XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 90 di giovedì 20 novembre 2008

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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE

La seduta comincia alle 9,40.

ANGELO SALVATORE LOMBARDO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Aprea, Bocci, Boniver, Brancher, Brugger, Casero, Cicchitto, Cirielli, Cota, D'ippolito Vitale, Donadi, Gregorio Fontana, Jannone, Leo, Lo Monte, Mussolini, Soro, Strizzolo, Stucchi, Taddei e Vegas sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente ottanta, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali (A.C. 1762-A) (ore 9,42).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali.
Ricordo che nella seduta del 17 novembre 2008 si è conclusa la discussione sulle linee generali ed hanno avuto luogo le repliche del relatore e del Governo.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1762-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A - A.C. 1762-A), nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (Vedi l'allegato A - A.C. 1762-A).
Avverto che le proposte emendative presentate si intendono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalla Commissione (Vedi l'allegato A - A.C. 1762-A).
Ricordo che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A - A.C. 1762-A).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,45).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 1762-A)

PRESIDENTE. Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del Regolamento, le seguenti proposte emendative, già presentate in Commissione ed in tale sede dichiarate inammissibili, in quanto non strettamente attinenti alla materia oggetto del decreto-legge: Rubinato 01.01, il quale prevede la cessione agli IACP degli immobili di prima abitazione sottoposti a procedura esecutiva; Palomba 1.5, che reca una serie di modifiche al codice civile in materia di disciplina sanzionatoria delle false comunicazioni sociali e di altri illeciti societari; Messina 1.6 e Cambursano 1.7, che recano una delega legislativa al Governo per la disciplina delle modalità di rimborso delle quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia; Borghesi 1.9, recante modifiche al Testo unico bancario e al Testo unico della finanza relativamente alle deliberazioni assembleari per il reintegro di esponenti aziendali sospesi temporaneamente; Messina 1.12, che vincola le operazioni di ricapitalizzazione previste dal decreto all'invarianza dei costi bancari e alle commissioni su carte di credito e bancomat; Ceccuzzi 1.41, recante modifiche al regime di detraibilità degli oneri per interessi passivi sui mutui per l'acquisto della prima casa; Cambursano 2.2, che autorizza la Cassa depositi e prestiti a favorire l'erogazione di finanziamenti alle piccole e medie imprese; Cambursano 2.01, che autorizza la Cassa depositi e prestiti a finanziare progetti di pubblica utilità; Ceccuzzi 3.9, recante una modifica al Testo unico bancario in materia di sanzioni penali per l'utilizzo di documentazione contraffatta nell'attività di credito al consumo; Rubinato 3.10, volto a prevedere la concessione di un termine per il rimborso residuo dei mutui in favore di imprenditori ai quali le banche abbiano revocato il mutuo stesso a seguito di interruzione nel pagamento delle rate; Strizzolo 3.04, volto ad estendere le disposizioni del decreto-legge n. 7 del 2007 in materia di estinzione anticipata dei mutui, portabilità, divieto di addebito di spese ed estinzione dell'ipoteca relativa a mutui immobiliari, anche alle operazioni di cancellazione delle medesime ipoteche su beni immobili ubicati nei territori dove vige il sistema catastale tavolare; Boccia 4.01, nonché l'analogo Boccia 4.0103, non previamente presentato in Commissione, volti ad introdurre un limite massimo al tasso d'interesse applicabile ai mutui per l'acquisto della prima casa; Fluvi 4.04, nonché l'analogo Ceccuzzi 4.0100, non previamente presentato in Commissione, che intervengono sulla disciplina degli studi di settore; D'Antoni 4.06, che sostituisce l'articolo 2 del decreto-legge n. 97 del 2008, in materia di fruizione del credito d'imposta per l'acquisizione di beni strumentali nuovi nelle aree svantaggiate; Fluvi 4.07, nonché l'analogo Fluvi 4.0102, non previamente presentato in Commissione, volti ad autorizzare il Ministro del lavoro a concedere forme di sostegno straordinario al reddito di lavoratori coinvolti da fenomeni di crisi aziendale; Fluvi 4.09, nonché l'analogo Fluvi 4.0101, non previamente presentato in Commissione, volti a costituire un fondo per il finanziamento di investimenti infrastrutturali; Losacco 4.010, che reca modifiche al Testo unico bancario in materia di organizzazione delle forme di commercializzazione impiegate dagli intermediari finanziari, di svolgimento dell'attività di credito al consumo, di relative sanzioni e di recesso dai contratti di credito al consumo, nonché gli emendamenti Ceccuzzi 4.107, 4.108, 4.109 e 4.110, che ne riproducono parzialmente il contenuto; Losacco 4.011, che interviene sulla disciplina in materia di svolgimento di attività di mediazione creditizia; Losacco 4.012, volto a modificare l'articolo 8 del decreto-legge n. 7 del 2007, in materia di annotazione della surrogazione nel caso di portabilità di mutui immobiliari; Losacco 4.013, che novella il codice civile relativamente alla sottoscrizione autenticata di scritture private;Pag. 3Borghesi 5.07 e 5.08, che intervengono sulla disciplina della legge n. 311 del 2004, relativa al Fondo per i pagamenti dei debiti di fornitura; Messina 5.09, volto ad introdurre una disciplina per la certificazione dei crediti dei fornitori delle pubbliche amministrazioni; Borghesi 5.010, che novella gli articoli 8 e 8-bis del decreto-legge n. 7 del 2007, in materia di portabilità dei mutui immobiliari; Messina 5.011, volto ad innalzare il limite massimo per la compensazione automatica dei crediti d'imposta; Borghesi 5.012, Messina 5.013 e 5.014, Barbato 5.015 e Messina 5.016, che recano modifiche al Testo unico delle imposte sui redditi in materia di detraibilità degli interessi passivi per i mutui immobiliari; Di Pietro 5.017, volto ad introdurre una nuova disciplina dell'azione collettiva risarcitoria; Borghesi 5.018, in materia di entrata in vigore della disciplina relativa all'azione collettiva risarcitoria; Borghesi 5.019, volto a modificare il Testo unico bancario, estendendo l'operatività dei sistemi di garanzia dei depositanti anche ai crediti relativi alle obbligazioni indicate nella lista «Patti chiari»; Cambursano 5.020, che prevede la sospensione delle procedure esecutive immobiliari effettuate nei confronti dei mutuatari che non abbiano pagato le rate del mutuo immobiliare e che abbiano un reddito inferiore a 50 mila euro.
Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 96-bis, comma 7, del Regolamento, le seguenti proposte emendative non previamente presentate in Commissione, in quanto non strettamente attinenti alla materia oggetto del decreto-legge: Jannone 1.115 volto a novellare la disciplina delle offerte pubbliche d'acquisto totalitarie; Fluvi 4.0104, nonché l'analogo Fluvi 4.03 (previamente presentato in Commissione, ma in quella sede ritirato prima del vaglio di ammissibilità), volti a prevedere l'adozione da parte della Cassa depositi e prestiti di iniziative per ridurre l'impatto sulla finanza pubblica dell'ammissione a procedure concorsuali delle società del gruppo Lehman Brothers. Per inciso, si pone al riguardo un elegante problema di pronuncia perché le prime due lettere si dovrebbero pronunciare: «Le» perché sono tedeschi di origine, ma gli americani pronunciano: «Li», perché non conoscono il tedesco.
La Presidenza non ritiene altresì ammissibile per manifesto contrasto con la Costituzione, in base ai criteri enunciati nella riunione della Giunta per il Regolamento del 7 marzo 2002, l'emendamento Barbato 1.48, già dichiarato inammissibile in Commissione, in quanto, incidendo sulle modalità di esame da parte delle competenti Commissioni parlamentari dei decreti di cui all'articolo 1, comma 7 del decreto-legge in esame, si pone in contrasto con l'autonomia costituzionale delle Camere (per le proposte emendative dichiarate inammissibili vedi l'allegato A - A.C. 1762-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Ventucci. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI. Signor Presidente, già nell'intervento in fase di discussione sulle linee generali abbiamo messo in evidenza che non è la prima volta che si affrontano rischi e nuovi fattori di instabilità finanziaria analoghi a quelli che l'intero mondo finanziario oggi sta subendo, con possibili ricadute anche sull'economia reale, in cui si conoscono i vincenti e i perdenti, che purtroppo, come al solito, sono le classi non abbienti, i lavoratori e i consumatori.
Abbiamo anche detto che, in questi ultimi venti anni, l'innovazione tecnologica nei settori delle telecomunicazioni e dell'informatica hanno consentito, oltre all'abbassamento dei costi delle transazioni, anche la creazione di prodotti finanziari sempre più complessi, sofisticati e, purtroppo, senza una reale copertura.
In questa nostra analisi dell'Italia, ci sono due pensieri espressi dagli economisti. Il primo riguarda una forma di capitalismo, cui molto spesso si aggiunge l'aggettivo: «sfrenato», che mette al centro il profitto e l'accumulazione, e che, a lungo andare, anche in chiave moderna, può condurre ad una restaurazione, riproducendoPag. 4situazioni sociali miserevoli, proprie della prima fase del capitalismo.
L'altro modo di intendere questa nostra politica economica si riferisce al vecchio welfare system. Sappiamo quali possono essere i mali del welfare system, che può portare ad aberrazioni comportamentali che coinvolgono il senso della responsabilità e lo spirito d'intrapresa dei cittadini stessi.
Abbiamo anche fatto presente che gli economisti hanno gli occhi dietro la nuca, perché sono dei professionisti, degli studiosi, che analizzano in maniera perfetta ciò che è accaduto, possono fare anche delle ottime riflessioni sul futuro, ma sono un po' come delle Cassandre. Altrimenti, come spesso ci ammonisce l'onorevole Martino, sarebbero tutti ricchi sfondati.
Tuttavia, sta di fatto che, quando scatta la crisi finanziaria ed economica, non esiste ovviamente alcuna analisi che possa frenare ciò che avviene sia nel mondo capitalistico, in questo caso dovremmo riferirci agli Stati Uniti, sia nel modello neoconservatore, tipico di quella che è stata la politica economica italiana.
