

308. Per l'attuazione del piano di cui al comma 307, è autorizzata la spesa di 7,5 milioni di euro per l'anno 2007 e di 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008.

309. Per gli anni dal 2007 al 2009 incluso, è fatto divieto alle università statali e non statali, autorizzate a rilasciare titoli accademici aventi valore legale, di istituire e attivare facoltà o corsi di studio in comuni diversi da quello ove l'ateneo ha la sede legale e amministrativa, salvo che si tratti di comune confinante.

310. Ai fini della tutela dell'unità economica della Repubblica, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009 con il rispetto delle disposizioni di cui ai commi da 311 a 327, che costituiscono princìpi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione.

311. A decorrere dall'anno 2007, è avviata una sperimentazione, con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano indicate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, finalizzata ad assumere, quale base di riferimento per il patto di stabilità interno, il saldo finanziario. I criteri di definizione del saldo e le modalità di sperimentazione sono definiti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, sentita la predetta Conferenza.

312. In attesa dei risultati della sperimentazione di cui al comma 311, per il triennio 2007-2009, il complesso delle spese finali di ciascuna regione a statuto ordinario, determinato ai sensi del comma 313, non può essere superiore, per l'anno 2007, al corrispondente complesso di spese finali dell'anno 2005 diminuito dell'1,8 per cento e, per gli anni 2008 e 2009, non può essere superiore al complesso delle corrispondenti spese finali dell'anno precedente, calcolato assumendo il pieno rispetto del patto di stabilità interno, aumentato, rispettivamente, del 2,5 per cento e del 2,4 per cento.

313. Il complesso delle spese finali è determinato dalla somma delle spese correnti ed in conto capitale, al netto delle:

a) spese per la sanità, cui si applica la specifica disciplina di settore;

b) spese per la concessione di crediti.

314. Le spese finali sono determinate sia in termini di competenza sia in termini di cassa.

315. Per gli esercizi 2007, 2008 e 2009, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano concordano, entro il 31 marzo di ciascun anno, con il Ministro dell'economia e delle finanze il livello complessivo delle spese correnti e in conto capitale, nonché dei relativi pagamenti, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica per il periodo 2007-2009; a tale fine, entro il 31 gennaio di ciascun anno, il presidente dell'ente trasmette la proposta di accordo al Ministro dell'economia e delle finanze. In caso di mancato accordo si applicano le disposizioni stabilite per le regioni a statuto ordinario. Per gli enti locali dei rispettivi territori provvedono alle finalità di cui ai commi da 328 a 346 le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi delle competenze alle stesse attribuite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme di attuazione. Qualora le predette regioni e province autonome non provvedano, entro il 31 marzo di ciascun anno, si applicano, per gli enti locali dei rispettivi territori, le disposizioni previste per gli altri enti locali dai commi da 328 a 346.

316. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano concorrono al riequilibrio della finanza pubblica, oltre che nei modi stabiliti dal comma 315, anche con misure finalizzate a produrre un risparmio per il bilancio dello Stato, in misura proporzionale all'incidenza della finanza di ciascuna regione a statuto speciale o provincia autonoma sulla finanza regionale e locale complessiva, anche mediante l'assunzione dell'esercizio di funzioni statali, attraverso l'emanazione, entro il 31 marzo 2007 e con le modalità stabilite dai rispettivi statuti, di specifiche norme di attuazione statutaria; tali norme di attuazione precisano le modalità e l'entità dei risparmi per il bilancio dello Stato da ottenere in modo permanente o comunque per annualità definite.

317. Sulla base degli esiti della sperimentazione di cui al comma 311, le norme di attuazione devono altresì prevedere le disposizioni per assicurare in via permanente il coordinamento tra le misure di finanza pubblica previste dalle leggi costituenti la manovra finanziaria dello Stato e l'ordinamento della finanza regionale previsto da ciascuno statuto speciale e dalle relative norme di attuazione, nonché le modalità per il versamento dell'imposta regionale sulle attività produttive e dell'addizionale dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.

318. Resta ferma la facoltà delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano di estendere le regole del patto di stabilità interno nei confronti dei loro enti ed organismi strumentali, nonché per gli enti ad ordinamento regionale o provinciale.

319. Ai fini del rispetto del principio del coordinamento della finanza pubblica, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano autorizzano le proprie strutture sanitarie alla contrazione di mutui e al ricorso ad altre forme di indebitamento, secondo quanto stabilito dall'articolo 3, commi da 16 a 21, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, fino ad un ammontare complessivo delle relative rate, per capitale ed interessi, non superiore al 15 per cento delle entrate proprie correnti di tali strutture. Le regioni e le province autonome sono tenute ad adeguare i rispettivi ordinamenti; è fatta comunque salva la facoltà di prevedere un limite inferiore all'indebitamento.

320. Sulla base degli esiti della sperimentazione di cui al comma 311, si procede, anche nei confronti di una sola o più regioni o province autonome, a ridefinire legislativamente le regole del patto di stabilità interno e l'anno di prima applicazione delle regole. Le nuove regole devono comunque tenere conto del saldo in termini di competenza e di cassa. Il saldo di competenza è calcolato quale somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale.

321. Per il monitoraggio degli adempimenti relativi al patto di stabilità interno, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano trasmettono trimestralmente al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento, utilizzando il sistema web appositamente previsto per il patto di stabilità interno nel sito www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, le informazioni riguardanti sia la gestione di competenza sia quella di cassa, attraverso un prospetto e con le modalità definiti con decreto del predetto Ministero, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

322. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno, ciascuna regione e provincia autonoma è tenuta ad inviare, entro il termine perentorio del 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, una certificazione, sottoscritta dal rappresentante legale dell'ente e dal responsabile del servizio finanziario secondo un prospetto e con le modalità definite dal decreto di cui al comma 321.

323. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno, ciascuna regione a statuto speciale e provincia autonoma è tenuta ad osservare quanto previsto dalle norme di attuazione statutaria emanate in relazione a quanto stabilito nel comma 317. Fino alla emanazione delle predette norme di attuazione statutaria si provvede secondo quanto disposto dall'accordo concluso ai sensi del comma 315.

324. In caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno relativo agli anni 2007-2009, accertato con le procedure di cui ai commi 322 e 323, il Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, diffida la regione o provincia autonoma ad adottare i necessari provvedimenti entro il 31 maggio dell'anno successivo a quello di riferimento. Detti provvedimenti devono essere comunicati al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro la medesima data, con le modalità definite dal decreto di cui al comma 321. Qualora l'ente non adempia, il presidente della regione, in qualità di commissario ad acta, adotta entro il 30 giugno i necessari provvedimenti che devono essere comunicati, entro la medesima data, con le stesse modalità. Allo scopo di assicurare al contribuente l'informazione necessaria per il corretto adempimento degli obblighi tributari, il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, cura la pubblicazione sul sito informatico di cui al comma 321 degli elenchi contenenti le regioni e le province autonome che non hanno rispettato il patto di stabilità interno, di quelle che hanno adottato opportuni provvedimenti e di quelle per le quali i commissari ad acta non hanno inviato la prescritta comunicazione.

325. Decorso inutilmente il termine del 30 giugno previsto dal comma 324, nella regione o nella provincia autonoma interessata, con riferimento all'anno in corso, si applica automaticamente:

a) l'imposta regionale sulla benzina per autotrazione, di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 21 dicembre 1990, n. 398, nella misura di euro 0,0258, con efficacia dal 15 luglio;

b) la tassa automobilistica, di cui al titolo III, capo I, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, con l'aumento di 5 punti percentuali delle tariffe vigenti.

326. Nelle regioni e nelle province autonome in cui l'imposta regionale sulla benzina è già in vigore nella misura massima prevista dalla legge si applica l'ulteriore aumento di euro 0,0129.

327. Scaduto il termine del 30 giugno i provvedimenti del commissario ad acta non possono avere ad oggetto i tributi di cui ai commi 325 e 326.

328. Ai fini della tutela dell'unità economica della Repubblica, le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009 con il rispetto delle disposizioni di cui ai commi da 329 a 346, che costituiscono princìpi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione.

329. La manovra finanziaria è fissata in termini di riduzione del saldo tendenziale di comparto per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

330. Per la determinazione del proprio obiettivo specifico di miglioramento del saldo, gli enti di cui al comma 328 devono seguire la seguente procedura:

a) calcolare la media triennale per il periodo 2003-2005 dei saldi di cassa, come definiti al comma 332 e risultanti dai propri conti consuntivi, ed applicare ad essa, solo se negativa, i seguenti coefficienti:

1) province: 0,400 per l'anno 2007, 0,210 per l'anno 2008 e 0,117 per l'anno 2009;

2) comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti: 0,330 per l'anno 2007, 0,205 per l'anno 2008 e 0,155 per l'anno 2009;

b) calcolare la media triennale della spesa corrente sostenuta in termini di cassa in ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005, come risultante dai propri conti consuntivi, ed applicare ad essa i seguenti coefficienti:

1) province: 0,041 per l'anno 2007, 0,022 per l'anno 2008 e 0,012 per l'anno 2009;

2) comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti: 0,029 per l'anno 2007, 0,017 per l'anno 2008 e 0,013 per l'anno 2009;

c) determinare l'importo annuo della manovra mediante la somma degli importi, considerati in valore assoluto, di cui alle lettere a) e b). Gli enti che presentano una media triennale positiva per il periodo 2003-2005 dei saldi di cassa determinano l'importo del concorso alla manovra applicando solo i coefficienti relativi alla spesa di cui alla lettera b).

331. Nel caso in cui l'incidenza percentuale dell'importo di cui al comma 330, lettera c), sull'importo della media triennale 2003-2005 delle spese finali al netto delle concessioni di crediti risulti, per i comuni di cui al comma 328, superiore all'8 per cento, il comune deve considerare come obiettivo del patto di stabilità interno l'importo corrispondente all'8 per cento della suddetta media triennale.

332. Il saldo finanziario è calcolato in termini di cassa quale differenza tra entrate finali, correnti e in conto capitale, e spese finali, correnti e in conto capitale, quali risultano dai conti consuntivi. Nel saldo finanziario non sono considerate le entrate derivanti dalla riscossione di crediti e le spese derivanti dalla concessione di crediti.

333. Per il rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 gli enti devono conseguire un saldo finanziario, sia in termini di competenza sia in termini di cassa, pari a quello medio del triennio 2003-2005 migliorato della misura annualmente determinata ai sensi del comma 330, lettera c), ovvero del comma 331. Le maggiori entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 7 concorrono al conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno.

334. Ai fini dei saldi utili per il rispetto del patto di stabilità interno i trasferimenti statali sono conteggiati, in termini di competenza e di cassa, nella misura a tale titolo comunicata dall'amministrazione statale interessata.

335. Ai fini del comma 337, il saldo finanziario per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 e quello medio del triennio 2003-2005 sono calcolati, sia per la gestione di competenza sia per quella di cassa, quale differenza tra le entrate finali e le spese finali al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti; il saldo finanziario in termini di competenza, da considerare ai fini del presente comma, è costituito dalla somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto capitale. Nel saldo finanziario non sono considerate le entrate in conto capitale riscosse nel triennio 2003-2005, derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare e mobiliare destinate, nel medesimo triennio, all'estinzione anticipata di prestiti.

336. Per il monitoraggio degli adempimenti relativi al patto di stabilità interno, le province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti trasmettono trimestralmente al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento, utilizzando il sistema web appositamente previsto per il patto di stabilità interno nel sito www.pattostabilita.rgs.tesoro.it, le informazioni riguardanti sia la gestione di competenza, secondo la definizione indicata al comma 335, sia quella di cassa, attraverso un prospetto e con le modalità definiti con decreto del predetto Ministero, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Con lo stesso decreto è definito il prospetto dimostrativo dell'obiettivo determinato per ciascun ente ai sensi dei commi 330 e 331.

337. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno, ciascuno degli enti di cui al comma 328 è tenuto a inviare, entro il termine perentorio del 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato una certificazione, sottoscritta dal rappresentante legale e dal responsabile del servizio finanziario, secondo un prospetto e con le modalità definiti dal decreto di cui al comma 336.

338. Per gli enti istituiti nel periodo 2003-2005, si fa riferimento alla media degli anni, compresi nello stesso periodo, per i quali sono disponibili i bilanci consuntivi; se si dispone del bilancio di un solo anno, quest'ultimo costituisce la base annuale di calcolo su cui applicare le regole del patto di stabilità interno. Gli enti istituiti nel 2006 sono soggetti alle nuove regole del patto di stabilità interno dall'anno 2009 assumendo, quale base di calcolo su cui applicare le regole, le risultanze dell'esercizio 2007.

339. Gli enti locali commissariati ai sensi dell'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono soggetti alle regole del patto di stabilità interno dall'anno successivo a quello della rielezione degli organi istituzionali.

340. Si intendono esclusi per l'anno 2006 dal rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno, di cui all'articolo 1, comma 140, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, gli enti locali per i quali nell'anno 2004, anche per frazione di anno, l'organo consiliare è stato commissariato ai sensi degli articoli 141 e 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

341. Le informazioni previste dai commi 336 e 337 sono messe a disposizione dell'UPI e dell'ANCI da parte del Ministero dell'economia e delle finanze secondo modalità e con contenuti individuati tramite apposite convenzioni.

342. In caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno, accertato con la procedura di cui al comma 337 del presente articolo, il Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, diffida gli enti locali ad adottare i necessari provvedimenti entro il 31 maggio dell'anno successivo a quello di riferimento. Detti provvedimenti devono essere comunicati al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro la medesima data, con le modalità definite dal decreto di cui al comma 336. Qualora i suddetti enti non adempiano, il sindaco o il presidente della provincia, in qualità di commissari ad acta, adottano entro il 30 giugno i necessari provvedimenti, che devono essere comunicati, entro la medesima data, con le modalità indicate dal decreto di cui al comma 336. Allo scopo di assicurare al contribuente l'informazione necessaria per il corretto adempimento degli obblighi tributari, il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato cura la pubblicazione sul sito informatico di cui al comma 336 degli elenchi contenenti gli enti locali che non hanno rispettato il patto di stabilità interno, di quelli che hanno adottato opportuni provvedimenti nonché di quelli per i quali i commissari ad acta non hanno inviato la prescritta comunicazione.

343. Decorso inutilmente il termine del 30 giugno previsto dal comma 342:

a) nei comuni interessati, con riferimento al periodo di imposta in corso, i contribuenti tenuti al versamento dell'addizionale comunale all'imposta sul reddito delle persone fisiche calcolano l'imposta maggiorando l'aliquota vigente nei comuni stessi dello 0,3 per cento;

b) nelle province interessate, con riferimento al periodo di imposta in corso, l'imposta provinciale di trascrizione, per i pagamenti effettuati a decorrere dal 1o luglio, è calcolata applicando un aumento del 5 per cento sulla tariffa vigente nelle province stesse.

344. Scaduto il termine del 30 giugno i provvedimenti del commissario ad acta non possono avere ad oggetto i tributi di cui al comma 343.

345. I commi 23, 24, 25 e 26 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, sono abrogati.

346. All'articolo 1, comma 6, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, dopo le parole: «per il Consiglio superiore della magistratura,» sono inserite le seguenti: «per gli enti gestori delle aree naturali protette,».

347. I trasferimenti erariali per l'anno 2007 in favore di ogni singolo ente locale sono determinati in base alle disposizioni recate dall'articolo 1, commi 153 e 154, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

348. Le disposizioni in materia di compartecipazione provinciale e comunale al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche di cui all'articolo 31, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, confermate, da ultimo, per l'anno 2006, dall'articolo 1, comma 152, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono prorogate per l'anno 2007.

349. All'articolo 204, comma 1, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, le parole: «non supera il 12 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «non supera il 15 per cento». All'articolo 1, comma 45, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, alla lettera b), le parole: «non superiore al 16 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore al 15 per cento» e la lettera c) è abrogata.

350. Per il triennio 2007-2009, a valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, sono disposti i seguenti interventi:

a) fino ad un importo complessivo di 44 milioni di euro, il contributo ordinario, al lordo della detrazione derivante dall'attribuzione di una quota di compartecipazione al gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), è incrementato in misura pari al 40 per cento per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, nei quali il rapporto tra la popolazione residente ultrasessantacinquenne e la popolazione residente complessiva è superiore al 30 per cento, secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili. Almeno il 50 per cento della maggiore assegnazione è finalizzato ad interventi di natura sociale e socio-assistenziale;

b) fino ad un importo complessivo di 56 milioni di euro, il contributo ordinario, al lordo della detrazione derivante dall'attribuzione di una quota di compartecipazione al gettito dell'IRPEF, è incrementato in misura pari al 30 per cento per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, nei quali il rapporto tra la popolazione residente di età inferiore a cinque anni e la popolazione residente complessiva è superiore al 5 per cento, secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili. Almeno il 50 per cento della maggiore assegnazione è finalizzato ad interventi di natura sociale;

c) ai comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, tra loro associati o che hanno delegato funzioni alle comunità montane, è concesso un ulteriore contributo, fino ad un importo complessivo di 42 milioni di euro, per le medesime finalità dei contributi attribuiti a valere sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti;

d) ai comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, esclusi quelli già beneficiari degli interventi di cui alle lettere a) e b), è concesso un contributo, in proporzione alla popolazione residente, fino ad un importo complessivo di 45,9 milioni di euro;

e) per un importo complessivo di 37,5 milioni di euro per le finalità di cui al comma 248 della presente legge.

351. A decorrere dall'anno 2007 gli oneri relativi alle commissioni straordinarie di cui all'articolo 144 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono posti a carico dello Stato, che provvede al rimborso a favore degli enti locali previa presentazione della relativa richiesta. Gli enti locali destinano gli importi rimborsati a spese di investimento.

352. In deroga alla normativa vigente, a favore degli enti locali i cui organi consiliari sono stati sciolti ai sensi dell'articolo 143 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il Ministero dell'interno provvede, su richiesta della commissione straordinaria, ad erogare in un'unica soluzione i trasferimenti erariali e la quota di compartecipazione al gettito dell'IRPEF spettanti per l'intero esercizio.

353. Per la copertura degli oneri di cui all'articolo 145 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007.

354. A favore degli enti locali che si trovano, alla data di entrata in vigore della presente legge, nella condizione di cui all'articolo 143 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è corrisposto dal Ministero dell'interno, per l'anno 2007, un contributo destinato alla realizzazione o manutenzione di opere pubbliche nella misura massima complessiva di 50 milioni di euro, ripartiti in base alla popolazione residente come risultante al 31 dicembre 2005. Ai fini del riparto, gli enti con popolazione superiore a 5.000 abitanti sono considerati come enti di 5.000 abitanti.

355. Agli oneri derivanti dall'applicazione dei commi da 351 a 354 si provvede a valere sul fondo ordinario di cui all'articolo 34, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

356. Ai fini dell'approvazione del bilancio di previsione degli enti locali e della verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio sono confermate, per l'anno 2007, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 1o marzo 2005, n. 26.

357. Per l'anno 2007, i proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, possono essere, in via d'eccezione, destinati al finanziamento di spese correnti, purché in misura non superiore al 35 per cento.

358. Al comma 3 dell'articolo 6 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, dopo le parole: «servizi non commerciali» sono inserite le seguenti: «, per i quali è previsto il pagamento di una tariffa da parte degli utenti,».

359. A decorrere dall'anno 2007, la dichiarazione di cui all'articolo 2, comma 4, del regolamento recante determinazione delle rendite catastali e conseguenti trasferimenti erariali ai comuni, di cui al decreto del Ministro dell'interno 1o luglio 2002, n. 197, attestante il minor gettito dell'imposta comunale sugli immobili derivante da fabbricati del gruppo catastale D, deve essere inviata al Ministero dell'interno entro il termine perentorio, a pena di decadenza, del 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la minore entrata.

360. Le dichiarazioni relative alle minori entrate dell'imposta comunale sugli immobili derivanti da fabbricati del gruppo catastale D registrate per ciascuno degli anni 2005 e precedenti, se non già presentate, devono essere trasmesse al Ministero dell'interno, a pena di decadenza, entro il termine perentorio del 30 giugno 2007 ed essere corredate da un'attestazione, a firma del responsabile del servizio finanziario dell'ente locale, sull'ammontare dei contributi statali ricevuti a tale titolo per ciascuno degli anni in questione.

361. All'articolo 242, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, concernente l'individuazione degli enti locali strutturalmente deficitari e relativi controlli, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Fino alla fissazione di nuovi parametri triennali si applicano quelli vigenti per il triennio precedente».

