XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 219 di mercoledì 31 luglio 2019

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ETTORE ROSATO.

La seduta comincia alle 10.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

AZZURRA PIA MARIA CANCELLERI, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Benvenuto, Claudio Borghi, Brescia, Colletti, Comaroli, D'Incà, Delrio, Frusone, Gallinella, Gallo, Gebhard, Giaccone, Giachetti, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lorenzin, Lupi, Morrone, Parolo, Paolo Russo, Saltamartini, Sisto e Vitiello sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente ottantacinque, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,05).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 10,25.

La seduta, sospesa alle 10,05, è ripresa alle 10,25.

Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge costituzionale: Bruno Bossio; Ceccanti; Brescia ed altri; Meloni ed altri: Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica (A.C. 1511-1647-1826-1873-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge costituzionale nn. 1511-1647-1826-1873-A: Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica.

Ricordo che nella seduta del 23 luglio si è conclusa la discussione generale e il relatore, deputato Ceccanti, è intervenuto in sede di replica, mentre la relatrice, deputata Corneli, e il rappresentante del Governo vi hanno rinunciato.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1511-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del testo unificato delle proposte di legge costituzionale, nel testo della Commissione, e delle proposte emendative ad esso riferite (Vedi l'allegato A).

Ha chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà. Colleghi, maggior silenzio in Aula. Prego, onorevole Baldelli.

SIMONE BALDELLI (FI). La ringrazio, Presidente. Se lo fa per me, non è un problema, nel senso che è, come dire, caratteristico del clima costituente che stiamo vivendo…

PRESIDENTE. No, lo faccio per me, onorevole Baldelli, non per lei.

SIMONE BALDELLI (FI). …perché mi rendo conto che lei sia molto interessato alle mie parole, per cui forse il brusio eccessivo disturba. E mi fa piacere parlare anche alla sua attenzione, Presidente, oltre che a quella del Governo, che in forze si presenta a questo appuntamento di riforma costituzionale così importante e così, oserei dire, decisivo, Presidente, perché, ciclicamente, ogni mese, mese e mezzo, noi facciamo in questo ramo del Parlamento una riforma costituzionale. Mi metto ad elencare le riforme costituzionali che, in questo momento, sono in campo, sono sul tappeto e hanno in qualche misura iniziato il loro iter, vale a dire: il referendum propositivo, la riforma dell'articolo 71, la riduzione del numero dei parlamentari a scopo di risparmio, questa proposta di legge che è volta a ridurre l'elettorato attivo per il Senato, la linea anagrafica dell'elettorato attivo, ma non quello passivo per il Senato, l'abolizione del CNEL. Credo che a breve, se non…

PRESIDENTE. Colleghi, chiedo scusa, possiamo fare due cose: o io sospendo la seduta fin quando tutti… oppure, maggior silenzio in Aula, in maniera da consentire al collega Baldelli di poter intervenire. Vediamo se riusciamo con la seconda ipotesi. Onorevole Baldelli, prego.

SIMONE BALDELLI (FI). Dicevo, presto verrà messa in campo, se non verrà inserita in questa proposta di legge, anche una nuova norma che riguarderà la parte dell'elettorato passivo per il Senato, perché, come dire, avendo ormai intrapreso la logica dello spezzatino costituzionale, è di tutta evidenza che noi ci troviamo e ci troveremo ad affrontare piccole, non so quanto utili, certamente molto demagogiche, riforme di parole, virgole, commi della nostra Costituzione. Teoricamente potremmo trovarci con una massa critica che va dai 500 ai 600 progetti di legge costituzionale da potere esaminare nel corso di questa allegra legislatura.

Allora, io mi domando: che senso ha parcellizzare un dibattito che dovrebbe in qualche misura interessare il complesso delle riforme ordinamentali, il funzionamento delle due Camere, e parcellizzarlo in tante piccole riforme, ciascuna delle quali a se stanti? Provo a dare una risposta e anche qui, come dire, il clima costituente…

PRESIDENTE. Mi scusi ancora, onorevole Baldelli. In particolare, è curioso che è il suo gruppo che fa confusione più degli altri…

SIMONE BALDELLI (FI). Onestamente, Presidente, oserei immaginare che il mio gruppo, che pure non gremisce in questo momento gli spalti, però di confusione mi sembra ne faccia veramente poca…

PRESIDENTE. …insieme a qualche collega della Lega. Vada avanti.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, è il centrodestra che…

PRESIDENTE. Su questo siete uniti. Prego, andiamo avanti.

SIMONE BALDELLI (FI). Una volta c'era la casa delle libertà, dove ognuno faceva un po' come gli pareva, oggi la formula ha cambiato nome, ma insomma il concetto rimane.

Presidente, dicevo, facciamo delle piccole riforme parcellizzate che dovrebbero avere una loro organicità. Abbiamo presentato, nel corso degli ultimi 15 anni, al corpo elettorale, due riforme organiche che contenevano alcuni dei principi, dei temi contenuti in questo elenco di riforme che stiamo mettendo in campo; contenevano la riduzione del numero dei parlamentari, contenevano l'abbassamento dell'elettorato passivo, contenevano anche l'abbassamento dell'elettorato attivo, per le Camere; ricordo che la riforma del centrodestra aveva proprio questo elemento caratterizzante che fu uno degli elementi, non dico trainanti, perché fu bocciata anche quella, ma, comunque, caratterizzanti di una riforma che superava anche il bicameralismo paritario e introduceva degli elementi che complessivamente davano la sensazione di una riforma di sistema; così come è stata bocciata, per altri aspetti, la riforma voluta nella scorsa legislatura dalla maggioranza guidata da Matteo Renzi.

Ora, che in sostituzione o che a seguito di queste bocciature, vengano ripresentati sostanzialmente gli stessi temi, progetto di legge per progetto di legge, riga per riga, comma per comma, virgola per virgola, io credo che non sia un qualcosa che aiuti ad avere una visione d'insieme. Mi spiego, noi non abbiamo il quadro di quello che potrà uscire di qui a sei mesi, salvo crisi di Governo, scioglimento della legislatura, scioglimento anticipato delle Camere, fine della legislatura e così via, noi non abbiamo un quadro di insieme di quali saranno le riforme che potranno arrivare a dama, che potranno arrivare al capolinea, di qui a sei mesi, un anno.

Si percepisce chiaramente il clima costituente, Presidente, lo si percepisce non soltanto dal brusio, lo si percepisce dal fatto che una norma che cambia l'elettorato attivo per il Senato, quindi, di fatto, una riforma costituzionale, venga messa così, estemporaneamente, nell'ultima settimana di lavori parlamentari, come se fosse la ratifica sulle doppie imposizioni tra l'Italia e un qualunque Paese della costa del Pacifico o del Medio Oriente o non so di che cosa.

Allora, come dire, stiamo mettendo le mani sulla Costituzione; se il motivo ispiratore di chi presenta una proposta del genere è quello di dire: cambiamo l'elettorato attivo per il Senato, perché così finisce, almeno, il problema che si è verificato negli ultimi quindici anni di due maggioranze distinte tra Camera e Senato, io son sempre molto dubbioso sul fatto che si pensi di risolvere problemi che sono di natura politica, cambiando regole che, poi, come dire, sostanzialmente si sono consolidate nel corso del tempo e che sono acquisite dal nostro sistema. Ho dei dubbi che l'efficacia di questa norma si risolverà in questo; ho anche delle perplessità sull'atteggiamento - che ovviamente rispetto - che il mio partito ha nei confronti di questa norma; non ho capito quale senso possa avere assecondare una norma del genere che modifica solo l'elettorato attivo e non quello passivo. Cioè, se si facesse una riforma complessiva del Senato, delle sue funzioni o dell'elettorato attivo e passivo potrei anche immaginarlo, ma modificare soltanto l'elettorato attivo è una cosa che capisco fino a un certo punto.

Forse c'è un qualche sondaggio, un qualche studio che dimostra che nel mio partito è cresciuto in maniera esponenziale il consenso nella fascia adolescenziale e quindi vogliamo, come dire, riuscire a capitalizzare tutti questi voti che abbiamo in una fascia di popolazione che, purtroppo, in questo momento non si affaccia al voto per il Senato? È possibile? Non lo so, però ho dei dubbi anche da questo punto di vista. Io credo che anche in questa occasione, questa volta neanche per iniziativa del MoVimento 5 Stelle, ma per iniziativa di altri, noi stiamo aggiungendo un altro piccolo tassello a una serie di riforme che nella migliore delle ipotesi rischiano di essere inutili e di formare un corollario che già in quest'Aula, in passato, ho definito come delle piccole cariche esplosive sotto il ponte della nostra democrazia.

Allora, c'è qualcuno in quest'Aula che ha una visione d'insieme di quello che succede alla nostra Costituzione, di qui a sei mesi o a un anno? Perché, guardate, è anche facile dire di “sì” a una riforma del genere, a chi dà fastidio? A nessuno, onestamente non credo che tra i diciottenni di questo Paese ci sia un grande dibattito, un fermento, non credo che la priorità dei diciottenni di questo Paese sia quella di dover votare per il Senato o, perlomeno, io in questi giorni venendo a Montecitorio non ho trovato la piazza gremita di ragazzi di 17 o 18 anni che chiedevano a gran voce, manifestando con cartelloni, striscioni e così via, il loro diritto a poter esprimere il loro voto per il Senato della Repubblica, mi sbaglierò io, certamente sono quello meno adatto, in questo Parlamento, per cercare di capire quello che succede nella società, perché ci sono grandi esperti di consenso e grandi esperti di riforme che certamente ne sanno più di me, a partire dal MoVimento 5 Stelle che, oltre ad aver abolito la povertà, ha anche portato avanti un certo esercizio della democrazia diretta a colpi di fiducia in questo Parlamento; quello che credo, Presidente, è che noi ci ritroveremo, di qui a non so quanto tempo, con un altro pezzo di carta, un'altra proposta di legge che ci troveremo a esaminare e a votare, magari, con un consenso molto ampio, sulla riduzione dell'elettorato passivo per il Senato.

Allora, cominciamo e continuiamo ad aggiungere un pezzetto per volta, a smontare, un pezzetto per volta, il nostro impianto costituzionale. Io non credo che faremmo un servizio utile, né al Paese, né ai diciottenni, né a chi pensa che il nostro sistema, soprattutto in un momento del genere, vada tenuto, perché, guardate, la tenuta del sistema, anche rispetto a spinte che provengono dall'esterno del nostro sistema, credo ancora che sia un valore. Per cui, credo che il passaggio di oggi - che vedrà anche tra gli emendamenti la proposta di abbassamento dell'elettorato passivo per il Senato, proposta sulla quale io credo si debba almeno fare una valutazione, ma che credo sarà respinta - sia un passaggio che non fa altro che aggiungere confusione e pasticci a una legislatura che non riesce a darsi una visione d'insieme, e su che cosa? Sulle regole base della nostra democrazia.

Per cui, Presidente, personalmente sono propenso a votare contro questo provvedimento e credo che, piano piano, giorno dopo giorno, qualcun altro, mi auguro, si renderà conto del fatto che continuare a perseguire questa logica è dannoso, nell'insieme, per i nostri lavori parlamentari, ma è dannoso per la nostra democrazia. Se si vuole fare una riforma, la si faccia organica, se c'è l'esigenza di farla organica, ma lo spezzatino delle riforme, la furbata di prendere comma per comma, riga per riga, parola per parola e trovarci 4, 5 o 10 riforme, di cui nessuno in questo momento ha contezza, perché adesso ne conosciamo solo alcune, quelle che hanno preso il via, ma non sappiamo di qui a sei mesi quante altre ne partiranno, io credo Presidente che sia un pessimo esercizio della nostra funzione rappresentativa.

Sull'ordine dei lavori.

ENRICO BORGHI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Signor Presidente, la giornata di ieri ha visto la creazione di un precedente nel lavoro della nostra istituzione, un precedente che si realizza sulla base di una volontà che si è materializzata durante la discussione della Conferenza dei capigruppo non solo per responsabilità delle forze di maggioranza ma anche per un supporto che su questo senso è giunto alle forze che rappresentano il Governo da parte di due cosiddette opposizioni, che nella circostanza si sono rivelate più realiste del re. Mi riferisco ai gruppi, nella fattispecie di Forza Italia e di Fratelli d'Italia, che si sono non solo accodati ma hanno anticipato la maggioranza rispetto alla richiesta di tergiversare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), di rinviare, di allungare il brodo, insomma di consentire al Ministro Salvini di scappare una volta di più da quest'Aula per non rispondere al Parlamento e al Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) dei rapporti oscuri, opachi, equivoci, fra il suo partito e potenze straniere e tra le modalità supposte del finanziamento del suo partito e aziende di Stato di Paesi non facenti parti del nostro sistema di alleanza. Questo, dal nostro punto di vista, è un fatto grave e rilevante. La maggioranza si è assunta una pesante responsabilità, lo dico in particolare a quegli esponenti che, in nome del cambiamento, in nome della rivoluzione erano arrivati qua dentro urlando alla centralità del Parlamento, evidentemente senza sapere di che cosa stessero parlando. Ciò perché, cari amici del MoVimento 5 Stelle, se veramente aveste creduto a queste parole, noi oggi avremmo discusso di questa mozione, perché la centralità del Parlamento non è una cosa alla quale appellarsi per risciacquarsi la bocca e lavarsi la coscienza quando non si sa più che cosa dire, la centralità del Parlamento è quella cosa per la quale il Parlamento è centrale e l'Esecutivo è servente, mentre voi, ancora una volta, ieri avete dato adito ad una situazione nella quale non esiste più la centralità del Parlamento. Questa non è più una Repubblica parlamentare, questa non è neanche una Repubblica in cui l'Esecutivo esprime una primigenia, no, questa è una Repubblica nella quale vi è un Ministro che fa, che disfa, che va sulle spiagge e che fa le dirette Facebook (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Possiamo anche tacere, perché amiamo le istituzioni, su quello che fa nelle spiagge italiane, ma tutto questo vede voi conniventi, consapevolmente conniventi rispetto al fatto che, per la prima volta, una mozione di sfiducia viene procrastinata a data da destinarsi. Non è mai accaduto nella storia della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Si vadano a prendere le prassi: ogni volta che è stata depositata una mozione di sfiducia nei confronti di un Ministro, quest'Aula o l'altro ramo del Parlamento, a distanza di pochi giorni, sono stati convocati e la mozione è stata discussa e votata. Evidentemente, perché è in arrivo il “generale agosto” e, quindi, la rivoluzione può attendere. Cari amici del MoVimento 5 Stelle, state dando prova che aveva ragione Longanesi: in Italia tutte le rivoluzioni finiscono a tavola. In questo caso le rivoluzioni finiscono in spiaggia, e quindi si può fermare la rivoluzione al 2 di agosto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

Ci rivedremo a fare la rivoluzione, non so, al 10 o al 15 di settembre, allora lì riprenderà la straordinaria rivoluzione in atto! Bene! Questa straordinaria rivoluzione in atto, peraltro - segnalo -, vede una produzione quantitativa di questa legislatura ai livelli minimi. Se paragoniamo questo primo anno di legislatura con quello della legislatura precedente…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Borghi.

ENRICO BORGHI (PD). Concludo, signor Presidente. Peraltro non fu, quel periodo, il momento…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Borghi.

ENRICO BORGHI (PD). …vediamo che siamo a livelli non paragonabili. Concludo dicendo che questo per noi è un atto censurabile rispetto al quale la maggioranza e pezzi della minoranza hanno tutta la responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

ROBERTO OCCHIUTO (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO (FI). Intervengo sullo stesso argomento, Presidente, perché non credo sia opportuno che in quest'Aula un gruppo d'opposizione possa dare lezioni di opposizione ad un altro gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Non è opportuno, non è giusto, e soprattutto noi di Forza Italia rivendichiamo, anche all'opposizione, la nostra coerenza rispetto allo strumento della mozione di sfiducia individuale. Noi sì che potremmo dare lezioni di coerenza a qualche gruppo, perché anche nella scorsa legislatura, quando fu proposta una mozione di sfiducia individuale nei confronti di un autorevole esponente del Governo della scorsa legislatura del PD, noi dicemmo che quello era uno strumento inidoneo a fare chiarezza politica, perché quando ci sono delle responsabilità che investono ministri autorevoli di un Governo le responsabilità eventuali sono in solido di tutto il Governo! Ha senso la mozione di sfiducia al Governo - l'avremmo votata -, ma non ha senso la mozione di sfiducia individuale, lo diciamo oggi, ma l'abbiamo detto sempre. Non abbiamo mai votato, noi di Forza Italia, mozioni di sfiducia individuale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Noi riteniamo questo strumento uno strumento inappropriato, per questo in Conferenza dei Presidenti di gruppo ci siamo opposti alla calendarizzazione con urgenza. Presidente, si può stare all'opposizione in tanti modi, ma si può stare all'opposizione anche conservando la propria natura politica, il proprio carattere, la propria sensibilità. Noi siamo orgogliosi della nostra coerenza così come siamo orgogliosi di stare all'opposizione in maniera diversa dal PD (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Questo dibattito è consentibile in quanto ieri non c'è stato un esito della Conferenza dei Presidenti di gruppo formalizzato all'Aula; all'esito della Conferenza dei Presidenti di gruppo è consentito che i gruppi si esprimano quando ci sono delle comunicazioni.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 1511-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Lorenzin. Ne ha facoltà.

BEATRICE LORENZIN (MISTO-CP-A-PS-A). Presidente, onorevoli colleghi, come è stato precedentemente sottolineato anche dall'onorevole Baldelli – e devo dire che mi ritrovo in gran parte del suo ragionamento -, noi siamo chiamati, dall'inizio di questa legislatura, a una serie di riforme costituzionali che riguardano l'assetto stesso della nostra democrazia parlamentare. Sono riforme, però, che ci vengono presentate in salsa spezzatino, senza che ci sia né un filo conduttore chiaro rispetto a quelli che sono gli obiettivi che la maggioranza vuole raggiungere né tanto meno un filo conduttore chiaro rispetto a quelli che sono gli effetti che queste riforme produrranno nella compagine sociale e democratica del nostro Paese. Noi abbiamo avuto negli scorsi anni - possiamo dire in realtà negli scorsi vent'anni - almeno tre grandi tentativi di riforma dell'assetto costituzionale e dell'assetto elettorale nel nostro Paese.

Sicuramente uno di questi è stato il passaggio elettorale, sancito da un referendum, che portò nel 1994 il nostro Paese ad un sistema maggioritario, con una delineazione e una configurazione del sistema partito in Italia completamente diverso o quantomeno molto profondamente diverso rispetto a quello che c'era stato dal dopoguerra in poi.

Gli altri due tentativi grandi di riforma del Paese sono stati, invece, due tentativi che hanno fortemente inciso sulla rideterminazione della composizione della Camera e del Senato. Entrambe le riforme, quella di circa dieci anni fa, che riguardava il riassetto e il superamento del bicameralismo perfetto, bocciata, poi, da un referendum popolare, e poi quella nuovamente ripresentata durante la scorsa legislatura, che riproponeva un superamento del bicameralismo perfetto. Noi abbiamo discusso tantissimo in queste Aule in questi anni di questo tema e devo dire che si è sempre partiti da una volontà comune di superare il ruolo che combacia, praticamente, tra Camera e Senato, riconoscendo che questo ruolo era stato attribuito alle due Camere nel dopoguerra dai padri costituenti anche per evitare il rischio altissimo che si ripetessero delle derive autoritarie o delle derive addirittura dittatoriali come quelle che c'erano state durante il ventennio mussoliniano.

Tutto lo studio dei nostri padri costituenti, degli atti preparatori alla riforma della Costituzione, anzi, alla Costituzione stessa e alla riforma del bicameralismo, ci portano questo tentativo e questa configurazione delle due Camere. La differenziazione che proveniva e che ci siamo portati dietro in questi anni nella funzione delle due Camere, in questo doppio passaggio di check and balance rispetto al Governo sancito dai padri costituenti, è stata attribuita proprio dall'età dei componenti, sia per quanto riguarda l'elettorato attivo, sia per quanto riguarda l'elettorato passivo. Cioè, i costituenti vollero, nella loro lungimiranza, costruire la differenziazione tra le due Camere in una differente compagine dell'elettorato, cioè sia chi diventava senatore, cioè la Camera dei saggi, e quindi persone che avessero avuto una grande esperienza di vita, professionale e politica, sia per quanto riguarda l'elettorato che esprimeva e che esprime tuttora questi candidati, attribuendo, quindi, alla differenza di età dei diversi candidati una legittimazione all'esistenza stessa delle due Camere con delle funzioni diverse, e quindi attribuendo in origine una funzione più, possiamo dire, propulsiva alla Camera dei deputati e un'origine più, diciamo, saggia, un'intenzionalità di saggezza al Senato.

Nel corso degli anni e dei decenni che sono passati, che hanno trasformato profondamente le dinamiche politiche, ma anche le dinamiche sociali e culturali di questo Paese, tutti si sono interrogati sulla necessità di cambiare questa funzionalità tra Camera e Senato, cambiarla con due obiettivi: rendere più efficiente e più veloce il processo legislativo, e quindi attribuire funzioni diverse alle Camere rispetto al processo legislativo stesso, un rapporto diverso con il Governo, e, nello stesso tempo, avere una diversa tipologia di rappresentanza del Senato. Dopo la riforma costituzionale, altro tassello importantissimo, del 2001, che ha portato il federalismo nel nostro Paese o, comunque, la riforma del Titolo V, con tutti gli strascichi che ci siamo portati dietro, di cui stiamo ancora oggi dibattendo animatamente rispetto a come attuare l'autonomia differenziata o rafforzata per le regioni, veniva forte la necessità di ricucire gli strappi, i vuoti, i vulnus lasciati dalla riforma del Titolo V, fatta, a detta di tutti gli esperti, in modo frettoloso e lasciando delle sovrapposizioni di funzioni tra regioni e Stato, tant'è vero che siamo stati sommersi dai contenziosi negli ultimi vent'anni e questo fatto ancora non lo abbiamo e non siamo riusciti a superarlo.

Ecco qui che emergeva fortissima l'esigenza di trasformare il Senato nella Camera delle regioni, cioè in un luogo in cui si potessero compensare e armonizzare gli atti legislativi - e non solo - nel rapporto tra lo Stato e le regioni. Ben due riforme costituzionali si sono occupate di questa cosa ed entrambe sono state bocciate da un referendum. Ora, rispetto a un impianto complessivo in cui l'obiettivo dichiarato dal legislatore è sempre stato quello di armonizzare e rinnovare la funzionalità del Parlamento italiano, la velocità della capacità di azione del Parlamento, dandogli anche nuove funzioni, quindi ricucendo gli strappi che sono avvenuti nell'armonizzazione con le regioni e in rapporto con il Governo, in questa legislatura noi assistiamo, di fatto, a una serie di proposte di riforma costituzionale lanciate - scusatemi - un po' lì, sul piatto, senza capo e senza coda, di cui non si capisce l'obiettivo, se non recuperare - forse - qualche determinazione e dibattito elettorale avuto durante la scorsa legislatura per dire che anche adesso si fanno delle riforme costituzionali.

Rispetto all'esigenza fortissima di armonizzazione del nostro sistema, di affrontare il tema del regionalismo in modo serio e compiuto, armonizzandolo con quelle che sono le funzioni dello Stato, sembra quanto mai bislacco che noi ci troviamo di fronte alle seguenti proposte: questa, che annulla le differenze tra Camera e Senato, quindi, di fatto, noi ci troveremo con due Camere perfettamente identiche. Qualcuno dirà: così non si crea una doppia maggioranza; sì, ma non hai neanche trovato una risposta ad un funzionamento migliore di quello che è l'assetto stesso dello Stato, quello a cui siamo chiamati rispetto all'occasione di mettere mano nuovamente a una riforma costituzionale.

Secondo punto: si fa una proposta come quella di riduzione dei parlamentari, che risponde molto a un'esigenza che non saprei neanche più come definire, ma che possiamo riassumere in un atteggiamento di sfiducia nei confronti della politica da parte degli stessi che la rappresentano in questo momento, senza che però vi sia stato alcun tipo di armonizzazione rispetto al funzionamento delle due Camere. Quindi, la domanda è: noi abbiamo una riduzione dei parlamentari, ma quali sono state le prime simulazioni? Questa simulazione, non accompagnata da una legge elettorale, da nuovi regolamenti per la Camera e il Senato, porterà al fatto che al Senato noi avremo delle maggioranze implicite per raggiungere le soglie di rappresentanza dei partiti politici nelle singole regioni che, di fatto, escludono da ben cinque regioni italiane il secondo e il terzo partito espresso in Italia. Quindi ci troviamo di fronte a quello che, a casa di chi è in Commissione affari costituzionali, si chiamerebbe un vulnus costituzionale. La risposta a questa proposta di norma, buttata lì, senza un approfondimento, viene data poi qui con questa nuova proposta costituzionale, con un livellamento dell'età dei partecipanti al processo legislativo. L'altro pezzo, che è stato buttato sempre nell'Aula, è quello sul referendum propositivo, senza distinzione di materia, senza che ci fosse un'argomentazione per quanto riguarda le coperture finanziarie e fatto in modo tale che di fatto le Camere, cioè il Parlamento, si trova imbrigliato rispetto a dover ratificare un referendum propositivo anche quando questo affronta materie totalmente inconcludenti o che spaccano il sistema. L'insieme di queste proposte sul tavolo rappresentano, nel migliore dei casi, una grandissima confusione rispetto a chi sta disegnando il nuovo assetto dello Stato e, in capo a chi lo sta facendo, una responsabilità politica enorme, enorme. Tutto il dibattito, poi, invece di essere incentrato sugli obiettivi che si vogliono raggiungere, trovando un percorso condiviso tra maggioranza e opposizione rispetto ad un funzionamento più efficace, più moderno e più vicino ai cittadini dei luoghi in cui si prendono le decisioni, cioè questi, in realtà, va avanti, a colpi di spallate, oggettivamente ignorando totalmente e decidendo di ignorare quelle che sono semplicemente delle osservazioni - tra l'altro tecniche - di assoluto buon senso, che chiedono una risposta alla maggioranza, la quale ha la responsabilità di governare dei numeri con cui sta governando questi processi. Devo dire che l'assoluto silenzio rispetto alle domande e alle questioni che tutti noi abbiamo posto nelle Commissioni di competenza o nelle diverse aule nell'ambito di questo dibattito, è un silenzio assordante: è quasi disinteresse.

Allora, sembra veramente singolare che si presentino delle normative e delle proposte di legge che trasformano in profondità la vita dei cittadini italiani, i processi democratici e il modo in cui si formano le decisioni e poi ci sia un sostanziale disinteresse sul dibattito che viene esaurito in uno slogan da mettere nei social network.

Ora, dov'è finita l'indignazione, quel palpito di difesa della Costituzione tenuta in mano, che durante la scorsa legislatura ha portato le masse a votare contro sulla riforma costituzionale? Quell'attenzione certosina ai cavilli e ai particolari della riforma che era stata proposta, tra l'altro con tanti passaggi parlamentari e tante discussioni, dov'è finita? Non c'è più? Non c'è più questa attenzione? Non c'è più questa preoccupazione? La preoccupazione è cessata. Allora, o era vera prima ed è vera anche adesso, o forse era strumentale prima ed è strumentale anche il fatto che oggi non ci sia più.

Io invito ancora in questa fase, dato che siamo all'inizio di questa legislatura del cambiamento, a cercare di riflettere bene su quelli che sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se queste riforme messe sul campo arrivassero tutte a dama, noi ci troveremmo con un sistema bicamerale che non solo sarà imperfetto ma sarà anche acefalo, dove partiti che raggiungono il 25-26 per cento non avranno rappresentanti regionali nel Senato, cioè alcune regioni non saranno proprio rappresentate e ci sarà un monopartito dato dal primo che vince e ha la maggioranza; quindi, questa volta - sì - con uno sbilanciamento totale rispetto alla rappresentanza del Paese e con un Senato che si troverà non si sa a fare che cosa, con gruppi parlamentari che non avranno neanche la rappresentanza nelle singole Commissioni. Ci troveremo con uno sbilanciamento fortissimo e quindi con un partito di maggioranza che diventerà di maggioranza assoluta chiunque esso sia, il che non significa avere la capacità di governo ma veramente, semplicemente, essere da soli, questo per un effetto che è stato completamente ignorato - e non ne comprendo neanche i motivi - dalla maggior parte dell'Aula.

Queste riflessioni sono state fatte non dalla sottoscritta, che si è occupata negli ultimi anni più di processi sanitari che di processi costituzionali, ma dai più raffinati giuristi italiani con simulazioni e con studi che sono comparsi sui maggiori giornali e/o riviste specializzate nel nostro Paese; questi dovrebbero essere stati sufficienti almeno a destare, da un lato, in uno dei due partiti della maggioranza il sospetto che forse si sta procedendo verso delle riforme costituzionali suicide dal punto di vista politico e, nell'altro, cioè quello che ne avrebbe il maggiore vantaggio oggi, a riflettere su una cosa molto banale, ossia che ciò che può essere un vantaggio oggi con la “legge di Peter”, che governa da sempre tutte le riforme elettorali, costituzionali e istituzionali del nostro Paese, rispetto a chi ha pensato di fare una norma a proprio favore, poi può ritorcersi stato sistematicamente così - contro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Civica Popolare-AP-PSI-Area Civica). È un dato storico in Italia e credo che, anche con la responsabilità che deve avere in capo chi ha i numeri e chi ha la maggioranza, si dovrebbe cercare di portare a casa una riforma costituzionale, seppure in forma ridotta, che ci permetta di risolvere problemi sul campo, che sono problemi non solo di principio ma sono problemi concreti. Veniamo, dunque, a uno degli aspetti che oggi infiammano il dibattito politico, cioè quello dell'autonomia differenziata. Mi ricordo bene come è nato anche il referendum.

Ricordo che il referendum, condotto in alcune regioni perché altre hanno chiesto un rafforzamento dei poteri senza referendum, è nato nel momento in cui si stava sottoponendo a referendum la riforma costituzionale precedente, quella che era stata approvata e che prevedeva il Senato delle regioni e un diverso equilibrio e un diverso rapporto nel processo legislativo tra Camera e Governo. Ebbene, in quel contesto l'autonomia rafforzata aveva molto senso, perché in un riassetto generale del sistema dello Stato, con una divisione dei poteri diversa e una Camera delle regioni, le clausole di salvaguardia previste nella riforma del Titolo V - quindi, la cosiddetta “clausola di supremazia”, cioè il rafforzamento maggiore di poteri e di spazi di autonomia delle singole regioni - rientravano in un quadro complessivo di armonizzazione del sistema delle norme dello Stato, che prevedeva, come obiettivo finale, non solo un raggiungimento di efficienza e di procedura decisionale ma anche di permettere una maggiore flessibilità e una maggiore capacità di reazione rispetto alle decisioni da prendere sia a quei territori, sia a quelle amministrazioni che si trovavano in una fase di maggiore competitività; quindi, permetteva di poter essere più competitivi in alcuni settori, dall'industria, alla ricerca e alla capacità di mettere in campo, anche nei sistemi logistici o nei sistemi ormai digitali, alcune componenti maggiori. Tutto questo si sposava con un riassetto normativo generale dello Stato che, finalmente, mirava a superare l'enorme contenzioso. Noi spesso approviamo norme in questo Parlamento - attenzione: norme sulle assunzioni, norme sui concorsi, norme sulle opere pubbliche, norme di lavoro - che poi si scontrano fatalmente in un contrasto e in una contrapposizione di funzioni e di poteri tra le regioni e lo Stato, tra le regioni e il Parlamento, dando vita così a uno di quei blocchi drammatici che noi tutti chiamiamo “malaburocrazia” e da cui tutti ci sentiamo avviluppati; una specie di cappa che nessun Governo riesce a rompere e a superare, al di là degli slogan o delle buone intenzioni che ognuno di noi porta nei programmi elettorali. Allora, bisogna arrivare al nodo, ma se il nodo non lo mandiamo sempre avanti e ci accontentiamo dello slogan, perdiamo occasioni e in queste occasioni perse si perde anche la fiducia dei cittadini, che continuano a immaginare che poi alla fine questo Parlamento non riesce a produrre e a convincere i cittadini nella produzione di norme che aiutano veramente la loro vita pratica e concreta o che aiutano le amministrazioni.

Allora, a me fa un po' sorridere che rispetto alla complessità di questi problemi, rispetto al dibattito in corso all'interno della stessa maggioranza di Governo su come affrontare il nodo dell'autonomia rafforzata per le regioni, oppure rispetto al grande tema del Sud Italia, che non è un fardello per il Paese ma è la metà del nostro Paese ed è anche il grande mercato del Nord, tra le altre cose, noi, invece di affrontare in modo compiuto in una riforma costituzionale questi temi, ci poniamo il tema dell'età di chi elegge i senatori e dell'età a cui bisogna essere eletti senatore.

Ora, è una questione abbastanza riduttiva che, come dire, nulla toglierà e nulla metterà, ma certamente non è la grande riforma costituzionale, così come il taglio dei parlamentari dissociato da una riforma elettorale capace di ridisegnare l'assetto e le modalità di elezioni non è la riforma di ottimizzazione dell'efficienza delle Camere, bensì, semplicemente, uno slogan dato in bocca a chi grida “piove, Governo ladro”; ciò però vale sempre per gli altri e non riguarda, invece, il funzionamento della democrazia rappresentativa, che a qualcuno può non piacere ma che è l'unica forma di democrazia esistente. La democrazia non rappresentativa non è democrazia: è un'altra cosa; si può anche essere eletti per fare un'altra cosa ma non è democrazia.

Questi sono temi grandi, secondo me fondamentali, nel dibattito politico del Paese, ma che purtroppo stanno passando totalmente in sordina e che non si riesce ad affrontare nel modo corretto. Io ho partecipato, Presidente, qualche giorno fa a una trasmissione televisiva e in essa c'era una un noto esponente, un parlamentare europeo…

PRESIDENTE. Onorevole Lorenzin, mi scusi, devo nuovamente richiamare la Camera a un maggior silenzio. Oltre il suo intervento è previsto l'intervento di un altro collega con le stesse tipologie di tempi, quindi chi proprio non è interessato ad ascoltare nulla può allontanarsi dall'Aula.

BEATRICE LORENZIN (MISTO-CP-A-PS-A). Lo dico ai colleghi dei Cinque Stelle perché mi sono trovata a difenderli. Ero in una trasmissione televisiva con un loro collega parlamentare europeo, il quale sosteneva che il motivo per cui sarebbe necessario fare la riduzione dei parlamentari è che i parlamentari eletti sono inutili e non fanno niente. Allora gli ho detto: scusami, ma ti rendi conto che stai dicendo che gli eletti del tuo gruppo parlamentare, che tu sei qui a rappresentare, sono inutili, non fanno nulla, non producono niente e sono ignoranti? Sono testuali parole e io vi invito ad andare ad ascoltarlo perché voi mandate lui in televisione a rappresentarvi. Questa è una cosa incredibile. Guardate, non è che noi dobbiamo cambiare la Costituzione: scegliete diversamente parlamentari e mettete gente che è capace di fare il proprio lavoro, se questo è il giudizio che voi date di loro.

Ritengo che questo modo di affrontare le riforme istituzionali sia un modo scellerato e continuo a dirlo con i toni moderati che dicevo prima. Non si può dare in pasto questo, non possono essere queste le ragioni per le quali una classe politica abdica alla capacità di selezionare chi porta in Parlamento e quindi preferisce non portare nessuno piuttosto che portare inetti: è una follia, è un ragionamento che non tiene.

Noi siamo qui e dovremmo essere qui con competenze e capacità per disegnare un processo democratico, moderno e capace di intercettare gli enormi problemi della nostra popolazione, che purtroppo non sono più soltanto problemi italiani, ma problemi globali; sfide che per la nostra generazione erano inimmaginabili; sfide più grandi di noi, che dobbiamo affrontare e per farlo dovremmo avere strumenti che ci permettano di lavorare con serenità, con forza, con capacità, determinazione - mettiamoci tutti gli aggettivi che vogliamo - togliendoci l'orpello di un dibattito assolutamente stucchevole e inutile, che non fa bene a nessuno.

Non so se siamo ancora in tempo per ricominciare. Dico ciò perché avremo un settembre, ottobre, novembre, dicembre complessi, con una legge di bilancio complessa, ma saremo anche dentro le norme fondative del nostro Stato di diritto, quindi sarà l'occasione per cercare di fare un attimo un reset e vedere se riusciamo, una volta tanto, a portare a casa una proposta di riforma non spezzatino, ma con una visione complessiva del Parlamento, dello Stato, del rapporto tra Parlamento e cittadini, tra Parlamento e Governo che sia capace di soddisfare i bisogni delle persone che ci hanno a vario titolo mandato qui.

Credo che questo sia, alla fine, un compito che ci verrà riconosciuto. Ci verranno a cercare nella storia se l'avremo fatto bene o l'avremmo fatto male; le occasioni non sono mai perse fino a quando non c'è la parola “fine” e spero che il dibattito ci aiuti a trovare soluzioni e anche ad avere la capacità di tornare indietro da alcuni punti di partenza. Soltanto gli sciocchi non ammettono mai di avere sbagliato o non cambiano idea. L'idea si può cambiare in base ai problemi che sono in campo e non c'è niente di male a trovare una sintesi, una soluzione a problemi veri: è il motivo per cui esiste ancora il Parlamento in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Civica Popolare-AP-PSI-Area Civica).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Grazie, signor Presidente. Mi ricollego alle riflessioni del collega Baldelli e, in parte, a quelle della collega Lorenzin perché questo è in ordine di tempo il terzo intervento puntuale di riforma costituzionale che viene proposto dalla maggioranza e dal Governo. Abbiamo già riflettuto più volte in occasione dei precedenti su tale scelta. Credo però (ed è la ragione dell'intervento su cui chiedo anche un po' di attenzione da parte soprattutto della maggioranza) che l'intervento sottoposto al nostro esame sia l'occasione per fare una riflessione su come da un punto di vista parlamentare, quindi da un punto di vista in questo caso della Camera dei Deputati, interpretiamo e in qualche modo diamo seguito a tale scelta. Detto in altri termini, nessuno mette in dubbio che l'intervento puntuale sulla Costituzione sia più coerente di un intervento più ampio; diciamo che nel volere dei costituenti gli interventi di riforma avrebbero dovuto avere questo tipo di caratteristica. Però, come dicevo prima, noi siamo già al terzo intervento correttivo puntuale, rischiamo nella discussione e, quindi, nella fase di approvazione di perdere il carattere sistemico dell'architettura costituzionale. Questo è il punto su cui mi permetto di richiamare l'attenzione della maggioranza e poi di tutta l'Aula, perché credo che non si possa fare ed è un vero e proprio attentato nei confronti della Costituzione e dell'idea di Costituzione del 1948, cioè il carattere sistemico. In qualche modo ciò vuol dire che ogni articolo è vero che è un articolo a sé, ma va letto all'interno del complesso dell'architettura costituzionale. Passo, quindi, a fare una proposta concreta: nulla vieta, ad esempio, che in autunno, quando noi dovremo discutere in ultima lettura la riduzione dei parlamentari e, da quel che leggo, di nuovo in prima lettura, in seconda prima lettura, il tema del referendum propositivo, perché a quel che apprendo ci son state correzioni nella fase di lettura del Senato, credo che sarebbe utile, anche al fine di non perdere il carattere sistemico, fare una sorta di sessione straordinaria, cioè vedere insieme nello stesso momento, nella stessa settimana, negli stessi giorni sia la riduzione del numero dei parlamentari sia il referendum propositivo. Questo consentirebbe, come dire, di provare a tenere insieme gli effetti sistemici dei due interventi. È quindi una proposta che quando poi giovedì ci sarà la Conferenza dei presidenti di gruppo mi riservo di formalizzare e che volevo anticipare in questa discussione, perché credo che sia essenziale non solo per il rispetto, come dicevo prima, dell'idea di Costituzione dei padri costituenti del 1948 ma soprattutto anche riferito al tema che gli effetti sistemici poi ovviamente sono effetti che si ribaltano non soltanto nella teoria ma nella pratica quotidiana e quindi con tutte le conseguenze del caso. Quindi da questo punto di vista richiamo a tale riflessione tutti i colleghi, in particolare i colleghi della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Non essendoci altri iscritti sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ad esprimere il parere. Prego, onorevole Ceccanti.

STEFANO CECCANTI, Relatore. Il Comitato dei nove ha convenuto di esprimere parere negativo su tutti gli emendamenti come Comitato, perché ritiene che il punto di equilibrio trovato nel garantire a tutti i cittadini maggiorenni il voto per qualsiasi Assemblea legislativa, compreso il Senato, sia un punto rispettoso dei diritti dei cittadini e che rafforza il Parlamento. Questo è il parere univoco del Comitato dei nove, poi mi esprimerò in dissenso sull'ultima votazione.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIANLUCA VACCA, Sottosegretario di Stato per i Beni e le attività culturali. Parere negativo su tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Passiamo quindi all'emendamento 01.01 Meloni. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Prisco. Ne ha facoltà.

EMANUELE PRISCO (FDI). Grazie, Presidente. Molto brevemente, per rappresentare una esigenza anche di dissenso rispetto all'indicazione offerta dall'onorevole Ceccanti, perché noi riteniamo che, se una persona è abile a votare, sia abile anche ad essere votata. Una discriminazione per età ci sembra diseguale: ci sembra diseguale alla Camera, come ci sembra diseguale al Senato. Questo è lo spirito degli emendamenti che abbiamo proposto, ritenendo - come abbiamo rappresentato anche in altre occasioni - la necessità di dare voce e rappresentatività ai più giovani, perché oggi ci sono categorie di informazioni, di capacità, di cultura tali da poter essere direttamente rappresentati e rappresentanti in queste Camere, dove non mi pare che ci sia il Gotha dell'intellighenzia mondiale, ci sono persone normali, ci sono anche movimenti che si vantano di portare persone comuni in queste Aule; ci chiediamo come mai siano un po' meno comuni i diciottenni, i diciannovenni, i ventenni e i ventunenni. Lo chiediamo a quest'Aula, credo che qualcuno, spero che qualcuno ce ne voglia offrire una spiegazione convincente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà. Onorevole Baldelli, lei era già intervenuto sul complesso… ah, prego, prego, non è firmatario, prego onorevole Baldelli.

SIMONE BALDELLI (FI). No, Presidente. Io non ho presentato alcun emendamento, però gli emendamenti sottoscritti dai colleghi di Fratelli d'Italia sono emendamenti che hanno una loro coerenza e, come dire, hanno un loro senso. Qui si dice: tutti gli elettori sono eleggibili a deputati, cioè, anche qui, l'elettorato passivo per la Camera; dal momento in cui si va a toccare la questione dell'elettorato attivo, anche l'elettorato passivo si mette in gioco. Io prendo atto della risposta del relatore sul punto di equilibrio, certo, un punto di equilibrio su mezza riga di riforma della Costituzione non credo sia difficile da trovare.

Ma, brevemente, volevo sottolineare, invece, una novità rispetto alle altre - chiamarle riforme è un termine grosso - proposte di legge costituzionale che abbiamo esaminato in passato, cioè per la prima volta, in questa proposta, il Governo, anziché rimettersi all'Aula, esprime un parere che è contrario agli emendamenti. Quindi il Governo diventa, a questo punto, parte attiva. E mi fa piacere che ci sia il sottosegretario Vacca, che non ha nulla a che vedere né con i rapporti col Parlamento, né con la democrazia diretta, né con altre astrusità che questo Governo ha voluto inserire nella parte nominale della dicitura del Ministero per i Rapporti con il Parlamento, ma che appartiene al Dicastero dei beni culturali. È singolare che il Governo decida di fare esprimere il parere su una proposta di legge costituzionale ad un sottosegretario ai Beni culturali, che, immagino, poveretto, sia stato chiamato dal Ministero per i Rapporti con il Parlamento per venire qui oggi a tenere in piedi la seduta, grazie all'unica presenza del Governo in questo momento in Aula, e perché credibilmente ha di fronte a sé una discussione generale su un decreto che dovremmo affrontare nella giornata di oggi. Ecco, mi limito a sottolineare che questo è il clima costituente con cui si affronta questa riforma in questo Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cecconi. Ne ha facoltà.

ANDREA CECCONI (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con attenzione la discussione sul complesso degli emendamenti, sia del collega Baldelli che della collega Lorenzin, e non sono d'accordo con i principi generali, perché noi in questo momento non stiamo certamente facendo una riforma che cambia l'ordinamento generale dello Stato. Ci ha provato il centrodestra anni fa, fallendo, ci ha provato il centrosinistra nella passata legislatura, fallendo, però, devo dire che, seppur piccola, questa riforma che stiamo approvando, ha un senso.

Senza fare una disamina filosofica e analitica di quello che è successo nella storia della nostra Repubblica sulle elezioni della Camera e del Senato, c'è certamente da considerare che, nel lungo periodo di decenni, si è mano a mano cercato di uniformare il metodo di elezione. Infatti, seppur Camera e Senato siano identiche, facciano le stesse cose e abbiano più o meno lo stesso tipo di organizzazione, inizialmente avevano durate differenti, avevano leggi elettorali differenti e, per un problema noto di governabilità, si è mano a mano omologata la durata delle due Camere, si è modificata la legge elettorale e l'unico scaglione che era rimasto al fine della governabilità era appunto quello di avere un elettorato attivo differente tra Camera e Senato. E oggi noi effettivamente riduciamo l'elettorato attivo del Senato, in modo tale da avere la stessa platea di elettori e avere così una composizione quanto più omogenea.

