Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento affari sociali
Titolo: Disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario - D.L. 20 marzo 2007, n. 23 - AC 2534
Riferimenti:
DL n. 23 del 20-MAR-07   AC n. 2534/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 145
Data: 20/04/2007
Descrittori:
DISAVANZO   REGIONI
SPESA SANITARIA     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione
XII-Affari sociali
Altri riferimenti:
L n. 64 del 17-MAG-07     


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

 

 

 

 

SERVIZIO STUDI

Progetti di legge

 

 

 

 

 

 

 

Disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

D.L. 20 marzo 2007, n. 23

AC 2534

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

n. 145

 

 

20 aprile 2007


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipartimento Affari sociali

Il presente dossier è stato redatto con la collaborazione del dipartimento bilancio

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File: AS0090

 


INDICE

Scheda di sintesi

per l'istruttoria legislativa

Dati identificativi3

Struttura e oggetto  4

§      Contenuto  4

§      Relazioni allegate  5

Elementi per l’istruttoria legislativa  6

§      Motivazioni della necessità ed urgenza  6

§      Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite  6

§      Specificità ed omogeneità delle disposizioni7

§      Incidenza sull’ordinamento giuridico  8

§      Impatto sui destinatari delle norme  9

Schede di lettura

Il contenuto del provvedimento  13

Disegno di legge

§      A.C. 2534 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario  25

Iter al Senato

D.d.l. di conversione del decreto-legge

§      A.S. 1411, (Governo), Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario  43

Esame in sede referente

-       Commissioni 5^ e 12^ riunite (Bilancio e Igiene e sanità)

Seduta del 27 marzo 2007 (pomeridiana)53

Seduta del 29 marzo 2007 (antimeridiana)55

Seduta del 4 aprile 2007 (pomeridiana)64

Seduta del 16 aprile 2007 (pomeridiana)71

Seduta del 16 aprile 2007 (notturna)118

Seduta del 17 aprile 2007 (antimeridiana)124

Seduta del 17 aprile 2007 (notturna)131

Esame in sede consultiva

§      Pareri resi alle Commissioni 5ª (Bilancio) e 12ª (Affari sociali) riunite

-       1ª Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 21 marzo 2007 (pomeridiana)139

Seduta del 27 marzo 2007 (pomeridiana)141

Seduta del 17 aprile 2007 (pomeridiana)143

-       5ª Commissione (Bilancio)

Seduta del 27 marzo 2007 (pomeridiana)145

Seduta dell’11 aprile 2007 (pomeridiana)146

Seduta del 16 aprile 2007 (pomeridiana)149

Seduta del 17 aprile 2007 (pomeridiana)152

Seduta del 18 aprile 2007 (pomeridiana)156

-       6ª Commissione (Finanze e Tesoro)

Seduta del 28 marzo 2007 (antimeridiana)159

Seduta del 28 marzo 2007 (pomeridiana)161

Discussione in Assemblea

Seduta del 18 aprile 2007 (antimeridiana)167

Seduta del 18 aprile 2007 (pomeridiana)307

Normativa di riferimento

§      Codice Civile (art. 1284)365

§      L. 3 gennaio 1981, n. 7 Stanziamenti aggiuntivi per l'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo.366

§      L. 30 aprile 1985, n. 163 Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo.369

§      L. 26 febbraio 1987, n. 49 Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo. (art. 14)379

§      D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della L. 23 ottobre 1992, n. 421. (art. 12 – 12-bis)380

§      L. 27 luglio 2000, n. 212 Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente (art. 3)385

§      D.L. 18 settembre 2001, n. 347 Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria (art. 4)387

§      L. 16 novembre 2001, n. 405 Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 18 settembre 2001, n. 347, recante interventi urgenti in materia di spesa sanitaria  389

§      L. 30 dicembre 2004, n. 311 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005) (art. 1, co. 174 e 180)390

§      L. 23 dicembre 2005, n. 266 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006). (art. 1, co. 50)392

§      D.L. 7 giugno 2006, n. 206 Disposizioni urgenti in materia di IRAP e di canoni demaniali marittimi.393

§      L. 17 luglio 2006, n. 234 Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 7 giugno 2006, n. 206, recante disposizioni urgenti in materia di IRAP e di canoni demaniali marittimi.395

§      L. 27 dicembre 2006, n. 296 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007). (art. 1, co. 796, lett. b) e e))396

§      L. 27 dicembre 2006, n. 296 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) (art. 1, commi 796, lett. p), 1250, 1264, 1290)398

Giurisprudenza

§      Corte cost. 27 gennaio 2005, n. 36  403

§      Corte cost. 21 marzo 2007, n. 98  414

Documentazione

§      Accordo Regione Lazio – 28 febbraio 2007  433

§      Accordo Regione Liguria – 6 marzo 2007  446

§      Accordo Regione Abruzzo – 8 marzo 2007  458

§      Accordo Regione Campania – 13 marzo 2007  470

§      Regione Lombardia – deliberazione VIII/004418 – seduta del 23 marzo 2007  483

§      Regione Veneto – deliberazione n. 830 – seduta del 28 marzo 2007  486

§      Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano – Seduta del 29 marzo 2007  489

 

 


Scheda di sintesi

per l'istruttoria legislativa


Dati identificativi

Numero del disegno di legge di conversione

1411

Numero del decreto-legge

23

Titolo del decreto-legge

Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

Settore d’intervento

Sanità

Iter al Senato

Si

Numero di articoli

2

Date

 

§       emanazione

20 marzo 2007

§       pubblicazione in Gazzetta ufficiale

20 marzo 2007

§       assegnazione

20 marzo 2007

§       scadenza

19 maggio 2007

Commissione competente

XII (Affari sociali)

Sede

Referente

Pareri previsti

I (Affari costituzionali)

V (Bilancio)

VI (Finanze)

Commissione parlamentare per le questioni regionali


Struttura e oggetto

Contenuto

Il disegno di legge in esame, approvato dal Senato nella seduta del 18 aprile 2007, è diretto a convertire in legge, con modificazioni, il decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario nonché per la riduzione della quota fissa sulla ricetta per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale.

Il provvedimento di urgenza, nel testo approvato dall’altro ramo del Parlamento, è composto di tre articoli (l’articolo 2 riguarda solo l’entrata in vigore del decreto-legge e la presentazione alle Camere per la conversione).

In particolare, l’articolo 1 prevede, nel quadro delle misure definite dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria per il 2007), il concorso straordinario dello Stato, per il periodo 2001-2005, nel ripiano dei disavanzi strutturali dei servizi sanitari regionali, a condizione che le regioni interessate assolvano ad alcuni adempimenti. A tal fine, si autorizza, a titolo di regolazione debitoria,la spesa di 3.000 milioni di euro per l’anno 2007 a beneficio delle regioni che sottoscrivono un accordo con lo Stato volto alla riorganizzazione dei servizi sanitari regionali e che, a decorrere dal 2007, attivano specifiche misure fiscali ovvero destinano quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali attribuiti alle regioni, in via ulteriore rispetto all’incremento nella misura massima dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Nel corso dell’iter legislativo presso l’altro ramo del Parlamento, sono state inserite disposizioni ulteriori rispetto a quelle contenute nel testo originario del decreto-legge, con particolare riferimento alle procedure di accertamento della massa passiva ricompresa nei disavanzi, all’esercizio delle azioni esecutive, al decorso degli interessi, alle modalità di soddisfacimento dei diritti dei creditori.

Il testo approvato dal Senato reca altresì il nuovo articolo 1-bis, che prevede la riduzione, da 10 a 3,5 euro, della quota fissa concernente le prestazioni di specialistica ambulatoriale, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge di conversione fino al 31 dicembre 2007, previa riduzione di altre autorizzazioni di spesa (Per maggiori approfondimenti sul contenuto del provvedimento si rinvia alle schede di lettura).

Relazioni allegate

Il provvedimento è corredato della relazione illustrativa e dalla relazione tecnica.

 


Elementi per l’istruttoria legislativa

Motivazioni della necessità ed urgenza

La relazione di accompagnamento al provvedimento chiarisce che esso “è dettato da necessarie ed improrogabili esigenze di intervenire nel settore sanitario al fine di assicurare gli effetti della manovra finanziaria varata dal Governo con la legge 27 dicembre 2006, n.  296, (legge finanziaria per il 2007) che, per le regioni interessate da ampi disavanzi pregressi, non potrebbero essere realizzati in assenza di un quadro finanziario definito”. Più, in particolare, la citata relazione precisa che il contributo statale previsto dal decreto “risulta assolutamente necessario ad accompagnare le regioni impegnate nei piani di rientro dai deficit strutturali, affinché il peso del debito pregresso non comprometta il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione corrente”. L’urgenza della previsione normativa risiede, invece, “nella circostanza che, in assenza della stessa, non possono essere tempestivamente sottoscritti i predetti piani come programmato, tenuto conto che i medesimi debbono contenere le politiche di intervento nel settore sanitario, da attivarsi già dall’inizio dell’anno in corso”.

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

Il decreto-legge è finalizzato al ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario, assicurando alle regioni interessate un concorso statale al risanamento delle suddette perdite, nonché alla riduzione della quota fissa concernente le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale.

Il provvedimento investe pertanto una pluralità di profili.

In primo luogo, la base giuridica del provvedimento appare riconducibile all’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione che riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato le materie concernenti il “sistema tributario e contabile dello Stato” e la “perequazione delle risorse finanziarie”.

Poiché il decreto-legge interviene sul livello di finanziamento del servizio sanitario regionale utile per l’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, le norme in questione sembrano destinate ad investire altresì l’ambito di cui alla lettera m) del secondo comma del citato articolo 117 della Costituzione, ove si attribuisce alla potestà legislativa esclusiva dello Stato “la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

Infine, il provvedimento, dettando disposizioni concernenti il corretto funzionamento del Servizio sanitario nazionale ed, in particolare, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, la riduzione del ticket sulle prestazioni di specialistica ambultoriale, rientra anche nell’ambito della “tutela della salute” di cui all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, materia oggetto di legislazione concorrente.

 

Si ricorda che la Corte costituzionale ha affrontato, in più occasioni, il tema del concorso statale alla riduzione del deficit dei servizi sanitari regionali. In particolare, nella sentenza 7-21 marzo 2007 n. 98, la Corte, nel rigettare le questioni di legittimità costituzionale promosse da alcune regioni in ordine a diverse disposizioni della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria per il 2006), con particolare riferimento alla violazione dell’autonomia legislativa in materia di tutela della salute e dell’autonomia finanziaria regionale, ha sottolineato che “lo speciale contributo finanziario dello Stato (in deroga al precedente obbligo espressamente previsto dalla legislazione sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale che siano le Regioni a coprire gli eventuali deficit del servizio sanitario regionale) ben può essere subordinato a particolari condizioni finalizzate a conseguire un migliore o più efficiente funzionamento del complessivo servizio sanitario, tale da riservare in ogni caso alle Regioni un adeguato spazio di esercizio delle proprie competenze nella materia della tutela della salute”. Tale principio è stato peraltro affermato dalla Consulta già nella sentenza n. 36 del 2005, ove essa ha ritenuto costituzionalmente ammissibile che il legislatore statale subordini l'accesso delle Regioni al finanziamento integrativo del servizio sanitario nazionale all’osservanza di determinate condizioni.

 

Si segnala che le Giunte regionali della Lombardia e del Veneto, in data 28 marzo 2007, hanno deliberato di impugnare il decreto-legge in esame, promuovendo il giudizio di legittimità innanzi alla Corte costituzionale, con riferimento al rispetto oltre che delle competenze legislative costituzionalmente definite anche di altri principi costituzionali (le delibere sono riportate in allegato al presente dossier).

Specificità ed omogeneità delle disposizioni

Il contenuto del provvedimento risulta omogeneo, in quanto reca unicamente disposizioni finalizzate a garantire il ripiano dei disavanzi pregressi nel comparto sanitario e (nel testo approvato dal Senato) la riduzione del ticket sulla ricetta per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale.

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Riflessi sulle autonomie e sulle altre potestà normative

Per quanto concerne gli effetti del provvedimento sulle autonomie regionali, si segnala, come precisato anche nella relazione illustrativa, che il concorso statale nel risanamento strutturale dei disavanzi pregressi è subordinato alla sottoscrizione da parte delle regioni interessate di un apposito accordo con lo Stato per i piani di rientro (ai sensi dell’articolo 1, comma 796, lettera b) della citata legge n. 296 del 2006), nonché all’attivazione di specifiche misure fiscali ovvero all’utilizzo di quote di manovre fiscali già adottate o di tributi erariali (nei limiti dei poteri attribuiti dalla normativa vigente e in via ulteriore rispetto all’incremento nella misura massima dell’IRAP e dell’addizionale regionale all’IRPEF). Ai fini del concorso statale al ripiano dei disavanzi si richiede, quindi, “per la parte delle perdite che resta a carico delle regioni e fino ad integrale copertura delle stesse, l’attivazione nella misura massima della leva fiscale disponibile ovvero la destinazione alla copertura delle perdite sanitarie di entrate tributarie che attualmente finanziano altre funzioni di spesa, con ciò di fatto richiedendo alle regioni di operare dei tagli di spesa anche su aree extrasanitarie”.

Attribuzione di poteri normativi

Il comma 3 dell’articolo 1 del decreto-legge demanda la ripartizione delle risorse destinate al ripiano dei disavanzi tra le regioni interessate ad un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario. L’articolo 1, comma 2, del decreto-legge in esame prevede, inoltre, una delibera della Giunta, da pubblicare nel Bollettino ufficiale della regione entro il 27 marzo 2007, per l’approvazione dell’accordo con lo Stato per il piano di rientro, cui è subordinata, per il periodo di imposta 2007 e per i seguenti periodi fino al 2010, l’applicazione della misura massima dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell'aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive.

 

Impatto sui destinatari delle norme

Il provvedimento appare destinato ad esplicare effetti, in primo luogo, sulle regioni interessate da elevati disavanzi nel settore sanitario, al fine di agevolare la riduzione strutturale della spesa e favorire il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario corrente. Poiché le disposizioni in esame incidono sul finanziamento e la gestione dei servizi sanitari regionali, esse sembrano destinate ad esplicare un impatto anche sugli utenti del sistema sanitario.

Inoltre, la disposizione concernente la riduzione della quota fissa relativa alle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, introdotta dal Senato, appare destinata ad esplicare effetti, oltre che sui potenziali beneficiari delle prestazioni medesime, anche sui destinatari delle disposizioni di riduzione di precedenti autorizzazioni di spesa (articolo 1-bis). Si ricorda che i settori interessati da tali riduzioni riguardano la cooperazione allo sviluppo, la ricerca in ambito sanitario, il Fondo per le politiche della famiglia, il Fondo per i non autosufficienti, il Fondo le politiche giovanili, il Fondo per l’estinzione dei debiti pregressi degli enti pubblici ed il Fondo unico per lo spettacolo.

 


Schede di lettura


 

Il contenuto del provvedimento

 

 

 

Il decreto-legge in esame, nel testo approvato dal Senato, si compone di tre articoli, recanti disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario nonché per la riduzione della quota fissa sulla ricetta per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale.

 

In particolare, l'articolo 1, comma 1, prevede il concorso dello Stato al ripiano dei disavanzi regionali nel settore sanitario del periodo 2001-2005, esplicitamente in deroga alla disciplina generale, secondo cui gli oneri di ripiano dei disavanzi in oggetto sono a carico delle regioni[1].

 

Come segnalato anche nella relazione illustrativa al disegno di legge di conversione, la normativa vigente, ai sensi degli accordi tra lo Stato e le regioni intervenuti il 3 agosto 2000 e l’8 agosto 2001, dell’intesa tra lo Stato e le regioni del 23 marzo 2005 e, da ultimo, del Patto per la salute del 28 settembre 2006, stabilisce un livello di finanziamento per il servizio sanitario regionale finalizzato a garantire l’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie in condizioni di efficienza ed appropriatezza, lasciando a carico delle regioni la spesa derivante dall’erogazione di livelli di prestazioni superiori ovvero da eventuali disfunzioni dei servizi.

 

Ai fine dell’accesso delle regioni alle risorse previste dal decreto-legge in esame, sono fissate le seguenti condizioni:

·         la sottoscrizione da parte delle regioni interessate di uno specifico accordo[2] con lo Stato, comprensivo di un piano di rientro, che consente l’accesso allo specifico Fondo transitorio destinato alle regioni che presentano elevati disavanzi (lettera a);

 

Il suddetto Fondo transitorio è stato istituito dall'articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) con la dotazione di 1.000 milioni di euro nel 2007, 850 milioni di euro nel 2008, 700 milioni di euro nel 2009. L’accesso a tali risorse è condizionato:

Ø       alla stipula di un accordo[3] comprensivo di un programma di rientro dal disavanzo entro il 2010, secondo le modalità e le procedure già previste dalla legislazione vigente[4], e di un piano di riequilibrio nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria;

Ø       all’attivazione dell’innalzamento ai livelli massimi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive[5].

Si ricorda, a quest’ultimo riguardo, che la legislazione vigente[6], in caso di inadempienza della regione, nell’ambito delle misure volte a garantire il ripiano dei disavanzi, prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri adotti un atto di diffida (entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento).

Nell'ipotesi in cui l'inadempimento si protragga, i necessari interventi sono assicurati dal Presidente della regione, in qualità di commissario ad acta: al Presidente spetta, infatti, l’approvazione del bilancio di esercizio consolidato del servizio sanitario regionale, al fine di determinare il disavanzo di gestione e di provvedere al relativo ripiano. Tra le misure possibili rientrano gli aumenti dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive entro i limiti stabiliti dalla normativa vigente.

Qualora il Presidente della regione ometta di adottare i provvedimenti per il ripiano del disavanzo entro il 31 maggio, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e la maggiorazione dell’aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive si applicano, nella regione interessata, nella misura massima prevista dalla vigente normativa, con riferimento all’anno di imposta 2006 e successivi.      

 

·         la destinazione da parte della regione al settore sanitario, ai fini dell'ammortamento del debito accumulato fino al 31 dicembre 2005 (tenendo conto di quanto disposto all’articolo 1, comma 796, lettera e), della legge finanziaria per il 2007[7]), anche in via alternativa, di quote di manovre fiscali già adottate o di quote di tributi erariali attribuiti alle regioni stesse oppure, nei limiti dei poteri ad esse attribuiti dalla normativa statale di riferimento ed in conformità alla stessa, di misure fiscali da attivarsi sul proprio territorio.

Tali ulteriori risorse hanno carattere aggiuntivo rispetto a quelle derivanti dall’elevamento ai livelli massimi dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive (lettera b).

 

Si segnala che, con l'Intesa sullo schema di decreto di riparto del suddetto Fondo transitorio (1.000 milioni di euro per il 2007, 850 milioni di euro per 2008 e 700 milioni di euro per il 2009), raggiunta in seno alla Conferenza Stato-regioni del 29 marzo 2007, si è previsto l’accesso alle risorse del Fondo medesimo per le regioni Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Molise e Sicilia[8].

Allo stato, la Sicilia non ha tuttavia stipulato l’accordo inclusivo del piano di rientro ai sensi della normativa vigente. Conseguentemente le condizioni previste per il riparto del citato Fondo transitorio risultano attualmente rispettate solo da cinque delle regioni interessate dai disavanzi (Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria e Molise).

Il comma 2 prevede, inoltre, che con una delibera della Giunta, da pubblicare nel Bollettino ufficiale della regione entro il 27 marzo 2007, ciascuna regione approva l’accordo stipulato con lo Stato[9] per il piano di rientro, ribadendo, per il periodo di imposta 2007 e per i seguenti periodi fino al 2010, l’applicazione della misura massima dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell'aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive[10].

 

La norma in esame deroga esplicitamente all'articolo 3 (Efficacia temporale delle norme tributarie) della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), il quale prevede, tra l'altro, che le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo e che, relativamente ai tributi periodici, le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni recanti le modifiche stesse.

 

Il secondo periodo del comma in esame specifica, altresì, che il suddetto incremento dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive non riguarda le regioni in cui l'incremento medesimo sia scattato formalmente in modo automatico[11], pur non essendo stato applicato, in seguito al raggiungimento, entro il 30 giugno 2006, di un accordo con il Governo sulla copertura dei disavanzi di gestione del servizio sanitario regionale[12].

 

Per quanto riguarda la Liguria, a seguito del raggiungimento di un apposito accordo con lo Stato che prevede l’applicazione di misure alternative, non sono stati applicati gli incrementi automatici dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’aliquota regionale dell’imposta sulle attività produttive.

 

Il terzo periodo del comma in questione stabilisce, infine, che restano ferme le disposizioni di cui ai periodi sesto, settimo e ottavo del citato articolo 1, comma 796, lettera b), della legge n. 296 del 2006.

 

Le disposizioni appena richiamate (sesto, settimo e ottavo periodo dell’articolo 1, comma 796, lettera b), della legge n. 296 del 2006) stabiliscono che qualora sia accertato il mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi di riduzione dei disavanzi stabiliti nel piano di rientro, l’addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive si applicano, con riferimento all’anno d’imposta dell’esercizio successivo, oltre i livelli massimi previsti dalla normativa vigente fino all’integrale raggiungimento degli obiettivi fissati (sesto comma).

La maggiorazione dei suddetti tributi ha carattere generalizzato e non è suscettibile di differenziazioni per settori di attività e per categorie di soggetti passivi (settimo comma). Ove invece siano stati conseguiti gli obiettivi intermedi con risultati quantitativamente migliori, la regione interessata può ridurre, con riferimento all'anno d'imposta dell'esercizio successivo, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive per la quota corrispondente al miglior risultato ottenuto (ottavo comma).

 

Il comma 3 autorizza, a titolo di regolazione debitoria,la spesadi 3 miliardi di euro per l’anno 2007, quale importo complessivo del concorso straordinario. Tali risorse sono ripartite tra le regioni interessate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle medesime regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario.

Nel corso dell’iter legislativo presso l’altro ramo del Parlamento, sono state inserite le seguenti ulteriori disposizioni al testo originario del comma in esame, relativamente all’accertamento della massa passiva, all’esercizio delle azioni esecutive, al decorso degli interessi, alle modalità di soddisfacimento dei diritti dei creditori[13]:

a)      nelle regioni interessate dalle previsioni del decreto-legge, al fine di consentire il puntuale accertamento della massa passiva ricompresa nei disavanzi e di garantire il pagamento dei debiti accertati nel rispetto dei piani di rientro, per un periodo di 12 mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione, non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive relativamente ai debiti sanitari di cui all’articolo in esame nei confronti dei soggetti debitori. I pignoramenti eventualmente eseguiti non sono vincolanti per gli enti debitori e per i tesorieri;

b)      nel suddetto periodo di 12 mesi, i debiti insoluti producono esclusivamente gli interessi legali di cui all'articolo 1284 del codice civile, fatti salvi gli accordi tra le parti che prevedono l’applicazione di tassi di interesse inferiori;

 

L’articolo 1284 (Saggio degli interessi), primo comma, del codice civile stabilisce che il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari al 2,5 per cento in ragione d'anno. Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta ufficiale non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a 12 mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell'anno. Qualora entro il 15 dicembre non sia fissata una nuova misura del saggio, questo rimane invariato per l'anno successivo[14].

 

c)      i debiti accertati saranno soddisfatti esclusivamente mediante l’utilizzo dei fondi statali e regionali destinati al Servizio sanitario regionale, assicurando priorità ai crediti privilegiati dei lavoratori dipendenti precari o stabili.

Il comma in commento dispone, altresì, che nell'ambito dei citati piani rientro siano definite le modalità di monitoraggio e di verifica relative all'estinzione dei debiti.

Alla copertura finanziaria dell'onere derivante dal citato concorso straordinario dello Stato al ripiano dei disavanzi pregressi, si provvede, riducendo lo stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze.

Il comma 4 autorizza altresì il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

L’articolo 1-bis, introdotto dal Senato, prevede al comma 1 la riduzione della quota fissa sulla ricetta riguardante le prestazioni di specialistica ambulatoriale da 10 euro a 3,5 euro, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge e fino al 31 dicembre 2007.

 

Si ricorda che l'articolo 1, comma 796, lettera p), primo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007)ha previsto un incremento pari a 10 euro per ricetta delle prestazioni di specialistica ambulatoriale: tale importo si somma a quello già previsto dalla legislazione vigente[15].

     Successivamente, l’articolo 6-quater del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300[16], ha modificato le disposizioni in esame, in materia di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie. In particolare:

-         al comma 1, viene introdotta la limitazione della vigenza delle citate norme sui ticket al 31 marzo 2007 e, in ogni caso, all’entrata in vigore di specifiche misure alternative, stabilite al successivo comma 2, da definirsi in sede locale o sulla base di un accordo tra le regioni interessate e i Ministeri della salute e dell’economia;

-         al comma 2, mediante l’inserimento della lettera p-bis, si consente alle regioni, per le sole prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, fermo restando l’importo di manovra pari a 811 milioni di euro per l’anno 2007, 834 milioni di euro per l’anno 2008 e 834 milioni di euro per l’anno 2009[17], di assumere provvedimenti alternativi all’applicazione della quota fissa di 10 euro.In particolare, alle regioni è data facoltà:

-      di adottare altre misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie[18];

-      di stipulare con il Ministero della salute e il Ministero dell’economia e delle finanze un accordo per la definizione di altre misure di partecipazione al costo, che siano equivalenti sotto il profilo del mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario e del controllo dell’appropriatezza.

 

Il medesimo comma 1, al fine di garantire la riduzione del citato ticket,ridetermina da 811 milioni di euro a 461 milioni, per il solo anno 2007, l’importo di manovra recato dalle suddette disposizioni della legge finanziaria 2007, anche per le finalità di cui alla citata lettera p-bis). A tal fine, il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, cui concorre ordinariamente lo Stato, è incrementato per l'anno 2007 di 350 milioni di euro. Il predetto incremento è ripartito tra le regioni con i medesimi criteri adottati per il 2007.

Il comma 2 stabilisce, altresì, che per l'onere derivante dal predetto abbattimento del ticket, pari a 350 milioni di euro per l'anno 2007, si provvede mediante riduzione delle sottoelencate autorizzazioni di spesa, per gli importi di seguito indicati:

 

                                                                                                (in milioni di euro)

-Legge 3 gennaio 1981, n. 7, e legge 26 febbraio 1987, n. 49 (Paesi in via di sviluppo)[19]

50

-Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Ricerca salute)[20]

50

-Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 1250 (Fondo per le politiche della famiglia)[21]

30

-Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 1264 (Fondo per le  non autosufficienze)[22]

30

-Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 1290 (Fondo per le politiche giovanili)[23]

30

-Legge 23 dicembre 2005, n. 266, articolo 1, comma 50 (Fondo per l’estinzione dei debiti pregressi) [24]

100

-Legge 30 aprile 1985, n. 163 (Fondo unico per lo spettacolo)[25]

60

 

Conseguentemente, è stato modificato il titolo del decreto-legge in esame.

 

L’articolo 2 del decreto disciplina l’entrata in vigore del provvedimento (che decorre dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ossia dal 21 marzo 2007) e la presentazione alle Camere per la conversione in legge.

 

 


Disegno di legge

 



 

Iter al Senato

 


D.d.l. di conversione del decreto-legge



SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 1411

DISEGNO DI LEGGE

presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri

(PRODI)

dal Ministro dell’economia e delle finanze

(PADOA-SCHIOPPA)

e dal Ministro della salute

(TURCO)

di concerto col Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali

(LANZILLOTTA)

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 20 MARZO 2007

 

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Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n.  23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

¾¾¾¾¾¾¾¾


 

 

Onorevoli Senatori. – Il presente decreto è dettato da necessarie ed improrogabili esigenze di intervenire nel settore sanitario al fine di assicurare gli effetti della manovra finanziaria varata dal Governo con la legge 27 dicembre 2006, n.  296, (legge finanziaria per il 2007) che, per le regioni interessate da ampi disavanzi pregressi, non potrebbero essere realizzati in assenza di un quadro finanziario definito.

    La normativa proposta all’articolo 1 si colloca nell’ambito dell’operazione di risanamento strutturale dei servizi sanitari regionali sistematicamente in disavanzo. Al riguardo, appare opportuno preliminarmente chiarire il quadro nel quale la stessa si inserisce. La normativa vigente (attuativa degli accordi tra lo Stato e le regioni intervenuti il 3 agosto 2000 e l’8 agosto 2001, dell’intesa tra lo Stato e le regioni del 23 marzo 2005 e, da ultimo, del Patto per la salute del 28 settembre 2006) stabilisce un livello di finanziamento per il servizio sanitario regionale utile per l’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie in condizioni di efficienza ed appropriatezza, lasciando a carico dei bilanci regionali la spesa derivante dall’erogazione di livelli di prestazioni superiori ovvero derivante da inefficienze ed «inappropriatezze»; ciò al fine di responsabilizzare i comportamenti di spesa regionali. In tali termini la maggior parte delle regioni che hanno prodotto disavanzi sanitari hanno provveduto tempestivamente a ripianarli, attivando sul proprio territorio le misure utili, tutte sostanzialmente riconducibili all’utilizzo della leva fiscale. Solo alcune regioni non hanno proceduto in tal senso, determinando una serie di disavanzi estremamente significativi per i quali sono pertanto mancate le relative coperture.

    A fronte della situazione di estrema gravità economico-finanziaria determinata dai predetti disavanzi, la legislazione nazionale è intervenuta imponendo alle regioni che presentano elevati disavanzi strutturali la predisposizione di un piano di riorganizzazione del servizio sanitario regionale, diretto alla riduzione strutturale della spesa e al perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario corrente. Il predetto piano è parte integrante di un accordo che le regioni stesse si accingono a sottoscrivere con lo Stato.

    Parallelamente, tuttavia, si è posto il problema della copertura dei disavanzi pregressi registrati fino a tutto il 2005; in tal senso, con norma agevolativa, la legge finanziaria per il 2007 (articolo 1, comma 796, lettera e) consente alle predette regioni una copertura pluriennale. Le disposizioni contenute nelle norme proposte mirano ad alleggerire il peso delle perdite pregresse, offrendo alle regioni interessate un concorso statale al loro ripiano. A fronte di tale concorso, tuttavia, si richiede, per la parte delle perdite che resta a carico delle regioni e fino ad integrale copertura delle stesse, l’attivazione nella misura massima della leva fiscale disponibile ovvero la destinazione alla copertura delle perdite sanitarie di entrate tributarie che attualmente finanziano altre funzioni di spesa, con ciò di fatto richiedendo alle regioni di operare dei tagli di spesa anche su aree extrasanitarie. Tutto ciò anche al fine di interrompere definitivamente il meccanismo per il quale alcune regioni, a valere sulle risorse del fondo corrente, effettuavano pagamenti relativi a costi di esercizi precedenti, mantenendo stabilmente un elevato livello di debito, produttivo peraltro di interessi di mora.

    La norma costituisce, dunque, provvedimento attuativo della legge finanziaria per il 2007, che ha predisposto uno specifico accantonamento di fondo globale.

    Essa prevede l’autorizzazione, quale regolazione debitoria, della spesa di 3.000 milioni di euro per l’anno 2007, quale concorso al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per il periodo 2001-2005. Il predetto concorso è destinato alle regioni che, al fine della riduzione strutturale del disavanzo nel settore sanitario, sottoscrivono l’accordo con lo Stato di cui all’articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n.  296, e che inoltre, a decorrere dal 2007, attivano sul proprio territorio, a copertura dei disavanzi del settore sanitario, specifiche misure fiscali ovvero destinano quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali attribuiti alle regioni (nei limiti dei poteri loro attribuiti dalla normativa statale di riferimento ed in conformità ad essa, in via ulteriore rispetto all’incremento nella misura massima di IRAP e addizionale regionale all’IRPEF) tali da comportare un gettito superiore, rispetto a quello derivante dal predetto incremento nella misura massima di IRAP e addizionale regionale all’IRPEF. Il contributo statale in questione risulta assolutamente necessario ad accompagnare finanziariamente le regioni impegnate nei piani di rientro dai deficit strutturali, affinché il peso del debito pregresso non comprometta il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione corrente. L’urgenza della disposizione risiede nella circostanza che, in assenza della stessa, non possono essere tempestivamente sottoscritti i predetti piani come programmato, tenuto conto che i medesimi debbono contenere le politiche di intervento nel settore sanitario, da attivarsi già dall’inizio dell’anno in corso.

    Con il comma 2 si è disposta l’applicazione automatica dell’innalzamento dell’addizionale all’IRPEF e delle maggiorazioni dell’aliquota dell’IRAP a seguito della delibera di approvazione da parte della Giunta regionale dell’accordo stipulato con i Ministri della salute e dell’economia e delle finanze in caso di squilibrio economico-finanziario della spesa sanitaria, per i piani di rientro dai disavanzi. Parimenti si è previsto che tale innalzamento non si applica nelle ipotesi in cui sia già intervenuto l’accordo con il Governo ai sensi della previgente normativa, di cui all’articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 7 giugno 2006, n.  206, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n.  234.


 


 

Relazione tecnica

 

        La norma prevista all’articolo 1 prevede l’autorizzazione, quale regolazione debitoria, della spesa di 3.000 milioni di euro per l’anno 2007, per il concorso al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per il periodo 2001-2005. Il predetto concorso è destinato alle regioni che, al fine della riduzione strutturale del disavanzo nel settore sanitario, sottoscrivono l’accordo con lo Stato di cui all’articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n.  296, ed inoltre, a decorrere dal 2007, attivano sul proprio territorio, a copertura dei disavanzi del settore sanitario, specifiche misure fiscali ovvero destinano quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali attribuiti alle regioni, nei limiti dei poteri loro attribuiti dalla normativa statale di riferimento ed in conformità ad essa, in via ulteriore rispetto all’incremento nella misura massima di IRAP e addizionale regionale all’IRPEF, in modo tale da assicurare un gettito superiore rispetto a quello derivante dal predetto incremento nella misura massima di IRAP e addizionale regionale all’IRPEF. Alla copertura si provvede mediante utilizzo delle risorse iscritte per l’anno 2007 nel «Fondo speciale» di conto capitale del Ministero dell’economia e delle finanze, relativo alla regolazione debitoria.

 


 


DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

 

    1. È convertito in legge il decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


Decreto-legge 20 marzo 2007, n. 22, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2007.

 

Disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

 

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

        Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

        Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di consentire il risanamento strutturale e selettivo dei servizi sanitari regionali in disavanzo e di conseguire gli obiettivi della manovra finanziaria prevista dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007);

        Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 16 marzo 2007;

        Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro della salute, di concerto con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali;

 

 

emana

il seguente decreto-legge:

 

Articolo 1.

 

        1. Lo Stato, in deroga a quanto stabilito dall’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, concorre al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per il periodo 2001-2005 nei confronti delle regioni che:

            a) al fine della riduzione strutturale del disavanzo nel settore sanitario sottoscrivono l’accordo con lo Stato per i piani di rientro e accedono al fondo transitorio di cui all’articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

            b) al fine dell’ammortamento del debito accumulato fino al 31 dicembre 2005, ai sensi di quanto disposto dalla lettera e) del medesimo articolo 1, comma 796, ed in via ulteriore rispetto all’incremento nella misura massima dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive, destinano al settore sanitario in modo specifico, anche in via alternativa, quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali attribuiti alle regioni stesse ovvero, nei limiti dei poteri loro attribuiti dalla normativa statale di riferimento ed in conformità ad essa, misure fiscali da attivarsi sul proprio territorio, in modo tale da assicurare complessivamente risorse superiori rispetto a quelle derivanti dal predetto incremento nella misura massima.

        2. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, per il periodo di imposta successivo al 31 dicembre 2006 e per i periodi seguenti fino all’anno 2010, per le regioni che, con delibera della Giunta regionale da pubblicare nel Bollettino ufficiale della regione entro il 27 marzo 2007, approvano l’Accordo stipulato con i Ministri della salute e dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e dell’articolo 1, comma 796, lettera b), secondo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, l’addizionale all’IRPEF e le maggiorazioni dell’aliquota dell’IRAP si applicano nella misura prevista al comma 174, ultimo periodo, dell’articolo 1 della medesima legge n. 311 del 2004. Tali incrementi non si applicano nelle regioni nelle quali, in attuazione dell’articolo 1, comma 174, della citata legge n. 311 del 2004, e successive modificazioni, sia scattato formalmente, in modo automatico, l’innalzamento dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive e, a seguito del raggiungimento dell’accordo con il Governo, di cui all’articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 7 giugno 2006, n. 206, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 234, tale innalzamento non sia stato applicato. Restano ferme le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 796, lettera b), sesto, settimo ed ottavo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

        3. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l’anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra le regioni interessate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario. Nell’ambito dei predetti piani di rientro sono disciplinate le modalità di monitoraggio e di riscontro dell’estinzione dei debiti. Alla relativa copertura si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze.

        4. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Articolo 2.

 

        1.  Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

        Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

        Dato a Roma, addì 20 marzo 2007.

 

NAPOLITANO

 

Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri.

Padoa Schioppa, Ministro dell’economia e delle finanze.

Turco, Ministro della salute.

Lanzillotta, Ministro  per gli affari regionali e le autonomie locali.

Visto, il Guardasigilli: Mastella.


Esame in sede referente

 


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

MARTEdi' 27 marzo 2007

1ª Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Casula e  per la salute Patta.

 

La seduta inizia alle ore 14,05.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Rinvio dell'esame)

 

Prima dell’inizio dell’esame del provvedimento il senatore VEGAS (FI) chiede di intervenire per sollevare una questione di competenza sull’assegnazione del medesimo alle Commissioni riunite 5a e 12a. Ritiene infatti che, essendo prevalente il profilo economico del provvedimento, sarebbe stato preferibile un’assegnazione esclusiva alla Commissione bilancio. Eventualmente sarebbe stato più opportuna una assegnazione delle Commissioni riunite 1a e 5a, stante la rilevanza dei rapporti tra Stato e Regioni. Chiede pertanto un rinvio dell’esame in quanto è intenzione del suo Gruppo porre formalmente una questione di competenza sull’assegnazione del provvedimento in 5a Commissione.

Il senatore CURSI (AN) chiede, a sua volta, che si proceda ad un rinvio dell’esame dell’atto in titolo e che  si proceda alla verifica del numero legale.

Si associano a tale richiesta la senatrice BIANCONI (FI), ed i senatori TOMASSINI (FI) e  GRAMAZIO (AN).

Il senatore TECCE (RC-SE) esprime il proprio dissenso al rinvio della discussione del provvedimento all’ordine del giorno delle Commissioni riunite, manifestando forte preoccupazione per l’atteggiamento assunto dall’opposizione.

Il senatore MORGANDO (Ulivo), pur riconoscendo le ragioni sottese alla richiesta avanzata dai senatori dell’opposizione, tuttavia, ritiene opportuna l’assegnazione alle Commissioni riunite 5a e 12a, in quanto le questioni di merito ed i loro riflessi finanziari sono strettamente interconnessi nella fattispecie in esame. Ritiene, pertanto, opportuno procedere con i lavori delle Commissioni riunite.

Concorda la senatrice BASSOLI (Ulivo), la quale sottolinea l’utilità di un esame da parte delle Commissioni riunite, al fine di approfondire sia gli aspetti finanziari, sia quelli che più direttamente interessano i profili di competenza della Commissione igiene e sanità. Ritiene, pertanto, che non sussistano convincenti ragioni tali da giustificare il rinvio dell’esame.

Il presidente MORANDO condivide con il senatore Vegas che la sede più opportuna per sollevare la questione di competenza, pur non condividendone le ragioni,  così come poco condivisibili appaiono le ragioni di un rinvio dell’esame del provvedimento, sia quella della Commissione bilancio. Si dichiara pertanto disponibile ad accogliere la proposta di un breve rinvio avanzata dai membri dell’opposizione purché questo non risulti lesivo delle norme contenute nell’articolo 43, comma 3, del Regolamento in relazione al termine entro il quale le Commissioni devono riferire al Senato. Pone dunque  in votazione la richiesta di un rinvio dell’esame del provvedimento all’ordine del giorno.

Stante l’assenza del prescritto numero legale di senatori, sospende la seduta per venti minuti.

La seduta sospesa alle ore 14,25, riprende alle ore 14,45.

Il presidente MORANDO, su richiesta della senatrice BIANCONI (FI), la quale lamenta le modalità in cui si sono svolti i lavori delle Commissioni riunite, accertata la mancanza del numero legale e apprezzate le circostanze, rinvia l’esame del disegno di legge.

L’esame del disegno di legge è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 14,50.

 

 


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

GIOVEdi' 29 marzo 2007

2ª Seduta (antimeridiana)

 

Presidenza del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

 

Intervengono il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula e il sottosegretario di Stato per la salute Patta.

 

La seduta inizia alle ore 8,30.

 

IN SEDE REFERENTE 

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Esame e rinvio)

 

La relatrice VALPIANA (RC-SE), nell’illustrare il provvedimento per la parte di competenza della 12ª Commissione, si sofferma innanzitutto sui principi del Servizio sanitario nazionale, quali la salute intesa come diritto da promuovere e tutelare, l’equità e l’universalismo, intesi come pari opportunità di accesso e fruizione dei servizi sanitari da parte di tutti i cittadini, nonché la solidarietà. La situazione debitoria di alcune regioni italiane, ella prosegue, costituisce un'eredità del passato, che rischia di non consentire ad alcune aree del Paese di attuare  i richiamati principi ed è per tale ragione che sono necessari provvedimenti urgenti e incisivi. Una politica sanitaria efficace deve a suo avviso assumere una visione lungimirante ed evitare il  prevalere di mere logiche contabili tendenti al razionamento e deve al contempo essere in grado di individuare le inefficienze, sì da poter recuperare risorse da destinare alle aree a maggiore impatto strategico per la salute e per il miglioramento del sistema assistenziale. Il provvedimento in esame è dettato dall’esigenza di intervenire nel settore sanitario per assicurare gli effetti della manovra finanziaria per il 2007 e si inserisce nell'ottica di una cooperazione sinergica fra Stato e regioni, per individuare strategie condivise al fine di superare le diseguaglianze ancora presenti in termini di prestazioni sanitarie, di accessibilità e di promozione di una sempre maggiore qualità dei  servizi.

Sottolinea indi che il Servizio sanitario nazionale, sin dalla sua istituzione, si è distinto per la ristrettezza delle risorse finanziarie, di volta in volta definite dalle leggi finanziarie e quindi non all'interno di un quadro programmatico indispensabile per assicurare il riequilibrio territoriale e settoriale. Dopo un primo periodo, in cui è prevalsa la scelta di interventi a pioggia nel tentativo, a suo giudizio fallito, di mettere a disposizione risorse aggiuntive, sono state privilegiate forme di finanziamento vincolate al rispetto del patto di stabilità interno, attraverso accordi in sede di Conferenza Stato-regioni.  Richiama indi l'accordo dell'8 agosto 2001 sottoscritto in sede di Conferenza Stato-regioni con il quale è stato definito per la prima volta un livello di finanziamento pubblico non più limitato ad una annualità, ma esteso al successivo quadriennio. Si è dimostrato a suo giudizio inadeguato poiché il sistema è rimasto fortemente sottofinanziato, il debito contratto dalle regioni ha continuato a crescere e  le distanze tra le regioni virtuose e quelle in difficoltà sono aumentate. Ciò ha indotto, ella rileva, l'adozione di specifici provvedimenti nel corso della manovra finanziaria per l'anno 2005 ed in particolare l'incremento del Fondo sanitario nazionale, nonché l'individuazione di disposizioni volte a disciplinare i casi in cui si determinino disavanzi di gestione da parte delle regioni. Quanto a quest'ultimo aspetto, l'oratrice segnala la previsione dell'obbligo della regione interessata di ripianare il deficit, anche attraverso gli aumenti dell’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive entro le misure stabilite dalla normativa vigente. Venivano inoltre previsti finanziamenti integrativi per il ripiano dei disavanzi, al quale le regioni accedevano previa elaborazione di un programma operativo di riorganizzazione e di riqualificazione del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio. Si sofferma inoltre sull'intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005, che non è a suo avviso riuscita ad imprimere un'effettiva modifica nei rapporti tra Stato e regioni in grado di rendere effettivo il principio della reciproca assunzione di responsabilità. Successivamente, vennero adottate nella legge finanziaria per il 2005 specifiche disposizioni secondo cui se non sono adottate le misure per il ripiano del disavanzo, nella regione interessata si applicano comunque nella misura massima prevista dalla vigente normativa l’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive. Si punta indi al rafforzamento del sistema di monitoraggio circa l’erogazione effettiva dei livelli essenziali di assistenza. Il Patto della salute, recentemente sottoscritto, fissa il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale per il triennio 2007-2009 e mette a disposizione risorse aggiuntive per l’innalzamento della qualità del sistema, per le nuove tecnologie e per il ripiano del debito pregresso, riconfermando i vincoli al rispetto del patto di stabilità e rendendo ancora più stringente il controllo da parte dello Stato sulle regioni inadempienti. Sottolinea poi che il finanziamento per il 2007 registra un incremento, pari a 3,3 miliardi di euro, rispetto a quanto stanziato dalle precedenti leggi finanziarie. Inoltre, rileva che sono confermati gli adempimenti regionali previsti dall’intesa Stato-regioni, nonché le modalità di copertura di eventuali disavanzi. Per le regioni che hanno stipulato l’accordo sono considerate idonee forme di copertura dei disavanzi  pregressi le misure a carattere pluriennale derivanti da specifiche entrate certe e vincolate. Nello specifico, l'oratrice segnala che l'accordo sottoscritto dai Ministri della salute e dell'economia con la regione interessata, individua gli interventi necessari per il conseguimento dell'equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza sanitaria e degli adempimenti di cui alle intese generali tra Stato e regioni in materia di spesa sanitaria. A tale accordo, come detto, è subordinato il concorso statale al finanziamento della spesa sanitaria della regione. Entrando nel merito del provvedimento in esame, rileva che le condizioni per il riconoscimento del concorso straordinario di cui al decreto-legge in esame sono sancite dall'articolo 1, comma 1, lettere a) e b). In particolare, la lettera a) richiede la sottoscrizione dell'accordo con lo Stato comprensivo dei piani di rientro e l'accesso al fondo transitorio destinato alle regioni interessate da elevati disavanzi, di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Ai fini del riconoscimento del concorso straordinario, la lettera b) pone come ulteriore condizione che la regione destini al settore sanitario in modo specifico quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali attribuiti alle regioni stesse oppure, nei limiti dei poteri ad esse attribuiti dalla normativa statale di riferimento ed in conformità alla stessa, misure fiscali da attivarsi sul proprio territorio; tali ulteriori risorse sono aggiuntive rispetto a quelle derivanti dal predetto elevamento ai livelli massimi dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive. Al riguardo, prosegue, a fronte di un consistente numero di regioni che presentano per gli anni 2002-2005 un preoccupante disavanzo, solo per quattro di queste risultano rispettate le condizioni richiamate, ovvero sono stati sottoscritti gli accordi con lo Stato. Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge, prosegue la relatrice per la 12ª Commissione, modifica ed integra la disciplina sugli accordi di cui all'articolo 1, comma 180, della legge n. 311 del 2004, e successive modificazioni, e su quelli comprensivi dei piani di rientro, di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b), della legge n. 296 del 2006. Il primo periodo del comma 2 prevede quindi che, per il periodo di imposta relativo al 2007 e fino al periodo di imposta relativo al 2010, si applichi la misura massima dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive nelle regioni che, con delibera della Giunta, approvino l'accordo. In proposito, non appaiono a suo avviso chiari gli effetti di un'eventuale superamento del termine richiamato e, al contempo, rinvia al parere della Commissione Affari costituzionali una valutazione in ordine all'opportunità che una norma statale individui l'organo regionale competente all'approvazione dell'accordo. Rileva inoltre che il primo periodo del comma 2 opera una deroga allo statuto dei diritti del contribuente, il quale prevede tra l'altro che, relativamente ai tributi periodici, le modifiche introdotte si applichino solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni recanti le modifiche stesse. Il secondo periodo del comma 2 specifica che l'elevamento alle misure massime non concerne le regioni in cui l'elevamento medesimo, dovendo operare in modo automatico ai sensi del citato articolo 1, comma 174, della legge n. 311 del 2004, non si è poi applicato in seguito al raggiungimento, entro il 30 giugno 2006, di un accordo con il Governo sulla copertura dei disavanzi di gestione del servizio sanitario regionale. Ai sensi del terzo periodo del comma 2, restano ferme le disposizioni di cui ai periodi sesto, settimo e ottavo del citato articolo 1, comma 796, lettera b), della legge n. 296 del 2006. Tali norme prevedono due fattispecie, rispettivamente di elevamento dell'addizionale e delle maggiorazioni suddette oltre i limiti massimi e di riduzione delle stesse al di sotto di tali limiti. La prima fattispecie concerne il caso in cui nelle regioni, firmatarie dell'accordo comprensivo di piano di rientro di cui allo stesso comma 796, lettera b), non si siano conseguiti gli obiettivi intermedi di riduzione del disavanzo (stabiliti dal piano di rientro). La seconda fattispecie riguarda l'ipotesi in cui si siano verificati risultati quantitativamente migliori rispetto a quelli fissati dai suddetti obiettivi intermedi. Avviandosi a concludere, la relatrice richiama le considerazioni del Procuratore generale della Corte dei conti, contenute nella Relazione sul rendiconto generale riferito all'anno 2004, secondo cui la spesa sanitaria segna di anno in anno sempre maggiori livelli di crescita, nonostante gli sforzi compiuti ed in particolare le politiche basate sui tetti di spesa, tagli e ticket, che non hanno a suo avviso dato i risultati sperati. È la stessa suprema Corte, ella prosegue, a sostenere che il sistema non può essere governato solo da criteri aziendalistici, perché non si può prescindere dal riconoscere la centralità della persona malata che sia necessaria una riqualificazione della spesa sanitaria. Infine, rileva l'esigenza che il disavanzo delle regioni non risulti più a solo carico dei cittadini e che siano necessarie forme di pianificazione di interventi strutturali per rispondere per rispondere ai bisogni, per valorizzare i servizi territoriali, per offrire una appropriata e gratuita rete di prestazioni sanitarie del Servizio sanitario nazionale, riducendole inefficienze  di sistema.

