Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento bilancio
Titolo: Finanziaria 2007 - A.C. 1746-bis-A - Lavori preparatori alla Camera - Esame in Assemblea - (sedute dal 13 al 16 novembre) - Parte VII
Riferimenti:
AC n. 1746/XV   AC n. 1746-bis-A/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 56    Progressivo: 2
Data: 20/11/2006
Descrittori:
BILANCIO DELLO STATO   LEGGE FINANZIARIA
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

 

 

Finanziaria 2007

A.C. 1746-bis-A

Lavori preparatori alla Camera

Esame in Assemblea

(sedute dal 13 al 16 novembre)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 56/2

Parte VII

 

20 novembre 2006


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento Bilancio e politica economica

 

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File: BI0063g.doc

 


 

INDICE

 

 

Volume VII

Esame in Assemblea (sedute dal 13 al 16 novembre)

§      Seduta del 13 novembre 2006. 3

§      Seduta del 14 novembre 2006. 149

§      Seduta del 15 novembre 2006. 287

§      Seduta del 16 novembre 2006. 407

 


Esame in Assemblea
(sedute dal 13 al 16 novembre)


 

 

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 


______________   ______________


 

70.

 

Seduta di LUNEDì 13 novembre 2006

 

presidenza del vicepresidente giorgia meloni

indi
del presidente fausto bertinotti
e dei vicepresidenti carlo leoni e giulio tremonti

 

 


Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) (1746-bis).

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007).

Ricordo che nella seduta di ieri si sono svolti gli interventi sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 7 e che il relatore ed il Governo hanno espresso il relativo parere.

Ricordo inoltre che il Governo ha presentato la nuova formulazione dell'emendamento 105.500 nonché l'emendamento 85.501, che sono in distribuzione. Il termine per la presentazione dei subemendamenti a tali emendamenti è fissato per le 12 di domani, 14 novembre 2006.

 

(Ripresa esame dell'articolo 7 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 7 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 2).

Poiché in aula non è presente il relatore, sospendo brevemente la seduta.

 

La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 9,55.

 

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni sull'articolo 7, ricordo che nella seduta di ieri l'onorevole Nespoli ha avanzato una proposta di stralcio di tale articolo. Sulla proposta ha chiesto la parola il presidente della Commissione bilancio, onorevole Duilio.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 86, comma 7, del regolamento, il relatore illustra all'Assemblea le proposte, deliberate dalla Commissione, di stralciare parti del progetto di legge.

Ha facoltà di parlare, presidente Duilio.

 

LINO DUILIO, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, la proposta di stralcio non può essere accolta per ragioni obiettive.

Da una lettura della relazione tecnica, risulta evidente che l'articolo 7 sconta effetti sui saldi per l'importo di circa 500 milioni di euro; di conseguenza, il suo stralcio andrebbe a discapito dei mezzi di copertura del disegno di legge finanziaria. Per questo motivo, la proposta non è accoglibile.

 

PRESIDENTE. In base a quanto affermato dall'onorevole Duilio, l'articolo 7 si configura come parte essenziale ai fini della copertura del disegno di legge finanziaria e, pertanto, la sua espunzione dal testo, non adeguatamente compensata, altererebbe l'equilibrio finanziario della manovra.

Alla luce di tale orientamento, la Presidenza non ritiene di poter dare corso alla richiesta dell'onorevole Nespoli di stralcio dell'articolo 7.

 

VINCENZO NESPOLI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, ascoltando le parole del presidente della V Commissione, abbiamo appreso che una disposizione non obbligatoria per il sistema delle autonomie (trattandosi di dare agli enti locali la possibilità di aumentare l'addizionale IRPEF dallo 0,5 allo 0,8, non di stabilire il relativo obbligo) viene presentata in quest'aula - abbiamo scoperto l'ennesimo bluff di questa maggioranza! - come un articolo indispensabile al fine di garantire i saldi del disegno di legge finanziaria, in quanto si reputa che esso debba determinare per il sistema delle autonomie (così è stato detto) maggiori entrate per 500 milioni di euro.

Ciò significa che si è coscienti che non si tratta di operazione nella disponibilità degli enti locali (quelli che non vogliono tartassare i cittadini sarebbero liberi di non applicarla), ma di previsione che, nella visione complessiva della manovra finanziaria da parte del Governo, determina maggiori entrate per 500 milioni di euro. Di conseguenza, la norma non ha più il carattere della transitorietà e della disponibilità, rimesse alla volontà degli enti locali, ma deve determinare un livello di entrata per far quadrare i saldi del disegno di legge finanziaria. Dunque, quando abbiamo proposto lo stralcio dell'articolo 7, volevamo, appunto, che il Governo dicesse la verità in quest'aula.

Motivando la non accoglibilità della proposta di stralcio ed indicando l'articolo in esame come fondamentale ai fini dei saldi complessivi della manovra finanziaria, il presidente della Commissione ha sottolineato, con tale impostazione, che l'articolo 7 impone, praticamente, una nuova tassazione, che non è locale, ma imposta dal disegno di legge finanziaria. Quindi, quello che date con una mano, attraverso la rivisitazione delle aliquote IRPEF, lo togliete con l'altra, attraverso l'articolo 7, e lo avete anche confessato!

 

LINO DUILIO, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LINO DUILIO, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, ovviamente rimango nei limiti della correttezza che deve caratterizzare gli interventi del presidente della Commissione, anche se devo dire che, quando si fa presente che ci sarebbe qualche trama in nome di presunte falsità, anche l'asetticità del presidente della Commissione viene un po' «sfiorata»!

Desidero far presente all'onorevole Nespoli che, se dà un'occhiata all'articolo 7, in particolare al numero 2) della lettera b) del comma 1, si accorgerà che è previsto il versamento di un acconto «stabilito nella misura del 30 per cento dell'addizionale ottenuta applicando le aliquote di cui ai commi 2 e 3». Quindi, gli effetti sui saldi della manovra fanno riferimento al predetto acconto del 30 per cento.

Di conseguenza, il riferimento non è quello che è stato sottolineato dall'onorevole Nespoli (se il rilievo del collega fosse stato esatto, sarebbe stata certamente configurabile la situazione da lui segnalata). Mi limito a constatare che, probabilmente, si è trattato di un equivoco.

 

ALBERTO GIORGETTI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, le considerazioni dell'onorevole Duilio, relative ai 500 milioni di euro ed al contenuto della relazione tecnica, sono legate, appunto, all'aspetto di cassa, profilo sotto il quale si produrrebbero effetti e, quindi, un eventuale problema di copertura.

Sulla base degli interventi contemplati dal disegno di legge finanziaria in esame, sarebbe sicuramente possibile - mi rivolgo al presidente della Commissione ed al relatore - affrontare la questione posta dall'articolo 7, anche per fugare il dubbio di effetti complessivi legati ad ulteriori entrate di finanza pubblica. È sotto gli occhi di tutti che le considerazioni dell'onorevole Nespoli sono assolutamente ovvie: se, da una parte, sono tagliati i trasferimenti agli enti locali, dall'altra, è evidente che la facoltà di aumentare l'addizionale allo 0,8 si trasformerà in una misura che molti comuni dovranno adottare - si tratta di una considerazione di natura politica - a fronte del taglio effettuato ai trasferimenti. Quindi, vi sarà comunque un aggravio di spesa per i cittadini.

Restando al tema posto dal presidente Duilio, credo che la proposta di stralciare l'articolo 7 (o, almeno, di accantonarlo) potrebbe essere valutata con favore a fronte di un eventuale emendamento condiviso nel merito. Considerato che è oggetto di esame, da parte del Parlamento, un progetto di riforma complessiva del testo unico sugli enti locali, potremmo affrontare il problema in tale sede: rispetto al volume complessivo degli interventi di carattere finanziario e delle risorse movimentate attraverso l'attività emendativa del Governo e del relatore, 500 milioni di euro, in termini di cassa, sarebbero facilmente reperibili in tale quadro.

Si tratta quindi di un problema di volontà politica concernente i temi della finanza pubblica, non di un aspetto tecnico invalicabile.

 

PRESIDENTE. Dobbiamo ora passare alla votazione dell'emendamento Valducci 7.1.

 

(Ripresa esame dell'articolo 7 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Avverto che il Governo ha presentato una nuova formulazione dell'emendamento 17.500. Il termine per la presentazione dei subemendamenti rimane fissato alle 20 di oggi.

Avverto altresì che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico. Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 10,05, è ripresa alle 10,30.

 

 (Ripresa esame dell'articolo 7 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valducci 7.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 264

Votanti 263

Astenuti 1

Maggioranza 132

Hanno votato 28

Hanno votato no 235

Sono in missione 65 deputati).

 

Prendo atto che i deputati Dato e Balducci non sono riuscite a votare.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zorzato 7.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 278

Votanti 269

Astenuti 9

Maggioranza 135

Hanno votato 24

Hanno votato no 245

Sono in missione 65 deputati).

 

Prendo atto che i deputati Dato e Balducci non sono riuscite a votare.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bertolini 7.3.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, vorrei sottolineare un aspetto: sono rimasto stupito dall'intervento del ministro svoltosi in quest'aula in sede di illustrazione di una parte del disegno di legge finanziaria non più tardi della scorsa settimana, quando ha sostenuto che le disposizioni dell'articolo 7 comportano l'applicazione del federalismo fiscale. Penso - lo dico, usando toni un po' forti, non consoni agli interventi che svolgo usualmente - che sia una bestialità!

L'articolo 7 non determina l'applicazione del federalismo fiscale; tale articolo 7, inserito nella legge finanziaria, obbliga i comuni ad utilizzare la leva fiscale: l'addizionale IRPEF, la tassa di scopo e la tassa di soggiorno. Vengono introdotti nuovi balzelli, come la tassa di scopo e la tassa di soggiorno, che non faranno altro che aumentare la confusione fiscale nei confronti dei cittadini, con poco apprezzamento da parte dei comuni.

L'addizionale IRPEF è di per sé un'imposta sbagliata, perché trasforma un'imposta progressiva (articolo 53 della Costituzione) in un'imposta proporzionale: colpisce tutti i redditi in maniera proporzionale. Pertanto, gran parte dell'irrisorio vantaggio previsto a favore dei redditi bassi dalla manovra fiscale del Governo verrà completamente annullato dalle addizionali IRPEF che gli enti locali, i comuni e le regioni saranno costrette ad introdurre, a seguito della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato.

Ricordo che nella normativa precedente era previsto un limite sia nella quantità dell'imposta addizionale IRPEF (era previsto il limite dello 0,5, mentre con tale manovra si può portare fino allo 0,8), sia nella quantità annuale che i comuni potevano prevedere di anno in anno. Nella normativa precedente era previsto che i comuni non potessero, sempre nell'ambito del limite dello 0,5, aumentare l'addizionale IRPEF per una percentuale superiore allo 0,2 e ciò per permettere una progressività nell'attuazione di questa imposta.

Con questa norma, invece, permetteremo ai comuni di introdurre in un solo anno l'addizionale IRPEF portandola fino al massimo consentito. Quindi, se un comune ancora non ha introdotto l'addizionale IRPEF, in un solo anno potrà prevedere di raggiungere la percentuale dello 0,8, mentre prima, come dicevo, non si poteva superare lo 0,2 per cento di aumento.

Pertanto, pur rimanendo contrario all'aumento fino allo 0,8, bisognerebbe prevedere il limite dello 0,2 per cento, perché altrimenti, a fronte dei tagli a carico degli enti locali, vi sarebbe una rincorsa dell'addizionale IRPEF. Ciò è profondamente sbagliato e non rappresenta l'attuazione del federalismo fiscale.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zorzato. Ne ha facoltà.

 

MARINO ZORZATO. Signor Presidente, con questo articolo si cominciano ad introdurre le tasse a carico dei cittadini. Con l'approvazione di alcuni articoli precedenti, è stata prevista la «rispalmatura» dell'IRPEF: in teoria qualcuno avrebbe dovuto pagare di meno e qualcuno di più, ma ho l'impressione che tutti paghino di più! Inoltre, contrariamente alle previsioni dell'attuale maggioranza, sostenute nei 5 anni precedenti in Commissione ed in aula (e mi riferisco al blocco delle addizionali, come risulta dal testo delle proposte emendative presentate nello scorso mandato), oggi il primo atto che essa pone in essere è lo sblocco delle addizionali.

Fra l'altro, come anticipato prima, poiché di fatto vi sono anche delle coperture - questo emendamento fa cassa - alla fine si prevedono più tasse per i cittadini.

Con l'articolo 3 abbiamo «spalmato» ed aumentato le aliquote (vedi il discorso delle auto) per tutti i cittadini, soprattutto i meno abbienti; oggi con questa addizionale, che di fatto i comuni saranno obbligati o quanto meno invogliati ad applicare, introduciamo ancora nuove tasse a carico di cittadini che hanno reddito.

Con riferimento agli articoli precedenti avevamo proposto l'introduzione di una clausola di salvaguardia per i cittadini, affinché il nuovo modulo fiscale non costasse di più. Chi voleva poteva scegliere tra i due sistemi, il nostro ed il vostro, a garanzia che non vi fossero aggravi fiscali, ma ci avete detto di no, quindi immaginate che qualcuno pagherà di più!

Oggi, con lo sblocco delle addizionali (ricordo il nostro contenimento nel passato), fornite ai cittadini la certezza che gli amministratori, per dar conto delle loro promesse elettorali locali, applicheranno le addizionali, come diceva il collega Galletti, in alcuni casi anche in modo devastante, fino allo 0,8 per cento, e, quindi, di fatto, si aumenterà la pressione fiscale a tutti i cittadini.

Si parla di sviluppo, ma cominciando ad aumentare le tasse dal basso senza controllo, esso rimarrà sulla carta. Nella sostanza, come abbiamo sempre detto, vi saranno più tasse per tutti ed in ogni caso, rispetto alle vostre promesse («non vi prenderemo i soldi dalle tasche»), introdurrete nuove tasse: una volta le introduce il comune, una volta la provincia e poi la regione. Voi le avete già previste con l'approvazione degli articoli precedenti, tassando pesantemente i cittadini.

Contrariamente a quello che voi pensate, i cittadini, al momento di fare la dichiarazione dei redditi, si accorgeranno delle addizionali applicate dai comuni che voi amministrate, e, in tal modo, diranno che avevamo ragione noi. Abbiamo da sempre proposto, lo ricordo, il blocco di tali addizionali. A nostro avviso, se si vuole ottenere un contenimento della spesa, che può avvenire anche a livello centrale, si deve, allo stesso tempo, imporre dei risparmi agli enti locali. La possibilità di applicare addizionali rappresenta l'esatto contrario del contenimento della spesa locale.

 

PAOLO GRIMOLDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PAOLO GRIMOLDI. Signor Presidente, intervengo per segnalare alla Presidenza che davanti a palazzo Montecitorio avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione dei dipendenti delle strutture sanitarie private convenzionate con il sistema sanitario nazionale. I manifestanti sono stati «spostati» - nonostante non siano no global e, quindi, non avrebbero spaccato vetrine o incendiato auto - da piazza Montecitorio a piazza Capranica.

Ricordo che le strutture sanitarie fungono da supporto per la sanità pubblica la quale, se non ne potesse disporre, collasserebbe in quanto non riuscirebbe a smaltire tutto il lavoro. I tagli di risorse previsti nella finanziaria per le strutture sanitarie porterebbero quelle più piccole a chiudere, mentre quelle più grandi gestirebbero esclusivamente il privato. Come si può vedere, si tratta, ancora una volta, di una finanziaria che avvantaggia chi ha i soldi e potrà sottoporsi ad esami clinici nelle strutture private, mentre chi i soldi non li ha dovrà mettersi in coda, per mesi e mesi, proprio perché queste strutture sanitarie non erogheranno più servizi pubblici a causa del taglio dei fondi disposto da questa finanziaria (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

 

PRESIDENTE. Onorevole Grimoldi, si tratta ovviamente di decisioni di ordine pubblico che competono alle autorità di pubblica sicurezza. La Presidenza, comunque, si informerà sull'accaduto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fugatti. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, il gruppo della Lega Nord Padania condivide lo spirito di cui all'emendamento Bertolini 7.3.

Con gli articoli 7, 8 e 9 del provvedimento si incide sulle imposte locali. Si può sostenere che, così facendo, nasce un nuovo tipo di federalismo in quanto il Governo dà la possibilità con l'articolo 7 di aumentare l'ICI, con l'articolo 8 di introdurre la tassa di scopo, e, infine, con l'articolo 9 istituisce l'imposta di soggiorno. Perché si tratta di un nuovo tipo di federalismo? Perché da una parte si tagliano le risorse agli enti locali, dall'altra si dà loro la possibilità di compensare tali tagli, incrementando le imposte esistenti e prevedendone di nuove.

Il federalismo che ha sempre inteso la Lega Nord Padania è invece diverso. Non è un federalismo che comporta un aumento della pressione fiscale - come invece stabiliscono i tre articoli citati - ma prevede che quanto già viene versato dai residenti nei comuni, nelle province e nelle regioni rimanga lì per la gran parte, ed il rimanente confluisca invece in un fondo di compensazione per le aree meno svantaggiate. In questo caso, invece, si tagliano i trasferimenti di risorse, che dovrebbero essere garantiti agli enti locali, e si impone, in pratica, ad essi di aumentare le imposte, innalzando la pressione fiscale. In tal modo, si va contro ciò che, a nostro modo di vedere, è il vantaggio che deriva dal federalismo fiscale, cioè una diminuzione progressiva dell'imposizione generale degli enti locali che farebbe seguito sia ad una maggiore responsabilità delle amministrazioni sia ad un'azione di controllo operata dai cittadini, i quali verificano come sono spesi i soldi.

L'articolo 7, che dà possibilità di aumentare fino allo 0,8 per cento la parte facoltativa dell'imposta comunale sugli immobili, comporta un aumento della pressione fiscale. In campagna elettorale, il Governo di centrodestra è stato posto sotto accusa perché si sosteneva che esso avesse tagliato i fondi agli enti locali, i quali sono stati così costretti a ridurre i servizi. Ricordo, a questo proposito, le trasmissioni televisive in cui si poneva in rilievo che gli asili nido non potevano essere costruiti dai comuni perché, a vostro dire, il Governo Berlusconi aveva tagliato le risorse necessarie. Qui siamo di fronte ad un provvedimento con il quale il Governo taglia i fondi e concede agli enti locali la possibilità di reperire quanto è stato decurtato a livello centrale incrementando le imposte.

Tutto ciò, come è ovvio, inciderà sulle tasche dei cittadini e finirà per stravolgere completamente l'impostazione della finanziaria, la quale dovrebbe essere, secondo le vostre parole, redistributiva e a favore dei ceti medio-bassi.

In questo modo, gli enti locali, se non procedono ad un taglio dei servizi erogati, si trovano costretti ad incrementare le imposte locali. Se si tagliano i servizi, chi viene colpito? Non certo i ricchi, ma sicuramente i poveri, che sono poi quelli che abbisognano di tali servizi. Se si aumentano le imposte, chi viene colpito? Anche in questo caso, non saranno colpiti i ricchi, ma sicuramente i poveri. A tale proposito, è sufficiente fare riferimento alla tassa di soggiorno tenuto conto che i ricchi, nonostante la previsione di tale nuova imposta, andranno in vacanza.

In conclusione, ribadisco il nostro sostegno all'emendamento Bertolini 7.3 (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

 

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, intervengo per un richiamo al regolamento. Con riferimento a quanto detto poc'anzi dal collega Grimoldi. La Camera ha concordato con la questura, il prefetto e le forze dell'ordine su un'area, antistante Montecitorio, in cui le manifestazioni, rispettando le regole dell'avviso preventivo alla questura, sono consentite. L'area concordata viene concessa a tutti coloro che intendono manifestare.

Pertanto, risulta alquanto inquietante che ciò non sia avvenuto questa mattina con riferimento a persone che manifestano per tutelare un loro legittimo diritto. Il disegno di legge finanziaria, lo ricordo, aumenta le tasse per lo Stato e dimezza i costi quando a pagare sono i privati. Le strutture sanitarie più piccole, conseguentemente, rischiano di chiudere a seguito del taglio dei fondi.

Invito la Presidenza ad acquisire informazioni dalle autorità di pubblica sicurezza e ad accertarsi se vi siano stati dei motivi per i quali l'area citata era già «prenotata» per lo svolgimento di un'altra manifestazione. Se così non fosse, la Presidenza della Camera dei deputati dovrebbe, a mio avviso, inoltrare una protesta nei confronti della questura e della prefettura, perché il diritto di manifestare deve essere garantito a tutti i cittadini. Noi, come Camera dei deputati, abbiamo il dovere di tutelare anche gli spazi intorno a palazzo Montecitorio perché questo è il luogo della democrazia e, conseguentemente, non ci possono essere «figli e figliastri».

 

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, ribadisco che la Presidenza sta acquisendo informazioni sul problema sollevato da lei e dall'onorevole Grimoldi.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Osvaldo Napoli. Ne ha facoltà.

 

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, non vi sono dubbi che in questo momento vi siano due finanziarie, una a livello nazionale ed una a livello locale.

Osservo una sorta di ritorno sul luogo del delitto da parte del Presidente Prodi, il quale istituì, lo ricordo, l'addizionale IRPEF dello 0,5 per cento nel corso del suo primo Governo ed oggi, nel corso del suo secondo mandato, vorrebbe consentire un incremento di tale imposta fino allo 0,8 per cento. Colleghi, ma di quale federalismo parliamo e ci riempiamo la bocca? Il vero federalismo, e mi rivolgo agli amministratori locali del centrosinistra, si ha quando al trasferimento di nuove competenze a livello periferico si accompagna il trasferimento dei costi di quelle competenze. Qui, invece, viene data agli amministratori locali la possibilità di coprire quei costi istituendo nuove tasse.

Colleghi del centrosinistra, voi rappresentate il 70 per cento degli amministratori locali; che cosa direte, quindi, ai vostri sindaci, ai vostri assessori che saranno costretti ad aumentare enormemente l'imposizione fiscale per coprire il costo di tutti i servizi? Pensateci un attimo, siate amministratori prima di essere politici! Non potete votare un provvedimento di questo genere! E ciò lo dico nell'interesse dei cittadini i quali sono amministrati, in larga parte, da giunte di centrosinistra.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Signor Presidente, vorrei ricordare ai colleghi che i giorni 28 e 29 settembre - il 28 nel 1998 e il 29 nel 2006 - ai cittadini italiani ricordano una brutta data. Infatti, nel 1998 fu istituita da Prodi questa imposta fino allo 0,5 per cento, mentre adesso viene aumentata dello 0,3 per cento. Un tale aumento - 0,3 per cento - si traduce in realtà in aumento del 60 per cento: noi incrementiamo del 60 per cento un'imposta ai cittadini.

Non solo, ma ciò viene fatto da coloro che ormai sono chiamati, in quanto sindaci d'Italia, gli esattori del Governo centrale: a noi sindaci riducono i trasferimenti ma dobbiamo, per una sorta di autonomia fiscale, di federalismo fiscale, tartassare con le nostre mani i cittadini.

Tuttavia, i soldi che entreranno anche grazie a questa addizionale IRPEF arriveranno nelle casse del comune come minimo 365 giorni dopo il bilancio di competenza. Ciò vuol dire un anno dopo, costringendo così le amministrazioni comunali, ancora una volta, a farsi erogare prestiti dagli istituti di credito pagando i relativi interessi, calcolati in oltre mezzo miliardo di euro: ci pensate alle amministrazioni locali che non riusciranno a pagare gli stipendi ai dipendenti perché non ce la fanno proprio più? Bisogna che qualcuno si inventi una legge quadro di riformulazione dei bilanci delle autonomie locali e degli enti locali perché, altrimenti, andando avanti così, nessun sindaco potrà continuare a gestire il suo comune e a garantire i servizi sociali.

Questo intervento lo avevo già svolto ieri a proposito dell'ICI ma lo ribadisco oggi sull'IRPEF: noi stiamo distruggendo la cellula della nostra nazione, cioè i comuni. Stiamo distruggendo la capillarità del sistema Italia, l'economia e il paese. Quindi, l'appello che rivolgo è il seguente: un aumento del 60 per cento è irrazionale!

Infine, fate attenzione perché poi, fuori da questa sede, non potrete dire che eravate affetti da parasonnia, che non c'eravate o che se c'eravate dormivate: chi vota si assume la responsabilità e la deve urlare fuori, accettando anche gli insulti - giusti - che i cittadini e i comuni italiani indirizzeranno verso coloro che voteranno questo tipo di imposta, o meglio, di gabella che i comuni, da esattori, dovranno imporre ai cittadini!

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bertolini 7.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 452

Maggioranza 227

Hanno votato 192

Hanno votato no 260).

 

Prendo atto che l'onorevole Ceccacci Rubino non è riuscita ad esprimere il proprio voto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Garavaglia 7.4.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Anche il mio emendamento 7.4 si mira ad escludere l'applicazione di questa tassa. Molte considerazioni sono già state svolte dai colleghi sull'emendamento precedente. Vorrei aggiungerne solo una relativa ad una questione tecnica introdotta con questo articolo. Viene infatti detto che è possibile introdurre l'addizionale anche per i comuni che non l'hanno mai prevista prima. Ciò comporta, secondo noi, una grave discontinuità nonché una scorrettezza verso i comuni che l'hanno introdotta a tempo debito. Mi spiego. Non ricordo precisamente l'anno - mi sembra fosse il 2002 - ma ricordo la previsione secondo cui se non si fosse introdotta in quell'anno l'addizionale, poi, sarebbe stato impossibile farlo. Che cosa hanno fatto, allora, tanti amministratori comunali dotati di buonsenso, che tenevano al loro comune? Pur non avendone la necessità, hanno introdotto l'addizionale minima, allo 0,2 per cento, per non precludersi, negli anni a venire, la possibilità di utilizzare la leva dell'addizionale IRPEF.

Nel far ciò, hanno dovuto scontare le rimostranze - ovvie - dei cittadini perché, essendo stata comunque introdotta una gabella dello 0,2 per cento, hanno subito anche il «costo politico» dell'introduzione dell'addizionale. Tuttavia ciò era stato fatto in un'ottica di correttezza amministrativa. Ora, invece, voi introducete anche per chi non l'aveva prevista prima la possibilità di imporre tale tassa: quindi, quei poveri sindaci che hanno fatto ciò nell'ultima data utile, hanno fatto la figura dei fessi. Questo modo di agire è profondamente scorretto e contrario ad un principio sacrosanto di continuità amministrativa. Le regole sono regole, non si possono cambiare per propria convenienza ogni volta, ad ogni piè sospinto.

Anche per questa ragione, riteniamo che non sia proprio il caso di prevedere una liberatoria per i comuni che non hanno mai introdotto prima questa tassa.

Venendo poi al merito della tassa, molto è già stato detto. Vorrei solo aggiungere due considerazioni sui comuni. È stato siglato uno pseudo accordo a palazzo Chigi tra il Governo e l'Associazione dei comuni, con cui si affermava di andare incontro alle istanze dei comuni medesimi, riducendo il taglio da 2,8 a 2,2 miliardi e dando un fondo per i piccoli comuni. Peccato che questo accordo non sia stato tenuto in considerazione perché la riduzione a 2,2 miliardi da 2,8 - cioè 600 milioni - è stata compensata da una pari riduzione dei trasferimenti. Quindi, la riduzione è puramente formale e sulla carta, un fatto ribadito anche sul sito dell'ANCI (quindi, una notizia ufficiale da parte di un'associazione certamente non di centrodestra).

Peggio ancora avete fatto per i piccoli comuni: c'era una richiesta di un fondo di 250 milioni, ne sono stati dati soltanto 200, ma peccato che questi 200 milioni siano stati prelevati dal Fondo per le aree sottoutilizzate, cioè quelle aree dove si trovano quasi tutti i piccoli comuni! Come al solito, con una mano date e con l'altra prendete!

Tuttavia, se così intendete operare con i sindaci e le amministrazioni, poi chiaramente non potete pretendere di avere, da parte loro, un appoggio incondizionato.

Per tale motivo, riteniamo necessario sopprimere questa ulteriore gabella che trasferisce a livello locale i tagli e la pressione fiscale che non siete in grado di operare a livello centrale.

Voteremo convintamente per la soppressione di questo comma e, sostanzialmente, dell'articolo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Ci sono parlamentari della maggioranza che ritengano sia di sinistra proteggere le fasce deboli: io penso che questo sia un valore che accomuna tutto il Parlamento. Tuttavia, per dare un'indicazione a questi parlamentari della maggioranza vi chiedo se vogliate fare, in questa finanziaria, una operazione di sinistra.

Si prenda, per esempio, un reddito imponibile IRPEF di 20 mila euro. Questo reddito, se di un residente in una regione o in un comune che ha applicato al 50 per cento le addizionali IRPEF, si trova a pagare 200 euro di IRPEF in più; un reddito di un milione di euro, sempre in quella zona, si trova a pagare una percentuale IRPEF di 20 mila euro in più. Capite quanto pesa di più sul reddito di 20 mila euro rispetto a quello di un milione di euro?

Allora, vogliamo inserire almeno un comma per cui i redditi inferiori ai 20-25 mila euro non paghino l'addizionale IRPEF? Almeno questo concedetelo, altrimenti andiamo veramente a penalizzare le fasce più deboli della popolazione.

L'addizionale IRPEF fu introdotta proporzionale all'inizio perché era residuale e incideva al massimo per lo 0,5 cento. Oggi l'addizionale IRPEF regionale, sommata a quella comunale, fa già l'1,8 per cento: non possiamo lasciarla proporzionale, dobbiamo trasformarla in progressiva, altrimenti andiamo a penalizzare i redditi più bassi!

Vi chiedo di fare ciò veramente col cuore: trasformiamo questo articolo attraverso un emendamento, accantoniamolo per un momento al fine di porre rimedio a questo grande problema che nasce dall'applicazione della norma.

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garavaglia 7.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 466

Maggioranza 234

Hanno votato 203

Hanno votato no 263).

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gioacchino Alfano 7.5.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gioacchino Alfano. Ne ha facoltà.

 

GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, il mio emendamento tende a ridurre l'addizionale comunale all'IRPEF dallo 0,8 allo 0,4 per cento. Riprendendo le considerazioni svolte dall'onorevole Napoli, ricordo che tale addizionale è stata istituita nel 1998 ed è impossibile ridurre a zero questa risorsa per i comuni. La proposta, dunque, è di ridurla allo 0,4 per cento.

Innanzitutto, sarebbe opportuno dare ai comuni una facoltà sui redditi da evasione: portare l'aliquota allo 0,8 per cento significa disincentivare i comuni dal ricorrere ai redditi non dichiarati. Sarebbe più opportuno in questa fase, come diceva l'onorevole Galletti, accantonare l'esame dell'articolo 7. Infatti, si dà ai comuni la potenzialità di aumentare un'aliquota e non di «rincorrere» i redditi da evasione, quelli definiti più interessanti in alcune dichiarazioni della maggioranza.

In secondo luogo, e mi rivolgo al Governo, continuare a concedere ai comuni la possibilità di aumentare le proprie entrate con un'addizionale così automatica senza calcolarla sulla destinazione delle risorse è un ulteriore elemento critico. Dunque, manteniamo la risorsa ma non portandola allo 0,8 per cento, bensì lasciandola allo 0,4 per cento.

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gioacchino Alfano 7.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 462

Maggioranza 232

Hanno votato sì 201

Hanno votato no 261).

 

Prendo atto che l'onorevole Germontani non è riuscita a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gioacchino Alfano 7.6.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gioacchino Alfano. Ne ha facoltà.

 

GIOACCHINO ALFANO. Signor Presidente, la norma stabilisce che l'addizionale è dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1o gennaio dell'anno cui si riferisce l'addizionale stessa. Vi sembra possibile che il contribuente debba essere sottoposto all'addizionale facendo riferimento al 1o gennaio dell'anno cui l'addizionale stessa si riferisce? Ritengo questo non solo ingiusto per la natura dell'imposta, ma anche di difficile applicazione pratica.

L'emendamento in esame non interviene dal punto di vista delle entrate e della politica fiscale, sia nazionale sia locale, ma tende a dare al contribuente una situazione di migliore vivibilità e di rapporto più fiducioso con lo Stato. Ad esempio, per i redditi di partecipazione in società il riferimento è al reddito assegnato al soggetto che viene maturato alla fine dell'esercizio, cioè il 31 dicembre.

Il mio emendamento, sul quale non riesco a capire per quale motivo il relatore ed il Governo abbiano espresso parere contrario, chiede soltanto che l'obbligo del contribuente sia espletato entro il 31 dicembre dell'anno di riferimento. In tal modo, quando il contribuente il 1o gennaio si reca dal soggetto delegato alle dichiarazioni, semplicemente dichiara la data in cui maturano i redditi e quella in cui deve essere applicata la addizionale. Potrebbero esservi, infatti, contribuenti che il 1o gennaio hanno il domicilio fiscale in una città e poi si trasferiscono e, quindi, dovrebbero ricorrere al consulente di un altro comune, poiché il contribuente sicuramente si rivolge a strutture localizzate nel comune in cui abita. Dunque, si tratta solo di un riferimento normativo.

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gioacchino Alfano 7.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 469

Votanti 468

Astenuti 1

Maggioranza 235

Hanno votato sì 206

Hanno votato no 262).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Osvaldo Napoli 7.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 472

Maggioranza 237

Hanno votato sì 207

Hanno votato no 265).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gioacchino Alfano 7.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 468

Maggioranza 235

Hanno votato sì 204

Hanno votato no 264).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garavaglia 7.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 470

Maggioranza 236

Hanno votato sì 203

Hanno votato no 267).

 

Passiamo alla votazione dell'articolo 7.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nespoli. Ne ha facoltà.

 

VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, credo che dal dibattito svoltosi sugli emendamenti riferiti all'articolo 7 sia emerso un dato di fondo interno ad un confronto di merito da molti anni in atto tra il sistema delle autonomie locali ed il Governo centrale. Si tratta di riformare la fiscalità locale, che da qualche decennio a questa parte si fonda unicamente su due pilastri: l'ICI e l'addizionale IRPEF.

È necessario che su tali materie vi sia una riconsiderazione all'interno di un quadro più vasto di riforma del sistema delle autonomie, che il Governo ha preannunciato. Vorremmo entrare nel merito, ma il confronto di merito ci sfugge in quest'aula. Riproporremo altre questioni nel corso dell'esame degli articoli successivi perché non si può, da una parte, annunciare una riforma complessiva della normativa che sovrintende al funzionamento del sistema delle autonomie locali e, dall'altra, fare interventi di modifica del rapporto sul piano finanziario e fiscale che vanno in altra direzione.

Per tali considerazioni, il voto del gruppo di Alleanza Nazionale sarà contrario.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zorzato. Ne ha facoltà.

 

MARINO ZORZATO. Signor Presidente, vorrei ricordare che con questo articolo la maggioranza conferma il suo modo di pensare sul federalismo. In sostanza, non attribuisce nuove competenze, ma concede la facoltà di imporre nuove tasse. Storicamente, ci siamo battuti perché i comuni contenessero la spesa in considerazione del fatto che chi paga è sempre il cittadino. Vi è un aumento di pressione fiscale: da una parte hanno tagliato al centro, ma dall'altra consentono ai sindaci di aumentare le tasse ai cittadini. Alla fine, poiché il conto si fa sempre nelle tasche degli stessi, aumenterà il prelievo ed i cittadini avranno meno soldi da spendere per il loro benessere. Ovviamente, il sistema produttivo ne pagherà le conseguenze.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippi. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO FILIPPI. Signor Presidente, anche nell'articolo 7 si dimostra come questo disegno di legge finanziaria sia veramente noioso, perché anche questo articolo chiede nuove tasse: dunque, la solita minestra riscaldata. Questa volta, però, viene data la possibilità alle amministrazioni locali di tassare i cittadini.

Il ministro Padoa Schioppa è venuto in aula a dirci che il disegno di legge finanziaria avrebbe rappresentato il federalismo fiscale in un modo mai avvenuto. Occorre spiegare al ministro che federalismo non vuol dire dare la possibilità alle istituzioni locali di aumentare le tasse ai cittadini; esso riguarda la gestione non di nuove tasse ma delle risorse esistenti.

Spiegheremo ciò in occasione dell'esame di ogni articolo, sperando che al termine dell'esame di questa finanziaria almeno il concetto di federalismo sia ben chiaro a questo Governo, che finora non l'ha ancora compreso (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

 

(Presenti 460

Votanti 459

Astenuti 1

Maggioranza 230

Hanno votato sì 268

Hanno votato no 191).

 

Prendo atto che gli onorevoli Beltrandi, Turci e Poretti hanno espresso erroneamente un voto contrario mentre avrebbero voluto esprimerne uno favorevole.

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zorzato. Ne ha facoltà.

 

MARINO ZORZATO. Sappiamo che circa l'80 per cento dei cittadini italiani posseggono una casa in proprietà. L'articolo aggiuntivo in esame sopprime l'imposta comunale sugli immobili sulla prima casa e, poiché almeno il 75 per cento dei cittadini proprietari di una abitazione sono a reddito basso, tale proposta emendativa rientra nella logica sbandierata da questa maggioranza, volta a tutelare le fasce basse di reddito.

Nella vostra riforma avete introdotto le detrazioni affermando che il metodo è più semplice e nella denuncia dei redditi avete previsto il reinserimento dei fabbricati, dei dati catastali, complicando in tal modo la vita dei cittadini.

Visto che tutta questa macchina burocratica che mettete in piedi comporta un costo aggiuntivo, mi sembra il minimo approvare questo semplice articolo aggiuntivo che esclude il pagamento dell'ICI sulla prima casa. Il costo per lo Stato è molto basso, dunque ritengo che realizzare ciò sia semplice, mentre non esprimere un voto favorevole su questa proposta emendativa significa nascondere la testa sotto la sabbia.

Mi auguro che l'articolo aggiuntivo sia fatto proprio dal Governo e dalla maggioranza, in quanto non si può professare di avere a cuore l'interesse dei cittadini a reddito medio-basso e poi invece penalizzarli. Tuttavia, vedo che la parte più estrema della maggioranza è interessata alla lettura dei giornali e non invece all'interesse degli italiani!

Spero comunque che sulla presente proposta emendativa vi sia uno voto compatto dell'Assemblea, al fine di tutelare veramente l'interesse degli italiani.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Signor Presidente, in realtà avevo chiesto di intervenire sull'articolo 7, ma il mio ragionamento si aggancia bene anche all'articolo aggiuntivo in esame.

Colleghi, come un buon Papa, per essere tale, deve aver fatto il parroco di campagna, ritengo che il buon parlamentare dovrebbe aver fatto l'amministratore locale; infatti, in tal caso saprebbe di cosa stiamo parlando.

Avete impostato la vostra finanziaria sulla parola «equità», che in realtà non esiste; in questo testo dovrebbe parlarsi di disequità, in quanto cittadini con reddito anche notevolmente diverso pagheranno la stessa aliquota.

Torno su tale problematica in quanto ritengo di rappresentare in questo momento tutti i sindaci italiani (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea). In questo caso vale il detto del re che dice: Non capisco perché il mio popolo non mi capisce più! Se continuate a trattare il popolo in questo modo, senza applicare la parola chiave «equità», sulla quale avete basato la manovra finanziaria, di certo i cittadini non vi comprenderanno più.

Pertanto, sostengo il presente articolo aggiuntivo, attraverso il quale sarà possibile non far pagare l'addizionale IRPEF ai cittadini con redditi medio-bassi. In questo caso, potrà parlarsi veramente di equità! Altrimenti, altro che parasonnia, il popolo se la prenderà con tutti noi, ma dagli atti parlamentari risulterà che io ho detto che quanto si sta prevedendo non è equo. Si sta stabilendo una tassa che è la più brutta, la più inutile ed iniqua che si possa introdurre, in quanto colpisce soprattutto le classi più deboli.

State facendo una brutta cosa, sapendo di farla. State commettendo un reato con dolo, dunque l'elemento psicologico del reato finanziario è in tutti voi!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Laurini. Ne ha facoltà.

 

GIANCARLO LAURINI. Signor Presidente, chiedo di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01 che tiene conto di una grande realtà del nostro paese, vale a dire quella dei proprietari di prima casa.

Non si ha idea della preoccupazione che, in sede di acquisto della prima casa, viene manifestata da coloro i quali accedono, spesso per la prima volta, al bene proprietà-casa. E la preoccupazione, vi assicuro, non è tanto quella delle spese per l'acquisto dell'abitazione, quanto quella della tassazione della casa stessa per gli anni a venire.

Vi assicuro che chi ha il contatto diretto e continuo con questa fascia di cittadini può testimoniare, nel modo più assoluto e convinto, di quanto questo articolo aggiuntivo vada incontro alle esigenze e alle preoccupazioni soprattutto delle fasce più deboli dei nostri cittadini.

Sostengo quindi pienamente la presente proposta emendativa e mi auguro sinceramente che dai colleghi della maggioranza giunga la stessa considerazione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole D'Ippolito Vitale.

 

IDA D'IPPOLITO VITALE. Signor Presidente, chiedo anch'io di poter sottoscrivere l'articolo aggiuntivo in esame, in quanto ne condivido l'impostazione e la ratio.

Abbiamo sentito questa maggioranza e questo Governo parlare a lungo di una politica fiscale di equità, addirittura ipotizzando la possibilità di sgravio dei canoni di affitto e la previsione di incentivi per l'acquisto della prima casa, soprattutto per le persone meno abbienti e per le coppie giovani.

Ebbene, credo che l'articolo aggiuntivo in esame coerentemente si collochi in questa linea di pensiero. La casa è un diritto fondamentale e credo che prevedere l'abolizione dell'imposta comunale sull'abitazione principale sia un segno di coerenza con l'annunciata politica di equità.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

 

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei solo annunciare che i deputati di Alleanza Nazionale aggiungono la loro firma a questo articolo aggiuntivo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fratta Pasini. Ne ha facoltà.

 

PIERALFONSO FRATTA PASINI. Signor Presidente, anch'io vorrei sottoscrivere questo articolo aggiuntivo per tutte le ragioni che sono state esposte fino ad ora.

Desidero farle presente, signor Presidente, l'attenzione che è riservata quest'oggi a temi così importanti. L'ho già detto in altre circostanze. La pregherei, Presidente, anche se so che lei non ha responsabilità, di invitare i colleghi a non considerare questa seduta come una seduta di routine della legge finanziaria. Sarebbe necessario che il Governo ci ascoltasse e si rendesse conto che, anche se questi interventi sono svolti a titolo personale, riguardano temi estremamente importanti, - come quello della casa - che, evidentemente, interessano tutti gli italiani e chi ci sta ascoltando.

Le sarei pertanto grato se potesse fare un richiamo a tutti i colleghi affinché si impegnino di più, anche in questa giornata, e non considerino quella in corso come una seduta nella quale si debba esclusivamente sbarcare il lunario rispetto alla finanziaria.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.

 

PATRIZIA PAOLETTI TANGHE­RONI. Signor Presidente, ricordo che nel calcolo del livello di sviluppo, ormai, è inserito l'habitat come un diritto fondamentale a livello mondiale.

Noi crediamo - questo articolo aggiuntivo lo dimostra - che la prima casa costituisca un diritto fondamentale delle persone. Allora, se lei mi permette, Presidente, mi rivolgo, più che al Governo, che ormai abbiamo capito essere assolutamente sordo, agli amici e colleghi della maggioranza.

Abbiamo appena visto, in ossequio certamente a qualche accordo, approvare «vagoni» e «autostrade» di facilitazioni per il sistema bancario. Questo articolo aggiuntivo costituisce una facilitazione per le classi meno abbienti. Amici, una mano sulla coscienza e un sussulto di dignità!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Presidente, anche in questi giorni si discute molto del decreto sugli sfratti, la grande emergenza abitativa. Alle persone al di sotto di un certo reddito, che non siano proprietari e di case, gli enti pubblici, le regioni, le province, i comuni e lo Stato devono dare la casa. Quindi, ciò ha un costo non solo per la costruzione, ma anche per la manutenzione degli edifici.

Le famiglie al di sotto di un certo reddito, che con sacrificio hanno avuto o hanno l'opportunità di acquistare una casa, dovrebbero essere in qualche modo premiate, per incentivare altre famiglie a fare altrettanto, visto che esiste un riconoscimento della pubblica amministrazione, sottraendo così all'emergenza casa migliaia e migliaia di persone.

Se lo Stato riconoscesse agevolazioni per la prima casa, se abitata da famiglie al di sotto di un certo reddito, si abbatterebbe quel numero altissimo di persone bisognose che, nei prossimi mesi, rischia di creare un vero e proprio detonatore sociale, con le famiglie che scenderanno sicuramente in piazza per tutelare i loro diritti.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.

 

CESARE CAMPA. Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma a questo articolo aggiuntivo.

Intervengo per parlare personalmente con i colleghi della maggioranza, specialmente con quelli di Venezia e in generale del Veneto, che sempre hanno sostenuto l'importanza di detassare la prima casa. Questa è l'occasione buona per dimostrare che facciamo seguire alle parole i fatti.

Credo - lo potremo dimostrare più avanti con altri emendamenti - che le risorse possano essere individuate. L'ordine del giorno relativo alle fondazioni, che è stato concordato debba essere presentato alla fine, è un'indicazione in tal senso.

Presidente, colleghi (specie i colleghi veneziani, con i quali ho più familiarità e, molto spesso, mi trovo a condividere le loro posizioni rispetto al territorio) se, nel momento della discussione e dell'approvazione in sede parlamentare, ci dimentichiamo e facciamo gli «gnorri» - come si dice a Venezia -, tutto quello che diciamo non ha valore.

Oggi detassare la prima casa è un dovere morale nei confronti dei cittadini che si sono sobbarcati l'onere di risolvere, con i loro sacrifici, un problema che altri non risolvono.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

 

ETTORE PERETTI. Presidente, intervengo molto brevemente per sottoscrivere, a nome del gruppo dell'UDC, questo articolo aggiuntivo.

L'UDC, nei giorni scorsi, ha fatto una grande battaglia sulla politica per la famiglia, e la politica relativa alla prima casa costituisce un tassello importante della politica familiare. Per questo, credo che tutte le iniziative, questa compresa, che vadano nel senso di riconoscere il valore della prima casa come elemento portante di una politica familiare all'altezza delle esigenze di una società che, evidentemente, ha bisogno di famiglie, specialmente numerose, debbano essere accolte dal gruppo dell'UDC come importanti.

Annuncio quindi il voto favorevole del nostro gruppo sull'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Osvaldo Napoli. Ne ha facoltà.


OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, anch'io aggiungo la mia firma a questo articolo aggiuntivo, rivolto a favore dei più deboli e di chi duramente, dall'operaio all'impiegato, ha fatto grandi sacrifici per acquistare una casa. Quindi, dobbiamo andare verso la detassazione della prima casa.

Inoltre, mi rivolgo ai colleghi amministratori del centrosinistra: con questa finanziaria non solo non riusciremo a detassare la prima casa, ma costringeremo i sindaci ad aumentare ingiustamente l'ICI, che è la tassa peggiore che si possa istituire nei confronti di chi - lo ripeto - ha fatto duri sacrifici per acquistare l'abitazione.

Dimostrate che, nei confronti dei più deboli, siete veramente disponibili a modificare questa finanziaria. Se non lo siete, vuol dire che riempite soltanto di parole le questioni relative alla società e al sociale. Dimostrate con i fatti, invece, che operiamo a favore di chi ha compiuto dei sacrifici. Se non lo fate, vi prenderete la responsabilità nei confronti di queste persone che, duramente, pagano i mutui, percependo già uno stipendio bassissimo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Verro. Ne ha facoltà.

 

ANTONIO GIUSEPPE MARIA VERRO. Presidente, vorrei rivolgermi al sottosegretario Grandi, di cui ricordo gli interventi improntati all'equità e alla solidarietà quando era nei banchi dell'opposizione nella scorsa legislatura. Vorrei che oggi dai banchi del Governo, con altrettanta coerenza, egli spiegasse a me e al paese perché il Governo è contrario a questo articolo aggiuntivo.

La casa non è un lusso - lo dimostra il 90 per cento degli italiani che l'ha acquistata -, ma una necessità. Tra l'altro, questa tassa, che è una vera e propria patrimoniale, disincentiva non solo l'acquisto della casa, ma anche la propensione al risparmio, che è una caratteristica molto importante nel nostro paese.

Vorrei capire dal sottosegretario Grandi come mai sbandierate equità e sostegno ai poveri e poi, nel momento concreto di dimostrare coerenza rispetto a quanto annunciate, non siete coerenti.

Tra l'altro, vorrei ricordare al sottosegretario Grandi che chi compra la casa sottrae se stesso all'ombrello protettivo dell'edilizia residenziale pubblica, quindi, in un certo senso, svolge una sorta di servizio pubblico.

Signor sottosegretario, insisto nel chiederle il motivo per cui il Governo è contrario a questo articolo aggiuntivo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Romele. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE ROMELE. Desidero sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01 e sottolineare la necessità morale, prima ancora che politica, della detassazione della prima casa. Essa è necessaria e doverosa perché la prima casa rappresenta uno dei punti di riferimento del senso della famiglia, del senso del risparmio e quindi della centralità della cellula base della comunità italiana.

Se quindi il Governo Prodi e compagni non darà un segnale di vita e di attenzione alla famiglia e all'espressione della centralità della famiglia stessa, la prima casa appunto, gli italiani marcheranno ulteriormente un distacco, una voragine - di cui per la verità già si sono accorti - tra il senso del Governo Prodi e il senso della comunità, il senso della famiglia.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

 

MARIO TASSONE. Per il mio gruppo era già intervenuto il collega Peretti, tuttavia desidero svolgere una considerazione. Noi siamo d'accordo con il contenuto di questo articolo aggiuntivo. Peraltro, come ho già detto in altre circostanze, avremmo apprezzato un contributo da parte del Governo sulla problematica della casa e della crisi abitativa, giacché siamo ovviamente a favore del processo di insediamento delle nuove famiglie. Siamo convinti che si sarebbe potuto lavorare anche sulla franchigia per quanto riguarda il valore catastale dell'abitazione, eliminando quindi l'ICI per una certa categoria di persone, ma questo non è avvenuto.

Sono pertanto d'accordo sul contenuto di questo articolo aggiuntivo e lamento certamente il silenzio, su una problematica così complessa, da parte del Governo, che ci avrebbe potuto aiutare su una questione che non interessa semplicemente noi dell'opposizione, ma dovrebbe interessare tutta l'Assemblea!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Innanzitutto, signor Presidente, vorrei aggiungere la firma di tutti i componenti il gruppo della Lega Nord Padania a questo articolo aggiuntivo, anche perché il nostro gruppo aveva presentato un'identica proposta emendativa, dichiarata però inammissibile per carenza di copertura. Dunque, convintamente sottoscriviamo in toto l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

Inoltre, vorrei svolgere una considerazione assolutamente ovvia. Questo articolo aggiuntivo non può che essere approvato all'unanimità, perché il Presidente del Consiglio Prodi ha dichiarato tranquillamente, in campagna elettorale, l'intenzione di abolire l'ICI sulla prima casa. Pertanto, qui siamo al dunque. Se votate contro, smascherate la bugia. Quindi non potete votare contro questo articolo aggiuntivo, altrimenti è ovvio che dopo due secondi noi vi accuseremo di raccontare balle!

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo rischia di generare un po' di confusione, perché i nostri interventi hanno quasi tutti fatto riferimento a fasce sociali da individuare. Invece, l'articolo aggiuntivo in esame intende abolire completamente l'ICI; al riguardo, peraltro, io sarei favorevole, ma mi rendo conto che il centrosinistra non lo è.

La mia proposta è quindi la seguente. Chiedo al relatore o al presidente della Commissione bilancio di formulare una proposta diversa, articolata su fasce sociali, ponendo un tetto, che comunque sarà un grande segnale. Dunque, con una riformulazione dell'articolo aggiuntivo in esame, che potrebbe presentare lo stesso relatore o il Comitato dei nove, credo si possa arrivare ad un punto di sintesi: l'eliminazione dell'ICI solo per coloro che percepiscono redditi che non superino un certo tetto e che appartengono a fasce sociali per le quali, se non avessero la casa, gliela dovrebbero dare i comuni, le regioni e gli enti pubblici.

Vorrei quindi sapere se il relatore sia disponibile o meno ad una riformulazione dell'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01. Peraltro tale riformulazione potrebbe provenire dallo stesso presentatore dell'articolo aggiuntivo, il collega di Forza Italia Zorzato.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Prima di entrare nel merito di questa proposta emendativa, vorrei ricordare che è annunciato un provvedimento collegato sul federalismo fiscale, e mi auguro che ciò avvenga. Infatti, ascoltando molti interventi dei colleghi dell'opposizione, sembra ci venga rimproverato di non aver fatto in pochi mesi di vita di questo Governo ciò che era abbondantemente previsto negli anni scorsi (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo)!