L'emendamento della collega Meloni, del gruppo di Fratelli d'Italia, trovo sia corretto e giusto per due ordini di ragioni, anzi per tre ragioni. La prima ragione è che, praticamente, in tutta Europa, alla Camera bassa, che è quella che funziona generalmente come la nostra, tutti quelli che possono votare possono anche farsi eleggere: in Austria ci si può candidare a 18 anni, in Belgio a 18 anni, in Danimarca a 18 anni, in Finlandia a 18 anni, in Francia a 18 anni, in Germania a 18 anni, in Lussemburgo a 18 anni, in Norvegia a 18 anni, nei Paesi Bassi a 18 anni, in Portogallo a 18 anni e nel Regno Unito a 18 anni, rimangono fuori solo l'Irlanda e la Grecia.

L'altra ragione è che, se uno può votare, è logico, conseguentemente, che si possa fare anche eleggere. Per far comprendere meglio il concetto ai colleghi dell'Aula, non posso dare dei soldi a un bambino per comprare le caramelle e poi pretendere di dirgli che quelle caramelle non le può mangiare, è una cosa che non comprenderebbe.

Infine - e chiudo - posso comprendere che l'emendamento in esame possa non piacere come è scritto, però, siccome ritengo che sia una cosa di estremo buonsenso, le chiedo formalmente di sospendere la seduta per permettere al Comitato dei nove di analizzare questo emendamento, magari facendone un'ulteriore formulazione, ma di inserire prioritariamente che un cittadino di 18 anni che vota, possa anche essere eletto alla Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-MAIE-Movimento Associativo Italiani all'Estero).

PRESIDENTE. Onorevole Cecconi, lei ha fatto una richiesta formale di sospensione della seduta, su cui sentiamo la relatrice, prego.

VALENTINA CORNELI, Relatrice. Grazie, Presidente. Per rispondere alla richiesta del collega, il tema è stato ampiamente affrontato già in Comitato dei nove, in sede di discussione generale, probabilmente il collega non era presente. Il punto di incontro tra la maggioranza e l'opposizione è stato raggiunto sul tema dell'elettorato attivo. Sul tema dell'elettorato passivo abbiamo convenuto di non affrontarlo perché c'erano delle divergenze. Sicuramente, la questione dell'elettorato passivo, poi tra l'altro esteso ai diciottenni, è un tema da affrontare non in questo modo e non con questa superficialità, perché parliamo di equilibri costituzionali molto delicati che sottendono a questioni di una certa rilevanza. Ripeto, il tema è stato dibattuto e siamo arrivati ad un accordo e, quindi, il parere resta assolutamente contrario.

PRESIDENTE. Quindi, sulla richiesta di sospensione il parere è contrario. Onorevole Cecconi, se lei insiste la mettiamo in votazione. Insiste? Prego.

ANDREA CECCONI (MISTO-MAIE). Insisto e principalmente intervengo sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. No, no, se lei insiste la mettiamo in votazione. Adesso lei può intervenire a favore della richiesta di sospensione. Prego, onorevole Cecconi.

ANDREA CECCONI (MISTO-MAIE). Sì, senza dover essere eccessivamente petulante, Presidente. Questa è una riforma costituzionale estremamente semplice è stato ripetuto, anche da altri colleghi. Ora, ho ascoltato la relatrice nell'affermare che non si può affrontare il tema di far eleggere i cittadini di 18 anni alla Camera dei deputati perché è un tema galattico, che non può essere risolto in maniera così semplicistica. Ora, in Commissione, il tema è stato affrontato ed è stato accantonato, perché non meritevole di attenzione. I lavori della Commissione non è che abbiano avuto un decorso talmente lungo, eccessivamente lungo, per determinare un'attenzione, un approfondimento su questa riforma tale da considerarla una riforma fondamentale. In tutta Europa, praticamente in tutta Europa, i cittadini di diciott'anni che possono votare si possono anche far eleggere; non è che possiamo pensare che, in questo Parlamento, siccome abbassiamo l'età dell'elettorato passivo per la Camera, questa si riempirà di diciottenni, perché non è così in tutti gli altri Parlamenti della Comunità europea, è soltanto la possibilità di dare a pochi diciottenni, meritevoli di attenzione e di partecipare a questa Assemblea legislativa, la possibilità di entrare dentro il Parlamento. Anche perché noi interponiamo una generazione completa tra la Camera e il Senato, mantenendo così, di fatto, l'unico, l'ultimo orpello che i nostri padri costituenti avevano messo nella nostra Costituzione, ossia quello di avere una Camera giovane, potenzialmente giovane, e una Camera formata da persone più mature. Ora, io non vedo perché, in un percorso di riforma costituzionale, seppur semplice, non ci si possa prendere cinque minuti, dieci minuti, per analizzare assieme e attentamente questa questione che io trovo di civiltà estrema e di equiparazione a un sistema costituzionale europeo, in cui tutti i cittadini che possono votare possono anche essere eletti.

PRESIDENTE. Ci sono interventi contro? Prego, onorevole Ceccanti.

STEFANO CECCANTI (PD). Presidente, come ha già spiegato la collega Corneli, noi abbiamo dedicato due sedute del Comitato dei nove ad affrontare questo tema e siamo giunti a delle opinioni che, ovviamente, come qualsiasi cosa che avvenga in quest'Aula, in Commissione o in Comitato dei nove, sono discutibili, però coloro che siedono nel Comitato dei nove non cambierebbero idea, quindi, i presentatori di questo emendamento fanno benissimo a porlo in votazione in Aula, ma tornare al Comitato dei nove, quando sappiamo che le convinzioni dei membri del Comitato dei nove non cambierebbero, non ha molto senso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, la richiesta di sospensione dei lavori per consentire al Comitato dei nove una riunione sul punto.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 410 voti di differenza.

Onorevole Tripiedi, mi scusi, il suo caffè è più lungo di quello degli altri. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Signor Presidente, volevo chiedere al Governo se è cambiata una scelta di fondo che era stata annunciata trionfalmente dal Ministro dei rapporti con il Parlamento, che, in quest'Aula in più di un'occasione ha ribadito il ruolo neutrale del Governo rispetto alle riforme costituzionali e in questa legislatura, con una scelta che quindi era stata giudicata da tutti apprezzabile, il Governo aveva scelto la neutralità. Se non ho capito male, con il parere su questo primo emendamento, al di là del merito, su cui annuncio il voto di astensione del nostro gruppo, il Governo invece si è espresso nel merito dell'emendamento presentato dai colleghi di Fratelli d'Italia, quindi rinunciando a questo suo ruolo di arbitro.

Mi viene quindi da chiedere se è stata semplicemente una distrazione burocratica, causata dall'allenamento ad esprimere pareri, oppure se è cambiato qualcosa, perché se è cambiato qualcosa e il Governo ritiene di intervenire nel merito di emendamenti - peraltro, su una proposta di riforma costituzionale che, come ha ricordato il collega Ceccanti, vede la sostanziale unanimità del Parlamento -, ci chiediamo a questo punto che cosa avverrà nei successivi passaggi, a cominciare dal referendum propositivo. Noi riteniamo che questo sia un elemento da sottolineare e se il Governo, nella persona del sottosegretario Vacca, che ringraziamo ovviamente per la sua presenza, si è sbagliato, credo che sia giusto correggere, altrimenti ci troviamo di fronte a un fatto nuovo e, per quel che ci riguarda, a un fatto che fa molto riflettere sulle scelte che il Governo farà, soprattutto in proiezione futura.

GIANLUCA VACCA, Sottosegretario di Stato per i Beni e le attività culturali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VACCA, Sottosegretario di Stato per i Beni e le attività culturali. Grazie, Presidente. Avevo chiesto la parola anche prima, ma evidentemente non ci eravamo compresi. Prendo la responsabilità, essendo il rappresentante del Governo in questo momento, dell'errore sull'espressione precedente dei pareri e quindi rettifico il parere espresso e il Governo si rimette all'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Bene, quindi, prendiamo atto che il Governo si rimette all'Aula sui pareri.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. È intervenuto il Governo, è cambiato il parere e credo che ci sia anche la possibilità di commentare questo fatto, che peraltro ho sottolineato per primo in quest'Aula, vista l'anomalia che ricordava poc'anzi il presidente Fornaro, cioè del fatto che fosse stato dato un parere da parte del Governo su questo testo, su questo emendamento, cosa che comunque rompeva la linea adottata dal Ministro Fraccaro di dire che il Governo si rimetteva all'Aula. Aggiungo, Presidente, che forse sarebbe il caso che venisse il Ministro Fraccaro, o è possibile che a questo Governo non freghi talmente niente, non solo del dibattito parlamentare ma addirittura delle proposte di legge costituzionali, che il Ministro dei rapporti con il Parlamento abbia di meglio da fare, tanto da lasciare il sottosegretario ai beni culturali a seguire un dibattito che non è di sua competenza, pur rappresentando legittimamente, egli, il Governo nel suo complesso. Forse, il Ministro Fraccaro potrebbe degnarsi di uscire dall'ufficio e venire qui (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enrico Borghi. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Signor Presidente, la scena che si è rappresentata in questo momento ha sicuramente un suo unicum, rispetto al quale sarebbe interessante comprenderne le motivazioni. Non possiamo immaginare che si tratti esclusivamente di un errore materiale; evidentemente c'è stata una originaria impostazione tendente, una volta di più, a far sconfinare l'Esecutivo nelle prerogative e nelle competenze del Parlamento, che è stata immediatamente rintuzzata a seguito dell'iniziativa delle opposizioni. In questo senso, credo sia giusto dover dare atto dell'iniziativa, in particolare al collega Fornaro che, con puntualità, ha rilevato l'incongruenza e l'incoerenza di un Governo che diceva una cosa e ne stava facendo un'altra. Tutto ciò, naturalmente, non sarà una notizia destinata a entrare negli annali, ma non possiamo non sottolineare che questa è una ennesima dimostrazione di confusione all'interno dell'Esecutivo, perché è vero ciò che è stato ricordato in precedenza. Al di là della natura della delega del rappresentante del Governo che è qui presente, stupisce il fatto che il Ministro dei rapporti con il Parlamento e della democrazia diretta, così si è autodefinito diserti i nostri lavori; forse perché è già nell'ottica che la democrazia è talmente diretta che il Parlamento è un elemento assolutamente pleonastico. Noi però riteniamo che questo argomento, per la sua importanza e per la sua rilevanza - noi stiamo modificando la Carta costituzionale - meriti una presenza da parte del Ministro competente, anche perché, sotto questo aspetto, ci potrebbero essere in corso d'opera una serie di valutazioni di natura politica, a cui si faceva riferimento anche in precedenza, che a questo punto imporrebbero un'assunzione piena di responsabilità. Non possiamo, quindi, non far rilevare una certa confusione del Governo, che speriamo non sia foriera di problemi nel corso d'opera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.01 Meloni, con il parere contrario della Commissione, mentre si rimette all'Aula il Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.10 Fatuzzo.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fatuzzo. Ne ha facoltà.

CARLO FATUZZO (FI). Signor Presidente, stiamo parlando di legge costituzionale di modifica dell'elettorato attivo del Senato della Repubblica. Senato fa rima con senectute; non con senectus ipsa est morbus, ma con Senatus Populusque Romanus. Senato, lo sappiamo tutti, significa età avanzata, tanto è vero che, ad esempio, Forza Italia i suoi anziani li organizza chiamandoli seniors. Quindi, c'è una motivazione per cui abbiamo due Camere: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Gli stessi romani lo chiamarono Senatus sicuramente perché ritenevano, loro, romani, secondo me molto saggi, che gli anziani - a parte qualche eccezione, come forse il sottoscritto - hanno più esperienza del giovane. Lei sa, Presidente, che io sono molto rispettoso di chi è giovane, perché anch'io sono stato giovane e non ho mai ascoltato i consigli di mio padre, il quale mi diceva: vedrai col tempo che una cosa è studiare e un'altra è praticare la vita, con tutto quello che comporta. Debbo dirle, Presidente - non so se a lei personalmente e a chi mi ascolta ha fatto lo stesso effetto -, che non passa giorno che io non ricordi la buonanima di mio padre pensando, tra me e me, e dicendo, tra me e me, che aveva ragione. Dico ciò adesso che ho 75 anni: potevo anche capirlo subito. Allora, il giovane ha delle qualità bellissime, meravigliose e io voglio i giovani insieme agli anziani e gli anziani insieme ai giovani, ma l'anziano ha delle caratteristiche in genere che sono connotate dall'esperienza, dalla saggezza.

Secondo me, i nostri padri costituenti hanno mantenuto una diversa età tra chi elegge la Camera e chi elegge il Senato, ben consapevoli che le vicende della vita a tutti insegnano qualcosa, e certamente a chi è più anziano hanno insegnato, in genere, ripeto, molto di più; l'ho visto anche quando, in questi fine settimana, sono andato a visitare moltissime case di riposo per anziani non autosufficienti. L'anziano si ricorda tante cose e sopporta anche tante malattie, perché ha un'esperienza e può darci consigli, tantissimi consigli. Io credo che sia corretto mantenere una differenza di età tra chi elegge la Camera e chi elegge il Senato, non perché il giovane abbia meno qualità dell'anziano, ma perché sono complementari le cose. C'è bisogno di saggezza nell'esercizio della legislazione attiva, cioè della nostra attività lavorativa, e lei lo sa sicuramente meglio di me, Presidente, perché ha sicuramente più esperienza di me, sa perfettamente quanta saggezza è necessaria nell'esercizio della nostra funzione. Per questo io ho presentato questo emendamento, che provocatoriamente va nel senso opposto di quello di ringiovanire l'elettorato attivo, in quanto, invece, lo vorrei non dico invecchiare ma rendere meno giovanile. La proposta di questo emendamento, infatti, è di portare a trent'anni l'età per l'elettorato attivo del Senato, affinché il Senato abbia almeno qualche barlume di saggezza nella generale considerazione che, di fatto, poi, purtroppo, sebbene animati da tanta buona volontà, non sempre approviamo delle leggi e abbiamo dei comportamenti esemplari. Non per nulla i romani dicevano, caro Presidente: senatores boni viri, senatus mala bestia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Fatuzzo, con il parere contrario della Commissione, mentre il Governo si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1 Meloni.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Presidente, Forza Italia è un partito sensibile alle tematiche costituzionali, e l'articolo 67, quello che ci impone la libertà di mandato, soprattutto quando si tratta di riforme costituzionali, trova nel nostro gruppo ampia possibilità sicché ciascuno, in materia di Costituzione, deve essere libero di esprimere liberamente il proprio pensiero. Ma in questo ambito noi riconosciamo, come partito, una sorta di anamnesi e anche una sorta di diagnosi, se mi fa passare i due termini. Anamnesi: rammenterò quanto è leggibile nella scheda che qualche volta bisognerebbe avere la pazienza di consultare, il dossier per l'Assemblea, in cui sono citati due interventi importanti sul punto, quello dell'onorevole Moro del 14 novembre del 1946 e quello dell'onorevole Gullo del 23 settembre 1947. Ebbene, in questi due interventi chiarissimamente si fa riferimento alla necessità che vi sia identità di elettorato attivo fra Camera e Senato. Vi fu un ampio dibattito nei lavori della Costituente, poi passò un'idea diversificata, ma il problema, sensibilmente - il professor Ceccanti mi segua - fu sollevato con grande veemenza, vi fu una grande discussione, diciamo che la Costituzione aveva già in sé il germe della necessità della parificazione dell'elettorato attivo. Mi sia consentito anche di rammentare che nella riforma Berlusconi del 2006 vi era lo stesso principio, cioè questa sensibilità è stata modernizzata e recepita, ed è stata fatta nostra. Poi quella riforma ebbe l'esito che tutti quanti conosciamo, ma mi preme ancora una volta, sul piano questa volta non anamnestico, ma diagnostico, rammentare quanto leggibile sempre nella stessa scheda, nello stesso dossier, sulla situazione in Europa. In Europa il voto è dei diciottenni, cioè non vi sono delle sensibilità diverse, per cui noi riteniamo, come partito, che questa scelta costituzionale, al di là di tutte le valutazioni sulla frantumazione e sul metodo, non solo abbia radici profonde nel passato, ma abbia radici profonde nel presente e ci auguriamo che possa avere radici profonde nel futuro. Ecco il motivo per cui il gruppo di Forza Italia vota a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Prisco. Ne ha facoltà.

EMANUELE PRISCO (FDI). Grazie, Presidente. Come anche l'altro emendamento, lo spirito è sempre lo stesso, quello che ha ricordato anche in qualche modo il collega Sisto: uniformare il nostro corpo elettorale, tanto attivo quanto passivo, al resto d'Europa, dove i diciottenni partecipano alla vita politica ed è giusto che lo facciano anche in Italia, da elettori a seguito dell'approvazione di questa riforma costituzionale, ma anche da eletti, perché crediamo che abbiano la capacità di discernimento sufficiente e forse anche maggiore senso di responsabilità, come è stato dimostrato e com'è dimostrabile in molti interventi che i più giovani fanno nei consessi istituzionali, molta più responsabilità, spesso, di quella di persone molto più grandi.

Riteniamo che questo sia un elemento di civiltà, un'attenzione e un ascolto rispetto a una parte di società che non può rimanere esclusa dalla rappresentatività in quest'Aula. Se questa e quella del Senato sono le Aule che rappresentano gli italiani, italiani sono anche i più giovani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Meloni, con il parere contrario della Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Aula.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 1.2 Bruno Bossio e 1.3 Speranza.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). In questo caso intervengo in dissenso rispetto alla decisione del Comitato dei nove di bocciare anche questi nostri emendamenti, perché noi riteniamo ragionevole che anche l'elettorato passivo debba essere modificato con l'allineamento ai 25 anni esistenti alla Camera. La maggioranza ha ritenuto, per una motivazione che i parlamentari di maggioranza dicono di galateo, che debba essere rinviata ai senatori la scelta di dire quale debba essere l'elettorato passivo. A noi, però, più che galateo, questo sembra un eccesso di zelo, nel senso che la Camera ha il diritto e il dovere di formulare un'ipotesi sull'elettorato passivo; poi, ovviamente, terremo in grande considerazione l'eventuale cambiamento che i senatori potranno approvare rispetto a questa nostra proposta, però noi riteniamo che non possiamo semplicemente rinviare a una scelta del Senato.

D'altra parte, non gli rinviamo la scelta sull'elettorato attivo e non gli rinviamo nemmeno quella sull'elettorato passivo, e quindi la soluzione più ragionevole è l'allineamento pieno dei due elettorati anche passivi; lo facciamo per l'elettorato attivo a 18 anni, lo facciamo per quello passivo a 25 anni. A noi sembra una soluzione ragionevole e per questo invitiamo a votare a favore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Occhionero. Ne ha facoltà.

GIUSEPPINA OCCHIONERO (LEU). Grazie, Presidente. Anche noi, in realtà, riteniamo che questo emendamento avrebbe dovuto essere accolto, perché, avendo allineato l'età in merito all'elettorato attivo, è, a questo punto, necessario intervenire anche sull'elettorato passivo, ma non tanto e non solo per una questione di galateo, ma per una questione che, secondo me, si può ridurre ad una semplice equazione. Le Camere hanno uguali compiti, e quindi è evidente che l'equazione è questa: a uguali elettori deve necessariamente corrispondere un uguale bacino elettorale. Quindi, è evidente che una differenziazione in tal senso rispetto all'elettorato passivo in realtà è una differenziazione che va nel senso della restrizione di una rappresentanza che secondo noi è assolutamente irragionevole. Ecco che, per questo motivo, noi riteniamo assolutamente necessario, dopo aver adeguato, e quindi allineato, l'elettorato attivo per entrambe le Camere, procedere anche con quella che è una revisione dell'elettorato passivo, anche nell'ottica, come abbiamo già detto prima, di un ragionamento che si collochi in una norma razionale e in una revisione univoca del sistema costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Beh, anche in questo caso la scelta del Comitato dei nove è perfettamente coerente con il principio di non riformare articolo per articolo, ma riga per riga; per cui, in questa fase si fa solo l'elettorato attivo; poi, semmai, il Senato farà pure l'elettorato passivo, oppure si fa un'altra proposta di legge costituzionale che si occupi solo, non con superficialità, come giustamente ci ricordava la relatrice, dell'elettorato passivo. E che vogliamo mescolare questi due temi che sembrano vicini, ma, in realtà, sono così distanti? Allora, invito molti colleghi, che con grande distrazione sopportano questo dibattito, a ricordarsi che noi abbiamo approvato la riduzione del numero dei parlamentari a scopo di risparmio, che innalza l'asticella dell'accesso al Parlamento, specie per i partiti più piccoli e specie al Senato, in maniera tale da ridurre la rappresentanza e tagliare fuori dalla rappresentanza politica non solo interi territori, ma anche partiti che non abbiano certezza di avere due cifre alle prossime elezioni.

Secondo, un referendum propositivo e una riforma dell'articolo 71 della Costituzione che, per bocca del Vicepresidente del Consiglio Di Maio, serve a fare le leggi senza i politici, come se lui di mestiere facesse l'avvocato, il notaio, il commercialista, per capirci.

Adesso abbassiamo l'elettorato attivo, poi faremo quello passivo, poi faremo l'abolizione del CNEL, poi faremo l'estrazione a sorte dei senatori e non so quale altra diavoleria, dettate da una logica di spezzatino costituzionale di chi immagina non la nobiltà della funzione parlamentare, ma una funzione impiegatizia del componente del Parlamento. Allora, guardate, vi invito a ispirarvi alle disposizioni transitorie della nostra Costituzione, in particolare per il Senato, perché o lo si chiude a quel punto, si fa un monocameralismo, oppure, se lo si tiene aperto, non è detto che lo si debba eleggere. I nostri costituenti avevano trovato un sistema per nominare il Senato, terzo articolo delle disposizioni transitorie: per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori con decreto del Presidente della Repubblica i deputati dell'Assemblea costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori, vale a dire l'età, e che sono stati Presidenti del Consiglio dei ministri o di assemblee legislative, hanno fatto parte del disciolto Senato, hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella dell'Assemblea Costituente, sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926, hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del Tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato. Sono nominati, altresì, senatori con decreto del Presidente della Repubblica i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta nazionale. Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L'accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore. Potrebbe essere anche questa un'idea e magari la prossima settimana o a settembre o a ottobre possiamo presentare una proposta di legge ed esaminarla in Aula, una proposta che recuperi questa disposizione transitoria e che ci dia delle indicazioni precise per la nomina del Senato e, di questo passo, di qui a breve, affronteremo con l'organicità che ci è propria anche quest'altro nobile argomento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Corneli. Ne ha facoltà.

VALENTINA CORNELI (M5S). Presidente, spero di fare sempre cosa gradita ricordando ai colleghi che non sono stati presenti in sede di discussione sulle linee generali e che, quindi, non hanno ripercorso con noi i lavori dell'Assemblea costituente. Dunque, abbiamo ripercorso un po' quel processo che ha portato, attraverso anche un compromesso molto sofferto, a determinare questi equilibri costituzionali e, quindi, anche i presupposti logici e giuridici diversi che sono sottesi all'elettorato attivo e all'elettorato passivo.

Detto questo, alla conclusione della discussione, il collega onorevole Ceccanti ci ha invitato a un'apertura e, quantomeno, a riconsiderare la possibilità di restringere il divario almeno tra elettorato attivo e passivo al Senato in seguito poi alla riforma che sarebbe in effetti divenuta di una certa rilevanza. Ad onor del vero, noi dobbiamo dire che questa apertura l'abbiamo avuta e, quindi, in sede di discussione eravamo anche in un certo senso propensi, però, come ha ricordato il collega, abbiamo ritenuto che per una questione di cortesia istituzionale, che riteniamo che in questo caso sia molto importante, è il Senato che ha il diritto, secondo noi, di autodeterminarsi e di determinare quelli che sono gli elementi caratterizzanti la propria composizione. Quindi, abbiamo fatto questa scelta, di rimanere fermi sul punto dell'elettorato attivo e, dunque, di rimandare a loro la scelta relativamente all'elettorato passivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+E-CD). La ringrazio, Presidente. Scusi, ma non ho resistito, ascoltando le parole della collega Corneli. Io credo che la riflessione più ampia che noi dovremmo fare - e questo emendamento ci dà l'occasione di farla - è quella rispetto a una prassi di intervento, come ricordava il collega Baldelli prima e come hanno ricordato il collega Sisto e il collega Ceccanti per altri versi, che a mio avviso è mortificante del ruolo del Parlamento, e questo intervento non è un intervento, come dire, che guarda alla modifica omogenea del testo costituzionale motivata dal fatto che poi quella modifica deve dare luogo eventualmente a un quesito referendario confermativo da sottoporre ai cittadini in modo che essi non si trovino davanti a una scelta contraddittoria, cioè in modo che non sia violata la loro libertà di voto.

Questa deve essere la ratio che circoscrive il perimetro dell'intervento di riforma costituzionale. Non può essere una ratio, come dire, di microchirurgia costituzionale che fa perdere il senso, appunto, del significato complessivo dell'equilibrio delle nostre istituzioni e tanto meno può essere, come dire, un senso di cortesia nei confronti del Senato.

Ma insomma, colleghi, davvero noi pensiamo che la Camera dei deputati ora debba fare un passo indietro su una proposta di riforma costituzionale che riguarda l'assetto del Parlamento perché deve essere prima il Senato a rifletterci e a occuparsene? Quindi, veramente questa era la riflessione che volevo condividere con voi. Credo che sia mortificante per il Parlamento procedere in questo modo e, invece, si dovevano affrontare entrambi gli aspetti, sia quello dell'elettorato attivo sia quello dell'elettorato passivo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.2 Bruno Bossio e 1.3 Speranza, con il parere contrario da parte della relatrice Corneli, favorevole da parte del relatore Ceccanti mentre si rimette all'Aula il Governo

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Avverto che, consistendo il testo unificato delle proposte di legge costituzionale di un solo articolo, non si procederà alla votazione dello stesso ma direttamente alla votazione finale.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1511-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Andrea Cecconi. Ne ha facoltà. Colleghi, cominciano le dichiarazioni di voto. Prego di consentire che si svolgano nel silenzio dell'Aula. Prego.

ANDREA CECCONI (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Ho dieci minuti ma credo che siano sufficienti veramente pochi minuti per dichiarare il voto favorevole su questa semplice ma anche incisiva riforma costituzionale che ci accingiamo oggi ad approvare - mi auguro - in prima lettura.

Sono anni che si sente parlare che questa differenza di elettorato attivo tra Camera e Senato era un problema per la nostra Repubblica e la nostra democrazia, soprattutto per ciò che riguarda la tenuta dei Governi. Avere una Camera eletta da un tipo di elettorato e avere un Senato eletto da un elettorato più compresso e più ridotto può e anzi ha, negli anni e nelle varie legislature, creato dei problemi di governabilità (seppure in maniera residuale e per pochi numeri li ha comunque creati).

Quindi, con questa riforma costituzionale noi andiamo a sanare questo piccolo vulnus che ormai ci tramandiamo in una Costituzione che, da questo punto di vista, in merito all'elezione del Senato e della Camera, ha visto nei decenni dei cambiamenti. È da ricordare, infatti, che il Senato aveva una durata differente rispetto alla Camera all'inizio della Repubblica e poi, siccome c'era un problema di governabilità e di tenuta dai Governi, si è fatta una riforma costituzionale per avere una durata omogenea.

Inizialmente e anche su richiesta dei nostri padri costituenti, Camera e Senato venivano eletti con sistemi elettorali completamente differenti e, alla fine, invece, si è optato per un sistema elettorale identico sia per la Camera sia per il Senato, se non con la differenza che la Camera viene eletta a livello nazionale e il Senato a livello regionale e forse in futuro si cambierà anche questa forma di elezione differente, perché ormai è chiaro a tutti che Camera e Senato sono un'identica istituzione raddoppiata, una forma di parlamentarismo bicamerale che ormai è quasi unica nel panorama internazionale, ma siccome si è tentato negli anni di fare delle riforme generali e sostanziali dell'organizzazione dello Stato centrale e anche degli organi costituzionali, quali la Camera e il Senato sono, con esito negativo, con voto dei cittadini in entrambi i casi, è bene che, in questa legislatura, non si forzi per cercare di trovare un nuovo modo di fare Governo e Parlamento.

Io non trovo che il bicameralismo perfetto sia un problema in sé. Diciamo che un problema in sé forse lo hanno i partiti e la scelta della classe dirigente di Camera e Senato. È vero che i lavori sono più lunghi, sono più farraginosi, che la navetta a volte in passato ha creato dei problemi, però se dobbiamo parlare chiaro in questa legislatura non mi pare che la navetta tra Camera e Senato stia creando problemi di approvazione delle leggi, come non l'ha creata nella passata legislatura. Molta dell'attività legislativa ormai è centralizzata da parte dei Governi stessi, con decreti-legge o decreti legislativi, e le leggi in sé per sé votate dal Parlamento ormai sono una residua e una minima parte.

Concludo perché mi sto dilungando in argomenti che non riguardano propriamente la riforma costituzionale che stiamo oggi approvando in prima lettura. Mi sento di dire che l'aver abbassato l'elettorato attivo anche per il Senato renderà più agevole e più utile per gli elettori il funzionamento delle due Camere che avranno una tenuta governativa migliore e potremmo vederlo in futuro nelle prossime legislature, credo sia una cosa che avverrà. Quindi annuncio il voto favorevole del mio gruppo a questa riforma costituzionale (Misto-MAIE-Movimento Associativo Italiani all'Estero).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Occhionero. Ne ha facoltà.

GIUSEPPINA OCCHIONERO (LEU). Grazie, Presidente. Il provvedimento che stiamo licenziando è frutto di diverse proposte di legge che in realtà vanno tutte verso lo stesso obiettivo: superare la differenza nell'età minima del diritto di voto portandola a 18 anni per entrambe le Camere, Camera e Senato. Ciò fa sì che si aprano le porte al diritto di voto per circa 4 milioni di persone. È evidente, quindi, che la riforma non può che essere accolta favorevolmente anche dal gruppo di Liberi e Uguali.

Sono necessarie, tuttavia, alcune considerazioni e inizio innanzitutto dalla prima. La differenziazione, in realtà, appare anche a noi il frutto di un'epoca ormai superata. Si tratta di un'epoca che ormai risulta anacronistica quando quella differenza in realtà era dovuta ad esigenze che oggi abbiamo deciso, ben facendo, di superare. Si tratta quindi di una piccola riforma mirata che è stata così lodata anche dagli esponenti della maggioranza. La metodologia delle piccole riforme, dei piccoli interventi di chirurgia legislativa che sono circoscritti a temi specifici perché, si dice, così facendo, possono arrivare con maggiore puntualità e chiarezza ai cittadini. Bene, però dico anche attenzione, cari colleghi, perché si rischia che a colpi di piccole riforme si intervenga in maniera spesso anche illogica sul nostro assetto costituzionale. Infatti lo abbiamo detto e lo voglio ribadire adesso: con questa piccola riforma, in realtà, andiamo ad incidere sull'assetto costituzionale in assenza di una visione unitaria condivisa e soprattutto sistemica della stessa riforma. Ed è stato anche già detto ma lo ripeto brevemente concedendomi una piccola digressione anche sui provvedimenti che abbiamo licenziato nell'ultimo anno: abbiamo detto che il referendum propositivo, in realtà, era apparso inizialmente come un provvedimento raffazzonato che è stato riequilibrato anche grazie all'intervento delle opposizioni e soprattutto del nostro gruppo.

Inoltre, è stata esaminata anche la riforma della riduzione del numero dei parlamentari che in realtà mantiene, conserva quel sapore di operazione propagandistica che nulla migliora rispetto all'assetto costituzionale vigente. Tornando quindi al provvedimento di cui oggi discutiamo, riteniamo l'intervento giusto e congruo e riteniamo l'allineamento rispetto all'età minima prevista per il diritto di voto giusto fondamentalmente per due ordini di ragioni che brevemente proverò ad esporre. La prima esigenza è rimuovere una irragionevole compressione del diritto di voto per sette categorie di età, dai 18 ai 25 anni. È evidente che preservare e mantenere tale differenza in realtà non fa altro che andare verso una restrizione irragionevole della rappresentanza. La seconda motivazione è basata su un ragionamento di razionalità del sistema: entrambe le Camere accordano la fiducia al Governo. È necessario far sì che ci sia la possibilità e che non aumenti in maniera sproporzionata la possibilità di maggioranze incoerenti qualora dovessero rimanere le differenziazioni nell'età minima prevista per il diritto di voto. L'abbiamo già detto e lo ripetiamo in questa sede: a questo punto, secondo noi, è necessario assolutamente procedere anche verso la riforma dell'età dalla parte dell'elettorato passivo e si rende necessario tale intervento per quanto abbiamo detto prima nella forma semplice dell'equazione. Le due Camere hanno gli stessi poteri e, quindi, è bene che vi sia una stretta corrispondenza tra eguali elettori ed eguale bacino elettorale.

È chiaro che questo fa sì che evitiamo di creare un vulnus all'interno dell'assetto costituzionale. Non riusciamo a comprendere per quale motivo si possa avere la possibilità alla Camera di avere eletti anche di fascia compresa tra quella che, invece, è esclusa nella Camera del Senato. Dunque, riteniamo che sia assolutamente necessario intervenire anche su questo fronte ma, detto ciò, riteniamo anche che sia assolutamente utile superare quello che per noi era un sistema di differenziazione che ormai non è più in linea con i nostri tempi. Per questo motivo consegniamo a quest'Aula il voto favorevole del gruppo di Liberi e Uguali (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Prisco. Ne ha facoltà.

EMANUELE PRISCO (FDI). Grazie, Presidente. Come spesso capita in questa Aula e come spesso capita quando si interviene sulla Costituzione, questa è una riforma giusta ma a metà. Fratelli d'Italia parla di questi temi da sempre: la destra lo fa non da oggi ma da quando già Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, fu per prima a portare all'attenzione dell'Aula la necessità di un coinvolgimento dei giovani nella vita politica, con l'abbassamento dell'età per l'elettorato. Fratelli d'Italia, però, non si sottrae alle sfide delle riforme costituzionali, seppur in questa versione puntuale, mantenendo tuttavia una visione organica che è propria della destra; così come è stata determinante e necessaria nella approvazione della riforma che ha portato alla riduzione dei parlamentari, allo stesso modo vuole esserlo su questa come su altre sfide di riforma costituzionale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI (ore 12,18)

EMANUELE PRISCO (FDI). Avremmo certo voluto che vi fosse quella equiparazione che abbiamo provato ad inserire con gli emendamenti proposti: l'equiparazione tra l'elettorato passivo e l'elettorato attivo, perché si affermi il principio che se tu puoi votare, alla stessa età puoi anche essere votato: se hai la capacità di scegliere chi ti rappresenta, puoi anche essere tu il rappresentante, dando così voce ai giovani, cioè a una categoria che sembra inspiegabilmente esclusa dalla vita politica parlamentare della Camera e del Senato. Una categoria esclusa soltanto in Italia perché, invece, nel resto d'Europa - è emerso anche nel dibattito dell'Aula - i diciottenni partecipano direttamente alla rappresentatività parlamentare. Sì, vogliamo che i giovani possano rappresentare in quest'Aula anche quel pezzo di società nazionale.

Quando la Costituzione fu approvata, ovviamente era un'altra epoca; ovviamente il livello di informazione e di conoscenza era più complesso da raggiungere. Oggi che i media e i social media, le capacità di interazione e di arrivare alla conoscenza e, quindi, di formarsi una capacità decisionale sono più evolute, più rapide e i giovani sono addirittura all'avanguardia rispetto a chi ha qualche anno di più, ci danno la possibilità di poter aprire a tale sfida, che non è solo la possibilità di far rappresentare una parte di società nazionale ma quello che sarà il futuro della nazione, che come minimo potrà scegliere il proprio destino, considerato che spesso in quest'Aula sono state fatte scelte - penso alle riforme pensionistiche su tutte - che hanno scaricato sulle giovani generazioni scelte ed errori dei propri padri e dei propri nonni: che almeno siano i giovani a prendersi la responsabilità di tali scelte, almeno in una delle due Camere! È questo l'appello che facciamo alle altre forze politiche nel prosieguo di questo iter parlamentare, che vedrà comunque il voto favorevole di Fratelli d'Italia, che non è mai mancato sulle sfide di rinnovamento, ma con una visione organica e che non può prescindere da un presupposto fondamentale, a nostro avviso, che va introdotto nella nostra Costituzione, accanto certamente all'abbassamento dell'elettorato attivo, accanto alla maggiore partecipazione popolare, accanto alla riduzione dei parlamentari, che non può non essere la scelta anche del vertice di questa nazione, cioè del Presidente della Repubblica, con l'elezione diretta dello stesso, quindi con una svolta presidenzialista per il nostro Stato. Una svolta che è necessaria, soprattutto quando si interviene per alleggerire - non vogliamo usare la parola smontare - gli assetti istituzionali costituzionali. È necessaria una forte figura di unità nazionale che possa essere scelta dal detentore della sovranità nazionale, quindi direttamente dal popolo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ETTORE ROSATO (ore 12,21)

EMANUELE PRISCO (FDI). Dicevo, soltanto una visione organica, una riforma organica, anche e sebbene con interventi puntuali, che personalmente io condivido, invece, al contrario di qualche collega, come modalità operativa che consente di non parlare dell'universo mondo ma di tematiche specifiche; una visione complessiva, ovviamente, della struttura ordinamentale, che dia la possibilità anche alle istituzioni italiane di guardare al futuro e di essere maggiormente rispondenti alle esigenze e alle sensibilità degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Milanato. Ne ha facoltà.

LORENA MILANATO (FI). Presidente, oggi siamo ad approvare, a discutere una riforma che sicuramente noi consideriamo una riforma giusta, ma che ci sarebbe piaciuto poter discutere in un disegno più complesso di riforme istituzionali e non con delle riforme a spot come purtroppo questo Governo ci sta abituando in questi ultimi tempi.

Per affrontare questa riforma non si possono non affrontare alcune e non possiamo non soffermarci su qualche riflessione sulla nostra società, soprattutto per quanto riguarda i giovani, quei giovani che oggi vengono definiti come una generazione in crisi. L'impegno politico delle nuove generazioni negli ultimi anni si è configurato, nell'ultimo decennio in particolare, sempre più scarso, addirittura viene definito intermittente o superficiale. Questo trend è così visibile da avere determinato alla generazione dei giovani di oggi alcune etichette, come quelle di generazione invisibile o figlia del disincanto. In particolar modo facciamo riferimento alla crisi istituzionale ed economica che sembra caratterizzare la società contemporanea e da cui dipendono anche le condizioni di maggiore flessibilità lavorativa o di precarietà economica che caratterizzano i percorsi individuali dei giovani.

Il nostro Paese presenta delle peculiarità strutturali che convergono con quelle degli altri Paesi, ma è in particolar modo ancor più difficile l'inserimento nel mondo lavorativo dei giovani, quell'inserimento che è indispensabile, un indispensabile prerequisito, per un pieno e consapevole esercizio dei diritti politici e civili. Questa limitata propensione che oggi si registra verso la partecipazione politica è sempre più forte nel nostro Paese e sempre più legata alla continua posticipazione delle scelte di vita dei giovani, delle scelte di vita personale. Qui dobbiamo ovviamente ricordare come questo Governo non abbia ancora adottato alcuna misura tesa a mitigare gli elevatissimi tassi di disoccupazione giovanile che si registrano. Abbiamo assistito - è vero - all'approvazione del reddito di cittadinanza, che noi ovviamente non abbiamo assolutamente condiviso: una misura meramente assistenziale e da considerarsi come una semplice mancia, come più volte abbiamo avuto modo di dire in quest'Aula, che non può in alcun modo rappresentare un volano per il futuro dei nostri figli e dei nostri giovani.

A questa mancia del reddito di cittadinanza il Governo ha anche affiancato una scarsa, se non addirittura nulla, attenzione alle politiche attive del lavoro, promettendo a pochi giovani il famigerato posto di precari di Stato, meglio conosciuti come navigator.

Anche per evitare che i nostri giovani siano condannati dai loro stessi coetanei, da voi amici dei 5 Stelle che sedete nell'Esecutivo, ad allontanarsi ulteriormente dalle istituzioni e dell'impegno civile e politico, è importante e non più procrastinabile intervenire per fare in modo che i giovani possono finalmente sentirsi parte integrante e davvero attiva nell'arena politico-istituzionale.

Alcuni dati dell'Istituto Toniolo, riferiti alle ultime elezioni politiche del 4 maggio 2018, dicevano che il 40,9 per cento dei giovani ha dichiarato di essersi recato alle urne senza una solida convinzione; il 22 per cento si è trovato a scegliere tra quello che ritenevano il meno peggio; il 18 per cento è andato a votare semplicemente per non far prevalere altre forze politiche che, secondo loro, venivano considerate dannose per il Paese. Ecco, noi crediamo che questi dati siano significativi: questa scarsa partecipazione al voto rappresenta ovviamente un gravissimo segnale, della consapevolezza dei cittadini di non poter determinare le decisioni politiche, pur esercitando il diritto di voto.

Ancora oggi, a oltre settanta anni dalla proclamazione della Repubblica, i pieni diritti elettorali sono legati in Italia a 4 milioni e mezzo di cittadini, quelli che hanno tra i diciotto e i ventiquattro anni. Che senso ha ancora oggi questa norma, se oggi un diciottenne può diventare sindaco, consigliere comunale o consigliere regionale? Noi crediamo che questa norma vada assolutamente approvata, questo tema lo consideriamo di grande attualità; anche considerandolo in un ampio contesto europeo, visto che la maggioranza degli Stati europei già prevede che si possa votare ed essere eletti al raggiungimento della maggiore età, senza alcuna distinzione non solo tra diritto di voto attivo e passivo, ma anche tra i diversi rami, lì dove sono previsti più rami del Parlamento.

In questo scenario, riteniamo quindi necessario riscoprire il senso dell'importanza della partecipazione, come già detto, alla vita politica della comunità. Si tratta di un obiettivo sicuramente ambizioso, che può essere raggiunto solo se le giovani generazioni saranno messe nella posizione di apportare al dibattito politico una nuova linfa vitale.

Il Governo sembra occuparsi di tutto tranne che delle modalità innovative per far sì che i giovani possano partecipare attivamente alla vita della comunità cittadina. Il Governo e l'attuale maggioranza che lo sostiene, invece di introdurre modifiche legislative la cui ratio sia quella di arginare la disaffezione dei cittadini verso la politica, si adoperano per trovare soluzioni semplici e finalizzate a garantire il consenso elettorale, come appunto e come dicevo poco fa, il reddito di cittadinanza. Su tutto questo il nostro gruppo non cederà, e Forza Italia ovviamente non intende cedere. Se da un lato, comprendiamo la necessità di estendere il voto alle nuove generazioni, proprio perché il progresso della società moderna è macchiato da una profonda crisi della politica intesa come missione finalizzata al raggiungimento del bene comune, dall'altro, vigileremo attentamente, e nel caso denunceremo, come abbiamo fatto in passato e come intendiamo fare sempre, attentati alla nostra democrazia e alla nostra Carta costituzionale. Ancora una volta, anche con questa riforma, anche con questo provvedimento, ci schieriamo dalla parte dei giovani e dalla parte della democrazia, ed è per questo che comunichiamo il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bruno Bossio. Ne ha facoltà.

VINCENZA BRUNO BOSSIO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, io credo che dobbiamo avere tutti la consapevolezza che la riforma che ci accingiamo ad approvare per modificare l'articolo 58 della Costituzione in tema di elettorato attivo del Senato della Repubblica non rappresenti un mero aggiustamento o adeguamento, ma un intervento che, al di là della sua parzialità, va comunque a modificare quella che i costituzionalisti chiamano efficacemente la Costituzione materiale di un Paese. Del resto, tutti gli interventi sulla Carta costituzionale che si sono succeduti dal 1948 ad oggi hanno avuto queste caratteristiche. Il livello di una simile scelta induce tutti a un più alto grado di responsabilità. Come Partito Democratico abbiamo inteso partecipare attivamente e dare il nostro contributo, di merito, alle questioni poste.

