XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 117 di martedì 20 gennaio 2009

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE

La seduta comincia alle 9,35.

GIUSEPPE FALLICA, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 15 gennaio 2009.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Brancher, Brugger, Caparini, Ceccuzzi, Cirielli, De Biasi, Fassino, Fogliardi, Fugatti, Giancarlo Giorgetti, Leo, Lo Monte, Lombardo, Lupi, Malgieri, Mazzocchi, Melchiorre, Menia, Molgora, Nizzi, Pescante, Scajola e Stucchi sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Discussione del disegno di legge: Misure contro gli atti persecutori (A.C. 1440-A); e delle abbinate proposte di legge: Brugger ed altri; Cirielli; Contento; Lussana; Codurelli ed altri; Pisicchio; Mura ed altri; Santelli; Pollastrini ed altri; Samperi ed altri; Mussolini ed altri; Bertolini ed altri (A.C. 35-204-407-667-787-856-966-1171-1231-1233-1252-1261) (ore 9,42).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Misure contro gli atti persecutori; e delle abbinate proposte di legge di iniziativa dei deputati Brugger ed altri; Cirielli; Contento; Lussana; Codurelli ed altri; Pisicchio; Mura ed altri; Santelli; Pollastrini ed altri; Samperi ed altri; Mussolini ed altri; Bertolini ed altri.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).

(Discussione sulle linee generali - A.C. 1440-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare Partito Democratico ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
Avverto altresì che la II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Avverto che l'onorevole Bongiorno, presidente della II Commissione (Giustizia) e relatrice sul provvedimento in esame, ha comunicato alla Presidenza che si duole di non poter essere presente per un impedimento di natura personale. Sarà, pertanto, sostituita nelle funzioni di relatore dal vicepresidente della Commissione, l'onorevole Palomba, che ha facoltà di parlare.

FEDERICO PALOMBA, Vicepresidente della II Commissione. Signor Presidente, auguro una buona giornata all'Assemblea. Per me è un onore sostituire una grande presidente della Commissione giustizia come l'onorevole Bongiorno, alla quale auguriamo un pronto ristabilimento.Pag. 2
Avverto che intendo chiedere la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della relazione della presidente. Dandola quindi per allegata, purtuttavia mi pare opportuno ricordarne alcuni passaggi che mi sembrano davvero molto importanti e immagino che la presidente avrebbe tenuto molto a illustrare tali punti perché lei stessa ha seguito, con molta attenzione, l'esame di questo provvedimento.
Il problema dello stalking concerne infatti la civiltà di un Paese. Il nostro Paese, a differenza di altri anglosassoni, non era ancora dotato di una specifica legislazione in materia volta a punire severamente atti persecutori e insistenti nei confronti delle persone, per lo più donne. Si tratta, molto spesso, di persone respinte o di persone nei confronti delle quali una relazione è stata conclusa e loro ritengono, dapprima con contatti frequenti, di ristabilire la relazione e poi tramutano questo loro interessamento, nei confronti dell'altra persona, in un comportamento davvero persecutorio.
Pertanto, credo che l'ordinamento giuridico italiano e l'intero popolo italiano non possano che essere contenti se il Parlamento approverà una norma di questo genere che connota la civiltà anche del nostro Paese dopo che altri Paesi, soprattutto quelli anglosassoni, hanno introdotto forme di tutela così importanti.
Intendo ora illustrare i punti salienti della relazione, per quanto riguarda soprattutto il riferimento all'articolato e alla struttura della legge.
Con l'articolo 1 si inserisce, dopo l'articolo 612 del codice penale, l'articolo 612-bis sotto la rubrica: «Atti persecutori». La nuova norma prevede una definizione di stalking e punisce chiunque minaccia o molesta taluno con atti reiterati e idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero a ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legato da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.
A questa introduzione, che è soprattutto di principio, seguono altre norme, volte a specificare meglio le situazioni che sono maggiormente interessate da questa situazione.
Tali norme prevedono aggravamenti di pena in presenza di determinate circostanze che riguardino non solo situazioni familiari conclamate, legittime e regolari, ma anche situazioni, in ipotesi anche pregresse, che sono, invece, connotate da una relazione soltanto di fatto.
Questo articolo reca una regolamentazione molto seria che tende a prevedere tutte le situazioni di aggravamento di pena qualora gli atti persecutori siano esercitati nei confronti di minori o di soggetti diversamente abili, ovvero con armi o da persona travisata o con scritto anonimo. Sono tutte circostanze che, da una parte, sotto il profilo oggettivo, aggravano effettivamente la situazione perché la rendono più pericolosa e, dall'altra, sotto il profilo soggettivo, sono più gravi perché rivolte verso soggetti che meno di altri sanno difendersi.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Su questo punto forse si potrebbe fare qualche osservazione nel senso che talora ci sono soggetti deboli e sono quelli nei confronti dei quali spesso lo stalking viene esercitato. Pertanto, si potrebbe verificare la possibilità di individuare modalità sostitutive di notitia criminis non legate alla semplice volontà della persona offesa che, proprio nel momento in cui si trova sotto la pressione psicologica di atti persecutori, potrebbe avere una minore libertà psicologica per proporre la querela. La Commissione al riguardo ha ritenuto di rimanere ferma sul principio della perseguibilità soltanto a querela della persona offesa, ma tale elemento viene offerto alla riflessione del Parlamento.
L'articolo 2, invece, prevede una situazione estremamente positiva perché tende ad intervenire in una fase preventiva rispetto alla consumazione del reato e, soprattutto, rispetto a possibili eventi (molto gravi) di consumazione di altri delitti che possono essere conseguenza dello stalking, Pag. 3nel senso che l'attitudine psicologica del persecutore, avvitandolo in un acting out continuo, talora lo può portare a compiere anche altri delitti come quello di lesioni personali se non qualche volta addirittura di omicidio.
L'articolo 2 è importante perché tende ad intervenire in una fase preventiva, nel senso che affida al questore, su sollecitazione della persona interessata soggetta agli atti persecutori, un'attività importante che è quella dell'ammonimento: il soggetto persecutore viene avvertito che non può continuare a mantenere una condotta contraria alla legge e viene ammonito a comportarsi secondo i dettami di legge.
Conseguenza diretta dell'articolo 2 è l'articolo 3, che prevede che possano essere imposti specifici divieti, questa volta da parte dell'autorità giudiziaria (non è più un'attività di prevenzione che viene posta in essere dall'autorità di pubblica sicurezza) come misura cautelare personale, come il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona (di vita e di lavoro) ed anche il divieto di comunicazione.
Anche queste norme tendono ad agire su un piano preventivo, ma la seconda misura che ho ricordato, essendo una misura cautelare di carattere personale, può portare eventualmente ad altre conseguenze di carattere penale, mentre l'ammonimento rimane soltanto nei limiti di una attività amministrativa della pubblica amministrazione e del comparto della sicurezza.
Questo è sostanzialmente l'apparato del provvedimento in esame, che a me ed alla Commissione competente in sede referente è parso estremamente positivo. Si tratta di un apparato per la cui definizione la presidente, che qui sostituisco, ha lavorato con grande intensità trovando soluzioni quasi sempre unanimi, perché l'obiettivo che si vuole raggiungere è davvero di civiltà e travalica le differenze culturali. I dibattiti che si sono svolti sono stati sempre condotti su un piano tecnico e, in questo senso, credo, a nome della presidente, di poter ringraziare anche il Governo per l'attività importante che ha svolto nella redazione di questo testo.
L'ultima norma che vorrei citare è l'articolo 4, che modifica l'articolo 342-ter del codice civile, prolungando a dodici mesi l'efficacia del decreto del giudice con cui si ordina la cessazione della condotta criminosa.
Ciò detto - esposti sinteticamente i contenuti della relazione scritta, della quale peraltro intendo chiedere la pubblicazione in calce al resoconto della seduta - vorrei svolgere, anche a sostegno della relazione stessa, alcune considerazioni di carattere personale molto brevi e nei tempi consentiti per l'esposizione della relazione. Questo intervento del nostro Parlamento si inquadra in un ambito costituzionale molto preciso e netto, quello sostanzialmente riconducibile all'articolo 2 della Costituzione, laddove la nostra Carta tutela le persone come singoli e nelle formazioni sociali cui appartengano: tutela, cioè, la persona in tutti gli aspetti della vita individuale e sociale, anche con riferimento alla vita relazionale, anche in una relazione a due.
L'articolo 2, come sappiamo, è uno dei principali cardini della nostra Costituzione, nel senso che realizza una fusione pressoché perfetta tra l'individuo inteso come persona che ha diritti, doveri e prerogative proprie in quanto persona, ma anche come singolo inserito in una serie di relazioni sociali. L'articolo 2 tutela esattamente la correttezza delle relazioni sociali, nel senso che i diritti dell'individuo non debbono essere pregiudicati dalle relazioni sociali medesime, tanto più nel caso di relazioni e aspetti relazionali patologici come quelli che riguardano gli atti persecutori. Quindi, mi pare che siamo davvero in un solco importante tracciato dalla nostra Costituzione.
Si potrebbe fare riferimento ai casi nei quali più frequentemente accadono gli episodi di stalking. Lo stalker, utilizzando una terminologia ormai invalsa nel diritto anglosassone, può essere un estraneo, ma il più delle volte è una persona legata alla vittima da rapporti di conoscenza. Può essere un collega o un ex partner, che Pag. 4bracca - «to stalk» è un termine venatorio che significa: «braccare la vittima designata» - una persona in modo da incidere nella sua sfera più intima coperta dal diritto alla riservatezza inducendo in essa dei sentimenti gravi di ansia, insicurezza e, in qualche caso, davvero di angoscia. Tale comportamento toglie alla persona stessa quel diritto ad essere rispettata in quanto tale, che, invece, abbiamo visto l'articolo 2 della Costituzione tutela. Lo stalking vede nella maggior parte delle volte le donne vittime e gli uomini persecutori anche se non mancano casi inversi, ma sono molto rari.
L'età delle vittime varia dai quattordici ai sedici anni fino all'età adulta, mentre il fenomeno sembra diminuire dopo i cinquant'anni. I dati del centro antipedinamento di Roma hanno rilevato che nella capitale il 21 per cento della popolazione è stata vittima di stalking, cioè un cittadino su cinque a Roma ha subito atti persecutori continui e costanti, almeno una volta nella vita.
Questi dati però sono da considerare in difetto perché si riferiscono soltanto ai casi denunciati, e anche questo è un punto importante: c'è un numero oscuro in tutti i fenomeni di criminalità, ma in questi casi può essere addirittura maggiore perché la vittima degli atti persecutori è talmente impaurita, ha talmente paura che una sua denuncia all'autorità giudiziaria comporti un aggravamento del comportamento criminoso, che spesso pensa di non rivolgersi neppure all'autorità amministrativa o a quella giudiziaria per essere tutelata.
La categoria vittimologica più a rischio risulta essere quella denominata «health profession» che comprende quanti lavorano nell'assistenza socio-sanitaria come i medici, gli psicologi, gli assistenti sociali e gli infermieri. Questo si verifica perché questi professionisti entrano in contatto con i bisogni profondi di aiuto e le emozioni delle persone, e possono facilmente cadere vittima di proiezioni di affetti e di relazioni interiorizzate. La volontà di recuperare il precedente rapporto il più delle volte è alla base del comportamento del persecutore, il cui comportamento può talvolta degenerare in gravissimi atti.
Nel nostro Paese è anche possibile che possano essere stati fattori culturali e sociali a far sì che il fenomeno dello stalking sia meno prevalente, ma una migliore attenzione permetterà in futuro una consapevolezza maggiore del problema. Noi crediamo che questa normativa abbia non solo un'importanza fondamentale sotto il profilo preventivo e sotto il profilo repressivo e punitivo, ma crediamo soprattutto che abbia un altissimo valore di carattere culturale perché servirà a rendere edotti i cittadini del fatto che la persona va rispettata, del fatto che quando una relazione è finita non c'è niente che possa recuperarla se non la volontà delle parti, e che certamente la persecuzione nei confronti dell'altro soggetto, se possibile, aggrava o rende ancora più difficile la ripresa del rapporto. Insomma, la punizione dello stalking serve anche a far capire che la relazione è consenso, amore, fiducia e stima reciproca, senza i quali c'è soltanto violenza e sopraffazione, e non può esserci invece relazione positiva.
Ecco perché ci auguriamo che queste misure, quando saranno state introdotte anche nel nostro Paese, saranno una potente molla di formazione culturale che servirà a rendere consapevoli le persone del fatto che non bisogna interferire nella sfera di libertà delle altre persone. Crediamo e speriamo che questo sia anche un modo attraverso il quale possa essere fronteggiato, sotto il profilo culturale, il fenomeno del bullismo che, se non è collegato direttamente agli atti persecutori nei confronti di un'altra specifica persona, tuttavia obbedisce alla stessa logica, quella che la relazione può essere impostata, secondo taluni, secondo criteri di violenza e di sopraffazione.
Anche noi in Italia abbiamo bisogno di un grande risveglio culturale e di attenzione nei confronti della tutela dei diritti della persona. Siamo convinti che questo provvedimento servirà anche a dare una forte scossa di carattere culturale affinché Pag. 5ogni italiano pensi e sappia che ogni relazione deve essere fondata sul rispetto dell'altro e non sulla sopraffazione.
Signor Presidente, come ho già annunciato, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della relazione.

PRESIDENTE. Onorevole Palomba, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MARIA ROSARIA CARFAGNA, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Mussolini. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, amo definire questo testo di legge «Atti persecutori»; noi dobbiamo dare segnali molto chiari anche alla popolazione per far arrivare il messaggio di questa nuova fattispecie di reato che si aggiunge all'articolo 612 del codice penale. Sono atti persecutori, se vogliamo molestie insistenti, un reato subdolo e strisciante, anche difficile da definire in termini di legge.
Sono state presentate all'inizio di questa legislatura ben dodici proposte di legge da parte dei parlamentari alle quali si è aggiunto il disegno di legge del Governo che ha dato un grosso impulso per accelerare il processo legislativo, e finalmente il testo è giunto in Aula.
Quindi, mi auguro che possa trovare la luce questo reato che, ancora una volta, è contro le donne: anche se è vero che una parte residuale coinvolge anche gli uomini, la maggior parte dei casi, circa l'80-85 per cento di essi, è ancora contro le donne. Non si tratta solamente di atti persecutori, infatti, in questo testo, che è snello e composto di pochi articoli, si arriva anche ad affrontare il reato di omicidio che costituisce una circostanza aggravante: si prevede l'ergastolo per chi, dopo gli atti persecutori, arriva ad uccidere la vittima di questo orrendo reato.
Ci tengo a sottolineare una questione alla quale tengo particolarmente: vorrei, e ho presentato anche un emendamento in tal senso, che nelle circostanze aggravanti venisse prevista anche la condizione della donna in stato di gravidanza. Una donna che subisce atti persecutori o molestie insistenti in stato di gravidanza, certamente quando questo è noto all'autore del reato, deve essere considerata una circostanza aggravante. Essa deve essere inserita nel testo del provvedimento insieme alla previsione delle ipotesi in cui la fattispecie di reato è commessa contro un minore o contro una persona disabile. Credo che questo sia un atto molto importante, pertanto mi auguro veramente che questo testo, al quale la Commissione giustizia, ma anche altre Commissioni, hanno lavorato, possa vedere la luce. Si dice che sicuramente in tal modo verranno ridotti questi reati: io ritengo che talvolta una legge non riesca a ridurre i reati, ma certamente che contribuisca a far sì che possano cambiare anche una cultura e una mentalità.
Prima ascoltavo l'accostamento fatto all'onorevole Palomba con il bullismo: a mio avviso non c'entra niente l'atto persecutorio con il bullismo che si rivolge alcune volte contro le cose, noi non siamo cose, siamo donne, abbiamo le nostre responsabilità nella società, quindi non accosterei questa fattispecie di reato specifica con altro, con il bullismo che è totalmente un'altra cosa.
Nell'articolo 5 del provvedimento si fa riferimento ai centri antiviolenza: questa è una nota molto delicata, mi auguro veramente che il Governo possa considerare il fatto che i centri antiviolenza sono molto pochi, non sono diffusi capillarmente sul territorio nazionale. Nell'articolo si afferma addirittura che le donne dovrebbero essere accompagnate, ma dove se non ci sono i centri di antiviolenza? Certamente le vittime del reato vanno informate sul luogo in cui possono trovare un aiuto. Quindi, potenziare i centri antiviolenza, Pag. 6che sono fondamentali, è un aspetto molto importante, purché essi si trovino su tutto il territorio.
È anche molto importante sottolineare il fatto che nella maggioranza dei casi le donne, purtroppo, non denunciano il reato per paura, quindi è molto importante che sia stato inserito l'ammonimento, vale a dire che l'autore della condotta viene chiamato dal questore, si redige un processo verbale di cui viene fornita una copia alla persona e successivamente inizia l'iter, con la proposizione di querela, fino ad arrivare alla procedibilità d'ufficio nei casi dei minori, delle persone disabili, ed io aggiungo anche delle donne in stato di gravidanza.
Credo anche che occorrerebbe eliminare, quando si parla delle circostanze aggravanti, il riferimento al coniuge; io inserirei, piuttosto, molto più semplicemente il riferimento alla persona che sia stata, o che è, legata da un legame affettivo: è un'espressione molto più generica che fa rientrare molte più fattispecie.
Mi auguro veramente che questo testo possa trovare anche un apporto in Aula con i miglioramenti che possono venire anche dagli emendamenti proposti e che mantenga il fatto di essere così snello e composto da pochi articoli. Auspico che si possa fornire un contributo al fine di cambiare, lo ripeto, una mentalità ed una cultura che considerano ancora, troppo spesso, le donne come vittime di attenzioni, come se fossero proprietà di qualcuno, questo non deve più accadere.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Concia. Ne ha facoltà.

ANNA PAOLA CONCIA. Onorevole Presidente, Ministro, colleghe e colleghi, peccato che quest'Aula oggi sia semivuota. Per prima cosa, intendo raccontare la verità sull'atteggiamento della maggioranza, che in Commissione giustizia ha dapprima favorito la formazione di un comitato ristretto per la definizione di un testo base condiviso e subito dopo, con presunzione di autosufficienza, ha imposto un nuovo testo base, presentato dal Governo e dal Ministro delle pari opportunità.
Cara Ministra, lei lo sa che questa non è la sua legge: se non fosse stato per l'allora Ministro Pollastrini in Italia non si saprebbe neanche che cosa vuol dire stalking, cioè molestie insistenti. Quindi, noi sappiamo bene che è necessario, nel nostro Paese, finalmente introdurre la fattispecie di reato di stalking per contrastarlo prima di tutto nelle aule giudiziarie. Tuttavia, la nostra proposta era diversa e più completa, perché affrontava il problema su più piani come meritano reati come questi, in quanto su di essi si gioca la civiltà di un Paese.
Ciò che oggi, invece, viene al nostro esame è un insieme di norme di diritto penale (sostanziale e processuale) che hanno come unica finalità la punizione dei colpevoli di molestie insistenti. Manca ogni accenno all'introduzione di studi statistici del fenomeno che servono a calibrare le necessarie politiche di prevenzione e soprattutto mancano azioni positive che possano incidere sulla causa del problema di stalking. Questo progetto di legge così com'è, se pur già migliorato da alcuni emendamenti che noi abbiamo presentato in Commissione, si limita alla repressione e, quindi, a colpire l'effetto del fenomeno, senza andare alla radice del fenomeno stesso.
Il testo che oggi arriva in Aula rispecchia l'approccio di questo Governo sui temi sociali: punire e perseguire penalmente il responsabile del reato senza alcuna attenzione alla prevenzione, senza alcun riguardo alla causa e senza entrare nel merito di cosa spinga alcuni esseri umani a prevaricare su altri. Questo è l'approccio che questa maggioranza sta seguendo anche per la revisione sulla legge sulla violenza sessuale come anche sulla proposta di legge sulla prostituzione. Anche lì repressione, repressione ed ancora repressione: nulla di più.
L'idea che sottende all'azione legislativa della maggioranza è che la responsabilità delle azioni criminose sia esclusivamente del reo. Sembra seguire i ragionamenti di questa maggioranza, che la società non abbia alcuna responsabilità nella produzione della violenza, ma sappiamo benissimoPag. 7 che non è così. A che servono, mi chiedo, gli studi finanziati dall'Europa, come ad esempio il progetto Dafne sullo stalking se non ad indicare la necessità di andare oltre la sanzione penale? Per conoscere il fenomeno, studiarlo e per mirare a risolverlo non dobbiamo pensare la legislazione contro lo stalking solo come un atto riparativo dei torti subiti; non dobbiamo con questo progetto di legge dimostrare e offrire solo compassione verso le donne offese, perseguitate, violentate, perché la compassione è improduttiva, Ministro, e non sposterà di un'unità il conto delle vittime. Ci vuole un altro approccio: si può combattere lo stalking solo costruendo il diritto di cittadinanza paritaria delle donne e non è con la compassione che si ottiene il diritto di esistere.
Insisto che occorre sempre agire su più piani. Oltre alla sanzione penale, ovviamente, occorre la formazione del personale medico, di pubblica sicurezza e di assistenti sociali dedicati. A questo proposito, credete davvero che per contrastare lo stalking possa bastare la task force di undici (dico undici) carabinieri annunciati venerdì scorso da lei, Ministro? Sempre su questo piano, servono numeri verdi dedicati e, perché no, l'assistenza psicologica agli uomini. Occorrerà, con la stessa determinazione, agire sull'educazione della cittadinanza, lavorare sull'idea di società in cui vogliamo che i nostri figli crescano. Si tratta di una società dove il rispetto dell'altro e l'inclusione siano i primi due comandamenti.
Allora, una proposta come questa in discussione oggi non può non andare alla fonte del problema, ovvero la difficoltà, tutta maschile, di accettare la libertà femminile, la difficoltà, tutta maschile, di riconoscere nella donna un interlocutore paritario, non oggetto ma soggetto di diritti e detentrice anche del diritto di negarsi e di rifiutare attenzioni non gradite.
Si tratta, quindi, di un problema che attiene alle relazioni tra le donne e gli uomini nella nostra società e al ruolo delle donne nella nostra società. Certo, non si può negare, come affermava l'onorevole Mussolini, che esistono casi di molestie insistenti commesse da donne, ma, appunto, si tratta di fenomeni di residuali e, come ci dicono le statistiche, l'80 per cento delle vittime di stalking è costituito da donne: questo è il dato che ci deve far riflettere. Oltre agli strumenti repressivi, il legislatore ha il dovere di individuare gli strumenti educativi e di promozione di una cultura di parità fra gli uomini e le donne, prevedendo apposite materie nei cicli scolastici da una parte e forti politiche di promozione delle donne nella vita pubblica. Si sta facendo questo, Ministro? Credo di no. Occorre educare i cittadini sin dall'età scolastica e per tutto il percorso formativo al rispetto delle donne. Prendiamo esempio dalla Spagna, dove la materia dell'educazione alla cittadinanza, intesa come rispetto alla diversità, fa parte dei cicli scolastici. Sempre in Spagna, signor Ministro, nella stessa legge contro la violenza, sono previste agevolazioni anche finanziarie per le donne oggetto di violenza e facilitazioni sul lavoro per aiutare le vittime, anche dal punto di vista economico. Il disegno di legge licenziato dalla Commissione non prevede nulla di tutto ciò. I nostri emendamenti hanno esattamente questa finalità: migliorare la portata del provvedimento, al fine di attribuire un maggiore crisma di modernità e di efficacia di intervento, in modo tale che non solo si reprimano i colpevoli, ma si contribuisca a rinnovare l'idea stessa della società.
Colleghi e colleghe della maggioranza, valutate se il vostro modo di affrontare i problemi tenga effettivamente conto di quello che ci circonda e non solo della vostra visione delle cose. Provate, per una volta, ad immedesimarvi nelle persone che le vostre scelte legislative mirano ad aiutare. Provate a dare loro un sostegno concreto, che possa andare oltre l'approccio law and order, ossia legge e ordine, che produce solo una sicurezza effimera e mette al riparo la coscienza del legislatore, ma lascia la società priva di interventi Pag. 8strutturali, senza risolvere il problema alla radice e limitandosi ad operazioni di facciata.
Infine, mi rivolgo soprattutto a lei, Ministro Carfagna, e alle mie colleghe di centrodestra e anche a quelle di centrosinistra: nel luglio scorso, lei lo ricorderà, fui una di coloro che la difese dagli insulti di Sabina Guzzanti a piazza Navona. L'ho fatto per una ragione semplice: è tutta la vita che mi ha batto contro l'immagine stereotipata delle donne nel nostro Paese. L'ho fatto e lo farei con qualsiasi altra donna sottoposta alla gogna della misoginia e del commento pesante e sessista, sia maschile che femminile. Proprio per questo motivo oggi, in chiusura del mio intervento sul disegno di legge sullo stalking che stiamo discutendo e che mi auguro approveremo nei prossimi giorni, vorrei sottoporre a lei e alle mie colleghe alcune riflessioni e un impegno comune.
Ricordiamo che nel 1954 è stato abolito lo ius corrigendi, ossia il diritto del marito ad esercitare il potere correttivo nei confronti di sua moglie, che comprendeva anche la coazione fisica, ossia botte e maltrattamenti. Lo ius corrigendi era permesso nonostante un articolo della Costituzione avesse sancito da tempo l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi. Fino al 1975 i mariti hanno potuto e hanno avuto il diritto di leggere la posta delle mogli; ancora, la riduzione di pena per il delitto d'onore è stata abolita nel 1981. Non sono passati moltissimi anni, ma, con gli occhi delle donne della nostra generazione, sembrano secoli fa: sono cambiate moltissime cose nella vita delle donne italiane, grazie alle donne che prima di noi hanno compiuto una rivoluzione non violenta. Noi siamo portatrici di un grandissimo patrimonio. Le donne che ci hanno preceduto ci hanno lasciato una grande eredità e un grande compito, quello di capovolgere l'immagine sociale delle donne come vittime e soggetti deboli da proteggere. Quella della vittima non può essere la misura dello stare al mondo di una donna.
Naturalmente, abbiamo il dovere di difendere le vittime, ma per difenderle dobbiamo, invece, costruire un'immagine della donna che esca dal cliché della vittima. La violenza si sconfigge attraverso messaggi positivi e attraverso un'immagine diversa delle donne. Per molti limitarsi a parlare di vittime indifese è un modo per lasciare le cose come stanno. Questo è solo un punto di partenza: una vera politica in favore delle donne è un'altra cosa. Dobbiamo fare altro e dobbiamo farlo in fretta. Allora, chiudiamo in fretta questo capitolo e andiamo ad occuparci di come costruire una società anche a nostra misura, dove noi donne siamo a mani piene sulla scena pubblica, e non a mani vuote, come soggetti da risarcire.
La politica e la società hanno bisogno di quello che noi sappiamo dare. Caro Ministro, care colleghe, questo è il nostro compito in questo momento storico: è il compito della nostra generazione. Vi chiedo, quindi, uno sforzo, uno scarto, per poter incoraggiare le giovani donne con il racconto della grandezza delle altre donne, non con il racconto della violenza e dei soprusi subiti, non con lo stereotipato racconto delle nostre antiche debolezze. Alle nostre figlie non dobbiamo creare ripari, ma dare forza, perché di tanta forza, di coraggio e fierezza di sé avranno bisogno.
Dobbiamo formare generazioni di donne in grado di non essere più complici di uomini violenti. Potranno farlo solo con la forza e il coraggio di immaginarsi padrone delle proprie esistenze, non con la debolezza delle vittime. Solo così avremo assolto al compito della nostra generazione e sarà una società migliore per tutte e per tutti, perché una società dove le donne vivono bene è una società migliore per tutti. A mani piene, avremo contribuito anche noi a cambiare il mondo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rao. Ne ha facoltà.

ROBERTO RAO. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, nell'affrontare oggi la discussione sulle linee Pag. 9generali su questo provvedimento, mi preme sottolineare innanzitutto come l'Unione di Centro abbia valutato positivamente l'attenzione mostrata dal Ministro Carfagna e, in Commissione, da tutti i partiti trasversalmente, a cominciare dal presidente Bongiorno, in merito ad un fenomeno, quello delle molestie insistenti, in costante aumento, in relazione al quale l'ordinamento non è stato finora in grado di assicurare un presidio cautelare e sanzionatorio efficace.
Avremmo preferito anche noi, senz'altro, come ha ricordato l'onorevole Concia prima di me, l'adozione di un testo che unificasse le diverse proposte sul tappeto, piuttosto che assumere la proposta del Governo come testo base, ma apprezziamo anche il costruttivo confronto bipartisan avvenuto in Commissione. Ci auguriamo che anche le prossime iniziative, in particolare quelle attinenti alla riforma degli istituti e delle procedure relative all'amministrazione della giustizia, non seguano logiche blindate, ma possano essere interessate da una libera discussione parlamentare con i gruppi di opposizione, che hanno dimostrato in diverse occasioni di non saper dire solo «no», ma di saper dare il proprio contributo costruttivo, specie in tema di giustizia, senza pregiudizi.
Il nostro atteggiamento sarà, come sempre, disponibile alla collaborazione, non per subalternità verso il Governo, ma perché siamo consapevoli delle responsabilità che investono tutte le forze politiche, quando si tratta di realizzare riforme concrete, nell'esclusivo interesse dei cittadini, delle loro garanzie e della loro sicurezza. Il provvedimento sullo stalking è giustamente finalizzato a consentire di perseguire e reprimere comportamenti che, ancora oggi, non trovano nell'ordinamento penale rimedi adeguati e che, in quanto ripetuti nel tempo, si sostanziano in veri e propri accanimenti contro la persona e la sua libertà, comportamenti che in molti casi possono preludere ad altre e più gravi forme di aggressione.
Non dimentichiamo che gli atti di violenza, specialmente quelli di natura sessuale, spesso sono preceduti da atti persecutori, come quelli di cui qui discutiamo, che, a tutt'oggi, sfuggono ad ogni rimedio cautelare e sanzionatorio. In linea generale, lo stalking è un fenomeno psicologico e sociale, conosciuto anche come sindrome del molestatore assillante, che nella manifestazione dei suoi comportamenti è spinto da diverse motivazioni, quali il desiderio di avvicinare qualcuno dal quale si è attratti in maniera ossessiva, la voglia di riallacciare una relazione con un ex partner, il desiderio di vendetta per un abbandono o un torto subito, la conquista ad ogni costo e il tentativo assillante di iniziare una relazione sentimentale.
In ogni caso, per il molestatore l'altro, cioè la vittima, non è più soggetto capace di una propria libera determinazione di sé, ma diviene l'oggetto di desiderio e di attenzioni per ciò che rappresenta, vale a dire il mezzo attraverso cui placare le proprie pulsioni, i bisogni di riconoscimento e di attenzione.
La continua insistenza dello stalker e la sua capacità di penetrare nella vita privata della vittima, unitamente alla percezione dell'inefficacia degli strumenti legali di tutela a disposizione dell'ordinamento, provocano in quasi tutti i soggetti vessati un vero e proprio senso di impotenza, da cui possono scaturire gravissime conseguenze nell'equilibrio psicofisico della vittima e nella sua ordinaria vita sociale e di relazione.
Attualmente, le minacce e le molestie continue sono considerate penalmente rilevanti nel nostro ordinamento solo quando integrino la fattispecie prevista dall'articolo 660 del codice penale, norma che punisce la molestia o il disturbo alle persone.
Tuttavia, la molestia assillante non si ascrive all'interno di questo reato, fra l'altro a carattere contravvenzionale, e pertanto soggetto all'istituto dell'oblazione speciale ex articolo 162-bis del codice penale. È una fattispecie inidonea, a nostro giudizio, che, peraltro, non tiene conto delle moderne tecnologie di comunicazione, considerando esclusivamente il mezzo del telefono (per noi, forse, un po' superato; un mezzo, ma non l'unico Pag. 10mezzo) come strumento di molestia. Anche a questa integrazione sono finalizzati alcuni nostri emendamenti. Insufficienti, a nostro giudizio, sono anche le attuali previsioni di cui agli articoli 610 e 612 del codice penale, in materia, rispettivamente, di violenza privata e di minaccia.
La crescente rilevanza di continui episodi di persecuzioni e di molestie insistenti ai danni di soggetti deboli ha indotto, quindi, i legislatori di molti Paesi ad intervenire attraverso la definizione di una nuova apposita fattispecie di reato.
Dopo Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Irlanda, Spagna, Polonia e altri Stati che hanno introdotto emendamenti ai rispettivi codici penali, finalmente, anche in Italia, quando questa legge andrà in porto, si potrà perseguire con la dovuta severità questo fenomeno, considerando che ben oltre il 5 per cento degli omicidi nel nostro Paese è stato preceduto da atti di stalking.
È un dato sulla prevenzione su cui riflettere e su cui questo provvedimento ci consentirà, speriamo, di agire. Da una recente indagine ISTAT è emerso che il 48,8 per cento delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ad opera di un ex partner ha subito anche comportamenti persecutori. Questo è un dato preoccupante, che deve spingere noi tutti ad approvare questo provvedimento, che prevede una nuova e più grave fattispecie di reato ad hoc.
Dunque, e mi rivolgo al Ministro Carfagna, nella sua necessità e nella sua ispirazione il provvedimento al nostro esame è senz'altro condivisibile da parte del gruppo dell'Unione di Centro. Da parte nostra verranno solo proposte migliorative del testo licenziato in Commissione, indirizzate a determinare con maggiore nettezza la nuova fattispecie penale, a raccordarla con maggiore omogeneità ai principi generali dell'ordinamento e, quindi, a renderla più incisiva nelle finalità preventive e sanzionatorie che si prefigge.
In modo particolare, consapevoli del fatto che la legge che vorremmo contribuire ad approvare dovrà avere un'efficacia nella prevenzione - questo, ribadisco, è per noi un punto fondamentale - nell'accertamento dei fatti di reato, nella punizione del colpevole e nel sostegno alla vittima, riteniamo che si debba fare ancora qualche passo ulteriore nel rispetto del principio di tassatività della norma penale, circoscrivendo le condotte punibili ai fatti e agli atti puntualmente accertabili in sede giudiziaria.
D'altro canto, i principi di ragionevolezza e di proporzionalità impongono di temperare forse qualche eccesso, non certo sulla pena edittale prevista per gli autori riconosciuti responsabili del reato di stalking, quanto, piuttosto, sulla loro combinazione e valutazione congiunta con altri e più gravi fatti di reato.
Anche dal punto di vista processuale, l'esame dell'Aula potrebbe portare ad una più ponderata valutazione di alcuni elementi importanti, dalle forme della procedibilità all'alternatività tra ricorso giurisdizionale e rimedi extragiurisdizionali (comunque da valorizzare nell'ambito di un più generale disegno di riforma della giustizia che miri a riservare questa importante funzione ai fatti non altrimenti risolvibili), dalle modalità di escussione dei testi all'utilizzo delle intercettazioni, che - ci si consenta di sottolineare senza malizia - viene qui previsto in assoluta controtendenza rispetto agli indirizzi più volte espressi dal Governo e dal Presidente del Consiglio in primis.
Dunque, non mancano i punti da limare e da rivedere nel testo che la Commissione propone all'esame dell'Aula. Comunque, ribadendo il nostro favore all'iniziativa legislativa, ci auguriamo che l'Assemblea possa liberamente confrontarsi sulle proposte emendative che il nostro gruppo, come altri, ha avanzato e che ci riserviamo comunque di illustrare dettagliatamente nell'esame dei singoli articoli, quando, forse, l'Aula dedicherà più attenzione a questo provvedimento, per arrivare all'approvazione di un testo largamente condiviso, come è stato in Commissione, ed efficace nelle finalità.
Questo testo si propone di prevenire e rispondere ad una vera e propria piaga sociale del nostro tempo, che pesa così Pag. 11gravemente nell'esperienza di vita di tante persone, condizionandone la piena libertà di vita e di relazione.
Per questo, auspichiamo, ancora una volta, che, con il contributo di tutti, riusciremo a varare in breve tempo una legge ampiamente condivisa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Contento. Ne ha facoltà.

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, credo sia giusto ricordare da parte dell'opposizione che il lavoro che è stato fatto in Commissione ha un precedente riferito al disegno di legge della scorsa legislatura presentato dall'allora Ministro Pollastrini, ma credo che con altrettanta sincerità vada anche ricordato che quel provvedimento alla fine fu ritardato, e quindi non vide la luce, per una questione molto semplice: infatti, allora la maggioranza divisa volle affrontare, insieme alla questione riferita alle pratiche insistenti e alle molestie, anche un altro aspetto, quello della discriminazione sessuale, che finì per spaccare la maggioranza e per impedire che il nostro Paese avesse fin dalla scorsa legislatura un provvedimento importante, tanto atteso e tanto sollecitato anche da chi oggi vorrebbe imputare, almeno così sembra, al Ministro in carica di aver fatto quello che un Ministro doveva fare, cioè porre all'attenzione del Governo prima, e quindi delle Commissioni e delle Aule parlamentari, una questione che era stata purtroppo interrotta nella legislatura passata.
Credo quindi che sotto questo profilo, se possiamo dare atto alla scorsa legislatura di aver posto all'attenzione del dibattito politico l'argomento, dobbiamo con altrettanta onestà riconoscere che se quella possibilità, che allora purtroppo non vide la luce, oggi potrà raggiungere lo scopo tramite il voto delle Aule parlamentari, ciò è dovuto alla forza, alla coesione della maggioranza, che ha riproposto questo tema e che lo ha portato per la prima volta, oggi all'Aula di Montecitorio, domani - ci auguriamo tutti - al Senato.
Per quanto concerne l'aspetto relativo alla cultura, vorrei che si smettesse di ritenere «non cultura» il fatto che alcuni valori nel dibattito politico passino attraverso la codificazione legislativa e anche quella di carattere penale, perché forse la legislazione penale sotto il profilo del dibattito culturale rappresenta il momento più rilevante in cui la difesa della persona e i valori culturali che raffigurano questo rispetto si inverano attraverso il procedimento legislativo, e quindi attraverso il fatto di codificare quei valori che sono alla base della norma con l'approvazione di una legge. Quindi la cultura è anche dibattito penalistico, ed è anche approvazione di leggi di contenuto penale dove il riferimento valoriale pone in luce proprio il confronto politico che sta alla base.
Vi è un'impostazione diversa del provvedimento in esame rispetto alla scorsa legislatura: allora si era tentato di costruirlo come un reato di evento, mentre nel dibattito che c'è stato in Commissione lo abbiamo costruito come un reato di pericolo, in sostanza concreto, ma che vuole determinare facilmente l'individuazione di quei comportamenti che rientrano nella fattispecie e rimettere al giudice la valutazione più ancorata degli elementi oggettivi che la norma richiama, per permettere che non ci si trovi, poi, di fronte a uno scontro processuale sull'evento e sulla finalizzazione delle condotte che sono state poste in essere, ma che si possa con un giudizio pur sempre obiettivamente ancorato arrivare facilmente all'individuazione di esse, e quindi alla punizione nei confronti del colpevole.
Ciò non toglie che ci siano comunque delle questioni aperte, che possano essere oggetto (così come c'è stato un confronto aperto in sede di Commissione) di dibattito anche in Aula, per affinare ulteriormente il provvedimento al nostro esame. Una di queste è, ad esempio, la questione relativa al coniuge, che è stata oggetto di discussione in Commissione e che lascia, almeno personalmente a me, ancora qualche perplessità.
Vorrei ricordare a me stesso e all'Aula che esistono dei rimedi già previsti nel codice civile: gli ordini di protezione, ad esempio, sono dei provvedimenti che il Pag. 12magistrato civile può adottare, allorché ci si trovi di fronte a situazioni che meritano l'intervento del magistrato all'interno del rapporto coniugale. Sarei, quindi, più propenso a ritenere che il fatto di aver considerato un'aggravante non soltanto, come doverosamente poteva essere, il momento in cui il rapporto coniugale si è concluso attraverso la separazione e il divorzio, ma addirittura, con un'anticipazione, la situazione nel normale rapporto tra coniugi, sia secondo me una valutazione errata proprio sotto il profilo valoriale, che può tra l'altro finire per strumentalizzare l'esistenza di questo reato nei rapporti, ahimè purtroppo frequenti, che ci sono in quelle situazioni familiari, che rischiano di andare davanti al giudice penale per agevolare la propria posizione nei confronti di una situazione di fatto che porterà alla separazione o al divorzio.
Mi permetto quindi di ricordare che sotto questo profilo è stato presentato (credo non solo da me) un emendamento: mi rimetterò alla valutazione che il Governo vorrà fare, ma l'oggetto e lo scopo dei suddetti emendamenti è quello di riflettere, anche in questo passaggio parlamentare, su una questione che è, almeno a mio giudizio, tutt'altro che secondaria.
Un'ulteriore questione che, a mio avviso, deve essere affrontata ed è stata anche ben anticipata dalla collega Mussolini è quella relativa all'articolo 5 che, come ricorderete, impone alle forze dell'ordine, se richieste, di accompagnare la vittima presso le strutture ove operano i centri antiviolenza.
Ritengo che la pubblica amministrazione abbia sicuramente il dovere di informare la persona più debole che viene a trovarsi di fronte a tali situazioni, ma considero abbastanza paradossale immaginare una disposizione di legge che fa obbligo, su richiesta, di accompagnare la persona ai centri antiviolenza.
Mi permetto dunque di sottolineare come, forse, tale norma sia stata inserita con troppa fretta e non sufficientemente motivata. Il fatto eventualmente di sopprimere questa seconda parte nulla toglie all'importanza - che anche il Ministro ha sottolineato - di mettere in evidenza l'esistenza di questi centri e di fare in modo che essi possano concorrere alla valutazione e quindi anche al raggiungimento di quei valori che sono sottesi alla proposta di legge e ritengo che una correzione sia doverosa.
Un'ultima questione riguarda la fattispecie così com'è stata costruita. Il collega Rao ha già anticipato che il gruppo di cui fa parte porrà all'attenzione dell'Aula alcuni accorgimenti e alcune correzioni per porre la fattispecie al riparo da eventuali censure di indeterminatezza.
A mio giudizio c'è un aspetto - e mi avvio alla conclusione - che forse merita un'ulteriore riflessione, ed è quello relativo all'ultima parte dell'articolo 612-bis laddove viene delineata la condotta, quella cioè che si riferisce in sostanza all'idoneità delle molestie o delle minacce a costringere la persona offesa ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.
È evidente che il richiamo alle abitudini di vita è abbastanza intuitivo: uno era abituato appunto a comportarsi in un certo modo (pensiamo, ad esempio, alla madre che porta il bambino a scuola), ma improvvisamente è costretto a cambiare strada - o, peggio, a condurlo in un altro istituto - perché diversamente potrebbe essere oggetto di quelle minacce e di quelle molestie proprio in quanto il percorso è conosciuto e noto al molestatore. Sotto questo profilo la determinazione e la tassatività a mio giudizio non possono essere messe in discussione, ma la questione delle scelte è, signor Ministro, un po' più delicata, perché le scelte molto spesso rischiano di rimanere, sotto il profilo soggettivo, inespresse o a livello di semplici aspirazioni.
Ritengo che la norma costruita durante la scorsa legislatura nel dibattito in Commissione - che si concentrò proprio sulle abitudini di vita che sono, se mi permette, anche l'estrinsecazione oggettiva della scelta - risulti più al sicuro sotto il profilo della tassatività.
In questo senso ho presentato un emendamento (ma probabilmente ve ne saranno altri) che, signor Ministro, mi Pag. 13sembrava corretto - in quell'usuale confronto parlamentare che anche la maggioranza intende svolgere, proprio perché l'obiettivo che vogliamo raggiungere è il frutto di una collaborazione - porre alla sua attenzione per un'ultima disamina, visto che ormai pochi giorni (o meglio, speriamo, poche ore) ci separano dalla votazione finale su questo provvedimento, che è stato tanto auspicato ma che riteniamo non debba essere utilizzato come un'arma.
Non si tratta di difendere semplicemente le donne, bensì di stabilire un principio che vale per tutti, che è il rispetto della persona: le enfasi retoriche mal si addicono alle disposizioni penali, perché molto spesso il legislatore penale che si lasciasse tentare soltanto dalla retorica finirebbe per rendere un pessimo servigio ai valori che vuole difendere (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Codurelli. Ne ha facoltà.

LUCIA CODURELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il PD auspica di varare una legge condivisa che sia veramente efficace nei confronti del fenomeno delle violenze e delle minacce insistenti.
Grazie al buon lavoro svolto in Commissione, che ha ripreso tanta parte del lavoro svolto nella precedente legislatura, il testo oggi al nostro esame risulta fortemente modificato rispetto alla versione iniziale del Governo.
Sono state accolte molte nostre proposte - come ha affermato in precedenza anche la collega - contenute in molteplici disegni di legge, fra questi anche uno di cui sono prima firmataria. Tutto questo ha migliorato sostanzialmente la portata del provvedimento. Varare una legge in modo condiviso, rappresenta certamente un dato positivo per il Parlamento, sempre che, poi, non succeda quanto è avvenuto con riferimento alla legge contro le cosiddette dimissioni in bianco, votata da tutti noi, da voi subito rinnegata e cancellata, senza un minimo di rispetto per le donne, lasciate nuovamente sole. Un esempio assolutamente non edificante. In questo modo, le istituzioni perdono credibilità e il centrodestra ne è responsabile.
Riuscire a condividere una norma anti stalking è decisamente importante, perché consente di definire, per la prima volta, una nuova fattispecie di reato, come è già avvenuto in Paesi con una lunga tradizione di difesa dei diritti della persona. Per questo motivo, siamo consapevoli - ed io per prima, pur essendo firmataria della proposta di legge in oggetto - che una questione di tale complessità non può essere risolta solo riconoscendo allo stalking uno status penalmente rilevante. È necessario lavorare tanto, anche sul piano culturale e della prevenzione che, in buona sostanza, significa aumentare i fondi per politiche mirate, e non, invece, tagliarli.
I legislatori (noi tutti lo siamo) devono avere la piena consapevolezza che questo fenomeno ha una vasta estensione e che, dietro ogni storia, vi sono disagi comportamentali e relazionali dolorosi, che incidono in profondità sul vissuto di una donna. Così posta, la repressione dello stalking presuppone che vi siano a disposizione della donna gli aiuti necessari, che richiedono continuità e sistematicità, altrimenti si scade nel provvedimento spot e nell'intervento una tantum, che possono anche rendere poco efficaci le progettualità dei protocolli di intesa sottoscritti anche in questi giorni. Con tali protocolli sembra che inizi tutto da capo.
Quando in precedenza ho fatto riferimento al lavoro messo in campo (lo citerò anche in seguito), imploro che si parta da lì, dal lavoro che è stato fatto, e che non si perda tempo, perché le donne e le tante vittime aspettano concretezza, serietà e sostegno da parte delle istituzioni. Giuliano Amato, quando era Ministro dell'interno, stupì il mondo politico con una «dichiarazione bomba»: ogni anno, in Italia, un milione e duecentomila donne sono vittime di violenza. Egli affermò che quelli contro le donne sono delitti gravi, più preoccupanti di quelli commessi dalla criminalità organizzata. Nel primo trimestre Pag. 14del 2008, vi sono stati ben 110 omicidi e 292 tentati omicidi, cinque preterintenzionali, quasi diciannovemila lesioni dolose, percosse, minacce e oltre venticinquemila violenze sessuali. Si tratta di denunce, ma sappiamo che non tutte le donne denunciano i fatti, tante sono quelle che non arrivano a farlo. Negli ultimi dodici mesi - è già stato citato prima del mio intervento - il numero delle donne vittime di violenza ammonta ad un milione e centocinquantamila: il 5 per cento delle donne subiscono violenza.
Questi numeri impressionanti non sono qualcosa di astratto ma, purtroppo, trovano conferma anche nelle nostre province, compresa quella da cui provengo, che è collocata nel nord. Non si tratta, certo, di una provincia segnata dal degrado socioeconomico, anzi, si distingue per un livello economico, sociale e culturale medio alto.
A fine anno, un settimanale della mia provincia, La Gazzetta di Lecco, non a caso diretto da una donna, ha presentato i dati relativi alla sicurezza nel 2008. È curioso rilevare, che i reati così di frequente enfatizzati dalla Lega Nord, non hanno avuto la rilevanza tanto sbandierata, ma il primato negativo è stato quello della violenza - in aumento esponenziale - su donne e bambini, anche attraverso omicidi. Dati veramente allarmanti, altro che caccia alle streghe! Mi domando se il Ministro dell'interno Maroni abbia analizzato questi dati, oppure no.
La punta dell'iceberg delle violenze compiute in Italia contro le donne è emersa, in tutta la sua gravità, nel febbraio 2007, quando l'ISTAT pubblicò una ricerca sconvolgente, durata quasi cinque anni e condotta su un campione di venticinquemila donne.
Sinora in Italia lo Stato ha sempre scelto di limitare il proprio intervento nell'ambito familiare e spesso - forse soprattutto in passato (lo spero), a seguito di questo provvedimento che ci accingiamo ad approvare - davanti alle denunce delle mogli e delle tante donne picchiate, il pubblico ufficiale assumeva un ruolo paterno, piuttosto che quello di tutore della legge. Purtroppo, in tanti casi, il mancato intervento ha provocato molte e molte vittime che avrebbero potuto essere salvate. Per questo motivo, condanno quanto è avvenuto al Senato in occasione dell'esame del decreto-legge sulla sicurezza, nel quale è stato inserito di tutto e di più, ma nulla riguardo alle proposte che avrebbero trovato una immediata applicazione verso questo reato, alle quali si è risposto con un «no» secco: per questo reato non è stato fatto nulla.
Mi viene spontaneo chiedere: questa maggioranza fa sul serio oggi in merito a questo provvedimento? Per questo Governo il disegno di legge in esame è solo una foglia di fico, oppure intende impegnarsi seriamente, al di là degli spot? Scusate, ma sono domande legittime, visto il significato che attribuisce alla sicurezza pubblica questa maggioranza che, di fatto, non giudica la fattispecie in esame come emergenza e che ancora considera la violenza come un fatto privato.
Per i dati in nostro possesso e appena richiamati, personalmente ritengo che occorra urgentemente superare questa idea e il Ministro dovrà spiegarmi per quale motivo, a vostro avviso, non è ancora stato raggiunto il livello di guardia. Sono solo gli extracomunitari i nemici da combattere? Personalmente la ritengo una grave miopia culturale e politica. In una società nella quale si sono allentate le regole sono sempre i più deboli a rimetterci, quindi - purtroppo - le donne.
Così posta, la repressione dello stalking presuppone che vi siano, a sostegno della donna, gli aiuti necessari che hanno bisogno di continuità e sistematicità, altrimenti si scade nel provvedimento spot e nell'intervento una tantum che possono anche rendere poco efficaci le progettualità e i protocolli d'intesa sottoscritti in molte province. Purtroppo, la ricca regione Lombardia non ha ancora fatto nulla in tal senso, mentre la mia provincia sì e gliene sono grata. Ovviamente, si tratta di una questione di tale complessità - ne siamo consapevoli - che non può essere risolta soltanto riconoscendo allo stalking lo stato di fatto penalmente rilevante, seppure importante.Pag. 15 Si tratta di un provvedimento urgente da approvare, ma occorre fare tanto sul piano culturale della prevenzione che, in buona sostanza, significa aumentare i fondi per politiche mirate e non tagliare, come è invece avvenuto con questo Governo immediatamente dopo il suo insediamento, a partire dall'emanazione del decreto-legge n. 112 del 2008.
Per la prima volta nella storia del nostro Paese il Governo Prodi, grazie alle nostre Ministre, aveva avviato un programma di azione mirato ad una campagna di informazione, di formazione, di istituzione di numeri verdi pubblici e di un sistema di monitoraggio nazionale aggiornato, così come di un osservatorio e di un forum presso il Ministero delle pari opportunità, con la partecipazione di tutti i Ministeri interessati (interno, scuola, giustizia, sanità e lavoro) e di esponenti della Conferenza Stato-regioni. Tutto ciò si sarebbe realizzato anche attraverso le risorse distribuite, che oggi sono venute meno: un Fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2008, 20 milioni per il 2009, 40 milioni per il 2010 e 60 milioni per il 2011. Assistiamo ora a gravi ritardi e inadempienze e alla cancellazione di progetti avviati, nonostante la sollecitazione che ci giunge dall'Europa alla quale si sono già uniformati molti Governi.
Non vorrei, cara Ministra, che cominciasse a farsi largo il proposito che questo cambiamento economico significhi anche il ritorno della donna tra le pareti domestiche, intese come recinto in cui confinare di nuovo il processo di emancipazione e di autodeterminazione, intese come limite al diritto all'istruzione, al lavoro, alla gestione del proprio tempo e, quindi, come condizione di minore conflitto fra i sessi. Sarebbe una pia illusione, perché la storia si può manipolare e negare, ma non cancellare dalla memoria e dal vissuto delle persone.
I colleghi mi capiranno se mi permetto di sottolineare con forza tutto questo, perché se finalmente le Camere approveranno - spero al più presto - questo disegno di legge, per la sottoscritta la soddisfazione sarà ancora più grande, non solo per il raggiungimento di un obiettivo politico di civiltà, ma perché per me rappresenta l'assolvimento di un impegno che avevo assunto con il mio territorio.
Infatti, già avevo presentato, nella passata legislatura, una proposta di legge sul tema e sono firmataria di una delle proposte di legge abbinate al disegno di legge in esame, perché ho vissuto molto da vicino la storia di Irene Riva, che ha impiegato ben dieci anni per vedersi riconoscere dalla magistratura un'azione di stalking di cui è stata vittima. Irene Riva, presidente della commissione per le pari opportunità della provincia di Lecco, è stata l'artefice e la promotrice, anticipando di molto i tempi, di questo percorso iniziato nel 1998, che ora può trovare il giusto compimento nella sua forma più alta. L'esperienza che Irene Riva ha vissuto (e noi tutte con lei) ci ha fatto capire che un provvedimento legislativo è tanto più efficace quanto più è in grado di cogliere la complessità della questione normativa. Prevenire e reprimere il reato dello stalking, garantire la sicurezza della vittima, trovarle una casa e un lavoro, sostenerla nella cura dei bambini, assisterla nei percorsi processuali (che rappresenta un problema grosso per le vittime), ricostruire una rete di relazioni positive, prevedere percorsi di recupero dell'autore del reato affinché non lo reiteri, eccetera.
Certo, avremmo preferito un testo in grado di affrontare con uno sguardo più articolato questo tema, come Irene aveva proposto nel contempo. Tuttavia, ritengo che approvare la legge anti-stalking sia un atto importante e non più rinviabile, non più assolutamente procrastinabile. Riempire il vuoto legislativo è urgente, perché è solo in virtù di questa legge che potremmo fornire un quadro di riferimento forte a quei progetti che, nei territori, si stanno attuando ma aspettano i finanziamenti, come, ad esempio, il protocollo firmato proprio in provincia di Lecco a novembre scorso.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

Pag. 16

LUCIA CODURELLI. Insisto tanto sui tagli relativi agli aspetti culturali: al riguardo, particolarmente significativo è il recente intervento - sto per concludere, signor Presidente - di Lidia Ravera, che afferma che una televisione che lascia spazio solo al corpo e quasi mai all'intelligenza femminile è un modello ossessivo e martellante, in grado di influenzare tanto gli uomini quanto le donne stesse. Quando da soggetto d'amore la donna torna ad essere semplice oggetto di desiderio, è implicito che non le venga riconosciuta pari dignità. Se pensa al corpo femminile come un oggetto disponibile, che è lì solo per essere preso, l'uomo non è più in grado di accettarne il rifiuto. In virtù di tale riflessione occorre lavorare su entrambi i fronti.

PRESIDENTE. Deve concludere.