A questo proposito vorrei dire - preciso che non c'è alcun intento polemico in questa osservazione - che sugli enti locali abbiamo compiuto un primo passaggio. Dovessi dire che siamo pienamente soddisfatti, direi una cosa non giusta. D'altra parte, colleghi, sui vari provvedimenti ci avete di volta in volta accusati di colpire categorie e settori che sono contrari al centrodestra. Oggi invece ci dite che andiamo a colpire un settore dove l'80 per cento delle amministrazioni sono di centrosinistra.

La barra che vogliamo tenere è quindi quella di dire le cose come stanno. Il primo passo che abbiamo compiuto è quello di passare dai tetti ai saldi. Noi offriamo in questa circostanza una pluralità di strumenti. La tesi che sia automatico l'incremento di imposte non l'accolgo. Le amministrazioni con questo meccanismo di responsabilizzazione sanno benissimo che ad un certo punto dovranno presentarsi al corpo elettorale e che vi sarà un giudizio. Noi abbiamo anche operato in Commissione, per risolvere molti problemi che erano rimasti aperti relativamente agli enti locali, ed ancora lavoreremo nei prossimi giorni.

L'onorevole Zorzato ci propone di eliminare l'ICI sulla prima casa. Poi l'onorevole Buontempo ha articolato diversamente la sua proposta, chiedendo una riformulazione dell'articolo aggiuntivo in esame. Vorrei ricordare a tutti noi che l'ICI rappresenta, per quello che riguarda le entrate proprie dei comuni, il 40, 45 per cento del totale. Il gettito totale proveniente dall'ICI per i comuni è di 9 miliardi 850 milioni di euro. Se dovessi dire che possiamo abrogare l'ICI sulla prima casa, direi una cosa non vera. Non possiamo compiere tale scelta in questo periodo, perché non sono previsti trasferimenti compensativi ai comuni.

Possiamo discutere se sulla prima casa si tratta - come a me risulta - di una cifra non indifferente, in termini di alcuni miliardi di euro; come dice l'onorevole Zorzato, sfioriamo il miliardo. La verità, onorevole Buontempo, è che, ancora, se ricordo bene, i comuni possono prevedere per i non abbienti e per categorie socialmente protette una parziale e anche totale esenzione dall'ICI della prima casa (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

OSVALDO NAPOLI. Con quali soldi?

 

MICHELE VENTURA, Relatore. I comuni possono, onorevole Buontempo. Non sfuggirà di certo a lei che, proprio nella città che è la sua e che ci ospita, Roma, la capitale, attraverso indicatori socio-economici equivalenti, per quello che riguarda gli sgravi sull'ICI, le famiglie beneficiate sono state 50 mila e ne risultano totalmente esenti 12 mila. Anche da questo punto di vista, si dimostra che le amministrazioni hanno margini sui quali possono agire e mi auguro che, da qui al federalismo fiscale, nel 2008, possiamo mettere a regime tutta la situazione che riguarda la politica per gli enti locali. Ma quello che non deve sfuggirci è che, già oggi, esistono strumenti sui quali le amministrazioni possono agire sulle fasce più deboli della popolazione. (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Verdi).

 

PRESIDENZA DEL

PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI (ore 11,40)

 

PRESIDENTE. Chiedo al relatore Ventura se intenda accedere alla proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, credo di avere implicitamente risposto nel senso che il testo rimanga nella formulazione attuale.

 

PRESIDENTE. Sta bene.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Forlani. Ne ha facoltà.

 

ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, preso atto della risposta del relatore alla proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01, avanzata dall'onorevole Buontempo, ribadisco quanto affermato per il mio gruppo dall'onorevole Peretti. Condividiamo questa proposta emendativa, che intendo peraltro sottoscrivere.

Ho sempre ritenuto, anche quando si è parlato, in campagna elettorale e nei dibattiti politici, di introdurre in Italia l'imposta patrimoniale, che l'ICI è stata già una vera forma di imposta patrimoniale, stabilita in un momento di particolare emergenza finanziaria nel nostro paese non essendo ancorata al gettito di reddito liquido che un cittadino percepisce, bensì meramente a determinati immobili, sui quali si vantino diritti di proprietà o, comunque, diritti reali. È, quindi, un'imposta che incide paradossalmente anche su chi non si trovi ad avere patrimonio liquido in un dato momento. Si tratta, dunque, di una tassa particolarmente iniqua, di cui dovrebbe essere sgravata, in particolare, la prima abitazione, che soddisfa un diritto essenziale dell'individuo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Frigato. Ne ha facoltà.

 

GABRIELE FRIGATO. Trovandomi d'accordo con quanto affermato dal relatore Ventura, vorrei ricordare, affinché resti agli atti, che se è vero che, da parte dei colleghi del centrodestra, c'è una preoccupazione rispetto alla prima casa, che naturalmente anche noi consideriamo un bene in questo paese, è anche vero che l'ultimo vero fatto politico, che ha riguardato la detassazione ai fini IRPEF della prima casa, è stato realizzato dal Governo di centrosinistra, se non ricordo male negli anni 1998-1999. Dopo quegli anni, al di là delle riflessioni e delle proposte che, anche questa mattina, abbiamo sentito, non ricordo nessun altro atteggiamento e nessun'altra iniziativa di natura legislativa finanziaria.

Anche noi consideriamo serio il problema della prima casa, che vogliamo di certo difendere, stante, come diceva il relatore, una situazione economico-finanziaria difficile. Ribadisco, quindi, che il primo ed unico intervento in questa direzione, che è consistito nel togliere la tassazione IRPEF sulla prima casa, è datato 1998-1999, anni nei quali il centrosinistra ha governato questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e La Rosa nel Pugno).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D'Agrò. Ne ha facoltà.

 

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, è vero, probabilmente, che l'83 per cento degli italiani possiede la prima casa, ma va anche considerato che il 40 per cento di essi paga un mutuo talmente gravoso per cui, di fatto, solo il 43 per cento degli italiani è realmente proprietario. Diciamo pure che l'ICI va rivisitata, perché è l'unica patrimoniale esistente, in attesa che ne venga introdotta qualcun'altra, come si è paventato. Purtroppo, è una patrimoniale che rischia di distruggere il territorio.

Molte volte, le dimensioni delle abitazioni costruite, in relazione all'ipotesi di incremento delle città, sono veramente devastanti: abbiamo incrementi di immobili pari a due terzi in più rispetto alle potenzialità future di accoglimento da parte dei cittadini. Si è trattato, quindi, di una vera speculazione in funzione di obiettivi di finanziamento comunale, utilizzando e distruggendo buona parte del territorio del nostro paese; spesso i progetti di fabbricazione sono stati fatti proprio in funzione di percepire l'ICI e gli ordini di urbanizzazione, creando effettivamente una situazione immobiliare assolutamente deprimente. Pertanto, vale la pena di considerare una parte di sgravio per quelle famiglie costrette a pagare mutui molto gravosi.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Galli. Ne ha facoltà.

 

DANIELE GALLI. Nel chiedere di apporre la mia firma a questa proposta emendativa, invito il Governo a prenderla in seria considerazione, in quanto non è possibile incidere in maniera così indiscriminata sul discorso della casa. Non si può costringere l'ente locale ad aumentare una tassazione indotta da un comportamento non virtuoso da parte dell'ente Stato. Il bene casa è un bene rifugio, in cui i risparmi degli italiani vanno a confluire nei momenti di crisi e che rappresenta effettivamente, rispetto a quello che è avvenuto anche con l'euro ed il concambio che voi avete voluto, l'unica fonte di difesa del risparmio del cittadino italiano.

Pertanto, il voler incrementare la tassazione, specie avendo rinnovato e volendo rinnovare il reddito catastale, è una condizione di assoluto inasprimento rispetto ad un bene essenziale per la famiglia italiana.

 

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, proporrei, se il relatore Ventura è d'accordo, di accantonare questa proposta emendativa, al fine di provvedere ad una sua riformulazione, proprio in linea con quanto lo stesso relatore ha affermato osservando che crea un elemento di squilibrio sul territorio il fatto che alcuni comuni possano prevedere, per i non abbienti e per categorie socialmente protette, una parziale e anche totale esenzione dall'ICI della prima casa. Sarebbe un grande segnale di equità se quel «possono» potesse diventare «devono», senza andare oltre e con molto senso di responsabilità su una materia così delicata, sulla quale non bisogna fare demagogia. Credo che, in questo modo, si possa trovare una soluzione utile per tutti.

 

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore è contrario alla proposta di accantonare l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pedrini. Ne ha facoltà.

 

EGIDIO ENRICO PEDRINI. Signor Presidente, intervengo per esprimere il mio dissenso; infatti, già nella scorsa legislatura (il 20 settembre del 2002) ho presentato al Senato un disegno di legge (n. 1726) che sostanzialmente era volto ad accogliere il principio dell'articolo aggiuntivo che è stato ora proposto. Anche in questa legislatura, (il 29 aprile del 2006), ho presentato alla Camera la proposta di legge (n. 2992) per l'abolizione dell'ICI sulla prima casa per i redditi più bassi, con un'articolazione che dava anche la possibilità alle amministrazioni locali, ai sindaci, di utilizzare l'ICI come elemento di autonomia e di leva fiscale per recuperare ruderi o case, che, altrimenti, non avrebbero potuto essere recuperati. Anche durante questa finanziaria, ho riformulato lo stesso emendamento, ma purtroppo ho ricevuto risposta negativa e, pertanto, voto in dissenso.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Dussin. Ne ha facoltà.

 

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, il collega Ventura diceva poc'anzi che il gettito che potrebbe dare la detrazione per la prima casa (o, perlomeno, il costo complessivo per lo Stato) ammonta a circa 9 mila 850 miliardi. Voglio ricordare che già oggi la detrazione prima casa, ai fini ICI, viene applicata un po' da tutti i comuni; sicuramente dai comuni gestiti dalla Lega Nord che lo fanno in maniera costante perché sanno benissimo qual è l'aggravio che viene procurato con questa patrimoniale alle famiglie del nord, già gabellate da tante altre fiscalità indirette, come quella sul metano per il riscaldamento ed altro.

Credo che soprattutto i sindaci di sinistra...

 

PRESIDENTE. La prego, concluda.

 

GUIDO DUSSIN. ...che sono vicini alla nostra realtà, dovrebbero capire e opporsi a questa decisione del Governo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, mi sembra che dopo l'indisponibilità del collega Ventura in merito all'accantonamento di questo articolo aggiuntivo si sia chiuso il cerchio attorno alla vera posizione della maggioranza e del Governo, che ha fornito una serie di valutazioni, considerandole come dati lineari e veri, che noi ovviamente non possiamo accettare; quindi, abbiamo smascherato anche questo aspetto perché, al di là di una finta disponibilità, nella sostanza non siete disponibili a venire incontro ad esigenze concrete sul tema dell'ICI per le fasce più deboli della popolazione.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIA MELONI (ore 11,55)

 

ALBERTO GIORGETTI. L'onorevole Ventura ha dato una serie di valutazioni sulla verità dello stato delle cose che noi riteniamo siano solo opinioni della maggioranza e del relatore e, quindi, non verità; infatti, attorno al tema del federalismo fiscale noi dovevamo attenderci, rispetto agli impegni del Governo, un disegno di legge che doveva arrivare entro il 10 novembre, mentre siamo al 13 novembre e questo testo non c'è, non ne esiste alcuna traccia. Continuate a parlare di federalismo fiscale e lo violate, lo violerete nell'articolo 8 - lo vedremo più avanti - relativamente all'articolo 119 della Costituzione; quindi, si tratta di impegni formali per i quali non esiste una traccia vera di documentazione e di testi.

Per quello che riguarda l'ICI, l'unico elemento certo...

 

PRESIDENTE. La prego, concluda.

 

ALBERTO GIORGETTI. ...è che voi date la possibilità ai comuni di aumentare le aliquote ICI e, in questo quadro, di aumentare la pressione fiscale.

Rimane, quindi, ai comuni la facoltà di attivarsi o meno per dare risposte alle fasce sociali più deboli, ma ovviamente attorno a questo c'è una responsabilità degli enti locali e un Governo che scarica su di loro tutti gli impegni.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Osvaldo Napoli. Ne ha facoltà.

 

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, io mi rivolgo all'onorevole Ventura...

 

ANDREA LULLI. Ha già parlato!

 

PRESIDENTE. Onorevole Napoli, le chiedo scusa, c'è stato un errore da parte della Presidenza. Lei non può intervenire a titolo personale su questo articolo aggiuntivo perché l'ha già fatto.

 

OSVALDO NAPOLI. Signor Presidente, le chiedo scusa.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pedrizzi. Ne ha facoltà.

Prendo atto che l'onorevole Pedrizzi rinuncia al suo intervento.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, io conosco l'onorevole Ventura come persona corretta e responsabile; quindi, proprio per questo gli chiedo di smettere di dire che gli enti locali non aumenteranno le imposte a seguito di questa finanziaria. Non è così: la sua regione, signor relatore, ancora prima di fare la propria legge finanziaria, ha aumentato la tassa sul bollo del 10 per cento; la mia regione ha già preannunciato che aumenterà l'addizionale IRPEF regionale; il mio comune, primo fra tutti i comuni a predisporre il bilancio di previsione, ha già detto che aumenterà l'addizionale IRPEF, le tariffe e, probabilmente, anche l'ICI. Cerchiamo, quindi, di essere corretti almeno in questa sede, dicendo le cose come stanno e, cioè che avremo un aumento della pressione fiscale a livello locale. Proprio per questo, dobbiamo fare in modo di intervenire su quelle imposte che più colpiscono le fasce deboli; quindi, una riformulazione di questo articolo aggiuntivo, che permettesse - ad esempio - di esentare una fascia fino a 150 mila euro di rendita catastale dell'immobile, potrebbe almeno salvare i proprietari di piccoli appartamenti o di appartamenti non di pregio che appartengono alle fasce più deboli della popolazione. Pensiamoci!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ronchi. Ne ha facoltà.

 

ANDREA RONCHI. Signor Presidente, questa indisponibilità così dura e così violenta rispetto ad una norma come l'ICI...

Io vorrei ricordare che durante la campagna elettorale l'Unione, più volte e reiteratamente, ha fatto in modo di far capire agli italiani che come primo atto avrebbe abolito l'ICI dalla prima casa.

Io credo che questo dibattito parlamentare dimostri quanto sia costellato di bugie il cielo dell'Unione. Avete aumentato le tasse e, ancora una volta, siete contro i ceti deboli, contro le famiglie più povere!

Per quale motivo, signor relatore...Signor relatore sto parlando con lei... Signor relatore sto parlando con lei...

 

PIETRO MARCENARO. Parla rivolto alla Presidenza!

 

ANDREA RONCHI. Vorrei soltanto capire per quale motivo voi siete così duramente contrari, perché volete ingannare gli italiani, perché ancora una volta costellate il vostro percorso di bugie. In campagna elettorale avevate detto che avreste tolto l'ICI sulla prima casa e oggi siete sordi rispetto al Parlamento e agli italiani che vi chiedono un gesto di buon senso. Ancora una volta, siete contro il paese, contro gli italiani e contro le fasce più deboli (Applausi dei deputati dei gruppi Allenza Nazionale e Lega Nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi questo non è un articolo aggiuntivo qualsiasi; non a caso, dopo di me, a titolo personale parleranno molti colleghi del mio gruppo. Si tratta, infatti, di un bene primario dei nostri concittadini; infatti, stiamo parlando della prima casa, cioè della casa che ciascuna famiglia, con mille sacrifici, riesce a possedere o che agogna di poter possedere. Stiamo parlando della aspirazione principale di tutte le famiglie italiane. Io ricordo che durante la campagna elettorale abbiamo fatto a gara a prevedere esenzioni o diminuzioni dell'ICI; ricordo che non solo noi, ma anche coloro che oggi hanno l'onere di governare hanno previsto la possibilità di abolizione della tassa dell'ICI sulla prima casa. Si tratta ora di vedere...

 

PRESIDENTE. La prego, concluda.

 

IGNAZIO LA RUSSA. ...chi aveva la lingua biforcuta e chi no!

Io, signor Presidente, invito i colleghi della maggioranza - questa è una proposta, avrei potuto farlo non a titolo personale, ma sull'ordine dei lavori - a valutare seriamente la proposta dell'accantonamento di questo articolo aggiuntivo e la prego (Dai banchi dei deputati del gruppo L'Ulivo si grida: Tempo!) di valutare la possibilità che questo articolo aggiuntivo venga effettivamente accantonato.

 

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole La Russa.

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei dividere il mio intervento, iniziando ad esaminare innanzitutto la parte tecnica, leggendo come viene finanziato questo articolo aggiuntivo: si parla di tagliare 219 mila euro al Ministero dell'economia;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. 57 mila al Ministero del lavoro;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. 50 mila alla giustizia;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. 109 mila agli affari esteri;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. 100 mila al Ministero dell'interno;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. E avanti di questo passo. Beni culturali: 92 mila;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Salute: 100 mila;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Università: 20 mila;...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Solidarietà sociale: 50 mila...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bene!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. In sostanza, questo articolo aggiuntivo dice...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Che non paghi le tasse sulla prima casa!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Onorevole La Russa, lei stia calmo, io non l'ho interrotta...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Vergogna!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Quando si vuole finanziare una proposta emendativa in questo modo bisogna tener presente che si tratta di una norma di grande valore economico e finanziario, che non può essere trattata sicuramente come si sta facendo.

Vi è, poi, un secondo aspetto. Stiamo parlando di una voce importante che riguarda l'autonomia finanziaria dei comuni, che non può essere trattata sicuramente nel modo con cui viene affrontata in questo caso. C'è anche un problema di rispetto della possibilità di attuare politiche differenziate delle aliquote e degli interventi, che è materia che abbiamo largamente affidato ai comuni.

C'è però una valutazione politica, che sinceramente mi pare la più importante. Non penso che chi ha presentato questo articolo aggiuntivo creda veramente che possa essere accolto. Sulla tassazione della prima casa, per ciò che riguarda l'IRPEF, è intervenuto il centrodestra o il centrosinistra? Il centrosinistra, nella precedente legislatura, nel 2001! Voi avete avuto cinque anni di tempo, se volevate intervenire sull'ICI della prima casa lo potevate fare abbondantemente. Non l'avete fatto! Questa è pura demagogia (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, La Rosa nel Pugno, Verdi e Popolari-Udeur).

 

ANTONIO LEONE. Ora stai al Governo!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Oggi fate pura demagogia (Commenti del deputato Garavaglia). Aggiungo che se voi voleste affrontare seriamente il problema, allora dovreste ammettere che c'è prima un problema di rivalutazione, risistemazione delle politiche catastali, a partire dalle strutture, e di revisione degli estimi. E ne parleremo agli articoli 13 e 14 sul decentramento della materia del catasto ai comuni - non so se la Lega stia ascoltando -, sui poteri ai comuni...

 

TOMMASO FOTI. Di aumentare le tasse!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. ...e poi, contemporaneamente, ne parleremo quando affronteremo il collegato fiscale, che, a parità di gettito, consentirà effettivamente, con il recupero di evasione ed elusione fiscale e anche con la revisione del sistema degli estimi, di porre finalmente le basi finanziarie solide per sgravare la prima casa degli italiani. Non si può fare demagogia, promettendo cose che non si possono mantenere. Noi, come abbiamo fatto lo sgravio sull'IRPEF della prima casa, faremo anche sgravi dell'ICI sulla prima casa, ma prima costruiremo le condizioni (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE Onorevoli, per cortesia, fate terminare l'intervento del Governo.

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sono le condizioni che voi non avete creato per cinque anni (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Italia dei Valori, La Rosa nel Pugno, Verdi e Popolari-Udeur).

 

PRESIDENTE. Chiedo all'Assemblea di mantenere un comportamento più adeguato. Molti deputati hanno chiesto di parlare dopo l'intervento del Governo, ma vi è stata una proposta di accantonamento formulata dal presidente La Russa, proposta che era stata formulata già precedentemente e sulla quale il relatore aveva espresso parere contrario. Se l'onorevole La Russa mantiene la sua proposta di accantonamento...

 

IGNAZIO LA RUSSA. La mantengo!

 

PRESIDENTE. ...e se il relatore mantiene il suo parere contrario alla proposta, direi di dare la parola ad un oratore a favore e a uno contro, passando successivamente al voto.

 

ELIO VITO. Chiedo di parlare a favore.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ELIO VITO. Signor Presidente, per la verità, l'intervento del Governo a me pare - se l'onorevole Ventura ci ascolta - che offra ragioni per accantonare l'articolo aggiuntivo, perché, al di là della demagogia, della propaganda, del comizio che il sottosegretario fa, dimenticandosi che si trova in un'aula del Parlamento e che in questa legislatura - ahinoi! - si trova dall'altra parte, nei banchi del Governo e non in quelli dell'opposizione (come siamo abituati a vederlo e a sentirlo), mi pare che egli dica che il problema sia principalmente la copertura. È naturale che l'opposizione ha fatto le sue proposte di copertura che non possono considerare le ragioni di Governo e dei singoli Ministeri, per cui siamo andati a colpire in maniera proporzionale gli investimenti dei vari ministeri.

Se è questo il problema, sottosegretario Grandi, onorevole Ventura, siamo disponibili a rivedere la nostra proposta di copertura dell'articolo aggiuntivo. Per questo, va accantonato l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01 - e ringrazio il presidente La Russa -; se vi è una volontà unanime, così come è stato detto, da parte di tutti i gruppi, di venire incontro sul tema della tassazione della prima casa, si riveda la copertura!

Invece, noi temiamo, sottosegretario Grandi, che, al di là della propaganda, in questa legge finanziaria, ci sia una volontà indiscriminata di tassare non solo le imprese, ma anche le famiglie, una volontà indiscriminata di tassare non solo le categorie professionali e il ceto medio, ma anche le classi sociali più deboli, come è capitato per la tassa sull'auto, che è una tassa sulle piccole auto inquinanti. È chiaro che chi ha i soldi si compra la macchina «euro 4» e «euro 5» e chi invece ha le piccole auto inquinanti sarà sottoposto ad un aumento del bollo, così come saranno sottoposti all'aumento dell' ICI - perché i comuni saranno obbligati ad aumentare l'ICI - coloro che hanno un'unica casa di proprietà, quella nella quale vivono. Per questo mi pare, Presidente, che il buonsenso vorrebbe che tutta la maggioranza accogliesse la nostra proposta di accantonare l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01 (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

ORIANO GIOVANELLI. Chiedo di parlare contro.

 

IGNAZIO LA RUSSA. L'hanno trovato il campione...!

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, parlo contro la richiesta di accantonamento per la evidente strumentalità...

 

ANDREA RONCHI. Sei contro gli italiani!

 

ORIANO GIOVANELLI. ...di questo articolo aggiuntivo. Vorrei ricordare all'Assemblea che è proprio la politica portata avanti dalla maggioranza di centrodestra nella precedente legislatura che ha spinto gli enti locali ad agire prevalentemente ed esclusivamente sull'ICI. Se negli ultimi cinque anni ci sono stati ritocchi al rialzo dell'aliquota ICI sulla prima casa è perché quella è stata l'unica leva che era stata lasciata agli enti locali per cercare di sanare i bilanci dopo i tagli fatti dal centrodestra.

In questa legge finanziaria, finalmente, in attesa del federalismo fiscale, noi offriamo agli enti locali una tastiera più ampia su cui operare. Non escludo, anzi prevedo, che molti comuni virtuosi, potendo tornare ad agire sull'addizionale IRPEF e potendo agire sull'imposta di scopo, potranno anche accedere ad una riduzione dell'aliquota ICI per la prima casa.

Credo che questa sia la strada corretta e seria su cui andare avanti, in attesa di superare questa fase di transizione per promuovere definitivamente un assetto stabile con il federalismo fiscale, che - bontà della Lega! - abbiamo atteso cinque anni e finalmente noi ci accingiamo a realizzare (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta, avanzata dall'onorevole La Russa, di accantonare l'esame dell'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

(È respinta - Applausi polemici dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania).

 

IGNAZIO LA RUSSA. Bravi!

 

ANDREA RONCHI. Bravi!

 

MARINO ZORZATO. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARINO ZORZATO. Signor Presidente, non accantoniamo l'articolo aggiuntivo, però nulla vieta che il Governo e il relatore possano accettare o riproporci delle formulazioni diverse. Il problema posto dal Governo sulla copertura credo sia ovviamente risolvibile dal Governo stesso in qualsiasi momento. La copertura dell'articolo aggiuntivo è ovviamente ampia; l'opposizione, quando propone un emendamento, lo copre in maniera ampia perché venga ammesso alla discussione dell'Assemblea.

Nella discussione svoltasi - e mi rivolgo al collega Ventura - il collega Buontempo ed altri hanno posto il problema delle fasce economiche più deboli. Se la risposta che colgo in un passaggio dell'intervento del relatore riguarda qualche comune, i 12 mila che, a Roma, non pagano l'ICI sono l'uno per cento dei cittadini romani: rispetto al 60 o 70 per cento dei cittadini della fascia debole (secondo me, la fascia debole è quella sotto i 28 mila euro), si tratta di una realtà assolutamente risibile.

Allora, anche se non voglio ripetere discorsi già fatti al relatore (non è nella mia natura fare polemica politica più di tanto; io voglio fare il bene dei cittadini, che tutti noi diciamo di voler garantire in quest'aula), non essendo stata oggetto di valutazione favorevole la proposta di accantonamento, perché il Governo o il relatore non ci propone una riformu­lazione dell'articolo aggiuntivo in esame (sulla quale verificheremo la possibilità di concordare) che tenga conto delle osservazioni del collega Buontempo (e di altri colleghi di Forza Italia e dell'UDC) e, in qualche modo, offra garanzie alle fasce più deboli (quelle che, nel riscrivere l'articolo 3, avete posto al di sotto della soglia dei 28 mila euro)? In questo caso, il costo sarebbe molto basso. Infatti, chi ha un reddito basso possiede, di norma, una casa piccola e, godendo già dell'esenzione di centottanta euro, paga pochissimo a titolo di ICI. Quindi, la misura costerebbe poco, ma sarebbe importante sul piano sociale. Perché non proponete una riformulazione che tenga conto di quanto è stato segnalato?

D'altra parte, dovete stare attenti: tra un po' voteremo un altro articolo che introduce la tassa sull'assicurazione anche per le prime case. Quindi, i cittadini vengono bastonati dieci volte! Prima di vessarli con l'auto, ieri, e con la tassa sull'assicurazione per la casa, fra un po', perché non tenete conto delle fasce deboli? Accettiamo una vostra proposta: fatela! Indicate una fascia di reddito che possa giustificare una rimodulazione dell'articolo aggiuntivo che vada incontro ai cittadini italiani! Non potete predicare che non volete tassarli e, alla fine, mostrarvi sordi alle sollecitazioni in tal senso!

Chiedo al relatore, considerato che non sono stati sospesi i lavori, se abbia intenzione, nel prosieguo del dibattito, di proporre una riformulazione. Al Governo mi rivolgo con minore convinzione, perché ho visto il sottosegretario Grandi molto chiuso ad ogni ragionamento con questa Assemblea. Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie onorevole Zorzato.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, in omaggio al suo nome, il sottosegretario ha fatto grandi promesse, ma non ha garantito alcunché di concreto.

Penso di dover sottolineare che la vicenda della tassazione degli immobili, di cui l'ICI costituisce parte indubbia­mente importante, richiederebbe che fosse dedicata attenzione non soltanto all'emendamento in esame, ma anche agli articoli seguenti. Quando ha partecipato all'Assemblea che un articolo successivo (se non erro, il 13) si occupa della revisione degli estimi catastali, il sottosegretario Grandi ci ha impli­citamente informati che, nel momento in cui sarà approvato tale articolo, l'ICI aumenterà per tutti! Questo è il discorso sotteso all'articolo in parola. Quindi, per ora, l'ICI aumenta; poi, forse, si potrà «giocare» sugli sgravi (a proposito dei quali i comuni hanno presentato qualcosa come 4.500 combinazioni diverse). Allora, credo che l'articolo aggiuntivo al nostro esame sia particolarmente serio.

Noi riteniamo, innanzitutto, che il catasto non possa rimanere nella situazione attuale, nella quale non è tassato il reddito prodotto dall'immobile. Vorrei sapere quale sia il reddito prodotto da un immobile abitato dal suo proprietario! Eppure, il primo presupposto giuridico della tassazione dovrebbe essere proprio la produzione di reddito! In secondo luogo, si è detto che il precedente Governo ha bloccato, per alcuni anni, l'imposizione fiscale da parte dei comuni. Certo, avevamo bloccato l'aliquota dell'addizionale IRPEF; ma vorremmo sapere se l'aumento dell'addizionale sia ritenuto uno strumento di aiuto alle famiglie italiane (come ha fatto intendere il collega dell'Ulivo che è intervenuto contro la richiesta di accantonamento formulata dal presidente La Russa).

Allora, la verità è che questo Governo è interessato ad aumentare le tasse a tutti i livelli, dall'ICI e dall'aumento dell'addizionale IRPEF alle 67 nuove tasse introdotte da un disegno di legge finanziaria che è il peggiore del dopoguerra. Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Foti.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, chiunque si occupi di questioni fiscali sa bene che il cespite che svolge una funzione sociale non deve essere assoggettato a tassazione. Questa è la logica secondo la quale l'articolo aggiuntivo in esame è volto ad eliminare la tassazione sulla prima casa o, per lo meno, a comprimerla.

Nel trattare la questione, il sottosegretario è incorso in un vizio logico quando ha affermato che, in buona sostanza, il Governo di centrosinistra, dal 1997 al 2001, ha eliminato l'IRPEF sulla prima casa. Tuttavia, bisogna anche ricordare che, in questi ultimi mesi, il Governo ha introdotto una seconda patrimoniale (l'ICI è un'imposta patrimoniale perché colpisce il valore dell'immobile): il valore dell'immobile viene colpito una seconda volta attraverso la reintroduzione dell'imposta sulle successioni e donazioni. Quindi, sullo stesso cespite vanno a gravare due imposte patrimoniali!

Vorrei sapere cosa ne pensi l'Unione europea (sappiamo bene che, ormai, anche la legislazione fiscale è subordinata alle regole comunitarie). Probabilmente, l'Unione europea ci potrà dire che su uno stesso cespite non possono gravare due imposte patrimoniali.

Da ultimo, vorrei ricordare al sottosegretario Grandi che questo Governo nulla sta facendo in materia di federalismo fiscale, nonostante quello precedente abbia preparato un terreno favorevole. Ricordo che l'Alta commissione di studio per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale ha posto le basi: bastava...

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

MAURIZIO LEO. ...che il Governo elaborasse i testi! Grazie.

 

PRESIDENTE. Grazie.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.

 

FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, sono rimasto allibito nel sentire il relatore giustificare la reiezione dell'articolo aggiuntivo in esame - che anch'io dichiaro di voler sottoscrivere - con l'attenuante secondo la quale, probabilmente, i comuni, in prossimità delle elezioni amministrative, non aumenteranno un'imposta che incide così pesantemente sui redditi, soprattutto su quelli dei cittadini meno abbienti.

Ora, ogni motivazione è plausibile, ma questa mi pare veramente al limite dell'insulto nei confronti dell'intelligenza di ognuno di noi. Si può anche rispondere in modo demagogico, come ha fatto il sottosegretario Grandi, motivando in un certo modo, ma non si può assolutamente rispondere con un'affermazione totalmente ingiustificabile e risibile.

Il problema vero è che, di fronte ad un aumento delle rendite catastali, che incide pesantemente, tutti i comuni aumenteranno i loro introiti e ci sarà un ricorso massiccio...

 

PRESIDENTE. Onorevole Garagnani...

 

FABIO GARAGNANI. ...a questa nuova forma di imposizione fiscale.

Di fronte a questo fatto, non sta alla minoranza, che ha già effettuato scelte precise, anche nella passata legislatura, sottosegretario Grandi...

 

PRESIDENTE. Onorevole Garagnani...

 

FABIO GARAGNANI. ...in merito alla presenza dello Stato in settori nevralgici...

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

FABIO GARAGNANI. ...indicare il come e il dove. Noi ci facciamo carico...

 

PRESIDENTE. Onorevole Garagnani, dovrebbe concludere.

 

FABIO GARAGNANI. ...di un'esigenza profondamente sentita.

 

PRESIDENTE. Grazie.

 

OSVALDO NAPOLI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per un minuto, onorevole Osvaldo Napoli.


OSVALDO NAPOLI. Grazie, signor Presidente.

Desidero replicare, innanzitutto, all'onorevole Giovanelli. Se è vero che i sindaci furono costretti dal Governo Berlusconi ad aumentare l'ICI, perché, immediatamente dopo la promessa del Presidente Berlusconi, in campagna elettorale, relativa all'eliminazione dell'ICI sulla prima casa, il sindaco Veltroni affermò che avrebbe abolito l'ICI sulla prima casa? Forse perché il governo Berlusconi l'aveva messo sul lastrico? Questa è la verità! Attendo una risposta.

Onorevole Ventura, come si fa a dire con quali soldi possono intervenire i comuni quando si tagliano ben 2 miliardi e 500 milioni di trasferimenti? Si prevede la tassa di scopo perché i comuni diminuiscano la tassazione? Si porta l'addizionale IRPEF allo 0,8 per cento perché i comuni possano diminuire la tassazione? Per quale motivo sono aumentate le tariffe catastali?

Si introduce la tassa di soggiorno, ma per quale motivo? Si prevedono 27 euro di ticket sanitario, ma per quale motivo? Mi risponda, onorevole Ventura! Diventa un'offesa alla mia intelligenza ed a quella di tutti gli italiani!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nespoli. Ne ha facoltà.

 

VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, non ho compreso del tutto il ragionamento del deputato dell'Ulivo che è intervento contro la proposta di accantonamento. Evidentemente, è un pianista, perché ha citato un particolare esempio: i comuni hanno a disposizione una tastiera con diverse leve fiscali, perché questa finanziaria - lui rivendica questo merito - attribuisce al sistema delle autonomie diverse possibilità per lo stesso scopo: aumentare le tasse! Addizionale IRPEF, ICI, tassa di scopo, tassa di soggiorno e quant'altro! Quindi lui è tranquillo: non lo abbiamo previsto prima noi, mentre loro hanno di fatto regalato ai comuni un pianoforte con una bella tastiera e vogliono far aumentare, pigiando la musica stonata di questa finanziaria, il livello di tassazione!

Ebbene, è possibile che un tasto sia limitato nel suo suono? È possibile che una di queste tante tasse che avete riproposto venga limitata nei danni, salvaguardando la fascia dei più deboli? Sono queste le nostre domande!

 

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Berruti, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: s'intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Armani, a cui ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo.

 

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il relatore Ventura, secondo il quale molti sindaci, soprattutto quelli che fanno parte della maggioranza di centrosinistra, avranno nel prossimo anno la verifica elettorale e, quindi, non avranno alcun interesse ad aumentare le imposte, soprattutto l'ICI sulla prima casa.

Quando voi voterete contro questo emendamento, noi segneremo tutti i nomi dei vostri parlamentari. Ci recheremo poi nelle vostre amministrazioni per dire che i vostri parlamentari hanno votato contro l'abolizione dell'ICI sulla prima casa! Con questo dato faremo la campagna elettorale!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratta Pasini, a cui ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo.

 

PIERALFONSO FRATTA PASINI. Signor Presidente, intervengo non tanto per stigmatizzare ciò che ha affermato il sottosegretario, che è apparso a tutti molto strumentale, quanto piuttosto per sottolineare, perché mi è sembrato ancora più grave, ciò che ha detto l'onorevole Giovanelli, quando parlava degli interventi compiuti dal precedente Governo.

Quando il precedente Governo è intervenuto sugli enti locali, caro onorevole Giovanelli, noi agli enti locali avevamo chiesto di seguire un processo virtuoso, tagliando sulle consulenze, sulle spese per gli spettacoli, eliminando tutto lo sperpero che si è sempre riscontrato nelle aziende partecipate, gestite dai comuni. L'ICI non c'entra niente con quello che lei ha detto, tant'è vero che quasi tutti i comuni gestiti dal centrodestra hanno seguito questo processo virtuoso e sono riusciti ad arrivare a bilanci migliori di quelli del centrosinistra (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo). E adesso voi, con questa manovra, chiedete ai comuni ulteriori ed inaccettabili sacrifici che si ripercuoteranno sempre più proprio su quei comuni che, attraverso un processo virtuoso, erano riusciti ad approdare a bilanci sicuramente migliori. Ne è prova il fatto che voi colpite addirittura gli avanzi di amministrazione, cioè quella parte che i comuni hanno sempre utilizzato per...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fratta Pasini.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasparri. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, credo che la posizione del Governo sia indifendibile. Noi, in campagna elettorale, avevamo proposto l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, inseguiti dalla sinistra che oggi, di fatto, aumenta questa tassa. Le dichiarazioni del sottosegretario, che non vedo più al suo posto (non so dove sia)... È stato promosso ministro! Quindi, a forza di tassare, si fa carriera: siede già al banco dei ministri - complimenti - per meriti fiscali! Ebbene, oggi assistiamo ad un aumento dell'imposizione fiscale a tutti livelli e nei confronti delle categorie più deboli. Il ticket sul pronto soccorso è aumentato a 27 euro. Per quanto riguarda la tassa del turismo, se il cittadino resta a casa pagherà più ICI con la revisione degli estimi catastali, se si reca in una pensioncina a due stelle pagherà cinque euro al giorno, per ogni membro della famiglia, per cui non gli conviene nemmeno andarsene da casa! Quindi, i presunti sgravi IRPEF che state prevedendo, lo diciamo soprattutto ai settori della sinistra radicale, non stanno offrendo alcun beneficio, perché state «tosando» gli italiani!

Complimenti, sottosegretario, per la promozione, che segnalo anche al Presidente della Camera! Che ci dia notizia che i sottosegretari sono diventati anche ministri!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

 

UGO MARIA GIANFRANCO GRIMALDI. Signor Presidente, caro Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, ma mi meraviglio che questa opposizione oggi si sorprenda di Prodi e delle promesse non mantenute!

Prodi dichiara che il popolo italiano è impazzito, ma certamente si riferisce a quel cinquanta per cento del popolo italiano che ha votato per lui! Queste cose le abbiamo dette durante la campagna elettorale e abbiamo dimostrato al cinquanta per cento del popolo italiano, che non ci ha votato, che avevamo ragione e che loro erano quasi impazziti!

Caro Presidente Prodi, questo cinquanta per cento di popolo è quello che ti ha seguito durante la campagna elettorale e che oggi ti insegue e non riesce più a trovarti, perché sono loro i primi che vorrebbero politicamente farti la pelle!

 

IGNAZIO LA RUSSA. Sedetevi ai vostri posti, se siete sottosegretari!

 

UGO MARIA

GIANFRANCO GRIMALDI. Allora, Presidente Prodi, facevi il ciclista da dilettante: torna a fare il ciclista, perché non si possono fare bene due cose nella vita!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, il dibattito ormai è chiaro. Su questo tema non vi possono essere distinzioni, ma occorre dire «sì» o «no»! È stato detto o no che sarebbe stata tolta l'ICI dalla prima casa? Sì? Allora che si tolga!

Si può solo esprimere un voto positivo su questa proposta emendativa. Non sta in piedi nemmeno la scusa della copertura: secondo le dichiarazioni del sottosegretario Grandi, si tratta di un impegno notevole e, pertanto, non si possono tagliare le risorse ai vari Ministeri. Faccio solo due esempi perché, magari, non tutti i colleghi di maggioranza sanno di che cosa stiamo parlando. Ad esempio, prevediamo a copertura la decurtazione di risorse al Ministero della solidarietà sociale per 50 milioni.

Peccato che il decreto taglia spese (articolo 53) preveda 190 milioni di euro di tagli. Non so se sia chiaro il concetto! Quindi, non vi è alcun problema di copertura. Un altro esempio: si prevede di tagliare 100 milioni al Ministero dell'interno; all'articolo 53, decreto taglia spese - andate ad esaminare la tabella! - il taglio è di 220 milioni. Non prendiamoci in giro!

La storia della copertura non esiste, perché c'è ed è ampiamente disponibile e prevista. L'avete prevista voi, tagliando il 13 per cento a tutti i Ministeri, tranne quello di Mussi. Quindi, il problema della copertura non esiste.

Siamo favorevoli all'eliminazione dell'ICI sulla prima casa? La Lega dice «sì», fortissimamente «sì»! Se dite di no, ve ne assumete la responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.

 

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, mi dispiace che il dibattito abbia preso questa piega polemica e per certi versi abbia creato una contrapposizione. D'altronde, avevo chiesto la parola da molto tempo, anche prima che l'onorevole La Russa chiedesse di votare sull'accantonamento. Vorrei proprio intervenire su tale aspetto.

Chi vi parla non è pregiudizialmente favorevole o contrario ad un'abolizione generalizzata, ma certamente la tassa sulla prima casa è una misura odiosa. Si poteva studiare, senza banalizzare il problema come ha fatto il sottosegretario Grandi, almeno un intervento selettivo, basato sul criterio di progressività, sulle fasce sociali più deboli, per intervenire in maniera seria. Forse, un accantonamento ci avrebbe consentito di affrontare in maniera bipartisan questo provvedimento.

Dispiace che una certa pregiudizialità del Governo conduca il dibattito su aspetti importanti contenuti nel disegno di legge finanziaria ad uno scontro solo politico.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, reputo che l'intervento svolto dal sottosegretario Grandi sia stato strumentale. Dico ciò perché reputo l'onorevole Grandi troppo esperto di contabilità pubblica per non capire che oggi, rispetto ai cinque anni appena trascorsi, vi è una sostanziale diversità: il patto di stabilità non funziona più per tetti, ma per saldi. Si tratta di una scelta legittima (ho letto il programma elettorale di questa maggioranza e ciò era previsto chiaramente). Per una volta, quindi, siete stati coerenti.

Io sono tra quelli che si iscrivono al partito del patto di stabilità per tetti. Perché? Perché quando si fa funzionare tale patto per saldi i comuni sono incentivati ad incrementare le imposte locali. Colleghi, è questo quello accadrà! Sta già avvenendo, ed accadrà anche per l'ICI. Conseguentemente, questo problema diventa sempre più «caldo» da trattare. Nei cinque anni precedenti, faccio notare, l'imposta comunale sugli immobili non è quasi mai aumentata proprio perché non vi era convenienza, con il patto di stabilità funzionante per spese e non per tetti, ad incrementare l'ICI. La differenza sostanziale è proprio questa.

Quella che riguarda le imposte e le tasse è una materia ostica da trattare, di cui tutti non vorremmo parlare, ma occorre tuttavia fare uno sforzo, anche di fantasia. Voi tale sforzo l'avete fatto inventandovi - è stato un errore - delle nuove imposte; facciamo, invece, uno sforzo di fantasia sulle imposte che già esistono. Questo Parlamento ha mostrato un'attenzione particolare sull'ICI sulla prima casa. Se l'eliminazione di tale imposta, la cui abolizione è ritenuta impossibile perché mancano le risorse per farla, non ha rappresentato una scelta prioritaria di questo Governo e di questa maggioranza, almeno approviamo una norma con la quale prevedere che i comuni non possano più incrementare l'ICI sulla prima casa, in modo da bloccarla al livello attuale! Credo che ciò sia fattibile e non costerebbe nulla. Sarebbe una norma che andrebbe incontro alle esigenze delle famiglie, soprattutto di quelle più deboli.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pedrini. Ne ha facoltà.

 

EGIDIO ENRICO PEDRINI. Signor Presidente, mi dispiace ma devo intervenire a titolo personale perché chi vi parla, oltre ad essere un parlamentare, è anche un sindaco.

Ho ereditato un comune con una situazione finanziaria disastrosa, eppure, nel giro di due anni, abbiamo abolito l'ICI sulla prima casa. Ritengo inaccettabile, quindi, che un sottosegretario definisca demagogiche le richieste con le quali si chiede al Governo di svolgere riflessioni sull'abolizione dell'ICI sulla prima casa [Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)]. È una cosa sofferta, ma mi auguro che sia ancora possibile che la maggioranza, il relatore e il Governo accettino un confronto su tale problematica. Non si tratta di un problema di copertura finanziaria, ma di valutare la possibilità di inserire nel provvedimento in esame - onorevole sottosegretario, mi stia ad ascoltare! - una norma su un diritto costituzionalmente garantito (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Democrazia Cristiana-Partito Socialista).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia proposta, formulata precedentemente, prevedeva una definizione delle fasce sociali di reddito. In tal modo, al di sotto di un certo livello di reddito, l'ICI sulla prima casa ICI non doveva essere pagata.

Su tale proposta, sia il Governo sia la maggioranza hanno mostrato una chiusura incredibile. Mi chiedo quale sia il motivo di creare delle ingiustizie: se uno risiede in un comune può beneficiare di un abbattimento di tale imposta, se risiede in altri comuni, no. Diciamolo francamente, la mia proposta voi non l'avete voluta accettare perché per voi, il cosiddetto bene-casa, rappresenta un bene sul quale creare, sulla pelle della povera gente, entrate per la pubblica amministrazione. Se i cittadini rientranti in fasce di reddito basse non comprano la casa, bisogna allora dargliene una pubblica. Lo Stato, invece, ha dimostrato di non essere in grado di garantire neanche la manutenzione ordinaria di quelle case.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fugatti. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, nelle scorse settimane qui alla Camera, sono stati sventolati cartelli su cui era scritto «Prodi bugiardo », e al Senato sono stati esposti grandi Pinocchi per sottolineare le bugie che il Presidente del Consiglio dei ministri aveva detto su Telecom. Oggi, dovremmo rivolgere le stesse accuse di aver detto bugie nel corso della campagna elettorale a tutti i parlamentari di centrosinistra. Quei Pinocchi e quei cartelli dovrebbero valere, quindi, un po' per tutti i parlamentari dell'attuale maggioranza.

Non possiamo nemmeno accettare quanto sostenuto dal sottosegretario Grandi, il quale poc'anzi ha detto che manca la copertura finanziaria per l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01. A questo riguardo, come ha fatto notare poc'anzi il collega Garavaglia, sarebbe stato opportuno intervenire allo stesso modo con cui si interviene nell'articolo 53, tagliando cioè le spese per i Ministeri. Non comprendiamo perché in quel settore il Governo interviene, mentre non lo voglia fare in questo caso. Non comprendiamo, in particolare, perché il Governo trovi le risorse per la cosiddetta triplice sindacale, per il rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti, per comprare il voto del senatore Pallaro o per fare zittire qualche senatore a vita che non vuole votare la finanziaria, mentre non le trova per dare seguito a quanto proclamato durante la campagna elettorale.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Filipponio Tatarella. Ne ha facoltà.

 

ANGELA FILIPPONIO TATA­RELLA. Signor Presidente, il mio è un intervento senza speranze. Sono infatti convinta che l'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01 non sarà approvato dall'Assemblea.

Colleghi, in questo caso specifico si fa riferimento ad un qualcosa che è, a mio avviso, molto più di una tassa; trattasi, infatti, di un'ideologia. Proudhon diceva che la proprietà è un furto, e, dunque, è giusto tassarla. A me pare che questa sia l'idea del Governo.

Come si fa a non tassare la prima casa o a non far aumentare l'imposta comunale sugli immobili e, allo stesso tempo, avere una città funzionante, meta di turismo e tale da assurgere a modello di amministrazione? È sufficiente farsi una gita nella bellissima Lecce e chiedere al sindaco Poli Bortone come abbia fatto ad abolire l'imposta sulla prima casa e a prevedere un'imposta comunale sugli immobili a livelli tra i più bassi.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Palumbo. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale in questa incresciosa discussione. Mi chiedo, in particolare, se i parlamentari, soprattutto quelli del sud, si rendano conto dell'importanza che riveste l'approvazione di questo articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

Moltissimi di coloro i quali possiedono una prima casa, soprattutto in Sicilia, sono povera gente emigrata all'estero che si è costruita la casa con tanti sacrifici in modo da potervi trascorrere, una volta in pensione, la vecchiaia. Ora, noi, tassiamo loro questa casa e creiamo dei grossissimi danni alle popolazioni, soprattutto a quelle più disagiate del sud del paese. Voi, inoltre, avete previsto l'aumento dei ticket del pronto soccorso e del bollo di circolazione sulle auto non ecologiche.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gardini. Ne ha facoltà.

 

ELISABETTA GARDINI. Devo dire, cari colleghi della maggioranza, che non capisco come facciate, quando uscite dalle calde aule nelle quali vi sentite protetti perché siete in maggioranza, ad affrontare l'elettorato e gli italiani che vi hanno giudicato già da un pezzo come bugiardi, truffatori ed incompetenti (Commenti dei deputati dei gruppi di maggioranza), a partire dal Presidente di questa Camera, il quale ha dichiarato come suo sogno quello di abolire la proprietà privata, che ha equiparato alla schiavitù.

Avete letto oggi sul Corriere della Sera che la vostra inanità per le grandi opere ci costerà duecento miliardi di euro. Era una «Bibbia», quel programma... Siete solo una schiera di bugiardi, ipocriti (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di maggioranza)! Avete estorto il voto e la fiducia degli italiani con la truffa...

 

PRESIDENTE. Onorevole Gardini, per cortesia...

 

ELISABETTA GARDINI. Imma­gino che, quando incontrerete il vostro elettorato, come il nostro, vi vergognerete e vi nasconderete. Altro che «Pinocchi»: banditi, truffatori, estortori della fiducia (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di maggioranza)...

 

PRESIDENTE. Onorevole Gardini, per favore, la invito ad utilizzare maggiore rispetto nei confronti dei colleghi di quest'aula (Deputati del gruppo L'Ulivo gridano: Deve scusarsi!)!

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole La Loggia. Ne ha facoltà (Vivi commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno e Comunisti Italiani).

 

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, così non riesco a parlare...

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho già richiamato l'onorevole Gardini...

 

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, non riesco a parlare. Le chiedo di ristabilire un minimo di serenità (Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani, Popolari-Udeur e Verdi)...

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, vi invito a calmarvi. Ho richiamato all'ordine l'onorevole Gardini!

 

FRANCESCO PIRO. Deve scusarsi!

 

PRESIDENTE. Ho già richiamato all'ordine l'onorevole Gardini. Per cortesia, cerchiamo di proseguire nei nostri lavori, permettendo all'onorevole La Loggia di parlare!

 

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, vorrei tentare di svolgere un intervento ma in questo modo...

 

PRESIDENTE. Non costringetemi a sospendere la seduta, per favore! Cerchiamo di andare avanti nei nostri lavori (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Comunisti Italiani)...

 

ENRICO LA LOGGIA. Forse sarebbe il caso...

 

DARIO FRANCESCHINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, mi pare che in quest'aula siamo riusciti, fino adesso, a lavorare in modo maturo, nel senso che l'opposizione ha svolto il suo ruolo e la maggioranza interloquisce e discute. Si può essere o meno d'accordo sul merito, come è giusto, ma non si può accettare che un parlamentare si alzi esclusivamente per insolentire i propri colleghi, aggiungendo, all'insulto ai propri colleghi, l'insulto al Presidente della Camera, che in questo momento è assente.

Quindi, la invito a richiamare con maggior determinazione l'onorevole Gardini (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani, Verdi e Popolari-Udeur)...

 

PRESIDENTE. Onorevole Franceschini, ribadisco di avere immediatamente richiamato all'ordine l'onorevole Gardini. Quello che posso (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani, Verdi e Popolari-Udeur)...

 

KATIA ZANOTTI. Ha insultato la Presidenza!

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è ciò che è accaduto. Quando l'onorevole Gardini ha utilizzato dei termini che non andavano utilizzati sono intervenuta e l'ho richiamata all'ordine. Dopodiché, posso rappresentare la vicenda al Presidente della Camera. Se ora possiamo andare avanti nei nostri lavori... Invito i colleghi a calmarsi, altrimenti sarò costretta a sospendere la seduta.

Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Ronchi. Ne ha facoltà.

 

ANDREA RONCHI. Credo, signor Presidente, che si debba stigmatizzare l'atteggiamento contro di lei, che in questo momento rappresenta la Presidenza della Camera, per questo atteggiamento ignobile di attacco ad un'istituzione!

FRANCESCO PIRO. La responsabilità è sua (Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani, Verdi e Popolari-Udeur)!

