XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 358 di mercoledì 17 giugno 2020

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

SILVANA ANDREINA COMAROLI, Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 12 giugno 2020.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Brescia, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, De Maria, Delmastro Delle Vedove, Gallinella, Gallo, Giaccone, Giachetti, Grimoldi, Liuni, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Saltamartini, Scoma, Sisto, Tasso, Tomasi, Trano e Villarosa sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente ottantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 16 giugno 2020, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla XI Commissione (Lavoro): “Conversione in legge del decreto-legge 16 giugno 2020, n. 52, recante ulteriori misure urgenti in materia di trattamento di integrazione salariale, nonché proroga di termini in materia di reddito di emergenza e di emersione di rapporti di lavoro” (2544) - Parere delle Commissioni I, V, XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Modifica nella composizione di una componente politica del gruppo parlamentare Misto.

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 16 giugno 2020, la deputata Fabiola Bologna, già iscritta al gruppo parlamentare Misto, ha dichiarato di aderire alla componente politica “Popolo Protagonista-Alternativa Popolare”.

Il rappresentante di tale componente, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto la richiesta.

Informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 19 giugno 2020.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 19 giugno 2020. È stata disposta la ripresa televisiva diretta.

Dopo l'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per dieci minuti ciascuno. Un tempo aggiuntivo è attribuito al gruppo Misto.

Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.

GIUSEPPE CONTE, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, gentili deputate e gentili deputati, sono qui perché ritengo doveroso fornire un aggiornamento al Parlamento in vista della videoconferenza del Consiglio europeo che si terrà venerdì 19 giugno, riguardante il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e il cosiddetto Next Generation EU, che com'è noto completano le componenti dell'articolato pacchetto di risposta europea alla crisi, per non parlare delle massicce, imponenti misure monetarie che sono state messe in campo dalla Banca centrale europea, con diversa intensità.

Anche se non rientra nel perimetro di questa informativa, vi confermo che il Governo vuole farsi trovare pronto all'appuntamento con gli strumenti di finanziamento europeo, e già in questi giorni ha avviato un'ampia consultazione con tutte le forze politiche, produttive, sociali e culturali del Paese per elaborare un piano di rilancio da cui poi potrà successivamente essere ricavato il più specifico Recovery Plan che l'Italia presenterà in adesione al programma Next Generation EU, il prossimo settembre in particolare. Quando il progetto italiano avrà una fisionomia sufficientemente completa, il Governo verrà doverosamente in Parlamento per riferire sui suoi contenuti, pronto ad accogliere proposte e suggerimenti. Questo perché, come ho ripetuto più volte, le risorse che al termine del negoziato verranno messe a disposizione dall'Europa non potranno essere gestite dal Governo in carica come un proprio tesoretto: costituiranno una base importante per finanziare il rilancio del nostro Paese, ed è evidente che per questo obiettivo ambizioso occorre la collaborazione e la condivisione di tutti. Il nostro Paese - questo è il nostro obiettivo - deve tornare a credere in se stesso e a condividere obiettivi ambiziosi comuni, al di là delle divisioni politiche.

Ma torniamo all'oggetto dell'informativa. La prossima riunione del Consiglio europeo si terrà ancora in modalità telematica: dovrà aprire la strada ad un accordo di qualità sui nuovi strumenti di supporto alla ripresa economica europea e sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea. Perché il Consiglio possa pronunciarsi con voto con una decisione finale manca ancora un elemento essenziale: la proposta formale di un nuovo quadro finanziario pluriennale da parte del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. L'incontro avrà pertanto una natura solo consultiva: sarà volto a far emergere convergenze e dissensi ancora esistenti tra i Paesi membri al fine di preparare un successivo, confidiamo risolutivo, Consiglio europeo. Prima di esso tornerò ovviamente in Parlamento, per chiedere il vostro voto a supporto di una risoluzione che indichi la posizione che l'Italia terrà in Europa alla luce anche della proposta formale di un nuovo quadro finanziario pluriennale.

L'esperienza insegna che le riunioni del Consiglio europeo conducono a decisioni all'altezza della sfida solo se vi è, anche in presenza di posizioni e sensibilità differenti, un metodo di lavoro improntato allo spirito europeo e al dialogo costruttivo.

Stiamo lavorando anche in queste ore affinché l'Europa non disperda il patrimonio di credibilità e iniziativa politica che ha accumulato negli ultimi mesi grazie al contributo determinante dell'Italia.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, tre settimane fa ha presentato proposte su Next Generation UE e sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Tali proposte sono ispirate alla consapevolezza dell'ineludibile necessità di una risposta europea straordinaria a una crisi senza precedenti nella storia dell'Unione. Ciò è coerente con un approccio che l'Italia - e permettetemi di dirlo con orgoglio - ha responsabilmente proposto sui tavoli europei fin dalla prima fase del contagio da COVID-19. Abbiamo, in questi mesi, lavorato per far maturare la comprensione che l'unica risposta possibile ed efficace ai danni prodotti dal Coronavirus è una risposta europea ambiziosa, effettivamente in grado di dare una forte scossa alle economie del continente strettamente interdipendenti tra di loro.

Lo sforzo italiano, condiviso, come ricorderete, in una prima fase da altri otto Stati membri, è divenuto, al Consiglio europeo del 23 aprile, un consenso a 27 sul riconoscimento del Recovery Fund come misura necessaria a cui lavorare con urgenza per superare una crisi straordinaria le cui dimensioni sono state recentemente confermate anche dalle stime più accreditate a livello internazionale, e parlo del Fondo monetario internazionale e dell'OCSE, ed europee, e parlo, in particolare, delle previsioni economiche di primavera della Commissione europea.

La proposta della Presidente von der Leyen conferma che la Commissione europea non ha mancato l'appuntamento con la storia, così come non l'ha mancato la Banca centrale europea, che ha messo in campo un'ingente potenza di fuoco a tutela delle economie europee.

In queste settimane è il Consiglio europeo a essere chiamato all'appuntamento con la storia. La proposta della Commissione europea su Next Generation EU e sul QFP 2021-2027 rappresenta una buona base di partenza, di cui condivido la logica, lo spirito, così come ho considerato la proposta franco-tedesca un positivo passo avanti nella direzione auspicata dall'Italia di una risposta europea ambiziosa, all'altezza dei bisogni e delle aspettative dei cittadini del nostro continente. Per far ripartire le nostre economie è fondamentale - e non mi stanco di ripeterlo ai miei omologhi europei - raggiungere l'obiettivo primario di un consenso prima possibile sulla decisione di dare un tempestivo avvio a Next Generation EU. Una decisione tardiva, infatti, sarebbe già di per sé un fallimento.

La decisione politica che spetta ora al Consiglio europeo rappresenta un obiettivo storico sul piano sia europeo sia sul piano nazionale in risposta alla peggior crisi economica continentale da oltre settant'anni. Non possiamo permetterci di riprodurre la liturgia delle decisioni dei Consigli europei che, sulle questioni, in particolare, di bilancio, necessitano di lunghi negoziati che sfociano, quasi sempre, in compromessi al ribasso. Non lo meritano le decine di migliaia di vittime europee del COVID-19 e non lo meritano le famiglie, i giovani, le imprese e i cittadini che ne stanno affrontando le conseguenze sociali ed economiche. Per questa ragione, che, vedete, non è soltanto politica ma è anche morale, a cui si aggiunge, naturalmente, l'urgenza dei numeri sull'andamento delle economie, tutti gli Stati membri sono chiamati a una decisione di elevato profilo. Il presupposto per raggiungere l'obiettivo è che i Capi di Stato e di Governo siano animati dai principi di responsabilità e di solidarietà. La nostra posizione in questo senso è che non ci si discosti dalla proposta della Commissione quanto al volume, alla composizione ad ampia prevalenza di grants, donazioni, e che rimanga fermo il principio di un finanziamento straordinario a lungo termine tramite debito comune europeo.

Inoltre, come ho ricordato, l'accordo dovrà giungere in tempi rapidi per consentire, dopo le necessarie approvazioni al Parlamento europeo e ai Parlamenti nazionali, un celere avvio dell'attuazione di Next Generation EU e del prossimo quadro finanziario pluriennale.

La posta in gioco sul piano europeo è la tenuta delle economie e della coesione sociale dell'Unione. È il funzionamento stesso del mercato unico, cioè uno dei cardini, così come Schengen, dell'Europa unita; è la possibilità di rendere le economie europee resilienti di fronte a future analoghe crisi, a cominciare da una seconda ondata del COVID-19, che siamo, comunque, tutti impegnati a prevenire o a contenere, forti dell'esperienza già maturata; è l'opportunità di far vincere all'Europa la sfida del futuro nella transizione verde, il Green Deal europeo, e in quella digitale.

È altrettanto fondamentale che venga preservato l'orientamento di Next Generation EU a sostegno di Paesi, regioni e settori più colpiti dalla crisi da COVID-19. È, quindi, necessario che venga mantenuta la distinzione tra i criteri di allocazione per gli strumenti Next Generation EU, volti alla ripresa dalla crisi da COVID-19, e quelli dei fondi di coesione ordinari.

Queste considerazioni continuerò a sostenerle con determinazione al tavolo europeo, anche in risposta alle sensibilità differenti di altri Stati membri, nella convinzione che il Consiglio europeo debba mostrarsi capace, come ha già fatto il 23 aprile scorso, di confermare che l'Europa è una comunità di interessi coerente con valori condivisi.

Nell'approccio europeo, che auspico, reputo altrettanto necessario uno spirito costruttivo da parte di tutti gli Stati membri, anche nelle discussioni sul nuovo quadro finanziario pluriennale. Il Governo italiano condivide i cardini della proposta della Commissione, che vuole contribuire a rendere l'Unione europea più forte e orientata a obiettivi per un futuro sostenibile e competitivo, come il Green Deal e il digitale, preservando politiche, come la coesione e la politica agricola comune, che rimangono fondamentali. In questo scenario è auspicabile un concreto avanzamento sulle nuove risorse proprie, obiettivo ineludibile se vogliamo che l'Unione europea possa non solo uscire da questa crisi ma anche essere in grado di affrontare, per tempo, ulteriori emergenze di così ampia portata.

Nella discussione sul QFP figureranno anche privilegi, i cosiddetti “rebate”, per pochi Stati membri, che fin dal negoziato precedente alla crisi da COVID-19 abbiamo definito anacronistici. Ne comprendiamo l'elevata importanza per alcuni Stati membri in termini di politica nazionale, ma vogliamo credere che tale sensibilità venga accompagnata, da quegli stessi Stati membri, da apertura e flessibilità riguardo al Next Generation EU. Una difesa dei privilegi unita a una chiusura su Next Generation EU risulterebbe inaccettabile, minando l'opportunità di ripresa economica a Paesi, regioni e settori più colpiti da una crisi senza precedenti, e colpendo i numerosi lavoratori e imprenditori che guardano all'Europa per ricevere protezione per il presente, il futuro loro e delle loro famiglie.

Le posizioni degli Stati membri in seno al Consiglio sono ancora distanti su alcuni punti, nonostante i notevoli progressi fatti negli scorsi mesi. Ricordiamoci che quando l'Italia propose un fondo europeo dedicato alla ripresa finanziato con debito comune, molti, anche nel nostro Paese, ci accusarono di essere dei visionari. In queste settimane non stiamo discutendo sul se tale fondo si farà e neppure si discute dell'emissione straordinaria di debito comune per il suo finanziamento, ormai dati per scontati. Stiamo discutendo dell'entità del fondo e dei criteri di allocazione. Questo è un successo ed è un successo per tutti noi, per il nostro Paese che ha insistito nell'indicare questa strada da subito in Europa e, alla fine, ha convinto anche i partner europei più pensierosi che questa era la direzione giusta per l'Unione. Si è trattato di un continuo paziente lavoro politico e diplomatico, con una riconquistata credibilità e affidabilità internazionali. L'obiettivo di una decisione politica di alto livello racchiude una forte valenza nazionale, oltre che europea.

Responsabilità e solidarietà devono essere messe in opera dai Governi europei anche nei rispettivi Paesi. Rilanciare la crescita e il lavoro nell'economia del continente è possibile, infatti, solo se si sapranno trarre lezioni dalla crisi attuale.

Occorre uno sforzo riformatore ampio e profondo, capace di cogliere l'opportunità storica della risposta europea alla crisi per affrontare nodi e criticità, che, da troppo tempo, impediscono all'economia italiana di farsi trovare resiliente di fronte a shock di ampia portata. Abbiamo dovuto combattere uno shock senza precedenti che ha comportato costi umani altissimi, anche sociali ed economici. L'Italia ne sta finalmente faticosamente uscendo, ma non possiamo permetterci di ritornare allo status quo precedente, antecedente a questa crisi.

L'Italia, da oltre vent'anni, fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate: il nostro Paese sconta tassi di crescita del prodotto lordo e della produttività, che sono al di sotto della media europea, e ha subito ben più, rispetto ad altri Paesi europei, le conseguenze della crisi finanziaria del 2008, nonché di quella dei debiti sovrani di qualche anno più tardi.

L'esperienza della coraggiosa risposta all'emergenza sanitaria posta dal Coronavirus, della resilienza dimostrata da molti settori economici pubblici, ma anche privati, l'eccezionale prova superata dai nostri concittadini sono le stesse leve che consentiranno di far ripartire l'economia italiana su nuove basi che assicurino una rapida ripresa e, al contempo, un nuovo modello di sviluppo che superi i ritardi e gli ostacoli del vecchio.

Le decisioni del Consiglio europeo consentiranno di mettere in campo ulteriori risorse economiche importanti per rafforzare gli investimenti pubblici in Italia che sono su livelli assai inferiori rispetto agli altri Paesi europei.

Siamo, quindi, consapevoli che dovremo accompagnare questi progetti con un percorso di riforme ambizioso, indispensabile per dare un futuro migliore al nostro Paese e ai nostri figli. Il Governo è coeso (Commenti di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), si lavora insieme uniti soprattutto da una cosa: la fiducia nell'Italia, la speranza che sentiamo riposta in noi dagli italiani e non possiamo deluderli (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico).

Il Consiglio europeo, poi, discuterà - e concludo - dello stato dell'arte del negoziato tra l'Unione europea e il Regno Unito sulle future relazioni, dopo quattro sessioni negoziali e la riunione di alto livello dei vertici delle istituzioni europee con il Primo Ministro britannico Johnson, il 15 giugno scorso. Come è noto, sono in corso i negoziati per un accordo sulle future relazioni, prima che i legami tra l'Unione europea e il Regno Unito si sciolgano definitivamente al termine dell'attuale periodo transitorio, previsto per il 31 dicembre prossimo. Ritengo che un accordo ambizioso sia ancora più importante adesso, alla luce della crisi pandemica che ha colpito duramente sia l'Unione europea, che il Regno Unito.

L'Italia continua a sostenere gli sforzi negoziali del capo negoziatore Michel Barnier, a tutela innanzitutto dei nostri cittadini e delle nostre imprese, con l'obiettivo di chiudere entro la fine dell'anno un'intesa che rifletta la profondità dei rapporti e l'equilibrio degli scambi tra l'Unione europea e Regno Unito.

Alla videoconferenza del Consiglio europeo è, inoltre, prevista la consueta informativa della Cancelliera Merkel e del Presidente francese Macron sullo stato di attuazione degli accordi di Minsk. L'informativa risponde all'esigenza, sempre fatta valere dall'Italia, di avere una discussione politica tra leader, prima di procedere al rinnovo semestrale delle sanzioni economiche settoriali nei confronti della Federazione russa, la cui prossima scadenza - lo ricordo - è il 31 luglio prossimo, evitando quindi automatismi di sorta. Rimane prioritario per l'Italia lavorare insieme ai nostri partner europei per favorire una piena attuazione degli accordi di Minsk, obiettivo cui è finalizzato lo strumento delle sanzioni.

Signor Presidente, gentili deputate e deputati, in queste settimane sono in gioco la reputazione, un miglior futuro dell'Europa, dei suoi Stati membri, che, nell'assetto previsto dai Trattati, giocano un ruolo fondamentale. È il momento in cui deve prevalere la massima unità europea per il bene supremo della tenuta dei suoi pilastri, dal mercato unico, a Schengen, alla protezione sociale ed economica dei cittadini del continente. È il momento di agire con spirito di piena coesione anche sul piano nazionale, perché questa crisi non rechi all'Italia il doppio danno di vederla perdere la sfida economica della ripresa europea e quella forse anche più difficile di riformare alcune tradizionali criticità, dando così finalmente respiro ad un sistema economico, le cui eccellenze, troppo spesso, sono state ostacolate, ovvero oscurate, da logiche particolaristiche e familistiche. Uniti in Europa per proteggere società ed economie del continente, coesi in Italia per cogliere subito e per intero l'opportunità che l'Europa offre a se stessa, supportando i Paesi più colpiti dal COVID-19.

Con questo spirito europeo, intendo partecipare alla videoconferenza del 19 giugno del Consiglio europeo. Questo spirito auspico caratterizzi il dibattito politico italiano in questa fase cruciale per la futura generazione dell'Unione europea (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva, Liberi e Uguali e di deputati del gruppo Misto).

(Interventi)

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi.

Ha facoltà di parlare il deputato Scerra.

FILIPPO SCERRA (M5S). Grazie, Presidente. Grazie al Presidente del Consiglio e ai membri del Governo. Nel prossimo Consiglio europeo del 19 giugno, i Capi di Stato e di Governo dell'Unione affronteranno i negoziati volti alla definizione di un piano di ripresa, che prevede due elementi strettamente legati: il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e il Recovery Fund, rinominato Next Generation EU. Quest'ultimo strumento sarà finanziato dall'Unione Europea, attraverso prestiti contratti dalla Commissione sul mercato dei capitali garantiti da tutti gli Stati membri.

Il COVID-19, come sappiamo, ha colpito ovunque, in Europa e nel mondo. L'impatto sociale ed economico, tuttavia, varia notevolmente da uno Stato membro all'altro, così come variano le rispettive capacità di assorbire e di reagire allo shock. Ciò rischia di causare pericolose divergenze all'interno dell'Unione e di mettere a dura prova lo stesso mercato unico europeo. In più, considerata la stretta interdipendenza che c'è fra le economie europee, risulta evidente che l'Europa abbia bisogno di una risposta coordinata, rapida, ambiziosa e mirata, in grado di controbilanciare gli effetti socio-economici della crisi e riprendere la via della crescita in tutto il continente europeo.

Signor Presidente del Consiglio, il prossimo vertice europeo sarà un passaggio importante per arrivare, entro luglio, alla concretizzazione di un lavoro ai tavoli europei, che lei ha iniziato già ai primi di marzo e che il Governo ha portato avanti con grande coraggio e determinazione. Ricordo la lettera che lei ha inviato il 25 marzo, assieme ad altri otto Capi di Stato e di Governo, al Presidente del Consiglio europeo Michel, con la quale chiedeva per la prima volta una vera condivisione dei rischi tra i vari Stati nell'affrontare la crisi. In pochi ci credevano allora, in pochi immaginavano che l'Italia, il Paese in quel momento più colpito dal Coronavirus, un Paese che sembrava isolato, potesse avere in Europa quella autorevolezza, tale da far comprendere che le politiche passate, basate su regole, vincoli e austerità, dovessero essere archiviate, perché era in gioco la stessa sopravvivenza dell'Unione europea. Così, anche per la nostra pressione, anzi direi soprattutto per la nostra azione, sono stati abbattuti tanti muri, e l'Europa, sebbene in ritardo, si è svegliata e ha dato una risposta. I canoni neoliberisti - che avevano spinto l'Unione europea negli squilibri che tutti conosciamo, ahinoi - sono stati ritenuti non idonei ad affrontare questa pandemia. Diciamo che questo è il nodo politico da cui ripartire ed è una riflessione che dobbiamo fare, una volta terminata la fase acuta, che ci deve portare inesorabilmente a rivedere quei trattati e ad annullare quei parametri antistorici, che non ha più senso continuare a sostenere. Con il COVID, signor Presidente del Consiglio, noi pensiamo che l'era di Maastricht, dell'austerità, delle manovre “lacrime e sangue” dovrà essere definitivamente archiviata e l'Italia sarà protagonista del nuovo corso, ne siamo sicuri.

