XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 700 di mercoledì 10 ottobre 2012

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ROSY BINDI

La seduta comincia alle 9,35.

GUIDO DUSSIN, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Bocci, Bongiorno, Boniver, Commercio, Gianfranco Conte, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Delfino, Donadi, Tommaso Foti, Iannaccone, Lucà, Lusetti, Milanato, Misiti, Moffa, Nucara, Pescante, Pisicchio, Strizzolo e Taddei sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantacinque, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Discussione del disegno di legge: Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita (A.C. 5291-A) (ore 9,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 5291-A: Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione del disegno di legge è pubblicato in calce al resoconto della seduta del 9 ottobre 2012.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 5291-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari Lega Nord Padania, Partito Democratico e Italia dei Valori ne hanno chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
Avverto che la VI Commissione (Finanze) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Fluvi, ha facoltà di svolgere la relazione.

ALBERTO FLUVI, Relatore. Signor Presidente, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea reca una delega, come dice il titolo, al Governo per la revisione del sistema fiscale in un'ottica di maggiore equità, trasparenza e orientamento alla crescita.
La relazione illustrativa al disegno di legge presentato dal Governo chiarisce che la delega è volta a realizzare gli stessi obiettivi di crescita ed equità già perseguiti con il decreto-legge n. 201 del 2011, il Pag. 2cosiddetto salva Italia, in quanto, perseguendo l'obiettivo dell'equità, vengono eliminate le distorsioni e, quindi, il sistema economico viene reso più efficiente e competitivo. L'obiettivo del Governo non era e non è, quindi, quello di attuare un particolare modello teorico di tax design, ma di intervenire per correggere alcuni aspetti critici del sistema tributario, per renderlo più favorevole alla crescita e all'equità.
Il lavoro in Commissione in sede referente ha, quindi, seguito questo obiettivo e ha cercato di non oltrepassare il perimetro definito dalla delega, ma, anzi, in alcuni casi, come ad esempio sulla questione della tassazione ambientale, di ridurlo e di concentrare, quindi, il lavoro su pochi temi, con l'obiettivo di fare una sorta di manutenzione straordinaria di alcuni punti qualificanti del nostro sistema fiscale.
All'interno di questo disegno, si è fatto il possibile per raccogliere le diverse sensibilità politiche presenti all'interno della Commissione finanze, affinché il disegno di legge delega venisse esaminato ed approvato con la collaborazione di tutti i gruppi, con l'obiettivo di definire alcuni cardini fondamentali del sistema tributario che potessero rimanere stabili nel tempo e, quindi, un lavoro condiviso come presupposto per norme stabili nel tempo. La mancanza di certezza e di stabilità, infatti, è una delle maggiori critiche che abbiamo raccolto lungo tutte le audizioni svolte in Commissione finanze.
Pur mantenendo ciascuno il proprio ruolo e le diverse responsabilità di maggioranza e opposizione, tenuto anche conto dell'esistenza di diversità di orientamento su alcuni temi rilevanti anche all'interno della stessa maggioranza, desidero però dare atto a tutti i componenti della Commissione di avere contribuito ad approvare un testo che risponde ai requisiti che ho appena richiamato.
Nel corso dell'esame in sede referente l'originario testo composto di 17 articoli ha subito numerose modifiche ed è stato accorpato in quattro articoli concernenti, oltre alle procedure di delega, la revisione del catasto dei fabbricati, nonché norme in materia di evasione ed erosione fiscale, la disciplina dell'abuso di diritto e dell'elusione fiscale, norme in materia di tutoraggio, semplificazione fiscale e revisione del sistema sanzionatorio, la delega per la razionalizzazione organizzativa dell'amministrazione finanziaria, nonché la revisione del contenzioso e della riscossione degli enti locali.
Infine, l'articolo 4 reca una delega per la revisione dell'imposizione sui redditi di impresa e la previsione dei regimi forfettari per i contribuenti di minori dimensioni, nonché la razionalizzazione della determinazione del reddito di impresa e di imposte indirette in materia di giochi pubblici.
L'articolo 14, in materia di tassazione ambientale, come ho già detto, è stato soppresso, in considerazione del fatto che la proposta di direttiva europea in discussione a livello europeo sulla tassazione dell'energia, che mira ad adeguare i meccanismi del mercato interno alle nuove esigenze ambientali, non è ancora stata approvata in via definitiva.
In particolare, nel corso dell'esame in sede referente, è stato riformulato l'articolo 1, al fine di includervi, tra i principi di delega, il rispetto dei principi dello statuto dei diritti del contribuente, di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, con particolare riferimento all'articolo 3, in materia di efficacia temporale delle norme tributarie, e la necessità di coordinare i decreti legislativi con quanto stabilito dalla legge n. 42 del 2009 in materia di federalismo fiscale, nonché con gli obiettivi di semplificazione e riduzione degli adempimenti.
È prevista una procedura rinforzata per il parere parlamentare sugli schemi di decreti legislativi, ai sensi della quale il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con le eventuali modificazioni. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data Pag. 3della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.
Attraverso la riforma del catasto degli immobili si intende correggere le sperequazioni insite nelle attuali rendite, accentuate dall'aumento generalizzato disposto con il decreto-legge n. 211 del 2011, che ha anticipato l'imposta municipale. Tra i principi e i criteri direttivi da applicare per la determinazione del valore catastale delle unità immobiliari urbane censite al catasto fabbricati, la delega indica, in particolare, la definizione degli ambiti territoriali del mercato immobiliare nonché la determinazione del valore patrimoniale utilizzando la superficie dell'unità immobiliare.
Nel corso dell'esame in sede referente è stato assicurato il coinvolgimento dei comuni nel processo di revisione delle rendite ed è stato precisato che la riforma del catasto deve avvenire ad invarianza di gettito. Contestualmente all'entrata in vigore dei nuovi valori dovranno essere aggiornati i trasferimenti perequativi attraverso i Fondi di riequilibrio e i Fondi perequativi della finanza comunale. È prevista, infine, la ridefinizione delle competenze delle commissioni censuali provinciali e centrali tra le quali, nel corso dell'esame in sede referente, è stata aggiunta la validazione delle funzioni statistiche utilizzate per determinare i valori patrimoniali e le rendite degli immobili.
La riforma fiscale è anche orientata a proseguire il contrasto all'evasione e alle elusioni nonché il riordino dei fenomeni di erosione fiscale, le cosiddette tax expenditures, con l'obiettivo di eliminare distorsioni e rendere più efficiente il sistema economico. A questo fine, nelle procedure di bilancio sono inseriti un rapporto sulle spese fiscali e un rapporto sulla strategia seguita e sui risultati conseguiti in materia di contrasto all'evasione fiscale. Il lavoro in Commissione su questi temi ha perseguito il duplice obiettivo di garantire la tutela, oltre che della famiglia e della salute, dei redditi da lavoro e da pensione, nonché di migliorare le procedure e gli strumenti di stima e di monitoraggio dell'evasione.
In relazione al tema dell'evasione fiscale, particolare attenzione è stata dedicata al tema della finalizzazione delle maggiori somme recuperate, le quali, secondo le proposte emendative presentate da tutti i gruppi politici, devono essere prioritariamente destinate alla riduzione della pressione fiscale. Per questo, nel corso dell'esame in sede referente, è stata inserita una delega al Governo a coordinare le disposizioni in tema di monitoraggio dell'evasione e dell'erosione fiscale con le procedure di bilancio definendo, in particolare, le regole di alimentazione del Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale, istituito dal decreto-legge n. 138 del 2011.
Tra gli obiettivi delineati dal Governo emerge, inoltre, il tema della certezza del sistema tributario, da perseguire, in particolare, attraverso la definizione dell'abuso del diritto, inteso come un uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio di imposta, ancorché la condotta non sia in contrasto con alcuna specifica disposizione. In sede referente è stato affermato il principio che tale materia vada affrontata nell'ambito delle disposizioni antielusive già esistenti.
Per stimolare l'adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, la delega introduce, altresì, norme volte alla costruzione di un miglior rapporto tra fisco e contribuenti, attraverso forme di comunicazione e cooperazione rafforzate.
Le imprese di maggiori dimensioni dovranno costituire sistemi aziendali strutturati di gestione e controllo del rischio fiscale, con una chiara attribuzione di responsabilità nel sistema dei controlli interni. A fronte di ciò, saranno previsti minori adempimenti per i contribuenti, con la riduzione delle eventuali sanzioni, nonché forme premiali consistenti in una riduzione degli adempimenti in favore dei contribuenti che aderiscono ai predetti meccanismi di tutoraggio, i quali potranno utilizzare, inoltre, un interpello preventivo specifico con procedura abbreviata. Pag. 4
Si intende, inoltre, attuare una semplificazione sistematica dei regimi fiscali, al fine di eliminare complessità superflue.
Si prevede, poi, la revisione delle sanzioni penali e amministrative, che deve essere attuata secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti, dando rilievo alla configurazione del reato tributario per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa, per i quali non possono comunque essere ridotte le pene minime previste dalla legislazione vigente.
Si prevede, al riguardo, la revisione del regime delle dichiarazioni infedeli e la possibilità di ridurre le sanzioni per le fattispecie meno gravi, ovvero di applicare sanzioni amministrative anziché penali, tenuto anche conto, secondo le modifiche introdotte in sede referente, di adeguate soglie di punibilità.
Il Governo è inoltre delegato a definire la portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini, prevedendo che tale raddoppio si verifichi soltanto in presenza di un effettivo invio della denuncia entro un termine correlato allo spirare del termine ordinario di decadenza, fatti comunque salvi, secondo quanto precisato in sede referente, gli effetti dei controlli già notificati alla data di entrata in vigore dei decreti delegati.
Signor Presidente, vi è poi tutto il tema delle agenzie fiscali, introdotto dalla Commissione all'articolo 3, commi 12 e 13. La Commissione bilancio ha inteso porre una condizione ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione. La Commissione finanze, pur apprezzando il lavoro dei colleghi della Commissione bilancio, non ha ritenuto, tuttavia, di accoglierne l'invito sostanzialmente per due considerazioni (poi i colleghi allargheranno sicuramente il dibattito durante la discussione sulle linee generali).
In primo luogo, perché è incoerente con la norma di delega: nel momento in cui si avvia la riforma del catasto, con l'accorpamento dell'Agenzia del territorio e dell'Agenzia delle entrate, si costringono le strutture a misurarsi e a concentrarsi più sugli aspetti organizzativi che non su quelli di avvio della riforma del catasto. Dall'altra parte, però, noi riteniamo tale proposta onerosa: abbiamo avuto modo di audire in Commissione finanze diversi soggetti e, durante le audizioni, è emerso che l'unificazione dell'Agenzia delle dogane e dei Monopoli di Stato, con i relativi livellamenti salariali, produrrà un aumento dei costi per oltre 10 milioni di euro e, quindi, non una riduzione di spesa, come invece auspicato nella spending review.
Riteniamo, inoltre, che la disposizione della Commissione bilancio relativamente all'articolo 3, comma 12, non sia da riportare sotto l'ombrello protettivo dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, essendo un principio di delega; in quanto tale, se sostenuto da maggiori aumenti di spesa, dovrà essere corredato da una relazione tecnica ed eventualmente coperto in quella sede.
Cosa diversa potrebbe essere il comma 13 dello stesso articolo 3 che chiede la sospensione della norma che dà avvio, appunto, al processo di unificazione dal 1o dicembre di quest'anno. Tengo, tuttavia, a sottolineare che il costo relativo al comma 13 sarebbe di 466 mila euro, così come sostenuto dalla relazione tecnica allegata alla spending review.
L'articolo 3 interviene, inoltre, in materia di riscossione delle entrate locali, assicurando certezza, efficienza ed efficacia, competitività e trasparenza. La decadenza della riscossione dei tributi locali da parte di Equitalia, anche se prorogata, ha fatto e farà sorgere il rischio che si moltiplichi a livello locale una serie di inutili strutture burocratiche dedicate all'attività di riscossione, con effetti deleteri sia sotto il profilo dell'efficienza, sia sotto quello dei costi.
Nel corso dell'esame in sede referente si è delegato il Governo, tra l'altro, a revisionare la procedura dell'ingiunzione fiscale e le ordinarie procedure di riscossione coattiva dei tributi per adattarle alle peculiarità della riscossione locale. Si dovrà provvedere, inoltre, alla revisione dei requisiti per l'iscrizione all'albo dei concessionari, all'emanazione di linee guida Pag. 5per la redazione di capitolati e relativi contratti di affidamento o di servizio, nonché ad introdurre strumenti di controllo e a garantire la pubblicità dei principali elementi dei contratti stipulati, così come l'allineamento degli oneri e dei costi del servizio di riscossione. Le attività di riscossione dovranno essere assoggettate a regole pubblicistiche. I soggetti ad essa preposti opereranno secondo un codice deontologico, con specifiche cause di incompatibilità per gli esponenti aziendali che rivestono ruoli apicali negli enti affidatari dei servizi di riscossione.
L'articolo 4, anch'esso riformulato durante l'esame del provvedimento in sede referente, reca i principi e i criteri direttivi cui deve uniformarsi il Governo nell'introdurre norme per la ridefinizione dell'imposizione sui redditi di impresa e per la disciplina dei regimi forfetari per i contribuenti di minori dimensioni.
Sotto il primo profilo, si prevede che i decreti legislativi dispongano l'assimilazione delle imposte sui redditi di impresa prodotti dai soggetti IRPEF, con assoggettamento ad un'imposta sul reddito imprenditoriale la cui aliquota è proporzionale ed allineata a quella dell'IRES. Resta ferma la deducibilità dalla base imponibile delle somme prelevate dall'imprenditore e dai soci, che concorreranno alla formazione del reddito IRPEF.
Sotto il secondo profilo, il disegno di legge delega il Governo ad introdurre regimi semplificati per i contribuenti di minori dimensioni e per i contribuenti minimi regimi sostitutivi forfetari, anche con eventuali differenziazioni in funzione del settore economico e del tipo di attività svolta, e istituti premiali per le nuove attività produttive, in coerenza con le norme già vigenti in materia di premialità.
Nel corso dell'esame in sede referente, il Governo è stato altresì delegato a chiarire la definizione di «autonoma organizzazione» ai fini IRAP per professionisti e piccoli imprenditori.
Allo stesso tempo, la revisione del reddito d'impresa è volta a migliorare la certezza e la stabilità del sistema fiscale. In particolare, si prescrive: l'introduzione di norme volte a ridurre le incertezze nella determinazione del reddito e della produzione netta e per favorire l'internazionalizzazione dei soggetti economici operanti in Italia, l'introduzione di criteri chiari e coerenti con la disciplina di redazione del bilancio, estendendo il regime fiscale previsto per le procedure concorsuali anche ai nuovi istituti introdotti dalla riforma fallimentare e dalla normativa sul sovraindebitamento; la revisione della disciplina impositiva delle operazioni transfrontaliere, con particolare riferimento al regime dei lavoratori all'estero; la revisione dei regimi di deducibilità degli ammortamenti, delle spese generali e di particolari categorie di costi.
Durante l'esame in sede referente è stato inserito un ulteriore principio, ai sensi del quale si dovrà procedere alla revisione, razionalizzazione e coordinamento della disciplina delle società di comodo e del regime dei beni assegnati ai soci o ai loro familiari, con il duplice obiettivo di evitare vantaggi fiscali dall'uso dei predetti istituti e di dare continuità all'attività produttiva in caso di trasferimento di proprietà.
L'attuazione della delega in materia di IVA deve avvenire attraverso la semplificazione dei sistemi speciali e l'attuazione del regime del gruppo. Allo stesso tempo, il Governo è delegato ad introdurre norme per la revisione delle altre imposte indirette, attraverso la semplificazione degli adempimenti, la razionalizzazione delle aliquote nonché l'accorpamento o la soppressione di particolari fattispecie.
I commi 6 e 7 - mi avvio a concludere - dell'articolo 4, modificati nel corso dell'esame in sede referente, anche per coordinarli con il decreto-legge all'esame della Commissione affari sociali, recano la delega al Governo in materia di giochi pubblici, nell'ambito della quale sono previste - oltre ad una raccolta sistematica della disciplina e ad un riordino del prelievo erariale sui giochi - specifiche disposizioni volte, tra l'altro: a tutelare i minori dalla pubblicità dei giochi e a recuperare i fenomeni di ludopatia; a definire le fonti di regolazione dei diversi aspetti legati Pag. 6all'imposizione, nonché alla disciplina dei singoli giochi, per i quali si dispone una riserva di legge esplicita alla legge ordinaria o agli atti aventi forza di legge ordinaria.
Viene confermato il modello organizzativo fondato sul regime concessorio ed autorizzatorio, ritenuto indispensabile per la tutela della fede, dell'ordine e della sicurezza pubblici, per la prevenzione del riciclaggio dei proventi di attività criminose, nonché per garantire il regolare afflusso del prelievo tributario gravante sui giochi.
Si dispone, altresì, il rilancio del settore ippico anche attraverso l'istituzione dell'Unione ippica, cui sono attribuite funzioni, fra l'altro, di organizzazione degli eventi, di ripartizione e di rendicontazione del fondo annuale di dotazione per lo sviluppo e la promozione del settore ippico.
In conclusione, signor Presidente, ritengo che la Commissione finanze sia riuscita - pur rimanendo all'interno dei confini territoriali a cui facevo riferimento all'inizio della mia relazione - a produrre un testo di buon livello, ad affrontare con chiarezza alcuni punti, non tutti ovviamente, del nostro sistema tributario, a creare le condizioni perché queste norme possano durare e rimanere stabili nel tempo.
Per questo, in conclusione, vorrei ancora ringraziare tutti i gruppi e tutti i deputati presenti in Commissione, che con il loro contributo hanno voluto dare il proprio apporto a questo lavoro (Applausi).

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
È iscritto a parlare l'onorevole Toto.

MAURIZIO FUGATTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori, a conclusione.

MAURIZIO FUGATTI. Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Fugatti, le darò la parola a conclusione della serata.

MAURIZIO FUGATTI. Grazie, molto gentile!

PRESIDENTE. Non si preoccupi. Constato l'assenza dell'onorevole Toto, iscritto a parlare. Si intende che vi abbia rinunciato.
È iscritto a parlare l'onorevole Forcolin. Ne ha facoltà.

GIANLUCA FORCOLIN. Signor Presidente, il provvedimento, che oggi andiamo ad esaminare nella discussione sulle linee generali, è un provvedimento che ritenevamo importante per quello che può essere il futuro per le nostre famiglie e le nostre imprese, quando si parla di un tema come quello della delega fiscale.
È un tema appunto di attualità che è stato svilito da parte nostra, secondo noi, in questi quindici giorni di lavoro in Commissione, rispetto ad alcuni temi che la Lega Nord aveva posto come temi fondamentali. Ma è stato svilito soprattutto ieri sera, nella seduta del Consiglio dei ministri, con il disegno di legge di stabilità, dove ancora una volta si è fatto un passo indietro.
Si è fatto un passo indietro rispetto a temi che sono sicuramente contro quelle che sono le volontà delle nostre piccole e medie imprese, delle nostre autonomie locali, a partire dai comuni, dalle province e oggi anche con le regioni e quindi con questi tagli che coinvolgono anche il livello regionale.
Allora ci chiediamo, di fronte ad un Consiglio dei ministri come quello di ieri sera, che ha preso dei provvedimenti così importanti, ma così anche pesanti per le nostre famiglie e per le nostre imprese, cosa abbiamo fatto noi in Commissione finanze ieri sera, dando un mandato al relatore, con la presenza del Governo nella figura del sottosegretario, che ha vagliato questo mandato al relatore, mentre, dall'altra parte, in concomitanza, in diretta, il Consiglio dei ministri stava facendo esattamente il contrario. Pag. 7
Per cui ci chiediamo se il lavoro della Commissione e dei parlamentari di quest'Aula sia così importante quando poi il Consiglio dei Ministri tocca temi, come quelli appunto dei tagli alla sanità regionale o all'autonomia regionale stessa, e va a toccare il titolo V della nostra Costituzione. Alla faccia della legge delega del 5 maggio 2009, n. 42 sul federalismo fiscale, che è inserita invece in questo provvedimento e che viene svilito esattamente con un provvedimento del Governo! Per cui o è una cosa o è l'altra cosa. Il Governo deve spiegare oggi se, con questo disegno di legge delega, vuole dare delle funzioni e delle indicazioni precise (poco è stato fatto, lo abbiamo detto in Commissione, poco coraggio si è avuto nell'affrontare questo tema che ritenevamo di un'importanza strategica per i prossimi nove mesi, tale è il periodo della durata della delega) se poi in Consiglio dei Ministri, come abbiamo visto, sono state abbassate, per buttare un po' di fumo negli occhi dei contribuenti, le due aliquote minori: quelle del 23 e del 27 per cento rispettivamente al 22 per cento e al 26 per cento (si tratta, lo dobbiamo ricordare, di aliquote sulle quali vi sono comunque importanti detrazioni fiscali e che quindi incidono anche meno) per alzare invece l'aliquota IVA dal 10 all'11 per cento e dal 21 al 22 per cento l'altra aliquota ordinaria, che era previsto potesse comunque rimanere invariata. Quindi, si va a toccare i consumi e si va ad alzare ancora di più la pressione fiscale per quanto riguarda le nostre famiglie - perché poi ricordiamo che l'IVA per le imprese è anche detraibile ma per le famiglie sicuramente è un costo, quindi questo non aiuterà e non gioverà sicuramente all'economia delle nostre famiglie - e dall'altra parte si abbassa di un punto la pressione fiscale su, lo ripeto, aliquote giustamente minori e quindi si va ad incidere su redditi bassi, che però hanno oggettivamente già anche delle detrazioni e degli aiuti dal punto di vista fiscale. Per cui sicuramente, secondo noi, viene svilito il lavoro da parte della Commissione finanze e da parte di questa Aula. Tra l'altro, come ormai si dice in questi giorni, sarà posta la questione di fiducia, perché su molti temi non vi è neanche un accordo e, nonostante una maggioranza così solida e dei numeri così importanti, si ricorrerà nel pomeriggio alla questione di fiducia, spezzettando anche un provvedimento proprio perché le valutazioni sono diverse a seconda degli articoli e dei temi che si toccano.
Noi abbiamo detto più volte che il provvedimento era importante, le questioni sono state affrontate in modo capillare e importante nelle audizioni che si sono svolte in Commissione finanze. Molti auditi hanno rilevato e posto situazioni, questioni e temi di attualità sui quali abbiamo preso appunti e abbiamo sottoposto poi alla Commissione stessa degli importanti emendamenti. Quindi erano questioni che non dovevano essere sottovalutate. Io credo che se oggi questa Aula avesse la possibilità di sentire tutti gli auditi della Commissione finanze per avere un sunto di quello che è emerso invece da un provvedimento finale, oggi tutti questi auditi sarebbero molto delusi, in quanto poco o nulla è stato accolto di quello che è stato posto sul tavolo e di quelle che erano le istanze delle associazioni di categoria e delle parti economiche che hanno chiesto di intervenire in modo concreto. Per cui riteniamo che il lavoro della Commissione avesse tutti i presupposti per poter arrivare ad risultato importante. Non si è avuto il coraggio di incidere in modo rilevante su questa delega; dall'altra parte, abbiamo visto, come ho detto prima che il Governo esattamente fa l'opposto. Per cui anche il sottosegretario credo faccia parte di quelle persone svilite nel proprio compito istituzionale di seguire l'iter della Commissione se poi i propri Ministri e il proprio Governo esattamente si muove in contrapposizione rispetto a quelle che erano le linee guida. Quindi, noi abbiamo dato delle indicazioni dicevo importanti. Abbiamo presentato un centinaio di proposte emendative tutte importanti, tutte nel merito, che affrontavano le questioni inerenti la delega: la riduzione della pressione fiscale, una per tutti, quindi sicuramente quello che ci Pag. 8chiedono oggi le nostre imprese ma anche le nostre famiglie e gli aiuti alla piccola e media impresa. Molte volte arriviamo in questa Aula per affrontare questi temi e presentiamo risoluzioni, mozioni e siamo tutti d'accordo, poi quando c'è da intervenire in modo concreto per mettere nero su bianco alcune questioni che ci chiedono le piccole e medie imprese, tutto svanisce nel nulla.
La semplificazione, anche questo è un altro tema importante sul quale le piccole e medie imprese, i nostri artigiani, i commercianti, i professionisti, ci chiedono di intervenire perché è impossibile ormai lavorare con una pressione e con delle incombenze amministrative tali per cui era necessario intervenire. Anche qui si è fatto poco, si poteva fare molto di più, come pure sugli adempimenti contabili e come pure sull'IMU e sulla questione dei comuni, un altro tema sul quale poi mi soffermerò perché è un tema di sopravvivenza - possiamo dire - per l'ente locale in questo momento. Il tema dell'IMU è predominante nella gestione dei nostri comuni, dei nostri bilanci comunali, e ve lo dice un sindaco che, come molti altri colleghi, non riesce più a far quadrare i conti del proprio comune. Non siamo più sindaci, siamo amministratori del nostro condominio dove facciamo pagare in modo centellinato fino all'ultimo euro i nostri contribuenti, ossia i nostri cittadini, senza avere alcunché da parte dello Stato centrale per sollevare un po' questa situazione.
Per questo credo sia ora di finirla di scaricare sull'ente locale, sui sindaci, le inadempienze, gli sprechi, le inefficienze di uno Stato centrale che, ancora una volta (ieri sera per l'ennesima volta), ha fatto un altro «sgarro» al territorio, portando alla centralità sicuramente le questioni importanti che invece dovrebbero venire decentrate, perché, solo attraverso l'ente locale e i comuni, si hanno i risparmi di spesa importanti. Ve lo dice un sindaco come molti altri del nord dove la virtuosità e il rispetto del bilancio è una cosa molto importante, cui teniamo (e vogliamo continuare), però dovete darci gli strumenti per poter farlo e oggi questo non avviene. Dicevo che abbiamo presentato degli emendamenti sull'IMU, sul coinvolgimento dei comuni, un emendamento della Lega che è passato, sul coinvolgimento dei nostri enti locali al fine della verifica di quelle che sono le rivalutazioni degli estimi catastali, delle rendite. L'aggiornamento è di attualità sicuramente ma deve esserci un ruolo importante da parte degli enti locali e dei comuni.
Come pure deve esserci un coinvolgimento attraverso la verifica dei famosi «immobili fantasma». Non è possibile che si stia ancora a discutere su questioni come queste, importanti, dove si deve intervenire con la massima celerità. Oggi vi sono (dai dati, non lo dice la Lega, lo dice la Corte dei conti) ancora migliaia e migliaia di «immobili fantasma» sui quali l'ente locale non incide e non ha un gettito importante. Quindi questa mancanza di gettito poi viene spalmata invece su quei comuni e quegli enti locali virtuosi che hanno accatastato anche l'ultimo dei magazzini e dei garage, e quindi hanno fino all'ultimo immobile censito il proprio territorio comunale, e rispettano e fanno rispettare ai propri cittadini quella che è l'imposizione IMU oggi così importante, così gravata dal punto di vista della pressione da un Governo che ne ha alzato e rivalutato le rendite fino al 60 per cento, non tenendo conto neppure di alcune peculiarità, di alcune questioni che solo il sindaco, solo gli enti locali, potevano recuperare. Mi riferisco in particolar modo alle detrazioni per i figli, che ci sono nel nucleo familiare, le famose detrazioni per chi abita in una prima casa, e non si è neppure tenuto conto se questi figli dovessero essere o meno a carico fiscalmente, per cui c'è stata una questione lineare che non ha giovato a quei nuclei familiari che invece hanno figli e redditi magari più alti di altre situazioni in difficoltà.
Per questo solo l'ente locale, solo l'amministrazione potrebbe calibrare in modo regolamentare all'interno dell'ente locale queste situazioni e dare anche un equità fiscale e tributaria ai propri nuclei familiari Pag. 9perché conosce la realtà, conosce le famiglie in difficoltà, conosce il calcolo ISEE, conosce il reddito. Ma tutto questo non c'è stato per un provvedimento lineare che non giova a nessuno, tanto meno alle nostre famiglie (questo dobbiamo sempre riconoscerlo). Abbiamo presentato emendamenti importanti sulla questione dell'evasione fiscale e soprattutto un emendamento Lega, che è passato, che è quello dell'equità e l'omogeneità territoriale sulla lotta all'evasione fiscale, perché ancora una volta si cerca l'evasione fiscale sempre e solo al nord. Abbiamo chiesto un'omogeneità territoriale sui controlli perché i dati sono rilevanti rispetto alle regioni produttive del nord. Quindi, è passato un importante emendamento della Lega. Spero e auspico che nei decreti attuativi poi di questa legge delega vi siano effettivamente i risultati sperati.
Mi riferisco al coinvolgimento delle associazioni di categoria; anche qui per i compiti e le funzioni della commissione che è stata istituita, vorremmo che, di fronte a quello slogan sempre sbandierato dal dottor Befera anche quando viene nelle nostre Commissioni in audizione (e che si fregia di essere quello che ha recuperato già nel suo mandato oltre 40 miliardi di evasione fiscale), questi 40 miliardi di evasione fiscale recuperati servissero a ridurre la pressione fiscale di quei contribuenti invece che le tasse le pagano regolarmente.
Infatti, la questione è sempre la stessa. Lo slogan è dobbiamo pagare tutti per pagare meno, ma, in effetti, oggi dobbiamo pagare tutti per pagare tutto. Questa è la realtà della questione, per cui, anche in questo senso, la lotta all'evasione rientra nella questione di recupero, ma, soprattutto, di abbassamento di quella che è la pressione fiscale.
Un importante risultato l'abbiamo avuto invece sulla questione dell'IRAP e l'assunzione di responsabilità e di chiarezza soprattutto sull'abolizione dell'IRAP per chi non ha un'autonoma organizzazione. Che ci sia chiarezza su questo tema è fondamentale, come è fondamentale nel disegno di legge delega dare apertura - e il Governo dia dimostrazione subito con un decreto attuativo - per i contribuenti minimi o per quelle attività minime che oggi possono aprire o possono mantenere una partita IVA con dei regimi particolari, agevolativi, senza l'onere degli studi di settore, con una contabilità semplificata, senza le liquidazioni mensili e trimestrali dell'IVA. Insomma, ci siano dei regimi che possano accogliere i nostri giovani con apertura di posizioni IVA, ma anche quelle persone ultracinquantenni che magari oggi hanno perso il posto di lavoro e che potrebbero rientrare, con regimi semplificati e forfettizzati, ad aprire una posizione autonoma senza avere una pressione fiscale così com'è concepita nel modo ordinario.
Per cui, su questi temi vogliamo confrontarci con il Governo e vogliamo che sia messa, nero su bianco, la questione dei decreti legislativi attuativi per darne una pronta risposta. Ripeto e concludo: non abbiamo avuto coraggio, dovevamo incidere molto di più. Credo che domani mattina, approvato questo disegno di legge delega, i nostri contribuenti, le nostre piccole e medie imprese e le nostre famiglie non vedranno spostarsi di granché quella che è l'aspettativa che oggi hanno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

RAFFAELE VOLPI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, non riesco a capire una cosa. Mi consenta di chiederle perché prima il collega Fugatti le ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori e lei non gliel'ha concesso. A me sembra che, in via principale, come afferma il Regolamento all'articolo 41, il richiamo al Regolamento abbia la precedenza sulla discussione. Credo che ella non debba assolutamente preoccuparsi di quello che dicono i deputati all'interno di una discussione se devono rilevare qualche cosa, e, quindi, credo che sarebbe stato opportuno concedere pochi secondi al collega Pag. 10Fugatti per intervenire. Le chiedo scusa, signor Presidente, ma mi è sembrato un atteggiamento che normalmente non è suo, quello di non consentire ad un parlamentare di intervenire. Evidentemente se poi il tema aveva un interesse per la discussione, avrebbe avuto forse un merito l'intervento che lei avrebbe dovuto concedere.

PRESIDENTE. Onorevole Volpi, il richiamo al Regolamento ha sicuramente sempre la precedenza, però l'onorevole Fugatti mi ha chiesto la parola sull'ordine dei lavori che, come lei sa, normalmente avviene a fine seduta. È discrezione del Presidente dare o meno la parola durante lo svolgimento dei lavori. Ho ritenuto oggi di non farlo proprio perché, come lei ha detto, l'onorevole Fugatti intendeva intervenire nel merito del provvedimento che è in discussione. C'è un iscritto del suo gruppo, o forse più di uno di iscritti a parlare, e, quindi, tocca a chi è iscritto a parlare intervenire nel merito della questione. Francamente era proprio uno dei casi nei quali non si capisce perché si deve dare la parola ad un altro del gruppo quando ci sono quelli iscritti a parlare sullo stesso argomento.

RAFFAELE VOLPI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. La chiuderei qui però, onorevole. Comunque, prego.

RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, in una discussione che c'è stata rispetto ad un altro provvedimento, chiesi la parola sull'ordine dei lavori per chiedere se la Commissione aveva adempiuto per quanto riguarda la parte relativa al Comitato per la legislazione. È evidente che c'è una cosa che è inerente alla questione, ma è anche evidente che un collega che chiede di potere intervenire, anche qualora non si tratti della discussione sulle linee generali e, quindi, dell'esposizione di merito del contenuto, possa eventualmente farlo per rilevare qualcosa. Sa la stima che ho per lei, però ritengo che, comunque, lei non abbia doti divinatorie tali da capire quello che intenda dire un deputato. Quindi, sarebbe stato più corretto far parlare il collega.

PRESIDENTE. Me l'ha detto lei però onorevole di che cosa intendeva parlare e, quindi, mi ha offerto lei se vuole un argomento.

RAFFAELE VOLPI. Gliel'ho detto dopo!

PRESIDENTE. Detto questo, la normalità degli interventi sull'ordine dei lavori è a fine seduta.
Io ho ritenuto, in questo momento, dato che stiamo svolgendo la discussione sulle linee generali, di doverlo fare a fine seduta, e a fine seduta ascolterò volentieri, ascolteremo l'onorevole Fugatti.

