XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 641 di mercoledì 30 maggio 2012

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE

La seduta comincia alle 11,10.

EMILIA GRAZIA DE BIASI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Cirielli, Commercio, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Fallica, Franceschini, Leo, Leone, Lucà, Melchiorre, Migliavacca, Milanato, Misiti, Moffa, Pisicchio, Paolo Russo, Stefani e Valducci sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantasette, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Annunzio di petizioni.

PRESIDENTE. Invito l'onorevole segretario a dare lettura delle petizioni pervenute alla Presidenza, che saranno trasmesse alle sottoindicate Commissioni.

EMILIA GRAZIA DE BIASI, Segretario, legge:
RENATO LELLI, da San Pietro in Cariano (Verona), chiede:
la modifica dell'articolo 49 della Costituzione al fine di introdurre il divieto di qualsiasi forma di finanziamento pubblico dei partiti politici (1475) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'abrogazione delle norme che prevedono l'erogazione di contributi frammentari a interventi diversi (cosiddetta «legge mancia») (1476) - alla V Commissione (Bilancio);
l'introduzione dei reati di traffico di influenze e autoriciclaggio (1477) - alla II Commissione (Giustizia);
l'adozione di una nuova legge organica in materia di protezione civile (1478) - alla VIII Commissione (Ambiente);
WANDA GUIDO, da Penna in Teverina (Terni), chiede la riduzione del numero dei parlamentari e del loro trattamento economico, ai fini del contenimento dei costi della politica (1479) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
CARLO CARBONE, da Roma, chiede modifiche all'ordinamento bancario ai fini della separazione delle attività di natura creditizia da quelle di gestione del risparmio (1480) - alla VI Commissione (Finanze);
LUIGI CUOMO, da Roma, chiede nuove norme in materia di falso in bilancio e beni confiscati alla criminalità organizzata (1481) - alla II Commissione (Giustizia); Pag. 2
CINZIA MONICA LONGERI, da Segrate (Milano), chiede misure per favorire la concessione ai privati cittadini di mutui a tassi agevolati (1482) - alla VI Commissione (Finanze);
MARCO FERLIN, da Gavirate (Varese), chiede interventi per garantire la comprensibilità e la chiarezza dei testi normativi (1483) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
VERONICA DIFEDE, da Rosate (Milano), ed altri cittadini chiedono la tempestiva approvazione di nuove norme in favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all'amianto (1484) - alle Commissioni riunite XI (Lavoro) e XII (Affari sociali);
TERESA MANCINI e ANTONIO MANCINI, da Roma, chiedono:
misure per favorire il rientro in Italia dei giovani ricercatori operanti all'estero e lo stanziamento di maggiori risorse per la ricerca nel campo delle energie alternative (1485) - alle Commissioni riunite VII (Cultura) e X (Attività produttive);
MARIA PRINCIOTTA, da Gioiosa Marea (Messina), chiede l'estensione del metodo contributivo a tutti i trattamenti pensionistici, compresi quelli già in essere, e l'innalzamento dell'età di pensionamento per tutti i neoassunti, senza distinzioni tra le diverse categorie di lavoratori (1486) - alla XI Commissione (Lavoro);
LUIGI CASSANO, da Corigliano Calabro (Cosenza), chiede:
interventi per il contenimento dei costi della politica, anche tramite la riduzione dei veicoli di servizio delle pubbliche amministrazioni (1487) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
l'incremento dell'importo delle pensioni minime (1488) - alla XI Commissione (Lavoro);
CIRO ESPOSITO, da Casoria (Napoli), chiede l'abolizione di ogni forma di finanziamento pubblico dei partiti politici (1489) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
LUIGI FIORAVANTI, da Roma, chiede misure per la creazione di nuovi posti di lavoro e l'incremento dei finanziamenti destinati alle politiche sociali (1490) - alle Commissioni riunite XI (Lavoro) e XII (Affari sociali);
ROSSELLA SALERNO, da Roma, chiede:
l'abolizione dell'imposta municipale unica (IMU) (1491) - alla VI Commissione (Finanze);
misure per la creazione di nuovi posti di lavoro (1492) - alla XI Commissione (Lavoro);
interventi per garantire il diritto alla casa (1493) - alla VIII Commissione (Ambiente);
l'introduzione della possibilità di detrarre l'imposta sul valore aggiunto per qualsiasi tipo di acquisto (1494) - alla VI Commissione (Finanze);
ADRIANO DAL PANE, da Vigano San Martino (Bergamo), chiede:
la fuoriuscita dell'Italia dall'euro (1495) - alla III Commissione (Affari esteri);
misure per l'individuazione dei responsabili della formazione del debito pubblico e per la loro partecipazione alla copertura dei relativi oneri (1496) - alla V Commissione (Bilancio);
l'introduzione dell'istituto del referendum propositivo, anche per via telematica (1497) - alla I Commissione (Affari costituzionali);
ANNA BERTARELLI, da Roma, chiede misure per il contenimento dei costi della politica, anche tramite la riduzione del trattamento economico dei parlamentari, nonché per l'abbassamento della pressione fiscale e l'incremento degli Pag. 3importi delle pensioni e degli stipendi dei lavoratori (1498) - alla V Commissione (Bilancio);
LINA MEQUIO, da Roma, chiede che l'importo delle pensioni minime sia innalzato a 1.300 euro mensili (1499) - alla XI Commissione (Lavoro);
FABIO GENTILI, da Cerveteri (Roma), chiede l'abbassamento a 55 anni dell'età di pensionamento e l'equiparazione delle pensioni dei commercianti a quelle dei pubblici dipendenti (1500) - alla XI Commissione (Lavoro);
CARLOTTA SAMI, da Roma, e numerosissimi altri cittadini chiedono misure volte a garantire la tempestività e l'equità dei procedimenti penali relativi a denunce di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia, la creazione di un organismo indipendente per il monitoraggio del rispetto dei diritti umani in Italia, l'introduzione del reato di tortura e nuove norme concernenti l'espletamento delle attività di gestione dell'ordine pubblico nel corso di manifestazioni (1501) - alla I Commissione (Affari costituzionali).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 11,20).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Organizzazione dei tempi di discussione dei disegni di legge di ratifica.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge di ratifica nn. 4975 e 5018.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati all'esame dei disegni di legge di ratifica all'ordine del giorno è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 15 maggio 2012.

Discussione del disegno di legge di ratifica: Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul diritto relativo alle utilizzazioni dei corsi d'acqua internazionali per scopi diversi dalla navigazione, con annesso, fatta a New York il 21 maggio 1997 (A.C. 4975) (ore 11,21).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge di ratifica n. 4975: Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul diritto relativo alle utilizzazioni dei corsi d'acqua internazionali per scopi diversi dalla navigazione, con annesso, fatta a New York il 21 maggio 1997.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 4975)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, Presidente della Commissione affari esteri, onorevole Stefani, ha facoltà di svolgere la relazione.

STEFANO STEFANI, Relatore. Signor Presidente, colleghi, la Convenzione al nostro esame fissa alcune regole in materia di uso, gestione e protezione delle acque volte a favorire la massima cooperazione tra gli Stati interessati da corsi d'acqua transfrontalieri. In particolare, la Convenzione mira a disciplinare le autorizzazioni dei corsi d'acqua internazionali diverse dalla navigazione.
La Convenzione si inserisce in un quadro normativo internazionale e comunitario assai articolato in materia di protezione dei corsi d'acqua da inquinamento ed eccessivo sfruttamento. Il suo specifico apporto, pertanto, è quello di dirimere eventuali casi di contrasto fra differenti Pag. 4autorizzazioni di corso d'acqua internazionale, avendo di mira anzitutto la tutela dei bisogni idrici ad uso civile.
Per quanto riguarda il nostro Paese non vi sono corsi d'acqua transfrontalieri suscettibili di causare danni ad altri Paesi, come segnala la relazione illustrativa.
L'Isonzo, che nasce in Slovenia e scorre successivamente in territorio italiano, è già oggetto di uno specifico programma di cooperazione bilaterale concluso nel 2007 e valido almeno fino al 2013.
L'Italia ha altresì ratificato le due convenzioni di Helsinki riguardanti rispettivamente la protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali e gli effetti transfrontalieri derivanti da incidenti industriali.
Dall'attuazione della Convenzione, come precisato nella relazione illustrativa, non discendono specifici oneri finanziari a carico dello Stato.
Benché la Convenzione non investa - come accennato - un interesse immediato e diretto per il nostro Paese, appare opportuno, dopo quindici anni dalla sigla, procedere alla sua ratifica per adempiere all'impegno assunto a livello internazionale.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MARTA DASSÙ, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il presidente Stefani ha già spiegato i punti sostanziali di questo provvedimento. A quanto da lui detto vorrei solo aggiungere tre ulteriori punti che mi sembrano importanti.
Innanzitutto, la ratifica di questa Convenzione ha un valore simbolico e politico rilevante in vista del vertice Rio+20 che si terrà, come sapete, in Brasile a giugno e che discuterà senz'altro anche del problema dell'accesso all'acqua.
In secondo luogo, ho guardato lo stato delle ratifiche e, in effetti, concordo con il presidente Stefani: si tratta di una Convenzione del 1997, tutti i nostri principali partner europei hanno già provveduto alla ratifica: siamo in ritardo e credo che sia giunto il momento di farlo.
Infine, credo che sia importante ricordare che abbiamo in programma l'Expo di Milano nel 2015, il cui tema principale sarà Feeding the planet e, quindi, si discuterà di sicurezza alimentare, ma anche del problema dell'uso sostenibile dell'acqua, che è una dimensione della stessa problematica.
Quindi, per queste ragioni di coerenza e di urgenza il parere del Governo è che la Convenzione vada ratificata in questa occasione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Fedi. Ne ha facoltà.

MARCO FEDI. Signor Presidente, la ratifica ed esecuzione della Convenzione al nostro esame, che concerne l'accordo tra i Paesi per l'utilizzazione dei corsi d'acqua internazionali per scopi diversi dalla navigazione, è un atto importante, come è stato ricordato poc'anzi dal relatore e dal rappresentante del Governo. Arriva a distanza di quindici anni dalla firma dell'accordo e ha un impatto significativo su questioni come la tutela dell'ambiente, l'assetto idrogeologico, l'agricoltura ed il settore industriale.
Se nei secoli scorsi i corsi d'acqua internazionali erano utilizzati prevalentemente per la navigazione, il progresso tecnologico e i processi in atto nei Paesi occidentali hanno mutato visibilmente lo scenario, spingendo gli Stati a disciplinare l'uso e l'approvvigionamento dei corsi d'acqua per fini diversi dalla navigazione.
L'uso dell'acqua per fini diversi dalla navigazione comprende, ad esempio, tutte quelle operazioni concernenti il settore agricolo, tra queste anche l'irrigazione e il drenaggio, oltre che lo smaltimento dei rifiuti e tutta una serie di altri bisogni legati all'agricoltura e al mondo agricolo. Vi sono poi esigenze commerciali e industriali: dalla produzione di energia idroelettrica fino all'intero comparto industriale, dal manifatturiero alla trasformazione, dalle costruzioni ai trasporti, dallo smaltimento dei rifiuti alle industrie estrattive. Le industrie utilizzano i corsi d'acqua per eliminare i rifiuti industriali. Pag. 5In molte regioni del mondo queste attività di scarico sono aumentate in modo tale da non consentire più ai corsi d'acqua di riceverli.
A tutto ciò si somma l'uso dell'acqua per fini sociali e domestici.
L'urbanizzazione esige sempre di più delle quantità considerevoli di acqua dolce di buona qualità per fini domestici. L'utilizzo dell'acqua per fini domestici trae la propria fonte maggiormente dalla rete di drenaggio, talvolta impoverita da scarichi di varia natura. Gli effetti prodotti dagli scarichi industriali e domestici sono sempre disastrosi.
L'utilizzo dell'acqua per fini sociali, infine, occupa un ruolo importante, così come le molteplici attività ricreative offerte da laghi, fiumi o corsi d'acqua. Parliamo, ad esempio, della pesca sportiva, delle gare di nuoto e degli sport nautici, che possono ulteriormente influire sulla qualità e sulla quantità dei corsi d'acqua.
Queste considerazioni pongono il problema di una richiesta d'acqua sempre maggiore. Si pone per tutti, quindi, una questione di giustizia distributiva dell'acqua. In che misura un Paese si può arrogare da solo un diritto, anche se nel proprio territorio, di deviare un corso d'acqua per proprio uso, se questa deviazione toglie ad un altro Stato la possibilità di utilizzare l'acqua per un medesimo motivo?
Indubbiamente, per evitare o dirimere eventuali controversie internazionali la soluzione più adatta è il ricorso ad un accordo internazionale multilaterale. Sembra evidente che laddove un corso d'acqua costituisca o superi un territorio si trascini, dietro di sé, una sorta di diritti e di doveri che richiedono di essere tradotti in un contesto particolare, conforme ad interessi di natura fisica ed economica. Le divergenze che scaturiscono dalla interdipendenza delle risorse idriche condivise implicano soluzioni più ampie rispetto a semplici accordi bilaterali: l'adozione, appunto, di un accordo internazionale a vocazione universale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 11,30)

MARCO FEDI. La Convenzione in esame fissa alcune regole in materia di uso, gestione e protezione delle acque, volta a favorire la massima cooperazione tra gli Stati interessati da corsi d'acqua transfrontalieri. La Convenzione si inserisce in un quadro normativo internazionale e comunitario assai articolato, in materia di protezione dei corsi d'acqua da inquinamento e da eccessivo sfruttamento.
Per quanto riguarda il nostro Paese, come è stato ricordato dal relatore, non vi sono fiumi o corsi d'acqua internazionali transfrontalieri suscettibili di causare danni ad altri Paesi. L'Italia ha, tra l'altro, ratificato le due Convenzioni di Helsinki riguardanti, rispettivamente, la protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali e gli effetti transfrontalieri derivanti da incidenti industriali.
Benché la Convenzione, quindi, non rivesta un interesse diretto ed immediato per il nostro Paese, appare opportuno, dopo quindici anni dalla sua firma, procedere tempestivamente alla sua ratifica per adempiere all'impegno assunto a livello internazionale.
Al sesto Forum mondiale dell'acqua, svoltosi il 13 marzo scorso a Marsiglia, con la partecipazione delle istituzioni e delle società che gestiscono i servizi idrici, oltre al Forum alternativo mondiale dell'acqua, che vede riuniti i rappresentanti delle organizzazioni e della associazioni della società civile, si è parlato di strategie per trovare soluzioni e per fare pressione sui Governi, affinché l'acqua sia davvero un bene comune, un diritto garantito a tutti i cittadini.
Infatti, sono ancora tante le persone che nel mondo non dispongono dell'acqua necessaria per sopravvivere. I dati forniti dall'Unesco descrivono una situazione drammatica. Il 13 per cento degli abitanti del pianeta non ha accesso ad acqua potabile, mentre il 39 per cento non dispone di servizi igienici dignitosi. La situazione Pag. 6potrebbe aggravarsi se si considerano le stime di crescita della popolazione mondiale. Il fabbisogno di acqua, sia per uso civile sia per l'irrigazione e per la produzione industriale, è destinato, quindi, ad aumentare.
Tutto questo ha provocato nei Paesi industrializzati un aumento esorbitante delle tariffe, che mette a repentaglio il diritto all'acqua per molti cittadini, mentre i Paesi sottosviluppati sono sottoposti ad uno sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche naturali. L'acqua non può essere considerata una mercanzia e la comunità internazionale deve non solo esprimersi con dichiarazioni di intenti, ma prospettare soluzioni sostenibili, da applicare efficacemente ai vari livelli. Questa ratifica, signor Presidente, è un passo iniziale in tale direzione.
Signor Presidente, annunzio, pertanto, il voto favorevole del Partito Democratico su questo provvedimento.
Quindi, questo mio intervento nell'ambito della discussione sulle linee generali, rappresenta anche una dichiarazione di voto. La ratifica di questo accordo rappresenta un segnale della forte attenzione dell'Italia verso le problematiche legate alla questione dell'acqua, alla sua gestione equa e sostenibile ed alla gestione equa e sostenibile delle risorse idriche, chiamando in causa anche altri temi come la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e la domanda di energia.
L'entrata in vigore della Convenzione favorirà una gestione più razionale delle risorse idriche.
La ratifica da parte italiana - ne siamo certi - potrà essere valorizzata - come ha ricordato il sottosegretario Dassù - anche in occasione della prossima conferenza di Rio sullo sviluppo sostenibile, confermando la priorità che il nostro Paese attribuisce alla sostenibilità ambientale ed in particolare ad uno degli obiettivi, ossia al settimo obiettivo dello Sviluppo per il Millennio, che prevede l'impegno a dimezzare la percentuale delle persone che non hanno accesso all'acqua potabile ed ai servizi igienici di base (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

SERGIO MICHELE PIFFARI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Piffari, lei non è iscritto nella discussione sulle linee generali. Potrà intervenire successivamente in sede di dichiarazioni di voto.

SERGIO MICHELE PIFFARI. Signor Presidente, interverrò successivamente in dichiarazione di voto a titolo personale.

PRESIDENTE. Onorevole Piffari, lei conosce bene il Regolamento e sa che può intervenire anche in dichiarazione di voto sui singoli articoli. Insomma, ha tutte le possibilità per intervenire successivamente nel seguito della discussione.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 4975)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore, Presidente della Commissione, onorevole Stefani, ed il rappresentante del Governo rinunziano alla replica.

(Esame degli articoli - A.C. 4975)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Per consentire il decorso ulteriore dei termini regolamentari di preavviso, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 11,40.

La seduta, sospesa alle 11,35, è ripresa alle 11,45.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A - A.C. 4975), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piffari. Ne ha facoltà.

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SERGIO MICHELE PIFFARI. Signor Presidente, vorrei ricordare brevemente ai colleghi ed in particolare al Governo che stiamo per ratificare un atto dopo quindici anni. È vero che in Europa abbiamo adottato altre tipologie di provvedimenti e quindi abbiamo superato questo tipo di problematiche, tra l'altro nel nostro caso c'è solo il fiume Isonzo che si sovrappone a più Stati, però mi chiedo: ci sono state forse da parte di qualche altro Stato pressioni affinché questa convenzione non passasse, considerato che l'abbiamo ratificata soltanto in Europa e mancano ancora tanti Stati affinché questa possa effettivamente entrare in vigore?
Lì dove ci sono i conflitti, come in Medio Oriente, nei Balcani, nei Paesi dell'Asia e dell'Africa, forse è bene che questa convenzione vada oltre gli Stati d'Europa quindi, e mi chiedo cosa sta facendo lo Stato italiano, cosa stiamo facendo in termini di diplomazia affinché, oltre a noi che lo stiamo approvando soltanto adesso, lo approvino anche gli altri Stati, perché altrimenti produciamo solo carta che non serve.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Meloni, Carella, Boccia, Ruben, Martino, Iannaccone, Pisicchio, Pes, Rao, Cera, Ravetto, Roccella, Cesario, Ferranti, Della Vedova, Gasbarra, Laboccetta, Corsaro, Briguglio, Stradella, Bocciardo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 473
Votanti 472
Astenuti 1
Maggioranza 237
Hanno votato
472).

Prendo atto che i deputati Narducci, Duilio e Burtone hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A - A.C. 4975), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Mazzuca, Cesare Marini, Capano, Tortoli, Scandroglio, Molgora, Sanga, Cesaro, Abrignani, Ventucci...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 478
Votanti 477
Astenuti 1
Maggioranza 239
Hanno votato
477).

Prendo atto che i deputati Burtone e Narducci hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A - A.C. 4975), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Laboccetta, Cesare Marini, Martino, Tortoli, Fogliardi, Granata, Cesaro, Velo, Lisi...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 476
Votanti 475
Astenuti 1
Maggioranza 238
Hanno votato
475). Pag. 8

Prendo atto che i deputati Burtone e Ruvolo hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.

(Esame di un ordine del giorno - A.C. 4975)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A - A.C. 4975).
Qual è il parere del Governo?

MARTA DASSÙ, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno Zamparutti n. 9/4975/1 (Nuova formulazione), poiché è un ordine del giorno che, giustamente, richiama le direttive europee già citate in precedenza.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Zamparutti n. 9/4975/1 (Nuova formulazione), accettato dal Governo.
È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4975)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, la Convenzione di cui stiamo discutendo riguarda, naturalmente, la disciplina degli usi dei corsi d'acqua internazionali diversi da quello ovvio, direi, della navigazione, ma questo disegno di legge per la ratifica ed esecuzione della Convenzione adottata dall'ONU nel 1997 intende anche concentrarsi sulla protezione delle acque attraverso l'individuazione di regole comuni per consentire la massima cooperazione possibile tra gli Stati in cui scorrono fiumi transfrontalieri.
Questo in riferimento all'uso, alla gestione e alla protezione delle acque.
La Convenzione sul diritto relativo alle utilizzazioni di tali corsi d'acqua, nota come the United nations watercourses Convention, ha avuto una lunghissima gestazione in seno alla Commissione delle Nazioni unite del diritto internazionale. Infatti, l'Assemblea generale dell'ONU, già l'8 dicembre del 1970, con la risoluzione 2669, raccomandava alla Commissione del diritto internazionale di intraprendere uno studio approfondito sul diritto relativo alle utilizzazioni dei corsi d'acqua internazionali diversi dalla navigazione, tutto ciò nella prospettiva di un progressivo sviluppo e di una codificazione di tale branca del diritto internazionale.
L'accelerazione del lavoro della Commissione del diritto internazionale si ebbe, dunque, a partire dall'inizio degli anni Novanta. Il 21 maggio del 1997 l'Assemblea generale dell'ONU, con la risoluzione 229, adottava il testo definitivo, oggi alla nostra attenzione, consistente in un preambolo, 37 articoli ed un annesso sull'arbitrato.
Con l'espressione «corsi d'acqua» la Convenzione si riferisce ad un sistema di acque di superficie e/o sotterranee che costituisce un complesso unitario e che ha di norma un unico punto comune di sbocco: si tratta di molteplici fattispecie, quali fiumi, laghi, falde acquifere, ghiacciai, serbatoi d'acqua o d'irrigazione, canali. Oggetto della Convenzione sono però anche sistemi idrografici molto più complessi, non caratterizzati da un unico punto di sbocco, in Europa, ad esempio, i sistemi del Reno e del Danubio sono gli esempi più eclatanti.
Naturalmente esiste già un quadro normativo internazionale e comunitario assai articolato in materia di protezione dei corsi d'acqua da inquinamento ed eccessivo sfruttamento. Nello specifico la Convenzione in oggetto intende dirimere eventuali casi di contrasto tra differenti utilizzazioni di un corso d'acqua internazionale, Pag. 9avendo di mira, anzitutto, la tutela dei bisogni idrici ad uso civile, soprattutto le acque potabili e quelle per usi agricoli. L'obiettivo della Convenzione è dunque quello di individuare regole in materia di uso, gestione e protezione delle acque, volte a favorire la massima cooperazione fra gli Stati interessati, oltre che disciplinare le utilizzazioni di questi corsi diverse dalla navigazione, pur avendo riguardo alla navigazione medesima nella misura in cui le necessità di essa influenza indirettamente il volume e la qualità dell'acqua disponibile per altri fini.
L'Italia ha già in passato ratificato le due convenzioni di Helsinki riguardanti rispettivamente la protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali e gli effetti transfrontalieri derivanti da incidenti industriali. Entrambe - sto per concludere - hanno rappresentato il primo serio tentativo di regolare lo sfruttamento delle acque fluviali con un codice di diritto internazionale, norme che hanno proposto di proibire l'avvelenamento dell'acqua - indispensabile, ovviamente, per la salute e la sopravvivenza delle popolazioni civili - e di vietare la deviazione dei corsi d'acqua qualora tale deviazione avesse provocato disagi e danni all'ambiente.
Successivamente, insieme ad altre 106 nazioni, il nostro Paese si è dichiarato a favore dell'adozione di questa Convenzione alla cui ratifica è opportuno dare seguito in maniera celere, anche se fa un po' specie visti gli anni che abbiamo impiegato per arrivare a discuterne.
È per tutti questi motivi che il gruppo Italia dei Valori non farà mancare il proprio voto favorevole al provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Compagnon. Ne ha facoltà.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, ovviamente vi è, anche da parte nostra, un parere favorevole alla ratifica della Convenzione in oggetto che, come è stato già detto dai vari colleghi intervenuti, è stata stipulata nel 1997 a New York, quindi sono passati parecchi anni. Evidentemente l'Italia è poco interessata perché noi abbiamo solo un fiume in comune con un'altra Nazione.
Questa Convenzione è stata stipulata anche per tutelare i rapporti che vi sono nelle altre Nazioni dove, indubbiamente, i fiumi che dividono o intersecano i vari Paesi sono molti più numerosi. È una Convenzione che cerca di istituire un quadro giuridico, delle regole, per fare in modo che i Paesi riescano ad avere una cooperazione produttiva, sapendo anche, in generale, qual è l'importanza dell'acqua.
L'obiettivo è anche quello di un'equa e ragionevole modalità di sfruttamento della stessa, perché evidentemente in questi anni, laddove si sono creati dei problemi, qualche situazione di difficoltà è venuta a galla. L'obiettivo è anche quello di riprendere un certo rapporto fra gli Stati sotto il profilo delle informazioni reciproche, soprattutto per quanto attiene ai profili idrogeologici e soprattutto ecologici.
Su questo punto voglio sottolineare, signor sottosegretario, che anche se l'Italia ha soltanto un fiume, l'Isonzo, che è per così dire in comproprietà (nasce in Slovenia e va a sfociare nell'alto Adriatico), i problemi ci possono essere. Infatti, non pochi anni fa, una situazione di inquinamento del fiume ha creato grandissime difficoltà al nostro Paese e soprattutto all'alto Adriatico ed è stato difficile riuscire a trovare il bandolo della matassa, anche con riferimento alle cause dell'inquinamento, per un rimpallo di colpe reciproche tra i Paesi Slovenia ed Italia.
Pertanto, credo che, se questa Convenzione viene ratificata solo oggi, a distanza di tanti anni e, come è stato detto, solo una parte dei Paesi la stanno ratificando e, sapendo che sino a quando non sarà ratificata da tutti non si potranno applicare le eventuali sanzioni o le eventuali Pag. 10prese di posizione complessive nei confronti di chi sbaglia, evidentemente è perché si è stati forse troppo leggeri.
Noi abbiamo un solo punto - forse può sembrare poco - ma è stato sufficiente un caso per dimostrare quanto sia necessario che queste convenzioni vengano ratificate e che il loro contenuto venga applicato.
Per questo motivo, nel ribadire il voto favorevole del gruppo dell'UdC, sollecito il Governo affinché coinvolga tutti gli altri Paesi a fare in fretta per la ratifica di questa Convenzione (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Allasia. Ne ha facoltà.

STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa Convenzione è stata firmata già nel 1997 in ambito ONU, ma dopo quindici anni sono solo 23 gli strumenti di ratifica depositati, troppo pochi per la sua entrata in vigore.
Spero che il nostro Paese si aggiunga presto al numero dei Paesi membri perché l'obiettivo della Convenzione è assolutamente condivisibile: realizzare una cooperazione transnazionale in materia di disciplina delle acque ed utilizzare i corsi d'acqua transfrontalieri in maniera corretta, equa e razionale al fine di potersi avvalere delle risorse idriche nel migliore modo possibile e sostenibile. È un impegno che ci possiamo certamente assumere, vista l'importanza che i corsi d'acqua hanno nel nostro Paese e l'interesse a mantenerli in condizione buone dal punto di vista della navigabilità e dell'ambiente.
La Convenzione è lo strumento quadro, che permette a suo volta ai contraenti di stipulare poi accordi specifici dal contenuto più vincolante. Siamo, quindi, ancora ai primissimi passi di quest'azione e rimandare oltre sarebbe davvero veramente ingiustificato. Per di più non vi sono corsi d'acqua nel nostro Paese che possono causare danni agli altri territori, quindi, si tratta di una ratifica ad alto valore simbolico, a fronte di un impegno ben modesto.
Preannunzio pertanto il voto favorevole mio, come utilizzatore di torrenti e fiumi quale canoista, e del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fedi. Ne ha facoltà.

MARCO FEDI. Signor Presidente, per le ragioni ampiamente illustrate in sede di discussione sulle linee generali, il Partito Democratico voterà a favore della ratifica di questo accordo. È un segnale importante di attenzione sui temi dell'assetto idrogeologico, dell'ambiente e del diritto all'acqua.
È per queste ragioni che convintamente il gruppo del PD voterà a favore della ratifica di questo accordo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 4975)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 4975, di cui si è testé concluso l'esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Brunetta, onorevole Sardelli, onorevole Vignali, onorevole Crimi, onorevole Samperi, onorevole Di Biagio, onorevole Della Vedova, onorevole Fogliato, onorevole De Torre, onorevole Aniello Formisano...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

Pag. 11

(Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul diritto relativo alle utilizzazioni dei corsi d'acqua internazionali per scopi diversi dalla navigazione, con annesso, fatta a New York il 21 maggio 1997) (4975):
(Presenti 477
Votanti 476
Astenuti 1
Maggioranza 239
Hanno votato
476).

Prendo atto che i deputati D'Antoni e Pianetta hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.

Sull'ordine dei lavori (ore 12,05).

ALESSANDRA MUSSOLINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente intervengo per richiamare l'attenzione dell'Aula ma soprattutto del Governo (come è noto quello che sta accadendo in Emilia è una situazione terribile di disagio, e c'è stata una vera e propria strage di operai) sugli operai e lavoratori extracomunitari che hanno il permesso di soggiorno legato al lavoro. Mi chiedo: saranno garantiti e tutelati (perché è chiaro che non possono recarsi nelle fabbriche in un momento in cui con una scossa ti crolla tutto quanto addosso)? Non vorrei che dopo il danno ci fosse la beffa e che possano essere a rischio anche i loro permessi di soggiorno, perché credo che questa emergenza potrà durare anche a lungo, anche dei mesi. È questa la riflessione che pongo all'Aula e soprattutto al Governo. Dobbiamo assolutamente garantire e tutelare questi lavoratori extracomunitari in regola (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

BEATRICE LORENZIN. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Lorenzin, non possiamo aprire adesso un dibattito su questo argomento. Le consiglierei di riprendere a fine seduta la questione anche perché poi magari anche altri colleghi vogliono intervenire.

CLAUDIO D'AMICO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Su che cosa?

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, se si permette ad un parlamentare di svolgere un intervento adesso (non a fine seduta) su un tema, poi bisogna permetterlo anche agli altri, altrimenti c'è chi ha la possibilità di parlare adesso e chi invece a fine seduta.

PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione ma come ha potuto, vedere l'onorevole Mussolini aveva la possibilità di parlare sull'ordine dei lavori per cinque minuti ma è intervenuta per un minuto e trenta secondi perché questo tema deve essere affrontato a fine seduta (altrimenti la Presidenza l'avrebbe richiamata ad intervenire a fine seduta). Adesso abbiamo due Convenzioni da esaminare e poi avremo il tempo, se si vuole, per intervenire su questo argomento che certamente è importante.

Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Singapore per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito, e relativo Protocollo, del 29 gennaio 1977, fatto a Singapore il 24 maggio 2011 (A.C. 5018) (ore 12,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge di ratifica: Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Singapore per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali in materia di Pag. 12imposte sul reddito, e relativo Protocollo, del 29 gennaio 1977, fatto a Singapore il 24 maggio.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 5018)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Allasia, ha facoltà di svolgere la relazione.

