Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 28 del 19/7/2006
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(Dichiarazioni di voto - Doc. IV, n. 3-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Antonio Pepe. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale voterà a favore della proposta del presidente Giovanardi e, quindi, esprimerà il suo «no» all'autorizzazione ad eseguire la misura cautelare nei confronti del collega Fitto. Non sussiste il pericolo di fuga; non sussiste il pericolo di inquinamento delle prove; non sussiste il timore di reiterazione del reato.
Lo stesso magistrato ha escluso la sussistenza dei primi due elementi. Quanto al terzo elemento, quello della reiterazione del reato, occorre rilevare che Fitto non è più membro del consiglio regionale pugliese, per essersi da tempo dimesso, prima ancora della notifica della domanda di autorizzazione (questo è un elemento importante). Quindi, è evidente che non sussiste neppure questo timore. Infatti, non può motivarsi in termini generici, senza argomentazioni, la sussistenza di tale pericolo. Fitto non può più intervenire sulle procedure amministrative regionali, né può più incidere sulla capacità decisionale dei dirigenti. Quindi, è evidente che, con tranquillità, può parlarsi nel caso in esame, di fumus persecutionis.
Non voglio entrare nel merito delle accuse rivolte all'onorevole Fitto. Sono certo che la stessa magistratura accerterà, in breve tempo, la completa estraneità di Raffaele Fitto alle accuse mossegli. Voglio soltanto osservare che, a favore della capacità giuridica dell'Aris di essere stazione


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appaltante - tema, questo, di natura amministrativa e non penale - parlano non soltanto le gare che ancora oggi, con una giunta di centrosinistra, vengono da essa appaltate, ma anche la circostanza che mai detta capacità è stata disconosciuta, neanche da coloro che non si sono aggiudicati le gare medesime. Inoltre, i finanziamenti elargiti alla componente politica «Puglia prima di tutto» sono stati tutti regolarmente registrati; e penso che anche questa circostanza vada evidenziata.
Ma, e mi avvio a concludere, compito del Parlamento non è quello di entrare nel merito delle accuse: sarà il magistrato - ne sono certo - ad escludere la responsabilità di Fitto. Colleghi, mentre la richiesta di Fitto di rinunziare all'immunità parlamentare non può essere accolta, perché non viene in questione un bene rinunziabile, pur se comprendo il dramma umano che ha spinto l'onorevole Fitto ad avanzare una simile richiesta (egli vuole che il suo procedimento arrivi subito alla conclusione), oggi, accertato che non vi sono i presupposti per eseguire misure cautelari, si può tranquillamente aderire alla proposta del relatore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Brigandì.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, dopo le parole dell'onorevole Fitto, occorre essere telegrafici.
Intanto, solleciterei la Presidenza ad intervenire affinché si addivenga ad un'uniforme interpretazione dell'articolo 68 della Costituzione da parte delle due Camere. Lo dico perché la Corte costituzionale «gioca» sulla questione, svuotando, di fatto, l'articolo 68 o, comunque, il potere di determinare, da parte delle Camere, l'ambito della sua applicazione. Faccio un esempio per facilitare la comprensione di ciò che dico. Per il Senato, l'applicazione dell'articolo 68, primo comma, è una attività ufficiosa e, quindi, tale ramo del Parlamento procede, in qualunque modo venga a conoscenza dell'esistenza di un processo; per la Camera, invece, il meccanismo è attivabile ad istanza di parte. Quindi, rivolgo una sollecitazione in tal senso alla Presidenza.
La seconda questione - ma, dopo le parole dell'onorevole Fitto, sarebbe pleonastico affrontarla - è che bisogna tenere presente che il giudizio della Camera non riguarda la valutazione, positiva o negativa, dell'ordinanza di rinvio a giudizio. In altre parole, noi non dobbiamo valutare se l'ordinanza di rinvio a giudizio sia fondata o meno: noi non siamo il giudice d'appello di Bari, ma semplicemente dobbiamo verificare se vi sia fumus persecutionis.
Il fumus persecutionis c'è, ed è enormemente rilevante, perché lo stesso giudice adduce come principale elemento per motivare la pericolosità del Fitto il fatto che egli è avvocato.
Concludo rassicurando l'onorevole Fitto e tutti i colleghi della minoranza. In campagna elettorale, l'esistenza di un partito, del partito dei giudici, è una realtà che dobbiamo tutti valutare: si tratta di un «partito» che si presenta - per così dire - in tutte le campagne elettorali, al fine di far vincere una parte e far perdere l'altra.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, abbiamo sempre avuto estrema attenzione nel contrasto di tutte le forme di corruzione e di illegalità e anche il dovuto equilibrio e rigore nell'uso delle prerogative parlamentari. Naturalmente, il discorso che abbiamo ascoltato dal collega Fitto merita rispetto e già nella Giunta per le autorizzazioni abbiamo espresso un voto unanime contrario alla concessione dell'autorizzazione all'arresto.
Il quadro che emerge da quelle carte desta varie preoccupazioni. Vi è una preoccupazione generale, che sarà affidata all'esito del processo, che parla di ingerenze tra politica e amministrazione nella decisione di fare appalti di servizi, che parla anche di finanziamenti legittimi alle forze politiche, ma dati in epoche e con modalità piuttosto curiose, anche oblique,