RAFFAELE VOLPI. Lei ha ritenuto per comodità politica di fare questa scelta!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Antonio Pepe. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Signor Presidente, signor sottosegretario e colleghi, il difficile momento economico che attraversa il Paese impone la massima attenzione ed il massimo sforzo per realizzare misure volte a favorire la crescita. È di ieri la notizia, data dall'ISTAT, che il potere di acquisto delle famiglie è ai minimi storici, sceso in un anno del 4,1 per cento: è il dato peggiore da tantissimi anni. Solo un fisco più leggero ed una maggiore semplificazione del sistema fiscale potranno invertire questa tendenza, vincere la recessione, attivare un processo di crescita e rilancio; processo oggi ancor più necessario, se pensiamo che nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza per il 2013 il Governo ha previsto un aumento della pressione fiscale di due punti ed una riduzione del PIL.
Leggiamo giornalmente di fabbriche che chiudono, della disoccupazione giovanile e non che aumenta. Lo stesso mondo delle imprese recentemente ha chiesto l'eliminazione di alcune agevolazioni pur Pag. 11di vedersi ridurre la pressione fiscale, e da più parti si chiede maggiore attenzione verso le piccole e medie imprese e verso le famiglie, specie quelle numerose e quelle che hanno al loro interno persone diversamente abili e persone anziane. Ciò è emerso anche durante l'esame del disegno di legge in Commissione finanze, su sollecitazione di diversi deputati, specie quelli del PdL, sul presupposto dell'importante funzione sociale che svolge la famiglia.
È alla famiglia infatti, prima ancora che alle altre istituzioni della società, che sono demandati i compiti dell'educazione, della tutela e della cura delle persone. È nella famiglia che vengono definiti modelli di comportamento e stili di vita. Infine, è nella famiglia che si realizzano i più stretti rapporti affettivi ed importanti processi di solidarietà tra generazioni. La famiglia costituisce un'unità produttiva di servizi primari indispensabili per coloro che la compongono. Se ciò è vero, è altrettanto vero che il sistema fiscale italiano non risulta neutrale: penalizza le famiglie numerose e monoreddito, i contribuenti di minori dimensioni e i contribuenti minimi, i pensionati.
Il disegno di legge oggi all'esame dell'Assemblea nasce proprio dall'esigenza del Governo di revisionare il sistema fiscale in un'ottica di maggiore equità, trasparenza, orientato alla crescita, per eliminare le distorsioni presenti nel sistema attuale. Certo si poteva osare di più. Non è certamente una riforma quella presentata dal Governo, ma ciò è stato riconosciuto dal Governo stesso, semmai siamo in presenza di un'azione di manutenzione di alcune norme fiscali. Occorrerà tornare sul problema, realizzare una vera semplificazione, realizzare un fisco amico del contribuente, ripensare alle aliquote, all'imposizione diretta e indiretta. È di stamani la notizia che questa notte il Governo, nell'approvare il disegno di legge di stabilità, ha annunciato che vi sarà una riduzione di un punto delle aliquote in tema di imposte dirette: in tema di IRPEF si scenderà dal 23 al 22 per cento, e dal 27 si passerà al 26 per cento; nel contempo, però, c'è un aumento delle imposte indirette perché l'IVA aumenterà di un punto: l'aliquota del 10 per cento salirà all'11 per cento e quella del 21 per cento passerà al 22 per cento. Certamente tutto ciò non creerà sviluppo, anzi temo che vi potrà essere una contrazione dei consumi.
Tornando al disegno di legge all'esame, voglio ricordare che il lavoro svolto in Commissione ha cercato di armonizzare e migliorare il testo predisposto dal Governo. Lo ha fatto anche - e voglio ringraziarlo espressamente - con l'aiuto e il supporto del sottosegretario Vieri Ceriani. Lo ha fatto al fine di porre i presupposti per realizzare un sistema fiscale più efficace, stabile nel tempo, capace di vincere la mancanza di certezza che oggi vivono i contribuenti italiani, colpa anche delle tante «leggine» che nel tempo si sono susseguite in materia fiscale, inserendo modifiche volte a superare le distorsioni attuali, a rafforzare misure di equilibrio, a rendere più efficiente il sistema economico. Vi sono alcuni articoli sicuramente importanti.
Penso, ad esempio, all'articolo 4, in tema di revisione della imposizione sui redditi, dove è prevista l'istituzione di regimi semplificati per i contribuenti di minori dimensioni, nonché per contribuenti di dimensioni minime, e regimi sostitutivi forfettari con invarianza del dovuto, nonché istituti premiali per chi avvia nuove attività produttive; così come va salutato positivamente l'emendamento, proposto e voluto anche dal Popolo della Libertà, approvato in Commissione, e col quale il Governo è stato delegato, nell'esercizio della delega, a chiedere la definizione di «autonoma organizzazione» ai fini della assoggettabilità all'IRAP dei professionisti e dei piccoli imprenditori, chiudendo così un dibattito che si è protratto per anni, dopo la nota sentenza della Corte di cassazione. Ciò anche perché mancanza di certezza e norme chiare sul tema hanno creato un grosso contenzioso tributario in questi anni: vi sono molti ricorsi ancora pendenti dinanzi alle commissioni tributarie, con conseguenti disagi sia per i contribuenti, sia per l'Agenzia delle entrate. Il tutto con riferimento ad Pag. 12un'imposta - l'IRAP - che, a mio avviso, è un'imposta ingiusta e che andrebbe eliminata, cercando e trovando le necessarie coperture.
Nel corso dell'esame del testo in Commissione è stato poi approvato un emendamento che sancisce che l'esercizio della delega dovrà avvenire nel rispetto dei principi dello Statuto del contribuente. Ciò è sicuramente positivo, anche in quanto per troppe volte abbiamo visto provvedimenti legislativi emanati in spregio alla legge n. 212 del 2000.
Per la verità, quando a suo tempo approvammo lo Statuto del contribuente - e lo potrà ricordare bene anche il presidente Conte - chiedemmo che lo stesso venisse approvato con legge costituzionale, temendo che in mancanza si sarebbe operato senza il rispetto dello Statuto stesso. Il tempo ci ha dato ragione: è vero che lo Statuto venne approvato in attuazione degli articoli 3, 23, 57 e 97 della Costituzione, al fine di far assumere allo Statuto stesso il valore di legge rafforzata, ma ciò ha prodotto scarsi risultati. L'obbligo del rispetto dello Statuto, inserito nel disegno di legge delega, diventa ora uno dei principi e criteri direttivi della delega stessa e la sua violazione potrà essere anche costituzionalmente sanzionata.
Asse portante del disegno di legge è sicuramente l'articolo 2, in tema di revisione della disciplina relativa al sistema estimativo del catasto dei fabbricati. E se per le unità riconosciute di interesse storico ed artistico è previsto - lo ha fatto e lo ha richiesto la Commissione - che nel determinare il valore dovranno considerarsi i più gravosi oneri di manutenzione e conservazione, nonché i vincoli legislativi che gravano su detti beni - cosa questa che, peraltro, dovrà coniugarsi considerando anche, però, le altre agevolazioni che interessano i beni medesimi - va rilevato che il testo licenziato dalla Commissione prevede espressamente che la revisione debba garantire l'invarianza del gettito delle singole imposte, la cui base imponibile è influenzata dalle stime dei valori patrimoniali e dalle rendite. Questa cosa avviene, ad esempio, in tema di imposte di successione e donazione e delle connesse imposte ipotecarie e catastali, in tema di imposte di registro, nei casi di trasferimento di unità abitativa ove sia applicabile il principio del prezzo-valore, vale a dire quando non è il prezzo che costituisce la base imponibile, ma è il valore del bene determinato moltiplicando per un certo coefficiente la rendita catastale; e ancora, questa cosa avviene in tema di imposte municipali sugli immobili.
Poiché il decreto legislativo dovrà evitare un aggravio del carico fiscale per il contribuente, è evidente che lo stesso decreto dovrà prevedere anche modifiche per aliquote impositive e per eventuali deduzioni e detrazioni, e nel caso di detrazioni IMU, dovrà tenersi conto anche delle condizioni socio-economiche e della composizione del nucleo familiare.
È prevista, poi, la possibilità per il contribuente di chiedere in autotutela la rettifica della rendita attribuita ed ancora si interviene per ridefinire le competenze delle commissioni censuarie e, soprattutto, per ridurre o eliminare le spese fiscali superate o ingiustificate con priorità di tutela per i redditi da lavoro dipendente e autonomo, per i redditi da impresa e per i redditi da pensione.
Non mi soffermo su alcuni aspetti della delega; penso, ad esempio, a ciò che avviene in tema di abuso del diritto, di evasione e antielusione; su questi aspetti interverranno nel corso del dibattito i colleghi Ventucci, Leo e la collega Savino, alla quale, peraltro, va dato il merito di aver presentato un emendamento che prevede l'impignorabilità dei beni strumentali: ciò è un qualcosa di logico, perché se vogliamo che un'impresa possa pagare, magari, un debito che ha verso il fisco, non può vedersi pignorare quello che è lo strumento di lavoro.
Su alcuni aspetti, come ho detto, interverranno altri colleghi. Io voglio soltanto soffermarmi un attimo sul problema dell'accorpamento delle agenzie. Lo faccio perché è stato un tema a lungo dibattuto in Commissione finanze. Non so quale sarà l'esito di questo accorpamento. La Commissione bilancio, come si sa, ieri ha Pag. 13chiesto la soppressione di questo intervento. Vedremo quale sarà poi la posizione del Governo.
Voglio solo ricordare che la Commissione ha lavorato e ha lavorato bene; lo ha fatto anche richiamando una risoluzione approvata dalla Commissione stessa, la risoluzione Ventucci, con la quale la Commissione, nel condividere l'esigenza di un intervento diretto alla riduzione della spesa, anche attraverso una riforma dell'organizzazione dell'amministrazione finanziaria, aveva tuttavia impegnato il Governo a realizzare tale riorganizzazione in coordinamento con la delega legislativa; ricordo anche che certamente l'incorporazione nell'Agenzia delle entrate di quella del territorio presenta questioni problematiche, venendo meno la necessaria distinzione di ruoli tra le funzioni di attribuzione del valore e della rendita catastale dei fabbricati e quella di accertamento e liquidazione dei tributi immobiliari. L'Agenzia del territorio, poi, svolge non soltanto un'azione tributaria ma, voglio ricordarlo, costituisce anche il tassello fondamentale per assicurare la pubblicità immobiliare nel Paese. Vedremo quale sarà, nel corso dell'esame del provvedimento, l'esito di questi emendamenti proposti dalla Commissione sui quali, peraltro, lo ripeto, vi è la richiesta di soppressione della Commissione bilancio.
Come ho detto all'inizio si poteva fare di più, certamente è stato fatto un primo passo e non è questo un punto di arrivo. Sicuramente i tempi di approvazione del disegno di legge sono stretti.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ANTONIO PEPE. Mi avvio a concludere, signor Presidente; è prossima la sessione di bilancio, dobbiamo, se vogliamo raggiungere il risultato dell'approvazione, operare velocemente con senso di responsabilità nell'interesse della collettività. Operare insieme per avviare insieme un processo che, col tempo, potrà consegnare al Paese un fisco più giusto, più equo e più solidale (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, devo dire che il lavoro che era stato fatto in Commissione finanze era stato abbastanza significativo, lungo e anche con tanti contributi; la cosa che veramente mi appare indecifrabile o incomprensibile è ciò che è avvenuto ieri perché qui non ci troviamo di fronte a due Ministeri che si fronteggiano l'uno in Commissione di merito e l'altro in Commissione bilancio, ma di fronte ad un Ministero che in una Commissione accetta una serie di interventi e, quello stesso Ministero, quando arriviamo in Commissione bilancio dice che no, non vanno bene perché non ci sono le coperture. Mi chiedo allora se questo sia davvero un ragionamento accettabile e se sia possibile, soprattutto in un Governo di tecnici, una cosa di questo genere; è veramente sorprendente e censurabile come comportamento.
Tra l'altro in Commissione bilancio è stata presentata una nota del Ministero dell'economia e delle finanze e questa nota aveva semplicemente delle motivazioni di stile, come ad esempio: «può creare oneri», ma questi non venivano mai precisati, né quantificati; allora, fatta la richiesta della nota alla Ragioneria generale dello Stato, esce una nota della Ragioneria ancora più ridicola perché nei suoi rilievi rimanda alla nota del Ministero dell'economia e delle finanze con una circolarità che è veramente assurda. Perciò mi sento di censurare molto il comportamento degli organi dell'amministrazione; ovviamente la responsabilità è comunque politica, la responsabilità è del Ministro e del Presidente del Consiglio.
Ciò detto, mi sento di aggiungere che restano comunque delle crucialità che, a nostro avviso, non sono state affrontate correttamente ed adeguatamente in questo disegno di legge di delega. Intanto, la scadenza per l'attuazione della delega è molto distante: nove mesi; ma cosa vuol dire? Tra nove mesi questo Governo non ci sarà più; come è immaginabile che un Governo che chiede, anche con il dovuto Pag. 14peso, la delega, poi accetti di mettere un termine che è improponibile rispetto all'orizzonte temporale che ha? Dico ciò anche perché, per rendere compiuta la delega, ci vogliono poi i decreti che devono ottenere i pareri delle Commissioni, ci sono degli iter comunque tecnici per cui o questi decreti ci sono fra due mesi, oppure diventerà pressoché impossibile portare la delega in porto.
C'è poi un principio che a noi stava davvero a cuore e che abbiamo proposto con emendamenti, ed era il collegamento, la finalizzazione, del recupero del gettito fiscale non a un Fondo, del quale poi decidere, una volta che si è formato, cosa farne, ma un collegamento diretto tra il recupero dell'evasione fiscale e il taglio delle tasse ai cittadini, alle imprese, ai contribuenti, ai lavoratori e alle famiglie, che era per noi un intervento essenziale, perché come si può immaginare che un'impresa oggi investa, con un carico fiscale che è quello che sappiamo tutti e senza nemmeno una prospettiva automatica che in futuro vi sarà una riduzione di quel carico, automaticamente appunto, basata sull'effetto del recupero dell'evasione? Per noi era un punto fondante, fondamentale, di questo provvedimento, eppure non c'è.
Noi volevamo anche un principio, cioè che i decreti legislativi derivanti dalla delega, in modo esplicito, non dovrebbero prevedere un aumento della pressione fiscale complessiva oltre al tetto già raggiunto nel 2012. Anche su questo vi sono delle indicazioni, ma non vi è un preciso obbligo o onere per il Governo. Poi, è saltata tutta la fiscalità ambientale: gli industriali hanno preteso che non si facesse la parte di delega che riguarda la fiscalità ambientale, e noi abbiamo giganteschi problemi, come è noto, dalle questioni in essere, vedi Ilva e tante altre piccole Ilva che sono in giro per il Paese. Inoltre, si doveva prevedere, all'interno del provvedimento, la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio. Anche qui una proposta della direttiva del Consiglio europeo per la tassazione dei prodotti energetici, ma anche tutto questo salta. Noi chiedevamo, posto che è istituito questo strumento importante - chiamiamolo spesometro o redditometro - un obbligo di effettuare, essendo un'attività puramente di tipo informatico e che, quindi, non richiede le visite di alcun maresciallo della finanza da nessuna parte, ma è un controllo fatto stando seduti a tavolino, anzi, fatto dai computer, che vi fosse l'onere, l'obbligo, tutti gli anni, di procedere al controllo dei codici fiscali per confrontare i redditi dichiarati e le spese che un soggetto ha effettuato, ma ci è stato detto di no. Avevamo proposto di allargare la platea per il pagamento dell'IVA al momento dell'effettiva riscossione del corrispettivo, almeno per quei contribuenti che hanno volumi di affari abbastanza ridotti, ci è stato detto di no. Avevamo proposto l'accisa mobile per contrastare l'aumento dei prezzi dei carburanti: non si può rinviare oltre una misura necessaria per contrastare questi aumenti, o quantomeno per neutralizzare ulteriori entrate dello Stato che derivano dall'aumento dei prezzi dei carburanti come l'IVA, che, come è noto, si finisce per pagare anche sulle accise.
E dopo, da ultimo, siamo alle solite: si smonta un carrozzone, che si chiamava UNIRE, e si fa nascere l'Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), che doveva sostituire l'UNIRE, e adesso si smonta l'ASSI e si fa nascere la Lega ippica italiana.
Sempre di un carrozzone si tratta, che succhierà ancora soldi ai contribuenti, come ha fatto in questi anni, in modo inguardabile, in modo vergognoso, l'UNIRE, che ha succhiato centinaia di milioni ai contribuenti italiani. Ora, al posto dell'UNIRE, lo farà questa nuova Lega ippica italiana.
Non parliamo, poi, della questione «abuso di diritto» che non entra come reato, ma semplicemente entra in modo indiretto. Per fortuna le modifiche apportate in Commissione in qualche modo migliorano la situazione rispetto a prima, perché impediscono quantomeno - almeno io spero - che tutti i contenziosi in Pag. 15essere - e ce ne sono molti - finiscano col decadere per effetto dell'entrata in vigore di questa nuova normativa.
Quindi, complessivamente, noi non siamo soddisfatti di come sono andate le cose e, in particolare, della conclusione. Restano le crucialità che abbiamo indicato e che adesso vedremo nel prosieguo, anche perché ovviamente abbiamo presentato emendamenti puntuali perché anche l'Aula possa discutere di questi temi.

PRESIDENTE. Colleghi, il gruppo della Lega Nord mi ha chiesto la sostituzione di due oratori e, in particolare, di sostituire l'onorevole Comaroli con l'onorevole Lussana e l'onorevole Fugatti con l'onorevole Bitonci. Anche se questa è una piccola deroga al Regolamento, sarei orientata ad accettarla se da parte degli altri gruppi non ci sono eccezioni da fare. Posso procedere in questo senso, benissimo.
È iscritto a parlare l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, la delega cosiddetta «fiscale» ha il titolo: «Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita». Notate che non contiene, questo titolo - e direi non a caso - la parola riforma. Non si tratta, infatti, di una organica proposta di riforma del sistema tributario. Non ci sarebbero stati infatti i tempi per attuare un disegno generale di riforma, ma soprattutto non ci sarebbero state le condizioni politiche.
Da quando esistono le democrazie parlamentari, le proposte in materia tributaria sono quelle che più fortemente caratterizzano gli schieramenti politici, in particolare sull'asse centrosinistra-centrodestra e la «strana maggioranza» che sostiene il Governo Monti non avrebbe potuto trovare un accordo su un impianto di riforma complessiva.
Saranno i programmi politici che i diversi schieramenti porteranno nel prossimo confronto elettorale e sarà il voto degli elettori a dare un mandato politico al futuro Governo per interventi più incisivi sulla struttura del sistema tributario. Ciò nonostante, la delega che il Governo Monti chiede al Parlamento, per operare velocemente nei prossimi pochi mesi che restano di questa legislatura alcuni interventi di manutenzione straordinaria su importanti elementi del sistema tributario italiano, ha un'importante valenza politica, e questo almeno per due ragioni.
In primo luogo, perché si supera definitivamente la vecchia delega presentata dal Ministro Tremonti, nel passato Governo, che conteneva al suo interno alcuni orientamenti del tutto inaccettabili per il Partito Democratico. In particolare, le manovre economiche estive del 2011 del Governo Berlusconi (decreti nn. 98 e 138) assegnavano proprio alla riforma del sistema delle agevolazioni fiscali, oltre che alla riforma della spesa assistenziale, il compito di trovare ben 20 miliardi di copertura alla manovra finalizzata al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, una previsione questa contro cui il PD si è da subito battuto, poiché avrebbe comportato gravissimi impatti a carico dei redditi bassi e medio-bassi, tramite il sistema delle detrazioni IRPEF e a carico della spesa sociale diretta e indiretta.
Nella nuova delega questi obiettivi scompaiono, così non viene più effettuata una pericolosa commistione tra fisco e assistenza.
In secondo luogo, il valore politico della delega è di identificare alcuni campi di azione in materia di struttura del sistema tributario su cui registrare una convergenza tra le forze politiche, pur mantenendo ciascuna di esse diversi programmi di politica fiscale. Non si tratta di un risultato secondario. Da venti anni, infatti, le questioni fiscali sono diventate talmente divisive nella nostra vita politica da generare effetti alla lunga controproducenti e negativi per l'intero sistema Paese, e cioè il fatto che ad ogni legislatura l'impianto deciso nella precedente viene puntualmente smontato, introducendo così un fattore permanente di incertezza per gli operatori legato all'instabilità delle regole.
Inoltre, la continua, e spesso demagogica, guerra guerreggiata in materia fiscale Pag. 16ha distolto l'attenzione della politica e dell'amministrazione da alcune priorità di intervento che attengono più al funzionamento degli strumenti di base della politica tributaria che non al suo disegno in termini di politica economica. È il caso, ad esempio, del catasto, restato fermo a più di vent'anni fa. È il caso delle normative contro l'elusione fiscale, ovvero di quello che viene chiamato il divieto dell'abuso di diritto, per le quali da tempo si attende una chiara definizione normativa. È il caso della necessità di intervenire per semplificare e sfrondare tante norme e procedimenti, non solo a tutela del contribuente, ma anche per permettere all'amministrazione finanziaria di concentrare le sue energie sulle questioni più importanti e strategiche, a partire dalla lotta all'evasione.
Queste caratteristiche del recente ciclo politico italiano sono stigmatizzate in un rapporto che pochi giorni fa il Fondo monetario internazionale ha redatto sul sistema fiscale del nostro Paese. Gli esperti del Fondo hanno dato un giudizio positivo sulla proposta di delega fiscale, il cui cammino oggi comincia nell'Aula di Montecitorio, e il loro giudizio positivo dipende appunto dal fatto che questa delega interviene su elementi di base e su strumenti operativi che devono comunque essere affrontati indipendentemente dall'orientamento di policy degli interventi tributari, consentendo così al Paese di superare alcune storiche arretratezze in sede normativa e di gestione amministrativa al confronto con l'esperienza dei sistemi più avanzati e moderni e di superare soprattutto l'instabilità nel tempo di alcune regole fondamentali.
L'ampio consenso parlamentare con cui il provvedimento - noi auspichiamo - dovrebbe essere approvato in quest'Aula e che potrebbe anche, noi speriamo e auspichiamo, andare oltre la «strana maggioranza» che sostiene il Governo Monti è di buon auspicio per il fatto che chiunque vinca le elezioni l'anno prossimo si saprà che non smonterà almeno gli elementi contenuti in questa delega. E questo è un elemento di certezza anche rispetto al giudizio che le istituzioni internazionali e i mercati danno per il percorso del nostro Paese.
C'è poi da ritenere proficuo il lavoro svolto in Commissione finanze. Colgo qui l'occasione per ringraziare, a nome del gruppo del Partito Democratico, il relatore Alberto Fluvi, che ha svolto un ottimo lavoro; un lavoro molto buono hanno svolto tutti i gruppi parlamentari e anche noi riteniamo, come Partito Democratico, di avere svolto un buon lavoro che ha visto, in particolare, accolte numerose nostre proposte emendative. Tutto questo ha migliorato ulteriormente il testo originario. Veniamo, quindi, ai punti salienti.
Per quanto riguarda i principi generali, il Governo ha nove mesi per emanare i decreti di attuazione, che saranno soggetti, in seguito a una modifica apportata in Commissione, ad un parere rafforzato da parte delle competenti Commissioni parlamentari, anche di quelle competenti per i profili finanziari. Viene chiarito anche il principio generale di non retroattività e di coordinamento con i decreti di attuazione sul fisco locale e regionale emanati nell'ambito dell'attuazione della legge n. 42 sul federalismo fiscale.
La riforma degli estimi catastali è attesa da più di venti anni ed è diventata urgentissima alla luce del nuovo peso assunto nel sistema fiscale dalla tassazione immobiliare. I valori catastali fotografano l'Italia dalla seconda metà degli anni Ottanta, prima che avvenissero, soprattutto nelle città, le grandi trasformazioni legate alla terziarizzazione dell'economia e alle trasformazioni urbanistiche degli ultimi venti anni. L'aumento uniforme, in percentuale, di questi valori, introdotto nel decreto «salva Italia», ha quindi accentuato le diffuse iniquità delle vigenti stime catastali, che solo con questa riforma potranno essere superate.
Sono frequenti, soprattutto nelle aree urbane, casi di immobili accatastati negli ultimi venti anni in zone periferiche o semiperiferiche, i quali, a parità di consistenza e di superficie, hanno un valore catastale superiore a quello di immobili Pag. 17collocati in zone centrali o semicentrali e, quindi, pagano un'IMU che andrebbe, invece, ridotta e riequilibrata.
Porto qui un caso concreto, un caso vero, il caso di due appartamenti, reali, di 100 metri quadri con una consistenza catastale entrambi di 5,5 vani. Il primo caso riguarda un immobile nella zona OMI Prenestino-Labicano 2 di Roma, il quale, essendo classato A3 classe 03 - perché è un classamento recente -, ha una rendita catastale, ai fini fiscali, con un valore imponibile di 167 mila euro. Un appartamento del tutto analogo - 100 metri quadri, 5,5 vani - che sta, invece, nella zona OMI Ponte, via dei Banchi Vecchi - quindi, in pieno centro storico - è ancora classato A4 classe 01 e, quindi, ha una rendita catastale di 116 mila euro. A Prenestino-Labicano 167 mila euro, a via dei Banchi Vecchi 117 mila euro: il valore di mercato dell'appartamento di Prenestino-Labicano è 325 mila euro e, quindi, la rendita catastale è più o meno la metà del valore di mercato. Il valore di mercato dell'appartamento di via dei Banchi vecchi è 850 mila euro e, quindi, la distanza tra il valore catastale e il valore di mercato è di cinque volte. Capite, quindi, qual è il punto di equità in questa riforma.
Quindi, possiamo dedurne che, a differenza di quanto molti temono, la riforma degli estimi catastali, che verranno ancorati ai valori medi di mercato dell'ultimo triennio (un triennio, quindi, anche di depressione e di smontaggio di quella parte di bolla immobiliare che anche l'Italia ha avuto), comporterà in molti casi - nelle aree urbane in moltissimi casi - la riduzione dell'attuale valore catastale e, quindi, delle basi imponibili che su di esso si basano: l'IMU e l'imposta sui trasferimenti.
In Commissione è stata scritta, su spinta di una proposta del Partito Democratico, in modo ancora più chiaro, la clausola di invarianza di gettito: prima che le nuove rendite e i nuovi valori entrino in vigore il Governo dovrà intervenire per modificare aliquote e detrazioni dell'IMU e delle imposte sui trasferimenti in modo da garantire un gettito costante, il che significa che alla fine questa riforma realizzerà sostanzialmente una redistribuzione con finalità equitative.
Le future detrazioni per l'IMU: ne abbiamo discusso in Commissione e abbiamo introdotto un emendamento in cui diamo sostanzialmente l'indirizzo al Governo di riformare le attuali detrazioni dell'IMU, collegandole alla condizione socioeconomica e all'ampiezza e composizione del nucleo familiare così come riflessa nell'ISEE. Questo impegno, accolto dal Governo durante la discussione in Commissione finanze su questa delega fiscale, potrà trovare applicazione, in realtà, ben prima dei decreti di attuazione di questa delega, perché noi saremo chiamati da qui a poche settimane a varare la transizione dall'IMU provvisoria all'IMU definitiva e, quindi, in quella occasione - fra poche settimane - ricordiamo al Governo di mantenere questo impegno di superare il sistema attuale di detrazione fissa dell'IMU, che è troppo rigido e poco equo, e di passare ad un sistema di detrazione collegato all'ISEE.
Il nuovo catasto sarà basato sulle superfici in metri quadrati e non più sui tradizionali vani e il processo estimativo dei valori delle rendite sarà basato su appropriate funzioni statistiche. Solo laddove siano inesistenti adeguati dati statistici - o nel caso delle destinazione speciali - ci si baserà su stime dirette di tipo puntuale. In Commissione sono state introdotte norme che prevedono un maggiore coinvolgimento dei comuni nella riforma.
È stata anche introdotta una riforma delle commissioni censuarie: la loro composizione, ma soprattutto un nuovo ruolo in termini di validazione delle funzioni statistiche utilizzate per calcolare i nuovi estimi, oltre che di sede per la definizione pregiudiziale delle controversie. Sarà possibile per il contribuente chiedere, in autotutela, una rettifica delle nuove rendite attribuite con obbligo di risposta entro sessanta giorni dalla presentazione dell'istanza.
Restano, ovviamente, inalterate le competenze giurisdizionali, in sede amministrativa, Pag. 18sul procedimento di definizione delle rendite, e, in sede tributaria, sull'entità dell'imposta richiesta.
Mi faccia dire, signor Presidente, che a me sembrano strumentali le posizioni di chi, in questi giorni, sostiene che con la riforma del catasto il contribuente non ha nessun modo di opporsi alle decisioni dell'amministrazione finanziaria, perché, come vediamo, anche con il lavoro fatto in Commissione finanze vi sono numerose sedi di opposizione e di garanzia.
Lotta all'evasione, riforma delle agevolazioni fiscali, approvvigionamento del Fondo strutturale per la riduzione della pressione fiscale: questo è uno dei punti più qualificanti del provvedimento. Le stime sull'evasione fiscale, che hanno finora avuto un significato meramente statistico, diventeranno, invece, un elemento politico-amministrativo del ciclo di programmazione di bilancio, con la misurazione del tax gap, del divario fiscale, con la definizione di obiettivi annuali per il suo recupero e con la valutazione annuale dei risultati conseguiti in termini di recupero dell'evasione.
Al tempo stesso, la delega dà avvio al riordino dei sistemi di agevolazione fiscale, finalizzato alla riduzione dell'erosione fiscale. È stato approvato in Commissione, su proposta del Partito Democratico, un emendamento che salvaguarda dal riordino le detrazioni dei redditi da lavoro dipendente e autonomo, dei redditi da imprese minori e dei redditi da pensione, oltre a quelli legati a famiglia e salute. Viene così definitivamente scongiurato il rischio, presente nella vecchia delega Tremonti e nei provvedimenti del Governo Berlusconi dell'estate 2011, che la riduzione delle agevolazioni fiscali si risolva in un aumento della pressione fiscale sui redditi bassi e medio-bassi da lavoro o da pensione.
Infine, si prevede un coordinamento fra la misurazione dei proventi derivanti dalla lotta all'evasione e dalla riduzione dell'erosione fiscale, da un lato, e l'approvvigionamento, dall'altro lato, del Fondo strutturale per la riduzione della pressione fiscale, introdotto nel decreto-legge n. 138 del settembre 2011. Si tratta, a parere del Partito Democratico, di un buon passo in avanti, ottenuto su emendamento del relatore, per realizzare l'obiettivo di destinare alla riduzione della pressione fiscale i proventi della lotta all'evasione, almeno di quelli non necessari agli equilibri di bilancio.
Il bicchiere è ancora mezzo vuoto e la parte ancora vuota del bicchiere è che tutto ciò potrà avvenire solo a partire dal 2014, mentre da più parti, e soprattutto da parte del Partito Democratico, si chiede al Governo di avere più coraggio e di anticipare al 2013 il funzionamento a regime del nuovo sistema, che, tramite la lotta all'evasione, approvvigiona il Fondo strutturale per la riduzione della pressione fiscale.
La delega introduce principi innovativi nel contrasto all'elusione fiscale e, cioè, nel contrasto di quei comportamenti che usano strumenti legali per ridurre artatamente il carico fiscale, soprattutto da parte delle imprese di maggiori dimensioni. Le norme antielusive esistenti verranno completate e riunificate con il principio generale del divieto di abuso del diritto. In parole semplici, operazioni che comportano risparmi fiscali non saranno considerate elusive se sono giustificate da ragioni non fiscali sostanziali, ivi comprese ragioni di tipo organizzativo, strutturale e funzionale delle imprese. Sarà a carico dell'amministrazione finanziaria l'onere di dimostrare il disegno abusivo, mentre sarà a carico del contribuente l'onere di allegare l'esistenza di ragioni extrafiscali. Con ciò si chiarisce un elemento di ambiguità delle vigenti normative, che ha generato molto contenzioso ma, soprattutto, incertezza sia per le imprese sia per l'amministrazione. Su questo punto gli esperti del Fondo monetario internazionale dicono: «È ampiamente riconosciuto che la recente giurisprudenza abbia aumentato l'incertezza e aumentato l'ampiezza delle circostanze in cui le opzioni fiscali delle imprese vengono contestate». Dicono, sempre gli esperti del Fondo, che: «L'adozione di una regola generale antielusione, così come proposta nella delega fiscale e Pag. 19così come esiste in molti Paesi (anche se non in tutti), può ridurre questa incertezza per i contribuenti e per l'amministrazione fiscale».
Altri interventi della delega riguardano: il miglioramento delle relazioni tra il sistema fiscale e le imprese; per i soggetti di maggiori dimensioni, la previsione di sistemi aziendali strutturati di gestione e di controllo del rischio fiscale; forme specifiche di interpello preventivo con procedura abbreviata.
Vi sono, poi, il rafforzamento del sistema di tutoraggio per le piccole imprese e l'ampliamento della possibilità di ricorso a rateazione in caso di comprovata e dichiarata difficoltà.
Si vuole anche intervenire - questo è molto importante - per rivedere il sistema sanzionatorio, senza toccare - lo abbiamo chiarito con un emendamento del Partito Democratico - le pene minime previste dalla vigente legislazione per i reati connessi a comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all'utilizzo di documentazione falsa. Insomma, non vi è in questa delega alcuno sconto agli evasori fiscali, invece si vuole - su questo concordiamo con quanto ci ha richiesto il Governo - differenziare l'apparato sanzionatorio in tutti i rimanenti casi, con il ricorso a sanzioni amministrative anziché penali e la riduzione delle sanzioni esistenti per le fattispecie meno gravi, al di sotto, comunque, di adeguate soglie monetarie.
Anche qui è interessante vedere qual è il giudizio degli esperti del Fondo. Questi ultimi, su questo, dicono - anche qui cito, traducendo - che le sanzioni penali sono generalmente e giustamente riservate in molti Paesi alle fattispecie delle frodi fiscali e dell'evasione e la delega fiscale mira a stabilire questo principio anche in Italia.

PRESIDENTE. Onorevole Causi, la invito ad avviarsi alla conclusione.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, non avevo venti minuti?

PRESIDENTE. Infatti, ha parlato per oltre 19 minuti. Ha ancora un minuto a disposizione, anzi, adesso meno.

MARCO CAUSI. Allora, devo tagliare il mio intervento.
Sapevamo, come gruppo, di avere 43 minuti a disposizione e ce li eravamo divisi fra me e l'onorevole Albini.

PRESIDENTE. Con il consenso dell'onorevole Albini, che rinuncia a parte del tempo a sua disposizione, le darò qualche minuto in più, onorevole Causi.