Nel caso in discussione, del resto, avevamo presentato due proposte di legge, una a prima firma Ceccanti e un'altra a mia prima firma, che intervenivano, però, non solo sull'elettorato attivo, ma anche su quello passivo, non solo cioè sulla possibilità di votare per il Senato al compimento della maggiore età, ma anche di poter essere eletti dopo aver compiuto i 25 anni, come avviene alla Camera. Non avrebbe avuto più senso, signor Presidente e onorevoli colleghi, se, nello stesso tempo in cui estendiamo il diritto di elettorato attivo al Senato, avessimo esteso anche quello di elettorato passivo, è stato detto da più d'uno; anche perché - e l'ha detto giustamente anche il collega Ceccanti in discussione generale - la differenziazione dell'elettorato passivo è una differenziazione che va nel senso della restrizione della rappresentanza, sia nel caso degli elettori che nel caso degli eletti. D'altra parte, i limiti attualmente in vigore in materia di elettorato snaturano la composizione stessa della cosiddetta Camera alta, appunto non solo rispetto a una diversa base elettorale, ma anche nella composizione stessa dell'Aula. Questo aspetto, d'altra parte, ha rappresentato una delle anomalie del nostro cosiddetto bicameralismo perfetto paritario, tanto da creare, nella storia di questi anni, maggioranze spesso non omogenee nelle due Camere. Uniformare base elettorale e composizione generazionale degli eletti risponde, dunque, a un'esigenza pratica, atteso che l'Italia, con il referendum del 2016, ha comunque scelto di mantenere questo sistema bicamerale.

Ma poi c'è una ragione più di fondo, culturale: il nostro Paese ha, secondo noi, bisogno come l'aria di innovazione, di sviluppo di competenze o, più semplicemente, di portare nelle sue istituzioni un punto di vista altro, quello dei giovani. Nessun processo di trasformazione storica ha mai potuto verificarsi senza l'apporto fondamentale delle giovani generazioni. Se la democrazia è la scienza e l'arte più alta di convivenza civile, essa non può fare a meno del senso di comunità, di socialità, di condivisione che i giovani portano con sé. Badate, non è un problema nuovo: quando fu introdotto il tema della rappresentanza femminile, nel nuovo Stato che i padri fondatori stavano costruendo mentre ancora si combatteva la resistenza contro la dittatura nazifascista, alle donne, in quel caso al contrario, si intendeva concedere solo il diritto di essere elette, ma non di votare. Ci furono dibattiti anche accesi, con posizioni contrarie sia a destra che a sinistra, prima ancora dell'elezione dell'Assemblea costituente. Anzi, si cominciò così, con la concessione del solo elettorato passivo, salvo poi giustamente pervenire alla risoluzione che le donne avessero piena cittadinanza nella democrazia che si stava faticosamente costruendo.

Col voto di oggi avremmo potuto essere all'altezza del momento storico che ci si presenta: lo stesso problema, sia pure rovesciato, per quanto riguarda i giovani. Non può un diritto esistere a sovranità limitata. Ha senso un diritto, se non dà opportunità concrete per cambiare le cose? È quello che ci chiedono i giovani ogni giorno. Lo sappiamo, i giovani hanno in sé un'attitudine al senso di comunità, delle volte purtroppo diventa e viene chiamato anche branco, ma vivono in collettivo per natura, potremmo dire. Bene, a questa attitudine non corrispondono un eguale potere decisionale e un diritto di rappresentanza. Essi spesso si sentono parte di qualcosa più grande - Greta insegna - ma non sono parte del sistema. Questa distanza va accorciata per un duplice motivo: rafforzare l'identità sociale e collettiva dei giovani e, nello stesso tempo, arginare proprio quei processi di individualizzazione e frammentazione sociale.

Questa riforma è dunque - e poteva esserlo ancora di più - una proposta ad una generazione. Una generazione che, nella scorsa legislatura, ha visto traguardi inaspettati: biotestamento, unioni civili, divorzio breve, Convenzione di Istanbul; una vera e propria rivoluzione dei diritti, quelle battaglie per cui i millennials si sono impegnati durante le manifestazioni studentesche, nelle riunioni delle associazioni, nei discorsi tra amici, battaglie non per se stessi, ma per il futuro.

Ma non basta. I Fridays for Future sono la consapevolezza di milioni di giovani in tutto il mondo che, seguendo un esempio virtuoso, hanno dato vita a una vera e propria presa di coscienza collettiva e ci hanno insegnato due cose: che la vera emergenza globale oggi è il cambiamento climatico e il riscaldamento globale del pianeta, come testimoniano drammaticamente gli spaventosi incendi in Alaska in Siberia di questi giorni; secondo, che i giovani possono e devono dettare l'agenda politica; ci hanno insegnato che non esiste un “pianeta B”, che con la data del 29 luglio, l'Overshoot Day, il giorno in cui abbiamo consumato le risorse del pianeta per il 2019, anche per il 2019 è arrivato in anticipo rispetto all'anno scorso. Questo solo per citare un esempio recente di come un movimento giovanile possa, con lungimiranza e profondità rispetto al mondo degli adulti, ristabilire l'indice delle priorità.

Ma questo impegno politico, nel senso alto dell'ideale, deve potersi tradurre nell'impegno istituzionale, deve tradursi nel diritto-dovere di voto garantito a tutti, quell'esercizio democratico che rende pienamente cittadini e ci fa animali politici nel senso aristotelico, inteso cioè politico per natura. E dove questo impegno deve potersi inverare in tutta la sua forza innovatrice, se non in Parlamento? Ed è proprio per questo che la generazione a cui ci rivolgiamo deve fare esperienza, anche per meglio comprendere come la libertà sia un faticoso, programmato e a volte difficile ed estenuante esercizio quotidiano. Altrimenti diventerà senso comune, presso tutti coloro che sono nati dopo la caduta del muro, ma non solo, l'inutilità delle istituzioni rappresentative, ogni forma di rappresentanza sarà a priori considerata come una casta, ogni minuto speso a discutere fuori dai social sarà considerato perso.

E per compiere scelte complesse in modo consapevole e raggiungere un buon risultato, può davvero il discrimine anagrafico rappresentare una barriera? La storia ci insegna che non è assolutamente detto che dalla maggiore età e dall'anzianità si ricavino decisioni più sagge. Quello che è, invece, certo è che spesso sono proprio i giovani, come ho già detto, con l'energia delle loro convinzioni, a dare il colore giusto al cambiamento necessario di questo Paese. Sono delle volte scettici, ci dicono, delusi, sfiduciati, ma con una voglia grande di partecipare e di mettersi in gioco. La partecipazione politica non è in declino, è in trasformazione.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la sfiducia e il disincanto sono stati talmente radicati da avere ispirato il famoso appellativo di “generazione invisibile”. Bene, oggi, anche se avremmo potuto fare di più, votiamo la possibilità di cancellare tutto questo, di scusarci con i giovani, di dare onore al merito. Certo, la nostra società non è perfetta, ma il progresso si misura da quanto siamo divenuti migliori rispetto al passato, anche quando questo passato è la modalità di elezione del Senato. Noi dobbiamo - da legislatori di questa fase della storia - cogliere questo tipo di segnale e dobbiamo dare uno sbocco istituzionale, a partire da quelle che sono le regole della nostra democrazia.

Per questo, come Partito Democratico, voteremo a favore di questa riforma, augurandoci che nella seconda lettura al Senato si possa dare piena coerenza, modificando anche l'elettorato passivo. D'altra parte, Calamandrei affermava che la Costituzione non è una macchina, che una volta messa in moto va da sé, la Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove, perché si muova bisogna, ogni giorno, rimetterci dentro il combustibile. E infatti l'unico confine che siamo autorizzati a darci come esseri umani nel nostro agire quotidiano è quello dato dal senso delle nostre responsabilità verso gli altri, in questo caso verso la generazione futura, quella da cui abbiamo preso in prestito il mondo e il nostro tempo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stefani. Ne ha facoltà.

ALBERTO STEFANI (LEGA). Grazie, Presidente. Membri del Governo, onorevoli colleghi, siamo in fase di dichiarazioni di voto su una riforma costituzionale che mira a ridurre il limite di età minimo per poter votare i membri del Senato. L'Italia è l'unico Paese in Europa in cui una classe di adulti - quella dai 18 ai 25 anni - vale elettoralmente metà di un'altra classe di adulti. Stiamo parlando, quindi, di una riforma costituzionale che vuole costruire uguali diritti e doveri anche in capo a questi soggetti. Stiamo parlando, Presidente, di 4 milioni e mezzo di giovani, 4 milioni e mezzo di persone che programmaticamente lasciamo fuori dal circuito elettorale del Senato. Ma stiamo parlando, e lasciatemelo dire con una certa vena polemica, anche di una classe di giovani che, per anni, è stata dimenticata, è stata umiliata da una classe politica che ha preferito tacciarli di essere schizzinosi, di essere bamboccioni, di essere persone che non hanno la maturità sufficiente per affrontare il loro futuro; qualche ex Ministro del Lavoro disse, addirittura, che era meglio non averli tra i piedi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Allora, Presidente, lasciatemelo dire in quest'Aula e ribadire in quest'Aula che tra questi 4 milioni e mezzo di giovani ci sono tantissimi giovani; ci sono tantissimi giovani con un sogno da una parte e un libro da un'altra; ci sono giovani che sono stati costretti ad espatriare, non di certo perché preferivano Londra e Berlino a Padova, Venezia o Roma, ma perché quegli Stati, quei Governi, hanno garantito loro delle condizioni lavorative dignitose, quello che, per anni, qui non è stato fatto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Stiamo parlando, anche, di una generazione di giovani che si è rimboccata le maniche, di una generazione di giovani che ha visto le imprese familiari dei propri genitori chiudere le saracinesche e che, in alcuni casi, hanno anche risollevato quelle imprese; stiamo parlando di giovani che passano la propria giornata tra ore di studio, libri ed esami e, magari, anche qualche ora di lavori precari per non pesare sulle tasche dei loro genitori; stiamo parlando di giovani che passano la propria giornata in fabbrica, facendo ore e ore di straordinari, per poter mettersi via qualcosa per il proprio futuro, ma stiamo parlando anche di tanti giovani che vivono di tirocini, di stage, magari, non retribuiti o di qualche contratto di lavoro di due mesi magari sottopagato; stiamo parlando di giovani che studiano e, al contempo, si prendono anche cura dei loro familiari, come le migliaia e migliaia di giovani e di studenti caregiver familiari che ogni giorno fanno i conti con delle realtà familiari difficili e che, al contempo, hanno diritto di studiare e che sono stati oggetto anche di una mia proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Stiamo parlando di giovani impegnati attivamente nel mondo dell'associazionismo, nel mondo del volontariato, di giovani che dedicano il proprio tempo agli altri, ma stiamo parlando anche di migliaia di giovani che ogni giorno si impegnano politicamente, sin da giovanissimi, con idee chiare, con ambizioni, con ideali che tutti i giorni portano avanti. Stiamo parlando di una generazione, colleghi, che ha deciso di affrontare e di fronteggiare una crisi economica con tutte le sue forze fisiche e morali e che crede nella propria terra.

E allora, queste sono le storie di tanti ragazzi che hanno più o meno la mia età e che giornalmente devono subire gli stereotipi generalizzanti di chi li vorrebbe descrivere come una classe di inetti. La realtà è un'altra, la realtà è ben diversa, la realtà è fatta di tanti giovani capaci, di tanti giovani brillanti, di tanti giovani appassionati, di tanti giovani che hanno voglia di costruire il loro futuro, e noi questo futuro dobbiamo aiutarli a costruirlo insieme. La realtà è che i ragazzi brillanti e i ragazzi capaci devono essere valorizzati e devono essere valorizzati anche con questa riforma costituzionale. A me poco importa se questi ragazzi voteranno a destra o a sinistra, a me importa recuperare, nel circuito elettorale, una classe di giovani che ha diritto di dire la sua (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), un patrimonio di persone che possa avere il diritto di dire la loro e di decidere autonomamente del proprio futuro. Io mi sento un po' uno di loro, anch'io mi son sentito dire nella mia vita tante volte che sono troppo giovane e, magari, sono state le stesse persone che, un mese dopo, si sono ricredute, perché la realtà è che non è un dato anagrafico a decidere la qualità di un'idea, lo ripeto, non può essere un dato anagrafico a decidere la qualità di un'idea (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), non si è mai, e dobbiamo ribadirlo in quest'Aula, troppo giovani per esprimere un'idea, semmai, certe volte, si è troppo compromessi o si hanno troppe legislature alle spalle per parlare dignitosamente e degnamente di questa classe di giovani (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Insomma, Presidente, stiamo parlando di una classe di giovani che ha voglia di costruire il proprio futuro, che crede in un futuro migliore e io in questo futuro migliore, così come loro, magari anche grazie al loro contributo, vorrei provare a crederci e ci credo fino in fondo. Grazie, colleghi, grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brescia. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). Presidente, colleghi, un'altra riforma costituzionale arriva in quest'Aula; una riforma molto semplice che guarda ai giovani e che aggiorna la nostra Carta fondamentale, in un aspetto ormai antiquato. Oggi più di 4 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni possono votare per la Camera ma non per il Senato; si tratta di una discriminazione profondamente ingiusta e ormai anacronistica, superata dal tempo e dalla storia. Eliminare questa ingiustizia è il nostro compito, quello della politica e delle istituzioni…

PRESIDENTE. Colleghi della Lega, lasciamo adesso, dopo i festeggiamenti, di rito…

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). Grazie, Presidente. Il testo che stiamo per votare non è un nostro capriccio, affonda le sue radici nella storia parlamentare e nell'infinita serie di riforme costituzionali fallite e incompiute. Dagli insuccessi di ieri ereditiamo oggi un obbligo morale e istituzionale, ancora prima che politico: arrivare a una soluzione il più possibile condivisa in tempi rapidi e finalmente innovare la Costituzione in più parti in questa XVIII legislatura. Questi insuccessi meritano di essere elencati uno a uno perché ci fanno da monumento e ci richiamano alla responsabilità di arrivare fino in fondo al percorso che avviamo oggi. Si parte dalla IX legislatura, nove legislature fa; già, a metà degli anni Ottanta, la Commissione Bozzi nella sua relazione auspicava ciò che noi proponiamo oggi. Analoga proposta era contenuta nel testo elaborato dalla Bicamerale D'Alema nel 1997, nella riforma Berlusconi bocciata nel 2006 al referendum, nella bozza Violante del 2007, in un testo approvato al Senato nel 2012 e, poi, arenatosi qui alla Camera. Tutte queste riforme hanno in comune non solo questa nostra semplice proposta di buonsenso; tutti questi fallimenti hanno condiviso un metodo nei fatti sbagliato e fortunatamente superato in questa legislatura, quello delle riforme incomprensibili, che non hanno prodotto alcun cambiamento ma l'hanno solo promesso, lasciando tutto com'è. Chi ha deriso questo metodo, mentre si discuteva delle riforme costituzionali previste dal contratto di maggioranza, oggi lo elogia perché, in fondo, è l'unico che ci potrà portare a una soluzione certa. Oggi si vota “sì” o “no” nel merito di una specifica questione; oggi votiamo una storica, straordinaria e doverosa operazione di inclusione democratica.

Tutti sappiamo come è nata questa volontà di cambiamento. Quattro mesi fa, a metà aprile, in Commissione affari costituzionali, alcuni gruppi di opposizione hanno sollevato il tema della riforma dell'elettorato attivo con alcuni emendamenti alla proposta di legge che riduce il numero dei parlamentari; quegli emendamenti erano chiaramente estranei per materia, ma la maggioranza si era comunque detta disponibile ad affrontare il tema in una proposta di legge autonoma; così ho mantenuto quell'impegno istituzionale, presentando un testo semplice, a mia prima firma, che ho subito calendarizzato in Commissione. Dopo poche settimane, eccoci qui a fare tutti insieme il primo passo di questo percorso. Ho voluto nominare due relatori, uno di maggioranza e uno di opposizione: nessun inciucio, nessun accordicchio dietro le quinte, come invece hanno detto alcuni giornali. Le differenze e le distanze tra ogni gruppo e ogni partito in quest'Aula restano, ma quando si parla di Costituzione abbiamo il dovere di restare uniti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Abbiamo discusso in maniera trasparente sull'abbassamento dell'età richiesta per diventare senatori, oggi fissata a quarant'anni, ma al momento non registriamo unità di intenti. Lasciamo dunque al Senato ogni decisione al riguardo, per due motivi, sia perché è giusto che sull'età per diventare senatori siano i senatori a dire la loro, sia perché crediamo che il bicameralismo, confermato dal referendum del 4 dicembre 2016, potrà dare risposte in tempi rapidi.

Cari colleghi, i giovani ci guardano, a loro non dobbiamo promettere una nuova riforma costituzionale che non si realizzerà, a loro dobbiamo consegnare cambiamenti veri, non false speranze che si perdono nei corridoi e nei cassetti del potere. Se qualcuno ancora non l'ha capito, è finito il tempo degli annunci e delle promesse non mantenute. Con le nostre riforme mirate cercando di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, dando loro strumenti concreti per partecipare più attivamente alla vita politica del Paese.

A settembre, grazie al MoVimento 5 Stelle, una delle mille, eterne promesse mai realizzate della vecchia politica diventerà realtà: con il taglio dei parlamentari ridurremo costi e soprattutto renderemo la classe politica davvero credibile. Ai giovani che oggi ci guardano mentre approviamo questa piccola ma importante riforma dobbiamo dare esempio e prova di credibilità. Sulle riforme costituzionali si gioca la prova di maturità di un'intera classe politica profondamente rinnovata dopo il voto del 4 marzo 2018. Il MoVimento 5 Stelle risponde con orgoglio “presente” a questa prova di credibilità e maturità, ed è quindi con estremo piacere che dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fatuzzo. Ne ha facoltà.

CARLO FATUZZO (FI). Signor Presidente, a titolo personale e come rappresentante del Partito Pensionati, sempre ringraziando il presidente Berlusconi che ha aperto la porta della Camera dei deputati a un rappresentante dei pensionati, cioè a me personalmente, invito tutti i colleghi a leggere il De senectute, per il semplice motivo che ho un vago sospetto che si continui a parlare di giovani dicendo che non lo si fa per ottenere i voti, ma io ho qualche dubbio, anche perché, con l'entrata in vigore di questa riforma costituzionale, il risultato delle elezioni per ciascun partito che si presenta cambia - cambierebbe - e data l'esperienza che ho dal 1985, da quando cioè ho cominciato a partecipare a tutte - ripeto, tutte - le elezioni, politiche, regionali ed europee, so anche chi favorirebbe - o meglio chi pensa sarebbe favorito - e chi comunque lo sarebbe realmente rispetto allo status quo. Quindi, l'impressione che si stia approvando una legge “ad partitum” c'è e resta tutta.

Detto questo, quello che mi preme sottolineare è che essere anziani in Italia oggi è una situazione molto, ma molto problematica. Per questo invito a leggere il De senectute, perché Cicerone, duemila anni fa, ha scritto in questo libro in latino le virtù di essere anziano; addirittura parla persino della forza fisica dei condottieri che da anziani vinsero delle guerre a cui parteciparono personalmente. Essere anziani oggi non è bello: lo dicono tutti gli anziani e a me dispiace quando lo dicono; così come mi dispiace sentire i giovani che dicono che non prenderanno mai la pensione. Invece di combattere perché gli anziani vengano trattati nel modo che meritano, continuano a lasciar cadere le braccia, come se la cosa non interessasse; li capisco, perché anch'io quando avevo 18 anni feci i salti di gioia, perché ero riuscito ad arrivare ai 18 anni, ma pensavo di restare diciottenne per tutta la vita. Allora, dico che essere anziani è una virtù, è un merito, è un orgoglio e non considero assolutamente positivo dimenticarsi di questo nel momento che si approva una legge in cui avere un'età maggiore viene considerato un minus rispetto a chi ha meno anni di età. Per questo, Presidente, voterò contro questo provvedimento di legge costituzionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, è proprio sul clima che si crea attorno a questi provvedimenti che io credo si debba fare in qualche misura una riflessione in quest'Aula. Ho ascoltato il presidente Brescia raccontare a quest'Aula che a settembre, grazie al taglio dei parlamentari, come lo chiamano i colleghi del MoVimento 5 Stelle, renderemo la classe politica davvero credibile: ecco, io non ho bisogno del taglio dei parlamentari per sentirmi credibile e coerente con le mie idee (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Partito Democratico). Non so, presidente Brescia, ma credo che una classe politica davvero credibile sia una classe che mantiene quello che promette. Allora parliamone: i due mandati, il Premier eletto direttamente dal popolo, non si va al Governo con gli altri, si va al Governo da soli, il TAP, l'Ilva, il TAV! Quella è la credibilità! Non venite a fare lezione alla classe politica della credibilità, perché in questo Parlamento tutte le forze politiche sono state elette sulla base di un programma, di alleanze, di contenuti, e ciascuno di coloro che è eletto in questo Parlamento è eletto sulla base della propria storia, delle proprie convinzioni e delle proprie idee. Non veniteci a fare lezione di credibilità che passano attraverso le vostre riforme, perché non c'è nessuna credibilità che regalerete al Paese: si ridurrà la democrazia con la riduzione del numero dei parlamentari, con il taglio del numero dei parlamentari finalizzato al risparmio. Se trattate la democrazia come un costo, finirete per tagliarla come un costo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Guardate che questo provvedimento di oggi è un provvedimento che interviene sugli equilibri anche delle platee elettorali di Camera e Senato, è un qualcosa che io non considero prioritario: non vedo orde di diciottenni festanti fuori da Piazza Montecitorio e da Piazza del Parlamento quando verrà votato questo provvedimento, vedo un grande astensionismo, vedo tanti giovani che non trovano lavoro, che non hanno possibilità di costruirsi una famiglia, vedo tanti problemi ai quali non si dà risposta, perché la logica non è quella di creare sviluppo ma di dare un reddito; non è la logica della dignità del lavoro, ma quella della consegna di un reddito a chi il lavoro non ce l'ha. Allora, se ci allontaniamo come quando usiamo Google Maps dal punto specifico di questo provvedimento e ampliamo un po' il nostro raggio di visuale, vediamo la parcellizzazione delle riforme costituzionali, e non è motivo di cui vantarsi per il fatto che non ci sia alcuna organicità, che la Costituzione venga trattata a mo' di uno spezzatino di carne di manzo. Io credo che la Costituzione debba essere esaminata, affrontata, con una visione, con una prospettiva. È vero, le riforme del centrodestra prima e del centrosinistra poi sono state respinte dagli elettori, ma c'era un'organicità, e soprattutto, almeno per quello che riguarda la riforma del centrodestra, c'era un mandato a farla una riforma, e quel mandato è stato portato avanti perché quel centrodestra aveva portato avanti nella propria campagna elettorale l'obiettivo di portare a casa una riforma costituzionale, che è stata sottoposta all'attenzione degli elettori ed è stata legittimamente respinta. Oggi andiamo avanti virgola per virgola, riga per riga, comma per comma: questo è il grande limite di piccole riforme parziali e parcellizzate che rischiano di essere dannose per la nostra democrazia e che non permettono a nessuno di avere un quadro d'insieme di quello che succede.

Io credo che l'idea della sessione parlamentare sulle riforme costituzionali sia qualcosa che debba essere presa in considerazione dalle forze politiche e dai Presidenti delle due Camere, perché non possiamo, non è dignitoso, per i lavori parlamentari, trovarci ogni mese o mese e mezzo ad affrontare una riga, un comma, una virgola di riforma costituzionale su questo o quell'altro aspetto.

Avremo poi il secondo giro dell'elettorato passivo per il Senato, avremo la riforma del CNEL, avremo tutte altre piccole iniziative che non ci danno un quadro d'insieme. Signori, con la Costituzione non si scherza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Guardate, chi fa queste operazioni nella speranza di accrescere il proprio consenso si sbaglia di grosso, perché c'è una legge del contrappasso, che è quella dell'eterogenesi dei fini, per cui uno porta avanti una proposta di legge, di solito questa roba si verifica o sulle riforme costituzionali o sulle leggi elettorali in maniera ancora più forte ed evidente, con un obiettivo, e poi questo obiettivo, in realtà, gli si ritorce contro come un boomerang. Ecco, fate attenzione perché questa è una riforma alla quale è difficile dire di “no” nel merito, perché chi è il brutto e cattivo che vuole negare a un ragazzo di 18 anni il diritto di poter votare per il Senato?

Il problema è che non credo sia il tema centrale tra i nostri diciottenni italiani poter votare per il Senato, ma, anche qualora lo fosse, qual è il quadro di insieme? Il quadro d'insieme è quello che dalla bocca del Ministro Di Maio usciva quando si diceva che si faceva la democrazia diretta e il referendum propositivo perché si voleva fare le leggi senza i politici. Ci spiegate che mestiere fa il Ministro Di Maio? L'avvocato, il giornalista, il notaio, qual è il suo mestiere? Il Ministro Di Maio fa il politico di professione! Allora, sentirsi fare la morale sulla credibilità, sui politici da gente che fa il politico di professione e che quotidianamente ogni giorno al Governo viene meno agli impegni che si è preso con i propri elettori, a questo non ci stiamo.

Io personalmente, a differenza del mio gruppo, ho una posizione molto chiara su questo, è una posizione di coerenza: io allo spezzatino costituzionale, io alla “coriandolizzazione” della Costituzione non ci sto! Credo che la Costituzione sia una cosa seria, che vada rispettata ed esaminata. Se c'è una visione, se c'è un dibattito costituente, è un conto; ma in questo clima e con i rischi che corriamo quotidianamente per la nostra democrazia dico con orgoglio di “no” (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 1511-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 1511-A ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di legge costituzionale nn. 1511-1647-1826-1873-A:

"Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5) (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Sospenderemo, a questo punto, la seduta, che riprenderà con i consueti orari, cioè alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e dalle ore 16 con il seguito della discussione delle mozioni concernenti iniziative per il perseguimento dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal cosiddetto Daesh e per la discussione sulle linee generali del decreto sulla cultura.

MARIA CHIARA GADDA (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (PD). Grazie, Presidente. Desidero porre alla sua attenzione e chiedo la cortesia di poter inoltrare questa richiesta al Presidente Fico: si sta manifestando un fatto abbastanza increscioso, pare che vi sia un Parlamento, sicuramente delle Commissioni parallele.

Da qualche mese a questa parte partecipano ai tavoli tecnici dei Ministeri, soprattutto del Ministero dello Sviluppo economico e del Ministero dell'Agricoltura, deputati di maggioranza. Questa situazione sta determinando una confusione enorme presso le associazioni di categoria, ma, soprattutto, svilisce il ruolo del Parlamento e soprattutto svilisce il ruolo delle Commissioni, perché in questi tavoli tecnici si discutono dei provvedimenti, si discutono le proposte di legge d'iniziativa parlamentare e si concordano, a quanto pare, gli emendamenti. Quindi chiedo formalmente a lei, e anche al Presidente Fico, di poter verificare questo fatto, ma soprattutto di poterlo regolamentare, perché a questo punto credo sia opportuna anche una presenza dei deputati di opposizione, anche in un'ottica di trasparenza.

Questo è un Governo che professa la trasparenza, l'accesso agli atti e la centralità del Parlamento; poi, all'atto pratico e all'atto concreto, questo non avviene. Non avviene nell'interesse del Parlamento - credo si debba risolvere questa situazione -, ma non avviene nemmeno nell'interesse delle associazioni di categoria, che, a questo punto, non trovano nemmeno più l'interesse nel venire nelle Commissioni parlamentari preposte in cui i provvedimenti devono essere discussi. E, a questo punto, davvero chiedo un interessamento urgente da parte del Presidente Fico, perché questi fatti ormai si ripetono da diversi mesi, in diversi Ministeri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Onorevole Gadda, riporteremo la questione. Credo che sia anche materia di Conferenza dei presidenti di gruppo, in cui senz'altro il suo gruppo potrà porre la questione anche in quella sede.

Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 13,05, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dell'Economia e delle finanze e il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Iniziative per la messa in sicurezza del territorio della Toscana e intendimenti del Governo in ordine alla dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale in relazione ai recenti eventi calamitosi che hanno colpito la medesima regione – n. 3-00917)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno D'Ettore e Mugnai n. 3-00917 (Vedi l'allegato A).

Chiedo al deputato Felice Maurizio D'Ettore se intenda illustrare, per un minuto, la sua interrogazione o se si riservi di intervenire in sede di replica.

FELICE MAURIZIO D'ETTORE (FI). Grazie, Presidente. Ministro, lei sicuramente conosce la gravità della situazione che si è verificata con gli eventi alluvionali del Nord e Centro Italia, in particolare in Toscana e ad Arezzo. Arezzo è stata fortemente colpita, come tutto il territorio regionale della Toscana, ed è stata colpita con precipitazioni che hanno superato ogni limite e ogni valutazione ordinaria.

È evidente che a questo punto la regione Toscana ha già deciso per lo stato di emergenza regionale ma che non è sufficiente rispetto all'emergenza nazionale e anche agli interventi che comunque - questo è lo spirito anche della nostra interrogazione, come lei avrà sicuramente visto - riguardano il dissesto idrogeologico e la difesa idraulica, che fanno già parte di un insieme di questioni che il Governo sta affrontando.

Noi riteniamo che qui l'unità politica di tutti rispetto a questi eventi debba portare a una risposta immediata. Qui non ci sono divisioni politiche. Dunque, ci aspettiamo da lei una risposta che sia congruente ed adeguata a un intervento sui territori, soprattutto ad Arezzo, che è atteso da tutti i cittadini, perché è morta anche una persona e si sono evitate situazioni di grandissima pericolosità grazie anche alle amministrazioni comunali (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, ha facoltà di rispondere.

SERGIO COSTA, Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ringrazio l'interrogante che mi dà l'opportunità anche di approfondire un tema delicatissimo, come lei ha detto. Intanto, faccio una premessa secondo me importante: noi abbiamo fatto, come Ministero dell'Ambiente, un piano stralcio 2019 sul dissesto idrogeologico dove abbiamo finanziato complessivamente 315 milioni di euro, immediatamente spendibili e cantierabili. Per la regione Toscana sono a disposizione 28 milioni di euro per altrettanti interventi - circa 25, adesso recito a braccio - che ovviamente sono assegnati al commissario straordinario, che è il presidente della regione così come si prevede in tutta quanta l'impalcatura nazionale della norma. Questo perché lo dico? Perché comunque c'è un aspetto strutturale, cioè preventivo, degli interventi sul dissesto idrogeologico e poi c'è un aspetto emergenziale. L'aspetto strutturale è questo e peraltro nel riunione del CIPE del 24 luglio abbiamo stanziato complessivamente 950 milioni per tutta l'Italia ed è quello preventivo per evitare - e perciò la ringrazio - ciò che poi diventa emergenziale. Ma rimanendo sull'aspetto emergenziale, i dati della regione Toscana ci dicono che nella provincia di Arezzo stiamo parlando complessivamente di circa 20 mila soggetti tra privati, attività commerciali e quattro zone industriali. Dunque, il danno è oggettivamente grande. Che cosa si sta facendo? La regione Toscana ci ha informato che sta lavorando per la definizione dello stato di emergenza regionale, che è una competenza tutta regionale. Io ho preso informazioni e ciò non afferisce alla mia competenza, però giustamente le riporto quanto ci ha riferito la regione Toscana. Ci ha anche riferito che sta attivando la procedura per lo stato di emergenza di calamità naturale nazionale. Perché lo dico in questi termini? Per il semplice motivo che ovviamente ho preso informazioni, però finché i carteggi non arrivano e si completa l'iter amministrativo non c'è solvibilità ma c'è la disponibilità, ovviamente, a essere a fianco alla regione Toscana, e nel caso di specie alla zona aretina, con tutto ciò che necessita per l'aspetto emergenziale e, quindi, anche per quella sorta di affiancamento amministrativo che serve per aiutare quelle popolazioni, non appena i carteggi arrivano. Tenga però presente, per onestà intellettuale, che ciò che riguarda l'emergenza da dissesto che non sia la prevenzione ha riguardo con la Protezione civile e, quindi, non riguarda il mio Ministero, ma certamente non per questo non le ho risposto.

PRESIDENTE. Il deputato Stefano Mugnai ha facoltà di replicare per due minuti.

STEFANO MUGNAI (FI). Grazie, Ministro, e grazie anche per la prontezza della sua risposta rispetto ai fatti che sono accaduti pochi giorni fa. Noi siamo testimoni di quel territorio e rispetto a questa prova, che è stata una prova dolorosa perché ha registrato, purtroppo, anche la perdita di una vita umana e danni inimmaginabili, il territorio sta dando una risposta di grande senso istituzionale. Tutte le istituzioni, a prescindere dal colore politico, stanno lavorando h-24 per dare risposte puntuali e tempestive ai cittadini.

Ecco, puntuali e tempestive. Infatti, la variabile tempo non è una variabile secondaria e da questo punto di vista io credo che il livello regionale e locale farà tutti gli adempimenti di sua competenza - ne sono certo - in tempi strettissimi, però vi è la necessità che il Governo sia coerente rispetto a questo tipo di impostazione e lo deve fare rispetto anche alla necessità di nominare un commissario a livello di regione Toscana. Purtroppo, in altri territori abbiamo avuto eventi similari e il fatto di avere un commissario che sia un commissario che viva in Toscana ha permesso di avere una maggiore capacità di risposta e di presa in carico dei problemi. Quindi, la variabile tempo è una variabile importantissima.

Noi siamo fiduciosi che nel momento in cui arriveranno i carteggi il Governo saprà analizzare con grande senso di responsabilità la necessità di prevedere anche lo stato di calamità nazionale. La città di Arezzo è stata colpita e ferita duramente ma anche il territorio intorno come la Val di Chiana, che è un territorio che ha un'importantissima vocazione agricola e vi sono tantissime aziende che sono produttrici di frutta, che viene esportata in tutto il Paese e a livello internazionale, hanno bisogno di una risposta dal livello nazionale per poter continuare a proseguire in una vocazione economica che è assolutamente specifica e importante per quel territorio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

(Iniziative di competenza volte ad accelerare l'iter della procedura di selezione per dirigenti dell'Agenzia delle entrate, al fine di garantire l'operatività della medesima agenzia nell'attività di gestione, riscossione e contenzioso dei tributi – n. 3-00918)

PRESIDENTE. Il deputato Luca Pastorino ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-00918 (Vedi l'allegato A).

LUCA PASTORINO (LEU). Grazie, signora Presidente. Noi siamo a chiedere al signor Ministro, che ringraziamo per essere qui, di come il Ministero abbia intenzione di definire la situazione di grave paralisi che è nata da qualche anno a questa parte, a seguito della sentenza della Corte costituzionale del 2015 che ha dichiarato illegittime le nomine di mille funzionari delle agenzie fiscali e che, quindi, ha posto nel nulla alcune disposizioni normative che avevano permesso il conferimento di mansioni dirigenziali senza concorso ad alcune centinaia di funzionari delle agenzie delle entrate. Sentenza successivamente recepita dalle commissioni tributarie le quali, pertanto, hanno pressoché costantemente annullato gli atti impositivi dell'amministrazione finanziaria. Nel tempo ci sono state diverse soluzioni tampone e adesso pare che il concorso per 160 funzionari sia stato avviato, ma ci risulta essere ancora un po' macchinoso l'iter. Quindi, chiediamo, anche a fronte di potenziali mancati gettiti importanti, quali siano le intenzioni sue e del suo Ministero e come si intenda accelerare questo iter.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giovanni Tria, ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI TRIA, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Gli onorevoli interroganti sollecitano l'accelerazione di questa procedura concorsuale finalizzata al reclutamento dei 150 dirigenti di seconda fascia da destinare alla direzione degli uffici preposti alle attività operative di gestione, riscossione e contenzioso dell'agenzia delle entrate.

Al riguardo voglio precisare che il concorso pubblico è stato avviato con atto del direttore dell'agenzia delle entrate del 21 gennaio 2019 e dopo la pubblicazione del bando l'agenzia si è attivata presso l'Avvocatura generale dello Stato e presso il Consiglio di presidenza della Corte dei conti per la nomina della commissione esaminatrice, nomina nel senso che la commissione, ai sensi dell'articolo 5 del bando di concorso, dev'essere individuata nell'ambito di una rosa di soggetti scelti tra magistrati ordinari, amministrativi o contabili, avvocati dello Stato, professori di prima fascia di università pubbliche o private e dirigenti di prima fascia dell'agenzia dell'entrate, anche in quiescenza da non oltre due anni alla data di pubblicazione del bando, tra i quali è scelto, tra l'altro, il presidente. Con atto direttoriale dell'11 aprile 2019, l'agenzia ha bandito una procedura pubblica volta a nominare il presidente e il presidente supplente della commissione esaminatrice del concorso in questione, che attualmente è in corso di perfezionamento.

Una volta perfezionata la procedura e pervenuti i necessari nulla osta, si procederà rapidamente alla nomina della commissione e ai conseguenti adempimenti previsti dalla procedura concorsuale. In altri termini, stiamo cercando di accelerare: ci sono dei ritardi, purtroppo, che affliggono molte procedure pubbliche.

PRESIDENTE. Il deputato Luca Pastorino ha facoltà di replicare.

LUCA PASTORINO (LEU). Prendiamo atto della sua volontà di accelerare. Forse, non conoscevamo bene i contorni e i profili della procedura: ho preso un po' di appunti ma le tappe mi paiono molto complicate e molto molto lunghe.

Il senso dell'interrogazione è anche vedere la luce in fondo al tunnel da ormai quattro anni a questa parte e nel quale evidentemente carichi impositivi rischiano di essere annullati con problemi importanti soprattutto dal punto di vista del mancato gettito per lo Stato. Tali rischi, insomma, incombono su di noi in senso ampio ma anche sulle politiche che possiamo traguardare o su incassi di competenza che abbiamo prefigurato.

Quindi, se siamo ancora alla commissione, insomma rimaniamo un po' preoccupati e prendiamo atto comunque dell'impegno suo personale affinché il concorso per i 150 dirigenti di seconda fascia trovi completamento nel più breve tempo possibile. Già allora eravamo all'opposizione e c'era sembrata una manovra paradossale che questi mille passaggi fossero stati annullati dalla sentenza della Consulta, che però evidentemente avrà avuto le sue motivazioni. Quindi, già allora c'era l'urgenza di trovare una soluzione: oggi siamo qua a ribadirlo.

Ripeto che siamo soddisfatti della sua disponibilità e contiamo che i tempi siano i più rapidi possibile.

(Chiarimenti in merito alla proposta di nomina di Jeroen Dijsselbloem a direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, nonché in merito all'iter della riforma del Trattato sul meccanismo europeo di stabilità (Esm), anche ai fini del coinvolgimento degli organi parlamentari competenti – n. 3-00919)

PRESIDENTE. Il deputato Claudio Borghi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Molinari ed altri n. 3-00919 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Grazie Presidente, grazie signor Ministro. L'introduzione del meccanismo europeo di stabilità fu un disastro. Stiamo parlando di cifre iperboliche, sopra i 50 miliardi, su cui il Parlamento votò, a mio avviso, senza alcun tipo di contezza e fortunatamente e fieramente la Lega fu un partito che non lo votò. Ma alla fine si scoprì che praticamente l'unico scopo dell'introduzione di quel fondo fu trasferire denaro dall'Italia alle banche tedesche e francesi: 60 miliardi, non poco.

Se quello fu un danno, la riforma del MES rischia di essere la beffa perché si rischia di far sì che questi denari poi non potranno, nonostante la nostra contribuzione, mai tornare indietro perché noi non rispondiamo alle caratteristiche necessarie per prenderli.

Il regista di tutto quel periodo disgraziato fu Jeroen Dijsselbloem, il sicario dei risparmi dei risparmiatori europei, l'ideatore del metodo Cipro. A seguito di quello fu previsto che, quando ci sono interventi così importanti, il Parlamento venga tempestivamente informato di qualsiasi cosa si faccia.

Ora, dato che noi leggiamo solo sulla stampa di continui progressi nell'approvazione in sede europea del Meccanismo europeo di stabilità e dato che il mandato è quello di fermarlo in tutte le maniere…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

CLAUDIO BORGHI (LEGA). …e il mandato di fermare Dijsselbloem è buon senso, vogliamo sapere bene cos'è il punto, dove possiamo intervenire per bloccarlo e perché ad esempio a dicembre, quando c'è stato il progresso sulle trattative, non siamo stati informati.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giovanni Tria, ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI TRIA, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. In riscontro alle osservazioni e alle richieste formulate dagli onorevoli interroganti si precisa, preliminarmente, che lo scorso dicembre 2018 i Capi di Stato e di Governo avevano raggiunto un accordo di massima sull'avvio di un processo di riforma dell' European Stability Mechanism e sulle conseguenti modifiche al suo trattato istitutivo.

Tale riforma si innestava nel solco di una riflessione più ampia con il fine di completare l'Unione economica e monetaria iniziata con la relazione dei cinque Presidenti, dal titolo Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa, del giugno 2015 e, da ultimo, alimentata da un pacchetto di proposte presentate dalla Commissione a fine 2017.

In questo ambito, in concomitanza con la decisione di assegnare ad esso nuove funzioni relative al sostegno comune al fondo di risoluzione per le banche, è iniziata una riflessione su una possibile riforma dell'ESM, istituito nel 2012, le cui linee sono state successivamente definite dai capi di Stato e di Governo a dicembre 2018 sulla base delle proposte elaborate dall'Eurogruppo del 4 dicembre e già rese pubbliche.

In tale contesto, l'Eurogruppo del 13 giugno del corrente anno ha raggiunto un ampio consenso su una bozza di revisione del Trattato ESM. Tale bozza è stata, quindi, sottoposta all'Eurosummit dello scorso giugno per le opportune deliberazioni dei leader.

L'Eurogruppo ha anche preso atto dei progressi fatti sulla relativa documentazione legale precisando, tuttavia, che il lavoro sarebbe proseguito nella seconda metà dell'anno per permettere l'allineamento di tale documentazione al testo del Trattato rivisto, che pertanto non è stato ancora approvato nella sua versione definitiva.

La bozza di revisione al trattato ESM, presentata al vertice del 21 giugno, rappresenta quindi la traduzione in termini di testo normativo preliminare delle intese del dicembre 2018. Al riguardo, i leader, lo scorso giugno, hanno preso atto della bozza di revisione proposta e invitato l'Eurogruppo a continuare i lavori affinché si possa giungere ad un accordo a fine 2019 che includa, oltre alla bozza di testo del Trattato rivisto, anche la documentazione di secondo livello prevista dal Trattato stesso.

Lo statement dell'Eurosummit ha anche precisato, come richiesto dall'Italia, che nei prossimi mesi si dovrà seguire un approccio complessivo in una logica di pacchetto con riferimento ai tre ambiti delineati a dicembre scorso: revisione del Trattato ESM, introduzione dello strumento di bilancio per la competitività e convergenza e unione bancaria, incluso l'EDIS, European deposit insurance scheme.

Si precisa inoltre che, essendo la conclusione dell'accordo sul pacchetto complessivo relativo all'ESM prevista per dicembre 2019, solo a partire da quel momento potrà essere avviato il processo di ratifica che dovrà essere preceduto da una legge di autorizzazione del Parlamento ai sensi dell'articolo 80 della Costituzione.

In occasione dell'Eurogruppo dello scorso 8 luglio, dando seguito alle indicazioni dei leader, è stato quindi semplicemente confermato che dovranno continuare i lavori sul pacchetto di documenti collegati alla revisione del Trattato ESM, auspicando possibili significativi progressi entro novembre 2019. Parimenti, una continuazione dei lavori è stata chiesta sul cosiddetto budget dell'Eurozona e sull'unione bancaria.

Vorrei precisare anche che questi temi sono già stati oggetto della mia informativa del 4 luglio scorso presso le Commissioni riunite V e VI del Senato della Repubblica relativa agli esiti dei Consigli dei ministri UE Economia e Finanza di maggio e giugno 2019.

Segnalo, infine, che in seguito all'approvazione della risoluzione Molinari e D'Uva 6-00076 in data 19 giugno 2019, nella seduta n. 192, il Governo ha provveduto agli obblighi di informativa previsti dall'articolo 5, primo comma, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, trasmettendo ai Presidenti di Camera e Senato la bozza del testo rivisto del Trattato istitutivo dell'European Stability Mechanism.

PRESIDENTE. Il deputato Claudio Borghi ha facoltà di replicare per due minuti.

CLAUDIO BORGHI (LEGA). La ringrazio, Ministro. Non ho capito, però, sinceramente se noi ci siamo opposti o meno, perché è piacevole sapere questo time table, però dietro precisa sollecitazione del nostro Parlamento a me sarebbe piaciuto vedere che noi in Europa uscivamo dal summit dicendo che noi non accetteremo mai il MES.

Non so in quale maniera più esplicita dirglielo. Vogliamo dire che lo applichiamo e poi arriviamo qui in Parlamento e non lo ratificheremo? Cioè, secondo me, doveva essere detto questo. Poi, per carità, uno può fare tutta la realpolitik del mondo, però dal punto di vista dell'impostazione mi sembra - vedo qua sotto il nostro capogruppo Molinari - non c'era lei, c'era il Presidente, ma suppongo che l'interlocuzione fra il Presidente e il Ministro ci sia stata, è stato piuttosto esplicito in tal merito. Vale a dire, si è scelto di andare nell'ottica di pacchetto? Benissimo, è una bella cosa; ma se non si andrà nell'ottica di pacchetto, perché ci diranno che l'EDIS sì va bene ma ci pensiamo dopo, però al MES ci pensiamo subito, noi cosa facciamo? Approviamo subito il MES sperando che l'EDIS si approvi in seguito?

Dovrebbe essere questo molto chiaro: per noi il MES è una cosa disastrosa e non deve procedere.