LUCIA CODURELLI. Concludo, Signor Presidente. Rispetto all'introduzione del reato dello stalking il Paese farà un passo in avanti e colmerà l'intollerabile vuoto dell'ordinamento penale che, allo stato attuale, non ha una normativa.
Con questo disegno di legge, un percorso, un vuoto legislativo è colmato ma nel contempo, con coerenza, occorre dare aiuto concreto alle vittime, attraverso il ripristino dei finanziamenti stanziati dal precedente Governo Prodi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevole Ministra, onorevoli colleghi, quando una legislatura si chiudere in modo traumatico, come è avvenuto per quella passata, molte sono le cose incompiute, le buone occasioni mancate e le possibilità gettate dalla finestra. Sarebbe bene tenere la contabilità degli effetti collaterali dell'eutanasia di una legislatura, anche per disegnare l'agenda degli impegni della nuova, utilizzando quei piccolissime percorsi che una non diffusa pratica del riconoscimento delle priorità (oggi si dice «bipartisan») può lasciare dischiudersi.
Tra le priorità delle priorità, non c'è dubbio che ci fosse, alla scadenza della XV legislatura, l'impegno a concludere il lavoro che la Commissione giustizia della Camera dei deputati aveva compiuto sullo stalking, provvedimento che sarebbe approdato in Aula (c'è, come sempre, una nascosta intelligenza delle date) il 28 gennaio del 2008.
Che cosa sia lo stalking, la molestia insistente, malevola, il gesto arrogante di affermazioni quasi proprietaria del maschio sulla donna (ma, secondo le statistiche, c'è anche un 15 per cento che si muove al contrario, con l'uomo come parte lesa) è raccontato dalle cronache drammatiche dei nostri giorni. Si può dire che quasi tutti gli episodi di violenza subiti dalle donne abbiano ad origine una storia di molestie insistenti ed almeno la metà degli stupri ha un triste prologo in questo comportamento.
Chi è il molestatore, lo stalker (in inglese)? In genere è l'ex: l'ex marito, l'ex convivente, l'ex fidanzato, figura maschile che ritiene di aver impresso, una volta per tutte, il proprio marchio proprietario sulla donna, marchio destinato ad una indelebilità che travalica anche la fine del rapporto. Con il gesto di molestia l'ex riafferma dunque la sua egemonia sulla donna negandole ogni autonomia vitale.
Naturalmente esistono anche tipologie di stalker la cui maniacalità si atteggia variamente: così il disturbato mentale che ha voluto interpretare un semplice gesto di cortesia della donna da lui sognata come un messaggio di disponibilità; per lui la presa di coscienza della verità diventa spesso occasione di dolore e di reazioni spropositate. Sono, però, stalker anche gli autori degli appostamenti sotto casa, delle telefonate assillanti negli orari più impensati, delle e-mail più indesiderate. Parrebbe, peraltro, in pericoloso aumento, il numero dei casi di minacce, intimidazioni, molestie e persecuzioni attuate attraverso Internet, sia con le e-mail sia con le chat.
Il fenomeno è più diffuso di quanto non si immagini e non solo rappresenta - è stato ricordato anche oggi - l'anticamera più frequente del reato di violenza sessuale,Pag. 17 ma è anche motivo rilevantissimo di gesti omicidi. È stato calcolato che almeno il 10 per cento degli omicidi compiuti nel nostro Paese ha all'origine un atteggiamento di molestia sessuale insistente.
L'ordinamento italiano punisce l'omicidio, punisce la violenza sessuale, la violenza privata, ma non ha strumenti per contrastare lo stalking. La Commissione giustizia della Camera nella passata legislatura aveva adottato un testo normativo molto efficace per prevenire e contrastare il fenomeno, attraverso la previsione, tra l'altro, di un meccanismo di diffida nei confronti degli autori di condotte moleste. In altri termini, lo stalker non avrebbe potuto avvicinare la vittima per nessuna ragione e se lo avesse fatto sarebbero scattate pesanti sanzioni nei suoi confronti, fino all'arresto: insomma una buona norma, peraltro condivisa da destra e da sinistra.
Giungiamo ad un nuovo testo che in larga misura recupera gli esiti del dibattito della passata legislatura e bisogna dare atto alla Ministra e alla Commissione giustizia di aver impresso un impulso decisivo per portare a compimento un processo di normazione che realizza, al tempo stesso, un gesto di risarcimento nei confronti delle donne ed una condizione di civiltà che discende direttamente dall'articolo 2 della Costituzione.
L'onorevole Palomba ha puntualmente analizzato punti di forza e anche aspetti di fragilità di questo provvedimento da un punto di vista tecnico e non ritornerò sugli stessi temi. Dichiaro tuttavia la mia personale adesione, ma anche quella del mio gruppo, ad un provvedimento tanto atteso cui ha concorso anche la mia proposta, esito del complesso lavoro della passata legislatura e che afferma in quest'Aula un principio di condivisione che non viene solcato dalle divisioni ideologiche. Questo è un fatto positivo, un gesto politico carico di significato che spero riesca a fare da esempio per il prossimo tempo della legislatura.
Certo, esistono questioni ancora aperte e l'impianto scelto è quello del reato di pericolo, con tutte le delicate questioni interpretative legate a questa condizione, ed esiste anche la necessità di evitare interventi - parziali ed insufficienti - paralleli al provvedimento.
Mi permetta la Ministra di far notare che nei giorni scorsi abbiamo appreso dai media che la Ministra per le pari opportunità e il Ministro della difesa hanno firmato un protocollo di intesa con il comandante dell'Arma dei carabinieri per contrastare il fenomeno. Tale protocollo prevedrebbe l'impiego di undici persone, tra uomini e donne, della benemerita istituzione. È un modo - si legge nel comunicato - per assicurare alle vittime che lo Stato è presente ed è dalla loro parte.
Con tutto il rispetto e con tutta la migliore disposizione a considerare i gesti di buona volontà della Ministra Carfagna, ma davvero si pensa che un modesto impiego di una decina di unità di personale specializzato possa riuscire a fare qualcosa che abbia un minimo di significato in questo drammatico settore, ove le statistiche affastellano dati impressionanti e producono, comunque, numeri neutri e sempre scarsamente significativi rispetto alla muta narrazione del dolore di tante donne? Si tratta di numeri. Basti pensare solo a questo dato: poco meno del 20 per cento delle donne che si sono separate da un partner dichiara di aver subito forme di stalking al momento della separazione o subito dopo. Parliamo, allora, di 400 mila donne in Italia.
Sarà importante dunque - mi avvio alla conclusione - approvare interventi che rendano possibili davvero i necessari sostegni ad una politica seria di prevenzione, fondamentale risorsa per contenere il fenomeno dello stalking. Ma di questo spero avremo tempo e modo di discutere.
Oggi non è tempo di divisioni, ma di condivisione. Come cittadino, come legislatore, come autore di una proposta di legge abbinata alle altre in esame, in questa giornata di discussione del provvedimento finale, come - mi si permetta - vecchio presidente della Commissione giustizia nella passata legislatura, non posso non salutare il grande gesto politico e il Pag. 18grande significato politico che l'approvazione di questo provvedimento avrà nel Paese e, quindi, dichiarare la mia disponibilità, e quella del mio gruppo, a concorrere affinché questo gesto si compia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Melis. Ne ha facoltà.

GUIDO MELIS. Signor Presidente, signora Ministro, signor sottosegretario, anch'io considero la discussione che si apre oggi un fatto di grande rilevanza tale da potere essere, a buon diritto, annoverato tra le pagine più significative della storia parlamentare italiana, almeno di quella più recente.
Con la legge che ci apprestiamo a varare, della quale le diamo atto, signora Ministro Carfagna, ma che il Partito Democratico ha per la sua parte fortemente auspicato e tenacemente voluto, si pone finalmente riparo a un vuoto normativo grave, ponendo il nostro Paese tra quelli che per primi hanno saputo ravvisare la gravità di un reato odioso e specifico dalle conseguenze sociali rilevantissime e dolorosissime.
Consentite anche a me di ricordare, signor Presidente, come hanno fatto altri, come il tema fosse stato però già posto, e molto efficacemente, fin dalla scorsa legislatura. Inoltre, vorrei anche rammentare sinteticamente come il Partito Democratico e le forze politiche che di questo partito oggi fanno parte avessero già concorso, allora e in modo decisivo, a compiere quel primo tratto di strada. In particolare, ricordo che sul finire della precedente legislatura, appunto, era stato approvato in Commissione giustizia, a larga maggioranza, un provvedimento che disciplinava tanto lo stalking quanto l'omofobia. A nostro avviso, si trattava di un testo molto equilibrato, che giustamente affrontava insieme, sulla base della stessa impostazione concettuale, casi di molestia sessuale tra di loro non distinguibili.
Anche in questa legislatura abbiamo proposto in Commissione giustizia che si potesse ripartire proprio da qui (da quel progetto o, comunque, da quella impostazione) per approvare un provvedimento condiviso, a tutela dei soggetti più deboli. Ebbene, abbiamo dovuto prendere atto - questo è un motivo di rammarico che voglio qui rappresentare anch'io, pur nel giudizio generalmente positivo sul testo che oggi discutiamo - di un'immotivata chiusura della maggioranza su quel tema, ossia la tutela di coloro che subiscono violenza propriamente in ragione dell'odio verso la loro condizione di omosessuali, che non avrebbe dovuto o non dovrebbe, a mio avviso, giustificare alcuna divisione.
Rivendichiamo dunque, signor Presidente, la nostra parte nella battaglia per introdurre nell'ordinamento e sanzionare adeguatamente il reato di stalking. Abbiamo riscontrato, nel dibattito svolto nella Commissione giustizia a partire dall'estate scorsa, che su un tema tanto importante e delicato, così strettamente intrecciato alla difesa dei diritti dei cittadini e, in particolare, delle donne, è stato possibile realizzare tra maggioranza e opposizione, pur nel rispetto dei ruoli reciproci, un'ampia convergenza politica, tanto ampia da indurre, a un certo punto dei lavori, la presidente della Commissione, la collega Bongiorno, a costituire un Comitato ristretto allo scopo di realizzare, a partire dalle varie proposte presentate dai diversi gruppi politici, un unico testo base sul quale poi elaborare la proposta finale da sottoporre all'Aula.
Fu questa una decisione saggia, accolta con soddisfazione dal Partito Democratico e figlia di un clima nel quale le pur esistenti diversità di accento avrebbero certamente trovato proficuamente sintesi nel confronto e nel lavoro comune. Anche qui ci rammarichiamo - lo dico ai colleghi della maggioranza e, in particolare a quelli che siedono nella Commissione giustizia - che con un atto improvviso, del quale non ci avete saputo spiegare la vera ragione e che nessuna ragione in effetti trovava nel dibattito precedentemente svoltosi in Commissione, abbiate voluto cancellare quel Comitato ristretto per adottare, con decisione Pag. 19unilaterale, il testo presentato dal Ministro quale testo base dell'elaborazione della proposta.
Dico questo - e qui chiudo subito questo breve passaggio polemico - per sottolineare come, a fronte di un atteggiamento responsabile dell'opposizione, e specificamente del Partito Democratico, sia stato ancora una volta difficile, per non dire impossibile, intendersi sulle cose e ciò per l'esclusiva ragione che qualcuno preferisce porre il timbro del Governo su qualche provvedimento in più piuttosto che legiferare, laddove è possibile, nel confronto e nell'accordo con il Parlamento, ascoltando l'opposizione e condividendone le ragioni quando sono condivisibili.
È stato un piccolo atto di arroganza, da dittatura della maggioranza - piccolo rispetto a quelli cui abbiamo assistito molte altre volte in altre occasioni in quest'Aula con ripetuti voti di fiducia e chiusure preconcette a discutere -, piccolo ma tuttavia significativo. Questa del resto - e qui davvero termino sul punto - è questione più vasta che investe il vostro modo di stare in Parlamento e il vostro modo di legiferare.
Torno dunque al disegno di legge. Nel nostro Paese, secondo l'Osservatorio nazionale stalking, almeno una volta nella vita - è stato ricordato anche da altri - il 20 per cento della popolazione, in maggioranza donne, subisce molestie sessuali assillanti. I comportamenti riscontrabili con maggior frequenza, spesso associati tra loro in modalità mista, sono i seguenti (li traggo da una statistica): invio di lettere e fiori in forma espressa o anonima, telefonate insistenti anonime o non anonime, mail indesiderate, pedinamenti, sorveglianza assidua sotto casa, danni alla proprietà, violazione di domicilio, visite o irruzioni sul luogo di studio o di lavoro, appostamenti vari, minacce, violenza a terzi, violenza fisica di diversa entità, violenza sessuale, tentato omicidio, omicidio, omicidio di un familiare, omicidio-suicidio.
Spesso queste molestie - forse la parola: «molestie», visto l'elenco che ho fatto, è inadeguata - si presentano associate tra loro e spesso si protraggono per lungo tempo in un crescendo di intrusioni nella vita privata della vittima che provoca in essa stati gravi di ansia, sofferenze psicologiche più o meno accentuate, veri e propri stati depressivi difficili da curare. Talvolta comportano conseguenze materiali consistenti come la necessità di abbandonare il posto di lavoro, di cambiare residenza, di cambiare città, di modificare sensibilmente le proprie abitudini di vita e persino di cambiare o coprire il numero telefonico (disagio che viene patito e che ha anche la sua importanza), che spesso incidono in modo irreparabile sulla personalità della vittima.
In alcuni casi, statisticamente non irrilevanti, si risolvono in esplosioni di violenza brutale, lesioni gravi e perfino appunto, come ho detto, in suicidio-omicidio. In Italia l'86 per cento delle vittime dello stalking sono donne ed hanno un'età compresa più frequentemente tra i diciotto e i ventiquattro anni (il 20 per cento), tra i trentacinque e i quarantaquattro anni (il 6,8 per cento) e dai cinquantacinque anni in poi una percentuale minore (l'1,2 per cento).
La maggioranza dei comportamenti assillanti vengono messi in atto da partner o ex partner - è stato ricordato - di sesso maschile. In Italia il 70 per cento degli stalker è uomo, con un'età compresa tra i diciotto e i venticinque anni (per il 55 per cento dei casi); l'abbandono e l'amore respinto è la causa più frequente e per gli stalker con età superiore ai 55 anni prevale la causa della separazione o del divorzio in atto.
A differenza di quanto accade negli Stati Uniti (dove dal 1994 esiste in tutti gli Stati dell'Unione una specifica legge sullo stalking), nel Regno Unito (dove nel 1997 è stato adottato un importante Protection from Harassment Act), nel Canada (dove pure è stato introdotto il delitto di molestia criminale) e in qualche altro Paese prevalentemente di lingua anglosassone, in Italia si poteva contare sino ad ora solo sulla debole tutela offerta dall'articolo 660 del codice penale, cioè su una fattispecie Pag. 20genericamente riferita ai casi di molestia o disturbo della persona. Come è noto, il reato di molestia non era nel nostro codice penale considerato come delitto, ma come semplice contravvenzione. Ciò comportava che, nella normativa vigente, la vittima della violenza non trovava in pratica alcuna tutela nella fase, spesso molto lunga e persistente, oltre che dolorosa, che costituisce il periodo preparatorio della violenza stessa, neanche di fronte al ripetuto protrarsi di atti che spesso lasciano presagire facilmente questa violenza.
Vorrei insistere su questo punto, perché mi pare cruciale. Il reato di cui stiamo parlando ha questa caratteristica tipica: il suo protrarsi nel tempo, il suo configurarsi come una lunga attività istruttoria, che può portare poi all'atto di violenza finale. È, dunque, fondamentale la tempistica: intervenire prima in chiave di prevenzione, interrompendo la catena delle molestie sin dal suo nascere e impedendo questa escalation che, quando si realizza incontrastata, ha l'effetto di confermare lo stalker nei suoi intenti, dandogli una sorta di sensazione di potere illimitato nei confronti della sua vittima e di provocare nella vittima al tempo stesso un crescendo di stati ansiosi e depressivi via via più pericolosi, che ne indeboliscono le resistenze alle pressioni ricevute e la fanno entrare - per così dire - in un tunnel psicologico sovente senza ritorno nel quale il rapporto con il persecutore sovrasta qualunque altro aspetto o momento della propria intimità privata, occupa tutta la sfera delle emozioni e dei sentimenti, diventa un assillo fisso e insopportabile che domina l'intera giornata della vittima.
Non esiste ancora, attualmente, in base alla legislazione vigente che ci accingiamo fortunatamente a modificare, la possibilità concreta di chi è vittima di difendersi nei momenti anteriori, per così dire preparatori, alla violenza finale. Sono frequenti, invece, basta scorrere le cronache, i casi di violenza anche gravissime, perfino di omicidi, preceduti da lunghe viae crucis nelle quali, anche ripetuti atti formali di denuncia da parte della vittima, risultano praticamente rimasti - per difetto dalla legislazione vigente e anche per una certa sordità delle autorità - senza adeguata risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Melis, dovrebbe concludere.

GUIDO MELIS. Basterebbero queste considerazioni per dire l'enorme rilevanza che ha l'introduzione dello stalking nell'ambito della nostra legislazione penale, ma c'è un punto in particolare che voglio sottolineare e che riguarda sostanzialmente - si potrebbe dire - come si amministrerà questa legge e cioè come l'autorità di pubblica sicurezza a tutti i livelli attraverso uno sviluppo della propria peculiare sensibilità professionale sarà in grado di realizzare i fini di questa legge. Si tratta di un punto molto particolare. Credo che dovremo insistere sul tema della formazione del personale che sarà chiamato ad applicare queste nuove norme. Occorre sotto questo profilo fare molto nelle scuole di polizia, nei percorsi formativi dei militari dell'Arma e anche, forse, nella Scuola superiore dell'amministrazione e dell'interno, che prepara il personale di prefettura.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Melis...

GUIDO MELIS. Occorre - vorrei dirlo al Governo - che la cultura della repressione dello stalking cessi di appartenere ad una nicchia e diventi patrimonio di tutta l'amministrazione italiana. Questo messaggio al Governo, che spero venga raccolto, penso che possa realizzare le finalità giuste, nobili e importanti che abbiamo scritto in questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Melis, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.Pag. 21
È iscritta a parlare l'onorevole Lorenzin. Ne ha facoltà.

BEATRICE LORENZIN. Signor Presidente, onorevole colleghi, molte volte nel corso del dibattito di quest'Aula, negli ultimi tempi, ma anche nel passato, abbiamo sentito dire, in merito ai provvedimenti che venivano presi in esame, che ci trovavamo di fronte a provvedimenti di natura storica ed epocali per il nostro Paese. Molto spesso queste parole fanno più riferimento alla retorica che alla pratica, ma non è questa sicuramente la situazione di oggi.
Il tema che ci troviamo ad affrontare, cioè l'individuazione di una nuova fattispecie di reato quale lo stalking, è in realtà l'introduzione di una norma di portata veramente storica nel nostro Paese. Si tratta di un provvedimento che sancisce un cambiamento nel costume e nei mores dell'Italia ed è un provvedimento che non a caso arriva a poco più di un decennio dalla trasformazione, nel 1996, del reato di violenza sessuale come un crimine non più contro la morale, ma contro la persona.
Sono passati pochissimi anni, eppure sembra essersi consumata un'epoca nella storia dei diritti per la tutela e per la dignità delle donne nel nostro Paese. Proprio per questo, onorevoli colleghi e soprattutto colleghe dell'opposizione, ho accolto con stupore alcuni degli interventi che sono stati svolti in quest'Aula. Vedete colleghe, non siamo di fronte ad una gara a chi arriva prima nel portare a casa una battaglia per la dignità delle donne nel nostro Paese. Mi aspettavo qui di sentire un applauso condiviso per il raggiungimento di questo obiettivo, così tanto voluto dalle donne dentro e fuori questo Parlamento. Ogni singola conquista per l'uguaglianza sostanziale, e non solo formale, delle donne nel nostro Paese è stata raggiunta con la partecipazione di tutte le donne e le conquiste sono arrivate quando si è stati capaci di superare le fazioni, le ideologie, le facili questioni di parte della quotidianità politica del nostro Paese, per avere una visione più ampia e di grande respiro, come si aspettano le donne che non sono qui dentro ma che vogliono essere rappresentate da noi.
Per questo forse ho accolto e ascoltato con maggiore piacere gli interventi dei colleghi maschi dell'opposizione, che hanno dimostrato maggiore sensibilità delle colleghe donne. Questo sarà forse un motivo di riflessione nei prossimi giorni anche all'interno del dibattito tra di noi, questa è una considerazione puramente politica. È vero, questa è stata una battaglia fortemente voluta da tutte, ma bisogna rendere atto al Governo e al Ministro Carfagna che l'hanno posta come una priorità della loro azione politica. In pochi mesi, rispettando il dibattito di questo Parlamento e della Commissione, siamo riusciti a portare a casa un provvedimento che rappresenta una conquista per tutte le donne del nostro Paese, non soltanto per quelle del centrodestra.
Oggi è stato affrontato in modo puntuale l'esame di questo provvedimento. Cos'è lo stalking, cosa sono le persecuzioni? Non è che prima nel codice penale non ci fossero delle norme a cui ci si potesse riferire, ma non c'era un unicum. Mancando una fattispecie di reato la donna, di fatto, pur avendo a disposizione alcune norme di riferimento, non aveva concretamente e attualmente la possibilità di essere difesa. Oggi sono stati dati alcuni numeri sul fenomeno dello stalking. Dalle indagini ISTAT del 2006 sappiamo che sono due milioni e settantasettemila le donne coinvolte nel nostro Paese, due milioni e settantasettemila! Un dato veramente allarmante, che ci dice qualche cosa di più: ci dice che non dobbiamo essere attenti soltanto all'epifenomeno dello stalking, vale a dire a quegli atti che possiamo definire tragici e drammatici e che per fortuna riguardano una minoranza, quando lo stalking finisce nella violenza fisica, nella violenza sessuale e addirittura nell'omicidio. Dobbiamo invece capire che oggi si sancisce invece un vero e proprio processo culturale del nostro Paese: si dice finalmente che sono inaccettabili e ingiustificabili quegli atti persecutori che erano in qualche modo accettatiPag. 22 dalla nostra cultura corrente, altrimenti non avremmo avuto un dato così grande come quello di due milioni e settantasettemila donne perseguitate.
Questo è l'elemento culturale importante: finalmente la donna non è più sola di fronte ad azioni che essa stessa, nel suo contesto culturale di appartenenza, poteva essere portata a pensare e a subire come accettabili, come inevitabili, per la condizione stessa di essere donna e di essere spesso oggetto di attenzioni non volute. Noi sappiamo bene qual è la tipologia tipica dello stalker: sempre più spesso è un ex compagno, un ex fidanzato, un ammiratore rifiutato, e nella cultura dominante del nostro Paese il rifiuto del maschio è ancora visto spesso come ingenerante fenomeni che potevano essere giustificati. Si parla di cambiamenti storici in un Paese - mi riferisco anche all'intervento dell'onorevole Contento - e questa norma penale sancisce un cambiamento nei mores del nostro Paese e dobbiamo accoglierla con grande attenzione e riflessione.
Lo dico soprattutto alle colleghe perché questa norma, come quella del 1996, ha destato in altri contesti, per fortuna non in quest'Aula, ma nel dibattito dell'opinione pubblica, spesso facili battute, facili sarcasmi, come se un atto persecutorio nei confronti della donna fosse qualcosa da licenziare e da liquidare come una battuta, come una prassi sì deprecabile, ma poi non così grave. Noi qui sanciamo oggi un momento importantissimo, ossia mettiamo un altro tassello per il raggiungimento di un'eguaglianza non soltanto formale, ma sostanziale delle donne, per il rispetto di quei diritti civili e umani che permettono alle donne del nostro Paese di non essere soggetto debole, ma di avere la possibilità di difendere e di vivere la propria vita con dignità, con tranquillità e di essere padrone delle proprie scelte.
Non entrerò nel merito della norma perché l'hanno già fatto meglio di me colleghi della Commissione giustizia; voglio semplicemente dire, rivolgendo un appello alle colleghe di questo Parlamento, che vi sono ancora tante battaglie da condurre per l'equiparazione femminile e che soltanto se le combatteremo insieme, dentro e fuori dal Parlamento, potremmo contribuire a un cambiamento della nostra società, a un'evoluzione in termini positivi che tutte noi auspichiamo, in privato e in pubblico.
Credo che nel corso di questo dibattito si potranno apportare ancora migliorie ad un disegno di legge del Governo che - permettetemi di dirlo - nella sua semplicità, nella sua snellezza, non ha dato adito a cattive interpretazioni; si è posta innanzitutto l'obiettivo di essere attuabile, praticabile, di non essere un provvedimento spot, ma di trovare, invece, un'attuazione concreta all'interno delle questure e dei luoghi giudiziari, permettendo così alle donne, finalmente, di non sentirsi sole in una società che le fa sentire, sempre più spesso, troppo spesso, sesso debole (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.

CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, onorevole Ministro, «finalmente» - consentitemi di iniziare il mio intervento con questa espressione, che rappresenta tutta la soddisfazione mia, del mio gruppo e di tutti noi che abbiamo lavorato sul provvedimento in esame - oggi si avvia in Aula l'iter di approvazione per l'introduzione nel nostro ordinamento giuridico del reato di stalking.
Permettetemi anche di sottolineare che oggi ci avviamo a questa discussione dopo un confronto, un approfondimento in Commissione che è stato aperto, franco, schietto e che è stato contraddistinto da un ampio confronto tra maggioranza e opposizione che mi auguro, quindi, possa concludersi con una rapida approvazione del provvedimento. Dico questo, riservandomi di tornare sull'argomento nel prosieguo del mio intervento, perché ho trovato ingenerose alcune affermazioni dei colleghi della sinistra, mi riferisco anche al recente intervento dell'onorevole Melis, che hanno voluto sottolineare o evidenziare una forzatura da parte del Governo Pag. 23nel senso di voler mettere un timbro su questo provvedimento. Ritengo, invece, che queste affermazioni non siano veritiere e che non corrispondano a quanto è accaduto in Commissione. Per questo vorrei ringraziare il Ministro Carfagna che ha presentato un testo a nome del Governo (del resto sono state presentate numerose proposte di legge, una anche a mia firma) ma sin dall'apertura dei lavori in Commissione è stata assolutamente disponibile al dibattito e al confronto, tant'è che il testo che oggi ci avviamo ad approvare non è quello uscito dal Consiglio dei Ministri. Questa sottolineatura mi sembra doverosa per ripristinare la verità dei fatti e per ricostruire il clima che c'è stato in Commissione che, lo ripeto, è stato sereno, costruttivo, a volte dai toni anche accesi, ma questo è normale.
Oggi siamo qui a dare una risposta a quello che le donne e il Paese tutto ci chiedono: fornire una risposta allo stalking che, come è stato ricordato, costituisce, purtroppo, un'autentica emergenza sociale. Cosa possiamo definire oggi come stalking, molestie insistenti, atti persecutori?
Si tratta di un fenomeno sociale e psicologico conosciuto come sindrome del molestatore assillante, ovvero inseguimento ossessivo. Si tratta di un fenomeno quotidiano ai danni della persona che finisce per corroderne resistenza, difesa e voglia di vivere. Lo stalking può riguardare le donne ma anche gli uomini, tuttavia è chiaro che quando le donne (essendo soggetti più deboli) sono coinvolte, tante volte dalla molestia e dalla persecuzione si arriva ad atti di violenze gravissime, con delle escalation che, come è stato ricordato, arrivano addirittura all'uccisione della vittima.
Ricordiamo questo perché, onorevole Ministro, questa forse è una settimana fortunata per il nostro Parlamento, come auspico lo siano i prossimi mesi. È stato ricordato precedentemente che ormai sono trascorsi più di dieci anni dalle nuove norme per quanto riguarda la violenza sessuale e oggi nel pomeriggio andremo ad approvare delle mozioni contro la violenza sulle donne. Sono state, inoltre, calendarizzate in Aula per il mese di marzo delle nuove norme contro la violenza sessuale con una tutela penale rafforzata.
Quindi, devo dire che ciò rappresenta un impegno forte di questo Governo e mi auguro che possa essere condiviso da tutto il Parlamento per dare quelle risposte che le donne, fuori, dal Paese ancora ci chiedono. Tutti noi, infatti, tante volte ci scandalizziamo di fronte ad eventi e fatti di cronaca che ci raccontano orribili violenze nei confronti delle donne alle quali troppe volte la giustizia non sa dare risposte e ci si chiede il motivo. È bene che il Parlamento si assuma le proprie responsabilità e cerchi di portare avanti quei correttivi legislativi affinché, alla fine, i cittadini tornino ad avere fiducia nella giustizia e nelle istituzioni.
È bene ricordare (lo faremo anche oggi pomeriggio) che la violenza rappresenta purtroppo la prima causa di morte per le donne di età compresa tra i sedici e i quarantaquattro anni: la violenza uccide più delle malattie, più degli incidenti stradali e più delle guerre. In questo quadro di riferimento assolutamente drammatico, il fenomeno dello stalking assume un ruolo di grande rilievo se si pensa che i dati ISTAT denunciano che 2 milioni e 77 mila donne italiane hanno subito comportamenti persecutori dai partner al momento della separazione o dopo che si erano lasciate, ovvero il 18,8 per cento del totale.
Le persecuzioni (seppure in percentuale minore) possono esser state compiute anche da semplici conoscenti, colleghi o estranei. Si calcola che il 20 per cento degli italiani, soprattutto donne, ne sono stati e ne sono tuttora vittime negli anni dal 2002 al 2007. Tuttavia, finora il nostro sistema normativo è stato privo di una fattispecie adeguata a fronteggiare tali condotte, tanto che le forze dell'ordine e la magistratura si sono trovati e si trovano impotenti rispetto a queste persecuzioni ed intimidazioni reiterate, senza avere la possibilità di intervenire in maniera rilevante sull'eventuale intensificazione dei comportamenti aggressivi.Pag. 24
Attualmente, infatti, il fenomeno dello stalking è riconducibile al reato di molestia o disturbo delle persone (previsto dall'articolo 660 del nostro codice penale) punito con una contravvenzione, quindi abbiamo un bassissimo profilo edittale. Si tratta, comunque, di una norma formulata in modo ambiguo e sicuramente datata e incapace di offrire adeguata tutela contro le condotte moleste. Quando si verificano i casi più gravi di molestie insistenti è possibile ricorrere all'articolo 610 del codice penale, che sanziona la violenza privata, così come si possono configurare i delitti di ingiuria, di diffamazione, di minacce, di percosse e di lesioni personali, ma tutte queste fattispecie sono del tutto inidonee sia a colpire, ma soprattutto a prevenire lo stalking e si manifestano come tardive nel caso di violenza già manifestata.
Ecco perché già nella scorsa legislatura il Parlamento era giunto alla consapevolezza di dover colmare questo vuoto normativo, come è già avvenuto in molti Paesi d'oltreoceano, ma anche in quelli a noi vicini: la Germania, ad esempio, si è dotata di una legge contro lo stalking lo scorso anno. Oggi dico la parola «finalmente» perché purtroppo si è perso tanto tempo.
È vero, erano state presentate alcune proposte di legge: anche nella scorsa legislatura la Lega Nord ne aveva presentata una a prima firma mia, poi vi fu una forzatura del Governo e dell'allora Ministro per le pari opportunità, onorevole Pollastrini.
Non avrei fatto queste polemiche se - come ho affermato in precedenza - non avessi ascoltato alcuni interventi da parte dei colleghi della sinistra. Nella passata legislatura il Ministro Pollastrini commise un enorme errore, non solo perché presentò un disegno di legge contro la violenza sessuale, che era un provvedimento omnibus. Era addirittura previsto il reato di plagio nei confronti degli anziani: per carità, si tratta di un reato sicuramente offensivo e del quale sicuramente ci dovevamo occupare, ma non in un provvedimento che doveva essere volto esclusivamente a tutelare le donne e a migliorare il nostro sistema normativo vigente. Non solo, in quel provvedimento omnibus, dal quale fu poi stralciata la violenza sessuale, fu inserito quello che io definisco un appesantimento, ossia il reato di omofobia. In quel momento, sulla pelle delle donne, che invece avrebbero meritato una corsia preferenziale e un provvedimento ad hoc sullo stalking (sul quale sicuramente si sarebbe trovata la condivisione tra maggioranza e opposizione nella passata legislatura), si volle legare allo stalking il provvedimento sull'omofobia.
Sicuramente la tutela delle violenze nei confronti di chi ha un orientamento sessuale diverso è un tema che merita attenzione, ma non è assolutamente assimilabile all'atto persecutorio e al reato di stalking. L'allora maggioranza e il Ministro per le pari opportunità sapevano benissimo che vi erano differenze di sensibilità su questi due temi, in modo particolare sull'omofobia, non solo nell'opposizione e nella Lega, ma anche all'interno dei cattolici e della stessa maggioranza. Eppure, schiavi dell'ideologia e del ricatto di Rifondazione Comunista e di altre forze politiche presenti in Parlamento, alle donne fu regalato questo fardello. Lo stalking, quindi, non ebbe la corsia preferenziale e adesso ne discutiamo in questa legislatura: grazie al Governo, alla maggioranza e anche a una parte responsabile dell'opposizione, non si è più voluto commettere l'errore che ha impedito, nella passata legislatura, una rapida approvazione del provvedimento.
Vorrei riprendere brevemente alcuni aspetti tecnici del testo che ci accingiamo a discutere e ad approvare. Sicuramente abbiamo condiviso lo sforzo di assicurare una sufficiente tassatività e determinatezza alla formulazione della fattispecie. So che sono state sollevate, soprattutto dalla Commissione affari costituzionali, alcune osservazioni in tal senso. Vedremo cosa succederà con riferimento alla configurazione dello stalking come reato di pericolo, ma condividiamo la fattispecie così come è stata definita. Abbiamo anche condiviso la configurazione dello stalking come reato di pericolo concreto, ipotesi Pag. 25prevalsa su quella della configurazione come reato di evento, che avrebbe imposto al giudice di verificare volta per volta la concreta e reale produzione dell'evento.
Con riferimento ad altre questioni ancora aperte, personalmente ho sicuramente condiviso la previsione dell'aggravante fino alla metà nel caso in cui il reato sia commesso a danno di un minore o di un soggetto diversamente abile oppure con particolari fattispecie aggravate (l'utilizzo delle armi da parte di persona travisata).
Avevo alcune perplessità - lo dico perché ho presentato anche un emendamento - sullo scritto anonimo: forse questo aspetto, pertanto, meriterebbe un maggiore approfondimento. Penso anche che sarà sicuramente oggetto di discussione l'altra aggravante prevista - che è un'aggravante semplice e non un'aggravante fino alla metà - nel caso in cui il fatto sia commesso dal coniuge, anche se separato o divorziato. Su questo aspetto, in Commissione, non vi è stata una linea comune, ci siamo divisi e non so cosa succederà in Aula.
Personalmente, ritengo che questa aggravante sia giustificata dal fatto che purtroppo oggi, quando si parla di maltrattamenti, di persecuzioni e di violenze, dobbiamo avere la consapevolezza che questi atti si evidenziano anche all'interno delle famiglie. Quindi, non bisogna fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia, ma occorre avere il coraggio di dire le cose come stanno. Pertanto, ritengo motivata la previsione di un'aggravante nel caso in cui il molestatore, quello che ti toglie il respiro, la gioia di vivere, che crea questo autentico male di vivere e sconvolge completamente la vita, sia un volto amico, magari il coniuge, il marito o il fidanzato.
Comunque, vedremo come si svilupperà la nostra discussione. Abbiamo detto che, finalmente, con il reato di stalking - lo ricordo brevemente - ci dotiamo di una misura di prevenzione, che interviene addirittura anche nelle more della presentazione della querela, che abbiamo voluto fosse da parte della persona offesa (quindi, vi è una querela di parte, se non in alcuni casi, in cui vi è la procedibilità d'ufficio).
Ebbene, penso che un punto assolutamente rilevante di questa proposta sia la possibilità della vittima di atti persecutori di chiedere l'ammonimento nei confronti dell'autore di tali atti. Anche qui, come Lega Nord, abbiamo presentato un emendamento che prevede l'ipotesi aggravata nel caso in cui il soggetto ammonito persista nel comportamento e commetta ulteriori atti di molestia, di stalking.
Sempre sulle norme di prevenzione, personalmente ringrazio il Ministro per aver dato parere favorevole ad un emendamento che prevede che le forze dell'ordine, così come i presidi sanitari, debbano adeguarsi e attrezzarsi per dare le informazioni alle vittime. Infatti, non c'è solo l'iter giudiziario, ma le donne vittime di violenza, di stalking, hanno bisogno anche del necessario supporto psicologico, per poter fronteggiare ciò che stanno vivendo. Quindi, è importante poterle indirizzare ai centri antiviolenza. Annuncio che ci sarà anche la presentazione di un ordine del giorno, con il quale si chiede - ove i mezzi finanziari e gli organici lo consentano - alle questure di organizzare, anche al loro interno, degli sportelli per queste donne, magari con la presenza di personale femminile (ne abbiamo discusso in Commissione).
Io avevo presentato un emendamento per l'istituzione di un numero verde - ripeto che vi sono norme repressive, ma anche di prevenzione - e ringrazio il Ministro per aver provveduto, insieme al Ministro della difesa, ad attrezzarsi perché questo possa essere concretamente reso possibile.
Quindi, concludo il mio intervento, auspicando una rapida approvazione parlamentare e una condivisione che, una volta tanto, al di là delle polemiche, ci veda tutti uniti nel dare al Paese un provvedimento utile e atteso. Forse sono provvedimenti come questo che avvicinano la politica ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Samperi. Ne ha facoltà.

Pag. 26

MARILENA SAMPERI. Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, un primo tentativo di inserire nel codice penale una fattispecie di reato volta a sanzionare il fenomeno delle molestie insistenti è stato effettuato dalla Commissione giustizia nella scorsa legislatura. Il 15 gennaio 2008, infatti, la Commissione aveva approvato in sede referente, a larghissima maggioranza, un testo unificato, sintesi di varie proposte di legge, tra cui lo stralcio dalle disposizioni volte a contrastare il fenomeno, originariamente contenute nel disegno di legge governativo in materia di potenziamento della lotta contro la violenza sessuale. L'esame del provvedimento, fissato per la discussione in Aula nella seduta del 28 febbraio 2008, non ha avuto seguito per l'interruzione anticipata della legislatura.
Molti deputati hanno riproposto quel testo, che ha rappresentato il punto di sintesi di un'elaborazione appassionata e partecipata che aveva visto tutti i gruppi politici impegnati alla ricerca di un approdo comune.
Faccio questa cronistoria non per nostalgia, ma per motivare il perché avremmo preferito che si fosse pervenuti ad un testo unificato, come era stato annunciato in Commissione, piuttosto che alla scelta del testo base presentato dal Governo, che, peraltro, ripropone il testo approvato dalla Commissione nella scorsa legislatura. Ma la consapevolezza dell'importanza di questo provvedimento, che colma una lacuna legislativa non più tollerabile, che offre un ulteriore strumento di tutela per le donne, che allinea, finalmente, la nostra legislazione a quella di molti altri Paesi, ci induce ad accantonare la questione di metodo.
La multiforme violenza sulle donne è un fenomeno continuamente in ascesa e un Paese civile deve combatterla, senza esitazioni e con il massimo dispiegamento di risorse economiche, politiche e culturali. Il segnale che oggi deve dare il Parlamento è quello dell'approvazione di un provvedimento che vada oltre le minoranze e le maggioranze e diventi assunzione di responsabilità istituzionale. Le cronache sono piene di vicende in cui le donne sono sottoposte alla continua tortura della paura della violenza, prima ancora che alla violenza stessa, violenza che, come è stato richiamato da tanti che mi hanno preceduto, non è un problema della donna né un fatto privato, ma un fatto sociale, che va affrontato nella sua dimensione pubblica, perché la promozione e la tutela dei diritti sono requisiti fondamentali della democrazia.
È necessario, perciò, sconfiggere la diffusa opinione che la violenza contro le donne interessi strati sociali emarginati, famiglie multiproblematiche, contesti degradati. Questo è il segno inequivocabile della difficoltà di confrontarsi con un fenomeno che appartiene alla normalità, investe tutti gli strati sociali, tutti i Paesi, tutte le culture, le etnie e le religioni. Anche se con modulazioni diverse, le differenti culture identificano la famiglia come luogo di protezione, dove le persone trovano sicurezza; ma, come purtroppo dimostrano le cronache di ogni giorno, sono proprio le relazioni familiari a divenire fattori di rischio.
È importante liberarsi di stereotipi ed affrontare il problema, questo problema, che ha radici antiche. Ogni pratica sociale che violenti psicologicamente o fisicamente la donna, che attenti all'integrità, alla libertà o alla vita della donna, con il fine di annientarne l'identità, rappresenta ancora l'esercizio di un potere che tende a negare il diritto basilare di autodeterminazione, frutto di decenni di lotte.
L'intenso lavoro della Commissione ci ha consentito di portare in Aula un buon testo, anche se perfettibile. Si è convenuto di strutturare il reato di molestie insistenti come reato di pericolo, piuttosto che di evento, ipotesi quest'ultima che, se percorsa, avrebbe imposto al giudice di verificare volta per volta la concreta e reale produzione dell'evento, rendendo più problematica la tutela della vittima.
La fattispecie è stata giustamente inserita tra i delitti contro la libertà; il bene protetto non è, infatti, la moralità pubblica, ma la persona. La vittima non ha disonori da nascondere, perché la violenza non lede il suo onore né quello della sua Pag. 27famiglia, ma offende la sua persona e la priva della sua soggettività. È stato previsto un regime sanzionatorio che consente l'applicazione di misure cautelari, per evitare drammatici epiloghi, ma anche per restituire alla donna, nelle more del giudizio, la propria libertà e la propria serenità. È stato introdotto l'istituto dell'ammonimento, che, in altre legislazioni, ha dato risultati positivi.
Adesso passiamo alle ombre del provvedimento. Avremmo voluto che fosse conservata l'impostazione, e quelle forme di violenza nei confronti dei soggetti deboli fossero disciplinate unitariamente, perché il problema della violenza, come quello delle molestie o dell'omofobia, sono anzitutto problemi culturali e come tali devono essere affrontati. L'originaria proposta consisteva nell'estendere la legge n. 205 del 1993 agli atti discriminatori fondati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, perché dal contrasto efficace delle violazioni della sfera più intima della personalità, quella che attiene appunto all'identità sessuale di genere, derivano il profilo democratico di una comunità e la sua capacità di sviluppare regole di rispetto reciproco. Anche queste forme di sopraffazione, come quelle di genere, sono la spia di una regressione culturale che si nutre e prospera sull'incapacità di vivere la differenza come elemento di ricchezza e di valore.
C'è poi il problema sollevato dalla I Commissione sulla necessità di una maggiore determinatezza nel disegnare la condotta, e su questo abbiamo presentato emendamenti che verranno esaminati nella fase successiva della discussione sul complesso degli emendamenti.
Avremmo voluto una legge che avesse affrontato il problema in termini non solo di repressione ma di garanzia dei diritti e di offerta di opportunità nuove alle donne, con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali interessati. Senza un adeguato impatto sulla comunità è difficile far cessare la violenza sulle donne, perché essa, come espresso nel preambolo della Cedu, è la manifestazione di un potere relazionale storicamente diseguale tra uomini e donne, uno dei principali meccanismi sociali attraverso i quali le donne sono costrette ad occupare una posizione subordinata rispetto agli uomini: spetta perciò alle istituzioni sradicare i retaggi culturali che ancora oggi rendono possibili barbare violenze attraverso piani di intervento mirati e trasversali.
L'accoglimento dell'emendamento a sostegno delle vittime del reato è perciò positivo, ma insufficiente sul fronte della prevenzione. Avevamo chiesto una relazione annuale al Parlamento sull'attività di coordinamento e di attuazione delle azioni contro gli atti persecutori, ai fini della progettazione e realizzazione di politiche adeguate e del monitoraggio delle politiche di prevenzione. Sarebbe stato opportuno prevedere che l'ISTAT scorgesse una rilevazione statistica sugli atti persecutori, per misurarne le caratteristiche fondamentali e per individuare le categorie a rischio, così come sarebbe stato utile istituire presso le prefetture uno sportello a tutela delle vittime con la presenza di personale qualificato e l'istituzione presso il Ministero per le pari opportunità di un numero verde con il compito di fornire una prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze. Si tratta di emendamenti presentati già in Commissione, ma non approvati solo perché il Ministro ha dichiarato che presenterà in Aula un articolo aggiuntivo di contenuto pressoché identico.

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole.

MARILENA SAMPERI. Concludo subito, signor Presidente. La stessa onorevole Lussana ha sottolineato che il Governo, invece di presentare emendamenti di contenuto identico rispetto a quelli di iniziativa parlamentare o di chiederne la riformulazione, avrebbe dovuto chiedere una rimodulazione della parte eventualmente non condivisa. Piuttosto che fare ciò ha espresso un invito al ritiro, in quanto questi emendamenti avrebbero contenuto analogo all'articolo aggiuntivo preannunciato.Pag. 28
Queste le luci e le ombre del provvedimento in esame. Rimane sicuramente prevalente però l'importanza di varare un provvedimento lungamente atteso dalle donne, da tutte le donne di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, come mai tutti sanno, lo stalking è un termine inglese che significa: «fare la posta», «perseguitare». È un termine venatorio, ed è riferito a colui che va a caccia di una preda, si apposta, la segue ossessivamente per impossessarsene.
Nelle relazioni umane lo stalker non si comporta diversamente, quindi non poteva esserci un termine più eloquente per identificare un persecutore di persone, in particolare riguardante le donne.
Ritengo la definizione che ne dà Wikipedia la più calzante e completa, cioè quella di «una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola e ingenerando stati di ansia e paura che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti e intrusioni nella vita privata. Lo stalker può essere un estraneo ma il più delle volte è un conoscente, un collega o un ex partner che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. In altri casi ci si trova di fronte a persone con problemi di interazione sociale che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui vi sia una chiara risposta negativa. Meno frequente è il caso di individui affetti da disturbi mentali per i quali l'atteggiamento persecutorio ha origine nella convinzione di avere una relazione con l'altra persona. Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte».
Fin qui Wikipedia, che sintetizza molto bene la fattispecie del reato di cui si discute. Detti atti persecutori spesso precedono violenze sessuali propriamente intese, la violazione di domicilio, minacce e percosse, il mobbing, perfino l'omicidio della vittima.
Ma al di là di queste ipotesi, il solo fatto che una persona possa essere perseguitata dal cosiddetto stalker così ossessivamente è gravemente lesivo della libertà, della privacy, della tranquillità fisica e psicologica della stessa persona.
Chi è vittima di tale persecuzione spesso è costretto a cambiare lavoro, città e proprie abitudini di vita per cause non oggettive in quanto determinate da un'altra persona che deliberatamente invade la vita della vittima.
Le norme previste dall'attuale codice penale sono insufficienti per comprendere una fattispecie così complessa di comportamenti antisociali. Stante l'intensa vita di relazioni sociali che vive l'uomo d'oggi e l'intensità dei rapporti di comunicazione e di condizionamento della vita di ciascuno di noi, non può bastare il reato di molestie di cui all'articolo 660 del codice penale per contrastare un fenomeno ben più incisivo nel condizionamento della vita di una persona (soprattutto se si pensa che la pena è una semplice contravvenzione).
Oltre all'emergenza sociale di questo fenomeno ben evidenziata dal Ministero per le pari opportunità (su trecento delitti commessi tra ex partner l'88 per cento ha come vittime le donne e nel 39 per cento dei casi si tratta di crimini annunciati, in quanto si verificano dopo molestie e persecuzioni), vi è anche un richiamo del Consiglio europeo agli Stati membri ad intervenire legislativamente per contrastarlo.
Il 16 e 17 maggio 2005 a Varsavia i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea hanno lanciato una campagna per combattere la violenza contro le donne, inclusa la violenza domestica. Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Irlanda, Spagna e Pag. 29Polonia si sono già dotati di leggi specifiche per contrastare fenomeni di violenza e persecuzione contro le donne, di cui lo stalking rappresenta un aspetto importante e significativo; è necessario, utile, giusto ed opportuno che lo faccia anche l'Italia. L'iniziativa legislativa in parola mira a perseguire particolari condotte antisociali in senso repressivo senza tuttavia escludere anche misure di prevenzione rispetto ad ulteriori conseguenze criminose.
Il nuovo articolo 612-bis, che introduce misure contro atti persecutori, definisce e punisce lo stalking come delitto punibile con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Il delitto è procedibile a querela della persona offesa, salvo che non sia aggravato da circostanze previste nello stesso articolo. È, però, prevista la procedibilità d'ufficio se il reato viene commesso contro un minore o persona diversamente abile, ovvero il fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d'ufficio. Altra circostanza è il caso in cui il fatto sia commesso da soggetto ammonito, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, articolo che introduce una misura di prevenzione che consiste nella denuncia al questore del comportamento persecutorio da parte della persona offesa, da cui consegue l'ammonimento nei confronti dell'autore della condotta antisociale dello stalker. Tale norma si prefigge lo scopo di far desistere lo stalker dalle molestie.
Il profilo criminologico del persecutore, secondo eminenti criminologi, è di persona ammalata dal punto di vista psichico e psicologico. Egli è ossessionato dall'oggetto del suo desiderio. Nella fase iniziale del rapporto tra persecutore e vittima, non vi è la volontà di fare del male alla vittima. Purtroppo, con il rifiuto della vittima a qualunque rapporto con il molestatore, ci si avvia ad un'escalation di comportamenti oppressivi ed invadenti, tali da diventare vera e propria coercizione fisica e psicologica per la vittima. In tale fase intermedia di avvio delle molestie, prima che diventino persecutorie, è opportuno porre in essere interventi graduali e dissuasivi per cercare di interrompere l'escalation coercitiva. L'ammonimento del questore rientra in questo approccio graduale, in una fase ancora preventiva del reato.
In tale contesto, riteniamo una buona iniziativa anche la convenzione firmata a palazzo Chigi tra il Ministero per le pari opportunità e il Ministero della difesa, con la quale si prevede la realizzazione di un progetto di analisi e monitoraggio delle violenze perpetrate sotto forma di atti persecutori, violenti, sessualmente finalizzati o vessativi verso vittime vulnerabili. Si tratta di una buona iniziativa, soprattutto perché prevede un percorso di formazione specialistica dell'Arma dei carabinieri, denominata «Sezione atti persecutori», che opererà nell'ambito del reparto analisi criminologiche del Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche. Tale aspetto è il più sottolineato dalle opposizioni in sede di discussione del provvedimento e in sede di Commissione giustizia.
La fase di prevenzione, con un maggior coinvolgimento di operatori sociali e sezioni investigative specializzate, è quanto è stato richiesto, e oggi in parte soddisfatto, con la citata convenzione. Va detto che già la Polizia di Stato, insieme all'università di Napoli, ha creato «Silvia» (Stalking inventory list per vittime ed autori), un progetto per conoscere meglio questo fenomeno e sensibilizzare i poliziotti a fronteggiarlo, instaurando un rapporto di fiducia con la vittima, che spesso, per paura, coopera in modo incolpevole con lo stalker.
Condividiamo, inoltre, la misura coercitiva di cui all'articolo 282-ter del codice penale, consistente nel divieto di avvicinamento dell'imputato ai luoghi di abituale frequentazione della persona offesa, ovvero a mantenere una distanza di sicurezza. Allo stesso modo, condividiamo la prescrizione del divieto di comunicazione, con qualsiasi mezzo, con la persona offesa. Non condividiamo, invece, l'obbligo dell'accompagnamento presso le strutture adibite a centri antiviolenza della vittima, ossia della parte offesa. Avremmo preferito che si fosse previsto di mettere in contatto la stessa con detti centri, ovviamentePag. 30 a richiesta dell'interessata. Riteniamo troppo intromissiva nella sfera privata la funzione dello Stato. Se ne comprendono le ragioni, ma non le si condividono. In tal senso, è stato disatteso anche il parere della XII Commissione (Affari sociali).
Ci stupisce, invece, l'articolo 3, comma 1, lettera a) del provvedimento in discussione: nel testo del Governo si propone di ampliare, di fatto e non senza contraddizioni, il numero di reati soggetti ad intercettazioni, mentre lo stesso Governo sta elaborando un disegno di legge per restringerne la portata ad alcune specifiche fattispecie, che non comprendono il reato dello stalking.
Tale circostanza va sottolineata per ribadire, ancora una volta, come la tentazione dello spot è sempre latente nelle azioni di questo Governo.
Il disegno di legge in esame, invece, non prevede alcun percorso terapeutico per il persecutore. Forse questa carenza del provvedimento ne costituisce un limite che relega il fenomeno ad un mero reato di reazione di natura passionale, eludendo il profilo criminologico del persecutore. Probabilmente i parlamentari che hanno ragionato sul film Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, nel quale si metteva a nudo il travaglio ossessivo di un ex marito che molestava la ex moglie, non si sono resi conto delle turbe psichiche dell'ex coniuge persecutore.
Esprimiamo, comunque, la soddisfazione dell'Unione di Centro su questo testo congiunto che arriva finalmente in Aula condiviso da tutte le forze politiche dopo un attento esame nella competente Commissione giustizia.
Nella scorsa legislatura furono presentate ben diciannove proposte di legge da tutte le parti politiche; la fine anticipata del Governo Prodi ne bloccò l'esito in Aula. Questo provvedimento, insieme a quello sul tema della violenza sessuale, che pure non vide l'esito in Aula per la fine anticipata della legislatura, costituiscono un buon reticolo normativo per la tutela delle donne nella loro libertà e integrità fisica.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Ciccanti.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, ho a disposizione dodici minuti.

PRESIDENTE. Le restano venti secondi.

AMEDEO CICCANTI. Allora, le chiedo di concedermi ancora un minuto. Manca in questo reticolo una interconnessione con la normativa di tutela dell'infanzia. I minori, per l'Unione di Centro, sono una priorità proprio perché senza voce politica. Siamo convinti che una politica che non dà voce a chi non l'ha sia una politica senza voce.
Tutto sommato, siamo favorevoli e soddisfatti di questo provvedimento che dimostra il buon esito della collaborazione e del buonsenso delle forze politiche quando si lavora per l'interesse nazionale e non per tutelare interessi di parte. Valga l'esempio per altre materie che pure meritano lo stesso esito.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pecorella. Ne ha facoltà.

GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, credo che discutere della necessità, dell'urgenza e dell'alto valore civile di questo provvedimento sia francamente inutile. Vorrei soltanto osservare che a me pare non rispondente al valore effettivo del provvedimento limitarlo nell'ottica di una tutela soltanto delle donne. A me pare che questo provvedimento abbia un valore che vada anche al di là e come tale debba essere vissuto e approvato. Si tratta, finalmente, di un provvedimento che pone al centro il diritto ad essere lasciato in pace: mi paiono questi il senso, il valore e l'interesse che vengono tutelati. Come però spesso accade quando alti valori ispirano un provvedimento di legge, si rischia su alcuni punti di non tenere conto di questioni tecniche che, invece, meriterebbero un maggiore approfondimento; mi limito a citarne alcune che mi pare debbano essere riviste in sede di Assemblea.Pag. 31
Il primo punto attiene al non avere previsto nel testo della Commissione l'inciso «salvo che il fatto costituisca più grave reato». Probabilmente ciò è stato determinato dall'idea che il principio generale della specialità lo rendesse inutile: non è così, non solo perché numerose norme del codice penale lo prevedono, ma perché vi sono situazioni di rapporti tra norme che non sono basate sulla specialità, come nel caso del principio di continenza. In tal caso, vi è una norma che completamente tutela e riguarda quel fatto, anche se non vi è un rapporto di specialità. Soprattutto, non avere previsto l'inciso può far sì che, sulla base del principio di specialità, anche reati meno gravi siano speciali rispetto al reato di stalking, cioè al reato di molestie, per cui se non si dice che il reato di molestie non si applica se non quando vi è un reato più grave, potrebbe accadere che per il principio di specialità esso si applichi, ad esempio, ai maltrattamenti in famiglia, reato certamente meno grave, ma speciale rispetto al reato di molestie. Credo, pertanto, che sia necessario ritornare al testo del Governo; peraltro, la I Commissione aveva indicato questa come una delle condizioni per condividere il disegno di legge.
Un secondo punto riguarda l'ipotesi dell'aggravante anche relativa al coniuge non separato.
Il testo del Governo prevedeva soltanto l'aggravante per il coniuge separato o divorziato. A me pare che la parificazione tra le molestie che derivano dal coniuge separato o divorziato e dal coniuge convivente sia poco ragionevole perché, evidentemente, l'attività di persecuzione proveniente da colui che si trova già fuori dalla famiglia, spezzata l'unità familiare, abbia un disvalore diverso dalla situazione che può nascere all'interno della famiglia medesima. Peraltro, tenendo conto che l'ipotesi prevista dalla norma principale è quella di comportamenti che possano indurre ansia nel soggetto (poiché ritengo ci possano essere situazioni temporanee di vita familiare in cui questo possa accadere) e che l'aggravante porta a sei anni la pena, l'effetto sarebbe quello di rendere irreversibile la rottura tra i due coniugi. Sempre il legislatore tiene conto che, all'interno della vita familiare, fatti che possono anche avere una certa gravità, ma che possono essere superati in modo che la famiglia comunque prosegua nel tempo, debbono essere valutati certamente non in misura più grave di fatti che avvengono fuori dalla famiglia.
Affronto ancora due punti, molto rapidamente: il testo della Commissione prevede che la condotta consista in atti reiterati e idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura. Ebbene, ritengo che la formulazione del Governo, quella di «condotte», sia molto più corretta. Infatti, più atti costituiscono una condotta: è, quindi, sufficiente una sola condotta per realizzare il reato secondo la formula della Commissione, mentre, giustamente, la formula adottata dal Governo prevede che ci debbano essere più condotte, quindi più fatti, che siano nel tempo tra loro separati e che rappresentino azioni distinte.
Per quanto riguarda il concetto di idoneità, si è detto che si vuole adottare la soluzione del reato di pericolo concreto. Innanzitutto, non è affatto detto che questa formula comporti che si tratti di un reato di pericolo concreto: può trattarsi benissimo, come in altri casi, di un reato di pericolo astratto. Si potrebbe verificare, quindi, che per esempio, una serie di lettere mai arrivate a destinazione siano da considerare comunque idonee, nel caso fossero arrivate a destinazione, a determinare uno stato di ansia o di paura. A me pare che l'applicazione di una pena di quattro anni, magari di sei anni o ancora più grave, sulla base di un'idoneità astratta a produrre l'evento sia, francamente, eccessiva e che non rispetti quel principio di proporzionalità che la Corte costituzionale richiede spesso.
Non si può, inoltre, dire che si è fatto ricorso al reato di pericolo perché altrimenti sarebbe stato necessario stabilire un rapporto tra la condotta e l'evento. Perché ciò non si può dire? Perché di fronte al reato di pericolo il giudice è tenuto a fare una doppia valutazione: deve prima valutarePag. 32 se quella condotta sarebbe idonea, di per sé, a produrre quel tipo di evento e poi andare a valutare qual è il tipo di evento che quella condotta potrebbe produrre. Quando vi è un evento, si va a constatare se effettivamente si è creato o non si è creato uno stato di ansia o di paura; quando l'evento invece è ipotetico, è necessario stabilire se quel tipo di condotta, in ipotesi, nel soggetto cui è diretta, potrebbe provocare uno stato di ansia e paura. Ciò, francamente, lascia al giudice una discrezionalità enorme.
Infine, vi è l'aggravante di cui all'articolo 1, lettera b): si tratta dell'ipotesi dell'ergastolo, quando il reato sia commesso nel contesto di atti di molestie. Ritengo che sia il testo del Governo sia quello della Commissione abbiano una qualche criticità. Infatti, il testo del Governo prevedeva che, in precedenza, vi fossero stati atti di molestia e che, successivamente, si verificasse l'omicidio, ma non stabiliva nessun rapporto tra quei due momenti. Poteva cioè verificarsi una situazione di molestie e, in seguito, l'omicidio determinato da tutt'altro, per esempio da motivi ereditari, i quali sono del tutto distinti, ma erano stati preceduti da atti di molestia.
D'altra parte, la formula usata dalla Commissione, ossia la contemporaneità tra gli atti di molestia e l'omicidio, lascia fuori, invece, tutte quelle situazioni di precedenti molestie che sfociano poi nell'omicidio.
A me pare, dunque, che il problema sia quello di collegare i due momenti, cioè di collegare il momento delle molestie con il momento dell'omicidio e l'unica possibilità di coordinamento è di natura psicologica, ossia è necessario che il soggetto abbia compiuto atti di molestia precedentemente e poi, in esecuzione dell'unica deliberazione di quello che tecnicamente si dice «unico disegno criminoso», abbia compiuto l'omicidio, che pertanto è l'atto terminale di un progetto di stalking.
Credo, quindi, che si debba trovare una nuova formula (che, peraltro, nel codice già esiste, sia pure utilizzata per il reato continuato) che colleghi i momenti precedenti di molestie con la fase terminale, che è l'omicidio. La proposta è di individuarla nella psiche del soggetto, ossia nella deliberazione che il soggetto ha assunto di perseguitare sino ad arrivare ad uccidere la propria vittima.
Credo che con queste modifiche e variazioni (che peraltro riprendono sostanzialmente il testo del Governo salvo quest'ultimo punto) si tratti di un'ottima legge, che tutti ci auguriamo possa essere rapidamente approvata (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 1440-A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare, in sostituzione del relatore, il vicepresidente della II Commissione, onorevole Palomba.

