Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Servizi di informazione e sicurezza e disciplina del segreto di Stato - Lavori preparatori della Legge 3 agosto 2007, n. 124 - Iter al Senato (A.S. 1335 e abb.): esame in sede referente (Seconda edizione)
Riferimenti:
AC n. 445/XV   AC n. 982/XV
AC n. 1401/XV   AC n. 1566/XV
AC n. 1822/XV   AC n. 1974/XV
AC n. 1976/XV   AC n. 1991/XV
AC n. 1996/XV   AC n. 2016/XV
AC n. 2038/XV   AC n. 2039/XV
AC n. 2040/XV   AC n. 2070/XV
AC n. 2087/XV   AC n. 2105/XV
AC n. 2124/XV   AC n. 2125/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 76    Progressivo: 3
Data: 17/09/2007
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
Altri riferimenti:
AS n. 1335/XV   AS n. 68/XV
AS n. 139/XV   AS n. 246/XV
AS n. 280/XV   AS n. 328/XV
AS n. 339/XV   AS n. 360/XV
AS n. 367/XV   AS n. 765/XV
AS n. 802/XV   AS n. 972/XV
AS n. 1190/XV   AS n. 1203/XV

SIWEB

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

 

File: ac0161c4.doc

 

 


INDICE

 

Iter al Senato

Disegni di legge

§      A.S. 1335, (on. Ascierto ed altri), Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto (approvato dalla Camera dei deputati il 15 febbraio 2007)5

§      A.S. 68, (sen. Malabarba), Norme in materia di durata del segreto di Stato e modifica dell’articolo 204 del codice di procedura penale concernente l’esclusione del segreto di Stato per i reati commessi per finalità di terrorismo e di eversione e per i delitti di strage  57

§      A.S. 139, (sen. Mantovano ed altri), Norme sulla riforma dell’organizzazione e dei processi relativi alla politica informativa e di sicurezza  61

§      A.S. 246, (sen. Bulgarelli ed altri), Disposizioni in materia di accesso ai documenti di Stato e istituzione di una Commissione per la desecretazione degli atti di Stato  99

§      A.S. 280, (sen. Vitali ed altri), Disposizioni concernenti la non opponibilità del segreto di Stato nel corso di procedimenti penali relativi a delitti di strage e terrorismo  107

§      A.S. 328, (sen. Ramponi), Nuovo ordinamento dei servizi di informazione per la sicurezza e disciplina del segreto di Stato  113

§      A.S. 339, (sen. Cossiga), Riforma dei Servizi di informazione e di sicurezza  131

§      A.S. 360, (sen. Cossiga), Nuovo ordinamento dei servizi di informazione e sicurezza  177

§      A.S. 367, (sen. Cossiga), Attribuzione al Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazioni di sicurezza e per il segreto di Stato (COPACO) di compiti e correlative funzioni afferenti al contrasto, alla prevenzione e alla repressione del terrorismo interno e internazionale, nonché attribuzione in via permanente dei poteri di commissione parlamentare d’inchiesta  225

§      A.S. 765, (sen. Cossiga), Disposizioni in materia di segretezza delle comunicazioni degli agenti dei servizi di informazione e sicurezza  233

§      A.S. 802 (sen. M. Brutti), Nuove norme sul sistema di informazione per la sicurezza e sul segreto di Stato  237

§      A.S. 972, (sen. Ripamonti), Nuove norme in materia di esclusione del segreto di Stato per i reati commessi con finalità di terrorismo e per i delitti di strage ed estensione delle disposizioni del codice di procedura penale relative al segreto di Stato ai processi penali che proseguono con le norme previgenti289

§      A.S. 1190, (sen. Caprili ed altri), Riforma dell’ordinamento del sistema delle informazioni per la sicurezza  293

§      A.S. 1203, (sen. Cossiga), Norme di principio sulla fiducia internazionale e abrogazione della legge 24 ottobre 1977, n.  801, in materia di istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato  369

Esame in sede referente

-       1a Commissione (Affari costituzionali)

Seduta del 27 marzo 2007  375

Seduta del 28 marzo 2007  379

Seduta del 17 aprile 2007  383

Seduta del 18 aprile 2007  385

Seduta dell’8 maggio 2007  389

Seduta del 15 maggio 2007  391

Seduta del 30 maggio 2007  393

Seduta del 12 giugno 2007  433

Seduta del 13 giugno 2007  435

Seduta del 14 giugno 2007  439

Seduta del 19 giugno 2007  445

Seduta del 27 giugno 2007  453

Seduta del 10 luglio 2007  455

Seduta dell’11 luglio 2007  465

Seduta del 17 luglio 2007  473

 

 


Iter al Senato

 


Disegni di legge

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 1335

DISEGNO DI LEGGE
approvato dalla Camera dei deputati il 15 febbraio 2007, in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge

d’iniziativa dei deputati ASCIERTO (445); ZANOTTI, LENZI, BAFILE, BELLILLO, BOFFA, BORGHESI, BRANDOLINI, BUCCHINO, BURGIO, BURTONE, CACCIARI, CARDANO, CARTA, CASSOLA, D’ANTONA, DE ZULUETA, DEIANA, D’ELIA, DURANTI, FARINA Gianni, FIANO, FONTANA Cinzia Maria, FRIGATO, GENTILI, GHIZZONI, GIULIETTI, GRASSI, GRILLINI, LO MONTE, LONGHI, LUMIA, MARIANI, MURA, NICCHI, RAMPI, ROSSI GASPARRINI, ROTONDO, SAMPERI, SINISCALCHI, SQUEGLIA, SUPPA, TOLOTTI, TRANFAGLIA, TRUPIA e VOLPINI (982); NACCARATO (1401); MATTARELLA, AMICI e NACCARATO (1566); ASCIERTO (1822); GALANTE, LICANDRO, DILIBERTO, SGOBIO, BELLILLO, CANCRINI, CESINI, CRAPOLICCHIO, DE ANGELIS, NAPOLETANO, PAGLIARINI, PIGNATARO Ferdinando Benito, SOFFRITTI, TRANFAGLIA, VACCA e VENIER (1974); DEIANA (1976); FIANO (1991); GASPARRI, BOCCHINO e LA RUSSA (1996); MASCIA (2016); BOATO (2038); BOATO (2039); BOATO (2040); SCAJOLA, BRESSA, D’ALIA e FIANO (2070); D’ALIA (2087); MARONI, COTA, ALESSANDRI, ALLASIA, BODEGA, BRICOLO, BRIGANDÌ, CAPARINI, DOZZO, DUSSIN, FAVA, FILIPPI, FUGATTI, GARAVAGLIA, GIBELLI, GIORGETTI Giancarlo, GOISIS, GRIMOLDI, LUSSANA, MONTANI, PINI, POTTINO E STUCCHI (2105); COSSIGA (2124); COSSIGA (2125)

(V. Stampato Camera nn.445, 982, 1401, 1566, 1822, 1974, 1976, 1991, 1996, 2016, 2038, 2039, 2040, 2070, 2087, 2105, 2124 e 2125)

 

Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza
il 19 febbraio 2007

¾¾¾¾¾¾¾¾

Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica
e nuova disciplina del segreto

¾¾¾¾¾¾¾¾


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Capo I

STRUTTURA DEL SISTEMA

DI INFORMAZIONE PER LA

SICUREZZA DELLA REPUBBLICA

 

Art. 1.

(Competenze del Presidente

del Consiglio dei ministri)

1. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuiti, in via esclusiva:

a) l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza, nell’interesse e per la difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento;

b) l’apposizione e la tutela del segreto di Stato;

c) la conferma dell’opposizione del segreto di Stato;

d) la nomina e la revoca del direttore generale e di uno o più vice direttori generali del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza;

e) la nomina e la revoca dei direttori e dei vice direttori dei servizi di sicurezza;

f) la determinazione dell’ammontare annuo delle risorse finanziarie per i servizi di sicurezza e per il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, di cui dà comunicazione al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30.

2. Ai fini dell’esercizio delle competenze di cui alle lettere b) e c) del comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri opera come Autorità nazionale per la sicurezza, determinando i criteri per l’apposizione e l’opposizione del segreto ed emanando le disposizioni necessarie per la sua tutela amministrativa, nonché quelle relative al rilascio e alla revoca dei nulla osta di sicurezza.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri provvede al coordinamento delle politiche dell’informazione per la sicurezza, impartisce le direttive e, sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, emana ogni disposizione necessaria per l’organizzazione e il funzionamento del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

 

Art. 2.

(Sistema di informazione

per la sicurezza della Repubblica)

1. Il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), dall’Autorità delegata di cui all’articolo 3, ove istituita, dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), dal Servizio di informazione per la sicurezza esterna (SIE) e dal Servizio di informazione per la sicurezza interna (SIN).

2. Ai fini della presente legge, per «servizi di sicurezza» si intendono il SIE e il SIN.

 

Art. 3.

(Autorità delegata)

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, ove lo ritenga opportuno, può delegare le funzioni che non sono ad esso attribuite in via esclusiva soltanto ad un Ministro senza portafoglio o ad un Sottosegretario di Stato, di seguito denominati «Autorità delegata».

2. L’Autorità delegata non può esercitare funzioni di governo ulteriori rispetto a quelle ad essa delegate dal Presidente del Consiglio dei ministri a norma della presente legge.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri è costantemente informato dall’Autorità delegata sulle modalità di esercizio delle funzioni delegate e, fermo restando il potere di direttiva, può in qualsiasi momento avocare l’esercizio di tutte o di alcune di esse.

4. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 9 della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni, non è richiesto il parere del Consiglio dei ministri per il conferimento delle deleghe di cui al presente articolo al Ministro senza portafoglio.

 

Art. 4.

(Dipartimento delle informazioni

per la sicurezza)

1. Per lo svolgimento dei compiti di cui al comma 3 è istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS).

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri e l’Autorità delegata, ove istituita, si avvalgono del DIS per l’esercizio delle loro competenze, al fine di assicurare piena unitarietà nella programmazione della ricerca informativa del Sistema di informazione per la sicurezza, nonché nelle analisi e nelle attività operative dei servizi di sicurezza.

3. Il DIS svolge i seguenti compiti:

a) coordina l’intera attività di informazione per la sicurezza, verificando altresì i risultati delle attività svolte dal SIE e dal SIN, ferma restando la competenza dei predetti servizi relativamente alle attività di ricerca informativa e di collaborazione con i servizi di sicurezza degli Stati esteri;

b) è costantemente informato delle operazioni di competenza dei servizi di sicurezza e trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri le informative e le analisi prodotte dal Sistema di informazione per la sicurezza;

c) raccoglie le informazioni, le analisi e i rapporti provenienti dai servizi di sicurezza, dalle Forze armate e di polizia, dalle amministrazioni dello Stato e da enti di ricerca anche privati; ferma l’esclusiva competenza del SIE e del SIN per l’elaborazione dei rispettivi piani di ricerca operativa, elabora analisi strategiche o relative a particolari situazioni; formula valutazioni e previsioni, sulla scorta dei contributi analitici settoriali del SIE e del SIN;

d) elabora, anche sulla base delle informazioni e dei rapporti di cui alla lettera c), analisi globali da sottoporre al CISR, nonché progetti di ricerca informativa, sui quali decide il Presidente del Consiglio dei ministri, dopo avere acquisito il parere del CISR;

e) promuove e garantisce, anche attraverso riunioni periodiche, lo scambio informativo tra il SIE, il SIN e le forze di polizia; comunica al Presidente del Consiglio dei ministri le acquisizioni provenienti dallo scambio informativo e i risultati delle riunioni periodiche;

f) trasmette, su disposizione del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il CISR, informazioni e analisi ad amministrazioni pubbliche o enti, anche ad ordinamento autonomo, interessati all’acquisizione di informazioni per la sicurezza;

g) elabora, d’intesa con il SIE e il SIN, il piano di acquisizione delle risorse umane e materiali e di ogni altra risorsa comunque strumentale all’attività dei servizi di sicurezza, da sottoporre all’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri;

h) sentiti il SIE e il SIN, elabora e sottopone all’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri lo schema del regolamento di cui all’articolo 21, comma 1;

i) esercita il controllo sul SIE e sul SIN, verificando la conformità delle attività di informazione per la sicurezza alle leggi e ai regolamenti, nonché alle direttive e alle disposizioni del Presidente del Consiglio dei ministri. Per tale finalità, presso il DIS è istituito un ufficio ispettivo le cui modalità di organizzazione e di funzionamento sono definite con il regolamento di cui al comma 6. L’ufficio ispettivo, nell’ambito delle competenze definite con il predetto regolamento, può svolgere, anche a richiesta del direttore generale del DIS, autorizzato dal Presidente del Consiglio dei ministri, inchieste interne su specifici episodi e comportamenti verificatisi nell’ambito dei servizi di sicurezza;

l) vigila sulla corretta applicazione delle disposizioni emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri in materia di tutela amministrativa del segreto;

m) cura le attività di promozione e diffusione della cultura della sicurezza e la comunicazione istituzionale;

n) impartisce gli indirizzi per la gestione unitaria del personale di cui all’articolo 21, secondo le modalità definite dal regolamento di cui al comma 1 del medesimo articolo.

4. La direzione generale del DIS è affidata ad un dirigente di prima fascia o equiparato dell’amministrazione dello Stato, la cui nomina e revoca spettano in via esclusiva al Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il CISR. L’incarico ha comunque la durata massima di quattro anni ed è rinnovabile per una sola volta. Per quanto previsto dalla presente legge, il direttore del DIS è il diretto referente del Presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata, ove istituita, salvo quanto previsto dall’articolo 6, comma 5, e dall’articolo 7, comma 5, ed è gerarchicamente e funzionalmente sovraordinato al personale del DIS e degli uffici istituiti nell’ambito del medesimo Dipartimento.

5. Il Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il direttore generale del DIS, nomina uno o più vice direttori generali; il direttore generale affida gli altri incarichi nell’ambito del Dipartimento, ad eccezione degli incarichi il cui conferimento spetta al Presidente del Consiglio dei ministri.

6. L’ordinamento e l’organizzazione del DIS e degli uffici istituiti nell’ambito del medesimo Dipartimento sono disciplinati con apposito regolamento.

7. Il regolamento previsto dal comma 6 istituisce l’ufficio ispettivo di cui al comma 3, lettera i), attuando i seguenti criteri:

a) agli ispettori è garantita piena autonomia e indipendenza di giudizio nell’esercizio delle funzioni di controllo;

b) salva specifica autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri o dell’Autorità delegata, ove istituita, i controlli non devono interferire con le operazioni in corso;

c) sono previste per gli ispettori specifiche prove selettive e un’adeguata formazione;

d) non è consentito il passaggio di personale dall’ufficio ispettivo ai servizi di sicurezza;

e) gli ispettori, previa autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri o dell’Autorità delegata, ove istituita, possono accedere a tutti gli atti conservati presso i servizi di sicurezza e presso il DIS; possono altresì acquisire, tramite il direttore generale del DIS, altre informazioni da enti pubblici e privati.

 

Art. 5.

(Comitato interministeriale

per la sicurezza della Repubblica)

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR) con funzioni di consulenza, proposta e deliberazione sugli indirizzi e sulle finalità generali della politica dell’informazione per la sicurezza.

2. Il Comitato elabora gli indirizzi generali e gli obiettivi fondamentali da perseguire nel quadro della politica dell’informazione per la sicurezza, delibera sulla ripartizione delle risorse finanziarie tra il DIS e i servizi di sicurezza e sui relativi bilanci preventivi e consuntivi.

3. Il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri ed è composto dall’Autorità delegata, ove istituita, dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell’interno, dal Ministro della difesa, dal Ministro della giustizia e dal Ministro dell’economia e delle finanze.

4. Il direttore generale del DIS svolge le funzioni di segretario del Comitato.

5. Il Presidente del Consiglio dei ministri può chiamare a partecipare alle sedute del Comitato, anche a seguito di loro richiesta, senza diritto di voto, altri componenti del Consiglio dei ministri, i direttori del SIE e del SIN, nonché altre autorità civili e militari di cui di volta in volta sia ritenuta necessaria la presenza in relazione alle questioni da trattare.

 

Art. 6.

(Servizio di informazione

per la sicurezza esterna)

1. È istituito il Servizio di informazione per la sicurezza esterna (SIE), al quale è affidato il compito di ricercare ed elaborare nei settori di competenza tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica, anche in attuazione di accordi internazionali, dalle minacce provenienti dall’estero.

2. Spettano al SIE inoltre le attività in materia di controproliferazione concernenti i materiali strategici, nonché le attività di informazione per la sicurezza, che si svolgono al di fuori del territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia.

3. È, altresì, compito del SIE individuare e contrastare al di fuori del territorio nazionale le attività di spionaggio dirette contro l’Italia e le attività volte a danneggiare gli interessi nazionali.

4. Il SIE può svolgere operazioni sul territorio nazionale soltanto in collaborazione con il SIN, quando tali operazioni siano strettamente connesse ad attività che lo stesso SIE svolge all’estero. A tal fine il direttore generale del DIS provvede ad assicurare le necessarie forme di coordinamento e di raccordo informativo, anche al fine di evitare sovrapposizioni funzionali o territoriali.

5. Il SIE risponde al Presidente del Consiglio dei ministri.

6. Il SIE informa tempestivamente e con continuità il Ministro della difesa, il Ministro degli affari esteri e il Ministro dell’interno per i profili di rispettiva competenza.

7. Il Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto, nomina e revoca il direttore del SIE, scelto tra dirigenti di prima fascia o equiparati dell’amministrazione dello Stato, sentito il CISR. L’incarico ha comunque la durata massima di quattro anni ed è rinnovabile per una sola volta.

8. Il direttore del SIE riferisce costantemente sull’attività svolta al Presidente del Consiglio dei ministri o all’Autorità delegata, ove istituita, per il tramite del DIS; presenta al CISR, per il tramite del direttore generale del DIS, un rapporto annuale sul funzionamento e sull’organizzazione del Servizio.

9. Il Presidente del Consiglio dei ministri nomina e revoca, sentito il direttore del SIE, uno o più vice direttori. Il direttore del SIE affida gli altri incarichi nell’ambito del Servizio.

10. L’organizzazione e il funzionamento del SIE sono disciplinati con apposito regolamento.

 

Art. 7.

(Servizio di informazione

per la sicurezza interna)

1. È istituito il Servizio di informazione per la sicurezza interna (SIN), al quale è affidato il compito di ricercare ed elaborare nei settori di competenza tutte le informazioni utili a difendere, anche in attuazione di accordi internazionali, la sicurezza interna della Repubblica e le istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento da ogni minaccia, da ogni attività eversiva e da ogni forma di aggressione criminale o terroristica.

2. Spettano al SIN le attività di informazione per la sicurezza, che si svolgono all’interno del territorio nazionale, a protezione degli interessi politici, militari, economici, scientifici e industriali dell’Italia.

3. È, altresì, compito del SIN individuare e contrastare all’interno del territorio nazionale le attività di spionaggio dirette contro l’Italia e le attività volte a danneggiare gli interessi nazionali.

4. Il SIN può svolgere operazioni all’estero soltanto in collaborazione con il SIE, quando tali operazioni siano strettamente connesse ad attività che lo stesso SIN svolge all’interno del territorio nazionale. A tal fine il direttore generale del DIS provvede ad assicurare le necessarie forme di coordinamento e di raccordo informativo, anche al fine di evitare sovrapposizioni funzionali o territoriali.

5. Il SIN risponde al Presidente del Consiglio dei ministri.

6. Il SIN informa tempestivamente e con continuità il Ministro dell’interno, il Ministro degli affari esteri e il Ministro della difesa per i profili di rispettiva competenza.

7. Il Presidente del Consiglio dei ministri nomina e revoca, con proprio decreto, il direttore del SIN, scelto tra i dirigenti di prima fascia o equiparati dell’amministrazione dello Stato, sentito il CISR. L’incarico ha comunque la durata massima di quattro anni ed è rinnovabile per una sola volta.

8. Il direttore del SIN riferisce costantemente sull’attività svolta al Presidente del Consiglio dei ministri o all’Autorità delegata, ove istituita, per il tramite del DIS; presenta al CISR, per il tramite del direttore generale del DIS, un rapporto annuale sul funzionamento e sull’organizzazione del Servizio.

9. Il Presidente del Consiglio dei ministri nomina e revoca, sentito il direttore del SIN, uno o più vice direttori. Il direttore del SIN affida gli altri incarichi nell’ambito del Servizio.

10. L’organizzazione e il funzionamento del SIN sono disciplinati con apposito regolamento.

 

Art. 8.

(Esclusività delle funzioni attribuite

al DIS, al SIE e al SIN)

1. Le funzioni attribuite dalla presente legge al DIS, al SIE e al SIN non possono essere svolte da nessun altro ente, organismo o ufficio.

2. Il II Reparto - Informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa (RIS) svolge esclusivamente compiti di carattere tecnico militare e di polizia militare e non è parte del Sistema di informazione per la sicurezza. Il RIS agisce in stretto collegamento con il SIE secondo la disciplina regolamentare approvata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, emanato previa deliberazione del CISR, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

Capo II

DISPOSIZIONI ORGANIZZATIVE

 

Art. 9.

(Tutela amministrativa del segreto

e nulla osta di sicurezza)

1. È istituito nell’ambito del DIS, ai sensi dell’articolo 4, comma 6, l’Ufficio centrale per la segretezza (UCSe), che svolge funzioni direttive e di coordinamento, di consulenza e di controllo sull’applicazione delle norme di legge, dei regolamenti e di ogni altra disposizione in ordine alla tutela amministrativa del segreto di Stato e alle classifiche di segretezza di cui all’articolo 42.

2. Competono all’UCSe:

a) gli adempimenti istruttori relativi all’esercizio delle funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri quale Autorità nazionale per la sicurezza, a tutela del segreto di Stato;

b) lo studio e la predisposizione delle misure volte a garantire la sicurezza di tutto quanto è coperto dalle classifiche di segretezza di cui all’articolo 42, con riferimento sia ad atti, documenti e materiali, sia alla produzione industriale;

c) il rilascio e la revoca dei nulla osta di sicurezza (NOS), previa acquisizione del parere dei direttori dei servizi di sicurezza e, ove necessario, del Ministro della difesa e del Ministro dell’interno;

d) la conservazione e l’aggiornamento di un elenco completo di tutti i soggetti muniti di NOS.

3. Il NOS ha la durata di cinque anni per la classifica di segretissimo e di dieci anni per le altre classifiche di segretezza indicate all’articolo 42, fatte salve diverse disposizioni contenute in trattati internazionali ratificati dall’Italia. A ciascuna delle classifiche di segretezza corrisponde un distinto livello di NOS.

4. Il rilascio del NOS è subordinato all’effettuazione di un preventivo procedimento di accertamento diretto ad escludere dalla conoscibilità di notizie, documenti, atti o cose classificate ogni soggetto che non dia sicuro affidamento di scrupolosa fedeltà alle istituzioni della Repubblica, alla Costituzione e ai suoi valori, nonché di rigoroso rispetto del segreto.

5. Al fine di consentire l’accertamento di cui al comma 4, le Forze armate, le Forze di polizia, le pubbliche amministrazioni e i soggetti erogatori dei servizi di pubblica utilità collaborano con l’UCSe per l’acquisizione di informazioni necessarie al rilascio dei NOS, ai sensi degli articoli 12 e 13.

6. Prima della scadenza del termine di cui al comma 3, l’UCSe può revocare il NOS se, sulla base di segnalazioni e di accertamenti nuovi, emergono motivi di inaffidabilità a carico del soggetto interessato.

7. Il regolamento di cui all’articolo 4, comma 6, disciplina il procedimento di accertamento preventivo di cui al comma 4 del presente articolo, finalizzato al rilascio del NOS, nonché gli ulteriori possibili accertamenti di cui al comma 6, in modo tale da salvaguardare i diritti dei soggetti interessati.

8. I soggetti interessati devono essere informati della necessità dell’accertamento nei loro confronti e possono rifiutarlo, rinunciando al NOS e all’esercizio delle funzioni per le quali esso è richiesto.

9. Agli appalti di lavori e alle forniture di beni e servizi, per i quali la tutela del segreto sia richiesta da norme di legge o di regolamento ovvero sia ritenuta di volta in volta necessaria, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 17, comma 3, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163.

10. Il soggetto appaltante i lavori e le forniture di cui al comma 9, quando lo ritiene necessario, richiede, tramite l’UCSe, al Presidente del Consiglio dei ministri l’autorizzazione alla segretazione, indicandone i motivi. Contestualmente all’autorizzazione, l’UCSe trasmette al soggetto appaltante l’elenco delle ditte individuali e delle imprese munite di NOS.

11. Il dirigente preposto all’UCSe è nominato e revocato dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta dell’Autorità delegata, ove istituita, sentito il direttore generale del DIS. Il dirigente presenta annualmente al direttore generale del DIS, che informa il Presidente del Consiglio dei ministri, una relazione sull’attività svolta e sui problemi affrontati, nonché sulla rispondenza dell’organizzazione e delle procedure adottate dall’Ufficio ai compiti assegnati e sulle misure da adottare per garantirne la correttezza e l’efficienza. La relazione è portata a conoscenza del CISR.

 

Art. 10.

(Ufficio centrale degli archivi)

1. È istituito nell’ambito del DIS, ai sensi dell’articolo 4, comma 6, l’Ufficio centrale degli archivi, al quale sono demandate:

a) l’attuazione delle disposizioni che disciplinano il funzionamento e l’accesso agli archivi dei servizi di sicurezza e del DIS;

b) la gestione dell’archivio centrale del DIS;

c) la vigilanza sulla sicurezza, sulla tenuta e sulla gestione dei citati archivi;

d) la conservazione, in via esclusiva, presso appositi archivi storici, della documentazione relativa alle attività e ai bilanci dei servizi di sicurezza, nonché della documentazione concernente le condotte di cui all’articolo 17 e le relative procedure di autorizzazione.

2. Il regolamento di cui all’articolo 4, comma 6, definisce le modalità di organizzazione e di funzionamento dell’Ufficio centrale degli archivi, le procedure di informatizzazione dei documenti e degli archivi cartacei, nonché le modalità di conservazione e di accesso e i criteri per l’invio di documentazione all’Archivio centrale dello Stato.

 

Art. 11.

(Formazione e addestramento)

1. È istituita nell’ambito del DIS, ai sensi dell’articolo 4, comma 6, la Scuola di formazione con il compito di assicurare l’addestramento e la formazione di base e continuativa del personale del DIS e dei servizi di sicurezza.

2. La Scuola ha una direzione della quale fanno parte, oltre a rappresentanti dei Ministeri interessati, esponenti qualificati dei centri di eccellenza universitari nei settori di interesse.

3. Il direttore generale del DIS, i direttori dei servizi di sicurezza e il direttore della Scuola definiscono annualmente i programmi di formazione in relazione alle esigenze operative dei servizi di sicurezza, ai mutamenti dello scenario internazionale e all’evoluzione del quadro strategico internazionale.

 

Art. 12.

(Collaborazione delle Forze armate

e delle Forze di polizia)

1. Nell’ambito delle rispettive attribuzioni, le Forze armate, le Forze di polizia, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza forniscono ogni possibile cooperazione, anche di tipo tecnico-operativo, al personale addetto ai servizi di sicurezza, per lo svolgimento dei compiti a questi affidati.

2. Il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, istituito presso il Ministero dell’interno, fornisce ogni possibile cooperazione al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica per lo svolgimento dei compiti a questo affidati dalla presente legge.

 

Art. 13.

(Collaborazione richiesta a pubbliche amministrazioni e a soggetti erogatori di servizi di pubblica utilità)

1. Il DIS, il SIE e il SIN possono corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni e con i soggetti che erogano, in regime di autorizzazione, concessione o convenzione, servizi di pubblica utilità e chiedere ad essi la collaborazione, anche di ordine logistico, necessaria per l’adempimento delle loro funzioni istituzionali; a tale fine possono in particolare stipulare convenzioni con i predetti soggetti, nonché con le università e con gli enti di ricerca.

2. Con apposito regolamento, adottato previa consultazione con le amministrazioni e i soggetti interessati, sono emanate le disposizioni necessarie ad assicurare l’accesso del DIS, del SIE e del SIN agli archivi informatici delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti che erogano, in regime di autorizzazione, concessione o convenzione, servizi di pubblica utilità, prevedendo in ogni caso le modalità tecniche che consentano la verifica, anche successiva, dell’accesso a dati personali.

3. Per i dati relativi alle comunicazioni si applica l’articolo 4 del decreto-legge 27 luglio 2005, n.144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155.

 

Art. 14.

(Introduzione dell’articolo 118-bis

del codice di procedura penale)

1. Dopo l’articolo 118 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«Art. 118-bis. - (Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del Presidente del Consiglio dei ministri). – 1. Il Presidente del Consiglio dei ministri può richiedere all’autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329, direttamente o a mezzo del direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, copie di atti di procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto ritenute indispensabili per lo svolgimento delle attività connesse alle sue funzioni di Autorità nazionale per la sicurezza e, in particolare, per le esigenze del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

2. Si applicano le disposizioni dell’articolo 118, commi 2 e 3.

3. L’autorità giudiziaria può altresì trasmettere le copie e le informazioni di cui al comma 1 anche di propria iniziativa. Ai medesimi fini l’autorità giudiziaria può autorizzare l’accesso diretto di funzionari delegati dal direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza al registro delle notizie di reato, anche se tenuto in forma automatizzata».

 

Art. 15.

(Introduzione dell’articolo 256-bis

del codice di procedura penale)

1. Dopo l’articolo 256 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«Art. 256-bis. - (Acquisizione di documenti, atti o altre cose da parte dell’autorità giudiziaria presso le sedi dei servizi di sicurezza). – 1. Quando deve disporre l’acquisizione di documenti, atti o altre cose presso le sedi dei servizi di sicurezza, presso gli uffici del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o comunque presso uffici collegati all’esercizio delle funzioni di Autorità nazionale per la sicurezza, l’autorità giudiziaria indica nell’ordine di esibizione, in modo quanto più possibile specifico, i documenti, gli atti e le cose oggetto della richiesta.

2. L’autorità giudiziaria procede personalmente sul posto all’esame dei documenti, degli atti e delle cose e acquisisce agli atti quelli strettamente indispensabili ai fini dell’indagine. Nell’espletamento di tale attività, l’autorità giudiziaria può avvalersi della collaborazione di ufficiali di polizia giudiziaria.

3. Quando ha fondato motivo di ritenere che i documenti, gli atti o le cose esibiti non siano quelli richiesti o siano incompleti, l’autorità giudiziaria informa il Presidente del Consiglio dei ministri, che provvede a disporre la consegna di ulteriori documenti, atti o cose o, se ne ricorrono i presupposti, a confermare l’inesistenza di ulteriori documenti, atti o cose.

4. Quando deve essere acquisito, in originale o in copia, un documento, un atto o una cosa, originato da un organismo informativo estero, trasmesso con vincolo di non divulgazione, l’esame e la consegna immediata sono sospesi e il documento, l’atto o la cosa è trasmesso immediatamente al Presidente del Consiglio dei ministri affinché vengano assunte le necessarie iniziative presso l’autorità estera per le relative determinazioni in ordine all’apposizione del segreto di Stato.

5. Nell’ipotesi prevista al comma 4, il Presidente del Consiglio dei ministri autorizza l’acquisizione del documento, dell’atto o della cosa ovvero oppone o conferma il segreto di Stato entro sessanta giorni dalla trasmissione.

6. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel termine di cui al comma 5, l’autorità giudiziaria acquisisce il documento, l’atto o la cosa».

 

Art. 16.

(Introduzione dell’articolo 256-ter

del codice di procedura penale)

1. Dopo l’articolo 256-bis del codice di procedura penale, introdotto dall’articolo 15 della presente legge, è inserito il seguente:

«Art. 256-ter. - (Acquisizione di atti, documenti o altre cose per i quali viene eccepito il segreto di Stato). – 1. Quando devono essere acquisiti, in originale o in copia, documenti, atti o altre cose per i quali il responsabile dell’ufficio detentore eccepisce il segreto di Stato, l’esame e la consegna sono sospesi; il documento, l’atto o la cosa è sigillato in appositi contenitori e trasmesso prontamente al Presidente del Consiglio dei ministri.

2. Nell’ipotesi prevista al comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri autorizza l’acquisizione del documento, dell’atto o della cosa ovvero conferma il segreto di Stato entro trenta giorni dalla trasmissione.

3. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel termine di cui al comma 2, l’autorità giudiziaria acquisisce il documento, l’atto o la cosa».

 

 

Capo III

GARANZIE FUNZIONALI,

STATO GIURIDICO DEL PERSONALE

E NORME DI CONTABILITÀ

 

Art. 17.

(Ambito di applicazione

delle garanzie funzionali)

1. Fermo quanto disposto dall’articolo 51 del codice penale, non è punibile il personale dei servizi di sicurezza che ponga in essere condotte previste dalla legge come reato, legittimamente autorizzate di volta in volta in quanto indispensabili alle finalità istituzionali di tali servizi, nel rispetto rigoroso dei limiti di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo e delle procedure fissate dall’articolo 18.

2. La speciale causa di giustificazione di cui al comma l non si applica se la condotta prevista dalla legge come reato configura delitti diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l’integrità fisica, la personalità individuale, la libertà personale, la libertà morale, la salute o l’incolumità di una o più persone.

3. La speciale causa di giustificazione non si applica, altresì, ai reati di attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali, di cui all’articolo 289 del codice penale, agli attentati contro i diritti politici del cittadino, di cui all’articolo 294 del codice penale, ai delitti contro l’amministrazione della giustizia, salvo che si tratti di condotte di favoreggiamento personale o reale indispensabili alle finalità istituzionali dei servizi di sicurezza e poste in essere nel rispetto rigoroso delle procedure fissate dall’articolo 18, sempre che tali condotte di favoreggiamento non si realizzino attraverso false dichiarazioni all’autorità giudiziaria oppure attraverso occultamento della prova di un delitto ovvero non siano dirette a sviare le indagini disposte dall’autorità giudiziaria. La speciale causa di giustificazione non si applica altresì alle condotte previste come reato a norma dell’articolo 255 del codice penale e della legge 20 febbraio 1958, n.75, e successive modificazioni.

4. Non possono essere autorizzate, ai sensi dell’articolo 18, condotte previste dalla legge come reato per le quali non è opponibile il segreto di Stato a norma dell’articolo 39, comma 11, ad eccezione delle fattispecie di cui agli articoli 270-bis, secondo comma, e 416-bis, primo comma, del codice penale.

5. Le condotte di cui al comma 1 non possono essere effettuate nelle sedi di partiti politici rappresentati in Parlamento o in un’assemblea o consiglio regionale, nelle sedi di organizzazioni sindacali ovvero nei confronti di giornalisti professionisti iscritti all’albo.

6. La speciale causa di giustificazione si applica quando le condotte:

a) sono poste in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali dei servizi di sicurezza, in attuazione di un’operazione autorizzata e documentata ai sensi dell’articolo 18 e secondo le norme organizzative del Sistema di informazione per la sicurezza;

b) sono indispensabili e proporzionate al conseguimento degli obiettivi dell’operazione non altrimenti perseguibili;

c) sono frutto di una obiettiva e compiuta comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti;

d) sono effettuate in modo tale da comportare il minor danno possibile per gli interessi lesi.

7. Quando, per particolari condizioni di fatto e per eccezionali necessità, le attività indicate nel presente articolo sono state svolte da persone non addette ai servizi di sicurezza, in concorso con uno o più dipendenti dei servizi di sicurezza, e risulta che il ricorso alla loro opera da parte dei servizi di sicurezza era indispensabile ed era stato autorizzato secondo le procedure fissate dall’articolo 18, tali persone sono equiparate, ai fini dell’applicazione della speciale causa di giustificazione, al personale dei servizi di sicurezza.

 

Art. 18.

(Procedure di autorizzazione delle condotte previste dalla legge come reato)

1. In presenza dei presupposti di cui all’articolo 17 e nel rispetto rigoroso dei limiti da esso stabiliti, il Presidente del Consiglio dei ministri, o l’Autorità delegata, ove istituita, autorizza le condotte previste dalla legge come reato e le operazioni di cui esse sono parte.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri, o l’Autorità delegata, ove istituita, rilascia l’autorizzazione, motivandola, sulla base di una circostanziata richiesta del direttore del servizio di sicurezza interessato, tempestivamente trasmessa tramite il DIS. Le richieste e le autorizzazioni devono avere forma scritta, anche ai fini della loro conservazione nello schedario di cui al comma 7.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri può in ogni caso modificare o revocare il provvedimento adottato a norma del comma 1 con l’utilizzo delle medesime forme previste dal comma 2.

4. Nei casi di assoluta urgenza, che non consentono di acquisire tempestivamente l’autorizzazione di cui al comma 2, e qualora l’Autorità delegata non sia istituita, il direttore del servizio di sicurezza autorizza le condotte richieste e ne dà comunicazione immediata, e comunque non oltre le ventiquattro ore, al Presidente del Consiglio dei ministri, tramite il DIS, indicando circostanze e motivi dell’intervento di urgenza.

5. Il Presidente del Consiglio dei ministri o l’Autorità delegata, ove istituita, se l’autorizzazione era di sua competenza, qualora riscontri la sussistenza dei presupposti di cui all’articolo 17, nonché il rispetto del termine di comunicazione di cui al comma 4, ratifica il provvedimento.

6. Nei casi in cui la condotta prevista dalla legge come reato sia stata posta in essere in assenza ovvero oltre i limiti delle autorizzazioni previste dal presente articolo, il Presidente del Consiglio dei ministri adotta le necessarie misure e informa l’autorità giudiziaria senza ritardo.

7. La documentazione relativa alle richieste di autorizzazione previste nel presente articolo è conservata presso il DIS in apposito schedario segreto, unitamente alla documentazione circa le relative spese, secondo le norme emanate con il regolamento di cui all’articolo 4, comma 6. La rendicontazione di tali spese è sottoposta a specifica verifica da parte dell’ufficio ispettivo del DIS, di cui all’articolo 4, comma 3, lettera i).

 

Art. 19.

(Opposizione della speciale causa

di giustificazione all’autorità giudiziaria)

1. Quando risulta che per taluna delle condotte indicate all’articolo 17 e autorizzate ai sensi dell’articolo 18 sono iniziate indagini preliminari, il direttore del servizio di sicurezza interessato, tramite il DIS, oppone all’autorità giudiziaria che procede l’esistenza della speciale causa di giustificazione.

2. Nel caso indicato al comma 1, il procuratore della Repubblica interpella immediatamente il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che sia data conferma della sussistenza dell’autorizzazione di cui all’articolo 18. Gli atti delle indagini sul fatto e quelli relativi all’opposizione sono separati e iscritti in apposito registro riservato, per essere custoditi secondo modalità che ne tutelino la segretezza.

3. Quando l’esistenza della speciale causa di giustificazione è opposta nel corso dell’udienza preliminare o del giudizio, il Presidente del Consiglio dei ministri è interpellato dal giudice che procede.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, se sussiste l’autorizzazione, ne dà comunicazione entro dieci giorni all’autorità che procede, indicandone i motivi. Della conferma è data immediata comunicazione al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30. Nelle more della pronuncia del Presidente del Consiglio dei ministri il procedimento è sospeso.

5. Se la conferma non interviene nel termine indicato al comma 4, essa si intende negata e l’autorità giudiziaria procede secondo le ordinarie disposizioni.

6. Se il Presidente del Consiglio dei ministri conferma la sussistenza dell’autorizzazione, il giudice, su richiesta del pubblico ministero o d’ufficio, pronuncia, a seconda dei casi, sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione. Gli atti del procedimento sono, all’esito, trasmessi al procuratore della Repubblica, che li custodisce in archivio secondo modalità, dallo stesso determinate, idonee a tutelarne la segretezza.

7. Analoga procedura di custodia degli atti viene seguita quando è sollevato conflitto di attribuzione fino a che il conflitto non sia stato risolto.

8. Se è stato sollevato conflitto di attribuzione, la Corte costituzionale ha pieno accesso agli atti del procedimento e al provvedimento di autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, con le garanzie di segretezza che la Corte stessa stabilisce.

9. Quando l’esistenza della speciale causa di giustificazione è eccepita dall’appartenente ai servizi di sicurezza o da uno dei soggetti di cui all’articolo 17, comma 7, al momento dell’arresto in flagranza o dell’esecuzione di una misura cautelare, l’esecuzione del provvedimento è sospesa e la persona è accompagnata dalla polizia giudiziaria nei propri uffici per esservi trattenuta per il tempo strettamente necessario ai primi accertamenti e comunque non oltre ventiquattro ore, salvo il caso previsto al comma 10.

10. Il procuratore della Repubblica, immediatamente informato, provvede a norma degli articoli 390 e seguenti del codice di procedura penale, dispone le necessarie verifiche e chiede conferma al direttore del DIS, che deve rispondere entro ventiquattro ore dalla richiesta. La persona è trattenuta negli uffici della polizia giudiziaria sino a quando perviene la conferma del direttore del DIS e comunque non oltre ventiquattro ore dalla ricezione della richiesta. Decorso il termine senza che sia pervenuta la conferma richiesta, si procede a norma del codice di procedura penale.

11. Se necessario, il procuratore della Repubblica chiede conferma al Presidente del Consiglio dei ministri, che conferma o smentisce l’esistenza della causa di giustificazione entro dieci giorni dalla richiesta. Se la conferma non interviene nel termine indicato, essa si intende negata e l’autorità giudiziaria procede secondo le ordinarie disposizioni.

 

Art. 20.

(Sanzioni penali)

1. Gli appartenenti ai servizi di sicurezza e i soggetti di cui all’articolo 17, comma 7, che preordinano illegittimamente le condizioni per il rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 18 sono puniti con la reclusione da tre a dieci anni.

 

Art. 21.

(Contingente speciale del personale)

1. Con apposito regolamento è determinato il contingente speciale del personale addetto al DIS e ai servizi di sicurezza, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Il regolamento disciplina altresì, anche in deroga alle vigenti disposizioni di legge e nel rispetto dei criteri di cui alla presente legge, l’ordinamento e il reclutamento del personale, il relativo trattamento economico e previdenziale, nonché il regime di pubblicità del regolamento stesso.

2. Il regolamento determina, in particolare:

a) l’istituzione di un ruolo unico del personale dei servizi di sicurezza e del DIS, prevedendo le distinzioni per le funzioni amministrative, operative e tecniche;

b) la definizione di adeguate modalità concorsuali e selettive, aperte anche a cittadini esterni alla pubblica amministrazione, per la scelta del personale;

c) i limiti temporali per le assunzioni a tempo determinato nel rispetto della normativa vigente per coloro che, a norma dei criteri indicati nella lettera e), non vengono assunti tramite concorso;

d) l’individuazione di una quota di personale chiamato a svolgere funzioni di diretta collaborazione con il direttore generale del DIS e con i direttori dei servizi di sicurezza, la cui permanenza presso i rispettivi organismi è legata alla permanenza in carica dei medesimi direttori;

e) il divieto di assunzione diretta, salvo casi di alta e particolare specializzazione debitamente documentata, per attività assolutamente necessarie all’operatività del DIS e dei servizi di sicurezza;

f) le ipotesi di incompatibilità, collegate alla presenza di rapporti di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo grado o di convivenza o di comprovata cointeressenza economica con dipendenti dei servizi di sicurezza o del DIS, salvo che l’assunzione avvenga per concorso; qualora il rapporto di parentela o di affinità o di convivenza o di cointeressenza economica riguardi il direttore generale del DIS o i direttori dei servizi di sicurezza, l’incompatibilità è assoluta;

g) il divieto di affidare incarichi a tempo indeterminato a chi è cessato per qualunque ragione dal rapporto di dipendenza dal DIS e dai servizi di sicurezza;

h) i criteri per la progressione di carriera;

i) la determinazione per il DIS e per ciascun servizio di una percentuale minima non inferiore al 50 per cento dei dipendenti del ruolo di cui alla lettera a);

l) i casi eccezionali di conferimento di incarichi ad esperti esterni, nei limiti e in relazione a particolari profili professionali, competenze o specializzazioni;

m) i criteri e le modalità relativi al trattamento giuridico ed economico del personale che rientra nell’amministrazione di provenienza al fine del riconoscimento delle professionalità acquisite;

n) i criteri e le modalità per il trasferimento del personale del ruolo di cui alla lettera a) ad altra amministrazione.

3. Per il reclutamento del personale addetto al DIS e ai servizi di sicurezza non si applicano le norme di cui alla legge 12 marzo 1999, n.68, e successive modificazioni, e all’articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n.56, e successive modificazioni.

4. Le assunzioni effettuate in violazione dei divieti previsti dalla presente legge o dal regolamento sono nulle, ferma restando la responsabilità personale, patrimoniale e disciplinare di chi le ha disposte.

5. Il regolamento definisce la consistenza numerica, le condizioni e le modalità del passaggio del personale del CESIS, del SISMI e del SISDE nel ruolo di cui al comma 2, lettera a).

6. Il regolamento definisce, sulla base di tabelle di allineamento alle qualifiche del personale delle Forze di polizia, il trattamento economico onnicomprensivo del personale appartenente al contingente di cui al comma 1, costituito dallo stipendio tabellare, dall’indennità integrativa speciale e dagli assegni familiari, nonché da una indennità di funzione, rapportata al grado, alla qualifica e al profilo rivestiti e alle funzioni svolte.

7. È vietato qualsiasi trattamento economico accessorio diverso da quelli previsti dal regolamento. In caso di rientro nell’amministrazione di appartenenza, è escluso il mantenimento del trattamento economico principale e accessorio maturato alle dipendenze dei servizi di sicurezza, fatte salve le misure eventualmente disposte ai sensi della lettera m) del comma 2.

8. Il regolamento disciplina i casi di cessazione dei rapporti di dipendenza, di ruolo o non di ruolo.

9. Il regolamento stabilisce le incompatibilità preclusive del rapporto con il DIS e con i servizi di sicurezza, in relazione a determinate condizioni personali, a incarichi ricoperti e ad attività svolte, prevedendo specifici obblighi di dichiarazione e, in caso di violazione, le conseguenti sanzioni.

10. Non possono svolgere attività, in qualsiasi forma, alle dipendenze del Sistema di informazione per la sicurezza persone che, per comportamenti o azioni eversive nei confronti delle istituzioni democratiche, non diano sicuro affidamento di scrupolosa fedeltà alla Costituzione.

11. In nessun caso il DIS e i servizi di sicurezza possono avere alle loro dipendenze o impiegare in qualità di collaboratori o di consulenti membri del Parlamento europeo, del Parlamento o del Governo nazionali, consiglieri regionali, provinciali, comunali o membri delle rispettive giunte, dipendenti degli organi costituzionali, magistrati, ministri di confessioni religiose i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano e giornalisti professionisti o pubblicisti.

12. Tutto il personale che presta comunque la propria opera alle dipendenze o a favore del DIS o dei servizi di sicurezza è tenuto, anche dopo la cessazione di tale attività, al rispetto del segreto su tutto ciò di cui sia venuto a conoscenza nell’esercizio o a causa delle proprie funzioni.

 

Art. 22

(Ricorsi giurisdizionali)

1. Ai ricorsi al giudice amministrativo aventi ad oggetto controversie relative al rapporto di lavoro, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 23-bis della legge 6 dicembre 1971, n.1034.

 

 

 

 

Art. 23.

(Esclusione della qualifica di ufficiale o di agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza)

1. Il personale di cui all’articolo 21 non riveste la qualifica di ufficiale o di agente di polizia giudiziaria né, salvo quanto previsto al comma 2, quella di ufficiale o di agente di pubblica sicurezza. Tali qualità sono sospese durante il periodo di appartenenza al contingente speciale di cui all’articolo 21 per coloro che le rivestono in base agli ordinamenti dell’amministrazione di provenienza.

2. In relazione allo svolgimento di attività strettamente necessarie a una specifica operazione dei servizi di sicurezza o volte alla tutela delle strutture e del personale del DIS o dei servizi di sicurezza, la qualifica di ufficiale o di agente di pubblica sicurezza, con funzioni di polizia di prevenzione, può essere attribuita a taluno dei soggetti appartenenti al contingente speciale di cui all’articolo 21, per non oltre un anno, dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del direttore generale del DIS.

3. L’attribuzione della qualifica è rinnovabile.

4. L’attribuzione della qualifica è comunicata al Ministro dell’interno.

5. Nei casi di urgenza, la proposta del direttore generale del DIS può essere formulata anche in forma orale e seguita entro ventiquattro ore dalla comunicazione scritta.

6. In deroga alle ordinarie disposizioni, il personale di cui all’articolo 21 ha l’obbligo di denunciare fatti costituenti reato ai rispettivi direttori i quali, senza ritardo, informano il Presidente del Consiglio dei ministri, o l’Autorità delegata, ove istituita.

7. I direttori dei servizi di sicurezza e il direttore generale del DIS hanno l’obbligo di fornire ai competenti organi di polizia giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativamente a fatti configurabili come reati, di cui sia stata acquisita conoscenza nell’ambito delle strutture che da essi rispettivamente dipendono.

8. L’adempimento dell’obbligo di cui al comma 7 può essere ritardato, su autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, quando ciò sia strettamente necessario al perseguimento delle finalità istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza.

 

Art. 24.

(Identità di copertura)

1. Il direttore generale del DIS, previa comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri o all’Autorità delegata, ove istituita, può autorizzare l’uso, da parte degli addetti ai servizi di sicurezza, di documenti di identificazione contenenti indicazioni di qualità personali diverse da quelle reali. Con la medesima procedura può essere disposta o autorizzata l’utilizzazione temporanea di documenti e certificati di copertura.

2. I documenti indicati al comma 1 non possono attestare le qualità di agente e di ufficiale di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza.

3. Con apposito regolamento sono definite le modalità di rilascio e conservazione nonché la durata della validità dei documenti e dei certificati di cui al comma 1. Presso il DIS è tenuto un registro riservato attestante i tempi e le procedure seguite per il rilascio dei documenti e dei certificati di cui al comma 1. Al termine dell’operazione, il documento o il certificato è conservato in apposito archivio istituito presso il DIS.

 

Art. 25.

(Attività simulate)

1. Il direttore generale del DIS, previa comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri o all’Autorità delegata, ove istituita, può autorizzare i dirigenti dei servizi di sicurezza ad esercitare attività economiche simulate, sia nella forma di imprese individuali sia nella forma di società di qualunque natura.

2. Il consuntivo delle attività di cui al comma 1 è allegato al bilancio consuntivo dei fondi riservati.

3. Con apposito regolamento sono stabilite le modalità di svolgimento delle attività di cui al comma 1.

 

Art. 26.

(Trattamento delle notizie personali)

1. La raccolta e il trattamento delle notizie e delle informazioni è finalizzata esclusivamente al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza.

2. Il DIS, tramite l’ufficio ispettivo di cui all’articolo 4, comma 3, lettera i), e i direttori dei servizi di sicurezza garantiscono il rispetto di quanto disposto dal comma 1.