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con strane triangolazioni. Sono fatti che dovranno essere oggetto di accertamento nel processo, però mancano senz'altro gli elementi per concedere la misura dell'arresto, della custodia cautelare, mancano per le ragioni che ha già esposto il presidente Giovanardi, come relatore: manca il rischio di reiterazione del reato, perché Fitto non è più presidente della giunta, perché lo stesso giudizio è stato espresso dalla stessa magistratura nei confronti dei coimputati presunti corruttori, Pagliaro e Angelucci, e dunque mancano le motivazioni perché possa esservi una reiterazione del reato. Manca, per il vero, persino una contestazione sulle irregolarità di questa gara.
Dunque siamo del tutti concordi con le conclusioni espresse dal relatore e siamo anche preoccupati per la vastità dell'uso del mezzo delle intercettazioni telefoniche, così com'è emerso in questo caso.
Vi è spazio per l'intervento del legislatore su questo tema; non lo diciamo da oggi; siamo per una giustizia efficiente e giusta e per un impegno riformatore, che deve riguardare l'intero Parlamento. Da tanto tempo diffidiamo - come già diceva Nietzsche - di chi ha troppo forte l'istinto a punire i cittadini, a punire gli uomini politici, ma anche a punire la magistratura. Per questo, con serenità, esprimiamo un voto contrario alla misura dell'arresto richiesto e quindi un voto favorevole alle conclusioni espresse dal relatore, anche con un auspicio favorevole ad una iniziativa di riforme su questo terreno, che veda il Parlamento concorde.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Neri. Ne ha facoltà.

SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, raramente in quest'aula si è avuto modo di sentire un discorso di nobile profilo, come quello fatto dal collega Fitto, condivisibile in ogni sua parte, ad eccezione delle conclusioni, con le quali ci chiedeva di rimuovere il divieto che, in assenza di una nostra autorizzazione, osta al suo arresto.
Difettano, come è stato già evidenziato da chi è intervenuto prima di me, i requisiti tecnico-giuridici fondanti la legittimità di una richiesta di autorizzazione all'arresto.
Il merito del processo non è di competenza di questa Assemblea, dovrà essere trattato nella competente sede giudiziaria.
Il problema che si pone, però, è un problema che da troppo tempo ci trasciniamo in questo paese, cioè il rapporto tra i poteri dello Stato. È per questo motivo che la richiesta fatta in conclusione dal collega Fitto non può, a mio avviso, trovare accoglimento perché egli non discute di un diritto personale all'immunità; l'immunità gli spetta in quanto componente di questo Parlamento che è la sede primaria dell'esercizio della democrazia e le cui prerogative non sono legate alle figure personali dei singoli deputati, ma sono connesse alla funzione che ciascuno di noi è chiamato ad espletare. Quello delle prerogative dell'immunità del parlamentare non è un diritto disponibile, ma è un diritto fondamentale di libertà che riguarda l'intero Parlamento.
È per questo motivo che, apprezzando enormemente ciò che egli ha detto, anche in relazione alla specialità che ciascuno di noi si trova a vivere qualora sia coinvolto in un processo rispetto ai comuni cittadini, ritengo non possa essere accolta la richiesta che, in fondo, era quella di essere trattato come un comune cittadino; infatti, nel momento in cui i comuni cittadini gli hanno chiesto di fare parte del Parlamento, egli non può più disporre di questa sua posizione personale e deve consentire a questo Parlamento di riaffermare il suo diritto primario al rispetto di fronte ad ogni altro potere dello Stato.
Quello dell'equilibrio tra i poteri, e del rapporto tra i poteri stessi, credo che sia un nodo che dovremo comunque andare a sciogliere, perché queste situazioni sono l'evidenza di una patologia che non può più essere ignorata.
Io credo di poter con convinzione aderire alla proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere di respingere la richiesta di autorizzazione all'arresto del