FEDERICO PALOMBA, Vicepresidente II Commissione. Rinuncio alla replica, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

MARIA ROSARIA CARFAGNA, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, vorrei soltanto e soprattutto ringraziare tutti i colleghi che questa mattina sono intervenuti in Aula. Vorrei ringraziarli del contributo che hanno portato al miglioramento di questo provvedimento che introduce anche in Italia la fattispecie normativa volta a punire gli atti persecutori e le molestie insistenti. Da tali interventi emerge chiaramente la necessità di introdurre anche in Italia questa fattispecie di reato ed ecco perché anch'io auspico che questo disegno di legge possa essere approvato in maniera condivisa, in maniera bipartisan. Credo che questo tema non si presti a contrapposizioni, ma proprioPag. 33 in questo momento e proprio su un tema così importante serve un impegno comune.
Non scendo nel merito degli interventi, posso semplicemente dire che a questo Governo sta molto a cuore il tema della difesa dei diritti delle donne, ma non soltanto dei diritti delle donne. Il problema non sta tanto nei fondi (prima ho ascoltato interventi che, ancora una volta, facevano riferimento alla mancanza dei fondi) quanto nell'introduzione di una norma che anche in Italia possa appunto punire questi comportamenti, che troppo spesso costituiscono l'anticamera di reati ben più gravi. C'è bisogno, quindi, di una normativa avanzata e ci stiamo predisponendo per averla anche in Italia.
Mi sento ancora una volta di rassicurare sul fatto che i fondi ci sono, tant'è che non esistono, come ho sentito in alcuni interventi, impegni che sono stati troncati o non portati avanti. L'ultimo bando per i progetti antiviolenza finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità ammonta a 3 milioni e mezzo di euro con i quali, appunto, sono stati finanziati progetti volti proprio a sostenere le azioni dei centri antiviolenza e i progetti che hanno come obiettivo quello di contrastare e anche di prevenire le azioni di violenza contro le donne.
Credo, quindi, che ci apprestiamo ad approvare una normativa che introduce un reato senza il quale l'ordinamento italiano avrebbe una lacuna evidente e quindi per questo ringrazio il lavoro svolto in Commissione e ringrazio sin da adesso per la disponibilità a collaborare che anche l'opposizione vorrà mostrare nel corso del dibattito sugli emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Discussione della mozione Soro ed altri n. 1-00054 concernente iniziative volte alla presentazione delle dimissioni da parte del sottosegretario di Stato Nicola Cosentino (ore 12,15).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Soro ed altri n. 1-00054, concernente iniziative volte alla presentazione delle dimissioni da parte del sottosegretario di Stato Nicola Cosentino (Vedi l'allegato A - Mozioni).
Ricordo che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione della mozione è pubblicato in calce al resoconto della seduta del 14 gennaio 2009.

(Discussione sulle linee generali)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione.
È iscritto a parlare l'onorevole Ciriello, che illustrerà anche la mozione Soro ed altri n. 1-00054, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

PASQUALE CIRIELLO. Signor Presidente, in apertura di questo mio breve intervento vorrei precisare un punto forse scontato, ma non per questo per me meno importante. Per quanto mi concerne, il senso della mozione e, comunque, il senso del mio intervento prescindono totalmente dall'identità personale del destinatario della mozione stessa. In altri termini, direi le medesime cose che mi accingo a dire qualunque fosse la persona, chiunque fosse il collega che si trovasse nella situazione in cui oggi versa il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Cosentino. Ciò perché la questione attiene al rispetto delle regole dell'etica pubblica, regole anche non scritte, ma non per questo meno cogenti. Cito valori, quelli attinenti all'etica pubblica e ai rapporti tra etica e politica che storicamente - l'onestà intellettuale mi impone di dirlo - sono stati vicini alla sensibilità della destra non meno che a quella della sinistra, anche se oggi paiono, a dir poco, appannati.
Signor Presidente, penso che in questa legislatura, a prescindere dagli obiettivi scritti nei programmi dei rispettivi partiti o coalizioni, vi è un obiettivo che dovrebbe trasversalmente coinvolgere tutti i componenti di questa Assemblea. Esso è l'obiettivo di aiutare il nostro Paese ad uscire da Pag. 34quell'ondata di antipolitica che, per motivi che sarebbe peraltro molto interessante poter indagare a fondo, si è abbattuta su di esso, per restituire alla classe politica quella credibilità e quella dignità che si sono largamente usurate nel confronto con l'opinione pubblica.
Tuttavia, per fare questo e per conseguire tale risultato, che è, a mio parere, una precondizione, se davvero vogliamo che questo Paese recuperi il ruolo che gli spetta, occorre che con tenacia, con sistematicità e senza mai voltare il capo dall'altra parte per fingere di non vedere, si dissipino tutte le ombre e tutte le perplessità che possono velare questo rapporto. Ciò vale in misura tanto più incisiva quanto più alta e significativa è la funzione svolta dalle persone su cui queste nubi si addensano: nella specie, si tratta di un componente del Governo, con il delicato compito di sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.
È banale ricordare che a nessun altro, se non ai magistrati, compete valutare la fondatezza delle accuse rivolte all'onorevole Cosentino e che noi, come la Costituzione peraltro ci impone, rimarremo rispettosi della presunzione di innocenza, sino a dimostrazione giudiziaria del contrario. Ma non è questo il punto in questione, non è questo il profilo da cui ritengo oggi dobbiamo porci. Com'è vero che nella Roma antica si diceva che sulla moglie di Cesare non dovessero addensarsi sospetti, che il Presidente Pertini amava ricordare che il giudice deve non solo essere, ma anche apparire, autonomo e indipendente da ogni forza estranea, noi dobbiamo sostenere, con pari forza, che anche chi fa politica e ancor più chi è chiamato a rappresentare il Paese in contesti nazionali e internazionali di grande prestigio non può farlo portando sulle sue spalle il peso di un odioso sospetto.
Ha il diritto-dovere di difendersi nelle sedi appropriate spogliandosi della responsabilità istituzionale che temporaneamente ricopre. Tutto questo è interesse del Paese, che ha diritto di vedersi rappresentato e governato da persone su cui non gravi ombra alcuna. È diritto della politica, di tutta la classe politica, che solo così può sperare di risalire la china di un rapporto oggi assai difficile con la società civile e specie con i giovani, spesso i più sensibili ai risvolti etici di ogni questione e che sono i primi a dover essere riavvicinati e recuperati alla gestione onesta ed efficace della cosa pubblica.
Ma è diritto anche dei diretti interessati, che non possono vedere il proprio nome accostato ad accuse odiose, fondate o infondate che esse siano. Questo è il senso della mozione che speriamo trovi il riscontro atteso da parte dell'onorevole Cosentino.
Signor Presidente, tutti noi abbiamo misurato, tra le pieghe della grave crisi economica che ha investito l'intero Occidente, quanto profondo sia il calo di tensione etica che ha interessato tanti operatori economico-finanziari, anche tra quelli più potenti ed accreditati. Tocca e toccherà anche a noi dettare nuove regole, un nuovo codice di condotta, perché comportamenti come quelli cui abbiamo dovuto assistere non abbiano a ripetersi.
Non ci riusciremo: non potremo avere la credibilità e l'autorevolezza necessarie per condurre in porto un'impresa così ardua se non saremo, a nostra volta, al riparo da ogni ombra e da ogni sospetto. Se l'onorevole Cosentino raccogliesse il senso autentico di questa mozione, sarebbe un gesto assai alto e nobile; sarebbe anche - mi si lasci dirlo - se compiuto con la coscienza sicura di poter dimostrare la propria totale estraneità ai fatti, anche un formidabile investimento politico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, l'Italia dei Valori ha firmato questa mozione in maniera convinta e si può dire anche con dispiacere, perché non siamo avvezzi ad attaccare le persone, né adusi a fare pre-giudizi. Crediamo che ogni istituzione dello Stato debba fare il proprio dovere e che, come la magistratura non Pag. 35deve interferire nella politica, così la politica non deve interferire negli affari giudiziari. Ma ciò che ho detto non contrasta minimamente con la mozione che abbiamo sottoscritto.
Infatti, non ce l'abbiamo con una persona in particolare, ma piuttosto con il fatto che le istituzioni, quanto più alte siano e più alti gli incarichi che rivestano, tanto più debbano essere assolutamente al riparo da ogni pur minimo sospetto di collusione con poteri criminosi, come in questo caso emerge da tanti atti giudiziari e dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.
Signor Presidente, crediamo che lasciare il suo alto compito di Governo in attesa che tutto si chiarisca avrebbe dovuto essere un gesto di sensibilità dell'onorevole Cosentino. Crediamo che le istituzioni debbano essere assolutamente al riparo da ogni pur minimo sospetto e questo non è un minimo sospetto.
Noi crediamo, cioè, che quando una persona è anche sfiorata da dubbi di comportamento non lecito, come quelli che hanno più che sfiorato e colpito l'onorevole Cosentino, abbia il sacrosanto dovere, per se stesso (per potersi difendere meglio) e per le istituzioni che rappresenta, di lasciare il campo.
Potrei citare il caso del Ministro Di Pietro, nella sua prima esperienza di Governo, il quale raggiunto da un semplice avviso di garanzia non ha esitato un attimo a dimettersi dall'importante ruolo che ricopriva e a sottoporsi alle valutazioni della magistratura, per agevolare il compito di chi ha il dovere di accertare se un reato sussista o meno. Solo successivamente ha ripreso la propria attività politica dopo che nessuna macchia e nessuna ombra più gravavano su di lui. Riteniamo che questo debba essere il comportamento che deve mantenere una persona che riveste incarichi pubblici. Deve cioè sentire l'impulso morale, etico di lasciare innanzitutto l'istituzione che rappresenta al riparo da ogni dubbio e rischio di coinvolgimento dell'istituzione medesima attraverso di lui in situazioni che sarebbero gravissime se fossero provate.
Non è un problema di superare la presunzione di non colpevolezza, quella è un'altra cosa; nessuno insegna a noi di Italia dei Valori che si deve essere garantisti e che esiste per ciascuno la presunzione di non colpevolezza. Tuttavia, ai nostri candidati addirittura richiediamo, e abbiamo richiesto anche in questo periodo, la produzione a noi - non certo all'esterno - del certificato dei carichi pendenti. Ciò non significa contrastare con la presunzione di non colpevolezza, significa però una attenzione severa e rigorosa al fatto che l'istituzione non deve essere, neppure minimamente, sfiorata da alcun dubbio e che chi è nominato ad incarichi di Governo o chi viene proposto per l'elezione da parte dei cittadini deve dimostrare che nessuna ombra insiste su di lui. Crediamo che questa sia la giusta dimensione etica nella politica.
Abbiamo proposto un referendum (e abbiamo raccolto più di un milione di firme) per l'abrogazione del cosiddetto «lodo Alfano», che tende a evitare l'accertamento della verità processuale rispetto a fatti gravi attribuiti a persone che ricoprono alte cariche di Governo. Vogliamo sapere prima che si inizi governare se una persona ne è meritevole o meno. Sapere dopo, a legislatura conclusa, che chi ci ha governato è stato dichiarato responsabile di gravi reati non ci consola, non ci conforta, semmai aggiunge e accresce la nostra rabbia.
Anche in questo caso vorremmo che non accadesse che intanto una persona esercita funzioni di Governo e che poi ad un certo punto si accerta che è responsabile di gravi fatti. Auguriamo naturalmente all'onorevole Cosentino di uscire indenne dalla sua vicenda giudiziaria, dai gravi sospetti che lo hanno attinto, però nel frattempo il Presidente del Consiglio suggerisca all'onorevole Cosentino di sospendere la sua attività di Governo, gli consigli di dimettersi. Poi, quando le cose si chiariranno - se si chiariranno positivamente per lui - ci sarà tempo perché l'onorevole Cosentino possa riprendere il suo posto. Ma nel frattempo renda un servizio agli italiani e faccia capire che il Pag. 36governo delle istituzioni è una cosa seria, che non può essere ricoperto da chi è anche solo sfiorato da così gravi sospetti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono meravigliato del fatto che vi siano così pochi colleghi campani in una discussione che riguarda con grande, agghiacciante ed insopportabile attualità, la Campania. Ormai è sotto gli occhi di tutti che la morsa della camorra e della criminalità organizzata sta ormai soffocando la nostra regione, soprattutto perché c'è un intreccio perverso, ahimè, in Campania tra la politica e la camorra. Anzi, troppe volte, troppo spesso, in troppi casi, la camorra in Campania è la politica; in troppi casi, troppe volte, la camorra in Campania è nella politica.
Infatti, un grande magistrato come Cantone, in un suo intervento, dichiarava che paradossalmente, forse, tra virgolette, era meglio prima, quando le imprese, in Campania, per lavorare dovevano pagare il 10 per cento di tangenti alla camorra e alla criminalità organizzata; in quel modo andava alla camorra solo il 10 per cento. Adesso, invece, con questo perverso intreccio le imprese in odore di camorra e di mafia riescono a gestire il 100 per cento del danaro pubblico che viene utilizzato in Campania per appalti pubblici e per opere pubbliche. Solo la prefettura di Napoli ha dato l'interdizione antimafia a novantaquattro imprese: è un record, neanche in tutta Italia c'è un numero così alto di imprese sospese dalla loro attività.
Purtroppo ritengo insufficiente anche la mozione di oggi perché è come se avessimo in Campania un serbatoio dove diciamo che c'è l'acqua inquinata e decidiamo di prendere un bicchiere per risolvere il problema dell'inquinamento tra la politica e la camorra. In questo caso stiamo facendo così, perché non stiamo dicendo che la politica deve smetterla di avere rapporti, intrecci e contatti con la camorra: questo è il punto forte e vero, bisognava davvero interrompere l'intreccio tra la politica e la camorra in Campania.
Nei giorni scorsi alla presentazione del simpaticissimo onorevole Cesaro c'era un parterre dei vertici del Popolo della Libertà in Campania che purtroppo mi sembrava un parterre di dirigenti campani in salsa casalese. Dobbiamo dire le cose come stanno, perché molti di loro sono coinvolti in indagini di camorra, purtroppo è così. Di contrappasso però noi abbiamo purtroppo nella regione Campania un consigliere regionale, Nicola Ferraro, che sostiene Bassolino e il centrosinistra, del quale un pentito, Domenico Bidognetti, che teneva una azienda (Ecocampania) che gestiva i rifiuti e gli appalti pubblici dell'immondizia, ha parlato riferendosi ai suoi rapporti. Ricordatevi di questo nome, Nicola Ferraro; rappresenta degli intrecci perversi ed è stato arrestato, ha avuto addirittura l'obbligo di soggiorno. Questo per dirvi che lo stesso discorso vale sia a destra che a sinistra: non è possibile più tollerare situazioni del genere.
Non è più possibile tollerare che ci sia questo consigliere regionale che è presidente di una commissione della regione Campania, addirittura della commissione per la sicurezza delle città: vi pare che sia ancora possibile che vi siano situazioni del genere? La stessa cosa vale per un altro consigliere regionale che sostiene sempre il centrosinistra in Campania, Roberto Conte, ma si possono fare anche altri esempi. Il punto è proprio questo, perciò ha fatto bene il Ministro Maroni a convocare questa mattina presso il Ministero la V divisione del pool anticamorra della Direzione distrettuale antimafia di Napoli insieme ai carabinieri e alla polizia che stanno indagando sui casalesi.
Mi avvio a concludere dicendo che noi dobbiamo interrompere questo rapporto; in tal senso auspico che si approvi una mozione di sfiducia soprattutto ad una certa politica che si fa in Campania. I carabinieri - vi prego - non mandateli a Gaza, perché non mi interessa più di tanto di Gaza e di Israele, ma mi preoccupa Pag. 37soprattutto la sicurezza dei napoletani e dei campani. Mandate i carabinieri a Casal di Principe, a Nola, a Torre Annunziata, a Scampia, a Secondigliano: lì c'è bisogno di carabinieri, non abbiamo la forza di poterci interessare degli altri Paesi, di Israele o di Gaza, a me interessa la sicurezza dei napoletani e dei campani.
Per questa ragione, vi invito a non fare degli spot; neanche noi dobbiamo farne. Vi invito, quindi, ad allargare la mozione rivolgendola non ad una persona, ma alla «mala politica» che purtroppo c'è in Campania, altrimenti anche questo diventerà uno spot per dire che ci siamo interessati della camorra in Campania, come ci interessiamo della crisi finanziaria internazionale, delle famiglie e di tutto il resto. Io, invece, voglio che si interrompa e che si distrugga la camorra in Campania, questa è la mia idea e su questo continuerò a lavorare affinché ci sia un'altra Campania.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Costa. Ne ha facoltà.

ENRICO COSTA. Signor Presidente, l'oggetto dell'odierna discussione riguarda una richiesta al Governo, formulata dai gruppi di opposizione, di dimissioni da parte del sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Nicola Cosentino.
Inizio il mio intervento partendo da ciò che evidenziava l'onorevole Barbato, vale a dire, in sostanza, l'assenza di alcuni deputati; noto, invece, l'assenza dei firmatari di questa mozione. Salvo l'onorevole Ciriello, che è presente e l'ha illustrata, leggo infatti che la mozione reca la firma dell'onorevole Soro, Sereni, Bressa, Vietti, Donadi e Garavini. Costoro parlano di prestigio delle istituzioni in questa mozione; ebbene, credo che per rispettare il prestigio delle istituzioni sarebbe opportuno dare seguito alle sottoscrizioni delle mozioni anche con una partecipazione in Aula.
Torniamo al tema. Vorrei soffermarmi sinteticamente sulla natura giuridica della mozione che è stata presentata perché, è opportuno evidenziarlo, non si tratta di una mozione di sfiducia in senso tecnico, ma di un invito al Governo a revocare, a invitare a sua volta un sottosegretario a dimettersi. Tuttavia, il punto fondamentale è un altro: è la genesi di questo atto di invito alle dimissioni; quindi è importante capire su cosa si fonda questo atto di invito alle dimissioni, come è motivato e, soprattutto, qual è il percorso logico, giuridico e politico che ha portato alcuni parlamentari a chiedere al Governo di invitare il sottosegretario Cosentino alle dimissioni. Ritengo che sia opportuno documentarsi sotto questo profilo e, quindi, cercare di capire se il sottosegretario Cosentino abbia ricevuto un avviso di garanzia.
Prima l'onorevole Palomba ha citato l'esempio dell'onorevole Di Pietro che si è dimesso dopo aver ricevuto un avviso di garanzia; ebbene, è opportuno verificare se il sottosegretario Cosentino abbia ricevuto un avviso di garanzia o un ordine di perquisizione o se risultino formalmente indagini a suo carico. Ho appurato che non esistono avvisi di reato, né perquisizioni, ma addirittura non esiste alcuna formale notizia di indagini a suo carico.
Allora, ci chiediamo da dove trae fondamento questa mozione, in quanto ciò è molto importante per capirne la serietà e come è qualificata. Probabilmente (anzi certamente perché è evidenziato anche nella mozione stessa) nasce dagli articoli di alcuni giornali che hanno riportato il contenuto di supposte deposizioni di collaboratori di giustizia.
Tuttavia, se è così (e sappiamo che è così) ci rendiamo conto e vi rendete conto - mi rivolgo ai firmatari della mozione, i quali non sono presenti, ma immagino che comunque siano persone di spiccata sensibilità istituzionale - che così state facendo assurgere semplici informazioni giornalistiche a fonte di verità processuale e politica e di verità incontrovertibile.
Cari colleghi del centrosinistra, un conto sarebbe stato censurare anche vivacemente un sottosegretario in merito alla sua azione di Governo. Il Parlamento svolge doverosamente un ruolo costituzionalmente garantito di controllo sull'operato del Governo, ma appigliarsi (come Pag. 38avete fatto) a scoop giornalistici o presunti tali per farne derivare una lesione del prestigio del Governo italiano dato dalla permanenza in carica di un sottosegretario dimostra soltanto una cosa: la vostra carenza di argomenti. Anzi, balza agli occhi di tutti che simili iniziative sono le uniche capaci di unire un'opposizione altrimenti divisa e sbiadita.
Colpendo l'onorevole Cosentino asserite di voler garantire il prestigio del Governo. Io sommessamente mi preoccupo per il prestigio istituzionale che dimostra chi vorrebbe far dipendere le sorti del Governo non da una sentenza definitiva, non da una sentenza confermata in appello, non da una sentenza di primo grado, non da un rinvio a giudizio, non da una richiesta di rinvio a giudizio, non da un avviso di garanzia, ma da un pezzo di carta stampata che richiama stralci di verbali ufficiosi di disposizioni di collaboratori di giustizia che in più occasioni hanno già evidenziato nel tempo tutti i limiti della loro affidabilità.
Presentare una mozione di questo genere dimostra tutti i limiti di quest'opposizione in gravi difficoltà a svolgere serenamente un'azione politica che abbandoni la ricerca di scorciatoie per via giudiziaria. Ebbene, cosa rispondiamo e quale reazione possiamo avere come maggioranza di fronte ad un'iniziativa di questo genere? Se ragionassimo per istinto, ci verrebbe da evidenziare come questa mozione di sfiducia, presentata alcuni mesi fa ma discussa soltanto oggi, si sia forse trasformata in una sorta di boomerang nei confronti dell'opposizione e in una sorta di beffa. Parlate di prestigio delle istituzioni e ci verrebbe da rispondere così: ebbene, le istituzioni non sono soltanto quelle centrali, ma anche quelle locali. Le istituzioni sono i comuni, del nord e del sud, le province, le regioni (si è parlato prima della regione Campania) e i governatori della regione. Su questa mozione vedo la firma dell'onorevole Vietti, il quale forse dimentica che il suo partito esprimeva il governatore della Sicilia rimasto in carica fino a quando è stato condannato con sentenza di primo grado.
Ci verrebbe da dire al Partito Democratico che forse è una forza politica che non è in grado in questo momento di darci delle lezioni. Tuttavia, noi non vogliamo reagire in questo modo e rispondiamo semplicemente e nel merito. Diciamo che questa mozione è ambigua, contraddittoria e fondata sul nulla. L'ho già evidenziato precedentemente, ma ci tengo a ribadirlo ora. In primo luogo dite che tutto è fondato su un articolo di giornale e non su altro. In secondo luogo dite che non c'è affatto colpevolezza (lo specificate in modo chiaro) e non c'è una responsabilità penale dell'onorevole Cosentino. Per tutta conseguenza, adducendo ragioni di precauzione, chiedete al sottosegretario Cosentino di dimettersi. Non contestate una responsabilità penale e una responsabilità politica, ma vi inventate il concetto di dimissioni precauzionali, ovvero una sorta di istituto cautelare per salvaguardare il prestigio delle istituzioni in attesa che eventualmente possano sopravvenire eventi successivi.
Mi pare che questo non sia il ruolo del Parlamento: il ruolo del Parlamento è quello di evidenziare, anche aspramente e vivacemente, un confronto tra le tesi della maggioranza e quelle dell'opposizione e anche un controllo sull'operato del Governo. Penso, però, che simili astuzie e simili provvedimenti ambigui ledano, essi sì, il prestigio del Parlamento.
Rivolgo, pertanto, un invito, ai colleghi assenti in questo momento che hanno sottoscritto la mozione, a ritirarla, anche per cercare di avviare un confronto sereno su argomentazioni certamente politiche che riguardano tutta l'Italia e problemi concreti, per i quali la maggioranza è disponibile sicuramente ad accettare critiche anche vivaci, aspre e vibrate.
Ritengo, però, che fare in modo che il Governo venga sgretolato sulla base di un articolo di giornale non giovi alla credibilità né dell'istituzione parlamentare né di coloro che hanno sottoscritto la mozione in esame.

Pag. 39

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali della mozione.
Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.
Il seguito della discussione è rinviato alla ripresa pomeridiana della seduta. Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle 14.

La seduta, sospesa alle 12,45, è ripresa alle 14,05.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Balocchi, Boniver, Castagnetti, Gregorio Fontana, Lupi e Lusetti sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantatrè, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori.

RENZO CARELLA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO CARELLA. Signor Presidente, colleghi, intervengo per chiedere un'informativa urgente del Governo sulla grave situazione ambientale della Valle del Sacco, emersa dalle analisi epidemiologiche portate avanti dalla ASL RM/H. Tale vicenda è esplosa nella sua drammaticità nel 2005, dopo il ritrovamento nel grasso bovino del betaclorocicloesano, sostanza ritrovata anche nel latte e, quindi, entrata nel ciclo alimentare. All'epoca, per fronteggiare tale contaminazione, furono abbattuti circa settemila capi di bestiame, tra ovini, caprini e bovini da latte. Decine e decine di aziende zootecniche nei comuni di Colleferro, Segni e Gavigliano, in provincia di Roma, Anagni, Sgurgola e Morolo, in provincia di Frosinone, hanno subito gravissimi danni e hanno dovuto ricostruire il proprio patrimonio animale.
Questo inquinamento così forte e drammatico nasce dalle scorie industriali di settant'anni di produzione dell'ex BBT di Colleferro, una forte presenza industriale con residui di lavorazione mai smaltiti, ma accumulati dentro alcuni fusti e interrati senza alcun tipo di trattamento.
Oggi, quei siti sono purtroppo tristemente noti come Arpa 1 e Arpa 2. Fusti tossici interrati, venuti alla luce in seguito a denunce, di cui anche il sottoscritto è stato protagonista negli anni Ottanta. Si doveva procedere alla bonifica, ma ancora oggi non si è fatta. Il presidente Marrazzo ci ha garantito che inizierà entro il 30 gennaio. In seguito ai fatti del 2005, un campione di popolazione (questa è la notizia di oggi e mi avvio alla conclusione), 275 persone che vivono lungo le sponde del fiume, è stato sottoposto ad accertamenti. Nel 55 per cento di questo campione sono state trovate tracce di betaclorocicloesano. Sono dati resi noti dalla ASL RM/H, che ha condotto l'indagine su incarico della regione Lazio.
Signor Presidente, c'è allarme, preoccupazione e smarrimento nella popolazione rispetto a notizie che spesso la stampa trasforma in veri e propri bollettini di guerra. Allora, noi chiediamo al Governo di riferire immediatamente in Parlamento per sapere se intenda impegnare e attivare le più autorevoli istituzioni scientifiche del nostro Paese, come il CNR e l'Istituto superiore di sanità, per monitorare, studiare il territorio e capire quali conseguenze sanitarie sulla salute dei cittadini possa aver prodotto tale inquinamento e come, per il futuro, questa grave emergenza debba essere fronteggiata.

PRESIDENTE. Onorevole Carella, la Presidenza si farà carico di rappresentare la sua richiesta al Governo.

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Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Stati Uniti d'America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali, con Protocollo e Verbale d'intesa, fatta a Washington il 25 agosto 1999, con Scambio di Note effettuato a Roma il 10 aprile 2006 e il 27 febbraio 2007 (articolo 79, comma 15, del Regolamento) (A.C. 1907) (ore 14,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Stati Uniti d'America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali, con Protocollo e Verbale d'intesa, fatta a Washington il 25 agosto 1999, con Scambio di Note effettuato a Roma il 10 aprile 2006 e il 27 febbraio 2007, che la III Commissione (Affari esteri) ha approvato ai sensi dell'articolo 79, comma 15, del Regolamento.
Ricordo che nella seduta del 19 gennaio 2008 si è conclusa la discussione sulle linee generali ed è intervenuto in sede di replica il rappresentante del Governo, mentre il relatore vi ha rinunciato.
Avverto che la V Commissione (Bilancio), ha espresso il prescritto parere, che è distribuito in fotocopia (Vedi l'allegato A - A.C. 1907).

(Esame degli articoli - A.C. 1907)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica (Vedi l'allegato A - A.C. 1907).
Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A - A.C. 1907), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 1.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A - A.C. 1907), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 2.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 3 (Vedi l'allegato A - A.C. 1907), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 3.
(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A - A.C. 1907), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 4.
(È approvato).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1907)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, intervengo brevemente solo per dichiarare, per conto del mio gruppo, il voto favorevole dell'Unione di Centro sul disegno di legge di ratifica della Convenzione tra Stati Uniti d'America e Italia, perché si tratta di un provvedimento che risolve il problema delle doppie imposizioni e che mira, allo stesso tempo, a prevenire l'evasione fiscale. Si tratta, inoltre, di uno strumento che conferisce certezze in ordine all'imposizione fiscale per i nostri cittadini e per quelli americani nei rapporti economici e commerciali transnazionali.
Vale la pena di ricordare, infatti, che, nonostante il nostro saldo attivo sia comunque più consistente della bilancia Pag. 41commerciale, il livello di interscambio tra Stati Uniti ed Italia è chiaramente al di sotto delle potenzialità delle due economie.
Signor Presidente, esprimiamo, quindi, un voto favorevole su questo strumento di politica internazionale; vorremmo soltanto far rilevare all'Aula che la Convenzione che oggi ratifichiamo è stata firmata nel 1999.
Ci rendiamo conto che vi è stato uno scambio di note, che è propedeutico all'approvazione del disegno di legge di ratifica, solo l'anno scorso e due anni fa, però auspichiamo, per il futuro, che le convenzioni possano essere ratificate dall'Aula in tempi più brevi rispetto a quanto avviene oggi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tempestini. Ne ha facoltà.

FRANCESCO TEMPESTINI. Signor Presidente, anche noi, come gruppo del Partito Democratico, diamo una valutazione favorevole su questo provvedimento, alla cui ratifica si giunge con grande ritardo (ma è questione sulla quale ci dovremmo interrogare e trovare risposta anche per altre importanti convenzioni e ratifiche di trattati internazionali all'esame del Parlamento, per le quali è auspicabile che si trovi il modo per accelerarne l'iter).
Per quello che riguarda questo particolare disegno di legge di ratifica, c'è poco da aggiungere alle considerazioni fatte nel corso del dibattito. Il nostro interscambio con gli USA è molto importante: il volume dei nostri investimenti diretti negli USA, circa 6 miliardi di dollari, e quello degli investimenti diretti americani, circa 4 miliardi di dollari, confermano che siamo di fronte ad entità economiche di prima grandezza.
Questa Convenzione, tecnicamente pregevole, aiuterà certamente il progresso dei rapporti economici tra i due Paesi e questo, in un momento come quello attuale, è certamente una cosa positiva. Ribadisco quindi il nostro voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, anch'io intervengo brevemente. Credo non sfugga a nessuno l'importanza di questa ratifica: si tratta della ratifica di un accordo fra Italia e Stati Uniti per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi e le evasioni fiscali. Non c'è molto da aggiungere alle considerazioni che sono state appena esposte e rimando a quanto ho già detto in sede di discussione generale. Intervengo soltanto per sottolineare come questa convenzione sia stata siglata nel 1999, sono passati dieci anni: non siamo stati proprio dei «fulmini di guerra» rispetto ad un provvedimento che, come il dibattito si è incaricato di mostrare, non presentava particolari problematicità di carattere politico od istituzionale. Questo sarà utile nelle riflessioni che faremo in occasione della ratifica dell'accordo che seguirà.
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del testo della mia dichiarazione di voto e preannuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,20).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Pag. 42

Si riprende la discussione.

(Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 1907)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Picchi. Ne ha facoltà.

GUGLIELMO PICCHI. Signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole del gruppo del Popolo della Libertà al provvedimento in esame, vorrei fare alcune brevi considerazioni sull'importanza della ratifica di questo Trattato. I rapporti commerciali tra Italia e Stati Uniti sono molto intensi, e sicuramente devono essere rafforzati. Questo Trattato va incontro a tale esigenza, risolve molte problematiche operative che sia le imprese italiane che le imprese statunitensi avevano nel trattare con le autorità fiscali di ciascuno di questi due Paesi. Risolve inoltre un problema che si era verificato anche negli ultimi anni, relativamente ai cittadini italiani che lavorano presso le dipendenze diplomatiche e consolari, e che erano stati oggetto di doppia imposizione, sia per la ritenuta alla fonte che faceva l'autorità fiscale italiana che per la richiesta di pagamento di imposte anche da parte dell'IRS, Internal Revenue Service degli Stati Uniti, l'autorità fiscale americana. Con il provvedimento in esame si chiarisce definitivamente anche il problema dei nostri concittadini che lavorano alle dipendenze delle rappresentanze diplomatiche e consolari, ed è quindi un provvedimento molto importante.
Segnalo anche, come hanno già fatto altri colleghi, che seppure finalmente siamo arrivati alla ratifica di questo provvedimento, siamo arrivati un po' tardi: dal 1999 ad oggi sono passati dieci anni. Ci dovrebbe essere maggiore impegno sia da parte del Governo che del Parlamento per arrivare alla ratifica dei Trattati internazionali in tempi più brevi, e anche con maggiore certezza di tempi. Ci sono tantissimi Trattati ancora in attesa di essere ratificati. Sarebbe auspicabile che il Parlamento fosse informato di quali sono i provvedimenti ancora in attesa di essere approvati e di procedere, magari in un'apposita sessione, alla loro approvazione.
Ripeto infine che il voto del nostro gruppo alla ratifica di questo Trattato, considerando l'importanza commerciale e il quantum economico che rappresentano gli scambi tra Italia e Stati Uniti sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, il provvedimento in esame è diretto a disciplinare in maniera più equilibrata i rapporti economico-fiscali tra Italia e Stati Uniti riprendendo ed aggiornando, alla luce delle rilevanti modifiche intervenute nei rispettivi sistemi fiscali, la Convenzione del 1984 attualmente in vigore.
Su questo non abbiamo nulla da eccepire, ma non possiamo non notare che il provvedimento viene portato all'approvazione di quest'Aula proprio mentre in entrambi i nostri Paesi avvengono fatti di enorme importanza. Proprio in queste ore negli Stati Uniti il nuovo Presidente, Barack Obama, si sta insediando alla Casa Bianca, mentre nel nostro Paese, sempre in queste ore, il progetto di federalismo fiscale inizia il suo iter presso l'Aula di Palazzo Madama.
Non possiamo quindi essere indifferenti a quello che sta accadendo, ed è necessario effettuare alcune valutazioni sui riflessi che tali fatti potranno avere.
Per quanto riguarda il nostro progetto di federalismo fiscale è utile ricordare che gli Stati Uniti, prima potenza mondiale, sono uno Stato federale e che il livello politico, economico e sociale raggiunto è stato sicuramente facilitato da un'organizzazione dello Stato in senso federale. Desideriamo quindi ribadire il nostro invito a tutti i parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione, a non vedere questo grande progetto di federalismo come un pericolo, ma come una grande opportunità (un'opportunità per tutti, sia per il nord, Pag. 43sia per il centro che per il sud): finalmente si presenta la possibilità di consentire a questo Paese di fare quel salto di qualità che mai si è riusciti a fare.
Ma se dobbiamo renderci conto, osservando gli Stati Uniti, che il federalismo è utile e necessario, anche loro dovrebbero considerare uno dei temi per noi importanti, l'immigrazione. Dovrebbero considerare che l'Europa del 2009 non è l'America dell'Ottocento o del secolo scorso; il nostro non è un territorio sterminato scarsamente popolato che necessita di braccia e di menti nuove, ma al contrario l'Europa è un territorio sovrappopolato dove in alcune zone, come in Padania, la densità abitativa è superiore a quella delle zone più popolate di Cina e India.
Inoltre, i popoli che risiedono in Europa sono portatori di identità e culture con millenni di storia, identità che non vogliamo perdere! Per questo oggi, Presidente Obama, nel giorno del suo insediamento chiediamo a lei - lei che mai potrà essere tacciato di razzismo - di collaborare con noi per risolvere il problema dell'immigrazione dai Paesi del cosiddetto Terzo Mondo ai Paesi più industrializzati, con un piano per riportare nelle mani dei Governi il controllo dei flussi migratori ora lasciato colpevolmente alle associazioni criminali di trafficanti di esseri umani, e per creare un sistema di crescita reale dei Paesi meno sviluppati in modo da far venire meno le necessità di emigrazione per motivi economici.
I futuri rapporti tra i nostri Paesi saranno sicuramente fondati, come sempre, su sentimenti di stima e grande amicizia, e per questo il nostro invito è che nelle prossime riunioni del G8 (o G8 allargato) che si terranno nel nostro Paese si possa riflettere insieme anche su questi temi fondamentali per la salvaguardia della nostra identità.
È quindi con questo spirito che ci apprestiamo a votare a favore del disegno di legge di ratifica di questo Trattato.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14,40.

La seduta, sospesa alle 14,25, è ripresa alle 14,40.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1907)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 1907, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo degli Stati Uniti d'America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali, con Protocollo e Verbale d'intesa, fatta a Washington il 25 agosto 1999, con Scambio di Note effettuato a Roma il 10 aprile 2006 e il 27 febbraio 2007) (1907):

(Presenti 378
Votanti 377
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato
377).

Prendo atto che i deputati Rosato, Mattesini, Scelli, Levi, Rossa, Losacco, Pierdomenico Martino, Corsini, Sani, Ghizzoni, D'Incecco, Fedriga e Callegari hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati De Poli e Nunzio Francesco Testa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere il voto.

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Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 (A.C. 2041-A) (ore 14,43).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali ed hanno avuto luogo le repliche del relatore e del rappresentante del Governo.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e la V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A - A.C. 2041-A).

RITA BERNARDINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, credo che in quest'Aula dobbiamo tutti riflettere su quello che sta avvenendo in queste ore in termini legalità nei confronti della Commissione parlamentare di vigilanza...

PRESIDENTE. Onorevole Bernardini, il suo intervento non è sull'ordine dei lavori. Lei potrà trattare, sicuramente, questo argomento a fine seduta, ma non in questo momento, in quanto non strettamente connesso all'ordine dei lavori.

(Esame degli articoli - A.C. 2041-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica, nel testo della Commissione (Vedi l'allegato A - A.C. 2041-A).
Ricordo che da parte dei deputati Mecacci ed altri, tutti appartenenti al gruppo del Partito Democratico, sono stati presentati circa 6.300 emendamenti. Tali proposte emendative incidono tutte sull'articolo 3, in materia di addizionale all'imposta sul reddito delle società, e costituiscono quindici serie a scalare, composte da un numero di emendamenti variabile da un minimo di 49 ad un massimo di 999 (si tratta di cinque serie da 999 emendamenti, di una da 499, di una da 199 e, in fine, di otto serie con numero di emendamenti compreso tra 49 e 98).
Ricordo che, ai sensi articolo 85, comma 8, del Regolamento: «qualora siano stati presentati ad uno stesso testo una pluralità di emendamenti (...) tra loro differenti esclusivamente per variazione a scalare di cifre (...) il Presidente pone in votazione quello che più si allontana dal testo originario e un determinato numero di emendamenti intermedi sino all'emendamento più vicino al testo originario, dichiarando assorbiti gli altri (...) È altresì in facoltà del Presidente di modificare l'ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell'economia o della chiarezza delle votazioni stesse».
In base all'articolo 85-bis, comma 1, del Regolamento, per l'esame in Assemblea dei disegni di legge, i gruppi possono segnalare, prima dell'inizio dell'esame degli articoli, gli emendamenti da porre comunque in votazione, qualora si proceda, in applicazione del citato comma 8 dell'articolo 85, a votazioni riassuntive e per principi. In tal caso è garantita, con riferimento al progetto di legge nel suo complesso, la votazione di un numero di emendamenti non inferiori in media, per ciascun articolo, ad un decimo del numero dei componenti di ciascun gruppo.
Secondo la prassi interpretativa costante, le votazioni a scalare non rientrano tra quelle riassuntive e per principi richiamate dal citato articolo 85-bis. Infatti, per votazioni riassuntive si intendono quelle nelle quali sia posta ai voti, prima degli emendamenti ad essa riferiti, una sezione più o meno ampia del progetto di legge (inciso, periodo, comma, articolo), mentre Pag. 45per votazione per principi si intende quella nella quale, a fronte di una pluralità di emendamenti caratterizzati da un principio unico, si proceda ad una preventiva votazione del principio stesso, e, ove quest'ultimo risulti respinto, si determini la preclusione di tutti gli emendamenti considerati.
In questi casi è fatta salva, anche nel caso in cui i gruppi siano chiamati a segnalare un numero limitato di emendamenti da porre in votazione, l'applicazione da parte della Presidenza dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
In astratto, pertanto, il numero di emendamenti da porre in votazione, individuato ai sensi dell'articolo 85-bis, potrebbe essere quindi ulteriormente ridotto, ove taluni di essi risultino preclusi da precedenti votazioni o si inseriscano in serie a scalare, risultando tuttavia diversi da quelli individuati dalla Presidenza per il voto. Secondo la prassi costante, in caso di votazione a scalare, si pone ai voti, oltre al primo e all'ultimo emendamento della serie, un solo emendamento intermedio.
Ciò detto, premesso che il gruppo del Partito Democratico è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione, la Presidenza, nella sua autonomia, anche tenendo conto del numero degli emendamenti presentati, nell'ambito delle serie a scalare porrà in votazione, tra il primo e l'ultimo degli emendamenti di ciascuna serie, un numero di emendamenti tale da risultare sostanzialmente pari a quello spettante al gruppo in base all'articolo 85-bis, fino ad un totale di 109. Pertanto, nel caso di specie, gli emendamenti segnalati dal Partito Democratico coincidono con quelli che la Presidenza avrebbe comunque posto in votazione.
Avverto, infine, che la Presidenza non porrà comunque in votazione, in quanto incongrui, ai sensi del punto 5.2 della circolare del Presidente della Camera del 10 gennaio 1997, gli emendamenti da Mecacci 3.6308 a Mecacci 3.6238, volti a posticipare la data di cui al comma 6 dell'articolo 3, che individua nel 31 dicembre 2028 il termine finale di applicazione dell'addizionale IRES dovuta dalle società ed enti commerciali di cui al comma 1 del medesimo articolo 3. Dalla eventuale approvazione di una di tali proposte emendative deriverebbe, infatti, un'incongruità del testo: nell'ipotesi di posticipazione della suddetta data, mancherebbero i criteri di applicazione dell'addizionale, criteri che il testo individua, all'articolo 3, comma 2, lettera b), numeri da 1) a 5), fino all'esercizio in corso al 31 dicembre 2028.

(Esame dell'articolo 1 - A.C. 2041-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A - A.C. 2041-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Avverto che è stata chiesta la votazione individuale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 432
Votanti 426
Astenuti 6
Maggioranza 214
Hanno votato
421
Hanno votato
no 5).

Prendo atto che i deputati Di Pietro e Capano hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati Nunzio Francesco Testa e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti a votare.

(Esame dell'articolo 2 - A.C. 2041-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2041-A).Pag. 46
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, oggi, giorno di Obama, giorno di cambiamento della vita politica negli Stati Uniti (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

FURIO COLOMBO. ...giorno di cambiamento nella vita del mondo, ci apprestiamo a ratificare un Trattato con la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista. Presidente, lei che ha presieduto la seduta anche ieri ricorderà che ho già cercato di dare - lo farò anche oggi, nel breve tempo che mi è concesso e che cercherò di rispettare - un'intonazione non di contrapposizione aspra o della lezione di qualcuno che sa la verità nei confronti degli altri, ma piuttosto di implorazione nei confronti dei colleghi della mia parte e della parte della maggioranza affinché si rendano conto che stiamo facendo qualcosa che ci mette fuori dall'Europa, fuori dai nostri rapporti internazionali, fuori dalla cultura a cui apparteniamo, e dentro una situazione che ha del ridicolo, dello strambo e del misterioso.
Vorrei portare un esempio su tutti: quando ieri ho detto che per la prima volta l'Italia sarà coinvolta nel compito di monitorare le frontiere tra il Ciad e la Libia - un compito che l'Italia non si è assunta in Africa dal 1936 -, il sottosegretario Scotti ha fatto un gesto di esasperazione dicendo: Ma dove sta scritto? Sottosegretario Mantica, gli riferisca che è scritto a pagina 5 della relazione al disegno di legge, laddove si legge che all'articolo 19 del Trattato è prevista l'intensificazione della collaborazione nella lotta all'immigrazione clandestina. Per quanto concerne quest'ultima, in particolare, i Protocolli si impegnano a un controllo delle frontiere terrestri libiche da affidare a società italiane in possesso di competenze tecnologiche necessarie. Chi manderemo, i cittadini dell'ordine? Quali sono queste società italiane che potranno monitorare i confini tra il deserto a cui gli arrivano gli ultimi disperati sopravvissuti e la grande Giamahiria? Come si può immaginare che abbia un senso una frase di questo genere dal punto di vista della nostra legislazione e dal punto di vista della nostra Costituzione (Commenti del deputato Cirielli)? Non vedete, da un lato, l'ombra di torvi affari, società italiane che monitorizzano le frontiere tra il Ciad e la Libia chissà in che modo e con quali strumenti, sfuggendo ad ogni controllo legale e costituzionale, e, dall'altro, la nostra Costituzione e il nostro impianto giuridico? Non è evidente che stiamo andando al di fuori di questa situazione?
Mano a mano che leggete gli articoli di questo Trattato vi accorgerete che stiamo procedendo in violazione della Costituzione italiana, in violazione della Convenzione di Ginevra, in violazione della Carta dell'ONU, in violazione del Patto della Nato. Inoltre, per quanto riguarda alcuni di noi qui dentro, sono molti i membri dell'associazione Italia-Israele. Quei membri affollavano la sala della Comunità ebraica di Roma esattamente la sera in cui il Presidente Gheddafi, uomo - ammettetelo - di cattiva reputazione con cui stiamo diventando alleati militari, stava invocando l'invio di volontari combattenti nell'inferno di Gaza, cioè stava chiedendo più guerra e non più pace! Questa è la persona con cui stiamo per legarci! Possibile che voi quella sera foste tutti affollati nella sala della Comunità ebraica di Roma e oggi votate a favore di questo Trattato militare? Si parla di operazioni militari insieme, si parla di manovre insieme, si parla di basi italiane che non saranno mai usate per offese alla Libia. Si tratta fino al ridicolo - ripeto: fino al ridicolo, colleghi - di fare un lavoro insieme tra i due organi parlamentari, cioè di collaborazione interparlamentare, come se la Libia avesse un Parlamento.
In questo momento stiamo compiendo un atto che ha dello strano, del misterioso, dell'illegale, dell'incomprensibile e dell'anticostituzionale. Vi prego di considerare con attenzione gli aspetti che vi Pag. 47ho sottolineato e i molti altri peggiori contenuti in questa alleanza militare, politica, morale, psicologica e culturale tra l'Italia e questa Grande Giamahiria di pessima reputazione, che al mondo ha dato soltanto l'immagine della sua pessima reputazione.
Vi ricordo che gli italiani che sono stati espulsi dalla Libia non hanno alcuno spazio in questo Trattato. Vi ricordo che non vi è in esso alcuna menzione degli ebrei italiani vittime di pogrom libici nel 1946, nel 1947 e nel 1948: anni dopo la fine della guerra, anni dopo il giorno che noi celebriamo come giorno della memoria. In piena pace democratica del mondo, ebrei italiani uccisi e linciati sulle strade di Bengasi e su quelle di Tripoli: non c'è traccia del loro ricordo.
Si dice che - bontà loro - i libici rinunceranno a celebrare il giorno della vendetta e che il 30 agosto dovremmo cominciare a celebrare un giorno dell'amicizia.
È un'amicizia con molti vuoti, è un'amicizia con molti buchi, è un'amicizia con molti aspetti strani e sospetti, è un'amicizia in un Trattato pieno di illegalità, che vengono ignorate.
Ignoro perché alcuni dei colleghi della mia parte politica voteranno a favore: non me lo so spiegare.
Vorrei ricordarle, signor Presidente - lei non lo ha detto perché vi erano troppi nomi, è naturale - che questi 6.000 emendamenti li ho firmati tutti, nella piena convinzione che si debba fare il possibile affinché il Trattato in esame non venga accettato da questa Repubblica, retta dalla Costituzione nata dalla Resistenza (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alema. Ne ha facoltà.

MASSIMO D'ALEMA. Signor Presidente, vorrei approfittare di questa breve illustrazione degli emendamenti per spiegare anche la mia diversa opinione all'onorevole Colombo e a quanti hanno voluto, presentando oltre 6.000 emendamenti, fare ostacolo alla ratifica del Trattato in esame.
Tale Trattato tra l'Italia e la Libia è il punto d'arrivo di una vicenda molto lunga e molto significativa per la politica estera italiana, che ha impegnato - nell'arco oramai di quasi un quindicennio - diversi Governi del Paese.
All'inizio degli anni Novanta, come molti ricorderanno, la Libia era un Paese isolato nella comunità internazionale, colpito da sanzioni da parte delle Nazioni Unite ed era considerato un pericolo per la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo. Fu in quella fase che l'Italia avvertì anche una speciale responsabilità verso la Libia. Ho ascoltato ricordare molti eventi storici, ma forse vale anche la pena di ricordare che la Libia rappresenta uno degli episodi non gloriosi del colonialismo italiano e che l'esperienza coloniale italiana in Libia si accompagnò anche a crimini contro la popolazione civile libica, la cui vastità colpisce anche lo storico che ormai, dopo molti anni, si accinga ad indagare quelle vicende. Lo abbiamo fatto, nel corso di questi anni, perché uno degli aspetti del rapporto fra l'Italia e la Libia è stato proprio quello di attivare una commissione storica mista, che indagasse sulle vicende della colonizzazione italiana in Libia e, in particolare, durante il periodo dell'occupazione fascista della Libia, sui conflitti e sui crimini che caratterizzarono quell'occupazione.
Ma, a proposito dei nostri alleati, questa azione dell'Italia verso la Libia fu accompagnata dal consenso e dall'incoraggiamento dei nostri alleati, anche perché l'Italia, con molta fermezza, chiese alla Libia del colonnello Gheddafi di adempiere alle richieste delle Nazioni Unite, di accettare cioè un processo internazionale ai libici indiziati per l'attentato di Lockerbie, cosa che le Libia fece, con mediazione italiana e poi con il riconoscimento del Consiglio di sicurezza, che liberò la Libia dalle sanzioni, aprendo la strada ad una normalizzazione dei rapporti diplomatici tra la Libia e i Paesi della comunità internazionale.Pag. 48
Oggi la Libia è un Paese che ha normali relazioni diplomatiche e intense relazioni economiche con tutti i Paesi europei e con gli Stati Uniti d'America.
Con gli Stati Uniti, in particolare, la Libia ha una forte collaborazione in materia di sicurezza, in particolare nella lotta contro il fondamentalismo islamico. Dunque, la Libia non è più un Paese isolato e colpito da sanzioni, al di là delle considerazioni sul suo regime interno. Ho letto, qualche tempo fa, che l'onorevole Berlusconi, in visita a Bengasi, ha definito Gheddafi un modello dal punto di vista della democrazia: si tratta di un'affermazione un po' forte che non mi sentirei in questo momento di condividere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e del deputato Polledri). Ma non si tratta di questo. Non siamo alla ricerca di modelli, ma si va a normalizzare i rapporti con un Paese vicino con il quale abbiamo un legame antico, un debito storico nonché un partenariato economico molto forte che rappresenta, senza alcun dubbio, per noi, una risorsa irrinunciabile: la Libia è, infatti, uno dei nostri principali partner nel campo della politica energetica e uno dei Paesi che garantiscono la sicurezza energetica dell'Italia. Abbiamo lungamente negoziato questo trattato: io non voglio entrare - perché sarebbe sbagliato in questo momento - in considerazioni che possono essere svolte su aspetti concernenti il modo in cui si è chiusa questa trattativa o le concessioni che sono state fatte. Non credo, tuttavia, che sia il momento, ora, di andare ad esaminare temi che, pure, hanno una loro rilevanza ma che, in definitiva, rappresentano questioni di dettaglio rispetto al significato politico di questo trattato. Esso a mio giudizio, rappresenta, in primo luogo, una scelta importante dell'Italia democratica: con questo trattato noi siamo il primo Paese ex-coloniale che, nel rapporto con una ex-colonia, riconosce la sua responsabilità storica. Ciò credo faccia onore all'Italia democratica, in relazione alla vicenda storica dei rapporti tra l'Italia e la Libia. In secondo luogo, consolidiamo un partenariato importante sotto il profilo economico e della sicurezza del Paese. In terzo luogo - e in proposito vorrei rassicurare tutti - lo facciamo in un quadro di cooperazione con i nostri alleati: l'intesa di cooperazione con la Libia per prevenire l'immigrazione clandestina è una intesa italo-libica-europea, tanto è vero che la decisione di sostenere la costruzione di un sistema di monitoraggio dei confini libici è oggetto di un accordo che la Libia ha stretto con l'Unione europea e non soltanto con l'Italia. L'Unione europea sarà partecipe, peraltro, del finanziamento di questo progetto. Parliamoci chiaro: una politica di prevenzione dell'immigrazione clandestina non la si può porre in essere nel Mediterraneo. I Paesi della riva sud del Mediterraneo sono Paesi di transito dell'immigrazione. O attuiamo questa politica insieme a loro ed in rapporto con i Paesi africani, oppure questa politica non avrà alcun realismo. Ritengo quindi che, nel complesso, questo trattato corrisponda agli interessi del nostro Paese. Non abbiamo mai considerato il regime interno dei Paesi con i quali stipuliamo trattati come una pregiudiziale ad essi: se così fosse, dovremmo cancellare una montagna di trattati. Il trattato in oggetto corrisponde agli interessi del nostro Paese. Ritengo che sia giusto chiedere - come fa il gruppo del Partito Democratico - che, nell'esecuzione del medesimo, che è piuttosto complessa, vi sia un monitoraggio da parte del Parlamento: ciò è ragionevole. Ma non ratificarlo, dopo quindici anni di lavoro e dopo negoziati che hanno impegnato cinque Governi, rappresenterebbe un drammatico errore nonché un gesto incomprensibile non solo per i libici, ma anche per la comunità internazionale (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà). So che le mie parole varranno poco, ma, sinceramente, questi seimila emendamenti mi sembrano un di più rispetto alla necessità di un accordo che, lo ripeto, dopo molti anni, rappresenta un atto dovuto ed utile all'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro e di deputati del Popolo della Libertà).