Si è fatto abbastanza in questa direzione, come dicevo prima, perché l'Europa ha dato delle risposte: penso alla sospensione del Patto di stabilità e crescita, che ci ha permesso di approvare due scostamenti di bilancio da 80 miliardi di euro, per dare un sostegno a famiglie, imprese, lavoratori.

Penso alla grande immissione di liquidità della Banca centrale europea, con il piano pandemico da 1.350 miliardi di euro, e alla flessibilità nella disciplina degli aiuti di Stato e nell'utilizzo delle risorse delle politiche di coesione. Questi sono dei passaggi importanti, che ha fatto l'Unione europea. A seguito del mandato ricevuto dal Consiglio europeo, la Commissione ha, quindi, presentato, lo scorso 27 maggio, la sua proposta per un piano di ripresa dopo il COVID-19, che prevede, come detto, un nuovo strumento, volto a sfruttare appieno il potenziale del bilancio europeo: Next Generation EU, che ammonta a 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti di lunga maturità, che saranno restituiti dal 2028 in poi, dal 2028 al 2058. Di questo ammontare complessivo, ben 172 miliardi si stima arriveranno in Italia. Siamo il primo beneficiario. È una somma cospicua, dobbiamo spenderli bene e dobbiamo lavorare al fine di arrivare a una spesa ottimizzata. La portata di questa proposta e la sua concezione riflettono, Presidente, l'entità e l'urgenza delle sfide che tutta l'Unione europea è costretta ad affrontare per la crisi del Coronavirus. I finanziamenti di Next Generation EU saranno impiegati, per sostenere priorità di investimento e di riforme e rafforzare quei programmi finanziari essenziali per la ripresa, sulla base di tre pilastri fondamentalmente. Il primo fornisce il sostegno agli Stati membri, per superare gli effetti della crisi e riemergere più forti di prima. Il secondo elabora misure, volte a stimolare gli investimenti privati e a sostenere le imprese che sono in difficoltà; e, purtroppo, sono tante. Il terzo mira al rafforzamento di programmi strategici dell'Unione europea, per rendere il mercato unico più forte e più resiliente. Se questa proposta sarà confermata dal Consiglio europeo o sarà migliorata - perché, come diceva lei, signor Presidente del Consiglio, questa è una buona base di partenza -, saremo nelle condizioni di affrontare finalmente la sfida decisiva per questa generazione, cioè la duplice transizione verso un'Europa verde e digitale, perché per il MoVimento 5 Stelle la stella dell'ambiente è sempre prioritaria. Abbiamo adesso l'occasione unica di proiettare il nostro continente nel futuro e di renderlo un esempio mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici. Andiamo avanti in questa strada, signor Presidente.

Siamo confidenti che dalla tragedia della crisi possa nascere una grande opportunità, quella del rilancio del progetto europeo, un progetto in cui l'Italia finalmente torna ad essere protagonista. Lo possiamo dire: è la prima volta, da molti anni a questa parte, che chi rappresenta l'Italia davanti all'Europa e agli altri Stati, lo fa, non solo con l'onore e con la competenza che il nostro Paese merita, ma anche tenendo la schiena dritta e non piegandosi ai diktat di nessuno. Permettetemi di dire che, se durante uno dei periodi più complicati della nostra storia gli interessi del nostro Paese sono stati difesi e tutelati in maniera più che degna, in maniera egregia, in Europa e nel mondo, dal nostro Premier Giuseppe Conte e dal nostro Ministro degli esteri Luigi Di Maio, un po' è anche merito di quel progetto politico che si chiama MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In questa pandemia abbiamo visto l'Italia della politica che ha fatto la sua parte, prendendo scelte coraggiose e affiancando il lavoro insostituibile ed eroico del personale sanitario, dei medici, degli infermieri, della Protezione civile e delle Forze dell'ordine, che hanno reso tutti noi ancora più orgogliosi di essere italiani. Purtroppo, non tutti hanno remato nella stessa direzione e questo bisogna constatarlo. Dispiace constatare che, nel momento più drammatico dal dopoguerra ad oggi il Paese, non abbia fatto dell'unità nazionale la sua forza, per poter affrontare questa crisi. Dobbiamo dire che i primi che hanno sperato nel fallimento delle trattative, che hanno sperato nella disgregazione dell'Unione europea e, conseguentemente, ahinoi, nella sconfitta degli italiani, sono state le nostre opposizioni. Sono state, in particolare, Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Un'opposizione che come…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Facciamo terminare! Colleghi, colleghi, colleghi (Commenti del deputato Panizzut)! Panizzut! Colleghi, colleghi, colleghi, colleghi. Colleghi, facciamo terminare l'intervento. Prego.

FILIPPO SCERRA (M5S). Un'opposizione che, come stiamo ascoltando, non è all'altezza di questo tragico momento nella maniera più assoluta (Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), perché in questi mesi…

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo far terminare. Colleghi, dobbiamo far terminare! Colleghi! Colleghi. Prego.

FILIPPO SCERRA (M5S).…hanno continuato a rilanciare notizie false, per tre mesi, un bombardamento di notizie false (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), una destra alleata in Europa di quelle forze sovraniste, che vogliono affossare gli interessi del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Una destra che è riuscita persino ad astenersi dal voto sul Recovery Plan, un voto che doveva vederci in Europa tutti uniti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché avrebbe dato la forza al Presidente del Consiglio di portare avanti le trattative. Purtroppo, queste opposizioni, pur di inseguire i consensi, sono disposte a sacrificare tutto, persino il bene del Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Fortunatamente, dal Papeete in poi, gli italiani se ne stanno rendendo conto. Apprezziamo comunque la disponibilità del Presidente del Consiglio, a cercare un dialogo anche con queste opposizioni, che l'hanno definita in tanti modi in questi mesi. Non voglio elencarli. Ho qua un elenco, che parte da “traditore”, “criminale” e via dicendo. Non voglio elencare tutti gli insulti che il Presidente ha ricevuto, ma è giusto che il Presidente del Consiglio parli con le opposizioni. È giusto che tutti gli attori diano il proprio contributo agli Stati generali, che rappresentano un momento di confronto importante, che ci permette di capire come investire e come distribuire le risorse che arriveranno da Bruxelles.

PRESIDENTE. Si avvii a conclusione.

FILIPPO SCERRA (M5S). Chiedo al Presidente del Consiglio, chiediamo al Presidente del Consiglio di resistere con decisione e coraggio all'assalto dei Paesi cosiddetti frugali, come l'Olanda (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Dobbiamo far terminare! Dobbiamo far terminare (Commenti del deputato Panizzut)! Panizzut! Panizzut, la mascherina, per favore! Prego, deputato Scerra, si avvii a conclusione.

FILIPPO SCERRA (M5S). …che predicano in maniera miope e non lungimirante il rispetto del rigore finanziario e, poi, continuano nella loro concorrenza fiscale sleale, che da anni sottrae miliardi alle altre economie europee (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Io dico qui, in questa sede, in tutte le sedi, che il MoVimento 5 Stelle continuerà a battersi per porre fine ai paradisi fiscali all'interno dell'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Concludo Presidente, se mi fanno finire. Abbiamo piena fiducia in lei e nel nostro Governo e siamo sicuri che saprà far valere le ragioni di un Paese, anzi di un intero continente, che vuole tornare ad essere forte e capace di giocare un ruolo da protagonista a livello globale. Buon lavoro, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molinari. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore, colleghi, deputato Scerra, la mascherina. Certo, anche lei qui, per favore, grazie. Prego, deputato Molinari.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente. Tramite lei, mi rivolgo al Presidente Conte, perché ormai ho perso il conto di quante volte ci siamo trovati in questa situazione negli ultimi mesi. Prima di un Consiglio europeo, sarebbe necessario trovarsi in Parlamento per dare degli indirizzi, quando si vanno a discutere temi fondamentali per la vita del Paese, come l'accesso ai vari piani di finanziamento e, soprattutto, quando si va a discutere di una mole di debiti, che l'Italia sta per contrarre con l'Europa, che vincoleranno le future generazioni. Ma la stessa cosa andrebbe fatta, quando si parla dell'emergenza sanitaria e dell'emergenza economica. Questo dovrebbe essere il luogo in cui, insieme, nel contrasto, nel dibattito e nella differenza di posizioni, si prendono le decisioni importanti per la vita del Paese. E, invece, Presidente ho perso ormai il conto, come dicevo, di quante volte quest'Aula è diventata una sorta di palcoscenico per il one man show del Presidente Conte (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Noi siamo arrivati all'assurdità, signor Presidente, che la diretta televisiva, una volta, veniva chiesta dalle opposizioni, per sollevare polemiche su questioni interessanti. Ormai, la diretta televisiva viene chiesta dalla maggioranza, per appagare l'ego del Premier e per utilizzare quest'Aula - ripeto - come un palco, da cui portare avanti la propria propaganda, estromettendo completamente tutti noi da qualsiasi decisione (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Vede, questo non è che lo dice la Lega, questa è una critica che arriva anche all'interno della stessa maggioranza, perché, al netto dell'appiglio formale, che è stato nuovamente trovato anche questa volta, per non portare in Aula una votazione su delle risoluzioni, anche Emma Bonino, senatrice di certo non di centrodestra, che appoggia questo Governo, ha denunciato il fatto che la scelta di non votare risoluzioni è soltanto determinata dal fatto che la maggioranza ha paura di spaccarsi su un tema vitale per il Paese, come quello del MES (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Non lo diciamo più soltanto noi, lo dice anche la maggioranza, e questo deve essere chiaro, deve essere chiaro al Paese e spiega perché, anche oggi, nulla voteremo. Ma del resto, è chiaro al Paese che il ruolo di questo Parlamento è completamente estromesso anche sulle scelte economiche. Io non voglio entrare nella disputa pauperista sul fatto che si sia scelta Villa Pamphilj, con le tartine al caviale, per fare gli incontri: questo è un tema che appassiona più che altro il partito che sostiene il Premier Conte, il MoVimento 5 Stelle, che su questa demagogia ci ha costruito la sua fortuna (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Noi ci concentriamo su altro, noi ci concentriamo sul fatto che il coinvolgimento delle categorie sociali, delle categorie produttive, delle opposizioni eventualmente, non andava fatto dopo che avete varato un decreto da 55 miliardi, dove buttate via un sacco di soldi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Se volevate parlare con le attività produttive, dovevate parlare prima, se volevate sentire cosa ha da dire la Confindustria, i sindacati, la Confcommercio, la Confesercenti, potevate venire in Commissione bilancio, qui alla Camera, durante le audizioni del “decreto Rilancio”; avreste scoperto qual è l'opinione del mondo produttivo su questo provvedimento: un fallimento totale, soldi buttati in bonus che non servono a niente e a nessuno, se non ennesime mancette elettorali (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ve lo ripeteranno a Villa Pamphilj, sarete più contenti, ma è semplicemente un modo di tirare avanti. L'atto d'amore sul “decreto Liquidità”, Presidente Conte, non c'è stato, glielo diranno a Villa Pamphilj e glielo diciamo noi, basta parlare con qualsiasi impresa, quei soldi ancora pochi sono riusciti a prenderli e soprattutto il bonus monopattino non risolverà il problema dell'economia italiana, lo tenga a mente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Ma veniamo al merito della discussione di oggi: voi ci avete duramente criticato e c'è stato un attacco frontale del Premier alle opposizioni, sotto Pasqua, perché le opposizioni avevano denunciato che in sede europea fosse stato chiuso un accordo sui tre strumenti MES, BEI e SURE come strumenti di intervento economico per affrontare la crisi COVID-19. Siamo stati attaccati frontalmente e ci avete accusato di dire una falsità, perché il Premier Conte, in quest'Aula - lo ricordo - ha garantito che l'Italia non avrebbe mai aderito al MES, e io gli ho dato il beneficio del dubbio. Mi ero permesso di dire, però, al Premier Conte, in allora, che, se così è, c'era un problema di rapporti di maggioranza, perché invece il Ministro Gualtieri quell'accordo l'aveva portato avanti e soprattutto si esprimeva politicamente a favore del MES. Ora, passata qualche settimana, io pongo un altro tema che deve interessare gli italiani: se davvero c'è l'incertezza dell'adesione al MES, mi spiegate perché il Partito Democratico, in tutte le regioni d'Italia, sta portando avanti atti di indirizzo nei consigli regionali, nei consigli provinciali, nei consigli comunali, in cui già ipotizza come spendere i soldi del MES per fare l'ospedale qui, la nuova rete sanitaria dall'altra parte? C'è qualcosa che il Partito Democratico sa, che il Parlamento non sa o che magari anche il Premier Conte ancora non sa (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Mi sembra strano, signor Presidente. Penso che, in realtà, la decisione di accedere a quei fondi sia già stata presa e il motivo per cui qui non ci si fa votare sulla risoluzione è proprio perché sappiamo che questo è un tema sensibile, perché sul tema del MES il MoVimento 5 Stelle ha una posizione che è molto simile alla nostra: si è sempre detto contrario e vede i pericoli dell'accesso a quella linea di finanziamento.

Ma andando a ragionare poi sulla funzionalità di questi fondi, vede, raccontata come ce la raccontate voi, “volete rinunciare a 37 miliardi del MES senza condizioni: siete matti?”. Certo, detta così saremmo tutti quanti d'accordo a dire che sarebbe un errore. Oppure la mettete giù come “non volete investire sulla sanità, perché non volete investire sulla sanità?”. Certo che vogliamo investire sulla sanità, la domanda ve la pongo io però se ritenete di usare 37 miliardi per investimenti sulla sanità, perché nel “decreto Rilancio” sulla sanità avete messo un miliardo e sei, mentre ci sono più di 50 miliardi per altro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Forse non c'è questa pianificazione di investimenti sulla sanità. Stessa cosa dicasi per i SURE: vede, anche qui nessuno ci ha detto che aderirete a questo piano, ma nel “decreto Rilancio” prevedete già gli 8 miliardi per finanziare il fondo SURE. Quindi, anche qui, surrettiziamente, voi ci state dicendo che a quel fondo aderiremo, senza che qui nessuno l'abbia mai votato. Voi avete i Ministri che vanno in televisione a dire: “Avremo i soldi per la cassa integrazione fino a Natale grazie ai SURE”, ma qui nessuno ha dato mandato al Premier Conte di accettare quel fondo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e l'avete messo addirittura nel “decreto Rilancio”, quindi è una questione di rapporti col Parlamento. Io sono d'accordissimo a trovare le risorse per prorogare la cassa fino a Natale, ci mancherebbe altro, io sono d'accordissimo sull'investire in sanità, ma siamo sicuri che sono quelli gli strumenti adeguati?

E qui pongo il tema, perché vedete, è vero che il MES ci darà degli interessi molto bassi, più bassi rispetto al mercato, ma c'è una motivazione per questo: quello del MES è un credito privilegiato, quindi vuol dire che, in caso di difficoltà finanziaria dell'Italia, i primi soldi che dovranno essere restituiti saranno quelli del MES, non, ad esempio, quelli dei BOT e BTP e degli altri titoli di Stato che stiamo emettendo e quindi è ovvio che, se un credito è garantito, come in un rapporto tra privati, da un'ipoteca sulla casa, se tu hai una casa che vale 100 e io ti presto 30 è normale che l'interesse sarà basso, perché so che di quei soldi rientro, non è che l'Europa ci sta facendo un favore, anche perché andremo a prendere 37 miliardi dopo che negli anni noi, tra i vari fondi salva-Stati e le varie versioni, ne abbiamo versati 58 e ci siamo impegnati a versare altre decine di miliardi. Allora, il tema è: è necessario andarsi a vincolare a un prestito, nel momento in cui noi facciamo delle emissioni di titoli di Stato, mettiamo sul mercato 14 miliardi di titoli e abbiamo richieste per 100 miliardi, senza avere il rischio delle condizionalità, senza avere il rischio del cambio di quelle che sono le regole per la restituzione, senza andare a indebitarci con altri Paesi europei (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? È un crimine dire questo e avere dei dubbi? Ci servono davvero questi 37 miliardi, con quello strumento o li possiamo trovare altrove? Noi pensiamo di poterli trovare altrove. Allora la domanda è: ma perché allora, alla fine, andremo ad aderire al MES? E' molto semplice… (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Colleghi!

RICCARDO MOLINARI (LEGA). No, vabbè, ma su Russia e Venezuela io evito di parlare, fanno già ridere da soli, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), solo che non ci abbassiamo, diciamo, a queste dinamiche, non ci dimentichiamo (Commenti del deputato Fiano).

PRESIDENTE. Deputato Fiano! Deputato Fiano!

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Perché l'Italia dovrà aderire al MES? Molto semplice. Il Presidente Conte ci racconta che sta lavorando a questo Recovery Fund che, lo dico anch'io, è sicuramente un passo avanti rispetto alle politiche dell'Europa, ma non facciamolo passare come una trasformazione dell'Europa in senso solidale. Il Recovery Fund ci costerà 36 miliardi all'anno, perché vorrà dire aumentare il contributo al bilancio europeo del 2 per cento del PIL, mentre oggi versiamo l'1,1, questo è previsto dagli accordi (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Colleghi! Deputato De Luca! Deputato De Luca!

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Sarà previsto che l'Europa possa finanziarsi con tasse dirette, questo dalle bozze degli accordi che stanno emergendo, poi il Premier avrà la cortesia di farci votare, prima o poi, su un testo definitivo e sapremo quale sarà l'accordo definitivo, ma quei fondi da Recovery Fund non sono fondi - dalle varie bozze che stanno girando - che saranno regalati all'Italia: ci sarà una parte di prestiti, che funzioneranno esattamente come il MES, e ci sarà una parte di contributi pari a quelli che ci dà oggi già l'Unione Europea sulle varie linee di finanziamento, cioè quei fondi europei che il nostro Paese non riesce a spendere e quei fondi europei, come i fondi di coesione, che il Sud prende da quarant'anni, ma non mi pare abbiano risolto le sorti del Sud del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), anche perché non siamo capaci di spenderli, anche perché è necessario il cofinanziamento, anche perché vanno a sostenere spesso delle politiche che non fanno l'interesse nazionale. E, tra l'altro, quei fondi, quelle risorse, saranno vincolate a un piano di riforme, ci dicono dall'Europa. Ebbene, parlare di riforme è sempre bello, ma siamo sicuri che le riforme siano tutte belle, signor Presidente? Lo chiedo al MoVimento 5 Stelle: la riforma Fornero delle pensioni è una riforma bella? Anche quella era chiesta dall'Europa. Il Jobs Act, che avete tanto contrastato, è una riforma bella? Anche quella la voleva l'Europa. La patrimoniale, visto e considerato che in Europa ci dicono che abbiamo troppi depositi bancari e troppe case e troppe proprietà, è una riforma bella, visto che l'Europa ci chiede di andare a tassare il risparmio privato? Io non credo, ma le riforme che hanno in mente penso che siano queste (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

E allora, è veramente necessario andare a prendere questi denari, nel momento in cui l'Italia sul mercato riesce a reperire i fondi, nel momento in cui la BCE sta facendo un piano straordinario di acquisti? Noi pensiamo che la via maestra su cui lavorare sia quella: un incremento degli acquisti di titoli di Stato della BCE, anche perché - e chiudo Presidente - noi temiamo una manovra a tenaglia; da una parte, rischiamo di andarci a vincolare e a rischiare le condizionalità di questi strumenti, che sono prestiti, con gli altri Paesi stranieri, per cifre irrisorie; nel frattempo, noi stiamo sviluppando un debito monster - che non so se ve ne siete accorti, cari colleghi, parlo soprattutto ai 5 Stelle - che dall'Europa nessuno ci sta indicando. Non so se ricordate il dicembre 2018, quando per spendere 15 miliardi per “quota 100”, reddito di cittadinanza e per fare un deficit al 2,02 siamo stati bloccati qui per dei mesi e ci facevano il conto all'euro e abbiamo dovuto mettere tutte le risorse in aggiunta e in anticipo rispetto a quanto avremmo speso, mettendo a bilancio addirittura di più? Ora, non so se ve ne siete accorti: avete fatto il “decreto Liquidità”, dove garantite 400 miliardi e a copertura ne avete messo 1, avete fatto l'ecobonus al 110 per cento senza prevedere un euro di copertura (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e sono tutte tasse che non entreranno, avete previsto il fondo per entrare nel capitale azionario delle imprese da 44 miliardi, senza averli messi a bilancio.