3. Il personale addetto al Sistema di informazione per la sicurezza che in qualunque forma istituisca o utilizzi schedari informativi in violazione di quanto previsto al comma 1 è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da tre a dieci anni.

4. Il DIS, il SIE e il SIN non possono istituire archivi al di fuori di quelli la cui esistenza è stata ufficialmente comunicata al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30, ai sensi dell’articolo 33, comma 6.

 

Art. 27.

(Tutela del personale nel corso

di procedimenti giudiziari)

1. Quando, nel corso di un procedimento giudiziario, devono essere assunte le dichiarazioni di un addetto ai servizi di sicurezza o al DIS, l’autorità giudiziaria procedente adotta ogni possibile tutela della persona che deve essere esaminata.

2. In particolare, nel corso del procedimento penale, l’autorità giudiziaria dispone la partecipazione a distanza dello stesso con l’osservanza, in quanto compatibili, delle disposizioni previste all’articolo 146-bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271. La partecipazione a distanza è disposta a condizione che siano disponibili strumenti tecnici idonei a consentire il collegamento audiovisivo e che la presenza della persona non sia necessaria.

3. In ogni caso si applicano, ove ne ricorrano le condizioni, gli articoli 128 del codice di procedura civile e 472 e 473 del codice di procedura penale.

4. Nel corso delle indagini, il pubblico ministero adotta comunque adeguate cautele a tutela della persona che deve essere esaminata o deve partecipare ad un atto di indagine.

5. In particolare, il pubblico ministero provvede sempre con decreto succintamente motivato a disporre il mantenimento del segreto sugli atti ai quali partecipano addetti ai servizi di sicurezza o al DIS fino alla chiusura delle indagini preliminari, anche in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 329, comma 3, del codice di procedura penale, salvo che il mantenimento del segreto non sia di impedimento assoluto alla prosecuzione delle indagini ovvero sussista altra rilevante necessità della pubblicità degli atti.

6. Nel corso delle indagini il pubblico ministero provvede, altresì, alla custodia degli atti di cui al presente articolo con modalità idonee a tutelarne la segretezza.

 

Art. 28.

(Introduzione dell’articolo 270-bis

del codice di procedura penale)

1. Dopo l’articolo 270 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«Art. 270-bis. - (Comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e ai servizi di sicurezza). – 1. L’autorità giudiziaria, quando abbia acquisito, tramite intercettazioni, comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di sicurezza, dispone l’immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti tali comunicazioni.

2. Terminate le intercettazioni, l’autorità giudiziaria trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri copia della documentazione contenente le informazioni di cui intende avvalersi nel processo, per accertare se taluna di queste informazioni sia coperta da segreto di Stato.

3. Prima della risposta del Presidente del Consiglio dei ministri, le informazioni ad esso inviate possono essere utilizzate solo se vi è pericolo di inquinamento delle prove, o pericolo di fuga, o quando è necessario intervenire per prevenire o interrompere la commissione di un delitto per il quale sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni. Resta ferma la disciplina concernente la speciale causa di giustificazione prevista per attività del personale dei servizi di sicurezza.

4. Se entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente del Consiglio dei ministri non oppone il segreto, l’autorità giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per l’ulteriore corso del procedimento.

5. L’opposizione del segreto di Stato inibisce all’autorità giudiziaria l’utilizzazione delle notizie coperte dal segreto.

6. Non è in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere in base ad elementi autonomi e indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto.

7. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, e il conflitto è accolto, il segreto di Stato non può più essere opposto con riferimento allo stesso oggetto.

8. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento».

 

Art. 29.

(Norme di contabilità e

disposizioni finanziarie)

1. Nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze è istituita un’apposita unità previsionale di base per le spese del Sistema di informazione per la sicurezza.

2. All’inizio dell’esercizio finanziario, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del CISR, sentiti i responsabili del DIS, del SIE e del SIN, ripartisce tra tali organismi lo stanziamento di cui al comma 1 e stabilisce, altresì, le somme da destinare ai fondi ordinari e a quelli riservati. Di tale ripartizione e delle sue variazioni in corso d’anno, adottate con la stessa procedura, è data comunicazione al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30.

3. Il regolamento di contabilità del DIS e dei servizi di sicurezza è approvato, anche in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, nel rispetto dei princìpi fondamentali da esse stabiliti, nonché delle seguenti disposizioni:

a) il bilancio preventivo, nel quale sono distintamente indicati i fondi per le spese riservate, e il bilancio consuntivo delle spese ordinarie sono unici per DIS, SIE e SIN e sono predisposti su proposta dei responsabili delle strutture stesse, per la parte di rispettiva competenza;

b) il bilancio preventivo e il bilancio consuntivo di cui alla lettera a) sono approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del CISR;

c) il bilancio consuntivo è inviato per il controllo della legittimità e regolarità della gestione, insieme con la relazione annuale dell’organo di controllo interno, ad un ufficio della Corte dei conti, distaccato presso il DIS;

d) gli atti di gestione delle spese ordinarie sono assoggettati al controllo preventivo di un ufficio distaccato presso il DIS, facente capo all’Ufficio bilancio e ragioneria della Presidenza del Consiglio dei ministri;

e) i componenti degli uffici distaccati della Corte dei conti e dell’Ufficio bilancio e ragioneria della Presidenza del Consiglio dei ministri, di cui alle lettere c) e d), sono tenuti al rispetto del segreto;

f) gli atti di gestione delle spese riservate sono adottati esclusivamente dai responsabili del DIS e dei servizi di sicurezza, che presentano uno specifico rendiconto trimestrale e una relazione finale annuale al Presidente del Consiglio dei ministri;

g) il consuntivo della gestione finanziaria delle spese ordinarie è trasmesso, insieme con la relazione della Corte dei conti, al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30, al quale è presentata, altresì, nella relazione semestrale di cui all’articolo 33, comma 1, un’informativa sulle singole linee essenziali della gestione finanziaria delle spese riservate; la documentazione delle spese riservate, senza indicazioni nominative, è conservata negli archivi storici di cui all’articolo 10, comma 1, lettera d).

4. Un apposito regolamento definisce le procedure per la stipula di contratti di appalti di lavori e forniture di beni e servizi, nel rispetto delle disposizioni dell’articolo 17 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, come modificato dal comma 5 del presente articolo. Sono altresì individuati i lavori, le forniture e i servizi che, per tipologie o per importi di valore, possono essere effettuati in economia o a trattativa privata.

5. È abrogato il comma 8 dell’articolo 17 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163.

6. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

 

Capo IV

CONTROLLO PARLAMENTARE

 

Art. 30.

(Comitato parlamentare

per la sicurezza della Repubblica)

1. È istituito il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, composto da sei deputati e sei senatori, nominati entro venti giorni dall’inizio di ogni legislatura dai Presidenti dei due rami del Parlamento in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni e tenendo conto della specificità dei compiti del Comitato.

2. Il Comitato verifica, in modo sistematico e continuativo, che l’attività del Sistema di informazione per la sicurezza si svolga nel rispetto della Costituzione, delle leggi, nell’esclusivo interesse e per la difesa della Repubblica e delle sue istituzioni.

3. L’ufficio di presidenza, composto dal presidente, da un vicepresidente e da un segretario, è eletto dai componenti del Comitato a scrutinio segreto. Il presidente è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione e per la sua elezione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti.

4. Se nessuno riporta tale maggioranza, si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggiore numero di voti.

5. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.

6. Per l’elezione, rispettivamente, del vicepresidente e del segretario, ciascun componente scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ai sensi del comma 5.

 

Art. 31.

(Funzioni di controllo del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica)

1. Nell’espletamento delle proprie funzioni, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica procede al periodico svolgimento di audizioni del Presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata, ove istituita, dei Ministri facenti parte del CISR, del direttore generale del DIS e dei direttori del SIE e del SIN.

2. Il Comitato ha altresì la facoltà, in casi eccezionali, di disporre con delibera motivata l’audizione di dipendenti del Sistema di informazione per la sicurezza. La delibera è comunicata al Presidente del Consiglio dei ministri che, sotto la propria responsabilità, può opporsi per giustificati motivi allo svolgimento dell’audizione.

3. Il Comitato può altresì ascoltare ogni altra persona non appartenente al Sistema di informazione per la sicurezza in grado di fornire elementi di informazione o di valutazione ritenuti utili ai fini dell’esercizio del controllo parlamentare.

4. Tutti i soggetti auditi sono tenuti a riferire, con lealtà e completezza, le informazioni in loro possesso concernenti le materie di interesse del Comitato.

5. Il Comitato può ottenere, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari. L’autorità giudiziaria può trasmettere copie di atti e documenti anche di propria iniziativa.

6. L’autorità giudiziaria provvede tempestivamente alla trasmissione della documentazione richiesta ai sensi del comma 5, salvo che non rilevi, con decreto motivato per ragioni di natura istruttoria, la necessità di ritardare la trasmissione. Quando le ragioni del differimento vengono meno, l’autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato, ma perde efficacia dopo la chiusura delle indagini preliminari.

7. Il Comitato può ottenere, da parte di appartenenti al Sistema di informazione per la sicurezza, nonché degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, informazioni di interesse, nonché copie di atti e documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti.

8. Qualora la comunicazione di un’informazione o la trasmissione di copia di un documento possano pregiudicare la sicurezza della Repubblica, i rapporti con Stati esteri, lo svolgimento di operazioni in corso o l’incolumità di fonti informative, collaboratori o appartenenti ai servizi di sicurezza, il destinatario della richiesta oppone l’esigenza di riservatezza al Comitato.

9. Ove il Comitato ritenga di insistere nella propria richiesta, quest’ultima è sottoposta alla valutazione del Presidente del Consiglio dei ministri, che decide nel termine di trenta giorni se l’esigenza opposta sia effettivamente sussistente. In nessun caso l’esigenza di riservatezza può essere opposta o confermata in relazione a fatti per i quali non è opponibile il segreto di Stato.

10. Il Comitato, qualora ritenga infondata la decisione del Presidente del Consiglio dei ministri, ovvero non riceva alcuna comunicazione nel termine prescritto, ne riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni.

11. Fermo restando quanto previsto dal comma 5, al Comitato non può essere opposto il segreto d’ufficio, né il segreto bancario o professionale, fatta eccezione per il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato.

12. Quando informazioni, atti o documenti richiesti siano assoggettati al vincolo del segreto funzionale da parte delle competenti Commissioni parlamentari di inchiesta, tale segreto non può essere opposto al Comitato.

13. Il Comitato può esercitare il controllo diretto della documentazione di spesa relativa alle operazioni concluse, effettuando, a tale scopo, l’accesso presso l’archivio centrale del DIS, di cui all’articolo 10, comma 1, lettera b).

14. Il Comitato può effettuare accessi e sopralluoghi negli uffici di pertinenza del Sistema di informazione per la sicurezza, dandone preventiva comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri.

15. Nei casi previsti al comma 14, il Presidente del Consiglio dei ministri può differire l’accesso qualora vi sia il pericolo di interferenza con operazioni in corso.

Art. 32.

(Funzioni consultive del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica)

1. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica esprime il proprio parere sugli schemi dei regolamenti previsti dalla presente legge, nonché su ogni altro schema di decreto o regolamento concernente l’organizzazione e lo stato del contingente speciale di cui all’articolo 21.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri informa preventivamente il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica circa le nomine dei direttori e dei vice direttori del DIS e dei direttori e dei vice direttori dei servizi di sicurezza.

3. I pareri di cui al comma 1 hanno carattere obbligatorio, ma non vincolante.

4. I pareri di cui al comma 1 sono espressi dal Comitato nel termine di un mese dalla ricezione dello schema di decreto o regolamento; tale termine è prorogabile una sola volta, per non più di quindici giorni.

 

Art. 33.

(Obblighi di comunicazione al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica)

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri trasmette ogni sei mesi al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica una relazione sull’attività dei servizi di sicurezza, contenente un’analisi della situazione e dei pericoli per la sicurezza.

2. Sono comunicati al Comitato, a cura del DIS, tutti i regolamenti e le direttive del Presidente del Consiglio dei ministri che riguardano le materie di competenza del Comitato, nonché i decreti e i regolamenti concernenti l’organizzazione e lo stato del contingente speciale di cui all’articolo 21.

3. Il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa e il Ministro degli affari esteri trasmettono al Comitato i regolamenti da essi emanati con riferimento alle attività del Sistema di informazione per la sicurezza.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri informa il Comitato circa le operazioni condotte dai servizi di sicurezza nelle quali siano state poste in essere condotte previste dalla legge come reato, autorizzate ai sensi dell’articolo 18 della presente legge e dell’articolo 4 del decreto-legge 27 luglio 2005, n.144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155. Le informazioni sono inviate al Comitato entro trenta giorni dalla data di conclusione delle operazioni.

5. Il Presidente del Consiglio dei ministri comunica tempestivamente al Comitato tutte le richieste di cui all’articolo 270-bis del codice di procedura penale, introdotto dall’articolo 28 della presente legge, e le conseguenti determinazioni adottate.

6. Il Presidente del Consiglio dei ministri comunica tempestivamente al Comitato l’istituzione degli archivi del DIS e dei servizi di sicurezza.

7. Il Presidente del Consiglio dei ministri, nella relazione concernente ciascun semestre, informa il Comitato sull’andamento della gestione finanziaria del DIS e dei servizi di sicurezza relativa allo stesso semestre.

8. Nell’informativa di cui al comma 7 sono riepilogate, in forma aggregata per tipologie omogenee di spesa, le previsioni iscritte nel bilancio del DIS, del SIE e del SIN e i relativi stati di utilizzo.

9. Nella relazione semestrale il Presidente del Consiglio dei ministri informa il Comitato dei criteri di acquisizione dei dati personali raccolti dai servizi di sicurezza per il perseguimento dei loro fini.

10. Entro il 30 settembre di ogni anno il Presidente del Consiglio dei ministri presenta la relazione riguardante il primo semestre dell’anno in corso; entro il 31 marzo di ogni anno, il Presidente del Consiglio dei ministri presenta la relazione riguardante il secondo semestre dell’anno precedente.

11. Il Presidente del Consiglio dei ministri trasmette al Comitato, nella seconda relazione semestrale, un’informativa sulle linee essenziali delle attività di cui all’articolo 24, comma 1, svolte nell’anno precedente.

12. La relazione semestrale informa anche sulla consistenza dell’organico e sul reclutamento di personale effettuato nel semestre di riferimento, nonché sui casi di chiamata diretta nominativa, con indicazione dei criteri adottati e delle prove selettive sostenute.

 

Art. 34.

(Accertamento di condotte

illegittime o irregolari)

1. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, qualora nell’esercizio delle proprie funzioni riscontri condotte poste in essere in violazione delle norme che regolano l’attività di informazione per la sicurezza, informa il Presidente del Consiglio dei ministri e riferisce ai Presidenti delle Camere.

 

Art. 35.

(Relazioni del Comitato parlamentare

per la sicurezza della Repubblica)

1. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presenta una relazione annuale al Parlamento per riferire sull’attività svolta e per formulare proposte o segnalazioni su questioni di propria competenza.

2. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica può, altresì, trasmettere al Parlamento nel corso dell’anno informative o relazioni urgenti.

 

Art. 36.

(Obbligo del segreto)

1. I componenti del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, i funzionari e il personale di qualsiasi ordine e grado addetti al Comitato stesso e tutte le persone che collaborano con il Comitato oppure che vengono a conoscenza, per ragioni d’ufficio o di servizio, dell’attività del Comitato sono tenuti al segreto relativamente alle informazioni acquisite, anche dopo la cessazione dell’incarico.

2. La violazione del segreto di cui al comma 1 è punita, salvo che il fatto costituisca più grave reato, a norma dell’articolo 326 del codice penale; se la violazione è commessa da un parlamentare le pene sono aumentate da un terzo alla metà.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le pene previste dall’articolo 326 del codice penale si applicano anche a chi diffonde, in tutto o in parte, atti o documenti dei quali non sia stata autorizzata la divulgazione.

4. Il presidente del Comitato, anche su richiesta di uno dei suoi componenti, denuncia all’autorità giudiziaria i casi di violazione del segreto di cui al comma 1.

5. Fermo restando quanto previsto al comma 4, qualora risulti evidente che la violazione possa essere attribuita ad un componente del Comitato, il presidente di quest’ultimo ne informa i Presidenti delle Camere.

6. Ricevuta l’informativa di cui al comma 5, il Presidente della Camera cui appartiene il parlamentare interessato nomina una commissione di indagine, composta paritariamente da parlamentari dei gruppi di maggioranza e di opposizione.

7. La commissione di indagine di cui al comma 6 procede ai sensi del regolamento della Camera di appartenenza e riferisce le sue conclusioni al Presidente. Qualora la commissione ritenga che vi sia stata violazione del segreto da parte del parlamentare interessato, il Presidente della Camera di appartenenza procede a sostituirlo quale componente del Comitato, nel rispetto dei criteri di cui all’articolo 30, comma 1, dandone previa comunicazione al Presidente dell’altro ramo del Parlamento.

 

Art. 37.

(Organizzazione interna)

1. L’attività e il funzionamento del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica sono disciplinati da un regolamento interno approvato dal Comitato stesso a maggioranza assoluta dei propri componenti. Ciascun componente può proporre la modifica delle disposizioni regolamentari.

2. Le sedute e tutti gli atti del Comitato sono segreti, salva diversa deliberazione del Comitato.

3. Gli atti acquisiti dal Comitato soggiacciono al regime determinato dall’autorità che li ha formati.

4. Per l’espletamento delle sue funzioni il Comitato fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, di intesa tra loro. L’archivio e tutti gli atti del Comitato parlamentare di cui all’articolo 11 della legge 24 ottobre 1977, n.801, sono trasferiti al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

5. Le spese per il funzionamento del Comitato sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Il Comitato può avvalersi delle collaborazioni esterne ritenute necessarie, previa comunicazione ai Presidenti delle Camere, nei limiti delle risorse finanziarie assegnate. Il Comitato non può avvalersi a nessun titolo della collaborazione di appartenenti o ex appartenenti al Sistema di informazione per la sicurezza, né di soggetti che collaborino o abbiano collaborato con organismi informativi di Stati esteri.

 

Art. 38.

(Relazione al Parlamento)

1. Entro il mese di febbraio di ogni anno il Governo trasmette al Parlamento una relazione scritta, riferita all’anno precedente, sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati ottenuti.

 

 

 

 

 

Capo V

DISCIPLINA DEL SEGRETO

 

Art. 39.

(Segreto di Stato)

1. Sono coperti dal segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato.

2. Le informazioni, i documenti, gli atti, le attività, le cose e i luoghi coperti da segreto di Stato sono posti a conoscenza esclusivamente dei soggetti e delle autorità chiamati a svolgere rispetto ad essi funzioni essenziali, nei limiti e nelle parti indispensabili per l’assolvimento dei rispettivi compiti e il raggiungimento dei fini rispettivamente fissati. Tutti gli atti riguardanti il segreto di Stato devono essere conservati con accorgimenti atti ad impedirne la manipolazione, la sottrazione o la distruzione.

3. Sono coperti dal segreto di Stato, indipendentemente dalla classifica di segretezza eventualmente attribuita dai soggetti a ciò legittimamente preposti, le informazioni, i documenti, gli atti, le attività, le cose o i luoghi la cui conoscenza, al di fuori degli ambiti e delle sedi autorizzate, sia tale da ledere gravemente le finalità di cui al comma 1.

4. Il vincolo derivante dal segreto di Stato è apposto e, ove possibile, annotato, su espressa disposizione del Presidente del Consiglio dei ministri, sugli atti, documenti o cose che ne sono oggetto, anche se acquisiti all’estero.

5. Il Presidente del Consiglio dei ministri, in attuazione delle norme fissate dalla presente legge, disciplina con regolamento i criteri per l’individuazione delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato.

6. Con il regolamento di cui al comma 5, il Presidente del Consiglio dei ministri individua gli uffici competenti a svolgere, nei luoghi coperti da segreto, le funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

7. Decorsi quindici anni dall’apposizione del segreto di Stato o, in mancanza di questa, dalla sua opposizione confermata ai sensi dell’articolo 202 del codice di procedura penale, chiunque vi abbia interesse può richiedere al Presidente del Consiglio dei ministri di avere accesso alle informazioni, ai documenti, agli atti, alle attività, alle cose e ai luoghi coperti dal segreto di Stato.

8. Entro trenta giorni dalla richiesta, il Presidente del Consiglio dei ministri consente l’accesso ovvero, con provvedimento motivato, trasmesso senza ritardo al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, dispone una o più proroghe del vincolo. La durata complessiva del vincolo del segreto di Stato non può essere superiore a trenta anni.

9. Il Presidente del Consiglio dei ministri, indipendentemente dal decorso dei termini di cui ai commi 7 e 8, dispone la cessazione del vincolo quando sono venute meno le esigenze che ne determinarono l’apposizione.

10. Quando, in base ad accordi internazionali, la sussistenza del segreto incide anche su interessi di Stati esteri o di organizzazioni internazionali, il provvedimento con cui è disposta la cessazione del vincolo, salvo che ricorrano ragioni di eccezionale gravità, e a condizione di reciprocità, è adottato previa intesa con le autorità estere o internazionali competenti.

11. In nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale o a fatti costituenti i delitti di cui agli articoli 285, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale.

 

Art. 40.

(Tutela del segreto di Stato)

1. L’articolo 202 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:

«Art. 202. - (Segreto di Stato). – 1. I pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti coperti dal segreto di Stato.

2. Se il testimone oppone un segreto di Stato, l’autorità giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei ministri, ai fini dell’eventuale conferma, sospendendo ogni iniziativa volta ad acquisire la notizia oggetto del segreto.

3. Qualora il segreto sia confermato e per la definizione del processo risulti essenziale la conoscenza di quanto coperto dal segreto di Stato, il giudice dichiara non doversi procedere per l’esistenza del segreto di Stato.

4. Se entro trenta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente del Consiglio dei ministri non dà conferma del segreto, l’autorità giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per l’ulteriore corso del procedimento.

5. L’opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal Presidente del Consiglio dei ministri, inibisce all’autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione, anche indiretta, delle notizie coperte dal segreto.

6. Non è, in ogni caso, precluso all’autorità giudiziaria di procedere in base a elementi autonomi e indipendenti dagli atti, documenti e cose coperti dal segreto.

7. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia risolto nel senso dell’insussistenza del segreto di Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri non può più opporlo con riferimento al medesimo oggetto. Qualora il conflitto sia risolto nel senso della sussistenza del segreto di Stato, l’autorità giudiziaria non può né acquisire né utilizzare, direttamente o indirettamente, atti o documenti sui quali è stato opposto il segreto di Stato.

8. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento».

2. All’articolo 204, comma 1, primo periodo, del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché i delitti previsti dagli articoli 285, 416-bis e 422 del codice penale».

3. Dopo il comma 1 dell’articolo 204 del codice di procedura penale sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli articoli 201, 202 e 203 fatti, notizie o documenti concernenti le condotte poste in essere da appartenenti ai servizi di sicurezza in violazione della disciplina concernente la speciale causa di giustificazione prevista per attività del personale dei servizi di sicurezza. Si considerano violazioni della predetta disciplina le condotte per le quali, essendo stata esperita l’apposita procedura prevista dalla legge, risulta esclusa l’esistenza della speciale causa di giustificazione.

1-ter. Il segreto di Stato non può essere opposto o confermato ad esclusiva tutela della classifica di segretezza o in ragione esclusiva della natura del documento, atto o cosa oggetto della classifica.

1-quater. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento.

1-quinquies. Quando il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di confermare il segreto di Stato, provvede, in qualità di Autorità nazionale per la sicurezza, a declassificare gli atti, i documenti, le cose o i luoghi oggetto di classifica di segretezza, prima che siano messi a disposizione dell’autorità giudiziaria competente».

4. All’articolo 66 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. Quando perviene la comunicazione prevista dall’articolo 204, comma 2, del codice, il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto motivato, conferma il segreto, se ritiene che non ricorrano i presupposti indicati nei commi 1, 1-bis e 1-ter dello stesso articolo, perché il fatto, la notizia o il documento coperto dal segreto di Stato non concerne il reato per cui si procede. In mancanza, decorsi trenta giorni dalla notificazione della comunicazione, il giudice dispone il sequestro del documento o l’esame del soggetto interessato»;

b) il comma 3 è abrogato.

5. Di ogni caso di conferma dell’opposizione del segreto di Stato, ai sensi dell’articolo 202 del codice di procedura penale o dell’articolo 66, comma 2, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, il Presidente del Consiglio dei ministri è tenuto a dare comunicazione, indicandone le ragioni essenziali, al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30 della presente legge. Il Comitato, se ritiene infondata l’opposizione del segreto, ne riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni.

 

Art. 41.

(Divieto di riferire riguardo a fatti

coperti dal segreto di Stato)

1. Ai pubblici ufficiali, ai pubblici impiegati e agli incaricati di pubblico servizio è fatto divieto di riferire riguardo a fatti coperti dal segreto di Stato. Nel processo penale, in ogni stato e grado del procedimento, salvo quanto disposto dall’articolo 202 del codice di procedura penale, se è stato opposto il segreto di Stato, l’autorità giudiziaria ne informa il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua qualità di Autorità nazionale per la sicurezza, per le eventuali deliberazioni di sua competenza.

2. L’autorità giudiziaria, se ritiene essenziale la conoscenza di quanto coperto dal segreto per la definizione del processo, chiede conferma dell’esistenza del segreto di Stato al Presidente del Consiglio dei ministri, sospendendo ogni iniziativa volta ad acquisire la notizia oggetto del segreto.

3. Qualora il segreto sia confermato e per la definizione del processo risulti essenziale la conoscenza di quanto coperto dal segreto di Stato, il giudice dichiara non doversi procedere per l’esistenza del segreto di Stato.

4. Se entro trenta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente del Consiglio dei ministri non dà conferma del segreto, l’autorità giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per l’ulteriore corso del procedimento.

5. L’opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal Presidente del Consiglio dei ministri, inibisce all’autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione, anche indiretta, delle notizie coperte dal segreto.

6. Non è, in ogni caso, precluso all’autorità giudiziaria di procedere in base a elementi autonomi e indipendenti dagli atti, documenti e cose coperti dal segreto.

7. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia risolto nel senso dell’insussistenza del segreto di Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri non può più opporlo con riferimento al medesimo oggetto. Qualora il conflitto sia risolto nel senso della sussistenza del segreto di Stato, l’autorità giudiziaria non può nè acquisire nè utilizzare, direttamente o indirettamente, atti o documenti sui quali è stato opposto il segreto di Stato.

8. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento.

9. Il Presidente del Consiglio dei ministri è tenuto a dare comunicazione di ogni caso di conferma dell’opposizione del segreto di Stato ai sensi del presente articolo al Comitato parlamentare di cui all’articolo 30, indicandone le ragioni essenziali. Il Comitato parlamentare, se ritiene infondata l’opposizione del segreto di Stato, ne riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni.

 

Art. 42.

(Classifiche di segretezza)

1. Le classifiche di segretezza sono attribuite per circoscrivere la conoscenza di informazioni, documenti, atti, attività o cose ai soli soggetti che abbiano necessità di accedervi e siano a ciò abilitati in ragione delle proprie funzioni istituzionali.

2. La classifica di segretezza è apposta, e può essere elevata, dall’autorità che forma il documento, l’atto o acquisisce per prima la notizia, ovvero è responsabile della cosa, o acquisisce dall’estero documenti, atti, notizie o cose.

3. Le classifiche attribuibili sono: segretissimo, segreto, riservatissimo, riservato. Le classifiche sono attribuite sulla base dei criteri ordinariamente seguiti nelle relazioni internazionali.

4. Chi appone la classifica di segretezza individua, all’interno di ogni atto o documento, le parti che devono essere classificate e fissa specificamente il grado di classifica corrispondente ad ogni singola parte.

5. La classifica di segretezza è automaticamente declassificata a livello inferiore quando sono trascorsi cinque anni dalla data di apposizione; decorso un ulteriore periodo di cinque anni, cessa comunque ogni vincolo di classifica.

6. La declassificazione automatica non si applica quando, con provvedimento motivato, i termini di efficacia del vincolo sono prorogati dal soggetto che ha proceduto alla classifica o, nel caso di proroga oltre il termine di quindici anni, dal Presidente del Consiglio dei ministri.

7. Il Presidente del Consiglio dei ministri verifica, in qualità di Autorità nazionale per la sicurezza, il rispetto delle norme in materia di classifiche di segretezza. Con apposito regolamento sono determinati l’ambito dei singoli livelli di segretezza, i soggetti cui è conferito il potere di classifica e gli uffici che, nell’ambito della pubblica amministrazione, sono collegati all’esercizio delle funzioni di Autorità nazionale per la sicurezza, nonché i criteri per l’individuazione delle materie oggetto di classifica e i modi di accesso nei luoghi militari o in quelli definiti di interesse per la sicurezza della Repubblica.

8. Qualora l’autorità giudiziaria ordini l’esibizione di documenti classificati per i quali non sia opposto il segreto di Stato, gli atti sono consegnati all’autorità giudiziaria richiedente, che ne cura la conservazione con modalità che ne tutelino la riservatezza, garantendo il diritto delle parti nel procedimento a prenderne visione senza estrarne copia.

9. Chiunque illegittimamente distrugge documenti del DIS o dei servizi di sicurezza, in ogni stadio della declassificazione, nonché quelli privi di ogni vincolo per decorso dei termini, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

 

 

Capo VI

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

 

Art. 43.

(Procedura per l’adozione dei regolamenti)

1. Salvo che non sia diversamente stabilito, le disposizioni regolamentari previste dalla presente legge sono emanate entro centottanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati anche in deroga all’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni, previo parere del Comitato parlamentare di cui all’articolo 30 e sentito il CISR.

2. I suddetti decreti stabiliscono il regime della loro pubblicità, anche in deroga alle norme vigenti.

 

Art. 44.

(Abrogazioni)

1. La legge 24 ottobre 1977, n.801, è abrogata, salvo quanto previsto al comma 2. Sono altresì abrogate tutte le disposizioni interne e regolamentari in contrasto o comunque non compatibili con la presente legge.

2. Il CESIS, il SISMI e il SISDE continuano ad assolvere i compiti loro affidati dalla legge 24 ottobre 1977, n.801, fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all’articolo 4, comma 6, all’articolo 6, comma 10, all’articolo 7, comma 10, all’articolo 21, comma 1, e all’articolo 29, comma3.

3. I regolamenti di cui al comma 2 entrano in vigore contestualmente.

4. In tutti gli atti aventi forza di legge l’espressione «SISMI» si intende riferita al SIE, l’espressione «SISDE» si intende riferita al SIN, l’espressione «CESIS» si intende riferita al DIS, l’espressione «CIIS» si intende riferita al CISR, i richiami al Comitato parlamentare di controllo devono intendersi riferiti al Comitato di cui all’articolo 30 della presente legge.

 

Art. 45.

(Disposizioni transitorie)

1. Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è costituito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica e il Comitato parlamentare è integrato nella sua composizione ai sensi dell’articolo 30, comma 1. A decorrere dallo stesso termine cessa dalle proprie funzioni il Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza di cui all’articolo 2 della legge 24 ottobre 1977, n. 801.

2. In sede di prima applicazione, all’attuazione della presente legge si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie già previste a legislazione vigente. A tale fine, nell’unità previsionale di base di cui al comma 1 dell’articolo 29 confluiscono gli stanziamenti già iscritti, per analoghe esigenze, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 46.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il sessantesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 68

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore MALABARBA

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 28 APRILE 2006

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Norme in materia di durata del segreto di Stato e modifica dell’articolo 204 del codice di procedura penale concernente l’esclusione del segreto di Stato per i reati commessi per finalità di terrorismo e di eversione e per i delitti di strage

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è finalizzato ad impedire che le inchieste giudiziarie concernenti reati di particolare gravità – ed in particolare quelle relative alle stragi che hanno insanguinato la storia del nostro Paese – siano ostacolate dall’opposizione, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, del segreto di Stato. Tale opposizione può essere superata, ai sensi dell’articolo 204 del codice di procedura penale, solo qualora si tratti di fatti, notizie o documenti concernenti reati diretti all’eversione dell’ordinamento costituzionale.

La presente proposta mira ad ampliare espressamente l’ambito di applicazione di tale disposizione ai delitti di strage di cui agli articoli 285 e 422 del codice penale, recependo anche le questioni poste da un disegno di legge di iniziativa popolare promosso dall’«Unione familiari vittime per stragi». La proposta prevede altresì l’obbligo di motivazione del provvedimento con cui il Presidente del Consiglio dei ministri conferma il segreto qualora gli atti richiesti non concernano, a suo avviso, i reati per cui si procede. Tuttavia, la previsione maggiormente innovativa è quella contenuta nell’articolo 3, che modifica l’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, recante «Istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato». Le modifiche che si propongono individuano nel Presidente del Consiglio dei ministri l’organo titolare del potere di secretazione, attribuendo peraltro facoltà di delega a un sottosegretario di Stato e ai direttori dei servizi e, soprattutto, stabiliscono un termine di durata massima decennale del segreto di Stato.

Si vuole in tal modo contribuire alla ricerca della verità su fatti gravissimi, le cui responsabilità sono in gran parte ancora ignote, che hanno segnato tragicamente la storia del nostro Paese.


 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

1. L’articolo 204 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente:

«Art. 204. - (Esclusione del segreto). – 1. Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli articoli 201, 202 e 203 fatti, notizie o documenti concernenti reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale, nonché i delitti di strage previsti dagli articoli 285 e 422 del codice penale. Se viene opposto il segreto, la natura del reato è definita dal giudice. Prima dell’esercizio dell’azione penale, provvede il giudice per le indagini preliminari su richiesta di parte.

2. Dell’ordinanza che rigetta l’eccezione di segretezza è data comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri».

 

Art. 2.

1. Al comma 2 dell’articolo 66 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n.271, dopo le parole: «conferma il segreto», sono inserite le seguenti: «con atto motivato».

 

Art. 3.

1. Dopo il secondo comma dell’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, sono aggiunti i seguenti:

«Il segreto di Stato è apposto con provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri, il quale può delegare un sottosegretario di Stato e i direttori dei servizi di cui agli articoli 4 e 6.

Il segreto di Stato è revocato con le modalità previste dal terzo comma qualora vengano meno i presupposti di cui al primo comma.

La durata del segreto di Stato non può comunque eccedere i dieci anni».

 

Art. 4.

1. L’articolo 16 della legge 24 ottobre 1997, n.801, è sostituito dal seguente:

«Art. 16. – 1. Di ogni caso di conferma dell’opposizione del segreto di Stato ai sensi dell’articolo 202 del codice di procedura penale il Presidente del Consiglio dei ministri è tenuto a dare comunicazione, indicandone le ragioni, al Comitato parlamentare di cui all’articolo 11 della presente legge. Il Comitato parlamentare, qualora ritenga a maggioranza assoluta dei suoi componenti infondata la opposizione del segreto, ne riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni politiche».

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 139

DISEGNO DI LEGGE

 

d’iniziativa dei senatori
MANTOVANO, BALBONI, BATTAGLIA Antonio, BIANCONI, CARRARA, CARUSO, CURSI, FLUTTERO, IZZO, MANTICA, MATTEOLI, MAURO, MENARDI, MORSELLI, MUGNAI, PITTELLI, PONTONE, SAPORITO, SELVA, TOFANI, TOTARO, VALDITARA, VALENTINO, VIESPOLI, DE ANGELIS e CURTO

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 3 MAGGIO 2006

 

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Norme sulla riforma dell’organizzazione e dei processi relativi alla politica informativa e di sicurezza

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – L’attuale assetto dei servizi di informazione e di sicurezza in Italia, caratterizzato da un sistema binario costituito dal Sisde e dal Sismi, con competenza per materia e non per territorio, cui si aggiunge una struttura di staff della Presidenza del Consiglio, e cioè il Cesis, risale alla legge 24 ottobre 1977, n.801, e non subisce variazioni da quasi trent’anni. In questi tre decenni, se non valesse la considerazione degli sconvolgimenti intervenuti sul piano internazionale, basta ricordare che sul piano interno sono mutati sistemi elettorali nazionali e territoriali, è cambiato l’ordinamento giudiziario, sono state rinnovate le competenze delle regioni e degli enti territoriali: è incomprensibile che soltanto la struttura dell’intelligence conosca tanto ritardo nella riorganizzazione. Il sistema, così come è oggi, è stato ideato nel pieno della «guerra fredda», ed era funzionale a svolgere i compiti di intelligence in quel quadro di riferimento, caratterizzato da un bipolarismo sul piano internazionale e politico-ideologico.

A questo, anche a causa della cattiva fama di cui erano circondati i servizi negli anni precedenti, si affiancava la volontà del legislatore della fine degli anni 1970 di evitare una temuta concentrazione di potere: la scelta di dividere i servizi in più strutture autonome rientrava nella logica di escludere intenti debordanti o devianti, e costituiva l’eco di un pregiudizio sull’efficacia e sulla stessa utilità di un apparato di intelligence. Non considerare i radicali cambiamenti avvenuti dentro e fuori il territorio nazionale e mantenere la configurazione attuale rende tutto più complicato: al Sisde-Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, che dipende funzionalmente dal Ministro dell’interno, continua a competere l’attività di informazione per le questioni di sicurezza delle istituzioni e contro la minaccia dell’eversione.

Al Sismi-Servizio per le informazioni e la sicurezza militare, che dipende invece dal Ministro della difesa, spetta l’attività di informazione e sicurezza per la difesa sul piano militare dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato. Infine, al Cesis-Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, che dipende dal Presidente del Consiglio, appartiene il raccordo fra i due servizi operativi. Il rischio di sovrapposizione parziale fra l’attività del Sisde e quella del Sismi è concreto: questa duplicazione di lavoro è dannosa non solo perché in taluni casi può essere di reciproco intralcio e può favorire letture differenti della medesima realtà, ma soprattutto perché rappresenta il contrario dell’impiego razionale delle energie materiali e umane a disposizione. D’altra parte, la mancata o incompleta circolazione di notizie, favorita dalla divisione fra le strutture, mette a rischio lo stesso sistema di conoscenza: non far fluire le informazioni, non verificarle e non registrarle equivale a disperderle.

Se la prima funzione dei Servizi è l’intelligence, ossia l’analisi, la netta separazione delle strutture, di fronte a una minaccia sempre meno decifrabile con gli antichi criteri della guerra fredda, rappresenta un problema oggettivo. Non si tratta, come per le forze di polizia, di organismi che hanno funzioni prevalentemente operative, sì che un buon coordinamento – il «buon» fa riferimento a norme chiare e a una applicazione corretta – tutela da reciproche intromissioni; si tratta invece di strutture costruite a suo tempo per conoscere materie e per operare in contesti all’epoca separati, e oggi invece privi di quei caratteri di distinzione.

L’ipotesi di lavoro avanzata da tanti, oggetto di questo disegno di legge, è di unificare i due servizi e porli alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. Ciò consentirebbe: a) una efficace ripartizione del lavoro all’interno del servizio riunito, eliminando qualsiasi sconfinamento di compiti; b) una reale unicità di valutazione, esito della fluidità del circuito delle informazioni, che non disorienti chi è chiamato a scelte e a decisioni concrete anche sulla base di quelle valutazioni; c) la piena e unitaria assunzione di responsabilità nella trasmissione di una notizia e nella lettura della stessa; d) un notevole risparmio di risorse, non essendo più necessari tre differenti uffici del personale, di segreteria, e amministrativi; l’accorpamento di tali strutture costituirebbe la fonte principale di risparmio. Questa ipotesi, nel corso di audizioni articolatesi in Parlamento, è stata condivisa dai direttori dei servizi e da larga parte delle forze politiche, di maggioranza e di opposizione. Se, anche in questo caso, l’ostacolo consiste nel timore di concentrare poteri, l’antidoto può correttamente individuarsi in un punto di riferimento decisionale, coincidente con un organismo nel quale siano rappresentati i ministeri interessati (Interno, Difesa, Esteri), e in un punto di riferimento propriamente politico, coincidente col Presidente del Consiglio, o – come già accade oggi – con un sottosegretario alla presidenza, ovvero con un ministro che si occupi esclusivamente di intelligence.

Ma l’urgenza dell’intervento riformatore non si collega soltanto alla razionalizzazione delle risorse e dell’attività informativa, di analisi e operativa. È richiesta pure dalla necessità di mettere a disposizione di chi lavora per questi organismi strumenti giuridici adeguati ai compiti da svolgere, per garantire procedure univoche e trasparenti; questo esige che si disciplini la possibilità di accedere ai dati in possesso alle pubbliche amministrazioni senza incorrere in violazioni della riservatezza, e senza che le stesse amministrazioni oppongano tale vincolo, e che si chiariscano i confini di quelle che tecnicamente si chiamano «garanzie funzionali». Si tratta di cause di giustificazione per atti che, a determinate condizioni e con le autorizzazioni del caso, i funzionari dei servizi sono abilitati a compiere: atti che, se realizzati al di fuori di tale ambito, costituirebbero illeciti penali.

Se, al fine di garantire la sicurezza dello Stato, di prevenire attentati, di salvare vite umane, di impedire la distruzione di centrali energetiche è necessario, per esempio, violare una banca dati o accedere in un luogo privato, la procedura di autorizzazione, e l’assunzione di responsabilità politica che consenta di intervenire, deve essere chiara e priva di ambiguità, per non esporre l’agente a sanzioni penali, altrimenti previste quando questi atti sono posti in essere senza alcuna scriminante. Quel collegamento diretto con il vertice politico da identificare in un’unica figura di snodo del rango di ministro o di sottosegretario, garantisce da rischi di input differenti: rischi non solo teorici se, come è nell’attuale strutturazione, due distinti servizi dipendono da due ministri differenti, a prescindere dalle buone relazioni e dalla omogeneità di vedute che costoro possono avere. Dopo l’11 settembre, facendo tesoro degli errori commessi, gli Stati Uniti hanno intrapreso la strada del tendenziale accorpamento delle strutture di intelligence, individuando un soggetto competente ad armonizzare il lavoro delle varie agenzie di informazioni, ossia il U.S. Director of national intelligence (l’incarico è oggi ricoperto dall’ambasciatore John D. Negroponte), che ha l’ultima parola sul budget delle 15 agenzie di informazione degli USA. In Italia, dove il dibattito sul ruolo dei Servizi non ha l’estensione e la non occasionalità che conosce sull’altra sponda dell’Atlantico, è necessario raggiungere il medesimo risultato senza esservi spinti per emergenza o per emotività.

La riforma dei servizi di informazione costituisce l’occasione per dare seguito, oltre che alle esigenze di ordine generale appena ricordate, a una serie di necessità di specie. Un rapido sommario di queste ultime è opportuno, per avere un’idea delle difficoltà operative di chi svolge questi compiti, e di quanto sia indilazionabile rispondere in modo chiaro sul piano normativo:

a) potere di chiedere e di ottenere dai funzionari responsabili delle pubbliche amministrazioni e degli istituti di credito ogni tipo di notizie utili per ricostruire un quadro informativo in chiave di prevenzione e di contrasto del terrorismo. Ciò assume una particolare necessità per i dati riguardanti gli intestatari delle utenze telefoniche e la localizzazione degli apparati di telefonia mobile;

b) possibilità di utilizzare documenti di copertura per sè e per soggetti ausiliari, cioè non incardinati nel personale dei servizi, ma che tuttavia con essi collaborano operativamente: si tratta di estendere quanto il decreto-legge 18 ottobre 2001, n.374, prevede per gli ufficiali di polizia giudiziaria in funzione antiterrorismo, ovviamente per operazioni di intelligence individuate, autorizzate, e per la limitata durata delle stesse. La penetrazione informativa sotto copertura non è semplice, per le caratteristiche che presentano le singole cellule: è richiesto un lavoro teso a ottenere la fiducia dei partecipi all’organizzazione terroristica lungo, continuo, strutturato, diffuso e diversificato;

c) investimenti mirati nel settore dell’analisi. L’elevata professionalità acquisita dalle forze di polizia italiane nel contrasto a organizzazioni criminali – di tipo mafioso o di natura terroristica interna – ha consentito finora di reggere l’impatto della minaccia terroristica di natura islamica. Lacune esistono invece sul fronte dell’analisi, che risente dell’approccio abbastanza recente da parte dell’Italia a un fenomeno invece maggiormente conosciuto, per ragioni oggettive, in nazioni a noi vicine, a cominciare dalla Francia. Non che nella formazione dei funzionari dei servizi impegnati in questo settore siano mancati stage sul fondamentalismo islamico, svolti anche in nazioni a maggioranza musulmana, o corsi di aggiornamento in Italia: è mancato un quadro formativo di insieme, fondato anzitutto su un approfondimento storico e religioso. Anche su questo versante sono necessari investimenti materiali e in termini di energie umane, che consentano di fruire del contributo di chi ha una padronanza completa – e non frammentata o settoriale – della materia, sì che quest’ultima condizioni positivamente la capacità di analisi. Se infatti la cultura delle forze di polizia dedicate al contrasto del terrorismo islamico permette di rispondere in modo adeguato alle esigenze di prevenzione generica e di repressione specifica, ciò avviene anche perché finora non si sono riscontrati in concreto progetti di attentati terroristici riguardanti il territorio italiano: rafforzamento dell’intelligence significa soprattutto rafforzamento delle analisi di previsione e delle scelte tattiche che il nemico può operare;

d) possibilità di reclutare al di fuori delle forze di polizia e dei dipendenti dello Stato. L’attuale limitazione di fatto genera situazioni di difficoltà con i corpi di polizia, destinatari esclusivi delle richieste di transito di propri uomini nei servizi: si tratta ordinariamente di unità molto valide, e il loro trasferimento comprensibilmente non viene visto con entusiasmo. Ciò, al di là delle ottime intenzioni e degli sforzi di collaborazione, crea problemi oggettivi. Più in generale, precludersi l’utilizzo di persone provenienti dal mondo accademico o da enti o società private vuol dire privarsi di contributi professionali significativi e di fonti di informazioni e di letture della realtà necessarie. Il timore di reclutamenti clientelari può essere fugato dalla predisposizione di requisiti rigorosi, ma soprattutto da una effettiva responsabilizzazione e da una parallela verifica dei risultati. In definitiva, ci si deve chiedere onestamente quanto si ritiene che oggi la sfida di questo terrorismo sia fronteggiabile con l’attuale organizzazione, e se invece la riforma – non più dilazionabile – non fornisca l’occasione per individuare un vero e proprio «statuto» per chi opera nei servizi.

Il testo presentato nelle pagine che seguono costituisce il tentativo di definire una nuova struttura organizzativa per l’esercizio delle funzioni connesse alle politiche informative e di sicurezza nell’ordinamento italiano. In questi anni sono stati presentati numerosi progetti in materia, segno tangibile non solo della necessità di intervenire in un settore che registra una organizzazione che risale a circa trenta anni or sono, ma anche dell’attenzione che il mondo politico sta prestando all’argomento. Il testo che qui si propone, al di là di diversi spunti originali che in seguito saranno illustrati, tenta una mediazione tra i diversi progetti proposti in questi anni. Questo percorso ha reso la struttura dell’ipotesi normativa proposta in questa sede particolarmente flessibile al punto da poter accogliere, senza stravolgere la strategia di fondo, gli auspicati contributi che saranno generati dal dibattito parlamentare.

Il provvedimento predisposto prende in considerazione tutti i principali aspetti che riguardano il settore, dall’organizzazione strutturale al flusso dei controlli, dalle garanzie funzionali alle tecniche di reclutamento. Si tratta, certo, di un testo che richiederà l’intervento di una normazione secondaria, a carattere regolamentare, per poter esplicare appieno la sua efficacia, ma che consente un immediato avvio del nuovo sistema grazie alla previsione di un apposito percorso organizzativo che dovrà concludersi entro un anno dall’emanazione e che prevede l’istituzione di gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri a cui sarà assegnato il compito di coordinare l’intero processo.

L’obiettivo da conseguire è la realizzazione di uno strumento più idoneo a soddisfare, in maniera integrata con gli altri soggetti della comunità di intelligence, l’esigenza di sicurezza, superando i paradigmi di lavoro, fondati sugli anacronistici concetti di «sicurezza militare», «sicurezza democratica», «sicurezza interna» etc. etc ..

La scelta più congrua, superando il c.d. «modello binario» basato sulla virtuale separatezza di compiti tra un Servizio che opera all’esterno ed uno che opera sul territorio nazionale, è quella che privilegia l’adozione di un servizio unico. Con tale configurazione monistica si intende realizzare una aggregazione di competenze e potenzialità, assicurando una maggiore compattezza dell’intera attività operativa, non una concentrazione di «potere». Infatti, l’indiscussa globalizzazione delle minacce e le esperienze maturate negli ultimi anni suggeriscono la creazione di un ente ad indirizzo unitario, che operi ratione materiae, attraverso lo sviluppo di funzioni svincolate dal criterio di territorialità e dotato di robusta capacità di direzione e controllo. La scelta del modello unitario, capace di fondere e razionalizzare competenze oggi di spiegate in seno al modello binario, consentirebbe di:

– sviluppare processi decisionali maggiormente agili, efficienti e controllabili;

– uniformare modelli, tecniche e prassi operative;

– definire la netta distinzione tra l’intelligence di sicurezza e l’intelligence militare, competenza esclusiva, quest’ultima, delle Forze Armate;

– ottimizzare le risorse, attraverso l’abbattimento di evidenti diseconomie di settore;

– garantire un progressivo innalzamento della sensibilità istituzionale a favore del comparto dell’intelligence nazionale, ottenendo una migliore realizzazione delle politiche informative di sicurezza.

In concreto, il testo proposto supera l’attuale sistema binario in vigore nel nostro ordinamento per giungere ad una unica struttura, definita «Direzione Generale per le Informazioni e la sicurezza (DIGIS)». Già di per sè una siffatta soluzione garantisce la nascita di un polo che sia finalmente capace di sintetizzare e stimolare insieme le competenze tecniche che nel nostro paese in questi anni si sono sviluppate, assicurando una direzione tecnica univoca ed una altrettanta univoca responsabilità. Ed è proprio il principio organizzativo della «unicità del comando» che sembra quello che meglio di altri (la divisione delle competenze, il coordinamento, ecc.) è in grado di assicurare maggiore possibilità di sviluppo del sistema e delle expertise di settore oltre che un più agevole controllo politico e strategico. Alle perplessità relative alla concentrazione di potere in capo ad un singolo individuo, a cui molti si sono richiamati per sostenere l’opportunità di conservare l’attuale sistema, il testo risponde con un miglioramento e ampliamento dei meccanismi di controllo parlamentare ed una maggiore condivisione della strategie di sicurezza tra il Presidente del Consiglio ed i ministri maggiormente coinvolti ed interessati a livello istituzionale dalle politiche informative (componenti del Consiglio Nazionale per la sicurezza).