Poi non ho sentito, però magari mi sono sbagliato o non ho capito io niente sulla questione Dijsselbloem, perché anche quello spetta a lei in quanto rappresentante nelle discussioni informali sul Fondo monetario internazionale, non spetta a noi. Se vogliono eleggerselo lo facciano, ma che almeno ci sia una dissociazione dell'Italia, perché questo soggetto ha fatto un disastro su tutti i risparmi degli europei (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Iniziative volte a ridurre i flussi di pagamento legati agli oneri derivanti dalle operazioni su garanzie da esposizione su contratti derivati – n. 3-00920)

PRESIDENTE. Il deputato Alvise Maniero ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00920 (Vedi l'allegato A), per un minuto.

ALVISE MANIERO (M5S). Presidente, grazie. Signor Ministro, mi rivolgo a lei riguardo ad un tema che è complesso e che cerco di riassumere e rendere trasparente, soprattutto per i cittadini che ci ascoltano, cioè quello dei derivati di Stato.

Come lei sa bene, soprattutto dalla metà degli anni Novanta, lo Stato italiano, i Governi che ci hanno preceduto hanno stipulato una serie di contratti con delle grandi banche (una di queste è Morgan Stanley, ma ce ne sono diverse), che erano fondamentalmente delle scommesse, che avevano una funzione di tutela, ma tecnicamente erano delle scommesse. Delle scommesse piuttosto rischioso e fatte a suon di miliardi, che ahimè, nell'esito non si sono rivelate fruttuose per lo Stato, perché se andiamo a vedere i risultati che ci porta l'Ufficio parlamentare di bilancio, oppure anche l'ultimo Rapporto debito sul debito pubblico che è uscito pochi giorni fa, noi vediamo che già solo dal 2006 noi abbiamo perso, per tutti gli anni, queste scommesse; e traducendo questo in miliardi, dal 2011 al 2015 sono oltre 23 miliardi persi dai cittadini italiani, e continuando fino ad oggi probabilmente la stima supera i 30 miliardi.

Quindi, in sintesi, io volevo chiederle, Ministro, intanto se è possibile ovviamente avere maggiore informazione e trasparenza su questo tema, ma soprattutto quali azioni lei può porre in essere per cercare di ridurre questa spesa per lo Stato e per i cittadini.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giovanni Tria, ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI TRIA, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. In riscontro alle osservazioni degli onorevoli interroganti relativamente al Rapporto annuale sul debito pubblico 2018, preciso che il Programma di stabilità per l'Italia, il DEF 2019, riporta per gli anni 2020 e 2021 una sostanziale stabilità della spesa per interessi in rapporto al PIL, pari al 3,6 per cento nel 2019, 3,7 nel 2020 e per il 2021. In termini assoluti, la spesa per interessi negli anni 2020 e 2021 è prevista in aumento non per effetto dei derivati, bensì in ragione della crescita previsionale dello stock del debito e dei tassi futuri all'emissione impliciti nella struttura a termine dei rendimenti sul debito italiano in essere nella fase di redazione dello stesso DEF 2019 (sono le stime forward che vengono usate nelle stime con convenzione obbligatoria).

La spesa per interessi derivanti da operazioni in derivati, che peraltro ha impatto esclusivamente sul fabbisogno di cassa dello Stato, e non sull'indebitamento, è prevista in riduzione. Nella seconda parte del DEF 2019 viene infatti indicato che il contributo dei derivati agli interessi di cassa passerà da poco meno di 3,7 miliardi di euro nel 2019 a 2,8 miliardi nel 2020 e a 2,7 nel 2021. Quindi, dal portafoglio derivati non discendono le conseguenze affermate dagli interroganti, come risulta dalle stesse fonti indicate e da altri documenti pubblici.

Del resto, come ho avuto modo di ribadire in numerose circostanze con riferimento alla gestione del rischio di tasso d'interesse, le operazioni derivate del Tesoro sono volte a fissare, a medio-lungo termine, almeno per la parte di debito nozionale sottostante, un determinato livello di tasso d'interesse, proprio con l'obiettivo di contribuire a stabilizzare la spesa per interessi, e in tale ottica esse vanno inquadrate.

Peraltro, tra la fine del 2018 e la fine del 2021 il portafoglio derivati diminuirà, per le naturali scadenze, di circa 19 miliardi, e tale effetto di stabilizzazione si ridurrà in misura proporzionale. Alla riduzione potrebbe contribuire anche un'eventuale risalita dei tassi monetari della zona euro, dal momento che il Tesoro in larga parte delle operazioni derivati riceve un flusso indicizzato all'Euribor. Tutto ciò a meno che non si proceda ad una ripresa delle attività di trasformazione dei tassi variabili in tassi fissi mediante swap di tasso di interesse nel prossimo futuro, segnalando il fatto però che la prevista collateralizzazione delle nuove operazioni rende più vantaggiose le condizioni di tali operazioni.

Si deve infatti ricordare che a partire dal 2007 non si sono aperte nuove posizioni in derivati, in discontinuità rispetto al passato. Da tale anno si sono attivati alcuni cross-currency swap per la copertura del rischio di cambio delle emissioni in valuta che si andavano disponendo, e si è proceduto alla ristrutturazione di operazioni esistenti.

Infine, a proposito del suggerimento circa l'opportunità di richiedere alle controparti con cui sono stati sottoscritti accordi di collateralizzazione di posizioni in derivati esistenti, ai sensi del decreto “garanzie”, la restituzione della credit charge, si fa notare che ciò è espressamente previsto dal decreto stesso, il quale stabilisce il versamento al Tesoro di un beneficio in considerazione della riduzione del rischio di credito per la controparte. Dell'attuazione di tale previsione normativa si dà conto proprio nel citato Rapporto sul debito pubblico.

PRESIDENTE. Il deputato Alvise Maniero ha facoltà di replicare, per due minuti.

ALVISE MANIERO (M5S). Presidente, grazie. Grazie, Ministro, apprezzo il tentativo di riassumere anche in pochi minuti così tanti contenuti, questo va assolutamente riconosciuto. È un'ottima notizia che vengano stimati al ribasso, e quindi discendenti, i costi per i prossimi anni di questi contratti. Devo dire che è per me anche in parte una sorpresa, perché ero convinto che buona parte di questi - anche basandomi sulle dichiarazioni che erano agli atti della precedente legislatura, rilasciate in indagini conoscitive all'epoca dalla dottoressa Cannata, che era responsabile di quel settore del MEF - erano stati stipulati per garantire lo Stato rispetto alla prospettiva di un rialzo dei tassi; che ovviamente non c'è stata, anzi c'è stata la diminuzione, e continua a verificarsi. Però, questi che ci porta sono dati confortanti, quindi noi continueremo a vigilare su tali andamenti.

Assieme a lei, io penso di potermi augurare ovviamente sempre maggiore trasparenza e attenzione su un tema, che, al di là delle previsioni positive, di cui prendiamo atto, è costato e comunque ancora costerà ai cittadini italiani una rilevantissima entità di denaro, la cui mole annuale si può paragonare a quella per alcuni anni del costo del reddito di cittadinanza, tanto per capirci, e quindi è veramente un tema concreto.

Grazie mille e le auguro buon lavoro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative volte alla disapplicazione degli indici sintetici di affidabilità per l'anno d'imposta 2018 – n. 3-00921)

PRESIDENTE. Il deputato Riccardo Zucconi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-00921 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

RICCARDO ZUCCONI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, premesso che dal 1° gennaio 2019 per circa 3 milioni e mezzo di imprese è scattata l'applicazione degli indici sintetici di affidabilità, in sostituzione degli studi di settore, come metodo per misurare l'adeguatezza degli importi dichiarati al fisco; che nell'applicazione degli ISA si stanno verificando gravi ritardi, e, non ultime, alcune anomalie relative al software di elaborazione; che le associazioni dei dottori commercialisti hanno già ripetutamente chiesto di disapplicare gli indici per il periodo d'imposta 2018; visti i consistenti danni erariali ormai già determinati, e visto infine che il Vice Ministro dell'Economia e delle finanze Garavaglia ha definito gli ISA uno strumento inutile che verrà presto abrogato; per sapere se non ritenga opportuno, alla luce delle criticità segnalate in premessa, adottare le opportune iniziative volte alla disapplicazione degli indici sintetici di affidabilità per l'anno d'imposta 2018, rendendo facoltativa la compilazione dei modelli ISA stessi.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giovanni Tria, ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI TRIA, Ministro dell'Economia e delle finanze. Presidente, giova preliminarmente osservare che gli indici sintetici di affidabilità, questi ISA, sono gli indici che l'amministrazione finanziaria ha messo a punto con la collaborazione delle categorie interessate, al fine di favorire l'emersione spontanea delle basi imponibili, stimolare l'assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti esercenti attività di impresa, arti o professioni e rafforzare la collaborazione tra questi e l'Agenzia delle entrate.

L'adempimento dichiarativo in tema di ISA si è molto semplificato rispetto al passato: infatti, i modelli ISA approvati per il periodo d'imposta 2018, paragonati ai modelli studi di settore approvati per l'annualità 2015, mostrano una rilevante contrazione delle informazioni richieste.

Tale percorso di semplificazione rappresenta peraltro solo un primo passo verso una più consistente riduzione degli adempimenti, posto che il cosiddetto “decreto crescita” ha previsto che, a partire dal periodo d'imposta 2020 e dai modelli da utilizzare per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione di questi indici, saranno esclusi i dati già contenuti negli altri quadri dei modelli di dichiarazione previsti ai fini delle imposte sui redditi.

Inoltre si evidenzia che, rispetto a strumenti di accertamento in essere nel passato, quali gli studi di settore, è ora previsto un sistema di regole premiali che accompagna i contribuenti soggetti alla dichiarazione ISA che conseguano punteggi di affidabilità elevati.

Qualora dunque si prevedesse un'applicazione depotenziata dello strumento ISA, si determinerebbe un indesiderabile effetto di penalizzazione proprio per i contribuenti più virtuosi e un altrettanto non desiderabile effetto premiante per i soggetti con minore affidabilità fiscale; in particolare, i primi si vedrebbero privati della possibilità di accedere ai rilevanti benefici premiali previsti dalla norma istitutiva dell'ISA, mentre i secondi non sarebbero adeguatamente individuati ai fini dell'analisi del rischio di evasione fiscale, rispetto alla quale gli ISA costituiscono un efficace strumento, utile a definire specifiche strategie di controllo.

Tale ultima attività rischierebbe pertanto di rivolgersi indistintamente a tutta la platea dei contribuenti, in essa compresi i contribuenti più virtuosi.

Considerati i ritardi e i disagi che, con riferimento agli ISA, hanno riguardato i contribuenti e gli operatori del settore, nel cosiddetto “decreto crescita” è stata disposta la proroga al 30 settembre 2019 dei termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi Irap e Iva in scadenza dal 30 giugno al 30 settembre (la proroga).

Tale proroga ha interessato i soggetti per i quali sono stati approvati gli ISA, compresi quelli a cui si applica il regime forfettario, il regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile, nonché i lavoratori in mobilità e coloro che determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfettari.

In conclusione, gli ISA rappresentano una metodologia volta a definire il grado di affidabilità e compliance di imprese e professionisti, riconoscendo, sulla base di specifici parametri, alcuni benefici premiali.

Possono dunque essere considerati un'evoluzione rispetto ai precedenti strumenti accertativi, indicativi del nuovo rapporto tra fisco e contribuente, prevedendo informazioni molto più accurate rispetto agli studi di settore.

Non farli entrare in vigore e riesumare i vecchi studi di settore sarebbe, anche per ammissione delle categorie professionali coinvolte, un passo indietro rispetto al più innovativo sistema di compliance. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Grazie a lei.

Il deputato Francesco Acquaroli, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.

FRANCESCO ACQUAROLI (FDI). Grazie Presidente. Signor Ministro, noi con questa interrogazione non abbiamo chiesto la reintroduzione degli studi di settore, ma, anche prendendo spunto dalle dichiarazioni del suo Vice ministro Garavaglia, che dichiarava questi ISA assolutamente inutili, anche alla luce dell'introduzione della fatturazione elettronica e dell'invio telematico dei corrispettivi, abbiamo preso spunto per dire di ritenere, per l'anno 2018, facoltativi gli stessi ISA, perché ci sono dei problemi e per questi problemi noi non siamo soddisfatti della sua risposta, problemi che sono inerenti alla fase di incertezza nell'applicazione degli ISA, dal mancato funzionamento del software e soprattutto a quelli che sono i ritardi che si sono verificati, le carenze della struttura dell'Agenzia delle entrate, che hanno portato e portano, sempre nei confronti del contribuente, il danno, un atteggiamento vessatorio e un atteggiamento di rincorrere quelli che sono i cambiamenti dello Stato.

Noi non pensiamo che questo atteggiamento possa essere giusto, non lo riteniamo giusto perché il contribuente è vessato due volte, in quanto, dai primi indici, in alcuni casi addirittura per chi era congruo con gli studi di settore, risulta con un voto molto basso da parte degli ISA.

Questo (il voto basso) comporta un elemento che potrebbe poi sottoporre lo stesso contribuente ad accertamenti.

Questa disparità, questa mancata funzionalità può sicuramente essere ritardata a garanzia del contribuente, a garanzia della credibilità delle istituzioni e anche a garanzia di non far pagare chi paga sempre e in maniera anche diciamo sperimentale, perché questa fase - è quello che noi riteniamo - è quasi un esperimento fatto a danno sempre del contribuente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative di competenza volte a proporre in ambito europeo l'apertura di una linea di finanziamento a favore della macroregione alpina Eusalp – n. 3-00922)

PRESIDENTE. La deputata Manuela Rossini ha facoltà di illustrare per un minuto la sua interrogazione n. 3-00922 (Vedi l'allegato A).

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Gentile Ministro, si sta trattando con l'Unione europea la nuova programmazione dei fondi 2021-2027, in base alla quale il nostro Paese dovrebbe avere più fondi per le regioni, quindi innanzitutto, nell'ambito di questa trattativa, sarebbe importante si valutasse che i programmi POR regionali non si sovrapponessero a quelli nazionali, per lasciare alle regioni la gestione dei propri fondi, come stanno chiedendo.

Poi, vista la ripartizione - alle regioni del Nord giunge il 20 per cento - diventa molto importante e strategica la macroregione Eusalp, a cui il nostro Paese partecipa con ben 8 regioni e province autonome, senza però avere né norme né fondi specifici per l'attuazione delle politiche sovranazionali.

Le chiedo quindi, Ministro, per quanto di competenza, se non intenda adottare iniziative per proporre, in ambito europeo, l'apertura di una linea di finanziamento dedicata per lo spazio alpino, al fine di attuare politiche sovranazionali su temi oggi che sono in effetti di livello macroregionale.

PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha facoltà di rispondere.

ENZO MOAVERO MILANESI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Signora Presidente, l'iniziativa detta Eusalp rappresenta una delle forme di coordinamento interregionale a livello dell'Unione europea.

Queste forme di coordinamento esistono in vari punti dell'Unione, coinvolgono varie regioni e sono fondate sostanzialmente, tra le altre cose, sul principio che non devono determinare l'emanazione di nuove regole né di nuovi assetti istituzionali né di nuovi fondi o finanziamenti.

Di conseguenza, gli elementi di finanziamento regionale e interregionale a cui fa riferimento la parlamentare potranno essere e dovranno essere curati, come lei stessa ha detto, nell'ambito del negoziato sul nuovo quadro finanziario 2021-2027, così come viene fatto nell'ambito dell'attuale quadro di bilancio europeo, quello che copre fino al 2020.

Rispetto a questo risultato, cioè ad avere fondi regionali sufficienti e disponibili, c'è l'impegno del Governo e l'attenzione nell'ambito proprio della trattativa per il nuovo quadro di bilancio 2021-2027.

PRESIDENTE. La deputata Manuela Rossini ha facoltà di replicare per due minuti.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Grazie Ministro per l'impegno che si sta prendendo di portare avanti questa attenzione richiesta sui nostri fondi a livello regionale.

Ecco, mi preme però sottolineare questa cosa, che la macroregione alpina è tra le esperienze più avanzate di coordinamento transnazionale e che dal 2013 sta progettando insieme - parlo di 4 Stati, 38 regioni - politiche sovranazionali che, solo a questo livello, si possono mettere in atto ed essere incisive.

Parlo di politiche legate al clima, alla competitività di uno spazio che ha caratteristiche - spazio alpino - e che ha un impatto forte (l'impatto climatico, la competitività, l'innovazione e la green economy).

Diciamo che, per essere incisive, le politiche vanno attuate insieme.

Senza una linea di finanziamento o comunque senza poter avere accesso nella fase di progettazione, si rischia che i progetti più ambiziosi e più importanti non possano essere attuati e quindi si svilisce un livello che fa intravedere il futuro dell'Europa, che è un'Europa che aggrega il lavoro a livello anche transnazionale.

Tra l'altro, provengo da una regione ove - le posso dire - il costo che ha l'essere una regione di confine è ancora molto alto, pensiamo solo alla fatica di armonizzare sistemi amministrativi diversi. Pertanto, è uno spazio alpino al cui livello si possono sperimentare politiche di livello europeo. Le chiedo se può portare questa richiesta, che avviene, di ripensare la gestione di questo modello.

(Chiarimenti in ordine alle modalità di assistenza prestate dall'ambasciata italiana al signor Savoini in occasione delle missioni governative effettuate a Mosca il 16 luglio 2018 e il 17 ottobre del 2018 – n. 3-00923)

PRESIDENTE. Il deputato Ivan Scalfarotto ha facoltà di illustrare l'interrogazione Quartapelle Procopio ed altri n. 3-00923 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

IVAN SCALFAROTTO (PD). Grazie, Presidente. Signor Ministro, buonasera. La chiamiamo qui per rispondere a una domanda molto semplice. Il Vicepresidente del Consiglio, Salvini, pur essendo il Ministro dell'Interno, ha una densa agenda internazionale, almeno per quanto riguarda la Russia. Ci è andato più volte di lei: Salvini ci è andato due volte, mentre lei soltanto una, da quando è Ministro degli Affari esteri. Si tratta delle visite del 16 luglio e del 17 ottobre. Il 16 luglio sappiamo che Savoini era lì, a Mosca, quando Salvini ha incontrato il suo omologo, perché ci sono le fotografie. Il 17 ottobre c'è questa visita a Confindustria Russia, sappiamo che c'è una cena tra Savoini e Salvini il 17 e poi il famosissimo incontro del Metropol il 18. Quello che le chiediamo è semplice: sapevate che Savoini era lì? Che cosa ci faceva? Che assistenza gli avete dato? Era parte della delegazione? Insomma, vorremmo capire quale aiuto l'ambasciata di Mosca ha dato per avere questo Savoini nelle delegazioni ufficiali e che cosa ci facesse.

PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha facoltà di rispondere.

ENZO MOAVERO MILANESI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, signora Presidente. Mi riferisco prima alla visita ufficiale del Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell'Interno a Mosca, il 15 e 16 luglio 2018. L'ufficio di protocollo del Ministero dell'Interno ha comunicato all'ambasciata d'Italia a Mosca, l'11 luglio 2018, un'integrazione della delegazione con la presenza del signor Savoini. L'ambasciata ha provveduto - come da prassi in questi casi - a notificare alle autorità russe la composizione integrata della delegazione. Il signor Savoini non ha chiesto, né ha ricevuto alcuna assistenza da parte dell'ambasciata durante questa visita, che è stata - come di consueto accade - assistita dal protocollo, dal cerimoniale della Federazione Russa. L'ambasciata si è, tuttavia, limitata ad ospitare, nel pomeriggio del giorno 15 luglio, un incontro del Ministro con i corrispondenti italiani in Russia, al quale ha assistito la sua intera delegazione. Mi riferisco poi alla visita del Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell'Interno a Mosca, del 17 ottobre 2018, anche evocata dal parlamentare interrogante. Questa visita si svolgeva a seguito di un invito della annuale assemblea generale della Confindustria Russia, che è l'associazione delle aziende italiane operanti nella Federazione Russa. Il signor Savoini non figurava nella lista degli accompagnatori notificata all'ambasciata, di conseguenza l'ambasciata non ha fatto altro, né ha prestato assistenza, come nel caso precedente.

PRESIDENTE. La deputata Lia Quartapelle Procopio ha facoltà di replicare, per due minuti.

LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD). Grazie, signor Ministro, delle informazioni puntuali. A noi spiace di vedere la Farnesina sostanzialmente ridotta a una comparsa di due visite che sono state molto importanti. Non c'è stato alcun coinvolgimento della Farnesina nella prima visita, una visita in cui, con sgomento, noi abbiamo visto un personaggio senza titoli sedersi in una stanza con il Ministro dell'Interno russo, a parlare di sicurezza nazionale senza che lui ne avesse i titoli, e sgomenta ancora di più che la Farnesina non sapesse che c'era un figuro del genere di Savoini vicino al Ministro nei giorni del 17 e del 18 ottobre, quando c'è stato questo accordo tra Savoini e dei personaggi russi per chiedere un sostegno elettorale alla Lega.

A noi piacerebbe molto vedere una politica italiana con la schiena dritta nei confronti della Russia. Sono di questi giorni notizie di più di 1.300 arresti di manifestanti pacifici nel centro di Mosca, che manifestavano contro una decisione di invalidare la presenza dei candidati indipendenti alle elezioni. E ci dispiace molto che la Farnesina, su questo, così come sulle visite del Ministro Salvini, non dica nulla.

Riteniamo che la Russia sia un Paese con cui l'Italia deve avere un dialogo fermo, chiaro sui principi. Vorremmo vedere il nostro Ministero degli Affari esteri essere presente sulla politica estera con questo Paese e non semplicemente limitarsi a dare delle informazioni - come ha fatto lei oggi - di complemento. Vorremmo sentire una voce di politica estera e non lasciare le nostre relazioni con la Russia nelle mani di un personaggio come Savoini, di cui il Governo ancora non chiarisce né qualifiche, né titoli, per partecipare ad incontri riservati (Applausi Partito Democratico).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16.

La seduta, sospesa alle 15,45, è ripresa alle 16.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Amitrano, Battelli, Brescia, Cancelleri, Colletti, Comaroli, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Fraccaro, Frusone, Gallo, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Lorenzin, Molinari, Parolo, Rizzo, Paolo Russo, Saltamartini, Schullian, Sisto, Vitiello e Zoffili sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente ottantasei, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori.

EMANUELE FIANO (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO (PD). La ringrazio, Presidente. Vorrei ricordare, con il suo permesso, a cento anni dalla nascita, un maestro di tutti noi, senza distinzioni tra noi un maestro nel senso più profondo della parola, che fu schiavo dove lo fu anche mio padre, nel campo di sterminio di Auschwitz, e lo vorrei ricordare unicamente con le sue parole di una poesia molto celebre e molto importante. “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi”. Grazie, Primo, per averci fatto leggere le tue parole eterne, come monito per tutti noi, per ogni futuro (Applausi).

Seguito della discussione delle mozioni Quartapelle Procopio ed altri n. 1-00230, Valentini ed altri n. 1-00233, Lollobrigida ed altri n. 1-00234 e Zoffili, Cabras ed altri n. 1-00235, concernenti iniziative, in ambito internazionale ed europeo, per il perseguimento dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal cosiddetto Daesh, con particolare riferimento alle minoranze religiose in Iraq e Siria.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Quartapelle Procopio ed altri n. 1-00230, Valentini ed altri n. 1-00233, Lollobrigida ed altri n. 1-00234 e Zoffili, Cabras ed altri n. 1-00235, concernenti iniziative, in ambito internazionale ed europeo, per il perseguimento dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi dal cosiddetto Daesh, con particolare riferimento alle minoranze religiose in Iraq e Siria (Vedi l'allegato A).

Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 29 luglio 2019 e nella quale è intervenuto il rappresentante del Governo, sono state presentate le mozioni Valentini ed altri n. 1-00233, Lollobrigida ed altri n. 1-00234 e Zoffili , Cabras ed altri n. 1-00235, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.

(Parere del Governo)

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.

GIANLUCA VACCA, Sottosegretario di Stato per i Beni e le attività culturali. Grazie, Presidente. Sulla mozione Zoffili, Cabras e d altri n. 1-00235, il parere è favorevole. Il parere è contrario su tutte le altre mozioni.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tasso. Ne ha facoltà.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Stiamo parlando del Daesh o Isis, che dir si voglia, cioè di un gruppo politico militare islamico, insediato principalmente in Medioriente, in particolare in Siria e in Iraq, i cui membri professano un credo religioso estremista, usano la violenza brutale per imporre la legge islamica al territorio che controllano.

Stiamo parlando di un'organizzazione che tenta di attuare un progetto di egemonia jihadista salafita, che punta a ridisegnare il Medioriente, concentrandosi sul ritorno ad una fantomatica purezza originaria dell'Islam, per resistere alle pressioni militari, economiche e culturali esercitate dall'Occidente. L'Isis o Daesh, promuove la jihad, la guerra santa, attraverso una inaudita violenza religiosa contro coloro che, non seguendo questi principi, sono considerati infedeli.

Non è la prima volta che il mondo registra e subisce conflitti causati dal fattore religioso, divenuto diffusa ideologia estremizzante e, quindi, motivo di accesa intolleranza a tutti i livelli sociali. Le istituzioni politiche temporali e religiose si sono sempre schierate in campi contrapposti e non solo per convinzioni derivanti dall'applicazione del proprio credo, ma anche, più frequentemente e verosimilmente, per consolidare il loro potere secondo i loro progetti politici. Anche in questo caso vi sono atteggiamenti di efferata intolleranza verso chiunque non solo esprima una diversa confessione religiosa, ma che possa essere anche lontanamente riconducibile non soltanto ad un'idea di religione, ma anche ad un diverso stile di vita.

Nulla di nuovo sotto il sole: mondo era, mondo è e mondo sarà. Necessariamente, però, cambia il modus operandi. La tecnologia offre possibilità diverse di comunicazione e, quindi, di reclutamento ma, sostanzialmente, il disprezzo per la vita umana e per le cose materiali è sempre funzionale agli obiettivi preposti. Mentre, da una parte, si distruggono monumenti di inestimabile valore, per darsi, come dire, una parvenza di intransigenza, dall'altra, invece, si ricavano sostegni finanziari anche dalla vendita di opere d'arte di cui si è venuti in possesso durante l'espansione territoriale. Al momento, nonostante le sconfitte militari e la perdita di controllo dei territori, Daesh rappresenta sempre una terrificante minaccia per il mondo intero, per questo e per tanti altri motivi, la componente MAIE del gruppo Misto voterà favorevolmente alla mozione di maggioranza…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio, c'è un intervento in corso…

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Come dicevo, la componente MAIE voterà favorevolmente alla mozione di maggioranza; a titolo personale, voterò favorevolmente a tutte le mozioni esaminate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Tondo. Ne ha facoltà.

RENZO TONDO (MISTO-NCI-USEI). Grazie, Presidente. Sarebbe stato veramente interessante se il rappresentante del Governo ci avesse detto per quali ragioni non vengono accolti gli ordini del giorno presentati dalle minoranze, perché mi pare che siano ordini del giorno di buon senso; anzi, annuncio subito che per quanto riguarda il nostro gruppo, il gruppo Noi con l'Italia-USEI, ci sarà il voto favorevole su tutti gli ordini del giorno e sarebbe stato assolutamente auspicabile che ci fosse una posizione comune su un tema così importante. Sarebbe stato un bel messaggio, ma così non è e ne prendiamo atto; ne prendiamo atto, purtroppo senza capire le ragioni per cui il Governo ha fatto questa scelta che, francamente, non comprendiamo.

Nel merito, come diceva poc'anzi il collega Tasso, Daesh è stato sconfitto sul territorio, ma l'idea del califfato è ancora purtroppo molto presente in molte cellule attive in Europa e sta crescendo in maniera smisurata nell'Africa subsahariana, con le propaggini nate dopo la sconfitta di Daesh; è come un fenomeno carsico difficile da individuare. In questi anni, i crimini perpetrati dai militanti dell'Isis sono stati di un orrore inimmaginabile. Chi ha un po' di forza d'animo o l'ha avuta, può ancora andare su Internet e trovare immagini straordinariamente d'orrore; a me ha colpito molto la processione dei 21 egiziani, cristiani copti, trascinati sulle sponde del Mar Rosso e decapitati contemporaneamente, in modo che il colore del sangue raggiungesse o comunque materialmente potesse significare lo spargimento verso il Mediterraneo, verso le nostre coste. Questo, come ricordava poc'anzi il collega, attraverso una terribile propaganda mediatica, che è la vera forza su cui l'Isis si è mosso in questi anni.

Così come non possono richiamare, le situazioni del genocidio armeno, le vicende che hanno avuto a che fare con gli stupri etnici che sono stati perpetrati nei confronti delle donne cristiane, delle donne yazide in questi Paesi.

Credo che lo stupro etnico debba essere sempre di più considerato un crimine di guerra. Io ho un ricordo personale, all'epoca in cui mi occupavo della mia regione, di aver contattato delle donne musulmane di Mostar che erano state violentate e stuprate dai serbi - ma la situazione poteva essere ribaltata in qualsiasi parte dell'ex Jugoslavia -, con situazioni terribili di donne che portavano lo sfregio nella propria anima per tutto il resto della vita. Non può esserci, rispetto a questo, che una presa di posizione collettiva. Un'esigenza etica dei Paesi civili deve provvedere ad individuare una modalità di valutazione e di condanna di queste azioni, che vanno ben al di là delle pur terribili operazioni di guerra. Questi sono crimini contro l'umanità. Siamo all'orrore di forme di odio etnico e religioso che nel nostro Paese, nella nostra civiltà non possiamo assolutamente accettare.

È necessario che l'Occidente se ne faccia carico, anche se il terrorismo è ancora presente, in parte diminuito, soprattutto nel nostro Paese. Io credo che vada dato merito anche al servizio di intelligence del nostro Paese il fatto che abbiamo avuto situazioni certamente meno sfavorevoli rispetto alla Francia, alla Germania, al Belgio e all'Olanda, che ci richiamano situazioni, dal Bataclan in poi, assolutamente difficili. Credo che la difesa dei cristiani perseguitati debba essere un nostro compito; e non solo, anche degli yazidi.

Dobbiamo combattere la radicalizzazione, che è il vero tema culturale rispetto a cui ci troviamo di fronte, ma soprattutto dobbiamo trovare le modalità per punire questi crimini di guerra, le modalità che ha trovato, per esempio, Norimberga, in una situazione assolutamente difficile. Ricordo, a chi avesse la volontà di studiare quegli argomenti, come Norimberga avesse delle difficoltà giuridiche perché ogni Stato di diritto tutelava le proprie persone e, quindi, era difficile mettere insieme relazioni di diritto internazionale comune, eppure si è fatto, perché il diritto naturale, che prevede la tutela della persona, deve venire prima di questo.

Concludo, Presidente, auspicando che il nuovo Parlamento europeo e, in generale, la comunità internazionale trovino le condizioni per individuare un percorso che sia comune a tutti e che possa fare in modo che questi crimini vengano condannati per quelli che sono: crimini gravissimi, crimini di guerra, crimini contro la persona.

In questo spirito unitario, che non c'è purtroppo in quest'Aula, il voto del nostro movimento sarà a tutte e quattro le mozioni, come sono state presentate, perché ci sono pezzi di verità dappertutto, e credo che sia bene dare segni di unità rispetto a un tema che non dovrebbe vedere divisioni di carattere ideologico (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI).

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.

La seduta, sospesa alle 16,15, è ripresa alle 16,20.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.

LAURA BOLDRINI (LEU). Grazie, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi deputati, quella di Nadia Murad è una storia drammatica, una storia di dolore e di violenza, ma anche una storia di riscatto. Venne rapita nel 2014, quando aveva soltanto 21 anni, da miliziani dello Stato islamico; venne rapita nel suo villaggio, nell'Iraq settentrionale.

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi, colleghi di Forza Italia!

LAURA BOLDRINI (LEU). Grazie, signor Presidente, anche perché, colleghi e colleghe, stiamo parlando di una situazione che dovrebbe interessare tutta l'Aula. Sto cercando di attrarre l'attenzione sulla storia di una giovane donna che nel 2014 venne rapita appunto dal Daesh, che è stata segregata e che è stata sottoposta agli abusi più brutali, e questo per tre lunghi mesi. Poi Nadia riuscì miracolosamente a fuggire, e da quel momento ha fatto una scelta importante, cioè di impegnarsi per il rispetto dei diritti umani del suo popolo, la comunità yazida, e nel 2018 ha ricevuto per questo suo impegno il premio Nobel per la Pace. Io ho conosciuto Nadia Murad nella scorsa legislatura, signor Presidente, quando fu ospite di questa Camera, ma poi è tornata recentemente a trovarci, il 13 giugno scorso, per una audizione presso la Commissione esteri. Ebbene, ci ha raccontato anche in quell'occasione, in Commissione esteri, con grande lucidità, la persecuzione del suo popolo da parte del cosiddetto Stato islamico e le sofferenze che ancora patisce la sua gente, nonostante la sconfitta militare importante, ma non ancora definitiva, subita da Daesh. Ma, rispondendo con attenzione e chiarezza alle nostre domande, ci ha anche detto che la sua gente si sente ancora sola, si sente ancora abbandonata, innanzitutto dal Governo iracheno, ma anche dalla comunità internazionale.

Per questo considero importante e positiva la mozione che ha come prima firma quella della collega Quartapelle, che ha stimolato questa nostra discussione e che chiede impegni precisi al Governo italiano. Quello contro gli yazidi è stato, senza mezzi termini, un vero e proprio genocidio, inteso come metodico sterminio di un intero gruppo etnico e religioso. Così, signor Presidente, è considerato e viene definito dalla Convenzione dell'ONU del 1948 e dall'articolo 6 dello Statuto della Corte penale internazionale, firmato a Roma il 17 luglio 1998, di cui veramente serbo una bellissima memoria - fu una giornata importante per tutti noi che operavamo nel settore umanitario e per il nostro Paese -, e così è stato richiamato, signor Presidente, nel rapporto della Commissione internazionale indipendente sulla Siria istituita dal Consiglio dei diritti umani dell'ONU nel 2011. E chi mette in atto, vede, un genocidio utilizza sempre gli stessi mezzi, ovunque nel mondo, signor Presidente: omicidio di massa, trasferimenti forzati di popolazione, quindi sradicamento dal territorio, stupri etnici in larga scala. Dell'uso dello stupro etnico come arma di guerra e di sterminio io ne ho avuto testimonianza, purtroppo, quando lavoravo per le Agenzie delle Nazioni Unite, e mi è capitato di raccogliere testimonianze di donne che avevano subìto quella sorte in Ruanda, nella ex Jugoslavia, in Kosovo. I racconti che ho ascoltato dalle vittime di questa pratica devastante descrivevano delle violenze talmente efferate, colleghe e colleghi, che non si può immaginare che possano essere praticate da esseri umani. Vi assicuro, è qualcosa di al di là dell'immaginazione.

La persecuzione delle minoranze etniche e religiose è stato un obiettivo perseguito in modo programmatico dai miliziani di Daesh, contro gli yazidi, come abbiamo detto, e contro altre minoranze religiose, prima fra tutte quella cristiana. Le atrocità, Presidente, sono state commesse nei territori dell'Iraq e della Siria; ecco, in quell'Iraq - vale la pena ricordarlo a quest'Aula - che nel 2003 venne investito da una guerra orchestrata dall'allora Amministrazione americana sulla base della prima grande fake news della storia moderna, e cioè che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa; cosa che si rivelò successivamente del tutto infondata e inventata, bastava conoscere l'Iraq, signor Presidente. Una guerra in cui, a differenza di altri Paesi europei, si fece trascinare anche l'Italia e nella quale persero la vita tante, tante persone, anche tanti nostri giovani militari e anche civili. È da allora, è da allora che l'Iraq non conosce una vera pace.

In Siria quella che iniziò come una primavera mossa da valori di libertà e di laicità, a cui avevamo creduto, signor Presidente, si trasformò via via in una guerra per procura da parte di potenze straniere; una guerra che ha devastato città che sono patrimonio dell'intera umanità, che ha causato sei milioni di rifugiati nei Paesi confinanti! Un numero enorme di vittime civili, e nella quale sono stati usati ogni genere di armamenti, ogni genere! Quelli di distruzione di massa sono anche stati usati.

Bene fa dunque la mozione Quartapelle, da questo punto di vista, a ricordare che in Siria si sono macchiati di crimini contro l'umanità anche il regime di Assad e quei Paesi stranieri che hanno utilizzato milizie fondamentaliste per accrescere la propria influenza!

La vera pace, la vera pace, ammoniva Giovanni Paolo II, è frutto della giustizia, e finché non avranno giustizia quanti hanno conosciuto sulla propria pelle cosa significano le parole genocidio, tortura, stupri, deportazioni forzate, ecco, quelle terre non avranno pace; non avranno pace, se non ci sarà giustizia. Non s'è mai visto che chi è autore di questi crimini così efferati possa rimanere lì dove sta! E si ritorni, business as usual, come se nulla fosse accaduto. Non è mai avvenuto, signor Presidente. Fare giustizia, dare giustizia è un dovere persino morale che deve sentire sulla propria pelle la comunità internazionale.

E, allora, è giusto che i risultati del team investigativo promosso dalle Nazioni Unite vengano portati dinanzi alla Corte penale internazionale o che siano alla base della costituzione di un tribunale ad hoc. L'Italia deve assumere con determinazione questa iniziativa, come fece proprio per la Corte penale internazionale, il cui trattato - l'ho detto prima - venne istituito qui a Roma, con una cerimonia in Campidoglio, nel 1998. Assumere un'iniziativa di così alto valore civile e giuridico da parte del Governo italiano può essere anche l'occasione per fare in modo che l'Italia esca dalla condizione di isolamento e di marginalità nella quale si trova oggi e recuperi – recuperi – un ruolo da protagonista sullo scacchiere internazionale. E invece no, signor Presidente, abbiamo sentito il sottosegretario dare parere contrario a tutte le mozioni che ambivano a riportare giustizia e a far sì che l'Italia avesse un ruolo in questo! Ha detto “no”, parere contrario! È chiedere troppo, sottosegretario, di avere un'iniziativa politica sullo scacchiere internazionale, laddove non si capisce che cosa stiamo facendo e a traino di chi stiamo andando? Ecco, gradirei avere da lei qualche riscontro in merito a questo.

E comunque, signor Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo di Libere e Uguali alla mozione Quartapelle (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

GENNARO MIGLIORE (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GENNARO MIGLIORE (PD). Grazie, Presidente. Mi rivolgo direttamente a lei, per segnalare un'anomala gestione, a nostro giudizio, di quanto sta accadendo nella I Commissione, che oggi, e sottolineo oggi, ha iniziato la discussione sul provvedimento di riforma costituzionale relativo al taglio dei parlamentari.

La vicenda, che poi magari potrà essere anche più ricostruita nei dettagli dagli uffici a cui lei potrà accedere, prevede che nell'ultimo ufficio di presidenza, nel penultimo ufficio di presidenza, la settimana scorsa, non era neanche stata iscritta all'ordine dei lavori. Successivamente, fu convocato ad horas un ufficio di presidenza nel quale si disse: incardiniamo prima della chiusura estiva il provvedimento in quanto tale. Stamattina abbiamo iniziato la discussione sulle linee generali e, a un certo punto, si è convocato un ulteriore ufficio di presidenza per dire che bisognava concludere oggi la discussione sulla riforma costituzionale. L'obiezione posta da più gruppi, le varie obiezioni poste da più gruppi, in particolare: primo, per quale motivo questa discussione non poteva essere annunciata e magari messa a disposizione di chi ci ascolta fuori con la Web TV; secondo, sulla natura della decisione dovrà pronunciarsi ogni gruppo, e quindi noi, legittimamente, chiediamo una riunione di gruppo per discutere di questa materia; terzo, il fatto che si riprenda il 9 settembre, così come previsto, credo, dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, non impedisce che il 9, il 10 settembre, ma anche la settimana precedente, possa continuare una discussione, senza strozzare i tempi.

Noi non abbiamo capito cosa significhi questa chiusura repentina, peraltro decisa sempre con lo stesso metodo della forza dei numeri all'interno della Commissione. Noi abbiamo semplicemente detto: facciamo una discussione più distesa, magari dedicando un'intera seduta; altrimenti dovremmo fare cosa, riunire il nostro gruppo nella sede della Commissione, per poter decidere l'orientamento che dovremo assumere?

Anche il fatto di non aver previsto - un ulteriore, dal mio punto di vista, sbrego istituzionale - un ulteriore ciclo di audizioni riguarda la natura specifica del provvedimento costituzionale, perché, come lei sa meglio di me, un provvedimento costituzionale prima di tutto deve avere la maggioranza assoluta dei componenti, e, nel caso in cui abbia la maggioranza qualificata, non necessita di un eventuale referendum confermativo. Insomma, è una materia complessa, rispetto alla quale i gruppi hanno tutto il dovere, oltre che il diritto, di riflettere e di pronunciarsi, che non può essere discussa alle due del pomeriggio per farla finire stasera, non lo so, alle otto, alle nove. Non è che noi facciamo le maratone oratorie per il gusto di farle, noi abbiamo anche dei tempi politici.

A settembre siamo ovviamente disponibili, mi suggerisce il nostro delegato d'Aula, e questo l'ho detto anche all'interno della Commissione. La prego su questo punto di intervenire perché possa essere ordinata la discussione. Noi qui veniamo anche il 1° settembre, per noi non è questo il problema, ma è una questione di principio: non si può mettere un ufficio di presidenza per chiudere dopo tre ore una discussione su una vicenda come quella di una riforma costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Deputato Mollicone, per favore!

ROBERTO SPERANZA (LEU). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO SPERANZA (LEU). Presidente, sono anche io qui a chiederle un intervento che sia forte e rigoroso, direi in linea con le parole che lei ha voluto esprimere di fronte a tutti noi nel giorno importante del suo insediamento, quando ha iniziato questo lavoro da Presidente della Camera dei deputati. In quell'occasione lei ebbe parole importanti, che noi abbiamo apprezzato, sulla tutela della dignità del Parlamento e il rispetto delle prerogative di ciascun parlamentare.

Cosa è avvenuto oggi in Commissione è fuori dalla grazia di Dio e, per quanto ci riguarda, supera ogni limite di sopportabilità: con un colpo di mano, con un blitz in ufficio di presidenza nella passata settimana, si è deciso di incardinare questo provvedimento, dicendo che serviva solo incardinarlo per iniziare i lavori, ma che non sarebbe stata applicata nessuna forzatura alla discussione parlamentare.

Ieri abbiamo iniziato la discussione sulle linee generali, oggi la presidenza della Commissione ipotizza che oggi stesso si chiuda questa discussione. Stiamo parlando della Costituzione del nostro Paese, materia sacra (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali)! Su questo è inaccettabile un atteggiamento sbagliato. Due giorni per discutere di una riforma che tocca la nostra Costituzione.

Qui non è in discussione il merito, noi non abbiamo avuto un atteggiamento ostile nel merito; qui è in discussione la dignità del Parlamento e io le chiedo di intervenire con tutta la sua autorevolezza perché, se si consente sulla Costituzione una discussione monca di soli due giorni, questo Parlamento subisce una violenza senza precedenti. E lo dico ai deputati di maggioranza: avete i numeri e la forza per approvare i provvedimenti che condividete, ma non avete i numeri e la forza per violentare le istituzioni figlie della Resistenza (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali, Partito Democratico e Forza Italia-Berlusconi Presidente) e figlie di battaglie politiche epocali.

E allora, Presidente, questa volta è in gioco qualcosa in più e io sono convinto che nella sua funzione lei saprà far rispettare la dignità della nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Grazie, Presidente. Il concetto di forzatura è un concetto che non dovrebbe essere mai utilizzato e meno che mai per la Costituzione, ma qui c'è un tema molto più semplice ed è una forzatura del tutto inutile.

È la cosa che credo desti più perplessità, perché questo è un provvedimento, quello della riduzione del numero dei parlamentari che ha un corposo dossier, che sarà discusso comunque a settembre.

Allora, io mi chiedo quale sia la necessità di forzare i gruppi parlamentari che chiedono... Presidente, qualcuno dice che non ci sono emendamenti: ma questo aggrava la delicatezza della decisione. Infatti, quando io devo decidere un “sì” o un “no” su un intero provvedimento in modo decisivo per la Costituzione la riflessione del gruppo va garantita (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Il termine è “garanzia”: conoscete che vuol dire garantire? Garantire vuol dire dare la possibilità e dare la possibilità significa rispettare le regole.

Allora, se un provvedimento va a settembre, io mi chiedo che bisogno vi sia oggi di dire che il provvedimento si chiude oggi; dire oggi che il provvedimento si chiude oggi. Riflettete su questa scansione temporale assurda riferita alla Costituzione e diteci se, con tutta la bonomia che si può avere nei confronti anche di un efficientismo in Commissione, un provvedimento, che va a settembre, non si possa discutere tre, quattro giorni prima che il provvedimento debba andare in Aula, come si è sempre e costantemente fatto.

Noi le chiediamo, Presidente, rispetto, non per i gruppi ma rispetto per la Carta costituzionale. Le chiediamo di garantire nei confronti della Carta costituzionale un minimo - un minimo! - di garbo che consenta utilmente una utile discussione.