Ma, secondo voi, vi sembra normale che in Europa nessuno ve lo faccia notare oppure stanno soltanto aspettando che aderiamo al MES, a SURE, al Recovery Fund e, quando il nostro debito esploderà, saremo schiacciati dalla tenaglia e ci porteranno via la casa (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? L'avete capito qual è il gioco che sta succedendo?

E, allora, Presidente Conte, se lei, da avvocato degli italiani, è diventato il commissario liquidatore del Paese, noi non saremo qui a fare gli spettatori di questo immondo spettacolo. Torni quando vorrà far esprimere il Parlamento e quando la sua maggioranza si prenderà la responsabilità di quello che sta facendo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier – Congratulazioni - I deputati del gruppo Lega-Salvini Premier escono dall'Aula - Applausi polemici dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Colleghi, deputata Serracchiani, per favore. Deputata Serracchiani. Ha chiesto di parlare il deputato Brunetta. Ne ha facoltà. Colleghi. Prego, deputato Brunetta.

RENATO BRUNETTA (FI). Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, colleghi, colleghi che ci sono, colleghi che non ci sono, io mi rivolgo a tutti (Applausi). Ho due sentimenti quest'oggi, Signor Presidente: uno, di umana comprensione per il Presidente Conte, l'altro è di grave, gravissimo allarme democratico.

L'umana comprensione è presto detta: lei, Presidente Conte, collega, brillante professore, due anni fa viene catapultato alla guida di un Paese, all'inizio, a capo di una rissosa coalizione giallo-verde, poi di una altrettanto difficile, impossibile coalizione giallo-rossa. E già questo porta all'umana comprensione. Ma non basta, perché, all'inizio di quest'anno, lei si trova a gestire la più grave crisi dal dopoguerra, crisi imprevista: la pandemia simmetrica che ha colpito tutto il mondo, alla guida della settima potenza industriale al mondo. Lei, due anni di esperienza, non politico di professione: come non rivolgerle un pensiero gentile da questo punto di vista?

Ma qui mi fermo, signor Presidente Conte, perché qui tocca l'allarme democratico. Perché io in quest'Aula non devo giudicare la sua persona, ma la sua politica, alla luce delle sue azioni, dei suoi atti e degli esiti delle sue azioni nel Paese. È già stato detto dal collega Molinari: tra marzo e aprile - glielo ricordo io - si sono tenute quattro riunioni del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo, quattro riunioni che non sono state ininfluenti, perché hanno - l'ha detto lei oggi, questa mattina - contribuito a determinare una strategia che, tra l'altro, noi approviamo - il pacchetto europeo -, hanno contribuito a prendere delle decisioni che si stanno ancora formando, ma lei, Presidente Conte, ha derubricato il suo passaggio parlamentare a semplice informativa, non si è mai votato. Senza documenti, senza voto: si sono violate - e qui è l'allarme democratico - le prerogative delle Camere. Si sono violate le prerogative delle Camere. Non serve che le citi la legge del 24 dicembre 2012, n. 234, all'articolo 4, comma 1.

Perché tutto questo, lei che è un fine giurista? È semplicemente perché lei ha un Governo, ma non ha una maggioranza, signor Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) o non ha una maggioranza sulla decisione più importante: il pacchetto europeo, il nostro rapporto con l'Europa. Su questo, ad oggi, lei non ha una maggioranza. Ha un Governo, dicevo, ma non ha una maggioranza, e non avere una maggioranza, vede, signor Presidente del Consiglio, si sente e si vede.

L'Esecutivo è debole, incapace di dialogare con il resto del Parlamento, nonostante i moniti del Presidente della Repubblica: coesione, condivisione. Forse, lei ce li ha anche nel cuore e nella testa la condivisione e il dialogo, ma, siccome deve mediare all'interno della sua maggioranza, tutte le sue risorse politiche devono essere rivolte all'interno e non ha la forza per rivolgersi all'esterno. E con un Esecutivo debole - vede, è un altro passaggio, signor Presidente - vince la cattiva burocrazia, perché il suo Esecutivo debole, tutto rivolto al proprio interno, fa vincere la burocrazia e viene emarginato il Parlamento.

Questo è l'allarme democratico: vince la cattiva burocrazia e viene emarginato il Parlamento. Lei sta qui due ore e va al Senato altre due ore, a Villa Pamphilj dieci giorni: le pare possibile signor Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e glielo dico con umana simpatia?

E, allora, si capiscono i DPCM, i decreti-legge, le mozioni di fiducia, le task force innumerevoli, usate, buttate via. E si capisce tutto questo, perché tutto questo serve per parlar d'altro e non venire in Parlamento.

Vede, lei lo sa, abbiamo votato 80 miliardi di discostamento come centrodestra, con il mio, con il nostro contributo. Lo abbiamo votato, cioè le abbiamo dato le risorse perché il suo Governo potesse fare politica, politica economica, per il Paese, quindi nessuno ci può tacciare di irresponsabilità. Ebbene, in cambio di questi 80 miliardi di discostamento che abbiamo votato, non abbiamo ottenuto niente, niente. Nonostante le migliaia di emendamenti presentati…

PRESIDENTE. De Filippo, per favore…

RENATO BRUNETTA (FI). …nonostante i moniti del Presidente Mattarella, nonostante la disponibilità più volte manifestata, non abbiamo ottenuto niente, ma non noi del centrodestra: il Paese non ha ottenuto la coesione che si aspettava.

Noi l'abbiamo data la fiducia, ma lei non è stato in grado di venire in Parlamento e fare sintesi. Ma, vede, non voglio fermarmi al passato, agli errori che avete fatto, io voglio parlare del futuro. Lei ha detto che a settembre ci sarà un piano: no, Presidente del Consiglio, adesso il piano, adesso è tempo del piano nazionale delle riforme (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), che dovevate presentare ad aprile, a fine aprile, assieme al DEF, su cui avete avuto la deroga parziale dall'Unione europea, ma che adesso diventa lo strumento per dialogare con l'Europa, per la nostra credibilità, per la credibilità nei confronti dei mercati, nei confronti degli italiani.

Quali riforme vuole fare? Settembre, è troppo tardi; settembre, il Paese non ce la fa, signor Presidente del Consiglio. Adesso, e lei lo sa, sono da mesi che glielo dico: Piano nazionale delle riforme; in Parlamento, non a Villa Pamphilj; in Parlamento, da costruire insieme, maggioranza e opposizione. Questo è il più grande segnale di coesione, il più grande segnale di credibilità: la riforma della giustizia, la riforma fiscale, la riforma degli appalti, la riforma della burocrazia, la semplificazione. Di questo ha bisogno il Paese e lo strumento c'è: il Piano nazionale delle riforme, come previsto dalla legge e come richiesto dall'Europa; non settembre, oggi, subito. E assieme al Piano nazionale delle riforme, anticipi la legge di bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) perché, vede, Presidente, l'Europa non si accontenta di un piano (questo o quello, si pesca Colao o si pesca qualche altro piano): l'Europa vuole atti formali credibili, e l'unico atto formale credibile che abbiamo a disposizione si chiama legge di bilancio. Anticipo della legge di bilancio in questi mesi: lavoriamo ad agosto! E, a correlare la legge di bilancio, ci sono i collegati per approvare e attuare le riforme, e le deleghe. In questa maniera, a settembre, lei non ha un piano, che non si sa cosa sia, ma ha una legge di bilancio per fare quello che coloro che parlano bene chiamano front loading, vale a dire caricare tutto su quest'anno le munizioni anche per gestire l'anno prossimo e per fare il nuovo discostamento. A queste condizioni lei può chiedere al centrodestra di votare un altro scostamento, che è necessario, ma facendo insieme il Piano nazionale delle riforme, anticipando la legge di bilancio, definendo insieme collegati alla legge di bilancio e deleghe. E presentarsi in Europa - questo sì - senza scappare con un'informativa, ma presentarsi in Europa non con una risoluzione bensì con una legge di bilancio, un Piano nazionale di riforme approvato, collegati approvati, deleghe approvate sulle riforme. Dico questo in maniera accorata, signor Presidente del Consiglio, non per il centrodestra ma per il Paese. Il Paese ha bisogno di questo, ha bisogno di chiarezza, di trasparenza, non di passerelle, non di veline di Casalino, non di Istituto Luce che manda in tutte le televisioni, in tutte le reti le stesse immagini. Il Paese ha bisogno di verità, il Paese ha bisogno della democrazia parlamentare, il Paese ha bisogno di condivisione. Buon lavoro, signor Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente -Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fassino. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore.

PIERO FASSINO (PD). Grazie, Presidente. Anch'io penso che il Paese, in una fase così delicata e difficile, ha bisogno di coesione e ha bisogno di condivisione, come adesso è stato sollecitato dal collega Brunetta. Il problema è che la coesione e la condivisione possono essere conseguite in quanto ci sia la disponibilità di tutti gli attori politici, ma abbiamo avuto, qualche minuto fa, una manifestazione di assoluta indisponibilità, perché un'opposizione che fa uno show come quello a cui abbiamo assistito e poi abbandona l'Aula, senza ascoltare minimamente il dibattito, (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Liberi e Uguali) non dà la dimostrazione di volere condivisione; dà la dimostrazione di usare una diretta televisiva, di cui si accusa il Presidente del Consiglio, in realtà per cercare di raggranellare qualche consenso di futuri momenti elettorali. Io non credo che sia questo il modo per affrontare i problemi del Paese. Credo che, invece, dobbiamo discutere nel merito e, per quello che ci riguarda come Partito Democratico, noi condividiamo l'impostazione che lei, Presidente, questa mattina ci ha presentato, che peraltro corrisponde a ciò che il nostro partito - lei lo sa - ha sostenuto, non da oggi, con grande convinzione.

La vicenda COVID ci mette di fronte a molte questioni e dà certamente due insegnamenti in rapporto al dibattito di questa mattina. Le risposte nazionali da parte di ogni Paese sono necessarie, e noi lo stiamo facendo e il Governo sta facendo uno sforzo straordinario quale non si è mai fatto per dare risposte alle aspettative dei cittadini; tuttavia le risposte nazionali da sole non bastano. Serve una strategia europea e serve una strategia europea che sia ambiziosa, all'altezza della crisi che abbiamo davanti, all'altezza delle aspettative che i cittadini hanno. In questi mesi - credo che lo si debba dire - si sono fatte molte caricature dell'Unione europea - ne abbiamo sentita una questa mattina nell'intervento del collega Molinari - ma in questi mesi l'Unione europea ha fatto cose che non aveva mai fatto in periodi precedenti. Vorrei ricordare al collega Molinari, che potrà leggere il verbale visto che non è in Aula, che in due mesi l'Unione europea ha messo sul tavolo più di 2.000 miliardi di euro per affrontare i problemi del post COVID. Vorrei ricordare che è stato congelato il Patto di stabilità, altrimenti noi non potremmo sfondare il livello di indebitamento, come abbiamo fatto, per stanziare i fondi che abbiamo messo a disposizione del Paese; che sono stati liberalizzati gli aiuti di Stato; che la BCE, attraverso i vari provvedimenti, ha superato i 1.000 miliardi di risorse per l'acquisto di titoli, un quarto dei quali per acquisto di titoli italiani; che la Banca europea degli investimenti ha messo in campo garanzie per oltre 200 miliardi; che si è istituito il SURE che con 100 miliardi interviene a sostegno dei provvedimenti per le casse integrazioni e per i lavoratori precari e che, con il piano che ha presentato la Presidente Ursula von der Leyen, si è messa in campo una strategia di lungo periodo che tende ad aprire una fase nuova nella vita dell'Europa sia sul piano economico, sia sul piano sociale. Questo ha fatto l'Europa, e il Recovery Fund di cui stiamo discutendo - e a cui lei ha dedicato molta attenzione - è il pilastro centrale di questa strategia, se non altro per le dimensioni finanziarie: 750 miliardi per sostenere investimenti, dei quali 500 miliardi a sussidi (cioè due terzi) e 250 miliardi a prestito, che è una proposta, come lei ha detto e io intendo ribadirlo a nome del nostro gruppo, che va sostenuta con determinazione contro ogni forma di ripiegamento e di ridimensionamento che venga proposta. A chi si oppone, o comunque solleva dubbi o perplessità - ci sono alcuni Paesi che lo hanno fatto, come sappiamo -, credo che si debbano dire due cose. Primo: basta con la contrapposizione cicale-frugali; questa è una caricatura, perché il nostro Paese è assolutamente consapevole e responsabile di fronte ai propri cittadini e all'Unione europea (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali). Siamo consapevoli che bisogna mettere in campo tutto ciò che è necessario per fare le riforme, per ridurre il nostro debito e per spendere bene i soldi che saranno messi a nostra disposizione. In secondo luogo: uscire dalla gabbia degli equilibri di bilancio. Gli equilibri di bilancio sono importanti ma, come è stato detto autorevolmente dall'ex-Governatore della Banca centrale europea Draghi, che certo non può essere accusato di non avere attenzione per i conti, gli equilibri di bilancio non sono tutto e, soprattutto, in condizioni di emergenza, gli equilibri di bilancio vanno subordinati a una politica di rilancio degli investimenti, di creazione di lavoro, di creazione, di espansione e di crescita, come il Recovery Fund si propone. Lei ha parlato di tempi rapidi: certo, non possiamo sopportare un negoziato troppo lungo perché i benefici di quei fondi è necessario che arrivino alle imprese e alle famiglie in tempi sufficientemente rapidi. Un voto in Parlamento: anche qui, si è detto che non si è votato. A parte che non è vero perché in precedenti discussioni su comunicazioni del Presidente si sono votate le risoluzioni, ma attenzione, il Parlamento non vota su dibattiti astratti, non vota su suggestioni, vota su una proposta. Nel momento in cui il Consiglio europeo determinerà una proposta, è chiaro che questo Parlamento è chiamato a votare e a dire la sua: se approverà quella proposta, non l'approverà, avrà delle riserve o delle condivisioni. Quando diciamo questo, diciamo di utilizzare tutti gli strumenti. Io non voglio eludere il nodo del MES. Il MES, per chi ci ascolta fuori di quest'Aula, è un fondo di stabilità istituito nel 2011 tra i Paesi europei per intervenire quando un Paese è in forte crisi e in forte difficoltà ed è sottoposto a certe condizioni.

È il fondo che è stato utilizzato per la crisi greca. Questa volta si è deciso, in sede europea, che il MES avrà una linea di credito dedicata agli investimenti e alla spesa sanitaria senza condizioni. Significa per l'Italia 37 miliardi circa. Vorrei ricordare che 37 miliardi sono il 20 per cento in più di quello che ci verrebbe con il Recovery Fund, perché si è calcolato che il Recovery Fund dovrebbe valere per l'Italia per 170 miliardi, e 37 miliardi sono oltre il 20 per cento in più. Non mi pare che siano bruscolini. E vorrei ricordare che 37 miliardi sono un terzo di quello che la sanità spende in Italia in un anno, perché, nel bilancio pubblico, la sanità cuba più o meno 115 miliardi all'anno; quindi, 37 sono un terzo delle risorse che si spendono per la sanità. Dire che tutto questo è inutile o che se ne può fare a meno mi pare francamente una caricatura o una battuta giornalistica, ma non è la verità. E, infine, sono 37 miliardi allo 0,1 per cento, cioè senza tasso d'interesse, perché lo 0,1 è praticamente zero. Siccome il Paese i soldi se li deve fare imprestare, da chiunque, dal mercato internazionale o dai cittadini italiani, se andiamo a farci imprestare o dai mercati internazionali o dai cittadini italiani, emettendo titoli per 37 miliardi, non possiamo dargli il tasso d'interesse dello 0,1, perché non li sottoscrive nessuno, gli daremo un tasso d'interesse che, come minimo, è l'1,50 per cento (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali). È chiaro? Allora, questi sono i dati: il MES sono 37 miliardi allo zero d'interesse, che, se ritrovati invece in altre fonti, ci costano un aggravio del debito pubblico. È possibile discutere in questo modo, sulla base di dati di fatto oppure dobbiamo continuare a fare delle discussioni astratte, caricaturali e puramente elettoralistiche? Naturalmente, è chiaro che, nel momento in cui noi chiediamo all'Europa una strategia ambiziosa, chiediamo di avvalerci quindi delle risorse che l'Europa mette a disposizione, dobbiamo poi fare la nostra parte. Su questo non c'è dubbio. Io credo che anche di questo bisogna essere consapevoli. Fare la nostra parte significa mettere in campo le riforme necessarie a rendere il Paese più efficiente, ma non perché ce lo chiede l'Europa, come dice Molinari, ma fare le riforme per spendere bene i soldi che ci vengono dati e per garantire al Paese quelle misure di efficienza che consentano di migliorare la qualità della vita del Paese e degli italiani. Dobbiamo ovviamente essere in grado di avere una strategia, come Gualtieri peraltro ha già annunciato, di riduzione del debito pubblico. Abbiamo bisogno di fare la nostra parte, ma io credo che siamo in grado di farla. E se c'è un merito di questo Governo rispetto ai Governi precedenti, al Governo precedente, è che questo Governo - se mi permettete rivendico -, grazie alla presenza del Partito Democratico, che ha nel suo DNA un'identità europea ed europeista, è credibile in Europa, a differenza del Governo che ci ha preceduto (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali). Infine, il negoziato sarà difficile, come lei ha detto, bisogna evitare che sia lungo; tuttavia, io credo che abbiamo tutte le condizioni anche per le alleanze che questo Governo credibile ha costruito in Europa con altri Paesi, a partire da Germania e Francia, che non sono, come qualcuno crede, i nostri principali nemici, sono i nostri principali partner e i nostri principali interlocutori in Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali). E se vuoi cambiare qualcosa in Europa, lo fai insieme a Germania e Francia, non lo fai contro Germania e Francia, quindi dobbiamo, anche su questo, uscire dalle semplificazioni caricaturali. Sarà un negoziato difficile e lungo, tuttavia abbiamo tutte le condizioni per chiedere che non sia lungo e per ottenere appunto i migliori risultati. Voglio cogliere gli ultimi secondi del mio intervento per porre una questione che sta sul tavolo del Presidente del Consiglio, e mi rivolgo a lei, Presidente: mi riferisco alla vicenda Regeni. È noto a tutti quali sono le questioni. Io chiedo a lei, Presidente, come lo chiedo al Ministro degli Esteri, di mettere in campo, in queste ore, tutte le iniziative possibili e necessarie per produrre dei passi significativi in avanti nell'accertamento della verità (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Italia Viva e Liberi e Uguali), nel dire che noi siamo pronti a onorare accordi commerciali che sono stati negoziati con l'Egitto. Noi abbiamo dato dimostrazione di disponibilità e di interesse alla cooperazione e al dialogo, ci attendiamo che, da parte dei nostri interlocutori, vi sia la stessa determinazione e la stessa disponibilità, e le chiediamo che questa determinazione e disponibilità si traducano nell'accertamento della verità sul caso Regeni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Italia Viva e Liberi e Uguali e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO (FDI). Grazie, Presidente. Presidente Conte, siamo stati fuori dall'Aula, come gruppo di Fratelli d'Italia, in segno di protesta per la decisione della sua maggioranza di imporre la modifica al calendario dei lavori e di trasformare in semplice informativa quella che era prevista come comunicazione alla Camera. Ancora una volta, viene mortificato il Parlamento e svilito il suo ruolo. Vi sottraete al voto delle Camere rispetto a tematiche sulle quali, in questi giorni, si scriverà il destino della nazione per gli anni a venire. È un atto di incredibile gravità, per quanto irrispettoso delle prerogative non dell'opposizione ma del nostro sistema democratico. La sua presenza oggi qui è un inutile simulacro del confronto che sarebbe stato doveroso e utile per tutta la nazione. Noi siamo sorpresi, per un verso, ma fondamentalmente, ormai, questa è un'abitudine consolidata: da mesi ormai, un Governo, che non ha alcuna legittimazione popolare, continua ad andare avanti con la decretazione d'urgenza, l'imposizione del voto di fiducia sui provvedimenti, stroncando i tentativi della minoranza di contribuire all'attività legislativa. Noi di Fratelli d'Italia abbiamo formulato centinaia di emendamenti, centinaia di proposte, che hanno sempre puntato all'unico e solo interesse che è quello dei cittadini. Il fastidio del Presidente Conte per la dialettica parlamentare è testimoniato dal fatto che, mentre si sottrae, da un lato, al confronto in Aula, dall'altro organizza gli Stati generali di Villa Pamphilj. Da proclamarsi avvocato del popolo a sentirsi monarca assoluto è veramente un attimo. Ho temuto per un istante, entrando in quest'Aula, di trovarmi davanti ad abiti sfarzosi che mi ricordano quelli di Luigi XVI. D'altro canto, il re di Francia, quando riuniva gli Stati generali, raramente il popolo aveva da attendersi qualcosa di buono. Speriamo che i ricorsi della storia finiscano qui, perché sappiamo tutti quanti come andò a finire.