Comunque, analizzando gli emendamenti, signor Presidente, viene in mente quanto in quest'Aula è stato osservato con riferimento soprattutto alla grande crisi del 1929. Invece, andando con la memoria a vecchi studi, ho fatto riferimento alla prima crisi mondiale finanziaria che ha riguardato l'Italia: quella del 1907. In quel momento, l'Italia aveva raggiunto la stabilità economica e finanziaria, aveva ripianato il debito accumulato dopo la crisi forzosa, i flussi forzosi del 1866, aveva pagato il debito con la Maison Rothschild e aveva risanato le finanze delle casse pubbliche soprattutto con le rimesse degli immigrati.
Fu una crisi che colpì anche l'Italia. Una delle tre banche nazionali stava per fallire, ma, grazie alle riserve auree e di valuta pregiata, la Banca d'Italia riuscì a salvaguardare il sistema bancario nazionale.
Perché ho ricordato questo episodio? Perché molti dei colleghi, nel ricordare la crisi del 1929, dimenticano un piccolo particolare.
Il 1929 è un periodo in cui l'Italia aveva un Governo totalitario, che, dopo il Trattato, a mio avviso disastroso, di Versailles, stava ricostruendo l'Italia, ripeto, in maniera autoritaria, ma furono proprio quelli gli anni in cui, come ricorda l'onorevole Giorgio La Malfa in un bell'articolo apparso su La Stampa di martedì scorso, l'Italia, con Beneduce e poi con Mattioli, stava ricostruendo le basi e le regole finanziarie che tuttora sono vigenti.
La prima crisi finanziaria mondiale che ha «toccato» l'Italia, quindi, non è stata quella del 1929, ma è stata quella del 1907. Questo va detto soprattutto a beneficio di quegli studenti che hanno intenzione di vedere qual è il processo economico in cui si è sviluppato tutto l'arco.
Dobbiamo dire che, proprio grazie a quelle regole dei primi anni Trenta, in questa fase del 2008, abbiamo salvato la nostra finanza o comunque abbiamo arginato i danni già avvenuti, che sono danni annunciati con il disastro dei «titoli spazzatura» americani, ma che, purtroppo, almeno a detta del nostro Ministro dell'economia e delle finanze, a fine gennaio dovrebbero ancora acuirsi.
Proprio quelle regole degli anni Trenta ci hanno salvato. Abbiamo sempre criticato il nostro sistema bancario, che era tirato e che, ovviamente, non guardava i progetti dell'attività imprenditoriale, le richieste dall'imprenditore, ma guardava semplicemente se l'imprenditore che chiedeva soldi, che chiedeva, ovviamente, l'utilizzo del risparmio, avesse coperture finanziarie adatte, purtroppo non commisurate alla richiesta, ma, delle volte, triplicate o quadruplicate.
In questo momento così particolare, con regole antiche, che, ripeto, hanno salvato in questo momento la nostra economia, nel leggere gli emendamenti, al di là delle valutazioni di ammissibilità o meno della Presidenza e al di là del parere favorevole o contrario che esprimeranno il relatore e il Governo, occorre fare una notazione che, credo, sia estremamente importante.
È una riflessione che l'onorevole Messina dell'Italia dei Valori ha, con onestàPag. 5intellettuale, argomentato in sede di VI Commissione finanze, quando ha detto che l'opposizione si è sempre lamentata del fatto che i testi originari dei decreti-legge presentati dal Governo al Parlamento sono stati poi sempre ampiamente incrementati e «gonfiati» in sede di conversione, soprattutto per colpa del Governo; oggi, che il Governo non ha intenzione di modificare il decreto-legge al nostro esame, sembra strano che l'opposizione, invece, ne voglia, ovviamente, ampliare il contenuto.
Rispetto a quanto ho detto, considerato che abbiamo delle regole antiche, mi sembra assurdo che si voglia rabberciare con qualche emendamento un problema estremamente serio, che deve essere affrontato con una visione estremamente più ampia, senza dubbio con l'apporto, in questo caso, dell'opposizione.
Devo dire che, nel leggere gli emendamenti dell'opposizione, essi sono estremamente interessanti. Molti sono condivisibili, però non è questo il momento per poter, ripeto, rabberciare un testo che è nato con altro scopo: salvaguardare il risparmio dei cittadini che hanno depositato i loro denari presso le banche.
Credo che questo sia l'unico e solo argomento oggetto dei due decreti-legge (di cui, poi, uno viene assorbito dall'altro), le cui regole, ripeto, sono ancora quelle ancorate agli anni Trenta.
Per quanto riguarda la nostra parte politica, saremo estremamente contrari a tale rabberciare, anche se, ripeto, alcuni emendamenti sono condivisibili, perché la materia va rivista nel suo insieme e sono convinto che la materia sarà trattata nei prossimi provvedimenti del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Savino. Ne ha facoltà.

ELVIRA SAVINO. Signor Presidente, come è noto la crisi finanziaria di fronte alla quale ci troviamo è drammatica e significativa. Di fronte ad essa, le banche hanno cominciato a ridurre l'accesso al credito per le famiglie e le imprese, ritirando loro i fidi o non rinnovandoli più. Per il cosiddetto meccanismo di trasmissione, questo può determinare uno shock serio per le famiglie e per le imprese. Non traccerò le origini di questa crisi planetaria. Mi limiterò a dire che, comunque la si pensi, tutti possiamo trovarci d'accordo sul fatto che per velocità, estensione ed effetti che questa crisi può determinare, le sue conseguenze saranno drammatiche e ciò che si determinerà in seguito ad essa rappresenterà, comunque, un momento di rottura. Ci sarà un prima e un dopo e, quindi, si determinerà una svolta rispetto al passato.
In questa cornice di crisi estremamente problematica, si inserisce la filosofia dei decreti-legge n. 155 e n. 157 del 2008, il cui scopo è di frenare questo timore rispetto alla stabilità del nostro sistema creditizio, la cui non tenuta avrebbe conseguenze serie e pesanti sul nostro sistema finanziario. In questo senso, però, trovo sia giusto chiarire come esista una netta linea di continuità nell'azione di politica economica del Governo. Infatti, la decretazione d'urgenza in materia di risparmio, oltre ad essere in coerenza con le scelte operate dai nostri partner europei il 7 il 12 ottobre 2008 in sede di Ecofin e di Eurogruppo, prosegue il disegno che questo Governo ha avviato con la manovra economica dell'estate, con tutti decreti-legge ad essa collegati e con il disegno di legge finanziaria per il 2009 che abbiamo approvato la scorsa settimana in questa Camera. Mi riferisco, soprattutto, a quelle modifiche introdotte nella legge finanziaria, che stabiliscono che le maggiori entrate tributarie, soprattutto registrate nel prossimo anno, saranno in linea prioritaria destinate alle famiglie ed alle imprese; oppure, ad esempio, mi riferisco al fatto che nel decreto-legge n. 112 del 2008, grazie alla riduzione della spesa pubblica, le tasche dei contribuenti non saranno in alcun modo toccate.
Inoltre, ritengo che, in generale, non sia stata sufficientemente valutata la parte della manovra relativa all'economia reale (quella, appunto, disposta in finanziaria) che, invece, contiene tutta una serie diPag. 6provvedimenti ordinati in una logica di riforma strutturale. Mi riferisco alla concentrazione dei fondi europei, alla banda larga, alla riforma del processo civile e a tutta una serie di semplificazioni, fino al nucleare. Tutti gli interventi in materia economica del Governo stabiliti dall'estate fino ad oggi poggiano, quindi, su una visione di insieme che valutiamo sistemica ed organica. Ma vi è ancora di più. Vorrei rilevare come sia stata ragionevole e lungimirante la scelta del Governo di anticipare all'estate la manovra economica (stabilizzando, quindi, la finanza pubblica su tre anni) rispetto alla crisi in arrivo che, quindi, non ci ha colto impreparati. Infatti, se lo scenario della crisi ci avesse colto con una manovra finanziaria in corso, avrebbe determinato una vera avversità per il nostro Paese.
Vi è un ulteriore elemento da sottolineare: i provvedimenti sul risparmio sono stati adottati non in maniera improvvisata, ma dopo avere acquisito, in ambito europeo, i dati condivisi di economia reale e di struttura di bilanci. Senza quella condivisione con le istituzioni europee, non sarebbe stato possibile operare delle scelte in ambito nazionale e prevedere, come per esempio prevede il decreto-legge n. 155 del 2008, due fondamentali garanzie statali. La prima, sui finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia per fronteggiare eventuali crisi di liquidità (perché di crisi eventuali si parla) e la seconda sui depositi bancari dei risparmiatori. Trovo, quindi, che il decreto-legge n. 155 del 2008 costituisce un corretto strumento a presidio del risparmio, nell'ipotesi in cui le banche in se stesse non integrino in pieno il principio costituzionale della tutela del risparmio come bene pubblico.
La garanzia sui depositi - questo è evidente - ha avuto un effetto fondamentale per erigere un argine contro un possibile panico dei risparmiatori. Infatti, è facilmente intuibile cosa sarebbe accaduto se i depositanti si fossero recati agli sportelli credendo di ritirare i loro crediti: l'intero sistema sarebbe crollato. Per fortuna non siamo mai arrivati a questo e ciò lo dobbiamo, da una parte, alla maturità dei cittadini e, dall'altra parte, anche - non lo si può negare - all'efficacia che, anche mediaticamente - ha avuto la decretazione d'urgenza adottata dall'Esecutivo (ritengo, infatti, che le cose giuste vadano fatte ed anche ben comunicate). Pertanto, come in altre circostanze, anche in questa emergenza il Governo Berlusconi ha agito bene: lo ha fatto seguendo una tempistica possibile - quella che il contesto consentiva e a cui obbligava - in perfetto allineamento con gli altri Paesi europei ed ha saputo far giungere anche agli italiani il giusto messaggio di rassicurazione (e non è una cosa da poco).
