Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Nuovo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia - A.C. 519 e abb.
Riferimenti:
AC n. 519/XV   AC n. 840/XV
AC n. 1166/XV   AC n. 1816/XV
Serie: Progetti di legge    Numero: 215
Data: 09/07/2007
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Nuovo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia

A.C. 519 e abb.

 

 

 

 

 

 

n. 215

 

 

9 luglio 2007

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presente dossier è stato realizzato in collaborazione con la Sezione Affari Regionali

 

 

 

DIPARTIMENTO istituzioni

SIWEB

 

I dossier del Servizio studi sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

 

File: AC0146.doc

 


INDICE

 

Scheda di sintesi per l’istruttoria legislativa

Dati identificativi3

Struttura e oggetto  7

§      Contenuto  7

§      Relazioni allegate  7

Elementi per l’istruttoria legislativa  8

§      Necessità dell’intervento con legge  8

§      Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite  8

§      Rispetto degli altri princìpi costituzionali8

§      Incidenza sull’ordinamento giuridico  8

§      Formulazione del testo  9

Schede di lettura

Sintesi del contenuto delle proposte di legge costituzionale  13

§      Premessa  13

§      A.C. 519  13

§      A.C. 840  16

§      A.C. 1166  16

§      A.C. 1816  17

Motivi e obiettivi del nuovo statuto speciale  19

§      L’adeguamento dell’autonomia speciale alla riforma del Titolo V  19

§      Natura, origine e caratteristiche dell’ordinamento regionale  21

§      Il Preambolo  22

§      I princìpi fondamentali dello statuto speciale  24

§      Identità ed elementi costitutivi della Regione  27

§      Tabella comparativa n. 1  29

Competenze normative e ripartizione delle materie  47

§      La potestà legislativa  47

§      La potestà regolamentare  56

§      Tabella comparativa n. 2  57

Regione ed enti locali77

Le fonti regionali82

§      Il decreto-legge regionale  82

§      Le leggi di revisione statutaria  83

§      La legge regionale statutaria  84

Testo a fronte

Tabella di corrispondenza tra gli articoli89

Testo a fronte tra le proposte di legge costituzionale A.C. 519, A.C. 1166 ed A.C. 1816, il vigente Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia e la Costituzione  96

Progetti di legge

§      A.C. 840, (on. Zeller ed altri), Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, in materia di elezione del Consiglio regionale  333

§      A.C. 1166, (on. Lenna ed altri), Nuovo Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia  337

§      A.C. 1672, (on. Maran ed altri), Modifica all'articolo 63 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia  387

Normativa di riferimento

§      Costituzione della Repubblica (artt. 116, 117, 132)393

§      Legge Cost. 31 gennaio 1963, n. 1 Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia  395

§      D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto. (art. 38-bis)421

§      D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi (artt. 23, 24, 25, 25-bis, 29)427

§      Legge Cost. 31 gennaio 2001, n. 2. Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano (art. 5)437

§      Legge Cost. 18 ottobre 2001, n. 3. Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione (art. 10)440

Giurisprudenza costituzionale

§      Corte Costituzionale. Sentenza 21 ottobre 2003, n. 314  443

Documentazione

§      Dichiarazione di Aosta delle Regioni a statuto speciale e Province autonome Presidenti delle Regioni e delle Province autonome Presidenti dell’Assemblea e dei Consigli delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, 2 dicembre 2006  461

 

 


Scheda di sintesi
per l’istruttoria legislativa

 


Dati identificativi

Numero del progetto di legge

519

Titolo

Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia / Regjon Friûl Vignesie Julie / De ela Furlanija Julijska Krajina / Region Friaul Julisch Venetien

Iniziativa

Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia

Settore d’intervento

Regioni

Iter al Senato

No

Numero di articoli

83

Date

 

§          presentazione o trasmissione alla Camera

8 maggio 2006

§          annuncio

18 maggio 2006

§          assegnazione

6 giugno 2006

Commissione competente

I (Affari costituzionali)

Sede

Referente

Pareri previsti

Commissioni II (Giustizia), III (Affari esteri), IV (Difesa), V (Bilancio), VI (Finanze), VII (Cultura), VIII (Ambiente), IX (Trasporti), X (Attività produttive), XI (Lavoro), XII (Affari sociali), XIII (Agricoltura), XIV (Politiche dell’Unione europea) e Commissione parlamentare per le questioni regionali

 


 

Numero del progetto di legge

840

Titolo

Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, in materia di elezione del Consiglio regionale

Iniziativa

On. Zeller ed altri

Settore d’intervento

Regioni

Iter al Senato

No

Numero di articoli

1

Date

 

§          presentazione o trasmissione alla Camera

22 maggio 2006

§          annuncio

23 maggio 2006

§          assegnazione

5 luglio 2006

Commissione competente

I (Affari costituzionali)

Sede

Referente

Pareri previsti

Commissione parlamentare per le questioni regionali

 


 

Numero del progetto di legge

1166

Titolo

Nuovo Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia

Iniziativa

On. Lenna ed altri

Settore d’intervento

Regioni

Iter al Senato

No

Numero di articoli

85

Date

 

§          presentazione o trasmissione alla Camera

20 giugno 2006

§          annuncio

27 giugno 2006

§          assegnazione

13 luglio 2006

Commissione competente

I (Affari costituzionali)

Sede

Referente

Pareri previsti

Commissioni II (Giustizia), III (Affari esteri), IV (Difesa), V (Bilancio), VI (Finanze), VII (Cultura), VIII (Ambiente), IX (Trasporti), X (Attività produttive), XI (Lavoro), XII (Affari sociali), XIII (Agricoltura), XIV (Politiche dell’Unione europea) e Commissione parlamentare per le questioni regionali

 


 

Numero del progetto di legge

1816

Titolo

Nuovo Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia

Iniziativa

On. Stucchi

Settore d’intervento

Regioni

Iter al Senato

No

Numero di articoli

62

Date

 

§          presentazione o trasmissione alla Camera

12 ottobre 2006

§          annuncio

17 ottobre 2006

§          assegnazione

9 novembre 2006

Commissione competente

I (Affari costituzionali)

Sede

Referente

Pareri previsti

Commissioni II (Giustizia), III (Affari esteri), IV (Difesa), V (Bilancio), VI (Finanze), VII (Cultura), VIII (Ambiente), IX (Trasporti), X (Attività produttive), XI (Lavoro), XII (Affari sociali), XIII (Agricoltura), XIV (Politiche dell’Unione europea) e Commissione parlamentare per le questioni regionali

 


Struttura e oggetto

Contenuto

Le quattro proposte di legge costituzionale in esame intervengono sullo statuto di autonomia della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Ad eccezione di una (l’A.C. 840, che modifica il solo art. 13 dello statuto, in materia di elezione del Consiglio regionale), le proposte di legge abrogano e sostituiscono integralmente lo statuto vigente, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1.

Una delle proposte (l’A.C. 519) è di iniziativa del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia; le altre sono di iniziativa parlamentare.

Relazioni allegate

Le proposte di legge costituzionale sono corredate della sola relazione illustrativa.


Elementi per l’istruttoria legislativa

Necessità dell’intervento con legge

Le proposte di legge in esame sono volte a modificare, secondo le procedure di revisione costituzionale disciplinate ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione e dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia, il testo dello statuto medesimo, approvato con legge costituzionale.

Rispetto delle competenze legislative costituzionalmente definite

L’art. 116, primo comma, della Costituzione prevede che gli statuti delle cinque Regioni ad autonomia speciale siano adottati con legge costituzionale.

Rispetto degli altri princìpi costituzionali

Si rinvia alle schede di lettura.

Incidenza sull’ordinamento giuridico

Coordinamento con la normativa vigente

Come si è accennato, le proposte di legge costituzionale abrogano e sostituiscono integralmente lo statuto di autonomia in vigore, ovvero (A.C. 840) ricorrono alla tecnica della novella legislativa.

Collegamento con lavori legislativi in corso

La I Commissione della Camera ha licenziato per l’Assemblea, nella seduta del 5 luglio 2007, il testo unificato delle p.d.l. cost. A.C. 203 e abb., che reca novelle ai cinque statuti delle Regioni ad autonomia speciale, riguardanti il procedimento di revisione dei medesimi statuti.

Il testo unificato prevede che le modifiche agli statuti di autonomia debbano essere adottate, con legge costituzionale, previa intesa con la Regione o con la Provincia autonoma interessata (e non più, come previsto oggi, previo parere del rispettivo Consiglio regionale).

Formulazione del testo

Si rinvia alle schede di lettura.

 

 


Schede di lettura

 


Sintesi del contenuto
delle proposte di legge costituzionale

Premessa

La I Commissione (Affari costituzionali) della Camera ha avviato l’esame congiunto in sede referente di quattro proposte di legge costituzionale che intervengono sullo statuto di autonomia della Regione Friuli-Venezia Giulia. Ad eccezione di una (l’A.C. 840, che modifica il solo art. 13 dello statuto), le proposte di legge in esame abrogano e sostituiscono integralmente lo statuto vigente, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1.

Una delle proposte (l’A.C. 519) è di iniziativa del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia; le altre sono di iniziativa parlamentare.

 

La presente scheda dà conto sinteticamente delle disposizioni recate dalle quattro proposte di legge costituzionale. Nelle schede che seguono e nelle tabelle comparative che le accompagnano sono approfonditi alcuni tra gli aspetti di particolare rilievo dei testi in esame.

Per un puntuale raffronto tra le disposizioni delle tre proposte di legge costituzionale interamente sostitutive dello statuto e le disposizioni recate dalla Costituzione e dal vigente statuto di autonomia della Regione Friuli-Venezia Giulia, si rinvia al testo a fronte recato dal presente  dossier.

A.C. 519

La proposta di legge costituzionale A.C. 519 (approvata il 1° febbraio 2005 dal Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia) è composta da 83 articoli, suddivisi in undici titoli.

Prima dell’articolato è posto un preambolo, nel quale si afferma tra l’altro l’identità della Regione, richiamandone i peculiari caratteri storici e geografici e l’esperienza democratica.

Il Titolo I è dedicato agli elementi costitutivi della Regione (della quale nell’art. 1 è riportata la denominazione quadrilingue), affermando in particolare il principio di sussidiarietà istituzionale e sociale e l’ordinamento in Comuni, Province e Regione autonoma quali espressione del policentrismo regionale.

Nel Titolo II (Princìpi fondamentali) si riaffermano, declinandoli in riferimento ai compiti della Regione, alcuni princìpi in massima parte presenti, a volte in forma esplicita e con analoga formulazione testuale, nella Parte prima o tra i Princìpi fondamentali della Carta costituzionale. Tra questi i princìpi di parità sostanziale, di pari opportunità tra uomo e donna, il ripudio della guerra, l’accoglienza e l’integrazione degli stranieri regolarmente soggiornanti, la valorizzazione e la tutela delle minoranze linguistiche, la tutela il patrimonio storico e culturale e dell’ambiente, con particolare riguardo alla montagna, etc.

Il Titolo III tratta dei rapporti con l'Unione europea e dell’esercizio del “potere estero” della Regione. Con riguardo alla partecipazione alla “fase ascendente” della normativa comunitaria, si prevede tra l’altro che il Presidente della Regione partecipi al Consiglio dei ministri dell'Unione europea col rango di Ministro abilitato a rappresentare lo Stato, e prenda parte alle riunioni del Consiglio dei ministri della Repubblica quando si decide la posizione dell'Italia in relazione ad argomenti che abbiano un'incidenza diretta e rilevante sul territorio regionale. Si dà inoltre facoltà alla Regione di concludere accordi con Stati nelle materie in cui ha competenza legislativa e di partecipare alla formazione degli accordi internazionali di interesse regionale, con le modalità ed entro i limiti stabiliti dai decreti legislativi di attuazione dello Statuto.

Il Titolo IV disciplina l’ordinamento e le funzioni delle autonomie locali nella Regione. È rimessa tra l’altro alla legge regionale la disciplina delle elezioni degli organi degli enti locali e la definizione dei princìpi fondamentali in materia di ordinamento delle autonomie locali; è prevista e regolata la potestà regolamentare degli enti locali; sono sinteticamente individuate le funzioni di comuni, province, comunità montane e città metropolitane ed è previsto l’esercizio, da parte della Regione, del potere sostitutivo in caso di accertata e persistente inerzia degli enti locali. Un articolo (art. 25) è dedicato all’autonomia finanziaria di entrata e di spesa di tali enti. L’adozione di leggi regionali sui più rilevanti aspetti dell’autonomia locale è soggetta alla previa intesa con il Consiglio delle autonomie locali.

Il Titolo V disciplina gli organi della Regione, individuati nell'Assemblea legislativa regionale, nel Presidente della Regione e nella Giunta regionale.

È demandata ad una legge regionale statutaria (v. infra) la determinazione della forma di governo e la disciplina dei rapporti fra gli organi della Regione. Lo statuto vieta peraltro l’immediata rieleggibilità del Presidente della Regione (se eletto a suffragio universale e diretto) dopo il secondo mandato consecutivo, e detta princìpi e norme generali in ordine all’elezione, alla durata e alla composizione dell’Assemblea. Sono inoltre previste garanzie per le minoranze, inclusa l’adozione di uno “statuto dell’opposizione” nel regolamento dell’Assemblea. All'Assemblea legislativa regionale è attribuita capacità processuale davanti a ogni giurisdizione.

Il Titolo VI elenca e disciplina le fonti normative regionali, definendo tali:

§         lo Statuto e le leggi di revisione statutaria.

§         la legge regionale statutaria;

§         la legge regionale;

§         il referendum regionale;

§         il testo unico regionale;

§         il regolamento regionale.

Quanto alle modifiche allo statuto, se di iniziativa governativa o parlamentare se ne prevede l’approvazione previa intesa con l’assemblea legislativa regionale; la mancata intesa è superabile dalle Camere con voto a maggioranza qualificata (due terzi dei componenti). È prevista la possibilità di svolgimento di un referendum popolare in ambito regionale.

La legge regionale statutaria è approvata, nelle materie previste dallo statuto, a maggioranza assoluta dei componenti l’assemblea ed è soggetta ad eventuale referendum popolare.

I testi unici regionali sono approvati dalla Giunta su delega dell’assemblea legislativa regionale.

I referendum popolari possono assumere le forme del referendum abrogativo, propositivo e consultivo.

Il Titolo VII, definisce gli ambiti della potestà legislativa e regolamentare della Regione. Al fine di definire la competenza residuale di quest’ultima in tutte le materie non espressamente riservate allo Stato, il testo in esame reca un elenco (tassativo) di materie di competenza esclusiva statale, alternativo a quello di cui all’art. 117, secondo comma, Cost.. In aggiunta alla competenza (innominata) residuale, sono comunque elencate nel testo le materie riservate alla competenza esclusiva della Regione e quelle di competenza concorrente tra Stato e Regione. I decreti legislativi di attuazione dello statuto possono attribuire alla potestà legislativa della Regione ulteriori funzioni tra quelle riservate allo Stato; la Regione può inoltre emanare norme di attuazione e di integrazione delle leggi dello Stato. Disciplina inoltre i tempi e le modalità di adeguamento della legge regionale ai principi della legislazione statale.

Quanto al conferimento di funzioni amministrative ai diversi livelli di governo, sono richiamati i princìpi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione recati dall’art. 118 Cost.

Il testo reca inoltre le disposizioni generali sulla formazione delle leggi regionali e sul relativo controllo di costituzionalità.

Il Titolo VIII detta i princìpi dell’attività e dell’organizzazione dell’amministrazione regionale, recependo espressamente i princìpi, già assunti nell’ordinamento, di imparzialità, efficacia, efficienza, economicità e trasparenza, di partecipazione del cittadino e di “sussidiarietà orizzontale”.

È prevista l’istituzione, con legge regionale, del Consiglio regionale dell'economia, del lavoro e delle autonomie sociali (CRELAS) e si dispone in ordine al controllo della Corte dei conti sulla gestione dell'amministrazione regionale e degli enti strumentali.

Il Titolo IX (Finanze, demanio e patrimonio) stabilisce le linee generali dell’autonomia finanziaria di entrata e di spesa della Regione, la quale dispone di risorse proprie (tributi istituiti con legge regionale, canoni di concessione dei beni regionali, redditi derivanti dal patrimonio) e di quote fisse del gettito di tributi statali riscossi nel territorio della Regione. È consentito alla Regione, nei casi e nei modi previsti dai decreti legislativi di attuazione dello statuto, di modificare con legge gli elementi sostanziali e formali dei tributi statali il cui gettito è devoluto in tutto o in parte alla Regione, ferma restando l’entità dei proventi spettanti allo Stato.

Sono altresì individuati i beni facenti parte del demanio e del patrimonio regionale.

Il Titolo X reca norme sui rapporti della Regione con lo Stato e con le altre Regioni, espressamente ispirate ai princìpi della equiordinazione e della leale collaborazione. È tra l’altro istituita e disciplinata la Commissione paritetica per il coordinamento tra Stato e Regione autonoma, ed è rimessa ai decreti legislativi di attuazione dello statuto la definizione dei presupposti e delle modalità dell'esercizio del potere sostitutivo dello Stato.

Il Titolo XI reca infine le norme transitorie e finali. Tra queste, l’abrogazione del vigente statuto speciale (L.Cost. 2/2001), e la previsione che il nuovo statuto sia redatto nelle lingue italiana, friulana, slovena e tedesca, fermo restando che la versione in lingua italiana è quella ufficiale.

A.C. 840

La proposta di legge costituzionale A.C. 840 (on. Zeller ed altri) è composta da un solo articolo che novella il primo comma dell'art. 13 dello statuto speciale, in materia di elezione del Consiglio regionale, allo scopo di demandare espressamente alla legge regionale la determinazione del sistema elettorale, garantendo alla minoranza slovena il diritto a venire comunque rappresentata nel Consiglio regionale.

A.C. 1166

La proposta di legge costituzionale A.C. 1166 (on. Lenna ed altri), composta da 85 articoli, reca il testo di un nuovo statuto speciale, il cui impianto generale non si discosta molto da quella del sopra illustrato A.C. 519. Vi sono tuttavia numerose differenze testuali, tra le più rilevanti delle quali si possono segnalare:

§         l’assenza del preambolo

§         una formulazione in parte diversa del “catalogo” dei princìpi fondamentali (a mero titolo d’esempio, compare la proprietà privata mentre non è riprodotta la disposizione sul “ripudio della guerra”);

§         una disciplina in parte diversa delle funzioni dei diversi enti locali; in particolare, sono puntualmente elencate le funzioni delle province, e le leggi regionali in materia sono adottate previo parere (non intesa) del Consiglio delle autonomie locali;

§         non è prevista la capacità processuale dell’Assemblea legislativa regionale;

§         la legge regionale stabilisce il limite massimo dei mandati consecutivi all’Assemblea;

§         il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale e diretto; è peraltro attenuato il meccanismo del “simul stabunt, simul cadent”: solo un esplicito voto di sfiducia provoca lo scioglimento anticipato dell'Assemblea legislativa regionale. In tutti gli altri casi l'Assemblea procederà ad eleggere un nuovo Presidente su indicazione della maggioranza;

§         tra le fonti normative è previsto anche il decreto-legge regionale.

A.C. 1816

Il nuovo statuto speciale proposto dall’A.C. 1166 (on. Stucchi) è composto da 62 articoli, raccolti nei seguenti sette titoli:

§         Titolo I (Princìpi generali), nel quale si individuano i caratteri identitari e gli elementi costitutivi della Regione, le finalità generali che essa persegue (“in conformità alle proprie origini storiche e culturali cristiane e alle tradizioni di libertà, di scienza, di pensiero e di laicità delle istituzioni”) e i princìpi su cui si fonda;

§         Titolo II (Autonomia della Regione), nel quale si definiscono gli ambiti materiali della potestà legislativa (esclusiva, concorrente, attuativa e integrativa) della Regione, si disciplina la formazione delle leggi regionali e le forme di controllo, nonché la potestà regolamentare e si delimitano le funzioni amministrative alle sole “non conferibili agli enti locali in quanto attinenti alla sua organizzazione o ad esigenze di carattere unitario”. Il titolo reca inoltre le disposizioni sull’autonomia finanziaria della Regione, sul demanio e patrimonio della stessa, sui rapporti con lo Stato, le altre Regioni e l’Unione europea;

§         Titolo III (Organi della Regione e del sistema delle autonomie. Disposizioni generali), che tra l’altro individua contestualmente gli organi della Regione (Consiglio regionale, Presidente della Regione e Giunta regionale) e gli elementi del “sistema delle autonomie locali”: comuni singoli o associati, province e provincia metropolitana di Trieste. Il sistema per l’elezione del presidente della Regione, dei presidenti delle province, del consiglio regionale e dei consigli provinciali è rimesso ad una legge regionale statutaria, secondo criteri peraltro puntualmente indicati dallo statuto. Si prevede tra l’altro che il Consiglio regionale sia composto dai consiglieri provinciali che hanno ricevuto il maggiore numero di preferenze personali, che i consigli provinciali siano composti anche da rappresentanti degli enti locali (senza diritto di voto), e che il Presidente della Regione, i Presidenti delle province, i consiglieri regionali e i consiglieri provinciali siano eletti contemporaneamente e direttamente, con un'unica scheda elettorale. È inoltre rafforzato il ruolo del Consiglio delle autonomie locali;

§         Titolo IV (Organi della Regione) nel quale sono raccolte le disposizioni che definiscono composizione, funzioni e prerogative del Consiglio regionale e dei suoi membri, del Presidente della Regione e della Giunta regionale. È inoltre prevista l’istituzione di un Collegio di garanzia statutaria, con il compito di verificare la rispondenza allo statuto delle fonti normative regionali, e un Consiglio regionale dell'economia e del lavoro;

§         Titolo V (Sistema delle autonomie), che reca le norme generali sull’autonomia, anche finanziaria, degli enti locali, disciplina il Consiglio delle autonomie locali e istituisce la provincia metropolitana di Trieste;

§         Titolo VI (Istituti di partecipazione) disciplina l’iniziativa legislativa popolare, i potere di petizione, i referendum (abrogativi e consultivi);

§         Titolo VII (Norme transitorie), nel quale è altresì disciplinata la procedura per la revisione dello statuto: se di iniziativa governativa o parlamentare l’approvazione della relativa legge costituzionale richiede l’intesa con il Consiglio regionale, superabile dalle Camere a maggioranza di due terzi dei componenti, e contempla la possibilità di svolgimento di un referendum popolare in ambito regionale.