Presidente Conte, noi crediamo che, forse, sarebbe ora di convincersi in qualche modo che non può contare né su un'investitura divina né sul favore della provvidenza per rappresentare gli interessi dell'Italia al Consiglio europeo: deve seguire il mandato del Parlamento. Il vertice ha natura consultiva? E quando consulteranno lei, Presidente Conte, cosa risponderà? Non ha mandato parlamentare, e non potrà dire nulla, dovrà tacere imbarazzato o violare la Costituzione, agendo senza il mandato parlamentare. È il Parlamento a dover dare gli indirizzi sul MES, sul Recovery Fund, sugli aiuti dell'emergenza Coronavirus, invece il Parlamento viene continuamente bypassato, viene continuamente mortificato. Presidente Conte, quanto è avvenuto oggi è la dimostrazione di quanto siano falsi e strumentali gli appelli alla collaborazione delle opposizioni. È ormai chiaro a tutti: lei vuole far passare l'immagine irreale secondo la quale c'è una minoranza irresponsabile che continua a mettere i bastoni tra le ruote per chi lavora solo ed esclusivamente per il bene dell'Italia, ma, in realtà, continua a sfuggire al confronto nella sede istituzionale deputata. Presidente Conte, è quest'Aula la sede deputata, e non lo sfarzoso Casino del Bel Respiro.

In realtà, sono convinta che lei, Presidente Conte, per quanto possa essere nuovo, e neanche tanto ormai, alla politica, non può credere davvero che il voto del Parlamento possa indebolire la linea del Governo. Andare in Europa con il voto delle Camere non può che darle maggiore forza, maggiore credibilità. Le possono dare maggiore forza anche e persino le posizioni negative, qualora dovesse trovarsi nella necessità di dover sostenere una contrapposizione nella difesa di un interesse nazionale, con l'esigenza, poi, di dover dar conto alle opposizioni. La democrazia non può che essere un punto fermo, ma, soprattutto, non può che darle quella forza di cui parlavo. Ma se è arrivato, Presidente Conte, al punto di affrontare l'imbarazzo di ricevere lezioni di democrazia dalla destra, è evidente che il voto che lei teme non è il voto delle opposizioni, che oggi non sono in Aula, ha abbandonato anche la Lega, come può vedere, ma credo che lei tema il voto della sua stessa maggioranza.

È per la spaccatura della sua maggioranza che teme di non riuscire ad avere un mandato pieno, un mandato chiaro da parte di questo Parlamento, che dall'inizio della pandemia non è stato mai, mai messo nelle condizioni di esprimere un indirizzo politico in materia di politica europea. Fratelli d'Italia è rimasta fuori dall'Aula perché non si presta a farse, non si presta a pagliacciate come quella di questa mattina, nella quale lei ripete il solito vuoto canovaccio e gli eletti del popolo non hanno la possibilità di indicarle con un voto la strada da perseguire, da percorrere per fare l'interesse della nostra nazione. Si troverà a parlare con i francesi, con i tedeschi, con gli olandesi, con gli ungheresi, con i loro rappresentanti di Governo eletti direttamente dal popolo o con forti mandati parlamentari.

Presidente Conte, cosa gli racconterà? Che la sua maggioranza è talmente divisa che ha avuto paura di votare? Per quanto ancora volete fuggire? Perché voi fuggite dal voto, non mettendo gli italiani in condizione di sapere chi assume le proprie responsabilità e chi è responsabile delle scelte fatte. Solo con la prova del voto gli italiani possono sapere oggi la posizione del MoVimento 5 Stelle - che, voglio ricordare a me stessa, in occasione già in Aula del dibattito sul MES si è diviso, c'erano assenti, astenuti, sette deputati hanno votato per l'ordine del giorno di Giorgia Meloni -, quale sarà la posizione del PD, quale sarà la posizione di LeU, quale sarà la posizione di Renzi.

E, soprattutto, chi dice la verità: se i Cinque Stelle, che dicono che non si accederà al MES, o il PD, che dice, invece, che si andrà e si accederà a questo strumento. Solo con il voto dei cittadini, Presidente Conte, si può valutare la coerenza tra ciò che si proclama nelle tante conferenze stampa, in TV, sui social, e ciò che invece si realizza con atti concreti. Solo con il voto i cittadini possono sapere soprattutto chi detiene il pacchetto di maggioranza di questo Governo, chi decide la linea, chi è il vero avvocato difensore, certamente non del popolo italiano, ma di quei burocrati europei ai quali voi state lasciando decidere il destino della nostra nazione. Ma questo lo farete di sicuro non con la nostra complicità. Fratelli d'Italia, Presidente, la lascia alle sue chiacchiere, alle sue feste, alle sue conferenze stampa. Torneremo di nuovo a confrontarci in Parlamento solo quando sarà possibile esprimerci con un voto; e non sarà una concessione, ma un diritto che il Parlamento ha, nella consapevolezza che, come qualcuno ha avuto modo di dire e che credo un po' sia la rappresentazione plastica di questo ulteriore tremendo episodio, non sarete giudicati per quello che avete fatto, ma sarete giudicati per quello che avreste dovuto fare e non avete fatto per il Paese. Rispondo ad una caduta di stile di un collega dei Cinque Stelle nel dire che Fratelli d'Italia certamente non si è mai augurato un fallimento, ma, purtroppo, il fallimento ci sarà su una vostra libera e determinata scelta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV). Grazie, Presidente. Presidente del Consiglio, a nome di Italia Viva le auguriamo buon lavoro, buon lavoro in vista del prossimo vertice informale, perché secondo noi il suo lavoro è un lavoro per tutto il nostro Paese, non per una parte, ma per ciascuno di noi. E, quando il Presidente del Consiglio rappresenta il nostro Paese insieme agli altri capi di Governo in un vertice europeo, noi crediamo che si debbano superare anche le divisioni di partito; lo abbiamo detto quando eravamo al Governo, lo abbiamo detto quando eravamo all'opposizione. Per questo mi dispiace che Fratelli d'Italia e Lega abbiano deciso di non partecipare ai lavori, se non con l'intervento dei rappresentanti del gruppo. Rispetto le scelte di una parte dell'opposizione, ma non le trovo comprensibili, perché noi qui rappresentiamo il popolo italiano e scegliere di rinunciare al nostro mandato, a svolgere l'esercizio in quest'Aula, significa compiere il gesto più estremo.

E francamente, di fronte ad un dibattito in cui stiamo discutendo di decine di miliardi di euro che arriveranno per il nostro Paese e che arriveranno per i nostri cittadini, starne fuori, non partecipare è davvero inspiegabile (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Presidente, noi avremmo preferito oggi un dibattito costruttivo in cui ciascuno potesse portare le proprie ragioni. Italia Viva sarà al suo fianco nella battaglia ancora difficile, insieme a Francia e Germania, per ottenere davvero il Recovery Fund. Ricordo a tutti noi che il Recovery Fund nasce soprattutto in sede parlamentare, al Parlamento europeo, per un'iniziativa del gruppo di Renew Europe di cui fanno parte anche gli eurodeputati di Italia Viva. C'è chi in Europa sta con la Le Pen, che predica un sovranismo anti italiano, e chi sta con Macron, che invece lavora per dei progetti credibili per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

La differenza c'è e si vede. Avremmo voluto oggi un dialogo costruttivo, perché la situazione che viviamo lo richiede; e non parlo soltanto della crisi economica, che sicuramente c'è e morde, ma c'è una crisi più grave, più ampia. Mi vengono in mente le parole di uno scrittore europeo che ha scritto libri di grande intensità, Manuel Vilas, che dice che il Coronavirus non uccide soltanto le persone: uccide anche le emozioni e ha ucciso l'allegria. Penso che non sia vero, mi auguro che non sia vero, ma questo è il segno di come ci sia un'angoscia che in qualche modo attanaglia il nostro continente in questo momento e che riguarda, ovviamente, non soltanto le preoccupazioni legate all'economia.

Il Coronavirus ci ha cambiato il volto, ha cambiato il nostro modo di stare insieme; e molti, soprattutto all'inizio di questa epidemia, hanno scommesso sulla morte dell'Europa, hanno creduto che uno degli effetti collaterali del Coronavirus fosse anche la fine di quella credibilità che ancora poteva rimanere delle istituzioni europee, che avrebbe certificato la fine definitiva del progetto europeo. E invece per fortuna non è stato così: l'Europa c'è, l'Europa ha risposto ed è stata capace anche di trovare nuovo slancio. Sicuramente ci troviamo a vivere una sfida difficile. Abbiamo di fronte a noi tre sfide significative: quella dell'emergenza sanitaria, e grazie al lavoro di tutti noi possiamo dire che il periodo più difficile è stato superato, con meno di 200 persone oggi ricoverate in terapia intensiva. Certo, non possiamo abbassare la guardia, ma sappiamo che siamo sulla strada giusta. Una crisi economica che angoscia tutti noi, e per questo le chiediamo, Presidente, davvero di far arrivare il prima possibile le risorse, tante risorse che il Governo ha messo a disposizione ai cassintegrati, alle aziende in difficoltà, al settore del turismo che è in ginocchio, ai tanti commercianti che non riescono a tenere aperti i loro negozi. Hanno bisogno di sentire che lo Stato c'è, che è vicino a loro e che dà risposte concrete (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Ma dobbiamo affrontare anche un'emergenza che è istituzionale, non soltanto italiana, ovviamente, ma in Italia abbiamo un problema in più, evidente: l'attuale riparto di competenze e di poteri tra Stato e regioni non funziona, lo abbiamo visto anche nell'affrontare l'emergenza del Coronavirus, tutte le difficoltà e i limiti di questo sistema. E, quando abbiamo provato a cambiare il Titolo V con una riforma qualche anno fa, non era un punto di principio e d'onore di un gruppo di rottamatori, ma era un'esigenza istituzionale vera, che rimane attuale oggi, e noi come Italia Viva lo riproponiamo e lo rilanciamo da quest'Aula. È necessario intervenire non perché c'è il desiderio personale di qualcuno, ma perché c'è una visione politica, dietro, di un Paese che può funzionare meglio. Ma l'emergenza istituzionale riguarda soprattutto l'Europa, essenzialmente l'Europa.

In un primo periodo siamo stati tutti molto preoccupati dall'idea che la pigrizia burocratica, che la lentezza, che il difetto di funzionamento dell'Europa potesse metterci nelle condizioni di non affrontare efficacemente il Coronavirus. Abbiamo bisogno, quindi, di rivedere soprattutto quello che è l'assetto istituzionale europeo. Ed io credo che, da questo punto di vista, la strada sia stata indicata in modo molto lucido, molto lungimirante dal Presidente della Repubblica nel suo intervento del 27 marzo, quindi quando ha parlato alla nazione in un momento di grande difficoltà per il Paese; e, a nome del mio gruppo di Italia Viva, rivolgo un saluto deferente al Presidente della Repubblica, che tutti noi ringraziamo per il servizio al Paese (Applausi dei gruppi Italia Viva, Partito Democratico e Liberi e Uguali).

Il Presidente della Repubblica ci ha indicato una strada, e il Governo questa strada l'ha seguita. È un Governo che in Europa sta con Ursula von der Leyen, e non con i sovranisti; è un Governo che nasce nell'agosto 2019 anche per limitare i pieni poteri ai sovranisti, in un rinnovato spirito federalista; un Governo che è stato capace di portare avanti le battaglie con partner importanti, come Francia, Germania e i Paesi del Mediterraneo; un Governo che ha saputo fare la differenza dando il proprio contributo in Europa.

Oggi siamo sulla strada giusta. Un tempo si parlava di un sentiero, oggi siamo sulla strada giusta: forse non ancora certa, non ancora sicura al 100 per cento, ma comunque una strada è stata intrapresa. Ed è un segnale importante, non soltanto per il pacchetto di misure che discutiamo: sicuramente è importante il Recovery Fund, sicuramente è importante il MES, sicuramente il piano SURE, che, dobbiamo ricordarlo in quest'Aula, si deve anche all'impegno e alla battaglia coraggiosa di un nostro collega, che stimo, a cui sono legata da amicizia, Pier Carlo Padoan, con cui abbiamo condiviso quattro anni di esperienza con i nostri Governi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Ma è soprattutto l'idea che ci sia l'Europa: l'Europa c'è, l'Europa ha risposto. Si potrebbe dire che l'Europa s'è desta, e non era scontato. Può fare di più l'Europa? Certo, deve fare di più, noi chiediamo all'Europa di fare di più, ed è per questo, Presidente, che non deve mollare adesso, ma continuare in questa battaglia e in questo impegno. Noi siamo i figli, le figlie, i nipoti dei ragazzi di Ventotene, di quella speranza e di quel sogno. È per questo anche, Presidente, che noi ci auguriamo che il progetto su Ventotene come isola simbolo anche di un progetto europeo, di una centralità del Mediterraneo, al quale anch'io ho avuto l'onore di collaborare, possa essere seguito da lei anche con un'iniziativa personale, come hanno fatto i suoi predecessori, perché è un progetto importante per l'Europa e per il nostro Paese. Ma noi, oltre ad essere i figli dei ragazzi di Ventotene, siamo soprattutto i padri e le madri di una generazione chiamata a realizzare davvero il progetto degli Stati Uniti d'Europa. Crediamo in quel progetto, e proprio credendo in quel progetto voglio condividere con voi alcune parole, molto forti. Durante il periodo della quarantena mi è capitato di rileggere più pagine di Victor Hugo, e ne ho trovato alcune particolarmente belle, in cui scrivendo quasi da innamorato di Parigi, pensando a Parigi, parla di una visione d'Europa per il futuro. Scrive: “Nel ventesimo secolo ci sarà una nazione straordinaria. Questa nazione sarà grande, ma ciò non le impedirà di essere libera. Sarà illustre, ricca, pensante, pacifica, cordiale col resto dell'umanità. Essa sarà più che una nazione: essa sarà civilizzazione. Sarà meglio della civilizzazione: essa sarà una famiglia. Unità di linguaggio, unità di moneta, unità di misura, unità di meridiano, unità di codice. Questa nazione non si chiamerà affatto Francia, ma si chiamerà Europa: si chiamerà Europa nel ventesimo secolo e nei secoli a venire, ancora più trasformata, si chiamerà umanità. Un continente fraterno, questo è l'avvenire: bisogna farsene una ragione. Questa immensa gioia è inevitabile”. Ora, non tutte le visioni e le intuizioni di Victor Hugo si sono realizzate, almeno non per adesso, però rimane questo spirito, questo entusiasmo di chi continua – almeno, noi lo condividiamo – a combattere per il progetto, per il sogno europeo. Non ci siamo arresi: sicuramente siamo piccoli sulle spalle di giganti, ma questo lavoro determinato, umile di costruzione dell'Europa deve andare avanti. Ci ha mostrato la strada il Presidente della Repubblica, e credo che tutti noi, con determinazione, dobbiamo insistere su quel cammino, dobbiamo insistere su quel percorso; e, come gruppo di Italia Viva, Presidente, saremo al suo fianco nelle prossime sfide in Europa, e saremo al fianco di tutti i patrioti europei che combattono per questo sogno (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva, MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Grazie, signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, nelle settimane scorse dai banchi della Lega e di Fratelli d'Italia abbiamo sentito più volte risuonare l'accorato appello alla centralità del Parlamento, il richiamo al ruolo di questa istituzione; e bisogna, di fronte alle immagini di oggi, ricordare loro che il Parlamento è innanzitutto il luogo del confronto, del confronto democratico, che può essere anche duro e aspro, ma è anche il luogo dell'ascolto, e certamente non è il luogo delle sceneggiate (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico). Credo che oggi abbiamo tutti ascoltato una lezione di stile democratico da parte del collega Brunetta (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché l'esperienza ci dice che al giro si è tutti una volta maggioranza e poi opposizione, lo abbiamo visto - mi rivolgo ai più giovani - anche in questa legislatura, è successo l'inimmaginabile, nel giro di poche settimane. Ebbene, il collega Brunetta ha dimostrato come si possano dire anche cose scomode, dure, ma farlo con stile, con garbo e, soprattutto, stando dentro il Parlamento a discutere, e di questo lo ringrazio pubblicamente (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali, Partito Democratico, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Italia Viva).

Presidente Conte, noi la invitiamo a tenere la barra dritta, perché, per uscire da questa crisi, occorrerà avere coraggio, determinazione e coerenza. Si può uscire da questa crisi, l'Italia può uscire anche più forte da questa crisi provando a risolvere alcuni dei suoi nodi strutturali che arrivano da lontano, e può uscire con una maggiore coesione sociale, con una maggiore giustizia sociale, con maggiori investimenti per la riconversione ecologica della nostra economia e della nostra società, con maggiori investimenti per la tutela dell'assetto idrogeologico, con maggiori risorse dedicate alla sanità pubblica e maggiori risorse dedicate alla scuola. Certamente la invitiamo a non ascoltare, a non cedere alle sirene delle scorciatoie di chi vorrebbe riportare indietro semplicemente le lancette del tempo, pensando che l'Italia possa uscire più forte da questa crisi giocando in negativo sui diritti sociali e riportando indietro sul terreno della tutela dell'ambiente. Le scorciatoie, come insegna la storia, non sono da percorrere, perché rischiano di portare fuori strada. Da questo punto di vista, invece, dobbiamo provare a tenere, come Governo, la barra dritta di una via maestra, perché da questa crisi, nonostante quello che pensa il presidente di Confindustria, si esce insieme, si esce rispettando tutti i soggetti attivi, in un contesto in cui ognuno può dare qualcosa. E questo uscire insieme vale per l'Italia, ma vale anche per l'Europa. Quindi, le chiediamo di andare avanti sulla linea seguita in questi mesi, grazie anche all'azione e al contributo dei suoi Ministri, nel lungo, complesso e articolato negoziato in sede europea, e anche qui tenere la barra dritta. Per noi l'Europa o è solidale, o dà la dimostrazione, in questa fase, di rispondere a una domanda di protezione che arriva dai settori più fragili delle famiglie e dell'economia, oppure semplicemente non è, cioè ha rinunciato a svolgere quel ruolo e quella funzione storica che è stata ricordata poc'anzi anche dalla collega Boschi.