 

ANDREA RONCHI. Queste vostre urla sono per nascondere le difficoltà rispetto alla finanziaria, rispetto a quanto state facendo con l'ICI! Vi dovete vergognare! Chiedete scusa al Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

 

FRANCESCO PIRO. Finiscila (Vivi commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Comunisti Italiani)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole La Loggia. Ne ha facoltà.

 

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, intervengo innanzitutto sull'ordine dei lavori, poi, quando sarà possibile, interverrò anche a titolo personale sull'emendamento in discussione.

Francamente, trovo molto sgradevole ciò che sta accadendo e dico ciò in tutta sincerità. Ritengo che vada riportata la serenità in quest'aula e che si debba procedere con ordine. Mi meraviglia, però, collega Franceschini, la sua critica, certamente giustificata e legittima. Infatti, mi sarei aspettato una critica analoga quando, nel corso della passata legislatura, fummo accusati di essere assassini con le mani sporche di sangue! Fummo accusati delle peggiori nefandezze, qui in aula e fuori dall'aula! Quando si invoca la serenità del dibattito, bisogna farlo dalla maggioranza e dall'opposizione! Questa sua posizione, collega Franceschini, mi sconcerta e la inviterei, lei e il gruppo che rappresenta, ad essere più coerenti, anche manifestando solidarietà alla Presidenza della Camera che fino a questo momento ha dimostrato il massimo equilibrio e il massimo rigore nella conduzione dei lavori di questa Assemblea (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

 

ELISABETTA GARDINI. Chiedo di parlare per un chiarimento.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ELISABETTA GARDINI. Chiedo scusa se i miei termini e la mia passionalità, forse anche dovuti al mio entusiasmo per essere in quest'aula, possono avere fatto male interpretare il mio pensiero. Volevo essere interprete di quel disagio che voi, girando per il paese, conoscete quanto noi per il fatto che gli elettori, ogni giorno, in quest'aula, trovano completamente disatteso un programma che era stato proposto loro come una «Bibbia» nell'agenda del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole La Loggia. Ne ha facoltà.

 

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, volevo solo far notare che, in questi giorni, stiamo assistendo alla soluzione - presunta o parziale - di una enorme quantità di problemi. Leggo anche sul Corriere della Sera di questa mattina di un'enorme quantità di aiuti a pioggia, ma, al di là dei casi più emblematici che riguardano la ricerca - la senatrice Montalcini -, e gli italiani nel mondo - il senatore Pallaro - francamente, ci troviamo dinanzi ad un atteggiamento sostanzialmente punitivo nei confronti dei cittadini italiani presi nel loro complesso (nonché del Mezzogiorno del nostro paese, gravemente sacrificato dai lavori di questa finanziaria); inoltre, trovo ancora una volta incomprensibile l'ostilità nei confronti di un esame più sereno e volto a trovare la soluzione più congrua del problema dell'ICI sulla prima casa.

Inviterei, ancora una volta, il Governo, la maggioranza e il relatore a riflettere pacatamente su questo argomento e, se possibile, a trovare una soluzione che, certamente, farebbe bene all'intera comunità del nostro paese.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Moffa. Ne ha facoltà.

 

SILVANO MOFFA. Vorrei rapidamente ricordare, soprattutto all'onorevole Giovanelli, il quale è stato amministratore locale ed ha avuto anche responsabilità importanti all'interno dell'associazione dei comuni, che il problema dell'ICI angoscia la amministrazioni di destra e di sinistra. Sono anni che a livello dell'ANCI si sostiene l'iniquità di questa tassa. Lei ha ragione quando ricorda che, alla fine, è l'unico strumento su cui far leva in termini di fiscalità locale, ma sa benissimo che gli amministratori nella loro totalità hanno sempre sostenuto la necessità di una compartecipazione all'IRPEF, che non significa addizionale, non significa pressione fiscale aggiuntiva bensì redistribuzione mantenendo inalterata la pressione fiscale. Allora, delle due l'una: o si continua ad essere coerenti con questa impostazione e quindi si ha il coraggio di abbattere questa tassa iniqua oppure continueremo a prendere in giro le amministrazioni locali, perché non è questo il federalismo fiscale che va costruito nel nostro paese! Si abbia allora il coraggio di una scelta decisa in questo senso!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

 

SIMONE BALDELLI. L'ICI, come sappiamo bene, venne istituita con la legge finanziaria per il 1993 dal Governo Amato. Questa tassa sconta un grave vizio di origine, perché venne istituita come una tassa patrimoniale in un momento in cui vi era una necessità molto importante di fare cassa.

È una tassa patrimoniale e, quindi, mortifica il principio della proprietà privata. Da questo punto di vista, se tale tassa poteva ritenersi comprensibile nel momento in cui l'Italia aveva esigenze di contabilità pubblica per avvicinarsi all'Europa, adesso la sua permanenza risulta meno comprensibile. Tra l'altro, su questo tema vi è stato un confronto elettorale molto importante. Il dato politico, anche a fronte della chiusura del Governo su questo fronte, registra un centrodestra che porta avanti con coerenza la propria battaglia, anche elettorale, in tema di abolizione dell'ICI sulla prima casa e un centrosinistra che invece su questo argomento fa muro.

Credo che rappresenterebbe una scelta di buon senso, ragionevolezza e convenienza per il centrosinistra la revisione della posizione del Governo. Bisogna affrontare questo problema in maniera più aperta e discutere di abolizione dell'ICI sulla prima casa anche riguardo alle fasce di reddito più deboli.

 

PRESIDENTE. A chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santelli.

 

JOLE SANTELLI. Signor Presidente, innanzitutto mi consenta di solidarizzare con lei riguardo a ciò che è avvenuto pochi minuti fa. Durante la scorsa legislatura avrei voluto avere anch'io un Presidente che difendesse la maggioranza come lei ha fatto oggi nei confronti dei colleghi.

Se si analizzano le parole pronunciate dal sottosegretario Grandi, con le quali ha approcciato il tema in discussione, ovviamente esse producono meraviglia. Un uomo della sua esperienza politica sa bene che quel tono provocatorio significa qualcosa nei confronti dell'opposizione. Cerco di dare a tutto ciò una giustificazione politica e quella che ho individuato mira a dare sostegno ad una maggioranza che oggi è costretta, secondo le indicazioni del Governo, a votare contro questa proposta emendativa. Come fanno a spiegarlo, visto che il discorso può essere ricondotto ad una promessa fatta dal Presidente del Consiglio Prodi e dalle componenti dell'attuale Governo in campagna elettorale?

Sottosegretario Grandi, glielo poteva dire al Presidente Prodi e agli altri, che la proposta era assolutamente demagogica, così avrebbero evitato di prospettarla agli italiani!

Concludo il mio intervento esprimendo un dubbio. Fino allo scorso aprile l'Italia era composta da famiglie che non ce la facevano ad arrivare alla terza settimana del mese; è bastato che Prodi arrivasse a palazzo Chigi per far sì che il nostro paese si trasformasse in un insieme di persone ricche pronte a rifocillare le casse dello Stato (Applausi dei deputati del gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Menia.

 

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, colleghi, voglio ricordare a me stesso e a tutti voi che l'abolizione dell'ICI sulla prima casa è stata un argomento comune in campagna elettorale, come ha già ricordato qualcun altro prima di me; quindi, è singolare che l'Esecutivo bolli come demagogica una proposta emendativa presentata dall'opposizione. Rivolgendomi al Governo, affermo che non vi è demagogia perché vi abbiamo fornito anche delle subordinate: la prima, la più semplice, vi impegna a cercare la copertura, ammesso che quella già proposta non vada bene. La seconda subordinata, socialmente ancor più utile, intende riservare tale misura soltanto alle classi meno abbienti, individuando a tal fine una soglia di reddito. In ogni caso, lo ripeto, la risposta del Governo è strana e singolare.

Vi propongo poi una riflessione di ordine culturale e costituzionale. Per cinque anni vi abbiamo visto in piazza a ricordare che l'Italia ripudia la guerra, invocando, a tal fine, l'articolo 11 della Costituzione. Poche settimane, fa vi abbiamo visto scendere in piazza contro il Governo...

 

PRESIDENTE. Onorevole Menia, concluda il suo intervento.

 

ROBERTO MENIA. Assomigliavate a Peppone che manifestava sotto il comune da lui presieduto a tutela del lavoro.

A proposito del diritto alla casa, vi ricordo l'articolo 47...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Menia.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Romele.

 

GIUSEPPE ROMELE. Signor Presidente, a proposito dell'intervento del sottosegretario Grandi, in questo momento non mi rivolgerei tanto ai colleghi dell'estrema sinistra, perché l'abitazione è considerata da loro come patrimonio pubblico non di proprietà: quindi, si è tutti ospiti dell'ALER piuttosto che di un altro ente.

Mi rivolgo, piuttosto, ai colleghi della Margherita o, comunque, ai colleghi dei partiti che dichiarano di ritenersi più vicini al centro e che considerano la proprietà privata e la prima casa come un motivo di orgoglio (si vedano le esperienze di edilizia economico-popolare in tutta Italia e quant'altro). Ebbene, chiedo a questi colleghi come possano immaginare di essere rappresentanti del popolo - intendendo la rappresentatività in una accezione forte - nel momento in cui la prima casa, la prima abitazione, frutto di sacrifici, frutto di solidarietà all'interno della famiglia, è colpita dalla odiosa «tassa sul macinato».

 

PRESIDENTE. Onorevole Romele...

 

GIUSEPPE ROMELE. Signor Presidente, io intervengo raramente e le chiedo di lasciarmi terminare l'intervento.

 

PRESIDENTE. Onorevole Romele, il suo intervento è a titolo personale e il tempo a disposizione è lo stesso per tutti.

 

GIUSEPPE ROMELE. Mi consenta almeno di richiamare i signori della sinistra alla coerenza.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pescante. Ne ha facoltà.

 

MARIO PESCANTE. Signor Presidente, intendo aggiungo la mia firma all'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

Il problema, cari colleghi, non è soltanto quello del mancato rispetto degli impegni preelettorali da parte del Presidente Prodi. Di questo la maggioranza risponderà al paese e ai suoi elettori o, molto più probabilmente, ai suoi ex elettori. Il problema riguarda la natura di questa odiosa imposizione che pare abbia tutte le caratteristiche di una punitiva tassa sulla proprietà, demagogicamente sinistra. D'altra parte, non si riesce a capire un cespite che non dà alcun reddito, visto che, normalmente, la prima proprietà è utilizzata dai titolari come abitazione. Inoltre, bisogna tener presente che la prima casa è già punita dalla tassa di successione. Quindi, non ci sono giustificazioni, se non quelle sinistramente politiche. Per questo, mi associo alla richiesta di accantonamento o di riformulazione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Di Cagno Abbrescia. Ne ha facoltà.


SIMEONE DI CAGNO ABBRE­SCIA. Signor Presidente, vorrei sottolineare una incoerenza che ho vissuto sia in qualità di sindaco di una grande città, sia, assieme ad altri colleghi sindaci, come rappresentante dell'ANCI. Ricordo che ogni anno, in occasione dell'esame del disegno di legge finanziaria, ci recavamo, in delegazione, dal ministro competente o dal Presidente del Consiglio in carica per dire che eravamo pronti a consegnare le chiavi della città, dato che ci si obbligava a tassare localmente ciò che lo Stato cercava di non tassare centralmente. Oggi, con alcune norme, lo Stato consente ai comuni e agli altri enti locali di operare una propria tassazione. Questa è una manifestazione di grande incoerenza: si negano i trasferimenti agli enti locali e si concede un ventaglio di possibilità impositive.

Per quanto riguarda l'ICI...

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà.

 

MARIO PEPE. Signor Presidente, la maggioranza, affossando questo articolo aggiuntivo, perde l'occasione di aiutare la parte più debole ma anche più laboriosa del paese. Questa maggioranza, che avrebbe dovuto eliminare i privilegi alla radice, come può spiegare ai cittadini l'aumento degli stanziamenti per il Quirinale, nelle cui tenute agricole lavorano contadini che guadagnano più dei primari ospedalieri? Quando l'onorevole Costa ha chiesto spiegazioni di questo aumento, il Quirinale ha invocato una sentenza della Corte costituzionale, un altro organo che gode di privilegi feudali, i cui giudici, anche in pensione, dispongono di autisti e segretari a vita.

Allora, voi dovete spiegare, a questa gente che risparmia ed il cui risparmio è tassato, come mai abbiate aumentato gli stanziamenti per quelle strutture del paese che godono di grandi privilegi.

PRESIDENTE. Onorevole Mario Pepe, sono costretta ad invitarla ad un linguaggio più consono nei riguardi della dignità delle cariche costituzionali cui lei fa riferimento.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nannicini. Ne ha facoltà.

 

ROLANDO NANNICINI. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, ho sentito molti interventi a carattere personale provenire da colleghi i quali, come Foti e Leo - tralascio di ricordare gli altri - erano già presenti nella passata legislatura. Ritengo sia interessante fare il punto sull'ICI per sapere da dove si sia partiti; ebbene, la finanziaria per il 2005 - legge n. 311 del 2004 - che constava di innumerevoli commi di un articolo unico, nell'articolato che va dal comma 335 al comma 339, approvato con schiacciante maggioranza dal centrodestra, interveniva sull'imposta comunale sugli immobili. Al comma 335, in particolare, attribuiva ai comuni la facoltà di ottenere un aumento degli estimi chiedendone la revisione all'Agenzia del territorio quando vi fosse discordanza tra il valore catastale ed il valore di mercato.

Ricordo a tale proposito l'Ufficio studi che lavorò su questa norma e sul citato articolato di commi dell'articolo unico; un articolo con innumerevoli commi: almeno, oggi, discutiamo degli articoli con molta dignità ed attenzione presentandoci in modo leale dinanzi al paese. Invece, sono convinto che i parlamentari che erano presenti allora non hanno neppure letto queste norme, avendo solo votato la fiducia, in silenzio, caro Foti, in silenzio...

 

TOMMASO FOTI. Non sai di cosa parli!

 

ROLANDO NANNICINI. Fammi finire! Nel rendiconto era scritto: un aumento dell'ICI per mille e 28 milioni di euro, dal 2006 al 2007. Se non è demagogia la vostra, consistita nel non ricordare da dove si sia partiti...

Si tratta della sola misura che avete introdotto negli ultimi cinque anni con riferimento ad un'imposta così delicata ed attenta...

 

TOMMASO FOTI. Ma che dici?

 

ROLANDO NANNICINI. ...avete chiesto al comune di aumentare gli estimi attraverso l'intervento della citata Agenzia...

 

TOMMASO FOTI. No, no!

 

ROLANDO NANNICINI. ...in modo da aumentare il gettito di mille e 28 milioni di euro. Questo è quanto ha fatto il centrodestra (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e La Rosa nel Pugno - Commenti del deputato Gardini)!

 

TOMMASO FOTI. Bugiardo!

 

ROLANDO NANNICINI. Signora Gardini, io la giustifico perché forse non era parlamentare; era solo portavoce (Commenti)...

 

PRESIDENTE. Onorevoli, per cortesia!

 

ROLANDO NANNICINI. Vorrei concludere, Presidente.

Vengo ad un'altro tema; quando Grandi ricorda che il centrosinistra ha individuato un metodo, quello di delegare agli enti locali la verifica del catasto, rivela un tipo di scelta che è coerente con la nostra campagna elettorale...

 

TOMMASO FOTI. Bugiardo! Pinocchio!

 

ROLANDO NANNICINI. Ricordo un volantino che abbiamo scritto chiedendo a Berlusconi se fosse pazzo o smemorato quando disse di voler eliminare l'ICI sulla prima casa; con coerenza, Prodi, in campagna elettorale, avanzò la proposta di verificare gli estimi ed il catasto attraverso i comuni, in modo da intervenire in modo più equilibrato su una tassa che riguarda milioni di cittadini.

 

TOMMASO FOTI. È un'imposta! Non sai cosa è un'imposta!

 

ROLANDO NANNICINI. Se non facciamo bene l'anagrafe, se non appuriamo bene i dati di partenza, non possiamo intervenire; quindi, vi richiamo a non essere demagoghi, ma a stare attenti, sapendo da dove si parte quando si discutono i problemi (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e La Rosa nel Pugno).

 

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Germanà, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale; si intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pelino. Ne ha facoltà.

 

PAOLA PELINO. Signor Presidente, il sottosegretario Grandi, intervenendo in Assemblea, ha dichiarato che la Casa delle libertà sta facendo demagogia nel voler difendere le famiglie che vivono nella loro unica casa di proprietà e, quindi, è demagogia chiedere che, per alcune fasce di reddito medio-basso, venga abolita l'ICI. Ma io sostengo che demagogia e mistificazione sono termini che appartengono alla sinistra, tanto è vero che in campagna elettorale sono state promesse agli italiani misure che poi, sistematicamente, non sono state mantenute. Anzi, neppure più ci si vuole ricordare di esse; una per tutte, con questo Governo ci saranno ben 67 tasse nuove o aumenti delle stesse rispetto al Governo precedente. Gli italiani, comunque, non hanno corta memoria e non li si può raggirare con una gestione politica ambigua ed incoerente rispetto a quanto dichiarato pubblicamente.

Le famiglie di ceto medio-basso sono prese di mira da questa legge finanziaria ed è una verità che si associa alle numerose ampie proteste delle più svariate categorie di lavoratori...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pelino...

 

PAOLA PELINO... considerando che tutti i cittadini oggi si sentono sudditi e non hanno altro diritto che quello di obbedire.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Verro. Ne ha facoltà.

 

ANTONIO GIUSEPPE MARIA VERRO. Signor Presidente, vorrei invitare l'onorevole Franceschini, se mi desse un po' di attenzione dopo il suo appassionato intervento da eterno primo della classe (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo), a leggersi i resoconti steno­grafici degli interventi resi nel corso della precedente legislatura dall'onorevole Duca. Poi venga a riferire in aula, con obiettività e serietà, se sono più offensivi gli interventi di Duca o quello appassionato svolto dalla collega Gardini poco fa.

Vorrei inoltre che qualcuno spiegasse al sottosegretario Grandi che il compito di un sottosegretario è quello di governare, possibilmente (ma questo sarà difficile) senza tasse. Soprattutto si deve venire in aula non a fare comizi ma ad esprimere pareri motivati. Ovvia­mente, se un sottosegretario viene in aula a fare comizi è a corto di argomenti.

Signor sottosegretario, come ricordava bene prima il collega Garavaglia, la copertura a mio modo di vedere è corretta, anche se vi è la massima disponibilità da parte nostra a modificarla. Basta andare a vedere l'articolo 53, dove avete massacrato tutti i capitoli di spesa. Quindi, la nostra copertura, che è nettamente inferiore, è corretta.

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Verro.

Ha chiesto di parlare per dichiara­zione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO ENZO LUPI. Signori Presidente, lei fa molto bene a richiamare quest'aula e tutti noi al rispetto delle istituzioni. Quando si affronta un tema come quello della casa, che riguarda tutti, dai meno abbienti a chi sta un po' meglio, ci vorrebbe un clima disponibile per capirsi, com­prendersi ed individuare quale segnale possiamo inviare al Paese. Il sottosegretario Grandi, da questo punto di vista, non ha fornito un grande aiuto, quando ha risposto con un tono da co­mizio. Contemporaneamente, dovrem­mo però richiamare anche un'altra grande istituzione, il Presidente del Consiglio, che non ha dato del «bugiardo» in un dibattito tra di noi, ma del «pazzo» a tutti gli italiani. Quale peggiore insulto di quello rivolto dal Presidente del Consiglio, il quale ha detto che tutti gli italiani sono «pazzi» semplicemente perché pongono tramite i loro rappresentanti o l'opinione pubblica questioni rilevanti sulla loro condizione? La questione della casa è rilevante e avremmo gradito l'accantonamento dell'articolo aggiuntivo in esame per dare un segnale, anche piccolo, sulla volontà di considerare la casa come un bene primario. Questo non lo volete, ma continuate ad alzare i toni e a dire che per questo siamo tutti quanti pazzi...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lupi.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

 

NICOLA BONO. Signor Presidente, sono rimasto felicemente impressionato dall'equilibrio, dalla serenità e dalla capacità di elaborazione del sottosegretario Grandi, un vero statista che credo si candidi naturalmente al premio per la moderazione. Inoltre, non fa trasparire affatto la sua passione politica. Tuttavia, ci è parso di cogliere che, nel suo trasporto interiore e nel tentativo di comprimere la sua passione, abbia commesso un piccolo errore. Infatti, nel fare riferimento a problemi di copertura, ha sostenuto l'improponibilità dell'emendamento per l'inopportunità della copertura. Allora faccio gentilmente notare che è prassi costante di quest'aula, durante la legge finanziaria, quando vengono approvati gli emendamenti presentati dall'opposizione - evento molto raro -, quella di reperire le coperture idonee grazie ad un lavoro bipartisan. Quindi, le sue affermazioni sono fuori luogo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fasolino. Ne ha facoltà.

 

GAETANO FASOLINO. Signor Presidente, qualcuno questa mattina si è stupito della passionalità e dei toni del dibattito, nonché delle argomentazioni con cui la Casa delle libertà ha criticato l'atteggiamento assunto dalla maggioranza.

Desidero rivolgermi, tuttavia, proprio a questa maggioranza perché, in questo caso, si tratta non solo di un colpo di scure gravissimo che viene inferto ai cittadini più meritevoli, ai risparmiatori ed a coloro i quali investono i risparmi di una vita in un bene primario, come la casa, ma anche di una chiara promessa elettorale fatta dal centrosinistra agli elettori italiani.

Pertanto, promettere tutto a tutti, vincere successivamente le elezioni ed attendersi che la minoranza non calchi la mano su tale aspetto e non usi gli accenti giusti nel rivolgere una critica necessaria nei confronti di questo comportamento mi sembra grave e superficiale!

Voi avete un solo modo per ovviare a tale pasticcio: votare...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fasolino!

 

GAETANO FASOLINO. ...assieme a noi la proposta emendativa che propone l'eliminazione di questa imposta...

 

PRESIDENTE. Grazie!

Ha chiesto di parlare per dichiara­zione di voto, a titolo personale, l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.

 

CESARE CAMPA. Signor Presidente e colleghi parlamentari, da più di un'ora stiamo parlando di un problema che ritengo stia a cuore a tutti. Allora, chiedo veramente (con voce sommessa, ma con forza) se sia possibile accantonare la proposta emendativa che stiamo discutendo per cercare di trovare, come precedentemente affermato dal collega Lupi, un accordo, anche parziale, al fine di lanciare un segnale forte nella direzione dell'adozione di una misura che credo sia condivisa da tutti.

Vorrei osservare che è assurdo continuare, in questa sede, a dividerci e ad accusarci reciprocamente. Noi avremmo certamente voluto, nella passata legislatura, realizzare ciò che chiediamo a voi di compiere nell'attuale. Ricordo che le condizioni economiche erano difficili, tuttavia vi abbiamo comunque lasciato nuove entrate che, oggi, vi consentirebbero di procedere in tal senso.

Allora, senza fare demagogia, ma con spirito veramente unitario e di collaborazione, chiedo nuovamente, e con forza, di accantonare l'esame di questa proposta. Sono sicuro, infatti, che, nella parte antimeridiana della seduta, potremmo trovare un'intesa per lanciare un segnale in questa direzione e sopprimere, anche se solo parzialmente e non per tutti i cittadini...

 

PRESIDENTE. Grazie...!

CESARE CAMPA. ...questa odiosa imposta!

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campa.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Uggè. Ne ha facoltà.

 

PAOLO UGGÈ. Signor Presidente, non c'è da stupirsi dell'attuale situazione, anche se non si può che restare un po' amareggiati nel constatare il comportamento della maggioranza nel non voler recedere dalla sua iniziativa, la quale, inasprendo un'imposta odiosa (quella sulla casa), arrecherà danni alle famiglie.

D'altra parte, ciò non può essere altro che una conferma della scelta operata dal Governo Prodi, come si legge dappertutto: «più tasse per tutti!». Voi non potete recedere da tale impostazione perché, purtroppo, essa discende da una filosofia che permea una parte della vostra maggioranza e viene da lontano. Essa, infatti, comincia con Platone, prosegue con Engels, passa per la dottrina giacobina ed arriva fino allo Stato leninista, nel quale si ritiene che l'etica pubblica possa essere indipendente dalla realtà e dal comune sentire della gente!

Noi stiamo con la gente: quindi, non intendiamo consentirvi di adottare una scelta che penalizza le famiglie e numerosi italiani!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Testoni. Ne ha facoltà.

PIERO TESTONI. Signor Presidente, vorrei brevemente rivolgere un appello all'onestà intellettuale dei colleghi, poiché noi siamo qui in rappresentanza di milioni di persone che ci osservano. Questa volta, per fortuna, stiamo trattando un argomento che tutti possono comprendere e che interessa, altresì, le tasche e la vita di tutti i cittadini.

Ebbene, in tal caso dividerei i deputati non in «buoni» e «cattivi», ma tra chi dice la verità un po' di più e chi la afferma un po' di meno. La dice un po' di meno chi sostiene che la nostra battaglia a favore della proposta emendativa in esame sia demagogica; l'afferma un po' di più chi dice che si tratta di un problema per il quale, se si vuole, si può trovare la soluzione.

Cito soltanto l'onestà intellettuale non di un rappresentante del centrodestra o dell'opposizione, ma di un rappresentante della vostra maggioranza, l'onorevole Pedrini, che anche come sindaco ha appena dimostrato che, quando c'è la volontà, si può togliere, almeno parzialmente per i meno abbienti, la tassa sulla prima casa, profondamente ingiusta e punitiva.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pizzolante. Ne ha facoltà.

 

SERGIO PIZZOLANTE. Signor Presidente, il sottosegretario Grandi ha preso la parola ed in maniera un po' agitata, forse anche lui afflitto dalla sindrome che affligge Prodi in questi giorni, ci ha detto che la maggioranza non intende diminuire l'ICI per la prima casa, sottolineando che non l'ha fatto neanche il Governo Berlusconi. Bene, state tranquilli, ormai tutti gli italiani, anche quelli che sono impazziti, hanno capito che la differenza fra il Governo Berlusconi ed il Governo Prodi è la seguente: prima, ad ogni legge finanziaria il tema del dibattito era di quanto diminuiranno le tasse; oggi il tema è di quanto aumenteranno. Vi è poi un punto interrogativo, perché, oltre i 35 miliardi di euro sicuri di nuove tasse, attraverso una tastiera che, come è stato detto, voi mettete a disposizione dei comuni, non si sa ancora di quanto aumenteranno le tasse. L'articolo aggiuntivo in esame serve a dare almeno una certezza sulla prima casa ai cittadini italiani.

 

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Gioacchino Alfano, che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Baiamonte. Ne ha facoltà.

 

GIACOMO BAIAMONTE. Grazie, Presidente. Vedete, al di là dei momenti di esasperazione che durante la discussione sulla legge finanziaria, a causa del lungo lavoro, si possono verificare, io non riesco a capire, signor sottosegretario e signor relatore, per quale motivo non si riesca a trovare un punto di incontro in un momento in cui ragionevolmente noi chiediamo di sospendere la discussione di questa proposta emendativa e di trovare la copertura finanziaria per risolvere una situazione veramente tragica per alcuni cittadini italiani, per quelle classi che voi dite di voler aiutare.

Non fate altro che sostenere che con questa legge finanziaria voi togliete ai ricchi e date ai poveri. In realtà, non è proprio così; allora, in merito a questo provvedimento, cerchiamo di essere equilibrati per poter ridiscutere la questione e trovare una soluzione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cota. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO COTA. Grazie, Presi­dente. In politica si possono avere certamente delle idee diverse, si possono avere programmi diversi, sui quali ci si confronta ed i cittadini poi giudicano se si è stati in grado di realizzare i programmi, ma prendere in giro la gente, dire una cosa e poi fare l'esatto contrario, penso sia particolarmente grave dal punto di vista politico.

Possiamo dire che questo Governo, nei primi mesi di attività, ha dimostrato di avere la bugia nel sangue. In campagna elettorale ha detto di voler togliere l'ICI sulla prima casa; oggi, puntualmente, attraverso il sottosegretario Grandi afferma in aula di voler mantenere pervicacemente l'ICI sulla prima casa. In campagna elettorale, il Presidente Prodi ha detto: l'unica cosa positiva del Governo Berlusconi è stata l'introduzione del «bonus bebè». Ebbene, puntualmente, con questa legge finanziaria è stato tolto proprio il «bonus bebè».

In campagna elettorale è stato detto che i più deboli sarebbero stati protetti. Allora voglio soltanto dire che questo Governo ha dimostrato coi fatti di essere bugiardo...

 

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bellotti. Ne ha facoltà.

 

LUCA BELLOTTI. Signor Presidente, la prima casa è una sorta di diritto non fiscale e non economico, ma anche un diritto naturale delle persone e delle famiglie che compongono la nostra società. Accanirsi con norme che, di fatto, corrodono il valore sociale della prima casa - lo sottolineo: prima casa -, mortifica non solo le famiglie italiane che possiedono una sola casa, ma anche le migliaia di giovani coppie che sono alla ricerca di una abitazione.

Con questa norma - e questo sembra un approccio similmedievale - voi minacciate le fondamenta della società e, oltre che alleggerire il portafoglio delle famiglie, spegnete anche i sogni: l'unico sogno che rimane agli italiani è che questa sia veramente la vostra ultima legge finanziaria (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto, a titolo personale, l'onorevole Castellani. Ne ha facoltà.

 

CARLA CASTELLANI. Signor Presidente, poco fa, in quest'aula, abbiamo assistito ad uno degli esempi di «doppiopesismo» che usa l'attuale maggioranza nel giudicare alcuni comportamenti.

Infatti, quando certe offese pesanti - e lo dico anche all'onorevole Franceschini - venivano dall'allora opposizione all'allora maggioranza, andava tutto bene ed erano espressioni democratiche; quando, da parte dell'attuale opposizione, si fa in quest'aula un intervento passionale per far capire qual è il percorso che questa maggioranza sta facendo, allora spunta l'insurrezione! D'altronde, è lo stesso percorso che voi avete fatto nella precedente legislatura nel corso del voto sulle missioni all'estero. Allora, eravate tutti pacifisti, mentre oggi, con il voto sulla missione in Libano, siete diventati tutti «pacefinti». Venendo al merito...

 

PRESIDENTE. Onorevole Castel­lani, mi dispiace. Ha avuto a disposizione un minuto di tempo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ceroni. Ne ha facoltà.

 

REMIGIO CERONI. Signor Presidente, penso che il problema dell'ICI sia veramente molto sentito, visti i così alti toni del confronto politico.

Chiaramente, qui si confrontano posizioni ideologiche diverse tra chi ritiene che la proprietà - anche il minimo indispensabile per sopravvivere - sia da tassare e chi, invece, ritiene che sia lo stimolo per far lavorare meglio gli esseri umani.

Penso tuttavia che questo problema non vada sottovalutato: in campagna elettorale entrambi i poli si erano impegnati a eliminare - o almeno a ridurre - la tassazione sull'ICI. La legge finanziaria rappresenta una grande opportunità per realizzare questo tipo di scelte.

Io vorrei dare - se il sottosegretario presta attenzione - un suggerimento di buon senso: è vero che queste entrate sono importanti per far quadrare i bilanci dei comuni, ma dobbiamo lasciare ad essi una serie di leve per poterlo fare. Visto che l'ICI è obbligatoria nella misura del 4 per cento, lasciamo ai comuni la facoltà di scegliere dallo 0 al 7 per cento, come avviene oggi. Eliminiamo, dunque, l'obbligo di tassare tutte le case almeno al 4 per cento...

 

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.

 

GIANPIERO D'ALIA. Signor Presidente, molto brevemente intervengo per fare due considerazioni. La prima è relativa all'articolo aggiuntivo di cui si sta discutendo: per la verità, ci saremmo aspettati che fosse inserito nel testo della legge finanziaria. Infatti, al momento in cui voi accelerate il percorso sul catasto per i comuni capoluogo di provincia e introducete l'aumento della revisione degli estimi catastali, tutto questo comporta la necessità dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa. Non lo volete fare, ma soprattutto non lo potete fare perché operate con la logica del «tappabuchi».

A seguito del taglio dei trasferimenti agli enti locali, la mancata abolizione dell'ICI sulla prima casa rappresenta uno strumento per consentire ai comuni di sopravvivere. Questo è il dato politico di fondo. Aggiungo che la logica del «tappabuchi» con cui vi state muovendo è gravissima, se leggiamo le coperture agli emendamenti presentati venerdì scorso dal Governo. La stragrande maggioranza di questi emendamenti sono coperti prelevando risorse dal fondo per le aree sottosviluppate, che avete selvaggiamente saccheggiato, ed è una vergogna. Lo dico soprattutto ai colleghi parlamentari del Mezzogiorno.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Contento. Ne ha facoltà.

 

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, intervengo per rammentare che la finanziaria e le norme ricordate dai rappresentanti della sinistra non erano rivolte ad aumentare la tassazione, ma ad evitare disparità di trattamento, secondo il classamento degli immobili. È emersa in molti comuni, in particolare a Roma (tanto per fare un esempio a noi vicino), l'esistenza di immobili che, con caratteristiche analoghe, hanno un classamento diverso, per cui in zone a ridosso del centro vi sono immobili classati con un riferimento di valore di un certo tipo ed altri, vicini, per cui si pagano imposte di molto inferiori. Quelle misure non erano per aumentare l'imposizione, ma per renderla trasparente ed equa. Quindi, non possiamo mettere sullo stesso piano l'opera di trasparenza tributaria con l'aumento generalizzato delle tasse. Con Visco, colpirli tutti per educarne uno! È proprio il caso di dire che il Governo di centrosinistra, signor Presidente, purtroppo «perde il Visco»... Siamo costretti a registrare una situazione che è quella dell'aumento generalizzato delle tasse...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole, ma ha finito il tempo a sua disposizione.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Salerno. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO SALERNO. Signor Presidente, mi ha stupito molto l'intervento del sottosegretario Grandi, perché lo facevo più attento ai lavori dell'Assemblea e, più in generale, ai lavori parlamentari. Vorrei ricordare che, dal 2001 al 2006, il Governo di centrodestra non aumentò mai di una lira, prima, di un euro, poi, le imposte degli italiani e delle imprese. Va ricordato che nel secondo semestre del 2001 l'IRPEG fu diminuita dal 36 al 33 per cento e poi abrogata. Le imposte agli italiani furono, per la prima volta nella storia repubblicana, diminuite per due volte: la prima, il 1o gennaio 2003, e, la seconda, il 1o gennaio 2005, per complessivi 13 miliardi di euro, circa 26 mila miliardi di lire. Mi sembra che queste siano prove tangibili e che il Governo menta sapendo di mentire.

Concludo, manifestando la preoccupazione di quanti danni ancora potrà fare il Governo attuale se rimarrà in carica per molto.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Elpidio. Ne ha facoltà.

 

DANTE D'ELPIDIO. Signor Presidente, intervengo, in primo luogo, per stigmatizzare quanto avvenuto in aula in precedenza. Sono un deputato di prima legislatura, come tanti colleghi del mio gruppo, e pertanto non mi interessa tanto ciò che succedeva, quanto il fatto che ci si richiami tutti ad un rispetto che dobbiamo manifestare ognuno nei confronti degli altri, senza mai perdere la testa, abbandonandoci a considerazioni che possono essere evitate.

Tornando allo specifico dell'argomento che stiamo trattando, non intendo intervenire in soccorso del sottosegretario Grandi, che non ne ha certamente bisogno, ma vorrei dire che lui ha svolto una considerazione in merito alla copertura che era proposta all'articolo aggiuntivo in esame, che convince e su cui si potrà tornare. Eravamo quasi tentati di prenderlo in seria considerazione, senonché ci siamo addentrati in una sorta di controllo a campione.

Abbiamo riscontrato che questa copertura la si ripete, pedissequamente, come una fotocopia, in alcune proposte emendative che abbiamo esaminato ed in altre che ci apprestiamo ad esaminare. A campione ne ho estratte dieci: 7.2, 7.1, 8.1, 8.2, 8.3, 9.01, 9.05, 9.06, 11.17, 11.27. Se queste proposte emendative, legate a questioni di una certa importanza, trovassero accoglimento, dovremmo veramente riscrivere la legge finanziaria. Infatti, dato che la copertura indicata in questa proposta emendativa è per il triennio, dovrebbero essere tolti oltre 6,5 miliardi alle Finanze; 2,5 miliardi al Lavoro; 1,5 miliardi alla Giustizia; 3,2 miliardi agli Esteri; 1,5 miliardi all'Istruzione; 3 miliardi all'Interno (poi, magari, ci lamentiamo della mancanza di benzina per le auto addette alla sicurezza) e la stessa somma alla Difesa; 4,5 miliardi alla Solidarietà sociale; 1,5 miliardi all'Università; 2 miliardi alla Salute.

Non è sicuramente demagogia ciò che ispirato la copertura di queste proposte emendative, che hanno una rilevanza. Però bisogna fare i conti con quello che abbiamo a disposizione e, soprattutto, occorre spiegare come certi provvedimenti possano essere sostenuti in mancanza di risorse.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fedele. Ne ha facoltà.

 

LUIGI FEDELE. Signor Presidente, credo che su alcuni temi, come quello che stiamo trattando adesso, non sia il caso di fare questioni ideologiche. Si tratta di temi che molti dei colleghi presenti in quest'aula, e non solo, condividono. Ritengo che questa tassa odiosa sulla prima casa andrebbe eliminata anche a tutela dei più deboli e della famiglia, e non è vero che non esista la possibilità di trovare i fondi per eliminarla. Del resto, abbiamo visto in questi ultimi giorni che molti ministri, alzando la voce, hanno fatto trovare i fondi per quello che chiedevano.

Credo si tratti di una scelta giusta e doverosa che va nell'interesse dei cittadini italiani, di quelli più deboli in modo particolare.

Veramente il Parlamento dovrebbe approvare la proposta all'unanimità, senza battere ciglio. Mi auguro che il Governo voglia pensarci e convinca anche la maggioranza a votare in questa direzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carfagna. Ne ha facoltà.

 

MARIA ROSARIA CARFAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, mi chiedo come si possa sostenere che questa finanziaria aiuti i più deboli visto che arriva a colpire il bene primario delle famiglie italiane, il bene in cui i cittadini ripongono i propri risparmi. Mi riferisco a tutti i cittadini: i ricchi, ma anche i meno ricchi. Visto che l'Italia è tra i paesi al mondo dove ci sono più case di proprietà, quella che vi chiediamo di abolire è un'imposta che colpisce tutti indistintamente. I soldi, poi, vanno a finire nelle casse dei comuni, in maggioranza governati dal centrosinistra, che secondo la Corte dei conti costituiscono il principale centro di spreco del paese. Gli italiani dovranno, quindi, pagare più tasse sulle loro case per permettere alle vostre amministrazioni comunali di fare qualche viaggio in più all'estero e di pagare qualche consulenza in più per ragioni politiche.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Biancofiore. Ne ha facoltà.

 

MICHAELA BIANCOFIORE. Signor Presidente, oggi uno tra i più importanti esponenti della maggioranza, ministro in carica, ha paradossalmente dato un consiglio a Prodi citando Seneca: non c'è un buon vento per il marinaio che non sa riconoscere qual è la rotta. Bene, le vele dell'arca di Prodi sono ammainate da tempo, ma mai come nel caso che stiamo trattando si è palesato quanto in realtà il Presidente del Consiglio abusi della credulità popolare.

Apro una piccola parentesi per quanto attiene al caso che ha coinvolto la collega Gardini prima, ricordando che nel pieno della campagna elettorale l'attuale Presidente del Consiglio, una delle cariche più alte dello Stato, ha insultato l'allora Vicepresidente del Consiglio in carica, nonché ministro dell'economia, tacciandolo di delinquenza politica per aver messo in evidenza quello che oggi è chiaro alla stragrande maggioranza del paese: che avreste aumentato le tasse a dismisura. Nessuno, però, avrebbe potuto immaginare con quale ingordigia le avreste aumentate...

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

MICHAELA BIANCOFIORE. ...contro il popolo italiano e a favore, invece, della pluralità dei dicasteri che vi siete autoattribuiti.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.

 

FILIPPO MISURACA. Signor Presidente, che l'articolo 7-bis proposto da Forza Italia costituisca un tema politico è emerso dall'intervento del sottosegretario, il quale più che fornire risposte ha fatto un comizio. Evidentemente egli sa, insieme alla sua maggioranza, che questo è un tema politico, che è stato oggetto di campagna elettorale e di scontro tra il Presidente Berlusconi e il Presidente Prodi.

La Casa delle libertà vuole continuare a mantenere quell'impegno che il Presidente Berlusconi aveva assunto con gli italiani. Abbiamo avuto anche il coraggio di trovare una copertura a questa proposta emendativa e il Governo, invece, ci costringe ad intervenire non per motivi ostruzionistici, ma perché si tratta di un argomento politico.

Ancora una volta il Governo sta rinunciando, anche negando la possibilità di accantonare questo articolo aggiuntivo. Si vuole lo scontro, ma noi tuteliamo gli interessi degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.

 

MAURO PILI. Signor Presidente, anch'io intervengo in quanto ritengo che l'articolo aggiuntivo presentato da Forza Italia rappresenti un'occasione non soltanto per il centrodestra. Piuttosto è un'occasione per il centrosinistra per porre rimedio ad una finanziaria fatta di tasse; è un'opportunità straordinaria per fare qualcosa - come qualcuno direbbe - di sinistra, qualcosa vicino ai ceti deboli del nostro paese, qualcosa che possa consentire di fornire una risposta compiuta alle tante famiglie che, proprio sul tema della casa, hanno bisogno di un supporto fondamentale.

Non vorrei essere nei panni dei tanti sindaci di centrosinistra che amministrano le città e i comuni che avranno a che fare con tante famiglie incapaci di sostenere il peso che viene posto sulla prima casa.

Il silenzio dell'estrema sinistra, che dovrebbe essere in prima linea nel sostenere una causa così importante per le classi deboli, è la dimostrazione di come questo Governo voglia dimenticarsi di quel sostegno davvero importante per quella fascia di cittadini che non può accettare un esecutivo fatto di grandi parole, ma di pensieri molto piccoli.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Consolo. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE CONSOLO. Signora Presidente, onorevoli colleghi, preliminarmente dichiaro di voler sottoscrivere questa proposta emendativa, ricordando ai colleghi che stiamo parlando della soppressione dell'ICI per la prima casa.

Lascio stare le polemiche che in questo momento sono sterili, inutili e anzi dannose. Tuttavia, chiedo al sottosegretario Grandi se sia favorevole o contrario al merito del problema. Infatti se, come ci ha fatto intendere il sottosegretario, si tratta di un problema di reperimento delle risorse, ricordo che ieri altri emendamenti - quello relativo al 5 per mille e quello riguardante il pagamento telematico o per carta di credito - sono stati accantonati.

Pertanto, sarebbe opportuno - mi rivolgo soprattutto ai colleghi della maggioranza di buonsenso - tagliare da qualche altra parte, ma non sulla prima casa. L'esenzione dall'ICI sulla prima casa non deve essere un problema né di destra né di sinistra!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mondello. Ne ha facoltà.

 

GABRIELLA MONDELLO. Signor Presidente, intervengo anch'io su questo importantissimo problema e, al di là dei toni più o meno esasperati - ricordo che l'onorevole D'Elpidio ha detto che non gli interessa sapere cosa è stato in passato -, devo riconoscere che l'Assemblea ha avuto nei confronti dell'allora maggioranza comportamenti ben più offensivi di quanto sia stato detto oggi o nei giorni passati. Comunque, cerchiamo di mantenere la calma e di ragionare su un argomento così importante.

L'ICI, effettivamente, per i comuni è stata la fonte per affrontare moltissimi lavori pubblici. Io sono stata sindaco e lo so, ma, cammin facendo, dobbiamo riconoscere che l'imposta sulla prima casa è veramente iniqua e, pertanto, va eliminata, per tenere fede a ciò che disse in campagna elettorale il Presidente Berlusconi, così attento ai problemi della povera gente.

Si sono invertiti i ruoli: il centrodestra difende chi ne ha bisogno, il centrosinistra è alleato con i poteri forti e con chi dispone di grandi mezzi.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Costa. Ne ha facoltà.

 

ENRICO COSTA. Il sottosegretario Grandi, che non è presente ora, prima ha ironizzato sul metodo utilizzato per la copertura di questo articolo aggiuntivo, attraverso una sorta di filastrocca. Ebbene, era una filastrocca di tagli alle spese per ridurre il carico fiscale.

Non c'è da stupirsi che si sia volutamente ricorsi ai tagli alle spese dei ministeri per arrivare alla copertura di questo articolo aggiuntivo. Se il Governo provasse a sondare cosa pensano i cittadini sul modo in cui vengono spese le risorse dei ministeri, molto probabilmente ironizzerebbe meno su questi profili.

La nostra è semplicemente un'impostazione liberale: più tagli alle spese eccessive, meno carico fiscale.

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

ENRICO COSTA. È una finanziaria che, oltre a questo, aggrava anche gli adempimenti burocratici, crea vincoli per le imprese e impone adempimenti ai cittadini. È uno Stato che si insinua nella vita quotidiana, la controlla e la monitora. È necessario un dimagrimento, è necessario un intervento più liberale!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carlucci. Ne ha facoltà.

 

GABRIELLA CARLUCCI. Vorrei sottoscrivere questo articolo aggiuntivo e mi piacerebbe che in questo momento, anche se l'aula è vuota - ma magari qualcuno da casa può vederci - gli italiani ci ascoltassero, quei pochi che ancora seguono Prodi, perché sappiamo che il gradimento del Governo Prodi è in caduta libera e spero che, quando avrò ricordato il fatto che sto per riferire, non lo voti più nessuno.

Abbiamo sentito l'onorevole Ventura, relatore sul disegno di legge finanziaria, dire di non preoccuparsi, perché tutti i comuni dove si svolgeranno le elezioni amministrative non aumenteranno l'ICI. Benissimo, infatti questa è la tecnica del centrosinistra.

In questa regione, il presidente di centrosinistra Marrazzo, in campagna elettorale, proponeva l'eliminazione del ticket sui medicinali. Benissimo, tutti felici e contenti. Probabilmente, egli, con questa mossa, ha vinto le elezioni nel Lazio; senonché, immediatamente dopo, ha aumentato l'addizionale sull'IRAP, tassa da noi definita «rapina», che permane tale e che tutti i cittadini della regione Lazio hanno dovuto pagare.

Noi, con queste tasse, paghiamo la campagna elettorale del centrosinistra a livello amministrativo, locale o nazionale, però l'importante è che gli italiani lo sappiano: non le aumenteranno probabilmente prima delle elezioni, ma lo faranno subito dopo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giuseppe Fini. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE FINI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi al collega e amico Gabriele Frigato, con cui proprio ieri ci siamo incontrati nella città di Rovigo: che cosa racconteremo ai nostri concittadini? I nostri piccoli comuni, ormai, fanno cassa con l'ICI e, in questo modo, ci saranno anche ulteriori tasse di scopo. Penso anche ai vigili urbani, che tendono agguati ad ogni angolo di strada.

Spero che il relatore, che ha dimostrato timidi sentimenti di sensibilità nei confronti di questo tema, voglia riprenderlo e riformulare la sua proposta oppure accantonarla, perché è assolutamente iniqua, oppure, quantomeno, cercare di limitare i suoi effetti nei confronti dei cittadini.

Vorrei ricordare che le giovani coppie, da fidanzati, prima ancora di andare all'altare o dal sindaco, acquistano la casa, perché la ritengono la base fondante, la prima cosa su cui impiantare una famiglia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Mi rivolgo in maniera particolare al rappresentante del Governo, onorevole Lettieri, ma anche al presidente della Commissione e al relatore, che peraltro in questo momento non vedo in aula. Le argomentazioni fin qui svolte dai colleghi hanno sviscerato il problema da diverse angolazioni. Siamo di fronte ad una questione - è inutile negarlo -, che evidentemente non può essere patrimonio soltanto dell'opposizione. Ritengo che le regioni in parte siano state comprese anche da parecchi parlamentari della maggioranza, i quali condivideranno quanto meno la problematica.

Di fronte ad una possibilità, come quella che avevamo poc'anzi prospettato, cioè l'accantonamento del problema, o meglio ancora di fronte alla proposta assolutamente di buonsenso dell'onorevole Zorzato, cioè la piena e pronta disponibilità a rivedere la copertura, e di fronte alla nostra richiesta, avanzata sempre dall'onorevole Zorzato, di rimodulare l'intervento, riservandolo a determinate fasce di reddito, mi chiedo se sia proprio vero che volete continuare con quella schizofrenia della vostra maggioranza e con la follia che oggi alberga nel vostro Governo.

Non vi rendete conto che il paese si è finalmente unito, si è unito contro di voi?

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Germontani. Ne ha facoltà.

MARIA IDA GERMONTANI. Un recente sondaggio ha dimostrato che questa finanziaria produce l'infelicità dei cittadini. È calato l'ottimismo proverbiale degli italiani, da luglio a settembre dal 53 per cento al 44 per cento. Soprattutto, il peggioramento dell'ottimismo dell'italiano deriva proprio dall'accresciuta pressione fiscale. Questa finanziaria ha dunque un merito: «no» allo sviluppo, «no» quindi al lavoro, «no» quindi al risparmio, «no» quindi al lavoro per i giovani.

In più, c'è la tassa, questa odiosa tassa, l'ICI; tutti noi che abbiamo avuto un'esperienza nei consigli comunali sappiamo quanto essa gravi sui cittadini, soprattutto su persone che si sono sacrificate per l'acquisto della prima casa. Quindi, pressione anche su queste persone, e soprattutto per i giovani neppure la speranza di acquistare la prima casa, perché non c'è neppure la speranza di risparmiare!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Airaghi. Ne ha facoltà.

 

MARCO AIRAGHI. Anch'io, signor Presidente, intervengo per chiedere l'accantonamento di questa proposta emendativa. Francamente non riesco a capire la ratio, che ha mosso la scelta del relatore e del Governo stesso, di non accettare questa proposta di buonsenso da parte di un'opposizione come la nostra, che in giornata stava procedendo regolarmente e serenamente nel voto sulle proposte emendative in discussione.

Noi, come tutti gli italiani, consideriamo la casa un bene primario. Ciò è profondamente insito nella cultura e nella tradizione del nostro paese. L'italiano medio desidera potersi costruire la casa, anche a prezzo, a volte, di profondi sacrifici. Questo perché la nostra cultura è molto diversa da quelle anglosassoni, dove questo bene non viene magari sentito. Il maggior desiderio, anche dell'operaio, dell'impie­gato, dell'infermiere, dell'italiano onesto, è quello di fare sacrifici e privarsi magari del pane di bocca per potersi costruire una casa di proprietà.

Allora, ricordando che la casa di abitazione non produce reddito, ma semmai ancora grava sul bilancio familiare, a causa del mutuo da pagare, appare del tutto evidente che l'ICI sull'abitazione principale è un'imposta odiosa, ingiusta e crudele, perché a volte non è possibile parlarne.

 

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Airaghi.

 

MARCO AIRAGHI. Ricordo allora che se il Presidente Prodi - che ha chiesto più felicità per gli italiani - associa la felicità al pagamento di maggiori tasse, evidentemente già allora era convinto che gli italiani fossero tutti pazzi!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pecorella. Ne ha facoltà.

 

GAETANO PECORELLA. Credo che il vero problema sia quello di decidere se la prima casa sia o non sia un bene primario. Mi rivolgo naturalmente agli amici della sinistra, perché non credo che essi possano mettere in discussione questo dato. La prima casa è un bene primario, perché senza di essa non esistono famiglia e vita sociale. Vorrei ricordare a quei pochi che sono rimasti in aula che un tempo si diceva che la casa è un diritto e, dal punto di vista umano, non politico, è inaccettabile e non condivisibile tassare un diritto così elementare.

Allora, il problema non è quello di non tassare la casa, ma di individuare la copertura per questa scelta. Credo che la richiesta di accantonamento dell'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01 fosse ragionevolissima, perché, se siamo tutti d'accordo che la prima casa è un bene primario che va garantito, sediamoci attorno ad un tavolo e decidiamo come arrivare a questo risultato.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vitali. Ne ha facoltà.

 

LUIGI VITALI. Signor Presidente, devo dire che dall'atteggiamento di pervicace chiusura del Governo e della maggioranza su questa proposta emendativa si traggono due elementi, uno molto serio e uno comico.

L'elemento serio è che, contrariamente a quanto è stato sostenuto in campagna elettorale dalla coalizione che oggi governa il paese, le tasse vengono istituite, aumentate e rese ancora più odiose. Allora, delle due, l'una: o, in campagna elettorale, chi parlava agli italiani non sapeva di che cosa stesse parlando, oppure, sapendolo, ha mentito agli italiani. Nell'uno e nell'altro caso, il giudizio deve essere negativo.