Il relatore TECCE (RC-SE), nell’illustrare il provvedimento per la parte di competenza della Commissione bilancio, fa presente in premessa che, ai sensi di quanto stabilito dal comma 3, dell’articolo 1 del presente decreto-legge, la misura del concorso, è pari a 3 miliardi di euro per l’anno 2007, a titolo di regolazione debitoria. Gli interventi  adottati con il decreto-legge in esame si rendono necessari al fine di assicurare  gli effetti della manovra economica varata con la legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006); effetti di risanamento che, per alcune regioni interessate da rilevanti disavanzi pregressi nel settore sanitario, non potrebbero essere realizzati in assenza di un quadro finanziario definito. In particolare, la legge finanziaria per il 2007 (all’articolo 1, comma 796, lettera e) consente alle regioni che presentano extra-deficit nel settore sanitario, di coprire i disavanzi pregressi, registrati fino a tutto il 2005, mediante una copertura pluriennale. A tal fine viene prestato il concorso dello Stato per il ripiano del deficit della regione, a fronte del quale, si richiede, per la parte delle perdite che rimane a carico della regione, e fino ad integrale copertura delle stesse, l’attivazione della misura massima consentita dalla legge vigente della leva fiscale, ovvero la destinazione alla copertura delle perdite sanitarie di entrate tributarie che attualmente finanziavano altre funzioni di spesa, con ciò chiedendo alle regioni di operare dei tagli di spesa anche su settori diversi da quello sanitario. La relazione introduttiva al decreto-legge afferma al riguardo che le disposizioni in esame sono finalizzate ad interrompere definitivamente il meccanismo per il quale alcune regioni, a valere sulle risorse del fondo corrente, effettuano pagamenti relativi a costi di esercizi precedenti, mantenendo un elevato livello di debito produttivo di interessi di mora; in questa prospettiva il decreto-legge si pone come "un provvedimento attuativo della legge finanziaria per il 2007, che ha predisposto uno specifico accantonamento di fondo globale". Al riguardo, fa presente che non vi è nulla da osservare sia sul piano della quantificazione che della copertura, come rilevato anche nel parere della Commissione bilancio ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, trattandosi dell'utilizzo dell'apposito stanziamento, a titolo di regolazione debitoria, appostato nella legge finanziaria per il 2007, per un intervento che si configura all'articolo 1, comma 3, come tetto di spesa. In base alla normativa vigente (in attuazione degli accordi tra lo Stato e le regioni intervenuti il 3 agosto 2000 e l’8 agosto 2001, nonché dell’intesa tra lo Stato e le regioni del 23 marzo 2005 e, da ultimo, dal Patto per la salute del 28 settembre 2006) viene stabilito un livello di finanziamento per il servizio sanitario regionale utile per l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) delle prestazioni sanitarie in condizioni di efficienza e di appropriatezza, lasciando poi, a carico dei bilanci regionali, la spesa derivante dall’erogazione di livelli di prestazioni superiori, ovvero la maggiore spesa derivante da inefficienze o inappropiatezze; ciò al fine di responsabilizzare i centri decisionali della spesa a livello regionale. Al riguardo, rileva una anomalia del sistema vigente: quando si parla di contrattazione Stato-Regioni, ci si riferisce al dimensionamento e alla ripartizione interregionale del finanziamento dei livelli esenziali di assistenza (i LEA), cioè di quelle prestazioni che devono costituzionalmente rimanere omogenee su tutto il territorio nazionale. Per queste prestazioni, il decreto n. 56 del 2000 e gli accordi annuali Stato-Regioni, che sino ad oggi lo hanno applicato e quasi sempre "interpretato in deroga", avevano come obiettivo il finanziamento in pareggio. Questo non è mai avvenuto, per una serie di motivi che vanno dalla mancata definizione operativa dei LEA, all’assenza di una vera e propria programmazione sanitaria con verifica ex-post in grado, se non di risolvere, almeno di rendere più evidente e giudicabile il confine tra il sovracosto dovuto ad inefficienza ed incapacità di governo e quello derivante da maggiori reali necessità di spesa. In una situazione di questo genere, il criterio di finanziamento dei LEA si è sostanziato nella fissazione del livello massimo del concorso dello Stato (tendenzialmente non molto discosto dal 6 per cento, come si legge nell’Accodo dell’Agosto 2001), con tutto il maggior fabbisogno a consuntivo a carico delle regioni, senza analisi della sua origine e senza alcun tentativo di coordinamento o concertazione delle politiche per farvi fronte. Una impostazione paradossalmente più vicina allo scenario di devolution (nonostante i previsti flussi perequativi interregionali), che a quel federalismo coeso e solidale prefigurato per la transizione. Osserva inoltre che la determinazione del contributo finanziario a carico dello Stato avviene oggi attraverso l'individuazione di ciò che viene considerato il fabbisogno finanziario del settore. Al Ministero della salute spetta il compito di provvedere, insieme alle regioni, all’aggiornamento periodico dei livelli essenziali di assistenza valutando, da un lato, l’evolversi delle condizioni di salute della popolazione e dei relativi bisogni sanitari, dall’altro, il miglioramento delle conoscenze scientifiche e lo sviluppo tecnologico. Le regioni sono responsabili in via esclusiva della localizzazione e dell’organizzazione delle strutture e dei servizi sanitari e sono tenute ad assicurare l’effettiva erogazione delle prestazioni incluse nei LEA sulla base delle esigenze specifiche del territorio regionale; inoltre, le regioni possono implementare i livelli essenziali con la eventuale previsione di ulteriori prestazioni o servizi, facendo fronte con risorse proprie ai relativi oneri. Vi sono numerose difficoltà nell'applicazione di tale modello. Appare difficile prevedere ex ante un corretto livello di fabbisogni, tenuto conto che la definizione dei LEA non presenterebbe al momento una corrispondenza finanziaria, né dovrebbero essere stati conosciuti i costi medi unitari delle prestazioni. Vi sono inoltre difficoltà nella stima e successiva verifica della componente di finanziamento di competenza regionale, su cui parametrare, per differenza, il finanziamento dal bilancio statale. Il divario tra finanziamento e spesa effettiva può infatti derivare da numerosi fattori, tra cui l'emergere di maggiori fabbisogni sanitari, l'errore di previsione delle componenti di finanziamento (ad esempio IRAP, compartecipazione Irpef, etc.), nonché una organizzazione non efficiente della produzione dei servizi sanitari. Individuato il fabbisogno, il finanziamento viene costruito in modo tale da garantire a ciascuna regione il volume di risorse sufficiente, tenuto conto delle entrate proprie e delle compartecipazioni ai tributi erariali. Il coordinamento e la concertazione delle politiche economiche, infatti, sono tanto più necessari quanto più il federalismo intende creare solidarietà attraverso flussi perequativi interregionali o interventi ad hoc dello Stato. In base alla disciplina generale, i disavanzi della spesa sanitaria corrente regionale devono essere coperti dalle medesime regioni con interventi di natura fiscale o relativi ai profili di spesa. In particolare, ai sensi dell'articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, qualora la regione non provveda a tali interventi (o non provveda in misura sufficiente), il Presidente del Consiglio dei ministri emana atto di diffida (entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento); nell'ipotesi in cui l'inadempimento si protragga, gli interventi sono adottati dal presidente della regione in qualità di commissario ad acta. Qualora questi non assuma le misure necessarie entro il 31 maggio, il comma 174 prevede che, nella regione interessata, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e le maggiorazioni dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive si applichino nella misura massima prevista dalla normativa. Inoltre, sempre per il caso di disavanzo di gestione sanitaria, osserva come, ai sensi dell'articolo 1, comma 180, della legge n. 311 del 2004, e successive modificazioni la regione deve procedere, anche avvalendosi del supporto tecnico dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali, ad una ricognizione delle cause ed elaborare "un programma operativo di riorganizzazione, di riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario regionale, di durata non superiore al triennio"; i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze e la regione stipulano apposito accordo, che individui gli interventi necessari per il conseguimento dell'equilibrio economico, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza sanitaria e degli adempimenti di cui alle intese generali tra Stato e regioni in materia di spesa sanitaria. La stipulazione dell'accordo e la verifica dell'effettiva attuazione del programma costituiscono una condizione per l'attribuzione alla regione di una quota del concorso statale al finanziamento della spesa sanitaria. Le condizioni per il riconoscimento di tale concorso straordinario sono indicate dalle lettere a) e b) dell'articolo 1, comma 1 del decreto-legge in esame. Osserva inoltre che le condizioni summenzionate, e in particolare la sottoscrizione dell'accordo con lo Stato (comprensivo del piano di rientro), risultano attualmente rispettate da quattro delle regioni interessate dai disavanzi in esame, si tratta in particolare delle regioni: Abruzzo, Campania, Lazio e Liguria. Il comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge dispone, infatti,  l’applicazione automatica dell’innalzamento dell’addizionale all’IRPEF e della maggiorazione dell’aliquota IRAP in base alla delibera di approvazione da parte della Giunta regionale dell’accordo stipulato con i Ministri della salute e dell’economia e delle finanze in caso di deficit  della spesa sanitaria, per i piani di rientro dai disavanzi. Si prevede inoltre che tale innalzamento non si applica nelle ipotesi in cui già si sia provveduto in tal senso in base all’applicazione dell’accordo con il Governo ai sensi della previgente normativa di cui  al decreto-legge n. 206 del 2006 convertito, con modificazioni dalla legge n. 234 del 2006. Fa presente, dunque, che il dibattito in occasione dell’esame del provvedimento risulta essere un’ottima occasione per impostare a livello parlamentare una analisi della problematica del finanziamento della spesa sanitaria che, come è noto, riassume in se una serie di differenti aspetti critici che vanno dalla particolarità della spesa ai fini della qualifica dei diritti di cittadinanza, dal controllo della spesa farmaceutica, e di quella sostenuta per le prestazioni sanitarie offerte in regime di convenzione, fino alle tensioni sulla spesa derivanti dalla evoluzione tecnologica e dall’invecchiamento della popolazione. Il dato sui disavanzi pregressi nel settore sanitario è il principale sintomo di una "dicotomia"  Stato-Regioni che, se protratta a lungo e "alla cieca", può provocare gravi squilibri nelle singole regioni che, come logica conseguenza, si ripercuotono a livello nazionale. E’ necessaria quindi una visione programmatica nel rapporto Stato-regioni, soprattutto in merito alla delicata questione della gestione dei disavanzi sanitari (che rappresentano un fattore di instabilità dei conti pubblici perché, anche quando le regioni intervengono con proprie risorse, la mancata definitiva chiusura dei loro bilanci è una fonte di incertezza e si riverbera negativamente sugli stessi tentativi di programmare) ma ancor di più lo è l’assenza di strumenti tecnici che possono fungere da guida, con il rischio che il confronto tra Stato e regioni, e tra le stesse regioni, si allunghi o rimanga in stallo di fronte alle enunciazioni politiche che ciascuno fa a difesa dei propri interesse. In riferimento al problema della spesa farmaceutica, ritiene che le riforme strutturali sulle quali Stato e regioni dovrebbero impegnarsi sono molteplici: promozione della concorrenza tra produttori e prodotti, apertura al mercato della filiera distributiva (sia per la fascia "A" che per la fascia "C"), responsabilizzazione del paziente-consumatore (oggi in Italia molto bassa). Al riguardo riscontra la necessità di adottare una norma anche di carattere amminstrativo, che imponga ai medici di medicina generale di prescrivere i farmaci utilizzando il nome del principio attivo così come definito dalla DCI (denominazione comune internazionale), obbligando il farmacista a fornire, se esiste, il farmaco generico o, in caso non esistesse, quello a prezzo inferiore. Ciò implica la necessità di modificare il sistema di finanziamento delle farmacie: si deve passare dall’attuale modalità basata sulla percentuale del costo della confezione a un sistema che incentivi la consegna di farmaci generici, genericabili (vicini alla scadenza del brevetto) e a basso costo, fornendo ovviamente ai farmacisti le necessarie garanzie di mantenere gli attuali livelli di guadagno. Si tratta di soluzioni molto più articolate ed impegnative della facile "scappatoia" della manovra sui prezzi delle specialità farmaceutiche come da ultimo adottate con il cosiddetto decreto "tagliaprezzi" del luglio 2005, che pur se permette di sopravvivere anno per anno, alla lunga deresponsabilizza sia politici che attori nel sistema farmaceutico (medici, farmacisti e pazienti) e addormenta l’industria farmaceutica. Rileva dunque l’estrema urgenza nell’approvare il decreto-legge in esame, osservando, tuttavia, che l’attenzione per il futuro dovrà rivolgersi a quelle regioni che devono recuperare i deficit pregressi a causa della cattiva gestione della politica sanitaria (o peggio a causa delle politiche del malaffare) condotte dai governi regionali, verificando se i piani di rientro intervengono sulle situazioni strutturali  e vigilando affinché le misure adottate per il rientro dei deficit vengano adottate senza influire negativamente sui servizi essenziali, specie sul territorio, quindi con i tempi necessari. Infatti si danno tre anni per il piano di rientro, tuttavia, se il lavoro di rientro intrapreso dalla regione viene effettivamente svolto e se ne vedono i frutti, la regione dovrebbe poter rinegoziare con lo Stato anche un periodo più lungo di rateizzazione del debito, anche al fine di evitare un impatto troppo forte sul triennio futuro. Deposita infine agli atti delle Commissioni una relazione scritta della quale ha esemplificato talune questioni.

Intervenendo sull’ordine dei lavori, il senatore TOMASSINI (FI) lamenta che sia stato definito un calendario dei lavori delle Commissioni riunite dell'atto in titolo che - per la prossima settimana - non tiene conto delle sedute della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, che sarà necessario convocare in considerazione dell'importanza e dell'indifferibilità dei temi in corso di esame. In proposito, fa presente che numerosi senatori appartenenti alla Commissione igiene e sanità sono, al contempo, componenti della richiamata Commissione d'inchiesta.

Il presidente MORANDO, pur prendendo atto di tali esigenze, ribadisce che il calendario è stato adottato all'unanimità da parte dei Gruppi parlamentari presenti nell'Ufficio di presidenza delle Commissioni riunite.

Il senatore TOMASSINI (FI) chiede pertanto che sia convocato, eventualmente anche ad horas, un nuovo Ufficio di presidenza, al fine di riconsiderare la precedente deliberazione.

La senatrice BIANCONI (FI), dopo aver sottolineato che la decisione era stata adottata senza conoscere le esigenze della Commissione d'inchiesta, si associa alla richiesta di un'ulteriore convocazione dell'Ufficio di presidenza delle Commissioni riunite al fine di modificare la precedente deliberazione.

Il senatore CURSI (AN) concorda con la richiesta dei senatori Tomassini e Bianconi.

Il presidente MORANDO ribadisce che gli Uffici di Presidenza riuniti delle due Commissioni hanno deliberato, all’unanimità, il calendario dei lavori delle Commissioni riunite. Ritiene pertanto di non poter accedere alla richiesta del senatore Tomassini, anche tenendo conto del fatto che le Commissioni riunite hanno al loro esame la conversione in legge di un decreto-legge che ha termini di scadenza dettati dalla Costituzione e, di conseguenza, termini regolamentari molto precisi per riferire all’Assemblea. Inoltre, ricorda che la giornata di martedì è dedicata ad audizioni informali di soggetti coinvolti dal provvedimento in esame, che si terranno presso gli Uffici di Presidenza riuniti delle due Commissioni, e che avranno luogo per dar seguito ad una specifica richiesta pervenuta in particolare, anche se non esclusivamente, dai Gruppi di opposizione. Ricorda infine che il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato all’unanimità dagli Uffici di Presidenza riuniti delle due Commissioni, integrati dai rappresentanti dei Gruppi, a giovedì, 5 aprile 2007, alle ore 13.

Il seguito dell’esame viene quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 9,20.

 


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

mercolEdi' 4 APRILE 2007

3ª Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Presidente della 12ª Commissione

MARINO

indi del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

 

Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Casula e per la salute Zucchelli.

 

La seduta inizia alle ore 14,10.

 

IN SEDE REFERENTE 

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Seguito dell’esame e rinvio)

 

Riprende l’esame sospeso nella seduta del 29 marzo scorso.

Il presidente MARINO ricorda che nella precedente seduta sono state svolte le relazioni introduttive. Dichiara pertanto aperta la discussione generale.

Il senatore LEGNINI (Ulivo), pur sottolineando che il decreto-legge è un atto dovuto conseguente allo stanziamento di 3 miliardi di euro già previsti dalla legge finanziaria, tuttavia rappresenta un’occasione utile per svolgere un dibattito politico sul tema della spesa sanitaria ed un atto politico con il quale lo Stato centrale contribuisce al deficit di alcune regioni. Ricorda quindi i principali strumenti che, a partire dalla finanziaria per l’anno 2005, sono stati adottati per il controllo della spesa sanitaria. Rileva, a tal proposito, l’efficacia dell’obbligo di pareggio di bilancio e della copertura dei disavanzi correnti delle strutture sanitarie, ma anche la scarsa utilità di accordi tra Stato e regioni che hanno costantemente superato le previsioni iniziali. Da ultimo, la legge finanziaria per l’anno 2007 rende ancora più cogenti gli strumenti per incentivare il grado di responsabilizzazione al contenimento del deficit della spesa sanitaria attraverso meccanismi sanzionatori automatici volti ad incrementare il prelievo sui tributi regionali.

Sul merito del provvedimento, ritiene opportuno acquisire chiarimenti dal Governo sulla corretta specificazione delle regioni interessate dal provvedimento, nonché sul grado di efficacia dei suddetti meccanismi automatici di incremento del prelievo regionale. In merito a quest’ultimo aspetto, rileva che, da un lato, gli incrementi automatici dell’IRAP e delle addizionali all’IRE rappresentano strumenti volti a incentivare il grado di responsabilizzazione degli amministratori locali, dall’altro, emergono forti perplessità in quanto l’incremento delle imposte determina una sperequazione tra i sistemi economici territoriali. Ad esempio, in alcune regioni connotate da un elevato deficit della spesa sanitaria, l’incremento automatico delle imposte locali ha, di fatto, annullato gli effetti positivi derivanti dalla riduzione del cuneo fiscale. Sottolinea che in tali fattispecie interventi commissariali più concentrati sulla riduzione del patrimonio delle regioni, anziché sull’incremento della  pressione fiscale, potrebbero essere preferibili.

Infine, invita ad una approfondita riflessione sulla sostenibilità dei piani di risanamento che le regioni partecipanti alla ripartizione delle risorse stanziate dal decreto-legge dovranno attuare posto che su di esse incidono vincoli molto stringenti e potenzialmente contraddittori: pareggio del bilancio corrente, rientro dei disavanzi pregressi e rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Auspicando la conversione del decreto-legge in esame, in quanto impostato ad un serio risanamento dei conti pubblici, sottolinea l’opportunità di specificare in modo più chiaro i criteri di ripartizione delle risorse previste dal decreto-legge e di monitorare la sostenibilità e l’attuazione dei piani di risanamento dei deficit delle regioni interessate dal provvedimento.

Il senatore VEGAS (FI) ricorda che nel passaggio tra gli accordi intervenuti nel 2000 e nel 2001 tra lo Stato centrale e le regioni si è passati da un meccanismo di soft budget ad uno di hard budget constraint basato sul controllo e sul monitoraggio della spesa sanitaria. Sebbene tali meccanismi, dopo 6 anni, richiedano alcune revisioni, tuttavia, fa presente che in assenza di questi la spesa sarebbe stata molto più elevata. D’altro canto, sottolinea che, a suo giudizio, le regioni non hanno posto in essere tutti quegli interventi necessari a contenere le spese. Riconosce che il finanziamento della spesa sanitaria è viziato dalla definizione delle quote capitarie - parametri per la ripartizione delle spese tra Stato centrale e regioni - che non incentiva i soggetti più responsabili. Molti problemi restano ancora aperti ed è difficile ipotizzare una soluzione senza superare la logica garantista che vuole uguali prestazioni dei servizi sanitari sulla base delle quote capitarie.

Gli aspetti più critici del decreto-legge in esame attengono al trattamento sperequato tra regioni più responsabili e quelle che hanno prodotto un maggior deficit sanitario. A tal riguardo, il provvedimento introduce incentivi a favore degli amministratori meno responsabili ed anche la previsione, contenuta nel decreto-legge, di utilizzare misure finanziarie alternative, costituisce un meccanismo meramente contabile che non risolve il problema del finanziamento sostanziale delle spese. Rileva inoltre che il decreto-legge viola l’articolo 119 della Costituzione che limita il ricorso all’indebitamento da parte delle regioni ai soli investimenti. Attraverso il meccanismo del decreto-legge si determina una sostanziale elusione del vincolo costituzionale. Conclude, segnalando che l’elemento più preoccupante è la scelta del Governo di avallare il comportamento degli amministratori meno responsabili, sanato a posteriori attraverso trasferimenti dal bilancio dello Stato.

Il senatore TOMASSINI (FI) esprime perplessità in ordine all'impostazione di fondo del provvedimento in esame, il quale comporta effetti discriminatori sostanzialmente a danno delle amministrazioni regionali che meglio hanno saputo operare sul piano del contenimento dei costi nella sanità e a vantaggio di amministrazioni la cui azione non è stata caratterizzata da analoga oculatezza. Fa quindi presente come il decreto-legge n. 23 non contempli alcuna misura di carattere strutturale, mentre sarebbe auspicabile un intervento volto a regolare i fattori di determinazione della spesa.

Dopo essersi soffermato sulle lacune e gli aspetti critici connessi a taluni interventi disposti a livello regionale al fine di porre rimedio alle situazioni di insostenibilità finanziaria, rileva che l'ipotesi di ricorso al potere sostitutivo da parte dello Stato appare un'espressione di incongruo centralismo. Richiama poi l'attenzione sull'esigenza di un ripensamento complessivo del sistema sanitario che tenga conto di una stima di aumento annuo della spesa di circa il 10 per cento, così da doversi basare su un'accurata selezione delle priorità assistenziali, insieme ad una mirata applicazione del principio di sussidiarietà, tesa a valorizzare il ruolo delle aziende sanitarie e quindi delle regioni. Allo Stato - egli prosegue - dovrebbero spettare le competenze relative alla predisposizione delle linee generali di indirizzo e al controllo.

Conclude ponendo in evidenza come qualsiasi politica sanitaria che non abbia alla base una seria elaborazione strategica in ordine ai livelli essenziali di assistenza e all'organizzazione rischia di tradursi in un insensato trasferimento di risorse destinate ad alimentare la persistente tendenza all'inefficienza.

Il senatore BALDASSARRI (AN) giudica il decreto-legge in linea con un'ormai consolidata tradizione di interventi volti a sanare situazioni debitorie delle pubbliche amministrazioni che, se non adeguatamente affrontate, tendono ad emergere. Ritiene peraltro che, di fatto, tale atteggiamento si riveli un incentivo nei confronti delle amministrazioni meno virtuose sul piano finanziario.

Prosegue soffermandosi sulle caratteristiche di fondo della spesa sanitaria, sottolineando come, in ragione dell'attuale struttura demografica della popolazione italiana, nei prossimi anni si verificherà prevedibilmente un aumento rilevante del fabbisogno del settore. A fronte di ciò, considera indispensabile una riorganizzazione mirata del settore sanitario, nell'ottica di una progettualità di tipo industriale. In particolare, richiama l'esigenza di tener conto di un aumento dei bisogni relativi alle patologie croniche, destinate a divenire sempre più onerose rispetto alle emergenze. Sollecita  inoltre un nuovo indirizzo strategico che consenta di superare gli attuali e inefficaci meccanismi basati sul principio della penalizzazione delle regioni, ritenendo auspicabile una maggiore responsabilizzazione delle amministrazioni sul piano della razionalità della spesa, anche in considerazione dell'abnorme incidenza del settore sanitario sul totale della spesa pubblica per acquisto di beni e servizi. Esprime infine l'auspicio che la dovuta attenzione alla razionalizzazione della spesa, inevitabilmente destinata a determinare effetti positivi nel lungo periodo, consenta per il futuro di evitare il ricorso a provvedimenti di emergenza che non intaccano alcuna causa strutturale dei disavanzi.

La senatrice EMPRIN GILARDINI (RC-SE) richiama l’importanza, nell’esaminare il provvedimento in titolo, di tenere ben presente il quadro normativo generale, in primo luogo, l’articolo 32 della Costituzione in materia di diritto alla salute, diritto a carattere individuale che si inserisce in un più generale quadro di tutela della collettività. Nell’ambito dei principi costituzionali, il provvedimento si inserisce nel quadro delineato con la legge finanziaria per il 2007, nonché attraverso il cosiddetto "patto per la salute", che hanno configurato un percorso volto alla salvaguardia del diritto alla salute. Sottolinea l’importanza di considerare la stretta connessione tra i profili di efficienza ed adeguatezza dell’organizzazione dell’amministrazione sanitaria e il piano dell’individuazione del fabbisogno economico ai fini della realizzazione del diritto alla salute. Evidenzia l’alto tasso di incidenza sul PIL della spesa sanitaria, pari in Italia a circa il 6 per cento, che risente di fattori quali la crisi nella crescita demografica. Fa quindi presente la necessità che le modalità per la definizione del fabbisogno economico del settore sanitario siano sottoposte ex ante alla valutazione del Parlamento, al fine di verificare se il rapporto individuato sia idoneo a garantire la realizzazione in tutte le regioni dei livelli essenziali di assistenza. Richiama l’articolo 1 del decreto legislativo n. 229 del 1999, in base al quale l’entità delle risorse da destinare al sistema sanitario pubblico va definita in relazione ai bisogni nei livelli di assistenza e non viceversa. Si sofferma poi sulla necessità di accentuare il ruolo dei cittadini nel controllo dei livelli di efficienza del servizio sanitario, evidenziando che il meccanismo di imposizione fiscale che concorre al finanziamento del Servizio sanitario ha fatto carico, in larga parte, sulla fascia dei lavoratori dipendenti. In una prospettiva futura di definizione ex ante delle risorse necessarie per assicurare i livelli essenziali di assistenza, evidenzia l’opportunità di valutare la possibile destinazione di una maggiore quota delle entrate alle spese sanitarie, anche al fine di superare il sistema di esazione diretta mediante ticket nonché altre forme di finanziamento, quali il ricorso al privato. Sussistono certamente problemi, quali gli sprechi ed elementi di corruzione insiti nella gestione del servizio, che interessano non solo le regioni il cui debito si intende ripianare con il provvedimento in esame, ma anche un quadro complessivo della sanità, in Italia, per cui si pone un problema di generale contrasto all’illegalità, nel quale anche gli utenti e gli operatori debbono poter svolgere un ruolo rilevante. In un’ottica di valutazione dei profili di appropriatezza, richiama la questione dell’intramoenia e del fenomeno degli accreditamenti provvisori,  evidenziando che la legge finanziaria per il 2007, in linea con il patto per la salute, ha introdotto elementi positivi nel rapporto strutturale della sanità pubblica, mentre permangono profili di distorsione, quali il sistema di tariffazione, meritevole di  riflessione. Si sofferma sulla tematica dell’efficacia del servizio sanitario, che si riconnette a profili di giustizia sostanziale, evidenziando come l’articolo 119 della Costituzione, richiamato nel corso del dibattito, prevede l’intervento dello Stato al fine di assicurare i livelli essenziali di assistenza nell’intero territorio nazionale, per cui, ferma restando la responsabilità politica amministrativa e contabile degli amministratori, non sussistono profili di contrarietà alla citata norma costituzionale del provvedimento in esame. Quest’ultimo si inscrive, infatti, nella prospettiva delineata dalla legge finanziaria e mira a definire e porre termine ad un processo, quale quello dei debiti regionali in materia sanitaria, e non già a riprodurlo, consolidando un debito anche al fine di evitare speculazioni al riguardo. Conclude, quindi, sottolineando che il provvedimento intende coniugare i profili di efficienza con il diritto fondamentale alla salute che, oltre a presentare carattere individuale, riveste un interesse generale per la collettività.

Il senatore AUGELLO (AN) rileva che dal provvedimento non potrà scaturire un’interruzione del fenomeno dell’indebitamento delle regioni nella gestione del servizio sanitario, atteso che tale problema non potrà che riproporsi anche nel futuro per la struttura stessa del sistema sanitario. Evidenzia che non risulta chiaro il quadro finanziario e contabile delle regioni interessate dal provvedimento sottostante all’intervento normativo. In particolare, si registra un quadro allarmante, confermato anche dalle audizioni svolte negli Uffici di Presidenza riuniti, nel quale non è dato conoscere a quanto ammonti l’indebitamento di ciascuna delle regioni interessate. Evidenzia il carattere incomprimibile della spesa sanitaria che registra una tendenza ad espandersi, per cui il problema del ripiano trascende il cambiamento di colore politico delle Giunte regionali. Una seria analisi dell’intervento in ordine al ripiano dei disavanzi implica, dunque, la conoscibilità dell’entità dei disavanzi medesimi. Soffermandosi sulla situazione della Regione Lazio, richiama la valutazione svolta dall’osservatore esterno KPMG, in qualità di advisor, in ordine al quadro complessivo del servizio sanitario; risulterebbe di particolare interesse e utilità per i lavori delle Commissioni riunite acquisire lo studio in questione, dal quale si potrebbe evincere la mancanza di strumenti di riscontro in ordine al quadro contabile della Regione, nonché un rilevante debito patrimoniale, che risulterebbe forse ascrivibile al momento in cui è stata prevista per le ASL la predisposizione di un bilancio patrimoniale. Appare dunque difficile calcolare in quale misura il decreto-legge in conversione vada ad incidere su una situazione così poco chiara nei profili contabili, segnalando che il Governo risulta carente nella tempestività delle risposte, richiamando al riguardo l’interrogazione a sua firma in materia, presentata da ormai due mesi, che non ha trovato ancora risposta da parte dell’Esecutivo. Ritiene dunque che vada reso noto il dato sul debito pregresso delle regioni ai fini di valutare il provvedimento, mentre i piani di rientro sottoscritti dalle regioni non appaiono idonei a ridurre la spesa sanitaria, che anzi registra un incremento nonostante la predisposizione di tali piani.

Il presidente MORANDO coglie l’occasione per evidenziare che gli Uffici del Servizio del bilancio del Senato hanno richiesto al Governo che siano forniti una serie di dati ulteriori in ordine al disavanzo delle singole regioni interessate dal provvedimento, richiesta alla quale il Governo ha risposto fornendo elementi di chiarimento. Informa, dunque, anche in relazione alle osservazioni del senatore Augello, che il Servizio del bilancio sta esaminando.  

Il senatore GHIGO (FI),  anche in relazione a quanto affermato nel corso del dibattito, tiene anzitutto a precisare che il precedente provvedimento volto a ripianare i debiti pregressi delle regioni è stato adottato nel 2001, ovvero prima dell’introduzione del nuovo Titolo V della Costituzione, ed in particolare dell’articolo 119. In proposito, esprime la propria convinzione che il decreto-legge in esame sia lesivo del dettato costituzionale, come del resto conferma il ricorso da parte di talune regioni alla Corte Costituzionale. Fa inoltre presente che già l’intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005 introduceva meccanismi volti a favorire il riequilibrio finanziario delle regioni, che poi sono stati recepiti sia nel Patto per la salute che nella legge finanziaria per il 2007. Giudica inoltre contraddittoria la previsione, recata nel decreto-legge, di destinare 3 miliardi di euro al ripiano dei debiti regionali, a così breve distanza dall’approvazione dell’ultima manovra finanziaria nella quale era stato destinato per le medesime finalità un importo, pari a un miliardo di euro, significativamente inferiore. Ritiene quindi che il provvedimento d’urgenza sia irrispettoso del principio di responsabilità delle regioni che caratterizza il nuovo assetto costituzionale e, nello specifico, la disciplina introdotta sin dalla richiamata intesa Stato-regioni del 2005. Al riguardo, vengono introdotte misure che - a suo avviso - non possono non destare viva contrarietà da parte delle regioni più virtuose che hanno introdotto misure di razionalizzazione delle risorse, talvolta peraltro estremamente impopolari, al fine di conseguire l’equilibrio finanziario. Il provvedimento in titolo, egli prosegue, rappresenta poi l’occasione per una riflessione organica sull’andamento della spesa sanitaria, tanto più opportuna in considerazione della necessità di tener conto anche dei disavanzi per l’anno 2006 e, verosimilmente, di quelli che si genereranno nel corso del 2007. Non è infatti a suo avviso eludibile un ripensamento delle modalità di finanziamento del Fondo sanitario nazionale, anche attraverso l'introduzione di forme di compartecipazione, al fine di contemperare, da un lato, l’esigenza di assicurare l’equilibrio finanziario e, dall’altro, il rispetto degli attuali livelli di assistenza.

Il presidente MORANDO dopo aver ricordato che il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato, nel corso dell’Ufficio di Presidenza delle Commissioni riunite, alle ore 13 di domani, giovedì 5 aprile, e che il provvedimento in titolo è calendarizzato per la seduta antimeridiana dell'Aula di mercoledì 18 aprile, rinvia il seguito dell’esame.

La seduta termina alle ore 16,10.

 


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

lunedi' 16 APRILE 2007

4ª Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

 

 

Intervengono il ministro della salute Turco ed i  sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Sartor e per la salute Zucchelli.

 

La seduta inizia alle ore 16,40.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Seguito dell’esame e rinvio)

 

Riprende l’esame sospeso nella seduta del 4 aprile scorso.

 

Il presidente MORANDO ricorda che nella precedente seduta è stata aperta la discussione generale.

 

            Il senatore FERRARA (FI) fa presente che la copertura del provvedimento ha natura di regolazione debitoria a carico del bilancio dello Stato per obblighi assunti dalle regioni. D’altro canto, le regioni potrebbero rivalersi sullo Stato di una quota parte delle obbligazioni assunte in passato, limitatamente alla prestazione di livelli essenziali di assistenza (LEA). Tuttavia, rileva come nell’attuale sistema di finanziamento della spesa sanitaria sussista una patologia posto che, nonostante gli accordi assunti tra Stato e regioni, il fabbisogno complessivo eccede regolarmente le risorse disponibili, come è dimostrato dal provvedimento in esame. Occorre pertanto approfondire le cause dei deficit accumulati visto che gli interventi finora effettuati non consentono di garantire il controllo della spesa sanitaria: le risorse sono insufficienti e la qualità del servizio inadeguata. Esprime forti preoccupazioni in merito all’andamento della spesa sanitaria e alla scarsa efficacia delle misure finora adottate che non riescono a conseguire l’efficienza della spesa e la regolarità dei pagamenti. Rispetto alle ragioni di tali preoccupazioni, ritiene che il provvedimento – ripercorrendo errori già commessi nel passato – insegua gli effetti ma non sia in grado né di agire sulle cause dei fabbisogni finanziari delle regioni, né di garantire l’obiettivo dell’efficienza della spesa.

 

            Il senatore POLLEDRI (LNP) esprime forte contrarietà al decreto-legge, in quanto presenta molte criticità tecniche. Infatti, esso determina una netta separazione tra responsabilità della spesa sanitaria e copertura dei disavanzi andando in direzione opposta rispetto a quanto previsto dal decreto legislativo n. 56 del 2000. Il provvedimento in esame costituisce un disincentivo alla responsabilizzazione di rigorose politiche di bilancio da parte delle regioni. Sebbene già in passato si sia dato corso a ripiani di disavanzi sanitari, questo intervento aggiuntivo scoraggia i processi di risanamento dei conti già avviati dalle regioni più responsabili.

            Illustra quindi alcune modifiche che potrebbero, a suo avviso, migliorare la sostanza del provvedimento. Al riguardo, sarebbe opportuno prevedere una percentuale minima di risorse aggiuntive proprie che le regioni, interessate dal provvedimento, dovrebbero impegnarsi a stanziare per ridurre l’onere a carico del bilancio dello Stato. In tal modo, si attenuerebbe la sperequazione nei confronti delle regioni che, per ridurre i deficit pregressi, hanno aumentato i ticket e che non partecipano al riparto delle risorse previste dal decreto-legge. Occorre quindi svolgere una riflessione per ridefinire i beneficiari del provvedimento anche al fine di prevedere che le risorse stanziate dallo Stato siano ripartite in proporzione alla popolazione. Rileva inoltre che altre misure di riduzione del deficit, quali il blocco delle assunzioni e le procedure di acquisto di beni e servizi, risultano poco efficaci e che le regioni (tra le quali il Lazio) ricorrono spesso a strumenti di finanzia derivata per coprire i fabbisogni senza agire tuttavia sulle cause e quindi in una prospettiva di breve periodo. Conclude, dunque, che il provvedimento presenta notevoli punti critici sia dal punto di vista politico che dal punto di vista finanziario.

 

            Il presidente MORANDO dichiara conclusa la discussione generale.

 

            La relatrice per la 12a Commissione EMPRIN GILARDINI (RC-SE), intervenendo in sede di replica, ricorda che il provvedimento nasce con la finalità di destinare risorse aggiuntive e straordinarie a determinate regioni per favorire l’esercizio del diritto fondamentale alla salute. Punto qualificante del provvedimento è l’individuazione di misure selettive e rigorose per ripianare i debiti. Un elemento innovativo è poi costituito dall’assunzione di responsabilità anche da parte del Governo che intende affiancare le regioni in un processo di rientro dai disavanzi, garantendo, tuttavia, i livelli essenziali di assistenza uniformi ed omogenei sul territorio nazionale. Il decreto-legge è fondamentalmente rivolto a risolvere un’emergenza che attiene soprattutto alla qualità del modello di sviluppo del Paese. Per quanto attiene ai profili finanziari, esso costituisce il presupposto per un rigoroso confronto tra fabbisogno sanitario e fonti di finanziamento. In relazione al dibattito sui piani di riparto delle risorse e sull’attuazione dei piani di rientro dal deficit, ritiene che ogni soluzione sia effettivamente praticabile ove corrisponda ad un’esigenza di equità sostanziale tra i cittadini, trattandosi di misure selettive ed inderogabili volte al soddisfacimento dei diritti fondamentali e al sostegno della qualità dello sviluppo del Paese.

 

            Il relatore per la 5a Commissione TECCE (RC-SE) sottolinea che il decreto-legge è finalizzato ad interrompere definitivamente il meccanismo di incremento dei deficit finanziari da parte delle regioni. Esso rappresenta il momento attuativo di quanto già previsto dalla legge finanziaria per l’anno 2007. Si tratta di un apposito stanziamento, configurato come tetto di spesa, avente natura di regolazione debitoria. Le regioni interessate dal provvedimento hanno già avviato misure fiscali e di riorganizzazione della spesa alle quali è subordinato il concorso statale straordinario. Il complesso di tali interventi definisce il quadro finanziario necessario per rispettare le future scadenze. Tuttavia, la questione più rilevante sulla quale richiama l’attenzione delle Commissioni riunite è quella di garantire la prestazione di livelli essenziali di assistenza in un quadro di tagli di spese e più in generale di riorganizzazione della spesa. Tutto questo processo è inoltre inserito nell’ambito del federalismo nel quale deve essere mantenuto un carattere solidaristico. A tal fine ritiene opportuno che nella definizione dei LEA si tenga conto anche del divario tra fonti di finanziamento e spesa effettiva. Conclude, quindi, rilevando come un elemento qualificante del provvedimento sia la contestualità tra lo stanziamento di nuove risorse e l’introduzione di misure di rigore finanziario fornendo quindi soluzioni definitive per evitare ulteriori incrementi dei fabbisogni e tutelando i diritti fondamentali dei cittadini.

 

Ha quindi la parola il ministro TURCO, che mette in evidenza come alla base delle scelte del Governo vi sia la sentita esigenza di garantire l'unitarietà del sistema sanitario e come ciò implichi la combinazione di efficienza ed equità, nell'ambito di un'azione che ha per obiettivo la garanzia in tutte le regioni dei livelli essenziali di assistenza, insieme alla rimozione delle cause delle attuali situazioni debitorie. Sottolinea in modo particolare l'esigenza di uno spirito di cooperazione che possa armonizzare gli sforzi dello Stato e delle singole regioni al fine della tenuta di un sistema che ha nel diritto alla salute il proprio punto qualificante. Si sofferma inoltre, anche facendo riferimento alle previsioni di cui alla legge finanziaria per il 2007, sulle caratteristiche fondamentali dell'azione volta al risanamento finanziario dei sistemi sanitari regionali, la quale si articola in specifici piani di rientro che prevedono il ricorso ad un apposito fondo transitorio finalizzato ad agevolare il rientro delle situazioni debitorie. Rileva a questo proposito come non vi siano possibilità concrete di successo in assenza del concorso statale e, quindi, illustra le caratteristiche delle manovre pluriennali di ripiano del debito pregresso per quanto riguarda le regioni Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Sicilia. Avverte peraltro come la mancata attuazione dei piani di rientro comporterebbe necessariamente effetti di aggravamento dell'indebitamento nonché, più in generale, del quadro economico-finanziario nazionale. Precisa inoltre che le misure predisposte dal Governo sono in continuità con linee di politica economico-finanziaria già tracciate negli anni precedenti, pur sussistendo un elemento di novità rappresentato dalla previsione di un affiancamento a sostegno delle regioni nell'applicazione dei relativi piani di risanamento, e specifica che le regioni stesse sono chiamate ad approntare programmi da cui è attesa una razionalizzazione efficace rispetto all’obiettivo del contenimento della spesa e di cui è prevista la valutazione preventiva da parte dei Ministeri della salute e dell'economia e delle finanze. Sottolinea inoltre l'importanza del ricorso ad appositi nuclei consultivi e di supporto tecnico da attivare nelle singole regioni, tenendo altresì conto della rilevanza di una generale attenzione agli aspetti organizzativi e contabili, senza la quale non è pensabile alcun efficace intervento di sostegno da parte dello Stato. Dopo aver ribadito che scopo dell’Esecutivo è il controllo della spesa insieme al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, formula l'auspicio di una costruttiva interazione tra regioni, Governo e Commissioni parlamentari competenti in ordine alla valutazione dell'efficacia delle misure di risanamento.

 

            Il sottosegretario SARTOR riepiloga i fondamenti della strategia di risanamento finanziario del settore sanitario pubblico elaborata dal Governo, consistente nel porre fine ai meccanismi che comportano l'alimentazione automatica del debito, quali l'impiego di fondi correnti per il pagamento di oneri pregressi. Menziona inoltre in modo particolare l’apporto finanziario dello Stato ai programmi pluriennali di abbattimento del debito, che non preclude la facoltà delle regioni di impiegare a tale fine risorse proprie, nonché il ricorso al sistema della valutazione preventiva, da parte dei Ministeri dell'economia e delle finanze e della sanità, dei piani di risanamento regionali, sottolineandone l’intrinseca incisività in ragione della sua natura di vincolo nei confronti delle possibilità di scelta dei governi regionali. Conclude esprimendosi favorevolmente riguardo alla possibilità di instaurare per il futuro un proficuo sistema di valutazione che veda il pieno coinvolgimento delle Camere.

           

La senatrice BIANCONI (FI), intervenendo sui lavori delle Commissioni riunite, propone che si proceda con la seduta delle Commissioni sino alle ore 20, sconvocando la seduta notturna, prevista per le ore 20,30.

            Sulla proposta intervengono brevemente il presidente MORANDO e il senatore MORGANDO (Ulivo).

            Il senatore POLLEDRI (LNP) chiede il mantenimento dell’ordine dei lavori già previsto, con lo svolgimento della seduta notturna già convocata, al fine di una completa discussione del provvedimento.

            Il presidente MORANDO, preso atto delle posizioni espresse, ritiene preferibile mantenere l’ordine dei lavori già previsto, ivi compreso lo svolgimento della seduta notturna convocata per la data odierna.

            Le Commissioni riunite convengono.

           Si passa dunque all’illustrazione degli emendamenti (pubblicati in allegato alla seduta odierna).

            Il presidente MORANDO dichiara preliminarmente, ai sensi dell’articolo 97, comma 1, del Regolamento, che sono improponibili, in quanto estranei all’oggetto del provvedimento, gli emendamenti 1.106, 1.0.1, 1.0.2, 1.0.4 e 1.0.1000. Invita quindi i senatori che hanno presentato emendamenti a procedere alla loro illustrazione.