È un sogno, un ideale, siamo degli idealisti? Sì, per una parte è vero. La politica è anche visione, è anche ideale e credere che ci possa essere non solo - e mi permetto di farle un'osservazione - una comunità di interessi: l'Europa, per come è stata pensata, è più di una comunità di interessi nazionali; non è solo e soltanto la somma di interessi nazionali, e quando si va a quel tavolo, se tutti i soggetti hanno solo come argomento l'interesse nazionale, non si riesce a fare sintesi e questo è stato il parziale fallimento di un'Europa che, negli ultimi anni, ha visto prevalere l'interesse nazionale e perdere la visione del ruolo e della funzione storica dell'Europa unita, proprio in un momento in cui, con la globalizzazione, si è andati verso un mondo multipolare.

Da questo punto di vista, quindi, quell'Europa solidale significa non soltanto una logica di prestiti. Sono anche importanti, lo sappiamo benissimo e lo sanno i dirigenti del Ministero del tesoro che ogni mese devono ricercare e finanziare il nostro debito pubblico, ma è anche il fondo perduto, è l'idea del debito comune. Il tema del debito comune, al di là della dimensione, è esattamente la traduzione concreta e pratica di quella visione e di quella ambizione. È l'idea che, nel momento in cui l'Europa e i cittadini europei si sono trovati dentro alla peggiore crisi sanitaria ed economica della storia recente, l'Europa non era soltanto un'istituzione lontana ma un'istituzione capace di rispondere, capace di essere vicina. Questa è l'idea di comunità.

Vorrei anche dire, con grande chiarezza, che si può e si deve essere critici nei confronti delle istituzioni europee, ma non si può negare che, anche grazie all'azione del Governo italiano, checché ne dicano molti colleghi dell'opposizione che oggi non ci sono, in Europa da alcune settimane si parla una lingua nuova. Sono stati introdotti nel vocabolario europeo alcuni concetti nuovi, come, ad esempio, il riconoscimento della possibilità di fare debito comune. Siamo già arrivati al punto terminale? Assolutamente no! C'è ancora molta strada da fare e c'è molta strada da fare proprio perché quella lingua nuova non è stata non solo imparata ma non viene utilizzata proprio dai sovranisti e dai Paesi cosiddetti “frugali”, che puntano, invece, a massimizzare interessi, a speculare sull'interesse nazionale a danno dell'idea complessiva di Europa.

Guardate, se poi gli storici leggeranno questi mesi credo che mai come in questa fase sia evidente il limite della cultura sovranista, perché, se alla fine passa quella cultura, passa la cultura delle frontiere, passa la cultura delle barriere, passa la cultura di arroccarsi ognuno all'interno dei propri confini e la somma complessiva è sempre negativa e questo, diciamo, è un virus che è difficile da debellare perché - e lo dirò verso la fine - c'è un tarlo che sta mangiando la nostra democrazia.

C'è un punto importante, un cambio significativo rispetto all'esordio da parte della nuova BCE dopo la lunga guida di Mario Draghi e credo che bisogna riconoscere, anche qui, un ascolto delle critiche e un cambio di passo. A nostro giudizio, si può fare ancora di più e la BCE deve sempre più assomigliare a una banca nazionale, esattamente come i suoi omologhi in altre nazioni. Questo è l'altro sforzo a cui credo dobbiamo guardare.

C'è un punto critico che a Bruxelles devono capire: è la velocità. In questa crisi il fattore della velocità è un fattore determinante. Rischiamo, cioè, di arrivare - e lo dico con una metafora un po' forte -, avendo fatto una perfetta diagnosi e avendo individuato la cura, ad ammalato morto. Questo è il punto. Noi interveniamo adesso, oppure in autunno rischieremo di avere una situazione molto ma molto critica per decine e decine di migliaia di aziende, con tutte le ricadute negative occupazionali, di reddito e di aumento della povertà. L'Europa deve capire questo perché questo è un elemento fondamentale, cioè c'è una domanda di protezione ed è una domanda di protezione estremamente forte.

La sfida, quindi, è quella di una nuova Europa che lasci indietro, finalmente, le politiche monetariste e neoliberiste del passato ed anche per noi l'Europa è una nuova Europa, quella di una lotta senza quartiere alle diseguaglianze economiche e sociali che stanno diventando un tarlo che da dentro sta erodendo la democrazia.

La lotta alle disuguaglianze deve diventare il punto focale dell'azione della nuova Europa e nel quadro di questo, evidentemente, non può non ritornare l'invito ripetuto del Presidente Mattarella, a cui va il nostro ringraziamento per l'azione di questi mesi, alla coesione nazionale, all'unità e alla responsabilità.

Termino raccogliendo anche l'invito e la riflessione da parte del collega Fassino sulla vicenda Regeni per dire qui, in questo luogo, una cosa chiara per quel che ci riguarda: la verità sulla morte di Giulio Regeni viene per noi prima di tutto (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali, MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente). Viene prima degli interessi geopolitici, viene prima delle valutazioni dei nostri ruoli e delle relazioni internazionali.

Presidente, lei che è un avvocato, è un uomo di diritto, faccia valere questo suo ruolo. Noi vogliamo la verità, ma è il popolo italiano che vuole quella verità, perché questa è una ferita, è una ferita profonda, è una ferita che per la famiglia non sarà mai più rimarginabile, ma nella coscienza nazionale noi possiamo far sì che, attraverso la verità, si possa ricucire quella che ancora oggi è una frattura profonda. Con queste valutazioni, le chiediamo, quindi, di tenere la barra dritta. Se la terrà, ci troverà sempre dalla sua parte (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, Signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, vorrei essere rispettoso ma molto diretto e molto chiaro. Noi siamo un'opposizione, un'opposizione dura, concreta, propositiva, ma l'opposizione, come la maggioranza e come il Governo, hanno un unico interesse e lo dobbiamo dire con chiarezza in questa Aula, che è il Parlamento. Lo ha detto lei: non deludere gli italiani, non mancare all'appuntamento con la storia. E, in questo caso, l'appuntamento con la storia è molto chiaro: non trovarci, a settembre o a ottobre, a raccogliere i cocci di un Paese che non c'è più, non ci sono più famiglie, non c'è più impresa, non c'è più società. Questa è la responsabilità che abbiamo.

Allora, lo diciamo con semplicità e in maniera molto concreta: quello che sta accadendo in Europa è una cosa positiva. La proposta, la nuova proposta della Commissione europea di 750 miliardi, di cui 176 miliardi dovrebbero arrivare al nostro Paese, è certamente una vittoria dell'Italia come di altri Paesi. L'Europa sta cambiando. Ma dobbiamo altrettanto dire - e lo diciamo a lei, che è il Presidente del Consiglio - che ci si sarebbe presentati in Europa ancora più forti nell'ultima strada di questa battaglia con un voto del Parlamento.

Non bisogna aver paura del voto del Parlamento, Presidente, non bisogna aver paura anche delle divisioni della propria maggioranza, perché se l'interesse è quello del Paese le divisioni della maggioranza si saldano in un voto chiaro e diretto che rafforza, tra maggioranza e opposizione, l'azione del Governo in Europa.

E diciamo altrettanto chiaramente: quando l'Europa ci chiede piani, progetti e riforme strutturali fa semplicemente il suo dovere. Non è uno scandalo che, di fronte a un cambiamento generale l'Europa chieda a tutti i Paesi, compresa l'Italia: “Ma dove volete andare? Come risolvete questa crisi?”. È il normale rapporto, in una società civile e in qualsiasi famiglia, tra creditore e debitore. Allora, programma di riforme, programma di investimenti.

Poi, il secondo punto. Di soldi a pioggia per misure assistenziali ne abbiamo spesi 80 miliardi, la metà di quelli che ci dovrebbe dare l'Europa in più. Sono importanti nel brevissimo periodo, ma non sono assolutamente sufficienti e rischiano di essere inutili nel medio e lungo periodo. Il mio amico Tondo, che è un friulano, direbbe che è come quell'esempio - e lei lo capisce bene - di quando accendi il fuoco e hai bisogno di riscaldarti: se metti le banconote nel fuoco fai una fiamma, ma questa fiamma è velocissima. Molto meglio usare le banconote per comprare la legna, perché la legna è quella che durerà nel tempo: è la saggezza popolare.

E qual è la legna di cui abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di chi dà lavoro e chi dà lavoro? Lo danno le imprese e bisogna finanziare le imprese e non aver paura delle imprese. Allora, lei ha scelto la strada degli Stati generali, dicendo che è una discussione di elevato livello, ma sono mesi che, in Parlamento, le audizioni ci sono, continuano ad esserci, il fattore tempo è fondamentale. Le faccio alcuni esempi molto concreti: lei è venuto, in questi mesi, a dirci che le norme contenute nel “decreto Liquidità” consentiranno di erogare prestiti nel giro di 24 ore. Ne è ancora certo? L'Istat, ieri, ha detto che il 57 per cento delle imprese, che ha chiesto prestiti, non li ha ancora ricevuti. È stato fondamentale che FCA abbia avuto 6 miliardi e mezzo, perché c'è la grande catena che deriva esattamente dalla filiera imprenditoriale. Ma l'imprenditore che sta chiedendo da mesi 500 mila, un milione di euro, un milione e mezzo di euro, che non li ha ancora ricevuti, capisce che non possiamo fare ricchi e poveri, la disparità.

Secondo esempio: il presidente dell'INPS ha detto che il 50 per cento delle imprese italiane sono pigre, perché scelgono la cassa integrazione e di affidarsi allo Stato. Andiamo io e lei, e portiamo il presidente dell'INPS in Brianza, gli facciamo incontrare Radaelli: da 52 anni, un imprenditore che ha una fabbrica di tende; tre mesi fa ha preso i suoi 52 operai e con le lacrime agli occhi ha detto loro: io devo mettervi in cassa integrazione, ma ho le lacrime agli occhi perché non l'ho mai fatto in questi 52 anni. Da tre mesi questi 52 dipendenti aspettano la cassa integrazione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI e Forza Italia-Berlusconi Presidente). E sa chi gliel'ha data? Chi l'ha anticipata? Il signor Radaelli! Perché questo è l'imprenditore italiano, questa è la nostra forza (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI e Forza Italia-Berlusconi Presidente): glielo dica, al presidente dell'INPS! Vado ancora avanti. Lei, agli Stati generali - e concludo -, ha annunciato giustamente che l'Italia deve essere all'avanguardia della digitalizzazione in Europa, anche dei pagamenti. Lei lo sa che, in questi giorni, Nexi, per una sua banca, ha mandato a 45 mila negozianti l'annuncio che la commissione sarà aumentata del 30 per cento, dallo 0,90 all'1,25? Una nuova ennesima tassa! Sa quanto guadagna, alla fine, di utile netto un negoziante? Il 3-4 per cento di utile netto. Se l'1,25 per cento se lo mangia una tassa occulta, colui che abbiamo obbligato a utilizzare il POS e che ovviamente deve pagare l'interesse, in quale mondo viviamo? Questa è l'iniziativa che il Governo deve prendere: attivare il motore delle opere pubbliche.

PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione.

MAURIZIO LUPI (M-NI-USEI-C!-AC). E ancora - concludo - noi siamo convinti che ci sia bisogno di un lavoro comune. Il lavoro comune non è audire o informare, il lavoro comune è compromettersi: l'etimologia di questa parola è bellissima, non negativa, come quella a cui qui siamo stati abituati. Compromettere: promettere insieme. Questa è la sfida che abbiamo, nella diversità, nel ruolo che lei ha al Governo, dei colleghi che sono in maggioranza e noi all'opposizione. E lo dico - siccome tutti hanno fatto l'ultimo esempio - anche agli amici del collega 5 Stelle: in questo momento, non ci sono differenze ideologiche, i ragazzi che vanno a scuola sono tutti uguali (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI e Forza Italia-Berlusconi Presidente). Noi abbiamo bisogno di più scuola, di più scuola pubblica, di più soldi alla scuola statale e paritaria. I 900 mila ragazzi non sono ragazzi di “serie B”, quelli che frequentano le scuole paritarie che si vedono costrette, il 30 per cento, a chiudere a settembre.

PRESIDENTE. Lupi, deve concludere.

MAURIZIO LUPI (M-NI-USEI-C!-AC). Sbagliate, voi del MoVimento 5 Stelle, oggi, a fare un conflitto tra scuole paritarie e scuole pubbliche. Abbiamo bisogno di dare un segnale coeso e unitario, perché qui non vince nessuno. Rischiano di perdere gli italiani e noi vogliamo che non perdano gli italiani, vogliamo che l'Italia sia più forte in Italia per gli italiani e più forte in Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Plangger. Ne ha facoltà.

ALBRECHT PLANGGER (MISTO-MIN.LING.). Signor Presidente del Consiglio, cari colleghi, qual è l'Europa che l'Italia ha di fronte, in relazione alla crisi economica e sociale indotta dalla pandemia da COVID-19? A nostro giudizio è un'Europa solidale, che ha posto in essere politiche di sostegno e di intervento mai adottate fino ad oggi. Il negoziato in corso sul Recovery Fund è certamente impegnativo, ma garantirà anche, a partire dal 2021, un pacchetto europeo decisivo, con volumi finanziari senza precedenti; un piano che dovrà essere complementare alle misure adottate dai Governi nazionali, al fine di ridurre gli squilibri economici e sociali esistenti fra i diversi Paesi europei. Dobbiamo innanzitutto fare da subito le riforme ed aumentare la produttività. È bene aver chiaro che l'Italia non può imporre in Europa una contrapposizione fra MES e Recovery Fund. Il ricorso al nuovo MES senza condizionalità, se non quelle relative alle spese sanitarie, a tassi di mercato che, altrimenti, l'Italia non avrebbe, e il negoziato in corso sul Recovery Fund, sono punti alternativi, ma complementari. L'uno - il “sì” al MES - favorisce l'altro, e non il contrario. Il “no” al MES, con l'alibi del Recovery Fund, non avrebbe alcuna logica ed efficacia, se non quella di diminuire la credibilità ed il potere negoziale dell'Italia in Europa. Se oggi si fosse votato, come Autonomie avremo sostenuto questa posizione. L'Europa dimostra che, a crisi globali come quella che attraversiamo, non sia possibile rispondere con populismi nazionalisti. Basta riflettere, fra i molti temi, sulla connessione fra rispetto delle regole Schengen e turismo. Grazie e buon lavoro (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-CD-RI-+E). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, augurandole buon lavoro per questa sessione del Consiglio europeo, noi la accompagniamo con una lettera elaborata dal Movimento Federalista Europeo e dai nostri intergruppi parlamentari sull'Europa. Mi viene da sorridere sul fatto che persino i Paesi di Visegrád hanno capito che in Europa bisogna starci e chiedono più soldi per loro, dal Recovery Plan. È la conferma della visione miope della destra italiana, che farfuglia di una italianità solo strumentale e di un antieuropeismo che viene rilanciato proprio quando l'Europa sembra svoltare con decisione; e su questo punto si vedrà il suo sfaldamento politico, quello della destra: i suoi banchi sono vuoti, hanno perso persino l'occasione di ascoltare il collega Brunetta. All'onorevole Molinari, però, vorrei ricordare che la senatrice Bonino non appoggia il Governo. Noi, tra i parlamentari eletti con la lista di +Europa alla Camera dei deputati, in collegi uninominali, sì, noi appoggiamo il Governo. Ma è anche la riprova, questa condizione, che chi pensa sia ancora Il giorno della marmotta, destabilizza il Governo, inseguendo nella memoria una volta i gilet gialli francesi, un'altra il Venezuela con i suoi dittatori. Invece di perdere tempo con inutili e fastidiosi rumori di fondo che gettano un'ombra di ambiguità sul nostro Paese, è necessario fare un ulteriore passo avanti, sostenendo la svolta europea. Finalmente l'Europa si muove, spinta dalla pandemia, ma anche dalla cattiva risposta data alla crisi finanziaria del 2008. Serve, per ora, completare il disegno dei padri fondatori, da De Gasperi a Spinelli, da Schuman ad Adenauer, realizzando un'Europa comune anche sul piano del bilancio con entrate proprie, perché qui sta la copertura del Recovery Plan, non altrove.

Concludo, Presidente. Assumiamo l'impegno preciso di ridurre a livelli europei la nostra evasione fiscale, ottenendo in cambio il superamento di politiche di dumping fiscale e di concorrenze fiscali sleali tra i Paesi dell'Unione: questo è lo scambio che si deve realizzare, sapendo noi da dove partiamo e sapendo anche indicare i Paesi che, oggi, in Europa appaiono come dei paradisi fiscali. A quel punto potremo, con un motore a pieno regime, essere parte dei Paesi che si candidano a guidare un'Europa più forte, in grado di reggere il confronto con gli Stati Uniti e con la Cina (Applausi) .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tasso. Ne ha facoltà.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Presidente Conte, per quanto la prossima videoconferenza del Consiglio europeo sia consultiva, è una ulteriore occasione - e quindi, per questo, riveste una grande importanza - per affermare, ancora una volta, alcuni punti fondamentali per porre un argine alla peggiore crisi economica degli ultimi settant'anni.

È in gioco il grado di mutualità tra gli Stati membri e, quindi, la reputazione e addirittura l'esistenza stessa dell'Europa, perché, se non vi fosse la necessaria apertura al sostegno, la necessaria flessibilità sulle condizioni, tempi rapidi per l'accordo e l'utilizzo dei fondi, diventerebbe difficile spiegare agli italiani perché siamo legati ad un'Europa, che si comporta come istitutrice e non come madre. Sarebbe impossibile accettare un atteggiamento chiuso, che induca a ripetere i grandi errori del passato e a costringere i Paesi all'austerità e a ideologie di mercato cieche. Questo, però - è giusto riconoscerglielo, Presidente Conte -, è un pericolo che, grazie al suo impegno e al suo lavoro di interlocuzione con gli Stati membri e con i più alti soggetti istituzionali europei, potrebbe essere scongiurato. E, quindi, occorre ottenere una risposta che si concretizzi in una strategia ambiziosa, che porti ad abbassare il livello del compromesso di alcuni Paesi cosiddetti frugali e di alcuni Paesi dell'est ed impedire un eventuale inserimento di condizionalità insostenibile per l'ottenimento delle risorse a disposizione. L'attenzione è alta ed il Paese, Presidente, è in attesa e, in esso, tutte quelle categorie imprenditoriali, commerciali, professionali e tecniche, che comprendono lavoratori, che guardano alla risoluzione di questa tragica crisi come opportunità, per chiarire, inquadrare e definire una volta per tutte, tra le tante cose, anche la propria posizione lavorativa e professionale. Allora, il confronto, Presidente, è impegnativo e il risultato, che lei si propone di conseguire e noi con lei, è direttamente proporzionale ad esso. È per questo che io le auguro sinceramente buon lavoro. Difenda l'Italia, come lei sa fare e ha dimostrato in questi tempi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rospi. Ne ha facoltà.

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP). Grazie, Presidente. Colleghi, Presidente del Consiglio, il brutto periodo che stiamo attraversando sta provocando ingenti danni al tessuto sociale ed economico del nostro Paese e sta minando anche alcuni dei pilastri fondanti della nostra società. Valori, come la dignità della persona, la sussidiarietà, la solidarietà e la sovranità popolare, conquistati dai nostri padri costituenti, oggi rischiano di essere messi in secondo piano, in questa società ipertecnologica, dove la tecnocrazia ha preso il sopravvento. La storia ci insegna, colleghi, che, per costruire un'Europa equa, più equa, c'è bisogno di fratellanza tra i popoli. Noi di Popolo Protagonista, che portiamo la parola “popolo” nel nostro nome, crediamo in un'Europa federale e dei popoli.

Lei, Presidente, però, nel suo discorso ha dimenticato una parola importante per l'Europa - veramente, non l'ho sentita da nessuno dei colleghi oggi -, la parola “Mediterraneo”. Noi sosteniamo che il centro dell'Europa debba tornare ad essere il Mediterraneo, per anni crocevia di storie, culture ed economie. Non lo dico solo io, Presidente. D'altronde, anche Aldo Moro affermava: nessuno è chiamato a scegliere tra l'essere in Europa e essere nel Mediterraneo, perché l'Europa intera è nel Mediterraneo.