Motivi e obiettivi del nuovo statuto speciale

L’adeguamento dell’autonomia speciale alla riforma del Titolo V

Due sono le linee ispiratrici e due, per esse, gli intenti comuni e convergenti che connotano significativamente, al di là delle (relative) differenze di contenuto, le proposte di nuovo statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia all’esame del Parlamento:

§         in primo luogo la direttrice dell’ampliamento e del consolidamento dei poteri, orientata in particolare a dare attuazione all’articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. L’obiettivo è quello di tradurre in attribuzioni esplicite e certe la “clausola di migliore trattamento”, la cui applicazione è ora rimessa alla lettura datale dai legislatori statale e regionale e, per i casi di conflitto, dalla linea interpretativa dettata dalla Corte costituzionale[1].

§         di più lungo periodo e sicuramente più profondo è l’obiettivo della ricostituzione, o ricollocazione istituzionale (e costituzionale), della “specialità”, una condizione sempre più insidiata dall’innalzamento del grado di decentramento dei poteri all’intero sistema regionale, quale che sia il nomen che questo processo assume.

L’approdo, secondo quanto può desumersi dall’impianto generale dei progetti in esame, sembra essere quello di una (ri)definizione della specialità, caratterizzata dalla originarietà dei poteri statutari e dalla natura pattizia dell’atto che li riconosce.

 

Con la clausola di miglior trattamento “il legislatore costituzionale del 2001 ha [...] perseguito [...] l'obbiettivo di evitare che il rafforzamento del sistema delle autonomie delle Regioni ordinarie, attuato dalla riforma del titolo V, potesse determinare un divario rispetto a quelle Regioni che godono di forme e condizioni particolari di autonomia” (così, da ultimo, C. cost., sent. 370/2006). Il principio è affermato sin dai decreti delegati del 1972 e del 1976, anche quando quelli non contenevano una clausola espressa di estensione o di maggior favore.

La chiara affermazione del principio non dissolve tuttavia le incertezze che derivano, in primo luogo, dalla incoerenza che si è determinata fra la definizione e ripartizione delle potestà legislative poste nel nuovo testo dell’articolo 117 della Costituzione ed i cataloghi di limiti e materie contenuti negli statuti speciali. “Incoerenti” sono divenute anche altre disposizioni degli statuti speciali che trovavano riscontro nella precedente formulazione dell’articolo 118 e, a ben vedere, dell’articolo 114, se si ha riguardo alla potestà legislativa in materia di enti locali. Gli è per questo che Stato e Regioni a statuto speciale contendono su molti aspetti e conseguenze di quella clausola che, tuttavia, ha trovato attuazione e definizione in un’ampia giurisprudenza della Corte costituzionale.

Questa si ispira costantemente al principio sopra ricordato:

§         la clausola di migliore trattamento si applica con riferimento esclusivo al complesso delle potestà dell’ente Regione a statuto speciale o della provincia autonoma; la comparazione di vantaggio non può essere fatta perciò con riferimento all’ordinamento dei rispettivi enti locali, o di altro soggetto presente nell’ordinamento di quella Regione;

§         la nuova definizione (ripartizione) della potestà legislativa va interpretata come capace soltanto di “aggiungere” nuove o più ampie competenze a quelle già definite dagli statuti speciali senza che queste possano essere modificate o interpretate riduttivamente in forza del nuovo testo dell’articolo 117 Cost. o di altra disposizione recata dalla legge costituzionale n. 3 del 2001;

§         l’attribuzione allo Stato di una competenza esclusiva secondo il comma due dell’articolo 117, non revoca la medesima competenza, o parte di essa (oggetto o sub-materia), che lo statuto speciale e le norme di attuazione abbiano attribuito ad una Regione o provincia autonoma; né l’assenza nel nuovo articolo 117 Cost. di una materia (nomen materiae) che il precedente elenco dell’articolo 117 attribuiva alle Regioni a statuto ordinario pregiudica l’attribuzione e l’ampiezza di quella stessa materia presente nello statuto speciale[2];

§         le materie attribuite alla competenza regionale, sia essa residuale (o primaria) che concorrente, spettano alle Regioni a statuto speciale nella estensione nella quale sono definite per le Regioni a statuto ordinario se esse non sono già presenti nelle attribuzioni degli statuti speciali, o lo sono con una estensione minore.

 

Nei molti casi sottoposti al giudizio della Corte, questa è dunque andata definendo una serie di princìpi interpretativi che consentono di dirimere e sistematizzare molte delle questioni poste in questa fase “transitoria”; principi che – assunti dal legislatore intento alla riforma degli statuti speciali – potranno costituire il quadro di riferimento. Il che, peraltro, nella migliore interpretazione possibile, costituisce una razionalizzazione della “parificazione” (verso l’alto) delle autonomie speciali alle ordinarie. Per questo è possibile che i principi interpretativi elaborati dalla Corte per la fase transitoria (sino all’adeguamento degli statuti speciali) non siano ritenuti sufficienti alla (nuova) specialità. Come mostrano (e dimostrano) le definizioni ed i cataloghi di competenze presenti nelle proposte di statuto in esame, avanzate per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Le competenze ivi proposte vanno oltre il mero adeguamento, non essendo questo ritenuto sufficiente a connotare la specialità secondo la sua (nuova) natura (v. infra il paragrafo ed il testo a fronte relativo alle competenze).

Natura, origine e caratteristiche dell’ordinamento regionale

Le proposte di nuovo statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia assorbono integralmente i principi interpretativi utilizzati dalla giurisprudenza costituzionale e ridefiniscono sia la natura delle potestà legislative della Regione (esclusiva/primaria/residuale, concorrente, attuativa/integrativa) sia il catalogo delle materie, delle finalità e degli oggetti di quelle potestà. La formulazione e la sistematica di queste disposizioni rivendica (o, almeno, sembra rivendicare) quelle potestà a titolo originario, in taluni casi oltre la partizione e gli elenchi dell’articolo 117 Cost., come connotazione della specialità, la quale ri-definisce contestualmente – nello statuto speciale/patto costituzionale – l’ambito delle materie spettanti allo Stato.

Ed è questo il profilo in cui la ri-definizione delle prerogative costituzionali della Regione a statuto speciale incontra e rende concreta la seconda linea ispiratrice di queste proposte di statuto: la riaffermazione della specialità, come presenza costituzionale diversa non soltanto per ampiezza di contenuti entro l’assetto progressivamente federalista dello Stato, ma per origine e natura. Origine e natura che non derivano (o “non derivino”) da decentralizzazione e ri-allocazione dei poteri, ma sono riconosciute nel patto costituzionale come proprie della storia di quelle Regioni i cui statuti, per questa origine, si richiamano ai rispettivi “popoli”.

Tale novità assume aspetti formali significativi e tende a prefigurare effetti differenziali riconoscibili che siano tuttavia coerenti con la riaffermazione (solenne) della unitarietà e indivisibilità della Repubblica e con la supremazia della Costituzione.

Tuttavia, almeno sul piano formale, la coerenza fra contenuto e forma dei nuovi statuti speciali merita un supplemento di istruttoria per due delle principali novità che connotano questi testi:

§         la presenza del “preambolo”, che è premesso solennemente alla proposta del Consiglio regionale, è “presupposto” nell’A.C. 1166 (Lenna ed altri) ed è “trasfuso” in alcune delle disposizioni della proposta A.C. 1816 dell’on. Stucchi[3];

§         le numerose disposizioni (costituzionali) sui “principi fondamentali” e sui “diritti e doveri dei cittadini” che duplicano – con variazioni – molte delle parallele disposizioni della Costituzione.

Il Preambolo

Il Preambolo della proposta di legge A.C. 519 è affermazione identitaria della origine della Regione e della sua “legittimazione” nella storia e nella realtà attuale, intese entrambe come evoluzione in cui si riconoscono “i popoli” di quel territorio. A premessa e qualificazione di ogni parte del nuovo testo il Preambolo dichiara che “Il Friuli-Venezia Giulia […] adegua [esso adegua] con il nuovo Statuto di autonomia speciale il proprio assetto istituzionale […]”. Non meno identitarie sono, per altro, disposizioni quali il comma 2 dell’articolo 1 ed il comma 1 dell’articolo 3 della proposta di legge A.C. 1816.

 

La difficoltà anche formale di prefigurare il Preambolo come testo aggiunto esternamente alla legge costituzionale (o come testo dell’articolo 1[4]) giova ad evidenziare la sottesa questione costituzionale. Quale che sia la soluzione formale adottata, lo statuto manterrebbe la sua connotazione di atto identitario della comunità e della Assemblea regionale, che il Parlamento nazionale sarebbe chiamato ad approvare.

L’art. 116, primo comma, Cost., stabilisce che gli statuti speciali sono “adottati” con legge costituzionale; per alcuni dei loro aspetti i testi all’esame sembrerebbero invece prospettare la formula dell’“approvazione”, che ripeterebbe quanto avvenuto per il pre-costituzionale statuto siciliano: approvato con R.D.L.vo 455/1946 e convertito in legge costituzionale dalla L. cost. n. 2/1948. Già nello Statuto siciliano, peraltro, e di seguito negli altri statuti speciali il primo articolo di ciascuna legge costituzionale “costituisce” la Regione; nei testi in esame il Friuli-Venezia Giulia non è più “costituito in Regione autonoma”, ma “è Regione autonoma retta da statuto speciale”.

 

Per altro verso, come accennato, preambolo e disposizioni che affermano la natura originaria dell’Ente-Regione (dal suo popolo e dalla sua storia “riconosciuti” nella Costituzione della Repubblica) convivono con altre disposizioni (la parte maggiore) che in quegli stessi testi confermano, inequivocabilmente, la derivazione dello Statuto dalla Costituzione e la sovraordinazione dell’ordinamento nazionale a quello regionale.

 

L’aspetto meritevole di maggiore attenzione non concerne la “quantità” di poteri e prerogative che le tre proposte di statuto riconoscono alla Regione, ma il raccordo tra la linea ispiratrice che caratterizza lo statuto nelle tre proposte e la natura dell’atto costituzionale che ne è la fonte; se cioè i richiamati poteri derivano dalla legge costituzionale che adotta lo statuto, o se invece la legge costituzionale è soltanto l’atto che “riconosce” i poteri della Regione e ri-fonda la natura pattizia della sua autonomia[5]. La definizione di tale raccordo si riflette, ovviamente, sulla libertà con la quale il legislatore statutario (il Parlamento nazionale) può definire le “forme e condizioni particolari di autonomia” (secondo l’art. 116 Cost.) e sulla misura in cui esso resta dominus della futura modificabilità di quegli statuti, contenendo la loro asserita “natura pattizia” entro aspetti e poteri soltanto procedimentali.

 

Il diritto positivo vigente non consente dubbi in proposito: lo statuto speciale è atto del Parlamento nazionale che ne determina il contenuto senza vincolo formale alcuno. Il che, ovviamente, non disconosce che gli statuti speciali vigenti sono frutto di vicende particolarmente complesse che hanno condizionato – se non direttamente determinato – il loro contenuto.

Consultazioni e convergenze con ciascuna Regione e con i suoi organi politici sono anche all’origine delle modifiche apportate agli statuti nel tempo sia con legge costituzionale, sia con legge ordinaria quando – ripetutamente – sono state modificate le disposizioni finanziarie. In altri casi il Parlamento nazionale ha tradotto in legge costituzionale le proposte presentate dalla Regione. Vi è dunque ragione per richiamarsi ad una prassi di modificazioni “pattizie” nella sostanza o forse, più esattamente,  di modificazioni concertate. Ed è per darvi un riscontro formale che la legge costituzionale n. 2 del 2001 ha esteso a tutti gli statuti speciali l’obbligo di informare e consultare le Regioni prima di procedere a modifiche dello statuto ed ha cancellato la possibilità di svolgere su quelle leggi il referendum nazionale previsto dall’articolo 138 Cost.

Il nodo della questione è però se sotto questo assetto formale la rivendicazione della natura “pattizia” degli statuti speciali abbia determinato un nuovo regime giuridico sostanziale che non riconosce (più) al Parlamento nazionale il potere di modificare gli statuti speciali senza l’assenso della Regione o provincia autonoma interessata. E se questo “regime giuridico sostanziale” debba divenire oggi un regime giuridico formale[6].

Le proposte A.C. 519, A.C. 1166 e A.C. 1816 (le prime due all’art. 48, la terza all’art. 61) configurano la legge di revisione statutaria come legge costituzionale la cui emanazione è condizionata dall’intervento della Regione interessata ed il cui contenuto è frutto dell’intesa fra Stato e Regione (nella relativa procedura può altresì inserirsi un referendum popolare su base regionale, con efficacia confermativa). Esse confermano tuttavia al Parlamento nazionale la facoltà di adottare la legge anche quando non vi sia l’intesa della Regione, se pure decidendo con una maggioranza qualificata.

Quest’ultimo caso resta invece non definito nel testo unificato delle proposte di legge costituzionale A.C. 203 e abb. licenziato per l’Assemblea dalla I Commissione della camera nella seduta del 5 luglio 2007. Esso, nel ridefinire la procedura generale di revisione degli statuti speciali (attraverso modifiche puntuali a ciascuno dei cinque statuti) prevede l’intesa con la Regione – che il Consiglio regionale può peraltro negare solo con deliberazione adottata a maggioranza qualificata – e dispone che il Parlamento possa decidere anche in assenza di intesa se il Consiglio regionale non si esprime entro tre mesi.

I princìpi fondamentali dello statuto speciale

Alla luce di quanto detto andrebbe altresì valutata la particolarità degli statuti oggetto delle proposte in esame, nei quali – analogamente a quanto dispone la Costituzione nella prima parte del suo articolato – si definiscono e proclamano i princìpi fondamentali ai quali la Regione conforma la propria azione e diritti fondamentali che essa assicura ai propri cittadini[7].

 

Il testo a fronte riportato nella tabella comparativa n. 1, posta in calce alla presente scheda di lettura, mostra le consonanze e le accentuazioni che le proposte di legge costituzionale hanno con le disposizioni parallele della Costituzione. Oltre all’identità e agli elementi costitutivi della Regione, quelle disposizioni concernono taluni dei diritti fondamentali, sia civili sia sociali. Un elenco riassuntivo comprende:

§         il principio di uguaglianza sostanziale (Cost. art. 3, co. 2°), declinato come compito comune alla Regione, alle province ed ai comuni e (A.C. 1816, art. 3, co. 1) connesso alla realizzazione dei principi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e rispetto dei diritti umani;

§         la promozione delle pari opportunità uomo-donna (Cost. art. 51);

§         il principio di accoglienza e integrazione degli stranieri, come specificazione dei diritti inviolabili dell’uomo (Cost. art. 2);

§         il ripudio della guerra e le azioni a sostegno della cooperazione internazionale (Cost. art. 11);

§         il diritto alla libertà religiosa (Cost. art. 8), e la valorizzazione del ruolo delle confessioni religiose;

§         il riconoscimento della proprietà privata e la definizione dei limiti che si possono imporre a tale diritto (Cost. art. 42, co. 2°), ma anche le specificazioni sulla protezione del diritto di impresa, e la promozione dello sviluppo economico;

§         la tutela del patrimonio naturale e ambientale, e del patrimonio culturale storico e artistico, specificate entrambi implementando l’essenziale formula dell’articolo 9, co. 2°, della Costituzione sul “paesaggio” e sul patrimonio storico e artistico della Nazione;

§         il diritto alla salute, alla sicurezza e dignità sul lavoro, alla protezione sociale, quasi connessi in un’unica sfera protettiva, a garanzia di riconoscimento e protezione più integrate ed efficaci;

§         i diritti dei minori e la valorizzazione del ruolo della famiglia (Cost. art. 29 e art. 31);

§         la libertà di studio, l’accesso all’istruzione pubblica e privata, la promozione della formazione permanente (Cost. art. 33);

§         il diritto all’informazione (Cost. art. 21);

§         il riconoscimento e la tutela delle minoranze linguistiche e, in particolare, le garanzie assicurate alla minoranza nazionale slovena e all’uso della lingua friulana, della lingua slovena e della lingua tedesca;

§         la particolare definizione e ampiezza del principio della sussidiarietà sociale e della sussidiarietà istituzionale che informano l’organizzazione e l’attività di Regione, province e comuni.

Queste enunciazioni non sono formulate in termini di riconoscimento o di attribuzione di diritti ai cittadini, o a quanti si trovino nel territorio della Regione; si potrebbe dunque affermare che, secondo una interpretazione restrittiva, esse stabiliscono soltanto i principi ispiratori e gli indirizzi programmatici della azione regionale senza, dunque, entrare in competizione con le analoghe enunciazioni recate dalla Carta costituzionale. Tuttavia, proprio nel loro essere principi ispiratori e indirizzi programmatici, esse enunciano anche il fondamento dei poteri della Regione concorrendo pertanto nella definizione dei diritti che gli sono corrispettivi.

È di tutta evidenza che tali disposizioni, scritte in uno statuto speciale, recano norme di rango costituzionale sorrette dal principio di eccezione posto dall’art. 116, co. 1°, Cost.; esse rendono perciò inevitabile il problema del loro rapporto con le analoghe enunciazioni della Costituzione.

In particolare, se esse trovano fondamento nelle “forme e condizioni particolari di autonomia” di cui parla l’art. 116, ne potrebbe derivare che:

§         nella Regione potrebbe ritenersi stabilito un diritto costituzionale “speciale”, almeno per quanto di quelle disposizioni non sia interpretabile come totalmente ed immediatamente coincidente con quanto stabilito dalla Costituzione nazionale;

§         potrebbe stabilirsi – di conseguenza – una qualche antinomia tra il compito attribuito alla Regione di garantire e promuovere quei diritti “speciali” e le limitazioni di potestà e competenze regionali che dovessero risultare dalla restante parte dello Statuto.

Questa medesima questione si è posta – pur con minore intensità – con riguardo ai nuovi statuti di alcune Regioni ordinarie: in tali occasioni la Corte costituzionale non ha avuto esitazioni nel dichiarare le disposizioni statutarie “prive di efficacia giuridica”, richiamandosi per questo a quanto aveva già stabilito per disposizioni di minore portata presenti negli statuti ordinari del 1972.

 

Vale in proposito la decisione assunta sul nuovo statuto toscano (sent. 372/2004), del tutto analoga a quella resa sullo statuto della Regione Emilia-Romagna (sent. 379/2004): “[...] appare necessario innanzi tutto precisare la natura e la portata di queste proposizioni. Al riguardo va ricordato che negli statuti regionali entrati in vigore nel 1971 –ivi compreso quello della Toscana – si rinvengono assai spesso indicazioni di obiettivi prioritari dell'attività regionale ed anche in quel tempo si posero problemi di costituzionalità di tali indicazioni, sotto il profilo della competenza della fonte statutaria ad incidere su materie anche eccedenti la sfera di attribuzione regionale. Al riguardo, dopo avere riconosciuto la possibilità di distinguere tra un contenuto ‘necessario’ ed un contenuto ‘eventuale’ dello statuto (cfr. sentenza n. 40 del 1972), si è ritenuto che la formulazione di proposizioni statutarie del tipo predetto avesse principalmente la funzione di legittimare la Regione come ente esponenziale della collettività regionale e del complesso dei relativi interessi ed aspettative. Tali interessi possono essere adeguatamente perseguiti non soltanto attraverso l'esercizio della competenza legislativa ed amministrativa, ma anche avvalendosi dei vari poteri, conferiti alla Regione stessa dalla Costituzione e da leggi statali, di iniziativa, di partecipazione, di consultazione, di proposta, e così via, esercitabili, in via formale ed informale, al fine di ottenere il migliore soddisfacimento delle esigenze della collettività stessa. In questo senso si è espressa questa Corte, affermando che l'adempimento di una serie di compiti fondamentali ‘legittima, dunque, una presenza politica della Regione, in rapporto allo Stato o anche ad altre Regioni, riguardo a tutte le questioni di interesse della comunità regionale, anche se queste sorgono in settori estranei alle singole materie indicate nell'art. 117 Cost. e si proiettano al di là dei confini territoriali della Regione medesima’ (sentenza n. 829 del 1988).

Il ruolo delle Regioni di rappresentanza generale degli interessi delle rispettive collettività, riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale e dalla prevalente dottrina -e, per quanto riguarda la Regione Toscana, dall'art. 1 dello statuto in esame- è dunque rilevante, anche nel momento presente, ai fini ‘dell'esistenza, accanto ai contenuti necessari degli statuti regionali, di altri possibili contenuti, sia che risultino ricognitivi delle funzioni e dei compiti della Regione, sia che indichino aree di prioritario intervento politico o legislativo’ (sentenza n. 2 del 2004); contenuti che talora si esprimono attraverso proclamazioni di finalità da perseguire. Ma la citata sentenza ha rilevato come sia opinabile la ‘misura dell'efficacia giuridica’ di tali proclamazioni; tale dubbio va sciolto considerando che alle enunciazioni in esame, anche se materialmente inserite in un atto-fonte, non può essere riconosciuta alcuna efficacia giuridica, collocandosi esse precipuamente sul piano dei convincimenti espressivi delle diverse sensibilità politiche presenti nella comunità regionale al momento dell'approvazione dello statuto, come, del resto, sostanzialmente riconosce la risoluzione n. 51 del Consiglio regionale della Toscana, deliberata contestualmente all'approvazione definitiva dello statuto.

 

D'altra parte, tali proclamazioni di obiettivi e di impegni non possono certo essere assimilate alle c.d. norme programmatiche della Costituzione, alle quali, per il loro valore di principio, sono stati generalmente riconosciuti non solo un valore programmatico nei confronti della futura disciplina legislativa, ma soprattutto una funzione di integrazione e di interpretazione delle norme vigenti. Qui però non siamo in presenza di Carte costituzionali, ma solo di fonti regionali ‘a competenza riservata e specializzata’, cioè di statuti di autonomia, i quali, anche se costituzionalmente garantiti, debbono comunque ‘essere in armonia con i precetti ed i principi tutti ricavabili dalla Costituzione’ (sentenza n. 196 del 2003).