362. Nei casi di scioglimento dei consigli comunali e provinciali ai sensi dell'articolo 143 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, gli incarichi di cui all'articolo 110 del medesimo testo unico nonché l'incarico di revisore dei conti e i rapporti di consulenza e di collaborazione coordinata e continuativa sono risolti di diritto se non rinnovati entro quarantacinque giorni dall'insediamento della commissione straordinaria per la gestione dell'ente.

363. Ai fini dell'invarianza delle disposizioni recate dai commi da 350 a 362 sul fabbisogno e sull'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, il fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è ridotto di 195 milioni di euro per l'anno 2007, 130 milioni di euro per l'anno 2008 e 65 milioni di euro per l'anno 2009.

364. In attesa dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni in materia di organi di governo degli enti locali in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate, per esigenze di coordinamento della finanza pubblica, le seguenti modificazioni:

a) il comma 5 dell'articolo 78 è sostituito dal seguente:

«5. Al sindaco ed al presidente della provincia, nonché agli assessori e ai consiglieri comunali e provinciali è vietato ricoprire incarichi e assumere consulenze presso enti ed istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo ed alla vigilanza dei relativi comuni e province nonché di altri enti territoriali. I medesimi soggetti non possono ricoprire i suddetti incarichi presso enti ed istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo ed alla vigilanza dei relativi comuni e province se non siano decorsi almeno due anni dalla cessazione dall'incarico di sindaco, presidente della provincia, assessore o consigliere comunale o provinciale»;

b) il comma 2 dell'articolo 82 è sostituito dal seguente:

«2. I consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali e delle comunità montane hanno diritto a percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni. In nessun caso l'ammontare percepito nell'ambito di un anno da un consigliere può superare l'importo pari al 30 per cento dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o presidente in base al decreto di cui al comma 8»;

c) il comma 4 dell'articolo 82 è abrogato;

d) la lettera c) del comma 8 dell'articolo 82 è sostituita dalla seguente:

«c) articolazione dell'indennità di funzione dei presidenti del consiglio, dei vicesindaci e dei vicepresidenti delle province e degli assessori in rapporto alla misura della stessa stabilita per il sindaco e per il presidente della provincia. Al presidente e agli assessori delle unioni di comuni, dei consorzi fra enti locali e delle comunità montane sono attribuite le indennità di funzione nella misura non superiore al 70 per cento della misura prevista per il comune avente maggiore popolazione»;

e) al comma 11 dell'articolo 82, le parole: «incrementati o» e il secondo periodo sono soppressi. Entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, le amministrazioni locali adeguano per il futuro gli importi delle indennità e dei gettoni di presenza di cui all'articolo 82, comma 11, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come modificato dalla presente lettera, se superiori a quelli previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 4 aprile 2000, n. 119, al limite massimo previsto dal medesimo regolamento;

f) l'articolo 84 è sostituito dal seguente:

«Art. 84. - (Rimborsi per spese di viaggio). - 1. Agli amministratori che, in ragione del loro mandato, si rechino fuori dal capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, previa autorizzazione del capo dell'amministrazione nel caso di componenti degli organi esecutivi ovvero del presidente del consiglio nel caso di consiglieri, sono dovuti esclusivamente il rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute nonché un rimborso forfetario onnicomprensivo per le altre spese, nella misura fissata con decreto del Ministro dell'interno, d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

2. La liquidazione dei rimborsi di cui al comma 1 è effettuata dal dirigente competente, su richiesta dell'interessato, corredata della documentazione delle spese di viaggio effettivamente sostenute e di una dichiarazione sulla durata e sulle finalità della missione.

3. Agli amministratori che risiedono fuori dal capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, spetta il rimborso per le sole spese di viaggio effettivamente sostenute per la partecipazione a ognuna delle sedute dei rispettivi organi dell'assemblea ed esecutivi, nonchè per la presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate».

365. Fermo restando quanto disposto dagli articoli 60 e 63 del testo unico di cui

al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, l'assunzione, da parte dell'amministratore di un ente locale, della carica di componente degli organi di amministrazione di società di capitali partecipate dallo stesso ente non dà titolo alla corresponsione di alcun emolumento a carico della società.

366. L'indennità di fine mandato prevista dall'articolo 10 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 4 aprile 2000, n. 119, spetta nel caso in cui il mandato elettivo abbia avuto una durata superiore a trenta mesi.

367. All'articolo 13 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3, primo periodo, le parole: «dodici mesi» sono sostituite dalle seguenti: «ventiquattro mesi»;

b) al comma 3, secondo periodo, le parole: «da collocare sul mercato, secondo le procedure del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, entro ulteriori diciotto mesi» sono soppresse;

c) al comma 4, secondo periodo, la parola: «perfezionate» è sostituita dalla seguente: «bandite».

368. Ai fini del contenimento della spesa pubblica, le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, adottano disposizioni, normative o amministrative, finalizzate ad assicurare la riduzione degli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi, con particolare riferimento alla diminuzione dell'ammontare dei compensi e delle indennità dei componenti degli organi rappresentativi e del numero di questi ultimi, alla soppressione degli enti inutili, alla fusione delle società partecipate e al ridimensionamento delle strutture organizzative.

369. La disposizione di cui al comma 368 costituisce principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, ai fini del rispetto dei parametri stabiliti dal patto di stabilità e crescita dell'Unione europea.

370. I risparmi di spesa derivanti dall'attuazione del comma 368 devono garantire un miglioramento dei saldi finanziari dei bilanci regionali pari al 10 per cento rispetto ai saldi dell'anno precedente.

371. Al fine di assicurare un controllo indipendente e continuativo della qualità dell'azione di governo degli enti locali nonché di accertare la ricorrenza dei presupposti per il riconoscimento delle misure premiali di cui ai commi 373, 374 e 375, è istituita un'Unità per il monitoraggio, dotata di personalità giuridica di diritto pubblico, incaricata di provvedere alla verifica delle dimensioni organizzative ottimali degli enti locali, alla definizione dei parametri di valutazione della loro attività, alla misurazione dei livelli delle prestazioni e dei servizi resi ai cittadini, all'apprezzamento dei risultati conseguiti, al monitoraggio del rispetto dei vincoli finanziari derivanti dal patto di stabilità e crescita interno, ferme restando le competenze in materia del Ministero dell'economia e delle finanze, ed all'accertamento delle condizioni che legittimano i benefìci previsti dal presente comma. Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, di concerto con il Ministro dell'interno e sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono emanate le disposizioni relative alla composizione dell'Unità, alla sua organizzazione ed al suo funzionamento. Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali sono attribuite le funzioni di vigilanza sull'Unità.

372. Per il funzionamento dell'Unità è istituito un fondo, nell'ambito del bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri, con una dotazione finanziaria pari a 2 milioni di euro per l'anno 2007. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio. Restano ferme le competenze istituzionali della Ragioneria generale dello Stato e della Corte dei conti.

373. Ai comuni che procedono alla fusione ai sensi dell'articolo 15, comma 2, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, non si applicano, per un triennio, le disposizioni in materia di patto di stabilità.

374. I nuovi comuni istituiti mediante fusione di due o più comuni contigui ai sensi dell'articolo 15, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, hanno diritto a ricevere trasferimenti erariali aggiuntivi pari al 50 per cento dei risparmi di spesa derivanti dalla fusione, calcolati sulla base di specifici criteri stabiliti con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze. Una quota non superiore al 5 per cento di tali trasferimenti aggiuntivi è destinata ad incrementare gli stanziamenti diretti alla retribuzione di risultato dei dirigenti del comune.

375. I comuni che conseguono risparmi di spesa attraverso l'esercizio associato di funzioni e servizi di cui all'articolo 33 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ovvero attraverso gli altri strumenti previsti dagli articoli 24 e 30 del medesimo testo unico, hanno diritto a ricevere trasferimenti erariali aggiuntivi pari al 50 per cento dei risparmi di spesa, calcolati sulla base di specifici criteri stabiliti con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze. Una quota non superiore al 5 per cento di tali trasferimenti aggiuntivi è destinata ad incrementare gli stanziamenti diretti alla retribuzione di risultato dei dirigenti del comune.

376. All'articolo 32 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«5-bis. Non possono dare luogo alla costituzione di unioni di comuni o, comunque, farvi parte quei comuni che facciano parte delle comunità montane previste dall'articolo 27».

377. I comuni che, alla data di entrata di vigore della presente legge, facciano parte sia di un'unione di comuni sia di una comunità montana devono recedere dall'uno o dall'altro ente entro sei mesi dalla medesima data di entrata in vigore.

378. Nelle società a totale partecipazione di comuni o province, il compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione, non può essere superiore al 70 per cento delle indennità spettanti, rispettivamente, al sindaco e al presidente della provincia ai sensi dell'articolo 82 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come modificato dal comma 364 della presente legge. Nelle società a partecipazione mista costituite tra comuni, province e società loro partecipate o altri enti pubblici, le amministrazioni comunali o provinciali, in qualità di socio di diritto privato, sono chiamate, attraverso i propri rappresentanti nei competenti organi statutari, a deliberare, per il presidente e i componenti del consiglio di amministrazione, un compenso non superiore al 70 per cento delle indennità spettanti rispettivamente al sindaco e al presidente della provincia dell'ente avente maggiore popolazione ai sensi dell'articolo 82 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

379. Il limite di cui al comma 378 non si applica agli amministratori di cui all'articolo 2381, secondo comma, del codice civile.

380. Nelle società a totale partecipazione pubblica di una pluralità di enti locali, il compenso di cui al comma 378, nella misura ivi prevista, è calcolato in percentuale delle indennità di maggiore importo tra quelle spettanti ai rappresentanti degli enti locali soci.

381. Al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione è dovuto il rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute, nonché l'indennità di missione alle condizioni e nella misura fissate ai sensi dell'articolo 84 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

382. Il numero complessivo di componenti del consiglio di amministrazione delle società partecipate totalmente da enti locali, ovvero delle società miste costituite tra comuni, province e società direttamente o indirettamente loro partecipate o altri enti pubblici, non può essere superiore a tre, ovvero a cinque per le società con capitale, interamente versato, pari o superiore all'importo determinato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, di concerto con il Ministro dell'interno e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Nelle società a partecipazione mista con privati il numero massimo dei componenti del consiglio di amministrazione designati dai soci pubblici locali non può essere superiore a cinque e il massimo compenso annuale lordo dei medesimi è stabilito nella misura di cui al comma 378. Le società adeguano i propri statuti e gli eventuali patti parasociali entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al primo periodo.

383. Le regioni adeguano ai princìpi di cui ai commi da 378 a 382 la disciplina dei compensi degli amministratori delle società da esse partecipate e del numero massimo dei componenti del consiglio di amministrazione di dette società.

384. All'articolo 82 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo le parole: «consigli circoscrizionali» sono inserite le seguenti: «dei soli comuni capoluogo di provincia»;

b) al comma 2, dopo la parola: «circoscrizionali» sono inserite le seguenti: «, limitatamente ai comuni capoluogo di provincia,».

385. Al comma 3 dell'articolo 234 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le parole: «5.000» sono sostituite dalle seguenti: «15.000». Le disposizioni introdotte dai commi da 378 fino al presente comma si applicano a decorrere dalle prime elezioni per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali, successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge, ai comuni e alle province ad esse interessati e, successivamente, agli enti di volta in volta chiamati a rinnovare i propri organi elettivi.

386. L'adeguamento dei trasferimenti dovuti dallo Stato, ai sensi rispettivamente dell'articolo 37, comma 3, lettera c), della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, e dell'articolo 59, comma 34, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come da ultimo modificato dal comma 390, è stabilito per l'anno 2007:

a) in 469,16 milioni di euro in favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, delle gestioni dei lavoratori autonomi, della gestione speciale minatori, nonché in favore dell'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS);

b) in 115,93 milioni di euro in favore del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, ad integrazione dei trasferimenti di cui alla lettera a), della gestione esercenti attività commerciali e della gestione artigiani.

387. Conseguentemente a quanto previsto dal comma 386, gli importi complessivamente dovuti dallo Stato sono determinati per l'anno 2007 in 16.650,39 milioni di euro per le gestioni di cui al comma 386, lettera a), e in 4.114,39 milioni di euro per le gestioni di cui al comma 386, lettera b).

388. Gli importi complessivi di cui ai commi 386 e 387 sono ripartiti tra le gestioni interessate con il procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, al netto, per quanto attiene al trasferimento di cui al comma 386, lettera a), della somma di 945,10 milioni di euro attribuita alla gestione per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni a completamento dell'integrale assunzione a carico dello Stato dell'onere relativo ai trattamenti pensionistici liquidati anteriormente al 1o gennaio 1989, nonché al netto delle somme di 2,50 milioni di euro e di 57,94 milioni di euro di pertinenza, rispettivamente, della gestione speciale minatori e dell'ENPALS.

389. All'articolo 3, comma 2, della legge 8 agosto 1995, n. 335, le parole da: «secondo i seguenti criteri» fino alla fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «secondo il criterio del rapporto tra contribuzione e prestazioni con l'applicazione di aliquote contributive non inferiori alla media, ponderata agli iscritti, delle aliquote vigenti nei regimi interessati».

390. All'articolo 59, comma 34, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, il quinto periodo è sostituito dal seguente: «Sono altresì escluse dal predetto procedimento le quote assegnate alle gestioni di cui agli articoli 21, 28, 31 e 34 della legge 9 marzo 1989, n. 88, per un importo pari al 50 per cento di quello definito con legge 23 dicembre 1996, n. 663, e successive modificazioni, rivalutato, a decorrere dall'anno 1997, in misura proporzionale al complessivo incremento dei trasferimenti stabiliti annualmente con legge finanziaria, ai sensi dell'articolo 37, comma 5, della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, e annualmente adeguato secondo i medesimi criteri».

391. Al fine di pervenire alla sistemazione del debito di Poste italiane Spa verso la tesoreria statale per sovvenzioni ricevute per pagamenti di pensioni effettuati fino alla fine dell'anno 2000, le anticipazioni di tesoreria ricevute da Poste italiane Spa, ai sensi dell'articolo 16 della legge 12 agosto 1974, n. 370, per il pagamento delle pensioni a carico dell'INPS fino alla predetta data si intendono concesse direttamente all'INPS e, conseguentemente, sono apportate le necessarie variazioni nelle scritturazioni del conto del patrimonio dello Stato.

392. Ai fini della copertura dei maggiori oneri a carico della gestione per l'erogazione delle pensioni, assegni e indennità agli invalidi civili, ciechi e sordi di cui all'articolo 130 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, valutati in 534 milioni di euro per l'esercizio 2005 e in 400 milioni di euro per l'anno 2006:

a) per l'anno 2005, sono utilizzate le somme che risultano, sulla base del bilancio consuntivo dell'INPS per l'anno 2005, trasferite alla gestione di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, in eccedenza rispetto agli oneri per prestazioni e provvidenze varie, per un ammontare complessivo pari a 534 milioni di euro;

b) per l'anno 2006, sono utilizzate le seguenti risorse:

1) le somme che risultano, sulla base del bilancio consuntivo dell'INPS per l'anno 2005, trasferite alla gestione di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e successive modificazioni, in eccedenza rispetto agli oneri per prestazioni e provvidenze varie, per un ammontare complessivo pari a 87,48 milioni di euro;

2) le risorse trasferite all'INPS ed accantonate presso la medesima gestione, come risultanti dal bilancio consuntivo dell'anno 2005 del medesimo Istituto, per un ammontare complessivo di 312,52 milioni di euro, in quanto non utilizzate per i rispettivi scopi.

393. Il termine previsto per gli adempimenti di cui al comma 3, lettere a) e b), dell'articolo 23 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è fissato in trenta giorni dalla data di pubblicazione del decreto di cui al comma 401. Il termine fissato dal comma 4 del medesimo articolo 23 del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005 è rideterminato in trentuno giorni dalla pubblicazione del decreto di cui al comma 401.

394. Con effetto dal 1o gennaio 2007, è istituito il «Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile», le cui modalità di finanziamento rispondono al principio della ripartizione, ed è gestito, per conto dello Stato, dall'INPS su un apposito conto corrente aperto presso la tesoreria dello Stato. Il predetto Fondo garantisce ai lavoratori dipendenti del settore privato l'erogazione dei trattamenti di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile, per la quota corrispondente ai versamenti di cui al comma 395, secondo quanto previsto dal codice civile medesimo.

395. Con effetto sui periodi di paga decorrenti dal 1o gennaio 2007, al fine del finanziamento del Fondo di cui al comma 394, al medesimo Fondo affluisce un contributo pari alla quota di cui all'articolo 2120 del codice civile, al netto del contributo di cui all'articolo 3, ultimo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297, maturata a decorrere dalla predetta data e non destinata alle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252. Il predetto contributo è versato mensilmente dai datori di lavoro al Fondo di cui al comma 394, secondo le modalità stabilite con il decreto di cui al comma 396. Non sono tenuti al versamento del predetto contributo i datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze meno di 50 addetti. La liquidazione del trattamento di fine rapporto e delle relative anticipazioni al lavoratore viene effettuata, sulla base di un'unica domanda, presentata dal lavoratore al proprio datore di lavoro, secondo le modalità stabilite con il decreto di cui al comma 396, dal Fondo di cui al comma 394, limitatamente alla quota corrispondente ai versamenti effettuati al Fondo medesimo, mentre per la parte rimanente resta a carico del datore di lavoro.

396. Le modalità di attuazione delle disposizioni dei commi 394 e 395 sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge.

397. Le risorse del Fondo di cui al comma 394, al netto delle prestazioni erogate, della valutazione dei maggiori oneri derivanti dall'esonero dal versamento del contributo di cui all'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, come modificato dal comma 400, e degli oneri conseguenti alle maggiori adesioni alle forme pensionistiche complementari derivanti dall'applicazione della presente disposizione, nonché dall'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, come da ultimo sostituito dal comma 402, nonché degli oneri di cui al comma 401, sono destinate, nei limiti degli importi di cui all'elenco 1, al finanziamento dei relativi interventi, e in ogni caso nei limiti delle risorse accertate con il procedimento di cui al comma 398.

398. Con il procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono trimestralmente accertate le risorse del Fondo di cui al comma 394, al netto delle prestazioni e degli oneri di cui al comma 397.

399. Gli stanziamenti relativi agli interventi di cui al comma 397, nei limiti degli importi di cui all'elenco 1, sono accantonati e possono essere utilizzati per gli importi accertati ai sensi del comma 398, con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, subordinatamente alla decisione delle autorità statistiche comunitarie in merito al trattamento contabile del Fondo di cui al comma 394 e alla conseguente compatibilità degli effetti complessivi del medesimo comma 397 con gli impegni comunitari assunti in sede di valutazione del programma di stabilità dell'Italia.

400. All'articolo 10 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) i commi da 1 a 3 sono sostituiti dai seguenti:

«1. Dal reddito d'impresa è deducibile un importo pari al quattro per cento dell'ammontare del TFR annualmente destinato a forme pensionistiche complementari e al Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile; per le imprese con meno di 50 addetti tale importo è elevato al sei per cento.

2. Il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo al Fondo di garanzia previsto dall'articolo 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297, e successive modificazioni, nella stessa percentuale di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche complementari e al Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile.

3. Un'ulteriore compensazione dei costi per le imprese, conseguenti al conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari e al Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile, è assicurata anche mediante una riduzione del costo del lavoro, attraverso una riduzione degli oneri impropri, correlata al flusso di TFR maturando conferito, nei limiti e secondo quanto stabilito dall'articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e successive modificazioni»;

b) il comma 4 è abrogato.

401. Ai fini della realizzazione di campagne informative a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri, d'intesa con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, intese a promuovere adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari nonché per fare fronte agli oneri derivanti dall'attuazione delle connesse procedure di espressione delle volontà dei lavoratori di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è autorizzata, per l'anno 2007, la spesa di 17 milioni di euro. Alla ripartizione delle predette somme si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e con il Ministro dell'economia e delle finanze. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP), da emanare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione di quanto previsto dal predetto articolo 8 del decreto legislativo n. 252 del 2005, con particolare riferimento alle procedure di espressione della volontà del lavoratore circa la destinazione del trattamento di fine rapporto maturando, e dall'articolo 9 del medesimo decreto legislativo n. 252 del 2005.