Venendo allo specifico all'articolato del disegno di legge - atto Camera 1762-A - e al complesso degli emendamenti, in Commissione sono stati apportati rilevanti miglioramenti al suo impianto normativo. In particolare, all'articolo 1, è stato introdotto il comma 7-bis, che introduce una congrua tempistica all'iter parlamentare degli schemi di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, con i quali lo Stato interviene per le operazioni finanziarie a sostegno del sistema bancario.
La seconda integrazione apportata durante l'istruttoria legislativa è l'articolo aggiuntivo 1-bis del relatore, con il quale il Ministero dell'economia e delle finanze effettua, tra l'altro, operazioni temporanee di scambio tra titoli di Stato e strumenti finanziari e bancari, e concede alle banche italiane, a condizioni di mercato, una serie di garanzie statali su passività e su altre operazioni di finanziamento presso l'Eurosistema con scadenza quinquennale a decorrere dal 13 ottobre. Va precisato che la Banca d'Italia, in realtà, ha già attivato - bisogna dirlo - uno sportello che agevola le banche nell'ottenere la disponibilità dei titoli utilizzati per il rifinanziamento presso il sistema europeo di banche centrali e lo stesso Eurosistema ha rafforzato i propri interventi fornendo liquidità alle banche senza limiti quantitativi.
La terza importante modifica al disegno di legge in esame riguarda la disciplina dei conti dormienti (emendamento 4.4 nella nuova formulazione del relatore approvato in Commissione): questa modificaPag. 7attiene al funzionamento del Fondo alimentato dai conti dormienti ed ha come l'obiettivo di rafforzare gli strumenti di garanzia dei risparmiatori vittime di frodi fiscali, allineando la normativa italiana a quella europea e internazionale.
Inoltre, un particolare approfondimento merita il cuore del decreto-legge n. 155 del 2008, ossia l'intervento di ricapitalizzazione delle banche da parte dello Stato. Poiché le banche italiane hanno bisogno di rafforzare il proprio patrimonio (e questo non per un vezzo ma perché i concorrenti europei l'hanno già fatto), ma non intendono né, ovviamente, denunciare le proprie debolezze, né fornire dati relativi alla propria esposizione nei confronti, per esempio, di intermediari bancari falliti, e chiedono che venga singolarmente l'intervento statale al Governo, il Governo ha previsto una sorta di richiesta concordata, avanzata da tutti gli istituti e grazie alla quale viene scongiurato il pericolo che eventuali debolezze finanziarie e degli istituti stessi ricadano sulle famiglie e sulle imprese, contraendo il credito.
Le forme di intervento del Ministero dell'economia e delle finanze - e questo è bene chiarirlo - avverranno nel rispetto delle regole di mercato, senza esercitare alcuna governance e senza alcuna azione positiva verso il management e gli azionisti. In altre parole, sarà un intervento soft, attraverso la sottoscrizione di obbligazioni perpetue emesse dalle banche o l'acquisizione di azioni privilegiate, prive comunque del diritto di voto in assemblea. D'altra parte va detto che, in questo caso, si tratta di una patrimonializzazione necessaria per allineare, appunto, il sistema bancario alle banche europee, al fine di eliminare anche svantaggi competitivi, dal momento che quei sistemi bancari hanno oggi coefficienti di stabilità patrimoniale - e l'ho anticipato - maggiori dei nostri. Tuttavia, le iniezioni di capitale nel nostro sistema (e anche questo è bene chiarirlo rispetto alle critiche che sono state apposte a questo provvedimento) non rispondono né alla vecchia logica delle partecipazioni pubbliche - e, ovviamente, come ha più volte ribadito il Ministro Tremonti, il sistema bancario è e deve rimanere privato: lo Stato faccia lo Stato e le banche facciano le banche -, né alla logica di salvataggio diretto delle banche. Infatti, nessun istituto italiano, a differenza di quanto è successo per esempio in Olanda, in Francia o nel Regno Unito, vive al momento alcuna concreta crisi di liquidità, a parte il caso di Unicredit, che, comunque, ha provveduto autonomamente all'aumento del proprio capitale sociale.
Sempre sul piano del merito, infine, cito l'articolo 3, che favorisce la liquidità delle banche in caso di grave crisi, riconoscendo al Ministero dell'economia e delle finanze la facoltà di rilasciare la garanzia statale sui finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia alle banche italiane o alle succursali di banche estere in Italia.
Infine, l'articolo 4, comma 1, stabilisce per i correntisti, già protetti dalla garanzia interbancaria fino a 300 mila euro, l'ulteriore garanzia di Stato sul deposito. Si tratta di misure, a mio avviso, tutte necessarie e di buonsenso. Nella ferma consapevolezza che la fiducia e la paura rappresentino rispettivamente il valore e il disvalore discriminante che possono far compiere un passo indietro o in avanti rispetto a questo precipizio finanziario, il provvedimento d'urgenza in esame si pone quale presidio, precauzione e soprattutto prevenzione della tranquillità dei cittadini e dei mercati, condizioni necessarie ancorché non sufficienti per avviare le prossime misure annunciate a sostegno della domanda interna, della produzione e dell'occupazione. Tali misure comunque non violeranno gli impegni assunti in sede di applicazione del Patto di stabilità e crescita, che dovranno essere compatibili con i saldi della legge finanziaria per il 2009 e che terranno conto delle linee generali di politica economica indicate da G20 di Washington è dal prossimo Ecofin (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo,Pag. 8onorevoli colleghi, la Robin tax ha dimostrato che il Ministro Tremonti non aveva previsto la crisi finanziaria che ha colpito banche e assicurazioni. A giugno ha detto che avremmo dovuto colpire la ricchezza dei petrolieri e del sistema creditizio: quattro mesi dopo, invece di chiedere soldi, ci viene a proporre di dare soldi alle banche. Eppure la genialità del Ministro Tremonti era stata salutata dalla maggioranza come provvidenziale, proprio sulla Robin tax. La bolla immobiliare, qualche anno prima, e l'esplosione dei mutui subprime, qualche anno dopo, avrebbero però dovuto preannunciare l'insostenibilità del sistema finanziario americano e mondiale. La sequenza delle date e degli eventi tra il 2007 e il 2008 è data da un meritevole dossier realizzato dal Servizio studi di questa Camera, concernente la crisi dei mercati finanziari, che è stato consegnato a tutti parlamentari: soltanto chi non sapeva leggere o non voleva vedere, poteva non rendersi conto di quanto stava accadendo nel mondo. La finanza creativa ha generato un montante finanziario dieci volte superiore al PIL mondiale. Il fascino della finanza creativa aveva anche ammaliato, a suo tempo, il Ministro Tremonti che, già con la legge 28 dicembre 2001, n. 448 (legge finanziaria per il 2002), la prima finanziaria che egli si apprestava a fare, aveva già autorizzato, all'articolo 41, gli enti locali a investire sulla finanza derivata, attraverso gli swap. Sono passati diversi anni e i risultati dei danni prodotti nei bilanci pubblici di regioni, province e comuni sono a tutti noti, anche se la quantità ancora non è stata mai rilevata né definita, anche per gli effetti della crisi finanziaria in atto.
Occorre precisare che il coinvolgimento delle banche italiane nella crisi finanziaria mondiale è dovuto soprattutto al partenariato fornito alle grandi banche d'affari americane nella collocazione dei titoli cosiddetti «tossici» ai risparmiatori. La frantumazione dei rischi da collocare sul mercato del risparmio nazionale, che ha coinvolto famiglie e aziende, attratte dal miraggio dei maggiori rendimenti, ha avuto la complicità del sistema bancario italiano il quale sapeva, ma fingeva di non conoscere. La conseguenza di questa «catena di Sant'Antonio», che ha lasciato l'ultimo anello nelle mani di piccoli risparmiatori italiani, è stato un mucchio di scatole vuote riempite di speranze e di guadagni immaginari. Chi ha alimentato, per anni, il sogno della ricchezza facile? Chi ha affermato, anche in politica, la cultura del successo e della ricchezza? Chi aveva promesso che avrebbe fatto ricchi tutti gli italiani una volta andato al Governo?
Appartengo alla cultura della responsabilità, sono stato sempre convinto che si può diventare ricchi, ma studiando e lavorando. Con la crisi finanziaria è saltato un modello di capitalismo finanziario senza regole di un sistema dove la politica cedeva il primato all'economia, soprattutto all'economia finanziaria. Questo sistema era già regolato dagli accordi di Bretton Woods dove il dollaro era diventato lo strumento di politica economica e dove le criticità dell'economia venivano drogate dalla politica monetaria.
Questo sistema è stato dimenticato da chi ne è stato propugnatore e sostenitore, ma è stato anche denunciato, superato ed arginato con la realizzazione dell'Unione europea e la costruzione dell'euro che (lo ricordo soprattutto ad alcuni critici, in particolar modo di questa maggioranza, e mi rivolgo ai colleghi della Lega), in un quadro di economia sociale di mercato, benché ci sia la debolezza di una governance istituzionale, è ancora tutta da realizzare L'euro è stato costruito sulla base di un meccanismo che poggia su due pilastri: l'indipendenza e l'autonomia della Banca centrale europea dai governi nazionali e la definizione del suo valore lasciato al mercato quindi alla forza delle economie di riferimento.
Questo meccanismo non consente di drogare l'economia attraverso la manipolazione della moneta: l'euro misura il valore dell'economia e soprattutto dell'economia dell'Eurogruppo. I tassi di interesse sono determinati tenendo conto di due variabili: l'attesa di inflazione dimostrata dai mercati finanziari nell'impiego a lungoPag. 9termine e l'attesa di inflazione determinata a breve termine dalla massa monetaria, dal credito erogato e dai rendimenti delle attività finanziarie.
Non sono, quindi, le sollecitazioni dei Governi nazionali a determinare il tasso di interesse - e lo ha capito bene Sarkozy - ma la valutazione dei fondamentali dell'economia nazionale dell'Eurogruppo nel contesto dell'economia globale dove il cancelliere tedesco Merkel ogni giorno lo ricorda ai partner europei.
Ci troviamo di fronte ad un meccanismo che è legato all'economia reale, che mira a garantire la stabilità della moneta perché non edulcori la realtà. Il sistema creditizio europeo, soprattutto quello italiano, ha conosciuto in ritardo l'investment banking e il suo consolidamento è arrivato molto dopo quello americano.