STEFANO ALLASIA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Protocollo al nostro esame è composto di sette articoli, mira all'aggiornamento del testo vigente della Convenzione tra l'Italia e Singapore per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire l'evasione fiscale. In particolare l'articolo 1 del Protocollo in esame sostituisce il paragrafo 3 dell'articolo 2 del vigente testo della Convenzione onde attualizzare il novero delle imposte cui la Convenzione va applicata, che nel nuovo testo saranno per l'Italia l'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'imposta sul reddito delle società e l'IRAP, che ovviamente non era compresa nel testo della Convenzione originale.
L'articolo 2 modifica il paragrafo 1 dell'articolo 3 della Convenzione originaria, al duplice scopo di fornire una più puntuale definizione, anche in base al diritto internazionale, dei diritti sovrani, sia dell'Italia che di Singapore, sulla zona economica esclusiva situata al di fuori del mare territoriale, nonché di aggiornare la denominazione dell'autorità italiana competente, che è ora il Ministero dell'economia e delle finanze. L'articolo 3 aggiorna talune disposizioni dell'articolo 5, prevedendo un'estensione, da sei a dodici mesi, del tempo necessario per acquisire il requisito di stabile organizzazione relativamente ai cantieri di costruzione, montaggio o installazione, in conformità agli standard dell'OCSE. L'articolo 4 del protocollo procede alla sostituzione del paragrafo 2 dell'articolo 22 della Convenzione originaria, che riguarda la metodologia per evitare le doppie imposizioni, eliminando il meccanismo che riconosce il credito di imposta anche per imposte non pagate relativamente a canoni, dividendi e interessi. La disposizione relativa a tale eliminazione avrà effetto per ciascun periodo d'imposta che inizia dopo un anno dall'entrata in vigore del protocollo. L'articolo 5 del protocollo procede alla sostituzione integrale dell'articolo 25 della Convenzione originaria; la nuova formulazione, in sostanza, mira a rendere più penetrante l'azione di raccolta delle informazioni in campo fiscale, prevedendo che lo Stato contraente oggetto di una richiesta utilizzi i poteri a sua disposizione anche qualora le informazioni in questione non siano rilevanti per i propri fini fiscali interni, e si esplicita anzi che tale ultima eventualità non possa essere invocata per rifiutare di fornire quelle informazioni. In particolare, poi, la nuova formulazione riduce la portata del cosiddetto segreto bancario, stabilendo che lo Stato richiesto non potrà rifiutare di fornire informazioni con la sola motivazione che esse siano detenute da una banca, da un'istituzione finanziaria o da un mandatario operante in qualità di agente o fiduciario.
Mi preme segnalare, ai fini della rilevanza dell'accordo che stiamo esaminando, che, secondo i dati forniti dall'ICE, il nostro Paese, con 1.412,2 milioni di euro, si posiziona al quinto posto tra gli Stati dell'Unione europea fornitori di Singapore (dopo Germania, Francia, Regno Unito e Olanda) e al dodicesimo posto, con 231,4 milioni di euro, per le importazioni. È, inoltre, importante rilevare in conclusione che Singapore ha annunciato l'adeguamento ai parametri OCSE in termini di trasparenza e scambio di informazioni fiscali, stipulando a tal fine i dodici accordi bilaterali in materia di doppia tassazione (soglia minima prevista dai parametri OCSE). L'accordo di modifica della Convenzione del 1977 costituisce, pertanto, un importante strumento per superare la questione dell'inserimento di Singapore Pag. 13nella black list italiana. L'imprenditoria italiana locale è estremamente interessata ad un'aggiornata valutazione di Singapore, secondo i nostri più recenti criteri, che faciliti e assicuri certezza al quadro generale delle loro attività. Fino ad oggi, infatti, l'inserimento di Singapore nella black list italiana ha comportato, per le imprese italiane, il cosiddetto obbligo di interpello, mediante il quale si dimostra che l'attività posta in essere dalla filiale a Singapore consiste in un'effettiva attività produttiva o commerciale e non costituisca la copertura per finalità di evasione fiscale.
Auspico, pertanto, una sollecitata approvazione del provvedimento e ricordo in proposito anche la recente missione del Ministro Terzi di Sant'Agata, a Singapore, che rappresenta la prima piazza finanziaria dell'Asia, effettuata proprio per rinsaldare i legami economici tra i due Paesi e per attirare più investimenti nel nostro Paese da parte dei fondi sovrani (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.
Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 5018)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A - A.C. 5018), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Baldelli, Binetti, Saltamartini, Casero, Di Biagio, Cardinale, Grassi...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 482
Votanti 481
Astenuti 1
Maggioranza 241
Hanno votato
481).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A - A.C. 5018), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Costa... onorevole Lehner... onorevole Giammanco... onorevole Golfo... onorevole Rampi... onorevole Razzi... onorevole Colannino... onorevole Touadi... onorevole Barbaro... onorevole Pezzotta... onorevole Pecorella... onorevole Fogliardi...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 484
Votanti 483
Astenuti 1
Maggioranza 242
Hanno votato
483).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A - A.C. 5018), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Pecorella... Onorevole Laboccetta... onorevole Landolfi... onorevole Marini Cesare... onorevole Compagnon... onorevole Tanoni... onorevole Carfagna... onorevole Antonione... onorevole Corsaro... Pag. 14onorevole Binetti... bisogna sbloccare le tastiere dell'onorevole Compagnon e dell'onorevole Zeller...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 487
Votanti 486
Astenuti 1
Maggioranza 244
Hanno votato
486).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5018)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, quella che abbiamo di fronte è una Convenzione riguardante le doppie imposizioni come molte altre che abbiamo ratificato in questi anni. In questo caso, come suggerisce l'OCSE, serve a fornire un quadro giuridico di riferimento per gli operatori economici italiani operanti nella Repubblica di Singapore: un quadro giuridico competitivo e non discriminatorio rispetto ad altri operatori stranieri i cui Governi hanno già stipulato con il nostro Paese analoghe Convenzioni.
Inoltre si tratta di favorire la cooperazione economica e la collaborazione tra questi due Paesi. Si tratta di definire un quadro giuridico chiaro. Tuttavia vale la pena ricordare di che cosa stiamo parlando. La Repubblica di Singapore è il quarto principale centro finanziario del mondo. Gioca un ruolo chiave nel commercio internazionale e nella finanza. È una città-Stato che tutti conosciamo universalmente nota come la Manhattan del Pacifico con i suoi grattacieli, locali alla moda, centri commerciali. È una città in continua evoluzione che ha saputo trasformarsi in poco tempo da città coloniale a moderna metropoli e che conserva comunque un ruolo molto importante. Basti pensare che il porto di Singapore è tra i primi cinque porti più attivi e trafficati a livello mondiale. Non intendo soffermarmi sul testo della Convenzione, compito al quale peraltro ha già assolto il relatore. Mi preme sottolineare che la ratifica che ci apprestiamo a licenziare riguarda un protocollo aggiuntivo che aggiunge un precedente fatto nel 1977, considerato troppo vecchio, rispetto al quale viene aggiornato l'insieme delle imposte alle quali la Convenzione va applicata. Parlo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'imposta sul reddito delle società e l'imposta regionale sulle attività produttive, l'IRAP, che ovviamente non era compresa nel testo della Convenzione originaria.
Concludo, dunque, confermando il voto favorevole del gruppo dell'Italia dei Valori su questo provvedimento che - ripeto - riguarda le persone residenti in uno o entrambi gli Stati contraenti in riferimento alla tassazione dei redditi, anche quelli pensionistici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Compagnon. Ne ha facoltà.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, la ratifica di questo Protocollo, peraltro fatto a Singapore il 24 maggio 2011, dimostra che quando si vuole i tempi possono essere molto contenuti ed è anche fondamentale per quello che dice. Il Protocollo ha lo scopo di aggiornare il testo vigente della Convenzione tra Italia e Singapore, già fatta nel 1977 per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, cosa non secondaria. Occorre anche precisare che la conseguente rimozione di Singapore dalla lista dei Paesi a fiscalità privilegiata favorirà gli investimenti in Italia dei due fondi sovrani di Singapore, le relazioni economiche fra i due Paesi e più in generale la ripresa e la crescita, e già questo è uno degli elementi importanti.
Importanti cambiamenti sono apportati certamente anche attraverso l'articolo 1, Pag. 15che include l'imposta regionale sulle attività produttive, cioè l'IRAP, nell'elenco delle imposte attribuite all'Italia. Però diciamo che, al di là del contenuto condivisibile, la nuova disposizione consentirà tra l'altro il superamento del segreto bancario in conformità agli standard dell'OCSE. Un altro importante obiettivo del Protocollo è rappresentato dalla soppressione del meccanismo, già presente nell'articolo 22 della Convenzione, che riconosceva il credito di imposta anche per le imposte non pagate a Singapore. Sono solo alcuni degli elementi che contraddistinguono questo Protocollo, che secondo noi è molto, molto significativo ai fini di eliminare tante incongruenze. Per questo il gruppo dell'UC voterà a favore (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Simonetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, nel Protocollo in oggetto si tratta dell'aggiornamento della Convenzione per evitare doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevedere le evasioni fiscali. È un Accordo vigente tra l'Italia e Singapore già dal 1978, quindi si prevede squisitamente un aggiornamento di questa Convenzione, che è già rodata e che ha dato prova buona prova di adeguatezza in questi anni. Le modifiche apportate al Protocollo riguardano fattispecie fiscali che non erano previste nel 1978, come per esempio quella dell'IRAP - che noi tra l'altro speriamo venga ad essere cancellata dal nostro ordinamento - o l'aggiornamento di alcune diciture, come quella dell'autorità italiana competente, che ora è il Ministero dell'economia e delle finanze. Si aggiornano altresì i meccanismi di contrasto all'evasione, alla luce delle esperienze maturate in questi anni, che hanno evidenziato alcuni vulnus. Per esempio, con il Protocollo si prevede che lo Stato contraente oggetto di una richiesta utilizzi i poteri a sua disposizione anche qualora le informazioni in questione non siano rilevanti per i propri fini fiscali interni. Questo di fatto annulla la possibilità di apporre il segreto bancario, che è un elemento che dà alla Convenzione una portata davvero rilevante, tenuto conto che oggi Singapore risulta ancora nella black list del nostro Paese per quel che riguarda la trasparenza bancaria. Pertanto annuncio il voto favorevole del gruppo Lega Nord, sperando che vi sia effettivamente una comprensione della portata di questo Accordo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 5018)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 5018: «Ratifica ed esecuzione del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Singapore per evitare le doppie imposizioni e per prevenire le evasioni fiscali in materia di imposte sul reddito, e relativo Protocollo, del 29 gennaio 1977, fatto a Singapore il 24 maggio 2011», di cui si è testé concluso l'esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Ronchi... Onorevole Palagiano... Onorevole Commercio... Onorevole Mastromauro... Onorevole Saltamartini... Onorevole D'Alessandro...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti e votanti 489
Maggioranza 245
Hanno votato 488
Hanno votato no 1

(La Camera approva - Vedi votazioni).

Pag. 16

Discussione del disegno di legge: Partecipazione italiana al sesto aumento di capitale della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (A.C. 5044-A) (ore 12,25).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Partecipazione italiana al sesto aumento di capitale della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 15 maggio 2012.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto, che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Pianetta, ha facoltà di svolgere la relazione.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (CEB), creata nel 1956, è una delle più antiche istituzioni finanziarie internazionali europee e l'unica a vocazione esclusivamente sociale. La CEB rappresenta oggi un importante strumento della politica di solidarietà e di coesione sociale europea. Attraverso i propri prestiti partecipa, infatti, al finanziamento di progetti sociali, risponde a situazioni di emergenza, concorre al miglioramento delle condizioni di vita e alla coesione sociale nelle regioni più svantaggiate del continente europeo.
I campi di intervento, stabiliti nel 2006 dal consiglio d'amministrazione dell'istituzione, riguardano il settore dell'integrazione sociale, la gestione dell'ambiente ed il sostegno delle infrastrutture pubbliche a vocazione sociale. Alla Banca partecipano oggi 40 Stati, che coprono un'area geografica che si estende dalla Turchia all'Islanda e dal Portogallo alla Georgia. Per allargare la sua sfera d'azione, la Banca ha rafforzato negli ultimi anni la cooperazione con le maggiori istituzioni europee, in particolare con la Commissione europea, e con altre banche regionali e istituzioni finanziarie multilaterali, tra cui la Banca europea per gli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e la Banca mondiale.
Il 4 febbraio 2011, previa raccomandazione del consiglio di amministrazione, il consiglio di direzione della CEB ha adottato la risoluzione n. 386, con la quale è stato approvato il sesto aumento di capitale della Banca, per un ammontare massimo pari a 2.200 milioni di euro, che, una volta ultimata positivamente la sottoscrizione entro il termine stabilito (vale a dire, il 30 giugno 2012), porterebbe il capitale totale sottoscritto da 3,3 miliardi di euro a 5,5 miliardi di euro. Tale aumento prevede un'incorporazione delle riserve nel capitale liberato di 246 milioni di euro, senza alcun versamento da parte degli Stati membri. Questo lo voglio sottolineare in modo particolare. La parte di capitale liberato sul capitale sottoscritto resterebbe invariata, all'11,19 per cento.
Per quanto concerne la quota dell'Italia, che insieme a Francia e Germania è il maggior azionista della Banca, al 31 dicembre 2010, il nostro Paese dispone del 16,64 per cento del capitale sottoscritto, pari a euro 549.692.000.
La pertinente quota dell'aumento di capitale proposto ammonterebbe a euro 366.078.000, di cui euro 40.964.000 per incorporazione delle riserve nel capitale liberato ed euro 325.114.000 di capitale cosiddetto «a chiamata». Il capitale sottoscritto dall'Italia, a seguito dell'aumento, ammonterebbe dunque a euro 915.770.000, esattamente equivalente, in proporzione, a quello attualmente detenuto.
Gli impegni assunti in occasione dei precedenti aumenti di capitale della Banca erano strutturati in forma analoga, tanto che finora l'Italia è stata chiamata a versare esclusivamente le quote iniziali di propria pertinenza; la quota di capitale Pag. 17versato dall'Italia si è incrementata esclusivamente per effetto dell'incorporazione di riserve. In linea con quanto previsto dalla legislazione di settore, non è stato quantificato il relativo onere finanziario, giacché la sottoscrizione di capitale «a chiamata» non comporta esborsi finanziari effettivi. Essa ha, in sostanza, una funzione di garanzia che i Paesi sottoscrittori forniscono per accrescere la credibilità e la solidità della CEB. Questo è un punto fondamentale che voglio sottolineare e richiamare all'attenzione dei colleghi, in quanto non ci sono e non sono previsti esborsi finanziari effettivi.
L'aumento di capitale, che potrà essere sottoscritto fino al 30 giugno 2012, sarà effettivo non prima del 31 dicembre 2012, a condizione che almeno il 67 per cento dei titoli di partecipazione siano stati sottoscritti a quella data dai Paesi membri. Va ricordato, infine, che l'Italia ha sottoscritto tutti i precedenti cinque aumenti di capitale della CEB, intervenuti rispettivamente negli anni 1978, 1982, 1988, 1991 e 2001.

PRESIDENTE. Onorevole Pianetta, la invito a concludere.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Concludo, signor Presidente. Considerato il rilievo sociale e politico degli obiettivi perseguiti dalla CEB e l'effettiva necessità di allargare la dotazione dei mezzi propri di tale istituzione, auspico che questo provvedimento possa essere rapidamente adottato, per consentire al nostro Paese di mantenere il suo ruolo all'interno di questa importante istituzione finanziaria multilaterale, nonché in ragione dell'importante attività che la delegazione parlamentare italiana svolge in seno all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MARTA DASSÙ, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, vorrei associarmi alle argomentazioni svolte dall'onorevole Pianetta, che è riuscito a pronunciarle brillantemente in mezzo a un caos totale. Non so come vi sia riuscito, è stato bravissimo e spero di aver capito bene.
Volevo dire una cosa in più. Si tratta di una Banca importante, in quanto, tra l'altro, tra le sue finalità, vi è quella di poter offrire prestiti a tassi inferiori a quelli della Banca europea per gli investimenti (BEI), in caso di catastrofi naturali. A tal riguardo, mi ricollego a quanto osservava prima l'onorevole Mussolini: ci troviamo, in effetti, nel mezzo di una catastrofe naturale in Italia, come sappiamo. Ieri, il Governatore della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa ha rivolto un importante messaggio alle autorità italiane. Se me lo consentite, vorrei leggervi due delle parole che ci ha rivolto. Egli ha detto: apprendo con enorme dispiacere la tragedia che è avvenuta in Emilia Romagna e vi manifesto la nostra intera disponibilità a studiare con priorità ogni domanda di finanziamento che ci sarà rivolta, al fine di contribuire a rimediare alle conseguenze materiali di questo avvenimento tragico.
Ciò è importante: possiamo chiedere finanziamenti - ho chiesto in modo più specifico - per 300 milioni di euro a tassi - lo ripeto - inferiori a quelli della Banca europea per gli investimenti. Quindi, questo è un argomento in più per aderire alla posizione del relatore da parte del Governo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barbi. Ne ha facoltà.

MARIO BARBI. Signor Presidente, intervengo in sede di discussione sulle linee generali assorbendo, in sostanza, le dichiarazioni di voto favorevoli all'approvazione del provvedimento. Vorrei immediatamente interloquire con il sottosegretario, che ci ha dato questa informazione relativa alla disponibilità della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa di concedere con celerità prestiti per la ricostruzione post-terremoto di cui le popolazioni dell'Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto sono in questo momento vittime. Pag. 18
Parto da qui perché questo era un aspetto che volevo sottolineare nelle mie considerazioni, un punto critico relativamente alla documentazione messa a disposizione dal Governo per l'approvazione del provvedimento. Se vi è, infatti, un punto debole nella relazione presentata, è proprio quello relativo al modo in cui il nostro Paese ha utilizzato o non ha utilizzato le possibilità di prestito che sono offerte dalla Banca europea di sviluppo. Per avere qualche informazione in merito ho dovuto consultare il sito della Banca e cercare il rapporto del Governatore che, nell'ultimo, quello del 2011, porta, effettivamente soltanto in un inciso, un riferimento ad interventi di prestito relativi a progetti che riguardano il risanamento di non meglio precisati centri storici.
Quindi, con questa osservazione, voglio anche invitare il Governo in prossime occasioni a porre a disposizione del Parlamento una documentazione più precisa, più completa, più esaustiva, perché è proprio in casi come questi che sarebbe utile ai colleghi sapere, non soltanto quali sono le normative che disciplinano l'istituto per il quale noi interveniamo ora approvando un aumento di capitale, ma anche quali sono le politiche che all'interno di questo istituto svolgiamo e quali sono i progetti dei quali chiediamo il finanziamento.
Ciò detto, svolgerò alcune osservazioni relative al provvedimento e al fatto che il Partito Democratico è a favore dell'approvazione del disegno di legge che autorizza il nostro Paese a partecipare all'aumento di capitale. Si tratta di un impegno - lo ha detto il sottosegretario e anche il relatore - che è linea con la nostra partecipazione al Consiglio d'Europa fin dalla sua fondazione, nel 1949, così come della Banca di sviluppo, che è stata costituita nel 1956, e che del Consiglio d'Europa è strumento operativo di attuazione delle politiche di solidarietà e di coesione sociale che gli sono proprie. Si tratta per l'Italia di un impegno importante. Signor Presidente, vorrei pregare i colleghi e il sottosegretario di avere la cortesia di ascoltare, visto che l'Aula non è particolarmente attenta.
Si tratta - dicevo - per l'Italia di un impegno sulla carta importante (325 milioni di euro circa), per mantenere la quota italiana a livello del 16,6 per cento, anche se va detto, va sottolineato, come è stato giustamente sottolineato dal relatore, che si tratta più di una garanzia che di un esborso, poiché la Banca si autofinanzia a condizioni favorevoli sul mercato dei capitali, gode del rating di tripla «A» e il suo bilancio si mantiene in equilibrio perché concede prestiti, non dà contributi a fondo perduto. Essa concede prestiti - come è stato ricordato dal sottosegretario Dassù - a condizioni vantaggiose - particolarmente in certi casi - per chi li riceve, ma che vengono poi restituiti alla Banca. Signor Presidente, chiederò di poter consegnare il testo del mio intervento, che non svolgerò nella sua interezza.
Mi limito a ricordare soltanto per sommi capi che lo sviluppo del Consiglio d'Europa e quello della Banca di sviluppo, che ne supporta le politiche, sono avvenuti quasi in parallelo. Il Consiglio d'Europa è passato da 10 ai 47 membri attuali; quello della Banca di sviluppo è passato - mi pare - da 7 a 40 dal 1956 ad oggi e c'è uno spartiacque in questo sviluppo, che è quello del 1989, ossia della fine della guerra fredda e dell'allargamento del Consiglio d'Europa votato, per missione propria, alla tutela e alla difesa dei diritti umani (Convenzione del 1950) e alla promozione dei diritti sociali ed economici (la Carta sociale europea del 1961) e che ha visto uno sviluppo e un allargamento del proprio spettro di attività, del proprio campo di azione e dell'area geografica dei Paesi che ne fanno parte.
Nel corso del tempo succedutosi dopo il 1989, il Consiglio d'Europa si è allargato ed ha esteso la propria missione. Vi sono stati tre vertici (nel 1993, nel 1997 e nel 2005-2006) dei Capi di Stato e di Governo che hanno confermato il ruolo del Consiglio d'Europa come presidio dei diritti umani e come promotore della coesione sociale e dei diritti sociali ed economici dei cittadini dei Paesi che ne fanno parte. A questa funzione è dedicata anche la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, i cui Pag. 19compiti di intervento per la coesione sociale a tutela delle popolazioni che subiscono calamità naturali e disastri e a favore di interventi dell'ambiente e delle infrastrutture sociali (tipo formazione e via dicendo) rappresentano le caratteristiche principali.
La Banca europea di sviluppo interviene, in modo particolare, anche in aree prescelte e ritenute particolarmente bisognose del proprio intervento. Ricordo i Balcani, ma non soltanto. Vi sono Paesi che beneficiano di progetti significativi ed importanti, come il nostro, che sono Paesi dell'Unione europea (penso alla Francia, al Belgio, eccetera). Mi fa piacere che l'attenzione ora, anche da parte nostra, venga rivolta alle possibilità che questo istituto offre e che se ne faccia uso per le necessità urgenti ed immediate di cui le popolazioni colpite dal terremoto hanno urgente bisogno.
Preannuncio il voto favorevole del Partito Democratico e, signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Barbi, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.

DOMENICO SCILIPOTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Scilipoti, mi hanno già segnalato che chiede di parlare, ma non potendo intervenire nella discussione sulle linee generali, perché non si è iscritto, le verrò incontro dandole la parola in sede di esame dell'articolo unico del disegno di legge e della proposta emendativa da lei presentata in modo da rispettare il Regolamento.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore e il rappresentante del Governo rinunziano alla replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge, nel testo della Commissione, e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l'allegato A - A.C. 5044-A).
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A - A.C. 5044-A).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scilipoti. Ne ha facoltà per cinque minuti.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, fermo restando che ho massimo rispetto per la persona che rappresenta oggi il Governo, dal punto di vista politico mi permetto di fare qualche riflessione. Quando lei parla di terremoto, parla di un argomento che conosco bene e anche la maggior parte delle persone che sono all'interno di quest'Aula conoscono. In modo particolare, io dico di conoscerlo bene perché sono siciliano, l'ho vissuto sulla mia pelle e mi ricordo ancora quello che ha sofferto il popolo siciliano.
Non a caso, mi permetto di ricordarle, caro signor rappresentante del Governo, che ancora oggi, a distanza di tanti anni, in provincia di Trapani ci sono persone che vivono, non dico nei camper, ma in case ancora fatiscenti. Detto questo, ritengo che noi tutti dobbiamo aiutare i popoli che sono in grande difficoltà e li dovremmo aiutare in modo serio, concreto e non soltanto a parole, signor rappresentante del Governo.
Allora se lei volesse effettivamente fare qualcosa di utile per queste popolazioni dell'Emilia Romagna, della Sicilia, dell'Abruzzo e di tanti altri luoghi che sono stati devastati dal terremoto, le basterebbe Pag. 20chiedere quel signoraggio che hanno le banche, che si sono appropriate della Banca d'Italia, di cui lei sa meglio di me che negli ultimi anni esse si sono appropriate di 10 miliardi di euro che erano degli italiani.
Allora, se lei effettivamente volesse fare qualcosa di concreto nell'interesse della gente che soffre, non parlerebbe di un argomento che diventa soltanto fantasia, ma dovrebbe parlare di argomenti concreti e reali e dovrebbe dare indicazioni serie per poter tirare fuori qualche lira nell'interesse della collettività.
Ora entro nell'argomento della discussione. Quello che voi avete portato all'ordine del giorno è la partecipazione italiana al sesto aumento di capitale della BCE. Con il massimo rispetto che ho per Pianetta (ma ciò non significa che non abbia rispetto per i colleghi parlamentari presenti in quest'Aula, che stimo e rispetto tutti, ma in modo particolare per rapporti di affetto che mi legano al collega Pianetta), non sono concorde quando parla di una banca, la BCE, che è a «vocazione sociale». Mi dispiace che sostenga questo tipo di riflessione perché effettivamente il comportamento della BCE nei confronti degli italiani, e degli altri stati membri, sicuramente non è stato a vocazione sociale; di tutt'altra mentalità sono coloro che compongono e dirigono la BCE.
Collega Pianetta, lei ha fatto una riflessione dicendo che questo capitale che noi dovremmo versare non è effettivamente versato, ma è una sottoscrizione, non un obbligo di versamento. Però, guarda caso, all'articolo 1 lettera a) è scritto «mediante sottoscrizione senza obbligo di versamento immediato». Siccome in lingua italiana «versamento immediato» significa che tu non lo versi oggi, ma lo dovresti versare tra qualche giorno, ciò significa che la BCE ti può chiamare in qualsiasi momento e chiedere il rispetto di quel patto di sottoscrizione che tu hai fatto, e allora devi versare quelle somme che ti sei impegnato a dare alla BCE per aumentarne il capitale.
Ma un'altra riflessione, caro amico Pianetta, mi permetta di farla: tutti all'interno di quest'Aula ci siamo scandalizzati e ci scandalizziamo nel momento in cui si parla di non tutelare le piccole e medie imprese italiane. Ci scandalizzano perché diciamo che noi tutti siamo a favore delle piccole e medie imprese. Noi tutti diciamo, all'interno di quest'Aula, che dobbiamo difendere le piccole e le medie imprese. Però, guarda caso, all'interno del testo che ci viene presentato dal Governo, c'è un passaggio fondamentale, e nessuno se ne accorge, all'interno di quest'Aula, o qualcuno se ne accorge e per un impegno di maggioranza fa finta di non conoscerlo o di non recepirlo nella giusta misura.
Quindi, vi voglio leggere quello che c'è scritto all'articolo 1, comma 4: Agli eventuali oneri derivanti dal versamento della quota di capitale sottoscritta, relativa alla partecipazione italiana al sesto aumento di capitale della BCE, si provvede a norma dell'articolo 31 con imputazione nell'ambito della missione «Competitività e sviluppo delle imprese», programma «Incentivi alle imprese per interventi di sostegno», cioè gli oneri sono da prendere all'interno degli incentivi alle imprese per interventi di sostegno.

PRESIDENTE. Onorevole Scilipoti, la prego di concludere.

DOMENICO SCILIPOTI. Ma questo cosa significa? Significa: o noi parliamo un linguaggio e conseguenzialmente...

PRESIDENTE. Onorevole Scilipoti, deve chiudere...

DOMENICO SCILIPOTI. ...o conseguenzialmente dovremo prendere atto di quello che si dice e che si afferma. Quindi, questi oneri perché debbono gravare su quel capitolo...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Scilipoti...
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gozi. Ne ha facoltà.

Pag. 21

SANDRO GOZI. Signor Presidente, certamente tutti i parlamentari hanno diritto di intervenire. Credo però che, quando si interviene, si dovrebbe leggere l'ordine del giorno. E se il collega Scilipoti avesse letto l'ordine del giorno prima di intervenire, avrebbe scoperto che non parliamo della Banca centrale europea, cioè della BCE, ma parliamo della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro per il Terzo Polo), che ha giustamente quelle funzioni che non sono svolte dalla BCE (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Mai intervento a titolo personale, onorevole Gozi, ha riscosso così tanto successo, nel suo gruppo, ovviamente.

DOMENICO SCILIPOTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Per quale motivo intende intervenire, onorevole Scilipoti?

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, intervengo per puntualizzare la riflessione che faceva il collega. Mi dispiace, capisco perfettamente ciò di cui stavamo parlando, ma era collegato, ed è collegato...

PRESIDENTE. Onorevole Scilipoti! Tolgo la parola all'onorevole Scilipoti! Il Regolamento è il Regolamento. Non possiamo superare il Regolamento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, sull'emendamento Scilipoti 1.1 dobbiamo dire che capiamo quello che intende l'onorevole Scilipoti. Però, l'onorevole Scilipoti, forse, ha fatto qualcosa di troppo restrittivo, perché chiede di andare a modificare il comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento. Come diremo successivamente, a noi non sta bene, proprio in generale, il comma 4 e, quindi, in questo caso, dobbiamo dire che quella in discussione può essere una modifica che poi è ininfluente sul risultato finale che, per come è stato strutturato il provvedimento, non è corretto. Comunque, questo lo espliciteremo in seguito.
Pertanto, penso che il nostro gruppo possa astenersi su questo emendamento.

PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sull'emendamento Scilipoti 1.1.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Scilipoti 1.1, avendo io già spiegato ampiamente, nella mia relazione, quelle che sono le caratteristiche, gli obiettivi e le funzioni della CEB. Ringrazio, in proposito, il collega Gozi, che ha già chiarito che stiamo parlando della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, il cui acronimo è appunto CEB, che ovviamente per sua caratteristica, vocazione e impegno, ormai consolidato nel tempo, interviene per iniziative a carattere esclusivamente sociale. Quindi, non si tratta di una banca come può essere la Banca centrale europea, che ha altri fini, altre considerazioni, altre caratteristiche e funzioni.
Ormai, è consolidata nel tempo la caratteristica di questa banca. Inoltre, voglio cogliere l'occasione per sottolineare all'intera Assemblea, anche prendendo lo spunto dalle considerazioni e dalle valutazioni che ha fatto il Governo, nella persona del sottosegretario Dassù, quando ha correttamente sottolineato il fatto che i tassi che questo istituto mette a disposizione sono addirittura inferiori a quelli della Banca europea degli investimenti., Tutto questo avviene soprattutto poiché si tratta di erogazioni che, appunto, hanno carattere sociale e, addirittura, hanno tale carattere nel momento in cui vengono effettuate a favore di popolazioni che hanno subito catastrofi naturali. Purtroppo, il nostro Paese è fresco di questa situazione. Dunque, proprio in ragione di queste valutazioni e di queste considerazioni, Pag. 22a me sembra quanto mai utile sottolineare l'importanza della decisione relativa alla disponibilità del nostro Paese ad aderire a questo aumento di capitale.
Signor Presidente, intervengo ancora soltanto un secondo per dire che questo aumento di capitale, come ho detto nella relazione, è «a chiamata».
Quindi, in questo momento, non ci sono valutazioni o considerazioni che comportino degli esborsi finanziari effettivi.
Alla luce di queste considerazioni, ho motivato una valutazione non positiva, e quindi un non accoglimento, dell'emendamento del collega Scilipoti.