Credo che da questo punto di vista - ripeto con toni meno epici ma più pacati e più pratici - se il provvedimento va a settembre, discuterlo qualche giorno prima di settembre sarebbe cosa buona e giusta. Noi insistiamo perché questo accada e ci rimettiamo alla sua saggezza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ora siamo in dichiarazione di voto. Adesso ho ascoltato gli interventi che erano sulla questione della I Commissione (Affari costituzionali). Li ho ascoltati bene e ne prendo atto. Dunque, andiamo avanti.

ENRICO BORGHI (PD). Posso parlare, Presidente?

PRESIDENTE. Alla fine delle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Grazie, Presidente. La mozione che chiede di istituire finalmente, ai sensi della delibera n. 2379 del 2017 dell'ONU… Presidente, la prego, però, di garantire… Presidente, io mi siedo…

PRESIDENTE. Deputato Delmastro Delle Vedove.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Chiedo che ci sia in Aula silenzio. Una finzione di interesse, da lei o da qualcuno, verso il tema della persecuzione dei cristiani nel mondo io credo di poterla richiedere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. La può richiedere ma l'interesse c'è. Sa bene che ci sono varie fasi della Presidenza in cui si deve parlare anche di altro contemporaneamente.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Allora, almeno chieda all'Aula un po' di silenzio, la prego.

PRESIDENTE. Certo. Prego, deputato Delmastro Delle Vedove.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Grazie mille, Presidente, gentilissimo come sempre.

Dunque, si tratta di un momento decisamente importante che, partendo dalla persecuzione degli yazidi, consente e ha consentito a Fratelli d'Italia di sfiorare con la propria mozione un tema più vasto, se non più rilevante e più importante, che è quello delle persecuzioni religiose nel mondo. Contro le persecuzioni della minoranza yazida ci stiamo mobilitando e certamente Fratelli d'Italia, che già aveva depositato a suo tempo, circa un anno fa, una mozione dal carattere pressappoco identico, non si sottrarrà, farà la sua parte, interverrà e voterà per la necessità di perseguitare i crimini spaventosi e sanguinari dell'integralismo islamico contro la minoranza yazida. Ma il grande tema che noi oggi cerchiamo di introdurre è perché ci mobilitiamo per tutte le persecuzioni che esistano nel mondo tranne ed esclusivamente, con chirurgica precisione, con un'ostinazione degna di miglior causa, che per le persecuzioni che colpiscono i cristiani. Ci vuole una grande capacità a intervenire sulle persecuzioni che avvengono in Medioriente e riuscire chirurgicamente a parlare di tutto tranne che dei cristiani, o quantomeno solo a lambire il tema, come è stato fatto nella mozione del PD, perché i cristiani sono la quintessenza del fenomeno persecutorio, sono l'epicentro del fenomeno persecutorio in Medioriente, l'acuzie del fenomeno persecutorio in Medioriente. Infatti, ci sono 245 milioni di cristiani nel mondo perseguitati perché pregano il loro dio. Allora, la domanda è: perché fatichiamo a dire, per esempio, che noi vogliamo estendere la risoluzione n. 2379 dell'ONU anche alla Siria anche per i crimini contro i cristiani? Perché quest'Occidente fatica a dire, come chiede la mozione di Fratelli d'Italia, che i cristiani non possono essere cacciati dalle terre della prima cristianità? Se anche abbiamo sconfitto l'Isis e tuttavia i cristiani vengono cacciati dalle terre della prima cristianità, allora l'Isis ha vinto, per la complicità dell'Occidente, per la complicità dell'Europa e per la complicità dell'Italia, dove peraltro ha sede un'importante agenzia - per usare un termine laico che tanto piace al PD - del versante cristiano: “solo” la Santa Sede.

Mi chiedo perché non abbiamo deciso di ascoltare i cristiani quando iniziavano non le primavere arabe, come ho sentito con un errore storico madornale anche in quest'Aula. Che qualcuno credesse all'epoca nelle primavere arabe è un errore perdonabile, ma che qualcuno oggi parli ancora di primavere arabe vuol dire che è fuori dalla storia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Eppure, ci avvisavano i cristiani e ci raccontavano: “Noi non è che stiamo con Assad perché lo riteniamo uno straordinario esempio di democrazia; noi sappiamo chi sta dall'altra parte!” C'è l'integralismo islamico, c'è la serpe islamica, insomma ci sono coloro che vogliono cancellare il pluralismo religioso (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che la storia dell'umanità insegna - si arrendano i laicisti di quest'Aula - arriva fatalmente un momento prima del pluralismo politico.

Noi in Occidente continuiamo a chiedere a tutti gli Stati del mondo di garantire il pluralismo politico, dimenticandoci che la storia dell'umanità procede per tappe: mia figlia Greta, di 12 anni, ha già intuito che prima l'umanità incontra e abbraccia il pluralismo religioso, fatto primigenio e intimo, e poi si affina e incontra il pluralismo politico; la collega Boldrini non l'ha ancora compreso adesso e quindi chirurgicamente evita d'intervenire sul cuore del tema, che è quello della persecuzione dei cristiani nel mondo, perché noi possiamo difendere tutti ma non i cristiani perseguitati. Qualcuno, ancora in quest'Aula, con un anacronismo storico incredibile e con un difetto culturale straordinario, abnorme e più grande di questo palazzo, ritiene che difendere i cristiani in Medioriente sia difendere dei coloni, sia difendere degli usurpatori, sia difendere degli imperialisti. Sommessamente, ricordo a tutti in quest'Aula che prima che si diffondesse il credo islamico, già lì, in quelle terre c'era qualcuno che pregava Cristo e che credeva nel cristianesimo, perché quelle terre - dovremmo rivendicarlo con grande orgoglio -sono le terre della prima cristianità. Infatti, il nome “cristiani” nasce lì (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ancora, perché fatichiamo a dire che a Maalula hanno distrutto un'intera città dove ancora si parlava l'aramaico, laddove l'aramaico è una lingua che deve essere estirpata perché l'aramaico è la lingua di Cristo? Ancora, perché l'Occidente, l'Europa e l'Italia, voltano la testa dall'altra parte di fronte a 245 milioni di cristiani perseguitati, con 3.405 chiese distrutte, 4.000 cristiani uccisi? Perché si evita accuratamente di parlarne nascondendosi dietro a una frazione …

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi, non è un comportamento questa risata sguaiata in Aula ad alta voce davanti a tutti mentre il vostro collega sta parlando. Quindi, per favore un po' di rispetto per l'Aula. Andiamo avanti.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). La ringrazio, Presidente, e apprezzo che abbia voluto difendere, pur da laicissimo, un tema che sfiora il tema religioso. La ringrazio.

PRESIDENTE. Ho difeso il Parlamento tutto, non quel tema specifico.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). La ringrazio, ma io volevo farle un complimento: se lo porti a casa, non capiterà mai più nel corso di questa legislatura. Allora, come dicevo, perché l'Occidente vuole chirurgicamente circoscrivere il tema alla minoranza yazida? Estendiamo il tema! Chiediamo che la risoluzione Onu n. 2379 valga anche per la Siria e chiediamo che si giudichino i crimini contro l'umanità commessi contro le minoranze religiose e, magari, perché no, impegniamo il Parlamento, come chiede Fratelli d'Italia con forza da tempo e come abbiamo riproposto nella presente mozione, ad intervenire più vastamente sul tema delle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente; e magari, perché no, facciamo, come chiediamo nella mozione, che l'Occidente si impegni ad immaginare che i fondi per la cooperazione, partendo dall'Europa e arrivando sull'Italia, siano vincolati, per esempio, alla promozione del pluralismo religioso in terre dove i nostri cristiani vengono sgozzati come agnellini solo perché pregano il loro Dio o dove mettono loro la “N” di nestoriani sulle case perché si sa che lì, notte tempo, di giorno, in ogni momento, possono essere sgozzati; o magari, ancora, perché, come chiede la mozione di Fratelli d'Italia, quando si fanno trattati bilaterali con il Pakistan, si inizi a chiedere al Pakistan di abolire la legge sulla blasfemia, che è una legge con la quale si torturano i cristiani perché non prevede neanche l'onere della prova; basta dire che quel cristiano è un blasfemo perché ha parlato male di Maometto! Vi dice qualcosa il caso Asia Bibi? Dodici anni di carcere, di cui dieci di isolamento, senza un processo, semplicemente perché qualcuno la accusava di essere blasfema; e magari ancora l'Occidente, l'Europa e l'Italia potrebbero riflettere sul fatto che, piaccia o non piaccia a una parte dell'emiciclo, c'è un Paese dell'area mediorientale che ci racconta la convivenza tra musulmani delle varie fitne che hanno diviso l'Islam: è il Libano, perché lì ci sono i cristiani che fanno da ponte di civiltà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allora, questo è un interesse strategico per l'Italia, un interesse strategico per l'Europa, un interesse strategico per l'Oriente e un interesse strategico per il Medio Oriente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Dunque, con buona pace di chi, dall'altra parte dell'emiciclo, sbuffa, si agita, mi insolentisce con gesti di cui non comprendo la natura, noi semplicemente vogliamo sollecitare ad allargare il tema, a intervenire, a non avere la coscienza sporca, a non sentirci retrogradi se difendiamo i cristiani, a non considerarli dei coloni ma i primi abitanti di quelle terre, a difenderli, ad estendere la condanna e a estendere l'indagine, estendendo il tribunale richiesto dalla mozione del PD anche a tutti i crimini perpetrati contro la cristianità. Non esiste persecuzione al mondo più vasta, più estesa, più intensa, più sanguinaria di quella contro le persecuzioni religiose e, segnatamente, contro i cristiani. Vi chiediamo di non voltare più la testa, vi chiediamo di non abbandonare più i nostri fratelli cristiani, vi chiediamo di non voltare la testa rispetto alle chiese distrutte, vi chiediamo, nell'interesse di un Medioriente pacificato, di raccontare che i cristiani lì devono rimanere…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Mi avvio alla conclusione. Vi chiediamo, quindi, nell'impegno della mozione di Fratelli d'Italia, di chiedere che venga estesa a tutti i crimini perpetrati contro i cristiani la risoluzione n. 2379 dell'ONU. Vi chiediamo di immaginare di subordinare i trattati bilaterali, di qualunque natura essi siano, con Paesi assediati dall'integralismo islamico alla garanzia del pluralismo religioso. Vi chiediamo - termino - fondi per il ricollocamento dei cristiani nelle terre della prima cristianità, perché, lo ripeto, per noi Isis non si sconfigge solo sul fronte militare ma si sconfigge se perde la sua più grande partita che era quella di cancellare i segni della cristianità dai Paesi della prima cristianità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI (ore 16,50)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Rossello. Ne ha facoltà.

CRISTINA ROSSELLO (FI). Grazie, signor Presidente Spadoni. Le mozioni che ci accingiamo ad approvare in quest'Aula costituiscono un momento alto e significativo di dibattito nel Parlamento. Esse mirano a impegnare e a incoraggiare la comunità internazionale, anche per il tramite di un'azione attiva da parte del nostro Paese, affinché i crimini di guerra e contro l'umanità perpetrati sul territorio iracheno e siriano dal cosiddetto Daesh, con particolare accanimento contro donne, bambini, minoranze religiose, vengano finalmente giudicati ed efficacemente perseguiti da apposite corti internazionali. Le gravi violazioni dei diritti umani del confine iracheno-siriano da parte dei terroristi, che le Nazioni Unite hanno riconosciuto quale vero e proprio genocidio contro le minoranze religiose, richiamano l'urgenza di intraprendere un'azione collettiva per proteggere le popolazioni vittime di persecuzioni in conformità alla Carta delle Nazioni Unite. Un richiamo che anche Nadia Murad, l'avvocatessa e attivista per i diritti del popolo yazida, insignita del premio Nobel per la pace 2018, ha invocato con forza. Le persecuzioni sono state perpetrate anche sulle comunità cristiane, raggiungendo numeri drammatici: prova ne è stato il rinvenimento nel marzo 2018 di una fossa comune con i corpi cristiani nella piana di Ninive. Qui il genocidio lento e silenzioso ha cancellato comunità antichissime. Altrettanto raccapriccianti i report internazionali che testimoniano i crimini nei confronti di donne e ragazze vittime di stupri, matrimoni forzati e torture. La donna nelle situazioni di conflitto è spesso vittima di violenza sessuale anche per il ruolo di generatrice e, in quanto tale, garante della continuazione di una comunità. Laura Guercio, agente italiana presso l'Agenzia europea per i diritti fondamentali a Vienna, efficacemente ha dichiarato che la storia, come sempre, ci ha tramandato il ruolo della donna. La comunità internazionale è chiamata dunque a proteggere la donna non solo in quanto vittima passiva e così sarebbe già bastevole un'iniziativa e una finalità al riguardo ma è chiamata al contempo a riconoscere e promuovere il suo ruolo come agente attivo e fondamentale per garantire la pace e la sicurezza nelle situazioni di conflitto e post-conflitto. Così è ed è sempre stato nella storia. In tale direzione un punto di svolta importante è rappresentato dalla risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU che ha fermamente riconosciuto tale ruolo, richiamando la sua implementazione all'attenzione internazionale. E un ulteriore momento di svolta è stato rappresentato dalla risoluzione n. 2379, approvata all'unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite nel settembre 2017, con la quale è stato istituito un team investigativo internazionale per coadiuvare le autorità in loco, le autorità irachene, nel raccogliere, conservare, analizzare le prove degli atti commessi dai combattenti del Daesh, qualificati dal diritto internazionale come crimini di guerra contro l'umanità e genocidio. È necessario che tale lavoro investigativo con l'accertamento dei fatti e il rinvenimento delle prove non venga disperso.

Il nostro Paese, oltre ad aver contribuito alla coalizione internazionale contro Daesh addestrando 30 mila unità militari e di polizia irachena, si è sempre distinto per iniziative in difesa del diritto umanitario internazionale, promotore della moratoria internazionale contro la pena di morte, protagonista con la firma a Roma del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale, e in prima linea anche in ambito UE per la tutela della libertà religiosa del mondo. L'Italia è chiamata a fornire il proprio contributo con iniziative diplomatiche, sia in ambito bilaterale che multilaterale, per condannare i colpevoli dei crimini di guerra e contro l'umanità e per compensare le vittime, ma soprattutto per contribuire alla ricostruzione della struttura sociale, a partire dal ruolo fondamentale delle donne, nei territori così distrutti.

Per tali ragioni ribadiamo l'importanza di approvare gli impegni contenuti nella mozione di Forza Italia, in sintonia con le altre mozioni presentate (ragione per cui, signor Presidente, ci chiediamo la motivazione del parere contrario testé esposto dal rappresentante dell'Esecutivo). Chiediamo al Governo di impegnarsi per farsi promotore in tutte le sedi competenti a livello europeo e nei consessi internazionali affinché i crimini perpetrati dal Daesh contro le minoranze religiose durante il conflitto in Iraq e in Siria vengano perseguiti punendo i responsabili, garantendo piena giustizia alle vittime delle persecuzioni su base etnica e religiosa, con particolare riferimento al popolo yazida; di attivarsi con iniziative di propria competenza affinché i materiali e le prove raccolte, anche in relazione alle fosse comuni intervenute nel 2014, comprese le attività svolte dal team investigativo internazionale, non siano disperse e possano essere utilizzate mediante deferimento alla Corte penale internazionale o a un tribunale internazionale speciale da istituire ad hoc, partecipando altresì ai focus di studio per la definizione giuridica di un'eventuale corte speciale internazionale; di attivarsi sia a livello bilaterale che multilaterale affinché anche Siria e Iraq riconoscano nel proprio ordinamento le norme del diritto internazionale umanitario, con particolare riferimento ai reati di genocidio e crimini contro l'umanità; di attivarsi a livello europeo affinché sia data piena attuazione alle conclusioni della risoluzione 4 febbraio 2016 del Parlamento europeo sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose, con particolare riguardo all'istituzione di un rappresentante speciale permanente europeo per la libertà di religione e di credo, e implementando quanto previsto nella medesima risoluzione sul contrasto della radicalizzazione, al fine di migliorare i sistemi giuridici e giurisdizionali dei Paesi membri e prevenire la commissione di reati che violano il diritto umanitario internazionale, anche mediante l'incitamento attraverso la rete (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.

LIA QUARTAPELLE PROCOPIO (PD). Presidente, succedeva solo 5 anni fa: il 3 agosto 2014 dall'Iraq arrivavano le notizie dell'avanzata di Daesh, il cosiddetto Stato islamico; e con l'avanzata di Daesh arrivavano anche notizie molto più atroci, quelle delle persecuzioni contro la minoranza yazida.

Gli yazidi sono una minoranza religiosa pacifica, monoteista, sono un popolo antichissimo insediato tra Siria e Iraq. Con l'avanzata di Daesh, proprio in virtù del loro non essere musulmani e non essere un “popolo del libro”, sono stati perseguitati: gli uomini sono stati forzati a convertirsi e spesso uccisi, le donne e i bambini sono stati ridotti in schiavitù. Nell'agosto di cinque anni fa assistevamo da lontano, ma per certi versi anche da vicino grazie al lavoro del Vice Ministro Pistelli, all'avanzata di Daesh e al dispiegarsi del genocidio yazida: centinaia di yazidi cercarono rifugio sui monti del Sinjar, dove soffrirono fame e sete finché non intervenirono le forze curde sostenute dalla coalizione anti-Daesh, che li recuperarono alla libertà. Abbiamo saputo nel tempo di tutti questi crimini, delle torture, del fatto terribile delle donne ridotte in schiavitù sessuale grazie al coraggio e all'audacia di tante donne, di tante donne yazide rese schiave e poi scappate.

Ne cito due, che abbiamo avuto l'onore di ospitare qui, in questo Parlamento: il Premio Nobel per la pace Nadia Murad e il Premio Sakharov per i difensori dei diritti umani Lamiya Aji Bashar (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Con coraggio queste due donne sono scappate, con una forza d'animo straordinaria ci hanno raccontato che cosa hanno vissuto in quegli anni, e con i loro racconti hanno portato alla luce del sole una persecuzione odiosa, il primo genocidio del nuovo millennio. Grazie a loro è stata istituito nel 2017 un team investigativo di esperti, con la risoluzione 2379 citata da vari colleghi, che oggi lavora per raccogliere i materiali relativi ai crimini di guerra e contro l'umanità commessi da Daesh in Iraq.

La storia del genocidio yazida - lo ricordavano vari colleghi, tra cui anche la collega Boldrini - è solo una, solo una delle storie tragiche che provengono dalla Siria e dall'Iraq. In quei Paesi in questi anni sono state commesse tantissime, troppe, infinite violazioni dei diritti umani, sia da parte del sedicente Stato islamico, ma non solo. Ci sono state le violazioni dei diritti umani di cui si è macchiato il Governo di Assad, che non ha esitato a usare le armi chimiche contro la popolazione civile, non 1, ma almeno 12 volte in questi anni; che non si è sottratto alle torture sistematiche contro gli oppositori, alle sparizioni forzate, che ha utilizzato quelle che sono diventate tristemente note come le bombe barile. Di crimini contro le popolazioni civili e i diritti umani si sono poi macchiate anche le milizie sciite e sunnite.

Molti dei crimini di guerra e contro l'umanità hanno avuto come vittima la varietà etnica, religiosa, culturale del Medioriente. Sono state moltissime le persecuzioni contro i cristiani, e ricordo in quest'Aula una figura di cattolico, sacerdote, che in questo momento è ancora disperso in Siria, Padre Paolo Dall'Oglio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Speriamo che con il pensiero da quest'Aula arrivi la nostra vicinanza alla sua famiglia, e un pensiero ancora forte ancora affettuoso nei suoi confronti.

Sono stati in questi anni profanati tantissimi siti religiosi, cristiani, ma anche ebraici, perché sono troppi anni che in Medioriente si combatte una guerra oscurantista e di fondamentalismo che vorrebbe spazzare via il pluralismo di quella che è stata la culla di tante civiltà e delle tre grandi religioni monoteiste.

Dal fondamentalismo, dall'integralismo non può venire nulla di buono. Per ricostruire la società irachena - lo ricordava la collega Rossello - e per ricostruire la società siriana in quelle terre serve giustizia, serve memoria, come diceva il collega Sensi intervenendo in discussione generale, ma serve soprattutto giustizia. Ed è per questo che a 5 anni dalla memoria del genocidio yazida proponiamo l'istituzione di un tribunale penale internazionale, non solo per perseguire chi ha compiuto questo crimine contro la popolazione yazida, ma per tutte le minoranze religiose perseguitate in Medioriente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

Chiediamo un'iniziativa politica italiana: lo sappiamo, non è facile. In Medioriente troppo spesso la religione è politica, e la politica in quell'area, soprattutto dopo le primavere arabe e durante questi anni di guerra civile, è una politica estremamente complicata. Non è facile istituire un tribunale penale internazionale quando non si sa chi sono i buoni e chi sono i cattivi, ma in questo caso noi sappiamo chiaramente chi sono le vittime: le vittime sono tutte le religioni perseguitate da un fondamentalismo oltranzista, le vittime sono tutti coloro che hanno sofferto per mano di Daesh dei crimini orrendi.

Ed è per questo che noi chiediamo al Governo di rivedere il parere sulla mozione Quartapelle Procopio ed altri n. 1-00230 e su tutte le mozioni delle opposizioni. Come opposizioni noi siamo uniti nel chiedere un'iniziativa italiana per l'istituzione di un tribunale ad hoc contro i crimini contro le minoranze religiose. In Commissione tutti quanti abbiamo ascoltato le parole di Nadia Murad, non più di qualche mese fa, e ci siamo tutti quanti resi conto (mi rivolgo soprattutto ai colleghi di maggioranza) del fatto che lei da sola può disseppellire quei crimini: lo sta facendo fisicamente insieme al team investigativo; ma da sola lei non può ottenere giustizia, ha bisogno di un sostegno. E il sostegno può venire da un Paese come l'Italia, il Paese in cui è stato firmato il Trattato della Corte penale internazionale di Roma, il Paese che in questi anni in tante occasioni si è speso per le battaglie delle donne, per le battaglie in difesa dei cristiani, per le battaglie in difesa di tutte le minoranze perseguitate. Un Paese, il nostro, che in Medioriente, nel Mediterraneo ha sempre trovato le parole giuste per iniziare delle iniziative di pace, di giustizia e di ricostruzione civile.

Noi chiediamo che il Governo accetti questo tipo di formulazione, che si prenda un impegno che è gravoso, ma che fa onore alla storia e alla capacità politica del nostro Paese.

Non ci basta quello che diceva la viceministra Del Re, che sono stati stanziati dei soldi; tra l'altro sarebbe opportuno che il Governo stanziasse delle nuove risorse, i soldi a cui ha fatto riferimento la viceministra erano risorse dei Governi precedenti; se davvero si vuole venire incontro alle minoranze perseguitate, servono risorse nuove stanziate da questo Governo.

Ma non bastano i soldi, servono delle iniziative politiche alte e l'istituzione di un tribunale penale internazionale per contrastare i crimini compiuti da Daesh contro le minoranze perseguitate credo che sia un primo passo di un impegno italiano per ricostruire la pace e la convivenza nel Mediterraneo, in particolare in Siria e in Iraq. Noi non ci accontenteremo, mi dispiace, degli impegni al ribasso della mozione di maggioranza, impegni giusti, ma impegni che non fanno onore alla capacità politica del nostro Paese. Chiediamo davvero che su questo tema ci sia un impegno diverso delle forze di maggioranza: non basta semplicemente raccontare quello che già si fa; la politica è fatta anche per fare qualcosa di più, qualcosa di difficile, qualcosa che però tiene alti i valori in cui tutti quanti ci riconosciamo. Tenetene conto, almeno voi colleghi di maggioranza. È vero, il parere del Governo sulle nostre mozioni è un parere contrario, per una volta ci sono le opposizioni unite. Abbiamo ascoltato una voce chiara e limpida, quella di Nadia Murad: pensateci al momento del voto, c'è bisogno di un'iniziativa italiana per iniziare a ricostruire pace e giustizia in Siria e in Iraq (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Eugenio Zoffili. Ne ha facoltà.

EUGENIO ZOFFILI (LEGA). Grazie Presidente, noi della Lega siamo convinti della concretezza delle azioni comprese in questa mozione firmata con i colleghi del MoVimento 5 Stelle.

Lo Stato islamico, Presidente, colleghi, Governo, con i suoi numerosi affiliati diretti e indiretti, ha assunto una proiezione su scala globale ed è stato sicuramente il protagonista del terrorismo jihadista in Occidente negli ultimi anni, sapendo purtroppo diffondere il proprio messaggio estremistico in tutto il mondo.

In seguito all'istituzione del cosiddetto Stato islamico, meglio come conosciuto come Daesh, che ha proclamato il proprio califfato il 29 giugno 2014, abbiamo assistito ad una sostanziale mobilitazione dello jihadismo, che si è sviluppato lungo due direttrici, con ripercussioni dirette in Occidente: da una parte un incremento nel numero degli attentati portati a termine sul suolo dei Paesi occidentali, dall'altra un flusso di combattenti, i cosiddetti foreign fighters, provenienti da oltre ottanta Paesi, che sono andati a combattere nel territorio del Califfato.

Dei circa 40.000 individui che hanno aderito al Califfato in Siria ed Iraq, si stima che più di 5.000 combattenti siano partiti dall'Occidente, principalmente dall'Europa e anche dall'Italia.

I foreign fighters legati al nostro Paese, legati all'Italia, risulterebbero un centinaio, di cui una parte con passaporto italiano, un numero decisamente inferiore a quello degli altri Paesi europei.

La caduta, nel marzo del 2019, dell'ultima roccaforte del califfato di Baghuz ha rappresentato la sconfitta di Daesh. Nonostante si sia esaurita la dimensione territoriale del cosiddetto Stato islamico e la conseguente sconfitta militare dell'organizzazione in Siria e in Iraq, la minaccia jihadista resta ancora rilevante in tutta la regione mediorientale e in Occidente, attraverso il serio problema dei foreign fighters di ritorno; sarebbero decine di migliaia le persone sospettate di simpatizzare per la causa jihadista in Europa. Grande è il pericolo che jihadisti sopravvissuti alla dissoluzione del Daesh possano ritornare, aiutati dai loro simpatizzanti in Europa, per supportare o eseguire attentati terroristici, sfruttando i legami, l'addestramento e l'esperienza che hanno acquisito in Iraq o in Siria. Il problema è rappresentato anche da coloro che si sono recati in Iraq e in Siria, ma non hanno partecipato ai combattimenti, pur aderendo all'ideologia jihadista.

Se lo Stato islamico ha perso la propria dimensione territoriale, con tutti i vantaggi che questa comportava, resta una minaccia a livello internazionale e potremmo assistere a un interesse maggiore, da parte dei jihadisti, di ricorrere all'uso della violenza terroristica.

Lo jihadismo in Occidente ha già mostrato una natura ciclica, proprio per questo non dobbiamo solo mantenere un alto livello di allerta e rafforzare le misure antiterrorismo, ma agire anche dove c'è prosperità economica e sociale, su tutti gli ex territori del Daesh per toglierli ai jihadisti islamici. Se infatti la sconfitta del Califfato in Iraq e in Siria costituisce un durissimo colpo alla causa jihadista, la minaccia di un suo ritorno appare ancora concreta e rilevante. Per questo è importante, Presidente, a nostro avviso, sostenere con forza quanto è già stato previsto con la risoluzione n. 2379 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cioè l'istituzione di una squadra di indagine composta da esperti, con il compito di raccogliere prove contro gli jihadisti rispetto ai crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e gli atti di genocidio da loro commessi in Iraq così come in Siria. Preoccupa, infine, la precaria situazione - Presidente - umanitaria nelle zone sottratta al Daesh e quelle dove l'Isis mantiene ancora un certo controllo. Inaudita la violenza perpetrata dai combattenti del Daesh, come hanno ricordato anche altri colleghi, contro le minoranze in Iraq e in Siria e soprattutto contro la minoranza yazida e la minoranza cristiana. Con la Lega, sul fronte di queste persecuzioni nei confronti dei cristiani, abbiamo portato avanti degli atti e delle azioni concrete; è stato, infatti, stanziato un fondo di 4 milioni di euro proprio per i cristiani perseguitati (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Per questo, per questi motivi ribadiamo la nostra volontà a sostenere ogni azione utile, ogni azione concreta per porre fine a queste inaudite violenze. Infine, Presidente, un pensiero alle nostre Forze dell'ordine, un pensiero ai nostri agenti, che sotto la guida del Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, qua a Roma e nei commissariati, nelle caserme e nelle questure lavorano ogni giorno con una grande professionalità per difendere le nostre case, per difendere le nostre famiglie, per difendere il nostro Paese e per monitorare con attenzione il fenomeno della presenza di questi foreign fighters anche nel nostro Paese.

Per questi motivi, il gruppo della Lega voterà a favore della mozione di cui sono primo firmatario, con il collega Cabras e con i colleghi del MoVimento 5 Stelle della Commissione esteri (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Simona Suriano. Ne ha facoltà.

SIMONA SURIANO (M5S). Grazie Presidente, sono passati ben 15 anni da quando il mondo conobbe la nascita della cellula terroristica di Al Qaeda nel territorio iracheno e da allora abbiamo assistito a ben 13 anni di conflitti e tensioni dovute alla lotta fratricida tra sciiti e sunniti salafiti, che ha portato a un'escalation di terrore con la nascita dello Stato islamico dell'Iraq nel 2013 e del califfato tra Siria e Iraq nel 2014.

Poi nel 2017 lo Stato islamico subisce uno stato di arresto e la sconfitta militare, perdendo il controllo territoriale in Iraq e in Siria, dove l'Isis aveva la sua massima espansione territoriale e siamo quindi qui, oggi, ad affrontare un argomento delicato, perché dopo anni di guerra si contano tristemente i morti, si dovrà ricostruire dalle macerie e si cercano le responsabilità. A farne le spese, in questi anni di terrore, sono stati soprattutto i civili, perché i terroristi del Daesh, in nome dello jihadismo salafita, contraddistinto da un'interpretazione letteralista e rigorista delle fonti dell'Islam, ha messo in atto delle vere e proprie persecuzioni nei confronti delle altre confessioni religiose. Migliaia di cristiani, che fino a quel momento avevano professato il loro credo liberamente, sono stati costretti a fuggire e a stabilirsi in altre regioni della Siria. Vittime di questo folle progetto sono state anche altre correnti religiose legate all'Islam, come gli sciiti, gli alauiti, i drusi e gli stessi sunniti che hanno rifiutato di aderire e condividere l'integralismo crudele di Daesh. Intere minoranze come quelle curde e yazide hanno dovuto abbandonare le proprie case per fuggire ai massacri.

Ma, come dicevo, è arrivato il momento di prendersi le responsabilità e non possiamo chiudere gli occhi davanti a quegli Stati che formalmente fanno parte della coalizione internazionale anti- Daesh, ma che hanno interferito nella sovranità di Paesi terzi per finalità geopolitiche, per affermare un'egemonia regionale o per meri interessi economici. Sì, perché il sedicente Stato islamico, fondato da terroristi, è stato possibile non solo grazie alla conquista di pozzi di petrolio, di opere d'arte o al saccheggio di interi caveau di banche, ma anche grazie al sostegno economico-finanziario estero. Secondo alcune testate giornalistiche indipendenti, Paesi come il Qatar, gli Emirati Arabi e l'Arabia Saudita avrebbero fornito ingenti quantità di denaro o addirittura armamenti e tecnologie ad uso bellico. Inchieste e reportage hanno perfino rivelato operazioni di riciclaggio su larga scala, grazie, soprattutto, a Paesi come il Kuwait, il cui sistema bancario ha norme antiriciclaggio poco trasparenti…

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo di abbassare il tono della voce, per cortesia…

SIMONA SURIANO (M5S). …e che permette l'hawala, ovvero il trasferimento di denaro, anche all'estero, da individuo a individuo senza alcuna tracciabilità. La Turchia, invece, sembrerebbe essere stata la piazza con un ruolo strategico di vendita e contrabbando di petrolio. Sono diverse le notizie diffuse dagli organi di stampa internazionale dove si dice che la Turchia avrebbe agevolato il flusso dei cosiddetti foreign fighters dall'Europa verso la Siria, verso quella che è stata denominata appunto l'autostrada del jihad.

I foreign fighters sono oggi oggetto di un'ampia discussione internazionale, perché il ritorno nei Paesi di origine desta forte preoccupazione per la stabilità dell'ordine internazionale e per la capacità di fare proselitismo e sviluppare nuove cellule terroristiche. Secondo le stime sono dai 5 ai 10 mila i combattenti stranieri nell'area siro-irachena che si stanno spostando verso i Paesi del Nord Africa, dell'Asia meridionale e centrale e verso l'Europa. In Italia, il numero è esiguo, per fortuna, rispetto ad altri Paesi europei e, ad oggi, sono oggetto di monitoraggio 135 individui, di cui solo 24 in possesso della cittadinanza italiana. Al momento, grazie all'operato dei nostri servizi di intelligence, di cui ovviamente sottolineiamo l'ottima efficienza, la situazione all'interno delle nostre frontiere è sotto controllo, ma non possiamo che essere preoccupati dei possibili scenari in territori come la Libia, che martoriata dalla guerra civile in atto, non ha gli anticorpi necessari per controllare un'eventuale riorganizzazione di cellule terroristiche legate all'Isis e costituisce un potenziale porto dal quale potrebbero imbarcarsi verso le coste europee. È noto, infatti, che nelle regioni meridionali della Libia sono già presenti gruppi armati jihadisti che hanno subito operazioni di rebranding sotto le insegne dello Stato islamico e che in Turchia molti foreign fighters siano stati arruolati nuovamente in nuove formazioni di stampo terroristico.

Siamo dell'avviso che debbano essere messe in atto azioni concrete, da parte della comunità internazionale, per aiutare la ricostruzione e la stabilizzazione dei Paesi colpiti dai crimini di Daesh e che giustizia venga finalmente fatta per accertare i responsabili delle violenze fisiche e psicologiche ai danni delle popolazioni coinvolte. La risoluzione n. 2379 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sancisce l'istituzione di una task force d'inchiesta che faccia luce sui crimini commessi dal Daesh, coadiuvando le autorità locali nelle indagini, ma essa ha bisogno di un ulteriore sostegno da parte della comunità internazionale e l'Europa, che ha un'esperienza importante in tema di tribunali internazionali, ci auguriamo metta a disposizione la sua competenza nei confronti di queste popolazioni, per contrastare e trovare la verità su questi efferati crimini di guerra, crimini contro l'umanità, genocidi messi in atto con sistematicità dai combattenti dell'Isis. Quando si parla di ricostruzione in scenari post bellici, possiamo dire con orgoglio che l'Italia ha sempre risposto chiaramente e senza indugi e che è pronta a un altro sforzo per sostenere le richieste di aiuto che ci arrivano dal Medioriente. Affidiamo, quindi, a questo Governo, il mandato di farsi promotore delle nostre richieste nei vari consessi multilaterali; lo abbiamo fatto già a marzo, votando la risoluzione per il riconoscimento del genocidio yazida e torniamo a farlo oggi con forza in quest'Aula.

Noi del MoVimento 5 Stelle siamo convinti che questo sia un tassello importante affinché vengano ristabiliti equilibri di pace, indispensabili per la convivenza dei popoli nel bacino del Mediterraneo, e si eviti l'insorgere di nuove formazioni terroristiche all'ombra di finanziatori internazionali. Per tutti questi motivi, annuncio, a nome del MoVimento 5 Stelle, il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Quartapelle Procopio ed altri n. 1-00230, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Valentini ed altri n. 1-00233, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Riguardo alla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00234, ne è stata chiesta la votazione per parti separate da parte del gruppo del Partito Democratico, nel senso di votare separatamente ciascuno degli impegni e le premesse.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00234, limitatamente al primo capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00234, limitatamente al secondo capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00234, limitatamente al terzo capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00234, limitatamente al quarto capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

In virtù della reiezione del dispositivo della mozione Lollobrigida ed altri n. 1-00234, non si procederà alla votazione della relativa premessa.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Zoffili, Cabras ed altri n. 1-00235, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 12).

Sull'ordine dei lavori e per un richiamo al Regolamento.

ENRICO BORGHI (PD). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO BORGHI (PD). Signora Presidente, vorrei innanzitutto, in via preliminare, chiedere se la Presidenza ritiene di dover dare risposte alle richieste che sono state avanzate dai gruppi di minoranza in ordine ai lavori della I Commissione, perché questo per noi è un elemento dirimente sull'andamento dei nostri lavori.

PRESIDENTE. Stiamo verificando, collega.

ENRICO BORGHI (PD). No, non è che stiamo verificando... cioè, ho chiesto a lei, non so con chi stia verificando…

PRESIDENTE. Il Presidente della Camera, collega, sta verificando, come può immaginare.

ENRICO BORGHI (PD). Allora sospendiamo l'Aula e chiediamo che il Presidente della Camera…

PRESIDENTE. Lei aveva altre questioni, collega?

ENRICO BORGHI (PD). Sì, certo, ho altre questioni.

PRESIDENTE. Prego, vada avanti.

ENRICO BORGHI (PD). Allora, nell'attesa che si compia la beata speranza e finalmente compaia, naturalmente non è riferito al collega del gruppo di LEU, ma più in generale al fatto che ci venga data una risposta, signora Presidente, io non posso non far rilevare la dicotomia o la disparità - forse sarebbe meglio utilizzare questo tipo di aggettivazione - della conduzione dei lavori di oggi pomeriggio, perché abbiamo assistito ad una interpretazione regolamentare che va ben oltre il calvinismo in sede di question time, per i motivi che le ricorderò, da parte della Presidenza, e ad un atteggiamento, che definire lasco sarebbe fare un complimento, nella ripresa dei lavori successivi.

Voglio spiegare questa mia affermazione, signora Presidente. La collega Quartapelle stava intervenendo nel corso del question time in diretta televisiva su un argomento che mi rendo conto essere un po' scabroso di questi tempi in quest'Aula, cioè una richiesta – udite, udite! - in relazione a membri del Governo, ruolo delle nostre ambasciate ed esponenti del partito di maggioranza relativa nel Paese, cioè della Lega Nord. La Presidenza - non voglio personalizzare la questione -, dopo aver fatto presente alla collega Quartapelle che aveva a disposizione due minuti, ha ben ritenuto di scampanellare ad un minuto e venti e di interrompere il suo intervento ad un minuto e 49 secondi, ovviamente nel frattempo, come possono anche dimostrare le riprese televisive, parlando sopra l'intervento della deputata dell'opposizione, che, come è noto, per la comprensione di chi ascolta non è proprio il massimo della vita. Ripeto: la collega aveva a disposizione due minuti ed è stata interrotta ad un minuto e 49 secondi.

Fin qui l'atteggiamento della Presidenza, rigidissima, spartana, teutonica, austro-ungarica, che noi contestiamo, perché i due minuti devono essere consentiti a tutti, senza interruzioni di sorta; dopodiché, siamo passati dall'Austria-Ungheria a un altro regno, ed è capitato che i nostri lavori siano iniziati in presenza di tre Commissioni che stavano lavorando: la I Commissione per le note questioni per le quali siamo in attesa che ci giunga dall'alto una risposta, c'erano in atto audizioni in Commissione ambiente, con audizioni sui candidati per i presidenti degli enti parco, audizione che è terminata alle 16,21, e la Commissione trasporti si è conclusa ben oltre l'inizio dei nostri lavori e successivamente rispetto anche all'interruzione disposta dal Presidente Fico su nostra richiesta, e cioè alle 16,31.

Ora, noi chiederemmo alla Presidenza che avesse un unico metro di giudizio e di paragone, perché non è che, quando parlano i deputati dell'opposizione in diretta televisiva e la cosa può dare anche fastidio, gli si deve parlare sulla voce (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), e quando interviene la maggioranza, per fare quello che ritiene nelle Commissioni, gli si può consentire. È una disparità di trattamento…

PRESIDENTE. Deve concludere.

ENRICO BORGHI (PD). …che noi - concludo - non accettiamo, e quindi, in attesa della risposta, lo vogliamo denunciare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Collega, sul primo punto il Presidente ha preso atto delle vostre osservazioni e si riserva di fare le proprie valutazioni sull'argomento. Per quanto riguarda il secondo punto, chiaramente lo scampanellio non significa interrompere una collega, ma significa avvisare la collega che il tempo sta scadendo. Se va a rivedere il video, la collega non è stata interrotta, ma ha concluso lei il suo intervento.

ROBERTO GIACHETTI (PD). Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (PD). Presidente, articoli 79, 81 e, ovviamente, in uno stretto, combinato disposto con l'articolo 8 del nostro Regolamento.

La premessa è che noi almeno vorremmo essere trattati con serietà. Noi poniamo il problema al Presidente della Camera riguardo a quello che deve accadere nelle prossime ore: se lei ci risponde che il Presidente della Camera ha preso atto, e questo lo avevamo capito, e ha anche detto che ha ascoltato bene, e questo ci riempie di gioia, e poi, però, ci dà una risposta quando il suo intervento è del tutto ininfluente, perché la Commissione affari costituzionali prosegue, a nostro avviso in piena violazione, prima che del Regolamento, della logica, rivolgo un appello diretto ai capigruppo della Lega e del MoVimento 5 Stelle, se ancora esiste il senso di responsabilità in quest'Aula.

Presidente, le procedure di urgenza nelle Commissioni hanno ragione di esistere nel momento in cui almeno i provvedimenti sono stati calendarizzati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il provvedimento sulle riforme costituzionali non è ancora stato calendarizzato, perché non è calendarizzato nel calendario di agosto e il calendario di settembre si farà, se non ho capito male, nella Conferenza dei presidenti di gruppo che si svolgerà domani.

È inaccettabile, lo dico a lei che andava sui tetti insieme al Presidente della Camera per cose che non significavano alcuna violazione procedurale (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali). Ci avete messo gli striscioni sui tetti della Camera! State facendo una forzatura.

Rivolgo un appello: quando abbiamo fatto ancora discussioni in Commissione affari costituzionali e in altre Commissioni congiunte, avete lasciato il Parlamento appeso ai vostri interessi beceri di contrattazione e di trattazione per i vostri interessi, avete bloccato la Commissione per settimane, senza convocarci, convocandoci e ritornando, sospendendo e ritornando.

Non potete trattare il Parlamento come se fosse cosa vostra. Non è cosa vostra ancora (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali), anche se queste riforme costituzionali sicuramente vogliono arrivare a questo.

Allora non c'è, non solo dal punto di vista regolamentare, ma neanche dal punto di vista della logica, l'esigenza di una forzatura di questo tipo.

Penso che di fronte a una forzatura di questo tipo, mi auguro, ma questo lo vedremo, nelle prossime ore c'è la possibilità di non far fare proprio nulla in Commissione affari costituzionali.

Qualcosa la conoscevamo, molto altro ce lo avete insegnato voi, Presidente, e io penso che ci sarà la possibilità di bloccare l'Aula e non far fare riunioni di Commissioni per le prossime ore e per i prossimi giorni.

Se volete arrivare a questo per una decisione insensata, senza una ragione, solo per la vostra protervia e prepotenza, senza un lume logico su una cosa del genere (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali), penso che sia arrivato il momento di rispondervi non con i vostri metodi, ma sappiate che non ci sono solo i metodi violenti per paralizzare il Parlamento, ci sono anche quelli non violenti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento, suppongo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. Grazie, Presidente. Vorrei sapere come si permette il deputato Giachetti di accusare il sottoscritto e la Commissione (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. …di fare qualcosa di illegittimo, di illogico. Qua stiamo parlando solo ed esclusivamente di tornare a lavorare in Commissione dopo il lavoro dell'Aula, di questo stiamo parlando (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), perché non è stata assunta…

PRESIDENTE. Colleghi!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. …alcuna decisione definitiva sul voto al mandato al relatore. Quindi, voi dovete sapere le cose prima di parlare (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico). Voi non potete venire qui in Aula…

PRESIDENTE. Collega Rotta!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. …a raccontare menzogne all'Aula e agli italiani (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Collega Borghi!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. …e poi cercare di far passare delle cose che non esistono (Commenti del deputato Enrico Borghi).

PRESIDENTE. Collega Borghi, la richiamo all'ordine! Faccia concludere. Colleghi!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. Noi siamo ora legittimamente convocati come Commissione affari costituzionali per lavorare (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Colleghi! Collega Borghi, la richiamo all'ordine!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. …e dare la possibilità a tutti i deputati di esprimersi sulla legge in discussione che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, che è esattamente ciò che voi state chiedendo…

PRESIDENTE. Collega Brescia, si rivolga alla Presidenza. Collega, si rivolga alla Presidenza.

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. Voi state chiedendo di avere tempo in Commissione per discutere (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)…

PRESIDENTE. Colleghi!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. e questo tempo noi ve lo stiamo dando, la presidenza lo sta dando in Commissione subito dopo i lavori dell'Aula. Questo stiamo facendo. Quindi, se vi va di discutere, la Commissione è convocata: vi aspettiamo in Commissione, siamo aperti alla discussione. Grazie a tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

FEDERICO FORNARO (LEU). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Suppongo sullo stesso argomento. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Trovo, signora Presidente…

PRESIDENTE. Colleghi, però vi chiedo un po' di silenzio. Colleghi, colleghi, un po' di silenzio, per cortesia. Colleghi!