È ben noto che le operazioni delle banche d'affari passano attraverso mercati finanziari non regolati. La trasparenza di queste operazioni è molto occasionale rispetto ai normali canali di controllo delle banche commerciali. L'intreccio di settori di queste banche, soprattutto quelle di grandi dimensioni, con quelli di banche di affari americane hanno consentito che, insieme ad altri titoli, i mutui subprime siano stati inseriti nei portafogli delle più comuni Sicav. L'inquinamento di tutto il sistema finanziario ha seguito lo stesso effetto del virus HIV che ha creato il flagello della AIDS; la risposta non poteva che essere la riaffermazione del primato della politica, la garanzia della tutela del risparmio, la stabilizzazione delle banche per il mantenimento delle linee di credito alla cosiddetta economia reale.
Altra questione è il ripensamento dell'architettura finanziaria mondiale dal momento che il sistema di autoregolamentazione ha mostrato tutti i propri limiti. Quasi tutti i Paesi hanno compiuto interventi a tutela dei risparmiatori ed a sostegno delle economie locali. La crisi di fiducia non ha consentito la sperata efficacia degli interventi, nemmeno in Paesi come il nostro dove la capitalizzazione delle banche ha retto alle turbolenze del mercato creditizio e anche alla crisi dei prestiti interbancari.
Rimane, pertanto, l'irrigidimento del sistema bancario che ha ristretto i requisiti per la concessione dei prestiti alle famiglie e alle imprese; ci riferiamo, ovviamente, al nostro sistema nazionale. Tale restrizione si somma alla crisi delle Borse, che ha tolto liquidità alle imprese quotate. La ricaduta sull'occupazione e sulla produzione era inevitabile, con tutto il peso della sua drammaticità. Si tratta, adesso, di definire le misure per l'economia reale, spostando dal sistema finanziario al sistema economico e sociale le misure di intervento.
Questo decreto-legge si può dire che abbia già perso la sua attualità. Anzi, riteniamo che, rispetto alla tempestività con cui è stato proposto al Paese, si sarebbe dovuto pensare a una identica tempestività per il sistema economico e sociale. Probabilmente, ciò non è avvenuto per la sensibilità di carattere sociale di questo Governo, che si è dimostrata molto più tardiva e lenta rispetto alla drammaticità della situazione del Paese.
Questo provvedimento, che racchiude in sé due decreti-legge, è sconnesso rispetto ad un disegno organico in cui il sistema finanziario, l'economia e gli interventi sociali siano tutt'uno. Riteniamo, quindi, che questa sia una discussione sicuramente interessante, ma che già volge al passato, soprattutto rispetto ai tardivi provvedimenti annunciati con una certa enfasi alla stampa qualche settimana fa, che presentano dei numeri di cui bisognerà verificare la sostanza e che dovrebbero essere approvati dal Governo mercoledì della prossima settimana.
Gli emendamenti presentati, oltre alle evidenti innovazioni apportate in Commissione - come è stato poc'anzi ricordato -, non esauriscono l'esigenza di organicità di un intervento legislativo a largo spettro, come noi dell'Unione di Centro, da tempo, sosteniamo, prospettiamo e su cui seguitiamo a insistere. È stato significativo, nel dibattito svolto ieri sulle mozioni, aver posto l'accento sulle tutele sociali, soprattuttoPag. 10dei lavoratori a reddito fisso, e quindi dei pensionati; il nostro collega, onorevole Pezzotta, ne ha sottolineato l'urgenza con determinazione.
Resta il fatto che il Governo si appresta a presentare degli ulteriori ritocchi al provvedimento. Sembra che sia stata annunciata la riformulazione di un'importante emendamento. Riteniamo che tale riformulazione abbia i contenuti di un nuovo emendamento e come tale debba essere valutata nell'ottica della procedura parlamentare: se presenta i contenuti sostanziali di un emendamento, deve essere posta all'attenzione dell'Aula la necessità di un rinvio in Commissione e di un'eventuale riapertura dei termini per la presentazione dei subemendamenti. Non vorrei che, in modo surrettizio, venissero poste, da parte del Governo, delle modifiche di carattere sostanziale e non meramente tecniche o di coordinamento tecnico. Preannuncio tutto ciò, per ribadire che il gruppo dell'Unione di Centro valuterà molto attentamente le riformulazioni che abbiamo avuto modo di percepire.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fogliardi. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO FOGLIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, siamo alla fase finale dell'iter di due provvedimenti urgenti, poi confluiti in uno solo, varati dal Governo per fronteggiare la crisi finanziaria che investe il nostro Paese e tutti gli altri Paesi europei, in un contesto che è internazionale. Si presenta innanzi a noi (ma i bollettini di guerra sono quotidiani) una situazione straordinariamente eccezionale, fuori dai parametri normali della crisi finanziaria ed economica, che ha assunto e purtroppo assumerà caratteri storici.
Nel dibattito dei giorni scorsi i miei colleghi hanno bene evidenziato come la crisi che sta di fronte a noi, di origine finanziaria, abbia in realtà origini e radici fortemente legate alle tendenze delle economie reali nazionali e del sistema internazionale degli ultimi anni. Si è chiusa, cari colleghi, un'epoca. Leggeremo un giorno nei libri di storia e di economia come questi mesi e questi giorni abbiano segnato la fine di un ciclo di equilibrio economico e politico iniziato nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, con la fine della guerra fredda, e quindi dell'equilibrio contrapposto tra sistemi di libero mercato, da un lato, e sistemi di socialismo realizzato dall'altro.
L'onorevole Causi nel suo intervento ha bene evidenziato nei giorni scorsi le origini di quelli che ha chiamato «squilibri reali», oggi esplosi anche tramite la crisi finanziaria, e così individuati: un permanente squilibrio negli Stati Uniti tra domanda interna e produzione tale da portare la bilancia dei pagamenti e ad una accumulazione di tale squilibrio dagli 80 ai 200 miliardi di dollari l'anno. Questa corsa degli Stati Uniti post 1989 ha consentito uno spazio che non c'era mai stato prima per tutte le economie del mondo che si continuano a chiamare emergenti, ma che in realtà, in alcuni casi importanti, sono ormai pienamente emerse.
Un ulteriore elemento è rappresentato dal fatto che la crescita statunitense di questi 25 anni non è stata, come spesso tendiamo a far passare nella discussione politica, drogata dall'economia finanziaria, bensì è stata anche un contributo reale all'economia e crescita mondiale di proporzioni enormi.
Infine, vi è stata una situazione in cui le politiche pubbliche non hanno più controllato gli elementi di distribuzione del reddito e di coesione sociale.
Questa crisi, tuttavia, non è prodotta solo dalla finanza. Gli eccessi della stessa non sarebbero stati possibili senza la crescita esponenziale dell'indebitamento pubblico e privato a livello mondiale. È una crisi che ha origine anche nella perdita di valori. La globalizzazione, che significa libertà di scambio, è diventata una deregulation fuori da ogni controllo.
Vale la pena ricordare l'epicentro di tale crisi nei Paesi anglosassoni e il pensiero a sostegno della destra liberista che ha visto nell'amministrazione Bush e nella Federal Reserve di Alan Greenspan i suoi paladini.Pag. 11
Detto questo, il quadro non cambia. Siamo di fronte - lo ripeto, onorevoli colleghi - ad una situazione eccezionale che impone una riflessione di più ampio respiro. L'onorevole Fluvi ha sottolineato nei giorni scorsi, sia in Commissione sia nel suo intervento in quest'Aula, come, pur riconoscendo la validità degli interventi e la consapevolezza - come evidenziato dal relatore, onorevole Conte - della limitata possibilità di un intervento, stante la situazione dei conti pubblici del nostro Paese, ci saremmo però aspettati da parte del Governo un atteggiamento di maggiore disponibilità.
Ci siamo trovati, invece, di fronte ad un Governo che ha rifiutato qualsiasi confronto, non solo con l'opposizione, ma con il Parlamento. Di fronte a proposte emendative non demagogiche, non propagandistiche, ma razionali, compatibili con il quadro di finanza pubblica del nostro Paese, abbiamo trovato la porta sbarrata.
Il Partito Democratico si era posto fin dall'inizio con atteggiamento di responsabilità, assolutamente adeguato alla crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo, esprimendo un giudizio positivo sulla finalità dei provvedimenti. La netta chiusura, in Commissione finanze, da parte del Governo e della maggioranza, alla quale bisogna aggiungere le dichiarazioni del Presidente del Consiglio e del Ministro dell'economia e delle finanze a Washington, al termine del G20, che confermano l'intenzione di emanare altri due decreti-legge (anche la stampa di oggi ne riporta ormai l'imminenza), rendono il provvedimento in esame una sorta di legge delega, priva di effetti, situazione alla quale purtroppo ci avete molto spesso abituato in questa legislatura.
Voglio ricordare come questo provvedimento sia stato incardinato in Commissione finanze il 16 ottobre per rimanervi più di un mese. È stato un mese ben speso nell'attività di audizione, che ci ha consentito un confronto con gli operatori e le autorità di vigilanza. Rimane il rammarico per l'assenza vistosa della Banca d'Italia e delle forze sociali e per la chiusura dell'ultima settimana, quando la maggioranza ed il Governo hanno precluso all'opposizione di migliorare questo provvedimento con l'introduzione di misure concrete a favore delle famiglie e delle imprese, le vere vittime di questa situazione. Si tratta di quelle famiglie che - lo abbiamo detto tante volte - non ce la fanno più a sbarcare il lunario e di quelle piccole e medie imprese, in modo particolare, che rendono le notti insonni ai loro titolari, che si vedono richiamati in questi giorni presso gli istituti di credito, dove vengono azzerati i fidi, cancellate possibilità di presentazione di ricevute bancarie, di castelletti, di linee di credito.