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l'onorevole Fitto, perché è evidente nei fatti, nelle procedure, nella inesistenza dei presupposti, che c'è in termini assoluti un fumus persecutionis che non può essere assolutamente giustificato (Applausi della componente Misto-Movimento per l'Autonomia e del gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, siamo giunti in quest'aula con una decisione unanime all'interno della Giunta per le autorizzazioni a procedere, anche se con alcune diversità e sfaccettature sulle motivazione che hanno indotto il relatore prima e la Giunta poi a condividere quelle stesse conclusioni. Il fatto che siamo giunti anche a questa conclusione, con sfaccettature diverse evidentemente fa intendere che la platea di motivazioni a supporto di una decisione che è stata presa nel senso detto dal relatore è ampia e vi sono altresì consistenze per giungere ad una soluzione, così come richiesto dal relatore.
Dico questo perché è difficile, è un'occasione che deve far pensare e che deve portare a non strumentalizzare le parole del collega Fitto, ma a far sì che da quelle parole si possa partire - come diceva anche il collega Mantini - per avviare una stagione di riforme su questo argomento che, per la verità, è scottante non solo e soltanto per questa specifica vicenda, ma anche per tutta un'altra serie di cose, che sono sotto i nostri occhi e sono sotto gli occhi di tutti i cittadini italiani.
Giungere a dire che vi è comunque sostanzialmente una sorta di fumus persecutionis in questa vicenda è di tale facilità perché sono gli stessi magistrati, che chiedono la misura cautelare nei confronti del collega Fitto, a mettercelo praticamente su un piatto d'argento.
Nel momento in cui si escludono almeno due dei tre elementi previsti dalla norma al fine di applicare una misura cautelare (e cioè il pericolo di fuga ed il pericolo di inquinamento delle prove), nel momento in cui si aggancia il terzo elemento, il pericolo di reiterazione del reato, alla pericolosità sociale e criminale del collega Fitto, perché egli, pur non essendo più presidente della regione Puglia, pur essendosi dimesso da consigliere regionale quando è stato eletto alla Camera, potrebbe per le sue conoscenze altolocate continuare a reiterare il reato, il fumus persecutionis si rinviene da queste stesse affermazioni, come dalle affermazioni di chi, a due giorni dalla richiesta, in conferenza stampa ha parlato di Raffaele Fitto come fosse a capo di una cupola mafiosa.
Tutto ciò, cari colleghi, viene infarcito da considerazioni che non hanno nulla a che vedere con indizi e prove interne al processo, al capo di imputazione, alle intercettazioni telefoniche, all'impianto accusatorio.
Non dobbiamo entrare nel merito, ma queste considerazioni debbono servire a giungere ad una considerazione, cioè, caro Raffaele Fitto, a respingere la richiesta di autorizzazione a procedere. Non possiamo raccogliere la tua istanza, l'istanza di chi all'interno del Parlamento si sente perseguitato e si chiede, addirittura, in quale paese viva con queste regole o, meglio, non regole. Non riteniamo che la nostra decisione debba servire solo alla libertà personale di Raffaele Fitto; essa non deve servire alla libertà personale del singolo deputato ma alla libertà, alla libertà di questa istituzione.
Per questo, annuncio il nostro voto favorevole sulla proposta della Giunta (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, ritengo inopportuno che ciascuno di noi che prende la parola in Assemblea lo faccia formalmente a nome dei gruppi di cui è parte, perché in questo momento e in questa funzione siamo chiamati, 630 deputati, a pronunciare il nostro giudizio ed


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il nostro voto uti singoli, ciascuno singolarmente, a prescindere dal gruppo di appartenenza, almeno sul piano formale. Spero, comunque, che le mie considerazioni possano incontrare anche la piena condivisione del gruppo dei Verdi, di cui faccio parte, ma anche di molti altri colleghi dei diversi schieramenti che non avranno occasione di intervenire.
Vorrei, in primo luogo, esprimere un grande rispetto e qualcosa di più, una sincera gratitudine nei confronti del collega Fitto per il modo in cui si è pronunciato nel suo intervento (Applausi). Non era facile per lui, credo. Vi avrà riflettuto a lungo, ma avrà senz'altro riscontrato, lui e chiunque è stato in aula durante il suo intervento, la religiosa, in senso laico, attenzione con cui l'intera Assemblea, dall'estrema destra all'estrema sinistra, lo ha ascoltato. E ciò, in un'epoca di grandi scontri, di grandi difficoltà, qualche volta anche di cattiverie reciproche, è un grande segno di maturità politica, di civiltà del diritto ed anche - mi si consenta di dirlo - di grande umanità.
Tutti noi, e da ultimo il collega che mi ha preceduto, abbiamo apprezzato la richiesta rivolta dal collega Fitto.
Il collega Fitto ha chiesto esplicitamente all'Assemblea di respingere la proposta unanime della Giunta per le autorizzazioni che propone a sua volta di respingere la richiesta di arresto. Credo sia molto coraggiosa la richiesta che Fitto ci ha fatto. Ho memoria personale della mia prima legislatura, in cui osai richiedere all'Assemblea l'autorizzazione a procedere per un processo che mi pendeva addosso da dodici anni e l'Assemblea me la respinse: aspettai quattro anni per essere assolto definitivamente. Lei, però, non dovrà subire questo percorso - glielo auguro, ovviamente - perché l'autorizzazione a procedere non esiste più. Le auguro sinceramente di poter documentare ed acclarare la sua estraneità in tempi rapidi e compatibili con la sua attività parlamentare.
Quindi, collega Fitto, le ripeto il mio grande apprezzamento per la sua richiesta nobile, ma condivido la proposta unanime - questo è importantissimo e succede raramente - della Giunta di respingere la richiesta degli arresti da parte dell'autorità giudiziaria. Se dovessimo entrare nella tecnicalità giuridica, come hanno già detto i colleghi, non c'è pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di pericolosità sociale, ma mi vergogno persino a dirlo in questo momento. C'è sicuramente quello che nella giurisprudenza costante di questa Camera è il cosiddetto fumus persecutionis. Non dobbiamo, e non lo farò certo io, fare un'imitazione del processo penale in quest'aula. L'unica cosa che posso fare è di augurarle veramente di concludere il più rapidamente possibile in senso positivo questa vicenda.
Però, colleghe e colleghi, se non vogliamo essere ipocriti, dobbiamo prendere atto di una serie di problemi che in questa occasione sono stati più esplicitamente che nel passato rilevati politicamente ed anche umanamente denunciati dal collega Fitto. Li cito conclusivamente, sono tre: il primo è quello che riguarda la gogna mediatica che anticipa la condanna attraverso i mass media qualunque sia l'esito del processo. Una decina d'anni fa uscì un bellissimo volumetto pubblicato dall'edizione Liberilibri di Macerata intitolato Il circo mediatico giudiziario. Lei (non è il primo e temo che non sarà neanche l'ultimo) sta subendo sulla propria pelle questo circo mediatico giudiziario, che è una vera vergogna per la civiltà giuridica di qualunque paese e del nostro in particolare (il libretto che ho citato si riferiva anche alla Francia).
La seconda questione è quella non della possibilità di utilizzare in processi di particolare rilevanza e gravità le intercettazioni telefoniche - questo non credo lo metta in discussione nessuno - ma riguarda l'uso abnorme delle intercettazioni telefoniche non solo nella qualità, ma anche nelle finalità. Il terzo ed ultimo argomento è quello che emerge dalla citazione dell'intervista sulla cupola mafiosa e sui «pizzini» e riguarda la questione del protagonismo indebito di qualche magistrato inquirente. Anche questa è una distorsione dello Stato di diritto che va a