            Il senatore POLLEDRI (LNP) illustra l’emendamento 1.1, soppressivo dell’articolo 1 del provvedimento. Evidenzia la decisa contrarietà della propria parte politica al decreto-legge in conversione che presenta profili di non conformità alla Costituzione, in particolare, in relazione agli articoli 117 e 119. Il principio di solidarietà nazionale risulta già integrato dai contributi che le regioni attualmente versano al fondo di perequazione, mentre l’articolo 119 della Costituzione prevede un profilo di responsabilizzazione finanziaria delle regioni, rispetto al quale il provvedimento in esame si pone in aperto contrasto. Richiama il ruolo di Stato e Regioni nel mutato assetto costituzionale, in senso federalista, di cui all’articolo 117 della Costituzione, soffermandosi sui meccanismi previsti dalla legge n. 311 del 2004 e sul principio di responsabilizzazione finanziaria. Richiamando la situazione delle diverse regioni interessate da situazioni di disavanzo nella spesa sanitaria, evidenzia che approfondimenti anche di tipo scientifico, realizzati da autorevoli esperti e docenti universitari, hanno dimostrato che le sole regioni Lazio, Campania e Sicilia integrano una quota pari al 65 per cento del debito complessivo i materia sanitaria. Si sofferma poi sulla questione del ticket sanitario, la cui applicazione risulta diversamente prevista dalle regioni italiane, con situazioni di difformità. Nel contesto richiamato, sottolinea il contenzioso connesso al provvedimento in esame, attesi i ricorsi presentati alla Corte costituzionale.

            La senatrice BIANCONI (FI) illustra gli emendamenti 1.2 e 1.37, evidenziando che non trovano fondamento le critiche mosse al precedente Governo circa il mancato controllo del disavanzo in materia sanitaria. Dopo aver richiamato l’evoluzione del quadro normativo in materia, evidenzia le difficoltà nell’effettuazione di un efficace controllo sulle gestioni poste in essere dagli enti regionali, in assenza di strumenti idonei. Sottolinea quindi i danni che la cattiva gestione del Servizio sanitario determina a carico dei cittadini, quali soggetti realmente penalizzati dalle carenze dell’amministrazione del servizio. In tale quadro, il richiamo dei disavanzi sanitari previsto dal provvedimento pone una questione di disuguaglianza rispetto alle regioni che si sono attivate ed impegnate al fine di ripianare le proprie gestioni economiche. Il provvedimento è una misura sbagliata, da cui scaturiscono effetti negativi a livello educativo, in quanto si premiano i soggetti meno virtuosi. In ordine all’attività di monitoraggio su cui il ministro Livia Turco si è soffermata richiedendo un impegno del Parlamento, evidenzia l’assenza di strumenti efficaci di controllo in capo agli organi parlamentari, per cui è prevedibile che, in futuro, sarà necessario ricorrere ad ulteriori misure di risanamento. Conclude, quindi, sottolineando il carattere non egalitario del provvedimento in esame, rispetto al quale le doglianze delle regioni maggiormente virtuose appaiono fondate.

            Il senatore POLLEDRI (LNP) illustra quindi l’emendamento 1.3, soppressivo del comma 1 dell’articolo 1, richiamando le previsioni della legge finanziaria per il 2007 in ordine al Fondo transitorio avente l’obiettivo di realizzare il principio di responsabilità in materia di gestione del servizio sanitario, previsioni rispetto alle quali il provvedimento risulta in aperto contrasto. Richiama poi i contenuti del Patto per la salute e le misure di contenimento della spesa sanitaria ivi previste, che risulta vanificato dal provvedimento in esame, atteso che il comma 1 dell’articolo 1 elimina il principio di responsabilità non premiando le regioni che si siano attivate per l’attuazione del citato Patto per la salute,  evidenziando dunque la necessità di sopprimere la norma. Illustra di seguito le proposte 1.4, 1.5, 1.6, 1.7 e 1.8, che intendono intervenire sui criteri di riparto delle risorse tra le regioni, facendo riferimento alla quota capitaria, ovvero al criterio dell’età anagrafica e del sesso. La proposta 1.9 intende specificare l’accesso al ripiano dei disavanzi per le regioni che, oltre a sottoscrivere l’accordo con lo Stato per i piani di rientro, provvedano al ripiano regionale del disavanzo esclusivamente con misure regionali di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale e con la riduzione delle spese inefficienti, facendo riferimento all’appropriatezza dei consumi pro capite. Illustra la proposta 1.12, nonché l’emendamento 1.13, miranti a  premiare le regioni che si attivino per il ripiano dei propri disavanzi. Dà per illustrati gli emendamenti 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19 e 1.20, sui quali la Commissione bilancio ha espresso un parere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, sottolineando che sul piano politico le proposte sono volte a salvaguardare i principi di responsabilità e federalismo fiscale. In ordine all’emendamento 1.21, dopo aver richiamato le finalità del Fondo transitorio di cui all’articolo 1, comma 796, della legge finanziaria per il 2007, rileva che la proposta intende rendere alternativo l’accesso ai finanziamenti previsti dalla legge finanziaria rispetto a quanto recato dal provvedimento in esame. Gli emendamenti 1.25 e 1.26 intendono porre misure di penalizzazione in relazione all’ammortamento del debito accumulato fino al 31 dicembre 2005, mentre la proposta 1.27 intende modificare la lettera b) del comma 1 dell’articolo 1, introducendo il riferimento alle risorse derivanti da risparmi di spese in conto capitale.

Illustra poi l'emendamento 1.28, evidenziando come esso si incentri sulla necessità di garantire la sicurezza delle entrate, al fine di determinare quella certezza fiscale indispensabile per una corretta copertura finanziaria.  Passa poi ad illustrare gli emendamenti 1.29, per il quale mette in luce le misure volte a responsabilizzare gli amministratori regionali, chiamati ad agire sulla leva fiscale, ma autorizzati ad inserire anche diverse forme di compartecipazione alla spesa sanitaria, e 1.30. Riguardo all'emendamento 1.31 ribadisce come esso sia volto a precisare le percentuali di aumento delle aliquote fiscali in correlazione ai criteri contenuti nel patto di stabilità di cui alla legge 296 del 2006, mentre l'emendamento 1.32 fissa un tetto riguardo alle risorse previste al comma 1, lettera b) dell'articolo 1. Illustra gli emendamenti 1.36, 1.38, 1.39, 1.40, 1.41 (volto a sopprimere il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge ove si prevede un automatico innalzamento delle addizionali all'IRPEF e delle maggiorazioni dell'aliquota IRAP) e l’emendamento 1.45, finalizzato a mantenere il meccanismo automatico di aumento delle aliquote fiscali fino al raggiungimento dell'accordo con il Governo. Riguardo agli emendamenti 1.49, 1.50 e 1.51 ne sottolinea la finalità di suddivisione della spesa in due momenti e la previsione della restituzione delle somme anticipate.

Dati per illustrati gli emendamenti 1.52, 1.53, 1.54 e 1.55 evidenzia, riguardo agli emendamenti 1.56, 1.57, 1.58 e 1.59 l'importanza della previsione, in luogo del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di un accordo stipulato presso la Conferenza permanente per il rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome da recepire successivamente con decreto ministeriale,  tutto ciò in sintonia con i principi di federalismo.

Il senatore MORGANDO (Ulivo), nell'illustrare l'emendamento 1.60 ne mette in luce la finalità di coinvolgere il Parlamento nel processo decisionale.

Il senatore POLLEDRI (LNP) illustra l'emendamento 1.62, mirato anche ad evitare eventuali profili di incostituzionalità, a suo parere contenuti nel comma 3 dell'articolo 1 del decreto-legge.

Il senatore FERRARA (FI), nell'illustrare l'emendamento 1.63, si richiama alle affermazioni del Ministro Turco sulla necessità di perseguire un principio di unitarietà nazionale nei trattamenti sanitari, stigmatizzando tuttavia la natura dell'intervento statale che il decreto-legge prevede. Ritiene infatti che si sostanzi in un trattamento differenziale delle regioni coinvolte, nel quadro di una gestione contabile e amministrativa delle aziende sanitarie locali che ha impedito di evidenziare la reale consistenza dei debiti contratti.

Il senatore TOMASSINI (FI) illustra l'emendamento 1.64, premettendo considerazioni circa la mancanza di chiarezza e l'aggravio delle imposte legate al provvedimento in esame, che, introducendo paradossalmente un premio per le regioni meno capaci di controllare la spesa sanitaria, finisce per svantaggiare le regioni che hanno adottato le misure più opportune. Nel ribadire la necessità di una riapertura dei termini per consentire un più diffuso beneficio anche a favore di altre regioni, respinge le considerazioni critiche, pur velate, che sono state rivolte riguardo all'operato del precedente Esecutivo, ricordando che l'annoso tema dei ripiani di bilancio riguardo alla spesa sanitaria delle regioni richiede, nel quadro di una nuova configurazione del Titolo V della Costituzione, l'individuazione dei fattori responsabili dell'aumento incontrollato della spesa e l'introduzione di efficaci metodi di monitoraggio e di intervento.

Il senatore POLLEDRI (LNP), nell'illustrare l'emendamento 1.68, ricorda gli interventi già adottati nel corso degli anni riguardo alla spesa sanitaria sostenuta dalla regione Lazio, nonché le vicende legate alla gestione di talune strutture sanitarie e le necessità di ripianamento da essa derivate. Sottolinea inoltre la necessità di introdurre un efficace sistema di revisione dei bilanci, da effettuare direttamente da parte dell'amministrazione centrale dello Stato, soffermandosi infine sull'aumento incontrollato della spesa farmaceutica nazionale e sull'inefficacia delle misure che vengono adottate per la riduzione della stessa.

Illustra poi gli emendamenti 1.73 e 1.74 chiarendo la natura degli strumenti finanziari adottati con il decreto-legge e delle misure che riterrebbe invece opportuno introdurre.

Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 19,40.


EMENDAMENTI AL DISEGNO DI LEGGE

N. 1411

 

 

1.1

GALLI, POLLEDRI

Sopprimere l'articolo.

 

__________________________

 

1.2

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Sostituire l'articolo con il seguente:

        «Art. 1. - 1. Lo Stato, in deroga a quanto stabilito dall'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, concorre al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per il periodo 2001-2005.

        2. Potranno accedere al finanziamento solo quelle Regioni che hanno provveduto all'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota regionale sulle attività produttive.

        3. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l'anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra le regioni interessate con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, suddividendo in parti uguali le risorse per i cinque anni di disavanzo e ripartendo le risorse per l'80 per cento in proporzione ai disavanzi 2001-2005 al netto delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle somme rivenienti dall'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, articolo 4 del decreto-legge n. 347 del 2001 convertito in legge n. 405 del 2001 e per il 20 per cento in modo inversamente proporzionale ai disavanzi registrati. Alla relativa copertura si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di conto capitale ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.».

 

__________________________

 

1.3

GALLI, POLLEDRI

Sopprimere il comma 1.

 

__________________________

 

1.4

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: «nei confronti delle Regioni» fino alla fine dell'articolo con le seguenti: «2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l'anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra tutte le Regioni sulla base del numero dei residenti».

 

__________________________

 

1.5

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: «nei confronti delle Regioni» fino alla fine dell'articolo con le seguenti: «2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l'anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra tutte le Regioni sulla base del criterio della quota capitaria».

 

__________________________

 

1.6

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: «nei confronti delle Regioni» fino alla fine dell'articolo con le seguenti: «2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l'anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra tutte le Regioni sulla base del criterio della quota capitaria ponderata».

__________________________

 

1.7

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: «nei confronti delle Regioni» fino alla fine dell'articolo con le seguenti: «2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l'anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra tutte le Regioni sulla base della quota. capitaria ponderata secondo il criterio dell'età anagrafica».

 

__________________________

 

1.8

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, primo periodo, sostituire le parole da: «nei confronti delle Regioni» fino alla fine dell'articolo con le seguenti: «2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 3.000 milioni di euro per l'anno 2007. Le predette disponibilità finanziarie sono ripartite tra tutte le Regioni sulla base della quota capitaria ponderata secondo i criteri dell'età anagrafica e del sesso».

 

__________________________

 

1.9

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «sottoscrivono l'accordo con lo Stato per i piani di rientro» con le seguenti: «hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per i piani di rientro che provveda al ripiano regionale del disavanzo esclusivamente con misure regionali di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale, riduzione delle spese inefficienti e promozione dell'appropriatezza del consumo».

 

__________________________

 

1.10

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «sottoscrivono l'accordo con lo Stato per i piani di rientro» con le seguenti: «hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per i piani di rientro che provveda al ripiano regionale del disavanzo esclusivamente attraverso il ricorso alle misure di cui all'articolo 4, comma 3 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 347».

 

__________________________

 

1.11

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «sottoscrivono l'accordo con lo Stato per i piani di rientro» con le seguenti: «hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per i piani di rientro che provveda al ripiano regionale del disavanzo prevedendo l'applicazione delle misure di compartecipazione alla spesa di cui all'articolo 4, comma 3 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 347».

 

__________________________

 

1.12

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «sottoscrivono l'accordo con lo Stato per i piani di rientro» con le seguenti: «hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per i piani di rientro che non preveda il ricorso ad interventi straordinari statali di ripiano».

 

__________________________

 

1.13

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «sottoscrivono l'accordo con lo Stato per i piani di rientro» con le seguenti: «hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per i piani di rientro che provveda autonomamente alla copertura del disavanzo regionale».

 

__________________________

 

1.14

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, alla lettera a), dopo le parole: «piani di rientro» aggiungere le seguenti: «e il piano di restituzione delle somme di cui al comma 3».

 

__________________________

 

1.15

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le risorse resesi disponibili dall'attuazione del predetto comma sono ripartite tra le Regioni che non accedono alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto sulla base di una valutazione di efficenza calcolata in modo inversamente proporzionale all'ammontare dei debiti accumulati nel periodo 2001-2005».

 

__________________________

 

1.16

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le risorse resesi disponibili dall'attuazione del predetto comma sono ripartite tra le Regioni che non accedono alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto in modo direttamente proporzionale al livello di compartecipazione alla spesa sanitaria dei rispettivi cittadini».

 

__________________________

 

1.17

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le risorse resesi disponibili dall'attuazione del predetto comma sono ripartite tra le Regioni che non accedono alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto in modo direttamente proporzionale ai tassi di mobilità passiva».

 

__________________________

 

1.18

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le risorse resesi disponibili dall'attuazione del predetto comma sono ripartite tra le Regioni che non accedono alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto in modo direttamente proporzionale alla relativa quota di concorso alla solidarietà interregionale di cui all'articolo 2, comma 4, lettera b) del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56».

 

__________________________

 

1.19

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le risorse resesi disponibili dall'attuazione del predetto comma sono ripartite tra le Regioni che non accedono alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto».

 

__________________________

 

1.20

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le risorse resesi disponibili dall'attuazione del predetto comma sono ripartite tra le Regioni che non accedono alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto sulla base del numero dei residenti».

 

__________________________

 

1.21

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, al comma 3, dopo il secondo periodo inserire il seguente:

        «L'accesso alle disponibilità finanziarie di cui al presente decreto è incompatibile con l'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296».

 

__________________________

 

1.22

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

        Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «È abrogato il fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296».

 

__________________________

 

1.23

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sopprimere le parole da: «e accedono al fondo transitorio» fino alla fine della lettera.

 

__________________________

 

1.24

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera a), sostituire le parole: «e accedono» con le seguenti: «e non accedono».

 

__________________________

 

1.25

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), sopprimere le seguenti parole: «al fine dell'ammortamento del debito accumulato fino al 31 dicembre 2005, ai sensi di quanto disposto dalla lettera e) del medesimo articolo 1, comma 796».

 

__________________________

 

1.26

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «in via ulteriore rispetto all'incremento nella misura», aggiungere le seguenti: «superiore alla».

 

__________________________

 

1.27

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), sostituire le parole: «anche in via altemativa» con le seguenti: «risorse derivanti da risparmi di spese in conto capitale,».

 

__________________________

 

1.28

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), sopprimere le seguenti parole: «anche in via alternativa».

 

__________________________

 

1.29

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «misure fiscali da attivarsi sul proprio territorio», inserire le seguenti: «o nuove compartecipazioni dei cittadini alla spesa sanitaria».

 

__________________________

 

1.30

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «misure fiscali da attivarsi sul proprio territorio», inserire le seguenti: «e nuove compartecipazioni dei cittadini alla spesa sanitaria».

 

__________________________

 

1.31

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, alla lettera b), dopo la parola: «territorio» aggiungere le seguenti: «e destinano, altresì, le quote di spese finali di bilancio connesse alle percentuali di aumento per gli anni 2008 e 2009, determinate dai criteri del patto di stabilità di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296,».

 

__________________________

 

1.32

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «in modo tale da assicurare complessivamente risorse superiori», aggiungere le seguenti: «di almeno il 40 per cento».

 

__________________________

 

1.33

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «in modo tale da assicurare complessivamente risorse superiori», aggiungere le seguenti: «di almeno il 35 per cento».

 

__________________________

 

1.34

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «in modo tale da assicurare complessivamente risorse superiori», aggiungere le seguenti: «di almeno il 30 per cento».

 

__________________________

 

1.35

GALLI, POLLEDRI

Al cornrna 1, lettera b), dopo le parole: «in modo tale da assicurare complessivamente risorse superiori», aggiungere le seguenti: «di almeno il 25 per cento».

 

__________________________

 

1.36

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, lettera b), dopo le parole: «in modo tale da assicurare complessivamente risorse superiori», aggiungere le seguenti: «di almeno il 20 per cento».

 

__________________________

 

1.37

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

            «b-bis) al fine della riduzione strutturale del disavanzo hanno provveduto all'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive e approvato misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, dell'articolo 4 del decreto-legge n. 347 del 2001, convertito in legge dalla legge n. 405 del 2001».

 

__________________________

 

1.38

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

            «b-bis) hanno rispettato gli obiettivi del patto di stabilità relativi agli anni finanziari compresi nel periodo 2001-2005».

 

__________________________

 

1.39

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

            «b-bis) hanno rispettato gli obiettivi del patto di stabilità relativi agli anni finanziari 2005 e 2006».

 

__________________________

 

1.40

GALLI, POLLEDRI

Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:

            «b-bis) hanno rispettato gli obiettivi del patto di stabilità relativi all'anno finanziario 2006».

 

__________________________

 

1.41

GALLI, POLLEDRI

Sopprimere il comma 2.

 

__________________________

 

1.42

GALLI, POLLEDRI

Al comma 2, primo periodo, sostituire le parole: «fino all'anno 2010» con le seguenti: «fino all'integrale copertura del disavanzo sanitario regionale».

 

__________________________

 

1.43

GALLI, POLLEDRI

Al comma 2, primo periodo, sostituire le parole: «si applicano nella misura» con le seguenti: «si applicano oltre la misura».

 

__________________________

 

1.44

GALLI, POLLEDRI

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole da: «in attuazione dell'articolo 1, comma 174, della citata legge n. 311 del 2004 sia scattato formalmente, in modo automatico, l'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e della maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive» con le seguenti: «in attuazione dell'articolo 1, comma 796, lettera b) della citata legge n. 296 del 2006 sia scattata formalmente, in modo automatico, l'applicazione oltre i massimi livelli dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e la maggiorazione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive».

 

__________________________

 

1.45

GALLI, POLLEDRI

Al comma 2, secondo periodo, sopprimere le parole da: «e, a seguito del raggiungimento dell'accordo con il Governo» fino alla fine del comma.

 

__________________________

 

1.46

GALLI, POLLEDRI

Al comma 2, secondo periodo, sostituire le parole: «tale innalzamento non sia stato applicato» con le seguenti: «tale innalzamento sia stato applicato oltre la misura massima prevista dalla legislazione vigente».

 

__________________________

 

1.47

GALLI, POLLEDRI

Sopprimere il comma 3.

 

__________________________

 

1.48

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: « a titolo di regolazione debitoria, la spesa di» con le seguenti: «a titolo di anticipazione, la somma di».

        Conseguentemente, alla fine del terzo periodo, aggiungere le seguenti parole: « , nonché la restituzione delle somme anticipate».

 

__________________________

 

1.49

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: « , la spesa di 3.000 milioni di euro» con le seguenti: «la spesa di 1.500 milioni di euro e a titolo di anticipazione la somma di 1.500 milioni di euro».

        Conseguentemente, alla fine del terzo periodo, aggiungere le seguenti parole: « , nonché la restituzione delle somme anticipate».

 

__________________________

 

1.50

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: « , la spesa di 3.000 milioni di euro» con le seguenti: «la spesa di 2.000 milioni di euro e a titolo di anticipazione la somma di 1.000 milioni di euro».

        Conseguentemente:

        al comma 2, dopo il primo periodo, aggiungere il seguente: «Per gli anni successivi, il Ministro dell'economia e delle Finanze può con decreto prorogare l'applicazione delle aliquote massime, il cui gettito è da destinare al recupero delle somme anticipate.»;

        al comma 3, alla fine del terzo periodo, aggiungere le seguenti parole: « , nonché la restituzione delle somme anticipate».

 

__________________________

 

1.51

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: « , la spesa di 3.000 milioni di euro» con le seguenti: «la spesa di 2.000 milioni di euro e a titolo di anticipazione la somma di 1.000 milioni di euro».

        Conseguentemente, alla fine del terzo periodo, aggiungere le seguenti parole: « , nonché la restituzione delle somme anticipate».

 

__________________________

 

1.52

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: «3.000 milioni» con le seguenti: «1.500 milioni».

 

__________________________

 

1.53

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: «3.000 milioni» con le seguenti: «2.000 milioni».

 

__________________________

 

1.54

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: «3.000 milioni» con le seguenti: «2.200 milioni».

 

__________________________

 

1.55

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, primo periodo, sostituire le parole: «3.000 milioni» con le seguenti: «2.500 milioni».

 

__________________________

 

1.56

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, sostituire le parole: «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali» con le seguenti: «con Accordo stipulato presso la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome e successivamente recepito con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute».

 

__________________________

 

1.57

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, sostituire le parole: «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali» con le seguenti: «con Accordo stipulato presso la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome».

 

__________________________

 

1.58

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, sostituire le parole: «sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali» con le seguenti: «sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, che esprime parere vincolante».

 

__________________________

 

1.59

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo le parole: «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali» inserire le seguenti: «, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome».

 

__________________________

 

1.60

MORGANDO, LEGNINI, LUSI

Al comma 3, secondo periodo, dopo le parole: «Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali» aggiungere le seguenti: «, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti,».

 

__________________________

 

1.61

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo le parole: «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali» inserire le seguenti: «e sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome».

 

__________________________

 

1.62

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sopprimere le seguenti parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario».

 

__________________________

 

1.63

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Al comma 3 le parole: «sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario.» sono sostituite dalle parole: «suddividendo in parti uguali le risorse per i cinque anni di disavanzo e ripartendo le risorse per l'80 per cento in proporzione ai disavanzi 2001-2005 al netto delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle somme rivenienti dall'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, articolo 4 del decreto legge n. 347 del 2001 convertito in legge n. 405 del 2001 e per il 20 per cento in modo inversamente proporzionale ai disavanzi registrati.».

 

__________________________

 

1.64

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Al comma 3 le parole: «sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario.» sono sostituite dalle seguenti: «in proporzione ai disavanzi 2001-2005 al netto: delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle somme rivenienti dall'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge n. 27 dicembre 2006, n. 296 e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, articolo 4 del decreto legge n. 347 del 2001 convertito in legge n. 405 del 2001; in modo inversamente proporzionale alla capacità fiscale regionale e in modo direttamente proporzionale alla partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario.».

 

__________________________

 

1.65

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Al comma 3, dell'articolo 1 del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23 le parole: «sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario.» sono sostituite dalle parole: «in proporzione ai disavanzi 2001-2005 al netto: delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle somme rivenienti dall'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, articolo 4 del decreto-legge n. 347 del 2001 convertito in legge n. 405 del 2001; in modo inversamente proporzionale alla capacità fiscale regionale e in modo direttamente proporzionale alla partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario».

 

__________________________

 

1.66

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Al comma 3, le parole: «sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario», sono sostituite dalle parole: «per il 50 per cento in proporzione ai disavanzi 2001-2005 al netto delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle somme rivenienti dall'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, articolo 4 del decreto-legge n. 347 del 2001 convertito in legge n. 405 del 2001, per il 25 per cento in modo inversamente proporzionale alla capacità fiscale regionale e per il 25 per cento in modo direttamente proporzionale alla partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario».

 

__________________________

 

1.67

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

Al comma 3, dell'articolo 1 del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23 le parole: «sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario.» sono sostituite dalle parole: «per l'80 per cento in proporzione ai disavanzi 2001-2005 al netto delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive, delle somme rivenienti dall'accesso al fondo transitorio di cui all'articolo 1 , comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, articolo 4 del decreto-legge n. 347 del 2001 convertito in legge n. 405 del 2001, per il restante 20 per cento in modo inversamente all'ammontare dei disavanzi.».

 

__________________________

 

1.68

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, sulla base del numero dei residenti».

 

__________________________

 

1.69

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, sulla base della quota capitaria».

 

__________________________

 

1.70

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, sulla base della quota capitaria ponderata».

 

__________________________

 

1.71

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, sulla base del numero della quota capitaria ponderata secondo il criterio dell'età anagrafica».

 

__________________________

 

1.72

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, sulla base della quota capitaria ponderata secondo i criteri dell'età anagrafica e del sesso».

 

__________________________

 

1.73

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, secondo una logica inversamente proporzionale all'entità dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005 e alla mobilità sanitaria attiva e una logica direttamente proporzionale alla partecipazione regionale al fabbisogno sanitario, nonché al livello di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria».

 

__________________________

 

1.74

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni a finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, secondo una logica inversamente proporzionale all'entità dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005».

 

__________________________

 

1.75

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, secondo una logica inversamente proporzionale alla mobilità sanitaria attiva».

 

__________________________

 

1.76

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, secondo una logica direttamente proporzionale alla partecipazione regionale al fabbisogno sanitario».

 

__________________________

 

1.77

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «, sulla base dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005, della capacità fiscale regionale e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «, secondo una logica direttamente proporzionale al livello di compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria».

 

__________________________

 

1.78

GHIGO, BIANCONI, CARRARA, COLLI, LORUSSO, TOMASSINI, VEGAS

AI comma 3, le parole: «sulla base dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005» sono sostituite dalle seguenti: «sulla base dei disavanzi 2001-2005 al netto delle entrate derivanti dall'innalzamento dell'addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive e delle maggiori entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria da parte dei cittadini ai sensi della lettera a), comma 3, dell'articolo 4 del decreto-legge n. 347 del 2001, convertito in legge dalla legge n. 405 del 2001».

 

__________________________

 

1.79

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, al secondo periodo, alla fine, aggiungere le seguenti parole: « , nonché in base al conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità nel triennio 2003-2005».

 

__________________________

 

1.80

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, al secondo periodo, alla fine, aggiungere le seguenti parole: «, nonché in base al conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità nel triennio 2004-2006».

 

__________________________

 

1.81

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, al secondo periodo, alla fine, aggiungere le seguenti parole: «, nonché in base alla percentuale di riduzione nel bilancio di previsione per l'anno 2007 delle spese per consulenze ed altre spese discrezionali,».

 

__________________________

 

1.82

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, al secondo periodo, alla fine, aggiungere le seguenti parole: «, nonché in base alla percentuale di riduzione nei bilanci degli anni 2005 e 2006 e nel bilancio di previsione per l'anno 2007 delle spese per consulenze ed altre spese discrezionali,».

 

__________________________

 

1.83

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sopprimere le seguenti parole: «dei debiti accumulati al 31 dicembre 2005».

 

__________________________

 

1.84

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sopprimere le seguenti parole: «della capacità fiscale regionale».

 

__________________________

 

1.85

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sopprimere le seguenti parole: «e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario».

 

__________________________

 

1.86

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, secondo periodo, sostituire le parole: «e della partecipazione delle regioni al finanziamento del fabbisogno sanitario» con le seguenti: «e della partecipazione delle regioni al ripiano del disavanzo sanitario regionale».

 

__________________________

 

1.87

LEGNINI, LUSI

Al comma 3, secondo periodo, aggiungere in fine le seguenti parole: «, nonché dell'indice di invecchiamento della popolazione e della densità di popolazione delle singole regioni».

 

__________________________

 

1.88

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Nelle Regioni che accedono al riparto di cui al precedente periodo, sono automaticamente introdotte, in deroga all'articolo 4, comma 3, lettera a) del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, misure di compartecipazione alla spesa farmaceutica, nella misura di 1 euro a confezione».

 

__________________________

 

1.89

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Nelle Regioni che accedono al riparto di cui al precedente periodo, sono automaticamente introdotte, in deroga all'articolo 4, comma 3, lettera a) del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, misure di compartecipazione alla spesa farmaceutica, nella misura di 3 euro a ricetta».

 

__________________________

 

1.90

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Nelle Regioni che accedono al riparto di cui al precedente periodo, sono automaticamente introdotte, in deroga all'articolo 4, comma 3, lettera a) del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, misure di compartecipazione alla spesa farmaceutica, nella misura di 3 euro a ricetta, e con un limite di prescrizioni di tre pezzi per ogni ricetta».

 

__________________________

 

1.91

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Nelle Regioni che accedono al riparto di cui al precedente periodo, sono automaticamente introdotte, in deroga all'articolo 4, comma 3, lettera a) del decreto-legge 18 settembre 2001 n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, misure di compartecipazione alla spesa farmaceutica, nella misura di 2 euro a confezione».

 

__________________________

 

1.92

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Nelle Regioni che accedono al riparto di cui al precedente periodo, sono automaticamente introdotte, in deroga all'articolo 4, comma 3, lettera a) del decreto-legge 18 settembre 2001 n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, misure di compartecipazione alla spesa farmaceutica, nella misura di 4 euro a ricetta, e con un limite di prescrizioni di tre pezzi per ogni ricetta».

 

__________________________

 

1.93

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Le risorse ripartite ai sensi del precedente periodo sono da intendersi come anticipazioni erogate dallo Stato alle Regioni in disavanzo a valere sugli ordinari finanziamenti del Servizio sanitario nazionale. Conseguentemente, a partire dall'esercizio finanziario 2008, i trasferimenti statali alla Regione per il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza si intendono automaticamente ridotti fino a completa restituzione delle somme anticipate».

 

__________________________

 

1.94

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Le risorse ripartite ai sensi del precedente periodo sono da intendersi come anticipazioni erogate dallo Stato alle Regioni in disavanzo a valere sugli ordinari finanziamenti del Servizio sanitario nazionale. Conseguentemente, sono proporzionalmente ridotti i trasferimenti statali alla Regione per il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza per gli esercizi dal 2008 al 2018».

 

__________________________

 

1.95

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Le risorse ripartite ai sensi del precedente periodo sono da intendersi come anticipazioni erogate dallo Stato alle Regioni in disavanzo a valere sugli ordinari finanziamenti del Servizio sanitario nazionale. Conseguentemente, sono proporzionalmente ridotti i trasferimenti statali alla Regione per il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza per gli esercizi dal 2008 al 2028».

 

__________________________

 

1.96

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Le risorse ripartite ai sensi del precedente periodo sono da intendersi come anticipazioni erogate dallo Stato alle Regioni in disavanzo a valere sulle somme statali a qualsiasi titolo spettanti alla Regione. A tal fine, in sede di approvazione del decreto di riparto viene definito un piano decennale di riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni interessate».

 

__________________________

 

1.97

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: «Le risorse ripartite ai sensi del precedente periodo sono da intendersi come anticipazioni erogate dallo Stato alle Regioni in disavanzo a valere sulle somme statali a qualsiasi titolo spettanti alla Regione. A tal fine, in sede di approvazione del decreto di riparto viene definito un piano di riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni interessate di durata variabile a seconda dell'entità delle anticipazioni».

 

__________________________

 

1.98

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «In caso di reiterati ritardi o inerzie della Regione nell'estinzione dei debiti, il Ministero della salute, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali, procede direttamente alla nomina di un commissario ad acta».

 

__________________________

 

1.99

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «Nel caso in cui dall'attività di monitoraggio di cui al precedente periodo emerga un'inadempienza della Regione nel rispetto del piano di rientro, è disposto automaticamente il commissariamento della Regione fino a completa estinzione dei debiti».

 

__________________________

 

1.100

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «Nel caso in cui dall'attività di monitoraggio di cui al precedente periodo emerga un'inadempienza della Regione nel rispetto del piano di rientro, è disposto automaticamente il commissariamento della Regione per tutto il periodo di vigenza del piano».

 

__________________________

 

1.101

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «Nel caso in cui dall'attività di monitoraggio di cui al precedente periodo emerga un'inadempienza della Regione nel rispetto del piano di rientro, il Ministro della salute, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali, procede direttamente alla nomina di un commissario ad acta cui è deputato il compito di dare integrale attuazione al piano di rientro».

 

__________________________

 

1.102

GALLI, POLLEDRI

Al comma 3, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «Nel caso in cui dall'attività di monitoraggio di cui al precedente periodo emerga un'inadempienza della Regione nel rispetto del piano di rientro, il Ministro della salute, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro per gli affari regionali, procede alla nomina di uno o più commissari ad acta deputati al risanamento e alla riorganizzazione delle diverse aree di spesa della sanità regionale».

 

__________________________

 

1.103

LEGNINI, LUSI, MORGANDO

Al comma 3, dopo il terzo periodo, inserire il seguente: «Le quote di economie riferite all'esercizio 2005 di cui all'articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, non conseguite dalle Regioni nell'esercizio 2005, sono finanziate a valere sulle disponibilità finanziarie di cui al primo periodo».

 

__________________________

 

1.104

LEGNINI, MORGANDO, LUSI

Dopo il comma 3 aggiungere il seguente:

        «3-bis. In deroga all'articolo 1, comma 565, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le regioni di cui al comma 1, possono provvedere, con oneri a prorio carico, alle spese per il personale sostenute dalle AUSL ai fini della realizzazione dei progetti obiettivo a rilevanza nazionale, ai sensi dell'articolo 1, commi 34 e 34-bis della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché ai fini della realizzazione dei progetti obiettivo a rilevanza regionale».

 

__________________________

 

1.105

BIANCONI, CARRARA, COLLI, GHIGO, LORUSSO, TOMASSINI

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

        «3-bis. Entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge il Governo è tenuto ad inserire nei livelli essenziali di assistenza di cui al DPCM 29 novembre 2001 la fornitura di parrucche per i soggetti sottoposti alla chemioterapia nonché a prevedere forme di assistenza in relazione a procedure di linfodrenaggio e pressoterapia peristaltica e altre terapie atte a prevenire e curare le sindromi post-operatorie. Alla relativa copertura si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di conto capitale ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze».

 

__________________________

 

1.106

BIANCONI, CARRARA, COLLI, GHIGO, LORUSSO, TOMASSINI

Dopo il comma 3 inserire il seguente:

        «3-bis. Sono a carico del Servizio sanitario nazionale le prestazioni per l'assistenza sanitaria correlate al trattamento del dolore di grado severo, sia esso acuto che cronico, compresi i principi attivi con specifica indicazione terapeutica che non rientrano nelle Tabelle I e II del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Alla relativa copertura si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di conto capitale ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze».

 

__________________________

 

1.108 (testo 2)

I Relatori

Al comma 3, dopo il periodo terminante con le parole: «fabbisogno sanitario» e prima di quello iniziante con le parole: «nell'ambito dei predetti piani di rientro», aggiungere il seguente testo: «Al fine di consentire il puntuale accertamento della massa passiva ed i corretti utilizzo e destinazione dei fondi statali e regionali destinati alla spesa sanitaria e alla copertura dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale, per un periodo di ventiquattro mesi dall'entrata in vigore del presente decreto-legge non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive relativamente ai debiti sanitari nei confronti dei soggetti debitori ed i pignoramenti eventualmente eseguiti non vicolano gli enti debitori ed i tesorieri i quali possono disporre delle somme per i fini degli enti e le finalità di legge, nel rispetto dei piani di rientro. I relativi debiti insoluti non producono interessi contrattuali e di legge nel suddetto periodo di ventiquattro mesi. Il pagamento della massa passiva accertata sarà effettuato utilizzando esclusivamente i fondi statali e regionali destinati al Servizio sanitario regionale, dando priorità temporale al pagamento dei debiti oggetto di transazione e fatti salvi i crediti privilegiati dei lavoratori dipendenti precari o stabili».

 

__________________________

 

1.108

ALBONETTI, VALPIANA, LEGNINI, SILVESTRI

Dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:

        «3-bis. Per permettere il puntuale accertamento della massa passiva relativa alle gestioni dell'assistenza sanitaria ed in linea con i rispettivi piani di rientro e per consentire il rispetto degli obiettivi di risanamento e a garanzia dei Livelli essenziali di assistenza, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e per un periodo massimo di 24 mesi:

            a) non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e universitarie, degli Istituti di ricoveri e cura a carattere scientifico (IRCCS) e degli Istituti fisioterapici ospitalieri (IFO), appartenenti alle regioni che sottoscrivono l'accordo con lo Stato per i piani di rientro ed accedono al fondo transitorio di cui all'articolo 1, comma 796, lettera b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e nei confronti delle regioni di appartenenza che dovessero effettuare i pagamenti per conto di detti enti, per i debiti assunti dai predetti enti a fronte di forniture o servizi resi e fatturati al 31 dicembre 2006;

            b) le procedure esecutive pendenti, per le quali sono scaduti i termini per l'opposizione giudiziale da parte dei predetti enti, ovvero la stessa benché proposta, sia stata rigettata, sono dichiarate estinte;

            c) i pignoramenti eventualmente eseguiti non hanno efficacia e non vincolano i predetti enti;

            d) i debiti insoluti non producono interessi, né di legge, né contrattuali, né sono soggetti a rivalutazione monetaria.

        3-ter. Le risorse che saranno messe a disposizione sia dalle regioni che dallo Stato per la spesa sanitaria e per la copertura dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per il periodo 2001-2005 o per periodi antecedenti o successivi debbono intendersi a destinazione vincolata. Gli enti provvedono nei limiti dei mezzi finanziari destinati a tal fine al pagamento delle passività, dando priorità temporale al pagamento dei debiti oggetto di transazione, e fatti salvi i crediti privilegiati dei lavoratori dipendenti precari o stabili.

        3-quater. In ogni caso per l'anno 2007 e per gli esercizi futuri, tutti gli enti appartenenti al Servizio sanitario nazionale, anche se non operanti nell'ambito delle regioni interessate dal presente decreto, predisporranno in coordinamento con la regione di appartenenza procedure per l'attuazione di un processo annuale di accertamento dei crediti e debiti relativi alla gestione sanitaria di ciascun ente da attivare in ognuno dei predetti enti per ogni annualità di bilancio al fine di un puntuale rispetto tra competenza e cassa e osservanza del vincolo di destinazione dei fondi destinati per l'anno di riferimento al pagamento dei debiti del Servizio sanitario nazionale».

 

__________________________

 

1.109

GALLI, POLLEDRI

Sopprimere il comma 4.

 

__________________________

 

1.110

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 non si applicano le percentuali di incremento delle spese finali di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per gli anni 2008 e 2009».

 

__________________________

 

1.111

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 non si applicano le percentuali di incremento delle spese finali di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per l'anno 2008».

1.112

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 le percentuali di incremento delle spese finali di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si applicano nella misura dello 0,5 per cento per l'anno 2008 e 2009».

 

__________________________

 

1.113

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 le percentuali di incremento delle spese finali di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si applicano nella misura dello 0,5 per cento per l'anno 2008 e dell'1 per cento per l'anno 2009».

 

__________________________

 

1.114

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 le percentuali di incremento delle spese finali di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si applicano nella misura dello 0,5 per cento per l'anno 2008 e dell'1,5 per cento per l'anno 2009».

 

__________________________

 

1.115

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 le percentuali di incremento delle spese finali di cui al comma 657 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si applicano nella misura dello 1,5 per cento per l'anno 2008 e dell'1,8 per cento per l'anno 2009».

 

__________________________

 

1.116

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Alle regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 non competono quote di risorse del ''Fondo perequativo nazionale'' di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, e successive modificazioni».

 

__________________________

 

1.117

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Le regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 non possono usufruire delle quote di risorse del ''Fondo perequativo nazionale'' di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, e successive modificazioni».

 

__________________________

 

1.118

GALLI, POLLEDRI

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:

        «4-bis. Le regioni destinatarie delle somme di cui al comma 3 devono trasmettere mensilmente le informazioni di cui al comma 666 della legge 27 dicembre 2006, n. 296».

 

__________________________

 

1.0.1

CALVI, LEGNINI

Dopo l'articolo 1 aggiungere il seguente:

        «Art. 1-bis. - (Disposizioni in materia di sanzioni amministrative per false dichiarazioni al Servizio Sanitario Nazionale) – 1. Salvo che la condotta costituisca il reato di cui all'articolo 640 del codice penale per essere connotato da ulteriori artifici o raggiri, chiunque fornisca false dichiarazioni relative al proprio reddito volte ad ottenere indebitamente beni o servizi dal Servizio Sanitario Nazionale per sé o familiari entro il quarto grado, è punito con la sanzione amministrativa dal doppio al decuplo del valore della compartecipazione obbligatoria dovuta dal cittadino al Servizio Sanitario Nazionale, qualora l'ingiusto profitto non superi la somma di euro 500.

        2. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 9 della legge del 24 novembre 1981, n. 689, l'illecito amministrativo di cui al comma 1 è norma speciale rispetto ai delitti di falso previsti dal codice penale.».

 

__________________________

 

1.0.2

BIANCONI, CARRARA, COLLI, GHIGO, LORUSSO, TOMASSINI

Dopo l'articolo 1, inserire il seguente:

 

«Art. 1-bis.

(Disposizioni in materia di farmaci per il trattamento del dolore severo e in materia di semplificazione nella tenuta dei registri degli stupefacenti)

        1. All'articolo 41, comma 1-bis, e all'articolo 43, commi 7 e 8, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, di seguito denominato: ''testo unico'', le parole: ''in corso di patologia neoplastica o degenerativa'' sono soppresse.

        2. Il comma 3 dell'articolo 42 del testo unico è sostituito dal seguente:

            ''3. I direttori sanitari e i titolari di gabinetto di cui al comma 1 devono tenere il registro di cui all'articolo 60, comma 1''.

        3. All'articolo 43 del testo unico, dopo il comma 4 è inserito il seguente:

            ''4-bis. Per la prescrizione nell'ambito del Servizio sanitario nazionale di farmaci previsti dall'allegato III-bis per il trattamento di pazienti affetti da dolore severo; in luogo del ricettario di cui al comma 1, contenente le ricette a ricalco di cui al comma 4, può essere utilizzato il ricettario del Servizio sanitario nazionale disciplinato dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute, del 18 maggio 2004, pubblicato nel supplemento ordinario n. 159 alla Gazzetta Ufficiale n. 251 del 25 ottobre 2004; in tale caso ai fini della prescrizione devono essere rispettate le indicazioni del predetto decreto e il farmacista conserva copia o fotocopia della ricetta ai fini del discarico nel registro previsto dall'articolo 60, comma 1. Il Ministro della salute, sentito il Consiglio superiore di sanità, può, con proprio decreto, aggiornare l'elenco dei farmaci di cui all'allegato III-bis''.

        4. All'articolo 45, comma 2, del testo unico, le parole: ''sulle ricette previste dal comma 1'', sono sostituite dalle seguenti: ''sulle ricette previste dai commi 1 e 4-bis''.

        5. All'articolo 60, comma 1, del testo unico, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ''Lo stesso termine è ridotto a due anni per le farmacie aperte al pubblico e per le farmacie ospedaliere. I direttori sanitari e i titolari di gabinetto di cui all'articolo 42, comma 1, conservano il registro di cui al presente comma per due anni dal giorno dell'ultima registrazione''.

        6. All'articolo 62, comma 1, del testo unico, le parole: ''sezioni A e C,'' sono sostituite dalle seguenti: ''sezioni A, B e C,''.

        7. All'articolo 63 del testo unico sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ''Tale registro è conservato per dieci anni a far data dall'ultima registrazione.'';

            b) il comma 2 è abrogato.

        8. All'articolo 64, comma 1, del testo unico, le parole: ''previsto dagli articoli 42, 46 e 47'' sono sostituite dalle seguenti: ''previsto dagli articoli 46 e 47''.

        9. Fermo restando il disposto del secondo periodo del comma 1 dell'articolo 13 del testo unico, nella tabella II, sezione B, di cui all'articolo 14 del testo unico medesimo, dopo la sostanza: ''denominazione comune: Delorazepam'' sono inserite le seguenti sostanze: ''denominazione comune: Delta-8-tetraidrocannabinolo (THC)'' e ''denominazione comune: Delta-9 – tetraidrocannabinolo (THC); denominazione chimica: (6 R, 10 R) – 6, 7, 8, 10º – tetraidro-6, 6, 9 – trimetil – 3 – pentil – 6H dibenzo[b,d]piran – 1 – olo.''».

 

__________________________

 

1.0.3

CURSI, GRAMAZIO, TOTARO

Dopo l'articolo 1, inserire il seguente:

 

«Art. 1-bis.

        1. Le Regioni che saranno destinatarie del finanziamento di cui alla presente legge debbono aver adottato tutti gli atti previsti dalle normative vigenti in tema di contenimento della spesa per accedere ai fondi di ripiano. In particolare debbono aver applicato la normativa nazionale e gli atti di intesa della Conferenza Stato-Regioni vigenti in materia di controllo della spesa sanitaria per l'assunzione del personale, per l'acquisto di beni e servizi sanitari, per il conferimento di incarichi di consulenza nelle strutture sanitarie del SSN.

        2. Qualora le Regioni destinatarie del finanziamento di cui alla presente legge risultassero inadempienti alle previsioni di cui al precedente comma, i finanziamenti previsti vengono ripartiti alle altre Regioni con criteri da stabilire negli atti di intesa della Conferenza Stato-Regioni.».

 

__________________________

 

1.0.4

GALLI, POLLEDRI

Dopo l'articolo 1, inserire i seguenti:

 

«Art. 1-bis.

        1. È riconosciuto e tutelato il diritto del singolo di accedere a terapie del dolore di qualsiasi origine, con particolare riguardo al dolore severo negli stati di patologia oncologica e degenerativa progressiva.

        2. Ai fini di cui al comma 1, con la presente legge si intende:

            a) promuovere l'adeguamento strutturale del SSN alle esigenze assistenziali connesse al trattamento dei pazienti affetti da dolore severo;

            b) incentivare la realizzazione, a livello regionale, di progetti indirizzati al miglioramento del processo assistenziale rivolto al controllo del dolore di qualsiasi origine;

            c) perseguire l'aggiornamento dei LEA come strumento di adeguamento dell'offerta di servizi alle specifiche esigenze assistenziali dei pazienti affetti da dolore severo in fase terminale e delle loro famiglie;

            d) promuovere la realizzazione di programmi regionali di cure palliative domiciliari integrate;

            e) semplificare le procedure di distribuzione e facilitare la disponibilità dei medicinali utilizzati nel trattamento del dolore severo al fine di agevolare l'accesso dei pazienti alle cure palliative, mantenendo controlli adeguati volti a prevenirne abusi e distorsioni;

            f) promuovere il continuo aggiornamento del personale medico e sanitario del Servizio sanitario nazionale sui protocolli diagnostico-terapeutici utilizzati nella terapia del dolore;

            g) utilizzare la comunicazione istituzionale come strumento di informazione ed educazione sulle potenzialità assistenziali delle terapie del dolore e sul corretto utilizzo dei farmaci in esse impiegati;

 

Art. 1-ter.