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la posizione dell'Unione di Centro su questo tema così scottante e delicato è, in qualche modo, intermedia tra quella dell'onorevole D'Alema e quella dell'onorevole Colombo. Non siamo insensibili al fatto che vi è un debito storico dell'Italia verso la Libia, né siamo insensibili al fatto che - potremmo citare Marc Bloch e Fernand Braudel - bisogna fare del Mediterraneo un luogo di traffici e di commercio, un mare di pace, dopo che per tanto tempo è stato un confine di guerra. Tuttavia, non possiamo fare a meno di porci una domanda: proprio oggi la Camera doveva decidere su questo provvedimento? Infatti, è trascorso solo qualche giorno dal momento in cui il Presidente Gheddafi, questo nemico giurato del fondamentalismo, incita ad andare tutti volontari a Gaza per ammazzare gli ebrei e distruggere lo stato di Israele. In politica anche i tempi hanno la loro importanza. Non vi è un eccesso di fretta da parte del Governo?
Inoltre, vi sono alcuni aspetti, in questo Trattato, che veramente sono paradossali. All'articolo 2 si dispone che le parti contraenti rispettano il diritto di ciascuna delle parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale. Ma risulta a qualcuno che in Libia vi siano libere elezioni? Risulta a qualcuno che lì vi sia la libertà di scegliere il proprio sistema di vita, politico, culturale e altro ancora? E allora mi chiedo perché aggiungere a un comprensibile e magari anche giusto incontro di interessi delle parole che suonano offensive per chi in Libia per la libertà ha sofferto, è morto, soffre e muore ancora oggi (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del Partito Democratico).
All'articolo 4 si stabilisce la non ingerenza negli affari interni. Esso, infatti, recita che «nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l'Italia non userà né permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia». È stato sollevato il problema se questo sia compatibile con i nostri impegni in sede NATO. Ma ora vi faccio presente un altro problema: i cittadini libici che in Italia si organizzano, non per fare attentati, ma per diffondere l'esigenza di una democrazia in Libia, per lottare per la democrazia in Libia, questi compiono atti ostili? Ho il sospetto che la controparte libica, così leggerà l'articolo 4 del Trattato. Ma andiamo avanti. L'articolo 8 si occupa dei progetti infrastrutturali di base, con uno stanziamento di cinque miliardi di euro. Sarei anche favorevole a tale obiettivo se vi fosse un piano europeo per una grande infrastrutturazione del nord Africa. Tuttavia, in queste condizioni, su basi solo nazionali, rischiano di essere denari buttati via e di andare a sostenere un regime illiberale. Ma non basta. Proseguiamo oltre. Si è fatto accenno al problema del confine sud della Libia. Occorre monitorare il confine a sud della Libia. Ma siamo sicuri di sapere qual è il confine a sud della Libia? Qualcuno di noi è consapevole del fatto che questo confine è in discussione perché nessuno sa esattamente dove finisce la Libia e dove inizia il Ciad? Che in Ciad è in corso una guerra, per il momento raffreddata, tra la Libia e la Francia e che dal Ciad passano i rifornimenti e i sostegni per la guerriglia in Darfur? Qualcuno si è posto il problema al Ministero degli affari esteri?
Veniamo poi alla cooperazione militare. Attiviamo una cooperazione militare con un Paese il quale è il retroterra lontano di diversi focolai di guerriglia e di instabilità in Africa. È questo quello che vogliamo? Nel caso dell'articolo 18, devo rendere un omaggio alla diplomazia dell'ENI, più efficace di quella italiana, a volte. Infatti, l'articolo 18 è veramente utile sia all'ENI sia - indirettamente e entro certi limiti - all'Italia. Infine, l'articolo 21 riguarda la collaborazione nel settore della non proliferazione e del disarmo. Vogliamo fare del Mediterraneo una zona libera da armi nucleari. Certo, ma in Libia questo vuol dire che siamo contrari alla presenza della sesta flotta Pag. 50degli Stati Uniti nel Mediterraneo? È chiaro a tutti questo fatto? E che siamo a favore di una rinuncia unilaterale, da parte di Israele, alla protezione dell'arma nucleare? Siamo tutti consapevoli di questa realtà? Soprattutto, ne sono consapevoli i tanti che, in quest'Aula, si dicono amici e sostenitori di Israele?
Nonostante tutto questo, nell'interesse della riconciliazione e nell'interesse nazionale potremmo anche votare una cosa del genere, se non vi fosse una dimenticanza vergognosa, inaccettabile dei diritti degli italiani, che sono stati cacciati dalla Libia e che hanno perso tutti i loro beni. Si tratta di 20 mila cittadini italiani che sono arrivati nudi. Abbiamo presentato una proposta emendativa, sulla quale chiedo il voto di tutti, che potrebbe indurci a rivedere anche la nostra posizione.
Cogliamo l'occasione per dire che lo Stato italiano ha rinunciato a far valere davanti alla Giamahiria libica i diritti sacrosanti di 20 mila suoi cittadini. Infatti, se l'Italia ha commesso dei delitti e non sono stati questi 20 mila cittadini a commetterli, perché devono pagare loro? Quindi, approviamo questa proposta emendativa e diciamo che lo Stato italiano, che ha rinunciato a far valere questi diritti, si accolla - almeno lui - il compito di soddisfare le giuste domande di questi cittadini. Mi pare un atto minimo di giustizia e su questo chiedo il contributo, il sostegno ed il voto di tutte le forze politiche presenti in quest'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire nella fase della dichiarazione di voto finale, ma visto che su questo articolo 2 si svolge un dibattito politico su questo Trattato, chiedo di esporre brevemente la mia valutazione complessiva.
Come hanno detto l'onorevole D'Alema ed il relatore, vi sono delle buone ragioni per le quali il Governo ha sottoscritto il Trattato, seguendo e completando una trattativa che era stata iniziata dall'Esecutivo precedente. Vi sono delle buone ragioni per intessere dei rapporti con un Paese come la Libia: chiudere certamente delle questioni storiche e forse aprire anche alcune prospettive in termini di rapporti positivi in ordine a molti problemi.
Nello stesso tempo, onorevoli colleghi, non si possono non considerare molte delle considerazioni critiche che hanno sollevato su questo punto i colleghi onorevoli Colombo e, da ultimo, Buttiglione. In particolare, essi hanno sollevato una serie di problemi che riguardano questo Trattato. Due in particolare mi sembrano difficilmente superabili. Vi è una formulazione del tutto insoddisfacente in ordine al problema dei rapporti internazionali, dei nostri rapporti con le alleanze delle quali facciamo parte. È una questione sollevata da molti colleghi radicali e da ultimo dall'onorevole Colombo.
Si dice che vi sia un riferimento nel Trattato ai principi di ordine internazionale ai quali saremo vincolati e con questo accennando al fatto che questi principi comprendono la nostra partecipazione alla NATO; tuttavia, esaminando il testo, formalmente risulta un conflitto tra ciò che sottoscriviamo nel Trattato e gli impegni che derivano dalla nostra partecipazione alla NATO. Naturalmente, ci rendiamo conto o pensiamo che non verrà mai invocata una clausola di questo genere, ma debbo dire che è un elemento di forte riserva leggere in un documento qualcosa che è in contraddizione con gli impegni fondamentali che abbiamo per quanto riguarda la nostra politica di difesa.
La seconda considerazione, anche in questo caso svolta dall'onorevole Buttiglione e prima dall'onorevole Colombo, riguarda le dichiarazioni drammatiche, inammissibili ed inaccettabili che il Capo del Governo libico, il leader della Libia, ha espresso in queste settimane sul problema di Gaza, una guerra dolorosissima. La maggioranza del nostro Parlamento ha compreso le ragioni di Israele, pur con tutta la preoccupazione per quella vicenda, ed ha sostenuto le ragioni del Pag. 51Governo di Israele per quello che era costretto a fare nel territorio di Gaza.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, la prego di concludere.

GIORGIO LA MALFA. Mi scusi, signor Presidente, ma tutto questo per dire e per preannunziare che non potrò andare oltre ad un voto di astensione su questo documento. Non voglio smentire la firma dei Governi, ma credo che, se una parte importante del Parlamento si astenesse, compenserebbe con questo un segnale che altrimenti potrebbe avere un significato troppo ambiguo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, vorrei partire dall'intervento che ha sviluppato poco fa l'onorevole D'Alema, un intervento che ho molto apprezzato e che fa il paio con quanto il presidente D'Alema aveva già avuto modo di esporre in sede di discussione in Commissione affari esteri. Tuttavia, voglio fare un richiamo alla mole degli emendamenti presentati dalla componente radicale interna al Partito Democratico, perché, pur condividendo le preoccupazioni dell'onorevole D'Alema, credo che gli emendamenti proposti - e se mi consente, Presidente, faccio riferimento alla lettera che i colleghi radicali, in particolare il collega Mecacci, hanno inviato in questi giorni a tutti noi - pongono questioni che non possono non essere affrontate e valute; ci pongono degli interrogativi sui quali ognuno di noi è chiamato a riflettere, ad interrogarsi ed a provare a dare delle risposte.
Ne parleremo meglio quando arriveremo all'articolo 4: laddove si prevede il vincolo dell'Italia a non concedere l'uso delle basi militari presenti sul nostro territorio. Mi chiedo come questa norma si collochi nel quadro delle nostre alleanze, in particolare nel quadro dell'Alleanza atlantica. Parleremo poi del rilevantissimo carico che è stato attribuito a questo accordo con la Libia: 200 milioni di euro all'anno fino al 2028 per una serie di costruzioni stradali, edilizie ed altro che qualcuno di noi sarà chiamato a pagare.
Il Trattato affronta anche il tema degli immigrati. Signor Presidente, all'indomani del 30 agosto, il Presidente Berlusconi ha magnificato la portata di questo accordo, perché con esso si sarebbero ottenuti insieme due straordinari risultati: avremmo avuto più petrolio e più gas (i migliori sul mercato, dice Berlusconi) dalla Libia, e in più non avremmo più avuto clandestini. Già queste ultime settimane e questi mesi che sono trascorsi hanno dimostrato che così non sarà: è una pura illusione immaginare di affidare a questo accordo la risoluzione del problema migratorio verso le nostre coste, soprattutto per quanto riguarda gli sbarchi a Lampedusa. Quegli sbarchi di immigrati, che appunto partono dalle coste libiche e che in questi anni hanno fatto la fortuna di molti mercanti di schiavi, spesso hanno potuto contare sulla collusione di settori della stessa polizia libica, nonostante vi fosse già un accordo firmato nel dicembre 2007 per il pattugliamento congiunto delle coste libiche.
Ma soprattutto - e questo è il senso della domanda che ci viene posta dai radicali - come possiamo non chiederci che fine faranno gli immigrati respinti: saranno respinti sulle coste, sul deserto, laddove sono costretti alla clandestinità, sfruttati, violentati? Saranno ricacciati nei loro paesi di origine o forse abbandonati senza risorse nel deserto a morire di fame e di sete?
Per questo, io credo che gli emendamenti proposti dagli onorevoli Maran e da altri all'articolo 2 che stiamo discutendo raccolgano il senso di questa preoccupazione e di queste denunce. Quindi ben venga una commissione per il monitoraggio sul rispetto dei diritti umani nell'applicazione di questo accordo. Ben venga una relazione continua del Governo al Parlamento per informare sullo stato di attuazione dell'accordo. Ma non vi è dubbio che sono tanti gli aspetti positivi dell'accordo, a cui corrispondono delle ombre che difficilmente potranno rendere possibile l'espressione del voto favorevole finale Pag. 52da parte del gruppo dell'Italia dei Valori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sugli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 2.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo Maran 2.01, perché il Parlamento ha già gli strumenti per poter monitorare l'esecuzione di questo Trattato, anche per quanto attiene a un tema così importante qual è quello dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sull'articolo aggiuntivo Maran 2.02.

PRESIDENTE. Il Governo?

ALFREDO MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà, per due minuti.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, a me dispiace sinceramente prendere la parola in dissenso dal gruppo del Partito Democratico per quanto attiene all'approvazione di questo articolo, nonché dell'intero provvedimento. Credo che i contenuti di questo Trattato, a differenza di quanto ha sostenuto il presidente D'Alema, non siano dei dettagli, e che con questa giornata l'Italia segnerà una pagina non decorosa della propria politica estera, perché è il primo Paese a sdoganare politicamente un regime come quello di Gheddafi che, come è stato ricordato, fino a pochi anni fa era considerato uno Stato sponsor del terrorismo internazionale ed era sottoposto alle sanzioni del Consiglio di sicurezza. Sebbene altri Paesi europei e gli Stati Uniti abbiano deciso di aprire relazioni con quel Paese, nessuno Stato ha inserito in un trattato le norme che noi ci troviamo ad approvare.
Inviterei davvero tutti i colleghi a valutare nel merito, articolo per articolo, questo Trattato, e vi accorgerete che a partire dagli impegni internazionali con la NATO, dall'assenza di qualsiasi monitoraggio dell'immigrazione clandestina, con un minimo rispetto delle norme internazionali che ci vincolano, fino al mancato riconoscimento di tutti i diritti degli italiani rimpatriati e delle imprese che hanno lavorato in quel Paese, in questo Trattato non c'è alcuna garanzia per gli interessi strategici della politica estera del nostro Paese, a meno che - forse questo è ciò che sta accadendo - non stia mutando il segno profondo della nostra politica estera, con un processo che questo Governo ha iniziato ad aprire prepotentemente con i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, legati sempre a questioni energetiche, e che adesso si va estendendo alla questione dei rapporti con la Libia. Quindi, annuncio il voto contrario e che manterremmo tutti gli emendamenti che abbiamo presentato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 482
Votanti 446
Astenuti 36
Maggioranza 224
Hanno votato
444
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che i deputati Mecacci, Farina Coscioni, Bernardini e Zamparutti hanno segnalato di aver espresso voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario.Pag. 53
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Maran 2.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 487
Votanti 475
Astenuti 12
Maggioranza 238
Hanno votato
227
Hanno votato
no 248).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Maran 2.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 485
Votanti 476
Astenuti 9
Maggioranza 239
Hanno votato
228
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che il deputato Crosio ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.

(Esame dell'articolo 3 - A.C. 2041-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - A.C. 2041-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Casini. Ne ha facoltà.

PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, ho seguito con grande attenzione l'intervento dell'onorevole D'Alema, per il rispetto che ho nei suoi confronti e per le questioni che ha posto e, soprattutto, ho seguito con grande attenzione l'intera vicenda di cui discutiamo e l'operato del Governo che, evidentemente, è animato dai migliori propositi, e di questo è facile dargliene atto.
Non credo che il Governo abbia avuto un'infatuazione particolare per la Libia o per il Presidente Gheddafi, ma sta completando un'opera avviata in passato con i Governi precedenti. Mi vorrei rivolgere in particolare ai colleghi del PdL, perché le osservazioni da me formulate questi colleghi le hanno formulate a più riprese in sedi pubbliche impegnative.
Onorevoli colleghi, noi impegniamo cinque miliardi (seppur diluiti in tanti anni), ma annualmente ci assumiamo un peso non indifferente per confermare la sigla di questo Accordo. L'epoca economica che stiamo vivendo la conoscete tutti. Onorevole D'Alema, lei lo sa bene, basta pensare che quest'anno vi sarà un taglio sui fondi alla cooperazione che mai si è verificato nella storia della Repubblica. Questi tagli colpiscono indiscriminatamente iniziative dell'Italia, delle organizzazioni no profit di volontariato italiane e anche meritevoli iniziative avviate nel mondo in nome dell'Italia.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI (ore 15,30)

PIER FERDINANDO CASINI. C'era stato detto che questo Accordo avrebbe di fatto bloccato l'arrivo dei clandestini: è solo il caso di ricordare a ciascuno di voi che non sono mai arrivati tanti clandestini dalla Libia a Lampedusa come in queste ultime settimane.
Tutte queste osservazioni potrebbero essere addirittura secondarie davanti alle questioni politiche e istituzionali poste dall'onorevole D'Alema. Noi ci facciamo carico anche di chi è andato a nome del Governo italiano a firmare questo Accordo. Ce ne facciamo carico, perché il Governo del nostro Paese, presieduto dall'onorevole Pag. 54Berlusconi, è un Governo a cui ci opponiamo in quest'Aula, ma è un Governo di cui noi non possiamo non farci carico, in quanto è il Governo del nostro Paese. Ciò che Berlusconi firma con Gheddafi ci riguarda, e noi vogliamo in qualche modo non smentire il nostro Presidente del Consiglio.
Colleghi, ci si darà atto che la nostra prudenza è il segno del rispetto istituzionale che abbiamo, tuttavia a tutto c'è un limite. All'articolo 3 noi presentiamo una proposta emendativa che è finalizzata a ricordarci di coloro che furono cacciati dalla Libia. Ci preoccupiamo degli indennizzi a favore di chi ha perduto beni a seguito della confisca e della cacciata da un Paese. Quanto a qualsiasi atto riparatore, seppure a sessant'anni di distanza, ci sarebbe molto da discutere sul tipo di riparazione e su ciò che storicamente l'Italia ha fatto in Libia, ma non è questa la sede.
Onorevoli colleghi, non è accettabile che oggi noi dimentichiamo quei concittadini italiani che negli anni scorsi noi abbiamo seguito e che i partiti della destra italiana hanno a lungo vezzeggiato spiegando che la loro battaglia era di libertà e di equità (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro), e non è accettabile che lo facciamo in nome di una realpolitik che dimentica parole pesanti come macigni che a quegli italiani noi abbiamo detto. A meno che, amici e colleghi, non riteniamo che le parole dei politici non servano a nulla e che i nostri valori cambino a seconda degli opportunismi politici.
Onorevoli colleghi, a malincuore noi non voteremo questo Trattato con la Libia se voi non farete un atto di equità che risponda alle vostre corde, ovvero votare l'articolo aggiuntivo 3.010 da noi presentato. Si tratta di una proposta emendativa di equità che rispetta la memoria e la storia e che rispetta concittadini come noi della Repubblica italiana che furono cacciati su due piedi e privati di tutto dal regime libico.
Penso che si possa raggiungere un'intesa. Sono convinto che, nell'ambito del PdL, non vi possa essere una totale insensibilità su un tema come questo. Faccio appello alle forze più ragionevoli di questa maggioranza perché non vogliano smentire loro stesse e non vogliano dimenticare gli impegni solennemente assunti con questi italiani (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Farina Coscioni, alla quale ricordo che ha sette minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, con la presentazione di queste proposte emendative i deputati radicali cercano di offrire l'opportunità a ciascun parlamentare di valutare il provvedimento che siamo chiamati oggi ad approvare sulla base dei suoi contenuti, delle sue condizioni e dei sui vincoli, e non soltanto sulla base dell'appartenenza politica.
Già in Commissione affari esteri ci siamo fermamente opposti, presentando oltre seimila emendamenti, per cercare di sollevare un po' di attenzione su un provvedimento che riteniamo profondamente dannoso per gli interessi politici, economici e strategici del nostro Paese. Ripresentandoli in Aula, anche con la firma del collega Furio Colombo, vogliamo opporci a quello che sembra essere un consenso quasi unanime su un provvedimento negoziato in modo sbagliato e quindi, ripeto, dannoso per il nostro Paese.
È in corso davanti alla Camera, in piazza Montecitorio, una manifestazione promossa dal Partito radicale nonviolento, transazionale e transpartito, alla quale partecipano anche i rappresentanti e i membri delle associazioni degli esuli e delle imprese italiane che hanno visto negati e defraudati i loro diritti dal Governo di Gheddafi nel corso degli ultimi quarant'anni: si tratta di italiani ai quali è stata chiusa in faccia la porta dal Governo italiano, proprio nel momento in cui si proclamava ai quattro venti l'avvenuta riconciliazione con il Governo libico.Pag. 55
Con riferimento ai contenuti e, quindi, alle ragioni che ci spingono a voler rimettere in discussione il Trattato con la Libia, all'articolo 4 il Trattato vincola l'Italia a non concedere l'uso delle basi militari presenti sul nostro territorio che sia finalizzato a realizzare attacchi militari contro la Libia. Questa norma, apparentemente innocua, rappresenta una chiara violazione degli impegni sottoscritti dal nostro Paese con l'adesione al Patto atlantico. Se, infatti, è consuetudine che in un trattato di amicizia tra due Paesi ci si impegni reciprocamente a non attaccarsi militarmente, in realtà, impegnare l'Italia a non concedere l'uso delle basi militari presenti sul proprio territorio (anche nel caso in cui un altro Paese membro dell'Alleanza atlantica fosse attaccato dalla Libia) vedrebbe l'Italia obbligata a non adempiere all'obbligo di difesa collettiva previsto dal Patto atlantico, quando un Paese che ne è membro venga attaccato. L'inserimento di questa norma rappresenta un grave errore politico che muta il quadro internazionale delle alleanze politiche e militari del nostro Paese
Oggi, martedì 20 gennaio, il nostro Governo non sarà presente al discorso inaugurale del nuovo Presidente americano Barack Obama, mentre il nostro Parlamento - e, purtroppo, non solo la maggioranza di Governo - darà il segnale politico che si approvano queste norme contenute nel Trattato di cosiddetta amicizia con Gheddafi.
Il Trattato, in secondo luogo, impegna il nostro Paese a versare una media di circa 200 milioni di euro all'anno, per venti anni, al Governo guidato dal colonnello Gheddafi. Questa decisione viene presa in un momento in cui la nostra economia attraversa uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni e - voglio sottolinearlo - nello stesso momento in cui vi sono stati tagli di spesa rilevantissimi - oltre il 50 per cento - ai soldi che sostengono la cooperazione internazionale con i Paesi in via di sviluppo.
In terzo luogo, il Trattato è stato presentato dal Governo come l'occasione per chiudere finalmente un contenzioso storico e politico che durava da decenni e trovare per esso una soluzione condivisa. Peccato, però, che da questa soluzione condivisa siano stati esclusi tutti quei cittadini italiani che, o perché rimpatriati, o perché hanno lavorato in quel Paese, avevano diritto a centinaia di milioni di euro di risarcimento, di cui non si trova traccia nel Trattato.
Infine, questo Trattato è stato presentato all'opinione pubblica italiana come la garanzia che con questo atto si porrà finalmente fine all'immigrazione clandestina diretta dalla Libia verso il nostro Paese.
L'unica certezza che si ha è che la nostra Marina e le nostre Forze armate saranno chiamate a pattugliare il Mediterraneo insieme all'esercito libico, ma al di fuori di un qualsiasi monitoraggio internazionale, satellitare e di controllo, volto a conoscere quanto avviene in quel tratto di mare, dove la criminalità organizzata opera tranquillamente e sul cui fondo giacciono già migliaia di cadaveri di disperati che cercavano un futuro migliore. L'Italia si impegna, invece, così, a cooperare per la lotta all'immigrazione clandestina con un Paese che non ha ratificato la Convenzione ONU per i diritti dei rifugiati, che non riconosce il diritto d'asilo ai migranti e dove la tortura e le violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione sono una pratica diffusissima.
Per queste ragioni, mi rivolgo a tutti i deputati presenti oggi in Aula, a prescindere dal loro gruppo di appartenenza, affinché diano un segnale di rispetto della legalità internazionale da parte del nostro Governo, chiedendo loro di riaprire il negoziato su di un Trattato, cui non siamo contrari per motivi ideologici, ma per i motivi di merito che ho illustrato (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bocchino. Ne ha facoltà.

ITALO BOCCHINO. Signor Presidente, intervengo sul complesso delle proposte emendative per affrontare la questione che ha posto il presidente Casini e sulla quale Pag. 56è intervenuta l'onorevole Farina Coscioni. Innanzitutto, a noi fa molto piacere, dal punto di vista politico e anche del merito, che ci sia una sensibilità anche da parte dell'opposizione, del Partito Democratico e dell'Unione di Centro, sul grande tema dell'indennizzo agli italiani rimpatriati dalla Libia.
È un tema a noi molto caro, di cui ci occupiamo da moltissimo tempo. C'è una proposta di legge che il gruppo del Popolo della Libertà ha presentato in questa legislatura, che poi è esattamente quel testo - lo conosco, essendone il primo firmatario - che è divenuto emendamento in Commissione e che oggi è, su per giù, il testo proposto sia dal Partito Democratico sia dall'Unione di Centro, che prende spunto, appunto, dalla proposta di legge che noi abbiamo presentato.
Quindi, la nostra coerenza politica e il nostro impegno nel merito, visto che stiamo discutendo di un testo che fa parte di una nostra proposta di legge, ci portano a dire che non solo c'è un forte interesse, una forte volontà politica concreta da parte del gruppo del Popolo della Libertà, ma anche un orientamento positivo del Governo nel merito.
Quando in Consiglio dei ministri fu approvato il disegno di legge di ratifica in esame, il Ministro La Russa, che non credo sia in questo momento qui per caso, pose il problema della necessità di procedere all'indennizzo degli italiani rimpatriati dalla Libia, contestualmente all'approvazione del Trattato. Si valutò l'opportunità di non inserire questo tema all'interno del Trattato per problemi di tecnica legislativa e di rimettersi, comunque, al dibattito che ci sarebbe stato in Aula, per decidere se procedere nell'ambito di questo provvedimento o con un provvedimento ad hoc, partendo dalle proposte di legge già presentate.
Tuttavia, il Governo, in quell'occasione, decise di procedere con l'indennizzo ai rimpatriati dalla Libia. Quindi, abbiamo un atto concreto, ossia una proposta di legge, del gruppo del Popolo della Libertà ed un atto concreto del Governo, che decise di dare il via libera a questi indennizzi. Oggi, dunque, ci troviamo con una convergenza non solo tra il gruppo di maggioranza relativa ed il Governo, che già avevamo, ma anche con i gruppi dell'opposizione. Questo è un fatto molto positivo, sia per la delicatezza dell'argomento che trattiamo, cioè i rapporti storici ed attuali tra l'Italia e la Libia, sia per la necessità di dare una risposta a questi cittadini italiani che sono stati costretti a perdere i loro beni.
Oggi l'approvazione di questo Trattato è una cosa delicata ed importante sia per chiudere una vicenda storica, che è stata delicatissima e molto complessa per l'Italia e per la Libia, sia per ragioni contingenti, di questo periodo, sia ancora per ragioni di politica estera, perché abbiamo il dovere di dialogare con grande attenzione con i Paesi arabi proprio in questo momento, in cui si rischiano conflitti dall'altra sponda del Mediterraneo; inoltre, un accordo con la Libia ci aiuta ad essere più efficaci nel contrasto all'immigrazione clandestina, che è uno dei grandi temi su cui ci confrontiamo quotidianamente e che, come tutti sappiamo, fa parte di uno dei punti cardine del programma di Governo.
Per questa ragione, noi del PdL ribadiamo quanto abbiamo scritto nella nostra proposta di legge e quanto è stato detto in sede di Consiglio dei ministri il giorno dell'approvazione, a livello governativo, di questo disegno di legge di ratifica. Ribadendo questa tesi, riteniamo che bisogna procedere con gli indennizzi ai rimpatriati dalla Libia e invitiamo il Governo a presentare una proposta all'Assemblea.
A questo punto, prendendo atto che vi è una convergenza nell'Aula del Parlamento, forse è opportuno che il Governo scelga questa sede, visto che c'è la disponibilità di tutta l'Assemblea, e non vada alla ricerca di un altro veicolo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Il dubbio che era sorto in sede di Consiglio dei ministri viene meno dinanzi al fatto che sulla proposta che avevamo depositato agli atti della Camera e sulla quale il Governo voleva lavorare a latere vi è una convergenza tale che, probabilmente,Pag. 57 può spingerci a risolvere adesso, oggi, un problema che va risolto per ragioni non di tipo politico, ma di correttezza nei confronti di quegli italiani che hanno diritto a questo riconoscimento.
Invitiamo, pertanto, il Governo ad intervenire, se possibile, contestualmente nell'ambito di questo provvedimento, per risolvere una questione sulla quale abbiamo immediatamente, all'inizio della legislatura, posto le basi dal punto di vista dell'iter legislativo, ma che oggi vede una tale convergenza rispetto alla quale, ovviamente, ci aspettiamo un segnale molto chiaro dall'Esecutivo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciocchetti. Ne ha facoltà per due minuti.

LUCIANO CIOCCHETTI. Signor Presidente, quella posta con l'articolo aggiuntivo, a prima firma dell'onorevole Casini, è una questione quarantennale, mai risolta, che, se non fosse stata posta nei modi in cui il gruppo dell'Unione di Centro l'ha posta in questo dibattito, probabilmente non sarebbe stata risolta neppure questa volta. Credo che altre occasioni non vi siano; vi è solo questa occasione per risolvere definitivamente un problema che riguarda 20 mila cittadini italiani che sono stati cacciati, pur contro le decisioni assunte dalle organizzazioni internazionali nel 1969. Credo che questa sia la questione che dobbiamo affrontare; non è questione di primogeniture, ma di chi vuole risolvere effettivamente questo problema.
Siamo chiaramente d'accordo: il Governo può prendere in considerazione la proposta emendativa presentata dall'Unione di Centro o un altro emendamento, perché siamo interessati a risolvere il problema dei cittadini italiani cacciati dalla Libia, a cui sono stati tolti patrimoni e il lavoro, una vita di sacrifici.
Credo che, a questo punto, la parola vada al Governo, che deve dare una risposta, una risposta immediata, una risposta vera, che risolva definitivamente questo problema. Ritengo che questo problema doveva essere risolto nel Trattato stesso, in sede di Consiglio dei ministri, proprio perché veniva da un ragionamento più ampio, ma credo che...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

LUCIANO CIOCCHETTI. ...se questa è la strada che può portare a trovare una soluzione, il gruppo dell'Unione di Centro è pronto a sottoscrivere e a sostenere l'emendamento che eventualmente il Governo presenterà (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Libè. Ne ha facoltà per due minuti.

MAURO LIBÈ. Signor Presidente, non voglio aggiungere nulla a quanto già detto dal Presidente Casini, a quanto adesso ribadito, dopo gli interventi di esponenti della maggioranza, dall'onorevole Ciocchetti che dimostrano la grande disponibilità e serietà della nostra azione politica, che non è alla ricerca di primogeniture ma guarda alla concretezza dei fatti, e che qui ha l'obiettivo di ridare, dopo decenni, dignità a tanti cittadini italiani che hanno lasciato tutto da un'altra parte.
Ho chiesto di intervenire per un altro e piccolo motivo, che non mi sembra poi così piccolo. Abbiamo parlato e parliamo da mesi della crisi economica forte che investe il mondo, che investe l'Europa, che investe il nostro Paese. Una piccola preoccupazione: col provvedimento in esame carichiamo tutte le spese - 5 miliardi di dollari - a una sola azienda; dico io giustamente, però chiedo al Governo solo una cosa: che garantisca formalmente davanti al Paese che questi costi non ricadranno sulle bollette dei cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro). Dato che abbiamo visto già da tempo tante manovre (la famosa Robin tax ed altre) pomposamente lanciate sui giornali, sulle televisioni, non vorremmo che alla fine, anche questa volta, a pagare non fossero solo i cittadini profughi rientrati Pag. 58dalla Libia, ma anche i cittadini che in Italia fanno fatica ad arrivare a fine mese (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per avere, magari tramite lei, la possibilità di cogliere meglio il senso della posizione espressa dall'onorevole Bocchino a nome del Popolo della Libertà.
Ha fatto uno sforzo lodevole, l'onorevole Bocchino, per cercare di arrampicarsi, per dire che loro l'hanno sempre detto, che hanno presentato proposte, che il Ministro La Russa si è battuto in Consiglio dei ministri. Di fronte a questo articolo aggiuntivo, che dice: paghiamo qui, ora, subito questi 50 milioni di euro, il Governo che cosa dice, sì o no? Il Popolo della Libertà che cosa dice, sì o no? E questo ovviamente per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo specifico presentato dal collega Casini, ma non soltanto dal collega Casini: vi sono state diverse proposte emendative che vanno in questa direzione.
Nel preannunciare il voto favorevole del gruppo dell'Italia dei Valori su questo articolo aggiuntivo, voglio anche ricordare che stiamo discutendo di una proposta emendativa all'articolo 3, che è quel famoso articolo che impegna l'Italia a pagare 5 miliardi di dollari in vent'anni per la realizzazione di un'autostrada costiera di oltre 1600 chilometri dalla Tunisia all'Egitto, la costruzione di 200 abitazioni, un progetto di sminamento del Paese, il finanziamento di borse di studio per studenti libici, pensioni ai mutilati delle mine piazzate dagli italiani in epoca coloniale e agli ascari che combatterono la Seconda Guerra Mondiale nelle file dell'esercito.
Ma chi deve pagare questo conto? Lo pagherà - anche se non è scritto a chiare lettere, lo si capisce bene - l'ENI; ma l'ENI, che è una società per azioni, non è dedita proprio alla beneficenza. Questo significa che l'ENI scaricherà sul consumatore utente l'addizionale del 4 per cento sugli utili, e non è un caso che i giornali finanziari in questi giorni (posso citare ItaliaOggi, Il Sole 24 Ore) hanno già posto in rilievo che a pagare questo conto, a pagare la bolletta di questo accordo con la Libia, ed è uno dei motivi che ci portano a non votare poi a favore di questo Trattato, saranno i cittadini italiani. Siccome il Governo Berlusconi si è sempre vantato di non aver mai messo le mani nelle tasche dei cittadini, in questo caso fa mettere le mani nelle tasche dei cittadini all'ENI: questo poi è il conto finale che noi pagheremo. Allora da una parte si danno 5 miliardi di dollari alla Libia, dall'altra non si è ancora detto di sì a 50 milioni di euro in favore dei nostri connazionali espulsi quarant'anni fa dalla Libia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 3 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 3.

PRESIDENTE. Quindi, il parere è contrario su tutti gli emendamenti?

ENRICO PIANETTA, Relatore. Sì, il parere è contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3, salvo sugli articoli aggiuntivi che esamineremo dopo.

PRESIDENTE. Stiamo parlando dell'articolo 3. Pertanto, il parere sugli emendamenti riferiti all'articolo 3 è contrario.
Il Governo?

IGNAZIO LA RUSSA, Ministro della difesa. Signor Presidente, è stato posto al Governo un quesito molto preciso sull'articolo aggiuntivo relativo agli indennizzi. Ricordando che il testo dell'articolo aggiuntivo presentato dal PD e dal gruppo Pag. 59del PdL è identico al testo di un disegno di legge presentato dall'onorevole Bocchino ed altri, che a sua volta mutuava un indirizzo che il Governo aveva dato nel momento dell'approvazione del Trattato, se la Commissione modifica la parte relativa alla copertura finanziaria, che provoca qualche problema, non ho alcuna difficoltà, a nome di tutto il Governo, ad esprimere un parere assolutamente favorevole. Anzi, questa è una di quelle occasioni di grande condivisione che fanno onore a questo Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania) e che concludono un percorso iniziato tanti anni fa quando solo una parte di questo Parlamento voleva, a chiare lettere e a voce alta, che venisse riconosciuto il giusto diritto di un indennizzo (e anzi, moralmente di più) a quegli italiani costretti a lasciare la Libia. Grazie al Parlamento di oggi (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. Se ho ben inteso, il parere del Governo sulla proposta emendativa, di identico tenore, presentata dal gruppo Partito Democratico e dal gruppo UdC, è favorevole a condizione che la Commissione...

ENRICO PIANETTA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, chiedo scusa ma qui stiamo parlando dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Certo.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Attenzione, gli articoli aggiuntivi li affrontiamo successivamente. L'argomento toccato dal Ministro è relativo agli articoli aggiuntivi. Preciso, quindi, che il parere contrario da me espresso riguardava gli emendamenti riferiti all'articolo 3.

PRESIDENTE. Lei ha ragione, cerchiamo di non fare confusione: parlo ovviamente per quel che riguarda la Presidenza, ma è un modo diplomatico per invitare tutti ad essere precisi.
Sugli emendamenti all'articolo 3, come ricordava il relatore Pianetta, il parere della Commissione è contrario. Qual è il parere del Governo sugli emendamenti riferiti all'articolo 3? Ricordo al Ministro che la questione sollevata dal Presidente Casini e dal gruppo del Partito Democratico è affrontata da un articolo aggiuntivo sul quale la Commissione non ha ancora espresso il parere.

IGNAZIO LA RUSSA, Ministro della difesa. Signor Presidente, prima che la Commissione si esprimesse sull'articolo aggiuntivo presentato da Marsilio, da Casini e dal PD ho voluto anticipare - visto che era stato posto un quesito - e dare una risposta. Sugli emendamenti all'articolo 3, come ho appena detto, esprimerà adesso il parere il sottosegretario senatore Mantica.

PRESIDENTE. Chiedo dunque al relatore di anticipare il parere della Commissione sugli articoli aggiuntivi presentati all'articolo 3.

STEFANO STEFANI, Presidente della III Commissione. Abbiamo bisogno di tempo!

PRESIDENTE. Onorevole Stefani, stia tranquillo e ascolti!

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, desidero riservarmi di esprimere questo parere successivamente alla definizione degli emendamenti relativi all'articolo 3.

PRESIDENTE. Questo è corretto.

PIER FERDINANDO CASINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 60

PIER FERDINANDO CASINI. Ringrazio il Ministro e il Presidente della Camera in particolare, ma vorrei capire una cosa per evitare che si creino fraintendimenti, dal momento che siamo tutti in una sede istituzionale e non al bar.
Noi stiamo votando gli emendamenti all'articolo 3, mentre gli articoli aggiuntivi rappresentano il problema che ci interessa. Il Ministro ha subordinato l'accettazione evidentemente al fatto che, anche per problemi di copertura, vi sia una riformulazione: noi non abbiamo problemi. Voglio capire: non sarebbe meglio forse in questa sede che la Commissione - non noi, noi siamo contenti così - provveda ad una riformulazione in modo tale che tra cinque minuti si torna in Aula e chiudiamo tutto? È chiaro che il nostro atteggiamento sugli emendamenti riferiti all'articolo 3 è subordinato a come si risolve il problema.
L'espressione di volontà del Ministro è importante, ma quando sarà presentato l'emendamento della Commissione sarà ancora meglio.

PRESIDENTE. Mi sembra molto chiaro.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, penso che le indicazioni che lei ha dato all'inizio sono le più utili, ragionevoli e anche consone alla prassi parlamentare. Ci sono 109 emendamenti all'articolo 3 che dobbiamo esaminare e che richiederanno del tempo per farlo.
Penso - questo, ovviamente, sarà lei poi a dircelo - che se si pone un problema di copertura finanziaria, questo non possa essere risolto dalla Commissione competente ma lo debba risolvere la Commissione bilancio. Immagino, quindi, che dopo avere esaminato, e votato, gli emendamenti presentati all'articolo 3, sarà necessaria una sospensione dei lavori dell'Assemblea affinché, se effettivamente vi sarà un emendamento che rimoduli e preveda delle spese aggiuntive, la Commissione bilancio possa esprimere su di esso il proprio parere, prima che l'Aula intervenga sulla materia.
Suggerirei, quindi, pur avendo compreso le indicazioni del Governo, e le valutazioni generali, di procedere senza arenarsi nella valutazione degli articoli aggiuntivi. Al momento dell'esame degli articoli aggiuntivi, vedremo se avremo esigenze di verifica della copertura e a quel punto, eventualmente, potremo sospendere i lavori.
Signor Presidente, questo è il mio pensiero, ovviamente, sarà poi lei a scegliere come procedere nei nostri lavori.

STEFANO STEFANI. Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO STEFANI. Presidente della III Commissione. Signor Presidente, quanto affermato precedentemente dal collega mi vede perfettamente d'accordo. Noi volevamo chiederle di terminare l'esame degli emendamenti all'articolo 3, nel frattempo la Commissione presenterà una proposta emendativa sostitutiva e successivamente chiederemo una sospensione affinché la Commissione bilancio sia posta in grado di esprimere il suo parere. Chiederei, quindi, di proseguire in questo senso.

PRESIDENTE. Mi sembra che sia tutto chiaro.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, se non sbaglio l'Aula è quasi piena, tutti i membri della Commissione esteri sono presenti, vorrei pertanto sapere chi sono quelli che stanno provvedendo a formulare o riformulare un proposta emendativa.Pag. 61
Dobbiamo stabilire un percorso, credo, quindi, che una sospensione sia assolutamente necessaria (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Come gruppo dell'Italia dei Valori non abbiamo alcuna difficoltà a che i lavori siano sospesi ora o successivamente alla votazione dell'articolo 3, però le chiediamo chiarezza sui tempi e sulla correttezza dei passaggi procedurali, compreso il parere della Commissione bilancio.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, proseguiamo la discussione e affrontiamo le votazioni relative agli emendamenti presentati all'articolo 3. Al termine delle votazioni, come mi sembra sia emerso chiaramente dal dibattito, qualora si sia in presenza di una proposta emendativa che riformuli gli articoli aggiuntivi presentati all'articolo 3, occorrerà sospendere i nostri lavori per consentire alla Commissione bilancio di valutare l'effettiva copertura finanziaria.
Prendo atto che il rappresentante del Governo concorda con il parere espresso dal relatore sugli emendamenti riferiti all'articolo 3.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.98.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, mi fa molto piacere che si sia creato oggi in Aula questo clima idilliaco nei confronti degli italiani rimpatriati e delle imprese che hanno lavorato in Libia, che faccio presente stanno manifestando, insieme ai Radicali, davanti a Montecitorio, dalle due di oggi pomeriggio: non abbiamo visto altri partiti schierati a sostenere questa battaglia né in Commissione esteri, né, finora, in Aula.
Penso che sia un fatto positivo, però vi sono molti altri elementi che vanno considerati in questo Trattato e che ci fanno mantenere tutti gli emendamenti che abbiamo presentato. In particolare dal punto di vista degli impegni economici che il nostro Paese prende nei confronti della Libia...

PRESIDENTE. Onorevole Mecacci, il tempo a sua disposizione è esaurito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà, per trenta secondi.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, sono molte le ragioni che, come delegazione radicale, ci portano a votare contro questo Trattato, ma vi è un punto su cui chiedo di riflettere ed è quello contenuto all'articolo 2 dove è previsto che i due Paesi rispettano: «(...) il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale». Noi stiamo impegnandoci a rispettare quello che è...

PRESIDENTE. Onorevole Zamparutti, il suo tempo è terminato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.98, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 495
Votanti 291
Astenuti 204
Maggioranza 146
Hanno votato
33
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che il deputato Giulietti ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.65 a pagina 8 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà per trenta secondi.

Pag. 62

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, l'articolo 4 di questo Trattato stabilisce che, nel rispetto dei principi internazionali e della legalità internazionale, l'Italia non userà né permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia. Questa norma, ai sensi del diritto internazionale e della Convenzione di Vienna, contraddice il Trattato NATO, all'articolo 5, che prevede l'obbligo di autodifesa collettiva dei membri della NATO. Se la Libia domani attaccasse la Francia, l'Italia sarebbe vincolata a non collaborare con la Francia e a collaborare invece...

PRESIDENTE. Onorevole Mecacci, il suo tempo è terminato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.65...

RITA BERNARDINI. Presidente!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, revoco l'indizione della votazione, perché ho omesso di dare la parola all'onorevole Bernardini che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale. Ne ha facoltà per trenta secondi.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, io sapevo di avere a disposizione un minuto, sono diventati trenta secondi?

PRESIDENTE. Sono trenta secondi, onorevole Bernardini.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, intervengo per illustrare i motivi per cui stiamo attuando questa iniziativa. Infatti, ricordiamo solamente che la Libia ha già ottenuto negli anni scorsi molti soldi dall'Italia per realizzare tre centri di detenzione, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'Italia questa volta non ha condizionato questi aiuti al rispetto dei diritti umani fondamentali delle persone ivi detenute, che sono anche sottoposte a tortura.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.65...

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Zamparutti, ha parlato l'onorevole Bernardini.

MATTEO MECACCI. L'onorevole Zamparutti ha chiesto di parlare su tutti gli emendamenti!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare su tutti gli emendamenti, questo risulta; ma quello che non risultava era la richiesta di intervento per dichiarazione di voto dell'onorevole Bernardini. Avendo la Presidenza concesso all'onorevole Bernardini di parlare - perché è un suo diritto - prego i colleghi della componente radicale del gruppo del Partito Democratico di essere più precisi con la Presidenza, indicando in anticipo coloro che intendano prendere la parola.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.65, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 304
Astenuti 192
Maggioranza 153
Hanno votato
45
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che il deputato Mereu ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1.Pag. 63
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, vi è anche il diritto di ciascun deputato di segnalare se vuole intervenire in dissenso al momento del voto. Non è che lo dobbiamo comunicare...

PRESIDENTE. Certamente sì, tuttavia, per l'ordinato andamento dei lavori vi è anche il dovere della Presidenza di chiedere prima chi intende parlare a titolo personale.

MATTEO MECACCI. Lo abbiamo indicato. Ma se l'onorevole Bernardini chiede di intervenire...

PRESIDENTE. La prego di proseguire perché ha a sua disposizione solo quindici secondi di tempo.

MATTEO MECACCI. Forse, Presidente, il mio era un intervento sull'ordine nei lavori. Abbia pazienza!

PRESIDENTE. Allora, lo specifichi prima che si tratta di un intervento sull'ordine dei lavori. Prego.

MATTEO MECACCI. Comunque, per quanto riguarda l'emendamento in esame, noi vogliamo rimettere in discussione e dare l'opportunità a tutti i colleghi di valutare nel merito questo Trattato. È un Trattato che si differenzia da tutti gli accordi di cooperazione stipulati dall'Unione europea con i Paesi in via di sviluppo (anche con Paesi dittatoriali) che prevedono sistemi di monitoraggio congiunto ed esterno del rispetto dei diritti umani. Tutto questo non è presente in questo Trattato semplicemente perché si cede alle richieste di Gheddafi...

PRESIDENTE. Onorevole Mecacci, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, credo si debba riflettere su quello che stiamo votando. Ritengo che si debbano tenere anche in considerazione le parole utilizzate per motivare il voto a favore da parte di altre forze politiche. Non si può parlare di normalizzazione dei rapporti tra Italia e Libia se questo significa riconoscere il diritto della Libia a sviluppare liberamente il proprio sistema politico. Infatti, questo significa procedere per un altro mezzo secolo sulla strada della repressione di ogni forma di libertà. Quello che noi stiamo facendo è riconoscere al colonnello Gheddafi...

PRESIDENTE. Onorevole Zamparutti, il suo tempo è terminato.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, le chiederei una cortesia: prima, molto opportunamente, insieme al numero dell'emendamento, lei ha indicato anche la pagina del fascicolo in cui questo è riportato. Le chiederei se può continuare in questo modo anche per i successivi emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, siamo ancora a pagina 8 del fascicolo degli emendamenti. È in esame l'emendamento Mecacci 3.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che dobbiamo riflettere molto su come sono trattati quei poveri disperati in questo Paese, in Libia, nel momento in cui giungono nei centri di cosiddetta accoglienza. Le donne vengono stuprate e gli uomini sono sottoposti a tortura. Questo non viene detto dai radicali per screditare Gheddafi: è stato detto dal colonnello Mori nel momento in cui è stato ricevuto dalla Commissione esteri.

Pag. 64

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 503
Votanti 299
Astenuti 204
Maggioranza 150
Hanno votato
43
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che il deputato Favia ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.15, riportato a pagina 13 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, vorrei informare i colleghi che, successivamente al 30 agosto scorso, il giorno della stipula di questo Trattato, il colonnello Gheddafi si è recato a Mosca, ha portato la sua tenda davanti al Cremlino e ha iniziato i negoziati per l'apertura di una base militare russa a Bengasi: da un lato, Gheddafi ottiene dall'Italia l'impegno ad una copertura rispetto alla NATO e, dall'altro, sta aprendo alla Russia i suoi confini e le sue basi sul Mediterraneo: diritti che l'Unione Sovietica non aveva mai ottenuto, quindi con il rischio di trovarci sul nostro confine...

PRESIDENTE. Onorevole Mecacci, la ringrazio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, se consideriamo questo Trattato - come pure è stato detto - il punto di arrivo della politica estera italiana, non possiamo non tenere presente che quello del colonnello Gheddafi è un regime assoluto che si è caratterizzato per la persecuzione di ogni forma di dissenso politico, per la repressione sistematica delle libere opinioni individuali e delle associazioni non riconosciute dal regime, per l'assenza assoluta di organi di stampa indipendenti, per la carcerazione di oppositori...

PRESIDENTE. Onorevole Zamparutti, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, questo Trattato è una vera e propria resa del Governo italiano e dello Stato italiano allo Stato dittatoriale di Gheddafi. Tutto questo è stato fatto senza ottenere in cambio nessuna garanzia per il rispetto dei diritti umani. Non possiamo non riflettere su questo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, intervengo soltanto per aggiungere a ciò che hanno detto i colleghi radicali e al riferimento che hanno fatto al rapporto dell'ufficiale dei carabinieri Mori, fatti che non dovrebbero essere dimenticati: nel mondo della comunicazione globale le cose vengono fuori e, quindi, ad un certo punto - che potrà essere presto o tardi, ma non così tardi - verremo a sapere che cosa accade ai profughi che vengono fermati ai confini, a quelli che vengono messi nei campi e a quelli che vengono intercettati nel Mediterraneo. Sarà una macchia spaventosa e indelebile sulla vita italiana.

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, il suo tempo è terminato.Pag. 65
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 502
Votanti 305
Astenuti 197
Maggioranza 153
Hanno votato
50
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che la deputata Mussolini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.32, riportato a pagina 19 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, in queste settimane abbiamo assistito da parte del nostro Governo a grandi attestati di amicizia nei confronti dello Stato di Israele per quanto sta avvenendo in Medio Oriente, in particolare a Gaza. Vorrei ricordare che con questo Trattato l'Italia stabilisce una relazione strategica di partnership con un Governo come quello libico che all'interno delle Nazioni Unite si è contraddistinto per la più feroce propaganda antisemita, guidando in particolare quella Conferenza di revisione di Durban sul razzismo che vuole equiparare...

PRESIDENTE. Onorevole Mecacci, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, dobbiamo riflettere sul voto che stiamo esprimendo in relazione al Trattato in esame. Il fatto che forze politiche di fronti opposti siano così convergenti nell'ammettere un Trattato di questo tipo, significa che anche in Italia si sta sempre più consolidando un regime, un regime che sta portando il nostro Paese ad avere una collocazione geopolitica...

PRESIDENTE. Grazie, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho avuto modo di ascoltare direttamente le testimonianze di coloro che sono stati ospitati nei campi in Libia: li ho ascoltati a Cassibile, in un centro dove gli immigrati sono trattati in un modo assolutamente disumano e, fino a qualche tempo fa, erano identificati solo con un numero che portavano addosso, come nei campi di sterminio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 500
Votanti 298
Astenuti 202
Maggioranza 150
Hanno votato
47
Hanno votato
no 251).

STEFANO STEFANI, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO STEFANI, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, Pag. 66chiedo una sospensione di un quarto d'ora per dare modo al Comitato dei nove di valutare l'emendamento, così come riformulato, che si riferisce a quanto avevamo detto prima.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, di fronte a una richiesta del presidente della Commissione c'è bisogno di un'informazione, cioè dobbiamo sapere se è stato depositato un emendamento, da parte di chi ed eventualmente quali siano i termini per i subemendamenti. Dopodiché, si può discutere sulla sospensione.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, prima le avevo appunto chiesto se vi fosse una chiarezza dei tempi: lei ha formulato un'ipotesi e la prego di restare fermo su quell'ipotesi.

PRESIDENTE. La prego di non interpretare il mio pensiero, non essendosi pronunciata la Presidenza su quanto chiesto dal presidente Stefani (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

ENRICO PIANETTA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, gli emendamenti da questo punto in poi possono incidere sulla lettera a) del comma 2: ai fini di potere valutare opportunamente un eventuale articolo aggiuntivo, credo che sia quanto mai opportuno accedere alla richiesta del presidente Stefani. È una mia sommessa richiesta, per evitare che si affrontino affrontare emendamenti che possono andare ad incidere sugli articoli aggiuntivi.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, credo che in Aula non si possa discutere preventivamente l'eventuale intenzione dei presentatori di un emendamento, trattasi di Governo, di presidente di Commissione o di relatore.
È del tutto evidente che, se il relatore o il presidente della Commissione sono in possesso di un testo, lo rendano pubblico, in modo tale che sia possibile da parte della Presidenza e dell'Aula, qualora la Presidenza lo ritenga opportuno, addivenire ad una decisione relativamente alle modalità di prosecuzione dei lavori.
Non vedo perché si debba interrompere questa fase della discussione e di voto; procediamo in modo tale che, come lei ci aveva detto, signor Presidente, si concluda l'esame degli emendamenti relativi all'articolo 3; quando si arriverà agli articoli aggiuntivi, si svolgeranno tutte le discussioni necessarie e si valuteranno tutti i testi opportuni e anche le eventuali coperture, così come presentate eventualmente nelle proposte emendative di cui prenderemo atto.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, so che lei ha sempre un occhio di riguardo nei miei confronti e la ringrazio per questo. Però, proprio perché non voglio interpretare il suo pensiero, avrei gradito che con lo stesso garbo avesse immediatamente bloccato il relatore, ribadendo che abbiamo stabilito un certo ordine nei lavori.

Pag. 67

PRESIDENTE. Proseguiamo quindi con l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 3.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.297, a pagina diciannove del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, stiamo discutendo molto dell'ipotesi di riformulazione degli emendamenti a tutela degli italiani e delle imprese che hanno lavorato in Libia. Il Trattato in oggetto (si conosceva probabilmente nel momento in cui si è firmato), stabilisce quanto segue: per quanto riguarda i crediti vantati dalle aziende italiane nei confronti di amministrazioni ed enti libici, le parti si impegnano a raggiungere, con uno scambio di lettere, una soluzione sulla base del negoziato nell'ambito del Comitato crediti.
Nell'articolo precedente l'Italia si impegna a dare 250 milioni di dollari all'anno al Governo libico. Quindi, il Governo non è stato capace di negoziare, in quel momento, con le autorità libiche. Non credo che queste risorse debbano essere attinte, senza che ci sia un controllo attento del Parlamento, a danno della fiscalità generale di tutti cittadini, perché questi soldi saranno pagati non, come doveva, da Gheddafi, ma dai cittadini italiani!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, è bene essere consapevoli non solo del fatto che il regime di Gheddafi è tra i peggiori nella scala dei regimi esistenti, ma che la corruzione in Libia è diffusa nel settore pubblico e in quello privato. Noi stiamo dando cinque miliardi di dollari ad un Paese che si colloca al centotrentunesimo posto, su 180 paesi analizzati, nell'indice di trasparenza internazionale elaborato l'anno scorso. Dobbiamo essere, quindi, consapevoli non solo dell'identità dei beneficiari dei nostri soldi ma anche delle modalità con le quali essi vengono gestiti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, io trovo veramente scandaloso che l'Italia proponga il monitoraggio e il pattugliamento delle coste insieme alla Libia, visto come tratta gli immigrati, per quanto concerne i diritti umani. Quello che si dovrebbe realizzare è un monitoraggio satellitare magari dell'ONU...

PRESIDENTE. La ringrazio. Il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, intervengo per domandarmi con voi e, quindi, chiedere anche al Governo di riflettere se esista un Paese al mondo che abbia mai preso un impegno finanziario di questa portata, per venti anni. Un impegno politico, un'ingessatura politica del comportamento del nostro Paese per anni venti: chiedo se esista in diplomazia, se esista nei trattati internazionali, se esista in ogni altro Paese un simile impegno della durata di anni venti!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.297, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 68
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 498
Votanti 295
Astenuti 203
Maggioranza 148
Hanno votato
45
Hanno votato
no 250).