Circa l'aspetto comico, abbiamo sentito dal sottosegretario Grandi che, tutto sommato, questo è un argomento importante, ma che, prima di ridurre o eliminare l'ICI, c'è bisogno di una serie di riforme preliminari, per le quali, se tutto va bene, occorreranno dieci anni. Ma, signori del Governo e della maggioranza, se ancora non sapete se quest'anno riuscirete a mangiare il panettone, come fate a prendere impegni di così più ampio respiro? Allora, ritornate con i piedi sulla terra e cercate di sintonizzarvi con gli interessi della gente, quegli interessi che credete di poter rappresentare, ma che state tradendo e che continuate a tradire.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.

 

PIERFRANCESCO EMILIO RO­MANO GAMBA. Signora Presidente, a proposito di coloro che, questa mattina, si lamentavano di qualche intervento particolarmente acceso, vorrei ricordare ai colleghi dell'attuale maggioranza quante contumelie, improperi e vere e proprie ingiurie abbiamo dovuto subire, su questi banchi, dai loro interventi, capitanati dagli onorevoli Duca e Soda, veri campioni nell'esercizio di questa attività di sostituzione di ingiurie rispetto agli argomenti, che sono stati molto più generalizzati e ficcanti di quelli che si riterrebbe abbia pronunciato qualche collega dei gruppi dell'attuale opposizione.

Sul merito, ritengo che la reazione stizzita degli esponenti del Governo, in particolare del sottosegretario, riguardo a queste proposte emendative è la testimonianza migliore dell'assenza di un atteggiamento collaborativo effettivamente positivo, che dovrebbe venire dal Governo in ordine ad un tema così delicato. Sappiamo bene che manca e che è difficile trovare una copertura finanziaria per importi così elevati, ma la volontà di discutere su questi argomenti sarebbe rivelatrice non di quello che è stato l'aumento generalizzato delle imposte, ma del rispetto degli impegni presi.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paniz. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO PANIZ. Non è una sorpresa che si discuta di questo argomento, dopo che ha costituito uno dei perni fondamentali della campagna elettorale. Quello che, invece, è sorprendente è che ci sia un rifiuto a voler affrontare il tema della collaborazione reciproca, nell'individuare la possibilità di dare una copertura finanziaria a questa iniziativa. È, per di più, sorprendente che ciò avvenga in un momento come questo, nel quale, a livello nazionale, si assiste ad una sostanziale ribellione di tutto il popolo italiano e di qualsivoglia categoria nei confronti della legge finanziaria.

Bene, questa, per il Governo, è una grande opportunità: quella di recuperare un rapporto con il popolo italiano, toccando uno dei settori più importanti, attraverso il quale si può costituire un futuro migliore e si possono consolidare rapporti più concreti, nel contesto della famiglia e del posto di lavoro.

Chiedo quindi di sottoscrivere questo articolo aggiuntivo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.

 

STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, intervengo per sottolineare che questo articolo aggiuntivo dimostra con chiarezza la diversità di atteggiamento rispetto all'attività di governo tra le due coalizioni, quella di centrodestra e quella di centrosinistra. Da parte nostra, abbiamo sempre cercato di far seguire agli impegni assunti in campagna elettorale un'azione istituzionale convincente e una iniziativa che rendesse concreto e reale ciò che andavamo proponendo agli elettori quando chiedevamo loro il consenso. Così non è per il centrosinistra; infatti, questa finanziaria incrementa in maniera considerevole, anzi direi oppressiva, la pressione fiscale, dopo che un imbarazzato candidato Presidente del Consiglio, Romano Prodi, durante la campagna elettorale aveva cercato di smentire quella che invece è diventata un'evidenza all'indomani dell'elezione.

È chiaro a tutti quale sia la difficoltà di reperire risorse per coprire un'iniziativa di questo tipo, ma credo che sia un dovere morale affrontare la questione che riguarda la tassazione sulla prima casa, che è un bene di prima necessità.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Minasso. Ne ha facoltà.

 

EUGENIO MINASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo, seppur brevemente, per sottolineare la grande iniquità di questo provvedimento che, come già più volte sottolineato da tutti i parlamentari del centrodestra, colpisce pesantemente le tasche dei contribuenti e, soprattutto, quelle dei contribuenti più deboli che voi in maniera subdola dite di difendere. Colpisce quelle persone che hanno la prima casa, la loro casa, l'unico bene che possiedono, che noi andiamo a colpire, aggiungendo ulteriore pressione fiscale su queste fasce sociali.

Mi stupisce la reazione passiva in quest'aula da parte della maggioranza che, spesso e volentieri, anzi sempre, si riempie la bocca nella difesa delle fasce più deboli, dei ceti più deboli e del diritto alla casa.

Mi auguro che tutti gli italiani, anzi tutti gli italiani che vi hanno votato, non certo quelli che non lo hanno fatto perché già non vi avevano creduto, da oggi alle prossime amministrative sappiano come votare, vedendo come si sta comportando il Governo di centrosinistra.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Catanoso. Ne ha facoltà.

 

BASILIO CATANOSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'impossibilità di dialogo con questo Governo e con questa maggioranza è ancora una volta chiara. Infatti, abbiamo provato, come opposizione, a dialogare su un tema come quello della casa che - secondo noi - doveva essere bipartisan; difendere l'interesse dei cittadini, partendo da coloro che hanno più bisogno degli altri dal punto di vista economico e sociale; un'attenzione che, invece, questa maggioranza continua a non avere.

Quello della prima casa poteva essere un tema di dialogo con una maggioranza che ancora una volta è sorda. La prima casa è la salvaguardia per i deboli, ma anche per le giovani coppie, è la base di partenza per un fisco più equo; invece, il ministro Visco si trincera attaccando i parlamentari e i partiti dell'opposizione, parlando di connivenza con chi vuole sfuggire alle responsabilità del pagare le tasse.

 

PRESIDENTE. La prego, concluda.

 

BASILIO CATANOSO. Credo che questa sia la verità della sinistra ideologica, di un sistema politico che è quello della sinistra ideologizzata che parla contro la proprietà a qualsiasi livello e in qualsiasi momento.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Patarino. Ne ha facoltà.

 

CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, l'assoluta mancanza di sensibilità e, oserei dire, la sadica cattiveria con cui questo Governo e questa maggioranza stanno reagendo alle proposte emendative dell'opposizione dimostrano, ove ce ne fosse bisogno, che esiste una mania punitiva e vessatoria da parte della sinistra estrema che cerca e riesce a dettare le leggi al Governo e alla maggioranza, puntando a diffondere la povertà.

Questo articolo aggiuntivo non propone di venire incontro alle esigenze dei ricchi, ma decide soltanto di venire incontro alle esigenze della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che sentono fortemente la cultura della casa.

La casa non è un investimento che i nostri giovani fanno, ma un impegno che essi, come famiglie, assumono per poter garantire a se stessi e ai propri figli un tetto sotto cui vivere. Pertanto, agire come state facendo voi, in questa maniera piena di cattiveria, ci porta a considerare la vostra maggioranza e il vostro Governo contro gli italiani.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Landolfi. Ne ha facoltà.

 

MARIO LANDOLFI. Signor Presidente, spero che il sottosegretario Grandi non se la prenda se dico che questo passerà alla storia come il Governo delle bugie. Avevate promesso di diminuire i costi della politica e avete aumentato il numero dei viceministri e sottosegretari; avevate promesso di portare la serietà al Governo e avete portato la confusione al potere; avete accusato noi di delinquenza politica nel momento in cui abbiamo detto che questo sarebbe stato un Governo che avrebbe aumentato le tasse. Ci siamo, siamo arrivati al merito della questione. Penalizzare il cittadino che con il suo lavoro riesce a costruire una casa è un dato culturale, prima ancora che politico e legislativo.

Ecco perché chiediamo con forza al Governo e alla maggioranza di valutare fino in fondo se non sia il caso di votare a favore di una proposta emendativa che si prefigge l'eliminazione di una imposta odiosa sulla prima casa. Quanti cittadini hanno sudato, hanno sofferto per poter realizzare un traguardo nella vita! E questo traguardo viene in maniera odiosa tassato! Ecco perché voi non siete riusciti a mantenere nessuna delle promesse che pure vi hanno consentito di raggiungere in maniera rocambolesca una maggioranza. Ci consola il fatto che questa è la prima ma anche l'ultima legge finanziaria che riuscirete a fare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Poiché sono le 14, sospendo la seduta, che riprenderà alle 15,30.

 

La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15,35.

 

(Ripresa esame dell'articolo 7 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta sono iniziati gli interventi per dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01.

Constato l'assenza dell'onorevole Ascierto, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale: s'intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Picchi. Ne ha facoltà.

 

GUGLIELMO PICCHI. Signor Presidente, desidero sottoscrivere la proposta emendativa in esame, che ritengo fondamentale per il nostro paese. Forza Italia, in campagna elettorale, aveva promesso l'abolizione dell'ICI sulla prima casa. Coerentemente, oggi presentiamo tale articolo aggiuntivo per ribadire al nostro elettorato l'impegno in tale direzione.

Il Governo dell'Unione, che si può definire dell'Unione Sovietica, aveva promesso una redistribuzione del reddito. In effetti, ha redistribuito qualcosa: più tasse per tutti. La casa è un bene primario che in Italia, a differenza di tanti altri paesi, è posseduto da una grandissima percentuale di cittadini: non solo dai ricchi, ma anche dai meno abbienti. La vostra ventilata ipotesi di revisione degli estimi catastali porterà un aumento dell'ICI. Questo andrà a punire tutti gli italiani, compresi quelli meno abbienti, ed anche gli italiani all'estero che con tanti sacrifici hanno acquistato una casa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Azzolini. Ne ha facoltà.

 

CLAUDIO AZZOLINI. Signor Presidente, intervengo per sottoscrivere la proposta emendativa in esame e, al tempo stesso, per sostenerla. Mi si consenta di svolgere una breve riflessione insieme ai colleghi della maggioranza e dell'opposizione. Credo che l'essere iscritti al club «tanto peggio, tanto meglio» non debba essere proprio né della minoranza, né della maggioranza, ma debba essere il frutto di un'accurata, responsabile riflessione. Il mio impegno è quello di ragionare sulle cose e credo che l'opposizione stia ragionando in maniera proficua, significativa ed oggettiva.

Il relatore è tale non per ventura - se mi consente la battuta sul suo cognome - ma per competenza e ragionevolezza, altrimenti non avrebbe ricevuto un incarico così oneroso in occasione dell'esame del primo disegno di legge finanziaria di questo Governo, che attraverso la finanziaria stessa esprime il proprio DNA. Invito il relatore a far proprie le osservazioni espresse dall'opposizione ed a portare avanti un ragionamento nell'interesse esclusivo del paese.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzaracchio. Ne ha facoltà.

 

SALVATORE MAZZARACCHIO. Signor Presidente, colgo l'occasione per sottolineare che l'ICI è solo uno dei tanti provvedimenti punitivi. La verità è che il Governo in questo disegno di legge finanziaria ha posto in essere una serie di provvedimenti punitivi nei confronti dei proprietari di case. Credo che tali interventi messi insieme porteranno fatalmente alla paralisi dell'edilizia e, quindi, alla carenza di disponibilità di abitazioni, specialmente per la povera gente.

Considerati tutti insieme, gli interventi ci fanno meravigliare che questo Governo non sia ancora arrivato all'esproprio dei beni, che avrebbe certamente fatto felice Caruso, ma non l'opinione pubblica, non i cittadini del nostro paese.

PRESIDENTE. Onorevole Mazzaracchio...

 

SALVATORE MAZZARACCHIO. Quindi, una riflessione va fatta - e seriamente! - da parte di tutti.

 

PRESIDENTE. Grazie.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Franzoso. Ne ha facoltà.

 

PIETRO FRANZOSO. Signor Presidente, mi meraviglia l'insensibilità di questo Governo e della maggioranza di fronte ad un problema di cui risente sicuramente l'intero paese o, quanto meno, la stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Eppure, in campagna elettorale, Prodi prometteva e si impegnava a non aumentare la tassazione! Avendo egli dichiarato e promesso ciò, oggi dobbiamo evidenziare, però, l'uso distorto ed ingannevole degli impegni assunti al momento di chiedere il voto agli elettori italiani.

Con il disegno di legge finanziaria in esame il Governo Prodi non istituisce solo nuovi e vessatori balzelli fiscali, mettendo così sempre di più le mani nelle tasche dei cittadini (nuovi ticket per il pronto soccorso, aumento del bollo auto che colpisce soprattutto i ceti deboli a basso reddito, i quali non potranno sostituire l'automobile come possono fare i più agiati). A tutto lo scempio «rapinatorio» che caratterizza il disegno di legge finanziaria si aggiunge l'aumento degli estimi catastali, con ripercussioni...

 

PRESIDENTE. Onorevole Franzoso...

 

PIETRO FRANZOSO. ...sull'ICI (che raddoppierà). Per molti, sarà impossibile evitare di pesare sullo Stato sociale chiedendo un alloggio di edilizia popolare.

Questo significa, signor Presidente, cari colleghi...

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

PIETRO FRANZOSO. ...cercare di evitare che chi ha la prima casa paghi l'ICI e, quindi, cercare di esonerare...

 

PRESIDENTE. Grazie.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Ulizia. Ne ha facoltà.

 

LUCIANO D'ULIZIA. Signor Presidente, colleghi, il mio intervento, che sarà brevissimo, è volto a superare il «muro contro muro» che si crea continuamente tra i due schieramenti.

Di fatto, l'ICI sulla prima casa ci riporta al reddito del possessore. Il centrodestra vuole rimediare a monte, vale a dire mediante un provvedimento del Parlamento; il centrosinistra vuole rimediare a valle, attraverso le amministrazioni comunali. Quindi, l'obiettivo è comune: tutto il Parlamento ha la sensibilità di cercare di lenire l'onere a carico del meno abbiente che pure possieda la prima casa.

La mia proposta - e faccio rilevare, signor Presidente, che per il mio gruppo sono intervenuto soltanto io, a titolo personale - è quella di raggiungere un accordo che salvi il principio secondo il quale chi non ha reddito ma ha una casa, come pure chi ha un reddito basso, non «contenibile» rispetto all'ICI da pagare, debba essere esentato dal pagamento dell'imposta. Quindi, e lo dico a titolo personale, io sono per individuare un aggiustamento che permetta ai comuni di esercitare la predetta funzione.

Debbo dire che il sottosegretario Grandi ha manifestato giuste preoccupazioni in ordine alla copertura. Sarebbe come dare l'esenzione dal pagamento dell'ICI a chi ha un milione di euro di reddito annuo ed a chi ha 7 mila euro di reddito annuo: non è giusto! Chi ha un milione di euro di reddito deve pagare l'ICI e chi ha un reddito di 7 mila euro deve essere esentato. Quindi, il Governo ha ragione quando fa rilevare che l'esenzione non deve essere estesa a chiunque. Pertanto, chiedo che si permetta ai comuni di esentare le fasce deboli. Qualora i comuni non agissero in tal senso, dovrebbe intervenire lo Stato (con un provvedimento da approvare in questa sede), rivalendosi dell'onere sostenuto attraverso minori trasferimenti alle amministrazioni comunali.

In particolare, colleghi della destra e della sinistra, faccio rilevare il caso delle cooperative a proprietà indivisa: coloro i quali hanno rinunciato alla proprietà e, pur di avere la prima casa, si sono sottoposti ad enormi sacrifici, con il tipo di impostazione che è stato dato alla materia pagherebbero l'ICI!

È giusto, invece, tener conto delle fasce deboli della popolazione e cercare di trovare dei rimedi utilizzando il buon senso, che caratterizza sia il centrosinistra sia il centrodestra. Quell'enorme onere che fa intravedere la proposta emendativa non sussiste poiché noi riusciremo, attraverso un emendamento ponderato e concordato, a garantire lo Stato, i meno abbienti - i quali con molti sacrifici sono riusciti a possedere la prima casa - e soprattutto le cooperative a proprietà indivisa relativamente al suo assolvimento.

Mi appello quindi sia alle forze del centrosinistra sia a quelle del centrodestra, dichiarando che se non si arriverà ad una conclusione di questo tipo mi asterrò sull'articolo aggiuntivo in oggetto (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lovelli. Ne ha facoltà.

 

MARIO LOVELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo discutendo una legge finanziaria importante che affronta, in maniera risolutiva, il problema del rapporto fra lo Stato e gli enti locali. Vi è l'obiettivo - generale, per il nostro paese - di passare da una fase di bassa crescita ed insufficiente sviluppo ad una fase consolidata di crescita e di sviluppo - da quantificarsi almeno in un 2 per cento - che chiami a collaborare tutti i soggetti istituzionali: comuni, province e regioni.

Vanno in questa direzione il patto per la salute, sottoscritto dal Governo e dalle regioni, e la proposta di patto di stabilità fra Stato ed enti locali contenuta in questa finanziaria: si vanno così a comporre due tasselli del DPEF. In tale contesto, la casa riveste particolare importanza; tra l'altro, i comuni che si sono caratterizzati per sane politiche di bilancio non avranno bisogno di ulteriori addizionali ed interventi.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Strizzolo. Ne ha facoltà.

 

IVANO STRIZZOLO. Signor Presidente, ritengo che le molte accuse rivolte al centrosinistra e al Governo dai colleghi del centrodestra circa l'incapacità di assumere iniziative legislative a vantaggio delle categorie sociali più deboli - nel caso specifico ci si riferisce all'abolizione dell'ICI - dimostrino, ancora una volta, che forse il centrodestra si è dimenticato di aver avuto cinque anni a disposizione per interventi di questo tipo; tra l'altro, vi era una maggioranza significativa sia alla Camera sia al Senato.

Come hanno detto diversi colleghi del centrosinistra, si tratta di rivedere i meccanismi, i rapporti tra la finanza pubblica, che va risanata, e gli enti locali. Pertanto, il giudizio non si esprime avendo a riferimento i primi cinque mesi, ma tenendo conto della fine di un percorso; quindi, respingiamo l'accusa rivolta a Prodi secondo cui egli è un bugiardo che non ha adottato il provvedimento di cui si parla.

Signor Presidente, concludo il mio intervento affermando che va steso un velo pietoso sulla performance di oggi della collega Gardini, che si è trasformata da portavoce di Forza Italia in «porta insulti».

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Froner. Ne ha facoltà.

 

LAURA FRONER. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare che più volte durante la mattinata abbiamo sentito nominare i sindaci dei comuni italiani.

Signor Presidente, intervengo in qualità di deputato, ma anche in qualità di sindaco. Ricordo che, nell'ambito della propria capacità impositiva, ciascun comune ha la possibilità di ridurre l'imposta dovuta per la prima casa, ricorrendo ad una quota esente. Stando a quanto previsto dalle normative, la riduzione può arrivare fino al 50 per cento dell'imposta dovuta oppure, in sostituzione, può variare di un importo tra le 200 mila e le 500 mila lire, così come era previsto dal decreto. Quindi, è nelle nostre possibilità intervenire anche in modo aggiuntivo per andare incontro alle esigenze dei nostri cittadini meno abbienti. Non è vero che non si può fare alcunché per questi ultimi anche in tale situazione, rimandando interventi più significativi ai provvedimenti in materia di federalismo fiscale (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Crisci. Ne ha facoltà.

 

NICOLA CRISCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, credo che temi così delicati come quello dell'imposta comunale sugli immobili meritino una attenzione e una discussione del tutto diversa da quelle che stiamo svolgendo in questa Assemblea. Si tratta di temi particolar­mente sensibili che attengono a valori che fanno parte del nostro DNA. La casa è qualcosa di più del patrimonio, per i cittadini italiani. Quindi, agitare bandiere come quella dell'abolizione dell'ICI credo sia un atto poco rispettoso, oltreché irresponsabile. La vostra è una proposta chiaramente intrisa di demagogia e di populismo e, come tale, cerchiamo di considerarla, sapendo che i sindaci hanno svolto e svolgono un ruolo rilevante non soltanto nel risanamento di questo paese, ma nell'esercizio della democrazia più vera. Quindi, non possono essere trattati come sono stati trattati da questa opposizione. Non sono stati consultati, sono stati ignorati ed è stata avanzata una proposta senza tener conto delle loro posizioni. Le politiche relative ai bilanci comunali meritano maggiore rispetto e maggiore attenzione (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Crosetto. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, credo che ormai siamo arrivati alla conclusione della discussione su questa proposta emendativa. Ho ascoltato con interesse la dichiarazione di voto del collega del gruppo dell'Italia dei Valori intervenuto in precedenza, ma non ho capito se annunciasse la propria astensione o quella dell'intero gruppo al quale appartiene.

Intendo riprendere l'intervento del collega Strizzolo, ricordandogli che c'è una diversità fra questo disegno di legge finanziaria e le leggi finanziarie degli scorsi anni. Questo è un provvedimento da 35 miliardi di euro di cui 13 o 15 sono necessari per rimettere a posto i conti. Quindi, ha una libertà di manovra, nel restante importo, che le leggi finanziarie precedenti - ahinoi - non avevano. Con questo disegno di legge finanziaria si potrebbe intervenire sull'ICI. Trovo politicamente anomalo che con lo stesso provvedimento non si trovino i fondi per eliminare l'ICI sulla prima casa a favore delle classi meno abbienti - abbiamo affermato di essere disposti alla riformulazione - e che si approvi una riduzione al 20 per cento, che a me sta benissimo, della tassazione sugli affitti. Costa molto di più la riduzione al 20 per cento della tassazione sugli affitti che non l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa. Questa è una contraddizione vostra, non nostra (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole De Brasi. Ne ha facoltà.

 

RAFFAELLO DE BRASI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo tutti d'accordo sulla necessità di ridurre le imposte sulla prima casa. Già molti comuni aumenteranno le esenzioni, non aumenteranno l'ICI sulla prima casa, altri la ridurranno e altri ancora si accingono a riformularla, tenendo conto dei nuovi valori immobiliari e delle nuove zonizzazioni, come sta pensando di fare il comune di Roma, in questo modo riducendo l'ICI per molti cittadini. Già oggi, le prime misure di federalismo fiscale consentono di non agire sulla prima casa. In futuro, anche a seguito della revisione degli estimi catastali e in virtù della nuova gestione comunale del catasto, sarà consentito ridurre ulteriormente l'ICI per importanti fasce di cittadini. Ciò che non si può fare è cancellare l'ICI sulla prima casa, magari eliminando, come avete proposto nel corso della campagna elettorale, anche l'IRAP, perché in questo modo i comuni dovrebbero tagliare significativamente gli investimenti e i servizi e le regioni dovrebbero privatizzare completamente la solidarietà pubblica.

Avete abbandonato l'IRAP ed ora cercate di riempire il vostro ostruzionismo con un contenuto sociale, che però si presenta anch'esso demagogico e populista, cioè irrealizzabile, vista la grave situazione dei conti pubblici che avete lasciato in eredità. In questo modo, manifestate la vostra demagogia che da una parte contesta i nostri tagli alla finanziaria, salvo poi proporne di nuovi e consistenti per la copertura...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Brasi.

Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Zorzato 7.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 438

Votanti 437

Astenuti 1

Maggioranza 219

Hanno votato sì 180

Hanno votato no 257).

 

MARIO PEPE. Vergogna!

 

PRESIDENTE. Prendo atto che gli onorevoli Viola e Dato non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, propongo di tornare all'esame degli articoli aggiuntivi presentati all'articolo 5 per affrontare una questione che era stata precedentemente accantonata e su cui ora la Commissione è pronta.

 

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, possiamo procedere nel senso indicato dal relatore.

 

(Ripresa esame articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 5 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Riprendiamo pertanto l'esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 5 (vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 3).

Chiedo al relatore di esprimere il parere.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione accetta l'articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo, mentre esprime parere contrario sulle restanti proposte emendative.

 

PRESIDENTE. Il Governo?

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Marinello 5.05.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, non vorrei assolutamente ripetere argomentazioni già ascoltate in quest'aula, non solo da parte mia, ma anche da parte di tutti i colleghi che hanno sottoscritto e sostenuto la mia proposta emendativa. Tra l'altro, colgo l'occasione per ringraziarli. L'interesse suscitato dal mio articolo aggiuntivo dimostra come in effetti esso sia di assoluto buon senso, come peraltro anche il 5.06, sempre a mia firma. Va da sé che il nostro dibattito e quello di sabato mattina hanno trovato nel paese e sui mezzi di informazione, televisioni e giornali, grande interesse. Di questo argomento si è parlato non soltanto in quest'aula, ma anche nel paese nel corso delle ventiquattro ore successive. Questo dimostra che le argomentazioni da noi addotte non erano assolutamente capziose o inventate, ma che esse entravano nello spaccato dal nostro paese e non riguardavano soltanto una particolare categoria o particolari interessi, come qualcuno ha fatto aleggiare in quest'aula, ma il senso comune della vita quotidiana in settori importanti della nostra società e, in senso più esteso, anche la quotidianità di gran parte dei nostri cittadini. Insomma, esse interessano il paese Italia nel suo complesso.

Noi abbiamo guardato e letto con attenzione la proposta del Governo volta a dare diversa cadenza a quella parte del cosiddetto decreto Visco-Bersani, che noi contestiamo. Innanzitutto, affermiamo che a noi la proposta emendativa del Governo non piace perché appare una posizione di assoluto ripiego. Signor Presidente, tra l'altro noi non contestiamo soltanto la tempistica e le modalità di attuazione, ma il provvedimento anche dal punto di vista del principio.

È per questo motivo che continuo a sollecitare l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sul mio articolo aggiuntivo 5.05. Ciò avviene perché, evidentemente, non poniamo semplicemente un problema di tempistica, ma intendiamo sollevare soprattutto una questione di principio. Noi vogliamo confrontarci ed anche contarci all'interno di quest'Assemblea, proprio perché siamo convinti che gli schieramenti che si creeranno in questa sede troveranno riscontro nell'opinione pubblica del paese!

È stato evidente, tra l'altro, che il dibattito svoltosi in questa Assemblea, al di là della suddivisione tra gli schieramenti, ha interessato anche ampi settori della stessa maggioranza. Mi rivolgo a coloro che si definiscono «moderati» nel centrosinistra, vale a dire ai parlamentari dell'Udeur e della Margherita, nonché a settori dei Democratici di Sinistra, i quali hanno mostrato interesse e sensibilità nei confronti di tale questione.

È proprio questo il motivo per cui mi rivolgo a tali settori, i quali sostengono di essere sicuramente più attenti a questo genere di problematiche, per sollecitare un voto favorevole sul mio articolo aggiuntivo 5.05, affinché, superando anche gli steccati e le suddivisioni politiche, si possa lanciare un segnale positivo e, soprattutto, di controtendenza a quel paese reale che da fuori ci osserva.

Ritengo, infatti, che tutto ciò sia notevolmente più importante delle nostre argomentazioni e dello stesso momento che stiamo vivendo in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, ricordo che, nella seduta di sabato, si è svolto un ampio dibattito sulla vicenda della tracciabilità dei compensi dei professionisti; con il mio intervento, tuttavia, desidero aggiungere due ulteriori elementi di valutazione. Facciamo l'ipotesi di un soggetto protestato o fallito. Supponiamo che tale soggetto debba sottoporsi ad un intervento chirurgico: quindi, avrà bisogno delle prestazioni di un medico chirurgo.

Ebbene, siccome i soggetti falliti o protestati non hanno la disponibilità di conti correnti, purtroppo dovranno soccombere, poiché non avranno la possibilità di farsi curare: ecco la gravità della normativa in discussione! Taluni soggetti non possono adempiere l'obbligazione connessa alla prestazione professionale poiché non è disponibile lo strumento tecnico, dal momento che non dispongono di conti correnti!

Pensate, inoltre, a ciò che accadrebbe anche ad un soggetto extracomunitario che si deve avvalere, ad esempio, delle prestazioni di un professionista o di un avvocato penalista. In questo caso, infatti, l'extracomunitario ha forse la possibilità di avere a disposizione conti correnti, bonifici bancari, pagamenti tramite bancomat (POS) o quant'altro?

Attraverso questi semplici esempi, si riesce a comprendere bene come la norma in oggetto non funzionerà. Infatti, il cittadino extracomunitario pagherà sicuramente il professionista che ha fornito la propria prestazione in contanti, mentre tale professionista non includerà questa prestazione tra i compensi professionali e non vi pagherà le imposte: ecco a cosa conduce la disposizione proposta dal Governo!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, desidero innanzitutto esprimere il mio rammarico per il fatto che sabato, quando abbiamo affrontato tale importante materia, il viceministro Visco, anziché rispondere all'Assemblea, sia uscito in Transatlantico ed abbia detto ai giornalisti, in quella sede atipica, che con la battaglia che si stava conducendo in aula il Parlamento stava facendo un favore agli evasori fiscali (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale)! Si tratta di un fatto di estrema gravità, perché il dibattito dovrebbe svolgersi in Parlamento e, nel momento in cui si trattano materie importanti, bisognerebbe anche guardarsi negli occhi!

Mi scusi, signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione?

 

PRESIDENTE. Lei ha cinque minuti di tempo a disposizione, perché parla a nome del suo gruppo.

 

CARLO GIOVANARDI. Allora, cercherò di utilizzarli tutti!

Il primo argomento che intendo affrontare è stato già sviluppato dal collega precedentemente intervenuto. Esistono, infatti, centinaia di migliaia di persone che, in questo paese, non possono aprire un conto corrente, non possono avere una carta di credito (come, ad esempio, i soggetti protestati) e si trovano nell'impossibilità materiale di utilizzare come mezzo di pagamento ciò che la legge impone di impiegare! Ciò perché essi non hanno assegni e non hanno una carta di credito!

Il pagamento in contanti per una somma di 1.000 euro, come sostiene Visco, verrà loro rifiutato, e se si recheranno dall'oculista o dall'avvocato, non sapranno come pagarli! Ciò perché, come già detto, vi sono milioni di persone che non possiedono un conto corrente o una carta di credito!

Allora, andate da un direttore di banca, ed egli vi spiegherà che, se devo pagare una prestazione all'anno, perché mi capita di dover pagare un professionista per un importo pari a 100 euro - dal momento che voi confermate tale limite tra tre anni! -, dovrò aprire un conto corrente che, tra gestione e competenze della banca, mi costerà più o meno quanto l'ammontare della stessa prestazione! Ciò avviene perché vi è una tassazione e delle competenze che spettano alla banca, per cui la semplice apertura di un conto e la sua gestione annuale grava sul cittadino per decine e decine di euro. La carta di credito ha un canone annuale e, quindi, per soddisfare una prestazione sono obbligato per legge ad una spesa aggiuntiva tra i 30 ed i 60 euro all'anno. In quale ordinamento, per soddisfare una prestazione si dice: non puoi usare moneta corrente e sei obbligato ad una spesa aggiuntiva per adempiere ad una prestazione?

Vengo ad un altro argomento. Ogni volta che si pagheranno più prestazioni si pagheranno anche le rispettive competenze alla banca, quindi non si pagano 100 euro ma anche 102 o 103. Non si paga più solo la parcella, ma anche la competenza della banca.

Vi è, poi, un'altro argomento. Quando uno paga con banconote di Stato l'obbligazione è soddisfatta, con l'assegno bancario ciò non si verifica, perché tu dai ordine di pagare alla banca, che lo fa se c'è la provvista, ma l'assegno può essere anche a vuoto. Alla certezza di un rapporto giuridico che si estingue nel momento del pagamento con moneta corrente si sostituisce un rapporto con un mezzo di pagamento aleatorio. Pensate ai periti, ad esempio.

C'è una Costituzione, ci sono i principi generali dell'ordinamento. La solvibilità di uno Stato ed i rapporti commerciali si fondano proprio sul fatto che nessuno può rifiutare - in un ristorante, in un negozio o in una prestazione professionale - il pagamento fatto con moneta corrente. In questo caso, invece, si crea un principio per cui non si possono utilizzare banconote di Stato per soddisfare un certo tipo di obbligazioni. Perché tutto questo? Per contrastare l'evasione fiscale? Ma voi così la incentivate! Viceministro Visco, questo sistema vessatorio ed iniquo della tracciabilità agevola il nero, perché induce il professionista a non lasciare alcuna traccia (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)). Oggi, il professionista, magari, fa una parcella ridotta rispetto al pagamento effettivo, un domani non farà neanche questo. Già oggi si stanno verificando fenomeni di questo tipo. Potevo capire se il Governo e la maggioranza avessero deciso di confermare il limite dei mille euro, ma voi con questo emendamento riconfermate che fra tre anni volete passare comunque al limite dei 100 euro, con tutte le controindicazioni - mi rivolgo anche ai giuristi presenti tra i banchi del centrosinistra - che verranno sicuramente censurate dalla Corte Costituzionale, perché vi sono alcuni principi costituzionali che non giustificano questa pseudo-lotta all'evasione fiscale; pensate soltanto all'onere di milioni di assegni e di versamenti effettuati con carte di credito ai fini di un controllo successivo.

Queste sono tutte ragioni per le quali non voteremo la proposta successiva presentata dalla maggioranza. Voteremo, invece, la proposta emendativa che prevede l'abrogazione di questa norma iniqua, vessatoria e inutile [Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Consolo. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE CONSOLO. Presidente, innanzitutto chiedo di apporre la mia firma a questa proposta emendativa. Tanto è stato fatto - ricordo le discussioni di sabato, in cui avevamo dato atto al relatore ed al rappresentante del Governo di aver recepito gli interrogativi, peraltro legittimi, che avevamo posto - che la montagna ha partorito un topolino: il mero differimento di questa norma iniqua.

Mi chiedo: che senso ha differire? Che dovrebbe accadere in questi tre anni di vacatio della norma? Non cambia assolutamente nulla! Vi siete domandati quanto costa pagare attraverso una carta di credito? Circa un 6-7 per cento in più sulla prestazione, una cifra che rappresenta un ulteriore balzello. Voi, che non volevate aumentare le tasse di fatto e di diritto le state aumentando.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, vorrei svolgere una breve considerazione, quasi di ordine culturale. Abbiamo notato con fastidio l'atteggiamento del viceministro Visco: un atteggiamento, sostanzialmente, extraparlamentare. Qui dentro, rifiuta il dibattito; poi esce e dice che l'opposizione avanza proposte a favore degli evasori fiscali. Quindi, vergogna a Visco per il suo comportamento, dentro e fuori il Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!

E, poi, basta con questa cultura sovietica! Questo sta diventando un paese di spioni e di spiati: spioni e spiati attraverso i telefoni, le carte di credito, i bancomat e via dicendo. Qui, grazie a Dio, non siamo ancora in Unione Sovietica, e non ci vogliamo finire (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

 

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire sui miei successivi subemendamenti.

 

PRESIDENTE. Sta bene.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, intervengo semplicemente per svolgere una considerazione di buonsenso; e chiedo un po' di attenzione ai colleghi della maggioranza, poiché, purtroppo, spesso il clima di contrapposizione non consente di ragionare sulle cose fino in fondo.

La proposta del Governo è semplice: rinviare di un anno l'applicazione della norma. Ma il problema di fondo è che questo paese, oggi, non vive in un film di Star Trek. Mi spiego: esiste ancora la carta moneta, e tutti l'abbiamo nel portafogli. Vi invito a fare una riflessione: nei vostri paesi quanti sono, ancora oggi, i pensionati che, anziché farsi accreditare la pensione sul conto corrente, la ritirano in contanti? Sono ancora una buona fetta. Siete davvero convinti che, nel 2009, nessun pensionato ritirerà la pensione in contanti? Siccome saranno ancora tanti i pensionati che avranno in mano la carta moneta, mi spiegate come faranno questi poveri diavoli a pagare il dentista, il medico o chi volete voi? È evidente che una norma del genere non funziona.

Quindi, siccome Star Trek è di là da venire, usiamo un po' di buonsenso!

Vi sono, poi, proposte emendative successive che alzano almeno il tetto limite: infatti, 100 euro sono oggettivamente pochi, e sono pochissime le parcelle inferiori ai 100 euro. Quindi, usiamo un po' di buon senso e vediamo di applicarlo anche a vantaggio dei tanti nostri anziani che non possiedono la carta di credito o il bancomat (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Minasso. Ne ha facoltà.

 

EUGENIO MINASSO. Signor Presidente, vorrei svolgere una breve riflessione sull'articolo 5. Mi chiedo se ci si renda conto di quanto costi aprire un conto in banca. Peraltro, oltre alle città, ci sono gli entroterra, i paesini abitati da contadini, persone semplici e anziani: mi chiedo se non ci si renda conto di quanto sia difficile per loro aprire conti correnti o usare una carta di credito.

Penso che questa maggioranza viva in un altro mondo; e non ne dubito, visto il disegno di legge finanziaria presentato. Essa non capisce che, effettivamente, il fatto di usare la carta di credito - cosa che per tanti sembra ormai scontata - non è così scontato per tante persone semplici, per tanti anziani.

Vorrei riflettere anche sul favore reso alle banche. Io sono ligure e, quindi, leggo attentamente gli estratti conto: non potete immaginare - forse, voi non li esaminate attentamente - quanto costi alle persone normali gestire una carta di credito. Ma, probabilmente, se ne renderanno conto con il tempo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, spero che il viceministro Visco ci permetta ancora di motivare il dissenso su questa norma senza essere tacciati come coloro che proteggono gli evasori fiscali.

Sono preoccupato - come i miei colleghi - per le fasce deboli, per coloro che hanno meno attitudine all'utilizzo degli strumenti finanziari. Ma sono anche preoccupato, in particolare, per gli effetti che questa norma produrrà. Questa è la norma di chiusura della disposizione sul conflitto di interessi: in altri termini, starà in piedi solo ed esclusivamente quando avremo introdotto nella normativa tributaria il conflitto di interessi fra il prestatore di beni e servizi e il contribuente.

Oggi, al contrario, questa norma incentiva l'evasione: con il nostro sistema fiscale si avrà convenienza a pagare in nero. Allora, visto che ci siamo trovati d'accordo sullo slittamento dei termini, lasciamo il limite dei 1.000 euro per il 2007 e il 2008 e successivamente, nel 2009, rivediamo l'intera normativa.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Misuraca. Ne ha facoltà.

 

FILIPPO MISURACA. Intervengo per sottoscrivere ora l'articolo aggiuntivo 5.05 dell'onorevole Marinello, considerato il fatto che non ho potuto farlo nella seduta di sabato scarso.

Desidero evitare un'ulteriore battuta, dopo quella del ministro Visco, il quale ha dichiarato che i deputati della Casa delle libertà difenderebbero gli evasori fiscali. Non vorrei, colleghi, che il ministro Visco rilasciasse a qualche agenzia di stampa la dichiarazione che adesso noi staremmo aiutando i falsari, dato che, se si riduce la circolazione del denaro, sarebbe meno conveniente falsificare il danaro.

Al di là di queste battute, signor Presidente, mi consenta di dire che i colleghi hanno ben illustrato le motivazioni dell'articolo aggiuntivo in esame. Io vorrei aggiungerne un'altra molto velocemente in queste poche battute che ho a disposizione: ci siamo mai chiesti, nel caso dovessero venire stranieri in Italia che hanno bisogno di assistenza da parte dei professionisti e non possono pagare in contanti, come essi possano fare senza carta di credito o assegni? Bisognerebbe probabilmente rinviare questa norma ad una normativa dell'Unione europea, affinché sia eventualmente la Commissione europea di Bruxelles a decidere circa una norma sulla tracciabilità antievasione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.

 

FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, a me sembra che gli interventi di oggi stiano testimoniando la strumentalità di una discussione che sabato si è concentrata sulla insostenibilità dei tempi previsti per il provvedimento.

Lo scorso sabato, gli interventi dell'opposizione erano volti ad ottenere una dilazione dei tempi. Una ragionevole richiesta era stata avanzata, peraltro, anche all'interno del centrosinistra in sede di Commissione bilancio. Il Governo, a mio parere, avrebbe fatto bene a considerarla da subito. Il relatore ha opportunamente accettato di dilatare i tempi e di prevedere una scansione più ragionevole e congrua.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO LEONI (ore 16,20)

 

FRANCESCO TOLOTTI. A questo punto, la discussione si sposta nuovamente su un altro piano, vale a dire sulla insostenibilità della tracciabilità. Credo che questo sia un modo strumentale e sbagliato di procedere.

L'esigenza di garantire una tracciabilità dei pagamenti è assolutamente condivisibile. A meno che, quando si parla di contrastare l'evasione, non si faccia agire anche in questo campo la ben nota sindrome del Nimby, per cui va benissimo il contrasto all'evasione purchè sia qualcosa che riguardi non noi, ma gli altri.

Non credo che questo debba essere considerato il vero punto della questione e dunque penso che avremo la possibilità, anche per la scansione temporale prevista dalla norma da approvare, di fare le opportune verifiche ed eventualmente di intervenire con aggiustamenti, nel caso in cui il paese sia in questa sorta di sacca di arretratezza, come gli interventi dei colleghi del centrodestra stanno cercando di accreditare (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, io credo che la follia di questa norma risieda nell'obbligo di utilizzo degli strumenti utili alla tracciabilità. È un linguaggio fuorviante quello utilizzato anche dal sottosegretario, che parla di «educare», espressione comunque migliore di «rieducare».

Vorrei aggiungere solo una considerazione, chiedendo di apporre anche la mia firma a questo articolo aggiuntivo: abbiamo parlato di fasce della popolazione, ma forse ci si è dimenticati - e mi rivolgo, in particolare, ai colleghi del centrosinistra e della sinistra che hanno tanto a cuore le sorti dell'integrazione degli emigranti in Italia - della popolazione extracomunitaria. Infatti, vi siete chiesti che cosa comporterà per essa questo vincolo, quanto vessatorio sarà per un extracomunitario dover aprire un conto corrente o chiedere una carta di credito per pagare 150 euro all'avvocato o al medico? Io credo che questa sia una follia: tutti sappiamo che la direzione è quella di un maggior utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento. Imporre quest'obbligo è una vessazione...

 

PRESIDENTE. Deve concludere.

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Concludo, signor Presidente. Mi rivolgo ai colleghi della sinistra: questa è una vessazione che subiranno pesantemente i cittadini extracomunitari.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Romele. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE ROMELE. Signor Presidente, intervengo per insistere sul concetto di tracciabilità. Tale concetto deve servire per allineare il corso dei soldi o per creare uno Stato di polizia bulgaro piuttosto che rumeno alla Ceausescu?

Sono convinto che un paese sereno e tranquillo non possa essere vessato da un sistematico tentativo di mettere le mani nel portafoglio della povera gente, incapace di gestire carte di credito o assegni.

Ho l'impressione che la maggioranza e il Governo stiano inventando qualsiasi cosa per compiere tutte le azioni possibili e immaginabili per incattivire la gente, per renderla...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Romele.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

 

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, poiché di tali questioni mi sono occupato quando vi era un silenzio assordante, vorrei ricordare che la tracciabilità di per sé è importante, ma non può essere imposta. Infatti, se essa non è agganciata al principio del contrasto di interessi, conduce solo ad un aumento delle attività professionali in nero.

Poiché il ministro Visco tende a ribaltare la frittata, come se l'opposizione non si preoccupasse dei problemi dell'evasione fiscale, vorrei che ciò fosse molto chiaro. Gli studi di settore sono stati inventati dal ministro Visco, che non li ha mantenuti; lo studio di settore è un condono anticipato, quindi su tale materia occorre essere molto precisi. Non ho il tempo per andare oltre, ma agli intelligenti bastano poche parole!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Porcu. Ne ha facoltà.

 

CARMELO PORCU. Signor Presidente, riteniamo che tale norma, lungi dal combattere efficacemente l'evasione fiscale, crei difficoltà per molti cittadini. Si tratta di difficoltà dovute non all'arretratezza, ma al disagio sociale del quale tutti noi dobbiamo prenderci carico.

È inutile costringere le persone che fino ad ora non hanno avuto l'esigenza di aprire un conto in banca a recarsi negli istituti di credito soltanto per svolgere questo tipo di operazioni. È un'inutile vessazione che colpisce i cittadini più deboli, quelli che non hanno nessuna idea di evadere il fisco o di violare la legge. Quindi, una simile iniziativa va contro i ceti deboli (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'altra sera, quando il relatore Ventura ha chiesto l'accantonamento di questo argomento ho sperato che finalmente le sinapsi cerebrali cominciassero a funzionare.

È giusto quanto affermava un collega dell'Ulivo secondo il quale gli evasori devono essere perseguiti, ma pensiamo anche ai dieci milioni di italiani che non hanno carte di credito né alcun tipo di conto corrente. Pensiamo a queste persone, perché dobbiamo obbligarle ad aprire un conto corrente? Perché dobbiamo consentire che le banche si prendano 2 miliardi di euro?

Ieri sera, noi abbiamo manifestato la nostra contrarietà a togliere alle fondazioni 150 milioni di euro, perché allora dobbiamo obbligare in tal modo dei cittadini indigenti, anziani, che magari non dispongono di un ufficio postale vicino, con il rischio che vengano anche raggirati?

Infatti, se si considera la moneta contante tutti sanno di cosa si tratta, ma nelle transazioni realizzate attraverso l'utilizzo del bancomat o della carta di credito esiste la concreta possibilità di essere raggirati. Andate a vedere alle Poste come i nostri anziani percepiscono la loro mensilità, sebbene molto bassa. La percepiscono in contanti! Se la tengono in tasca! Vanno dal medico, dall'avvocato e dal professionista con i soldi contanti, perché non hanno nessun altro mezzo!

Si tratta quindi di valutare un diverso meccanismo per coniugare la rintracciabilità e la battaglia all'evasione, evitando di obbligare per legge coloro che prima non avevano, un conto corrente, ad aprirlo. È equità questa? Se questa è equità, voi non conoscete il paese reale! A voi sfuggono i problemi delle persone anziane, delle persone sole, degli indigenti, dei portatori di handicap!

Infine, vorrei fare un'ultima considerazione. Chi ha subito un protesto, non potrà andare più da nessuna parte, perché nessuno gli darà più nulla. Se ha bisogno di un medico, noi gli diciamo: devi morire, perché nessuno ti può fornire la prestazione! Ma è una cosa seria, questa? Cercate di svolgere la lotta all'evasione, però tenendo presente che quei 10 milioni di persone che non avevano il conto corrente probabilmente non lo avranno avuto per un motivo; mica perché erano dei delinquenti, ma perché forse erano poveri, anziani, soli, emarginati! Solo per questo ho pensato che le sinapsi cerebrali funzionassero...! Tuttavia mi devo ricredere, sottosegretario Grandi.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato La Malfa. Ne ha facoltà.

 

GIORGIO LA MALFA. Forse è opportuno ricordare cosa è successo sabato scorso in quest'aula con riferimento al tema di cui stiamo discutendo. Lo dico dopo avere ascoltato l'intervento del collega Tolotti e dopo aver letto le dichiarazioni del viceministro Visco sulla «difesa» degli evasori. Le opposizioni sabato scorso hanno illustrato le loro proposte emendative, soppressive o modificative, dell'articolo 5 del disegno di legge finanziaria. Hanno anche chiesto con insistenza che a prendere la parola su questa norma fosse il viceministro Visco. Questi si è consultato con il sottosegretario Grandi - io sedevo al banco del Comitato dei nove e quindi ho assistito alla scena - e gli ha dato alcune indicazioni; dopo di che, il sottosegretario Grandi si è alzato e ha detto: il provvedimento è perfetto, fa parte della lotta all'evasione, noi non lo modifichiamo. Successivamente, ha chiesto la parola il relatore, l'onorevole Ventura, che è un uomo più riflessivo sia del viceministro Visco sia - me lo consenta - del sottosegretario Grandi, il quale ha detto: lo modifichiamo. Quando l'onorevole Ventura ha concluso il suo intervento, ha ricevuto le congratulazioni non dell'opposizione, ma di decine di parlamentari della maggioranza, che si sono recati in processione al banco del Comitato dei nove per dire che si era trattata di una decisione giusta.

Allora, onorevole Visco, capisco che lei sia furioso per questa faccenda, ma è inutile che se la prenda con l'opposizione. Prenda atto del fatto che la sua maggioranza non condivide la violenza con la quale lei ha impostato questi problemi. Se va fuori dall'aula a dire queste cose, è perché non può dirle a quest'Assemblea, perché la maggior parte dei parlamentari del centrosinistra è perfettamente d'accordo con noi nel ritenere che si tratta di una misura inutilmente vessatoria (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia e Democrazia Cristiana-Partito Socialista), che è destinata ad allontanare ulteriormente l'opinione pubblica dal centrosinistra.

Pertanto, colleghi della maggioranza, se avete il coraggio, mantenete il vecchio testo, in onore del ministro Visco. Se invece volete modificarlo - a noi non sembra che lo abbiate modificato abbastanza - è perché riconoscete che quella norma della finanziaria è una pessima norma che andava abolita!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

 

SIMONE BALDELLI. Desidero sottoscrivere l'articolo aggiuntivo in esame e voglio ringraziare l'onorevole Marinello, che lo ha presentato, perché ci fornisce l'occasione di affrontare questo tema, visto che in sede di discussione del decreto Visco - e, per conoscenza, Bersani - non abbiamo avuto occasione di approfondire questo argomento, perché, come al solito, è stata posta la questione di fiducia.

In realtà, gli scopi per cui queste norme sono state introdotte dal decreto Visco-Bersani sono disattesi dai fatti, perché non si può pensare di costruire un meccanismo di inquisizione fiscale, allo scopo di ridurre l'evasione fiscale, con una regola come questa della tracciabilità dei conti e dell'imposizione dei pagamenti per le prestazioni professionali, attraverso carte di credito, che spingono ed incentivano il som­merso e i pagamenti in nero. Al di là della questione relativa alla privacy, è evidente che emerge una discriminazione tra coloro che sono titolari di conti correnti bancari e tutti coloro che, per diverse ragioni, non lo sono e non possono esserlo e, per di più, si svilisce il significato della moneta corrente. Questo Governo sta prendendo l'ennesima cantonata e ci auguriamo che, anche su questo, vi possa essere un ripensamento ispirato al buonsenso e al rispetto dei cittadini.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Frassinetti. Ne ha facoltà.

 

PAOLA FRASSINETTI. Intervengo anch'io per sottoscrivere questa proposta emendativa, in quanto la norma predisposta dal Governo, in un solo colpo, penalizza i cittadini e, in particolare, i liberi professionisti, già colpiti dal decreto Bersani. Ritengo, poi, che bisogna rivendicare il diritto e la libertà di poter pagare con denaro contante. In questo modo, il Governo vuole ridurre, in maniera demagogica, la libertà, cercando, del tutto erroneamente, di ridurre l'evasione fiscale. Non è questo il metodo. Bisogna avere la libertà di poter effettuare i pagamenti con denaro contante, anche se si è in possesso di carte di credito.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

 

UGO MARIA GIANFRANCO GRIMALDI. Caro Presidente, nel dichiarare di voler sottoscrivere anch'io questo articolo aggiuntivo, voglio manifestare il mio stato d'animo, da parlamentare di questa Repubblica. Venerdì, prendendo un taxi per andare all'aeroporto, avendo ancora all'occhiello il distintivo di deputato, mi sono sentito quasi aggredire dal tassista, che, non sapendo a quale coalizione politica appartenessi, me ne ha dette di tutti i colori sull'«amico» Prodi. In aeroporto, ho sentito lamentele enormi contro questa finanziaria, ma la cosa più grave, caro Presidente, è che, arrivato ad Enna, nella mia città, un contadino, un povero contadino, che, qualche volta, viene a fare qualche piccolo lavoretto nella mia azienda (Una voce dai banchi di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea grida: In nero!), aspettandomi all'ingresso, mi dice: caro onorevole, io non posso più sentir parlare di questo Prodi! Aveva sempre votato a sinistra. Perché, ad un certo punto, dobbiamo mettere in così grande difficoltà le due categorie: l'utente che paga e il professionista che riceve? Cerchiamo di colpire una sola categoria. L'importo minimo dovrebbe essere non di 100 mila euro, ma di 5 mila euro.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marras. Ne ha facoltà.

 

GIOVANNI MARRAS. Credo ci sia una grande distanza, un solco enorme, tra gli interessi dei cittadini e quelli che ha inteso considerare il ministro Visco. Credo che non conosciate a fondo il tessuto sociale: esistono persone che incontrano enormi difficoltà anche a poter accedere alle banche e agli uffici postali (penso, ad esempio, ai molti luoghi in cui le sedi di tali uffici furono soppresse dal primo Governo Prodi, negli anni 1996-1998). Quindi, vorrei capire come le persone potrebbero riuscire ad usufruire del servizio bancomat o degli assegni. Ritengo poi che la cosa più assurda sia il fatto di dover seguire la difficoltà dei cittadini vessati in questo modo a livello fiscale, cercando di capire realmente dove si trovano e cosa fanno, perché questo è lo scopo reale della vostra amministrazione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Paoletti Tangheroni. Ha facoltà.