L'Italia, grazie alla sua posizione strategica, deve tornare a svolgere quel ruolo centrale, che per anni ha visto il nostro Paese un punto di arrivo e non di passaggio. Signor Presidente, bisogna tornare a parlare anche con i nostri partner al di là del mare. Bisogna far presente alle istituzioni europee che, attraverso la stabilità dell'area mediterranea, passa il rilancio dell'economia reale, la riduzione dei flussi migratori e l'arricchimento culturale dei popoli. Ma, soprattutto, bisogna evitare che i Paesi come la Cina e la Russia si impadroniscano delle ricche rotte commerciali del “Mare Nostro”. Soltanto attraverso questa ritrovata centralità può passare la rinascita dell'Europa.

Per questo Presidente, - mi avvio alle conclusioni -, colga il mio suggerimento oggi e proponga agli altri leader europei di investire una parte delle risorse europee nel rilancio socio-economico dell'area mediterranea e nello sviluppo di una nuova economia dei popoli, opposta a quella della finanza, che è risultata fallimentare, perché solo attraverso il rilancio del Mediterraneo passa il rilancio del nostro Paese e dell'intera Europa.

PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15.

La seduta, sospesa alle 11,05, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ETTORE ROSATO

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Giustizia, la Ministra per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione e la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Elementi e iniziative a favore del Corpo della polizia penitenziaria, alla luce di recenti vicende che hanno interessato la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) – n. 3-01606)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Morrone ed altri n. 3-01606 (Vedi l'allegato A). Il deputato Morrone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione.

JACOPO MORRONE (LEGA). Grazie Presidente. Signor Ministro, neppure una settimana fa, fuori dal carcere di Santa Maria Capua Vetere, è avvenuto un fatto che ha destato molte e gravi perplessità. In seguito all'inchiesta della procura, innescata da dichiarazioni, tutte da dimostrare, rese da detenuti al Garante su presunti maltrattamenti avvenuti nell'aprile scorso, dopo i disordini determinati da un'ispezione, sono stati notificati avvisi di garanzia a più agenti della polizia penitenziaria, con modalità denunciate come molto inopportune e inusuali, tanto da provocare fortissime tensioni tra gli agenti. La situazione è parsa talmente grave che anche il procuratore generale della Repubblica di Napoli, il dottor Luigi Riello, anche nella qualità di capo della polizia giudiziaria del distretto, con riferimento alle notizie stampa sulle modalità di notifica degli avvisi di garanzia, ha comunicato di aver chiesto una dettagliata e sollecita relazione dell'accaduto al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere e ai vertici regionali dell'Arma dei Carabinieri, per accertare ogni dettaglio dell'operazione. Ciò che è grave è che dal Ministero non ci sia stata un'altrettanta sollecitudine sia a tutela e a sostegno degli agenti di polizia penitenziaria.

PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha facoltà di rispondere.

ALFONSO BONAFEDE, Ministro della Giustizia. Grazie Presidente, anche in questa sede voglio esprimere la mia vicinanza e gratitudine ai poliziotti penitenziari, alcuni dei quali feriti nel corso dei disordini verificatisi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sabato scorso. Voglio dire a loro grazie per il coraggio, l'impegno e la dedizione che dimostrano costantemente. Le complesse dinamiche della vita carceraria rendono il compito svolto dalla Polizia penitenziaria molto delicato, gli agenti lavorano costantemente in prima linea e a volte rischiano la loro incolumità e la loro stessa vita nel quotidiano servizio allo Stato. Come mi è capitato di dire più volte, la Polizia penitenziaria - è bene che i cittadini lo sappiano - è la prima sentinella della sicurezza di tutti i cittadini. Riguardo alle indagini a cui fanno riferimento gli interroganti, è evidente che come Ministro della giustizia non posso entrare nel merito delle stesse; tra l'altro, in ordine alle modalità di notifica degli avvisi di garanzia, come è stato già detto, è noto che il Procuratore generale di Napoli, il dottor Luigi Riello, ha avviato gli accertamenti di propria competenza. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sta ponendo in essere tutti i provvedimenti di sua competenza nei confronti di detenuti responsabili dei disordini e già nell'immediatezza dei fatti ha disposto il trasferimento di tre detenuti ascritti al circuito ad alta sicurezza e di quattro ascritti al circuito media sicurezza. Inoltre, dal giorno successivo, il personale del gruppo operativo mobile, subito intervenuto in supporto, è stato impiegato - e ringrazio - per il rinforzo di tutti i reparti detentivi e sono stati predisposti gli atti per l'assegnazione in via provvisoria presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere e di complessive 40 unità del Corpo di polizia penitenziaria per permettere di superare il momento di contingente complessità che si è venuto a creare. Voglio ricordare, a proposito delle misure per il Corpo di polizia penitenziaria, che, da quando sono Ministro, sono stati immessi in ruolo complessivamente 3.931 agenti e 256 unità di personale amministrativo, mentre sono oltre 6.000 le assunzioni complessive già programmate per i prossimi anni, tra amministrativi e militari. Le politiche assunzionali e le altre misure relative alla Polizia penitenziaria, avviate nella precedente esperienza di Governo, tra l'altro, andavano bene alla Lega e agli interroganti, anzi benissimo. Chi oggi si straccia le vesti dovrebbe soltanto, dal mio punto di vista, sentire il dovere morale di spiegare perché, da una spiaggia, ha deciso di fuggire dalle proprie responsabilità, quando ha avuto l'occasione di portare avanti fatti concreti. Ora, io immagino che, come nelle altre occasioni, il deputato Morrone - ma se non è così mi scuso in anticipo - abbia già preparato la replica, che prescinderà completamente dal contenuto della mia risposta.

Ciascuno fa politica come crede, io rispetto tutti i modi di fare politica e può cogliere ogni occasione per fare un video da diffondere in rete, ma ci sono temi, come la sicurezza nelle carceri, che sono molto delicati e richiederebbero responsabilità, piuttosto che passerelle utili soltanto ad esasperare gli animi, perché, finché dobbiamo confrontarci sulle misure da adottare, io ci sono, ma le strumentalizzazioni hanno un limite.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Morrone. Prego.

JACOPO MORRONE (LEGA). Niente, si figuri. Ministro, non la ringrazio. In questi ultimi mesi, il Ministero da lei guidato è passato da una tempesta all'altra, da un errore all'altro, Ministro. Voglio ricordare il suo apprezzamento alla tanto discussa circolare del 21 di marzo, se la ricorderà, che ha determinato la scarcerazione di numerosi boss mafiosi anche del calibro di Zagaria, Ministro. Voglio ricordare anche il corto circuito del sistema giudiziario che ha consentito al protagonista di “mafia capitale” di uscire dal carcere. Fatti gravissimi, che hanno messo in dubbio la capacità dei vertici ministeriali e soprattutto la sua, Ministro, la sua attitudine a gestire e amministrare con coscienza e conoscenza temi delicatissimi concernenti la giustizia. Serve il rispetto dei diritti di tutti e della legalità, Ministro, serve rispetto per le donne e per gli uomini della Polizia penitenziaria, che operano all'interno degli istituti penitenziari con professionalità e abnegazione, rischiando la propria incolumità in difesa dello Stato e a tutela dei cittadini e delle istituzioni, nonostante le costanti gravi aggressioni che subiscono, nonostante la gogna ideologica a cui sono sottoposti, nonostante la carenza di organico e di strumenti di difesa. E' inammissibile che, dopo le gravissime rivolte orchestrate in molte carceri italiane nel marzo, forse organizzate dall'esterno, non abbiamo ancora avuto notizie di accertamenti, Ministro, di indagini, di punizioni esemplari nei confronti dei detenuti rivoltosi. Di sollecito, al contrario, c'è stato lo show davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere, destinato a screditare in qualche modo la Polizia penitenziaria. Confidiamo nel lavoro della magistratura e nell'approfondimento su questo richiesto, ma non sfugge a nessuno che, immediatamente a ridosso delle proteste riservate al trattamento subito dagli agenti della Polizia penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere, sono avvenuti nuovi gravissimi disordini e violenze da parte dei detenuti di quel carcere, che hanno aggredito e ferito diverse appartenenti al Corpo. Ritengo che lei concordi con il sottoscritto, egregio Ministro, nel considerare questi eventi nell'ambito di una strategia criminale sovversiva, che lo Stato deve contrastare con ogni mezzo. E concludo Presidente: al contrario, nella sua risposta non ravvisiamo alcuna volontà di intervenire con la necessaria fermezza e autorevolezza. Per questo, credo anche di poter affermare che lei non sia la persona più adeguata a svolgere un ruolo che necessita di grande rigore e competenza e riaffermare il primato…(Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Morrone.

(Iniziative volte a promuovere la digitalizzazione della pubblica amministrazione favorendo i rapporti con i cittadini e le imprese, con particolare riferimento alla diffusione della app IO – n. 3-01607)

PRESIDENTE. Il deputato Francesco Berti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01607 (Vedi l'allegato A).

FRANCESCO BERTI (M5S). Grazie Presidente. Ministra Pisano, l'articolo 97 della Costituzione prevede che i pubblici uffici siano organizzati in modo da garantire il buon andamento della pubblica amministrazione. Da anni sentiamo parlare di sburocratizzazione, semplificazione e digitalizzazione, parole che hanno quasi ormai perso di senso, ma finalmente abbiamo la sensazione di essere arrivati a un bivio: dal 20 aprile è disponibile la App IO in beta testing. Questa App permetterà a tutti i cittadini e alle imprese di comunicare in maniera diretta con lo Stato e gli enti locali, di ottenere documenti e certificati in tempo reale, di ricevere le notifiche aventi valore di legge e di gestire i pagamenti direttamente dal proprio telefono. Oggi chiediamo a lei, Ministra, in che modo il Governo intende favorire la diffusione e l'utilizzo dell'App IO tra la popolazione italiana.

PRESIDENTE. La Ministra per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, ha facoltà di rispondere.

PAOLA PISANO, Ministra per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Presidente, onorevoli deputate e deputati, l'interrogazione mi dà l'opportunità di riferire in merito a un progetto particolarmente ambizioso per la digitalizzazione del nostro Paese, l'applicazione IO, che è l'applicazione dei servizi pubblici dell'amministrazione. Si tratta di un'unica App, attraverso cui gli enti nazionali e locali possono offrire i propri servizi al cittadino, in modo semplice e personalizzato, direttamente sullo smartphone. Quest'App è già attiva e scaricabile da aprile. Il progetto IO consente di avere un unico punto di accesso a tutti i servizi della pubblica amministrazione.

Cosa significa? Significa che il cittadino scarica l'applicazione IO, entra con le sue credenziali SPID, paga con pagoPA in modo digitale e può accedere a tutti i servizi di cui ha necessità.

In accordo con quanto illustrato dagli interroganti, occorre coinvolgere in modo più ampio le amministrazioni, sia centrali che locali, per avviare un processo che sviluppi ogni potenzialità utile per i cittadini attraverso questo strumento.

Il cittadino non deve trovare i servizi digitali in giro per il web, su vari siti della pubblica amministrazione; deve avere l'opportunità, attraverso un unico punto di accesso, di trovare tutti i servizi per lui utili. Per questo motivo, in accordo con il Ministro per la pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, ho inviato una comunicazione a tutte le amministrazioni pubbliche per far conoscere l'applicazione IO, rappresentarne i vantaggi in termini di snellimento dei processi amministrativi e, al contempo, dando la massima disponibilità per l'assistenza all'integrazione del servizio con le loro piattaforme e i loro servizi. Allo stesso modo, stiamo programmando incontri mirati con tutti i Ministri affinché sia più ampia e diffusa la conoscenza del progetto e le sue potenzialità.

Analoghi incontri saranno effettuati con le regioni e con l'Associazione nazionale dei comuni italiani. Sono già attivi i servizi offerti da numerosi comuni e sono in corso le integrazioni con nuove città e nuove regioni. Inoltre, a favorire l'integrazione e l'utilizzo da parte dei comuni con una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti, è già stato pubblicato un bando da parte del Ministro per la pubblica amministrazione, destinando 42 milioni di euro per incentivare la digitalizzazione dei servizi pubblici. Sono inoltre stati effettuati gli sviluppi per offrire i servizi di molti enti nazionali su IO (come, ad esempio, Automobile Club Italia, Agenzia delle entrate, INPS) e sono in fase di progettazione le integrazioni di altri numerosi servizi (INAIL, CONSIP, Motorizzazione civile). Aziende private che realizzano software per la pubblica amministrazione hanno già proposto di integrare IO con le loro soluzioni sviluppate.

Ha inoltre preso avvio la comunicazione istituzionale per far conoscere ai nostri cittadini l'opportunità di utilizzare questo nuovo strumento digitale per semplificare la loro vita e la comunicazione tra i nostri cittadini e la pubblica amministrazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Francesco Berti.

FRANCESCO BERTI (M5S). Grazie, Ministra, ci riteniamo soddisfatti della risposta. La risorsa più importante che abbiamo è il nostro tempo e uno Stato moderno e innovatore ha il dovere di far risparmiare tempo ai propri cittadini, alle proprie imprese e anche ai propri funzionari. Grazie al suo lavoro, al lavoro dell'ex commissario Piacentini e al capo dipartimento Attias, siamo proiettati verso una nuova generazione di servizi pubblici digitali, semplici e in tempo reale. Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una giovane coppia che richiede il cambio di residenza tramite l'App; di una madre che riceve il “bonus mamma” sul suo borsellino digitale e, pochi secondi dopo, invia, sempre sulla stessa App, il pagamento delle rette dell'asilo; di un padre che, in pochi minuti, richiede l'iscrizione alla mensa e al trasporto scolastico del proprio figlio; oppure di una giovane studentessa meritevole che si vede accreditare la borsa di studio sul proprio telefonino. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di piccoli imprenditori e imprenditrici finalmente liberi dalla burocrazia, che potranno richiedere la SCIA, i permessi a costruire, l'occupazione del suolo pubblico e tantissimi altri servizi e adempimenti in una frazione di tempo rispetto quello che serviva prima. Tutto questo avverrà senza entrare in un ufficio pubblico, in maniera identica su tutto il territorio nazionale: mai più code agli sportelli, mai più una PA che ti chiede sempre gli stessi documenti; mai più comunicazioni che si interrompono e cadono nel vuoto.

Ai cittadini che ci ascoltano da casa, ai sindaci, ai funzionari pubblici dico di accompagnare e accelerare la rivoluzione digitale: l'App IO è la realizzazione di un sogno, di un'idea precisa di Stato amico e, con l'aiuto di tutti, sarà il simbolo di come il pubblico può essere al passo con i tempi a misura di App, sfruttando al massimo i due benefici che la rivoluzione digitale ci ha dato: dati in tempo reale e feedback continui. Ministra, i cittadini sono pronti; adesso tocca allo Stato continuare a trasformare la propria cultura organizzativa; tocca a noi tessere una nuova rete di fiducia fra cittadini, Stato e imprese, al fine di migliorare la qualità della vita di tutti noi e far rinascere il nostro Paese. Buon lavoro, Ministra.

(Iniziative volte a incrementare la digitalizzazione del Paese attraverso la promozione delle competenze tecnico-scientifiche e dell'infrastrutturazione digitale – n. 3-01608)

PRESIDENTE. La deputata Madia ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bruno Bossio ed altri n. 3-01608 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

MARIA ANNA MADIA (PD). Grazie, Presidente. Ministra, il COVID ci obbliga a fare i conti con lo stato dell'innovazione tecnologica nel nostro Paese. Con il COVID il digitale è entrato, in modo anche prepotente, in vite che non erano digitalizzate, ha dimostrato quanto queste vite possano essere semplificate - penso, per esempio, allo smart working -, ma, proprio in questi mesi, sono emersi anche tutti i limiti della digitalizzazione in Italia. Penso a intere aree del Paese che non sono connesse, al tema della banda, penso al tema delle competenze, al digital divide, al fatto che ancora molti non sono in grado di utilizzare modalità tecnologiche; penso alla didattica a distanza, che, spesso, ha aumentato le disuguaglianze; penso alle amministrazioni che ancora non sono in grado di interrogare dati dei cittadini di altre amministrazioni, provocando il ritardo nell'erogazione dei servizi. Ecco, queste fragilità dell'Italia sono emerse anche dall'indice DESI. Io, Ministra, le chiedo qual è la strategia del Governo per l'Italia su questi temi, quali sono le priorità, quali sono le azioni messe in campo.

PRESIDENTE. La Ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, ha facoltà di rispondere. Prego, Ministra.

PAOLA PISANO, Ministra per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputate e deputati, la trasformazione tecnologica del Paese e l'aumento del ricorso al digitale nella pubblica amministrazione a vantaggio dei cittadini rivestono grande rilevanza politica per questo Governo, impegnato ad imprimere un'accelerazione nella loro attuazione, con l'obiettivo di portare vantaggi concreti e immediati agli italiani, alle imprese e alla pubblica amministrazione. Sono convinta che sia necessario rendere possibile a ogni cittadino, in tutto il nostro Paese, di disporre al più presto di una efficiente infrastruttura di rete per una connettività sicura ed efficace. È una condizione indispensabile per la creazione di servizi digitali, come reso evidente anche dalla condizione di emergenza che abbiamo attraversato e stiamo attraversando a causa del COVID-19. La disponibilità della banda ultra larga è essenziale per funzioni ormai divenute parte della quotidianità, quali il lavoro a distanza, la teledidattica, la telemedicina, l'accesso a contenuti in streaming e on demand, le attività di impresa e, dunque, anche lo sviluppo economico.

Consapevole di queste esigenze, da quando, alla fine dello scorso anno, ho assunto la presidenza del Comitato banda ultra larga - il COBUL -, ho impresso un impulso alla sua attività; l'ho fatto affinché si individuassero le iniziative più urgenti da adottare per recuperare i ritardi accumulati. Il 5 maggio 2020, il Comitato banda ultra larga ha sbloccato fondi per un totale di un miliardo e 546 milioni di euro, di cui 400 milioni per il Piano scuola e un miliardo e 146 milioni per i voucher di sostegno alla domanda. Il Piano scuola prevede la connessione gratuita per cinque anni a 37 mila edifici scolastici; i voucher rappresentano un'importante novità per le famiglie e per le imprese, che potranno beneficiare di un contributo per l'acquisto di servizi di connettività. A questo occorre associare la promozione dell'utilizzo di tecnologie alternative per coprire le aree del territorio in cui è più difficile arrivare con la banda ultra larga.

Se vogliamo un Paese digitale, dobbiamo investire di più nella cybersecurity e nel cloud della pubblica amministrazione, essenziali per la sicurezza dei nostri dati e dei nostri servizi digitali e, quindi, per la sicurezza di tutti noi cittadini. È giunto il tempo di avanzare e di non arretrare, stabilendo che tutte le amministrazioni debbano offrire all'utente finale tutti i servizi anche in digitale, ma per farlo occorre favorire, nel rispetto delle normative contro gli usi impropri di fondi pubblici, la celerità degli acquisti di beni e servizi informatici - pc, device e servizi - da parte delle amministrazioni pubbliche. Non solo tecnologia, ma anche sviluppo del capitale umano, sviluppo e diffusione delle competenze digitali assumono un ruolo di notevole rilievo. Rafforzare le nostre capacità di affrontare la competizione internazionale non è soltanto un dovere verso il Paese e noi stessi, ma è indispensabile per difendere e migliorare la qualità delle nostre vite.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la deputata Vincenza Bruno Bossio.

VINCENZA BRUNO BOSSIO (PD). Grazie Presidente, grazie Ministra. Il COVID - l'hanno detto tutti - ha reso necessario il digitale. Nella drammaticità, abbiamo avuto comunque questo risultato importante e credo che i cittadini, gli studenti, i lavoratori abbiano risposto molto bene, con grande capacità e con grandi competenze che vanno al di là di quelle che ci dicono gli indicatori. Nonostante alcuni disservizi della Rete, anche sulla connettività, l'indicatore DESI, che citiamo in questa interrogazione, ci fa andare un po' più avanti, qualche posto più avanti.