I punti qualificanti dell’auspicata riforma sono di seguito illustrati:

– al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuite l’alta direzione e la responsabilità generale della politica informativa per la sicurezza, funzioni che può delegare ad un Ministro senza portafoglio delle informazioni per la sicurezza. Il Ministro è nominato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio. Non sono comunque delegabili le funzioni che la legge attribuisce in via esclusiva al Presidente del Consiglio dei ministri ed, in particolare, quelle in tema di segreto di Stato;

– la condivisione delle strategie, a livello politico, è assicurata dal Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica (CNS), istituito presso la PCM con funzioni di consulenza e proposta per il Presidente del Consiglio dei ministri, nonché di deliberazione, in materia di politica informativa per la sicurezza. L’organismo è composto dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell’interno, dal Ministro della difesa e dal ministro dell’economia e delle finanze;

– lo schema dei rapporti tra il Governo ed il Parlamento non è dissimile da quello attuale, sebbene siano resi più incisivi i poteri del Comitato parlamentare per la sicurezza. Questo ultimo organismo, composto da due deputati e due senatori, nominati dai Presidenti dei due rami del Parlamento, esercita il controllo sull’applicazione delle norme che regolano le attività di informazione per la sicurezza; può chiedere informazioni sulle linee generali dell’organizzazione e delle attività del DIGIS e delle Agenzie; può convocare il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro delegato e i membri del Consiglio Nazionale per la sicurezza per riferire in merito alle strutture ed alle attività di informazione per la sicurezza;

– quanto all’ordinamento amministrativo, la norma prevede per l’espletamento delle funzioni operative, dunque per il perseguimento della missione istituzionale, l’istituzione di Agenzie, mentre per l’esercizio delle attività strumentali l’istituzione di appositi Dipartimenti. Il testo suggerisce, comunque, una prima organizzazione di «abbrivio», e questo per mitigare le difficoltà che certamente si incontreranno nell’effettuare la sintesi strutturale tra i 3 organismi al momento esistenti. Più in particolare, l’organizzazione prevista in fase di prima attuazione è caratterizzata dalla presenza di 3 agenzie:

d) Agenzia per le informazioni sul terrorismo e l’eversione (AITE);

e) Agenzia per le informazioni sulla criminalità organizzata (AICO);

f) Agenzia per la ricerca e la contro ingerenza (ARC).

Per lo svolgimento delle funzioni tecnico-amministrative di supporto alle attività demandate alle Agenzie sono altresì istituiti, sempre in prima attuazione, tre Dipartimenti:

d) Dipartimento per la gestione del personale;

e) Dipartimento tecnico-logistico;

f) Dipartimento per gli affari amministrativi e legali.

Nell’ambito della DIGIS operano altresì l’Ufficio centrale per la segretezza e l’Ufficio centrale degli archivi, che dipendono direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri – o, in presenza della delega di cui all’articolo 2, dal Ministro delle informazioni per la sicurezza – pur mantenendo la dipendenza organica e funzionale dal Dipartimento per quanto riguarda le competenze organizzative, amministrative e logistiche.

Come anticipato, questa organizzazione è da considerarsi provvisoria poiché, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, l’assetto organizzativo ivi delineato sarà sottoposto a revisione da parte di un apposito gruppo di lavoro, costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, su proposta del Capo della DIGIS, sentito il Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica. Del Gruppo di lavoro fanno parte un rappresentante di ciascuna delle Agenzie, designato dal rispettivo Direttore, nonché tre esperti di provata competenza e professionalità nello specifico settore nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri.

All’esito della revisione il gruppo di lavoro potrà proporre al Presidente del Consiglio dei ministri modifiche e/o integrazioni al modello organizzativo delineato nella legge.

Il direttore della DIGIS è nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, previa designazione da parte del Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica. Per l’assolvimento dei compiti a lui assegnati la norma favorisce, in sede regolamentare, l’istituzione di uno staff operativo che abbia compiti di analisi, programmazione e controllo strategico. Si tratta di un momento organizzativo rilevante poiché la nuova Direzione generale per le informazioni e la sicurezza avrà dimensioni tali da imporre una sorta di «Stato Maggiore» che possa coadiuvare il direttore nelle attività di monitoraggio, controllo e, non da ultimo, di sintesi analitica di quanto prodotto dalle diverse agenzie.

Il testo, inoltre, prevede espressamente la nomina di un vice direttore della DIGIS, nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Direttore e sentito il Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica. Il Vice Direttore avrà tra l’altro il compito di coordinare gli uffici di staff di supporto all’attività del direttore.

Per la gestione del personale, la norma prevede la costituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Direzione Generale per le Informazioni e la Sicurezza – di un contingente speciale del personale assegnato alla DIGIS, determinato con apposito regolamento che dovrà essere emanato entro il termine di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il regolamento dovrà prevedere l’ordinamento del personale e la disciplina del relativo trattamento economico e previdenziale e, altresì, la definizione dei criteri e delle modalità per attuare il trasferimento presso altre amministrazioni dello Stato del personale degli attuali organismi informativi che, a seguito del processo di riorganizzazione previsto risulterà non più necessario per le esigenze della DIGIS.

È importante sottolineare che, nell’esercizio del potere regolamentare di cui sopra, dovranno in ogni caso essere osservati alcuni principi che la legge stessa introduce, tra i quali merita menzione lo schema secondo cui il reclutamento del personale mediante assegnazione da altra amministrazione deve avvenire a seguito di apposita procedura selettiva, previa diffusione presso le amministrazioni interessate di avviso che specifichi le competenze e i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti per l’espletamento delle singole funzioni, nell’ambito del personale dipendente dalle amministrazioni dello Stato, dalle Università, dagli Enti pubblici di ricerca ed eventualmente anche dalle altre amministrazioni pubbliche. Anche il reclutamento del personale mediante assunzione diretta è previsto che avvenga secondo speciali procedure selettive fissate in relazione alle particolari funzioni da espletare.

Prima di concludere ed esaminare il tema delle garanzie funzionali è necessario sottolineare che lo schema di legge proposta introduce, ai fini della gestione amministrativa e contabile della DIGIS, una serie di deroghe alle leggi ordinarie dello Stato (in particolare la legge 7 agosto 1990, n.241, e il decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165), facendo salvi una serie di importanti parametri necessari ai fini del controllo o della tutela dei dipendenti e dei loro diritti.

L’articolato tenta, dunque, anche una regolamentazione dello spinoso problema delle garanzie funzionali, che in realtà costituiscono uno dei principali strumenti di azione dei servizi di intelligence in mancanza dei quali l’efficacia operativa e la stessa natura di questi organismi sono messe seriamente in discussione. La proposta introduce, allora, una speciale causa di giustificazione per il personale della DIGIS che pone in essere condotte costituenti reato, legittimamente autorizzate di volta in volta, in quanto indispensabili alle finalità istituzionali. Essa non si applica se la condotta costituente reato configura delitti specificamente diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l’integrità fisica, la salute o l’incolumità pubbliche; non si applica altresì ai reati di attentato contro organi costituzionali e contro le Assemblee regionali, di cui all’articolo 289 del codice penale, agli attentati contro i diritti politici del cittadino, di cui all’articolo 294 del codice penale, ai delitti contro l’amministrazione della giustizia.

La garanzia interviene quando la condotta costituente reato è posta in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali, in attuazione di un’operazione deliberata e documentata oppure allorquando sia indispensabile per il conseguimento degli obiettivi dell’operazione, che non sono altrimenti perseguibili, e risulta proporzionata al loro raggiungimento, in base ad una compiuta valutazione e comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti.

La procedura necessaria per l’autorizzazione prevede che sia il Presidente del Consiglio dei Ministri o, se delegato ai sensi dell’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza, a provvedere, su proposta del Direttore della DIGIS. Nei casi di assoluta necessità e urgenza, che non consentono di formulare tempestivamente la proposta, il Direttore autorizza le condotte richieste e ne informa immediatamente, e comunque non oltre le ventiquattro ore, il Presidente del Consiglio dei Ministri, o se delegato ai sensi dell’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, o se delegato ai sensi dell’articolo 2, il Ministro, sentito un apposito comitato di consulenza previsto dalla legge e reso indispensabile per coadiuvare il Presidente del Consiglio in scelte pregne di una notevole delicatezza istituzionale, può ratificare il provvedimento se esso risponde ai criteri dettati dalla norma che qui si discute.

Il Comitato di consulenza è composto da tre membri effettivi e tre supplenti, nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri sulla base di indiscussa competenza, prestigio e garanzia di imparzialità. Il testo si chiude con alcune norme che intervengono sulla qualifica degli operatori di intelligence, escludendo la possibilità che questi possano rivestire la qualifica di procuratore generale o di personale di pubblica sicurezza. Sono altresì previste norme di organizzazione e a tutela dell’identità riservata degli operatori di intelligence, nonché, in chiusura, disposizioni transitorie necessarie per colmare il breve periodo di vuoto normativo che naturalmente si determinerà.


 

 


 


DISEGNO DI LEGGE

 

TITOLO I

SISTEMA DELLE INFORMAZIONI

PER LA SICUREZZA

 

CAPO I

ALTA DIREZIONE E CONTROLLI

 

Art. 1.

(Alta direzione, responsabilità

e coordinamento)

1. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuiti l’alta direzione e la responsabilità generale della politica informativa per la sicurezza, nell’interesse e per la difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento.

2. Ai fini indicati nel comma 1 e in conformità agli indirizzi formulati dal Parlamento, il Presidente del Consiglio dei ministri impartisce le direttive ed emana ogni disposizione necessaria allo svolgimento coordinato delle attività di informazione per la sicurezza e alla organizzazione e funzionamento degli Organismi informativi disciplinati dalla presente legge.

3. Al Presidente del Consiglio dei ministri è devoluta la tutela del segreto di Stato. A tal fine opera come Autorità Nazionale per la Sicurezza, determinando i criteri per l’apposizione del segreto ed emanando le disposizioni necessarie alla sua tutela amministrativa.

 

Art. 2.

(Delega al Ministro per le informazioni

e la sicurezza)

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri può delegare l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 1 ad un Ministro delle informazioni per la sicurezza senza portafoglio. Il Ministro è nominato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio.

2. Non sono comunque delegabili le funzioni che la presente legge attribuisce in via esclusiva al Presidente del Consiglio dei ministri ed, in particolare, quelle in tema di segreto di Stato.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri è costantemente informato dal Ministro senza portafoglio delle informazioni per la sicurezza sulle modalità di esercizio delle funzioni delegate e, fermo il potere di direttiva, può in qualsiasi momento avocare l’esercizio di tutte o di alcune di esse nonché, sentito il Consiglio dei ministri, revocare la delega al Ministro predetto.

 

Art. 3.

(Consiglio Nazionale per la sicurezza

della Repubblica)

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito il Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica (CNS), con funzioni di consulenza e proposta per il Presidente del Consiglio dei ministri, in materia di politica informativa per la sicurezza.

2. Nell’ambito delle attribuzioni indicate nel comma 1 il Consiglio nazionale:

a) coadiuva il Presidente del Consiglio dei ministri nell’analisi e nell’individuazione ed elaborazione strategica degli indirizzi generali e degli obiettivi prioritari da perseguire nel quadro della politica informativa per la sicurezza;

b) esprime pareri sulle questioni che il Presidente del Consiglio dei ministri sottopone al suo esame;

c) provvede all’approvazione del piano dell’attività informativa, verificandone l’attuazione nei modi e tempi indicati;

d) delibera gli atti normativi previsti dalla presente legge;

e) designa, per la successiva nomina del Presidente del Consiglio dei ministri, il Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza (DIGIS) e, su proposta di questi, i Responsabili delle strutture in cui si articola tale Direzione generale in fase di prima attuazione della presente legge.

3. Il Consiglio nazionale è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o, in caso di assenza o impedimento, dal Ministro delle informazioni per la sicurezza. Il Consiglio è composto dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell’interno, dal Ministro dell’economia e delle finanze e dal Ministro della difesa. Le funzioni di segretario generale del Consiglio sono svolte, senza diritto di voto, dal Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza.

4. In relazione a particolari situazioni che richiedano approfondimenti specifici il Presidente del Consiglio dei ministri – o, in sua assenza o impedimento, il Ministro delle informazioni per la sicurezza – può invitare a partecipare alle sedute del Consiglio Nazionale, senza diritto di voto, esperti nelle specifiche materie oggetto di esame.

5. Le modalità di funzionamento del Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica sono stabilite con apposito regolamento.

 

Art. 4.

(Obblighi di informazione del Governo

nei confronti del Parlamento.

Comitato Parlamentare per la sicurezza)

1. Il Governo riferisce semestralmente al Parlamento, con una relazione scritta, sulla politica informativa per la sicurezza e sui risultati ottenuti.

2. Il Comitato parlamentare per la sicurezza (CPS) è costituito da due deputati e da due senatori, nominati all’inizio di ogni legislatura dai Presidenti dei due rami del Parlamento sulla base del criterio di proporzionalità. I Presidenti dei due rami del Parlamento nominano altresì un membro supplente per ciascuna delle due Camere.

3. Il Comitato parlamentare per la sicurezza esercita il controllo sull’applicazione delle norme che regolano le attività di informazione per la sicurezza. A tal fine può acquisire informazioni sull’organizzazione e sulle attività della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza (DIGIS). Il contenuto delle informazioni non può in nessun caso riguardare le fonti informative, l’apporto dei servizi stranieri, l’identità degli operatori, la dislocazione territoriale delle strutture operative, le operazioni in corso e quelle concluse la cui rivelazione sia ritenuta dal Presidente del Consiglio dei ministri pericolosa per la sicurezza della Repubblica e, comunque, ogni altro elemento idoneo a rivelare tali informazioni.

4. Per lo svolgimento delle sue funzioni il Comitato può convocare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle informazioni per la sicurezza e i membri del Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica.

5. Il Comitato può formulare quesiti, proposte, rilievi indirizzati al Governo.

6. Al Comitato sono comunicati tutti gli atti normativi emanati In attuazione della presente legge.

7. Il Presidente del Consiglio dei ministri può opporre al Comitato parlamentare, indicandone con sintetica motivazione le ragioni essenziali, l’esigenza di tutela del segreto in ordine alle informazioni che, a suo giudizio, eccedono i limiti di cui al comma 3. In nessun caso la tutela del segreto può valere in relazione a fatti eversivi dell’ordine costituzionale.

8. Nell’ipotesi di cui al comma 7, il Comitato parlamentare, qualora ritenga a maggioranza assoluta dei suoi componenti, che l’opposizione del segreto non sia fondata, ne riferisce alle Camere per le conseguenti valutazioni politiche.

9. I membri del Comitato parlamentare sono tenuti al segreto relativamente alle informazioni acquisite ai sensi dei precedenti commi, anche dopo la cessazione del mandato parlamentare.

 

 

 

CAPO II

ORDINAMENTO AMMINISTRATIVO

DELLA DIREZIONE GENERALE

PER LE INFORMAZIONI E LA

SICUREZZA (DIGIS)

 

Art. 5.

(Direzione generale per le informazioni

e la sicurezza – DIGIS)

1. Per lo svolgimento delle attività connesse alle sue funzioni, il Presidente del Consiglio dei ministri – o, in caso di delega di cui all’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza – si avvale della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza (DIGIS), costituita con la presente legge, in deroga alle disposizioni vigenti. Fatto salvo quanto è previsto nei successivi commi 2 e 3, il definitivo assetto organizzativo e tutte le successive modifiche e/o integrazioni sono stabilite con apposito regolamento.

2. La DIGIS svolge le funzioni indicate nel presente capo ed è ordinata, in sede di prima attuazione, nelle seguenti tre agenzie, preposte allo svolgimento di funzioni info-operative:

a) Agenzia per le informazioni sul terrorismo e l’eversione (AITE);

b) Agenzia per le informazioni sulla criminalità organizzata (AICO);

c) Agenzia per la ricerca e la controingerenza (ARC).

3. Per lo svolgimento delle funzioni tecnico-amministrative di supporto alle attività demandate alle strutture di cui al comma 2 sono altresì istituiti, sempre in sede di prima attuazione, i seguenti tre Dipartimenti:

a) Dipartimento per la gestione del personale;

b) Dipartimento tecnico-logistico;

c) Dipartimento per gli affari amministrativi e legali.

4. Nell’ambito della DIGIS operano altresì l’Ufficio centrale per la segretezza (UCSE) e l’Ufficio centrale degli archivi (UCA), che dipendono direttamente dal Presidente del Consiglio dei ministri – o, in presenza della delega di cui all’articolo 2, dal Ministro delle informazioni per la sicurezza pur mantenendo la dipendenza organica e funzionale dalla Direzione generale per quanto riguarda le competenze organizzative, amministrative e logistiche.

5. L’ordinamento delle strutture di cui ai commi precedenti e la loro ulteriore articolazione organizzativa sono stabiliti con regolamento.

6. Entro un anno dall’emanazione dei regolamenti previsti dalla presente legge l’assetto organizzativo sarà sottoposto a revisione da parte di apposito gruppo di lavoro, costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, i cui componenti sono nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica. Il Gruppo di lavoro è costituito da un rappresentante di ciascuna delle Agenzie di cui al comma 2, designati dal Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, nonché tre esperti di comprovata competenza e professionalità. All’esito della revisione il Gruppo di lavoro potrà proporre al Presidente del Consiglio dei ministri modifiche e/o integrazioni al modello organizzativo delineato nella presente legge.

 

Art. 6.

(Direttore della Direzione generale

per le informazioni e la sicurezza)

1. Alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza (DIGIS) è preposto, alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei Ministri o, se delegato, del Ministro delle informazioni per la sicurezza, un direttore generale, quale responsabile generale dell’attuazione della politica informativa per la sicurezza.

2. Il direttore della DIGIS è nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, previa designazione da parte del Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica.

3. Per l’assolvimento dei compiti a lui assegnati il direttore della DIGIS si avvale di un ufficio di diretta collaborazione, con funzioni di pianificazione, analisi e valutazione. Il relativo assetto ordinativo è fissato in apposito regolamento.

4. In caso di assenza o impedimento il direttore della DIGIS è sostituito da un vice direttore, nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del direttore della DIGIS, sentito il Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica.

5. Il direttore della direzione generale per le informazioni e la sicurezza:

a) fornisce al Presidente del Consiglio dei Ministri o, se delegato ai sensi dell’articolo 2, al Ministro delle informazioni per la sicurezza ogni elemento utile per l’elaborazione e l’attuazione delle politiche dell’informazione per la sicurezza di cui all’articolo l e lo tiene aggiornato su ogni questione di rilievo;

b) propone al Presidente del Consiglio dei Ministri o, se delegato ai sensi dell’articolo 2, al Ministro delle informazioni per la sicurezza il piano di ricerca informativa e, dopo l’approvazione e la conseguente diramazione, ne controlla costantemente l’attuazione, indirizzando, se necessario, su ricerche informative mirate l’attività delle Agenzie;

c) informa il Presidente del Consiglio dei Ministri o, se delegato, ai sensi dell’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza dell’attività svolta dalla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza;

d) esercita le funzioni di segretario generale del Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica;

e) garantisce lo scambio informativo tra la direzione generale per le informazioni e la sicurezza e le Forze di Polizia nonché tra la direzione generale per le informazioni e il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa;

f) coordina i rapporti con gli organismi informativi degli altri Stati;

g) designa al Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica, per la successiva nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri, i responsabili delle strutture organizzative indicate nell’articolo 5.

 

Art. 7.

(Agenzia per le informazioni sul terrorismo

e l’eversione – AITE)

1. L’Agenzia per le informazioni sul terrorismo e l’eversione (AITE) ha il compito di ricercare, elaborare ed analizzare le informazioni utili a salvaguardare l’indipendenza, l’integrità e la sicurezza della Repubblica e delle istituzioni democratiche da ogni pericolo, minaccia o aggressione proveniente dal terrorismo o dall’eversione nel territorio nazionale ed estero.

2. Nel quadro dei fini indicati nel comma 1, l’AITE fornisce supporto informativo nei confronti degli organi di Governo e delle Forze di polizia per la valutazione e la prevenzione dei rischi derivanti dal terrorismo e dall’eversione di qualunque natura.

 

Art. 8.

(Agenzia per le informazioni

sulla criminalità organizzata – AICO)

1. L’Agenzia delle informazioni per la criminalità organizzata (AICO) ha il compito di ricercare, elaborare ed analizzare le informazioni utili a salvaguardare l’indipendenza, l’integrità e la sicurezza della Repubblica e delle istituzioni democratiche da ogni pericolo, minaccia o aggressione proveniente da ogni pericolo, minaccia o aggressione, anche di natura economica, portata dalla criminalità organizzata all’interno del territorio nazionale e all’estero.

2. Nel quadro dei fini indicati nel comma 1, l’AICO fornisce supporto informativo nei confronti degli organi di Governo e delle Forze di polizia per la valutazione e la prevenzione dei rischi derivanti dalla diverse forme di criminalità organizzata, anche di tipo economico.

 

 

Art. 9.

(Agenzia per la ricerca e la contro

ingerenza - ARC)

1. L’Agenzia per la ricerca e la controingerenza (ARC) svolge attività di ricerca, sul territorio nazionale e all’estero, per la raccolta di informazioni utili al processo decisionale nei settori della politica, dell’economia e dell’industria. L’Agenzia, altresì, acquisisce informazioni in grado di sostenere la ricerca scientifica nazionale.

2. L’ARC espleta altresì attività di controingerenza a tutela del sistema politico, economico ed industriale e della ricerca scientifica contro attività di singoli, gruppi o governi stranieri che possano risultare lesivi della sicurezza nazionale.

 

Art. 10.

(Ufficio centrale per la segretezza – UCSE)

1. L’ufficio centrale per la segretezza (UCSE) svolge funzioni direttive, di coordinamento, consultive e di studio, nonché di controllo sull’applicazione delle norme di legge, dei regolamenti e di ogni altra disposizione vigente in materia di tutela amministrativa di quanto coperto da classifica di segretezza, sotto il profilo della sicurezza dei documenti, dei materiali, del personale, degli aspetti di carattere industriale, delle infrastrutture e delle installazioni di interesse fondamentale o strategico per la sicurezza nazionale, delle comunicazioni e dei sistemi di elaborazione automatizzata dei dati.

2. Il capo dell’ufficio è nominato dal presidente del Consiglio dei ministri, su designazione del Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica. Risponde, per l’esercizio delle sue funzioni, direttamente al presidente del Consiglio dei ministri, che può delegargli, in tutto o in parte, l’esercizio dei compiti e delle funzioni di Autorità Nazionale per la sicurezza.

3. Competono all’UCSE:

a) gli adempimenti istruttori relativi all’esercizio delle funzioni del Presidente del Consiglio dei ministri quale Autorità nazionale per la sicurezza, a tutela del segreto di Stato;

b) lo studio e la predisposizione delle misure volte a garantire la sicurezza di tutto quanto è coperto dalle classifiche di segretezza, con riferimento sia ad atti, documenti, materiali, sia alla produzione industriale, alle infrastrutture ed alle installazioni di interesse strategico per la sicurezza nazionale, sia alle comunicazioni ed ai sistemi di elaborazione automatizzata dei dati;

c) il rilascio e la revoca dei Nulla osta di segretezza (NOS);

d) la conservazione e l’aggiornamento di un elenco completo delle persone fisiche e giuridiche e di tutti i soggetti muniti di NOS.

4. Con apposito regolamento, sentito il CNS, è disciplinato il procedimento di accertamento finalizzato al rilascio del NOS, nonché il procedimento di ritiro, ove ne ricorrano le condizioni.

 

Art. 11.

(Ufficio centrale degli archivi – UCA)

1. All’Ufficio centrale degli archivi (UCA) sono demandate:

a) l’attuazione delle disposizioni che disciplinano il funzionamento e l’accesso agli archivi degli Organismi informativi;

b) la vigilanza sulla sicurezza, la tenuta e la gestione degli archivi;

c) la conservazione, in via esclusiva, presso un apposito archivio storico, della documentazione relativa alle attività ed ai bilanci della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza.

2. Le modalità di organizzazione e di funzionamento dell’Ufficio sono disciplinate con regolamento, sentito il CNS.

3. Con il regolamento di cui al comma 2, sono inoltre stabiliti le modalità di informatizzazione dei documenti e degli archivi cartacei, nonché le modalità di conservazione e di accesso e i criteri per l’invio di documentazione all’archivio di Stato.

 

CAPO III

AMMINISTRAZIONE

E FUNZIONAMENTO

DELLA DIREZIONE GENERALE

PER LE INFORMAZIONI

E LA SICUREZZA

 

Art. 12.

(Norme di organizzazione

e di funzionamento)

1. All’organizzazione e al funzionamento della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza non si applicano direttamente le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n.241, e quelle contenute nel decreto legislativo 31 marzo 2001, n.165 e successive modifiche e integrazioni. Apposito regolamento stabilisce, per le materie di cui al capo III ed al capo IV, le norme concernenti l’esercizio dell’attività amministrativa nel rispetto dei seguenti principi regolatori:

a) individuazione del responsabile del procedimento, specificandone le relative funzioni;

b) obbligo di conclusione del procedimento entro termini tassativi, attraverso l’emanazione di un provvedimento espresso e motivato,

c) esercizio del diritto di accesso agli atti ed ai documenti amministrativi, salvaguardando le ragioni di tutela e di riservatezza afferente alla documentazione della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza.

 

Art. 13.

(Spese per la Direzione generale

per le informazioni e la sicurezza)

1. Nello stato di previsione della spesa della Presidenza del Consiglio dei ministri è istituita, anche in deroga alle disposizioni di cui alla legge 3 aprile 1997, n.94 e al decreto legislativo 7 agosto 1997, n.279, una apposita unità previsionale di base per le spese della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza.

2. All’inizio dell’esercizio finanziario il Presidente del Consiglio dei ministri, previa delibera del Consiglio nazionale per la sicurezza della Repubblica, sentito il direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, definisce lo stanziamento iscritto nel bilancio dello Stato, stabilendo altresì le somme da destinare ai fondi ordinari e a quelli riservati. Di tale ripartizione e delle sue variazioni in corso d’anno, adottate con la stessa procedura, è data comunicazione al Comitato parlamentare.

3. Sono adottate con regolamento le norme concernenti la tenuta del bilancio e del rendiconto e la gestione delle spese della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato, ma nel rispetto dei relativi principi nonché delle seguenti disposizioni:

a) il bilancio preventivo, nel quale sono iscritti in appositi capitoli i fondi per le spese riservate, e il rendiconto della gestione finanziaria del fondo per le spese ordinarie sono predisposti dal direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza;

b ) il bilancio preventivo e il rendiconto della gestione finanziaria del fondo per le spese ordinarie sono approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e sono inviati, per la verifica della legittimità e della regolarità della gestione al controllo di un ufficio della Corte dei Conti, costituito nell’ambito della Sezione per il controllo dello Stato e distaccato presso la Direzione generale per le informazioni e la sicurezza;

c) gli atti di gestione del fondo di cui alla precedente lettera b sono assunti dal direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza e dagli altri dirigenti della direzione e sono assoggettati al controllo preventivo di un apposito ufficio della Ragioneria centrale della Presidenza del Consiglio dei ministri, distaccato presso la direzione generale stessa;

d) gli atti di gestione del fondo per le spese riservate sono assunti esclusivamente dal direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, che presenta specifico rendiconto trimestrale e relazione finale annuale al Presidente del Consiglio dei ministri, o se delegato ai sensi dell’articolo 2, al Ministro delle informazioni per la sicurezza;

e) il bilancio preventivo e il rendiconto della gestione finanziaria del fondo per le spese ordinarie sono trasmessi, insieme con la relazione della Corte dei conti, al Comitato parlamentare, al quale il Presidente del Consiglio dei ministri, o se delegato ai sensi dell’articolo 2, al ministro delle informazioni per la sicurezza riferisce, altresì, annualmente sulle linee essenziali della gestione finanziaria del fondo per le spese riservate, quantificate per settori di intervento come determinati dagli indirizzi politici.

4. Con apposito regolamento sono, inoltre, definite le procedure per la stipulazione di contratti di appalti di lavori e forniture di beni e servizi, nel rispetto dei principi della normativa comunitaria vigente. Sono altresì individuati i lavori, le forniture ed i servizi che, per tipologie o per importi di valore, possono essere effettuati in economia o a trattativa privata.

 

Art. 14.

(Ricorsi giurisdizionali)

1. La competenza giurisdizionale per le controversie nelle materie di cui ai Capi III e IV del presente titolo spetta al giudice amministrativo. Si applicano al riguardo le disposizioni di cui all’articolo 19 del decreto-legge 25 marzo 1997, n.67, convertito nella legge 23 maggio 1997, n.135.

 

CAPO IV

GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

E MATERIALI

 

Art. 15.

(Contingente speciale del personale)

1. È costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il contingente speciale del personale addetto alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, determinato con apposito regolamento. Con il medesimo regolamento sono altresì stabiliti l’ordinamento del personale e la disciplina del relativo trattamento economico e previdenziale, in conformità ai principi posti dalle disposizioni del presente titolo, nonché i criteri e le modalità per attuare il trasferimento presso altre Amministrazioni dello Stato del personale in servizio presso gli attuali organismi informativi che, a seguito del processo di riorganizzazione previsto dalla presente legge e dai regolamenti attuativi, risulterà non più necessario per le esigenze della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza.

2. Il personale appartenente al contingente speciale di cui al comma 1 può essere composto:

a) da dipendenti civili e militari dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche che sono trasferiti in via definitiva, con il loro consenso, alle dipendenze della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, previo superamento del periodo di prova;

b) da personale assunto direttamente.

In nessun caso la Direzione generale per le informazioni e la sicurezza può avere alle proprie dipendenze, in modo organico o saltuario, membri del Parlamento, magistrati, ministri di culto e giornalisti.

3. Il personale di cui al presente articolo è collocato in distinti ruoli amministrativi, tecnici ed operativi, secondo le modalità previste nel regolamento di cui al comma 1.

 

Art. 16.

(Principi generali per l’esercizio del potere regolamentare in materia di Ordinamento del personale)

1. Nell’esercizio del potere regolamentare di cui all’articolo 15, comma 1, devono, in ogni caso, essere osservati i seguenti principi generali:

a) il reclutamento del personale mediante assegnazione da altra amministrazione deve avvenire a seguito di apposita procedura selettiva, previa diffusione presso le amministrazioni interessate di avviso che specifichi le competenze e i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti per l’espletamento delle singole funzioni, nell’ambito del personale dipendente dalle amministrazioni dello Stato, dalle Università, dagli Enti pubblici di ricerca ed eventualmente anche dalle altre amministrazioni pubbliche;

b) il reclutamento del personale mediante assunzione diretta eventualmente anche con contratto di lavoro a tempo determinato avviene secondo speciali procedure selettive fissate in relazione alle particolari funzioni da espletare; è consentito l’utilizzo di questo canale di reclutamento solo per l’assunzione di personale di elevata e particolare specializzazione.

c) gli aspiranti al reclutamento sono preliminarmente sottoposti ad accertamenti sanitari e a specifici test psico-attitudinali, al fine di verificarne l’idoneità al servizio presso la Direzione generale per le informazioni e la sicurezza;

d) è in facoltà della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza disporre in ogni tempo il rientro del personale presso l’amministrazione di originaria appartenenza o, per i dipendenti di cui all’articolo 15, comma 2, lettera b), presso altra Amministrazione dello Stato;

e) al fine di favorire la necessaria mobilità del personale il regolamento di cui all’articolo 15, comma 1, può prevedere che al personale trasferito ad altra amministrazione dello Stato, fermo restando l’inquadramento nella qualifica rivestita, sia garantita la conservazione del trattamento economico e previdenziale in godimento al momento dell’emanazione del provvedimento di trasferimento.

 

 

 

 

TITOLO II

DISPOSIZIONI SULLA CONDOTTA E SULLO STATUS DEGLI APPARTENENTI ALLA DIREZIONE GENERALE PER LE INFORMAZIONI E LA SICUREZZA

CAPO I

GARANZIE FUNZIONALI

 

Art. 17.

(Ambito di applicabilità)

1. Fermo quanto disposto dall’articolo 51 del codice penale, una speciale causa di giustificazione si applica al personale della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza che pone in essere condotte costituenti reato, legittimamente autorizzate di volta in volta, in quanto indispensabili alle finalità istituzionali della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, nel rispetto rigoroso dei limiti di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo e delle procedure fissate dall’articolo 18.

2. La speciale causa di giustificazione di cui al comma l non si applica se la condotta costituente reato configura delitti specificamente diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l’integrità fisica, la salute o l’incolumità pubbliche.

3. La speciale causa di giustificazione non si applica altresì ai reati di attentato contro organi costituzionali e contro le Assemblee regionali, di cui all’articolo 289 del codice penale, agli attentati contro i diritti politici del cittadino, di cui all’articolo 294 del codice penale, ai delitti contro l’amministrazione della giustizia, salvo che si tratti di condotte di favoreggiamento personale o reale indispensabili alle finalità istituzionali della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza e poste in essere nel rispetto rigoroso delle procedure fissate dall’articolo 18, sempre che tali condotte di favoreggiamento non si realizzino attraverso false dichiarazioni all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria e non cagionino uno sviamento degli accertamenti da queste disposti.

4. La speciale causa di giustificazione si applica quando la condotta costituente reato:

a) è posta in essere nell’esercizio o a causa di compiti istituzionali della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, in attuazione di un’operazione deliberata e documentata ai sensi dell’articolo 18 e secondo le norme organizzative del sistema di informazione per la sicurezza;

b) è indispensabile per il conseguimento degli obiettivi dell’operazione, che non sono altrimenti perseguibili, e risulta proporzionata al loro raggiungimento, in base ad una compiuta valutazione e comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti.

5. Quando in ragione di particolari condizioni di fatto e di eccezionali necessità, specifiche attività rientranti tra quelle indicate nei commi 1 e 2 sono state svolte da persone non addette alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza e risulta che il ricorso a esse era indispensabile, tali persone sono equiparate, ai fini della applicazione della causa di non punibilità, agli addetti a tale Direzione generale.

 

Art. 18.

(Procedure)

1. Le condotte indicate nell’articolo 17 sono autorizzate, nei casi previsti nell’articolo citato e ricorrendo i presupposti di cui allo stesso articolo 17, dal Presidente del Consiglio dei ministri, o se delegato ai sensi dell’articolo2, dal Ministro delle informazioni per la sicurezza, sentito il comitato di consulenza previsto dall’articolo 20.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri o, se delegato ai sensi dell’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza provvede a norma del comma 1, su proposta del Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza. Il Presidente del Consiglio dei ministri, nel caso di delega disposta a sensi dell’articolo 2, è informato dal Ministro delle informazioni per la sicurezza. Il Presidente del Consiglio dei ministri può in ogni caso modificare o revocare il provvedimento adottato a norma del comma 1.

3. Nei casi di assoluta necessità e urgenza, che non consentono di formulare tempestivamente la proposta di cui al comma 2, il Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza autorizza le condotte richieste e ne informa immediatamente, e comunque non oltre le ventiquattro ore, il Presidente del Consiglio dei ministri o, se delegato ai sensi dell’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza. Il Presidente del Consiglio dei ministri, se delegato ai sensi dell’articolo 2, il Ministro delle informazioni per la sicurezza, sentito il comitato previsto dall’articolo 20, ratifica il provvedimento del Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza se esso è stato legittimamente adottato ed è stato rispettato il termine sopra indicato. Il Presidente del Consiglio dei ministri, nel caso di delega disposta a sensi dell’articolo 2, è informato dal Ministro delle informazioni per la sicurezza perché, ove lo ritenga, adotti taluno dei provvedimenti indicati nel comma2.

4. Quando il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro delle informazioni per la sicurezza, se delegato ai sensi dell’articolo 2, valuti che la condotta costituente reato è stata tenuta fuori dei casi e dei presupposti di legge ovvero in assenza delle autorizzazioni previste dai commi precedenti, adotta le necessarie misure e riferisce all’autorità giudiziaria competente.

5. La documentazione relativa alle condotte di cui all’articolo 17 è conservata in un’apposita sezione riservata dell’archivio, con la documentazione delle spese.

 

Art. 19.

(Condotte dolose)

1. Il personale addetto alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza che preordini illegittimamente le condizioni per il rilascio della autorizzazione di cui agli articoli 17 e 18 è punito con la reclusione da due a cinque anni.

2. Nell’ipotesi di eccesso colposo trova applicazione l’articolo 55 del codice penale.

 

Art. 20.

(Comitato di consulenza)

1. Prima di provvedere in ordine alla autorizzazione di taluna delle condotte indicate nell’articolo 17, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro delle informazioni per la sicurezza, se delegato ai sensi dell’articolo 2, è tenuto ad acquisire il motivato parere del Comitato di consulenza.

2. Il Comitato di consulenza è composto da tre membri effettivi e tre supplenti, nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri sulla base di requisiti di indiscussa competenza, prestigio e garanzia di imparzialità.

3. Il Comitato di consulenza deve assicurare in ogni momento la possibilità di consultazione e a tal fine adotta le necessarie regole organizzative interne.

4. I Componenti del Comitato sono tenuti al rispetto del segreto su tutto ciò di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio o a causa delle proprie funzioni.

 

Art. 21.

(Opposizione della causa di non punibilità)

1. Quando risulta che per taluno dei fatti indicati nell’articolo 17 sono iniziate indagini preliminari, il Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza può opporre all’autorità giudiziaria procedente l’esistenza della causa di non punibilità.

2. Nel caso indicato nel comma l, il procuratore della Repubblica interpella immediatamente il Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo che sia data conferma. Gli atti delle indagini sul fatto e quelli relativi alla opposizione sono separati e iscritti in apposito registro riservato e custoditi secondo modalità che ne tutelino la segretezza.

3. Quando l’esistenza della causa di non punibilità di cui all’articolo 17 è opposta nel corso dell’udienza preliminare o del giudizio, il Presidente del Consiglio dei ministri è interpellato dal giudice procedente.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, se intende confermare la esistenza delle condizioni della causa di non punibilità, ne dà comunicazione entro sessanta giorni all’autorità che procede indicandone i motivi. Della conferma è data immediata comunicazione al Comitato parlamentare per la sicurezza. Se la conferma non interviene nel termine indicato, essa si intende negata e l’autorità giudiziaria può procedere secondo le regole ordinarie.

5. Sempre che l’autorità giudiziaria non ritenga di sollevare conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, se il Presidente del Consiglio dei ministri conferma la esistenza della causa di non punibilità, il procuratore della Repubblica dispone la trasmissione in archivio degli atti, da custodire secondo modalità che ne tutelino la segretezza; il giudice, a seconda dei casi, pronuncia sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione. Analoga procedura di custodia degli atti viene seguita fino a che non si sia risolto il conflitto di attribuzione.

6. Se è stato sollevato conflitto di attribuzione, la Corte costituzionale ha pieno accesso agli atti del procedimento e al provvedimento di autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, con le garanzie di segretezza che la Corte stessa stabilisce.

7. Quando l’esistenza della speciale causa di giustificazione è eccepita dall’appartenente alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza o dalla persona legalmente richiesta ai sensi dell’articolo 17, comma 5, al momento dell’arresto in flagranza o dell’esecuzione di una misura cautelare, l’esecuzione del provvedimento è sospesa e la persona è accompagnata dalla polizia giudiziaria nei propri uffici per esservi trattenuta per il tempo strettamente necessario ai primi accertamenti e comunque non oltre ventiquattro ore. Il procuratore della Repubblica, immediatamente informato, dispone le necessarie verifiche e adotta i provvedimenti conseguenti.

Art. 22.

(Attività deviate)

1. Nessuna attività comunque idonea per la sicurezza della Repubblica può essere svolta al di fuori degli strumenti, delle modalità, delle competenze e dei fini previsti dalla presente legge.

 

 

CAPO II

QUALIFICHE GIURIDICHE E TUTELA DELLA IDENTITÀ

 

Art. 23.

(Esclusione delle qualifiche di polizia

giudiziaria e di pubblica sicurezza)

1. Gli addetti alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza non rivestono la qualifica di ufficiali o di agenti di polizia giudiziaria nè, salvo quanto previsto dal comma 2, quella di ufficiali o di agenti di pubblica sicurezza. Tali qualità sono sospese durante il periodo di servizio nella Direzione generale sopra indicata per coloro che le rivestono in base agli ordinamenti dell’amministrazione di provenienza.

2. In relazione all’attività prevista da una specifica operazione e necessaria allo svolgimento di particolari compiti a essa inerenti ovvero indispensabili al compimento dell’operazione stessa, nonché per la tutela delle strutture, la qualifica di ufficiale o di agente di pubblica sicurezza può essere attribuita dal Presidente del Consiglio dei ministri, o se delegato ai sensi dell’articolo 2, dal Ministro delle informazioni per la sicurezza, su proposta dal Direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza. Nei casi di urgenza, la proposta può essere formulata anche in forma orale e seguita entro quarantotto ore da quella scritta. La qualifica è attribuita per non oltre sei mesi ed è rinnovabile.

3. L’autorità giudiziaria non può avvalersi di infrastrutture, di mezzi e di personale della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza.

 

Art. 24.

(Identità di copertura)

1. Il direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, previa comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro delle informazioni per la sicurezza, se delegato ai sensi dell’articolo 2, può disporre o autorizzare l’uso, da parte degli addetti alla Direzione generale, di documenti di identificazione contenenti indicazioni di qualità personali diverse da quelle reali. Con la medesima procedura può essere disposta o autorizzata l’utilizzazione temporanea di documenti e certificati di copertura.

2. Con apposito regolamento saranno definite le modalità di rilascio del documento o del certificato di copertura, di registrazione della procedura seguita e di conservazione del documento stesso al termine dell’operazione, nonché la durata della sua validità.

 

Art. 25.

(Attività simulate)

1. Il direttore della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, previa comunicazione il Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro delle informazioni per la sicurezza, se delegato ai sensi dell’articolo 2, può autorizzare i dirigenti delle strutture da lui dipendenti ad esercitare attività economiche simulate, sia nella forma di imprese individuali sia nella forma di società di qualunque natura.

2. Il consuntivo delle attività di cui al comma 1 è allegato al rendiconto del bilancio dei fondi riservati.

3. Con apposito regolamento sono stabilite le relative modalità attuative.

 

Art. 26.

(Garanzie di riservatezza nel corso

di procedimenti giudiziari)

1. Quando nel corso di un procedimento devono essere assunte le dichiarazioni di una persona addetta alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, l’autorità giudiziaria, oltre a dare applicazione, ove ne ricorrano le condizioni, a quanto previsto dagli articoli 472 e 473 c.p.p., adotta comunque rigorose cautele a tutela della persona che deve essere esaminata o deve partecipare ad un atto di indagine. Quando sono disponibili strumenti tecnici idonei a consentire il collegamento audiovisivo, l’autorità giudiziaria, salvo che la presenza della persona sia indispensabile, può procedere a distanza, curando che siano osservate, in quanto compatibili, le forme e le modalità stabilite dalle norme di attuazione del codice di procedura penale.

 

TITOLO III

RAPPORTI CON ALTRE AMMINISTRAZIONI

E CON L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA

 

Art. 27.

(Collaborazione con le Forze armate

e con le Forze di polizia)

1. Nell’ambito delle rispettive attribuzioni, le Forze armate, le Forze di polizia e gli altri ufficiali e agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza devono fornire ogni possibile cooperazione, anche di tipo tecnico-operativo, al personale addetto alla Direzione generale per le informazioni e la sicurezza, per l’espletamento dei compiti a questi affidati.

2. La Direzione generale per le informazioni e la sicurezza cura la tempestiva trasmissione ai competenti organi di polizia giudiziaria di tutte le informazioni ed i dati in suo possesso suscettibili di possibili sviluppi di interesse per l’accertamento o la prevenzione dei reati.

3. Il Direttore della DIGIS e i responsabili delle Forze Armate e delle Forze di Polizia vigilano perché i collegamenti e le forme di cooperazione previsti dai commi 1 e 2 siano efficaci e tali da assicurare completezza e tempestività allo scambio informativo.

 

 

Art. 28.

(Collaborazione richiesta a pubbliche amministrazioni e a soggetti erogatori

di servizi di pubblica utilità)

1. La Direzione generale per le informazioni e la sicurezza può corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni ed i soggetti erogatori, in regime di concessione o mediante convenzione, di servizi di pubblica utilità e chiedere ad essi la collaborazione, anche di ordine logistico, necessaria per l’adempimento delle loro funzioni istituzionali; a tal fine possono in particolare stipulare convenzioni con i predetti soggetti nonché con le Università e gli enti di ricerca.

2. Con apposito regolamento sono emanate le disposizioni necessarie ad assicurare l’accesso della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza agli archivi informatici delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti erogatori – in regime di concessione o di autorizzazione amministrativa – di servizi di pubblica utilità, prevedendo in ogni caso le modalità tecniche che consentano la verifica, anche successiva, dell’accesso a dati personali.

 

Art. 29.

(Acquisizione di documenti, atti o altra cosada parte dell’autorità giudiziaria e acquisizione di copie di atti o informazioni da parte del Ministro delle informazioni per la sicurezza)

1. Quando deve disporre l’acquisizione di documenti, atti o altra cosa presso le sedi sia della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza sia dell’Autorità Nazionale per la Sicurezza, l’autorità giudizi aria indica nel modo più specifico possibile nell’ordine di esibizione il documento, l’atto o la cosa oggetto della richiesta.

2. L’autorità giudiziaria, salvo casi di assoluta impossibilità, procede personalmente sul posto all’esame della documentazione e acquisisce agli atti quella strettamente indispensabile ai fini dell’indagine. Nell’espletamento di tale attività può avvalersi della collaborazione di ufficiali di polizia giudiziaria.

3. Quando deve essere acquisito, in originale o in copia, un documento, atto o cosa originati da un organismo informativo estero, trasmessi con vincolo di non divulgazione, la consegna immediata è sospesa e il documento, atto o cosa sono trasmessi immediatamente al Ministro delle informazioni per la sicurezza perché vengano assunte le necessarie iniziative presso l’autorità estera per le relative determinazioni.

4. Quando devono essere acquisiti documenti, atti o altre cose in originale o in copia per i quali il responsabile dell’ufficio detentore eccepisce il segreto di Stato, la consegna immediata è sospesa, il documento, l’atto o la cosa sono sigillati in appositi contenitori e trasmessi prontamente al Presidente del Consiglio dei ministri.

5. Nelle ipotesi previste nel comma 4, entro sessanta giorni il Presidente del Consiglio dei ministri autorizza l’acquisizione del documento, dell’atto o della cosa o conferma il segreto di Stato. In tal caso trovano applicazione le disposizioni in tema di segreto di Stato. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel termine su indicato, l’autorità giudizi aria acquisisce il documento, l’atto o la cosa.

6. Il Ministro delle informazioni per la sicurezza può ottenere dall’autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti di procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto ritenute indispensabili per lo svolgimento delle attività connesse alle sue funzioni e, in specie, per le esigenze anche ispettive degli organismi informativi. L’autorità giudiziaria può altresì trasmettere le copie e le informazioni anche di propria iniziativa. Ai medesimi fini l’autorità giudiziaria può autorizzare il Ministro delle informazioni per la sicurezza all’accesso diretto al registro delle notizie di reato anche se tenuto in forma automatizzata. Si applicano le disposizioni dell’articolo 118 commi 2 e 3 del codice di procedura penale.

 

 

TITOLO IV

TUTELA DEL SEGRETO DI STATO

 

Art. 30.

(Criteri di tutela)

1. Sino alla data di emanazione di una nuova legge organica relativa alla materia del segreto di Stato si applicano le vigenti disposizioni normative previste in materia, tenuto conto dei principi fissanti nelle norme contenute nel presente Titolo e fatta salva l’applicazione dell’articolo 29 della presente legge.

2. Il segreto di Stato è preordinato alla tutela dell’integrità della Repubblica, anche in attuazione di accordi internazionali, nonché alla difesa delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento e alla salvaguardia del libero esercizio delle funzioni dello Stato, dell’indipendenza della Repubblica rispetto ad altri Stati e delle relazioni con essi, della preparazione e della difesa militare, nonché degli interessi economici del Paese.

 

Art. 31.

(Segreto di Stato)

1. Sono coperti da segreto di Stato, indipendentemente dalla classifica di segretezza eventualmente attribuita dal soggetto preposto, le notizie, i documenti, gli atti, le attività o le altre cose la cui conoscenza, al di fuori degli ambiti e dei livelli autorizzati metta in pericolo o arrechi un danno immediato e diretto di eccezionale gravità ai beni di cui all’articolo 30, comma 2.

2. Le notizie, documenti, attività, cose oggetto di segreto di Stato sono poste a conoscenza esclusivamente dei soggetti e delle autorità chiamate a svolgere direttamente rispetto ad essi funzioni essenziali, nei limiti e nelle parti indispensabili per l’assolvimento dei rispettivi compiti ed il raggiungimento dei fini rispettivamente fissati.

 

 

 

TITOLO IV

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

E DI COORDINAMENTO

 

Art. 32.

(Procedura per l’adozione dei regolamenti)

1. Salvo che non sia diversamente stabilito, le disposizioni regolamentari previste dalla presente legge sono emanate entro centottanta giorni dalla sua entrata in vigore, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati anche in deroga all’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n.400, previa deliberazione del Consiglio Nazionale per la sicurezza della Repubblica.

2. I suddetti decreti stabiliscono il regime della loro pubblicità, anche in deroga alle norme ordinarie.

 

Art. 33.

(Abrogazioni)

1. È abrogata la legge 24 ottobre 1977, n.801, nonché ogni altra disposizione in contrasto con la presente legge.

 

Art. 34.

(Copertura finanziaria)

1. All’onere finanziario per l’attuazione della presente legge si provvede con apposito stanziamento sul capitolo dello Stato di previsione del bilancio dello Stato.