402. Al decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l'articolo 8 è sostituito dal seguente:

«Art. 8. - (Compensazioni alle imprese che conferiscono il TFR a forme pensionistiche complementari e al Fondo per l'erogazione del TFR). - 1. In relazione ai maggiori oneri finanziari sostenuti dai datori di lavoro per il versamento di quote di trattamento di fine rapporto (TFR) alle forme pensionistiche complementari ovvero al "Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile" istituito presso la tesoreria dello Stato, a decorrere dal 1o gennaio 2008, è riconosciuto, in funzione compensativa, l'esonero dal versamento dei contributi sociali da parte degli stessi datori di lavoro dovuti alla gestione di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, per ciascun lavoratore, nella misura dei punti percentuali indicati nell'allegata tabella A, applicati nella stessa percentuale di TFR maturando conferito alle forme pensionistiche complementari e al predetto Fondo presso la tesoreria dello Stato. L'esonero contributivo di cui al presente comma si applica prioritariamente considerando, nell'ordine, i contributi dovuti per assegni familiari, per maternità e per disoccupazione e in ogni caso escludendo il contributo al Fondo di garanzia di cui all'articolo 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297, nonché il contributo di cui all'articolo 25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845. Qualora l'esonero di cui al presente comma non trovi capienza, con riferimento ai contributi effettivamente dovuti dal datore di lavoro, per il singolo lavoratore, alla gestione di cui al citato articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, l'importo differenziale è trattenuto, a titolo di esonero contributivo, dal datore di lavoro sull'ammontare complessivo dei contributi dovuti all'INPS medesimo. L'onere derivante dal presente comma è valutato in 414 milioni di euro per l'anno 2008 e in 460 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009»;

b) alla tabella A, le parole: «prevista dall'articolo 8, comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «prevista dall'articolo 8, comma 1».

403. Con effetto dal 1o gennaio 2007, le aliquote contributive per il finanziamento delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell'INPS sono stabilite in misura pari al 19,5 per cento. A decorrere dal 1o gennaio 2008, le predette aliquote sono elevate al 20 per cento.

404. Con effetto dal 1o gennaio 2007, l'aliquota contributiva di finanziamento per gli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, è elevata dello 0,3 per cento, per la quota a carico del lavoratore. In conseguenza del predetto incremento, le aliquote di cui al presente comma non possono comunque superare, nella somma delle quote dovute dal lavoratore e dal datore di lavoro, il 33 per cento.

405. Con effetto dal 1o gennaio 2007, l'aliquota contributiva pensionistica per gli iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che non risultino assicurati presso altre forme obbligatorie, e la relativa aliquota contributiva per il computo delle prestazioni pensionistiche sono stabilite in misura pari al 23 per cento. Con effetto dalla medesima data per i rimanenti iscritti alla predetta gestione l'aliquota contributiva pensionistica e la relativa aliquota contributiva per il computo delle prestazioni pensionistiche sono stabilite in misura pari al 16 per cento.

406. Con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1o gennaio 2007 la contribuzione dovuta dai datori di lavoro per gli apprendisti artigiani e non artigiani è complessivamente rideterminata nel 10 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è stabilita la ripartizione del predetto contributo tra le gestioni previdenziali interessate. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche con riferimento agli obblighi contributivi previsti dalla legislazione vigente in misura pari a quella degli apprendisti. Con riferimento ai periodi contributivi di cui al presente comma viene meno per le regioni l'obbligo del pagamento delle somme occorrenti per le assicurazioni in favore degli apprendisti artigiani di cui all'articolo 16 della legge 21 dicembre 1978, n. 845. Per i datori di lavoro che occupano alle dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove la predetta complessiva aliquota del 10 per cento a carico dei medesimi datori di lavoro è ridotta in ragione dell'anno di vigenza del contratto e limitatamente ai soli contratti di apprendistato di 8,5 punti percentuali per i periodi contributivi maturati nel primo anno di contratto e di 7 punti percentuali per i periodi contributivi maturati nel secondo anno di contratto, restando fermo il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al secondo. A decorrere dal 1o gennaio 2007 ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato ai sensi del capo I del titolo VI del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, sono estese le disposizioni in materia di indennità giornaliera di malattia secondo la disciplina generale prevista per i lavoratori subordinati e la relativa contribuzione è stabilita con il decreto di cui al secondo periodo del presente comma.

407. A decorrere dal 1o gennaio 2007 e per un periodo di tre anni, sui trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie, i cui importi superino complessivamente un importo pari a 5.000 euro mensili, rivalutato annualmente nella misura stabilita dall'articolo 38, comma 5, lettera d), della legge 28 dicembre 2001, n. 448, è dovuto sull'importo eccedente il predetto limite mensile un contributo di solidarietà nella misura del 3 per cento, destinato al finanziamento della gestione pensionistica di riferimento. Al predetto importo complessivo concorrono anche i trattamenti integrativi percepiti dai soggetti nei cui confronti trovano applicazione le forme pensionistiche che garantiscono prestazioni definite in aggiunta o ad integrazione del trattamento pensionistico obbligatorio, ivi comprese quelle di cui al decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 563, al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni, e al decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 357, nonché le forme pensionistiche che assicurano comunque prestazioni complementari al trattamento di base ai dipendenti pubblici, inclusi quelli alle dipendenze delle regioni a statuto speciale e degli enti di cui alla legge 20 marzo 1975, n. 70, e successive modificazioni, ivi compresa la gestione speciale ad esaurimento di cui all'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, nonché le gestioni di previdenza per il personale addetto alle imposte di consumo, per il personale dipendente dalle aziende private del gas e per il personale addetto alle esattorie e alle ricevitorie delle imposte dirette, prestazioni complementari al trattamento di base. Ai fini del prelievo del contributo di solidarietà è preso a riferimento il trattamento pensionistico complessivo lordo per l'anno considerato. L'INPS, sulla base dei dati che risultano dal Casellario centrale dei pensionati, istituito con decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, e successive modificazioni, è tenuto a fornire a tutti gli enti interessati i necessari elementi per il prelievo del contributo di solidarietà, secondo modalità proporzionali ai trattamenti erogati.

408. L'articolo 5, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, e successive modificazioni, si interpreta nel senso che, in caso di trasferimento presso l'assicurazione generale obbligatoria italiana dei contributi versati ad enti previdenziali di Paesi esteri in conseguenza di convenzioni ed accordi internazionali di sicurezza sociale, la retribuzione pensionabile relativa ai periodi di lavoro svolto nei Paesi esteri è determinata moltiplicando l'importo dei contributi trasferiti per cento e dividendo il risultato per l'aliquota contributiva per invalidità, vecchiaia e superstiti in vigore nel periodo cui i contributi si riferiscono. Sono fatti salvi i trattamenti pensionistici più favorevoli già liquidati alla data di entrata in vigore della presente legge.

409. Con riferimento alla gestione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, sono ridotti con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su delibera del consiglio di amministrazione dell'INAIL, i premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nel limite complessivo di un importo pari a 100 milioni di euro per l'anno 2007.

410. Con effetto dal 1o gennaio 2008, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su delibera del consiglio di amministrazione dell'INAIL, è stabilita con riferimento alla gestione di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, la riduzione dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nel limite complessivo di un importo pari alle risorse originate da un tasso di incremento del gettito contributivo complessivo relativo alla gestione unitaria dell'ente accertato in sede di bilancio consuntivo per l'anno 2007 superiore al tasso di variazione nominale del prodotto interno lordo indicato per il medesimo anno nella Relazione previsionale e programmatica per l'anno 2007 e, comunque, per un importo non superiore a 300 milioni di euro.

411. All'articolo 16 della legge 30 dicembre 1991, n. 412, al comma 6, primo periodo, dopo le parole: «sulla domanda» sono inserite le seguenti: «, laddove quest'ultima risulti completa di tutti gli atti, documenti ed altri elementi necessari per l'avvio del procedimento, salvi i documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, già in possesso della pubblica amministrazione procedente o di altre pubbliche amministrazioni acquisibili d'ufficio ai sensi e per gli effetti dell'articolo 18, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. Nel caso in cui la domanda risulti incompleta, gli interessi legali ed altri oneri accessori decorrono dalla data del suo perfezionamento. Gli enti indicano preventivamente attraverso idonei strumenti di pubblicità l'elenco completo della documentazione necessaria al fine dell'esame della domanda».

412. A decorrere dal 1o gennaio 2007, gli interessi legali di cui all'articolo 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, come modificato dal comma 411 sulle prestazioni di disoccupazione con requisiti normali e con requisiti ridotti in agricoltura, decorrono dal termine per la pubblicazione degli elenchi nominativi annuali degli operai agricoli di cui all'articolo 9-quinquies, comma 3, del decreto-legge 1o ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni.

413. Il comma 4 dell'articolo 01 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, si interpreta nel senso che per i soggetti di cui all'articolo 8 della legge 12 marzo 1968, n. 334, e per gli iscritti alla gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri continuano a trovare applicazione le disposizioni recate dall'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, e dall'articolo 7 della legge 2 agosto 1990, n. 233.

414. Al comma 5 dell'articolo 01 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, le parole: «e assimilati» sono soppresse.

415. A decorrere dal 1o gennaio 2007, ai lavoratori a progetto e categorie assimilate iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, è corrisposta un'indennità giornaliera di malattia a carico dell'INPS entro il limite massimo di venti giorni nell'arco dell'anno solare, con esclusione degli eventi morbosi di durata inferiore a quattro giorni. Per la predetta prestazione si applicano i requisiti contributivi e reddituali previsti per la corresponsione dell'indennità di degenza ospedaliera a favore dei lavoratori iscritti alla gestione separata. La misura della predetta prestazione è pari al 50 per cento dell'importo corrisposto a titolo di indennità per degenza ospedaliera previsto dalla normativa vigente per tale categoria di lavoratori. Resta fermo, in caso di degenza ospedaliera, il limite massimo indennizzabile di centottanta giorni nell'arco dell'anno solare. Per la certificazione e l'attestazione dello stato di malattia che dia diritto alla predetta indennità si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e successive modificazioni. Ai lavoratori di cui al presente comma si applicano le disposizioni in materia di fasce orarie di reperibilità e di controllo dello stato di malattia di cui all'articolo 5, comma 14, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e successive modificazioni. Ai lavoratori di cui al presente comma, che abbiano titolo all'indennità di maternità, è corrisposto per gli eventi di parto verificatisi a decorrere dal 1o gennaio 2007 un trattamento economico per congedo parentale, limitatamente ad un periodo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino, la cui misura è pari al 30 per cento del reddito preso a riferimento per la corresponsione dell'indennità di maternità. Le disposizioni di cui al precedente periodo si applicano anche nei casi di adozione o affidamento per ingressi in famiglia con decorrenza dal 1o gennaio 2007. Le prestazioni di cui al presente comma sono finanziate a valere sul contributo previsto dall'articolo 84 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

416. La facoltà di riscatto dei periodi di aspettativa per motivi di famiglia di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 8 marzo 2000, n. 53, è estesa anche ai periodi antecedenti al 31 dicembre 1996.

417. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di attuazione della disposizione di cui al comma 415. Con il medesimo decreto sono adeguate le tabelle emanate per l'applicazione dell'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338.

418. All'articolo 64, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole da: «con decreto del Ministro del lavoro» fino a: «provvedimento» sono soppresse;

b) dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è disciplinata l'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo, da determinare con il medesimo decreto».

419. Per garantire il rispetto degli obblighi comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2007-2009, in attuazione del protocollo di intesa tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per un patto nazionale per la salute sul quale la Conferenza delle regioni e delle province autonome, nella riunione del 28 settembre 2006, ha espresso la propria condivisione:

a) il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, cui concorre ordinariamente lo Stato, è determinato in 96.000 milioni di euro per l'anno 2007, in 99.042 milioni di euro per l'anno 2008 e in 102.245 milioni di euro per l'anno 2009, comprensivi dell'importo di 50 milioni di euro, per ciascuno degli anni indicati, a titolo di ulteriore finanziamento a carico dello Stato per l'ospedale «Bambino Gesù». All'articolo 1, comma 278, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le parole: «a decorrere dall'anno 2006» sono sostituite dalle seguenti: «limitatamente all'anno 2006»;

b) è istituito per il triennio 2007-2009, un Fondo transitorio di 1.000 milioni di euro per l'anno 2007, di 850 milioni di euro per l'anno 2008 e di 700 milioni di euro per l'anno 2009, la cui ripartizione tra le regioni interessate da elevati disavanzi è disposta con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. L'accesso alle risorse del Fondo di cui alla presente lettera è subordinato alla sottoscrizione di apposito accordo ai sensi dell'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, comprensivo di un piano di rientro dai disavanzi. Il piano di rientro deve contenere sia le misure di riequilibrio del profilo erogativo dei livelli essenziali di assistenza, per renderlo conforme a quello desumibile dal vigente Piano sanitario nazionale e dal vigente decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di fissazione dei medesimi livelli essenziali di assistenza, sia le misure necessarie all'azzeramento del disavanzo entro il 2010, sia gli obblighi e le procedure previsti dall'articolo 8 dell'intesa 23 marzo 2005 sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005. Tale accesso presuppone che sia scattata formalmente in modo automatico o che sia stato attivato l'innalzamento ai livelli massimi dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive. Qualora nel procedimento di verifica annuale del piano si prefiguri il mancato rispetto di parte degli obiettivi intermedi di riduzione del disavanzo contenuti nel piano di rientro, la regione interessata può proporre misure equivalenti che devono essere approvate dai Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze. In ogni caso l'accertato verificarsi del mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi comporta che, con riferimento all'anno d'imposta dell'esercizio successivo, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive si applicano oltre i livelli massimi previsti dalla legislazione vigente fino all'integrale copertura dei mancati obiettivi. Qualora invece sia verificato che il rispetto degli obiettivi intermedi è stato conseguito con risultati ottenuti quantitativamente migliori, la regione interessata può ridurre, con riferimento all'anno d'imposta dell'esercizio successivo, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive per la quota corrispondente al miglior risultato ottenuto. Gli interventi individuati dai programmi operativi di riorganizzazione, qualificazione o di potenziamento del servizio sanitario regionale, necessari per il perseguimento dell'equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, oggetto degli accordi di cui all'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, come integrati dagli accordi di cui all'articolo 1, commi 278 e 281, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono vincolanti per la regione che ha sottoscritto l'accordo e le determinazioni in esso previste possono comportare effetti di variazione dei provvedimenti normativi ed amministrativi già adottati dalla medesima regione in materia di programmazione sanitaria;

c) all'articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, le parole: «all'anno d'imposta 2006» sono sostituite dalle seguenti: «agli anni di imposta 2006 e successivi». Il procedimento per l'accertamento delle risultanze contabili regionali, ai fini dell'avvio delle procedure di cui al citato articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è svolto dal Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all'articolo 12 della citata intesa 23 marzo 2005;

d) al fine di consentire in via anticipata l'erogazione del finanziamento a carico dello Stato:

1) in deroga a quanto stabilito dall'articolo 13, comma 6, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, il Ministero dell'economia e delle finanze, per gli anni 2007, 2008 e 2009, è autorizzato a concedere alle regioni a statuto ordinario anticipazioni con riferimento alle somme indicate alla lettera a) del presente comma da accreditare sulle contabilità speciali di cui al comma 6 dell'articolo 66 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in essere presso le tesorerie provinciali dello Stato, nella misura pari al 97 per cento delle somme dovute alle regioni a statuto ordinario a titolo di finanziamento della quota indistinta del fabbisogno sanitario, quale risulta dall'intesa espressa, ai sensi delle norme vigenti, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla ripartizione delle disponibilità finanziarie complessive destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale per i medesimi anni;

2) per gli anni 2007, 2008 e 2009, il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato a concedere alla regione Sicilia anticipazioni nella misura pari al 97 per cento delle somme dovute a tale regione a titolo di finanziamento della quota indistinta, quale risulta dall'intesa espressa, ai sensi delle norme vigenti, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla ripartizione delle disponibilità finanziarie complessive destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale per i medesimi anni, al netto delle entrate proprie e delle partecipazioni della medesima regione;

3) alle regioni che abbiano superato tutti gli adempimenti dell'ultima verifica effettuata dal Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all'articolo 12 della citata intesa 23 marzo 2005, si riconosce la possibilità di un incremento di detta percentuale compatibilmente con gli obblighi di finanza pubblica;

4) all'erogazione dell'ulteriore 3 per cento nei confronti delle singole regioni si provvede a seguito dell'esito positivo della verifica degli adempimenti previsti dalla vigente normativa e dalla presente legge;

5) nelle more dell'intesa espressa, ai sensi delle norme vigenti, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla ripartizione delle disponibilità finanziarie complessive destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, le anticipazioni sono commisurate al livello del finanziamento corrispondente a quello previsto dal riparto per l'anno 2006, quale risulta dall'intesa espressa dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e incrementato, a decorrere dall'anno 2008, sulla base del tasso di crescita del prodotto interno lordo nominale programmato;

6) sono autorizzati, in sede di conguaglio, eventuali recuperi necessari anche a carico delle somme a qualsiasi titolo spettanti alle regioni per gli esercizi successivi;

7) sono autorizzate, a carico di somme a qualsiasi titolo spettanti, le compensazioni degli importi a credito e a debito di ciascuna regione e provincia autonoma, connessi alla mobilità sanitaria interregionale di cui all'articolo 12, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, nonché alla mobilità sanitaria internazionale di cui all'articolo 18, comma 7, dello stesso decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni. I predetti importi sono definiti dal Ministero della salute di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;

e) ai fini della copertura dei disavanzi pregressi nel settore sanitario, cumulativamente registrati e certificati fino all'anno 2005, al netto per l'anno 2005 della copertura derivante dall'incremento automatico delle aliquote, di cui all'articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come da ultimo modificato dalla lettera c) del presente comma, per le regioni che, al fine della riduzione strutturale del disavanzo, sottoscrivono l'accordo richiamato alla lettera b) del presente comma e accedono al Fondo transitorio di cui alla medesima lettera b), risultano idonei criteri di copertura a carattere pluriennale derivanti da specifiche entrate certe e vincolate, in sede di verifica degli adempimenti del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui all'articolo 12 della citata intesa 23 marzo 2005;

f) per gli anni 2007 e seguenti sono confermate le misure di contenimento della spesa farmaceutica assunte dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ai fini del rispetto dei tetti stabiliti dall'articolo 48, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, con le deliberazioni del consiglio di amministrazione n. 34 del 22 dicembre 2005, n. 18 dell'8 giugno 2006, n. 21 del 21 giugno 2006, n. 25 del 20 settembre 2006 e n. 26 del 27 settembre 2006, salvo rideterminazioni delle medesime da parte dell'AIFA stessa sulla base del monitoraggio degli andamenti effettivi della spesa;

g) nei confronti delle regioni che abbiano comunque garantito la copertura degli eventuali relativi disavanzi, è consentito l'accesso agli importi di cui all'articolo 1, comma 181, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, con riferimento alla spesa farmaceutica registrata negli esercizi 2005 e 2006 anche alle seguenti condizioni:

1) con riferimento al superamento del tetto del 13 per cento, per la spesa farmaceutica convenzionata, in assenza del rispetto dell'obbligo regionale di contenimento della spesa per la quota a proprio carico, con le misure di cui all'articolo 5 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, l'avvenuta applicazione, entro la data del 28 febbraio 2007, nell'ambito della procedura di cui all'articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come da ultimo modificato dalla lettera c) del presente comma, di una quota fissa per confezione di importo idoneo a garantire l'integrale contenimento del 40 per cento;

2) con riferimento al superamento della soglia del 3 per cento, per la spesa farmaceutica non convenzionata, in assenza del rispetto dell'obbligo regionale di contenimento della spesa per la quota a proprio carico, l'avvenuta presentazione, da parte della regione interessata, entro la data del 28 febbraio 2007, ai Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze di un Piano di contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera, che contenga interventi diretti al controllo dei farmaci innovativi, al monitoraggio dell'uso appropriato degli stessi e degli appalti per l'acquisto dei farmaci, la cui idoneità deve essere verificata congiuntamente nell'ambito del Comitato paritetico permanente per la verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti di cui alla citata intesa 23 marzo 2005;

h) all'articolo 1, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) il secondo periodo è sostituito dal seguente: «I percorsi diagnostico-terapeutici sono costituiti dalle linee-guida di cui all'articolo 1, comma 283, terzo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nonché da percorsi definiti ed adeguati periodicamente con decreto del Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Comitato strategico del Sistema nazionale linee-guida, di cui al decreto del Ministro della salute 30 giugno 2004, integrato da un rappresentante della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri»;