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danno direttamente della persona indagata, ma anche a danno della possibilità di garantire comunque le regole di un giusto processo.
Per questo le esprimo la mia e nostra solidarietà, apprezzo la sua richiesta, ma annuncio il voto favorevole alla proposta della Giunta (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Casini. Ne ha facoltà.

PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che rimanesse agli atti - perché questi dibattiti hanno pure un valore che prescinde dalla formalità con cui li affrontiamo - la mia personale solidarietà e stima al collega Fitto che per conoscenza diretta, ma oggi credo di tutta l'Assemblea, è uno dei dirigenti politici più seri e preparati del centrodestra. Mi auguro per questo di non incorrere negli strali dei magistrati che, a mio parere, con questo atto stanno perseguendo un disegno chiaro di intimidazione politica nei confronti di una parte dello schieramento politico pugliese.
Ringrazio i colleghi della Giunta, in particolare quelli della maggioranza - l'onorevole Boato ce ne ha dato testimonianza - e li ringrazio perché hanno riconosciuto, con obiettività, l'esistenza di un fumus persecutionis. Vorrei sollecitare i colleghi, tutti, soprattutto quelli che non conoscendo Fitto, magari non hanno letto gli atti che ci sono stati allegati: vi consiglio e vi chiedo sentitamente una lettura di tali atti, perché dai medesimi emerge una preoccupante visione della nostra attività politica, una visione di chi vorrebbe inibire o sindacare i parlamentari e i dirigenti politici in relazione ai loro contatti con qualsivoglia realtà sociale, sia ecclesiale sia imprenditoriale sia associativa.
Segnalo ciò che è stato già detto dall'onorevole Fitto: alcuni partiti chiamati in causa hanno scrupolosamente applicato le norme che regolano la nostra attività, denunziando i contributi finanziari ricevuti. La pratica delle intercettazioni denunciata dal collega Fitto è aberrante e conferma questo teorema perseguito dai magistrati. Mi auguro che il ministro della giustizia non receda dai propositi di regolamentare la materia, perché non è accettabile una violazione sistematica di questo tipo della privacy e della nostra libera attività politica.
Onorevole Fitto, il gruppo cui mi onoro di appartenere non può evidentemente aderire alla sua richiesta, ne capisce le motivazioni ed il travaglio autentico, ma vorrei dirle che lei, questa sera, non ha dato solo voce a suoi sentimenti di dignità violata: lei ha fatto una denuncia politica, una grande denuncia politica. Possiamo far finta, come altre volte è capitato, di non vedere? Possiamo ritenere più conveniente accontentarci del voto che l'Assemblea, a breve, esprimerà? Credo che, così facendo, perderemmo un'ulteriore occasione. La nostra attività è costellata, come ogni esperienza umana, anche da episodi di malcostume e d'illegalità. Ho sempre contrastato l'idea che la questione morale sia tutta una finzione. La questione morale esiste, ma quando parti della magistratura, in spregio all'onore del proprio stesso corpo, si trasformano in persecutori senza scrupoli di dirigenti politici, allora la democrazia è veramente malata!
Infine, vorrei chiamare in causa il Presidente Bertinotti. Lei, signor Presidente, ci rappresenta tutti. Tutti ci sentiamo vincolati nei suoi confronti da questo riconoscimento. Una parte dell'Assemblea l'ha votata ed un'altra parte non l'ha votata, ma nel momento in cui si è seduto al suo seggio lei, come è giusto che sia, sa che rappresenta tutta la Camera dei deputati. Affinché questo dibattito non sia inutile, chiedo formalmente al Presidente della Camera, che tutti ci rappresenta, di tutelare, nei modi e nelle forme che riterrà opportuni, l'attività dei parlamentari e l'essenza della nostra vita democratica. Mi auguro che ciò avvenga, perché questo significa difendere la moralità delle istituzioni, ma anche l'autonomia della politica (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia, di


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Alleanza Nazionale, della Lega Nord Padania e di deputati dei gruppi de L'Ulivo, de La Rosa nel Pugno e dei Verdi).