Prendo atto che la deputata Moroni ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.247, a pagina ventisette del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, siamo al 20 gennaio e da venti giorni si è verificato un evento importante per la politica estera nostro Paese: l'Italia è alla Presidenza del G8, l'associazione dei paesi più industrializzati, retti da Governi democratici. Così è nata questa organizzazione che si impegna in modo molto attivo, soprattutto con conferenze stampa ed iniziative, per la lotta alla povertà.
Ebbene, il Presidente del G8 ha tagliato il 50 per cento della cooperazione internazionale allo sviluppo e ha dato 100 milioni di euro al colonnello Gheddafi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, stiamo dando denaro pubblico, denaro dei cittadini, al colonnello Gheddafi che sappiamo essere molto bravo a scrivere trattati. Li scrive, però, sulla sabbia del deserto su cui spira il vento e cancella ogni impegno assunto. Stiamo dando soldi per chiedere a Gheddafi il rispetto di Trattati che è già tenuto a rispettare, i Trattati sull'immigrazione del 13 dicembre 2000 e del 29 dicembre 2007!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che dobbiamo riflettere sul fatto che in quarant'anni di potere assoluto il regime del colonnello Gheddafi si è caratterizzato per la persecuzione di ogni forma di dissenso politico. Vi è libertà di stampa in quel Paese? Con chi stiamo sottoscrivendo un patto, un Trattato? Come ci si può fidare di un Capo di Stato ...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, intervengo per ricordare, specialmente ai colleghi del centrodestra, che questo Trattato prevede specifici accordi per lo scambio di informazioni militari, nonché lo svolgimento di manovre congiunte ed un ampio partenariato nel settore della difesa e delle industrie militari. Colleghi, le industrie militari semmai si fanno in Italia, non in Libia ...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Colombo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpi. Ne ha facoltà.

RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, intervengo per ricordare all'onorevole Colombo che egli andava con il presidente della FIAT a dire che la Libia era entrata nel capitale di quell'azienda. Abbia rispetto per la sua storia! L'ho letto in un articolo che ha scritto lei, onorevole Colombo.

FURIO COLOMBO. Chiedo di parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 69

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, ho scritto che ho fatto della mia vita di presidente della FIAT il compito - che ha avuto successo - di escludere Gheddafi, perché partner pericoloso di una azienda d'affari.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.247, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 506
Votanti 298
Astenuti 208
Maggioranza 150
Hanno votato
43
Hanno votato
no 255).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.207.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, il nostro Paese, con questo Trattato, sta aprendo la strada ad un precedente molto pericoloso che è quello di una cooperazione rafforzata sul tema della difesa e, in particolare, della lotta all'immigrazione clandestina che avviene con un Paese che non ha ratificato la Convenzione ONU sui rifugiati e che non riconosce il diritto d'asilo.
Questo significa che le decine di migliaia di disperati che arrivano in Libia dal Ciad, dal Darfur e da tutte le altre regioni dell'Africa sub-sahariana, dove ci sono conflitti, non hanno alcun diritto...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, stiamo pagando profumatamente il colonnello Gheddafi per fare quello che avrebbe già dovuto fare a suo tempo e dobbiamo essere consapevoli che stiamo dando denaro ad una persona che sa fare un uso cinico e destabilizzante, per il nostro Paese, del dramma dei clandestini, che partono dalle coste libiche e che continueranno a farlo come in passato, come pure continuerà la solita prassi del creare emergenze e del chiedere...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, come ha ricordato prima il collega Mecacci, l'Italia stanzia 200 milioni all'anno per questo Trattato con Gheddafi e con la Libia, mentre taglia di oltre il 50 per cento i denari a sostegno della cooperazione internazionale. Tagliare questi fondi significa sicuramente far venire sempre più immigrati nel nostro Paese. Si tratta di gente che fugge dalla fame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.207, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 493
Votanti 293
Astenuti 200
Maggioranza 147
Hanno votato
44
Hanno votato
no 249).Pag. 70

Prendo atto che il deputato Brigandì ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che la deputata Velo ha segnalato che non è riuscita a votare e che avrebbe voluto astenersi. Prendo atto altresì che i deputati Nunzio Francesco Testa e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Antonino Foti ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.167.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, i cittadini italiani che stanno manifestando davanti a Palazzo Montecitorio lo fanno perché vantano, nei confronti del Governo e delle imprese libiche, crediti che assommano a circa 600 milioni di euro e che sono stati, in gran parte, riconosciuti anche dalla parte libica, ma che il nostro Governo non è stato capace di inserire nel Trattato.
Pertanto, prevediamo un aumento di tasse perché la ratifica e l'esecuzione di questo Trattato comporta un aumento di tasse, in particolare per l'ENI, che vanno a coprire...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la Libia ha già ottenuto negli anni scorsi, grazie alla legge n. 271 del 2004, aiuti per realizzare almeno tre centri di detenzione per migranti e il risultato di questo aiuto si sta ripercuotendo quotidianamente sulle coste italiane. Il problema è che l'Italia non ha condizionato allora e non condiziona oggi questi aiuti al rispetto dei diritti umani fondamentali e delle regole minime di diritto internazionale...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Zamparutti, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, il testo dell'onorevole Pianetta come relatore è in realtà ad un certo punto un testo addirittura letterario, di frustrazione della parte italiana nei confronti della parte libica. Si dice che il 13 dicembre 2000 era stato firmato un accordo con la Libia (e naturalmente versati danari), ma ciò non aveva portato ad alcun successo ed alcuna conseguenza. Dopodiché il 29 dicembre 2007 si è tornati a farlo e nulla è accaduto e...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Colombo, il suo tempo è terminato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, prefetto Mario Mori, anno 2005: «In Libia i clandestini vengono accalappiati come cani, messi su furgoncini pick-up e liberati in centri di accoglienza dove i sorveglianti per entrare debbono mettere i fazzoletti intorno alla bocca per gli odori nauseabondi». Ecco con chi stiamo firmando questo Trattato, con Gheddafi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.167, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 499
Votanti 301
Astenuti 198
Maggioranza 151
Hanno votato
49
Hanno votato
no 252).Pag. 71

Prendo atto che il deputato Favia ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.99.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che rispetto agli impegni espressi in aula da quasi tutti i gruppi politici, riguardo all'indennizzo da attribuire agli italiani rimpatriati nei paesi che hanno operato in Libia, si possa dire: «meglio tardi che mai». Però bisogna chiedersi perché queste proposte di legge, che sono state rivendicate, non sono state ancora calendarizzate in Assemblea dalla maggioranza di Governo, mentre si è deciso di arrivare ad una ratifica lampo di un Trattato come questo stipulato solo il 30 agosto scorso. Non è dato un precedente in questa legislatura di nessun trattato stipulato...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mecacci, il suo tempo è terminato...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, pare non opportuno, né politicamente lungimirante, ma penso che di fatto poco vi sia di politica estera in questo Trattato, ma molto d'altro e lo spiegherò dopo. Ma non ci pare opportuno stabilire in maniera così impegnativa rapporti di cooperazione economica e militare con il colonnello Gheddafi. Non vorrei che la repressione in Libia nei prossimi anni sia, infatti, finanziata e sostenuta con i soldi e con le armi italiane.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, con chi stiamo firmando questo Trattato? Cito ancora il prefetto Mori, anno 2005, dopo la visita al centro di accoglienza di Seba: «650 persone invece delle 100 in grado di essere ospitate, una ammassata sull'altra senza il rispetto di alcuna norma igienica e in condizioni terribili». Era il prefetto Mori, crediamo alle sue parole o a quelle di Gheddafi?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, mi trovo in quest'aula preso tra due misteri. Il primo è come possa la destra di questa Assemblea buttarsi tutta insieme, in silenzio, senza argomenti e senza motivazioni dalla parte del colonnello Gheddafi.
Il secondo mistero è la sinistra nella quale mi trovo: come possa abbandonare i disperati del mondo per una legge così infame (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.99, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 493
Votanti 294
Astenuti 199
Maggioranza 148
Hanno votato
46
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che i deputati De Torre, De Pasquale, Donadi e Favia hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.118 a pagina 52 del fascicolo.Pag. 72
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che - a differenza di quanto è stato detto sia dai rappresentanti della maggioranza, che anche da quelli mio gruppo - questo Trattato non chiuda il contenzioso con la Libia, ma in realtà ne aprirà molti altri. Quella del colonnello Gheddafi è ormai una tattica ben consolidata, con la quale si ricattano i Paesi democratici, promettendo di rispettare accordi che non ha mai fatto.
Voglio solo ricordare che pochi mesi fa vi fu la questione delle cinque infermiere bulgare che furono condannate a morte...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, dovremo davvero imparare dal caso che ha coinvolto le cinque infermiere bulgare ed il medico palestinese, letteralmente sequestrati dal regime libico per anni, in vista della definizione di una somma per il loro riscatto. C'è stato un braccio di ferro con i vari Governi coinvolti, infine con l'Unione europea, con un gioco costantemente al rialzo. Nessuna regola di diritto, soltanto trattative...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, vorrei invitare tutti i deputati presenti in quest'Aula a cominciare a prevedere dei viaggi e delle visite nei centri per la detenzione di immigrati qui in Italia, perché ho paura che stiamo sempre più assomigliando a questo nuovo amico che abbiamo deciso di sponsorizzare con questo Trattato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.118, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 497
Votanti 294
Astenuti 203
Maggioranza 148
Hanno votato
45
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che il deputato Traversa ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che i deputati Favia e Misiti hanno segnalato sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.346, a pagina 52 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, sono convinto che la stipula di questo Trattato avrà l'effetto di marginalizzare, ancora di più di quanto non lo sia, la politica estera e il peso del nostro Paese a livello internazionale. In un momento in cui il nostro Paese assume la presidenza del G8, noi ci presentiamo di fronte ai leader del cosiddetto mondo libero con un finanziamento di 200 milioni di euro l'anno al colonnello Gheddafi e con il record minimo di finanziamenti alla cooperazione internazionale che hanno raggiunto lo zero virgola zero...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

Pag. 73

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la tecnica minatoria del creare emergenze per poi chiedere soldi è stata spesso utilizzata dal regime libico sulla questione dei clandestini, ma voglio anche ricordare gli attacchi diretti alle nostre rappresentanze diplomatiche in Libia in occasione dell'iniziativa dell'allora Ministro Calderoli, in sostegno della libertà di critica della religione musulmana.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, prima abbiamo ricordato il pattugliamento che si vuole fare insieme alla marina libica e all'esercito libico sulle coste del Mediterraneo. Conosciamo la storia degli immigrati che provengono dalle zone di guerra, i quali vendono tutto, pur di poter arrivare in Italia ed approdare sulle nostre coste.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, non capisco perché sia il rappresentante del Governo sia il relatore si comportino come androidi: ascoltano nel silenzio e nel disinteresse e non ci stanno dicendo, per esempio, che cosa vuol dire: società italiane che monitoreranno il confine del deserto. Ce lo volete dire? Ci volete spiegare chi sono, volete fare un esempio: Montecatini, Montedison, Telecom?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.346, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 497
Votanti 304
Astenuti 193
Maggioranza 153
Hanno votato
51
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che il deputato Favia ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.330, a pagina 55 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, un dittatore che abbia scelto, come ha fatto il colonnello Gheddafi, di rientrare nella comunità e nella società internazionale, pagando quanto doveva pagare rispetto agli attentati di Lockerbie e dismettendo i programmi di ricerca nucleare, aveva bisogno di una cosa: della legittimazione di un Paese democratico, vale dire di un Paese democratico che dicesse: «tu, Gheddafi, sei uno di noi, noi non ti attaccheremo mai e tu non ci attaccherai mai». Ecco, l'Italia si presta ad un gioco che contraddice gli impegni internazionali sottoscritti con la NATO.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, credo che questo Trattato segni il degrado della classe politica italiana che, esprimendosi così a favore del colonnello Gheddafi, di un regime dittatoriale ed assoluto, in realtà esprime una pochezza politica e, in particolare, una pochezza di Pag. 74politica estera. Credo che, in realtà, chi sta facendo davvero la politica estera in Italia...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, in questa città, a 100 metri da qui, è stato chiuso un ospedale di eccellenza, il San Giacomo, perché mancava un milione di euro nella contabilità della regione Lazio; nel frattempo, in questo stesso anno, noi stiamo dando 200 milioni di euro, moltiplicati per vent'anni, a Gheddafi (Commenti del deputato Lulli). Cosa direte ai vostri cittadini, quando dovrete dichiarare che questo taglio purtroppo...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Colombo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, prima l'onorevole Bocchino è intervenuto per manifestare l'intenzione di intervenire sul contenzioso storico e politico che dura da decenni; so, invece, che in Commissione le cose erano andate in un altro modo, nel senso che si era deciso di accantonare questo contenzioso. Dunque, ciò mi fa molto piacere e, probabilmente, l'iniziativa che stiamo portando avanti è servita, e sta servendo anche a questo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, con questo Trattato, noi ci impegniamo a monitorare il confine sud della Giamahiria libica, ma questo confine è stato definito da un Trattato fra potenze coloniali che sia la Libia sia il Ciad hanno disconosciuto. Possiamo sapere qual è esattamente il confine che dobbiamo monitorare? Qualcuno ne ha un'idea precisa al Ministero degli affari esteri?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.330, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 314
Astenuti 182
Maggioranza 158
Hanno votato
59
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che il deputato Favia ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.314 a pagina 57 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, c'è stato un periodo nella storia politica del nostro Paese in cui si diceva che era l'ENI a fare la politica estera del nostro Stato. Ebbene, credo che una riflessione si imponga, in particolare per i colleghi che si occupano di questa materia: ormai le nostre relazioni amichevoli con la Russia sono guidate dagli interessi energetici di questa azienda e adesso ci troviamo, primo Paese occidentale, a stipulare questo Trattato che legittima Gheddafi semplicemente perché l'ENI è stata la prima azienda...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mecacci.Pag. 75
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, denuncio una pochezza, un degrado, una sostanziale assenza di visione politica per quanto riguarda la politica estera perché, come affermava il mio collega Matteo Mecacci, chi sta dettando in realtà la politica estera del nostro Paese è l'ENI e quello che sta accadendo in Libia in un momento in cui la crisi del gas, in particolare, è così evidente e ci riguarda così tanto, dovrebbe davvero farci riflettere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, la rilevanza politica del Trattato si riduce ad un accordo che soddisfa le pretese ricattatorie libiche per i danni di guerra del periodo coloniale già compensate nel 1956. È un palese contributo - dobbiamo dirlo - esclusivamente all'ENI per i prossimi vent'anni, per quanto riguarda il petrolio e per i prossimi trenta per quanto riguarda il gas.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, la questione mi intriga particolarmente perché questo è uno dei trattati più sgangherati che si siano mai visti; è vero che è stato presentato come uno show personale ma, lo ripeto, è uno dei disegni di leggi più sgangherati che si siano mai visti, la cui difesa non riesco a capire. Per esempio, qualcuno mi vuole rappresentare e dire quali manovre congiunte faremo con la Libia? Voi state approvando l'idea di fare manovre congiunte con la Libia. Qualcuno mi vuole dire quale azienda militare passerà i segreti alla Libia?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, per una volta sono d'accordo con l'onorevole Colombo. Il Ministero degli affari esteri ha valutato la tensione militare sussistente al confine Libia-Ciad, con un altro Paese in cui sono presenti forze militari di un Paese amico (ovvero della Francia) e in cui il conflitto è in questo momento fermo, ma non sappiamo per quanto?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.314, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 498
Votanti 316
Astenuti 182
Maggioranza 159
Hanno votato
59
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che la deputata Mosca ha segnalato di aver espresso erroneamente voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi e che i deputati Maran e Favia hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi. Prendo atto che le deputate De Torre e De Pasquale hanno segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbero voluto astenersi e che il deputato Rao ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.300, a pagina 60.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

Pag. 76

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, a riprova del fatto che il colonnello Gheddafi stia cercando legittimazione internazionale basta citare il caso del 2003, quando quel Paese fu eletto alla presidenza della Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite. Se lo ricordate, i Paesi democratici ritennero quella decisione presa dai Paesi arabi ed africani come una decisione vergognosa che portò alla chiusura di quell'organismo, proprio perché presieduto dalla Libia. Il nostro Governo si presenta sul fronte occidentale con un Trattato di amicizia con Gheddafi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, sono sempre più stretti i legami tra l'ENI e la Libia e sicuramente si inseriscono in una strategia di ampio respiro, che va oltre la congiuntura economica e l'attuale crisi del gas. In particolare, la data la farei risalire al 14 novembre 2006, quando venne stipulato tra l'amministratore delegato dell'ENI...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, il manifesto-appello dei premi Nobel del 1979 contro lo sterminio per fame nel mondo metteva al centro il problema dell'informazione di tutti i cittadini per battere questo problema. Mi pare che non solo non informiamo adeguatamente i cittadini italiani sui contenuti di questo Trattato...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, notizie di agenzie internazionali attendibili ci dicono che il numero delle persone che muoiono ogni anno nel passaggio del deserto dal Ciad alla Libia per l'assoluta incuria, mancanza di assistenza e per le sevizie delle autorità libiche si avvicina a 4 mila. Possiamo chiedere al Governo di prendere in considerazione questa straordinaria emergenza umanitaria? Mi chiedo perché non è stata inserita nel Trattato una considerazione anche su questo problema (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.300, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 494
Votanti 309
Astenuti 185
Maggioranza 155
Hanno votato
53
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che i deputati Favia e Viola hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi e che il deputato Rao ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1344.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, è stato citato a sostegno dell'iniziativa presa dal Governo italiano il fatto che anche l'Unione europea stia negoziando con il regime di Gheddafi degli accordi di cooperazione. Voglio ricordare a tutti i colleghi, e in particolare a quelli del mio Pag. 77gruppo, che gli accordi stipulati dall'Unione europea con i Paesi terzi prevedono la cosiddetta clausola sui diritti umani all'articolo 2, la quale stabilisce che in caso di reiterate violazioni dei diritti umani e dei principi democratici l'accordo si considera annullato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, sottolineo sempre un maggiore sodalizio tra ENI e Libia che si inserisce in una strategia che vede ENI, Gazprom e la compagnia di Stato libica sempre più affiatati. Il 14 novembre 2006 è stato stipulato un patto strategico tra ENI e Gazprom nel quale si prevedeva per ENI il privilegio (devo dire raro) di entrare nell'attività di esplorazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, apprendiamo che ai termini del Trattato vi saranno delle pattuglie miste italiane e libiche per contrastare l'immigrazione clandestina. Mi chiedo se il Ministero degli affari esteri ha considerato che mentre gli italiani sono vincolati a riconoscere il diritto d'asilo (che è cosa diversa dall'immigrazione clandestina) e a rispettare i termini della Convenzione di Ginevra che protegge i domandanti asilo, ciò non vale per i libici che non hanno riconosciuto la Convenzione di Ginevra.
Come faremo a distinguere, dentro una barca di eventuali persone che vogliono venire in Italia, chi chiede diritto di asilo (e a titolo ad averlo) da chi, invece, è semplicemente un emigrante clandestino? È possibile farlo in collaborazione con un Governo che non riconosce i diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevole Buttiglione, questi problemi vengono risolti oggi sbrigativamente. Queste persone, che hanno già pagato almeno duemila dollari per trovare una patria che li ospiti, in realtà vengono gettate in mare. Il nostro Mediterraneo sta diventando un vero e proprio cimitero di disperati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, ieri, di fronte al sottosegretario di Stato per gli affari esteri Scotti, ho sollevato la questione delle pattuglie miste, ma il sottosegretario mi ha sgridato, dicendo che essa non è contenuta da nessuna parte. Naturalmente, nel Trattato è presente tale questione, il che fa pensare che i due sottosegretari che si alternano o non conoscono o non amano il testo che si trovano di fronte. Certo, è molto imbarazzante trovarsi di fronte ad una legge così complessa, grave...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Colombo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1344, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 495
Votanti 304
Astenuti 191
Maggioranza 153
Hanno votato
56
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che l'onorevole Fucci ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario. Prendo atto, altresì, che l'onorevole De Pasquale ha segnalato di Pag. 78aver espresso erroneamente voto contrario, mentre si sarebbe voluta astenere. Prendo atto, infine, che gli onorevoli Ginefra e Messina hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1205, a pagina 83.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, francamente mi sorprende che, in particolare da parte di molti colleghi della maggioranza, non sia pronunciata una parola sul fatto che il nostro Governo si appresta a stipulare un Trattato di amicizia con un Governo che, in questi giorni, ha dichiarato la volontà di distruggere lo Stato di Israele e di dare sostegno a coloro che lanciano i razzi su quel Paese. Noi abbiamo sentito parole di condanna nei confronti di quell'azione militare, ma non abbiamo sentito alcuna richiesta di chiarimento, né sono stati presentati ordini del giorno o emendamenti affinché...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, prima parlavo dell'accordo stipulato nel novembre 2006 tra ENI e Gazprom, con l'ENI che ebbe il permesso di entrare nell'attività di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi russi e, in cambio, fece varie promesse a Gazprom, alcune delle quali riguardavano anche le aree a nord ovest dell'Africa, ossia anche le Libia, dove noi sappiamo che l'ENI è presente dal 1959 e produce...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, non siamo anime belle, sappiamo come funziona la politica. Si può firmare, certo, un Trattato di cooperazione con la Libia, con un Paese dittatoriale, ma si deve chiedere qualcosa in cambio, cosa che non abbiamo fatto, sul rispetto di diritti umani elementari e sulla strada verso la democrazia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, qualche tempo fa, quando ero candidato come commissario per gli affari interni e i diritti umani dell'Unione europea, segnalai il problema dell'immigrazione clandestina dalla Libia, proponendo di stabilirvi campi di soccorso umanitario e di creare anche le condizioni affinché in questi campi si incontrassero domanda e offerta di lavoro, in modo da favorire l'immigrazione legale. Mi fu detto - per la verità dalla sinistra italiana - che era una misura nazista. I campi di concentramento non erano quelli che volevo io: sono quelli che ci sono adesso e quelli che c'erano già allora.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1205, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 493
Votanti 305
Astenuti 188
Maggioranza 153
Hanno votato
51
Hanno votato
no 254).

Prendo atto che il deputato Messina ha segnalato che avrebbe voluto astenersi e Pag. 79che il deputato Reguzzoni ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1065, a pagina 106.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, per cercare di fare luce sulle condizioni e i contenuti di questo Trattato, annuncio in Aula che la prossima settimana - o, sicuramente, prima dell'approvazione definita al Senato - organizzeremo la proiezione alla Camera del documentario di Andrea Segre Come un uomo sulla terra, che parla della condizione dei migranti e dei rifugiati libici in condizioni disumane, che il nostro Governo si appresta a sostenere collaborando con il Governo libico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, dicevo di queste promesse fatte dall'ENI a Gazprom, che riguardano l'area nord ovest della Africa e, in particolare, la Libia, che ci devono preoccupare, perché Gazprom vuole giocare il grosso della sua partita proprio sulla sponda nordafricana del Mediterraneo. La Libia, da questo punto di vista, è cruciale. Vuole giocarla rispetto all'impianto egiziano di ENI...

PRESIDENTE. Onorevole Zamparutti, la ringrazio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, credo che non possiamo non sottolineare che, mentre in questa giornata c'è il discorso inaugurale del nuovo Presidente americano e il nostro Governo è assente, in quest'Aula stiamo per firmare un Trattato di amicizia con la Libia. Insomma, abbiamo fatto un po' due pesi e due misure, scegliendo sicuramente il peggio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, nel Trattato per la verità si parla di diritti umani, ad una lettura attenta. Vorrei sapere: qual è il livello di libertà religiosa vigente oggi nella Giamahiria libica per i cristiani? E per gli ebrei? Ci sono ebrei in Libia e hanno i diritti comunemente riconosciuti a tutti cittadini, anzi a tutti gli esseri umani, secondo le Convenzioni delle Nazioni Unite?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, avrà notato che nella maggior parte dei nostri interventi poniamo domande («vorrei sapere», «mi domando se») che cadono nel vuoto, perché non c'è risposta né da destra né da sinistra. Cosa diremo agli elettori? Cosa direte a chi vi ha votato a destra? Cosa diremo a chi ci ha votato a sinistra, mentre siamo autori di uno spreco di denaro così spaventoso, in un momento di crisi così grave, e tutto questo va a carico degli ultimi della terra?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpi. Ne ha facoltà.

RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, intervengo per rassicurare l'onorevole Colombo che come maggioranza ce la sappiamo cavare. Egli, probabilmente, potrà ancora ripresentarsi, se raccoglierà delle firme decenti questa volta, alla segreteria del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 80
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1065, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 488
Votanti 305
Astenuti 183
Maggioranza 153
Hanno votato
51
Hanno votato
no 254).

Prendo atto che i deputati Misiti, Di Pietro, Paladini, De Pasquale, De Torre e Messina hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.995, a pagina 118.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, è stato citato il fatto che il nostro Paese sarebbe stato incoraggiato a stabilire nuove e migliori relazioni con il Governo libico anche dal Governo degli Stati Uniti. Io, però, sfido qualsiasi collega in quest'Aula a dimostrare che gli Stati Uniti possano firmare un Trattato con la Libia nel quale gli Stati Uniti si impegnano a non usare il proprio territorio per eventuali attacchi nei confronti di un Paese come la Libia. È una norma in contraddizione con l'articolo 5 del Trattato NATO, che solo l'Italia ha introdotto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, dicevo dell'interesse di Gazprom per la produzione di idrocarburi per quanto riguarda il nord dell'Africa. Voglio ricordare come nel luglio dello scorso anno il numero uno del colosso russo, Aleksej Miller, si sia incontrato a Tripoli proprio con il colonnello Gheddafi, allo scopo di garantirsi maggior capacità di trasporto di gas dalla Libia all'Europa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, non c'è niente di cogente - lo dico all'onorevole Buttiglione - in questo Trattato per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. È un Trattato in realtà oneroso, soprattutto politicamente, per la clausola che impegna l'Italia a rispettare il sistema politico della Giamahiria libica. Ecco quello che stiamo per firmare e convalidare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, uno dei motivi principali di vantaggio per l'Italia derivanti da questo Trattato dovrebbe essere il freno all'immigrazione clandestina. Proprio ieri, 448 disperati sono approdati di nuovo sulle coste siciliane. Mi sembra un messaggio da non sottovalutare, che ha un valore emblematico. Siamo sicuri di poter contare su un effettivo freno all'immigrazione clandestina?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.995, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 81
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 498
Votanti 314
Astenuti 184
Maggioranza 158
Hanno votato
56
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che il deputato Leoluca Orlando ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.925, a pagina 130.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, si è fatto riferimento in Aula alla necessità di verificare coperture di bilancio per riuscire eventualmente a soddisfare le esigenze degli italiani rimpatriati e delle imprese italiane all'estero.
Nell'emendamento che abbiamo presentato insieme all'onorevole Colombo si prevede un impegno che è già ridotto rispetto a quello che vantano queste persone. Si tratta di 600 milioni di euro, che sono certificati; se ne chiedono circa 300 milioni. Spero che non si voglia scendere...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, scopo dell'incontro tra Gazprom e il colonnello Gheddafi dell'ottobre scorso era appunto quello di garantirsi, per Gazprom, una maggiore capacità di trasporto di gas dalla Libia all'Europa, oltre a gettare le basi per una joint venture tra Gazprom e la società petrolifera di Stato libica Noc.
In tutto questo, l'ENI c'entra; c'entra perché negli accordi che sono stati stipulati tra ENI e Gazprom c'è la previsione...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, fino ad ora l'immigrazione clandestina è stato uno strumento di pressione della Libia contro l'Italia per imporre i propri interessi. I disperati vengono lasciati partire quando c'è da premere sul Governo italiano. Abbiamo avuto reali garanzie che questo non si ripeta in futuro?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, abbiamo già avuto delle prove in passato di quanto Gheddafi rispetti gli accordi internazionali. Il 13 dicembre 2000 e il 29 dicembre 2007 la Libia aveva già firmato un accordo per contrastare l'esodo clandestino verso le coste italiane. Vi dice niente quello che è successo in questi anni?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.925, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 500
Votanti 310
Astenuti 190
Maggioranza 156
Hanno votato
54
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.785, a pagina 153.Pag. 82
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, alcuni dei colleghi della maggioranza più onesti intellettualmente, nella discussione sulle linee generali in Aula, hanno dichiarato che questo Accordo e la sua ratifica rappresentano una scommessa per il nostro Paese.
Credo che si tratti di un vero e proprio gioco d'azzardo, perché non aver previsto che i termini del rispetto di questo Accordo siano valutati e monitorati da soggetti terzi a livello internazionale, da arbitrati internazionali, ma solo da commissioni miste congiunte è qualcosa che non garantisce in nessun modo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, parlavo dell'interesse di Gazprom a controllare i flussi di gas che arrivano all'Europa attraverso la Libia e di incontri russo-libici che su questo vi sono stati. In questo scenario, colleghi, stiamo facendo il cavallo di Troia dell'ingresso della Russia nello sfruttamento dei giacimenti nordafricani che riforniscono l'Europa. In un momento di crisi come quello attuale, mi domando: non c'è una riflessione su questo (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, a proposito dell'affidabilità di Gheddafi, possiamo dire che la sua strategia è quella di creare emergenze per poi battere cassa con la promessa di risolverle. È il caso dell'immigrazione clandestina: prima ho citato i due accordi già firmati e non rispettati; adesso ci apprestiamo a ratificarne un altro. Forse, dovremmo riflettere un po' di più...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, anche se il Governo libico desse precisa esecuzione all'Accordo, non risolveremmo il problema dell'immigrazione clandestina; sposteremmo semplicemente le correnti migratorie. Una volta passavano dall'Albania, poi dalla Turchia, dalla Siria, adesso passano dalla Libia, ma domani potrebbero passare da un'altra parte. Solo l'iniziativa di una conferenza mediterranea, con la collaborazione di tutti i Paesi rivieraschi, può veramente indicare una soluzione al problema.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.785, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 305
Astenuti 191
Maggioranza 153
Hanno votato
49
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.715.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci, al quale ricordo che il tempo per gli interventi a titolo personale è esaurito. Ne ha facoltà.

Pag. 83

MATTEO MECACCI. Avremo comunque diritto di parola, per esprimere la nostra dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Si tratta già dichiarazione di voto a titolo personale, ma il tempo complessivo per le dichiarazioni...

MATTEO MECACCI. Sì, signor Presidente, ma esistono...

PRESIDENTE. Esiste anche un Regolamento, onorevole Mecacci.

MATTEO MECACCI. Ed esistono anche dei precedenti in base ai quali anche quando il tempo a disposizione dei gruppi per gli interventi a titolo personale era terminato si è consentito comunque ai deputati, che avevano presentato emendamenti, di esprimersi.

PRESIDENTE. E in ragione dei precedenti che lei richiama, anziché trenta secondi, la Presidenza, in via eccezionale, consente dichiarazioni di voto, a titolo personale, per la durata di quindici secondi. Prego, onorevole Mecacci.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, penso che con l'avvio della Presidenza del G8 per i colleghi, che davvero tengono alla rispettabilità del nostro Paese, trovarsi con il minimo storico nella cooperazione internazionale allo sviluppo (0,09 per cento), con l'obiettivo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, noi stiamo davvero svolgendo il ruolo del cavallo di Troia all'ingresso dei russi, perché non è Gheddafi che concede diritti di sfruttamento direttamente alla Russia, ma è l'ENI che cede a Gazprom diritti di sfruttamento nel progetto Elephant. In questo modo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, questa volta non mi ero iscritta, visti i quindici secondi, dove si può dire solo probabilmente...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.715, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 494
Votanti 302
Astenuti 192
Maggioranza 152
Hanno votato
50
Hanno votato
no 252).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.347.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, mi chiedo come il Governo italiano farà a votare contro le iniziative antisemite contro i diritti umani intraprese dalla Libia all'interno delle Nazioni Unite dopo che avrà stipulato questo Trattato di amicizia con quel Paese: o si è amici di Israele o si è amici di Gheddafi, tertium non datur.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

Pag. 84

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, non solo o si è amici di Israele o si amici di Gheddafi, ma anche o si è europeisti o si è amici di Gheddafi, perché così stiamo contribuendo ad alimentare un assetto di potere che aggraverà sempre di più le crisi energetiche del nostro Paese e dell'intera Unione europea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, intervengo per ricordare che almeno a Radio Radicale quaranta secondi li diamo per poter intervenire. Qui abbiamo quindici secondi per poter dire che questo Trattato, più che mai, è scritto sulla sabbia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.347, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 498
Votanti 308
Astenuti 190
Maggioranza 155
Hanno votato
47
Hanno votato
no 261).

Prendo atto che il deputato Maran ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.505.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, lo ripeto: la Libia è campione, a livello internazionale, dell'antisemitismo, della lotta alla l'esistenza dello Stato di Israele, e di questo si fa portatrice in qualsiasi istanza. Come l'Italia possa presentarsi ai partner del G8 avendo firmato e ratificato questo Trattato, francamente...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. E mentre noi pregiudichiamo con questa politica scellerata la possibilità di rafforzare un mercato europeo dell'energia e del gas, intanto il colonnello Gheddafi ha offerto una base di appoggio per le navi russe nel Mediterraneo, e la disponibilità...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, intervengo solo per ricordare che su questo tema, sulla firma di questo Trattato, non c'è stato alcun dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.505, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 498
Votanti 308
Astenuti 190
Maggioranza 155
Hanno votato
51
Hanno votato
no 257).Pag. 85

Prendo atto che il deputato Lehner ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che i deputati Naro e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.428.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, non solo non c'è stato nessun dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, ma nessun grande giornale ha finora scritto un editoriale, un articolo, un approfondimento su un Trattato di questa portata. Non vorrei che gli interessi dell'ENI, anche nell'acquisto delle pagine pubblicitarie, pesino così tanto sulla nostra politica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, solo Gheddafi offre basi d'appoggio per le navi russe nel Mediterraneo ma è disponibile a costruire una centrale nucleare per usi pacifici in un Paese che galleggia sul petrolio e sul gas con la tecnologia made in Russia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, non c'è nessun dibattito televisivo forse perché i soldi dalle tasche degli italiani per questo Trattato devono essere tirati fuori di nascosto, senza che se ne accorgano?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.428, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 311
Astenuti 185
Maggioranza 156
Hanno votato
51
Hanno votato
no 260).

Prendo atto che i deputati Leoluca Orlando, Mattesini, Mazzarella e Schirru hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi, che il deputato Tocci ha segnalato che non è riuscito a votare e che i deputati Naro e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1433.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, ad un'analisi giuridica imparziale questo Trattato viene considerato una violazione degli accordi internazionali da parte dell'Italia, una violazione della legalità. Ma purtroppo non è la prima volta che le nostre istituzioni fanno questo, e lo stanno facendo adesso anche...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, aggiungo lo shopping di armamenti che il colonnello Gheddafi sta facendo in Russia per almeno due miliardi di dollari. Vi elenco che cosa sta acquistando: aerei Sukhoi 30, sistemi missilistici S-300, Tor-M1, caccia Mig-29...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

Pag. 86

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, una frase recita così a proposito dell'informazione: se le donne e gli uomini, se le genti sapranno, noi non dubitiamo che il futuro potrà essere diverso da quello che incombe.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1433, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 501
Votanti 309
Astenuti 192
Maggioranza 155
Hanno votato
48
Hanno votato
no 261).

Prendo atto che i deputati Argentin, Naro e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati Oliverio e Martella hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1411.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, l'indifferenza di quest'Aula e del Parlamento circa il rispetto della legalità credo si veda non solo con l'approvazione di questo Trattato, ma anche con quanto sta avvenendo con la vicenda della Commissione di vigilanza che il nostro collega, Marco Beltrandi, sta occupando da oltre cinque giorni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, dicevo di questo shopping di armamenti: caccia Mig-29, carri armati T-90. E l'Italia fa parte di questa partita: ENI, Gazprom, NOC otterranno, stanno ottenendo trattative trilaterali per discutere di progetti comuni. Noi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, il futuro che incombe è quello della totale mancanza di informazione su atti importanti che avvengono in questo Parlamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1411, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 501
Votanti 306
Astenuti 195
Maggioranza 154
Hanno votato
49
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che i deputati Argentin, Naro e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole, che il deputato Vaccaro ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi e che il deputato Vico ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1389.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

Pag. 87

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, gli italiani rimpatriati e le imprese italiane avevano diritto ad un indennizzo di 600 milioni di euro. Sono stati presentati emendamenti che coprono buona parte di questi soldi e mi auguro che chi sta lavorando, come è stato annunciato, a riformulazioni non scenda sotto queste cifre...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Nessuno di noi dubiti del fatto che il nuovo imperialismo russo parte e passa dall'energia, e noi con ENI e con gli accordi con Gazprom stiamo prestando il fianco a questo gioco devastante. Ciò è irresponsabile!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, legalità, democrazia e diritto sono parole sconosciute alla Libia di Gheddafi: ho paura sempre di più che divengano parole sconosciute anche in Italia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1389, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 309
Astenuti 187
Maggioranza 155
Hanno votato
50
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che la deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1367.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, a me stupisce il fatto che non si levi nessuno da banchi della maggioranza per sollevare qualche dubbio sull'opportunità del Trattato. Sull'immigrazione clandestina, purtroppo, quello che state realizzando è che il pattugliamento probabilmente si tradurrà nell'affondamento di ulteriori navi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, non è che la partita energetica è estranea a questo Trattato, perché quando nell'ottobre dello scorso anno si è svolta una conferenza, un convegno sui rapporti italo-libici, dopo la firma di questo Trattato, erano presenti...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, l'ENI è una società con il 20,9 per cento del capitale di proprietà dello Stato, 10 per cento di capitale proprio, e 69 per cento di azionariato privato. Siamo così convinti che questo ente nazionale...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1367, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Pag. 88

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 504
Votanti 309
Astenuti 195
Maggioranza 155
Hanno votato
51
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che la deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole e che la deputata Gnecchi ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1345.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, mi chiedo davvero dove siano gli esponenti atlantisti della maggioranza, quelli che vogliono il nostro Paese fedelmente ancorato alle alleanze occidentali. Come si fa a sostenere l'approvazione di un Trattato come questo, che ci mette alla berlina, che ci ridicolizza...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, lo scorso ottobre, a questo convegno tenutosi a Roma, erano presenti il figlio maggiore del colonnello Gheddafi, Saif El Islam, e il capo della diplomazia libica, Shalgam ed anche il presidente dell'ENI, Scaroni...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, perché non è stato chiesto - non lo chiedo a lei, evidentemente - di ratificare la Convenzione ONU per i diritti dei rifugiati e per il diritto d'asilo dei migranti?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1345, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 504
Votanti 311
Astenuti 193
Maggioranza 156
Hanno votato
52
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che la deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2431.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, i negoziati di questo Trattato hanno preso il via nel momento in cui l'Unione europea si trovava a pagare milioni, e milioni, di euro per liberare cinque infermiere bulgare, e un medico palestinese, sequestrati dal regime di Gheddafi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, è stato l'amministratore delegato dell'Eni, Scaroni, a passare dalle Pag. 89parole alle cifre, che sono indubbiamente importanti, ma che proprio per questo confermano che il collocamento geopolitico del nostro Paese lo decide l'ENI.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, perché non abbiamo chiesto a Gheddafi di riconoscere il diritto d'asilo ai migranti, visto che la tortura nei centri di detenzione è pratica diffusissima?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2431, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 501
Votanti 310
Astenuti 191
Maggioranza 156
Hanno votato
51
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che la deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole, che i deputati Giulio Marini e Testoni hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che il deputato Cimadoro ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2152.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, si tratta di un negoziato cominciato con la chiusura della vicenda del sequestro delle infermiere bulgare, e del medico palestinese, e concluso con la chiusura di questo Trattato. Vi sono troppi aspetti non chiari, non definiti, che danno la possibilità a Gheddafi di denunciare in qualsiasi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente non è un caso che se poi si dismette l'esercizio di una politica estera, che sappia guardare al futuro, che sappia perseguire i progetti del disegno atlantista, che sappia perseguire il disegno europeista...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, non so cosa accadrà dopo, ma non vi è nessuna clausola in questo Trattato che sancisca il diritto della comunità italiana espulsa dalla Libia nel 1970, né il diritto degli imprenditori e dei loro dipendenti...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2152, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 507
Votanti 310
Astenuti 197
Maggioranza 156
Hanno votato
50
Hanno votato
no 260).Pag. 90

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2082.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, l'unica cosa che potrà accadere è che, invece che essere pagati da Gheddafi, i soldi che spettano agli italiani e alle imprese che hanno lavorato in quel Paese saranno pagati dalla fiscalità generale dei cittadini. Credo che come negoziatori...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, se non c'è una determinazione - io dico una convinzione - nel perseguire un disegno atlantista, un disegno europeista, questo significa anche per le libertà civili e politiche del nostro Paese un rischio enorme che noi stiamo correndo con questa classe politica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, eppure quegli imprenditori che sono stati così violati nel loro lavoro, in ciò che avevano costruito in quegli anni, rappresentano, con i lavoratori, quello che lo Stato italiano dovrebbe tutelare con la sua Carta...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2082 , non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 504
Votanti 309
Astenuti 195
Maggioranza 155
Hanno votato
48
Hanno votato
no 261).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2012.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che quanto fatto dal regime libico con la Presidenza della Conferenza per la revisione degli accordi in materia di lotta al razzismo rappresenti qualcosa di inaccettabile, che è stato denunciato da tantissimi Paesi, e che purtroppo il nostro Paese non ha fatto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, non è un caso che, mentre ci schieriamo con la Russia e con la Libia, siamo capaci di rinunciare a parti di sovranità nazionale, non a favore dell'Unione europea e di un mercato europeo del gas, ma semmai a favore di uno Stato totalitario.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, altro che pattugliamento con i libici. Oggi ci sono mezzi tecnologici che consentirebbero di monitorare con il satellite ogni centimetro quadrato...

Pag. 91

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2012, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 500
Votanti 309
Astenuti 191
Maggioranza 155
Hanno votato
49
Hanno votato
no 260).

Prendo atto che i deputati Ferranti e Rigoni hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1872. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, abbiamo sentito criticare molto, anche dal gruppo del Partito Democratico, la relazione speciale che il Presidente del Consiglio, Berlusconi, ha stabilito con Putin. Come mai non si contesta la relazione speciale con Gheddafi?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, mentre ci collochiamo al fianco della Russia e della Libia, rinunciando ad un disegno europeista, siamo però sempre più disposti a rinunciare a sovranità nazionale a vantaggio di uno Stato totalitario assoluto come quello della Città del Vaticano.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, è facile immaginare che, dopo la ratifica da parte italiana del Trattato con la Libia, l'uso cinico e destabilizzante...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1872, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 503
Votanti 306
Astenuti 197
Maggioranza 154
Hanno votato
52
Hanno votato
no 254).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1802.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, lo vogliamo dire o no che l'Italia sta creando una triangolazione grazie all'ENI (Italia, Libia e Russia) che mette in discussione quarant'anni, cinquant'anni o sessant'anni di politica estera del nostro Paese? Lo vogliamo dire o no?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

Pag. 92

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, per questa via si stanno mettendo a repentaglio con un fiaccamento dell'intera classe politica italiana, i diritti civili e i diritti politici degli stessi cittadini italiani. Infatti quello che noi perseguiamo in politica estera...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, ci sarebbe da chiedersi cosa ne sa Gheddafi del mancato esilio di Saddam Hussein e quante verità nasconde dei discorsi che si facevano in questo...

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1802, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 503
Votanti 309
Astenuti 194
Maggioranza 155
Hanno votato
53
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1732, riportato a pagina 358 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, nessuna osservazione sul fatto che si dovrà aprire in Italia il mercato della distribuzione del gas interno? Che questo si lega ai rapporti tra ENI, Gazprom e la Libia? Chi sarà il nuovo competitor dell'ENI in Italia, a chi fa riferimento questo gruppo di potere?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, noi sempre più strizziamo l'occhio e rinunciamo a quote di sovranità nazionale a vantaggio di Stati totalitari e assoluti e pregiudichiamo in questa maniera anche lo stato dei nostri diritti...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che ci troviamo in un momento molto serio e molto difficile, e non voler ragionare e riflettere su quello che stiamo per fare è veramente preoccupante...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1732, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 500
Votanti 308
Astenuti 192
Maggioranza 155
Hanno votato
54
Hanno votato
no 254).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1592, riportato a pagina 381 del fascicolo degli emendamenti.Pag. 93
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, è vero, come ha detto il presidente D'Alema, che questo Trattato è stato negoziato male: perché il Partito Democratico vota a favore? Perché si ritiene di chiudere un contenzioso che, in realtà, non si chiuderà mai? O quali sono gli interessi strategici del nostro Paese, se non quelli di cambiare la nostra politica estera?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la connivenza con questi regimi - ripeto - mette a repentaglio i nostri diritti civili e politici. Questo spiega la ragione per cui non una parola...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, un'altra domanda che mi pongo è perché non abbiamo coinvolto l'Europa in un atto di politica estera tanto importante.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1592, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 505
Votanti 314
Astenuti 191
Maggioranza 158
Hanno votato
54
Hanno votato
no 260).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.1434, riportato a pagina 389 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, rispondo io all'onorevole Bernardini, visto che il Governo è impegnato in altre faccende e non siede ai suoi banchi: motivo per il quale, signor Presidente, credo che si debba anche richiamare il Governo a seguire un minimo il dibattito in Assemblea, se possibile.

PRESIDENTE. Onorevole Mantica, la prego di tornare al banco del Governo.

MATTEO MECACCI. La ringrazio, signor Presidente. Dicevo semplicemente che non rispondevo perché non era presente il rappresentante del Governo. Vorrei semplicemente dire che il motivo per il quale l'Unione europea non è stata coinvolta è il fatto che l'Unione europea non vorrebbe firmare un Trattato di questo genere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, non c'è da avere speranza sulla possibilità e la forza perché non c'è nessuna convinzione che l'Italia garantisca il rispetto dei diritti umani in Libia, un Paese dove si è riscontrata l'assenza di organizzazioni governative...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, sicuramente con un Trattato di questo tipo non costruiamo la patria europea. Costruiamo, invece, l'Europa delle patrie e delle nazioni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 94
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1434, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 498
Votanti 305
Astenuti 193
Maggioranza 153
Hanno votato
49
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che il deputato Occhiuto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3. 1491, riportato a pagina 407 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, la questione della triangolazione politica, militare ed energetica tra l'Italia, la Russia e la Libia è questione politica che questo Parlamento deve dibattere. Il Governo sta cambiando gli orizzonti...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, un Paese come l'Italia che, grazie ai Radicali, ha avuto la forza di conquistare un risultato di portata storica e civile rilevantissima come è stata la moratoria universale delle esecuzioni capitali all'ONU...

PRESIDENTE. Grazie.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, fra le tante domande che dobbiamo porci sicuramente c'è anche la seguente: se il Governo libico, come ha dimostrato in questi decenni, sia in grado di rispettare un patto...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.1491, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 500
Votanti 307
Astenuti 193
Maggioranza 154
Hanno votato
48
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che il deputato Renato Farina ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.

In morte dell'onorevole Luigi Preti (ore 17,30).

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Onorevoli colleghi, vi prego di prestare un po' di attenzione. Comunico che nella giornata di ieri si è spento a Bologna l'onorevole Luigi Preti, già componente dell'Assemblea costituente e poi membro della Camera dei deputati per 9 legislature, dal 1948 al 1987.
Luigi Preti, tra i leader storici della socialdemocrazia italiana, è stato una figura politica di grande rilievo nella storia Pag. 95della Repubblica, oltre che uno studioso ed un uomo di cultura. È stato più volte membro del Governo, dapprima a partire dal 1954, come sottosegretario alle pensioni di guerra e, quindi, nel 1958, come Ministro delle finanze, incarico che ricoprì anche successivamente, negli anni Sessanta e Settanta, nell'ambito di tre diverse compagini governative. In tale veste promosse un'importante riforma tributaria, che introdusse per la prima volta, come principale imposta indiretta, l'imposta sul valore aggiunto in luogo della precedente imposta generale sulle entrate.
Numerosi furono gli ulteriori incarichi di Governo: Ministro per il commercio estero nel 1962, Ministro per la riforma della pubblica amministrazione nel 1964, Ministro del bilancio e della programmazione economica nel 1969, Ministro dei trasporti nel 1973 e quindi, nel 1979, Ministro dei trasporti e della marina mercantile.
Quale membro di questo ramo del Parlamento, Luigi Preti ricoprì importanti incarichi istituzionali: dal 1980 al 1983 fu Vicepresidente della Camera. Rivestì, altresì, l'incarico di presidente della Commissione bilancio e partecipazioni statali dal 1973, presidente della Commissione pubblica istruzione dal 1978, presidente della Commissione interni dal 1983.
Dal 1976 al 1980 fu presidente del gruppo parlamentare del partito socialdemocratico italiano.
Autore di diversi saggi giuridici, oltre che giornalista e romanziere, fu anche vincitore nel 1964 del Premio Bancarella, con il libro «Giovinezza, giovinezza».
Con Luigi Preti scompare una figura esemplare di un uomo politico rigoroso e impegnato al servizio delle istituzioni e del Paese, la cui opera ha contribuito all'edificazione dell'Italia quale moderna democrazia occidentale.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari l'espressione della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea (Generali applausi, cui si associano i membri del Governo).

Si riprende la discussione del disegno di legge di ratifica n. 2041-A (ore 17.35).

(Ripresa esame dell'articolo 3 - A.C. 2041-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2515 a pagina 408 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che gli interessi che guidano il Governo a stipulare il Trattato in esame non siano solo interessi politici, ma anche interessi economici, che coinvolgono industrie private del nostro Paese e che meritano di essere analizzati accuratamente...

PRESIDENTE. Grazie.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, il Paese che grazie ai radicali ha conseguito quell'importante risultato della moratoria universale delle esecuzioni capitali nel mondo, oggi lo vediamo a braccetto con Putin e con Gheddafi. Questo significa, secondo me, un peccato...

PRESIDENTE. Grazie.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, credo che mentre stiamo prendendo la parola in quest'Aula dobbiamo mandare un saluto a coloro che stanno manifestando davanti a Montecitorio per i loro diritti certo, ma per tutti i diritti dei cittadini lavoratori, che hanno visto...

PRESIDENTE. La ringrazio. Passiamo ai voti.Pag. 96
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2515, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 482
Votanti 297
Astenuti 185
Maggioranza 149
Hanno votato
48
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che il deputato Zinzi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che i deputati Mistrello Destro e Sisto hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2494, a pagina 411 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, con questi emendamenti vorremmo dare l'opportunità, a ciascun deputato, di valutare nel merito e di riflettere sui contenuti di questo Trattato. A me dispiace che molti dei colleghi che privatamente mi hanno detto di non condividerlo...

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, in questo nostro andare a braccetto con Putin e con Gheddafi, sempre più assomigliamo a questi regimi perché in Italia, come in Libia, non esiste una stampa indipendente. In Libia, i media, per lo più statali, si limitano come in Italia...

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, intervengo per informare quest'Aula che questa sera è previsto un «Porta a Porta», dove si discuterà di questo Trattato, di questa firma e dove sarà presente Marco Pannella. Ma forse non è vero.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casini. Ne ha facoltà.

PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che noi abbiamo sostenuto gli emendamenti radicali per le perplessità (grosse) che abbiamo su questo provvedimento indipendentemente dal problema specifico che abbiamo sollevato e a cui il Governo ha assicurato una risposta che vedremo nei prossimi minuti.
Voglio dirlo per chiarezza. Tante altre erano le questioni sollevate dagli emendamenti dei Radicali che non ci trovavano d'accordo. Con questo nostro voto, ripetuto a favore degli emendamenti, esprimiamo un disagio che, comunque, si rifletterà sul voto finale (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2494, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 494
Votanti 314
Astenuti 180
Maggioranza 158
Hanno votato
59
Hanno votato
no 255).

Pag. 97

Prendo atto che la deputata Madia ha segnalato di aver espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi, che il deputato Dell'Elce ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che la deputata D'Incecco ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2474, a pagina 414 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, desidero ringraziare il presidente Casini per le sue parole perché egli ha avuto un ruolo di rilievo anche all'interno dell'Internazionale democristiana, a livello internazionale. Non credo che i membri del partito dell'Internazionale democristiana, di cui fanno parte anche alcuni partiti della maggioranza, possano considerarsi ...

PRESIDENTE. La ringrazio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, non esiste in Libia una stampa indipendente dal momento che, in Libia, i media, per lo più statali, si limitano a dare notizie e ad esprimere opinioni esclusivamente filogovernative. È, d'altra parte, comprensibile la reticenza dei giornalisti che rischiano l'ergastolo per la diffusione di informazioni...

PRESIDENTE. La ringrazio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, anch'io ringrazio il gruppo dell'UdC per questa presa di posizione e mi chiedo se il Governo vorrà presto far sapere a quest'Aula come intende risolvere la questione del contenzioso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2474, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 489
Votanti 306
Astenuti 183
Maggioranza 154
Hanno votato
53
Hanno votato
no 253).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2453, a pagina 418 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, questo è l'anno in cui ci avviamo anche verso le elezioni europee. Mi chiedo davvero, e chiedo ai colleghi della maggioranza, come potranno giustificare, in sede europea, all'interno del Partito popolare europeo, l'approvazione di un Trattato che vede l'Italia sfilarsi dai capisaldi della politica estera perseguita da quel partito a livello europeo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, all'articolo 178 del Codice penale libico è previsto l'ergastolo per la diffusione di informazioni che possano ledere l'immagine pubblica del Governo libico e la sua credibilità internazionale. Non è concesso, in nessun modo, avanzare critiche alla figura del colonnello Gheddafi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

Pag. 98

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, mi chiedo come mai il gruppo del quale faccio parte, debba arrendersi così, senza fare una mossa, se non una dichiarazione iniziale, a questo Trattato. Poi voglio vedere che cosa succederà...

PRESIDENTE. La ringrazio.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2453, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 484
Votanti 303
Astenuti 181
Maggioranza 152
Hanno votato
54
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che il deputato Leoluca Orlando ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2432.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, mi chiedo: perché un partito di opposizione, a questa maggioranza, debba sostenere un Trattato che si ritiene sia stato negoziato male e concluso peggio? Mi chiedo quali siano i motivi. Forse vi è del non detto; tuttavia, questo dibattito dovrebbe dare a ciascuno l'opportunità di esprimerlo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, è nell'assenza e grazie a tale mancanza di informazione che il colonnello Gheddafi è ininterrottamente - dal 1969 - in sella al potere libico. Si tratta di un Paese la cui forma di Governo si chiama Giamahiria, che letteralmente vuol dire Stato delle masse. Peccato che il popolo ...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, la cosa incredibile è che ancora non so che cosa pensi il mio gruppo parlamentare e del quale faccio parte, il Partito Democratico, sul contenzioso in corso ormai da decenni con la Libia. Che cosa ne pensa?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2432, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 495
Votanti 306
Astenuti 189
Maggioranza 154
Hanno votato
51
Hanno votato
no 255).

Onorevoli colleghi, avverto che il Governo ha presentato l'emendamento 3.7000, riferito al comma 2 dell'articolo 3, del provvedimento in esame. Poiché esso reca oneri finanziari, in base all'articolo 86, comma 5-bis, del Regolamento, deve essere esaminato nella seduta di domani a meno che, secondo consolidata prassi, non vi sia unanimità tra i gruppi per derogare a tale termine.Pag. 99
L'emendamento sarà posto in distribuzione, inviato al Comitato dei nove e alla V Commissione (Bilancio). Il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato per le ore 19.
Chiedo all'onorevole relatore se, a questo punto, ritenga necessario sospendere la seduta.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, ritengo necessario sospendere la seduta per riunire il Comitato dei nove.

PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo la seduta, che riprenderà alle 18,30.

La seduta, sospesa alle 17,40, è ripresa alle 18,45.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI

PRESIDENTE. Ricordo che, prima della sospensione della seduta, l'Assemblea aveva da ultimo respinto l'emendamento Mecacci 3.2432.
Avverto che, con riferimento all'emendamento del Governo 3.7000, la Commissione affari costituzionali ha espresso parere favorevole e la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole con due condizioni, volte a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione.
Risulta, inoltre, alla Presidenza che i gruppi abbiano rinunciato al termine di cui all'articolo 86 comma 5-bis del Regolamento.
Se il relatore concorda, potremmo accantonare l'emendamento 3.7000 del Governo, per passare all'esame di altri emendamenti riferiti all'articolo 3.

ENRICO PIANETTA, Relatore. Signor Presidente, concordo.

PRESIDENTE. L'emendamento 3.7000 del Governo è pertanto accantonato. Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3514 a pagina 422.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signora Presidente, vorrei far presente a chi ci segue, a proposito dell'amico Gheddafi, con cui stipuliamo un patto, che, a Cufra, in Libia, in un centro istituito con soldi italiani, si verificano torture e stupri, soprattutto nei confronti delle donne. Parrebbe, inoltre, che la polizia libica...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bernardini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, l'affidabilità dello Stato libico mi pare si possa cogliere dal fatto che Giamahiria, che significa letteralmente «Stato delle masse», in realtà è lo stato di un'unica massa, fatta dalla carne e dalle ossa...

PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3514, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 440
Votanti 274
Astenuti 166
Maggioranza 138
Hanno votato
51
Hanno votato
no 223).