2) al terzo periodo, le parole: «Il Ministro della sanità» sono sostituite dalle seguenti: «Il Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,» e dopo le parole: «di Trento e di Bolzano,» sono inserite le seguenti: «entro il 31 marzo 2007,»;

i) ai fini del programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico, l'importo fissato dall'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni, come rideterminato dall'articolo 83, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è elevato a 20 miliardi di euro, fermo restando, per la sottoscrizione di accordi di programma con le regioni e l'assegnazione di risorse agli altri enti del settore sanitario interessati, il limite annualmente definito in base alle effettive disponibilità di bilancio. Il maggior importo di cui al presente comma è vincolato per 500 milioni di euro alla riqualificazione strutturale e tecnologica dei servizi di radiodiagnostica e di radioterapia di interesse oncologico con prioritario riferimento alle regioni meridionali ed insulari, per 100 milioni di euro ad interventi per la realizzazione di strutture residenziali dedicate alle cure palliative con prioritario riferimento alle regioni che abbiano completato il programma realizzativo di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 450, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1999, n. 39, e che abbiano avviato programmi di assistenza domiciliare nel campo delle cure palliative, per 100 milioni di euro all'implementazione e all'ammodernamento dei sistemi informatici delle aziende sanitarie ed ospedaliere e all'integrazione dei medesimi con i sistemi informativi sanitari delle regioni e per 100 milioni di euro per strutture di assistenza odontoiatrica. Il riparto fra le regioni del maggiore importo di cui alla presente lettera è effettuato con riferimento alla valutazione dei bisogni relativi ai seguenti criteri e linee prioritarie:

1) innovazione tecnologica delle strutture del Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento alla diagnosi e terapia nel campo dell'oncologia e delle malattie rare;

2) superamento del divario Nord-Sud;

3) possibilità per le regioni che abbiano già realizzato la programmazione pluriennale, di attivare una programmazione aggiuntiva;

4) messa a norma delle strutture pubbliche ai sensi dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, pubblicato nel supplemento ordinario n. 37 alla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 1997;

5) premialità per le regioni sulla base della tempestività e della qualità di interventi di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico già eseguiti per una quota pari al 10 per cento;

l) fatto salvo quanto previsto in materia di aggiornamento dei tariffari delle prestazioni sanitarie dall'articolo 1, comma 170, quarto periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come modificato dalla presente lettera, a partire dalla data di entrata in vigore della presente legge le strutture private accreditate, ai fini della remunerazione delle prestazioni rese per conto del Servizio sanitario nazionale, praticano uno sconto pari al 2 per cento degli importi indicati per le prestazioni specialistiche dal decreto del Ministro della sanità 22 luglio 1996, pubblicato nel supplemento ordinario n. 150 alla Gazzetta Ufficiale n. 216 del 14 settembre 1996, e pari al 20 per cento degli importi indicati per le prestazioni di diagnostica di laboratorio dal medesimo decreto. Fermo restando il predetto sconto, le regioni provvedono, entro il 28 febbraio 2007, ad approvare un piano di riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private accreditate eroganti prestazioni specialistiche e di diagnostica di laboratorio, al fine dell'adeguamento degli standard organizzativi e di personale coerenti con i processi di incremento dell'efficienza resi possibili dal ricorso a metodiche automatizzate. All'articolo 1, comma 170, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, sentite le società scientifiche e le associazioni di categoria interessate»;

m) a decorrere dal 1o gennaio 2007, per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale gli assistiti non esentati dalla quota di partecipazione al costo sono tenuti al pagamento di una quota fissa sulla ricetta pari a 10 euro. Per le prestazioni erogate in regime di pronto soccorso ospedaliero non seguite da ricovero, la cui condizione è stata codificata come codici bianco e verde, ad eccezione di quelli afferenti al pronto soccorso a seguito di traumatismi ed avvelenamenti acuti, gli assistiti non esenti sono tenuti al pagamento di una quota fissa pari a 25 euro. La quota fissa per le prestazioni erogate in regime di pronto soccorso non è, comunque, dovuta dagli assistiti non esenti di età inferiore a 14 anni;

n) all'articolo 1, comma 292, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a) con le procedure di cui all'articolo 54 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si provvede, entro il 28 febbraio 2007, alla modificazione degli allegati al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, e successive modificazioni, di definizione dei livelli essenziali di assistenza, finalizzata all'inserimento, nell'elenco delle prestazioni di specialistica ambulatoriale, di prestazioni già erogate in regime di ricovero ospedaliero, nonché alla integrazione e modificazione delle soglie di appropriatezza per le prestazioni di ricovero ospedaliero in regime di ricovero ordinario diurno»;

o) a decorrere dal 1o gennaio 2007, i cittadini, anche se esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria, che non abbiano ritirato i risultati di visite o esami diagnostici e di laboratorio sono tenuti al pagamento per intero della prestazione usufruita, con le modalità più idonee al recupero delle somme dovute stabilite dai provvedimenti regionali;

p) a decorrere dal 1o gennaio 2008, cessano i transitori accreditamenti delle strutture private già convenzionate, ai sensi dell'articolo 6, comma 6, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, non confermati da accreditamenti provvisori o definitivi disposti ai sensi dell'articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni;

q) le regioni provvedono ad adottare provvedimenti finalizzati a garantire che dal 1o gennaio 2010 cessino gli accreditamenti provvisori delle strutture private, di cui all'articolo 8-quater, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, non confermati dagli accreditamenti definitivi di cui all'articolo 8-quater, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 502 del 1992;

r) le regioni provvedono ad adottare provvedimenti finalizzati a garantire che, a decorrere dal 1o gennaio 2008, non possano essere concessi nuovi accreditamenti, ai sensi dell'articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, in assenza di un provvedimento regionale di ricognizione e conseguente determinazione, ai sensi del comma 8 del medesimo articolo 8-quater del decreto legislativo n. 502 del 1992. Il provvedimento di ricognizione è trasmesso al Comitato paritetico permanente per la verifica dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza di cui all'articolo 9 della citata intesa 23 marzo 2005. Per le regioni impegnate nei piani di rientro previsti dall'accordo di cui alla lettera b), le date del 1o gennaio 2008 di cui alla presente lettera e alla lettera p) sono anticipate al 1o luglio 2007 limitatamente alle regioni nelle quali entro il 31 maggio 2007 non si sia provveduto ad adottare o ad aggiornare, adeguandoli alle esigenze di riduzione strutturale dei disavanzi, i provvedimenti di cui all'articolo 8-quinquies, commi 1 e 2, del citato decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni;

s) il Ministero della salute, avvalendosi della Commissione unica sui dispositivi medici e della collaborazione istituzionale dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, individua, entro il 31 gennaio 2007, tipologie di dispositivi per il cui acquisto la corrispondente spesa superi il 50 per cento della spesa complessiva dei dispositivi medici registrata per il Servizio sanitario nazionale. Fermo restando quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 57 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e dal numero 2) della lettera a) del comma 409 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, entro il 30 aprile 2007, con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabiliti i prezzi dei dispositivi individuati ai sensi della presente lettera, da assumere, con decorrenza dal 1o maggio 2007, come base d'asta per le forniture del Servizio sanitario nazionale. I prezzi sono stabiliti tenendo conto dei più bassi prezzi unitari di acquisto da parte del Servizio sanitario nazionale risultanti dalle informazioni in possesso degli osservatori esistenti e di quelle rese disponibili dall'ottemperanza al disposto del successivo periodo della presente lettera. Entro il 15 marzo 2007 le regioni trasmettono al Ministero della salute - Direzione generale dei farmaci e dei dispositivi medici, anche per il tramite dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, i prezzi unitari corrisposti dalle aziende sanitarie nel corso del biennio 2005-2006; entro la stessa data le aziende che producono o commercializzano in Italia dispositivi medici trasmettono alla predetta Direzione generale, sulla base di criteri stabiliti con decreto del Ministro della salute, i prezzi unitari relativi alle forniture effettuate alle aziende sanitarie nel corso del medesimo biennio. Nelle gare in cui la fornitura di dispositivi medici è parte di una più ampia fornitura di beni e servizi, l'offerente deve indicare in modo specifico il prezzo unitario di ciascun dispositivo e i dati identificativi dello stesso. Il Ministero della salute, avvalendosi della Commissione unica sui dispositivi medici e della collaborazione istituzionale dell'Istituto superiore di sanità e dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, promuove la realizzazione, sulla base di una programmazione annuale, di studi sull'appropriatezza dell'impiego di specifiche tipologie di dispositivi medici, anche mediante comparazione dei costi rispetto ad ipotesi alternative. I risultati degli studi sono pubblicati sul sito INTERNET del Ministero della salute;

t) la disposizione di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94, non è applicabile al ricorso a terapie farmacologiche a carico del Servizio sanitario nazionale, che, nell'ambito dei presìdi ospedalieri o di altre strutture e interventi sanitari, assuma carattere diffuso e sistematico e si configuri, al di fuori delle condizioni di autorizzazione all'immissione in commercio, quale alternativa terapeutica rivolta a pazienti portatori di patologie per le quali risultino autorizzati farmaci recanti specifica indicazione al trattamento. Il ricorso a tali terapie è consentito solo nell'ambito delle sperimentazioni cliniche dei medicinali di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 211. In caso di ricorso improprio si applicano le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 4 e 5, del citato decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94. Le regioni provvedono ad adottare entro il 28 febbraio 2007 disposizioni per le aziende sanitarie locali, per le aziende ospedaliere, per le aziende ospedaliere universitarie e per gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico volte alla individuazione dei responsabili dei procedimenti applicativi delle disposizioni di cui alla presente lettera, anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa per danno erariale. Fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali di cui alla presente lettera, tale responsabilità è attribuita al direttore sanitario delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle aziende ospedaliere universitarie e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

420. Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre lo Stato è incrementato per l'anno 2006 di 2.000 milioni di euro. Tale importo è ripartito fra le regioni con i medesimi criteri adottati per lo stesso anno, salvo diversa proposta di riparto elaborata dalle regioni da trasmettere al Ministero della salute e al Ministero dell'economia e delle finanze entro il 15 gennaio 2007.

421. Al secondo periodo del comma 289 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le parole: «per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008» sono sostituite dalle seguenti: «per l'anno 2006 e di 7 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2007».

422. Con le modalità di cui all'articolo 1, comma 9, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, su proposta del Ministro della salute, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, è modificato il Piano sanitario nazionale 2006-2008, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2006, pubblicato nel supplemento ordinario n. 149 alla Gazzetta Ufficiale n. 139 del 17 giugno 2006, al fine di armonizzarne i contenuti e la tempistica al finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale per il triennio 2007-2009.

423. Il prezzo al pubblico dei medicinali non soggetti a prescrizione medica disciplinati dall'articolo 96 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è stabilito da ciascun titolare di farmacia o di esercizio di vendita previsto dall'articolo 5 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. Il prezzo deve essere chiaramente reso noto al pubblico nel punto di vendita, mediante listini o altre equivalenti modalità. Nei confronti dei medicinali predetti cessano di applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 73, comma 1, lettera r), del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, all'articolo 85, comma 25, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 1, comma 3, secondo periodo, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149.

424. Fino al 31 dicembre 2007, le farmacie e gli altri esercizi al dettaglio non possono vendere i medicinali di cui al comma 423 a un prezzo superiore al prezzo massimo di vendita in vigore al 31 dicembre 2006, pubblicato sul sito INTERNET dell'AIFA. Per lo stesso periodo, fino al 31 dicembre 2007 le aziende farmaceutiche titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio nella cessione dei prodotti al dettagliante devono assicurare un margine non inferiore al 25 per cento calcolato sul prezzo massimo di vendita di cui al periodo precedente.

425. Sul prezzo massimo di vendita di cui al comma 424 è calcolato, fino al 31 dicembre 2007, lo sconto minimo cui hanno diritto, ai sensi della normativa vigente, gli ospedali e le altre strutture del Servizio sanitario nazionale che acquistano i medicinali di cui al comma 423 dai produttori e dai titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio.

426. Il prezzo di vendita al pubblico dei medicinali soggetti a prescrizione medica appartenenti alla classe c) di cui all'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, stabilito dai titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio ai sensi dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149, non può essere superiore, per l'anno 2007, al prezzo in vigore nel 2006, aumentato sulla base delle variazioni dell'indice ISTAT sul costo della vita relative al periodo dicembre 2005-dicembre 2006.

427. Al fine di rimuovere gli squilibri sanitari connessi alla disomogenea distribuzione registrabile tra le varie realtà regionali nelle attività realizzative del Piano sanitario nazionale, per il triennio 2007, 2008 e 2009 è istituito un Fondo per il cofinanziamento dei progetti attuativi del Piano sanitario nazionale nonché per il cofinanziamento di analoghi progetti da parte delle regioni Valle d'Aosta e Friuli- Venezia Giulia e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

428. L'importo annuale del Fondo di cui al comma 427 è stabilito in 65,5 milioni di euro, di cui 5 milioni per iniziative nazionali realizzate dal Ministero della salute e 60,5 milioni da assegnare alle regioni ed alle province autonome di Trento e di Bolzano, con decreto del Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per l'integrazione ed il cofinanziamento dei progetti regionali in materia di:

a) sperimentazione del modello assistenziale case della salute, per 10 milioni di euro;

b) iniziative per la salute della donna ed iniziative a favore delle gestanti, della partoriente e del neonato, per 10 milioni di euro;

c) malattie rare, per 30 milioni di euro;

d) implementazione della rete delle unità spinali unipolari, per 10,5 milioni di euro.

429. L' importo di 60,5 milioni di euro di cui al comma 428 è assegnato con decreto del Ministro della salute, su proposta del Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 9 dell'intesa 23 marzo 2005 sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, alle regioni che abbiano presentato i progetti attuativi del Piano sanitario nazionale contenenti linee di intervento relative alle materie di cui al comma 428, coerenti con linee progettuali previamente indicate con decreto del Ministro della salute.

430. Per il proseguimento dell'intervento speciale per la diffusione degli screening oncologici di cui all'articolo 2-bis del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2004, n. 138, è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2007 e 18 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, per la concessione da parte del Ministero della salute di finanziamenti finalizzati alle regioni meridionali ed insulari.

431. All'articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3, terzo periodo, dopo le parole: «accertamenti specialistici prescritti» sono aggiunte le seguenti: «ovvero dei dispositivi di assistenza protesica e di assistenza integrativa»;

b) al comma 5, primo periodo, dopo le parole: «presidi di specialistica ambulatoriale» sono inserite le seguenti: «, delle strutture per l'erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa»;

c) dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:

«5-bis. Per le finalità di cui al comma 1, a partire dal 1o luglio 2007, il Ministero dell'economia e delle finanze rende disponibile il collegamento in rete dei medici del SSN di cui al comma 2, in conformità alle regole tecniche concernenti il Sistema pubblico di connettività ed avvalendosi, ove possibile, delle infrastrutture regionali esistenti, per la trasmissione telematica dei dati delle ricette al Ministero dell'economia e delle finanze e delle certificazioni di malattia all'INPS, secondo quanto previsto all'articolo 1, comma 149, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, da emanare, entro il 30 aprile 2007, ai sensi del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, sulla proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri della salute e del lavoro e della previdenza sociale, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite le regole tecniche concernenti i dati di cui al presente comma e le modalità di trasmissione. Ai fini predetti, il parere del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione è reso entro il 31 marzo 2007, in mancanza, il predetto decreto può essere comunque emanato. Con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro della salute sono emanate le ulteriori disposizioni attuative del presente comma.

5-ter. Per la trasmissione telematica dei dati delle ricette di cui al comma 5-bis, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute, è definito un contributo da riconoscere ai medici convenzionati con il SSN, per l'anno 2008, nei limiti di 10 milioni di euro. Al relativo onere si provvede utilizzando le risorse di cui al comma 12»;

d) al comma 7, secondo periodo, dopo le parole: «All'atto della utilizzazione di una ricetta medica recante la prescrizione di prestazioni specialistiche» sono inserite le seguenti: «ovvero dei dispositivi di assistenza protesica e di assistenza integrativa» e dopo le parole: «codici del nomenclatore delle prestazioni specialistiche» sono aggiunte le seguenti: «ovvero i codici del nomenclatore delle prestazioni di assistenza protesica ovvero i codici del repertorio dei prodotti erogati nell'ambito dell'assistenza integrativa»;

e) al comma 8, primo periodo, dopo le parole: «pubbliche e private» sono aggiunte le seguenti: «e per le strutture di erogazione dei servizi sanitari non autorizzate al trattamento del codice fiscale dell'assistito»;

f) al comma 9, primo periodo, dopo le parole: «Al momento della ricezione dei dati trasmessi telematicamente ai sensi» sono inserite le seguenti: «del comma 5-bis e»; al medesimo comma, ultimo periodo, dopo le parole: «e al nomenclatore ambulatoriale» sono aggiunte le seguenti: «e al nomenclatore delle prestazioni di assistenza protesica e al repertorio dei prodotti erogati nell'ambito dell'assistenza integrativa»;

g) al comma 10, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute, da emanare entro il 31 marzo 2007, sono definiti i dati, relativi alla liquidazione periodica dei rimborsi erogati alle strutture di erogazione di servizi sanitari, che le aziende sanitarie locali di ogni regione trasmettono al Ministero dell'economia e delle finanze, nonché le modalità di trasmissione».

432. Qualora il farmacista titolare di farmacia privata o direttore di una farmacia gestita da una società di farmacisti ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, sia condannato con sentenza passata in giudicato, per il reato di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, l'autorità competente può dichiarare la decadenza dall'autorizzazione all'esercizio della farmacia, anche in mancanza delle condizioni previste dall'articolo 113, primo comma, lettera e), del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265. La decadenza è comunque dichiarata quando la sentenza abbia accertato un danno superiore a 50.000 euro, anche nell'ipotesi di mancata costituzione in giudizio della parte civile.

433. Quando la truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale, accertata con sentenza passata in giudicato, è commessa da altro sanitario che, personalmente o per il tramite di una società di cui è responsabile, eroga prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale, è subito avviata, sulla base delle norme vigenti, la procedura di risoluzione del rapporto instaurato con il Servizio sanitario nazionale; il rapporto è risolto di diritto quando la sentenza abbia accertato un danno superiore a 50.000 euro, anche nell'ipotesi di mancata costituzione in giudizio della parte civile.

434. Per gli anni 2007, 2008 e 2009, nell'utilizzazione delle risorse previste nella Tabella C allegata alla presente legge e destinate al finanziamento di progetti di ricerca sanitaria di cui all'articolo 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, un importo pari a 10 milioni di euro è vincolato al finanziamento di progetti proposti dagli Istituti zooprofilattici sperimentali in materia di sicurezza degli alimenti, e tre importi pari a 3 milioni di euro ciascuno sono vincolati al finanziamento di progetti per il miglioramento degli interventi di diagnosi e cura delle malattie rare anche in riferimento alla facilitazione della erogazione ai pazienti dei farmaci orfani, al finanziamento di progetti per l'utilizzazione di cellule staminali e al finanziamento di progetti per la qualificazione ed il potenziamento delle attività di tutela della salute nei luoghi di lavoro.

435. Ai fini del completamento delle attività di cui all'articolo 92, comma 7, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all'articolo 4, comma 170, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, è autorizzato lo stanziamento di 8 milioni di euro per gli anni 2007, 2008 e 2009 a favore dell'Istituto superiore di sanità.

436. Con accordo tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, concluso ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, su proposta del Ministro della salute, sono definiti gli indirizzi per la realizzazione di un programma di farmacovigilanza attiva, attraverso la stipula di convenzioni tra l'AIFA e le singole regioni per l'utilizzazione delle risorse di cui all'articolo 36, comma 14, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, pari a 25 milioni di euro, confluite nelle fonti di finanziamento del bilancio ordinario dell'AIFA.

437. Al fine di evitare sprechi di confezioni di medicinali correlati alla non chiara leggibilità della data di scadenza posta con modalità «a secco», la data di scadenza e il numero di lotto riportati sulle confezioni dei medicinali per uso umano devono essere stampati, con caratteri non inferiori al corpo 8, a inchiostro o con altra modalità che assicuri il contrasto cromatico fra tali indicazioni e lo sfondo del materiale di confezionamento.

438. Al fine di favorire il mantenimento di un'efficiente rete di assistenza farmaceutica territoriale anche nelle zone disagiate, l'ulteriore riduzione delle percentuali di sconto a carico delle farmacie con un fatturato annuo in regime di Servizio sanitario nazionale al netto dell'IVA non superiore ad euro 258.228,45 rispetto alla riduzione prevista dal quinto periodo del comma 40 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni, disposta, limitatamente all'arco temporale decorrente dal 1o marzo al 31 dicembre 2006, dall'articolo 38 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, è prorogata per il triennio 2007-2009. La misura dell'ulteriore riduzione è annualmente stabilita con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per una maggiore spesa complessiva, a carico del Servizio sanitario nazionale, non superiore a 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Per la copertura dei relativi oneri è autorizzata la spesa di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

439. È autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l'anno 2007 e di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 per la promozione da parte del Ministero della salute ed il finanziamento di un progetto di sperimentazione gestionale, ai sensi dell'articolo 9-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, da autorizzare da parte della regione Lazio con la partecipazione della regione Puglia, della Regione siciliana e di altre regioni interessate, finalizzato alla realizzazione, nella città di Roma, di un Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà, con compiti di prevenzione, cura, formazione e ricerca sanitaria, in cui far confluire il Centro di riferimento della regione Lazio per la promozione della salute delle popolazioni migranti, senza fissa dimora, nomadi e a rischio di emarginazione, già operante presso l'Istituto dermosifilopatico Santa Maria e San Gallicano-IFO.