MARCO CAUSI. La delega prevede anche una riforma dell'imposizione sul reddito delle piccole imprese, con la distinzione tra reddito prelevato dall'imprenditore, che viene tassato in IRPEF, e reddito che resta all'impresa, che viene assoggettato all'aliquota IRES. Per le piccole imprese fedeli al fisco si tratta di un vantaggio, ma, soprattutto, di una piccola rivoluzione culturale, perché, tradizionalmente, il piccolo imprenditore individuale o personale italiano non distingue tra quanto del suo reddito deriva dal suo contributo lavorativo e quanto, invece, dal rendimento della sua attività imprenditoriale. Nell'operare questa distinzione, si crea, quindi, un incentivo a reinvestire nell'impresa e a considerare la propria attività individuale anche un'attività di impresa.
Vi è, poi, una riforma della riscossione degli enti locali, su cui non mi dilungo e un riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici. Per quanto riguarda le misure ambientali, sono state espunte in attesa che arrivino le corrispondenti direttive europee, che arriveranno, nella migliore delle ipotesi, nel mese di luglio dell'anno prossimo, e vi è infine - su questo devo spendere qualche minuto - il riordino dell'amministrazione finanziaria e delle agenzie fiscali, per il quale la Commissione finanze ha dato all'unanimità l'indirizzo di posticipare quanto previsto dal decreto-legge n. 95 del 2012 sulla spending review, perché la Commissione finanze ritiene che la riorganizzazione Pag. 20delle agenzie fiscali debba essere prioritariamente finalizzata alla realizzazione di questa delega e, soprattutto, della riforma del catasto.
Voglio chiarire i punti di questa discussione, che vede posizioni diverse. A noi sembra che il Governo, su questo punto, abbia espresso in questi giorni indirizzi non unitari, non omogenei e non univoci. Infatti, la delega fiscale cozza con la spending review. Guardiamo soltanto il caso dell'Agenzia del territorio: la riorganizzazione del sistema delle agenzie fiscali comporterà, per molti mesi - alcuni dicono per uno o due anni -, un impatto organizzativo che frenerà l'avvio della riforma degli estimi catastali, che abbiamo detto essere così importante.
Vi è anche un possibile conflitto di interessi, perché se l'Agenzia delle entrate, sussumendo l'Agenzia del territorio, fisserà gli estimi catastali, questi ultimi verranno fissati da un ente che ha un diretto interesse sull'entità delle basi imponibili. Quindi, vi è un conflitto di interessi; sarebbe molto più garantista, anche per la stessa norma, per la tenuta di questa norma in sede giurisdizionale, che chi fissa gli estimi catastali sia un'entità terza rispetto a chi ha interesse all'ammontare del gettito ipocatastale, di registro e dell'IMU.
Da questo punto di vista, la posizione del Partito Democratico è stata di appoggiare l'emendamento che la Commissione finanze ha inserito nel testo, chiedendo al Governo, sostanzialmente, di posporre di alcuni mesi quanto previsto nella spending review e di operare questa riorganizzazione entro questa delega, valutando, quindi, non soltanto un obiettivo di mero risparmio finanziario derivante dall'accorpamento delle agenzie, ma anche l'impatto della riorganizzazione sull'attuazione della delega.
La posizione del Governo, espressa ieri in Commissione bilancio, è stata di appellarsi all'articolo 81, quarto comma, della Costituzione per una cifra di 466 mila euro. Questa posizione ha lasciato il Partito Democratico molto stupito ed interdetto. Se parliamo di come coprire i costi e di cosa verrà fuori da questa delega, trattandosi di legge delega, ai sensi della legge di contabilità e finanza pubblica, si deve prevedere una copertura al suo interno, decreto per decreto, con adeguate relazioni tecniche e, se ha bisogno di coperture, i decreti di attuazione entreranno in vigore solo dopo che provvedimenti legislativi abbiano posto le occorrenti risorse finanziarie. Quindi non vi è un problema di copertura immediata.
Ci domandiamo se il Governo voglia davvero mettere a rischio la riforma del catasto per 466 mila euro. Non troviamo un modo di non mettere a rischio la riforma del catasto per soli 466 mila euro? Questa posizione non ci convince. Infatti, il Partito Democratico, su questo punto, ieri, in Commissione bilancio, si è astenuto. Non ci convince.
Il Governo afferma che l'Agenzia del territorio funziona male, ma non lo ha mai detto ufficialmente. Voglio ricordarlo al Governo, perché su questa vicenda ha assunto una posizione ambigua, venata anche di ipocrisia. Ufficiosamente dice che l'Agenzia del territorio funziona male e, quindi, è per questo che bisogna ristrutturarla, modificarla e accorparla all'Agenzia delle entrate. Non voglio entrare nel merito, può darsi che questo sia vero, ma, certamente, il Governo non ha portato sufficienti elementi per convincerci. Notiamo, per esempio, che l'Agenzia del territorio ha totalmente azzerato i suoi arretrati; negli ultimi anni, da quando esiste la norma del 2007, ha lavorato 2 milioni di pratiche relative ad «immobili fantasma», quindi ci sembra che qualcosa funzioni in quella Agenzia.
In ogni caso, è proprio la riforma degli estimi catastali che permetterà a quell'Agenzia e al catasto di funzionare meglio e, se il Governo formula un giudizio di insoddisfazione sul funzionamento dell'Agenzia del territorio, si assuma la responsabilità di dirlo apertamente, di motivarlo ed eventualmente di sostituire l'attuale management dell'Agenzia sulla base di un giudizio negativo sul suo operato, ma non si può fare una riforma che, a nostro modo di vedere, può mettere a rischio l'obiettivo della riforma del catasto. Pag. 21
Comunque, la posizione del Partito Democratico è chiara: appoggiamo questo Governo, anche se presenta provvedimenti che, su alcuni punti, non ci convincono e su cui manteniamo le nostre riserve. Quindi, dopo che il voto di ieri sera della Commissione bilancio ha introdotto una modifica sull'accorpamento dell'Agenzia, ex articolo 81, quarto comma, della Costituzione, noi abbiamo appoggiato convintamente e abbiamo votato a favore dell'emendamento del relatore, che contraddice quanto aveva previsto la Commissione bilancio.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Causi.

MARCO CAUSI. Dico anche qui in Aula che non mancherà il nostro voto favorevole, così come non mancherà la nostra critica sul punto relativo all'accorpamento delle agenzie. Sto concludendo, signor Presidente.
Vorrei però dire a tutti noi che non dobbiamo commettere l'errore di dare grande spazio alla vicenda delle agenzie, togliendo attenzione agli elementi più importanti di questa delega, che, tra l'altro, rilevano anche per la credibilità internazionale del Paese, che è un bene di enorme importanza per un Paese altamente indebitato e soggetto a monitoraggio internazionale come il nostro.
In chi ha proposto questa delega, firmata dal Presidente Monti e dal sottosegretario Ceriani, si vede chiaramente la voglia di lavorare duramente per fare le riforme di fondo che rappresentano «l'arretrato» della politica di questo Paese, anche affrontando temi di medio raggio, non soltanto congiunturali e di emergenza, e anche scommettendo su elementi difficili. Dalla difficoltà di questa scommessa sulla delega fiscale si vede, in controluce, la personalità del sottosegretario Ceriani, che è un civil servant e, in quanto tale, è incline a confrontarsi con le cose da fare, indipendentemente dalle convenienze politiche del momento, troppo spesso miopi e, in Italia, distorte dal «brevetermismo».
Condividiamo questa voglia di fare le riforme, con fatica, anche quelle dure che non danno benefici in termini di marketing politico. La condividiamo, la approviamo e la appoggiamo fortemente. Noi, come Partito Democratico, lo abbiamo fatto e lo faremo perché è la nostra stessa voglia, ossia quella di rimettere finalmente in linea la politica con il Paese, con il coraggio dell'equità e delle riforme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Onorevole Causi, ha utilizzato sette minuti in più. La generosità dell'onorevole Albini avrà anche, per così dire, un'attenzione da parte della sottoscritta.
La Lega Nord mi chiede ancora una sostituzione fra gli iscritti a parlare, cioè di sostituire l'onorevole Lussana con l'onorevole D'Amico. Anche in questa circostanza sarei orientata a concederlo. O meglio, si tratta di sostituire l'onorevole Comaroli - che aveva a sua volta sostituito l'onorevole Lussana - con l'onorevole D'Amico. Scusate, ho perso un po' le tracce di tutti questi iscritti a parlare.
È iscritto a parlare l'onorevole Cera. Ne ha facoltà.

ANGELO CERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame si inquadra nel più generale disegno portato avanti dal Governo Monti di rendere il nostro sistema economico più efficiente e competitivo, eliminando, come fatto in altri comparti, le distorsioni e gli aspetti critici presenti nel sistema tributario per renderlo più favorevole alla crescita ed all'equità.
L'esame in Commissione ha modificato sensibilmente il testo originario, ma d'altronde non si poteva strozzare e chiudere il dibattito su un tema così complesso, che ha impegnato, spesso senza esiti positivi, tutti i Governi che si sono succeduti nel tempo.
Alcune vicende, che sono intervenute nel corso dell'iter, hanno poi complicato ed anche in certo modo indirizzato alcune modifiche del testo. Mi riferisco cioè allo scandalo Tributi Italia, che ha dato la spinta finale al congelamento della riscossione Pag. 22locale sino al 30 giugno 2013, contenuto nel recente decreto-legge riguardante gli enti locali.
Gli scandali venuti alla cronaca in questi giorni, signor Presidente - non mi riferisco solo a quello di Tributi Italia - sono disseminati in tutta Italia, come per esempio gli scandali della Gema a Foggia. Questo sistema di truffe organizzate nei confronti degli enti locali è possibile anche perché il controllo delle società di riscossione è praticamente inesistente. Difatti queste società molto spesso sono gestite da veri e propri «pirati» senza scrupoli e ben consci di mettere sul lastrico gli enti comunali. Le amministrazioni comunali spesso fanno ricorso ad anticipazioni di cassa per l'ordinaria gestione alle banche tesoriere, mentre non provvedono a richiedere alle società di riscossione i versamenti dei tributi incassati nei tempi dovuti. Su questo gli organi di vigilanza dello Stato facciano negli enti locali i giusti controlli per appurare responsabilità e in molti casi connivenze.
Con l'emendamento approvato il Governo, infatti, dovrà riordinare la materia della riscossione delle entrate degli enti locali. Stiamo parlando di migliaia di gare, che interesseranno oltre 6 mila comuni e che dovranno svolgersi secondo principi di competitività, certezza e trasparenza, in modo tale da garantire un vero regime concorrenziale soprattutto in tema di agi, supportato anche da un codice deontologico, cui dovranno attenersi i soggetti che si candidano a svolgere il servizio di riscossione per i comuni.
Come sindaco devo dire che è senza dubbio un tentativo lodevole quello di alzare una barriera contro il possibile ripetersi di casi come quelli di Tributi Italia, ma che, per essere tale, questo sistema deve essere accompagnato da regole certe sulla modalità con cui i concessionari riverseranno i tributi riscossi nelle casse dei comuni.
Pertanto, per rendere il sistema veramente trasparente e sicuro, oltre all'apertura di conti dedicati, è d'obbligo riversare i soldi nei primi dieci giorni del mese successivo a quello in cui sono incassati. È necessario cioè che il versamento avvenga direttamente alla tesoreria dell'ente. Come amministratore di ente locale, debbo anche dire che andrebbe modificata la norma introdotta sull'onda emotiva delle polemiche anti-Equitalia dal decreto-sviluppo del 2011. Mi riferisco al blocco delle ganasce fiscali sotto i duemila euro, che ha finito per frenare praticamente tutta la riscossione coattiva dei comuni, per i quali è opportuno ricordare che il 95 per cento per cento dei debiti è sotto i duemila euro.
Un altro tema caldo è stato quello dell'accorpamento delle agenzie. Ricordo che, con una risoluzione sottoscritta ed approvata all'unanimità nel giugno scorso dalla Commissione finanze, era stato richiesto al Governo di rivedere la riforma avviata dalla spending review, che aveva disposto l'accorpamento delle agenzie fiscali, la rideterminazione delle piante organiche ed una riduzione degli uffici dirigenziali. Devo dire che, nel corso delle sedute, tutte le forze politiche in Commissione hanno lavorato per trovare insieme soluzioni idonee in un clima costruttivo e così è stato anche su questa materia, mentre l'emendamento del relatore avrebbe di fatto annullato una decisione unanime della Commissione e ripristinato una norma voluta dal Governo che, come ha ricordato lo stesso Presidente della Commissione finanze, l'onorevole Conte, non porterà risparmi, rilevando come il solo trasferimento dei dipendenti dai monopoli all'Agenzia delle dogane sarebbe costato oltre 10 milioni di euro, mentre altri 150 milioni di euro sarebbero scaturiti, in termini di indebitamento, dalla fusione di due diversi tipi di bilancio, privatistico quello delle dogane e pubblicistico quello dei monopoli. La stessa relazione del Ministro dell'economia aveva quantificato in poco più di 466 mila euro annui i risparmi prodotti dalla sola riduzione degli organismi di direzione e di controllo, cui aggiungere i 2,6 milioni di euro previsti con la rideterminazione della pianta organica dell'amministrazione finanziaria. In tutto non più di 3 milioni di euro. Pag. 23
L'esame in Commissione ha portato alla riscrittura anche dell'articolo sull'imposizione dei redditi di impresa, prevedendo che la futura imposta sul reddito imprenditoriale, l'IRI, non si applica ai professionisti, lasciando comunque la previsione di possibili forme di opzionalità. È stata altresì prevista, con lo stesso emendamento, l'istituzione di regimi semplificati per i contribuenti di minori dimensioni, nonché l'introduzione di imposte forfetarie, a invarianza di gettito, per quelli minimi, differenziati per settori economici e per tipo di attività. Molto importante è, a nostro avviso, la norma introdotta da un emendamento del relatore, che impone l'irretroattività, secondo quanto prevede lo statuto del contribuente, delle disposizioni in materia di fisco, che comunque dovranno essere coerenti con il federalismo fiscale, secondo quanto prevede la legge 5 maggio 2009, n. 42, e dovranno perseguire gli obiettivi dell'Unione europea in materia di semplificazione e riduzione degli adempimenti fiscali. In tema di abuso del diritto, dopo anni di pronunce della giurisprudenza, credo che si siano fatti dei passi avanti in quanto l'articolo 3 lo definisce come l'uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio di imposta, ancorché tale condotta non sia in contrasto con alcuna specifica disposizione. L'altro principio di delega che ha messo nero su bianco però è che deve essere salvaguardata la legittimità della scelta tra regimi fiscali alternativi, espressamente previsti dal sistema tributario e che spetta all'amministrazione dimostrare il disegno abusivo, le modalità di manipolazione degli strumenti giuridici usati e il fatto che non siano in linea con la logica di mercato, mentre il contribuente dovrà invece dimostrare l'esistenza di valide ragioni extra fiscali che giustifichino il ricorso agli strumenti usati.
Infine, una parola va detta sulla riforma del catasto, una riforma da tempo attesa ma che per essere seria dovrà essere fatta con i tempi giusti. Il sistema attuale è unanimemente considerato iniquo se consideriamo che per le abitazioni il valore corrente di mercato è pari in media a 3,73 volte la base imponibile ICI calcolata sul totale delle abitazioni di proprietà delle persone fisiche, che la distanza del valore di mercato da quella catastale tende ad essere tanto maggiore quanto maggiore è il valore della ricchezza posseduta, e che infine i canoni di locazione sono mediamente superiori di 6,46 volte le rendite catastali. Il quadro che ne esce favorisce le fasce di reddito alte e penalizza quelle basse che potrebbero avere dei vantaggi da un riequilibrio del sistema a parità di gettito. Il passaggio dal catasto delle rendite a quello dei valori di mercato è quindi un'operazione delicata che andrà fatta, tenendo conto dei dati che solo i catasti che censiscono i redditi sul territorio potranno fornire. Onorevoli colleghi, la delega fiscale, anche se incompleta perché non ha toccato l'impianto dell'imposizione fiscale sulle persone fisiche, è una riforma a costo zero che però può dare un ritorno importantissimo in termini di certezza, stabilità e semplificazione e contribuendo a ridurre le distanze che ci separano con i sistemi tributari dei nostri partner europei proprio su questi parametri. La delega non potrà incidere sul total tax rate sulle imprese, che secondo la Banca mondiale, è il più elevato tra i Paesi europei (68,5 per cento contro il 46,7 della Germania e il 37,3 del Regno Unito), ma potrà modernizzare le normative vigenti e con esse il nostro Paese.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cambursano. Ne ha facoltà.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, intanto ringrazio i lavori della Commissione Finanze ai quali ho partecipato (anche se non come membro effettivo della medesima), ringrazio in particolare il relatore Fluvi per l'ottimo lavoro svolto in stretto contatto con il sottosegretario Ceriani. Questo disegno di legge delega al Governo, come si evince dal titolo, si pone tre obiettivi: quello di darci finalmente un fisco più equo e più trasparente finalizzato alla crescita. Sono tre obiettivi che la sola enunciazione fa sudare freddo. Più equità, Pag. 24quante volte ne abbiamo parlato, verso le fasce più deboli, verso chi ha sempre pagato anche per gli altri, verso le imprese sane e (per fortuna ce ne sono) anche oneste. Secondo obiettivo, più trasparenza, evitando misure che si sovrappongano e che entrino in contraddizione tra di loro, ma che siano più leggibili quindi più attuabili. Poi vi è il terzo obiettivo, quello a cui tengo particolarmente in un momento come questo, cioè la crescita.
Ma per raggiungere questo obiettivo c'è solo un modo: orientare la riforma (e questa è una legge delega quindi spetterà poi al Governo) verso chi produce e chi lavora e consuma. Mi viene subito in mente quello che è successo questa notte, almeno per i titoli che abbiamo letto (parziali ancora), da parte del Governo. Non mi pare (uso però il condizionale) che si vada troppo in questa direzione nella formulazione della nuova legge di stabilità. Se pensiamo che l'OCSE ci dice che il cuneo fiscale tra il salario netto e il costo del lavoro è pari al 47,6 per cento (si supera con questa percentuale di dieci punti la media dell'OCSE) allora noi capiamo che se non interveniamo lì non si va da nessuna parte.
Il Paese ci chiedeva e ci chiede una radicale razionalizzazione di una materia ormai fuori controllo. In discussione sulle linee generali non posso non evidenziare tre carenze, a prescindere poi dal voto favorevole - ne approfitto subito per annunciarlo - che darò alla legge delega. La prima carenza: l'assenza del principio secondo il quale le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione e all'elusione fiscale vengono finalizzate all'abbattimento della pressione fiscale, su chi paga le imposte. Mi si dirà che, però, viene recuperato in parte dall'ultima versione della legge delega con il nuovo comma 8 dell'articolo 2 con l'individuazione di un fondo del quale, tuttavia, non si sa quando si potrà farne uso. La seconda carenza: non viene detto nulla sull'abuso dei condoni e degli scudi fiscali. Quante volte in quest'Aula da parte dell'opposizione al Governo precedente, non solo in questa legislatura, ma anche nella XIV, ci siamo opposti ai condoni e agli scudi di tremontiana memoria, definendoli, come sono, un premio ai furbi per recuperare quattro «baiocchi» da destinare poi agli sprechi e alla corruzione? Strumenti, come quello del condono, che non educano sicuramente, anzi favoriscono appunto i furbi, favoriscono gli evasori, soprattutto se il condono e lo scudo sono, come abbiamo visto, tombali.
Nell'articolo 1 viene semplicemente fatto riferimento all'efficacia temporale delle norme tributarie. Nulla viene detto, inoltre, sullo strumento vero e utile per individuare le persone fisiche che esercitano l'effettivo potere di gestione dei beni di società ed enti. Se si vuole davvero combattere il fenomeno delle società filtro, di comodo e i trust, basterebbe obbligare tutte le società a rivelare le identità dei domini delle persone fisiche che le controllano. Come di colui che ha una Ferrari iscritta tra i beni strumentali di un'impresa di demolizione o una motoslitta da neve tra le macchine da lavoro di un agrumeto siciliano. In conclusione, la crescita: orientare una riforma del fisco italiano alla crescita vuol dire semplicemente ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, ridurre l'IRAP sul lavoro, se si vuole evitare che ci sia un'intossicazione da austerity come quella che stiamo vivendo, così come ha detto in una recente visita Paul Krugman.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BARBATO. Signora deputato Presidente, grazie per la facoltà concessami, ne approfitto subito per ringraziare il relatore di questo provvedimento, l'onorevole Fluvi, nonché il presidente della Commissione finanze Conte per il lavoro speciale che siamo riusciti a svolgere insieme su questo provvedimento. Per ovvi motivi si è su posizioni politiche diverse, ma abbiamo saputo trovare quella capacità sinergica per poter arrivare ad un lavoro utile per gli italiani. Ed è per questa ragione probabilmente che il relatore ha ritenuto di accogliere molti emendamenti dell'Italia dei Valori. Ne cito qualcuno Pag. 25perché noi, come Italia dei Valori, cerchiamo di andare al cuore vero dei problemi nel senso di trovare poi soluzioni e proposte concrete per fornire delle risposte serie agli italiani. Ad esempio, nel vecchio articolo 8, che riguardava la parte sanzionatoria, abbiamo chiesto l'estensione, ai beni sequestrati nell'ambito di procedimenti penali relativi a delitti tributari, della possibilità, per l'autorità giudiziaria, di affidare in custodia giudiziale tali beni agli organi di polizia giudiziaria che ne facciano richiesta al fine di utilizzarli direttamente per le proprie esigenze operative. Che cosa vogliamo?
In un momento in cui c'è scarsezza di risorse, che si avverte soprattutto nel comparto sicurezza (mancano volanti, manca la benzina per le volanti), noi diciamo: nel momento in cui si sequestra un bene, mettiamolo a disposizione della Polizia giudiziaria per poter meglio svolgere le proprie attività operative.
Con un emendamento a prima firma Donadi, inoltre, chiediamo che il Governo presenti annualmente un apposito titolo dedicato alle misure per la semplificazione delle norme, per creare insomma un rapporto migliore tra il contribuente ed il sistema fiscale e per eliminare l'attuale posizione di contrasto stridente esistente purtroppo in Italia tra i contribuenti ed il sistema fiscale (penso ad Equitalia e a tutto il resto). Bisogna, invece, creare le condizioni per riavvicinare e per creare un rapporto semplificato, trasparente, tranquillo tra il sistema fiscale e i contribuenti.
Per non parlare poi degli emendamenti presentati che riguardavano soprattutto il settore giochi - il vecchio articolo 15 - su cui il sottoscritto e l'Italia dei Valori da quattro anni stanno facendo una vera guerra senza quartiere. Infatti, noi riteniamo sempre questo settore dei giochi come qualcosa di immorale e di antisociale che tanti danni fa al nostro Paese. Sentiamo sempre parlare di ludopatie, di approccio soprattutto dei minorenni al gioco, e di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei giochi. Noi abbiamo puntualmente proposto, con una serie di emendamenti, delle modifiche e dei miglioramenti per potenziare questo settore, per controllarlo meglio, perché vogliamo uno Stato con la schiena dritta, che riesca concretamente a dare risposte nel settore dei giochi, a controllarlo e a farlo funzionare nel miglior modo possibile.
Sempre in tema di giochi diversi emendamenti a firma di esponenti dell'Italia dei Valori sono stati poi assorbiti e raccolti dal relatore. Questo per dire che si è fatto un buon lavoro all'interno della Commissione, lavorando giorno e notte in riunioni ufficiali, ma anche in incontri informali, proprio per arrivare ad un testo quanto più possibile migliore, soprattutto nell'interesse del Paese, per il bene comune.
Però noi, come Italia dei Valori, perché abbiamo assunto questa posizione? Signor sottosegretario, lei ci ha seguito nei lavori in questi giorni: noi ci poniamo su ogni questione in modo costruttivo e propositivo, nel senso che, oltre a svolgere questo lavoro di tirar fuori cose che nel Paese non vanno - vi segnaliamo e denunciamo ingiustizie, diritti negati, ruberie e soprusi che troppo spesso allignano ancora in questo Paese -, poi, immediatamente diamo le soluzioni e proponiamo degli strumenti legislativi - ed è questa la ragione per la quale noi stiamo nelle istituzioni - per cercare di dar voce ai cittadini, agli italiani. In altre parole, con noi la piazza è nel Palazzo, perché è qui che portiamo le loro sacrosante ragioni. Per la verità siamo anche stufi nel vedere che ormai, da anni o da decenni, arriva Tremonti e fa una cosa, poi arriva nel Governo successivo Visco e fa esattamente il contrario e smonta quello che aveva fatto Tremonti, poi ritorna Tremonti e smonta quello che ha fatto Visco, creando in tal modo instabilità innanzitutto legislativa, che disorienta in modo inenarrabile l'economia reale del Paese, il mondo imprenditoriale, ma soprattutto gli investitori esteri. Vi siete mai posti la domanda: perché si ha paura - soprattutto gli investitori esteri hanno paura - di venire e mettere piede in Italia?
Perché c'è un sistema nel quale parli del fotovoltaico e dai incentivi, e l'anno Pag. 26successivo smontano e tolgono tutto. I sistemi fiscali? Oggi funziona così, domani funziona in altro modo! Sempre più spesso l'abuso del diritto diventa il punto di riferimento: pur trattandosi di giurisprudenza, non è legge, ma è uno strumento con il quale, troppo spesso, si dice che si è battuta così l'evasione fiscale; e non va bene così!
Allora io faccio una prima domanda, che è un po' la conseguenza di quanto è avvenuto ieri sera, perché ieri si è sviluppata - e mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Commissione finanze degli altri gruppi parlamentari - una vicenda davvero kafkiana, dove paradossalmente c'è stata un'entrata a gamba tesa del Governo, il quale, invocando l'articolo 81 della Costituzione, ci ha parlato di una maggiore spesa con il provvedimento in corso e ci ha smontato un lavoro che noi - ritengo - avevamo ben fatto in Commissione, adducendo un motivo tecnico-contabile, onorevole Fluvi. Infatti, dal lavoro istruttorio che abbiamo fatto in Commissione finanze, la prima cosa che ho capito è questa: per effetto della precedente spending review, che abbiamo approvato qui, in questa Camera, non più tardi di due mesi fa, il Governo ci ha detto che con l'accorpamento delle agenzie fiscali (parlo del vecchio articolo 3), ci sarebbe stata una riduzione di costi, ossia ci sarebbe stato un risparmio di 500 mila euro. Ricordo male? Così ci disse all'epoca il Governo, al quale probabilmente lo ha riferito la Ragioneria generale dello Stato o l'ufficio legislativo del Ministero dell'economia e delle finanze.
E allora io, come al solito, voglio chiamare le cose con il loro vero nome e cognome: ma è strano, è anomalo, è falso quello che, invece, leggiamo oggi? Perché leggo una missiva del Ragioniere generale dello Stato, che, a distanza di due mesi, improvvisamente ci dice che accorpando le agenzie fiscali, solo con il provvedimento che prevede l'accorpamento dell'Azienda autonoma dei monopoli di Stato con l'Agenzia delle dogane, ci sarebbe un risparmio di 237 milioni di euro nel 2013, di 128 milioni di euro nel 2014 e di 82 milioni di euro nel 2015, per un totale di 447 milioni di euro solo per questo tipo di accorpamento, ovvero tra Monopoli di Stato e Agenzia delle dogane.
E allora, signor sottosegretario, io deputato della Repubblica, io Italia dei Valori, non tollero cifre ballerine che ci vengono dagli uffici dello Stato, men che mai dal Ragioniere generale dello Stato, il quale, se ci dà queste cifre farlocche, se ci dà questi conti ballerini, non può fare più il Ragioniere generale dello Stato! Per cui, la prima richiesta che le faccio in questa occasione è che dalla pubblica amministrazione vadano a casa, vadano via, prendete a calci nel sedere quelli che non fanno il loro mestiere, non lo fanno bene, perché o sono loro dei falsari, o siete stati voi dei bugiardi. Nel mese di agosto ci avete detto che con la spending review si sarebbe risparmiata la modica cifra di 500 mila euro e ora, invece, ci dite che solo con l'accorpamento tra l'Azienda autonoma dei monopoli di Stato e l'Agenzia delle dogane c'è un risparmio di 447 milioni di euro, a distanza, collega Causi, di non più di due mesi! Potevo immaginare che in vent'anni potesse esserci una modifica sconvolgente che alterasse le cifre, ma stiamo parlando a distanza di due mesi! Allora, o ci avete detto, voi, le bugie nel mese di agosto quando si è approvata la spending review, o ci state dicendo oggi delle bugie!
E perché, poi, ci fate una ripresa analitica, specifica, puntuale, solo per questo tipo di accorpamento e invece non ci dite quant'è il risparmio per le altre agenzie? Onorevole Fluvi, mi sembra che non abbiamo questi dati; e allora chiedo al Governo che immediatamente rimuova questo Ragioniere generale dello Stato, perché non fa bene il suo lavoro e porta fuori strada il Governo e il Parlamento; ovvero, vi assumete voi la responsabilità, ci dite che siete stati voi che avete taroccato le cifre, che avete fatto il gioco delle tre carte, per cui ad agosto esistevano dei dati ed oggi, ad ottobre, ne esistono altri e quindi ci fate la cortesia di andarvene Pag. 27immediatamente a casa perché significa che state imbrogliando gli italiani, oltre che il Parlamento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore 11,40)

FRANCESCO BARBATO. Per la verità, vorrei, innanzitutto, continuare in modo costruttivo, come naturalmente abbiamo fatto in questi giorni in Commissione, e allora sul tema specifico invito già il Governo, da subito, a rispettare il Parlamento e a non manomettere la democrazia perché ieri sera, se non ricordo male, in Commissione finanze si è espressa la volontà del Parlamento. Ieri sera, noi abbiamo detto che non intendiamo accorpare le agenzie fiscali anche per un'altra ragione, signor sottosegretario: mi risulta, invece, che con l'eventuale accorpamento tra i Monopoli di Stato e l'Agenzia delle dogane, l'unica variazione effettiva è quella che riguarda il personale.
Infatti, avendo trattamenti diversi, oggi, i dipendenti, i lavoratori dei Monopoli di Stato rispetto ai lavoratori dell'Agenzia delle dogane, nel momento in cui ci sarà l'accorpamento, ovvero resteranno tutti nello stesso ufficio - e quindi tre dipendenti, come, ad esempio, quelli che stanno qui, seduti alla stessa scrivania, non possono avere trattamenti diversi perché per quanto ci riguarda per noi vale il contratto collettivo nazionale dei lavoratori, perché noi vogliamo che si rispettino sempre i lavoratori -, l'unica conclusione di questo accorpamento sarà, per effetto del mettere insieme lavoratori con contratti collettivi nazionali diversi che si dovranno unificare, signor sottosegretario, lo riferisca al Ragioniere generale dello Stato, che si determinerà un incremento di spesa pari a 10 milioni 345 mila 857 euro e 30 centesimi. A noi piace essere precisi, cosa che non sa fare il Ragioniere generale dello Stato perché lui non sa fare il suo mestiere di Ragioniere generale. Allora, signor sottosegretario, dica che l'unico incremento che si avrà per effetto dell'accorpamento è di 10 milioni 345 mila 857 euro e 30 centesimi per l'applicazione del contratto collettivo nazionale vigente per il triennio precedente. Allora, se le cose stanno così, riteniamo che sia venuto il momento in cui la politica deve essere chiara e noi di Italia dei Valori vogliamo rappresentare una politica forte nel Paese; non vogliamo essere condizionati da questi magheggi e dalla palude di una burocrazia che vuol fare politica. Se il Governo modifica quanto abbiamo deciso ieri sera in Commissione finanze significa che allora non vuole essere un Governo tecnico, anche perché ho spiegato che i motivi tecnici sono esattamente opposti a quelli che assume con la sua posizione: cioè, fare gli accorpamenti, oggi, significa spendere di più e quindi, signor sottosegretario, o sbugiardate la Ragioneria o gli uffici che vi hanno portato su questa posizione, oppure, se insistete, ciò significa che voi intendete calpestare il Parlamento e la politica.
Noi, Italia dei Valori, vogliamo fare una politica forte e determinata, chiara, e quindi non ve lo consentiamo, e spero che anche gli altri partiti e gli altri gruppi parlamentari facciano la stessa cosa. Per cui, vi invitiamo a non mettere mano al provvedimento, perché, come ho sentito, parlate di un maxiemendamento e di fiducia con cui intendete modificare ancora la volontà del Parlamento.
Noi con l'occasione vi invitiamo a non farlo, perché sarebbe una gravissima ingerenza che voi fareste sulla politica e sulla democrazia, perché questo Governo non ha alcuna legittimazione politica, democratica e popolare. Allora, per queste ragioni noi riteniamo che voi non potete realizzare quello che è successo circa 15 anni fa con l'operazione «Sofia», con cui si voleva portare i poteri forti alla guida di questo Paese, addirittura con finanziamenti - «Sofia» perché arrivavano tramite la capitale della Bulgaria - con capitali neri rivenienti da una maxitangente Enimont, per portare, come detto, i poteri forti in capo ad un Governo che li rappresentasse.
Perché, non avendo consenso popolare, non avendo il consenso democratico e dei Pag. 28cittadini, allora i poteri forti, i grandi potentati, banchieri, industriali, pensano in questo modo di andare alla guida e prendere in mano il timone con queste modalità, di cui potete trovare traccia presso la procura della Repubblica di Roma: operazione «Sofia». Noi non vogliamo alcuna operazione «Sofia», vogliamo rappresentare democraticamente gli italiani. In Commissione, maggioranza e opposizione, abbiamo fatto un lavoro per arrivare a un provvedimento che, sappiamo benissimo, si tratta di manutenzione che si sta facendo al sistema fiscale, perché sappiamo che non è solo lì che bisogna mettere mano. Infatti, ho sentito il presidente di Confindustria, Squinzi, che dice a ragione che siamo ad una pressione fiscale sulle imprese al 57 per cento. Questa è intollerabile ed è sproporzionata rispetto agli altri Paesi europei, alle altre democrazie occidentali, agli altri Paesi avanzati. Non a caso, in Commissione finanze, quindici giorni fa, abbiamo avuto una bilaterale con i parlamentari cinesi che ci dicono che lì la spesa pubblica incide nella misura del 24 per cento sul PIL, contro il 52 per cento che incide in Italia. Allora, siamo fuori fase, soprattutto per l'altro aspetto, per l'aspetto di una spesa pubblica...