Se dunque si accolgono le premesse già formulate sul carattere non prescrittivo e non vincolante delle enunciazioni statutarie di questo tipo, ne deriva che esse esplicano una funzione, per così dire, di natura culturale o anche politica, ma certo non normativa”.

Quelle disposizioni – dice la Corte – non comportano alcuna violazione, né alcuna rivendicazione di competenze costituzionalmente attribuite allo Stato e per questo esse possono restare nello statuto; con il che dichiara inammissibili le questioni di costituzionalità sollevate dallo Stato.

Per una analoga “decisione di irrilevanza” di disposizioni contenute in uno statuto speciale l’argomentazione dovrebbe però dar conto anche dei limiti entro cui la legge costituzionale può decidere sulle “forme e condizioni particolari di autonomia” di cui parla l’articolo 116 Cost..

Identità ed elementi costitutivi della Regione

Si è rilevato avanti come le tre proposte di statuto prevedono di abbandonare la formula usata dall’attuale statuto speciale secondo il quale il Friuli-Venezia Giulia “è costituito in Regione autonoma” e fondano la nuova autonomia sulla realtà da cui parte il nuovo statuto: “Il Friuli-Venezia Giulia è Regione autonoma [...]” o, con maggiore accentuazione autonomistica, “Il Friuli-Venezia Giulia esercita e valorizza la propria autonomia [...]” (A.C. 1816) che, corrispettivamente, dichiara la Regione costituita “dalle comunità e dal suo territorio”.

Della realtà su cui fonda il nuovo statuto fanno parte, con diversa accentuazione, “l’unità e l’indivisibilità della Repubblica italiana” per le proposte C. 519 e C. 1166 e “i principi democratici della Repubblica” per la proposta C. 1816; lo statuto speciale nasce inoltre “nell’ambito dell’Unione europea”, o “nel quadro dei principi di adesione e di sostegno dell’Unione europea” (A.C. 1816) e la Regione esercita la propria autonomia, i propri poteri e le proprie funzioni “secondo i principi fissati dalla Costituzione”, o “in conformità alla Costituzione”, “nel rispetto dell’ordinamento comunitario”. Ambiti e contesto della autonomia speciale restano perciò quelli che sino ad oggi sono stati indicati dalla giurisprudenza costituzionale e dalla dottrina che – salvo rari dissensi – ne ha condiviso le scelte.

Entro questa prospettiva consolidata e inderogabile le proposte all’esame pongono però alcuni aspetti che connotano più fortemente le ragioni dell’autonomia della Regione, sia nei suoi elementi costitutivi, sia nelle funzioni che ad essa fanno capo.

Così è, per gli elementi costitutivi della Regione, il riferimento a “l’autogoverno del popolo giuliano e del popolo friulano” che ricorre nell’art. 1, co. 2, della proposta A.C. 1816, e il richiamo alle due comunità, diverse per “peculiarità storiche, culturali e linguistiche”, presente nella proposta A.C. 519, la natura policentrica di quel territorio e di quelle comunità, la compresenza di quattro lingue, espressione delle quattro origini della popolazione, la bandiera regionale che si aggiunge al gonfalone già in uso.

 

Quanto alle funzioni, sono emblematiche l’ampia definizione del “potere estero” della Regione, esteso sino alla partecipazione del Presidente della Regione al Consiglio dei ministri dell’Unione europea “con il rango di ministro abilitato a rappresentare lo Stato”, il “prosciugamento” delle materie riservate alla legislazione esclusiva dello Stato, la connotazione dei “rapporti con lo Stato” definiti come “rapporti paritari”.


Tabella comparativa n. 1

PREAMBOLO

A.C. 519
(Consiglio FVG)

 

IL FRIULI VENEZIA GIULIA,

MEMORE delle proprie origini che, nel segno di Aquileia, indicarono nell'unione di popoli e territori diversi il suo particolare cammino;

FORTE della consolidata esperienza democratica che, onorando l'autonomia speciale concessa, gli ha consentito di superare l'emarginazione sociale, le grandi migrazioni e gli eventi sismici;

AFFERMA la propria identità e il solenne impegno a valorizzare le diverse culture e lingue del proprio territorio che gli conferiscono peculiarità e ricchezza;

DIVENUTO da terra di confine luogo di incontro e di scambio, spazio aperto all'Europa di oggi e di domani e passaggio verso l'area mediterranea, riafferma la volontà di perseguire, in armonia con i principi della Costituzione europea e della Costituzione della Repubblica italiana, il dialogo e la collaborazione con gli Stati e le Regioni contermini, con le comunità di corregionali all'estero e con le minoranze presenti in Regione, nel segno della pace, della reciproca tolleranza e della convivenza;

ADEGUA, all'indomani di una tappa storica nell'irreversibile percorso di unificazione europea, con il nuovo Statuto di autonomia speciale il proprio assetto istituzionale alle mutate condizioni sociali, politiche ed economiche nazionali e internazionali, al termine di un ampio coinvolgimento nel dibattito dei soggetti rappresentativi della comunità regionale.

 

 

 

A.C. 519
(Consiglio FVG)

A.C. 1166
(Lenna ed altri)

A.C. 1816
(Stucchi)

Costituzione/
Statuto vigente

ELEMENTI COSTITUTIVI

Art. 1 co. 1

Art. 1 co. 1

Art. 1 co. 1, 2

Cost., art. 116 co. 1

1. Il Friuli-Venezia Giulia - Friûl Vignesie Julie - Furlanija Julijska Krajina - Friaul Julisch Venetien è Regione autonoma, retta da Statuto speciale, nell'unità e indivisibilità della Repubblica italiana e nell'ambito dell'Unione europea; esercita i propri poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione, dal presente Statuto e nel rispetto dell'ordinamento comunitario.

1. Il Friuli-Venezia Giulia è Regione autonoma retta da uno Statuto speciale, nell'unità e nell'indivisibilità della Repubblica e nell'ambito dell'Unione europea; esercita propri poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione e dal presente Statuto e nel rispetto dell'ordinamento comunitario.

1. Il Friuli-Venezia Giulia esercita e valorizza la propria autonomia in conformità alla Costituzione nel quadro dei princìpi di adesione e di sostegno all'Unione europea, sulla base dei princìpi democratici della Repubblica e della salvaguardia delle proprie specialità culturali e linguistiche.

2. L'autogoverno del popolo friulano e del popolo giuliano è attuato in forme rispondenti alle caratteristiche delle loro identità, storia e tradizioni, nel rispetto delle minoranze storiche.

Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

 

Statuto, art. 1

Il Friuli-Venezia Giulia è costituito in Regione autonoma, fornita di personalità giuridica, entro l'unità della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione, secondo il presente Statuto.

Art. 1 co. 2

Art. 1 co. 2

Art. 3 co. 2

Cost., art. 5

2. Il Friuli-Venezia Giulia si ispira ai principi di sussidiarietà istituzionale e sociale ed è ordinato in Comuni, Province e Regione autonoma quali espressione del suo policentrismo.

2. Il Friuli-Venezia Giulia attua princìpi di sussidiarietà istituzionale e sociale.

2. La Regione si fonda sui princìpi di autonomia, sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e sul metodo della programmazione.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 1 co. 3

Art. 1 co. 3

 

 

3. È compito dei Comuni, delle Province e della Regione autonoma perseguire la coesione politica, sociale, economica e territoriale del Friuli-Venezia Giulia, rispettando e valorizzando le peculiarità storiche, culturali e linguistiche proprie del Friuli, della Venezia Giulia e comunque di tutti i territori compresi nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

3. È compito inderogabile dei comuni, delle province, delle città metropolitane e della Regione autonoma perseguire la coesione politica, sociale, economica e territoriale del Friuli-Venezia Giulia, rispettando e valorizzando le peculiarità territoriali, storiche, culturali e linguistiche proprie del territorio regionale.

 

 

Art. 2 co. 1

Art. 2 co. 1

Art. 2 co. 1

Statuto, art. 2 co. 1

1. Il Friuli-Venezia Giulia comprende i territori delle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

1. Il Friuli-Venezia Giulia comprende i territori delle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine ed è ordinato in comuni, province, città metropolitane e Regione autonoma.

1. La Regione Friuli-Venezia Giulia, di seguito denominata “Regione”, è costituita dalle comunità e dal suo territorio, suddiviso in comuni, nelle province di Udine, di Pordenone e di Gorizia e nella provincia metropolitana di Trieste di cui all'articolo 50.

La Regione comprende i territori delle attuali province di Gorizia e di Udine e dei comuni di Trieste, Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorlígo della Valle e Sgònico.

Art. 2 co. 2

Art. 2 co. 2

 

Cost., art. 132 co. 2

2. I confini della Regione possono essere modificati ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione.

2. Con legge della Repubblica possono essere modificati i confini della Regione autonoma, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione.

 

Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.

Art. 2 co. 3

Art. 2 co. 4

Art. 56

Statuto, art. 2 co. 2

3. La Regione ha per capoluogo la città di Trieste.

4. La Regione autonoma ha per capoluogo Trieste; la legge regionale statutaria ne disciplina particolari forme di autonomia.

1. Il capoluogo della Regione può essere individuato con legge regionale, su iniziativa di 50.000 elettori e previa consultazione referendaria dell'intera popolazione regionale.

2. La consultazione di cui al comma 1 ha esito positivo se la proposta oggetto del referendum è accolta dalla maggioranza degli aventi diritto al voto.

3. Le modalità e le procedure per lo svolgimento del referendum sono disciplinate dalla legge regionale statutaria.

4. Fino alla data di entrata in vigore della legge regionale di cui al comma 1, capoluogo della Regione rimane Trieste.

La Regione ha per capoluogo la città di Trieste.

Art. 2 co. 4

Art. 2 co. 3

 

 

4. La legge regionale, approvata previa intesa con il Consiglio delle autonomie locali, espressa nelle forme e con gli effetti previsti dalla legge regionale statutaria, disciplina forme particolari di autonomia amministrativa e di coordinamento per gli enti locali territoriali.

3. La legge regionale statutaria disciplina forme differenziate di autonomia amministrativa e di coordinamento delle province.

 

 

Art. 3 co. 1

Art. 3 co. 1

Art. 2 co. 2

Statuto, art. 2 co. 3

1. Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione ha una propria bandiera, un gonfalone e uno stemma, approvati con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione dell'Assemblea legislativa regionale.

1. Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione autonoma ha uno stemma, un gonfalone e una bandiera, stabiliti con legge regionale, che riportano in sintesi grafica un'aquila d'oro al volo spiegato afferrante con gli artigli una corona turrita d'argento.

2. La Regione ha bandiera, gonfalone e stemma stabiliti con legge regionale.

Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione ha un proprio gonfalone ed uno stemma approvato con decreto del Presidente della Repubblica.

Art. 3 co. 2

Art. 3 co. 2

 

 

2. La Regione, con propria legge, può altresì disciplinare l'uso pubblico delle bandiere tradizionali dei gruppi linguistici storici del Friuli-Venezia Giulia.

2. La legge regionale disciplina l'uso pubblico delle bandiere tradizionali dei gruppi linguistici storici della Regione autonoma.

 

 

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 4 co. 1

Art. 4 co. 2

Art. 3 co. 1

Cost., art. 3 co. 2

1. È compito della Regione, delle Province e dei Comuni rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale che impedisca il pieno sviluppo della persona e l'eguaglianza nel godimento dei diritti.

2. È compito della Regione autonoma, delle città metropolitane, delle province e dei comuni rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale che di fatto impedisce il pieno sviluppo della persona e l'eguaglianza nel godimento dei diritti.

1. La Regione, in conformità alle proprie origini storiche e culturali cristiane e alle tradizioni di libertà, di scienza, di pensiero e di laicità delle istituzioni, opera al fine di realizzare il pieno sviluppo della persona e dei princìpi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4 co. 2, 3

Art. 4 co. 3

Art. 4 co. 1 lett. e)

Cost., art. 51

2. Il Friuli-Venezia Giulia promuove il diritto alle pari opportunità fra uomo e donna in ogni campo della vita sociale, economica e politica e in particolare nell'accesso, a tutti i livelli, alle cariche elettive e di nomina pubblica.

3. Il Friuli-Venezia Giulia, perseguendo l'obiettivo della pari rappresentanza dei generi, promuove l'iniziativa di proprie leggi, volte a garantire condizioni di miglior equilibrio tra uomo e donna e informate ai princìpi e alle disposizioni della normativa statale e comunitaria più favorevoli in materia.

3. La Regione autonoma, le città metropolitane, le province e i comuni tutelano il diritto alle pari opportunità fra uomo e donna in ogni campo della vita sociale, economica e politica e in particolare nell'accesso alle cariche elettive.

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

e) il diritto alle pari opportunità;

(…)

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

 

Cost., art. 117 co. 7

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

 

Statuto, art. 12 co. 2

In armonia con la Costituzione e i princìpi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con l'osservanza di quanto disposto dal presente Titolo, la legge regionale, approvata dal Consiglio regionale con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, determina la forma di governo della Regione e, specificatamente, le modalità di elezione del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e degli assessori, i rapporti tra gli organi della Regione, la presentazione e l'approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le predette cariche, nonché l'esercizio del diritto di iniziativa popolare delle leggi regionali e la disciplina del referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali.

(…)

Art. 4 co. 4

 

 

Cost., art. 11

4. Il Friuli-Venezia Giulia persegue una politica di pace e di dialogo con tutti i popoli; promuove la cooperazione internazionale; ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; sostiene i processi di moratoria delle armi di distruzione di massa.

 

 

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 4 co. 5

 

 

 

5. Il Friuli-Venezia Giulia ispira la propria azione ai princìpi di accoglienza e di integrazione degli stranieri regolarmente soggiornanti che risiedono nel suo territorio.

 

 

 

 

Art. 4 co. 1

 

Cost., art. 2

 

1. Il Friuli-Venezia Giulia riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo e riconosce e garantisce parità di diritti e di trattamento ai cittadini.

 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

Art. 4 co. 4

 

Cost., art. 8

 

4. La Regione autonoma, le città metropolitane, le province e i comuni valorizzano il ruolo delle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato accordi al fine di perseguire il bene della comunità.

 

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

 

Art. 5

 

Cost., art. 42 co. 2

 

1. La proprietà privata è riconosciuta e garantita e può essere limitata solo nei casi previsti espressamente dalla legge.

 

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

Art. 5, co. 1-3

Art. 6 co. 1

Art. 4 co 1 lett. h)

Cost., art. 6

1. Il Friuli-Venezia Giulia valorizza la diversità linguistica come patrimonio comune di tutti i suoi cittadini.

2. La Regione riconosce e tutela con propri atti i diritti di quanti appartengono alla minoranza nazionale slovena e promuove altresì la lingua friulana, la lingua slovena e la lingua tedesca.

3. La Regione provvede con specifiche norme a promuovere l'uso delle lingue di cui al comma 2 nei vari contesti sociali e a valorizzare le culture delle minoranze storiche.

1. La Regione autonoma riconosce e tutela con proprie leggi le lingue e le culture friulana, slovena e tedesca storicamente proprie del suo territorio.

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

h) i diritti di quanti appartengono alle minoranze linguistiche riconosciute ai sensi delle leggi statali, promuovendo la lingua friulana e le altre lingue regionali storiche del territorio regionale;

(…)

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

 

Statuto, art. 3

Nella Regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali.

Art. 5 co. 4

Art. 6 co. 2

 

 

4. La Regione promuove iniziative a favore degli italiani residenti nelle Repubbliche di Slovenia e Croazia; può estendere loro i benefìci previsti dalla propria legislazione nel rispetto degli accordi internazionali.

2. La Regione autonoma promuove iniziative a favore delle comunità italiane autoctone della Slovenia e della Croazia. Può estendere agli italiani ivi residenti i benefìci previsti dalla propria legislazione nel rispetto degli accordi internazionali.

 

 

Art. 5 co. 5

Art. 6 co. 3

 

 

5. La Regione riconosce i corregionali all'estero quale componente fondamentale del Friuli-Venezia Giulia, promuove iniziative volte al mantenimento e allo sviluppo dei legami culturali, sociali ed economici con la terra d'origine, favorisce la loro partecipazione attiva alla vita della comunità regionale e agevola il loro eventuale rientro. A tal fine la legge regionale istituisce e disciplina un organo di rappresentanza dei corregionali all' estero.

3. La Regione autonoma riconosce i corregionali all'estero quale componente fondamentale della comunità regionale e promuove iniziative volte a mantenere i legami linguistici, culturali, sociali ed economici con gli stessi.

 

 

Art. 6

Art. 7

Art. 4 co. 1 lett. l)

Cost., art. 9 co. 2

1. Il Friuli-Venezia Giulia promuove e tutela il patrimonio storico e culturale delle comunità presenti nel territorio regionale, ivi comprese quelle di origine istriana, fiumana e dalmata.

1. Il Friuli-Venezia Giulia promuove la tutela delle tradizioni storiche e culturali delle popolazioni di origine istriana, fiumana e dalmata e delle altre popolazioni residenti nel territorio regionale.

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

l) la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico nonché delle tradizioni culturali proprie delle comunità storicamente residenti nel territorio regionale;

(…)

[La Repubblica]

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 7

 

 

 

1. Il Friuli-Venezia Giulia tutela e valorizza il territorio montano quale patrimonio della comunità regionale, perseguendo e sostenendo, in particolare, lo sviluppo economico e sociale di tali aree.

 

 

 

Art. 8

Art. 8

Art. 4 co. 1 lett. m)

Cost., art. 9 co. 2

1. Il Friuli-Venezia Giulia tutela l'ambiente quale bene comune, preserva la biodiversità e persegue il miglioramento del patrimonio naturale e ambientale anche a favore delle generazioni future.

2. Il Friuli-Venezia Giulia cura e valorizza l'elevata naturalità dell'ambiente montano.

3. Il Friuli-Venezia Giulia promuove la cultura del rispetto per gli animali.

1. Il Friuli-Venezia Giulia tutela l'ambiente, quale patrimonio della comunità, e persegue il miglioramento del patrimonio naturalistico e ambientale anche a favore delle generazioni future.

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

m) la tutela dell'ambiente quale patrimonio comune;

(…)

[La Repubblica]

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 9

 

Art. 4 co. 1 lett. b), c)

Cost., art. 32 co. 1

1. Il Friuli-Venezia Giulia assicura a tutti il diritto alla salute, alla sicurezza sul lavoro, alla dignità del lavoratore e alla protezione sociale.

2. Il Friuli-Venezia Giulia tutela l'infanzia e promuove la crescita e la partecipazione attiva nella società degli adolescenti e delle giovani generazioni.

3. Il Friuli-Venezia Giulia assicura il carattere universalistico delle garanzie sociali, condizioni di effettiva vita indipendente e cittadinanza attiva indipendentemente da disabilità, sesso, età, religione e orientamento sessuale.

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

b) il diritto al lavoro e alla sicurezza nei luoghi di lavoro;

c) il diritto alla salute e all'assistenza sociale;

(…)

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

 

Cost., art. 35

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

 

Cost., art. 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi, adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L'assistenza privata è libera.

Art. 10

Art. 9 co. 2

Art. 3 co. 4

Cost., art. 118 co. 4

1. Il Friuli-Venezia Giulia riconosce e assicura, sulla base del principio di sussidiarietà, anche attraverso misure tributarie e fiscali, l'autonoma iniziativa delle persone, delle famiglie e delle formazioni sociali per lo svolgimento di attività di interesse generale. A tal fine, in particolare, incentiva l'associazionismo e favorisce la diffusione del volontariato.

2. La Regione autonoma riconosce e assicura, sulla base del principio di sussidiarietà, anche attraverso misure fiscali, l'autonoma iniziativa delle persone, delle famiglie e delle formazioni sociali per lo svolgimento di attività di interesse generale. A tale fine incentiva l'associazionismo e favorisce in particolare la diffusione delle organizzazioni di volontariato e dell'associazionismo familiare.

4. La Regione riconosce e favorisce le formazioni sociali e l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

 

Art. 4 co. 1 lett. g)

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

g) la promozione dell'associazionismo e del volontariato;

(…)

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà

Art. 11

Art. 10

Art. 3 co. 2

Cost., art. 5

1. La Regione impronta la sua attività ai princìpi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; promuove l'integrazione tra i livelli istituzionali, sulla base dei princìpi di leale collaborazione e di responsabilità.

1. La Regione autonoma impronta la sua attività ai princìpi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; promuove l'integrazione tra i livelli istituzionali, sulla base dei princìpi di leale collaborazione e di responsabilità.

2. La Regione si fonda sui princìpi di autonomia, sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e sul metodo della programmazione.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

 

Cost., art. 118 co. 1

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

 

 

Art. 3 co. 3

 

 

 

3. La Regione attua il decentramento delle funzioni amministrative che non richiedono l'esercizio unitario a livello regionale, esercitando la potestà legislativa e i compiti di indirizzo, coordinamento, controllo e vigilanza nonché promuovendo la partecipazione degli enti locali a tali funzioni.

 

Art. 12

Art. 11

 

 

1. Il Friuli-Venezia Giulia valorizza le autonomie funzionali e ne favorisce l'attività e la collaborazione con le autonomie locali.

1. La Regione autonoma valorizza le autonomie funzionali.

 

 

Art. 13

Art. 12

 

 

1. La Regione promuove il pluralismo, anche linguistico, dell'informazione e della comunicazione e la più ampia diffusione delle informazioni; riconosce e favorisce il diritto all'informazione sull'attività legislativa e amministrativa.

2. La Regione valorizza le associazioni e le organizzazioni che rappresentano interessi collettivi e ne favorisce il ruolo anche mediante appropriate forme di consultazione, rappresentanza, concertazione e negoziazione.

3. Qualunque soggetto a cui possa derivare un pregiudizio da un atto regionale, ha facoltà di intervenire nel procedimento di formazione dello stesso, secondo le modalità stabilite dalle leggi regionali.

4. La Regione riconosce e garantisce a tutti coloro che risiedono in un Comune del territorio regionale i diritti di partecipazione contemplati dallo Statuto e dalle leggi regionali.