 

PATRIZIA PAOLETTI TANGHE­RONI. Signor Presidente, credo sia lei a dover chiedere al Governo di prestare un po' di attenzione.

 

PRESIDENTE. Prego il rappresentante del Governo di prestare attenzione.

 

PATRIZIA PAOLETTI TANGHE­RONI. Grazie, signor Presidente.

Domenica, ho fatto una piccolissima indagine nel mio paese, che si trova a 5 chilometri da Pisa (certo, il campione non è rappresentativo), verificando che la maggior parte delle signore, che partecipavano alla messa, non possedeva il conto corrente. Questo è un fatto.

Certamente l'articolo aggiuntivo che state bocciando, oltre ad insinuare una cultura del sospetto pericolosissima, penalizza queste povere signore che si troveranno costrette...

 

PRESIDENTE. La prego, concluda.

 

PATRIZIA PAOLETTI TANGHE­RONI. Questa finanziaria è pericolosa; infatti, state creando una società come quelle descritte da George Orwell.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Zacchera. Ne ha facoltà

 

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, signori del Governo, penso che in quest'occasione, come sempre, ci voglia buonsenso. C'è un sistema molto semplice per stanare l'evasione (obiettivo, questo, sul quale siamo tutti d'accordo)...

Presidente anch'io chiedo un minimo di attenzione da parte del Governo. No, non ci siamo... Allora, io sto zitto finché il Governo non presta attenzione al mio intervento.

 

PRESIDENTE. Prego i colleghi deputati di non disturbare il rappresentante del Governo.

 

MARCO ZACCHERA. Se il rappresentante del Governo è tranquillo e vuole ascoltarmi, stavo dicendo che c'è un sistema molto semplice per cercare di stanare l'evasione - sempre che non siate degli ipocriti ed intendiate veramente condurre la lotta agli evasori - e che consiste nel rendere detraibili le parcelle professionali; infatti, nel momento in cui si decide che queste ultime sono detraibili, tutti le chiederanno, indipendentemente dal sistema di pagamento scelto. Se veramente volete realizzare la politica della svolta, senza ipocrisia e credendo in quello che fate, rendete detraibili le parcelle! In questo modo ci guadagnerete, perché i professionisti dovranno rilasciare le ricevute e la gente potrà detrarle. Questo è un sistema semplice che eliminerebbe anche le difficoltà burocratiche (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Contento. Ne ha facoltà.

 

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, debbo ritornare sull'argomento affrontato questa mattina. La logica da seguire dovrebbe essere quella di colpire l'evasore fiscale mentre, in questo caso, con tali adempimenti si colpisce non l'evasore fiscale, ma il cittadino, che non ha alcuna responsabilità in relazione all'eventuale evasione del professionista.

Riprendendo, quindi, un concetto che esprimevo questa mattina, ricordando i tempi bui in cui i terroristi usavano lo slogan: «Colpirne uno per educarne cento», rilevo che la politica fiscale del Governo è improntata al principio: «Colpirne cento per, forse, educarne uno».

Ribadisco: i Governi di centrosinistra sono come il lupo, perdono il pelo ma non il «Visco» (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Patarino. Ne ha facoltà.

 

CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, intervengo per sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Marinello 5.05. La norma della tracciabilità dei conti con la quale vorreste operare il controllo sul lavoro e ridurre l'evasione, in verità è solo un provvedimento inutile e dannoso con cui non riuscirete mai a fare emergere e a combattere ...

 

PRESIDENTE. Posso chiedere ai signori deputati di non assediare il banco del Governo? Per cortesia, onorevole Franceschini, onorevole Bressa ...

Prosegua, deputato Patarino.

 

CARMINE SANTO PATARINO. Con questo provvedimento inutile e dannoso non solo non riuscirete mai a fare emergere e a combattere l'evasione, ma riuscirete soltanto a farla crescere e a procurare enormi difficoltà alle classi meno abbienti e soprattutto agli anziani che non hanno per niente l'idea - non la possono nemmeno concepire - di avere una carta di credito o un conto corrente.

Questa, quindi, è soltanto un'ennesima dimostrazione della vostra folle mania di perseguitare la gente e, soprattutto, quella meno abbiente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Picchi. Ne ha facoltà.

 

GUGLIELMO PICCHI. Signor Presidente, anch'io vorrei sottoscrivere questo articolo aggiuntivo.

Mi sembra che la sinistra viva in una realtà virtuale; infatti, questo Governo non ha la più pallida idea di quali siano le persone in Italia che hanno le carte di credito. Pensate che i precari, i giovani, gli anziani ed gli extracomunitari siano tutti dotati di un conto corrente e abbiano tutti la carta di credito e che per loro sia facile riuscire a sostenere questi costi? A queste vorrei aggiungere anche un'altra categoria di persone che non hanno la carta di credito: si tratta degli italiani all'estero che spesso vengono in Italia e spendono.

Questa norma li obbliga ad aprire un conto corrente e ad avere la carta di credito in Italia. Mi viene il dubbio che, anziché rappresentare i poveri, i deboli, gli italiani, si vada a difendere gli interessi di banche e società che emettono carte di credito (Visa, American Express e quant'altro). Sembra che questo Governo, dopo la norma sulla rottamazione dei frigoriferi e il favore alle Coop per la distribuzione dei farmaci, continui a favorire la grande industria.

 

PRESIDENTE. La prego di concludere...

 

GUGLIELMO PICCHI. Il 4 per cento di tasse in più che le carte di credito comportano sarà un aggravio pesante per i cittadini. Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Ravetto.

 

LAURA RAVETTO. Signor Presidente, intervengo per svolgere tre considerazioni. Innanzitutto, questo articolo porterà pian piano all'abolizione della carta moneta, cosa contraria alla nostra Costituzione. Inoltre, se veramente si vuole realizzare un sistema di questo tipo, bisognerebbe verificarne prima le condizioni oggettive di realizzabilità, che, nella specie, sarebbero eventualmente rappresentate dal fatto che le carte di credito fossero a costo zero. Non si tratta solo di opporsi a questo articolo per il fatto che una persona deve utilizzare la carta di credito perché ci crede, per ragioni culturali, non per imposizione legislativa, ma anche di mettere le persone in condizione di utilizzare questi strumenti senza costi ingiustificati (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Iannarilli. Ne ha facoltà.

 

ANTONELLO IANNARILLI. Signor Presidente, intendo sottoscrivere l'articolo aggiuntivo in esame e svolgere alcune considerazioni. Non solo vi è una tassa per l'emissione della carta di credito, ma anche la percentuale che va alle banche. Sapete benissimo che sono i sistemi interbancari che ricevono questi soldi (dall'1 al 3 per cento). Quindi, cari colleghi, credo che non potremo mai convincere questa maggioranza a cambiare idea. Queste sono soltanto cambiali elettorali; hanno pagato già le cambiali elettorali alle Coop e alle grandi distribuzioni per le medicine, ora pagano un'altra cambiale elettorale alle banche.

Ma la cosa che mi rende perplesso è che qualche giorno fa qualcuno ha detto in questa sede che l'Italia è impazzita; credo che qui di pazzi ce ne siano più di qualcuno: Prodi, Visco e Bersani [Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Galli. Ne ha facoltà.

 

DANIELE GALLI. Signor Presidente, ritengo che questo provvedimento sia ulteriormente limitativo della libertà personale. Voi identificate nei professionisti - e tali li fate apparire - la fonte principale delle evasioni in Italia. Non è così! Un suggerimento vi è arrivato prima; ritenete che questa sia una categoria da tenere strettamente sotto controllo? Il sistema fiscale inglese vi dà grandi suggerimenti su quello che potrebbe essere un rapporto tra professionista e il suo cliente. Ovviamente, cari signori, il fatto di rendere obbligatorio questo tipo di pagamento creerà enormi costi aggiuntivi ai clienti. Ciò mi induce a pensare che questa volontà di favorire il sistema bancario - a pensare male tante volte si ha ragione - non sia nient'altro che riconducibile alla vecchia professione del nostro Presidente del Consiglio, alle sue consulenze con il mondo bancario e a questo suo amore viscerale per il mondo bancario anche internazionale.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, avendo sentito anche prima i discorsi «privati» di alcuni capigruppo di maggioranza, chiederei al Governo - se il sottosegretario Grandi mi può ascoltare - e al relatore un atto straordinario. Poiché non c'è copertura e si dice che le misure proposte non comportano oneri, invece di dare il parere, ci si rimetta all'Assemblea e vediamo cosa ne pensa il Parlamento su questo articolo aggiuntivo e su questo articolo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia). Sarebbe un atto di fiducia verso il Parlamento; si vedrebbe veramente qual è la volontà della maggioranza in quest'aula e non ci sarebbe l'imposizione di un parere che non serve a nulla per la finanziaria, perché è la difesa di un principio ingiusto. È inutile continuare a sbagliare, quando tutti, mi sembra, si siano accorti che si tratta di un errore.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Diversi colleghi hanno chiesto di parlare; ora lo ha fatto anche il relatore. Non so se si tratti di un atto straordinario, ma il suo intervento può aiutare la nostra discussione. Darei quindi la precedenza al relatore, a cui do senz'altro la parola.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, colleghi, devo dire che oggi è una giornata probabilmente un po' particolare.

Noi avevamo affrontato con ben altro clima, in Comitato dei nove, questo problema; vorrei, infatti, richiamare l'attenzione sulla circostanza che avevamo allora accolto la richiesta di una scansione diversa, estendendo il limite dei mille euro sino a metà del 2008. Soprattutto, anche se rimanevano fissati a tale proposito alcuni punti fermi, si era in qualche modo subordinato il tutto ad una relazione che il Ministero avrebbe dovuto - e dovrà - presentare nel gennaio del 2008 per verificare l'insieme delle questioni.

Abbiamo invece ora assistito ad un dibattito svoltosi con toni tali che sembra non si sia apportata alcuna modifica. Mi sarei invece aspettato, per lo meno dal punto di vista della correttezza dei lavori parlamentari, che qualcuno avesse riconosciuto che erano state raccolte talune indicazioni; indicazioni non ritenute sufficienti, ma delle quali avrei voluto che si fosse dato atto. Vale a dire, è difficile pensare di poter aprire un dialogo quando anche i mutamenti che apportiamo al testo non sono minimamente apprezzati e valutati (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

Ho svolto tali considerazioni, signor Presidente, perché la questione diventa ormai una sorta di inutile braccio di ferro; ad esempio, ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Leo su chi si trovi nell'impossibilità di aprire conti correnti. Si pone un problema reale; si tratta, quindi, di vedere come affrontarlo e risolverlo: tuttavia, simili questioni non possono sempre essere caricate di una valenza ulteriore rispetto a quella propria dell'oggetto di cui stiamo discorrendo.

 

CARLO GIOVANARDI. Non puoi fare una legge per risolvere il problema...

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Collega Giovanardi, io non riferisco il tipo di dibattito che abbiamo avuto in sede di Comitato dei nove, con persone autorevoli, di tutti i gruppi.

 

CARLO GIOVANARDI. Il Parlamento è autorevole...!

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Esatto. E quindi non sostengo l'esistenza di una contraddizione tra il comporta­mento tenuto in quella sede ed i lavori dell'Assemblea; infatti, mi rendo conto benissimo della necessità della politica di rappresentare un quadro come quello che voi cercate di rappresentare. Poiché, colleghi, non ritengo si tratti di una questione per così dire fondamentale sulla quale si decidono le sorti del paese - e tale non l'avevo ritenuta la scorsa settimana -, ebbene, per tale ragione, chiedo al Governo se esistano gli spazi per una riflessione ulteriore. Chiaramente, il caso non può essere affrontato ora in modo improvvisato in quanto il comma cui si è fatto riferimento nella riformulazione del Governo è concatenato con altri commi. Chiedo, tuttavia, al Governo se per l'appunto ritiene che esistano margini per affinare ulteriormente tale proposta; non vorrei infatti che avvenisse una rottura in questo Parlamento su cosa dovrà accadere a metà del 2009, perché di ciò adesso si sta discutendo. Devo osservare che la questione non mi sembra tale da bloccare il lavoro del Parlamento su una legge finanziaria così importante quale quella in discussione (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Verdi).

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, intanto intervengo sull'im­portanza della norma. Naturalmente, si possono avere le opinioni più diverse; è normale. Ma il fatto che vi sia una tracciabilità di moneta elettronica è un elemento che può giovare, essendo importante nella lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Si prevede inoltre la detrazione di alcune spese. Ad esempio, al Senato, alcuni colleghi dell'UDC hanno avanzato la proposta di rendere detraibili le spese di intermediazione immobiliare.

Il Governo l'ha ritenuta una sperimentazione interessante, tanto che nel decreto Bersani-Visco, lo stesso decreto di cui stiamo ragionando, è stata introdotta una norma che consente di detrarre le spese di intermediazione immobiliare fino a 1.000 euro: possiamo fare di meglio, per carità! Ciò per dire che non vi è una ideologia che privilegia la tracciabilità e un'altra che privilegia invece la detrazione, perché il sistema fiscale italiano - che lo vogliamo o meno - è diverso da quello americano, che prevede la detraibilità ma non conosce l'istituto del sostituto d'imposta. Immaginiamo per un momento se oggi, improvvisamente, non avessimo, nel nostro sistema, i sostituti d'imposta: crollerebbe l'intero sistema fiscale! Si può discutere e può darsi che vi siano anche altri modi, perfino migliori: dico solo che questo è l'architrave del sistema attuale.

Quando è stato affrontato l'esame del decreto Bersani-Visco, divenuto legge dello Stato il 4 agosto scorso, è stato introdotto l'obiettivo di arrivare a 100 euro di moneta elettronica, cioè di tracciabilità, e però ci si è resi conto che forse lo scalino era troppo ripido, forse perfino discutibile per alcuni, nessuno lo nega; già allora, quando approvammo quella norma, accettammo l'idea che fosse preferibile avere una scalettatura: un anno a mille, uno a 500 e un altro a 100. Già allora, nel corso della discussione - l'ho seguita io, me lo ricordo bene - rispondemmo che, evidentemente, il primo gradino era certo, il secondo lo sarebbe stato sulla base della verifica dei fatti e il terzo lo avremmo considerato sulla base della verifica del primo.

Oggi, sulla base di una richiesta sopraggiunta dall'opposizione, ma che so benissimo essere un argomento che interessa anche la maggioranza, abbiamo introdotto un periodo più lungo, lasciando sostanzialmente due anni di moneta elettronica a 1.000 euro, poi a 500 e a quel punto, eventualmente, a 100 euro. Abbiamo introdotto una seconda novità, quella per cui a gennaio 2008, prima di arrivare a 500 euro, vi sia la possibilità di verificare con una relazione ufficiale del Governo al Parlamento se l'esperienza non abbia destato problemi. A tale proposito, debbo dire che dal 4 agosto ad oggi problemi non ne abbiamo avuti! Perciò, 1.000 euro rappresentano una tracciabilità, almeno allo stato dei fatti, che non dà particolari problemi. Quando si pone una particolare enfasi su una questione come questa, occorre tenere conto anche dei fatti, perché 1.000 euro sono effettivamente una cifra dentro la quale ragionevolmente è possibile distinguere tra pagamento elettronico e pagamento in contanti.

Vedremo nel gennaio 2008 se l'esperienza ci consentirà di arrivare a 500 euro. Vorrei però anche dire che l'obiettivo di arrivare a 100 euro - e verificheremo tutti insieme se esso sia effettivamente perseguibile sulla base dei dati di fatto - inizierebbe a decorrere dal 1o luglio 2009, quindi vi è tutto il tempo per tornarci sopra.

Vi chiedo però con franchezza una cosa molto semplice. Se noi non avessimo iniziato con la proposta della moneta elettronica a 100 euro, oggi avremmo emendamenti che danno per scontati i mille euro? No! Avremmo avuto la guerra ideologica contro i 1.000 euro. Se non avessimo avuto la scalettatura che prevedeva 500 euro, non avremmo oggi già alcune disponibilità ad accettare i 500 euro come limite normale (Commenti dei deputati del gruppo Forza Italia). In realtà, permettetemi di dirla così: cominciamo con il limite dei 1.000 euro, manteniamo la disposizione del decreto Bersani-Visco. Nel momento in cui dovesse essere verificato che tale esperienza comporta taluni problemi, ci torneremo sopra: abbiamo tutto il tempo per rifletterci sopra. Oggi mi sembra che un anno in più per fare quella esperienza e procedere quindi ad una verifica sulla base di una relazione del Governo nel gennaio 2008, perfino prima di arrivare a stabilire il limite dei 500 euro, sia un tempo congruo per tornarci sopra con assoluta tranquillità. Cancellare l'obiettivo senza avere la dimostrazione pratica che esso non sia realizzabile, mi sembra in questo momento una decisione da evitare (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Reina. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. Signor Presidente, per la verità, debbo dire che sono molto sorpreso dal modo in cui il dibattito è stato affrontato: in modo quasi kafkiano, direi. Al di là dello schieramento del centrosinistra e del centrodestra, in realtà, si sono invertite le parti: tutti i parlamentari che appartengono allo schieramento di centrodestra hanno sostenuto una linea che a me pare di assoluto buonsenso e di salvaguardia degli interessi del Governo e del Paese. Diventa molto strano anche quello che lo stesso sottosegretario Grandi - che, peraltro, apprezzo e stimo sul piano personale - ci dice in questa sede, con furbizia retorica degna di mercanteggiamenti levantini. Ma che ragionamenti facciamo dentro il Parlamento?

Vorrei ricordare, a me stesso ed a voi tutti, che, non moltissimi anni fa, abbiamo introdotto in questo paese un sistema di assicurazione obbligatoria che è risultato, a confronto con quelli degli altri paesi europei, come il più vessatorio per l'utente italiano. E che dire dell'euro, di cui abbiamo perso memoria, mentre, durante la campagna elettorale, esso è stato oggetto di scontro tra i due poli che si contrapponevano? Ancora, dimentichiamo che al contribuente italiano, al cittadino italiano, ogni banconota da 100 euro costa 20 centesimi, rispetto ai 4 centesimi del cittadino tedesco?

Ancora non abbiamo fatto chiarezza fino in fondo su tutta questa materia e già introduciamo un meccanismo, un sistema che è pericoloso e grave per le fasce più deboli e meno garantite della popolazione, quindi anche per i territori più deboli e meno garantiti, segnatamente per quelli meridionali, quando sappiamo che, proprio in tali territori, da un lato, il costo del denaro è notevolmente più elevato per i cittadini e per le imprese e, dall'altro, il sistema bancario esercita, di fatto, un'azione che, molto spesso, induce sia i cittadini sia le imprese a ricorrere all'usura.

Facciamo questo ulteriore regalo al mondo bancario, com'è stato detto, senza che, in realtà, sia possibile ravvisare una contropartita utile. In ogni caso, gli evasori veri, quelli che evadono...

 

PRESIDENTE. La invito a concludere.

 

GIUSEPPE MARIA REINA. ... per consistenti somme, troveranno mezzi e modi per evadere, mentre il cittadino comune avrà in regalo da questo Parlamento, ancora una volta, un altro modo per complicarsi la vita ulteriormente...

 

PRESIDENTE. Grazie...

 

GIUSEPPE MARIA REINA. ... come se non fosse già abbastanza complicata quella che vive (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia)!

 

PRESIDENTE. Grazie.

Ha chiesto di parlare il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, nel fare riferimento al precedente intervento del relatore, inviterei quest'ultimo a fare chiarezza su quanto è accaduto. Qualche giorno fa, abbiamo deciso l'accantonamento anche dell'esame dell'articolo aggiuntivo Marinello 5.06. Esso propone l'abrogazione della norma che, con una «scalettatura» peggiore rispetto a quella che il Governo ci prospetta adesso, esclude il pagamento in contanti per tutte le prestazioni rese nell'esercizio di arti e professioni: a partire da 1000 euro fino al 30 giugno 2007, a partire da 500 euro fino al 30 giungo 2008 e a partire da 100 euro dal 1o luglio 2008.

Nel Comitato dei nove, il ruolo dell'opposizione è quello di accettare tutti gli emendamenti - in questo caso, quello del Governo - che appaiono migliorativi rispetto ad una situazione che noi riteniamo deteriore per i cittadini. Chiaramente, però, la nostra è un'opposizione sul principio: possiamo ringraziare il Governo, perché ha spostato di un anno il termine relativo ai pagamenti superiori a 100 euro, ma contestiamo comunque il principio, vale a dire il fatto che il Governo possa obbligare la gente a non usare più la carta moneta.

Il passaggio dalla norma contenuta nel cosiddetto decreto Visco-Bersani a quella che ci proponete oggi è migliorativo per i cittadini, avendo voi preso atto che quanto avete scritto nel decreto Visco-Bersani non ha senso. È per questo motivo, del resto, che state cercando di tornare indietro, sia pure in modo soft (come ha spiegato benissimo Grandi, quando ha pronunciato frasi del seguente tenore: «Non lo faremo mai...»; «Adesso faremo 1000 euro, poi 500, poi verificheremo»).

Voi vi siete resi conto adesso - noi già da tre mesi - che questa norma è assurda. Siccome l'articolo aggiuntivo presentato dall'onorevole Marinello c'è ancora, e prevede l'abrogazione totale della norma e non una diversa scalettatura, prendiamone atto.

Sottosegretario Grandi, le chiedo per l'ennesima volta, con l'avallo del vice capogruppo dell'Ulivo presente vicino a lei, di domandare ai singoli parlamentari il loro pensiero su questa norma. Dia loro libertà di voto e allora vedremo.

 

PAOLO CACCIARI. Siamo liberi!

 

GUIDO CROSETTO. Chiediamo ad ognuno dei presenti in quest'aula cosa pensa. I problemi reali sono quelli sollevati prima dal collega Leo. Pensate alla persona che, a causa di un fallimento o dell'assenza di un conto in banca, non può pagare le prestazioni mediche: pensate a tale assurdita!

Sottosegretario Grandi, lei pensa che l'obbligo di pagare con carta di credito possa mettere in difficoltà il professionista che ha sempre preso sodi in nero? Prendere soldi in nero era vietato dalla legge, ma adesso che il professionista di cui sopra dovrà pagare con carta di credito si spaventerà di più e continuerà a ricevere emolumenti in nero.

Con questa legge si darà occasione a chi non prendeva soldi in nero di indurre la vecchietta a pagare in contanti e senza ricevuta con la scusa di facilitarla nel pagamento tramite carta di credito. Il risultato di questa norma sarà il contrario di quello che si aspetta il fisco. Infatti, se noi pensassimo, onorevole Ventura, che l'evasione si combatte introducendo un obbligo non dovremmo essere presenti in aula a discuterne: l'obbligo di non evadere è previsto da centinaia di regole. Introdurre una norma che dispone il pagamento con assegni, invece che in contanti, non indurrà la gente a non evadere più.

Il problema si affronta alla radice e non dando una mano di tinta, affermando cioè di aver cambiato tutto.

Questo provvedimento danneggia soprattutto coloro che non hanno dimestichezza con sistemi diversi dal pagamento in contanti. Essi sono molti e non rappresentano soltanto gli evasori, ma quelli che hanno paura di pagare al supermercato con la carta di credito perché temono di essere derubati di denaro che, magari, non hanno.

Signor sottosegretario, torni indietro, non dico esprimendo un parere favorevole ma ponendo in essere un atto coraggioso: dia libertà ai parlamentari di votare; si rimetta al volere dell'Assemblea e vedremo cosa succederà a questo provvedimento e a questi articoli. Secondo me, avendo libertà di voto, il Parlamento si dimostrerà più saggio del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Armani. Ne ha facoltà.

 

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, come ben detto dal collega Guido Crosetto, il problema è alla base: non possiamo impedire per legge la circolazione della moneta legale; ciò è quanto avverrebbe alla fine del periodo 2008 o 2009, quando tutti i pagamenti al di sopra dei 100 euro saranno vietati. Quindi, è questo il problema poiché voi non soltanto incentivate i pagamenti in nero con tale sistema, ma addirittura dovrete vedervela con una sventagliata di ricorsi alla Corte costituzionale, poiché è illegale bloccare per legge la circolazione legale della moneta.

 

PRESIDENTE. Constato l'assenza del deputato Volontè che aveva chiesto di parlare: si intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, la deputata Santelli.

 

JOLE SANTELLI. Signor Presidente, vorrei tornare alle parole del relatore. Credo che un corretto rapporto parlamentare fra maggioranza ed opposizione consista in una proposta di maggioranza, in questo caso non condivisa assolutamente, per principio, dall'opposizione, e in un lavoro dialettico per tentare di migliorare questa proposta. In precedenza, il relatore ed il sottosegretario hanno riconosciuto che le proteste dell'opposizione hanno permesso che la proposta tenesse anche conto di alcuni inevitabili disagi per la popolazione. Da questa trattativa, però, non si può determinare che l'opposizione torni indietro nel riconoscimento di un principio per noi sbagliato. Infatti, a nostro parere, non è in discussione la lotta all'evasione fiscale - che noi condividiamo - poiché, sostanzialmente, siamo di fronte ad una cambiale pagata anche ai grossi banchieri che si sono succeduti nelle file di coloro che alle primarie hanno riconosciuto un voto all'Ulivo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, innanzi tutto vorrei dire al relatore, amichevolmente, che non esistono autorevoli esponenti del Comitato dei nove ma esistono 630 autorevoli colleghi che hanno il diritto e il dovere di entrare nel merito delle questioni. Infatti, se si discute in seduta plenaria delle questioni che, prima, sono state esaminate dalla Commissione, è proprio perché l'Assemblea è la sede in cui deve avvenire il confronto. In tal modo, si permette a tutti i parlamentari di entrare nel merito delle questioni importanti.

Devo aggiungere che l'onorevole relatore, a mio avviso con onestà intellettuale, ha affermato qualcosa di importante, cioè che questa norma offre già profili che sono insolubili, nel senso che, oggi, non si è in grado di dare una risposta alla domanda volta a chiarire in che modo possano pagare una prestazione coloro che, con la norma in vigore, non sono titolari di conto corrente e non posseggono una carta di credito. Il relatore ci ha assicurato che il problema sarà affrontato e saranno individuate alcune soluzioni. Ciò vuol dire che, in questi tre mesi, tutti coloro che hanno ricevuto una prestazione professionale, da parte del perito filatelico, dell'oculista, dell'avvocato o del commercialista, hanno pagato con banconote, evadendo la norma - una specie di grida manzoniana - del Parlamento che li obbliga a fare qualcosa che è impossibile fare. Oggi, è impossibile per costoro, domani, lo sarà per coloro che, per una questione di principio, non vogliono versare 50 euro all'anno ad una banca soltanto perché, per una volta, devono staccare un assegno e che ritengono che il nostro ordinamento non debba essere stravolto.

Se il ministro Visco non avesse affermato, intervenendo alla festa dell'UDC, che questo è soltanto il primo passo per eliminare la circolazione delle banconote nel nostro paese e per rendere tracciabili tutti i pagamenti, tutti, eliminando la carta moneta, forse non ci sarebbe stato neanche questo allarme. Questa sorta di bomba atomica che egli vuole utilizzare su 56 milioni di italiani, per evitare, senza riuscirci, l'evasione fiscale, è qualcosa che preoccupa. Già oggi, signor sottosegretario, senza aspettare che la Commissione ne verifichi l'impossibilità di attuazione, e senza la minaccia di arrivare a 100 euro, è evidente che si tratta di una norma sbagliata. Non vedo perché il Parlamento, soprattutto se il Governo si rimette alla volontà dell'Assemblea, non possa correggere un errore che sarà stato pure commesso in buona fede. A seguito delle riflessioni e degli approfondimenti di queste giornate parlamentari, mi sembra che le controindicazioni emerse siano talmente gigantesche, macroscopiche ed evidenti da portare alla abrogazione della norma.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, il relatore e il Governo hanno compiuto uno sforzo su questa proposta emendativa, rispetto alla quale, onestamente, credo che le perplessità e i dubbi siano moltissimi. Tra l'altro, non credo che il buonsenso si divida tra destra e sinistra: ritengo che dovrebbe accomunare tutti. Intravedo il rischio di non riuscire a combattere con maggiore efficacia l'evasione fiscale con questa norma. Sono favorevole a controlli assolutamente penetranti e ritengo che in questo paese, nel quale tutti abbiamo l'impressione di essere sottoposti a intercettazioni, gli unici controlli che non funzionano sono quelli del fisco. Lungi da me parlare di un «grande fratello» che controlli tutti fiscalmente, ma dobbiamo esaminare la questione nel merito e, nel merito, la questione è semplice. Ritengo che questa norma potrebbe addirittura incentivare l'evasione (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale). Infatti, ci troviamo in una situazione nella quale chi non è titolare di conto corrente bancario, chi non possiede una carta di credito o un Bancomat paga il professionista in contanti (Applausi di deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale). È molto semplice. Anziché assicurare la tracciabilità, questa norma tende a favorire la non tracciabilità. Lo sforzo compiuto è stato notevole.

Tuttavia, ritengo che il Governo, se vuole al mantenere all'interno dell'aula un confronto corretto tra maggioranza ed opposizione, debba non solo andare incontro, come ha fatto il relatore, ma forse anche riflettere maggiormente su tale questione. Infatti, le modalità tecniche, il modo in cui si svolge e la macchinosità di quanto previsto autorizzano alcuni dubbi che non sono avanzati solo dall'opposizione, ma che serpeggiano anche all'interno del mio gruppo, in cui alcuni membri ritengono che tale norma non sia ispirata al buonsenso. Pertanto, mi appello al relatore perché vi sia un ulteriore ripensamento. Abbiamo già accantonato l'esame di questo articolo aggiuntivo, possiamo procedere ad un ulteriore accantonamento e riflettere ulteriormente. Non si capisce perché si debba andare rapidamente a votare una norma che, a mio avviso, è contro il buonsenso [Applausi dei deputati dei gruppi La Rosa nel Pugno e Verdi e di deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, vorrei replicare in maniera rapidissima per poi avanzare una proposta. La replica rapidissima vuole continuare il dialogo portato avanti con l'onorevole Crosetto. La lotta all'evasione va fatta sicuramente alla radice. Tuttavia, occorre mettersi d'accordo su un punto: essa in precedenza non è stata evidentemente fatta perché siamo di fronte ad un fenomeno che si è esteso. Quindi, stabilire che si è d'accordo sul fare una lotta all'evasione alla radice è già un fatto importante, per quanto riguarda tutti i gruppi presenti in quest'aula.

Colleghi, ho ascoltato il sottosegretario Grandi, che ringrazio per il suo intervento. Vorrei avanzare la seguente proposta, sperando che venga colto lo sforzo ad essa sotteso. «Dopo l'articolo 5, aggiungere il seguente. Art. 5-bis - 1. All'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, il comma 12-bis è sostituito dal seguente: "A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e sino al 30 giugno 2008, il limite, di cui al quarto comma dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto dal comma 12 del presente articolo, è stabilito in 1.000 euro. Dal primo luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro. Entro il 31 gennaio 2008 il ministro dell'economia e delle finanze presenta al Parlamento, per il parere delle competenti Commissioni, una relazione sugli effetti derivanti dall'applicazione del presente comma. Con decreto del ministro dell'economia e delle finanze, adottato sulla base del parere delle competenti Commissioni, è stabilita la data a decorrere dalla quale vengono stabiliti limiti ulteriori e comunque non inferiori a 100 euro". - 2. La previsione del comma precedente non si applica quando esistono condizioni impeditive di carattere oggettivo» (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, il relatore ha prospettato un testo che andrebbe letto personalmente, perché il solo ascolto potrebbe creare problemi. Tuttavia, esso affronta due delle questioni che sono state poste.

La prima questione è quella relativa alla fissazione di un limite inferiore a 500 euro; la seconda concerne, invece, le condizioni impeditive, vale a dire quelle che riguardano il cittadino fallito, il protestato, chi vive in luoghi ove non vi è nemmeno uno sportello bancario e via dicendo.

Mi sembra che tali questioni siano state presentate con un bilanciamento accettabile perché, per un verso, resta il meccanismo previsto per la lotta all'evasione - un punto fondamentale che ritengo condiviso da tutti -, mentre, per l'altro verso, si lascia al rapporto tra il Governo e il Parlamento, dopo la presentazione della relazione da parte dell'Esecutivo, la valutazione delle condizioni per fissare, se necessario, un limite inferiore a 500 euro. Comunque, se si dovesse scendere al di sotto di tale soglia, ciò avverrà attraverso l'instaurazione di un rapporto tra Governo e Parlamento, ed in ogni caso considerando un limite superiore a 100 euro.

Il secondo dato che è emerso risulta altrettanto importante, poiché risponde alla giusta obiezione, avanzata da numerosi colleghi, rispetto all'esistenza di condizioni impeditive di carattere oggettivo. Tali condizioni impeditive non significano che un soggetto non voglia pagare, ma che esistono dati oggettivamente verificabili.

Qualcuno potrebbe domandare come potranno essere verificati tali dati e come si potrà operare in determinati casi. Credo che, in detti casi, spetterà all'amministrazione indicare come registrare tale tipo di pagamenti, in modo tale che si possa successivamente verificare come, in realtà, una certa persona fosse protestata o fallita, oppure versasse in condizioni tali da non poter agire diversamente. Mi riferisco, ad esempio, allo straniero immigrato che non dispone di un conto corrente, perché è appena arrivato nel nostro paese e non possiede documenti idonei.

Credo, allora, che il relatore abbia fornito una risposta alle questioni che sono state sollevate in questa sede, sulla linea dell'intesa raggiunta nell'ambito del Comitato dei nove. È vero, come ha affermato qualche deputato, che ciò che vale è il confronto in Assemblea, tuttavia, cari colleghi, è altrettanto vero che nel Comitato dei nove si lavora anche per questo; in altri termini, in quella sede si opera per preparare il terreno, affinché si arrivi in aula con un campo «arato».

Pertanto, sussiste un rapporto tra quanto accade in quella sede e ciò che avviene in Assemblea, ed è bene che quello che succede in quest'aula non risulti essere contraddittorio con quanto si afferma nel Comitato dei nove.

Fermo restando ciò, mi sembra francamente che il testo proposto dall'onorevole relatore risponda ad una serie di obiezioni che sono state formulate, senza tuttavia venir meno alla linea che noi difendiamo e che è stata correttamente evidenziata dal sottosegretario Grandi.

Non so se il relatore sia d'accordo, ma forse il suo testo dovrebbe essere visto dai colleghi; nel frattempo, potremmo procedere con la trattazione delle restanti proposte emendative, in modo che i deputati possano esaminarlo e, successivamente, esso possa essere posto in votazione (Commenti - Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione: Vergogna!).

 

PRESIDENTE. Un attimo soltanto, colleghi! Chiedo all'onorevole relatore di esprimere il proprio orientamento su quanto testé ipotizzato.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, chiedo di sospendere brevemente la seduta, per consentire la riunione del Comitato dei nove.

 

PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo pertanto la seduta.

 

La seduta, sospesa alle 17,20, è ripresa alle 17,45.

 

PRESIDENTE. La Presidenza informa che la riunione del Comitato dei nove è ancora in corso e che si sta svolgendo un lavoro approfondito sul testo. Pertanto, sospendo nuovamente la seduta.

 

La seduta, sospesa alle 17,45, è ripresa alle 18,10.

 

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Attendiamo che i membri del Comitato dei nove prendano posto...

 

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Onorevole Vito, le darei la parola sull'ordine dei lavori dopo avere ascoltato il relatore sull'esito della riunione del Comitato dei nove.

 

ELIO VITO. Signor Presidente, vorrei intervenire su un'altra questione.

 

PRESIDENTE. Allora prego, ne ha facoltà.

 

ELIO VITO. Signor Presidente, il mio intervento non ha nulla a che vedere con la sospensione dei lavori dell'Assemblea, ma riguarda un'altra questione.

Come lei sa, il Presidente Bertinotti ha preannunciato - e lo ringraziamo - la volontà di convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo per dare ordine e certezza ai lavori dell'Assemblea nel corso di queste giornate, e per fissare gli orari di inizio e di sospensione delle sedute.

Tuttavia, signor Presidente, riteniamo un'incredibile prova di arroganza e di protervia da parte della maggioranza, oltre che di mancanza di rispetto nei confronti della Conferenza dei presidenti di gruppo e dello stesso Presidente Bertinotti, il fatto che sia stato inviato ai deputati de L'Ulivo il seguente messaggio: «Fino al 19 novembre le interruzioni dei lavori d'aula saranno dalle 14 alle 15 e dalle 20,30 alle 21, con voti fino alle 24. Dopo le pause, voto immediato. Quartiani, Giachetti».

Ora, che vogliate appropriarvi del disegno di legge finanziaria, rientra anche nei poteri della maggioranza. Ma, cari colleghi Quartiani e Giachetti, che voi vi sostituiate al Presidente Bertinotti ed alla Conferenza dei presidenti di gruppo, stabilendo da soli gli orari di inizio e di conclusione delle sedute dell'Assemblea, ciò evidentemente non è accettabile (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo)!

Presidente, vorrei che questo comportamento da parte del principale gruppo di maggioranza fosse formalmente censurato e smentito dalla Presidenza. O noi dobbiamo ritenere inutile partecipare alla riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo!

Sono certo della buona fede delle intenzioni della Presidenza nell'aver convocato la Conferenza dei presidenti di gruppo. È, quindi, evidente si debba affermare che l'orario dei lavori - che con arroganza e arbitrariamente è stato indicato dai colleghi Quartiani e Giachetti - non debba essere stabilito dalla maggioranza, ma appartenga a quella condivisione delle regole che abbiamo sempre attuato insieme (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Non ho dubbi, onorevole Vito, che i lavori dell'Assemblea saranno - e non potrà non essere così - regolamentati dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, che sta per riunirsi. Quindi, questa è da intendersi come un'iniziativa privata interna all'organizzazione della presenza di un gruppo. Ciò, ovviamente, non precostituisce nulla rispetto a quanto dovrà valutare la Conferenza dei presidenti di gruppo.

In ogni caso, la ringrazio e do la parola al relatore, che darà conto dell'esito della riunione del Comitato dei nove.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, colleghi, si è svolta la riunione del Comitato dei nove, ed abbiamo formulato alcune ipotesi di modifica rispetto al testo dell'articolo aggiuntivo del Governo.

Io avevo avanzato una proposta di riformulazione tenendo presenti osservazioni che erano venute dall'aula, da tutti i settori. Devo svolgere un ragionamento rivolto anche ai gruppi della maggioranza che avevano sostenuto questa iniziativa, in quanto mi sono trovato di fronte a un fatto di cui devo dare conto all'aula con molta chiarezza.

In effetti, mi ero riferito alle precedenti riunioni del Comitato dei nove come se avessimo raggiunto un accordo. Tuttavia, anche notando lo squilibrio nei toni che si sono usati nel confronto all'interno del Comitato dei nove e nel dibattito di oggi in aula, è emersa l'assenza di una reale proposta condivisa da tutti sulla riformulazione del testo.

Quando, ad esempio, abbiamo accolto gli emendamenti proposti dal collega Leo circa le difficoltà di attuazione delle norme che si potevano intravedere, è del tutto evidente che l'individuazione delle situazioni oggettive alle quali fare riferimento avrebbe dovuto essere affidata ad un decreto, la cui disposizione alla fine sarebbe stata inclusa nel nuovo testo.

Analogo ragionamento può essere riferito alla modifica della «scalettatura» sulla tracciabilità dei pagamenti, quando abbiamo ipotizzato una relazione del ministro dell'economia e delle finanze circa il passaggio ai 100 euro.

Se vi è un'apertura da parte del relatore e del Governo per andare incontro ad alcune esigenze ed istanze che vengono sollevate, si potrebbe concludere rapidamente un accordo attraverso uno scambio di opinioni, così come si è tentato di fare nel Comitato dei nove.

Tuttavia, se alcune richieste diventano un pretesto per prendere tempo, come la richiesta della riapertura del termine per la presentazione dei subemendamenti, quando invece è possibile concordare sul testo base in discussione in aula - grazie alla relazione che il Governo dovrà presentare sullo slittamento di un anno relativo al pagamento in contanti fino ai 1.000 euro che rende quindi le norme condivisibili da tutti -, ho deciso, colleghi, di ritirare la proposta che avevo avanzato in questa sede, per una questione di responsabilità e di serietà, nonché di lealtà nei rapporti. Pertanto rimane il testo formulato dal Governo, che chiedo alla maggioranza di sostenere in modo convinto (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori anche se, parzialmente, il collega Ventura ha giustamente già sollevato la questione.

Prima vi è stato un fraintendimento delle parole del relatore Ventura, che sembrano far capire che nella precedente riunione del Comitato dei nove vi fosse stato un accordo su una modifica del testo. Ciò non è avvenuto: semplicemente si è svolta una discussione ed ognuno ha posto le sue questioni. È stato recepito dal Governo lo slittamento di un anno, ma non si è giunti ad un testo condiviso.

Questo lo dico per chiarezza e per non creare fraintendimenti, dal momento che il presidente Violante nel suo intervento si era riferito ad una sorta di accordo nel Comitato dei nove, il quale non è stato preso e non si è raggiunto neanche stasera.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Jannone. Ne ha facoltà.

 

GIORGIO JANNONE. Presidente, intervengo solo per stigmatizzare questo metodo assolutamente inaccettabile di procedere in modo empirico, disor­dinato, nell'esame degli emendamenti e delle proposte emendative del relatore.

Stiamo discutendo di un tema, l'uso della moneta, che investe l'intero paese, che tocca l'intero sistema economico. Il clima di incertezza che state generando, continuando a legiferare e a delegiferare, cambiando posizione su tutti gli argomenti che toccano la vita civile del paese, sta bloccando interi sistemi economici, interi comparti produttivi.

Il mercato immobiliare prima del vostro avvento stava andando benissimo, mentre oggi è totalmente fermo a seguito del clima di incertezza che avete generato. Lo stesso vale per il commercio al minuto e per altri settori dell'economia.

La responsabilità gravissima a cui siete chiamati con il clima di incertezza che create nel sistema economico del paese è assolutamente evidente e viene percepita da tutti i cittadini. Il danno che state recando al paese sarà visibile solo nei prossimi mesi, ma già oggi dalle statistiche risulta chiarissimo che l'avvento del vostro Governo sta creando disastri davvero gravi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

ALBERTO GIORGETTI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, sento la necessità di replicare alle considerazioni svolte dall'onorevole Ventura, perché francamente non accetto più forzature su ciò che sta accadendo e sulla chiave di lettura dei lavori dell'Assemblea con riferimento a questo articolo.

Onorevole Ventura, quanto da lei ricostruito non è esattamente vero. Innanzitutto, la maggioranza e il Governo non hanno presentato un testo condiviso; avete presentato due o tre formulazioni in sede di Comitato dei nove, sulle quali anche durante la parte finale della riunione del Comitato non vi era un testo pienamente condiviso. Avete lavorato più volte su una formulazione che non risolve le questioni poste dall'Assemblea; infatti, l'intervento fondamentale doveva essere svolto sull'articolo 12 più che sull'articolo 12-bis.

Inoltre, bisogna finirla di far passare come una teorica, gentile concessione...

 

PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti!

 

ALBERTO GIORGETTI. Presidente, ho chiesto più volte di intervenire sull'ordine dei lavori, ma lei non me l'ha mai consentito; pertanto mi permetta di concludere le mie considerazioni.

 

PRESIDENTE. Se il suo è un intervento sull'ordine dei lavori, ha ancora tempo a disposizione. Avrebbe dovuto precisarlo lei quando ha chiesto la parola.

 

ALBERTO GIORGETTI. Grazie, Presidente.

Non accettiamo più di essere coinvolti in una logica secondo la quale il relatore, per gentile concessione, ritiene di dover lasciare spazio a temi emendativi che non entrano nella sostanza delle questioni. Ciò è inaccettabile! Lo dico con chiarezza al relatore, alla maggioranza e al Governo: vi dovete assumere la responsabilità di presentare proposte emendative in questa sede, se ritenete di migliorare il testo, e resta facoltà e dovere dell'opposizione contestare le proposte presentate decidendo in piena autonomia se esprimere un voto favorevole o contrario. Ma non è mai accaduto, nel rapporto tra la Commissione e l'Assemblea con riferimento alla legge finanziaria, che alle proposte di modifica del testo debba corrispondere necessariamente un voto favorevole da parte dell'opposizione.

Questo messaggio è stato reso anche dall'onorevole Violante, secondo il quale sembrava che si volesse mettere in discussione la credibilità dei rapporti all'interno del Comitato dei nove. Mai in sede di Comitato dei nove abbiamo raggiunto accordi su proposte di miglioramento del testo; questo deve essere chiaro una volta per tutte (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia)! Infatti, in più passaggi voi fate riferimento ad un senso di responsabilità che abbiamo dimostrato in ogni sede.

Colleghi, avete svolto una serie di interventi su sollecitazione della maggioranza perché si tratta di interventi di buonsenso; infatti sapete molto bene che se la finanziaria sarà approvata nell'attuale formulazione nel paese si creerà un clima di ostilità, in quanto si tratta di proposte che non stanno né in cielo né in terra. Anche su quest'ultimo argomento proponete una riformulazione e poi spiegherete agli italiani con quale decreto interverrà il Ministero dell'economia per decidere le fattispecie per esulare dai limiti legati ai 100 euro piuttosto che ad altro. Spiegherete ai cittadini con quali certificazioni dovranno presentarsi ai liberi professionisti per dimostrare se si possa pagare in contanti o con assegni.

Questa è una follia, colleghi! Noi stiamo lavorando su una proposta - peraltro, finalmente andiamo al voto -, in relazione alla quale ognuno si assumerà le proprie responsabilità sull'abrogazione o meno del testo. Se avete delle proposte, formulatele, ma non venite a chiedere in sede di Comitato dei nove percorsi di accondiscendenza, in un clima che non esiste!

Pongo solo questa considerazione, in particolar modo all'onorevole Violante. Rispetto al quadro di sabato, forse avete dimenticato che sono state presentate più di ottanta proposte emendative, su cui c'è difficoltà a svolgere attività subemendativa. In quella fase, in sede di Comitato dei nove, ci siamo dimenticati che c'è stata l'attività emendativa del Governo con oltre ottanta proposte emendative! Adesso veniamo richiamati alla corresponsabilità intorno al miglioramento di un testo che andando avanti su questa strada viene peggiorato e deteriorato.

Allora, colleghi, ognuno si assuma le proprie responsabilità. La maggioranza avanzi le proposte, mantenga l'emendamento del Governo oppure, se decide di cambiarlo, presenti altre proposte di modifica, com'è nella sua facoltà. L'opposizione faccia il suo dovere, valutando le questioni nel merito e decidendo al meglio i propri comportamenti, ovvero in questo caso votando contro (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega Nord Padania).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Mi vorrei rivolgere al relatore, onorevole Ventura, il quale aveva avuto un sussulto di orgoglio, condivisibile. Lo stesso onorevole Violante aveva cercato di interpretare bene la questione. Ciò andava nel senso dell'intervento che sto facendo da due o tre giorni, di considerare cioè gli impedimenti oggettivi, elencarli e vedere quali categorie di persone escludere da questa rintracciabilità: le persone anziane, le persone sole, quelle analfabete, quelle con problemi fiscali, che non hanno la possibilità di avere la carta di credito.

Il relatore invece, con un colpo di spugna, ci butta a monte tutto il lavoro svolto in questi giorni! Questo non mi pare sia onesto e corretto. Vi sembrerà strano, ma ho molto apprezzato l'intervento dell'onorevole Violante e credo che si sarebbe potuto trovare un punto di accordo su quanto proposto. Se lei, onorevole Ventura, ritira la sua modifica emendativa, noi come gruppo saremo costretti a votare contro. Se lei invece la mantiene, cercando di migliorarla, noi ovviamente, sapendo che non possiamo pretendere troppo e di più, la voteremo, seppure con molte difficoltà.

Per questo la invito a ripresentarla e non a ritirarla, perché noi siamo per migliorare il testo, anche perché il «tanto peggio tanto meglio» non lo condividiamo. Però non condividiamo nemmeno l'arroccamento, a paraocchi di cavallo, di chi dice: noi siamo la maggioranza, quello che abbiamo fatto, anche se sbagliato, lo portiamo avanti! Questo perché noi vogliamo e dobbiamo pensare di più al paese e a tutte le fasce deboli!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Peretti. Ne ha facoltà.

 

ETTORE PERETTI. Noi vogliamo comunque ringraziare il relatore e il Governo perché in aula è nata una discussione vera, ci sono state sollecita­zioni vere partite dall'opposizione, che ha chiesto al relatore e al Governo di rivedere le proprie posizioni in merito ad una questione rilevante come quella della tracciabilità dei mezzi di pagamento. Vi è stata una disponibilità del Governo e del relatore a rivedere queste posizioni, a riformulare l'articolo aggiuntivo, quindi con una proposta diversa da parte del relatore e della maggioranza. Una verifica operata ulteriormente nel Comitato dei nove ha portato poi l'opposizione a stabilire che la modifica proposta comunque non va bene.

Ci saremmo aspettati dal relatore e dal Governo magari qualche sforzo in più e un po' di coraggio in più, invece le cose sono andate diversamente. Comunque, noi ringraziamo ugualmente il relatore e il Governo e andiamo avanti.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Raiti. Ne ha facoltà.

 

SALVATORE RAITI. Onorevole Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, voglio innanzitutto ringraziare a nome del gruppo dell'Italia dei Valori sia il Governo, sia il relatore, sia il presidente della Commissione per il lavoro svolto, anche in sede di Comitato dei nove.

Le questioni poste dalla Casa delle Libertà senza dubbio hanno un fondamento e noi le abbiamo accolte. Continuiamo, inoltre, a sforzarci di ragionare - credo questa sia una sensibilità, non solo dell'Italia dei Valori, ma di tutta l'Unione - per non aggravare quelle fasce di cittadini già evidenziate negli interventi posti a fondamento della richiesta di revisione da parte del centrodestra. Lungi da noi l'intento di creare ulteriori vincoli, ostacoli e difficoltà per i cittadini; ci rammarichiamo del fatto che, nonostante gli sforzi compiuti, non è stato possibile oggi trovare una posizione condivisa da ambedue gli schieramenti.

Il testo del Governo, comunque, è di certo un passo avanti e per questo esprimiamo voto favorevole su di esso, coscienti che la norma del decreto Bersani con questo emendamento viene modificata - e così andava fatto - in senso migliorativo. Tra l'altro, il testo del Governo ci consente di monitorare, nel corso degli anni a venire, grazie al test concreto che verrà effettuato, se ci saranno difficoltà insormontabili. Avremo così tempo, se vi saranno lo spirito costruttivo e la voglia di confronto e di dialogo, di provvedere, su nostra iniziativa, della maggioranza e del Governo, al suo miglioramento.

È importante ribadire che vogliamo mantenere la direttiva, condivisa da tutti in quest'aula, della lotta all'elusione e all'evasione fiscale. Cercheremo, nel corso di questi anni, di contemperare le due esigenze, ma lungi da noi dell'Italia dei Valori e da tutta l'Unione creare ulteriore aggravio per le fasce deboli. L'emendamento del Governo va in questa direzione e pertanto noi lo voteremo (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Germanà. Ne ha facoltà.

 

BASILIO GERMANÀ. Dal momento che non mi è stato possibile intervenire precedentemente, quando si parlava della questione relativa all'ICI, colgo l'occasione per far notare al sottosegretario Grandi che è un nostro diritto presentare proposte emendative, così come è stato per voi quando eravate all'opposizione. L'emendamento presentato dal deputato di Forza Italia Marinello ha una logica ed esprime un fatto di principio. Caro sottosegretario, ritengo che vivete realtà diverse. Lei pensi, per un attimo, alle zone disagiate della mia terra, la Sicilia, o di regioni come la Calabria, la Puglia e la Sardegna, laddove c'è il pastore che chiede di avere l'erbaggio per un anno ed è abituato, perché è una consuetudine, a pagare con formaggi o con agnelli oppure a prendere l'uliveto per dare olio. Se così stanno le cose, costui diventa un evasore fiscale. Vivete proprio due culture diverse e, per questo, sosteniamo l'emendamento Marinello.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Di Gioia. Ne ha facoltà.