UGO SPOSETTI. Signor Presidente, il tempo.

FRANCESCO BARBATO. Non si preoccupi, l'orario lo tengo segnato, non si preoccupi. Penso che il Presidente sappia fare il Presidente, Sposetti. Invece, vi dovreste preoccupare di più di ridurre quella spesa pubblica, cominciando dal Quirinale, che spende 12 volte in più rispetto alla Presidenza della Repubblica tedesca. Lì c'è lo spread sul quale bisogna...

UGO SPOSETTI. Ma smettila! Smettila! Fortuna che non c'è nessuno.

FRANCESCO BARBATO. Lo so che per voi bisogna smettere, perché per voi mettere mano sui Ministeri, sulla spesa passiva, sulle spese inutili, su Palazzo Chigi... Perché non andate a dire a Monti che elimini il segretario generale, che è un pensionato che tiene lì e che gli dà un doppio stipendio con una collaborazione esterna? Si metta mano a questi sprechi della pubblica amministrazione. Ma non vedete che vi è il capo della pubblica amministrazione di Palazzo Chigi che è un pensionato d'oro e che gli date un altro bel bottino con la collaborazione esterna? Questi sprechi bisogna eliminare. O addirittura Bravi, un altro dirigente, per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia: ma ve ne siete accorti - che era l'anno scorso - che tenete ancora gente che mangia da più piatti? È questa spesa inutile e parassitaria che sta danneggiando il nostro Paese, mentre noi vogliamo spostare la pressione fiscale e toglierla di dosso a famiglie e a piccole e medie imprese, che sono il vero nerbo della nostra economia! Ecco perché diciamo che sulla spesa pubblica bisogna mettere mano in modo serio. Questo lo farò quando farò il Ministro dell'economia nella prossima legislatura. Per cui, se non lo fate voi, come mi sembra che non stiate facendo, gli interessi degli italiani li tuteleremo noi. Anzi, per continuare a tenere un percorso serio, io voglio riconoscere al sottosegretario Ceriani...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Barbato.

FRANCESCO BARBATO. Concludo in questo modo. Sottosegretario Ceriani, lei è una persona professionale, capace, seria e competente, però, sottosegretario, lei in Commissione con noi ha fatto un percorso.
Se arriva una modifica del Governo che smentisce non solo il Parlamento, ma anche il suo lavoro - non a caso già vi è stata una serie di modifiche del Governo, come faceva rilevare Ventucci, non sul lavoro della Commissione, ma sul lavoro suo, sul lavoro del Governo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Barbato.

FRANCESCO BARBATO. Concludo. Sottosegretario: lei, per mantenere la faccia, Pag. 29si deve dimettere da subito, perché se vi è questo tipo di ingerenza e di manomissione della democrazia, deve rispettare la prima regola della politica e quindi dimettersi.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Savino. Ne ha facoltà.

ELVIRA SAVINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, il provvedimento al nostro esame reca la delega al Governo per la revisione del sistema fiscale in un'ottica di maggiore equità, trasparenza e orientamento alla crescita. Questo provvedimento non ha l'obiettivo di ridisegnare l'intero ordinamento tributario, ma quello di migliorarne la struttura complessiva per favorire la crescita economica del Paese.
Può considerarsi, in una certa misura, condivisibile l'orientamento del Governo - ci auguriamo che abbia ragione - secondo cui un concreto sostegno allo sviluppo e alla crescita non si realizza esclusivamente attraverso la riduzione delle aliquote (obiettivo questo che auspichiamo comunque possa essere raggiunto nel più breve tempo possibile), ma anche attraverso modifiche dell'impianto tributario che vadano ad incidere sul rapporto tra fisco e contribuente, garantendo a quest'ultimo una maggiore certezza del quadro impositivo.
Il provvedimento in esame, dunque, interviene per correggere alcune serie criticità del sistema fiscale italiano nell'ottica della semplificazione e della maggior stabilità. L'incertezza e l'eccessiva complessità che hanno caratterizzato sinora il nostro sistema fiscale hanno costituito per molti versi un ostacolo alla crescita economica. Questo provvedimento, nell'attuale fase di profonda crisi, rappresenta - sebbene non la soluzione, perché non esaurisce tutti i temi - di certo un importante passo in avanti.
Dicevo che viviamo un momento di estrema difficoltà, un momento di crisi non solo economica, ma anche della politica e dei suoi equilibri. Dunque, non posso non sottolineare come, al contrario, l'esame in VI Commissione di questo provvedimento, come hanno sottolineato tutti i colleghi, abbia rappresentato un momento di comune responsabile condivisione degli obiettivi. Il lavoro svolto è stato proficuo e costruttivo, ha migliorato il provvedimento ed è stata positiva anche la collaborazione con il Governo.
Ora voglio soffermarmi su alcuni aspetti del provvedimento, in primo luogo l'articolo 2, che intende correggere, attraverso la riforma del catasto, alcune ingiustizie dovute alle attuali rendite ed accentuate dall'introduzione dell'imposta municipale. In particolare, tra i principi e i criteri direttivi da applicare per la determinazione del valore catastale delle unità immobiliari urbane, la delega indica la definizione degli ambiti territoriali del mercato immobiliare, nonché la determinazione del valore patrimoniale, utilizzando la superficie dell'unità immobiliare, anziché - come è stato fatto finora - il numero dei vani.
Nel rispetto per la conservazione del patrimonio - prezioso - storico e artistico del nostro Paese, è poi stato stabilito che il valore patrimoniale degli immobili di riconosciuto interesse storico-artistico sarà valutato tenendo conto anche degli oneri di manutenzione. La delega mira, come ho anticipato e come si è detto, a dare certezza al sistema tributario. A questo scopo un passo importante è rappresentato dalla definizione dell'abuso di diritto. L'abuso di diritto è l'uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio di imposta, sebbene la condotta non sia in contrasto con alcuna disposizione. Si era già evidenziata in passato la necessità di una norma generale antiabuso per tutte le imposte, non vincolata da una elencazione tassativa di fattispecie e con una assimilazione tra elusione fiscale e abuso. Tra l'altro, le esperienze degli altri Paesi ci insegnano che la codificazione della nozione di abuso è l'unica strada per garantire alle imprese maggior certezza e maggiore stabilità normativa e amministrativa.
In Commissione, poi, è stato chiarito che, in caso di ricorso, si possono riscuotere gli importi delle sanzioni solo dopo Pag. 30che sia stata emessa la sentenza della commissione tributaria. La delega, altresì, introduce delle misure volte a migliorare il rapporto tra il contribuente e il fisco, attraverso il potenziamento del tutoraggio, con misure premiali per chi vi aderisce, la rateazione dei debiti tributari e attraverso la semplificazione e razionalizzazione degli adempimenti fiscali ed amministrativi inutili, inutilmente complessi o inutili ai fini delle attività di controllo e accertamento o non conformi al principio della proporzionalità.
Il numero degli adempimenti attualmente previsti dal nostro ordinamento è decisamente troppo elevato e questo comporta una complessità per il contribuente che difficilmente può superare con le proprie sole competenze. Anche in questo caso, il principio che si vuole con forza sostenere e attuare è quello della certezza del diritto. Se il contribuente incorre in continui problemi di adempimento connessi alla presenza di norme troppo complesse e in continuo mutamento, vive una situazione di incertezza.
L'incertezza, com'è noto, è un deterrente per le decisioni di investimento e, quindi, di crescita. Un fisco, una burocrazia tributaria meno complicata, infatti, oltre ad aiutare i nostri contribuenti e le nostre imprese potrebbe convincere gli investitori esteri, scoraggiati dalla giungla di norme, a impegnarsi di nuovo nel nostro Paese.
Un altro aspetto importante del provvedimento è quello che riguarda la revisione delle sanzioni penali e amministrative, che deve essere attuata secondo i principi di predeterminazione e proporzionalità alla gravità dei comportamenti, in modo da correlare le sanzioni all'effettiva gravità, come ho detto. È prevista, dunque, la possibilità di una riduzione delle sanzioni in casi di minore gravità o di applicare sanzioni amministrative.
L'articolo 3 indica poi i criteri e i principi direttivi per il rafforzamento dei controlli fiscali che prevedono una maggiore efficienza dei controlli mirati, in collaborazione con le autorità pubbliche e con l'utilizzo delle banche dati. Il tutto, però, nell'assoluto rispetto della riservatezza durante l'intera fase di verifica e di controllo e fino alla completa definizione dell'accertamento. Credo che una severa politica di contenimento della spesa, di riduzione della spesa, da una parte, e di lotta all'evasione fiscale, dall'altra, sono gli strumenti per riconquistare competitività, efficienza e crescita economica. Le misure introdotte di contrasto all'evasione fiscale, sebbene ovviamente non esaustive dei possibili interventi in tale ambito, rappresentano un significativo passo in avanti, con novità suscettibili di generare effetti di recupero di gettito assai rilevanti.
L'articolo 4 guida il Governo nella ridefinizione dell'imposizione sui redditi di impresa dei regimi forfetari e delle forme di opzionalità per i contribuenti minori. Vorrei sottolineare in questo passaggio un dato degno di nota che riguarda l'imposizione IRAP. Anche qui possiamo registrare un passo avanti nella direzione di maggior favore nei confronti del contribuente. In corso di esame in Commissione, infatti, il Governo è stato delegato - lo abbiamo fatto attraverso diversi emendamenti del PdL, uno mio, e anche degli altri gruppi - a chiarire la portata dell'organizzazione ai fini IRAP per professionisti e piccoli imprenditori.
Gli ultimi commi, invece, dell'articolo 4 recano la delega in materia di giochi pubblici, con una particolare attenzione alla tutela dei minori, alla pubblicità e al recupero dei fenomeni di ludopatia. È poi prevista una revisione del prelievo erariale sui singoli giochi e resta fermo il regime concessorio e autorizzativo.
Un'ultima disposizione riguarda il rilancio del settore ippico, che ha attraversato un periodo di profonda sofferenza. Bene, dunque, il rilancio del comparto, che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese.
Desidero concludere con un argomento a cui tengo molto, che appunto ho lasciato per ultimo e sul quale vorrei spendere qualche parola, il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente. Il provvedimento al nostro esame intende rafforzare la tutela giurisdizionale del Pag. 31contribuente sia attraverso l'estensione dell'istituto della conciliazione giudiziale anche alle controversie di competenza delle commissioni tributarie sia attraverso la riorganizzazione della disciplina in materia di riscossione. Durante l'esame in Commissione è stata data delega al Governo a rivedere le ordinarie procedure di riscossione dei tributi. Su questo, in particolare, vorrei soffermarmi. È giunto il momento di affrontare con determinazione l'esigenza di riorganizzare la disciplina in materia di riscossione. Questo deve essere fatto nell'ottica di delimitare, in un certo senso limitare, i poteri sanzionatori degli enti che vi sono preposti. Le attuali disposizioni che regolano le procedure di riscossione da parte delle società preposte devono, soprattutto in questo drammatico momento di profonda crisi economica, essere modificate. Si pone con forza la necessità di intervenire per riformare il sistema attraverso l'introduzione di principi più equi e soprattutto attraverso l'introduzione di elementi di maggiore flessibilità nelle procedure di riscossione coattiva.
È necessario, a mio avviso, contemperare il dovere di pagare le imposte, che ovviamente è fondamentale, anche con il diritto al lavoro e alla proprietà dell'abitazione, diritti garantiti costituzionalmente. È altresì doveroso attenuare l'intransigenza con cui questo sistema pretende, da una parte, il pagamento di quanto dovuto a fronte spesso di una pressoché totale inadempienza dei propri obblighi nei confronti dei cittadini. In Commissione, in questa direzione, oltre all'emendamento presentato dall'onorevole Ventucci, che ha previsto un ampliamento delle possibilità di rateazione quando ci sono comprovate situazioni di difficoltà e quindi anche di riduzione delle sanzioni in caso di regolare adempimento degli obblighi dichiarativi, è stato approvato anche un mio emendamento, al quale tengo molto, che si occupa del tema della impignorabilità dei beni strumentali all'esercizio delle arti, delle imprese, delle professioni, che siano indispensabili al proseguimento dell'attività lavorativa.
Questo rappresenta sicuramente un piccolo, però significativo, passo in avanti, che impedirà d'ora in poi che i cittadini inadempienti subiscano il pignoramento dei beni strumentali all'attività d'impresa, trovandosi, quindi, in una situazione paradossale, per cui sono impossibilitati a proseguire la propria attività imprenditoriale e professionale e subiscono l'ovvia e drammatica conseguenza della chiusura dell'attività o, a volte, anche del fallimento.

PRESIDENTE. Onorevole Savino, la prego di concludere.

ELVIRA SAVINO. Questo ha rappresentato finora una sorta di perverso circolo vizioso, che ha acuito la crisi del sistema economico, con pesanti effetti recessivi, e questo è innegabile. Dunque, il recupero all'erario di quanto dovuto è certamente indispensabile per avviare un percorso di inversione dell'andamento della pressione fiscale, ma, detto questo, è necessario fare di più e soprattutto evitare che il sistema strangoli i contribuenti onesti, ma in difficoltà. È necessario che il Governo risponda al grido di allarme di questo Paese e intervenga con una revisione del sistema di riscossione coattiva.
Concludendo, voglio dire che abbiamo compiuto importanti passi nella giusta direzione, come ci è stato riconosciuto anche dall'Europa. Non siamo ovviamente fuori dalla crisi, questo è evidente, ma per ricominciare a crescere è necessario anche trasmettere dei messaggi positivi. Abbiamo rimesso in ordine i conti, al prezzo di una dura recessione che stiamo scontando. Ora è necessario il massimo impegno per far ripartire l'economia, per cui tolleranza nei confronti dei contribuenti onesti e, soprattutto, riduzione della pressione fiscale sono passi non ulteriormente rinviabili (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante Pag. 32del Governo, oggi discutiamo di una cosa molto importante, perché questa delega ha come finalità dare delle «disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita». Ecco, questo titolo può essere molto accattivante: «un sistema fiscale più equo». Caspita: in un momento come questo, dove avete cercato di tassare anche l'aria, pensare ad un sistema fiscale più equo può essere accattivante per tutti i cittadini. «trasparente e orientato alla crescita»: bene, questo è il titolo. Nei fatti, però, la situazione è un'altra: come al solito, questo Governo predica bene, ma razzola male. Questo Governo continua con un'azione indiscriminata di attacco ai cittadini, in modo particolare del nord, attacco alle piccole imprese, tassazione continua, con provvedimenti che non sono voluti dalla maggioranza di questi cittadini. Infatti, questo Parlamento fu eletto in modo democratico. Questo Parlamento, per tutte le vicissitudini che ha subito, è arrivato ad essere ormai - possiamo dire - «commissariato». Quindi, c'è qualcun altro che decide e questo Parlamento viene usato come passacarte.
Questo è il primo punto di negatività di questa delega, perché addirittura qui non ci si limita a trovare dei decreti-legge che il Governo propone e che debbono essere ratificati dal Parlamento, ma qui addirittura si fa un passo ancora più in là: non solo il Governo fa il suo decreto che però poi il Parlamento deve esaminare, il Parlamento deve discutere, il Parlamento deve votare. Può cambiare o meno, anche se abbiamo visto che ce lo fanno cambiare poco, perché con il voto di fiducia continuo sui decreti-legge alla fine viene tagliata la discussione e i tempi per gli emendamenti. Ma vi è di più: in questo caso il Governo non è che con lo strumento del decreto-legge ci mette già a conoscenza di quello che ha fatto e noi su quello dobbiamo discutere e fare delle proposte che poi potranno essere cassate con la spada di Damocle della fiducia, ma almeno vediamo esattamente quello che può fare. Qui va ancora al di là. Il Governo dice al Parlamento, che dovrebbe avere la potestà legislativa: «Dammi una delega a fare quello che voglio». E questa delega addirittura ce la chiede con la fiducia, perché tra poche ore in quest'Aula sarà posta la questione di fiducia.
Quindi, signori, è strano vedere un leghista che ricorda la Costituzione, perché sapete quante volte noi l'abbiamo criticata, soprattutto negli aspetti centralisti, questa Costituzione. Ma, siamo arrivati a questo punto perché questo Governo sta portando avanti un attacco indiscriminato alla democrazia di questo Paese.
L'articolo 70 della Costituzione ci dice che «La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere». L'articolo 76 ci dice che «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti». Allora, noi cosa stiamo facendo in questo momento? Stiamo dando una delega al Governo, con dei tempi che non sono poi così determinati - e vedremo perché - e, quindi, siamo già fuori dalla Costituzione. Ma, addirittura, la delega che noi diamo non è una delega voluta dal Parlamento, perché l'iniziativa di questa legge delega è del Governo! Quindi, è lo stesso Governo che dice: «Io voglio che il Parlamento mi dia una delega e tu, Parlamento, me la devi dare senza neanche discutere, perché io ci metto la fiducia!» Una delega in bianco al Governo a fare quello che vuole, senza poterla neanche discutere, neanche discutere emendamenti, aggiungere cose, renderla più stretta, perché è molto ampia. Non è stringente negli argomenti, questa delega. Quindi, il Governo stravolge completamente la nostra Costituzione, che non è perfetta - lo ripeto - perché non è federalista come la vorremmo noi ma, comunque, dei paletti li mette sulla democrazia. E qui io non capisco anche il Presidente della Repubblica come possa rimanere supino di fronte a questi attacchi alla democrazia, a questi attacchi al Parlamento. È sconcertante che il Governo proponga, lui stesso, una delega a se stesso a legiferare, togliendo la possibilità al Parlamento di fare una...

Pag. 33

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole D'Amico. Onorevole D'Antoni, penso che possa bastare!

CLAUDIO D'AMICO. Mi scusi, signor Presidente, non ho capito. Non posso più esprimere...

PRESIDENTE. C'era un colloquio a due tra l'onorevole D'Antoni e il rappresentante del Governo. Non mi riferivo a lei, ovviamente.

CLAUDIO D'AMICO. Quindi, è sconcertante, è disarmante. Signor rappresentante del Governo, ma si rende conto di quello che state facendo? Ma, almeno potevate avere l'istituzionalità di dire ai capigruppo di maggioranza: firmatela voi questa proposta di legge delega. Almeno c'era l'iniziativa parlamentare. Almeno potevate mettervi davanti a questa follia, almeno potevate dire che l'iniziativa, comunque, era parlamentare, che è il Parlamento che decide con una sua proposta di legge, firmata da dei parlamentari, di dare una delega al Governo. No! Qui, è lo stesso Governo che dice al Parlamento: «Mi devi dare una delega, non la devi discutere, perché ci metto la fiducia e se non la voti il Governo non c'è più!». E, quindi, l'Italia cade, va tutto a ramengo, e i conti, e la Merkel. Questo è un attacco alla democrazia! Non si può rimanere supini di fronte a queste cose. E il vostro titolino che, come ho detto, può essere anche interessante e accattivante, per un sistema fiscale più equo, va preso e buttato nel cestino, perché voi non state facendo un sistema fiscale più equo. Voi state facendo un sistema quasi dittatoriale. Questo Governo ha perso il contatto con la democrazia e con il popolo. E chi lo sostiene, i parlamentari di questa enorme maggioranza, che con tanti mal di pancia - perché abbiamo visto che i voti di fiducia sono calati, da 550 sono arrivati a 330 - continuano a sostenere e a votare queste fiducie, dovrebbero fare un esame di coscienza, perché hanno abdicato le loro prerogative nei confronti di qualcun altro che non è stato votato da nessuno. Fosse almeno un Governo uscito dalle urne. No, un Governo dei tecnici. Bene, siamo all'anticamera del regime antidemocratico, del regime dittatoriale. Siamo a questo punto, perché la sovranità ormai non esiste più, la sovranità del popolo.
Questa è la cosa più grave di questa delega. È la cosa sulla quale non si può transigere: la democrazia. Questo Paese sta prendendo una deriva antidemocratica. Questo è l'ulteriore atto che va a chiudere un anno di follie, un anno di decreti-legge imposti sempre con questioni di fiducia e scritti male. Andate a vedere quello che ha scritto il Comitato per la legislazione su tutti i decreti-legge che avete presentato a questa Camera! Sono stati fatti male, addirittura senza le coperture, a detta dello stesso Ministro. Su uno di questi decreti-legge, infatti, il Ministro Giarda, di fronte alle nostre proteste, venne in Aula a dire: è vero, la copertura su questo articolo non c'è, ma lo copriremo a breve con un ulteriore provvedimento legislativo. Quindi, stiamo violando la Costituzione continuamente, a detta del Governo stesso.
Ma non solo, questo è un Governo che è riuscito a istituzionalizzare e a mettere in una legge il falso in bilancio, perché quando ha aderito al fiscal compact (quella normativa europea che ci dice, tra l'altro, che dobbiamo diminuire del 2 per cento l'anno il debito pubblico), nello stesso momento ha aderito al MES (il meccanismo europeo di stabilità), in base al quale dobbiamo dare 14 miliardi e mezzo di euro a questo istituto di Lussemburgo, formato da persone non elette da nessuno, che con quei soldi aiuterà gli Stati quando ne avranno bisogno. Quindi, dovremo dare quei soldi e la legge istitutiva di questa partecipazione dice che quei soldi - 14 miliardi di euro - li dovremo dare al MES facendo debito pubblico. Nello stesso momento, però, aderendo al fiscal compact, si dice che si deve diminuire il debito pubblico del 2 per cento l'anno. Come si fa? È impossibile! Quindi, il Governo cosa ha fatto? Aderendo al MES, ha detto che il debito per pagare quei 14 miliardi non verrà valutato e non se ne terrà conto nel bilancio quando si Pag. 34calcoleranno i parametri del rapporto PIL-debito pubblico. Quindi, è stato istituzionalizzato addirittura il falso in bilancio. Si fanno delle cose e non si segnano in bilancio.
Qui siamo arrivati veramente all'ultimo stadio dell'attacco alla democrazia, dell'attacco alle leggi e alla Costituzione. Questo Governo si sta permettendo di fare delle cose inaudite. Se l'avesse fatto la DC negli anni Settanta, quando c'era, bella grossa, l'opposizione del PCI, avrebbero fatto la rivoluzione per cose di questo tipo. La rivoluzione avrebbe fatto l'opposizione una volta! Adesso anche loro, anche la sinistra è supina di fronte a queste follie. Non è possibile e non è tollerabile andare avanti così e il popolo lo deve sapere.
In questo momento ancora di più si attacca la democrazia per colpa di qualche mariuolo, che deve essere preso. Bisogna inasprire le pene, perché il deterrente è la pena forte e certa, mentre in questo Paese non c'è più la certezza della pena, per questo tutti si permettono di fare di tutto, dai ladri ai delinquenti, dai corruttori ai corrotti. Si permettono tutti di fare di tutto, perché non c'è certezza della pena. Quindi, inaspriamo le pene, ma non togliamo i poteri alle regioni. Non togliamo quel minimo di autonomia, anzi portiamola avanti di più!
Sto per concludere, signor Presidente. All'inizio di questo provvedimento di delega si dice che la ripartizione più equa del fisco - come dite - deve essere fatta in coerenza con la legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di federalismo fiscale. Mi sono detto che almeno vi siete ricordati che bisogna fare il federalismo fiscale per far funzionare bene questo Paese, ma anche questa è una presa in giro!

PRESIDENTE. La prego di concludere.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Nello stesso momento in cui, qui in Aula, il Governo, con i suoi rappresentanti, chiedeva un parere favorevole in Commissione per andare avanti con questa delega, lo stesso tagliava le risorse agli enti locali e alle regioni e decideva di togliere anche quella poca autonomia che hanno.
Quindi, anche su questo, signori, siamo alla follia e dobbiamo in tutti i modi cercare di fermare l'azione di questo Governo.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'istituto Rosmini di Rovereto, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
È iscritto a parlare l'onorevole Pili. Ne ha facoltà.

MAURO PILI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che esaminiamo oggi sarebbe di ordinaria amministrazione, se non fosse per la contingenza politica ed economica che vive il nostro Paese.
Vi sono almeno tre ordini di problemi che mi pare necessario sottolineare e sottoporre a questo dibattito. Il primo: è dimostrato, in questi ultimi mesi, che le politiche fiscali hanno inciso in modo decisivo e negativo sul sistema economico del nostro Paese. Più carico fiscale ha determinato infatti una reazione a catena: più evasione, meno entrate e più debito pubblico.
Un secondo elemento: questa delega non viene data ad un Governo legittimato democraticamente dagli elettori e la sua azione sul piano fiscale di questo anno passato ha segnato una chiara e palese azione tesa tutta ad incrementare il carico fiscale piuttosto che a ridurlo.
Vi è un terzo passaggio, che mi pare necessario sottolineare anche su questo tema: si registra un nuovo gravissimo attentato all'autonomia regionale della Sardegna, una violazione costituzionale perenne sulla specialità sancita dalla Costituzione. L'«agguato» di questa notte del Governo, con un ulteriore taglio di 300 milioni alla Sardegna, rappresenta ancora di più l'efficacia di un Governo inaffidabile e non credibile sotto questo punto di vista.
Questi tre presupposti, signor Presidente, sono più che sufficienti per farmi dire, a titolo personale, ovviamente, che il Parlamento non può e non deve delegare Pag. 35questa materia al buio, perché di una delega al buio si tratterebbe. Nove mesi di delega significa che questo Parlamento sarà totalmente esautorato e, esautorando questo Parlamento, si esautorano i cittadini, sia per lo strumento che viene scelto - quello della delega -, sia per l'ormai prossima conclusione di questa legislatura.
Poi vi sono elementi contraddittori e confliggenti, questioni di fondo del sistema istituzionale del nostro Paese. Per esempio, siamo o non siamo nell'ambito del federalismo fiscale? Che ruolo svolgono le regioni e, soprattutto, perché lo Stato, su un tema rilevante, in questa delega non richiama minimamente l'articolo 116 della Costituzione, che sancisce l'esistenza in questo Paese di regioni a statuto speciale, che hanno il dovere di armonizzare, in regime pattizio con il Governo, il sistema fiscale?
Tutto lascia intendere una nuova ventata di neocentralismo statale - direi veterostatalismo - incapace di individuare nuovi orizzonti di crescita e di sviluppo. È in questo quadro di insieme (più centralismo, più pressione fiscale, meno potere del Parlamento) che si concentrano le maggiori criticità e, per quanto mi riguarda, palesi e insostenibili elementi di inaffidabilità politica e istituzionale di questo Governo. Da una parte, si professa equa fiscalità, e dall'altra, così come è successo questa notte in Consiglio dei ministri, l'esatto contrario.
Questo è un Governo che propone titoli persuasivi e ammiccanti, dal «salva Italia» al «cresci Italia». La sostanza è palesemente un'altra e il Consiglio dei ministri di ieri notte ne è la più plastica rappresentazione: tagli all'IRPEF, per poi aumentare l'IVA. Sono operazioni non a saldi invariati, come si vuole far credere, ma con un carico ulteriore sia per le famiglie sia per le imprese: ti mette dieci in una tasca e ti prende venti dall'altra.
È la questione di fondo che non si affronta: ridurre il debito pubblico con la cessione del patrimonio, ridurre le tasse per far ripartire l'economia e, conseguentemente, generare nuove entrate. Quello che state applicando avrà un effetto moltiplicatore. Caricare nuove tasse su un'economia asfittica, in debito di ossigeno, significa darle il colpo finale.
Questo provvedimento potrebbe essere, però, anche ridenominato «salva Equitalia» o meglio «rilancia Equitalia». Non solo non ponete il problema, che esiste nel Paese, di una gestione di Equitalia assolutamente militare, dove lo stesso presidente e amministratore delegato dichiara che bisogna utilizzare l'effetto «violenza mediatica» per costringere i cittadini ad intimorirsi di fronte al fisco - quando si propongono simili ricette, davvero si è in presenza di un Paese allo sbando -, ma questo provvedimento sul fisco ignora le proposte di legge presentate da oltre cento parlamentari del Popolo della Libertà e quella proposta di iniziativa popolare presentata proprio per rimettere mano al tema centrale della fiscalità, che è quello della riscossione e del sistema che Equitalia ha messo in campo nel nostro Paese.
Questo è un provvedimento che non affronta il tema della riscossione, non mette mano a quella «rapina» che raddoppia la quota capitale del debito con interessi, aggi, more, notifiche, sanzioni e chi più ne ha più ne metta. Si tratta di una riscossione illegittima e incostituzionale, come dice l'alta Corte, che sostiene una tesi che anche questo provvedimento di delega non prende in considerazione, ossia che il costo reale della riscossione deve essere quello effettivamente pagato dal cittadino e non, invece, un carico di aggi, di interessi e di sanzioni che, qualche volta, ne moltiplicano la stessa quota capitale.
Non affrontare questa situazione è gravissimo. Basta solo un dato: in Sardegna sono fallite, negli ultimi due anni, 2.350 imprese che hanno lasciato un debito insoluto, nei confronti dello Stato, di un miliardo e 200 milioni di euro. Proviamo a moltiplicare questo effetto di questa politica della riscossione, che non affrontate! Moltiplicate questo effetto sul piano nazionale del mancato gettito, del mancato PIL e della ricaduta sociale! È un danno che non ha precedenti. Altro che mettere Pag. 36mano al tema della fiscalità, senza mettere mano a quello, più pregnante e anche più diretto, della riscossione.
Infine, onorevole Presidente, rappresentante del Governo, vorrei affrontare il caso della Sardegna e delle regioni a statuto speciale. Anche questa volta avete omesso, in questo provvedimento, un obbligo costituzionale, che rende incostituzionale questa legge delega, ovvero l'armonizzazione del sistema fiscale con le regioni a statuto speciale. È un obbligo costituzionale! Non vi può essere, in un rapporto pattizio tra Stato e regioni speciali, un soggetto - lo Stato in questo caso - che determina e impone la propria legge. Non è la prima volta che lo fate.
Il Governo Monti, da quando si è insediato, ha dimenticato tutte le clausole di salvaguardia, mette in campo azioni militari per sottrarre risorse alle regioni speciali e anche il tema del riequilibrio, totalmente fasullo, perché del riequilibrio non tiene assolutamente conto.
A questo si aggiunge «l'agguato» di questa notte: ulteriori 300 milioni di euro che vanno ad aggiungersi a quelli già sottratti nel precedente provvedimento, che mettono, ancora una volta, lo Stato nelle condizioni di esigere delle risorse da una regione, come la Sardegna, che ha nella specialità una ragione non fittizia, non storica, ma sostanziale. La Sardegna è una regione insulare, che ha un costo dell'energia superiore del 40 per cento rispetto a qualsiasi altra regione italiana e un costo dei trasporti superiore del 30 per cento rispetto a qualsiasi altra regione italiana e che ha infrastrutture, considerando 100 come base di quelle nazionali, pari a 45 per le strade, 15 per le ferrovie, 35 per l'energia. Altro che riequilibrare a favore dello Stato!
Voi, con questo provvedimento, proseguite nell'attentato costituzionale alla specialità della Sardegna: una violazione costituzionale gravissima, per la quale lo stesso Capo dello Stato si era impegnato pubblicamente a tutelare e a sostenere la causa di una specialità concreta e misurabile e che, in base a quella misurazione, doveva essere compensata. È una violazione costituzionale gravissima, che va respinta e che io respingo, con decisione e senza indugi, a partire da questa delega fiscale che, per quanto mi riguarda, sul piano personale non intendo affidare a questo Governo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Montagnoli. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MONTAGNOLI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, siamo qui per discutere la delega per la riforma fiscale.
Come già detto da qualche mio collega, il titolo reca le parole: sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, ma tutti sappiamo che di questo vi è poco o nulla e si fa un po' di manutenzione sul testo presentato dal Governo, anche se devo dire che in Commissione abbiamo lavorato bene, sia con il relatore Fluvi, sia con il sottosegretario Ceriani, ma non vi è niente di eccezionale in un momento in cui bisogna dare delle risposte all'economia.
C'è una delega che va nel senso di migliorare e semplificare l'attuale situazione, anche se, con i nove mesi che ha il Governo fino alla scadenza elettorale, l'idea è quella che si porti in fondo poco o nulla di quello che è stato qui inserito.
Noi come Lega in questo caso, come anche negli altri provvedimenti «salva Italia» e «cresci Italia», siamo partiti con una proposta, ancorché siamo all'opposizione, per dare una mano alle aziende e ai cittadini. Abbiamo detto che c'è già una delega fiscale, fatta dal precedente Governo, che dava degli orientamenti, come le semplificazioni, la riduzione dell'IRPEF (anche con una rivisitazione delle aliquote, fino ad un massimo di tre, al 20, 30 e 40 per cento) e la modifica dell'IRAP. Oggi, però, su questa delega c'è poco o nulla di questi temi.
Ci sono però dei temi importanti, principali, uno dei quali ci fa molta paura, ossia, come abbiamo già avuto modo di dire in Commissione, la riforma del catasto. Il catasto ha le rendite relative agli anni Novanta e sappiamo benissimo qual Pag. 37è la situazione nel nostro Paese. Sappiamo che ci sono due realtà, il nord e il sud, dove, da una parte, ci sono gli immobili censiti e, dall'altra, non ci sono neanche i piani regolatori. L'idea che si vada a modificare le rendite, a parer nostro, può portare ad una sola conseguenza, che è quella dell'innalzamento ulteriore delle tasse. Per questo, abbiamo presentato degli emendamenti, che sono stati anche accolti, dove si dice che anche i comuni e le realtà locali devono essere coinvolte.
Bisogna fare tantissima attenzione alla riforma del catasto. Ci sono anche altre proposte, perché abbiamo udito le varie categorie e le varie associazioni, in cui si chiede che vi sia la possibilità (come fa la proposta di Confedilizia) che vi sia un giudice terzo che possa intervenire nel momento in cui la revisione delle tariffe di estimo non risulti adeguata al sistema o determini rendite eccessive. Queste proposte non sono state accolte dal relatore.
Sicuramente la revisione del catasto, anche con l'introduzione dell'IMU da parte del Governo, è una questione importantissima e fondamentale. Infatti, ciò che vediamo ad oggi, con questa riforma, diversa da quella del Governo precedente, è che l'IMU ha causato un innalzamento impressionante delle imposte a carico delle aziende e dei cittadini e sicuramente questo è un grandissimo messaggio di allarme che lanciano tutte le imprese.
Le varie realtà che abbiamo audito in Commissione, dalla Rete imprese Italia a Confindustria, dall'Associazione dei dottori commercialisti alle varie associazioni dei consumatori, ci hanno chiesto delle cose ben chiare, ben sapendo la situazione economica e finanziaria: in primis di procedere ad una semplificazione delle normative fiscali, con una certezza del diritto, con un principio di equità, elementi che abbiamo cercato di inserire nella delega fiscale; la differenziazione tra piccole, medie e grandi imprese, perché sicuramente vi sono delle realtà differenti e bisogna tenere conto di quello che è il Paese Italia. Il 99 per cento delle imprese è costituito da aziende medie e piccole - questa è sempre stata la nostra forza -, quelle che più di tutte stanno soffrendo in questo momento, anche a causa dei mancati finanziamenti del mondo bancario, che certamente ha preso i soldi dalla BCE all'1 per cento per tre anni, ma poi non li ha dati al mondo delle imprese. Questo sta mettendo in difficoltà i piccoli e medi imprenditori, gli artigiani e i commercianti, che tutti i giorni si alzano la mattina presto per dare lavoro ai propri dipendenti e non ce la fanno più.
Ho sentito parlare di aziende che stanno chiudendo. Ebbene, in Veneto hanno chiuso 7 mila imprese nell'ultimo anno, ecco perché noi parliamo di cambiare completamente il sistema fiscale per sostenere l'economia, altrimenti succedono delle cose pesantissime. La secessione sta già avvenendo. Riporto una notizia dell'altro giorno: un'impresa veneta importante e conosciuta va ad aprire in Serbia, con finanziamenti pesanti da parte dello Stato, 16 milioni di euro e 9 mila euro di pendenze, dando occupazione a 1.250 persone.
Le aziende stanno scappando e il Governo cosa fa? Non riesce, non c'è la volontà di dare risposte al mondo delle aziende. Infatti, all'articolo 1 abbiamo detto: bene la riforma fiscale, ma deve essere coordinata con la normativa, ovvero con la legge n. 42 del federalismo fiscale, cosa e che è stata, ahimè, esclusa ieri sera, con il parere della Ragioneria.
È l'unica cosa che serve a questo Paese. Infatti, le risorse sono sempre meno e l'economia è sempre più in difficoltà. Dobbiamo tagliare i costi e l'unico modo è quello che il Governo non ha assolutamente fatto - anzi lo sta sempre più accantonando - ovvero l'applicazione piena e immediata dei costi standard, in modo che le realtà virtuose possano andare avanti e le altre realtà si debbano adeguare. Questo sistema avrebbe fatto venire fuori delle risorse importanti per rilanciare l'economia e la crescita, che è quello che è scritto qua. Ma questo non lo avete fatto! Anzi, i decreti attuativi del federalismo sono stati tutti quanti messi da parte. Noi, invece lo avevamo inserito, anzi la Commissione aveva dato il parere Pag. 38favorevole alla previsione che la revisione del sistema fiscale andasse fatta tenendo conto della legge n. 42 del 2009 sul federalismo.
Purtroppo ieri sera è stata stralciata, con il parere assurdo, in questo caso come in altri, della Ragioneria dello Stato. Qualche principio sacrosanto speriamo venga mantenuto e mi riferisco allo statuto del contribuente. I contribuenti devono essere messi in condizione di verificare la normativa ma non è più possibile che ci sia un sistema assolutamente vessatorio nei confronti delle aziende. Ci sono quelli che sbagliano, ma ci sono anche quelli che fanno la propria attività, pagano le imposte e vogliono anche avere diritti, e questo è quello che abbiamo inserito con l'emendamento della Lega, con lo statuto del contribuente, con il coinvolgimento dei comuni. Altre normative sono quelle sull'abuso del diritto, sull'elusione fiscale, sui giochi pubblici, cose che abbiamo cercato di rimediare, nella speranza che il Governo, poi, possa varare i decreti che effettivamente danno delle soluzioni all'economia, ma ciò che ci preoccupa di più - ed è un dato che già è uscito questa mattina - è che, di fronte ad una delega che il Parlamento dà al Governo per il riordino del sistema fiscale, il Governo fa delle normative che stanno completamente distruggendo quelle che sono le autonomie, le province, togliendo poteri ai comuni e, oggi, io leggo veramente in maniera assurda quelli che sono i provvedimenti sulla modifica del Titolo V. Tra le misure contemplate nella bozza circolata del Consiglio dei Ministri quella decisiva è l'abolizione del principio di parità gerarchica tra Stato e regioni. Il Governo Monti torna alla preminenza dello Stato sulle regioni, con una formula di salvaguardia che affida allo Stato, a prescindere dalla ripartizione dei poteri con le regioni, il compito di garante dell'unità della Repubblica. Monti ribalta il principio e stabilisce che nelle materie non attribuite alla competenza esclusiva o concorrente dello Stato le regioni possano legiferare solo in subordine alla legislazione dello Stato, che quindi può intervenire su tutto. Anche nelle materie affidate alle regioni, quindi, esse sono tenute a rispettare l'uniformità prevista da legge nazionale. Variare aliquote di tasse ed introdurre facilitazioni ed incentivi diventerà più difficile. Ieri il Governo ha discusso un disegno di legge di riforma costituzionale che per la prima volta da quando esistono le regioni toglie poteri alle regioni invece di dargliene e non si potrà neppure fare ricorso alla Consulta, che spesso ha dato ragione alle regioni. Basterà che ci sia un'intesa in sede di Conferenza delle regioni che viene promossa a rango di organo costituzionale, così il Senato federale non ha più ragion d'essere. Se in sede di Conferenza delle regioni una norma viene accettata dalla maggioranza, nessuna regione potrà fare ricorso allo Stato. Nel disegno di Monti lo Stato si riprende le competenza esclusiva in materia di rapporti internazionali anche per la parte relativa alle regioni. In materia di porti, aeroporti, grandi reti di trasporti, produzione e distribuzione di energia, decide tutto lo Stato ed anche sulla competenza in generale di comuni, province e città metropolitane che adesso sono regolate dalla regioni. Il turismo, finora competenza esclusiva delle regioni, diventa competenza concorrente cioè divisa con lo Stato. State distruggendo tutte le autonomie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)! Deve uscire un messaggio forte dalla base, dai comuni, dalle province, dalle regioni, e dire «basta». Avevamo l'idea e la speranza, con il Governo precedente, che finalmente in questo Paese si realizzasse il vero federalismo, perché le realtà, ancora oggi, in una situazione economica difficile, che stanno ancora in piedi sono quelle federali e non è accettabile che, perché determinate regioni o determinati enti locali sono gestiti da delinquenti, tutti gli altri vengano messi nel calderone (Applausi dei deputati del gruppo Lega). Ci sono sindaci, presidenti di provincia, di regione, di qualsiasi arco politico, ma al Nord del Paese, che stanno amministrando bene. Sono enti virtuosi e voi state cancellando tutti. È responsabilità di Monti, o come abbiamo detto domenica, di «Fallimonti», è responsabilità Pag. 39di Napolitano che ha voluto mandare a casa un Governo eletto dalla gente. Ma alla fine quello che interessa a noi della Lega è che state distruggendo le economie, state distruggendo le aziende. Poi chi è che paga le imposte? Dov'è il futuro? Dov'è la crescita? Non è più accettabile!
Allora qui abbiamo un disegno che fa una riforma fiscale, ma la riforma fiscale se la devono prendere i cittadini in una maniera o nell'altra. Noi l'abbiamo proposta: 75 per cento delle tasse che restano nel territorio, e così l'economia ripartirà, e la Lega questa battaglia la farà fino in fondo mandando a casa questo Governo e salvando il nord del Paese, che è la vera economia che fa da traino a tutto il territorio, anche alla realtà del sud. Non siamo più disposti a pagare per gli altri. Non accettiamo che le nostre aziende, i nostri lavoratori, per colpa vostra, facciano la fine che fanno, con gente che si uccide, gente che perde il posto di lavoro, e mi riferisco anche alla questione degli esodati (che vogliamo risolvere). State togliendo tutto. La Lega questo non ve lo consentirà, perché la riforma del federalismo e dell'autonomia la porteremo a casa, in un modo o nell'altro, come stanno facendo in Catalogna e in Scozia (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Albini. Ne ha facoltà.