440. Al fine di addivenire al completo trasferimento della spesa sanitaria a carico del bilancio della Regione siciliana, la misura del concorso della Regione a tale spesa è pari al 44,85 per cento per l'anno 2007, al 47,05 per cento per l'anno 2008 e al 49,11 per cento per l'anno 2009.

441. L'applicazione delle disposizioni di cui al comma 440, ferma restando la decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, resta sospesa fino al 30 aprile 2007, in attesa del raggiungimento dell'intesa preliminare all'emanazione delle nuove norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana.

442. L'articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

«Art. 8. - Le entrate della regione sono costituite:

a) dai sette decimi del gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle persone giuridiche riscosse nel territorio della regione;

b) dai nove decimi del gettito delle imposte sul bollo, di registro, ipotecarie, sul consumo dell'energia elettrica e delle tasse sulle concessioni governative percette nel territorio della regione;

c) dai cinque decimi delle imposte sulle successioni e donazioni riscosse nel territorio della regione;

d) dai nove decimi dell'imposta di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della regione;

e) dai nove decimi della quota fiscale dell'imposta erariale di consumo relativa ai prodotti dei monopoli dei tabacchi consumati nella regione;

f) dai nove decimi del gettito dell'imposta sul valore aggiunto generata sul territorio regionale da determinare sulla base dei consumi regionali delle famiglie rilevati annualmente dall'ISTAT;

g) dai canoni per le concessioni idroelettriche;

h) da imposte e tasse sul turismo e da altri tributi propri che la regione ha facoltà di istituire con legge in armonia con i princìpi del sistema tributario dello Stato;

i) dai redditi derivanti dal proprio patrimonio e dal proprio demanio;

l) da contributi straordinari dello Stato per particolari piani di opere pubbliche e di trasformazione fondiaria;

m) dai sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione di quelle di spettanza di altri enti pubblici.

Nelle entrate spettanti alla regione Sardegna sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della regione».

443. Ad integrazione delle somme stanziate negli anni 2004, 2005 e 2006 è autorizzata la spesa di euro 25 milioni per ciascuno degli anni dal 2007 al 2026 per la devoluzione alla regione Sardegna delle quote di compartecipazione all'IVA riscossa nel territorio regionale, concordate, ai sensi dell'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, n. 250, per gli anni 2004, 2005 e 2006.

444. Dall'anno 2007 la regione Sardegna provvede al finanziamento del fabbisogno complessivo del Servizio sanitario nazionale sul proprio territorio senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato.

445. Alla regione Sardegna sono trasferite le funzioni relative al trasporto pubblico locale (Ferrovie Sardegna e ferrovie meridionali sarde) e le funzioni relative alla continuità territoriale.

446. L'attuazione delle previsioni relative alla compartecipazione al gettito delle imposte di cui alle lettere a) e m) del primo comma dell'articolo 8 dello Statuto di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, come da ultimo sostituito dal comma 442 del presente articolo, non può determinare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato superiori rispettivamente a 344 milioni di euro per l'anno 2007, a 371 milioni di euro per l'anno 2008 e a 482 milioni di euro per l'anno 2009. La nuova compartecipazione della regione Sardegna al gettito erariale entra a regime dall'anno 2010.

447. Dall'attuazione del combinato disposto della lettera f) del primo comma dell'articolo 8 del citato Statuto di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, come da ultimo sostituito dal comma 442, e del comma 444, per gli anni 2007, 2008 e 2009 non può derivare alcun onere aggiuntivo per il bilancio dello Stato. Per gli anni 2007-2009 la quota dei nove decimi dell'IVA sui consumi viene attribuita sino alla concorrenza dell'importo risultante a carico della regione per la spesa sanitaria dalle delibere del CIPE per gli stessi anni 2007-2009 aumentato dell'importo di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

448. Per gli anni 2007, 2008 e 2009 gli oneri relativi alle funzioni trasferite di cui al comma 445 rimangono a carico dello Stato.

449. Al fine di perseguire la maggiore efficacia delle misure di sostegno all'innovazione industriale, presso il Ministero dello sviluppo economico è istituito, ferme restando le vigenti competenze del CIPE, il Fondo per la competitività e lo sviluppo, al quale sono conferite le risorse assegnate ai Fondi di cui all'articolo 60, comma 3, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ed all'articolo 52 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, che sono contestualmente soppressi. Al Fondo è altresì conferita la somma di euro 300 milioni per il 2007 e di euro 400 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009, assicurando, unitamente al finanziamento dei progetti di cui al comma 450, la continuità degli interventi previsti dalla normativa vigente. Per la programmazione delle risorse nell'ambito del Fondo per la competitività e lo sviluppo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e quelle dettate per il funzionamento del Fondo di cui all'articolo 52 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Il Fondo è altresì alimentato, per quanto riguarda gli interventi da realizzare nelle aree sottoutilizzate, in coerenza con i relativi documenti di programmazione, dalle risorse assegnate dal CIPE al Ministero dello sviluppo economico nell'ambito del riparto del Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, e, per gli esercizi successivi al 2009, dalle risorse stanziate ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.

450. A valere sulla quota di risorse del Fondo individuata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze nonché con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, sentito il Ministro per i diritti e le pari opportunità, sono finanziati, nel rispetto degli obiettivi della Strategia di Lisbona stabiliti dal Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del 16 e 17 giugno 2005, i progetti di innovazione industriale individuati nell'ambito delle aree tecnologiche dell'efficienza energetica, della mobilità sostenibile, delle nuove tecnologie della vita, delle nuove tecnologie per il made in Italy e delle tecnologie innovative per i beni e le attività culturali.

451. Per l'individuazione dei contenuti di ciascuno dei progetti di cui al comma 450, il Ministro dello sviluppo economico, sentiti i Ministri dell'università e della ricerca, per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie locali, nonché gli altri Ministri interessati relativamente ai progetti in cui gli stessi concorrono, nomina un responsabile di progetto, scelto, in relazione alla complessità dei compiti, tra i soggetti in possesso di comprovati requisiti di capacità ed esperienza rispetto agli obiettivi tecnologico-produttivi da perseguire. Il responsabile di progetto, nella fase di elaborazione, avvalendosi eventualmente della collaborazione di strutture ed enti specializzati, provvede, con onere a carico delle risorse stanziate per i singoli progetti, alla definizione delle modalità e dei criteri per l'individuazione degli enti e delle imprese da coinvolgere nel progetto ed alla individuazione delle azioni e delle relative responsabilità attuative.

452. Il Ministro dello sviluppo economico, con decreti adottati, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, di concerto con i Ministri dell'università e della ricerca, per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie locali, nonché con gli altri Ministri interessati relativamente ai progetti cui gli stessi concorrono, adotta il progetto sulla base delle proposte del responsabile, e ne definisce le modalità attuative, anche prevedendo che dell'esecuzione siano incaricati enti strumentali all'amministrazione, ovvero altri soggetti esterni scelti nel rispetto delle disposizioni nazionali e comunitarie, ove le risorse di personale interno non risultino sufficienti ed adeguate, con onere a carico delle risorse stanziate per i singoli progetti. I progetti finanziati con le risorse per le aree sottoutilizzate sono trasmessi per l'approvazione, previa istruttoria, al CIPE, che si pronuncia in una specifica seduta, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio dei ministri e alla presenza dei Ministri componenti senza possibilità di delega. Ove il CIPE non provveda nel termine di trenta giorni, il Ministro dello sviluppo economico può comunque procedere all'attuazione del progetto. Il CIPE, con propria delibera, adotta, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le norme procedurali relative al proprio funzionamento per l'attuazione del presente comma.

453. Il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, istituisce appositi regimi di aiuto in conformità alla normativa comunitaria. Lo stesso Ministro riferisce annualmente al Parlamento e alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sui criteri utilizzati per l'individuazione dei progetti e delle azioni, sullo stato degli interventi finanziati e sul grado di raggiungimento degli obiettivi, allegando il prospetto inerente le spese sostenute per la gestione, che sono poste a carico dei singoli progetti nel limite massimo del 5 per cento di ciascuno stanziamento.

454. I progetti di cui al comma 450 possono essere oggetto di cofinanziamento deciso da parte di altre amministrazioni statali e regionali. A tal fine, il Ministero dello sviluppo economico assicura una sede stabile di cooperazione tecnica tra le amministrazioni interessate.

455. In attesa della riforma delle misure a favore dell'innovazione industriale, è istituito il Fondo per la finanza d'impresa, al quale sono conferite le risorse del Fondo di cui all'articolo 15 della legge 7 agosto 1997, n. 266, del Fondo di cui all'articolo 4, comma 106, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, che vengono soppressi, nonché le risorse destinate all'attuazione dell'articolo 106 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e dell'articolo 1, comma 222, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Al Fondo è altresì conferita la somma di euro 50 milioni per il 2007, di euro 100 milioni per il 2008 e di euro 150 milioni per il 2009. Il Fondo opera con interventi mirati a facilitare operazioni di concessione di garanzie su finanziamenti e di partecipazione al capitale di rischio delle imprese anche tramite banche o società finanziarie sottoposte alla vigilanza della Banca d'Italia e la partecipazione a operazioni di finanza strutturata, anche tramite sottoscrizione di fondi di investimento chiusi, privilegiando gli interventi di sistema in grado di attivare ulteriori risorse finanziarie pubbliche e private in coerenza con la normativa nazionale in materia di intermediazione finanziaria.

456. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge vengono stabilite le modalità di funzionamento del Fondo di cui al comma 455, anche attraverso l'affidamento diretto ad enti strumentali all'amministrazione ovvero altri soggetti esterni, con eventuale onere a carico delle risorse stanziate per i singoli progetti, scelti nel rispetto delle disposizioni nazionali e comunitarie, nonché i criteri per la realizzazione degli interventi di cui al medesimo comma 455, le priorità di intervento e le condizioni per la eventuale cessione a terzi degli impegni assunti a carico dei fondi le cui rinvenienze confluiscono al Fondo di cui al comma 455.

457. Fino all'emanazione del decreto di cui al comma 456, l'attuazione dei regimi di aiuto già ritenuti compatibili con il mercato comune dalla Commissione europea prosegue secondo le modalità già comunicate alla Commissione.

458. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono conferite al Fondo di cui al comma 455 le ulteriori disponibilità degli altri fondi di amministrazioni e soggetti pubblici nazionali per la finanza di imprese individuate dal medesimo decreto.

459. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono istituiti i diritti sui brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e sulla registrazione di disegni e modelli nonché i diritti di opposizione alla registrazione dei marchi d'impresa. Sono esonerate dal pagamento dei diritti di deposito e di trascrizione, relativamente ai brevetti per invenzione e ai modelli di utilità, le università, le amministrazioni pubbliche aventi fra i loro scopi istituzionali finalità di ricerca e le amministrazioni della difesa e delle politiche agricole alimentari e forestali. I diritti per il mantenimento in vita dei brevetti per invenzione industriale e per i modelli di utilità e per la registrazione di disegni e modelli, previsti dall'articolo 227 del codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, sono dovuti secondo i seguenti criteri: a) dalla quinta annualità per il brevetto per invenzione industriale; b) dal secondo quinquennio per il brevetto per modello di utilità; c) dal secondo quinquennio per la registrazione di disegni e modelli. Le somme derivanti dal pagamento dei diritti di cui al presente comma sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, anche al fine di potenziare le attività del medesimo Ministero di promozione, di regolazione e di tutela del sistema produttivo nazionale, di permettere alle piccole e medie imprese la piena partecipazione al sistema di proprietà industriale, di rafforzare il brevetto italiano, anche con l'introduzione della ricerca di anteriorità per le domande di brevetto per invenzione industriale.

460. Il Ministero dello sviluppo economico, al fine di contrastare il declino dell'apparato produttivo anche mediante salvaguardia e consolidamento di attività e livelli occupazionali delle imprese di rilevanti dimensioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, e successive modificazioni, che versino in crisi economico-finanziaria, istituisce, d'intesa con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, un'apposita struttura e prevede forme di cooperazione interorganica fra i due Ministeri, anche modificando il proprio regolamento di organizzazione e avvalendosi, per le attività ricognitive e di monitoraggio, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. A tal fine è autorizzata la spesa di euro 300.000 a decorrere dall'anno 2007, cui si provvede mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3 della legge 11 maggio 1999, n. 140. Con il medesimo provvedimento si provvede, anche mediante soppressione, al riordino degli organismi esistenti presso il Ministero dello sviluppo economico, finalizzati al monitoraggio delle attività industriali e delle crisi di impresa.

461. Gli interventi del Fondo di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, sono disposti sulla base di criteri e modalità fissati con delibera del CIPE su proposta del Ministro dello sviluppo economico, con la quale si provvede in particolare a determinare, in conformità agli orientamenti comunitari in materia, le tipologie di aiuto concedibile, le priorità di natura produttiva, i requisiti economici e finanziari delle imprese da ammettere ai benefìci e per l'eventuale coordinamento delle altre amministrazioni interessate. Per l'attuazione degli interventi di cui al presente comma il Ministero dello sviluppo economico può avvalersi, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, di Sviluppo Italia Spa. I commi 5 e 6 dell'articolo 11 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, sono abrogati.

462. Entro il 30 giugno di ogni anno il Governo presenta al Parlamento una relazione concernente l'operatività delle misure di sostegno previste dai commi da 449 a 461, con particolare riferimento ai risultati ottenuti e alle somme erogate.

463. Nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 354 e commi da 358 a 361, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, l'ambito di operatività del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI) è esteso alle leggi regionali di agevolazione degli investimenti produttivi e della ricerca.

464. Per le finalità di cui al comma 463, la Cassa depositi e prestiti Spa è autorizzata ad apportare alla dotazione iniziale del FRI un incremento nell'importo massimo fino a 2 miliardi di euro, nel rispetto dei limiti annuali di spesa sul bilancio dello Stato fissati ai sensi dell'articolo 1, comma 361, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, che allo scopo possono essere integrati:

a) a valere sul Fondo della competitività, secondo la procedura di cui al comma 452, per il finanziamento di interventi regionali complementari o integrativi dei progetti di innovazione industriale, approvati ai sensi del medesimo comma 452;

b) a valere sulle risorse delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi del comma 466.

465. Ai fini dell'attuazione degli interventi regionali complementari o integrativi dei progetti di innovazione industriale ai sensi del comma 464, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano stipulano apposite convenzioni, in conformità agli indirizzi fissati dai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, con la Cassa depositi e prestiti Spa, per la regolamentazione delle modalità di intervento, prevedendo anche la misura minima del tasso di interesse da applicare e la durata massima del piano di rientro.

466. Ai fini dell'attuazione del comma 464 relativamente agli interventi agevolativi alle imprese e alla ricerca previsti in atti di legislazione regionale o di programmazione comunitaria diversi da quelli di cui al comma 465, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono stipulare apposite convenzioni, in conformità agli indirizzi fissati dai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, con la Cassa depositi e prestiti Spa, per il finanziamento degli interventi di interesse, mediante l'impegno dei relativi limiti annuali di spesa, nonché per la regolamentazione delle modalità di intervento, prevedendo anche la misura minima del tasso di interesse da applicare e la durata massima del piano di rientro. I relativi oneri per interessi sono posti a carico delle regioni e delle province autonome.

467. Le risorse non utilizzate dalle regioni e dalle province autonome ai sensi del comma 466 integrano la dotazione del FRI dell'anno successivo.

468. Nell'ambito dei progetti elaborati dai soggetti convenzionati con il Ministero dello sviluppo economico per l'attuazione degli interventi di promozione e assistenza tecnica per l'avvio di imprese innovative operanti in comparti di attività ad elevato impatto tecnologico, di cui agli articoli 103 e 106 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, possono essere previsti anche programmi di ricerca e sviluppo svolti dalle imprese innovative di nuova costituzione ai sensi dell'articolo 14 della legge 17 febbraio 1982, n. 46, e successive modificazioni, e della direttiva del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 16 gennaio 2001, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2001, recante le direttive per la concessione delle agevolazioni del Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica di cui al citato articolo 14 della legge n. 46 del 1982.

469. Ai soggetti convenzionati con il Ministero dello sviluppo economico per le azioni di sostegno alla nascita di imprese innovative può essere affidata l'istruttoria dei programmi di cui al comma 468, secondo modalità anche semplificate, determinate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze.

470. Le iniziative agevolate finanziate a valere sugli strumenti della programmazione negoziata, non ancora completate alla data di scadenza delle proroghe concesse ai sensi della vigente normativa e che, alla medesima data, risultino realizzate in misura non inferiore al 30 per cento degli investimenti ammessi, possono essere completate entro il 31 dicembre 2007. La relativa rendicontazione è completata entro i sei mesi successivi.

471. In attuazione dell'articolo 119, quinto comma, della Costituzione e in coerenza con l'indirizzo assunto nelle Linee guida per l'elaborazione del Quadro strategico nazionale per la politica di coesione 2007-2013, approvate con l'intesa sancita dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in data 3 febbraio 2005, il Fondo per le aree sottoutilizzate, di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, iscritto nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, è incrementato di 64.217 milioni di euro, di cui 100 milioni per ciascuno degli anni 2007 e 2008, 5.000 milioni per l'anno 2009 e 59.017 milioni entro il 2015, per la realizzazione degli interventi di politica regionale nazionale relativi al periodo di programmazione 2007-2013. Non meno del 30 per cento delle risorse di cui al periodo precedente è destinato al finanziamento di infrastrutture e servizi di trasporto di rilievo strategico nelle regioni meridionali. La dotazione aggiuntiva complessiva ed il periodo finanziario di riferimento, di cui al presente comma, non possono essere variati, salvo approvazione da parte del CIPE, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

472. Il Quadro strategico nazionale, in coerenza con l'indirizzo assunto nelle Linee guida di cui al comma 471, costituisce la sede della programmazione unitaria delle risorse aggiuntive, nazionali e comunitarie, e rappresenta, per le priorità individuate, il quadro di riferimento della programmazione delle risorse ordinarie in conto capitale, fatte salve le competenze regionali in materia. Per garantire l'unitarietà dell'impianto programmatico del Quadro strategico nazionale e per favorire l'ottimale e coordinato utilizzo delle relative risorse finanziarie, tenuto anche conto delle risorse ordinarie disponibili per la copertura degli interventi, presso il Ministero dello sviluppo economico è istituita, avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie già esistenti, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, una cabina di regia per gli interventi nel settore delle infrastrutture e dei trasporti, composta dai rappresentanti delle regioni del Mezzogiorno e dei Ministeri competenti.

473. Per il periodo di programmazione 2007-2013 e comunque non oltre l'esercizio 2015, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, la legge finanziaria determina la quota delle risorse di cui al comma 471 da iscrivere nel bilancio di ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale.

474. Le somme di cui al comma 471, iscritte nella Tabella F allegata alla presente legge, ai sensi del comma 473, sono interamente impegnabili a decorrere dal primo anno di iscrizione. Le somme non impegnate nell'esercizio di assegnazione possono essere mantenute in bilancio, quali residui, fino alla chiusura dell'esercizio 2013.

475. Le risorse individuate con delibere CIPE n. 19/04, del 29 settembre 2004, n. 34/05, del 27 maggio 2005, e n. 2/06, del 22 marzo 2006, per gli anni 2006 e 2007 e destinate a Sviluppo Italia Spa per contributi a fondo perduto a favore dell'autoimprenditorialità e dell'autoimpiego sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per una quota complessiva di 200 milioni di euro, di cui 125 milioni di euro a valere sulle risorse assegnate per l'anno 2006 e 75 milioni di euro a valere sulle risorse assegnate per l'anno 2007.

476. Al fine di garantire la massima efficacia degli interventi nel settore della ricerca, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'università e della ricerca, il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST). Al Fondo confluiscono le risorse annuali per i progetti di ricerca di interesse nazionale del Fondo per le agevolazioni alla ricerca, di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, del Fondo per gli investimenti della ricerca di base, di cui all'articolo 104 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e, per quanto di competenza del Ministero dell'università e della ricerca, del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni.