 

LELLO DI GIOIA. Ci rendiamo conto che si tenta di fare uno sforzo per modificare l'articolo di cui stiamo discutendo. Il presidente del nostro gruppo, intervenendo precedentemente, ha spiegato le ragioni per cui abbiamo ritenuto di chiedere al relatore e al Governo di accantonare questo emendamento, per tentare di discuterne, nella ricerca di una soluzione tesa a migliorare la questione affrontata. Questo, però, non è stato possibile. Riteniamo, dunque, di riconfermare quello che è stato già detto e ci asterremo su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo La Rosa nel Pugno).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D'Elpidio. Ne ha facoltà.

 

DANTE D'ELPIDIO. Signor Presidente, ringraziamo il relatore, il Governo e tutta la Commissione per il lavoro che sin qui è stato svolto per cercare di migliorare il testo che noi Popolari-Udeur ci accingiamo a votare. Un miglioramento che comunque non ci soddisfa pienamente e che pensiamo possa essere effettuato ulteriormente nelle fasi successive.

Abbiamo notato, però, che nell'ultima riunione del Comitato dei nove c'è stato un tentativo di rallentare i lavori che noi, invece, vorremmo velocizzare perché non si dica che abbiamo riservato troppo tempo della nostra discussione solo a questi temi, che consideriamo importanti e fondamentali; infatti, vorremmo avere la possibilità di esaminare attentamente i tanti articoli ed emendamenti e i restanti problemi che ci interessano e di cui vorremmo discutere.

Siamo comunque parlando - e lo voglio ricordare - di un provvedimento che nella parte che più dà noia trova applicazione nel 2009; ritengo che il buonsenso prevarrà e che durante l'arco di tempo che ci separa da quella scadenza sicuramente saranno individuate le formule più adatte per sollevare i cittadini, che noi non vogliamo assolutamente vessare, da pratiche ed incombenze fastidiose. La fantasia non manca - concludo con una battuta -: abbiamo ascoltato che c'è anche il «caciomat», cioè il pagamento con le caciotte, ma su questo ci riserviamo approfondimenti ulteriori nella fase successiva, per trovare una soluzione più seria ed adeguata (Applausi dei deputati del gruppo Popolari-Udeur).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato D'Agrò. Ne ha facoltà.

 

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, purtroppo quando l'aula si ferma non c'è poi la buona novella e la situazione addirittura peggiora. Vorrei, però, ricordare sia al relatore sia al sottosegretario Grandi che l'intervento dell'onorevole Villetti è stato discriminante, in quanto ha affermato che questo provvedimento aiuta l'evasione. Tale osservazione è venuta non dai banchi dell'opposizione, ma da quelli della maggioranza e il fatto che essa sia sorda a questa sollecitazione mette in grave discussione la sovranità del Parlamento.

Poc'anzi ho sentito che il gruppo dell'onorevole Villetti si asterrà; quindi, vuol dire che il ricatto è avvenuto fino in fondo.

 

PRESIDENTE. Non ci sono altre richieste o intervento e la situazione è stata chiarita dal relatore: il relatore conferma la sua adesione al testo del Governo. Con la sua dichiarazione il relatore ha aperto una discussione sul testo del Governo, ma è chiaro che ora ci apprestiamo a votare l'articolo aggiuntivo 5.05 Marinello.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Marinello 5.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 503

Maggioranza 252

Hanno votato sì 238

Hanno votato no 265).

 

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Marinello 5.06.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gianfranco Conte. Ne ha facoltà.

 

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, in primo luogo intervengo per una precisazione: per puro errore materiale, nel testo di questo articolo aggiuntivo non è stato riportato che si modifica il comma 12; è chiaro che questo articolo aggiuntivo ha un significato se è considerato in relazione alle modifiche che vengono apportate al comma 12 e al comma 12-bis.

Credo che, di fronte all'atteggiamento di chiusura ideologica di questa maggioranza, gli sforzi di comprensione delle volontà che erano stati precedentemente compiuti si sono via via affievoliti, fino ad avere un atteggiamento assolutamente contrario all'applicazione di questa norma.

Non ritornerò sulle questioni che sono state avanzate da tanti colleghi in questa fase del dibattito.

Ritengo però che la chiusura dimostrata, anche nell'ultimo riunione del Comitato dei nove, nel rivedere la norma in sé, nasca dal presupposto che ormai è stata scelta la strada del comma 12-bis dell'articolo 35 del decreto-legge n. 223 del 2006, cioè della progressiva diminuzione della quantità di denaro disponibile per effettuare pagamenti, senza considerare tutti i problemi connessi.

Presidente, penso - e mi rivolgo soprattutto al sottosegretario Grandi, rimasto l'unico difensore di questa norma, a quanto pare - che ci troveremo molto presto di fronte ad un problema di carattere pratico. Voi forse non ve ne siete resi conto, ma gli effetti di questa norma saranno quelli di far sparire dalla circolazione, così com'è successo in Spagna, i biglietti da 500 euro. Forse - voglio darvi un consiglio - se volevate arrivare in fondo a questo vostro percorso, dovevate eliminare dalla circolazione monetaria i biglietti da 500 euro, perché quello che succederà è che caleranno i depositi nelle banche e aumenteranno invece le disponibilità economiche di tutti i cittadini italiani, che preferiranno conservare un po' di liquidità, come si faceva una volta, sotto il materasso, piuttosto che assoggettarsi ad una procedura che, per carità, voi avete in mente, ma della quale non avete nemmeno studiato gli effetti.

Un effetto ulteriore, che forse è stato messo poco in evidenza durante il dibattito svoltosi oggi e anche nelle giornate precedenti, è quello della privacy. Voi avete continuato su questa logica di rendere tutto accertabile, con una difficoltà però: mentre prevedete tutta una serie di nuove procedure, al tempo stesso togliete i soldi all'Agenzia delle entrate - lo avete fatto con un emendamento del Governo, che riduce le disponibilità relative ai fondi da destinare all'Agenzia delle entrate - e poi pretendete che da quella stessa Agenzia vengano aumentati i controlli, che potranno essere solo controlli a campione.

Qui si tratta di mettere insieme un sistema che andrà a colpire naturalmente i più esposti, ma forse dimenticate che già oggi è possibile, attraverso canali nemmeno tanto nascosti, ottenere informazioni sui movimenti di carta Bancomat, sulle carte di credito di qualsiasi cittadino di questa Repubblica. Lo si può fare! Così come nella vostra idea dell'anagrafe tributaria vi siete dimenticati della convenzione stipulata attraverso il sistema Siatel, che contempla altri soggetti, oltre a quelli dell'Agenzie delle entrate, delle forze dei servizi di sicurezza e della Guardia di finanza. Tutti i soggetti che fanno ricorso al sistema convenzionato Siatel, cioè i dipendenti dei comuni, delle regioni e delle province, hanno accesso alle banche dati. Questo è il sistema che voi state predisponendo non siete preparati nemmeno a verificarlo giorno per giorno; andate verso un disastro, portando con voi l'intera nazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Chiedo di parlare

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, richiamandomi a quanto già detto precedentemente dall'onorevole Gianfranco Conte, ritiro il mio articolo aggiuntivo 5.06.

 

PRESIDENTE. Sta bene.

Passiamo alla votazione del subemendamento Filippi 0.5.0500.1.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fugatti. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, intervengo per illustrare questo submendamento, che riteniamo di buonsenso. Da parte della Lega Nord Padania non c'è nessun favore nei confronti di questo provvedimento del Governo sulla tracciabilità.

Tuttavia, considerato il modo in cui il Governo intende proseguire nei lavori, approvando questa misura, noi riteniamo che soffermarsi sull'analisi di questa proposta emendativa sia importante. Si tratta, invero, a nostro avviso, di un subemendamento di buon senso.

Abbiamo discusso molte ore sulla questione della tracciabilità; il dibattito svolto in Assemblea ha rivelato quanto il problema sia sentito dai cittadini. Lo si è compreso sia dagli interventi dell'opposizione sia, altresì, da quelli della maggioranza. Da parte del relatore, ad esempio, si è cercato, senza riuscirvi, di trovare una soluzione diversa da quella prospettata dal Governo; parte della maggioranza ha poi manifestato il proprio dissenso, sostenendo che tale misura, così com'è, non è accettabile.

Consideriamo dunque importante la nostra proposta emendativa che innalza a 500 euro il limite, già previsto in 100 euro, oltre il quale occorrerà effettuare il pagamento con bancomat, carte di credito ed altri strumenti comunque rintracciabili. Riteniamo si tratti di un limite di buon senso che potrebbe aiutare quella parte di popolazione che verrebbe invece colpita qualora il limite fosse confermato nella misura di 100 euro; ci riferiamo agli anziani, a chi non ha grandi movimentazioni economiche e, quindi, non è abituato ad utilizzare bancomat, assegni e carte di credito. Costoro, in ipotesi, se devono effettuare spese professionali per un ammontare di 200 o 300 euro, verrebbero aiutati dall'esenzione fissata fino al limite di 500 euro. Un limite, a nostro avviso, di buon senso, che riteniamo possa esonerarli dal dover aprire un conto corrente o dal dover accedere ai pagamenti telematici. Tutto ciò si pone nell'ottica della discussione apertasi sul testo; anche nella formulazione avanzata dal relatore si parlava, del resto, di un'ipotesi di 500 euro.

La nostra proposta emendativa stabilisce che, fino al 30 giugno 2008, il limite sia di 1.500 euro; dal 1o luglio 2008 al 30 giugno 2009, il limite diverrebbe di mille euro; successivamente, dal 1o luglio 2009 in poi, il limite sarebbe di 500 euro. Tale proposta si distingue dall'ipotesi prevista dal Governo secondo la quale, dal 1o luglio 2009, quando noi sosteniamo che il limite debba essere di 500 euro, il limite sarebbe di 100 euro.

Noi non siamo d'accordo sull'ipotesi della rintracciabilità e su come il Governo intenda contrastare l'evasione; ma innalzare (e vorrei al riguardo richiamare l'attenzione del Governo, tra l'altro sollecitato su tale aspetto anche dalla propria maggioranza) tale limite da 100 a 500 è a nostro avviso questione di puro buonsenso. Considerato che di buonsenso tanto si è parlato a proposito di questa misura, e tanto si è discusso, riteniamo che il nostro subemendamento possa essere valutato positivamente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Filippi. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO FILIPPI. Signor Presidente, temo che il nostro sia quasi un assist dato alla maggioranza in quanto, in buona sostanza, in base alla discussione svoltasi, la proposta del Governo non cambierebbe molto; varierebbero solo gli importi da prendere in considerazione. Quindi: 1500, 1000 e 500. Si è sostenuto che si dovesse andare incontro in tal modo agli anziani; ma pensiamo anche ai giovani: ad un ragazzo giovane il papà dovrà infatti firmare un assegno in bianco per consentirgli di pagare il corrispettivo dovuto.

 

PRESIDENTE. Deve concludere...

 

ALBERTO FILIPPI. Ecco, pensiamo un po' a tutti i profili e, anzitutto, consideriamo questi tre nuovi tetti in modo da aiutare anche la maggioranza a risolvere l'annosa questione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Inter­vengo brevissimamente, in quanto vi è poco da aggiungere a quanto già osservato dai colleghi. Semplicemente, l'errore di fondo di questa maggioranza è scrivere le norme senza tenere conto della realtà. Sarebbe sufficiente intervistare un commercialista, un professionista o un medico per capire che è una cosa completamente al di fuori di ogni realtà e del mondo.

Con il subemendamento di buonsenso che è al nostro esame eleviamo il limite da 100 a 500 euro: ricordiamo che 100 euro oggi bastano a malapena per fare un pieno di benzina o di gasolio, quindi parliamo di cifre davvero ridicole. Evitate di cadere voi nel ridicolo!

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Filippi 0.5.0500.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 503

Votanti 502

Astenuti 1

Maggioranza 252

Hanno votato sì 227

Hanno votato no 275).

 

Prendo atto che il deputato Marcazzan non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto favorevole.

Prendo atto altresì che il deputato Buontempo non è riuscito ad esprimere il proprio voto.

Passiamo alla votazione del subemendamento Armani 0.5.0500.8.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Armani. Ne ha facoltà.

 

PIETRO ARMANI. Il mio subemendamento, come anche l'altro a mia firma, il subemendamento 0.5.0500.7, ultimo di questa serie di subemendamenti, dovrebbe essere accettato dal Governo e dal relatore alla luce della lunga discussione svoltasi. In realtà, visto che dal punto di vista del principio siamo divisi e che noi riteniamo incostituzionale intervenire per bloccare la circolazione della moneta legale al di sopra dei 100 euro - quando ciò avverrà - a questo punto dico semplicemente che, prevedendo un'applicazione in via sperimentale, voi vi garantireste una uscita di sicurezza di fronte alla valanga di ricorsi alla Corte costituzionale o magari alla Corte di giustizia europea contro la norma in questione, che creerà una serie di problemi come hanno illustrato i colleghi che mi hanno preceduto.

Credo che, alla luce anche della faticosa evoluzione del testo della maggioranza, l'accettazione di questo principio potrebbe essere giusto.

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Armani 0.5.0500.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 506

Votanti 505

Astenuti 1

Maggioranza 253

Hanno votato sì 227

Hanno votato no 278).

 

Prendo atto che il deputato Vichi non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fugatti 0.5.0500.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

 

(Presenti e votanti 505

Maggioranza 253

Hanno votato sì 225

Hanno votato no 280).

 

Prendo atto che il deputato Galletti non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.

Passiamo alla votazione del subemendamento Marinello 0.5.0500.4.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marinello. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Presidente, colleghi, il mio subemendamento interviene sull'articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo variando gli importi e la tempistica dello stesso; e rappresenta quindi una proposta che abbiamo presentato per puro spirito migliorativo, per cercare cioè di migliorare la norma, e anche perché - mi rivolgo al sottosegretario Grandi, riferendomi ad alcune osservazioni da lui svolte nel corso del pomeriggio - al peggio non c'è mai fine e meno peggio è meglio di peggio.

In termini assoluti, riteniamo del tutto negativa l'intera norma e siamo fermamente convinti che la proposta emendativa che ha dato origine a tutti questi ragionamenti, cioè quella soppressiva, fosse la proposta emendativa madre.

Oggi ci troviamo in una situazione diversa: il Governo ha fatto la sua proposta, che dimostra il peso sulla coscienza e le difficoltà dell'intera maggioranza, e noi rispetto a quella proposta emendativa abbiamo indicato una modifica della scalettatura e degli importi.

È questo il motivo per cui chiediamo all'Assemblea di votare a favore.

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Marinello 0.5.0500.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Presenti e votanti 510

Maggioranza 256

Hanno votato sì 232

Hanno votato no 278).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Marinello 0.5.0500.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 510

Votanti 509

Astenuti 1

Maggioranza 255

Hanno votato sì 234

Hanno votato no 275).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fugatti 0.5.0500.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 


(Presenti 512

Votanti 510

Astenuti 2

Maggioranza 256

Hanno votato sì 232

Hanno votato no 278).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Marinello 0.5.0500.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 513

Votanti 511

Astenuti 2

Maggioranza 256

Hanno votato sì 235

Hanno votato no 276).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Filippi 0.5.0500.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 511

Maggioranza 256

Hanno votato sì 232

Hanno votato no 279).

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Armani 0.5.0500.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 513

Maggioranza 257

Hanno votato sì 238

Hanno votato no 275).

 

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo per annunciare, brevemente, il voto contrario dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale sull'articolo aggiuntivo in esame.

Indubbiamente, è stato compiuto uno sforzo da parte del relatore. Tuttavia, come è stato già sottolineato, riteniamo che, a livello di principio, non sia stato colto un aspetto fondamentale che noi abbiamo più volte sottolineato. Attraverso il provvedimento in esame si creano, di fatto, ulteriori problemi burocratici ai cittadini e si costringono tanti soggetti, che si trovano in difficoltà a farlo, ad utilizzare strumenti di natura bancaria che, oltre a comportare problemi di gestione, determinano anche costi aggiuntivi.

Inoltre, è stato più volte affermato, da parte del relatore e del rappresentante del Governo, che neanche dal punto di vista della copertura vi sono effetti immediati. Pertanto, da un punto di vista complessivo, era possibile intervenire in misura più significativa e radicale, assumendosi la responsabilità - necessità che ribadiamo in questa sede - di abrogare la disciplina introdotta con il cosiddetto decreto Bersani. Questo sarebbe stato, a nostro modo di vedere, un segnale di particolare rilievo, ed anche di intelligenza, perché avrebbe indicato un approccio diverso nel rapporto tra contribuente e Stato sotto il profilo fiscale.

Se è vero che bisogna fare la lotta all'evasione, certamente non la si fa introducendo procedure che vanno a complicare ulteriormente la vita dei cittadini e che, molto spesso, lasciano ai liberi professionisti la possibilità di adottare percorsi alternativi (evidentemente, non nel senso dell'adempimento dell'obbligo fiscale). Più in generale, strumenti siffatti rischiano di alimentare un percorso di evasione e di elusione che non può essere arginato da norme come quella al nostro esame. Vi sono altri percorsi, altre alternative. Alcuni li abbiamo indicati in questa sede, e riguardo ad essi si è svolto un lungo dibattito.

Sulla base delle motivazioni che ho indicato, i deputati del gruppo di Alleanza Nazionale voteranno contro l'articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Marinello. Ne ha facoltà.

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, oltre che ai colleghi, mi rivolgo, in maniera particolare, al Governo ed al relatore sul disegno di legge finanziaria. Ho affermato poc'anzi che al peggio non c'è mai fine e che, evidentemente, il meno peggio è meglio del peggio.

Quindi, riconosciamo lo sforzo, il tentativo che traspare dall'articolo aggiuntivo in esame. Si tratta, però, di uno sforzo che non affronta il cuore della questione, la quale è, dal punto di vista del merito, ancora tutta lì. La questione è di principio, è assolutamente essenziale (e tra poco diremo perché). Vogliamo riassumerla in maniera sintetica.

Siamo convinti che i soggetti coinvolti siano essenzialmente tre: i cittadini-utenti che sicuramente non erano e sicuramente non saranno soddisfatti; i prestatori d'opera, i prestatori di servizi, i professionisti, i quali rappresentano un'enorme categoria, che non saranno assolutamente soddisfatti. Non lo erano, non lo sono e non lo saranno. Il terzo soggetto che ha a che fare con il provvedimento è il sistema bancario italiano, nei suoi multiformi aspetti (si tratta del probabile ispiratore della norma al nostro esame). Ebbene, gli operatori del sistema bancario erano, sono e saranno soddisfatti: già pensano all'incremento dei volumi lavorativi, all'incremento delle transazioni ed a tutto quanto ne deriverà!

Non è questo, a nostro avviso, il sistema per aggredire l'evasione fiscale; il sistema è quello del conflitto di interessi. Il fatto che, negli ultimi mesi, siano aumentate di ben 12 miliardi di euro le entrate fiscali - al di fuori e di là dell'applicazione del decreto Visco-Bersani - costituisce la prova provata che la strada intrapresa in maniera assolutamente logica e razionale dal Governo Berlusconi e dal ministro Tremonti era quella giusta e che voi, sicuramente, state facendo prendere al paese una direzione sbagliata.

Perché - l'onorevole Ventura ha fatto uno specifico riferimento - si sta animando il dibattito in aula? Per un semplicissimo motivo. Stiamo parlando di una serie di questioni che dovevano essere trattate ai tempi del decreto Visco-Bersani, ma la questione di fiducia non ha messo il Parlamento nelle condizioni di poter dibattere e, soprattutto, non ha messo i singoli parlamentari nelle condizioni di poter decidere.

 

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE

PIER LUIGI CASTAGNETTI (ore 19)

 

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Questa serie di proposte emendative che abbiamo esaminato andavano in tale direzione; noi, da parte nostra, prendiamo atto, evidentemente, che al di là dei buoni intenti, dei dolori di pancia e di testa della maggioranza non si è andati oltre qualche piccolo lenitivo.

Infine, per concludere, affermo che su questo provvedimento non possiamo assolutamente essere d'accordo poiché non condivisibile. Voteremo contro questa proposta emendativa, seppure essa sia caratterizzata da uno spirito leggermente migliorativo, proponendo il differimento della scaletta, della tempistica. Comunque, siamo assolutamente fiduciosi che in questo lasso di tempo qualcosa accadrà non soltanto in Parlamento, ma soprattutto all'interno del paese. Di qui a qualche mese, probabilmente, ci troveremo con una nuova situazione politica, con un diverso Governo - alla cui guida vi sarà un'altra persona - e con una diversa maggioranza. In quel momento riaffronteremo la questione; sicuramente, quindi, ne riparleremo non nell'interesse di una parte politica o di una singola categoria, ma soprattutto nell'interesse del paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, un antico brocardo latino afferma: ad impossibilia nemo tenetur e cioé nessuno è tenuto a fare cose impossibili. Invece, oggi, questo Parlamento stabilisce che un cittadino italiano è tenuto, per legge, ad un'obbligazione che per lui è impossibile, e non fra tre anni. Sto parlando del pagamento di una prestazione professionale con tracciabilità rappresentata da assegno o carta di credito per centinaia di migliaia di cittadini italiani - questo dibattito lo ha appurato - che non sono in grado di fare ciò che la legge gli impone di fare. Essi, non potendo possedere questi mezzi di pagamento, si sono trovati in questi tre mesi, e si troveranno in futuro, a dover fare un pagamento violando la legge. Infatti, nel momento in cui tireranno fuori i soldi contanti per pagare il professionista, quest'ultimo li dovrà informare di non poterli accettare per legge. In ogni caso, poiché il cliente non possiede il mezzo di pagamento si apre un bel punto interrogativo. Forse fino ad oggi, con soddisfazione del Governo, il punto interrogativo è stato scavalcato con pagamenti in nero al professionista che, violando la legge, li ha accettati. Vi è una cosa molto grave accaduta in quest'aula oggi pomeriggio: molto bella dal punto di vista del dibattito, ma molto grave dal punto di vista legislativo. Il relatore aveva presentato una proposta emendativa in cui si prevedeva, comunque, l'esistenza di un'esimente oggettiva: è stato riconosciuto che la legge impone un adempimento a cui un cittadino non può adempiere. Quindi, si sostiene che quando, in maniera oggettiva, il cittadino può dimostrare di non avere un mezzo di pagamento, allora va bene il pagamento in contanti. Dov'è questa oggettività? Dove sta scritta? Qual è? Stiamo parlando di un fallito, di un soggetto a cui era stato protestato un assegno o di una persona priva di conto corrente bancario? È sufficiente? Chi stabilisce quando una persona è in regola o meno? Vi rendete conto della sciatteria con la quale operano il Governo e la maggioranza in campo fiscale, nell'ambito del quale dovrebbe esserci la certezza del diritto?

Non so quale sarà il voto dei socialisti. Ciò che ho capito è che essi hanno capito. Nel momento in cui - antica saggezza politica - il Parlamento sta per avallare una sciocchezza, giustamente non esprimono un voto favorevole. Ma gli altri parlamentari della maggioranza, che esprimono voto favorevole a questo obbrobrio, che cosa pensano di fare? Pensano di combattere l'evasione fiscale quando, per legge, obbligano ad adempimenti impossibili?

Quando, poi, non si è voluto rimuovere, come prospettiva, il limite dei 100 euro, si è fatto il capolavoro!

Nessuno ha risposto alla domanda concernente il caso di coloro che non hanno mezzi di pagamento. Inoltre, senza considerare l'aumento della tassazione che già si impone alle famiglie italiane e alle persone, si obbliga il cittadino a pagare circa 50 euro all'anno - questo è un ulteriore aumento della pressione fiscale - soltanto per poter essere in condizione di pagare con assegno o carta di credito. Nessuna risposta è giunta alla domanda con cui si chiedeva per quale motivo, per soddisfare una obbligazione, si debba pagare una competenza a una banca, si debbano incrementare gli affari di una banca.

Sono risposte rimaste inevase, come lo è quella relativa al passaggio dal pagamento in banconote a un sistema diverso. Infatti, se c'è la provvista, bene, altrimenti, se l'assegno è a vuoto, il pagamento non è valido. È stato anche ricordato il principio generale di diritto, nonché principio costituzionale, di parità dei cittadini. Certamente, la Corte costituzionale ha ammesso che nella lotta alla mafia e alla 'ndrangheta e in altre situazioni eccezionali ci possa essere un controllo anche sul contante. Tuttavia, si vuole far diventare ordinarietà questa eccezione. Si vuole scardinare un sistema di relazioni sociali ed economiche fondate sulla supremazia della moneta e sulla fiducia del pubblico nella moneta, prevedendo altri sistemi di pagamento.

Mi sembra ci fossero tutte le ragioni perché la maggioranza, che vuole sempre avere ragione, accedesse ad una richiesta ragionevole dell'opposizione, che è aperta al dialogo, quando, approfondendo il tema, ha capito che qualcosa non va. Per l'ennesima volta, ciò non è avvenuto ma in qualche modo vi devo ringraziare anche per il voto favorevole che esprimerete su questa proposta del Governo, Infatti, noi avremo una ragione in più per spiegare ai cittadini l'inaffidabilità di questo Governo e voi avrete una ragioni in meno per sostenere, in futuro, il Governo Prodi (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario dal nostro gruppo parlamentare. Vi avevamo dato la disponibilità di un voto favorevole. Avreste dovuto avere un po' di coraggio in più per modificare, anche parzialmente, questo articolo aggiuntivo del Governo. Questo coraggio il relatore Ventura non l'ha avuto, non ha voluto concludere questa avventura in modo positivo e non ha voluto dare retta alla saggezza dell'onorevole Violante, nel cui intervento mi sono riconosciuto. Avete voluto considerare immodificabile la proposta emendativa del Governo. Ho apprezzato l'intervento dei compagni dello SDI che, da un banco diverso, hanno detto le stesse cose che io sto dicendo. Ciò significa che, in questa Camera, i riformisti, socialisti o cattolici, ci sono e spero che vengano alla luce. Se fosse possibile votare a scrutinio segreto su questo articolo aggiuntivo, l'esito sarebbe certo e la proposta emendativa del Governo sarebbe respinta. Io credo che l'articolo 49 del regolamento della Camera dei deputati, che si richiama all'articolo 13 della Costituzione, lo permetterebbe, perché non sono ammesse perquisizioni personali né qualsiasi altra restrizione alla libertà personale. Credo che questo principio si possa estendere anche a quello che sto dicendo e chiedo al Presidente di verificarlo. Noi socialisti riformisti, appartenenti al gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista, rimaniamo solidali con le persone anziane e con quelle persone che vivono in isolamento in montagna o nelle campagne. Siamo contrari alle banche ed ai loro interessi e per questo motivo esprimeremo consapevolmente un voto contrario, sapendo che, sicuramente, non avete reso un buon servizio al paese e che, soprattutto, non state rispettando la Carta costituzionale. Ovviamente, invito il signor Presidente a verificare la mia richiesta di voto a scrutinio segreto, in base all'articolo 13 della Costituzione.

 

PRESIDENTE. Come lei sa, onorevole Barani, non posso accogliere il suo invito perché i casi di votazione a scrutinio segreto sono definiti, in base alle prescrizioni del regolamento, dal Presidente della Camera.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marras. Ne ha facoltà.

 

GIOVANNI MARRAS. Signor Presidente, mi pare che si stia insistendo nello stesso errore. La riformulazione del Governo incide sui tempi, ma non permette di capire se effettivamente le dichiarazioni del viceministro Visco, rilasciate l'altro giorno alla stampa, siano quelle riportate dal sottosegretario Grandi in aula, relativamente al fatto che i professionisti - avvocati, commercialisti, medici - sono categorie che non emettano le ricevute fiscali. Il fatto grave è che si persevera nel considerare il contribuente come se fosse continuamente nell'intento di compiere un reato. A mio avviso siete completamente fuori strada e forse dovreste meglio conoscere il tessuto sociale, ma soprattutto...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marras.

Constato l'assenza dell'onorevole Garavaglia, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende che abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fugatti. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, vorrei annunciare il voto contrario del gruppo della Lega Nord a questo articolo aggiuntivo. Sul merito abbiamo discusso varie volte perché si tratta della proposta emendativa relativa alla tracciabilità dei pagamenti. Essa costituisce uno dei tanti simboli dell'iniquità e della vessazione che il Governo sta praticando verso alcune categorie produttive. Il fatto di essere qui per tante ore a discutere, come abbiamo fatto anche nei giorni scorsi, su questa singola norma, ne è l'esempio.

Il viceministro Visco ha giustificato tale misura in Commissione, dicendo che dobbiamo abituare gli italiani a non utilizzare più il denaro contante, al fine di combattere l'evasione. Noi l'abbiamo criticato, affermando che si tratta di uno strumento ideologico perché il Governo vuole educare i cittadini a non utilizzare il contante, ma solo i pagamenti telematici, per perseguire i propri interessi come la lotta all'evasione. Abbiamo messo in risalto quali sono i rischi per gli anziani e per chi non utilizza con frequenza gli strumenti di pagamento elettronici. Abbiamo presentato emendamenti che, a nostro modo di vedere, erano di buonsenso, i quali innalzavano da 100 a 500 euro il limite per l'utilizzazione dei pagamenti con moneta elettronica. Questi non sono stati approvati e quindi riteniamo di dover confermare con forza il nostro voto contrario.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.

 

CESARE CAMPA. Signor Presidente, colleghi parlamentari soprattutto della sinistra, vorrei esprimere tutto il mio rammarico perché ancora una volta vi è un atteggiamento doppio da parte della maggioranza. Da un lato, si chiede la collaborazione e poi, quando questa si verifica, si chiudono tutte le possibili vie per accogliere le nostre proposte emendative, migliorative rispetto al testo presentato. Non solo, ma si ha la sfrontatezza di presentare un articolo aggiuntivo, come quello all'esame, di chiara matrice ideologica.

Voi siete contro la gente, siete contro gli imprenditori, siete contro i professionisti. Siete sempre contro tutti. Signor Presidente, non si può andare avanti così! Questa legge finanziaria è la cartina di tornasole che dimostra come la sinistra oltranzista e più estrema abbia condizionato il vostro comportamento. Aveva ragione il collega che è intervenuto in precedenza ad affermare che, se si votasse con voto segreto, l'aula si ribellerebbe a tale impostazione ideologicamente sbagliata e negativa...

 

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Campa.

Desidero precisare ulteriormente la questione posta dal collega Barani. L'articolo aggiuntivo di cui stiamo discutendo non incide su alcuno dei principi di diritto costituzionale richiamati dall'articolo 49, comma 1, del regolamento, come costantemente interpretato. Ricordo che, comunque, il comma 1-bis dell'articolo 49 esclude che lo scrutinio segreto possa essere ammesso nelle votazioni riguardanti il disegno di legge finanziaria.

Avverto che la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata, immediatamente dopo la prossima votazione, presso la sala dei ministri, al piano aula.

Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo, accettato dalla Commissione.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi polemici dei deputati dei gruppi Forza Italia e Lega Nord Padania).

 

(Presenti 502

Votanti 489

Astenuti 13

Maggioranza 245

Hanno votato sì 259

Hanno votato no 230).

 

Prendo atto che il deputato Giacomoni non è riuscito a votare ed avrebbe voluto espremire un voto contrario.

 

LORENZO CESA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LORENZO CESA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pensavo di non intervenire, ma sono costretto a prendere la parola, in qualità di segretario del mio partito, a causa dell'evoluzione della discussione sul disegno di legge finanziaria che si è registrata nelle ultime ore.

L'atteggiamento del mio partito e quello mio personale sono sempre stati improntati al massimo senso di responsabilità e ad una sincera volontà di dialogo per migliorare la legge finanziaria, nell'esclusivo interesse dei cittadini italiani. Quello che sta accadendo, purtroppo, va nella direzione opposta, vanifica ogni sforzo ed ogni tentativo di dialogo e, soprattutto, vede la Presidenza della Camera muoversi più in una logica di parte che secondo il ruolo di garanzia istituzionale che le sarebbe proprio (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale).

La maggioranza sta trasformando il disegno di legge finanziaria in un assalto alla diligenza, introducendo continue modifiche senza una logica complessiva, nel disperato tentativo di tenere insieme le diverse anime ed i differenti interessi della coalizione.

Stiamo assistendo alla presentazione di proposte emendative a pioggia, che sono sfornate ogni giorno senza essere accompagnate neppure dalle necessarie relazioni tecniche. Sia l'Assemblea, sia la Commissione bilancio sono state espropriate di ogni funzione istituzionale e trasformate in puri organi di ratifica delle scelte compiute dalla maggioranza e dal Governo.

Tale stravolgimento delle regole democratiche non solo contraddice la volontà, più volte espressa dal Presidente del Consiglio, di tenere aperto il dialogo con l'opposizione ma, fatto ancora più grave, produrrà secondo noi una legge finanziaria «spezzatino», che non ha né una testa, né una coda, ma si preoccupa solamente di coprire tensioni interne alla maggioranza.

Di questo passo, quando al Senato i numeri della maggioranza saranno a rischio, è facile prevedere il potere di condizionamento e di ricatto dei singoli senatori del centrosinistra, preoccupati di tutelare interessi personali e di gruppo piuttosto che, come dovrebbero, quelli generali del paese.

Anche se può sembrare strano, tuttavia, per noi l'aspetto più grave non è questo. Ciò che è più inaccettabile, soprattutto in relazione a quanto è avvenuto negli anni passati, è vedere come, in questa situazione, il Presidente della Camera, anziché tutelare l'interesse del Parlamento e garantire la minoranza rispetto alla volontà di prevaricazione della maggioranza, si sia apertamente schierato a favore del centrosinistra e si comporti ancora come se fosse il segretario di un partito della maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

Lei, Presidente Bertinotti, in base alla Costituzione è un arbitro; invece, è diventato un giocatore in più che squilibra i rapporti di forza in campo, perché nessuna squadra di undici giocatori dovrebbe giocare contro un'altra di dodici! Era ben altro quello che ci saremmo attesi da lei, e la nostra apertura di credito nei confronti della sua Presidenza della Camera è testimonianza della nostra onestà intellettuale.

Noi non la critichiamo per un pregiudizio, ma siamo costretti, sulla base dell'evidenza dei fatti e della inaccettabilità del suo comportamento, a prendere atto dello stravolgimento delle regole parlamentari. Il nostro maggior rammarico, in tutto ciò, è di non aver potuto, anche per sua responsabilità, garantire quel percorso parlamentare che avrebbe potuto produrre, attraverso il dialogo tra la maggioranza e l'opposizione, una legge finanziaria costruita per la crescita del paese.

L'auspicio è che lei dismetta la maglia del giocatore e indossi, finalmente, quella dell'arbitro: sarebbe ora! Le assicuro che darle atto di questo gesto sarebbe da parte nostra motivo di grande soddisfazione [Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, Forza Italia e Alleanza Nazionale)].

 

PRESIDENTE. Onorevole Cesa, io l'ho lasciata ovviamente completare l'intervento - che non era sull'ordine dei lavori, ma prettamente politico - per il suo ruolo, per il suo status e per le cose che stava dicendo. Mi consenta, senza entrare negli apprezzamenti politici che lei ha fatto, di respingere i rilievi fatti alla Presidenza (Commenti di deputati del gruppo Forza Italia). Non li posso accogliere. A nome anche degli altri colleghi che si sono alternati nella Presidenza dell'Assemblea, voglio dire che sono stati garantiti da tutti i parlamentari e ai colleghi dell'opposizione tutti gli spazi e le prerogative che il regolamento riconosce. Lei sa che tutti gli emendamenti del Governo sono stati posti in votazione dopo aver lasciato il tempo necessario per la subemendabilità. Lei sa che tutti gli emendamenti del Governo sono stati accompagnati dalla relazione tecnica. Mi sento di dover precisare questo a nome di tutti i colleghi che si sono alternati nella Presidenza dell'Assemblea. Ogni altra valutazione politica è ovviamente estranea alla possibilità di una mia valutazione.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Franceschini.

 

DARIO FRANCESCHINI. Ho ascoltato con stupore le parole dell'onorevole Cesa, perché è evidente che in questo dibattito parlamentare, nella normale dialettica tra maggioranza ed opposizione, vi possono essere elementi di insoddisfazione o anche di denuncia politica da parte dell'opposizione. È un tema su cui dovrà esserci un confronto in quest'aula e fuori; credo però sia corretto da parte di tutti tenere fuori il Presidente della Camera da una vicenda che rientra unicamente nel rapporto tra maggioranza ed opposizione. Esprimiamo, pertanto, rispetto agli attacchi subiti la solidarietà di tutta l'Unione al Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista - Sinistra europea, Italia dei valori, Comunisti italiani e Verdi).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Elio Vito. Ne ha facoltà.

 

ELIO VITO. Credo che la questione sia molto semplice. Senza voler andare oltre quella che, secondo me, è la realtà, onorevole Franceschini, noi siamo arrivati oggi a lunedì 13 novembre e abbiamo concluso l'esame degli articoli e degli emendamenti relativi ai primi sette articoli della legge finanziaria. Tale legge constava inizialmente di 150 articoli, in Commissione bilancio è arrivata alla cifra di 214 e ora, con gli emendamenti del Governo, credo sia giunta a circa 250, con la previsione - ecco che c'entra il richiamo alla Presidenza - di concludere i nostri lavori entro domenica 19 novembre.

Credo che nessuno possa accusare l'opposizione di praticare ostruzionismo (Commenti), perché in base al numero di articoli della legge finanziaria, l'opposizione avrebbe avuto diritto a presentare sino a 14 mila emendamenti; quindi se vi è qualcosa di ostruzionistico è una finanziaria fatta di 250 articoli, che la Commissione bilancio non ha potuto discutere [Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)]! Non solo non abbiamo presentato 14 mila emendamenti, ma stiamo parlando di una cifra che rientra nell'ordine delle centinaia...

 

ANTONELLO FALOMI. Tremila, e poi non li avete ritirati!

 

ELIO VITO. Falomi, ne sono stati presentati ancora ieri 250 nuovi da parte del Governo! È evidente che fino a quando il Governo continua a presentare nuovi emendamenti noi abbiamo bisogno, Presidente, del termine che la Presidenza opportunamente ci concede per presentare subemendamenti. L'onorevole Falomi ci vuole dire anche quanti subemendamenti dobbiamo presentare? Uno o due per ogni emendamento? Siamo giunti a questo? Siete voi a decidere qual è il margine per subemendare i vostri emendamenti?

Inoltre, abbiamo bisogno anche di un tempo ulteriore per poter discutere gli emendamenti relativi ad una finanziaria che già oggi non è più di quelle dimensioni per le quali la Conferenza dei capigruppo ha stabilito un contingentamento.

Non è una gentile concessione prevedere tempi ulteriori (tempi che, per adesso, non si sono esauriti, a dimostrazione che non abbiamo fatto ostruzionismo); ma è una logica conseguenza delle modifiche apportate dal Governo in Commissione bilancio e in Assemblea.

Allora, signor Presidente, colleghi della maggioranza, credo che la riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo sia quanto mai opportuna per prendere atto che il termine previsto per la conclusione dell'esame del disegno di legge finanziaria, ossia domenica 19 novembre, è illusorio. L'Assemblea non è in condizione di concludere l'esame del disegno di legge finanziaria entro domenica 19 novembre per responsabilità del Governo, e non dell'opposizione.

Un esame compiuto dei restanti 243 articoli del disegno di legge finanziaria da parte dell'opposizione richiede un tempo ulteriore. Signor Presidente, noi che stiamo svolgendo ordinatamente i nostri lavori, non potremo mai accettare che al centesimo articolo si esauriscano i tempi e su centocinquanta articoli del disegno di legge finanziaria - riguardanti il TFR, le pensioni, la scuola e l'università - abbiano luogo mille votazioni di seguito, senza interventi per dichiarazione di voto. Non credo che questa sia l'intenzione di qualcuno (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

Allora, è venuto il momento di prendere atto che è illusorio concludere l'esame del disegno di legge finanziaria entro domenica 19 novembre e che questa responsabilità del Governo comporta necessariamente un'intesa al Senato.

Delle due l'una. O siete nelle condizioni, avendo il Governo perso tempo in questa sede, di imporre al Senato questo stesso testo del disegno di legge finanziaria (cosa che avremmo anche interesse a fare, perché significherebbe concludere l'esame della finanziaria presso questo ramo del Parlamento). Oppure, poiché credo che ciò non sia politicamente né tecnicamente possibile, quando il Senato ci trasmetterà il disegno di legge finanziaria, utilizzando i 30-35 giorni che richiede l'esame di un provvedimento così ampio e, purtroppo, soggetto a modifiche altrettanto profonde, a meno che non intendiamo comprimere o abolire completamente il ruolo della Camera dei deputati nella terza lettura, il paese rischierà l'esercizio provvisorio per l'irresponsabilità di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

Non siamo disponibili a svolgere una terza lettura compressa il 24 e il 25 dicembre! E non vogliamo ci si dica che non si può andare oltre Natale. Quindi, la responsabilità è esclusivamente del Governo: si metterà a rischio il ruolo della Camera (è, quindi, giusto che si occupi della questione il Presidente Bertinotti) o si rischierà l'esercizio provvisorio!

Mi avvio alla conclusione. Per dar modo di comprendere che le decisioni che andranno adottate non sono una finzione, credo che, innanzitutto, dobbiamo sospendere i nostri lavori.

Chiedo che si riunisca - come previsto - la Conferenza dei presidenti di gruppo. Finché quest'ultima non avrà rimodulato il calendario dei lavori della Camera (prevedendo di proseguire l'esame del provvedimento oltre il 19 novembre, fissando le nuove sedute ed i tempi necessari per la presentazione di nuovi emendamenti da parte del Governo) e finché il Governo e la maggioranza non prenderanno atto della realtà (siamo arrivati a lunedì 13 novembre e siamo ancora fermi all'esame dell'articolo 7 del disegno di legge finanziaria), credo non vi siano le condizioni per andare avanti.

Allora, inviterei a sospendere i lavori della Assemblea, finché non si saranno conclusi i lavori della Conferenza dei presidenti di gruppo, auspicando che, in quella sede, si possano assumere decisioni che consentano un prosieguo ordinato dei lavori sul disegno di legge finanziaria (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Presidente Vito, lei sa che la Conferenza dei presidenti di gruppo era stata convocata oggi alle ore 17 dal Presidente Bertinotti, ma vi è poi stato un rinvio su richiesta di alcuni gruppi. Adesso, è in corso la riunione e quella è la sede adatta per porre tutte le questioni che lei ha sollevato nel dibattito in Assemblea. Si tratta di questioni che, giustamente, debbono essere poste in seno alla Conferenza dei presidenti di gruppo.

Poiché l'interesse di tutti - maggioranza e opposizione - è quello di poter procedere all'esame del testo del disegno di legge finanziaria, mi pare sia giusto attendere le conclusioni della Conferenza dei presidenti dei gruppi.

Intanto, procediamo con l'esame del provvedimento, proprio perché non vi è alcuna intenzione ostruzionistica da parte di alcuno; e questo è il miglior modo per dimostrarlo.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Cota. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO COTA. Signor Presidente, abbiamo ascoltato l'intervento dell'onorevole Cesa e viene voglia di dire: meglio tardi che mai (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!

Finalmente, anche l'UDC si rende conto che, per avere un dialogo, bisogna essere in due, altrimenti diventa una pura, semplice, sistematica e continua concessione a chi non se la merita.

Fino ad oggi abbiamo visto che questo Governo e questa maggioranza non si meritano le concessioni che talvolta una parte della minoranza sistematicamente sembra voler fare.

Il Presidente della Camera ha cercato di dettare al Parlamento i tempi per la discussione di questa legge finanziaria e la risposta del Governo e della maggioranza è stata quella di presentare gli emendamenti di notte, a tradimento, così da non poter concedere alle opposizioni, di fatto, la possibilità di discutere questa legge finanziaria.

Per quanto ci riguarda, la strada delle concessioni a senso unico non paga e fin dall'inizio di questo dibattito abbiamo tenuto un atteggiamento sempre chiaro, trasparente, non solo nei confronti del Parlamento, ma soprattutto verso i cittadini. Questa è una legge finanziaria che non ci piace, massacra il paese e soprattutto il nord e le sue categorie produttive. Per questo motivo, in maniera chiara e trasparente, faremo opposizione sulla legge finanziaria in modo netto (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Federazione Padania).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato La Russa. Ne ha facoltà.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Grazie, Presidente, cercherò di essere breve. Mi sono meravigliato che l'onorevole Franceschini nel dire una cosa che io, in parte, condivido, non abbia tenuto conto delle difficoltà o, meglio, di coloro i quali hanno messo in seria difficoltà il Presidente della Camera.

Ci dispiace che questo dibattito si sia avviato - e lo dico all'amico Cesa senza peli sulla lingua - quando era già convocata la riunione della Conferenza dei capigruppo, nel momento in cui il Presidente Bertinotti non è presente in aula, mentre avrei preferito che il dibattito fosse avvenuto in quel momento.

Però, se davvero l'onorevole Franceschini avesse voluto che il Presidente Bertinotti - come lo desideravo anch'io - fosse reso indenne dalle conseguenze del dibattito tra i gruppi, vi era un modo migliore di difenderlo non mettendolo in difficoltà. Chi è riuscito in quest'opera è colui che, per esempio, oggi pomeriggio ha mandato i messaggi SMS fissando gli orari del dibattito, prima ancora che si svolgesse la Conferenza dei capigruppo in cui il Presidente Bertinotti avrebbe dovuto deciderli.

Chi ha messo in difficoltà il Presidente Bertinotti è colui che ha presentato alle ore 22 di sera, vale a dire il Governo, in questo caso, gli emendamenti sui quali poi è stato costretto a dare poche ore per l'esame, dal momento che alle nove del mattino seguente era già fissato l'inizio dei lavori. Chi ha messo in difficoltà il Presidente Bertinotti è colui che ha continuato, ogni giorno, a cambiare la legge finanziaria.

Inoltre, per via informale, sappiamo che fino a mercoledì e giovedì continueranno ad arrivare nuovi emendamenti da parte del Governo. Dunque, io considero il Presidente Bertinotti indenne dalle eccessive critiche - come reputo quelle che sono state sollevate -, mentre rivolgo tutte le mie critiche non solo ai parlamentari della maggioranza, ma soprattutto al Governo.

Quello che ha detto il presidente del gruppo di Forza Italia mi trova pienamente d'accordo: bisogna che il Governo ammetta di non essere stato in grado di sviluppare alcun serio confronto con l'opposizione e che consenta a noi, a questo punto, di trovare un modo per concludere questi lavori ordinatamente.

Il modo semplice esiste: si rinunci alle decine di continui emendamenti che hanno il solo scopo di far cercare di quadrare i vostri conti interni, a discapito dei conti generali del paese, e ci si dia una soluzione definitiva sulla quale, se si vuole, siamo ancora in grado di confrontarci.

Noi tuttavia non speriamo più che ciò possa avvenire e, temo, le ore che verranno non saranno così tranquille come per il solo merito dell'opposizione, finora, lo sono state in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Grazie, signor Presidente; noi come gruppo ci associamo parzialmente alle critiche sulla legge finanziaria, sul Governo e sulla maggioranza e lo abbiamo più volte detto.

Tuttavia, non ci associamo assolutamente alle critiche rivolte al Presidente Bertinotti e ai Vicepresidenti che si sono succeduti sullo scranno della Presidenza, perché crediamo che abbiano svolto il loro ruolo con serietà e capacità. I problemi della politica, ovviamente, non devono riguardare la Presidenza. Per questo, ci dissociamo dalle critiche al Presidente Bertinotti.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Leone 5.07.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.

 

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, avevo chiesto la parola un attimo fa, non su questo articolo aggiuntivo ma soltanto per dire all'onorevole Cota che il problema del «meglio tardi che mai»...

 

PRESIDENTE. Scusi, onorevole D'Agrò, ha già parlato a nome del suo gruppo il segretario Cesa. Non è possibile, su una discussione non inerente la proposta emendativa, consentire di intervenire ad un altro deputato dello stesso gruppo.

Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Leone 5.07, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 499

Votanti 498

Astenuti 1

Maggioranza 250

Hanno votato sì 230

Hanno votato no 268).

 

(Esame dell'articolo 8 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 8 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1746-bis sezione 4).

Constato l'assenza dell'onorevole Della Vedova, che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

 

PIETRO ARMANI. L'articolo 8 è intitolato: «Imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche». Sostanzialmente, questa imposta di scopo non meglio definita dovrebbe essere destinata esclusivamente alla parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche individuate dai comuni.

Il meccanismo fiscale che dovrebbe caratterizzare questa imposta di scopo è rappresentato dall'applicazione alla base imponibile dell'imposta comunale sugli immobili di un'aliquota nella misura massima dello 0,5 per mille, il tutto per cinque anni. La quota di copertura dell'opera pubblica dovrebbe essere il 30 per cento e dovrebbe essere previsto un rimborso ai contribuenti qualora, nell'arco di un certo periodo di tempo, questa opera pubblica non giungesse alla pianificazione definitiva.

Naturalmente, le opere pubbliche elencate ai fini del finanziamento attraverso questo sistema fiscale dell'imposta di scopo sarebbero opere per il trasporto pubblico urbano, opere viarie - con esclusione delle manutenzioni -, opere particolarmente significative di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi, opere di sistemazione di parchi e giardini nonché realizzazioni di parcheggi.

Capisco che nel momento in cui tagliate i trasferimenti ai comuni dovete attribuire a questi ultimi - come avete fatto con la tassa di soggiorno - altri strumenti di finanziamento oltre all'aumento delle addizionali IRPEF; tuttavia il meccanismo che con grande superficialità è stato predisposto da coloro che hanno steso il testo originario della finanziaria dimostra l'assoluta incompetenza e, soprattutto, uno sforzo per realizzare una sostanziale iniquità.

In realtà, introducete un'addizionale all'ICI. Infatti, nel momento in cui per finanziare parzialmente un'opera pubblica di interesse comunale applicate un'aliquota con un limite massimo del 5 per mille per cinque anni facendo riferimento all'imposta comunale sugli immobili, evidentemente introducete un'addizionale all'ICI. Non solo. Nel momento in cui introducete questa addizionale all'ICI, la prevedete indifferentemente per tutte le cinque categorie di opere pubbliche che ho prima elencato. Opere per il trasporto pubblico urbano: mi volete dire cosa interessi a colui che è proprietario di un immobile nel centro urbano la realizzazione di una strada di circonvallazione esterna al comune? Credo che maggiore interesse per questo tipo di opera pubblica potrebbero avere i proprietari degli immobili che sono a diretto collegamento territoriale con questo tipo di opera viaria che viene realizzata. Cosa c'entra con essa l'immobile localizzato magari a molti chilometri di distanza? Vi è quindi una sostanziale iniquità.

Non capisco perché coloro che hanno scritto il testo di questo articolo non si siano ricordati che esiste, o meglio esisteva, nell'ordinamento tributario italiano, il contributo di miglioria generica e specifica. Con tale contributo di miglioria generica e specifica si poteva graduare l'onere trasferito a carico degli immobili in relazione alla vicinanza territoriale dell'immobile stesso e al beneficio che questa vicinanza territoriale poteva determinare a favore dell'immobile stesso. Mi volete dire per quale ragione un immobile localizzato, per esempio, nel centro storico di Roma dovrebbe pagare la stessa imposta che paga un immobile collocato davanti al parco pubblico che viene realizzato magari nel quartiere Tiburtino o nel quartiere Aurelio o nel quartiere Salario?

Vi sono quindi delle incongruenze assolutamente inaccettabili in questo articolo 8, tanto è vero che io, che peraltro ho ritirato la mia proposta emendativa, avevo pensato di reintrodurre il contributo di miglioria per quanto riguarda le opere pubbliche di decoro e di arredo urbano, per i parchi e i parcheggi, limitando invece un altro tipo di imposta di scopo, l'imposta per i flussi di traffico nei centri urbani, che avrebbe potuto essere più facilmente e più specificamente applicata, alle opere per il trasporto pubblico urbano e alle opere viarie.

Predisponendo la mia proposta emendativa, speravo che il relatore e la maggioranza riflettessero sulle considerazioni che fra l'altro avevo espresso al viceministro Visco nel corso della sua audizione in Commissione. Speravo ci fossero un ripensamento ed una riformulazione dell'intero articolo 8, in relazione alle considerazioni che avevo svolto e alle palesi iniquità che si determinano con questa addizionale all'ICI. Vedo però che la maggioranza è andata avanti come un carro armato - siamo a qualche giorno dal ricordo dell'invasione dei carri armati sovietici a Budapest! -, senza modificare il testo dell'articolo.