PRESIDENTE. Prendo quindi atto che la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Scilipoti 1.1.
Qual è il parere del Governo?

MARTA DASSÙ, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anche il parere del Governo sull'emendamento Scilipoti 1.1 è contrario. Onorevole Scilipoti, ricordavo che la Banca per lo sviluppo ha finalità di coesione sociale, che non ha la Banca centrale europea, come giustamente si è detto; può servire in particolare per prestiti a tassi estremamente agevolati per zone colpite da catastrofi naturali. Vi ho letto in proposito un messaggio - secondo me importante - del governatore della banca; quindi il parere del Governo è contrario e conforme al parere del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Scilipoti 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Gottardo, Menia, Briguglio, Granata, Calderisi, Concia...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 483
Votanti 438
Astenuti 45
Maggioranza 220
Hanno votato
21
Hanno votato
no 417).

Prendo atto che il deputato Berruti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Avverto che, recando il disegno di legge un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
Passiamo dunque all'esame degli ordini del giorno.

CLAUDIO D'AMICO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Intende illustrare il suo ordine del giorno?

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, vorrei intervenire sull'articolo 1 e - se è possibile - chiedere la votazione per parti separate.

PRESIDENTE. Onorevole D'Amico, ho appena detto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo ... Tuttavia, su cosa chiede la votazione per parti separate?

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, chiedo la votazione comma per comma. Sono quattro commi e chiedo che tutti e quattro vengano votati in modo separato.

PRESIDENTE. Sta bene. Lei chiede la votazione per parti separate dell'articolo 1. Quindi, dobbiamo passare alla votazione per parti separate dell'articolo 1 e procedere intanto alla votazione del comma 1. Se viene respinto il comma 1 non si potrà procedere alla votazione dei commi successivi. Se invece viene approvato il Pag. 23comma 1 si passerà alla votazione dei commi 2, 3 e 4. Quindi possono esservi quattro votazioni.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, come lei correttamente ha ricordato, trattandosi di un solo articolo si passa direttamente alla votazione finale, quindi ci sono le dichiarazioni di voto che a questo punto non hanno senso se si fanno dopo i voti per parti separate sull'articolo 1, quando invece avremmo dovuto farlo al termine del provvedimento stesso.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la ringrazio per il suo intervento perché consente alla Presidenza, anche per precisare a tutti i colleghi qual è la procedura dei lavori. Ovviamente la Presidenza ha detto come prassi che, trattandosi di un articolo unico, non si sarebbe proceduto alla votazione dell'articolo 1 ma, ai sensi dell'articolo 87 comma 5 del Regolamento, alla votazione finale, e questo è, come da prassi, sempre avvenuto.
Così come, laddove ci fosse una richiesta non di un'unica votazione ma di votazione per parti separate, non possiamo passare direttamente alla votazione finale e quindi all'esame degli ordine del giorno e alle dichiarazioni di voto, ma dobbiamo prima procedere - non trattandosi di un'unica votazione ma di diverse votazioni - alla votazione che in questo caso per esempio avrà quattro voti ove il comma 1 dell'articolo unico fosse approvato, e successivamente passare agli ordini del giorno e quindi alla procedura normale seguita per le votazioni.
La prassi è assolutamente consolidata, da ultimo nella seduta del 2 luglio 2002 la disposizione regolamentare sopra richiamata risulta soddisfatta con la votazione per parti separate, senza cioè che dopo la distinta votazione di ciascuna parte del testo debba procedersi ad un'ulteriore votazione dell'articolo nel suo complesso. Quindi si votano solo le singole parti separatamente e non si procede ad una votazione sul complesso.
La ringrazio in ogni caso del suo intervento perché ha permesso comunque di chiarire la procedura. Passiamo alla votazione del comma 1 dell'articolo 1. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Amico. Onorevole D'Amico, la Presidenza l'ha vista, ma deve consentirci di chiarire a tutti come si procede, di passare alla votazione del comma 1 dell'articolo 1 e di chiederle se vuole intervenire per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, è proprio questo che volevo dire, ovvero che trattandosi di quattro voti di poter intervenire su ognuno dei quattro voti.
Il primo comma dell'articolo 1 è riferito al totale dell'aumento di capitale della CEB, la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, che viene elevato a 915 milioni di euro. Questo comma viene esplicitato nei successivi perché qui si dice di quanto si aumenta il capitale, poi dopo si va a dire come viene aumentato questo capitale e come viene coperto questo aumento di capitale e su quale missione e quale programma del bilancio dello Stato si va a cadere per la copertura.
Quindi il primo comma è solamente introduttivo ma è legato a tutti gli altri, sui quali ci esprimeremo perché la contrarietà sta proprio nei successivi tre commi.

ANGELO COMPAGNON. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, a questo punto se noi procediamo in questo modo andremmo a votare prima degli ordini del giorno sui quattro commi, non procedendo poi - se non ho capito male - al voto finale.

PRESIDENTE. Ci mancherebbe altro, il voto finale ci sarà. Se mi seguite, andiamo Pag. 24avanti rapidamente. C'è stata la dichiarazione di voto dell'onorevole D'Amico, adesso devo porre in votazione il comma 1 dell'articolo 1 a seguito della richiesta di votazione per parti separate, comma per comma, quindi procederemo adesso alla votazione del comma 1 e vedremo l'esito della votazione. Qualora il comma 1 fosse respinto, non si procederà ovviamente alla votazione degli altri commi e si intenderà respinto tutto l'articolo; qualora invece fosse approvato, si dovrà procedere con la votazione del comma 2, del comma 3 e del comma 4. Poi passeremo all'esame degli ordini del giorno, alle dichiarazioni di voto e al voto finale sul disegno di legge.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul comma 1 dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Moles...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 472
Votanti 470
Astenuti 2
Maggioranza 236
Hanno votato
415
Hanno votato
no 55).

Prendo atto che i deputati Oliverio e Grassi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione del comma 2 dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, il comma 2 afferma che la partecipazione all'aumento di capitale della Banca viene attuata mediante sottoscrizione, senza obbligo di versamento immediato, di nuovi titoli di partecipazione dell'ammontare di euro 325.114.000.
Quindi, in questo caso noi dovremmo vincolare 325 milioni di euro. Anche se il versamento non è immediato, prima o poi potrebbe essere richiesto: la norma è chiara, nero su bianco, quando afferma «senza obbligo di versamento immediato».
Il presupposto è che potrebbe anche esservi una richiesta di versamento successivo, perché non si prevede «senza obbligo di versamento» e basta.
Quindi, qui inizia la contrarietà, perché dovremmo essere, forse, chiamati a coprire realmente, con 325 milioni di euro, questo aumento di capitale. Successivamente, vedremo come si arriva a dare una copertura. È lì che nasce ancora di più la contrarietà che noi abbiamo rispetto a questo provvedimento. Quindi, continuiamo nell'andare avanti con i commi: si aggrava sempre di più la situazione e il nostro voto sarà negativo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul comma 2 dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Bruno, Moffa, De Corato, Casero, Carfagna, D'Incecco, Oliverio...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 475
Votanti 472
Astenuti 3
Maggioranza 237
Hanno votato
423
Hanno votato
no 49).

Passiamo alla votazione del comma 3 dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, qui si esplicita ancora meglio quello che è stato detto prima, perché si prevede che Pag. 25«la quota di capitale corrispondente ai nuovi titoli di partecipazione sottoscritti dall'Italia sarà versata, su richiesta della CEB, avanzata in maniera uguale per tutti i Paesi...» e così via.
Quindi, nel caso che la Banca chieda, l'Italia dovrà versare. Qui è chiaro. Anche su questo poi torneremo, nel momento in cui, al quarto comma, si vedrà qual è la copertura. Siamo contrari anche su questo, perché è tutto legato alla tipologia di copertura, non tanto all'aumento di capitale in se stesso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cimadoro. Ne ha facoltà.

GABRIELE CIMADORO. Signor Presidente, senza intenzione di fare polemiche, mi pare di aver capito, e in questo senso sono stati chiari sia il sottosegretario sia il relatore, che non vi è bisogno di fare il versamento di soldi: è solo una garanzia fideiussoria. Credo che qualche informazione, magari da Belsito, potrebbero anche prenderla e avere delle delucidazioni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul comma 3 dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Moles, Iannarilli, Migliori, Pes...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 473
Votanti 470
Astenuti 3
Maggioranza 236
Hanno votato
423
Hanno votato
no 47).

Passiamo alla votazione del comma 4 dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, con questo comma arriviamo, colleghi, ad un punto che noi riteniamo grave.
Infatti, il Governo, nella persona del Presidente del Consiglio, nonché Ministro dell'economia e delle finanze, Mario Monti, ha firmato esso stesso il disegno di legge in esame. Questo provvedimento porta solo la firma del Ministro dell'economia e delle finanze Monti che non ha mai risolto il problema di svolgere due compiti nello stesso tempo, di quella importanza, ossia fare sia il Presidente del Consiglio, sia il Ministro dell'economia e delle finanze.
In questo caso il Presidente Monti cosa dice? «Sta bene, ci stiamo, aumentiamo il capitale della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa, garantiamo questo aumento perché non è versato immediatamente, ma è a garanzia. Ma il Ministro dell'economia e delle finanze, nonché Presidente del Consiglio, cosa fa? Deve andare a trovare una missione e un programma del bilancio dello Stato dove fare »andare a parare« questa garanzia perché il provvedimento, per avere la copertura, deve esplicitare dove si vanno a prendere questi soldi. Dove si vanno a prendere questi soldi? Su qualche missione o programma del Ministero degli esteri? No. Su qualche missione o programma particolare del Ministero dell'economia e delle finanze? No. Sentite bene, si vanno a prendere nell'ambito del programma »Incentivi alle imprese per interventi di sostegno« della missione »Competitività e sviluppo delle imprese«.
Allora, signor Presidente del Consiglio, nonché Ministro dell'economia e delle finanze, che non è presente in Aula, signor sottosegretario Polillo, che è presente in Aula e che ringrazio per essere qui ad affrontare questo tema (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà), onorevoli colleghi, in un momento in cui le nostre imprese sono alla »canna del gas«, per usare un'espressione forte, nel momento in cui gli imprenditori Pag. 26si suicidano perché non riescono ad andare avanti e chiudono le proprie aziende...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole D'Amico.

CLAUDIO D'AMICO. ...nel momento in cui i lavoratori perdono il posto di lavoro perché le loro aziende chiudono, nel momento in cui in Romagna i capannoni delle aziende cadono e crollano, cosa si va a fare? Si va a toccare il programma »Incentivi alle imprese per interventi di sostegno« della missione »Competitività e sviluppo delle imprese".

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole D'Amico.

CLAUDIO D'AMICO. Non è giusto! Non è giusto! Per questo il nostro voto sarà contrario (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moffa. Ne ha facoltà.

SILVANO MOFFA. Signor Presidente, intervengo per chiarire la posizione di Popolo e Territorio rispetto al provvedimento in esame.
Abbiamo delle riserve e vorremmo anche dire ai tanti che si affannano a spiegarci come interpretare questo provvedimento e quali sono le competenze effettive che ne scaturiscono che noi lo abbiamo letto e sappiamo benissimo che la Banca per lo sviluppo del sistema imprenditoriale è una delle poche cose che funziona in Europa per accedere ai finanziamenti da parte delle imprese.
Quello che troviamo assolutamente incongruo è che, oggi, procediamo alla votazione di questo provvedimento importante mentre manca ancora un'idea di sviluppo sulla quale concentrare le risorse residue del nostro Paese! Questo è l'elemento che noi imputiamo al Governo! Infatti, se oggi il Governo ci avesse dato un quadro esatto di quelli che sono gli incentivi che devono essere dati alle imprese - non soltanto, evidentemente, a quelle colpite dal terremoto, ma al sistema produttivo italiano - saremmo anche nelle condizioni di capire quanto incide questo elemento di garanzia fidejussoria che noi dobbiamo dare ai fini della ricapitalizzazione della Banca di sviluppo del consiglio d'Europa.
Questo è l'elemento di congiunzione che manca ed è per questo che noi non voteremo questo provvedimento!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul comma 4 dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Sardelli, Pili, D'Antona, Mondello, Rubinato, Lussana...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 472
Votanti 467
Astenuti 5
Maggioranza 234
Hanno votato
407
Hanno votato
no 60).

Prendo atto che il deputato Damiano ha segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 5044-A).
Nessun chiedendo di intervenire, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

Pag. 27

GIANFRANCO POLILLO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5044-A/1, anche perché il dispositivo confligge apertamente con il provvedimento e con la copertura recata dal provvedimento.
Il Governo, invece, accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno D'Amico n. 9/5044-A/2, a condizione che sia riformulato come segue: «impegna il Governo a utilizzare in modo più appropriato come copertura di provvedimenti il programma Incentivi alle imprese per interventi di sostegno della missione Competitività e sviluppo delle imprese».
Si tratta, cioè, di trasformare in positivo quello che nell'ordine della giorno era invece un elemento preclusivo che renderebbe troppo vincolante la ricerca di copertura per altri provvedimenti.

PRESIDENTE. Quindi il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno D'Amico n. 9/5044-A/2, a condizione che sia riformulato nel modo in cui è stato letto.
Chiedo intanto al presentatore se insista per la votazione dell'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5044-A/1, su cui il Governo ha formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, non è per amore di polemica, ma io pensavo di avere più tempo a disposizione per potere intervenire e pensavo di potere fare un ragionamento più largo, non mi aspettavo che qualche collega prendesse spunto da una mia riflessione per cercare di far scaturire una riflessione di quasi incompetenza della persona che parlava.
Allora mi voglio rivolgere a voce alta per dire che per la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa la sigla in inglese è «C.E.B.», cioè a dire «CEB». La sigla italiana è BCE, cioè significa Banca Consiglio Europa.
Perché dico questo? Perché c'era un collegamento ed una riflessione che io non ho potuto fare, ma qui, qua dentro, c'è sempre qualcuno che cerca di speculare sulle stupidaggini, ma non di andare al sodo del discorso effettivo dell'argomento che si stava affrontando. Allora si vuole fare soltanto della retorica, che non va a parare a niente.
Io stavo parlando in quel momento - perché pensavo di aver più tempo a disposizione - del mio ordine del giorno, che è questo, sul quale, lei sottosegretario, oggi si è pronunciato, dicendo che quella disponibilità, cioè quegli oneri, non andrebbero ad essere a carico di quella missione che non tutela le imprese, ma dovrebbero essere da imputare alla tesoreria delle banche partecipanti al capitale della Banca d'Italia.
Dico anche che qualche sprovveduto in quest'Aula c'è: quando si interviene e si vota un mio emendamento, ma si pensa di votare un emendamento che parla di tutt'altra cosa - e non di quello che effettivamente è - lo sprovveduto è chi interviene e non sa quello che dice (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Infatti il mio emendamento proponeva al comma 4 di sostituire la parola «imputazione» alla parola «prelievo». Prima di parlare e di giudicare gli altri, qualcuno dovrebbe avere la correttezza e l'intelligenza di documentarsi. Aggiungo anche, in relazione al mio ordine del giorno, che basta leggerlo nella prima parte per rendersi conto di quello di cui parlavamo.
Per quanto riguarda invece l'altra «BCE», ci sarebbero da fare tante altre riflessioni per far capire che l'una e l'altra camminano di pari passo e si integrano perfettamente per condurre un percorso comune con un obiettivo comune (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Quindi, onorevole Scilipoti, da quello che ho intuito, ascoltando il suo intervento, lei non ritira il suo ordine del giorno ed insiste per la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gozi. Ne ha facoltà.

Pag. 28

SANDRO GOZI. Signor Presidente, semplicemente cercavo di aiutare l'onorevole Scilipoti a dare un contributo più positivo ai nostri lavori. Lui invece ritiene che il mio aiuto a contribuire il più positivamente ai nostri lavori sia un insulto nei suoi confronti e mi ha risposto con un insulto. Pazienza, prendo atto che per l'onorevole Scilipoti la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa e la Banca centrale europea sono praticamente due istituzioni simili, coincidenti, sovrapponibili.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5044-A/1, non accettato dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Marchignoli... onorevole Migliore... onorevole Polledri...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 469
Votanti 453
Astenuti 16
Maggioranza 227
Hanno votato
88
Hanno votato
no 365).

Prendo atto che il deputato Misuraca ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Onorevole D'Amico, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/5044-A/2, accolto dal Governo come raccomandazione, purché riformulato?

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, questo ordine del giorno è molto breve quindi lo leggo: la Camera, considerata la difficile situazione delle imprese e in particolare delle piccole e medie imprese del Nord colpite dal terremoto, impegna il Governo a non utilizzare più come copertura di provvedimenti simili il programma «incentivi alle imprese per interventi di sostegno» della missione: «competitività e sviluppo delle imprese» (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Colleghi, siete d'accordo con questo provvedimento? Noi non siamo d'accordo per questo motivo, ma almeno abbiate uno scatto di orgoglio. Dire alle imprese che vengono coperti provvedimenti come questo in un momento così difficile è veramente un errore gravissimo. Queste cifre potevano essere coperte da qualsiasi altra missione e programma del bilancio dello Stato. È stato fatto su quello delle imprese. È sbagliato. Almeno abbiate il coraggio di dirlo votando a favore di questo ordine del giorno, tenendo conto del fatto che il Governo ha ammesso l'errore perché quando il Governo propone una riformulazione (proponendo l'espressione: impegna il Governo ad utilizzare in modo più congruo il capitolo della competitività e sostegno alle imprese) ammette implicitamente di aver fatto un errore.
Quindi non si può accettare la riformulazione dell'ordine del giorno accolto tra l'altro come raccomandazione. In questo caso il Parlamento si imponga e dica a quei signori che hanno le fabbriche distrutte che non si toccano gli incentivi alle imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole D'Amico insiste per la votazione del suo ordine del giorno.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno D'Amico n. 9/5044-A/2, non accettato dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Servodio...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni). Pag. 29

(Presenti 459
Votanti 434
Astenuti 25
Maggioranza 218
Hanno votato
95
Hanno votato
no 339).

Prendo atto che la deputata Rossa ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ricordo ai colleghi, per la loro organizzazione, che si era concordato di concludere alle 13,30. Ovviamente ci saranno le dichiarazioni di voto e il voto finale e poi sospenderemo la seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, intervengo soltanto per ricordare che c'è un valore assoluto, la libertà di parola, che non comporta necessariamente l'emissione di parole in libertà, come si sono sentite qui quest'oggi da deputati del Sud, del Nord e, per par condicio, anche del Centro Italia. Addirittura oggi abbiamo scoperto che esistono due BCE nel Vecchio Continente; forse conviene allora ricordare Wittgenstein che implorava: «Di ciò che non si sa, è meglio tacere». Voglio anche dire, però, che qualche equivoco è stato introdotto persino dal rappresentante del Governo quando ha fatto riferimento al terremoto in Emilia. Non c'entra niente, non c'azzecca niente questo provvedimento con il terremoto in Emilia. Qui si tratta soltanto di accettare o no di contribuire ad un aumento di capitale di una banca, una banca molto importante, che prima era compiutamente definita Fondo di ristabilimento del Consiglio d'Europa per i profughi nazionali e le eccedenze di popolazione in Europa, poi divenuta Fondo per lo sviluppo sociale del Consiglio d'Europa e, infine, definitivamente diventata la CEB, la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa che ha un obiettivo ben preciso ovvero quello di aiutare le popolazioni, sotto pressione di eventi politici o economici o anche di catastrofi naturali ed ambientali, costrette all'emigrazione, che non sembra proprio il caso di specie a cui è stato fatto più volte riferimento. Per cui, con queste precisazioni, non mi resta che confermare la posizione favorevole da parte del gruppo dell'Italia dei Valori che, senz'altro, voterà a favore di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Compagnon. Ne ha facoltà.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, forse si è un po' andati oltre le righe. Pensavo che questo aumento di capitale non portasse a certe discussioni. Infatti, dobbiamo vedere per chi è l'aumento di capitale. È per questa banca - lasciamo stare adesso gli acronimi - che è nata nel 1956 per rappresentare uno strumento di politica verso la solidarietà e, soprattutto, un'istituzione che principalmente ha una vocazione esclusivamente sociale. È ovvio che tutto questo non può che concretizzarsi con un intervento di questa banca attraverso finanziamenti per progetti sociali, per condizioni di vita difficili, per situazioni di difficoltà presenti nella nostra Europa, comprese, come già è stato detto, anche le calamità naturali. Essendo tali gli elementi di fondo di questa banca, la finalità nei confronti delle difficoltà, in una situazione difficile come la nostra, tenendo conto che l'aumento di capitale prevede soltanto un'incorporazione delle riserve nel capitale liberato, cioè non pone il Paese nella condizione di fare ulteriori versamenti, è ovvio che, se questo è il ruolo, evidentemente l'aumento di capitale diventa una cosa anche dovuta in questa situazione, non solo voluta. Prendiamo per buone anche le parole del Governo quando afferma che questa banca Pag. 30potrà pure intervenire nelle situazioni di difficoltà come quelle di questi giorni nel nostro Paese. E noi sappiamo cosa vuol dire terremoto, perché non dobbiamo speculare su questo. Il terremoto significa dare possibilità di crescita e sviluppo alle piccole e medie imprese, all'agricoltura, al sociale, cioè a tutti. Qualsiasi finanziamento in quel settore dopo una calamità naturale come quella significa aiutare tutti. Per cui credo che, in questo senso, l'aumento di capitale sia una cosa dovuta e per quanto ci riguarda lo votiamo con convinzione anche per le ultime cose che ho detto che sono quelle che in questo momento drammaticamente segnano il nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Allasia. Ne ha facoltà.

STEFANO ALLASIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa (CEB), seppur forse tra le istituzioni meno conosciute del continente europeo - si è già visto in quest'Aula ribadito il concetto di diversità fra le due banche, quella dello sviluppo del Consiglio d'Europa e altre - è in realtà tra le più vecchie istituzioni finanziarie multinazionali del continente, fondata nel 1956 come Fondo per lo sviluppo sociale del Consiglio d'Europa.
È uno strumento, dunque, del Consiglio d'Europa, ma è anche l'unica banca di questo genere con finalità esclusivamente sociali. La CEB nasce sulla base di un accordo parziale tra gli Stati membri ed il Consiglio d'Europa, ma gode di autonomia e personalità giuridica e di una piena autonomia finanziaria. Attualmente la banca conta 40 Stati membri tra i quali Francia, Italia e Germania: sono i cosiddetti grandi pagatori, ognuno dei quali detiene una quota percentuale di partecipazione pari alla 16,64 per cento. Trattandosi di una banca gli organi dirigenti sono assegnati in base alle quote per cui al nostro Paese, come agli altri due membri grandi pagatori, è assegnata sempre una carica di governatore o di vicegovernatore delegato. La CEB finanzia soltanto gli Stati membri, non gli altri Stati e non gli individui, con le finalità sociali dello sviluppo e l'obiettivo di aiutarli nella realizzazione di progetti di investimento sociale attraverso tre linee di intervento settoriale e segnatamente rafforzando l'integrazione sociale, la gestione ambientale e il sostegno delle infrastrutture pubbliche a vocazione sociale.
La ratifica odierna riguarda il sesto aumento di capitale della banca stabilito dal Consiglio di amministrazione il 4 febbraio 2011 e aumenta il valore sulle riserve, come peraltro i cinque precedenti, che richiede quindi il consenso dei membri ma non implica un esborso da parte del nostro bilancio come è stato ribadito in quest'Aula. Il capitale sottoscritto dall'Italia a seguito dell'aumento passerà da 366 milioni di euro a oltre 915 milioni, quasi un miliardo, mantenendo esattamente l'attuale quota percentuale. Come si è visto nella discussione sulle linee generali e nella discussione dei commi e degli articoli, più di un gruppo oltre la Lega Nord ha puntualizzato che l'esborso è esclusivamente con eventualità di un accantonamento di quasi un miliardo di euro da parte dello Stato italiano. Per questo la Lega è contraria come preannunziato già dal collega D'Amico. È contraria perché quel miliardo di euro potrebbe servire ai terremotati emiliani o a tante piccole e medie imprese che in questo Paese stanno soffrendo enormemente la crisi.
Stiamo vedendo e valutando che gli enti locali, comuni, province e regioni stanno stanziando soldi, capitale, stanno svendendo i propri capitali sociali, i propri gioielli di famiglia e posso fare l'esempio del Piemonte che sta svendendo, sta cercando di vendere per quel che si può il patrimonio per recuperare maggiore finanza locale, per distribuirla a chi ne ha bisogno: non le banche europee ma, sul territorio, chi effettivamente fa il prodotto interno lordo.
Per tali motivi su questo provvedimento, evitando di aumentare la benzina ai cittadini italiani vorremmo che quel Pag. 31miliardo di euro non venisse accantonato ma venisse utilizzato in questo caso per i terremotati emiliani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barbi. Ne ha facoltà.

MARIO BARBI. Signor Presidente, la dichiarazione di voto è favorevole. Mi rifaccio all'intervento che ho svolto nella discussione sulle linee generali. Tuttavia la discussione che si è svolta mi spinge a contestare l'idea che con questo provvedimento sottraiamo un euro o un centesimo a qualche capitolo del nostro bilancio e a qualche attività di intervento a favore dell'economia nazionale. Non è così. L'aumento di capitale che sottoscriviamo è una garanzia, non è un esborso. Questo impegno va visto in linea con le nostre responsabilità europee ed internazionali. A questo è bene che non ci sottraiamo. Detto questo va sottolineato che la banca per la quale ci impegniamo ad intervenire con l'aumento di capitale ha una vocazione sociale. Questa vocazione l'ha sin dall'inizio e l'ha mantenuta ancorché trasformandola. È stato ricordato qui l'intervento a favore dei rifugiati del 1956, quindi di popolazioni che erano state costrette a spostarsi da un capo all'altro d'Europa in seguito alla Seconda guerra mondiale e alla formazione della cortina di ferro e del blocco sovietico.
Questa vocazione è stata mantenuta: sono stati ricordati gli ambiti in cui questa si manifesta, con prestiti per l'integrazione sociale, per migliorare le condizioni ambientali; in questo ambito rientra anche il contrasto dei disastri ecologici e naturali, quindi non mi pare fuori luogo il riferimento che è stato fatto dal sottosegretario con il rinvio alla situazione di calamità che viviamo in questi giorni per il terremoto nelle regioni dell'Italia settentrionale. Infine, il sostegno delle infrastrutture pubbliche a vocazione sociale. Nel 2011 la Banca per lo sviluppo del Consiglio d'Europa ha contratto prestiti per 2,11 miliardi di euro. È bene che continui ad operare secondo la propria missione e che l'Italia continui a contribuire secondo le proporzioni che le sono proprie e le responsabilità che si è assunta in passato e che è bene continui ad assumere. Per questo noi voteremo a favore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scilipoti. Ne ha facoltà.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, noi per quanto riguarda la partecipazione italiana al sesto aumento del capitale della CEB (BCE, ma in lingua italiana) riteniamo che non possiamo dare un voto favorevole per una serie di motivazioni. La prima motivazione è quella che tutte le banche sino ad oggi, nei confronti del Paese Italia, sia all'interno sia all'esterno, non si siano mai comportate in modo corretto né abbiano utilizzato i fondi per aiutare coloro i quali effettivamente ne avessero necessità. Per quanto riguarda poi la riflessione che è stata fatta all'interno di quest'Aula, che la sottoscrizione è senza vincolo di versamento, noi diciamo e lo ribadiamo all'interno di quest'Aula che è senza vincolo di versamento immediato, ma che potrebbe essere richiesta dalla CEB in qualsiasi momento se ne dovesse presentare l'occasione. Questo significa che noi, in un momento così difficile, non possiamo affrontare questo aumento per la sesta volta e di conseguenza assumiamo una posizione completamente contraria rispetto alla valutazione espressa dalla maggioranza di quest'Aula. Inoltre, ci permettiamo di aggiungere anche che quanto inserito all'interno di questo disegno di legge, che porta la firma di Monti, è qualcosa di grave nei confronti della nostra economia, ma in modo particolare per le piccole e medie imprese, perché gli oneri vanno a gravare su quel programma che porta questo titolo: «Incentivi alle imprese per interventi di sostegno». Questo significa andare ancora a penalizzare di più le nostre imprese e significa non operare in senso positivo per il rilancio del Paese e delle nostre imprese, ma significa soltanto continuare a danneggiarle. Pag. 32
Un'ultima riflessione, ma non per amore di polemica: mi rivolgo a qualcuno che ha detto che all'interno di quest'Aula abbiamo due BCE. Forse sarebbe opportuno che chi ha fatto questa affermazione se ne tornasse a casa, perché è ormai da 25 anni che è all'interno di questo Parlamento ed è ormai diventato vecchio sia nella mente sia nel cuore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Picchi. Ne ha facoltà.

GUGLIELMO PICCHI. Signor Presidente, nel preannunziare il voto favorevole del Popolo della libertà affronto due punti: l'Italia conferma il suo impegno internazionale partecipando a questo aumento di capitale. L'altro punto è che il Governo italiano presente e futuro si deve far carico, quando va a nominare i funzionari in queste organizzazioni internazionali, non solo di nominare persone con un profilo di competenza tecnica, ma anche persone che abbiano una visione strategica che sia conforme alla finalità che queste banche hanno. Quindi, confermo il voto favorevole del Popolo della Libertà al provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione finale, chiedo che la Presidenza sia autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 5044-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 5044-A, di cui si è testé concluso l'esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Migliori... onorevole Carfagna... onorevole Gregorio Fontana... onorevole Grassi... onorevole Sbai... onorevole Gianni...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Partecipazione italiana al sesto aumento di capitale della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa) (A.C. 5044-A):

(Presenti 342
Votanti 340
Astenuti 2
Maggioranza 171
Hanno votato
291
Hanno votato
no 49).

Prendo atto che i deputati Argentin, Vannucci, Realacci e Sbai hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Dovremmo a questo punto sospendere i nostri lavori, che riprenderanno alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e, a partire dalle ore 16, con il seguito della discussione del disegno di legge recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione.

Sull'ordine dei lavori e per la risposta ad uno strumento del sindacato ispettivo (ore 13,40).

LUDOVICO VICO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un massimo di due minuti.

Pag. 33

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, intervengo per chiedere a lei, a nome dei deputati pugliesi del Partito Democratico, del PdL, dell'UdC, dell'IdV, dell'ApI, di FLI e dei Liberali, un intervento nei confronti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al fine di ripristinare il fondo regionale per dare copertura finanziaria alla cassa integrazione in deroga per la Puglia.
Nonostante l'accordo sottoscritto sugli ammortizzatori sociali lo scorso 23 aprile, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha trasferito soltanto una parziale copertura, pari a circa 80 milioni di euro, invece dei 200 milioni richiesti. Allo stato attuale, il 70 per cento dei fondi promessi sono già impegnati, visto l'aumento esponenziale della cassa integrazione e delle mobilità in deroga. Rivolgo a lei questo autorevole intervento richiesto, aggiungendo che siamo accanto ai lavoratori e alle lavoratrici pugliesi che, insieme ai loro sindacati, domani, svolgeranno presidi in tutte le sei province.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, come ho fatto ieri, come ho fatto la scorsa settimana e come farò ancora nei prossimi giorni, sono a chiederle una cortesia: di intervenire nei confronti del Ministero dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, affinché dia risposta ad uno strumento del sindacato ispettivo - quello contrassegnato dal numero 4-15983, a firma, oltre che mia, anche dei colleghi onorevoli Lucio Barani e Andrea Rigoni - per sapere cosa intenda fare il Ministero interpellato rispetto ad una situazione determinata da un errore dell'ispettorato territoriale della Toscana che, nel passaggio al digitale terrestre, ha assegnato la stessa linea di frequenza a due emittenti della Toscana nordovest.
In particolare, vi sono problemi per l'emittente Teleriviera, che, stante la situazione, se non si interverrà e se non si risolverà il problema, sarà costretta a chiudere e a cessare le trasmissioni dal prossimo 31 maggio - che, se non sbaglio, è domani -, mettendo, di conseguenza, a casa un certo numero di dipendenti e, soprattutto, facendo venir meno una voce importante dal punto di vista della pluralità dei soggetti informatori.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la Presidenza si attiverà nella direzione da lei richiesta.