 

Art.35.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 246

DISEGNO DI LEGGE

 

d’iniziativa dei senatori
BULGARELLI, DE PETRIS, MALABARBA, PALERMI, BODINI, CAPRILI, COSSUTTA, DONATI, GRASSI, MARTONE, PETERLINI, RIPAMONTI, ROSSI Fernando, SILVESTRI, SODANO e TIBALDI

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 5 MAGGIO 2006

 

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Disposizioni in materia di accesso ai documenti di Stato e istituzione di una Commissione per la desecretazione degli atti di Stato

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – Il problema della trasparenza degli atti amministrativi e di governo è da tempo al centro del dibattito politico e istituzionale, in Italia come in altri Paesi del mondo. Nel nostro Paese, tuttavia, poco o nulla si è fatto per garantire che i cittadini potessero avere accesso reale alle informazioni, in particolare a quelle che riguardano i rapporti e i patti di collaborazione stipulati negli anni dal Governo italiano con altre nazioni o organismi sovranazionali e a quelle inerenti le attività dei servizi di sicurezza. La nostra storia recente dimostra che, proprio a riguardo di questi ultimi due temi, l’apposizione sistematica del segreto di Stato ha inciso negativamente sia sui rapporti tra l’opinione pubblica e l’esecutivo – si veda, in particolare, la crescente ostilità di quelle popolazioni costrette a convivere sul proprio territorio con basi militari straniere di cui sono ignoti allo stesso Parlamento gli atti che all’indomani del secondo conflitto mondiale portarono al loro insediamento –, sia sull’accertamento della verità riguardo a una serie di tragici avvenimenti che sconvolsero la vita del Paese negli anni settanta e ottanta del secolo scorso, durante il periodo della cosiddetta “strategia della tensione“, e di cui ancora nulla si conosce per quanto concerne le responsabilità e i ruoli ricoperti da apparati dello Stato in seno alle trame eversive che segnarono quegli anni. Eppure sussistono tutti i motivi per rendere finalmente di pubblico dominio la documentazione fin qui secretata: da una parte, il contesto storico e geopolitico che portò all’insediamento delle basi Usa e Nato sul territorio italiano è radicalmente mutato con la fine della “guerra fredda“ e della contrapposizione tra i blocchi e, dall’altra, vi è tuttora la necessità di fare piena luce su una serie di orribili stragi rimaste impunite e di rispondere alla sete di verità e giustizia dei familiari di coloro che ne rimasero vittime. Rendere pubblici tutti quei materiali fin qui tenuti segreti sarebbe dunque un dovere morale, prima che istituzionale, storico e giudiziario. In molti Paesi, queste stesse motivazioni hanno portato all’emanazione di specifiche normative. Negli Stati Uniti la legge che regola la declassificazione dei documenti – il Freedom of Information Act (FOIA), (Titolo 5 dell’United States Code, paragrafo 552) – è stata introdotta nel lontano 1966. Essa stabilisce che qualunque cittadino, americano o straniero, possa richiedere la declassificazione di documenti che per motivi di vario genere non siano ancora consultabili. L’amministrazione interessata è obbligata a fornire una risposta che, nel 70 per cento dei casi, è positiva. In caso di risposta negativa, d’altra parte, è possibile ricorrere in appello presso la stessa amministrazione, e spesso l’appello ribalta il primo giudizio. Qualora l’amministrazione si rifiuti, anche dopo il ricorso in appello, di declassificare un determinato documento, è prevista la possibilità di citarla in giudizio. In questo caso il richiedente deve sostenere le spese di una causa giudiziaria il cui esito, però, può essergli favorevole: recentemente un istituto di ricerca privato, il National Security Archive, ha ottenuto in questo modo il rilascio da parte del Dipartimento di Stato di un’importantissima collezione di documenti relativi alla crisi cubana del 1962 che i legali del Dipartimento si erano rifiutati di rilasciare attraverso la normale procedura prevista dal Freedom of Information Act.

Alla fine del secolo scorso, le pressioni esercitate dalla comunità degli storici e la fine della guerra fredda spinsero il Congresso Usa ad approvare una nuova legge, la Public Law 102-138 del 28 ottobre 1991, che ampliava il numero dei documenti suscettibili di desecretazione e, successivamente, nell’aprile del 1995, il Presidente Clinton emanò l’Executive Order 12958 che incentivava ulteriormente la declassificazione dei documenti da parte delle varie agenzie federali.

La nuova legge stabiliva, infatti, che, a meno che un documento non appartenesse a una delle categorie specificamente elencate – piani militari ancora validi riguardanti la sicurezza nazionale del Paese, informazioni concernenti i ruoli ricoperti da singole persone all’interno dei servizi di intelligence, segreti aziendali, commerciali e finanziari ottenuti in via confidenziale, dati sensibili sulla situazione sanitaria dei cittadini o che comunque ne potessero ledere la privacy, ecc. – ogni ente governativo fosse tenuto a declassificare automaticamente entro l’aprile del 2000 (cioè entro cinque anni dall’entrata in vigore dell’Executive Order) tutta la sua documentazione più vecchia di venticinque anni; inoltre ogni anno ciascun dipartimento, o agenzia governativa, era tenuto a declassificare una quota specifica dei suoi documenti ancora classificati.

È importante sottolineare che queste normative si applicavano alla stessa Cia (Central Intelligence Agency), della quale negli ultimi anni è stata resa pubblica una mole enorme di documenti ancora classificati risalenti all’Office of Strategic Services (OSS), molti dei quali di straordinario valore storico e politico. La Cia può rifiutarsi di divulgare documenti che contengano materiale relativo alla sicurezza nazionale o alle fonti e agli strumenti per la collezione dell’intelligence, ma è comunque tenuta a rispondere alle domande ad essa rivolte in base al Freedom of Information Act.

L’Executive Order 12958, proprio in relazione alle esigenze di tutela della sicurezza nazionale, lasciava alle varie amministrazioni ampia discrezionalità nel valutare l’opportunità di divulgare un determinato documento, ma introduceva un principio fondamentale: la desecretazione automatica, dopo venticinque anni dalla loro emanazione, di tutti i documenti da esse prodotti, ad eccezione di quelli concernenti le categorie sopra menzionate. Un lasso di tempo più che ragionevole per far sì che tale divulgazione non pregiudicasse proprio le esigenze correnti di sicurezza. Appare superfluo sottolineare l’opportunità e i vantaggi che un simile criterio apporterebbe in sede storica e di trasparenza istituzionale qualora fosse adottato anche nel nostro Paese. Sempre l’Executive Order 12958 introduceva una vera e propria “rivoluzione“ nelle procedure di divulgazione dei documenti, predisponendo con gli “Electronic Freedom of Information Act Amendments“ del 2 ottobre 1996, voluti dal presidente Bill Clinton e raccolti nella Public Law N.104-231, la digitalizzazione e la messa in rete di tutti i documenti suscettibili di desecretazione automatica.

Sempre più Paesi nel mondo stanno adottando il FOIA. Il 1º gennaio 2005 è entrato in vigore in Gran Bretagna il Freedom of Information Act 2000, che stabilisce nel Regno Unito il diritto dei cittadini a richiedere e visionare i documenti conservati dagli uffici pubblici, come quelli dei dipartimenti governativi, delle scuole, del servizio sanitario, delle forze dell’ordine e delle autorità locali.

Anche in questo caso, ogni singolo cittadino privato, di qualsiasi nazionalità e da qualsiasi Paese, potrà accedere a tutta una serie di dati relativi ad esempio alle modalità con cui si sono fatte certe scelte pubbliche o a come sono stati spesi alcuni fondi statali semplicemente attraverso una richiesta scritta cui l’ufficio destinatario darà risposta entro venti giorni lavorativi.

Tra la documentazione che sarà oggetto di diffusione pubblica potranno figurare atti istituzionali, attestati sulle prestazioni ospedaliere e mediche, contratti pubblici, studi e ricerche in base ai quali si sono operate delle scelte che hanno avuto peso nella vita dei cittadini, le procedure di pagamento dei funzionari pubblici, in definitiva tutto ciò che potrà avere un interesse pubblico.

Nel caso in cui non si potesse procedere alla pubblicazione dell’oggetto della richiesta il rifiuto sarà debitamente motivato, dimostrando che è maggiore l’interesse temporaneo a tenere riservata l’informazione, e a monitorare l’equità e la legittimità di questo processo sarà l’ufficio dell’Information Commissioner che opererà di volta in volta una specifica valutazione.

Per quanto riguarda la Germania, recentemente il Parlamento tedesco ha completato l’esame in prima lettura della proposta di legge del 17 dicembre 2004 Freedom of Information, che dispone il diritto di accesso pubblico ai documenti ufficiali della pubblica amministrazione, senza dover dimostrare un interesse particolare all’acquisizione dell’informazione.

La proposta di legge, che stabilisce altresì l’obbligo per gli uffici pubblici a rendere pubblicamente disponibili on line una serie di atti e documenti, prevede che le richieste vengano soddisfatte in modo risoluto e veloce; solo in caso di procedure complesse si pone un tempo limite di due mesi.

D’altra parte, su tutto il territorio europeo soltanto Cipro, Malta e Lussemburgo non dispongono ancora di una legislazione sull’informazione.

In Italia, la situazione è confusa e, per certi versi, paradossale. La legge 7 agosto 1990, n.241, recante: «Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi», aveva innovato profondamente le regole sul procedimento amministrativo e aveva introdotto il principio della trasparenza e del diritto di accesso dei cittadini alle informazioni che li riguardano. Essa è stata modificata molte volte e, da ultimo, dalla legge 11 febbraio 2005, n.15, recante: «Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n.241, concernenti norme generali sull’azione amministrativa».

La legge n.241 del 1990, prima della modifica apportata dalla legge n.15 del 2005, all’articolo 22, comma 1, recitava: «Al fine di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla presente legge».

Nulla di paragonabile al diritto di accesso imposto dal Freedom of Information Act Usa, ma comunque un primo passo nella direzione della pubblicità degli atti di governo. La norma, tuttavia, è stata sistematicamente disapplicata da molte amministrazioni, anche col pretesto della poi sopravvenuta normativa sulla tutela dei dati personali.

Ma è l’articolo 24 che vanificava, di fatto, la reale utilità di un simile provvedimento, quando, al comma 1, recitava: «Il diritto di accesso è escluso per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi dell’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n.801, per quelli relativi ai procedimenti previsti dal decreto-legge 15 gennaio 1991, n.8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n.82, e successive modificazioni, e dal decreto legislativo 29 marzo 1993, n.119, e successive modificazioni nonché nei casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti dall’ordinamento».

Al fine di adeguare la nostra legislazione a gran parte di quelle europee e internazionali, il presente disegno di legge propone di rimuovere il segreto di Stato gravante su tutti i documenti prodotti dalle amministrazioni, dagli organi dello Stato e dagli apparati di sicurezza e di intelligence, una volta che dalla loro emanazione siano trascorsi venticinque anni, adottando un automatismo simile a quello previsto dal Freedom Information Act Usa.

 


 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

(Accesso ai documenti

coperti da segreto di Stato)

1. Al fine di promuovere la massima trasparenza nell’attività degli organi dello Stato e dei suoi apparati di intelligence e di sicurezza nazionale e ad integrazione di quanto disposto dalla legge 7 agosto 1990, n.241, è assicurato a qualunque cittadino italiano o straniero che ne faccia richiesta il diritto di accesso ai documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n.801, nonché ai documenti relativi ai restanti casi di segreto o di divieto di divulgazione previsti dall’articolo 24 della citata legge n.241 del 1990, e successive modificazioni, dalla cui redazione siano trascorsi almeno venticinque anni.

2. Rimangono coperti da segreto di Stato esclusivamente i documenti la cui divulgazione possa arrecare attuale pregiudizio alla sicurezza nazionale o possa ledere il diritto alla riservatezza di singole persone.

 

Art. 2.

(Commissione per la desecretazione degli atti di Stato)

1. È istituita la Commissione per la desecretazione degli atti di Stato, di seguito denominata «Commissione», responsabile della istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, finalizzato alla desecretazione degli atti di Stato, nonché dell’adozione del provvedimento finale.

2. La Commissione è presieduta da un funzionario dello Stato ed è composta da due senatori e da due deputati designati dai Presidenti delle rispettive Camere, da quattro funzionari pubblici, da quattro docenti universitari di ruolo in materie storiche e giuridico-amministrative, da quattro esponenti della società civile con funzioni di controllo e garanzia. La Commissione è nominata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri.

 

Art. 3.

(Istruzione e modalità del procedimento di desecretazione)

1. È riconosciuto a chiunque vi abbia interesse l’accesso a qualsiasi documento prodotto da amministrazioni pubbliche, enti e organi di sicurezza dello Stato, la cui emanazione risalga ad almeno venticinque anni prima del momento della richiesta, senza che la richiesta medesima debba essere motivata.

2. È considerato documento ai sensi del comma 1 ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche ad uso interno, formati dai soggetti menzionati al comma 1.

3. L’esame dei documenti è gratuito. Il rilascio di copia è subordinato al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura.

4. La Commissione, entro il termine di trenta giorni dalla data della richiesta di cui al comma 1, esprime un parere sulla richiesta medesima, che, in caso di rifiuto, è motivato e circostanziato.

5. Il richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale, il quale decide in camera di consiglio entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, uditi i difensori delle parti che ne abbiano fatto richiesta. La decisione del tribunale è appellabile, entro trenta giorni dalla notifica della stessa, al Consigio di Stato, il quale decide con le medesime modalità e negli stessi termini.

6. In caso di totale o parziale accoglimento del ricorso di cui al comma 5, il giudice amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l’esibizione dei documenti richiesti.

7. La Commissione procede, a prescindere dalle richieste presso di essa inoltrate, alla desecretazione d’ufficio di tutti i documenti la cui estensione risalga ad almento venticinque anni.

8. La Commissione pubblica con scadenza semestrale una relazione sull’attività svolta, curandone la massima diffusione, e predispone le iniziative dirette a rendere effettivo il diritto di accesso.

9. La Commissione dispone i necessari procedimenti organizzativi per la digitalizzazione dei documenti desecretati e per la pubblicazione di essi in internet.

10. La Commissione è rinnovata ogni tre anni.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 280

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori
VITALI, CALVI, LEGNINI, FRANCO Vittoria, PIGNEDOLI, ZAVOLI, ENRIQUES, NIEDDU, BARBOLINI, BANTI, RUSSO SPENA, MERCATALI, MAGISTRELLI, MANZELLA, CASSON, CARLONI, SOLIANI, COSSUTTA, MARTONE e GRASSI

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA L’8 MAGGIO 2006

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Disposizioni concernenti la non opponibilità del segreto di Stato nel corso di procedimenti penali relativi a delitti di strage e terrorismo

¾¾¾¾¾¾¾¾

 



Onorevoli Senatori. – Il disegno di legge intende attribuire alla magistratura la pienezza dei suoi poteri di indagine, di accertamento e di decisione nei processi penali concernenti i fatti criminosi maggiormente pericolosi per l’ordine democratico.

I servizi di sicurezza, istituiti e regolati dalla legge 24 ottobre 1977, n.801, sono organi che hanno il dovere di riferire non all’autorità giudiziaria ma a quella governativa. L’articolo 12 di tale legge, al primo comma, stabilisce poi che «sono coperti dal segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recar danno alla integrità dello Stato democratico, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, al libero esercizio delle funzioni degli organi costituzionali, alla indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato».

Il secondo comma stabilisce, però, che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell’ordine costituzionale».

Unico effettivo responsabile, per legge, della gestione del segreto politico è il Presidente del Consiglio dei ministri. È una responsabilità politica di fronte al Parlamento, molto carica di discrezionalità in quanto i confini del segreto di Stato sono ovviamente affidati alla valutazione, appunto, della massima autorità politica di governo; ed è una valutazione non ancorata a principi geometrici, ma alle contingenze, alle situazioni concrete, al contesto volta a volta diverso: per cui lo stesso fatto può talvolta apparire dannoso, se diffuso, e tal’altra innocuo; talvolta eversivo, tal’altra non eversivo.

Questa discrezionalità politica, prerogativa del vertice del potere esecutivo, irriducibile in precisi schemi giuridici definitori, è connaturata alla materia del segreto politico, all’istituto stesso del «segreto politico».

L’esperienza vissuta dal nostro paese, da sempre, e con particolare frequenza negli ultimi decenni, ha però dimostrato che la prerogativa governativa nella gestione politica del segreto di Stato è entrata in conflitto con l’esercizio della funzione giurisdizionale in una serie di casi processuali originati da gravissimi delitti politici: casi, per lo più, tuttora irrisolti, e la mancata soluzione dei quali viene addebitata anche alla opposizione del segreto di Stato (o del suo equivalente nominale, antecedentemente alla legge n.801 del 1977) di fronte alle richieste dell’autorità giudiziaria procedente.

Il disegno di legge che presentiamo muove dalla necessità che il segreto di Stato non venga mai opposto alla magistratura, in nessuna fase del processo e in nessuna forma, quando si tratti dei reati compresi nelle due categorie indicate nell’articolo 1 che la compone.

La premessa logica di questo assunto e del disegno di legge è assolutamente semplice. I delitti in ordine ai quali sarà inopponibile alla magistratura il segreto di Stato, appartengono tutti alla categoria dei «fatti eversivi dell’ordine costituzionale»: quei fatti che, secondo la legge vigente, non possono essere oggetto di segreto.

Riteniamo, infatti, che non vi sia ormai possibilità di dubbio sulla capacità di ognuno dei delitti cui si riferisce il disegno di legge di costituire potenziale eversione del sistema democratico. Accanto ai «classici» delitti di strage, questa connotazione compete anche ai delitti di terrorismo: all’uno ed all’altro il legislatore ha dedicato in questi ultimi tempi reiterata e preoccupata attenzione, imposta appunto dalla loro specifica pericolosità politica.

Nessuno degli interessi alla cui tutela è predisposto il segreto di Stato è superiore all’interesse che la giustizia proceda e che si raggiunga il massimo possibile di verità nelle indagini e nei processi relativi a questi reati; anzi, la potenzialità eversiva di essi fa sì che gli stessi interessi ai quali si riferisce il segreto di Stato ottengano la massima garanzia di tutela non dalla opposizione, ma – al contrario – dalla non opposizione del segreto alla magistratura.

Nella situazione considerata, diventa dunque inammissibile la legittimità di un filtro politico preventivo affidato al Presidente del Consiglio dei ministri: il segreto coprirebbe fatti (inerenti ai delitti considerati dalla proposta di legge) che per definizione sono eversivi dell’ordine costituzionale.

Con il disegno di legge si vuole eliminare radicalmente anche ogni questione concemente la valutazione della pertinenza processuale delle notizie, dei documenti, eccetera, richiesti dall’autorità giudiziaria procedente.

Vi sono state, infatti, occasioni in cui il segreto politico è stato opposto perché il suo depositario ha ritenuto la irrilevanza, ai fini di giustizia, dell’oggetto richiesto dall’autorità giudiziaria. E, nel difendere in tali casi l’opposizione del segreto, si è anche adoperato l’argomento che i meccanismi di controllo governativo-parlamentari previsti dalla legge n.801 del 1977 sul funzionamento e l’operato dei servizi di sicurezza, e così pure la responsabilizzazione politica, al riguardo, del Presidente del Consiglio dei ministri, costituiscono sufficiente garanzia che quanto viene taciuto all’autorità giudiziaria è sicuramente estraneo e indifferente alla ricerca processuale della verità.

Questo argomento non può essere condiviso, e non solo perché indimenticate esperienze dimostrano, al contrario, che esiste sempre la possibilità di sottrarre alla giustizia, con l’opposizione del segreto, elementi di grande rilievo processuale« Va tenuto presente, infatti, che i meccanismi di controllo governativo-parlamentari previsti dalla legge vigente funzionano pur sempre in un circuito «chiuso», controllato dall’autorità politica suprema nella migliore delle ipotesi, ma controllato – nella peggiore, non irreale ipotesi – dagli organi preposti al servizi di sicurezza, i quali possono sottrarsi, di fatto, al controllo effettivo dello stesso Presidente del Consiglio dei ministri: con la conseguenza, dunque, che i meccanismi di controllo rischiano di girare a vuoto, in tutto o in parte, perché le informazioni in base alle quali vengono giustificate la irrilevanza processuale di quanto richiede l’autorità giudiziaria e la conseguente opposizione del segreto, possono essere carenti, incomplete e deformate. Neppure il Comitato parlamentare contemplato dalla legge ha la possibilità di correggere, in relazione al caso concreto, l’eventuale vizio del circuito alla cui generale sorveglianza esso è preposto.

Vi è poi un’ulteriore ragione. Anche nella migliore delle ipotesi, anche a ritenere cioè che nessuna disfunzione, o un fatto più grave, siano intervenuti, non si comprende come il Presidente del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale ed il Comitato parlamentare siano in grado di farsi e di esprimere una fondata opinione circa la rilevanza o l’irrilevanza processuale di un segmento d’indagine che essi non possono che esaminare isolatamente dal contesto complessivo, il quale è conosciuto soltanto dall’autorità giudiziaria procedente. A quest’ultima, dunque, e non ad altri organi o autorità, spetta di valutare ciò che serve e ciò che non serve ai fini di giustizia,. Attribuire ad altri tale giudizio significa sovrapporre l’incompetenza alla competenza.

Infine, la difesa delle prerogative della giustizia affidate alla sola autorità giudiziaria è imposta da una ragione d’indole ancora superiore al livello tecnico; una regione, questa sì, suprema.

Nei procedimenti penali relativi ai fatti che la stessa legislazione riconosce come i più pericolosi per il sistema democratico, e che troppo spesso hanno causato enormi lutti e determinato gravissime tensioni politiche, non è tollerabile che lo Stato si divida in due: da una parte la giustizia che con estrema fatica cerca la verità, dall’altra il Governo che anche solo sembri nasconderla. È intollerabile, infatti, anche il mero sospetto che mentre sulla scena la giustizia brancola nel buio, vi sia dietro le quinte un avversario parimenti istituzionale che conosce la verità ed impedisce legalmente di renderla nota.

Infine, va sottolineato che il disegno di legge precisa come il segreto di Stato, nella materia in oggetto, non possa essere opposto «in alcuna forma»: con ciò si fa riferimento, oltre alle norme della procedura penale in tema di sequestro e di esame testimoniali, anche ad ogni altro strumento processuale il cui uso possa implicare, comunque, la necessità di accedere agli «atti», ai «documenti», alle «notizie», alle «attività» e ad «ogni altra cosa» che secondo il citato articolo 12 della legge n.801 del 1977 sono coperti dal segreto di Stato (e seguiteranno ad esserlo per tutto quanto non è considerato nel disegno di legge).


 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

1. Dopo l’articolo 15 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è inserito il seguente:

«Art. 15-bis. – 1. Il segreto di Stato non può essere opposto in alcuna forma nel corso di procedimenti penali relativi:

a) ai reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico;

b) ai delitti di strage previsti dagli articoli 285 e 422 del codice penale».

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 328

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore RAMPONI

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 15 MAGGIO 2006

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Nuovo ordinamento dei servizi di informazione per la sicurezza e disciplina del segreto di Stato

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – Le competenze, l’organizzazione e le modalità operative dell’attività informativa per la sicurezza in Italia sono regolate dalla legge 24 ottobre 1977, n.801. Il mutato quadro della situazione interna ed internazionale, obiettivamente impone una nuova scrittura della legge che, emanata nel 1977, vede oggi completamente cambiato il contesto che ne aveva ispirato i fondamentali concetti di base, dai quali derivano logicamente lo spirito e la struttura normativa. Il quadro degli equilibri internazionali è oggi sostanzialmente diverso così come completamente diversa è anche la situazione interna dello Stato.

Mentre alcune minacce si sono attenuate o hanno mutato la loro possibilità di esplicazione, altre completamente nuove appaiono all’orizzonte o sono già pesantemente attive:

–quella portata dalla criminalità organizzata nazionale e internazionale nel traffico e vendita di stupefacenti, di armi di materiale fissile e di quant’altro possa portare grave danno alla pace ed alla stabilità internazionale, o al sicuro progresso delle società;

–quella della proliferazione di materiali, mezzi e conoscenze in campo nucleare chimico, batteriologico ed in quello vettoriale per il lancio degli ordigni, che può mettere nelle mani di organizzazioni o di «governi a rischio» mezzi tremendi di distruzione o anche di semplice ricatto;

–quelle nel settore economico e finanziario che, grazie al reimpiego delle enormi disponibilità finanziarie da parte della malavita organizzata, possono finire per inquinare e controllare il sistema, ponendolo in mani irresponsabili e criminali;

–quelle nel settore dell’informazione multimediale, della sicurezza ecologica e altre.

In realtà si potrebbe dire che tutti i settori della vita dello Stato possono essere minacciati da iniziative di origine interna o esterna tendenti ad acquisire vantaggi da azioni disgregatrici o dannose condotte in modo nascosto o mascherato. Ma la necessaria attività di intelligence per acquisire notizie al fine di prevenire danni allo Stato ed alla società, non esaurisce il compito dell’intelligence stessa.

Assieme alla ragione difensiva, va vista la ragione di sostegno alle azioni politiche per consentire che le iniziative e le decisioni politiche dello Stato siano basate sulla conoscenza il più possibile esatta dei fattori afferenti ciascun problema. Nel contempo sono rimaste immanenti minacce già esistenti; quella del terrorismo che ha assunto connotazioni completamente diverse, anche per il progressivo aumento della cosmopoliticità della società italiana, per le vulnerabilità della «società aperta» e per il clamoroso ed esponenziale aumento del livello di pericolosità rivelato dai pesantissimi attacchi terroristici a partire da quello dell’11 settembre negli Stati Uniti, che si sono ripetuti in molteplici nazioni del mondo, mentre la minaccia da parte dell’organizzazione terroristica Al Quaeda ha, con estrema chiarezza, annoverato l’Italia come avversario da attaccare; quella dello spionaggio, anche essa mutata e orientata al campo tecnologico d’avanguardia di tutti i settori, più che concentrata su quello militare.

Inoltre nel periodo di giurisdizione della legge in vigore, è emersa la necessità di una migliore e più incisiva attività di controllo da parte del Parlamento, e di una chiara definizione dei rapporti tra personale e attività dei servizi segreti e la magistratura, di una più chiara e precisa indicazione delle responsabilità di gestione economica e di spesa, di una migliore definizione di competenza dei due servizi, di una organizzazione che ne assicuri il controllo ed il coordinamento e infine di una maggiore chiarezza, sicurezza e tutela dell’operato degli appartenenti agli enti informativi. In tempi recenti, la montante pericolosità della minaccia terroristica, ha determinato una elevatissima sensibilizzazione della opinione pubblica mondiale e la conseguente assunzione di impegno da parte dei governi di intensificare l’attuazione di ogni possibile misura di carattere difensivo per garantire al meglio possibile la sicurezza dei cittadini, accompagnata da efficaci iniziative di contrasto nei confronti degli elementi originativi e potenzialmente organizzatori di attentati terroristici. In questo quadro, un ruolo fondamentale è attribuito alla attività di intelligence considerata il mezzo primario e fondamentale per la prevenzione degli attentati e per la informazione e la sensibilizzazione delle forze di sicurezza cui compete il contrasto nei confronti dell’azione terroristica. Queste sono in stretta sintesi le ragioni che inducono alla messa a punto di una nuova legge sui servizi di informazione, ragioni alle quali si ispira il disegno di legge, naturalmente aperto ad eventuali integrazioni o correzioni migliorative.

Esso:

1) attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri l’alta direzione, la responsabilità politica generale e la titolarità della tutela e dell’apposizione del segreto di Stato. Non innova rispetto a quanto stabilito in precedenza;

2) individua nel Consiglio dei ministri la struttura di governo che costituisce organo di consulenza e proposta per il Presidente del Consiglio dei ministri per gli indirizzi generali e per gli obiettivi fondamentali della politica informativa per la sicurezza, nonché la sede di informazione per tutti i Ministri sull’evoluzione della situazione generale. Rispetto alla legge n.801 del 1977, sposta nell’ambito del Consiglio dei ministri quanto prima era attribuito ad un organo particolare, il Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza, del quale facevano parte solo alcuni Ministri. L’innovazione deriva dalla considerazione che il nuovo quadro della situazione nazionale e internazionale presenta una globalità in termini di potenziali minacce, tali da poter interessare nel loro sviluppo tutto lo scibile dei diversi settori di attività dello Stato, con connessioni ed interazioni continue. Pare quindi corretto individuare nel Consiglio dei ministri la sede d’origine del processo di impostazione delle linee fondamentali della politica di informazione e di arrivo dei principali elementi di sintesi dell’attività di ricerca. Ritengo inoltre opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che nella legge vigente si è sempre parlato di informazione e sicurezza, unendo in un tutt’uno le due entità, quasi che la competenza di entrambe risalisse ai servizi segreti. In questo modo si è commesso un errore concettuale che ha finito per dare luogo nella cultura e nella conoscenza dell’opinione pubblica generale alla errata convinzione che la responsabilità e l’attività di ricerca informativa e la responsabilità e attività di mantenimento della sicurezza si identificassero. Esiste indubbiamente, ed è assolutamente necessaria, una strettissima interrelazione tra le due attività, operando la prima per fornire tutti gli elementi necessari e indispensabili all’azione della seconda, ma azioni, procedimenti e responsabilità nonché strutture interessate sono distinti e diversi e trovano il loro luogo unitario in termini di responsabilità, indirizzo, guida e controllo nel Presidente del Consiglio dei ministri. Ecco perché nel disegno di legge all’articolo 1 al Presidente del Consiglio dei ministri si attribuiscono l’alta direzione e la responsabilità politica dell’informazione e della sicurezza, mentre a partire dall’articolo 2, nel trattare di responsabilità, competenze, ordinamento e procedimenti riferiti all’attività di intelligence, si parla sempre di informazione «per la» sicurezza e non di informazione «e» sicurezza, a differenza di quanto detto nella legge in vigore;

3) istituisce il Dipartimento dell’informazione per la sicurezza dello Stato, nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, realizzando l’unitarietà della struttura, ne affida la guida, il coordinamento e il controllo ad una autorità politica (sottosegretario di Stato all’informazione per la sicurezza dello Stato) che assolve alla sua funzione con l’ausilio di un comitato esecutivo per l’attività di guida, coordinamento e controllo, e di una unità centrale per la conoscenza in tempo reale dell’evolversi della situazione informativa. Il disegno di legge basa la sua articolazione operativa su due servizi di intelligence competenti e operanti per l’attività di informazione nei confronti delle minacce, uno all’interno ed uno all’esterno del territorio nazionale. Per la ripartizione delle competenze tra i due servizi la scelta era tra una soluzione di ripartizione verticale (assegnazione a ciascuno di diversi tipi di minaccia: terroristica, criminale, militare, ambientale, economica, eccetera) o una soluzione di ripartizione areale (interna, esterna). Si è preferita la seconda alternativa in questo modo allineandosi alla soluzione adottata da quasi tutti gli Stati omologhi per il livello e l’organizzazione politico-sociale.

La interrelazione sia sul piano verticale, sia su quello orizzontale tra le diverse minacce e le aree del loro sviluppo è comunque stata presa in seria considerazione ed al comitato esecutivo è stato affidato il compito del coordinamento delle iniziative e delle competenze contingenti in funzione della situazione e del suo evolversi. Inoltre, la ripartizione per area presenta il vantaggio di una maggiore elasticità, consentendo di affidare, senza problemi normativi, a ciascun servizio, per l’area di competenza, qualsiasi nuova minaccia dovesse emergere in futuro;

4) innova, rispetto alla legge vigente, istituendo nell’ambito della Procura generale della Repubblica presso la Corte di cassazione un gruppo di tre magistrati competenti a concedere le autorizzazioni su richiesta del sottosegretario di Stato all’informazione, all’attuazione – in sede di attività di ricerca informativa – di intercettazioni, apertura di corrispondenza, sequestro temporaneo di documentazione, perquisizioni, nei confronti di cittadini italiani.

È questa una novità, ritenuta quanto mai opportuna, che, per talune procedure particolari, necessarie per lo svolgimento di azioni incisive e penetranti, assicura garanzia ai cittadini e corretta copertura agli operatori dell’intelligence;

5) istituisce un Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazione per la sicurezza (peraltro già esistente). Tuttavia, rispetto alla precedente configurazione, innova stabilendo per legge che la presidenza del Comitato compete alla componente politica all’opposizione e include tra le funzioni del Comitato anche il parere sui bilanci preventivi e consuntivi di spesa e sui regolamenti attuativi dell’ordinamento della struttura e della tutela del segreto di Stato. Le due novità paiono molto opportune e significative: una consente un controllo puntuale del Parlamento nei confronti degli elementi di base: organizzativi, operativi e finanziari dell’attività di intelligence; l’altra, affidando all’opposizione la presidenza del Comitato, consente, nel modo a ben vedere più corretto in termini democratici, il controllo preciso e responsabile nei confronti dell’attività della maggioranza di Governo da parte dell’opposizione;

6) definisce con chiarezza i procedimenti d’azione degli agenti, le relative modalità di autorizzazione e copertura nonché le responsabilità;

7) assicura il coordinamento e il controllo dell’attività di intelligence svolta per scopi particolari di settore da qualsiasi altro ente dell’amministrazione statale;

8) stabilisce con chiarezza competenza e responsabilità per la definizione dei bilanci preventivi e consuntivi, per le autorizzazioni di spesa, la gestione e la conservazione della documentazione.

Giova evidenziare che, nella passata legislatura, il disegno di legge in oggetto era stato presentato, dal firmatario, alla Camera dei deputati (atto Camera n.1694) dove la I Commissione Affari costituzionali ne aveva iniziato l’iter, congiuntamente ad altre proposte sulla stessa materia, il 22 aprile 2004.

Si propone di mettere a punto una legislazione di base per l’attività dei servizi segreti italiani, adeguata alla nuova realtà e capace di mantenere buona validità nei confronti degli sviluppi della situazione del prevedibile futuro.

Si propone inoltre di recepire sul piano normativo tutti i miglioramenti e gli adeguamenti suggeriti dall’esperienza degli ultimi anni. Rimane aperta ogni possibilità di integrazione che porti ad un complessivo miglioramento dell’impianto normativo proposto.


 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

(Attribuzioni del Presidente

del Consiglio dei ministri)

1. Al Presidente del Consiglio dei ministri competono l’alta direzione, la responsabilità e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza nell’interesse e per la difesa dello Stato democratico e delle istituzioni.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri impartisce le direttive ed emana ogni disposizione necessaria per l’organizzazione e il funzionamento delle attività attinenti ai fini di cui al comma 1; stabilisce i criteri relativi all’apposizione del segreto di Stato, ne controlla l’applicazione e individua gli organi a ciò competenti; esercita la tutela del segreto di Stato.

 

Art. 2.

(Attribuzioni del Consiglio dei ministri)

1. Il Consiglio dei ministri costituisce organo di consulenza e proposta per il Presidente del Consiglio dei ministri, sugli indirizzi generali e sugli obiettivi fondamentali da perseguire nel quadro della politica informativa per la sicurezza. Lo stesso Consiglio deve essere costantemente informato dell’evoluzione della situazione generale.

2. Il Consiglio dei ministri delibera sulla nomina dei direttori generali dell’unità centrale e dei Servizi di cui agli articoli 6, 7 e 8; esamina e formula proposte sui bilanci preventivi e consuntivi del Dipartimento di cui all’articolo 3.

 

Art. 3.

(Dipartimento dell’informazione

per la sicurezza)

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito il Dipartimento dell’informazione per la sicurezza dello Stato, di seguito denominato «Dipartimento», con il compito di assicurare l’organizzazione, il funzionamento ed il coordinamento dell’attività di informazione per la sicurezza dello Stato. Il Dipartimento è costituito da:

a) un comitato esecutivo di guida e coordinamento;

b) una unità centrale;

c) un servizio per l’esterno;

d) un servizio per l’interno.

2. L’ordinamento del Dipartimento e le eventuali successive variazioni sono definiti con regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

3. Al Dipartimento è preposto il sottosegretario di Stato di cui all’articolo 4.

 

Art. 4.

(Compiti e attribuzioni del sottosegretario

di Stato all’informazione per la sicurezza dello Stato)

1. Il sottosegretario di Stato all’informazione per la sicurezza dello Stato, di seguito denominato «sottosegretario»:

a) guida e coordina l’attività del Dipartimento secondo le direttive del Presidente del Consiglio dei ministri;

b) presiede il comitato esecutivo di cui all’articolo 5;

c) tiene costantemente informato il Presidente del Consiglio dei ministri sull’evoluzione della situazione informativa;

d) garantisce il flusso delle informazioni di specifico interesse ai responsabili dei Ministeri competenti;

e) presenta al Presidente del Consiglio dei ministri il bilancio di previsione e il consuntivo di spesa;

f) trasmette al Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazione per la sicurezza, il bilancio e il consuntivo di cui alla lettera e) una volta approvati dal Consiglio dei ministri.

 

Art. 5.

(Compiti, attribuzioni e composizione

del comitato esecutivo)

1. Il comitato esecutivo di guida e coordinamento, di seguito denominato «comitato esecutivo» è la sede di definizione:

a) del quadro della situazione generale relativa alla informazione per la sicurezza dello Stato e del suo controllo;

b) delle linee di programma dell’attività operativa in funzione degli sviluppi della situazione generale;

c) dei bilanci preventivi e consuntivi di spesa;

d) delle direttive operative e di gestione del Dipartimento riferite al personale, alle risorse finanziarie ed alle infrastrutture;

e) del coordinamento con gli altri organi dello Stato;

f) del coordinamento con i servizi di informazione e sicurezza degli altri Stati;

g) delle operazioni di rilievo condotte dai Servizi di cui agli articoli 7 e 8.

2. Il comitato esecutivo è presieduto dal sottosegretario ed è composto dai direttori dei Servizi di cui agli articoli 7 e 8 e dal direttore dell’unità centrale di cui all’articolo 6. Il direttore dell’unità centrale è segretario del comitato esecutivo.

 

Art. 6.

(Compiti e attribuzioni dell’unità centrale)

1. L’unità centrale è l’organo di supporto alla attività del comitato esecutivo. Essa ha le seguenti competenze:

a) mantiene aggiornato il quadro della situazione in funzione del flusso informativo prodotto dei Servizi di cui agli articoli 7 e 8;

b) assicura la diramazione ai Ministeri competenti delle informazioni di specifico interesse;

c) assicura la guida, il coordinamento e il controllo delle attività relative al personale, alla gestione logistica ed alla gestione amministrativa di carattere comune per tutto il Dipartimento;

d) cura la messa a punto del progetto di bilancio preventivo e il consuntivo di spesa del Dipartimento, e gestisce la parte di propria competenza;

e) è l’organo centrale di sicurezza per la tutela del segreto di Stato.

2. L’unità centrale è retta da un direttore nominato dal Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario. L’unità centrale assume anche l’incarico di Autorità nazionale per la sicurezza.

 

Art. 7.

(Compiti e attribuzioni del Servizio

informativo per l’interno)

1. Il Servizio informativo per l’interno (SII):

a) assolve, all’interno del territorio nazionale, tutti i compiti informativi per la difesa della stabilità e dell’integrità dello Stato da ogni pericolo o minaccia;

b) quando ve ne sia la necessità, riconosciuta in sede di comitato esecutivo, il SII può svolgere attività all’esterno del territorio nazionale, sempre in concorso con il Servizio informativo per l’estero di cui all’articolo 8.

2. Il direttore del SII è nominato e revocato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario.

3. Gli altri funzionari del SII indicati nelle disposizioni sull’ordinamento di cui all’articolo 9, comma 4, sono nominati dal sottosegretario, su proposta del comitato esecutivo.

4. Il direttore è responsabile del funzionamento e della gestione del SII secondo le direttive definite in sede di comitato esecutivo. Mantiene costantemente informato il sottosegretario sugli avvenimenti di rilievo informativo ed assicura la trasmissione di tutte le informazioni in suo possesso, le analisi, le situazioni elaborate e lo sviluppo delle operazioni alla unità centrale. Assicura, altresì, il collegamento con il Servizio di cui all’articolo 8 in tutti i settori ritenuti potenzialmente rischiosi.

 

Art. 8.

(Compiti e attribuzioni del Servizio

informativo per l’estero)

1. Il Servizio informativo per l’estero (SIE) assolve, fuori dei confini nazionali, tutti i compiti informativi per la difesa della indipendenza e della integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione. Quando ve ne sia la necessità, riconosciuta in sede di comitato esecutivo, il SIE può svolgere anche attività all’interno del territorio nazionale, sempre in concorso con il SII.

2. Il direttore del SIE è nominato e revocato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario. Gli altri funzionari del SIE, indicati nelle disposizioni sull’ordinamento di cui all’articolo 9, comma 4, sono nominati dal sottosegretario, su proposta del comitato esecutivo.

3. Il direttore è responsabile del funzionamento e della gestione del SIE, secondo le direttive definite in sede di comitato esecutivo. Mantiene costantemente informato il sottosegretario ed assicura la trasmissione di tutte le informazioni in suo possesso, le analisi, le situazioni elaborate e lo sviluppo delle operazioni alla unità centrale. Assicura, altresì, il collegamento con il SII in tutti i settori ritenuti potenzialmente rischiosi.

 

Art. 9.

(Assunzione, stato, compiti

e attribuzioni del personale)

1. Il personale del SII e del SIE, nonché dell’unità centrale è costituito da dipendenti civili e militari dello Stato che sono trasferiti, con il loro consenso, alle esclusive dipendenze degli organi stessi, nonché da personale assunto direttamente.

2. Il SII e il SIE possono altresì avvalersi, anche in forma non continuativa, di collaboratori esterni. In nessun caso i Servizi possono avere alle loro dipendenze, in modo organico o saltuario, membri del Parlamento, consiglieri regionali, provinciali, comunali, magistrati, ministri di culto e giornalisti professionisti.

3. Non possono appartenere in modo organico o saltuario all’unità centrale e al SII o al SIE persone che, per comportamenti od azioni eversive nei confronti delle istituzioni democratiche, non diano sicuro affidamento di scrupolosa fedeltà ai valori della Costituzione.

4. La consistenza dell’organico dell’unità centrale, del SII e del SIE, i casi e le modalità relativi all’assunzione del personale ed al rientro dei dipendenti pubblici nelle amministrazioni di originaria appartenenza, il trattamento giuridico-economico, i casi e le modalità di trasferimento ad altra amministrazione dello Stato del personale assunto direttamente, sono stabiliti, anche in deroga ad ogni disposizione vigente, dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri, su proposta del comitato esecutivo. Il trattamento giuridico ed economico del personale dell’unità centrale e dei Servizi non può comunque essere inferiore a quello delle qualifiche corrispondenti del pubblico impiego.

 

Art. 10.

(Modalità operative e rapporti

con l’autorità giudiziaria)

1. Gli appartenenti all’unità centrale al SII e al SIE non rivestono la qualità di ufficiali o di agenti di polizia giudiziaria; tale qualità è sospesa durante il periodo di appartenenza all’unità centrale e ai Servizi per coloro che la rivestono in base agli ordinamenti dell’amministrazione di provenienza.

2. In caso di necessità per l’assolvimento dei loro compiti, ad agenti del SII e del SIE, su richiesta del sottosegretario e con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, in via temporanea possono essere conferite la qualifica e le attribuzioni di agenti o ufficiali di pubblica sicurezza.

3. I direttori del SII e del SIE, previa autorizzazione del sottosegretario e della Procura generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, possono disporre che i rispettivi agenti operino in modo occulto o coperto o anche sotto identità diverse da quelle reali.

4. Gli appartenenti al SII e al SIE possono, nell’espletamento delle attività d’istituto, chiedere informazioni a qualunque persona e invitarla a produrre documenti o altre cose in suo possesso con il consenso dell’interessato.

5. Nei confronti di cittadini italiani, gli appartenenti al SII e al SIE possono procedere a:

a) intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione;

b) sequestro temporaneo e apertura di corrispondenza;

c) sequestro temporaneo per acquisizione di documentazione o copia di atti presso enti finanziari;

d) perquisizioni personali, locali o domiciliari, anche in deroga alle disposizioni vigenti; possono altresì procedere all’acquisizione di qualunque forma di documentazione utile ai fini della informazione per la sicurezza dello Stato, previa autorizzazione dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, su richiesta del sottosegretario, approvata dal Presidente del Consiglio dei ministri.

6. Nell’ambito della Procura generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, è costituito un gruppo di tre magistrati competenti a concedere le autorizzazioni di cui ai commi 3 e 5. In caso di emergenza e di contingente assenza di collegamento con l’autorità giudiziaria, il sottosegretario può concedere l’autorizzazione, dandone comunicazione entro ventiquattro ore alla stessa autorità.

7. I direttori del SII e del SIE hanno l’obbligo di fornire ai competenti organi di polizia giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativi a fatti configurabili come reati. L’adempimento di tale obbligo può essere ritardato, su disposizione del sottosegretario, con l’esplicito consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, quando ciò sia strettamente necessario per il proseguimento delle finalità istituzionali dei Servizi stessi.

8. In deroga alle disposizioni vigenti, gli appartenenti al SII e al SIE hanno l’obbligo di fare rapporto, tramite i loro superiori, esclusivamente ai direttori dei rispettivi Servizi, che riferiscono, contestualmente, al sottosegretario.

9. Gli agenti del SII e del SIE possono essere chiamati a testimoniare davanti all’autorità giudiziaria, previa autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, e non possono essere destinatari diretti di ordini o incarichi da parte della medesima autorità.

10. Tutti gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria devono favorire ogni possibile cooperazione con gli agenti del SII e del SIE.

11. L’unità centrale, il SII e il SIE possono utilizzare, per determinazione del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario e dei Ministri interessati, mezzi e infrastrutture di qualsiasi amministrazione dello Stato.

12. Il SIE e il SII devono prestarsi reciproca collaborazione e assistenza, regolata e coordinata in sede di comitato esecutivo.

13. Nessuna attività comunque idonea all’acquisizione di informazioni per la sicurezza dello Stato può essere svolta al di fuori degli strumenti, delle modalità, delle competenze e dei fini previsti dalla presente legge.

14. Chiunque sia informato delle operazioni indicate nel presente articolo è tenuto al segreto di Stato.

 

 

 

Art. 11.

(Norme finanziarie)

1. Le spese relative al Dipartimento sono iscritte in una apposita rubrica, denominata: «Spese per l’informazione per la sicurezza dello Stato» nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del sottosegretario, sentito il parere del Consiglio dei ministri, determina l’entità dell’onere di cui al comma 1, e la sua ripartizione tra fondi ordinari e fondi riservati e, nell’ambito di ciascun fondo, la ripartizione delle risorse tra le diverse categorie di spesa sulla base del bilancio preventivo predisposto dal comitato esecutivo. Richiede il parere del Comitato parlamentare di controllo di cui all’articolo 13.

3. I finanziamenti stabiliti ai sensi dei commi 1 e 2 sono ripartiti tra l’unità centrale il SII e il SIE.

4. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Le spese riservate sono iscritte in apposite unità previsionali di base e non sono soggette a rendicontazione.

5. La gestione dei fondi ordinari è informata ai princìpi stabiliti dal regio decreto 18 novembre 1923, n.2440, e dal regolamento di cui al regio decreto 23 maggio 1924, n.827. I limiti delle somme che i funzionari del Dipartimento sono autorizzati ad erogare, per impegni di spesa, sono quelli fissati per i dirigenti dello Stato, purché delegati a tali funzioni; per importi superiori è competente il sottosegretario.

6. Per la gestione dei fondi riservati si osservano i seguenti criteri:

a) per le spese effettuate in attuazione dei programmi di potenziamento o di mantenimento e funzionamento del Dipartimento già indicate nel bilancio preventivo di spesa, valgono i limiti fissati per la gestione dei fondi ordinari;

b) per le spese riferite ad attività operativa, ogni spesa di importo eccedente la cifra di 25.000 euro deve essere approvata dal sottosegretario.

7. Tutta la documentazione deve comunque essere conservata ed allegata a ciascuna pratica di sviluppo e attuazione del programma o di sviluppo e compimento dell’atto operativo cui si riferisce.

 

Art. 12.

(Tutela del segreto di Stato)

1. Al Presidente del Consiglio dei ministri competono l’alta direzione e la responsabilità politica della tutela del segreto di Stato.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri presiede l’Organizzazione nazionale per la sicurezza di cui al comma 3, emana le direttive per la sua organizzazione e in particolare per la tutela del segreto di Stato e controlla l’applicazione dei regolamenti di cui al comma 4.

3. L’Organizzazione nazionale per la sicurezza comprende:

a) l’autorità nazionale per la sicurezza che è il direttore dell’unità centrale;

b) l’ufficio centrale per la sicurezza nell’ambito dell’unità centrale;

c) gli uffici per la sicurezza istituiti presso le amministrazioni pubbliche e, se necessario, anche presso enti privati, che esercitino attività inerenti alla tutela del segreto di Stato.

4. L’ordinamento dell’Organizzazione nazionale per la sicurezza e la disciplina delle sue attività sono stabiliti con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni.

 

Art. 13.

(Comitato parlamentare di controllo)

1. È istituito il Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazione per la sicurezza, di seguito denominato «Comitato».

2. Il Comitato è costituito da un presidente che deve essere espresso dalla componente politica all’opposizione, da cinque deputati e da cinque senatori nominati dai Presidenti dei due rami del Parlamento sulla base del criterio di proporzionalità tra i gruppi.

3. Il Comitato:

a) esercita il controllo sull’attuazione della presente legge;

b) è informato dal Presidente del Consiglio dei ministri sugli indirizzi delle politiche per l’informazione e sulla loro attuazione, tramite una relazione semestrale sulle linee fondamentali della politica informativa per la sicurezza, e sugli sviluppi della situazione riferiti ai vari settori di interesse;

c) esprime parere preventivo sull’emanazione del regolamento per l’ordinamento del Dipartimento di cui all’articolo 3, comma 2;

d) esprime parere preventivo sui bilanci, preventivi e consuntivi di spesa.

4. Il Comitato può richiedere informazioni e chiarimenti e formulare proposte.

5. Il Comitato può richiedere di ascoltare il Presidente del Consiglio dei ministri, il sottosegretario e, su autorizzazione di quest’ultimo, i direttori del SII e del SIE.

6. Il Presidente del Consiglio dei ministri può opporre al Comitato, indicandone le ragioni essenziali, l’esigenza di tutela del segreto di Stato in ordine alle informazioni che a suo giudizio eccedono i limiti di competenza del Comitato medesimo.

7. Qualora il Comitato ritenga, a maggioranza di due terzi dei suoi componenti, che l’apposizione del segreto ai sensi del comma 6 non sia fondata, riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni politiche.

8. I componenti del Comitato sono vincolati al segreto relativamente alle informazioni acquisite, nonché alle proposte ed ai rilievi formulati qualora riguardino materie tutelate dal segreto di Stato.

9. Gli atti del Comitato, ancorché non riguardino materie già tutelate dal segreto di Stato, sono coperti dal segreto di Stato, salvo che il Comitato non disponga altrimenti a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, tra i quali è compreso il presidente del Comitato stesso.

 

Art. 14.

(Coordinamento dell’attività informativa)

1. Qualsiasi ente appartenente ad una organizzazione dello Stato destinata a svolgere, per fini istituzionali di settore, attività informativa, deve comunicare al Dipartimento i compiti, la struttura e la modalità operativa della propria organizzazione e mantenere costante collegamento con i membri del Dipartimento allo scopo designati al fine di consentire al Dipartimento stesso il coordinamento dell’intera attività informativa dello Stato.

 

Art. 15.

(Disposizioni di attuazione e transitorie)

1. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si procede alla nomina del sottosegretario e dei direttori dell’unità centrale, del SII e del SIE.

2. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana il regolamento per la sua attuazione, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni, sentito il Comitato.

3. La legge 24 ottobre 1977, n.801, è abrogata.

4. La fase di transizione dall’ordinamento attuale a quello previsto dalla presente legge e dal relativo regolamento di attuazione è posta sotto la responsabilità, la guida ed il coordinamento del sottosegretario e deve essere conclusa entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

Art. 16.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 339

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore COSSIGA

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 15 MAGGIO 2006

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Riforma dei Servizi di informazione e di sicurezza

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – I recenti atti terroristici d’ispirazione religiosa e culturale fondamentalista islamica mostrano ormai un carattere non solo internazionale ma intra-nazionale, ed hanno ormai, come nel Regno Unito, basi nazionali, nel senso che i terroristi sono certo islamici e di religione e cultura islamica fondamentalista, ma di cittadinanza del luogo ove l’attentato è realizzato, e benché collegati in quella vasta rete che è ormai Al Qaeda, hanno però una vasta autonomia d’iniziativa, progettazione ed esecuzione, per la quale possono contare in Europa anche su elementi «mordi e fuggi» provenienti da altri Paesi, grazie altresì all’abbattimento delle frontiere per effetto del Trattato di Schengen. Questi aspetti di novità nel campo del terrorismo pongono problemi nuovi e non facili alla lotta antiterrorista.