        1. Per consentire la prosecuzione degli interventi di cui all'articolo 1 del decreto legge 28 dicembre 1998, n. 450 è autorizzata la spesa di 2.000.000 euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

        2. Con accordo da stipularsi in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, è adottato il programma nazionale per la realizzazione, in ciascuna regione e provincia autonoma, in coerenza con gli obiettivi del piano sanitario nazionale, di nuove strutture dedicate all'assistenza palliativa e di supporto per i pazienti la cui patologia non risponde ai trattamenti disponibili e che necessitano di cure finalizzate ad assicurare una migliore qualità della loro vita e di quella dei loro familiari.

        3. Con l'accordo di cui al comma precedente sono individuati i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture dedicate all'assistenza palliativa.

        4. L'accesso alle risorse di cui al comma 1 è subordinato alla presentazione al Ministero della salute di appositi progetti regionali, redatti secondo i criteri e le modalità di cui all'articolo 1, commi 3 e 4 del decreto legge 28 dicembre 1998, n. 450.

 

Art. 1-quater.

        1. Per la prosecuzione ed attuazione del progetto ''Ospedale senza dolore'' di cui all'Accordo sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome in data 24 maggio 2001, è autorizzata la spesa di 1.000.000 euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

        2. Le risorse di cui al comma precedente sono ripartite tra le Regioni con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome. Con l'atto di cui al periodo precedente, sono stabilite le modalità di verifica dello stato di attuazione del progetto a livello regionale ed individuate periodiche scadenze per il monitoraggio delle azioni intraprese nell'utilizzo delle risorse disponibili.

 

Art. 1-quinquies.

        1. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, con le procedure di cui all'articolo 54 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si provvede alla revisione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, e successive modificazioni, di definizione dei livelli essenziali di assistenza, relativamente all'assistenza sanitaria e socio-sanitaria a favore dei malati terminali, al fine di agevolare l'accesso dei pazienti affetti da dolore severo conseguente a patologie oncologiche o degenerative progressive a cure domiciliari palliative integrate.

        2. Nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza di cui al comma precedente e degli ulteriori livelli di assistenza eventualmente individuati a livello regionale, è demandata alle regioni, nell'ambito della programmazione degli interventi sanitari e sociali, l'adozione di uno specifico programma pluriennale che definisca l'organizzazione ed il funzionamento dei servizi per il trattamento a domicilio di pazienti in fase terminale colpiti da neoplasie o altre patologie degenerati ve progressive nel caso di dimissione dal presidio ospedaliero pubblico o privato e della prosecuzione delle necessarie terapie in sede domiciliare.

        3. Il programma di cui al comma precedente definisce i criteri e le procedure per la stipula di convenzioni tra la regione e le organizzazioni private senza scopo di lucro operanti sul territorio, funzionali alla migliore erogazione dei servizi di cui al presente articolo. In particolare, sono definiti i requisiti organizzativi, professionali ed assistenziali che le organizzazioni private devono possedere ai fini della stipula delle convenzioni e specificate le modalità di verifica dell'attività dalle medesime svolta, sia sul piano tecnico che amministrativo.

        4. Ai fini del coordinamento e dell'integrazione degli interventi sanitari ed assistenziali nei programmi di cure domiciliari palliative, le regioni promuovono la stipula di convenzioni con gli enti locali competenti territorialmente.

 

Art. 1-sexies.

        1. All'articolo 43 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, dopo il comma 4 è inserito il seguente:

            ''4-bis. Per la prescrizione nell'ambito del Servizio sanitario nazionale di farmaci previsti dall'allegato III-bis per il trattamento di pazienti affetti da dolore severo, in luogo del ricettario di cui al comma 1, contenente le ricette a ricalco di cui al comma 4, può essere utilizzato il ricettario del Servizio sanitario nazionale disciplinato daI decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero della salute, emanato il 18 maggio 2004, pubblicato sul Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 251 del 25 ottobre 2004, in tal caso, ai fini della prescrizione, devono essere rispettate le indicazioni del predetto decreto e il farmacista conserva copia o fotocopia della ricetta per il discarico nel registro previsto dall'articolo 60, comma 1, nonché ai fini della dimostrazione della liceità del possesso del quantitativo di farmaci consegnati dal farmacista al paziente o alla persona che li ritira''.

        2. Fermo restando il disposto del secondo periodo del comma 1 dell'articolo 13 del testo unico, nella tabella II, sezione B, di cui all'articolo 14 del testo unico medesimo, dopo la sostanza: ''denominazione comune: Delorazepam'' sono inserite le seguenti sostanze: ''denominazione comune: DeIta-8-tetraidrocannabinolo (THC)'' e ''denominazione comune: Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC); denominazione chimica: (6 R, 10 R) 6, 7, 8, 10º – tetraidro-6, 6, 9 – trimetil- 3 – pentil – 6H – dibenzo[b,d]piran – 1 – olo.''.

 

Art. 1-septies.

        1. Nell'attuazione dei programmi di formazione continua in medicina di cui all'articolo 16-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, la Commissione nazionale per la formazione continua, di cui all'articolo 16-ter del medesimo decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni, provvede affinché il personale medico e sanitario impegnato nei programmi di cure palliative domicili ari o impegnato nell'assistenza ai malati terminali consegua crediti formativi in terapia del dolore severo.

        2. Le regioni, nell'ambito della loro competenza in materia di istruzione e formazione professionale, valutano l'opportunità di procedere all'istituzione di scuole di formazione professionale per la preparazione del personale da destinare alla realizzazione del programma di cure palliative domiciliari integrate di cui all'articolo 4, comma 2.

 

Art. 1-octies.

        1. Lo Stato e le Regioni, negli ambiti di rispettiva competenza, promuovono la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate ad informare i cittadini sulle modalità ed i criteri di accesso alle prestazioni e ai programmi di assistenza in materia di trattamento del dolore severo nelle patologie neoplastiche o degenerative progressive. Nelle campagne di cui al periodo precedente è inclusa una specifica comunicazione sull'importanza di un corretto utilizzo dei farmaci impiegati nelle terapie del dolore e sui rischi connessi ad un abuso o ad un uso non appropriato delle sostanze in essi contenuti.

        2. Le regioni, le aziende sanitarie ed ospedaliere e le altre strutture sanitarie di ricovero e cura garantiscono massima pubblicità agli utenti del servizio sui processi applicativi adottati in attuazione delle linee guida ''Ospedale senza dolore'', attivando specifici meccanismi di misurazione del livello di soddisfazione del paziente e registrazione di eventuali disservizi.

 

Art. 1-nonies.

        1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, stimati in complessivi 3.000.000 per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, si provvede mediante corrispondente diminuzione, per l'anno 2007, dell'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 1, comma 806, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per la parte relativa ai 5 milioni finalizzati alle iniziative nazionali realizzate dal Ministero della salute, e per gli anni 2008 e 2009 mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente ''Fondo speciale'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per gli anni 2008 e 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute».

        Conseguentemente, sostituire il titolo del decreto-legge con il seguente: «Disposizioni urgenti per il ripiano dei disavanzi pregressi nel settore sanitario e altri interventi di assoluta necessità ed urgenza».

 

__________________________

 

1.0.1000

Il Governo

Dopo l'articolo 1, inserire il seguente:

 

«Art. 1-bis.

(Disposizioni relative alla soppressione degli enti ed organismi pubblici)

        1. All'articolo 28 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti:

            ''1-bis. La soppressione degli enti ed organismi pubblici e degli altri enti sotto qualsiasi forma costituiti, soggetti a vigilanza dello Stato e interessanti comunque la finanza pubblica, posti in liquidazione ai sensi della legge 4 dicembre 1956, n. 1404, sospende il corso degli interessi convenzionali e legali, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio. Per i crediti concernenti retribuzioni, pensioni, e provvidenze di natura assistenziali, spettanti a dipendenti pubblici in attività di servizio o in quiescenza, si applicano le norme in materia di interessi legali e rivalutazione monetaria di cui al decreto del Ministro del tesoro bilancio e della programmazione economica del 1º settembre 1998, n. 352, emanato ai sensi dell'articolo 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 239 del 13 ottobre 1998.

            1-ter. I debiti pecuniari degli enti di cui al comma 1 si considerano scaduti alla data di pubblicazione del provvedimento di soppressione dell'ente o organismo pubblico sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana''.

        2. Per gli enti già in liquidazione, ai sensi della legge 4 dicembre 1956, n. 1404, la scadenza dei debiti di cui al comma 1 deve intendersi riferita alla data di entrata in vigore della presente legge di conversione del presente decreto-legge.

        3. Le disposizioni di cui al presente articolo trovano applicazione anche nei confronti dell'Azienda Universitaria Policlinico Umberto Iº, in liquidazione, di cui al decreto-legge 1º ottobre 1999, n. 341, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 1999, n. 453».


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

lunedi' 16 APRILE 2007

5ª Seduta (notturna)

 

Presidenza del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

 

 

Intervengono il ministro della salute Turco ed i  sottosegretari di Stato per la salute Zucchelli e per l'economia e le finanze Sartor.

 

La seduta inizia alle ore 20,40.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Seguito dell’esame e rinvio)

 

Riprende l’esame sospeso nella seduta pomeridiana di oggi, con l’illustrazione degli emendamenti pubblicati in allegato alla suddetta seduta pomeridiana.

Il senatore POLLEDRI (LNP) illustra gli emendamenti 1.79 e 1.80, sottolineando l'importanza del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità da parte delle regioni. Nell'illustrare gli emendamenti 1.81 e 1.82 afferma in particolare l'importanza di un'opportuna riduzione delle spese discrezionali e per consulenze. In riferimento all'emendamento 1.83, ritiene opportuna una formulazione che tenga conto della non completa conoscenza dell'ammontare dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2005. Illustra quindi gli emendamenti 1.84 e 1.85, rilevando l'esigenza di una formulazione del provvedimento in esame più rigorosa circa il sistema sanzionatorio. Dà infine per illustrato l'emendamento 1.86.

Il senatore LEGNINI (Ulivo) ritira l'emendamento 1.87.

Il senatore POLLEDRI (LNP) illustra quindi gli emendamenti 1.88, 1.89, 1.90, 1.91 e 1.92, ponendo in particolare evidenza l'opportunità di disporre di misure volte alla compartecipazione dei cittadini e, di conseguenza alla responsabilizzazione delle amministrazioni regionali. Riguardo agli emendamenti 1.94, 1.95, 1.96 e 1.97, si sofferma sui meccanismi di riduzione dei trasferimenti statali alle regioni quale strumento di incentivo all'efficienza. Illustra poi l'emendamento 1.98, teso ad immettere nell'ordinamento una norma atta a perseguire l'efficienza attraverso il sistema della sostituzione. Dà inoltre per illustrati gli emendamenti 1.99, 1.100, 1.101 e 1.102.

Il senatore LEGNINI (Ulivo) ritira l'emendamento 1.103. Illustra quindi l'emendamento 1.104, specificando come esso sia volto a consentire investimenti da parte delle regioni relativamente al personale da impiegare nella realizzazione dei progetti-obiettivo.

La senatrice BIANCONI (FI) ritira l'emendamento 1.105.

I relatori TECCE (RC-SE) e EMPRIN GILARDINI (RC-SE) propongono al senatore Albonetti la riformulazione dell’emendamento 1.108.

Il senatore ALBONETTI (RC-SE) accoglie la riformulazione dell'emendamento 1.108 (testo 2), proposta dai relatori e ne illustra le finalità, consistenti nella destinazione di risorse ai fini del rientro del debito, anziché al mero pagamento degli interessi.

Interviene sull'emendamento 1.109 il senatore POLLEDRI (LNP), mettendo in evidenza la rilevanza di effettivo controllo in sede parlamentare dell'operato dell'Esecutivo. Illustra successivamente gli emendamenti 1.110, 1.111, 1.112, 1.113, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117 e 1.118, ispirati ai principi di un coerente governo dell'andamento della spesa sanitaria a livello regionale.

Il senatore CURSI (AN) illustra l’emendamento 1.0.3, volto a sollecitare le regioni meno responsabili a ridurre le spese, tenuto conto peraltro che già nel 2006 la spesa sanitaria sembra essere superiore rispetto a quella concordata tra Stato e Regioni.

Si passa all’espressione dei pareri da parte del Relatore e del Governo.

Il relatore per la 5a Commissione TECCE (RC-SE) esprime avviso contrario su tutte le proposte presentate, ad eccezione degli emendamenti 1.60, sul quale il parere è favorevole in quanto ritiene opportuno coinvolgere il Parlamento nel monitoraggio della spesa sanitaria, e 1.108 (testo 2). Le ragioni del parere contrario su tutti gli altri emendamenti sono dovute principalmente al fatto che molte proposte emendative sono volte a modificare le scelte del Governo contenute nel decreto-legge. In particolare, le proposte 1.31, 1.37 e 1.44 tendono a far gravare sui cittadini la copertura dei deficit di alcune regioni. In merito all’emendamento 1.81, il parere contrario è giustificato dalla difficoltà di individuare con precisione le spese per consulenze. Con riferimento all’emendamento 1.98, rileva che la proposta metterebbe in discussione la filosofia di fondo del provvedimento, volta ad affiancare le regioni nel processo di risanamento dei conti. Sulla proposta 1.104, il parere è contrario, salva la presentazione di una riformulazione volta a limitarne la portata ai programmi a rilevanza nazionale e recante un’adeguata copertura finanziaria.

La relatrice per la 12a Commissione EMPRIN GILARDINI (RC-SE) esprime avviso conforme al relatore Tecce, precisando che il parere contrario sulla proposta 1.98, recante la nomina di un commissario ad acta, è motivato dal fatto che sono già previsti, a legislazione vigente, aumenti automatici delle aliquote di compartecipazione ai tributi erariali, in caso di ritardi nel contenimento del deficit sanitario.

Il sottosegretario SARTOR esprime avviso conforme ai relatori. Replicando ad alcune richieste di chiarimenti del senatore Ferrara, precisa che non è necessario spostare la data indicata al comma 2 dell’articolo 1, in quanto essa si riferisce soltanto agli aumenti delle aliquote deliberati spontaneamente dalle regioni. Ove non sia avvenuto tale adeguamento spontaneo, in presenza di deficit sanitari, è previsto comunque un meccanismo automatico di incremento delle aliquote di compartecipazione ai tributi erariali. Il parere contrario sulla proposta 1.75 è motivato dall’inadeguato metodo di riparto ivi proposto. Sugli emendamenti volti a inserire nei criteri di riparto delle risorse stanziate il rispetto del Patto di stabilità interno, rileva che il Governo intende mantenere distinti gli ambiti di questa operazione straordinaria contenuta nel decreto-legge e quelli del Patto di stabilità interno. Il parere sulla proposta 1.108 (testo 2) è favorevole in quanto recepisce le osservazioni sollevate dal Governo durante l’esame in sede consultiva presso la 5a Commissione dell’emendamento 1.108. Conviene, infine, con il parere favorevole sulla proposta 1.60.

Si passa alla votazione degli emendamenti.

In sede di dichiarazione di voto sulla proposta 1.1, interviene in senso favorevole il senatore POLLEDRI (LNP) per rilevare come le misure contenute nel provvedimento hanno un effetto disincentivante. La soppressione dell’articolo 1 è altresì giustificata dal fatto che non viene specificata la misura degli ulteriori interventi fiscali che nel complesso dovrebbero garantire un gettito superiore a quello associato all’aliquota massima di compartecipazione ai tributi erariali nel periodo compreso fino all’anno 2010. Si tratta peraltro di misure inefficaci e destinate ad una platea di beneficiari limitati a quattro, cinque regioni. Si tratta di un’operazione incongrua, tenuto conto che la regione Lombardia, la quale vorrebbe attuare un’operazione di rigoroso controllo della spesa, sta incontrando una serie di difficoltà con il Governo. Infine, rileva che il provvedimento presenta profili critici anche dal punto di vista costituzionale.

Il senatore AUGELLO (AN) dichiara l’astensione sull’emendamento, anticipando analoga intenzione anche sul voto complessivo sul provvedimento. Lamenta il fatto che si stanno adottando decisioni senza un’adeguata consapevolezza dei fenomeni sottostanti. Infatti, non è del tutto chiara la dimensione del debito delle regioni interessate dal disegno di legge. Il Governo non ha consegnato alla Commissione il rapporto dell’advisor KPMG sulla situazione debitoria della regione Lazio, dal quale risulterebbero incongruenze tra i debiti stimati dal Governo per il periodo 2001-2005 ed i conti delle regioni, tra le stime ISTAT della popolazione residente nella suddetta regione e la consistenza effettiva (scostamento dovuto ad errori materiali di mancata rilevazione di cittadini extracomunitari), tra la consistenza complessiva dei debiti ai quali è stata erroneamente sommata anche la quota di mancati trasferimenti del Fondo sanitario nazionale da parte dello Stato. Inoltre, non sono state fornite stime consistenti del debito prodotto nel 2006 ed appare inverosimile che dal 2005 al 2006 i deficit sanitari si siano del tutto annullati. In assenza di tutti questi chiarimenti, risulta difficile esprimere una valutazione. Sebbene ci sia ancora tempo affinché il Governo possa colmare le lacune informative, allo stato delle cose il Gruppo di Alleanza nazionale dichiara di astenersi dal voto.

La senatrice BIANCONI (FI) dichiara, a nome del Gruppo, il voto favorevole all’emendamento 1.1, in quanto l’intero impianto del provvedimento non appare convincente. Si tratta infatti di un subentro statale nei disavanzi regionali che crea, non solo una forte disparità, ma una violazione sostanziale dell’articolo 3 della Costituzione. Il provvedimento è sbagliato nel merito e nel metodo perché, violando il principio di uguaglianza, pregiudica alcune regioni che versano in situazione di deficit e che tuttavia hanno dimostrato grande senso di responsabilità. Si tratta, in sostanza, di una sanatoria che provvede a fornire una benevola copertura alle regioni meno responsabili. In tutta questa operazione vengono pregiudicati i cittadini e non i direttori generali delle ASL o gli assessori regionali. 

Verificata la presenza del prescritto numero di senatori, con l’astensione dei senatori del Gruppo di Alleanza nazionale, l’emendamento 1.1, posto ai voti, viene respinto.

In ordine all’emendamento 1.2 interviene per dichiarazione di voto favorevole il senatore POLLEDRI (LNP), il quale appone la propria firma alla proposta, esprimendo particolare apprezzamento sui criteri di ripartizione delle risorse previsti nel comma 3, della proposta emendativa in relazione alle entrate derivanti da misure di compartecipazione alla spesa sanitaria.

Il senatore TOMASSINI (FI) in relazione alla medesima proposta emendativa richiama il quadro normativo di riferimento in materia di accertamento e copertura dei disavanzi. Riferendosi all’intervento svolto dal senatore Augello, evidenzia lo stato di incertezza dei dati posti a fondamento del provvedimento, sottolineando inoltre i diversi criteri di ripartizione recati dalla proposta emendativa.

Posto quindi ai voti, l’emendamento 1.2 risulta respinto.

Il senatore POLLEDRI (LNP) richiamando gli interventi già svolti e i profili di non conformità al quadro costituzionale del provvedimento in esame, dichiara il proprio voto favorevole in ordine all’emendamento 1.3, evidenziando come il richiamo dei disavanzi recato dal decreto-legge in conversione non risulta esclusivamente volto a sanare una situazione pregressa ma costituisce un elemento di aiuto nei confronti di Regioni dimostratasi non virtuose nella gestione del servizio sanitario.

La senatrice BIANCONI (FI) preannuncia il proprio voto favorevole alla medesima proposta emendativa, evidenziando gli elementi di incertezza in ordine ai dati inerenti la situazione di disavanzo delle Regioni interessate dal provvedimento, rilevando che i fenomeni di cattiva gestione del servizio sanitario finiscono per ricadere sui cittadini utenti piuttosto che sugli amministratori delle Aziende sanitarie.

Posto quindi ai voti, l’emendamento 1.3 risulta respinto.

Il senatore FERRARA (FI) in ordine all’emendamento 1.4 interviene in dichiarazione di voto favorevole, esprimendo la propria posizione di contrarietà in ordine ai criteri contabili posti a base del provvedimento in esame. Ricorda che la sanità costituiva uno dei quattro comparti di spesa previsti nell’ambito del documento di programmazione economica e finanziaria, inserendosi tale materia nell’ambito di un percorso di risanamento e di miglioramento dell’efficienza rispetto al quale il provvedimento in esame reca invece un aumento della spesa pubblica. Evidenzia che non sussistono elementi di assicurazione e di garanzia rispetto all’efficacia dei piani di rientro predisposti dalle Regioni interessate dal provvedimento di ripiano, non risultando a ciò sufficiente la previsione di un Accordo tra Stato e Regioni al fine di garantire un superamento delle situazioni di scorretta gestione del servizio sanitario. Richiamando la posizione espressa dal Governo in relazione alla proposta emendativa in questione in sede di espressione del parere, evidenzia quindi che la ratio dell’emendamento è da ricondurre ai profili di profonda ingiustizia connessi al provvedimento in esame.

Il senatore POLLEDRI (LNP) in ordine alla proposta 1.4 si sofferma sui criteri di ripartizione per numero dei residenti delle Regioni, evidenziando la necessità di salvaguardare il principio egualitario e dichiarando dunque il voto favorevole alla proposta a nome della propria parte politica.

Il senatore AUGELLO (AN), dopo aver richiamato i profili critici dei dati relativi ai disavanzi sanitari, formula osservazioni critiche in ordine ai criteri di riparto, che fanno riferimento a dati relativi sia a risorse non trasferite sia a risorse prive di copertura, comportando tale ricostruzione contabile elementi di rischio. Preannuncia dunque la propria astensione alla proposta emendativa 1.4.

Posto quindi ai voti, l’emendamento 1.4 risulta respinto.

Il senatore TOMASSINI(FI), intervenendo in dichiarazione di voto, mette in luce le motivazioni che hanno portato alla eccessiva esposizione debitoria delle regioni, nonché le relative conseguenze sui cittadini e sulle amministrazioni. Nel preannunciare il voto favorevole sull'emendamento 1.5, sul quale chiede di poter aggiungere la propria firma, dopo una ricostruzione della normativa in materia, dichiara di condividere la finalità di ripartizione della spesa sottesa all'emendamento stesso.

L'emendamento 1.5, posto ai voti, è respinto.

Il senatore POLLEDRI (LNP), intervenendo in dichiarazione di voto sull’emendamento 1.6, esamina le cause dell'eccessivo indebitamento delle regioni nel settore sanitario e auspica che anche gli altri commissari possano condividere l'opportunità dell'adozione del criterio della quota capitaria ponderata, contenuto nell'emendamento in votazione. Riguardo a tale criterio si esprime in senso positivo sui contenuti e sulle possibili modulazioni, con riferimento alle singole realtà regionali. Conclude evidenziando le conseguenze negative sui pazienti e sulle strutture ospedaliere dei tagli alla spesa, che hanno determinato anche una significativa riduzione dei posti letto.

La senatrice BIANCONI (FI) preannuncia il proprio voto favorevole sull'emendamento 1.6 e, dopo aver messo in luce i riflessi negativi del provvedimento in esame sui percorsi di diagnosi e cura dei cittadini, si sofferma sulla incapacità di talune regioni di utilizzare efficacemente i fondi stanziati, sullo spreco di risorse e sui casi di evidente incapacità di gestione che ha avuto modo di verificare anche nel corso delle attività della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale di cui fa parte.

Gli emendamenti 1.6 e 1.7, posti separatamente ai voti, sono respinti.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 23,45.

 


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

martedi' 17 APRILE 2007

6ª Seduta (antimeridiana)

 

Presidenza del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

 

 

Intervengono i  sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Sartor e per la salute Zucchelli.

 

La seduta inizia alle ore 9,15.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Seguito dell’esame e rinvio)

 

Riprende l'esame sospeso nella seduta notturna di ieri, con la votazione degli emendamenti (pubblicati in allegato alla seduta pomeridiana di ieri).

In risposta ad una sollecitazione del senatore TOMASSINI (FI) sull’ordine dei lavori delle Commissioni riunite, il presidente MORANDO non esclude la possibilità di una convocazione di una seduta notturna delle Commissioni riunite in data odierna per concludere l’esame del provvedimento in titolo all’esame dell’Assemblea a partire dalla seduta antimeridiana di domani.

Ha nuovamente la parola il senatore TOMASSINI (FI), il quale giudica necessaria la convocazione dell'Ufficio di Presidenza delle Commissioni riunite per la programmazione dei lavori.

Il presidente MORANDO si riserva di valutare l’andamento dei lavori delle Commissioni riunite prima di procedere a nuove convocazioni degli organi delle Commissioni medesime.

Riprende pertanto la votazione degli emendamenti sospesa nella seduta notturna di ieri.

Previa verifica della presenza del numero legale, l'emendamento 1.8, posto ai voti, viene respinto dalle Commissioni riunite.

Interviene quindi in dichiarazione di voto sull'emendamento 1.9 il senatore POLLEDRI (LNP), il quale, dopo aver espresso dubbi circa la razionalità dei criteri di risanamento scelti da talune regioni, basati in particolar modo sul taglio dei posti letto e spesso penalizzanti nei confronti delle strutture già meglio organizzate, auspica una congrua applicazione del principio della concertazione che contempli la definizione di obiettivi strategici e di risultato per le singole unità organizzative. Considera a tale proposito necessaria l'attivazione dei dipartimenti, intesi quali entità organizzative indispensabili ad una corretta gestione delle risorse. Nel preannunciare il proprio voto favorevole, sottolinea come l'emendamento 1.9 non abbia natura ostruzionistica, essendo piuttosto funzionale a consentire alle regioni l'adozione di appropriate misure strategiche.

Il senatore TOMASSINI (FI) aggiunge la propria firma all'emendamento 1.9, considerandolo opportuno al fine di garantire l'efficacia dei piani di rientro del disavanzo a livello regionale, mentre la storia recente è ricca di esempi di cattiva gestione delle risorse e di interventi giustificati con motivazioni di ordine economico, ma del tutto negativi sul piano della qualità del servizio. Conclude dichiarando il voto favorevole del proprio Gruppo.

L'emendamento 1.9 è quindi posto ai voti e respinto.

Per dichiarazione di voto favorevole sull'emendamento 1.10 prende la parola il senatore POLLEDRI (LNP), mettendo in evidenza l'importanza dei principi in materia di accertamento e copertura dei disavanzi nel settore sanitario, contenuti nel decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, riguardanti la compartecipazione alla spesa sanitaria, la fiscalità e i meccanismi di distribuzione dei farmaci. Osserva che essi hanno rappresentato un punto di equilibrio necessario alla tenuta del sistema sanitario nazionale in un contesto di accentuato regionalismo. Ritiene inoltre che l'approvazione dell'emendamento agevolerebbe il rientro delle situazioni debitorie, coniugandolo con un più alto grado di responsabilizzazione delle amministrazioni regionali.

Dopo aver dichiarato di aggiungere la propria firma all'emendamento 1.10, la senatrice BIANCONI (FI) preannuncia l'espressione di un voto favorevole. Sottolinea quindi il rigore sul piano finanziario caratterizzante il citato decreto-legge n. 347 del 2001, particolarmente utile allo scopo di impostare un efficace percorso di accertamento e di copertura dei disavanzi. Fa inoltre presente la necessità di prestare la dovuta attenzione alla tendenza, più volte constatata, di attribuire al settore sanitario costi riconducibili ad interventi di natura, almeno in origine, differente.

Il senatore CURSI (AN) preannuncia il voto di astensione del proprio Gruppo sulla proposta 1.10. Tale decisione è motivata dal fatto che l’obiettivo di riduzione della spesa e di conseguimento dell’equilibrio economico e finanziario sotteso al provvedimento in esame non appare credibile. Citando come esempio l’accordo per il ripiano dei debiti stipulato dalla regione Lazio, rileva come la trattativa con il Ministero dell’economia e delle finanze si sia protratta nel tempo a ragione delle perplessità del Ministero stesso sulla fattibilità del piano di risanamento. Alcune perplessità ancora restano in quanto, a fronte di una riduzione dei posti letto, è stata preannunciata la costruzione di nuove strutture sanitarie nella provincia di Roma. Secondo gli organi di stampa di oggi risulta che i medici specializzandi saranno impiegati per fare i turni di guardia medica: si tratta di utilizzare personale non remunerato per svolgere l’attività ordinaria in violazione delle leggi vigenti. Se queste ultime sono le misure per limitare le spese, forti sono le perplessità sull’impianto complessivo dell’operazione di risanamento dei deficit sanitari. Auspica che su questi temi il Governo possa fornire chiarimenti.

Posto ai voti, l’emendamento 1.10 viene respinto.

Sull’emendamento 1.11 interviene in dichiarazione di voto favorevole il senatore POLLEDRI (LNP), rilevando che la proposta in questione, improntata ad una maggiore equità, intende far partecipare al riparto delle risorse stanziate dal decreto-legge le regioni che abbiano almeno previsto (anche se non applicato) la compartecipazione alla spesa di cui all’articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 347 del 2001 come il Piemonte. Ritiene che l’emendamento sia meritevole di approvazione in quanto pone l’accento sull’effetto negativo della tassazione sul ceto produttivo, in particolare quello del Sud. Infatti, l’effetto negativo della tassazione, lungi dall’essere meramente localistico, produce effetti ancor più rilevanti su un’area del Paese che ha bisogno di stimolare, anziché deprimere, lo sviluppo.

Il senatore TOMASSINI (FI), a nome del Gruppo di Forza Italia, preannuncia il voto favorevole all’emendamento 1.11, in quanto volto a correggere, almeno in parte, gli effetti disincentivanti del decreto-legge. Solleva infatti alcune perplessità sui piani di rientro, citando talune delle scelte operate dalle regioni destinatarie del provvedimento in esame, volte a chiudere strutture sanitarie e contestualmente a costruirne altre, ovvero, tese a trasferire ad altre strutture unità specializzate e altamente qualificate. Misure che – lungi dal ridurre le spese – si riveleranno inefficaci e onerose.

Posto ai voti, l’emendamento 1.11 viene respinto.

Il senatore Paolo FRANCO (LNP) preannuncia a nome del suo Gruppo il voto favorevole all’emendamento 1.12, in quanto volto ad attenuare i profili di incostituzionalità del provvedimento. Infatti, ritiene che esso, in violazione dell’articolo 119, comma terzo, della Costituzione, determini una perequazione in base ai bisogni anziché alla capacità fiscale delle regioni. Si tratta infatti di rimborsi a pié di lista che, a suo giudizio, non sono ascrivibili alla fattispecie di cui al quarto comma della Costituzione. Auspica a tal proposito che le regioni agiscano in giudizio avverso i profili di incostituzionalità del provvedimento.

Il senatore GRAMAZIO (AN) preannuncia il voto di astensione del proprio Gruppo sulla proposta 1.12. Infatti, rileva che il piano di rientro della regione Lazio non risulta coerente con l’obiettivo di risanamento dei conti della sanità e arreca un pregiudizio ai cittadini. A fronte di interventi drastici, quali la chiusura di strutture ospedaliere di rilievo nazionale, viene richiesta la costruzione di nuove strutture ospedaliere da parte di alcuni presidenti di municipi romani. Vengono poi premiati dirigenti sanitari che hanno comunque contribuito a determinare la situazione debitoria esistente. Infine, le scelte connesse alla chiusura o alla costruzione di strutture ospedaliere sono assunte senza un inquadramento più generale nel piano sanitario regionale del Lazio. Ricorda, infine, come già indicato da precedenti interventi, che secondo organi di stampa i medici specializzandi saranno utilizzati per svolgere i turni di guardia medica. Si tratta di problematiche di assoluta rilevanza, in quanto strettamente connesse ai servizi da offrire ai cittadini.

La senatrice BIANCONI (FI) preannuncia il voto favorevole del proprio Gruppo sulla proposta 1.12, anche se essa ha una portata dirompente. Sottolinea che, al di là dei riflessi finanziari, il provvedimento in esame ha un significativo risvolto sociale. Richiede quindi al Governo una maggiore attenzione nella valutazione dei piani di rientro dei deficit sanitari dal punto di vista dell’efficacia complessiva del servizio da offrire ai cittadini. Infatti, le riduzioni dei posti letto e la chiusura di strutture ospedaliere dovrebbero comunque spingere le regioni verso una migliore efficacia della spesa. Invece, come sottolineato nel corso dei precedenti interventi dai senatori dell’opposizione, le scelte adottate in alcune regioni sono caratterizzate da elementi di forte contraddittorietà. Pur rispettando l’autonomia delle regioni, occorre porre attenzione alla riallocazione delle risorse al fine di evitare che il provvedimento si risolva in una mera operazione contabile. Chiede a tal fine al Governo di accettare l’invito dell’opposizione ad esaminare nel dettaglio le scelte sottese ai ripiani dei deficit sanitari.

Il senatore MASSIDDA (DCA-PRI-MPA), intervenendo in dichiarazione di voto, ricorda gli atteggiamenti particolarmente duri assunti in passato dalle forze, allora all'opposizione, che costituiscono l'attuale maggioranza ed esprime valutazioni negative sul provvedimento in esame. Sottolinea in particolare come l'intervento adottato finirà per avvantaggiare in modo consistente la regione Lazio, della quale talvolta è stata giudicata positivamente la gestione, con una enfasi sulla scelta di esentare i cittadini dal pagamento del ticket. Dopo aver accennato a talune disposizioni contenute nella ultima legge finanziaria nelle quali, come avvenuto per la regione Sardegna, sono stati fatti ricadere sulle regioni oneri estremamente pesanti, in cambio di futuri ed incerti vantaggi, ribadisce la necessità che le regioni, oltre ad assumere la responsabilità della gestione del settore sanitario, ne rispondano con chiarezza di fronte ai cittadini. Ritiene pertanto che anche lo strumento dell'aumento della imposizione fiscale possa mettere in luce di fronte agli elettori l'eventuale incapacità nel perseguimento dei programmi annunciati. Preannunciando il proprio voto favorevole sull'emendamento, esprime un giudizio negativo sulle misure contenute nel provvedimento che, distribuendo su tutti i cittadini gli oneri pregressi, consente di nascondere i veri problemi della sanità regionale, invece di introdurre nuove regole e controlli.

L'emendamento 1.12, posto ai voti, è respinto.

Il senatore TOMASSINI (FI), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede di consentire una breve sospensione dei lavori al fine di permettere un confronto del tutto informale sui possibili sviluppi dell'esame del provvedimento. 

Il presidente MORANDO (Ulivo), dichiarandosi favorevole ad una riflessione che possa essere utile a superare gli ostacoli al normale svolgimento dei lavori, propone di sospendere la seduta per venticinque  minuti.

Le Commissioni riunite convengono.

La seduta sospesa alle ore 11,05, riprende alle ore 11,40.

 

Il presidente MORANDO dopo un breve intervento del senatore Tomassini, volto ad evidenziare talune richieste emendative sulle quali ritiene auspicabile un accordo, dà la parola al relatore, senatore Tecce, per esprimere una valutazione sul possibile prosieguo dei lavori.

Il senatore TECCE (RC-SE), relatore per la Commissione bilancio, ritiene che da parte dell'opposizione siano giunti indicazioni emendative che meritano un'approfondita riflessione. Si tratta in particolare di quelle volte a rivedere il principio della impignorabilità delle somme per i debiti insoluti di cui all'emendamento 1.108 (testo 2) e di quelle orientate a mutare il patto con le regioni in base ad una ripartizione capitaria della situazione debitoria, consentendo anche ad altre regioni l'accesso al sistema di ripiano del disavanzo. Si tratta pertanto di effettuare, soprattutto da parte dell'Esecutivo, una verifica tecnica sui profili finanziari della possibilità di tale proposta, al fine di evitare ogni rischio di uno stravolgimento del provvedimento, che deve senza dubbio proseguire il proprio iter.

Il sottosegretario SARTOR dichiara la disponibilità del Governo ad esaminare gli aspetti tecnici legati alla introduzione di un criterio capitario del debito, precisando come sia necessario appurare che la situazione debitoria per gli anni che vanno dal 2001 al 2005 sia oggetto di apposita certificazione, in grado di eliminare ogni incertezza sull'ammontare dei valori. A seguito di tali verifiche ritiene che debbano essere poi valutate le implicazioni in termini di riparto fra le varie regioni. Si riserva pertanto di fornire gli elementi suddetti nelle prossime ore.

Il senatore POLLEDRI (LNP) prende atto della disponibilità manifestata in ordine all’individuazione di possibili punti di accordo con particolare riferimento alla previsione di criteri di distribuzione delle risorse basati sulla quota capitaria. Rileva, a nome della propria parte politica, nell’esame del provvedimento avrebbe auspicato l’individuazione di un percorso per approfondire la questione delle cure palliative. Auspicando che possa procedersi all’approfondimento del tema in questione nelle opportune sedi presso la Commissione sanità, pone all’attenzione delle Commissioni riunite l’opportunità di proseguire con i lavori ovvero di sospendere al fine di chiarire le linee per un possibile accordo.

Il senatore RIPAMONTI (IU-Verdi-Com) precisa che la valutazione in corso è circoscritta alla sola questione del criterio pro capite in relazione alla distribuzione delle risorse, mentre resta fermo l’impianto complessivo del provvedimento che risulterebbe stravolto dall’emendamento 1.2.

Il presidente MORANDO preso atto della mancata individuazione di un punto di accordo nel corso della sospensione della seduta, propone di proseguire i lavori come previsto sino alle 13,30 fermi restando gli approfondimenti in corso sulle questioni della riformulazione dell’emendamento 1.108 (testo 2), nonché sulla possibilità dell’introduzione tra i criteri di riparto dei 3 miliardi di euro previsti dal provvedimento di un riferimento, quale criteri ulteriore, al livello del debito pro capite registrato nell’anno 2005. Attesa la necessità manifestata dal Governo di approfondire la questione, si potranno conoscere solo successivamente ad un chiarimento al riguardo le linee per l’individuazione per un possibile accordo. Dichiara poi di rinunciare, per la seduta in corso, alla votazione degli emendamenti secondo il sistema cosiddetto del "canguro", richiamando all’attenzione delle forze di opposizione la possibilità di procedere con maggiore speditezza che tuttavia non pregiudichi la possibilità di una conclusione dei lavori in una seduta notturna, che potrebbe essere appositamente convocata per le ore 21,15 di oggi.

Il senatore TOMASSINI (FI) rileva che si potrebbe procedere, dato l’andamento dei lavori, alla sospensione della seduta in corso per poi riprendere nella seduta notturna che sarà convocata, al fine di verificare la posizione del Governo e gli spazi per un possibile accordo.

Il presidente MORANDO  pur riconoscendo che non sussistono al momento le condizioni per uno sblocco dell’andamento dei lavori, stanti i necessari approfondimenti in corso, pone all’attenzione dell’opposizione l’opportunità di un proficuo proseguimento della seduta in corso, al fine di non pregiudicare la possibilità di concludere l’esame del provvedimento.

Il senatore TOMASSINI (FI) propone dunque che si potrebbe procedere più speditamente senza ulteriori dichiarazioni di voto, alla votazione degli emendamenti sino alla proposta 1.20.

Il senatore LUSI (Ulivo), dopo aver espresso il proprio apprezzamento per la disponibilità emersa nel corso del dibattito ed auspicando una proficua definizione delle riflessioni in corso, chiede alle forze di opposizione di valutare una maggiore disponibilità sul proseguo delle votazioni.

Su proposta del presidente MORANDO,  le Commissione riunite convengono dunque di proseguire con le votazioni sino alla proposta 1.22.

Posti dunque separatamente ai voti, gli emendamenti 1.13, 1.14, 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.21 e 1.22 risultano respinti.

 

CONVOCAZIONE DELLA SEDUTA NOTTURNA DELLE COMMISSIONI RIUNITE 5a E 12a 

 

Il presidente MORANDO avverte che le Commissioni riunite 5a e 12a sono convocate per il seguito dell’esame, in sede referente, del disegno di legge n. 1411 alle ore 21,15.

Le Commissioni riunite prendono atto.

La seduta termina alle ore 12.

 


COMMISSIONI 5a e 12a RIUNITE

5ª (Bilancio)

12ª (Igiene e sanita')

martedi' 17 APRILE 2007

6ª Seduta (notturna)

 

Presidenza del Presidente della 12ª Commissione

MARINO

indi del Presidente della 5ª Commissione

MORANDO

 

 

Intervengono i  sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Sartor e per la salute Zucchelli.

 

La seduta inizia alle ore 21,20.

 

IN SEDE REFERENTE

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Seguito dell’esame e rinvio)

 

Riprende l’esame sospeso nell’odierna seduta antimeridiana.

In ordine all’emendamento 1.23 interviene, in dichiarazione di voto favorevole, il senatore POLLEDRI (LNP), evidenziando il carattere di ingiustizia del provvedimento in esame, che non è in linea con il quadro delineato dal Patto di stabilità e di cui risultano beneficiarie le regioni responsabili di una gestione irrazionale del Servizio sanitario. Richiamando gli interventi del precedente Governo, che andavano in senso opposto rispetto al provvedimento in esame, in quanto volti ad una responsabilizzazione degli enti regionali, sottolinea l’effetto di incentivo a comportamenti non virtuosi che scaturisce dal ripiano del disavanzo. Si sofferma poi sull’esigenza di una concreta attuazione dei principi di trasparenza e di uguaglianza, sottolineando la necessità di approvare le proposte emendative volte ad inserire il criterio della quota capitaria per il riparto delle risorse previste dall’intervento normativo. Il provvedimento appare in contrasto con il quadro costituzionale ed, in particolare, con l’articolo 119 della Costituzione, risultando altresì un profilo particolarmente critico atteso che non si richiedono alle regioni oggetto del ripiano misure correttive serie ed efficaci per il rientro dei disavanzi. Formula quindi osservazioni critiche sulle proposte emendative presentate dal Governo, delle quali l’una è stata oggetto di dichiarazione di improponibilità per estraneità all’oggetto, mentre l’altra presenta profili critici in ordine alla copertura finanziaria. Riferendosi all’intervento del ministro Livia Turco in ordine all’unitarietà del sistema sanitario, evidenzia come tuttavia permangano rilevanti difformità tra le diverse regioni, ad esempio per quanto concerne la disciplina del ticket sanitario.

La senatrice BIANCONI (FI) rileva i profili di iniquità e di ingiustizia del provvedimento in esame e le disparità di trattamento tra regioni virtuose e regioni che non hanno invece saputo razionalizzare la gestione del servizio sanitario, premiate dal previsto ripiano,  ed evidenzia che non sussistono elementi certi per controllare la capacità e l’efficacia dei piani di rientro sottoscritti dalle regioni interessate. Dichiara il proprio voto favorevole in ordine alla proposta emendativa 1.23, alla quale chiede di apporre la propria firma, unitamente al senatore TOMASSINI (FI), che si associa nella sottoscrizione dell’emendamento.

Il senatore MASSIDDA (DCA-PRI-MPA), dopo aver chiesto di aggiungere la propria firma all’emendamento 1.23, interviene per dichiarazione di voto favorevole alla proposta in questione, evidenziando l’effetto premiante a favore di regioni risultate non virtuose. Sottolinea, al riguardo, la contraddittorietà della posizione del Governo che, con il provvedimento in esame, reca un intervento non moralizzatore;  rileva che la maggioranza, con un voto favorevole al provvedimento, si assume una rilevante responsabilità, e richiama invece alla necessità di un dialogo tra le parti per una valutazione circa il possibile accoglimento di talune delle proposte emendative presentate dall’opposizione.

Posto quindi ai voti, l’emendamento 1.23 risulta respinto.

Su richiesta del senatore RIPAMONTI (IU-Verdi-Com), il presidente MORANDO, previa verifica del numero legale, pone ai voti la proposta emendativa, che risulta respinta con il voto di astensione annunciato dal senatore GRAMAZIO (AN), a nome del gruppo di Alleanza nazionale.

In ordine all’emendamento 1.24, interviene per dichiarazione di voto favorevole il senatore GALLI (LNP), che rileva la mancanza di informazioni ai cittadini circa la reale situazione della gestione del Servizio sanitario nelle regioni. Pur registrando situazioni di forte difformità nella qualità del servizio fornito, non solo tra le diverse realtà regionali ma anche all’interno delle stesse regioni, il dato di partenza con cui viene alimentata la spesa sanitaria pubblica in tutte le regioni italiane risulta lo stesso, ammontando a circa 1.400 euro la somma pro capite per la spesa sanitaria. Ciò che varia a seconda delle diverse regioni è il rendimento di tale somma iniziale, dato che non risulta adeguatamente sottolineato. A fronte del provvedimento di ripiano del disavanzo, le regioni non hanno adottato alcun intervento concreto per il rientro dei propri debiti, né vengono adeguatamente messe in evidenza le responsabilità dei soggetti gestori. Non emerge, dunque, dal provvedimento l’intenzione di ridurre effettivamente, per il futuro, il problema del disavanzo. In relazione alla questione dell’unitarietà del Servizio sanitario, evidenzia che il provvedimento non è volto a recuperare le ingiustizie ma, al contrario, ha l’effetto di accollare il debito pregresso sui cittadini delle regioni maggiormente virtuose, dovendosi dunque optare per interventi radicalmente diversi, quali gli aumenti delle aliquote fiscali ovvero una maggiore incisività nella lotta all’evasione fiscale.

Il senatore TOMASSINI (FI), esprimendo apprezzamento per la proposta emendativa 1.24, alla quale chiede di aggiungere la propria firma, dichiara di condividere le osservazioni del senatore Galli in ordine ai profili di disuguaglianza e ingiustizia connessi al provvedimento. Evidenzia, richiamando anche  i dati del Patto per la modernizzazione in materia sanitaria stipulato nella Regione Lazio, che non si procede in una prospettiva di risparmio, mentre si va ad incidere negativamente sui cittadini più bisognosi. Tale linea non costituisce un valido percorso per dare accesso ai fondi in materia sanitaria, mentre occorre operare valutazioni di tipo diverso come quelle recate dall’emendamento in esame, meritevole dunque di approvazione.

Il senatore MASSIDDA (DCA-PRI-MPA), intervenendo per dichiarazione di voto sull'emendamento 1.24, sul quale chiede di poter apporre la propria firma, riconosce innanzitutto che il provvedimento in esame sembra andare incontro alle regioni, anche in considerazione del fatto che molte di esse hanno dovuto sostenere spese particolarmente significative, ma ne rileva taluni difetti di fondo. Ritiene, infatti, che nel provvedimento non siano chiare le condizioni per usufruire dei fondi stanziati, mentre mancano apposite misure per la razionalizzazione nella gestione delle risorse, anche umane. Dopo aver richiamato alcuni particolari problemi che potranno derivare  alla gestione della spesa sanitaria dall'adozione di talune misure, come quelle che il Governo dovrà prendere in materia di attività intramuraria, sottolinea la necessità di predisporre maggiori controlli al fine di evitare sprechi ingiustificati. Preannuncia infine il suo voto favorevole.

Il senatore GRAMAZIO (AN), dopo aver chiarito alcuni aspetti nella gestione della sanità della regione Lazio, si sofferma su questioni che attengono alla gestione del Policlinico Umberto I e sulle decisioni assunte da parte dell'attuale direzione in merito all'utilizzazione dei medici specializzandi per il servizio di guardia medica. Preannuncia il voto favorevole del proprio Gruppo sull'emendamento 1.24,  richiamando la necessità che si attuino dei risparmi alla spesa, anche mediante la revisione di retribuzioni talvolta eccessive.

L'emendamento 1.24, posto ai voti, non è approvato.