ALDO DI BIAGIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un massimo di due minuti.

ALDO DI BIAGIO. Signor Presidente, voglio segnalare a quest'Aula un evento increscioso che si è verificato in questo palazzo nella giornata di ieri. Il collega Deodato Scanderebech, durante la pausa tra due sedute di Commissione, è stato fotografato di nascosto da un giornalista mentre era seduto sul divano in un momento di riflessione, con gli occhi chiusi. Com'è facile immaginare, in un momento in cui l'apparenza e la strumentalizzazione di immagini la fanno da padrone, la foto è stata pubblicata su diversi social network, provocando un'incredibile reazione da parte degli utenti, molti dei quali lo hanno ingiustamente ed impropriamente investito di minacce e insulti. A lui va la nostra vicinanza.
Sappiamo bene che, in questo dato momento sociale e politico, contaminato da una galoppante antipolitica e da un senso profondo di insoddisfazione, eventi come questi rischiano di alimentare riflessi drammatici. Il linciaggio mediatico portato avanti da un giornalista di discussa professionalità rappresenta un elemento da condannare, ma è opportuno veicolare alla società civile ciò che realmente rappresenta questa istituzione. Esistono certamente politici dalla dubbia etica morale, ma il fatto di ieri conferma che vi sono anche giornalisti - i cosiddetti uomini d'informazione - anch'essi privi di alcuna morale, forse, alimentati da chissà quale altra virtù. Pag. 34
A tutela dell'incolumità del collega, richiedo all'Ufficio di Presidenza che vengano presi i dovuti provvedimenti affinché non si continui ad alimentare anche in maniera divertita - e lo dico senza mezzi termini - lo spirito dell'antipolitica, che può essere solo deleterio per il futuro del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo).

FABIO GARAGNANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per due minuti.

FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, non avendo potuto partecipare alla seduta di ieri, perché era impegnato a visitare i luoghi del terremoto che incidono anche nella provincia di Bologna, in una parte in cui abito, desideravo, in questa sede, intanto prendere atto dei provvedimenti del Governo, ma anche sollecitare l'attenzione su tre comuni della provincia di Bologna, i quali confinano con Modena e sono stati danneggiati gravemente, soprattutto Crevalcore, che è stato inserito nell'elenco dei primi cinque comuni, ma anche San Giovanni in Persiceto, Sant'Agata Bolognese e Pieve di Cento, che hanno registrato danni agli edifici culturali, alle chiese e ai municipi, oltre che ai cittadini, soprattutto per quanto riguarda due di questi comuni.
In particolare, mi preme rilevare questo: ho letto adesso le misure decise dal Governo - che condivido - e auspico che siano attuate con la dovuta celerità. Vi è anche un problema, però, di sblocco dei fondi già previsti dal Governo per la sicurezza scolastica, da un anno ormai, che io credo, in aggiunta alle decisioni adottate dal Governo, possano essere inseriti almeno per le province che sono state toccate dal sisma e, soprattutto, per quanto riguarda gli edifici scolastici, che sono molti di più di quelli censiti attualmente come a rischio.

PRESIDENTE. Onorevole Garagnani, la invito a concludere.

FABIO GARAGNANI. Da qui, la mia segnalazione e l'invito pressante al Governo a farsi carico di estendere il provvedimento, con la consapevolezza che la situazione è molto più grave di come viene dipinta dai giornali.

DONATA LENZI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATA LENZI. Signor Presidente, in un certo senso mi ricollego a quello che ha detto l'onorevole Garagnani, ma per aggiungere che, in un terremoto che ha colpito così fortemente le zone produttive - come hanno già detto diversi colleghi -, abbiamo adesso segnalazione che alla Magneti Marelli (gruppo FIAT) vi è stato un tentativo di smobilitare i macchinari e chiudere. In questo momento i lavoratori stanno presidiando il capannone, che, peraltro, non è venuto giù, anche se è inagibile. Questo è il segnale di quanto sia grave la situazione. Speriamo che la tentazione della fuga non prenda altri grossi gruppi industriali. Sarebbe veramente lo schiaffo finale a un territorio che ha già dato molto.

RAFFAELLO VIGNALI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAFFAELLO VIGNALI. Signor Presidente, intervengo sullo stesso tema, per ricordare e far presente anche al Governo che non solo in Emilia, che è stata la regione più duramente colpita, ma anche in Lombardia, in particolare la provincia di Mantova, il sisma ha colpito le popolazioni, evidentemente in modo meno grave dell'Emilia, ma in modo, comunque, grave. Poco più di quattro ore fa si è registrata una nuova scossa. Vi sono tante persone che non dormono a casa e, quindi, vorrei porre attenzione su questo affinché, in relazione agli interventi che si pensa giustamente di fare come Governo e come Pag. 35Parlamento rispetto alle zone terremotate, si tenga conto anche di questo pezzo importante della provincia lombarda.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15.

La seduta, sospesa alle 13,50, è ripresa alle 15.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della salute, il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'interno e il Vice ministro dell'economia e delle finanze.
Ricordo a tutti che i tempi sono contingentati e che vanno assolutamente rispettati.

(Intendimenti del Governo in ordine alla rimozione del presidente della regione Molise dall'incarico di commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, in considerazione dei risultati della verifica tecnica del 3 aprile 2012, e chiarimenti in merito alle prospettive per l'adozione del piano sanitario regionale 2012-2014, alla luce della recente sentenza del TAR che ha annullato le elezioni regionali del 2011 - n. 3-02295)

PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02295 concernente intendimenti del Governo in ordine alla rimozione del presidente della regione Molise dall'incarico di commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, in considerazione dei risultati della verifica tecnica del 3 aprile 2012, e chiarimenti in merito alle prospettive per l'adozione del piano sanitario regionale 2012-2014, alla luce della recente sentenza del TAR che ha annullato le elezioni regionali del 2011 (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro, lei sa più e meglio di me che cosa sia successo nella regione Molise: il presidente della regione non è più tale perché le elezioni sono state annullate per irregolarità e nel frattempo lui è ancora commissario ad acta per fare le stesse cose che non può più fare da governatore. Nel frattempo però, come lei sa, la regione Molise è in stato fallimentare proprio perché il presidente ha amministrato male le spese e i soldi della sanità; le abbiamo chiesto di rimuoverlo, lei conosce la situazione perché lei stesso ha detto che la Ragioneria generale dello Stato e tutti gli altri organi preposti agli accertamenti tecnici hanno evidenziato una assoluta inadeguatezza delle attività svolte dal presidente della regione; a questo punto, signor Ministro, non può dire di dover aspettare, deve soltanto decidere se vuole assumersi la responsabilità di liberare il Molise da una persona che sta rovinando le finanze di quella regione oppure se ne vuole rimanere silenziosamente complice (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Il Ministro della salute, Renato Balduzzi, ha facoltà di rispondere.

RENATO BALDUZZI, Ministro della salute. Signor Presidente, come richiamava l'interrogante, l'onorevole Di Pietro, non è la prima volta che ci troviamo a rispondere ad uno strumento di sindacato ispettivo riguardante il Molise. La situazione attuale dal punto di vista giuridico del presidente Iorio rientra, probabilmente, nella figura della prorogatio in quanto lo statuto del Molise non prevede un procedimento specifico a seguito dell'annullamento delle elezioni; in quanto tale, il presidente resta in carica per i soli atti indifferibili e urgenti e per l'ordinaria amministrazione.
La seconda questione che vorrei puntualizzare, come avevo già avuto modo di Pag. 36fare rispondendo ad una precedente interrogazione a risposta immediata del medesimo interrogante, era che non ci sono le condizioni per la rimozione ai sensi della normativa del 2011. Quello che, invece, ho l'occasione di confermare, è quanto già le dissi il 18 aprile, onorevole Di Pietro, è che avendo ricevuto nel frattempo la relazione tecnica, sia dai miei uffici sia dalla Ragioneria generale dello Stato per quanto di mia competenza come coproponente, ho valutato di sottoporre all'approvazione del Consiglio dei ministri l'applicazione dell'articolo 2, comma 84, della legge n. 191 del 2009 che consente di affiancare al presidente commissario un commissario ad acta per il compimento di determinati e puntuali atti. Questa è la situazione che, alla stregua dei risultati dei tavoli di verifica tecnica e alla stregua della condizione che si è verificata nella regione Molise a seguito della sentenza del TAR, appare la soluzione più corretta.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

RENATO BALDUZZI, Ministro della salute. Come tale, poiché oggi il Consiglio dei ministri si è occupato prevalentemente di questioni legate all'emergenza del terremoto, sarà mia cura proporla al prossimo Consiglio dei ministri, probabilmente nella giornata di venerdì.

PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare. Ne ha facoltà per due minuti.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, sintetizzando: abbiamo un presidente della regione che non ha fatto il suo dovere, e per questa ragione ha mandato sostanzialmente in fallimento le finanze della regione Molise. Per questa ragione, il Governo ha già nominato un commissario, affinché rimetta a posto i conti, veda chi è responsabile del disastro e lo indichi alle autorità competenti per pagarne le responsabilità, e commissario è stato nominato proprio lui. Oggi lei ci dice una cosa nuova, che ha preso atto che, questo commissario, nemmeno lui ha fatto il suo dovere, e non lo ha fatto tanto che il Governo, invece di rimuoverlo, gli nomina - parole sue - un commissario ad acta per fare ciò che il commissario non ha fatto rispetto a quello che doveva fare il presidente della regione. Non vorrei che mi nomini commissario ad acta un'altra volta Iorio, perché altrimenti non ne veniamo più a capo.
La domanda è questa: questo commissario ad acta che lei nomina è un commissario che non può che nominare per fare esattamente quello che deve fare Iorio, allora perché ne mette due? Per far sapere a Iorio che cosa il commissario ad acta scopre in ordine a cosa di male ha fatto lui e quindi inquinare le prove dei danni che ha combinato nel mio Molise? Io la invito a riflettere, perché non è affatto vero che non può rimuoverlo. È vero, invece, che ha il dovere di rimuovere chi ha provocato un danno erariale allo Stato e alla regione. È anche vero che deve provvedere, con un commissario ad acta, a rimettere a posto i conti.
Per cui, prendo atto di questa sua informazione, che è una grande novità, rispetto al niente di prima, cioè vale a dire che, entro venerdì, noi avremo in Molise un ulteriore commissario ad acta che non è un collaboratore di Iorio, ma è una persona che risponde direttamente a lei. Allora sappia, signor Ministro, che questo commissario ad acta ogni giorno sarà controllato dall'Italia dei Valori affinché risponda a lei e non a Iorio (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

(Tempi per l'adozione dei decreti attuativi del decreto legislativo n. 28 del 2011 per la promozione di fonti energetiche rinnovabili - n. 3-02296)

PRESIDENTE. L'onorevole Lazzari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Saglia n. 3-02296, concernente tempi per l'adozione dei decreti attuativi del decreto legislativo n. 28 del 2011 per la promozione di fonti energetiche rinnovabili (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

Pag. 37

LUIGI LAZZARI. Signor Presidente, prima di illustrare l'interrogazione a risposta immediata esprimo all'amico Saglia, che ne è il primo firmatario, la vicinanza di tutti gli amici del PdL in un momento difficile della sua famiglia.
Signor Ministro, abbiamo presentato questa interrogazione a risposta immediata per avere lo stato dell'arte sui decreti attuativi relativi alle fonti rinnovabili nel nostro Paese. Siamo consapevoli che vi sono interessi legittimi che spingono perché vi sia un'accelerazione e, magari, si punta ad una diminuzione dei costi dello sviluppo delle fonti rinnovabili, ma vi sono anche altri interessi legittimi che spingono in senso contrario, per una dilazione dei tempi e per dare il tempo alle imprese e agli investimenti in corso di poter maturare sino alla loro attuazione. Chiediamo quale sia l'orientamento attuale del Governo, quali sono le intenzioni e lo stato dell'arte.

PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, Corrado Passera, ha facoltà di rispondere.

CORRADO PASSERA, Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, il Governo ha pienamente aderito e intende confermare lo spirito del cosiddetto pacchetto clima energia (il 20-20-20 ben noto), nato per creare uno scenario energetico europeo più sostenibile e sicuro attraverso la riduzione delle emissioni di CO2, l'aumento del ricorso alle energie rinnovabili e la maggiore efficienza energetica. In tal senso stiamo lavorando sia sulla pianificazione strategica che sui provvedimenti attuativi. Sul piano strategico posso anticipare che la strategia energetica nazionale - che è in fase di approntamento - vede nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica due delle cinque direttrici chiave di sviluppo del settore energetico nazionale.
Venendo alla sua specifica domanda, sul piano attuativo stiamo finalizzando diversi provvedimenti importanti. Nel settore elettrico l'Italia è in anticipo rispetto agli obiettivi fissati, e prevediamo di raggiungere gli obiettivi del 2020 già a cavallo tra quest'anno e l'anno prossimo, quindi con otto anni di anticipo. Nonostante ciò, il Governo considera le energie rinnovabili di importanza strategica e intende continuare a svilupparle, superando gli obiettivi europei 20-20-20 e arrivando fino al 32-35 per cento. Abbiamo varato due schemi di decreti interministeriali - rispettivamente per il fotovoltaico e le fonti rinnovabili elettriche diverse da fotovoltaico - che sono attualmente al parere della Conferenza unificata - quindi abbiamo fatto il nostro lavoro e stiamo aspettando che tornino - e che prevediamo di emanare nelle prossime settimane.
In particolare, questi due decreti incrementano fino ad ulteriori 3 miliardi di euro l'anno gli incentivi (3 miliardi a regime, dagli attuali 9 ai circa 12) con un impegno complessivo nei vent'anni di ulteriori 60 miliardi che si aggiungono agli attuali 170 (cioè già 170 sono stati impegnati negli anni scorsi). Avvicinano gli incentivi ai livelli europei. Prima erano molto più alti dell'Europa e adesso, pur rimanendo al di sopra, sono più allineati con il resto d'Europa, favorendo la competitività, quella che nel settore si chiama grid parity, e l'integrazione del sistema elettrico delle tecnologie rinnovabili stabilizzando l'incidenza degli incentivi sulla bolletta. Favoriscono lo spostamento del mix verso tecnologie più virtuose, attraverso premi e priorità per tecnologie con maggiori ricadute sulla filiera economica e sull'innovazione e per benefici di impatto ambientale con impianti di più piccole dimensioni e per impianti di autoconsumo. Introducono meccanismi, ponendo le basi per uno sviluppo ordinato e sostenibile attraverso competizione e governo dei volumi.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

CORRADO PASSERA, Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. Nel settore termico non siamo ancora ai livelli del 20 per cento e Pag. 38intendiamo accelerare. Stiamo «finalizzando» un decreto interministeriale che entro questa settimana sarà avviato a discussione con i Ministeri concertanti per dare il via ad un nuovo sistema di incentivazione per le energie rinnovabili termiche e per interventi di efficienza energetica.

PRESIDENTE. L'onorevole Lazzari ha facoltà di replicare per due minuti.

LUIGI LAZZARI. Signor Presidente, prendo atto con soddisfazione delle cose che ci ha detto il Ministro. Nel replicare, dico che saremmo contenti se si osservassero, nella predisposizione dei decreti e nel portarli a termine, i principi cardine che riteniamo essere i seguenti. Il primo, come ha già detto, è il principio che lo sviluppo delle rinnovabili è utile al nostro Paese. Il secondo è che ci deve essere un'iniziativa di difesa degli investimenti in atto e dell'occupazione nel settore, una cura a questa dimensione del problema.
Il terzo è che vorremmo che fossero privilegiati anche nella stesura e nella commisurazione degli incentivi i piccoli investimenti. Parliamo soprattutto di investimenti diffusi nel solare, sui tetti, nel mini eolico, ossia tutta una serie di attività che possono essere fatte da piccole e piccolissime imprese e dai singoli cittadini per far in modo che le ricadute rimangano nel nostro territorio e per la nostra gente.
Da ultimo occorre dare uno sguardo anche al contenimento della bolletta. Né il sottoscritto, né il mio partito vogliono essere iscritti tra coloro che vogliono la spesa sulla bolletta portata fino all'estremo, ma un'attenzione al contenimento ci deve essere. Da ultimo, vi è anche il principio della salvaguardia territoriale sia dell'agricoltura, sia degli aspetti paesaggistici che sono fondamentali per il nostro Paese. Questi sono i principi che le chiediamo di poter rispettare e sui quali cercare di trovare un equilibrio. Se questo sarà fatto, noi saremo contenti, se non sarà fatto saremo vigili su quello che accadrà (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

(Iniziative normative in relazione al fenomeno dei cosiddetti matrimoni di comodo contratti da stranieri extracomunitari - n. 3-02297)

PRESIDENTE. L'onorevole Rondini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Dozzo n. 3-02297, concernente iniziative normative in relazione al fenomeno dei cosiddetti matrimoni di comodo contratti da stranieri extracomunitari (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

MARCO RONDINI. Signor Presidente, il fenomeno dei «matrimoni di comodo» contratti da stranieri extracomunitari con un cittadino italiano, al solo fine di regolarizzare la posizione di clandestinità o di agevolare l'acquisto della cittadinanza italiana, ha avuto una significativa diffusione nel nostro Paese, come risulta anche da ricorrenti notizie di cronaca.
Il Governo Berlusconi aveva adottato, su iniziativa del Ministro pro tempore Maroni, una serie di misure, in particolare contenute nella legge n. 94 del 2009 dirette a contrastare questa pratica elusiva delle norme vigenti in materia di soggiorno degli stranieri.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 245 del 25 luglio 2011 ha dichiarato l'incostituzionalità delle disposizioni assunte in merito.
L'effetto pratico di questa pronuncia è stato quello di privare i sindaci di un'effettiva possibilità di ostacolare la celebrazione di matrimoni di comodo, quando sia nota la condizione di clandestinità del nubendo e sia evidente la finalità strumentale del matrimonio rispetto all'obiettivo della regolarizzazione.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MARCO RONDINI. Chiediamo quali iniziative normative si intendano assumere.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rondini. Il Ministro dell'interno, Anna Maria Cancellieri, ha facoltà di rispondere.

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ANNA MARIA CANCELLIERI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interrogazione a risposta immediata all'ordine del giorno gli onorevoli Dozzo ed altri pongono l'attenzione del Governo sul fenomeno dei cosiddetti matrimoni di comodo, contratti da cittadini stranieri ed extracomunitari solo al fine di acquisire la cittadinanza italiana.
Si tratta di un tema che, come gli stessi interroganti ricordano, è stato affrontato in questa legislatura con un mirato intervento normativo volto a rendere più restrittive le condizioni di acquisizione della cittadinanza iure matrimoni.
In particolare, novellando l'articolo 116 del codice civile era stato richiesto che il nubendo straniero, al momento di contrarre il vincolo matrimoniale, producesse un documento attestante regolare soggiorno nel nostro Paese. La sentenza della Corte costituzionale n. 245 del 20 luglio 2011 ha dichiarato, tuttavia, l'illegittimità della predetta disposizione, ritenendo che il requisito della regolarità del soggiorno preteso dal legislatore finisse per introdurre una inammissibile restrizione nel godimento di un diritto fondamentale eccedendo la necessità, che comunque rimane ferma, di verificare che la celebrazione delle nozze non sia volta a dissimulare intenti puramente strumentali.
Da questo punto di vista, appare utile ricordare come la stessa sentenza dei giudici della Consulta indichi nelle disposizioni già presenti nel Testo unico sull'immigrazione strumenti ed istituti idonei a contrastare i cosiddetti matrimoni di comodo. In particolare, la Corte costituzionale fa riferimento agli articoli 29 e 30 del citato testo unico che prevedono la revoca del permesso di soggiorno, quando sia accertato che al matrimonio non è seguita una effettiva convivenza ovvero quando è accertato che il matrimonio ha avuto luogo allo scopo esclusivo di permettere all'interessato di soggiornare nel territorio dello Stato.
Si tratta, infatti, di norme che consentono, attraverso controlli ex post, di incidere con una certa efficacia sul fenomeno denunciato dagli interroganti senza tuttavia incorrere nei rilievi espressi dalla Corte. Peraltro, si tratta di rilievi che si rifanno ad un preciso orientamento della Corte europea dei diritti dell'uomo secondo il quale non è consentito introdurre divieti generalizzati automatici che prescindano da una preventiva indagine riguardo alla genuinità dell'intenzione matrimoniale.

PRESIDENTE. L'onorevole Rondini ha facoltà di replicare.

MARCO RONDINI. Signor Presidente, noi riteniamo che comunque la decisione della Corte costituzionale faccia a pugni con la logica. Va ricordato che vi è un'inusuale e innaturale differenza di età tra i coniugi, con uomini non proprio giovanissimi che spesso sposano ragazzine extracomunitarie per favorirne poi naturalmente anche la regolarizzazione. Si tratta di una questione che va rilevata semplicemente facendo riferimento ad una questione di natura economica. I matrimoni tra anziani assistiti con giovani o giovanissime badanti sono in aumento, superando i 3 mila casi all'anno. Molto spesso questi matrimoni sono di brevissima durata. Alcuni sono addirittura contratti in punto di morte.
Tutto ciò comporta, come inevitabile ricaduta, che troppi matrimoni di comodo alla lunga rischiano di prosciugare ulteriormente le già esauste casse dello Stato. In questo momento, poi, in particolare quando magari si chiedono tanti sacrifici ai nostri cittadini, vale la pena forse anche di intervenire nel merito. L'Associazione Manageritalia ha calcolato che nel 2008 lo Stato ha speso oltre 36 miliardi di euro in pensioni di reversibilità e quasi il 10 per cento è andato a persone che avevano meno di 60 anni e nel 4 per cento dei casi meno di cinquant'anni.
Per fermare anche questo tipo di fenomeno oggi, ottemperando alla disposizione della Corte costituzionale, noi priviamo i sindaci di uno strumento fondamentale per, diciamolo pure, reprimere un fenomeno che va assolutamente contenuto. I controlli, che voi dite che potreste fare a Pag. 40seguito del matrimonio che viene contratto per verificare che ci sia o meno convivenza, lasciano il tempo che trovano.

PRESIDENTE. Onorevole Rondini, la prego di concludere.

MARCO RONDINI. Dovreste spiegarci dove trovate tutto il personale per fare questo tipo di verifiche e a chi affidate il compito di farle (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

(Iniziative per una corretta ed omogenea interpretazione della normativa in materia di dispositivi per il rilevamento a distanza delle violazioni del codice della strada - n. 3-02298)

PRESIDENTE. L'onorevole Proietti Cosimi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02298, concernente iniziative per una corretta ed omogenea interpretazione della normativa in materia di dispositivi per il rilevamento a distanza delle violazioni del codice della strada (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

FRANCESCO PROIETTI COSIMI. Signor Presidente, con questa interrogazione si vuole capire al meglio l'applicazione del comma 2 dell'articolo 25 della legge n. 120 del 2010 in materia di sicurezza stradale e relativamente agli autovelox.
Difatti, esso ha stabilito che fuori dai centri abitati non possono, comunque, essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore ad un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità. L'articolo 25 della legge n. 120 del 2010 non fa alcuna distinzione in merito alle modalità mediante le quali le violazioni stesse sono rilevate.
In una interrogazione dello stesso tenore, presentata in Commissione trasporti, il sottosegretario, dottor De Stefano, ad avviso dell'interrogante, ha fornito elementi poco chiari e certi, come si evince dalle espressioni utilizzate nella risposta: «sembrerebbe che il rilevamento delle violazioni», «questa circostanza porterebbe a non ritenere applicabile» ed ancora «sembra poter escludere». Tutto ciò, al fine di legittimare la sostanziale disapplicazione della disposizione in materia, che finisce con il dare una ricostruzione errata della normativa.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Anna Maria Cancellieri, ha facoltà di rispondere.

ANNA MARIA CANCELLIERI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interrogazione all'ordine del giorno della seduta odierna l'onorevole Proietti Cosimi, unitamente all'onorevole Toto, ripropone un problema recentemente affrontato nell'ambito di un'interrogazione a risposta immediata in Commissione trasporti, relativa all'utilizzo, da parte della polizia municipale di Arsoli, in provincia di Roma, dei dispositivi per il rilevamento a distanza delle violazioni del codice della strada in un tratto della sublacense. Peraltro, l'onorevole Proietti Cosimi lamentava, in quella circostanza, la mancata adozione, da parte del prefetto di Roma, dell'annullamento del proprio decreto, con il quale tale autorità ha individuato il tratto di strada in questione come idoneo all'installazione di apparecchiature del tipo autovelox.
Come è stato già precisato, un'eventuale abuso, da parte dell'ente locale, del decreto autorizzatorio del prefetto non giustifica un atto di annullamento in autotutela, comportando esclusivamente una responsabilità dello stesso ente nel caso in cui gli organi accertatori si discostino dalle previsioni normative in materia.
Nemmeno è esatto il rilievo secondo il quale nella precedente risposta verrebbero forniti elementi scarsi o poco chiari. Al contrario, si è ribadito il contenuto di una circolare dell'agosto 2010, adottata dal dipartimento della pubblica sicurezza. Alla stregua di tale circolare, infatti, l'articolo 25 della legge n. 120 del 2010, che impone la distanza di almeno un chilometro tra il segnale recante limiti di velocità e l'apparecchiatura di rilevazione delle moto, non Pag. 41è applicabile nei casi in cui l'infrazione è accertata tramite apparecchiature mobili, il cui uso è connotato dalla presenza di un organo di polizia stradale. È appena il caso di aggiungere, infatti, che in dette ipotesi resta possibile la contestazione immediata dell'infrazione.
Desidero, infine, osservare che la questione sollevata attiene, con ogni evidenza, all'accertamento di eventuali discostamenti dalla normativa sul codice della strada risolvendosi, in definitiva, in una valutazione sui fatti, censurabile nei modi e nelle sedi previsti dalla legge.

PRESIDENTE. L'onorevole Proietti Cosimi ha facoltà di replicare.

FRANCESCO PROIETTI COSIMI. Signor Presidente, non mi ritengo soddisfatto della risposta perché ancora al momento, nonostante vi sia la circolare dell'agosto del 2010, come ha indicato il Ministro, vi è una cosa certa, ossia che l'articolo 25 della legge n. 120 del 2010 non dice se l'autovelox deve essere fisso o mobile. Sia esso fisso o mobile, ritengo che debba essere applicato il comma 2 dell'articolo 25 della legge n. 120 del 2010, anche perché se vi è un abuso da parte del comune di Arsoli è vero che il prefetto non lo può rilevare, ma chi è che dovrebbe intervenire per poter bloccare quell'abuso? La domanda è anche questa. Comunque, come detto, non mi ritengo soddisfatto.

(Iniziative per la modifica della bozza del decreto «sblocca-crediti» a favore delle imprese creditrici nei confronti della Sicilia e delle altre regioni sottoposte a piani di rientro dal disavanzo sanitario - n. 3-02299)

PRESIDENTE. L'onorevole Ruvolo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Gianni e Ruvolo n. 3-02299, concernente iniziative per la modifica della bozza del decreto «sblocca-crediti» a favore delle imprese creditrici nei confronti della Sicilia e delle altre regioni sottoposte a piani di rientro dal disavanzo sanitario (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
Avverto che l'onorevole Romano ha sottoscritto l'interrogazione in data odierna.

GIUSEPPE RUVOLO. Signor Presidente, signor viceministro, il Governo nella seduta del 22 maggio 2012 ha varato quattro decreti, finalizzati a scongelare i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. È con vivo disappunto che gli interroganti hanno verificato che sono escluse dall'obbligo di certificazione le regioni sottoposte ai piani di rientro.
Tra queste vengono annoverate la Sicilia, il Lazio, la Calabria, il Molise e l'Abruzzo. Questo significa estromettere tutte queste regioni.
Veramente la cosa - dal mio punto di vista - è scandalosa. Non riesco a capire perché nelle regioni virtuose le imprese, che ne hanno diritto, accedono regolarmente a questo strumento mentre nelle regioni che non hanno avuto dei virtuosi amministratori le imprese si ritrovano a non poter utilizzare questo strumento importante che il Governo ha varato...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Ruvolo.
Il Viceministro dell'economia e le finanze, Vittorio Umberto Grilli, ha facoltà di rispondere.

VITTORIO UMBERTO GRILLI, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevole Ruvolo, come lei ha ricordato, il Governo ha varato quattro decreti ministeriali in materia: due che disciplinano la certificazione dei crediti - uno per quelli delle amministrazioni statali e gli enti pubblici nazionali ed il secondo per i crediti verso enti locali, regioni ed enti del servizio sanitario nazionale - un altro decreto che permette la compensazione tra crediti delle imprese verso le pubbliche amministrazioni e i loro debiti a ruolo verso l'erario e un decreto che disciplina l'intervento del Fondo di Pag. 42garanzia per le PMI per l'anticipazione dei crediti verso la pubblica amministrazione.
Tali decreti - come lei ha ricordato - non prevedono l'inclusione delle regioni sottoposte a piano di rientro. La ragione è semplice: tali decreti ministeriali sono stati adottati in aderenza con le leggi esistenti, le quali non prevedevano nel loro ambito esattamente le regioni sottoposte ai piani di rientro dei deficit sanitari. Al fine di estendere l'ambito applicativo dei citati decreti, il Governo - di intesa con i relatori - ha condiviso la presentazione di un apposito articolo aggiuntivo 13.0100 al recente decreto-legge 7 maggio 2012 n. 52 finalizzato ad estendere ai debiti delle regioni sottoposte ai piani di rientro la possibilità di certificazione e di fare espressamente salve le specifiche procedure per il rilascio delle certificazioni da parte dei commissari ad acta nell'ambito delle operazioni di gestione del debito sanitario.
Inoltre, con il medesimo articolo aggiuntivo si intende estendere ai crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati anche nei confronti dello Stato e degli enti pubblici nazionali la compensazione con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo e ridurre da sessanta a trenta giorni il termine entro cui l'amministrazione debitrice deve provvedere, su richiesta delle imprese, alla certificazione di detti crediti.
Il Governo provvederà altresì, nelle prossime ore, a concordare con il relatore un ulteriore intervento emendativo, che estenda, anche alle certificazioni rilasciate per i crediti vantati nei confronti degli enti del servizio sanitario nazionale delle regioni sottoposte ai piani di rientro dei deficit sanitari, l'intervento del Fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a) della legge 23 dicembre 1996 n. 662, per l'anticipazione dei crediti a favore delle piccole e medie imprese. Con tale modifica normativa riteniamo venga data risposta risolutiva ai fondati motivi di preoccupazione espressi dagli onorevoli interroganti.