Infatti, la lotta al terrorismo oggi nelle nostre «società aperte», che considerano un bene civile, culturale ed economico il multiculturalismo ed adeguano a questo valore la loro legislazione ed i loro comportamenti, anche a motivo della presenza di strenui difensori di esso, quali la sinistra radicale ed una buona parte del mondo cattolico e protestante italiano, ha aspetti di specificità e particolarità, perché i soggetti di altre culture diverse da quelle nazionali ed occidentali, in modo particolare di quella islamica, e comunque africana, si avviano a diventare soggetti privilegiati rispetto all’attività di prevenzione della polizia e di repressione giudiziaria, almeno sul piano di fatto, ed in parte già lo sono. La lotta contro il terrorismo, che deve avere anzitutto carattere preventivo e di contrasto anche non convenzionale, dato anche l’atteggiamento infastidito verso le leggi di polizia da parte di non pochi «magistrati militanti», è affidata soprattutto all’attività d’intelligence dei servizi di informazione e sicurezza.

Il presente disegno di legge, che integra il disegno di legge da me presentato sull’istituzione di giudici e di procura della Repubblica unici contro il terrorismo, ed altre disposizioni di carattere particolare o speciale ma non eccezionale (atto Senato n. 340), ha lo scopo di razionalizzare l’organizzazione dei nostri servizi di intelligence, dando alla loro attività una base non solo di legittimazione sostanziale, insita nella loro stessa istituzione, ma anche di legalità formale, dato anche l’aperto disfavore che verso le loro iniziative sempre ha avuto la «magistratura militante», causa non ultima del loro passato depotenziamento, certo dovuto anche ad abili campagne di disinformazione ed intossicamento da parte dei servizi di intelligence dei Paesi del sistema degli Stati del «socialismo reale», agevolati dai loro principali destinatari che erano i partiti della «sinistra non occidentale». Solo si pensi ai famosi casi che hanno avvelenato anche l’ambiente culturale e politico degli anni Settanta, Ottanta e Novanta: il «Piano Solo», che quasi portò allo scioglimento dell’Arma dei carabinieri ed alla paralisi del Servizio informazioni Forze armate (SIFAR); lo «stragismo di Stato», che portò tra l’altro allo scioglimento del piccolo ma efficientissimo servizio d’intelligence del Ministero dell’interno, l’Ufficio affari riservati, proprio poco prima dello scoppio del terrorismo «rosso» e «nero», lasciando il Paese largamente sguarnito di mezzi atti a fronteggiare il grave fenomeno: servizio guidato per anni, sotto Ministri democratici quali Romita, Scelba, Segni, Spataro, Restivo, Rumor e Taviani, da quel servitore eccezionale dello Stato che fu il prefetto Umberto Federico D’Amato, considerato uno dei migliori intelligence men d’Europa, e che tra l’altro aveva sgominato la rete in Italia dell’organizzazione terrorista politico-militare francese, l’Organisation armée secrete (OAS). E negli ultimi anni si pensi al «caso Gladio», anche oggi di quando in quando «sbandierato», che portò allo «messa sotto accusa ed alla semiparalisi del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI)».

Un tempo sostenitore, in materia di organizzazione dei servizi d’informazioni e sicurezza, del così detto «sistema binario», strutturato cioè su base territoriale, come negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia ed in Germania, in due Servizi, per lo svolgimento dei compiti offensivi e difensivi con i metodi ed i mezzi propri dell’intelligence, uno per operazioni all’interno e uno per le operazioni all’esterno del Paese, mi sono convertito al sistema unico, sia perché oggi è quasi impossibile distinguere tra «esterno» ed «interno» in materia di operazioni di contro-terrorismo, di contro-eversione e di contro-informazione, sia anche perché il nostro è stato sempre, ed è, un sistema binario imperfetto, in quanto prima all’Ufficio affari riservati poi al Servizio di sicurezza ed infine al Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE), dipendenti dal Ministro dell’interno, mai furono trasferite prima dal SIFAR, poi dal Servizio informazioni difesa (SID) ed infine dal SISMI, sempre dipendenti dal Ministro della difesa, le competenze in materia di counter-intelligence all’interno. Questo perché al Ministero della difesa, non solo ora ma sempre – anche a motivo del superato e dannoso inquadramento in esso di una forza di polizia generale civile, anche se ad ordinamento militare, quale l’Arma dei carabinieri, che svolge per il 78 per cento la sua attività nel campo dell’ordine e della sicurezza interna –, è piaciuto giocare a «Ministero dell’interno parallelo», e sempre i servizi militari hanno avuto la comprensibile e (da un punto di vista del potere politico interno, molto più utile ma dissennata) spiccata tendenza ad operare come una polizia politica segreta, come oggi il Ragruppamento operativo speciale (ROS) dell’Arma dei carabinieri, come nel caso dello spionaggio esercitato, fisicamente ed elettronicamente, contro un Ministro dell’interno democratico cristiano ai tempi del terrorismo, da un servizio guidato da un onesto ufficiale ammiraglio, e recentemente nei confronti di un senatore a vita da questi ultimi, oltre che per la preferenza accordata, politicamente e finanziariamente in Italia durante la Guerra Fredda e cioè per cinquant’anni, dalla potenza egemone, gli Stati Uniti, ai servizi inquadrati nel Ministero della difesa rispetto a quelli inquadrati nel Ministero dell’interno. Ormai trasformatosi il SISMI in un servizio di intelligence and security generale, è opportuno razionalizzarne l’inquadramento e la dipendenza nonché la stessa denominazione, dato che, specie nella nostra cultura largamente nominalistica, non soltanto nomina sunt consequentia rerum, ma anche, e soprattutto, res sunt consequentia nominum. Il servizio unificato viene inquadrato quale agenzia del Governo alle dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri, fatti salvi i rapporti funzionali con il Ministero degli affari esteri, il Ministero dell’interno ed il Ministero della difesa, e con gli altri Ministeri interessati, e viene denominato semplicemente: Servizio per le informazioni e la sicurezza. Accanto ad esso, come avviene anche negli altri Paesi della NATO – Defense Intelligence Agency (DIA) negli Stati Uniti, Militärischen Abschirmdienst (MAD) in Germania, Directorate of Military Intelligence (DMI) nel Regno Unito, Direction du Renseignement militaire (DRM) in Francia e Glavnoye Razvedovatel’noye Upravleine (GRU) nella Federazione russa –, viene data più idonea sistemazione al Reparto per le informazioni e la sicurezza (RIS) dello Stato maggiore della Difesa, anche perché esso, così dotato di un «giocattolo» proprio, possa interrompere con tranquillità la sua battaglia per «riappropriarsi» del SISMI, oggi a suo avviso in mano ai «poliziotti» (Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza), tutti intenti a perdere tempo contro il terrorismo e contro lo spionaggio politico, industriale, economico-finanziario e scientifico contro il nostro Paese, e non invece rivolti prioritariamente (come a loro avviso la sicurezza del nostro Paese richiederebbe!) a conoscere, per esempio, il numero delle cannoniere fluviali della Corea del Nord e della Repubblica della Mongolia Esterna.

Per la prima volta viene configurato come reato per un cittadino, e per questo solo fatto, l’«essere al soldo» di un servizio estero di intelligence.

Inoltre si prevede, come in tutti i Paesi, per la promozione e l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei reati contro la personalità interna ed esterna dello Stato (spionaggio, influenza, eccetera) e contro il terrorismo estero, la necessità dell’autorizzazione dell’autorità politica, poiché la lotta sul piano dell’intelligence richiede talvolta il «non uso» dello strumento giudiziario, cosa che si è praticata ed ancora oggi si pratica anche in Italia in via di fatto o grazie all’intelligenza di qualche magistrato che conserva ancora la nozione dell’interesse dello Stato. Si pensi al ritardo con cui l’autorità giudiziaria si è mossa contro gli agenti della Central Intelligence Agency (CIA), responsabili di aver iniziato in Italia, con la «presa forzata» di un cittadino egiziano, una operazione di extraordinary redention, in applicazione del Military Order (Executive Order) n. 1 del 2001 del Presidente degli Stati Uniti d’America. Ritengo che questa autorizzazione sia legittima costituzionalmente perché opera un contemperamento tra i più alti interessi dello Stato e l’esigenza ordinaria di osservare l’ordinario obbligo di esercizio, e non di promozione, dell’azione penale, anche perché come diceva il grande costituzionalista e grande democratico Vezio Crisafulli: «Non esiste nella Costituzione della Repubblica una norma che preveda il suicidio dello Stato». D’altronde, la Corte costituzionale ha dimostrato di sapere contemperare esigenze di pura legittimità costituzionale formale con superiori interessi politico-istituzionali, considerando legittimo attribuire con legge ordinaria ai membri del Consiglio superiore della magistratura la prerogativa dell’insindacabilità prevista dalla Costituzione per i membri del Parlamento e dei Consigli regionali, per attribuire la quale ai membri della Corte costituzionale fu necessaria una legge costituzionale.

Si aggiungono disposizioni minori.


 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

(Attribuzioni del Presidente

del Consiglio dei ministri)

1. L’articolo 1 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è sostituito dal seguente:

«Art. 1. – 1. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuite, in conformità all’articolo 95 della Costituzione, la responsabilità politica generale e l’alta direzione delle politiche dell’informazione e della sicurezza, nell’interesse e per la difesa esterna e la sicurezza interna della Repubblica, per la tutela delle istituzioni costituzionali dello Stato e del suo ordinamento democratico, secondo i princìpi e le regole dello Stato costituzionale, democratico, rappresentativo, parlamentare e di diritto, nonché per la protezione della vita e dello sviluppo della comunità nazionale.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri sovrintende e coordina gli uffici e i servizi che espletano i compiti ed esercitano le funzioni utili e necessarie per l’attuazione delle politiche dell’informazione e della sicurezza, anche emanando a tal fine ogni disposizione necessaria per la loro organizzazione e funzionamento generale, sentito il Comitato interministeriale per le informazioni e la sicurezza e la tutela del segreto (CIIS), di cui all’articolo 2, e in conformità agli indirizzi formulati annualmente dal Parlamento. Spetta al Presidente del Consiglio dei ministri provvedere alla tutela del segreto di Stato e, nell’interesse di esso, di ogni altro segreto previsto e disciplinato dalle leggi, sovrintendendo all’attività dei servizi e uffici di informazione e di sicurezza, determinando i criteri per l’apposizione del segreto in attuazione delle leggi e dei regolamenti, emanando le direttive per il funzionamento degli organi a ciò competenti, sovrintendendo ad essi e controllandone l’attività.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri dispone delle notizie e dei materiali coperti dal segreto ed autorizza altri a disporne».

 

Art. 2.

(Comitato interministeriale

per le informazioni e la sicurezza

e la tutela del segreto-CIIS)

1. Il secondo comma dell’articolo 2 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è sostituito dal seguente:

«Nell’ambito delle attribuzioni indicate nel primo comma, il Comitato coadiuva il Presidente del Consiglio dei ministri nell’analisi e nell’individuazione ed elaborazione strategica degli indirizzi generali e degli obiettivi prioritari da perseguire nel quadro della politica informativa per la sicurezza. Il Comitato svolge altresì gli ulteriori compiti previsti dalla presente legge. Esso è presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri ed è composto dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell’interno, dal Ministro della difesa, dal Ministro della giustizia e dal Ministro dell’economia e delle finanze».

 

Art. 3.

(Comitato esecutivo per i servizi

di informazione e di sicurezza e la tutela

del segreto-CESIS)

1. All’articolo 3 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il secondo comma è inserito il seguente:

«Il Comitato svolge, in particolare, i seguenti compiti:

a) la verifica ed il controllo dell’attuazione delle direttive del Presidente del Consiglio dei ministri;

b) l’elaborazione e l’aggiornamento dei quadri generali di situazione e di previsione, da comunicare al Presidente del Consiglio dei ministri, relativi all’informazione ed ai profili di rischio, sulla base dei contributi forniti preventivamente dal Servizio per le informazioni e la sicurezza;

c) l’azione di coordinamento nell’ambito della cooperazione internazionale, anche sulla base delle direttive definite dal Comitato di cui all’articolo 2;

d) la definizione dei criteri per l’archiviazione dei documenti di pertinenza dei Servizi di cui agli articoli 4 e 6, nonché la vigilanza e le attività di promozione e diffusione della cultura della sicurezza, i rapporti con la stampa e la comunicazione istituzionale»;

b) il quarto comma è sostituito dal seguente:

«La segreteria generale del Comitato, istituita alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri, è affidata ad un dirigente di prima fascia o equiparato dell’amministrazione dello Stato, con la qualifica di segretario generale, la cui nomina e revoca spettano al Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato di cui all’articolo 2»;

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:

«L’organizzazione interna e l’articolazione delle funzioni della segreteria generale del Comitato di supporto alla attività del Presidente del Consiglio dei ministri, anche nella sua qualità di autorità nazionale per la sicurezza, e del Comitato medesimo, sono disciplinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato di cui all’articolo 2».

 

Art. 4.

(Istituzione del Servizio per le informazioni

e la sicurezza-SIS; compiti e funzioni)

1. Il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) ed il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE) sono unificati in un’unica agenzia governativa denominata Servizio per le informazioni e la sicurezza (SIS).

2. Al fine dell’individuazione, del controllo e della neutralizzazione di ogni pericolo o minaccia per lo Stato e le sue istituzioni, e per il benessere civile, sociale ed economico della comunità nazionale, il SIS espleta tutti i compiti ed esercita tutte le funzioni di:

a) raccolta, analisi, coordinamento e disseminazione delle informazioni necessarie ed utili per la tutela della sicurezza esterna ed interna dello Stato, per l’elaborazione delle politiche del Governo della Repubblica e per la tutela all’interno e all’estero delle persone e degli interessi nazionali o dei soggetti di cui lo Stato si è assunta la protezione;

b) controspionaggio ed in generale controinformazione, controterrorismo, antiproliferazione di materiale nucleare e di armi chimiche e batteriologiche;

c) concorso informativo nel contrasto e nella repressione della criminalità organizzata, in particolare di carattere internazionale, e dei crimini contro l’umanità;

d) tutela in generale contro le minacce alle istituzioni democratiche, repubblicane e parlamentari, contro le libertà umane e i diritti fondamentali dei cittadini e contro ogni tentativo di mutare la Costituzione della Repubblica con metodi non legali.

3. Oggetto dell’attività del SIS sono, oltre la commissione ed il pericolo di reati contro la personalità interna ed internazionale dello Stato e dei reati di terrorismo o che attengano comunque alla sua sicurezza, altresì le situazioni che possono creare comunque situazioni di minaccia o di pericolo alla effettiva indipendenza nazionale, anche sotto il profilo economico e della pubblica comunicazione, alla pace civile e alla stabilità della situazione politica, civile, economica e sociale della comunità nazionale.

4. Quale agenzia del Governo, il SIS è posto alle dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri e, per sua delega e nell’ambito di essa, del Ministro o del sottosegretario di Stato delegato, addetti alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

Art. 5.

(Dirigenti del SIS e loro compiti

e funzioni)

1. Al SIS è preposto un direttore generale, nominato con decreto del Presidente della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il CIIS.

2. Il direttore generale di cui al comma 1 è coadiuvato da due o più vice-direttori generali, nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, su sua indicazione.

3. Il direttore generale o i vice-direttori generali che ne siano stati incaricati mantengono normali ed ordinarie relazioni con il Presidente del Consiglio dei ministri e con il Ministro o sottosegretario di Stato da lui delegato, nonché su loro istruzione con il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’interno, il Ministro della giustizia, il Ministro della difesa e il Ministro dell’economia e delle finanze. Mantengono altresì normali ed ordinari rapporti con il segretario generale del Ministero degli affari esteri, con il Capo della polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza, con il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, con il Comandante generale della Guardia di finanza e con il direttore del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

Art. 6.

(Funzioni del SIS)

1. Nell’espletamento dei compiti attribuiti al SIS, gli agenti operativi esercitano, anche con mezzi elettronici, funzioni d’osservazione, di controllo e di acquisizione di informazioni, notizie e materiali d’interesse.

2. Gli agenti operativi hanno la qualifica di ufficiali di pubblica sicurezza. Agli agenti operativi che svolgono compiti di protezione di persone ed installazioni è conferita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, con decreto del Ministro della giustizia, su richiesta del direttore generale.

3. I provvedimenti di convocazione, accompagnamento coatto, fermo provvisorio, ispezione, perquisizione e confronto, intercettazione e interruzione di comunicazioni postali, telegrafiche ed elettroniche, da eseguirsi nel territorio dello Stato, che non costituiscono espletamento di compiti informativi nei confronti di obiettivi non nazionali, sono autorizzati dal procuratore generale della Repubblica presso la corte d’appello della Capitale della Repubblica o da suoi sostituti a tale fine delegati, su richiesta del direttore generale o di altro funzionario delegato, dietro approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro o sottosegretario di Stato delegato. Di questi provvedimenti è data informazione periodica non nominativa al Comitato parlamentare di controllo (COPACO), di cui all’articolo 31.

 

Art. 7.

(Attribuzioni del SIS)

1. Il SIS non è servizio di polizia giudiziaria.

2. Gli agenti del SIS non sono ufficiali o agenti di polizia giudiziaria.

3. Anche in deroga a ogni contraria disposizione vigente, gli agenti del SIS non hanno l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria, non possono essere chiamati a testimoniare davanti a essa senza l’autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri e non possono essere destinatari diretti di ordini o incarichi da parte di essa.

4. Gli agenti di cui all’articolo 6, comma 2, hanno l’obbligo di riferire su atti che possano costituire reato, tramite i loro superiori, o, qualora sia necessario, anche direttamente al direttore generale del SIS, che ne informa il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite il Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza.

5. Il segretario generale del CESIS ed il direttore generale del SIS hanno l’obbligo di fornire all’autorità giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativi a fatti configurabili come reati. L’adempimento di tale obbligo può essere ritardato quando ciò sia strettamente necessario per il perseguimento delle finalità istituzionali del Segretariato generale del CESIS e del direttore generale del SIS, per determinazione del Presidente del Consiglio dei ministri.

6. Gli agenti del SIS possono richiedere informazioni a qualunque persona e invitarla a produrre documenti o altre cose in suo possesso e possono, con il consenso dell’interessato, ottenerne la consegna o trarne copia.

7. Al fine di cui al comma 6, gli agenti del SIS, secondo le disposizioni della normativa vigente in materia di pubblica sicurezza, possono invitare a comparire davanti a essi qualunque persona ritengano utile ai fini di una inchiesta e, in caso di mancata comparizione, possono disporne l’accompagnamento a mezzo della forza pubblica o dei propri agenti muniti della qualifica di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza.

8. Gli atti compiuti da agenti del SIS o da loro collaboratori in relazione ad obiettivi esterni, ancorché in territorio nazionale, nell’espletamento di propri compiti con operazioni disposte ed autorizzate dalle autorità governative competenti, non sono comunque punibili qualora possano costituire reato, se non su richiesta del Ministro della giustizia. La richiesta è anche condizione per lo svolgimento delle indagini preliminari.

9. Con le stesse modalità di cui all’articolo 6, comma 1, gli agenti del SIS possono procedere alle intercettazioni o comunicazioni previste dal codice di procedura penale.

10. Quando le operazioni di cui al presente articolo sono compiute senza la conoscenza degli interessati, chiunque ne sia informato è vincolato dal segreto di Stato.

11. Le informazioni raccolte a norma del presente articolo non sono mai ammissibili né come prove né come fonte di prova nei procedimenti giudiziari.

12. Il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro o sottosegretario delegato riferiscono trimestralmente al Comitato parlamentare di cui all’articolo 31, e annualmente al Parlamento, delle intercettazioni, in forma non specifica ma per categorie e motivazioni, nonché delle operazioni compiute a norma del presente articolo.

 

Art. 8.

(Attività speciali del SIS)

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri può autorizzare il direttore generale del SIS a disporre, per il migliore espletamento dei compiti affidati o a copertura di essi, l’esercizio da parte di agenti del SIS, anche in nome proprio, di attività economiche e finanziarie, sia nella forma di imprese individuali sia nella forma di società di qualunque natura, sia all’interno sia all’estero. Dell’esercizio di dette attività deve essere data compiuta informazione alla Commissione presidenziale di cui all’articolo 26, che ha il diritto di chiedere e ottenere informazioni e ha facoltà di formulare proposte e rilievi.

2. Per disposizione del direttore generale del SIS gli agenti possono operare in modo occulto o coperto, e anche sotto identità diversa da quella reale, e possono essere muniti della necessaria documentazione. A tal fine essi possono altresì disporre la produzione, l’approvvigionamento e l’uso di qualunque tipo di documento di riconoscimento, di identificazione e di certificazione, contenente nominativi, dati anagrafici e qualunque altro dato diversi da quelli effettivi.

 

Art. 9.

(Forze operative speciali del SIS)

1. Per lo svolgimento di missioni operative fuori del territorio nazionale, necessarie per l’espletamento dei suoi compiti e per l’esercizio delle sue funzioni, che presentino esigenze di supporti o di utilizzazione di tecniche, metodologie o mezzi di carattere militare o paramilitare, è costituito presso il SIS, alle sue dipendenze funzionali e per l’impiego diretto da parte di esso, un «Gruppo unità speciali», costituito da personale tratto dalle Forze armate e dalle Forze di polizia.

2. L’ordinamento del Gruppo di cui al comma 1 è approvato con le procedure previste dall’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400.

3. L’organizzazione del Gruppo di cui al comma 1 è stabilita dal direttore generale del SIS, d’intesa con il Capo di stato maggiore della difesa e con i Capi delle forze di polizia che forniscono mezzi e personale, con l’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri competenti.

4. Le regole d’impiego del Gruppo di cui al comma 1 sono stabilite dal Presidente del Consiglio dei ministri.

 

Art. 10.

(Doveri del segretario generale del CES1S

e del direttore del SIS)

1. Il segretario generale del CESIS e il direttore del SIS dirigono l’ufficio ed il servizio cui sono rispettivamente preposti e sono responsabili del loro funzionamento e della loro efficienza.

2. I dirigenti di cui al comma 1 riferiscono o danno ai loro dipendenti incarico di riferire sulla loro attività e informano o danno incarico di informare nelle materie di loro competenza esclusivamente il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro o sottosegretario di Stato delegato, nonché qualunque altro soggetto cui siano tenuti o autorizzati a riferire o a trasmettere informazioni, per disposizioni generali o mandato particolare del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro o sottosegretario di Stato delegato.

3. I dirigenti di cui al comma 1 provvedono ad adottare tutte le misure necessarie affinché:

a) nessuna informazione sia raccolta o nessuna altra attività sia svolta dal Segretariato generale e dal Servizio, se non in quanto necessarie esclusivamente per l’espletamento dei compiti ad essi affidati;

b) nessuna informazione raccolta dal Segretariato generale e dal Servizio sia divulgata o comunicata, se non secondo le procedure determinate dalla legge o dalle direttive generali del Presidente del Consiglio dei ministri ed esclusivamente nell’interesse della difesa e della sicurezza dello Stato o con lo scopo di prevenire o di indagare in ordine a fatti previsti dalla legge come reati;

c) i dipendenti in servizio non svolgano alcuna attività nell’interesse di qualunque movimento o partito politico, organizzazione o associazione sindacale o imprenditoriale o comunità religiosa o altra privata associazione.

4. I dirigenti di cui al comma 1 presentano al Presidente del Consiglio dei ministri un rapporto annuale sull’attività dell’ufficio o del servizio cui sono preposti.

 

Art. 11.

(Personale del SIS)

1. Il personale del SIS con rapporto di impiego è costituito da personale assunto direttamente anche tra gli appartenenti alle amministrazioni civili, alle Forze armate e alle Forze di polizia, delle quali cessano di far parte con l’assunzione, salvo quanto stabilito al comma 2.

2. I regolamenti di cui all’articolo 14 determinano le qualifiche e le mansioni in cui possono essere impiegati i dipendenti delle amministrazioni civili, delle Forze armate e delle Forze di polizia, collocati fuori ruolo a tempo determinato.

3. Il personale del SIS con rapporto di impiego può essere collocato a riposo in qualunque momento, con decreto Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro competente, su proposta o sentito il direttore generale del SIS.

 

Art. 12.

(Stato giuridico ed economico

del personale)

1. L’assunzione, la disciplina, la cessazione e la dismissione dall’impiego o dal comando, ed in generale il trattamento giuridico ed economico degli agenti operativi e del personale amministrativo e tecnico di supporto del SIS, sono disciplinati dal regolamento sull’ordinamento e lo stato del personale, di cui al comma 3.

2. Il SIS e la Direzione generale per la sicurezza e le informazioni militari, di cui all’articolo 19, possono altresì avvalersi, anche in forma continuativa, di collaboratori esterni.

3. Lo stato giuridico ed economico e l’ordinamento del personale del SIS e del Segretariato generale del CESIS e il suo trattamento giuridico ed economico sono determinati, dai rispettivi regolamenti emanati secondo le modalità di cui all’articolo 14.

 

Art. 13.

(Spese ed amministrazione)

1. Le spese per l’organizzazione, il funzionamento ed il personale del SIS nonché le spese per scopi riservati sono allocate in un unico capitolo dello stato di previsione della spesa della Presidenza del Consiglio dei ministri. Esse possono essere allocate altresì nei capitoli di spesa degli stati di previsione della spesa dei Ministeri.

 

Art. 14.

(Regolamenti)

1. Il regolamento generale, il regolamento sull’ordinamento e lo stato del personale ed il regolamento di amministrazione sono emanati, anche in deroga alle leggi vigenti, con distinti decreti del Presidente della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno, con il Ministro della giustizia, con il Ministro della difesa e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

 

 

 

Art. 15.

(Rapporti di collaborazione)

1. I comandi, uffici, servizi, unità e reparti delle Forze armate e delle Forze di polizia sono tenuti a prestare piena collaborazione al Segretariato generale del CESIS e al SIS per l’espletamento dei compiti loro affidati. Ai soggetti di cui al primo periodo non può peraltro essere richiesto di raccogliere informazioni o di compiere operazioni non conformi ai compiti e alle funzioni ad essi assegnati dalla legge.

 

Art. 16.

(Obbligo di informazione

nei confronti del SIS)

1. Dopo l’articolo 12-quater della legge 24 ottobre 1977, n. 801, introdotto dall’articolo 29 della presente legge, sono inseriti i seguenti:

«Art. 12-quinquies. – 1. Qualunque giudice o pubblico ministero, o ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria, ha l’obbligo di trasmettere sollecitamente al Servizio per le informazioni e la sicurezza (SIS), tramite il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, ogni notizia, informazione o documento relativo a reati contro le personalità internazionale od interna dello Stato o relativo a reati di terrorismo.

Art. 12-sexies. – 1. Nessun giudice, pubblico ministero, cancelliere, segretario giudiziario, o ufficiale o agente di pubblica sicurezza salvo che questi siano agenti dei servizi per le informazioni e per la sicurezza, può fornire ad un servizio per le informazioni e per la sicurezza di uno Stato estero informazioni, notizie e documenti acquisiti nell’esercizio delle loro funzioni o richiederle, salvo che con l’autorizzazione dell’autorità politica competente e tramite il Comitato di cui all’articolo 3».

2. Le pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire al Segretariato generale del CESIS e al SIS le informazioni e, in copia, i documenti loro richiesti dai direttori generali competenti o dagli agenti da loro delegati, anche in deroga al segreto di ufficio e al segreto di Stato. Qualora i responsabili delle pubbliche amministrazioni cui siano rivolte dette richieste ritengano di non dovere o potere corrispondere a esse, devono senza indugio sottoporre la questione al Presidente del Consiglio dei ministri, alle cui definitive determinazioni devono successivamente attenersi.

 

Art. 17.

(Collaborazioni di carattere logistico

con le pubbliche amministrazioni)

1. Il Segretariato generale del CESIS e il SIS possono, per l’espletamento dei propri compiti e l’esercizio delle loro funzioni, avvalersi, anche in forma riservata, delle infrastrutture del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, del Ministero della difesa e del Ministero dell’economia e delle finanze, per determinazione del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati.

 

Art. 18.

(Norme finanziarie)

1. Le spese relative al CIIS e al CESIS, ivi comprese quelle relative al Segretariato generale, e le spese relative al SIS sono iscritte in apposito capitolo, denominato «Spese per l’informazione e la sicurezza dello Stato», nello stato di previsione della spesa della Presidenza del Consiglio dei ministri.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri determina, di concerto con i Ministri competenti e con il Ministro dell’economia e delle finanze, e sentiti il segretario generale del CESIS e il direttore generale del SIS, la quota delle somme stanziate nello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri da destinare ai fondi ordinari e la quota da destinare ai fondi riservati.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri determina altresì, con le procedure di cui al comma 2, le categorie di spesa cui far fronte esclusivamente con i fondi ordinari.

4. Con distinto regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le disposizioni per l’amministrazione e per la rendicontazione delle spese ordinarie e delle spese riservate, con particolare riguardo anche per le forme, i modi e i tempi di documentazione delle spese riservate.

5. Della ripartizione di cui al comma 2 e delle determinazioni di cui ai comma 3, il Presidente del Consiglio dei ministri informa il Comitato parlamentare di cui all’articolo 31, che può richiedere informazioni e formulare rilievi e proposte. Al Comitato parlamentare è altresì trasmesso il regolamento di cui al comma 4.

6. Il segretario generale del CESIS e il direttore del SIS riferiscono alla Commissione presidenziale di cui all’articolo 26, nella composizione di cui al comma 2 del medesimo articolo, sulla amministrazione dei fondi ordinari e dei fondi riservati, trimestralmente e con relazione finale annuale. La suddetta Commissione può avanzare richieste e formulare rilievi e proposte al Segretario generale del CESIS e al direttore generale del SIS nonché direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Ministro dell’economia e delle finanze.

 

Art. 19.

(Istituzione, compiti e ordinamento

della Direzione per le informazioni

e la sicurezza militare-DISMI)

1. Nell’ambito del Ministero della difesa è istituita la Direzione per le informazioni e la sicurezza militare (DISMI).

2. La DISMI è posta sotto la diretta autorità del Ministro della difesa e dipende funzionalmente, secondo le sue determinazioni e per quanto di loro rispettiva competenza, dal Capo di stato maggiore della difesa e dal segretario generale della difesa – direttore generale degli armamenti. Essa è collegata con il CESIS, con il SIS, con gli stati maggiori di forza armata, con il Comando generale dell’Arma dei carabinieri e con il Comando generale della Guardia di finanza.

3. A capo della DISMI è posto un direttore per le informazioni e la sicurezza militare, nominato, tra i generali di divisione o di corpo d’armata, anche in ausiliaria o della riserva, dal Ministro della difesa, con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il CESIS.

4. Il direttore della DISMI assiste e consiglia il Ministro della difesa, il Capo di stato maggiore della difesa e il segretario generale della difesa – direttore nazionale per gli armamenti per quanto attiene all’informazione nelle materie di specifico interesse della difesa militare.

5. La DISMI raccoglie, coordina, analizza, interpreta e valuta le informazioni tecnico-operative, economiche, industriali e scientifiche di specifico interesse per la difesa militare; produce e tiene aggiornate le situazioni generali e particolari, relative alle informazioni militari. Essa collabora con il SIS per gli studi, le analisi e le ricerche riguardanti gli affari strategici di interesse per la difesa nazionale.

6. La DISMI provvede altresì a raccogliere, coordinare, analizzare, interpretare e valutare le informazioni relative alla sicurezza interna dell’amministrazione della difesa ed in particolare delle singole Forze armate, escluse le Forze di polizia ancorché facciano parte di esse; espleta in detto ambito compiti di controinformazione, di contro-sovversione, di controsabotaggio e di antiterrorismo e in generale di tutela della sicurezza interna dello Stato, in collaborazione e sotto la sovrintendenza del SIS.

7. La DISMI gestisce la rete degli addetti della difesa nonché degli addetti militari, navali ed aeronautici presso le rappresentanze diplomatiche della Repubblica.

8. La DISMI valuta il fabbisogno informativo e di sicurezza dell’amministrazione della difesa e in particolare delle Forze armate e propone al Ministro della difesa la relativa pianificazione operativa.

9. L’ordinamento e l’organizzazione della DISMI sono stabiliti dal Ministro della difesa. Possono esservi costituite sezioni specializzate per l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e il settore degli armamenti.

 

Art. 20.

(Attribuzioni, doveri e facoltà

della Direzione generale per le informazioni e la sicurezza militari)

1. Si applicano alla DISMI e al direttore ad essa preposto le disposizioni relative ai doveri, alle facoltà, alle attribuzioni stabilite dalla presente legge per il Segretariato generale del CESIS ed il SIS nonché per i direttori generali ad essi preposti.

 

Art. 21.

(Agenzia governativa

delle telecomunicazioni – AGOTELCO)

1. L’Agenzia governativa delle telecomunicazioni (AGOTELCO) svolge i seguenti compiti ed esercita le seguenti funzioni:

a) monitoraggio delle intercettazioni e interpretazione delle trasmissioni di carattere elettrico, radioelettrico ed elettronico o di altra natura, mediante emissioni elettromagnetiche acustiche o altre, ovvero mediante qualsiasi altra apparecchiatura in grado di produrre tali emissioni, al fine di acquisire e fornire informazioni, connesse o derivanti da tali emissioni o dall’uso di tali apparecchiature o da materiale codificato;

b) assistenza e consulenza relative alla materia linguistica, inclusa la terminologia utilizzata per questioni tecniche, i codici, i cifrari e in genere la crittografia e le altre questioni connesse alla protezione delle informazioni e dell’altro materiale, al Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza, alle Forze armate e alle Forze di polizia, ed in generale al Governo e a qualsiasi altro ente, con le modalità determinate dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno e con il Ministro della difesa.

2. Le competenze di cui alle lettere a) e b) del comma 1 possono essere esercitate solo:

a) nell’interesse dello Stato, con particolare riferimento alla difesa militare, alla tutela della sicurezza interna, alla politica estera, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica nonché alle esigenze economiche, industriali, scientifiche e di ricerca della comunità nazionale;

b) nell’interesse del benessere del Paese di fronte ad azioni o minacce di persone fuori del territorio nazionale;

c) in supporto ad attività di prevenzione e repressione di reati di particolare gravità e in generale per la tutela della legalità repubblicana.

3. Per Agenzia governativa delle telecomunicazioni (AGOTELCO) si intende il centro comunicazioni governativo e qualsiasi struttura o parte di struttura delle Forze armate o delle Forze di polizia dello Stato cui il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’interno e il Ministro della difesa ritengano di rivolgersi per acquisire supporto operativo nell’espletamento delle specifiche attività di competenza.

4. Il direttore generale del SIS è responsabile dell’efficienza deIl’AGOTELCO. Egli è tenuto ad assicurarsi che:

a) esistano disposizioni secondo cui l’AGOTELCO acquisisca solo le informazioni necessarie nell’esercizio delle proprie funzioni e non divulghi se non quelle utili allo svolgimento dei propri compiti o per una indagine di carattere giudiziario;

b) l’AGOTELCO non assuma iniziative a favore di interessi di un qualsiasi movimento o partito politico, organizzazione o associazione sindacale o imprenditoriale o comunità religiosa o altra privata associazione.

 

Art. 22.

(Ufficio centrale per la sicurezza)

1. Dopo l’articolo 3 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è inserito il seguente:

«Art. 3-bis. – 1. Le attività concernenti il segreto di Stato e la tutela dei documenti, atti o cose classificati sono svolte da apposita struttura, dotata di autonomia funzionale, organica, logistica e finanziaria, denominata Ufficio centrale per la sicurezza (UCSi), collocata presso la segreteria generale del Comitato di cui all’articolo 3. Il direttore di tale struttura risponde per l’esercizio delle sue funzioni direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri. Quest’ultimo può delegare al direttore dell’UCSi, in tutto o in parte, l’esercizio dei compiti e delle funzioni di autorità nazionale per la sicurezza. Dalle disposizioni del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato».

 

Art. 23.

(Garanzie funzionali)

1. Dopo l’articolo 10 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, sono inseriti i seguenti:

«Art 10-bis. – 1. Fermo quanto disposto dall’articolo 51 del codice penale, una speciale causa di giustificazione si applica al personale dei Servizi di informazione e di sicurezza che ponga in essere condotte costituenti reato, legittimamente autorizzate di volta in volta, in quanto indispensabili per il raggiungimento delle finalità del Servizio per le informazioni e la sicurezza (SIS) e della Direzione per le informazioni e la sicurezza militare (DISMI), nel rispetto rigoroso dei limiti di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo e delle procedure fissate dagli articoli 10-ter, 10-quater, 10-sexies e 10-septies.

2. La speciale causa di giustificazione di cui al comma 1 non si applica se la condotta costituente reato configura delitti diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l’integrità fisica, la libertà personale, la salute o l’incolumità pubbliche.

3. La speciale causa di giustificazione di cui al comma 1 non si applica ai reati diretti all’eversione dell’ordinamento costituzionale. La speciale causa di giustificazione non si applica altresì ai reati di attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali, di cui all’articolo 289 del codice penale, agli attentati contro i diritti politici del cittadino, di cui all’articolo 294 del codice penale, ai delitti contro l’amministrazione della giustizia, salvo che si tratti di condotte di favoreggiamento personale o reale indispensabili per il raggiungimento delle finalità istituzionali del Servizio e poste in essere nel rispetto delle procedure fissate dagli articoli 10-ter, 10-quater, 10-sexies e 10-septies, sempre che tali condotte di favoreggiamento non si realizzino attraverso false dichiarazioni all’autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria, tali da cagionare uno sviamento determinante degli accertamenti da queste disposti.

4. La speciale causa di giustificazione di cui al comma 1, opera altresì a favore delle persone non addette agli organismi informativi, quando esse siano ufficialmente richieste di svolgere attività autorizzate previste dalla presente legge.

Art. 10-ter. – 1. La speciale causa di giustificazione prevista dall’articolo 10-bis si applica solo quando il personale dei Servizi di informazione e di sicurezza, nell’esercizio o a causa dei suoi compiti istituzionali, compia attività costituenti reato, predisponendo o eseguendo operazioni autorizzate ai sensi dell’articolo 10-quater, a seguito di una valutazione di proporzionalità alla stregua dei criteri indicati nel comma 2, e comunque adeguatamente documentate secondo le norme organizzative degli stessi Servizi.

2. Ai fini della valutazione di proporzionalità indicata nel comma 1, il ricorso ad una condotta costituente reato per la quale è esclusa la punibilità a norma dell’articolo 10-bis, è consentito solo quando, a seguito di una completa comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti, concorrono i seguenti requisiti:

a) la condotta è indispensabile per ottenere il risultato che l’attività si prefigge;

b) il risultato non è diversamente perseguibile;

c) la condotta da tenere è adeguata al raggiungimento del fine.

Art. 10-quater. – 1. Il direttore del SIS trasmette al Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite della segreteria generale del CESIS, la richiesta di autorizzare le operazioni e le condotte necessarie alla predisposizione ed esecuzione delle operazioni medesime.

2. In presenza dei presupposti di cui all’articolo 10-ter, il Presidente del Consiglio dei ministri provvede in merito alla richiesta di cui al comma 1.

3. Nei casi di assoluta necessità e urgenza, che non consentono di formulare tempestivamente la richiesta di cui al comma 1, il direttore del Servizio interessato autorizza le attività di cui all’articolo 10-ter e ne informa immediatamente, per iscritto e comunque non oltre le ventiquattro ore, tramite la segreteria generale del CESIS, il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale, verificata la sussistenza dei presupposti, ratifica il provvedimento.

4. Nei casi in cui la condotta costituente reato sia stata posta in essere in assenza ovvero oltre i limiti delle autorizzazioni previste dai commi 2 e 3, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro competente, anche su segnalazione del direttore del Servizio interessato, adottano le necessarie misure ed informano l’autorità giudiziaria.

5. La documentazione relativa alle condotte di cui all’articolo 10-bis è conservata in apposito schedario segreto unitamente alla documentazione relativa alle spese correlate, secondo le norme organizzative dei Servizi di informazione e di sicurezza.

Art. 10-quinquies. – 1. Il personale addetto ai Servizi di informazione e di sicurezza che utilizzi i mezzi, le strutture, le informazioni di cui dispone, o al cui accesso è agevolato in ragione del suo ufficio e dei suoi compiti, o che eserciti i poteri che gli sono stati conferiti, al fine di procurare ad altri un ingiusto profitto o mettere in pericolo, attraverso la commissione di atti illeciti o di reati, gli stessi interessi alla cui tutela sono deputati i Servizi, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. La stessa pena si applica alla persona che, pur non addetta ai Servizi di informazione e di sicurezza, è stata da questi legittimamente incaricata di svolgere attività per loro conto. La pena è aumentata di un terzo quando il numero delle persone che concorrono nel reato è superiore a cinque.

Art. 10-sexies. – 1. Quando comunque risulti che per taluno dei fatti indicati nell’articolo 10-bis ed autorizzati ai sensi degli articoli 10-ter e 10-quater sono iniziate indagini preliminari, il direttore del Servizio interessato oppone, all’autorità giudiziaria che procede, la esistenza dell’autorizzazione.

2. Nel caso indicato nel comma 1, il procuratore della Repubblica sospende immediatamente le indagini e richiede al Presidente del Consiglio dei ministri di dare conferma della sussistenza dell’autorizzazione. Gli atti delle indagini sul fatto e quelli relativi alla opposizione sono separati e iscritti in apposito registro riservato e custoditi secondo modalità idonee a tutelarne la segretezza.

3. Quando l’esistenza della speciale causa di giustificazione di cui all’articolo 10-bis è opposta nel corso dell’udienza preliminare o del giudizio, il Presidente del Consiglio dei ministri è interpellato dal giudice che procede, il quale sospende immediatamente il giudizio.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, se conferma l’esistenza dell’autorizzazione, ne dà comunicazione entro sessanta giorni all’autorità che procede. Della conferma è data comunicazione al Comitato parlamentare di controllo (COPACO), nella relazione al Parlamento. Se la conferma non interviene nel termine indicato, essa si intende negata e l’autorità giudiziaria procede secondo le regole ordinarie.

5. Quando il Presidente del Consiglio dei ministri conferma l’esistenza dell’autorizzazione, il procuratore della Repubblica, se ritiene che ricorra la speciale causa di giustificazione di cui all’articolo 10-bis, interrompe le indagini e il giudice, a seconda dei casi, pronuncia sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione. L’autorità giudiziaria dispone, inoltre, la messa in custodia degli atti secondo modalità idonee a tutelarne la segretezza. Nei casi di cui all’articolo 10-bis, commi 2 e 3, ovvero nel caso in cui la condotta non risulti conforme a quella autorizzata, l’autorità giudiziaria dispone la prosecuzione del procedimento e informa immediatamente il Presidente del Consiglio dei ministri. È fatto salvo in ogni caso il diritto all’integrale indennizzo dei terzi danneggiati.

6. Salvi i casi di cui all’articolo 10-bis, commi 2 e 3, l’autorità giudiziaria procedente solleva conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato ai sensi dell’articolo 202, comma 3-bis, del codice di procedura penale, introdotto dall’articolo 41, comma 1 della presente legge, quando ritiene, in base alle risultanze delle indagini preliminari, che l’autorizzazione della condotta sia stata rilasciata dal Presidente del Consiglio dei ministri fuori dei casi consentiti dallo stesso articolo 10-bis, comma 1, e in assenza dei presupposti di cui all’articolo 10-ter.

7. Se è stato sollevato conflitto di attribuzione, la Corte costituzionale ha pieno accesso agli atti e alle prove del procedimento e al provvedimento di autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, con le garanzie di segretezza stabilite dalla Corte costituzionale stessa.

8. Quando l’esistenza dell’autorizzazione è opposta dal personale dei Servizi di informazione e di sicurezza o dalla persona legalmente richiesta da questi, al momento del fermo, dell’arresto in flagranza o dell’esecuzione di una misura cautelare, l’esecuzione del provvedimento è immediatamente sospesa e l’interessato è accompagnato dalla polizia giudiziaria nei propri uffici per esservi trattenuto per il tempo strettamente necessario per i primi accertamenti e, comunque, non oltre le ventiquattro ore. L’autorità giudiziaria procedente, immediatamente informata, dispone la verifica di cui ai commi 2 e 3.

Art. 10-septies. – 1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Ministro, può autorizzare i direttori del SIS e della DISMI affinché, ai fini del miglior espletamento dei compiti affidati o a copertura di essi, gli appartenenti ai Servizi di informazione e di sicurezza usino documenti di identificazione recanti indicazioni sulle qualità personali diverse da quelle reali. Con le medesime procedure e al fine di agevolare lo svolgimento di specifiche operazioni, ivi comprese quelle condotte a norma dell’articolo 10-bis, può essere autorizzata anche l’utilizzazione temporanea di documenti e certificati di copertura. Presso il Servizio che procede all’operazione è tenuto un registro riservato per il rilascio del documento attestante i tempi e le procedure seguite e del certificato di copertura. Al termine dell’operazione, il documento riservato è custodito presso il competente Servizio. L’uso del documento o del certificato di copertura fuori dai casi autorizzati è punito a norma delle vigenti disposizioni penali.

Art. 10-octies. – 1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Ministro competente e sentito il CESIS, può autorizzare il direttore del SIS, per il miglior espletamento dei compiti affidati o a copertura di essi, a disporre l’esercizio di attività economiche nell’ambito del territorio nazionale o all’estero, sia nella forma di imprese individuali sia di società di qualunque natura.

2. Una specifica informativa sulle linee essenziali delle attività di cui al comma 1 è trasmessa dal Presidente del Consiglio dei ministri al Comitato parlamentare di controllo (COPACO).

Art. 10-novies. – 1. Quando nel corso di un procedimento penale devono essere assunte le dichiarazioni di una persona appartenente al SIS, l’autorità giudiziaria, oltre a dare applicazione a quanto previsto dagli articoli 472 e 473 del codice di procedura penale, adotta comunque adeguate cautele a tutela della persona che deve essere esaminata o deve partecipare ad un atto di indagine. Quando sono disponibili strumenti tecnici idonei a consentire il collegamento audiovisivo, l’autorità giudiziaria, salvo che la presenza della persona sia necessaria, può procedere a distanza, assicurando che siano osservate, in quanto compatibili, le forme e le modalità stabilite dalle norme di attuazione del codice di procedura penale».

 

Art. 24.

(Servizio informazioni

della Guardia di finanza)

1. L’espletamento di attività informative e controinformative e di tutela della sicurezza interna da parte del Corpo della guardia di finanza, per i compiti istituzionalmente ad esso assegnati, è disciplinato con apposito regolamento emanato dal Presidente della Repubblica dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

 

Art. 25.

(Tutela della sicurezza interna dell’Arma

dei carabinieri e del Corpo della guardia

di finanza)

1. All’espletamento di compiti controinformativi, antisovversione, contro-sabotaggio e antiterrorismo, e in generale di tutela della sicurezza interna dello Stato, nell’ambito dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, provvedono, in collaborazione con il SIS, appositi servizi o reparti interni, istituiti con regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri competenti.

 

Art. 26.

(Commissione presidenziale per i Servizi

di informazione e sicurezza)

1. È istituita la Commissione presidenziale per i Servizi di informazione e sicurezza, di seguito denominata «Commissione presidenziale», con il compito di investigare sui reclami da chiunque presentati contro l’attività e del Segretariato generale del CESIS per non giustificato esercizio, nei confronti di qualunque persona, associazione, ente o società, delle attribuzioni ad esso conferite.

2. La Commissione presidenziale è costituita da un presidente e da quattro membri scelti tra magistrati a riposo che abbiano esercitato effettivamente almeno le funzioni di Presidente di sezione della Corte di cassazione, del Consiglio di Stato o della Corte dei conti, o tra gli avvocati abilitati da almeno quindici anni al patrocinio davanti alla Corte di cassazione, che abbiano cessato o cessino dall’esercizio della professione. Per lo svolgimento dei compiti di controllo finanziario, amministrativo e contabile, essa è integrata da altri due membri, scelti tra dirigenti generali a riposo della Ragioneria generale dello Stato, della Direzione generale del tesoro e della Banca d’Italia.

3. Il Presidente e i membri della Commissione presidenziale sono nominati dal Presidente della Repubblica con proprio decreto.

4. Il Presidente e i membri della Commissione presidenziale durano in carica tre anni.

5. La Commissione presidenziale, qualora ritenga che il reclamo non sia manifestamente pretestuoso o infondato, dispone una inchiesta. Il segretario generale del CESIS ed il SIS devono collaborare con la Commissione presidenziale e fornirle qualunque informazione richieda.

6. La Commissione presidenziale riferisce al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei ministri sui risultati della sua inchiesta, anche proponendo l’adozione di misure generali e specifiche.

7. Al Presidente della Commissione presidenziale e ai suoi membri è attribuito un trattamento economico pari rispettivamente a quello del vice presidente e dei membri non togati del Consiglio superiore della magistratura.

8. Le norme per l’attività della Commissione presidenziale sono adottate, sentita la Commissione stessa, con regolamento deliberato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, ed emanato con decreto del Presidente della Repubblica.

 

Art. 27.

(Norme sul personale degli organismi

per le informazioni e la sicurezza

ed assunzioni dirette)

1. In via transitoria ed in attesa di una nuova disciplina del personale degli organismi per le informazioni e la sicurezza, il Presidente del Consiglio dei ministri provvede ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, della legge 24 ottobre 1977, n.801, a fissare rispettivamente la consistenza dell’organico del CESIS e del SIS, distinguendo e regolando separatamente il ruolo di operatori delle informazioni e della sicurezza ed il ruolo amministrativo.

2. Dopo il secondo comma dell’articolo 7 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è inserito il seguente:

«Con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri, su parere conforme del Comitato di cui all’articolo 2, sono determinate le procedure di selezione e di assunzione del personale estraneo alle pubbliche amministrazioni, anche in ragione di particolari professionalità non reperibili nell’ambito di esse, nonché le modalità più idonee alla formazione e all’aggiornamento specialistico di tutto il personale, in funzione degli specifici settori di impiego».

3. All’articolo 8 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, dopo le parole: «ai Servizi di cui agli articoli 4 e 6» sono inserite le seguenti: «né possono essere incaricate di svolgere attività a favore dei predetti Servizi,».

4. Tutto il personale che presta comunque la propria opera alle dipendenze o a favore degli organismi per le informazioni e la sicurezza è tenuto, anche dopo la cessazione di tale attività, al rispetto del segreto su tutto ciò di cui sia venuto a conoscenza nell’esercizio o a causa delle proprie funzioni.