477. Il Fondo di cui al comma 476 è alimentato in via ordinaria dai conferimenti, annualmente disposti dalla legge finanziaria, dai rientri dei contributi concessi sotto forma di credito agevolato e, per quanto riguarda le aree sottoutilizzate, delle risorse assegnate dal CIPE, nell'ambito del riparto dell'apposito Fondo.

478. In attuazione delle indicazioni contenute nel Programma nazionale della ricerca di cui al decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, il Ministro dell'università e della ricerca, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, provvede alla ripartizione delle complessive risorse del Fondo.

479. Il Ministro dell'università e della ricerca, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, definisce i criteri di accesso e le modalità di utilizzo e gestione del Fondo di cui al comma 476 per la concessione delle agevolazioni al fine di garantire la massima efficacia ed omogeneità degli interventi. Fino alla data di entrata in vigore del predetto regolamento trovano applicazione le disposizioni attualmente vigenti per l'utilizzo delle risorse di cui al comma 476.

480. È autorizzata la spesa di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008 e di 360 milioni di euro per l'anno 2009 da destinare ad integrazione del Fondo di cui al comma 476.

481. Con lo scopo di assicurare una più efficace utilizzazione delle risorse finanziarie destinate all'attuazione degli interventi di cui al comma 288, è istituito, nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione, il Fondo per l'istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS). Al Fondo confluiscono le risorse annualmente stanziate a valere sull'autorizzazione di spesa di cui al comma 291, sul fondo iscritto nella legge 18 dicembre 1997, n. 440, nonché le risorse assegnate dal CIPE, per quanto riguarda le aree sottoutilizzate, per progetti finalizzati alla realizzazione dell'Istruzione e formazione tecnica superiore con l'obiettivo di migliorare l'occupabilità dei giovani che hanno concluso il secondo ciclo di istruzione e formazione.

482. Il Fondo di cui all'articolo 16, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266, e successive modificazioni, è integrato di 30 milioni di euro per l'anno 2007 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Il CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definisce le modalità per una semplificazione dei criteri di riparto e di gestione del cofinanziamento nazionale dei progetti strategici.

483. All'articolo 24, comma 4, lettera a), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, dopo la parola: «controgaranzie» sono inserite le seguenti: «e cogaranzie».

484. Per le finalità previste dall'articolo 24, comma 4, lettera a), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, come modificato dal comma 483 del presente articolo, è attribuito un contributo di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

485. Le disposizioni di cui all'articolo 13, comma 33, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, si applicano anche alle società finanziarie di cui all'articolo 24 del citato decreto legislativo n. 114 del 1998, come da ultimo modificato dal comma 483.

486. All'articolo 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) i commi 25, 26, 27 e 61-ter sono abrogati;

b) al comma 1 è soppresso il secondo periodo;

c) al comma 23, secondo periodo, le parole: «ai Fondi di garanzia indicati dai commi 25 e 28» sono sostituite dalle seguenti: «al Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662»;

d) al comma 24, le parole: «ai Fondi di garanzia previsti dai commi 25 e 28» sono sostituite dalle seguenti: «al Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662».

487. Per le finalità di cui all'articolo 3, primo comma, lettera a), della legge 24 dicembre 1985, n. 808, sono autorizzati contributi quindicennali di euro 40 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, da erogare alle imprese nazionali del settore aeronautico, ai sensi dell'articolo 5, comma 16-bis, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.

488. Per le finalità di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge 11 maggio 1999, n. 140, sono autorizzati contributi quindicennali di euro 10 milioni per l'anno 2007 e 30 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009, da erogare alle imprese nazionali ai sensi dell'articolo 5, comma 16-bis, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.

489. Per le finalità di cui all'articolo 4, comma 3, della legge 7 agosto 1997, n. 266, sono autorizzati contributi quindicennali rispettivamente di euro 50 milioni per l'anno 2007, 40 milioni per l'anno 2008 e 30 milioni per l'anno 2009, da erogare alle imprese nazionali ai sensi dell'articolo 5, comma 16-bis, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.

490. Gli incentivi alla ricerca applicata e alla innovazione tecnologica, relativi ai Fondi di competenza dei Ministeri dello sviluppo economico e dell'università e della ricerca e del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri sono gestiti dalle medesime amministrazioni in modo coordinato anche in conformità alle direttive adottate congiuntamente dai tre Ministri.

491. Le amministrazioni di cui al comma 490 conformano la propria attività a quanto disposto dal medesimo comma, in modo da assicurare criteri coordinati di selezione e valutazione delle domande, anche tramite l'emanazione di bandi unitari e l'acquisizione delle domande di agevolazione presso un unico ufficio, individuando idonee forme di coordinamento per la valutazione integrata delle domande stesse.

492. Per il finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 92, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è autorizzato un contributo quindicennale di 3 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007.

493. All'articolo 1, comma 366, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, la parola: «372» è sostituita dalla seguente: «371».

494. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo il comma 371 sono inseriti i seguenti:

«371-bis. In attesa dell'adozione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al comma 366, può essere riconosciuta una agevolazione statale a progetti in favore dei distretti produttivi adottati dalle regioni, per un ammontare massimo del 50 per cento delle risorse pubbliche complessivamente impiegate in ciascun progetto.

371-ter. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati i progetti regionali ammessi al beneficio di cui al comma 371-bis ed i relativi oneri per il bilancio dello Stato, fermo restando il limite massimo di cui al comma 372».

495. All'articolo 1, comma 372, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, la parola: «371» è sostituita dalla seguente: «371-ter».

496. Al fine di estendere e sostenere in tutto il territorio nazionale la realizzazione di progetti per la società dell'informazione è autorizzata una spesa di euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Con decreto di natura non regolamentare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione individua le azioni da realizzare sul territorio nazionale, le aree destinatarie della sperimentazione e le modalità operative e di gestione di tali progetti.

497. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un apposito fondo, denominato «Fondo per il sostegno agli investimenti per l'innovazione negli enti locali», con una dotazione finanziaria pari a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Il Fondo finanzia progetti degli enti locali relativi agli interventi di digitalizzazione dell' attività amministrativa, in particolare per quanto riguarda i procedimenti di diretto interesse dei cittadini e delle imprese.

498. Con successivo decreto dei Ministri per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e per gli affari regionali e le autonomie locali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, previo parere della Commissione permanente per l'innovazione tecnologica nelle regioni e negli enti locali di cui all'articolo 14, comma 3-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, vengono stabiliti i criteri di distribuzione ed erogazione del suddetto Fondo.

499. Per il finanziamento degli interventi a sostegno dell'economia nel settore dell'industria nazionale ad elevato contenuto tecnologico è istituito un apposito fondo iscritto nello stato di previsione del Ministero della difesa, con una dotazione di 1.700 milioni di euro per l'anno 2007, di 1.550 milioni di euro per l'anno 2008 e di 1.200 milioni di euro per l'anno 2009, per la realizzazione di programmi di investimento pluriennale per esigenze di difesa nazionale, derivanti anche da accordi internazionali. Dall'anno 2010, per la dotazione del fondo si provvede ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Con uno o più decreti del Ministro della difesa, da comunicare, anche con evidenze informatiche, al Ministero dell'economia e delle finanze, tramite l'ufficio centrale del bilancio, e alla Corte dei conti, sono individuati, nell'ambito della predetta pianificazione, i programmi in esecuzione o da avviare con le disponibilità del fondo, disponendo delle conseguenti variazioni di bilancio. Con decreti del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate le modalità e le procedure di assunzione di spesa anche a carattere pluriennale per i programmi derivati da accordi internazionali.

500. Per il finanziamento degli interventi consentiti dagli Orientamenti dell'Unione europea sugli aiuti di Stato del Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2007 e di 35 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009.

501. Per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, la dotazione del fondo da ripartire di cui all'articolo 1, comma 15, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nel quale confluiscono gli importi delle dotazioni di bilancio relative ai trasferimenti correnti alle imprese, è integrata di euro 600 milioni annui, ai fini della corresponsione dei corrispettivi per le imprese pubbliche in relazione agli oneri di servizio pubblico sostenuti in applicazione dei rispettivi contratti di programma.

502. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in attuazione dell' articolo 2 del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, e dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 novembre 1995, n. 481, sono emanate, tenendo conto dei princìpi del diritto comunitario, disposizioni in merito all'attuazione di quanto previsto dall'articolo 1-ter, comma 4, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, come modificato dall'articolo 1, comma 373, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, relativamente alla cessione delle quote superiori al 20 per cento del capitale delle società che sono proprietarie e che gestiscono reti nazionali di trasporto del gas naturale controllate direttamente o indirettamente dallo Stato.

503. Il termine del 31 dicembre 2008 stabilito dall'articolo 1-ter, comma 4, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, come modificato dall'articolo 1, comma 373, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nei soli confronti delle società di cui al comma 502 del presente articolo, è rideterminato in 24 mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al medesimo comma 502.

504. Per la realizzazione, l'acquisizione ed il completamento di opere pubbliche o di pubblica utilità i committenti tenuti all'applicazione del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, possono avvalersi anche del contratto di locazione finanziaria.

505. Nei casi di cui al comma 504, il bando, ferme le altre indicazioni previste dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, determina i requisiti soggettivi, funzionali, economici, tecnico-realizzativi ed organizzativi di partecipazione, le caratteristiche tecniche ed estetiche dell'opera, i costi, i tempi e le garanzie dell'operazione, nonché i parametri di valutazione tecnica ed economico-finanziaria dell'offerta economicamente più vantaggiosa.

506. L'offerente può essere anche un'associazione temporanea costituita dal soggetto finanziatore e dal soggetto realizzatore, responsabili, ciascuno, in relazione alla specifica obbligazione assunta, ovvero un contraente generale. In caso di fallimento, inadempimento o sopravvenienza di qualsiasi causa impeditiva all'adempimento dell'obbligazione da parte di uno dei due soggetti costituenti l'associazione temporanea di imprese, l'altro può sostituirlo, con l'assenso del committente, con altro soggetto avente medesimi requisiti e caratteristiche.

507. L'adempimento degli impegni della stazione appaltante resta in ogni caso condizionato al positivo controllo della realizzazione ed eventuale gestione funzionale dell'opera secondo le modalità previste.

508. Al fine di assicurare la massima estensione dei princìpi comunitari e delle regole di concorrenza negli appalti di servizi o di servizi pubblici locali la stazione appaltante considera, in ogni caso, rispettati i requisiti tecnici prescritti anche ove la disponibilità dei mezzi tecnici necessari ed idonei all'espletamento del servizio è assicurata mediante contratti di locazione finanziaria con soggetti terzi.

509. Per il proseguimento degli interventi in favore del settore dell'autotrasporto di merci, al fondo istituito dall'articolo 1, comma 108, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è assegnata la somma di euro 420 milioni per l'anno 2007.

510. A decorrere dal 1o gennaio 2007, con decreto del Ministro dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 31 marzo 2007, è stabilito un incremento delle tariffe applicabili per le operazioni in materia di motorizzazione di cui all'articolo 18 della legge 1o dicembre 1986, n. 870, in modo da assicurare, su base annua, maggiori entrate pari ad almeno 50 milioni di euro. Di conseguenza è autorizzata, a decorrere dal 2007, la spesa di 25 milioni di euro, in aggiunta alle somme già stanziate sul pertinente capitolo di bilancio, per il funzionamento del Centro elaborazione dati del Dipartimento per i trasporti terrestri, personale, affari generali e la pianificazione generale dei trasporti e la spesa di 10 milioni di euro per la predisposizione del piano generale di mobilità, i sistemi informativi di supporto, il monitoraggio e la valutazione di efficacia degli interventi.

512. È autorizzata la spesa di 5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007 a favore dell'Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione.

513. Al fine di sostenere nuovi processi di realizzazione delle infrastrutture per la larga banda e di completare il «Programma per lo sviluppo della larga banda nel Mezzogiorno», le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, destinate al finanziamento degli interventi attuativi del suddetto Programma da parte del Ministero delle comunicazioni per il tramite della Società infrastrutture e telecomunicazioni per l'Italia Spa (Infratel Italia) di cui all'articolo 7 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, sono incrementate di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

514. Nell'ambito del riparto del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, il CIPE, con propria delibera ai sensi del comma 5 del medesimo articolo 61, assegna ulteriori 50 milioni di euro per l'anno 2009 al Ministero delle comunicazioni per la realizzazione delle finalità di cui al comma 513. Conseguentemente, le risorse del medesimo Fondo destinate al Ministero dello sviluppo economico per l'anno 2009 sono diminuite di 50 milioni di euro.

515. Al fine di diffondere la tecnologia della televisione digitale sul territorio nazionale, è istituito presso il Ministero delle comunicazioni un apposito «Fondo per il passaggio al digitale» per la realizzazione dei seguenti interventi:

a) incentivare la produzione di contenuti di particolare valore in tecnica digitale;

b) incentivare il passaggio al digitale terrestre da parte del titolare dell'obbligo di copertura del servizio universale;

c) favorire la progettazione, realizzazione e messa in onda di servizi interattivi di pubblica utilità diffusi su piattaforma televisiva digitale;

d) favorire la transizione al digitale da parte di famiglie economicamente o socialmente disagiate;

e) incentivare la sensibilizzazione della popolazione alla tecnologia del digitale.

516. Il Ministro delle comunicazioni, con proprio decreto, individua gli interventi di cui al comma 515 e le concrete modalità di realizzazione dei medesimi, i requisiti e le condizioni per accedere agli interventi, le categorie di destinatari, la durata delle sperimentazioni, nonché le modalità di monitoraggio e di verifica degli interventi.

517. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 515 è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

518. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 57, primo e secondo periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non si applicano alle spese relative a progetti

cofinanziati dall'Unione europea, ivi comprese le corrispondenti quote di parte nazionale.

519. Tutti i fondi rotativi gestiti dalla SIMEST Spa destinati ad operazioni di venture capital in Paesi non aderenti all'Unione europea nonché il fondo di cui all'articolo 5, comma 2, lettera c), della legge 21 marzo 2001, n. 84, sono unificati in un unico fondo.

520. Dopo l'articolo 2 del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

«Art. 2-bis. - 1. Il fondo rotativo di cui all'articolo 2 può essere, a cura dell'ente gestore, garantito contro i rischi di mancato rimborso, presso una compagnia di assicurazione o istituti di credito. I costi della garanzia o assicurazione sono dall'ente gestore addebitati agli operatori beneficiari dei finanziamenti. Le condizioni e le modalità del contratto di assicurazione o garanzia sono sottoposte all'approvazione del comitato di gestione del fondo e non devono comportare oneri a carico del fondo».

521. All'articolo 3, comma 5, della legge 24 aprile 1990, n. 100, le parole: «per le finalità di cui alla presente legge» sono sostituite dalle seguenti: «per interventi volti a sostenere l'internazionalizzazione del sistema produttivo italiano».

522. All'articolo 10 del decreto-legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 1981, n. 394, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Per favorire una promozione sinergica del prodotto italiano, ai sensi dell'articolo 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, e successive modificazioni, possono essere concessi contributi d'intesa con i Ministri competenti a progetti promozionali e di internazionalizzazione realizzati da consorzi misti tra piccole e medie imprese dei settori agro-alimentare e turistico-alberghiero, aventi lo scopo esclusivo dell'attrazione della domanda estera».

523. Per le finalità di cui al comma 61 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, anche al fine di favorire la penetrazione commerciale dei mercati esteri da parte delle imprese attraverso l'adozione di strumenti di marchio consortili, aventi natura privatistica, il fondo istituito per le azioni a sostegno del «made in Italy» è incrementato di ulteriori 20 milioni di euro per l'anno 2007 e 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Quota parte delle risorse di cui al precedente periodo, per un ammontare pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, è destinata all'erogazione di contributi per la realizzazione di studi e ricerche diretti alla certificazione di qualità e di salubrità dei prodotti tessili cardati, realizzati con materie prime secondarie, che valorizzano la tipicità delle lavorazioni e le caratteristiche ecologiche dei relativi manufatti. Con decreto del Ministro per lo sviluppo economico, di concerto con il Ministro del commercio internazionale, sono individuate le modalità per accedere ai contributi di cui al precedente periodo.

524. Il fondo di cui al comma 523 è prioritariamente destinato alle aziende che siano in possesso del documento unico di regolarità contributiva.

525. In relazione a quanto previsto dal comma 61 dell'articolo 4 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, al comma 49 del medesimo articolo 4, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero l'uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dall'Italia ai sensi della normativa europea»;

b) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono comunque essere regolarizzate quando i prodotti o le merci siano stati già immessi in libera pratica».

526. Allo scopo di potenziare l'attività di promozione e sviluppo del «made in Italy», anche attraverso l'acquisizione di beni strumentali ad elevato contenuto tecnologico e l'ammodernamento degli impianti già esistenti, è concesso, a favore degli enti fieristici, un contributo nel limite massimo complessivo di 10 milioni di euro per l'anno 2007 a valere sulle disponibilità di cui all'articolo 14-vicies semel del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, che è contestualmente abrogato. Le modalità, i criteri ed i limiti del contributo sono definiti con decreto del Ministro dello sviluppo economico entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

527. Per le politiche generali concernenti le collettività italiane all'estero, la loro integrazione, l'informazione, l'aggiornamento e la promozione culturale a loro favore, la valorizzazione del ruolo degli imprenditori italiani all'estero nonché il coordinamento delle iniziative relative al rafforzamento e alla razionalizzazione della rete consolare, è autorizzata la spesa di 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

528. Per la prosecuzione degli interventi per la salvaguardia di Venezia di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 139, e successive modificazioni, è autorizzata la spesa di 95 milioni di euro per l'anno 2007 e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, da ripartire secondo le modalità di cui al comma 2 dell'articolo 3 della legge 3 agosto 1998, n. 295.

529. In attesa dell'emanazione delle norme di attuazione dello Statuto della regione Friuli-Venezia Giulia, finalizzate a modificare, in esecuzione del protocollo d'intesa tra lo Stato e la regione stessa, i criteri e le modalità dei trasferimenti delle compartecipazioni erariali attraverso la forma del trasferimento diretto, per la prima attuazione del predetto protocollo di intesa, relativamente alle esigenze infrastrutturali della grande viabilità e della rete ferroviaria regionale, è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per l'anno 2007 e di 30 milioni per l'anno 2008.

530. Per la prosecuzione degli interventi per Roma-capitale della Repubblica, di cui alla legge 15 dicembre 1990, n. 396, e successive modificazioni, è autorizzata la spesa di 212,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008 e di 170 milioni di euro per l'anno 2009.

531. Per il finanziamento della promozione della candidatura italiana all'Esposizione universale del 2015 da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, d'intesa con il Ministero degli affari esteri, è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2007 e 1 milione di euro per l'anno 2008.

532. Per la partecipazione dell'Italia all'Esposizione internazionale di Saragozza del 2008 è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2007, di 3,8 milioni di euro per l'anno 2008 e 450.000 euro per l'anno 2009.

533. Per la partecipazione dell'Italia all'Esposizione universale di Shanghai 2010 è autorizzata la spesa di 800.000 euro per l'anno 2007, di 1,25 milioni di euro per l'anno 2008 e di 7 milioni di euro per l'anno 2009.

534. Per la partecipazione dell'Italia alle Esposizioni di Saragozza 2008 e Shanghai 2010 sono istituiti, rispettivamente, un Commissariato per l'Esposizione di Saragozza 2008 e un Commissariato generale per l'Esposizione di Shanghai 2010. Essi cessano di operare entro nove mesi dalla chiusura delle relative Esposizioni, dopo la presentazione dei rendiconti finali delle spese di cui, rispettivamente, ai commi 532 e 533.

535. Con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro del commercio internazionale, sono nominati il Commissario del Governo per l'Esposizione di Saragozza 2008 ed il Commissario generale del Governo per l'Esposizione di Shanghai 2010.

536. Con decreto del Ministro degli affari esteri, sono altresì nominati i Segretari generali del Commissariato e del Commissariato generale, scelti tra i funzionari della carriera diplomatica con il grado di ministro plenipotenziario, i quali esercitano le loro funzioni in raccordo con i rispettivi Commissari, sostituendoli in caso di assenza o di impedimento.

537. Il Commissario e il Commissario generale gestiscono i fondi di cui, rispettivamente, ai commi 532 e 533 e ordinano le spese da effettuare in Italia e all'estero per la partecipazione dell'Italia, nonché le spese per le manifestazioni a carattere scientifico, culturale ed artistico collegate alle finalità delle esposizioni. Il Commissario e il Commissario generale, nello svolgimento dei loro compiti, sono autorizzati a derogare alle vigenti disposizioni di contabilità generale dello Stato in materia di contratti. Il Commissario e il Commissario generale presentano al Ministero degli affari esteri il preventivo delle spese e, entro nove mesi dalla data di chiusura delle rispettive esposizioni, i rendiconti finali delle spese sostenute.