Prima di passare alla votazione dell’emendamento 1.25, il senatore MORGANDO (Ulivo) rileva come l'andamento della seduta, condizionato da pratiche di evidente ostruzionismo, non consenta un effettivo approfondimento del provvedimento e la conclusione del suo esame, anche in considerazione del fatto che i senatori si soffermano su temi non del tutto attinenti alla materia in esame. Chiede pertanto al Presidente di valutare la prosecuzione dei lavori, vista l'impossibilità di una loro utile conclusione, con il conferimento del mandato a riferire in Assemblea ai Relatori.

Il senatore GRAMAZIO (AN), dopo aver contestato che i temi trattati dai senatori intervenuti siano estranei alla materia oggetto del provvedimento, ribadendo che sono invece strettamente legati agli aspetti sanitari, chiede che si possa continuare il lavoro delle Commissioni riunite.

Il senatore MASSIDDA (DCA-PRI-MPA) concorda con quanto espresso dal senatore Gramazio e chiede che la Presidenza tuteli efficacemente le parti politiche che prendono parte all'esame di un provvedimento che egli giudica estremamente negativo e bisognoso di un apporto migliorativo.

Il senatore GALLI (LNP) sottolinea l'importanza che sul provvedimento in esame si svolga un ampio confronto, evidenziando la rilevanza degli stanziamenti finanziari.

Il senatore Antonio BOCCIA (Ulivo) ritiene preferibile individuare alcuni emendamenti sui quali possa efficacemente svolgersi l'approfondimento e la votazione, con l'obiettivo di trovare su questi un accordo fra le parti politiche per concludere l’esame del disegno di legge.

Il senatore TOMASSINI (FI), dopo aver enunciato la disponibilità del suo Gruppo politico a proseguire con la votazione degli emendamenti, sottolinea il valore democratico anche delle pratiche ostruzionistiche e ritiene censurabile il comportamento di chi tende a liquidare con sufficienza le posizioni espresse dalle forze di opposizione.

Il presidente MORANDO, dopo aver considerato il tempo complessivo che richiederebbe la votazione di tutte le proposte emendative, propone di procederete con i lavori almeno fino alle ore 23 e valutare poi la possibilità tecnica delle Commissioni riunite di concludere utilmente l'esame del provvedimento, stante il diritto dei Commissari a procedere alle dichiarazioni di voto a termini di Regolamento.

Si passa dunque al voto dell'emendamento 1.25.

Il senatore POLLEDRI (LNP), richiamandosi all'intervento del senatore Gramazio, evidenzia come la struttura del Policlinico Umberto I, per le sue dimensioni e per la rilevanza, rappresenta un elemento di sicuro interesse ai fini dell'esame del provvedimento, soprattutto sotto il profilo dei risparmi che potrebbero derivare da un'oculata gestione. Dopo aver osservato come l'odierna discussione attenga a profili di carattere generale sui quali sarebbe opportuno trovare ampie convergenze, annuncia il voto favorevole del suo Gruppo sull'emendamento 1.25.

Il senatore VEGAS (FI), intervenendo in dichiarazione di voto sul medesimo emendamento, richiama innanzitutto le regole che sono state adottate per la gestione della spesa sanitaria regionale, a fronte dell'utilizzo di risorse non sufficienti. Ritiene in particolare che, per quanto attiene alla spesa sanitaria, vi siano differenze rilevanti fra regioni che hanno adottato efficaci politiche di contenimento della spesa e regioni che, invece,  hanno seguito pratiche non virtuose. Ritiene dunque che il provvedimento in esame finisca per favorire paradossalmente le regioni nelle quali la spesa sanitaria non è stata tenuta sotto controllo, finendo con il fornire indicazioni non corrette alle regioni più attente ai profili finanziari. In merito ai risvolti costituzionali, evidenzia come la previsione contenuta nell'articolo 119 della Costituzione, secondo la quale non si può ricorrere all'indebitamento per le spese correnti ma solo per finanziare spese di investimento, appare contrastare con le misure adottate nel provvedimento in esame. Quanto poi al recepimento, attraverso il decreto-legge, di un accordo stipulato fra il Governo e le regioni, ritiene che esso sia da effettuare solo ove non si riscontrino, come in questo caso, elementi di illegittimità. Dopo aver ribadito la necessità dell'adozione di riforme strutturali che consentano la tenuta complessiva della finanza pubblica, esprime il voto favorevole del proprio Gruppo sull'emendamento 1.25.

L'emendamento 1.25, posto ai voti, è respinto.

Il presidente MORANDO, preso atto che sono trascorse ormai quasi due ore dall’inizio dei lavori delle Commissioni riunite ed essendo giunti soltanto alla votazione dell’emendamento 1.25, rileva che, anche applicando il sistema di votazione cosiddetto del "canguro", sarebbero necessarie altre 20 ore circa per concludere l’esame del provvedimento. Apprezzate le circostanze, d’accordo con il Presidente Marino, propone pertanto di porre termine alla riunione delle Commissioni riunite e rinviare l’esame del provvedimento, calendarizzato per la seduta antimeridiana di domani dell’Assemblea. Non essendo stato posto in votazione il mandato ai relatori, i Presidenti riferiranno in Assemblea sul lavoro svolto dalle Commissioni riunite.

Le Commissioni riunite prendono atto ed il seguito dell’esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 23,10.

 

 


Esame in sede consultiva

 


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

mercoledi' 21 marzo 2007

89a Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Presidente

BIANCO

 

Intervengono i sottosegretari di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali D'Andrea, per i trasporti Gentile e per la salute Patta.

 

La seduta inizia alle ore 15,20.

 

IN SEDE CONSULTIVA 

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5ª e 12ª riunite, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento. Esame e rinvio)

 

Il relatore VILLONE (Ulivo) illustra i motivi di necessità e urgenza del decreto-legge n. 23 del 2007, recante disposizioni dirette a consentire il risanamento strutturale e selettivo dei servizi sanitari regionali in disavanzo e di conseguire gli obiettivi della manovra finanziaria per il 2007.

Ricorda che, a fronte della grave situazione economico-finanziaria che si è determinata in alcune Regioni, la legislazione nazionale ha imposto la predisposizione di un piano di riorganizzazione del servizio sanitario regionale diretto alla riduzione strutturale della spesa. Parallelamente, tuttavia, si è posto il problema della copertura dei disavanzi pregressi: la legge finanziaria per il 2007 (articolo 1, comma 796, lettera e)) consente una copertura pluriennale e il decreto-legge in esame offre alle Regioni interessate un concorso statale per il ripiano chiedendo nel contempo alle medesime Regioni uno sforzo fiscale. In particolare il comma 1 dell'articolo unico prevede l'autorizzazione della spesa di 3.000 milioni di euro per il 2007 quale concorso per le Regioni che, ai fini della riduzione strutturale del disavanzo del settore sanitario, sottoscrivano con lo Stato un accordo e attivino sul proprio territorio specifiche misure fiscali ovvero destinino quote di manovre fiscali già adottate o quote di tributi erariali loro attribuiti.

Sottolinea che il contributo statale in questione risulta assolutamente necessario per accompagnare finanziariamente la riduzione dei deficit strutturali, affinché il peso del debito pregresso non comprometta il raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario.

Si sofferma quindi sul comma 2 che dispone l'applicazione automatica dell'innalzamento dell'addizionale IRPEF e delle maggiorazioni dell'aliquota IRAP, salvo che nelle ipotesi in cui sia già intervenuto un accordo con il Governo ai sensi della previdente normativa.

Conclude, proponendo di esprimere un parere favorevole alla sussistenza dei presupposti costituzionali.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

 


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

martedi' 27 marzo 2007

92a Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Presidente

BIANCO

 

Intervengono i sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Micheli e per la salute Zucchelli.   

La seduta inizia alle ore 15.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5ª e 12ª riunite, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole)

 

Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 21 marzo.

Il relatore VILLONE (Ulivo) ribadisce la proposta di esprimere un parere favorevole sulla sussistenza dei presupposti costituzionali del decreto-legge n. 23 del 2007.

Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva il parere favorevole proposto dal relatore.

La seduta termina alle ore 15,05.


SEDE CONSULTIVA

 

La seduta inizia alle ore 15,10.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5a e 12a riunite. Esame. Parere favorevole)

 

Il relatore presidente VILLONE (Ulivo) richiama l’illustrazione e le considerazioni svolte in sede plenaria in occasione dell’esame sui presupposti di costituzionalità del decreto-legge in titolo; non rilevando profili problematici con particolare riferimento al riparto di competenze delineato dall’articolo 117 della Costituzione, propone di esprimere, per quanto di competenza, un parere favorevole.

Intervengono i senatori PASTORE (FI) e CALDEROLI (LNP) che esprimono perplessità sulla compatibilità delle disposizioni recate dal provvedimento d’urgenza in esame con i princìpi sanciti dagli articoli 119 e 32 della Costituzione.

La Sottocommissione concorda, infine, con la proposta formulata dal relatore.

La seduta termina alle ore 15,20.


AFFARI COSTITUZIONALI (1a)

Sottocommissione per i pareri

martedi' 17 aprile 2007

36a Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Presidente

VILLONE

 

La seduta inizia alle ore 15,05.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

 (Parere all'Assemblea su emendamenti. Esame. Parere in parte contrario, in parte non ostativo con osservazioni, in parte non ostativo)

 

Il relatore presidente VILLONE (Ulivo) illustra gli emendamenti riferiti al decreto legge in titolo e propone di esprimere, per quanto di competenza, i seguenti pareri:

- parere contrario sugli emendamenti 1.81 e 1.82, con i quali si vincolano le regioni a riduzioni di specifiche spese, in contrasto con il consolidato orientamento della giurisprudenza costituzionale alla luce del quale la legge statale può solo prescrivere obiettivi di contenimento della spesa pubblica, ma non imporre nel dettaglio le modalità e gli strumenti concreti da utilizzare per raggiungere quegli obiettivi;

- parere contrario sugli emendamenti 1.99 e 1.100, con i quali si prevede il ricorso a poteri sostitutivi, in particolare il commissariamento delle regioni inadempienti agli obblighi derivanti dal piano di rientro del deficit sanitario, configurando in tal modo un potere sostitutivo dello Stato il cui esercizio non viene specificamente finalizzato e tipizzato;

- parere non ostativo sull’emendamento 1.505 invitando tuttavia a valutare l’opportunità di introdurre disposizioni che comportano un’incisiva compressione dell’autonomia negoziale dei privati e della tutela dei diritti, determinando situazioni di evidente e irragionevole disparità di trattamento tra le diverse categorie di creditori;

- parere non ostativo sui restanti emendamenti.

La Sottocommissione concorda con le proposte del relatore.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5ª e 12ª riunite su emendamenti. Esame. Parere in parte contrario, in parte non ostativo con osservazioni, in parte non ostativo)

 

Il relatore presidente VILLONE (Ulivo) illustra gli emendamenti riferiti al decreto legge in titolo e propone di esprimere, per quanto di competenza, i seguenti pareri:

- parere contrario sugli emendamenti 1.81 e 1.82, con i quali si vincolano le regioni a riduzioni di specifiche spese, in contrasto con il consolidato orientamento della giurisprudenza costituzionale alla luce del quale la legge statale può solo prescrivere obiettivi di contenimento della spesa pubblica, ma non imporre nel dettaglio le modalità e gli strumenti concreti da utilizzare per raggiungere quegli obiettivi;

- parere contrario sugli emendamenti 1.99 e 1.100, con i quali si prevede il ricorso a poteri sostitutivi, in particolare il commissariamento delle regioni inadempienti agli obblighi derivanti dal piano di rientro del deficit sanitario, configurando in tal modo un potere sostitutivo dello Stato il cui esercizio non viene specificamente finalizzato e tipizzato;

- parere non ostativo sugli emendamenti 1.108 e 1.108 (testo 2) invitando tuttavia a valutare l’opportunità di introdurre disposizioni che comportano un’incisiva compressione dell’autonomia negoziale dei privati e della tutela dei diritti, determinando situazioni di evidente e irragionevole disparità di trattamento tra le diverse categorie di creditori;

- parere non ostativo sui restanti emendamenti.

La Sottocommissione concorda con le proposte del relatore.

La seduta termina alle ore 15,25.

 

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

MARTedi' 27 marzo 2007

47a Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula.

 

La seduta inizia alle ore 15,05.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5a e 12a riunite.  Esame. Parere non ostativo)

 

Il relatore LEGNINI (Ulivo) illustra il provvedimento in esame, rilevando per quanto di competenza che non vi sono osservazioni da formulare.

Il sottosegretario CASULA esprime avviso conforme al relatore.

Il senatore FERRARA (FI) esprime alcune perplessità sui profili finanziari connessi al provvedimento e preannuncia un voto contrario ad un parere  non ostativo.

La Sottocommissione esprime, infine, parere non ostativo.

La seduta termina alle ore 15,35.

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

Mercoledi' 11 aprile 2007

54a Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Casula e per la salute Zucchelli.

 

La seduta inizia alle ore 14,33.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5a e 12a riunite su emendamenti. Esame e rinvio. Parere in parte non ostativo; in parte contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione; in parte contrario. Rinvio dell’esame dell’emendamento 1.0.1000)

 

Il relatore LEGNINI (Ulivo), riguardo agli emendamenti presentati al disegno di legge in titolo, fa presente che, in relazione alle proposte 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20 e 1.22, occorre valutare le implicazioni della prevista abrogazione del Fondo di cui al comma 796, lettera b) della legge finanziaria per il 2007, in relazione agli obblighi comunitari e alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, previsti dalla disposizione della legge finanziaria. Determinano maggiori oneri le proposte 1.47, 1.104, 1.105, 1.106 e 1.0.4. Segnala altresì gli emendamenti 1.98, 1.99, 1.100, 1.101, 1.102, in relazione alla previsione della nomina di un Commissario ad acta. Fa presente che occorre acquisire chiarimenti in ordine alla proposta 1.103, circa la natura degli interventi ivi previsti al fine di verificare se tratti di regolazioni debitorie.

Segnala che occorre valutare gli effetti indiretti sulla finanza pubblica e il rischio di contenzioso in relazione alla proposta 1.108.

Segnala l’emendamento 1.109 che sopprime l’autorizzazione al Ministro dell’economia e delle finanze ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

Fa presente, infine, che non vi sono osservazioni da formulare sui restanti emendamenti.

Il sottosegretario CASULA esprime parere contrario sugli emendamenti 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.22, 1.47, 1.104, 1.105, 1.106, 1.0.4, 1.103 e 1.109. Sull'emendamento 1.108, al fine di evitare il rischio di contenzioso, esprime parere favorevole a condizione che siano apportate le seguenti modifiche: alla lettera a) sostituire le parole: "comma 79", con le seguenti: "comma 796;" alla lettera b) dopo le parole: "sono dichiarate estinte" inserire le seguenti: "d'ufficio dal Giudice con l'inserimento nella massa passiva dell'importo dovuto a titolo di capitale, accessori e spese."; alla lettera c) dopo le parole: "i predetti enti" aggiungere le seguenti: "e i loro tesorieri" e infine, al comma 3-ter dopo le parole: "a destinazione vincolata" inserire le seguenti: "e, sulle stesse, non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive". Infine, sugli emendamenti 1.98, 1.99, 1.100, 1.101 e 1.102 non ritene che vi siano profili di maggiori oneri da coprire. Non vi sono infine osservazioni sui restanti emendamenti.

Il senatore VEGAS (FI) ritiene che sugli emendamenti da 1.15 a 1.47 richiamati nella relazione del senatore Legnini non possa essere espresso un parere di contrarietà ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione in quanto si tratta di una rimodulazione nell'ambito delle stesse risorse tra le Regioni in materia di sistema sanitario. Esprime, invece, forti perplessità sull'emendamento 1.0.1000 presentato dal Governo che a suo parere avrebbe invece profili di copertura ai sensi della richiamata norma costituzionale in quanto potrebbe implicare un minor gettito fiscale. Ritiene infine di non poter condividere il parere contrario sull'emendamento 1.109 data la presenza nell'ordinamento del comma 507 della legge 296 del 2006.

Il senatore FERRARA (FI)  dopo aver dichiarato di condividere le osservazioni del senatore Vegas sugli emendamenti richiamati aggiunge che, anche in relazione all'emendamento 1.108 debba essere espresso un parere contrario in quanto vengono cambiate le regole a procedure concorsuali iniziate mettendo così in difficoltà le imprese analogamente a quanto chiarito dal senatore Vegas in relazione all'emendamento 1.0.1000. Sugli emendamenti che dispongono la nomina di un commissario ad acta ritiene infine si debba esprimere un parere di nulla osta in quanto possono determinare effetti virtuosi per il bilancio dello Stato.

Il senatore AUGELLO (AN) chiede chiarimenti sull'emendamento 1.0.1000 con particolare riferimento al Policlinico Umberto I.

Il sottosegretario CASULA fa presente che l'emendamento è stato presentato per rendere più certo il debito degli enti disciolti e anche del Policlinico Umberto I.

Il RELATORE, in relazione all'emendamento 1.103 avrebbe ritenuto opportuna una risposta più chiara. Ritiene pertanto di proporre un parere di nulla osta interpretando come regolazione debitoria la norma in esso contenuta. Ritiene invece di non poter condividere le osservazioni del senatore Vegas sull'emendamento 1.0.1000 e propone l'espressione di un parere di contrarietà semplice sull'emendamento 1.108 come sugli emendamenti 1.98, 1.99, 1.100, 1.101 e 1.102.

Il presidente MORANDO esprime dubbi sull'ammissibilità dell'emendamento 1.0.1000 presentato dal Governo (che potranno essere sciolti solo in sede di merito dalle Commissioni riunite 5a e 12a) per disomogeneità al contenuto del decreto-legge ad eccezione dell'ultimo comma relativo al Policlinico Umberto I. Ritiene pertanto che sul medesimo siano necessari degli approfondimenti e propone di rinviarne l'esame.

La Sottocommissione conviene.

Il senatore TECCE (RC-SE) fa presente che, relativamente all'emendamento 1.108, nella sua qualità di relatore presso le Commissioni riunite 5a e 12a inviterà il presentatore a recepire le condizioni poste dal rappresentante del Governo al fine di superare eventuali contrarietà ancorché non riferite all'articolo 81 della Costituzione.

Il relatore LEGNINI (Ulivo) propone infine l'espressione di un parere del seguente tenore: "La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sugli emendamenti 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.22, 1.47, 1.104, 1.105, 1.106 e 1.0.4. Esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti 1.98, 1.99, 1.100, 1.101, 1.102, 1.108 e 1.109. Esprime quindi parere di nulla osta sui restanti emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 1.0.1000 sul quale il parere è rinviato.".

Si esprimono in senso contrario alla proposta i senatori VEGAS (FI), FERRARA (FI) e AUGELLO (AN).

La Sottocommissione approva la proposta di parere avanzata dal relatore.

La seduta termina alle ore 15,20.

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

lunedi' 16 aprile 2007

56a Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Sartor e per la salute Zucchelli.

 

La seduta inizia alle ore 16,05.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni riunite 5a e 12a su emendamenti. Seguito e conclusione dell’esame. Parere contrario)

 

Riprende l’esame sospeso nella seduta dell’11 aprile scorso.

Il presidente MORANDO ricorda che era rimasto sospeso il parere sull’emendamento del Governo 1.0.1000, anche in relazione ai profili di inammissibilità del medesimo. Non essendo pervenute riformulazioni della proposta emendativa, l’espressione del parere potrebbe risultare superata dalla dichiarazione di inammissibilità che avrà luogo in sede referente di Commissioni 5a e 12a riunite.

In ordine all’emendamento 1.108, sul quale la Commissione si era espressa con un parere di contrarietà, dichiara che è pervenuta una proposta di riformulazione a firma dei relatori dinnanzi alle Commissioni riunite 5a e 12a Tecce ed Emprin Gilardini.

Il relatore LEGNINI (Ulivo) in merito alla riformulazione dell’emendamento 1.108, rileva che il nuovo testo appare maggiormente preciso e circoscritto facendo riferimento alla possibilità di sospensione, e non già all’estinzione, delle azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie. Possono dunque ritenersi superati i profili critici connessi alla prevista estinzione delle azioni esecutive, di cui alla originaria formulazione della proposta emendativa, per cui propone l’espressione di un parere di nulla osta. 

Il sottosegretario SARTOR si dichiara d’accordo con la posizione espressa dal Relatore in relazione alla proposta emendativa come riformulata.

Il senatore FERRARA (FI) rileva come la riformulazione in esame non abbia sostanzialmente mutato i contenuti della originaria proposta, limitandosi a modifiche sul piano formale piuttosto che sostanziale. Richiama, dunque, le osservazioni già svolte in ordine all’emendamento 1.108, nella versione originaria, circa i profili problematici connessi agli effetti sul mercato di una norma che incida sulle azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie, anche in ragione della rilevanza economica del fatturato degli enti coinvolti. In particolare, la disposizione potrebbe determinare effetti negativi sul comportamento fiscale dei soggetti creditori delle aziende sanitarie, con ripercussioni in via indiretta sulla finanza pubblica. Non ravvisandosi elementi di diversità, pur in mancanza delle condizioni per un richiamo all’articolo 81 della Costituzione, sussistono tuttavia i presupposti per l’espressione di un parere di contrarietà in ordine alla riformulazione in esame.

Il senatore TECCE (RC-SE) evidenzia che la riformulazione in esame fa riferimento alla sospensione, per 24 mesi, delle procedure esecutive, superando la precedente dizione in ordine all’estinzione delle medesime, per cui appare idonea ad eliminare i rischi connessi al contenzioso. Propone dunque di superare il parere di contrarietà espresso in ordine alla proposta originaria, esprimendo un parere di nulla osta.

Il senatore MORGANDO (Ulivo), riferendosi alle osservazioni svolte dal senatore Ferrara in ordine alla rilevanza dell’impatto della norma sulle aziende creditrici e, in via indiretta, sul sistema economico, si sofferma altresì sugli effetti positivi che possono scaturire da una disciplina dei rapporti tra aziende sanitarie e mondo imprenditoriale. Dichiarando di condividere le finalità della proposta emendativa, preannuncia dunque l’espressione di un parere favorevole in sede di merito dinnanzi alle Commissioni riunite 5a e 12a, anche nell’ipotesi di espressione di un parere di contrarietà semplice da parte della Commissione bilancio.

Il relatore LEGNINI (Ulivo), riferendosi a quanto osservato dal senatore Ferrara, pur riconoscendo il rilevante impatto economico della proposta, si sofferma sulle ragioni poste a base dell’espressione del parere di contrarietà già espresso sulla proposta originaria, motivato in relazione ai rischi di contenzioso. Rileva, dunque, che la riformulazione in esame supera tale profilo di rischio in quanto non fa riferimento ad una estinzione delle azioni esecutive, ma alla mera sospensione delle medesime, mentre riconosce la questione degli effetti sul sistema delle imprese creditrici. Evidenzia l’opportunità che sia ulteriormente precisato il riferimento della proposta alle sole regioni interessate dal provvedimento, con la specificazione dell’arco temporale di applicazione.

Il PRESIDENTE rileva che, sebbene con la riformulazione in esame possa ritenersi superata la questione relativa ai rischi di contenzioso, permangono profili critici agli effetti indiretti sulla finanza pubblica, per cui propone di esprimere un parere contrario sulla riformulazione in esame, fatta salva una successiva ulteriore specificazione dei profili richiamati dal relatore Legnini, che consentirebbero di meglio delimitare il testo normativo.

Il senatore TECCE (RC-SE), pur esprimendo condivisione per le intenzioni in ordine ad una maggiore specificazione del testo manifestate nel corso del dibattito, rileva che possano ritenersi superate le questioni problematiche emerse con riferimento all’emendamento originario, risultando peraltro chiaro l’ambito applicativo della norma alle sole regioni interessate e al solo arco temporale indicato nel testo del provvedimento.

Il PRESIDENTE pone dunque ai voti una proposta di parere contrario sull’emendamento 1.108 (nuovo testo) che, con l’astensione del senatore TECCE (RC-SE), risulta approvata.

La seduta termina alle ore 16,30.

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

martedi' 17 aprile 2007

57a Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Sartor.

 

La seduta inizia alle ore 15,10

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

 (Parere all’Assemblea su emendamenti. Esame e  rinvio. Parere in parte non ostativo, in parte contrario, in parte contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. Rinvio del seguito dell’esame della proposta 1.0.200)

Il relatore LEGNINI (Ulivo) illustra gli emendamenti relativi al disegno di legge in titolo, trasmessi dall’Assemblea, segnalando, per quanto di competenza, in relazione alla proposta 1.505, che riformula l’emendamento 1.108 (testo 2), che occorre valutare se il recepimento della modifica proposta dal Governo sia sufficiente a superare i rischi derivanti dal contenzioso nonché gli effetti indiretti sulla finanza pubblica. Fa presente, inoltre, che sembrano determinare maggiori oneri le proposte 1.506, 1.507, 1.508, 1.509, 1.510, 1.511, 1.512, 1.513, 1.514 e 1.515. Con riferimento alle proposte 1.516, 1.517, 1.519, 1.520, 1.521, 1.522, 1.523 e 1.524, ritiene necessario valutare gli effetti sul disavanzo delle regioni nell’esercizio successivo o in quelli seguenti. Rileva poi l’esigenza di valutare gli effetti sulla finanza pubblica degli emendamenti 1.528, 1.529, 1.530 e 1.531 in relazione alla prevista soppressione del Fondo indicato, mentre in relazione alle proposte 1.539, 1.540 e 1.544, osserva la necessità di valutare gli effetti sulla finanza pubblica determinati dalla riduzione dell’aliquota di compartecipazione all’IVA. Sull’emendamento 1.0.200, come segnalato dal Servizio del bilancio, richiama le osservazioni concernenti i profili della quantificazione. In relazione, invece, alla copertura finanziaria, sottolinea la natura in conto capitale del Fondo di rotazione per le politiche comunitarie mentre gli oneri ai quali si provvede a copertura appaiono avere natura di parte corrente, con conseguente dequalificazione della spesa. In secondo luogo, al fine di permettere di valutare la congruità della copertura, ritiene che il Governo dovrebbe specificare quali programmi di spesa saranno ridotti o annullati a fronte della summenzionata copertura finanziaria, in analogia a quanto previsto per le coperture a valere su autorizzazioni legislative di spese di bilancio. Diversamente si configurerebbe una modalità di copertura a valere su stanziamenti di bilancio (già destinati ad altre finalità), vietata dalle norme di contabilità. Per quanto concerne poi gli emendamenti identici a quelli presentati alle Commissioni riunite, propone di confermare il parere già reso.

Il sottosegretario SARTOR esprime avviso contrario, senza la necessità di indicare l’articolo 81 della Costituzione, sulla proposta 1.505, in analogia al parere reso nella giornata di ieri sull’analogo emendamento 1.108 (testo 2). Esprime poi avviso contrario sugli emendamenti segnalati dal relatore in quanto suscettibili di determinare maggiori oneri, nonché sulle proposte 1.516, 1.517, 1.519, 1.520, 1.521, 1.522, 1.523 e 1.524, in quanto dirette a prevedere una riduzione automatica dei trasferimenti statali e l’introduzione di ticket per le regioni impegnate nei piani di rientro, senza rimuovere le cause degli sfondamenti di spesa. In merito alle proposte    1.528, 1.529, 1.530, 1.531, 1.539, 1.540 e 1.544 esprime avviso contrario  in quanto dirette a modificare le regole di riparto delle risorse per il finanziamento del Servizio sanitario regionale previste dalla legge n. 56 del 2000 e, pertanto, idonee a determinare il riconoscimento di risorse in misura inferiore rispetto al fabbisogno sanitario ritenuto congruo per l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Esprime, poi, avviso favorevole sulla proposta 1.0.200, in quanto il fondo rotativo per le politiche comunitarie è finalizzato al cofinanziamento di interventi comunitari per i quali non sussiste una correlazione stretta tra ammontare delle risorse stanziate e interventi coperti sul fondo. Conviene, infine,  con la proposta del relatore di confermare il parere già reso sulle proposte identiche a quelle presentate nelle Commissioni riunite.

Sulla proposta 1.505, interviene il senatore FERRARA (FI) per dichiarare di non condividere la proposta del Governo. A suo giudizio, infatti, l’avviso contrario dovrebbe indicare l’articolo 81 della Costituzione in quanto la proposta produce effetti negativi per la programmazione economica.

Il senatore TECCE (RC-SE), coerentemente con la posizione assunta in occasione dell’espressione del parere sull’emendamento 1.108 (testo 2), preannuncia la propria astensione al voto.

Il senatore AZZOLLINI (FI) rileva che, tra le osservazioni svolte dal relatore sulla proposta 1.0.200, quelle che meritano una maggiore attenzione sono l’impiego di fondi di conto capitale per interventi di natura corrente e, soprattutto, l’assenza di un’indicazione degli interventi da definanziare per garantire la copertura finanziaria della proposta in questione.

Il senatore MORGANDO (Ulivo) rileva che il profilo della dequalificazione della spesa connessa all’impiego di risorse di conto capitale per interventi di natura corrente non sia dirimente, posto che vi sono molti precedenti in tal senso.

Il presidente MORANDO dichiara di non condividere l’avviso contrario del Governo sulle proposte 1.516, 1.517, 1.519, 1.520, 1.521, 1.522, 1.523 e 1.524, in quanto trattasi di norme che determinano effetti compensativi tra Stato e Regioni. Rileva, semmai, l’opportunità di esprimere un avviso contrario, senza indicazione dell’articolo 81 della Costituzione, sulla base del fatto che esistono già meccanismi sanzionatori automatici di copertura di incremento delle aliquote fiscali di compartecipazione delle regioni ai tributi erariali in caso di sforamenti. Analoga valutazione ritiene opportuna per le proposte 1.530 e 1.531, in quanto, a differenza delle proposte 1.528 e 1.529, non sono volte a sopprimere il Fondo perequativo previsto da decreto legislativo n. 56 del 2000, limitandosi a prevedere una diversa ripartizione delle risorse del fondo stesso. Infine, sulla proposta 1.0.200, osserva che l’ammontare di risorse per le quali si chiede una riduzione del fondo stesso sono di importo significativo. Pertanto, appare opportuno acquisire un’ulteriore conferma dal Governo circa l’eventualità che la riduzione del fondo non pregiudichi l’attuazione delle politiche comunitarie per l’anno 2007. A tal riguardo, rileva che le dotazioni del fondo sono sostanzialmente costanti negli anni. Propone, a tal fine, di esprimere il parere su tutti gli emendamenti, ad eccezione della proposta 1.0.200, per la quale chiede al Governo di fornire elementi di valutazione aggiuntivi per la seduta della Sottocommissione per i pareri già convocata per domani, alle ore 9.

Sulla base dei chiarimenti emersi dal dibattito, la Sottocommissione conferisce mandato al relatore a redigere un parere del seguente tenore: "La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sugli emendamenti 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.22, 1.47, 1.105, 1.106, 1.506, 1.507, 1.508, 1.509, 1.510, 1.511, 1.512, 1.513, 1.514, 1.515, 1.528, 1.529, 1.539, 1.540, 1.544 e 1.0.4. Esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti 1.98, 1.99, 1.100, 1.101, 1.102, 1.109, 1.505, 1.516, 1.517, 1.519, 1.520, 1.521, 1.522, 1.523, 1.524, 1.530 e 1.531. Esprime quindi parere di nulla osta sui restanti emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 1.0.200 sul quale il parere è rinviato.".

Il seguito dell’esame dell’emendamento 1.0.200 viene quindi rinviato.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni riunite 5a e 12a su ulteriori emendamenti. Esame. Parere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione)

Il relatore LEGNINI (Ulivo) illustra l’ulteriore proposta emendativa 1.104 (testo 2) relativa al provvedimento in esame, rilevando, per quanto di competenza, che occorre valutarne gli effetti finanziari.

Il sottosegretario SARTOR esprime avviso contrario, in quanto l’emendamento consente l’assunzione di personale, compromettendo il raggiungimento dell’obiettivo di contenimento delle spese complessive di personale previsto dall’articolo 1, comma 565, della legge n. 296 del 2006. Inoltre, la proposta ha inevitabili riflessi negativi sui vincoli già fissati, anche in materia di personale, nell’ambito dei piani di rientro approvati con appositi accordi tra Governo e regioni interessate. 

Dopo che il senatore TECCE (RC-SE) ha osservato che i chiarimenti offerti dal Governo non tengono in debita considerazione le misure compensative che la proposta impone a carico delle regioni, prende la parola il senatore MORGANDO (Ulivo), il quale dichiara di condividere il fondamento delle considerazioni svolte dal Governo, pur rilevando l’importanza della questione sottesa alla proposta in esame. Auspica che si possa trovare una soluzione al problema, risolvendo anche i profili di copertura.

Il senatore FERRARA (FI) rileva che, in assenza di una relazione tecnica che quantifichi l’onere, la Sottocommissione dovrebbe esprimere un parere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione.

Il senatore AZZOLLINI (FI) rileva che le argomentazioni del senatore Ferrara sono fondate in quanto l’emendamento non reca alcuna quantificazione dell’onere e, pertanto, non è possibile valutare nemmeno se le misure compensative sono sufficienti a garantire la neutralità finanziaria della proposta.

Il senatore POLLEDRI (LNP) esprime forti perplessità sulla proposta in esame, in quanto suscettibile di compromettere il rigore dei ripiani concordati tra le regioni e il Governo.

Il presidente MORANDO (Ulivo) dichiara di condividere le esigenze manifestate negli interventi precedenti in merito all’esigenza di una quantificazione degli effetti di tale proposta emendativi. Auspica a tal fine che, prima della fine dell’esame del provvedimento in Senato, il Governo possa fornire una quantificazione dell’onere. Tuttavia, in questa fase, rileva l’opportunità di esprimere un parere che, allo stato dei fatti, dovrebbe essere contrario tenuto conto anche dell’avviso del Governo. In presenza di riformulazioni suscettibili di risolvere i problemi emersi, tuttavia, l’avviso contrario potrebbe essere rivalutato.

La Sottocommissione esprime infine parere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, sull’emendamento 1.104 (testo 2).

La seduta termina alle ore 16,15.

 


BILANCIO (5a)

Sottocommissione per i pareri

mercoledi' 18 aprile 2007

58a Seduta

 

Presidenza del Presidente

MORANDO

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Sartor.

 

La seduta inizia alle ore 9,10

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

 (Parere all’Assemblea su emendamenti. Seguito e conclusione dell’esame. Parere in parte contrario, in parte contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione)

Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.

Il presidente MORANDO ricorda che nella seduta di ieri è iniziato l’esame dell’emendamento 1.0.200, di cui è stato sospeso l’esame in attesa di ulteriori chiarimenti del Governo. Avverte altresì che sono stati trasmessi ulteriori subemendamenti all’emendamento 1.0.200 dall’Assemblea.

Il relatore LEGNINI (Ulivo) illustra i subemendamenti 1.0.200/1 e 1.0.200/2,  segnalando, per quanto di competenza,  che il subemendamento 1.0.200/1 aumenta la somma di finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre lo Stato, per cui occorre verificare con relazione tecnica la quantificazione degli oneri e acquisire conferma della capienza della relativa somma ai fini di copertura. Per quanto riguarda il subemendamento 1.0.200/2, rileva che determina maggiori oneri privi di una adeguata copertura.

Il sottosegretario SARTOR, in relazione alla proposta 1.0.200 precisa che il Fondo rotativo per le politiche comunitarie costituisce una gestione fuori bilancio, tale in quanto ciò è richiesto dall’Unione europea. Il Fondo è alimentato in parte dalle entrate del bilancio dello Stato ed in parte dai trasferimenti dell’Unione europea. Le disponibilità sul Fondo vengono costituite nel momento in cui i programmi comunitari vengono approvati. Per questo motivo una verifica delle risorse disponibili sul Fondo effettuata alla data odierna mostra che non vi sono allo stato risorse da impegnare. Nell’anno in corso si registra poi un notevole ritardo nell’approvazione dei progetti comunitari quindi si è creato un lasso di tempo che consente un parziale utilizzo del Fondo in questione, in vista di una reintegrazione dello stesso in sede di assestamento. Ricorda, inoltre, che alla fine del 2006 le disponibilità del Fondo sono state pari a 1,6 miliardi di euro. Conclude, infine, ribadendo che non vi è correlazione tra risorse nell’upb e autorizzazioni soltanto perché gli interventi a valere sul Fondo vengono finanziati solo dopo la loro approvazione.

Il senatore AZZOLLINI (FI) fa presente che i chiarimenti aggiuntivi del Governo non consentono di superare i rilievi svolti nella scorsa seduta. Anzi, il fatto che si tratti di una gestione fuori bilancio esclude ogni possibilità di ricorrere, per fini di copertura, al suddetto Fondo. I chiarimenti richiesti in precedenza riguardavano l’individuazione dei programmi da definanziare per costituire i margini di copertura per l’emendamento 1.0.200. Il Governo non solo non ha specificati quali siano questi programmi da definanziare ma ha anche confermato che non vi sono risorse sul Fondo allo stato disponibili. Sebbene sul merito dell’intervento vi sia un forte consenso, ritiene necessario evitare di costituire un grave precedente per la giurisprudenza della Commissione bilancio. Si tratterebbe infatti di accogliere la tesi che nuovi oneri possano essere coperti a valere su gestioni fuori bilancio. A ciò si aggiunga che verrebbe convalidata l’ipotesi di poter coprire su un Fondo nel presupposto che poi si possa reintegrare lo stesso con un provvedimento successivo (l’assestamento). Infine, una corretta applicazione della legge di contabilità di Stato imporrebbe di definire sin da subito i programmi che si intende definanziare per assicurare la copertura dell’emendamento 1.0.200. Asseverare questo tipo di copertura vuol dire trasformare nel tempo una spesa in regolazione debitoria in un settore, quale quello della sanità, nel quale la tendenza dovrebbe essere esattamente opposta.

Il senatore VEGAS (FI) ricorda che la prassi costante della Commissione bilancio del Senato è stata sempre contraria a coperture su gestioni fuori bilancio. In questo caso poi preoccupa anche il fatto che la decisione del Governo implica una rinuncia all’impiego dei Fondi comunitari per finanziare spesa corrente.

Il senatore MORGANDO (Ulivo) rileva che, a differenza di quanto sostenuto nei precedenti interventi, non si tratti di un caso di mancata riduzione di interventi che dovrebbero invece essere definanziati, bensì di una oggettiva impossibilità ad indicare preventivamente quali siano i programmi da definanziare. In altri termini il definanziamento in questo caso sarebbe comunque effettuato ma in via preventiva senza previa indicazione dei programmi da definanziare.

Il relatore LEGNINI (Ulivo), tenuto conto che il ritardo segnalato dal Governo è evidentemente ascrivibile al fatto che nel 2007 inizia una nuova programmazione dei Fondi strutturali, rileva che le considerazioni del Sottosegretario Sartor unitamente a quelle svolte dal senatore Morgando sembrano superare i profili critici connessi alla proposta 1.0.200. Sul subemendamento 1.0.200/1, propone di esprimersi nello stesso senso della proposta 1.0.200 in quanto di analoga portata. Propone, infine, di esprimere avviso contrario sulla proposta 1.0.200/2, indicando l’articolo 81 della Costituzione.

Il presidente MORANDO, in merito all’emendamento 1.0.200, rileva che si tratti di una copertura che presenta problemi molto seri. Pertanto, stante la proposta del relatore, propone almeno di esprimere parere contrario senza l’indicazione dell’articolo 81 della Costituzione. In relazione al parere sulla proposta 1.0.200, propone di esprimere analoga valutazione sul subemendamento 1.0.200/1, convenendo con l’avviso del relatore sulla proposta 1.0.200/2.

Il senatore VEGAS (FI) preannuncia il voto contrario ad ogni parere che non preveda un avviso contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, in quanto, sussiste il rischio fondato di un rinvio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica per carenza di copertura, evento da evitare stante la rilevante portata sociale dell’emendamento. Propone, pertanto, di non rendere il parere in questa fase lavorando a trovare una copertura alternativa e più corretta.

Il presidente MORANDO, fermo restando l’auspicio che nel seguito dei lavori si possano individuare soluzioni alternative, ricorda che nella seduta antimeridiana dell’Assemblea, convocata per le ore 9,30, inizia l’esame del provvedimento in titolo. Pertanto, ritiene opportuno esprimere il prescritto parere all’Assemblea.

Alle considerazioni del Presidente, si associa il senatore TECCE (RC-SE).

La Sottocommissione conferisce, infine, mandato al relatore a redigere un parere del seguente tenore: "La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l’emendamento 1.0.200 ed i relativi subemendamenti 1.0.200/1 e 1.0.200/2, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario sull’emendamento 1.0.200 e sul subemendamento 1.0.200/1 e parere contrario, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, sul subemendamento 1.0.200/2.".

La seduta termina alle ore 9,35.

 

 


FINANZE E TESORO (6a)

MERCOLedi' 28 marzo 2007

63a Seduta (antimeridiana)

 

Presidenza del Presidente

BENVENUTO

 

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Tononi.

La seduta inizia alle ore 9.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5a e 12a riunite. Esame e rinvio)

 

Il relatore PEGORER (Ulivo) riferisce sui profili di competenza della Commissione, in particolare sui contenuti del comma 2 dell'articolo 1, enunciando alcune osservazioni positive e alcuni rilievi.

Rimarca positivamente l'obiettivo di rafforzare la responsabilità delle regioni nel programmare e controllare con maggiore efficacia la spesa sanitaria, dal momento che appare, a suo avviso, indubitabile che una completa responsabilizzazione degli organi di governo regionale nella utilizzazione della leva fiscale per ripianare i disavanzi sanitari rappresenti a medio termine un incentivo a tenere sotto controllo la spesa e un deterrente rispetto a comportamenti poco rigorosi. Si tratta, come noto, egli prosegue, di un principio già sancito dalla legislazione, ma che trova una specificazione opportuna nel decreto-legge, con un'ulteriore indicazione del profilo temporale di applicazione (fino al 2010). Il decreto infatti sistematizza le disposizioni indirizzate alle regioni per ripianare i disavanzi elevati, ribadendo la condizione del ricorso alla finanza propria degli enti decentrati per fruire del trasferimento straordinario a carico del bilancio dello Stato.

D'altro canto, ritiene comprensibile il ricorso alla maggiorazione dell'aliquota dell'Irap, se si tiene conto che il gettito di tale imposta è destinato a finanziare la spesa sanitaria, e a condizione che tale scelta strategica sia coerente con l'esigenza, emersa durante il dibattito sulla legge finanziaria, di valorizzare, attraverso la leva fiscale,  il ricorso allo strumento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

In generale rileva, peraltro, che le disposizioni in commento, pur nella condivisione degli obiettivi enunciati in precedenza, appaiono meritevoli di approfondimento se inserite in un processo di modifica delle addizionali all'Irpef previste in altri provvedimenti.

Fa quindi presente che occorre prendere atto della esplicita deroga alla previsione dello Statuto del contribuente, laddove l'incremento delle addizionali è previsto per l'anno di imposta in cui il decreto è stato emanato (2007), di modo che ancora una volta la necessità di gettito ha prevalso rispetto alle prescrizioni dello Statuto.

Non essendoci richieste di intervento in discussione generale, il seguito dell'esame è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 9,20.

 


FINANZE E TESORO (6a)

MERCOLedi' 28 marzo 2007

64a Seduta (pomeridiana)

 

Presidenza del Vice Presidente

BONADONNA

indi del Presidente

BENVENUTO

 

Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Casula

Interviene, ai sensi dell’articolo 47 del Regolamento, il generale di corpo d’armata Roberto Speciale, comandante generale della Guardia di finanza, accompagnato dal generale di divisione Paolo Poletti, capo di Stato maggiore, dal generale di brigata Giuseppe Vicanolo, capo del III reparto, dal colonnello Umberto Sirico, capo ufficio tutela finanza pubblica, e dal colonnello Antonio Sebaste, capo ufficio legislazione.

Interviene, altresì, ai sensi del medesimo articolo del Regolamento, il dottor Mario Andrea Guaiana, direttore dell’Agenzia delle Dogane, accompagnato dal dottor Giuseppe Peleggi, direttore dell’ufficio centrale antifrode, dal dottor Alessandro Aronica, dirigente di vertice di diretta collaborazione del direttore, e dalla dottoressa Mirella Levato, direttore ufficio pianificazione strategica.

Interviene, altresì, ai sensi del medesimo articolo del Regolamento, l’architetto Elisabetta Spitz, direttore dell’Agenzia del Demanio, accompagnata dal dottor Edoardo Maggini, direttore coordinamento staff, dall’ingegner Paolo Maranca, direttore area operativa, dal dottor Giuseppe Pisciotta, direttore beni e veicoli confiscati, e dal dottor Stefano Iustulin, direttore pianificazione strategica.

 

La seduta inizia alle ore 14,30.

 

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario

(Parere alle Commissioni 5a e 12a riunite. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni) 

Si riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

Non essendoci interventi in discussione generale, il relatore PEGORER (Ulivo) illustra una proposta di parere favorevole con osservazioni, pubblicata in allegato al resoconto della seduta, che riprende e sviluppa alcune considerazioni già espresse nella relazione illustrativa sul provvedimento.

Il senatore EUFEMI (UDC) ribadisce le osservazioni già espresse in passato in relazione all'indiscriminato aumento delle aliquote delle addizionali all'Irpef, e delle modifiche al prelievo tributario diretto, che penalizza soprattutto i cittadini delle regioni interessate. Evidenzia altresì che la maggiorazione dell'aliquota dell'Irap incide negativamente sul costo del lavoro, con ricadute negative sui bilanci delle imprese e sulla complessiva competitività dell'economia nazionale. Al riguardo, nella prospettiva della riduzione del disavanzo nel settore sanitario che interessa le regioni, pone in rilievo l'esigenza che vengano approntate misure alternative all'aumento dell’Irap, con conseguenti benefici non soltanto per gli operatori economici ma anche per i contribuenti.

Il presidente BONADONNA sottolinea che l'analisi della problematica attinente al risanamento strutturale e selettivo dei servizi sanitari regionali in disavanzo non può assolutamente prescindere dalla considerazione che la scelta di destinare al settore sanitario le risorse derivanti dalle maggiorazioni dell'Irap si prospetta come un percorso obbligato al fine di conseguire gli obiettivi della manovra finanziaria prevista dalla legge 296 del 2006. Tuttavia, ritiene condivisibile la proposta di vagliare ipotesi alternative all'incremento della pressione fiscale, ai fini dell'ammortamento del debito accumulato, in analogia, peraltro, con quanto previsto dalla finanziaria per il 2004.

Il senatore BARBOLINI (Ulivo) osserva innanzitutto che l'intervento del senatore Eufemi ha fornito utili elementi di riflessione. Tra le questioni emerse durante il dibattito, particolare rilievo assume l'introduzione di misure volte a responsabilizzare anche gli enti territoriali nell'ottica del contenimento delle spese per il comparto sanitario.

Il relatore PEGORER (Ulivo), in riferimento alle osservazioni del senatore Eufemi, fa presente che la scelta di prevedere che lo Stato concorra al ripiano dei disavanzi del servizio sanitario nazionale nei confronti delle regioni costituisce un elemento indubbiamente positivo nel complessivo impianto del decreto-legge. In modo speculare le norme introdotte prevedono altresì meccanismi volti a valorizzare la responsabilità politica degli amministratori locali nelle strategie di contenimento del debito nel settore considerato. Per quanto riguarda gli effetti riconducibili all'incremento dell'aliquota dell'Irap sulla situazione dei lavoratori, ricorda come nell'azione di Governo rivesta una posizione centrale l'esigenza di perseguire politiche di sostegno dei livelli occupazionali. In conclusione, ritiene che la proposta di parere da lui predisposta valorizzi anche le osservazioni espresse dal senatore Eufemi.