TEA ALBINI. Signor Presidente, la delega oggetto della discussione di oggi è stata affrontata dalla VI Commissione in un'ampia, articolata e non sempre facile analisi del testo presentato dal Governo. Sono convinta che anche la discussione in questa sede evidenzierà i pregi e le criticità di questa delega, che sostanzialmente può essere definita come una straordinaria manutenzione delle norme attuali, e che la prossima legislatura dovrà affrontare in modo più radicale. Comunque con la delega al Governo che, come recita il suo titolo, reca disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente ed orientato alla crescita, ci si pone l'obiettivo di razionalizzare il sistema fiscale per contrastare l'evasione, l'elusione e l'erosione, e per porre le basi per costruire un rapporto fiduciario con i cittadini. Entro nove mesi dall'entrata in vigore della legge delega dovranno essere emanati i necessari decreti legislativi di attuazione; pertanto è plausibile che il percorso procedurale abbia bisogno di un tempo lungo o molto lungo per arrivare alla sua conclusione. L'ampio, articolato e totalmente condivisibile intervento dell'onorevole Causi mi consente di limitare il mio al tema del catasto che, a mio parere, è uno dei punti cardine della legge delega, oserei dire forse l'unico vero punto di effettiva riforma, ed in quanto tale si pone l'obiettivo di coprire il grave disallineamento delle valutazioni fiscali degli immobili sia rispetto ai valori medi di mercato sia nel confronto tra immobili di uguale valore di mercato. In particolare, vorrei trattare il tema del ruolo degli enti locali nel processo di riforma catastale. C'è chi pensa che il coinvolgimento dei comuni possa rallentare il processo di riforma; ritengo che, senza il loro apporto, la riforma non ha gambe. Del resto ho sempre pensato che la giusta collocazione del catasto fosse nelle mani dei comuni.
Con l'introduzione dell'IMU inoltre una riforma organica e razionale si rende ancora più necessaria poiché l'ambito dei coefficienti per il calcolo dell'imponibile ha comportato l'ulteriore accentuazione delle sperequazioni fiscali. Il provvedimento prevede che il Governo effettui una revisione del catasto fabbricati in collaborazione con i comuni e, come ho detto, soprattutto in questa fase, fondamentale è il loro coinvolgimento per attribuire a ciascuna unità immobiliare il valore normale approssimato al valore patrimoniale medio ordinario alla rendita media ordinaria, ciò sulla base di metodi ancorati ai valori di mercato e alla superficie dei fabbricati espressa in metri quadri e non più in vani.
Viene annunciato l'aggiornamento periodico dei valori e la neutralizzazione del prelievo fiscale garantendo l'invarianza di gettito al di là della possibile influenza Pag. 40sulla base imponibile dei nuovi valori catastali, operando se del caso anche sulle detrazioni IMU in base alla certificazione ISEE. Mi sembra che anche l'individuazione di regole, che garantiscano la possibilità per il contribuente di richiedere, in autotutela, la rettifica delle nuove rendite attribuite, vada nel senso di assicurare un fisco più equo. Si aprono così una serie di riflessioni su quelli che potrebbero essere gli effetti di questo processo di revisione e soprattutto su come impostare le modalità attuative di tale percorso per il quale la delega fissa solo gli elementi di base. Emergono allora due elementi essenziali dalla cui declinazione può dipendere la riuscita di tutta la riforma: primo, la richiamata collaborazione tra comuni e Agenzia del territorio; secondo, la ricognizione e modifica delle norme che regolano il sistema catastale.
In relazione al primo punto, il rapporto fra Agenzia del territorio e comuni dovrà basarsi sulla cooperazione che va esplicitata in maniera più puntuale evitando le disattenzioni del passato e, in particolare, dovrà richiamare la ripartizione delle funzioni tra amministrazione centrale e comuni che già è prevista nelle norme vigenti, semmai assicurando strumenti di attuazione che ne rendano più efficace la materiale attivazione. L'assunto di base da considerare è che, in questi anni, a livello centrale, non c'è stata piena consapevolezza del fatto che le funzioni catastali non rappresentano un compito a sé stante, ma si integrano con i processi edilizi, fiscali e patrimoniali e che le anomalie presenti nella banca dati si ripercuotono inevitabilmente su tutto il sistema fiscale, centrale e locale. In merito al secondo punto, occorre prima analizzare e poi scegliere una possibile e ragionevole evoluzione dell'intero comparto catastale secondo direttrici coerenti con le esigenze di maggior capacità di individuazione e governo delle basi imponibili immobiliari con l'ovvio concorso dei soggetti direttamente interessati, in primo luogo i comuni.
Le informazioni di cui dispone l'amministrazione centrale sono essenziali, ma potrebbero risultare parziali e incoerenti se non integrate con elementi in possesso delle singole amministrazioni locali. Se il risultato voluto dal Governo deve essere quello di allineare i valori fiscali alla dinamica di mercato, allora tale processo, che negli ultimi dieci anni è stato bloccato insieme al decentramento delle funzioni operative catastali, dovrà necessariamente svilupparsi attraverso il concreto riconoscimento del ruolo dei vari soggetti istituzionali interessati. Solo attraverso una vera operazione che assicuri ai comuni la possibilità di poter compiere operazioni di rettifica dei classamenti, incidendo anche direttamente sulla banca dati catastale, si potrà incardinare un percorso di condivisione che potrà assumere forme diverse nei diversi territori, superando i modesti poteri di impulso e di intervento diretto previsti dai commi 335 a 336 della legge n. 311 del 2004. Partendo, quindi, dalle pur importanti sperimentazioni tuttora operative che, insieme alle iniziative di revisione parziali dei classamenti, rappresentano un insostituibile patrimonio di conoscenza e di capacità di relazioni, attestato dall'ampia platea di contribuenti coinvolti dalle revisioni catastali promosse dai comuni più attivi, si dovrà permettere ai comuni di utilizzare gli strumenti offerti dalla vigente e futura legislazione. Tutto ciò nel rispetto delle funzioni di presidio e di controllo a garanzia dell'unitarietà della banca dati che la legge assegna all'Agenzia del territorio e nell'ottica della cooperazione tra Agenzia e comuni.
A mio parere, sarà necessario prevedere nella definizione dei decreti attuativi: lo sviluppo dell'Anagrafe Immobiliare Integrata di cui all'articolo 19 del decreto-legge n. 78 del 2010 che deve, invece, rappresentare il motore informatico della riforma attraverso il contributo dei comuni; la definizione del processo amministrativo e tecnico collegato al modello unico digitale dell'edilizia; la piena e generalizzata interoperabilità delle banche dati e dei succitati processi ad esse intimamente legati per quanto attiene l'allineamento dei dati di intestazione e di riferimento toponomastico; un processo di revisione del sistema di classificazione catastale Pag. 41fondato su una più ampia applicazione del metodo già applicato in diverse città, in modo da trattare in tempi brevi tutti i territori di maggior sviluppo edilizio maggiormente affetti da sottostime, in questo caso contestualizzando il riferimento della delega a bacini territoriali, anche con dimensione sovracomunale, la cui definizione è attualmente piuttosto incerta; la definizione di un sistema decentrato sostenibile e coerente con le funzioni di presidio che la legge assegna all'Agenzia salvaguardando e valorizzando le migliori esperienze comunali che vanno istituzionalizzate uscendo così da condizioni non definite; introduzione di meccanismi di partecipazione attiva dei cittadini ai processi di revisione anche in chiave di previsione di contenzioso. A questo proposito, le modifiche apportate dalla Commissione sulla composizione e sui compiti delle commissioni censuarie provinciali e di quella centrale, se meglio ridefinite in sede di emanazione dei decreti attuativi, possono ridurre in modo significativo le controversie e il contenzioso.
In questa sede vorrei esprimere una mia preoccupazione, che mi auguro rimanga tale: che con il previsto aggiornamento delle modalità di distribuzione dei trasferimenti perequativi, attraverso i fondi di riequilibrio e i fondi perequativi della finanza locale, non si vada a mortificare ancora di più la capacità di spesa dei comuni, ma sia l'effettivo sistema per un'equa distribuzione. Vedremo in sede di espressione di parere sui decreti legislativi la concreta attuazione della delega nei modi e nei tempi e quindi sull'effettiva efficacia della riforma.
In conclusione, vorrei accennare ad un problema emerso anche in Commissione, evidenziato dal relatore, cioè il tema trattato dall'articolo 3, comma 12 e 13, cioè l'accorpamento delle Agenzie. Per l'argomento che ho trattato in questo intervento, ritengo che, per affrontare la riforma del catasto, sia necessario tener conto dei diversi ruoli dell'Agenzia del territorio e di quella delle entrate, ruoli sicuramente complementari ma non sovrapponibili, la cui diversità di missione può essere di freno e di ritardo all'attuazione della riforma. Una riflessione in questo senso si rende necessaria anche in questa sede, per non rendere impossibile la realizzazione di un percorso importante fatto fin qui (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bitonci. Ne ha facoltà.

MASSIMO BITONCI. Signor Presidente e onorevoli colleghi, oggi parliamo di questa delega al Governo, che reca disposizioni relative al sistema fiscale. Questo disegno di legge non va certamente a rivoluzionare il sistema fiscale. Ci saremmo aspettati una delega completamente diversa, ce n'erano i tempi. Purtroppo ci troviamo a visionare un documento che si propone esclusivamente di correggere alcuni aspetti critici. Sono stati numerosi i decreti approvati da questo Governo... Mi scusi Presidente, però non è presente il Governo... insomma, visto che noi siamo anche una forza di opposizione, almeno il rispetto del ruolo del parlamentare, che possa esprimere la propria opinione in questa sede...

PRESIDENTE. È qui il Governo.

MASSIMO BITONCI. Dicevo che sono numerosi, però, i decreti che avete approvato durante il vostro Governo, soprattutto in materia fiscale. Voglio ricordare solamente quello relativo all'IMU, con riferimento al quale avete peggiorato una norma approvata con il decreto attuativo sul federalismo municipale. Era stata introdotta questa tassazione, che doveva essere una tassa di tipo federalista, una tassa per i comuni e che doveva rimanere nel territorio per pagare i servizi ai cittadini dei comuni, invece voi - per dire come fate voi le riforme fiscali - l'avete trasformata in una tassa centralista, avete reintrodotto l'IMU sulla prima casa che prima non c'era e avete fatto in modo che il 50 per cento delle risorse dei comuni, che dovevano servire a erogare i servizi essenziali Pag. 42ai cittadini, finisse nelle casse dello Stato. È stato veramente ilare, l'altro giorno, vedere il comunicato del vostro Ministero dell'economia, comunicato che diceva che vi è stato un aumento delle entrate del 4 per cento nel periodo che va da gennaio ad agosto. Però avete omesso un piccolo particolare: che questo aumento delle entrate tributarie del 4 per cento da gennaio ad agosto è dovuto esclusivamente alla tassazione sulla casa che avete introdotto voi. Allora è facile poi fare questi ragionamenti, fare i comunicati e dire che sono aumentate le entrate tributarie, omettendo invece questo grossissimo problema che avete creato ai cittadini e alle municipalità. Infatti purtroppo noi siamo uno di quei partiti che ha molti amministratori locali, molti sindaci e abbiamo evidenziato da settimane questo grosso problema dei tagli delle amministrazioni locali, amministrazioni che non riescono a chiudere i bilanci. Molti dei nostri comuni saranno perfino commissariati, ma commissariati per responsabilità che non sono loro, bensì responsabilità vostre, che non riuscite a tenere in ordine i conti dello Stato e della pubblica amministrazione, non ci riuscite assolutamente. Siamo arrivati ormai ad ottobre e i comuni non hanno la possibilità di chiudere i bilanci, perché non si sa esattamente quale sarà l'importo del fondo di riequilibrio che verrà destinato alle singole amministrazioni.
Quindi, auspichiamo che nelle prossime settimane riusciate almeno a dare questi dati che sono fondamentali per tutti i nostri sindaci, cittadini e amministrazioni comunali.
Ritorniamo alla nostra delega, una delega fiscale che ci trova insoddisfatti: trova insoddisfatti noi e trova molto insoddisfatti anche i tecnici principali che voi, molte volte, non ascoltate, e sbagliate. Penso ai commercialisti: io sono un dottore commercialista, sono molti anni che lavoro in questo settore. I commercialisti hanno moltissimo da dire e hanno ampiamente criticato questa vostra riforma. Il presidente Siciliotti ha dichiarato che questa è una riforma all'acqua di rose, che si sarebbe aspettato cose ben diverse da questo Governo: il taglio, la riduzione dell'IRAP, una revisione delle aliquote fiscali, una semplificazione del sistema tributario complessivo, cose che non avete minimamente preso in considerazione. E allora cercate di rivolgervi un po' di più a quelli che sono i professionisti del settore, quelli che lavorano ogni giorno sulla contabilità e sul fisco, che aiutano le imprese ad andare avanti in questo periodo, molto difficile, di crisi economica che sta attanagliando la nostra nazione, ma soprattutto le nostre piccole e medie imprese del Nord.
Cos'è che non avete fatto? Non avete assolutamente preso in mano quella che riteniamo tutti la riforma più importante, la riforma che si aspettano tutti, ossia la riforma del contenzioso tributario, la riforma della giustizia tributaria. Noi avevamo fatto anche in passato parecchie proposte; la Lega Nord aveva presentato una proposta importante di riforma della giustizia tributaria, relativa anche alla disciplina delle incompatibilità dei giudici tributari, inserendo nelle commissioni tributarie quelli che sono i professionisti di questo settore: avvocati, commercialisti e, quindi, esperti. E poi, l'obbligo per i giudici tributari di effettuare dei corsi di formazione e di tirocinio: troviamo molti impreparati in questa materia. E ancora: la riduzione dei gradi di giudizio, il tentativo di dare una mano alle imprese, perché, come sappiamo, il contenzioso tributario è molto elevato e non si riesce assolutamente ad arrivare ad una sentenza nel giro di pochissimo tempo.
Le imprese in questo momento di crisi hanno bisogno di avere soluzioni veloci. Abbiamo un fisco farraginoso, dove, purtroppo, il problema dell'imposizione, il problema del sistema fiscale - come dicevo - molto contorto e farraginoso, porta ad un elevarsi del contenzioso tributario. In questo campo bisognava lavorare di più e sicuramente arrivare ad una soluzione di questi problemi.
Che cos'è che ci saremmo aspettati noi della Lega Nord da parte di questo Governo? Intanto, una semplificazione del Pag. 43sistema fiscale, una razionalizzazione degli adempimenti burocratici e amministrativi a carico dei contribuenti. Io mi ricordo, più di vent'anni fa, quando ho fatto la prima dichiarazione dei redditi a un cliente, si parlava di una paginetta di due fogli, o meglio di un foglio A3 piegato in due e il contribuente stesso riusciva facilmente a compilare la propria dichiarazione dei redditi. Adesso siamo arrivati - mi capiranno i colleghi presenti in Aula, chi ci sta ascoltando, ma anche l'imprenditore che deve ogni anno redigere questa ormai vessazione che è la dichiarazione dei redditi - a compilare dei veri e propri tomi, dei libri di dati e di documenti che non vengono nemmeno utilizzati da parte dell'amministrazione finanziaria. Questa è la realtà (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)! Voi continuate a chiedere elenchi - che devono essere compilati da parte dei cittadini, dei professionisti e delle amministrazioni - che dopo non utilizzate come effettivamente avreste dovuto fare in tutti questi anni.
L'alleggerimento della pressione fiscale complessiva è un ulteriore punto importante. Non possiamo pensare, in un momento di crisi economica come questo, che le nostre imprese debbano subire una tassazione che superi il 43 per cento, ufficialmente, ma che sappiamo essere superiore al 60 per cento se noi aggiungiamo a questa tutta la parte relativa alla tassazione e agli oneri contributivi, alla burocrazia e al costo della burocrazia stessa, costo che è anche facilmente valutabile. Ci saremmo aspettati, da parte vostra, un impulso in questo settore, un taglio dell'IRAP. È da tanto che noi diciamo che l'IRAP, purtroppo, è un'imposta non solo impopolare ma è un'imposta che porta a pagare le tasse anche quando il reddito non c'è, questa è la realtà. Infatti, il sistema della deducibilità rende questo problema gravissimo per le imprese che si trovano a pagare le tasse anche in un periodo in cui non ci sono entrate, non ci sono utili aziendali; ed è un problema che va assolutamente risolto.
Per quanto riguarda la lotta all'evasione fiscale e all'elusione, anche qui potevate, certamente, trovare delle soluzioni diverse, piuttosto che continuare con la vostra politica che spinge Equitalia a colpire sempre di più i nostri artigiani, i commercianti, con un sistema vessatorio, veramente vessatorio, che ha messo in crisi le nostre aziende e in molti casi ha portato, anche, al suicidio. Questa è la realtà che c'è stata in Veneto. Ma allora, perché non seguire i suggerimenti di tutti questi anni dove noi, da tempo, diciamo che bisogna mettere in concorrenza il cliente-contribuente con chi deve emettere le fatture e gli scontrini? Lo abbiamo detto moltissime volte! Bisogna arrivare a permettere la deducibilità degli scontrini; solo così obbligheremo il gestore dei locali, degli esercizi, l'artigiano, a emetterli, come è stato fatto, poi, per quanto riguarda le detrazioni del 36 e del 50 per cento per quanto concerne gli artigiani e chi lavora nei settori dell'edilizia. Solo così riusciremo a fare emergere l'imponibile e, quindi, non occorre andare a colpire le nostre aziende ma bisogna fare emergere, naturalmente, l'imponibile mettendo in concorrenza il cliente-contribuente e l'imprenditore.
Ancora, per quanto riguarda la revisione delle agevolazioni, delle detrazioni, delle deduzioni e l'applicazione del quoziente familiare; è proprio di queste ore, proprio di ieri sera, la notizia che avete approvato il nuovo disegno di legge di stabilità; mi risulta che all'interno del disegno di legge di stabilità e non in questa sede, che sarebbe stata, invece, la sede più opportuna per trattare tale tema, avete tolto alcune detrazioni e deduzioni importanti; ad esempio, quelle relative alle adozioni, quelle che prevedevano la possibilità, per i genitori adottivi che hanno delle spese per l'adozione, di dedurre il 50 per cento delle spese stesse; ancora, le spese relative ai cani per i ciechi, le spese per alcuni portatori di handicap. Ma, allora, perché fare una manovra di questo tipo nel disegno di legge di stabilità e non ricomprenderla direttamente nella delega fiscale? Questa è una cosa veramente incomprensibile, come quella dell'aumento dell'IVA. Ieri avete aumentato l'IVA dell'1 Pag. 44per cento, andando a colpire ancora una volta i cittadini, perché questo aumento, come tutti sanno, va a ricadere solamente sui cittadini e soprattutto su quelli a basso reddito che pagheranno molto di più. Quindi, i consumatori finali pagheranno molto di più per le prestazioni di servizi e per i beni essenziali, perché parliamo di beni essenziali, che sono quelli che acquista chi ha un reddito di mille, millecinquecento euro al mese.
Concludo con il tema del riordino dei sistemi fiscali forfetari. C'è una proposta di legge presentata oggi dall'onorevole Forcolin, dal sottoscritto e dall'onorevole Gidoni che potreste prendere in considerazione. È una proposta molto interessante relativa ad un sistema agevolato che prevede una tassazione del 5 per cento a livello dell'IRPEF, a tutti quei lavoratori che sono usciti dal mercato del lavoro.
Quindi, parliamo anche di esodati, di tutte quelle persone che a 50-55 anni escono dal mercato del lavoro per crisi aziendale e non trovano più il posto di lavoro. Allora, un sistema potrebbe essere quello di un regime fiscale agevolato, che dia la possibilità di intraprendere un'attività a tassazione zero o a tassazione molto bassa. Sarebbe un costo limitato per lo Stato che, però, potrebbe dare una mano, veramente, a questi lavoratori esodati. Sarebbe un po' come il sistema, il modello, che si è voluto adottare per i giovani che entrano nel mondo del lavoro.
Concludo, quindi, con un giudizio estremamente negativo da parte del gruppo della Lega Nord Padania su questa delega fiscale: si poteva fare di più, vi sono gli strumenti e i mezzi per fare una vera e propria riforma fiscale, ma la realtà è che voi siete assolutamente concentrati su altre manovre, l'abbiamo visto questa notte, soprattutto sulla manovra per fare un'inversione a 360 gradi su quello che era stato fatto l'anno scorso. Volete cancellare il federalismo fiscale in uno Stato centralista, che ha creato solamente disastri e problemi. Vi sono molti rami secchi da tagliare nella pubblica amministrazione e la strada non è assolutamente quella di centralizzare, ma è quella di arrivare a un vero federalismo, un vero decentramento, che tutti i cittadini vogliono (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, credo che quando si chieda una delega al Parlamento questo importa quello che si chiama, nella dottrina più accorsata, un trasferimento di responsabilità. Cioè, il Governo vede su di sé trasferire le responsabilità del Parlamento. Noi abbiamo già avuto una triste esperienza sulla delega, perché il comportamento del Governo in tema di tribunali, ignorando completamente i pareri di Camera e Senato, non è un buon viatico per una nuova delega a questo Governo.
Tuttavia, qui il disappunto per il mancato rispetto delle indicazioni del delegante da parte del delegato - e mi riferisco al Governo tecnico rispetto al Parlamento - deve essere sostituita dalla necessità che in una materia così delicata si rispettino i cardini fondamentali del sistema giuridico. Che cosa voglio dire? Che se noi non siamo rigorosi nella delega da tramandare a questo Governo su argomenti così delicati, corriamo il rischio che siano «soppressi» i tribunali che andavano mantenuti e siano «mantenuti» tribunali che andavano soppressi, e che, quindi, in qualche modo, i principi siano travolti da un eccesso di discrezionalità che molto spesso diventa notoriamente arbitrio.
In altri termini, Presidente, i comportamenti, nel nostro sistema, o sono consentiti o sono vietati: un comportamento mezzo consentito e mezzo vietato, un comportamento che costituisca una sorta di via di mezzo tra quello che la legge prevede e un fine con pregiudizialità distorsivo delle finalità, ma rispettoso della legge, capite bene che è una delega molto pesante, perché significa «jazzare» su un'apparente - secondo quello che suggerisce la delega - legalità o legittimità della condotta per ritenerla invece illegittima. Pag. 45
Allora, il principio di determinatezza della fattispecie, evitare la genericità del riferimento, diventa addirittura fondamentale. Quando leggo - e la concretezza deve ovviamente essere un parametro di chi interviene in quest'Aula, perché non si pensi che l'intervento sia fatto soltanto verbis e non per rappresentare un disagio, perché il mio è un disagio di carattere tecnico - alla lettera a) «definire la condotta abusiva come uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio di imposta (...)» - mi riferisco all'articolo 3, comma 1 - e poi leggo al numero 1) sempre della lettera b), «considerare lo scopo di ottenere indebiti vantaggi fiscali (...)», mi chiedo e vi chiedo che cosa significhi indebito, con riferimento al rispetto degli strumenti giuridici previsti dalla legge.
Il concetto di indebito è completamente affidato alla discrezionalità/arbitrio del soggetto delegato che dovrà stabilire, nonostante il rispetto formale della legge, che cosa possa significare «indebito vantaggio fiscale».
Inoltre, al punto 2) che significa l'espressione «ragioni extrafiscali non marginali»? Chi stabilisce il criterio di non marginalità della ragione extrafiscale che giustificherebbe - lo chiedo non per me - l'imprenditore, che è colui che oggi è in maggiore difficoltà e che soffre pesantemente questo giro di vite, al di là di qualche giusta osservazione di qualche collega che mi ha preceduto.
Ho la netta impressione che, sotto le spoglie di una raffineria (ovviamente raffinatezza scambiata ad usum per la raffineria, perché qui le gaffe sono per tutti e quindi è bene chiarire che questa è una gaffe dolosamente preordinata), o presunta raffinatezza giuridica, si cela in realtà l'arbitrio di poter ritenere un comportamento lecito e legittimo come abusivo. Questa è una delega che deve essere necessariamente esercitata con grande attenzione.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, mi avvio rapidamente alla conclusione. Anche il concetto di «miglioramento strutturale e funzionale dell'azienda del contribuente» , sempre al punto 2), mi sembra che non possa meritare migliore sorte.
Fate attenzione: normale logica di mercato e valide ragioni extrafiscali alternative sono tutti elementi assolutamente incerti. Essi però lasciano il passo, e devono cedere il passo, di fronte all'ultima critica che nei prossimi venticinque secondi rappresenterò a questo pacchetto: l'aumento delle sanzioni penali senza che vi sia un contenuto minimo della fattispecie.
Rispondetemi a un'altra domanda, signori del Governo: voi intendete dare un contenuto penalistico anche alla elusione? Cioè, volete ritenere che anche l'abuso del diritto debba essere sanzionato penalmente? Fatemelo capire, perché quando qui è scritto «individuazione di confini fra le fattispecie di elusione e quelle di evasione fiscale e delle relative conseguenze sanzionatorie», l'abuso del diritto, l'utilizzo di strumenti leciti per presunte finalità distorte, deve dare origine a sanzioni penali?
Se questo fosse vero, arriveremmo all'originalità di una scelta ortodossa conforme alla legge, ma che, per finalità distorte, diventa penalmente rilevante, un monstrum sul piano del diritto penale che, mi auguro, voi non vogliate percorrere, tenendo ben distinta la fattispecie di elusione, relegandola in un quadrante di sanzione amministrativa o non penale e lasciando invece le tradizionali fattispecie degne di rilevanza penale con un disegno di un minimo contenuto tipico ben all'interno del sistema penale.
Queste «dritte», che mi permetto molto umilmente di rappresentarvi, mi auguro costituiscano lo châssis su cui questa delega possa essere correttamente esercitata (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 5291-A)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore, onorevole Fluvi, rinuncia alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