BRUNO TABACCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Deputato Tabacci, prima di darle la parola, vorrei raccogliere la sollecitazione che il Presidente Casini mi ha rivolto, condividendola interamente, e ripromettendomi di studiare le forme più opportune per far sì che la sua indicazione venga tradotta in una iniziativa (Applausi).
Prego, deputato Tabacci, ha facoltà di parlare.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, sarò molto breve. Poiché sono rimasto particolarmente colpito dall'intervento del collega Fitto, che ha riproposto una lettura tragica dei rapporti tra la politica e la magistratura, chiedo formalmente a lei, Presidente - e in questo senso, proseguo il ragionamento svolto dal collega Casini - di trasmettere gli atti di questa discussione e le determinazioni conseguenti al Consiglio superiore della magistratura perché siano adottati, ove venga riconosciuta l'esistenza del fumus persecutionis, gli atti conseguenti (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) nei confronti di un magistrato che sembra caratterizzare la sua azione non certo per serenità politica. Questo è il modo, non solo formale ma anche sostanziale, con il quale il Parlamento, rivendicando le sue prerogative, evidenzia il rispetto per le prerogative degli altri ma dà un segnale molto preciso sulle responsabilità dei singoli magistrati (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Nucara. Ne ha facoltà.

FRANCESCO NUCARA. Signor Presidente, nel corso della campagna elettorale del 1992, il professore Ettore Gallo, Presidente emerito della Corte costituzionale, era candidato in Calabria con una lista di sinistra di cui facevano parte anche i repubblicani; egli mi disse che la legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali per la legge.
Ebbene, l'onorevole Fitto ci ha detto che vuole essere considerato come un cittadino comune: mi dispiace contraddirlo, ma l'onorevole Fitto non è un cittadino comune perché, se fosse stato tale, noi non avremmo mai saputo di questa vicenda in quanto non avrebbe avuto l'onore della gogna mediatica, come ha osservato l'onorevole Boato. Quindi, l'onorevole Fitto non è un cittadino comune e non può chiederci di esprimere un voto che conceda l'autorizzazione all'arresto perché non è nelle sue facoltà. Si tratta, infatti, di una prerogativa del Parlamento, e non dell'onorevole Fitto.
Dal 1983, tralasciando quei pochi anni nei quali non sono stato su questi scranni, ho sempre votato contro le richieste di autorizzazione all'arresto, di qualsiasi deputato; oggi, non ci resta che respingere anche la richiesta che riguarda l'onorevole Fitto.
Noi riteniamo che la Camera ed il Parlamento debbano riaffermare la loro superiorità politica gerarchicamente rispetto ad altri organi e ad altri poteri dello Stato (Applausi del deputato Barani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, La Rosa nel Pugno esprimerà un voto favorevole sulla proposta della Giunta; riteniamo infatti che gli elementi che hanno portato il GIP a richiedere l'autorizzazione per eseguire la custodia cautelare non siano assolutamente sufficienti ma siano, anzi, completamente insufficienti.
Noi comprendiamo il sentimento dell'onorevole Fitto; comprendiamo, in particolare, il suo dramma, quella che lo stesso ha definito, con molta sincerità, una


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questione di dignità. Come Giunta per le autorizzazioni a procedere però siamo chiamati a valutare con molta attenzione e responsabilità gli elementi che ci consentono di esprimere un parere. E noi il parere l'abbiamo espresso con grande onestà intellettuale, sicuramente non suggestionati da questioni politiche né tantomeno da possibili indicazioni diverse da quelle che potevano essere date. E ciò l'abbiamo fatto con estrema serenità. Abbiamo valutato attentamente e con puntualità sia le questioni poste alla nostra attenzione, sia anche le ragioni che ci hanno indotto ad audire l'onorevole Fitto e, alla fine, siamo addivenuti al convincimento, profondo e sincero, che non vi erano le necessarie condizioni per proporre all'Assemblea di votare a favore della richiesta di procedere all'autorizzazione agli arresti domiciliari nei confronti dell'onorevole Fitto.
Noi, come gruppo della Rosa nel Pugno, siamo profondamente convinti che sia necessario sviluppare nel corso di questa legislatura, in quest'Assemblea, un dibattito forte sul ruolo sia della politica sia della magistratura. Riteniamo, inoltre, che quella odierna non può essere l'occasione per dibattere di questo problema o dei problemi che attraversano lo Stato di diritto nel nostro paese. Non è questa nemmeno l'occasione per fare delle considerazioni che, pur legittime, possono e debbono essere fatte in questa sede nell'ambito di una sessione ad hoc.
Siamo, altresì convinti, che vi sono delle situazioni anomale come, ad esempio, quelle relative alle intercettazioni. Non è un caso che come gruppo della Rosa nel Pugno vogliamo conoscere quali siano le discrasie che da esse discendono. A questo fine, abbiamo presentato una proposta di legge in tema di intercettazioni. Pertanto, quando tale proposta di legge sarà calendarizzata per l'Assemblea si potrà svolgere su tale problematica una discussione importante, forte, serena e scevra da qualsiasi condizionamento, al fine di poter giungere ad elaborare una legge quadro che consenta di limitare le brutture di tali intercettazioni che, al momento, sono sistematicamente riversate sui quotidiani nazionali.
Noi voteremo «no» alla concessione dell'autorizzazione agli arresti domiciliari nei confronti del deputato Fitto. Al di là di quello che l'onorevole in questione ha evidenziato nel suo intervento, noi siamo però convinti che non possa essere prerogativa di un parlamentare decidere delle prerogative del Parlamento. Proprio per questo motivo, cioè per fare in modo che le prerogative del Parlamento non siano intaccate anche se vi è una dignità da difendere o un dramma che oggettivamente colpisce il parlamentare in quanto tale, in questo caso l'onorevole Fitto, il nostro sarà un voto a favore della proposta della Giunta per le autorizzazioni.
In conclusione, il gruppo della Rosa nel Pugno, lo ripeto, voterà a favore della proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere (Applausi dei deputati del gruppo de La Rosa nel Pugno).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Capotosti. Ne ha facoltà.