 

Art. 28.

(Richiesta di informazioni a pubbliche

amministrazioni e a soggetti erogatori

di servizi di pubblica utilità)

1. All’articolo 9 della legge 24 ottobre 1977, n.801, dopo il quinto comma è aggiunto il seguente:

«Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su richiesta dei Servizi, può disporre che le pubbliche amministrazioni e gli enti erogatori di servizi pubblici forniscano, anche in deroga al segreto d’ufficio, le informazioni necessarie allo svolgimento delle funzioni istituzionali del Servizio. Entro sei mesi dalla conclusione delle relative operazioni, il Presidente del Consiglio dei ministri dà notizia al Comitato parlamentare di controllo (COPACO) delle disposizioni emanate per l’acquisizione di informazioni in deroga al segreto d’ufficio, indicandone sommariamente le finalità».

 

Art. 29.

(Tutela del segreto di Stato)

1. L’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, è sostituito dai seguenti:

«Art. 12. – 1. La tutela del segreto di Stato e la tutela di documenti, atti o cose classificati ai fini della segretezza è assicurata nel rispetto delle forme e delle modalità previste dagli articoli 12-bis e 12-ter.

2. Il segreto di Stato tutela l’integrità della Repubblica, anche in attuazione di accordi internazionali, la difesa delle istituzioni democratiche poste dalla Costituzione a suo fondamento, il libero esercizio delle funzioni dello Stato, la preparazione e la difesa militare, gli interessi pubblici di rilievo strategico per l’economia del paese.

3. La classifica di segretezza ai fini della sicurezza della Repubblica è attribuita allo scopo di circoscrivere la conoscenza o la divulgazione di documenti, atti o cose alle sole persone che, in relazione alle funzioni, all’attività o all’incarico, hanno necessità assoluta di accedervi.

4. In nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell’ordine costituzionale.

Art. 12-bis. – 1. Sono coperti da segreto di Stato, indipendentemente dalla classifica di segretezza eventualmente attribuita dai soggetti a ciò legittimamente preposti, le notizie, i documenti, gli atti, le attività o le altre cose la cui conoscenza, al di fuori degli ambiti e dei livelli autorizzati, metta in pericolo o arrechi un danno immediato e diretto ai beni di cui all’articolo 12, comma 2.

2. Le notizie, i documenti, gli atti, le attività e le cose oggetto di segreto di Stato sono posti a conoscenza esclusivamente dei soggetti e delle autorità chiamati a svolgere direttamente rispetto ad essi funzioni essenziali, nei limiti e nelle parti indispensabili per l’assolvimento dei rispettivi compiti ed il raggiungimento dei fini rispettivamente fissati.

3. Il vincolo derivante dal segreto di Stato deve, ove possibile, essere annotato, secondo le disposizioni del Presidente del Consiglio dei ministri nella sua qualità di autorità nazionale per la sicurezza, sugli atti, documenti o cose che ne sono oggetto ai sensi del comma 1, anche se acquisiti dall’estero.

4. Il vincolo derivante dal segreto di Stato cessa decorsi quindici anni dalla sua apposizione nei casi previsti al comma 3 o dalla sua opposizione negli altri casi, salvo che esso sia stato apposto od opposto relativamente ad atti, documenti o cose contenenti informazioni che attengono ai sistemi di sicurezza militare, o relative alle fonti e all’identità degli operatori dei Servizi per le informazioni e la sicurezza, ovvero informazioni la cui divulgazione può porre in pericolo l’incolumità o la vita di appartenenti ai predetti Servizi o di persone che hanno legalmente operato per essi o che siano pervenute con vincolo di segretezza da altri Stati, ovvero informazioni che riguardano la dislocazione delle strutture operative nonché delle infrastrutture e dei poli logistici, le operazioni in corso, la struttura organizzativa e le modalità operative e, comunque, ogni altro elemento indispensabile a mantenere la segretezza di tali informazioni.

5. Gli atti e i documenti classificati, inclusi quelli dei Servizi di informazione e di sicurezza, dopo quaranta anni sono versati, previa declassifica, all’archivio di Stato.

6. Con provvedimento motivato, il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua qualità di autorità nazionale per la sicurezza, può derogare alla disposizione di cui al comma 5, per un periodo comunque non superiore a dieci anni e limitatamente ai casi di cui al comma 4.

Art. 12-ter. – 1. L’opposizione del segreto di Stato, ai sensi degli articoli 202 e 256 del codice di procedura penale, è valutata dal Presidente del Consiglio dei ministri, tenuto conto della natura delle informazioni da proteggere, anche con particolare riferimento alla loro eventuale provenienza da organismi di informazione e sicurezza esteri o da strutture di sicurezza di organizzazioni internazionali, ovvero della loro attinenza ad accordi internazionali e del tempo trascorso dai fatti ai quali la richiesta di conoscere si riferisce.

Art. 12-quater. – 1. Quando deve disporre l’acquisizione di documenti, atti o altra cosa nella disponibilità dei Servizi di informazione e di sicurezza, l’autorità giudiziaria indica specificamente, nell’ordine di esibizione, il documento o la cosa oggetto della richiesta.

2. L’attività di acquisizione non può in nessun caso essere eseguita direttamente presso le dipendenze o le strutture periferiche dei Servizi di informazione e di sicurezza e presso le rispettive sedi centrali.

3. L’autorità giudiziaria, salvo i casi di assoluta impossibilità, procede personalmente e sul posto all’esame della documentazione e acquisisce agli atti quella strettamente indispensabile. Nell’espletamento di tale attività può avvalersi della collaborazione di ufficiali di polizia giudiziaria.

4. L’autorità giudiziaria, quando ritiene che i documenti, le cose o gli atti esibiti siano diversi da quelli richiesti ovvero siano incompleti, procede a perquisizione e, eventualmente, a sequestro, ai sensi degli articoli da 247 a 262 del codice di procedura penale, informandone tempestivamente il Presidente del Consiglio dei ministri.

5. Quando deve essere acquisito, in originale o in copia, un documento, atto o cosa originati da un organismo di informazione e sicurezza estero, ovvero dalle strutture di sicurezza di una organizzazione internazionale, trasmessi con vincolo di non divulgazione, la consegna è sospesa e il documento, atto o cosa sono inviati al Presidente del Consiglio dei ministri perché vengano assunte le necessarie iniziative presso l’ente originatore per le relative determinazioni.

6. Quando devono essere acquisiti documenti, atti o altre cose, in originale o in copia, per i quali il responsabile dell’ufficio detentore eccepisce il segreto di Stato, la consegna immediata è sospesa e i documenti, atti o cose sono sigillati in appositi contenitori e trasmessi prontamente al Presidente del Consiglio dei ministri.

7. Nelle ipotesi previste nel comma 6, entro sessanta giorni il Presidente del Consiglio dei ministri autorizza l’acquisizione del documento, dell’atto o della cosa o conferma il segreto di Stato. In tale caso trovano applicazione le disposizioni in materia di segreto di Stato. L’autorità giudiziaria acquisisce il documento, l’atto o la cosa, quando il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel termine indicato.

8. Il Presidente del Consiglio dei ministri può ottenere dall’autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti di procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto, ritenute indispensabili per lo svolgimento delle attività connesse alle sue funzioni. L’autorità giudiziaria può altresì trasmettere le copie e le informazioni anche di propria iniziativa. Ai medesimi fini, l’autorità giudiziaria può autorizzare il Presidente del Consiglio dei ministri all’accesso diretto al registro delle notizie di reato, anche se tenuto in forma automatizzata. Si applicano le disposizioni dell’articolo 118, commi 2 e 3, del codice di procedura penale».

 

Art. 30.

(Notizie sui Servizi coperte dal segreto)

1. Salvo che non abbiano già avuto diffusione o che non abbiano acquisito carattere certo di notorietà, sono coperte da segreto di Stato tutte le informazioni relative all’ordinamento, all’organizzazione, alle infrastrutture, al personale e alle attività del SIS e del Segretariato generale del CESIS, nonché della Commissione presidenziale di cui all’articolo 26.

2. Sono coperte dal segreto di Stato e le notizie riguardanti l’identità, i compiti e le funzioni del personale del SIS e quelle riguardanti il suo ordinamento, la sua organizzazione e la sua attività, che non siano rese note dalle autorità competenti.

3. Fatta eccezione per il direttore generale ed i vice direttori del SIS e della DISMI o altri agenti operativi da loro autorizzati, nessuno può rendere note o comunicare ad alcuno le notizie di cui al comma 1.

4. Il SIS non può corrispondere o ricevere ordini od incarichi da giudici e pubblici ministeri d’ogni ordine e grado, sia dell’ordinamento giudiziario sia delle magistrature militari o amministrative, se non per mandato o con l’autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro o sottosegretario di Stato delegato della Presidenza del Consiglio dei ministri, ed esclusivamente ai soli fini informativi e con l’obbligo del segreto di Stato da parte del destinatario delle informazioni, che le può utilizzare nell’ambito di esso, come notizie di propria conoscenza da svilupparsi in indagini di polizia giudiziaria.

 

Art. 31.

(Comitato parlamentare di controllo-

COPACO)

1. È istituito un Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazione e di sicurezza e per il segreto di Stato (COPACO) costituito da cinque deputati e cinque senatori, nominati dai Presidenti dei due rami del Parlamento nel rispetto del criterio di proporzionalità, al fine di esercitare il controllo sull’applicazione dei princìpi stabiliti dalla presente legge.

2. Il COPACO può chiedere al Presidente del Consiglio dei ministri, tramite la segreteria generale del CESIS, ed al CIIS informazioni sulle strutture dei Servizi di informazione e di sicurezza e sulle attività svolte, comprese quelle di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-octies della legge 24 ottobre 1977, n. 801, introdotti dall’articolo 23 della presente legge, accertando l’esistenza delle prescritte autorizzazioni. Può altresì formulare proposte e rilievi.

3. Il CIIS fornisce al COPACO le informazioni richieste.

4. Il contenuto delle informazioni di cui al comma 3 non può in nessun caso riguardare le fonti informative, l’apporto dei servizi stranieri, l’identità degli operatori, la dislocazione territoriale delle articolazioni operative e dei poli logistici, le operazioni in corso o quelle concluse, la cui rivelazione sia ritenuta dal Presidente del Consiglio dei ministri pericolosa per la sicurezza della Repubblica, nonché, comunque, ogni altro elemento idoneo a rivelare tali informazioni.

5. I componenti del COPACO sono vincolati al segreto relativamente alle informazioni acquisite e alle proposte e ai rilievi formulati ai sensi del comma 2, anche dopo la cessazione del mandato parlamentare.

6. I Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, nell’ambito dei rispettivi ordinamenti, promuovono l’adozione di misure idonee ad assicurare la riservatezza nella tenuta delle informazioni classificate trasmesse al COPACO.

 

Art. 32.

(Attribuzione al COPACO

di nuovi compiti e funzioni)

1. Al COPACO è attribuito il compito di collaborare con il Governo e con le Amministrazioni dello Stato e di controllarne l’attività relativamente allo studio dei fenomeni e dei fatti di terrorismo interno e internazionale, all’analisi e alla valutazione delle notizie ed informazioni ad essi relative, all’attività di contrasto, preventiva e repressiva del terrorismo da parte del Governo e delle Forze di polizia e dei Servizi di informazione e di sicurezza che da esso dipendono o degli uffici del pubblico ministero, nonché alla loro collaborazione con gli altri Stati in questo campo e nei campi ad esso collegati.

2. Per l’espletamento dei suoi compiti il COPACO è costituito in Commissione parlamentare d’inchiesta, a norma dell’articolo 82 della Costituzione, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

3. Il COPACO può delegare al suo Presidente ovvero ad uno o tre dei suoi membri il compimento di determinati atti nell’esercizio dei suoi poteri di inchiesta parlamentare.

 

Art. 33.

(Modifiche all’organizzazione

interna del COPACO)

1. L’attività e il funzionamento del COPACO sono disciplinati da un regolamento interno approvato subito dopo la costituzione dal medesimo Comitato. Ciascun componente può proporre la modifica delle disposizioni regolamentari.

2. Tutte le volte che lo ritenga opportuno, il COPACO può riunirsi in seduta segreta.

3. Il COPACO può avvalersi dell’opera di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria e di ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, nonché di tutte le altre collaborazioni che ritenga necessarie. Su richiesta del suo Presidente, il COPACO può avvalersi anche dell’apporto di almeno un magistrato e di un dirigente dell’Amministrazione dell’interno, nonché, ai fini degli opportuni collegamenti, di un dirigente generale o superiore o di un funzionario della Polizia di Stato, di un generale di brigata o di un ufficiale superiore dell’Arma dei carabinieri, di un generale di brigata o di un ufficiale superiore del Corpo della Guardia di finanza, nonché di un agente del SIS avente analoga qualifica, autorizzati con il loro consenso secondo le norme vigenti dal Consiglio superiore della magistratura e secondo le rispettive dipendenze dal Presidente del Consiglio dei ministri.

4. Per l’espletamento delle sue funzioni, il COPACO fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d’intesa tra loro.

5. Le spese per il funzionamento del COPACO sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Il Comitato cura la informatizzazione dei documenti acquisiti e prodotti nel corso della propria attività.

 

Art. 34.

(Audizioni e testimonianze)

1. Ferme le competenze dell’autorità giudiziaria, per le audizioni a testimonianza davanti al COPACO si applicano le disposizioni degli articoli 366 e 372 del codice penale.

2. Per i segreti professionale e bancario si applicano le norme vigenti. In nessun caso per i fatti rientranti nei compiti del COPACO può essere opposto il segreto di ufficio.

3. E sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato.

4. Gli agenti e gli ufficiali di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria, nonché gli agenti del SIS e della DISMI, non sono tenuti a rivelare al COPACO i nomi di chi ha loro fornito informazioni.

 

Art. 35.

(Richiesta di atti e documenti)

1. Il COPACO può ottenere, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari. L’autorità giudiziaria può trasmettere le copie di atti e documenti anche di propria iniziativa.

2. Il COPACO garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del comma 1 siano coperti da segreto.

3. Il COPACO può ottenere, da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, copie di atti e documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti in materia attinente alle finalità della presente legge.

4. L’autorità giudiziaria provvede tempestivamente a trasmettere gli atti richiesti al COPACO e può ritardare la trasmissione di copia di atti e documenti con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l’autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto.

5. Quando gli atti o i documenti siano stati assoggettati al vincolo di segreto funzionale da parte delle competenti Commissioni parlamentari di inchiesta, tale segreto non può essere opposto al COPACO.

6. Il COPACO stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso.

 

Art. 36.

(Segreto)

1. I componenti del COPACO, i funzionari e il personale di qualsiasi ordine e grado addetti al Comitato stesso e tutte le altre persone che vi collaborano o compiono o concorrono a compiere atti di inchiesta oppure di tali atti vengono a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui vengano a conoscenza.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione del segreto è punita ai sensi dell’articolo 326 del codice penale.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le stesse pene si applicano a chiunque diffonda in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione.

 

Art. 37.

(Costituzione dell’ufficio di presidenza)

1. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, convocano il COPACO per la costituzione dell’ufficio di presidenza.

 

Art. 38.

(Collaborazione richiesta a pubbliche

ammininistrazioni e a soggetti erogatori

di servizi di pubblica utilità)

1. Gli organismi per le informazioni e la sicurezza CESIS, SIS e DISMI possono corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni e i soggetti erogatori, in regime di concessione o mediante convenzione, di servizi di pubblica utilità e possono chiedere ad essi la collaborazione, anche di ordine logistico, necessaria per l’adempimento delle loro funzioni istituzionali. A tal fine possono in particolare stipulare convenzioni con i predetti soggetti nonché con le università e gli enti di ricerca. Nei casi in cui la natura tecnica o la specificità dei problemi lo richiedano, possono avvalersi dell’opera di società di consulenza.

2. L’eventuale accesso ad archivi informatici e l’acquisizione di informazioni di pertinenza di pubbliche amministrazioni o di soggetti erogatori di servizi di pubblica utilità sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato d’intesa con le amministrazioni ed i soggetti interessati.

3. Le pubbliche amministrazioni e i soggetti erogatori di servizi di pubblica utilità, ai quali sia stata richiesta collaborazione, ritengano di non potere o volere corrispondere a tale richiesta, informano immediatamente ed in modo esauriente, tramite il Ministro da cui dipendono o che esercita su di essi la vigilanza ovvero tramite l’autorità concedente, il Presidente del Consiglio dei ministri, alle cui determinazioni si attengono successivamente.

 

Art. 39.

(Manomissione degli archivi informatici degli organismi per le informazioni

e la sicurezza)

1. Le pene previste per i reati di cui agli articoli 615-ter, 615-quater, 615-quinquies, 617, 617-ter, 617-quater e 617-quinquies del codice penale sono aumentate dalla metà a due terzi, se commessi in danno degli archivi degli organismi per le informazioni e la sicurezza CESIS, SIS e DISMI e delle apparecchiature da questi utilizzate sia all’interno sia all’esterno delle proprie sedi, o al fine di procurarsi notizie, documenti, informazioni o atti coperti da segreto di Stato.

2. La pena è aumentata quando l’autore del reato sia, per ragioni di ufficio, investito di incarichi specificamente diretti alla manutenzione, alla tutela e alla sicurezza degli archivi.

 

Art. 40.

(Accesso illegittimo e manomissione

degli atti)

1. Chiunque acceda illegittimamente nei locali degli archivi ove sono conservati i documenti degli organismi per le informazioni e la sicurezza CESIS, SIS e DISMI è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

2. Chiunque sottragga, distrugga, trasferisca altrove, occulti, contraffaccia, sostituisca un atto, o formi in tutto o in parte un atto falso, alteri un atto vero, o riproduca arbitrariamente atti conservati negli archivi degli organismi per le informazioni e la sicurezza, è punito con la reclusione da due a otto anni.

3. Nei casi previsti dal comma 2, la pena è aumentata quando l’autore del reato sia addetto agli organismi per le informazioni e la sicurezza o sia incaricato legittimamente di svolgere attività per questi. La pena è aumentata dalla metà a due terzi quando l’autore del reato sia per ragioni di ufficio investito di incarichi specificamente diretti alla manutenzione, alla tutela e alla sicurezza degli archivi.

 

Art. 41.

(Modifiche ed integrazioni

al codice di procedura penale)

1. Dopo il comma 3 dell’articolo 202 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«3-bis. Se l’autorità giudiziaria procedente ritiene ingiustificato o immotivato l’esercizio del potere di conferma dell’opposizione del segreto di Stato, da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, solleva conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato. Qualora il conflitto sia risolto in favore dell’autorità giudiziaria, il segreto di Stato non può essere eccepito nel corso del procedimento con riferimento al medesimo fatto».

2. Dopo il comma 4 dell’articolo 256 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

«4-bis. Trovano applicazione le disposizioni dell’articolo 202, comma 3-bis».

3. Dopo il comma 3 dell’articolo 327-bis del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

«3-bis. Nello svolgimento delle investigazioni di cui al comma 1, all’avvocato difensore e ai soggetti da lui incaricati è sempre opponibile la speciale causa di giustificazione per il personale dei Servizi di informazione e di sicurezza, ai sensi dell’articolo 10-sexies, comma 1, della legge 24 ottobre 1977, n. 801».

 

Art. 42.

(Informazione della conferma

dell’opposizione del segreto di Stato)

1. All’articolo 16 della legge 21 ottobre 1977, n. 801, le parole: «dell’articolo 352» sono sostituite dalle seguenti: «degli articoli 202 e 256».

 

Art. 43.

(Informazione dell’opposizione

del segreto di Stato)

1. All’articolo 17 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, le parole: «ai sensi degli articoli 11 e 15 della presente legge» sono sostituite dalle seguenti: «in conformità agli articoli 11 e 16».

2. Il segreto non è opponibile per gli atti regolamentari e per quelli soggetti al controllo della Corte dei conti.

3. I componenti del COPACO sono vincolati al segreto di Stato per le informazioni e notizie da esso tutelate nonché riguardo alle proposte e ai rilievi formulati qualora riguardino materie tutelate dal segreto di Stato.

4. Gli atti del COPACO, ancorché non riguardino materie di per sé tutelate dal segreto di Stato, sono coperti dal segreto di Stato, salvo che il COPACO stesso non disponga motivatamente altrimenti, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, tra i quali deve essere sempre compreso il voto del Presidente del Comitato stesso.

 

Art. 44.

(Abrogazioni)

1. Sono abrogati gli articoli 13, 14 e 15 della legge 24 ottobre 1977, 801.

 

Art. 45.

(Modifiche al codice penale in materia

di rapporti non consentiti sui servizi

di informazione e sicurezza esteri)

1. Dopo l’articolo 257 del codice penale sono inseriti i seguenti:

«Art. 257-bis. - (Corresponsione di denaro da servizio di Stato estero). – Chiunque riceve denaro od altra utilità da un servizio di informazione e di sicurezza di uno Stato estero è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni, ancorché il fatto con costituisca il reato previsto dagli articoli 257 e 258.

Art. 257-ter. – (Reati relativi ad organizzazioni terroristiche). – Le stesse pene previste dagli articoli 257, 257-bis e 258 si applicano se i fatti siano commessi a favore o in relazione a organizzazioni terroristiche».

 

Art. 46.

(Regolamento di attuazione)

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo della Repubblica provvede alla emanazione del regolamento generale per la sua attuazione, con decreto del Presidente della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Comitato parlamentare di cui all’articolo 31.

 

Art. 47.

(Autorizzazione del Ministro della giustizia per il perseguimento di alcuni reati)

1. Dopo l’articolo 343 del codice di procedura penale sono inseriti i seguenti:

«Art. 343-bis. - (Autorizzazione a procedere per reati contro la personalità dello Stato). – 1. Senza l’autorizzazione del Ministro della giustizia non si può procedere per reati contro la personalità internazionale od interna dello Stato.

Art. 343-ter. - (Procedura per la concessione e la revoca dell’autorizzazione a procedere). – 1. L’autorizzazione prevista dall’articolo 343-bis è concessa dal Ministro della giustizia, d’intesa con il Ministro degli affari esteri e con gli altri Ministri competenti e con l’approvazione del Presidente del Consiglio dei Ministri.

2. L’autorizzazione può essere revocata con la stessa procedura in ogni momento anteriore all’emanazione della sentenza definitiva. La revoca dell’autorizzazione comporta l’estinzione del procedimento».

 

Art. 48.

(Destinazione dei fondi)

1. Alla destinazione dei fondi, delle infrastrutture e delle dotazioni del CESIS e del SIS provvede il Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati.

 

Art. 49.

(Attuazione della legge)

1. All’attuazione della presente legge provvede il Presidente del Consiglio dei ministri, direttamente o tramite il Ministro o il sottosegretario di Stato delegato della Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 360

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore COSSIGA

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 17 MAGGIO 2006

 

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Nuovo ordinamento dei servizi di informazione e sicurezza

¾¾¾¾¾¾¾¾

 



Onorevoli Senatori. – Ritengo utile ripresentare in questa legislatura il disegno di legge da me presentato nelle passate legislature (atti Senato n.1661 della XI legislatura, n.345 della XII legislatura, n.4277 della XIII legislatura e n.233 della XIV legislatura), recante proposte di nuovo ordinamento dei servizi di informazione e di sicurezza.

Sussistono, infatti, le ragioni che allora mi indussero a presentare tale ipotesi legislativa, poiché si deve constatare non solo che il bisogno di chiarezza e di equilibrio nella gestione dei nostri apparati di intelligence è divenuto ancora più cogente e urgente, ma soprattutto che va data una risposta tempestiva ed efficace alle esigenze di una puntuale imputazione delle responsabilità nella direzione e nella gestione – politica e tecnica – dei servizi informativi.

Riproduco quindi, quasi integralmente, la relazione che accompagnava l’originario disegno di legge.

“1. Di fronte alla grave crisi che da anni ha travagliato i nostri sistemi di informazione e di sicurezza e lo stesso apparato della difesa nazionale, e di fronte alla stessa crisi di identità che ancora travaglia il nostro paese pur sul piano dei rapporti internazionali, e dopo il venire meno per esso dei forti riferimenti quali l’occidentalismo, la NATO e la CEE, ritengo ancor più opportuno ripresentare un disegno di legge per la radicale riforma dell’ordinamento del «sistema di informazione e sicurezza dello Stato», disegno di legge che, nelle sue linee essenziali, riproduce quelli da me già presentati nelle scorse legislature.

E ciò anche perché non è da attendersi una forte, seria, completa iniziativa politica del Governo in materia.

2. Tre ordini di motivi stavano e stanno tuttora alla base della inderogabile esigenza di rinnovare del tutto il nostro «sistema di informazione e di sicurezza»:

a) i mutamenti «epocali» degli anni 1989, 1990 e 1991, che con la «caduta» del comunismo internazionale, lo scioglimento del Patto di Varsavia, la dissoluzione dell’URSS, la trasformazione in senso democratico degli Stati del cosiddetto «sistema degli Stati del socialismo reale», e la nascita, dalle ceneri dell’«impero comunista sovietico», di nuovi Stati, sovrani, indipendenti, ad ordinamento democratico, in uno con la sconfitta o l’evoluzione in senso democratico-occidentale dei partiti che costituivano lo snodo e il collegamento politico-ideologico e potenzialmente operativo (e soprattutto del partito e della potenza «leader»: il PCUS e l’URSS) tra i paesi comunisti ed il «Fronte interno» comunista rappresentato, nei paesi non comunisti, dai partiti comunisti (anche se con l’eccezione del Partito comunista italiano di Enrico Berlinguer), hanno radicalmente cambiato, anche per i mutamenti intervenuti nei rapporti tra Stati e all’interno stesso degli Stati, la natura e la «qualità» del fabbisogno informativo e del «fabbisogno di sicurezza» del nostro paese, nel declinare di vecchi targets informativi e delle vecchie «minacce» (spionaggio, sovversione e «infiltrazione» a motivazione ideologica, terrorismo internazionale anche a scopi strategici di destabilizzazione) e nel sorgerne di nuove (fondamentalismo islamico, proliferazione nucleare illegale);

b) il conseguente mutamento degli equilibri politico-istituzionali interni, con decisi e irreversibili passi verso la «riunificazione morale» del paese e la riconquista di una «identità nazionale unitaria», come effetti del dissolversi della confrontazione politico-ideologica e anche potenzialmente militare tra i «due paesi», – in cui il nostro era chiuso – nonché delle due legittimità politiche e delle due lealtà patriottiche;

c) la decadenza del «sistema» informativo e di sicurezza vigente in parte per la sua insufficienza strutturale, in parte per la sua delegittimazione morale, in parte per insufficienza di motivazioni e di obiettivi e per la mancanza di una autonoma politica nazionale di difesa e di sicurezza.

3. Il confronto Est-Ovest era caratterizzato dalla certezza e dalla esistenza di regole permanenti. Erano ben conosciute e tenute sotto controllo le minacce alla sicurezza dell’Occidente di natura prevalentemente militare, superato il periodo in cui avevamo corso il rischio e anche il pericolo della «sovversione interna». In quel teatro il ruolo essenziale dei servizi era quello di dare il preavviso di un attacco. La garanzia militare americana, indispensabile per l’Europa ed il Giappone, frenava la competizione economica e politica sia tra essi, sia tra i medesimi e gli USA. Il Terzo Mondo era influenzato dal confronto Est-Ovest; poteva «ricattarli» minacciando di schierarsi ora a favore dell’uno ora a favore dell’altro, determinando quindi un peso internazionale superiore alle sue forze, valutate in termini relativi. Viveva insomma «sul conto» del confronto bipolare.

4. L’«elegante semplicità» del mondo bipolare è fortunatamente o «sfortunatamente» ora scomparsa. All’ordine di Yalta – che ha assicurato per cinquant’anni la grande pace a prezzo di piccole guerre e della libertà dei popoli dell’Est – è subentrato il «disordine democratico» dell’indipendenza delle Nazioni. Il cosiddetto «nuovo ordine mondiale» è forse già naufragato prima ancora di entrare in funzione: è (o era o fu?) basato su un progetto largamente utopico di tipo rooseveltiano di grande alleanza (duopolio imperiale) tra Washington e Mosca. La disgregazione interna ha trasformato la Russia da «fattore di ordine» in un «rischio di instabilità». Nell’Est europeo si è creato un «vuoto di potenza» in cui domina l’incertezza e l’instabilità. Gli Stati europei stanno cercando di crearsi zone di influenza, anche per contrastare altre possibili nuove egemonie. L’unificazione tedesca ha radicalmente modificato gli equilibri in Europa (anche se gli europei fanno finta di non accorgersene) frenandone decisamente, almeno di fatto, il processo di integrazione, che potrà secondo molti, su un piano di realismo, riattivarsi solo con l’accettazione di una leadership, almeno economico-comunitaria, tedesca. Il Terzo Mondo conta sempre di meno: nessuno chiede più a un paese non allineato di allinearsi! E poi, allinearsi con chi?

All’improbabilità di una grande guerra in Europa si è sostituita la «terribile probabilità» di tante piccole guerre! Il mondo sta divenendo multipolare, ma in modo disordinato; la competizione economica e tecnologica si è accresciuta; la sicurezza e l’insicurezza sono divenute globali. La strategia non domina più la politica. La «storia» può dirsi essere ricominciata. L’Alleanza atlantica, con la perdita del nemico, ha visto diminuire la sua coesione. Gli USA non sono diventati isolazionisti; tuttavia i loro interessi non sono più prevalentemente eurocentrici, ma si bilanciano tra l’Europa, le Americhe (NAFTA-North America free trade Association) e l’area del Pacifico, dove l’Est asiatico sta conoscendo un’enorme espansione economica. In sostanza, il mondo è divenuto più complesso, più incerto, più imprevedibile, più conflittuale in tutti i settori. Il «governo mondiale» dell’ONU si sta rivelando una tremenda utopia ed il suo esercizio inesperto, velleitario ed incerto semina lutti e morte.

5. L’Italia ha perso le rendite di posizione che possedeva durante la guerra fredda: l’«affitto» delle basi, l’allineamento filoamericano nell’Alleanza, nell’Europa e nel Mediterraneo. Non può agire con l’impunità e la «occasionalità» di prima, nell’ambito delle grandi scelte – quella atlantica e quella europea – fatte alla fine degli anni ’40. Essa non può più limitarsi a essere una «consumatrice di sicurezza», e di sicurezza prodotta da altri. Deve diventare necessariamente una «produttrice di sicurezza», almeno in parte. Deve definire il suo ruolo e i suoi interessi specifici, per non essere emarginata nella nuova organizzazione del mondo e nella nuova divisione internazionale della produzione. L’attrazione per l’Est da un lato e la «bomba» demografica e islamica del Sud dall’altro lato, hanno diminuito l’interesse dell’Europa e della NATO per il Mediterraneo; l’Italia quindi è più esposta e può contare di meno sui suoi alleati tradizionali per proteggere e per realizzare i suoi interessi e, confrontata a scelte decisive, fra le dimensioni globale, marittima e continentale della sua politica estera, non sembra in grado e con la capacità di scegliere. La politica estera sta ridiventando centrale nel dibattito politico interno, come lo era stata alla fine degli anni ’40, per quella atlantica e per quella europea. Non è più in gioco la nostra appartenenza all’Occidente, ma il modo con cui stare in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo. Lo si vede nella nostra fatale incertezza rispetto alla politica da seguire nei Balcani, dove «altri» hanno l’egemonia. La situazione potrà ancor più aggravarsi soprattutto in caso di contrasti fra i paesi europei e gli Stati Uniti.

A fianco dei pericoli, o per meglio dire delle complicazioni prima evidenziate, la scomparsa del mondo bipolare offre all’Italia anche delle opportunità. È caduto il «muro» interno; è scomparsa la contrapposizione fra la politica interna basata sul «consociativismo» e quella estera fondata sulla semplice omologazione dell’Italia nell’Occidente «anticomunista»; si è aperta la possibilità di nuovi rapporti con l’Est europeo e l’ex URSS. L’Italia ha quindi vinto anche essa la «guerra fredda», anche se non se ne è ancora accorta! Se vorrà accogliere l’opportunità offerta da tale partecipazione alla vittoria, i costi della politica estera e della sicurezza dovranno necessariamente aumentare. Un dibattito al riguardo diventa essenziale, quindi, per creare il consenso necessario tra le forze politiche e l’opinione pubblica. Solo così potremo influire sulle alleanze multilaterali di cui facciamo parte e che non costituiscono un fine in sé, ma soltanto uno strumento per meglio realizzare i nostri interessi nazionali di sicurezza e di prosperità, e la nostra visione del mondo e del sistema internazionale, se pur in una cornice di operante solidarietà.

6. L’incertezza e l’imprevedibilità delle situazioni da un lato, e l’autonomia di decisione nazionale dall’altro, impongono l’esistenza di strumenti adeguati. Essi sono di natura sia istituzionale (pianificazione a lungo termine della politica estera e delle forze, capacità di gestione delle crisi, eccetera), sia informativa (intelligence), sia di difesa militare di sicurezza (security), sia «operativa» (militare, economica, finanziaria, scientifica, eccetera).

Quanto maggiore è l’incertezza, tanto più è necessaria la disponibilità di un’intelligence e di una security efficienti. Per decidere occorre infatti conoscere, comprendere, prevedere e quindi provvedere. Tutti gli altri Stati europei lo hanno compreso: essi stanno infatti ristrutturando e potenziando i loro Servizi di intelligence and security: dalla Francia alla Germania, dal Regno Unito agli Stati Uniti, dalla Federazione russa ai nuovi Stati democratici dell’ex Est europeo. I Servizi di informazione e sicurezza sono essenziali per l’autonomia di ogni Stato e quindi per la sua indipendenza e il suo livello di democrazia reale (se manca una intelligence nazionale, mancano i presupposti per far sì che le scelte fatte siano veramente autonome e non eteroreferenziali o eterodirette). L’informazione è forza; e forza è la security anche in termini di politica nazionale. Tutti gli Stati ne sono gelosi custodi. Con una opportuna «manipolazione» o «influenza» si possono ottenere risultati politici notevoli, modificando le posizioni e quindi le decisioni anche degli alleati. È per questo che i Servizi di intelligence, a differenza di quelli di security, non sono stati mai integrati o solo coordinati, neppure in ambito NATO né in ambito CEE. Nessuna organizzazione internazionale ne dispone. Ne dispongono solo gli Stati, perché i Servizi costituiscono una componente indispensabile per rendere effettiva e operante la sovranità.

7. I fabbisogni di intelligence sono profondamente mutati rispetto al mondo bipolare. Poiché la competizione è diventata globale, anche l’intelligence (e in particolare la security intelligence) deve divenirlo, estendendosi al campo politico, economico, scientifico, finanziario e così via. Nel periodo del confronto bipolare era prevalentemente militare o «anti-collaborazionista». Ora non è più così. Si è estesa ai fenomeni migratori, alla grande criminalità organizzata, al terrorismo, alla droga, alla competizione geo-economica che ha sostituito fra i Paesi industrializzati quella geo-strategica, cioè militare. Costituisce una cornice sia informativa che di sicurezza degli interventi all’estero, come è avvenuto recentemente in Somalia, dove il fallimento, anche italiano, anzi specialmente italiano, è stato totale.

L’intelligence non può fondarsi solo su «fonti aperte», che sono sempre controllate e sottoposte a censura e manipolazione, anche a fini di «intossicazione» soprattutto in caso di competizione. Occorre penetrare nelle informazioni politiche e diplomatiche, industriali, economiche e finanziarie, commerciali e tecnologiche altrui, specie quelle riservate, e proteggere gelosamente le proprie. L’apparizione degli etno-nazionalismi ha esteso enormemente il campo dell’intelligence strategica, estendendola dalle scienze umane all’antropologia, dalla economia alla sociologia, dalla storia alla geo-politica.

Un altro aspetto fondamentale che contraddistingue i «sistemi d’intelligence» attuali rispetto a quelli del passato, è rappresentato dalla enorme «compressione dei tempi». Se non si riescono a prevedere tempestivamente le situazioni di crisi (ogni crisi è sempre sia un pericolo che una opportunità!), prevale il pericolo e non si possono sfruttare le opportunità. Si viene travolti dal ritmo degli eventi senza potere influire sulla loro evoluzione. Con i rapidi cambiamenti del contesto internazionale, sia tecnologico che politico, non sono più affidabili previsioni a lungo termine. Occorrono capacità di intelligence in tempo reale molto più specializzate di quelle del passato, per poter e saper cogliere le interdipendenze fra i vari aspetti e fonderle in valutazioni globali, da aggiornare in continuazione come base fattuale di decisioni razionali.

Non è possibile basarsi solo su «fonti aperte», né sulla pur necessaria integrazione nei servizi di intelligence governativa di scienziati, imprenditori, economisti, geografi, e così via. Specie in situazioni conflittuali, qualsiasi Governo mantiene «coperti» gli aspetti cruciali delle proprie decisioni, se non altro per evitare le vulnerabilità derivanti semplicemente dalla sola diffusione di informazioni riservate, che sono poi quelle più rilevanti, e dalla fornitura delle relative chiavi di lettura.

Parimenti ogni Governo necessita, ad esempio, per la lotta alla criminalità organizzata o negli interventi nei conflitti etnici, di operazioni covert, che solo i Servizi di informazione e di sicurezza possono fare. Esse non sono delegabili ai normali organismi diplomatici o di polizia. Infatti, pur essendo «legittime» (ma in questo spazio legittimità non sempre coincide con legalità, né tantomeno con correttezza!), poiché decise dai Governi secondo procedure ben definite ed entro limiti ben precisi e derivanti da stati di necessità, sono operazioni sostanzialmente «illegali» dal punto di vista del diritto internazionale di pace, da quello dei diritti interni dei Paesiin cui si compiono e anche del Paese da cui vengono compiuti. Devono essere quindi affidate a organismi del tutto particolari, che non abbiano il dovere di riferire all’autorità giudiziaria, come avviene per le forze di polizia, o delle cui azioni i Governi possano, se necessario, negare ogni responsabilità.

8. Come sono cambiati i targets, cioè gli obiettivi, dell’intelligence così sono cambiati i targets della security e cioè le minacce da fronteggiare. Essi erano per i Paesi dell’Alleanza atlantica: la minaccia militare ed anche quella politica dell’Est.

Tra le minacce, occorre ricordarlo, vi erano il comunismo internazionale, le organizzazioni pubbliche comuniste, e quelle cripto o para-comuniste, sorrette in alcuni Paesi dalla frantumazione del concetto di «Patria», dalla bipolarità della legittimazione e della lealtà, anche patriottica. Sarebbe bene che i partiti e gli uomini di governo democratico che hanno sostenuto questa politica e l’hanno attuata lo ammettessero.

Nel rapporto per la riforma del Servizio di sicurezza britannico (MI5) è sicuramente riconosciuto che l’organizzazione comunista e para-comunista nel Regno Unito, fossero i Governi conservatori o laburisti, e le organizzazioni comuniste britanniche hanno costituito per quarant’anni uno degli obiettivi principali dell’attività del Servizio! E ciò sotto il profilo di un «affiancamento» all’intelligence sovietica, non tanto nella raccolta di informazioni quanto nell’attività di «influenza». Questo spiega anche l’immagine che ai movimenti comunisti fu portata dalle military security o altre forme di ingerenze militari nell’Alleanza atlantica, per la possibilità che in caso di invasione sovietica dell’Europa, così come era successo in Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e specialmente Cecoslovacchia, i vari partiti «comunisti» ed operai fornissero «legittimazione» all’ingerenza sovietica anche mediante – come è accaduto – l’assunzione del potere interno.

9. In questo quadro si comprendono essere «specularmente» legittimi ed illegittimi alcuni fatti: come ad esempio il finanziamento della Democrazia cristiana da parte della CIA e del Partito comunista italiano dal PCUS tramite il KGB; Stay-Behind e le organizzazioni di protezione collegate con il KGB, Radio-Praga con il «movimento di Monfalcone» e così via. Ma tutto questo è ormai finito.

10. Altre minacce sono: la grande criminalità organizzata, vero pericolo per la legalità interna ed internazionale e per una ordinata vita finanziaria, e quindi il traffico internazionale di droga; il traffico di armi e la proliferazione nucleare clandestina, il fondamentalismo islamico, eccetera.

11. La redazione di quel mio disegno di legge nella XI legislatura era stata sollecitata anche da un’affrettata iniziativa del Governo, che aveva prodotto un disegno di legge inadeguato, sommario e incompleto, con cui si era voluto, appunto, rispondere nella forma positiva di una controproposta, radicalmente differente.

12. Si ricorda brevemente che nella XI legislatura, nella sede delle Commissioni permanenti riunite 1ª e 4ª del Senato, si procedette ad un approfondito esame e dei disegni di legge ora richiamati e di altre iniziative parlamentari riguardanti la stessa materia. Si giunse così in sede di comitato ristretto alla elaborazione di un testo unificato con il quale, pur non aderendo puntualmente alle proposte contenute nel disegno di legge da me presentato, venne peraltro respinta l’impostazione di fondo del disegno di legge governativo.

Tale testo unificato venne poi proposto dalle Commissioni riunite all’Assemblea del Senato che lo approvò in data 12 gennaio 1994.

In quella circostanza il Governo, nel prendere atto, alla luce dell’imminente scioglimento delle Camere, della impossibilità di concludere l’iter del provvedimento presso l’altro ramo del Parlamento, manifestava l’intenzione di fare proprio il testo approvato dall’Aula del Senato con la emanazione di un decreto-legge, che poi invece non venne adottato.

Per chiarezza di esposizione ritengo utile ricordare quali furono i rilievi da me mossi al disegno di legge governativo:

a) la confusione assoluta sul piano delle attribuzioni e delle responsabilità delle autorità politico-costituzionali e amministrative: l’intreccio di competenze tra il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, il Ministro dell’interno, il Direttore della cosiddetta Agenzia e i Capi dei cosiddetti Servizi esterno e interno, era totale. E la confusione, pericolosa sempre, è pericolosissima in un campo nel quale, configurandosi in realtà una distinzione effettiva tra legalità e legittimità, la principale garanzia democratica è data dalla chiara e individuata responsabilità politica e amministrativa;

b) era stato adottato un modello ibrido di organizzazione, in cui i difetti del sistema «monistico» si sommavano con quelli di un sistema «binario» imperfetto, senza combinarne i pregi;

c) esaminando gli ordinamenti dei Paesi democratici, compresi quelli che, venuto meno in essi il regime comunista sovietico, si sono dati, anche in questo campo, nuovi ordinamenti, la riforma proposta sembrava aver preso quale modello, in base a documentazione facilmente acquisibile, la famigerata STASI della ex DDR! Tutti gli Stati democratici infatti adottano un sistema fondamentalmente «binario», con due servizi principali, le cui competenze sono determinate secondo un criterio prevalentemente territoriale («interno» ed «estero»), integrato anche da quello «funzionale» per lo più: «difensivo» e «offensivo». Il sistema binario è spesso contemperato da un particolare riguardo alla specificità della informazione militare e della raccolta radioelettronica dell’informazione (Signals Intelligence - SIGINT ed Electronic Intelligence - ELINT): di tutto ciò non si teneva assolutamente conto nel disegno di legge del Governo;

d) considerato che l’attività dei Servizi di informazione non è una «attività convenzionale» o di polizia, si poneva e si pone il problema di realizzare rispetto ad alcune forme necessarie di essa (intercettazioni, perquisizioni, intrusioni) forme di garanzia giudiziaria e politica: di tale argomento non si trattava;

e) sul piano del personale, non si traeva alcuna esperienza dalle pratiche negative dell’assunzione per comando e dalla pratica dell’«entra-esci», con gravi e lesivi effetti da un punto di vista delle carriere. In tutti i Paesi quella della «gente» del Servizio informativo o del Servizio contro-informativo è una sofisticata professione, che richiede qualità culturali e tratti psicologici specifici e che è incompatibile con quella forma di «dilettantismo carrieristico» cui ancora il disegno di legge del Governo si conformava;

f) nel disegno di legge del Governo, si riscontrava poi una grossa approssimazione nell’uso dei termini che sono ormai internazionalmente «standardizzati», e che è ancora oggi causa di confusione e può essere anche motivo di scarsa intellegibilità nei rapporti internazionali.

13. Premessa questa sommaria ricostruzione del lavoro parlamentare della scorsa legislatura, occorre brevemente osservare che il problema della disponibilità da parte dello Stato di adeguate fonti di conoscenza e di mezzi di difesa è essenziale non solo per le politiche di difesa nazionale e di tutela della sicurezza interna, ma altresì per l’elaborazione e l’attuazione della politica globale del Governo, specie nei confronti dell’estero o in relazione a «situazioni estere». Fatti come quello dell’agenzia di Atlanta della Banca nazionale del lavoro forse si sarebbero evitati, o si sarebbero potuti tempestivamente accelerare o se ne sarebbero forse limitati gli effetti, se si fosse disposto di Servizi (ad esempio con l’adozione di un’adeguata politica della sicurezza e dell’informazione e con l’assegnazione di mezzi e personale idoneo al pur volenteroso SISMI) posti nelle condizioni di poter operare secondo le esigenze di uno Stato moderno per la tutela della totalità dei suoi interessi nazionali, compresi quelli economici, finanziari e scientifici.

E le critiche potrebbero ulteriormente svilupparsi.

14. La disciplina che con il presente disegno di legge si propone e l’ordinamento dei Servizi che si prospetta non hanno invero alcun carattere di originalità.

Si tratta infatti della trasposizione, certo con qualche adattamento, ma talvolta quasi con una traduzione letterale, di testi normativi essenzialmente francesi, britannici, russi e americani, dei modelli di Paesi alleati e amici.

Il modello cui si fa riferimento è quello comune, sia pure con significative distinzioni, a Francia, Germania, Stati Uniti d’America, Regno Unito e Federazione russa.

Per maggiore puntualità, si precisa anzi che i modelli assunti quasi testualmente sono fondamentalmente due: quello britannico, con una contaminazione con il modello degli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda la specificazione dei compiti e delle attribuzioni, e il modello francese, con gli adattamenti appropriati all’ordinamento istituzionale italiano.

Si presenta un solo disegno di legge che si ispira al modello francese; sono altresì previste opportune varianti per dare invece preferenza al modello britannico-americano.

15. Serve una breve introduzione sui princìpi fondamentali di un nuovo ordinamento. I Servizi segreti sono efficienti solo se sono segreti. Questo limita la possibilità di controllo in dettaglio sul loro operato. Deve esistere un rapporto fiduciario fra i responsabili politici e i vertici dei Servizi. Il controllo non può prioritariamente che essere interno.

Perché poi i Servizi servano veramente, occorre che vengano utilizzati effettivamente ai fini della assunzione di decisioni del Governo nelle scelte fondamentali e dei singoli Ministri nei settori di rispettiva pertinenza. Deve esistere un organismo unitario, nonostante la pluralità, specificità e indipendenza dei singoli Servizi, che raccolga i fabbisogni di intelligence dei vari utilizzatori, che fonda le notizie settoriali e che possieda una «cultura» sufficiente per comprenderne il significato. In sostanza, è un organismo di pianificazione, di diffusione e di utilizzazione intrasettoriale dell’attività di intelligence e di sicurezza. Esso va necessariamente collocato, quindi, nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri. È su esso che va prioritariamente esercitato il controllo parlamentare.

16. L’ordinamento dei Servizi informativi e di sicurezza è diverso nei vari Stati a seconda dell’ordinamento istituzionale e del ruolo internazionale di ciascuno.

I principali schemi organizzativi adottati sono i seguenti:

a) ripartizione dei Servizi per settori verticali o per materia: Servizio politico-economico, Servizio militare, Servizio di sicurezza interna (compreso o no il controspionaggio «difesa») e talvolta Servizio di informazioni tecniche (TECHINT), cioè elettronico (ELINT e SIGINT) e di ricognizione satellitare (IMINT);

b) ripartizione dei Servizi per fasce orizzontali: Servizio esterno e Servizio interno;

c) unitarietà dei Servizi (come erano il SIM e il SIFAR); è un modello organizzativo che si tende ad abbandonare, data la difficoltà di contemperare la collocazione in un solo Ministero e la flessibilità di utilizzazione da parte di tutti gli utenti.

Tutti i sistemi presentano propri vantaggi e svantaggi. Tutti possiedono comunque degli organismi che consentano il raccordo diretto con le istituzioni più direttamente interessate (Presidenza del Consiglio, Esteri, Interno e Difesa).

17. Esaminando il caso italiano, anche in relazione alla particolare cultura istituzionale e alle peculiari caratteristiche del nostro Paese, nonché i presumibili fabbisogni qualitativi e quantitativi di intelligence, appare logico:

a) rinunciare a un Servizio unico ma prevedere solo una unitarietà della pianificazione e della gestione della intelligence a livello di Presidenza del Consiglio dei ministri;

b) prevedere un Servizio esterno (nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri con dipendenza funzionale dal Ministero della difesa come in Francia, con una netta separazione fra l’attività militare e quella di intelligence); un Servizio interno, nell’ambito del Ministero dell’interno e responsabile anche del controspionaggio; un Servizio militare, nell’ambito del Ministero della difesa, con un controspionaggio militare interno;

c) ripartire i mezzi tecnici (ELINT e IMINT) fra il Servizio interno e il Servizio militare (che opererebbe anche a favore del Servizio esterno).

18. Il Servizio militare (sulla base della già operata fusione dei Servizi informativi di forze armate - SIOS a livello di Stato maggiore Difesa ed accentramento di mezzi SIGINT, ELINT e IMINT) dovrà dare maggiore spazio del passato alle discipline soft (scienze umane) specie in relazione ad interventi nei conflitti etnici. Il Servizio interno dovrà essere ristrutturato completamente, anche a seguito del caso SISDE, della costituzione della DIA e della maggiore internalizzazione dei Servizi di intelligence delle varie Forze di polizia. Dovrà disporre di maggiori competenze nel settore del controllo finanziario (non solo «denaro sporco», ma anche investimenti esteri specie in settori tecnologici chiave) e dei controlli anti-proliferazione nucleare, chimica, eccetera. Il Servizio interno va comunque mantenuto ben distinto dagli organi investigativi di polizia.

Il Servizio esterno dovrà comprendere delle reti gravitanti nelle aree di maggiore interesse geopolitico e geoeconomico dell’Italia. Particolare importanza dovrà essere data alle competenze nei settori economico e finanziario. Si tratta di reclutare personale con professionalità specifiche diminuendo l’enfasi sinora data sugli aspetti militari.

19. Per conferire efficienza ai Servizi italiani, ampiamente «criminalizzati» per motivi ideologici durante la guerra fredda, ricorrenti alle ben conosciute tecniche della «teoria del complotto», o per reali scandali tipo Sisde-gate, occorre per prima cosa però un recupero della cultura operativa dello Stato, incentrata sulla definizione di dettaglio e sul dibattito democratico sugli interessi nazionali. Esso è ora reso possibile dalla fine del conflitto ideologico interno, anche se è ancora contrastato dalla permanenza di un certo «ecumenismo», «missionarismo» e «terzomondismo» di maniera, che evitano la considerazione dei problemi concreti, per dibattere accademicamente sui «massimi sistemi».