Il presidente BONADONNA avverte che si procederà alla votazione della proposta di parere favorevole con osservazioni.

Nel preannunciare la propria astensione, il senatore EUFEMI (UDC), pur ritenendo condivisibile l’obiettivo di rafforzare la responsabilità delle regioni nel programmare e controllare con maggiore efficacia la spesa sanitaria, ribadisce la necessità di prevedere misure alternative all’incremento dell’aliquota dell’Irap, dal momento che il prelievo fiscale ad essa correlato incide, a suo avviso, sui settori produttivi (come quello manifatturiero) con i maggiori livelli occupazionali, determinando pertanto conseguenze negative per la competitività delle imprese italiane.

Il sottosegretario CASULA si pronuncia favorevolmente sulla proposta di parere in votazione.

Verificata la presenza del numero legale per deliberare il presidente BONADONNA pone quindi ai voti la proposta di parere favorevole con osservazioni, che risulta approvata.

La seduta termina alle ore 18,40


PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1411

 

La Commissione Finanze e tesoro, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni.

Va rimarcato positivamente l'obiettivo di rafforzare la responsabilità delle regioni nel programmare e controllare con maggiore efficacia la spesa sanitaria. Non vi è dubbio, infatti, che una completa responsabilizzazione degli organi di governo regionale nella utilizzazione della leva fiscale per ripianare i disavanzi sanitari, può rappresentare a medio termine un incentivo a tenere sotto controllo la spesa e un deterrente rispetto a comportamenti poco rigorosi. Si tratta, di un principio già sancito dalla legislazione, ma che trova una specificazione opportuna nel decreto-legge, con un'ulteriore indicazione del profilo temporale di applicazione (fino al 2010). Il decreto infatti sistematizza le disposizioni indirizzate alle regioni per ripianare i disavanzi elevati, ribadendo la condizione del ricorso alla finanza propria degli enti decentrati per fruire del trasferimento straordinario a carico del bilancio dello Stato.

D'altro canto appare comprensibile il ricorso alla maggiorazione dell'aliquota dell'Irap, se si tiene conto che il gettito di tale imposta è destinato a finanziare la spesa sanitaria, a condizione che tale scelta sia coerente con l'esigenza, emersa nel corso della discussione del disegno di legge finanziaria,  di valorizzare, attraverso la leva fiscale, il ricorso allo strumento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

In generale, peraltro, le disposizioni in commento, pur nella condivisione degli obiettivi enunciati in precedenza, appaiono meritevoli di approfondimento se inserite in un processo di modifica delle addizionali all'irpef previste in altri provvedimenti.

La Commissione prende atto, infine, delle esplicita deroga alla previsione dello Statuto del contribuente, laddove l'incremento delle addizionali è previsto per l'anno di imposta in cui il decreto è emanato (2007).

 


Discussione in Assemblea

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾¾  XV LEGISLATURA  ¾¾¾¾¾¾¾¾¾

 

142a SEDUTA

PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDI' 18 APRILE 2007

(Antimeridiana)

Presidenza del presidente MARINI

indi del vice presidente CALDEROLI

 

 

 

Discussione del disegno di legge:

(1411) Conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario (ore 10,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1411.

Ha facoltà di parlare il presidente della 5a Commissione permanente, senatore Morando, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 5ae12a.

MORANDO (Ulivo). Signor Presidente, colleghi, le Commissioni bilancio e sanità non hanno terminato l'esame degli emendamenti e non hanno quindi conferito il mandato ai relatori per riferire in Aula.

A questo esito si è giunti, da un lato e principalmente, per la legittima attività ostruzionistica di una parte delle opposizioni e, dall'altro lato, per gli effetti della prassi che vuole che le Commissioni non si riuniscano nei giorni in cui non si tengono impegnative sedute d'Assemblea.

Quanto al primo punto, l'ostruzionismo, sarà la discussione generale a chiarirne le motivazioni e a consentire a tutti, qui dentro e fuori, la formulazione di un giudizio. A me compete solo mettere in evidenza che esso si è sviluppato nel rigoroso rispetto del Regolamento e che il presidente Marino ed io abbiamo preso atto della impossibilità di concludere i lavori solo alle ore 23,10 di ieri, quando cioè il computo matematico dei tempi di esame e votazione degli emendamenti che rimanevano da esaminare ha mostrato che sarebbero state necessarie ulteriori 24 ore di lavoro; 24 ore che non erano nelle nostre disponibilità perché appunto questa mattina sarebbe cominciata la relativa seduta.

Quanto invece al secondo punto, ossia lo spazio effettivo assegnato ai lavori delle Commissioni dal nostro ordinario modo di procedere, l'esperienza di queste settimane ‑ se ce ne fosse stato ancora bisogno ‑ non fa che confermare l'urgenza dell'applicazione di quanto previsto dall'ordine del giorno presentato dai Presidenti delle Commissioni ed approvato proprio in occasione della discussione sul bilancio del Senato.

Lei ricorderà, signor Presidente, che in quella occasione tutti i Presidenti delle Commissioni permanenti hanno sottolineato l'esigenza di organizzare i lavori delle Commissioni secondo calendari che non si limitino ad occupare a questo scopo la parte residua e gli interstizi dei lavori dell'Aula, sospendendosi nelle settimane in cui l'Assemblea effettivamente non affronta riunioni e decisioni impegnative. Se si applica questo schema, qualsiasi attività ostruzionistica, anche la più lieve e organizzata senza particolare intensità, è in grado di impedire alle Commissioni di sviluppare il loro lavoro.

Ma più in generale, al di là dell'ostruzionismo, ciò che viene in evidenza è che il lavoro delle Commissioni risulta troppo compresso. Abbiamo approvato, in sede di discussione del bilancio del Senato, un ordine del giorno in questo senso. Credo, signor Presidente, che sarebbe interesse di tutti averne una puntuale applicazione. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate la questione pregiudiziale QP1 e la questione sospensiva QS1.

Ha chiesto di intervenire il senatore Polledri per illustrare la questione pregiudiziale QP1.

Prima di dargli la parola, prego tutti i senatori di abbassare il livello di brusìo presente in Aula.

Senatore Polledri, ha facoltà di parlare.

POLLEDRI (LNP). Numerosi sono gli articoli violati palesemente oltre il buonsenso e il principio di uguaglianza.

Per quanto riguarda la violazione del principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione), devo dire che lo stesso titolo del decreto-legge in esame, dedicato al ripiano «selettivo» dei disavanzi sanitari pregressi, in pratica discrimina le Regioni che hanno accumulato disavanzi nel periodo 2002-2005. La discriminazione è fondata sul fatto che solo alcune Regioni, quelle più inefficienti e meno capaci, sono ammesse ad accedere ai finanziamenti straordinari statali. Si assiste quindi ad una doppia violazione dell'articolo 3 della Costituzione, sia sotto il profilo dell'eguaglianza formale (per cui tutte le Regioni sono uguali innanzi alla legge), sia sotto il profilo della ragionevolezza (per cui è manifestamente irragionevole il criterio selettivo utilizzato per regolare l'accesso delle Regioni in disavanzo).

Si viola poi il principio del buon andamento della pubblica amministrazione, di cui all'articolo 97 della Costituzione: le Regioni, in quanto pubblici uffici, sono chiamate costituzionalmente ad assicurare il buon andamento dell'amministrazione. Tale obbligo assume un peculiare rilievo nel settore sanitario che, come noto, impiega l'80 per cento dei bilanci regionali. Il provvedimento, finalizzato a sanare l'inefficienza cronica di alcune Regioni, rappresenta un'evidente negazione del principio costituzionale disincentivando le Regioni cosiddette virtuose.

Inoltre, sono stati violati i princìpi di riparto della potestà legislativa: l'articolo 117 della Costituzione, da voi riformulato nella legge costituzionale n. 3 del 2001, ha incluso la tutela della salute tra le materie di potestà concorrente al comma 3, riservando allo Stato una competenza esclusiva alla sola determinazione dei livelli essenziali di assistenza. Anticipando tale riparto costituzionale di competenze, l'articolo 8 del decreto legislativo n. 56 del 2000, sopprimendo il tradizionale Fondo sanitario nazionale a destinazione vincolata, ha eliminato nei confronti delle Regioni il previgente vincolo di destinazione. Nel nuovo assetto costituzionale si ritiene conseguentemente preclusa per lo Stato la possibilità di attribuire alle Regioni in materia di potestà concorrente finanziamenti a destinazione vincolata, come i 3 miliardi oggetto di riparto nel decreto-legge in titolo.

Segnalo poi la violazione del principio dell'autonomia e responsabilità finanziaria regionale, di cui all'articolo 119 della Costituzione: lo straordinario intervento statale si pone palesemente in contrasto con i princìpi sull'autonomia e la responsabilità finanziaria di ciascuna Regione. In particolare, il quarto comma dell'articolo 119 della Costituzione prevede la possibilità che lo Stato destini risorse aggiuntive ed effettui interventi speciali a favore di determinate Regioni solo «per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali».

Da ultimo, segnalo la violazione del principio di leale collaborazione, di cui all'articolo 120 della Costituzione: è evidente che il principio di leale collaborazione tra gli enti territoriali ha portato a un nuovo spirito cooperativo incentrato sulla stipula periodica di patti di stabilità. Questi patti, sottoscritti da voi, sono ora carta straccia.

Signor Presidente, quanto all'urgenza, io non vorrei dire nulla ma ho visto un paio di assessori regionali disperati perché dovevano pagare qualche corso per veline e qualche viaggio all'estero in prima classe a spese dei contribuenti. Allora, magari, il criterio d'urgenza forse sussiste. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per illustrare la questione sospensiva QS1 il senatore Galli. Ne ha facoltà.

GALLI (LNP). Signor Presidente, è veramente incredibile che nel Senato, che dovrebbe essere, insieme alla Camera dei deputati, il tempio della democrazia e della legalità, possa arrivare in discussione un simile provvedimento.

Purtroppo, anche nelle sedute di Commissione di questi giorni ho rilevato come tra gli stessi senatori ci sia una scarsa conoscenza del provvedimento in esame. Nell'immaginario collettivo (che capisco possa ancora appartenere alle massaie ma non ai parlamentari) sussiste, in effetti, l'idea che dal punto di vista sanitario nel nostro Paese esistano Regioni di serie A e Regioni di serie B per il semplice fatto che, storicamente, abbiamo Regioni povere e Regioni ricche. Sgombriamo il campo da queste falsità.

Oggi in Italia le Regioni ricevono all'inizio, euro più euro meno, la stessa quota pro capite, cioè gli stessi soldi per ogni cittadino che deve essere assistito dal punto di vista sanitario. Quella che cambia successivamente è la capacità di utilizzare questi soldi e, quindi, l'efficienza dei vari sistemi sanitari regionali; tant'è vero che la Lombardia, che a detta di vari istituti di certificazione stranieri ha certamente la migliore sanità pubblica, insieme a qualche altra Regione italiana, e una delle migliori sanità europee, sempre nel campo pubblico, alla fine chiude i propri bilanci in pareggio, nonostante ciò che qualche Ministro dichiara in televisione.

Per realizzare tale pareggio di bilancio non ha a disposizione più risorse della Regione Campania o della Regione Lazio, perché si tratta di 1.400 euro all'anno circa per ogni lombardo, esattamente come per ogni altro cittadino italiano. A ciò si aggiunga il fatto che la regione Lombardia assiste un altro 25 per cento - che corrisponde a circa 3 milioni di persone, non poche: tre volte una media Regione italiana - di cittadini non lombardi che pagano le tasse nelle altre Regioni, le quali dovrebbero ripagare la Lombardia per queste prestazioni sostenute e poi, ovviamente, all'italiana, non lo fanno, tanto è vero che tra le altre cose la Regione Lombardia vanta 6.000-7.000 miliardi di vecchie lire di crediti nei confronti di altre Regioni, che ormai sono diventati sostanzialmente inesigibili.

Detto ciò, la differenza sta nell'efficienza dell'utilizzo del denaro. Non intendo farne una questione di destra o di sinistra, di chi c'è stato prima o di chi ci sarà dopo perché oggi parliamo di debiti dal 2000 al 2005, però dal 2005 al 2007 i dati provvisori dicono che nella Regione Lazio il disavanzo continua ad andare avanti esattamente come prima. Intendo parlare semplicemente della capacità del sistema socio-economico di ogni Regione di far funzionare o meno il proprio sistema sanitario.

Ebbene, a fronte di tale situazione che porta, ad esempio, una Regione come la Lombardia ad essere in perfetto pareggio, abbiamo altre Regioni che invece perdono 3, 4, 5, 10 miliardi di arretrati, come la Regione Lazio. Con questo provvedimento non si individuano le cause di questa differenza di efficienza tra una Regione e l'altra. Si mette semplicemente una pezza e con voi è la terza pezza che in pochi mesi mettiamo al sistema sanitario, come se continuando a mettere pezze i problemi si risolvessero da soli.

La Regione Lazio ha accumulato 10 miliardi di debiti negli anni precedenti, che andremo a coprire con 2 miliardi adesso e con altri 6 miliardi che lo Stato graziosamente presta con una restituzione presunta forse in trent'anni (quindi con un mutuo mascherato che la Cassa depositi e prestiti fortunatamente almeno non ha voluto concedere per carità di patria, oltre che per un minimo buonsenso). Diamo un miliardo alla Regione Campania; però nel frattempo la Regione Lazio sta continuando ad accumulare ogni anno esattamente gli stessi debiti che hanno portato sul bilancio corrente ad avere oggi 10 miliardi di debito complessivo. Quindi eroghiamo a fondo perduto delle risorse, diamo un prestito di 6 miliardi ulteriori che dovrà essere restituito in parte ogni anno per trent'anni, ma nel frattempo ogni anno continuiamo ad accumulare debiti.

Come facciamo ad uscire da questa situazione se nel provvedimento non c'è il minimo richiamo al senso di responsabilità di chi gestisce? Potrei capire se si dessero 3 miliardi a fondo perduto, se ci si mettesse una pietra sopra facendo però emergere i nomi e i cognomi di chi in questi quindici anni ha creato questa situazione, senza metterli in galera, altrimenti dovremmo pure mantenerli, ma almeno escludendoli dal sistema amministrativo pubblico italiano per manifesta incapacità. Noi, invece, continuiamo a dare stipendi a persone che hanno portato in dieci anni a 10 miliardi di debito accumulato. Non possiamo minimamente accettare una situazione del genere.

A ciò si aggiunga un minimo di buonsenso costituzionale. L'unità d'Italia quando fa comodo la si sventola in tutte le salse, mentre quando non fa comodo la si dimentica. Perché i lombardi devono pagare il ticket e i laziali no? (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Carrara, Menardi e Amato). Perché nella Regione Lombardia si pagano le tasse con una quota di evasione infinitesimale e in altre Regioni, invece, c'è il 70 per cento di economia sommersa? (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Carrara, Menardi, Amato e Maffioli).

Mi viene da ridere quando si dice che queste Regioni hanno applicato il massimo possibile delle addizionali; se si applica il massimo dell'addizionale sul 10 per cento di gente che paga le tasse e il 90 per cento non le paga, non le ha pagate prima e non le paga dopo, come si risolve il problema? (Applausi dal Gruppo LNP).

Nel provvedimentonon c'è nessun riferimento alla responsabilità personale degli amministratori. Vediamo, ad esempio, il Banco di Sicilia: 6.000 miliardi di debito, 2.000 miliardi dati ai primi dieci creditori che poi non hanno restituito i soldi, e non c'è stato nessuno che sia venuto qui a rispondere della firma per la concessione di un fido di 200 miliardi ad una persona; nessuno è stato mai chiamato a rispondere.

In questo caso è la stessa cosa. Pertanto, ci sono Regioni dove si paga il ticket e Regioni dove non si paga il ticket; Regioni dove si pagano le tasse e Regioni dove non si pagano le tasse. L'IRAP, che dovrebbe essere una tassa nazionale che serve a coprire in gran parte la spesa sanitaria, la si paga per l'85 per cento sopra il Po; sotto il Po l'IRAP non esiste. L'IRAP - ricordo - come minimo è il 5 per cento del monte salari e il monte salari e stipendi c'è in tutta Italia. Siccome i disoccupati o gli occupati sono dappertutto, e sono più o meno in proporzione agli abitanti, non è possibile che l'IRAP la si paghi per l'85 per cento dove vive il 25 per cento della popolazione italiana. Però anche questa è una cosa che nessuno dice.

Per non parlare, visto che voi siete federalisti, del Fondo di solidarietà nazionale in materia sanitaria, ossia altri 6-7 miliardi che vanno sempre nel calderone, che si aggiungono ai 1.400 euro a testa di cui si diceva all'inizio. Qualcuno qui mi deve spiegare, soprattutto i sostenitori del Tricolore e dell'Unità d'Italia, perché i lombardi, che alla fine sono dei poveracci che lavorano dalla mattina alla sera, devono pagare il 57 per cento di questo fondo nazionale. Ditemi come fa ad essere nazionale un fondo che è pagato al 57 per cento da un'unica Regione, mentre tutto il resto viene pagato da altre tre o quattro Regioni; però, si distribuisce gratis a tutte le altre. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Amato e Tomassini).

Quando parliamo di federalismo o di argomenti seri di questo tipo è questo che intendiamo. Se nel Paese non introduciamo la cultura della responsabilità, per cui persone come Bassolino, che non è capace di tirar su i sacchetti della spazzatura per strada, che dice che ha firmato i contratti ma non li aveva letti perché non aveva tempo, che fa i concorsi per veline o spende non so quanti milioni di euro l'anno per pagare l'affitto nella Quinta strada di New York per l'ambasciata della Regione Campania, non vengono chiamate a rispondere di ciò che fanno come amministratori, il Paese non si salverà più. Non è questione di essere padani e leghisti, ma di essere persone di buonsenso. (Applausi dai Gruppi LNP e FI). Chi spende paga, il fondo di solidarietà serve per le emergenze, serve per ciò che oggettivamente le Regioni più povere non possono coprire, non per pagare gli sprechi che chi non è chiamato a rispondere si permette di continuare a fare.

Riteniamo che non vi sia alcuna urgenza, perché comunque stiamo parlando di una questione di anni fa. Con qualche settimana in più di discussione in Commissione (smettendola con la consuetudine di far arrivare i provvedimenti al Senato quando mancano poche ore alla loro scadenza, per cui non si ha mai tempo di ragionare e discutere, e non, come dice il Presidente della Commissione, perché abbiamo fatto ostruzionismo), rinviamo l'esame per un po' e facciamo un ragionamento serio sul provvedimento. Il Paese, se non si introduce la cultura della responsabilità, non si salva più. (Applausi dai Gruppi LNP e FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione pregiudiziale QP1.

 

Verifica del numero legale

 

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale QP1, avanzata dal senatore Polledri e da altri senatori. Chi è favorevole alla pregiudiziale è pregato di alzare la mano. Chi è d'accordo!

Non è approvata.

 

TOFANI (AN). Ci sono anche gli astenuti, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Mi scusi, ha ragione. (I senatori astenuti alzano la mano).

 

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALDEROLI (LNP). Intervengo sull'ordine dei lavori. Mi scusi, ma il Presidente non può intimidire il teste! Ciascuno è libero di votare a favore. Infatti, in prima battuta hanno votato a favore della questione pregiudiziale, ritirando la mano solo dietro suo richiamo. (Applausi dal Gruppo LNP).

 

PRESIDENTE. Senatore Calderoli, le pare - anche guardandomi questa mattina che sono di buon umore - che sono in grado di intimorire qualcuno? Assolutamente no. La sua impressione è sbagliata. Comunque, starò più attento anche alle espressioni.

Metto ai voti la questione sospensiva QS1, avanzata dal senatore Galli e da altri senatori.

Non è approvata.

 

STEFANI (LNP). Chiediamo la controprova.

 

PRESIDENTE. La controprova, senatore Stefani, non si nega mai, ma questa volta il risultato mi sembra evidente.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Gabana. Ne ha facoltà.

GABANA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, da anni il Gruppo della Lega Nord si batte per decentralizzare competenze su attività relative alla fornitura di servizi e di prestazioni pubbliche, così da tenere adeguatamente conto delle specificità locali.

In materia socio-sanitaria la legislazione ordinaria vigente consente alla Regioni di sviluppare un sistema di assistenza sociale e di tutela della salute che segue da vicino le esigenze della collettività locale. In particolare, il decreto legislativo n. 56 del 2000 ha segnato un passaggio fondamentale nell'autonomia fiscale delle Regioni sopprimendo i fondi vincolati statali ed attribuendo alle Regioni «risorse locali» a copertura delle spese sanitarie (ticket, IRAP, IRPEF, e le risorse stornate da altri capitoli del bilancio regionale): da allora il debito ricade sotto la responsabilità e la capacità di gestione delle Regioni stesse.

In tale ottica il decreto-legge oggi in esame non può che suscitare parecchie perplessità. Il nuovo intervento di ripiano finisce per far pagare per la terza volta allo Stato i disavanzi sanitari regionali: si ricorda che un primo intervento era stato disposto dalla finanziaria 2006, che aveva stanziato 2.000 milioni di euro per il 2006 per la copertura dei disavanzi pregressi del Servizio sanitario nazionale... (Insistente brusìo).

 

PRESIDENTE. Colleghi, non è giusto che vi sia questo brusìo. Per favore, non sostate nell'emiciclo. Chi deve uscire dall'Aula lo faccia.

La prego di continuare, senatore Gabana.

 

GABANA (LNP).... relativamente al triennio 2002-04 da ripartire tra tutte le Regioni sulla base del numero dei residenti subordinatamente alla stipula di un'intesa Stato-Regioni per il contenimento delle liste d'attesa... (Brusìo).

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Come Presidente di Gruppo, signor Presidente, sono costretto a difendere la dignità e la libertà dei miei senatori ad intervenire in maniera compiuta. Non voglio suggerirle nulla - per carità - perché lei è bravissimo a condurre i lavori in Aula, però credo che un invito ad uscire a chi non è interessato ad ascoltare affinché il senatore Gabana possa concludere il suo intervento in modo tranquillo sia dovuto.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, avete sentito la richiesta avanzata dal Capogruppo della Lega. Senatore Formisano, la prego. Questo raggruppamento nell'emiciclo che parla come fosse in una piazza non va bene! Ha ragione il senatore Castelli. Chi ha bisogno di parlare è pregato di accomodarsi fuori dall'Aula.

La prego di proseguire, senatore Gabana.

GABANA (LNP). Come dicevo, a questo intervento si aggiunge il Fondo transitorio istituito dalla legge finanziaria 2007 rivolto alle Regioni che presentano un disavanzo pari o superiore al 7 per cento nell'anno precedente e/o nelle quali sia scattata l'applicazione ai massimi livelli delle addizionali ed aliquote regionali.

Ne consegue un'evidente sovrapposizione di operazioni statali di ripiano, destinate indubbiamente a scoraggiare l'effettivo risanamento dei conti regionali e ad indebolire anche le aspettative delle Regioni «virtuose» circa la serietà del patto stipulato con lo Stato.

Inoltre, i criteri del ripiano di 2,3 miliardi di debiti della sanità, proposto dall'attuale Governo di centro-sinistra, riducono di fatto solo a quattro le Regioni che possono accedervi. Nello specifico si tratta della Regione Lazio, che negli ultimi tre anni aveva accumulato un deficit di 3,9 miliardi di euro, della Campania, dell'Abruzzo, e della Liguria.

A prescindere da come la si voglia presentare, quest'ennesima operazione di assistenza nazionale alle «deboli» Regioni del Sud e al Lazio, contiene un'unica lettura possibile: ancora una volta il Governo ricompensa l'irresponsabilità gestionale di poche Regioni che, a differenza delle altre, non si sono mai mosse con iniziative proprie e continueranno a non farlo, finché possono fare sempre affidamento sulla benevolenza dello Stato.

Che non si tratti di pregiudizi lo dimostra ampiamente uno studio, condotto dalla Cergas-Bocconi e pubblicato lo scorso novembre, in cui si attesta che il disavanzo sanitario nazionale è determinato sempre dalle stesse Regioni, cioè quelle che accettano l'affiancamento ministeriale. Peraltro, tali Regioni, secondo le più recenti stime sull'ammontare dei disavanzi sanitari regionali, non solo non hanno risolto, ma registrano un continuo peggioramento nei saldi di bilancio, al contrario delle numerose altre Regioni che, pur avendo accumulato disavanzi tra il 2002 e il 2005, hanno provveduto autonomamente a coprire tale situazione di deficit.

Le Regioni hanno tre strumenti principali per il controllo della spesa sanitaria: l'aumento delle entrate tributarie, attraverso i ticket, la maggiorazione dell'IRAP e dell'addizionale IRPEF e, infine, le risorse stornate da altri capitoli del bilancio regionale. Possono operare, dunque, dal lato della spesa, delle entrate fiscali o di entrambi, oppure possono lasciar lievitare il deficit contando sull'assistenzialismo. È senz'altro il caso del Lazio, che, dopo le elezioni del 2005, con la nuova giunta di centro-sinistra, pur presentando percentualmente la più elevata spesa farmaceutica, ha eliminato il ticket all'assistenza farmaceutica similmente all'Abruzzo.

Il risultato di queste scelte puramente ideologico-demagogiche è che tra il 2003 e il 2005, il Servizio sanitario nazionale ha accumulato quasi 13 miliardi di disavanzo, dei quali il 30 per cento è concentrato in Lazio, il 25 per cento in Campania e il 13 per cento in Sicilia: insieme assommano quasi il 70 per cento del totale.

Osservando l'andamento delle Regioni nel triennio 2003-2005 esiste però, tra esse, anche un gruppo che, contando solo sulla propria capacità di controllo della spesa, senza ricorrere all'imposizione fiscale, è riuscito a contenere il deficit su bassi livelli. Altre Regioni (Lombardia e Veneto), poi, puntando sul controllo della spesa sanitaria e ricorrendo, in aggiunta, all'imposizione fiscale, oppure a risorse autonome di bilancio, hanno disavanzi minimi o addirittura degli avanzi. A quanto pare, una gestione responsabile delle proprie risorse ed un valido controllo della spesa permettono, dunque, di incidere sensibilmente sul deficit sanitario.

È perciò doveroso che oggi questo Governo ponga fine ad un sistema sbagliato che ricorre da troppo tempo, ovvero che in questo Paese il rigore non è premiato. Non è possibile continuare in un atteggiamento assistenzialista che, oltre ad essere diseducativo ed ingiusto per i contribuenti, ha rivelato, a più riprese, la sua inefficacia.

L'emblematico caso del Lazio pone in evidenza l'urgenza che gli elettori compiano una scelta responsabile ed oculata al momento del voto dei propri governanti, ma anche che vengano sanzionati soprattutto gli amministratori e i politici che non hanno saputo o voluto compiere scelte responsabili per il mantenimento in attivo del proprio sistema sanitario.

È necessario promuovere la responsabilità dei comportamenti: le Regioni del Nord non possono continuare a sostenere le proprie spese, mentre quelle del Centro e del Sud non tentano nemmeno di impegnarsi nel controllo della spesa.

È troppo facile assicurarsi il consenso a spese di quelle Regioni che, pur avendo prodotto un disavanzo, si sono immediatamente e responsabilmente premurate di coprirlo attraverso un innalzamento della pressione fiscale (Piemonte, Veneto).

È ora che lo Stato intervenga contro chi, per incapacità o inadeguatezza, ha generato o aggravato una situazione di deficit, imponendogli di rinunciare alla propria carica. Questo sarebbe un segnale importante ai fini di un riconoscimento meritocratico, non solo nei confronti degli amministratori regionali, ma anche dei cittadini che li hanno eletti.

Al contrario, il decreto-legge oggi in esame si pone in continuità con un'ottica assistenzialista e antifederalista. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Carrara. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carrara. Ne ha facoltà.

CARRARA (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, inizio subito con questo dato: gli italiani che possono non si fanno curare in Italia. Preferiscono andare altrove, persino nella Repubblica Ceca.

Del resto, significherà qualcosa che il 64 per cento degli italiani ritiene che la riforma del Sistema sanitario nazionale sia non solo necessaria, ma anche urgente; che l'80 per cento si dichiari insoddisfatto della qualità delle prestazioni sanitarie e che il 71 per cento pensi che la situazione tra dieci anni sarà addirittura peggiore. Solo il 18 per cento degli italiani giudica accettabili i tempi di attesa per esami e visite specialistiche, mentre appena il 30 per cento ritiene sufficiente l'informazione riguardo temi inerenti salute e cure sanitarie.

Questi sono dati recenti, del febbraio di quest'anno, che emergono da una recente indagine internazionale che ha esaminato, oltre all'Italia, la Francia, la Spagna, l'Olanda, la Germania, la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca e la Svezia. Questa inchiesta ci offre l'immagine di un Paese, il nostro, non solo assai deluso dal proprio sistema sanitario, ma anche scettico e prevenuto quando si parla di ospedali e ticket sanitari.

Di fronte alle differenti ipotesi di riforma, è interessante rilevare come i molti problemi del Sistema sanitario nazionale inducano una larga parte degli italiani (quasi il 70 per cento) ad esigere un più stretto controllo sulla spesa pubblica, ma un numero non molto inferiore (oltre il 50 per cento) a chiedere la possibilità di destinare più risorse private nella spesa sanitaria e a pretendere (oltre il 60 per cento) una maggiore libertà di scelta del medico e degli ospedali.

Malgrado questi dati - una generale sfiducia nella gestione pubblica della sanità e un alto tasso di fughe all'estero per farsi curare - gli italiani, nella maggioranza dei casi, restano attaccati all'idea dello Stato sociale e al principio di uguaglianza rispetto alla salute.

Non è facile spiegare che l'universalità delle prestazioni deve essere garantita solo dallo Stato, il quale, peraltro, non è più in grado di soddisfare le esigenze degli utenti. Non solo, sarà anche necessario introdurre criteri di competitività tra centri di assistenza, stilando vere e proprie classifiche sulla qualità delle prestazioni che stimolino a migliorare l'offerta e diano indicazioni agli utenti, anche per orientare le loro libere scelte.

Insomma, cari colleghi, per uscire dall'inflazione sanitaria e migliorare la qualità dell'assistenza medica, la strada da percorrere è quella del mercato e della competizione e non dello smantellamento della sanità privata che spesso riesce a recuperare quelle sacche di stagnazione che il sistema pubblico spesso in questo ultimo anno ha generato.

Senza un cambiamento preciso la sanità in Italia va incontro al disastro, come quello che ha vissuto l'Inghilterra nel 2002. Dobbiamo dunque imparare dalle esperienze degli altri, in particolare dall'esperienza inglese, altrimenti anche noi commetteremo lo stesso errore. Nel 1948 l'Inghilterra aveva creato un sistema assolutamente interessante, ma che negli anni non ha saputo modificarsi, a tal punto da essere schiacciato dal dissenso stesso dei suoi cittadini. È un sistema fortemente centralizzato che ha ignorato completamente la professione medica e i cittadini. Questo ci impegna ad essere flessibili e capire che il mondo cambia e noi dobbiamo cambiare per essere all'altezza dei tempi.

Il nostro Paese ha intrapreso un percorso culturale, prima che pratico e organizzativo: una grande opportunità per migliorare la nostra sanità e i servizi offerti al cittadino. Ma solo un personale aggiornato può erogare prestazioni di qualità e contenere l'uso inappropriato delle risorse. Questo Governo ha addirittura tagliato gli ECM. È inaudito!

Nonostante norme e direttive sanitarie, anche recenti, che imponevano una drastica diminuzione dei tempi d'attesa per esami diagnostici ed operazioni chirurgiche nell'ambito della sanità pubblica, la realtà è purtroppo ben diversa. I risultati della IX Relazione del Piano salute di «Cittadinanzattiva» non sono certo esaltanti: il dato più inquietante riguarda proprio i tempi d'attesa. Pensate, colleghi: per un intervento chirurgico oncologico si arriva fino a 120 giorni di attesa. Chi non vuole o non può aspettare deve rivolgersi alla sanità privata, ma non tutti hanno disponibilità sufficiente di denaro e sono per questo costretti ad indebitarsi.

Un'altra nota dolente riguarda i farmaci di classe C, classe famosa perché sono i farmaci che dobbiamo pagare, di cui si è molto discusso, e che rimane uno dei problemi più sentiti da tutti i nostri cittadini. Insomma, un vero disastro, sotto tutti i punti di vista.

Recenti vicende, come la crisi finanziaria di Taranto o il ripiano dei debiti sanitari delle varie Regioni in discussione oggi, chiaramente anticostituzionale (è stato deciso con decreto in questi giorni), ripropongono con forza un'annosa questione. Deve o non deve il Governo centrale intervenire per salvare un governo locale in crisi finanziaria irreversibile? La nostra stessa Costituzione sembra escluderlo, tant'è che all'articolo 119 recita: «È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti» (dagli enti territoriali).

Ma la risposta onesta è che in molti casi lo Stato non può farne a meno, per la presenza di altri vincoli costituzionali, non meno pregnanti, e di proprie specifiche responsabilità nella vicenda. Ma azioni di salvataggio possono generare aspettative pericolose di bailing out generalizzato per tutti gli enti locali, con il rischio di scatenare un'irresponsabilità finanziaria diffusa.

È perciò necessario che questi interventi, quando si fanno, siano accompagnati anche da forti sanzioni per gli enti locali coinvolti, che incidano sugli amministratori, sui cittadini stessi, "colpevoli" di aver eletto dei governanti incompetenti. Per i politici locali, la sanzione ultima non può che essere la soppressione della propria sovranità, almeno per un tempo determinato; per non parlare della parte politica che sostiene questo sistema sanitario: sì alla droga, bocciato sonoramente da una sentenza del TAR. Si chiudono i laboratori privati; si lascia la gente in coda ai CUP per una prenotazione che avviene tra i sessanta e i centoventi giorni. Si va in giro per convegni, ma in giro per gli ospedali finora quasi nulla. Questo è il Governo dei colpi di spugna, che proprio la Turco ha avallato, come, ripeto, gli esempi delle Regioni che stiamo trattando. Non è questa la sanità dei cittadini. Questo è il disservizio sanitario a carico dei cittadini che, ricordiamolo, sono i primi contribuenti.

Oggi, cari colleghi, dobbiamo votare in Aula un provvedimento anticostituzionale. Prima di esprimere il nostro voto, facciamo una seria riflessione. (Applausi del senatore Zanoletti).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cursi. Ne ha facoltà.

CURSI (AN). Signor Presidente, colleghi senatori, il provvedimento oggi all'attenzione di quest'Aula è per alcuni versi importante e richiama analoghi provvedimenti assunti in passato rispetto a difficili situazioni della sanità a livello nazionale, che hanno visto anche i Governi precedenti impegnati a dare una mano seria e sostanziale alle Regioni con situazioni pesanti dal punto di vista finanziario. Si tratta di un provvedimento che affronta il tema fondamentale della spesa sanitaria a livello regionale rispetto ad alcune situazioni che sono state evocate in Commissione bilancio e anche stamani in Aula, in occasione di determinati interventi in merito ad alcune Regioni.

Per la posizione che assumiamo rispetto a queste vicende regionali dobbiamo far presente all'Aula e ai colleghi senatori che in alcune situazioni regionali abbiamo a che fare con una sanità pubblica che sostiene strutture importanti dal punto vista del Servizio sanitario nazionale, con finanziamenti che già in passato erano stati consistenti e che hanno continuato ad essere giustamente erogati, perché credere in un Servizio sanitario nazionale significa poi sostenerlo.

Mi riferisco, ad esempio, a quelle che vengono considerate poste negative all'interno di una Regione quale il Lazio per quanto riguarda i policlinici universitari, strutture pubbliche a tutto tondo, che hanno consentito ad alcune di esse di arrivare a livelli di eccellenza tali da produrre un richiamo talmente forte ed elevato che ha portato in termini di mobilità attiva e passiva il Lazio a divenire il punto di riferimento per centinaia di migliaia di pazienti che da tutta Italia sono accorsi in queste sedi.

Questi policlinici universitari sono stati sostenuti in passato e negli anni passati hanno avuto anche un grande slancio in termini di ripresa e di sviluppo: basterebbe soltanto esaminare i bilanci regionali e verificare i finanziamenti erogati a tali strutture sanitarie pubbliche per appurarlo.

Lo stesso dicasi delle strutture sanitarie private. Anche in questo caso occorre forse fare un distinguo, perché ormai la vecchia dicotomia tra pubblico e privato non esiste più, se è vero che quando il privato è accreditato e convenzionato esso svolge una funzione sostanzialmente pubblica a favore dei cittadini. Quindi, anche in questo senso occorre tener presente che tali bilanci risentono di un intervento finanziario a favore di queste strutture, che in passato hanno provocato altri interventi da parte di Governi precedenti che oggi si muovono in questa direzione. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, c'è un disturbo continuo. Senatore Procacci, sta parlando il senatore Cursi: lo guardi quando parla.

CURSI (AN). Grazie, signor Presidente. Spero che questi argomenti siano alla vostra attenzione, perché si tratta di strutture importanti da sostenere a livello nazionale, così come importanti sono le strutture delle altre Regioni, che non sono comprese nel piano di intervento di questo decreto-legge che oggi stiamo esaminando.

Ciò posto, mi consenta l'Aula di sostenere anche un'altra esigenza. Leggendo il decreto-legge verifichiamo che a fronte dei disavanzi che presentano le Regioni è richiesto un piano di riorganizzazione del Servizio sanitario regionale diretto alla riduzione strutturale della spesa e al perseguimento dell'equilibrio economico e finanziario corrente. Questo piano è poi parte integrante dell'accordo sottoscritto fra Stato e Regioni.

Abbiamo presentato in tal senso un emendamento che, a fronte del piano sottoscritto dal Governo e dalle Regioni oggi ammesse a questo tipo di intervento, tenga conto dell'esigenza delle Regioni ammesse di rispettare le finalità di questi interventi finanziari; ad esempio, sia rispettata l'esigenza che i costi del personale, delle consulenze e dei beni e servizi siano sottoposti ad un attento monitoraggio, per evitare, per un verso, di sostenere dal punto di vista finanziario Regioni che presentano disavanzi finanziari e, per altro verso, di non accompagnare questo tipo di intervento ad un controllo serio dal punto di vista finanziario sul piano di risanamento.

Dico allora al ministro della salute, la collega Turco, che è importante che il piano di rientro sia sostenuto e accompagnato dal Governo. Per esempio, il piano della Regione Lazio (che, tra l'altro, essendo senatore di questa Regione conosco meglio) è stato frutto di una serie di mediazioni; basterebbe immaginare che è partito lo scorso anno e che faceva parte degli accordi già fissati dal precedente Governo Berlusconi e dall'allora ministro Storace, quando i piani di rientro dovevano essere effettuati seguendo certe logiche e certe procedure. Bene, la Regione Lazio ci ha messo ben otto mesi circa, quindi vuol dire che qualcosa non funzionava, vuol dire che spesso questi piani di rientro erano soltanto impegni di carattere generico non suffragati e non sostenuti.

Così come è emerso, in occasione della discussione nelle Commissioni riunite bilancio e sanità, che i conti fatti sul cosiddetto debito pregresso 2000-2005, che riguarda la Regione Lazio, mostrano un debito che, in qualche modo, non è sostenuto dal punto di vista della certezza su dati di fatto incontrovertibili, cioè è venuta fuori l'inattendibilità di questi dati, è venuto fuori, dal dibattito in sede di Commissioni bilancio e sanità, che quel bilancio, quei costi e il cosiddetto debito pregresso non rispondevano a criteri oggettivi. Si tratta di un dato, comunque, ancora da verificare e non ci sono, nella stessa relazione di accompagnamento delle Commissioni riunite, quegli elementi di certezza che ci diano la possibilità di stabilire con certezza lo sbilancio complessivo della Regione Lazio.

Vediamo però che la stessa Regione non sta portando avanti un piano di rientro serio, nel senso che già nel 2006 - e su questo punto mi auguro che il Ministro della salute, in sede di replica, ci vorrà dire qualcosa - la Regione Lazio (ma potrei dire la Regione Campania, la Regione Molise, la Regione Marche) presenta una situazione di sbilanciamento che sicuramente non va nell'ottica del rientro e, come dice la legge, della riduzione strutturale della spesa e del perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario, se nel 2006 il Lazio presenta 1,4 miliardi di sbilanciamento. Ciò vuol dire che il piano di risanamento non viene perseguito, vuol dire che la cultura che tende a ridimensionare la spesa non c'è, vuol dire che alcuni fatti che stanno avvenendo anche a livello della Regione depongono in maniera contraria.

Cito un paio di esempi che magari qualche collega della Commissione sanità ha avuto la possibilità di verificare, come la senatrice Binetti, che è venuta a visitare con noi una grande struttura ospedaliera quale quella rappresentata dagli IFO oncologici, San Gallicano e Regina Elena. Com'è possibile spiegare all'opinione pubblica, sul piano del contenimento della spesa, che si chiude un centro trapianti al Regina Elena, un centro trapianti e un ospedale che sono a livelli eccezionali dal punto di vista della qualità dei servizi, e poi si fa il primo trapianto nei giorni scorsi nella sala di cardiochirurgia del San Camillo? Poi leggiamo una delibera della Regione Lazio la quale dice che, per mettere in piedi il nuovo centro trapianti al San Camillo - e non capiamo perché debba essere fatto in quella sede - ci vorranno dai 6 ai 10 milioni di euro. Ancora ad esempio, nella stessa struttura che abbiamo visitato con i senatori Tomassini e Binetti abbiamo registrato che con i fondi per la ricerca - è una denuncia di un autorevole quotidiano di partito a tiratura nazionale - vengono pagati gli stipendi dei dipendenti della struttura medesima.

Tutto questo non si collega al piano di rientro e allora non capiamo cosa significhi il piano di rientro, non capiamo come le persone preposte ad attuare il piano possano aver impegnato le risorse a loro disposizione per arrivare a questo risultato.

Ho avuto occasione già di dirlo nelle Commissioni riunite e lo ripeto in questa sede: noi vorremmo che, accanto a questa operazione (nei confronti della quale abbiamo già preannunciato in Commissione, e riconfermiamo in questa sede, il nostro voto di astensione), com'è già avvenuto in passato con altre Amministrazioni, altre Giunte, altri Governi, oltre ad assumere un atteggiamento di sostegno alle Regioni che sono in difficoltà, il sostegno fosse accompagnato da una corretta gestione della spesa pubblica.

Per esempio, sempre parlando di Regioni, non so quanto la Campania riuscirà ad affrontare i temi del contenimento, se è vero che ha scaricato sui costi sanitari alcune partite improprie, se è vero che le vicende legate al piano rifiuti della Campania stanno creando grossissimi problemi da un punto di vista sanitario e, in quel contesto, la sanità paga, quindi è in quel contesto che vengono stanziati i soldi all'interno di un piano sanitario regionale.

Vorremmo altresì che all'interno dei piani di rientro delle Regioni fossero affrontati in maniera seria i temi che riguardano il personale. Non possiamo assistere senza dire nulla alle decine e decine di nuove consulenze che sono state perfezionate a livello delle singole Regioni. Si tratta infatti di consulenze che non hanno motivo di essere, compensate spesso con lauti stipendi di 100.000-150.000 euro all'anno, che messi insieme arrivano a qualche milione di euro e possono creare qualche problema dal punto di vista finanziario.

Ciò è ancora più rimarchevole quando vediamo che per esempio (lo ricordo sempre alla collega Binetti che ha visitato con me quella struttura ospedaliera) le due PET delle cinque presenti a livello di Regione Lazio, macchinari fondamentali per l'accertamento dei tumori, che abbiamo inserito nel centro di eccellenza oncologico del Regina Elena e del San Gallicano - lo annuncio in questa sede - funzionano al 40 per cento perché mancano 25 tecnici. Questo è il dato che preoccupa: a fronte di una situazione seria, dal punto di vista sanitario, di persone che si trovano in certe condizioni e che hanno bisogno di strutture sanitarie pubbliche del Servizio sanitario nazionale, verifichiamo che i macchinari non funzionano perché mancano 25 tecnici.

Ci auguriamo che si cambi direzione anche rispetto ad alcune spese che vengono fatte in maniera inutile.

Che dire poi della spesa per i medici assunti oggi con contratto a tempo determinato quando, rispetto agli specializzandi, sempre nei piani di rientro - perché anche questi costano - non è stato fatto assolutamente nulla? Avete letto ieri sui giornali della denuncia, che facciamo anche in questa sede, che al Policlinico Umberto I vengono utilizzati specializzandi senza tutor: ciò vuol dire che i malati non vengono assistiti da medici competenti fino in fondo per assistere quei pazienti. Sono responsabilità che ci dobbiamo assumere anche in questa sede; responsabilità rispetto alle quali la Regione Lazio, in questo caso specifico, deve darci delle risposte, così come il Ministro della salute, a tutela dei pazienti e anche dei medici specializzandi.

A dicembre scorso assumemmo un impegno in finanziaria per dare la borsa di studio ai medici specializzandi con i fondi stanziati dal Governo Berlusconi (i soldi sono sempre quelli), ai giovani medici che oggi sostengono le strutture ospedaliere; ebbene, quell'impegno oggi è stato disatteso. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente della 12a Commissione, Marino, pregò ciascuno di noi, quindi anche il nostro Gruppo parlamentare, di sottoscrivere un'interrogazione che potesse affrontare il tema degli specializzandi in maniera seria; e il Gruppo di Alleanza Nazionale, in maniera seria, sottoscrisse quella interrogazione. Ebbene, ad oggi ancora non si è fatto nulla; gli specializzandi sono ancora senza un trattamento serio (stiamo parlando di uno stipendio di 1.200 euro al mese); si tratta di persone che stanno all'interno delle strutture sanitarie e che svolgono il proprio lavoro fino in fondo senza neanche la dignità personale e professionale di vedersi riconosciute.

Mi auguro che il dibattito di oggi serva anche ad affrontare questi temi, ma soprattutto ad affrontare il tema serio di come spendere i soldi pubblici, che mettiamo a disposizione anche con questo decreto-legge. Se così non facessimo, non saremmo seri e responsabili.

Ecco perché su questo decreto-legge manifestiamo la nostra disponibilità con un voto di astensione per dare una mano a quelle Regioni che hanno presentato difficoltà di carattere finanziario. Allo stesso tempo, vogliamo che in questa sede il Governo si assuma l'impegno fino in fondo, non solo attraverso l'accompagnatore di turno, di affrontare alcune tematiche e di intervenire in maniera seria anche attraverso sanzioni di carattere amministrativo nei confronti delle Regioni che disattendono gli impegni assunti con l'Esecutivo, impegni che non rispettano, e che continuano a spendere come ritengono più opportuno.

Questi sono argomenti importanti intorno ai quali chiediamo un momento di confronto anche all'interno delle Commissioni parlamentari. Alcuni emendamenti hanno posto l'esigenza che si attui una verifica nelle Commissioni parlamentari competenti sui piani di rientro e sull'accordo sottoscritto dal Governo con le singole Regioni. Infatti, oggi sono quattro le Regioni che hanno questo problema, ma domani saranno anche altre a doversi confrontare con tali difficoltà.