PRESIDENTE. L'onorevole Gianni ha facoltà di replicare.

PIPPO GIANNI. Signor Presidente, signor Viceministro, mi consenta di dire che sono indignato. Non sono d'accordo con il mio collega Ruvolo, che pensava di dirle che era parzialmente soddisfatto. Sono indignato. Indignato perché non capisco come un Governo, nel centocinquantesimo della costituzione dell'unità d'Italia, fatta con tanto sangue dei meridionali, abbia potuto pensare di mettere da parte le regioni del sud perché hanno qualche problema alla sanità. Tra l'altro - guarda caso - la regione Sicilia è l'unica regione d'Italia che paga il 48 per cento di compartecipazione alla spesa sanitaria. Peraltro, il Governo ha detto all'assessore regionale alla sanità che si complimentava perché era già riuscita a rientrare. Quindi, è molto strano tutto questo e non si capisce perché ancora si tenda disperatamente a separare il nord dal sud. Non c'è qui alcun ascarismo, né alcun piagnisteo.
Signor Viceministro, sono convinto che lei dirà al Presidente Monti che è arrivato il momento in cui, oltre a pensare a introdurre nuove tasse, possa parlare con chi di competenza - visto che è stato per dieci anni all'Unione europea - per fare in modo che le imprese italiane, i cui presidenti direttori, padroni e titolari, che a decine al giorno si suicidano, si riprendano. Ci auguriamo che diano alle banche italiane le risorse in modo che esse possano sovvenzionare direttamente le piccole e medie imprese in modo da rilanciare l'economia e l'occupazione.
Noi non possiamo stare ancora a guardare il dito sapendo che la luna è diventata rossa di vergogna.

(Chiarimenti e iniziative in merito al trasferimento ad altro incarico del colonnello della Guardia di finanza Umberto Rapetto - n. 3-02300)

PRESIDENTE. L'onorevole Buonfiglio ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02300, concernente chiarimenti Pag. 43e iniziative in merito al trasferimento ad altro incarico del colonnello della Guardia di finanza Umberto Rapetto (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ANTONIO BUONFIGLIO. Signor Presidente, signor Viceministro, il quesito di oggi per un verso rischia di essere intempestivo visto l'annuncio ieri dato dal colonnello Rapetto di voler rassegnare le proprie dimissioni, però io mi aspetto che il Governo già da questa risposta di oggi possa evitare che la pubblica amministrazione possa perdere un patrimonio di conoscenze che nel tempo si è affinato attorno al colonnello Rapetto e al suo gruppo di lavoro in tanti anni di onorato servizio. Me l'aspetto perché invece proprio oggi, per altri versi, la giornata sembra fatta apposta perché il Governo possa riflettere e porre rimedio a quella che rischia di essere una grave ingiustizia ai danni di un leale servitore dello Stato. Oggi infatti, con una straordinaria coincidenza con le dimissioni ed il quesito, è il giorno in cui i giornali hanno dato grande risalto ad una vicenda, quella legata al famoso caso delle slot machine, sulla quale per primo aveva investigato il colonnello Rapetto ed il suo gruppo. Ricordo peraltro che tale indagine, delegata dalla Corte dei conti, ha recentemente portato alla condanna per oltre 2 miliardi di euro di penali contrattuali...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Buonfiglio. Il Viceministro dell'economia e delle finanze, Vittorio Umberto Grilli, ha facoltà di rispondere.

VITTORIO UMBERTO GRILLI, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevole Buonfiglio, occorre premettere nel rispondere che nella Guardia di finanza, come del resto in ogni altro corpo militare, la gestione della carriera in termini di promozione e di retribuzione dei relativi incarichi operativi è materia che rientra nelle attribuzioni esclusive e proprie del Corpo. È comunque da escludere per definizione che si possa incidere, da parte del Governo, su questioni che attengono a tale materia.
Nel quadro poi della disciplina generale in materia di promozione di carriera, di retribuzione e di incarichi agli ufficiali di grado superiore, uno dei cardini è costituito dal fatto che il singolo ufficiale deve poter esprimere qualità professionali acquisite nel corso di differenti esperienze lavorative e di comando. Il trasferimento che aveva riguardato il colonnello Rapetto perciò non ha costituito iniziativa misurabile in termini di opportunità; si è trattato piuttosto, tenuto conto delle regole che presiedono alla carriera di un militare e, più in generale, dell'assetto organizzativo e funzionale di tutto un corpo militare, di una necessaria disposizione che si è dovuta assumere nei riguardi di un ufficiale il quale eccezionalmente aveva già da tempo potuto godere di ampi margini di permanenza in un incarico e in una stessa sede di servizio.
Nel caso in questione il colonnello Rapetto ha diretto il Nucleo speciale frodi telematiche per un periodo di oltre dieci anni, di cui otto senza soluzione di continuità, maturando una permanenza nell'incarico di comando del tutto eccezionale e singolare se confrontata con quelle degli altri ufficiali del Corpo. L'ufficiale, nel corso della sua carriera di circa trent'anni, dopo il periodo di formazione in accademia, di cui 24 alla sede di Roma assecondando sue specifiche aspirazioni, ha prestato servizio in tre sole sedi: Portoferraio, Trieste e Roma, a fronte di una media di sette sedi per gli altri ufficiali con la sua stessa anzianità, ed ha retto un nucleo speciale - come ho detto - per otto anni, a fronte di una permanenza tendenziale negli incarichi di comando di rango dirigenziale pari a circa quattro anni. Per un paragone si considera che nell'ultimo triennio su 122 colonnelli comandanti di reparto movimentati, 96 ricoprivano l'incarico da due a cinque anni per una permanenza media di tre anni e mezzo, il colonnello Rapetto è stato perciò avvicendato dopo un periodo più che doppio rispetto agli altri colleghi.
È suggestivo poi affermare che al posto del colonnello si siano dovuti assegnare ben sei nuovi ufficiali; non esiste in verità Pag. 44alcun rapporto compensativo tra i due eventi, piuttosto l'innesto di nuove unità nella struttura già diretta dal colonnello Rapetto risponde ad una specifica strategia di rafforzamento del Nucleo speciale frodi telematiche, che è un centro di riconosciuta eccellenza operativa nel suo insieme e, come tale, meritava comunque di essere implementato in considerazione della sempre maggiore esigenza di interventi investigativi sul piano telematico.
In conclusione, non si ravvedono le preoccupazioni dell'interrogante per un temuto calo funzionale del predetto nucleo, anche in relazione alle importanti indagini in corso, né è possibile anche solo ipotizzare ripensamenti organizzativi; infatti il colonnello Rapetto ha sua sponte lasciato ormai il Corpo della Guardia di finanza, come la pubblica informazione ha già avuto modo di riferire.

PRESIDENTE. L'onorevole Buonfiglio ha facoltà di replicare.

ANTONIO BUONFIGLIO. Signor Presidente, ringrazio il Viceministro per la risposta, della quale però non posso dichiararmi soddisfatto, intanto perché il procedimento delle dimissioni è un procedimento che ha lungo iter amministrativo, che prevede anche l'accettazione da parte dell'amministrazione di appartenenza e che si concluderà solo nel mese di luglio.
Da quel momento cominceranno a decorrere effettivamente le dimissioni. Chiaramente, noi non abbiamo la pretesa di sostituirci all'amministrazione, ma riteniamo che possa essere un buon segnale quello di rivalutare la posizione, anche perché, come ricordava correttamente il Viceministro, Rapetto è stato, anche recentemente, al centro di investigazioni di fatti anche giunti alla cronaca, come quello che lo ha visto collaborare, nel caso della Costa Concordia, con il tribunale di Grosseto, che ha anche pubblicamente sollevato perplessità sulla rimozione dell'ufficiale.
Insomma, vi è una serie di situazioni che, in qualche modo, danno la possibilità di rendersi conto. Peraltro, siamo in un momento particolare, in cui alcuni colleghi senatori - per la verità, di tutti i gruppi parlamentari - due mesi fa, il 12 marzo, al Senato, hanno presentato una specifica mozione al Governo sulla sicurezza informatica e sulla necessità di rafforzare tutte quelle istituzioni che di questa si occupano, partendo da quelle che nel tempo hanno acquisito naturalmente un know-how conoscitivo sul campo, viste anche le crescenti minacce cibernetiche.
Quella mozione di tutti i gruppi parlamentari prevedeva e chiedeva l'istituzione di una task force. Peraltro, proprio per dare più concreta attuazione ad alcune direttive europee, l'Italia dovrà nei prossimi mesi istituire presso la Presidenza del Consiglio - peraltro, a proposito di annunci, questo è un annuncio che già vi è stato - una struttura centrale di coordinamento e controllo dell'organizzazione di protezione nazionale per il contrasto alle minacce cibernetiche.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Buonfiglio.

ANTONIO BUONFIGLIO. Pensiamo che le esperienze che vi sono state nel campo possano essere raccolte. Un'ultima notazione: sicuramente non saranno stati i cambi, sicuramente non si mettono in discussione i criteri di rotazione. Certo che, a fronte di inchieste così importanti, anche all'interno di amministrazioni...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Buonfiglio.

(Iniziative per la sospensione del pagamento dell'IMU e degli altri tributi a favore dei proprietari di immobili abitativi e di fabbricati industriali, agricoli e commerciali resi inagibili dall'evento sismico del 20 maggio 2012 - n. 3-02301)

PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02301, concernente iniziative per la sospensione del pagamento Pag. 45dell'IMU e degli altri tributi a favore dei proprietari di immobili abitativi e di fabbricati industriali, agricoli e commerciali resi inagibili dall'evento sismico del 20 maggio 2012 (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

DARIO FRANCESCHINI. Signor Viceministro, noi abbiamo presentato questa interrogazione prima delle drammatiche scosse di ieri e prima del decreto di questa mattina, con cui sono arrivate le prime risposte. Accogliamo positivamente la deroga, che abbiamo chiesto anche in quest'Aula ieri, al Patto di stabilità per gli interventi nelle zone colpite e la sospensione dell'IMU, anche se pensiamo che chi ha perso la casa o il capannone, che quindi non ci sono più, debba avere l'esenzione dall'IMU, e non una semplice sospensione, per non pagare le tasse su un bene che non esiste più.
I terremoti, naturalmente, sono segnati dall'emergenza delle vite delle vittime, e quindi adesso sono importanti i soccorsi e il ritorno alla vita normale. Sottolineiamo che questo terremoto avviene in una delle aree produttive più importanti del Paese e che, oltre agli interventi di sospensione dei termini fiscali, è importante un immediato piano che consenta al sistema delle piccole e medie imprese di tornare immediatamente in vita. Serve un piano straordinario, perché quelle imprese vivono sulla velocità e sulla capacità di fornire le grandi imprese. Se non verranno aiutate, il danno per il nostro Paese sarà drammatico.

PRESIDENTE. Il Viceministro dell'economia e delle finanze, Vittorio Umberto Grilli, ha facoltà di rispondere.

VITTORIO UMBERTO GRILLI, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevole Franceschini, la risposta più adeguata ed attuale è ricordare ciò che oggi il Consiglio dei ministri ha deliberato, come ha anche lei, in questo momento, parzialmente ricordato.
Oggi il Consiglio dei ministri ha deciso di provvedere, con un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, a sospendere fino al 30 settembre 2012 i termini delle dichiarazioni e dei versamenti relativi, sostanzialmente, a tutti i contributi, l'IRPEF, l'IRES, l'IVA, l'IRAP, le addizionali IRPEF regionali, le addizionali IRPEF comunali e l'IMU. Ritengo che sarà possibile emanare il provvedimento questa sera stessa, dopo che il presidente della regione Emilia Romagna avrà comunicato al Ministero dell'economia e delle finanze l'elenco dei comuni interessati dal sisma, cosa che il presidente della regione ha comunque garantito avverrà entro la giornata di oggi.
In secondo luogo, il Governo ha deciso di varare un decreto-legge, con il quale sono differiti tutti gli altri termini per i quali non è possibile intervenire con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze fino al 20 settembre 2012, in particolare i termini di pagamento dei contributi, e poi, fino al 31 dicembre 2012, i termini processuali, quelli relativi ai pagamenti delle pubbliche amministrazioni, le relative rate dei mutui bancari.
Inoltre, è stato costituito un apposito fondo per gli interventi da attuare di riparazione e di ricostruzione delle abitazioni, dei servizi pubblici, dei beni artistici e culturali e, ovviamente, di quelli industriali e i relativi indennizzi.
Nell'immediato, vengono reperite risorse mediante l'aumento, fino al 31 dicembre del 2012, di 2 centesimi di euro delle accise sui carburanti per l'autotrasporto e si provvederà più avanti - attraverso l'esercizio, come quello che stiamo conducendo in questo momento, della spending review e del taglio della spesa pubblica - a reperire ulteriori risorse da destinare alla ricostruzione.
Si consentirà poi una deroga al patto di stabilità per le spese di ricostruzione effettuate dai comuni interessati.

PRESIDENTE. L'onorevole Miglioli, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

IVANO MIGLIOLI. Signor Presidente, ringrazio il Viceministro per la sollecita e positiva risposta. Inizio questa breve replica Pag. 46leggendo una e-mail che mi è arrivata questa mattina.
«È dura, anzi, è durissima. Siamo stati colpiti mentre faticosamente stavamo cercando di rimetterci in piedi e, se prima era difficile, dalle 9 di ieri mattina è davvero un dramma. Mi inviti a »tenere botta«, ci proviamo, ma ti assicuro che, dopo lo sgambetto di ieri mattina, siamo in ginocchio e da soli non ce la possiamo fare. Abbiamo bisogno di aiuto. Lo sgambetto di ieri mattina - come lo chiama l'assessore di Mirandola - ci consegna un bilancio drammatico, in particolare per la mia provincia, Modena. Modena piange per la perdita di 7 vite, per 300 feriti, per 500 sfollati. Paesi rasi al suolo. Il terremoto ha colpito l'Emilia, ma è l'intero Paese ad essere stato colpito. Come ha detto a più riprese il presidente della nostra regione, non chiediamo prebende, ma questo terremoto è un'emergenza nazionale e il Paese deve rispondere».
Ci confortano le affermazioni che sono venute dal Presidente Monti e dal Presidente Napolitano, ma abbiamo bisogno di atti concreti. Per questo abbiamo definito le priorità: sospensione delle imposte, ammortizzatori sociali, credito agevolato, patto di stabilità, prime risorse adeguate per la ricostruzione.
Viceministro, gli atti assunti stamani dal Consiglio dei ministri, da una prima valutazione - ci riserviamo di vedere i testi -, rispondono e affrontano una parte di queste priorità. Sono primi passi, ma sono passi positivi.
Per questo siamo soddisfatti della sua risposta. Certo, ci responsabilizzano, avendo affidato i compiti di commissario per la ricostruzione al presidente della regione e ai sindaci, ma è una responsabilità che ci assumiamo perché noi vigileremo, lavoreremo, come sono capaci gli emiliani, perché siamo pronti a rialzarci...

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Miglioli.

IVANO MIGLIOLI... per il futuro delle nostre terre, di noi e dei nostri figli (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro per il Terzo Polo).

(Tempi per l'adozione del decreto attuativo concernente la detassazione dei premi di produttività per l'anno 2012 - n. 3-02302)

PRESIDENTE. L'onorevole Poli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02302; relativa ai tempi per l'adozione del decreto attuativo concernente la detassazione dei premi di produttività per l'anno 2012 (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

NEDO LORENZO POLI. Signor Presidente, signor Viceministro, il decreto-legge n. 98 del 6 luglio 2011 ha confermato, anche per il 2012, l'applicabilità dell'imposta sostitutiva del 10 per cento sulle somme correlate a incrementi di produttività, redditività, innovazione, efficienza organizzativa. Tuttavia, mancano i limiti di reddito e l'importo massimo di utilizzo.
L'assenza dell'emanazione del decreto ministeriale che deve determinare il limite massimo assoggettato all'imposta sostitutiva e il limite di reddito che ne vincola l'utilizzo per il 2012, infatti, crea non pochi problemi ai lavoratori e ai datori di lavoro.
La detassazione è un incentivo reale alla produttività essendo, sino a poco tempo fa, il lavoro straordinario pesantemente tassato. Si tratta di un enorme svantaggio per i lavoratori, perché le somme potenzialmente detassabili sono state tassate da gennaio ad oggi con le ordinarie aliquote, anziché con quella ridotta al 10 per cento, facendo così ridurre il netto in busta paga.
Chiediamo quali siano i motivi del ritardo e i tempi previsti per l'emanazione del decreto.

PRESIDENTE. Il Viceministro dell'economia e delle finanze, Vittorio Umberto Grilli, ha facoltà di rispondere.

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VITTORIO UMBERTO GRILLI, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, potrò essere molto breve e ringrazio l'onorevole Poli per la domanda.
Al riguardo, posso riferire che il decreto, dopo essere stato verificato, come di prassi, dalla Ragioneria generale dello Stato, è stato già firmato dal Presidente del Consiglio ed è già stato registrato dalla Corte dei conti. Il provvedimento verrà pubblicato con data odierna in Gazzetta ufficiale.

PRESIDENTE. L'onorevole Poli ha facoltà di replicare.
Onorevole Poli, mi sembra che la risposta sia stata molto sintetica ma, credo, nel merito di quanto lei aveva chiesto.

NEDO LORENZO POLI. Signor Presidente, credo che oggi tanti lavoratori, che aspettavano questa risposta del Governo, siano contenti, perché già c'è poco lavoro ordinario, tutti lo sappiamo, ma se qualcuno può lavorare e fare anche qualcosa di più per incrementare la produttività, in un momento di difficoltà, e quindi lavorare ed avere una busta un pochino più cospicua, credo che sia giusto, in un momento in cui c'è da pagare tante cose: c'è l'aumento del costo della vita, c'è l'IMU, ci sono le tasse. Quindi, almeno, quello che era già stato deciso e che da gennaio doveva essere deliberato, è una cosa giusta.
Sono contento e credo che tutti, oggi, dalle imprese ai lavoratori stessi, saranno contenti della risposta del Governo, che ha emanato il decreto (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16 con il seguito della discussione del disegno di legge recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione.

La seduta, sospesa alle 15,45, è ripresa alle 16.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Commercio, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Gregorio Fontana, Franceschini, Giancarlo Giorgetti, Iannaccone, Lusetti, Melchiorre, Migliori, Misiti, Moffa, Palumbo, Pescante, Pisicchio e Valducci sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantuno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Modifica nella costituzione di una Commissione permanente.

PRESIDENTE. Comunico che nella seduta odierna la VII Commissione permanente (Cultura) ha proceduto all'elezione del deputato Manuela Ghizzoni a presidente, in sostituzione del deputato Valentina Aprea, cessato per dimissioni dal mandato parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non la vedo, è già a lavorare, comunque alla presidente Ghizzoni vanno le congratulazioni dell'Assemblea e della Presidenza e gli auguri di buon lavoro. Dobbiamo anche fare gli auguri all'onorevole Ricardo Antonio Merlo cui è nata la figlia Nina Maria. Auguri a tutti.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2156 - Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione (Approvato dal Senato) (A.C. 4434-A); e delle abbinate proposte di legge: Di Pietro ed altri; Ferranti ed altri; Giovanelli ed altri; Torrisi ed altri; Garavini; Ferranti ed altri (A.C. 3380-3850-4382-4501-4516-4906).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Disposizioni Pag. 48per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione; e delle abbinate proposte di legge di iniziativa dei deputati Di Pietro ed altri; Ferranti ed altri; Giovanelli ed altri; Torrisi ed altri; Garavini; Ferranti ed altri. Ha chiesto di intervenire il presidente della II Commissione (Giustizia), onorevole Bongiorno. Ne ha facoltà.

GIULIA BONGIORNO, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, intervengo anche a nome del presidente Bruno per rappresentarle che presso le Commissioni I e II - siamo in sede, come sa, di Comitato dei diciotto relativamente al disegno di legge anticorruzione - siamo ancora in attesa del parere della V Commissione (Bilancio). Ovviamente le devo chiedere quindi un rinvio dell'inizio dei lavori. Non sono assolutamente in grado di quantificare il tempo necessario per avere questo parere, perché dipende dalla Commissione bilancio. Non so nemmeno che tipo di condizioni verranno apposte. Le chiederei mezz'ora, ma non so nemmeno se saremo in grado di rispettare questo termine. Chiederei alla signoria sua di verificare.

PRESIDENTE. Chiarissimo, presidente Bongiorno, la ringrazio anche per la «signoria sua».

ANTONIO DI PIETRO. Una volta tanto!

PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro è abituato a questo linguaggio.

MAURIZIO FUGATTI. Chiedi di parlare.

PRESIDENTE. Mi perdoni onorevole Fugatti, poi le darò la parola (e anche all'onorevole Giulietti). Se non ci sono obiezioni, visto la richiesta del presidente Bongiorno (minimo una mezz'ora), suggerirei di evitare di trovarci tra mezz'ora e poi dover eventualmente sospendere un'altra volta. Chiedo ai presidenti, Bongiorno e Bruno, e al presidente della Commissione bilancio di avere a disposizione al massimo un'ora in modo da poter aggiornare i nostri lavori e iniziare alle 17 ma in maniera continuata con il complesso degli emendamenti, disponendo a quel punto - mi confermi e mi conforti - di tutti i pareri espressi da parte della V Commissione e anche delle Commissioni riunite. Se poi dovesse eventualmente accadere qualcosa vedremo, ma un'ora, se non ci sono obiezioni, mi sembra il tempo congruo. Presidente Bongiorno, è d'accordo?

GIULIA BONGIORNO, Presidente della II Commissione. Sì, Presidente.

RAFFAELE VOLPI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, intervengo solo per chiedere alla presidente Bongiorno se, visto che lo spazio che viene definito ora in concordanza con l'Aula è di un'ora, intendano procedere anche all'esame dei rimanenti emendamenti che sono stati lasciati da parte in Commissione rinviandoli a domani mattina. Mentre si aspetta il parere della Commissione bilancio, credo che debba essere reso utile il lavoro delle Commissioni riunite continuando anche l'esame degli emendamenti che sono stati messi da parte.

PRESIDENTE. È evidente che è un suggerimento. Non entriamo in un dibattito sull'organizzazione dei lavori che è di competenza sia del presidente Bongiorno che del presidente Bruno. Auspichiamo che questo possa accadere, nel senso che ci permetterà di accelerare i lavori dell'Aula.

Sull'ordine dei lavori (ore 16,05).

MAURIZIO FUGATTI. Chiedo di parlare.

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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, intervengo per spiegare, e per chiedere a lei di fare presente a chi di competenza, che è già la seconda volta consecutiva che, presso la VI Commissione (finanze), di fronte alle interrogazioni a risposta immediata, il question-time del mercoledì pomeriggio della Lega Nord Padania - parlo per quanto riguarda il nostro gruppo - il Governo arriva, risponde con un foglio, è del tutto impreparato e molto spesso anche impreciso, del tutto evasivo rispetto alle domande che vengono presentate, eludendo quello che è lo strumento del question-time in Commissione e anche quello che è il lavoro dei parlamentari che si preparano, presentano le interrogazioni e le depositano entro le ore 12 del giorno precedente, come previsto dal Regolamento, e poi arriva il Governo che risponde con dieci righe, molto spesso non conclusive rispetto alle domande presentate. Questo capita molto spesso ultimamente. Parlo, ovviamente, per quello che riguarda le interrogazioni di competenza del nostro gruppo. Chiedo a lei, quindi, di far presente a chi di competenza questa grave situazione che si sta profilando presso la Commissione finanze. Lei pensi che la settimana scorsa il Governo, di fronte a una risposta del tutto evasiva, si era impegnato a darci, nel giro di qualche ora, i dati che avevamo richiesto e tali dati ad oggi non sono ancora arrivati. Stiamo a chiedere, quindi, che quei dati ci vengano forniti in breve termine.

PRESIDENTE. Onorevole Fugatti, come lei ha sottolineato, il problema non sono le dieci righe, perché dieci righe che hanno un contenuto di merito e rispondono alle interrogazioni dei parlamentari, certamente sono più che soddisfacenti.

GIUSEPPE GIULIETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, mi rivolgo a lei, e attraverso lei al Presidente Fini, per chiedere nelle prossime ore un chiarimento sulle modalità di elezione delle autorità di garanzia, l'Agcom e il Garante della privacy. Vale oggi per queste e domani per la RAI. Era stata annunciata la possibilità di raccogliere i curricula in modo formale; se non ricordo male la scadenza dovrebbe essere il 1o giugno, ma qualcuno afferma che sarebbe stata prorogata al 4 giugno. Il giorno 6 giugno è prevista l'elezione in Aula. La domanda è: in che modo sarà garantita a ciascun parlamentare la conoscenza delle candidature formulate con i requisiti professionali previsti dalla legge e non da me? I curricula non possono arrivare il 5 giugno quando dobbiamo votare il 6. Glielo dico: sarebbe spiacevole un incidente d'Aula su una questione così delicata.

PRESIDENTE. Onorevole Giulietti, mi scusi se la interrompo, ma è molto chiara la sua osservazione, che è stata affrontata in maniera approfondita in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo. Siccome ero presente, e solo per questo, mi posso permettere di anticiparle già da subito una risposta: il Presidente Fini ha individuato un percorso in base al quale entro il 4 giugno all'ora di pranzo devono essere presentate le candidature con il relativo curriculum, in modo che tutti possano accedere alla conoscenza delle professionalità. Questo è quanto mi risulta e mi viene confermato. È stato stabilito dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e, quindi, i capigruppo avrebbero dovuto riferire la questione a tutti i parlamentari.

GIANPAOLO DOZZO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, è giusta in parte la sua precisazione. È vero che il Presidente Fini ha invitato a presentare i curriculum entro il 4 di giugno, però non è obbligatorio che i Pag. 50candidati presentino il curriculum. E devo dire anche che, attualmente, come mi risulta - visto che si doveva votare questa settimana - ci sono solamente due curriculum, che molto probabilmente sono stati già dati e presentati a tutti i colleghi parlamentari. È buona volontà, quindi, dei presentatori far pervenire i rispettivi curriculum a tutti i parlamentari, però non è obbligatorio. Tanto per essere chiaro, perché non vorrei che qualcuno, come sempre, incorresse in discorsi e mezzi termini e non si sappia poi come procedere.

RENATO CAMBURSANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, riprendo invece esattamente la posizione già sostenuta dal collega Giulietti. Non ho ben inteso cosa intendesse dire il presidente del gruppo della Lega Nord: certo che non ci sono obblighi...

GIANPAOLO DOZZO. Noi le abbiamo presentate già da 15 giorni tanto per essere chiari!

RENATO CAMBURSANO. Perfetto, adesso è stato molto chiaro. Se lo diceva prima forse...

PRESIDENTE. Onorevole Cambursano, non è che possiamo fare un dialogo tra due persone. Inoltre ho la necessità di sospendere la seduta...

RENATO CAMBURSANO. Sono stato interrotto io. Non sono io che ho interrotto lui, o sbaglio?

PRESIDENTE. Onorevole Cambursano, soltanto per chiederle cortesemente di sviluppare rapidamente il suo intervento perché ho anche la necessità - lo dico anche agli altri colleghi che si sono iscritti - di sospendere la seduta per permettere alle Commissioni bilancio, giustizia e affari costituzionali di riunirsi, altrimenti l'ora slitta ulteriormente. Quindi, se conclude il suo intervento sull'ordine dei lavori, altrimenti a fine seduta ci sarà tutto il tempo a disposizione per poter intervenire.

RENATO CAMBURSANO. Tanto per mettere i famosi puntini sulla «i», non sono io che ho interrotto ma sono stato interrotto e a quel punto era ovvio e scontato che intervenissi e continuo a farlo ma questo è lo stile, non si può comprare sul mercato. Uno ce l'ha o non ce l'ha.
Detto questo, nel merito, signor Presidente, le intese della scorsa settimana mi pare che fossero chiarissime. Entro una certa data dovevano pervenire alla Presidenza i curricula. È stato riaggiornato il termine rispetto alla scadenza precedente. Non è pensabile che un giorno e mezzo dopo si proceda immediatamente alla votazione. Bisogna consentire a tutti i parlamentari di poterne prendere visione e farsi un'idea chiara a meno che non si ritorni agli «antichi riti» che volevamo abolire.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cambursano. La Presidenza ha già riferito con l'integrazione di quanto è stato deciso dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e quindi non aggiungo nient'altro.

ILEANA ARGENTIN. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, un'osservazione brevissima e sicuramente molto più «terra terra» dei discorsi fatti sinora. Quello che volevo dirle è che ho segnalato più volte anche al personale: non è possibile - mi riferisco all'Ufficio di Presidenza - che i bagni per i disabili alla Camera dei deputati sono utilizzati per andare a fumare. Non è possibile che questa abitudine vada avanti. Ho mandato anche una lettera alla Presidenza, non so che fine abbia fatto. Tuttavia noi disabili rimaniamo fuori ad aspettare che si finisca la sigaretta. Sono Pag. 51una fumatrice e, quindi, comprendo perfettamente però non si fumi in bagno, ci sono apposite sale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Argentin, quanto da lei richiamato mi sembra assolutamente non soltanto pertinente ma occorre un atto di responsabilità da parte di tutti e, quindi, la Presidenza si attiverà ancora una volta nel merito da lei richiesto.

MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI. Signor Presidente, sarò brevissima perché lei ha appena invitato i membri di quest'Aula a fare in modo di interrompere la seduta affinché le Commissioni possano riunirsi. Nonostante numerose sollecitazioni a non riunirsi in contemporanea ai lavori dell'Aula, nella Commissione affari sociali della Camera - io sono scesa alle 16 per poter ascoltare il dibattito su un provvedimento importante come quello sulla corruzione - è in corso l'esame di un altro importante provvedimento, quello in materia di governo delle attività cliniche e si stanno votando degli emendamenti. Quindi, nonostante mi sia appellata allo stesso presidente della Commissione affari sociali, di fatto è impossibile seguire contemporaneamente lavori di Commissione con i lavori d'Aula. Mi appello al Presidente della Camera, Gianfranco Fini, così come abbiamo fatto diverse volte affinché sia rispettato il Regolamento della Camera, cioè le Commissioni non possono lavorare in contemporanea con i lavori dell'Aula.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Farina Coscioni. Riferirò ulteriormente al Presidente della Camera ma devo dire che, in continuità, la Presidenza, e tutti i Vicepresidenti, ha sempre ribadito quanto da lei richiesto e affermato adesso.

SANDRA ZAMPA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANDRA ZAMPA. Signor Presidente, mi unisco all'appello e comunque alle parole sia di Cambursano sia di Giulietti. Com'è noto peraltro il presidente dell'Agcom deve essere votato su proposta del Governo alla Commissione trasporti, di cui faccio parte. So di interpretare l'orientamento di tutto il gruppo e del capogruppo Michele Meta nel dire che noi chiederemo un'audizione con il candidato che il Governo proporrà in quella sede, ma chiederemo al Governo di essere informati e di informare l'opinione pubblica dell'intero percorso, di quali sono le ragioni per cui è stato scelto un candidato piuttosto che un altro e di garantire la massima trasparenza su tutta la partita.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, intervengo sul tema posto in maniera efficace dall'onorevole Giulietti. Anche noi riteniamo che i giorni, anzi il giorno, per essere più precisi, che la Conferenza dei presidenti di gruppo ha individuato per poter valutare i curricula, alla luce della delicatezza della selezione, sia del tutto inadeguato a dare la piena consapevolezza al Parlamento dei profili professionali dei soggetti che si vanno a votare, a meno che non sia implicita l'idea che tutto è deciso in altra sede e che quindi il dato del curriculum sia soltanto un protocollo formale per decisioni che vengono assunte in altri luoghi.
La sovranità del Parlamento dice altro e, quindi, in questo senso invito il Presidente Lupi ad attivarsi affinché questa decisione sia quanto meno prolungata di qualche giorno, per far sì che i parlamentari possano rendersi conto di ciò che è stato presentato in termini di professionalità con la presentazione dei curricula.