GINO CAPOTOSTI. Signor Presidente, l'onorevole Fitto ha sollevato argomentazioni toccanti sul piano umano, che sicuramente hanno indotto l'intera aula a riflettere. Però, mi corre l'obbligo di significare all'onorevole Fitto che il piano delle garanzie non attiene esclusivamente alla sua vicenda personale. Esso nasce storicamente con le assemblee elettive, per garantirle dalle invasioni di altri poteri.
Con il piano delle garanzie, con l'immunità e con tutte le prerogative connesse allo status parlamentare, si è creata anche la separazione dei poteri. Tale separazione ci fa presumere - vorrei dirlo al presidente Casini - che ci sia una buona fede, sia per quanto attiene all'onorevole Fitto, ma anche con riferimento al lavoro dei magistrati.
Fermo restando che questa non è la sede per entrare nel merito di un provvedimento poiché non stiamo celebrando un processo, ma semplicemente pronunciandoci


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su un parere di autorizzazione a procedere, è chiaro che, in ossequio a quelle garanzie che stabiliscono la democrazia, non potremo che conformarci al parere della Giunta e, quindi, votare contro l'autorizzazione a procedere per il deputato Fitto.
Certamente, il problema delle intercettazioni e del loro uso abnorme è molto sentito. Anche oggi, in Commissione giustizia, ci siamo pronunciati stabilendo la calendarizzazione dei provvedimenti in materia. Su tale problema, in tempi non sospetti, in molti - incluso il sottoscritto - hanno presentato proposte di legge che certo a breve andremo a riesaminare (Applausi dei deputati del gruppo de la Rosa nel Pugno).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Daniele Farina. Ne ha facoltà.

DANIELE FARINA. Signor Presidente, colleghi deputati, vi ricordo che l'atto della Giunta per le autorizzazioni a procedere che siamo chiamati a votare non entra nel merito dell'inchiesta che coinvolge l'onorevole Fitto, né potrebbe farlo. Il merito appartiene all'autonomia della magistratura in senso generale e ai magistrati titolari dell'inchiesta, in particolare. Noi ci siamo pronunciati esclusivamente sull'insussistenza delle motivazioni con le quali si è richiesto l'arresto dell'onorevole Fitto. In particolare, la reiterazione del reato sembra assai difficile possa essere una valida motivazione, non soltanto perché l'onorevole Fitto non è più presidente della regione Puglia, ma in quanto appare mutato complessivamente il contesto politico in cui quella vicenda si è inserita.
La magistratura ci ha prospettato - ecco una sintesi del merito doverosa per un pronunciamento - un falso ideologico e materiale, commesso in regione Puglia sulla materia sanitaria, tendente ad attribuire surrettiziamente, seppur tramite gara, alcune residenze sanitarie ed assistenziali - undici per la precisione - ad un imprenditore. Costui - ecco il reato di corruzione che la magistratura vorrebbe identificare - si sarebbe poi concretizzato in un passaggio assolutamente limpido e legale di denaro ad un movimento politico. Questo è un caso che - credo - potremmo riscontrare in diverse regioni italiane con maggioranze diverse. È un problema che interroga la politica; ogni formazione politica dovrebbe su questo avviare la propria riflessione, ma - lo ribadisco - nulla ci dice sul merito dell'inchiesta, sulle accuse che vengono mosse all'onorevole Fitto e ai suoi coimputati sui quali la magistratura, con la sua autonomia e con i suoi tempi, si esprimerà.
Pertanto, non giudico positivamente il fatto che in quest'aula vi siano stati colleghi che sono entrati, invece, nel merito dell'inchiesta probabilmente senza conoscerla e dando un giudizio di merito, di colpevolezza o di innocenza, ad un collega, la qual cosa non spetta a loro, ma esclusivamente ai quei magistrati che sono titolari dell'inchiesta.
Certo, anche altre problematiche interrogano la politica: veniva ricordato il tema delle intercettazioni telefoniche. Il Governo ha annunciato la presentazione di un disegno di legge; tutti i gruppi parlamentari o quasi hanno presentato un proprio progetto di legge. Tramite un disegno di legge del Governo o attraverso l'autonomia specifica del Parlamento, vedrà la luce una nuova forma di regolamentazione di ciò che appare certamente scandaloso a molti, con riferimento a diverse tematiche.
Non credo che in questa Assemblea siano possibili lezioni di garantismo da parte di un gruppo ad un altro e da parte di un deputato ad un altro. Tuttavia, non posso aderire - mi rivolgo a lei, onorevole Fitto - alla sua richiesta di esprimere voto contrario sulla proposta formulata dalla Giunta per le autorizzazioni, all'unanimità, e dal suo presidente, nella relazione; mi scuserà per questo. Non credo che sia il caso, non credo che sia giusto e penso, anzi, che sarebbe abnorme.
Pertanto, il gruppo di Rifondazione Comunista esprimerà un voto favorevole sulla relazione della Giunta, un voto favorevole sulla proposta della Giunta e contrario alla concessione dell'autorizzazione


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ad eseguire l'arresto dell'onorevole Fitto (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Del Bue. Ne ha facoltà.