Vorremmo che si stabilisse un criterio di serietà: si danno soldi a quelle Regioni che presentano difficoltà, mettendo mano ad un intervento finanziario straordinario come questo (come è già stato fatto in passato), ma vogliamo che le Regioni rispettino gli impegni assunti di carattere finanziario e, soprattutto, che non vengano abbassati i livelli di eccellenza. In particolare, vogliamo che il Governo - così come si dice nel provvedimento - attraverso questo tipo di intervento garantisca i livelli essenziali di assistenza cui ogni singolo cittadino ha diritto, a norma dell'articolo 32 della nostra Carta costituzionale.

Soltanto così siamo convinti, come Gruppo di Alleanza Nazionale, di assumerci le nostre responsabilità fino in fondo. Verificheremo che questi impegni siano rispettati, talloneremo e solleciteremo il Governo a fare la sua parte, anche con l'azione del Ministro della salute, affrontando questi temi, perché siamo certi che solo così renderemo un servizio utile in primo luogo a quelle categorie di cittadini che non hanno i soldi per poter essere assistiti e al Servizio sanitario nazionale (del quale sono un tifoso), che dev'essere difeso sempre fino in fondo ma, soprattutto, a chi (mi riferisco alle categorie fragili) ha bisogno di uno Stato e di istituzioni che funzionino. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Monacelli. Ne ha facoltà.

MONACELLI (UDC). Signor Presidente, la conversione in legge del decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, recante disposizioni urgenti per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario, evidenzia molteplici contraddizioni politiche e soprattutto palesa incomprensibili atteggiamenti che nel rapporto Stato-Regioni finisce con il discriminarne alcune a danno di altre, promuovendo quelle Regioni meno virtuose che hanno finito con l'accumulare notevoli disavanzi nel periodo 2002-2005.

Nel decreto-legge si evidenzia in più riprese che trattasi di un intervento assolutamente eccezionale e straordinario che offre una via d'uscita per il risanamento e il rilancio dei servizi sanitari che nelle Regioni interessate si troverebbero altresì in condizioni drammatiche, con pesanti conseguenze per i cittadini.

Ci si accinge con questo provvedimento - è detto - ad erogare finanziamenti a Regioni che hanno accumulato negli anni debiti consistenti, costringendole (si fa per dire) ad un accordo obbligatorio, di certo non chiaro e tanto meno concretizzato, sul piano del rientro e ad adottare misure per la riorganizzazione del sistema sanitario.

È davvero difficile - mi consenta, signor Ministro - comprendere la logica ispiratrice dell'azione di Governo in tutto questo, che, anziché riconoscere l'imprescindibile equità di giudizio, per cui tutte le Regioni sono uguali dinanzi alla legge, ricorre a criteri selettivi per regolare l'accesso ai 3 miliardi di euro delle Regioni in disavanzo. Appare di gran lunga, infatti, un criterio ambiguo, che finisce con l'attribuire una scarsa ricompensa a coloro che hanno mantenuto una situazione di sostanziale equilibrio e premia invece, in maniera sproporzionata, con incentivi, chi ha male amministrato e creato debiti astronomici a volte ben mascherati.

Esiste una chiara violazione del principio di uguaglianza stabilito, peraltro, dalla Costituzione. Lo stesso titolo del decreto evidenzia in forma palese tutto questo: parla di «ripiano selettivo» dei disavanzi pregressi e ciò evidenzia palesi discriminazioni. Si tratta di una profonda lesione del principio di uguaglianza e della ragionevolezza, che vorrebbe non un criterio selettivo, ma un criterio equo nella ripartizione dei fondi nazionali.

Allora, perché ricorrere ad un decreto d'urgenza per ripianare disavanzi che, tra l'altro, non sono recenti ma datati 2002-2005? Perché - ci domandiamo - lo Stato deve intervenire con un provvedimento volto a sanare l'inefficienza cronica di alcune Regioni e che rischia, nel complesso, di compromettere e disincentivare successivamente l'azione di altre Regioni cosiddette virtuose dal perseguimento dell'obiettivo del buon andamento dell'amministrazione?

Non è equo tutto questo; anzi, è falsamente solidale ed ingiusto consentire che l'accesso ai 3 miliardi straordinari di euro disponibili sia riservato soltanto ad alcune Regioni, ripeto, quelle meno virtuose, mentre le altre, non avendo accumulato disavanzi o avendo in maniera tempestiva provveduto con risorse proprie alla predisposizione di piani di rientro, si vedono danneggiate da un simile provvedimento.

Sia chiaro, noi non avremmo di certo auspicato che il risanamento dei conti pubblici si fosse concretizzato con tagli indiscriminati alla spesa sanitaria, alle prestazioni o ai posti letto ospedalieri, ma avremmo apprezzato di più e plaudito persino all'azione di un Governo che avesse spinto con più coraggio le Regioni, più coraggio nel determinare e nel pretendere la qualità, l'appropriatezza della spesa e l'allocazione delle risorse.

Avremmo voluto che fossero resi ben più chiari e trasparenti i controlli della spesa relativi agli appalti, alle convenzioni, alle esternalizzazioni. Avremmo voluto più chiarezza da parte delle Regioni nell'assunzione di impegni certi, visto tra l'altro che l'80 per cento dei bilanci regionali è destinato alla sanità.

Ma in questo decreto, purtroppo, di tutto ciò non c'è nemmeno una traccia, nemmeno una garanzia e tanto meno compare la cancellazione di quella preoccupazione, convitata di pietra a questo dibattito, che, per sanare debiti pregressi, se ne creino di nuovi. Non vorremmo, infatti, assistere ad un consolidamento cronico del debito, incrementato a dismisura da politiche sanitarie confuse, contraddittorie e per questo dannose.

L'azione del Governo avrebbe avuto un senso - parliamoci chiaro - se fosse stata commisurata in parallelo o successivamente all'adozione da parte delle Regioni interessate di una serie di accorgimenti e di sistemi volti a garantire un serio impegno e a far sì che le risorse non fossero sprecate e tantomeno i pazienti trasformati in una sorta di bancomat da spennare per ripianare gli sprechi.

La riforma del Titolo V della Costituzione ha sostanzialmente modificato i rapporti Stato-Regioni nella gestione del servizio sanitario suddividendo in forma netta oneri e responsabilità; responsabilità che, in fatto di copertura degli eventuali disavanzi di gestione, sono attribuite in forma chiara alle Regioni. Non è quindi pleonastico affermare che si tratta di un'ingerenza dello Stato nell'esercizio delle funzioni delle Regioni e degli enti locali. Siamo in presenza di una sovrapposizione di politiche governate centralmente rispetto a quelle che legittimamente dovrebbero essere decise dalle Regioni.

Ora con questo provvedimento si stabilisce un nuovo criterio, quello cioè della sovrapposizione di ingiustificabili operazioni statali di ripiano destinate, per certi versi, a scoraggiare la voglia di risanamento dei conti regionali e, per altri, addirittura ad indebolire le aspettative delle Regioni virtuose circa la serietà del patto stipulato o stipulabile con lo Stato.

Come fare in questa ottica a non considerare come fondato il sospetto di una disparità di trattamento tra Regioni che in questo contesto rischiano di essere divise tra Regioni amiche e Regioni più amiche? È davvero contraddittorio il comportamento di uno Stato che, nel mentre mantiene l'iniquo ticket di 10 euro a ricetta sulle prestazioni diagnostiche e specialistiche, non riuscendo a trovare 811 milioni di euro che sarebbero necessari per la sua soppressione, tempestivamente però riesce a tirare fuori dal cilindro addirittura 3 miliardi di euro per ripianare i disavanzi pregressi delle Regioni meno virtuose.

Parimenti e su questa linea non condividiamo affatto la scelta di non avere previsto, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, la percentuale minima delle ulteriori risorse che devono essere destinate alla sanità in via aggiuntiva rispetto all'innalzamento delle addizionali IRPEF e delle aliquote IRAP ai massimi livelli per le Regioni che accedono al riparto dei 3 miliardi di euro. Potrebbe infatti accadere che accedano al finanziamento straordinario statale anche Regioni che, pur in presenza di ingenti disavanzi, ricorrono in maniera minima all'innalzamento della leva fiscale.

Se la spesa sanitaria di alcune Regioni è rimasta fuori controllo le responsabilità vanno individuate, non occultate, oltre che nelle modalità in cui si articola la spesa regionale, anche nell'assoluta mancanza di sistemi di controllo e verifica sia nell'erogazione che nel costo della prestazione sanitaria, nell'errata previsione della spesa, nelle lacune di una programmazione nazionale e regionale fondata, oltre che su dati epidemiologici certi, sulle effettive necessità del cittadino sul territorio.

In molte Regioni i sistemi di controllo e verifica non hanno mai, o quasi mai, funzionato in maniera corretta; non si è operata una vera razionalizzazione delle risorse e della rete sanitaria, volta ad eliminare gli sprechi e a liberare risorse per consentire il miglioramento della qualità assistenziale del servizio sanitario.

Uno sguardo complessivo sul modello di sanità italiana non può non rilevare l'esistenza di un servizio sanitario che spesso, in fatto di qualità, si configura a cosiddetta macchia di leopardo, con ospedali - ad esempio, quelli presenti in alcune Regioni del Centro-Sud - che somigliano, a detta persino di coloro che vi operano, a dei veri e propri gironi danteschi dove, nonostante la dedizione di alcuni, gli operatori sanitari sono costretti a sopravvivere tra mille difficoltà, risorse insufficienti o malamente assegnate.

Si giustifica davvero poco, che sia l'intera collettività a ricoprire, ancora una volta, il costo dell'inefficienza e dell'incapacità gestionale di alcune amministrazioni regionali che, per demagogia, non introducono il ticket sui farmaci, per esempio, pur essendo consce che la spesa farmaceutica rappresenta la principale fonte di sfondamento dei bilanci sanitari.

Ciò che oggi più di tutto chiede il Paese è un credibile governo dei servizi sanitari, un governo capace di soddisfare efficacemente la domanda al bisogno di assistenza. Ma per fare questo non ci può accontentare di un tirare a campare, perché in sanità questo rischia di trasformarsi in un tirare le cuoia. Occorre qualificare allora la spesa, tagliare gli sprechi, sanare l'uso distorto delle risorse ed eliminare, soprattutto, le sacche di inefficienza.

Sicuramente, quanto fatto dal Governo con questo decreto non è educativo e tantomeno equo. Insinua semmai il sospetto e la diffidenza che, pur in assenza di un ravvedimento, si sia voluto offrire, a spese di tutti i cittadini, il vitello grasso in onore del figlio, pardon, di alcune Regioni predilette, escludendo però dal tavolo dei commensali coloro che invece hanno dimostrato serietà, affidabilità e lealtà. È imperdonabile un simile colpo di spugna sulle responsabilità acclarate, che finisce con una paradossale finzione: quella di ammettere, nella notte senza stelle, che tutte le mucche sono nere e tutte le Regioni sono uguali, senza discrimini tra quelle virtuose e quelle che non lo sono.

Sono tutti questi interrogativi, in sintesi, che ci lasciano senza convincenti riposte, a motivare la nostra contrarietà alla conversione in legge di questo decreto riguardante il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario. (Applausi dai Gruppi UDC e FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gramazio. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (AN). Signor Presidente, è ormai prassi dei Parlamenti italiani ricorrere a ripianare debiti delle aziende sanitarie locali.

Ricordo che qualche anno fa - era allora presidente del Consiglio l'onorevole D'Alema - in Parlamento si svolse un attento dibattito riguardante il ripiano dei debiti delle unità sanitarie locali e, quindi, delle Regioni.

Ricordo che qualche anno fa, quando era Presidente del Consiglio l'onorevole D'Alema, ci fu un attento dibattito in Parlamento sul tema del ripiano dei debiti delle unità sanitarie locali, quindi delle Regioni. In quel momento discutemmo anche del ripiano dei debiti del Policlinico Umberto I. Desidero, quindi, richiamare l'attenzione del Ministro della salute, Turco, su alcune dichiarazioni da lei rese tempo fa in ordine agli ultimi avvenimenti relativi al Policlinico Umberto I.

Loha detto poc'anzi il collega Cursi: in questi giorni è stata emanata una circolare del direttore sanitario di quell'azienda, il dottor Dal Maso, che mette a disposizione del DEA di secondo livello, quindi del pronto soccorso di quella struttura ospedaliera, 1.300 giovani medici specializzandi che operano nel Policlinico Umberto I, nella più importante facoltà di medicina d'Italia. Ieri sera l'ho voluto ricordare a qualcuno che non sa che a Roma esiste un policlinico universitario da cui in 50 anni sono usciti i migliori medici non solo operanti sul territorio nazionale, ma che hanno arricchito la medicina in tutto il mondo. Il Ministro aveva dichiarato tempo fa a proposito dell'utilizzo dei medici specializzandi: «nessun medico in formazione è sostitutivo di un medico strutturale malgrado le esigenze e le necessità degli ospedali universitari».

Signor Ministro, il direttore generale Montaguti è quello che appena nominato ha pensato bene di aumentarsi lo stipendio del 30 per cento perché - come egli stesso ha dichiarato - aveva raggiunto gli obiettivi. Questi, invece, sono stati "sbugiardati" da una campagna di informazione portata avanti dal settimanale «L'espresso». Bastava quella campagna di informazione per far sì che Università e Regione si mettessero d'accordo e mandassero a casa il dottor Montaguti. Questo non è avvenuto, anzi il dottor Montaguti ha scelto come dirigente del suo staff di direzione generale la propria moglie, cosicché il suo stipendio è ulteriormente aumentato, nel silenzio della Regione, anzi dell'assessore, onorevole Battaglia, già deputato DS, che ha detto che la moglie del dottor Montaguti è un ottimo funzionario ed era giusto quindi che fosse il dirigente di staff del direttore generale al Policlinico Umberto I.

Ma quando si parla di ripiano, desidero ricordare che nell'ambito di tali accordi esistono varie situazioni. Qualche anno fa, con la precedente Giunta, furono aperte alcune strutture ospedaliere. Desidero citarne due: una incompiuta famosa, l'ospedale Sant'Andrea; fu necessaria la Giunta di centro-destra alla Regione Lazio per aprire, dopo 27 anni, l'ospedale Sant'Andrea. Ma non è tutto: ci vollero i fondi della regione Lazio per aprire e mettere in funzione uno dei più bei policlinici universitari d'Italia: il Policlinico di Tor Vergata. Invece, nel progetto di ripiano della Regione Lazio, vi è stato l'accordo stipulato dal presidente Marrazzo con il ministro Padoa-Schioppa. E guarda caso, quando è andato a firmare l'accordo il presidente della Regione non si è portato con sé né l'assessore alla sanità né tanto meno l'assessore al bilancio. Poi l'accordo siglato è stato da lui comunicato all'assessore al bilancio e all'assessore alla sanità.

Nell'accordo che si è firmato è prevista la cancellazione di strutture ospedaliere del centro della città di Roma. Si parla della chiusura del Nuovo Regina Margherita, che è ormai una cosa conclusa perché si stanno già spostando i reparti, ed anche della chiusura di una struttura ospedaliera vicina al Parlamento e precisamente al Senato della Repubblica. Parlo del San Giacomo dove, ricordo, ogni volta che un parlamentare si è sentito male è stato trasportato per accordi precisi assunti proprio con tale struttura. Uno degli ultimi senatori, lo ha ricordato proprio lei in quest'Aula, signor Presidente, è morto dopo un lungo peregrinare in una struttura ospedaliera.

Ebbene, si procede con la chiusura di strutture ospedaliere e si chiude, in tale contesto generale, un'altra struttura all'avanguardia del Sistema sanitario nazionale ed internazionale. Mi riferisco all'ospedale Forlanini. Quest'ultimo si trasforma nel futuro Consiglio regionale. Mentre ciò avviene, il direttore generale dell'azienda San Camillo-Forlanini acquista una nuova TAC per l'ospedale Forlanini, che viene contemporaneamente messo in disuso, per oltre due milioni e mezzo di euro, quindi spese su spese. Invece, i direttori generali da loro nominati in questa Regione seguitano a nominarsi i consulenti e le strutture e addirittura non si riesce, dopo alcuni mesi, a nominare il direttore generale di un'azienda importante come l'azienda sanitaria di Latina.

Questo avviene anche perché ultimamente i direttori generali che furono cacciati in quanto nominati dalla Giunta Storace, e che non avevano raggiunto il periodo del contratto, hanno vinto prima il ricorso al TAR e poi addirittura al Consiglio di Stato. Quindi ci troveremo nella situazione - forse il Ministro non lo sa - che in cinque ASL la Regione Lazio dovrà pagare lo stipendio di almeno due direttori generali, perché i direttori generali che hanno vinto il ricorso sono nella possibilità di riprendere il loro ruolo o di contrattare con la Regione una buona uscita che verrà a pesare ulteriormente sulle spese della Regione.

Devo ricordare anche che la legge stabilisce - ma il Ministro spesso non lo ricorda - che per quanto riguarda i giovani specializzandi il contratto è finalizzato esclusivamente all'acquisizione della capacità professionale inerente il titolo. Allora per quale motivo nell'azienda ospedaliera Policlinico Umberto I si devono utilizzare i giovani medici? Perché ai giovani medici non saranno pagati - la legge lo prevede - i turni che effettueranno al pronto soccorso e al DEA di II livello. Quindi si verifica una situazione paradossale: i giovani medici che entrano in servizio e saranno i facente funzione delle attività del Policlinico non saranno pagati, mentre il direttore generale Montaguti si è aumentato lo stipendio di un altro 30 per cento.

Se vogliamo arrivare ad una situazione complessiva che ci permetta di guardare realmente alla spesa di questa Regione, penso alle iniziative che hanno portato avanti i vari gruppi che rappresentano i fornitori delle ASL; ebbene, i fornitori delle ASL - lo abbiamo ricordato in Commissione - non potranno chiedere alla Regione il pagamento dei loro crediti per due anni. Cosa avviene? Quello che è stato denunciato sulla stampa romana e laziale, cioè si rischia di mandare a casa decine e decine di piccole aziende che sono fornitrici ufficiali delle aziende sanitarie della nostra Regione.

Come si fa il risanamento? Colpendo realmente i cittadini del Lazio, riducendo i posti letto; chi parla di 2.700, chi di 3.200. Il direttore generale dell'agenzia di sanità pubblica parla di una cifra di diminuzione di posti letto, mentre l'assessore alla sanità ne dice un'altra; poi il presidente della Regione Marrazzo dice che va a inaugurare i cantieri al Policlinico, quando - interpellato da me - il Rettore Magnifico dell'Università di Roma sostiene che non c'è alcun cantiere all'interno dal Policlinico Umberto I.

Allora si sta giocando sulla pelle dei cittadini e quei cittadini del Lazio Alleanza Nazionale li sosterrà nella battaglia contro la chiusura degli ospedali di questa città. (Applausi dal Gruppo AN e dei senatori Tomassini e Monacelli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vegas. Ne ha facoltà.

VEGAS (FI). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, le Commissioni riunite bilancio e sanità non hanno concluso l'esame del provvedimento non perché ci fosse ostruzionismo, in realtà, ma per il semplice motivo che il decreto-legge è sostanzialmente sbagliato e ciò almeno per tre ordini di motivi: il primo riguarda le regole, il secondo riguarda la Costituzione e il terzo le modalità dell'accordo tra Stato e Regioni in materia.

Per quanto concerne innanzitutto le regole, come i colleghi sanno abbiamo lavorato per anni per cercare di contenere in qualche modo l'espansione della spesa sanitaria regionale. È ovvio che il bisogno sanitario è potenziamento infinito e quindi la spesa sanitaria è di per sé molto elastica, ma lo Stato non può permettersi di pagare una crescita esponenziale della sanità. Bisognava quindi, in qualche modo, porre sotto controllo la spesa. Si è tentato di farlo con i due Governi precedenti con una serie di accordi con le Regioni, cercando di passare da un sistema di soft budget restraint a un sistema di hard budget, vale a dire da un sistema di semplice monitoraggio e di garbato controllo della spesa regionale a un sistema di obiettivi, con la previsione di sanzioni in caso di mancato raggiungimento del risultato o di premi nel caso di raggiungimento dello stesso.

Si tratta, ovviamente, di un'opera molto difficoltosa che può essere esperita con il passare del tempo e con il miglioramento delle tecniche di controllo e di spesa, ma che, in ogni caso, non può essere abbandonata. Con questo decreto, invece, si dà un segnale assolutamente devastante nel senso che è come se si dicesse alle Regioni che sono state ligie, hanno rispettato la legge e gli accordi conclusi con lo Stato e si sono comportate in modo per loro svantaggioso, che, alla fine, interviene sempre lo Stato a finanziare a posteriori anche gli sfondamenti delle Regioni meno virtuose. Se ne deduce dunque per il futuro che, piuttosto che operare in modo virtuoso, è più conveniente operare in modo meno virtuoso, perché alla fine lo Stato interviene comunque a sanare le situazioni debitorie.

Quindi le azioni di contenimento condotte in alcune Regioni sostanzialmente non vedono poi il plauso da parte di quello stesso contraente, lo Stato, che aveva stipulato un accordo con le Regioni stesse. Basti fare l'esempio della Puglia che negli anni scorsi ha posto in essere azioni serie di contenimento della spesa sanitaria, mentre adesso, proprio ultimamente - forse è cambiata anche la maggioranza politica - ha invertito completamente la sua rotta, iniziando a spendere in modo molto pesante e si presume che prossimamente vada al di là degli obiettivi.

Ciò significa che fino a quando esiste una guida seria della finanza pubblica in questo settore, la spesa viene contenuta; quando invece questa guida viene meno, la spesa inizia a travalicare. Ciò significa tra l'altro che, se così si procederà nel futuro, la spesa sanitaria crescerà in modo esponenziale e sarà difficilissimo riporla sotto controllo, anche perché l'aspetto emulativo verrà meno.

La seconda questione, ed è una questione molto rilevante che credo riguardi anche la Presidenza del Senato, è che il decreto-legge in questione non si limita a fissare dei meccanismi relativamente alla copertura dei disavanzi, segnatamente nel primo comma, e quindi a rendere automatici dei meccanismi di inasprimento delle sovraimposte delle aliquote fiscali, ma opera una sanatoria a posteriori del debito, sostanzialmente finanziando con 3 miliardi di euro il debito pregresso delle Regioni. Ciò, e mi meraviglio francamente che il Presidente della Repubblica abbia firmato questo decreto, contravviene espressamente con l'ultimo comma dell'articolo 119 della Costituzione, che recita: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni (...) possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese d'investimento. È esclusa ogni garanzia dello Stato su prestiti dagli stessi contratti». Questo significa che non è possibile indebitarsi per spese correnti, e tali sono quelle in materia sanitaria, e che lo Stato non può prestare garanzia. Pertanto, la spesa di 3 miliardi di euro autorizzata da questo decreto è chiaramente contraria all'articolo 119 della Costituzione. Mi domando come ciò sia stato possibile, tenendo conto che il decreto è passato attraverso il vaglio della Presidenza della Repubblica.

Tra l'altro, è a tutti noto che l'attuazione di questa norma è costata fatica negli anni precedenti, perché anche in passato esistevano situazioni di sofferenza debitoria delle Regioni. Ciò nonostante, negli anni precedenti l'applicazione della norma è sempre stata mantenuta, anche attraverso una normativa attuativa posta in essere da un paio di leggi finanziarie e una normativa di dettaglio della Banca d'Italia che descriveva le fattispecie nelle quali una certa tipologia di spesa delle Regioni o degli enti locali era considerata indebitamento o meno. Improvvisamente tutto ciò viene spazzato via per consentire di bypassare la norma costituzionale.

Credo si tratti di un precedente gravissimo che consentirà in futuro, se mantenuto, la stura ad ulteriori richieste di finanziamento da parte delle Regioni e non si capisce perché, a questo punto, tali richieste non possano venire anche da parte dei Comuni, delle Province e di altri soggetti, facendo caducare una norma posta dal legislatore costituzionale nel 2001 a salvaguardia della finanza pubblica, anche ai fini del conseguimento degli obiettivi di Maastricht.

Tra l'altro, vale la pena far presente che se tra i vari obiettivi di finanza pubblica definiti a livello europeo, insieme a quelli di carattere quantitativo relativi all'attuazione dell'ultima manovra finanziaria, l'attuale Governo aveva posto anche quello delle cosiddette riforme strutturali, nel momento in cui, in un settore così importante della finanza pubblica, come la spesa sanitaria, esso rinuncia a qualunque tipo di controllo della spesa e va verso un lassismo inconsiderato, c'è da chiedersi come questo possa conciliarsi con gli obiettivi assunti dal Governo e dal Ministero dell'economia - il sottosegretario Sartor dissente, ma mi permetto di chiedergli di ascoltare con più attenzione - in relazione alla nostra finanza pubblica e se questo non possa pregiudicare in futuro la saldezza dei conti.

La terza questione concerne l'accordo con le Regioni. In questa materia si è sempre cercato un accordo con le Regioni per definire le modalità di suddivisione della spesa sanitaria - a parte che nel caso concreto non mi sembra vi sia un accordo generale e non so neanche se la Conferenza Stato-Regioni ha dato un parere favorevole al decreto-legge in esame o se lo darà -, ma faccio presente che due Regioni hanno già impugnato presso la Corte costituzionale il decreto medesimo. Mi domando, in ogni caso, ha senso recepire acriticamente un accordo con le Regioni, anche quando questo viene fatto in violazione di una norma costituzionale?

Credo che il Parlamento abbia in ogni caso il diritto e il dovere di valutare, all'interno delle norme portate al suo esame, se esse, se non altro, corrispondano ai dettami costituzionali e, nel caso in cui non corrispondano, abbia il dovere di intervenire. In relazione al fatto che ciò sia avvenuto sulla base di un accordo con le Regioni, occorre vedere se si tratta di un accordo generale o relativo solo ad alcune Regioni che magari vengono favorite rispetto alla globalità delle medesime. In questo caso si stravolgerebbe l'impostazione generale delle norme in materia di aiuto alle Regioni bisognose per erogare tutti i soldi soltanto ad alcune Regioni e far sì che sostanzialmente non vengano smussate le situazioni di iniquità tra le Regioni ma se ne favoriscano solo alcune agevolando i comportamenti meno rispettosi dei precedenti accordi tra Stato e Regioni.

Se questa è la realtà, credo che bene farebbe il Parlamento, non a ritenere questo decreto-legge una sorta di fonte normativa atipica e quindi da approvare nella sua totalità perché atto sottoposto ad un preventivo accordo e quindi non modificabile, ma a entrare nel merito del contenuto dell'accordo per modificarlo laddove ciò sia indispensabile.

Questa è la sintesi delle osservazioni relative al provvedimento in esame, tenendo conto che esso è criticabile, a mio sommesso avviso, e non corrisponde ai criteri di costituzionalità. Pertanto, andrebbe ampiamente corretto per superare il vaglio del Parlamento e credo sia necessario anche un esame più accurato da parte della Presidenza della Repubblica al momento della promulgazione e dell'eventuale legge di conversione perché sono certo che ad un vaglio più accurato il Presidente della Repubblica non si potrà sottrarre. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Cursi).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n.1411 (ore 11,33)

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manzione. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Ulivo). Premetto che parlo a titolo personale e quindi quanto dirò e le affermazioni che cercherò di motivare chiaramente non impegnano il Gruppo al quale mi onoro di essere iscritto. La legge finanziaria per il 2007 (all'articolo 1, comma 796, lettera e) consente alle Regioni che presentano un extra-deficit nel settore sanitario, di sanare i disavanzi pregressi, registrati fino a tutto il 2005, mediante una copertura pluriennale.

A tal fine viene prestato il concorso dello Stato (e quindi della comunità nazionale dei cittadini) per il ripiano del deficit della Regione, a fronte del quale... (Forte brusìo). Signor Presidente, vi è capannello tutto intorno e diventa obiettivamente difficile andare avanti. Sono cinque minuti. Vorrei che lei concorresse....

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Manzione. Stavo eccezionalmente ascoltando il rappresentate del Governo.

MANZIONE (Ulivo). I problemi della sanità..

PRESIDENTE. Prosegua, senatore Manzione!

MANZIONE (Ulivo). Si richiede, per la parte delle perdite che rimane a carico della Regione stessa, e fino ad integrale copertura delle stesse, l'attivazione della misura massima della leva fiscale (ancora una volta quindi a carico della comunità regionale in questo caso) ovvero la destinazione alla copertura delle perdite sanitarie di entrate tributarie che attualmente finanziavano altre funzioni di spesa, (e quindi sottraendo altre risorse alla comunità regionale dei cittadini).

Ho analizzato nel merito la norma che ha consentito il decreto-legge che stiamo discutendo per arrivare a fare una valutazione: sostanzialmente questo progetto di ripiano mette a carico dei cittadini l'intero costo della manovra, che per quanto riguarda l'intervento dello Stato, è pari a circa tre miliardi di euro.

E sulle cause e le responsabilità di questo disastro, quali risposte abbiamo tutti insieme individuato?

Il relatore in Commissione, il collega Tecce di Rifondazione Comunista, ragionando parlava di due cause: da un parte di cattiva gestione della politica sanitaria e, tra le altre, diceva anche che sicuramente vi è un ragionamento che coinvolge il punto delle politiche del malaffare. Queste erano le due cause che individuava. Ma, uscendo dalla genericità semplicistica, nelle due Regioni più significativamente toccate dal provvedimento - mi riferisco al Lazio e alla Campania - quali concrete patologie sono state individuate? Noi non potremo mai curare una malattia se non ne indichiamo con precisione la natura e le cause. (Applausi dei senatori Amato e Tomassini). Colleghi, non ho nessuna intenzione di essere interrotto anche da voi. Vi prego: il tempo è brevissimo.

PRESIDENTE. Senatore Manzione, gli applausi sono ammessi.

MANZIONE (Ulivo). Purché non li conteggi nel tempo.

PRESIDENTE. Glielo concedo; la prego.

MANZIONE (Ulivo). Allora, per evitare di essere considerato fazioso e portatore di conflitti per reticenza interessata, preferisco essere ancora più chiaro, occupandomi della Regione nella quale vivo (la Campania) e tralasciando il Lazio, del quale (a parte i recenti scandali emersi sui media) poco conosco del merito tecnico-gestionale.

In Regione Campania, onorevoli colleghi senatori, abbiamo un assessore alla sanità "esterno" (il dottor Angelo Montemarano) il quale - pur essendo continuamente impegnato per le varie campagne elettorali, anche congressuali - dal 2005, quindi da circa due anni si sta occupando anche del ripiano del deficit sanitario di quella Regione. Devono sapere i colleghi che buona parte di tale deficit per la Campania (forse in una misura che potremmo quantificare ben oltre il 30 per cento) proviene dalla più grossa Azienda sanitaria locale, la Napoli 1, che fino a due anni fa era governata dallo stesso attuale assessore Montemarano.

La luce del mio microfono sta lampeggiando; Presidente, la prego di integrare un po' di tempo.

PRESIDENTE. Senatore Manzione, deve avere fiducia nel Presidente! Vada avanti, purché non esageri.

MANZIONE (Ulivo). Presidente, non esagero né con il termine né con altro.

PRESIDENTE. Mi riferisco solo al tempo, non mi permetterei di riferirmi ad altro.

MANZIONE (Ulivo). Dicevo che fino a due anni fa era governata dallo stesso Montemarano che, giusto per dirla tutta, è stato direttore sanitario, sempre della ASL Napoli 1, dal 1996 al 1998, per diventarne poi il direttore generale dal 1998 fino al 2005, quando è diventato assessore, quindi sostanzialmente negli ultimi dieci anni.

Signor Presidente, la domanda che rivolgo retoricamente ai colleghi e a me stesso viene spontanea: è credibile pensare che chi ha provocato o concorso a creare una malattia, cioè il disavanzo, possa poi curarla o che, usando una metafora diversa, chi ha commesso il reato poi cerchi di individuare i colpevoli e le responsabilità? Mi sorprende che gli amici di Rifondazione Comunista, pur conoscendo i fatti, pur avendo fatto in Regione mille battaglie, tutte lodevoli e apprezzabili, su questo punto siano leggermente distratti, perché non approfondire questa tematica determina purtroppo il perpetrarsi di errori dannosi per il nostro Sud.

In Campania, Presidente, il deficit, oltre che dalla spesa farmaceutica, che determina un disavanzo che potremmo quantificare intorno al 18-19 per cento, nasce anche dalla circostanza che non esiste ancora alcuna forma controllata di accreditamento delle strutture private, il che determina una spesa assolutamente non prevedibile, non programmabile, non controllabile e quindi senza limiti. Sappiamo che la normativa che prevede il passaggio all'accreditamento definivo ha dieci anni. Perché da dieci anni non si procede all'accreditamento definitivo? È facile dirlo, perché con l'accreditamento provvisorio si evitano i controlli che dovrebbero determinare la chiusura delle strutture non a norma e pericolose e perché nella provvisorietà senza regole il potere discrezionale è più ampio e consente maggiore arbitrio e più abusi, e quindi un ritorno elettorale ancora maggiore.

Questa è la situazione più grave che incide direttamente sul deficit della nostra Regione, la Campania, perché, mancando i controlli sui contratti e sul numero delle prestazioni rese dalle strutture private provvisoriamente accreditate, si mantengono in vita strutture pubbliche che costano ma non producono, giacché le prestazioni che potrebbero rendere vengono svolte da privati. Tutto ciò...

PRESIDENTE. Senatore, le ho dato un minuto in più, ora deve concludere.

MANZIONE (Ulivo). Un minuto e concludo.

Tutto ciò è assurdo e inaccettabile, anche se riconosco al presidente Bassolino, lo voglio dire per onestà intellettuale, il grande senso di responsabilità che lo ha spinto a cercare di recuperare fondi sul mercato finanziario internazionale. Penso di avere reso il mio pensiero; riduco il mio intervento in omaggio alle pressioni del Presidente. Non voglio dilungarmi, però questa cura sperimentale di ripiano è costosissima e pericolosa. Mi rivolgo al Ministro: Ministro, è molto difficile condividere questa sperimentazione...

PRESIDENTE. Senatore Manzione, lei non può parlare di pressioni del Presidente. Le ho concesso oltre un minuto in più del suo tempo, ora concluda.

MANZIONE (Ulivo). Sto concludendo, Presidente.

PRESIDENTE. Deve concludere ora.

MANZIONE (Ulivo). Sto concludendo, grazie. È molto difficile, capisco che si tratta di argomenti un po' ostici per tutti, Presidente, ne prendo atto.

PRESIDENTE. No, questo non glielo consento: gli argomenti sono tutti uguali. Lei mi deve dare atto che le ho concesso più di un minuto, ora la prego di concludere.

MANZIONE (Ulivo). Sto concludendo, Presidente. Aspetto che il Ministro chiarisca sul tema il suo pensiero. Allo stato, devo purtroppo affermare che è molto difficile condividere responsabilità che, senza risolvere i problemi e senza garantire un servizio sanitario efficiente, di fatto continueranno a favorire il malaffare. Io non voglio essere corresponsabile di ciò. (Applausi dei senatori Castelli, Tecce e Tomassini).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

NOVI (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NOVI (FI). Signor Presidente, in realtà il collega Manzione, parlando della sanità in Campania, ha sorvolato su una delle responsabilità storiche di questo malgoverno, in primo luogo perché la voragine è di circa 3 miliardi di euro, in secondo luogo perché quella voragine...

PRESIDENTE. Senatore Novi, qual è il motivo del suo intervento? Se si tratta di fatto personale non può intervenire adesso, ma alla fine della seduta.

NOVI (FI). Non è per fatto personale.

PRESIDENTE. Non può intervenire. Abbiamo concluso il dibattito.

NOVI (FI). Allora parlerò in sede di illustrazione degli emendamenti, non ci sono problemi.

PRESIDENTE. In quel caso ne avrà pienamente diritto.

Ha facoltà di parlare il Ministro della salute, che invito a pronunziarsi anche sugli ordini del giorno presentati.

TURCO, ministro della salute. Signor Presidente, prima di fornire il parere sugli ordini del giorno volevo soffermarmi su tre questioni, avendo ascoltato il dibattito.

Da una lettura attenta del provvedimento e dalla contestualizzazione dello stesso nell'ambito della politica sanitaria che il Governo sta portando avanti si evince, o si evincerebbe, che la sfida che è contenuta in esso è molto impegnativa, tant'è che io ritengo sia fondamentale, come ho detto in sede di Commissioni riunite, che nella fase applicativa dei piani di rientro sia coinvolto il Parlamento. Noi sentiamo l'importanza di condividere questa difficile e impegnativa azione di efficienza del sistema sanitario non soltanto con le Regioni ma con l'insieme del Parlamento, perché la sfida è proprio questa: mettere sotto controllo la spesa sanitaria del nostro Paese e farlo in quelle Regioni che, nel corso di tanti anni, hanno accumulato debiti pesanti, debiti che, nel patto per la salute, nella legge finanziaria di cui questo è decreto applicativo, si stabilisce che debbano essere estinti entro il 2010.

Quindi vorrei rassicurare il senatore Manzione e dirgli che l'impegno di questo decreto attiene al rendere effettivo quanto stabilito nella finanziaria, mettendo tutte le Regioni in condizione di superare la situazione debitoria entro il 2010. Dunque l'intento del provvedimento è di aumentare l'efficienza della spesa sanitaria, nella consapevolezza che l'efficienza è l'altra faccia dell'equità, che l'efficienza è sostanziale per promuovere il dritto alla salute.

Vi è anche un altro elemento che è alla base di questo provvedimento: mi riferisco alla promozione dell'unitarietà del sistema, in quanto noi siamo per un federalismo solidale. (Commenti dai banchi del Gruppo LNP). Siamo per un federalismo solidale perché la tutela del diritto alla salute, sia attraverso il contenimento delle liste d'attesa, sia per promuovere le politiche di prevenzione, sia per estendere i centri di eccellenza, ha bisogno di un sistema sanitario unitario; un federalismo solidale, ed è questo l'intento del provvedimento, che abbia come obiettivo di far sì che tutte le Regioni, dal Lazio alla Sicilia, entro il 2010 azzerino i loro debiti. Ripeto, questo è l'intento del provvedimento: azzerare i debiti di qui al 2010. (Commenti dai banchi del Gruppo LNP. Proteste del senatore Polledri).

Questo è l'intento del provvedimento, applicativo di una norma della finanziaria, perché siamo consapevoli che il federalismo solidale e l'unitarietà del sistema richiedano che ciascuna Regione diventi efficiente.

CASTELLI (LNP). Vergognati!

TURCO, ministro della salute. Per fare questo, e mi dispiace che non sia stata richiamata, nella legge finanziaria è prevista - con misure che aveva adottato anche il Governo precedente, perché il tentativo di mettere sotto controllo la spesa risale anche al Governo precedente - una evoluzione della strumentazione normativa che si pone come sviluppo dei patti di stabilità e di contenimento della spesa avviati dai Governi precedenti, tant'è che noi li richiamiamo.

Vi è però una novità molto impegnativa per il Ministero della salute, per le Regioni e per il Ministero dell'economia che vorrei condividere con il Parlamento: i piani di rientro non sono soltanto stati condivisi nella loro elaborazione, ma hanno anche consentito - ed è una cosa importantissima - di fare chiarezza sull'entità dei debito e sulle ragioni che lo hanno prodotto. Oltre alla definizione dei suddetti piani, la strumentazione che è stata messa in atto nella finanziaria consentirà al Governo di controllare l'applicazione dei piani stessi. Noi controlleremo tale applicazione. La norma contenuta nella finanziaria di fatto prevede da parte delle Regioni che hanno pesanti debiti una cessione di sovranità.

Il piano di rientro sottoscritto dalle Regioni riguarda i seguenti punti: contenimento della spesa farmaceutica, abbattimento dei costi per quanto concerne beni e servizi, riconversione della rete ospedaliera, controllo dell'accreditamento tra pubblico e privato, promozione della medicina territoriale. Se leggerete i piani di rientro - io sarò felicissima di poterli consegnare al Parlamento - noterete che sono contenuti indirizzi molto severi che intervengono sui meccanismi di governo della spesa sanitaria.

POLLEDRI (LNP). Li abbiamo letti.

TURCO, ministro della salute. Le Regioni interessate che hanno sottoscritto il piano di rientro, oltre alla massimizzazione dell'IRAP e dell'IRPEF, oltre a tutte le misure che erano già state avviate dal Governo precedente, dovranno concordare con il Governo stesso - qui sta la cessione di sovranità - le delibere che poi verranno adottate per l'attuazione dei piani di rientro medesimi. C'è quindi una cessione di sovranità e io propongo in quest'Aula, come ho fatto in Commissione, che il controllo sull'attivazione dei piani di rientro sia esercitato anche dal Parlamento. La posta in gioco è grandissima ed è la tenuta del sistema sanitario pubblico, universalistico e solidale, perché sappiamo bene che il diritto alla salute significa avere le garanzie che le risorse stanziate siano spese nel modo adeguato. (Commenti del senatore Polledri).

Noi consideriamo l'efficienza un valore, l'altra faccia dell'equità. Questa è la sostanza contenuta nel provvedimento in esame e le risorse che sono state stanziate - il sottosegretario Sartor tratterà questa parte molto meglio di me - accompagnano le Regioni per un tempo limitato e hanno come obiettivo quello di far sì che situazioni pesantemente debitorie possano rientrare. Non c'è pertanto alcun fondo perduto, nessun assistenzialismo. Sono misure di accompagnamento, sulla base di criteri che hanno come obiettivo, appunto, quello contenuto nella finanziaria, ovvero l'azzeramento dei debiti entro il 2010. Insieme dovremo valutare come i piani di rientro gradualmente realizzino questo obiettivo.

Fatta tale premessa, vorrei esprimere il mio parere sugli ordini del giorno. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G1, pur non essendo per nulla accettabile la premessa, dal momento che noi siamo per l'efficienza e poiché questo provvedimento ha come obiettivo il ripiano dei debiti, accogliamo il dispositivo come raccomandazione.

Lo stesso discorso vale per l'ordine del giorno G2, di cui accogliamo il dispositivo come raccomandazione, pur non condividendone la premessa.

Dell'ordine del giorno G3 condividiamo il principio, però, come sapete, non è tecnicamente praticabile perché implica una separazione, all'interno del bilancio regionale, che è unico, delle voci correlate e delle spese per la salute. Si tratta infatti di un procedimento che va realizzato ma attualmente, come sapete, è tecnicamente impossibile.

Identico discorso vale per l'ordine del giorno G4, un principio condivisibile ma tecnicamente non applicabile, mentre il G5 è una raccomandazione per il futuro perché noi siamo per il federalismo fiscale, ci stiamo lavorando. (Commenti dal Gruppo LNP). Siamo per il federalismo solidale che significa prevenire le situazioni debitorie.

Sull'ordine del giorno G6 esprimo parere contrario perché nella legge finanziaria è stato tradotto il Patto per la salute siglato con le Regioni, che aumenta di 6,5 miliardi, dal 2006 al 2007, le risorse per i livelli essenziali di assistenza; prevede risorse certe, sempre per i livelli essenziali di assistenza, per i prossimi tre anni, e le misure di compartecipazione sono state condivise con le Regioni stesse.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G7, non ne condividiamo la premessa e non è vero neanche quanto riportato al secondo punto, cioè «appurato che il nuovo, straordinario, stanziamento statale non prevede alcuna misura sanzionatoria», perché vi sono i piani di rientro con le caratteristiche che vi ho indicato. Tuttavia, dal momento che lo spirito del nostro provvedimento è il superamento del debito e l'efficienza accogliamo il dispositivo dell'ordine del giorno.

Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G8, perché è contrario al principio del federalismo solidale, e sull'ordine del giorno G9, perché è già stato fatto quanto ivi richiesto: è stato adottato il decreto di riparto, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome.

Esprimo altresì parere contrario sugli ordini del giorno G10, G11 e G12.

Quanto all'ordine del giorno G13, il parere è contrario perché i necessari provvedimenti ivi indicati, finalizzati a reintrodurre misure di compartecipazione alla spesa farmaceutica, sono di competenza delle Regioni.

Siamo d'accordo sulla prima parte dell'ordine del giorno G14 relativa al federalismo fiscale che stiamo applicando, dacché stiamo prevedendo provvedimenti ad hoc. Il riferimento all'articolo 117 della Costituzione presente nella seconda parte del periodo è un po' provocatorio, perché è evidente che il Governo è tenuto a rispettare il riparto delle competenze. Quindi, il parere è contrario solo sulla seconda parte dell'ordine del giorno, dalle parole «e a» fino a «della stessa»; sul richiamo all'articolo 119 della Costituzione siamo d'accordo, mentre il riferimento all'articolo 117 ci sembra provocatorio, perché è evidente che il Governo agisce in tale contesto in quanto è tenuto a farlo.

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Ai sensi dell'articolo 96 del Regolamento del Senato, propongo di non passare all'esame degli articoli, perché mi sembra dalle dichiarazioni del Ministro che siano emersi elementi nuovi.

Il ministro Turco parla di provvedimento universalistico e di unitarietà. Da un'attenta lettura del titolo, ci si accorge però che esso reca disposizioni per il ripiano selettivo dei disavanzi. Ora ho sentito parlare anche di federalismo fiscale: non avendone trovato traccia all'interno del provvedimento, preferirei che non si passasse all'esame e alla votazione degli articoli, ma che si riesaminassero in altra sede.

NOVI (FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NOVI (FI). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole.

Inoltre, vorrei riprendere il discorso che avevo iniziato sulla Campania, Regione nella quale si è registrato un buco di ben 3 miliardi di euro nella gestione della sanità. Questo disastro, iniziato nel 1998, ha fatto sì che la tassazione regionale in Campania sia fra le più alte d'Italia e ha dato luogo anche a contaminazioni criminali. Infatti la Campania è l'unica Regione d'Italia nella quale è stata sciolta una ASL per infiltrazione camorristica.

Signor Presidente, ritengo che il decreto al nostro esame avrebbe dovuto tener conto, nella stabilizzazione delle essenziali deficienze debitorie di alcune Regioni, anche della storia politica e gestionale delle stesse. In Campania - hanno ragione alcuni colleghi del centro-sinistra - si verifica un malgoverno della sanità che è quasi familistico, perché siamo arrivati al punto che l'assessore regionale alla sanità, il dottor Montemarano, è stato anche promotore della candidatura di suo figlio, risultato il primo eletto (non a caso) nelle scorse elezioni amministrative a Napoli: è stato il candidato più forte. Quando la gestione della sanità rientra in un ambito familistico o in una gestione politica di correnti, allora significa che il degrado della gestione della sanità in Campania è totale, anche tenendo conto del fatto che esso si coniuga con infiltrazioni criminali.

La proposta deve essere sostenuta anche perché ritengo profondamente ingiusto che i cittadini campani debbano fronteggiare 3 miliardi di euro di deficit della sanità, soldi che sono stati anticipati per il ripianamento delle perdite dalla Morgan Stanley, una banca che vede al suo interno tra i funzionari di primo piano il figlio del Presidente della Regione Campania. Montemarano gestisce la sanità in funzione di aggregati parentali e la stessa cosa avviene per quanto riguarda la gestione del debito.

Tutto ciò è il segnale di come in quella Regione si sia arrivati ormai a livelli di disamministrazione mediorientale della cosa pubblica. (Applausi del senatore Sterpa).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della proposta di non passare all'esame degli articoli.

 

Verifica del numero legale

 

POLLEDRI (LNP). Chiedo la verifica del numero legale.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di non passare all'esame degli articoli, avanzata dal senatore Polledri.

Non è approvata.

 

Passiamo alla votazione degli ordini del giorno.

Ricordo che il Governo ha espresso parere contrario sulla prima parte dell'ordine del giorno G1, mentre ha accolto la seconda come raccomandazione, per cui si procederà alla votazione per parti separate.