Occorre in secondo luogo rivederne le strutture e soprattutto raccordarli alle esigenze dell’«utenza» sia generale, a livello di Governo, sia specializzata, per i singoli ministeri.

Occorre, in ultimo luogo, reclutare personale specializzato nei nuovi settori dell’intelligence soprattutto in campo economico, finanziario e tecnologico.

Occorre in ultimo – ma questo è il settore fondamentale – ridare ai Servizi legittimità, opponendosi fermamente ad ogni loro ingiustificata «criminalizzazione». I responsabili politici devono proteggerne la specificità e pretenderne insieme l’efficienza, esercitando un controllo illuminato, che costituisce presupposto ineludibile per un’efficace riforma e potenziamento di una branca sempre più fondamentale per una reale autonomia nazionale.

20. Ecco nel dettaglio i criteri della riforma proposta sul piano delle responsabilità politiche:

a) è configurata una responsabilità, e una correlativa attribuzione al Presidente del Consiglio dei ministri, di competenze sovra-ordinate ed eminentemente di indirizzo, sovrintendenza, coordinamento e controllo;

b) l’attribuzione di responsabilità politiche di alta direzione ai ministri competenti in via generale nelle materie cui l’informazione e la sicurezza sono più collegate: il Ministro dell’interno, responsabile della politica dell’ordine e della sicurezza pubblica, il Ministro della difesa (in alcuni Paesi, infatti, l’autorità politica competente per l’«informazione» è prevalentemente quella competente in materia di difesa: ad esempio in Francia);

c) a livello di organo di coordinamento, alla sovraordinazione gerarchica e funzionale di una unitaria ed unica autorità amministrativo-burocratica, si è preferito – anche ad evitare anomale concentrazioni di potere – un coordinamento dei risultati delle attività: e cioè l’istituzione non di un «Grande Fratello» o di un «Grande Orecchio», ma quella di un esperto o meglio di un gruppo di esperti che, coordinando l’intelligence prodotta dai Servizi attraverso la raccolta di informazioni «non altrimenti ottenibili» e la raccolta di informazioni in modo convenzionale (informazioni di fonte diplomatica, informazioni di enti o soggetti che operano in campo economico, finanziario, scientifico, eccetera, esame delle pubblicazioni scientifiche, politiche, economiche: cosiddetta «informazione aperta»), produca una intelligence globale e completa, necessaria ed utile per la formulazione e l’attuazione delle varie «politiche» del Governo: politica della difesa nazionale, politica della sicurezza interna, politica scientifica, economica, finanziaria, e industriale, eccetera;

d) il modello proposto è fondamentalmente quello binario, con l’adozione prevalentemente del criterio territoriale «estero-interno»: l’unico che possa evitare o almeno limitare i conflitti, ma integrato secondo il modello americano e tedesco con quello funzionale («informazione» o «attività offensiva» e «contro informazione», o «attività difensiva»).

21. Si prevede così un Servizio che svolga all’estero tutti i compiti di intelligence e di counter-intelligence, e un Servizio che svolga all’interno tutti i compiti di counter-intelligence e in generale di tutela della sicurezza interna (contro-sovversione, antiterrorismo, antisabotaggio): al Servizio «esterno» vengono attribuiti anche compiti di intelligence, relativi a «situazioni estere» pur all’interno del territorio, anche se in modo coordinato con l’attività del Servizio interno.

Il modello «binario» è stato temperato – come negli Stati Uniti d’America, nella Federazione russa e in Germania – con l’istituzione di un Servizio militare, costituito mediante la fusione già operata dei Servizi informativi di Forza armata (SIOS) nel RIS dello Stato maggiore della Difesa.

22. Un’attività di grande rilevanza – e il cui esercizio è stato oggetto di vaste critiche e di profonda diffidenza – è quella della cosiddetta «tutela passiva del segreto», e cioè dell’insieme di disposizioni, di misure e di procedure, relative a persone e cose, predisposte alla tutela del segreto di Stato, nonché all’insieme degli uffici, centrali e periferici, istituiti a tal fine e che costituiscono la cosiddetta «Organizzazione nazionale per la sicurezza», istituita e funzionante da anni nel nostro Paese, anche in attuazione di accordi internazionali (Alleanza atlantica, NATO, CEE, UEO, Cooperazione bilaterale Italia-USA, eccetera); e ciò in conformità alla distinzione tra tutela del «segreto nazionale», di cui lo Stato ha la disponibilità, e tutela del «segreto comunitario» di cui lo Stato italiano non ha, da solo, la disponibilità.

23. È questo il momento di dare, come in Francia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, una più chiara, certa ed elevata base legale a questa organizzazione e a questa attività.

Vi è ormai la possibilità e la opportunità di ampliare, con tutta tranquillità, l’ambito del controllo, in ispecie parlamentare, su attività che, necessarie allo Stato ma ad alto grado di rischio, richiedono appunto un appropriato controllo anche per poter essere «più garantite» nel loro svolgimento.

24. Nel disegno di legge si sono poste anche le basi per un ordinamento più chiaro dei Servizi di intellingence della Guardia di finanza e dei Servizi di sicurezza interna delle Forze armate e in generale di polizia militare. Non si dimentichi infatti che la prima deviazione dei Servizi, e cioè la concentrazione nel SIFAR anche delle funzioni di controspionaggio politico e di tutela della sicurezza interna e praticamente cioè della polizia politica, avvennero con inavvertite modifiche delle «Istruzioni di polizia militare»!

Per quanto riguarda la «Organizzazione nazionale di sicurezza», e cioè la «tutela passiva del segreto», sia «nazionale» che «comunitario», si sono riportati (largamente a memoria) i princìpi e le norme fondamentali di carattere interno, che hanno disciplinato fino ad ora la materia, anche in documenti eccessivamente «classificati»!

25. Articoli 1 e 2 (Pianificazione del «fabbisogno informativo e di sicurezza». Pianificazione operativa generale).

a) Nel processo «informativo di sicurezza», un momento importante è quello costituito dalla individuazione del «fabbisogno nazionale» dell’informazione e della sicurezza, dalla concreta individuazione degli obiettivi da raggiungere e dalla pianificazione «politica-operativa» corrispondente. Sono questi i compiti che devono essere affrontati in uno Stato democratico da autorità politiche responsabili, anche se con il consiglio tecnico di organi amministrativi, diplomatici, militari, di polizia, eccetera.

Per questo l’impianto e la sovrintendenza della politica di informazione e sicurezza non può che far capo al Presidente del Consiglio dei ministri che per l’esercizio delle sue attribuzioni dovrà poter contare su una specifica e adeguata struttura, cioè il Segretariato generale.

b) L’istituzione di un organo collegiale politico, quale è il Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza, è conforme alla struttura eminentemente collegiale del nostro sistema di governo e alle esigenze di una specifica collaborazione a livello di ministri nell’elaborazione e pianificazione delle politiche di informazione e sicurezza. Questo tipo di struttura politico-istituzionale è opportuna e necessaria per l’attuazione del necessario «cartello» e per l’utilizzazione dei risultati dell’attività informativa e di sicurezza.

26. Articoli 3 e 4 (Organo di supporto dell’autorità politica centrale e di coordinamento).

Gli articoli 3 e 4 disciplinano l’ordinamento e le attribuzioni del Segretariato generale e dei Comitati esecutivi.

Nel «processo» informativo e di sicurezza, è importante il coordinamento delle attività, che a mio avviso è più realistico e più «responsabilizzato» che non il coordinamento, di carattere giuridico, degli organi operativi, e che deve riguardare in modo proprio la raccolta delle informazioni e l’esercizio delle attività.

I Servizi di informazione sono «ordinati» all’acquisizione prevalentemente di informazioni «non altrimenti ottenibili», cioè all’«informazione coperta»; ma un’informazione globale, qual è quella di cui il Governo necessita, deve essere la combinazione della «informazione coperta» e della «informazione aperta»; la prima si acquisisce da fonti «occulte», la seconda da fonti «aperte» tra le più varie: dalla stampa periodica e dalle pubblicazioni scientifiche alle notizie raccolte da istituzioni pubbliche (il Ministero degli affari esteri, l’ICE, il Ministero dell’industria) o anche da soggetti privati nazionali, quali industrie, banche, organismi scientifici, eccetera.

L’istituzione di due distinti Comitati esecutivi, uno per l’informazione e l’altro per la sicurezza, adottati nel progetto ad imitazione degli ordinamenti esteri, risponde alla diversa natura degli obiettivi della «politica d’informazione» e della «politica di sicurezza», e alla diversa natura e alle conseguenti differenti modalità delle attività ad esse ordinate. Diversa è infatti l’acquisizione di informazioni all’estero e diversa l’attività di contenimento della «minaccia» all’interno, cui debbono collaborare, ad esempio, tutte le Forze di polizia.

Spetterà al Segretariato generale «collegare» i risultati dell’attività dei due Comitati, da mantenere ben distinte e separate tra «attività di informazione e di sicurezza» e «attività di polizia».

27. Articoli 5, 8 e 20 (Costituzione dei Servizi).

Il progetto si conforma al modello binario contemperato. Si prevede infatti la costituzione di due Servizi «generali» e di un Servizio specializzato di carattere militare.

Per la divisione dei compiti, si è fatto proprio il criterio più semplice e ormai universalmente adottato: quello territoriale, che a ben vedere risponde anche, e quasi combacia, con quello funzionale («offensivo» o intelligence, e «difensivo» o counter-intelligence). La letteratura al riguardo dimostra che i compiti «informativi» (e anche «controinformativi»), all’estero, e quelli «controinformativi» e di «tutela della sicurezza» all’interno richiedono modalità operative, tecniche e mezzi, nonché preparazione, e si potrebbe dire anche background culturale e profilo psicologico dei rispettivi agenti, profondamente diversi.

Un alto funzionario dei «Servizi speciali» alleati richiamò una volta la mia attenzione sul fatto che lo spionaggio richiede doti particolari quali la fantasia, la capacità di recitare e di improvvisare, nonché particolari doti fisiche, mentre il controspionaggio richiede, soprattutto, metodicità, pazienza e capacità di osservazione e analisi.

A imitazione dell’ordinamento francese, e in parte americano, si è ritenuto di affidare al Servizio esterno anche i compiti «informativi» all’interno, cioè la raccolta non convenzionale di informazioni non altrimenti ottenibili, relative a situazioni estere nell’ambito dei confini nazionali, per il carattere unitario della «politica informativa» e dei metodi, dei mezzi e delle «regole» per la relativa attività di ricerca.

Inoltre, come è già stabilito negli USA, nel Regno Unito, nella Federazione russa e ora anche in Francia, si ritiene necessario e opportuno integrare il sistema dei due Servizi generali con un Servizio specializzato, quello militare, per le particolari esigenze del Ministero della difesa, quelle proprie sia del Ministro da un lato che dello Stato maggiore e della Direzione nazionale degli armamenti dall’altro.

28. Articoli 6, 8 e 9 (Ordinamento dei Servizi).

Gli articoli dettano norme largamente simili tra loro, relative all’ordinamento e all’organizzazione dei Servizi.

La configurazione dei due Servizi principali a competenza generale quali «agenzie governative autonome» è prefigurata per garantire a essi le specialità ordinamentali e organizzative loro necessarie, anche sul piano formale, per l’espletamento delle loro attribuzioni e per sottolineare che essi non sono «organizzazioni settoriali», ma soddisfano esigenze dell’intero Governo nell’elaborazione e nell’attuazione delle sue «politiche».

Si sono previste norme più specifiche di quelle oggi in vigore per la collaborazione tra i Servizi, ma sempre secondo le direttive e sotto la responsabilità dell’autorità politica.

29. Articolo 11 (Attribuzioni dei Servizi).

I Servizi non sono servizi di polizia giudiziaria, né ai loro agenti sono conferite le attribuzioni di agenti o ufficiali di polizia generale.

La distinzione netta tra «Servizi di intelligence» e «Servizi di security» da un lato e Servizi di polizia, detta speciale o «politica», dall’altro, ormai comune alla più parte degli ordinamenti esteri, corrisponde a una profonda differenza di obiettivi, modalità di azione e regole, nonché «cultura» tra le due categorie di amministrazioni dello Stato.

Infatti, gli obiettivi dei Servizi consistono essenzialmente, sul piano sia esterno che interno, nel «conoscere», in particolare, ciò che non è «normalmente» conoscibile e cioè che è coperto da segreto o viene svolto ed attuato in forma occulta, e quindi nel «contrastare» e «neutralizzare» le minacce alla sicurezza nazionale, specialmente quando non le si possa, o non sia opportuno, «contrastare» e «neutralizzare» con i mezzi ordinari di polizia o giudiziari. Inoltre – e si ripete qui quanto sopra già detto – vi sono informazioni da acquisire che, per aver caratteri di normalità «giuridica», non sarebbe opportuno, e forse neanche lecito, far acquisire ai Servizi di polizia e in particolare a quelli di polizia giudiziaria: ad esempio informazioni circa la penetrazione estera nel campo finanziario nazionale o nella proprietà o controllo dei mezzi di informazione. Attività ed iniziative che, se pur giuridicamente lecite, all’interno dell’Europa (pensiamo al principio della libera circolazione dei capitali, al diritto di «stabilimento», eccetera) potrebbero costituire una «minaccia» all’autonomia della vita politica, economica e finanziaria della comunità. L’ambito insomma degli interessi dello Stato da tutelare a mezzo dell’attività dei Servizi non corrisponde esattamente con la sfera degli interessi dello Stato «giuridicamente proteggibili».

Da ciò deriva una profonda differenza tra i tipi di attività svolta dalle due categorie di enti, in ordine anche al loro carattere di attività «aperte» o di attività «coperte». E anche un diverso rapporto, in ordine alle loro attività, tra i princìpi di legittimità e di legalità, ove prevalente è quello di «legittimità dei fini» nel campo dell’attività dei Servizi, mentre non solo prevalente ma esclusivo è, specie in uno Stato di diritto, il «principio di legalità» nei confronti di quello di «legittimità» nell’attività di polizia e ancor più nell’attività giudiziaria.

Diversi gli obiettivi, diversi i metodi, diversi i mezzi, diverse le «regole» quindi tra attività dei «Servizi di informazione e sicurezza» e attività dei «Servizi di polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria». E diversa è la «cultura» che è dietro all’attività delle differenti amministrazioni nell’esercizio della polizia giudiziaria: sono i fatti configurati dalla legge come reati, e le responsabilità penali dei singoli, che devono costituire oggetto esclusivo dell’azione nella prevenzione di essi o, se commessi, nella ricerca di prove, secondo le regole del «giusto procedimento secondo il diritto» senza spazio per «ipotesi» e teoremi.

Nell’attività dei Servizi di informazione e sicurezza invece più ampia e legittima è l’elaborazione di «teoremi» e di «scenari», cosa invece che oltre che «ultronea» si è rivelata assai perniciosa in molti casi di attività della polizia giudiziaria e della stessa autorità giudiziaria, ove non induttivamente da fatti si è arrivati a «giudizi», ma ai giudizi si è arrivati deduttivamente dai «teoremi», ricercando solo dopo i fatti, e quelli più opportuni a dare una dimensione di «realtà» all’«ipotesi» prescelta, in nome spesso di una aprioristica scelta o di un giudizio meta-giuridico, o «storico» o «politico», dei valori da tutelare o realizzare.

Naturalmente necessaria è, ed infatti qui si prevede, la collaborazione tra Servizi, polizia e autorità giudiziaria, ma senza «contaminazioni» che snaturino i Servizi o che «inquinino» l’attività di giustizia.

Nel disegno di legge si è ritenuto opportuno prevedere la possibilità del conferimento della qualifica di ufficiale o agente di pubblica sicurezza agli agenti dei Servizi, sia al fine di una loro «copertura», sia per ridurre i casi in cui si debba agire «non convenzionalmente» in un rapporto esterno il più possibile sottoposto al principio di legalità, sia per attribuire ai Servizi la competenza ed i poteri per l’autotutela «legale» della loro organizzazione, delle loro infrastrutture e del loro personale.

30. Articoli 12 e 14 (Attribuzioni particolari dei Servizi. Controlli sulle loro attività).

a) Le norme contenute in questi articoli hanno per scopo di garantire il massimo di legalità alle operazioni dei Servizi, tenendo pur sempre conto delle diversità che intercorrono tra le attività dei Servizi di informazione e quelle dei Servizi di controinformazione e, in generale, di tutela della sicurezza interna dello Stato, all’interno del territorio di esso.

b) Non si può infatti ipotizzare un’attività di un Servizio di sicurezza che, al fine della raccolta di informazioni, non compia intercettazioni, ispezioni, perquisizioni, e non acquisisca, in modo tale che l’obiettivo non venga a saperlo, l’informazione e la documentazione «di interesse».

Queste operazioni non possono necessariamente essere assoggettate al regime giuridico comune, equiparandole cioè alle analoghe operazioni proprie dei Servizi di polizia giudiziaria: e ciò, sia perché non vi è coincidenza tra le due sfere di interessi da tutelare, di cui molti «non giuridicamente tutelabili», sia per la garanzia di particolare riservatezza da cui le operazioni dei Servizi devono essere assistite.

c) Nel precedente ordinamento, pur dandosi per scontato che il Servizio di sicurezza interno (SISDE), per l’espletamento dei suoi compiti, dovesse svolgere attività di intercettazione delle comunicazioni telefoniche, telegrafiche e postali o di intercettazione ambientale, anche mediante intrusione occulta e non autorizzata in ambiti privati (altrimenti non si spiegherebbe l’esistenza stessa di un Servizio di sicurezza!) si preferì adottare, con generale tacito consenso, la soluzione legislativa del «silenzio», e cioè della «illegalità che non si dovesse far scoprire», piuttosto che la formula assai meno ipocrita delle attività occulte, ma autorizzate e non punibili, sottoposte però al massimo di garanzie politiche, ed anche giuridiche, conformemente ai princìpi della Costituzione.

d) La necessità di contemperare le esigenze proprie di un Servizio di sicurezza, e in particolare la necessità di predisporre un sistema di garanzie da cui far assistere gli operatori, nonché l’esigenza di tutelare comunque i cittadini, sono state espressamente previste in alcuni ordinamenti esteri (ad esempio USA e Regno Unito), e sono state realizzate attraverso un sistema di autorizzazione responsabilizzato, di controllo ad altissimo livello politico e di autorizzazioni e convalide (diversamente da altri Paesi ove a queste operazioni si è voluto mantenere invece il carattere di operazioni di fatto «garantite» dal regime di clandestinità nel quale vengono realizzate) e anche nei confronti della giurisdizione penale, attraverso il carattere non obbligatorio dell’esercizio dell’azione penale o della possibilità di porre autoritativamente termine ad un procedimento giudiziario (in Inghilterra con il writ of nolle prosequi).

Nel Regno Unito, pur vigendo il sistema della discrezionalità dell’azione penale ed essendo attribuito all’Esecutivo addirittura il potere di ordinare nell’interesse dello Stato l’interruzione e l’archiviazione di qualunque procedimento giudiziario, sia civile che penale, con il già sopra citato writ of nolle prosequi, è stato previsto un forte regime di «garanzia politica», rendendo le operazioni di acquisizione delle informazioni effettuabili solo con l’autorizzazione del Ministro dell’interno, o in altri casi dal Segretario di Stato di Sua Maestà che ne risponde al Parlamento (i giudici non hanno competenza in materia), e soggette a gravame da parte di autorità politico-amministrative indipendenti (Commissioner e Tribunal).

e) A tal fine per le operazioni del Servizio interno si propone il seguente «regime di garanzie», il quale prevede:

1) che le operazioni debbano essere approvate dal Ministro dell’interno, che ne riferisce al Presidente del Consiglio dei ministri, al Comitato parlamentare e, in fase finale, al Parlamento;

2) che le operazioni siano autorizzate, conformemente al dettato della Costituzione, dall’autorità giudiziaria. Si ricorda che sono state considerate costituzionalmente legittime non solo le intercettazioni a fini di polizia giudiziaria, ma anche, sempre con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, le cosiddette «intercettazioni» preventive, a fini cioè di sola acquisizione di informazioni nell’ambito della polizia di sicurezza, per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e per la prevenzione dei reati. Naturalmente le informazioni così acquisite non potranno mai, ancorché le operazioni siano autorizzate dall’autorità giudiziaria, esser fatte valere in un procedimento giudiziario.

f) I fatti recentemente venuti alla luce consigliano che a particolari controlli e garanzie siano sottoposte altresì quelle «operazioni» strumentali, di contenuto o con aspetti economici e finanziari, che i Servizi possono essere talvolta tenuti a effettuare per il miglior espletamento dei loro compiti, ma in cui più delicato si presenta il problema della legalità o almeno della correttezza amministrativa (creazione di società di copertura, gestione di imprese, eccetera).

g) Per motivi intuibili, e la cui illustrazione non sarebbe qui né necessaria né opportuna, non è possibile adottare una disciplina giuridico-formale, e quindi «esterna», per le attività informative estere, relative cioè a situazioni estere e quindi di carattere «offensivo», o da svolgere fuori dal territorio nazionale o anche all’interno di esso.

Poiché (ad essere limitativi!) le operazioni «estere» di intelligence e di counter intelligence e soprattutto le eventuali attività di supporto ad esse potrebbero essere in contrasto con il diritto internazionale e con le leggi del paese in cui dette attività vengono realizzate, ma anche del nostro paese (questa è la realtà, il resto è finzione: gli agenti informativi dello Stato «rubano» i segreti altrui, anche sul nostro territorio se necessario, violando anche la legge), è necessario che se ne preveda la punibilità, in un giusto bilanciamento di interessi, solo su richiesta del Governo.

31. Articolo 15 (Servizi operativi di polizia).

Potendo l’attività del «Servizio interno» necessitare del ricorso a operazioni di polizia, data la natura altamente specialistica di questo campo operativo e l’esigenza di realizzare il carattere unitario e porre base all’attività da svolgere, si ritiene opportuno concentrare le competenze di polizia, sia di sicurezza che giudiziaria, in un unico organismo interforze, a imitazione di quanto previsto nell’ordinamento britannico ove la «polizia dei Servizi segreti» è prevalentemente e quasi esclusivamente svolta dallo Special Branch della Metropolitan Police, polizia che dipende direttamente dal Ministero dell’interno, con il concorso delle Special Branches delle altre polizie locali.

32. Articoli 16 e 17 (Logistica).

In detti articoli si dettano «disposizioni d’uso», sulla collaborazione operativa, logistica e amministrativa tra i Servizi e le amministrazioni pubbliche.

33. Articolo 18 (Personale dei Servizi).

L’esperienza maturata, con esiti decisamente e largamente negativi in questi anni, porta alla scelta preferenziale di un modello di organizzazione del personale che, come nei paesi esteri, preveda l’utilizzazione quasi esclusiva da parte dei Servizi di personale proprio, assunto dall’esterno o anche da altre amministrazioni pubbliche, ma con la cessazione contestuale dell’appartenenza ad esse.

A questa scelta induce:

a) il requisito di professionalità specifica, ormai richiesto per prestare la propria attività nei Servizi, data la peculiarità e la «sofisticatezza» dei compiti assegnati e dei mezzi e del modo per svolgerli;

b) la «pericolosità», «culturale» e di abitudine operativa, nel caso si ritorni a operare negli organismi di polizia o peggio nelle Forze armate dopo aver lavorato nei Servizi. Solo a leggere qualche relazione o rapporto, perfino in materia di lotta alla criminalità organizzata sul piano giudiziario, si può identificare la «mano» di chi li ha redatti: operatori di polizia, che ragionano sui fatti, e vecchi «operatori dei Servizi» che «ragionano» (quando non «fantasticano») sui «teoremi», cosa incompatibile con il «giusto processo secondo il diritto»;

c) l’uso strumentale che delle qualifiche organiche nei Servizi, del sistema autonomo di avanzamento e della pratica dell’«entra-ed-esci», si è fatto a fini di carriera nelle amministrazioni di provenienza, con disastrose conseguenze sul morale del personale ordinario.

34. Articolo 19 (Norme finanziarie).

Si propone un possibile modello di amministrazione e contabilità che tenga presente come, rispetto all’attività dei Servizi, la garanzia del controllo politico e di quello interno non possa che essere preferibile a quella dei normali controlli giuridico-contabili, sia per il carattere necessariamente e largamente discrezionale proprio di questo tipo di amministrazione, sia per le esigenze imprescindibili di riservatezza.

35. Articolo 23 (Servizio informazioni della Guardia di finanza).

Si ritiene opportuno dare una base legislativa e regolamentare generale «certa» a questa importante branca della Guardia di finanza che con tanta riservatezza, correttezza e successo ha sempre operato.

36. Articolo 24 (Tutela della sicurezza interna dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza).

Egualmente si ritiene opportuno dare analoga base di certezza giuridico-formale ai Servizi interni dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, a motivo della loro particolare collocazione ordinativa, della loro necessaria autonomia e degli specialissimi compiti loro affidati.

37. Articolo 25 (Organizzazione nazionale per la sicurezza).

Della proposta disciplina dell’Organizzazione nazionale per la sicurezza e di alcuni suoi tipici istituti (Autorità nazionale per la sicurezza, Uffici centrali per la sicurezza - UCSI, uffici e segreterie speciali, «nulla osta di sicurezza» per persone e imprese) si è già detto nella parte generale della presente relazione.

Occorre tenere presente che si tratta di una complessa organizzazione, che è stata costituita e funziona ormai da decenni, sulla base di normative interne anche in applicazione di accordi internazionali di carattere segreto o riservato e di doveri e obblighi che da essi derivano, anche sul piano interno, allo Stato italiano.

38. Articolo 26 (Commissione presidenziale per i Servizi di informazione e sicurezza).

Allo scopo di assicurare un controllo politico-amministrativo, indipendente ed esterno, sull’attività dei Servizi, con particolare riguardo alla tutela dei diritti dei cittadini e alla gestione contabile e amministrativa dei Servizi stessi, si prevede la istituzione di una Commissione presidenziale, la cui composizione e le cui attribuzioni sono ricalcate dai consimili istituti del Commissioner e del Tribunal, istituiti con la recente moderna ed esemplare legge britannica sul Servizio di sicurezza.

39. Articolo 27 (Comitato parlamentare per i Servizi).

Si sono ampliate le competenze del Comitato parlamentare per i Servizi e a tal fine si è previsto l’allargamento della sua composizione.

40. Articolo 29 (Soppressione dei Servizi informazioni operazioni e sicurezza di Forza armata (SIOS). Disciplina della polizia militare).

Con la costituzione della Direzione generale per le informazioni militari e la contemporanea soppressione dei SIOS, si rendono necessarie:

a) la riorganizzazione del Servizio di polizia militare;

b) le opportune modifiche agli ordinamenti degli Stati maggiori di Forza armata.

Ma a tutto ciò sembra opportuno provvedere con regolamento, nell’ambito dei princìpi generali previsti.

41. Articolo 30 (Regolamento di attuazione).

L’esigenza di adottare una chiara e precisa disciplina in una materia così complessa e delicata non si può soddisfare interamente con lo strumento della legge, anche per assicurarsi quella possibilità di adattamento flessibile che troverebbe un ostacolo nella «pesantezza» del procedimento legislativo. Per questo, oltre ai vari regolamenti particolari, si è previsto un regolamento generale di attuazione, da emanare previo parere del Comitato parlamentare.

42. Articoli 5, 8 e 20 (Descrizione dei compiti e esplicazione terminologica. Definizioni).

a) la terminologia in materia di attività speciali non è univoca, anche se oramai ha raggiunto un buon grado di standardizzazione;

b) in relazione ai compiti difensivi dei Servizi si è ritenuto di usare la dizione «compiti di controspionaggio e in generale di controinformazione», perché l’attività di controspionaggio in senso stretto non copre tutto il ventaglio di minacce e operazioni occulte;

c) le attività offensive proprie dei Servizi stranieri comprendono infatti:

1) lo spionaggio, cioè il procacciamento di informazioni (notizie, documenti, materiali, eccetera) coperte da segreto o comunque non divulgate o divulgabili;

2) la disinformazione, cioè la propalazione di informazioni false, scandalistiche, sensazionali a fini «devianti»;

3) l’«intossicazione», cioè la fornitura di false notizie «confidenziali»;

4) l’«influenza» o «collaboratività», cioè la collocazione di agenti in posizioni delicate al fine di influenzare in senso utile ai propri interessi il processo decisionale degli organi degli altri Stati o delle organizzazioni internazionali o di altri soggetti che svolgano attività di interesse degli altri Stati;

5) l’«ingerenza», cioè l’acquisizione di posizioni di influenza e di potere o l’intervento «occulto» nella vita politica, sociale, civile ed economica, mediante infiltrazione di elementi idonei, sovvenzioni in denaro e materiali, eccetera. Si leggano le confessioni di un alto agente del Komitet Gosudarstvennoj Bezopasuosti (KGB), in Italia sull’attività svolta da lui e dal suo Servizio al momento dell’attuazione della decisione del dispiegamento degli aerei «Cruises» nella base di Comiso, contenute in una brillante intervista concessa al settimanale «Famiglia Cristiana»;

d) queste «attività offensive» sono contrastate da attività difensive che non possono definirsi di «controspionaggio», ma che in realtà rientrano nella più vasta categoria di counter-intelligence o «contro-informazione».

43. Al fine della realizzazione di un più alto sistema di garanzie, si è rafforzato il ruolo del Presidente della Repubblica, in considerazione del suo ruolo costituzionale, oggi accresciuto e riconosciuto, di garante attivo della difesa e della sicurezza dello Stato e degli ordinamenti democratici.

44. Per motivi di drafting, di chiarezza e di tecnica legislativa si presenta un unico articolato che prevede alcune circoscritte varianti nell’intento di definire due distinti modelli organizzativi, l’uno di ispirazione anglo-americana e tedesca, l’altro di ispirazione francese.

45. Si confida che il presente disegno di legge possa costituire un terreno ed un contributo utile per la realizzazione ormai indilazionabile delle necessarie riforme in un campo così importante quale è quello della difesa e della sicurezza dello Stato e della comunità civile“.

 


 

 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

(Attribuzioni del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro o del Sottosegretario di Stato delegato)

1. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuite, in conformità all’articolo 95 della Costituzione, la responsabilità politica generale e l’alta direzione delle politiche dell’informazione e della sicurezza, nell’interesse e per la difesa esterna e la sicurezza interna della Repubblica, per la tutela delle istituzioni costituzionali dello Stato, del suo ordinamento democratico nonché per la protezione della vita e dello sviluppo della comunità nazionale, secondo il principio e le regole dello Stato costituzionale, democratico, rappresentativo, parlamentare e di diritto.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri sovrintende e coordina gli uffici e i servizi che espletano i compiti ed esercitano le funzioni utili e necessarie per l’attuazione delle politiche dell’informazione e della sicurezza, anche emanando a tal fine ogni disposizione necessaria e utile per la loro organizzazione e funzionamento generale, sentito il Comitato per le informazioni e la sicurezza e in conformità agli indirizzi formulati annualmente dal Parlamento.

3. Spetta al Presidente del Consiglio dei ministri provvedere alla tutela del segreto di Stato e, nell’interesse di esso, di ogni altro segreto, previsto e disciplinato dalle leggi, sovrintendendo all’attività degli uffici di cui all’articolo 25, determinando i criteri per l’apposizione del segreto in attuazione delle leggi e dei regolamenti, emanando le direttive per il funzionamento degli organi a ciò competenti, sovrintendendo ad essi e controllandone l’attività.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri dispone delle notizie e dei materiali coperti dal segreto ed autorizza altri a disporne nell’interesse dello Stato.

5. Il Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su sua proposta, può delegare a un Ministro senza portafoglio, o a un Sottosegretario di Stato, l’espletamento di compiti e l’esercizio di funzioni a lui attribuite dalla presente legge, al fine di garantire il miglior esercizio delle sue attribuzioni, nonché un continuo ed efficace coordinamento e controllo degli uffici e servizi per le informazioni e la sicurezza, di cui agli articoli 3, 5 e 8, di seguito denominati «Servizi», e delle attività da essi svolte.

6. Salvo che non ne sia stata data legittima comunicazione o diffusione, o che esse non abbiano acquisito carattere certo di notorietà, sono coperte da segreto di Stato tutte le informazioni relative all’ordinamento, all’organizzazione, alle infrastrutture, al personale e alle attività del Segretariato generale e dei Servizi, nonché della Commissione presidenziale di cui all’articolo 26.

 

Art. 2.

(Comitato nazionale per le informazioni

e la sicurezza)

1. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito il Comitato nazionale per le informazioni e la sicurezza (COMIS).

2. Il COMIS è costituito dal Presidente del Consiglio dei ministri che lo presiede, dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell’interno, dal Ministro della difesa, dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dal Ministro della giustizia, dal Ministro delle comunicazioni nonché dagli altri Ministri che il Presidente del Consiglio ritenga eventualmente di chiamare in via permanente a farvi parte, o ad esso associare, di volta in volta, per la trattazione di determinate materie od oggetti.

3. Il Ministro senza portafoglio o il Sottosegretario di Stato delegato svolge le funzioni di segretario del COMIS.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri può chiamare a partecipare, di volta in volta, alle sedute del COMIS il Direttore generale del Segretariato generale di cui all’articolo 3, i Direttori generali dei Servizi, nonché altre autorità civili, militari o di polizia, ed anche esperti.

5. Il COMIS è incaricato di consigliare ed assistere il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri competenti nella direzione e nel coordinamento delle attività dei Servizi e degli altri organi ed uffici che operano nel settore delle informazioni e della sicurezza. A questo fine: elabora e approva piani nazionali dell’informazione e della sicurezza; esprime preventivo parere sulla nomina dei Direttori generali del Segretariato generale e dei Servizi, nonché sugli altri dirigenti determinati dai regolamenti di cui agli articoli 6, 9 e 19; esamina e formula proposte in ordine all’emanazione dei regolamenti di cui agli articoli 6, 9 e 19, nonché sulle proposte per l’assegnazione dei fondi e sui risultati della loro rendicontazione.

 

Art. 3.

(Segretariato generale per le informazioni

e la sicurezza e Comitati esecutivi)

1. Nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, e sotto la sovrintendenza del Presidente del Consiglio dei ministri e, se nominato, del Ministro o Sottosegretario di Stato delegato, è istituito il Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza (SIGIS).

2. Al Segretariato generale è preposto un Direttore generale, nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno e con il Ministro della difesa.

3. Il Segretariato generale comprende il Comitato esecutivo per le informazioni (COMINF) e il Comitato esecutivo per la sicurezza (COMSIC).

4. Il COMINF è costituito dal Direttore generale del Segretariato generale, che lo presiede, dal Segretario generale del Ministero degli affari esteri, dal Capo di stato maggiore della difesa, dal Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza - Capo della polizia, dal Segretario generale della difesa, dai Direttori generali dei Servizi, dal Direttore generale delle informazioni militari nonché, eventualmente, da uno o più esperti in materia economica, scientifica e industriale, nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri.

5. Il COMSIC è costituito dal Direttore generale del Segretariato generale, che lo presiede, dal Direttore generale del dipartimento della pubblica sicurezza – Capo della polizia, dal Comandante generale dell’Arma dei carabinieri, dal Comandante generale della Guardia di finanza, dai Direttori generali dei Servizi e dal Direttore generale delle informazioni militari.

6. Periodicamente, o anche in via straordinaria, di sua iniziativa o su disposizione del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro o Sottosegretario di Stato delegato, il Segretario generale può riunire congiuntamente i due Comitati esecutivi in Comitato generale.

 

Art. 4.

(Compiti e attribuzioni del Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza

e dei Comitati esecutivi)

1. Del Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza si avvalgono il Presidente del Consiglio dei ministri e, se nominato, il Ministro o il Sottosegretario di Stato delegato, per l’espletamento dei loro compiti e per l’esercizio delle loro funzioni. Con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri possono avvalersi altresì del Segretariato generale il Ministro degli affari esteri, il Ministro della difesa, il Ministro dell’interno ed il Ministro dell’economia e delle finanze.

2. Il Segretariato generale:

a) raccoglie, coordina, analizza, interpreta, valuta globalmente e diffonde alle autorità e agli altri soggetti autorizzati le informazioni raccolte, anche in forma aperta, i rapporti elaborati e le situazioni prodotte in materia di informazione e di sicurezza e le valutazioni generali collegate tra di loro prodotte dai Servizi, nonché dagli uffici competenti del Ministero della difesa, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza e di altri Ministeri, enti ed istituti di interesse, nonché da soggetti privati;

b) produce e fornisce alle autorità interessate ed autorizzate relazioni e situazioni globali, di carattere generale o specifico;

e) formula al Presidente del Consiglio dei ministri e al COMIS valutazioni e proposte in ordine al fabbisogno nazionale di informazioni e di sicurezza e alla elaborazione ed esecuzione dei piani operativi conseguenti.

3. Il Segretariato generale è assistito e consigliato nell’espletamento dei suoi compiti dai Comitati esecutivi di cui all’articolo 3, comma 3, per quanto attiene rispettivamente all’attività informativa e a quella controinformativa e di tutela della sicurezza.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri emana le direttive e le istruzioni e impartisce gli eventuali ordini necessari per l’attività del Segretariato generale e per assicurarne il migliore e più corretto espletamento dei compiti e l’esercizio delle funzioni assegnategli.

5. L’ordinamento del Segretariato generale è stabilito con regolamento del Governo, emanato con decreto del Presidente della Repubblica, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno e con il Ministro della difesa, sentito il parere del COMIS e del Comitato parlamentare di cui all’articolo 27.

6. L’organizzazione del Segretariato generale è stabilita dal Presidente del Consiglio dei ministri.

 

Art. 5.

(Istituzione e compiti del Servizio

per le informazioni generali – SIGEN)

1. È istituito il Servizio per le informazioni generali (SIGEN), posto sotto l’autorità di un Direttore generale che dipende direttamente dal Ministro della difesa ed è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, emanato su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, formulata d’intesa col Ministro della difesa.

2. Il SIGEN ha il compito, in stretta collaborazione con gli altri organi interessati, di ricercare ed elaborare le informazioni riguardanti la sicurezza dell’Italia e di individuare ed ostacolare, fuori dal territorio nazionale, le attività di spionaggio dirette contro gli interessi italiani allo scopo di prevenirne le conseguenze. A tale riguardo esercita le proprie funzioni esclusivamente:

a) per salvaguardare gli interessi della difesa esterna e della sicurezza interna nazionali, con particolare riferimento agli indirizzi di politica estera, di difesa nazionale e di sicurezza interna adottati dal Governo in conformità agli indirizzi formulati dal Parlamento;

b) per salvaguardare gli interessi economici della comunità nazionale;

c) per fornire supporto agli uffici ed organi di polizia, in attività di prevenzione e repressione di reati di particolare gravità e per la difesa della legalità repubblicana.

3. Nell’ambito delle funzioni di cui al comma 2, il Servizio provvede all’espletamento dei seguenti compiti:

a) raccolta, coordinamento, analisi, interpretazione, valutazione e diffusione di ogni informazione relativa ad affari strategici e a situazioni estere che riguardino la difesa esterna e la sicurezza interna della Repubblica, nonché gli interessi politici, economici, scientifici e industriali nazionali e la tutela dei cittadini italiani e dei loro beni;

b) individuazione, contrasto e neutralizzazione delle minacce che, sul territorio estero, sono rivolte alla difesa esterna e alla sicurezza interna della Repubblica, nonché agli interessi politici, economici, scientifici e industriali nazionali ed alla sicurezza dei cittadini italiani e di quelli di cui lo Stato si assume la protezione e dei loro beni;

c) svolgimento all’estero di qualunque altra missione venga ad esso affidata dal Governo della Repubblica, nell’ambito dei fini e dei princìpi della presente legge, per la protezione della difesa esterna e della sicurezza interna della Repubblica, per la tutela e la promozione degli altri interessi nazionali e per la sicurezza dei cittadini italiani e di quelli di cui lo Stato si assuma la protezione e dei loro beni.

4. A tal fine il Servizio espleta all’estero tutti i conseguenti compiti di informazione ed anche di controinformazione, controsabotaggio, anti-terrorismo ed in generale di tutela della sicurezza interna.

 

Art. 6.

(Dipendenza, ordinamento e organizzazione del SIGEN)

1. Salve le competenze stabilite dall’articolo 1, il SIGEN dipende dal Ministro della difesa, o dal Ministro degli affari esteri.

2. L’ordinamento del Servizio è stabilito con regolamento del Governo, emanato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro della difesa, ovvero degli affari esteri, e con il Ministro dell’interno, sentito il parere del COMIS e del Comitato parlamentare di cui all’articolo 27.

3. L’organizzazione del Servizio è stabilita dal Ministro della difesa, o dal Ministro degli affari esteri, con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri.

4. Il Direttore generale del Servizio è nominato e revocato con decreto del Presidente della Repubblica, emanato su proposta del Ministro della difesa, formulata d’intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri, con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro dell’interno.

 

Art. 7.

(Forze operative speciali)

1. Per lo svolgimento di missioni operative fuori del territorio nazionale, necessarie per l’espletamento dei suoi compiti e per l’esercizio delle sue funzioni, e che presentino esigenze di supporti o l’utilizzazione di tecniche, metodologie o mezzi di carattere militare o paramilitare, è costituito presso il SEGIN, alle sue dipendenze funzionali e per l’impiego diretto da parte di esso, un «Gruppo unità speciali», costituito di personale e mezzi delle Forze armate e delle forze di polizia.

2. L’ordinamento del Gruppo di cui al comma 1 è approvato con le procedure previste dall’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400.

3. L’organizzazione del Gruppo di cui al comma 1 è stabilita dal Direttore generale del SIGEN, d’intesa con il Capo di Stato maggiore della difesa e con i capi delle forze di polizia che forniscono mezzi e personale, con l’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri competenti.

4. Le regole d’impiego del Gruppo unità speciali sono stabilite dal Presidente del Consiglio dei ministri d’intesa con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno e con il Ministro della difesa, sentito il COMIS.

 

Art. 8.

(Istituzione e compiti del Servizio per la sicurezza nazionale - SERSIN)

1. È istituito il Servizio per la sicurezza nazionale (SERSIN) che ha il compito di ricercare e prevenire, sul territorio nazionale, le attività ispirate, promosse e sostenute da potenze straniere e che costituiscano minaccia alla sicurezza del paese. A tale riguardo il SERSIN svolge compiti che si ricollegano alla difesa nazionale.

2. Per assolvere ai compiti di cui al comma 1, nell’ambito delle direttive impartite dal Governo, il SERSIN è incaricato di:

a) centralizzare e gestire tutte le informazioni che si riferiscono alle attività di cui al comma 1 e che ad esso sono tenuti a trasmettere, in tempi rapidi, tutti i Servizi che concorrono alla sicurezza del paese;

b) partecipare alla sicurezza dei punti sensibili e dei settori vitali dell’attività nazionale, nonché alla protezione dei segreti della difesa;

c) assicurare i collegamenti necessari con gli altri Servizi o organi cooperanti.

3. Il SERSIN provvede all’espletamento dei seguenti compiti:

a) raccolta, coordinamento, analisi, interpretazione, valutazione e diffusione di ogni informazione relativa alla tutela, entro il territorio nazionale, della sicurezza interna della Repubblica e alla protezione degli interessi politici, economici, scientifici e industriali nazionali, ed in generale del benessere della comunità nazionale contro le minacce e le azioni offensive di soggetti esteri, di organizzazioni eversive nazionali, ed in particolare alla difesa dell’ordinamento costituzionale democratico, contro ogni azione volta a mutarlo in forme illegali, o a sovvertirlo con metodi violenti o con attività politiche e finanziarie illegittime o altrimenti pericolose;

b) individuazione, controllo, contrasto e neutralizzazione, entro il territorio nazionale, delle azioni offensive e delle minacce alla difesa esterna e alla sicurezza interna della Repubblica, all’ordinamento costituzionale democratico e agli altri interessi nazionali, di cui alla lettera a);

c) svolgimento di qualunque altra missione che, entro il territorio nazionale e nell’ambito dei fini e dei princìpi della presente legge, venga ad esso affidata dal Governo per la tutela degli interessi nazionali.

4. Per i fini di cui al presente articolo il SERSIN espleta entro il territorio nazionale tutti i compiti di informazione, controinformazione, anti-sovversione, controsabotaggio e antiterrorismo e in generale di tutela della sicurezza interna.

 

Art. 9.

(Dipendenza, ordinamento e organizzazione del SERSIN)

1. Salve le competenze stabilite dall’articolo 1, il SERSIN dipende dal Ministro dell’interno.

2. L’ordinamento del Servizio è stabilito con regolamento del Governo, emanato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’interno, con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro della difesa, sentito il parere del COMIS e del Comitato parlamentare di cui all’articolo 27.

3. L’organizzazione del Servizio è stabilita dal Ministro dell’interno con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri.

4. Il Direttore generale del Servizio è nominato e revocato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno, formulata d’intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri, con il Ministro degli affari esteri e con il Ministro della difesa.

 

Art. 10.

(Competenze generali, collaborazione e coordinamento del SIGEN e del SERSIN)

1. Il SIGEN espleta i suoi compiti informativi fuori ed entro il territorio nazionale; espleta ogni altro suo compito esclusivamente fuori del territorio nazionale.

2. Quando ve ne sia la necessità o la utilità, il SIGEN può svolgere, di volta in volta, anche attività all’interno del territorio nazionale, ma sempre in concorso con il SERSIN, previo concerto tra il Ministro della difesa, ovvero il Ministro degli affari esteri, e il Ministro dell’interno e con l’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri.

3. Il SERSIN espleta i suoi compiti entro il territorio nazionale e negli altri luoghi in cui lo Stato esercita la sua giurisdizione.

4. Quando ve ne sia la necessità o l’utilità, il SERSIN può svolgere, di volta in volta, anche attività fuori del territorio nazionale, o dei luoghi in cui lo Stato esercita la sua giurisdizione, ma sempre in concorso con il SIGEN, previo concerto tra il Ministro dell’interno e il Ministro della difesa, ovvero il Ministro degli affari esteri, e con l’approvazione del Presidente del Consiglio dei ministri.

5. In applicazione delle direttive generali del Presidente del Consiglio dei ministri, e secondo le istruzioni del Ministro competente, o per loro mandato particolare, i Servizi collaborano con i Servizi esteri, in forma sistematica o per singole operazioni.

6. Al SIGEN e al SERSIN può essere affidata altresì dal Governo la tutela di interessi esteri, di Stati, di enti, società o persone, quando vi sia un interesse dello Stato.

 

Art. 11.

(Attribuzioni dei Servizi)

1. Il SIGEN e il SERSIN non sono servizi di polizia giudiziaria. Gli agenti dei Servizi non sono agenti o ufficiali di polizia giudiziaria.

2. Per la tutela dei Servizi, del suo personale, delle sue infrastrutture e delle sue dotazioni e anche quando ve ne sia per altri motivi la necessità ed al fine del miglior espletamento dei loro compiti, ad agenti dei Servizi possono essere conferite dal Ministro dell’interno e, per quanto riguarda il SIGEN, su richiesta del Ministro della difesa, ovvero del Ministro degli affari esteri, e soltanto con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, la qualifica e le attribuzioni di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza.

3. Anche in deroga a ogni contraria disposizione vigente, gli agenti dei Servizi non hanno l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria, non possono essere chiamati a testimoniare davanti a essa senza l’autorizzazione del Presidente del Consiglio dei ministri, e non possono essere destinatari diretti di ordini o incarichi da parte di essa.

4. Gli agenti di cui al comma 3 hanno l’obbligo di riferire su fatti che possano costituire reato, tramite i loro superiori o, sempreché sia necessario, anche direttamente ai Direttori generali dei Servizi, che ne informano i Ministri competenti e contemporaneamente il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite il Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza.

5. Il Direttore generale del Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza e i Direttori generali dei Servizi hanno l’obbligo di fornire all’autorità giudiziaria le informazioni e gli elementi di prova relativi a fatti configurabili come reati. L’adempimento di tale obbligo può essere ritardato quando ciò sia strettamente necessario per il perseguimento delle finalità istituzionali del Segretariato generale e dei Servizi, per determinazione del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta, rispettivamente, per quanto riguarda il SERSIN del Ministero dell’interno e per quanto riguarda il SIGEN del Ministro della difesa, ovvero del Ministro degli affari esteri.

6. Gli agenti dei Servizi possono richiedere informazioni a qualunque persona e invitarla a produrre documenti o altre cose in suo possesso di cui, con il consenso dell’interessato, possono ottenere la consegna o trarre copia.

7. Al fine di cui al comma 6, gli agenti dei Servizi, a norma della normativa vigente in materia di pubblica sicurezza, possono invitare a comparire davanti a essi qualunque persona ritengano utile ai fini di una inchiesta e possono disporne l’accompagnamento in caso di mancata comparizione a mezzo della forza pubblica o dei propri agenti muniti della qualifica di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza, ai sensi del comma 2.

8. Alle persone chiamate a comparire o comunque a collaborare con i Servizi si applicano le disposizioni dell’articolo 1, comma6.

9. Gli atti compiuti da agenti del SIGEN o da loro collaboratori in relazione ad obiettivi esteri, ancorché in territorio nazionale, nell’espletamento di propri compiti con operazioni disposte ed autorizzate dalle autorità governative competenti, non sono comunque punibili, qualora possano costituire reato, se non a richiesta del Governo. La richiesta è condizione per lo stesso svolgimento delle indagini preliminari.

 

Art. 12.

(Attribuzioni particolari del SERSIN)

1. Gli agenti del SERSIN possono procedere alle ispezioni, perquisizioni e sequestri previsti dagli articoli dal 244 al 256 del codice di procedura penale, al solo scopo di trarre da detti atti altra documentazione o altre forme di conoscenza di fatti di interesse del Servizio, soltanto con l’autorizzazione del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione o del magistrato o dei magistrati del suo ufficio da questi delegati, su richiesta del Direttore generale del Servizio ovvero del funzionario o dei funzionari del Servizio da questi delegati, approvata dal Ministro dell’interno o, in sua assenza, dal Ministro o Sottosegretario di Stato delegato, se nominato, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 5, dandone immediata comunicazione al Direttore generale del Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza.

2. Con le stesse procedure di cui al comma 1, gli agenti del Servizio possono procedere alle intercettazioni o comunicazioni previste dal codice di procedura penale.

3. Quando le operazioni di cui al presente articolo vengano compiute senza la conoscenza degli interessati, chiunque ne sia informato è vincolato dal segreto di Stato.

4. Le informazioni raccolte a norma del presente articolo non sono mai ammissibili né come prove né come fonte di prova nei procedimenti giudiziari.

5. Il Ministro dell’interno riferisce trimestralmente al Comitato parlamentare di cui all’articolo 27, e annualmente al Parlamento, in forma non specifica, ma per categorie e motivazioni, delle operazioni compiute a norma del presente articolo.

 

Art. 13.

(Doveri dei Direttori generali

del Segretariato generale e dei Servizi)

1. I Direttori generali del Segretariato generale e dei Servizi dirigono l’ufficio ed i Servizi cui sono rispettivamente preposti e sono responsabili del loro funzionamento e della loro efficienza.