VIERI CERIANI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare il relatore, l'onorevole Fluvi, per il paziente, utilissimo e costruttivo lavoro svolto, il presidente della Commissione finanze e tutti i membri della Commissione finanze, perché effettivamente il lavoro svolto nella Commissione di merito è stato molto costruttivo, ovviamente in particolare da parte dei membri della maggioranza, ma anche da parte dei rappresentanti dell'opposizione.
Questo credo sia un aspetto importante nel modo di costruire questo provvedimento. Come già hanno sottolineato diversi interventi, il relatore stesso e forse in modo particolarmente nitido l'onorevole Causi, questa è una delega anomala perché non reca la parola «riforma». Questa è una non riforma. Ci sono state critiche, anche pesanti, in questo senso sulla stampa, quando il primo testo è apparso alcuni mesi fa, nel senso di dire appunto che questa non è una delega per la riforma. Non voleva esserlo. Questo non è un ridisegno del sistema tributario.
L'impostazione è completamente diversa. Se posso spiegare un po' la logica di questo tipo di intervento, direi che forse possiamo richiamarci ad Amartya Sen e al suo ultimo libro sul concetto di giustizia. Amartya Sen dice: se mi chiedete in astratto di definire cos'è la giustizia ho difficoltà; ho difficoltà a dare un concetto astratto e cartesiano di giustizia, soprattutto ho difficoltà a individuare un concetto condivisibile; se però, partendo da una situazione data in un contesto storico preciso, mi si chiede come posso rendere più giusto il sistema, mi è più facile dare una risposta e mi è più facile trovare un consenso. Questa è l'impostazione, se vogliamo, di fondo di questo intervento. Non più, rispetto a interventi precedenti, la logica cartesiana del disegno di un sistema fiscale razionale, efficiente, ma semplicemente il tentativo di individuare, nel sistema vigente in questo particolare momento storico nel nostro Paese, quali sono gli interventi che lo potrebbero rendere più giusto, più favorevole alla crescita, più utile in questa fase storica, ricercando quel minimo comune denominatore di consenso possibile.
In questo senso i lavori in Commissione sono stati di grande conforto, perché effettivamente, al di là della contrapposizione politica necessaria, ma nella sostanza, negli interventi, nelle discussioni, un consenso sostanziale si è trovato, non solo nell'ambito della maggioranza, ma anche nei rapporti con le opposizioni, il cui apporto - lo ripeto - è stato costruttivo. Quindi, direi che, da questo punto di vista, c'è un grande conforto dal punto di vista del Governo, perché effettivamente uno dei punti importanti della delega e della costruzione di questa delega è la consapevolezza che non basta disegnare un sistema fiscale giusto, equo e favorevole alla crescita. Occorre creare anche le condizioni perché quel sistema resti nel tempo, e questo è cruciale.
Molto spesso si sono fatte riforme buone, che poi sono state smantellate dal Governo successivo per un cambio di maggioranza e per motivi più politici che ovviamente economici. Se si riesce a creare un minimo comune denominatore di consenso in una situazione come l'attuale, una situazione di ampia convergenza, di ampia maggioranza su un'impostazione di un Governo che è definito tecnico, forse la speranza che ciò che viene deciso oggi rimanga dopo è maggiore, perché c'è un consenso su alcune cose di fondo sulle quali chiunque vinca le elezioni politiche successive ha poi maggiori difficoltà a fare marcia indietro e a cambiare.
Questo è fondamentale per un provvedimento che vuole cercare di favorire la crescita, perché la crescita è anche e soprattutto stabilità, e questo alcuni degli Pag. 47intervenuti lo hanno sottolineato in modo molto efficace. Il sistema tributario viene visto non da noi tecnici, politici, esponenti di Governo, ma viene visto dal lato del contribuente e, in particolare, dal lato dell'investitore, dell'imprenditore, e di quello estero in particolare, è fondamentale dare a questi investitori l'impressione almeno di una certa stabilità nel tempo su alcuni istituti fondamentali.
Un conto sono le scelte politiche, le priorità di tipo distributivo o sociale che un Governo può decidere se composto in un certo modo e da una certa maggioranza politica rispetto alle scelte che farebbe un'altra maggioranza politica. Altra cosa è operare sulle caratteristiche fondamentali del sistema tributario, che sono quelle che determinano la convenienza di scelte di investimento.
L'incertezza su quale può essere l'evoluzione del sistema tributario è assolutamente deleteria, è deleteria per gli investimenti. L'incertezza in genere, attenzione, non è rischio. Il rischio è qualcosa di misurabile. Il rischio di cambio, il rischio di interesse è qualcosa che l'imprenditore in qualche modo riesce a configurarsi e l'imprenditore per sua natura assume rischi. L'incertezza è un'altra cosa, è l'ignoto e, di fronte all'ignoto, l'imprenditore semplicemente aspetta, aspetta o va altrove. Questo è quello che dobbiamo, nei limiti del possibile, evitare nel futuro.
L'incertezza è non solo l'instabilità dell'ordinamento, di fondo, tributario, ma anche incertezza nella sua applicazione e nella sua interpretazione. Noi abbiamo avuto in questi ultimi anni incertezze notevoli sul piano dell'interpretazione del concetto di elusione e di abuso del diritto. Abbiamo avuto sentenze e siamo arrivati ad una definizione di abuso del diritto in via giurisprudenziale. È curioso che un Paese a civil law arrivi a definire in via giurisprudenziale concetti di questa rilevanza.
Il tentativo di questa delega è molto criticato per una sua pretesa indeterminatezza, ma si tratta di un'indeterminatezza in realtà molto più circoscritta, se si guarda anche alla relazione, oltre al testo della norma. Le intenzioni del Governo sono abbastanza evidenti. Si tratta di cercare di unificare i concetti di abuso del diritto con quelli di elusione fiscale rendendolo una regola generale, creare quella che si chiama general anti-abuse rule in inglese, e su questa costruire una norma che poi possa in via giurisprudenziale essere applicata con certezze maggiori di quelle con le quali si confrontano oggi i contribuenti e gli investitori. Fondamentale, in questo approccio è riuscire a costruire quella che è chiamata una enhanced relationship in termini, anche in questo caso, internazionali, un progetto, un'iniziativa dell'OCSE: migliorare i rapporti tra contribuente e pubblica amministrazione, autorità fiscali soprattutto per le grandi imprese, permettendo un dialogo rapido che consenta di fugare rapidamente dubbi interpretativi su singole fattispecie o su nuove attività.
Quello che intende fare la delega è inserire questo processo nell'ambito di una valutazione aziendale dei rischi fiscali inserita nei controlli aziendali. È una sorta di «231» del fisco per intenderci, in gergo. E questo è anche un aspetto molto importante per dare certezza, dal punto di vista della normativa fiscale, agli investitori. Ci sono alcune cose che in questa delega, nel lavoro parlamentare, sono state soppresse, in particolare, all'articolo 14, relativo alla carbon tax e alla imposizione, alla tassazione verde ambientale ed ecologica.
È sempre un po' doloroso vedere cadere qualche articolo di una delega proposta dal Governo al Parlamento, ma in questo caso dobbiamo dire che è coerente, la scelta, con l'impianto generale dell'iniziativa del Governo. Perché questo? Perché nell'impianto originario della delega l'attuazione di questa parte della delega...

RAFFAELE VOLPI. Parliamo degli esodati, che interessa di più alla gente!

VIERI CERIANI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.. ..avrebbe potuto avere attuazione solo dopo l'entrata in vigore della direttiva europea sulla Pag. 48tassazione dell'energia. Non c'è una previsione a breve termine di approvazione di questa direttiva. Il Governo sarebbe stato in estremo imbarazzo a proporre un decreto delegato in assenza di un chiaro orientamento sul fronte comunitario. D'altra parte, l'orizzonte temporale è molto limitato ed è pressoché certo che questa parte della delega il Governo non l'avrebbe attuata. Quindi, è giusto averla soppressa, perché l'impegno che il Governo ha assunto nei confronti della Commissione e nei confronti del Parlamento è di cercare di attuare, nella sua completezza, la delega che viene a lui - spero - affidata.
Concludo ringraziando ancora il relatore, tutti i membri della Commissione finanze, il presidente Gianfranco Conte e anche le opposizioni, per il ruolo costruttivo che hanno svolto durante i lavori.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta.
Sospendiamo a questo punto la discussione, che riprenderà alle ore 15, con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sull'ordine dei lavori (ore 13,20).

MANUELA DI CENTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANUELA DI CENTA. Signor Presidente, colleghi, Governo, intervengo oggi perché la capitana venticinquenne della pallavolo Pesaro ci ha dato una splendida notizia: aspetta un bimbo. Ma, con questa splendida notizia, ci ha anche detto che non potrà onorare il suo contratto e che, quindi, sarà una ragazza che avrà un bimbo - splendidamente deciso di averlo - che, però, non avrà nessuna tutela in questo senso, perché non è riconosciuta nessun tipo di tutela da nessuna parte e che rimane così, come una persona che non può svolgere più il suo lavoro, ma contemporaneamente non ha nessuna tutela.
Questo ramo del Parlamento - mi rivolgo, in particolare, al Governo e alla Ministro Fornero, soprattutto - ha già approvato un provvedimento, in via legislativa tra l'altro, per la tutela della maternità delle atlete non professioniste. Questa tutela è garantita per legge a tutte le lavoratrici ma, ovviamente, non guarda, non accenna e non tiene presente quelle lavoratrici atipiche, come avviene nell'ambito dello sport, che lavorano con il proprio corpo.
Quindi, questa splendida notizia dell'aspettare un bimbo si abbina a una notizia, invece, che non è così bella perché l'Italia, da Paese così civilmente riconosciuto, ancora si accorge di avere una grande falla in questo senso, nella tutela della dignità della mamma, nella tutela della dignità della vita, nella tutela della dignità di una persona che ha deciso di scegliere per la vita e che, ovviamente, ce lo fa sapere, a differenza magari di tante atlete che non ce lo fanno sapere perché decidono, non avendo altre alternative, di non tenere quella vita.
A questo punto, la domanda è: Governo, Ministro Fornero in particolare, la preghiamo di accelerare l'iter, nell'altro ramo del Parlamento, di questa proposta di legge o, comunque, di attivarsi con gli strumenti e nel modo più opportuno che il Governo - e lei, Ministro - ritenga appunto opportuno fare. Ma, la preghiamo: non lasci a queste ragazze una decisione che è una decisione tremenda, qualora si decidesse per ragioni di lavoro e per ragioni economiche, di scegliere in modo diverso. Cerchiamo di dare dignità ad ogni persona nel nostro Paese. Glielo chiedo a nome di tantissime altre colleghe e di chi veramente ama la vita e sa che con poco, se solo una vita viene salvata, è qualcosa di veramente straordinario.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15.

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'interno ed il Ministro per i rapporti con il Parlamento.

(Misure di sostegno al volontariato cattolico e laico nell'ambito delle iniziative a favore dei minori abbandonati - n. 3-02527)

PRESIDENTE. L'onorevole Catone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02527, concernente misure di sostegno al volontariato cattolico e laico nell'ambito delle iniziative a favore dei minori abbandonati (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

GIAMPIERO CATONE. Signor Presidente, signor Ministro, premesso che la recente crisi economica ha acuito il problema dell'abbandono e del disagio dei minori, in particolare nel Mezzogiorno, e che l'arcivescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati, ha rivolto alle più alte cariche dello Stato l'appello ad attivarsi in favore degli orfani e dei giovani abbandonati e considerato che la legge n. 149 del 28 marzo 2001, eliminando gli orfanotrofi avrebbe dovuto istituire delle case famiglia, lasciate poi a sé stanti, senza adeguati fondi ed in balìa delle sorti dei comuni sull'orlo del dissesto economico, vorremmo sapere quali provvedimenti il Governo intenda adottare per sostenere la rete sociale del volontariato cattolico e laico e di quali misure intenda avvalersi per prevenire l'accattonaggio, la prostituzione e lo sfruttamento dei minori da parte della criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, ha facoltà di rispondere.

ELSA FORNERO, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, l'onorevole interrogante nel richiamare la singola positiva esperienza degli orfanotrofi di Pompei, il cui operato non solo non è in discussione ma è apprezzato, chiede, più in generale, al Governo quali misure intenda adottare a sostegno della rete del volontariato cattolico e laico, a tutela dei minori privi di famiglia esposti a situazioni di disagio.
Ricordo che la legge n. 149 del 2001 si inserisce in un contesto culturale che, da circa cinquant'anni, dibatte vivacemente il diritto dei minori a vivere in un ambiente familiare idoneo, responsabilizzando la famiglia di origine sul piano educativo e affettivo, nonché assicurando una famiglia a chi ne è privo e sul quale positivamente ha influito la ratifica della Convenzione sui diritti del fanciullo nel 1989. In questo processo l'Italia appare un Paese all'avanguardia nella normativa e nelle prassi di tutela del diritto dei bambini alla propria famiglia. L'intervento sociale, infatti, deve essere rivolto prioritariamente al sostegno della famiglia di origine affinché superi le difficoltà e, solo ove tale intervento fallisca, si prevede una graduazione di interventi che vanno dall'affidamento al collocamento in casa famiglia fino all'adozione.
A seguito della chiusura degli istituti, le priorità di intervento del vigente piano nazionale per l'infanzia sono rappresentate dalla prevenzione, dell'allontanamento dei bambini dalle proprie famiglie e dalla promozione dell'affidamento familiare.
In questo quadro, le linee di indirizzo per l'affido, con il fine di costituire uno strumento di utilità nell'organizzazione dei servizi territoriali di sostegno alla genitorialità difficile, e la sperimentazione del programma di intervento per la prevenzione dell'istituzionalizzazione per la presa in carico delle famiglie multiproblematiche si inseriscono - e possono costituire - dei validi strumenti. Pag. 50
Faccio presente che il numero dei minori in stato di abbandono, per i quali si attiva subito la procedura dell'adozione nazionale non coincide con il numero dei minori fuori dalla propria famiglia. Al 2011 erano 330 i minori in stato di abbandono, mentre i minorenni accolti presso servizi residenziali familiari e famiglie affidatarie sono circa 29 mila, di cui il 22 per cento stranieri. Al riguardo, segnalo che pressoché tutti i bambini censiti hanno una famiglia, o almeno un genitore, uno su cento è orfano di entrambi i genitori o ha genitori ignoti e ha un decreto di adottabilità o è in attesa di provvedimento del giudice.
Preciso che accattonaggio e prostituzione non sono correlati alla condizione di minori fuori famiglia, per i quali, al contrario, si attivano tempestivamente i servizi sociali con la rete del volontariato e dell'associazionismo, piuttosto afferiscono invece al fenomeno della tratta degli esseri umani e alla riduzione in schiavitù.

PRESIDENTE. L'onorevole Catone ha facoltà di replicare.

GIAMPIERO CATONE. Signor Presidente, signor Ministro, innanzitutto le vorrei dire che la mia interrogazione non è per Pompei ma è per tutta l'Italia. Lei sa meglio di me che da troppo tempo oramai alle case famiglia non arrivano più i fondi perché, sulla base delle ultime convenzioni, le regioni danno i soldi ai comuni e i comuni li dovrebbero girare chiaramente alle case famiglia. Tutto ciò non avviene perché vanno a finire chiaramente in una posizione di retroguardia rispetto a tutte le altre incombenze che hanno i comuni, per cui quella dignità di cui lei parlava, che hanno tutti i bambini delle case famiglia, io non la vedo, perché in quelle case famiglia c'è sporcizia, fame, gente che va via (Applausi di deputati del gruppo Italia dei Valori).
Lei non risponde alla domanda perché elenca una serie di dati, che non sono risposte, caro Ministro, noi abbiamo chiesto cosa intenda fare il Governo per eliminare questo problema, perché questo è un problema serio, signor Ministro, non si tratta di dire che 30 mila sono assistiti, quanti sono gli orfani e dove devono andare, lei mi deve dire tutti quelli che vede in mezzo alla strada, tutti i giorni, che nelle città d'Italia si vedono, chi sono? Sono fantasmi? Ce li sogniamo?
Pertanto, caro Ministro, noi chiedevamo al Governo, sapendo bene che la problematica dei fondi è delle regioni, se forse è il caso di rivedere questa iniqua e infausta legge approvata tanti anni fa e dare assistenza, anche perché, signor Ministro, le dico molto francamente che io sono uno zoofilo e, in quanto tale, amo gli animali e soprattutto i cani, ma non è possibile vedere degli spot in televisione che invitano a non abbandonare i cani e non vederne uno dove si dice di non abbandonare un bambino (Applausi dei deputati del gruppo Popolo e Territorio e di deputati del gruppo Italia dei Valori).

(Problematiche riguardanti i provvedimenti prefettizi relativi alla richiesta di iscrizione della Fondazione Alleanza Nazionale nel registro delle persone giuridiche - n. 3-02520)

PRESIDENTE. L'onorevole Buonfiglio ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02520, concernente problematiche riguardanti i provvedimenti prefettizi relativi alla richiesta di iscrizione della Fondazione Alleanza Nazionale nel registro delle persone giuridiche (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ANTONIO BUONFIGLIO. Signor Presidente, signor Ministro, il 26 aprile scorso il prefetto di Roma ha proceduto all'iscrizione della Fondazione Alleanza Nazionale nel registro delle persone giuridiche, con ciò evidentemente ha assolutamente ritenuto irrilevante che per la sua costituzione siano stati impiegati 55 milioni di euro derivanti esclusivamente dai contributi elettorali. Del resto il Consiglio di Stato la scorsa settimana, revocando l'ordinanza del TAR che ne aveva sospeso il riconoscimento, ha confermato questa soluzione Pag. 51perché, recito testualmente: «non vale discettare quanto alla consistenza del fondo, se esso sia costituito solo o in quota parte da erogazioni pubbliche». Peraltro questo l'ha fatto anche con il conforto dell'Avvocatura dello Stato che, in rappresentanza del suo Ministero, ha confermato questa posizione.
Pertanto le chiedo di sapere se intenda verificare la sussistenza dei presupposti di legittimità o prendere atti conservativi almeno fino a quando questa Camera, in base alla nuova legge, al 31 luglio 2013, dovrà procedere al giudizio di conformità e di inerenza.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Anna Maria Cancellieri, ha facoltà di rispondere.

ANNA MARIA CANCELLIERI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interrogazione iscritta all'ordine del giorno l'onorevole Buonfiglio chiede di sapere se il Ministro dell'interno non ritenga di dover verificare la legittimità dell'operato del prefetto di Roma, il quale ha disposto il 26 aprile scorso il riconoscimento della Fondazione Alleanza Nazionale. In particolare, l'interrogante ritiene che tale provvedimento possa ledere l'interesse a che vengano restituite le risorse pubbliche derivanti dai contributi elettorali in precedenza ricevuti dall'associazione Alleanza Nazionale e, a tal fine, auspica l'adozione di atti conservativi.
La complessa vicenda cui fa riferimento l'onorevole Buonfiglio prende le sue mosse dall'ultimo congresso del partito politico Alleanza Nazionale, svoltosi nel 2009, al quale hanno fatto seguito lo scioglimento dell'omonima associazione e la successiva iniziativa volta a costituire una fondazione senza scopo di lucro, che si propone quale unico fine istituzionale quello della conservazione, tutela e promozione del patrimonio politico e di cultura storica e sociale della destra italiana e segnatamente del citato partito di Alleanza Nazionale.
La ricostruzione di tale vicenda porta sicuramente ad escludere che il prefetto di Roma, dopo attento esame che ha interessato specificamente la congruità del patrimonio rispetto ai fini statutari, abbia omesso o trascurato di valutare le possibili ragioni di eventuali terzi riguardanti pretese restitutorie. Su tale punto appare dirimente l'intervento dell'Avvocatura dello Stato, che per ben due volte, nel corso del procedimento, ha avuto modo di esprimere il proprio parere, cui si è sempre pienamente uniformato lo stesso prefetto, anche quando l'organo di difesa italiano ha suggerito cautelativamente di sospendere l'iter procedimentale. Peraltro, il procedimento di riconoscimento è stato concluso dal prefetto solo dopo che erano state fornite precise garanzie dal presidente della fondazione circa l'eliminazione di cause ostative al riconoscimento, circostanza quest'ultima confermata anche dal secondo parere dell'Avvocatura dello Stato. Del resto, lo stesso contenzioso amministrativo recentemente sviluppatosi si è concluso nella fase cautelare con una pronuncia del Consiglio di Stato, secondo la quale non è stato ritenuto sussistere alcun serio e attuale danno che possa discendere dall'impugnato provvedimento di riconoscimento della fondazione. Non è secondario il rilievo in base al quale lo stesso alto consesso riconosce che eventuali pretese di terzi, come quella cui fa riferimento l'interrogante, non sono affatto pregiudicate dal provvedimento in questione e potranno comunque essere fatte valere nelle sedi proprie.

PRESIDENTE. L'onorevole Buonfiglio ha facoltà di replicare.

ANTONIO BUONFIGLIO. Signor Presidente, intanto ringrazio il signor Ministro per la sensibilità dimostrata e per essere intervenuta personalmente. Purtroppo, però, non posso ritenermi soddisfatto della risposta, anche perché tale soddisfazione significherebbe dover trarre delle conseguenze che non ci sembrano in qualche modo accettabili. Innanzitutto, significherebbe che le leggi sui rimborsi elettorali possano contemplare destinatari diversi da quelli previsti dalla legge e che quei fondi Pag. 52possano essere indirizzati anche a finalità diverse rispetto a un partito politico, come a quelle di una fondazione avente uno scopo privato. Poi lei, signor Ministro, nella sua risposta parlava di congruità. Quello che noi abbiamo lamentato, sia in sede endoprocedimentale sia in sede extraprocedimentale, è che comunque sia mancato un giudizio sulle condizioni ostative che - mi permetta - non può dare il presidente della fondazione. L'assenza di condizioni ostative al riconoscimento era un obbligo che avrebbe dovuto in qualche modo adempiere il prefetto. Del resto, questo lo facciamo anche per un altro motivo: troppo spesso la politica - non voglio forzare e accostare questo avvenimento a quello che succede nelle cronache di questi giorni, ci mancherebbe - viene accusata di arrivare tardi, dopo la magistratura o la Guardia di finanza. Per una volta che la politica, alcuni politici, alcuni parlamentari, alcuni iscritti a questo partito chiedono da due anni all'amministrazione dello Stato un giudizio sulla conformità di una destinazione patrimoniale, siamo costretti ad aspettare che arrivi la magistratura. Per questo, non ci possiamo ritenere soddisfatti; comunque la ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Fareitalia per la Costituente Popolare e Italia dei Valori).

(Iniziative di competenza in relazione allo svolgimento delle elezioni regionali nel Lazio - n. 3-02521)

PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Gasbarra n. 3-02521, concernente iniziative di competenza in relazione allo svolgimento delle elezioni regionali nel Lazio (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, signor Ministro, non entro nel merito delle vicende terribili che hanno portato alle dimissioni del presidente della regione Lazio. Noi chiediamo al Governo un'azione perché si voti entro il termine di 90 giorni, previsto con molta chiarezza dalla legge e come ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 196 del 2003. Signor Ministro, non le chiediamo una risposta burocratica che faccia riferimento alle diverse competenze, ma chiediamo che il Governo agisca con la sua forza, con la forza di una pressione politica, e a volte anche le parole sono una forma di pressione politica e il Governo le ha usate in molte altre occasioni.
Lo chiediamo non per noi, non per un interesse di parte, ma per evitare ai cittadini della regione Lazio, oltre al danno subito, di avere anche la beffa di vedersi sottratto il diritto di voto entro 90 giorni, come previsto dalla legge, semplicemente per un trucco e per una convenienza di parte (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Anna Maria Cancellieri, ha facoltà di rispondere.

ANNA MARIA CANCELLIERI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interrogazione iscritta all'ordine del giorno l'onorevole Gasbarra ed altri chiedono di conoscere come il Ministro dell'interno intenda agire per far sì che le nuove consultazioni elettorali nella regione Lazio, a seguito delle recenti dimissioni del presidente della giunta e il conseguente scioglimento del consiglio, si svolgano entro e non oltre il 28 dicembre 2012.
Tale sollecitazione sottende un'interpretazione della norma regionale, articolo 5 della legge regionale n. 2 del 2005, secondo la quale il termine di tre mesi ivi indicato con riferimento all'indizione delle elezioni sia in realtà da riferirsi allo svolgimento delle consultazioni elettorali. Siffatta interpretazione potrebbe trovare conforto in una sentenza della Corte costituzionale, la n. 196 del 2003, che ebbe ad esprimersi in tal senso per l'analogo caso della legge regionale dell'Abruzzo.
Aggiungo, peraltro, che anche l'Avvocatura generale dello Stato, nell'esprimere un parere tecnico al riguardo, ha dato Pag. 53evidenza all'esistenza di questo precedente giurisprudenziale. In effetti, l'interpretazione si basa sull'osservazione secondo cui l'interesse pubblico generale richieda che non trascorra un lasso troppo lungo di tempo tra l'intervenuto scioglimento dell'assise regionale e il rinnovo delle cariche elettive.
Va anche detto, per la necessaria obiettività, che la legge della regione Lazio, comunque successiva alla pronuncia della Consulta, per la sua formulazione letterale può prestarsi anche ad altre opzioni interpretative, come segnalato dalla stessa Avvocatura generale in occasione della formulazione del parere.
Infatti, le stesse elezioni del 2009 del consiglio e del presidente della regione Lazio vennero celebrate oltre i 90 giorni dallo scioglimento. Non posso che limitarmi ad auspicare, pertanto, che una decisione così importante possa maturare ed essere adottata dal presidente regionale uscente, che ne ha la piena ed esclusiva competenza, nell'ambito di un sereno e pacato confronto, alieno da ogni forma di strumentalizzazione e che tenga conto di tutti gli interessi che caratterizzano la vicenda.
Desidero ribadire, inoltre, la disponibilità del Governo e mia personale a valutare con leale spirito collaborativo ogni aspetto della questione, anche per le sue possibili interferenze con i processi di riforma in atto.

PRESIDENTE. L'onorevole Gasbarra ha facoltà di replicare.

ENRICO GASBARRA. Signor Presidente, signor Ministro, la ringrazio per la sua presenza in Aula e per l'attenzione che da subito ha prestato alla vicenda del Lazio. La sua risposta ci soddisfa ed è ineccepibile nel perimetro ristretto delle sue competenze, ma mi consenta di avanzarle un'ulteriore riflessione e di rappresentarle la necessità da parte del Governo, nel merito, di verificare con più attenzione le norme, peraltro da lei già richiamate, la sentenza della Corte costituzionale, il parere dell'Avvocatura e anche le sue dichiarazioni.
In relazione alle diverse interpretazioni possibili con riferimento all'articolo 5 della legge regionale n. 2 del 2005, credo che si debba far presente, signor Ministro, la condizione che sta vivendo la comunità del Lazio, che non può sfuggire all'azione che, peraltro, il Governo ha intrapreso. Il Governo ha intrapreso un taglio radicale importante, che condividiamo, che le mancate elezioni impedirebbero e ritarderebbero. In più, abbiamo un'azione della magistratura che sta andando avanti, e rallentare il voto rallenterebbe l'azione della magistratura.
Inoltre, abbiamo una comunità piegata dalla crisi che ha bisogno di un'istituzione accanto, al fine di limitare possibili tensioni sociali. Signor Ministro, questa vicenda va al di là della normale dialettica, pur accesa, tra maggioranza e opposizione. La invito a riflettere, a intervenire e a sollecitare, al di là delle competenze specifiche, un'azione diretta del Governo, anche ipotizzando di attivare le procedure previste dall'articolo 126 della Costituzione, per garantire il principio sacrosanto, previsto in Costituzione, del rispetto della sovranità del popolo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

(Iniziative a tutela del turismo balneare, con particolare riferimento all'applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein - n. 3-02522)

PRESIDENTE. L'onorevole Favia ha facoltà di illustrare l'interrogazione Di Pietro n. 3-02522, concernente iniziative a tutela del turismo balneare, con particolare riferimento all'applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, signor Ministro, questa mattina il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport Pag. 54ha, ancora una volta, rinviato la presentazione della bozza di decreto legislativo e ne ha solo presentato i principi informatori che contrastano con numerose decisioni del Parlamento. Mi riferisco a mozioni e a ordini del giorno di Camera e Senato. Sono principi che condannano a morte 30 mila imprese italiane, 30 mila famiglie italiane, 300 mila posti di lavoro, un milione con l'indotto.
Noi vi chiediamo, ancora una volta, di andare a Bruxelles a chiedere la non applicazione della direttiva Bolkestein al settore balneare perché non c'è lesione della concorrenza, essendo possibile assentire numerosissime nuove concessioni, e perché trattasi di specificità unicamente italiana.
Perché non siamo stati rassicurati in proposito, Ministro? Volete forse che il settore finisca in mano alle multinazionali o, peggio, alla criminalità organizzata? Volete che questi 30 mila disperati creino ancora problemi di ordine pubblico? È possibile che in una nazione normale Marcello Di Finizio venga allontanato dalla capitale della sua nazione per tre anni solo perché ha rivendicato il diritto costituzionale al lavoro e alla libertà di impresa? Che tipo di nazione avete in mente? Ministro, avete intenzione di andare a Bruxelles a rivendicare la non applicabilità della Bolkestein al settore dei balneari (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli deputati, le vicende del signor Marcello Di Finizio sono ben note al Governo. Sia il Ministro Gnudi, sia il Ministro Moavero Milanesi sono intervenuti in diverse occasioni per evitare che le manifestazioni di protesta del signor Di Finizio, che sono comprensibili sotto il profilo umano, non degenerassero e ponessero a rischio la sua incolumità. È stato incontrato in più occasioni ed è stata percepita la difficoltà in cui lo stesso si trova, difficoltà che, seppure conseguente a vicende particolari, si comprende bene che è in parte coincidente con lo stato di sofferenza del turismo balneare.
Il provvedimento restrittivo della questura di Roma a cui il signor Di Finizio è stato sottoposto a seguito della vicenda dello scorso 2 ottobre, il cosiddetto foglio di via obbligatorio, è stato invero adottato ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 159 del 2011 in relazione all'esigenza di tutela della pubblica sicurezza, cui è unicamente preordinato, tenendo conto di precedente analoga iniziativa dimostrativa posta in essere dal signor Di Finizio - l'11 maggio scorso si era arrampicato su un ponte-gru galleggiante del porto di Trieste - nonché del rilievo penale del suo comportamento. Egli è stato deferito all'autorità giudiziaria in stato di libertà in ordine ai reati di procurato allarme e di omesso obbligo di preavviso di pubbliche manifestazioni.
Il Governo ha d'altronde già rappresentato, anche in quest'Aula lo scorso 12 settembre, il percorso intrapreso in merito alla regolamentazione del settore delle concessioni demaniali marittime a seguito dell'eliminazione del diritto di insistenza dall'articolo 37 del codice della navigazione e della conseguente chiusura della procedura di infrazione comunitaria riguardante la sussistenza di meccanismi anticoncorrenziali nell'assegnazione delle predette concessioni in Italia.
In accordo con la Commissione europea è stata introdotta una proroga delle concessioni con finalità turistico-ricreative in essere fino al 31 dicembre 2015, in vista della delega al Governo per il riordino della legislazione relativa alle concessioni stesse. L'intervento normativo mira, da un lato, a tenere conto delle esigenze della tutela della concorrenza che sono di matrice europea e, dall'altro, a preservare le funzionalità del settore. Le preoccupazioni di questo delicato settore, a cui sono riconducibili le imprese dimostrative del signor Di Finizio, sono tenute ben presenti dal Governo.

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PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, allora, se abbiamo capito bene, signor Ministro, il Governo tiene e terrà ben presente le difficoltà della categoria del signor Di Finizio.
Il fatto è che non basta tenerle presenti. Questo è il lavoro che faceva Ponzio Pilato: stava a guardare, nel mentre qualcuno ammazzava i bambini, ammazzava l'economia, dell'Italia ammazzava l'economia di un settore che, come ha detto il mio collega, ha 30 mila imprese, 30 mila famiglie, 300 mila posti di lavoro ed un milione di posti di lavoro di indotto.
Ciò che noi le chiediamo è che il Governo faccia presente la questione all'Unione europea - e qui per la seconda volta non ci avete portato una carta, un documento, una dichiarazione, un impegno -, quindi di andare, qualcuno di voi, un fine settimana magari, invece di andare al mare, di andare all'Unione europea a difendere le ragioni di una specificità italiana, quella dei balneari italiani, che non esiste in nessun altro Paese europeo, nei confronti di una direttiva, la Bolkestein, che nel dare direttive generiche ed astratte ha incluso anche lavori che non possono rientrare in quella direttiva.
Voi mi dovete spiegare perché dalla direttiva sono stati esclusi i notai sì, i venditori di acque minerali sì, e non i balneari, dato che solo in Italia abbiamo 8 mila chilometri di spiagge e di coste.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Di Pietro.

ANTONIO DI PIETRO. È chiaro, quindi, che la realtà è che questo Governo, per farsi bello agli occhi della Commissione europea, se ne frega di quelli che sono gli interessi del nostro territorio e delle nostre imprese, soprattutto piccole e medie, che sono costrette a morire di fame e di sete, adesso che arriveranno le multinazionali, se va bene, la mafia e la 'ndrangheta, se va male (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

(Misure a favore del settore termale, con particolare riferimento all'area dei Colli Euganei - n. 3-02523)

PRESIDENTE. L'onorevole De Poli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02523, concernente misure a favore del settore termale, con particolare riferimento all'area dei Colli Euganei (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ANTONIO DE POLI. Signor Presidente, signor Ministro, l'attuale situazione economica e finanziaria sta colpendo tutti i settori, in modo particolare quello turistico e termale, del bacino euganeo. Credo che siano a rischio oggi più di 5 mila posti di lavoro, 119 sono le strutture alberghiere che rischiano di chiudere (oltre 11 mila camere, con 18 mila posti letto). Questa è una situazione di una gravità che è sicuramente nazionale e che guarda ben al di fuori di quelle che sono le caratteristiche solo venete.
Chiaramente per tutto questo servono degli interventi strutturali immediati, da una parte con ammortizzatori sociali che diano la possibilità ai lavoratori di poter avere un attimo di tranquillità, e dall'altra parte che possano chiaramente dare anche agli stessi imprenditori la possibilità di potere continuare.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevoli De Poli.