Credo che, da questo punto di vista, cari colleghi, sia da sottolineare purtroppo, al di là di qualche sporadica presenza del Ministro Tremonti, la totale assenza del Presidente del Consiglio Berlusconi in quest'Aula. È un'assenza alla quale ci ha abituato, ma alla quale credo che, in presenza di questa situazione eccezionale, avrebbe dovuto derogare, venendo in quest'Aula. Quest'Aula rimbomba dei grandi interventi dei grandi statisti nei momenti storici eccezionali: sarebbe stata una grande prova di sensibilità. Così, purtroppo, non è stato: ne prendiamo atto e prendiamo atto del concetto di inutilità del Parlamento che qualcuno coltiva.
Ora, però, vi aspettiamo al varo dei prossimi annunciati decreti-legge, preannunciandovi sin d'ora che saremo ancora qui ad aspettarvi e, nonostante che non lo vogliate, saremo qui per confrontarci, per capire se avete saputo farvi carico di quei ceti e di quelle realtà che più hanno bisogno e più soffrono, delle priorità da dare, delle scelte da compiere, per rammentarvi il monito di Don Lorenzo Milani il quale ci insegnava che, nei momenti di necessità, non c'è niente di più ingiusto che fare parti uguali tra diseguali.
Questa è la nostra sfida: a voi la scelta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo,Pag. 12il rischio che si faccia stamani una discussione accademica è molto elevato, perché come è noto il Governo ha annunciato per mercoledì provvedimenti sulla stessa materia: ciò equivale a dire che sarebbe stato più realistico prendere atto che questi due decreti-legge che sono confluiti in un unico strumento, a loro volta, dovranno confluire nello strumento che finalmente il Governo mercoledì adotterà.
Pertanto, sembra che la discussione sia molto oziosa o venga ridotta ad essere una sorta di cassetta degli attrezzi, come ci è stato indicato; ma gli attrezzi sembrano già vecchi e un po' inadeguati, sia per le indicazioni che sono contenute in questo testo, sia per le intenzioni che vengono manifestate dal Governo in ordine agli strumenti concreti da utilizzare.
Si parla di obbligazioni sul modello francese e non più di azioni. Sono circostanze che cambiano sostanzialmente la natura delle cose. Ora, però, poiché siamo qui in Aula, forse conviene tentare di fare un po' un riassunto, anche se molto rapido, delle puntate di queste settimane.
Intanto, si può cominciare con i continui effetti annuncio che il Governo ci ha propinato nel corso di queste settimane individuando talvolta degli avversari, che poi non erano tali. Infatti, nel corso di questi mesi sono stati indicati i responsabili della crisi: la globalizzazione, l'euro, la Cina, gli speculatori. Non so se davvero vi sia traccia di queste responsabilità e se riscontriamo, nelle parole delle settimane scorse, una parvenza di verità. Era un modo per giocare alle tre carte, per utilizzare gli effetti speciali. Non sono qui i responsabili, ma altrove. È, piuttosto, il corto circuito tra Stato e mercato, tra regolatori e regolati, la caduta di senso etico, la pretesa di vivere al di sopra delle proprie possibilità, l'esaltazione della furbizia come metodo di lavoro nel fare gli affari. Queste sono le ragioni, tutte insieme (nessuna delle quali è stata adeguatamente indagata), che ci hanno portato nel mezzo di una crisi di portata gigantesca.
Sia ben chiaro: non penso che oggi competa a me fare una difesa dei banchieri italiani. Vero, presidente Conte? Ci siamo dedicati nel passato, spesso in grande solitudine, ad individuare i punti di crisi del sistema bancario che ora riconfermiamo, perché tali erano e tali restano. Pertanto, non mi fanno certo velo le pretese di alcuni banchieri di svolgere, di volta in volta, o il ruolo di Ministro dei trasporti o quello di Ministro dell'economia o di avere questa visione universale. Mi basterebbe che i banchieri facessero i banchieri. Sarei molto più tranquillo e più soddisfatto nel vedere questo.
Tuttavia, ciò detto, vorrei anche che il Governo facesse il Governo. Noi oggi, come Parlamento - e siamo ancora in un Parlamento che dà la fiducia al Governo - esprimiamo un giudizio su quel che il Governo ha fatto e su ciò che lo stesso ha lasciato intendere. È questo il ruolo che ci spetta.
Ho avuto l'impressione che questo Governo abbia continuato a fare degli annunci e che si sia così ingarbugliato, fra gli annunci che ha fatto, che non trova più né il capo né la coda. Abbiamo sentito il Presidente del Consiglio affermare che nessun risparmiatore perderà una lira. Ovviamente, si riferiva a coloro che avevano depositi bancari. Non credo si riferisse ad altri, perché nel frattempo gli azionisti e gli obbligazionisti di Alitalia hanno sicuramente perso le loro lire per la procedura che si è adottata in Alitalia.
Quindi, non è vero che nessun risparmiatore in Italia perderà una lira; anzi, visto il recente passato, ci sono molti risparmiatori che devono preoccuparsi: ad esempio, quelli che, garantiti dall'ABI, hanno investito in titoli Lehman. Evidentemente, questi risparmiatori avranno difficoltà a recuperare i loro risparmi e non basteranno certo le provvidenze che pure sono indicate nel cosiddetto decreto Alitalia, che fanno riferimento ai conti dormienti. Ma quanti sono questi conti dormienti? Ma possono davvero coprire tutte le difficoltà che hanno incontrato i risparmiatori italiani? Questa mi sembra un'affermazione molto incauta, al limite della presa in giro.Pag. 13
Pertanto, sostenere che nessun risparmiatore perderà una lira non è vero né giusto, ma Berlusconi aveva voglia di fare l'ennesimo effetto annuncio. Poi, si è detto che il capitalismo è finito e che lo Stato torna a guidare l'economia. Altre parole roboanti che mi pare non appartengano all'equilibrio di un ragionamento complessivo.
Non credo che si tratti di un superamento del capitalismo, semmai si tratta di riscoprire l'economia sociale di mercato in maniera intelligente e tale da affidare agli Stati e alle istituzioni il ruolo che gli è proprio, ma lasciando al cittadino investitore il rischio di competere e di sfidare, che credo sia la molla che fa crescere l'economia.
Poi ci hanno detto che i fondi sovrani ci avrebbero attaccato con OPA ostili. Non ho visto questi fondi sovrani; ho visto soltanto che i libici sono entrati in Unicredit, ma credo che, se quella è la misura, ben vengano i fondi sovrani, vuol dire che c'è appetibilità del sistema economico italiano.
Eppure, quella grida c'è stata: «arrivano i fondi sovrani», «come faremo a difenderci?», «dobbiamo difenderci perché il listino delle aziende italiane è sotto schiaffo». Non è vero niente. Non è accaduto assolutamente nulla, né è alle viste che possa accadere qualcosa del genere.
Poi si è detto «le banche italiane sono solide e non hanno bisogno di nulla», perché addirittura c'è stata una politica che le ha distinte dalle esperienze di altri Paesi e, nel contempo, è stato individuato uno strumento, che sembra andare oltre il tentativo di ricapitalizzazione, che fa quasi intendere che ci sia il peso dello Stato che ritorna prepotentemente nelle banche. Delle due l'una: o non è vero che le banche italiane non hanno problemi, oppure si ha in realtà una volontà, neppure troppo nascosta, di riprendere un controllo molto forte sul sistema bancario e di giocare lì la partita del potere.
Poiché le banche controllano il sistema economico, specie quello delle grandi aziende, che è fortemente indebitato, e spesso controllano anche le catene editoriali e le catene del giornali, la partita che si gioca è di altra natura. Infatti, aprendo qualche giornale importante e scorrendo le pagine si ha la sensazione che una partita del genere si stia giocando.
Inoltre, nei giorni scorsi è arrivata una notizia clamorosa: una manovra da 80 miliardi, ma che dico, il 5 per cento del PIL messo sul tavolo per dare una spinta forte all'economia italiana, 80 miliardi di euro, ovvero 160 mila miliardi delle vecchie lire! Ma dove li avete trovati? Dove li avete questi soldi? Da dove vengono? Dove ve li siete inventati (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)?
Però, poiché quello che conta è fare annunci, non importa se ciò non è vero! Noi abbiamo detto molto modestamente che nel DPEF avevate scritto delle cose, e ci avete risposto che la crisi è avvenuta dopo, e sta bene. Ma quei saldi li avete scritti anche nella legge finanziaria e sono lì. Allora vuol dire che li dovevate modificare, altrimenti da dove arrivano questi 80 miliardi di euro di cui parlate? Dite che 40 miliardi vengono dall'Europa. È veramente una scoperta! Ma forse non li abbiamo già conteggiati questi soldi? Non sono già dentro le catene che abbiamo ipotizzato per dare respiro e rilancio all'economia? Credo che non sia il caso di continuare a raccontare delle panzane di queste proporzioni e che bisogna essere molto seri.
Inoltre, nel provvedimento non è stanziata una lira (come naturale), perché tanto, siccome è una cassetta degli attrezzi, non serve. Stiamo giocando, stiamo discutendo di cose che potrebbero avvenire, ma che in realtà si prevede non avverranno.
Si propone, tanto per coprire quello che serve, di fare dei tagli lineari sui capitoli di spesa che sono indicati a cavallo delle diverse iniziative che sono previste dallo Stato. I tagli lineari, è stato detto prima ricordando Don Milani, sono un'ingiustizia totale. Lo avete già sperimentato in materia di scuola e anche in materia di sicurezza. Un taglio lineare è la più grande ingiustizia che si possa farePag. 14perché trattare allo stesso modo situazioni diverse vuol dire non avere una cultura di Governo.
Dovete piegarvi sulle carte e andare a trovare, dove ci sono, le condizioni per un recupero di efficienza della spesa pubblica. Questo è quello che dovete fare e che comporta l'arte del governare, e non dire di fare i tagli lineari. Ci ha già provato Gordon Brown. Ve lo ricordate il Ministro che aveva sostituito pro tempore il Ministro Tremonti, l'uomo della continuità? Aveva annunciato che si utilizzava il metodo che si richiamava a Gordon Brown, che i tagli lineari avrebbero risolto i problemi.