1. La Regione autonoma promuove il pluralismo dell'informazione e della comunicazione e assicura la più ampia diffusione delle informazioni; riconosce, favorisce e promuove il diritto dei residenti all'informazione sull'attività legislativa e amministrativa.

2. La Regione autonoma attua appropriate forme di consultazione, di rappresentanza e di concertazione con le associazioni e le organizzazioni che rappresentano interessi collettivi.

3. Chiunque possa ricevere pregiudizio da un atto regionale ha facoltà di intervenire nel procedimento di formazione dello stesso, secondo le modalità stabilite dalle leggi regionali.

 

 

Art. 14

Art. 13

 

 

1. La Regione persegue obiettivi di buona amministrazione, di pari opportunità e di non discriminazione, di informazione, nonché di tutela dei diritti dei minori, anche attraverso l'istituzione di organismi di garanzia, disciplinati dalla legge regionale.

1. La Regione autonoma persegue obiettivi di buona amministrazione, di pari opportunità e di non discriminazione, di informazione, nonché di tutela dei diritti dei minori, anche attraverso l'istituzione di organismi di garanzia, disciplinati dalla legge regionale.

2. Gli organismi di cui al comma 1 assicurano la tutela dei diritti dei minori, anche attraverso la valorizzazione del ruolo delle famiglie.

 

 

 

 

Art. 4 co. 1 lett. a)

 

 

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

a) la promozione dello sviluppo economico e di un contesto favorevole alla competitività delle imprese, basato sull'innovazione e sul rispetto dei princìpi di coesione sociale e di sostenibilità ambientale;

(…)

 

 

 

Art. 4 co. 1 lett. d)

 

 

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

d) la promozione dei diritti dei minori, degli anziani e delle persone diversamente abili;

(…)

 

 

 

Art. 4 co. 1 lett. f)

Cost., art. 29

 

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

f) la tutela del diritto alla vita, la promozione della maternità e la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio quale cellula fondamentale della società;

(…)

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

 

Cost., art. 31

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità e l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

 

 

Art. 4 co. 1 lett. i)

Cost., art. 33

 

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

i) il diritto alla libertà di studio, l'accesso all'istruzione pubblica e privata, alla cultura e alla formazione permanente come bisogno individuale e valore collettivo;

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sulla istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

(…)

 

 

Art. 4 co. 1 lett. n)

 

 

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

n) il diritto dei cittadini a essere informati sulle condizioni e sulla qualità dell'ambiente nonché sui rischi che possono derivare da eventuali situazioni di criticità ambientale;

(…)

 

 

 

Art. 4 co. 1 lett. o)

 

 

 

1. La Regione persegue come finalità principali:

(…)

o) la tutela della sicurezza dei cittadini.

 

 


Competenze normative e ripartizione delle materie

La potestà legislativa

Natura e ampiezza delle competenze costituiscono (o, almeno, hanno costituito) il tratto distintivo della specialità; sicuramente il maggiore. La competenza legislativa esclusiva, o primaria, ed il numero delle materie attribuite a queste Regioni e sottratte alle Regioni a statuto ordinario hanno identificato le singole specialità in base agli elenchi presenti nei rispettivi statuti.

Le modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001 all’articolo 117 della Costituzione – in particolar modo l’inversione del principio di competenza, l’attribuzione della competenza piena (residuale) alle Regioni a statuto ordinario e il superamento del contenuto meramente “oggettivo” delle materie con l’introduzione di “materie-funzioni” o “materie-finalità”– tendono ad uniformare, verso l’alto, gli ambiti di competenza delle Regioni a statuto ordinario e delle Regioni a statuto speciale. Con il che la specialità rischia di essere confinata in quanto resta delle sue peculiarità storiche, lasciando al confronto delle competenze amministrative la revisione del loro finanziamento.

Si comprende perciò come le tre proposte di statuto friulano all’esame della Commissione mirino a ricostruire il quadro delle competenze della specialità intorno al riconoscimento e alla espansione della autonomia; quantitativamente oltre la stretta attuazione della “clausola di maggior favore” (il già citato art. 10 della L.Cost. 3/2001), secondo l’interpretazione più ampia che ne ha dato la Corte. Resta invece confermata la natura dei diversi gradi di competenza e, con alcune particolarità, i limiti che esse incontrano: la competenza primaria/esclusiva o residuale, la competenza concorrente, la competenza integrativa/attuativa, la competenza delegata e, nelle proposte A.C. 519 ed A.C. 1166, una competenza integrativa/adeguativa limitata alla infrastrutturazione del territorio e al completamento di politiche per l’ambiente, per i beni culturali, per l’economia della Regione.

Competenza primaria

Per la competenza primaria o esclusiva[8] le proposte all’esame mutuano i limiti dal primo comma dell’articolo 117 e non dallo statuto vigente: “nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali” (A.C. 519, art. 55, co. 1, e A.C. 1816, art. 5, co. 1); non compaiono l’armonia con “i principi generali dell’ordinamento della Repubblica” e l’armonia con “le norme fondamentali delle riforme economico-sociali”, limiti che la Corte costituzionale (sent. 374/2003) ha ritenuto implicitamente soppressi dalla riforma dell’articolo 117, giacché essi restringerebbero la potestà legislativa primaria delle Regioni a statuto speciale in ambiti minori della potestà legislativa residuale (primaria) delle Regioni a statuto ordinario[9]. La proposta A.C. 1166 non reca espressamente l’elenco dei limiti (art. 58, co. 1) ma utilizza la formula costituzionale della competenza residuale e, per questo, ne mutua il contenuto.

Le tre proposte conservano, ampliano e dettagliano il catalogo delle competenze accogliendo in ciò l’interpretazione che la Corte costituzionale ha dato della attuale fase “transitoria”: la possibilità di compresenza della clausola residuale e degli elenchi di materie. La clausola garantisce l’inclusione di tutto ciò che non è espressamente attribuito allo Stato e, quindi, di nuovi ambiti, di oggetti non ancora disciplinati o non sicuramente attribuiti, di aspetti parziali di una competenza che possono essere scorporati da una materia appartenente allo Stato o ad altro tipo di competenza; l’elenco assicura competenze specifiche e preserva da “incursioni della legge nazionale” e da incertezze interpretative ambiti consolidati e nominativamente attribuiti.

 

Il catalogo delle competenze primarie proposte per la Regione Friuli-Venezia Giulia è ampio; comprende e rinomina quelle assegnate dallo statuto attuale e mutua alcune riassegnazioni dagli elenchi del secondo e del terzo comma dell’articolo 117 Cost..

Come si vede nella tabella comparativa n. 2, posta in calce alla presente scheda di lettura, sono attribuiti alla competenza primaria della Regione:

§         i servizi che erogano le prestazioni concernenti i diritti civili e sociali:

-          tutela della salute, con la specificazione di tutte le strutture connesse;

-          protezione sociale, assistenza, servizi alla persona e alla famiglia;

-          istruzione e formazione professionale, organizzazione scolastica e, in generale, dell’istruzione; assistenza e miglioramento dei servizi nell’istruzione universitaria;

-          non sono nominati, ed appartengono pertanto alla competenza “residuale”, i servizi di trasporto regionale e locale;

§         la conservazione e l’uso del territorio, la sua infrastrutturazione:

-          parchi e foreste (anche di interesse nazionale) e loro amministrazione;

-          sfruttamento delle risorse del suolo, acque minerali e termali, demanio idrico, opere idrauliche;

-          libri fondiari, usi civici,

-          governo del territorio, urbanistica ed edilizia;

-          opere pubbliche di livello regionale, comprese quelle per la scuola, l’istruzione, la giustizia, gli altri servizi pubblici;

-          porti, aeroporti turistici, reti di trasporto e di navigazione;

§         l’economia nella sua dimensione locale:

-          mercato del lavoro, servizi per l’impiego, apprendistato;

-          istituti di credito a carattere regionale e fondazioni bancarie;

-          cooperazione e cooperazione sociale;

-          industria, turismo, artigianato, agricoltura, commercio, fiere e mercati;

§         l’amministrazione locale:

-          ordinamento, organi, funzioni, finanza degli enti locali;

-          polizia amministrativa e locale;

§         minoranze linguistiche e cultura locale:

-          tutela, valorizzazione e insegnamento delle lingue regionali e minoritarie;

-          definizione dell’offerta formativa aggiuntiva d’interesse della Regione;

-          toponomastica e uso delle denominazioni plurilingue;

-          comunicazione di interesse regionale, compresa l’emittenza di interesse regionale.

A queste materie la proposta A.C. 1816 aggiunge la competenza primaria per

§         la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e del paesaggio;

§         gli impianti di produzione di energia elettrica;

§         la protezione e valorizzazione dei beni culturali;

§         l’ordinamento sportivo regionale,

che le altre proposte prevedono come materie concorrenti.

Si può notare che materie quali la “tutela della salute”, l’”organizzazione scolastica”, “l’offerta formativa aggiuntiva”, il “governo del territorio”, “porti e aeroporti”, “aziende di credito di carattere regionale”, grandi “reti di trasporto e di navigazione” sono ascritte alla competenza legislativa concorrente dall’articolo 117 della Costituzione; esse diverrebbero oggetto di legislazione primaria della Regione Friuli-Venezia Giulia. Nell’elenco delle materie di competenza primaria sono comprese anche materie che non figurano nell’elenco dell’articolo 117 ma sono presenti nello statuto vigente; così l’”urbanistica” e i “lavori pubblici”[10]. Altre materie ascritte tra le primarie sono qualificate ‘concorrenti’ nello statuto vigente; così l’edilizia, la toponomastica, l’assistenza, la sanità, la cooperazione e altre materie ancora, variamente rinominate.

Rapporti con l’Unione europea e “potere estero”

Competenze, poteri e prerogative speciali sono previsti dalle tre proposte di statuto per i rapporti fra la Regione Friuli-Venezia Giulia e l’Unione europea: per la rappresentanza e la partecipazione diretta della Regione in seno alla delegazione nazionale, o anche direttamente presso gli organi dell’Unione, per i poteri di proposta e di intervento, per l’attuazione diretta di quanto rilevi sull’attività legislativa e amministrativa della Regione.

Le proposte di statuto interpretano come punto di partenza la disciplina stabilita in modo uniforme per tutte le Regioni[11] dal quinto comma dell’articolo 117 Cost. ed accentuano o differenziano i poteri di intervento diretto della Regione a statuto speciale sia nella fase ascendente, sia in sede di attuazione dei programmi comunitari. Si conferma anche in questo ambito l’obiettivo della ricostruzione della specialità in ragione della differenziazione dei suoi poteri da quelli delle Regioni a statuto ordinario. Secondo uno schema riassuntivo:

§         il regime speciale che disciplina la partecipazione della Regione alla formazione degli atti comunitari è dettato dalle norme di attuazione dello statuto; dovrebbe, dunque, essere speciale per ciascuna Regione a statuto speciale e diverso dalla disciplina dettata cumulativamente per le “ordinarie”;

§         in ogni caso quelle norme devono prevedere le seguenti prerogative per la cosiddetta fase ascendente:

-          la partecipazione diretta del Presidente della Regione al Consiglio dei ministri dell’Unione europea, con il rango di ministro abilitato a rappresentare lo Stato, quando le questioni trattate hanno rilevanza ed incidenza sul territorio della Regione Friuli-Venezia Giulia;

-          la partecipazione del Presidente della Regione al Consiglio dei ministri della Repubblica quando ricorrono le medesime circostanze;

-          la partecipazione di un proprio rappresentante alle riunioni degli organismi dell’Unione europea e l’eventuale guida della delegazione se l’argomento trattato ha ricaduta soltanto sul territorio della Regione;

§         la Regione provvede direttamente alla attuazione (fase discendente) degli atti dell’Unione europea; le modalità sono disciplinate dalle norme di attuazione e dalla legge statutaria della Regione;

§         la Regione ha propri rapporti internazionali che le consentono di:

-          concludere accordi con Stati nelle materie per le quali ha competenza legislativa;

-          partecipa alla formazione di accordi internazionali quando essi vertano su oggetti che interessano la Regione e provvede direttamente alla loro attuazione ed esecuzione per quanto ricade nella propria competenza;

-          comunica allo Stato l’attività di rilievo internazionale e l’attività di promozione che essa compie direttamente all’estero;

-          promuove e partecipa ad organismi di rilievo internazionale costituiti da Stati ed enti territoriali interne ad altro Stato prossimo al proprio territorio;

-          promuove e sostiene la attività transfrontaliere dei propri enti locali.

Gli ambiti generali di tale potere estero sono disciplinati ancora una volta dalle norme di attuazione dello statuto; la disciplina applicativa è rinviata alla “legge regionale statutaria”. Si tratta, a ben vedere, di una attribuzione di (ambiti di) competenza – specifica per questa Regione – rimessa alle norme di attuazione quanto ai limiti che tale competenza incontra e alla legge regionale quanto agli oggetti e alle modalità in cui si esercita.

 

Sembra importante segnalare che la Corte costituzionale tiene fermo il principio che vuole le norme di attuazione come l’unica fonte legittimata a specificare la disciplina delle competenze e delle potestà attribuite (o riconosciute) dagli statuti speciali. Si tratta, è bene ricordare, di atti con forza di legge, che assumono la forma di decreto legislativo (una volta, decreti del Presidente della Repubblica) che sono emanati previa consultazione della Commissione paritetica Stato-Regione (o Provincia autonoma). Più determinante il ruolo della Commissione paritetica per lo statuto della Regione Sicilia dacché la Commissione paritetica “determinerà […] le norme per l’attuazione del presente statuto”. Il Parlamento è perciò escluso dalla definizione di queste norme che non sono mai state ricondotte alla disciplina della delegazione legislativa “ordinaria” (pur se stabilita una tantum dagli statuti speciali) e, dunque, non è stato mai stabilito per esse il parere delle Commissioni parlamentari, come avviene per gli altri decreti delegati. La ricordata giurisprudenza della Corte si può però interpretare ritenendo obbligatoria la forma delle norme di attuazione soltanto se la disciplina da dettare nella materia concerne la sola Regione o provincia autonoma e si può ritenere, invece, che questa possa essere dettata da legge ordinaria (anche delegata) se essa si applica uniformemente a tutte le Regioni o anche alle sole Regioni a statuto speciale e province autonome.

 

Competenza del tutto speciale è quella prevista dall’articolo 55, comma 2, della proposta A.C. 519, dall’articolo 58, comma 2, della proposta A.C.  1166 e dall’articolo 19 della proposta A.C. 1816, connessa all’allargamento dell’Unione europea: la Regione “promuove ogni iniziativa ed adotta i provvedimenti anche legislativi necessari” all’adeguamento delle infrastrutture regionali (reti dei servizi) all’ampliamento dell’Unione europea. Si tratta di una competenza connotata finalisticamente, che si espande anche a materie che non sono di competenza della Regione e che, per questo aspetto, prevedono una nuova forma di controllo/assenso preventivo: in questo caso le leggi della Regione (che, eventualmente, dispongano anche per competenze non proprie) sono comunicate al Governo e la loro applicazione resta sospesa per quindici giorni, termine entro il quale il Governo può prescrivere modificazioni cui la Regione deve attenersi nella riapprovazione della legge.

Si tratta, come si vede, di una competenza – anche legislativa – che non è riconducibile alle altre né per materie, né per le regole di esercizio: interessa materie ascritte a più tipi di competenza e, dichiaratamente, anche materie di competenza dello Stato ed è soggetta, in quest’ultimo caso, a controllo del Governo che si avvicina al vecchio istituto del rinvio.

Va sottolineata comunque la singolarità di una disposizione che dà facoltà alla Regione di emanare una legge che concerne (anche) materie o oggetti di competenza dello Stato, che sospende l’efficacia di tale legge per quindici giorni ed obbliga eventualmente la Regione ad approvare una “nuova” legge che modifichi la precedente in conformità alle indicazioni del Governo. I problemi di coordinamento nel rapporto tra le fonti che tale sistema potrebbe presentare dovranno essere affrontati nella stesura della disciplina di dettaglio, ad opera delle norme di attuazione.

Competenza concorrente

Le materie ascritte alla competenza legislativa concorrente sono elencate all’articolo 56, commi 1 e 2 della proposta A.C. 119, all’articolo 57 della proposta A.C. 1166 e all’articolo 6 della proposta A.C. 1816.

I limiti posti a tale tipo di competenza riproducono quelli già presenti in tutti gli statuti speciali e, da ultimo, riproposti dalla legge costituzionale n. 3 del 2001: il rispetto dei principi fondamentali della legge statale e il rispetto dei limiti posti per l’esercizio della competenza primaria.

Materie e oggetti della competenza concorrente sono definiti rielaborando il terzo comma dell’articolo 117 Cost., e riguardano sia settori diversi da quelli oggetto della competenza primaria, sia materie già comprese nella competenza primaria, ma ascritte alle materie concorrenti per gli aspetti ordinamentali o per ambiti e attività sovraregionali.

Riassuntivamente, conglobando in un solo elenco i tratti più significativi delle tre proposte, esse concernono:

§         l’economia ed il lavoro:

§         l’ordinamento delle professioni;

§         la promozione dell’occupazione, la tutela e sicurezza del lavoro;

§         il sostegno all’innovazione per i settori produttivi;

§         il commercio con l’estero e la cooperazione internazionale;

§         gli enti di credito e le fondazioni bancarie;

§         la cooperazione, compresa la vigilanza sulle cooperative;

§         la previdenza complementare e integrativa;

§         come competenza indicata “teleologicamente” ma (è da credere) di natura integrativa più che concorrente, l’economia, per ristabilire la competitività con aree confinanti;

§         l’istruzione e la formazione professionale;

§         l’istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche;

§         la ricerca scientifica e tecnologica;

§         l’insegnamento delle lingue regionali e minoritarie;

§         l’integrazione scolastica delle persone provenienti da paesi stranieri;

§         i servizi sociali;

§         la tutela della salute per gli aspetti concernenti la profilassi e la prevenzione delle malattie;

§         l’alimentazione;

§         la vigilanza sui farmaci e sulle pratiche mediche;

§         l’immigrazione, l’accoglienza e assistenza agli immigrati;

§         l’inserimento sociale e nel lavoro delle persone provenienti dai paesi stranieri;

§         il territorio, l’ambiente, le infrastrutture:

§         le grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e i relativi sistemi di sicurezza;

§         la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia;

§         l’ordinamento dei porti e degli aeroporti (dove la proposta A.C. 1166 esclude da questa competenza il porto di Trieste, discendente da accordi internazionali e da specifiche leggi nazionali);

§         i servizi di protezione civile;

§         l’ordinamento sportivo;

§         la tutela dei consumatori;

§         la cultura e i beni culturali, l’ambiente:

§         la valorizzazione dei beni culturali e la promozione e organizzazione di attività culturali;

-          a questa competenza sui beni culturali, posta nell’elenco delle materie concorrenti, si aggiunge quella integrativa, definita finalisticamente, “per migliorarne il livello di conservazione e coordinare gli interventi ad essi rivolti”;

-          anche per la protezione dell’ambiente è richiesta una competenza integrativa diretta a “migliorare la tutela e l’integrazione degli interventi con i paesi limitrofi”;

§         la facoltà di imporre vincoli e norme di protezione ambientale e paesistica ai quali devono attenersi la progettazione e l’esecuzione delle opere pubbliche e delle infrastrutture promosse dall’Unione europea e dallo Stato.

 

Le competenze attribuite dal secondo comma dell’articolo 56 della proposta A.C. 519, e dall’articolo 56, commi 2-6, della proposta A.C. 1166, competenze ascritte qui, per semplicità di classificazione, fra la competenza concorrente, sono di fatto competenze sui generis, caratterizzate da ambiti che appartengono a materie di competenza dello Stato e limitate ad obiettivi indicati dalla norma di attribuzione, concorrenti con una legislazione statale (quella primaria) che può legittimamente espandersi ad ogni dettaglio. È appunto il caso dell’immigrazione, delle norme generali sull’istruzione, della tutela dei beni culturali, dell’ambiente e dell’ecosistema, materie che le tre proposte ascrivono alla competenza primaria dello Stato. In queste attribuzioni le disposizioni di dettaglio statali e regionali concorrono secondo limiti reciproci stabiliti dallo statuto speciale: la legge regionale non può interferire nella condizione giuridica dello straniero e nella disciplina dell’ordine pubblico, ma per l’ambiente la Regione può porre vincoli e limiti alle scelte dello Stato e dell’Unione europea in  materia di opere pubbliche e infrastrutturazione del territorio. Quanto ai beni culturali e all’economia della Regione la competenza mostra essere integrativa secondo finalità assegnate dallo statuto.

 

Per il rapporto fra la legislazione regionale concorrente ed i principi fondamentali della materia posti dalla legislazione dello Stato, la proposta di legge A.C. 519, art. 60, co. 1 e 2 e la proposta di legge A.C. 1166, art. 62, co. 1 e 2, mutuano la disciplina già sperimentata dalle norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige (D.Lgs. 16 marzo 1992, n. 266, art. 2): le leggi regionali si adeguano ai principi desumibili dalla legislazione statale sopravvenuta entro sei mesi dalla data di entrata in vigore di questa. Decorso inutilmente tale termine ed esperita la fase monitoria, il Governo può adire la Corte costituzionale, nei termini e secondo la disciplina dell’impugnativa in via primaria, per far dichiarare l’illegittimità costituzionale delle disposizioni ritenute in contrasto con i principi fondamentali sopravvenuti[12]. Si applica direttamente la legislazione dello Stato quando la disciplina regionale sia stata dichiarata illegittima (comma 3 degli articoli sopra citati).

Quest’ultima disposizione è posta all’interno della più generale formalizzazione del principio di continuità dell’ordinamento, per il quale si applicano immediatamente nell’ordinamento regionale le norme costituzionali e quelle poste in attuazione di obblighi internazionali nonché, in via suppletiva, le norme dello Stato sino a quando la Regione non detti una propria disciplina (sostitutiva) sul medesimo oggetto (A.C. 519, art. 60, co. 3 e 2; A.C. 1166, art. 62, co. 3).