Prendo atto che i deputati Portas e Monai hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.Pag. 100
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3375 a pagina 445.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, le stavo dicendo in precedenza, a proposito dell'«amico» Gheddafi, che sembrerebbe che la polizia libica venda regolarmente gli immigrati ai trafficanti di esseri umani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, parimenti mi chiedo quale affidabilità abbia uno Stato il cui ordinamento giuridico vieta qualsiasi pratica di tortura con l'impegno da parte del Governo a perseguire coloro che si macchiano di questo reato, salvo poi registrare numerosissimi...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3375, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 454
Votanti 274
Astenuti 180
Maggioranza 138
Hanno votato
51
Hanno votato
no 223).

Prendo atto che il deputato Monai ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3235 a pagina 468.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signora Presidente, la corruzione in Libia è molto diffusa, sia nel settore pubblico, che in quello privato. La Libia, infatti, si colloca al centotrentunesimo posto fra i centottanta paesi analizzati da Freedom House.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, mi chiedo parimenti quale affidabilità abbia uno Stato che stabilisce nel grande libro del 1988 che «l'obiettivo della società libica è quello dell'abolizione della pena di morte», ma da allora il colonnello Gheddafi non l'ha ancora fatto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3235, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 469
Votanti 289
Astenuti 180
Maggioranza 145
Hanno votato
52
Hanno votato
no 237).

Prendo atto che le deputate Samperi e Ferranti hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3165, a pagina 480 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

Pag. 101

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, ancora una volta ci chiediamo come mai su questo argomento, su questo importante Trattato, non è dato ai cittadini di conoscerne il contenuto attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, il colonnello Gheddafi, nonostante il suo ordinamento stabilisca che l'obiettivo della società libica è l'abolizione della pena di morte, ha, nell'arco di questi anni, aumentato il numero di reati capitali. Sono considerati crimini capitali molti comportamenti tra cui...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3165, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 300
Astenuti 180
Maggioranza 151
Hanno votato
55
Hanno votato
no 245).

Prendo atto che il deputato Cimadoro ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3095, a pagina 491 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, voglio spiegare che non ci siamo svegliati oggi, perché già da tempo abbiamo chiesto al Governo di rendere edotto il Parlamento su come siano stati informati i partner europei in merito a questo Trattato.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bernardini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, dicevo che in Libia sono reati capitali attività non violente come quelle relative alla libertà di espressione e di associazione e altri reati politici ed economici. La pena di morte è obbligatoria per appartenenti a gruppi che si oppongono...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3095, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 295
Astenuti 185
Maggioranza 148
Hanno votato
50
Hanno votato
no 245).

Prendo atto che il deputato Vaccaro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2955, a pagina 515 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

Pag. 102

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, in Libia è proibito pensare e comunicare, infatti si registra l'assenza di qualsiasi organizzazione non governativa indipendente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la pena di morte è obbligatoria per appartenenti a gruppi che si oppongono ai principi della rivoluzione del 1969 ed è applicabile anche per chi specula su materie straniere, cibo o abbigliamento, o sull'affitto e per crimini legati alla droga e all'alcool.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che le previsioni, che avevamo fatto in precedenza sulla non disponibilità del Governo a coprire l'intero ammontare di soldi che spettano agli italiani rimpatriati e alle imprese che hanno lavorato in Libia, si confermino con la presentazione del subemendamento...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2955, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 486
Votanti 298
Astenuti 188
Maggioranza 150
Hanno votato
51
Hanno votato
no 247).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2885, a pagina 526 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, davvero non comprendo perché le scelte di politica estera di questo Governo non debbano essere discusse in quest'Aula e vi sia un rifiuto da parte della maggioranza a prendere in considerazione valutazioni che magari possono essere non fondate ma che credo meritino...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, in base all'articolo 178 del codice penale libico, è previsto l'ergastolo per la diffusione di informazioni che possano ledere l'immagine pubblica del Governo libico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la pena di morte è prevista per i responsabili della costituzione di movimenti, organizzazioni e associazioni banditi dalla legge, oltre che per chi aderisce e sostiene tali organizzazioni. L'articolo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2885, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Pag. 103

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 482
Votanti 294
Astenuti 188
Maggioranza 148
Hanno votato
51
Hanno votato
no 243).

Prendo atto che la deputata Pelino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2815, a pagina 538 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, gradirei anche che il Governo prestasse attenzione alla discussione in corso, considerato che il sottosegretario sta telefonando ormai da molti minuti. Credo che sia necessario mettere in discussione i termini economici con i quali l'Italia si impegna stipulando questo Trattato...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signora Presidente, l'ordinamento giuridico libico vieta sì la tortura, ma questa viene sistematicamente praticata, come è stato documentato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, non solo sono aumentati i reati capitali in Libia, ma le informazioni sulle esecuzione e le condanne a morte sono raramente riportate. In un Paese in cui non esiste lo stato di diritto...

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2815, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 486
Votanti 299
Astenuti 187
Maggioranza 150
Hanno votato
49
Hanno votato
no 250).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2675, a pagina 562 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, voglio ringraziare quei colleghi che stanno votando a titolo personale a favore di questi emendamenti o che si stanno astenendo, anche nelle file della maggioranza; continueremo in questa opposizione e mi dispiace dire che il gruppo del Partito Democratico non ci ha consentito di presentare subemendamenti all'emendamento del Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, ecco quali sono le torture praticate in Libia: incatenamento ad un muro per ore, percosse con bastoni di legno, scariche elettriche, succo di limone nelle ferite aperte. Questo non lo dicono...

Pag. 104

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bernardini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, parlerò di come sono trattate le donne in Libia, dove non c'è alcuna tutela dei diritti delle donne. Nonostante i tentativi degli ultimi anni di portare avanti riforme in questo senso, il contesto sociale non ha permesso...

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2675, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 488
Votanti 317
Astenuti 171
Maggioranza 159
Hanno votato
61
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che il deputato Berardi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2516, a pagina 572 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, questo emendamento, come altri subemendamenti che il gruppo dell'Italia dei Valori ci ha consentito di presentare - e per questo voglio ringraziare pubblicamente i suoi componenti - e che riguardano la questione gli indennizzi agli italiani rimpatriati dalla Libia, vuole mettere...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, sempre a proposito delle torture praticate in Libia, ricordo il soffocamento provocato con buste di plastica, la privazione del sonno, di cibo e di acqua, l'essere appesi per i polsi o sospesi ad un palo inserito fra le inginocchia ed i gomiti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la società libica è fondata su una scala profondamente patriarcale, gerarchica, e le donne sono spesso considerate come dei minori, costantemente sotto la tutela del padre o degli altri parenti di sesso maschile.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2516, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 493
Votanti 317
Astenuti 176
Maggioranza 159
Hanno votato
64
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che il deputato Tassone ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.Pag. 105
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.2566, a pagina 588 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, vi sono quattro subemendamenti che non abbiamo avuto la possibilità di presentare anche con il sostegno del gruppo del Partito Democratico, ma con quello del gruppo dell'Italia dei Valori, che mirano a ripristinare i Fondi per gli italiani rimpatriati. Non capisco davvero le ragioni di questa scelta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, credo che temi così importanti che vengono posti dai colleghi radicali meritino almeno un po' di attenzione da parte del Governo. Io non vedo nessuno a quel tavolo, su quella sedia. Credo che prendere in giro così un gruppo parlamentare che pone un problema serio... (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

ALFREDO MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Ma sono qua!

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, credo... Presidente, se mi vuol far parlare...

PRESIDENTE. Onorevole Di Pietro, il sottosegretario Mantica si è appena seduto e ascolterà attentamente. Prego, può proseguire.

ANTONIO DI PIETRO. Grazie, signor Presidente. Credo che un tema così importante come quello posto dai colleghi radicali meriti un po' più di attenzione anche da parte del Parlamento e non possa essere liquidato così. Per questo, l'Italia dei Valori voterà d'ora in poi sempre a favore delle proposte emendative dei radicali (Applausi polemici dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, nel prossimo intervento vi dirò cosa dice il rapporto 2007 del dipartimento di Stato americano sui diritti umani nei vari Paesi e in particolare in Libia. Purtroppo il tempo ora non c'è.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la Libia nonostante nel 1989 abbia ratificato la Convenzione per l'eliminazione delle forme di discriminazione contro le donne e il suo protocollo opzionale, ha però presentato delle riserve ben precise al momento della ratifica.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.2566, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 332
Astenuti 164
Maggioranza 167
Hanno votato
70
Hanno votato
no 262).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3594, a pagina 589 del fascicolo.Pag. 106
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, davvero voglio invitare quei colleghi della maggioranza che in Commissione affari esteri spesso ribadiscono l'opportunità che il nostro Paese si distingua a livello internazionale per le battaglie in difesa dei diritti umani e per il rispetto della legalità internazionale quantomeno a prendere la parola...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, tra le torture usate vi sono bruciature di sigarette e intimidazione attraverso cani aggressivi. Questi sono solo alcuni esempi delle pratiche utilizzate per combattere la libertà di espressione e di associazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casini. Ne ha facoltà.

PIER FERDINANDO CASINI. Signor Presidente, siamo lieti che si sia svegliato anche l'onorevole Di Pietro su questa materia; mi fa piacere che si sia abbinato in questa votazione e speriamo che continui fino alla fine. Credo che la nostra battaglia stia incominciando a dare dei frutti e devo dare atto ai colleghi radicali che hanno con coerenza presentato una serie di proposte emendative sostitutive e anche correttive che noi, come avete visto, abbiamo sempre votato.
Tuttavia, vorrei dire che non sbaglia la collega radicale nel dire che vi è un preoccupante silenzio da parte di illustri colleghi che vediamo sempre pronti ad affermare i diritti dei popoli (diritti civili e di libertà) nell'ambito della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico). Ciò è preoccupante perché noi non possiamo fare genuflessioni davanti a nessuno, soprattutto davanti al Presidente Gheddafi.
Cerchiamo, quindi, di essere dignitosi e credo che il nostro dibattito parlamentare non debba fare sconti a nessuno. Vogliamo l'amicizia con la Libia e non vogliamo un cedimento politico, culturale e morale alle finte ragioni del regime libico (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, le riserve che il regime libico ha posto sono all'articolo 2 sulla non discriminazione delle donne e all'articolo 16 relativo alla non discriminazione in materia di matrimonio e di relazioni familiari.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3594, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 334
Astenuti 162
Maggioranza 168
Hanno votato
80
Hanno votato
no 254).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3575, a pagina 592 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

Pag. 107

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, anche con questo emendamento vogliamo dare davvero l'opportunità di aprire un minimo di dibattito sulla politica estera di questo Paese. Dall'inizio della legislatura non l'abbiamo avuto, mentre abbiamo una intera sessione pomeridiana dedicata a ciò, ma non c'è stato alcun esponente della maggioranza che si esponga e che dica qual è davvero la posizione del Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, l'articolo 206 del codice penale libico prevede la pena di morte per i responsabili di costituzione di movimenti, organizzazioni e associazioni che Gheddafi ha bandito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la motivazione che il Governo libico ha adottato per l'apposizione delle riserve a queste Convenzioni internazionali è il fatto che la Convenzione non è conforme ai dettami della sharia, ossia al diritto islamico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, intervengo solo per precisare il fatto che sentenze di morte sono state eseguite da parte di agenti della Giamahiria libica anche fuori dal territorio libico e anche in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3575, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 499
Votanti 329
Astenuti 170
Maggioranza 165
Hanno votato
72
Hanno votato
no 257).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3555, a pagina 595 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, non sono spiegabili, se non per ragioni di interesse che evidentemente non possono essere rese note, i motivi per i quali l'Italia stipuli questo Trattato prima che l'Unione europea abbia concluso un accordo di cooperazione con la Libia. Gli accordi di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo dell'Unione europea sono molto diversi...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, Human Rights Watch ha avviato alcune ricerche per indagare sulla diffusa pratica che prevede, in Libia, la detenzione delle donne in centri chiamati di riabilitazione sociale. Poi vedremo di cosa si tratta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, in Libia non c'è una legislazione che si occupi delle violenze che avvengono entro le mura domestiche e la disciplina che punisce le violenze sessuali è del tutto inadeguata.

Pag. 108

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, intervengo per far presente che quanto affermato prima dal presidente Casini nei confronti dei colleghi del PdL non era un esercizio retorico che ogni tanto si può fare, ma una cosa seria che vogliamo ribadire (nel PdL sono tantissimi i colleghi che combattono le battaglie per la difesa dei valori occidentali). All'articolo 2 del Trattato è scritto che Italia e Libia «rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale». È chiaro che i trattati si stipulano anche con Paesi non liberi, ma che bisogno c'era di scrivere questa frase (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)? I Trattati si stipulano con tutti, ma perché dobbiamo scrivere che noi rispettiamo un regime dittatoriale e tirannico e che dà luogo a esecuzioni? È pleonastico! Se ciò è stato scritto (non potendo pensare che chi governa questo Paese non ci abbia fatto caso), c'è qualche motivo, di cui parleremo anche in seguito, ma ho l'impressione che, a furia di essere troppo amici di Putin e di Gheddafi, si finisca per diventare poco amici dell'Europa e dell'Occidente (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro, di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, l'ambasciata libica in Italia, che segue con encomiabile zelo il nostro dibattito, ha rilasciato due note alle agenzie, per affermare che in Libia la Chiesa cattolica gode di piena libertà di religione (ne prendo atto con soddisfazione, ma ho qualche dubbio, considerando la storia del recente passato e del presente) e che il confine con il Ciad è stato da loro accettato (anche su questo aspetto ho qualche dubbio, ma prendo atto di quello che affermano). Non si dice nulla, invece, riguardo al tema della libertà di religione degli ebrei e del diritto degli ebrei di essere presenti sul territorio della Giamahiria libica. Credo che questa libertà debba stare a cuore a noi, tanto quanto ci sta a cuore la libertà di religione dei cristiani (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Faccio presente che il gruppo UDC ha esaurito i tempi a sua disposizione previsti dal contingentamento (Commenti dei deputati del gruppo Unione di Centro). Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concede un tempo aggiuntivo in ragione di un terzo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3555, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 496
Votanti 329
Astenuti 167
Maggioranza 165
Hanno votato
78
Hanno votato
no 251).

Prendo atto che il deputato Vico ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3535, a pagina 598.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, vorrei dire agli esponenti della politica estera realista, che sono così presenti in Pag. 109questo Parlamento, che Gheddafi è in queste settimane il maggiore responsabile della divisione tra Paesi arabi, tra coloro che vogliono cercare la pace con Israele e coloro che lo vogliono distruggere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, parlavo prima della riabilitazione nel regime di Gheddafi delle donne che sono accusate di aver portato avanti delle relazioni extraconiugali, senza nemmeno potersi difendere da tali accuse.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, un problema sulla condizione femminile in Libia c'è, se Human rights watch ha scoperto che le denunce di violenze domestiche sono quotidiane, ma il 99 per cento delle vittime poi le ritira.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3535, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 493
Votanti 335
Astenuti 158
Maggioranza 168
Hanno votato
79
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3515, a pagina 602.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che in questo dibattito si siano offerti molti argomenti per aprire una discussione sulla politica estera. Abbiamo fatto rilievi e accuse, ma c'è qualcuno che si prende la responsabilità di difendere questo Trattato o c'è solo il silenzio?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, sempre a proposito della riabilitazione, molte ragazze che accedono a queste strutture sono sottoposte, senza consenso, a test volti ad accertarne la verginità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, il problema fondamentale sta nel fatto che in Libia la violenza domestica non è proibita dalla legge e la polizia non è addestrata a gestire tali situazioni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3515, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 503
Votanti 335
Astenuti 168
Maggioranza 168
Hanno votato
83
Hanno votato
no 252).Pag. 110

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4593, a pagina 602.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, negli scorsi mesi si sono lette indiscrezioni sulle conseguenze che ci saranno con l'apertura del mercato del gas interno alla distribuzione. Abbiamo letto di accordi affinché Gazprom possa direttamente distribuire in Italia. Ho l'impressione che...

PRESIDENTE. Onorevole Mecacci, la ringrazio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, il test di verginità del regime di Gheddafi prevede un'analisi accurata dello status dell'imene. Ogni lacerazione riscontrata, a prescindere se sia connessa o meno ad un'attività sessuale, è considerata prova di perdita della verginità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, inoltre solo i casi più eclatanti di violenza carnale vengono perseguiti in Libia, con la possibilità per il giudice di proporre, a titolo di rimedio, il matrimonio tra la donna stuprata e lo stupratore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4593, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 502
Votanti 338
Astenuti 164
Maggioranza 170
Hanno votato
81
Hanno votato
no 257).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4454.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, all'onorevole Adornato, visto che non risponde nessuno, provo a rispondere io. Si sono scritte quelle cose all'articolo 2, perché Gheddafi cerca soltanto una cosa: non ha bisogno di dollari, di denaro, ma di legittimazione politica internazionale. L'Italia gliela sta dando.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, abbiamo fatto un elenco delle violazioni dei diritti umani: le donne, se stuprate vanno riabilitate. Abbiamo visto in cosa consiste la riabilitazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, Human rights watch ha denunciato la pratica gravissima di mettere le donne che hanno subito violenza nei centri di riabilitazione sociale dove sono destinate a fare le prostitute.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, all'inizio eravamo 30, poi siamo diventati 60 e adesso siamo 81: vorrei vedere se in quest'Aula ci sono Pag. 111almeno 100 deputati che votano secondo quello in cui credono o secondo vincoli di mandato che, in questo caso, non hanno neanche alcuna ragione di sussistere. Voglio vedere se ci sono almeno 100 deputati che votano secondo quello in cui credono (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4454, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 497
Votanti 355
Astenuti 142
Maggioranza 178
Hanno votato
91
Hanno votato
no 264).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4314, a pagina 648.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, mi pare evidente, con quelli che sono gli schieramenti in campo, che non ci sia il rischio che questo disegno di legge non venga approvato da quest'Aula, però, francamente, che si colga l'occasione...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, ricordo che la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra del 1951, principale strumento di diritto internazionale a tutela dei rifugiati e degli apolidi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta trattamenti inumani e degradanti, e l'articolo 33 della Convenzione di Ginevra del 1951, che sancisce il principio...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4314, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 491
Votanti 340
Astenuti 151
Maggioranza 171
Hanno votato
87
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che il deputato Sani ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4244, a pagina 660.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, le mie colleghe hanno descritto alcune tipiche violazioni dei diritti umani del regime libico. L'Italia, con questo Trattato, va contro tutte le norme e le prassi europee e non prevede alcun meccanismo Pag. 112di monitoraggio del rispetto dei diritti umani, quando si fanno accordi di cooperazione che danno milioni di euro...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, chi sono coloro che rischiano persino di attraversare la Libia, pur di arrivare sulle nostre coste? Sono i disperati, i disperati della guerra, i disperati delle violazioni più elementari dei diritti umani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, gli articoli che ho citato prima della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e della Convenzione di Ginevra, di cui noi italiani siamo parte, ci avrebbero dovuto impedire di sottoscrivere questo Accordo, perché, in base a quelle norme, non si possono...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, intervengo per chiarezza, anche per gli italiani che ci ascoltano in questo balletto, perché sembra che gli interventi dei colleghi radicali ci invitino a difendere i diritti umani e che questa maggioranza, in qualche modo, faccia carta straccia dei diritti umani, dei diritti delle donne e dei diritti dei diversi.
Non stiamo discutendo di questo. Invito, però, i colleghi, anche del PD, a ricordarsi che i diritti delle donne e gli altri diritti dei diversi non sono violati solamente in Libia: sono violati in Iran, dove vengono processati e impiccati gli omosessuali, o in Arabia, dove ci sono le donne che non possono guidare. Questa non è una peculiarità del regime libico, è una peculiarità della sharia, cioè di una certa interpretazione dell'Islam. Quando la Lega parla del pericolo del fondamentalismo islamico, dell'applicazione della sharia, come tanti colleghi che mi stanno guardando in questo momento, anche da parte del PdL, abbiamo un coro delle anime belle che invocano la democrazia dalla nostra destra.
Vi inviterei a ricordarvi dei diritti umani, magari con meno scandalo, anche quando da questa parte si invocano la difficoltà e il pericolo di questo Islam, che è sbarcato in Italia, ed è sbarcato prepotentemente in Europa (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, intervengo per esprimere pieno consenso a quello che ha detto l'onorevole Polledri, facendogli però osservare una questione non secondaria: altri Paesi islamici non rispettano i diritti umani, in altri Paesi islamici gli ebrei sono perseguitati, e anche i cristiani, in altri Paesi islamici esistono molte cose che non possiamo accettare, in altri Paesi islamici c'è la sharia. Ma questi altri Paesi islamici, con i quali non rinunciamo ad avere rapporti di commercio, nell'utile nostro e nell'utile loro, non ci chiedono una legittimazione, non ci chiedono di dichiarare in un trattato che loro rispettano i diritti umani, non ci chiedono di dire che loro sono in ordine con queste cose, non ci chiedono di considerare atti ostili contro di loro sul nostro territorio anche il comportamento di chi, sul nostro territorio, si dà da fare per costruire un'opposizione democratica; perché quegli atti ostili non sono solo possibili militari, è anche il fatto che qualcuno tenti di organizzare l'opposizione a partire dall'Italia: in passato uomini che facevano questo sono stati uccisi qui in Italia, qui a Roma. Altri Paesi Pag. 113islamici non ci chiedono quella legittimazione che ci chiede il Governo libico, e che con troppa faciloneria il nostro Governo gli ha dato (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Patarino. Ne ha facoltà.

CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, con molta attenzione sto seguendo, come credo tutti quanti noi, gli interventi dei radicali, che ritengo abbiano diritto e titolo a farli, data la loro storia, e gli interventi di altri, oggi occasionali, mi sembra, oppositori di un regime, quello di Gheddafi. È chiaro che non è un reato per nessuno di noi modificare il proprio parere nel corso della vita, anche e soprattutto della vita politica; ma non si può voler apparire tali, come sta accadendo, da parte di esponenti di primo piano di una certa ex Democrazia Cristiana, che quando il colonnello Gheddafi era ritenuto da tutto il mondo uno dei peggiori sanguinari, con lui facevano gli affari. E quando in rarissime occasioni accadeva anche in questo Parlamento che si parlasse di tali argomenti, quelli della mia parte venivano indicati in tutti i modi, soprattutto con disprezzo, da parte dell'arco costituzionale, come quei fascisti che volevano difendere gli interessi degli italiani che erano stati cacciati da Gheddafi, e si diceva loro: voi volete difendere gli interessi dei fascisti. Credo che tutto possiamo aspettarci, ma che è troppo che voi vogliate fare nei nostri confronti i maestri, mentre voi che siete stati per cinquant'anni al Governo, e avreste potuto fare molto meglio di quello che stiamo facendo noi, dovreste accettare, credo di buon grado, il provvedimento in esame, che è equo ed è corretto sul piano politico ed istituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4244, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 487
Votanti 324
Astenuti 163
Maggioranza 163
Hanno votato
76
Hanno votato
no 248).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4174.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, all'onorevole Polledri dico che va bene paragonare la Libia all'Iran, ma con una piccola differenza: che non stiamo dando 200 milioni di euro l'anno all'Iran per finanziarlo, abbia pazienza! Dopo di che, visti gli interessi dell'ENI in Iran, stia tranquillo che magari tra un po' ci troveremo con un accordo di amicizia pure con l'Iran.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, bisogna ricordare che, a proposito di trattati internazionali e di convenzioni internazionali, è assolutamente vietato respingere i rifugiati e i richiedenti asilo in un Paese dove rischiano persecuzioni...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, mi rivolgo al collega Polledri: con l'Iran, che è equiparabile alla Libia Pag. 114quanto a violazione dei diritti umani, non è che noi stiamo mettendo in discussione la nostra alleanza atlantica, consentendo di non mettere a disposizione le basi in caso di attacco all'Iran.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4174, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 483
Votanti 318
Astenuti 165
Maggioranza 160
Hanno votato
70
Hanno votato
no 248).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4034.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, questo Trattato punta a mettere l'Italia in una situazione davvero insostenibile all'interno dell'Unione europea e della NATO con, tra l'altro, la Presidenza del G8 che si è aperta questo mese e alla quale sarà difficile giustificare questo tipo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, con la ratifica di questo Trattato stiamo contribuendo alla legittimazione globale del colonnello Gheddafi come interlocutore affidabile tanto nella lotta al terrorismo quanto all'immigrazione clandestina.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, nonostante la Libia manifesti riserve nei confronti delle richieste fatte dall'Unione europea sul fatto che le risorse economiche finora stanziate non sono sufficienti a garantire un aumento dei controlli per quanto riguarda...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4034, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 490
Votanti 323
Astenuti 167
Maggioranza 162
Hanno votato
72
Hanno votato
no 251).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3964.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, visti gli argomenti trattati e visto anche il sostegno che è andato man mano aumentando in Aula su questi emendamenti, francamente mi stupisce che la presidenza del gruppo del Partito Democratico non ci abbia consentito di presentare dei subemendamenti per quanto riguarda gli indennizzi agli italiani...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.Pag. 115
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signora Presidente, voglio ritornare sul tema dell'informazione e chiedo a quest'Aula se non ritenga che su un tema così importante non si debba fare un grande dibattito pubblico che sia conoscibile agli italiani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, la Libia aveva già ottenuto negli anni scorsi, in base a leggi, aiuti per realizzare centri di detenzione per migranti, ma i risultati di tali aiuti li stiamo vedendo per quanto riguarda...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3964, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 491
Votanti 330
Astenuti 161
Maggioranza 166
Hanno votato
74
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3894.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, al collega della Lega che parlava della questione delle violazioni dei diritti delle donne in quel Paese ricordo che come radicali ci siamo occupati, ad esempio, della legge contro le mutilazioni genitali femminili in quel Paese e non ce ne siamo certo dimenticati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Volevo segnalare che è appena arrivata una e-mail da parte di Amnesty International, che chiede al nostro Parlamento di riflettere ulteriormente su questo Trattato e di essere ricevuta dai Presidenti di Camera e Senato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, il fatto è che con questo Trattato mettiamo in discussione anche il rispetto della nostra legalità come Paese-Italia, perché sancendo e stipulando tale Trattato...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zamparutti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3894, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 484
Votanti 323
Astenuti 161
Maggioranza 162
Hanno votato
71
Hanno votato
no 252).Pag. 116

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3754.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, il ruolo di divisione giocato da Gheddafi all'interno della Lega araba lo vediamo in queste settimane ma lo ricordiamo anche nel 2003, prima dell'inizio della guerra irachena quando era pronta la proposta di esilio per Saddam Hussein. C'era una proposta della Lega araba e Gheddafi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. A proposito dell'e-mail di Amnesty International scrivono: riteniamo infatti fondamentale che la Camera dei deputati sia a conoscenza delle nostre osservazioni e raccomandazioni sui diritti umani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, una possibilità alternativa all'intervento militare in Iraq era data da quella campagna radicale che si chiamava «Iraq libero», che prevedeva l'esilio di Saddam Hussein come alternativa all'intervento armato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, volevo dire al collega, onorevole Patarino, che quelle valutazioni che ha espresso sulla storia e sull'impegno della Democrazia Cristiana sono, ovviamente, ingiuste. La Democrazia Cristiana ha recitato un ruolo di grande prudenza nello scacchiere internazionale anche nella vicenda dei rapporti con la Libia, che sono stati sempre complessi e complicati. La Libia non ha rispettato alcun impegno previsto nei Trattati internazionali (come quello del 1956), e dal 1969 il regime di Gheddafi ha creato grandi problemi negli equilibri sullo scacchiere internazionale nell'area del Mediterraneo.
Qui ci troviamo, in effetti, di fronte a un Trattato a perdere, dove alcuni diritti, certamente, non vengono evidenziati. Noi non stiamo facendo una battaglia strumentale (così come ritengo non la stiano facendo i colleghi del Partito Radicale), stiamo cercando di evidenziare qual è oggi la difficoltà di approvare un Trattato che riguarda un regime che non ha mai mantenuto alcun impegno nei confronti del nostro Paese. Ma la storia pregressa, certamente, sta ad indicare che vi è stato un impegno portato avanti con grande intelligenza e prudenza. Oggi, vi è un grande cedimento, lo diciamo con chiarezza e senza infingimenti. I cedimenti che avvengono in questo momento ci inducono a un ragionamento sul ruolo dell'Europa e dell'ONU che avrebbe dovuto svolgere il Governo. La problematica della sicurezza e della difesa dei diritti civili, la Presidenza di una commissione dell'ONU per la difesa dei diritti civili affidata ad un rappresentante di un Paese dove questi diritti non vengono difesi, l'Europa divisa e disarticolata su questi temi, su questi problemi, ci pongono grandi questioni di cui dovrebbe farsi carico il Governo e la maggioranza in quest'Aula.
Volevo sottolineare questo riferimento perché credo che stiamo andando avanti con degli spot e gli spot non ci interessano. Non ci dovrebbe essere una maggioranza chiusa in se stessa, in presenza di una problematica che, invece, dovrebbe aprire, dischiudere un ragionamento molto forte, e comprensivo sui grandi temi, sulle grandi questioni dei diritti dell'uomo che non possono essere appannaggio di questa o di quella maggioranza. Noi stiamo svolgendo una battaglia per i diritti universali Pag. 117dell'uomo in questo particolare momento (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Consolo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONSOLO. Signora Presidente, intervengo perché provocato dall'intervento dell'onorevole Mecacci: il collega dei radicali ha voluto attribuire all'iniziativa del proprio partito la legge sulle mutilazioni genitali femminili, legge che porta il mio nome e della quale sono il primo firmatario.
Ricordo all'onorevole Mecacci che uno dei pochi Paesi dove il problema delle mutilazioni genitali femminili non è sentito, perché non è attuato, è proprio la Libia. Un po' più di conoscenza dei fatti, farebbe evitare delle cattive figure a chi non le merita (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sto ascoltando da questo pomeriggio il dibattito, e credo - parlo a titolo personale - vada dato merito ai colleghi Radicali di aver consentito che in questa Aula si affrontasse, in modo approfondito, un tema sicuramente rilevante che forse, diversamente, sarebbe scivolato via come scivola via tutti i trattati internazionali. Segnalo che l'Italia ha siglato molto trattati internazionali anche con Paesi, nei quali, probabilmente, vengono commessi dei crimini anche peggiori.
Ma non è di questo che volevo parlare, vorrei semplicemente manifestare il mio imbarazzo perché il dibattito, al di là del merito che ho rilevato, sta scivolando su un livello che francamente ritengo inaccettabile (lo dico in particolare all'onorevole Tassone). Addirittura, sembrerebbe che qui vi sia qualcuno che si batte per i diritti universali dell'uomo, e qualcun altro che, magari perché ha deciso in coscienza di seguire le indicazioni date dal proprio gruppo, vi si opponga o addirittura perché nella propria storia non abbia mai intercettato le battaglie per i diritti civili e universali dell'uomo (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Vorrei semplicemente dire che ognuno può portare avanti i suoi argomenti, e io rispetto molto gli argomenti dei colleghi radicali che hanno una storia sicuramente in questo senso. È vero quello che dice Consolo ed è anche vero che quella iniziativa parlamentare fu mossa e spinta anche dall'esterno, in particolare dalle organizzazioni vicine al Partito Radicale, ma non parliamo di questo. Chiederei - soprattutto a tutti coloro che in questo momento hanno deciso, chi all'ultimo momento, chi dall'inizio, di prendere una posizione contraria rispetto al provvedimento in esame - di mantenere comunque il rispetto verso le scelte compiute dagli altri che non corrispondono alle loro.
Io signor Presidente - lo dico con grande amicizia ai colleghi radicali - quando l'onorevole Emma Bonino, Ministro del Governo precedente, è andata in Cina a stipulare trattati con quel Paese l'ho difesa, e questo nonostante andasse a stipulare trattati per il Governo italiano con il Paese che più di tutti ammazza persone nel modo più indegno, con quel Paese che viola i diritti nel Tibet, che ancora solo qualche settimana fa l'onorevole Pannella andava a difendere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Io l'ho difesa perché credo che, nell'esercizio di quella responsabilità, noi dobbiamo sapere quali sono i livelli di attenzione sui quali ci misuriamo. Io mi fido di quello che ha detto l'ex Ministro degli affari esteri, D'Alema, che ha proseguito un lavoro di accordo con la Libia. Ho moltissime perplessità. Risuonano dentro di me e mi colpiscono le cose che sento, tuttavia voglio credere che un provvedimento che si porta avanti da 15 anni e che deve raggiungere un obiettivo abbia la prevalenza politica positiva del raggiungimento di tale obiettivo e non soltanto Pag. 118quella negativa che pure - lo ripeto - risuona nelle corde non soltanto dell'onorevole Tassone, dell'onorevole Adornato e dell'onorevole Mecacci, ma probabilmente anche nelle nostre. Ma in questo momento credo che la nostra responsabilità politica sia quella di arrivare a chiudere una vicenda che va avanti da tanti anni, sapendo che, come in tanti altri casi, probabilmente vi sono luci ed ombre (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Casini. Ne ha facoltà.

PIER FERDINANDO CASINI. Onorevole Giachetti, sia chiaro che tutti conosciamo le regole della politica internazionale. Se dovessimo fare trattati internazionali solo con Paesi che danno garanzie di affidabilità democratica e di liberalità interne probabilmente con metà Paesi nel mondo non faremmo i trattati. Tuttavia non faccia finta di non capire che le questioni poste, da un lato, sono quelle illustrate dai colleghi Radicali, dall'altro sono altre. Qui non si sta discutendo sull'opportunità teorica di un Trattato di amicizia tra Italia e Libia. Qui si sta discutendo sulle condizioni politiche ed economiche con cui si è stipulato questo Trattato. Allora il giudizio critico, che una parte del Parlamento ha, non è sulla scelta di principio, è sul modo di quantificare gli impegni economici che l'Italia assume, sulla ripartizione di questi impegni (e sappiamo su chi ricadranno in definitiva, lo ha detto molto bene l'onorevole Galletti oggi) e anche su questioni delicate come l'indennizzo di coloro che sono stati espulsi dalla Libia. Pertanto, tutti capiamo tutto. Dato che lei è un uomo intelligente capisca anche lei (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, intervengo per aggiungere una riflessione a quelle interessanti e importanti che si sono appena sviluppate. Devo dire che trovo molta consonanza con le considerazioni che ha fatto l'onorevole Giachetti, ma in un mio precedente intervento, pur partendo da una considerazione assolutamente positiva nei confronti dell'intervento sviluppato dal presidente D'Alema, mi sono posto e ho posto all'Aula - e continuo a pormi tuttora - le domande che la pattuglia - chiedo scusa per questa espressione - Radicale all'interno del Partito Democratico ha posto di fronte a tutti noi.
C'è però una differenza - e chiedo un minimo di attenzione all'onorevole Presidente Casini - ovverosia che la battaglia posta in questa Aula - devo dire - giustamente dai radicali attiene soprattutto alla questione del rispetto dei diritti umani, che non è proprio la stessa cosa dei costi. Perché se dovessimo fare un'operazione sui costi per quanto riguarda i diritti umani non vi sarebbe alcuna moneta di scambio possibile.
È tuttavia vero che sul piano internazionale, in questo momento, noi dovremmo addirittura mettere in discussione non soltanto questo accordo con la Libia ma dovremmo mettere addirittura in discussione gli accordi stipulati con la stessa Russia, se poniamo un minimo di attenzione a quanto succede in Cecenia. Vorrei dunque raccogliere i contributi che sono venuti in questa discussione. Come gruppo dell'Italia dei Valori, oltre a sottolineare l'aspetto della violazione dei diritti umani soprattutto per la realtà che si vive in Libia, mi preme evidenziare anche gli aspetti che riguardano i rifugiati, gli immigrati, i disperati che giungono sulle nostre coste partendo dalla Libia.
Certamente abbiamo posto anche la questione del costo: cinque miliardi di dollari pagati in vent'anni; 200 milioni all'anno per vent'anni, una tassa che l'ENI scaricherà sui cittadini italiani. Dunque poiché hanno parlato gli esponenti Radicali, gli esponenti dell'Unione di Centro, hanno parlato gli esponenti dell'Italia dei Pag. 119Valori, gli esponenti del Partito Democratico e sono stati pressoché silenti gli amici del partito del Popolo della Libertà, mi piacerebbe sapere dagli amici della Lega che cosa andrete a dire quando tornerete a casa, forse che questo è un accordo per fermare i clandestini? Lo sapete che non è così: questa è una truffa al pari dell'Alitalia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) perché è il giochetto dei «furbetti del quartierino» con il quale si danno cinque miliardi di dollari agli amici che hanno costruito la cordata sull'Alitalia e che andranno a intervenire per costruire la rete autostradale dalla Tunisia all'Egitto e duecento appartamenti! Tutto ciò fatto salvo, ovviamente, il carattere nobile che stava all'inizio della trattativa avviata ben quindici anni fa, la quale doveva anche servire a ripagare quelli che durante il ventennio sono stati veri e propri crimini. Questo è il senso dell'accordo che presenta luci ed ombre. Il merito della discussione di oggi è avere evidenziato, insieme alle luci, le tante ombre che questo accordo porta con sé (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Compagnon, al quale ho l'obbligo di ricordare che il suo gruppo ha un solo minuto a disposizione, dopodiché...

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori. Poiché questa discussione mi pare che stia prendendo sempre più...

PRESIDENTE. Onorevole Compagnon, se intende intervenire sull'ordine dei lavori, dovrei darle la parola alla fine della seduta.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, vorrei sapere, dal momento che questa discussione è importante, come intende concludere questi lavori senza che vengano strozzati dato che la discussione sta coinvolgendo sempre più l'attenzione di tutta l'Assemblea.

PRESIDENTE. Onorevole Compagnon, era proprio ciò che avevo intenzione di comunicare all'Assemblea. Le intenzioni sarebbero di procedere con le votazioni sino alle ore 20 per poi riprenderle domani mattina alle ore 10, perché alle ore 9 è convocata la Giunta per il Regolamento. Questa sera, a seguire immediatamente, senza intervallo, si procederebbe alla discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali. Se non vi sono obiezioni così resta stabilito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà, per un minuto.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire all'onorevole Evangelisti che noi poniamo una questione di diritti e di valori e la poniamo per i libici e per gli italiani che sono stati cacciati dalla Libia. Non poniamo una questione di interessi opposta ad una questione di valori.
Inoltre vorrei aggiungere che in questa vicenda si oppongono due visioni: da un lato c'è chi conosce gli interessi che rendono opportuno questo Trattato ma non vuole piegare la coscienza e la coscienza in politica conta. C'è, invece, chi pensa che «Parigi val bene una messa» e che per regolare questioni di interesse si possono sacrificare dei principi.
Ricordo che i democristiani seppero sempre distinguere bene questi due aspetti. Aldo Moro, del quale spesso si dice che era filoarabo, ascoltò gli arabi e ne riconobbe i diritti quando vi era da riconoscerli, trattò gli interessi italiani ma non venne mai a compromessi su principi e valori. Colleghi, vi ricordo quando Aldo Moro fece l'accordo con Malta, sottraendola alla sfera di influenza libica assicurandola così all'Occidente, e in questo modo pose un argine nel Mediterraneo a ciò che era un pericoloso espansionismo foriero di pericoli di guerra per l'Italia e per gli altri Paesi mediterranei. Ricordiamo queste cose prima di parlare della Pag. 120Democrazia Cristiana con toni sprezzanti (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo velocissimamente: vorrei precisare che non siamo amici di nessuno e, quindi, men che meno del rappresentante dell'Italia dei Valori. Sicuramente da loro apprendiamo i meccanismi citati sulla truffa e, altrettanto sicuramente, abbiamo un senso di perplessità nel capire che da una votazione di astensione si è passati ad una votazione favorevole agli emendamenti, per il semplice fatto che il Governo presentava i banchi vuoti.
Questa è la logica, che certamente non appartiene a noi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3754, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 478
Votanti 311
Astenuti 167
Maggioranza 156
Hanno votato
63
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che il deputato Barbato ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3595, a pagina 753 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che noi in questo dibattito non ci siamo occupati solo di questioni relative ai diritti umani - so che chi l'ha detto lo ha fatto in tono amichevole - ma abbiamo posto la questione della direzione della politica estera del nostro Paese, che riguarda i rapporti con la Russia, con la NATO e con la Libia. Questo è il dibattito che cerchiamo di svolgere e i diritti umani rientrano in esso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Donadi. Ne ha facoltà.

MASSIMO DONADI. Signor Presidente, intervengo solo per ricordare a lei e all'Aula che quella dell'Italia dei Valori è una scelta eminentemente politica: abbiamo liberamente ascoltato il dibattito che si è svolto in quest'Aula, abbiamo sentito le ragioni degli amici radicali e ci siamo resi conto che un voto di astensione - che come diceva prima l'onorevole Evangelisti doveva mettere in evidenza luci sì, ma anche tante ombre - rischiava in realtà di avallare quelle che per noi sono ombre sulle quali non è possibile transigere.
Non rispondo alle provocazioni, però sarei davvero curioso e contento di sentire, da chi oggi approverà e voterà il Trattato internazionale in esame, le ragioni e l'orgoglio con cui difenderanno ciò che nel presente Trattato è scritto.
Si tratta di un Trattato dove si prevede di avviare un partenariato non solo politico, ma anche industriale nella materia della difesa e dell'industria degli armamenti. Sarei curioso di sapere in base a quali motivi l'Italia decide di riarmare un Governo che in passato si è macchiato di reati di terrorismo internazionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Sono curioso di sapere i motivi per i quali, con orgoglio ma in silenzio, oggi tanti deputati stanno votando la ratifica di un Trattato nel quale l'Italia si affretta a riconoscere alla Libia il rispetto di diritti umani che tutti qui dentro sappiamo essere quotidianamente violati. Sarei curioso Pag. 121di sapere per quale motivo, con orgoglio ma in silenzio, una maggioranza oggi si appresta a riconoscere, a colui che fino ad oggi ha gestito e ha governato il suo Paese con piglio dittatoriale, 5 miliardi di dollari nei prossimi anni, mentre questa persona continua ancora oggi ad inondare di disperati la nostre coste.
Quei disperati non sono persone che fuggono dalla Libia per povertà o per altri motivi, ma sono trattati a mo' di schiavi, provengono da tutto il resto dell'Africa, e da quel Paese, con disprezzo dell'umanità, della vita e dei diritti fondamentali dell'uomo, sono utilizzati come armi politiche e come armi di ricatto per avere da chi, come l'Italia oggi, è disponibile a dargli così tanti quattrini, riconoscimento e legittimità, quel riconoscimento e quella legittimità che, evidentemente, non riesce con la politica e con gli strumenti democratici a vedersi riconosciuti dal suo popolo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, mi rivolgo soprattutto ai deputati del mio gruppo per chiedere se hanno letto la e-mail che ci ha inviato Amnesty International, che ci chiede di soprassedere e di essere ricevuta dai presidenti dei gruppi e dal Presidente della Camera.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, c'è una differenza abissale tra la stipula di un accordo economico e commerciale tra il nostro Paese o imprese italiane e altri Stati, anche dittatoriali, rispetto a quello che prevede questo Trattato, ovvero il riconoscimento del diritto che date a sviluppare liberamente...

PRESIDENTE. La ringrazio. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3595, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 459
Votanti 317
Astenuti 142
Maggioranza 159
Hanno votato
69
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che i deputati Cera e Monai hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati Reguzzoni e Gnecchi hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi. Prendo altresì atto che il deputato Leoluca Orlando ha segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.3640, alla pagina 768 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, in merito alla questione dei diritti umani (non so se tocca a me farlo, però lo faccio), desidero ricordare che il Governo Prodi, che ha disposto quelle missioni anche commerciali in Cina, con il sostegno di tutto il Parlamento italiano, ha fatto approvare, per la prima volta, la risoluzione dell'ONU per la moratoria della pena di morte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, sempre tornando alla e-mail citata, vorrei Pag. 122dire che è firmata anche dall'ARCI, dal CIR, dalla Federazione delle Chiese evangeliche, da Medici senza frontiere, da Save the children...

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, i dati che abbiamo fornito sulla violazione dei diritti umani sono frutto del lavoro di Nessuno tocchi Caino, l'associazione che ha promosso la campagna per la moratoria delle esecuzioni capitali, fornendo i dati esatti sull'esito del voto...

PRESIDENTE. La ringrazio. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.3640, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione)

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 474
Votanti 326
Astenuti 148
Maggioranza 164
Hanno votato
80
Hanno votato
no 246).

Prendo atto che i deputati Reguzzoni e Mastromauro hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi e che il deputato Nola ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4669, alla pagina 768 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, il disegno di legge di ratifica che ci apprestiamo a votare credo rappresenterà una pagina della politica estera che coloro che l'approveranno avranno motivo di rimangiarsi perché, francamente, consentire al Governo di Gheddafi di arricchirsi a spese degli italiani credo non sia in linea con quello che i parlamentare italiani dovrebbero fare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, stavo citando i firmatari del grido di dolore di Amnesty International. Ci sono, lo ripeto, le Chiese evangeliche, Medici senza frontiere, Save the children, il Centro Astalli e la Casa dei diritti sociali. Deputati del Partito Democratico...

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà... Onorevole, il suo microfono si sta ribellando!

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, credo non sia sufficiente monitorare le coste italiane, ma che occorra monitorare quello che accade all'interno degli Stati totalitari e illiberali sul fronte dei diritti umani: si tratta di qualcosa di sempre più urgente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4669, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 472
Votanti 316Pag. 123
Astenuti 156
Maggioranza 159
Hanno votato
68
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che i deputati Reguzzoni, Rossa, Mastromauro, Monai e Rampi hanno segnalato che avrebbero voluto astenersi; che il deputato Pianetta ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che il deputato Landolfi ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4631, alla pagina 775 del fascicolo degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, credo che, tra tutti i Paesi arabi con i quali l'Italia ha e vuole avere relazioni, la scelta di privilegiare il regime libico come interlocutore con il quale sviluppare anche rapporti strategici sia un grave errore. Lo si vede, in questi giorni, all'interno della Lega araba, dove le posizioni oltranziste...

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, fra quanto è scritto in questo Trattato, c'è l'affermazione che l'Italia non userà, né permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia. Mi chiedo come ciò sia conciliabile con altri Trattati internazionali da noi firmati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, credo sia importante che quest'Aula sappia che, quando ci fu quell'ipotesi assolutamente praticabile di esilio di Saddam Hussein, allorché la Lega araba doveva sancirne l'esilio e già c'era la disponibilità di alcuni Paesi arabi ad ospitarlo...

PRESIDENTE. La ringrazio. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4631, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 473
Votanti 315
Astenuti 158
Maggioranza 158
Hanno votato
72
Hanno votato
no 243).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mecacci 3.4594, a pagina 781 del fascicolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, all'interno del mondo arabo le posizioni più oltranziste sono tenute, in questo momento e a livello di istituzioni internazionali, dall'Iran e dalla Libia. Sono due Paesi con i quali l'ENI ha rapporti economici privilegiati. Come si faccia a non capire che dietro questo accordo vi è una scelta strategica di tipo economico credo sia incomprensibile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, l'articolo 8 del Trattato Nord-Atlantico del 1949 prevede che ogni Stato - e noi ne facciamo parte - si impegna a non sottoscrivere nessun altro impegno internazionalePag. 124 che sia in conflitto con questo Trattato. Mi sembra una palese violazione, e poi ne spiegherò le ragioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zamparutti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA ZAMPARUTTI. Signor Presidente, quando la Lega araba sancì l'esilio di Saddam Hussein, Gheddafi partecipò a quella sessione sabotando quella riunione e oggi noi lo ricompensiamo per quel lavoro!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mecacci 3.4594, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 477
Votanti 319
Astenuti 158
Maggioranza 160
Hanno votato
72
Hanno votato
no 247).

Abbiamo così esaurito l'esame dell'undicesima serie a scalare di emendamenti.
Così come preannunciato, sospendiamo l'esame del provvedimento per riprenderlo nella seduta di domani, a partire dalle ore 10.
I successivi argomenti con votazioni, previsti all'ordine del giorno, sono rinviati ad altra seduta.

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali (A.C. 2047-A) (ore 19,58).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 2047-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare Partito Democratico ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.
Avverto, altresì, che le Commissioni III (Affari esteri) e IV (Difesa) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Il relatore per la III Commissione affari esteri, onorevole Stefani, ha facoltà di svolgere la relazione.
Prego i colleghi che stanno lasciando l'Aula di farlo, possibilmente, in silenzio.

STEFANO STEFANI, Relatore per la III Commissione. Signor Presidente, l'iter parlamentare del decreto-legge in discussione prende il via alla Camera rispettando il consueto criterio dell'alternanza. Infatti, l'ultimo decreto-legge relativo alla Georgia era stato presentato al Senato.
Il presente decreto-legge ritorna alla scadenza semestrale. Le autorizzazioni di spesa sono, infatti, fino al 30 giugno 2009. Credo che la ragione di tale soluzione sia stata ampiamente spiegata in Commissione dal Governo e, in ogni caso, il controllo parlamentare torna, per questo, ad essere più intenso.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia! Chi non è interessato a questa importante discussione sulle linee generali può, naturalmente, lasciare l'Aula. Tuttavia, deve farlo non disturbando il relatore, l'onorevole Stefani, e coloro che intendono ascoltarlo.

STEFANO STEFANI, Relatore per la III Commissione. Signor Presidente, appare Pag. 125rilevante, proprio alla luce della crisi finanziaria che sta attraversando il Paese e tutto il mondo, l'entità delle risorse allocate che ammontano a ben 763 milioni di euro. Si tratta della conferma della priorità strategica delle missioni internazionali per la politica estera italiana.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia. Onorevole Garagnani, onorevole Cazzola, potete svolgere la conversazione fuori dall'aula. La stessa cosa vale anche per gli altri colleghi su in alto...

STEFANO STEFANI, Relatore per la III Commissione. La ringrazio, signor Presidente.
In questo quadro, tuttavia, colpiva negativamente la scomparsa dei fondi per la cooperazione, che nel testo presentato era stata limitata agli interventi di prima necessità. Le Commissioni riunite, peraltro, approvando un emendamento che ho presentato in qualità di relatore, hanno ritenuto di ristabilire su base semestrale lo stanziamento dello scorso anno assegnando 45 milioni di euro alla cooperazione allo sviluppo nelle aree di crisi. Si tratta esattamente della stessa cifra annua stanziata lo scorso anno.
In tal modo, si è preservata la ben nota specificità italiana della piena integrazione tra cooperazione civile e militare, che ha sino ad ora caratterizzato la nostra partecipazione alle missioni internazionali.
Ulteriori fondi sono destinati alla prosecuzione di interventi a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione nell'ambito di organizzazioni multilaterali in cui rientra la cifra di 6 milioni e mezzo di euro, che la missione NATO vede allocati per l'addestramento delle forze armate e di polizia in Iraq.
Voglio segnalare, a questo proposito, che ho ricevuto a più riprese dalle autorità irachene manifestazioni di particolare apprezzamento per il contributo italiano alla ricostruzione del Paese, con particolare riferimento alla sicurezza interna, che proprio l'ambasciatore iracheno attribuiva all'elevata istruzione che i nostri carabinieri hanno effettuato per le forze di sicurezza irachene.
Come di consueto, il capo II provvede alla proroga delle singole missioni internazionali, nei 33 commi dell'articolo 3, recando altresì nei successivi articoli 4 e 6 le norme relative al personale, nonché quelle in materia penale e contabile.
Credo non sfugga a nessuno la forte implicazione dell'approvazione, che si auspica unanime, del presente decreto-legge nel pieno della crisi mediorientale, che sta trovando in questi giorni uno sbocco, anche grazie alla pressione internazionale. Come noto, personale militare italiano è presente sia a Hebron che Rafah, ma soprattutto nel Libano meridionale con la missione UNIFIL, e con finanziamenti di circa 192 milioni di euro per 2.740 uomini, 881 mezzi, 3 mezzi navali e 9 aeromobili.
L'attenzione della comunità internazionale per la crisi di Gaza potrebbe del resto condurre all'invio di una missione per garantire il rispetto del cessate il fuoco, che sembra finalmente avviato al conseguimento.
Credo che il Governo italiano abbia fatto senz'altro bene a manifestare sin d'ora la sua disponibilità. Sono cose che abbiamo appreso dai giornali, anche se aspettiamo che le Commissioni competenti ne vengano informate e abbiano la possibilità di discuterne.
Pertanto credo che potrebbe rendersi necessaria la modifica del decreto-legge in esame integrandolo, se si deciderà - come è stato annunciato dal Presidente del Consiglio - la presenza italiana che andrà ad aumentare quella attuale nella Striscia di Gaza.
Come potete notare il finanziamento più elevato di 244 milioni di euro riguarda la missione in Afghanistan, con un impiego di 2.795 uomini, 598 mezzi, 23 aeromobili, compresi i quattro Tornado. Si tratta di una scelta strategica in linea con i nuovi obiettivi della NATO che in quel terreno si gioca la sua credibilità come attore internazionale, anche al di fuori del tradizionale contesto europeo.
Continua logicamente l'impegno nei Balcani, e in particolare in Kosovo: l'impegno è pari a 97 milioni e mezzo di euro, Pag. 126solo per il Kosovo, con la presenza di 2.400 uomini, 725 mezzi, 3 mezzi navali e sei aeromobili.
La missione EULEX ha iniziato il suo lavoro proprio pochi giorni fa, grazie al compromesso in sede ONU. Va sottolineato in questo senso il comportamento molto responsabile che ha avuto la Serbia. A questo proposito, credo di poter far mia la richiesta di membri del Governo serbo da me incontrati meno di un mese fa, i quali chiedono di vigilare soprattutto sulla formazione delle nuove forze di sicurezza kosovare e sulla tutela in questo senso delle minoranze presenti.
Oltre alla conferma di 51 finanzieri in Libia per il contrasto all'immigrazione clandestina, va sottolineato, in relazione al contemporaneo esame parlamentare del Trattato che stiamo terminando in questi giorni, che un importante novità è rappresentata dal maggiore impiego in Africa per la missione in Darfur. Si coglie l'occasione per ribadire la necessità che l'Italia accentui l'iniziativa in quest'area.
Confermata altresì è la partecipazione in Georgia per la missione PESD deliberata lo scorso anno, anche se, purtroppo, permane la ben nota situazione relativa alla crisi. L'effetto del dispiegamento di queste forze non ha ancora avuto luogo, come avrebbe dovuto, per l'atteggiamento russo che non permette l'entrata delle forze internazionali né in Abkhazia né in Ossezia.
Per concludere, signor Presidente, assumendo la presidenza annuale del G8, il Paese mantiene intatto, anzi intensifica il suo impegno internazionale per la pace, per la stabilità, e tutto questo nonostante la crisi economica che colpisce l'Italia e tutto il mondo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Stefani, anche per la pazienza di dover parlare in condizioni non favorevoli.
Il relatore per la Commissione difesa, onorevole Cirielli, ha facoltà di svolgere la relazione.