538. Nello svolgimento delle proprie funzioni, il Commissario e il Commissario generale si avvalgono ciascuno del supporto di un dirigente di prima fascia ovvero di un dirigente incaricato di funzioni dirigenziali generali ai sensi dell'articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, anche in deroga all'articolo 3, comma 147, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, nominato dal Ministero degli affari esteri tra gli appartenenti al proprio ruolo dirigenziale, con funzioni di direttore amministrativo, e di cinque unità di personale dipendente dal medesimo Ministero ovvero dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in posizione di comando o in altre posizioni analoghe, secondo i rispettivi ordinamenti. Le strutture di supporto al Commissario e al Commissario generale comprendono altresì personale assunto con contratto a tempo determinato, che ha diritto a un trattamento onnicomprensivo a carico del Commissariato o del Commissariato generale commisurato a quello stabilito dalle norme dello Stato ospitante nell'ambito delle Esposizioni. Tale personale, ove assunto in Italia, ha diritto altresì al rimborso delle spese di viaggio ed alloggio nelle sedi espositive, esclusa ogni indennità di missione. Il Commissario e il Commissario generale possono avvalersi di consulenti in possesso di specifiche professionalità.

539. Il Commissario e il Commissario generale, se dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, i Segretari generali e i direttori amministrativi sono collocati per tutta la durata dell'incarico nella posizione di fuori ruolo o in posizione analoga secondo i rispettivi ordinamenti, in eccedenza alle quote stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1958, n. 571, e successive modificazioni, o da qualsiasi altra disposizione legislativa o regolamentare.

540. Con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è stabilita l'indennità spettante al Commissario, al Commissario generale, ai Segretari generali, ai direttori amministrativi ed al restante personale di cui al comma 538, per l'intero periodo di svolgimento delle funzioni, dovunque svolte, dalla data di conferimento dell'incarico. Tale indennità non ha natura retributiva e tiene conto della delicatezza dell'incarico, dei relativi oneri e dell'intensità dell'impegno lavorativo. Essa non può essere superiore a quelle spettanti ai corrispondenti gradi del personale appartenente ai ruoli della carriera diplomatica, di quella dirigenziale e delle altre carriere del Ministero degli affari esteri e si aggiunge, per il personale dipendente da pubbliche amministrazioni, alle competenze stipendiali di base metropolitane.

541. Per i periodi di servizio prestati fuori sede è corrisposto ai soggetti di cui ai commi 535, 536 e 538 il rimborso delle sole spese di viaggio, in conformità alle disposizioni vigenti.

542. Con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è nominato un collegio di tre revisori dei conti, scelti tra i dirigenti dei rispettivi Ministeri, dei quali uno designato dal Ministro dell'economia e delle finanze, con funzioni di presidente, e due designati rispettivamente dal Ministro degli affari esteri e dal Ministro del commercio internazionale.

543. Agli oneri derivanti dai commi da 534 a 542 si provvede nell'ambito delle autorizzazioni di spesa di cui ai commi 532 e 533.

544. A decorrere dall'anno 2007 e fino alla revisione del sistema dei trasferimenti erariali agli enti locali, il contributo previsto dall'articolo 1 della legge 25 novembre 1964, n. 1280, da ultimo rideterminato dall'articolo 9, comma 1, della legge 16 dicembre 1999, n. 494, e confluito nel fondo consolidato di cui all'articolo 39, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, è incrementato di 175 milioni di euro annui.

545. Per la prosecuzione degli interventi relativi al «Sistema alta velocità/alta capacità», è autorizzata la spesa di 900 milioni di euro per l'anno 2008 e di 1.200 milioni di euro per l'anno 2009.

546. Per la prosecuzione degli interventi alle linee trasversali e, in particolar modo, per la progettazione definitiva del raddoppio dell'intero tracciato della linea ferroviaria Parma-La Spezia (Pontremolese), funzionale al rafforzamento del corridorio plurimodale Tirreno-Brennero, è autorizzata la spesa di 24 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008.

547. È autorizzata la spesa di euro 400 milioni per l'anno 2007 a titolo di aumento dell'apporto dello Stato al capitale sociale di Ferrovie dello Stato Spa per l'attuazione di un piano di investimento della controllata Trenitalia Spa.

548. Ai fini del rimborso degli interessi e della restituzione delle quote capitale dei mutui accesi in applicazione del decreto-legge 7 dicembre 1993, n. 505, convertito, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 78, per il triennio 2007-2009, è posto a carico dello Stato, per l'importo annuo di 27 milioni di euro, l'onere per il servizio del debito già contratto nei confronti di Infrastrutture Spa, per il periodo dal 1o agosto 2006 al 31 dicembre 2007 in relazione alla realizzazione del «Sistema alta velocità/alta capacità».

549. È autorizzata la spesa complessiva di euro 311 milioni per l'anno 2007, in relazione all'adeguamento dei corrispettivi per gli oneri di servizio pubblico sostenuti in attuazione dei contratti di programma di Rete ferroviaria italiana (RFI) e dei contratti di servizio di Trenitalia Spa, stipulati con le regioni ai sensi dell'articolo 52 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ivi compreso il recupero del tasso di inflazione programmata degli anni precedenti.

550. A copertura degli investimenti relativi alla rete tradizionale dell'infrastruttura ferroviaria nazionale è autorizzata l'ulteriore spesa di 2 miliardi di euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008.

551. A valere sulle risorse di cui al comma 550, la somma di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 è destinata specificamente all'ammodernamento della tratta ferroviaria Aosta-Chivasso.

552. Per la prosecuzione degli interventi di realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e successive modificazioni, è autorizzata la concessione di contributi quindicennali di 100 milioni di euro a decorrere da ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, di cui 5 milioni a decorrere dall'anno 2007 per le esigenze infrastrutturali delle capitanerie di porto.

553. Per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 è altresì autorizzato un contributo di 3 milioni di euro per consentire lo sviluppo del programma di potenziamento ed adeguamento delle infrastrutture del Corpo delle capitanerie di porto - guardia costiera.

554. Per assicurare il concorso dello Stato al completamento della realizzazione delle opere infrastrutturali della Pedemontana lombarda, a valere sulle risorse di cui al comma 552, è autorizzato un contributo quindicennale di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007, di 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2008 e di 40 milioni di euro a decorrere dall'anno 2009. A tal fine, il completamento della progettazione e della relativa attività esecutiva, relativamente alla realizzazione dell'autostrada Brescia-Bergamo-Milano, delle tangenziali esterne di Milano e della Pedemontana lombarda, può avvenire anche attraverso affidamento di ANAS Spa ad un organismo di diritto pubblico, costituito in forma societaria e partecipato dalla stessa società e dalla regione Lombardia. Con atto convenzionale è disciplinato il subentro nei rapporti attivi e passivi inerenti la realizzazione delle predette opere infrastrutturali.

555. Per assicurare l'autonomia finanziaria alle autorità portuali nazionali e promuovere l'autofinanziamento delle attività e la razionalizzazione della spesa, anche al fine di finanziare gli interventi di manutenzioni ordinaria e straordinaria delle parti comuni nell'ambito portuale, con priorità per quelli previsti nei piani triennali già approvati, ivi compresa quella per il mantenimento dei fondali, sono attribuiti a ciascuna autorità portuale, a decorrere dall'anno 2007, per la circoscrizione territoriale di competenza:

a) il gettito della tassa erariale di cui all'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 28 febbraio 1974, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 aprile 1974, n. 117, e successive modificazioni;

b) il gettito della tassa di ancoraggio di cui al capo I del titolo I della legge 9 febbraio 1963, n. 82, e successive modificazioni.

556. A decorrere dall'anno 2007 è istituito presso il Ministero dei trasporti un fondo perequativo dell'ammontare di 50 milioni di euro, la cui dotazione è ripartita annualmente tra le autorità portuali secondo criteri fissati con decreto del Ministro dei trasporti, al quale compete altresì il potere di indirizzo e verifica dell'attività programmatica delle autorità portuali. A decorrere dall'anno 2007 sono conseguentemente soppressi gli stanziamenti destinati alle autorità portuali per costruzioni e manutenzioni dei porti.

557. Le autorità portuali sono autorizzate all'applicazione di una addizionale su tasse, canoni e diritti per l'espletamento dei compiti di vigilanza e per la fornitura di servizi di sicurezza previsti nei piani di sicurezza portuali.

558. Resta ferma l'attribuzione a ciascuna autorità portuale del gettito della tassa sulle merci sbarcate e imbarcate di cui al capo III del titolo II della legge 9 febbraio 1963, n. 82, e successive modificazioni, e all'articolo 1 della legge 5 maggio 1976, n. 355.

559. Gli uffici doganali provvedono alla riscossione delle tasse di cui ai commi 555, 557 e 558 senza alcun onere per gli enti cui è devoluto il relativo gettito.

560. In conseguenza del regime di autonomia finanziaria delle autorità portuali ad esse non si applica il disposto dell'articolo 1, comma 57, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e si applica il sistema di tesoreria mista di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279. Le somme giacenti al 31 dicembre 2006 nei sottoconti fruttiferi possono essere prelevate in due annualità nel mese di giugno negli anni 2007 e 2008.

561. Ai fini della definizione del sistema di autonomia finanziaria delle autorità portuali, il Governo è autorizzato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un regolamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, volto a rivedere la disciplina delle tasse e dei diritti marittimi di cui alla legge 9 febbraio 1963, n. 82, e successive modificazioni, al decreto-legge 28 febbraio 1974, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 aprile 1974, n. 117, ed alla legge 5 maggio 1976, n. 355, nonché i criteri per la istituzione delle autorità portuali e la verifica del possesso dei requisiti previsti per la conferma o la loro eventuale soppressione, tenendo conto della rilevanza nazionale ed internazionale dei porti, del collegamento con le reti strategiche nazionali ed internazionali, del volume dei traffici e della capacità di autofinanziamento.

562. Al fine del completamento del processo di autonomia finanziaria delle autorità portuali, con decreto adottato di concerto tra il Ministero dei trasporti, il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle infrastrutture, è determinata, per i porti rientranti nelle circoscrizioni territoriali delle autorità portuali, la quota dei tributi diversi dalle tasse e diritti portuali da devolvere a ciascuna autorità portuale, al fine della realizzazione di opere e servizi previsti nei rispettivi piani regolatori portuali e piani operativi triennali con contestuale soppressione dei trasferimenti dello Stato a tal fine.

563. È autorizzato un contributo di 10 milioni di euro per quindici anni a decorrere dall'anno 2007, a valere sulle risorse per la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e successive modificazioni, per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali che risultino immediatamente cantierabili. Con il decreto di cui al comma 562, previa acquisizione dei corrispondenti piani finanziari presentati dalle competenti Autorità portuali e garantiti con idonee forme fideiussorie dai soggetti gestori che si impegnano altresì a farsi carico di una congrua parte dell'investimento, sono stabilite le modalità di attribuzione del contributo.

564. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 3, comma 13, del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, la realizzazione in porti già esistenti di opere previste nel piano regolatore portuale e nelle relative varianti ovvero qualificate come adeguamenti tecnico-funzionali sono da intendersi quali attività di ampliamento, ammodernamento e riqualificazione degli stessi.

565. Gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle autorità portuali, in ragione della natura giuridica di enti pubblici non economici delle autorità medesime, restano assoggettati alla sola imposta proporzionale di registro ed i relativi canoni non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell'imposta sul valore aggiunto. Gli atti impositivi o sanzionatori fondati sull'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto ai canoni demaniali marittimi introitati dalle autorità portuali perdono efficacia ed i relativi procedimenti tributari si estinguono.

566. È autorizzato un contributo di 15 milioni di euro annui per quindici anni a decorrere dall'anno 2007, a valere sulle risorse per la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale, di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e successive modificazioni, quale contributo per i mutui contratti nell'anno 2007 per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali che risultino immediatamente cantierabili.

567. Con decreto del Ministro del trasporti, da adottare d'intesa con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabilite le disposizioni attuative del comma 566 al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa di cui al medesimo comma 566.

568. Per lo sviluppo delle filiere logistiche dei servizi ed interventi concernenti i porti con connotazioni di hub portuali di interesse nazionale, nonché per il potenziamento dei servizi mediante interventi finalizzati allo sviluppo dell'intermodalità e delle attività di transhipment, è autorizzato un contributo di 100 milioni di euro per l'anno 2008 da iscrivere nello stato di previsione della spesa del Ministero dei trasporti. Il Ministro dei trasporti, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definisce con proprio decreto, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, i criteri e le caratteristiche per la individuazione degli hub portuali di interesse nazionale.

569. Le risorse di cui al comma 568 sono finalizzate, fino alla concorrenza del 50 per cento, ad assicurare lo sviluppo del porto di Gioia Tauro, quale piattaforma logistica del Mediterraneo in aggiunta ai porti già individuati, tra i quali quello di Augusta e il porto canale di Cagliari, nonché al fine di incentivare la localizzazione nella relativa area portuale di attività produttive anche in regime di zona franca in conformità con la legislazione comunitaria vigente in materia.

570. Per l'adozione del piano di sviluppo e di potenziamento degli hub portuali di interesse nazionale e per la determinazione dell'importo di spesa destinato a ciascuno di essi, è istituito un apposito Comitato composto dal Ministro dei trasporti, dal Ministro dell'interno, dal Ministro dell'economia e delle finanze, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro delle infrastrutture, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal Ministro dell'università e della ricerca, nonché dai presidenti delle regioni interessate. Il Comitato, presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, per sua delega, dal Ministro dei trasporti, approva il piano di sviluppo, su proposta del Ministro dei trasporti.

571. Le somme non utilizzate dai soggetti attuatori al termine della realizzazione delle opere, comprese quelle provenienti dai ribassi d'asta, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, ad apposito capitolo da istituire nello stato di previsione del Ministero dei trasporti per gli interventi di cui ai commi 568, 569 e 570.

572. Agli interventi realizzati ai sensi dei commi 568, 569 e 570 si applicano le disposizioni della parte II, titolo I, capo IV, sezione II, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

573. Al fine di garantire la prosecuzione degli interventi e delle opere di ricostruzione nelle zone colpite dagli eventi sismici nel territorio del Molise e nel territorio della provincia di Foggia, e, in particolare, delle esigenze ricostruttive del comune di San Giuliano di Puglia, si provvede alla ripartizione delle risorse finanziarie mediante ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri adottate ai sensi dell'articolo 5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, in modo da garantire ai comuni colpiti dal predetto sisma risorse nel limite di 85 milioni di euro per l'anno 2007 e di 35 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, a valere sull'autorizzazione di spesa di cui al decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 1991, n. 195, che è a tal fine integrata di 80 milioni di euro per l'anno 2007 e di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Gli interventi di ricostruzione finanziati a valere sulle predette risorse finanziarie sono adottati in coerenza con i programmi già previsti da altri interventi infrastrutturali statali.

574. Ai fini della prosecuzione degli interventi previsti dall'articolo 2 della legge 31 dicembre 1991, n. 433, e successive modificazioni, è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, a favore dei comuni della Val di Noto riconosciuti dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità, titolari di programmi comunitari URBAN, che abbiano una popolazione superiore a 30.000 abitanti e non siano capoluoghi di provincia.

575. Per le finalità di cui all'articolo 17, comma 5, della legge 11 marzo 1998, n. 67, è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2007, di 30 milioni di euro per l'anno 2008 e di 50 milioni di euro per l'anno 2009. Le risorse di cui al presente comma possono essere utilizzate dai comuni beneficiari anche per le finalità di cui al primo comma dell'articolo 18 della legge 7 marzo 1981, n. 64; in tal caso i rapporti tra il provveditorato per le opere pubbliche ed i comuni interessati saranno disciplinati da apposita convenzione. Dalla data di entrata in vigore della presente legge non sono più ammesse domande di contributo finalizzate alla ricostruzione post terremoto.

576. Ai soggetti destinatari dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 10 giugno 2005, n. 3442, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 17 giugno 2005, interessati dalla proroga dello stato di emergenza nella provincia di Catania, stabilita per l'anno 2006 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2005, è consentita la definizione della propria posizione entro il 30 giugno 2007, relativamente ad adempimenti e versamenti, corrispondendo l'ammontare dovuto per ciascun tributo e contributo a titolo di capitale, al netto dei versamenti già eseguiti a titolo di capitale ed interessi, diminuito al 50 per cento, ferme restando le vigenti modalità di rateizzazione. Per il ritardato versamento dei tributi e contributi di cui al presente comma si applica l'istituto del ravvedimento operoso di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni, ancorché siano state notificate le cartelle esattoriali.

577. Per la prosecuzione dell'opera di ricostruzione nei territori delle regioni Umbria e Marche colpiti dagli eventi sismici del settembre 1997, è autorizzato un contributo annuo di 50 milioni di euro per l'anno 2007 e di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, da erogare alle medesime regioni secondo la ripartizione da effettuare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

578. Per la prosecuzione degli interventi di ricostruzione nei territori delle regioni Basilicata e Campania colpiti dagli eventi sismici del 1980-81, di cui alla legge 23 gennaio 1992, n. 32, e successive modificazioni, è autorizzato un contributo di 2 milioni di euro per l'anno 2007 e di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, da erogare alle medesime regioni secondo la ripartizione da effettuare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

579. Per l'attuazione degli interventi a sostegno delle popolazioni dei comuni della regione Marche e delle regioni Liguria e Piemonte colpite da eventi alluvionali nell'anno 2006, è autorizzata la spesa, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, di 5 milioni di euro per la regione Marche e di 5 milioni di euro complessivi per le regioni Liguria e Piemonte.

580. Ai contributi di cui ai commi 577, 578 e 579 si applica il disposto di cui all'articolo 4, comma 91, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, nel rispetto dell'articolo 3, commi da 16 a 21-ter, della medesima legge n. 350 del 2003.

581. I fondi di cui alla legge 26 febbraio 1992, n. 211, e successive modificazioni, destinati al cofinanziamento delle opere di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, e successive modificazioni, possono essere utilizzati per il finanziamento parziale dell'opera intera, con le stesse modalità contabili e di rendicontazione previste per i fondi stanziati ai sensi della citata legge n. 443 del 2001. Per il completamento degli interventi infrastrutturali di cui al presente comma è autorizzato un contributo di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

582. Nelle more dell'organico recepimento nell'ordinamento delle disposizioni di cui alla direttiva 2006/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare su proposta del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate le tratte della rete stradale di rilievo nazionale e autostradale nelle quali sono attuate le disposizioni recate dalla citata direttiva 2006/38/CE.

583. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge ANAS Spa predispone un nuovo piano economico-finanziario, riferito all'intera durata della sua concessione, nonché l'elenco delle opere infrastrutturali di nuova realizzazione ovvero di integrazione e manutenzione di quelle esistenti, che costituisce parte integrante del piano. Il piano è approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze; con analogo decreto è approvato l'aggiornamento del piano e dell'elenco delle opere che ANAS Spa predispone ogni cinque anni. In occasione di tali approvazioni è altresì sottoscritta una convenzione unica di cui il nuovo piano ed i successivi aggiornamenti costituiscono parte integrante, avente valore ricognitivo per tutto quanto non deriva dal nuovo piano ovvero dai suoi aggiornamenti.

584. Ferma l'attuale durata della concessione di ANAS Spa fino alla data di perfezionamento della convenzione unica ai sensi del comma 583 all'articolo 7, comma 3, lettera d), del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, le parole: «trenta anni» sono sostituite dalle seguenti: «cinquanta anni». In occasione del perfezionamento della convenzione unica, il Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, può adeguare la durata della concessione di ANAS Spa.

585. A decorrere dal 1o gennaio 2007 la misura del canone annuo di cui all'articolo 10, comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è fissata nel 2 per cento dei proventi netti dei pedaggi di competenza dei concessionari. Il 50 per cento del predetto canone è corrisposto direttamente ad ANAS Spa che provvede a darne distinta evidenza nel piano economico-finanziario di cui al comma 583 e che lo destina alle sue attività di vigilanza e controllo sui predetti concessionari secondo direttive impartite dal Ministro delle infrastrutture, volte anche al conseguimento della loro maggiore efficienza ed efficacia. Il residuo 50 per cento è corrisposto al Ministero delle infrastrutture ed affluisce direttamente ad un'apposita unità previsionale di base dello stato di previsione di tale Ministero, che lo destina all'incremento dell'efficienza e dell'efficacia delle sue funzioni di indirizzo, controllo e vigilanza tecnica ed operativa nei riguardi di ANAS Spa, nonché dei concessionari autostradali, anche attraverso misure organizzative analoghe a quelle previste dall'articolo 163, comma 3, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163; all'alinea del medesimo comma 3 dell'articolo 163, le parole: «, ove non vi siano specifiche professionalità interne,» sono soppresse. Le convenzioni accessive alle concessioni in essere tra ANAS Spa ed i suoi concessionari sono corrispondentemente modificate al fine di assicurare l'attuazione delle disposizioni del presente comma.