ANTONIO DE POLI. Quindi, si chiede quali sono gli interventi immediati che il Governo intende fare.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli deputati, in riferimento all'interrogazione posta, rappresento che per contrastare la crisi del settore del turismo sono stati avviati interventi per la Pag. 56realizzazione di progetti che mirano alla crescita del settore ed al suo posizionamento competitivo a livello internazionale.
In particolare, sono state stanziate somme destinate ad attivare un nuovo programma di interventi, che è finalizzato a sostenere azioni e settori che possono ritenersi particolarmente qualificanti per il recupero e per l'innalzamento della competitività dell'offerta turistica italiana sul piano internazionale - voglio citare un decreto del Ministro per il turismo del 24 giugno 2010 -, e in tale ambito si inserisce anche il settore termale del benessere.
I progetti potranno essere relativi alla realizzazione di opere strutturali ed infrastrutturali o alla riqualificazione di quelle esistenti e alla creazione di servizi, alla commercializzazione e promozione integrata del sistema turistico nazionale, allo sviluppo o promozione, anche attraverso le nuove tecnologie, dell'offerta turistica italiana. Il contributo è stato rideterminato sulla base di quanto previsto dal decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, intitolato alle misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica.
Devo anche sottolineare che si sta lavorando ad un piano di rilancio per il settore del turismo che individua gli asset strategici necessari a mettere il turismo al centro di una politica economica del Paese. Tale piano strategico, che affronta gli aspetti economici e fiscali delle imprese di settore e le criticità della crescita delle imprese ricettive, qualora venisse riconosciuto dal sistema delle regioni come uno strumento comune e condiviso potrà trasformarsi in azioni efficaci per il rilancio e lo sviluppo del settore. Contemporaneamente sono allo studio, in stretta collaborazione con le regioni, le modifiche al codice del turismo che permetteranno di concretizzare le azioni che discendono dal Piano strategico del turismo e di rafforzare le necessarie strategie per una ottimizzazione delle risorse disponibili e per armonizzare le politiche incisive di rilancio della competitività del nostro sistema produttivo.

PRESIDENTE. L'onorevole De Poli ha facoltà di replicare.

ANTONIO DE POLI. Signor Presidente, ringrazio il Ministro, ma credo che, al di là delle linee di indirizzo che il settore del turismo sta facendo, servono purtroppo degli interventi immediati. Qui corriamo il rischio di avere un tavolo di crisi, una situazione di crisi che va ben oltre le situazioni che abbiamo già anche in Italia, come quella dell'Alcoa, per citarne una, o di qualsiasi altra azienda che si sta seguendo purtroppo in questi ultimi mesi. Qui parliamo di 5 mila posti di lavoro diretti dove già adesso centinaia e centinaia di lavoratori con contratto a tempo indeterminato sono passati a contratti stagionali, quindi di qualche mese, senza nessuna possibilità di avere degli ammortizzatori tali che possano essere loro garantiti.
Dall'altra parte, un bacino termale, quello euganeo, che comprende cinque comuni - Abano, Montegrotto Terme, Galzignano, Battaglia e Teolo -, che credo sia il bacino termale più grande d'Europa, oggi corre il rischio di chiudere, con un indotto rispetto a quello che ho detto veramente di decine e decine di migliaia di euro che andranno persi e che faranno sì che ci saranno delle situazioni di crisi di gravità tale e veramente con ricadute chiaramente regionali, territoriali ma ancor di più anche nazionali.
Io credo che rispetto a questo ci debba essere un intervento specifico, in primo luogo per quanto riguarda i lavoratori, in secondo luogo per intervenire direttamente rispetto a quelle che sono le strutture di quel settore, con interventi diretti a sostegno di questi imprenditori, perché di questo si parla, in maniera tale da poter rilanciare questo fattore turistico del benessere, ma ancor di più della cura, perché quello che sta succedendo all'esterno del nostro Paese...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole De Poli.

ANTONIO DE POLI. ...negli altri Paesi contermini dell'Unione europea - ho concluso Pag. 57- è sostenere le cure rispetto ai bacini termali che hanno. Quindi, non vorrei che tutto questo, ancora una volta, significasse un'ulteriore chiusura con migliaia di posti di lavoro che se ne vanno e centinaia di aziende che chiudono.

(Problematiche riguardanti la sospensione degli adempimenti tributari nei territori delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto interessati dal sisma del mese di maggio 2012, con particolare riferimento agli obblighi dei sostituti d'imposta - n. 3-02524)

PRESIDENTE. L'onorevole Raisi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02524, concernente problematiche riguardanti la sospensione degli adempimenti tributari nei territori delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto interessati dal sisma del mese di maggio 2012, con particolare riferimento agli obblighi dei sostituti d'imposta (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ENZO RAISI. Signor Presidente, questo è un tipico esempio che porta purtroppo il cittadino a non amare lo Stato e a vederlo come un nemico.
Noi abbiamo preso due provvedimenti importanti nel giugno di quest'anno verso le popolazioni terremotate, in cui ci eravamo impegnati a far slittare il pagamento delle imposte nei territori dove, purtroppo, il terremoto ha devastato, tra l'altro, la mia terra, l'Emilia, ma non solo, anche parte del Veneto e della Lombardia.
Bene, non si sa come o, meglio, si sa come, l'Agenzia delle entrate ha dato un'interpretazione restrittiva nell'agosto 2012, cioè due mesi dopo, confermando le nostre disposizioni di rimandare a novembre il pagamento delle imposte per i residenti locali, fatta eccezione per i sostituti d'imposta. Cosa è successo? È successo che, alla fine, i poveri lavoratori dipendenti si sono trovati, nel mese di settembre, delle buste paga vuote, perché gli imprenditori, per paura di prendere le multe, hanno anticipato il pagamento del sostituto d'imposta, creando un disequilibrio tra il lavoratore autonomo e il lavoratore dipendente. È veramente una follia di uno Stato che fa di tutto per non farsi amare.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signora Presidente, onorevoli deputati, i quesiti che sono posti dall'onorevole interrogante vertono sul tema dell'uscita dal regime di sospensione degli adempimenti tributari e contributivi di parte dei contribuenti, ivi inclusi i sostituti d'imposta operanti nei territori interessati dal sisma del maggio 2012. Le risposte a tali quesiti si trovano nello schema di decreto-legge deliberato dal Consiglio dei ministri del 4 ottobre 2012 e riesaminato dal Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio, provvedimento legislativo d'urgenza e di imminente - è possibile oggi stesso - pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Tra le disposizioni del decreto-legge ve ne sono alcune che ribadiscono quanto già era trattato dal decreto che in origine ha sospeso gli adempimenti tributari e contributivi in questione, cioè dal decreto-legge n. 74 del 2012. È, dunque, chiaro che i sostituti d'imposta operanti nei territori interessati non avrebbero dovuto omettere di operare le tradizionali ritenute e tantomeno di versarle all'Erario, generando il noto fenomeno della cosiddetta «busta pesante». Al riguardo, viene fissato che il periodo di sospensione scade con il mese di novembre 2012. Conseguentemente, viene fissato al 16 dicembre di quest'anno il termine entro il quale i sostituti d'imposta che non hanno osservato pienamente i loro doveri devono regolarizzare i versamenti tributari e contributivi dovuti, senza, tuttavia, subire sanzioni, ovvero l'applicazione di interessi per il ritardo. Nella consapevolezza dei rapporti tra sostituti e sostituiti, le disposizioni prevedono altresì che i primi possano Pag. 58recuperare dai secondi le somme dovute mensilmente, nei limiti del quinto dello stipendio.
Il decreto-legge affronta altresì la questione del versamento dello stock dei tributi e contributi sospesi nel periodo maggio-novembre 2012. Anche per tali tributi e contributi, la data entro la quale gli stessi devono essere versati è stabilita nel 16 dicembre 2012. Tuttavia, per venire incontro soprattutto allo sforzo di ripresa della normale attività economica, il decreto-legge offre ai titolari di reddito d'impresa che avranno titolo ad accedere ai contributi ovvero ai finanziamenti agevolati per la ricostruzione...

PRESIDENTE. La invito a concludere, Ministro Giarda.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento.. ..concludo, signor Presidente. Stavo dicendo che il decreto-legge offre ai titolari di reddito d'impresa che avranno titolo ad accedere ai contributi ovvero ai finanziamenti agevolati per la ricostruzione di cui all'articolo 3 del decreto-legge n. 74, nonché all'articolo 3-bis del decreto-legge n. 95 del 2012, la possibilità di chiedere presso gli istituti di credito ulteriori finanziamenti per la durata di due anni, garantiti dallo Stato, per il pagamento dello stock dei tributi e contributi dovuti.
Per questa categoria di contribuenti, i finanziamenti a disposizione consentiranno altresì di assolvere ai tributi e ai contributi dovuti tra il 1o dicembre 2012 e il 30 giugno 2013. A fronte dei finanziamenti ottenuti, i contribuenti potranno inoltre dilazionare, secondo piani di ammortamento, il rimborso della sola quota capitale del finanziamento ottenuto.

PRESIDENTE. L'onorevole Raisi ha facoltà di replicare.

ENZO RAISI. Signor Presidente, in primo luogo, ringrazio il signor Ministro, tuttavia, prendo atto che l'Agenzia delle entrate, con il suo comunicato del 16 agosto 2012, ha tratto in inganno gli imprenditori e, quindi, anche i poveri dipendenti, che hanno dovuto subire questa ritenuta; tutto quanto nel mese di settembre, con quel problema che dicevo prima di «buste leggere».
Apprezzo il fatto che con il nuovo intervento di oggi spostate a dicembre il pagamento delle imposte; faccio presente che il terremoto in Abruzzo, avvenuto pochi anni fa, ha previsto sedici mesi di sospensione dei pagamenti delle imposte; non si capisce perché si creano questi disequilibri tra un emiliano, un veneto o un lombardo che, purtroppo, recentemente hanno visto le loro terre disastrate dal terremoto e invece i cittadini abruzzesi che hanno, invece, avuto condizioni di trattamento totalmente diverse. Questo tipo di interventi da parte dello Stato, lo dico al Ministro, spero che se ne faccia carico anche all'interno del Governo, è il classico atteggiamento che provoca irritazioni e, mi permetta, «odio» - fra virgolette - nei confronti dello Stato da parte dei nostri concittadini. Infatti, questo ping-pong da parte dell'Agenzia delle entrate, questo vedersi considerati cittadini di serie B rispetto ad altri cittadini, non aiuta il cittadino italiano, e guardate che la mia Emilia è una delle regioni che maggiormente contribuisce e dove il livello di evasione fiscale è più basso in assoluto; nel momento in cui abbiamo bisogno, veniamo trattati da cittadini di serie B; ecco, questa è una cosa che, onestamente, non posso accettare. È stato sbagliato il comunicato dell'Agenzia delle entrate, non capisco perché, ancora una volta, per questi errori nessuno paghi mai, paga sempre il cittadino, e questo non è giusto (Applausi del deputato Marco Carra).

(Iniziative per differire la data dell'entrata in vigore delle disposizioni che stabiliscono l'applicazione dei vincoli del Patto di stabilità interno agli enti locali con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti - n. 3-02525)

PRESIDENTE. L'onorevole Vanalli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Dozzo Pag. 59n. 3-02525 concernente iniziative per differire la data dell'entrata in vigore delle disposizioni che stabiliscono l'applicazione dei vincoli del Patto di stabilità interno agli enti locali con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

PIERGUIDO VANALLI. Signor Presidente, il senso dell'interrogazione a risposta immediata sta proprio in quello che ha detto lei. Dal 1o gennaio verranno estese ai comuni al di sotto dei 5 mila abitanti le regole ferree del vincolo del Patto di stabilità interno e quindi creeremo per questi comuni un ulteriore aggravio, non solo di competenze ma proprio di possibilità di gestione della spesa e della possibilità di far funzionare i propri servizi al meglio. Ciò per la difficoltà di rapportarsi con le imprese, soprattutto le piccole imprese che lavorano con i piccoli comuni, che ancora oggi, dove i comuni non sono in dissesto, hanno la possibilità di lavorare e di avere quindi delle risorse finanziarie da poter investire. Invece, bloccheremo questa possibilità di rapporto lavorativo tra le piccole e medie imprese, gli artigiani e i comuni che hanno queste possibilità, per una scelta scellerata del Governo di estendere al di sotto dei 5 mila abitanti questi vincoli; una scelta che noi stiamo contestando da tempo e che, come prevediamo, porterà, purtroppo, alla paralisi di tutte le attività lavorative sul territorio italiano, come già sta succedendo adesso. Pertanto, la domanda rivolta al Governo è se, per lo meno in vista di una completa revisione dei vincoli del Patto di stabilità, non sia il caso, almeno, di differire l'entrata in vigore di queste rigide e ferree regole per i comuni al di sotto dei 5 mila abitanti.

PRESIDENTE. Il Ministro per il rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli interroganti, il differimento dell'entrata in vigore dell'assoggettamento alle regole del Patto di stabilità interno per i comuni con popolazione compresa tra i mille e i 5 mila abitanti, che è la sostanza del tema che viene sottolineato, comporterebbe nel 2013 conseguenze sui saldi di finanza pubblica pari a circa 950 milioni di euro. Infatti, questa è la somma che è stata stimata come esito dell'estensione del Patto di stabilità interno.
In relazione a ciò, pur comprendendo le ragioni esposte, che sottolineano la difficile situazione delle condizioni di finanza pubblica a livello comunale, mi permetto di rappresentare che la richiesta in questione potrebbe essere assentita se venisse garantita la copertura dei predetti maggiori oneri di finanza pubblica, vuoi mediante l'aumento per pari importo del contributo richiesto ai comuni con popolazione superiore ai 5 mila abitanti, oppure rinvenendo adeguate risorse compensative da altre fonti di finanziamento.
D'altronde, il Patto di stabilità interno - è ben noto - nasce dall'esigenza di convergenza delle economie e delle finanze pubbliche degli Stati membri dell'Unione europea verso specifici parametri comuni a tutti gli aderenti e condivisi a livello europeo nell'ambito del Patto di stabilità e crescita, il quale ha fissato i confini in termini di programmazione, risultati e azioni di risanamento entro i quali i Paesi membri possono muoversi autonomamente. Ai fini del rispetto dei criteri di convergenza, l'indebitamento netto della pubblica amministrazione - è ben noto agli interroganti - costituisce il parametro principale da controllare e la causa di formazione dello stock di debito pubblico. Quindi, l'obiettivo primario delle regole che costituiscono il Patto di stabilità interno è proprio il controllo dell'indebitamento netto degli enti territoriali nel loro complesso. L'Italia, coerentemente con l'Unione europea, ha formulato il proprio Patto di stabilità interno già molti anni fa, esprimendo gli obiettivi programmatici per gli enti territoriali ed i corrispondenti risultati sulla base delle previsioni di finanza pubblica. Pertanto, ogni decisione in Pag. 60materia di potenziale revisione del Patto di stabilità interno deve armonizzarsi con gli obiettivi che ho ricordato.

PRESIDENTE. L'onorevole Vanalli ha facoltà di replicare.

PIERGUIDO VANALLI. Signor Presidente, signor Ministro, lei ha richiamato, come sempre fa questo Governo, i vincoli che l'Europa ci obbligherebbe a rispettare, però mi sembra di ricordare, e vorrei ricordare a tutti, che l'Europa di fatto voleva fare in modo che non si continuasse con la finanza allegra, e per questo poteva essere sufficiente applicare quelle norme che già ci sono oggi, quelle sul pareggio di bilancio, obbligando tutti gli enti al pareggio di bilancio e senza per forza inventarsi il Patto di stabilità esteso ai piccoli comuni. Tali norme, di fatto, non obbligano al pareggio di bilancio, ma solamente al congelamento delle spese e quindi al blocco delle attività economiche. Poi, lei mi dice che nel 2013 sarebbe necessario reperire 250 milioni di euro se ci si svincolasse da questo Patto, ma le ricordo che pochi giorni fa avete regalato 900 milioni di euro alla Sicilia in deroga al Patto di stabilità (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Queste risorse avrebbero consentito, per quasi quattro anni, di dare la possibilità ai piccoli comuni di non ottemperare a queste rigide norme e a far funzionare al meglio l'economia territoriale dei loro paesi. Avete regalato 900 milioni di euro in deroga al Patto di stabilità non tanto per rilanciare le attività economiche siciliane (magari speravate di rilanciarle), ma semplicemente per pagare gli stipendi degli innumerevoli dipendenti pubblici, che i piccoli comuni del nord non hanno e non possono permettersi di pagare, ma che neanche vogliono pagare, perché non gli servono. Avete dato 900 milioni di euro a una regione che ha sciolto il proprio consiglio regionale pochi giorni prima dell'entrata in vigore di una legge che gli avrebbe impedito di rieleggere lo stesso numero di consiglieri comunali e, quindi, di fatto, avete dato la possibilità di poter continuare a spendere e spandere, mettendo il Governo nella condizione, fra pochi mesi, di dover scegliere se tagliare di nuovo ai comuni virtuosi del nord per dare di nuovo alla Sicilia. Da come lei mi ha risposto ho il dubbio, anzi la certezza, che la scelta sarà quest'ultima: taglierete ancora ai comuni del nord per garantire lo «stipendificio» della Sicilia, della Calabria e di tutte le altre regioni che il Patto di stabilità non sanno neanche cos'è (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

(Tempi di adozione del decreto ministeriale previsto dal comma 4 dell'articolo 32-bis del decreto-legge n. 83 del 2012 in materia di liquidazione dell'IVA secondo la contabilità di cassa - n. 3-02526)

PRESIDENTE. L'onorevole Vignali ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02526, concernente tempi di adozione del decreto ministeriale previsto dal comma 4 dell'articolo 32-bis del decreto-legge n. 83 del 2012 in materia di liquidazione dell'IVA secondo la contabilità di cassa (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, nel decreto-legge sviluppo, con un emendamento proposto dal Popolo della Libertà, sottoscritto da me come relatore e a cui si è associato anche l'onorevole Fluvi, che era l'altro relatore, si è previsto di utilizzare una possibilità che l'Unione europea ha concesso agli Stati membri: innalzare il regime del pagamento dell'IVA quando si incassano le fatture per tutte le imprese che hanno un fatturato fino a 2 milioni di euro. Si tratta di un provvedimento che riguarderebbe 4.380.000 imprese, quasi il 97 per cento del sistema produttivo italiano.
È uno dei provvedimenti nel decreto sviluppo tra i più attesi e sostenuto da tutte le forze politiche peraltro, perché risponde effettivamente in termini concreti al problema della liquidità che è il primo problema delle nostre imprese. Non solo: Pag. 61evita anche alle imprese di avere guai impropri con l'amministrazione finanziaria.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

RAFFAELLO VIGNALI. L'interrogazione è per sapere i tempi precisi in cui si intende emanare un decreto. Ricordo che il dispositivo del decreto sviluppo, convertito in legge, prevedeva la scadenza di domani e chiediamo da quando lo si intenda far partire. Faccio anche presente che nel decreto era stata trovata anche l'idonea copertura per il costo.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Dino Piero Giarda, ha facoltà di rispondere.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'onorevole interrogante chiede di conoscere i tempi di emanazione del decreto del Ministro dell'economia previsto dall'articolo 32-bis del decreto-legge n. 83 convertito in legge il 7 agosto del 2012. Questa norma, come ricordato nell'interrogazione, ha trasposto nell'ordinamento nazionale l'articolo della direttiva del 28 novembre 2006 della Comunità europea, introdotto a sua volta dall'articolo 1 della direttiva del 13 luglio 2010.
Questa fonte contempla per i soggetti IVA un regime opzionale tale per cui l'imposta può essere versata non in corrispondenza all'emissione delle fatture e i procedimenti amministrativi, ma quando effettivamente essa viene incassata dall'operatore. La norma nazionale ha previsto che, per dare attuazione al nuovo istituto, venga adottato un decreto ministeriale in tempo utile per consentire in coerenza con la fonte giuridica comunitaria l'operatività delle nuove disposizioni a partire dal 1o gennaio 2013.
È in corso di stesura il provvedimento amministrativo e questo provvedimento amministrativo ha formato oggetto di un'ampia istruttoria da parte degli uffici fiscali competenti. Potrei aggiungere che il dipartimento delle finanze del Ministero ha praticamente ultimato lo schema di provvedimento che svilupperà il suo iter all'interno del Ministero dell'economia e delle finanze attraverso gli uffici e attraverso le verifiche da parte della Ragioneria generale dello Stato per la successiva completa stesura e firma da parte del Ministro dell'economia e delle finanze.

PRESIDENTE. L'onorevole Vignali ha facoltà di replicare.

RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, la risposta non soddisfa. Intanto ringrazio il Ministro Giarda, che non è il Ministro a cui è rivolta l'interrogazione, per avere ricordato il contenuto del provvedimento - che ci ricordavamo perché lo abbiamo scritto -, però noi abbiamo bisogno di sapere quali sono i tempi. C'è una scadenza che è domani e ci sono 380 atti di attuazione di decreti che il Governo deve fare dal «salva Italia» a oggi di cui non si vede traccia.
Questo, assieme agli altri, è fondamentale per le nostre imprese. C'è bisogno di dare dei tempi certi. Ricordo che, se non lo facciamo entro l'anno, la finestra dell'Unione europea si chiude, dopodiché il Governo se ne assumerà la responsabilità morale e anche materiale. Lo ripeto: abbiamo imprese che stanno saltando perché non riescono a pagare l'IVA su fatture che non hanno mai incassato. Credo che su questo il Governo debba impegnarsi di più e darsi oggettivamente una priorità in termini assoluti. Non vedo altre cose.
Quindi, rinnovo l'invito a emanare il decreto in tempi rapidissimi, possibilmente entro questo mese, perché francamente non si capisce il perché di questo ritardo.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16 con il seguito della discussione del disegno di legge concernente la delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita.

Pag. 62

La seduta, sospesa alle 15,55, è ripresa alle 16,05.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Buttiglione e Palumbo sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantasei, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita (A.C. 5291-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 5291-A: Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione sulle linee generali e il rappresentante del Governo è intervenuto in sede di replica, mente il relatore vi ha rinunciato.
Avverto che il Governo, con lettera in data odierna, ha presentato l'emendamento 3.1000, corredato di relazione tecnica e interamente sostitutivo dell'articolo 3, sul quale ha preannunciato l'intenzione di porre la questione di fiducia.
Il Governo ha altresì preannunciato l'intenzione di porre la fiducia sul mantenimento degli articoli 1, 2 e 4 del provvedimento nel testo della Commissione.
La Presidenza ha verificato l'ammissibilità dell'emendamento 3.1000: esso riproduce il testo dell'articolo 3 approvato dalla Commissione per l'Assemblea e recepisce una condizione formulata dalla V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, volta alla soppressione dei commi 12 e 13 dell'articolo 3.
Tale emendamento, il cui testo è in distribuzione, è stato trasmesso ai gruppi e alla Commissione bilancio, che ha espresso il prescritto parere, che è in distribuzione (Vedi l'allegato A - A.C. 5291-A).
La Commissione bilancio ha subordinato il parere favorevole sul testo del provvedimento ad una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione e consistente nell'approvazione dell'emendamento 3.1000 del Governo.
L'emendamento è stato altresì esaminato dal Comitato dei nove della VI Commissione (Finanze).
Prima di dare la parola al Ministro dei rapporti con il Parlamento, che ha preannunciato l'intenzione del Governo di porre la questione di fiducia, ha chiesto di intervenire il presidente della Commissione finanze, onorevole Conte, per riferire sugli esiti del Comitato dei nove. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, voglio chiarire qui in Aula l'esito della riunione di quest'oggi del Comitato dei nove. Naturalmente, c'è piena consapevolezza del fatto che la Commissione bilancio abbia espresso un parere conforme al testo che ci è stato dato, o che ci sarà presentato, dal Governo, sul quale verrà posta la questione di fiducia. Però, devo anche riferire all'Aula che restano tutte le perplessità da parte della Commissione finanze sull'effettivo maggior costo determinato dai due commi che vengono espunti da questo provvedimento.
I fatti nei prossimi mesi daranno ragione al Governo, se l'avrà, ma noi rimaniamo convinti che l'accorpamento delle agenzie avrà un costo maggiore rispetto a quello prospettato dalla Ragioneria generale dello Stato. Voglio aggiungere, signor Pag. 63Presidente, che è ben curioso che nel parere reso alla Commissione bilancio di ieri si faceva un rinvio a 34 emendamenti che presentavano problematicità e improvvisamente, questa mattina, sull'articolo 3 non ci sono più perplessità, salvo quelle relative ai commi 12 e 13.
È per questa ragione, signor Presidente, anche per difendere il lavoro della Commissione, che annuncio che, a titolo personale, non parteciperò al voto sull'articolo 3, anche perché ritengo un gravissimo sgarbo istituzionale l'averlo espunto da questo testo, con il paventato maggior costo (si è fatto riferimento all'articolo 81, quarto comma, della Costituzione); noi non condividiamo e tutta la Commissione continua a pensare che ci saranno più costi e non risparmi.

(Posizione della questione di fiducia - A.C. 5291-A)

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Ne ha facoltà.

DINO PIERO GIARDA, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli deputati, a nome del Governo pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'emendamento 3.1000, interamente sostitutivo dell'articolo 3 del testo del disegno di legge n. 5291-A, il quale recepisce le condizioni formulate dalla Commissione bilancio, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, nonché sul mantenimento degli articoli 1, 2 e 4, approvati dalla Commissione di merito.

MAURIZIO FUGATTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, ormai qua è un leit-motiv intervenire quando il Governo pone la questione di fiducia. Però, arrivare all'ennesima fiducia su una delega fiscale, che poi di riforma fiscale non ha nulla, è veramente imbarazzante. Noi vediamo una particolare cocciutaggine accademica di questi professori che non tengono conto di quanto dicono le Commissioni, come ha detto anche il presidente Gianfranco Conte. Signor Presidente, non so se lei avrebbe accettato, in un precedente Governo, quello che si sta consumando, cioè il fatto che una Commissione dice una cosa e poi arriva il testo con l'impostazione del Governo e l'impostazione della Commissione viene messa da una parte.
Siamo di fronte ad un Governo che ha l'ambizione, in una notte, di cambiare la Costituzione, in tre mesi, ma poi non è neanche capace di portare a casa una delega fiscale senza porre la questione di fiducia e deve ricorrere a quattro voti di fiducia per portarla a casa (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Quattro questioni di fiducia per una delega e ha l'ambizione di portare a casa la riforma del titolo V della Costituzione!
Noi l'avevamo anche detto. Eravamo disposti a derogare anche alle questioni che riguardano la posizione della questione di fiducia. Volevamo fosse portata in Aula la questione degli esodati. Non avete voluto portarla in Aula e, quindi, la Lega continuerà la propria opposizione su questo disegno di legge di delega. Però, lei forse non sa, signor Presidente, quello che sta accadendo, e l'imbarazzo di questa maggioranza. Allora, arriva in V Commissione (Bilancio) la proposta del Governo di non tenere conto della questione dell'accorpamento delle agenzie. Il PD si astiene in Commissione bilancio, mentre il PDL vota a favore e la posizione del Governo passa per un voto. Si va in VI Commissione (Finanze), e sullo stesso testo il PD vota a favore mentre il PDL si astiene e la posizione del Governo non passa perché ci sono la Lega e l'Italia dei Valori che votano contro. Lì è emersa chiaramente la confusione totale di questa maggioranza, che non riesce a portare a casa nemmeno un provvedimento in Commissione su un disegno di legge delega; e avete l'ambizione Pag. 64di fare una riforma costituzionale che addirittura dovrebbe arrivare ad annullare le regioni.
Signor Presidente, quello che sta avvenendo - lo diciamo a lei - è lo svilimento delle aule delle Commissioni, in questo caso, del lavoro che è stato fatto, che - dobbiamo dirlo - è stato un lavoro corretto e costruttivo, sia da parte del relatore sia da parte del rappresentante del Governo. Però, poi arriva la presunzione accademica dei professori, che si impuntano e ci dicono: «no, quella cosa l'avevamo decisa noi e voi delle Commissioni, voi parlamentari, voi politici (così: voi politici) non potete decidere nulla». Questo probabilmente è il futuro che qualcuno si aspetta (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

ANTONIO BORGHESI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, ancora una volta ci troviamo in un Parlamento che viene esautorato della sua funzione di legiferare e viene esautorato addirittura in un disegno di legge di delega che ha un significato veramente impressionante. Infatti, ponendo la questione di fiducia su una delega è come se il Governo dicesse: «Io do la delega a me stesso a fare come voglio, perché quello è il testo sul quale viene posta la questione di fiducia e non importa se quello è, più o meno, il testo che era stato elaborato dalle Commissioni». Ma, il significato intrinseco di quello che sta avvenendo è che il Governo delega se stesso a legiferare per conto del Parlamento. Questo è inaccettabile sotto tutti i punti di vista, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Possiamo anche capirlo su un provvedimento diverso, su un disegno di legge, su una misura diversa, ma non su un disegno di legge di delega, perché così siamo allo svuotamento completo del Parlamento che doveva mettere i paletti.
La delega serve per dire al Governo: ti devi muovere all'interno di questi principi, che noi, come Parlamento, ti diamo, perché dopo abbiamo solo limitate possibilità di intervento. Infatti, - come è noto - sui decreti legislativi le Commissioni possono esprimere un parere che non è un parere che può vietare o imporre determinati comportamenti al Governo.
Credo che sia questa la summa dello svilimento della funzione parlamentare che questo Governo, con la posizione di tante questioni di fiducia - siamo, non me lo ricordo più esattamente, alla trentottesima o anche di più - sta facendo di questo Parlamento, alla faccia degli italiani che hanno votato, e si ritrovano un Governo che non hanno votato, e che, per di più, fa le boccucce o le boccacce al Parlamento stesso, pretendendo di dare a se stesso la delega su come fare le leggi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

FRANCESCO BARBATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente, vorrei sottoporre alla sua attenzione una questione soprattutto tecnico-istituzionale. Il Governo ha eccepito, durante i lavori sulla delega fiscale, questioni di copertura finanziaria ex articolo 81, quarto comma, e noi, puntualmente, in VI Commissione (Finanze), abbiamo dimostrato l'infondatezza, o la falsità - se preferisce -, dei dati assunti dal Governo da parte della Ragioneria generale dello Stato.
Le ricordo, signor Presidente, che non più tardi di due mesi fa, durante l'approvazione della spending review, in ordine all'accorpamento delle agenzie fiscali, questo Governo aveva assunto che questo tipo di operazione avrebbe determinato un risparmio di circa 500 mila euro.
Oggi, signor Presidente, a distanza di soli due mesi, nei quali non ci sono stati sconvolgimenti epocali che abbiano potuto Pag. 65modificare in termini economico-finanziari i dati dell'agosto scorso, la Ragioneria generale dello Stato assume che, per effetto di questo accorpamento, solo l'adesione dei Monopoli di stato nell'ambito dell'Agenzia fiscale delle dogane, determinerebbe un risparmio - signor Presidente, è incredibile, ma è così - di 447 milioni di euro.
Signor Presidente, ma noi possiamo mai fare i legislatori ed operare su basi evidentemente falsificate? Non so se ci abbia imbrogliato la Ragioneria generale dello Stato o il Governo che, due mesi fa, ci ha dato dei dati e oggi ce ne fornisce altri.
Allora, signor Presidente, funziona in questo modo: noi, ex adverso, abbiamo dimostrato che l'unico effetto immediato dell'accorpamento, che avverrà già all'indomani del 1o dicembre 2012, sarà un incremento della spesa, perché i due livelli dei dipendenti dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) e dell'Agenzia delle dogane, che hanno contratti collettivi nazionali diversi, per effetto dell'accorpamento, dovranno avere un unico contratto. Infatti, i tre impiegati qui seduti, se stanno alla stessa scrivania, devono avere lo stesso contratto nazionale, pertanto, con l'accorpamento, si determinerebbe un aumento vero di 15 milioni 349 mila 857 euro e 30 centesimi. Noi dell'Italia dei Valori, con la politica con la schiena dritta che portiamo avanti, seria, onesta e trasparente, diciamo al Ragioniere generale dello Stato, che ci sono anche 30 centesimi, oltre ai 15 milioni e passa in più determinati da questo accorpamento.
Quindi, non è vero che si sta facendo un'operazione che determinerà un risparmio. Noi stiamo addirittura - signor Presidente, sottopongo questa questione a lei nella qualità di Presidente della Camera - approvando e dando una delega al Governo; una delega significa che successivamente ci dovranno essere da parte del Governo - penso non questo - dei decreti attuativi, che poi dovranno ritornare a noi, alla Camera, in Parlamento e, quindi, nelle relazioni tecniche dei decreti attuativi, se ci sono maggiori spese, si possono poi trovare modifiche all'interno che portino comunque al pareggio.
Quindi questo provvedimento non spiega immediatamente effetti di aumento e quindi, nel merito, è esattamente falso quello che ci sta dicendo il Governo.

PRESIDENTE. Onorevole Barbato, la invito a concludere.

FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Allora, con questo falso si arriva ad un palese conflitto istituzionale, perché qui è evidente il conflitto istituzionale tra il potere legislativo ed il potere esecutivo, ma è ancora più grave - e lo sottopongo alla sua personale attenzione - che questo conflitto veda prevaricante e prepotente un Governo rispetto ad un Parlamento, non avendo per di più i requisiti di legittimazione democratica, popolare ed elettorale che dovrebbe avere qualsiasi Governo, che quindi ci sta espropriando del nostro lavoro.
Per cui alla fine concludo così, signor Presidente: se noi dobbiamo essere qui inutili, espropriati da un Governo prevaricatore, possiamo fare la cosa migliore e andarcene a casa; gli italiani risparmierebbero 1 miliardo e 400 milioni all'anno che pagano per la Camera dei deputati. Facciamo fare tutto a loro e se loro ritengono di aver commissariato i partiti e la politica, lo facciano da loro e tutto loro.

PRESIDENTE. Onorevole Barbato, mi permetto sommessamente di farle notare, o meglio, di ricordarle, perché lei conosce la Costituzione ed il Regolamento, che la Presidenza non ha mai avuto, non ha e, probabilmente, mai avrà, la prerogativa di sindacare, cioè di censurare o di condividere, le stime della Ragioneria generale dello Stato. Le osservazioni che lei ha fatto sono tutte di natura squisitamente politica e, in quanto tali, non possono essere addotte dalla Presidenza come motivazione per qualsivoglia decisione.
Mi permetto altresì di far notare all'onorevole Borghesi che ci sono precedenti Pag. 66a iosa di Governi che hanno posto la questione di fiducia su disegni di legge delega e, anche in questa circostanza, la Presidenza non può che, come sempre ha fatto, prendere atto di una prassi consolidata.
Con la stessa chiarezza, mi auguro, Ministro Giarda, che il Governo valuti le parole del presidente Conte circa la decisione che il presidente della Commissione ha assunto di non partecipare al voto, avendo egli considerato la decisione del Governo poco rispettosa del lavoro della Commissione, perché con la stessa onestà intellettuale - spero di poterlo dire - con cui ho espresso valutazioni in altre circostanze - e me lo ha ricordato saggiamente l'onorevole Fugatti - mi permetto, in questa circostanza, di sottoporre al Governo l'opportunità di un rapporto con la Commissione che sia all'insegna di un maggiore reciproco rispetto.