EDMONDO CIRIELLI, Relatore per la IV Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro Paese dal secondo dopoguerra ad oggi si è guadagnato un ruolo di rilievo nella comunità internazionale, condividendone gli obiettivi e le principali iniziative, nella piena consapevolezza che solo una politica realmente attiva sulla scena internazionale, che favorisca la ricomposizione dei conflitti e incentivi la convivenza pacifica tra le Nazioni, rappresenti la prima e vera unica garanzia per la sicurezza nazionale.
Quindi, queste missioni di pace svolte dai nostri militari all'estero, in realtà, hanno lo scopo di garantire la sicurezza della patria. Oggi come oggi la prima linea sarà sempre più spesso all'estero ed è lì che le nostre Forze armate e la nostra politica attiva deve svolgere il suo ruolo.
Come ho già detto, oggi, ancor più che in passato, si può comprendere fino in fondo la lungimiranza di questa scelta. L'era della globalizzazione ha fatto definitivamente tramontare l'illusione che basti estraniarsi da un'area di crisi, rimanendo indifferenti a quanto accade al di là dei nostri confini nazionali o dell'Europa, per non rimanerne in qualche modo coinvolti, direttamente o indirettamente. Con questo spirito, l'Italia ha condotto, negli ultimi due decenni, numerose missioni internazionali che hanno comportato la progressiva proiezione delle nostre Forze armate al di fuori dei confini nazionali. L'esperienza maturata sul campo dai nostri militari è ormai notevole, come dimostrano i numerosi attestati di stima a livello internazionale che l'Italia nel corso del tempo ha ottenuto in numerose missioni e tutto oggi ottiene in tutti gli scenari principali del conflitto.
Il principale strumento attraverso il quale il Parlamento è chiamato a pronunciarsi in merito all'avvio o alla prosecuzione delle missioni stesse è costituito, come è noto, dall'approvazione di un provvedimento legislativo, qual è quello in esame, che periodicamente, nell'autorizzare la proroga delle missioni internazionali, ne dispone il relativo finanziamento. In proposito, come ho già affermato nelle Pag. 127Commissioni riunite, devo rilevare che, avendo ad oggetto unicamente il rifinanziamento delle missioni in corso, difficilmente si presta a divenire la sede di un dibattito di ampio respiro in cui si possano adottare precisi atti di indirizzo per il Governo in relazione al prosieguo delle singole missioni. Anzi, proprio perché il provvedimento legislativo contiene spesso nulla di più che singole autorizzazioni di spesa e la reiterazione di disposizioni transitorie afferenti al trattamento del personale militare, la discussione parlamentare rischia di incentrarsi solo su quegli aspetti del provvedimento che possono essere modificati nel corso del procedimento legislativo, ossia aspetti il più delle volte di mero dettaglio, anziché sulle questioni di maggiore rilevanza.
Il problema di fondo che pongo all'attenzione di quest'Aula, che è stato sottoposto anche alle Commissioni riunite, è che tale procedura andrebbe rivista, individuando nuove e più snelle procedure che prescindano dall'utilizzo dello strumento legislativo. In termini più espliciti, ritengo che quando esamineremo, nel prossimo futuro, i provvedimenti presentati sia dalla maggioranza sia dalla minoranza per l'introduzione di una disciplina quadro sulle missioni internazionali, dovremo riflettere approfonditamente sull'opportunità di continuare a seguire il modello della periodica approvazione di atti legislativi di rifinanziamento o se invece non sia venuto il momento di uscire da questa logica, utilizzando strumenti diversi che consentano al Parlamento di incidere più efficacemente nei processi decisionali afferenti le missioni internazionali.
Si potrebbe, ad esempio, pensare ad una procedura di esame parlamentare delle missioni internazionali analoga a quella introdotta in materia di finanza pubblica con il Documento di programmazione economico e finanziaria, prevedendo la periodica presentazione in Parlamento da parte del Governo di un documento sullo stato delle missioni internazionali su cui aprire una discussione prima nelle Commissioni e poi in Assemblea per la formulazione di precisi atti di indirizzo all'Esecutivo.
Si tratta di un tema che intendo porre fin d'ora all'attenzione di questo consesso, perché ritengo ormai ineludibile superare uno stato di cose che vede il Parlamento occuparsi dell'approvazione di atti legislativi che hanno ad oggetto autorizzazioni di spesa a volte, addirittura, relative ad una sola unità di personale, riducendo chiaramente il ruolo del legislatore. D'altro canto il tema trattato, che la stessa Costituzione disciplina all'articolo 11, è delicato perché i nostri militari rischiano concretamente la vita nell'impegno in queste importanti missioni e perché ha un impatto finanziario: 1 miliardo di euro, di questi tempi, sono una cifra consistente e penso che meriterebbe un dibattito più approfondito.
Venendo brevemente al contenuto del provvedimento, rilevo come esso riproponga la stessa impostazione seguita nella XIV legislatura, ossia quella di disporre un rifinanziamento per un solo semestre, da rinnovare a metà dell'anno per un periodo della stessa durata.
Si tratta di una modalità di finanziamento che, sebbene comporti la necessità di un duplice intervento legislativo (a differenza di quanto è accaduto nella scorsa legislatura) con riferimento al medesimo anno, tuttavia assicura una maggiore flessibilità delle risorse da destinare alle singole missioni che possono essere rimodulate tra i diversi teatri operativi in relazione alle effettive esigenze di uomini e mezzi, ma anche di sicurezza dei reparti impegnati.
Riguardo all'ammontare dei finanziamenti ricordo che le Commissioni, in occasione del precedente decreto-legge di rifinanziamento, hanno affrontato il tema della destinazione di appropriate risorse finanziarie alle missioni internazionali, sollecitandone un adeguamento, in considerazione del fatto che lo svolgimento di queste ultime comporta un logoramento dei mezzi di cui non si tiene conto nel definire l'ammontare del finanziamento. In particolare, rammento che durante la discussione in Assemblea del citato decreto-legge,Pag. 128 la Camera approvò un ordine del giorno proprio a mia firma che sostanzialmente impegnava il Governo ad adottare le opportune iniziative affinché fossero incrementate le risorse da destinare alle missioni internazionali per l'anno 2009, in modo da assicurare la copertura integrale del costo complessivo reale derivante dalla partecipazione delle Forze armate a queste missioni.
Con il provvedimento in esame per il primo semestre dell'anno, questo impegno è stato pienamente mantenuto dal Governo, posto che a fronte di un finanziamento complessivo per l'anno 2008 (pari a circa 1 miliardo e 171 milioni di euro), il finanziamento previsto per il solo primo semestre dell'anno ammonta a 763 milioni di euro, con un incremento su base semestrale pari a circa il 30 per cento. Chiaramente non posso che essere soddisfatto proprio per le critiche e anche per l'allarme che avevo lanciato, soprattutto per gli scenari in rapida evoluzione (quello del Libano ne è un esempio più chiaro), ma anche per la situazione che sappiamo essere assai delicata e di conflitto vero e proprio che si sta verificando nel territorio dell'Afghanistan che, con la primavera e con la ripresa dell'offensiva dei talebani, potrebbe esporre gravemente il nostro personale. È chiaro che il Governo e il Parlamento devono fare tutto il possibile, a cominciare dallo stanziamento dei soldi necessari per garantire l'efficienza e la sicurezza dei nostri reparti impegnati in quel lontano Paese.
Per quanto riguarda gli elementi di novità contenuti nel decreto-legge, con particolare riferimento alle competenze della Commissione difesa, segnalo alcune disposizioni. L'articolo 4, comma 9, disciplina le attività di primo soccorso che possono essere svolte dagli infermieri militari, rendendo la procedura più adeguata alla realtà. L'articolo 4, comma 11, prevede la possibilità di corrispondere l'indennità di trasferta al personale civile della difesa comandato in missione fuori dell'ordinaria sede di servizio, al fine di evitare una disparità di trattamento con il personale militare.
L'articolo 5 prevede disposizioni penali applicabili nell'ambito della missione antipirateria denominata «Atalanta» a guida dell'Unione europea, cui l'Italia partecipa ai sensi dell'articolo 3, comma 14. In particolare, viene prevista la punibilità ai sensi degli articoli 1135 e 1136 del codice della navigazione dei reati commessi in alto mare e nelle acque territoriali della Somalia nell'ambito della citata operazione. Nella sostanza, si rende possibile l'intervento e la capacità di arresto (quindi, concretamente, del trattenimento) di pirati che altrimenti non avrebbero potuto legalmente essere trattenuti.
L'articolo 6, comma 3, prevede l'anticipazione entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto di una somma non superiore ai due sesti delle spese autorizzate dal presente decreto al fine chiaramente di assicurare la prosecuzione delle missioni internazionali senza soluzione di continuità. Per quanto riguarda le autorizzazioni di spesa riferite alle singole missioni e la disciplina applicabile al personale militare impiegato nelle missioni stesse, rinvio al contenuto delle disposizioni di cui agli articoli 3, 4, 5 e 6.
In conclusione, intendo sottolineare ancora una volta come la discussione sul presente provvedimento, pur inserendosi nel quadro di passaggi parlamentari che, come ho accennato in precedenza e come è stato discusso ampiamente anche oggi in Commissione, sono divenuti ormai di routine, non per questo può essere considerata di scarso rilievo: essa infatti rappresenta la principale occasione nel corso dell'anno per mostrare ai nostri militari impiegati all'estero il pieno sostegno del Parlamento.
A tal proposito vorrei, quindi, rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i militari impegnati all'estero in missioni internazionali ed innanzitutto a coloro che operano nelle aree di crisi cruciali per la sicurezza mondiale, ma anche particolarmente rischiose per i militari impegnati. Mi riferisco soprattutto all'Afghanistan e oggi al Medio Oriente.
Ricordo, in particolare, che in Medio Oriente - accanto alla partecipazione Pag. 129massiccia di un nostro contingente in Libano, con la missione UNIFIL 2 - opera un piccolo e qualificato numero di militari italiani e di carabinieri, che svolgono il proprio lavoro in punti cruciali della Palestina come il valico di Rafah (mi riferisco anche alle Forze armate in generale a Hebron), divenuti ancora più a rischio dopo il riacutizzarsi della crisi israelo-palestinese.
Auspico, quindi, che la preziosa opera dei militari italiani, unitamente all'attività diplomatica del nostro Paese, possa contribuire alla pacificazione dei territori martoriati da annosi conflitti.
In conclusione, approfittando della presenza gentile e cortese del sottosegretario Mantica, (atteso che, mentre parliamo, autorevoli esponenti del Governo hanno anche rappresentato pubblicamente un problema reale e la disponibilità piena di un intervento di militari italiani nella zona di Gaza, qualora fosse necessario: la tregua consentirebbe il dispiegamento di una forza di pace), ritengo che il Governo dovrebbe informare l'Aula tempestivamente su quali siano le reali intenzioni del Governo e le disponibilità, chiaramente in attesa di un provvedimento formale presentato nelle Commissioni di competenza.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

ALFREDO MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mecacci. Ne ha facoltà.

MATTEO MECACCI. Signor Presidente, non me ne vorrà il sottosegretario Mantica, che è stato tutto il pomeriggio con noi in Aula (e quindi anche lui, sicuramente, è molto stanco), ma credo che, in particolare da parte del Ministro degli esteri sarebbe stato opportuno, nella fase della discussione sulle linee generali, svolgere una relazione davanti al Parlamento. Ricordo, infatti, che, quando abbiamo approvato, qualche mese fa, il decreto-legge di proroga delle missioni, allo stesso modo non vi era stata una presenza attiva del Ministro in Aula. In questo momento, in cui ci apprestiamo a rinnovare il mandato per queste migliaia di soldati italiani impegnati su alcuni dei fronti più pericolosi e più rilevanti della politica estera del nostro Paese, francamente mi sarei aspettato un interesse maggiore da parte del Ministro rispetto alle opinioni e alle prese di posizione del Parlamento.
Credo che, più in generale, la politica estera e la politica di difesa meritino attenzione da parte del Parlamento e del Governo e, quindi, mi rammarico per il fatto di non avere avuto, ancora una volta, questa opportunità.
Riguardo al merito del provvedimento, la delegazione radicale dei deputati alla Camera sosterrà l'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge di rinnovo delle missioni internazionali: si tratta di un provvedimento importante per il nostro Paese e per i teatri nei quali le nostre Forze armate sono impegnate, perché, nel corso degli ultimi venti anni (in sede di Nazioni Unite, di Nato e, più in generale, nella comunità internazionale) si è affermato un principio importante, quello della responsabilità di tutti gli Stati per intervenire (laddove vi siano conflitti e crisi umanitarie) e cercare di salvare vite umane, fermare i conflitti e garantire il rispetto di alcuni diritti umani fondamentali.
Si tratta di un principio che è si andato evolvendo nel corso degli ultimi anni, in particolare quello della responsabilità di proteggere in sede di Nazioni Unite. Credo che l'Italia abbia fatto bene, nel corso di questi ultimi anni, a rafforzare anche la propria presenza all'interno delle missioni di peacekeeping - e, più in generale, delle missioni di pace condotte a livello internazionale -, perché si tratta di un investimento nella sicurezza (non solo dei luoghi dove si interviene, ma anche della sicurezza del nostro Paese), anche con riferimento alla rilevanza e al rispetto che un Paese può ottenere a livello internazionale, nella conduzione anche di altre campagne e di altre iniziative.Pag. 130
Per questo motivo, ritengo che stoni con l'approvazione del provvedimento in esame l'aver voluto presentare, in modo così rapido alla Camera, il disegno di legge di ratifica del Trattato di amicizia con la Libia, che si situa proprio in un mondo parallelo rispetto a quello del rinnovo del decreto-legge sulle missioni internazionali.
Si tratta di missioni internazionali che sono prevalentemente sotto mandato delle Nazioni Unite, alle quali il nostro Paese partecipa, e di missioni che avvengono all'interno della NATO. Dall'altro lato, ci troviamo a discutere e ratificare un Trattato che stabilisce un rapporto privilegiato, anche nella cooperazione militare e nella difesa, con un Governo come quello libico. Lo voglio sottolineare, perché le norme e il mandato che regolano l'attività dei nostri militari, ad esempio in Libano o in Afghanistan, sono norme e regole ben definite, che rispettano i criteri stabiliti a livello internazionale, ad esempio per la protezione dei civili e per l'attenzione necessaria alla ricostruzione dei Paesi nei quali si è coinvolti. Si tratta di accordi e mandati che mai prevedono una situazione di ricatto, di possibile presa in ostaggio, da parte dei Governi ospitanti. Ci sono collaborazione e un rapporto di sostegno reciproco, ma non si arriva a quello che si è visto stipulare nel Trattato con la Libia.
Venendo ai contenuti del provvedimento in esame, credo che una delle missioni internazionali di cui si discute, in particolare quella in Afghanistan, richiederebbe davvero una grande attenzione da parte del nostro Governo e del nostro Parlamento. Nel corso dell'ultimo anno la situazione in Afghanistan si è deteriorata in modo molto grave. C'è stato un aumento del 33 per cento degli attacchi dei cosiddetti insorgenti, vale a dire dei ribelli, nei confronti delle autorità legittime del Governo afgano; sono aumentati del 27 per cento gli attacchi che vengono compiuti con le cosiddette improvised-explosives devices a fianco delle strade, cioè con bombe che vengono lasciate lì e fatte esplodere a distanza; c'è stato un aumento del 30 per cento dei morti fra i militari dell'ISAF e della NATO che hanno partecipato a quella missione (un dato veramente preoccupante); abbiamo avuto il 56 per cento di aumento dei morti tra la popolazione civile.
Tutte queste missioni, che sono appunto definite missioni di pace a livello internazionale, prevedono un intervento militare che cerca di ripristinare le condizioni che consentono la ricostruzione di istituzioni e di una società dove la pace possa vivere e i diritti delle persone possano essere rispettati. Quando assistiamo, però, a missioni militari che, per le condizioni sul terreno, iniziano a produrre il 50 per cento in più di morti civili rispetto allo scorso anno, credo che questo ponga un interrogativo molto serio al nostro Governo e alle alleanze di cui facciamo parte, in particolare all'interno delle forze della NATO che sono in quel Paese, perché significa che qualcosa sta andando nella direzione sbagliata.
Oltre all'aumento delle morti di civili, in Afghanistan c'è stato l'aumento di oltre il 50 per cento anche dei rapimenti. Questo significa che la presa della criminalità organizzata su quel Paese sta aumentando. Quindi, a fianco di questa missione militare, credo sia necessario un impegno politico, in particolare in vista delle elezioni che ci saranno nel 2009, per far sì che non ci sia solo l'aspetto della repressione o della lotta al terrorismo come attività prioritaria delle nostre Forze armate e della nostra presenza in quel Paese, ma che si tenga conto degli aspetti relativi ai diritti individuali delle persone, alla costruzione di istituzioni responsabili, alla lotta alla corruzione, all'individuazione di strategie per limitare il peso delle organizzazioni che sono dedite al narcotraffico che mutino uno schema che ormai si è andato consolidando, che vede i narcotrafficanti finanziare gli attacchi e le organizzazioni terroristiche contro il Governo Karzai. Credo che questo meriterebbe una riflessione, in un momento in cui ci si appresta a confermare la presenza di circa tremila soldati in quel Paese.
Lo stesso vale, anche se la situazione è sicuramente un po' diversa, per il Libano, Pag. 131dove c'è un altro contingente importante del nostro Paese, la situazione politica è sicuramente molto fragile e gli accordi che sono stati stipulati tra le parti, che hanno visto la creazione di un Governo di cosiddetta unità nazionale, rischiano di essere sempre sottoposti a rischi di instabilità, che derivano dalle influenze che in quel Paese, in particolare, continuano ad esserci da parte del Governo siriano.
La crisi in Libano, che si è sviluppata due anni fa e che poi ha visto anche determinarsi una situazione di caos interno, legata all'attentato compiuto nei confronti dell'ex primo ministro Hariri e a molti altri attacchi terroristici che hanno decimato la classe dirigente di quel Paese, ha visto la comunità internazionale reagire con un provvedimento: l'iniziativa che è stata presa a livello internazionale è stata quella di creare un tribunale speciale per il Libano, che credo meriti tutto il sostegno da parte delle nostre istituzioni, perché mira ad affermare un principio di ristabilimento della giustizia, che sappiamo, dall'esperienza dell'ex Jugoslavia e da molti altri casi, essere un principio importante anche per il raggiungimento della pace. Su questo presenterò un ordine del giorno per impegnare ad un sostegno più preciso il nostro Governo.
Svolgo un'ultima considerazione, sulla nostra presenza al confine tra la Georgia e la Russia. Ricordiamo che questo conflitto, esploso la scorsa estate, ha raccolto l'attenzione di tutta la comunità internazionale e ha fatto molto preoccupare, anche per il riemergere del nazionalismo russo. Adesso sembra che questa vicenda sia finita un po' nel dimenticatoio. Voglio ricordare che la missione che è prevista, e che vede la presenza anche delle nostre autorità in Georgia, sconta ancora il limite, essendo una missione di monitoraggio, di non potere entrare nei territori dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, che sono, di fatto, controllati dalle autorità russe. Penso che, se dobbiamo inviare dei militari o del personale civile per monitorare il rispetto degli accordi stipulati, essi debbano avere pieno accesso a tutte le zone del conflitto, pena l'impossibilità di potere svolgere il loro mandato.
Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare, anche rispetto, ad esempio, alla situazione in Darfur, dove c'è - va riconosciuto - un primo impegno del Governo anche a facilitare, dal punto di vista logistico, l'attività delle organizzazioni umanitarie, ma mi riservo, sia con la presentazione di un ordine del giorno sia in fase di dichiarazione di voto finale, di poter argomentare ulteriormente, rispetto a quanto ho fatto adesso (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
È iscritto a parlare l'onorevole Bosi. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, svolgerò un intervento molto breve, perché abbiamo ripetutamente parlato delle missioni internazionali e ogni volta ripetiamo le stesse cose (anzi, sono tra quelli che si sono schierati contro il fatto che si intervenga costantemente con un provvedimento; a volte è stato addirittura chiesto, con emendamenti, di farlo ogni tre mesi).
Credo che la stabilizzazione non debba essere solo, purtroppo, relativa all'inamovibilità delle situazioni che stiamo vivendo in campo internazionale, cioè nei Paesi dove vi è guerra, dove c'è violazione dei diritti fondamentali della persona, dove, in fondo, c'è bisogno della presenza dei nostri militari. Se vi fossero elementi di novità importanti credo che il Governo dovrebbe venire in Parlamento a riferirne, però anche il fatto che ne ridiscutiamo così frequentemente, talvolta, può rischiarePag. 132 di apparire come un segnale di precarietà rispetto a missioni che, invece, hanno bisogno di continuità, di forza e di rappresentanza, anche delle istituzioni parlamentari, nei confronti dei nostri contingenti militari, chiamati a un compito così difficile, che portano avanti in maniera così importante, anche con grande considerazione in campo internazionale.
Certo è che le missioni militari all'estero, che stiamo seguendo come elemento forte della nostra politica estera, danno una caratterizzazione importante all'Italia; l'Italia non è il Paese che sta rifugiato nel proprio guscio, e che gli altri si facciano gli affari propri oppure se la cavino da sé, ma un Paese che decide di investire risorse importanti, tanto finanziarie quanto umane, dicendo: me ne occupo, perché mi appartiene quello che accade in certi Paesi, purtroppo colpiti così duramente da processi di guerra e di destabilizzazione.
Lavorare per la pace, lavorare per la stabilizzazione, lavorare per migliorare le condizioni umane di coloro i quali incolpevolmente in quei Paesi vengano a trovarsi in situazioni difficili, credo sia un grande merito dell'Italia e delle nostre Forze armate. Se qualcosa si può recriminare è semmai questo ripetersi delle approvazioni delle missioni, più che altro per problemi di tecnica finanziaria e di bilancio. La stessa considerazione politica che diamo alle missioni all'estero e alle nostre Forze armate dovremmo averla anche quando si formano i bilanci, perché i tagli sempre maggiori recentemente apportati alle nostre Forze armate finiscono per stressare gli uomini ed anche le attrezzature, e per minare la sicurezza di coloro i quali si recano in quelle missioni. Basti pensare al fatto che sostanzialmente sono state ridotte in maniera drastica tutte le attività di addestramento del personale e si sono ridotti drasticamente anche i reclutamenti: oggi abbiamo davvero Forze armate più vecchie e meno addestrate. Questo fa sì che si corrano dei rischi che non vorremmo fossero corsi.
Nella predisposizione del provvedimento legislativo in esame vi è stata discussione, ed anche una riformulazione da parte del Governo, per aumentare, forse per calcoli errati o forse per un'azione di contenimento portata avanti dal Ministro dell'economia e delle finanze, delle riduzioni che francamente lasciano perplessi. Penso che, nel prosieguo dei lavori, probabilmente riusciremo a stare nelle stesse misure precedenti, però si è così tentato ulteriormente di limitare lo sforzo che si deve compiere per le nostre Forze armate e per queste missioni. A questo punto verrebbe facile la battuta, ma la butto là e non ci voglio più tornare: se forse dessimo meno soldi a Gheddafi e un pochino di più alle nostre Forze armate, probabilmente la situazione andrebbe meglio.
Come è stato del resto ricordato dal collega che mi ha preceduto, abbiamo una situazione non tranquilla, anzi di grande preoccupazione in Afghanistan, dove aumentano gli attentati e le vittime, e subiamo (faccio parte anche della Delegazione parlamentare della NATO e sono vicepresidente della Commissione difesa) un martellamento, come italiani, nelle sedi internazionali perché vengano eliminati i caveat e le nostre presenze vengano sostanzialmente gestite in maniera più incisiva.
C'è stata una fase nella quale il Ministro degli affari esteri affermava che dovevano essere eliminati i caveat, mentre il Ministro della difesa non lo ha ritenuto. Probabilmente ci sono - anche all'interno del Governo e della maggioranza - opinioni diverse, però se non abbiamo la possibilità di incrementare gli organici di coloro i quali si recano in una situazione pericolosa come quella dell'Afghanistan, dovremmo perlomeno riconsiderare l'utilizzazione e l'impiego dei nostri militari che fanno parte della missione ISAF della NATO e non soltanto, per così dire, della presenza italiana concentrata in una regione. Altrimenti, rischiamo di essere meno efficaci ed anche meno apprezzati.
Da ultimo - e concludo, signor Presidente - occorrono maggiore attenzione ed investimenti. Al riguardo la collega Villecco Calipari ha presentato e mi ha fatto Pag. 133sottoscrivere un ordine del giorno: occorre più attenzione alle condizioni dei civili. Ritengo che si debba investire un po' di più soprattutto perché, se non progredisce la condizione globale culturale e sociale delle popolazioni, sarà ben difficile vincere la sfida che abbiamo raccolto in Afghanistan. (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gidoni. Ne ha facoltà.

FRANCO GIDONI. Signor Presidente, è noto che il presente decreto-legge fu varato dal Consiglio dei ministri il 18 dicembre scorso, quindi in anticipo rispetto a quanto avveniva in passato. Non è, tuttavia, questo il solo elemento sostanziale di novità che meriti di essere segnalato. Ve ne sono, infatti, almeno altri due.
Il primo elemento è l'orizzonte temporale del provvedimento: si è, infatti, ritornati alla vecchia cadenza di sei mesi dopo l'esperienza dei rinnovi annuali, ed il Ministro La Russa ha già fatto sapere di ritenere questo cambiamento un dato di legislatura (non è da escludere, però, che tale scelta sia stata dettata da un problema di coperture). Il secondo elemento di novità concerne, in effetti, proprio l'entità delle risorse allocate per gli interventi: per consentire la prosecuzione degli interventi all'estero fino al prossimo 30 giugno, sono infatti stati messi a disposizione ben 763 milioni di euro, una cifra imponente. L'incremento che si delinea è tanto più significativo se si tiene conto del fatto che a luglio sarà difficile realizzare risparmi sulle missioni che risulteranno ancora in corso, seppure presumibilmente vi possano essere tagli sul Libano, la Bosnia-Erzegovina ed il Ciad. Si devono poi aggiungere i 45 milioni per gli interventi legati alla cooperazione, reintrodotti dal Governo con l'intenzione di reperire per il 2009 un importo almeno pari a quello stanziato lo scorso anno. Non è, quindi, improbabile che alla fine dell'anno gli oneri da sostenere per gli interventi militari all'estero tocchino la quota di 1,3 se non 1,4 miliardi (il 30-40 per cento in più delle risorse stanziate dalla legge finanziaria per il 2007 per questi scopi, ed in ogni caso una cifra record per l'erario nazionale).
Entrando nel merito del decreto-legge, l'articolo 1 autorizza l'effettuazione di interventi di prima necessità in favore delle popolazioni dell'Afghanistan, dei Balcani e del Libano per circa 10,3 milioni di euro.
L'articolo 2 è dedicato genericamente agli interventi di sostegno ai processi di pace e stabilizzazione e contiene misure suscettibili di essere applicate a teatri diversi.
Ma il cuore del provvedimento è nell'articolo 3, posto che è al suo interno che si trova tutto il complesso delle missioni di cui è stata autorizzata la prosecuzione sino al 30 giugno prossimo. Il quadro è vasto, come prova la circostanza che vi siano ben 33 commi: anche se l'80 per cento delle forze impegnate continuerà a stazionare in Afghanistan, Libano e Kosovo, oggetto della proroga è una quantità di interventi di varie dimensioni, alcuni dei quali definibili come poco più che simbolici.
All'articolo 7 sono previste le coperture necessarie alle proroghe, pari ai detti 763 milioni di euro per sei mesi, che dovranno provenire interamente dal Fondo della finanziaria per il 2007, dotato però di un miliardo di euro per il 2009. Di questa dotazione, il prossimo 30 giugno, resteranno però poco più di 336 milioni, e conseguentemente il Governo dovrà elevare sensibilmente la spesa per sostenere la presenza all'estero delle nostre Forze armate nell'anno in corso (conseguenza anche di nuove missioni avviate dal Governo, in accoglimento di alcuni ordini del giorno di iniziativa parlamentare).
Constatiamo dunque che crescerà - e notevolmente - la presenza in Afghanistan, come si era già intuito all'indomani della conclusione della visita a Roma del generale Petraeus.
Alla partecipazione delle Forze Armate italiane all'ISAF e all'Eupol Afghanistan sono stati, infatti, destinati ben 244 milioni di euro, di qui al prossimo 30 giugno, che copriranno anche le esigenze del ridotto gruppo di finanzieri rischierati in teatro. Il Pag. 134nuovo limite quantitativo proposto dal Governo al Parlamento, per la consistenza del nuovo contingente, dovrebbe essere pari a 2795 effettivi, con 598 mezzi terrestri e 23 aeromobili al seguito: un numero che potrebbe essere soggetto anche a temporanei sforamenti, qualora venisse inteso come un valore medio massimo anziché come un tetto assoluto. Le maggiori spese previste serviranno anche a finanziare la permanenza in Afghanistan di quattro Tornado nei prossimi sei mesi.
Altri 192 milioni di euro assicureranno la prosecuzione della partecipazione italiana all'UNIFIL II e alla forza navale Euromarfor che ne costituisce la componente marittima con 2470 militari, 881 mezzi terrestri, tre navali e nove aeromobili al seguito, mentre ulteriori 97,5 milioni di euro andranno alle missioni militari in atto in Kosovo: la Joint Enterprise, la Eulex Kosovo, la Criminal Intelligence Unit, l'UNMIK e la MSU, ad alcune delle quali partecipa anche personale della polizia di Stato, con una presenza totale di 2405 uomini, 725 mezzi, tre navali e sei aeromobili. Poco meno di 18 milioni di euro alimenteranno il contingente nazionale di 408 uomini, 113 mezzi terrestri e due aeromobili, impegnati nella missione europea in corso Bosnia-Erzegovina e nota come ALTHEA, che si sperava di archiviare ancora l'anno scorso.
Accanto a questi interventi maggiori, come di consueto, hanno trovato spazio una serie di interventi, come già detto, più o meno simbolici, tra i quali: la proroga della TIPH 2 ad Hebron (dodici uomini), dell'EUBAM Rafah (quattro uomini ed un mezzo), l'avvio dell'Eupol Copps (un ispettore di polizia), tutte operanti in Palestina; la prosecuzione alla partecipazione alle due missioni in Congo note come Eupol ed Eusec (cinque uomini in tutto); quella all'UNFICYP rischierata a Cipro (quattro persone); quello alla EUMM Georgia, anch'essa sopravvissuta al 2008 (15 uomini).
Nel provvedimento trova, inoltre, conferma la presenza per noi importante di un nucleo di 51 finanzieri in Libia con funzioni di contrasto ai flussi migratori illegalmente diretti verso il nostro Paese. Costituisce, invece, un elemento nuovo la decisione di partecipare agli sforzi delle Nazioni Unite e dell'Unione africana in Darfur, stanziando 5,5 milioni di euro per permettere la partecipazioni di cento uomini e due elicotteri all'attività dell'UNAMID. In questo modo il Governo ha anche adempiuto ad un impegno contratto in Parlamento. Imprevista è, invece, la scelta di mettere a disposizione della missione europea di contrasto alla pirateria somala (Atalanta) ben 8,7 milioni di euro: questo dovrebbe bastare ad assicurare la presenza di una fregata classe Maestrale con 227 uomini di equipaggio in quelle acque turbolente. Anche questo caso, peraltro, il Parlamento ha offerto una solida copertura agli orientamenti emersi in seno al Consiglio dei ministri, avendo il Senato approvato proprio il 18 dicembre, a larga maggioranza, un ordine del giorno unitario sull'argomento.
Concludo affermando che non è difficile presumere che sul decreto-legge influiranno gli sviluppi in atto nel Medio Oriente. In particolare, qualora venisse raggiunta una tregua tra Hamas e Israele, e si decidesse l'invio di una forza internazionale di interposizione e monitoraggio, non sarebbe da escludere la partecipazione allo sforzo di qualche unità italiana, tanto più che il Ministro La Russa ha fatto esplicitamente cenno a questa ipotesi. Su tale argomento restiamo in attesa di eventuali, ulteriori, elementi novitari.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Corsini. Ne ha facoltà.

PAOLO CORSINI. Signora Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo a valutare, e ad approvare, si inserisce in una lunga tradizione che vede l'Italia impegnata in missioni internazionali di pace. In modo particolare, credo sia doveroso il richiamo, per quanto attiene agli sviluppi più recenti, al decreto-legge 31 gennaio 2008, n. 8, convertito nella legge n. 45 del 2008. Questo non è un riferimento puramente cronologico, ma una citazione pour cause che mi servirà per richiamare una Pag. 135riflessione in ordine al ruolo che veniva assegnato, con questa misura, alla cooperazione civile.
Infatti, questo è un tema che ha una fortissima valenza politica, ma evoca una categoria e un'interpretazione del ruolo della nostra presenza anche sul terreno della promozione di una vita civile nei vari teatri in cui le nostre Forze armate sono meritoriamente appunto impegnate.
Il decreto-legge, peraltro, richiama considerazioni anzitutto di carattere generale perché evoca sostanzialmente due temi di fondo. Per quanto riguarda il primo, dobbiamo chiederci quale sia la proiezione internazionale del nostro Paese nel campo delle relazioni internazionali, e quale sia altresì il contributo che noi possiamo e dobbiamo offrire alla ricerca di una sicurezza globale che sia in grado di garantire possibilità di sviluppo e di progresso economico e sociale.
Vi è un secondo tema che credo assuma un preminente interesse per quanto attiene alla prospettiva che viene assegnata alle nostre missioni, e cioè, nel quadro del ruolo contemporaneo dell'Europa per la quale credo da tempo si debba auspicare una politica da grande potenza, qual è la nostra capacità di concorrere alla determinazione della politica estera e di difesa dell'Unione europea.
Credo che soprattutto nella giornata odierna, che è una giornata, a mio avviso, di importanza storica, quasi epocale non soltanto per gli Stati Uniti d'America ma per il destino dell'umanità intera, la giornata della proclamazione di Barack Obama, il tema del ruolo dell'Europa in un quadro mondiale che vedrà finalmente il superamento di politiche internazionali improntate, per così dire, a scelte di carattere unilaterale, il tema del multilateralismo, dell'impegno a che il dispiegamento delle forze persegua l'obiettivo di mission building, in un quadro di iniziative che abbiano soprattutto una funzione di peacekeeping, ebbene tutto questo mi pare qualifichi e imprima un segno assolutamente rilevante e - noi speriamo - di innovazione nel quadro delle scelte che si compiono a livello delle relazioni internazionali.
Non voglio peritarmi di passare, per così dire, in rassegna i vari teatri della nostra presenza. Voglio semplicemente richiamare, prima di procedere ad una riflessione che valuta positivamente e che prende atto di una resipiscenza del Governo in ordine al tema della cooperazione civile, alcuni dei teatri che, a mio avviso, sono emblematici e che dicono della qualità specifica e dell'apporto peculiare che la nostra presenza può contrassegnare e garantire.
Vorrei procedere, per quanto riguarda l'Europa, non soltanto alla tradizionale politica di buon vicinato nei confronti del Caucaso orientale, oltre che alla storica questione balcanica, ma mi riferisco alla necessità che l'Europa, e dunque l'Italia nel quadro del sistema dell'alleanza europea, svolga un ruolo di prevenzione anche per quanto concerne i conflitti cosiddetti congelati.
Sotto questo profilo la vicenda della Abkhazia e dell'Ossezia, più generalmente appunto della Georgia, è per molti versi emblematica. Qui la prospettiva non è semplicemente quella di produrre una cosiddetta zona cuscinetto, ma di promuovere, diciamo così, una presenza che sia in funzione di confidence building, cioè di riduzione delle tensioni tramite processi, che debbano essere promossi, di facilitazione dei contatti. Sotto questo profilo, io credo che dobbiamo estendere un nostro ruolo attivo. Sotto questo profilo, peraltro, mi pare di poter sollevare delle obiezioni critiche alle scelte che nel campo della politica estera soprattutto il Premier ha condotto.
Ritengo, infatti, che nel quadro di una logica di familiarizzazione della politica estera sia stato sottovalutata la natura spesso imperiale delle scelte della Russia contemporanea, un regime autocratico che vive l'ansia da grande potenza, che talora non è immemore di una tradizione di dispotismo orientale, che rilancia il mito slavofilo, e che recupera la tradizione del vecchio centralismo sovietico.Pag. 136
Mi pare, peraltro, di poter dire che noi diamo un'interpretazione da parte nostra, da parte del nostro partito, del tutto aggiornata dell'unità nazionale che in alcun modo pensiamo debba essere subordinata alla etnicizzazione delle condizioni di convivenza. Ritengo che se sarà questa la linea che accompagnerà la nostra missione, allora potremmo di nuovo affermare il primato, il ruolo di Governo e di guida di una scelta che risponde anzitutto ad una strategia politica.
Credo che la presenza militare valga e drammaticamente anche le vicende di Gaza e del contrasto, del conflitto presente appunto in Palestina suscitano in noi questo ammonimento. L'uso delle armi ha un valore soltanto in quanto vi sia un disegno politico, perché se non c'è un disegno politico le armi non risolveranno i problemi. Vorrei in qualche misura rovesciare l'antico detto latino, si vis pacem para bellum. Piuttosto si vis pacem para pacem: questa è l'ispirazione di una politica che sia lucidamente in grado di perseguire obiettivi strategici.
Il terzo teatro al quale vorrei fare riferimento è quello dell'Afghanistan soprattutto in relazione ad un deterioramento della situazione dovuto ai recenti attentati che sono stati connessi alla costruzione di una base a Farah, un territorio a forte presenza talebana. Peraltro in presenza di un allentamento dei controlli alle frontiere del Pakistan che costituiscono - diciamo così - una retrovia di presenze e di penetrazione di forze radicali e fondamentaliste.
Ebbene ritengo che la prossimità degli appuntamenti elettorali come fattore di legittimazione democratica, l'attivazione di una strategia politico-istituzionale, la lotta al narcotraffico possano costituire la bussola di orientamento delle scelte alle quali ispiriamo la nostra presenza. Bisogna rafforzare e ampliare l'iniziativa politica sia in direzione di un'ottica regionale coinvolgendo le repubbliche centroasiatiche e il Pakistan e non bisogna assolutamente sottovalutare o consegnare ad un'interpretazione puramente militarista la questione delle vittime civili: novecento soltanto nel 2008. Ritengo che una politica che sia consapevole della compresenza di questi fattori e che sappia fare sintesi di un'iniziativa eminentemente politica risponda ad un'ispirazione coerente e di fedeltà alle tradizioni più autentiche della storia della politica estera del nostro Paese.
Infine, un'ultima considerazione su un ultimo teatro che oggi può apparire persino secondario: quello della ex Jugoslavia, del Kosovo e della Serbia. La nostra presenza non può essere disgiunta da un rafforzamento dell'iniziativa politica che affronti il problema del ruolo della Serbia e delle prospettive della integrazione europea di questo Paese: integrazione che in qualche misura potrà contribuire ad una stabilizzazione del quadro e alla definizione di nuovi equilibri.
Infine, per concludere, non voglio assolutamente sottovalutare altri teatri. Penso in modo particolare alla questione libanese ma so che la collega onorevole Villecco Calipari interverrà in modo approfondito su questo tema: quello del disarmo degli Hezbollah, della garanzia di una zona cuscinetto demilitarizzata. I risultati e gli apprezzamenti che la nostra presenza è riuscita a guadagnare - posso esserne testimone anche alla luce di un recente viaggio condotto con i membri della Commissione esteri in Siria - il riconoscimento e gli apprezzamenti che sono stati elargiti anche in quell'occasione alla nostra presenza dicono di una linea che, peraltro, va ricondotta in modo particolare alla definizione strategica che il precedente Governo aveva assunto e perseguito.
L'ultimo tema, per concludere: rivolgendomi al sottosegretario Mantica, che ringrazio per l'attenzione, la passione e la competenza con le quali segue i dibattiti in Commissione esteri (tutti sanno che ho un rapporto di cordiale stima ed amicizia, che credo e spero siano ricambiate, con il sottosegretario Mantica), voglio prendere atto dello sforzo che il Governo ha compiuto.
In modo particolare, va apprezzato il fatto che il finanziamento per il primo semestre alla cooperazione civile, di 45 Pag. 137milioni di euro, non sia stato desunto utilizzando i fondi ordinari della legge n. 49 del 1987, utilizzazione che non sarebbe stata praticabile, anche in relazione al fatto che i fondi disponibili sono stati largamente decurtati - e su ciò esprimiamo un giudizio largamente negativo - nell'ambito delle misure di politica finanziaria di questo Governo. Tuttavia, nel prendere atto positivamente di questo impegno e nell'auspicare che anche per il secondo semestre venga messa a disposizione una cifra di pari entità, non possiamo non sottolineare il fatto che questo esito, del quale prendiamo positivamente atto, sia stato frutto anche della pervicacia, dell'ostinazione e della coerenza con la quale, da parte del nostro gruppo, si è battuto il tasto affinché il Governo maturasse una scelta diversa da quella non condivisibile che aveva caratterizzato la prima stesura del testo.
Inoltre, vi è un significato aggiuntivo che voglio segnalare, rispetto a questa scelta, perlomeno nell'interpretazione che noi ne diamo, cioè riteniamo che la misura avrà un maggiore significato e si caricherà di un senso più positivo, se non sarà semplicemente una scelta di natura finanziaria, ma segnerà l'approdo all'acquisizione di una convinzione che riteniamo debba essere interiorizzata anche dall'attuale Governo, non soltanto nel quadro dello sforzo, che va ripreso, per una ridefinizione della legge n. 49 del 1987 e di un suo opportuno aggiornamento, ma anche per quanto riguarda la valorizzazione del ruolo della cooperazione civile.
Il responsabile di Intersos ha recentemente trasmesso agli organismi parlamentari e al Governo un documento, una sorta di promemoria, che definisce un'interpretazione culturale della cooperazione, che a me pare del tutto aggiornata e tale da integrare, nella distinzione e nella differenza dei ruoli, le funzioni di assistenza preparatoria, che meritoriamente svolgono anche le nostre Forze armate. Del resto, se sviluppassimo un ragionamento di natura controfattuale e ci domandassimo quale sarebbe stata la risultanza di una scelta, da parte del Governo, che avesse voluto procedere nella continuazione di un diniego, avremmo dovuto constatare allora che le missioni internazionali sarebbero state prive dell'accompagnamento di rilevantissime iniziative di cooperazione; tale diniego avrebbe determinato uno squilibrio politico inaccettabile, oltre al fatto che interventi ormai consolidati da parte della cooperazione avrebbero rischiato di essere appunto vanificati.
Dico ciò per affermare che, pur nel quadro di un convinto apprezzamento del contributo che le nostre forze militari danno nell'ambito delle strategie che abbiamo dispiegato in relazione alle missioni militari, resta pur sempre fermo il fatto che la presenza militare non è un fine, è uno strumento. È uno strumento certamente indispensabile in determinate situazioni, ma non costituisce l'orizzonte di valore finalistico al quale appunto guardiamo. Questo orizzonte si solidifica e si materializza nella necessità di ristabilire condizioni di vita civile e di crescita comunitaria che vadano nel segno della cooperazione, della distensione e della pace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Villecco Calipari. Ne ha facoltà.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Signor Presidente, siamo di nuovo qui in quest'aula, a poche settimane dal decreto-legge con cui abbiamo prorogato e rifinanziato alcune missioni.
Le norme che discutiamo, in effetti, hanno un duplice contenuto: da un lato, definiscono lo stato giuridico, il trattamento economico, la giurisdizione penale e quella contabile da applicare al personale e ai reparti impiegati nelle missioni internazionali; dall'altro, autorizzano la spesa necessaria a garantire, per un periodo di tempo prefissato, la partecipazione italiana alle varie missioni, attraverso l'attività di cooperazione e/o quella militare delle nostre Forze armate, definendo lo status internazionale di ciascuna missione.Pag. 138
Questa è la prassi normativa in uso da tempo. Lo strumento legislativo cui si è fatto ricorso è sempre stato il decreto-legge. Per un lungo periodo di tempo i decreti-legge sono stati semestrali, poi annuali. Ora, con questo provvedimento, si torna all'autorizzazione semestrale.
Facendo un bilancio di massima si può dire che, negli ultimi dodici anni, abbiamo discusso in quest'Aula dodici leggi finanziarie e circa venti decreti-legge per le missioni militari. Una discussione che è stata sempre molto attenta e partecipata e a volte anche aspra ma, per troppi aspetti, ripetitiva: non vi è, infatti, alcuna necessità, dal punto di vista legislativo, di ridefinire periodicamente le norme che regolano la natura del trattamento giuridico ed economico che ho prima richiamato le quali, sostanzialmente, vengono con la stessa periodicità riconfermate negli stessi contenuti.
In questa situazione ho ascoltato con molto piacere quanto affermato anche dal presidente Cirielli - lo ha fatto sia prima in Commissione che stasera in Aula - ovvero che si potrebbe ovviare con l'approvazione di una legge-quadro che definisca, una volta per tutte, la cornice giuridica di tali trattamenti e lasciare, invece, alla discussione parlamentare il diritto-dovere di approfondire quegli aspetti relativi alla durata, ai compiti e agli obiettivi ma soprattutto alla valutazione dei risultati e alle ragioni in grado di legittimare, di volta in volta, l'uso della forza militare, in assoluta coerenza con la nostra Costituzione. Ritengo che si tratti di una necessità avvertita non soltanto da noi e proprio le aperture del presidente della Commissione difesa mi sembra vadano in tal senso.
Il nostro gruppo, da tempo, ha presentato una specifica proposta di legge che mi auguro si riesca a discutere e a votare rapidamente. Tuttavia, in attesa di queste nuove norme, nella situazione attuale riteniamo utile - e per questo abbiamo presentato un emendamento - impegnare il Governo a riferire di persona alle Camere sull'andamento e i risultati conseguiti. Riteniamo utile ciò soprattutto riguardo a due missioni che sono sicuramente le più delicate nell'attuale situazione nonché le più critiche: l'Afghanistan e il Libano.
Vorrei venire ad un altro punto che è stato toccato dall'intervento del presidente Cirielli: quello relativo alle autorizzazioni di spesa. Il Ministro della difesa La Russa ha enfatizzato il fatto che sono stati stanziati 675 milioni di euro per i primi sei mesi del 2009, specificando che 604 milioni andranno alle missioni già esistenti nel 2008, 55 milioni andranno alle assicurazioni, 9 milioni alla missione anti-pirateria. Egli ha presentato queste cifre come un incremento del 30 per cento.
A fare, però, bene i conti, ci si accorge che l'incremento di risorse, di fatto, non c'è: infatti, il provvedimento riguarda il primo semestre del 2009 ed introduce nuove missioni. Si potrà parlare di incremento di risorse soltanto nel momento in cui, nell'arco dei dodici mesi, verrà superata quella cifra pari a un miliardo di euro che fu stanziata nella precedente legge finanziaria, approvata dal Governo di centrosinistra. Potrebbe, infatti, accadere che nel secondo semestre non venga aumentato lo stanziamento residuo e che venga invece operato qualche ridimensionamento di spesa, come molto spesso, in altre occasioni, ha ventilato lo stesso Ministro della difesa.
Credo che gli elementi un po' propagandistici spesso utilizzati da questo Governo siano da limitare, soprattutto quando si tratta di problematiche attinenti al rischio delle nostre stesse Forze armate, all'interno di alcune contesti.
Vorrei anche aggiungere che, a mio avviso, la ripartizione di risorse a favore del primo semestre tende a mettere in ombra l'ennesimo insuccesso che il Ministro della difesa ha subito nuovamente nel confronto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Le Difesa, infatti, aveva chiesto di finanziare con il decreto-legge cosiddetto «Missioni» tutte le varie voci delle missioni internazionali, senza ricorso alcuno al bilancio ordinario. Detto in altri termini, i costi di una missione avrebbero dovuto ricomprendere quelli che vengono Pag. 139definiti anche i costi intermedi, cioè le spese di manutenzione e di ripristino dei mezzi impiegati, il cui ciclo vitale si riduce fortemente in ragione delle condizioni ambientali ed operative.
Un altro punto che devo rammentare in quest'Aula è la partecipazione della nostra Marina militare alla missione denominata «Atalanta»per contribuire alla dissuasione, alla prevenzione e alla repressione degli atti di pirateria e delle rapine a mano armata al largo della Somalia. Essa è stata votata dal Consiglio dell'Unione europea del 10 novembre 2008, con l'approvazione dell'azione comune 2008/851/PESC.
L'attività di manutenzione della nostra flotta, appunto laddove si prevede una missione di questo tipo, assume quindi carattere di assoluta indispensabilità e urgenza in ragione, anche, della paralisi produttiva in cui è venuta a trovarsi l'arsenale militare di Taranto. Le navi della nostra marina militare navigano in quasi tutti i mari del mondo e Taranto e La Spezia sono i due arsenali che ne garantiscono la piena efficienza. Abbiamo sollevato, anche personalmente, la questione di Taranto durante la discussione, nella scorsa settimana, del decreto-legge cosiddetto «anticrisi» con un emendamento che avevamo presentato e che tendeva a garantire un piano di interventi straordinari assolutamente urgenti, ma che è stato ritenuto inammissibile perché riferito ad una realtà microsettoriale. Oggi è difficile capire come sia stato dichiarato inammissibile quell'emendamento, definendolo microsettoriale.
Chi ha - e vorrei fare qui un riferimento alla matematica - dimestichezza con questa materia potrebbe rifarsi a quella che è la sfera di Riemann, per spiegare che se Taranto rappresenta il punto tangente della sfera con un immaginario piano dei mari del mondo, l'Oceano indiano è il punto all'infinito dove navigano le nostre navi e che vi è una corrispondenza biunivoca tra l'arsenale di Taranto e il luogo di tutti i punti dove si trovano le nostre navi. Resta il fatto che, anche senza scomodare i grandi matematici, i soldi per l'ammodernamento e il funzionamento degli arsenali, primo fra tutti quello di Taranto, bisognerà trovarli se vogliamo onorare proprio questi impegni che oggi ci apprestiamo a varare e il Governo farebbe bene a farsene carico.
Per quanto riguarda, invece, alcune situazioni relative ad alcuni contesti territoriali, cui faceva prima riferimento anche l'onorevole Corsini, speriamo tutti che la tregua raggiunta a Gaza possa durare e consolidarsi. Il numero dei morti e dei feriti e le sofferenze inflitte alle popolazioni civili hanno già superato la soglia di ogni sopportabilità. Quando nel 2006 si accese il conflitto israelo-libanese, l'Italia assunse un ruolo leader nel tentativo - riuscito - di fermarlo. Tuttavia, vi fu anche chi vide, in quell'impegno italiano, un eccessivo attivismo. Per rispondere a questi dubbi basterebbe ora chiedersi cosa sarebbe accaduto ai confini con il Libano durante queste ultime tragiche settimane senza la presenza della forza UNIFIL. La missione libanese ha riconfermato, in questo drammatico frangente, la sua piena validità e merita oggi ancora più attenzione, sebbene anche recentemente qualcuno l'abbia criticata - ricordo, a tal proposito, due mozioni presentate al Senato - e può diventare un modello cui ispirarsi per una presenza internazionale anche in Palestina.
Altra situazione tuttora ad alto rischio è quella in Afghanistan. Sosteniamo da sempre che la pace in Afghanistan non può venire dalla sola iniziativa militare, ma è necessaria una decisa iniziativa politica per affrontare le grandi priorità che rendono insostenibile la vita della popolazione afghana. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che in Afghanistan vi è la fame. Il 53 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e i dati ufficiali ci dicono che il 70 per cento della popolazione non ha un lavoro legale, il 60 per cento non dispone di energia elettrica e il 70 per cento della popolazione adulta non va oltre l'istruzione elementare.
Vi sono un tasso di analfabetismo femminile (che addirittura arriva all'85 per Pag. 140cento) e un tasso di mortalità, per quanto riguarda le donne e con riferimento al parto, che è il secondo più elevato al mondo (1.800 morti ogni 100 mila nati vivi). A rilevare questi dati è il rapporto UNICEF sulla condizione dell'infanzia nel mondo presentato a Roma il 15 gennaio. Alle donne afghane, quindi, non è solo non garantito il diritto all'istruzione, ma - stando a questi dati - neppure il diritto alla vita e alla maternità.
Penso che non si possa rimanere dopo molti anni che siamo lì in quel contesto indifferenti e non fare qualcosa. Poco fa l'onorevole Bosi ha fatto riferimento ad un ordine del giorno, che mi auguro domani il Governo accoglierà, perché è stato firmato da rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in questo Parlamento e che tratterà dell'attenzione, delle iniziative e della cooperazione civile che il nostro Governo mi auguro possa attuare ed incentrare anche su questo tipo di problematiche.
Infine, vanno rafforzate iniziative tese a contrastare la produzione del traffico dell'oppio, tenendo presente (forse su questo bisognerebbe riflettere con più attenzione) che probabilmente su questo terreno potrebbe essere possibile trovare il sostegno di Stati confinanti con l'Afghanistan e che ritengono di essere minacciati da questo stesso traffico.
Per questo penso che la stabilizzazione e la pacificazione dell'Afghanistan non possano non prevedere un coinvolgimento degli Stati di quell'area. Quindi, apprezzo e spero che le dichiarazioni rese alla stampa dal Ministro Frattini su una conferenza regionale che si dovrebbe tenere in giugno a Trieste diventino realtà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Mogherini Rebesani. Ne ha facoltà.