FEDERICO FORNARO (LEU). Capisco che siamo stanchi, abbiamo tutti caldo, ma il tono del presidente di una Commissione non può essere quello che fino adesso ha usato il presidente Brescia (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).

Il presidente Brescia deve dire a quest'Aula se è vero che in ufficio di presidenza ha proposto che si discutesse oggi e che questa sera venisse dato il mandato al relatore. Lo ha proposto o non lo ha proposto? Siccome lei lo ha proposto, è evidente che la reazione dell'opposizione è proporzionata, ed è inaccettabile, come ha detto, devo dire, con toni che condivido, il collega Speranza, che ci sia un procedimento di urgenza con queste logiche e con questi tempi. Se invece… Presidente, però se posso parlare…

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

FEDERICO FORNARO (LEU). Se, invece il suo intervento è da interpretare nel senso che adesso si ritorna a lavorare in I Commissione e successivamente, in altra data, all'inizio di settembre, viene dato il mandato al relatore, dopo un'ampia discussione, è un altro tema, è un altro modo di discutere. Lei sappia che, se forza fuori da ogni logica regolamentare quest'oggi pomeriggio, ci sarà una reazione uguale e contraria (Applausi dei deputati dei gruppi Liberi e Uguali e Partito Democratico).

STEFANO CECCANTI (PD). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Immagino sempre sullo stesso argomento. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). Il collega Fornaro, giustamente, non essendo stato presente all'ufficio di presidenza, chiede al presidente una risposta, ma la risposta è scritta. C'è lo speech del presidente in ufficio di presidenza dove dice che oggi bisogna chiudere assolutamente la discussione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quindi, il presidente Brescia…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, c'è un vostro collega che sta intervenendo. Colleghi!

STEFANO CECCANTI (PD). Capisco che ciascuno di noi somma responsabilità di partito e ruoli istituzionali, ma l'appartenenza di partito non può prevaricare il ruolo istituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

SIMONE BALDELLI (FI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, sulla vicenda già prima i gruppi si sono espressi, i gruppi di opposizione hanno manifestato la loro contrarietà a qualsiasi genere di forzatura; è stato fatto presente al Presidente Fico, che si è riservato di intervenire.

Come dobbiamo interpretare le parole del presidente Brescia? C'è stata o non c'è stata? Certo, è un po' insolito trasformare questa Assemblea nell'ufficio di presidenza della I Commissione, ma, presidente Brescia, lei capisce e vede in maniera chiara la piega che sta prendendo questo dibattito, anche perché il Presidente Fico ha scelto magari di intervenire senza dare una risposta diretta all'Aula, anche per una questione, probabilmente, di competenza e di ruolo, ma ci sono mille modi con cui un Presidente della Camera può, diciamo, intervenire su una questione se ritiene che ci sia un problema anche di rapporti tra maggioranza e opposizione, a partire dalla moral suasion che egli ha modo di, come dire, esercitare nei confronti di molti colleghi, a partire dal presidente della Commissione affari costituzionali.

Però, presidente Brescia, una cosa dovrebbe essere chiara prima che finiamo questo giro: se c'è la volontà effettiva di recuperare un minimo di rapporto credibile con le opposizioni e, quindi, di non andare a fare forzature, si proceda in un certo modo; diversamente, è chiaro che l'atteggiamento è molto diverso.

Io credo che farsi prendere la mano dalle forzature sia l'esempio peggiore che si possa dare, che conferma, peraltro, quello che non oltre qualche ora fa dicevo in quest'Aula nell'occasione della votazione su un altro provvedimento. Già prendiamo la Costituzione a spezzatino e in più ci si mettono anche le forzature; allora, io credo che sia la cosa peggiore che si possa fare, perché confermate esattamente tutto quello che si dice e si pensa su quello che fate.

Dopodiché, mi auguro che sia stato l'annuncio di una retromarcia rispetto alle posizioni prese nell'ufficio di presidenza e mi auguro che oggi non abbia luogo, né oggi né in futuro, forzatura alcuna.

Ci sarà la Conferenza dei presidenti di gruppo che stabilirà il calendario e io ritengo che sia una proposta di buonsenso quella di realizzare - e questo credo che il mio gruppo presenterà in Conferenza dei presidenti di gruppo come proposta concreta - una sessione di dibattito sulle riforme costituzionali tutte, perché non possiamo, colleghi, ogni settimana fare un pezzetto o una virgola.

Per cui, prendiamoci il tempo congruo perché questo è ciò che è necessario fare, senza fare la Commissione ad agosto o nel primo ponte per arrivare in Aula il 9 settembre al primo punto con questa roba, perché ho come la sensazione che ci sia questo bel colpo di teatro e che assisteremo a un agosto in cui, tra una vacanza in Sardegna o da qualche altra parte, ci verrà dato l'annuncio che si tagliano i parlamentari, brutti e cattivi, e i costi, perché ogni volta che si va in vacanza, tra un pranzo, una cena e magari un bicchiere di vino in più, c'è la proposta sul taglio dello stipendio dei parlamentari, la proposta sul taglio dei parlamentari e così via.

Allora, non vi fate prendere da queste bramosie vacanziere o da queste sparate. La Costituzione è una cosa seria, il Parlamento è una cosa seria. Evitate forzature e non dico che andiamo tutti d'accordo ma si comincia a instaurare un clima un po' più civile di quello che fino adesso abbiamo visto portare avanti proprio da voi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Colleghi, io non vorrei aprire ovviamente qui un dibattito perché, come ha detto giustamente il collega Baldelli, questo non è l'ufficio di presidenza della Commissione affari costituzionali.

Il collega Baldelli ha fatto una domanda precisa al presidente e in via eccezionale io posso far intervenire il presidente Brescia, eventualmente per replicare. Però, dopo io chiuderei il dibattito. Prego, presidente Brescia.

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. Io la ringrazio, Presidente, per questa opportunità che mi dà la possibilità di chiarire ulteriormente che nell'ufficio di presidenza, come sanno benissimo tutti i colleghi che vi hanno preso parte, non è stata assunta alcuna decisione definitiva. Quindi, ciò che è stato riportato qui è una menzogna e ciò che ha detto il collega Ceccanti è una menzogna (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)

PRESIDENTE. Collega!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. …perché se andiamo a prendere lo speech dell'ufficio di presidenza c'è scritto che il Presidente propone e non c'è scritto che si deve fare così, primo.

PRESIDENTE. Colleghi!

GIUSEPPE BRESCIA, Presidente della I Commissione. Secondo: il presidente ha raccolto l'orientamento di tutti i gruppi e si è riservato di valutare in base all'andamento dei lavori di questo pomeriggio.

Quindi, non c'è alcuna forzatura in atto e non c'è alcuna retromarcia da fare, perché non è stato fatto nessun passo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. A questo punto sospendiamo brevemente…

STEFANO CECCANTI (PD). Presidente…

PRESIDENTE. Collega Ceccanti, così riapriamo un dibattito.

ENRICO BORGHI (PD). È per fatto personale! È per fatto personale!

PRESIDENTE. Collega Borghi, collega Borghi, la richiamo per la seconda volta (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Collega Borghi, la richiamo per la seconda volta (Commenti del deputato Enrico Borghi)! Collega Borghi, collega Borghi, collega Borghi!

Ha chiesto di parlare il collega Ceccanti. Ne ha facoltà. Colleghi, per cortesia. Prego.

STEFANO CECCANTI (PD). Allora, forse il presidente Brescia non ha ben capito. Io ho detto che lui nel testo scritto ci ha proposto di chiudere stasera e - attenzione - dopo c'è stato un dibattito. Al termine di questo dibattito lui ha detto: “Andiamo in Commissione alle sei. Io poi mi riservo di convocare in qualsiasi momento un ufficio di presidenza per dichiarare chiusa la discussione”. Questo è ciò che hai detto alla fine.

Comunque, se vuoi smentirlo e quindi dire che non…

PRESIDENTE. Collega, si rivolga anche lei alla Presidenza.

STEFANO CECCANTI (PD). …e stasera non ci sarà nessun altro ufficio di presidenza puoi dirlo e siamo tutti contenti.

PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta che riprenderà alle ore 18,10 con lo svolgimento della discussione sulle linee generali del decreto-legge in materia di beni e attività culturali.

La seduta, sospesa alle 17,50, è ripresa alle 18,10.

Discussione del disegno di legge: S. 1374 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020 (Approvato dal Senato) (A.C. 2019-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2019-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i Beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020.

(Discussione sulle linee generali – A.C. 2019-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico ne hanno chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.

Avverto, altresì, che la VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Carbonaro.

ALESSANDRA CARBONARO, Relatrice. Grazie, Presidente. Colleghi, abbiamo oggi l'esame di un importante decreto-legge inizialmente composto da sei articoli diventati nove a seguito delle modifiche apportate al Senato. Nella sua formulazione originaria esso recava misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e di finanziamento delle attività del Ministero per i Beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020. A tali argomenti se ne sono aggiunti, a seguito dell'esame del Senato, altri riguardanti tra l'altro l'adeguamento alla normativa antincendio degli edifici scolastici e degli asili nido e gli incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici ed emittenti televisive e radiofoniche locali.

In particolare l'articolo 1 reca disposizioni inerenti le piante organiche e i rapporti di lavoro nell'ambito delle fondazioni lirico sinfoniche e limitatamente ai rapporti di lavoro a tempo determinato, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, di altri soggetti. La relazione del Governo sul testo iniziale del decreto-legge ricordava che l'intervento è necessario e urgente a seguito della sentenza resa dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nel mese di ottobre 2018 nella quale è stata eccepita l'assenza a livello nazionale di norme intese a sanzionare il ricorso abusivo da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche a una successione di contratti a tempo determinato. Nello specifico l'articolo 1 riconosce alle fondazioni lirico sinfoniche nonché ai teatri di tradizione e ai soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo che utilizzano il contratto collettivo nazionale delle medesime fondazioni, la possibilità di stipulare uno o più contratti di lavoro a tempo determinato a condizione che esistano esigenze contingenti e necessarie o temporanee e la durata complessiva non sia superiore, a decorrere dal 1° luglio 2019, a 36 mesi e si ricorra all'atto scritto. In caso di superamento del termine di 36 mesi il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno. Per il reclutamento di personale a tempo indeterminato delle sole fondazioni lirico sinfoniche si dispone che le stesse ricorrano ad apposite procedure selettive pubbliche secondo criteri e modalità stabiliti da ciascuna nel rispetto, tra l'altro, dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità. I contratti di lavoro stipulati che non rispettano tale disciplina sono nulli, fermo restando il diritto del lavoratore alla retribuzione. Sulla validità dei provvedimenti e delle procedure di reclutamento del personale è competente il giudice ordinario.

Si dispone poi, nel capoverso comma 2-octies, l'unico modificato dalla Commissione in sede referente, che, fino al 31 dicembre 2021, le fondazioni lirico sinfoniche, ove procedano ad assunzioni a tempo indeterminato, vi provvedono in deroga al principio in base al quale il contratto di lavoro subordinato presso le stesse è instaurato esclusivamente attraverso procedure selettive pubbliche, in misura non superiore al 50 per cento dei posti disponibili mediante procedure selettive riservate a soggetti che prestino servizio presso la stessa fondazione o l'abbiano prestato fino ad un anno prima della data di entrata in vigore del decreto-legge sulla base di contratti di lavoro a tempo determinato per un tempo complessivo non inferiore a 18 mesi anche non continuativi, negli otto anni precedenti nel caso del personale artistico e tecnico; per un tempo complessivo non inferiore a 36 mesi anche non continuativi negli otto anni precedenti nel caso del personale amministrativo.

La relazione illustrativa del Governo faceva presente che il termine minimo di 18 mesi previsto per il personale artistico e tecnico, ridotto rispetto ad altre previsioni normative di tenore analogo, si giustifica con la specificità del tipo di attività svolta che vede il ricorso a contratti a tempo determinato sovente frammentari e limitati a singole rappresentazioni teatrali. Per quanto riguarda la modifica apportata oggi dalla Commissione, essa è consistita nel riportare al 50 per cento, a fronte di una misura pari al 70 per cento prevista dal testo trasmesso dal Senato, la quota dei posti disponibili da riservare a soggetti che prestano o hanno prestato servizio nelle fondazioni. La modifica, che sostanzialmente ripristina la previsione iniziale del decreto-legge poi corretta al Senato, è derivata dalla condizione formulata dalla I Commissione nel parere espresso il 30 luglio 2019.

Sempre fino al 31 dicembre 2021 le fondazioni possono altresì avviare per i residui posti disponibili procedure selettive per titoli ed esami finalizzate a valorizzare con apposito punteggio l'esperienza professionale maturata in virtù di precedenti rapporti di lavoro presso le stesse.

Infine l'articolo 1 disciplina la procedura per la definizione della dotazione organica delle stesse fondazioni, in particolare prevedendo l'adozione con decreto interministeriale di uno schema-tipo sulla base del quale ogni fondazione elabora una proposta. La proposta è approvata con decreto interministeriale, previo parere, per le fondazioni che hanno presentato il piano di risanamento, del commissario straordinario.

L'articolo 2 autorizza la spesa di 15.410.145 euro per il 2019 per assicurare lo svolgimento dei servizi generali di supporto all'attività del MiBAC e delle sue strutture periferiche e di 19.400.000 per ciascuno degli anni 2019 e 2020 al fine di incrementare la quota degli utili derivanti dal gioco del lotto riservato al MiBAC per il recupero e la conservazione di beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per interventi di restauro paesaggistico e per attività culturali.

L'articolo 3, commi 1 e 2, interviene sulla disciplina per la promozione delle opere europee ed italiane modificando gli obblighi di programmazione e di investimento da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi lineari e non lineari e, in particolare, abbassando le quote di progressivo incremento precedentemente previste. Inoltre proroga l'applicazione della nuova disciplina dal 1° luglio 2019 al 1° gennaio 2020.

La relazione illustrativa dell'Atto Senato n. 1374 evidenziava che le modifiche - che tengono conto di un intenso lavoro di consultazione con le associazioni di categoria dei produttori audiovisivi e cinematografici, con le emittenti televisive nazionali e con i più importanti fornitori di servizi di media audiovisivi non lineari (ovvero a richiesta) - intendono rendere più funzionali le modalità di promozione delle opere italiane ed europee da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi.

La medesima relazione sottolineava, infatti, che gli obblighi di investimento e programmazione previsti dal decreto legislativo n. 177 del 2005 apparivano in alcuni casi limitativi della libertà imprenditoriale degli operatori. Inoltre ricordava che non erano stati emanati alcuni provvedimenti attuativi previsti dalla normativa vigente tra cui quello relativo alle opere di espressione originale italiana, la cui mancanza avrebbe determinato dal 1° luglio un quadro giuridico incerto.

L'articolo 3, comma 3, ridisciplina la composizione della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche in particolare riducendo da 50 a 49 i membri complessivi di cui uno con funzioni di presidente e introducendo elementi di maggiore flessibilità nella composizione dei gruppi di soggetti che devono essere rappresentati nella stessa Commissione. La norma ha lo scopo di superare alcune difficoltà incontrate nella costituzione della Commissione soprattutto per il reperimento di figure della professionalità dei sociologi.

L'articolo 3, comma 4, aumenta da 5 a 15 il numero degli esperti chiamati a valutare le richieste di accesso ai contributi selettivi previsti per opere cinematografiche e audiovisive e prevede che siano gli stessi esperti ad attribuire anche i contributi per attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva, specificando anche i parametri per la valutazione di queste ultime. Inoltre dispone che nel ripartire il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo la quota da destinare ai medesimi contributi, fatta eccezione ora per le risorse da assegnare all'Istituto Luce-Cinecittà, alla Fondazione “La Biennale di Venezia”, alla Fondazione Centro sperimentale di cinematografia e ad altre fondazioni, deve essere compresa tra il 10 e il 15 per cento e non più tra il 15 e il 18 per cento, comprese le risorse destinate ai beneficiari ora esclusi dal computo.

L'articolo 3, comma 4-bis, inserisce i prodotti dell'editoria audiovisiva fra quelli che possono essere acquistati dai soggetti che compiono diciott'anni nel 2019 tramite la cosiddetta card cultura.

L'articolo 3, comma 4-ter, prevede che l'installazione dei sistemi di videosorveglianza all'interno di una sala destinata al pubblico spettacolo, da parte del concessionario o del direttore del luogo del pubblico spettacolo al fine di individuare chi abusivamente registra in tutto o in parte un'opera cinematografica audiovisiva, deve essere autorizzata dal Garante per la protezione dei dati personali e può essere concessa solo al fine indicato.

Dell'esistenza di un sistema di videosorveglianza devono essere dati avviso e comunicazione adeguata agli utenti. I dati acquisiti con il sistema di videosorveglianza sono criptati e conservati per un periodo massimo di 30 giorni decorrenti dalla data di registrazione; decorso tale periodo, gli stessi devono essere distrutti. L'accesso alle registrazioni è vietato, salva la loro acquisizione su iniziativa della Polizia giudiziaria o del pubblico ministero.

L'articolo 3-bis modifica la disciplina degli incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, disponendo che a decorrere dal 2019 lo stesso sia pari al 75 per cento del valore incrementale degli investimenti effettuati. Dispone altresì che, sempre a decorrere dal 2019, alla copertura degli oneri si provveda mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, nel limite complessivo determinato annualmente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che stabilisce i criteri per la ripartizione delle risorse del Fondo fra la Presidenza del Consiglio e il Ministero per lo Sviluppo economico per gli interventi di rispettiva competenza. Il medesimo DPCM deve essere adottato entro il 31 marzo di ciascun anno.

L'articolo 4 esclude lo spettacolo viaggiante dall'applicazione della normativa introdotta nell'ambito delle misure di contrasto alla vendita di titoli di accesso ad attività di spettacolo effettuata da soggetti diversi dai titolari dei sistemi di emissione dei biglietti, in base alla quale dal 1° luglio 2019 i biglietti di accesso ad attività di spettacolo, che si svolgono in impianti con capienza superiore a 5 mila spettatori, sono nominali (il cosiddetto secondary ticketing).

L'articolo 4-bis differisce dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2019 il termine di adeguamento delle strutture adibite a servizi scolastici ed asili nidi alla normativa antincendio, nei casi in cui a ciò non si sia già proceduto.

L'articolo 5 prevede la possibilità per Roma Capitale di nominare un commissario straordinario preposto alla realizzazione degli interventi necessari per assicurare lo svolgimento del campionato europeo di calcio del 2020 a Roma. In particolare, il commissario provvede all'espletamento delle procedure dirette alla realizzazione di lavori, all'acquisizione di servizi e forniture, svolge funzioni di stazione appaltante, predispone e approva il piano degli interventi.

L'articolo 5-bis incrementa di 4 milioni di euro le risorse da destinare nel 2019 alla statizzazione degli istituti superiori musicali non statali e alle accademie di belle arti non statali finanziati dagli enti locali, al fine di consentire allo Stato di assumere l'onere delle situazioni debitorie pregresse delle stesse istituzioni, nel caso di enti locali per i quali sia stato dichiarato il dissesto finanziario fra il 2 gennaio 2018 e il 31 marzo 2018. Le stesse risorse sono attribuite su richiesta delle istituzioni interessate, e previa verifica da parte del MIUR. Dispone, inoltre, in ordine all'assegnazione delle risorse per il 2019, prima del perfezionamento della domanda di statizzazione.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo, sottosegretario Vacca, si riserva di intervenire in una fase successiva.

È iscritto a parlare il deputato Nicola Acunzo. Ne ha facoltà.

NICOLA ACUNZO (M5S). Presidente, onorevoli colleghi, mi voglio riagganciare a quello che ha detto poc'anzi la collega Carbonaro nella relazione, in cui ha illustrato ampiamente e sicuramente meglio di quanto possa fare io, che vorrei svolgere insieme a voi una disamina di tutto quello che in qualche modo abbiamo, e il Ministro Bonisoli, i suoi collaboratori hanno ampiamente indirizzato, l'intenzione culturale che c'è. E mi riferisco in modo particolare alla card cultura, nella quale c'è fondamentalmente un indirizzo culturale, e cioè l'attenzione specifica a quello che è il mondo dei giovani, l'attenzione specifica a quello che è il nuovo pubblico, il pubblico che va creato, per quello che riguarda nello specifico il settore cinematografico.

Il plauso al Ministro Bonisoli e ai collaboratori per questa tenace implementazione della modalità di valorizzazione, sia delle fondazioni lirico-sinfoniche che del cinema e dell'audiovisivo, in particolare. Non possiamo, però, non ricordare che questo è il miglior modo per assicurare un futuro alle produzioni culturali, sia formando un nuovo pubblico, un pubblico consapevole della propria importanza e dell'importanza della produzioni culturali, sia per l'immagine ed il prestigio nazionale, per il comparto strategico e soprattutto per la salvaguardia dei posti di lavoro degli addetti. La formazione di un pubblico, dicevo, che sono appunto i nostri giovani.

In relazione agli articoli del decreto in oggetto, segnalo in particolare l'importanza dell'articolo 3, alla pagina 18 del testo, in cui si stabilisce la quota riservata alla programmazione di qualità negli spazi televisivi, contemperando il dovere del servizio pubblico di divulgare i capisaldi e i valori della cultura nazionale con la necessità ovviamente di non erodere gli introiti pubblicitari nella fascia di prima e seconda serata.

Le misure che stiamo esaminando sono quindi un passo, a mio avviso, nella giusta direzione, per la tutela e la promozione delle istituzioni culturali italiane che ci rappresentano, con attenzione a questo pubblico, perché questo pubblico è fondamentale, perché senza questo nuovo pubblico il cinema non avrà futuro.

L'indirizzo è quello giusto, e come il maestro Nitti e mio collega e deputato avrà notato, nei giorni scorsi il nuovo sovrintendente della Scala, Dominique Meyer, è stato intervistato da una nota rivista di economia e finanza perché l'ente milanese è un brand che produce lavoro, immagine, alto artigianato e cultura, cioè valori paragonabili a quelli di tipo imprenditoriale che troviamo raccontati dai quotidiani economici. Nell'ambito della cultura noi non possiamo ignorare aspetti che sono attinenti all'economia della cultura, e ci riguardano come cittadini, ma anche come amministratori della cosa pubblica.

Il dovere, quindi, è quello - com'è anche mio dovere, come conoscitore del settore dell'audiovisivo e dello spettacolo dal vivo - di evidenziare le difficoltà del comparto, e non solo in relazione al settore artistico, ma anche ovviamente a quello dei tecnici, delle maestranze che lavorano costantemente per l'ottimizzazione del prodotto, senza peraltro mai raggiungere la fama, in alcuni casi.

Come sapete, nella storia del Parlamento repubblicano chi in passato ha proposto massicci investimenti culturali è stato spesso accusato di esporre un po' il libro dei sogni, anche a causa della dura legge dei numeri e dei vincoli finanziari che non consentono sforamenti. Io invece vorrei attrarre l'attenzione su quello che potrebbe essere un aspetto magari positivo, un aspetto della legge n. 58 del 2019, in vigore dal 30 giugno scorso, e da noi votata, che ha convertito il decreto “crescita”. Il provvedimento prevede benefici fiscali per gli sportivi professionisti e congrue agevolazioni ai club, che soprattutto nel settore calcistico si traducono in forti risparmi. Per poter beneficiare di queste condizioni di favore, le società interessate devono versare un contributo pari allo 0,5 per cento del loro imponibile per costituire un fondo statale dedicato al potenziamento dei settori giovanili. Ebbene, traendo ispirazione da questo nuovo regime fiscale, potrebbe essere un suggerimento, un'analisi forse opportuna che questo modello possa essere replicabile e duplicabile nel settore cinematografico, laddove esistono già strumenti di finanziamento alle produzioni, sia in termini di fiscalità di vantaggio che in termini di contributi economici alle opere meritevoli di una sorta di sigillo di qualità.

Abbiamo grande rispetto per il settore sportivo, che diviene così, grazie a questo, sempre più un comparto economico meritevole di attenzione e una leva di marketing del talento italiano, ma sicuramente il settore artistico-culturale lo è altrettanto. Quindi, nell'ampia discussione, che caratterizzerà prossimamente magari la nuova legge finanziaria, cercheremo di discutere sicuramente di tagli, di cunei fiscali, di investimenti produttivi che si profilano, e di notevoli incentivi al made in Italy, per poter rilanciare, tutelare il marchio italiano dalle contraffazioni, per rafforzare il suo segmento di mercato nei Paesi esteri e per incrementare l'e-commerce, che oggi favorisce molti generi di qualità. Ma non è forse vero che per decenni, dal neorealismo ad oggi (ecco, appunto per tornare al cinema italiano), il cinema italiano ha rappresentato nel mondo un modello di creatività, che ha veicolato l'immagine del nostro Paese, della sua arte, dei monumenti e dello stile di vita?

Il cinema italiano non è sicuramente meno importante dei meravigliosi formaggi italiani, non è meno importante dei nostri splendidi vini: anzi, molte pellicole hanno imposto la tradizione gastronomica nostrana come veicolo pubblicitario di una certa dolcezza del vivere, che era rappresentata anche ed è rappresentata dall'alimentazione sana, che è ancora richiesta all'estero.

Per questi motivi, per i motivi elencati vorrei anticipare la possibilità di ragionare appunto sulla costituzione di un fondo statale che chiede ai produttori beneficiari di contributi a vario titolo, di collaborare a ridare respiro agli investimenti che loro stessi sollecitano.

Immagino un primo ambito di intervento del Fondo per la valorizzazione, ad esempio, di luoghi particolarmente suggestivi del nostro Paese, da individuare e promuovere come set cinematografici nel tempo in cui, purtroppo, sono delocalizzati in Ungheria, Romania, Bulgaria.

Ecco perché gli incentivi al settore necessitano ed ecco perché queste misure sono misure che vanno nel verso giusto, perché io, seguendo ad esempio il cuore, potrei parlarvi ampiamente della Piana del Sele, di Battipaglia, la città dalla quale provengo, del Cilento, delle sue bellezze e delle enormi potenzialità di una terra in cui sono già stati ambientati film di successo.

Tuttavia, la ragione invece mi spinge a parlare della Val Camonica, spettacolare set in cui laghi e monti si alternano e giocano a rincorrersi e che reca tracce delle antiche genti italiche, che lasciarono straordinarie incisioni rupestri.

E vorrei che fosse invece un collega del Nord a sostenere la Piana del Sele, la mia città di origine Battipaglia e il mio Cilento, cioè insieme potremmo ricordare che l'economia territoriale della provincia, ad esempio, di Ragusa è stata completamente trasformata dai set televisivi, creando posti di lavoro, favorendo le tipicità enogastronomiche e implementando il turismo con visitatori stranieri che arrivano perfino dalla Svezia, dopo la vendita del prodotto audiovisivo di cui sto parlando alle televisioni del Nord Europa: il commissario Montalbano, nato dalla penna del grande e compianto Andrea Camilleri.

Il Fondo statale di cui parlo, costituito attraverso i contributi dei produttori che hanno ottenuto vantaggi competitivi dall'intervento statale, potrà occuparsi del rilancio di meravigliosi territori ad esempio, che si candideranno a set cinematografici.

Per offrire le loro principali location come set, le amministrazioni interessate dovranno incentivare la tutela dell'ambiente e, quindi, andiamo a risolvere un'altra problematica, che è quella che purtroppo è attenzionata in tutta Italia.

Le amministrazioni interessate, quindi, potranno incentivare la tutela dell'ambiente anche per meglio promuovere la vetrina del loro patrimonio artistico e paesaggistico e saranno sollecitate in tal senso anche dalle Film Commission regionali di riferimento, che valuteranno, attraverso nuclei di esperti, il rispetto delle caratteristiche richieste dalle produzioni.

Dalla costa alla roccia innevata delle grandi altitudini, non esiste paesaggio, ambiente o situazione che l'Italia non possa soddisfare, in relazione alle esigenze produttive e alle necessità previste dalle sceneggiature cinematografiche.

Altro punto qualificante su cui vorrei raccogliere i vostri pareri è la necessità di incoraggiare quei talenti giovanili che stentano a farsi conoscere; già in Commissione cultura abbiamo avuto modo di confrontarci con i colleghi sulle problematiche della scuola, sulla necessità della formazione.

Dopo le numerose innovazioni seguite alla riforma degli orientamenti scolastici la ricerca-azione sulle competenze degli studenti impone una nuova attenzione a quello che è il percorso formativo attraverso i nuovi linguaggi.

Pertanto, ritengo che per avviare i giovani al mestiere dell'audiovisivo, per coltivare i nuovi talenti bisogna partire dalla scuola.

In realtà, questa passione deriva dalle frequentazioni e dalle frequenti visite presso le istituzioni scolastiche, soprattutto la scuola secondaria superiore ed enti di formazione universitaria e post lauream non solo del mio collegio elettorale, ma di tutti i luoghi che attraverso, alla ricerca di creatività.

Ho visto aree metropolitane marginali riqualificate da un fecondo spirito di rinnovamento, individui e gruppi, associazioni culturali, centri polifunzionali e spazi di nuova spettacolarità.

La ristrettezza di mezzi in Italia, grazie a Dio, non ha mai bloccato il talento, ma fare cinema esige formazione specifica, strumentazione tecnica, stimolazione di idee e per questo i produttori meritevoli di attenzione e soprattutto quelli gratificati da finanziamenti pubblici dovranno impegnarsi ad adottare scuole che intendano costruire percorsi formativi per realizzare cortometraggi o mediometraggi diretti a raccontare le problematiche giovanili, le forme della vita associativa, i sogni, le aspirazioni e i desideri dei Millennials.

In tal modo, avremo anche un monitoraggio di quello che è il correre del pensiero, di quello che pensano i giovani e le giovani generazioni, a torto accusate di essere a volte un mondo di dipendenti dal web, a torto accusati di essere a volte disadattati alla vita civile e potremo allevare un pubblico educato alla fruizione della cultura, capace di gestire l'audiovisivo e lo spettacolo dal vivo negli anni a venire. Queste sfide sono ineludibili e improcrastinabili.

Attraverso l'approccio socioculturale potremo rendere più governabili quelle che sono le dinamiche a volte di conflitto della società italiana, traghettandole sempre più dal conflitto al confronto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Federico Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi esaminiamo evidenzia, ancora una volta, la mancanza di visione culturale nelle politiche del Governo.

Lo scorso anno il Ministro Bonisoli, sollecitato in audizione in Commissione, affermò che avrebbe portato avanti le riforme delle Fondazioni lirico-sinfoniche, del sistema di contribuzione pubblica dello spettacolo dal vivo - il cosiddetto FUS, Fondo unico per lo spettacolo - delle arti circensi, che tutti attendiamo da anni, passando per l'iniziativa parlamentare, allargando il perimetro di discussione in maniera corale. Invece, sottosegretario Vacca, ha fatto della decretazione d'urgenza un modus vivendi della sua azione politica, replicandolo anche stavolta, scavalcando il Parlamento e di fatto esautorando le prerogative dell'Assemblea.

Il contratto del Governo del cambiamento d'opinione prevedeva una riforma complessiva dell'amministrazione della cultura, specialmente del Fondo unico per lo spettacolo, invece la riforma avviene per piccoli miglioramenti, piccoli aggiustamenti, piccoli ritocchi, quando l'intera capacità gestionale è deficitaria.

Il decreto-legge Mibac o decreto-legge cultura non ci convince affatto.

Siamo d'accordo, è vero, con la parte sugli audiovisivi, in cui rivendichiamo l'estensione della possibilità di acquisto dei materiali audiovisivi nella carta per i diciottenni, e con l'inserimento del rinnovo sul credito d'imposta, di cui vogliamo sottolineare l'omissione relativa allo stanziamento che abbiamo cercato e stiamo cercando di sanare con nostri emendamenti o interventi che possano essere anche interventi della Commissione (non vogliamo bandiere, non vogliamo attributi o certificati di benemerenza); però, semplicemente, dopo aver fatto una proposta di legge - una proposta di legge, ricordo, firmata da tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione - aver presentato emendamenti rispetto alla necessità, per le piccole e medie imprese e le start-up di investire in pubblicità, con un credito d'imposta incrementale dell'1 per cento e, dopo una serie di incidenti per cui addirittura si arrivò a un emendamento Crimi bollinato, che poi scomparve nel nulla, dove già era inserita la quota e la cifra che era quella dell'anno 2018, 32,5 milioni di euro, oggi arriviamo finalmente a un provvedimento che inserisce e riconosce il credito d'imposta per quest'anno e lo stabilizza, ma inspiegabilmente, pur essendoci già la copertura, assegna a un decreto successivo il quantum.

Ora, siccome a pensar male - come ci ricorda la collega Nardelli - si fa peccato ma spesso ci si indovina, noi riteniamo che il quantum debba essere espresso all'interno della Commissione, in maniera trasversale, senza appartenenze, a beneficio di categorie che stanno aspettando da molto tempo, ormai da più di un anno, e che chiedono appunto semplicemente di veder riconosciuto questo diritto.

Quindi, noi avevamo fatto un emendamento sui 35 milioni, va benissimo fare un emendamento insieme di Commissione sui 32 milioni e mezzo, che è lo stanziato 2018, i fondi ci sono, l'accordo di tutte le forze politiche c'è, quindi questo è un appello che lanciamo proprio a dimostrazione che noi siamo duri, e ora lo vedrete nel merito della parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, ma riconosciamo la validità dei provvedimenti che riguardano l'audiovisivo e che riguardano anche l'estensione appunto ai generi editoriali e audiovisivi della carta, della app per i diciottenni, proposta che avevamo fatto nella proposta di legge sulla lettura e che avevate ritenuto forse troppo avventurosa e, poi, invece, magicamente, forse basta parlare con gli interlocutori giusti, è stata inserita in questo provvedimento. Noi siamo contenti, evidentemente il dialogo con alcune forze di Governo è più proficuo che con altre.

Sul credito d'imposta, in particolare, vogliamo rivendicare la primogenitura; ho ricostruito un po' tutto il percorso, ma riteniamo che sia importante portarlo a compimento. Sugli audiovisivi non possiamo che confermare la nostra approvazione, ogni euro di domanda aggiuntiva di servizi e prodotti audiovisivi, infatti, sottosegretario, attiva un effetto moltiplicatore pari a un euro e 98 centesimi, ripartito diffusamente a vantaggio di tutta l'economia nazionale. Il moltiplicatore del valore del cinema e dell'audiovisivo è, dopo il settore delle costruzioni, pensate, il più alto fra tutte le attività economiche, grazie alle intense relazioni di filiera e alla bassa propensione all'importazione. Si darà la possibilità a più di 8 mila imprese di avere incentivi; tra diretti e indiretti, sono 173 mila i posti di lavoro complessivi generati da cinema, audiovisivo, broadcasting. Ogni euro in più, quindi, ogni consumatore in più, aiuta un settore rilevante e strategico per il sistema Paese e per la nostra capacità di produzione artistica.

L'avvento della rivoluzione digitale ha portato, a livello globale, cambiamenti profondi e strategici che vanno colti e interpretati, affinché un settore produttivamente così fertile non rischi la marginalizzazione o si trasformi in un creatore di talenti e competenze attratti, poi, altrove, una sorta di emigrazione dell'arte. I numeri dicono che questa dinamica si tradurrebbe in ricadute negative anche sul resto dell'economia.

Riguardo al tema dei consumi culturali, questi vanno stimolati in maniera univoca, senza distinzioni geografiche o di titoli di studio. Per questo Fratelli d'Italia si asterrà; non condividiamo interamente il provvedimento, ma non possiamo negare queste timide aperture, così come non possiamo tralasciare che sulle fondazioni lirico-sinfoniche la maggioranza continua a non ascoltare le esigenze di chi lavora nello spettacolo.

La Commissione cultura è impegnata, proprio in questi mesi, in un'indagine conoscitiva sullo stato professionale del settore dello spettacolo, promossa dalla collega Carbonaro e sostenuta da Fratelli d'Italia; i dati ci dicono che il lavoro è intermittente, la piramide dell'età è rovesciata in favore delle classi più anziane e la retribuzione media, sottosegretario Vacca, è di circa 10 mila euro l'anno.

La Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza Sciotto, ha sancito che per i dipendenti precari dello spettacolo e delle fondazioni lirico-sinfoniche, che hanno il fine istituzionale di tutelare il patrimonio e l'identità artistica e culturale dell'Italia in tutto il mondo, non esiste un'espressa norma italiana a loro tutela, sia contro l'abuso dei contratti a termine e sia contro la reiterazione abusiva dei contratti a termine. Un'ulteriore precarizzazione del lavoro è, quindi, immotivata. Non vogliamo un Jobs Act delle fondazioni lirico-sinfoniche che trasformi il settore in una gig economy, l'economia dei lavoretti e della precarietà.

Le disposizioni contenute nel decreto-legge n. 59 sono in contrasto con i dettami delle normative europee in materia di lavoro a tempo determinato e alle disposizioni della Corte europea che si è espressa in numerose sentenze, nonché alla stessa normativa del decreto “dignità” emanato dal Governo che stabilisce un termine di 24 mesi, sottosegretario Vacca, e su questo aspetto abbiamo discusso abbastanza in Commissione, mentre il decreto-legge indica 36 mesi e questo perché? Perché, per sentenze, per interpretazione giuridica le fondazioni sono fondazioni di diritto privato e, invece, in questo modo voi le considerate, di fatto, un soggetto pubblico; se volete, possiamo pure essere d'accordo, siamo nell'ambito del parastato, ma allora dovete fare una legge che dica che le fondazioni lirico-sinfoniche sono pubbliche; così, allo stato attuale, non è e, quindi, il termine dei 36 mesi non è corretto, perché aumenta la precarizzazione invece che diminuirla.

La Corte di giustizia ha inoltre stabilito che il divieto di trasformazione in tempo indeterminato viola la direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell'Unione europea ed impone al giudice italiano di adottare tale sanzione se materialmente possibile, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del datore di lavoro. Infatti, l'avvio della procedura di infrazione notificata dalla Commissione europea al Governo italiano il 25 luglio 2019 denuncia espressamente che, attualmente, la legislazione italiana esclude da questa protezione diverse categorie di lavoratori del settore pubblico, ad esempio, insegnanti - collega Carbonaro -, personale sanitario, lavoratori del settore dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, personale di alcune fondazioni di produzione musicale, personale accademico, lavoratori agricoli e personale volontario dei Vigili del fuoco nazionali. Per adeguarsi all'Europa basterebbe solo eliminare la deroga sancita dal comma 3 dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 81 del 2015, praticamente tre righe, e tutti i lavoratori di queste categorie avranno e avrebbero eguali diritti e non ci saranno le discriminazioni subite dai precari delle fondazioni e denunciate, appunto, dall'Europa.

Invece, questo decreto-legge, che, evidentemente, qualche ufficio legislativo vi ha scritto e che voi avete applicato e riportato al Parlamento senza una visione complessiva, si fa beffa di tutto ciò e prevede, tra l'altro, che sarà sufficiente la semplice indicazione dello spettacolo a rendere legittimi i motivi dell'assunzione e continua a prevedere il divieto di conversione, come sanzione contro l'abuso e la reiterazione abusiva dei contratti a termine, nonostante la mera sanzione economica non possa ritenersi, come ha ritenuto la stessa Corte di giustizia, un vero deterrente contro tali abusi.

Questo decreto-legge vuole poi introdurre il concorso pubblico, sebbene le fondazioni siano enti privati e, quindi, anche qui, dovete chiarire questa diatriba, come sancito dalle sezioni unite della Cassazione con numerose sentenze; anche questo ve lo abbiamo indicato nella lunga discussione in Commissione, due ore e mezzo di interventi, ma, vediamo che poi sono serviti a poco, perché avete modificato su altri aspetti il decreto, ma non sul cuore, perché la parte malata del decreto è proprio quella che riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche.

Infine, il diritto di precedenza che i lavoratori guadagnano dopo tre anni nei rapporti a termine, dopo aver superato tre selezioni annuali, viene dichiarato decaduto dopo il quarto anno. Sembra quasi un gioco dell'oca: tre anni per guadagnare il diritto di precedenza previsto dal contratto nazionale e un anno per perderlo e ricominciare tutto daccapo, si ritorna un passo indietro. È evidente, dunque, che il decreto costruisce un sistema per rendere precaria la vita degli artisti e dei tecnici delle fondazioni e dello spettacolo.

Mi sono dilungato, i colleghi hanno avuto la pazienza di ascoltarmi, in Commissione, per descrivere il patrimonio etnoantropologico tutelato dal Mibac rispetto alle arti e ai mestieri previsti e contenuti nell'indotto delle fondazioni lirico sinfoniche: ci sono i tecnici, ci sono gli scenografi, ci sono, ovviamente, gli artisti, l'orchestra e il coro, c'è il personale di sala; è una comunità di artisti e di tecnici che ha una sapienza preziosissima che questo decreto va a precarizzare e a disperdere, perché quando un tecnico, uno scenografo fa i fondi, ricostruisce le scene delle varie opere, ho fatto l'esempio delle scenografie, delle scene, anche questo è un compito artistico che va tutelato, se noi lo precarizziamo, poi, siamo costretti, come stanno facendo molte sovrintendenze, andando a creare squilibri di bilancio, ad andare fuori, ad andare sui consulenti artistici, sulle produzioni tutto compreso e le fondazioni lirico-sinfoniche, da centri di produzione culturale ,stanno diventando degli affittacamere, affittacamere di lusso che strapagano produzioni per lo più straniere, quindi, togliendo lavoro alle nostre risorse tecniche e illuminotecniche, a scenografi, costumisti e artisti italiani. Lo stesso avviene con i cantanti, che per lo più vengono proposti da agenzie straniere, lo stesso sta avvenendo e rischia di avvenire anche con i musicisti, e la collega Carbonaro che, appunto, conosce bene il mestiere artistico, l'indotto artistico dovrebbe essere forse più sensibile a questo contesto e a questo pericolo.

Per cui questa è una battaglia che facciamo a testa alta, non per il solito pregiudizio politico, e lo abbiamo dimostrato, perché poi non andremo a votare contro questo pessimo decreto, perché purtroppo contiene anche delle iniziative che condividiamo e che abbiamo anche contribuito a realizzare, ma questa parte, la parte delle fondazioni lirico-sinfoniche andrebbe strappata e riscritta daccapo. E se vi serve qualche bravo legislativo, qualche bravo tecnico, qualche giurista, chiedetelo, magari l'opposizione ve lo può fornire, perché evidentemente difetta in ambiti ministeriali.

Le procedure di stabilizzazione dei precari, poi, sono troppo farraginose, e richiedono anni per riuscire a farle: bisogna fare le nuove piante organiche, poi ci deve essere il controllo del collegio dei sindaci, poi quello del Mibac, poi quello della Corte dei conti e poi infine tutto ritorna al Mibac, una sorta di giro su se stessi e più volte ripetuto. Siamo ovviamente per la stabilizzazione contrattuale dei lavoratori dello spettacolo, abbiamo fatto la battaglia per questo, e abbiamo presentato più di cinquanta emendamenti in tal senso. Fratelli d'Italia è il solo partito ad aver sposato la causa dei lavoratori dello spettacolo in questo provvedimento, con un ascolto attento e costante con i sindacati e le categorie in genere.

Il fine del decreto dovrebbe essere il rilancio della tutela delle fondazioni lirico-sinfoniche, mentre in realtà cancellerà sia la possibilità di avere un impiego dignitoso per chi oggi ci lavora, soprattutto per i milioni di studenti delle arti musicali, che saranno costretti ad andare all'estero per sopravvivere, sia per la stessa identità culturale dell'Italia, verso la quale non mostrate grande sensibilità.

Necessaria, quindi, è una riforma sostanziale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Le fondazioni lirico-sinfoniche sono nella maggior parte dei casi in grave default, e i casi di cronaca mostrano gestioni sconsiderate. Le fondazioni lirico-sinfoniche vengono finanziate con soldi pubblici, e succede come a Roma, dove il sovrintendente non paghi per anni i contributi ai lavoratori, creando debiti tributari per 12 milioni di euro, e di essere riconfermato, nonostante la mala gestione e le bocciature dei sindacati, del sindaco di Roma, della vostra stessa forza politica, e del Ministro, addirittura incensato per i suoi risultati. In altre nazioni, in una nazione normale, un manager parapubblico che iscrive a bilancio 12 milioni di debiti tributari non pagando i contributi ai lavoratori finirebbe direttamente alla Corte dei conti, ma non in Italia, non a Roma, non con la vostra vigilanza, non con la vigilanza del commissario Sole, non con la vigilanza del presidente del Teatro Costanzi, che, guarda caso, si chiama sindaco di Roma, Virginia Raggi. Invito, quindi, a verificare l'operato di tutti i sovrintendenti, perché evidentemente il commissario Sole aveva iniziato in maniera virtuosa il suo lavoro qualche anno fa, denunciando quello che denunciamo noi, cioè che ci sono fondazioni come quella di Roma, di Firenze, di Bari, che hanno creato inchieste, hanno creato malaffare, hanno creato sbilancio profondo dei conti pubblici e, nonostante questo, sono state rifinanziate, anche da questo Governo, il Governo del cambiamento delle opinioni. Sono state finanziate, rifinanziate e non sono stati cambiati i sovrintendenti. L'unico che avete cambiato, l'unico che è stato recentemente cambiato - io non ho parole - è stato deciso unilateralmente dal sindaco, ed è un rappresentante del Ministero della passata governance. Con tutto il rispetto per le sue capacità personali, però non ha certo questa grande tradizione da sovrintendente - non ce l'ha affatto -, e Bonisoli, il Ministro Bonisoli, il Ministro del cambio delle opinioni, ha accettato anche questa.