PRESIDENTE. Riferirò ovviamente, ed invito ogni singolo parlamentare a far Pag. 52riferimento su questo tema al proprio capogruppo, di modo che possiate farvi riferire quanto deciso in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.

Approvazioni in Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta di oggi mercoledì 30 maggio 2012, la I Commissione permanente (Affari Costituzionali) ha approvato, in sede legislativa, i seguenti progetti di legge:

«Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia ed Esarcato per l'Europa Meridionale, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione» (Approvato dalla I Commissione permanente del Senato) (4517) con modificazioni.

«Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa apostolica in Italia, in attuazione dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione» (Approvato dalla I Commissione permanente del Senato) (4518) con modificazioni.
Sospendo, quindi, la seduta, che riprenderà alle ore 17,15.

La seduta, sospesa alle 16,20, è ripresa alle 17,25.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Ricordo che nella seduta del 28 maggio 2012 si è conclusa la discussione sulle linee generali e la relatrice per la Commissione giustizia ed il rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 4434-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo delle Commissioni.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 4434-A), che è distribuito in fotocopia, e che reca una condizione riferita all'articolo aggiuntivo del Governo 1.0600 volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma della Costituzione.Al fine di recepire tale condizione, le Commissioni hanno presentato il subemendamento 0.1.0600.300, che è in distribuzione.
Le Commissioni hanno, altresì, presentato il subemendamento 0.4.600.300 che è in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare. A tal fine, il gruppo dell'Italia dei Valori è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Avverto che l'emendamento della Commissione 4.600, sarà posto in votazione prima dell'emendamento Paolini 4.290, a pagina 20 del fascicolo.
Avverto, altresì, che l'emendamento Di Pietro 13.301, identico all'emendamento Ferranti 13.89, collocato a pagina 78 del fascicolo, deve intendersi rinumerato come 13.351.
Avverto, altresì, che all'emendamento Scilipoti 2.255, il riferimento normativo è alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e non n. 240; all'emendamento Vassallo 2.257 le parole «31 aprile» devono intendersi sostituite dalle parole «30 aprile».
Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89 del Regolamento, le seguenti proposte emendative, non previamente presentate in sede referente ed estranee, comunque, rispetto al contenuto del provvedimento: Mantovano 4.0255 che, novellando il decreto legislativo n. 104 del 2010, prevede che le Autorità amministrative indipendenti possano agire in giudizio contro gli atti amministrativi generali, i Pag. 53regolamenti ed i provvedimenti amministrativi che violino le norme poste a tutela degli interessi pubblici garantiti dalle Autorità stesse nell'ambito delle proprie competenze.
Avverto, ancora, che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell'articolo 89 del Regolamento, l'articolo aggiuntivo Di Pietro 13.08, già dichiarato inammissibile in sede referente e volto a prevedere, nell'ambito del codice di procedura penale, la costituzione di squadre investigative comuni in caso di indagini collegate a quelle condotte in altri Stati.
Avverto, infine, che all'emendamento del Governo 2.600, parte consequenziale, lettera b), le parole: «le informazioni sui conti» devono intendersi sostituite dalle seguenti: «le informazioni sui costi».

(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4434-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 4434-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Lehner. Ne ha facoltà.

GIANCARLO LEHNER. Signor Presidente, farò un intervento che potrà apparire un po' insolito ma voglio arrivare al dunque partendo da una vicenda storica che credo non sia a tutti nota.
Dopo il 28 settembre 1939, con l'accordo Stalin-Hitler sulla cosiddetta frontiera della pace, il territorio polacco fu diviso in tre parti: la parte orientale fu annessa all'Urss, quella occidentale al Terzo Reich, e rimase una parte centrale, una striscia, che da Varsavia arrivava a Cracovia, che fu chiamata Gubernia Generale. Il territorio della Gubernia Generale fu affidata al generale tedesco Hans Frank, il quale poi scelse come sua sede il castello Wawel, la storica sede dei re polacchi. Il generale Frank, come governatore della Gubernia generale, si rivelerà uno dei più bestiali criminali nazisti. Frank apparteneva a quella mentalità giuridica secondo la quale l'unico vero ostacolo o impedimento alla commissione di reati era la durezza della pena, la più dura possibile. Il deterrente, insomma, era l'inasprimento, oltre ogni limite, delle pene.
Infatti, nel codice penale della Gubernia, Frank inserì pene durissime per qualsiasi reato. Venne, ad esempio, prevista la pena di morte per chiunque nascondesse in casa, o ospitasse in casa, un ebreo, un maiale o un partigiano, perché per il generale Frank, partigiani ed ebrei erano assimilabili al maiale. Il «bestiale» giurista Frank pensava, con questa norma barbarica (condanna a morte per ospitare in casa esseri umani e un maiale), di avere tolto ai polacchi ogni voglia di commettere questo reato; eppure, nonostante la pena di morte e la polizia nazista, le SS, che controllavano famiglia per famiglia, molti polacchi continuarono a commettere quel reato, ospitando non solo il proprio maiale, ma ebrei e partigiani. A Gerusalemme vi è un parco, il parco dei giusti, in cui vi sono alberi che ricordano molti cittadini polacchi che non si fecero piegare dalla durezza della pena, e così, i partigiani in Polonia, anche dopo l'occupazione sovietica, continuarono a esistere fino al 1962. La resistenza polacca durò, anche nei confronti dei comunisti, fino al 1962, operando nei boschi e ospitati da altri coraggiosi cittadini polacchi. Vi ho raccontato questi accadimenti terribili, ma anche questi esempi di grande coraggio, di grande senso civico, di capacità di orgoglio e di resistenza alla violenza e alle leggi disumane.
Ciò proprio per dire che noi abbiamo per anni, a destra e a sinistra, teorizzato e ci siamo riempiti la bocca con il concetto, secondo me giusto, che ad impedire o comunque a limitare la commissione dei reati non è la durezza della pena, ma è la certezza della pena. Ne abbiamo parlato in questi anni da tutte le parti, in Commissione, sui giornali, in Aula.
La mia osservazione critica nei confronti di questo provvedimento di legge è che invece va nella direzione opposta, ossia che la corruzione si possa combattere non con la prevenzione, non con la Pag. 54certezza della pena, ma con delle grida manzoniane che divengono via via sempre più pesanti, sempre più dure e mi riferisco al fatto che vengono aumentati gli anni di carcere (da tre a sei anni, fino ad otto anni; siamo arrivati, mi pare, ad otto anni).
Credo che sia culturalmente, filosoficamente, giuridicamente e politicamente sbagliato questo atteggiamento mentale, anche perché - attenzione - in questo momento accade un fenomeno secondo me preoccupante: ci sono magistrati che premono sul Parlamento affinché vari non una buona legge anticorruzione, ma una durissima legge anticorruzione, il che non corrisponde affatto alla finalità di combattere la corruzione, ma - attenzione - ad un messaggio politico. Poiché non voglio fare polemiche con nessuna parte del Parlamento, non voglio cercare di analizzare qual è questo messaggio politico, ma certamente si tratta di un messaggio politico preoccupante in una temperie in cui la politica è quanto mai debole e ci sono invece altri poteri che sono eccessivamente potenti ed eccessivamente forti.
Quindi dico: se non riuscì la belva Hans Frank a convincere i polacchi con la pena di morte a non commettere quei gesti umani, ma anche allora sembravano reati, non capisco come possiamo illuderci di andare a limitare, impedire o ostacolare la corruzione, indurendo le pene e aumentando gli anni di carcere (Applausi dei deputati del gruppo Popolo e Territorio).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ria. Ne ha facoltà.

LORENZO RIA. Signor Presidente, signor Ministro, la materia dell'anticorruzione è argomento di massima pregnanza ed urgenza nel quadro delle esigenze normative rilevate nell'ambito del settore giustizia. I fenomeni di corruzione e di illegalità nella pubblica amministrazione presentano profili di disvalore molteplici e diffusi, riverberando i loro effetti non solo nell'ambito strettamente amministrativo, ma anche e soprattutto nel settore economico, contribuendo a peggiorare il quadro già drammatico della burocrazia e dei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione.
Per questo motivo, il tema avrebbe meritato, nel corso della legislatura, ben altra tempistica rispetto all'iter che al momento non lascia intravedere nulla di buono circa la definitiva approvazione del provvedimento al nostro esame, pur rendendomi conto che l'approfondimento e lo studio si sono resi essenziali e imprescindibili nell'ambito dei lavori delle Commissioni I e II specie con riguardo alle modifiche relative alla parte della materia che afferisce agli illeciti penali.
Rispetto al testo approvato dal Senato, quello su cui oggi siamo chiamati a votare è stato a mio avviso migliorato e raffinato anche grazie all'intervento poderoso del Governo che ha rimodulato in prima battuta gli aspetti repressivi della proposta per poi presentare in Assemblea una serie di emendamenti rivolti anche alle disposizioni con fini preventivi.
Certamente è da accogliere con favore l'istituzione dell'Autorità nazionale anti-corruzione, che eserciterà i propri poteri attraverso un vero e proprio piano di azione generale da disciplinare in via regolamentare. Il Governo, sul punto, ha presentato un corposo emendamento all'articolo che coordina i compiti delle pubbliche amministrazioni centrali, chiamate a definire uno specifico piano di prevenzione della corruzione che fornisca una valutazione del diverso livello di esposizione al rischio corruzione degli uffici e gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio.
Si prevede, inoltre, l'individuazione del responsabile della prevenzione della corruzione tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio. Ciò risponde alla necessità di poter affidare ad un soggetto il compito specifico di presidiare sulla corretta applicazione delle norme sulla prevenzione della corruzione. Questo schema, a mio avviso, è da accogliere con favore poiché affronta il problema con metodo che definirei scientifico. Ciò che si vuole ottenere attraverso una specifica modifica dell'organigramma del Pag. 55personale delle pubbliche amministrazione e degli enti locali mi fa pensare, in una sorta di parallelismo, al metodo utilizzato per la prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro che, seppure con altri fini, si muove proprio sulla stessa riga facendo riferimento a due parti essenziali: la redazione di un documento sull'individuazione dei rischi e la nomina di un responsabile.
Sicuramente la proposta di legge sull'anti-corruzione si caratterizza, in un Paese come il nostro, quasi come una svolta epocale. Prima di affrontare qualsiasi problema è necessario, infatti, rendersi conto della portata e dell'estensione del fenomeno, di modo da calibrare a dovere i possibili rimedi. Non sarà facile ottenere quella che si configura come una vera e propria rivoluzione culturale prima che normativa. Ciò che effettivamente può fare la differenza dal punto di vista preventivo su un tema come quello degli illeciti contro la pubblica amministrazione è un lavoro che parta dal basso, dalle maglie più larghe della società. Auspico un percorso di legalità che coinvolga i cittadini e che parta dal momento in cui per la prima volta si confrontano con la società (penso alle scuole, ad esempio) e termini nei più impervi rapporti con la burocrazia con cui ognuno di noi, in misura più o meno rilevante, in funzione di variabili soggettive connesse prettamente alla sfera lavorativa, si trova presto o tardi a fare i conti.
A tal proposito, mi sembra d'obbligo spendere una breve considerazione in merito all'emendamento presentato dal Ministro Patroni Griffi all'articolo 5, disponendo sulla garanzia di anonimato per il pubblico dipendente che informa l'autorità giudiziaria o la Corte dei conti ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico di condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro. Mi pare che tale misura possa essere a ragione annoverata proprio tra quelle finalizzate alla rivoluzione culturale cui accennavo poco fa.
È necessario, infatti, bilanciare la sollecitazione a collaborare da parte dei dipendenti con un sistema di tutela della loro posizione lavorativa poiché spesso è proprio il timore di poter subire delle ripercussioni discriminatorie nell'ambiente di lavoro ad alimentare l'omertà ed il silenzio sui reati gravissimi contro la pubblica amministrazione.
È, infatti, una caratteristica ontologicamente connaturata a tale tipologia di illecito quella di poter essere portata alla luce solo grazie a chi, per ragioni di contatto sul piano lavorativo, può venire a conoscenza del fatto illecito. Ricordiamo che la corruzione, ad esempio, punisce, nella maggior parte dei casi, sia il corrotto sia il corruttore. È uno dei cosiddetti reati a concorso necessario e per tale ragione difficilmente i soggetti coinvolti vengono allo scoperto.
Mi pare che il Governo abbia, dunque, segnato un ulteriore punto nella corsa al perfezionamento del testo preordinato alla sua efficacia e mi sembra doveroso ricordare che su un tema come questo e, più precisamente, su tutti gli argomenti del settore giustizia, l'atteggiamento che bisognerebbe tenere, da parte di tutte le forze politiche coinvolte, dovrebbe essere proprio e solo quello della tensione al miglioramento dei testi e all'efficienza dei percorsi normativi.
Accolgo pienamente le parole pronunciate lunedì in Aula dal Ministro Severino, con cui ci ha più volte invitato ad affrontare le questioni in maniera che possa dirsi scevra da qualsiasi spettacolarizzazione e, aggiungerei, da qualsiasi strumentalizzazione. Purtroppo, in più di un'occasione ho avuto l'impressione che sui temi della giustizia si stesse attuando una sorta di trattativa politica. Più di una volta ho temuto che si potesse decretare l'azzeramento dei lavori di Commissione a causa di prese di posizione più o meno esplicitamente personalistiche.
Mi duole rilevare che anche in questa fase stiamo assistendo a provocazioni di questo genere. Mi riferisco all'emendamento presentato dal collega Sisto, sulla concussione. È stato prontamente ribattezzato «norma Ruby» riportandoci, come in un terribile ritorno al passato, alle leggi ad personam. Penso che sia necessario Pag. 56sgombrare il campo da tali dinamiche, che reputo contorte e ammorbanti. Penso che non costruiscano nulla di buono, perché temi così determinanti per il Paese non possono e non devono essere terreno di trattativa politica, tanto meno se dettata da evidenti interessi personalistici.
Non vogliamo più assistere alle spettacolarizzazioni cui abbiamo ampiamente assistito in passato. Abbiamo bisogno, piuttosto, di un approccio eminentemente tecnico nella definizione dei provvedimenti di legge e politico nel senso più nobile del termine, per la definizione degli scopi dei provvedimenti stessi.
Ritornando, signor Ministro, all'impianto, come dire, preventivo del provvedimento - mi riferisco ai primi 12 articoli -, oltre ad accogliere con favore gli emendamenti presentati dal Governo credo che si debba attuare un'opera di raccordo di alcuni degli articoli con disposizioni già esistenti, che incidono sulla stessa materia. Ne richiamo uno, signor Ministro, a titolo di esempio, poiché lo reputo il più importante anche perché modifica quella che, nel testo del comma 5 dell'articolo 2, è prevista come mera facoltà in un vero e proprio obbligo per la pubblica amministrazione. Mi riferisco alla parte in cui la disposizione prevede che «le amministrazioni possono rendere accessibili in ogni momento agli interessati le informazioni relative ai provvedimenti e ai procedimenti amministrativi che li riguardano». Ebbene, tale disposizione contravverrebbe all'obbligo già disposto dalla disciplina sul diritto di accesso ai documenti amministrativi, di cui al capo V della legge generale in materia di procedimento amministrativo, appunto la legge n. 241 del 1990.
Penso quindi che sia nostro dovere porre rimedio alla discrasia che conseguirebbe all'approvazione dell'attuale articolo 2, approvandone la modifica da me proposta.
Quanto alla parte della legge che affronta l'aspetto repressivo, mi soffermo sugli emendamenti all'articolo 13 che, nella sua originaria formulazione, prevedeva sostanzialmente un aumento della pena edittale prevista per alcuni dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché la previsione di circostanze aggravanti specifiche. Su questo schema si è innestata dapprima l'emendamento del Governo, che avuto l'intento di adeguare la normativa penale dei reati contro la pubblica amministrazione alle linee guida contenute in accordi internazionali già ratificati dall'Italia o in corso di ratifica. Premesso un generale giudizio di favore rispetto all'azione di rafforzamento del contrasto penale della corruzione pubblica e privata, non si può, nell'ottica di una costante tensione al miglioramento delle norme, non considerare l'opportunità di analizzare ulteriormente il testo di legge al fine di rendere ancora più efficaci e concrete le regole imposte sul rispetto e la tutela del corretto andamento della pubblica amministrazione.
Ciò che preme anzitutto rilevare concerne la modifica introdotta in seno al reato di concussione, di cui all'articolo 317 del codice penale, dall'articolo 13, lettera d). Si modifica il reato nella parte riguardante i soggetti attivi, eliminando la figura dell'incaricato di pubblico servizio e lasciando unicamente quella del pubblico ufficiale. Per quanto l'esperienza giuridica indichi l'esiguità dei casi di concussione commessa dall'incaricato di pubblico servizio, ritengo che il restringimento del campo dei soggetti attivi riferito ad un reato di tale gravità non possa considerarsi in linea con lo spirito generale della riforma, che tende all'opposto a rinvigorire sia l'aspetto preventivo, sia quello repressivo del reato proprio in oggetto. Su questo punto ho proposto quindi la rimodulazione del reato di concussione per costrizione, mantenendo la punibilità dell'incaricato di pubblico servizio oltre che quella del pubblico ufficiale, adottando l'aumento del minimo della pena, come nell'emendamento del Governo, da quattro a sei anni di reclusione.
Quanto alla corruzione tra privati, di cui all'articolo 2635 del codice civile, gli emendamenti presentati si dirigono nella direzione di aumentare la forbice edittale di pena prevista e di agevolare l'accertamento processuale del fatto, sopprimendo Pag. 57l'inciso: «cagionando nocumento alla società». La fattispecie passerebbe dunque da reato di evento a reato cosiddetto di mera condotta, con evidenti ripercussioni positive in seno all'accertamento dello stesso dal punto di vista processuale.
Richiamo da ultimo l'emendamento a mia firma che incide sull'articolo 363 del codice penale estendendone l'applicabilità anche ai reati contro la pubblica amministrazione. Tale disposizione attualmente prevede infatti circostanze aggravanti specifiche relative ai reati contro le personalità dello Stato, che ben possono applicarsi anche ai reati contro la pubblica amministrazione, stante la necessità condivisa ed ispiratrice dell'intero provvedimento di rafforzare la repressione di questa categoria di fatti penalmente illeciti.
Alla luce di quanto esposto - e concludo - esprimo ampio consenso agli emendamenti presentati dal mio gruppo, invitando i colleghi a sostenerli con il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Anna. Ne ha facoltà.

VINCENZO D'ANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che siamo qui ad esaminare pare sia stato spezzettato in due tranche: la prima che riguarda il discorso più in generale del provvedimento e quindi la parte amministrativa, salvo poi valutare nei giorni della prossima settimana la parte del penale.
Indipendentemente quindi dalla discussione di merito che certamente dovrà essere fatta sia sulla prima che sulla seconda parte, credo che quello che il collega Lehner poc'anzi ci diceva ci debba far riflettere. Vedete, vige su questo Parlamento ormai un condizionamento esasperato da parte di una certa parte della pubblica opinione, cioè di quella che sostanzialmente ha in ampio discredito sia il Parlamento che i parlamentari e credo che invece di riaffermare la bontà e la funzione in democrazia della politica, della rappresentanza e della volontà popolare nella sede istituzionale che è quella del Parlamento, attraverso il ruolo e la funzione dei parlamentari, da qualche parte ci si affanna ad inseguire delle leggi che siano da modello, che siano da scudo, che testimonino per noi una garanzia del fatto che non siamo e non intendiamo essere quello che gli altri dicono che noi siamo.
Quindi c'è una rincorsa all'esasperazione delle norme - così come Lehner prima ci ricordava - per cui il più onesto, il più bravo, il più integerrimo è colui che chiede condanne sempre più esemplari, che affastella norme che più numerose sono, più danno luogo all'inapplicabilità delle stesse - perché è tipico dello Stato burocratico avere più funzioni, più funzionari e più norme da applicare - per cui mi sovviene la frase che Silone cita in La scuola dei dittatori, quando dice che la burocrazia è anonima e irresponsabile, sostanzialmente crea difficoltà per vendere benefici. In buona sostanza, vedo che in tutto questo coacervo di articoli ed emendamenti c'è una corsa a chi maggiormente escogita ulteriori rimedi per porre freno all'incipiente e, oserei dire, all'ontologica vocazione corruttiva della pubblica amministrazione.
Credo che stiamo sbagliando strada, non perché io debba essere considerato migliore degli altri, ma credo che ognuno di noi è quel che fa, indipendentemente da come la pensa sulla natura dello Stato e la sua funzione. Credo che uno Stato sburocratizzato, che uno Stato in cui le autorizzazioni e le concessioni sono limitate al massimo e quindi portate al minimo, sia la migliore garanzia perché i funzionari, ridotti al minimo e all'essenziale di questo Stato, non possano esercitare influenze e corruttele nei confronti di coloro che si rivolgono alla pubblica amministrazione. Noi invece ci affanniamo a curare i sintomi della malattia e a non voler fare i conti con una profonda revisione della struttura, della natura e della funzione dello Stato, tentando di recuperare a valle quello che non riusciamo ad arginare a monte, per cui nessuno si pone il problema di ampliare l'ambito delle libertà negative - come Isaiah Berlin le chiama - cioè delle libertà che sono indisponibili allo Stato e ai poteri di controllo dello Pag. 58Stato, perché più si aumenta la gamma delle autorizzazioni, delle concessioni, dei visti e dei timbri più si alimenta in potenza la possibilità che nella pubblica amministrazione ci sia chi fa mercimonio di questi timbri, firme, autorizzazioni e concessioni.
Quindi, invece di andare verso uno Stato più snello, in cui le libertà e i diritti dei cittadini siano indisponibili nei confronti di chi esercita la pubblica autorità - credo che questo sia uno dei compiti del liberalismo: riscattare il cittadino dal soggiacere alla pervicace opera di controllo e di indirizzo dello Stato - noi approviamo una legge per complicare e burocratizzare ulteriormente il vivere civile e la funzione e il ruolo che lo Stato svolgono nei confronti del cittadino.
Consentitemi di dire, pur in un'Aula distratta, che chi ha letto La città del sole di Campanella ricorda che l'utopia, definita impossibile, era tale perché è impossibile ricondurre la vita degli individui all'interno di schemi e il magistrato - credo che La città del Sole di Campanella sia la Repubblica preferita di alcuni, in cui Di Pietro potrebbe certamente fare il Capo dello Stato - in quell'aureo mondo era colui che stabiliva finanche la foggia degli vestiti degli individui e stabiliva chi e come si dovesse accoppiare. Non lo dico perché sono a favore della corruzione. Sono, però, a favore di uno Stato che come minimo non possa esercitare tutta una serie di greppie, di autorizzazioni, di vincoli, che sono criminogeni di per se stessi. Allora, in questo provvedimento noi arriviamo, nella parte relativa alla concussione, addirittura ad ipotizzare il reato di traffico di influenze illecite, ad ipotizzare che, ancorché vi sia qualcuno che ha millantato qualche credito, ma, in buona sostanza, non ha esercitato alcun potere corruttivo, né ha manomesso, alterato o turbato le conclusioni di un procedimento o di un endoprocedimento amministrativo, questa persona, per il fatto di averlo millantato, sia da sottoporre ad una pena detentiva dai 2 ai 7 anni.
Delle due l'una: o qui facciamo il processo alle intenzioni e siamo alla carcerazione preventiva o vi è l'altra condizione, per cui, qualora l'ipotesi del traffico di influenze illecite abbia portato ad un illecito amministrativo, il reato non può che prevedere la pena dell'ergastolo. Infatti, se il reato non si è consumato e diamo a una persona 7 anni di carcere, se il reato si è consumato gliene dobbiamo dare almeno 30.
Allora, cari colleghi, l'invito che vi faccio non è quello di mettere una sentinella dietro ogni cittadino, ma di fare della cittadinanza il luogo in cui vi siano dei diritti indisponibili allo Stato e che lo Stato sia minimo ed autorevole. Vedete, non saranno una serie di norme astruse e pletoriche a diminuire la corruttela in Italia. Vi sarà, invece, uno Stato che è più autorevole, perché noi non abbiamo bisogno di ulteriori leggi, cari amici, noi abbiamo bisogno di buoni esempi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo e Territorio).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, le Commissioni formulano un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Favia 1.252 e Favia 1.8.
Sull'emendamento Zaccaria 1.9 vi è una richiesta di riformulazione. La leggo.
«Al comma 2, dopo la lettera c), aggiungere le seguenti: c-bis) esprime pareri facoltativi agli organi dello Stato e a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di conformità di atti e comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici di comportamento, ai contratti, collettivi e individuali, regolanti il rapporto di lavoro pubblico; c-ter) esprime pareri facoltativi in materia di autorizzazioni, di cui all'articolo 53 del decreto legislativo, allo svolgimento di incarichi esterni da parte dei dirigenti amministrativi dello Stato e degli enti pubblici nazionali, con particolare Pag. 59riferimento all'applicazione del comma 16-ter, introdotto dall'articolo 4, comma 1, lettera d) della presente legge».

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Zaccaria accetta la riformulazione. Prego, onorevole relatore.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Le Commissioni formulano un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Favia 1.253 e Mantini 1.250. Le Commissioni, sul medesimo punto, hanno presentato un subemendamento che leggerei, anche se è riferito all'articolo 4. All'emendamento 4.600 del Governo, parte consequenziale, comma 2-bis, capoverso articolo 54, comma 1, aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e che comunque preveda il divieto per tutti i dipendenti pubblici di chiedere o accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità in connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d'uso, purché di modico valore e nei limiti delle normali relazioni di cortesia».
Ricordo che l'emendamento Mantini 1.251 è stato ritirato.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento 1.600 del Governo e formulano un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Favia 1.256.
Le Commissioni esprimono altresì parere favorevole sull'emendamento Favia 1.255 e sull'articolo aggiuntivo 1.0600 del Governo e raccomandando l'approvazione del subemendamento 0.1.0600.300 delle Commissioni, riferito all'articolo aggiuntivo 1.0600 del Governo.

DAVID FAVIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, se è consentito dal Regolamento, noi vorremmo far nostro il testo originario dell'emendamento Zaccaria 1.9, sottoscrivendolo.

PRESIDENTE. Onorevole Favia, aspettiamo prima i pareri del Governo.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, non vorrei poi che fosse tardiva la richiesta.

PRESIDENTE. Il Governo?

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore per la I Commissione. Se mi è possibile, vorrei specificare, sull'emendamento Mantini 1.250, i motivi. Pur comprendendo l'importanza dei contenuti della norma, la difficoltà nostra è che, vuoi l'autorità, vuoi il Governo difficilmente potrebbe emanare un codice etico per gli amministratori. È solo questo il motivo per cui noi abbiamo aderito al parere del relatore per la I Commissione, invitando il proponente a valutare l'opportunità di ritirare l'emendamento.

DAVID FAVIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, non mi sono permesso di interrompere la relatrice mentre dava i pareri, ma vorremmo fare nostro l'emendamento Zaccaria 1.9 nella formulazione originaria, per poterlo sottoporre al voto, anche nella parte relativa agli articoli 357 e 358 del codice penale.

PRESIDENTE. Onorevole Favia, si possono fare propri solo gli emendamenti ritirati e non quelli riformulati. C'è sostanzialmente un parere favorevole, con quella riformulazione. Insomma, l'emendamento Zaccaria 1.9 non è ritirato. In termini di Regolamento, non è possibile farlo proprio.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, noi lo sottoscriveremmo e, una volta sottoscritto, ne chiederemmo la votazione. Chiedo se è consentito dal Regolamento.

Pag. 60

PRESIDENTE. No assolutamente, onorevole Favia, non è possibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Favia 1.252. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Favia 1.252, formulato dal relatore.

DAVID FAVIA. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVID FAVIA. Signor Presidente, interverrò su questo emendamento anche a proposito di altri, per economia, con un intervento solo.
Quest'emendamento è interamente sostitutivo dell'articolo 1 e ripristina l'autorità anticorruzione istituita dal Governo Prodi, che era denominata Alto commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all'interno pubblica amministrazione e nel settore privato, che è stato poi soppresso. L'Alto commissario, così come lo proponiamo noi, ovvero come era originariamente sia nella forma che nella sostanza, si attaglia perfettamente a quanto espressamente indicato nella Convenzione ONU contro la corruzione. L'articolo 1 del provvedimento individua l'autorità nazionale competente a coordinare l'attività di contrasto della corruzione, come richiesto dalla Convenzione ONU contro la corruzione, nella commissione cosiddetta CiVIT, che apparentemente rispecchia le finalità indicate dalla Convenzione. In realtà, noi crediamo che la vecchia autorità sia più attinente alla Convenzione ONU, mentre la CiVIT appare sostanzialmente una dipendenza del Dipartimento della funzione pubblica. Crediamo, cioè, che il modello originario presentasse più attinenza con la Convenzione ONU e più indipendenza con le proprie regolamentazioni.
Noi crediamo che il cuore di questo articolo sia l'emendamento 1.600 del Governo e vogliamo dare atto al Ministro ed al Governo di aver compiuto uno sforzo apprezzabile, ma debole. Certamente poco è meglio di niente, però questo nuovo istituto - che è basato sostanzialmente sui piani anticorruzione delle pubbliche amministrazioni locali, piani che si basano sulla collaborazione del prefetto, ma sostanzialmente su questa figura centrale del segretario comunale - potrebbe avere una valenza, ma troviamo che la previsione che il segretario comunale, nel caso in cui nella propria amministrazione, fatto un piano, vi sia una sentenza di condanna passata in giudicato per corruzione, venga di fatto punito con una sospensione dal servizio e dallo stipendio da uno a sei mesi sia una misura estremamente debole, come è facilmente comprensibile.
Avremmo ritenuto più opportuno giungere alla decadenza, al limite, nei casi più gravi. Abbiamo poi una scriminante, se così vogliamo chiamarla, molto facilmente raggiungibile, perché basta dimostrare di avere fatto il piano e di avere in qualche modo agito affinché il piano venisse applicato. Sappiamo, in realtà, che è abbastanza semplice per il segretario comunale conoscere tutti i vari gangli della propria amministrazione, a meno che non parliamo di amministrazioni di dimensioni gigantesche, che in Italia non ci sono. Quindi, al limite, avremmo potuto limitare questa scriminante alle amministrazioni superiori ad un certo numero di abitanti. Come ripeto, lo sforzo è quindi apprezzabile, ma francamente ci sembra che la struttura che viene proposta sia estremamente debole.
Tornando al mio emendamento 1.252, riteniamo che l'organismo originario abrogato fosse ben migliore e più attinente alla Convenzione ONU di questo che viene proposto e, quindi, insistiamo per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Favia 1.252, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Pag. 61

Onorevole Nizzi, onorevole Bernardo, onorevole Moles, onorevole Zampa, onorevole Stradella, onorevole Garagnani, onorevole Castellani, onorevole Paladini, onorevole Porcino, onorevole Concia, onorevole Bonaiuti, onorevole Servodio, onorevole Gibiino, onorevole Gasbarra, onorevole Mastromauro...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 498
Votanti 496
Astenuti 2
Maggioranza 249
Hanno votato
21
Hanno votato
no 475).