Sull'ordine dei lavori (ore 16,24).

PRESIDENTE. Comunico che, avendo il Governo posto la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento 3.1000, interamente sostitutivo dell'articolo 3, nonché sul mantenimento degli articoli 1, 2 e 4 del testo della Commissione del disegno di legge n. 5291 - Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, come stabilito a seguito della riunione della odierna riunione Conferenza dei presidenti di gruppo, le votazioni per appello nominale avranno inizio a partire da domani, giovedì 11 ottobre, alle ore 16,10, previe dichiarazioni di voto. La seduta inizierà alle ore 14,15.
Per quanto riguarda lo svolgimento dei lavori, ricordo che nella giornata di domani è prevista l'eventuale prosecuzione notturna e che l'esame del disegno di legge proseguirà anche nella giornata di venerdì 12 ottobre, fino alla sua conclusione.
Il termine per la presentazione degli ordini del giorno è fissato alle ore 10 di domani, giovedì 11 ottobre.
Ricordo infine che alle ore 17 di oggi avrà luogo la commemorazione dell'onorevole Vannucci.

La seduta, sospesa alle 16,25, è ripresa alle 17.

Commemorazione del deputato Massimo Vannucci.

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea ed il rappresentante del Governo). Onorevoli colleghi, come è a tutti noto, lo scorso 5 ottobre una dolorosa perdita ha colpito la nostra Assemblea. È venuto a mancare a soli cinquantacinque anni il nostro collega onorevole Massimo Vannucci. Da diversi mesi lottava contro un male incurabile che lo aveva già costretto a rallentare e successivamente abbandonare l'attività politica.
Nato a Macerata Feltria, in provincia di Pesaro Urbino, il 23 maggio 1957, laureato in scienze giuridiche, imprenditore e dirigente d'azienda, aveva iniziato la carriera politica nel 1980, come consigliere comunale della sua città, diventando poi assessore e, infine, sindaco dal 1995 al 2004. Amministratore ritenuto da tutti votato al bene comune, serio, capace e sempre disponibile all'ascolto e al confronto delle idee, da sindaco ha dato un prezioso contributo alla crescita e allo sviluppo della sua terra e lo ha fatto attraverso un forte impulso alle attività culturali, al recupero dei beni storici, architettonici e ambientali, al miglioramento dei servizi sociali e sanitari, oltre ad un costante sostegno all'imprenditoria e all'agricoltura.
Dal 2001 al 2008 è stato segretario del Partito dei democratici di sinistra nelle Marche, terra con la quale ha sempre mantenuto un saldo legame e alla cui crescita e al cui sviluppo ha dato un importante impulso attraverso la sua attività politica. Vannucci è stato eletto nella sua regione alla Camera dei deputati nel 2006 ed è stato confermato nelle file del Partito Democratico nelle consultazioni politiche del 2008. È stato attivissimo componente della Commissione bilancio, il Pag. 67cui lavoro ha seguito, nel corso di due legislature, con costanza, passione e competenza, conquistandosi la stima e la considerazione dei colleghi di tutte le parti politiche. È stato promotore di iniziative legislative a tutela dei beni culturali ed ambientali, nonché a sostegno delle categorie socialmente più deboli. Voglio sottolineare anche l'importante contributo che egli ha dato per l'approvazione della legge concernente i cittadini impegnati nel servizio civile sostitutivo degli obblighi di leva. Costante è stato anche il suo interesse, anche nella qualità di deputato, verso i problemi legati alle infrastrutture, alle esigenze di recupero dei territori colpiti da calamità naturali, alle crescenti difficoltà nei settori dell'industria e del lavoro nella sua regione. Con la morte di Massimo Vannucci scompare un uomo di grande capacità, sensibilità sociale e curiosità intellettuale, un parlamentare generoso e competente, un politico di spessore, di cui sono stati unanimemente sempre riconosciuti il rigore, la passione civile e l'onestà.
In questo momento doloroso, ne ricordiamo tutti la gentilezza dei modi e le grandi doti umane, nonché l'impegno e la passione profusi nelle sue attività parlamentari. A nome mio personale e di tutta l'Assemblea, desidero esprimere il più profondo cordoglio e le più sincere condoglianze alla famiglia, che è qui presente, e al gruppo di appartenenza del collega scomparso. Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Generali applausi, cui si associa il rappresentante del Governo).

PIER LUIGI BERSANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIER LUIGI BERSANI. Signor Presidente, cari colleghi, mai e poi mai avrei immaginato, avrei pensato di dover commemorare Massimo Vannucci, mai e poi mai! Voglio che anche da questi banchi, dal gruppo del Partito Democratico e da tutto il Partito Democratico giunga alla famiglia e alla comunità di Massimo il nostro cordoglio.
Ci ha lasciato - lo diceva lei, signor Presidente - dopo una durissima malattia. Tanti di noi hanno visto in lui le tracce, in questi stessi mesi, della sua sofferenza; mesi nei quali, comunque, ha voluto fare il possibile per adempiere al suo lavoro in Parlamento, un lavoro impegnato, puntuale, preciso.
Voglio dire che, prima di disprezzare o sparare a zero sul lavoro parlamentare e prenderla sempre dal negativo, che pure vi è, sarebbe bene anche guardare un attimo l'esempio di Massimo, la sua vicenda, la sua passione politica, la sua passione per il governo, perché, alla fine, fare politica vuole dire sempre appassionarsi del governo dei problemi della comunità, piccola o grande che sia.
Non si può certo dire che fosse uno inventato, né si può dire che si fosse scelto da solo, come capita qualche volta nella politica. Giovane, giovanissimo consigliere comunale, assessore comunale, assessore della comunità montana, sindaco del suo comune. E la politica, anche qui, cominciata dal basso: segretario di sezione del suo partito e passo passo, senza saltarne uno, fino a segretario regionale del suo partito e deputato della Repubblica.
Il suo lavoro da deputato ci è ben noto, è noto a tutti quanti: un lavoro impegnatissimo, un lavoro serio, un lavoro vero, fatto sempre con intelligenza, con un po' di fantasia e anche con un particolare tratto, umano e politico. In tanti, qui, hanno avuto modo di conoscere il suo umorismo, la sua allegria, il suo gusto per la conversazione, anche per una bella chiacchierata, ma mai da buttar via, mai banale, mai senza un contenuto.
Io l'ho conosciuto quando era sindaco a Macerata Feltria e lo conobbi già come un amministratore vero, una persona davvero immersa nella vita reale, nella vita economica, civile e sociale, anche per la sua dimensione, la sua attività.
Quella cifra lì Massimo non l'ha più abbandonata, anche nella politica; una cifra che non sopporta il settarismo, che Pag. 68pretende concretezza, che pretende apertura, che pretende capacità di dialogo con tutti, perché, alla fine, l'amministrazione e anche la politica le fai con le tue idee, certo, ma alla fine le fai per tutti, le fai per la tua comunità.
Massimo ci ha lasciato una lettera, io non ho la forza di leggerla qui (Applausi) ma vorrei, se possibile, che il suo contenuto rimanesse agli atti. È una lettera drammatica, semplice, non retorica, e credo che non si possano aggiungere parole a quelle parole, ma mi sono anche chiesto di cosa avrebbe voluto che parlassi in un'occasione del genere.
Naturalmente, io sono orgoglioso che una persona così sia stata un compagno e un militante della mia comunità politica e del mio partito, però non credo che avrebbe voluto metterla giù così.
Io credo che avrebbe preferito un messaggio di umanità, lo si vede anche chiaramente dalla sua lettera, che io provo a dire così. La democrazia chiede a tutti noi di confrontarci, di dividerci, anche di confliggere, e lo facciamo perché la democrazia la vogliamo, ci piace, ma forse oggi Massimo ci chiederebbe di fermarci anche un attimo e di ricordarci semplicemente che la vita ci mette sulla stessa barca, noi, gli altri, qui, fuori di qui, e che non vale la pena di odiarsi, ma che vale la pena sempre e comunque di parlarsi, sempre e comunque di parlarsi (Prolungati applausi).

PIER FERDINANDO CASINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, ho dato un ultimo saluto a Massimo venerdì, all'ospedale di Urbino. Oggi qui, nell'Aula del Parlamento che tanto ha amato, voglio rinnovare alla sua famiglia, al suo gruppo parlamentare, il PD, agli amministratori marchigiani presenti le espressioni della nostra più profonda commozione.
Siamo anche noi in lutto perché l'onorevole Vannucci è stato prima di tutto un dirigente politico appassionato e onesto, un uomo di grande lealtà nei rapporti personali, umile e buono, capace di sorridere e di farci sorridere. Personalmente sono onorato della sua amicizia e sento con rimpianto il grande vuoto che ci ha lasciato.
In quest'Aula spesso la passione politica ci divide, la lotta a volte è aspra e priva di scrupoli, ma si creano anche rapporti di straordinaria intensità umana basati sul mistero di una chimica difficile da razionalizzare. Ma c'è qualcosa di più che vorrei osservare. In un'epoca di forte antipolitica, mentre tutto sembra congiurare contro di noi - e ciò spesso avviene a causa delle nostre stesse responsabilità, o di uomini e donne che si servono della politica e non la sanno servire - Massimo Vannucci ha dimostrato che c'è la buona amministrazione a cui ancora guarda la gente perbene. Un amministratore del mio partito, proprio nei giorni scorsi, mi ha detto: «La porta di Massimo era sempre aperta per tutti, sindaci o semplici consiglieri comunali, dei paesi più piccoli e più grandi, di destra o di sinistra, al di sopra e prima di ogni appartenenza».
Colleghi, se vogliamo riconciliarci con il Paese la strada è questa. Non c'è da inventarsi nulla di nuovo se non riscoprire il servizio alla comunità e l'umiltà del contatto con la gente.
L'onorevole Vannucci è stato un militante appassionato, un uomo di parte, ma ciò non gli ha mai impedito di confrontarsi con gli altri, di intessere relazioni vere e sincere con gli avversari politici che quando si amano le istituzioni non possono essere mai considerati nemici da battere o da distruggere. Ha amato la sua terra, il suo comune, la regione Marche di cui ha saputo essere in Parlamento un interprete fedele, ma, soprattutto, ha amato il suo prossimo, la gente delle sezioni di partito che visitava come i colleghi parlamentari che incontrava a metà settimana in Aula o nel lavoro appassionato della Commissione.
Lo ricorderemo sempre come merita, con la nostalgia che si deve a chi, anche Pag. 69nel commiato da questa vita, ha affrontato la malattia e sofferto indicibili dolori con dignità e forza.
L'ultima volta che insieme al collega Angelo Zucchi lo abbiamo sentito telefonicamente, mi è sembrato stanco, sfinito per una lunga battaglia che aveva dovuto affrontare. Il suo sorriso, anche nell'ultima apparizione in Parlamento tra di noi, era sempre più velato da una triste nostalgia, da un rimpianto verso un cammino della vita che percepiva sfuggire via.
Grazie, caro Massimo, ti abbiamo voluto e ti vogliamo bene (Applausi).

REMIGIO CERONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

REMIGIO CERONI. Signor Presidente, è con profondo dolore e commozione che mi unisco, a nome del mio gruppo, al ricordo del collega Massimo Vannucci. Alla famiglia che è presente in tribuna rinnovo le nostre condoglianze.
A Massimo mi legava una profonda amicizia maturata, ancor prima delle Aule parlamentari, nell'ambito di esperienza politica a livello locale, nelle Marche. La nostra è stata una esperienza parallela. Entrambi abbiamo, infatti, ricoperto in opposti schieramenti incarichi di coordinamento dei nostri partiti di appartenenza e, proprio grazie all'attività maturata sul territorio, ho avuto modo di conoscere le qualità di Massimo Vannucci, del quale debbo sottolineare la passione e la competenza profuse nell'impegno politico quotidiano.
Massimo è stato sindaco di Macerata Feltria per due mandati, mentre io lo ero per il comune di Rapagnano. Anche in questa veste ho avuto modo di apprezzarlo per la sua schiettezza, concretezza e capacità. Come sappiamo, l'impegno politico a livello locale, nonostante l'immagine desolante che i mezzi di comunicazione hanno dato negli ultimi giorni, dopo i fatti di cronaca noti, è una missione da svolgere con spirito di servizio, per cercare di risolvere i problemi concreti della comunità amministrata, e rappresenta la più grande palestra formativa e il più importante strumento di selezione e di formazione della classe dirigente politica. È nei piccoli comuni che si vede la buona amministrazione, realizzata a contatto diretto e costante con i cittadini. Già in questo ambito avevo avuto modo di toccare con mano la dedizione e la lealtà di Massimo Vannucci, la stessa dedizione e lealtà che ha dimostrato qui in Parlamento, in particolare nel corso di questa legislatura, nella quale abbiamo condiviso l'impegno nella Commissione bilancio, dove egli ha trasferito la sua esperienza, la sua concretezza e la sua sensibilità, dimostrando la capacità di affrontare con eguale impegno sia i problemi più importanti che quelli apparentemente più marginali. Anche qui, dapprima divisi tra maggioranza ed opposizione e da ultimo uniti nel sostegno all'attuale Governo, abbiamo condiviso molte battaglie su temi concreti, soprattutto riferiti ai nostri territori ed alla realtà dei piccoli comuni.
Ricordo in particolare la legge sui piccoli comuni, le richieste di modifica al Patto di stabilità dei comuni, la richiesta di stanziamenti per far fronte alle conseguenze dell'alluvione che ha colpito la regione Marche nel marzo 2011 e all'emergenza conseguente alle forti nevicate dello scorso anno. Ricordo anche che il suo quotidiano impegno affinché le risorse disponibili nel bilancio dello Stato non venissero distolte dalla loro destinazione originaria, come è avvenuto nel caso dell'8 per mille, e la battaglia per le risorse destinate all'edilizia scolastica, che tra poco dovrebbero essere finalmente utilizzabili dai comuni per far fronte alle urgenti necessità per le quali erano state stanziate. Possono sembrare piccole cose, ma è la soluzione di aspetti anche piccoli e concreti della gestione della cosa pubblica che può dare soddisfazione e senso al quotidiano lavoro del parlamentare. Anche per raggiungere i piccoli risultati è necessario un lavoro serio e costante, a volte oscuro, diametralmente opposto a quello che, purtroppo, spesso è percepito dall'opinione pubblica. È un lavoro che, senza trascurare i grandi temi che siamo Pag. 70chiamati ad affrontare come parlamentari, si pone l'obiettivo di ottenere anche i piccoli risultati utili per la comunità che si rappresenta, al di là delle appartenenze politiche di ciascuno di noi.
È per questo che la scomparsa di Massimo Vannucci è una grande perdita, che lascia un grande vuoto, non solo per noi che lo conoscevamo e che gli siamo stati amici, ma per l'intero Parlamento e per i cittadini che ha rappresentato. Massimo Vannucci resterà nella mente e nel cuore di tutti noi perché è stato un rappresentante politico che può essere portato ad esempio come un uomo serio e capace, che ha portato anche nelle Aule del Parlamento la sua competenza, la sua passione politica e la sua umanità (Applausi).

LUCA RODOLFO PAOLINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCA RODOLFO PAOLINI. Signor Presidente, ho conosciuto Massimo Vannucci la prima volta nel 2001, allorché da segretario della Lega, partito che allora aveva nelle Marche l'1 per cento, egli mi invitò, da segretario di un partito che contava il 34 per cento, nel suo ufficio di Ancona per una reciproca conoscenza. Già quella volta ebbi l'impressione di un uomo che non ti guardava con la spocchia, ma ti trattava da pari a pari, anche se pari non eravamo. Ricordo la grande gentilezza nel gesto, nella parola e la cordialità naturale. Un dettaglio che voglio ricordare a quest'Aula è che in tutti questi anni - sapete che in politica ci si spara parecchie cartucce addosso - io, da avversario politico, non ho mai sentito dire neppure una chiacchiera su Massimo Vannucci e questo, secondo me, è un dato estremamente significativo (Applausi), specie considerando il fatto che viene da un paesino come Macerata Feltria, dove tutto si sa, tutto si conosce e dove noi abbiamo anche dei militanti di lì che ci avrebbero facilmente riferito qualche marachella, e questo credo che sia meglio di una fedina penale o di un certificato di carichi pendenti. Aggiungo che sempre questi amici mi hanno riferito che Massimo Vannucci, ancorché deputato, ancorché segretario e ancorché uomo politico di un certo peso, non di rado, molto spesso, passava le serate a giocare o a parlare o a chiacchierare di politica nel baretto del paese, come non ci si aspetterebbe da uno che ha questi ruoli politici. Il giorno della sua morte ho pubblicato un'Ansa, ovviamente non ripresa da nessuno dei grandi giornali, ma che credo sia giusto i colleghi conoscano e che diceva così: «I Fiorito fanno notizia, i Vannucci no». Perché mentre del male, della politica cattiva, abbiamo sempre una conoscenza addirittura superiore a quella che meriterebbe, dei Vannucci, che hanno condotto una vita politica - e, per quanto ne so, anche personale, ne sono sicuro - al di sopra di ogni sospetto, i grandi giornali non parlano (Applausi).
Quindi, concludo con un dettaglio: di solito, tutti quanti, qui, vogliamo fare i primi della classe. Quando scopriamo un bell'argomento cerchiamo di metterci in vista. Ecco, Vannucci era uno che quando, lo ricordo, durante l'emergenza neve, propose di finanziare, di dare dei contributi speciali alla regione Marche per affrontare meglio l'emergenza, venne da me e credo anche da Ceroni e da tutti gli altri deputati marchigiani, invitandoci a sottoscrivere un documento che aveva redatto e predisposto lui. Non un primo della classe, ma un galantuomo. Ho qui il collega Giorgetti che ha presenziato e non a caso - non è venuto a Venezia per andare al funerale di Massimo Vannucci - perché, me lo ha confidato prima, credo di poterlo dire, lo considerava anche lui un grandissimo galantuomo, un grandissimo parlamentare e un grandissimo uomo politico. Quindi, sono convinto che le persone buone alla fine lasceranno un ricordo nella storia di questo Paese, i Fiorito tra qualche anno non li ricorderà più nessuno (Applausi).

DAVID FAVIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 71

DAVID FAVIA. Signor Presidente, a nome mio personale e dell'Italia dei Valori rinnovo le condoglianze, che ho già fatto personalmente domenica scorsa alla famiglia qui presente, ma anche a tutta la sua terra, al Montefeltro e agli amici del Partito Democratico. Ho conosciuto Massimo oltre dieci anni fa, quando era segretario regionale dei DS e sindaco di Macerata Feltria, ho collaborato con lui nelle mie vesti politiche ed istituzionali anche quando lui era deputato ed io ero vicepresidente del consiglio regionale delle Marche.
Abbiamo lavorato molto insieme per le Marche in questi anni e non stento a dire che lui era il migliore della pattuglia marchigiana, perché è dimostrato per tabulas, ma credo che fosse il migliore non solo di questa pattuglia. È stato bravissimo, indefesso nel suo lavoro in Commissione bilancio; abbiamo lavorato tantissimo - come ricordava adesso l'onorevole Paolini - per le nostre Marche.
Era una persona seria, affidabile, era una persona anche moderata e concreta, una persona ironica e spiritosa. Mi dicevano domenica i suoi amici, gli abitanti di Macerata Feltria, che amava giocare a scopone nel bar davanti al comune dove è stato sindaco. Questa è una cosa importante, perché stava insieme alla gente con i gesti piccoli e concreti della gente normale, perché lui era, pur dall'alto della sua carriera, del suo cursus honorum completo, totale, immenso, politico ed istituzionale, una persona normale. Era un montanaro figlio della sua terra, un marchigiano, una terra che lui ha amato tantissimo, alla quale ha dato tantissimo e credo - sono certo, per l'aria che ho respirato domenica al funerale - questa terra gli ha dato tantissimo.
Il segretario Bersani non ha avuto la forza, giustamente, perché quando ho ascoltato la lettera, domenica, vi confesso che ho pianto a lungo, quindi, è difficile, sarebbe difficile leggerla, ma voglio ricordare una cosa sola che mi ha colpito tantissimo. Massimo, in questo suo vero e proprio testamento spirituale, ha detto: io credo che le persone vanno ricordate per le opere che hanno fatto. Non temo la morte, temo l'oblio.
Bene, io voglio dire a Massimo che questo oblio non ci sarà, perché l'uomo e le opere saranno ricordati. Ciao, caro Massimo, ci mancherà il tuo esempio, ci mancherai tantissimo (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, anch'io intervengo per ricordare Massimo Vannucci, essendo stato, essendo io deputato delle Marche, per averlo conosciuto in questa sua qualità. Ho un ricordo molto distinto e preciso, del momento in cui l'ho conosciuto: era nel 2006, all'inizio della campagna elettorale: io non venivo dalle Marche e fui candidato lì per la prima volta. Ci fu un dibattito in una televisione privata, lungo, un confronto a due tra lui, che era segretario regionale del PD o PDS, come si chiamava, e me. Eravamo su fronti completamente opposti e mi aspettavo che sarebbe stato sgradevole, come spesso sono i dibattiti televisivi e gli scontri televisivi. Invece, ebbi un'impressione che mi colpì molto: una persona, che aveva naturalmente la fermezza delle sue idee, che erano molto lontane da quelle che in quel momento avevamo, erano posizioni molto distanti, ma di una tale disponibilità all'ascolto che rimasi colpito da questo tratto di civiltà che, del resto, altri colleghi hanno già ricordato.
Per questo motivo, poi, negli anni successivi - tra l'altro, le nostre posizioni politiche, poi, si sono venute avvicinando in questa legislatura, abbiamo finito per fare più o meno le stesse battaglie di carattere generale -, l'ho visto in Commissione bilancio. Desidero testimoniare questo giudizio straordinario che ne hanno dato i colleghi come di un rappresentante serio della sua terra e di una figura che dà valore e nobiltà alla professione politica, così bistrattata; ha ragione Bersani ad aver detto le parole che ha detto.
Voglio solo ricordare che egli ha scritto nella sua lettera che teme l'oblio. Un Pag. 72intellettuale inglese del Settecento, il dottor Johnson, scrisse che la morte non conta nulla, perché dura un momento solo; quello che conta è la vita che uno ha vissuto. Credo che Massimo Vannucci abbia vissuto una vita seria, che farà sì che egli sarà ricordato a lungo (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Argentin. Ne ha facoltà.

ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, devo dire che questo intervento mi costa molto, ma credo che sia dovuto a Massimo. Massimo era qui, seduto dietro di me, insieme ad Angelo Zucchi; era un po' il nostro compagno di banco. Voglio salutarlo e voglio ricordare le sue splendide cravatte, a cui teneva molto, le donne, di cui parlava molto, ed i film, che andava a vedere continuamente, la sua grande passione per il cinema. Non vorrei che la sua morte lo snaturasse del suo essere uomo, perché era un uomo veramente strepitoso. Credetemi, era una persona capace di comportarsi con il ricco e il povero nello stesso modo, con chi era forte e sano e con chi non lo era nello stesso, identico modo. Era quello che io, dentro di me, vivo come il compagno, so che non funziona più, ma lui era un vero compagno, ed era soprattutto una persona che rideva della vita. Insieme abbiamo parlato tantissime volte; l'ho sentito l'ultima volta, dieci giorni fa, attraverso un messaggio dove lui mi ha fatto capire tutto, con un semplice «Ciao». Gli ho scritto: «Un bacione Massimo, ti penso»; e lui mi ha risposto: «Ciao». Aveva finito, però, ragazzi, non è morto; per me Massimo è andato in un altro contesto e comunque rimarrà sempre in quest'Aula, un po' per la sua grande passione politica, un po' perché è uno che ci ha dimostrato che non molla. Quando è entrato qui dentro con la stampella, l'ultima volta, un po' imbarazzato mi si è avvicinato e io gli ho detto: «No Massimo, nun me stà vicino, sembramo er gatto e 'a volpe»; lui ha riso di questa battuta e mi ha detto: «À Ileà, devi parlà sempre, pure quanno nun ce sto più, perché chi molla è perduto». Lui non ha mollato, lui non è oblio, lui è uno dei nostri amici, dei grandi politici; è rimasto in quest'Aula e non ricordatelo come uno solo che sapeva sorridere degli altri o di se stesso, ma ricordatelo anche come uno che sapeva criticare il giusto, vedere ciò che non gli piaceva; non era perfetto, non lo voglio ricordare così, era un grande uomo, un uomo vero ed è stato la prima persona che quando sono entrata in quest'Aula mi ha dato la mano, anche se io non riuscivo a dargliela; lo ricordo perché ha sostituito la mano ad un bacio. Ciao, Massimo (Applausi).

GIANCARLO LEHNER. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO LEHNER. Signor Presidente, ho conosciuto Massimo, non solo in Parlamento, ma in una occasione, possiamo dire, colta, intelligente, un convegno in cui io andavo a presentare il mio ultimo libro e lui ebbe il coraggio di partecipare in maniera attiva. Ho detto il coraggio, perché era un libro terribile per la storia del PCI e, via, via che io spiegavo gli argomenti, citavo le fonti e raccontavo per esempio il dramma di Gramsci, le accuse che Gramsci lanciava a Togliatti, vedevo che Massimo soffriva, vedevo che queste verità erano per lui fonte di amarezza e di dolore. Tuttavia, non si chiuse mai a riccio, intervenne, cercò di ragionare con me e prese atto delle mie parole, con un coraggio e una onestà intellettuale che mi colpì. È da allora che io ebbi, non soltanto amicizia, ma stima per questo collega, per questo parlamentare. Alla fine, avendo visto che, davvero, era addolorato cercai di andarlo a confortare con un pensiero vero, non falso, non retorico e gli dissi: sai Massimo, c'era un comunista che si chiamava Umberto Terracini, un grande personaggio, il quale pur restando dentro la sua storia, sempre, pur non rinnegandola mai, ebbe però sempre il coraggio della critica, il coraggio dell'onestà intellettuale, e quando il suo partito fece ovazioni al Patto Molotov-Ribbentrop, Umberto Terracini, Pag. 73pur in un carcere fascista, accettò di essere espulso dal suo partito pur di avere la possibilità di continuare a pensare liberamente e criticamente.
Gli dissi: Massimo, mi fai pensare a Umberto, al grande Umberto.
Addio Massimo, io ti ho stimato e adesso ti voglio anche bene (Applausi).

BRUNO TABACCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, sento il dovere di esprimere poche parole. Vorrei ringraziare l'onorevole Vannucci per l'esempio che ci ha dato; gentile, competente, serio, impegnato, umanamente gradevole, perbene, intellettualmente onesto. Tra i colleghi della Commissione bilancio, da me sommamente stimato. Mi unisco al dolore della famiglia e al cordoglio dell'Assemblea. Vannucci ha reso onore al servizio politico, di questo vorrei restasse traccia (Applausi).

GIAMPAOLO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, intervengo per associarmi, a nome del Governo, oltre che a titolo personale, al cordoglio che è stato espresso in quest'Aula, con tanta partecipazione e commozione, per la scomparsa dell'onorevole Massimo Vannucci. Ho avuto occasione personalmente di apprezzarne la dedizione e l'impegno nello svolgimento del mandato parlamentare in rappresentanza del popolo marchigiano, la serietà e la competenza con la quale ha partecipato, finché gli è stato possibile, ai lavori, soprattutto della Commissione bilancio e, da ultimo, l'insistenza generosa con la quale ha premuto perché si pervenisse ad interventi concreti di ristoro del danno per le eccezionali precipitazioni nevose del febbraio scorso che, come è noto, hanno determinato seri effetti sul tessuto produttivo, su quello civile e sul patrimonio culturale della sua regione, le Marche, alla quale era, naturalmente, particolarmente legato.
Desidero esprimere alla famiglia, ai rappresentanti della sua terra, ai suoi amici che sono presenti nelle tribune e al gruppo parlamentare del Partito Democratico il più vivo cordoglio a nome personale e a nome del Governo (Applausi).

PRESIDENTE. Si è così conclusa la commemorazione dell'onorevole Massimo Vannucci.

Su un lutto del deputato Paolo Corsini.

PRESIDENTE. Comunico che il collega Paolo Corsini è stato colpito da un grave lutto: la perdita della madre.
La Presidenza della Camera ha fatto pervenire al collega le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea.

Approvazione in Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di oggi 10 ottobre 2012, la VII Commissione permanente (Cultura) ha approvato, in sede legislativa, le seguenti proposte di legge:
Angela NAPOLI: «Disciplina del sistema nazionale di istruzione» (806); Angela NAPOLI: «Disciplina degli organismi di partecipazione e di responsabilità e delle strutture di supporto all'autonomia didattica, di ricerca e sviluppo delle istituzioni scolastiche» (808); Angela NAPOLI: «Disposizioni in materia di stato giuridico degli insegnanti e di rappresentanza sindacale nelle istituzioni scolastiche» (813); APREA: «Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti» (953); FRASSINETTI: «Norme concernenti gli organi collegiali Pag. 74di autogoverno delle istituzioni scolastiche» (1199); DE TORRE ed altri: «Disciplina del Governo partecipato della scuola dell'autonomia» (1262); De PASQUALE ed altri: «Disposizioni concernenti il Governo partecipato della scuola dell'autonomia, la formazione degli insegnanti e il loro reclutamento» (1468); COTA ed altri: «Nuove norme per il reclutamento regionale del personale docente» (1710); CARLUCCI ed altri: «Norme generali sullo stato giuridico degli insegnanti delle istituzioni scolastiche e formative» (4202); CAPITANIO SANTOLINI: «Disposizioni concernenti l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché la riforma dello stato giuridico dei docenti» (4896); CENTEMERO: «Norme concernenti l'organizzazione e l'autogoverno delle istituzioni scolastiche» (5061); Di PIETRO ed altri: «Norme per l'autogoverno del sistema educativo di istruzione e formazione nonché in materia di organizzazione delle istituzioni scolastiche, formazione e reclutamento del personale docente e istituzione di un'area contrattuale specifica per il personale del comparto della scuola» (5075), in un testo unificato con il seguente titolo: «Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche statali» (806-808-813-953-1199-1262-1468-1710-4202-4896-5061-5075).

Ordine del giorno della seduta di domani.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

Giovedì 11 ottobre 2012, alle 14,15:

1. - Seguito della discussione del disegno di legge:
Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita (C. 5291-A).
- Relatore: Fluvi.

2. - Seguito della discussione della proposta di legge:
S. 601-711-1171-1198 - D'iniziativa dei senatori: GIULIANO; CASSON ed altri; BIANCHI ed altri; MUGNAI: Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense (Approvata, in un testo unificato, dal Senato) (C. 3900-A).
e delle abbinate proposte di legge: CONTENTO; PECORELLA; CAVALLARO; CAPANO ed altri; BARBIERI; MANTINI ed altri; FRASSINETTI ed altri; CASSINELLI ed altri; MONAI; RAZZI ed altri; CAVALLARO ed altri (C. 420-1004-1447-1494-1545-1837-2246-2419-2512-4505-4614).
- Relatore: Cassinelli.

3. - Seguito della discussione delle mozioni Bersani, Cicchitto, Casini, Misiti, Angela Napoli, Nucara, Moffa, Belcastro e Mosella n. 1-01118 e Di Pietro ed altri n. 1-01129 concernenti iniziative a favore della Calabria.

4. - Seguito della discussione delle mozioni Dozzo ed altri n. 1-01146, Misiti ed altri n. 1-01158, Aniello Formisano ed altri n. 1-01159, Ossorio ed altri n. 1-01162, Fitto ed altri n. 1-01164, Boccia ed altri n. 1-01165 e Iannaccone ed altri n. 1-01167 concernenti criteri di riparto delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

5. - Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge:
DAMIANO ed altri; DOZZO ed altri; PALADINI ed altri: Modifiche alla vigente normativa in materia di requisiti per la fruizione delle deroghe in materia di accesso al trattamento pensionistico (C. 5103-5236-5247-A).
- Relatore: Muro.

6. - Seguito della discussione delle mozioni Fiano ed altri n. 1-01140, Di Pietro ed altri n. 1-01147, Di Biagio ed altri n. 1-01157, Galletti ed altri n. 1-01160, Pag. 75Gidoni ed altri n. 1-01161 e Mantovano ed altri n. 1-01163 concernenti iniziative per garantire adeguate risorse ai comparti della sicurezza, della difesa e del soccorso pubblico, con particolare riferimento all'assunzione di nuovo personale.

La seduta termina alle 17,40.

CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO PIER LUIGI BERSANI NELL'AMBITO DELLA COMMEMORAZIONE DEL DEPUTATO MASSIMO VANNUCCI

PIER LUIGI BERSANI. Desidero lasciare agli atti il testo della lettera con cui Massimo Vannucci ha voluto salutare gli amici, i compagni di partito, tutte le persone che lo hanno conosciuto:
«Carissimi tutti,
ringrazio per la vita che mi è stata data e che tanto mi ha dato. Ho cercato anche io di dare aiuto quando ho potuto. Avrei potuto fare anche di più e meglio, ma abbiamo dovuto fermarci per le implacabili leggi naturali.
Non rimpiango niente, credo di potermi presentare con un bilancio positivo all'esame della storia. Credo che la vita eterna consista nell'aver contribuito all'evoluzione dell'umanità e che il giudizio sull'operato in questa terra venga dato dalle opere, dalle azioni, dalla conoscenza, dalle emozioni e dalla positività trasmessa agli altri e ci sia quindi un premio nel se e nel come continuiamo a vivere con chi rimane.
La paura non è per la morte, ma per l'oblio. Ma so che non sarà così. Per questo vi ringrazio, per portarmi dentro di voi fino a quando vi sarà possibile. Vorrei abbracciarvi tutti, uno per uno: la mia famiglia, gli amici, i colleghi e i compagni del mio partito e non solo. Le tante persone che ho incontrato e apprezzato in questi anni, con le quali abbiamo fatto azioni ed opere, sempre guardando al bene comune. A quanti mi hanno sostenuto e voluto bene, da Macerata Feltria al Montefeltro, alla nostra provincia bella ed alle Marche.
Vi abbraccio
Ciao,
Massimo»