Quindi, invitiamo a verificare l'operato dei sovrintendenti, che violando leggi e norme in puro stile Fuortes - un metodo, quello di Fuortes -, con bilanci alterati, bigliettazioni aumentate e mancato versamento dei contributi ai lavoratori mal gestisce le sovrintendenze da anni. Ma fino a quando c'erano quelli di prima, come li chiamate voi, la responsabilità è la loro, ma adesso ci siete voi, ormai è più di un anno. E che cosa avete fatto? Avete nominato anche un consulente sulla questione delle fondazioni lirico-sinfoniche, una brava persona che viene da questo mondo, che viene dal mondo degli artisti, delle fondazioni lirico-sinfoniche, gli avete fatto fare un gran lavoro, la consultazione con le categorie, poi avete preso tutto quello che lui ha proposto e l'avete accantonato, e qualcuno, qualche dirigente, in qualche oscura stanza del Ministero, si è messo lì e ha scritto questo decreto. Non ha scritto il Ministro una riforma quadro, ma questo ci saremmo aspettati dal Governo del cambiamento, cioè che il Ministro Bonisoli, come si era impegnato a fare, fosse venuto a in Parlamento dicendo: questa è la mia legge quadro per la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche, del Fondo unico dello spettacolo, dei circhi e di tutto il resto. Allora noi ci saremmo confrontati, avevamo già dato la disponibilità. Abbiamo già presentato, noi, dall'opposizione, una legge quadro analoga su questi temi, e sfidiamo la maggioranza a fare la stessa cosa - ovviamente con i criteri, le gerarchie e le priorità della maggioranza -, ad abbinare i testi e a confrontarci in Parlamento, se il Parlamento è sovrano, perché al Ministero non c'è una capacità di visione ma c'è solo il trasferimento dagli uffici tecnici al Parlamento di atti scritti dai tecnici. Ci chiediamo se poi i tecnici facciano pure i politici, in quel Ministero, perché a guardare la riforma del Mibac a noi sembra che in quel Ministero alcuni tecnici dettino anche la linea sulla nuova riforma interna del MiBAC, per cui avremo segretari generali che contano più di Ministri, che decidono cosa dovrà inaugurare un Ministro o un sottosegretario, che addirittura già adesso lo sostituiscono in iniziative pubbliche, che decidono i prestiti della nostra nazione. Andate a informarvi, colleghi: c'è una mostra di Caravaggio per il G20 in Giappone, che rappresenta lo Stato italiano, e siccome un dirigente e altri dirigenti ritengono di essere stati maltrattati, il giorno prima della pensione questo alto dirigente ha fatto un consiglio e ha annullato i prestiti di sei opere su quattordici.

Sottosegretario Vacca, questo è anche un appello: intervenga, in queste ore, perché c'è una mostra che rappresenta l'Italia, su Caravaggio, in Giappone, sostenuta dal nostro ambasciatore, che rischia di saltare, facendoci fare una pessima figura a livello internazionale, perché un dirigente, il giorno prima di andare in pensione, ha riunito un consiglio, che non poteva esprimersi nel merito, e ha bocciato la mostra e il prestito di sei opere su quattordici. Questo vale come appello pubblico, come denuncia pubblica, perché quelli sono atti pubblici e quindi noi, poi, dell'opposizione, ovviamente ne veniamo a conoscenza. Questo è l'esempio che non avete il controllo della macchina. La macchina la sta guidando qualcun altro, e questo è un problema serio, perché se la politica non guida i Ministeri, non dà gli indirizzi, non ha la visione, c'è qualcun altro che dà la visione, qualcun altro che nomina i sovrintendenti o i commissari, qualcun altro che decide gli impegni di spesa, qualcun altro che accentra le voci di costo e gli appalti, qualcun altro che stabilisce quali sono le mostre internazionali che debba fare l'Italia, quali sono i quadri che si possono prestare, quali sono i dirigenti che possono essere reintegrati nonostante abbiano processi per peculato e falso in corso, qualcun'altro che fa il Ministro al posto vostro. Quindi, sottosegretario Vacca, conoscendo la sua onestà intellettuale, la prego di avvisare il Ministro, che ha nuovamente in questi minuti cambiato opinione anche sui circhi. Agosto 2018, appena insediati, con i colleghi di maggioranza abbiamo fatto una bella delegazione, siamo andati al Ministero, il Ministro Bonisoli con la sua felpata cortesia ci ha ricevuto, ha ricevuto un intero tavolo di categorie del mondo dello spettacolo escluse dal FUS in maniera molto, molto discutibile, e ha preso degli impegni pubblici: parte di questi li ha rispettati, poi non li ha più rispettati. Ma con i circensi - l'ho sentito io con le mie orecchie - ho sentito il Ministro Bonisoli dire: ah, io sono un grande sostenitore del circo, del circo con gli animali, ci andavo da bambino, entravo nella gabbia del domatore, io vi sosterrò e vi difenderò; per poi arrivare oggi - dottor Bonisoli e mister Hyde - a dire l'esatto contrario, con un decreto che neanche lui ha fatto ma addirittura gli hanno dettato dal Ministero dell'ambiente, da alcuni ambienti della segreteria del Ministro Costa, dove lavorano rappresentanti di associazioni animaliste estremiste.

Premetto, io sono per la difesa degli animali e del benessere animale, e come me c'è la collega Frassinetti, ci sono tanti colleghi, ma ho anche fondato l'Intergruppo dello spettacolo popolare e della cultura popolare, e il circo rappresenta millenni di cultura popolare e di spettacolo popolare.

Un conto è parlare con le categorie, rispettare il Parlamento e mettere sedute le categorie e dire “adesso, nel 2019, con le condizioni attuali, magari i grandi animali, che in Italia sono rimasti pochi, possono essere dismessi e mandati nei centri di ricovero e stabilire i tempi”, e un conto è azzerare una forma culturale secolare che ha al suo interno - ma questo, forse, il Ministro Bonisoli, che è specializzato in design e moda, non lo sa - l'arte equestre, la commedia dell'arte, il teatro, la clowneria, che sicuramente i colleghi attori conoscono bene e conoscono bene la tradizione del circo. Millenni di storia e di cultura che vengono con un solo decreto cancellati perché qualcuno, estremizzando il problema e avendo pure qualche interesse, qualche conflitto di interessi sui centri di recupero, che poi diventano essi stessi luoghi di esibizione di attività a favore degli animali, talvolta anche a contributo, vengono cancellati.

Per cui noi vogliamo il benessere animale, tutti vogliamo il benessere animale, ma vogliamo anche difendere la cultura popolare; cultura popolare che questo decreto sulle fondazioni lirico-sinfoniche, sta minacciando e per cui su questo noi siamo ferocemente all'opposizione. La situazione gestionale e debitoria delle fondazioni lirico-sinfoniche è molto grave, a fronte anche dei 170 milioni di euro, sottosegretario Vacca, erogati fuori dal quadro del FUS, che non hanno minimamente intaccato l'enorme debito su cui i vari organi di controllo tacciono, non c'è stato sicuramente anche qui un piano di riforma generale. Difenderemo, quindi, lo spettacolo popolare, la commedia dell'arte, lo spettacolo circense e la lirica. Abbiamo presentato una proposta di riforma complessiva, come ho ricordato prima, di questi settori che possa finalmente sincronizzare l'attività ministeriale con le esigenze anche dei piccoli operatori che rappresentano l'ossatura dell'identità nazionale, ribadendo il nostro voto di astensione non certo per la parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, che fa schifo - scusate, concedetemi il termine, perché poi, alla fine, si deve semplificare anche per la comunicazione disintermediata con chi ci ascolta direttamente dietro il vetro di quella telecamera -, è un decreto legge scritto malissimo.

Sfidiamo il Ministro Bonisoli a rispettare la parola data di fronte al Parlamento e avviare finalmente un processo di riforma del settore dello spettacolo dal vivo e delle fondazioni lirico-sinfoniche, portando in Aula il dibattito, rispettando la centralità delle Aule parlamentari e prendendo la nostra proposta di legge come testo di confronto. Ci auguriamo, quindi, una futura riforma volta allo sviluppo del sistema, favorendo la qualità dell'offerta anche a carattere multidisciplinare e la pluralità delle espressioni artistiche, la qualificazione delle competenze artistiche e la tutela dei lavoratori.

Abbiamo detto che sulla parte degli audiovisivi siamo favorevoli e il motivo è semplice, perché devo dire che la sottosegretaria Borgonzoni su questo ha lavorato bene. Perché ha lavorato bene? Perché ha ascoltato le categorie e ha ascoltato anche le indicazioni dell'opposizione; indicazioni semplici, che vogliono premiare la produttività italiana, la produzione italiana, però senza gabbie concettuali troppo rigide e che vuole rivedere queste commissioni, perché sono un po' rigide, e quindi rivederne la composizione forse non fa male, oltre a tutelare e combattere la pirateria attraverso la videosorveglianza nelle sale, perché è giusto che vengano represse queste forme di pirateria.

Sugli incentivi pubblicitari incrementali per quotidiani, periodici, emittenti televisive e radiofoniche locali, lo abbiamo visto, c'è stata una mobilitazione del Parlamento e quindi su questo lanciamo un appello perché ci possa essere un confronto non troppo lento domani in Aula, che rischierebbe, magari, di mettere a rischio l'approvazione di questo decreto e che rispetti la volontà del Parlamento e della Commissione su questo tema.

Sullo spettacolo viaggiante, sul secondary ticketing, noi abbiamo anche qui una proposta di legge. Noi diciamo una cosa semplice: se proprio volete imporre il nome sul biglietto, almeno mettete le risorse per favorire la detrazione delle spese per il consumo culturale. È un'idea semplice, come per le medicine: se io vado a teatro o ad un concerto e sono obbligato a perdere tempo a mettere l'indicazione del mio nominativo - e su questo magari avreste potuto ascoltare meglio e di più le categorie che gestiscono questi circuiti, consentendo loro i tempi tecnici per farlo - ho poi la possibilità di allegare questo biglietto proporzionalmente al mio reddito o al reddito della mia famiglia e detrarlo dalle spese, come si fa esattamente con gli scontrini delle farmacie. Per fare questo, ovviamente, il biglietto deve essere nominativo, ma, se c'è questo disagio, che crea anche disincentivo, tanto vale prendere questa nostra idea, sostenuta anche dalle categorie, da Federcultura e da altre associazioni di categoria, e favorire la detrazione del consumo culturale.

In questo modo un disagio diventa un incentivo, perché io vado al concerto di un grande cantante o vado a vedere uno spettacolo di lirica e poi conservo il biglietto, perché ha l'indicazione del mio nome e del mio codice fiscale.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Vado a concludere, quindi, rivendicando il sostegno e la collaborazione sulla parte che riguarda gli audiovisivi; crediamo che sia stato fatto un buon lavoro anche sul rilancio di Cinecittà e sul Festival del cinema, che sono due eccellenze italiane. Rimane la nostra bocciatura totale sulla parte che riguarda le fondazioni lirico-sinfoniche e lanciamo e chiudiamo con questo appello al sottosegretario Vacca, di cui riconosciamo l'onestà intellettuale e la capacità di mediare, affinché venga accettato questo emendamento della Commissione, non di Fratelli d'Italia, bensì della Commissione, che stabilisce il quantum sul credito d'imposta.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.

GIORGIA LATINI (LEGA). Grazie, Presidente. Saluto il sottosegretario Vacca, ringrazio la relatrice Carbonaro e devo dire che il Governo dimostra di avere un'attenzione al mondo culturale, perché ci siamo incontrati non meno di tre settimane fa in quest'Aula, proprio io stessa ho fatto la discussione sulle linee generali per la promozione sulla lettura, e dopo tre settimane ci rincontriamo nuovamente per discutere un altro provvedimento che parla dello sviluppo del nostro Paese in ambito culturale. Quindi, direi che comunque c'è massima attenzione da parte del Governo. Infatti questo provvedimento tocca più ambiti, come abbiamo sentito dalla relatrice, perché si occupa di personale all'interno delle fondazioni lirico-sinfoniche, del settore dell'audiovisivo e del cinema, del finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali, dello svolgimento - per esempio questo è un altro tema, si tocca anche lo sport - della manifestazione UEFA Euro 2020.

In Senato sono stati inseriti ulteriori ambiti, come l'adeguamento alla normativa antincendio degli edifici scolastici e degli asili nido e gli incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici ed emittenti televisive e radiofoniche locali. Quindi il provvedimento spazia tra vari settori.

Citerò adesso alcuni articoli, quelli più significativi, e inizio proprio dalle fondazioni liriche, che sono una eccellenza del nostro Paese. E chi lavora all'interno delle fondazioni liriche in tale ambito contribuisce in prima persona a sostenere lo sviluppo delle nostre tradizioni e soprattutto della nostra identità culturale, perché tutti sappiamo che la lirica è nata in Italia e si è estesa al resto del mondo. È una delle tante eccellenze made in Italy del nostro Paese, che lo rende famoso e l'Italia vanta proprio di essere universalmente riconosciuta e considerata la patria dell'opera.

Infatti, non è un caso che la parola “opera” sia utilizzata in tutte le lingue del mondo; e anche se altre nazioni hanno delle importanti tradizioni liriche, il genere è nato proprio qui, in questo nostro Paese, che possiede il maggior numero di teatri d'opera al mondo e questo sicuramente è un gran vanto che dobbiamo avere noi italiani.

Questo provvedimento, intervenendo sul tema dei rapporti di lavoro a tempo determinato o indeterminato presso le fondazioni lirico-sinfoniche, mira a garantire la prosecuzione delle loro attività istituzionali, che sono di rilevante impatto economico per il nostro Paese, e mira a un rilancio in termini di programmazione e di sviluppo, adeguando con urgenza il sistema legislativo nazionale con le norme dell'Unione europea.

Infatti, questo intervento si rende urgente e necessario anche a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 ottobre 2018, che aveva rilevato una situazione di inottemperanza del nostro ordinamento, in particolare delle norme in materia di contratto a tempo determinato nelle fondazioni lirico sinfoniche rispetto a quanto stabilito dalla clausola 5 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 in allegato alla direttiva del Consiglio del 28 giugno 1999. Poi, con l'imminente scadenza delle misure previste dalla “legge Bray” si sarebbero verificati degli effetti preoccupanti e svantaggiosi sugli artisti, su tutte le maestranze, sui lavoratori impiegati nelle fondazioni e sugli enti stessi.

Quindi, con grande piacere devo rilevare anche che in questo articolo dopo sono stati ricompresi anche i teatri di tradizione e io avevo sollevato proprio questa attenzione rispetto ai teatri di tradizione nel corso dell'audizione che c'è stata qualche settimana fa presso la nostra Commissione del Ministro Bonisoli perché, essendo io marchigiana, ci sono due teatri di tradizione molto importanti nella mia regione che sono il Pergolesi e lo Sferisterio e sono dei soggetti che nel loro complesso sviluppano un'attività paragonabile a quella delle fondazioni lirico sinfoniche con analoghi meccanismi di continuità e discontinuità. Infatti, negli anni i teatri di tradizione hanno sempre di più sviluppato il ruolo di centri di produzione culturale a carattere polivalente nel settore dello spettacolo dal vivo, contraddistinguendosi per lo svolgimento di attività liriche, musicali, di prosa e di danza.

Quindi, l'articolo 1 reca una disciplina speciale per la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato in presenza di determinate esigenze da parte delle fondazioni lirico sinfoniche nonché dei teatri di tradizione e dei soggetti finanziati dal Fondo unico per lo spettacolo che utilizzano il contratto collettivo nazionale del lavoro delle medesime fondazioni. In particolare, si stabilisce che la relativa durata non possa superare i 36 mesi, calcolati a decorrere dal 1° luglio 2019, e in caso di superamento del termine si prevede il risarcimento del danno per il lavoratore. Inoltre, si modifica la disciplina per il reclutamento del personale a tempo indeterminato delle medesime fondazioni lirico sinfoniche e si introduce una disciplina transitoria per le assunzioni a tempo indeterminato volta, in particolare, a stabilizzare il personale che abbia prestato servizio presso le stesse fondazioni sulla base di contratti di lavoro a tempo indeterminato. Quindi, mi sembra che ci sia la massima attenzione al personale di questi soggetti.

Poi, passiamo all'articolo 2 del decreto. È un altro articolo molto importante perché stanzia delle risorse per finanziare le attività di competenza del Ministero per i Beni e le attività culturali. In particolare, si autorizza la spesa di 15 milioni 400 mila euro per il 2019 per assicurare lo svolgimento di servizi generali e di supporto alle attività del MiBAC e delle sue strutture periferiche. Inoltre, sempre lo stesso articolo - altra cosa molto importante - autorizza un altro Fondo di ben 19 milioni 400 mila euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 al fine di incrementare la quota di riserva degli utili derivanti dal gioco del lotto per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari nonché per interventi di restauro paesaggistico per attività culturali.

Come ho detto all'inizio, questo decreto spazia su vari settori e, infatti, ci sono delle misure a sostegno del cinema e, in particolare, anche sull'audiovisivo. Tutto ciò è ricompreso nell'articolo 3, che disciplina un regime di semplificazione e di sostegno per tale settore. In sede di conversione del decreto al Senato è stato dato il via libera alla norma per permettere l'insediamento della commissione per la classificazione delle opere cinematografiche attraverso una rimodulazione dei suoi componenti. Inoltre, viene rimodulato anche il riparto del Fondo per il cinema e l'audiovisivo relativo ai contributi selettivi e contributi alle attività e alle iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva, che non potrà essere inferiore, rispettivamente, al 10 per cento e superiore al 15 per cento del Fondo, anziché non inferiore al 15 per cento e non superiore al 18 com'era in precedenza.

L'articolo 3 poi prosegue sempre a tutela dell'audiovisivo perché prevede l'installazione di sistemi di videosorveglianza all'interno di una sala destinata al pubblico spettacolo da parte del concessionario o del direttore del luogo di pubblico spettacolo al fine di individuare chi abusivamente registra in tutto o in parte un'opera cinematografica e audiovisiva (quindi, anche qui in massima attenzione).

Poi passiamo all'articolo 3-bis che tratta, invece, il tax credit che viene stabilizzato. Infatti, è assicurata una copertura stabile al credito d'imposta sugli investimenti incrementali pubblicitari in editoria che diventa, però, nella misura unica del 75 per cento. A partire dal 2019 alla copertura del credito d'imposta si provvede mediante l'utilizzo del Fondo per il pluralismo e l'informazione.

Altro articolo importante è l'articolo 4 che non è stato modificato in sede referente e che esclude che lo spettacolo viaggiante sia ricompreso nell'obbligo di utilizzare i biglietti nominali. Infatti, il settore in questione viene escluso da questa disposizione che era stata inserita nell'ultima legge di bilancio la quale aveva introdotto l'obbligo di titoli di accesso nominali per gli spettacoli organizzati in locali di capienza superiore a 5 mila spettatori, per contrastare proprio il fenomeno del bagarinaggio.

Poi passiamo all'articolo 5, anche questo non modificato in sede referente, che accelera le procedure di appalto per la realizzazione degli interventi necessari per il campionato europeo di calcio UEFA 2020. Qui si prevede la nomina di un commissario straordinario proprio per realizzare al meglio gli interventi necessari in tale ambito. In particolare, il commissario provvede alle procedure per la realizzazione dei lavori e l'acquisizione di servizi e forniture svolgendo la funzione di stazione appaltante e può predisporre e approvare il piano degli interventi nonché applicare riduzioni di termini temporali previste da talune disposizioni del codice degli appalti e fare ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara. Quindi, una grande semplificazione.

Invece, l'articolo 5-bis, che è anche l'ultimo articolo che tratto, prevede che le situazioni debitorie degli istituti superiori musicali non statali e delle accademie non statali di belle arti interessati, però, al processo di statizzazione e che hanno come finanziatori enti locali per i quali sia stato dichiarato il dissesto finanziario saranno a carico dello Stato entro il limite di spesa di 4 milioni di euro per il 2019. Le risorse, poste dalla legislazione vigente per la statizzazione e razionalizzazione delle istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica non statale, possono essere assegnate, a talune condizioni, anche prima del perfezionamento della domanda di statizzazione.

Vado a concludere dicendo che questo decreto, come abbiamo visto, apporta svariati vantaggi in ambito culturale ma come principale obiettivo ha quello di sanare una situazione che questo Governo eredita dopo anni e anni di politiche che hanno lasciato che all'interno delle fondazioni lirico sinfoniche si abusasse dei contratti a tempo determinato, lasciando coloro che sono il cuore e l'essenza delle attività delle fondazioni, che sono, appunto, gli orchestrali, il coro e i ballerini, nella precarietà. Ecco, noi oggi questa cosa la cambiamo.

L'Italia è il Paese più ricco di beni culturali al mondo e di questo dobbiamo essere molto orgogliosi e questo decreto vuole dare un segnale, cioè quello di superare la convinzione che vede la cultura come un lusso da riservare ai periodi di prosperità economica, perché dobbiamo ricordarci che gli investimenti ripagano in benessere sul piano culturale come su quello economico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Flavia Piccoli Nardelli. Ne ha facoltà.

FLAVIA PICCOLI NARDELLI (PD). Gentile Presidente, colleghi, intervengo sul disegno di legge atto Camera n. 2019 di conversione del decreto-legge n. 59 recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo, approvato dal Senato della Repubblica. Si tratta dei sei articoli che sono cresciuti fino a nove a seguito del dibattito in Senato per accogliere il maggior numero possibile di suggerimenti emersi. Mi soffermerò in particolare sulla prima delle materie affrontata dalla legge di conversione del decreto-legge, relativa alle misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, che è normata dall'articolo 1. La legge di conversione del decreto-legge implica la necessità di adottare misure immediate a fronte di straordinarie necessità ed urgenze. Noi sappiamo, Presidente, quali difficoltà e quali urgenze abbia portato e porti con sé il risanamento e il rilancio delle fondazioni lirico sinfoniche e quanto i Governi passati ci abbiano investito. Si era intervenuti per il risanamento delle fondazioni lirico sinfoniche già nel 2013 con il decreto-legge n. 76, autorizzando il MiBACT a intervenire con un insieme di provvedimenti: in primo luogo erogando tutte le somme residue a valere sul Fondo unico per lo spettacolo a favore delle fondazioni lirico sinfoniche, anche per salvaguardare proprio i lavoratori delle fondazioni e, in secondo luogo, prevedendo la possibilità di presentare un piano di risanamento per le fondazioni che versassero in situazioni di difficoltà economico-patrimoniali, cioè quasi tutte, ahimè, le quattordici fondazioni che compongono il sistema delle fondazioni lirico sinfoniche italiane. Nove hanno avuto accesso alle misure in tema di risanamento previste dalla legge Bray. Lo ricordo, Presidente, perché abbiamo seguito con particolare cura, con molta attenzione quanto accadeva in questo mondo e le fondazioni lirico sinfoniche erano state impegnate con la legge n. 112 del 2013 a produrre risultati economici, finanziari e patrimoniali per delineare uno stabile e progressivo avanzamento verso l'obiettivo dell'effettivo risanamento. I piani di risanamento hanno previsto misure quali il risanamento del debito, il divieto di ricorrere a nuovo indebitamento, l'individuazione di soluzioni idonee a riportare le fondazioni entro tre esercizi finanziari successivi nelle condizioni di equilibrio strutturale, patrimoniale ed economico. Il supporto statale prevedeva interventi finanziari di sostegno straordinario con incremento del contributo pubblico. La legge di bilancio 2016 ha poi esteso per un ulteriore triennio il monitoraggio e il controllo sull'azione di risanamento. Si è reso obbligatorio sia il pareggio economico in ciascun esercizio sia il tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario entro l'esercizio finanziario 2018. La legge di bilancio 2018 ha poi esteso le stesse misure all'esercizio finanziario 2019, mancando però l'impegno che prevedeva di emanare i decreti applicativi entro il 31 dicembre 2018.

Nel corso di questi anni ricordo che sono state erogate specifiche risorse pari a 158 milioni di euro di cui 149 milioni sono stati stanziati per sostenere le singole fondazioni. Oggi purtroppo il decreto-legge che stiamo discutendo non investe nulla sul provvedimento. Interviene con una disciplina speciale per la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato; introduce una disciplina transitoria per le assunzioni a tempo indeterminato e modifica la procedura per la definizione delle dotazioni organiche delle fondazioni stesse, proponendo una serie di micro-norme che certamente semplificano il lavoro dei soprintendenti e chiariscono norme che si sono a volte sovrapposte in modo improprio.

Come possiamo, Presidente, non essere d'accordo? Maggioranza e minoranza hanno a cuore il settore per cui molto si sono spesi. Non a caso Cristiano Chiarot, presidente dell'Anfols, è intervenuto durante le audizioni svoltesi in Senato in nome di dodici teatri d'opera che vanno - lo ricordo a tutti noi - dalla Fenice di Venezia all'Arena di Verona, al Verdi di Trieste, al Carlo Felice di Genova, al Regio di Torino, al comunale di Bologna, al Maggio Musicale di Firenze, al Teatro dell'Opera di Roma, al San Carlo di Napoli, al Petruzzelli di Bari, al Massimo di Palermo fino al Teatro Lirico di Cagliari, i nomi più prestigiosi della cultura musicale in Italia, rappresentando le difficoltà e le richieste delle fondazioni destinatarie del provvedimento. Dobbiamo ricordare che l'articolo 1 della legge 14 agosto 1967, n. 800 precisa che l'obiettivo delle fondazioni lirico-sinfoniche è - lo cito - “…favorire la formazione musicale, culturale e sociale della collettività nazionale”. L'obiettivo degli statuti delle fondazioni lirico-sinfoniche è dunque di natura artistica; le offerte musicali devono essere sempre nuove e originali e per questo spesso realizzano il medesimo spettacolo con formazioni musicali e artistiche che variano di volta in volta, selezionando un numero di artisti e di tecnici variabile e soprattutto difficilmente predeterminabile. Proprio per tali particolari caratteristiche l'assetto normativo dei rapporti di lavoro a termine ha goduto di particolari garanzie e, nella sua ultima formulazione, quella del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, ha consentito deroghe alla disciplina comune nei rapporti di lavoro a tempo determinato, non applicando alcun limite alla loro durata ed escludendo la necessità di specificarne le causali. Tale situazione ha permesso alle fondazioni lirico sinfoniche di sopperire con personale aggiuntivo e contratti a termine alle specifiche esigenze delle diverse produzioni. Ne è nato un contenzioso che ha portato alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 25 ottobre 2018, già ricordata dalla relatrice Carbonaro, che ha ribadito l'illegittimità di tale impianto normativo nazionale. Per far fronte a tali osservazioni imposte dalla giurisprudenza europea e anche da quella costituzionale italiana il decreto legge n. 59 del 2019, il cosiddetto decreto lirica, come lo ha definito il Ministro Bonisoli, interviene oggi con una disciplina speciale per la stipula da parte delle fondazioni lirico sinfoniche di contratti di lavoro a tempo determinato, stabilendo in particolare che la loro durata non può superare i 36 mesi anche non consecutivi. Si accolgono così le richieste presentate dai vari soggetti coinvolti creando una deroga al decreto dignità che prevede 24 mesi come massimo termine consentito proprio in nome della peculiarità del lavoro svolto dagli artisti siano essi orchestrali, ballerini, fonici che lavorano nelle fondazioni. Sono davvero mille circa gli artisti coinvolti, come è stato detto? Non ne siamo certi, proprio perché la definizione delle dotazioni organiche non è avvenuta, come dovevamo augurarci, in previsione delle decisioni da prendere ma è stata rinviata a 30 giorni successivi al decreto stesso. Vale la pena ricordare che, in caso di superamento del termine dei contratti di lavoro a tempo determinato, si prevede il risarcimento del danno per il lavoratore e non la conversione del contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato: un'eccezione per quelli che sono gli unici lavoratori privati con un tipo di regolamentazione che prevede una tutela risarcitoria ad oggi nel nostro sistema utilizzata solo per i dipendenti pubblici.

Altro punto qualificante del decreto-legge prevede una norma transitoria per le assunzioni a tempo indeterminato bloccate da tempo, che avverranno solo tramite procedure pubbliche che dovranno rispettare i limiti di spesa previsti in osservanza e in coerenza con schemi tipo utili per proporre dotazioni organiche comparabili tra di loro. Va sottolineato come la previsione di definire le dotazioni organiche determini una rigidità che non è in linea con il mercato del lavoro e rappresenta un passo indietro rispetto ai nuovi criteri introdotti addirittura dalla riforma Madia. Sono criteri, infatti, per i quali il concetto di fabbisogno supera il criterio statico della pianta organica e implica un'analisi quantitativa e qualitativa delle necessità delle amministrazioni, puntando sulle professionalità emergenti e più innovative in ragione dell'evoluzione tecnologica e organizzativa. Abrogare gli attuali organici funzionali, così come stabiliti dall'articolo 24 del decreto-legge n. 367 del 1996, significa passare da una norma che stabiliva direttamente i numeri e le professionalità occorrenti in ogni reparto per la produzione del repertorio lirico sinfonico di ogni singola fondazione ad un sistema che, proponendo le dotazioni organiche, prevede solo un generico numero di dipendenti inteso in maniera complessiva, privo dell'indicazione relativa all'esigenza di ogni singola unità produttiva e che ha come imperativo principale, ahimè, quello della sostenibilità economica.

Proprio per questo risulta difficile accettare quanto previsto dal comma 2-quinquies, che prevede una dichiarazione di sostenibilità economica dell'organico verificata triennalmente: una procedura di questo tipo appare troppo legata a fattori contingenti e soprattutto stabilisce un nesso inammissibile tra l'organico e il quadro economico delle fondazioni, quasi che siano solo gli organici e il personale, e non anche la programmazione, ad influenzare l'andamento economico di una fondazione. I rischi sono evidenti. Insomma, un irrigidimento che a nostro avviso non fa bene alla cultura, così come sancita dall'articolo 9 della Costituzione.

In conclusione, è improprio dire che questo decreto-legge è un provvedimento sulla cultura, perché purtroppo non innova, non stanzia risorse, non investe sul futuro: è un insieme di disposizioni che vuol superare situazioni di incertezza normativa. Preannunciato dal Governo come il primo passo per rilanciare le fondazioni lirico-sinfoniche, rappresenta una seria occasione per affrontare i problemi dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, ragionare sul loro status giuridico, provare a superare la precarietà che li caratterizza; ma altra cosa è rilanciare sui rapporti virtuosi pubblico-privato e altro invece è quanto sembra emergere dal decreto-legge, che spinge sempre più verso forme di statizzazione ormai invecchiate ed incapaci a nostro avviso di intercettare quanto di nuovo si impone.

Il quadro che ne esce è - come dicevamo - quello di un irrigidimento del funzionamento delle fondazioni lirico sinfoniche, una loro ancor più marcata pubblicizzazione e così facendo si rinuncia a qualsiasi ambizione di riforma del settore. È a nostro avviso un livellamento verso una gestione più burocratica e rassicurante oggi, che potrà andar bene nel breve periodo, ma che corre il rischio di non avere futuro. Noi ci asterremo, Presidente, per rispetto verso il lavoro svolto, pur con il rammarico per quanto si sarebbe potuto fare su un tema per noi così significativo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Michele Nitti. Ne ha facoltà.

MICHELE NITTI (M5S). Presidente, il decreto-legge in esame, assegnato in prima lettura al Senato, dove si è svolto un fruttuoso lavoro emendativo di analisi e di discussione, con introduzione di importanti novità, giunge ora alla Camera e reca una serie di misure nei settori di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, con particolare riferimento alle fondazioni lirico sinfoniche, alle attività di supporto delle amministrazioni, al cinema e all'audiovisivo. Sappiamo che l'adozione di questo decreto-legge, proprio per garantire l'espletamento e la prosecuzione delle attività ordinarie delle fondazioni, si era resa oltremodo necessaria e urgente, in particolare per quel che riguarda le misure previste dall'articolo 1 in tema di rapporti di lavoro a tempo determinato e indeterminato, a seguito della pronuncia del 25 ottobre 2018 della Corte di giustizia dell'Unione europea, la sentenza “Sciotto”.

La Corte infatti ha rilevato una situazione di inottemperanza nell'ordinamento giuridico italiano in materia di contratto a termine nel settore in esame. La Corte di giustizia ha ricordato che la normativa nazionale nel settore delle fondazioni lirico sinfoniche consentiva l'assunzione di lavoratori tramite contratti di lavoro a termine stipulati in successione, senza prevedere nessuno dei limiti previsti dalla clausola 5, punto 1 dell'accordo quadro comunitario sul lavoro a tempo determinato. La Corte ricorda inoltre che tutti i lavoratori a termine, anche se dipendenti di un ente pubblico, hanno diritto a beneficiare di meccanismi di tutela previsti dalla clausola 5 dell'accordo quadro, con le forme che ciascuno Stato membro può scegliere in modo discrezionale tra la conversione a tempo indeterminato o una tutela economica.

A tal proposito, mi preme ricordare che l'articolo 29, comma 3, del decreto legislativo n. 81 del 2015, Jobs Act, prevedeva che al personale artistico e tecnico delle fondazioni di produzione musicale non si applicassero le disposizioni di cui all'articolo 19, commi 1-3, dello stesso decreto legislativo, sia in merito alla posizione dei termini precisi, cioè 12 mesi rinnovabili a 24, per i rinnovi di contratto a tempo determinato, che in merito alla conversione a tempo indeterminato in caso di violazione di detti termini. Questo probabilmente è il vero vulnus, il primo vulnus, la legittimazione della precarizzazione del settore.

Giova infine ricordare come a fine anno, con l'imminente scadenza delle misure previste dalla legge cosiddetta Bray, articolo 11, comma 14, si potrebbero verificare effetti preoccupanti per i lavoratori impiegati nelle fondazioni e per le fondazioni stesse: ragion per cui il decreto-legge, come ha avuto modo di dichiarare lo stesso Ministro in audizione congiunta al Senato, non può assolutamente essere slegato da una più ampia riforma complessiva delle fondazioni, che ne preveda la tutela, la messa in sicurezza di tutto il personale impiegato, l'efficientamento gestionale, la valorizzazione complessiva.

Inoltre (e qualcuno finge di non saperlo) non è più sufficiente auspicare o confidare di anno in anno in un'ulteriore proroga da parte del MEF del termine previsto per il piano di risanamento: mi chiedo cosa accadrebbe infatti se ci fossero motivi ostativi a questa ulteriore proroga. È necessario quindi attrezzarsi e disporsi ad una situazione post emergenziale, post Bray: limitarsi a liquidare il problema con uno “stabilizziamo tutti”, senza aver verificato la sussistenza di reali condizioni per la sostenibilità di questa operazione, equivale a dire una cosa tecnicamente irrealizzabile. Abbiamo visto il rilievo della Commissione affari costituzionali, che ha portato al 50 per cento la quota riservata alla procedura concorsuale riservata; ma equivale anche ad eludere il problema o semplicemente a rinviarlo.

Dunque l'approvazione di questo testo era ed è quanto mai necessaria ed urgente. Dopo anni di misure emergenziali, volte solo al risanamento dei conti e spesso a discapito dei lavoratori, cui talvolta è stato chiesto, e paradossalmente, di incrementare la produttività ad invarianza di risorse, se non quando addirittura a fronte di tagli, finalmente il Governo decide di intraprendere la strada di una riforma organica delle fondazioni, dal mio punto di vista non più procrastinabile. Si tratta quindi solo di un primo passaggio, di un nuovo percorso di valorizzazione delle fondazioni lirico sinfoniche, che hanno rappresentato e continueranno a rappresentare un presidio fondamentale del nostro patrimonio culturale. Presto discuteremo inoltre il disegno di legge delega per il riordino della materia dello spettacolo dal vivo e per la modifica del codice dei beni culturali e del paesaggio, dove avremo altri importanti e complessivi interventi di sistema.

Presidente, a me pare retorico, se non addirittura pleonastico, rimarcare quanto cruciale sia per il nostro Paese, per il Paese di Puccini, di Bellini, Donizetti, Rossini, Verdi, ma anche della Camera dei Bardi, della poetica di Metastasio, della scuola del Seicento napoletano, il ruolo delle fondazioni lirico-sinfoniche: non solo in relazione alle ricadute economiche, sociali e culturali sui nostri territori, ma anche in relazione alla possibilità di occupazione dei tantissimi artisti che si formano nelle nostre istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale. Conosco personalmente il desiderio di tanti ragazzi di poter entrare a far parte di queste compagini, dopo anni di studio. A me, che provengo da questo settore, ne conosco le problematiche, ne ho vissuto i disagi, le aspettative, e talvolta anche le soddisfazioni; ecco, a me pare retorico, ma è sconfortante rendersi conto che per molti altri il mondo del teatro rappresenta semplicemente una narrazione fiabesca, un settore da elogiare nel significato complessivo del suo valore, nella dimensione commerciale e “brandizzata”, ma senza essere quasi mai disposti a dare contributi concreti per un reale sostegno e rilancio, al di là dei tanti proclami. Francamente questo racconto stucchevole esprime impietosamente la contraddizione tra il valore inconfutabile ed intrinseco di questo patrimonio immateriale, e l'incapacità di agire concretamente e propositivamente per il suo bene.

Nella società liquida teorizzata da Bauman, in cui nulla ha contorni nitidi, fissi, ben definiti, sembra talvolta che anche la politica si sia persa in stereotipi e luoghi comuni; ma ineluttabilmente la cultura fa parte della triade su cui si reggono tutte le società: economia, politica e, appunto, cultura. La loro articolazione, i loro rapporti - lo apprendiamo chiaramente anche dal costituzionalista Zagrebelsky - cambiano a seconda delle epoche, delle concezioni e delle volontà politiche, ma sono sempre presenti.

Ecco perché ogni intervento del legislatore che si ponga come obiettivo quello di rafforzare con interventi mirati o di sistema un tassello fondamentale della nostra cultura merita di essere accolto con favore. Quando parliamo di lirica, di fondazioni lirico-sinfoniche parliamo innanzitutto di istituzioni di rilevante interesse generale, come dichiarato dalla legge madre, dalla legge istitutiva, la n. 800 del 1967 per intenderci, e tutelate dall'articolo 9 della Costituzione, che promuove lo sviluppo della cultura e la tutela del patrimonio artistico.

Parliamo di una forma d'arte che è stata ed è tuttora ambasciatrice nel mondo della cultura italiana, che ha contribuito in modo determinante a diffondere e valorizzare ovunque la lingua italiana ed è anche per questo che attualmente è in corso l'iter della candidatura del melodramma italiano presso l'Unesco.

Io stesso ho presentato, con la collega Carbonaro, un ordine del giorno alla legge di bilancio per sollecitare l'espletamento delle procedure per la candidatura ufficiale, un iter lungo e articolato, che ottenne anche il prezioso endorsement di Dario Fo.

Dunque, il decreto-legge in esame sicuramente ha come obiettivo quello di sanare una complessa situazione che questo Governo eredita dopo anni di politica e norme che non sono state sempre in grado di arginare gli abusi di contrattualistica a tempo determinato e di definire le dotazioni organiche.

Negli ultimi anni sono stati avallati tagli, licenziamenti collettivi e i lavoratori hanno dovuto districarsi in un vero e proprio ginepraio di contratti che hanno ingenerato contenziosi e hanno fiaccato la struttura delle fondazioni, senza mai individuare responsabilità e responsabili di siffatte cattive gestioni.

La collega Carbonaro, la relatrice, che ringrazio per il lavoro svolto, ha riassunto in maniera esaustiva i contenuti del provvedimento.

Io vorrei approfittare e approfondire solo due punti in particolare, su cui abbiamo avuto modo di discutere anche in Commissione. Il punto primo: per la prima volta viene previsto un termine fino a un massimo di 36 mesi, anche non continuativi, alla durata dei contratti, salvo il diverso termine che può essere previsto con le contrattazioni collettive con le sigle sindacali.

Si tratta di un punto molto importante; è stato già siglato, il 4 luglio scorso, un accordo per l'innalzamento a 240 mesi di questa durata massima, con la ratio non di precarizzare, ma di escludere da potenziali licenziamenti anche quei lavoratori che, ad oggi, si trovano nell'indegna situazione di 19 anni di precariato; quindi, quello degli accordi con le sigle sindacali è uno strumento, una facoltà che si dà proprio per palesare la volontà di scongiurare questi licenziamenti.

Punto secondo: la questione delle nuove modalità di determinazione delle dotazioni organiche. Ecco, per ciascuna dotazione - dice la relazione tecnica - è prevista una verifica di sostenibilità finanziaria da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, asseverata dai revisori e da parte del Mibac e del MEF, i quali poi di concerto approvano il decreto di adozione della nuova dotazione organica.

Questa sostenibilità, che immagino sia stata richiesta dal MEF come una sorta di condizione di salvaguardia e di garanzia, sarà la base su cui dovrà costruirsi la programmazione artistica, nella speranza però - e lo dico in questo consesso perché resti agli atti - che non si costringano le fondazioni a snaturare la versatilità e la diversificazione della loro programmazione, appiattendole su un repertorio limitato ed esclusivo, magari quello che richiede un organico più contenuto per intenderci.

Confido pertanto in nuove gestioni virtuose delle nostre fondazioni lirico-sinfoniche, in una nuova fase di responsabilizzazione dei dirigenti; io leggo in questo modo anche l'obbligo di recuperare le somme pagate per eventuali risarcimenti dei lavoratori nei confronti dei dirigenti responsabili.

E ancora, a proposito di queste nuove dotazioni, voglio fare mio il parere della Commissione giustizia del Senato, che invita a specificazioni circa gli esiti della procedura di verifica della sostenibilità economica con riguardo alle dotazioni organiche di personale impiegato, la cui consistenza - dice - va salvaguardata.

Questo non è solo un auspicio, ma è un imperativo morale, è il rispetto dell'articolo 9 della Costituzione e sarà il punto dirimente che ci permetterà di dare un giudizio finale complessivamente positivo o negativo su questo provvedimento.

Vorrei concludere con una breve fotografia dello stato economico della nostra industria culturale, entro cui questo decreto si inserisce: fortunatamente le cifre ci raccontano di un settore in crescita.

Abbiamo visto anche nella scorsa legge di bilancio uno stanziamento di diversi milioni di euro proprio per sanare il debito delle fondazioni e un FUS complessivamente tra i più alti degli ultimi anni, nonostante la crisi del 2008 abbia costretto tutti gli operatori culturali a fare i conti con una significativa riduzione delle risorse pubbliche.

Vorrei citare alcuni dati recenti: nel 2016 il sistema produttivo culturale e creativo in Italia ha sfiorato i 90 miliardi di euro, ovvero il 6 per cento del PIL, in crescita del 2 per cento rispetto all'anno precedente, e occupato circa un milione e mezzo di persone.

L'export di prodotti culturali italiani nel mondo è stato valutato, per il 2016, a 3 miliardi di euro.

Secondo l'annuale rapporto Symbola e Unioncamere, per ogni euro prodotto dai settori culturali se ne generano 1,8 in altri settori.

La produzione culturale ha, dunque, un effetto di moltiplicatore per altri settori economici e diventa, in alcuni casi, una componente fondamentale per la crescita e l'occupazione. I 90 miliardi ne stimolano altri 160, arrivando a far sì che l'intera filiera culturale giunga a produrre ben 250 miliardi, pari al 16,7 per cento del nostro PIL nazionale.

Ecco, da tutti questi dati emerge come, nonostante la spesa statale in cultura per abitante in Italia sia cronicamente tra le più basse d'Europa - lo 0,8 per cento a fronte dell'1 per cento della media europea - il settore goda ancora di ottima salute.

Ma andando oltre i numeri, quando si esaminano le ricadute degli investimenti in cultura ci si accorge di come essa aiuti a risparmiare anche su altre voci: non solo le statistiche europee ci dicono che esiste una correlazione tra investimenti in cultura, scolarità e riduzione degli abbandoni scolastici, ma che gli investimenti in cultura sono legati a doppio filo alla salute, all'abbassamento dei livelli di criminalità e all'aumento della qualità della vita.

In quest'ottica attendiamo che, dopo questo decreto, ci si attivi immediatamente con tutte quelle iniziative che possano non solo mettere definitivamente in sicurezza questo settore, ma anche rilanciarlo con necessari aumenti di risorse (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Patrizia Prestipino. Ne ha facoltà.

PATRIZIA PRESTIPINO (PD). Grazie, Presidente. Ancora una volta troviamo l'etichettatura: dopo il “decreto sicurezza”, abbiamo oggi il “decreto cultura”, sembra quasi un ossimoro che alla parola “decreto” venga abbinata quella della cultura, che è il luogo della conoscenza, della formazione, della riflessione, della sintesi. Ma voi di sintesi ne avete fatta anche ben troppa, perché troviamo di tutto in questo, che sembra quasi un omnibus: dalle Fondazioni lirico-sinfoniche ai prodotti televisivi italiani e poi troviamo anche, in appendice, il tema di UEFA euro 2020.