Prendo atto che il deputato Ruben ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Zaccaria 1.9 Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'emendamento Zaccaria 1.9.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, noi abbiamo esaminato questo emendamento al Comitato dei Diciotto. Le dico la riformulazione proposta dai relatori: esprime pareri facoltativi, cioè, sia nella lettera c)-bis, sia nella lettera c)-ter; in entrambi i casi si fa riferimento a pareri facoltativi. Per il resto il testo rimane quello precedente ed è espunta, nella prima parte, il riferimento all'articolo 357 del codice penale, e poi la parte conseguente. Volevo chiarire che in sede di Comitato dei Diciotto, il Ministro Severino ha spiegato che questa riformulazione (con la parte che è stata espunta e che io ho accettato che fosse espunta) aveva un significato dal punto di vista amministrativo (quello su cui le idee sono forse più mature, almeno nel sottoscritto), mentre dal punto di vista penale avrebbe determinato dei problemi.
Questa è la ragione - lo dico in due battute - per la quale ho accettato questa riformulazione che rappresenta parte dell'emendamento iniziale. Per il resto non c'è altro, quindi, ovviamente, incrementa le facoltà della CIVIT e questo per me è un fatto molto positivo.

PRESIDENTE. Onorevole relatore, è questo il senso della proposta di riformulazione da lei avanzata?

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Si, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prendo atto che anche il Governo è d'accordo. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zaccaria 1.9, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Lussana, onorevole Mura, onorevole Paladini, onorevole Sbai, onorevole Grassano, onorevole Cesaro, onorevole Divella, onorevole Corsini...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 507
Votanti 503
Astenuti 4
Maggioranza 252
Hanno votato
498
Hanno votato
no 5).

Prendo atto che il deputato Ruben ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Favia 1.253. Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro dell'emendamento Favia 1.253, formulato dal relatore. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Favia 1.253, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Pag. 62

Onorevole Mura, onorevole Ruben...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 510
Votanti 507
Astenuti 3
Maggioranza 254
Hanno votato
32
Hanno votato
no 475).

Passiamo all'emendamento Mantini 1.250.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Mantini 1.250 formulato dai relatori.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, abbiamo a lungo meditato su questa formula, però abbiamo il dovere di informare veramente in breve l'Aula, perché stiamo parlando di un divieto da porre come principio per un codice etico di comportamento, che vuole che gli amministratori e i dipendenti pubblici non possano prendere regali ingenti, di qualunque natura, superiori al modico uso o regalo di cortesia, da persone che hanno affari o attività strettamente inerenti alle funzioni amministrative esercitate. Può sembrare un principio quasi scontato, ma scontato non è, e qualche fatto di cronaca ci dice che, in realtà, queste condotte ci sono. Ho visto pure che qualche agenzia parla di cozze pelose, di vacanze ai Caraibi. Non c'interessa. Il punto è che il Governo ha sollevato, e anche i relatori, delle perplessità, affermando che ciò si può fare per i dipendenti pubblici, ma non per gli amministratori.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 18,25)

PIERLUIGI MANTINI. Francamente noi dell'Unione di Centro per il Terzo Polo, che abbiamo sottoscritto questo emendamento, abbiamo un'opinione diversa. Il divieto in questione si può estendere anche agli amministratori pubblici elettivi, cioè gli assessori, i sindaci e i presidenti, che sono amministratori pubblici e che possono, anche loro, avere dei principi deontologici di comportamento. Tuttavia, siccome il Governo ha mostrato la disponibilità ad accogliere uno stringente ordine del giorno che estenda questo principio, non solo ai dipendenti pubblici, ma anche agli amministratori pubblici, riteniamo di aderire a questa soluzione - naturalmente con l'impegno del Governo che poniamo un po' come condizione, seppur rispettosamente - di un accoglimento del suddetto ordine del giorno volto ad estendere un principio, che è un principio di sobrietà della politica, anche agli amministratori pubblici.

PRESIDENTE. Prendo atto, quindi, che i presentatori dell'emendamento Mantini 1.250 lo ritirano.
Prendo, altresì, atto che il presentatore dell'emendamento Mantini 1.251 lo ritira.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.600 del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.600 del Governo, accettato dalle Commissioni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Zeller, D'Incecco, Sbai...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 506
Votanti 500
Astenuti 6
Maggioranza 251
Hanno votato
498
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che il deputato Di Biagio ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Favia 1.256.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Favia 1.256 non accedono all'invito al ritiro formulato dai relatori.
Passiamo ai voti. Pag. 63
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Favia 1.256, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Scilipoti, Sardelli, Toto, Di Pietro...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 507
Votanti 505
Astenuti 2
Maggioranza 253
Hanno votato
69
Hanno votato
no 436).

Prendo atto che il deputato Di Biagio ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Favia 1.255, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Della Vedova... onorevole Lehner... onorevole Laboccetta... onorevole Moles... onorevole Cesareo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 509
Votanti 503
Astenuti 6
Maggioranza 252
Hanno votato
497
Hanno votato
no 6).

Prendo atto che il deputato Di Biagio ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà per tre minuti.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, molto rapidamente, questo articolo 1 non è soltanto la premessa, ma anche l'architrave di questo provvedimento dal punto di vista organizzativo e istituzionale. Bisogna ricordare che l'articolo 6 della Convenzione delle Nazione Unite contro la corruzione, adottata nel lontano 2003 e poi ratificata nel 2009, e un'altra serie di principi normativi contenuti negli articoli 20 e 21 della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999, richiedono agli Stati l'individuazione di autorità nazionali anticorruzione. Questo adempimento non era stato realizzato dal nostro Paese. Invece con il provvedimento in esame, questa autorità oggi è riconosciuta: è un'autorità che già opera, già esiste, ed è la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche.
Questa autorità, più sinteticamente chiamata Civit, sostanzialmente svolge una serie di funzioni importanti, collabora con gli organismi stranieri, approva - e questo è l'elemento fulcro di questa materia - il piano nazionale anticorruzione, esercita la vigilanza e il controllo sull'effettiva applicazione e l'efficacia delle misure adottate e riferisce, come normalmente fanno le autorità, al Parlamento alla fine di ogni anno. Con l'emendamento 1.9 a mia prima firma, che abbiamo appena approvato, e sul quale il Governo ha espresso parere favorevole, si aggiungono funzioni ulteriori a tale autorità, che sono un po' ricalcate su modelli stranieri, in particolare sul modello anglosassone del comitato che vigila sugli standard di comportamento nella vita pubblica. In quel Paese essi sono anche applicati ai comportamenti dei soggetti politici. Questi standard, che sono contenuti nelle nostre normative, richiedono un adempimento da parte dei funzionari pubblici, e la Civit, quindi, sia pure non ordinariamente ma facoltativamente, può intervenire in merito. La Civit si somma al Dipartimento per la funzione pubblica, che viene potenziato dall'emendamento del Governo. L'insieme, la struttura così costruita, con l'emendamento del Governo e con la base di partenza che Pag. 64nasceva dalle nostre proposte, costituisce l'architrave della legge che stiamo approvando.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Lussana... onorevole Leone... onorevole Stefani...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 507
Votanti 504
Astenuti 3
Maggioranza 253
Hanno votato
502
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che il deputato Di Biagio ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento delle Commissioni 0.1.0600.300, accettato dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Sardelli? Onorevole Mura? Onorevole Mondello? Onorevole Pili? Onorevole Leone? Onorevole Cambursano?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 503
Votanti 498
Astenuti 5
Maggioranza 250
Hanno votato
497
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che il deputato Di Biagio ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo del Governo 1.0600, accettato dalle Commissioni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Scilipoti? Onorevole Garagnani? Onorevole Volpi?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 508
Votanti 505
Astenuti 3
Maggioranza 253
Hanno votato
504
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che il deputato Di Biagio ha segnalato che non è riuscito a votare

Su un lutto del deputato Michele Scandroglio.

PRESIDENTE. Comunico che il collega Scandroglio è stato colpito da un grave lutto: la perdita della madre.
La Presidenza della Camera ha fatto pervenire al collega le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea.

Si riprende la discussione (ore 18,35).

(Esame dell'articolo 2 - A.C. 4434-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 4434-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.

Pag. 65

ANDREA ORSINI. Signor Presidente, signor Ministro e onorevoli colleghi, ho chiesto la parola sull'articolo 2, perché credo sia una buona occasione per sottolineare, proprio anche alla luce degli emendamenti presentati, e in particolare dell'ampio emendamento presentato dal Governo, che evidenzia un importante, ed io credo politicamente ed anche moralmente significativa continuità nella battaglia per la trasparenza, che è una continuità istituzionale e, io credo, di grande valore, al di là delle diverse formule politiche o tecnico-politiche. Ricordo che fu la riforma Brunetta a fare della trasparenza un livello essenziale delle prestazioni della pubblica amministrazione, come definite dall'articolo 117 della Costituzione, e da lì prese il via una serie di scelte sulla strada della trasparenza, di cui questo provvedimento è in qualche modo il punto d'arrivo. Certo, colleghi, siamo tutti - io credo - consapevoli del fatto che la trasparenza, come l'onestà, non si impongono per legge. La trasparenza, come l'onestà, sono parte di un codice etico e di un codice morale che riguarda le persone. Ma sappiamo anche che delle buone leggi servono a prosciugare quello stagno di acque torbide, e appunto poco trasparenti, nelle quali, a causa della mancanza di trasparenza, si annidano i margini per la disonestà. Ma non è neppure, colleghi, soltanto una questione di carattere morale: se anche fosse solo una questione di carattere morale, ciò sarebbe più che sufficiente per affrontare tale problema con grande determinazione e con grande impegno. Ma è anche, colleghi, una questione di carattere economico. Se - e ce lo dicono tutti i rapporti, ce lo dicono tutti gli studi, ce lo dicono tutte le inchieste - gli investimenti stranieri esitano a venire in Italia, è per tanti motivi.
Tra questi tanti motivi, l'incertezza dei tempi, l'incertezza delle procedure, l'incertezza delle risposte della pubblica amministrazione e il malcostume che in questa si insidia sono una delle cause principali e più gravi. Allo stesso modo sappiamo, anche, che è un grande costo in sé, per la collettività, per il complesso della spesa pubblica, l'impossibilità di avere tempi certi; il tempo è un costo nell'attività dello Stato e nell'attività pubblica. Quindi, ben venga l'emendamento del Governo che delega al Governo stesso il riordino complessivo di questa materia secondo criteri da un lato più organici e dall'altro più stringenti.
Questo è un grande passo avanti per un rapporto meno conflittuale e più aperto e, quindi, un rapporto, in definitiva, più liberale fra lo Stato e i cittadini. Se il rapporto fra i cittadini e lo Stato è spesso così difficile, se i cittadini in Italia, purtroppo, non amano lo Stato, non amano la burocrazia, non amano le istituzioni, spesso, le colpe di ciò vengono date alla politica e la politica ha il dovere di dare una risposta, non con vani esercizi retorici ma con atti concreti che rendano la pubblica amministrazione veramente più trasparente e veramente più al servizio del cittadino. Questo significa, innanzitutto, nello spirito di questa legge, prevenire la corruzione; la corruzione non si combatte, la corruzione si previene; solo laddove non si sia riusciti a prevenirla si può provare a combatterla, ma sarà tutto molto meno efficace. Allora io credo che dobbiamo dire grazie, e mi avvio a concludere, al Ministro Alfano che, a suo tempo, ha varato ed ha creato questo pacchetto di provvedimenti di grande importanza, meritatamente continuati poi, a suo tempo, dal Ministro Nitto Palma e oggi dai ministri Severino e Patroni Griffi che abbiamo il dovere di ringraziare per aver portato a compimento questo provvedimento.
Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma il tempo non me lo consente; aggiungo soltanto che, negli emendamenti di molti colleghi, vedo la volontà di inserire ulteriori elementi e altre procedure orientate alla trasparenza ma, spesso, il meglio è nemico del bene e, forse, in questo caso, il meglio rischia di essere ancora più nemico del bene perché ciò che rende le procedure più lente e più complesse, anche se a fin di bene, non aiuta la trasparenza ma la rende più difficile.

Pag. 66

PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere favorevole sul subemendamento Vassallo 0.2.600.1.
Ricordo che, a pagina 8 del fascicolo degli emendamenti, nell'emendamento 2.600 del Governo, al comma 1, lettera b) c'è un refuso e quindi le parole: «le informazioni sui conti» devono essere lette come: «le informazioni sui costi». Le Commissioni raccomandano l'approvazione di questo emendamento.
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Ria 2.250, Mariani 2.17, Mariani 2.80 e Barbaro 2.2.Il parere è invece favorevole sull'emendamento Mariani 2.19.
Le Commissioni formulano un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Scilipoti 2.254 ed esprimono parere favorevole sull'emendamento Mariani 2.281 a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: dopo il comma 2, aggiungere il seguente 2-bis: «Ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, agli avvocati e procuratori dello Stato e ai componenti delle commissioni tributarie è vietata, pena la decadenza dagli incarichi e la nullità degli atti compiuti, la partecipazione a collegi arbitrali o l'assunzione di incarico di arbitro unico».

PRESIDENTE. Onorevole Santelli, viene espunta anche la lettera b), oppure la lettera b) rimane?

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. No, va via, rimane solo il comma 2-bis.

PRESIDENTE. Mi scusi, rimane solo la lettera a) e non più la lettera b), giusto? Allora rimane solo fino alle parole: «arbitro unico» e tutto il resto viene eliminato. Sta bene.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Le Commissioni invitano al ritiro altrimenti il parere è contrario sull'emendamento Scilipoti 2.255 mentre invitano i presentatori al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dell'emendamento Barbaro 2.256.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Ria 2.251, mentre invitano al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli identici emendamenti Favia 2.7 e Ferranti 2.20, nonché degli emendamenti Ria 2.252 e 2.253,.
Signor Presidente, le Commissioni chiedono l'accantonamento dell'emendamento Vassallo 2.257, perché stiamo facendo un approfondimento legislativo.
Inoltre, le Commissioni invitano al ritiro degli articoli aggiuntivi Abrignani 2.0260, degli identici articoli aggiuntivi Pisicchio 2.0251 e Cimadoro 2.0270, e degli articoli aggiuntivi Barbaro 2.01 e Ferranti 2.010, altrimenti il parere è contrario.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0250, mentre esprimono parere favorevole sull'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0280 a condizione che sia accolta la seguente riformulazione: Dopo l'articolo 2 aggiungere il seguente: Art. 2-bis. All'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, comma 1, è aggiunto, infine, il seguente periodo: «1. Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni svolgono il procedimento con istruttoria celere e lo concludono con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.»
Infine, Le Commissioni invitano al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dell'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0252.

PRESIDENTE. Il Governo?

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Sta bene. Pag. 67
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Vassallo 0.2.600.1, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Santori, Binetti, Frassinetti, Sardelli, Cesaro, Paladini, Lussana, Rao.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 501
Votanti 498
Astenuti 3
Maggioranza 250
Hanno votato
496
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che il deputato Sarubbi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.600 del Governo, nel testo corretto come subemendato, accettato dalle Commissioni.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Lussana, Sardelli, Cesario, Della Vedova...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 507
Votanti 504
Astenuti 3
Maggioranza 253
Hanno votato
503
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Ria 2.250 e Mariani 2.17 li ritirano.
Passiamo all'emendamento Mariani 2.280.

DORIS LO MORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DORIS LO MORO. Signor Presidente, ritiriamo il nostro emendamento, però volevamo segnalare l'importanza che davamo all'emendamento, che è un po' collegato ad un altro che, comunque, è stato accolto. Il tema è quello degli arbitrati: riteniamo che le pubbliche amministrazioni dovrebbero evitarli. Vedremo, poi, durante l'esame del prossimo articolo, che quanto meno abbiamo evitato la partecipazione di un certo tipo di soggetti.

PRESIDENTE. Sta bene. Dovremmo passare all'emendamento Barbaro 2.2.

ANTONIO DI PIETRO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, noi effettivamente riteniamo estremamente interessante ed importante la proposta della collega e ci apprestavamo a votare favorevolmente. Non vorrei rubare molto tempo per spiegarlo, anzi non credo neanche di far perdere molto tempo all'Aula. Tenete presente che stiamo parlando di divieti di ricorrere ad arbitrati nelle controversie relative a concessioni di appalti, servizi e forniture da parte di una particolare categoria di soggetti, soprattutto per quanto riguarda le società a partecipazione pubblica.
È una vexata quaestio molto delicata che si sposa anche con la questione riguardante gli arbitrati molto spesso fatti dai magistrati, altra questione che affronteremo in un altro emendamento. Pertanto, chiedo - e invito a riflettere su questa questione - se davvero valga la pena di rinunciarci. Lo dico al Governo, perché il rappresentante del Governo che ci ascolta ha scritto dei grandi trattati su questo argomento, convincendo anche me. Si autoconvinca ancora di quello che ha scritto, la prego.

Pag. 68

PRESIDENTE. Quindi, onorevole Di Pietro - poi dovrò chiedere conferma all'onorevole Evangelisti o all'onorevole Borghesi - lo fate vostro?

ANTONIO DI PIETRO. Sì, signor Presidente, a nome mio.

PRESIDENTE. L'onorevole Borghesi mi conferma?

ANTONIO BORGHESI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Non era per mettere in discussione l'autorevolezza dell'onorevole Di Pietro, ma sono i responsabili d'Aula che devono farlo. Quindi dovremmo ora votare l'emendamento Mariani 2.280, fatto proprio dal gruppo dell'Italia dei Valori.

ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intendo sottoscrivere l'emendamento, condividendone totalmente il contenuto.

LINDA LANZILLOTTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, anche io vorrei sottoscrivere lo stesso emendamento.

PRESIDENTE. Chiunque voglia sottoscrivere l'emendamento può rivolgersi agli uffici.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, volevo chiedere, nel caso in cui passasse questo emendamento, se gli emendamenti successivi, che riprendono parti delle questioni che sono trattate nell'emendamento Mariani 2.280, vengono meno, oppure possono essere ugualmente votati. Questa è una questione non indifferente.

PRESIDENTE. Il Relatore? Onorevole Santelli, c'è una domanda - credo anche opportuna per i lavori dell'Assemblea - da parte dell'onorevole Quartini: nel caso (poi ha chiesto di intervenire anche il Governo) fosse approvato l'emendamento Mariani 2.280, gli emendamenti successivi vengono preclusi nel voto, ne viene messa in discussione l'approvazione, oppure no? Prendo atto che è indipendente, cioè vive per conto proprio. Credo sia chiara la risposta del relatore.

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, intervengo solo per chiarire che stiamo discutendo della nullità di clausole compromissorie. In altri termini, per risolvere controversie tra imprese private e pubbliche amministrazioni non sarà più possibile ricorrere a... Mi si dice di no? Mi sembra di sì. Non sarà più possibile ricorrere all'arbitrato.

ANTONIO DI PIETRO. Società a partecipazione pubblica!

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Allora, il problema quindi riguarda la nullità integrale delle clausole compromissorie per come io capisco l'emendamento e, se sbaglio, me ne scuso. Volevo sottoporre alla loro attenzione che raccomandazioni dell'Unione europea tendono a favorire il ricorso a rimedi alternativi alla giurisdizione e che imprese private che lavorano con soggetti pubblici possono avere interesse a queste formule Pag. 69di rimedi alternativi alla giurisdizione. Solo questo volevo sottoporre alla loro attenzione. Si arriverebbe, cioè, a vietare la possibilità per le imprese private di ricorrere a rimedi alternativi alla giurisdizione.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, alla luce delle considerazioni svolte dal Ministro volevo chiedere al relatore e al presidente della Commissione, visto che tanto abbiamo già accantonato un emendamento all'articolo 2 che non ci consentirà di votare l'articolo perché c'è l'accantonamento, se fosse possibile accantonare anche questo per verificare come le dichiarazioni del Ministro incidano effettivamente rispetto all'emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Santelli?

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, va bene.

PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento Mariani 2.280 risulta accantonato, anche perché abbiamo verificato che l'accantonamento non incide sull'eventuale approvazione degli emendamenti successivi e, pertanto, possiamo proseguire in ogni caso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Barbaro 2.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Lussana... Onorevole Giacomoni... Onorevole Gregorio Fontana... Onorevole Repetti... Onorevole Renato Farina... Onorevole Raisi...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 495
Votanti 493
Astenuti 2
Maggioranza 247
Hanno votato
21
Hanno votato
no 472).

Prendo atto che il deputato Corsaro ha segnalato che non è riuscito a votare e che la deputata Samperi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mariani 2.19, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Cicchitto... Onorevole Razzi... Onorevole Lussana... Onorevole Vaccaro...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 492
Votanti 451
Astenuti 41
Maggioranza 226
Hanno votato
440
Hanno votato
no 11).

Prendo atto che il deputato Tullo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che la deputata Pedoto ha segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Scilipoti 2.254.
Prendo atto che l'onorevole Scilipoti insiste per la votazione del suo emendamento 2.254, sul quale il relatore aveva formulato un invito al ritiro.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Scilipoti 2.254, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Pag. 70

Onorevole Anna Teresa Formisano... Onorevole Mariarosaria Rossi... Onorevole Tanoni... Onorevole Fugatti... Onorevole Polledri... Onorevole Simeoni... Onorevole Letta... Onorevole Pes...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 502
Votanti 463
Astenuti 39
Maggioranza 232
Hanno votato
20
Hanno votato
no 443).

Chiedo ai presentatori se accettano la riformulazione proposta dal relatore dell'emendamento Mariani 2.281.

DORIS LO MORO. Signor Presidente, ho sottoscritto tutti gli emendamenti dell'onorevole Mariani, che oggi non è presente. Accettiamo la riformulazione anche perché sono state eliminate alcune parti in quanto già previste dalla normativa vigente. Solo per questo abbiamo accettato di buon grado la riformulazione.

DONATELLA FERRANTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia firma.

ANTONIO DI PIETRO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, voglio intervenire per porre una questione d'ordine che non capisco. Se ho capito bene, la lettera d) è stata soppressa. Anche in questo caso si è verificato quanto accaduto con l'emendamento Zaccaria 1.9, vale a dire che noi non possiamo chiedere che venga reinserita?

PRESIDENTE. No, onorevole Di Pietro. Questo è un tema di competenza della Presidenza. Si tratta di un problema regolamentare.
Lei lo poteva far proprio, come ha fatto prima, se l'onorevole Mariani o l'onorevole Lo Moro avessero ritirato l'emendamento. In quel caso un gruppo può farlo proprio. In questo caso, invece, l'emendamento permane. Il presentatore ha accettato la riformulazione proposta dalla Commissione e dal Governo e, quindi, si deve, per forza di cose, votare l'emendamento così come riformulato perché, appunto, la riformulazione è stata accettata. Lei può votare a favore o contro.

ANTONIO DI PIETRO. Posso intervenire sull'emendamento, allora?

PRESIDENTE. Assolutamente sì e può dire se è d'accordo o no.
Dunque, ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, l'intero emendamento Mariani 2.281 pone una questione di fondo che dovrebbe essere vista insieme - e mi auguro che sia così - allorché la Commissione ha chiesto di accantonare anche l'emendamento Mariani 2.280, volto ad introdurre il comma 2-bis.
La questione di cui stiamo discutendo è delicatissima e riguarda, da una parte, la possibilità o meno che quando nasce una controversia, di cui è parte la pubblica amministrazione, questa si possa risolvere al di fuori di un normale procedimento giudiziario con arbitrati. Dall'altra parte - e con quest'altro emendamento si chiude il cerchio - si pone, una volta per tutte, termine al ricorso da parte di enti pubblici, dello Stato e di tutti coloro che fanno gare, a magistrati di qualsiasi ordine - ordinari, amministrativi, contabili, avvocati dello Stato e quant'altro - vietando loro di partecipare a collegi arbitrali o alle commissioni di gare di aggiudicazioni.
Credo che sia molto importante stabilire, una volta per tutte, che il magistrato Pag. 71deve fare il magistrato e lo deve fare nelle aule dei tribunali e non al di fuori delle stesse, in arbitrati tra privati e in cui una delle parti è, addirittura, la pubblica amministrazione. Vi è un luogo deputato, che è il tribunale, e un organo deputato, che è la magistratura ordinaria. Questa idea, cioè, che addirittura quando è parte la pubblica amministrazione o, comunque sia, che si debbano utilizzare i magistrati al di fuori delle proprie funzioni potrà essere valida per i medici, che svolgono attività intramoenia. Ma i magistrati che svolgono attività intramoenia a me sembra un cosa che non ha né capo né coda!
Dunque, si tratta di un emendamento molto importante perché stabilisce, una volta per tutte, che non si può partecipare, da parte di qualsiasi organo giurisdizionale, a commissioni di gara di aggiudicazione o, comunque, ad attività inerenti alla scelta del contraente. Questo perché? Perché se fai l'arbitro non puoi fare il giocatore!
Avrei scelto anche la possibilità che non si faccia parte di collegi arbitrali. Insomma, a me sembra limitativo quel che è stato disposto adesso e che la Commissione ha richiesto e, cioè, di eliminare il punto b). Perché mai il magistrato dovrebbe partecipare a commissioni di gara di aggiudicazione o, comunque, di attività inerenti a procedure per la scelta del contraente (Commenti del deputato Giovanelli)? Perché, allora, lo avete inserito qui?
Invece, sono estremamente favorevole al fatto che, una volta per tutte, il magistrato sia escluso completamente dai collegi arbitrali. Per questa ragione chiedo di apporre la mia firma all'emendamento Mariani 2.281 e chiedo al mio gruppo di votare a favore.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, intervengo solo per dare una giustificazione all'Assemblea. L'emendamento Mariani 2.281 è stato riformulato perché eravamo tutti concordi su questi principi. Tuttavia, alcuni di questi sono già previsti dalla legge.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Santelli. Credo che l'onorevole Lo Moro lo abbia già detto prima in maniera molto chiara, accettando la riformulazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lanzillotta. Ne ha facoltà.

LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, questo emendamento ha contenuto identico al mio emendamento 12.5, che ho formulato in quel punto perché l'articolo 12 riguarda le incompatibilità dei magistrati, i fuori ruolo e gli incarichi.
Quindi, o si rinvia l'argomento all'articolo 12 o chiederei che i due emendamenti fossero esaminati congiuntamente.

PRESIDENTE. L'onorevole Lanzillotta si riferisce all'emendamento 12.5 da lei sottoscritto.
L'osservazione dell'onorevole Lanzillotta è pertinente. Possiamo quindi votare congiuntamente i due emendamenti a condizione che la Commissione esprima esattamente lo stesso parere sull'emendamento Lanzillotta 12.5, proponendo la stessa identica riformulazione proposta per l'emendamento Mariani 2.281 ed accettata dall'onorevole Lo Moro.

JOLE SANTELLI. Relatore per la I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, la cosa più opportuna sarebbe che la collega Lanzillotta accettasse la stessa riformulazione espressa dalla Commissione con riferimento all'emendamento Mariani 2.281.

PRESIDENTE. La relatrice sta chiedendo quanto la Presidenza ha proposto. Onorevole Lanzillotta, l'emendamento 12.5 Pag. 72da lei sottoscritto verrebbe posto in votazione congiuntamente all'emendamento Mariani 2.281 a condizione che lei accetti la medesima riformulazione accettata dall'onorevole Lo Moro.

LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, potrei riascoltare la riformulazione dell'emendamento Mariani 2.281?

PRESIDENTE. Onorevole Lanzillotta la rileggo. L'emendamento Mariani 2.281 viene così riformulato: «Ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, agli avvocati ed ai procuratori dello Stato, ai componenti delle commissioni tributarie è vietata, pena la decadenza dagli incarichi e la nullità degli atti compiuti, la partecipazione a collegi arbitrali o l'assunzione di incarico di arbitro unico».
Onorevole Lanzillotta accetta la riformulazione?

LINDA LANZILLOTTA. Si, signor Presidente, accetto la riformulazione dell'emendamento a mia prima firma 12.5.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mariani 2.281 e Lanzillotta 12.5, nel testo riformulato, accettati dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Scilipoti, Pianetta, Maurizio Turco...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 497
Votanti 490
Astenuti 7
Maggioranza 246
Hanno votato
486
Hanno votato
no 4).

Prendo atto che i deputati Tenaglia e Lovelli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Scilipoti 2.255.
Prendo atto che il presentatore non accede all'invito al ritiro dell'emendamento Scilipoti 2.255 formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Scilipoti 2.255, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Leone, Osvaldo Napoli, Veltroni, Ventura...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 497
Votanti 456
Astenuti 41
Maggioranza 229
Hanno votato
28
Hanno votato
no 428).

Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Barbaro 2.256 formulato dal relatore.

ALDO DI BIAGIO. Sì, signor Presidente, accediamo all'invito al ritiro.

ANTONIO DI PIETRO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, l'emendamento interviene - se ho capito bene, altrimenti correggetemi - su una determinata questione. Il comma 7 dell'articolo 2 prevede che «le amministrazioni possono rendere accessibili in ogni momento agli interessati (...)». La proposta emendativa del collega, testé ritirata, Pag. 73prevede invece che la locuzione «possono rendere» venga sostituita con la parola «rendono».
La questione è questa: di cosa stiamo parlando? Le amministrazioni già adesso possono farlo senza bisogno di una legge, la legge non dà una facoltà, dà un'indicazione, pertanto le amministrazioni «rendono» accessibile in ogni momento agli interessati tramite gli strumenti di identificazione informatica le informazioni relative ai provvedimenti. Se lasciamo «possono rendere» vuol dire che possono anche non renderlo, in pratica paradossalmente una norma che è destinata a dettare più trasparenza, lasciando «possono rendere», mette in condizione l'amministrazione di fare una scelta discrezionale a danno della trasparenza, ecco perché io dico che mai come in questo momento, se decidiamo che le amministrazioni devono rendere trasparenti le loro attività, dobbiamo usare un verbo indicativo, «rendono», in questo senso chiedo al Ministro di esprimersi davvero e darci una spiegazione.

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, è implicito ovviamente nel suo intervento, ma lo deve rendere esplicito, a questo punto fate vostro l'emendamento? Sta bene, l'onorevole Borghesi fa proprio l'emendamento Barbaro 2.256, quindi è possibile che a questo punto il Governo intervenga.

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, vorrei chiedere all'onorevole Di Pietro di leggere l'emendamento successivo, l'emendamento Ria 2.251, sul quale sia i relatori che il Governo hanno espresso parere favorevole. L'emendamento successivo dice che le amministrazioni «hanno l'obbligo», nel rispetto della legge 7 agosto 1990, n. 241. Poiché sono certo che anche l'onorevole Di Pietro convenga che la legge 7 agosto 1990, n. 241 vada rispettata e che «hanno l'obbligo» è anche meglio di «rendono» perché appunto stabilisce che «hanno l'obbligo», mi chiedo se, questo solo per comprendere almeno da parte del Governo il ritiro da parte del presentatore, che ovviamente non ha bisogno di...