Credo quindi che siamo di fronte ad una palese iniquità. Diamo ai comuni uno strumento che i comuni stessi non saranno in grado di applicare con equità, perché il riferimento unico all'imposta comunale sugli immobili per tutti i vari tipi di opere pubbliche elencate è assolutamente incongruo. Chiedo scusa, Presidente, ma...

 

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Armani. Invito i colleghi a fare un po' di silenzio e a lasciar parlare l'onorevole Armani.

 

PIETRO ARMANI. Volevo dire che applicando il sistema dell'imposta comunale sugli immobili all'insieme delle opere pubbliche elencate alle lettere a), b), c), d) ed e), evidentemente, si determinano forme palesi di iniquità, che avrebbero potuto essere modificate, pur discutendo sul meccanismo con il quale consentite ai comuni di aumentare le imposte, a fronte di trasferimenti dettagliati. Comunque, quello in questione avrebbe potuto essere uno strumento più adeguato, mentre, in questo modo, è palesemente iniquo e credo che sarà foriero di contenzioso tributario e, probabilmente, anche di contenzioso costituzionale.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zorzato. Ne ha facoltà.

 

MARINO ZORZATO. Questo articolo fa parte della sequenza di quelli con cui il centrosinistra vuole applicare ai cittadini (quelli che poi, alla fine, pagano sempre) le nuove tasse, mascherandole con l'utilizzo del concetto di «possono». La domanda che ci si pone sulla tassa prevista in tale articolo, però, oltre alla considerazione secondo cui si tratta di una cattiva tassa, è se e come essa sia applicabile. Innanzitutto, pensando già al nome, «imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche», ciascuno si immagina la valenza, l'importanza e la straordinarietà della stessa. Ad esempio, avendo presente l'elemento straordinario dello svolgimento delle Olimpiadi a Roma, il sindaco Veltroni potrebbe immaginare di applicare la tassa di scopo per far fronte a questo grande evento, che avrà un ritorno mediatico ed economico importante. No, invece, non è coì. Con questa nuova imposta, che si applicherà ai cittadini di tutta Italia, cosa si va a finanziare? Opere per il trasporto pubblico urbano.

Mi rivolgo ai colleghi di maggioranza: immagino che gran parte di essi non avrà letto questo articolo, perché ipotizzare di applicare una tassa nuova di scopo, per opere per il trasporto pubblico urbano, che è una competenza totalmente a carico del servizio pubblico normale, e, quindi, del bilancio dello Stato normale, mi pare una cosa abbastanza nuova.

Si parla, poi, di opere viarie, con esclusione di quelle per la manutenzione straordinaria. Vale a dire che, ad esempio, a Roma, per realizzare un marciapiedi davanti al Parlamento, andiamo a tassare con una tassa di scopo anche i cittadini che abitano nel quartiere periferico. Mi domando se sia giusto e doveroso che, per opere così particolari, andiamo a tassare i cittadini che non hanno alcun interesse per le stesse. Può infatti non trattarsi di un'opera di interesse collettivo per tutta la città ed essere un'opera particolare. Si parla anche di opere di significativo arredo urbano. Mi domando anche in tal caso se sia giusto che, per decorare alcuni luoghi, si debba applicare una tassa di scopo che, per molti cittadini, scopo non ha. Abbiamo cittadini interessati, i quali, con le tasse applicate ad altri, avranno beneficio da queste opere. Questo avviene anche per i parchi, i giardini e per i parcheggi pubblici.

Vorrei poi che il Governo si rendesse conto che questa è una norma inapplicabile, in quanto il comma 7 così recita: «Nel caso di mancato inizio dell'opera pubblica entro due anni dalla data prevista dal progetto esecutivo i contribuenti possono chiedere il rimborso degli importi versati...». Allora, signor Presidente, relatore, rappresentante del Governo, immaginando che, quando c'è una tassa di scopo, una parte dei cittadini non sarà d'accordo, conoscendo l'iter burocratico, sia per i finanziamenti che per la realizzazione, delle opere pubbliche, sapendo che solo per un parere della sovrintendenza passano due, tre o quattro anni, e che, quindi, per moltissime di queste opere di scopo non si riuscirà ad iniziare i lavori nei due anni previsti, vi immaginate quanti ricorsi verranno presentati da parte di cittadini contrari all'opera che, dopo due anni, chiederanno il rimborso? Basta poi il rimborso di un cittadino per non avere più copertura finanziaria e rendere impossibile l'esecuzione di quell'opera?

Credo che voi stiate ancora immaginando di inventarvi nuovi balzelli a copertura di iniziative dei vostri amministratori, con i quali avete deciso di mettere sistematicamente le mani in tasca ai nostri cittadini. Continuate, però, a fare un'operazione mal fatta, perché oggi mettete loro le mani in tasca, ma domani quei cittadini ricorreranno contro di voi ingessando l'esecuzione di opere pubbliche.

Credo che, per come è redatto questo articolo, per la sua ratio per il fatto che prevede un ulteriore balzello a carico dei cittadini, la soppressione che noi chiediamo con gli emendamenti che abbiamo proposto sia la cosa più giusta da fare. Vi chiediamo un ripensamento: un accantonamento per farlo morire nei prossimi giorni o una soppressione per eliminarlo subito. Questa non è una tassa di scopo in senso alto, ma è un ulteriore balzello per i nostri cittadini, che pagheranno piccoli marciapiedi, piccole opere pubbliche, piccoli interessi di bottega di qualche amministratore che pensa solo al presente creando molti problemi per il domani (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.

 

LAURA RAVETTO. Signor Presidente, questo articolo a nostro avviso presenta anche problemi di incostituzionalità. In primo luogo, ci sembra che violi l'articolo 119 della Costituzione per ciò che concerne le competenze Stato-regioni e non ci sembra che la questione sia stata risolta in modo compiuto nell'ambito della Commissione affari costituzionali. Esso appare inoltre incostituzionale perché di fatto è una delega in bianco, una norma in bianco caratterizzata da assoluta indeterminatezza perché quello che manca in questa norma è proprio lo scopo; infatti, si parla solo di tassa senza indicare le finalità della norma. Sono date delle direttive generiche e, tra l'altro, anche poco comprensibili: si parla di inizio dell'opera, ma a nostro avviso si tratta non soltanto di iniziare un'opera, ma di completarla e, quindi, si deve andare a tassare il cittadino a completamento dell'opera. Si parla di tetto massimo, ma non si spiega se sarà una tassa per singola opera, se sarà una tassa generale annuale, come previsto dato che si fa riferimento alla disciplina ICI. Si parla di un rimborso, una restituzione a carico del cittadino nel quinquennio, ma poi non si spiega cosa succede se una persona cambia residenza o se diventa residente di un comune diverso; quindi - a nostro avviso - ci sono almeno due profili di incostituzionalità che forse, se proceduralmente fosse possibile, potrebbero indurre ad un ritorno in Commissione affari costituzionali.

Facciamo ancora presente che questa norma, come poi la successiva che andremo a discutere nell'articolo 9, tende di fatto a delegare delle responsabilità ai comuni, cioè ad imporre di fatto ai comuni, a fronte dei tagli di spesa che sono stati loro imposti, di tassare i cittadini.

Questa imposta ci sembra nient'altro che una nuova ICI e non ne comprendiamo né le finalità né la necessità (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere sugli emendamenti all'articolo 8.

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti Colasio 8.22 e D'Elpidio 8.23, mentre per quanto concerne l'emendamento Alberto Giorgetti 8.25 il parere è favorevole a condizione che sia riformulato limitandolo alla lettera f).

Sui restanti emendamenti esprimo parere contrario.

 

PRESIDENTE. Il Governo?

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

 

PRESIDENTE. Onorevole Alberto Giorgetti, accetta la proposta di riformulazione del suo emendamento 8.25 avanzata dal relatore?

 

ALBERTO GIORGETTI. No, signor Presidente, non sono d'accordo.

 

PRESIDENTE. In questo caso, qual è il parere del relatore?

 

MICHELE VENTURA, Relatore. Signor Presidente, in questo caso il parere è contrario.

 

PRESIDENTE. Il Governo?

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere è contrario.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Zorzato 8.1.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, mi scuso per la mia assenza di poc'anzi, ma devo confessare che, essendo questo il primo disegno di legge finanziaria al cui esame partecipo, ho qualche difficoltà a capire con quale ordine - se pure un ordine esiste - svolgiamo i nostri lavori.

Ritengo sia stato molto utile il dibattito svolto questa mattina sull'ICI e sulla proposta emendativa tesa all'abolizione di tale imposta per quanto riguarda la prima casa; con il nome di tassa di scopo noi stiamo discutendo semplicemente di un'addizionale ICI, fino al 12,5 per cento rispetto all'importo normalmente dovuto. Infatti, stiamo discutendo di un'addizionale fino allo 0,5 per mille, il che, considerata l'aliquota ICI ordinaria del 4 per mille, significa esattamente più 12,5 per cento.

Sostengo che si tratta di un'addizionale ICI e di null'altro; basta leggere il testo per capire che tra le opere - indicate peraltro in modo del tutto generico - che i comuni possono finanziare attraverso la tassa di scopo (che è appunto un'addizionale ICI), in realtà rientrano quelle che qualsiasi comune di qualsiasi dimensione svolge regolarmente. Quindi, di ciò si tratta, di una addizionale ICI dello 0,5 per cento.

Il collega Zorzato e la collega Ravetto hanno già evidenziato alcuni profili di illogicità o addirittura di incostituzionalità di questa misura, che è stata definita un balzello; io mi limito a sottolineare altri aspetti.

Viene lodevolmente previsto che, nel caso in cui l'opera per la quale si è riscossa l'addizionale ICI non venga iniziata entro due anni, sia possibile chiedere la restituzione di quanto pagato. Ritengo sarebbe stato di una qualche ragionevolezza aggiungere, oltre alla data di inizio, quanto meno che i lavori vengano terminati entro la data prevista nei capitolati o con un margine di tolleranza limitato, per cui basterebbe che dopo due anni l'opera venisse iniziata ed i soldi non dovrebbero più essere restituiti. Nel caso in cui l'opera non venga completata, non vi è alcuna restituzione dell'imposta di scopo.

In realtà, come è stato osservato questa mattina, noi sappiamo che una percentuale elevatissima di italiani, rispetto a quelle riscontrabili negli altri paesi comparabili con l'Italia, è proprietaria della prima casa; non necessariamente ciò rappresenta un dato in assoluto positivo: può anzi anche essere un elemento che influisce sulla scarsa attitudine alla mobilità e che quindi in qualche modo rende più rigida la struttura sociale nonché, conseguentemente, la struttura economica del paese. Ma è un fatto; è un fatto, quindi, che l'ICI funziona come una patrimoniale, ed è altresì un fatto che questa mattina abbiamo discusso - a mio avviso, con qualche interesse anche da parte della maggioranza - sull'abolizione dell'ICI sulla prima casa.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la fasulla rubrica di questa norma la definisce imposta di scopo, ma essa altro non è, invece, che un'addizionale ICI dello 0,5 per cento, il che, per i comuni, significa poter giungere ad un incremento del 12,5 per cento dell'imposta ICI sulla proprietà di case, terreni e via dicendo (e quindi anche della prima casa). Se poi aggiungiamo la tassa di soggiorno, vediamo che in realtà ai comuni si concedono notevoli facoltà.

Io ho presentato una proposta emendativa, successiva nel fascicolo degli emendamenti, tesa quanto meno ad introdurre un elemento di correzione, vale a dire l'attivazione della tassa di scopo solo per quei comuni che abbiano rispettato il patto di stabilità. Altrimenti, ai comuni che già eccedano nelle spese rispetto a quanto previsto ed indicato dal patto di stabilità interno, si consentirebbe tranquillamente di poter accendere un altra imposta, considerando che essa deve servire per opere particolarmente significative - non so cosa voglia dire - di arredo urbano e di maggior decoro dei luoghi. Questo, onorevoli colleghi della maggioranza, stiamo votando: «maggiore decoro dei luoghi». Non so poi a chi si dovrà chiedere l'interpretazione autentica; è chiaro che qualsiasi comune d'Italia in qualsiasi esercizio di bilancio prevede e finanzia tali opere per il maggiore decoro dei luoghi (peraltro, non si sa di quali luoghi si tratti).

 

PRESIDENTE. Deve concludere...

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Concludo signor Presidente.

Pertanto, questa non è una tassa di scopo, che sarebbe stata definita con altri criteri; è la possibilità di prevedere da parte dei comuni un'addizionale dell'ICI.

Questo stiamo votando, altro che abolizione dell'ICI sulla prima casa: se voterete a favore darete il via libera perfino alle addizionali sull'ICI stessa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.

 

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Presidente, a titolo personale, chiedo che le persone presenti in aula si rendano conto di quello che stanno votando, perché si tratta di una tassa che è vergognoso proporre al nostro paese, visto che, oltre a quello che diceva il collega Della Vedova, nel comma 5 si parla di «opere varie» non meglio precisate. E poi, excusatio non petita, si prevede la possibilità di reintegrare il cittadino con i tempi che tutti conosciamo per opere non realizzate e tasse indebitamente riscosse.

Mi permetta, Presidente, una piccola annotazione di analisi filologica di questo articolo, me lo consenta...

 

PRESIDENTE. Che sia breve però, perché ha già esaurito il suo tempo.

PATRIZIA PAOLETTI TANGHE­RONI. In esso si parla dello 0,5 per mille ed è interessante che si evochi il 5 per mille, perché è esattamente la logica opposta a quella del 5 per mille!

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zorzato 8.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 499

Votanti 498

Astenuti 1

Maggioranza 250

Hanno votato sì 222

Hanno votato no 276).

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento Zorzato 8.2.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crosetto. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Presidente, con l'articolo 6 ha inizio una sequenza di altre tasse. Per carità, non lo diciamo solo come slogan per la televisione, penso che tutti i colleghi possano rendersene conto man mano che stiamo procedendo nella votazione degli articoli.

Ho fatto però alcuni calcoli, fermandomi all'ICI, poiché ritengo giusto che, quando si approvano alcune norme che sembrano astratte, ognuno di noi si renda conto dell'incidenza che il complesso di quelle norme avrà sulle tasche dei cittadini.

Partendo da un importo medio di 200 euro - penso che 200 euro all'anno rappresentino un costo minimo di ICI per una casa - alla fine degli aumenti previsti riguardanti l'ICI (questo è solo uno), si arriverà ad un costo di 420 euro all'anno. L'articolo 6, cioè, oltre agli altri aumenti, ad esempio quello delle rendite catastali, su un'ICI di 200 euro avrà un'influenza di altri 220 euro aggiuntivi; se gli euro attuali sono 300, saranno 330 i costi aggiuntivi. Questo serve per far capire a tutta l'Assemblea, quale sarà il risultato di queste norme, che sembrano astratte ma che poi tali non sono perché hanno un impatto violento nella vita di tutti i cittadini.

Prima abbiamo cercato di portare avanti una battaglia per la soppressione dell'ICI sulla prima casa, ma abbiamo ricevuto un netto rifiuto. Dal sopprimere l'ICI sulla prima casa al raddoppiarla nel giro di un anno ci sarà una via di mezzo! Una minima via di mezzo poteva essere quella di accantonare l'articolo 6, che prevede un ingiusto aumento dello 0,5 per mille, portando cioè da una media del 5 (che è l'ICI media in Italia) al 7,5, visto che adesso è consentito il 7, con il mezzo punto in più previsto, per finanziare opere pubbliche.

Lo diceva ieri una collega di Alleanza Nazionale: in Italia vi sono sindaci - mi sembra che lei citasse la Poli Bortone - che sono riusciti a tenere il livello dell'imposta dell'ICI al minimo, mentre ve ne sono altri che non sono contenti dell'ICI al massimo (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania). Non vedo perché il Parlamento, continui a scaricare sulle spalle dei cittadini le inefficienze che molto spesso sono degli amministratori locali. È assurdo che vi siano comuni in cui i cittadini pagano il 4 per mille e comuni che non sono contenti di riscuotere il 7 per mille! A questi stiamo dando la possibilità di aumentare le rendite catastali e di aumentare l'ICI dello 0,5 con una tassa di scopo assurda e incomprensibile. Alla fine, il cittadino che paga 200 euro ne pagherà 420 e quello che paga 600 euro ne pagherà 1.200!

Quindi, stiamo costruendo una finanziaria che riesce a colpire non i più ricchi - e torno su questo aspetto -, ma tutti: e, quando diciamo in televisione (mettendovi in difficoltà), che il disegno di legge finanziaria in esame non è fatto per colpire soltanto alcune categorie, perchè i 35, i 40, i 70 o gli 80 miliardi cadranno sulle spalle di tutti, intendiamo proprio questo!

Ieri, quando ci siamo occupati dell'imposta di bollo, abbiamo fatto rilevare che essa colpirà i più poveri! E l'ICI? Non ditemi che colpirà i ricchi: colpirà proporzionalmente tutti, ma l'incidenza più forte l'avrà su chi è povero, su chi ha comprato la casa, sta pagando il mutuo e si troverà l'ICI raddoppiata (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

Ci sono, però, i conti pubblici da salvare. Salviamoli! Il fatto è che l'ICI è aumentata, come previsto in tre o quattro articoli diversi del disegno di legge finanziaria. L'aumento dello 0,5 per cento, di cui ci stiamo occupando, è operato per tacitare l'ANCI, cioè per far stare zitti alcuni grandi sindaci, quelli che, mediante l'aumento dell'ICI, vogliono finanziare opere sulle spalle dei loro cittadini. È un'ingiusta oppressione per i cittadini! Passi l'aumento delle rendite catastali - se collegato ad una contestuale riduzione dell'ICI (alcuni sindaci pensano di aumentare le rendite catastali e di mantenere l'aliquota, ma, in tal modo, l'imposta raddoppierà) -, ma questa tassa, assurda ed ingiusta, non ha senso!

Il contenuto dell'articolo in esame è soltanto questo: sopprimendolo, non creiamo problemi a nessuno e costringiamo gli amministratori locali - diciamo così - a fare il fuoco con la legna che hanno.

Ripeto che non possiamo far finta di non vedere: vi sono amministratori che, con i trasferimenti dello Stato, riescono a tenere le imposte al livello più basso; vi sono altri amministratori che, con maggiori trasferimenti dello Stato, devono aumentare al massimo le imposte, perché le entrate non bastano. Con articoli come quello in esame, diamo ragione non ai bravi amministratori, ma a quelli che i soldi dei cittadini li amministrano peggio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

 

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, desidero fare una brevissima precisazione.

Faccio riferimento, in particolare, all'intervento della collega Paoletti Tangheroni, la quale richiamava tutti ad essere coscienti dell'oggetto della votazione alla quale ci accingiamo. Allora, vorrei semplicemente leggere il comma 5 dell'articolo 8, riguardo al quale c'è un po' di confusione. La collega sosteneva che l'imposta può essere istituita per realizzare le seguenti opere pubbliche: opere per il trasporto pubblico urbano ed «opere varie». Tuttavia, il predetto comma 5, lettera b), espressamente contempla le «opere viarie».

Allora, colleghi, credo che, insieme, dobbiamo essere coscienti e precisi riguardo all'oggetto delle nostre votazioni. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zorzato 8.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 493

Votanti 491

Astenuti 2

Maggioranza 246

Hanno votato sì 227

Hanno votato no 264).

 

Prendo atto che il deputato Dato non è riuscita a votare.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanetta 8.3.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanetta. Ne ha facoltà.

 

VALTER ZANETTA. Signor Presidente, a fronte della forte riduzione dei trasferimenti ai comuni, il Governo ha escogitato questa assurda modalità di tassazione che è l'imposta di scopo, la quale dovrebbe coprire, parzialmente, le spese per la realizzazione delle opere pubbliche individuate dai comuni con loro regolamento.

Si tratta di un'imposta assurda: essa sottende una falsa autonomia fiscale dei comuni, affidata alla volontà degli amministratori, e crea profonde sperequazioni tra comune e comune, con possibili ingiustizie tra i cittadini. Si tratta di una forma ingiusta di federalismo fiscale. Inoltre, la norma è limitativa, e non risolutiva, in quanto prevede, per il finanziamento dell'opera, il limite del 30 per cento, da richiedere ai cittadini. Appare assurdo, altresì, che dalla tassa di scopo non siano state escluse le categorie più deboli economicamente.

Per queste ragioni, invito il Parlamento ad approvare l'emendamento soppressivo dell'articolo 8, da me sottoscritto unitamente ad altri colleghi del gruppo di Forza Italia.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.

 

CESARE CAMPA. Signor Presidente, intervengo per rivolgere un accorato appello ai colleghi veneti e a tutto il Parlamento allo scopo di far approvare questa proposta emendativa che, in maniera molto intelligente, ha presentato il collega Zanetta.

Non possiamo assolutamente dividere il nostro paese attraverso tasse di scopo differenziate che mettono i cittadini l'uno contro l'altro. Peraltro, queste ultime pongono addirittura i cittadini meno abbienti in una condizione di grave disagio. Quindi, cerchiamo di correggere il tiro poiché molto spesso in aula si sono manifestate reciproche volontà - lei, Presidente Castagnetti, lo ricorda sempre - di collaborazione e di ascolto. Dimostrate tutto ciò, anche se ho l'impressione che fino a questo momento siete stati completamente sordi.

Una disponibilità all'ascolto potrebbe essere intesa in maniera molto positiva soprattutto se volta all'accoglimento di questo emendamento, che certo non stravolge il vostro impianto, ma mette il nostro Paese in condizione di essere veramente all'avanguardia e caratterizzato da un federalismo partecipato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanetta 8.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti 491

Votanti 490

Astenuti 1

Maggioranza 246

Hanno votato sì 224

Hanno votato no 266).

 

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Mereu 8.4, Bertolini 8.5 e Garavaglia 8.6.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garavaglia. Ne ha facoltà.

 

MASSIMO GARAVAGLIA. Signor Presidente, questi emendamenti sono soppressivi.

Perché lo sono? Nell'ottica del federalismo fiscale, a onor del vero, la tassa di scopo non è assurda, si potrebbe ipotizzare. Quindi perché, lo ripeto, sono stati presentati emendamenti soppressivi? Stiamo parlando di una norma mal scritta - attraverso gli emendamenti successivi avremo modo di capire meglio a cosa mi riferisco - che, soprattutto, si inserisce in un contesto di aumento di tasse a livello locale.

Intendo rubarvi due minuti di tempo solo per eseguire un piccolo conto, il conto della serva. Prendiamo l'introito totale dello Stato in tasse, lo dividiamo per la popolazione ed otteniamo quanto ogni cittadino versa. Tale valore lo moltiplico per il numero dei cittadini del mio comune e ottengo una cifra: circa 80 miliardi di vecchie lire. Ebbene, quanto riceve dallo Stato il mio comune? Un miliardo e 800, per cui facendo una media che non tiene conto delle diversità - sarebbe come dire che un comune in provincia di Milano, pieno di industrie, versa allo Stato tanto quanto un comune montano della Valtellina, ma non fa niente -, se consideriamo quanto riceve il mio comunello e lo dividiamo per quanto versa, noteremo che ci troviamo al 2,6 per cento: quindi, ritorna al mio comunello il 2,6 per cento. È evidente che stiamo parlando di una piccola mancetta, però andiamo avanti nel conto. Se invece del 2,6 per cento il mio comunello potesse tenersi il 5 per cento - parliamo sempre di una piccola mancetta, dovete ammetterlo - noi potremmo eliminare tutta l'ICI e non solo per la prima casa, ma per tutto il resto. Andiamo avanti con questa piccola simulazione. Se invece del 5 per cento potessimo tenerci il 7 per cento di quegli 80 miliardi che versiamo, potremmo eliminare tutta l'ICI, la tassa sui rifiuti, la TOSAP e ogni altro balzello, con un avanzo da distribuire ai cittadini.

Ecco, è questo il federalismo fiscale. Noi chiediamo semplicemente che venga riconosciuta ai territori una parte, quella giusta, di ciò che versano.

In questo contesto, nel quale noi tartassiamo i territori, anziché assegnare loro più denaro, l'idea di federalismo fiscale della sinistra consiste nel dare ai comuni la possibilità di aumentare le tasse locali. Non è così che risolviamo il problema. Mettiamoci davvero, una volta per tutte, a fare i conti e a farli bene. Quello che ho fatto prima è un «conto della serva» che chiunque può effettuare riguardo al proprio comune. Vi consiglierei di provare perché vi rendereste conto, in tal modo, di quale spreco ci sia nelle amministrazioni centrali dello Stato. Noi non possiamo fare altro che pretendere che questo ulteriore balzello, oggi, non sia imposto. Per questo motivo, abbiamo proposto un emendamento soppressivo, pur essendo concettualmente d'accordo sulla tassa di scopo.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, siamo tutti d'accordo su un concetto, cioè che l'ICI sia un'imposta sbagliata. Fra le imposte del panorama fiscale italiano, forse è l'imposta più sbagliata perché è l'unica patrimoniale esistente. Infatti, colpisce non il reddito, ma il patrimonio. Oltretutto, gravando sulla prima casa, non discrimina tra le grandi proprietà e le piccole proprietà. L'ICI aveva una sola ragion d'essere: alcuni sostenevano, infatti, che l'ICI sia versata dai proprietari perché le opere pubbliche che ogni anno si realizzano in una città contribuiscono a mantenere e ad innalzare il valore dell'abitazione. All'osservazione secondo cui l'ICI finanzia la spesa corrente si poteva replicare che nella spesa corrente dei comuni insistono le quote capitale e gli interessi dei mutui che servono per realizzare quelle opere pubbliche. Quindi, l'unico elemento di giustizia contenuto nell'ICI, fino ad oggi, è stato che l'imposta contribuisce agli investimenti effettuati nella città di competenza.

Oggi noi togliamo anche quest'ultimo velo, perché affermiamo che, per contribuire alle opere pubbliche, al proprietario è richiesta una «super ICI», una ICI aggiuntiva. In altri termini, certifichiamo che l'ICI pagata fino ad oggi serviva a finanziare non le opere pubbliche ma, semmai, l'asilo nido per la famiglia che non ha neanche una casa in quel comune, oppure per la famiglia che risiede in un altro comune e solo temporaneamente si trova nel comune che incassa l'ICI dai proprietari di immobili (Applausi del deputato Armani). Si sancisce l'anomalia e l'ingiustizia dell'ICI.

Come ulteriore osservazione, rilevo che quanto più confondiamo il panorama fiscale, tanto più rendiamo possibile l'evasione fiscale. Non mi stancherò mai di ripeterlo. Immaginate quale sarà la possibilità per un comune di accertare la «super ICI» derivante dalla tassa di scopo. Nonostante facciamo fatica, già oggi, a farci pagare l'ICI, dobbiamo inventare un sistema di accertamento aggiuntivo. Sarà molto difficile.

Stiamo parlando, per intenderci, dell'ipotesi in cui, vicino a casa vostra, sia sistemato un giardino pubblico. In un caso del genere, sarete chiamati, per cinque anni, a versare una ICI maggiorata dello 0,5 per mille. Lo 0,5 per mille è molto. In numerose città, per fortuna, l'ICI sulla prima casa è rimasta ferma all'aliquota minima del 4 per mille. Ciò vuol dire che, per alcuni contribuenti, la stiamo innalzando tout court al 4,5 per mille. È lecito pensare che ci sarà una rincorsa all'evasione e noi non abbiamo alcuno strumento per accertare questa nuova ICI.

Come ulteriore osservazione, rilevo che noi siamo l'unico paese al mondo che sta per approvare una norma di questo genere per le opere viarie. Sto parlando delle opere più importanti che i comuni realizzeranno, le più costose. Tra le due ipotesi, mi preoccupa meno la sistemazione del giardino pubblico, che non potrà avere un costo elevato, mentre mi preoccupa molto di più il rifacimento di una strada, di una tangenziale o di una metropolitana.

In questo caso saranno molti i cittadini ad essere interessati dall'aliquota massima. Se guardiamo gli altri paesi, oggi per finanziare tali opere non si ricorre alla tassa di scopo, ma a due strumenti definiti che funzionano. Essi sono il road pricing (paga un tot ogni giorno chi usufruisce dell'opera pubblica realizzata dal comune) oppure il project financing, strumento che molti comuni da anni utilizzano con ottimi risultati. Non si capisce perché dobbiamo imbarcarci in un nuovo sistema che farà più danni che benefici. Vi assicuro che l'onere sulla prima casa per molte famiglie sta diventando una delle contribuzioni maggiori, anche perché sulla prima casa spesso, soprattutto per le giovani coppie che maggiormente vogliamo tutelare, già grava un mutuo. Quindi, al mutuo si aggiungono le maggiori imposte. Davvero vi chiedo di soprassedere all'esame di tale norma per ulteriori chiarimenti.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

 

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, se possibile, vorrei richiamare in breve l'attenzione del relatore e del Governo. La tassa di scopo in teoria finanzia le opere pubbliche e quindi politicamente è considerata molto più accettabile dai cittadini. Tuttavia, prendiamo il caso di un comune in equilibrio finanziario che ha già previsto di finanziare le opere pubbliche con entrate ordinarie (oneri di urbanizzazione, ICI eccetera) e che decide di spostare la copertura delle opere pubbliche utilizzando la tassa di scopo. Si libereranno risorse che possono essere spese per oneri di natura corrente. Quindi, la tassa di scopo può avere l'effetto netto di aumentare la spesa corrente del comune. In proposito, vorrei sapere se il Governo e il relatore sono della stessa opinione.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.

 

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento Bertolini 8.5 al quale ho apposto la mia firma. Esso è soppressivo e non può che esserlo perché la tassa di scopo è tragicamente l'opposto di quanto volevamo fare con il 5 per mille che abbiamo proposto. Con il 5 per mille il cittadino decide come e quando finanziare alcune opere. In questo caso, invece, bisogna rendersi conto, purtroppo tragicamente, che siamo di fronte alla porta principale di un'economia pianificata. Infatti, sono i comuni a decidere dove, come e quando far ricadere la tassa di scopo sul cittadino. Badate bene che essa non è richiesta con la logica dell'una tantum per un evento straordinario, ma per situazioni tutto sommato ordinarie, nonostante l'esclusione delle opere di manutenzione ordinaria e straordinaria. In realtà, se si legge quanto riportato nel comma 5, si tratta di opere che non hanno la straordinarietà di un evento che richiede un intervento una tantum. Allora, si tratta effettivamente di pianificare l'economia. Noi siamo una forza liberale e dobbiamo assolutamente rigettare qualunque logica di pianificazione economica, perché essa ci è estranea. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo, in quanto tale articolo non è emendabile.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Forlani. Ne ha facoltà.

 

ALESSANDRO FORLANI. Signor Presidente, devo ammettere che nel quadro del dibattito da tempo in corso nel nostro Paese sul federalismo fiscale questo tipo di imposta appare abbastanza suggestivo, nell'esigenza di dare ai comuni maggiori possibilità impositive per autofinanziare le proprie opere. Pertanto, essa può apparire un'iniziativa avveniristica e moderna. Tuttavia, la mia contrarietà - e quindi la mia adesione all'emendamento in oggetto - si collega all'ancoraggio della norma ancora una volta all'ICI.

Si viene a configurare, infatti, come un'addizionale dell'imposta comunale sugli immobili (ICI), costituendo un ulteriore gravame sulla proprietà immobiliare dopo tutti quelli che sono stati introdotti dal disegno di legge finanziaria in esame. Mi riferisco alla revisione delle rendite catastali, agli aggravi sulla proprietà immobiliare e all'inutile registrazione dei dati catastali nella dichiarazione IRE...

 

PRESIDENTE. La prego di concludere!

 

ALESSANDRO FORLANI. ...determinando, così, ulteriori disagi per i cittadini.

A questo punto, appesantire ulteriormente l'ICI significa non soltanto incidere più pesantemente sul mercato immobiliare, ma penalizzare ancor di più i proprietari...

 

PRESIDENTE. Grazie...!

 

ALESSANDRO FORLANI. ...soprattutto quelli più poveri, vale a dire quelli che possiedono soltanto la prima casa (Applausi del deputato Armani)!

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, mi è stata rivolta esplicitamente la richiesta di prestare ascolto alla discussione e ritengo giusto soddisfarla.

La norma recata dall'articolo 8 del provvedimento in esame, per la verità, andrebbe valutata con un'attenzione maggiore di quella mostrata dal contenuto di alcuni interventi. Se ci limitassimo alla polemica politica, naturalmente si può affermare tutto; se ci vogliamo attenere alla sostanza della questione, invece, vorrei rilevare che l'articolo in esame offre una possibilità ai comuni rispetto ad impegni che debbono assumere a favore della loro collettività.

Del resto, i colleghi Alberto Giorgetti, Pedrizzi ed Amoruso hanno prolungato legittimamente, con la presentazione di alcune proposte emendative, la lista degli obiettivi che i comuni potrebbero perseguire attraverso l'introduzione di una propria modalità di finanziamento. Si tratta, chiaramente, di opere che riguardano una comunità locale; in altri termini, vorrei osservare che tra il cittadino, ciò che decide l'amministrazione ed il risultato concreto deve esistere un rapporto diretto.

Abbiamo pensato che vi potesse essere una serie di impegni: peraltro, con l'elenco indicato in alcune proposte emendative, che accogliamo, si chiarisce meglio che vi sono asili nido, restauri, allestimenti museali, opere culturali e conservazione di beni artistici da porre in essere.

In questo modo, si amplierà notevolmente la possibilità delle amministrazioni locali di prefigurare obiettivi di investimento di grande interesse sociale, a favore dei loro cittadini, che rivestono una natura pubblica. Tuttavia, nel momento in cui i comuni si prefiggono tali obiettivi, debbono evidentemente avere a disposizione anche le risorse finanziarie per poterli realizzare.

Una delle possibili modalità è quella che abbiamo individuato proprio nell'articolo 8 del disegno di legge finanziaria. Ciò perché, ormai, nella legislazione che si è consolidata nel tempo in Italia, il ricorso all'imposizione fiscale territoriale (in particolare, l'imposta comunale sugli immobili) è progressivamente diventato il pilastro fondamentale dell'autonomia degli enti locali.

L'ICI, infatti, costituisce un'entrata importante per i comuni, riguardando ciò che insiste sul territorio. Pertanto, con le modifiche che dispongono il decentramento del catasto ai comuni, nonché con la revisione delle modalità di valutazione degli estimi catastali (sia pure in un secondo momento), gli enti locali assumeranno sempre di più il controllo di quanto avviene sul territorio, nonché la relativa leva impositiva.

Conseguentemente, sembra essere abbastanza logico il rapporto sussistente tra le opere pubbliche di vario tipo che i comuni intendono effettuare ed il ricorso a tale tipo di imposizione, al fine di realizzare le stesse, quando non dispongono di altri mezzi per poterlo fare.

Naturalmente, sono state introdotte anche alcune cautele. Infatti, se le opere in oggetto non dovessero essere realizzate entro un determinato periodo, ovviamente, il gettito dell'imposta di scopo dovrà essere restituito dall'ente locale ai cittadini. Devono essere previste, inoltre, occasioni di verifica e deve instaurarsi un rapporto tra la giunta ed il consiglio comunale ed i cittadini.

È evidente, in altri termini, che si tratta di una questione delicata. Io me ne rendo conto, tuttavia ritengo che le disposizioni che stiamo cercando di far approvare dimostrino l'assoluta consapevolezza del fatto che stiamo chiedendo ai cittadini, attraverso interventi di natura straordinaria, di sostenere il perseguimento di un obiettivo della comunità locale.

Tutto questo potrà essere realizzato se l'amministrazione comunale si prefigge tale obiettivo e se i cittadini, ovviamente, confermeranno l'amministrazione proponente e, dunque, il suo progetto. Vorrei comunque rilevare che ciò avverrà su base volontaria, poiché si tratta non di un obbligo, ma di una facoltà.

È abbastanza strano il dissenso di fronte all'esigenza di consentire ai comuni di muoversi con maggiore autonomia, con maggiore facoltà di decisione e di scelta, attraverso la possibilità di stabilire un rapporto diretto con i cittadini, sulla base di scopi evidenti, vorrei dire toccabili con mano sotto un certo punto di vista. Nello stesso tempo, vale il concorso che i cittadini forniscono. Questo non vuole dire che debba essere il 100 per cento, può essere anche una quota parte dell'opera; ma quando il comune non ce la fa e almeno la maggioranza dei cittadini è d'accordo sulla realizzazione di un intervento, perché non dare ai comuni la possibilità di muoversi anche attraverso questo strumento?

A me pare che questo articolo, sia pure con gli emendamenti che abbiamo accolto, e quindi con l'allargamento ulteriore dei compiti, debba essere approvato perché si tratta di una facoltà che dà ai comuni delle potenzialità, che non sono obblighi ma scelte politiche di amministrazione locale che verranno realizzate se e quando le amministrazioni avranno il consenso dei cittadini. Sono certo che anche in comuni amministrati non dal centrosinistra, ma dal centrodestra, vi sono in certi casi rapporti di fiducia tale tra l'amministrazione ed i cittadini per cui è del tutto possibile che un percorso democratico giunga ad individuare degli obiettivi e, attraverso questa modalità, la possibilità di realizzarli. Mi auguro che ciò sia possibile sia con l'amministrazione di centrosinistra sia con quella di centrodestra, quando e dove le amministrazioni ritengano che ciò sia necessario.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Filippi. Ne ha facoltà.

 

ALBERTO FILIPPI. Signor Presidente, non siamo convinti di quanto espresso dal sottosegretario Grandi e ribadiamo la nostra intenzione di voler sopprimere questo articolo, che ancora una volta incide sull'ICI cercando di aumentarla. La casa non è più il sogno per gli italiani, sta diventando un incubo; quasi quasi conviene iniziare a dotarsi, come gli zingari, di roulotte e di tenda, visto che dopo ti vengono regalati anche luce e gas.

Inoltre si tratta di una tassa doppia, perché per operare e migliorare il trasporto pubblico, dove comunque si pagano dei ticket e dei biglietti, andiamo a tassare, incidendo sulla casa, i cittadini. Stesso discorso vale per le opere viarie e per l'arredo urbano, dove i cittadini hanno già pagato gli oneri di urbanizzazione.

Infine, al comma 7 vi è addirittura una presa in giro per i cittadini, perché in caso di mancato inizio dell'opera per due anni, gli stessi hanno cinque anni per poter vedere risarcito quanto maltolto. Il cittadino rischia di anticipare quattrini che incidono sulla casa per vederseli restituiti dopo sette anni. Ingiustizia su ingiustizia, tasse su tasse, per non avere probabilmente neanche i servizi o servizi già pagati. Questo è inaccettabile.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marras. Ne ha facoltà.

 

GIOVANNI MARRAS. Chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento Bertolini 8. 5. Voglio associarmi alla richiesta dei colleghi sulla soppressione di questa tassa: è una tassa di scopo che non si capisce dove voglia arrivare. Il sottosegretario Grandi afferma che questa tassa serve per dare al comune il controllo del territorio e per aumentare il rapporto di fiducia con i cittadini. Io penso invece che serva ad allontanare la fiducia da chi ce l'ha già, perché effettivamente l'ICI è una tassa iniqua e Forza Italia ha sempre lavorato per eliminarla; a questo risultato si voleva giungere progressivamente. Considero, quindi, assolutamente inaccettabile coinvolgere i cittadini nella realizzazione di opere pubbliche. È una situazione assurda.

Dirò di più, proprio per rispondere al sottosegretario Grandi. In Sardegna, il governatore Soru, proprio sulle servitù militari - che poi riguardano beni che spettano ai comuni - deteriora il rapporto di fiducia con questi ultimi. Infatti, sta trattenendo alla regione i beni che lo Stato gli sta conferendo.

Pertanto, se lo scopo era quello di avvicinare i cittadini agli enti locali, attribuendo ad essi il controllo del territorio, mi sembra che il Governo, attraverso i suoi maggiori rappresentanti, stia facendo il contrario. Avete dunque bisogno di riunire la Conferenza Stato-regioni, con i vostri governatori di maggioranza, per decidere lo scopo che volete realizzare.

È assurdo pensare - questa è una presa in giro, e mi associo ai colleghi che mi hanno preceduto - alla restituzione degli importi versati dai cittadini per il perseguimento dello scopo, seppure si tratti di opere importanti. Il comma 5 dell'articolo 8, infatti, concerne opere per la viabilità, per il trasporto e per l'arredo urbano. Ma l'istituzione di tale imposta di scopo è la conseguenza del taglio delle risorse operato nei confronti dei comuni. Non li avete posti nella condizione di scegliere di applicare o meno questa tassa, ma li avete obbligati a farlo, che è una cosa ben diversa.

Alla fine, è troppo semplice dire che l'applicazione dell'imposta è facoltativa, che si tratta di un aiuto, di un'apertura e che i sindaci possono deliberatamente decidere come e dove intervenire, quando, nel contempo, si opera un taglio di risorse che li costringe a vessare i cittadini.

Nell'articolo 9 si parla ancora dell'imposta di soggiorno. Vorrei capire dove volete arrivare e qual è il vostro scopo finale, se è quello di lavorare come un Robin Hood al contrario, cercando di togliere ai poveri per dare ai ricchi. Di fatto, state colpendo tutte le categorie che non possono pagare.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non credo che per i comuni ci sia bisogno della revisione del catasto; ritengo ci vorrebbe la revisione del Governo! Bisogna sicuramente dare atto del fatto che, probabilmente, nei banchi del centrosinistra non siedono molti amministratori pubblici. Viceversa, ci sarebbe un attaccamento a ciò che è centrale. La nostra centralità è il cittadino che non va «spennato», bensì aiutato, soprattutto non imponendo nuovi balzelli e nuove tasse.

Le opere devono essere realizzate dal Governo e dalle regioni, che le devono mettere a disposizione dei cittadini. State cambiando completamente il modo di pensare che ha sempre caratterizzato tutti i Governi. Mi auguro che l'articolo in esame non venga approvato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia).

 

ROBERTO MENIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, ho chiesto la parola per denunciare un fatto grave. Pochi minuti fa si è appreso da un'agenzia di stampa che un nostro collega - che certamente non chiamerò onorevole né deputato, come usa fare il Presidente Bertinotti - si vanta di aver portato in Parlamento la battaglia per il diritto all'autocoltivazione della droga. «Ho seminato alcuni semi di marijuana nelle fioriere del cortile della Camera. I primi germogli sono già sbocciati e speriamo crescano bene».

Ora, signor Presidente...

 

PRESIDENTE. Onorevole Menia, poichè stiamo terminando i nostri lavori...

 

ROBERTO MENIA. No, Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega Nord Padania)... Al riguardo le chiedo che la Presidenza intervenga, se questo è l'esempio che un parlamentare dà al paese. Questi non sono i tamponi delle Iene! Questo è un parlamentare che si vanta di compiere reati all'interno della Camera! E la Presidenza della Camera non può fare finta di non sapere e di non vedere (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale, Forza Italia e Lega Nord Padania)!

È la testimonianza morale di questa sinistra che fa schifo, perché è divisa sui valori ed è unita sui disvalori, dalla droga libera fino agli insulti ai caduti di Nassiriya!

Presidente, le ricordo che la Presidenza deve intervenire. Le chiedo, quindi, quali accertamenti vorrà porre in essere e quali provvedimenti vorrà assumere nei confronti del deputato Caruso. È inaccettabile quanto accaduto e quanto egli si vanta di avere fatto (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale, Forza Italia, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania)!

 

PRESIDENTE. La ringrazio. Riferirò doverosamente le sue considerazioni al Presidente della Camera (Commenti - Una voce dai banchi dei gruppi dell'opposizione grida: Il buffone scappa!).

Chiedo ai colleghi di aiutare la Presidenza perché non è il caso di fare confusione (Commenti).

Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Su questo fatto mi associo e basta.

Invece, voglio intervenire sull'ordine dei lavori per un senso di rispetto per la Presidenza e per i colleghi. Siamo stati in quest'aula a lavorare per l'intera giornata e credo siano stati trattati argomenti importanti per il paese.

Mi sembra, ad esempio, che oggi si sia parlato della tracciabilità del pagamento dei professionisti. Poi, ho avuto occasione di vedere il TG1, durante il quale si è detto che stiamo lavorando e che abbiamo approvato, come novità, la rimodulazione dei ticket sanitari e tutta un'altra serie di questioni di cui questo Parlamento non si è assolutamente interessato.

Dunque, riguardo per l'appunto ai nostri lavori, vorrei segnalare alla Presidenza che vi sono valorosi colleghi che seguono i lavori parlamentari anche per la TV di Stato. Allora, o quest'ultima la sera racconta quello che ha fatto il Parlamento oppure racconta ciò che il Governo le dice di dire e che farà nei prossimi giorni, dandolo già per approvato (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale)! Le novità riportate circa la legge finanziaria, dunque, risultano essere i ticket sanitari che sarebbero stati approvati: ma quando e da chi sono stati introdotti?

 

GUIDO CROSETTO. Vergogna!

 

GAETANO FASOLINO. Vergogna!

 

CARLO GIOVANARDI. Chi è stato ad approvarli e perché il TG1 esordisce dicendo che a Montecitorio si stanno discutendo ed approvando gli emendamenti al disegno di legge finanziaria e che queste sono le novità? Si tratta di falsità assolute! Almeno si abbia la correttezza di fare un'informazione che spieghi agli italiani quello che il Parlamento sta facendo (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Grazie, riferirò anche questa osservazione al Presidente della Camera.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moffa. Ne ha facoltà.

 

SILVANO MOFFA. Signor Presidente, in merito all'emendamento soppressivo presentato dai colleghi dell'opposizione, vorrei avanzare una breve riflessione. Ringrazio il sottosegretario per aver richiamato poco fa alcune questioni che attengono al ruolo dei comuni in tema di autonomia locali.

Tuttavia, le devo dire, caro sottosegretario, che noi stiamo assistendo ad una sorta di introduzione di un federalismo fiscale un po' particolare. La mancata applicazione dell'articolo 119 della Costituzione, sostanzialmente, sta creando anche molta confusione circa il tentativo di garantire un federalismo fiscale serio, a livello territoriale. Infatti, la tassa di scopo che viene introdotta, anche se costituisce una possibilità a favore dei comuni, di fatto altera l'unità di bilancio degli enti locali.

Vorrei che fosse presente alla coscienza di ogni collega che qui stiamo introducendo un meccanismo il cui profilo di costituzionalità è tutto da discutere e da verificare, ma che modifica nella sostanza il modo di essere degli enti locali, sotto il profilo della corrispondenza tra entrate e spese. Infatti, la tassa di scopo finalizza l'entrata ad una determinata spesa, ma non consente più all'ente locale di costituire un bilancio sulla base della globalità delle entrate.

Ciò significa che non solo surrettiziamente stiamo dando ai comuni un maggior potere impositivo, ma di fatto stiamo alterando il modo di essere di una amministrazione. Lei prima ricordava che i sindaci, oggi, sono caricati di una nuova responsabilità nel momento stesso in cui presentano gli indirizzi di governo. Tuttavia, vorrei anche sottolineare che, nel momento stesso in cui si diventa sindaci e ci si presenta in un consiglio comunale o provinciale, si legge un documento che rappresenta gli indirizzi di governo. In esso, vengono tracciati i percorsi realizzativi di una pubblica amministrazione e rispetto a quegli indirizzi di governo, successivamente, il sindaco o il presidente sarà giudicato.

Voglio anche ricordare che questo percorso sostanzialmente responsabilizza l'amministrazione, ma consente anche di disporre di un programma delle opere pubbliche ben definito. Sono altri gli strumenti che possono essere messi in campo per consentire di andare al di là della stessa programmazione che ogni ente fa sulla base delle effettive ed accertate entrate pubbliche!

Questo non è federalismo fiscale, questo è soltanto un modo spurio di aumentare la pressione fiscale e di responsabilizzare l'amministratore locale rispetto ai cittadini. Ecco perché ho qualche perplessità e qualche riserva sulla stessa natura della tassa di scopo, così come viene tratteggiata in questo articolo 8 (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Informo i colleghi che la seduta proseguirà fino alle 22. I nostri lavori riprenderanno domani mattina alle 9.

 

ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ELIO VITO. Intervengo con riferimento all'articolo 60 del nostro regolamento che, al comma 4, prevede che, per fatti di eccezionale gravità, che si svolgano nella sede della Camera, ma fuori dell'aula, il Presidente della Camera può proporre all'Ufficio di Presidenza le sanzioni previste, tra le quali rientra l'interdizione a partecipare ai lavori parlamentari per un periodo da 2 a 15 giorni (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania).

Presidente, ritengo che, rispetto a quanto affermato dal deputato Menia, si rientri precisamente nella disposizione dell'articolo 60. Immagino che questa sia una questione che attiene anche alla sua personale sensibilità, dunque vorremmo avere immediata conoscenza della volontà del Presidente della Camera, se intenda o meno applicare l'articolo 60. Se ritiene, cioè, che quanto ostentatamente dichiarato dall'onorevole Caruso sia o meno un fatto di eccezionale gravità accaduto nella sede della Camera per il quale intende convocare l'Ufficio di Presidenza e proporre le eventuali sanzioni. Infatti, se il Presidente della Camera lo vuole fare - a nostro avviso, ha il dovere di farlo - rispetta il regolamento; se invece il Presidente della Camera non intendesse convocare l'Ufficio di Presidenza per proporre le sanzioni previste dall'articolo 60, vuol dire che condivide il gesto dell'onorevole Caruso, vuol dire che non lo ritiene grave.

Per tale motivo - onorevole Migliore - crediamo che il Presidente della Camera dovrebbe far meglio conciliare le sue funzioni di rappresentanza di tutta l'Assemblea e della dignità di quest'ultima con l'appartenenza allo stesso gruppo e allo stesso partito dell'onorevole Caruso che turba i lavori parlamentari. Su tale questione, Presidente, vorremmo ricevere un'immediata risposta da parte del Presidente Bertinotti (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania).

 

PRESIDENTE. Onorevole Vito, la questione è già stata sollevata dall'onorevole Menia e ho già detto che informerò immediatamente il Presidente della Camera (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale). La prego di non fare più processi alle intenzioni sulle scelte del Presidente della Camera, che ancora nessuno conosce.

Siccome lei, onorevole Vito, ha espresso apprezzamenti, dando per scontate certe scelte che invece nessuno sa quali possano essere, credo che lei - essendo un garantista - converrà con me che la procedura prevede che il Presidente della Camera chieda al Collegio dei Questori di svolgere una rapida indagine per poi assumere i provvedimenti del caso.

In ogni caso, il Presidente della Camera sarà investito immediatamente della questione. Spero con questo che si possa chiudere la discussione su tale argomento, posto che allo stato ciò che la Presidenza può fare è investire subito il Presidente della Camera (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TEODORO BUONTEMPO. Pur apprezzando ciò che lei ha detto, cioè che riferirà al Presidente della Camera, credo però che ci troviamo in un'altra fattispecie. Qui non si tratta di giudicare l'opinione di un parlamentare, né di valutare se un parlamentare abbia pronunciato o meno parole sconvenienti. Qui ci troviamo di fronte ad un'ipotesi di reato commessa all'interno del perimetro della Camera dei deputati. Se ciò fosse avvenuto fuori dal palazzo di Montecitorio, si sarebbe potuta fare una denuncia ai Carabinieri o alla Polizia. Visto che ciò avviene all'interno del perimetro di Montecitorio, dove né magistratura né forze dell'ordine possono entrare, noi abbiamo l'organo Ufficio di Presidenza che è preposto per regolamento ad occuparsi di questo tipo di situazioni.

Trattandosi di reato commesso o ipotesi di reato commesso, io chiedo, quale membro dell'Ufficio di Presidenza, che venga convocato urgentemente l'Ufficio di Presidenza. Mi perdoni, ma non è sufficiente che lei ci dica che il Presidente della Camera è stato avvertito. In questo caso c'è, fino a prova contraria, un'ipotesi di reato, dal momento che l'interessato non ha smentito. C'è una dichiarazione virgolettata sulle agenzie di stampa. Dunque così come si verifica quando, in base al nostro regolamento, si pronunciano parole sconvenienti o quando avviene un incidente in aula, l'Ufficio di Presidenza non si convoca la settimana successiva, bensì lo si convoca immediatamente, per affrontare questo problema.

La invito quindi a chiedere al Presidente della Camera la convocazione urgente, come da nostro regolamento, dell'Ufficio di Presidenza. Ognuno ha le proprie idee e fa quello che può, ma noi non possiamo consentire questo ulteriore degrado dell'immagine della Camera! Domani si riderà sulla Camera dei deputati! Se al Presidente non interessa tutelare la dignità di questo Parlamento...

 

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, la prego...

 

TEODORO BUONTEMPO. ...noi non vogliamo essere complici di chi tenta (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale, Forza Italia, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania)...

 

PRESIDENTE. La prego di non fare il processo alle intenzioni, perché...