FEDERICA MOGHERINI REBESANI. Signor Presidente, intervengo dopo diversi interventi che hanno già toccato molti punti sui quali non tornerò anche per l'orario in cui stiamo affrontando questa discussione.
Per la verità, debbo dire che provo anche un po' di tristezza (forse dipende dal fatto che sono alla mia prima legislatura) perché si affronta a quest'ora una discussione così seria e importante (che riguarda tanti nostri concittadini all'estero e tante altre persone che vivono al di fuori dei nostri confini), in un'aula assolutamente deserta, salvo pochissime ed encomiabili eccezioni, ma che si limitano solamente a poche unità.
Intervengo per ribadire - se ce ne fosse bisogno, ma domani torneremo su questo - il sostegno del nostro gruppo alla partecipazione dei nostri militari alle missioni internazionali, così come sono state definite negli ultimi anni da quei contesti internazionali multilaterali che sono chiamati a farlo. Infatti, crediamo che oggi più che mai la via della pace passi per un'azione sempre più concordata e concertata tra attori, paesi, Stati nazionali e alleanze militari e politiche che siano in grado di affrontare i problemi della sicurezza internazionale e della pace nel mondo in modo concertato e il più possibile coordinato tra diverse dimensioni.
Abbiamo valutato positivamente anche il fatto che la scadenza del decreto-legge in esame sia tornata ad essere semestrale, perché concordiamo sul fatto che sia utile avere ogni sei mesi la possibilità di valutare e, quindi, eventualmente modificare la presenza dei nostri soldati sugli scenari internazionali con una maggiore flessibilità.
Tuttavia, ci sono alcune osservazioni, in particolare tre, che - pur non modificando il nostro orientamento positivo rispetto al voto sul decreto-legge - sono però tre punti fondamentali di osservazione e di critica (debbo dire la verità) al modo con il quale il Governo ha impostato questo decreto-legge.
Il primo (lo ricordava prima di me l'onorevole Villecco Calipari) riguarda le modalità di spesa. La nostra non è un'obiezione relativa al fatto - anzi tutt'altro - che viene aumentata la spesa per la presenza della nostra partecipazione Pag. 141alle missioni militari per i prossimi sei mesi. Il problema è che questo decreto-legge non indica in nessun modo (e il Governo, purtroppo, fino ad oggi in Commissione non lo ha ancora indicato) con quali modalità a partire dal giugno prossimo per i successivi sei mesi le missioni possono essere rifinanziate con lo stesso standard, mantenendo quindi lo stesso impegno di questi primi sei mesi del 2009, senza sforare il fondo attualmente previsto.
È come se a chi chiede un aumento di stipendio si rispondesse semplicemente dandoglielo tutto la prima settimana invece che l'ultima del mese. Benissimo, avremmo tempo per fare la spesa le prime due settimane, ma nelle ultime due restiamo con il dubbio di come riusciremo a far fronte alle spese necessarie. Quindi, si tratta sostanzialmente di un anticipo di cassa, non si tratta di un aumento, e per questo sospendiamo il giudizio e verifichiamo quale sarà a giugno l'impegno che il Governo riuscirà a proporci.
La seconda osservazione - ne parlava molto bene l'onorevole Corsini e lo riprendo - è forse quella più rilevante dal punto di vista politico: il Governo si è presentato con un decreto-legge che ha visto cancellato - non ridotto, ma totalmente cancellato - l'articolo relativo alla cooperazione civile sugli scenari delle missioni internazionali. Non credo che questo sia avvenuto per una svista.
L'onorevole Calipari parlava del fatto che il Ministro della difesa probabilmente ha perso la battaglia con il Ministro dell'economia; ma se il Ministro della difesa l'ha persa, il Ministro degli affari esteri forse non l'ha neanche iniziata a combattere. Infatti, il taglio di questo capitolo di spesa segue la decisione che il Governo ha assunto ed ha confermato di annullare sostanzialmente le spese per la cooperazione in sede di legge finanziaria. Allora, io non posso che vedere un disegno strategico del Governo, una scelta ad eliminare un intero capitolo di spesa dal bilancio del Ministero degli affari esteri che è quello della cooperazione allo sviluppo.
Il sottosegretario Mantica stamattina in Commissione ci ha rassicurato sul fatto che la cooperazione è una scelta strategica per il nostro Paese, non si tratta di fare la carità o di fare del buonismo, ma di curare anche gli interessi nazionali. Bene, in sede di finanziaria questa scelta il Governo non l'ha compiuta; ci auguriamo che domani in Aula l'emendamento che ripresenta l'articolo che finanzia la cooperazione civile sugli scenari delle missioni internazionali venga effettivamente approvato, perché la scelta che non si finanzi la cooperazione internazionale negli scenari laddove i conflitti sorgono, ovvero prima che ci siano le missioni internazionali è già stata compiuta. La scelta di tagliare i fondi per la cooperazione civile negli scenari dove, invece, sono presenti le missioni è stata casualmente accompagnata alla scelta di ripresentare il finanziamento per la cooperazione fatta dai militari.
Il Ministro La Russa ha anche argomentato in Commissione che in fondo la cooperazione la fanno meglio i militari che non i civili. Ora se questo è l'orientamento del Governo credo che ci sia molto da preoccuparsi, ma non per le ONG o per i cooperanti, non è una questione di interessi di bottega, è una questione di opportunità. Chi fa meglio il proprio mestiere è bene che sia chiamato a farlo. Pensare che ci possa essere una confusione di ruoli e di funzioni tra militari e civili credo sia svilente per i militari che hanno scelto un altro mestiere nella vita e sono stati formati a svolgere un altro ruolo piuttosto che i cooperanti, per i cooperanti stessi e per le popolazioni civili dei Paesi dove noi interveniamo sia militarmente sia dal punto di vista civile.
Terzo punto di inquietudine rispetto a questo decreto-legge è forse quello di più lungo periodo e sul quale ci impegniamo di più in questa discussione: lo abbiamo fatto in Commissione, lo facciamo oggi in Aula e ancora domani. Non è dato sapere, purtroppo, ad oggi qual è l'orientamento politico del Governo relativamente alla definizione strategica delle linee delle missioni internazionali.Pag. 142
Il presidente Cirielli ha denunciato, io credo molto bene, sia in Commissione sia in Aula, il fatto che la discussione sulle missioni internazionali ha dignità e deve avere dignità di discussione politica rilevante sia per il Paese sia per le istituzioni che lavorano per il Paese. Il fatto che siamo costretti semplicemente ad un passaggio di routine burocratico, dove parliamo soltanto di quantità e non di qualità degli interventi, è non soltanto svilente per il lavoro che stiamo facendo ma temo non ci aiuti a migliorare il lavoro nel teatro delle missioni internazionali.
Oggi si è insediato il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Obama ha sin da subito parlato della necessità di rafforzare l'impegno su alcuni teatri di conflitto internazionale cruciali, ha fatto l'esempio dell'Afghanistan. Ma in America, per esempio, relativamente allo scenario dell'Iraq da molto tempo va avanti la discussione su come si risolve quella situazione di conflitto ancora presente.
È chiaro ormai in tutto il mondo, a partire dagli Stati Uniti d'America, che a qualsiasi aumento di impegno dal punto di vista militare, se non corrisponde un aumento di impegno dal punto di vista politico e diplomatico, quell'impegno militare viene a perdere tutto il suo potenziale. Petraeus soltanto un mese fa è venuto a Roma a dirci che in Iraq, dal suo punto di vista, la strategia ha funzionato - su questo possiamo aprire una discussione ma non è il nostro tema di stasera - perché accanto al surge militare, ossia accanto all'impegno più massiccio di militari, vi è stato un surge politico e diplomatico che ha consentito di raggiungere tre obiettivi: migliorare la sicurezza sul terreno - riporto le sue parole senza sposarle necessariamente - trasferire poteri e competenze alle autorità locali e migliorare la qualità della vita della popolazione civile. Ora è ovvio che questi tre obiettivi non si possono raggiungere semplicemente e puramente con un ragionamento quantitativo su quanti uomini, quanti mezzi, quante armi e quanti aerei mandiamo su uno scenario di crisi.
Mentre gli Stati Uniti, non soltanto la parte democratica e il nuovo Presidente, ma i livelli militari di una potenza come gli Stati Uniti, si interrogano oggi su quali siano gli strumenti politici, diplomatici e civili per realizzare questo scenario, in quadri che chiaramente non si stanno risolvendo, come quello afghano, e tutto il mondo in questo momento si interroga sul modo in cui provare a cambiare la direzione dell'intervento in Afghanistan per renderlo più di successo, noi discutiamo a scatola chiusa di quanti uomini e di quanti soldi, senza mai toccare le questioni che attengono a interrogativi quali: per fare cosa, dove, come, quando, con chi.
Vi è un'assenza totale di dibattito politico: penso al tema dell'Afghanistan, dove soltanto dalle parole del sottosegretario Crosetto, un paio di giorni fa, abbiamo saputo cosa faranno gli uomini che andranno in più in questo semestre e a cosa saranno destinati i fondi in più che saranno destinati a quello scenario. È possibile che soltanto dalle parole di un sottosegretario, nel momento in cui si inizia a discutere sul provvedimento, si possa conoscere un orientamento di massima, senza che questo sia minimamente fatto oggetto di discussione del Parlamento? È o non è il Parlamento il luogo dove si discute insieme al Governo l'orientamento della politica estera e di difesa di questo Paese e sono, o non sono, le missioni internazionali uno degli strumenti principali di questo quadro?
Un altro esempio è Gaza. Se nulla cambia, noi domani voteremo la conversione di un decreto-legge che propone il rifinanziamento di una nostra missione a Rafah (Gaza) che comprende quattro carabinieri, mentre oggi dalle colonne del Corriere della Sera sappiamo che il Presidente del Consiglio si impegna a mandarne sedici. Qualsiasi cittadino direbbe che siamo matti, perché è possibile che si discuta sui giornali una cosa nel momento stesso in cui il Parlamento è impegnato a votare sulla stessa materia una cosa differente?
È evidente che c'è bisogno di un luogo - che può essere la discussione, e speriamo,Pag. 143 il rapido incardinamento della legge quadro sulle missioni internazionali - dove il Parlamento e il Governo possano lavorare insieme per definire la linea strategica dell'Italia sul quadro delle missioni internazionali. In assenza per il momento di questa discussione e di questa approvazione (che noi ci auguriamo avvenga nel più breve tempo possibile), noi ripresenteremo come annunciato dall'onorevole Villecco Calipari un emendamento. Con esso chiederemo al Governo che ogni tre mesi (visto che la scadenza è semestrale e ciò significa, sostanzialmente, a scadenza utile per affrontare la discussione in vista del prossimo rifinanziamento delle missioni) offra al Parlamento la possibilità di valutare politicamente il contenuto e non soltanto il contenitore delle missioni internazionali.
Credo davvero che su questo abbiamo una responsabilità non soltanto verso i nostri militari impegnati nelle missioni internazionali, ma anche rispetto al Paese. Questi sono temi sui quali in passato (ma credo anche attualmente) c'è una sensibilità nel Paese che probabilmente è superiore a quella che noi nelle istituzioni stiamo dimostrando stasera. Credo, inoltre, che fuori vi sia qualcuno che ci guarda mentre discutiamo di ciò e vederci soltanto parlare di numeri e non di ciò che c'è dietro ad essi credo sia particolarmente svilente non soltanto per chi è quei numeri, ma anche per chi vorrebbe capire davvero come quei numeri possono contribuire a rafforzare la pace nel mondo. So che ciò può sembrare retorico, ma è obiettivamente quello che le nostre missioni stanno provando a fare in giro per il mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 2047-A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la IV Commissione, onorevole Cirielli.

EDMONDO CIRIELLI, Relatore per la IV Commissione. Signor Presidente, nulla da replicare.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo rinuncia alla replica.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Ordine del giorno della seduta di domani.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

Mercoledì 21 gennaio 2009, alle 10:

(ore 10 e ore 16)

1. - Seguito della discussione del disegno di legge:
Ratifica ed esecuzione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 (2041-A).
- Relatore: Pianetta.

2. - Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali (2047-A).
- Relatori: Stefani, per la III Commissione e Cirielli, per la IV Commissione.

3. - Seguito della discussione delle mozioni Borghesi ed altri n. 1-00073, Stracquadanio ed altri n. 1-00078, Vietti ed altri n. 1-00080 e Baretta ed altri n. 1-00081 concernenti iniziative per fronteggiare la crisi economica e finanziaria in atto.

4. - Seguito della discussione delle mozioni Pollastrini ed altri n. 1-00070, Mura ed altri n. 1-00083 e Cicchitto, Cota, Pag. 144Iannaccone ed altri n. 1-00085 concernenti iniziative per prevenire e contrastare la violenza sessuale e di genere.

5. - Seguito della discussione delle mozioni Livia Turco ed altri n. 1-00071, Delfino ed altri n. 1-00079, Mura ed altri n. 1-00082 e Laura Molteni ed altri n. 1-00084 concernenti iniziative a sostegno dei diritti delle persone con disabilità).

6. - Seguito della discussione della mozione Soro ed altri n. 1-00054 concernente iniziative volte alla presentazione delle dimissioni da parte del Sottosegretario di Stato Nicola Cosentino.

7. - Seguito della discussione del disegno di legge:
Misure contro gli atti persecutori (1440-A).
e delle abbinate proposte di legge: BRUGGER ed altri; CIRIELLI; CONTENTO; LUSSANA; CODURELLI ed altri; PISICCHIO; MURA ed altri; SANTELLI; POLLASTRINI ed altri; SAMPERI ed altri; MUSSOLINI ed altri; BERTOLINI ed altri (35-204-407-667-787-856-966-1171-1231-1233-1252-1261).
- Relatore: Bongiorno.

(ore 15)

8. - Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

La seduta termina alle 21,30.

TESTO INTEGRALE DELLA RELAZIONE DEL DEPUTATO FEDERICO PALOMBA IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 1440-A

FEDERICO PALOMBA, Vicepresidente della II Commissione. Onorevoli colleghi, il disegno di legge che qui si presenta riguarda la materia delle cosiddette molestie assillanti, o atti persecutori. Si tratta di quel fenomeno noto nella terminologia criminologica anglosassone - peraltro universalmente utilizzata - come stalking. Il vocabolo deriva dal verbo inglese to stalk, che significa «seguire, fare la posta», e deriva dal gergo venatorio. La caccia a certi tipi di animali, infatti, si attua attraverso un appostamento che può durare a lungo, e che si risolve in una vera e propria persecuzione dell'animale, che poi alla fine viene ucciso dal cacciatore.
Certe vicende criminose hanno una fisionomia assimilabile a quella dello stalking venatorio. Vi sono casi, ad esempio, di fidanzati lasciati che non sono capaci di rinunciare alla perdita della persona amata. Questi soggetti continuano a perseguitare l'ex partner magari per mesi o per anni. In un primo tempo, le «molestie» possono essere di poco conto, anche se insistenti. Ma col passare del tempo - quando l'ossessione non si placa - il fenomeno tende a subire una escalation. L'ex fidanzato comincia talora ad accompagnare le molestie con minacce più o meno velate. Segue la sua «vittima» dappertutto, e le rende la vita impossibile. La pressione psicologica subita da chi è vittima di stalking a volte diviene intollerabile; l'ansia e la paura hanno il sopravvento, e la vittima è spesso addirittura costretta a modificare le proprie scelte o abitudini di vita. E se l'escalation prosegue, può essere che l'esito finale sia il peggiore, ovvero l'omicidio della sua vittima da parte dello stalker.
Si tratta di fenomeni che purtroppo hanno funestato la realtà italiana negli ultimi anni. Numerosi sono stati i casi di fidanzati respinti che, dopo anni di «atti persecutori» nei confronti delle loro ex, hanno concluso le loro molestie uccidendole. Ma anche quando le molestie insistenti non sfociano in esiti così drammatici, il danno arrecato alla vita di relazione delle vittime dello stalking è enorme. Viene lesa sia la libertà personale delle persone, che la loro riservatezza. E talora i danni riguardano la stessa incolumità fisiopsichica, sub specie di stress psicologico.
I beni giuridici messi in pericolo o lesi dalle condotte di stalking sono dunque di Pag. 145grande rilevanza, anche nelle ipotesi in cui l'esito della vicenda non sia drammatico.
A fronte di un fenomeno così grave e in forte incremento nella moderna società tecnologica, ed in un ambiente sempre più anonimo e di perdita di coesione sociale, l'ordinamento reagisce con risposte troppo blande. Le fattispecie previste dal codice penale italiano non sono in grado di fronteggiare un fenomeno di questa portata e con simili peculiari caratteristiche. Talvolta lo stalker può perseguitare la sua vittima per anni senza commettere reati gravi, e l'unica fattispecie di molestie prevista dal codice è quella contravvenzionale di cui all'articolo 660 codice penale, adatta tutt'al più a colpire l'ubriaco che disturba i clienti di un bar.
Non stupisce dunque che in tutto il mondo - a partire dai paesi anglosassoni dove, per il precoce sviluppo tecnologico e la perdita di alcuni tradizionali punti di riferimento della società rurale vecchia maniera, il fenomeno è comparso con largo anticipo - si siano adottate misure penali e non penali per fronteggiare il problema. Pur astenendoci qui da diffusi riferimenti comparatistici, possiamo dire in sintesi che nella gran parte dei paesi evoluti dell'Occidente siano state approvate negli ultimi vent'anni normative anti-stalking ad hoc. Fra gli ultimi paesi a dotarsi di fattispecie siffatte, possiamo menzionare le vicine Austria e Germania.
Anche da noi era giunto il momento di approvare una legge sul tema, e già da anni erano discussi alcuni progetti di legge contro le molestie insistenti. Il disegno di legge che qui si presenta, la proposta di legge n. 1440 di iniziativa governativa, è costituito da un corpo normativo di carattere penale ed extrapenale.
L'obiettivo è quello di contrastare gli «atti persecutori» con adeguate sanzioni, onde colmare la lacuna attualmente sussistente nel nostro sistema. Ma si mira anche ad evitare che lo stalker incappi nella già menzionata escalation di violenza, che porta a volte agli esiti finali nefasti.
Con l'articolo 1 della legge si inserisce dopo l'articolo 612 del codice penale l'articolo 612-bis, sotto la rubrica «atti persecutori». La nuova norma prevede una definizione di stalking, e punisce «chiunque minaccia o molesta taluno con atti reiterati e idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero a ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita». La definizione appare in linea con le tendenze comparatistiche, ma anche con la tradizione italiana di «normazione sintetica». Essa non si sofferma tanto sulle modalità delle molestie, che del resto possono essere le più varie (si pensi che la norma tedesca, ad esempio, menziona una serie di possibili condotte, e poi prevede una clausola finale in cui estende la rilevanza penale a tutte le condotte «simili» a quelle tipizzate!), ma sugli effetti che esse sono idonee a produrre; le minacce sono ovviamente considerate come altro mezzo di realizzazione del fatto. Si tratta di un reato di pericolo concreto, che richiederà da parte del giudice una verifica dell'idoneità degli atti a provocare gli eventi descritti dalla norma; si è preferita la formula del reato di pericolo concreto a quella del reato di danno, per evitare di imporre accertamenti complessi relativi all'accertamento dei danni psicologici e/o alla vita di relazione della vittima, e per evitare confusione con altri reati di danno (esempio: lesioni personali, violenza privata, eccetera), che ben possono concorrere, se del caso, con il delitto in esame. In proposito, si segnala che la Commissione Affari Costituzionali ha apposto una condizione al parere favorevole sul testo al fine di far reinserire nella formulazione del nuovo articolo 612-bis l'inciso originariamente previsto nel testo del disegno di legge del Governo secondo cui la condotta persecutoria è punita «salvo che il fatto costituisca più grave reato». La reintroduzione dell'inciso - si legge nel resoconto sommario della seduta del 10 dicembre 2008 della Commissione Affari costituzionali - sarebbe finalizzata ad evitare che uno Pag. 146stesso fatto, qualora integri contemporaneamente le fattispecie degli atti persecutori e di altro reato più grave, sia sanzionato con una pena eccessivamente dura e sproporzionata. In realtà tale preoccupazione appare infondata non tenendo conto della reale gravità del fenomeno, che come tale merita una risposta sanzionatoria specifica ed adeguata. La Commissione giustizia ha soppresso l'inciso al fine di rimettere ai principi generali in materia di concorso apparente di norme la questione dei rapporti tra il reato di atti persecutori e gli altri reati che potrebbero essere commessi da parte dello stalker nei confronti della vittima. In sostanza, eliminando la clausola «salvo che il fatto costituisca più grave reato», si è voluto evitare il rischio di non considerare come una ipotesi di concorso di reati il caso in cui, ad esempio, tra gli atti reiterati ve ne siano alcuni riconducibili al reato di violenza sessuale. Tutti sappiamo che la giurisprudenza oramai riconduce nell'ambito della violenza sessuale non solo gli atti che coinvolgono la sfera genitale ma anche quelli che riguardano zone del corpo note, secondo la scienza medica, psicologica, antropologico-sociologica, come erogene. Con la soppressione della predetta clausola si è voluto evitare che, nel caso in cui tra gli atti reiterati ve ne fossero alcuni qualificabili come «atti sessuali», la condotta di stalking venisse assorbita in quella della violenza sessuale. Ciò non sarebbe corretto, in quanto si tratta di condotte che coinvolgono beni giuridici diversi e che esprimono ciascuna un disvalore meritevole di una specifica e differenziata risposta sanzionatoria: del resto, come potrebbero un bacio sulla guancia o una pacca sul sedere (per menzionare alcune delle ipotesi che vengono ricondotte dalla giurisprudenza maggioritaria alla nozione di atti sessuali) avere l'effetto «magico» di «cancellare» mesi o anni di vessazioni e di tortura psicologica, ovvero di «atti persecutori»? La verità è che lo stalking è un reato abituale proprio, che si sostanzia in un comportamento reiterato e assillante, mentre le altre fattispecie che potrebbero in astratto concorrere con esso sono reati istantanei, che si consumano anche con una sola azione. Dunque, anche conservando la clausola di sussidiarietà, se correttamente interpretata, essa non potrebbe mai entrare in azione, dal momento che il «fatto» dello stalking è assai più complesso ed articolato rispetto al singolo episodio, realizzato all'interno del lungo iter di commissione delle molestie assillanti: il «fatto» di stalking, dunque, non «costituirebbe» più grave reato di per sé, ma sarebbe solo una piccola porzione di esso (esempio: il toccamento fugace della vittima) ad integrare il diverso reato istantaneo. Sarebbe dunque assurdo far prevalere fra i due un fatto che si realizza in un istante rispetto ad un intero comportamento persecutorio che può durare mesi o anni. Insomma: si deve ritenere che vi sia una differenza ontologico/strutturale fra un fatto di stalking ed un reato istantaneo che costituisce uno dei vari episodi dello stalking. Per questo motivo, i «fatti» dello stalking e del singolo reato debbono dar luogo a più reati fra loro concorrenti, e non possono essere ridotti forzatamente ex lege ad uno solo. Va infine sottolineato che, dal punto di vista pratico, le conseguenze della reintroduzione dell'inciso sarebbero nefaste: il giudice sarebbe costretto ad annullare il reato di stalking in favore di altri reati concorrenti (sempre che venisse superata la questione interpretativa della ricorrenza del medesimo «fatto»), e con ciò verrebbero meno tutte quelle garanzie per la vittima dello stalking che la nuova legge sugli atti persecutori mira a realizzare, attraverso le varie misure cautelari ad hoc, le uniche capaci di prevenire gli esiti talvolta letali dell'escalation di violenza da parte dello stalker.
Le pene previste per la fattispecie-base sono da sei mesi a quattro anni, come si vede ben più gravi di quelle attualmente previste per casi simili.
Vengono previste dai commi secondo e terzo del nuovo articolo alcune aggravanti. Per il secondo comma la pena è aumentata (fino ad un terzo) se il fatto è commesso «dal coniuge anche se separato o da persona che sia o sia stata legata da Pag. 147relazione affettiva con la persona offesa». Si tratta di un'aggravante che ricorrerà spesso, anche se non mancano ipotesi di stalking al di fuori del contesto di relazione affettiva (esempio: il fan innamorato della star del cinema). Per il terzo comma, la pena «è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore oppure di un soggetto diversamente abile ovvero con armi o da persona travisata o con scritto anonimo».
È stata rimandata all'esame dell'Assemblea la valutazione di ricondurre tra le aggravanti anche le ipotesi in cui il fatto determini una grave violazione del diritto alla riservatezza. A tale proposito, si osserva che non sempre e necessariamente la condotta dello stalker lede il predetto diritto, per cui si potrebbe verificare l'opportunità di considerare un'ipotesi aggravata la condotta che leda anche questo diritto.
Il delitto è procedibile a querela, il che appare quanto mai necessario, visto il carattere strettamente «privato» di questo reato, e vista l'opportunità di non obbligare la vittima a subire un processo penale se non lo desidera (la ratio è simile a quella che condusse a restringere i casi di procedibilità d'ufficio relativamente alla violenza sessuale, problema di cui a lungo si discusse nei lavori preparatori della legge n. 66 del 1996). La querela può anche avere un propizio effetto persuasivo nei confronti dello stalker ad interrompere la sua persecuzione in vista della possibile remissione della querela stessa. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di persona diversamente abile, nonché, ovviamente, quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.
È prevista poi la procedibilità d'ufficio anche nei casi in cui lo stalker prosegue nella condotta molesta a seguito dell'ammonimento del questore: peraltro, su questa ipotesi varrebbe la pena tornare in sede di discussione in aula, dal momento che anche qui sembrerebbe più opportuno lasciare persistere la perseguibilità a querela. Infatti, se l'effetto dell'ammonimento è quello di far scattare la perseguibilità d'ufficio, la vittima potrebbe essere indotta addirittura a rinunciare in partenza a ricorrere all'autorità di pubblica sicurezza, per evitare di essere poi costretta, in caso di inottemperanza all'ammonimento dal parte del molestatore, a subire un processo penale d'ufficio anche contro la sua volontà e il suo interesse (con ogni riflesso psicologico e di tutela della riservatezza).
All'articolo 577 del codice penale si aggiunge un'altra circostanza aggravante dell'omicidio, che si realizza se il fatto è commesso «dall'autore degli atti persecutori di cui all'articolo 612-bis e in occasione dei medesimi».
L'articolo 2 della legge prevede l'ammonimento del questore. Si tratta di uno strumento di notevole utilità, visto che, nei casi meno gravi, lo stalker, se ammonito dal questore, potrebbe desistere dai suoi atti persecutori. Il ricorso immediato e brutale allo strumento penale, infatti, potrebbe addirittura sortire effetti boomerang, ed accrescere l'ossessione dello stalker, e la sua pericolosità. L'approccio allo stalking, insomma, deve essere il più possibile graduale, onde prevenire la già più volte menzionata escalation di violenza del molestatore.
L'articolo 3 prevede una serie di modifiche al codice di procedura penale.
Viene in primo luogo aggiunta la fattispecie di cui all'articolo 612-bis fra quelle per cui è consentita l'intercettazione di conversazioni o di comunicazioni telefoniche.
Ancora, si introduce una nuova misura cautelare coercitiva consistente nel divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa ovvero dai suoi prossimi congiunti o conviventi, che integra il quadro già delineato, per i reati realizzati in ambito familiare, dall'articolo 282-bis del codice di procedura penale.
Si stabilisce che il giudice possa vietare all'imputato di comunicare con qualsiasi mezzo sia con la vittima sia con persone ad essa affettivamente legate.
Qualora la frequentazione dei luoghi frequentati dalla vittima sia necessaria anche per l'imputato, si prevede che il Pag. 148giudice possa stabilire nel provvedimento le modalità e le limitazioni della frequentazione.
I provvedimenti restrittivi (articolo 282-quater del codice di procedura penale) dovranno essere comunicati all'autorità di pubblica sicurezza, alla vittima e ai servizi socio-assistenziali del territorio.
La nuova misura cautelare appare di notevole importanza nella lotta allo stalking, e trova riscontro anche a livello comparatistico in molte legislazioni in materia. Colmando tale lacuna dell'ordinamento non accadrà più quanto si è verificato già fin troppe volte: violenze sessuali ed omicidi dei quali sono vittime donne che si sono in precedenza rivolte agli organi di polizia per chiedere protezione nei confronti di chi le perseguita e per poi sentirsi rispondere che la legge non fornice strumenti adeguati di tutela.
Si prevede poi una modifica all'articolo 392 del codice di procedura penale, aggiungendo la fattispecie in esame fra quelle per cui è possibile richiedere l'incidente probatorio. In particolare si stabilisce che, qualora tra le persone interessate all'assunzione della prova ci siano minorenni, il giudice stabilisce il luogo, il tempo e le modalità particolari attraverso cui procedere all'incidente probatorio quando le esigenze delle persone lo rendono necessario od opportuno. A tale fine l'udienza può svolgersi in un luogo diverso dal tribunale avvalendosi il giudice, ove esistano, di strutture specializzate di assistenza o, in mancanza di queste, disponendo che l'udienza si svolga presso l'abitazione della persona interessata all'assunzione della prova.
La ratio di tale misura risiede nell'esigenza di limitare il più possibile la reiterazione del confronto in sede giudiziaria con la ricostruzione di esperienze drammatiche e dolorose. Inoltre, al fine di limitare i traumi derivanti dalle reiterate persecuzioni, viene estesa anche al maggiorenne infermo di mente la possibilità di usufruire, durante il giudizio, dell'utilizzo dello specchio unidirezionale e dell'impianto citofonico.
L'articolo 4 modifica l'articolo 342-bis del codice civile, prolungando a dodici mesi l'efficacia del decreto del giudice con cui si ordinano la cessazione della condotta criminosa, l'allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.
In Commissione sono state introdotte alcune misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori, rinviando all'esame in Assemblea l'eventuale introduzione di altre misure, come l'istituzione di uno sportello aperto al pubblico e di un numero verde nazionale allo scopo di dare sostegno alle persone che si ritengono vittime di atti persecutori. Nel testo (articolo 4) si prevede che le forze dell'ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori hanno l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai Centri antiviolenza presenti sul territorio, ed in particolare nella zona di residenza, e di provvedere inoltre ad accompagnare la vittima presso tali strutture, qualora ne faccia espressamente richiesta. La Commissione Affari sociali chiede di sopprimere quest'ultima parte. Si tratta di una disposizione che offre una ulteriore forma di tutela delle vittime che serve a far sentire queste meno sole di quanto si sentono tutte le vittime di reati commessi da una parte forte nei confronti di una parte oramai sempre più debole.
L'articolo 5 reca la clausola di invarianza finanziaria, e l'articolo 6 l'entrata in vigore della legge, al giorno successivo alla sua pubblicazione, vista l'urgenza di una legge a lungo attesa dalle varie parti politiche e dalla cittadinanza per la tutela delle donne e in genere delle persone deboli, e finalmente, si auspica, prossima all'approvazione.
Nel concludere vorrei auspicare un esame in Assemblea caratterizzato dallo stesso spirito collaborativo con cui in Commissione tutti i gruppi hanno dato un contributo fattivo all'approvazione di un testo non solo condiviso, ma anche adeguatoPag. 149 per tutelare le vittime di un reato tanto grave quanto quello degli atti persecutori.

TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO GUIDO MELIS IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 1440-A

GUIDO MELIS. Signor Presidente, considero la discussione che si apre oggi un fatto di grande rilevanza, tale da poter essere a buon diritto annoverato tra le pagine più significative della storia parlamentare italiana, almeno di queste ultime legislature.
Con la legge che ci apprestiamo a varare, che il Partito democratico ha per la sua parte fortemente auspicato e tenacemente voluta, si pone finalmente riparo a un vuoto normativo grave, ponendo il nostro Paese tra quelli nel mondo che per primi anche se nel nostro caso non più tempestivamente di altri che ci hanno preceduto hanno saputo ravvisare la gravità di un reato odioso e specifico, dalle conseguenze sociali rilevantissime e dolorosissime ed hanno saputo porvi adeguatamente riparo. Consenta anche a me di ricordare, signor Presidente - lo hanno fatto già altri - come il tema fosse stato già posto e molto efficacemente, sin nella scorsa legislatura quando ben diciannove proposte di legge, presentate da tutte le parti politiche, furono condensate in un testo unico che sarebbe dovuto approdare al vaglio dell'aula di Montecitorio a fine febbraio, ma il cui cammino ebbe a subire un arresto a causa della caduta prematura del Governo Prodi.
Vorrei anche io rammentare come il Partito democratico (o le forze politiche che di questo partito oggi fanno parte) avessero concorso già allora, e in modo determinante, a compiere quel primo tratto di strada. In particolare ricordo che sul finire della precedente legislatura la Commissione giustizia approvò a larga maggioranza e dopo una significativa discussione, un provvedimento che disciplinava tanto lo stalking quanto l'omofobia.
Un testo a nostro avviso molto equilibrato, che giustamente affrontava insieme, sulla base della stessa impostazione concettuale, casi di molestia sessuale tra loro non distinguibili.
Abbiamo proposto in Commissione giustizia che proprio da qui, da quel progetto o comunque da quella impostazione dovessimo ripartire nella presente legislatura, per approvare un provvedimento condiviso a tutela dei soggetti più deboli. Il testo presentato dall'onorevole Pollastrini, la proposta di legge n. 1231, non ha fatto altro che riprendere quel progetto, mettendo a frutto il buon lavoro compiuto nella scorsa legislatura.
Ebbene, abbiamo dovuto prendere atto - ed è questo un motivo di serio rammarico che voglio qui rappresentare, pur nel giudizio generalmente positivo sul testo oggi in discussione - di una immotivata chiusura della maggioranza su un tema (la tutela di coloro che subiscono violenza propriamente in ragione dell'odio verso la loro condizione di omossessuali) che non avrebbe dovuto e non dovrebbe a mio avviso giustificare invece alcuna divisione tra di noi.
Rivendichiamo, dunque, signor Presidente, la nostra parte nella battaglia per introdurre nell'ordinamento e sanzionare adeguatamente il reato di stalking.
Abbiamo riscontrato nel dibattito svoltosi nella Commissione giustizia a partire dall'estate scorsa che su un tema tanto importante e delicato, così strettamente intrecciato alla difesa dei diritti dei cittadini, ed in particolare delle donne, è stato possibile realizzare, tra maggioranza e opposizione, pur nel rispetto dei ruoli reciproci, un'ampia convergenza politica. Tanto ampia da indurre a un certo punto dei lavori la presidente della Commissione, la collega Bongiorno, e gli stessi colleghi della maggioranza a costituire un comitato ristretto, allo scopo di realizzare, a partire dalle varie proposte presentate dai diversi gruppi politici, un unico testo base sul quale poi elaborare la proposta finale da sottoporre all'Aula.Pag. 150
Decisione saggia, accolta con soddisfazione dal Partito democratico, figlia di un clima nel quale le pur esistenti diversità di accento avrebbero certamente trovato proficuamente sintesi nel confronto e nel lavoro comune.
Mi rammarico molto, ci rammarichiamo (lo dico ai colleghi della maggioranza, in particolare a quelli che siedono nella Commissione giustizia), che con un atto improvviso del quale non ci avete saputo spiegare la ragione, e che nessuna ragione in effetti trovava nel dibattito precedentemente svoltosi nella nostra Commissione, abbiate voluto cancellare quel comitato ristretto e vanificare il suo possibile progetto di lavoro per adottare con decisione unilaterale il testo presentato dal Ministro Carfagna quale testo base della successiva elaborazione della proposta.
Testo, quello Carfagna, che, in definitiva, poco si discostava (se non per qualche suo visibile difetto) da quello che sarebbe certo scaturito unitariamente e più proficuamente dalla fusione e sintesi dei progetti precedentemente depositati da tutti.
Dico questo (e qui chiudo subito questo breve passaggio polemico) per sottolineare come, a fronte di un atteggiamento responsabile delle opposizioni e specificamente del Partito democratico, sia stato ancora una volta difficile, per non dire impossibile, intendersi sulle cose anche quando sarebbe possibile farlo con facilità; e ciò per l'esclusiva ragione che qualcuno preferisce porre il timbro del Governo su qualche provvedimento in più piuttosto che legiferare - dove è possibile - nel confronto e nell'accordo del Parlamento, ascoltando l'opposizione e condividendone le ragioni, quando queste ragioni sono condivisibili. Un piccolo atto di arroganza, da dittatura della maggioranza: piccolo, a confronto di quelli cui abbiamo assistito molte altre volte e in altre occasioni in quest'Aula, coi ripetuti voti di fiducia e le chiusure preconcette a discutere. Piccolo, ma tuttavia significativo. Questa del resto, e qui chiudo davvero sul punto, è questione più vasta, che investe il vostro modo di stare in Parlamento, il vostro modo di legiferare, la vostra stessa concezione angusta e strumentale della democrazia parlamentare.
Ritorno dunque alla legge. Nel nostro Paese, secondo l'Osservatorio stalking, almeno una volta nella vita il 20 per cento della popolazione (in maggioranza sono donne) subisce molestie sessuali assillanti. I comportamenti riscontrabili con maggiore frequenza, spesso associati tra loro in modalità mista, sono i seguenti: invio di lettere e fiori, in forma espressa o anonima; telefonate insistenti; mail indesiderate; pedinamenti; sorveglianza assidua sotto casa; danni alla proprietà; violazione di domicilio; visite o irruzioni sul luogo di studio o di lavoro; appostamenti vari; minacce; violenza a terzi; violenza fisica di diversa entità; violenza sessuale; tentato omicidio; omicidio-omicidio di familiari; omicidio-suicidio.
Spesso queste molestie si presentano associate tra loro; spesso si protraggono per lungo tempo, in un crescendo di intrusioni nella vita privata della vittima che provoca in essa stati gravi di ansia, sofferenze psicologiche più o meno accentuate, veri e propri stati depressivi. Talvolta comportano conseguenze materiali consistenti, come la necessità di abbandonare il posto di lavoro, di cambiare la residenza, di modificare sensibilmente le proprie abitudini di vita. Spesso incidono in modo irreparabile sulla personalità della vittima. In alcuni casi (statisticamente non irrilevanti) si risolvono nell'esplosione di violenza brutale, in lesioni anche gravi, persino nella provocazione di suicidi e in omicidi.
In Italia, l'86 per cento delle vittime dello stalking è donna ed ha un'età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (il 20 per cento), tra i 35 ed i 44 (il 6,8 per cento) o dai 55 anni in poi (1'1,2 per cento). La maggioranza dei comportamenti assillanti vengono messi in atto da partner o ex-partner di sesso maschile (in Italia il 70 per cento degli stalker è uomo), con un'età compresa tra i 18 ed i 25 anni (nel 55 per cento dei casi) quando la causa Pag. 151è di abbandono o di amore respinto; o superiore ai 55 anni quando si tratta di una separazione o di un divorzio.
A differenza di quanto accade negli Stati Uniti (dove dal 1994 esiste in tutti gli Stati una specifica legge sullo stalking), nel Regno Unito (dove nel 1997 è stato adottato un «Protection from Harassment Act») e nel Canada (dove pure è stato introdotto il delitto di molestia criminale in relazione a comportamenti quali il pedinamento sistematico, l'intrusione nei luoghi di residenza o di lavoro, le minacce alla persona e ai suoi familiari), in Italia si poteva contare sinora solo sulla debole tutela offerta all'articolo 660 del codice penale, cioè su una fattispecie genericamente riferita ai casi di molestia o disturbo della persona.
Come è noto, il reato di molestia non era, nel nostro codice penale, considerato come delitto ma come semplice contravvenzione. Il che comportava che nella normativa vigente la vittima della violenza non trovava alcuna tutela nella fase (spesso molto lunga e persistente) che costituisce il periodo preparatorio della violenza stessa, neanche di fronte al ripetuto protrarsi di atti che spesso lasciano presagire facilmente la violenza finale.
Vorrei insistere su questo punto, perché mi pare cruciale: il reato di cui stiamo parlando si caratterizza infatti per il suo protrarsi nel tempo, attraverso forme via via più stringenti di molestie, quasi sempre in un crescendo di atti che può (non necessariamente deve, ma la statistica dice spesso può) concludersi con un atto di violenza più o meno definitivo. È dunque fondamentale la tempistica: intervenire prima, in chiave di prevenzione, interrompendo la catena delle molestie sin sul suo nascere e impedendo quell'escalation che, quando si realizza incontrastata, ha l'effetto di confermare lo stalker nei suoi intenti (dandogli una sorta di sensazione di potere illimitato nei confronti della sua vittima) e di provocare nella vittima, al tempo stesso, un crescendo di stati ansiosi e depressivi via via più pericolosi, che ne indeboliscono le resistenze alle pressioni ricevute e la fanno entrare per così dire in un tunnel psicologico sovente senza ritorno, nel quale il rapporto con il persecutore sovrasta qualunque altro aspetto o momento della propria vita privata, occupa tutta la sfera delle emozioni e dei sentimenti, diventa l'assillo fisso e insopportabile dell'intera giornata.
Ebbene, non esiste attualmente, non esiste ancora in base alla legislazione vigente che ci accingiamo a modificare, la possibilità concreta di chi è vittima dello stalking di difendersi nei momenti anteriori, per così dire «preparatori» della violenza finale. Sono frequenti infatti (basta scorrere le cronache tragiche degli ultimi anni) i casi di violenze anche gravissime o persino di omicidi preceduti da lunghe viae crucis, nelle quali anche ripetuti atti formali di denuncia da parte della vittima risultano essere rimasti, per difetto della legislazione vigente, senza adeguata risposta. In Italia (mi limito a questo solo dato) il 5 per cento degli omicidi è preceduto da atti di molestia e persecuzione definibili come stalking. In quasi la totalità di questi casi quegli atti sono rimasti senza un'efficace sanzione ed hanno potuto protrarsi sino a giungere al loro tragico esito finale. Basterebbero queste prime considerazioni per dire l'enorme rilevanza dell'introduzione dello stalking nell'ambito della nostra legislazione penale. Non si tratta - è questo un punto che mi sta molto a cuore - di una legge classificabile in un indirizzo normativo per così dire «di genere», per quanto nulla vi sarebbe da criticare ove fossimo in presenza di un simile indirizzo legislativo e si legiferasse nel suo ambito. Questa è una legge per le donne, è stato detto. D'accordo. Ma non è questa una legge per le sole donne, per quanto la platea delle vittime sia in larghissima parte femminile. E non lo è non solo perché le molestie possono esercitarsi anche in confronto di altri soggetti (tra i quali, torno a rammentarlo, le statistiche indicano gli omosessuali), ma perché il senso di una legge come quella che abbiamo di fronte è generale, chiama in causa i diritti di tutti i cittadini, influisce - vorrei dirlo esplicitamente, se non suona Pag. 152troppo retorico - sul livello stesso, sulla gradazione della nostra civiltà giuridica.
È per questi motivi, signor Presidente, che i nostri emendamenti in Commissione e quelli che presentiamo in Aula sono stati e sono più che mai volti ad uno spirito costruttivo, di miglioramento di alcuni punti del progetto di legge. Altri colleghi meglio e più puntualmente di me ne illustreranno partitamente la sostanza. Qui vorrei solo richiamare alcune linee guida che ci hanno mosso.
In primo luogo abbiamo ritenuto di insistere, più di quanto non facesse inizialmente il progetto del Governo, sul fatto che le molestie e l'eventuale violenza si realizzano spesso (direi in modo preponderante) all'interno della famiglia, nel chiuso del matrimonio o nell'ambito (ciò che accade spessissimo) di un rapporto tra ex coniugi. È per questo che è stata introdotta, specialmente su istanza nostra e della Lega, l'aggravante approvata in Commissione.
In secondo luogo abbiamo agito sul livello per così dire amministrativo, cercando di rendere meno burocratico e difficoltoso il procedimento di coinvolgimento dell'autorità di pubblica sicurezza già nella prima fase, ancora informale, nella quale la vittima, senza ancora voler formalizzare la denuncia, può tuttavia allentare tale autorità circa i primi atti di molestia ricevuti e provocarne una sorta di coinvolgimento preventivo.
È un punto questo di particolare rilevanza, perché il reato di stalking e il contesto (e le modalità) attraverso i quali si determina appare sfuggente, talvolta di difficile identificazione persino da parte della vittima: sviluppandosi, come ho detto per stadi, in un crescendo di pressioni, invasioni della privacy, molestie e violenze la cui sequenza soltanto evidenzia alla fine l'identità del reato. Ed è dunque da prevedersi, in questo ambiguo contesto, la possibilità di rimedi preventivi, per così dire in corso d'opera, affidati prima ancora che alla formalità degli atti giudiziari alla attività informale degli organi di polizia. In questo senso vanno la proposta che la persona offesa possa esporre i fatti dei quali è vittima nel luogo di abituale dimora (e non necessariamente in Questura) e il nostro emendamento in Commissione sull'istituzione di uno sportello aperto al pubblico collocato capillarmente sul territorio, ad esempio presso le prefetture, e con personale specializzato al fine di realizzare punti di ascolto e di primo soccorso per le vittime.
Naturalmente il punto esige che le autorità di pubblica sicurezza, a tutti i livelli (anche a quelli più periferici), sviluppino nei confronti del reato di stalking una peculiare sensibilità professionale. Il che implica certamente introdurre al centro di specifiche competenze (come si comincia a fare - do atto al Governo di avere accolto in parte le nostre istanze - istituendo un gruppo di undici carabinieri - troppo pochi, certo (ha ragione Paola Concia) - composto per lo più di personale femminile, che - cito le parole del comandante generale dell'Arma Siazzu - «non si occuperà di indagini di polizia giudiziaria ma sarà di supporto al Dipartimento delle Pari opportunità per lo studio e il monitoraggio del fenomeno e per la formazione del personale che sarà chiamato ad interessarsi di questo problema»; o istituendo - anche questo è un fatto positivo - presso il Reparto analisi criminologiche del Racis, il Raggruppamento investigazioni scientifiche, la Sezione «atti persecutori»).
Ma implica anche (l'applicazione efficace di questa legge) che la lotta allo stalking venga inserita decisamente nei programmi di formazione delle scuole di polizia e nei percorsi formativi dei militari dell'Arma; e fatta oggetto di specifici moduli didattici nell'ambito dei programmi della Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, cui principalmente è delegata la funzione di preparare i funzionari di prefettura.
Occorre cioè - vorrei dirlo al Governo - che la cultura della repressione dello stalking cessi di appartenere a settori di nicchia delle pubbliche amministrazioni per divenire patrimonio condiviso di tutti gli operatori pubblici che, a qualunque Pag. 153livello, sono chiamati da questa legge a prevenire, contrastare e reprimere il fenomeno.
Perché, naturalmente - e con ciò ho concluso, signor Presidente - noi non abbiamo bisogno di una legge bandiera, i cui effetti restino sulla carta della Gazzetta Ufficiale. Viene dal Paese, dalla cronaca triste e spesso tragica di tutti i giorni, il senso di quella che appare ed è una vera e propria emergenza sociale. Il Parlamento italiano scrive oggi, in risposta a questa emergenza, una buona pagina di politica legislativa, alla quale il Partito democratico è consapevole e fiero di avere concorso in modo determinante. Ci auguriamo che i poteri esecutivo e giudiziario sappiano adesso fare buon uso di questa legge.

TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO FABIO EVANGELISTI SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 1907

FABIO EVANGELISTI. Colleghi, il provvedimento in esame, la proposta di legge n. 1907, d'iniziativa del Governo, intende ratificare la convenzione tra Italia e Stati Uniti d'America (firmata nel 1999 ma arricchita da Scambi di Note nel 2006 e nel 2007)) per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi e le evasioni fiscali.
Come tutti sappiamo, le Convenzioni internazionali contro la doppia imposizione rappresentano uno strumento di politica internazionale tributaria necessario ad evitare il fenomeno per cui lo stesso presupposto sia soggetto due volte a imposizione fiscale in due diversi Stati.
Infatti, lo scopo precipuo di tale intervento normativo è quello di evitare la tassazione del reddito sia nel Paese in cui è stato prodotto sia in quello di residenza del soggetto che lo ha prodotto. Come accade per tutte le Convenzioni internazionali che vengono stipulate tra Stati, e poi ratificate dai rispettivi Parlamenti, le norme ivi previste, considerate di rango superiore, prevalgono su quelle che fanno capo alla legislazione nazionale in materia, consentendo in tal modo al giudice tributario di disapplicare la normativa interna per applicare quanto previsto dalla Convenzione.
Di questo provvedimento possiamo senza dubbio sottolinearne la rilevanza perché rappresenta a tutti gli effetti uno strumento di politica internazionale e pone le basi per una sempre più proficua intesa e collaborazione economica tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, anche alla luce delle modifiche nel frattempo intervenute nei rispettivi regimi fiscali (questa Convenzione infatti sostituisce la precedente del 1984), rendendo così possibile una maggiore equità nella distribuzione del prelievo fiscale tra lo Stato in cui viene prodotto il reddito e lo Stato di residenza dei beneficiari dello stesso.
Proprio per garantire questa equità è importante però che ratifiche come questa di cui stiamo discutendo vengano approvate in tempi più consoni, più rapidi. Relativamente ai tempi di ratifica c'è da sottolineare come i ritardi conseguenti alla lentezza nell'approvare le Convenzioni spesso si traduca da una parte in lungaggini burocratiche, come quelle che devono subire, ad esempio, i ricercatori universitari in Italia, e dall'altra un maggior costo per l'erario.
In ogni caso, con l'approvazione di questa importante Convenzione sarà ora possibile, a molta distanza dalla ratifica di precedenti accordi su questa materia, avviare concretamente le disposizioni sulla doppia imposizione fiscale ed è per questo che l'Italia dei Valori darà voto favorevole a questo provvedimento.

TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO FABIO EVANGELISTI IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 2047-A

FABIO EVANGELISTI. Nel rilevare con piacere che questa volta al decreto-legge che ci apprestiamo a convertire in legge non è stato accorpato nessun altro provvedimento Pag. 154«analogo», come è accaduto lo scorso ottobre con il decreto-legge n. 147 del 2008, noto invece con dispiacere la svolta «militare» (spero non anche militarista) contenuta in questo decreto, nel senso di una maggiore forza data alla presenza dei militari ai quali viene riconosciuto un ruolo non solo di garanti della sicurezza, ma anche del benessere delle popolazioni da assistere, a scapito della presenza dei civili.
Infatti, nelle voci di spesa non sono più previsti (più esattamente spariti) gli oltre 100 milioni di euro che, nel precedente decreto, garantivano fondi alle attività di cooperazione civile. Ebbene, è certo che, dopo che la finanziaria ha ridotto a 320 milioni di euro il contributo alla cooperazione, con una riduzione di oltre il 56 per cento di quanto previsto dalla manovra 2008, questa ulteriore decisione arriva come una mazzata, laddove l'Italia aveva assunto, a livello internazionale, impegni vincolanti per stanziare entro il 2010 lo 0,51 per cento del PIL per poi raggiungere lo 0,7 previsto per il 2015. Gli obiettivi del Millennio si possono ormai considerare carta straccia.
Per fortuna, in Commissione abbiamo messo una pezza con un emendamento del relatore per ripristinare 45 milioni di euro per i primi sei mesi. È davvero triste constatare come la prima voce di spesa a «pagare» per le crisi finanziarie ed economiche, provocate comunque da adozioni di etiche discutibili a qualsiasi livello, è la solidarietà, ovvero lo slancio verso la cooperazione che non è solo aiuto concreto ai piani di sviluppo di paesi in difficoltà, ma è anche aiuto a noi stessi, come esseri umani. I fondi affidati alla Direzione generale cooperazione della Farnesina sono stati di fatto cancellati così come sono scomparse le voci a supporto della ricostruzione o dei processi di pace e di stabilizzazione, che configuravano l'opera e il lavoro dei cooperanti e che ha sempre caratterizzato le missioni italiane all'estero. Insomma, tutto adesso passa in mano ai militari.
In questo testo, i commi 1 e 2 dell'articolo 6 consentono all'amministrazione della difesa, di attivare le procedure d'urgenza per l'acquisizione di beni e servizi in caso di urgenti esigenze connesse con l'operatività dei contingenti e accertata l'impossibilità di provvedere attraverso contratti già operanti ma, soprattutto, viene autorizzata a ricorrere, in caso di necessità e urgenza, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato e ai capitolati d'oneri, ad acquisti, in relazione alle esigenze di revisione generale, di mezzi da combattimento e da trasporto, di esecuzione di opere infrastrutturali aggiuntive e integrative, di apparati di comunicazione e per la difesa nucleare, biologica e chimica.
Nel mio intervento sul precedente decreto di proroga, il n. 147, avevo sottolineato la questione dei tagli alla Difesa, stigmatizzata dallo stesso ministro, perché poteva avere ripercussioni sul ruolo internazionale dell'Italia, con particolare riferimento all'Afghanistan dove l'impegno di tutti è rivolto soprattutto al consolidamento delle istituzioni democratiche e alla lotta al narcotraffico, anche se quest'ultima prospettiva appare ormai logorata. Che la crisi in Afghanistan costituisca il reale terreno di sfida per la comunità internazionale, e per l'Italia, a differenza di altre aree di crisi nelle quali la presenza militare è integrata in un processo politico avviato verso una soluzione, come nel caso dei Balcani, è chiaro a tutti.
Dopo l'attentato nella provincia di Herat, lo scorso novembre, dove operano anche i militari italiani, nel quale sono rimasti uccisi due soldati spagnoli, è stata sollecitata la necessità di aumentare i fondi per le missioni internazionali e garantire quindi anche la sicurezza dei militari impegnati in Afghanistan. Certo, conosciamo tutti i rischi legati alla nostra presenza in questa zona delicata e credo vada garantita l'incolumità dei nostri militari, ed è ovvio che perché questo si verifichi necessitano maggiori fondi. Ma lo stesso Ministro della difesa ha realisticamente precisato che questo significa che non si può più garantire la presenza dell'Italia in tutte le missioni previste in questo decreto, che vieppiù si arricchisce Pag. 155anziché diminuire. L'ultimo «ingresso», infatti, è la missione che ci vede (dovrebbe vedere) impegnati in Georgia dopo l'ultima crisi con la Russia. Allora forse è il caso di cominciare a riconsiderare questo nostro impegno internazionale che sembra avere le stesse caratteristiche dell'universo: continua a espandersi.
Tornando al decreto in oggetto, è prevista addirittura una nuova voce di spesa non prevista dal precedente governo: 16,3 milioni destinati all'impiego di personale militare negli Emirati Arabi Uniti, Bahrain e a Tampa, si legge «per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan ed Iraq» ma non appaiono molto chiari i criteri di necessità, come anche gli 8,7 milioni per la missione antipirateria in Somalia. Sono previsti aumenti sensibili dei finanziamenti ai Cimic militari (la cooperazione civile-militare) per Libano e Balcani, un leggero decremento per i Prt (i provincial reconstruction team) già varati in Iraq, e ora anche in Afghanistan , compensato però da un «artificio contabile», ovvero vengono erogati 100 milioni di euro (su dodici mesi) per assicurazioni, trasporti e infrastrutture militari. Ma l'aumento per la Amministrazione della difesa appare eclatante se si considera che si tratta di cifre che riguardano il primo semestre 2009 a fronte di quelle che, nel 2008, coprivano un anno intero.
Stante queste le cifre previste, la sola missione militare in Afghanistan avrà un sostanziale aumento da 350.069.105 euro a 242.368.418 per il primo semestre, vale a dire che siamo quasi a 500 milioni per l'intero anno. Le cifre previste per la missione in Libano restano quasi invariate, mentre quelle previste per la nostra presenza nei Balcani passa da 159 milioni nel 2008 a oltre 97 nei primi sei mesi dell'anno in corso. Il Ministro Ignazio La Russa ha pubblicamente ringraziato per questo!
Su questo provvedimento non è scontato il voto favorevole del gruppo Italia dei Valori.

VOTAZIONI QUALIFICATE
EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. ddl 1907 - voto finale 378 377 1 189 377 67 Appr.
2 Nom. ddl 2041-A - articolo 1 432 426 6 214 421 5 65 Appr.
3 Nom. articolo 2 482 446 36 224 444 2 63 Appr.
4 Nom. articolo agg. 2.01 487 475 12 238 227 248 62 Resp.
5 Nom. articolo agg. 2.02 485 476 9 239 228 248 61 Resp.
6 Nom. em. 3.98 495 291 204 146 33 258 59 Resp.
7 Nom. em. 3.65 496 304 192 153 45 259 59 Resp.
8 Nom. em. 3.1 503 299 204 150 43 256 59 Resp.
9 Nom. em. 3.15 502 305 197 153 50 255 59 Resp.
10 Nom. em. 3.32 500 298 202 150 47 251 58 Resp.
11 Nom. em. 3.297 498 295 203 148 45 250 58 Resp.
12 Nom. em. 3.247 506 298 208 150 43 255 58 Resp.
13 Nom. em. 3.207 493 293 200 147 44 249 58 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M= Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. em. 3.167 499 301 198 151 49 252 58 Resp.
15 Nom. em. 3.99 493 294 199 148 46 248 59 Resp.
16 Nom. em. 3.118 497 294 203 148 45 249 59 Resp.
17 Nom. em. 3.346 497 304 193 153 51 253 58 Resp.
18 Nom. em. 3.330 496 314 182 158 59 255 58 Resp.
19 Nom. em. 3.314 498 316 182 159 59 257 58 Resp.
20 Nom. em. 3.300 494 309 185 155 53 256 58 Resp.
21 Nom. em. 3.1344 495 304 191 153 56 248 58 Resp.
22 Nom. em. 3.1205 493 305 188 153 51 254 58 Resp.
23 Nom. em. 3.1065 488 305 183 153 51 254 58 Resp.
24 Nom. em. 3.995 498 314 184 158 56 258 58 Resp.
25 Nom. em. 3.925 500 310 190 156 54 256 58 Resp.
26 Nom. em. 3.785 496 305 191 153 49 256 57 Resp.
INDICE ELENCO N. 3 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nom. em. 3.715 494 302 192 152 50 252 57 Resp.
28 Nom. em. 3.347 498 308 190 155 47 261 57 Resp.
29 Nom. em. 3.505 498 308 190 155 51 257 57 Resp.
30 Nom. em. 3.428 496 311 185 156 51 260 57 Resp.
31 Nom. em. 3.1433 501 309 192 155 48 261 56 Resp.
32 Nom. em. 3.1411 501 306 195 154 49 257 56 Resp.
33 Nom. em. 3.1389 496 309 187 155 50 259 56 Resp.
34 Nom. em. 3.1367 504 309 195 155 51 258 56 Resp.
35 Nom. em. 3.1345 504 311 193 156 52 259 56 Resp.
36 Nom. em. 3.2431 501 310 191 156 51 259 56 Resp.
37 Nom. em. 3.2152 507 310 197 156 50 260 56 Resp.
38 Nom. em. 3.2082 504 309 195 155 48 261 56 Resp.
39 Nom. em. 3.2012 500 309 191 155 49 260 57 Resp.
INDICE ELENCO N. 4 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nom. em. 3.1872 503 306 197 154 52 254 56 Resp.
41 Nom. em. 3.1802 503 309 194 155 53 256 56 Resp.
42 Nom. em. 3.1732 500 308 192 155 54 254 56 Resp.
43 Nom. em. 3.1592 505 314 191 158 54 260 56 Resp.
44 Nom. em. 3.1434 498 305 193 153 49 256 56 Resp.
45 Nom. em. 3.1491 500 307 193 154 48 259 56 Resp.
46 Nom. em. 3.2515 482 297 185 149 48 249 56 Resp.
47 Nom. em. 3.2494 494 314 180 158 59 255 56 Resp.
48 Nom. em. 3.2474 489 306 183 154 53 253 56 Resp.
49 Nom. em. 3.2453 484 303 181 152 54 249 56 Resp.
50 Nom. em. 3.2432 495 306 189 154 51 255 56 Resp.
51 Nom. em. 3.3514 440 274 166 138 51 223 57 Resp.
52 Nom. em. 3.3375 454 274 180 138 51 223 57 Resp.
INDICE ELENCO N. 5 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
53 Nom. em. 3.3235 469 289 180 145 52 237 57 Resp.
54 Nom. em. 3.3165 480 300 180 151 55 245 57 Resp.
55 Nom. em. 3.3095 480 295 185 148 50 245 57 Resp.
56 Nom. em. 3.2955 486 298 188 150 51 247 57 Resp.
57 Nom. em. 3.2885 482 294 188 148 51 243 56 Resp.
58 Nom. em. 3.2815 486 299 187 150 49 250 56 Resp.
59 Nom. em. 3.2675 488 317 171 159 61 256 57 Resp.
60 Nom. em. 3.2516 493 317 176 159 64 253 56 Resp.
61 Nom. em. 3.2566 496 332 164 167 70 262 56 Resp.
62 Nom. em. 3.3594 496 334 162 168 80 254 56 Resp.
63 Nom. em. 3.3575 499 329 170 165 72 257 56 Resp.
64 Nom. em. 3.3555 496 329 167 165 78 251 56 Resp.
65 Nom. em. 3.3535 493 335 158 168 79 256 56 Resp.
INDICE ELENCO N. 6 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 78)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
66 Nom. em. 3.3515 503 335 168 168 83 252 56 Resp.
67 Nom. em. 3.4593 502 338 164 170 81 257 56 Resp.
68 Nom. em. 3.4454 497 355 142 178 91 264 56 Resp.
69 Nom. em. 3.4314 491 340 151 171 87 253 56 Resp.
70 Nom. em. 3.4244 487 324 163 163 76 248 57 Resp.
71 Nom. em. 3.4174 483 318 165 160 70 248 57 Resp.
72 Nom. em. 3.4034 490 323 167 162 72 251 57 Resp.
73 Nom. em. 3.3964 491 330 161 166 74 256 57 Resp.
74 Nom. em. 3.3894 484 323 161 162 71 252 56 Resp.
75 Nom. em. 3.3754 478 311 167 156 63 248 56 Resp.
76 Nom. em. 3.3595 459 317 142 159 69 248 56 Resp.
77 Nom. em. 3.3640 474 326 148 164 80 246 56 Resp.
78 Nom. em. 3.4669 472 316 156 159 68 248 56 Resp.
INDICE ELENCO N. 7 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 79 AL N. 80)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
79 Nom. em. 3.4631 473 315 158 158 72 243 56 Resp.
80 Nom. em. 3.4594 477 319 158 160 72 247 56 Resp.