Sono scomparsi i tagli lineari, è aumentata la spesa e, soprattutto, è aumentata la scarsa qualità della spesa. Non avete una cultura di Governo che vi metta in condizioni di ragionare come si dovrebbe fare. Chiariamoci almeno sulle indicazioni di fondo, perché se non ci chiariamo neanche su questo, il balletto della discussione di oggi è del tutto inutile.
Servono due grandi idee: la prima è che ci vuole più Stato nel mercato.
Quando dico questo, non parlo del ritorno all'intervento diretto dello Stato nell'economia, ma dello Stato che deve fissare le regole, sostenere le autorità indipendenti, mettere in condizione il Paese di avere degli arbitri riconosciuti come tali, e non deve vedere invasioni di campo continuo.
Ma il vostro Governo ha annunciato che potrebbe anche togliere l'Autorità per l'energia, perché tanto la può ridurre ad essere un'agenzia del Governo. Ecco quello che voi pensate: non di rafforzare il ruolo autonomo della Banca d'Italia, della Consob e dell'Antitrust; anzi, ogni tanto vi inventate qualcosa, come in Alitalia, per ridurre il potere di penetrazione dell'Antitrust, dal momento che sulla rotta Roma-Milano avete delle intenzioni molto diverse, che ovviamente i viaggiatori si troveranno a sostenere nelle prossime settimane.
Quindi, occorre più Stato nel mercato, nel senso di più regole e, soprattutto, una capacità da parte di chi governa di indicare il rispetto delle regole come una cultura di fondo che deve permeare nel cuore e nella mente il nostro Paese.
Inoltre, occorre meno mercato nello Stato. Ciò significa che lo Stato non può essere un suk, un mercato dove avvengono gli scambi più nefandi, più perniciosi, più gravi. Il «meno mercato nello Stato» è esattamente questo: l'idea di uno Stato terzo, di una amministrazione che è garante delle esigenze del cittadino, ma questo non è nella vostra cultura, non ce l'avete neanche nell'anticamera del cervello.
Quindi, almeno mettiamoci d'accordo su come si dovrebbe intervenire mercoledì 26; ma qui c'è una finta riservatezza per cui si fanno gli effetti annuncio, da un lato, e, dall'altro, si dice: «Vedrete che cosa saremo capaci di fare mercoledì 26». Mi auguro che copierete quello che ha fatto Sarkozy in Francia, che immaginerete lo strumento delle obbligazioni - mi riferisco al sistema bancario - senza che questo, da un lato, comporti un aumento del debito, consentendo, dall'altro lato, di integrare il capitale delle banche rendendolo più solido.
Questo potrebbe essere uno strumento che non mette in fuga l'ABI perché, fino ad ora, i banchieri (ai quali pure prima ho riservato parole severe) non si sono fidati dello strumento che avete adottato. Questo strumento non ha avuto da parte dei banchieri una buona accoglienza, semplicemente perché hanno capito che si voleva mettere le mani su di loro. È passata l'idea che alcuni potessero essere puniti rispetto ad altri, tra l'altro con un gioco delle carte che è parso veramente molto perverso.
Inoltre, come sostenere l'economia reale? L'impostazione del Ministro dell'economia non mi convince, quando dice: «Ma noi sosteniamo le banche per sostenere l'economia reale». No, penso che il Governo debba fare il Governo e le banche debbano fare le banche.
Quindi, se volete sostenere l'economia reale, dovete finanziare, ad esempio, i confidi. Volete sostenere le piccole imprese e gli artigiani? Dovete fare in modo che essi, di fronte alle questioni che vengono postePag. 15dall'applicazione di Basilea, siano messi nella possibilità effettivamente di adire il credito, avendo delle strutture di consorzi in grado di far fronte alla differenza, a quello che da soli non sono in grado di reggere sul piano del rating e della valutazione del credito. Ecco quello che si deve fare!
Poi, dovete immaginare una leva fiscale per gli investimenti; ma queste cose le dovete dire voi, non potete pensare che le facciano le banche in via surrettizia! Siccome entriamo nel capitale delle banche, costringeremo le banche a fare quello che dice il Governo: avete una grande confusione nella testa, queste cose non vanno bene (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)!
Sui decreti-legge ovviamente ci asteniamo; voi avete in toto tutta la responsabilità e noi siamo per sostenere la battaglia del risanamento, non c'è dubbio. Tuttavia, vorremmo utilizzare strumenti che funzionano, non degli strumenti ambigui. Queste disposizioni le potete ricondurre nell'ambito di quello che farete mercoledì 26. È molto più serio, invece di tenere ingaggiate in Commissione delle discussioni che poi non portano a dei risultati pratici. Dovreste fare questo.
Poi, se davvero avete voglia di fare qualcosa che abbia una cultura bipartisan - come si dice oggi - dovreste immaginare di dar vita ad uno strumento parlamentare di controllo per le attività che lo Stato e il Governo si propongono di fare.

PRESIDENTE. Onorevole Tabacci, la prego di concludere.

BRUNO TABACCI. Ho concluso. Lo Stato, però, non è solo il Governo, ma qualcosa di più: sono i cittadini e per rappresentarlo c'è bisogno della compiutezza parlamentare, non basta la presenza del Governo.
Credo che questo sia un tema sul quale le opposizioni vi sfidano ad accogliere fino in fondo le ragioni di un impegno generale che, per quel che abbiamo visto fino ad ora, non siete stati in grado di rappresentare (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Micheli. Ne ha facoltà.

PAOLA DE MICHELI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, penso che ci siano molti colleghi in quest'Aula che sono imprenditori, che vengono dal mondo dell'impresa e che sono, quindi, consapevoli di quello che sto per raccontare.
Immaginate di essere un piccolo imprenditore italiano, di quelli che a centinaia di migliaia si svegliano la mattina alle 6 e che alle 8,20, quando aprono le banche, hanno già fatto un paio di giri in produzione oppure hanno convocato i loro collaboratori per organizzare il lavoro della giornata.
Immaginate di avere dedicato alla vostra azienda la vita, sacrificando magari la famiglia e, per finanziare gli ultimi innovativi investimenti, immaginate di avere avuto accesso al credito, naturalmente garantito da un bene reale di vostra proprietà.
Immaginate, ancora, che a causa di qualche insoluto di un paio di vostri clienti, che naturalmente sono nelle vostre stesse condizioni, ci sia una banca che proprio in quella mattina di lavoro vi chiama e vi toglie la disponibilità che con tanta carineria vi aveva accordato solo qualche mese prima. Riuscite ora ad immaginare cosa può accadere ad un ipotetico imprenditore in questa situazione o alla sua famiglia? O ai lavoratori che si dedicano alla sua causa con quotidiano sacrificio, magari in attesa del premio di fine anno?
Questa non è immaginazione, cari colleghi, ma ciò che drammaticamente avviene regolarmente in questi giorni nelle nostre città e in tutto il Paese. La situazione delle banche e l'oggettiva condizione di recessione, che ha colpito anche coloro che coraggiosamente avevano deciso di aggredire i mercati stranieri, determina in troppi casi esattamente questo scenario.
Ho vissuto personalmente questa esperienza in un momento di crisi del settorePag. 16agroalimentare ed in questi giorni rivedere quell'affanno, quel senso di smarrimento che ben conosco in tanti colleghi che sono magari brillanti imprenditori mi dà la dimensione profonda della responsabilità che deve attraversare tutte le aule del potere in questa delicatissima stagione.
Qualcuno della maggioranza un giorno mi disse: se penso che qui si tratta di governare il Paese mi tremano le vene ai polsi. È così che deve essere, e ancor di più in queste settimane e in questi mesi, perché da questo privilegiato osservatorio noi tutti insieme abbiamo la responsabilità di dare risposte chiare, efficaci, veloci e misurabili al Paese.
Questo decreto-legge non ha nulla, ma proprio nulla, per il motore del Paese che sono le imprese. Forse, ha fatto ipotizzare il salvataggio di qualche banca, non ha penalizzato i manager che in questi anni si sono arricchiti e, peggio ancora, non tutela la pericolosa situazione di tutti quei cittadini che hanno acquistato inconsapevolmente prodotti infetti. I manager li mettiamo in salvo e, invece, dei cittadini che si sono fidati di loro non ci occupiamo.
Il lavoro emendativo al decreto-legge da parte del Partito Democratico non sono solo parole, ma la concretezza con cui diamo un contributo fattivo al lavoro che il Governo e la maggioranza devono assolutamente sviluppare.
Di fronte a quanto è accaduto non ci si può nascondere né dietro alla globalità che caratterizza gli eventi della crisi, né tanto meno dietro all'oggettiva condizione di minorità del nostro bilancio pubblico con il suo mastodontico debito, perché tutti sappiamo bene che comunque molto ancora si deve fare.
Sull'analisi della crisi non torno, lo hanno fatto molto meglio di me i colleghi nel corso della discussione sulle linee generali. Alcune premesse, però, che hanno caratterizzato il nostro lavoro emendativo le voglio puntualizzare.
Il decreto-legge che stiamo esaminando ha solo parzialmente tranquillizzato l'opinione pubblica, escludendo magari l'eventualità di qualche fallimento, ma non ha centrato l'obiettivo di evitare la stretta del credito e di ridare fiducia agli scambi interbancari. Inoltre, è necessario riconoscere l'oggettiva possibilità da parte delle politiche pubbliche di smobilitare ulteriori risorse che intervengano in tre chiare direzioni: la patrimonializzazione delle banche, il sostegno all'impresa e una nuova politica fiscale per le famiglie e per i redditi al di sotto dei 30 mila euro.
Queste sono considerazioni di premessa inserite in un contesto nuovo, nel quale occorre riconoscere il ruolo centrale dell'Europa, delle sue istituzioni e di un nuovo multilateralismo di fatto concretizzatosi, anche se solo parzialmente, nel G20 dei giorni scorsi. Il protagonismo dell'Italia, anche nell'ambito dell'auspicabile riforma degli strumenti internazionali di regolamentazione, sarà tanto più autorevole e credibile quanto più sarà funzionale al protagonismo europeo.