 

TEODORO BUONTEMPO. Io faccio parte dell'Ufficio di Presidenza e non sono stato convocato dopo la grave denuncia del collega Menia! Quindi, anche lei faccia il suo dovere (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Il mio dovere l'ho fatto. Credo di avere già informato l'Assemblea di quello che ha fatto il Presidente. Il Presidente di turno ha investito immediatamente il Presidente della Camera. Credo che la discussione su questo punto possa essere conclusa (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania).

 

ROBERTO COTA. No!

PRESIDENTE. È stato fatto un richiamo al regolamento, precisamente ad un comma dell'articolo 60, che non prevede un processo assembleare, un processo sommario, senza conoscenza dei fatti...

 

ROBERTO COTA. Presidente!

 

PRESIDENTE. ...per di più in Assemblea. È stato fatto un richiamo al regolamento su un comma di un articolo che prevede un'iniziativa del Presidente della Camera, che deve coinvolgere per l'istruttoria il Collegio dei questori ed immediatamente dopo l'Ufficio di Presidenza.

 

ROBERTO COTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori (Commenti).

 

PRESIDENTE. Capisco l'intenzione di continuare una discussione, che però non può che avere dal Presidente la risposta che ha già avuto.

Quindi chiedo ai colleghi (Commenti dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania)...

 

ROBERTO COTA. Mi lasci parlare!

 

PRESIDENTE. Allora, visto il clima di tensione, darò la parola solo ad un deputato per gruppo. Il gruppo di Alleanza Nazionale ha già parlato due volte.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Cota. Ne ha facoltà.

 

ROBERTO COTA. Francamente noi ci saremmo aspettati da lei, Presidente, un comportamento diverso. Lei formalmente ha detto che avrebbe investito il Presidente della Camera, che peraltro mi dicono essere lì fuori; quindi forse potrebbe anche entrare in aula il Presidente Bertinotti.

Però, non abbiamo sentito da lei una parola, solo una, di stigmatizzazione del comportamento del deputato Caruso [Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)]! Lei non ha detto niente! Allora, noi ci aspettiamo, da parte sua, una parola chiara di stigmatizzazione del comportamento del deputato Caruso [Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)], che ha fatto dichiarazioni specifiche, dicendo di aver commesso un reato all'interno della Camera (Dai banchi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale si scandisce: Vergogna! Vergogna!)! Vorremmo, poi, anche sentire l'opinione dei colleghi di maggioranza su questo punto, per esempio dei deputati della Margherita (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Forza Italia e Alleanza Nazionale), visto che si ritrovano, all'interno della coalizione, un collega che assume questo tipo di comportamento. Poi, Presidente, non lamentiamoci se l'immagine del Parlamento che esce all'esterno è quella che è e se le «Iene» ci fanno il tampone [Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)]!

 

PRESIDENTE. Onorevole Cota, sono interessato, non meno di lei, all'immagine del Parlamento (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania). La mia cultura garantista mi suggerisce di non esprimere valutazioni su fatti che non sono accertati (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania). Quindi, ho dato la risposta che il Presidente dell'Assemblea, in questi casi, deve dare.

Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Migliore. (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale). Prego i colleghi dell'opposizione di lasciar parlare il collega, così come loro hanno potuto parlare ed esprimere liberamente le proprie osservazioni.

Prego, onorevole Migliore, ha facoltà di parlare.

GENNARO MIGLIORE. Grazie, signor Presidente. Spero che i colleghi dell'opposizione e i colleghi di tutto il Parlamento siano interessati ad una precisazione che intendo fare a nome del nostro gruppo, in relazione a - mi pare - un'esagerata interpretazione di una dichiarazione che non corrisponde né ad un reato né all'individuazione di una materia che, peraltro, si sta verificando sulla stampa attraverso una smentita (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Se li è già fumati!

 

GENNARO MIGLIORE. Pertanto, mi pare che l'atteggiamento che avete tenuto fino ad ora non rechi un servizio positivo all'immagine del nostro Parlamento (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania).

 

CARLA CASTELLANI. La nostra, di immagine?

 

GENNARO MIGLIORE. Vi siete occupati di sindacare su un'opinione politica e su un atteggiamento che non corrisponde, minimamente e in nessun momento, ad una fattispecie di reato. Pertanto, vi direi sinceramente di piantare questa polemica, in modo tale che sappiate anche cosa significa, in questo Parlamento, avere rispetto per le istituzioni (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania). Non c'è nessuna necessità, colleghi (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania), nessuna necessità di invitare l'Ufficio di Presidenza ad esprimersi su una questione che non è basata che sul nulla. Vi invito, quindi, a raccogliere la vostra indignazione e a riportarla sui vostri banchi, perché così, tanto, non si va da nessuna parte. Noi non abbiamo niente da dire oltre il fatto che c'è stata una smentita e che non c'è nessun reato in corso (Applausi dei deputati dei gruppi Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e L'Ulivo).

 

PRESIDENTE. Mi pare che il Parlamento sia il luogo in cui si parla e ci si confronta. Sono state chieste spiegazioni e le spiegazioni sono state date (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania). Era giusto che venisse richiesta una posizione e l'onorevole Migliore, a nome del suo gruppo, ci ha detto che c'è stata una smentita, che, ancora, non è apparsa. Ci è stata data questa informazione, che ritengo sia utile e serva a rasserenare il clima e a chiudere la discussione, fermo restando che sono possibili tutte le iniziative successive nei giorni da domani in avanti. Allo stato, sappiamo che il presidente del gruppo a cui appartiene il deputato le cui dichiarazioni a lui attribuite, ma, in corso di smentita alla stampa, erano state evocate...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, non abusare della nostra intelligenza!

 

PRESIDENTE. Io non abuso...

 

IGNAZIO LA RUSSA. Non abusare!

 

PRESIDENTE. Non abuso, ma la do per conosciuta ed apprezzata e quindi mi pare che questa sera la discussione su tale questione possa fermarsi qui (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania).

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, volevo parlare di federalismo fiscale, ma la gravità dell'episodio e l'inattività da parte della Presidenza su questo punto mi costringono a rinunciare.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per un richiamo al regolamento l'onorevole Gamba. Ne ha facoltà.

 

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Signor Presidente, ho chiesto la parola per un richiamo al regolamento (articolo 62, terzo comma) perché, oltre alle norme che sono state già invocate da altri colleghi in riferimento all'episodio di cui stiamo parlando, vi è un dovere preciso del Presidente della Camera, che è richiamato appunto dal comma terzo dell'articolo 62 del regolamento. Non si tratta soltanto di convocare - come ha chiesto l'onorevole Buontempo - l'Ufficio di presidenza ed eventualmente prevedere sanzioni a carico di un deputato che abbia commesso irregolarità e atti illegittimi; di fronte ad una confessione pubblica della commissione di un reato, il Presidente della Camera si deve far carico di autorizzare l'ingresso delle forze dell'ordine, della polizia giudiziaria con i supporti di polizia scientifica (Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Comunisti Italiani e La Rosa nel Pugno) per l'accertamento della veridicità delle affermazioni rese dall'onorevole Caruso. Non ci sarebbe altro modo di accertare quanto è stato dichiarato; quindi, credo che il Presidente debba anche rispondere all'Assemblea, considerati gli obblighi che gli derivano dall'articolo 62, terzo comma, del regolamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. A me pare che quanto di nostra competenza sia stato detto, sia stato fatto, sia stato chiarito e che vi sia stata già una smentita [Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

Ha chiesto di parlare per un richiamo al regolamento l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Il Presidente ha stabilito che sulla questione avrebbe dato la parola ad un rappresentante per gruppo. Ha parlato l'esponente di Rifondazione Comunista, abbiamo ascoltato le sue ragioni e adesso, secondo la decisione già assunta dal Presidente, ha diritto di parlare un rappresentante per ogni gruppo che si era già iscritto. L'onorevole Capitanio Santolini e gli altri rappresentanti hanno diritto di parlare, come hanno fatto sia Alleanza Nazionale sia Rifondazione Comunista perché glielo ha concesso la Presidenza.

 

PRESIDENTE. Io ho detto poc'anzi che poteva parlare un esponente per gruppo e, peraltro, mi è parso con molta ragionevolezza che l'intervento dell'onorevole Migliore abbia introdotto un elemento di novità di cui non si può non tenere conto [Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)]. Ciò nonostante confermo la decisione presa.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Barani. Ne ha facoltà.

 

LUCIO BARANI. Signor Presidente, dopo le precisazioni dell'onorevole Migliore io, da garantista quale sono, mi sento tranquillizzato; infatti, il collega Migliore ha parlato a nome del gruppo e ha parlato di smentita.

Ciò non toglie che il Presidente e i questori debbano verificare l'attendibilità della notizia, ma non condivido - amici e colleghi di Alleanza Nazionale - che l'autorità giudiziaria venga qui dentro. Non ce la portiamo! C'è già stata ai tempi del povero Matteotti: non riportiamola qui dentro (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista).

Vorrei aggiungere - per stemperare il clima - che, se fosse possibile coltivare qualcosa nel giardino, tenete conto che io semino garofani; almeno, se Dio vuole, qualcosa di buono lo potrei fare anch'io (Applausi).

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Capitanio Santolini. Ne ha facoltà.

 

LUISA CAPITANIO SANTOLINI. Signor Presidente, credo che davvero stiamo scendendo molto, ma molto in basso. Penso che ci dovremmo vergognare non solo di quello che è successo, ma anche di quello che sta succedendo in quest'aula adesso.

Sono sdegnata, colleghi, sono profondamente sdegnata, perché non basta minimizzare un episodio così grave; non basta dire: non fa niente, adesso verificheremo, adesso vedremo. E tutti che si nascondono impauriti, come se, qui dentro, noi «armassimo» tutta questa vicenda semplicemente perché stiamo all'opposizione. Voglio sapere cosa scriveranno domani i giornali di noi, dopo le figuracce che abbiamo collezionato in questi ultimi tempi! Stiamo dando uno spettacolo indecoroso; io mi aspetto una rivolta, qui dentro, contro quanto sta succedendo (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale)! Mi aspetto che qualcuno si indigni veramente per il fatto che le istituzioni vengano offese in questa maniera! Non accetto di far parte di una Camera che cerca di minimizzare in maniera colpevole quanto è successo: se l'onorevole Caruso l'ha fatto, deve essere fortemente stigmatizzato e punito; se ha raccontato delle bugie, solo per seminare zizzania, ugualmente è grave quanto è accaduto (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

Non mi piace essere presa in giro in quest'aula che rispetto profondamente e di cui ho grande soggezione! Perché io, in questa istituzione, sono venuta in silenzio, in umiltà e in grande soggezione, e sono sdegnata!

Oggi il ministro Turco ha aumentato il limite della dose tollerabile in quanto ad uso personale, portandolo da venti spinelli a quaranta (Commenti dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)! Quaranta spinelli per i nostri ragazzi è cosa indegna, decisa in maniera del tutto arbitraria e senza alcuna spiegazione scientifica. Non c'è nessuna ragione che giustifichi un provvedimento di questo genere! E adesso seguirà il TG1, che racconterà quello che vuole. Un episodio gravissimo, che inquina la serietà e la verità di questa istituzione. Presidente, faccia qualcosa! Chiami il Presidente Bertinotti, e veniteci a dire qualcosa di serio (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania - Applausi ironici dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea -

All’ingresso in aula del deputato Caruso, deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) scandiscono reiteratamente: Fuori)!

 

RAMON MANTOVANI. Siete tutti drogati!

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi ... Onorevoli colleghi ... Onorevoli colleghi, nessuno può intimare ad altri colleghi di uscire dall'aula; solo il Presidente, se ne ricorrono le circostanze. Vi prego di ricondurvi ad un comportamento rispettoso di questa aula (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

Voglio far osservare all'onorevole Capitanio Santolini che ho seguito con interesse anche il suo intervento e mi sono chiesto, mentre lei parlava, cos'altro, a norma del regolamento, il Presidente dell'Assemblea, dinanzi alla questione sollevata ed al dibattito sviluppatosi, nonché di fronte alle smentite intervenute, avrebbe dovuto fare [Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)]. E in coscienza, le dico che mi sono comportato nel rispetto assoluto di quest'aula, delle prerogative del Parlamento e, soprattutto, delle prescrizioni del regolamento (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

Per tale ragione, invito tutti ad un comportamento adeguato all'esigenza che in questa sede poc'anzi è stata evocata, per l'appunto quella del rispetto dell'istituzione parlamentare. Lo chiediamo a tutti, fuori dell'aula e dentro l'aula. Per queste ragioni si è sviluppato un dibattito ampio, e ritengo che a tale punto non vi sia altro da dire sull'argomento [Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

Sull'argomento hanno parlato tutti quelli che hanno chiesto di intervenire; vi sono ancora solo richieste di più deputati all'interno dello stesso gruppo.

 

ELIO VITO. No, no!

 

PRESIDENTE. Chi non ha ancora parlato?

 

ELIO VITO. Rao, per il gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia.

 

PRESIDENTE. Sta bene. Prego, onorevole Rao, ha facoltà di parlare.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Come già anticipato, darò la parola ai rappresentanti dei gruppi che ancora non l'hanno avuta.

Prego, onorevole Rao.

 

PIETRO RAO. La ringrazio, signor Presidente. Intervengo per svolgere soltanto un paio di considerazioni. La prima è rivolta a lei, che non deve solo informare il Presidente. Infatti, il Presidente di turno è lei e, quindi, deve esercitare il ruolo fino in fondo. Deve dirci quali provvedimenti intenda assumere e se voglia riunire l'Ufficio di Presidenza per verificare se sussistano le condizioni per sanzionare il collega Caruso.

In secondo luogo, vorrei osservare che mi pare veramente una provocazione la circostanza che l'onorevole Caruso venga a sghignazzare in aula, quasi a «sfottere» l'intero Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Movimento per l'Autonomia, Forza Italia e Alleanza Nazionale)!

 

PRESIDENTE. Voglio informare l'Assemblea che è già uscita sulle agenzie la smentita che era stata anticipata dall'onorevole Migliore (Commenti di deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale - Una voce dai banchi di Alleanza Nazionale grida: E chi se ne frega!). Non è possibile rispondere, come ho sentito fare da qualche collega, «Non ci interessa!», perché non si tratta di essere garantisti, ma di essere persone serie e responsabili. La smentita ha il valore della smentita! Non consentirò che si faccia un processo sommario, assembleare di una cosa che è già stata smentita. È chiaro? Su questo argomento la discussione è chiusa, perché nessuno dei gruppi che ancora non era potuto intervenire mi ha chiesto di farlo (Applausi dei deputati dei gruppi L'Ulivo, Rifondazione comunista-Sinistra europea, La Rosa nel Pugno).

Torniamo alle dichiarazioni di voto sugli identici emendamenti Mereu 8.4, Bertolini 8,5 e Garavaglia 8.6.

 

ANTONIO LEONE. Ha chiesto di parlare Caruso!

 

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Sono abituato a rispettare le decisioni della Presidenza; posso condividerle o non condividerle. Lei ha detto che vorrebbe che su questo argomento non si intervenisse più. Comprenderà, Presidente, che se anche fosse vero che si è trattato di una provocazione, così come la tardiva dichiarazione dell'onorevole Caruso asserisce essere, dopo che il problema è stato sollevato in aula, ammesso e assolutamente non concesso, lei capirà che questa vicenda non può consentire un ordinato svolgimento dei lavori per i quarantacinque (Una voce dai banchi de L'Ulivo: Ma smettila! - Commenti dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione comunista-Sinistra europea) ... Se vuoi che continuiamo a urlare e a trasformare quest'aula in un'accusa e in una difesa di gente che dice di seminare la droga nei giardini, possiamo andare avanti. Io, con un po' di buon senso, sto chiedendo al Presidente, senza tornare più sull'argomento, di apprezzare le circostanze, di mettere un pietoso velo su questa squallida vicenda e interrompere la seduta per il decoro dell'Assemblea; in caso contrario, sarà difficile proseguire tranquillamente i lavori. Ve lo dico per esperienza parlamentare, non come minaccia (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale, Forza Italia, Lega Nord Padania)!

 

PRESIDENTE. Atteso che la discussione su questo argomento è chiusa, chiedo al Presidente della Commissione... Non è presente? Mi aveva chiesto di parlare (Commenti dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia)! La discussione su questo argomento è chiusa. Chiedo a questo punto al presidente della Commissione come dobbiamo continuare i nostri lavori, visto che la Conferenza dei presidenti di gruppo aveva previsto che i lavori proseguissero ancora, sia pure non per molto tempo. Prego, presidente Duilio, ha facoltà di parlare.

 

LINO DUILIO, Presidente della V Commissione. Presidente, sono le 21,15 e manca circa mezz'ora all'orario fissato per il termine della seduta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale). Considerato che vi è una situazione che demanda alla responsabilità della Presidenza, mi limito a dire che per l'ordinato svolgimento dei nostri lavori, tenuto conto che dobbiamo entrare nel merito degli articoli (Al momento dell'ingresso del Presidente Bertinotti in aula, commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Lega Nord Padania)...

 

GUIDO CROSETTO. Alla fine arrivi!

 

RENZO LUSETTI. Non è accettabile (Vive reiterate proteste dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega nord Padania - Scambio di apostrofi tra deputati di Rifondazione comunista-Sinistra europea e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENZA DEL

PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI (ore 21,10)

 

ELIO VITO. Vergognati!

 

ANTONELLO FALOMI. Vergognati tu: sei un presidente di gruppo o cosa?

 

RENZO LUSETTI. Sei il capogruppo! Stai parlando al Presidente della Camera!

 

PRESIDENTE. Prima (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)... Continuo (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)...

Colleghi (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)! No, no, è una (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)...

Prima (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)...

Colleghi, non mi costringete a sospendere la seduta, vi prego! Io (Deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea scendono nell'emiciclo, trattenuti dai commessi) ... Fermatevi! Io capisco benissimo che, in questa giornata, come si è già verificato, si cerca lo scontro. Commessi, per favore! Commessi, per favore (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!

Colleghi, vorrei evitare di sospendere la seduta. Se loro me lo consentono (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)... Se loro me lo consentono (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)...

Devo dare alcune comunicazioni. Dunque, siccome è impossibile (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)... Se, invece di urlare, ascoltaste, forse, poi, potreste anche intervenire con cognizione di causa (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!

Se continua così, sospendo la seduta (Vivi commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'autonomia - Proteste dei deputati dei gruppi L'Ulivo e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!

Sospendo la seduta per dieci minuti.

 

La seduta, sospesa alle 21,15, è ripresa alle 21,30.

 

PRESIDENTE. Sono qui principalmente per effettuare la comunicazione a seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, ma vorrei, prima di effettuare questa comunicazione, svolgere una considerazione che, credo, spieghi - oltre che per ragioni di solidarietà e di condivisione del comportamento in aula sulla questione già chiusa, esercitato dal Vicepresidente Castagnetti - la ragione del mio ingresso in aula solo in questo momento.

Questa considerazione è legata non a me personalmente, come potete capire, ma al ruolo che il Presidente della Camera dei deputati deve esercitare, specie nei prossimi giorni che saranno assai impegnativi per tutti. Siccome l'intera Presidenza della Camera dei deputati ha improntato il suo comportamento, credo, ad una linea trasparente di ricerca che, almeno sulle questioni procedurali, regolamentari, la Camera proceda con il massimo del consenso, debbo dire che ho trovato del tutto gratuito l'attacco portato, oggi pomeriggio, dal deputato Cesa alla Presidenza della Camera e a me personalmente. Riconosco che il diritto di critica può essere esercitato in ogni momento e da qualsiasi deputata e deputato - in qualsiasi momento - al Presidente della Camera.

 

GIANFRANCO FINI. Grazie!

 

PRESIDENTE. Quello che mi ha colpito, tuttavia, è che alla virulenza dell'attacco alla Presidenza corrisponda una totale mancanza di fondamento. Vorrei capire quale elemento, in sessione di bilancio ed oggi, mi è addebitato. Vorrei rendere noto alla Camera dei deputati (Commenti del deputato Menia)... Vi prego, per favore! Questo elemento tende a fare una precisazione che loro potranno mettere a frutto. Oggi, anche quando è avvenuto questo attacco, non ero in aula per preparare la riunione dei capigruppo convocata alle 17. Spero, ne sono convinto, che tutti i capigruppo siano nella condizione, come del resto informalmente hanno già fatto, anche nella giornata odierna, di aver apprezzato il lavoro della Presidenza per cercare di condividere un percorso comune, fino alla conclusione della sessione di bilancio. Ciò, nel tentativo - sottoposto a dialogo informale con tutti i presidenti dei gruppi, ai fini di preparare la Presidenza - di definire un giorno di conclusione della sessione di bilancio, la maggiorazione dei tempi contingentati per le opposizioni che la richiedano, gli interventi di responsabilità chiesti al Governo. Quando è stata verificata l'impraticabilità di questa soluzione si è cercata, tenacemente, una soluzione minima condivisa sull'organizzazione dei lavori, ai fini di evitare che almeno l'ordinamento dei lavori diventasse elemento di contesa e di contenzioso.

 

ELIO VITO. Se abbiamo abbandonato la capigruppo!

 

PRESIDENTE. La capigruppo è stata abbandonata non per questa ragione. Lei stesso può testimoniare che questa proposta, da me avanzata, ha avuto, almeno, la non opposizione da parte dei presidenti dei gruppi dell'opposizione. La proposta che dunque qui la Presidenza avanza, naturalmente in questo caso assumendosene la responsabilità, avendo ascoltato le posizioni di tutti i gruppi parlamentari, è quella di comunicare che i lavori proseguiranno, nelle prossime giornate, secondo le seguenti articolazioni: lunedì 13 e mercoledì 15 novembre, dalle ore 9,30 alle ore 13,30 e dalle 15 alle 22;

 

ANTONIO LEONE. L'ha già detto Giachetti!

 

PRESIDENTE. No, interruzione imprecisa. Martedì 14 e giovedì 16 novembre, dalle ore 9,30 alle ore 13,30, dalle 15 alle 20,30 e dalle 21 alle 24.

L'organizzazione dei lavori per le giornate di venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 novembre potrà essere predisposta dalla Conferenza dei presidenti di gruppo nella stessa giornata di venerdì 17 novembre.

La discussione sulle linee generali del disegno di conversione del decreto-legge in materia di intercettazioni, approvato dal Senato e in scadenza il 21 novembre prossimo, avrà luogo mercoledì 15 novembre, nella seduta pomeridiana, con prosecuzione notturna, al termine delle votazioni e potrà eventualmente proseguire venerdì 17 novembre, nella seduta pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna.

Domani, martedì 14 novembre, alle ore 9, avrà luogo lo svolgimento di una informativa urgente del Governo sulle iniziative volte ad impedire la vendita di videogiochi che stimolano la violenza. Dopo l'informativa, riprenderà l'esame dei documenti di bilancio. Le votazioni non avranno luogo prima delle ore 10.

Per quanto riguarda i lavori di questa sera, ricordo che siamo in sede di votazione degli identici emendamenti Mereu 8.4, Bertolini 8.5 e Garavaglia 8.6. Considerata l'esigenza di non disgiungere, secondo un principio consolidato, le dichiarazioni di voto dal voto, poiché ci sono ancora cinque deputati che hanno chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, potremmo concludere questa votazione e procedere, quindi, al rinvio del seguito dell'esame a domani.

 

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ELIO VITO. Signor Presidente, a mio giudizio, la comunicazione che lei ha reso all'Assemblea in questo momento contiene un elemento che, almeno per quanto ci riguarda, è di assoluta novità e compromette il senso in base al quale lei ha cercato, non una impossibile intesa, ma di attuare la dichiarata volontà di arginare l'arroganza e la protervia della maggioranza, che aveva già comunicato l'organizzazione dei lavori. Lei afferma che, anziché proseguire con giornate in cui i lavori proseguiranno fino alle ore 24, come avevano già disposto gli onorevoli Giachetti e Quartiani, ci concede due giornate nelle quali proseguiremo fino alle ore 22, senza l'interruzione alle ore 20,30, come dimostrazione della autonomia della Presidenza dalla Conferenza dei presidenti di gruppo. Però, se nelle due giornate in cui termineremo le votazioni alle ore 22 si svolgeranno, a seguire, una volta la discussione sulle linee generali del decreto-legge in materia di intercettazioni e, un'altra volta, le relative votazioni (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale), se permette...

 

PRESIDENTE. Non è vero, assolutamente non è vero. Mi scusi, ma le votazioni non sono previste. È prevista la discussione sulle linee generali.

 

ELIO VITO. Lei ha detto che le votazioni sono previste da venerdì.

 

PRESIDENTE. Evitiamo un conflitto per fraintendimento. Siccome la sua osservazione, in tal caso, sarebbe fondata, faccio notare che, invece, la proposta avanzata è quella di svolgere, in entrambe le serate, la discussione sulle linee generali. Come vede, non mi può accusare di quello che mi stava dicendo.

 

ANTONIO LEONE. C'è per due volte la discussione sulle linee generali?

 

PRESIDENTE. No. Allora, ripeto.

La discussione sulle linee generali del decreto-legge in materia di intercettazioni avrà luogo mercoledì 15 novembre e potrà, eventualmente, proseguire venerdì 17 novembre, al termine delle votazioni. È assolutamente così, come ho detto in precedenza. Sono entrambe discussioni sulle linee generali.

 

MAURIZIO GASPARRI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, intervengo con molta pacatezza poiché non vorrei riaprire un confronto politico che è stato molto acceso nei minuti precedenti. Tuttavia, credo che questa Assemblea, legittimamente, si aspetti anche un giudizio del Presidente. Giustamente, lei ha replicato ad alcune valutazioni dell'onorevole Cesa che ha ritenuto di non condividere e ci ha informato sul calendario, svolgendo anche alcune puntualizzazioni. Tuttavia, in precedenza è accaduto un fatto che, se fosse vero, sarebbe molto grave: mi riferisco all'annuncio di coltivazioni, per così dire, clandestine, di sostanze stupefacenti nel cortile della Camera. Se non è vero, visto che c'è stata una smentita, si tratta comunque di una offesa al Parlamento e credo che il Presidente abbia il dovere di far conoscere la sua opinione, non nel merito della vicenda, ma su un comportamento che, comunque, è offensivo del Parlamento. Lei non può eludere la questione e neppure la comunicazione su che cosa intenda fare di fronte a comportamenti che, se realizzati, sono anche penalmente rilevanti e, se non realizzati, sono offensivi della dignità del Parlamento e sono comunque sanzionabili disciplinarmente da parte degli organi competenti. Le chiedo di farci conoscere la sua opinione (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Nazionale e Forza Italia).

 

CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, vorrei intervenire sullo stesso non banale argomento. Ammetto che in precedenza vi è stata un po' di agitazione. Giustamente la deputata Capitanio Santolini ha interpretato l'indignazione di tantissimi colleghi per la situazione di umiliazione del Parlamento. Di fronte all'opinione pubblica vi è una reiterazione di tentativi per far credere che questo non sia un luogo dove si lavora e ci si impegna; da le Iene fino all'iniziativa del nostro collega Caruso, si vuole far credere che sia un luogo - come qualche spiritoso ha detto - dal quale bisogna tenere lontani i bambini delle persone perbene.

Come ha richiamato il Presidente di turno, onorevole Castagnetti, vi sono organi che devono stabilire se determinati comportamenti sono consoni alla correttezza di un parlamentare e se essi devono essere o meno sanzionabili. I casi sono due: o la dichiarazione resa dall'onorevole Caruso («ho piantato e voglio sostenere la battaglia per il diritto all'autocoltivazione in Parlamento»; «ho seminato alcuni semi di marijuana nelle fioriere del cortile e sono in questi giorni già sbocciati i primi germogli. Speriamo che crescano bene». Inoltre, rivolto a noi, ha continuato: «Piantatela con le vostre bugie». «Piantatela con i vostri giardini....» eccetera, eccetera.)...

 

PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi, mi scusi ma la discussione era stata considerata chiusa. Quindi, non riprenda le argomentazioni (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania). La sollecitazione l'accetto...

 

CARLO GIOVANARDI. Mi scusi, non so chi abbia....

 

PRESIDENTE. È inutile che lei urli. Il Presidente che mi ha preceduto l'ha considerata chiusa.

 

CARLO GIOVANARDI. No, non è stato chiuso assolutamente nulla perché non è stato chiesto di prendere una decisione emotivamente. È stato chiesto che l'Ufficio di Presidenza, convocato dal Presidente, sulla base di un articolo del regolamento, esamini la situazione, stabilisca se un certo comportamento - compreso il dileggio verso il Parlamento, prendendo in giro tutti con una dichiarazione falsa - sia consono alla correttezza di un parlamentare e se si possa arrivare anche alla sospensione dei lavori parlamentari per un giorno per dare un segnale di serietà (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia e Alleanza Nazionale). Se qualcuno ha commesso un disvalore, l'organo a ciò preposto lo sanziona. Personalmente, se non vi fosse alcuna sanzione, anche se corrispondente a poche ore, avrei problemi ad avallare tale decisione. Potrebbe succedere che il collega Caruso sieda in aula perché nessuno rileva nel suo comportamento nulla di speciale o di condannabile; tuttavia, altri colleghi, come io stesso e l'onorevole Capitanio Santolini, che abbiamo una sensibilità diversa, possono ritenere che non comminare alcuna sanzione sia un precedente non accettabile. Ma non lo devo decidere io, lo decida l'Ufficio di Presidenza. Quindi, il Presidente lo convochi e in quella sede si stabilisca non che l'incidente è chiuso perché nessuno ha il diritto di affermare ciò. Vi è un organo a ciò preposto e in quella sede si discute. La decisione venga resa nota al Parlamento ed ognuno, in coscienza, saprà come comportarsi (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Forza Italia e Alleanza Nazionale).

 

PRESIDENTE. Scusate, ma non possiamo riaprire la discussione. Mi è stata rivolta una richiesta, cui mi accingo a rispondere. Tuttavia....

 

ROBERTO COTA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Insisto che sia sull'ordine dei lavori, perché altrimenti la discussione è stata svolta.

 

ROBERTO COTA. Signor Presidente, è sull'ordine dei lavori. A questo punto chiedo, a nome del gruppo della Lega Nord, l'immediata convocazione dell'Ufficio di Presidenza per affrontare la questione. Inoltre, chiedo che lei, in questo momento, se non può fare processi sommari, come è giusto (visto che le sanzioni sono comminate dall'Ufficio di Presidenza), prenda una posizione e quantomeno stigmatizzi il comportamento dell'onorevole Caruso.

Questa mattina per molto meno (Commenti dei deputati del gruppo L'Ulivo) la Presidenza della Camera ha stigmatizzato l'intervento di un deputato. Oggi lei, anche con fondatezza, ha preso posizione sull'intervento di un deputato svolto nel pomeriggio. Pertanto, ritengo che lei debba assolutamente spendere qualche parola sul comportamento del deputato Caruso che, o ha commesso un reato o ha commesso simulazione di reato, oltre ad avere certamente offeso il prestigio ed il decoro delle istituzioni [Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Forza Italia, Alleanza nazionale e UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)].

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, intervengo per trenta secondi per fatto assolutamente personale, senza coinvolgere minimamente il mio gruppo di appartenenza.

Da antiproibizionista militante quale sono stato - subendo, senza lo «schermo» dell'immunità parlamentare, anche una condanna - e senza aver cambiato idea sul fatto che debbano essere messe in discussione le politiche proibizioniste, a causa degli effetti che producono, e sottolineando che si tratta di una questione che riguarda non chi usa la droga - anche la marijuana -, ma gli altri, voglio dire al collega Caruso che attraverso queste «pagliacciate» - a peggior ragione, se non sono state commesse - si «manda in vacca» una cosa serissima come l'antiproibizionismo! Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord Padania e di deputati dei gruppi L'Ulivo e Verdi).

 

PRESIDENTE. Come avevo precedentemente affermato, consideravo le parole pronunciate dal Vicepresidente Castagnetti in tutto rappresentative della mia opinione (Commenti dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale). Del resto, volevo appunto evitare questa mia esposizione, per ragioni forse a voi comprensibili, in una giornata come quella di oggi, in cui - insisto - sono stato accusato di avere uno spirito di parte e di (Commenti dei deputati dei gruppi Forza Italia e Alleanza Nazionale)...

Infatti: siccome mi viene chiesto, lo faccio, con grande tranquillità, convinto di interpretare il mio ruolo! Ho condiviso interamente l'atteggiamento del Vicepresidente Castagnetti.

 

ANGELO ALESSANDRI. Così lo è ancora di più!

 

PRESIDENTE. Penso che la Camera dei deputati, che è un luogo dello Stato di diritto, non abbia come elemento opzionale l'atteggiamento garantista, ma abbia il dovere di essere parte rilevante e rappresentativa dello Stato di diritto. Questa Assemblea non solo non può permettersi assolutamente di accedere a processi sommari - viziati, tra l'altro, dalle posizioni politiche di ognuno -, ma ha, invece, l'obbligo di garantire, anche al suo interno, la suddivisione dei poteri e delle responsabilità.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Non lo vogliamo arrestare!

 

PRESIDENTE. È stata avanzata una contestazione e si è svolta una discussione; c'è stata, rispetto alla contestazione, una smentita del fatto da parte del deputato Caruso (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

Le opinioni politiche sono suscettibili di essere approvate o sottoposte ad un dissenso. I comportamenti possono essere diversamente valutati politicamente, ma dal punto di vista regolamentare possono essere analizzati soltanto sulla base di una norma prevista da questa Camera dei deputati, che io sono tenuto a far rispettare (Commenti del deputato Alessandri).

Come da prassi, ho dato incarico ai questori, in una vicenda così controversa, di effettuare un approfondimento e, se del caso, insieme agli stessi questori investirò di tale discussione l'Ufficio di Presidenza (Commenti). Qui, in questo luogo, la discussione è così conclusa (Applausi dei deputati del gruppo L'Ulivo - Commenti)!

Procedo, quindi, a dare la parola...

 

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Vi prego: su questo punto, no!

 

ANTONIO LEONE. No, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

 

PRESIDENTE. Prego, deputato Leone. Ne ha facoltà.

 

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, intervengo sull'articolazione dei lavori in base al calendario che lei ha testè letto. Lei ricorderà che, in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, nel momento in cui ha ritenuto di far svolgere, per due giorni in questa settimana, i lavori della parte pomeridiana delle sedute dalle 15 alle 22, avevo sollevato il problema dell'interruzione dell'attività, che tuttavia non vedo essere stata contemplata.

Vorrei, inoltre, esprimere la mia solidarietà al presidente della Commissione bilancio. Lei forse non lo ricorderà, ma la seduta è stata interrotta quando il presidente della V Commissione ha chiesto la parola, stava dicendo qualcosa ed è stato letteralmente aggredito, verbalmente, dal ministro per i rapporti con il Parlamento. Ciò perché, evidentemente, l'onorevole Duilio stava dicendo qualcosa che non gli conveniva (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia)!

 

PRESIDENTE. Mi scusi...

 

ANTONIO LEONE. Questo è un atteggiamento da rappresentare...

 

PRESIDENTE. Scusate...

 

ANTONIO LEONE. ... all'Assemblea e a lei, anche ai fini della stigmatizzazione dei comportamenti tenuti dal ministro!

Quindi, la parola doveva essere ridata al presidente della Commissione bilancio, signor Presidente...

 

PRESIDENTE. Va bene...

 

ANTONIO LEONE. ... sin da prima, per la verità! Grazie!

 

PRESIDENTE. Prenderò in considerazione, come già fatto, la sua richiesta di una breve pausa tecnica durante il pomeriggio delle sedute richiamate. Lei sa che i lavori d'Aula hanno un'evoluzione e anche questa evoluzione è stata condivisa.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, noi non intendiamo turbare ulteriormente, come con il proprio comportamento e le proprie dichiarazioni altri hanno fatto; non riteniamo, però, di poter accedere alla sua interpretazione. Crediamo che lei avrebbe fatto bene a sospendere la seduta e a farla riprendere solo dopo avere accertato la natura di questi fatti. Il garantismo non vuol dire impunità; pertanto, noi usciamo dall'aula (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

Si riprende la discussione.

 

(Ripresa esame dell'articolo 8 - A.C. 1746-bis)

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Crosetto. Ne ha facoltà.

 

GUIDO CROSETTO. Rinuncio, Presidente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Galletti. Ne ha facoltà.

 

GIAN LUCA GALLETTI. Rinuncio, Presidente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.

 

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Rinuncio, Presidente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Giovanardi. Ne ha facoltà.

 

CARLO GIOVANARDI. Rinuncio, Presidente.

 

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Osvaldo Napoli. Ne ha facoltà.

OSVALDO NAPOLI. Sono talmente a disagio e indignato che mi rifiuto di intervenire.

 

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

 

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mereu 8.4, Bertolini 8.5 e Garavaglia 8.6, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

 

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

 

(Presenti e votanti 276

Maggioranza 139

Hanno votato sì 9

Hanno votato no 267).

 

Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta.

La seduta termina alle 21,55.



Allegato A

 

DISEGNO DI LEGGE: DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO (LEGGE FINANZIARIA 2007) (TESTO RISULTANTE DALLO STRALCIO DISPOSTO DAL PRESIDENTE DELLA CAMERA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 120, COMMA 2, DEL REGOLAMENTO, E COMUNICATO ALL'ASSEMBLEA

IL 5 OTTOBRE 2006) (A.C. 1746-BIS)

 

 


(A.C. 1746-bis - Sezione 1)

 

PARERE DELLA I COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE

 

NULLA OSTA

 

sugli emendamenti del Governo 17.500, 24.500, 25.500, 32.500, 41.500, 42.500, 54.500, 57.500, 57.502, 58.500, 59.500, 64.500, 66.501, 66.500, 67.500, 68.500, 70.500, 84.500, 88.500, 88.501, 101.500, 105.500, 117.502, 118.500, 121.500, 129.500, 132.500, 134.500, 135.500, 138.502, 138.501, 144.500, 147.500, 152.500, 152.501, 163.500, 164.500, 165.500, 169.500, 172.500, 177.500, 178.500, 181.500, 182.500, 183.500, 185.500, 187.500, 191.500, 199.500, 204.500, nonché degli articoli aggiuntivi del Governo 30.0500, 42.0500, 47.0500, 57.0500, 60.0502, 64.0500, 85.0501, 85.0500, 86.0500, 115.0500, 129.0500, 139.0500, 165.0500, 166.0500, 166.0502, 168.0500, 176.0500, 192.0500, 194.0500, 198.0500, 212.0500, 214.0500, 214.0501, 214.0502; esaminato inoltre il testo dell'emendamento della Commissione 30.600 nonché sui subemendamenti 0.5.0500.1, 0.5.0500.2, 0.5.0500.3, 0.5.0500.4, 0.5.0500.5, 0.5.0500.6 0.5.0500.7, 0.5.0500.8.

 

NULLA OSTA

sull'emendamento della Commissione 10.600 (Nuova formulazione) e sui relativi subemendamenti 0.10.600.7 Garavaglia, 0.10.600.1 Gibelli, 0.10.600.6 Garavaglia, 0.10.600.5 Garavaglia, 0.10.600.4 Zanetta, 0.10.600.3 Zanetta e 0.10.600.2 Bressa, nonché sugli emendamenti della Commissione 20.601 (Nuova formulazione) ; del Governo 85.501 e 105.500 (Nuova formulazione) ; e sul subemendamento 0.5.0500.9.

 

 

(A.C. 1746-bis - Sezione 2)

 

ARTICOLO 7 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE IDENTICO A QUELLO DEL GOVERNO

 

Capo V

DISPOSIZIONI DI CARATTERE FISCALE CONCERNENTI GLI ENTI TERRITORIALI

 

Art.

(Variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale comunale all'IRPEF).

1. All'articolo 1 del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, concernente «Istituzione di una addizionale comunale all'IRPEF, a norma dell'articolo 48, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, come modificato dall'articolo 1, comma 10, della legge 16 giugno 1998, n. 191» sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 3 è sostituito dal seguente:

«3. I comuni, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, possono disporre la variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale di cui al comma 2 con deliberazione da pubblicare nel sito individuato con decreto 31 maggio 2002 del capo del Dipartimento per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 5 giugno 2002. L'efficacia della deliberazione decorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico. La variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale non può eccedere complessivamente 0,8 punti percentuali. La deliberazione può essere adottata dai comuni anche in mancanza dei decreti di cui al comma 2»;

b) al comma 4:

1) le parole: «dei crediti di cui agli articoli 14 e 15» sono sostituite dalle seguenti: «del credito di cui all'articolo 165»;

2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «L'addizionale è dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1o gennaio dell'anno cui si riferisce l'addizionale stessa, per le parti spettanti. Il versamento dell'addizionale medesima è effettuato in acconto e a saldo unitamente al saldo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. L'acconto è stabilito nella misura del 30 per cento dell'addizionale ottenuta applicando le aliquote di cui ai commi 2 e 3 al reddito imponibile dell'anno precedente determinato ai sensi del primo periodo del presente comma. Ai fini della determinazione dell'acconto, l'aliquota di cui al comma 3 è assunta nella misura deliberata per l'anno di riferimento qualora la pubblicazione della delibera sia effettuata non oltre il 20 gennaio del medesimo anno ovvero nella misura vigente nell'anno precedente in caso di pubblicazione successiva al predetto termine»;

c) il comma 5 è sostituito dal seguente:

«5. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, l'acconto dell'addizionale dovuta è determinato dai sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di nove rate mensili, effettuate a partire dal mese di marzo. Il saldo dell'addizionale dovuta è determinato all'atto delle operazioni di conguaglio e il relativo importo è trattenuto in un numero massimo di undici rate, a partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono effettuate e non oltre quello relativamente al quale le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In caso di cessazione del rapporto di lavoro l'addizionale residua dovuta è prelevata in unica soluzione. L'importo da trattenere e quello trattenuto sono indicati nella certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente e assimilati di cui all'articolo 4, comma 6-ter, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322»;

d) il comma 6 è abrogato.

2. All'articolo 1, comma 51, primo periodo, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, le parole: «e 2007» sono soppresse.

 

 

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 7 DEL DISEGNO DI LEGGE

 

Capo V

DISPOSIZIONI DI CARATTERE FISCALE CONCERNENTI GLI ENTI TERRITORIALI

 

 

ART. 7.

(Variazione dell'aliquota di compartecipazione dell'addizionale comunale all'IRPEF).

 

Sopprimerlo.

Conseguentemente, dopo l'articolo 214, aggiungere il seguente:

Art. 214-bis. - 1. All'articolo 1, comma 460, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera a) le parole: «per la quota del 20 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «per la quota del 40 per cento»;

b) alla lettera b) le parole: «per la quota del 30 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «per la quota del 60 per cento».

2. La disposizione si applica al periodo di imposta in corso al 1o gennaio 2006.

Conseguentemente, all'articolo 216, comma 2, tabella C, ridurre del 5 per cento tutte le voci di parte corrente per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

7. 1. (ex 7. 6.) Valducci, Lazzari.

 

Sopprimerlo.

Conseguentemente, all'articolo 216, comma 1, tabella A, apportare le seguenti variazioni:

voce Ministero dell'economia e delle finanze:

2007: - 219.720;

2008: - 226.720;

2009: - 226.720;

voce Ministero del lavoro e della previdenza sociale:

2007: - 57.150;

2008: - 100.197;

2009: - 100.197;

voce Ministero della giustizia:

2007: - 50.000;

2008: - 50.000;

2009: - 50.000;

voce Ministero degli affari esteri:

2007: - 109.116;

2008: - 106.977;

2009: - 106.977;

voce Ministero delle pubblica istruzione:

2007: - 3.256;

2008: - 6;

2009: - 6;

voce Ministero dell'interno:

2007: - 101.000;

2008: - 100.000;

2009: - 100.000;

voce Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare:

2007: - 986;

2008: - 82;

2009: - 82;

voce Ministero della difesa:

2007: - 11;

2008: - 11;

2009: - 11;

voce Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali:

2007: - 45;

2008: - 45;

2009: - 45;

voce Ministero per i beni e le attività culturali:

2007: - 92.045;

2008: - 100.045;

2009: - 100.045;

voce Ministero della salute:

2007: - 100.000;

2008: - 100.000;

2009: - 100.000;

voce Ministero dell'università e della ricerca:

2007: - 20.000;

2008: - 40.000;

2009: - 80.000;

voce Ministero della solidarietà sociale:

2007: - 50.000;

2008: - 200.000;

2009: - 200.000.

Conseguentemente, all'articolo 216, comma 2, tabella C, ridurre proporzionalmente tutte le voci di parte corrente in misura pari al 5 per cento.

7. 2. (vedi 7. 16.) Zorzato, Angelino Alfano, Armosino, Casero, Ceroni, Crosetto, Giudice, Leone, Marras, Ravetto, Verro.

 

Sopprimerlo.

Conseguentemente, all'articolo 216, comma 2, tabella C, ridurre proporzionalmente tutte le voci di parte corrente fino a concorrenza dell'importo di 500 milioni di euro per l'anno 2007.

7. 3. (ex 7. 17.) Bertolini, Paoletti Tangheroni, Licastro Scardino, Crosetto, Cossiga, Carlucci.

 

Sopprimere il comma 1.

Conseguentemente, all'articolo 216, comma 2, tabella C, ridurre proporzionalmente tutte le voci di parte corrente fino a concorrenza dell'importo di 500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007.

7. 4. (ex 7. 21.) Garavaglia, Fugatti, Filippi.

 

Al comma 1, lettera a), capoverso comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: 0,8 punti percentuali con le seguenti: 0,4 punti percentuali.

7. 5. (ex 7. 19.) Gioacchino Alfano.

 

Al comma 1, lettera b), numero 2), primo periodo, sostituire le parole: 1o gennaio dell'anno cui si riferisce l'addizionale stessa con le seguenti: 31 dicembre dell'anno successivo alla delibera del consiglio comunale che la istituisce.

7. 6. (ex 7. 18.) Gioacchino Alfano.

 

Al comma 1, lettera b), numero 2), terzo periodo, dopo le parole: presente comma aggiungere le seguenti: ed è versato ai comuni entro la fine dell'esercizio.

7. 8. (ex 7. 8.) Osvaldo Napoli.

Al comma 1, sopprimere la lettera d).

7. 9. (ex 7. 20.) Gioacchino Alfano.

 

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. Le disposizioni di cui al presente articolo entrano in vigore dal 1o gennaio 2008.

Conseguentemente, dopo l'articolo 214, aggiungere il seguente:

Art. 214-bis. - 1. Per gli anni 2007, 2008 e 2009 gli stanziamenti di bilanciorelativi ai trasferimenti correnti alle imprese sono ridotti, rispettivamente, del 12,5 per cento, del 14,5 per cento e del 14,5 per cento. Per i medesimi anni sono altresì ridotti gli stanziamenti relativi ai contributi agli investimenti delle imprese nella misura del trenta per cento per ciascun anno.

7. 10. (ex 7. 13.) Garavaglia, Fugatti, Filippi.

 

Dopo l’articolo 7, aggiungere il seguente:

Art. 7-bis. - (Soppressione dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) per le unità immobiliari adibite ad abitazione principale). - 1. Al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'articolo 7, comma 1, dopo la lettera i) è aggiunta la seguente: «i-bis) le unità immobiliari direttamente adibite ad abitazione principale del soggetto passivo

limitatamente al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione. Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale e i suoi familiari dimorano abitualmente. La disposizione si applica anche per le unità immobiliari, appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazioni principale dei soci assegnatari»;

b) all'articolo 8, i commi 2, 3 e 4 sono abrogati e, alla rubrica, le parole: «e detrazioni» sono soppresse.

Conseguentemente:

sopprimere l'articolo 184;

dopo l'articolo 214 aggiungere il seguente:

Art. 214-bis. - 1. All'articolo 1, comma 460, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate le seguenti modificazioni:

1) alla lettera a) le parole: «per la quota del 20 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «per la quota del 40 per cento»;

2) alla lettera b) le parole: «per la quota del 30 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «per la quota del 60 per cento».

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica al periodo di imposta decorrente al 1o gennaio 2006.

all'articolo 216, comma 1, tabella A, apportare le seguenti variazioni:

voce: Ministero dell'economia e delle finanze:

2007: - 219.720;

2008: - 226.720;

2009: - 226.720.

voce: Ministero del lavoro e della previdenza sociale:

2007: - 57.150;

2008: - 100.197;

2009: - 100.197.

voce: Ministero della giustizia:

2007: - 50.000;

2008: - 50.000;

2009: - 50.000.

voce: Ministero degli affari esteri:

2007: - 109.116;

2008: - 106.977;

2009: - 106.977.

voce: Ministero della pubblica istruzione:

2007: - 3.256;

2008: - 6;

2009: - 6.

voce: Ministero dell'interno:

2007: - 101.000;

2008: - 100.000;

2009: - 100.000.

voce: Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare:

2007: - 986;

2008: - 82;

2009: - 82.

voce: Ministero della difesa:

2007: - 11;

2008: - 11;

2009: - 11.

voce: Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali:

2007: - 45;

2008: - 45;

2009: - 45.

voce: Ministero per i beni e le attività culturali:

2007: - 92.045;

2008: - 100.045;

2009: - 100.045.

voce: Ministero della salute:

2007: - 100.000;

2008: - 100.000;

2009: - 100.000.

voce: Ministero dell'università e della ricerca:

2007: - 20.000;

2008: - 40.000;

2009: - 80.000.

voce: Ministero della solidarietà sociale:

2007: - 50.000;

2008: - 200.000;

2009: - 200.000.

Conseguentemente, all'articolo 216, comma 2, tabella C, ridurre proporzionalmente del 10 per cento tutte le voci di parte corrente previste per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

7. 01. (vedi 7. 05.) Zorzato, Angelino Alfano, Armosino, Casero, Ceroni, Crosetto, Giudice, Leone, Marras, Ravetto, Verro, Laurini, D'Ippolito Vitale, Armani, Fratta Pasini, Campa, Peretti, Osvaldo Napoli, Romele, Garavaglia, Forlani, Galli, Garagnani, Pescante, Consolo, Carlucci, Mondello, Paniz, Picchi, Azzolini, Germanà.

 

 

(A.C. 1746-bis - Sezione 3)

 

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 5 DEL DISEGNO DI LEGGE

 

Capo III

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ACCERTAMENTO E DI CONTRASTO ALL'EVASIONE ED ALL'ELUSIONE FISCALE

 

ART. 5.

(Disposizioni in materia di accertamento e di contrasto all'evasione ed all'elusione fiscale).

 

Dopo l’articolo 5, aggiungere il seguente:

Art. 5-bis.

1. Al comma 12 dell'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006 n. 248, le parole da: «i compensi in denaro», fino alla fine del comma sono soppresse.

5. 05. (ex 5. 09.) Marinello, Angelino Alfano, Mele, Giovanardi, Delfino, Di Virgilio, Consolo, Misuraca, Della Vedova, Baldelli, Frassinetti, Grimaldi, Patarino, Picchi, Iannarilli.

 

Dopo l’articolo 5, aggiungere il seguente:

Art. 5-bis.

1. Il comma 12-bis dell'articolo 35 del decreto-legge 5 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è abrogato.

5. 06. (ex 5. 010.) Marinello, Angelino Alfano, Gianfranco Conte.

 

Subemendamenti all'articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo

 

All’articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo , al comma 1, premettere il seguente:

01. All'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, al comma 12, capoverso, le parole: «inferiori a 100 euro» sono sostituite dalle seguenti: «inferiori a 500 euro».

Conseguentemente, al comma 1, capoverso comma 12-bis:

al primo periodo, sostituire le parole: 100 euro con le seguenti: 500 euro.

al secondo periodo, sostituire le parole: in 1.000 euro. Dal 1o luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 500 euro con le seguenti: in 1.500 euro. Dal 1o luglio 2008 al 30 giugno 2009 il limite è stabilito in 1.000 euro.

0. 5. 0500. 1. Filippi, Fugatti, Garavaglia.

 

All’articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo, al comma 1, capoverso, sopprimere il primo periodo.

Conseguentemente, al medesimo capoverso, secondo periodo, sostituire le parole: Dalla data con le seguenti: In via sperimentale, dalla data.

0. 5. 0500. 8. Armani, Marinello, Angelino Alfano.

 

All’articolo aggiuntivo 5.0500 del Governo, al comma 1, capoverso, comma 12-bis, primo periodo, sostituire le parole da: si applica fino alla fine del periodo con le seguenti: è rideterminato, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto in 1000 euro. Tale limite si applica a decorrere dal 1o luglio 2009. Successivamente a tale data, il limite è stabilito in 500 euro.