D'altra parte, se ci avete abituati agli spezzatini dei commi e degli articoli della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), non ci meravigliamo se poi troviamo in appendice anche UEFA 2020, insieme alle fondazioni lirico-sinfoniche.

Ora, di cose buone ce ne sono in questo decreto - l'ha detto bene, benissimo già la mia collega - però poi ci sono delle cose che lasciano un po' perplessi: con il “decreto cultura” – ripeto: con il “decreto cultura” - per esempio, si sarebbe dovuto mirare alla stabilizzazione dei precari, ma questo obiettivo non è affatto raggiunto, in quanto si impedisce la conversione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, prevedendo invece solo il mero risarcimento del danno.

Ora - e lo dico da docente di lettere classiche - la cultura viene ancora una volta considerata non come un investimento sul futuro dei nostri ragazzi e delle nostre comunità, ma solo come una spesa, una spesa importante, non un investimento nella conoscenza, nello sviluppo sociale e civile del Paese e i lavoratori sono nuovamente penalizzati in nome dei vincoli finanziari; i vincoli finanziari, quelli che comunque limitano sempre l'essenza e la sostanza delle cose, anche delle cose più belle e più strettamente connesse al nostro tessuto culturale.

Esattamente quei lavoratori la cui forza lavoro invece è data, come ha detto bene il collega Nitti - che è un musicista e si è sentita nel modo in cui ha parlato la conoscenza sul melodramma, su Pietro Metastasio, su quella che è la storia della cultura lirica in Italia, che noi vantiamo come Paese e come comunità - ecco questi lavoratori sono invece penalizzati, persone che sono spinte da passione e la dedizione e che non sono considerate in questo decreto come un valore da tutelare e da accentuare, ma come un problema da restare lì, sempre e comunque appeso.

Ecco, questo decreto quindi pone un limite sia alla crescita individuale del cittadino, ma anche della collettività intera.

Detto questo, andiamo a quello su cui volevo intrattenermi, che è il provvedimento dell'articolo 5, quello che ha in qualche maniera previsto la nomina di un commissario straordinario per la manifestazione UEFA Euro 2020, al fine di curare i rapporti tra Roma capitale e gli organi sportivi nazionali e internazionali, tutelare il nostro patrimonio storico, artistico e culturale e assicurare così la tempestiva realizzazione degli interventi necessari per questo evento.

Bene, io ho fatto per cinque anni l'assessore allo sport, a Roma, ne ho visti passare di piccoli, medi e grandi eventi sportivi; lo sport è uno dei più grandi volani del turismo per una grande città, insieme, ovviamente, alla cultura di cui Roma trabocca, però bisogna saper cogliere questa occasione e bisogna saperla mettere a frutto e saper tirare fuori il meglio di un grande evento. Ora, a che cosa ci ha abituato la sindaca Raggi? Ad aver paura di un grande evento, come ha avuto paura di un grande evento la sindaca di Torino, Appendino; ci hanno fatto rinunciare alle Olimpiadi Roma 2020. Noi avremmo avuto il prossimo anno, probabilmente, le Olimpiadi Roma 2020 se ci fosse stato questo coraggio che, invece, non c'è stato; e cosa ha fatto la sindaca Raggi in data 12 luglio? Ha affidato al suo braccio destro e sinistro, a quello che era il vicesindaco, fino all'arresto di Marra, avvenuto nel dicembre 2016, l'assessore Daniele Frongia, una figura di spicco, importante del MoVimento 5 Stelle, anche lui, da sempre, contrario alla candidatura di Roma alle Olimpiadi, anche questo, lasciatemi dire, sembra un ossimoro, perché non è che le Olimpiadi sono brutte sporche e cattive, tra l'altro, il recente obiettivo raggiunto da Milano e Cortina ha dimostrato, invece, che i grandi eventi fanno bene all'anima, anche economica, di una città, ma lui è contrario, come era contraria la sindaca Raggi. Però, quello che io adesso mi chiedo, da parlamentare, ma me lo chiedo anche da cittadina di Roma, perché noi andiamo sulla fiducia, ma a che punto siamo con UEFA Euro 2020? Al netto della riqualificazione dello stadio Olimpico, in ottemperanza degli accordi tra FIGC e UEFA, non si ha notizia di altre iniziative da parte dell'amministrazione culturale. Ma possiamo andare sempre e solo sulla fiducia? Guardate che siamo ad agosto 2019, l'evento ci sarà a giugno 2020, a casa mia mancano dieci mesi e ancora non si sa niente.

Ma lasciatemi dire che ancora non si sa niente neanche di Roma 2020 che sarà, invece, anche – non so se a voi interessa – i centocinquant'anni di Roma Capitale e qui nessuno parla dei centocinquant'anni di Roma Capitale che è un evento politico, civile, culturale importantissimo per il Paese, perché rimetterebbe Roma al centro del dibattito politico nazionale e non solo nazionale. Ombra, silenzio, sia dalla sindaca Raggi sia dal Governo giallo-verde; eppure, io capisco che la Lega abbia problemi a riconoscere il ruolo di Roma Capitale, però, insomma, un interesse per quella che è la capitale d'Italia ci dovrebbe essere. Ancora, 2025, secondo Giubileo del terzo millennio. Qui, nessuno ne parla; allora, possiamo stare a parlare di grandi eventi, quando a dieci mesi da un grande evento, quale appunto sarà UEFA Euro 2020, ancora non trapela nulla dall'amministrazione comunale? Allora, io voglio ribadire con forza che il nostro Governo, ad opera del Ministro dello Sport, allora Luca Lotti, aveva predisposto 10 milioni di euro da versare nelle casse del comune di Roma, come finanziamento per la cerimonia di apertura, la partita inaugurale, che, come sapete, si svolgerà a Roma insieme ad altre partite e ai quarti di finale, che si terranno appunto allo stadio Olimpico, e poi per la creazione – udite, udite – delle fan zone. Ora le fan zone sono zone adibite, appunto, ai tifosi di tutto il mondo, di tutta Europa, quelli che verranno appunto a supportare la loro squadra del cuore, ma anche ai cittadini, per la predisposizione di tutte le misure necessarie anche in tema di viabilità e sicurezza. Ora, a me sta benissimo che il Commissario straordinario sia una stazione appaltante, perché è giusto che sia così, e sempre così è stato, ma, ora, avete una grande occasione: queste fan zone, che ho sentito dire che si potrebbero collocare al centro storico; ma lì non c'è nessuna originalità, perché persino Alemanno aveva immaginato la Formula 1 davanti al Colosseo, poi, grazie a Dio, è andato all'EUR, ma anche dall'EUR lo abbiamo dissuaso, per ovvi motivi di organizzazione della viabilità e di altre questioni. Il problema è che le fan zone andrebbero fatte nelle periferie, in quelle periferie degradate di Roma, dove il lascito di strutture sportive, sociali e culturali, quali quelle che verrebbero realizzate per un evento del genere, potrebbero dare un rilancio sociale e culturale importante, come a Tor Bella Monaca, dico Tor Bella Monaca per prendere un esempio di periferia complessa e difficile che, purtroppo, è finita, anche di recente, alla cronaca dei giornali; così come abbiamo fatto noi, con i nostri Governi, quando abbiamo realizzato, abbiamo investito fondi importanti per le strutture sportive nei luoghi a grande degrado sociale e culturale.

Allora, questo, vuol dire avere una visione di città, questo vuol dire far inserire queste strutture nel tessuto urbano-sociale della città, in questo caso della mia città, della nostra città, di Roma Capitale, ma di tutto questo non si sente ancora nulla, eppure un evento del genere potrebbe essere un efficace strumento di marketing territoriale, in quanto ci sarebbe una sovraesposizione mediatica a livello globale, che potrebbe permettere di mostrare al mondo non solo le buche di Roma, ma magari tante altre cose belle che potrebbero avvenire a Roma durante questo evento e, quindi, rilanciare anche una nuova immagine urbana e culturale della città. Poi, potrebbe avere un impatto socio-culturale, ma anche pedagogico, sulla collettività, in quanto le strutture e i servizi realizzati, come ho detto prima, potrebbero rimanere in maniera permanente come eredità e, quindi, comportare un'accentuazione della qualità della vita, del miglioramento della qualità della vita.

Ora, io capisco che tutto questo è difficile per chi non sa gestire neanche il quotidiano, il minimo, il medio, figuriamoci il grande evento e di questo siamo molto preoccupati, perché un grande evento in mano a chi non ha visione di città, e ha dimostrato di non averne, rischia, e lo dico con dispiacere, rischia, diciamo rischia, siamo ottimisti, di fare flop e di non avere quel volano invece culturale ed economico, soprattutto, di cui, Dio solo sa di quanto, Roma, oggi, avrebbe bisogno.

Però, chi procede senza titubanze, senza timori, senza quella cultura del sospetto che, invece, ha contraddistinto il modus operandi della sindaca Raggi e che ci ha fatto rinunciare a tanti grandi eventi, come fa a capire tutto questo? E soprattutto, quello che consiglio io è: non diamo sempre la colpa a chi c'era prima, a Veltroni e a Alemanno e a Marino e a Rutelli, perché Roma la gestite voi del MoVimento, oggi, e su questo avete una prova importante da dimostrare. Dante diceva: qui si parrà vostra nobilitate, e dare la colpa sempre a chi c'era prima non porta da nessuna parte e non porta niente di buono, perché bisogna dimostrare che questo non è un refrain, a cui ci avete abituato da tempo, ma è un'occasione per far volare la città che governate e a cui tutti vogliamo bene. Però, se il vento sta cambiando, come andava dicendo l'allora candidata sindaca Raggi, il vento è già cambiato anche per lei, almeno politicamente parlando, ma il vero problema è che nessun vento, si sa, è favorevole per chi non sa dove andare, ma siccome a questa bistrattata e distrutta città noi vogliamo bene, ci auguriamo che la brezza che si leverà da UEFA Euro 2020 sia la più favorevole possibile per Roma e per il Paese intero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Rosa Maria Di Giorgi. Ne ha facoltà.

ROSA MARIA DI GIORGI (PD). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, mi soffermerò su un articolo in particolare di questo decreto-legge, l'articolo 3, quello relativo al sostegno al settore del cinema e dell'audiovisivo.

Questa parte del decreto, molto significativa, interviene su una materia che era stata trattata con un intervento complessivo nella scorsa legislatura, attraverso la legge n. 220 del 2016, la legge sul cinema e sull'audiovisivo, e con i decreti attuativi del 2017, quindi un provvedimento importante del Governo di centrosinistra. Era una vera e propria riforma, su cui ora si interviene, si interviene prima che venga applicata e verificata nella sua attuazione. Nelle modifiche che in questo decreto sono contenute, purtroppo, riconosco bene l'influenza di alcuni soggetti del mondo del cinema e dell'audiovisivo che male avevano digerito la nostra riforma. Non si è aspettato di vederne gli effetti, si è voluto intervenire. Si è deciso di tornare alle norme antiche, rassicuranti, che erano state modificate e che avevano indubbiamente colpito una certa filosofia e un'impostazione volta a garantire chi è forte e già ampiamente garantito nel panorama del cinema e dell'audiovisivo, a danno dei meno forti e del cinema difficile e di qualità. Consentitemi di ricordare pochissimi punti significativi di quel provvedimento che ora si decide di azzoppare, e devo dire purtroppo in modo un po' pesante, nonostante quello che i colleghi hanno detto, che io ho anche molto apprezzato, perché tante delle riflessioni che avete fatto sono riflessioni che raccontano di quella legge e di quella impostazione. Quindi, io sostengo che si poteva aspettare, e non si doveva mettere mano, ma purtroppo so che la firma rispetto a questi cambiamenti è di una parte del Governo giallo-verde, in particolare della parte che fa riferimento alla sottosegretaria Bergonzoni. Vorrei ricordare alcuni punti significativi di quel provvedimento, che ora appunto decidiamo di cambiare, ma in modo negativo.

L'obiettivo di quella legge, attesa da decenni - ora è andato via l'onorevole Mollicone, ma era una legge che era arrivata già; c'era stata l'attesa dei decenni, ma poi il provvedimento era stato fatto, proprio nel 2016, e con i decreti applicativi, quindi completo nel 2017 -, era quello di rilanciare e sviluppare il settore cinematografico e audiovisivo in attuazione di princìpi consolidati a livello internazionale ed europeo, a salvaguardia dei valori e delle identità culturali nella società globale e tecnologica. Le opere audiovisive, in particolare quelle cinematografiche, sono considerate dall'Unione europea strategiche, in quanto rispecchiano la varietà culturale delle diverse tradizioni e storie degli Stati membri dell'Unione stessa. Per questa ragione, pur avendo una notevole incidenza sul mercato, gli interventi previsti da queste leggi - quella precedente, ma naturalmente anche questo decreto che stiamo esaminando -, gli investimenti che si fanno, non si configurano come aiuti di Stato, perché si interviene con investimenti e con risorse che vengono messe a disposizione di imprese. Ma perché non sono configurabili come aiuti di Stato, che sono, come sapete bene, vietati dalle norme sulla concorrenza? Perché rientrano tra le eccezioni culturali previste dal Trattato, naturalmente nell'ambito comunque di ben delineati limiti.

La legge richiama quindi le norme costituzionali europee ed internazionali, in attuazione delle quali è possibile qualificare il cinema e l'audiovisivo fondamentali mezzi - e qui cito – “di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale”, e so che su questo siamo tutti d'accordo. L'obiettivo dell'iniziativa parlamentare nostra era quindi quello di restituire agli investimenti pubblici sul cinema una valenza culturale e sociale che mirasse alla valorizzazione del cinema di qualità, ed è proprio su questo che ora con questo decreto si interviene. Noi, invece, avevamo dato una speranza, una possibilità al cinema di qualità, la formazione del pubblico, a partire da giovani nelle scuole. Una finalità irrinunciabile, che ben può coniugarsi, tuttavia, con le esigenze delle imprese del cinema. Si può trovare questo equilibrio, e l'avevamo trovato, in una logica di complessivo sviluppo del settore. Quindi, era una logica che sicuramente metteva insieme le necessità di natura economica - perché si tratta di imprese, come ho detto -, che, rispondendo a criteri di sostenibilità del mercato, di fatto correva il rischio di produrre omogeneizzazione di contenuti e prodotti.

Noi cosa abbiamo tentato di fare, riuscendoci, secondo me, ma se si fosse dato un pochino più tempo molti soggetti se ne sarebbero accorti? Siamo riusciti a contemperare le esigenze di sostenibilità del mercato con quelle più strettamente culturali e sociali, che mirano a fare cosa? A differenziare e a dare originalità al prodotto. Quindi, per intendersi, non prodotti da cinepanettone, ma prodotti che potessero essere individuati per la loro originalità e potessero essere sostenuti per la loro qualità e per la loro originalità.

Nel complesso, quindi, questa legge, la legge n. 220 del 2016, aveva aumentato le risorse, aveva trattato un quadro molto ampio, aveva risposto alle esigenze che da tutto il mondo del cinema e dell'audiovisivo arrivavano - naturalmente con dei distinguo - e aveva puntato alla razionalizzazione e alla semplificazione degli interventi di promozione e sostegno, tracciando finalmente un quadro unitario degli incentivi, perché sapete, ne ha parlato anche il collega, che è anche sul tax credit che, via via, c'erano norme che si erano accumulate negli anni che di fatto creavano anche un po' di confusione. Noi l'avevamo messo quindi in un contesto, che è rimasto eh? È rimasto, per cui non sto dicendo che è stata buttata a mare tutta la legge, tutt'altro, infatti di questo sono anche soddisfatta, sta di fatto, però, che alcuni interventi che sono stati fatti appunto sul cinema di qualità, questi onestamente non riesco a comprenderli, alla luce anche degli interventi che ho sentito fare qui stasera, che non posso dire di non condividere, in moltissimi aspetti.

Quindi, in quell'occasione noi abbiamo istituito il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, questo mitico articolo 11 che è stato del provvedimento n. 220 del 2016 un po' il cuore. Si istituiva finalmente il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, con una dotazione minima di 400 milioni di euro l'anno a fronte degli allora 260, quindi facemmo un grande salto di qualità, il cui complessivo livello di finanziamento è parametrato – quindi, questi 400 milioni l'anno - all'11 per cento delle entrate IRES e IVA del settore. Quindi, si può crescere, ma diciamo che non può essere meno di 400 milioni. Infatti, ove crescesse il mercato, è previsto che si abbia un aumento dei parametri di riferimento per ridefinire coerentemente le risorse nella manovra annuale di bilancio. Tutto questo c'è, c'è ancora, non l'avete toccato, quindi siamo molto contenti di questo.

Il Fondo era ripartito tra le varie tipologie di intervento con decreto del Ministro, ma con una quota - eccoci qui -, a partire dal 15 per cento e non oltre il 18 per cento, obbligatoriamente destinata ai contributi selettivi, ossia i contributi per il cinema di qualità. Si trattava, facendo un po' di conti in questo contesto, su questi 400 milioni, circa di 70 milioni di euro, che l'allora Governo ha voluto assicurare a garanzia dei progetti appunto di qualità, diretti prioritariamente ai giovani, alle opere prime e seconde, ai film d'essai, e, in generale, ai contenuti di qualità, nonché alle attività di promozione della cultura cinematografica e audiovisiva quali festival, programmazioni d'essai, circoli di cultura cinematografica e comunità ecclesiali. Non ci siamo dimenticati nulla, e questi li avete tenuti, però, invece che mantenerli dal 15 al 18 per cento, quindi con un minimo di 15 e un massimo di 18 per cento, questo decreto interviene proprio su questo aspetto e decide di ridurre le quote destinate agli investimenti sul cinema di qualità o sui festival e sul cinema d'essai, facendolo purtroppo in modo consistente.

In particolare, novellando l'articolo 13, comma 5, della legge n. 220 del 2016, il decreto dispone che, nel ripartire il Fondo citato, la quota da destinare ai contributi selettivi, ai contributi per attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva, escludendo - purtroppo, dico - le risorse da assegnare all'Istituto Luce-Cinecittà, alla Fondazione la Biennale di Venezia, alla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e ad altre fondazioni, sono state citate nell'intervento che ho sentito. Questi soggetti, che sono enti pubblici, stavano dentro il finanziamento dei selettivi ed era importante che stessero dentro, perché non è giusto che vengano buttati un po' alla deriva sul mercato, perché sono soggetti che si devono garantire, che noi dobbiamo sostenere in misura particolare perché sostengono il film di qualità e finanziano e danno opportunità anche a quei film difficili a cui nessuno nel mercato darebbe opportunità. Quindi è importante che ci siano questi soggetti, importanti questi enti, che hanno anche questo compito. Quindi, questa cifra a questo punto deve essere compresa tra il 10 e il 15 per cento, e non più tra il 15 e il 18 per cento. Questa è un po' una grande contraddizione, qui ora mi riferisco ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: nell'altra legislatura ho fatto il relatore di questa legge, come forse un po' si capisce, e lì noi fummo attaccati pesantemente perché si richiedeva una percentuale più alta. Ci furono dei grossi scontri; poi, naturalmente, non riuscimmo a dare di più, cosa che personalmente avrei fatto, però gli equilibri di bilancio sono equilibri di bilancio per tutti. Il MoVimento 5 Stelle allora voleva il 25 per cento, addirittura avevamo degli emendamenti sul 30 per cento. E quindi, rispetto a questo, adesso purtroppo, invece, vi trovate a dover accettare questo dal 10 al 15 per cento, che, purtroppo, è un po' il capovolgimento di quell'impostazione che era orientata al film di qualità e al cinema di qualità. Questo è un po' un attacco. Rispetto a questo non posso non notare questa contraddizione, ma spero che nel corso dei nostri lavori, ora non certo in questa occasione, ma in altre occasioni, si possa ritornare a ritoccare questa percentuale.

Chi è che da questa cosa acquisirà vantaggi? Saranno felici i grandi produttori; allora ci fecero una grandissima guerra su questo, coloro che ritengono che i finanziamenti vadano erogati solo sulla base degli introiti al botteghino, è questo il nodo. Gli introiti al botteghino sono, l'ho già detto, film panettone, film che fanno cassetta, e quindi i finanziamenti dovrebbero andare in misura maggiore, quindi riducendo i selettivi si va sui contributi automatici sulla base degli introiti che si hanno dal botteghino. Ma questo è sbagliato per la logica e per la filosofia che so essere condivisa perlomeno dai membri della Commissione, che purtroppo poi si trovano, invece, a dover accettare alcune soluzioni che sono certa non sono di loro gradimento. Quindi c'è stato proprio un capovolgimento, e questo è un peccato, perché erano molto soddisfatte le associazioni del cinema, tutte le associazioni del cinema di qualità, i film d'essai, le sale d'essai. Comunque la decisione è questa di questo Governo, e da questo punto di vista io non posso che stigmatizzarla, perché la vivo e credo che debba essere vissuta come una grande sconfitta per il cinema di qualità. Si mette mano alla distribuzione delle risorse alterando quell'equilibrio tra piccoli e grandi operatori che meritava, invece, di essere sperimentato, dopo tanti anni di squilibrio. Finalmente si era data un'opportunità, e invece è come se qualcuno volesse volare e invece ci sono delle corde che ti tengono bloccato a terra; e si pongono a rischio le eccellenze del settore, come ho già detto, la Biennale, l'Istituto Luce, vedremo. È una novità questa, vedremo come se la caveranno. Prima erano garantite all'interno dei finanziamenti selettivi, adesso vediamo. Quindi spero che tutti insieme possiamo seguire anche l'evoluzione di questa nuova norma, in modo tale, eventualmente, da poter apportare dei correttivi, se sarà necessario; però, magari, se non si era toccata, forse eravamo tutti più tranquilli. Sono circa 40 milioni di euro che, di fatto, escono dalla quota di riserva di risorse per i selettivi. Il risultato è che, quindi, queste importanti istituzioni di fatto sono penalizzate.

Ma, se tutto questo non fosse sufficiente, purtroppo c'è anche un'altra cosa che ho notato e che è abbastanza grave, c'è un altro colpo al cinema italiano. Vi ricordate - voi no, perché non c'eravate ancora - , allora noi, da maggioranza, condividendo, avevamo accolto le vostre richieste in merito alla programmazione dei film italiani, di questo non si è parlato. Le reti televisive e adesso tutti i sistemi che vanno in Internet e che vanno in rete, non danno molta attenzione alla programmazione dei film italiani, e naturalmente questo è qualcosa che adesso invece coinvolge anche i colleghi della Lega: l'Italia prima di tutto, Italia first. Insomma, avete tolto una norma che era Italia first, perché noi avevamo introdotto delle regole precise, molto avversate da quei soliti soggetti che purtroppo hanno fatto una grande guerra in fase di predisposizione della legge e che poi, insomma, se ne sono fatti una ragione, ma ho visto che adesso sono subito tornati all'attacco, avendo un certo successo, perché di fatto quelle norme sono state cambiate. Quindi si è deciso che si mette mano anche alla programmazione dei film italiani. Noi avevamo detto che volevamo sostenere il nostro cinema con un obbligo per tutte le reti di trasmettere film italiani con una percentuale del tempo di trasmissione su base settimanale, garantendo una fascia oraria dalle 18 alle 23, anche se non esclusiva; questo per ovviare alla condizione di vedere un'alta percentuale di film italiani trasmessi in agosto, perché è su base annuale. Se la percentuale la calcoli su base annuale, i film italiani - e lo vedete, è così - vengono trasmessi d'agosto e vengono trasmessi nelle fasce dalle 4 del mattino alle 6. Quindi questa, di fatto, era un po' la storia. Quindi noi avevamo inciso su questo, naturalmente provocando grandi ire funeste da parte di coloro che invece ritenevano che certi film, film di qualità, eccetera, andassero trasmessi in ore che vedevano seduti sul divano soltanto specialisti o amatori di questo tipo di spettacolo. Anche questo, purtroppo, è un elemento negativo e non c'è stato niente da fare.

Si sono ripristinati i vecchi obblighi di programmazione e di investimento per le emittenti televisive; la percentuale di tempo avrebbe dovuto essere su base settimanale, e lì, in effetti, avreste potuto fare un cambiamento, e quindi vederlo con chiarezza. Invece adesso lo avete riportato su base annuale, e quindi avete totalmente annullato quella che era stata una delle idee interessanti che noi eravamo riusciti a trasformare in legge. Quindi si ripristinano i vecchi obblighi di programmazione e di investimento per le emittenti televisive, cancellando tutti gli sforzi compiuti per ottenere dalla TV un maggiore impegno verso il cinema. Noi avevamo introdotto di nuovo l'obbligo di trasmissione anche del teatro; alcuni di voi sono più giovani, ma comunque ricordiamo bene quanta forza avesse la trasmissione di opere teatrali in video, perché si può vedere meglio, si può fruire di uno spettacolo con inquadrature cui a teatro non siamo abituati.

Quindi c'era anche tutta questa parte relativa alle trasmissioni di qualità che le reti distributive avrebbero dovuto garantire; invece anche tutto questo adesso non c'è, e quindi siamo ritornati al vecchio regime. Non solo, qualche obbligo è rimasto, ma soltanto per la RAI. Vedevo i colleghi della Commissione bicamerale della RAI; ecco, sono rimasti soltanto per la RAI, ma sono stati esclusi tutti quei soggetti che, invece, sono soggetti privati a tutti gli effetti. Quindi, in particolare, si elimina la previsione di innalzamento progressivo, tra l'altro avevamo pensato a un innalzamento progressivo delle ore di trasmissione, e naturalmente tutto questo è stato tagliato via con un obbligo che si limita adesso soltanto alla concessionaria del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, lasciando liberi, dunque, tutti gli altri fornitori di servizi di media audiovisivi.

Questo evidentemente - insomma, non sto a perderci più tempo - penalizza molto. La fascia oraria dalle 18 alle 23 dev'essere almeno il 12 per cento del tempo di diffusione, sempre escluso il tempo destinato a notiziari, manifestazioni sportive, giochi televisivi, pubblicità, servizi di televendite eccetera. Quindi, si deve destinare il 12 per cento a opere cinematografiche o audiovisive di finzione o di animazione o documentari originali di espressione originale italiana ovunque prodotti, espungendo, dunque, le altre opere di alto contenuto culturale o scientifico, incluse le edizioni televisive di opere teatrali. Quindi, queste sono state fatte fuori, non c'è più l'obbligo, diciamo, che noi invece avevamo introdotto proprio per la qualità e per quel sistema e per quella modalità, che condivido molto e che ho sentito in diversi interventi, che sono quelli, invece, della formazione del pubblico, perché attraverso alcune di queste iniziative sicuramente ci sarebbe stata - c'è e così era stata pensata - un'attenzione del pubblico. Quindi, non più base settimanale ma base annua e, quindi, di fatto annullamento della questione.

Concludendo, complessivamente queste sono misure che ci riportano indietro sul cinema e che intervengono su un assetto che doveva ancora essere sperimentato e che aveva avvicinato al mondo del cinema e dell'audiovisivo soggetti che negli anni ne erano stati esclusi: piccoli produttori, giovani produttori, le start up. Naturalmente, c'era tutto un mondo che di fatto risulta penalizzato. Una restaurazione, un modo non comprensibile di nuocere al nostro cinema e a tutti coloro che al cinema vogliono dedicarsi come professione. Il messaggio che leggo in queste misure, per concludere colleghi, è quello di voler garantire una sorta di status quo a coloro che hanno sempre dominato questo mondo e che per poco tempo hanno visto in bilico i loro interessi consolidati. Io veramente voglio che poniate la vostra attenzione su questo aspetto.

Ancora una volta nessun emendamento è stato accolto. Noi avevamo presentato degli emendamenti su questo per ristabilire questo paio di cose, ma forse da qui a domani possiamo anche farli, se il sottosegretario si impegna a prenderli in considerazione e ci fa, dunque, questo bel regalo (d'altra parte, fino a domani abbiamo tempo). Quindi, un peggioramento sostanzialmente delle norme preesistenti e, quindi, un danno di fatto per il cinema italiano e per coloro che lavorano nel settore e per il pubblico, che avrà necessariamente un'offerta più povera e di minore qualità.

Io devo dire una cosa e la dico al collega che prima ne ha parlato. Temevo che nella vis destruens, che in qualche modo qui c'è, si intervenisse anche su quella percentuale del 3 per cento del FUS che avevamo destinato alle scuole, alla formazione nelle arti del cinema. C'era una percentuale tutti gli anni nella nostra legge pari al 3 per cento e, quindi, sono 12 milioni all'anno che devono essere destinati, attraverso una convenzione che viene fatta con il MIUR, ad attività di formazione all'interno delle scuole italiane e non solo, ma comunque all'interno delle scuole italiane. Ecco, il 3 per cento sono tanti soldi e la scuola non ha mai visto tanti soldi per un'attività legata al cinema. Questo, grazie al cielo, non è stato toccato e sono andata a controllare perché avevo paura che anche questo punto fosse stato fatto fuori. Invece, non è successo e quindi, considerando i 400 complessivi del FUS, sono 12 i milioni che la legge n. 220 del 2016 ha previsto per i nostri giovani. Quindi, un investimento, un modo per dare un ulteriore rilievo alla nostra cultura cinematografica.

Siamo delusi, ma riteniamo che l'impianto della nostra legge sia stato mantenuto. Io questo lo voglio riconoscere e lo voglio riconoscere al Ministro e lo voglio riconoscere al sottosegretario. Sono stati fatti dei passaggi su cui non possiamo assolutamente essere d'accordo e che non condividiamo però l'impianto è rimasto, nonostante, appunto, questi interventi peggiorativi. È per questo motivo che noi, come PD, ci asterremo, come ha già detto la collega, fiduciosi che nel futuro dibattito si possano rivedere alcune di queste scelte in uno spirito costruttivo che, credo, ci possa accomunare tutti.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Alessia Rotta. Ne ha facoltà.

ALESSIA ROTTA (PD). Presidente, questo provvedimento contiene alcune misure necessarie per i settori di riferimento, in particolare per le fondazioni lirico sinfoniche, di cui vorrei occuparmi, per il cinema, l'audiovisivo e per lo spettacolo viaggiante e, più in generale, per gli spettacoli dal vivo. Tuttavia, ad un anno dall'insediamento del Governo del cosiddetto “cambiamento” ci saremmo aspettati di più, anzi avremmo sperato che il primo provvedimento del Governo in materia di politiche culturali contenesse ben altri investimenti e, soprattutto, che avesse una maggiore visione. E invece siamo delusi, come diceva prima la mia collega Di Giorgi.

A ciò si aggiunga anche un'altra considerazione di metodo. Tenuto conto, infatti, della rilevanza di alcune delle questioni che si affrontano, sarebbe stata opportuna forse una diversa organizzazione dei lavori. Infatti, noi non vogliamo abituarci a quello, invece, a cui ci avete abituati in questo anno: provvedimenti che arrivano blindati da un ramo all'altro del Parlamento e che, quindi, continuano a svilire, come purtroppo ogni giorno vediamo su ogni provvedimento, il ruolo che dovrebbe avere il dibattito in questo Parlamento, nei due rami del Parlamento, e invece, appunto, assistiamo al contrario anche in questo caso. Continuate, dunque, a bypassare le Aule, presentando decreti su cui purtroppo molto spesso, a dispetto di quello che avevate predicato nella scorsa legislatura e avevate promesso, viene posta la questione di fiducia.

Purtroppo, però, sulla cultura male avevate iniziato già a fare durante la legge di bilancio, in cui avete mortificato l'intero settore. Dopo aver ridotto, quindi, gli stanziamenti per il cinema, per i musei, per le librerie, per l'editoria e decurtato il plafond destinato alle card per i diciottenni, avreste dovuto immaginare un intervento decisamente più incisivo, mettere cioè delle risorse. Il paragone con i Governi precedenti è in questo senso impietoso e corre l'obbligo di farlo semplicemente perché rimanga agli atti, al di là degli strali, al di là degli strepiti e al di là della propaganda, perché in questo caso si tratta di numeri, ma numeri che per noi significano cultura, significano dare respiro alla cultura che per noi è così importante. Ebbene, nel passato - vogliamo ricordarlo - in particolare con il Ministro Franceschini il bilancio del dicastero era cresciuto del 60 per cento e questo aveva consentito di tornare a livelli quantomeno più dignitosi che, però, per noi neanche allora erano sufficienti.

Ma venendo al merito di questo provvedimento, dobbiamo constatare che questa rappresenta l'ennesima occasione persa, un'occasione persa per affrontare l'annosa questione dei lavoratori del settore dello spettacolo dal vivo, ragionare sul loro status giuridico e provare a superare la condizione di precarietà. Anche in questo caso voi usate parole grandi e importanti quali la dignità e la precarietà del lavoro. Ebbene, questa era l'occasione ed è un'occasione anche in questo caso mancata. Era l'occasione anche per dare respiro al settore strategico del cinema e dell'audiovisivo con investimenti, soldi e risorse più significative, affrontando tutte le novità che riguardano questo settore. E, invece, in questo caso è un'occasione perduta.

La collega Piccoli Nardelli lo ha ricordato bene. Noi avevamo iniziato ad affrontare una riforma e non abbiamo avuto il tempo di completarla, in particolare per quanto riguarda le fondazioni lirico sinfoniche il cui tema è annoso, diciamo pluriennale, e riguarda il tema della gestione delle risorse, risorse che arrivano dal Ministero e dal Governo centrale e che poi non trovano debita e corretta spesa - appunto queste risorse - e il tema delle responsabilità fa perdere il filo del discorso ma, soprattutto, questo va a detrimento di un settore che è qualificante, storico e per noi fondamentale per il nostro settore.

Per quanto riguarda il personale delle fondazioni lirico sinfoniche, su cui voglio concentrare il mio intervento, mi pare chiaro che questo sia un provvedimento incompleto. È da un anno dal cosiddetto “decreto dignità” e dal pronunciamento della Corte di giustizia europea che il Governo sapeva quanto fosse urgente intervenire. Ebbene, un po' di coraggio non sarebbe guastato. La situazione era ormai insostenibile. Li conosciamo perché abbiamo parlato con loro, abbiamo partecipato alle assemblee sindacali, abbiamo partecipato a tutti gli incontri che sono stati offerti per i lavoratori, per i tecnici, per gli artisti e per la gestione. Stiamo parlando di un settore la cui eccellenza è riconosciuta a livello mondiale, con una domanda di pubblico in continua crescita per fortuna, perché quello dell'opera è un settore e un patrimonio assoluto per la nostra cultura e identità nazionale e vorrei dire, a chi fa della bandiera sovranista, appunto, la propria bandiera, anche per l'italianità nel mondo e che produce anche - non guasta - prodotto interno lordo e ricchezza per l'Italia.

Eppure, il Governo ha deciso di intervenire in extremis e in maniera - mi sia consentito il termine - raffazzonata, senza immaginare un intervento strategico che inserisca la lirica dentro il sistema Paese, dentro il sistema della produzione culturale e della vita musicale contemporanea. Serve l'integrazione infatti con lo straordinario patrimonio dei teatri di tradizione inseriti in questo decreto-legge grazie a un emendamento presentato dal PD al Senato – quello che è stato consentito al Senato non viene consentito alla Camera: lo ricordo una volta di più – assieme al patrimonio delle orchestre regionali, delle accademie e dei conservatori.

Ma qui non c'è nulla: non c'è un'idea per i prossimi anni; non c'è una visione; non c'è una visione di futuro. Voi non aiutate a sostenere questo patrimonio e non tutelate i lavoratori. Infatti, sempre grazie al cosiddetto decreto dignità, si rischia che vengano espulsi migliaia di professionisti di inestimabile valore e purtroppo la norma sulle stabilizzazioni e sui concorsi senza lo stanziamento di risorse rischia di tradire le aspettative dei lavoratori del settore e di trasformarsi in un nulla di fatto. Servono le risorse: se dite di crederci davvero, dovete mettere anche le risorse. Le fondazioni lirico-sinfoniche che soffrono non poco, soprattutto dal punto di vista economico, avrebbero bisogno di maggiori certezze, di un intervento che doveva essere strutturale nel settore e soprattutto l'offerta culturale non dovrebbe essere subordinata all'ottimizzazione della spesa, come invece voi dimostrate anche in questo caso. Una riforma del sistema è necessaria - dico purtroppo sarebbe necessaria - poiché, come è emerso, anche più volte, nella relazione del commissario straordinario sulle fondazioni lirico-sinfoniche, la riforma del 1996 ha mostrato delle debolezze, delle fragilità: la trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato ha funzionato ma anche no: nel rapporto con il territorio e nell'elargizione attraverso il Fondo unico dello spettacolo ci sono criticità che il sistema adottato con la riforma del 1996 ha prodotto e alle quali dovevamo dare risposte, come abbiamo cercato già noi di fare.

Penso poi ad una realtà del mio territorio quale la Fondazione Arena di Verona che, voglio ricordare, fortunatamente è stata salvata, salvata dalla liquidazione coatta che qualcuno che ha gestito a livello territoriale avrebbe voluto. L'abbiamo salvata cercando di inserirla in extremis, anzi fuori tempo, nella “legge Bray” e quindi la Fondazione è una realtà che ancora oggi ha una voce importante nel territorio che ha consentito di dare un ultimo saluto all'ultima opera del Maestro Zeffirelli. Ebbene, nella Fondazione Arena, la stagione lirica crea un indotto di circa 400 milioni di euro l'anno. Eppure, sul fronte della partecipazione finanziaria Confindustria, la Camera di Commercio e gli organismi di rappresentanza di questa attività economiche elargiscono all'Arena di Verona poco più di un milione di euro l'anno. È chiaro che qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare ma il provvedimento non offre risposte in questo senso.

E poi mi permetto di utilizzare un ultimo minuto per segnalare i casi che riguardano non solo l'Arena di Verona, ma anche il Maggio Fiorentino. A oltre mille lavoratori tra fissi e stagionali è stata chiesta la restituzione dei premi aziendali del 2015, nonostante vi fossero state precise assicurazioni ai lavoratori da parte delle stesse fondazioni che avevano anche manifestato la propria contrarietà ai Ministeri coinvolti circa la restituzione di somme percepite e ovviamente già impegnate dagli stessi lavoratori. Ebbene, questa voce, quella dei lavoratori, quella delle fondazioni è rimasta inascoltata. Tale restituzione potrebbe costare agli stessi lavoratori migliaia di euro: ebbene per loro non c'è una risposta o, meglio, c'è una risposta molto precisa da parte del Ministero. La risposta è “no”, ovvero dovranno pagare, andando così ad incidere pesantemente sulla loro retribuzione già ingiustamente tagliata nel precedente triennio e per alcuni, come i lavoratori della Fondazione Arena, tagliata in virtù del fatto che occorre rientrare e, quindi, questi lavoratori non percepiscono due mesi di stipendio l'anno come invece a loro spetterebbe, cioè loro si sono fatti partecipi del fatto che per salvare la Fondazione fosse giusto un sacrificio da parte loro. Purtroppo però ci sembra di osservare troppo spesso che il sacrificio sia sulla pelle dei lavoratori e non di chi ha gestito che invece, come cattivi amministratori, continuano a non pagare la propria scelta.

Insomma – concludo - si tratta di misure estremamente settoriali inserite in un ottica emergenziale, priva di grande respiro; dobbiamo, con grande rammarico, riconoscere che siamo in presenza di un provvedimento timido, limitato, carente, tardivo, senza coraggio, come molti altri in questo anno. Un provvedimento che riflette un'impostazione di fondo che relega il tema della cultura a un tema marginale, secondario, nella vostra visione strategica del nostro Paese e in questo noi ci fregiamo di essere stati molto differenti appunto proprio a proposito della visione strategica del Paese.

Sono dunque tempi difficili per la cultura con conseguenze negative anche per l'intera società perché, come rilevava uno scrittore, Ronald Dworkin, in uno dei suoi ultimi libri, sono proprio l'istruzione e la cultura a rendere possibile la democrazia: non investire in questi settori impoverisce e compromette le condizioni di vita democratica di un Paese. Pensateci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 2019-A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Carbonaro.

ALESSANDRA CARBONARO, Relatrice. Grazie, Presidente. Vorrei ringraziare i colleghi per il dibattito interessante sui temi che sono stati affrontati. Come è stato ampiamente detto, noi ci siamo trovati chiaramente, il Governo si è trovato chiaramente davanti a una situazione emergenziale, alla quale ha dovuto rispondere con il decreto-legge ed è quanto si cerca di fare dando regole precise per quanto riguarda il tempo determinato e aprendo poi anche a una stagione di concorsi.

Certo è che, come è stato detto anche dall'onorevole Nitti, sia un inizio, l'inizio di una riforma molto più ampia che impegni non solo però risorse. È stata anche ricordata nell'intervento che mi ha preceduto la tematica della governance: infatti una importante riforma delle fondazioni non può prescindere da una riforma della governance, perché quello che abbiamo visto negli ultimi anni è che sono stati i lavoratori a volte a pagare scelte che sono state fallimentari.

Pertanto con la discussione che si sta per chiudere, l'auspicio che faccio come relatrice, ma anche come parlamentare di maggioranza è che si vada nella direzione di una riforma più ampia, una riforma organica che rimetta finalmente mani sulla governance perché la cultura deve essere qualcosa di estremamente libero. Si dice che spesso la cultura non è solamente un lavoro: la cultura alimenta l'esistenza degli uomini e, per farlo, deve essere libera. Quando si parla spesso di fughe di cervelli non sono solo i ricercatori, non sono solamente i medici, gli universitari: vanno via da questo nostro Paese molto spesso grandi artisti, ballerini, attori, musicisti e non perdiamo solamente competenze. Perdiamo un patrimonio culturale inestimabile, che noi abbiamo il dovere di rispettare, nello spirito di cui all'articolo 9 al quale, secondo me, dobbiamo sempre guardare come un faro.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo, sottosegretario Vacca, rinuncia alla replica.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Fatuzzo. Ne ha facoltà.

CARLO FATUZZO (FI). Signora Presidente, mi è capitato in questi giorni di leggere sul giornale che la passione dei giovani che stanno con il cellulare davanti agli occhi dalla mattina alla sera è diventata una cosiddetta applicazione che mostra loro il viso delle persone giovani diventate anziane. Si chiama FaceApp: me lo sono fatto spiegare dalla mia collaboratrice, una blogger (cerco di modernizzarmi). Io, da anziano, cerco di diventare giovane e ho scoperto che ci sono dei giovani che si divertono a vedersi come saranno tra trent'anni, tra trentacinque anni attori, attrici, ballerini, ballerine. Non so se qualche mio collega l'ha sperimentato ma io guardo con soddisfazione a questa situazione perché può darsi che i tanti giovani che dicono oggi “ma io la pensione non la prenderò mai” e non si interessano più di tanto di quanto succede da anziani si rendano conto che forse è meglio pensarci prima perché, come ho già detto oggi, in altra occasione, io da giovane, sono diventato anziano e non ho mai visto anziani che diventano giovani. Quindi, è un bene per tutti noi che oggi siamo anziani che ci sia questa moda e speriamo che duri almeno ancora qualche tempo, perché non può che fare bene agli anziani di oggi.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 1 agosto 2019 - Ore 9,30:

(ore 9,30, fino alle ore 13 e ore 14,30)

1. Seguito della discussione congiunta dei documenti:

Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2018. (Doc. VIII, n. 3)

Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2019. (Doc. VIII, n. 4)

2. Seguito della discussione del disegno di legge:

S. 1374 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, recante misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020 (Approvato dal Senato). (C. 2019-A)

Relatrice: CARBONARO.

La seduta termina alle 20,40.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 2 la deputata Terzoni ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 5 il deputato Melilli ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 6 il deputato De Lorenzis ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 10 il deputato Deidda ha segnalato che si è erroneamente astenuto mentre avrebbe voluto votare a favore.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 12)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale T.U. 1511-A- art. prem. 01.01 500 481 19 241 35 446 60 Resp.
2 Nominale em. 1.10 498 497 1 249 6 491 60 Resp.
3 Nominale em. 1.1 496 478 18 240 32 446 59 Resp.
4 Nominale em. 1.2, 1.3 494 492 2 247 118 374 59 Resp.
5 Nominale T.U. 1511-A- voto finale 499 492 7 247 487 5 57 Appr.
6 Nominale Moz. Quartapelle Procopio e a 1-230 482 482 0 242 223 259 63 Resp.
7 Nominale Moz. Valentini e a. 1-233 481 481 0 241 222 259 63 Resp.
8 Nominale Moz. Lollobrigida e a. 1-234 - I p. 482 482 0 242 222 260 63 Resp.
9 Nominale Moz. Lollobrigida e a. 1-234 - II p 480 357 123 179 97 260 63 Resp.
10 Nominale Moz. Lollobrigida e a. 1-234 - IIIp 482 464 18 233 204 260 63 Resp.
11 Nominale Moz. Lollobrigida e a. 1-234 - IV p 484 466 18 234 206 260 63 Resp.
12 Nominale Moz. Zoffili, Cabras e a. 1-235 483 274 209 138 274 0 63 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.