Infine, oggi più che mai dobbiamo riconoscere il primato della politica sulla logica finanziaria ed economica che ha tanto animato e agitato gli ultimi anni; è un primato che si estrinseca nella realizzazione delle risposte concrete, urgenti e impellenti per gli imprenditori e per i cittadini che vivono le situazioni cui ho fatto riferimento all'inizio.
Entrando nel dettaglio e nel merito delle proposte emendative, innanzitutto abbiamo chiesto l'ampliamento degli strumenti di intervento pubblico per favorire la patrimonializzazione delle banche. Occorre, infatti, evitare che le banche utilizzino il credito, ovvero la stretta del credito verso le imprese, per migliorare i propri ratio; per questa ragione proponiamo, così come peraltro è già stato previsto da alcuni interventi a livello europeo (ad esempio quello francese), che le banche che decideranno di accedere all'intervento pubblico garantiscano, attraverso convenzioni, il mantenimento dei livelli di credito alle imprese e un intervento sull'EURIBOR che attualmente è falsato dalla crisi del mercato del credito.
In secondo luogo, proponiamo l'istituzione di un fondo temporaneo di garanzia interbancario per la garanzia dei crediti alle imprese e il potenziamento di unoPag. 17strumento fondamentale per la piccola e media impresa italiana che è quello dei consorzi fidi, attraverso l'intervento sulla capacità dei medesimi di erogare maggiori e migliori garanzie sostenuti da un fondo specifico.
Inoltre, chiediamo una revisione dei provvedimenti relativi alla rinegoziazione dei mutui scaturita dal decreto-legge n. 93 del 2008. Ammettere che i risultati di quel provvedimento non ci sono stati sarebbe un segno, da parte vostra, di intelligenza politica e di disponibilità verso il Paese: era ed è un provvedimento sbagliato e, con un po' di coraggio, vi proponiamo di aggiustare il tiro.
Questo e molto altro ancora occorrerebbe alle aziende, e tutti sappiamo bene che il sostegno alle imprese è sostegno al lavoro, al reddito e contenimento dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali, che comunque vi proponiamo di riconsiderare per equipararci alla situazione dei partner europei.
Non ultima, ma anzi al vertice delle nostre preoccupazioni, è la questione dei redditi medi e delle famiglie in difficoltà. Onorevole sottosegretario, occorre subito una nuova politica fiscale: se non foste intervenuti sull'ICI, abrogandola anche per chi non ne aveva bisogno, oggi avremmo potuto affrontare la questione fiscale con tutt'altra serenità.
Noi avanziamo proposte concrete perché il Paese, oggi più di ieri, si aspetta da noi soluzioni e non chiacchiere. Questi sono i tentativi concreti di migliorare i vostri decreti-legge, il Governo e la maggioranza si devono far carico di questi problemi subito perché, di tempo, ce n'è veramente molto poco.
Noi abbiamo le idee chiare e questo percorso emendativo ve lo proponiamo per il bene del Paese, per il rilancio dell'economia, senza alcun atteggiamento di contrapposizione. Immaginate ancora ciò che vive l'imprenditore di cui vi ho parlato prima e per questa e molte altre ragioni ascoltateci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cera. Ne ha facoltà.

ANGELO CERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che stiamo esaminando doveva costituire il primo segnale per ristabilire la fiducia dei cittadini e dei mercati nel sistema bancario e creditizio italiano. Difatti, oggi alla nostra attenzione non rimane che una scatola vuota, uno strumento obsoleto, un arnese che non serve più, una ferraglia arrugginita, sia perché il nostro sistema bancario, essendo uno dei meno esposti, grazie alla severa sorveglianza sui mutui elargiti e ai soddisfacenti coefficienti patrimoniali di solvibilità, non ha avuto la necessità di interventi di ricapitalizzazione o di nazionalizzazione, come è avvenuto in altri Paesi, sia perché si è svolto recentemente a Washington il G20, al termine del quale il Governo ha annunciato, come gli altri Paesi industrializzati, un discutibile maxipiano di interventi di 80 miliardi, orientati al precipuo obiettivo di sostenere l'economia reale.
Occorre infatti, ricordare che nel nostro Paese lo Stato non ha versato ancora un euro per ricapitalizzare le banche ed è presumibile che tale intervento resterà solo potenziale e ci si potrà dedicare completamente al sostegno e al rilancio dell'economia reale. Ed è questo che noi auspichiamo.
Onorevoli colleghi, in assenza dei nuovi scenari e delle novità intervenute, il gruppo dell'Unione di Centro si è mosso tuttavia, sin dall'inizio dell'iter, con uno spirito costruttivo, presentando alcune proposte emendative, guardando unicamente all'interesse generale del Paese.
In particolare, si è da subito sottolineata l'esigenza di mettere dei paletti ai salvataggi delle banche, nel senso di non staccare alcun assegno in bianco all'ingresso nel capitale delle banche, senza che questo fosse vincolato all'impegno delle stesse ad utilizzare le risorse per prestare denaro alle imprese e alle famiglie.
Le revoche delle richieste di affidamento sono in aumento, crollano le disponibilità e raddoppiano i tempi dellePag. 18pratiche. Immaginate poi cosa accade al sud, dove da sempre è stato difficile accedere ai finanziamenti bancari, con gli indici delle condizioni di accesso al credito che segnano un continuo andamento negativo. Il 65 per cento delle banche consultate a livello europeo ha dichiarato di avere irrigidito gli standard creditizi nei confronti delle imprese, tra luglio e settembre, ed il 37 per cento di aver ristretto i requisiti anche per la concessione dei prestiti alle famiglie.
Ovviamente, tutto questo viene amplificato se calato nelle nostre regioni meridionali, ed è su queste che richiamiamo maggiormente l'attenzione del Governo.
In questa situazione, la necessità ed urgenza si spostano da questo decreto-legge a quali interventi adottare per evitare la stretta creditizia, ora che la crisi ha raggiunto tutti i settori. Il mondo delle imprese, in particolare quelle del sud, è in evidente sofferenza. Nei primi nove mesi di quest'anno hanno chiuso 336.846 aziende. Il saldo dato dalla differenza tra iscritte e cessate è stato pari a meno 13.184, mentre nel 2006 il saldo era addirittura pari a più 46.875.
A livello territoriale, sono le regioni del sud a pagare il prezzo più alto, mentre per quanto riguarda i settori che tengono ancora vi è l'artigianato, ma peggiora drammaticamente il commercio, soprattutto i negozi di vicinato, schiacciati dalla concorrenza dei grandi centri commerciali e dalla poca propensione ai consumi delle famiglie italiane, con una perdita di posti di lavoro stimabile intorno alle centomila unità.
In questo particolare frangente, la manovra licenziata si è limitata a descrivere un Paese in condizioni normali e rende operativi i tagli lineari sulla scuola, sull'università, sui comuni, sulla sicurezza decisi a luglio, senza prevedere alcuna misura di sviluppo e di sostegno alle famiglie e alle imprese.
Sospendiamo il nostro giudizio sul pacchetto di misure annunciate nel Consiglio dei ministri del prossimo 26 novembre; tuttavia, secondo delle indiscrezioni trapelate sui quotidiani, gli interventi che si profilano sulle famiglie e sulle imprese non sarebbero all'altezza delle esigenze del momento.
Si dovrebbe, infatti, innescare un meccanismo virtuoso tra famiglie, imprese e banche, per poter uscire da questa fase recessiva; un meccanismo che si fondi sulla leva fiscale e su quella creditizia, che impatti positivamente sulle imprese e sulle famiglie.
L'Italia, a differenza degli altri maggiori partner europei, manca di un vero sistema di ammortizzatori sociali, che possa rendere sostenibili le dinamiche del mercato del lavoro, mentre oggi viene concesso quasi ad personam quanto dovrebbe, invece, valere per tutte le realtà produttive, piccole, medie e grandi.
Questo appare vieppiù determinante in questa particolare congiuntura economica, in cui si sente ancora di più la necessità che venga estesa la rete di protezione dei sussidi di disoccupazione, soprattutto per i lavoratori precari, e che si attivino percorsi di riqualificazione e reimpiego dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno perso il posto di lavoro, al fine di sostenere la domanda aggregata in questo ciclo.
Ma, come dicevo, aspettiamo di vedere sulla carta il piano annunciato da Tremonti. Onorevoli colleghi, la discussione di questo provvedimento costituisce l'occasione anche per fare un'analisi sulle cause e sul come evitare nel futuro il ripetersi di analoghi fenomeni.
È indubbio che alle origini di questa crisi sia mancata la fase di prevenzione e di controllo, che si sia sottovalutata la tossicità di alcuni strumenti di finanza creativa, ma, come ha sottolineato Franco De Benedetti in un articolo apparso recentemente su Il Sole 24 Ore, l'origine profonda della crisi sta nell'azzardo morale, ossia nella convinzione di essere salvati dallo Stato.
Sono mancate le regole e le sanzioni alle loro infrazioni, senza le quali l'azzardo morale ha potuto tranquillamente proliferare, con i danni economici che abbiamo sotto gli occhi.
Questa è la vera crisi dopo quella del 1929, ma il caos finanziario attuale rappresentaPag. 19la naturale conseguenza di una sequenza di bancarotte e fallimenti, che avrebbero dovuto mettere in guardia le autorità bancarie e finanziarie dei singoli Paesi, in primis degli Stati Uniti, sui rischi che si stavano correndo.
La mancanza di regole, di coordinamento tra i Paesi, la presenza di strutture vecchie, la complicità delle agenzie di rating, la debolezza degli istituti di sorveglianza, tutto questo ha reso possibile al mercato finanziario di indirizzarsi verso impieghi puramente speculativi, spingendo gli hedge fund su «derivati» cosiddetti «tossici» e quant'altro, fino all'esplosione della bolla di tali strumenti derivati e di altre forme di debito.
Onorevoli colleghi, noi tutti confidiamo che il nostro sistema bancario tenga e che le misure che saranno concertate a livello europeo e quelle che il Governo adotterà permetteranno di uscire dalla recessione che stiamo vivendo.