Competenze delegata ed attuativa/integrativa

Ulteriori potestà legislative – per le quali devono essere definiti ambiti e oggetto – possono essere attribuite alla Regione dalle norme di attuazione nelle materie spettanti, per statuto, alla competenza dello Stato. Si tratta, nei fatti, di una competenza delegata che lo statuto prevede di definire tramite le norme di attuazione, sottraendola alla legge del Parlamento. È questa la disposizione dell’articolo 56, comma 4 della proposta di legge A.C. 519 e del comma 3, dell’articolo 58, dell’A.C. 1166.

 

Infine, tutte le proposte prevedono che la legge dello Stato possa conferire alla Regione una competenza attuativa/integrativa in materie che sono di competenza primaria dello Stato (A.C. 519, art. 57; A.C. 1166, art. 59; A.C. 1816, art. 7).

Competenze dello Stato

Corrispettiva all’elenco delle competenze della Regione è l’attribuzione, o delimitazione, della competenza legislativa dello Stato; primaria e concorrente. Per quest’ultima le tre proposte ripetono i limiti posti dall’ultimo periodo del terzo comma dell’articolo 117 Cost.: in queste materie la legislazione dello Stato è limitata alla determinazione dei “principi fondamentali”.

Più complessa è invece la definizione degli ambiti di competenza primaria, o esclusiva, dello Stato. Alla clausola di specificazione espressa (A.C. 519, art. 56, co. 2; A.C. 1166, art. 56, co. 1), corrispettiva di quella “residuale” posta per la competenza regionale (A.C. 1816, art. 5, co. 2; A.C. 519, art. 55, co. 1; A.C. 1166, art. 58, co. 1), la proposta di iniziativa del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e la proposta del deputato Lenna ed altri aggiungono la ripetizione (novazione?) dell’elenco delle competenze esclusive dello Stato recato dall’articolo 117, secondo comma, della Costituzione. La ripetizione è pedissequa, ad eccezione della competenza in tema di ordinamento degli enti locali, ma è preceduta dal rinvio espresso alle “sole materie elencate dall’articolo 117, secondo comma, della Costituzione”. La proposta A.C. 1166 reca anche una clausola “recettizia” che sconta modifiche future, in senso restrittivo: “salvo modifiche che intervengano a restringere l’elencazione delle materie stesse ... “.

È di tutta evidenza che, poste entro lo statuto speciale, simili disposizioni riconducono anche l’elenco delle competenze esclusive dello Stato alla disciplina di eccezione prevista dall’articolo 116 della Costituzione.

In accordo con la competenza primaria delle Regioni a statuto speciale in materia di ordinamento degli enti locali, dalla “copia statutaria” dell’elenco delle competenze statali manca infatti la lettera p) del secondo comma dell’articolo 117, Cost. L’ambito di competenza primaria della legge dello Stato nel territorio della Regione Friuli-Venezia Giulia diviene perciò l’elenco “statutario” interpretato secondo le altre disposizioni che limitano, condizionano o integrano le competenze dello Stato con competenze regionali “concorrenti” nelle medesime materie: territorio, ambiente, infrastrutture, cultura, beni culturali, emigrazione, come si è indicato sopra considerando la competenza legislativa regionale.

La presenza del rinvio all’articolo 117 della Costituzione (o, forse più esattamente, della disposizione ricettizia dell’articolo 117 nello statuto speciale) rende complessa l’interpretazione delle competenze dello Stato, specialmente se e quando il Parlamento dovesse modificare quell’articolo (nella Costituzione e nello statuto speciale), atteso che, in ossequio alla rivendicata natura pattizia dello statuto, l’elenco statutario eventualmente approvato potrebbe essere modificato soltanto d’intesa con la Regione.

La potestà regolamentare

La ripartizione della potestà regolamentare ripete, con gli adattamenti speculari a quelli della legislazione, lo schema di ripartizione stabilito dall’articolo 117, comma 6°, della Costituzione: lo Stato ha competenza regolamentare nelle materie per le quali ha competenza legislativa primaria; in tutte le altre materie la competenza regolamentare appartiene alla Regione. L’adattamento riguarda le competenze legislative nelle quali la Regione esercita gli ambiti di competenza che lo Statuto le assegna nelle medesime materie in cui lo Stato ha competenza legislativa primaria e nelle materie nelle quali la competenza primaria le sia stata delegata. In quelle stesse materie e ambiti, qualora concorrano il regolamento dello Stato e la legge regionale, quest’ultima prevale sulla prima.

 


Tabella comparativa n. 2

Avvertenza

Nelle tavole che seguono sono posti a confronto gli articoli delle tre proposte di legge costituzionale sostitutive dello statuto, concernenti la potestà legislativa della Regione. Le tavole riguardano:

§         la potestà legislativa esclusiva della Regione;

§         la potestà legislativa concorrente;

§         ulteriori competenze legislative, potestà regolamentare, funzioni amministrative.

In ciascuna tavola le prime tre colonne A.C. 519 (Consiglio FVG), A.C. 1166 (Lenna e altri), A.C. 1816 (Stucchi) riportano per ciascun disegno di legge la qualificazione della tipologia di potestà legislativa e le singole materie elencate negli articoli indicati, prendendo come base il testo A.C. 519. In carattere corsivo sono indicate le materie – o parti di esse – collocate anche in un altro settore o in un altra tavola.

Nella quarta colonna, Costituzione/Statuto vigente, è indicata la collocazione della medesima materia – o di parte di essa:

§         nella Costituzione, ove presente (con l’indicazione dell’articolo e del comma);

§         nel vigente Statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia, con l’indicazione in sigla della qualificazione vigente: competenza esclusiva (E), concorrente (C) o attuativa (A).

 

Si ricorda che lo Statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia (legge costituzionale n. 1/1963) disciplina la competenza legislativa della Regione nei seguenti articoli:

§         l’articolo 4 elenca le materie in cui la Regione ha potestà legislativa cosiddetta esclusiva - indicata nella tavola con la lettera (E) - poiché sottoposta ai soli limiti generali:

-          Costituzione e principi generali dell’ordinamento,

-          norme fondamentali delle riforme economico-sociali,

-          obblighi internazionali,

-          rispetto degli interessi nazionali e di quelli delle altre regioni;

§         l’articolo 5 elenca le materie in cui la Regione ha potestà legislativa concorrente – indicata nella tavola con la lettera (C) – sottoposta ai limiti generali e al rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato nelle singole materie;

§         l’articolo 6 dispone invece che la Regione ha facoltà di adottare norme di integrazione e attuazione – potestà indicata nella tavola con la lettera (A) - nelle materie indicate e nelle altre materie per cui la legge disponga in tal senso, al fine di adeguare  alle sue particolari esigenze la normativa statale.

 

Le proposte di legge costituzionale A.C. 519 (Consiglio regionale) e A.C. 1166 (Lenna e altri) elencano altresì le materie di esclusiva competenza statale.

In entrambe le proposte viene riprodotto (A.C. 519, art. 56 co. 3 e A.C. 1166, art. 56 co. 1) l’elenco delle materie di cui all’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, ad eccezione del punto riguardante la legislazione elettorale, gli organi di governo e le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Queste materie sono infatti di competenza esclusiva della Regione in virtù della modifica apportata allo Statuto dalla legge costituzionale n. 2/1993.


2.a) Potestà legislativa esclusiva della Regione

A.C. 519, art. 55
(Consiglio FVG)

A.C. 1166, art. 58
(Lenna ed altri)

A.C. 1816, art. 5
(Stucchi)

Costituzione/
Statuto vigente

QUALIFICAZIONE

1. Nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, la Regione ha potestà legislativa in riferimento a ogni materia non espressamente riservata allo Stato dal comma 3 dell'articolo 56. In particolare, spetta alla Regione disciplinare:

1. In tutte le materie non elencate negli articoli 56 [potestà legislativa esclusiva dello Stato] e 57 [potestà legislativa concorrente]  la potestà legislativa è attribuita alla regione autonoma. In particolare, spetta alla regione autonoma disciplinare le seguenti materie:

1. La potestà legislativa esclusiva è esercitata dalla regione nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali nelle seguenti materie:

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. (...) Spetta alle Regioni la potestà legislativa in ri­ferimento ad ogni mate­ria non espressamente riservata alla legisla­zione dello Stato [art. 117 co. 1 e 4  Cost.]

In armonia con la Co­stituzione, con i principi generali dell'ordina­mento giuridico della Repubblica, con le norme fondamentali delle riforme econo­mico-sociali e con gli obblighi internazionali dello Stato, nonché nel rispetto degli interessi nazionali e di quelli delle altre Regioni, la Regione ha potestà legi­slativa nelle seguenti materie [art. 4 Statuto]

MATERIE

a) tutela della salute, assistenza, organizzazione sanitaria e ospedaliera, ivi compresi gli istituti di ricovero e cura di carattere scientifico e di servizi sanitari

z) igiene e sanità, ivi comprese l'assistenza e l'organizzazione sanitarie e ospedaliere;

 

aa) igiene e sanità, comprese l'assistenza e l'organizzazione sanitaria e ospedaliera;

tutela della salute [art. 117 co. 3 Cost.]

igiene e sanità, assistenza sanitaria ed ospedaliera, nonché il recupero dei minorati fisici e mentali(C) [art. 5, 16) Statuto]

b) protezione sociale, servizi alla persona, interventi a favore della famiglia e dei minori

aa) assistenza sociale, servizi alla persona, interventi a favore della famiglia e dei minori;

bb) assistenza sociale, servizi alla persona, interventi a favore della famiglia e dei minori;

istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (C) [art. 5, 6) Statuto]

c) istruzione e formazione professionale, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche

s) formazione professionale;

u) istruzione, comprese la definizione dei programmi scolastici e formativi, l'organizzazione scolastica e la gestione degli istituti scolastici e di formazione;

s) formazione professionale;

....istruzione elementare; media; classica; scientifica; magistrale; tecnica ed artistica (A) [art.  6, 1) Statuto]

istruzione artigiana e professionale successiva alla scuola obbligatoria; assistenza scolastica (C)[art. 5, 15)Statuto]

d) asili nido e scuola per l’infanzia

t) asili nido e scuola dell'infanzia;

t) asili nido, scuole dell'infanzia e servizi per l'infanzia;

scuola materna;... (A) [art. 6, 1) Statuto]

e) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche

u) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche;

u) istruzione, comprese la definizione dei programmi scolastici e formativi, l'organizzazione scolastica e la gestione degli istituti scolastici e di formazione;

 

f) definizione dell’offerta formativa aggiuntiva d’interesse specifico della Regione;

v) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione autonoma diversi da quelli previsti dall'articolo 56, comma 3;

 

 

g) ordinamento, organi di governo e funzioni degli enti locali e delle relative circoscrizioni, nonché legislazione elettorale relativa agli enti medesimi

a) ordinamento, organi di governo e funzioni degli enti locali e delle relative circoscrizioni, nonché legislazione elettorale relativa agli enti medesimi;

a) ordinamento, organi di governo, funzioni degli enti locali e delle relative circoscrizioni, nonché legislazione elettorale relativa agli enti medesimi;

ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni (E) [art. 4, 1-bis, Statuto]

natura e disciplina dei controlli nei confronti degli enti locali (E) [art. 60, art. 5, 4) Statuto]

 

h) toponomastica e uso delle denominazioni plurilingue

b) toponomastica e uso delle denominazioni bilingui o plurilingui;

o) interventi per la tutela e la valorizzazione dell'uso delle lingue minoritarie e del loro insegnamento, compresi la toponomastica e l'uso delle denominazioni plurilinguistiche

toponomastica (C) [art. 5, 19) Statuto]

i) tutela e valorizzazione dell’uso delle lingue regionali e minoritarie e loro insegnamento

c) interventi rivolti alla tutela e alla valorizzazione dell'uso delle lingue minoritarie e al loro insegnamento;

o) interventi per la tutela e la valorizzazione dell'uso delle lingue minoritarie e del loro insegnamento, ....

 

l) governo del territorio, urbanistica ed edilizia

d) urbanistica e disciplina edilizia;

e) edilizia residenziale pubblica;

 

b) urbanistica e disciplina edilizia, ivi comprese l'edilizia scolastica e l'edilizia residenziale pubblica;       

governo del territorio; [art. 117, co. 3, Cost.]

urbanistica (E) [art. 4, 12) Statuto]

edilizia popolare (C) [art. 5, 18, Statuto]

m) opere pubbliche di interesse regionale, edilizia scolastica e per i servizi pubblici

f) edilizia scolastica;

 

b) .... l'edilizia scolastica ......

 

viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse locale e regionale (E)[art. 4, 9) Statuto]

n) interventi integrativi per il miglioramento delle strutture, dei servizi giudiziari e penitenziari

g) interventi integrativi per il miglioramento delle strutture e dei servizi giudiziari;

 

dd) interventi integrativi per il miglioramento delle strutture e dei servizi giudiziari;

 

o) interventi integrativi per il miglioramento delle strutture e dei servizi universitari e di ricerca avanzata

h) interventi integrativi per il miglioramento delle strutture e del funzionamento dei servizi universitari e di ricerca avanzata;

v) interventi integrativi per il miglioramento delle strutture e dei servizi universitari e di ricerca avanzata;

 

p) usi civici

i) usi civici;

c) usi civici;

 

usi civici (E) [art. 4, 4) Statuto]

q) impianto e tenuta dei libri fondiari

l) impianto e tenuta dei libri fondiari;

d) impianto e tenuta dei libri fondiari;

 

impianto e tenuta dei libri fondiari (E) [art. 4, 5) Statuto]

r) industria, turismo, artigianato, agricoltura e commercio, fiere e mercati, comprese le grandi strutture di vendita

m) industria, turismo, artigianato, agricoltura e commercio, fiere e mercati, comprese le grandi strutture di vendita;

p) industria, turismo, artigianato, agricoltura e commercio, fiere e mercati, comprese le grandi strutture di vendita;

industria e commercio; turismo e industria alberghiera; artigianato; agricoltura e foreste, bonifiche, ordinamento delle minime unità culturali e ricomposizione fondiaria, irrigazione, opere di miglioramento agrario e fondiario, zootecnia, ittica, economia montana, corpo forestale; mercati e fiere (E) [art. 4,  6), 10), 7), 2), 8) Statuto]

s) istituti di credito a carattere regionale e fondazioni bancarie;

 enti di credito e fondazioni bancarie; [legisl. concorrente, art. 57, s)]

enti di credito e fondazioni bancarie; [legisl. concorrente, art. 6, p)]

casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale; [art. 117, co. 3 Cost.]

ordinamento delle Casse di risparmio, delle Casse rurali; degli Enti aventi carattere locale o regionale per i finanziamenti delle attività economiche nella Regione; (C)[art. 5, 8) Statuto]

t) cooperazione, cooperazione sociale, ivi compresa la vigilanza e la tenuta dell’albo delle cooperative;

cooperazione, compresa la vigilanza sulle cooperative; [legisl. concorrente, art. 57, t)]

cooperazione, compresa la vigilanza sulle cooperative; [legisl. concorrente,  art. 6, q)]

cooperazione, compresa la vigilanza sulle cooperative; (C) [art. 5, 17) Statuto]

u) sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo, acque minerali e termali;

n) sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo, acque minerali e termali;

f) sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo, acque minerali e termali;

miniere, cave e torbiere (C) [art. 5, 10) Statuto]

acque minerali e termali (E) [art. 4, 13) Statuto]

v) foreste e parchi, anche di interesse nazionale, corpo forestale e gestione faunistica;

o) foreste e parchi, anche di interesse nazionale;

l) foreste e parchi, anche di interesse nazionale;

.... foreste, ... corpo forestale (E) [art. 4, 2) Statuto]

tutela ... della flora e della fauna; (A) [art. 6, 3) Statuto]

z) demanio idrico, opere idrauliche, utilizzazione delle acque pubbliche, comprese le grandi derivazioni

p) demanio idrico, opere idrauliche, utilizzazione delle acque pubbliche, comprese le grandi derivazioni a scopo idroelettrico;

m) demanio idrico, opere idrauliche, utilizzazione delle acque pubbliche, comprese le grandi derivazioni a scopo idroelettrico;

utilizzazione delle acque pubbliche, escluse le grandi derivazioni opere idrauliche di 4° e 5° categoria (C) [art. 5, 14) Statuto]

... acquedotti ... (E) [art. 4, 9) Statuto]

aa) infrastrutture portuali, aeroportuali e relative alle reti di trasporto e di navigazione; organizzazione e gestione dei porti e aeroporti;

 

 

         

h) reti di trasporto e di navigazione di interesse regionale;

trasporti su funivie e linee automobilistiche, tranviarie e filoviarie, di interesse regionale (E) [art. 4, 11) Statuto]

linee marittime di cabotaggio tra gli scali della Regione (C) [art. 5, 12) Statuto]

bb) porti e aeroporti turistici

q) porti e aeroporti turistici;

r) porti e aeroporti turistici;

 

cc) comunicazione di interesse regionale ivi compresa l’emittenza di interesse regionale;

 

i) comunicazione di interesse regionale, compresa l'emittenza di interesse regionale;

ordinamento della comunicazione; [art. 117, co. 3 Cost.]

dd) mercato del lavoro, servizi all’impiego, apprendistato

r) mercato del lavoro, servizi all'impiego, collocamento, apprendistato;

q) mercato del lavoro, servizi per l'impiego, collocamento, apprendistato;

lavoro, previdenza e assistenza sociale; (A) [art. 6, 2) Statuto]

ee) polizia amministrativa e locale

bb) polizia amministrativa locale.

cc) polizia locale e regionale;

polizia locale, urbana e rurale (C)[art. 5, 13) Statuto]

 

 

 

ordinamento degli Uffici e degli Enti dipendenti dalla Regione e stato giuridico ed economico del personale ad essi addetto (E) [art. 4, 1) Statuto]

 

 

 

caccia e pesca (E) [art. 4, 3) Statuto]

i) tutela del paesaggio; [legisl. concorrente, art. 56 co. 1]

i) tutela del paesaggio; [legisl. concorrente, art. 57]

e) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e del paesaggio;

s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali; [art. 117, co. 2 Cost.]

 

 

g) installazione e realizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica;

vedi  ancheproduzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; [art. 117, co. 3 Cost.]

r) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività cultural; [legisl. concorrente, art. 56 co. 1]

r) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali[legisl. concorrente, art. 57]

n) valorizzazione, promozione e organizzazione delle attività e dei beni culturali;

valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali [art. 117, co. 3 Cost.]

istituzioni culturali, ricreative e sportive musei e biblioteche di interesse locale e regionale (E) [art. 4, 14) Statuto]

g) ordinamento sportivo; [legisl. concorrente, art. 56 co. 1]

g) ordinamento sportivo; [legisl. concorrente, art. 57]

z) ordinamento sportivo regionale;

istituzioni ....ricreative e sportive ..... di interesse locale e regionale (E) [art. 4, 14) Statuto]

ordinamento sportivo [art. 117, co. 3 Cost.]

 

 

ee) ogni altra materia non attribuita alla competenza legislativa esclusiva dello Stato o ella regione ai sensi dell'articolo 6.

 

2. La Regione può promuovere ogni iniziativa e adottare i provvedimenti anche legislativi necessari all'adattamento delle strutture, delle reti e dei servizi presenti sul territorio regionale alle esigenze dell'allargamento dell'Unione europea. Qualora le leggi emanate per tale finalità non rientrino nelle materie di competenza regionale, esse devono essere notificate al Governo della Repubblica prima della promulgazione, che di conseguenza è sospesa per quindici giorni. Entro tale termine il Governo può formulare osservazioni alle quali la Regione deve attenersi nella riapprovazione della legge.

2. Nel rispetto dei princìpi della legislazione dello Stato, la regione autonoma può promuovere le iniziative e adottare i provvedimenti, anche legislativi, necessari all'adattamento delle strutture, delle reti e dei servizi presenti nel territorio regionale alle esigenze dell'allargamento dell'Unione europea. Qualora le leggi emanate per tale finalità non rientrino nelle materie di competenza regionale, esse devono essere notificate al Governo della Repubblica prima della promulgazione, che di conseguenza è sospesa per quindici giorni. Entro tale termine il Governo può formulare osservazioni alle quali la regione autonoma deve attenersi nella nuova approvazione della legge.

 

 

I decreti legislativi di attuazione dello Statuto possono attribuire alla potestà legislativa della Regione ulteriori funzioni tra quelle riservate allo Stato ai sensi del comma 3. [art. 56, co. 4]

3. I decreti legislativi di attuazione del presente Statuto possono attribuire alla potestà legislativa della regione autonoma ulteriori funzioni tra quelle riservate allo Stato ai sensi dell'articolo 56.

2. I decreti legislativi di attuazione del presente Statuto possono attribuire alla potestà legislativa della regione ulteriori materie tra quelle rientranti nella competenza legislativa esclusiva dello Stato.

 


2.b) Potestà legislativa concorrente

A.C. 519, art. 56, co. 1
(Consiglio FVG)

A.C. 1166, art. 57
(Lenna ed altri)

A.C. 1816, art.  6
(Stucchi)

Costituzione/
Statuto vigente

QUALIFICAZIONE

1. Nel rispetto dei princìpi fondamentali della legislazione statale e con l'osservanza dei limiti generali indicati nell'articolo 55, la Regione ha potestà nelle seguenti materie:

1. La legge dello Stato può determinare i princìpi fondamentali cui la regione autonoma deve conformarsi nelle seguenti materie:

1. La potestà legislativa concorrente è esercitata dalla regione nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, dagli obblighi internazionali e nell'ambito dei princìpi fondamentali che possono essere determinati con legge dello Stato.

Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. [art. 117, co. 3 Cost.]