Dove invece la situazione è drammatica è il tema delle competenze digitali: siamo al ventottesimo posto, perché ancora l'indicatore era tarato su 28 Paesi, e solo l'1 per cento dei nostri giovani ha lauree STEM: rispetto al resto d'Europa non c'è proprio paragone. Ma già nel 2017 la strategia sulle competenze digitali dell'OSCE poneva il tema dello skill mismatching tra domanda e offerta di lavoro rispetto ai nostri giovani e dava alla mancanza di questo tipo di competenze digitali la responsabilità del ritardo nello sviluppo e nell'innovazione nel nostro Paese. Quindi mi auguro che per il futuro, lei che è il Ministro dell'Innovazione e può in qualche misura coordinarsi anche con gli altri, possa puntare sul futuro dei nostri giovani, sul futuro digitale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Iniziative in ordine alla gestione di Anpal e all'efficacia delle politiche attive del lavoro, anche alla luce della crisi economica in atto conseguente all'epidemia da COVID-19 – n. 3-01609)

PRESIDENTE. Il deputato Zangrillo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01609 (Vedi l'allegato A).

PAOLO ZANGRILLO (FI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, nel febbraio 2019, in Commissione Lavoro qui a Montecitorio, ci fu presentato Mimmo Parisi designato presidente di ANPAL e direttore generale di ANPAL Servizi. Il professor Parisi, che arriva dalla Massachusetts University, ci spiegò che avrebbe realizzato un profondo cambiamento nei centri dell'impiego e una rivisitazione totale delle politiche attive del lavoro anche utilizzando l'esperienza maturata negli Stati Uniti e, quindi, importando una App, un algoritmo, che avrebbe in modo virtuoso incrociato domanda e offerta di lavoro per avviare le persone al lavoro. A un anno e mezzo da questo racconto nulla è accaduto di tutto questo. Allora le chiedo, Ministro, che cosa avete intenzione di fare soprattutto alla luce della drammatica situazione che il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi mesi in termini di politiche attive del lavoro?

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Prima di rispondere all'onorevole Zangrillo, vorrei ricordare insieme a tutti voi e soffermare il mio pensiero sul senatore Bertacco che è venuto a mancare e che ho conosciuto personalmente in sette anni anche nella scorsa legislatura. Esprimo il mio cordoglio verso la famiglia e voglio ricordare con voi quanto sia stato importante e rispettoso delle Istituzioni il lavoro che abbiamo svolto insieme: solo un attimo per ricordarlo prima di rispondere alle interrogazioni (Applausi).

In merito all'interrogazione, con riferimento al question time in argomento e a quanto richiesto dagli interroganti, soprattutto in relazione all'efficacia delle politiche attive e alla conseguente ricollocazione al lavoro dei percettori del reddito di cittadinanza, che nella prospettazione data si sarebbe rilevata un fallimento, va detto che l'efficacia di una misura di reddito minimo quale il reddito di cittadinanza, che tiene insieme obiettivi di politica attiva del lavoro con obiettivi di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale attraverso strumenti di sostegno al reddito e, quindi, sostegno economico e di inserimento sociale dei soggetti a rischio dell'emarginazione nella società, va valutata prendendo a riferimento diversi indicatori. Lo strumento, infatti, è costruito in modo tale da intervenire immediatamente sul contrasto alla povertà introducendo un sistema di sostegno al reddito e collegando ad esso percorsi di accompagnamento per il superamento del disagio sociale e, laddove possibile, politiche attive per l'inserimento lavorativo. Un primo risultato viene dimostrato dai dati Istat che nella giornata di ieri hanno evidenziato un calo della povertà assoluta nel secondo semestre 2019 rispetto al 2018. È chiaro che per fare in modo che la condizione di bisogno non si traduca in povertà intergenerazionale è necessario proseguire, come appunto rilevato anche dall'interrogante, nel rafforzamento degli strumenti di inclusione sociale e lavorativa. Pertanto è necessario far ripartire gli interventi di rafforzamento dei centri per l'impiego e dei servizi competenti in materia di contrasto alla povertà per la predisposizione dei patti per il lavoro e dei patti per l'inclusione sociale sospesi a causa dell'emergenza sanitaria.

La natura non assistenziale della misura si esplica, infatti, nella capacità di avviare con le famiglie beneficiarie un percorso di attivazione e di inclusione sociale. A questo proposito appare utile evidenziare che i nuclei familiari inviati ai servizi sociali, secondo gli ultimi dati disponibili, sono 463.000 e 130.000 circa nuclei familiari sono già stati presi in carico dai servizi sociali dei comuni e, malgrado la sospensione, 50.000 di questi sono già coinvolti nella realizzazione del Patto per l'inclusione. A tal proposito il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali si è dotato di una piattaforma per la gestione del reddito di cittadinanza di cui è parte la piattaforma per la gestione dei patti per l'inclusione GePI, sulla quale devono accreditarsi tutti gli ambiti territoriali al fine di registrare gli operatori dei servizi sociali coinvolti nella presa in carico dei beneficiari di reddito di cittadinanza. Voglio evidenziare, inoltre, che con specifico riferimento alle funzioni svolte dall'ANPAL, va detto che all'Agenzia compete istituzionalmente il coordinamento della rete dei servizi delle politiche attive del lavoro nel rispetto delle competenze costituzionalmente riconosciute alle regioni e alle province autonome e sotto la vigilanza ministeriale.

PRESIDENTE. Grazie, Ministra, grazie.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Devo ultimare?

PRESIDENTE. È già un minuto oltre. Prego, se ha dieci secondi conclusivi.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Sono tre minuti?

PRESIDENTE. Sì, Ministra.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Vi chiedo scusa. Allora lascio agli atti - pensavo di avere più tempo - la risposta. Però voglio rispondere a questo punto, se mi dà un secondo per rispondere. Le rispondo in modo molto celere e le lascio agli atti la risposta. È chiaro che vanno rafforzate e vanno implementate le politiche attive del lavoro soprattutto in un momento di emergenza sanitaria quale quello che stiamo vivendo, che poi ha ci ha coinvolto in un'emergenza economica non solo per i percettori di reddito ma anche per eventuali evoluzioni del mercato del lavoro possibili e quindi eventuali transizioni da un posto di lavoro all'altro.

PRESIDENTE. Grazie, Ministra, può consegnare la risposta all'onorevole Zangrillo. Ha facoltà di replicare il deputato Zangrillo.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Grazie, Presidente. Ma, Ministro, sono fatto all'antica e quindi continuo a pensare e a ritenere che i fatti siano quelli che prevalgono nella vita e non i racconti e le narrazioni oniriche. Allora mi permetto di raccontarle io qualche fatto. Chi ha beneficiato dell'azione del professor Parisi sono stati i navigator: 3.000 persone assunte nei centri per l'impiego a 1.700 euro netti mensili, che poi sono diventati 2.300 con i bonus in periodo COVID, persone che non hanno dato alcun contributo al miglior funzionamento dei centri per l'impiego. Vede, il tema è che noi dobbiamo considerare la prestazione, la performance dei centri per l'impiego con riferimento al periodo precedente a quello dell'arrivo del professor Parisi. Oggi i centri per l'impiego intermediano mediamente il 5 per cento delle interazioni tra domanda e offerta di lavoro: ciò significa che, su cento persone che vengono avviate al lavoro, soltanto cinque passano per i centri per l'impiego; quindi questo significa che il progetto del professor Parisi è totalmente fallito. Ma vede, Ministro, non lo dico io che è fallito. La settimana scorsa in un quotidiano nazionale importante il professor Parisi ha rilasciato un'intervista che, se vuole, le cedo. Nell'intervista ha dichiarato che non è stato in grado di realizzare ciò che aveva promesso di fare perché non gli è stato consentito di lavorare, salvo poi ricordare che il suo predecessore, l'onorevole Di Maio, il precedente Ministro del Lavoro, gli aveva promesso un aumento di stipendio da 160.000 a 240.000 euro per non fare nulla. Allora vede, signor Ministro, il tempo è scaduto, probabilmente sta scadendo anche il mio ma è scaduto anche il vostro tempo: basta con le chiacchiere, basta con i racconti onirici. Noi abbiamo una situazione che ci porterà nei prossimi mesi a perdere un altro milione di posti di lavoro: persone, famiglie che hanno bisogno di certezze, hanno bisogno di risposte, non di chiacchiere. Quindi le chiedo: ma veramente siete convinti che per avere politiche attive del lavoro nel nostro Paese abbiamo bisogno di andare negli Stati Uniti a prendere un professore della Massachusetts University che, peraltro, ai sensi dell'articolo 2 dello Statuto di ANPAL, è incompatibile con quel ruolo?

PRESIDENTE. Grazie.

PAOLO ZANGRILLO (FI). Allora, Presidente, la ringrazio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

(Iniziative di competenza, alla luce dell'esperienza recente, volte alla definizione di una disciplina “quadro” in materia di lavoro agile, al fine di promuoverne un utilizzo generalizzato ed efficace – n. 3-01610)

PRESIDENTE. Il deputato Ferri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01610 (Vedi l'allegato A).

COSIMO MARIA FERRI (IV). Grazie, Presidente. Vogliamo sottoporre all'attenzione della Ministra un tema come quello dello smart working, del lavoro agile, e capire quale possa essere per il futuro la visione sia dal punto di vista organizzativo che strutturale. Non disperdiamo quello che è stato in questo periodo, ma cerchiamo di migliorare, perché ci sono tante cose che non vanno e che possono essere utili per cercare di garantire al lavoratore gli stessi diritti che aveva nella normalità. Quindi valorizziamo lo smart working, ma diamo più diritti ai lavoratori. Tanti sono i temi: una nuova normalità, il benessere sul lavoro anche da remoto, una nuova struttura con nuove abitudini, la capacità di adattamento. Serve anche capire quale possa essere il rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore, tra chi dirige e chi esegue, quindi investimenti nelle strutture e nella tecnologia, tutti temi che rimangono aperti, il diritto a disconnettersi, perché uno deve contemperare le esigenze lavorative con quelle familiari. Questi sono i temi sui quali vogliamo l'attenzione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Il lavoro agile , comunemente noto come smart working, è presente nel nostro ordinamento da tre anni. In occasione della crisi sanitaria scatenata dalla diffusione da COVID-19 ha conosciuto un utilizzo senza precedenti; infatti, in un momento storico in cui ogni spostamento del cittadino, e quindi del lavoratore, costituiva potenziale causa di diffusione del contagio, tale strumento ha consentito la prosecuzione di tutte quelle attività lavorative eseguibili a distanza, con innegabili benefici per l'intera collettività. L'istituto quindi si è rivelato un prezioso strumento di contemperamento delle esigenze di tutela della salute pubblica e di salvaguardia dell'economia nazionale. La stringente necessità di adeguare la disciplina vigente per renderla funzionale allo svolgimento del lavoro da remoto ha portato il Governo ad adottare temporanee misure derogatorie di semplificazione, che hanno permesso il ricorso al lavoro agile anche in assenza dell'accordo individuale di cui al titolo II della legge n. 81 del 2017. L'articolo 19, comma 1, della medesima legge individua i tempi di riposo dei lavoratori e le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro quali necessari aspetti di natura organizzativa legati allo svolgimento delle prestazioni in modalità agile.

La disconnessione invocata dall'interrogante è già contemplata nella normativa attualmente vigente.

Venendo poi alla disciplina vigente per il pubblico impiego, in questo settore il lavoro agile è stato definito, dall'articolo 87 del decreto n. 18 del 2020, quale modalità ordinaria di svolgimento della prestazione di lavoro nelle pubbliche amministrazioni fino alla cessazione dell'emergenza da COVID-19. Successivamente, con l'articolo 273 del cosiddetto “decreto Rilancio”, proprio nella prospettiva di suggerire un cambio di passo al termine dell'emergenza, al fine di dare nuovi indirizzi e risposte strutturali sul tema, è stato stabilito che le pubbliche amministrazioni provvedano in questa fase di impulso dall'economia all'impresa ad organizzare il lavoro dei propri dipendenti e all'erogazione dei servizi attraverso la flessibilità degli orari di lavoro, rivedendone l'articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l'utenza. Sempre per il medesimo scopo è previsto che ulteriori modalità organizzative, che potrebbero comprendere anche quelle evidenziate dall'onorevole interrogante, siano individuate con uno o più decreti del Ministro della pubblica istruzione.

In conclusione, il Governo è pienamente consapevole dei potenziali vantaggi connessi all'utilizzo diffuso del lavoro agile, che si potrebbe tradurre in benefici sia per i lavoratori, soprattutto in termini di miglioramento della conciliazione vita-lavoro, sia per le aziende in termini di aumento della produttività, fermo restando la tutela delle donne lavoratrici, che non devono essere penalizzate da questa modalità di lavoro. È quindi mia intenzione riformare l'attuale disciplina del lavoro agile promuovendo la diffusione dello strumento affinché sia possibile determinare in maniera più oggettiva performance e produttività del lavoro, garantendo, al contempo, l'effettività del diritto alla disconnessione e adeguata formazione per i lavoratori. L'obiettivo è quello di aggiornare il quadro delle regole e delle tutele affinché il lavoro agile possa costituire una componente essenziale per un mondo del lavoro più moderno, inclusivo e flessibile.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Camillo D'Alessandro.

CAMILLO D'ALESSANDRO (IV). Grazie Presidente, grazie Ministra. Partiamo da un dato di fatto pre-COVID-19: secondo uno studio del Politecnico di Milano, prima della pandemia noi eravamo il fanalino di coda nell'utilizzo dello strumento dello smart working, solo il 2 per cento; adesso abbiamo conosciuto questo strumento. E, allora, partiamo da ciò che vogliamo proporre noi alla sua azione e al Governo. Noi riteniamo che l'azienda sia una comunità, non riteniamo che debbano essere staccati i lavoratori tra coloro che lavorano in presenza e coloro che lavorano da casa, ma dentro un meccanismo virtuoso di circolarità, certificato dalla funzione dei sindacati, si può immaginare questo strumento in maniera evolutiva: per le imprese con crediti di imposta per i costi di connessione e per i costi di strumentazione da dare ai lavoratori; per il pubblico, lei lo ha detto, noi vorremmo affiancare a questo un piano di rotazione che serva anche a ridurre gli spazi pubblici spesso in affitto della pubblica amministrazione per abbassare i costi, oppure spazi pubblici di proprietà da mettere sul mercato.

Terzo, per le professioni noi immaginiamo la possibilità di costituire società a distanza tra professionisti, da remoto, che consente di abbattere uno dei costi all'ingresso più elevati per i giovani professionisti che è il costo degli affitti, lavorando da casa. Quarto, Ministro, ci rifletta, sui cervelli all'estero, i cosiddetti cervelli in fuga, noi abbiamo un patrimonio di know-how in tutto il mondo. Noi possiamo immaginare che queste persone che lavorano nel mondo possano prestare fuori dall'orario di lavoro la propria attività professionale, il loro know-how a disposizione del sistema economico italiano. Per questo noi crediamo che dobbiamo partire dalla legge, dobbiamo rafforzare la contrattazione aziendale, e immaginare, però, degli interventi ulteriori, normativi, all'interno di una programmazione generale. Per questo abbiamo presentato un DDL delega da avanzare al Governo e vorremmo chiaramente, essendo parte - grazie Presidente, concludo - della maggioranza, poterne discutere prima con lei e con le parti (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

(Intendimenti in ordine all'adozione di ulteriori iniziative volte ad ampliare l'efficacia temporale della cassa integrazione a favore dei lavoratori delle imprese in difficoltà a causa del COVID-19, anche prevedendo modalità di erogazione che garantiscano tempi rapidi e certi – n. 3-01611)

PRESIDENTE. Il deputato Epifani ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01611 (Vedi l'allegato A).

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Grazie, Presidente. Signora Ministra, il tema è, ahimè, molto semplice, ma anche, per alcune ragioni, molto complesso. Noi lamentiamo il fatto che la cassa integrazione, fatto straordinario nelle dimensioni e nei tempi deciso dal Governo, in realtà sia stata poi erogata con tempi troppo lunghi, vecchie procedure per bisogni tutti nuovi e questo ha determinato un grande problema: non basta il se dare la cassa integrazione, bisogna anche insieme stabilire il quando, perché il quando in una crisi come questa fa la differenza.

Sono state prese, dal Consiglio dei ministri, alcune misure: sono qui a chiedere come pensa di utilizzare questi spazi per accelerare, perché ancora oggi centinaia di migliaia di persone non hanno la cassa integrazione dopo tre mesi da quando l'hanno richiesta.

In secondo luogo, i tempi di questa cassa integrazione: giustamente sono state ravvicinate le nuove quattro settimane con le vecchie, ma c'è bisogno di dare certezza ai lavoratori e alle imprese. Lei stessa in un'intervista, il Presidente del Consiglio a più riprese, ha detto che gli ammortizzatori sociali devono essere estesi fino a fine anno. Credo che questa sia la soluzione giusta, perché non è un favore fatto ai lavoratori: è una cosa che si fa per i lavoratori e per le imprese, perché le imprese, nella fase autunnale di incertezza, se avessero questa certezza, potrebbero con più tranquillità e con più serenità affrontare i tempi della loro ripresa.

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Convengo con l'interrogante: vecchie procedure per bisogni nuovi e il fatto che la cassa integrazione sia non solo a favore dei lavoratori, ma anche a tutela delle imprese. L'interrogazione concerne uno dei temi più dibattuti negli ultimi mesi in ragione dell'estrema rilevanza che l'istituto della cassa integrazione guadagni ha rivestito nell'ambito di questa eccezionale fase emergenziale. Voglio, infatti, ricordare che gli ammortizzatori sociali hanno svolto un ruolo essenziale per far fronte alle gravi conseguenze derivanti da questa epidemia a livello globale, che è giunta per tutti in modo totalmente inaspettato.

Sin dall'inizio del mio mandato ho espresso la necessità di rivedere l'attuale disciplina degli ammortizzatori sociali al fine di renderla più semplice, omogenea e universalmente accessibile. Gli attuali meccanismi della cassa integrazione, in base alla disciplina vigente, presentano caratteristiche che non si attagliano perfettamente alle esigenze di celerità e semplificazione imposte dalla diffusione del COVID-19: si tratta, infatti, di strumenti atti a regolare crisi di altra natura e portata, che non sono fisiologicamente stati predisposti ad affrontare situazioni emergenziali come quella che stiamo attraversando. Tuttavia, come già ribadito in altre occasioni, non abbiamo avuto altra scelta che utilizzare al meglio le misure a nostra disposizione, impegnando tutte le nostre energie per contenere al massimo gli effetti negativi della pandemia ed evitare soprattutto che gli stessi si ripercuotessero in capo ai singoli. Per tale motivo proprio ieri è stato emanato il decreto-legge n. 52 del 2020, in base al quale le aziende - che rientrano nel campo di applicazione della cassa integrazione guadagni in deroga e che hanno già fruito delle 14 settimane previste dal “decreto Cura Italia” e dal “decreto Rilancio” - possono godere immediatamente di ulteriori 4 settimane di trattamento di integrazione salariale. Anche l'introduzione di questa nuova previsione dimostra come l'azione del Governo sia programmata per rispondere prontamente alle mutevoli esigenze delle imprese e dei lavoratori.

Infine, per rispondere puntualmente alle domande poste dagli interroganti, posso garantire che abbiamo intenzione di prolungare l'erogazione della cassa integrazione guadagni rispetto a quanto attualmente previsto, in modo tale da sostenere e accompagnare le imprese alla ripresa delle attività, anche ricorrendo alle risorse messe a disposizione dalla Commissione europea con il programma SURE.