MAURO DEL BUE. Desidero esprimere anch'io alcune brevi valutazioni sulla questione attorno alla quale tutti i gruppi parlamentari hanno inteso pronunciarsi. Quest'oggi, dobbiamo decidere se acconsentire o meno alla richiesta di concessione degli arresti domiciliari per l'onorevole Fitto ed anche a noi pare che non sussistano i requisiti - su questo sono perfettamente d'accordo con l'onorevole Daniele Farina, che mi ha preceduto - per poter concedere tale autorizzazione. Voglio esprimere all'onorevole Fitto anche affetto, stima e partecipata solidarietà umana a nome del gruppo che rappresento e che ho consultato uti singuli, come prima ha ricordato l'onorevole Boato. L'onorevole Fitto ha voluto denunciare una assurda persecuzione che non è la prima e non sarà l'ultima. Essa rimanda alla necessità di una profonda modifica del rapporto tra magistratura e cittadini e, in particolare, alla necessità di una nuova normativa per ciò che concerne le intercettazioni telefoniche. Sono stato deputato nel cosiddetto biennio giudiziario, tra il 1992 ed il 1994, e mi rallegra il fatto che il clima che si respira, oggi, in questa Assemblea sia così diverso da quel cupo clima di giustizialismo che si respirava allora. Ciò vuol dire che anche il paese, e non solo il Parlamento, è cambiato ed è cambiato in meglio (Applausi dei deputati del gruppo della Democrazia Cristiana-Partito Socialista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Vacca. Ne ha facoltà.

ELIAS VACCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sia consentito, almeno per stemperare il clima, di dire che, avendo parlato, prima di me, il collega Del Bue, e dal momento che io mi chiamo Vacca, non vorrei che chiedesse di parlare anche il collega Pecorella, perché saremmo veramente un bel trio (Si ride)...
Per tornare dal faceto al serio, intendo rivolgermi, anzitutto, oltre che agli onorevoli colleghi, direttamente al collega Fitto. Ho rappresentato il gruppo dei Comunisti Italiani nella Giunta per le autorizzazioni e preannuncio fin d'ora che il voto del mio gruppo sarà conforme alla relazione del presidente. Quindi - lo dico ai colleghi e lo dico al collega Fitto - il nostro voto sarà favorevole alla relazione del presidente e conseguentemente contrario alla richiesta di arresto. Debbo aggiungere ulteriormente che ho avuto modo - non ho pudore a dirlo - di apprezzare il contegno e l'estrema dignità con la quale il collega Fitto si è presentato alla Giunta. In quella sede, ha mostrato di sapere ricoprire, con saldezza di principi e con fermezza nonché con assoluta lucidità e dignità, quel difficilissimo ruolo di indagato per il quale è stato richiesto l'arresto. Nel rivolgermi al collega Fitto mi rivolgo, ulteriormente, agli altri colleghi deputati per dire che noi non dobbiamo commettere l'errore di utilizzare questa vicenda per scatenare un ingiustificato e ingiustificabile processo ed una ripresa di ostilità fra la politica e la magistratura.
Intendo sottolineare con assoluta serenità che, al di là delle questioni politiche, sono convinto del fatto che ci fosse molto di pregiudiziale e di apodittico nel giudizio sulla base del quale si chiedevano gli arresti domiciliari per il collega Fitto. Sono convinto che fosse non solo impossibile, ma irragionevole parlare di una possibilità di reiterazione della condotta delittuosa e sono altresì convinto che fosse ferma volontà del collega Fitto difendersi nel merito nel processo e non dal processo. E, proprio alla luce di tali considerazioni, ho espresso il mio voto anche in sede di Giunta.
Se, al di là del dibattito, utilizzassimo una vicenda che riguarda uno di noi, un parlamentare, come scaturigine delle necessarie e indispensabili riforme sulle intercettazioni telefoniche, sull'uso della custodia