Con l'osservanza dei limiti generali indicati nell'art. 4 ed in armonia con i principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato nelle singole materie, la Regione ha potestà legislativa nelle seguenti materie: [art. 5 Statuto]

MATERIE

a) commercio con l’estero e cooperazione internazionale

a) commercio con l’estero e cooperazione internazionale

b) il commercio con l'estero e la cooperazione internazionale;

commercio con l'estero; [art. 117, co. 3 Cost.]

b) promozione dell’occupazione e tutela del lavoro

b) promozione dell’occupazione e tutela del lavoro

c) promozione dell’occupazione, la tutela e la sicurezza del lavoro;

tutela e sicurezza del lavoro; [art. 117, co. 3 Cost.]

c) istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche

c) istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;

istruzione, comprese la definizione dei programmi scolastici e formativi ... [legisl. esclusiva, art. 5  u)]

istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; [art. 117, co. 3 Cost.]

d) ordinamento delle professioni

d) professioni;

d) le professioni;

professioni; [art. 117, co. 3 Cost.]

e) ricerca scientifica e tecnologica

e) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi;

e) la ricerca scientifica e tecnologica, nonché il sostegno all'innovazione per i settori produttivi;

ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; [art. 117, co. 3 Cost.]

f) alimentazione e tutela del consumatore

f) alimentazione e tutela dei consumatori;

f) l’alimentazione e la tutela dei consumatori;

alimentazione; [art. 117, co. 3 Cost.]

g) ordinamento sportivo;

g) ordinamento sportivo;

ordinamento sportivo regionale [legisl. esclusiva, art. 5  z)]

ordinamento sportivo; [art. 117, co. 3 Cost.]

istituzioni ... sportive ... di interesse locale e regionale (E) [art. 4, 14) Statuto]

h) servizi di protezione civile;

h) servizi di protezione civile;

g) i servizi di protezione civile;

protezione civile; [art. 117, co. 3 Cost.]

opere di prevenzione e soccorso per calamità naturali (C) [art. 5, 22) Statuto]

servizi antincendio (C) [art. 5, 20) Statuto]

i) tutela del paesaggio

governo del territorio [legisl. esclusiva, art. 55, l)]

i) governo del territorio, con esclusione dell'urbanistica e dell'edilizia; tutela del paesaggio;

tutela .... del paesaggio [legisl. esclusiva, art. 5  e)]

governo del territorio; [art. 117, co. 3 Cost.]

tutela del paesaggio, (A) [art. 6, 3) Statuto]

l) ordinamento dei porti e aeroporti

l) ordinamento e organizzazione dei porti e degli aeroporti civili, fatta salva la particolare disciplina del porto di Trieste discendente da accordi internazionali e da specifiche leggi nazionali;

h) l’ordinamento e l’organizzazione dei porti e degli aeroporti civili;

porti e aeroporti civili; [art. 117, co. 3 Cost.]

m) grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relativi sistemi di sicurezza

m) grandi reti di trasporto e di navigazione;

i) le grandi reti di trasporto e di navigazione;

grandi reti di trasporto e di navigazione; [art. 117, co. 3 Cost.]

n) ordinamento della comunicazione;

n) ordinamento della comunicazione;

l) ordinamento della comunicazione;

ordinamento della comunicazione; [art. 117, co. 3 Cost.]

o) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;

o) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia;

m) la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia;

produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; [art. 117, co. 3 Cost.]

p) previdenza complementare e integrativa;

p) previdenza complementare e integrativa;

n) la previdenza complementare e integrativa;

previdenza complementare e integrativa; [art. 117, co. 3 Cost.]

q) armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;

q) armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;

o) l’armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;

armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; [art. 117, co.  3 Cost.]

r) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali

r) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali

 valorizzazione, promozione e organizzazione delle attività e dei beni culturali; [legisl. esclusiva, art. 5, n)]

valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali [art. 117, co.  3 Cost.]

 istituzioni culturali, ricreative e sportive musei e biblioteche di interesse locale e regionale (E) [art. 4, 14) Statuto]

antichità e belle arti,  (A) [art. 6, 3) Statuto]

istituti di credito a carattere regionale e fondazioni bancarie [legisl. esclusiva, art. 55, s)]

s) enti di credito e fondazioni bancarie;

p) enti di credito e fondazioni bancarie;

casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale; [art. 117, co. 3 Cost.]

tutela della salute, ... [legisl. esclusiva, art. 55, a)]

u) tutela della salute, per i soli aspetti concernenti la profilassi e la prevenzione delle malattie, nonché la vigilanza sui farmaci e sulle pratiche mediche.

r) tutela della salute, per i soli aspetti concernenti la profilassi e la prevenzione delle malattie, nonché la vigilanza sui farmaci e sulle pratiche mediche.

tutela della salute, [art. 117, co. 3 Cost.]

 

 

a) i rapporti della regione con le altre regioni, con lo Stato, con l'Unione europea e con gli Stati esteri;

rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; [art. 117, co. 3 Cost.]

 

 

 

istituzione di tributi regionali prevista nell’art. 51 (C) [art. 5, 3) Statuto]

 

 

 

disciplina dei servizi pubblici di interesse regionale ed assunzione di tali servizi (C) [art. 5, 7) Statuto]

 

 

 

istituzione e ordinamen-to di Enti di carattere locale o regionale per lo studio di programmi di sviluppo economico (C) [art. 5, 9) Statuto]

 

 

 

espropriazione per pubblica utilità non riguardanti opere a carico dello Stato (C) [art. 5, 11) Statuto]

 

 

 

annona (C) [art. 5, 21) Statuto]


2.c) Ulteriori competenze legislative; potestà regolamentare; funzioni amministrative

A.C. 519
(Consiglio FVG)

A.C. 1166
(Lenna ed altri)

A.C. 1816
(Stucchi)

Costituzione/
Statuto vigente

ULTERIORI COMPETENZE  NELLE MATERIE DI LEGISLAZIONE ESCLUSIVA DELLO STATO

Art. 56 co.2

Art. 56, co. 2-6

 

 

Fatte salve le compe-tenze dello Stato elencate al comma 3, la Regione può emanare norme legislative in materia di:

 

 

 

a) immigrazione, relati-ve all'accoglienza e all'assistenza degli immigrati, nonché all'inserimento sociale e nel lavoro delle persone provenienti da paesi stranieri; le leggi regionali non possono interferire con le norme statali che regolano la condizione giuridica dello straniero e l'ordine pubblico;

2. La regione autonoma può emanare norme legislative in materia di immigrazione, relative all'accoglienza e all'assistenza degli immigrati, nonché all'inserimento sociale e nel lavoro delle persone provenienti dai Paesi in procinto di aderire all'Unione europea o extra-comunitari. Le leggi regionali non possono interferire con le norme statali che regolano la condizione giuridica dello straniero e l'ordine pubblico.

 

 

b) istruzione, relative all'insegnamento delle lingue regionali e minoritarie e per l'integrazione scolastica delle persone provenienti da paesi stranieri, ferma restando la competenza esclusiva dello Stato in materia di titoli di studio aventi valore legale;

3. La regione autonoma può emanare norme generali in materia di istruzione relative all'insegnamento delle lingue minoritarie e per l'integrazione scolastica delle persone provenienti dai Paesi di recente adesione all'Unione europea, ferma restando la competenza esclusiva dello Stato in materia di titoli di studio aventi valore legale.

 

 

c) ambiente ed ecosi-stema, per migliorarne la tutela e per l'integrazione degli interventi di protezione e valorizzazione ambientale con i paesi limitrofi; in particolare, la Regione può determinare i vincoli e le norme di protezione ambientale e paesistica a cui devono attenersi la progettazione e l'esecuzione delle opere pubbliche e delle infrastrutture promosse dall'Unione europea o dallo Stato;

4. La regione autonoma può emanare norme legislative in materia di ambiente, per migliorarne la tutela e per l'integrazione degli interventi di protezione e di valorizzazione ambientale con i Paesi limitrofi.

 

 

d) beni culturali, per migliorarne il livello di tutela e conservazione e coordinare gli interventi a essi rivolti;

5. La regione autonoma può emanare norme legislative in materia di beni culturali per migliorarne il livello di tutela e di conservazione e coordinare gli interventi ad essi rivolti.

 

 

e) economia, per rista­bilire la competitività con aree confinanti.

6. In materia economica la regione autonoma può emanare norme le­gislative volte a ristabi­lire la competitività con aree confinanti.

 

 

Art. 56, co. 4

Art. 58 co.3

Art. 5 co. 2

 

I decreti legislativi di attuazione dello Statuto possono attribuire alla potestà legislativa della Regione ulteriori funzioni tra quelle riservate allo Stato ai sensi del comma 3.

 I decreti legislativi di attuazione del presente Statuto possono attribuire alla potestà legislativa della regione autonoma ulteriori funzioni tra quelle riservate allo Stato ai sensi dell'articolo 56.

2. I decreti legislativi di attuazione del presente Statuto possono attribuire alla potestà legislativa della regione ulteriori materie tra quelle rientranti nella competenza legislativa esclusiva dello Stato.

 

POTESTÀ LEGISLATIVA ATTUATIVA E INTEGRATIVA

Art. 57

Art. 59

Art. 7

Art. 6 Statuto

1. La Regione ha facoltà di adeguare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi di competenza esclusiva statale per le quali le leggi dello Stato attribuiscono alla Regione questa facoltà. A tal fine la Regione emana norme di attuazione e di integrazione delle leggi dello Stato.

1. La regione autonoma ha facoltà di adeguare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi di competenza esclusiva statale per le quali le leggi dello Stato attribuiscono alla stessa regione questa facoltà. A tale fine la regione autonoma emana norme di attuazione e di integrazione delle leggi dello Stato.

1. La regione adegua alle sue particolari esigenze le leggi di competenza esclusiva dello Stato, nell'ambito delle materie per le quali i decreti legislativi di attuazione del presente Statuto attribuiscono tale facoltà.

La Regione ha facoltà di adeguare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione e di attuazione nelle seguenti materie:

1) scuole materne; istruzione elementare; media; classica; scientifica; magistrale; tecnica ed artistica;

2) lavoro, previdenza e assistenza sociale;

3) antichità e belle arti tutela del paesaggio, della flora e della fauna, oltre che nelle materie per le quali le leggi dello Stato attribuiscano alla Regione questa facoltà. materie indicate da leggi dello Stato [art. 6, Statuto]

POTESTÀ REGOLAMENTARE

Art.  58

Art.  60

Art.  9

Art. 117, co. 6 Cost.

1. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salvo che per le funzioni attribuite alla Regione ai sensi dell'articolo 56, comma 4. La potestà regolamentare spetta alla Regione in ogni altra materia.  

1. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salvo che per le funzioni attribuite alla regione autonoma ai sensi dell'articolo 58, comma 3. La potestà regolamentare spetta alla regione in ogni altra materia.  

1. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, fatti salvi la possibilità di delega alla regione e il conferimento a quest'ultima di materie di competenza statale esclusiva ai sensi dell'articolo 5, comma 2.   

2. La potestà regolamentare spetta alla regione in ogni altra materia non prevista al comma 1.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

2. Nelle materie di cui all'articolo 56, comma 2 [ulteriori competenze  nelle materie di legislazione esclusiva dello Stato], qualora la Regione eserciti le sue attribuzioni legislative, la legge regionale prevale sul regolamento statale.

2. Nelle materie di cui ai commi da 2 a 5 dell'articolo 56 [ulteriori competenze  nelle materie di legislazione esclusiva dello Stato], qualora la regione autonoma eserciti le sue attribuzioni legislative, la legge regionale prevale sul regolamento statale.

 

 

PRINCIPIO DI CONTINUITA’

Art.  59

Art.  61

 

 

1. Nelle materie attribuite alla compe-tenza della Regione, fino a quando la Regione non abbia legiferato, si applicano le leggi dello Stato.

1. Nelle materie attribuite alla compe-tenza della regione autonoma, fino a quando la regione autonoma non abbia legiferato, si applicano le leggi dello Stato.

 

 

ADEGUAMENTO DELLA LEGGE REGIONALE AI PRINCÌPI DELLA LEGISLAZIONE STATALE

Art.  60

Art.  62

 

 

1. Nelle materie di potestà legislativa concorrente, le leggi regionali sono adeguate ai princìpi desumibili dalla legislazione statale sopravvenuta entro sei mesi dall'entrata in vigore della medesima. Nel frattempo continuano ad applicarsi le norme regionali.

1. Nelle materie di potestà legislativa concorrente, le leggi regionali sono adeguate ai princìpi desumibili dalla legislazione statale sopravvenuta entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della medesima. Nel frattempo continuano ad applicarsi le norme regionali. 

 

 

2. Trascorso il termine di cui al comma 1, il Governo della Repubblica, previa diffida alla Regione a provvedere nei successivi trenta giorni, impugna le norme non adeguate davanti alla Corte costituzionale. Si applicano le norme che disciplinano il giudizio di legittimità sulle leggi regionali.

2. Decorso il termine di cui al comma 1, il Governo della Repubblica, previa diffida alla regione autonoma a provvedere nei successivi trenta giorni, impugna le norme non adeguate davanti alla Corte costituzionale. Si applicano le disposizioni che disciplinano il giudizio di legittimità sulle leggi regionali.

 

 

3. Si applicano immediatamente le norme costituzionali, le norme di attuazione degli obblighi internazionali e comunitari e le norme che disciplinano materie nelle quali la Regione non abbia già legiferato o la disciplina regionale sia stata dichiarata illegittima.

3. Si applicano immediatamente le norme costituzionali, le norme di attuazione degli obblighi internazionali e comunitari e le norme che disciplinano materie nelle quali la regione autonoma non ha già legiferato o la disciplina regionale è stata dichiarata illegittima.

 

 

FUNZIONI AMMINISTRATIVE

Art.  61 co. 1

Art.  63 co. 1

Art. 10 co. 1

Art. 118 co. 1 e 2 Cost.

1. La Regione esercita le funzioni amministrative nelle materie in cui ha potestà legislativa conferendole ai Comuni, alle Province, alle Comunità montane e alle Città metropolitane, secondo i princìpi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione e sulla base dei criteri definiti dalla legge di cui all'articolo 23, anche riconoscendo e valorizzando il ruolo delle formazioni sociali.

1. La regione autonoma esercita le funzioni amministrative nelle materie in cui ha potestà legislativa conferendole ai comuni e alle province, secondo i princìpi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione e sulla base dei criteri definiti dalla legge di cui all'articolo 24, anche riconoscendo e valorizzando il ruolo delle formazioni sociali.

1. Alla regione spettano le sole funzioni amministrative non conferibili agli enti locali in quanto attinenti alla sua organizzazione o ad esigenze di carattere unitario, con particolare riguardo a:

a) ordinamento della regione e degli enti locali;

b) rapporti internazionali, con l'Unione europea, con lo Stato e con le altre regioni;

c) credito, finanza e tributi regionali;

d) infrastrutture e servizi di rilevanza regionale e sovraregionale, a esclusione del porto franco di Trieste;

e) libro fondiario.

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

Art. 8 Statuto

La Regione esercita le funzioni amministrative nelle materie in cui ha potestà legislativa a norma degli artt. 4 e 5, salvo quelle attribuite agli enti locali dalle leggi della Repubblica.

 

 

Art. 10 co. 2

Art. 11 Statuto

 

 

2. Fermo restando il diritto dei cittadini a livelli adeguati e uniformi di servizi su tutto il territorio regionale, le rimanenti funzioni amministrative sono svolte dai comuni, dalle province e dalla provincia metropolitana di Trieste, in forma singola o associata ai sensi di quanto previsto dall'articolo 52.

3. In attuazione del comma 2, fatto salvo il mantenimento a livello regionale delle risorse tecniche e operative necessarie per lo svolgimento delle sole funzioni di cui al comma 1 e delle attività di programmazione, vigilanza e controllo, sono conseguentemente trasferiti agli altri livelli territoriali di governo i necessari apparati burocratici e le relative risorse finanziarie e professionali.

La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province ed ai Comuni, ai loro consorzi ed agli altri enti locali, o avvalendosi dei loro uffici.

I provvedimenti adottati nelle materie delegate sono soggetti al controllo stabilito nell'art. 58.

Le spese sostenute dalle Province, dai Comuni e da altri enti per le funzioni delegate sono a carico della Regione.

Art.  61 co. 2

Art.  63 co. 2

 

Art. 10 co. 1 Statuto

2. Lo Stato attribuisce le funzioni amministrative nelle materie di sua competenza di intesa con la Regione, secondo le modalità previste dall'articolo 76 [Commissione paritetica], nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione e con la garanzia della copertura finanziaria dei relativi oneri.

2. Lo Stato attribuisce le funzioni amministrative nelle materie di sua competenza di intesa con la regione autonoma, secondo le modalità previste dall'articolo 78 [Commissione paritetica], nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione.

 

Lo Stato può, con legge, delegare alla Regione, alle Province ed ai Comuni l'esercizio di proprie funzioni amministrative.

 

 

 

 

 


Regione ed enti locali

Le proposte di nuovo statuto all’esame della Commissione stabiliscono sin dai primi articoli una stretta compenetrazione identitaria tra il Friuli-Venezia Giulia, le comunità che la compongono e le istituzioni in cui esse si esprimono: “Il Friuli-Venezia Giulia [...] è ordinato in Comuni, Province e Regione autonoma quali espressione del suo policentrismo” e “si ispira ai principi di sussidiarietà istituzionale e sociale” (così l’art. 1, co. 2 e 3, della proposta A.C. 519, ma altrettanto l’art. 2, co. 1, dell’A.C. 1816 e l’art. 1, co. 3, dell’A.C. 1166)[13]. Per rendere maggiormente identitaria tale compenetrazione l’A.C. 519 nomina singolarmente (al co. 3 dell’art. 1) le popolazioni e i rispettivi territori come “presupposti” storici della sua identità: l’azione “dei comuni, delle province e della Regione autonoma” valorizza, “le peculiarità storiche, culturali e linguistiche proprie del Friuli, della Venezia Giulia[14] e comunque di tutti i territori compresi nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine”.

Lo statuto vigente riserva agli enti locali due soli articoli: il primo ne riconosce (con formula generale) l’autonomia, il secondo disciplina i controlli della Regione sul loro operato. Nel nuovo ordinamento la Regione autonoma conserva il ruolo preminente che caratterizza l’ente esponenziale di tutte le componenti della collettività regionale ma agli enti locali è riconosciuta una grande autonomia; singolarmente nelle funzioni proprie e collettivamente nelle funzioni da condividere con la Regione attraverso il Consiglio delle autonomie locali. Questi, che partecipa alla definizione della legge statutaria, interviene su gran parte della legislazione corrente e sulle grandi scelte amministrative della Regione.

Agli enti locali della Regione appartiene anche la provincia (o città) metropolitana di Trieste che l’A.C. 1816 istituisce direttamente (art. 43, co. 1, art. 50) e che le altre due proposte rinviano (senza denominarla) alla futura legge regionale (A.C. 519, art. 21, co. 3, art. 22, co. 4; A.C. 1166, art. 19, co. 1, art. 20, co. 1, art. 23). L’art. 50 della proposta A.C. 1816 istituisce la provincia metropolitana di Trieste “quale area transfrontaliera e abitata da significative minoranze linguistiche [...]” e “quale livello di governo unitario ed esclusivo del territorio della provincia di Trieste”. Alla provincia metropolitana sono attribuite (art. 51) “le competenze amministrative proprie delle province e dei comuni, nonché le competenze regionali relative alle politiche transfrontaliere e alla gestione del Porto di Trieste [...] “. A questo ente esponenziale della autonomia giuliana può affiancarsi, su iniziativa di almeno due province, un “Coordinamento permanente dell’area friulana, con funzioni di coordinamento e guida delle rispettive politiche in ambito di governo del territorio e di promozione dello sviluppo economico” (art. 52, co. 2).

Il territorio delle province può ulteriormente essere organizzato (ripartito) in ambiti funzionali di interesse comune (A.C. 1816, art. 45, art. 52, co. 1) ed i comuni e le province possono aggregarsi in ambiti e forme associative per l’esercizio in comune delle loro funzioni (A.C. 519, art. 21, co. 6 e A.C. 1166, art. 20, co. 2).

 

La legge regionale stabilisce i principi generali dell’ordinamento delle autonomie locali e disciplina l’elezione e la formazione degli organi; la proposta A.C. 1166 fissa in statuto l’elezione diretta dei presidenti di provincia e dei sindaci (art. 19, co. 2), le altre rinviano alla legge regionale.

Agli enti locali della Regione le proposte di statuto garantiscono l’autonomia statutaria[15] ed il potere di disciplinare l’esercizio delle proprie funzioni tramite propri regolamenti. Alla autonomia statutaria due delle proposte aggiungono l’autonomia “normativa, impositiva e finanziaria” (A.C. 519, art. 20, co. 1; A.C. 1166, art. 19, co. 1; A.C. 1816, art. 43, co. 1 e co. 2). I regolamenti comunali disciplinano l’organizzazione e lo svolgimento delle funzioni di competenza; anch’essi nell’ambito dei principi posti dalla legge regionale, ma in questi ambiti i regolamenti dell’ente locale prevalgono su discipline organizzative e procedurali dettate eventualmente dallo Stato o dalla Regione sui medesimi oggetti.

 

La determinazione ed il trasferimento delle funzioni amministrative riservate agli enti locali sono rimessi alla legge regionale approvata d’intesa con il Consiglio delle autonomie locali (A.C. 519, art. 23; A.C. 1166, art. 24; A.C. 1816, art. 54) secondo principi fissati dallo Statuto; le proposte di statuto “costituzionalizzano” il principio di sussidiarietà (istituzionale o “verticale”) (A.C. 519, art. 11; A.C. 1166, art. 10; A.C. 1816, art. 3, co. 2 e 3) secondo i criteri che ne qualificano l’applicazione (differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione), definiscono i settori di materie per le quali la futura legge regionale dovrà individuare le funzioni da assegnare (A.C. 519, art. 22; A.C. 1166, art. 21; A.C. 1816, art. 43, co. 3, art. 53, con la competenza residuale dei comuni) e, le due proposte che lo fanno, fissano direttamente l’elenco delle funzioni assegnate alle province (A.C. 1166, art. 22; A.C. 1816, art. 48). Queste sono quelle definite di area vasta e concernono principalmente il governo del territorio e lo sviluppo economico e sociale[16]. Ai comuni le funzioni relative ai servizi alla persona.

 

Le disposizioni sull’”autonomia finanziaria, di entrata e di spesa” degli enti locali si ispirano, nelle tre proposte, ai principi stabiliti dall’art. 119 Cost.: risorse proprie certe e sufficienti al finanziamento delle funzioni ordinarie, costituite da quote di compartecipazione ai tributi erariali devoluti alla Regione, perequazione tramite un fondo che compensi la minore capacità fiscale, finanziamenti straordinari per obiettivi determinati. A ciò si aggiungono il divieto di imporre vincoli di destinazione ai finanziamenti ordinari, il principio di programmazione pluriennale delle entrate, il principio di ‘connessione’ fra gettito dei tributi nel territorio di ciascun ente e ammontare della relativa quota di compartecipazione.