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Borghesi, è evidente quello che sta dicendo il Governo, nel senso che le Commissioni hanno espresso un invito al ritiro dell'emendamento Barbaro 2.256 proprio perché, qualora invece fosse approvato, sarebbe preclusa la votazione dell'emendamento Ria 2.251. Da quello che percepisce la Presidenza, sia i relatori che il Governo ritengono «più coerente» l'approvazione dell'emendamento Ria 2.251 rispetto a quella dell'emendamento Barbaro 2.256. Vorrei quindi chiedere a questo punto all'onorevole Borghesi se, comprese le ragioni del Governo che sono state condivise anche dai relatori, non vi aderisca, in modo che si possa passare alla votazione dell'emendamento Ria 2.251.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, vorrei fare una precisazione, anche al Governo: proprio perché nel successivo emendamento si fa riferimento a una norma cogente, per quale motivo dovrebbe restare il «possono rendere» anziché il «rendono»? Questo diventa a mio giudizio non comprensibile, per questo noi chiediamo che si ponga in votazione l'emendamento Barbaro 2.256.

PRESIDENTE. Quindi, volete procedere con la votazione?

ANTONIO BORGHESI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Perché è evidente che l'emendamento successivo sostituisce questo, comunque...

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, se posso ultimare il mio ragionamento, noi non sappiamo se il prossimo emendamento verrà approvato o meno!

PRESIDENTE. Ma c'è il parere favorevole delle Commissioni e del Governo! Pag. 74Comunque, il Presidente deve solo regolamentare i lavori, quindi da questo punto di vista...

ANTONIO BORGHESI. Ogni emendamento ha una storia...

PRESIDENTE. È chiarissimo, il suo gruppo ha assolutamente la possibilità di ripetere quello che state dicendo, una volta compreso l'iter, ognuno è giustamente libero di dire no, noi vogliamo lo stesso il voto.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare, per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, credo che, anche per dare consequenzialità alle cose che ha detto poco fa il collega Borghesi, se si vuole prima andare a verificare la possibilità che l'emendamento Ria 2.251 venga approvato, si potrebbe accantonare l'emendamento Barbaro 2.256 e procedere prima alla votazione dell'emendamento Ria 2.251.

PRESIDENTE. Questo non è assolutamente possibile, perché si altererebbe il senso della votazione, ma è evidente, poiché il Presidente ha il compito di chiarire, questa è un'osservazione di altro genere, che non appartiene alla Presidenza, ma che riguarda il dibattito parlamentare.
Quindi, ogni gruppo è autonomo nel sottoporlo. Preciso, per gli atti parlamentari, che l'emendamento Lanzillotta 12.5 deve intendersi rinumerato come emendamento Lanzillotta 2.800.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, in sede di espressione del parere avevo già spiegato perché le Commissioni hanno dato parere favorevole all'emendamento Ria 2.251 rispetto ad altri: esso è più cogente e afferma che le amministrazioni hanno «l'obbligo di rendere, ai sensi della legge sull'accesso».

PRESIDENTE. Va bene, è molto chiaro. Siamo in fase di dichiarazione di voto e la relatrice sta dicendo che conferma il parere contrario.

ORIANO GIOVANELLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORIANO GIOVANELLI. Signor Presidente, suggerirei di ritirare l'emendamento Barbaro 2.256, perché, casomai l'emendamento Ria 2.251 non venisse approvato, ve ne sono altri due, gli identici emendamenti Favia 2.7 e Ferranti 2.20, di sicurezza. Quindi, dov'è tutta questa paura? Secondo me l'emendamento Barbaro 2.256 va ritirato e va votato l'emendamento Ria 2.251.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Barbaro 2.256, fatto proprio dal gruppo dell'Italia dei Valori, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Veltroni, D'Antona...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 482
Votanti 481
Astenuti 1
Maggioranza 241
Hanno votato
21
Hanno votato
no 460).

Prendo atto che il deputato Crosio ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Ria 2.251. Pag. 75
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ria. Ne ha facoltà.

LORENZO RIA. Signor Presidente, poiché ho provocato tutta la discussione sull'emendamento precedente, vorrei ringraziare la relatrice e il Governo che hanno scelto la formula dell'emendamento da me proposto per sciogliere questa discrasia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ria 2.251, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Pionati, Servodio, Mondello, Froner...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 488
Votanti 485
Astenuti 3
Maggioranza 243
Hanno votato
482
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che il deputato Stefani ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Con l'approvazione dell'emendamento Ria 2.251 gli identici emendamenti Favia 2.7 e Ferranti 2.20 sono assorbiti.
Prendo atto che il presentatore degli emendamenti Ria 2.252 e 2.253 accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ricordo che l'emendamento Vassallo 2.257 è stato accantonato.
Non potendo procedere alla votazione dell'articolo 2, passiamo agli articoli aggiuntivi all'articolo 2. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Abrignani 2.0260, formulato dal relatore.

IGNAZIO ABRIGNANI. Signor Presidente, accedo all'invito al ritiro, anche se sottolineo l'importanza di questo articolo aggiuntivo, relativo all'estensione anche ai servizi del meccanismo delle SOA previsto per i lavori pubblici. Però, d'accordo con il Ministro, vi sarà una normativa ad hoc per questo tipo di impegno. Per questo, presenterò un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi Pisicchio 2.0251 e Cimadoro 2.0270.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'articolo aggiuntivo Pisicchio 2.0251, formulato dal relatore.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, l'intento di questo emendamento è facilmente intuibile. Nasce dalla volontà di inserire in questo provvedimento una regolazione giuridica delle lobby, un'esigenza che sentiamo da tempo in questo Parlamento, vi sono proposte di legge che risalgono addirittura a tre o quattro legislature fa. Credo che, in un atto come quello che stiamo prendendo in considerazione, che tende alla costruzione di uno schema di massima trasparenza tra la pubblica amministrazione e il vasto pubblico degli utenti, questo ci stia tutto, abbia senso.
Mi rendo conto che forse il luogo per discutere di questa compiuta e minuziosa disciplina possa anche non essere, come dire, perfetto all'interno di questo contesto, tuttavia accolgo l'invito al ritiro, ma pongo il problema e rammento, ancora una volta, la necessità di intervenire su questo grande, importante, moderno, fondamentale problema rappresentato dalla regolazione del lobbismo.

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo aggiuntivo Cimadoro 2.0270.
Prendo atto che il presentatore accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo all'articolo aggiuntivo Barbaro 2.01.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo dunque ai voti. Pag. 76
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Barbaro 2.01, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Lussana, Pelino, Crosetto...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 484
Votanti 479
Astenuti 5
Maggioranza 240
Hanno votato
26
Hanno votato
no 453).

Passiamo all'articolo aggiuntivo Ferranti 2.010.
Prendo atto che i presentatori accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0250, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Contento, Scilipoti, Gioacchino Alfano, Follegot...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 479
Votanti 477
Astenuti 2
Maggioranza 239
Hanno votato
470
Hanno votato
no 7).

Passiamo all'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0280.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal relatore. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Contento. Ne ha facoltà.

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, vorrei invitare il relatore e il Governo a fare una riflessione, perché la proposta di Mantovano è del tutto condivisibile, ma c'è un aspetto, secondo me, che pecca sotto il profilo logico. Infatti, la norma dice «se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni svolgono il procedimento con istruttoria celere», ma, in realtà, se è manifesta non dovrebbe esserci alcuna istruttoria. Per cui, a mio giudizio, sarebbe forse opportuno che la disposizione venisse riformulata - mi rivolgo al relatore e al Governo - in modo da affermare che se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono senza ritardo il procedimento, con un provvedimento redatto in forma semplificata.
Infatti, altrimenti, non avrebbe senso fare addirittura un'istruttoria celere, quando la stessa non serve a nulla.

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, l'onorevole Contento ha manifestamente ragione.

PRESIDENTE. Quindi? Mi scusi, signor Ministro, il Governo deve esprimere un parere.

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, al Governo sta bene questa riformulazione: «Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso...» e via di seguito, lasciando inalterata la riformulazione originaria. Sono stato chiaro?

Pag. 77

PRESIDENTE. Sì, signor Ministro, mi scusi, siccome è una riformulazione in corso ripeto: «...le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso, redatto in forma semplificata...» e via di seguito fino a «risolutivo».
Quindi, c'è una nuova riformulazione. Prendo atto che il parere delle Commissioni è conforme a quello espresso dal Governo e che i presentatori accettano la riformulazione proposta.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, in linea con quanto detto dal collega Contento, quella riformulazione mi sembra che vada bene per tutte le ipotesi, tranne che per quella dell'infondatezza. L'infondatezza, essendo un giudizio di merito, richiede comunque un'istruttoria. Quindi dovremmo distinguere le ipotesi di manifesta inammissibilità o di irricevibilità o di improcedibilità, da quella dell'infondatezza.
Per essere infondata una domanda richiede comunque un'indagine nel merito. Quindi mi sembra che, per l'utente, avere un provvedimento di infondatezza senza istruttoria, possa non essere in linea con le ipotesi invece della patologia procedimentale.

PRESIDENTE. Il Governo rimane sulla formulazione espressa oppure vuole accogliere questa osservazione?

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. No, signor Presidente, il Governo rimane sulla riformulazione espressa, perché ovviamente è manifesta anche l'infondatezza. Il termine «manifesta» regge tutte le ipotesi, quindi, da questo punto di vista, la riformulazione può tenere, con questa precisazione alla giusta preoccupazione dell'onorevole Sisto.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, vorrei segnalare come qualche volta la manifesta infondatezza potrebbe diventare un viatico per non istruire le domande. Parliamoci chiaro: chi stabilisce la manifesta infondatezza? Sempre colui che poi emette il provvedimento. Quindi, a tutela degli istanti, a tutela di colui che chiede comunque l'accesso, sarei per espungere la parola «infondatezza» da un provvedimento conclusivo senza istruttoria.

PRESIDENTE. Bene. Prendo, però, atto che il Governo ed il relatore rimangono nella loro riformulazione.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0280, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Tremonti, Dal Moro, D'Anna...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 481
Votanti 435
Astenuti 46
Maggioranza 218
Hanno votato
433
Hanno votato
no 2).

Passiamo all'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0252.
Su questo articolo aggiuntivo manca ancora un parere della V Commissione (Bilancio), quindi, o i presentatori accedono all'invito al ritiro, oppure noi dobbiamo accantonarlo per aspettare il parere della Commissione bilancio. Pag. 78
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro e pertanto l'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0252 viene accantonato.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Mi scusi, signor Presidente, non ho ben compreso.

PRESIDENTE. L'articolo aggiuntivo Mantovano 2.0252 è accantonato, perché non c'è il parere della Commissione Bilancio, quindi non possiamo esprimerci.
Proporrei di procedere con l'esame dell'articolo 3 e poi, se siete d'accordo e non vi sono obiezioni, di concludere anche la seduta.

(Esame dell'articolo 3 - A.C. 4434 -A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 4434-A).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

JOLE SANTELLI, Relatore per la I Commissione. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Melchiorre 3.250
Per quanto riguarda...

PRESIDENTE. Il 3.0250 dell'onorevole Mantovano?

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Presidente, gli articoli aggiuntivi li facciamo domani!

PRESIDENTE. Perfetto. Il Governo?

FILIPPO PATRONI GRIFFI, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Melchiorre 3.250. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Melchiorre 3.250, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Foti, onorevole Tenaglia, onorevole Abrignani...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 472
Votanti 469
Astenuti 3
Maggioranza 235
Hanno votato
464
Hanno votato
no 5).

Passiamo alla votazione dell'articolo 3. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare l'importanza di questo articolo che pone il tema della trasparenza nell'attribuzione di posizione dirigenziali. Uno dei grandi risultati della riforma della pubblica amministrazione nel corso degli anni Novanta, è stato proprio quello di garantire l'esercizio imparziale delle funzioni amministrative e di rafforzare la separazione e la reciproca autonomia tra gli organi di indirizzo politico e gli organi amministrativi, un punto straordinariamente importante per una amministrazione improntata ad una cultura della modernità. Però la condizione perché questa separazione e autonomia siano effettive, sta nella massima trasparenza con cui si procede alle nomine dei dirigenti della pubblica amministrazione, sia che queste avvengano per concorso, sia Pag. 79che queste avvengano con una cultura amministrativa moderna, attraverso l'attribuzione discrezionale da parte degli organi di indirizzo politico. Scelta discrezionale che è molto importante, ma per essere accettata e accettabile dev'essere garantita al massimo la trasparenza. Ecco perché questo è un articolo importante, perché impone alle amministrazioni, alle società partecipate dallo Stato e dagli enti pubblici, di comunicare tutti i dati utili a rilevare le posizioni dirigenziali attribuite a persone anche esterne alle pubbliche amministrazioni, individuate anche discrezionalmente.
Introdurre questo principio cardine della trasparenza, è quello che legittima la possibilità di scelte diverse dai pubblici concorsi e che garantisce, pur in questa scelta discrezionale, il massimo della garanzia e dell'autonomia, della garanzia di imparzialità e di autonomia tra gli organi di indirizzo politico e gli organi amministrativi. È un articolo estremamente importante che corona un processo di riforma che è cominciato negli anni Novanta e trova questa sera una sua ragionevole conclusione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO. Signor Presidente, condivido quello che il collega Bressa ha testè riferito, e soprattutto condivido il tema della discrezionalità come uno dei momenti più importanti da regolamentare per una pubblica amministrazione che oltre ad essere trasparente debba esserlo con dei limiti e delle regole. Mi sembra che questa norma ponga ordine in una materia in cui ordine non c'era, e consenta di perseguire quello che deve essere, a mio avviso, lo scopo principale, anche con il riferimento al settore penale. Mi riferisco ad una discrezionalità vincolata e trasparente che sia il vero baricentro della tutela all'interno della pubblica amministrazione. Pertanto condivido le osservazioni sull'importanza di questa norma del collega Bressa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor presidente, anch'io condivido le valutazioni fatte dai colleghi per quanto riguarda l'importanza ed il significato di questa norma (la trasparenza per quanto riguarda la dirigenza). Ritengo che bisogna fare anche un passo avanti nella valutazione anche della portata di questa norma per quanto riguarda i controlli.
La trasparenza non si può fermare semplicemente alla visitazione di quelli che sono i dati e gli elementi che la compongono e ciò vale, quindi, anche per la dirigenza. Ma c'è un problema di controlli. Infatti, se noi ci fermiamo semplicemente a questo aspetto, a questo dato, certamente sacrificheremo il tutto. Ma questa problematica l'abbiamo anche affrontata in sede di discussione sulle linee generali e ritengo che, anche passando agli altri articoli e agli altri emendamenti, avremo modo di ritornare su questo tema e su questo argomento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, intendo riprendere le argomentazioni svolte dal collega Tassone. Infatti, a me pare che la questione qui sia delicata perché mi sembra una decisione monca quella che viene presa. Ovviamente, è meglio di niente. Riepiloghiamo brevissimamente: stiamo discutendo del fatto che, anche quando si nominano in posizioni dirigenziali persone esterne o, comunque sia, ogni volta che la pubblica amministrazione ha la discrezionalità di scegliere a chi far fare il dirigente, poi il nominativo, le generalità e l'indicazione del suddetto dirigente siano inviati al Dipartimento della funzione pubblica ed anche alla commissione che istituiamo con questo provvedimento. E allora? Che ci faccio? Una volta che l'abbiamo saputo, che ci facciamo? Che trasparenza è se non è Pag. 80prevista la chiusura del cerchio? Cioè vale a dire che ci deve essere poi la possibilità di verificare se qualcuno non ha utilizzato la sua discrezionalità per metterci amici o amici degli amici, con un curriculum, con qualcosa che non vale. Se non chiudiamo il cerchio, l'articolo 3 è un'affermazione di stile che serve soltanto a dire che sarebbe bello se le persone che nominiamo a fare i dirigenti fossero anche brave, però, se non lo sono, non ci possiamo fare niente, anzi ve lo diciamo pure. Ecco perché per noi si tratta di una disposizione monca. Questa parte che viene qui scritta per noi è soltanto il cappello; noi ci asteniamo, non perché non condividiamo il cappello, ma perché ci manca il corpo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, ha già detto il collega Tassone, ma voglio solo dire con brevità che questa norma è un po' ipocrita. Sia chiaro, infatti, che, per quanto ci riguarda, il principio è che le nomine di persone esterne all'amministrazione in ruoli dirigenziali apicali si fanno con procedure di selezione pubblica. Quando non si fanno e si fanno discrezionalmente, si comunicano i dati. Non c'entra nulla la premessa «al fine di garantire l'autonomia tra». Noi riteniamo, quindi, che questo sia un piccolo passo in avanti, ma il principio deve rimanere quello detto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Letta, Tenaglia, Ciccioli, Andrea Orlando...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 466
Votanti 446
Astenuti 20
Maggioranza 224
Hanno votato
445
Hanno votato
no 1).

Secondo le intese intercorse, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di domani a partire dalle ore 9,30.

Ordine del giorno della seduta di domani.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

Giovedì 31 maggio 2012, alle 9,30:

1. - Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 2156 - Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione (Approvato dal Senato) (C. 4434-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI PIETRO ed altri; FERRANTI ed altri; GIOVANELLI ed altri; TORRISI ed altri; GARAVINI; FERRANTI ed altri (C. 3380-3850-4382-4501-4516-4906).
- Relatori: Santelli, per la I Commissione; Angela Napoli, per la II Commissione.

2. - Seguito della discussione della proposta di legge:
S. 850 - D'iniziativa dei senatori: LI GOTTI ed altri: Ratifica ed esecuzione della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a Strasburgo il 27 gennaio 1999 (Approvata dal Senato) (C. 5058).
- Relatore: Stefani.

Pag. 81

3. - Seguito della discussione della proposta di legge:
DI PIETRO ed altri: Disposizioni penali in materia di società e consorzi (C. 1777-A).
e dell'abbinata proposta di legge: DI PIETRO e PALOMBA (C. 1895).
- Relatore: Palomba.

4. - Seguito della discussione delle mozioni Mantovano ed altri n. 1-00983, Fiano ed altri n. 1-01007, Di Biagio ed altri n. 1-01018, Bosi ed altri n. 1-01052, Dozzo ed altri n. 1-01053, Paladini ed altri n. 1-01055, Misiti ed altri n. 1-01057 e Moffa ed altri n. 1-01059 concernenti iniziative in materia previdenziale per il personale dei comparti della sicurezza, della difesa e del soccorso pubblico.

5. - Seguito della discussione delle mozioni Mecacci, Volontè, Evangelisti, Vernetti ed altri n. 1-00899 e Pianetta ed altri n. 1-01056 concernenti iniziative politico-diplomatiche in relazione alla vicenda del cittadino russo Sergei Magnitsky.

6. - Seguito della discussione delle mozioni Montagnoli ed altri n. 1-00896, Lombardo ed altri n. 1-00901, Fluvi ed altri n. 1-00910, Misiti ed altri n. 1-00911, Crosetto ed altri n. 1-00913, Borghesi ed altri n. 1-00916, Mosella ed altri n. 1-00924, Polidori ed altri n. 1-00929, Cambursano ed altri n. 1-00948, Ciccanti ed altri n. 1-00970, Ossorio ed altri n. 1-01011 e Iannaccone ed altri n. 1-01060 concernenti misure a favore delle piccole e medie imprese in materia di accesso al credito e per la tempestività dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni.

7. - Seguito della discussione della proposta di legge:
TENAGLIA ed altri: Definizione del processo penale nei casi di particolare tenuità del fatto (C. 2094-A).
- Relatore: Tenaglia.

8. - Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge:
PANIZ e CARLUCCI; DE ANGELIS ed altri; AMICI e GIACHETTI; BORGHESI ed altri: Modifiche all'articolo 191 del codice civile e all'articolo 3 della legge 1o dicembre 1970, n. 898, in materia di scioglimento del matrimonio e della comunione tra i coniugi (C. 749-1556-2325-3248-A).
- Relatore: Paniz.

9. - Seguito della discussione delle mozioni Volontè, Fioroni, Roccella, Polledri, Commercio ed altri n. 1-00922, Farina Coscioni ed altri n. 1-01016, Palagiano ed altri n. 1-01036, Miotto ed altri n. 1-01038, Stagno d'Alcontres ed altri n. 1-01042, Barani ed altri n. 1-01046, Laura Molteni ed altri n. 1-01049 e Mosella ed altri n. 1-01061 concernenti iniziative per la tutela del diritto all'obiezione di coscienza in campo medico e paramedico.

10. - Seguito della discussione delle mozioni Donadi ed altri n. 1-00898, Narducci ed altri n. 1-01037, Miccichè ed altri n. 1-01039, Crosio ed altri n. 1-01040, Bernardo ed altri n. 1-01041 e Moffa ed altri n. 1-01043 concernenti iniziative per la negoziazione di accordi bilaterali con Paesi non appartenenti all'Unione europea in materia di tassazione del risparmio, con particolare riferimento alla Confederazione elvetica.

(al termine delle votazioni)

11. - Svolgimento di interpellanze urgenti.

La seduta termina alle 19,40.

TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO MARIO BARBI IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 5044-A

MARIO BARBI. Il Pd è favorevole a questa proposta di legge che autorizza il nostro paese a partecipare all'aumento di Pag. 82capitale (il sesto) della Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa. L'assunzione di questo impegno è in linea con la nostra partecipazione al Consiglio d'Europa fin dalla sua fondazione nel 1949, così come della Banca di sviluppo, costituita nel 1956, che del Consiglio d'Europa è strumento operativo di attuazione delle politiche di solidarietà e di coesione sociale che gli sono proprie. Si tratta per l'Italia di un impegno importante (325 milioni circa, che mantiene la quota italiana al livello del 16 % circa), anche se va detto che si tratta più di una garanzia che di un esborso poiché la banca si autofinanzia a condizioni favorevoli sul mercato dei capitali grazie al rating tripla A e il suo bilancio si mantiene in equilibrio perché fa prestiti (e non dà contributi a fondo perduto) a condizioni vantaggiose per chi li riceve ma che vengono restituiti.
Sia il Consiglio d'Europa che la Banca di sviluppo si sono trasformati nel corso del tempo adattando le proprie finalità ai profondi cambiamenti del continente intervenuti dalle fine della seconda guerra mondiale ad oggi. La data-spartiacque è la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda con tutto ciò che essa ha comportato in termini di conflitti con risvolti tragici (penso sia alle guerre nei Balcani seguite alla dissoluzione della Jugoslavia che a quelle nel Caucaso seguite alla disintegrazione dell'Unione sovietica) e con ciò che ha comportato anche in termine di riunificazione del continente: è in questa cornice di riunificazione nel segno dei valori comuni e condivisi (almeno dichiarati anche se non sempre e non del tutto rispettati) della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani che il Consiglio d'Europa è divenuto quello che è ora passando dai dieci paesi fondatori agli attuali 47 paesi (è esclusa per violazione dei valori fondamentali solo la Bielorussia) più i paesi osservatori (Santa Sede, Stati Uniti, Giappone, Canada, Messico e Israele) ed è divenuto (accanto all'Unione europea e all'Osce) una delle cornici di questo processo di unificazione dell'Europa. Ci si può chiedere se la divisione del lavoro di questo complesso di organizzazioni sia ottimale o non vi siano ridondanze che meriterebbero una qualche razionalizzazione e riforma, ma visti i conflitti del passato meglio una sovrabbondanza che una scarsità di fori di incontro e di discussione.
Un analogo e quasi parallelo processo di allargamento dei soci e della missione lo riscontriamo anche nella Banca di sviluppo passata da otto a quaranta paesi-soci dell'Istituto. La Banca di sviluppo - la più vecchia tra le istituzioni finanziarie europee - è l'unica ad avere sempre avuto e ad avere mantenuto una vocazione di intervento esclusivamente sociale. In qualche modo anticipando l'evoluzione stessa del Consiglio d'Europa. Consiglio d'Europa che alla tutela dei diritti dell'uomo presidiati dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo e dal Commissario incaricato di monitorarne il rispetto ha esteso il proprio raggio d'azione alla sfera sociale con la Carta sociale europea del 1961, rivista nel 1996 e che lo scorso anno ha celebrato il proprio cinquantenario (ratificata da 43 paesi). Carta sociale come complemento della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (del 1950), trattato base del Consiglio d'Europa, che garantisce i diritti civili e politici dei cittadini dei Paesi membri. In questo raccordo tra diritti umani e diritti sociali ed economici vi è la peculiarità del Consiglio d'Europa nelle sue diverse articolazioni: la Corte dei diritti, la Commissione, il Consiglio dei Ministri e l'Assemblea parlamentare. Nel 1956 la Banca di sviluppo prese le mosse dall'esigenza di uno strumento che intervenisse a favore dei rifugiati e dei profughi: erano ancora presenti e vivi gli effetti delle migrazioni forzate interne all'Europa provocate dalla seconda guerra mondiale e dalla creazione del blocco sovietico. Con il tempo, pur rimanendo rigorosamente sociale e finalizzata al rafforzamento della coesione sociale europea, la missione di intervento della Banca si è allargata fino ad essere definita nei tre campi su cui si è soffermato il relatore: rafforzare l'integrazione sociale (aiuto a migranti, rifugiati e sfollati; edilizia popolare; creazione di Pag. 83impieghi dignitosi; miglioramento delle condizioni di vita nei centri urbani e nelle aree rurali); migliorare le condizioni dell'ambiente ( contrasto dei disastri ecologici o naturali; proteggere l'ambiente; protezione e risanamento dell'eredità storica e culturale); sostegno delle infrastrutture pubbliche a vocazione sociale (salute; formazione professionale; infrastrutturazione di servizi pubblici amministrativi e giudiziari). Nel 2011 la Banca ha concesso prestiti per 2,11 miliardi di euro, di cui il 57% per integrazione sociale, il 21 per l'ambiente e il 22 per le infrastrutture pubbliche. I Balcani sono la regione comprensibilmente più favorita.
Questa ridefinizione dei compiti della Banca di sviluppo è avvenuta in parallelo ai passaggi politici più significativi che hanno scandito la ridefinizione del mandato politico del Consiglio d'Europa dopo l"89: mi riferisco ai vertici dei Capi di Stato e di governo del 1993 a Vienna (che definì il Consiglio d'Europa come garante della sicurezza democratica sulla base del rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto); poi il vertice di Strasburgo del 1997 che adottò un piano per rafforzare l'attività del Consiglio in quattro ambiti: democrazia e diritti dell'uomo, coesione sociale, sicurezza dei cittadini, valori democratici e diversità culturale; infine il vertice di Varsavia del 2005, concluso con una dichiarazione politica che definisce i compiti ancora attuali del Consiglio d'Europa: promuovere valori fondamentali comuni come diritti dell'uomo, stato di diritto e democrazia; rafforzare la sicurezza degli europei combattendo il terrorismo, il crimine organizzato e il traffico di esseri umani; sviluppare la cooperazione con altre organizzazioni internazionali ed europee.
Proprio in occasione del summit di Varsavia è stato confermato e rafforzato anche il ruolo della Banca di sviluppo e la sua missione in favore delle popolazioni in difficoltà per calamità naturali o di emergenze umanitarie e per promuovere la coesione sociale ai fini del consolidamento della democrazia, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. La Banca agisce dotandosi di un quadro di azione strategico e di un piano di sviluppo di durata quinquennale (attualmente, 2010-2014). È in questo quadro che si colloca l'aumento di capitale oggetto della legge che discutiamo ora. In proposito, con uno sguardo rivolto all'interno, vorrei osservare due cose: noi rispettiamo un impegno al quale siamo tenuti dalla nostra storia e dalle responsabilità che ne conseguono, ma lo facciamo anche sul filo di lana perché la scadenza per sottoscrivere l'aumento di capitale è il 30 giugno prossimo; nel frattempo l'aumento di capitale della Banca è già entrato in vigore alla fine dello scorso con il superamento della quota minima di sottoscrizioni prevista (75%); osservo infine che la documentazione messa a disposizione dal Governo potrebbe essere meno scarna e più esplicita nel dirci se l'Italia è soddisfatta del lavoro della Banca (come sembrerebbe naturale) e rendere conto in modo specifico del modo in cui noi vi partecipiamo a livello di gestione ed anche a livello di beneficiari di prestiti per progetti nazionali di nostro interesse. Non ci sarebbe stata male almeno una scheda sui prestiti concessi all'Italia e sui progetti in corso di realizzazione nel nostro paese - anche se dalle tabelle sui rapporti del governatore dell'Istituto mi sembra di riscontrare un interesse decrescente. Non sembra sia così per altri paesi della Unione europea, grandi o piccoli come Francia e Belgio. L'unico riferimento trovato nel rapporto del 2011 alla sezione progetti sull'Italia riguarda un cenno al risanamento di centri storici.

VOTAZIONI QUALIFICATE
EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Ddl 4975 - articolo 1 473 472 1 237 472 46 Appr.
2 Nom. articolo 2 478 477 1 239 477 46 Appr.
3 Nom. articolo 3 476 475 1 238 475 46 Appr.
4 Nom. Ddl 4975 - Voto finale 477 476 1 239 476 46 Appr.
5 Nom. Ddl 5018 - articolo 1 482 481 1 241 481 46 Appr.
6 Nom. articolo 2 484 483 1 242 483 46 Appr.
7 Nom. articolo 3 487 486 1 244 486 46 Appr.
8 Nom. Ddl 5018 - voto finale 489 489 245 488 1 46 Appr.
9 Nom. Ddl 5044-A - em. 1.1 483 438 45 220 21 417 45 Resp.
10 Nom. articolo 1, comma 1 472 470 2 236 415 55 44 Appr.
11 Nom. comma 2 475 472 3 237 423 49 44 Appr.
12 Nom. comma 3 473 470 3 236 423 47 43 Appr.
13 Nom. comma 4 472 467 5 234 407 60 43 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M= Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. odg 9/5044-A /1 469 453 16 227 88 365 43 Resp.
15 Nom. odg 9/5044-A /2 459 434 25 218 95 339 43 Resp.
16 Nom. Ddl 5044-A - voto finale 342 340 2 171 291 49 43 Appr.
17 Nom. Ddl 4434-A ed abb. - em. 1.252 498 496 2 249 21 475 38 Resp.
18 Nom. em. 1.9 507 503 4 252 498 5 35 Appr.
19 Nom. em. 1.253 510 507 3 254 32 475 34 Resp.
20 Nom. em. 1.600 506 500 6 251 498 2 33 Appr.
21 Nom. em. 1.256 507 505 2 253 69 436 33 Resp.
22 Nom. em. 1.255 509 503 6 252 497 6 33 Appr.
23 Nom. articolo 1 507 504 3 253 502 2 31 Appr.
24 Nom. subem. 0.1.0600.300 503 498 5 250 497 1 31 Appr.
25 Nom. articolo agg. 1.0600 508 505 3 253 504 1 31 Appr.
26 Nom. subem. 0.2.600.1 501 498 3 250 496 2 31 Appr.
INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nom. em. 2.600 507 504 3 253 503 1 31 Appr.
28 Nom. em. 2.2 495 493 2 247 21 472 30 Resp.
29 Nom. em. 2.19 492 451 41 226 440 11 30 Appr.
30 Nom. em. 2.254 502 463 39 232 20 443 30 Resp.
31 Nom. em. 2.281 rif. e 2.800 rif. 497 490 7 246 486 4 30 Appr.
32 Nom. em. 2.255 497 456 41 229 28 428 30 Resp.
33 Nom. em. 2.256 482 481 1 241 21 460 30 Resp.
34 Nom. em. 2.251 488 485 3 243 482 3 30 Appr.
35 Nom. articolo agg. 2.01 484 479 5 240 26 453 30 Resp.
36 Nom. articolo agg. 2.0250 479 477 2 239 470 7 31 Appr.
37 Nom. articolo agg. 2.0280 rif. 481 435 46 218 433 2 30 Appr.
38 Nom. em. 3.250 472 469 3 235 464 5 30 Appr.
39 Nom. articolo 3 466 446 20 224 445 1 30 Appr.