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cautelare, non solo non renderemmo un grande servizio al collega Fitto - che anche in quest'aula si è difeso dignitosamente -, ma non renderemmo un grande servizio al paese e non contribuiremmo a ripristinare rapporti sereni tra la politica e la magistratura.
Come sappiamo che esistono nel nostro paese episodi gravi e diffusi di corruzione - in ordine ai quali mi auguro che il collega Fitto saprà dimostrare la sua estraneità -, alla stessa maniera non possiamo consentire la generalizzazione secondo la quale un giudizio sbagliato e un atteggiamento inopportuno tenuto dal singolo magistrato in una vicenda portino a generalizzare un discorso sulla magistratura. Ciò non giova né alla difesa né alla posizione del collega Fitto.
È evidente che, per anni, si è fatto un uso mediatico assurdo non solo delle intercettazioni, ma anche del contenuto dei fascicoli processuali. Fatto sul quale, prima di indignarmi da deputato, mi sono indignato da avvocato. Tuttavia, mi sono abituato a parlare del merito delle singole questioni, delle singole violazioni e dei singoli episodi e, in qualità di avvocato, ho presentato anche esposti al Consiglio superiore della magistratura.
Chiedere però che da questo singolo caso scaturisca una reazione dell'intero Parlamento, a mio giudizio, si presterebbe alla ritorsione per la quale, molto facilmente anche sotto il profilo mediatico, si potrebbe affermare che il Parlamento si sveglia solo se le violazioni riguardano uno di loro.
Pertanto, nell'auspicare che presto le riforme invocate si realizzino, auguro la miglior fortuna al collega Fitto perché si difenda nel processo, come ha dimostrato di voler fare, e preannuncio che non accoglierò il suo invito ad autorizzare il suo arresto. Onorevole Fitto, non lo dico nel suo interesse, ma nell'interesse del plenum di questa Assemblea, che ha bisogno di tutti i deputati (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Marcenaro. Ne ha facoltà.

PIETRO MARCENARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per affermare che, per quanto mi riguarda, condivido e voterò secondo le indicazioni e le decisioni della Giunta per le autorizzazioni.
Ho applaudito l'intervento del collega Fitto, trovando in quel discorso un'espressione convincente non solo dal punto di vista politico, ma anche della dignità personale. Pregherei tutti i colleghi di non trasformare questa discussione in un processo alla magistratura, perché ciò deformerebbe il senso della nostra decisione (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Moroni. Ne ha facoltà.

CHIARA MORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero che rimanga agli atti di questa Assemblea la mia personale solidarietà, vicinanza e stima nei confronti dell'onorevole Fitto.
Oggi, non possiamo accettare la richiesta del collega Fitto e il suo intervento costituisce la migliore risposta a quell'uso politico della giustizia a cui assistiamo ininterrottamente in questo paese dal 1992.
I processi mediatici non sono degni di un paese civile e garantista quale tutti noi vorremmo fosse il nostro. Non posso non ricordare che, in altri momenti della storia recente del nostro paese, altri deputati tentarono di difendersi dai processi in quest'aula con parole pronunciate personalmente o lasciate per iscritto.
Si trattava di grida di dolore non solo per sé stessi, ma per tutto il nostro paese e per il ruolo della classe politica, quotidianamente sotto accusa. Allora quelle parole caddero nel vuoto: non cadano nel vuoto oggi le parole dell'onorevole Fitto, che parla anche per chi non lo può più fare.
Facciamo in modo che le sue parole possano servire ad evitare che altri, in futuro, debbano finire nella situazione in cui si trova egli oggi ed altri ieri (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Padania).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ricordare che rappresento il gruppo dell'Italia dei Valori nella Giunta per le autorizzazioni e che non ho avuto alcuna difficoltà a votare assieme agli altri deputati, all'unanimità, contro la domanda di autorizzazione ad eseguire la misura cautelare richiesta.
Ho apprezzato la relazione, molto oggettiva, svolta dal relatore, e provo altresì comprensione per l'amarezza espressa dal collega Fitto, al quale riconosco la dignità del suo comportamento.
A dire il vero, tuttavia, la Giunta aveva esplicitamente evitato di entrare nel merito della vicenda. Ritenevamo, infatti, che il Parlamento non dovesse ergersi né a «giudice dei giudici», né a giudice del processo, perché questo è un paese retto da regole costituzionali secondo le quali ogni potere esercita le proprie prerogative nella piena indipendenza rispetto agli altri.
Mi dispiacerebbe, quindi, se si fosse creata un'occasione per entrare nel merito di questa vicenda, dividendo l'Assemblea tra innocentisti e colpevolisti (ricordo, peraltro, che tutti siamo contrari all'esecuzione della misura cautelare in oggetto) e, soprattutto, facendo diventare quest'aula un luogo in cui processare altri poteri dello Stato.
Vedete, onorevoli colleghi, a mio avviso non si può entrare nel merito di una vicenda rispetto alla quale, con pieno garantismo, tutte le forze politiche hanno ritenuto non sussistere gli estremi per eseguire la misura cautelare nei confronti del deputato Fitto.
Vorrei ricordare, signor Presidente, che, in sede di Giunta per le autorizzazioni, avevamo esplicitamente escluso l'esistenza del fumus persecutionis oggettivo; lo stesso giudice per le indagini preliminari, inoltre, aveva escluso che vi fossero altre due esigenze cautelari (andando, quindi, contro la richiesta avanzata dal pubblico ministero).
Vorrei concludere il mio intervento rilevando come questa Assemblea non possa accentuare la conflittualità tra i poteri dello Stato: generalizzare, infatti, è veramente sbagliato.
Signor Presidente, oggi ricorre l'anniversario della strage che uccise Paolo Borsellino. Paolo Borsellino era un magistrato che, assieme alla stragrande maggioranza dei giudici, ha compiuto il proprio dovere ed ha onorato la magistratura. Dobbiamo evitare, dunque, che questa sede diventi una tribuna per riaccendere conflittualità e per generalizzare i problemi.
In tal senso, signor Presidente, auguro le migliori fortune al collega Fitto ed annuncio il voto favorevole del gruppo dell'Italia dei Valori alla proposta avanzata dalla Giunta per le autorizzazioni.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

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