Inoltre, come già da me preannunciato in altre occasioni, ribadisco che ho in programma di realizzare una profonda e organica revisione della disciplina attualmente vigente in tema di ammortizzatori sociali. Nell'ambito di questo intervento di riforma, posso riferire che saremo guidati da finalità di semplificazione e snellimento delle procedure di accesso ed erogazione degli strumenti di sostegno al reddito, affinché gli stessi possano essere più agevolmente e rapidamente fruibili da parte dei cittadini che ne abbiano diritto. Sottolineo infine che, accanto ai profili delle politiche passive per garantire un completo ed efficace sostegno al lavoratore, intendiamo altresì valorizzare l'aspetto della formazione: quindi, più nella visione di politica attiva del lavoro, sia nel posto di lavoro, sia nella fase di accompagnamento e ricollocazione del singolo nel mercato del lavoro.

Infine, per quanto concerne il trattamento di integrazione salariale degli artigiani e somministrati, è stato firmato il decreto di circa 444 milioni di euro di stanziamento. C'è stato già, quindi, il primo decreto che andava a ripartire le risorse tra i due fondi, l'FSBA e quello dei somministrati; adesso l'altro decreto è alla Corte dei conti, quindi aspettiamo il parere della Corte dei conti e verrà emanato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Guglielmo Epifani.

ETTORE GUGLIELMO EPIFANI (LEU). Signora Ministra, vedo che lei è accorta, insieme con il Governo, sull'urgenza di accelerare tutte le procedure per consentire a chi aspetta da mesi di avere quello che è il diritto di assegno.

Voglio fare solo alcune considerazioni. Ho detto che bisogna dare certezza sui tempi della cassa integrazione da qui a fine anno per i lavoratori e per le imprese. Da questo punto di vista, allora, qualora - come io spero - sia questa la situazione che si andrà a determinare, bisognerebbe fare due cose: la prima, mettiamo mano ad una riflessione sulla riforma degli ammortizzatori, convochi lei il Governo, le parti sociali, si cominci a lavorare concretamente vedendo che cosa dall'esperienza di oggi ci può venire per cambiare e migliorare il sistema delle tutele; soprattutto, aggiungo, in direzione di quel mondo del lavoro che, fino a ieri, non aveva alcuna forma di tutela.

Il secondo segnale che vorrei dare è che, insieme a questo, se arriviamo a dicembre, sarà per forza necessario che, in questi mesi, da settembre in poi, la cassa integrazione e gli strumenti di integrazione salariale siano accompagnati da momenti formativi, perché è evidente che così si giustifica anche il prolungamento in vista di una rioccupazione, una riconversione industriale (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

(Misure di sostegno a favore dei bagnini assunti dalle cooperative che operano nel settore turistico – n. 3-01612)

PRESIDENTE. Il deputato Antonio Zennaro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01612 (Vedi l'allegato A).

ANTONIO ZENNARO (MISTO-PP-AP). Presidente, Ministro, voglio portarle un caso di mala burocrazia, in questo caso inerente al settore dei bagnini di salvataggio: riguarda più di 500 bagnini in Abruzzo, 200 solo nella provincia di Teramo. Grazie all'intervento della CGIL è stata portata all'attenzione pubblica questa problematica per quei bagnini che sono all'interno di una cooperativa: nell'interrogazione abbiamo quindi chiesto nella sostanza una risoluzione ad una problematica che riguarda un settore importantissimo, soprattutto per il settore turistico.

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Presidente, la presente interrogazione riguarda un tema che è stato a più riprese affrontato dal Ministero che presiedo, con l'obiettivo di trovare una soluzione che garantisca massima protezione possibile ai lavoratori coinvolti. Sin dal principio infatti ho lavorato per assicurare la fruizione di strumenti di sostegno al reddito da parte di tutte le categorie dei lavoratori, a far sì che nessuno fosse lasciato da solo ad affrontare le conseguenze di questa grave pandemia. Per tali ragioni, con il decreto-legge n. 18 del 2020 è stato introdotto un articolato sistema di tutele che comprende, tra l'altro, l'erogazione di indennità in favore di lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori dipendenti operanti in specifici settori produttivi: tra di essi rientrano, ai sensi dell'articolo 29, lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali.

È vero, come indicato dall'interrogante, che, con riferimento ai lavoratori stagionali, la circolare n. 49 del 2020 ha individuato i codici Ateco che identificano le attività che circoscrivono l'ambito di applicazione della tutela dell'articolo 29; è altrettanto vero, però, che ci siamo tempestivamente attivati per predisporre un analogo meccanismo di protezione anche in favore di lavoratori stagionali non operanti nei settori e nelle attività riconducibili a quei codici (quindi qui parliamo del settore turismo), e per tale ragione non ricompresi tra i destinatari dell'indennità regolata dall'articolo 29, e ricompresi invece dal Fondo di ultima istanza di cui all'articolo 44 del “Cura Italia”. Più precisamente, con il decreto interministeriale 4 maggio 2020, n. 10, abbiamo stanziato 220 milioni di euro per l'anno 2020 a valere sul Fondo per il reddito di ultima istanza; ed abbiamo, all'articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto stesso, esteso la platea dei beneficiari del trattamento indennitario ai lavoratori dipendenti stagionali non appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate nel medesimo periodo. Il beneficio concesso, pari a 600 euro, dal decreto-legge n. 10 del 2020 per il mese di marzo è stato riconosciuto anche per i mesi di aprile e maggio 2020 per il medesimo importo ad opera dell'articolo 84, comma 8, lettera a) del decreto-legge n. 34 del 2020.

Alla luce di quanto sopra esposto, dunque, non residuano vuoti di tutela che riguardano i bagnini che lavorano nel settore del turismo alle dipendenze di società cooperative espressamente menzionati dall'interrogante. Ad ogni modo, mi preme sottolineare che sono in corso degli accertamenti ispettivi a tappeto sulla regolarità dei rapporti di lavoro instaurati con bagnini ed impiegati nella zona di Teramo e posso garantire altresì che sia il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che l'INL, in raccordo con INPS e INAIL, andranno a fondo di questa vicenda per assicurare che non permangano situazioni di illegittimità circa le modalità di assunzione di questi lavoratori, che devono poter godere non solo dell'indennità legata all'emergenza da COVID-19 loro spettante, ma anche di tutte le tutele cui hanno diritto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Antonio Zennaro.

ANTONIO ZENNARO (MISTO-PP-AP). Ringrazio il Ministro per la risposta e sono parzialmente soddisfatto, in attesa poi che tutto il flusso di aiuti riesca ad arrivare ai bagnini e al settore. Aggiungo, inoltre, che ci sono centinaia di migliaia di lavoratori che stanno aspettando la cassa integrazione in Italia in questo momento, e ci aspetteremmo magari meno dichiarazioni da parte del presidente dell'INPS e più soluzioni: perché, illustre Ministro, gli italiani stanno aspettando e si stanno anche stufando.

(Iniziative volte a garantire l'immediata erogazione della cassa integrazione e a superare i disservizi nella gestione delle domande da parte dell'Inps – n. 3-01613)

PRESIDENTE. La deputata Lucaselli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-01613 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Presidente, Ministro, grazie per aver ricordato il collega Bertacco di Fratelli d'Italia. La cassa integrazione è stata uno strumento fondamentale per quei lavoratori che, in mancanza, sarebbero rimasti esclusi dagli interventi economici di sostegno; l'INPS però non solo è in ritardo nell'emettere le autorizzazioni di pagamento e nel lavorare le richieste, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, è venuta meno anche all'obbligo di motivazione dei provvedimenti che emette, fatto assolutamente nuovo e assolutamente grave.

Vogliamo, quindi, sapere dal Governo quali sono le iniziative che s'intendono adottare a tutela dei lavoratori che ancora oggi aspettano la cassa integrazione per arrivare all'immediata e totale erogazione, per l'appunto, della cassa integrazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha facoltà di rispondere.

NUNZIA CATALFO, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Con riferimento all'atto parlamentare indicato in oggetto in merito ai presunti ritardi delle autorizzazioni di pagamento da parte dell'INPS, devo rappresentare che l'istituto ha dovuto affrontare un carico di lavoro eccezionale e non prevedibile. Per quanto riguarda i denunciati ritardi delle autorizzazioni di pagamento, i dati a noi trasmessi dall'INPS al riguardo sono così sintetizzabili: al 14 giugno l'Istituto ha sostanzialmente completato il pagamento delle integrazioni salariali a favore dei lavoratori indicati nelle denunce regolarmente presentate dalle aziende fino al 31 maggio scorso. Per quel che riguarda i pagamenti diretti dell'istituto, su un totale di 2.343.389 lavoratori, sono stati effettuati i relativi pagamenti per 2.314.435 lavoratori, per un totale di quasi 4,2 milioni di prestazioni mensili riferite alle domande pervenute entro maggio. In relazione alle denunce pervenute nelle prime due settimane di giugno, su un totale di 896.868 sono state già completate le procedure di liquidazione in favore di 629 mila lavoratori. Rispetto al totale delle denunce pervenute, si registra un numero complessivo di liquidazioni di oltre 5 milioni in termini di prestazioni mensili. Per brevità, lascio agli atti la tabella fornita dall'INPS aggiornata al 14 giugno, che offre le evidenze analitiche delle prestazioni di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga erogate, evidenziando in questa sede, con riferimento anche alle prime due settimane di giugno, che la quasi totalità di domande presentate sono state autorizzate dall'INPS.

Per quanto attiene, invece, all'obiezione relativa all'assenza di motivazione nei provvedimenti di reiezione delle domande di cassa integrazione in deroga, che avrebbe generato un disservizio da parte dell'INPS a danno di aziende e lavoratori, l'INPS sottolinea che essa muove da presupposti non coerenti con le procedure amministrative come stabilite dai decreti nn. 9 e 18 del 2020, ai sensi dei quali l'istituto interviene, solo per i primi due decreti, solo nella fase del pagamento. Nell'ultimo decreto adottato, il n. 52 del 2020, è stata espressamente prevista la possibilità per le aziende che hanno erroneamente presentato domanda di cassa integrazione in deroga, perché vi sono stati dei casi nelle regioni in cui ci sono stati degli errori, quindi, come dicevo, in questo ultimo decreto prevediamo che le aziende possano ripresentare la domanda all'INPS anche nelle more dell'annullamento del decreto regionale di autorizzazione.

Per quanto concerne il provvedimento di autorizzazione di pagamento in caso di erogazione della cassa integrazione in deroga per COVID-19, la domanda delle aziende viene presentata, infatti, alle regioni e poi la stessa dev'essere autorizzata dalle regioni e successivamente viene pagata dall'INPS, una volta acquisiti i dati relativi alla sospensione dei rapporti di lavoro e gli IBAN dei lavoratori. Pertanto, il merito delle domande è sondato dall'ente preposto e dunque, ad esempio, è la regione che provvede a respingere o ad annullare talune di esse, motivando il provvedimento e comunicandone tempestivamente gli esiti all'azienda. Il Governo, comunque, consapevole delle gravi ripercussioni che hanno subito i lavoratori e imprese da questa emergenza epidemiologica, con il “decreto Rilancio” ha apportato modifiche al procedimento di autorizzazione della cassa integrazione in deroga mediante l'attribuzione esclusiva all'INPS della gestione di questa misura, prevedendo, appunto, al contempo anche la possibilità di anticipazione delle integrazioni salariali comprese quelle in deroga.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Walter Rizzetto.

WALTER RIZZETTO (FDI). La ringrazio, Ministro. Non mi convince. Non mi convince perché non possono esistere in un Paese civile, nella nostra Italia, ritardi da parte di INPS e da parte del Ministero del Lavoro sui diritti dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non possono esistere i ritardi che lei ha citato.

Vede, Ministro, il problema di fondo è che voi avete trattato un argomento straordinario con strumenti pensati per ordinarie crisi e questo è stato evidentemente il vostro limite. Nei prossimi mesi, Ministro, ci saranno tagli di stipendio, ci saranno riorganizzazioni aziendali e ci sarà la proroga ancora e ancora ancora una volta, ammesso che sia lo strumento giusto, della cassa integrazione.

Il Primo Ministro Conte in diretta aveva dichiarato urbi et orbi che entro il 15 aprile avrebbero pagato tutta la cassa integrazione. Il presidente di INPS entro il 12 giugno: “Pagheremo a tutti la cassa integrazione”. Il risultato: 400 mila persone che non hanno la cassa integrazione, 600 mila persone che ancora a oggi di marzo non hanno la cassa integrazione in deroga, 270 mila fondi integrativi non ancora versati. Non è stata erogata neanche quella di marzo, come prima detto. State distruggendo il nostro stato sociale, state distruggendo il nostro welfare con tre strumenti diversi: cassa ordinaria, straordinaria e in deroga, quando, invece, la cosa più semplice da fare era utilizzare uno strumento unico di tutela, uno strumento unico di tutela con delle tempistiche, evidentemente, molto accelerate, con un iter accelerato.

Chiudete la porta in faccia a lavoratori che prendono mille euro al mese e regalate i miliardi a multinazionali che hanno la sede all'estero con garanzia di Stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). È questo il vostro problema di fondo. Date il bonus dei 600 euro ai navigator, che già prendono 1.500-1.700 al mese; riconoscete ogni mese con cadenza proprio precisa e millimetrica, Presidente, il reddito di cittadinanza anche a brigatisti rossi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e non lo date ai nostri lavoratori. Questo è il vostro punto di caduta. Siete di fatto - e chiudo ringraziandola, Presidente - il contrario del nostro sistema di welfare. Probabilmente, vorrete ridurre il nostro Paese alla stregua, voglio dire, di qualche regime sudamericano che tanto vi piace. State scordando lo Stato sociale…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole.

WALTER RIZZETTO (FDI). …e di questo il nostro tessuto sociale di lavoratori di imprese se ne ricorderà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che non vi sono ulteriori deputati in missione alla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente ottantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Ci sono alcuni interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare la collega Occhionero. Ne ha facoltà.

GIUSEPPINA OCCHIONERO (IV). Grazie, Presidente. Utilizzerò questi pochi minuti per chiedere al Governo, in particolare alla Ministra Pisano, l'impegno per mettere in campo azioni più concrete e rapide per superare il problema del digital divide, emerso in tutta la sua recrudescenza durante la crisi COVID-19 che ci ha travolto e stravolto e che è emerso soprattutto al Sud e purtroppo, ahimè, anche nella mia regione, il Molise.

È difficile parlare di valorizzazione dei borghi, di cui il Sud - e, in particolare, il Molise - è ricco, anche per arginare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne, così come dello smart working, che giustamente è al centro del dibattito nazionale per le motivazioni che abbiamo anche oggi trattato, ed è difficile, dicevo, soprattutto se non forniamo poi gli strumenti adeguati, in particolar modo ai sindaci dei piccoli paesi che hanno dovuto affrontare, quasi a mani nude, le difficoltà emerse a seguito della pandemia. Mi riferisco, ad esempio, al primo cittadino di Civitacampomarano, che ha dato i natali anche a Vincenzo Cuoco, o di Bonefro, che si sono trovati in assenza pressoché totale di infrastrutture di rete.

Ecco, quindi io chiedo l'impegno al Governo e alla Ministra, che bene fa ad andare nella direzione di affrontare e vincere la sfida dell'innovazione digitale, di allocare ulteriori risorse in favore soprattutto di quelle regioni, come il Molise, che sono geograficamente e storicamente più deboli, per non lasciarne nessuna indietro e per puntare proprio sul Sud per rilanciare la ripartenza del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD). Grazie, Presidente. Io intervengo in quest'Aula per portare all'attenzione la dura situazione in cui versa lo stabilimento ex Ilva di Racconigi, in provincia di Cuneo, proprietà ArcelorMittal, in cui 143 lavoratori sono nella più totale incertezza dopo la presentazione del piano che prevede un totale di circa 3.200 esuberi già nel 2020. Gli operai di Racconigi sono per la quasi totalità in cassa integrazione dall'inizio dell'emergenza COVID-19 e lo stabilimento è praticamente fermo, con la paura, ormai fondata, che possa addirittura non riaprire. I lavoratori stanno lottando con scioperi e presìdi continui, la stessa battaglia dei loro colleghi di Novi, di Genova, di Taranto, di Cornigliano e di tutti gli stabilimenti su cui ArcelorMittal sta tradendo promesse, contratti e accordi firmati.

So che il Governo sta lavorando a una soluzione e ha giustamente respinto come inaccettabile il piano al ribasso della proprietà. Anche per questo chiedo che oggi - lo dico qui in Aula - non dev'essere dimenticato nessuno. Che ci si muova quanto prima per togliere dall'incertezza questi lavoratori e le loro famiglie: l'Italia ha bisogno di loro, ha bisogno di acciaio italiano per ripartire.

Non lasciamoli da soli e non priviamoci di un'industria strategica per il rilancio del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Corneli. Ne ha facoltà.

VALENTINA CORNELI (M5S). Grazie, Presidente. Oggi, in quest'Aula, insieme ai colleghi che, come noi, hanno a cuore il futuro del Paese, abbiamo parlato con il Presidente Conte del prossimo Consiglio europeo. Sarà un Consiglio europeo importante, da cui dipenderà non solo il futuro dell'Italia, ma anche il futuro dell'Europa intera. Siamo ormai di fronte ad un bivio. Il MoVimento 5 Stelle non si è mai arreso all'Europa degli egoismi, all'Europa delle speculazioni finanziarie. Noi abbiamo sempre combattuto per un'Europa diversa, che poi era sostanzialmente l'Europa del sogno primigenio, l'Europa dei popoli, l'Europa della solidarietà. C'è sicuramente chi ha remato contro, però adesso qualcosa si sta muovendo; e se si sta muovendo, è proprio grazie all'Italia, grazie al lavoro fatto in questi mesi. Ripeto, qualcuno, purtroppo, ha remato contro anche in Italia: una classe politica spregiudicata, che diventa sempre più scomposta mentre sente il famoso odore dei soldi. E qualcuno ha remato contro, sicuramente, anche nell'Europa stessa: penso al blocco di Visegrád, penso ai nazionalismi, penso anche al blocco del Nord, del rigorismo; abbiamo parlato spesso dell'Olanda, rigorista per alcuni aspetti, ma non rigorista quando si parla di dumping fiscale.

Però, quello che io voglio raccontare oggi, in quest'Aula, è qualcosa di diverso da quello che abbiamo raccontato finora, perché l'Olanda è anche Annalise e Lambert, due cittadini olandesi che si sono innamorati della mia città, Roseto degli Abruzzi, e hanno aiutato, durante questa emergenza, la mia città come nessun altro. Hanno dato davvero un esempio straordinario che io sentivo di voler riportare, perché è l'esempio di quella che dovrebbe essere l'Europa, che può essere l'Europa, è l'esempio di quello che può essere un mondo migliore, a cui dobbiamo continuare a credere. La vita è fatta di esempi, quello che conta poi, alla fine, sono gli esempi e, quindi, loro sono veramente un esempio per tutti e io li volevo ringraziare anche in questa sede (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Grazie, Presidente. A Saint Paul, a Richmond, a Boston e a Miami vengono imbrattate con vernice rossa e scritte vergognose, decapitate e distrutte le statue di un grande italiano, di un grande genovese, di un grande ligure: Cristoforo Colombo; un esploratore, un navigatore, non un conquistatore, un assassino, ma un simbolo di coraggio, determinato a sconfiggere lo sconosciuto. No al razzismo anti-italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), no alla cancellazione della storia, della memoria collettiva. Onore a Colombo, simbolo dell'integrazione italo-americana, del riscatto sociale e del successo di una comunità. Dov'è il Governo, dov'è il Ministro degli esteri, dove sono i Comites, oggi chiamati a difendere la nostra eredità culturale? Noi, la Lega, stiamo non con chi vandalizza le statue, ma con quei fratelli d'oltreoceano che si sono posti a difesa di quei monumenti. Anche nel nome di Cristoforo Colombo, celebriamo il legame atlantico: proprio la sua figura, la sua vicenda umana, ancora oggi, 528 anni dopo, uniscono le due sponde dell'Atlantico. No alla deriva giacobina e iconoclasta, sì all'orgoglio italo-americano e italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 18 giugno 2020 - Ore 14:

1. Comunicazioni del Presidente.

La seduta termina alle 16,05.