Procediamo dunque alla votazione della prima parte.

 

GALLI (LNP). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «rapporti Stato-Regioni nel settore sanitario».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Senatore Galli, insiste per la votazione della restante parte dell'ordine del giorno?

 

GALLI (LNP). Insisto e chiedo che si proceda con la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della restante parte dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, dalle parole «impegna il Governo» fino alla fine.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

MANZIONE (Ulivo). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANZIONE (Ulivo). Signor Presidente, la mia postazione ha un problema tecnico. Dà da sola l'appoggio sul numero legale, quando lei lo richiede, e vota da sola.

Perlomeno, vorrei rivendicare il diritto di votare scegliendo il colore. Se fosse possibile provvedere la ringrazio fin d'ora.

PRESIDENTE. Fate ubbidire il dispositivo elettronico alla richiesta del senatore Manzione.

Il Governo ha espresso parere contrario sulla prima parte dell'ordine del giorno G2 e ha accolto la restante come raccomandazione, per cui si procederà alla votazione per parti separate.

Procediamo dunque alla votazione della prima parte.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno G2, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «garantiti dalla Costituzione».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Senatore Galli, insiste per la votazione della restante parte dell'ordine del giorno?

GALLI (LNP). Signor Presidente, insisto e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della restante parte dell'ordine del giorno G2, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, dalle parole «impegna il Governo» fino alla fine.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G3.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G3, presentato dal senatore Polledri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Gabana e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G5 è stato accolto dal Governo come raccomandazione. Senatore Galli, insiste per la votazione?

GALLI (LNP). Signor Presidente, ringrazio il Governo per la gentilezza. Così come un ordine del giorno non si nega a nessuno, ciò vale ancor di più per la raccomandazione. Anche se sarà bocciato, insisto per la votazione dell'ordine del giorno G5 e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G5, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G6.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G6, presentato dal senatore Polledri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, volevo pregarla di guardare in alto verso la parte destra dell'Aula. Alcune luci brillano in modo strano e non vorrei che ciò inficiasse il risultato del voto.

PRESIDENTE. La ringrazio per la segnalazione. I senatori segretari sono impegnati a verificare.

Ricordo che il Governo ha espresso parere contrario sulla prima parte dell'ordine del giorno G7 e parere favorevole sulla seconda, per cui si procederà alla votazione per parti separate.

Procediamo dunque alla votazione della prima parte dell'ordine del giorno G7.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno G7, presentato dal senatore Polledri e da altri senatori, fino alle parole «degli sprechi».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

(Il senatore Polledri si avvicina al banco del senatore Garraffa. Gli assistenti parlamentari si interpongono).

PRESIDENTE. Senatore Polledri, che succede? (Proteste dai banchi della LNP).

Onorevoli colleghi, provvediamo noi. State calmi. Vi prego di rivolgervi al Presidente, e in particolare ai senatori segretari, per ogni segnalazione relativa alle schede.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, mi offro quale testimone: il senatore Garraffa -e non è la prima volta che accade in questa legislatura, anzi è uso farlo spesso - ha insultato pesantemente un mio collega, il senatore Polledri. Credo che in qualche modo lei debba prendere delle misure nei confronti di questo senatore maleducato, come minimo, della cui intelligenza lasciamo tutti giudicare. Non credo sia tollerabile che questo signore si rivolga in tali termini ad un collega. (Applausi dal Gruppo LNP. Il senatore Garraffa chiede di poter intervenire).

PRESIDENTE. Per fatto personale dopo, senatore Garraffa, a conclusione di seduta. (Commenti dal Gruppo Ulivo).

GARRAFFA (Ulivo). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa intende intervenire, senatore Garraffa?

GARRAFFA (Ulivo). Per che cosa? Ha dato la parola al senatore Castelli, la deve dare anche a me.

PRESIDENTE. Prego.

GARRAFFA (Ulivo). Per una questione di chiarezza.

Il senatore Castelli ha giustamente fatto rilevare che il sistema elettronico non funziona bene. Io ho detto dal banco: «chiamiamo un elettricista», dopodiché quel signore lì che ha fatto il Robin Hood dell'operazione ha detto «cretino».

PRESIDENTE. Andiamo avanti con le votazioni.

La restante parte dell'ordine del giorno G7 è stata accolta dal Governo e pertanto non verrà posta in votazione.

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G8.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G8, presentato dal senatore Gabana e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G9 .

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Gabana e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G10.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G10, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G11.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G11, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G12.

GALLI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G12, presentato dal senatore Polledri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G13.

STORACE (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STORACE (AN). Signor Presidente, intervengo sull'ordine del giorno G13 per rivolgermi innanzitutto ai presentatori, i colleghi Polledri, Gabana e Galli, facendo un richiamo al contenuto dello stesso.

Vi si riesce a dire qualcosa (probabilmente sarà un problema di scrittura dell'ordine del giorno) che non è riuscito a dire nemmeno il peggiore dei detrattori della mia amministrazione: si parla addirittura di 11 miliardi di euro, si danno i numeri in maniera eccessiva. L'ordine del giorno G13 mi consente di intervenire, chiedendone il ritiro perché probabilmente è stato scritto in fretta, per motivare la mia posizione contraria (e credo quella del mio Gruppo) allo stesso, anche alla luce delle dichiarazioni del Ministro, che ringrazio per l'attenzione che vorrà dedicare al mio breve intervento.

Signor Ministro, il Gruppo di Alleanza Nazionale ha osservato l'iter di questo decreto-legge con l'attenzione che merita, senza stupirsi molto rispetto ai contenuti. Ella, nella replica odierna, ha parlato di disavanzi di debito che si trascina da tanti e tanti anni e questo è un passo avanti molto importante rispetto alla propaganda che si fa fuori dalle Aule del Parlamento quando si dice che si ha un nome e un cognome nella responsabilità del debito della Regione che mi è capitato di governare per volontà popolare. Questo lo considero un passo avanti.

Qual è il problema che ci impedisce di sostenere un decreto del genere? Prego il collega Cursi di farmi parlare con il Ministro, perché vorrei avere attenzione rispetto agli argomenti. Vede, signor Ministro, se si fa propaganda attorno a un decreto-legge poi è difficile trovare un punto d'intesa. Allora è necessario che si abbia l'onestà di dire al Parlamento quali sono i problemi strutturali delle Regioni, e di alcune Regioni, perché ad esempio la sanità della Regione Lazio (lo voglio fare con lo stesso spirito di onestà intellettuale del collega Manzione nei confronti della sua Regione) ha un problema che precede e segue la mia stessa amministrazione regionale.

Lo voglio dire anche ai colleghi degli altri Gruppi dell'opposizione, di cui rispetto la libertà di voto, ci mancherebbe altro. Ci sono stati molti assessori alla sanità in questa Regione: penso a quelli che precedettero la mia amministrazione, allora erano Partito Comunista, poi diventati Democratici di Sinistra; penso a quelli che hanno accompagnato la mia amministrazione, il Gruppo Forza Italia; penso a quelli che ci sono adesso.

Qual è il problema principale di questa Regione dal punto di vista strutturale (problema che va avanti da decenni)? È una Regione che ha una proliferazione di policlinici universitari e ciò significa anche la possibilità di impiegare la migliore gioventù del Paese. È una Regione, quando parliamo di sanità privata, che ha una proliferazione di sanità religiosa, la cosiddetta classificata; è quella, colleghi, che attrae malati da tutte le Regioni d'Italia.

Signor Ministro (mi dispiace che non riesca ad ascoltare, vorrei che avesse un po' di attenzione verso chi l'ha preceduta nel suo incarico, perché magari su alcune questioni ci si può intendere), lei ha ragione quando dice che la regola che sta nel decreto viene esattamente dalla regola che introducemmo, su mia proposta, nella finanziaria del Governo Berlusconi, scritta con i colleghi Vegas e Tremonti, cioè quella sull'affiancamento. A me fa piacere che quello che allora fu contestato furiosamente oggi venga accolto pacificamente.

Però lei, signor Ministro, ci deve aiutare ad avere chiarezza su questo bluff dei conti, perché sulle carte che lei ha portato qui (ed è questo l'errore, collega Polledri, nell'ordine del giorno), in nessuna parte si parla di 10 miliardi; di più: si parla di 2 miliardi di crediti, e non di debiti, che la Regione deve avere dallo Stato, si dimezza sostanzialmente il disavanzo dividendolo in parte tra l'amministrazione che è toccato presiedere a me e quella attuale, perché parliamo di quasi 3 miliardi di euro per il 2005-2006. Come è evidente, signor Presidente, rischiamo nel prossimo futuro di dover ricorrere ancora una volta all'approvazione di un decreto-legge che preveda il ripiano del disavanzo del Lazio, visto che per cause strutturali il disavanzo permane esattamente come in passato, se non peggiora.

Cosa c'è di diverso rispetto alla nostra amministrazione? Si è rinunciato al ticket sulla farmaceutica, si è rinunciato alle alienazioni degli ospedali pubblici, si sono transati fondi ingenti con i privati che hanno contribuito ad aumentare il disavanzo della Regione Lazio. Questa è la realtà di oggi. Vorrei, signora Ministro, che si facesse capire alla nuova amministrazione regionale - che, per stile, non voglio crocifiggere per le tante scelte sbagliate - che occorre finalmente porre attenzione nei confronti di tale situazione. Quando «L'espresso» - lo citava il collega Gramazio - pubblica la sua copertina, hai voglia a parlare dell'eredità! Gli strofinacci al presidente Marrazzo glieli abbiamo lasciati, ma il Policlinico versa nell'immondizia e nel degrado.

Sono questioni che lei, signora Ministro, ha il dovere di sollevare con forza nei confronti della nuova amministrazione regionale, altrimenti non serve venire in Parlamento. Rivolgendomi ai colleghi degli altri Gruppi della minoranza, ricordo che questi decreti li abbiamo approvati anno dopo anno.

Quello oggi al nostro esame è un decreto-legge che ha il vizio della propaganda, è un decreto che su alcune questioni non fa chiarezza. A questo provvedimento poi sono stati presentati emendamenti - su cui vorrei ascoltare il parere del Governo - che, addirittura, impongono il mancato esercizio dell'azione civile da parte dei creditori rispetto alla Regione (in particolare, vi è un emendamento presentato dal senatore Albonetti che mi preoccupa molto per il rischio d'impresa).

Vede, Ministro, ci sono questioni sulle quali c'è la possibilità, non di andare d'accordo perché sarà difficile, ma almeno di dire tutti la stessa verità. Sinceramente sono stanco di sentire frasi pubblicate sui giornali poi contraddette in Parlamento a causa dell'assenza di chiarezza sulle cifre. Credo allora che l'unico patto vero sia quello basato sulla verità, un patto che preveda di poter dire come stanno esattamente le cose. Nessuno può imputare ad una amministrazione i debiti di quella precedente (ci stiamo riferendo a fatti risalenti a dieci-venti anni fa). Ci vuole onestà, da questo punto di vista.

Concludo, signor Presidente, ricordando all'Aula che mettere insieme il caso Lazio e il caso Campania è sbagliato, perché mentre riscontriamo che tantissimi malati della Regione Campania si recano negli ospedali del Lazio per farsi curare, non troviamo alcun malato della Regione Lazio che va a farsi curare negli ospedali della Campania. Questo vorrà pur dire qualcosa!

Per troppo tempo si è cianciato di sanità privata. Lo voglio dire a chi fa lo spiritoso su certi episodi che nel Lazio sono stati fortunatamente scoperti, mentre in altre Regioni non sono stati neppure cercati. Questa è la verità, perché la sanità privata sta dappertutto. (Applausi dal Gruppo AN).

Ebbene, io posso vantare un orgoglio. Quando oggi si parla di sanità, in tutta Italia posso trovare tre strutture ospedaliere in più: l'Istituto tumori, il Policlinico di Tor Vergata e il Policlinico Sant'Andrea. Questa, colleghi, è sanità pubblica, non privata. (Applausi dal Gruppo AN).

GALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLI (LNP). Signor Presidente, a proposito di ciò che è stato appena detto, potrei osservare che in Lombardia ci sono, come attestato da un ente certificatore tedesco, sei dei dieci migliori ospedali europei. Chiudo la parentesi.

Noi non ce l'abbiamo con nessuno in particolare a livello personale, come abbiamo già sottolineato. Ci limitiamo a rilevare dei dati: se la cifra indicata di 11,2 miliardi è sbagliata, chi sa ci dica quanti sono. Io rilevo semplicemente che 2 miliardi li stanziamo con questo provvedimento e 5,8 - quasi 6 - sono anticipati dallo Stato. Arriviamo quindi a 8 miliardi di euro. Se non si tratta di 11, ma di 9 o 10 miliardi di euro la sostanza non cambia molto.

STORACE (AN). Ma cosa sta dicendo!

GALLI (LNP). Ricordiamo che la Lombardia ne ha zero.

A parte questo discorso - che, ripeto, non è personale perché non entriamo nel merito della buona fede di chi ha gestito le cose - rileviamo semplicemente i fatti. Se si vuole e qualcuno la conosce, si metta pure la cifra giusta.

Tuttavia, visto che l'obiettivo dell'ordine del giorno è quello di chiedere l'adozione di interventi che mirino ad un uso più responsabile del farmaco e la richiesta mi pare di buonsenso, non ci sentiamo di ritirare l'ordine del giorno G13, per il quale, anzi, chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G13, presentato dal senatore Polledri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G14.

Ricordo che su il Governo ha espresso parere favorevole relativamente alla prima parte, in cui si dice «Il Senato impegna il Governo a dare attuazione all'articolo 119 della Costituzione italiana». Rispetto alla seconda parte, mi scuso con il Ministro della salute, ma non ho capito molto bene perché il Governo consideri una forzatura la dizione «e a rispettare l'articolo 117 della stessa».

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LNP). Signor Ministro, non vuole esserci nessun argomento provocatorio. Il richiamo è nato dal fatto che c'è un numero di contenziosi davanti alla Corte costituzionale tra Stato e Regioni che giustifica la necessità di un'attenta valutazione, visto che spesso la Corte costituzionale ha dato ragione alle Regioni e torto allo Stato.

Quindi, chiediamo al Ministro di accogliere una dizione del tipo «impegna il Governo a dare attuazione all'articolo 119 e all'articolo 117 della Costituzione italiana», in modo che venga assicurata l'attuazione anche dell'articolo 117 per la parte concorrente.

 

PRESIDENTE. Invito il Ministro della salute a pronunziarsi sulla nuova formulazione dell'ordine del giorno G14 proposta dal senatore Calderoli.

TURCO, ministro della salute. Il Governo accoglie l'ordine del giorno così riformulato.

VIESPOLI (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (AN). Signor Presidente, vorrei precisare che il riferimento agli articoli 119 e 117 della Costituzione deve intendersi come un riferimento letterale. Come il Governo sa bene, infatti, c'è un'interpretazione manipolatoria dell'articolo 119.

Mi auguro quindi che il riferimento del Governo, che ha accolto l'ordine del giorno G14 nel testo riformulato, e del senatore Calderoli sia esattamente all'interpretazione letterale dell'articolo 119 che, come è noto, prevede le risorse aggiuntive per le aree sottoutilizzate.

CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LNP). Presidente, chiediamo comunque che si proceda alla votazione dell'ordine del giorno G14 (testo 2), e che essa avvengacon scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Calderoli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G14 (testo 2), presentato dal senatore Calderoli.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 5a e dalla 1a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI(ore 12,25)

LADU, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli emendamenti in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sugli emendamenti 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.20, 1.22, 1.47, 1.105, 1.106, 1.506, 1.507, 1.508, 1.509, 1.510, 1.511, 1.512, 1.513, 1.514, 1.515, 1.528, 1.529, 1.539, 1.540, 1.544 e 1.0.4. Esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti 1.98; 1.99, 1.100, 1.101, 1.102, 1.109, 1.505, 1.516, 1.517, 1.519, 1.520, 1.521, 1.522, 1.523, 1.524, 1.530 e 1.531.

Esprime quindi parere di nulla osta sui restanti emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 1.0.200 sul quale il parere è rinviato».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento 1.0.200 ed i relativi subemendamenti 1.0.200/1 e 1.0.200/2, esprime, per quanto di propria competenza, parere contrario sull'emendamento 1.0.200 e sul subemendamento 1.0.200/1 e parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sul subemendamento 1.0.200/2».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato l'emendamento 1.505 (testo 2), trasmesso dall'Assemblea e relativo al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere contrario».

«La 1a Commissione permanente, esaminati gli emendamenti riferiti al disegno dì legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, i seguenti pareri:

- parere contrario sugli emendamenti 1.81 e 1.82, con i quali si vincolano le Regioni a riduzioni di specifiche spese, in contrasto con il consolidato orientamento della giurisprudenza costituzionale alla luce del quale la legge statale può solo prescrivere obiettivi di contenimento della spesa pubblica, ma non imporre nel dettaglio le modalità e gli strumenti concreti da utilizzare per raggiungere quegli obiettivi;

- parere contrario sugli emendamenti 1.99 e 1.100, con i quali si prevede il ricorso a poteri sostitutivi, in particolare il commissariamento delle Regioni inadempienti agli obblighi derivanti dal piano di rientro del deficit sanitario, configurando in tal modo un potere sostitutivo dello Stato il cui esercizio non viene specificamente finalizzato e tipizzato;

- parere non ostativo sull'emendamento 1.505 invitando tuttavia a valutare l'opportunità di introdurre disposizioni che comportano un'incisiva compressione dell'autonomia negoziale dei privati e della tutela dei diritti, determinando situazioni di evidente e irragionevole disparità di trattamento tra le diverse categorie di creditori;

- parere non ostativo sui restanti emendamenti».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

GHIGO (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'emendamento 1.2 riprende alcune considerazioni già esplicitate dai miei colleghi precedentemente. Non voglio ricordare nel dettaglio gli elementi in contrasto con la Costituzione, ma gli articoli nei confronti dei quali il provvedimento in esame confligge: 3, 119, 117, 97 e 32.

Il Ministro, nella replica, ha più volte voluto rappresentare il decreto-legge al nostro esame come un provvedimento che va in direzione dell'attuazione di un federalismo solidale. Per quanto concerne poi l'ordine del giorno approvato, a firma del senatore Calderoli, relativo agli articoli 117 e 119, voglio ricordare che questo provvedimento confligge in modo particolare proprio con l'articolo 119, perché mette le Regioni nella disponibilità di accedere al debito, e con il 117, perché invade una competenza esclusiva delle Regioni.

Il provvedimento non è solidale, come lo ha definito il Ministro. Lo dico ai colleghi senatori che in quest'Aula rappresentano collegi, territori e Regioni che negli anni hanno intrapreso una politica di rigore nella gestione del sistema sanitario, anche attraverso l'inserimento di aliquote aggiuntive (IRPEF e IRAP) e in alcuni casi con considerazioni significative, come il concetto di compartecipazione e quindi l'inserimento di ticket sulla spesa farmaceutica e diagnostica, ciò mi porta a porre una domanda all'Assemblea e a tutti i colleghi, anche se per certi versi il senatore Manzione ha rappresentato una parte del problema sottolineando in modo evidentemente critico la cura che con questo provvedimento si vuole dare a tale meccanismo.

È evidente che le Regioni che negli anni hanno proceduto, nei confronti dei loro cittadini, ad inserire elementi di compartecipazione per finanziare i disavanzi sanitari, oggi si vedono superate da un provvedimento che le esclude totalmente dalla suddivisione di questo stanziamento.

Beninteso, non sono contrario allo stanziamento, perché conosco bene la situazione debitoria delle Regioni, ma credo che il sistema adottato - e con questo emendamento proponiamo un meccanismo diverso di destinazione delle risorse - sia iniquo per i motivi di carattere costituzionale che dicevo poc'anzi, ma soprattutto per questioni di modello. Infatti, cosa evinceranno le Regioni nel momento in cui questo provvedimento verrà approvato? Evinceranno che non devono più procedere attraverso l'impegno personale sul proprio territorio, ma semplicemente aspettare, come sempre è stato fatto, che il Governo ad un certo punto stanzi delle risorse per ripianare i loro debiti.

Quindi, proprio per evitare questo meccanismo, con grande difficoltà e fatica il Governo precedente e quello precedente ancora (ricordo in proposito il provvedimento «chi rompe paga» del sottosegretario Giarda) avevano cercato di inserire nel rapporto di gestione del Fondo sanitario un elemento culturale nuovo, di responsabilità.

Ebbene, questo provvedimento fa cadere qualsiasi elemento di responsabilità da parte delle Regioni, demandando, ancora una volta, il concetto di pagamento a piè di lista del sistema sanitario. Poiché il sistema sanitario - lo devo ammettere - con l'ultima finanziaria, come con quelle precedenti, ha avuto incrementi significativi, anche attraverso il Patto per la salute, credo che questo provvedimento sia confliggente e in netta contraddizione con il Patto medesimo. Ritengo, e immagino di non sbagliare, che in ambito di Conferenza Stato-Regioni il provvedimento non troverà il consenso unanime di tutte le Regioni, tant'è che alcune hanno già deciso di ricorrere alla Corte costituzionale per renderlo inefficace.

In buona sostanza, l'emendamento in esame ristabilisce il concetto di quota pro capite per l'80 per cento. Pertanto, il fondo di 3 miliardi di euro dovrebbe essere distribuito tra le Regioni in funzione del meccanismo di distribuzione del Fondo sanitario (tanto per intenderci la quota pro capite) e, per un 20 per cento, destinato a quelle Regioni che comunque solo adesso, e in modo retroattivo, procedono a piani di rientro che permettano loro di coprire il disavanzo sanitario.

Immagino che questo procedimento sarebbe più equo e solidale, signora Ministro, e non permetterebbe di disperdere al vento il patrimonio di cultura amministrativa che in questi anni, con l'aiuto di tutti (non voglio dire che è merito soltanto di una parte politica), siamo riusciti ad instaurare nel sistema sanitario nel rapporto tra Governo centrale e Regioni. (Applausi dal Gruppo FI).

ALBERTI CASELLATI (FI). Signor Presidente, l'emendamento proposto mira ad eliminare la disparità di trattamento che il provvedimento in questione ha creato nei confronti delle Regioni, ma soprattutto nei confronti dei cittadini.

È inaccettabile che si continuino a premiare le Regioni che creano disavanzo a danno di quelle virtuose, come il Veneto, indicato non da Forza Italia ma dall'Organizzazione mondiale della sanità come un esempio da seguire.

È singolare che si tolgano finanziamenti e quindi prestazioni a chi opera meglio. Non si nasconda il Ministro dietro un concetto di solidarietà. È falso. E' un provvedimento che favorisce soltanto alcune realtà (Applausi dal Gruppo FI), ma senza tener conto dell'erogazione dei servizi essenziali ai cittadini e senza prevedere l'attivazione di alcun controllo.

Con questo provvedimento si penalizzano i cittadini che in alcune Regioni perderanno servizi essenziali e si avvantaggiano altre Regioni e i loro apparati, come il Lazio e la Campania, senza che vi sia un controllo rigoroso sulla spesa e senza un vantaggio certo e reale in termini di servizi.

Signora Ministro, non si riorganizza il servizio sanitario con provvedimenti a pioggia indiscriminati - così si nega, si blocca lo sviluppo - ma solo responsabilizzando i comportamenti di spesa regionale, come avevamo fatto noi nella precedente legislatura con il Patto del 23 marzo 2005. Non c'è spinta verso l'efficienza senza ricorrere ad un concetto di responsabilità. È una cultura, quella della responsabilità, che manca - in questo settore come in altri - a questo Governo e che porterà i cittadini ad avere sempre più sfiducia nelle istituzioni per quella scarsa attenzione che oggi le stesse, come questo Governo, hanno nei confronti dei bisogni reali dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

SARTOR, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, desidero, in occasione della formulazione del parere sugli emendamenti, anche svolgere considerazioni più generali che stanno alla base del parere contrario che il Governo intende esprimere sugli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 1.505 e di quello governativo 1.0.200. Per opportunità di sintesi, gradirei lasciare una memoria scritta con la quale si dà piena argomentazione delle ragioni che intenderei ora sinteticamente riassumere.

L'obiettivo del provvedimento è quello di porre rimedio alla latente crisi finanziaria, senza pregiudicare il conseguimento degli obiettivi per il Patto della salute che sono stati enunciati per l'anno in corso e per gli anni successivi. La portata della crisi finanziaria è tale per cui non è immaginabile poter utilizzare le risorse correnti per ripianare i debiti passati.

Allo stesso tempo, preciso intendimento è quello di attuare dei concreti interventi che impediscano la formazione degli squilibri finanziari nel futuro. Le caratteristiche del provvedimento, nella sua integrità, che quindi inducono a non accogliere alcune modifiche emendative che ne cambierebbero l'impianto generale possono essere sinteticamente ricordate nei seguenti punti: innanzitutto, si tratta di una manovra di finanza straordinaria che ripartisce su un arco temporale adeguato, realisticamente adeguato, gli oneri del ripiano dei disavanzi che rimangono a carico delle Regioni. Va ricordato appunto anche l'obbligo di applicare le aliquote massime di prelievo per poter generare risorse finanziarie sufficienti.

Il secondo punto - particolarmente qualificante - è che il criterio di riparto è mirato a far accedere al provvedimento solamente le Regioni per le quali sono in atto le cosiddette procedure di affiancamento; quindi, modificare i criteri di riparto significherebbe estendere anche a Regioni per le quali non è in atto la procedura di affiancamento. La procedura è particolarmente importante perché vengono definite le azioni correttive, non solo finanziarie ma anche riconducibili a quello che può essere definito un piano industriale, e mirate proprio ad evitare che anche nel futuro si costituiscano gli elementi che stanno alla base dello squilibrio finanziario.

Quindi, vi è un'azione coercitiva che il Governo impone in capo alle Regioni e che si estrinseca in particolari interventi in funzione delle particolarità e delle cause particolari che sono alla base della generazione dei disavanzi. Quindi accogliere criteri diversi significa di fatto stravolgere completamente l'impianto del provvedimento nella sua interezza; non solo, significa anche riazzerare le procedure già da mesi avviate, che consistono in una prima fase ricognitiva nell'identificare le cause dei dissesti e successivamente nell'identificare le azioni correttive che obbligatoriamente devono essere fatte. Alcuni dei piani sono stati già firmati con le Regioni. Sono già stati sottoposti criteri di riparto alla Conferenza unificata Stato-Regioni, per cui modificare l'impianto del decreto significherebbe vanificare questa accurata azione, sinora intrapresa.

Questa è la motivazione che induce il Governo ad esprimere parere contrario non solo a questi emendamenti, ma anche agli altri che verranno successivamente discussi. Mi riservo - ripeto - di depositare agli atti una memoria scritta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.

MASSIDDA (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIDDA (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, sicuramente l'intervento del Ministro ha chiarito alcune posizioni e in gran parte non può che essere condivisibile, avendo egli enunciato dei princìpi che non possono che essere universali nella politica, soprattutto quando si parla di solidarietà e di privilegiare la qualità; sono argomenti che mi ricordano un po' che l'acqua è bagnata e cose del genere, tanto per far capire l'ovvietà, e che quindi non ci possono che trovare d'accordo.

Ciò che invece sento il dovere di segnalare, soprattutto alla maggioranza e a quei colleghi che non lo hanno letto, è che di fatto tale provvedimento crea un accesso agevolato esclusivamente a quattro Regioni. Guarda caso, sono le quattro Regioni che hanno sforato la spesa sanitaria molto di più di tutte le altre. Come già detto da chi mi ha preceduto, questo provvedimento sta di fatto premiando proprio i meno meritevoli, quindi sta disincentivando quelle Regioni cui molti di voi appartenete, che invece autonomamente, avendo sforato la spesa sanitaria, hanno deciso di fare un piano di rientro, con un intervento coraggioso, non solo sulle spese ma anche sull'IRPEF e sull'IRAP.

Quindi, quello che stiamo cercando di far capire è che tutta questa grande benevolenza che state ostentando è diretta esclusivamente a quattro Regioni, alle quali state chiedendo un piano di rientro ma senza fissare quei paletti e quelle garanzie che credo siano doverosi nei confronti di Regioni sfuggite a qualsiasi controllo e che hanno una spesa sanitaria eccessiva, proprio perché sono state incapaci di creare dei controlli.

Quindi, non siamo contrari ma favorevoli al principio di mettere tutte le Regioni nel 2010 in posizione di parità e di ciò ve ne era traccia anche nell'ultima finanziaria del Governo Berlusconi. Quello che contestiamo è che voi, di fatto, non state ponendo dei limiti e state continuando a dare eccessiva fiducia a chi invece a tale fiducia, e soprattutto a quella dei cittadini, è venuto meno.

Sapete che queste Regioni sono soprattutto quelle che faranno pagare le tasse... (Brusìo). Mi fa piacere che abbiate così a cuore la mia salute e quindi, per ringraziarvi della vostra benevolenza, abbasserò il tono della voce, anche se purtroppo ciò mi porterà via più tempo.

Anche se nei prossimi emendamenti potrò illustrare ulteriormente il concetto, chiedo che voi votiate favorevolmente questo emendamento, che interviene solo per correggere in senso qualitativo il provvedimento che state portando avanti. (Applausi dal Gruppo DCA-PRI-MPA).

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, la Lega Nord voterà a favore di questo emendamento. Ricordiamo che questo provvedimento costa ai padani e agli italiani più di 50 euro a testa, dalla culla fino alla fine, per pagare i privilegi del signor Marrazzo e del signor Bassolino e tutti gli ospedali non fatti e la malasanità realizzati con i soldi delle persone oneste del Nord e del Sud. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.2, presentato dal senatore Ghigo e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1.3, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.500.

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, con questo emendamento, che chiedo sia votato a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico, cerchiamo di chiedere misure per far sì che qualcuno paghi: in questo provvedimento non paga nessuno, non paga nessun dirigente.

Ci sono dirigenti delle ASL assunti per evidenti motivi politici, così come sono stati assunti maestri d'asilo e i tecnici di tribunale evidentemente perché hanno in tasca la tessera.

Inoltre, Presidente, poiché si è verificato il caso di una ASL di Napoli la quale ha scoperto un medico che ha prescritto - chiedo scusa - clisteri per un equivalente di 3 miliardi di vecchie lire, vorrei sapere se dobbiamo pagare anche questa spesa che va in un determinato posto al Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Senatore Polledri, non cerchi di limitare l'utilizzo di un presidio sanitario che è tra i più naturali della storia.

Procediamo con la votazione. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.500, presentato dal senatore Gabana e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.4.

GALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLI (LNP). Signor Presidente, sostengo ovviamente l'emendamento e vorrei anche intervenire a proposito di quanto ha detto il ministro Turco.

PRESIDENTE. Senatore Galli, ricordi che il suo Gruppo ha già utilizzato il tempo a sua disposizione.

GALLI (LNP). Volevo semplicemente sottolineare il fatto che, probabilmente, o il Ministro abita in un altro Paese o non conosce la realtà dei fatti: io non capisco veramente che cosa ci sia di federalista, che cosa ci sia di richiamo alla responsabilità in un provvedimento che semplicemente prende i soldi da una parte del Paese e li regala ad un'altra parte senza un minimo di richiesta di senso di responsabilità.

Ricordo che 3 miliardi non sono propriamente una cifretta. Capisco - come ho detto in altre occasioni - che quando si parla dei soldi degli altri chi se ne importa, però 3 miliardi di euro, per intenderci, è quanto costerebbe per esempio la BREBEMI, cioè quell'autostrada che eviterebbe a 300.000 bergamaschi di lontana memoria di passare ogni giorno tre ore al mattino e tre ore alla sera per andare semplicemente a lavorare e pagare le tasse con cui si coprono questi 3 miliardi. Quindi, con un provvedimento che vuol farsi passare sotto silenzio e che va solo a mettere una pezza, a coprire un buco, per esempio, per una Regione che può essere una Regione-Stato come la Lombardia, che aspetta da vent'anni un'autostrada che permetta ai suoi cittadini di lavorare, buttiamo via l'equivalente di quanto basterebbe a fare questa opera pubblica.

Allora, signor Ministro, oltre magari ad informarsi meglio, dia veramente un po' più di rispetto ai soldi che i cittadini pagano e ai cittadini che pagano queste tasse. (Applausi dal Gruppo LNP).

Su questo emendamento chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, lei correttamente, in base a quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo di ieri, ha richiamato già due volte - ribadisco: correttamente - il mio Gruppo al rispetto dei tempi. Però qui si sta evidenziando una questione: la ratio del contingentamento dei tempi, soprattutto quando siamo in presenza di un decreto-legge, credo sia quella di evitare che l'opposizione, o comunque le parti politiche che non vogliono a nessuno costo far passare un provvedimento, parlino senza nessun limite e facciano trascorrere i termini.

Si era stabilito, attraverso un opportuno cadenzamento dei lavori d'Aula, di arrivare a votare domani mattina. Ora stiamo assistendo al fatto che la maggioranza che ha, in quanto tale, un vasto numero di minuti a disposizione perché i tempi vengono ripartiti proporzionalmente alla consistenza dei Gruppi, non utilizza il suo tempo e i suoi senatori stanno zitti. Stanno zitti non so se perché vogliono anticipare le ferie del 25 aprile, atteso che questa è l'ultima votazione che faremo in Aula, oppure sono imbarazzati e non sanno come giustificare questo provvedimento che manderà i soldi, come ha dichiarato credo opportunamente il senatore Novi, in parte anche alla camorra.

Allora io non credo che la ratio del contingentamento sia quella di impedire ai Gruppi di parlare ma, appunto, quella di arrivare ad un voto nei termini stabiliti. Si era stabilito che a questo voto si sarebbe dovuti giungere domani mattina o comunque, nella migliore delle ipotesi, questa sera alle ore 21. Allora io chiedo alla Presidenza di interpretare la decisione dei Capigruppo in questo senso e lasciar parlare chi vuole parlare, e quindi non coartare il dibattito, perché non credo sia questa la ratio del Senato, in modo che si voti questa sera alle ore 21.

Chiedo che, se qualcuno ha qualcosa da dire, possa farlo senza essere costretto nella camicia di forza di un contingentamento che tra l'altro non vuole, come ho già detto, coartare il dibattito ma semplicemente garantire il voto nei termini previsti.

PRESIDENTE. Senatore Castelli, la Presidenza non può modificare i tempi di un'organizzazione dei lavori assunta all'unanimità. Se, nella loro generosità, i Gruppi di maggioranza - quelli dell'opposizione hanno praticamente tutti esaurito il tempo a disposizione - volessero cedere parte del loro tempo, siamo a disposizione nel trasferirlo.

STEFANI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

STEFANI (LNP). Signor Presidente, la mia dissidenza, in contrasto con l'entusiasmo e la voglia di lavorare dei senatori Galli, Polledri e Gabana, è data da una lettura sommaria che ho voluto fare di un disegno di legge, Atto Camera n. 5677, approvato in data 23 febbraio 1999: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 450, recante disposizioni per assicurare interventi urgenti di attuazione del Piano sanitario nazionale 1998-200017». Ciò che si sta dibattendo in quest'Aula è già stato fatto: abbiamo già provato ad intervenire. Io ho con me gli interventi dei deputati del Gruppo Lega Nord per l'indipendenza della Padania - se avrò ancora l'opportunità di intervenire, li espliciterò - che dicono quanto sia inutile provare a risanare un settore assolutamente insanabile, per volere del Governo, mentre le dichiarazioni della onorevole ministro Bindi del 1999 sono uguali, pedisseque a quelle del ministro Turco. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, in precedenza avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «per l'anno 2007».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.4 e gli emendamenti 1.5, 1.6, 1.7 e 1.8.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.501.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.501, presentato dal senatore Gabana e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.9, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «piani di rientro».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.9 e gli emendamenti 1.10, 1.11, 1.12 e 1.13.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.14.

MASSIDDA (DCA-PRI-MPA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIDDA (DCA-PRI-MPA). Signor Presidente, vorrei chiarire ai colleghi che la Ministra ha parlato di piano di rientro, ma se leggete il testo il piano di rientro è un termine molto generico.

Corriamo due rischi: o che si intervenga sull'IRPEF e sull'IRAP o che utilizzeremo i nostri ammalati come un bancomat da prosciugare. Il nostro dubbio è questo: di fronte a Regioni che in tutti questi anni, contrariamente ad altre Regioni, non hanno approntato alcun piano di rientro, alcun intervento, noi oggi diamo benevolmente 3 miliardi di euro, senza chiedere minimamente delle garanzie. Sarebbe stato legittimo - e credo sia legittimo chiedervelo - che questo atto fosse contemporaneo alla presentazione di un programma, ad una messa in atto di tutti quei provvedimenti che voi auspicate ma che non sono garantiti.

Io veramente rimango a bocca aperta perché state dando un assegno in bianco a chi già ha usato assegni a vuoto. (Applausi dal Gruppo FI).

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Presidente, qui noi chiediamo il piano di restituzione delle somme non con un mutuo trentennale. (Applausi dal Gruppo FI). Ricordo che non possiamo basarci solamente sulle parole del presidente Bassolino che vale per le sue dichiarazioni: fino a un mese fa aveva certificato il bilancio con un buco di 320 milioni; dopo dieci giorni questo bilancio era di 1 miliardo e 950 milioni di euro. Questi signori non hanno parola: almeno stendiamo nero su bianco la promessa del rientro.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.14, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.15.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «alla fine della lettera».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.15 e gli emendamenti da 1.16 a 1.23.

Metto ai voti l'emendamento 1.24, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.25.

POLLEDRI. Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.25, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.26.

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, con l'emendamento 1.26 si invoca semplicemente l'unità del territorio nazionale, perché non credo sia giusto che alcune Regioni abbiano aumentato l'IRAP e l'IRPEF ai massimi livelli mentre la Liguria ha utilizzato le pieghe e non le ha aumentate; in Lombardia si paga il ticket, ma non si paga in un'altra Regione. Se il territorio deve essere unito, allora tutti i debitori debbono mettere mano al portafoglio, non solamente i più fessi.

Inoltre, è necessario che chi ha sforato ricorra al portafoglio e attinga alle proprie risorse, come hanno fatto il rosso Piemonte, la rossa Basilicata e il bianco Veneto.

Su questo emendamento chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.26, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.28.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.28, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.27.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.27, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.29.

GALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLI (LNP). Signor Presidente, vorrei sottolineare che i partiti presenti in questo Senato che fanno dell'unità nazionale la propria bandiera, quando si tratta di far valere sempre l'unità nazionale votano in maniera diversa.

Per quanto riguarda l'emendamento 1.29, con esso si vuole instaurare un principio, che mi sembra anche la ministro Turco avesse anticipato prima: se veramente vogliamo portare tutti al senso di responsabilità, si deve coinvolgere l'intera popolazione del territorio.

Pertanto, se una Regione, per incapacità dei suoi amministratori o per qualunque altro motivo, non rientra nei parametri previsti, sfora e chiede alle altre Regioni di coprire i suoi buchi, non possiamo non chiedere anche ai cittadini di quella Regione di intervenire, anche solo per il motivo di far presente loro, nella maniera più diretta possibile (cioè costringendoli a mettere mano al portafoglio), ciò che i loro amministratori stanno facendo.

In fin dei conti, quegli amministratori non si comportano correttamente perché non rispondono di persona e perché è sempre qualcun'altro a pagare; i cittadini vengono a sapere le cose, ma non sono chiamati a partecipare direttamente e, quindi, si disinteressano a tali vicende.

Senso di responsabilità vuol dire senso di responsabilità globale. I cittadini devono sapere quanto pagano e come i propri amministratori utilizzano i soldi che pagano. Far pagare ai cittadini che sono male amministrati serve ai cittadini stessi a far cambiare la volta successiva gli amministratori, come avviene in tutti i Paesi normali del mondo. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).

Chiedo inoltre il voto elettronico su questo emendamento.

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione dell'emendamento 1.29, avviso tutti i senatori che è stato attivato solo il tabellone alla mia sinistra, perché quello di destra dà riscontri non coerenti.

Invito il senatore segretario a verificare la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Galli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.29, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.30.

FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma deve fare una dichiarazione molto stretta perché abbiamo sforato di dieci minuti il tempo a disposizione. È come il disavanzo della sanità!

FRANCO Paolo (LNP). Signor Presidente, credo che il sistema individuato da questo emendamento, volto a introdurre, oltre a misure fiscali da attivarsi sul proprio territorio, nuove compartecipazioni dei cittadini alla spesa sanitaria, non sia altro, al contrario di quanto ci ha detto il Ministro poco fa, che l'unico sistema di responsabilizzazione dei cittadini e quindi delle amministrazioni più vicine ai cittadini stessi - in questo caso le Regioni - per far sì che ci sia un diretto controllo da parte della cittadinanza alla spesa.

Quale sistema migliore che quello di legare appunto la spesa sanitaria e il recupero del deficit sanitario nelle Regioni ad un incremento fiscale all'interno delle Regioni stesse o alla creazione di nuove compartecipazioni? Chissà se a questo punto i cittadini, di fronte ad oneri davvero elevati, non pensino, nel momento in cui devono fare scelte elettorali, di affidarsi ad amministratori capaci!

Si tratta di un emendamento serio, l'unico di responsabilità. Signor Ministro, abbiamo sentito parlare in quest'Aula di solidarietà, ma la responsabilità ce la sogniamo. Questo è l'unico emendamento che parla in maniera chiara e specifica della necessità di legare strettamente il servizio che viene erogato alla fiscalità del luogo nel quale detto servizio viene erogato.

Chiedo quindi il voto favorevole sull'emendamento 1.30.

VIESPOLI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (AN). Signor Presidente, interpreto lo spirito di questo emendamento in maniera corretta, perché è giusta la sottolineatura che da ultimo ha svolto il collega: la solidarietà non può essere disgiunta dalla responsabilità.

Il problema, però, è che la compartecipazione ulteriore da parte dei cittadini purtroppo in alcune Regioni italiane si è già determinata, nel senso che in Regioni come la Campania ci troviamo di fronte a situazioni nelle quali la leva fiscale sia dell'IRPEF che dell'IRAP è stata utilizzata. Di fatto, quindi, ci troviamo in una situazione emergenziale.

Allora qual è il problema fondamentale? Premetto che non vorrei che qualcuno all'interno di quest'Aula volesse apparire più responsabile dei solidali senza responsabilità e più solidale dei responsabili senza solidarietà. Prendo atto che, nella memoria storica e nella responsabilità delle forze politiche, c'è anche chi dimentica di aver avuto assessori in quelle Regioni dove si sono determinati gli sfasci di carattere sanitario; ma responsabilità è anche quella di farsi carico del proprio passato, delle proprio vicende politiche e di quelle amministrative. Ciò detto, il problema fondamentale è di sanzionare quelle realtà dove tutto questo è frutto di spreco e di mala gestione e distinguere anche quelle situazioni in cui una parte di spesa sanitaria è determinata da criteri di riparto che creano questa condizione. Queste sono componenti di cui, se vogliamo davvero guardare agli interessi complessivi e all'equità di questo Paese, bisogna tenere conto. Credo che qualcuno debba considerare questo, perché c'è un sistema di riparto iniquo che, insieme allo spreco, che va sanzionato, determina condizioni a cui con equilibrio e responsabilità bisognerebbe tutti guardare. (Applausi dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.30, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.31.

 

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.31, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.32, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «di almeno il».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.32 e gli emendamenti 1.33, 1.34, 1.35 e 1.36.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.502.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 1.502, presentato dal senatore Gabana e da altri senatori, fino alle parole «ad estinguere».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.502 e l'emendamento 1.503.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.37.

GHIGO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHIGO (FI). Signor Presidente, volevo sottolineare, in relazione alle dichiarazioni fatte in quest'Aula dal Sottosegretario sulla metodologia di attuazione dei piani di rientro, che in base alle considerazioni espresse questi sembrerebbero essere già stati valutati. La procedura, invece, prevede che ciò avvenga in un secondo tempo. La contraddizione è che lo stanziamento, equivalente alla necessità di copertura del piano di rientro, è temporalmente sfalsato. Questo è un fatto che ritengo sia necessario mettere in dovuta evidenza in quanto non si possono rappresentare delle procedure come trasparenti quando, in realtà, esistono tavoli paralleli dove si stabilisce la cifra che viene poi inserita nel decreto. Tale procedura credo debba essere stigmatizzata.

A proposito del fatto che lo stanziamento di 3 miliardi di euro - secondo notizie giornalistiche - nelle intenzioni del Governo (e mi rivolgo al ministro Turco) andrebbe a copertura della cosiddetta decurtazione del ticket dei 10 euro, aggiungo che la cifra di 811 milioni di euro era stata demandata completamente a carico delle Regioni, che avrebbero dovuto provvedere a coprire queste risorse. Sembra - sottolineo «sembra» - che il Governo abbia intenzione, attraverso uno pseudo-accordo con le Regioni, di coprire questo disavanzo per una cifra equivalente alla metà.

Voglio far notare che questo provvedimento, nella opinione generale, è particolarmente iniquo e anche che esiste la contraddizione di uno stanziamento iniquo su fondi rotativi a favore di Regioni inadempienti, come ho già avuto modo di ribadire in miei precedenti interventi. A questa iniquità si aggiunge l'altra iniquità di non togliere completamente il balzello del ticket, così non lasciando libere le Regioni di non dover reperire questi 400 milioni di euro circa, cifra che nell'ambito dei bilanci regionali ha un peso considerevole.

Avendo fatto questo accenno ad una problematica che, probabilmente, affronteremo in una fase successiva, concludo dicendo che attraverso questo emendamento riteniamo di ricorrere alla suddivisione pro capite e non allo stanziamento come stabilito nella procedura presentata dal Governo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.37, presentato dal senatore Ghigo e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.38.

POLLEDRI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLLEDRI (LNP). Signor Presidente, nell'emendamento si richiede il rispetto degli obiettivi del Patto di stabilità. Il Patto di stabilità è un atto che dev'essere rispettato universalmente in tutto il Paese da tutti gli enti locali. Votare contro questo emendamento significa creare delle zone di extraterritorialità aventi per oggetto le Regioni e il loro disavanzo.

Questo, quindi, è un invito esplicito a tutte le Regioni, a tutti i Comuni, che hanno chiuso i bilanci in pareggio, per la prossima volta, a lasciare i conti in rosso. E noi diremo a tutte le amministrazioni, se il voto sarà contrario, di non credere più alle storie del Patto di stabilità. (Applausi dal Gruppo LNP) .

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1.38, presentato dal senatore Galli e da altri senatori, fino alle parole «patto di stabilità».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1.38 e gli emendamenti 1.39 e 1.40.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.41.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.41, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.42 .

 

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.42, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.43.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.43, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1411

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.44.

GALLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per pochi secondi però, perché siamo oltre i dieci minuti rispetto al tempo già superato.

GALLI (LNP). Signor Presidente, l'emendamento richiama il fatto che, contrariamente a quanto si pensa, in realtà la sanità non è sostenuta dalle tasse locali nel senso che tutti gli enti locali pagano comunque alla cassa centrale e quest'ultima redistribuisce le risorse. In questo modo viene a mancare qualsiasi collegamento di responsabilità diretta per cui arriviamo a situazioni come, per esempio, quella del Fondo di solidarietà nazionale, pagato al 57 per cento dalla sola Lombardia, o quella dell'IRAP che dovrebbe sostenere il sistema sanitario e che all'85 per cento è pagato sopra il Po.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.44, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.45.

POLLEDRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Polledri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.45, presentato dal senatore Galli e da altri senatori.

Dichiaro