586. Il sovrapprezzo tariffario autostradale previsto, in particolare, dagli articoli 15 della legge 12 agosto 1982, n. 531, e successive modificazioni, e 11 della legge 29 dicembre 1990, n. 407, e successive modificazioni, è soppresso. A decorrere dal 1o gennaio 2007 è istituito, sulle tariffe di pedaggio di tutte le autostrade, un sovrapprezzo il cui importo è pari: a) per le classi di pedaggio A e B, a 2 millesimi di euro a chilometro dal 1o gennaio 2007, a 2,5 millesimi di euro a chilometro dal 1o gennaio 2008 e a 3 millesimi di euro a chilometro dal 1o gennaio 2009; b) per le classi di pedaggio 3, 4 e 5, a 6 millesimi di euro a chilometro dal 1o gennaio 2007, a 7,5 millesimi di euro a chilometro dal 1o gennaio 2008 e a 9 millesimi di euro a chilometro dal 1o gennaio 2009. I conseguenti introiti sono dovuti ad ANAS Spa, quale corrispettivo forfetario delle sue prestazioni volte ad assicurare l'adduzione del traffico alle tratte autostradali in concessione, attraverso la manutenzione ordinaria e straordinaria, l'adeguamento e il miglioramento delle strade ed autostrade non a pedaggio in gestione alla stessa ANAS Spa. Con decreto del Ministro delle infrastrutture, su proposta di ANAS Spa, sono stabilite le modalità di attuazione del presente comma, ivi incluse quelle relative al versamento del sovrapprezzo, nonché quelle di utilizzazione degli introiti derivanti dal presente comma. Conseguentemente alle maggiori entrate sono ridotti i pagamenti dovuti ad ANAS Spa a titolo di corrispettivo del contratto di servizio.

587. Al fine di assicurare gli obiettivi di cui ai commi 585 e 586, con decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono impartite ad ANAS Spa, anche in deroga all'articolo 7 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, come da ultimo modificato dai commi 584, 588 e 592 del presente articolo, direttive per realizzare, anche attraverso la costituzione di apposita società, le cui azioni sono assegnate al Ministero dell'economia e delle finanze, che esercita i diritti dell'azionista di intesa con il Ministero delle infrastrutture, l'autonomia e la piena separazione organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile delle sue attività volte alla vigilanza e controllo sui concessionari autostradali, nonché al concorso nella realizzazione dei compiti di cui all'articolo 6-ter, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248. Le direttive sono impartite altresì per assicurare le modalità di gestione e dell'eventuale trasferimento delle partecipazioni già possedute da ANAS Spa in società concessionarie autostradali. Presso il Ministero dell'economia e delle finanze è istituito un nuovo capitolo di bilancio nel quale affluiscono, in caso di costituzione della predetta società, quota parte dei contributi statali già attribuiti ad ANAS Spa per essere conseguentemente destinati a remunerare, sulla base di un contratto di servizio con il Ministero delle infrastrutture, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, le attività della medesima società.

588. All'articolo 7, comma 5-bis, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, e successive modificazioni, al primo periodo le parole da: «, in conformità» fino a: «da essa costituite» sono sostituite dalla seguente: «svolge» ed il secondo periodo è soppresso. Nell'articolo 6-ter del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, i commi 4 e 5 sono abrogati.

589. Il Fondo centrale di garanzia per le autostrade e ferrovie metropolitane, di cui all'articolo 6 della legge 28 marzo 1968, n. 382, e successive modificazioni, è soppresso. ANAS Spa subentra nella mera gestione dell'intero patrimonio del citato Fondo, nei crediti e nei residui impegni nei confronti dei concessionari autostradali, nonché nei rapporti con il personale dipendente. Il subentro non è soggetto ad imposizioni tributarie. Le disponibilità nette presenti nel patrimonio del Fondo alla data della sua soppressione e derivanti altresì dalla riscossione dei crediti nei confronti dei concessionari autostradali sono impiegate da ANAS Spa, secondo le direttive impartite dal Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ad integrazione delle risorse già stanziate a tale scopo, per gli interventi di completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria attuativi delle deliberazioni adottate dal CIPE, ai sensi della legislazione vigente, compatibilmente con gli obiettivi programmati di finanza pubblica. Le predette disponibilità, alle quali si applicano le disposizioni di cui al comma 590 nonché quelle di cui all'articolo 9 della predetta legge n. 382 del 1968, sono evidenziate in apposita posta di bilancio di ANAS Spa; del loro impiego viene reso altresì conto, in modo analitico, nel piano economico-finanziario di cui al comma 583.

590. A decorrere dal 1o gennaio 2007, ai finanziamenti pubblici erogati ad ANAS Spa a copertura degli investimenti funzionali ai compiti di cui essa è concessionaria ed all'ammortamento del costo complessivo di tali investimenti si applicano le disposizioni valide per il Gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale di cui all'articolo 1, commi 86 e 87, della legge 23 dicembre 2005, n. 266. A tal fine è autorizzata la spesa di 1.560 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 comprensiva, per gli anni medesimi, dell'importo di 60 milioni di euro, da destinare al rimborso delle rate di ammortamento dei mutui contratti da ANAS Spa di cui al contratto di programma 2003-2005.

591. È autorizzata la spesa complessiva di 23.400.000 euro per l'anno 2008 per il ripristino della quota, relativa allo stesso anno, dei contributi annuali concessi per l'ammortamento dei mutui in essere contratti ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 662, articolo 2, commi 86 e 87, rispettivamente per l'importo di euro 4.000.000 ciascuno, nonché dell'articolo 19-bis del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, per l'importo di euro 15.400.000.

592. All'articolo 7, comma 1-ter, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per gli anni successivi si provvede ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera b), della legge 5 agosto 1978, n. 468».

593. Nell'elenco di cui al comma 583, assumono priorità la costruzione di tunnel di sicurezza su galleria monotubo a carattere internazionale e la messa in sicurezza delle vie di accesso, in ottemperanza alla direttiva 2004/54/CE del Parlamento europeo e del consiglio, del 29 aprile 2004, relativa ai requisiti minimi di sicurezza per le gallerie della rete stradale transeuropea.

594. Per il completamento degli interventi infrastrutturali di cui al numero 6 della tabella A allegata alla legge 29 dicembre 2003, n. 376, è autorizzato un contributo di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. Le predette risorse finanziarie, unitamente a quelle già previste ai sensi della citata legge n. 376 del 2003, sono assegnate e gestite dall'ente proprietario dell'opera viaria.

595. Al fine di realizzare una migliore correlazione tra lo sviluppo economico, l'assetto territoriale e l'organizzazione dei trasporti e favorire il riequilibrio modale degli spostamenti quotidiani in favore del trasporto pubblico locale attraverso il miglioramento dei servizi offerti, è istituito presso il Ministero dei trasporti un fondo per gli investimenti destinato all'acquisto di veicoli adibiti a tali servizi. Tale fondo, per il quale è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, è destinato a contributi nella misura massima del 75 per cento:

a) per l'acquisto di veicoli ferroviari da destinare ai servizi di competenza regionale di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e successive modificazioni;

b) per l'acquisto di veicoli destinati a servizi su linee metropolitane, tranviarie e filoviarie;

c) per l'acquisto di autobus a minor impatto ambientale o ad alimentazione non convenzionale.

596. Il Ministero dei trasporti, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, approva con proprio decreto un piano di riparto tra le regioni e le province autonome, in conformità ai seguenti criteri:

a) priorità al completamento dei programmi finanziati con la legge 18 giugno 1998, n. 194, e successive modificazioni, e con la legge 26 febbraio 1992, n. 211, e successive modificazioni;

b) condizioni di vetustà degli attuali parchi veicolari;

c) congruenza con le effettive esigenze di domanda di trasporto;

d) priorità alle regioni ed alle province autonome le cui imprese si siano attenute alle disposizioni di cui ai commi da 3-ter a 3-septies dell'articolo 18 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, introdotti dall'articolo 1, comma 393, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

597. Al fine di razionalizzare la spesa e conseguire economie di scala, relativamente agli acquisti dei veicoli stradali e ferroviari di cui al comma 595, le regioni, le regioni a statuto speciale e le province autonome si coordinano attraverso centri di acquisto comuni per modalità di trasporto, anche con il supporto del Ministero dei trasporti.

598. Il Ministero dei trasporti provvede, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, all'aggiornamento del Piano nazionale della sicurezza stradale di cui all'articolo 32 della legge 17 maggio 1999, n. 144, e successive modificazioni. Per il finanziamento delle attività connesse all'attuazione, alla valutazione di efficacia ed all'aggiornamento del Piano è autorizzata la spesa di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

599. Al fine di consolidare ed accrescere l'attività del Ministero dei trasporti per la prevenzione in materia di circolazione ed antinfortunistica stradale, è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, finalizzata alla realizzazione di azioni volte a diffondere i valori della sicurezza stradale e ad assicurare una adeguata informazione agli utenti, ad aggiornare le conoscenze e le capacità dei conducenti, a rafforzare i controlli su strada anche attraverso l'implementazione di idonee attrezzature tecniche, a migliorare gli standard di sicurezza dei veicoli.

600. Per la realizzazione di interventi volti all'ammodernamento tecnologico dei sistemi di sicurezza, sia dell'infrastruttura ferroviaria sia installati a bordo dei materiali rotabili, finalizzati al conseguimento di un maggior livello della sicurezza della circolazione, nonché, per gli anni 2008 e 2009, per le gestioni commissariali governative e per le ferrovie di proprietà del Ministero dei trasporti, è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

601. Nei limiti e per le finalità di cui alla sezione 3.3.1, paragrafo 15, della «Disciplina degli aiuti di Stato alla costruzione navale» del 30 dicembre 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea C 317 del 30 dicembre 2003, il Ministero dei trasporti è autorizzato a concedere alle imprese iscritte agli albi speciali delle imprese navalmeccaniche di cui all'articolo 19 della legge 14 giugno 1989, n. 234, un contributo non superiore al 20 per cento delle spese sostenute per la realizzazione dei seguenti progetti innovativi:

a) connessi all'applicazione industriale di prodotti e processi innovativi, prodotti o processi tecnologicamente nuovi o sensibilmente migliorativi rispetto allo stato dell'arte del settore nell'Unione europea, che comportano un rischio di insuccesso tecnologico o industriale;

b) limitati al sostegno delle spese di investimento, concezione, ingegneria industriale e collaudo direttamente ed esclusivamente collegate alla parte innovativa del progetto.

602. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei trasporti, con proprio decreto, stabilisce le modalità ed i criteri per l'ammissione, la concessione e l'erogazione dei benefìci di cui al comma 601. A tal fine è autorizzato un contributo annuo di 30 milioni di euro per gli anni 2007, 2008 e 2009.

603. L'articolo 4 della legge 9 gennaio 2006, n. 13, è sostituito dal seguente:

«Art. 4. - (Fondo per favorire il potenziamento, la sostituzione e l'ammodernamento delle unità navali destinate al servizio di trasporto pubblico locale effettuato per via marittima, fluviale e lacuale). - 1. Al fine di favorire la demolizione delle unità navali destinate, in via esclusiva, al servizio di trasporto pubblico locale effettuato per via marittima, fluviale e lacuale, non più conformi ai più avanzati standard in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell'ambiente marino e la cui età è di oltre venti anni e che alla data del 1o gennaio 2006, risultino iscritte nei registri tenuti dalle Autorità nazionali, è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Il Ministro dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, determina con proprio decreto, in conformità con la normativa comunitaria in materia, i criteri e le modalità di attribuzione dei benefìci di cui al presente articolo».

604. Le funzioni statali di vigilanza sull'attività di controllo degli organismi pubblici e privati nell'ambito dei regimi di produzioni agroalimentari di qualità registrata sono demandate all'Ispettorato centrale repressione frodi di cui all'articolo 10, comma 1, del decreto-legge 18 giugno 1986, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1986, n. 462, che assume la denominazione di «Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari» e costituisce struttura dipartimentale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

605. I controlli di cui all'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, e i compiti di cui all'articolo 11 del regolamento (CEE) n. 4045/89, a decorrere dal 1o luglio 2007, sono demandati all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

606. All'articolo 14, comma 8, della legge 20 febbraio 2006, n. 82, le parole: «la prova preliminare di fermentazione e» sono soppresse.

607. Per l'effettuazione dei controlli affidati ad Agecontrol Spa, anche ai sensi dell'articolo 18, commi 1-bis e 6, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, come modificato dall'articolo 1, commi 4 e 5, del decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2005, n. 71, è autorizzata la spesa di 23 milioni di euro per l'anno 2007.

608. In attuazione dell'articolo 18 del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli alimentari, è istituito un contributo destinato a coprire le spese, comprese quelle sostenute in occasione dell'esame delle domande di registrazione delle dichiarazioni di opposizione, delle domande di modifica e delle richieste di cancellazione presentate a norma del citato regolamento. L'importo e le modalità di versamento del predetto contributo sono fissati con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. I relativi proventi sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati allo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per le finalità di salvaguardia dell'immagine e di tutela in campo internazionale dei prodotti agroalimentari ad indicazione geografica. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

609. All'articolo 3 del decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2005, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 5-ter è abrogato;

b) il comma 5-quater è sostituito dal seguente:

«5-quater. Gli accrediti disposti ai sensi del comma 5-bis hanno per gli organismi pagatori effetto liberatorio dalla data di messa a disposizione dell'istituto tesoriere delle somme ivi indicate».

610. All'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, dopo le parole: «l'ENEA e l'ASI», sono aggiunte le seguenti: «, nonché il Corpo forestale dello Stato».

611. All'articolo 2 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 4 è abrogato;

b) al comma 4-bis, le parole: «Al Fondo di cui al comma 4 è altresì attribuita» sono sostituite dalle seguenti: «All'AGEA è attribuita».

612. Al fine di razionalizzare il sistema idrico nazionale, tutti i diritti, i poteri e le funzioni spettanti al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sull'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia, di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 18 marzo 1947, n. 281, ratificato, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 1952, n. 1005, sono trasferiti alle regioni Puglia e Basilicata, che li esercitano tenuto conto anche degli interessi delle regioni limitrofe e delle priorità previste dalla normativa vigente per gli usi delle acque.

613. All'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001, n. 441, e successive modificazioni, le parole: «è prorogato di cinque anni» sono sostituite dalle seguenti: «è prorogato di sei anni». L'onere per l'attuazione del presente comma per l'anno 2007 è pari a euro 271.240.

614. Le disposizioni dell'articolo 22 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, non si applicano alle spese per l'energia utilizzata per il sollevamento dell'acqua ai fini della sua distribuzione.

615. All'articolo 4, comma 8, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole: «lire 80 milioni» sono sostituite dalle seguenti: «80.000 euro»;

b) le parole: «lire 2 miliardi» sono sostituite dalle seguenti: «2 milioni di euro».

616. Al fine di promuovere lo sviluppo dei mercati degli imprenditori agricoli a vendita diretta, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali di natura non regolamentare, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i requisiti uniformi e gli standard per la realizzazione di detti mercati, anche in riferimento alla partecipazione degli imprenditori agricoli, alle modalità di vendita e alla trasparenza dei prezzi, nonché le condizioni per poter beneficiare degli interventi previsti dalla legislazione in materia.

617. All'articolo 15, comma 2, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole: «50 milioni di lire» sono sostituite dalle seguenti: «50.000 euro»;

b) le parole: «300 milioni di lire» sono sostituite dalle seguenti: «300.000 euro».

618. Al fine di favorire il ricambio generazionale e lo sviluppo delle imprese giovanili nel settore agricolo ed agroalimentare, è istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il Fondo per lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura, avente una disponibilità finanziaria di 10 milioni di euro all'anno per il quinquennio 2007-2011.

619. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali sono disciplinati i criteri, le modalità e le procedure di attuazione del Fondo di cui al comma 618, in coerenza con la normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo.

620. L'articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni, è abrogato.

621. All'onere di cui al comma 618, pari a 10 milioni di euro annui per il quinquennio 2007-2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 36 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, per le finalità di cui all'articolo 1, comma 2, del medesimo decreto legislativo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

622. Al fine di favorire la ripresa economica e produttiva delle imprese agricole colpite da gravi crisi di mercato e di limitarne le conseguenze economiche e sociali nei settori e nelle aree geografiche colpiti, è istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il Fondo per le crisi di mercato. Al Fondo confluiscono le risorse di cui all'articolo 1-bis, commi 13 e 14, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, non impegnate alla data del 31 dicembre 2006, che sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione allo stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

623. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinate le modalità operative di funzionamento del Fondo, nel rispetto degli orientamenti comunitari in materia.

624. All'articolo 1, comma 9-bis, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, le parole: «commi 2, 3 e 5» sono sostituite dalle seguenti: «commi 2, 3, 5 e 6».

625. Per l'attuazione dell'articolo 21 della legge 23 luglio 1991, n. 223, ai fini del trattamento di integrazione salariale in favore dei lavoratori agricoli nelle aree agricole colpite da avversità atmosferiche eccezionali, compresi nel Piano assicurativo agricolo annuale di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, alla delimitazione delle aree colpite provvedono le regioni.

626. A decorrere dall'anno 2007, il contributo previsto dall'articolo 1-quinquies, comma 2, del decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2005, n. 231, è incrementato di 3 milioni di euro.

627. Al fine di armonizzare l'attuazione delle disposizioni sovranazionali in materia forestale, in aderenza al Piano d'azione per le foreste dell'Unione europea e nel rispetto delle competenze istituzionali, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sulla base degli strumenti di pianificazione regionale esistenti e delle linee guida definite ai sensi dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, propongono alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai fini di un accordo ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, un programma quadro per il settore forestale finalizzato a favorire la gestione forestale sostenibile e a valorizzare la multifunzionalità degli ecosistemi forestali. Le azioni previste dal programma quadro possono accedere alle risorse di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, nei limiti definiti dal CIPE nella deliberazione di cui allo stesso articolo 61, comma 3, della citata legge n. 289 del 2002.

628. L'intesa di filiera o il contratto quadro di cui agli articoli 9 e 10 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, hanno per scopo, altresì, l'integrazione della filiera forestale con quella agroenergetica, la valorizzazione, la produzione, la distribuzione e la trasformazione di biomasse derivanti da attività forestali, nonché lo sviluppo della filiera del legno. Gli organismi che operano la gestione forestale in forma associata e le imprese di lavorazione e distribuzione del legno e di utilizzazione della biomassa forestale a fini energetici nonché i soggetti interessati, pubblici o privati, stipulano contratti di coltivazione e fornitura in attuazione degli articoli 11, 12 e 13 del citato decreto legislativo n. 102 del 2005.

629. Per l'attuazione dei piani nazionali di settore, compreso quello forestale, di competenza del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2007 e di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009.

630. All'articolo 4, comma 24, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, le parole: «al 31 marzo 2005» sono sostituite dalle seguenti: «al 31 dicembre 2005». In relazione alle minori entrate che derivano all'INPS, sono trasferiti allo stesso Istituto gli importi di 15,3 milioni di euro per l'anno 2007 e 10,3 milioni di euro per gli anni dal 2008 al 2011.

631. Dalla base imponibile del reddito di impresa è escluso il 25 per cento del valore degli investimenti in attività di promozione pubblicitaria realizzati da imprese agroalimentari in mercati esteri nel periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge e nei due periodi di imposta successivi, in eccedenza rispetto alla media degli analoghi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti.

632. La misura dell'esclusione di cui al comma 631 è elevata al 35 per cento del valore degli investimenti di promozione pubblicitaria realizzati sui mercati esteri da consorzi o raggruppamenti di imprese agroalimentari, operanti in uno o più settori merceologici, e al 50 per cento del valore degli investimenti di promozione pubblicitaria all'estero riguardanti prodotti a indicazione geografica, o comunque prodotti agroalimentari oggetto di intese di filiera o contratti quadro in attuazione degli articoli 11, 12 e 13 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102.

633. Il beneficio fiscale di cui ai commi 631 e 632 si applica anche alle imprese in attività alla data di entrata in vigore della presente legge, anche se con un'attività di impresa o di lavoro autonomo inferiore a tre anni. Per tali imprese la media degli investimenti da considerare è quella risultante dagli investimenti effettuati nei periodi di imposta precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge o a quello successivo.