Quest’ultimo principio richiama, con diversa intensità in ciascuna delle proposte, l’aspetto “proprietario” del federalismo fiscale: che cioè le risorse assegnate a ciascun ente non siano soltanto commisurate al fabbisogno determinato dal finanziamento integrale delle funzioni assegnate, ma anche al gettito dei tributi riscossi per modo che l’ente possa beneficiare (o “ri-appropriarsi”) di parte della ricchezza del proprio territorio.

 

La proposta A.C. 519 (art. 25, co. 2) si limita ad un riferimento di carattere generale ai “tributi riferibili ai rispettivi territori” come parametro per determinare l’ammontare delle compartecipazioni e della quota perequativa commisurate alla “capacità fiscale” dell’ente (criterio che non postula in ciò la rilevanza dello “sforzo fiscale”). Le altre due proposte, A.C. 1166 e A.C. 1816 (rispettivamente, art. 26 e art. 44), fissano invece il principio secondo cui ciascun ente locale compartecipa alle quote di tributi assegnate alla Regione in misura proporzionale al gettito di quei tributi sul proprio territorio[17].

Si deve comunque notare che la competenza legislativa della Regione sulla finanza locale non si espande al sistema tributario; i tributi, che nell’attuale assetto assicurano circa il 50 per cento delle entrate, sono stabiliti e disciplinati dalla legge dello Stato la quale determina anche la misura dell’autonomia lasciata agli enti locali: per lo più la variazione delle aliquote entro una forcella non estesa, una limitata facoltà di agire sulla determinazione della platea dei contribuenti, qualche piccola variazione della base imponibile. Ne deriva che la perequazione, interamente rimessa alla Regione, deve tener conto di un gettito che è influenzato da decisioni che può assumere lo Stato.

 

Il Consiglio delle autonomie locali assume in queste proposte di statuto ruolo e funzioni che vanno ben oltre la natura e le attribuzioni diorgano di consultazione fra la Regione e gli enti locali” in cui lo colloca il quarto comma dell’articolo 123 della Costituzione: con maggiore o minore accentuazione in ciascuno dei tre testi, è visto (o in alcuni casi soltanto previsto) come sede della compartecipazione delle autonomie locali (rectius, degli amministratori locali) alla amministrazione e alla legislazione regionali dove queste interessano quegli enti.

Per la composizione ed il funzionamento del Consiglio la proposta di legge A.C. 519 rinvia alla combinazione fra principi posti dalla legge statutaria regionale e legge istitutiva dell’organo; oltre, ovviamente, quanto stabilisce direttamente lo statuto. Questo sottopone:

§         all’intesa del Consiglio delle autonomie locali

-          la legge che disciplina forme particolari di autonomia amministrativa e di coordinamento per gli enti locali territoriali (art. 2, co. 4);

-          la legge che disciplina le elezioni degli organi degli enti locali e detta princìpi fondamentali comuni in materia di ordinamento delle autonomie locali (art. 20, co. 2);

-          la legge che conferisce le funzioni ai Comuni, alle Province, alle Comunità montane e alle Città metropolitane (art. 23);

-          la legge che stabilisce i presupposti per l'esercizio del potere sostitutivo nei confronti degli enti locali e le garanzie procedimentali secondo il principio di leale collaborazione (art. 24, co. 2);

-          la legge che fissa i criteri e le modalità di attribuzione di un fondo perequativo da destinare ai territori con minore capacità fiscale (art. 25, co. 3);

-          la richiesta di collaborazione alla Corte dei conti, ai fini della regolarità della gestione finanziaria (art. 69, co. 3);

-          la legge regionale per il riordino degli enti e delle aziende regionali; (art. 80);

§         al parere del Consiglio delle autonomie locali (quello in carica secondo la legislazione vigente)

-          la legge regionale statutaria (art. 81, co. 6); questa legge disciplina il procedimento per il conseguimento dell'intesa con il Consiglio delle autonomie locali, nonché gli effetti del mancato raggiungimento dell'intesa (art. 49, co. 6).

Le altre due proposte riconoscono direttamente nello statuto poteri molto ampi di intervento che contemplano, oltre le intese ed i pareri sugli atti legislativi sopra indicati, anche poteri di intervento nell’attività amministrativa della Giunta regionale:

§         una rappresentanza del Consiglio delle autonomie partecipa, con facoltà di intervento, alle sedute della Giunta in cui sono trattate questioni che riguardano le autonomie locali (A.C. 1166, art. 28, co.3);

§         il Consiglio esprime parere sul bilancio regionale, sugli atti di programmazione regionale, sulle proposte di legge e di regolamento regionale che riguardano le autonomie, sull’istituzione di enti ed agenzie regionali (A.C. 1166, art. 28, co. 2; A.C. 1816, art. 47, co. 2);

La proposta A.C. 1816 stabilisce direttamente anche la composizione del Consiglio delle autonomie (art. 46)[18] e la partecipazione dei suoi componenti ad ogni consiglio provinciale (art. 49).

Questo complesso intreccio di funzioni e poteri conferisce al Consiglio delle autonomie locali (agli amministratori che ne fanno parte) un rilievo istituzionale e politico destinato a condizionare tutte le decisioni che la Regione assume sull’ordinamento, le attività e la finanza degli enti locali.

Non vi è dubbio che la norma statutaria – qui con forza di legge costituzionale – possa conferire poteri consultivi e poteri anche attivi in atti e procedimenti di carattere amministrativo. Potrebbe suscitare tuttavia perplessità l’istituto dell’intesa, introdotto nell’iter legislativo regionale, con riguardo agli effetti che venissero riconosciuti al mancato raggiungimento dell’intesa; se tale istituto dovesse determinare un potere di intervento diretto o di veto, potrebbe infatti ritenersi dubbio che lo statuto speciale possa configurare una potestà legislativa della quale partecipano anche rappresentanti degli enti locali, o un potere che condizioni quello attribuito dalla Costituzione al Consiglio regionale.


Le fonti regionali

Gli artt. 47 e seguenti delle proposte di legge costituzionale A.C. 519 ed A.C. 1166 elencano e disciplinano le fonti normative regionali, definendo tali:

§         lo Statuto e le leggi di revisione statutaria;

§         la legge regionale statutaria;

§         la legge regionale;

§         il referendum regionale (abrogativo, propositivo e consultivo);

§         il testo unico regionale;

§         il regolamento regionale.

Il solo A.C. 1166 prevede tra le fonti anche il decreto-legge regionale.

Il decreto-legge regionale

Il decreto-legge regionale è configurato dall’art. 51 dell’A.C. 1166 sulla falsariga della disciplina costituzionale del decreto-legge.

Esso è adottato dalla Giunta regionale sotto la sua responsabilità “in casi straordinari e imprevedibili di disastro ambientale, sanitario o di calamità naturale”, è emanato dal Presidente della Regione e deve riguardare materie di competenza esclusiva della Regione.

Il decreto-legge è presentato il giorno stesso all'Assemblea legislativa regionale per la conversione in legge, che deve avvenire entro sessanta giorni dalla data della presentazione, a pena di decadenza.

È fatto espresso divieto di reiterare gli atti non convertiti in legge, salvo che il nuovo decreto-legge risulti fondato su autonomi e diversi presupposti.

 

Quanto alle altre fonti normative, gli aspetti maggiormente innovativi della disciplina, su cui ci si sofferma nel prosieguo, concernono il procedimento di revisione statutaria e la legge regionale statutaria. Meritano peraltro una segnalazione anche alcune disposizioni che introducono a livello statutario princìpi e strumenti di “buona legislazione”; ci si riferisce in particolare:

§         alla possibilità di delega alla Giunta per la redazione di testi unici con valore legislativo (A.C. 519, art. 51; A.C. 1166, art. 52);

§         alla previsione (con legge regionale statutaria) di disposizioni volte a garantire la qualità delle fonti normative e le modalità della loro pubblicazione, assi-curando la chiarezza, la certezza e la facilità di accesso per i cittadini, nonché a disciplinare la redazione dei testi normativi e le modalità per l'analisi dell'impatto della regolamentazione.

Le leggi di revisione statutaria

La procedura di revisione statutaria è definita dalle tre proposte di legge in termini sostanzialmente analoghi (art. 48 dell’A.C. 519 e dell’A.C. 1166; art. 61 dell’A.C. 1816). Come si è già accennato in altra parte del dossier, esse configurano la legge di revisione statutaria come legge costituzionale la cui emanazione è condizionata dall’intervento della Regione interessata ed il cui contenuto è frutto di un’intesa fra Stato e Regione.

Non è precisata la fase procedurale entro la quale è collocata la prevista intesa. Si definisce peraltro un termine temporale (sei mesi dall'avvio del procedimento) decorso il quale al Parlamento nazionale è data facoltà di adottare la legge anche in assenza di intesa; è peraltro richiesta a tal fine una maggioranza qualificata (due terzi dei componenti: si presume, in ciascuna delle due Camere; non è precisato se tale maggioranza è sufficiente sia raggiunta nella sola seconda deliberazione o anche in occasione del primo voto in ciascun ramo del Parlamento).

Analoga maggioranza è richiesta qualora le Camere decidano di discostarsi dal testo proposto dall'Assemblea legislativa regionale o dal testo su cui si era raggiunta l'intesa.

A prescindere dal raggiungimento dell’intesa, nel procedimento può comunque inserirsi un referendum popolare regionale, qualora ne faccia richiesta entro tre mesi un trentesimo degli elettori della Regione o un decimo dei componenti l'Assemblea legislativa regionale. Si tratta di un referendum confermativo, poiché il suo esito positivo è condizione per la promulgazione della legge di revisione statutaria. Il referendum è previsto in ogni caso qualora la legge sia approvata dalle Camere in assenza di intesa (o “contro” il suo contenuto).

È da notare al riguardo che il ricorso alla consultazione popolare in ambito regionale è previsto (sia pure come eventualità) nel caso in cui gli organi rappresentativi nazionale e regionale abbiano raggiunto un’intesa, e addirittura come obbligo qualora in Parlamento si sia conseguito un consenso particolarmente ampio, dimostrato dal raggiungimento di quella stessa maggioranza qualificata che (ex art. 138 Cost.) escluderebbe il ricorso al referendum per qualsiasi altra legge costituzionale.

Si segnala inoltre che la nuova disciplina statutaria non riproduce il dettato del vigente art. 63, co. 4°, ai sensi del quale le modificazioni allo statuto, pur se approvate con legge costituzionale, non sono comunque sottoposte a referendum nazionale.

Non appare chiaro, pertanto, se nella procedura di revisione statutaria possa o meno intervenire, in aggiunta al referendum regionale, un referendum nazionale ai sensi dell’art. 138, secondo comma, e quale rapporto possa nel caso configurarsi tra le due consultazioni.

Analogamente a quanto previsto dal vigente statuto, l’A.C. 519 e l’A.C. 1166 prevedono che talune disposizioni concernenti l’autonomia finanziaria possano essere modificate con legge (ordinaria) dello Stato, comunque previa intesa con la Regione, da esprimersi in sede di Commissione paritetica.

 

La disciplina sin qui illustrata sembra richiedere un coordinamento con la procedura generale di revisione degli statuti speciali recata dal testo unificato delle p.d.l. cost. A.C. 203 e abb., che la I Commissione della Camera dei deputati ha licenziato per l’Assemblea nella seduta del 5 luglio 2007.

La legge regionale statutaria

La legge regionale statutaria, prevista fra le fonti regionali dall’articolo 47, comma 1, lett. b) dell’A.C. 519 e dell’A.C. 1166, è definita nella sua forma dall’art. 49:

§         essa è approvata dall’Assemblea legislativa regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, nel rispetto della Costituzione e dello Statuto;

§         il Governo può promuovere questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla sua pubblicazione;

§         la legge è sottoposta a referendum regionale confermativo se entro tre mesi dalla pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione (un trentesimo se la legge è stata approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea legislativa) o un quinto dei componenti l'Assemblea legislativa regionale.

Alla legge regionale statutaria si fa riferimento in varie parti dello statuto, per affidarle la definizione di numerosi e rilevanti aspetti dell’organizzazione e del funzionamento istituzionale della Regione.

 

In particolare, essa disciplina (si fa di seguito riferimento all’articolato dell’A.C. 519):

§         le forme e gli effetti della espressione dell’intesa con il Consiglio delle autonomie sulla legge regionale che:

-          art. 2, co. 4: disciplina forme particolari di autonomia amministrativa e di coordinamento per gli enti locali territoriali;

-          art. 20, co. 2: disciplina le elezioni degli organi degli enti locali e detta princìpi fondamentali comuni in materia di ordinamento delle autonomie locali;

-          art. 23, co. 1, conferisce le funzioni ai Comuni, alle Province, alle Comunità montane e alle Città metropolitane

-          art. 24, co. 2: stabilisce i presupposti per l'esercizio del potere sostitutivo e le garanzie procedimentali per l'ente locale interessato

-          art. 25, co. 3: fissa i criteri e le modalità di attribuzione ... di un fondo perequativo da destinare ai territori con minore capacità fiscale.

§         art. 15, co. 1: le procedure (interne) attraverso le quali la Regione partecipa alla formazione degli atti comunitari che riguardano materie in cui ha competenza legislativa ovvero che interessano specificamente il suo territorio, secondo le modalità stabilite con decreti legislativi di attuazione dello Statuto

§         art. 16, co. 1: le procedure (interne) attraverso le quali la Regione provvede all'attuazione degli atti dell'Unione europea nelle materie nelle quali ha competenza, secondo le modalità stabilite con decreti legislativi di attuazione dello Statuto

§         art. 17, co. 1: le procedure (interne) attraverso le quali la Regione richiede allo Stato di presentare ricorsi e impugnative avverso atti dell’Unione europea, secondo le modalità stabilite con decreti legislativi di attuazione dello Statuto

§         art. 18, co. 4: le procedure attraverso le quali la Regione esplica la propria attività internazionale ai sensi dell’articolo 18;

§         art. 21, co. 4: le modalità e le procedure per la modifica della denominazione di comuni e province, per la modifica delle circoscrizioni comunali, l’unione e la fusione di comuni l’istituzione di nuovi comuni o nuove province, l’istituzione e le funzioni delle città metropolitane;

§         art. 26, co. 2: i principi che presiedono alla composizione e al funzionamento del Consiglio delle autonomie locali;

§         art. 27, co. 1: le funzioni del Consiglio delle autonomie locali;

§         art. 28, co. 1: la forma di governo e i rapporti fra gli organi della Regione;

§         art. 29, co. 2: le funzioni di indirizzo e controllo politico esercitate dal Consiglio regionale;

§         art. 30, co. 2: i casi e le modalità di esercizio della capacità processuale dell'Assemblea legislativa regionale;

§         art. 31: le modalità di elezione del Consiglio regionale;

§         art. 32, co. 5: i casi di ineleggibilità e incompatibilità relativi alla carica di consigliere regionale;

§         art. 35: l’elezione di almeno un consigliere appartenente alla minoranza slovena;

§         art. 36: la promozione delle pari opportunità di accesso delle donne e degli uomini alla carica di consigliere regionale;

§         art. 39: i diritti e le prerogative dell’opposizione e delle altre minoranze consiliari;

§         art. 40: le modalità secondo le quali possono essere disposte inchieste consiliari;

§         art. 42, co. 2: l’elezione del Presidente della Regione;

§         art. 43, co. 2: le modalità di formazione della Giunta regionale e i casi di incompatibilità;

§         art. 46, co. 3: la prorogatio degli organi regionali;

§         art. 49, co. 6: il procedimento per il conseguimento dell'intesa con il Consiglio delle autonomie locali, nonché gli effetti del mancato raggiungimento dell'intesa;

§         art. 50, co. 1: le modalità di approvazione delle leggi e dei regolamenti regionali nelle materie di competenza (artt. 55, 56 e 57);

§         art. 51, co. 4: le modalità di approvazione dei testi unici regionali;

§         art. 52, co. 1: i referendum regionali;

§         art. 53, co. 1: i regolamenti regionali;

§         art. 54; la qualità della legislazione;

§         art. 62, co. 1: ulteriori soggetti cui è attribuita l’iniziativa delle leggi regionali;

§         art. 74, co. 6: le modalità con le quali il Consiglio regionale è informato e partecipa alle attività della Regione nell’ambito dei rapporti con lo Stato e con le altre Regioni;

§         art. 76, co. 4: la nomina dei componenti regionali della Commissione paritetica;

§         art. 81, co. 6: l’istituzione del Consiglio delle autonomie locali.

 


Testo a fronte

 


Tabella di corrispondenza tra gli articoli

 

A.C. 519

A.C. 1166

A.C. 1816

Statuto

Costituzione

 

Preambolo

 

 

 

 

Elementi costitutivi

 

 

 

 

 

Il Friuli Venezia Giulia

1, I

1, I

1, I-II

1

116, I

sussidiarietà

1, II

1, II

3, II

 

5

autonomie locali

1, III

1, III

 

 

 

Territorio regionale

2, I

2, I

2, I

2, I

 

confini ex 132 Cost

2, II

2, II

 

 

132, II

capoluogo

2, III

2, IV

56

2, II

 

forme di autonomia

2, IV

2, III

 

 

 

Bandiera, stemma e gonfalone

3, I

3, I

2,II

2, III

 

bandiere tradizionali dei gruppi linguistici

3, II

3, II

 

 

 

Principi fondamentali

 

 

 

 

 

Diritti e uguaglianza

4, I

4, II

3, I

 

3, II

pari opportunità

4, II, III

4, III

4, lett. e)

12, II

51; 117, VII

ripudio della guerra

4, IV

 

 

 

11

accoglienza e integrazione

4, V

 

 

 

 

diritti inviolabili

 

4, I

 

 

2

confessioni religiose

 

4, IV

 

 

8

proprietà privata

 

5

 

 

42, II

Minoranze, lingue regionali o minoritarie

5, I-III

6, I

4, lett.h)

3

6

italiani di Slovenia e Croazia

5, IV

6, II

 

 

 

corregionali all'estero

5, V

6, III

 

 

 

Tutela delle tradizioni storiche e culturali

6

7

4, lett.l)

 

9, II

Tutela e valorizzazione della montagna

7

 

 

 

 

Tutela dell’ambiente e della natura

8

8

4, lett.m)

 

9, II

Diritti e universalità delle garanzie sociali

9

 

4, lett. b) c)

 

32, I; 35; 38;

Sussidiarietà sociale

10

9, II

3, IV; 4, lett. g)

 

118, IV

Sussidiarietà istituzionale

11

10

3, II

 

5; 118, I

decentramento

 

 

3, III

59, II, III

 

Autonomie funzionali

12

11

 

 

 

Informazione e partecipazione

13

12

 

 

 

Istituti di garanzia

14

13

 

 

 

Promozione sviluppo economico (finalità)

 

 

4, lett.a)

 

 

Diritti dei minori, anziani, disabili (finalità)

 

 

4, lett. d)

 

 

Diritto alla vita; promozione della maternità, valorizzazione della famiglia (finalità)

 

 

4, lett. f)

 

29; 31

Diritto alla libertà di studio (finalità)

 

 

4, lett. i)

 

33

Diritto all'informazione sulla qualità dell'ambiente (finalità)

 

 

4, lett. n)

 

 

Tutela della sicurezza dei cittadini (finalità)

 

 

4, lett. o)

 

 

Rapporti con l’unione europea ed esercizio del potere estero

 

 

 

 

 

Relazioni con l’Unione europea

15

14

17, I-III

 

117, V

Attuazione degli obblighi comunitari

16

15

17, IV

 

117, V

Ricorsi

17

16

 

 

 

Attività internazionale

18

17

18

 

117, IX

Cooperazione transfrontaliera, transnazionale e internazionale

19

18

18, IV;

 

 

Politiche regionali sull'allargamento della UE

 

 

19

 

 

Autonomie locali

 

 

 

 

 

Autonomia dei Comuni e delle Province

20, I

19, I

43, I,II

59, I

 

decentramento

 

 

3, III

59, II, III

 

sistema elettorale e ordinamento autonomie locali

20, II, III

19, II, III

 

4,  punto 1-bis

 

potestà regolamentare

20, IV-VI

19, IV-VI

43, IV

 

 

Istituzione e modifica degli enti locali

21, I-V

20, 1

57

7, punto 3

133

forme di collaborazione tra comuni

21, VI

20, II

 

 

 

Organizzazione amministrativa del territorio

 

 

45

 

 

Funzioni degli enti locali

 

 

43, III

 

118, I, II

funzioni dei comuni

22, I

21

53

 

 

funzioni delle province

22, II

22

48

 

 

funzioni delle Comunità montane

22, III

 

 

 

 

funzioni delle Città metropolitane

22, IV

23

 

 

 

Istituzione della provincia metropolitana di Trieste

 

 

50

 

 

Funzioni della prov.metropolitana di Trieste

 

 

51

 

 

Cooperazione tra le province

 

 

52

 

 

Conferimento di funzioni agli enti locali

23

24

54

 

 

Potere sostitutivo della Regione

24

25

55

60

 

Sistema di finanziamento delle autonomie locali

25

26

44

54

119, I

Consiglio delle autonomie locali

26

27

46

 

123, IV

Funzioni del Consiglio delle autonomie locali

27

28

47

 

 

Partecipazione dei rappresentanti degli enti locali

 

 

49

 

 

Referendum per l'individuazione del capoluogo della regione

 

 

56

 

 

Organi della regione

 

 

 

 

 

Organi della Regione

28, I

29, I

22, I

12, I

121, I

forma di governo

28, II

29, II

24

12, II

 

Organi della Regione e del sistema delle autonomie

 

 

21, 22, II-V

 

 

Assemblea legislativa regionale

29, I

30, I

25, I

 

 

funzioni dell’Assemblea legislativa

29, II

30, II

25, III-IV

24

121, II

proposte di legge e voti alle Camere

29, III

30, III

 

26

121, II (secondo periodo)

elenco riserve di legge e altre attribuzioni Consiglio

 

 

25, IV-VII

 

 

Prerogative esclusive del Consiglio regionale

 