2. I Direttori generali riferiscono, o danno ai loro dipendenti incarico di riferire, sulla loro attività e informano o danno incarico di informare nelle materie di loro competenza esclusivamente: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro competente, nonché, quando vi sia un interesse dello Stato, qualunque altro soggetto cui siano tenuti o autorizzati a riferire o a trasmettere informazioni, per disposizioni generali o mandato particolare del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro competente.

3. I Direttori generali devono provvedere ad adottare tutte le misure necessarie:

a) perché nessuna informazione sia raccolta e nessuna altra attività sia svolta dal Segretariato generale e dai Servizi, se non in quanto necessarie esclusivamente per l’espletamento dei compiti ad essi affidati ai sensi degli articoli 4, 5, 8, 10, 11, 12 e 14;

b) perché nessuna informazione raccolta dal Segretariato generale e dai Servizi sia divulgata o comunicata, se non secondo le procedure determinate dalla legge o dalle direttive generali del Presidente del Consiglio dei ministri ed esclusivamente nell’interesse della difesa e della sicurezza dello Stato o con lo scopo di prevenire o di indagare in ordine a fatti previsti dalla legge come reati;

c) perché il Segretariato generale e i Servizi non svolgano alcuna attività nell’interesse di qualunque movimento o partito politico, organizzazione o associazione sindacale o imprenditoriale o comunità religiosa o altra privata associazione.

4. I Direttori generali presentano al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri competenti un rapporto annuale sull’attività dell’ufficio o del Servizio cui sono preposti.

 

Art. 14.

(Attività speciali dei Servizi)

1. Con il consenso del Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’interno e il Ministro della difesa, ovvero il Ministro degli affari esteri, possono autorizzare rispettivamente il Direttore generale del SERSIN e il Direttore generale del SIGEN a disporre, per il migliore espletamento dei compiti affidati o a copertura di essi, l’esercizio da parte di agenti dei Servizi, anche in nome proprio, di attività economiche e finanziarie, sia nella forma di imprese individuali sia nella forma di società di qualunque natura, sia all’interno sia all’estero. Dell’esercizio di dette attività deve essere data completa informazione alla Commissione presidenziale di cui all’articolo 26, che ha il diritto di chiedere e ottenere informazioni e ha facoltà di formulare proposte e rilievi.

2. Con l’autorizzazione rispettivamente del Ministro dell’interno e del Ministro della difesa, ovvero del Ministro degli affari esteri, i Direttori generali dei Servizi possono disporre che i rispettivi agenti operino in modo occulto o coperto, e anche sotto identità diversa da quella reale, e che essi vengano muniti della corrispondente documentazione. A tal fine essi possono altresì disporre la produzione, l’approvvigionamento e l’uso di qualunque tipo di documento di riconoscimento, di identificazione e di certificazione, contenente nominativi, dati anagrafici e qualunque altro dato diversi da quelli effettivi.

 

 

 

Art. 15.

(Servizi operativi di polizia di sicurezza

e di polizia giudiziaria)

1. Nell’ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno è istituito un servizio speciale di polizia, di sicurezza e giudiziaria, con il compito di collaborare con il SERSIN e con la Direzione generale delle informazioni militari, nonché con gli organi della polizia militare, esercitando in via esclusiva, e comunque con funzioni di sovrintendenza e direzione nei confronti di altro organismo preposto, le attribuzioni di polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria, in materia di difesa esterna e di tutela della sicurezza interna dello Stato, collegate all’attività informativa, controinformativa, contro-sovversione, anti-sabotaggio e anti-terrorismo dei Servizi.

2. Nell’espletamento del suo compito e per l’esercizio delle sue attribuzioni il servizio speciale di polizia può avvalersi anche di altri uffici di polizia od organi, nonché di singoli agenti e ufficiali di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, anche dirigendone e coordinandone l’attività nel campo specifico.

3. Il personale del servizio è tratto dal personale della carriera di prefettura e dal personale delle forze di polizia.

4. L’ordinamento del servizio è stabilito con un regolamento del Governo, emanato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Comitato parlamentare di cui all’articolo 27.

5. L’organizzazione del servizio è stabilita dal Ministro dell’interno con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri.

 

Art. 16.

(Rapporti di collaborazione)

1. I comandi, uffici, servizi, unità e reparti delle Forze armate e delle forze di polizia sono tenuti a prestare piena collaborazione al Segretariato generale e ai Servizi per l’espletamento dei compiti loro affidati. Ad essi non può peraltro essere mai richiesto di raccogliere informazioni o di compiere operazioni non conformi ai compiti e alle funzioni loro assegnati dalla legge.

2. Le pubbliche amministrazioni sono tenute a fornire al Segretariato generale e ai Servizi le informazioni loro richieste dai Direttori generali competenti, o dagli agenti da questi delegati, anche in deroga al segreto di ufficio e al segreto di Stato. Qualora i responsabili delle pubbliche amministrazioni cui siano rivolte dette richieste ritengano di non dovere o potere corrispondere a esse, debbono senza indugio sottoporre la questione al Presidente del Consiglio dei ministri, alle cui definitive determinazioni devono successivamente attenersi strettamente.

 

Art. 17.

(Altre collaborazioni di carattere logistico con le pubbliche amministrazioni)

1. Il Segretariato generale e i Servizi possono, per l’espletamento dei propri compiti e l’esercizio delle loro funzioni, avvalersi, anche in forma riservata, delle infrastrutture del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, del Ministero della difesa e del Ministero dell’economia e delle finanze, per determinazione del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati.

 

Art. 18.

(Personale dei Servizi)

1. Il personale dei Servizi con rapporto di impiego è costituito da personale assunto direttamente, anche tra gli appartenenti alle amministrazioni civili, alle Forze armate e alle forze di polizia, di cui con l’assunzione cessano di far parte, salvo quanto stabilito al comma 2.

2. I regolamenti dei Servizi, di cui agli articoli 6 e 9, determinano le qualifiche e le mansioni in cui possono essere impiegati i dipendenti delle amministrazioni civili, delle Forze armate e delle forze di polizia, collocati fuori ruolo a tempo determinato.

3. Il personale dei Servizi con rapporto di impiego può essere collocato a riposo in qualunque momento, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con ilMinistro competente, su proposta o sentito il Direttore generale del Servizio.

4. I Servizi possono altresì avvalersi, anche in forma continuativa, di collaboratori esterni.

5. L’ordinamento del personale del Segretariato generale e dei Servizi, il suo stato giuridico e il suo trattamento economico sono determinati, anche in deroga alle leggi e ai regolamenti generali vigenti, dai rispettivi regolamenti, emanati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

 

Art. 19.

(Norme finanziarie)

1. Le spese relative al COMIS, al Segretariato generale, ivi comprese quelle relative ai Comitati esecutivi di cui all’articolo 3, e le spese relative ai Servizi di cui agli articoli 5 e 8 sono iscritte in apposito capitolo, denominata «Spese per l’informazione e la sicurezza dello Stato», nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’interno.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri determina, di concerto con i Ministri competenti e con il Ministro dell’economia e delle finanze, e sentiti il Direttore generale del Segretariato generale e i Direttori generali dei Servizi, quanto delle somme stanziate nello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri debba essere destinato ai fondi ordinari e quanto ai fondi riservati.

3. Il Presidente del Consiglio dei ministri determina altresì con le stesse procedure le categorie di spesa cui si debba far fronte esclusivamente con i fondi ordinari.

4. Con distinto regolamento, emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con i Ministri interessati e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le disposizioni per l’amministrazione e per la rendicontazione delle spese ordinarie e delle spese riservate, nonché in particolare per le forme, i modi e i tempi di documentazione di queste ultime.

5. Della ripartizione di cui al comma 2 e delle determinazioni di cui al comma 3 il Presidente del Consiglio dei ministri informa il Comitato parlamentare di cui all’articolo 27, che può richiedere informazioni e formulare rilievi e proposte. Al Comitato parlamentare è altresì trasmesso il regolamento di cui al comma 4.

6. Il Direttore generale del Segretariato generale e i Direttori generali dei Servizi riferiscono alla Commissione presidenziale di cui all’articolo 26, nella composizione di cui al comma 2, ultimo periodo, dello stesso articolo, sulla amministrazione dei fondi ordinari e dei fondi riservati, trimestralmente e con relazione finale annuale. La suddetta Commissione può avanzare richieste e formulare rilievi e proposte al Direttore generale del Segretariato generale e ai Direttori generali dei Servizi, nonché direttamente al Presidente del Consiglio dei ministri, ai Ministri competenti e al Ministro dell’economia e delle finanze.

 

Art. 20.

(Istituzione, compiti e ordinamento

della Direzione generale per le

informazioni militari)

1. Nell’ambito del Ministero della difesa è istituita la Direzione generale per le informazioni militari.

2. La Direzione generale è posta sotto la diretta autorità del Ministro della difesa e dipende funzionalmente, secondo le sue determinazioni e per quanto di loro rispettiva competenza, dal Capo di Stato maggiore della difesa e dal Segretario generale della difesa – Direttore generale degli armamenti. È collegata con gli Stati maggiori di forza armata, con il Comando generale dell’Arma dei carabinieri e con il COMIS.

3. A capo della Direzione generale è posto un Direttore generale delle informazioni militari, nominato, tra i generali di divisione o di corpo d’armata, anche in ausiliaria o della riserva, dal Ministro della difesa, con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il COMIS.

4. Il Direttore generale delle informazioni militari assiste e consiglia il Ministro della difesa, il Capo di Stato maggiore della difesa e il Segretario generale della difesa - Direttore generale degli armamenti, per quanto attiene all’informazione nelle materie di specifico interesse della difesa militare.

5. La Direzione generale per le informazioni militari raccoglie coordina, analizza, interpreta e valuta le informazioni tecnico-operative, economiche, industriali e scientifiche di specifico interesse per la difesa militare; produce e tiene aggiornate le situazioni relative, generali e particolari, delle informazioni militari. Essa collabora con il SIGEN per gli studi, le analisi e le ricerche riguardanti gli affari strategici di interesse per la difesa nazionale.

6. La Direzione generale provvede altresì a raccogliere, coordinare, analizzare interpretare e valutare le informazioni relative alla sicurezza interna dell’amministrazione della Difesa ed in particolare delle singole Forze armate, escluse le forze di polizia ancorché facciano parte di esse; espleta in detto ambito compiti di controinformazione, di contro-sovversione, di contro-sabotaggio e di antiterrorismo e in generale di tutela della sicurezza interna dello Stato, in collaborazione e sotto la sovrintendenza del SERSIN.

7. La Direzione generale per le informazioni militari gestisce la rete degli addetti della Difesa, nonché degli addetti militari, navali ed aeronautici presso le rappresentanze diplomatiche della Repubblica.

8. La Direzione generale per le informazioni militari valuta il fabbisogno informativo e di sicurezza dell’amministrazione della Difesa e in particolare delle Forze armate e propone al Ministro della difesa la relativa pianificazione operativa.

9. L’ordinamento e l’organizzazione della Direzione generale delle informazioni militari sono stabiliti dal Ministro della difesa. In essa possono essere costituite sezioni specializzate per l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e il settore degli armamenti.

 

Art. 21.

(Agenzia governativa delle

telecomunicazioni - AGOTELCO)

1. La Direzione generale per le informazioni militari, quale Agenzia governativa delle telecomunicazioni (AGOTELCO), svolge altresì i seguenti compiti ed esercita le seguenti funzioni:

a) monitoraggio delle intercettazioni e interpretazione delle trasmissioni di carattere elettrico, radioelettrico ed elettronico o di altra natura, mediante emissioni elettromagnetiche, acustiche o altre o grazie a qualsiasi altra apparecchiatura in grado di produrre tali emissioni, al fine di acquisire e fornire informazioni, connesse o derivanti da tali emissioni o dall’uso di tali apparecchiature o da materiale codificato;

b) fornire assistenza e consulenza relative alla materia linguistica, inclusa la terminologia utilizzata per questioni tecniche, i codici, i cifrari e in genere la crittografia e le altre questioni connesse alla protezione delle informazioni e dell’altro materiale, al Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza, alle Forze armate e alle forze di polizia ed in generale al Governo e a qualsiasi altro ente, con le modalità determinate dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro dell’interno e con il Ministro della difesa.

2. Le competenze di cui alle lettere a) e b) del comma 1 possono essere esercitate solo:

a) nell’interesse dello Stato, con particolare riferimento alla difesa militare, alla tutela della sicurezza interna, alla politica estera, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica nonché alle esigenze economiche, industriali, scientifiche e di ricerca della comunità nazionale;

b) nell’interesse del benessere del paese, di fronte ad azioni o minacce di persone fuori del territorio nazionale;

c) in supporto ad attività di prevenzione e repressione di reati di particolare gravità e in generale per la tutela della legalità repubblicana.

3. Per Agenzia governativa delle telecomunicazioni (AGOTELCO), s’intende il Centro comunicazioni governativo e qualsiasi struttura o parte di struttura delle Forze armate o delle forze di polizia dello Stato cui il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’interno e il Ministro della difesa ritengano di rivolgersi per acquisire supporto operativo nell’espletamento delle specifiche attività di competenza.

4. Il Direttore generale è responsabile dell’efficienza dell’AGOTELCO. È suo dovere assicurarsi che:

a) esistano disposizioni tali secondo cui l’AGOTELCO acquisisca solo le informazioni necessarie nell’esercizio delle proprie funzioni e che non ne divulghi alcuna, se non quelle utili allo svolgimento dei propri compiti o per una indagine di carattere giudiziario;

b) l’AGOTELCO non assuma iniziative a favore di interessi di un qualsiasi movimento o partito politico, organizzazione o associazione sindacale o imprenditoriale o comunità religiosa o altra privata associazione.

 

 

 

 

 

Art. 22.

(Attribuzioni, doveri e facoltà della

Direzione generale per le

informazioni militari)

1. Si applicano alla Direzione generale per le informazioni militari e al Direttore generale a essa preposto le disposizioni relative ai doveri e alle facoltà, nonché alle attribuzioni stabilite dalla presente legge per il Segretariato generale, i Servizi, nonché per i Direttori generali ad essi preposti.

2. Sono conferite agli agenti della Direzione generale per le informazioni militari nelle forme e con le procedure ivi stabilite, le attribuzioni contenute agli articoli 11 e 12, ma esclusivamente nei confronti del personale militare e civile dell’amministrazione della Difesa ed in particolare delle Forze armate, escluso il personale delle forze di polizia, anche se ad esse appartenente.

 

Art. 23.

(Servizio informazioni

della Guardia di finanza)

1. L’espletamento di attività informative e controinformative e di tutela della sicurezza interna da parte del Corpo della guardia di finanza, per i compiti di istituto ad essa assegnati, è disciplinato con apposito regolamento emanato dal Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro dell’interno.

 

Art. 24.

(Tutela della sicurezza interna dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza)

1. All’espletamento di compiti controinformativi, antisovversione, contro-sabotaggio e antiterrorismo e in generale di tutela della sicurezza interna dello Stato nell’ambito dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, provvedono, in collaborazione con il SERSIN, appositi servizi o reparti interni istituiti con regolamento emanato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con i Ministri competenti e con il Ministro dell’interno.

 

Art. 25.

(Organizzazione nazionale per la sicurezza)

1. L’Organizzazione nazionale per la sicurezza (ORGANSIC) ha per scopo, anche in applicazione degli accordi internazionali, la tutela del segreto, sia sotto il profilo della protezione dei documenti, dei materiali o dei processi scientifici e industriali e di ogni altra informazione che, secondo i vari gradi di classificazione, debba essere tutelata, per mezzo del segreto stesso, contro la diffusione o comunque contro la conoscenza non autorizzata, sia sotto il profilo della sicurezza del personale.

2. Il Presidente del Consiglio dei ministri presiede all’ORGANSIC; emana le direttive per la sua organizzazione e in particolare per la tutela del segreto; controlla l’applicazione delle direttive stesse e dei regolamenti di cui al comma 4.

3. L’ORGANSIC comprende:

a l’Autorità nazionale per la sicurezza (ANASIC) che è il Direttore generale del Segretariato generale di cui all’articolo 3;

b) l’Ufficio centrale per la sicurezza (UCSI) che è costituito dal Segretariato generale di cui all’articolo 3 e dagli altri uffici istituiti sotto la sua sovrintendenza funzionale presso le amministrazioni pubbliche e, quando necessari, anche presso enti privati, che esercitino attività di rilevante interesse dello Stato sotto il profilo delle esigenze di tutela del segreto.

4. L’ordinamento dell’ORGANSIC e la disciplina delle sue attività sono stabiliti con uno o più regolamenti emanati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell’interno, della difesa, delle attività produttive e dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

 

 

Art. 26.

(Commissione presidenziale per i Servizi

di informazione e sicurezza)

1. È istituita la Commissione presidenziale per i Servizi di informazione e sicurezza, con il compito di investigare sui reclami da chiunque presentati contro l’attività del Segretariato generale e dei Servizi per non giustificato esercizio, nei confronti di qualunque persona, associazione, ente o società, delle attribuzioni a essi conferite.

2. La Commissione presidenziale è costituita da un presidente e da quattro membri scelti tra magistrati a riposo che abbiano esercitato effettivamente almeno le funzioni di Presidente di sezione della Corte di cassazione, del Consiglio di Stato o della Corte dei conti, o tra gli avvocati abilitati da almeno quindici anni al patrocinio davanti alla Corte di cassazione, che abbiano cessato o cessino dall’esercizio della professione. Per lo svolgimento dei compiti di controllo finanziario, amministrativo e contabile essa è integrata da altri due membri, scelti tra dirigenti generali a riposo della Ragioneria generale dello Stato, della Direzione generale del tesoro e della Banca d’Italia.

3. Il Presidente e i membri della Commissione sono nominati dal Presidente della Repubblica con proprio decreto.

4. Il Presidente e i membri della Commissione durano in carica tre anni.

5. La Commissione presidenziale, qualora ritenga che il reclamo non sia manifestamente pretestuoso o infondato, dispone una inchiesta. Il Segretariato generale e i Servizi devono collaborare con la Commissione presidenziale e fornirle qualunque informazione richieda.

6. La Commissione presidenziale riferisce con propria relazione al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei ministri sui risultati della sua inchiesta, anche proponendo l’adozione di misure generali e specifiche.

7. Al Presidente della Commissione e ai suoi membri è attribuito un trattamento economico pari rispettivamente a quello del vice presidente e dei membri non magistrati del Consiglio superiore della magistratura.

8. Le norme per l’attività della Commissione presidenziale sono emanate, sentita la Commissione stessa, con regolamento deliberato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, ed emanato con decreto del Presidente della Repubblica.

 

Art. 27.

(Comitato parlamentare per i Servizi)

1. È istituito un Comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza e per la tutela del segreto di Stato.

2. Il Comitato è costituito da un Presidente scelto tra i deputati e i senatori e da cinque deputati e cinque senatori, nominati, d’intesa tra di loro, dai Presidenti delle due Camere.

3. Il Comitato parlamentare:

a) esercita il controllo sull’applicazione della presente legge;

b) è informato dal Presidente del Consiglio dei ministri sugli indirizzi delle politiche di informazione e sicurezza e sulla loro attuazione;

c) esprime parere preventivo sulla emanazione dei regolamenti per l’ordinamento del Segretariato generale e dei Servizi e degli enti collegati;

d) esprime parere preventivo sull’assegnazione dei fondi e sui risultati generali della loro rendicontazione;

e) è informato sui risultati delle inchieste disposte dalla Commissione presidenziale di cui all’articolo 26 e sulle misure eventualmente adottate dal Governo;

f) è informato delle misure adottate dai Servizi a norma dell’articolo 12 e nelle forme da esso prescritte.

4. Il Comitato parlamentare può richiedere informazioni e chiarimenti e formulare proposte.

5. Il Comitato parlamentare può chiedere di ascoltare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, e, se nominato, il Ministro o il Sottosegretario delegato, nonché, attraverso di essi e sempre con la loro autorizzazione, i Direttori generali del Segretariato generale e dei Servizi.

6. Il Presidente del Consiglio dei ministri può opporre con sommaria motivazione, esponendone le ragioni essenziali, l’esigenza di tutela del segreto, in ordine alle informazioni che a suo giudizio superano i limiti di cui al comma 3.

7. Il segreto non è opponibile per gli atti regolamentari e per quelli soggetti al controllo della Corte dei conti.

8. Nel caso di cui al comma 6, il Comitato parlamentare, ove ritenga, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, che l’opposizione del segreto non sia fondata, rivolge un secondo invito al Presidente del Consiglio dei ministri e, in caso di conferma del diniego, riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni di ordine politico.

9. I componenti del Comitato parlamentare sono vincolati al segreto di Stato relativamente alle informazioni acquisite, nonché alle proposte e ai rilievi formulati qualora riguardino materie tutelate dal segreto di Stato.

10. Gli atti del Comitato parlamentare, ancorché non riguardino materie di per sé tutelate dal segreto ai Stato, sono coperti dal segreto di Stato, salvo che il Comitato parlamentare stesso non disponga motivatamente altrimenti, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, tra i quali deve essere sempre compreso il voto del Presidente del Comitato stesso.

 

Art. 28.

(Disposizioni regolamentari)

1. Le disposizioni regolamentari previste dalla presente legge sono emanate anche in deroga all’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400. In detti decreti è stabilito, anche in deroga alle norme vigenti, il regime della loro pubblicità.

 

Art. 29.

(Soppressione dei Servizi informativi

di forza armata - SIOS)

1. Il Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa è soppresso.

2. Nell’ambito degli Stati maggiori dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica possono essere istituiti esclusivamente reparti per la valutazione delle informazioni e delle situazioni fornite dal Segretariato generale per le informazioni e la sicurezza, dalla Direzione generale per le informazioni militari, dagli addetti militari, navali ed aeronautici, nonché dalla polizia militare.

3. All’ordinamento del servizio di polizia militare si provvede con regolamento emanato, in accordo con i princìpi fondamentali delle leggi e dei regolamenti che disciplinano le attribuzioni dell’Arma dei carabinieri e delle altre forze di polizia, della legge 11 luglio 1978, n.382, e successive modificazioni, del regolamento di disciplina militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 1986, n.545, e dei codici penali militari, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro della difesa, o con il Ministro degli affari esteri, e con il Ministro dell’interno.

4. L’organizzazione del servizio di polizia militare è stabilita dal Ministro della difesa con il consenso del Presidente del Consiglio dei ministri.

 

Art. 30.

(Regolamento di attuazione)

1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo provvede alla emanazione del regolamento generale per la sua attuazione, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell’interno, della giustizia, della difesa, dell’economia e delle finanze, delle attività produttive e dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Comitato parlamentare di cui all’articolo 27.

 

Art. 31.

(Norme generali e transitorie)

1. Sono abrogati gli articoli da 1 a 11 della legge 24 ottobre 1977, n. 801.

2. Il Comitato esecutivo per i Servizi di informazione e sicurezza (CESIS) è soppresso.

3. Il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE) sono disciolti.

4. Il personale in servizio presso il CESIS e presso i disciolti Servizi di cui al comma 3, che provenga da altre amministrazioni dello Stato, è restituito alle amministrazioni di appartenenza.

5. Il personale assunto direttamente è posto in aspettativa e, salvo licenziamento, può essere reimpiegato.

6. Alla destinazione dei fondi, delle infrastrutture e delle dotazioni del CESIS e dei Servizi di cui al comma 3 provvede il Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati.

 

Art. 32.

(Applicazione della legge)

1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvede:

a) alla effettiva soppressione del CESIS;

b) all’effettivo scioglimento del SISDE, del SISMI e dei SIOS;

c) alla costituzione del Segretariato generale e degli altri organismi previsti dalla presente legge.

2. Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si procede alla eventuale nomina del Ministro o Sottosegretario di Stato delegato, alla nomina del Direttore generale del Segretariato generale e alla costituzione di un primo nucleo del Segretariato generale stesso.

3. Il Segretario generale del CESIS e i Direttori dei Servizi disciolti ai sensi dell’articolo 31 cessano di diritto dal loro incarico alla data di entrata in vigore della presente legge. Le loro attribuzioni sono interinalmente esercitate dal Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri.

4. Il Presidente del Consiglio dei ministri può disporre che, fino al loro effettivo scioglimento, venga obbligatoriamente sospesa ogni attività operativa del CESIS, del SISDE e del SISMI.

 

Art. 33.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 367

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore COSSIGA

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 17 MAGGIO 2006

 

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Attribuzione al Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazioni di sicurezza e per il segreto di Stato (COPACO) di compiti e correlative funzioni afferenti al contrasto, alla prevenzione e alla repressione del terrorismo interno e internazionale, nonché attribuzione in via permanente dei poteri di commissione parlamentare d’inchiesta

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – La gravità del fenomeno del terrorismo internazionale, che i membri della comunità internazionale hanno ritenuto e ritengono di dover contrastare anche con operazioni militari, e la minaccia di un risorgere del terrorismo interno, rendono necessaria la più ampia collaborazione oltre che dei partiti e movimenti politici, dei sindacati di tutte le forze della società civile, in primo luogo di tutti gli organi dello Stato, garantendo al Governo una puntuale collaborazione del Parlamento e al Parlamento un costante e puntuale controllo sul Governo. A questo fine, con il seguente disegno di legge si propone di attribuire al Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazione e di sicurezza e per il segreto di Stato (COPACO) i compiti e le funzioni conseguenti in relazione ai problemi e alle attività afferenti al terrorismo interno e internazionale. A detto Comitato vengono altresì attribuiti in via permanente i poteri di Commissione parlamentare di inchiesta.


 

 


 


DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

(Attribuzione al COPACO

di nuovi compiti e funzioni)

1. Al Comitato parlamentare per il controllo dei servizi di informazione e di sicurezza e per il segreto di Stato (COPACO), di seguito denominato «Comitato» è attribuito il compito di collaborare con il Governo e con le Amministrazioni dello Stato e di controllarne l’attività relativamente allo studio dei fenomeni e dei fatti di terrorismo interno e internazionale, all’analisi e alla valutazione delle notizie ed informazioni ad essi relative, nonché all’attività di contrasto, preventiva e repressiva del terrorismo da parte del Governo e delle Forze di polizia e dei servizi di informazione e sicurezza che da esso dipendono, degli uffici del pubblico ministero, nonché alla loro collaborazione con gli altri Stati in questo campo e nei campi ad esso collegati.

2. Per l’espletamento dei suoi compiti, il Comitato è costituito in commissione parlamentare d’inchiesta, a norma dell’articolo82 della Costituzione, con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

3. Il Comitato può delegare al suo Presidente, o ad uno o tre dei suoi membri, il compimento di determinati atti nell’esercizio dei suoi poteri di inchiesta parlamentare.

 

Art. 2.

(Modifiche alla composizione del COPACO)

1. Il Comitato è composto da un Presidente, scelto tra i senatori e i deputati dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati di intesa tra loro, e da cinque deputati e cinque senatori scelti dai rispettivi Presidenti, sentiti i Presidenti dei rispettivi Gruppi parlamentari, in modo da rappresentare complessivamente le due Camere.

2. Il Comitato nomina al suo interno, su proposta del suo Presidente, due vicepresidenti e due segretari, in misura uguale per entrambe le Camere, tra i membri senatori e i membri deputati.

3. Le dimissioni del Presidente del Comitato sono rassegnate e accolte dai presidenti delle due Camere; quelle dei vicepresidenti e dei segretari dal Comitato.

 

Art. 3.

(Modifiche all’organizzazione

interna del COPACO)

1. L’attività e il funzionamento del Comitato sono disciplinati da un regolamento interno approvato subito dopo la sua costituzione dal Comitato stesso. Ciascun componente può proporre la modifica delle disposizioni regolamentari.

2. Tutte le volte che lo ritenga opportuno il Comitato può riunirsi in seduta segreta.

3. Il Comitato può avvalersi dell’opera di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria e di ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, nonché di tutte le altre collaborazioni che ritenga necessarie. Su richiesta del suo Presidente, il Comitato può avvalersi anche dell’apporto di almeno un magistrato e di un dirigente dell’Amministrazione dell’interno, nonché, ai fini degli opportuni collegamenti, di un dirigente generale o superiore o di un funzionario della Polizia di Stato, di un generale di brigata, o di un ufficiale superiore dell’Arma dei carabinieri, di un generale di brigata o di un ufficiale superiore della Guardia di finanza, nonché di un agente del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e di un agente del Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE) aventi analoga qualifica, autorizzati con il loro consenso secondo le norme vigenti dal Consiglio superiore della magistratura e secondo le rispettive dipendenze dal Ministro dell’interno o dal Ministro della difesa.

4. Per l’espletamento delle sue funzioni, il Comitato fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d’intesa tra loro.

5. Le spese per il funzionamento del Comitato sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Il Comitato cura la informatizzazione dei documenti acquisiti e prodotti nel corso della propria attività.

 

Art. 4.

(Audizioni e testimonianze)

1. Ferme le competenze dell’autorità giudiziaria, per le audizioni a testimonianza davanti al Comitato si applicano le disposizioni degli articoli 366 e 372 del codice penale.

2. Per i segreti professionale e bancario si applicano le norme vigenti. In nessun caso per i fatti rientranti nei compiti del Comitato può essere opposto il segreto di ufficio.

3. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato.

4. Gli agenti e gli ufficiali di polizia giudizi aria non sono tenuti e rivelare al Comitato i nomi di chi ha loro fornito informazioni.

 

Art. 5.

(Richiesta di atti e documenti)

1. Il Comitato può ottenere, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari. L’autorità giudiziaria può trasmettere le copie di atti e documenti anche di propria iniziativa.

2. Il Comitato garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del comma l siano coperti da segreto.

3. Il Comitato può ottenere, da parte degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione, copie di atti e documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti in materia attinente alle finalità della presente legge.

4. L’autorità giudiziaria provvede tempestivamente, e può ritardare la trasmissione di copia di atti e documenti richiesti con decreto motivato solo per ragioni di natura istruttoria. Il decreto ha efficacia per sei mesi e può essere rinnovato. Quando tali ragioni vengono meno, l’autorità giudiziaria provvede senza ritardo a trasmettere quanto richiesto.

5. Quando gli atti o i documenti siano stati assoggettati al vincolo di segreto funzionale da parte delle competenti commissioni parlamentari di inchiesta, detto segreto non può essere opposto al Comitato di cui alla presente legge.

6. Il Comitato stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione ad esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso.

 

Art. 6.

(Segreto)

1. I componenti il Comitato, i funzionari e il personale di qualsiasi ordine e grado addetti al Comitato stesso e tutte le altre persone che collaborano con il Comitato o compiono o concorrono a compiere atti di inchiesta oppure di tali atti vengono a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio, sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all’articolo 4, commi 2 e 6.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione del segreto è punita ai sensi dell’articolo 326 del codice penale.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le stesse pene si applicano a chiunque diffonda in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione.

 

Art. 7.

(Costituzione dell’ufficio di presidenza)

1. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, convocano il Comitato per la costituzione dell’ufficio di presidenza.

 

Art. 8.

(Entrata in vigore e

applicazione della legge)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i Presidenti delle due Camere procedono alla ricostituzione del Comitato e alla nomina del suo Presidente.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 765

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore COSSIGA

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 10 LUGLIO 2006

 

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Disposizioni in materia di segretezza delle comunicazioni

degli agenti dei servizi di informazione e sicurezza

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – I compiti dei servizi di informazione e sicurezza sono volti a tutelare gli interessi supremi della difesa nazionale, della tutela della Costituzione e delle sue istituzioni democratiche, repubblicane e parlamentari, della sicurezza interna e degli interessi economici e finanziari della comunità nazionale da attività sovversive, di spionaggio, di controinformazione e disinformazioni, di terrorismo e di minacce antiistituzionali della criminalità internazionale. Per questo motivo esse sono coperte da segreto di Stato opponibile anche all’autorià giudiziaria, con disposizioni più volte giudicate costituzionalmente legittime dalla Corte Costituzionale, che ha perfino ipotizzato quale reato contro la personalità interna dello Stato le attività svolte anche da giudici e pubblici ministeri nell’esercizio ordinario delle loro funzioni.

Fatti recenti, sul cui carattere di violazione di norme penali qui non ci si pronunzia, hanno reso noto che conversazioni telefoniche ed ambientali di dirigenti e agenti dei servizi di informazione e sicurezza sono state sistematicamente intercettate da agenti della DIGOS su mandato della Procura della Repubblica di Milano e sotto la direzione dello speciale ufficio del Dipartimento della Pubblica Sicurezza costituito a suo tempo alle sue dirette ed esclusive dipendenze dal capo della polizia sotto la direzione di un prefetto ex-questore di Roma cui affluiscono i risultati di tutte le «operazioni speciali» della DIGOS, e delle Squadre mobili, grazie alla nota particolare vicinanza del capo della polizia ad alcuni ambienti della magistratura che gli sono grati per la sua opera investigativa particolarmente intensa e penetrante nei confronti di noti esponenti politici della democrazia cristiana.

È doveroso notare che le notizie ormai di pubblico dominio delle attività di intercettazione nei confronti dei servizi di informazione e sicurezza italiani scoraggeranno, specie dopo la diffusione del famoso «dossier Mitrokin» secretato dal Secret Intelligence Service britannico, i servizi dei paesi alleati, associati e amici, dal passarci informazioni che rischino di essere rese note nel contenuto ed in riferimento alle «fonti» anche coperte, conoscendo essi come settori della magistratura italiana siano più o meno tolleranti, a dire poco, nei confronti del terrorismo internazionale ed ostili ideologicamente a paesi alleati quali gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito.

Con il presente disegno di legge si estende il segreto a tutte le comunicazioni elettroniche e ambientali delle sedi e degli agenti dei servizi di informazione e di sicurezza, e si prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri su richiesta motivata del giudice o del pubblico ministero, possa rimuovere caso per caso il vincolo del segreto.


 

 


 


 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

1. Le comunicazioni elettroniche tramite radio, telefoniche, fax, e-mail ed altre forme, sia in uscita sia in entrata, nonché le comunicazioni ambientali degli e negli uffici, e degli operatori del Servizio informazioni e sicurezza militare (Sismi), del Servizio informazioni e sicurezza democratica (Sisde) e del Reparto informazioni e sicurezza (RIS) dello Stato maggiore della Difesa sono coperte da segreto di Stato.

2. Quando un giudice o un pubblico ministero per le intercettazioni di polizia giudiziaria e le autorità competenti per le intercettazioni preventive ritengano di dovere procedere alle intercettazioni di cui al comma 1, possono richiedere, con atto motivato sottoposto a segreto di Stato, al Presidente del Consiglio dei ministri di togliere preventivamente il segreto di Stato su dette comunicazioni, con l’obbligo di sottoporne prima della loro utilizzazione le trascrizioni allo stesso Presidente del Consiglio dei ministri che può in ogni caso porre su di esse il segreto di Stato.

3. I giudici, i pubblici ministeri, gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza che vìolino le disposizioni della presente legge sono puniti con le pene previste per il procacciamento e la divulgazione di notizie coperte da segreto politico-militare.

 

 

 


 

SENATO DELLA REPUBBLICA

¾¾¾¾¾¾¾¾   XV LEGISLATURA   ¾¾¾¾¾¾¾¾

 

N. 802

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa del senatore BRUTTI Massimo

 

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 13 LUGLIO 2006

 

 

¾¾¾¾¾¾¾¾

Nuove norme sul sistema di informazione per la sicurezza

e sul segreto di Stato

¾¾¾¾¾¾¾¾

 


 


Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge interviene su alcuni aspetti essenziali del sistema di intelligence del nostro Paese, riformando profondamente la disciplina in vigore, fissata dalla legge 24 ottobre 1977, n. 801. Quelle norme furono il risultato di un lavoro complesso e della ricerca, da parte delle forze politiche democratiche, di intese e convergenze per la regolamentazione di una materia così delicata e rilevante per la sicurezza della Repubblica.

La legge del 1977 appartiene ancora alla stagione della guerra fredda e tuttavia è stata il risultato di un impegno comune e di una collaborazione leale tra le forze politiche e parlamentari che la approvarono. Si tratta, a valutarla con gli occhi del presente, tenendo conto delle vicende e dei mutamenti internazionali ed interni, di una legge insufficiente, sia per un’efficace azione di ricerca, raccolta e selezione delle informazioni a fini di sicurezza, sia sotto il profilo dei controlli, sia per quel che riguarda la disciplina, ancora incerta e lacunosa, del segreto di Stato e del trattamento di informazioni, atti, documenti e cose, cui è apposta una classifica di segretezza. Sono questi gli aspetti per i quali non è ulteriormente rinviabile una incisiva riforma. Essa deve ruotare intorno ad una nozione: quella di informazione per la sicurezza, che è espressione più certa e precisa, per indicare l’intelligence, di quanto non lo fosse l’endiadi «informazione e sicurezza», impiegata nella legge n. 801 del 1977.

Anche il reclutamento del personale, il suo stato giuridico, la organizzazione interna dei Servizi di intelligence e le competenze rispettive del Ministro della difesa e del Ministro dell’interno meritano una ridefinizione normativa.

Occorre insomma mettere a punto un nuovo e complessivo ordinamento. Questa era l’intenzione che i governi di centro-sinistra manifestarono nella XIII legislatura. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 marzo 1997, fu istituita una Commissione, presieduta dal generale Roberto Jucci, con l’incarico di redigere il testo di un provvedimento organico. Il lavoro della Commissione fu alla base di un disegno di legge presentato dal governo D’Alema (atto Senato n. 4162, XIII legislatura). Quei testi rappresentano una base valida ed aggiornata sulla quale è possibile ancora lavorare. Nella XIV legislatura, il governo presentò un disegno di legge di diversa impostazione, più circoscritto, con l’intento di modificare solo alcuni aspetti della legge 801 del 1977 (cfr. atto Senato n. 1513, XIV legislatura). Quel testo fu discusso dal Senato, in più punti modificato ed approvato in Aula il 7 maggio 2003. Ma dopo tale approvazione, non vi fu in sostanza alcun seguito. La scelta di varare poche norme, ritenute essenziali ad un migliore funzionamento dell’intelligence, accantonando ogni ipotesi di riforma organica e rinviandola ad un secondo tempo, non produsse alcun risultato e non servì ad accelerare l’iter legislativo.

Sulla base di quella esperienza, noi crediamo che si debba tentare in questa legislatura la via di una riforma complessiva, che affronti tutte le materie già regolate dalla legge n. 801, quelle, come la materia del segreto di Stato, parzialmente disciplinate, ed altre, come la materia delle così dette garanzie funzionali, per nulla toccate dalle regole finora vigenti. Bisognerà a tal fine tenere conto dell’importante lavoro svolto dalla Commissione Jucci, così come delle discussioni e delle proposte successive.

Vogliamo ancora una volta sottolineare la necessità di un intervento legislativo in tempi ragionevolmente brevi, capace di dare maggiore efficienza all’azione dei Servizi, specialmente di fronte alla nuova minaccia del terrorismo internazionale, rafforzando il potere di guida del Presidente del Consiglio e dei Ministri direttamente interessati, dando maggiore funzionalità all’intelligence, anche per operazioni coperte, e rafforzando il sistema dei controlli, a tutela della legittimità e della lealtà costituzionale delle condotte di chi appartiene ai Servizi o lavora per essi.

Siamo convinti che un intervento riformatore possa essere oggi positivo ed efficace, purché si osservino le seguenti condizioni necessarie:

a) la disciplina da varare in tempi ragionevolmente brevi deve definire puntualmente i poteri del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di informazione per la sicurezza, deve dare un maggiore rilievo e più ampi poteri di intervento al Comitato interministeriale, con una composizione più ristretta, e deve riformare radicalmente il CESIS, rafforzandone le funzioni di controllo, di coordinamento e di direzione unitaria rispetto alle attività di intelligence dei due Servizi;

b) essa deve contenere nuove norme organiche sul segreto di Stato, prevedendone la temporaneità, ed in generale su tutta la materia del segreto, riscrivendo, in modo da tenere conto dell’esperienza di questi anni, alcune delle norme del codice di procedura penale, in particolare prevedendo che non possano essere oggetto del segreto previsto dagli articoli 201, 202 e 203 (segreto di ufficio, segreto di Stato, informatori della polizia giudiziaria e dei servizi di sicurezza) anche i delitti di devastazione, saccheggio e strage (articolo 285 del codice penale), di associazione a delinquere di tipo mafioso (articolo 416-bis) e di strage (articolo 422);

c) dev’essere disciplinata ex novo la tutela amministrativa del segreto, finora affidata soltanto a circolari riservate; occorrono norme che definiscano le classifiche di segretezza e la loro gerarchia; vanno fissate nuove regole legislative riguardanti i Nulla osta di segretezza (NOS) e l’ufficio che li rilascia, da collocare nell’ambito del CESIS, con tutte le garanzie che l’attività di questo ufficio (quando dispone accertamenti finalizzati al rilascio o alla revoca dei NOS) non leda i diritti dei cittadini;

d) occorre definire in modo più chiaro e certo i compiti rispettivamente del SISMI e del SISDE, attribuendo al primo tutte le attività di intelligence che si svolgono fuori del territorio nazionale e al secondo quelle che si svolgono all’interno del Paese; va prevista la collaborazione tra i due Servizi, quando hanno a che fare con fenomeni a più dimensioni, estere ed interne; ciò significherà un’attività comune per quanto riguarda i fenomeni e le minacce di maggiore rilievo, che hanno contemporaneamente dimensioni esterne ed interne; in questi casi sarà il segretario generale del CESIS a garantire il raccordo e la direzione unitaria delle operazioni svolte in collaborazione;

e) è necessaria una nuova disciplina degli archivi, che garantisca l’unificazione del patrimonio informativo ed il controllo da parte del CESIS su tutti i dati informativi;

f) vanno previste le condizioni di selezione per le assunzioni dirette di personale altamente specializzato, con un controllo ex post sulla selezione effettuata;

g) è necessaria una nuova ed organica disciplina del personale proprio dei Servizi;

h) per quanto riguarda le così dette garanzie funzionali, la riforma deve prevedere l’applicazione di una speciale causa di giustificazione applicabile al personale dei Servizi, per condotte costituenti reato, racchiuse entro confini certi, di non grave entità, che siano indispensabili allo svolgimento dei compiti istituzionali dei Servizi; le condotte costituenti reato, nei limiti indicati, devono essere autorizzate dal Presidente del Consiglio, ma la sua deliberazione non può bastare: va infatti istituito un Comitato di garanzia composto da personalità di prestigio e di riconosciuta imparzialità (ad esempio, magistrati a riposo, con il grado almeno di presidente di sezione della Cassazione o equiparati), che esprima, su ciascuna richiesta di autorizzazione, un parere vincolante per il Presidente del Consiglio; i membri del Comitato di garanzia devono essere eletti dal Comitato parlamentare di controllo, ma non devono in alcun modo rispondere ad esso né al Parlamento, collocandosi in una posizione di piena autonomia; occorre poi prevedere una informazione da parte del Presidente del Consiglio al Comitato su ogni operazione in cui si sono applicate le garanzie funzionali, da inviare dopo che l’operazione si è conclusa: così è possibile un controllo successivo;

i) sono necessarie nuove regole relative ai doveri degli addetti agli organismi di informazione per la sicurezza, che rappresentino un bilanciamento rispetto alle garanzie funzionali, nonché regole più sicure e rigorose per quanto riguarda i rapporti tra Servizi ed autorità giudiziaria e la temporanea e motivata assunzione da parte del personale dei Servizi della qualifica di ufficiali o agenti di pubblica sicurezza, con funzioni di polizia di prevenzione;

l) la legge deve infine accrescere e rafforzare i poteri di controllo del Comitato parlamentare, con riferimento sia all’esercizio delle funzioni del Presidente del Consiglio in materia di intelligence e di segreto, sia alle attività dei Servizi, sia al reclutamento del personale, sia alla destinazione delle risorse finanziarie.

  

L’articolo 1 del presente disegno di legge attribuisce in via esclusiva al Presidente del Consiglio dei ministri l’alta direzione e la responsabilità generale della politica di informazione per la sicurezza. La informazione per la sicurezza, alla quale sono addetti i vari organismi disciplinati dalla legge (e tra questi organismi i due Servizi), è correlata all’interesse ed alla difesa della Repubblica e delle istituzioni democratiche. Il Presidente del Consiglio ha inoltre competenza esclusiva in materia di tutela del segreto di Stato. Come Autorità nazionale per la sicurezza egli stabilisce i criteri per l’apposizione del segreto, nonché le decisioni relative al rilascio e alla revoca del NOS. Le funzioni non attribuite al Presidente in via esclusiva possono essere delegate a un Ministro senza portafoglio o ad un sottosegretario di Stato (articolo 2). Il testo del disegno di legge, ogni volta che si fa riferimento a poteri delegabili, contiene la esplicita previsione dell’esercizio di tali poteri da parte del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro o sottosegretario di Stato delegato, denominato «autorità delegata».

Allo scopo di rafforzare i poteri di direzione dell’autorità politica viene previsto che il segretario generale del CESIS e i direttori del SISMI e del SISDE rispondono direttamente al Presidente del Consiglio o all’autorità delegata. Essi sono nominati dal Presidente del Consiglio.

Il Comitato interministeriale delle informazioni per la sicurezza (CIIS) è ridefinito nei poteri e nella composizione: rispetto alla normativa vigente (articolo 2 della legge n. 801 del 1977) si introduce la competenza ad esprimere pareri sulle questioni che il Presidente del Consiglio sottopone, in particolare sull’assegnazione dei fondi e sui risultati della loro rendicontazione. Quanto alla composizione, il Comitato interministeriale è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri ed è composto dal Ministro degli affari esteri, dal Ministro dell’interno, dal Ministro della difesa e dal Ministro dell’economia e delle finanze. Possono essere chiamati a partecipare alle sedute il Ministro o sottosegretario delegato, il segretario generale del CESIS e i direttori dei Servizi e altre autorità o esperti che collaborino con il Governo (articolo 3).

Viene, inoltre, rafforzato il ruolo del Comitato esecutivo per i Servizi di informazione per la sicurezza (CESIS), sempre alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio. Questo organismo coordina l’intera attività informativa per la sicurezza ed assicura la piena unitarietà nella programmazione della ricerca informativa, nell’analisi e nelle attività operative dei Servizi (articolo 4).

Un’innovazione completa è rappresentata, poi, dall’introduzione di un controllo interno sul sistema informativo per la sicurezza esercitato da un apposito ufficio di Ispettorato del CESIS, organizzato in modo da garantire agli appartenenti piena autonomia e obiettività di giudizio, senza alcuna interferenza con le operazioni in corso (articolo 5).

Sul segreto di Stato si propone una nuova disciplina, che sostituisce quella della legge n. 801, del tutto insoddisfacente (articoli 6-9). Il segreto di Stato ha, di regola, un limite temporale previsto in quindici anni dalla sua apposizione o dalla sua opposizione in un procedimento penale. In particolare, non possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell’ordine costituzionale nonché i fatti costituenti reati particolarmente gravi, come la strage o l’associazione di tipo mafioso (articoli 285, 416-bis e 422 del codice penale). Nella vasta risistemazione della materia, che prevede precise garanzie, fino all’intervento della Corte costituzionale, si segnala la disposizione circa la non opponibilità del segreto sull’insieme di quei fatti, documenti, notizie o cose relativi a condotte poste in essere dagli appartenenti ai Servizi in violazione della disciplina relativa alle garanzie funzionali. Si riscrive l’articolo 202 del codice di procedura penale, si modifica l’articolo 204 dello stesso codice e si riscrivono i commi 2 e 3 dell’articolo 66 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale. In tutti i casi in cui viene esercitato da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base di queste norme, un potere di conferma del segreto di Stato, l’autorità giudiziaria può sollevare conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato.

Vengono disciplinate le classifiche di segretezza (articolo 8) ed introdotte norme di legge sull’Ufficio centrale per la segretezza e sui Nulla osta di segretezza (NOS). Vengono denominate NOS, come spiega l’articolo 9, comma 5 (da leggere in correlazione con l’articolo 5, comma 1), le abilitazioni ad accedere a notizie, documenti, atti o cose classificati. Questa materia è stata finora sottratta a qualsiasi regolamentazione legislativa. Ora, è arrivato il momento di introdurre una regolamentazione esaustiva, certa, garantista. Va richiamata in particolare l’attenzione sul comma 5 dell’articolo 9, che prevede un preventivo procedimento di accertamento diretto ad escludere, dalla conoscibilità delle notizie, documenti o atti o cose classificati, ogni soggetto che non dia sicuro affidamento di scrupolosa fedeltà alla Costituzione e ai suoi valori e di rigoroso rispetto del segreto. Il comma 8 dello stesso articolo prevede che il regolamento dell’Ufficio centrale per la segretezza, adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Comitato interministeriale di cui all’articolo 3, disciplini il procedimento di accertamento preventivo, finalizzato al rilascio del NOS, in modo tale da salvaguardare i diritti dei cittadini interessati, tra i quali il diritto ad essere informati della necessità dell’accertamento e il diritto di rifiutarlo, rinunciando così al NOS e all’esercizio delle funzioni per le quali esso è richiesto.

Il disegno di legge prevede poi una ridefinizione dei compiti del Servizio di informazioni per la sicurezza militare (SISMI), a cui spettano le attività di intelligence fuori del territorio nazionale, e di quello per la sicurezza democratica (SISDE), al quale competono le attività di intelligence entro i confini del Paese (articoli 10, 11 e 12). Ciascuna delle due strutture risponde direttamente al Presidente del Consiglio o all’autorità delegata, fermo restando il dovere di informare rispettivamente il Ministro della difesa ed il Ministro dell’interno.

Occorre tenere presente che i fenomeni di cui oggi si occupano i Servizi di informazione per la sicurezza e molte tra le nuove minacce (terrorismo internazionale e grandi networks criminali) richiedono contemporaneamente attività all’estero ed attività interne, strettamente collegate. Il disegno di legge prevede questo genere di collaborazione, che diventerà parte rilevante dell’attività dell’intelligence, ed affida al segretario generale del CESIS il raccordo e la direzione unitaria delle operazioni che coinvolgono i due Servizi. Con questa articolazione delle strutture, si potenzia il ruolo degli uffici centrali presso la Presidenza del Consiglio e contemporaneamente si salvaguarda l’articolazione delle attività operative in due strutture. Ciò evita la concentrazione di poteri, pur favorendo maggiore centralizzazione delle direttive e delle scelte, specie per quanto riguarda le attività volte a fronteggiare le minacce più complesse. Vi sarà dunque – per indicare un esempio concreto – una direzione unitaria, dal centro, delle attività di intelligence rivolte contro il terrorismo internazionale a base islamista, proprio perché questo ha matrici esterne e propaggini entro i confini nazionali, da individuare, e quindi da neutralizzare, sia nei rapporti con l’estero sia nelle attività svolte in Italia.

L’articolo 13 disciplina gli archivi del sistema informativo per la sicurezza, anzitutto l’archivio storico e l’archivio centrale. Questo conserva tutti i dati informativi del sistema ed è collocato nell’ambito del CESIS. In particolare, il comma 2 prevede che i dati di cui di