 

26

 

 

Funzionamento del Consiglio regionale

 

 

27

20

 

Autonomia dell’Assemblea legislativa

30

 

25, II

 

 

Elezione dell’Assemblea legislativa regionale

31, I

31, I

24, II lett. a)

13, I

 

Sistema di elezione

 

 

23

 

 

Durata legislatura

31, II

31, II

 

14, I

 

Numero consiglieri

31, III

31, V

23, lett a)

13, II

 

Circoscrizioni elettorali

31, IV

31, VI

23, lett. b)

 

 

Indizione elezioni Consiglio e convocazione comizi

 

31, III

 

14, II, III

 

Prima riunione nuovo Consiglio

 

31, IV

 

14, IV

 

Presidenza provvisoria

 

 

 

14, V

 

Consiglieri regionali - mandato

32, I

32, I

28, I

16, I

 

insindacabilità

32, II

32, II

28, II

16, II

122, IV

giuramento

32, III

32, III, IV

28, III

17

 

indennità

32, IV

32, V

28, VIII

19, II

 

ineleggibilità e incompatibilità (disciplina)

32, V

32, VI

24, II

12, II

 

Casi di incompatibilità

 

 

 

15, III

122, II

Convalida delle elezioni

 

 

28, IV

 

 

Altri poteri dei consiglieri

 

 

28, V-VII

 

 

Elettorato attivo

33

33

 

15, I

 

Elettorato passivo

34

34

 

15, II

 

Rappresentanza della minoranza slovena

35

35

 

 

 

Rappresentanza di genere

36

36

 

12, II

117, VII

Presidente dell’Assemblea legislativa - elezione

37, I

37, I

29, II

18, II

122, III

funzioni del Presidente

 

 

29, I

 

 

cessazione dalla carica

 

 

29, III

 

 

indennità Presidente

37, II

37, II

29, IV

19, I

 

Consiglio regionale – costituzione Ufficio di Presidenza

 

 

30

18, I

 

Commissioni permanenti

 

 

31

18, III

 

Commissioni speciali

 

 

32, I-IV

 

 

Regolamento dell’Assemblea legislativa

38

38

34

21

 

Statuto dell’opposizione

39

39

33

 

 

Commissioni di inchiesta

40

40

32, V

 

 

Approvazione del bilancio e del conto consuntivo

41

41

25, IV, lett. a)

25

 

Presidente della Regione

42, I

42, I

35, I

42

121, IV

elezione del Presidente della Regione

42, II

42, II-IV

35, II

12, II

122, V

divieto del terzo mandato

42, III

 

35, IV

 

 

Giunta regionale

43, I

43, I

36, I, II

34, I

121, III

formazione, incompatibilità (disciplina)

43, II

43, II, IV

35, II; 36, IV

12, II

 

casi di incompatibilità

 

43, III

36, III

40

122, II

indennità di carica

43, III

43, V

 

41

 

deliberazioni della Giunta

 

 

36, V

 

 

Rapporti tra gli organi della Regione - mozione di sfiducia

44, I

44, I

38, I

12, II

126, II

scioglimento del Consiglio

44, II

44, II

38, II-IV

34, II

126, III

mozione di sfiducia nei confronti di uno o più assessori

 

44, III

 

 

 

Controllo dello Stato sugli organi della Regione

45

45

39

22, 23

126, I

Proroga dei poteri degli organi della Regione

46

46

37

 

 

Fonti regionali

 

 

 

 

 

Fonti regionali

47

47

 

 

 

Leggi di revisione statutaria

48

48

 

63

 

Legge regionale statutaria

49

49

 

12, III, IV, V

 

Legge regionale

50

50

 

 

 

Decreto-legge regionale

 

51

 

 

 

Testo unico regionale

51

52

 

 

 

Referendum regionali

52

53

 

12, II

 

Referendum abrogativo

 

 

59

 

 

Referendum consultivo

 

 

60

 

 

Progetti di legge e petizioni

 

 

58

 

 

Regolamenti regionali

53

54

 

 

 

Qualità delle fonti normative

54

55

 

 

 

Potestà legislativa e regolamentare

 

 

 

 

 

Potestà legislativa esclusiva della Regione

55

58

5

4

117, IV

Potestà legislativa concorrente

56, I, II

57

6

5

117, III

Potestà legislativa esclusiva dello Stato

56, III

56, I

 

 

117, II

Ulteriori competente della Regione

56, II

56, II-VI

 

 

 

Potestà legislativa attuativa e integrativa

57

59

7

6

 

Potestà regolamentare

58

60

9

 

117, VI

Principio di continuità

59

61

 

 

 

Adeguamento della legge regionale ai principi della legislazione statale

60

62

 

 

 

Funzioni amministrative

61, I

63, I

10

8

118, I, II

attribuzione di funzioni statali

61, II

63, II

 

10, I

 

Delega delle funzioni agli Enti Locali

 

 

 

11

 

Funzioni statali delegate alla Regione –ruolo del Presidente della Regione

 

 

 

45

 

Promozione iscrizioni universitarie

 

 

 

9

 

Programmazione (funzioni)

 

 

11

 

 

Leggi regionali - iniziativa

62

64

8, I

27

 

esame dei progetti di legge

63

65

8, II

28

 

promulgazione

64, I

66, I

8, III

31

 

pubblicazione nel B.U.R.

64, II

66, II

8, III

32, I

 

riproduzione nella G.U.

64, III

66, III

8, IV

32, II

 

promulgazione di legge dichiarata urgente

 

 

 

30

 

Controllo sulle leggi e gli atti aventi valore di legge

65

67

8, V, VI

29

127

Amministrazione regionale

 

 

 

 

 

Princìpi dell’attività amministrativa

66

68

 

 

 

Princìpi dell’organizzazione amministrativa

67

69

 

 

 

Forme di partecipazione

68, I, II

70, I, II

 

 

 

 Consiglio regionale dell'economia, del lavoro e delle autonomie sociali (CRELAS)

68, III

70, III

 

 

 

Controllo (della Corte dei conti)

69

71

 

58

 

Finanze, demanio e patrimonio

 

 

 

 

 

Autonomia finanziaria

70, I, II

72, I, II

12, I, II

48

 

risorse proprie

70, III

72, III

12, III

51

 

quote fisse di proventi erariali

70, IV, V

72, IV, V

12, VI-VIII

49

 

risorse aggiuntive

70, VI

72, VI

12, IX

50

 

indebitamento

70, VII

72, VII

12, X

52

 

disciplina sostanziale dei tributi

70, VIII, IX

72, VIII

12, IV, V

 

 

Accertamento delle imposte

71

73

 

53

 

Demanio regionale

72

74

13

 

 

Patrimonio regionale

73, I-II

75, I-II

14, I-II

55

 

trasferimento dei beni immobili

73, III

75, III

14, III

56

 

Determinazione e trasferimento del patrimonio

 

 

 

57

 

Rapporti con lo stato e le altre regioni

 

 

 

 

 

Rapporti con lo Stato

74, I-III

76, I-II

16, I-II, IV

 

 

partecipazione del Presidente della Regione al Consiglio dei ministri

74, IV

76, III

16, III

44

 

Consultazione della Giunta

 

 

 

47

 

Rapporti con le regioni - intese

74, V

76, IV

15

 

117, VIII

Disciplina legge statutaria

74, VI

76, V

 

 

 

Decreti legislativi di attuazione

75

77

20, I

65

 

Commissione paritetica

76

78

20, II-V

65

 

Organi periferici dello Stato

77

79

 

 

 

Potere sostitutivo dello Stato

78

80

 

 

 

Norme finali e transitorie

 

 

 

 

 

Commissario del Governo (abrogazione)

79

81

 

 

 

Commissario di Governo - istituzione

 

 

 

61

 

funzioni

 

 

 

62

 

Legge di riordino degli enti e delle aziende

80

82

 

 

 

Norme transitorie e finali

81

83

62

 

 

Abrogazioni

82

84

 

 

 

Redazione del testo dello Statuto

83

85

 

 

 

Leggi di revisione statutaria

 

 

61

 

 

Legislazione vigente nelle materie di competenza regionale

 

 

 

64

 

Circondario di Pordenone

 

 

 

66

 

Personale della regione e inquadramento

 

 

 

67, 68

 

Prime elezioni del Consiglio regionale

 

 

 

69

 

Commissario di Governo per il territorio di Trieste

 

 

 

70

 


Testo a fronte tra le proposte di legge costituzionale
A.C. 519, A.C. 1166 ed A.C. 1816,
il vigente Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia
e la Costituzione

PREAMBOLO

A.C. 519
(Consiglio FVG)

 

IL FRIULI VENEZIA GIULIA,

MEMORE delle proprie origini che, nel segno di Aquileia, indicarono nell'unione di popoli e territori diversi il suo particolare cammino;

FORTE della consolidata esperienza democratica che, onorando l'autonomia speciale concessa, gli ha consentito di superare l'emarginazione sociale, le grandi migrazioni e gli eventi sismici;

AFFERMA la propria identità e il solenne impegno a valorizzare le diverse culture e lingue del proprio territorio che gli conferiscono peculiarità e ricchezza;

DIVENUTO da terra di confine luogo di incontro e di scambio, spazio aperto all'Europa di oggi e di domani e passaggio verso l'area mediterranea, riafferma la volontà di perseguire, in armonia con i principi della Costituzione europea e della Costituzione della Repubblica italiana, il dialogo e la collaborazione con gli Stati e le Regioni contermini, con le comunità di corregionali all'estero e con le minoranze presenti in Regione, nel segno della pace, della reciproca tolleranza e della convivenza;

ADEGUA, all'indomani di una tappa storica nell'irreversibile percorso di unificazione europea, con il nuovo Statuto di autonomia speciale il proprio assetto istituzionale alle mutate condizioni sociali, politiche ed economiche nazionali e internazionali, al termine di un ampio coinvolgimento nel dibattito dei soggetti rappresentativi della comunità regionale.

 

 

 

A.C. 519
(Consiglio FVG)

A.C. 1166
(Lenna ed altri)

A.C. 1816
(Stucchi)

Costituzione/
Statuto vigente

ELEMENTI COSTITUTIVI

Art. 1 co. 1

Art. 1 co. 1

Art. 1

Cost., art. 116 co. 1

1. Il Friuli Venezia Giulia - Friûl Vignesie Julie - Furlanija Julijska Krajina - Friaul Julisch Venetien è Regione autonoma, retta da Statuto speciale, nell'unità e indivisibilità della Repubblica italiana e nell'ambito dell'Unione europea; esercita i propri poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione, dal presente Statuto e nel rispetto dell'ordinamento comunitario.

1. Il Friuli Venezia Giulia è regione autonoma retta da uno Statuto speciale, nell'unità e nell'indivisibilità della Repubblica e nell'ambito dell'Unione europea; esercita propri poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione e dal presente Statuto e nel rispetto dell'ordinamento comunitario.

1. Il Friuli Venezia Giulia esercita e valorizza la propria autonomia in conformità alla Costituzione nel quadro dei princìpi di adesione e di sostegno all'Unione europea, sulla base dei princìpi democratici della Repubblica e della salvaguardia delle proprie specialità culturali e linguistiche.

2. L'autogoverno del popolo friulano e del popolo giuliano è attuato in forme rispondenti alle caratteristiche delle loro identità, storia e tradizioni, nel rispetto delle minoranze storiche.

Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

 

Statuto, art. 1

Il Friuli-Venezia Giulia è costituito in Regione autonoma, fornita di personalità giuridica, entro l'unità della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione, secondo il presente Statuto.

Art. 1 co. 2

Art. 1 co. 2

Art. 3 co. 2

Cost., art. 5

2. Il Friuli Venezia Giulia si ispira ai principi di sussidiarietà istituzionale e sociale ed è ordinato in Comuni, Province e Regione autonoma quali espressione del suo policentrismo.

2. Il Friuli Venezia Giulia attua princìpi di sussidiarietà istituzionale e sociale.

2. La regione si fonda sui princìpi di autonomia, sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e sul metodo della programmazione.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 1 co. 3

Art. 1 co. 3

 

 

3. È compito dei Comuni, delle Province e della Regione autonoma perseguire la coesione politica, sociale, economica e territoriale del Friuli Venezia Giulia, rispettando e valorizzando le peculiarità storiche, culturali e linguistiche proprie del Friuli, della Venezia Giulia e comunque di tutti i territori compresi nelle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

3. È compito inderogabile dei comuni, delle province, delle città metropolitane e della regione autonoma perseguire la coesione politica, sociale, economica e territoriale del Friuli Venezia Giulia, rispettando e valorizzando le peculiarità territoriali, storiche, culturali e linguistiche proprie del territorio regionale.

 

 

Art. 2 co. 1

Art. 2 co. 1

Art. 2 co. 1

Statuto, art. 2 co. 1

1. Il Friuli Venezia Giulia comprende i territori delle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

1. Il Friuli Venezia Giulia comprende i territori delle province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine ed è ordinato in comuni, province, città metropolitane e regione autonoma.

1. La regione Friuli Venezia Giulia, di seguito denominata «regione», è costituita dalle comunità e dal suo territorio, suddiviso in comuni, nelle province di Udine, di Pordenone e di Gorizia e nella provincia metropolitana di Trieste di cui all'articolo 50.

La Regione comprende i territori delle attuali province di Gorizia e di Udine e dei comuni di Trieste, Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorlígo della Valle e Sgònico.

Art. 2 co. 2

Art. 2 co. 2

 

Cost., art. 132 co. 2

2. I confini della Regione possono essere modificati ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione.

2. Con legge della Repubblica possono essere modificati i confini della regione autonoma, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione.

 

Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.

Art. 2 co. 3

Art. 2 co. 4

Art. 56

Statuto, art. 2 co. 2

3. La Regione ha per capoluogo la città di Trieste.

4. La regione autonoma ha per capoluogo Trieste; la legge regionale statutaria ne disciplina particolari forme di autonomia.

1. Il capoluogo della regione può essere individuato con legge regionale, su iniziativa di 50.000 elettori e previa consultazione referendaria dell'intera popolazione regionale.

2. La consultazione di cui al comma 1 ha esito positivo se la proposta oggetto del referendum è accolta dalla maggioranza degli aventi diritto al voto.

3. Le modalità e le procedure per lo svolgimento del referendum sono disciplinate dalla legge regionale statutaria.

4. Fino alla data di entrata in vigore della legge regionale di cui al comma 1, capoluogo della regione rimane Trieste.

La Regione ha per capoluogo la città di Trieste.

Art. 2 co. 4

Art. 2 co. 3

 

 

4. La legge regionale, approvata previa intesa con il Consiglio delle autonomie locali, espressa nelle forme e con gli effetti previsti dalla legge regionale statutaria, disciplina forme particolari di autonomia amministrativa e di coordinamento per gli enti locali territoriali.

3. La legge regionale statutaria disciplina forme differenziate di autonomia amministrativa e di coordinamento delle province.

 

 

Art. 3 co. 1

Art. 3 co. 1

Art. 2 co. 2

Statuto, art. 2 co. 3

1. Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione ha una propria bandiera, un gonfalone e uno stemma, approvati con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione dell'Assemblea legislativa regionale.

1. Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la regione autonoma ha uno stemma, un gonfalone e una bandiera, stabiliti con legge regionale, che riportano in sintesi grafica un'aquila d'oro al volo spiegato afferrante con gli artigli una corona turrita d'argento.

2. La regione ha bandiera, gonfalone e stemma stabiliti con legge regionale.

Ferme restando le disposizioni sull'uso della bandiera nazionale, la Regione ha un proprio gonfalone ed uno stemma approvato con decreto del Presidente della Repubblica.

Art. 3 co. 2

Art. 3 co. 2

 

 

2. La Regione, con propria legge, può altresì disciplinare l'uso pubblico delle bandiere tradizionali dei gruppi linguistici storici del Friuli Venezia Giulia.

2. La legge regionale disciplina l'uso pubblico delle bandiere tradizionali dei gruppi linguistici storici della regione autonoma.

 

 

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 4 co. 1

Art. 4 co. 2

Art. 3 co. 1

Cost., art. 3 co. 2

1. È compito della Regione, delle Province e dei Comuni rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale che impedisca il pieno sviluppo della persona e l'eguaglianza nel godimento dei diritti.

2. È compito della regione autonoma, delle città metropolitane, delle province e dei comuni rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale che di fatto impedisce il pieno sviluppo della persona e l'eguaglianza nel godimento dei diritti.

1. La regione, in conformità alle proprie origini storiche e culturali cristiane e alle tradizioni di libertà, di scienza, di pensiero e di laicità delle istituzioni, opera al fine di realizzare il pieno sviluppo della persona e dei princìpi di giustizia, uguaglianza, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4 co. 2, 3

Art. 4 co. 3

Art. 4 co. 1 lett. e)

Cost., art. 51

2. Il Friuli Venezia Giulia promuove il diritto alle pari opportunità fra uomo e donna in ogni campo della vita sociale, economica e politica e in particolare nell'accesso, a tutti i livelli, alle cariche elettive e di nomina pubblica.

3. Il Friuli Venezia Giulia, perseguendo l'obiettivo della pari rappresentanza dei generi, promuove l'iniziativa di proprie leggi, volte a garantire condizioni di miglior equilibrio tra uomo e donna e informate ai princìpi e alle disposizioni della normativa statale e comunitaria più favorevoli in materia.

3. La regione autonoma, le città metropolitane, le province e i comuni tutelano il diritto alle pari opportunità fra uomo e donna in ogni campo della vita sociale, economica e politica e in particolare nell'accesso alle cariche elettive.

1. La regione persegue come finalità principali:

(…)

e) il diritto alle pari opportunità;

(…)

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

 

Cost., art. 117 co. 7

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

 

Statuto, art. 12 co. 2

In armonia con la Costituzione e i princìpi dell'ordinamento giuridico della Repubblica e con l'osservanza di quanto disposto dal presente Titolo, la legge regionale, approvata dal Consiglio regionale con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, determina la forma di governo della Regione e, specificatamente, le modalità di elezione del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e degli assessori, i rapporti tra gli organi della Regione, la presentazione e l'approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Regione, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le predette cariche, nonché l'esercizio del diritto di iniziativa popolare delle leggi regionali e la disciplina del referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo. Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali.

(…)

Art. 4 co. 4

 

 

Cost., art. 11

4. Il Friuli Venezia Giulia persegue una politica di pace e di dialogo con tutti i popoli; promuove la cooperazione internazionale; ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; sostiene i processi di moratoria delle armi di distruzione di massa.

 

 

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 4 co. 5

 

 

 

5. Il Friuli Venezia Giulia ispira la propria azione ai princìpi di accoglienza e di integrazione degli stranieri regolarmente soggiornanti che risiedono nel suo territorio.

 

 

 

 

Art. 4 co. 1

 

Cost., art. 2

 

1. Il Friuli Venezia Giulia riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo e riconosce e garantisce parità di diritti e di trattamento ai cittadini.

 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

Art. 4 co. 4

 

Cost., art. 8

 

4. La regione autonoma, le città metropolitane, le province e i comuni valorizzano il ruolo delle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato accordi al fine di perseguire il bene della comunità.

 

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

 

Art. 5

 

Cost., art. 42 co. 2

 

1. La proprietà privata è riconosciuta e garantita e può essere limitata solo nei casi previsti espressamente dalla legge.

 

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

Art. 5, co. 1-3

Art. 6 co. 1

Art. 4 co 1 lett. h)

Cost., art. 6

1. Il Friuli Venezia Giulia valorizza la diversità linguistica come patrimonio comune di tutti i suoi cittadini.

2. La Regione riconosce e tutela con propri atti i diritti di quanti appartengono alla minoranza nazionale slovena e promuove altresì la lingua friulana, la lingua slovena e la lingua tedesca.

3. La Regione provvede con specifiche norme a promuovere l'uso delle lingue di cui al comma 2 nei vari contesti sociali e a valorizzare le culture delle minoranze storiche.

1. La regione autonoma riconosce e tutela con proprie leggi le lingue e le culture friulana, slovena e tedesca storicamente proprie del suo territorio.

1. La regione persegue come finalità principali:

(…)

h) i diritti di quanti appartengono alle minoranze linguistiche riconosciute ai sensi delle leggi statali, promuovendo la lingua friulana e le altre lingue regionali storiche del territorio regionale;

(…)

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

 

Statuto, art. 3

Nella Regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali.

Art. 5 co. 4

Art. 6 co. 2

 

 

4. La Regione promuove iniziative a favore degli italiani residenti nelle Repubbliche di Slovenia e Croazia; può estendere loro i benefìci previsti dalla propria legislazione nel rispetto degli accordi internazionali.

2. La regione autonoma promuove iniziative a favore delle comunità italiane autoctone della Slovenia e della Croazia. Può estendere agli italiani ivi residenti i benefìci previsti dalla propria legislazione nel rispetto degli accordi internazionali.

 

 

Art. 5 co. 5

Art. 6 co. 3

 

 

5. La Regione riconosce i corregionali all'estero quale componente fondamentale del Friuli Venezia Giulia, promuove iniziative volte al mantenimento e allo sviluppo dei legami culturali, sociali ed economici con la terra d'origine, favorisce la loro partecipazione attiva alla vita della comunità regionale e agevola il loro eventuale rientro. A tal fine la legge regionale istituisce e disciplina un organo di rappresentanza dei corregionali all' estero.

3. La regione autonoma riconosce i corregionali all'estero quale componente fondamentale della comunità regionale e promuove iniziative volte a mantenere i legami linguistici, culturali, sociali ed economici con gli stessi.

 

 

Art. 6

Art. 7

Art. 4 co. 1 lett. l)

Cost., art. 9 co. 2

1. Il Friuli Venezia Giulia promuove e tutela il patrimonio storico e culturale delle comunità presenti nel territorio regionale, ivi comprese quelle di origine istriana, fiumana e dalmata.

1. Il Friuli Venezia Giulia promuove la tutela delle tradizioni storiche e culturali delle popolazioni di origine istriana, fiumana e dalmata e delle altre popolazioni residenti nel territorio regionale.

1. La regione persegue come finalità principali:

(…)

l) la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico nonché delle tradizioni culturali proprie delle comunità storicamente residenti nel territorio regionale;

(…)

[La Repubblica]

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 7