È altrettanto vero, tuttavia, che senza una riforma della governance mondiale, che coinvolga anche le economie emergenti e che non sia più ristretta solo al solito gruppo degli «otto», questi fenomeni potrebbero riemergere con una virulenza ancora maggiore. Al di là di quella che sarà l'architettura finanziaria globale, ciò che ci preme e che raccomandiamo al Governo è di adottare tutte le misure volte a rilanciare l'economia italiana, a sostenere i consumi delle famiglie, a dotare il nostro sistema Paese di quelle infrastrutture fondamentali, di cui si sente la mancanza soprattutto al sud, e a sostenere la domanda aggregata per ridare una speranza di ripresa alle famiglie e alle imprese (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gasbarra. Ne ha facoltà.

ENRICO GASBARRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, anche questa mattina ci siamo svegliati con una notizia nera per i mercati internazionali: Tokyo meno sette per cento, ieri Wall Street meno cinque per cento, in questo momento Milano perde il 3 per cento e, di media, le Borse europee sono sotto il 5 per cento. È ormai un calendario quasi tutto nero, da settembre ad oggi, quello che leggiamo riguardo l'economia del mondo. Non voglio ripercorrere in questa sede l'analisi delle motivazioni: è stata già fatta nel dibattito generale, e in ogni occasione che è stata data a questo Parlamento, da illustri colleghi che hanno analizzato approfonditamente le cause. Non voglio neanche dilettarmi, come osservava il collega Tabacci, nella ricerca dei colpevoli, anche se ce ne sono, e sono tanti.
Vorrei che in tutti noi, ma soprattutto nel Governo, vi fosse la comprensione piena della gravità della situazione. Non sono un catastrofista, tendenzialmente sono un ottimista, però credo che il Governo, per propaganda e per esigenza di comunicazione, abbia commesso tanti errori nel voler nascondere la dimensione di questa crisi. Vorrei ricordare ai colleghi la difficoltà che questo Parlamento ha avuto nel fare intervenire, a ottobre, il Ministro Tremonti in Aula. Il Ministro Tremonti a giugno, non solo delineava l'azione della Robin Hood tax e ci annunciava che la nostra economia era forte e che avremmo avuto, attraverso la pressione che lui avrebbe attuato sui petrolieri e sui sistemi creditizi, una nuova e grande stagione di sviluppo. Il 9 ottobre, addirittura, si diceva che il nostro sistema creditizio, così particolare, era al di fuori delle crisi che investivano il mondo. Tuttavia, in seguito, necessariamente richiamato dalle politiche europee e dalla crisi che si determinava nell'economia italiana, il Governo presentava, di volta in volta, un provvedimento. Credo che il Governo si stia muovendo, e si muova ancora, a singhiozzo. Oggi presenta un provvedimento che, in larghe linee, non ci vede contrari. Come potremmo essere contrari ad un provvedimento che protegge i risparmiatori? Il problema è che ogni provvedimento è insufficiente e che chiediamo da tempo al Governo una presa di coscienza e una discussione completa sulla crisi. Credo sia un grave errore nascondere la crisi ePag. 20ritenere che essa sia superabile con gli annunci spot. Il gelo e le difficoltà di questa crisi sono ormai evidenti in tante famiglie italiane. Ieri nell'illustrare la mozione presentata dal Partito Democratico, Veltroni richiamava il dato presentato dall'ISTAT e dalla Caritas, che vede, ormai, sette milioni di italiani a rischio povertà.
Peraltro, anche in quel caso, si è trattato di un'occasione perduta di collaborazione. Le mozioni presentate ieri dalle opposizioni volevano essere un ulteriore appello a lavorare insieme di fronte ad una crisi straordinaria. Si sono fatti molti paragoni: questa crisi è simile a quella del 1929, a quella degli anni Ottanta. È una crisi specifica, del tutto nuova, del tutto particolare, che entrerà «a tutto tondo» in un sistema internazionale globalizzato che mette in luce tutti i limiti e gli svantaggi. È una crisi che concede poche possibilità di appiglio e che può condurre gran parte dei mercati internazionali a scelte protezionistiche. È una crisi che, se questa linea prende corpo, metterà ancora più in difficoltà il nostro Paese. La crisi dei mercati asiatici può trovare sponda in un'azione del mercato interno, ma una crisi italiana che vive essenzialmente sulle esportazioni non ha neanche quella sponda.
Pertanto, onorevoli colleghi, pur apprezzando qualche passo avanti realizzato in Commissione da parte della maggioranza, gli emendamenti che oggi presentiamo al provvedimento non sono «rabberciativi», come ha sostenuto nel suo intervento un collega del PdL, ma rappresentano l'ulteriore richiesta per poter definire un tavolo comune di lavoro per una vera e propria emergenza nazionale. Se il Governo entra in quest'ottica e, soprattutto, se il Governo si assume la responsabilità di sostenere i bisogni e i problemi degli italiani determinati da questa crisi, il Partito Democratico rinnova, ormai ossessivamente, la propria disponibilità a lavorare per risolvere i problemi dei cittadini.
Ancora una volta si tenta di colorare politicamente questa crisi economica. Il Governo e la maggioranza hanno pensato in alcuni momenti (poi, adesso che i nodi vengono al pettine, credo sia più chiara e più evidente la pochezza di alcuni interventi) di risolvere questa crisi economica rafforzando i più forti, i quali, poi, avrebbero aiutato i più deboli. No, colleghi! Questa crisi si risolve se partiamo proprio dal sostegno alle debolezze. D'altra parte, nel nostro Paese, se si fermano i consumi e la produzione, difficilmente vi può essere una soluzione alla crisi. Pertanto, dobbiamo riuscire a muoverci in un modo diverso, a rompere lo schema, a entrare dentro il cuore del problema. E nel cuore del problema non vi può essere una semplificazione per un Paese che, sì, deve trovare nuove riforme e combattere i fannulloni, ma non può minare gli elementi principali di garanzia di diritto al lavoro. È un Paese che deve semplificare lo sviluppo e stimolare gli investimenti. Gli investimenti si stimolano riuscendo ad avere un credito accanto alle piccole e medie imprese. I consumi riprendono se si riesce ad accompagnare anche questo provvedimento con politiche di protezione sociale. Verso la fine degli anni Ottanta, inizio degli anni Novanta - lo ricordava Causi durante la discussione sulle linee generali - abbiamo avuto una disoccupazione intorno al milione.
Gli ultimi dati, pubblicati questa mattina (si tratta di un'analisi svolta dalla CGIL) ci preannunciano una valanga di disoccupazione per il prossimo anno. Il 2009 avrà dunque un inizio molto freddo, gelido, non solo per il clima, ma per la situazione economica. Ritengo che le condizioni di questa crisi ci porteranno di fronte a uno scenario che vedrà finire nel dramma della disoccupazione circa un milione e mezzo di persone. Tuttavia, a differenza degli anni Novanta, qui non avremo alcuno strumento sociale di protezione, né scivoli, né possibilità di prepensionamento. Avremo coloro che da poco sono entrati nel mondo del lavoro, quarantenni e cinquantenni (perché nel nostro Paese si entra tardi nel mondo del lavoro), perdere il posto. Avremo l'impossibilità, per i giovani, di entrare nel mondo del lavoro. Pertanto, prevedere, in questo provvedimento, alcuni strumenti di tutela sociale, onde poter temporaneamente affrontarePag. 21la crisi attraverso l'istituzione di un Fondo di garanzia (si tratta di una sorta di assegno di disoccupazione) e prevedere altresì, in questa fase, l'istituzione di un Fondo temporaneo e straordinario per estendere i meccanismi di garanzia del credito anche alle piccole e medie imprese, riteniamo che non significhi «rabberciare» bensì entrare nel cuore del problema della crisi.
Onorevoli colleghi della maggioranza, non si può sempre dire, in occasione di un nuovo provvedimento economico: «non è questo il momento, ne parliamo la prossima volta». Attendiamo il provvedimento di mercoledì. Saremo ben felici ove troviate gli 80 miliardi, benché ne dubitiamo. Intanto ci siamo persi due miliardi e mezzo, che oggi ci avrebbero fatto comodo: avete infatti consentito a chi poteva pagare l'ICI di non pagarla. Quei due miliardi e mezzo, oggi, ci avrebbero dato respiro e avrebbero dato respiro a una nuova politica di investimenti.
Negli emendamenti che proponiamo a quest'Aula, che mi auguro possano essere valutati con l'attenzione che merita la crisi in atto, delineiamo nuove possibilità di investimento, attraverso un riutilizzo dei depositi e prestiti della Cassa depositi e prestiti, allo scopo di avviare una nuova stagione di investimenti. Oggi pomeriggio si terrà l'incontro del Governo con gli enti locali: si è fatto un passo in avanti cancellando gli investimenti dal Patto di stabilità. Occorre concordare con gli enti locali, che rappresentano il 70 per cento degli investimenti pubblici in Italia, una nuova grande stagione di investimenti e sfruttare, sulla linea di Delors, le possibilità di investimenti europei aperte dagli eurobond. Dobbiamo, anche in questa fase di emergenza, perché questo è un decreto di emergenza, mantenere alta la trasparenza.
Chiediamo che nel provvedimento in esame risulti chiaro che lo Stato diventa azionista delle banche solo in casi estremi, cioè insolvenza o grave crisi di liquidità, e che, in ogni caso, lo sia per un tempo limitato e attraverso l'acquisto delle obbligazioni. Chiediamo che la valutazione dell'adeguatezza patrimoniale delle banche, affidata alla Banca d'Italia, venga effettuata attraverso un esame sui flussi di credito effettivamente erogati negli ultimi mesi. Ciò per evitare che alcuni istituti bancari, per rientrare velocemente nei coefficienti richiesti, contraggano in modo anomalo i flussi e quindi pongano le imprese piccole e medie in uno stato di sofferenza che ormai è già evidente. Non significa «rabberciare» chiedere, in questo provvedimento, che mentre diamo alle banche un sostegno per difendere i risparmiatori, esse assumano degli impegni.
Le banche devono assumere un impegno anche per aiutare le famiglie, abbassando i tassi variabili a cui sono agganciati i pagamenti dei mutui per l'acquisto della prima casa. Le banche non devono far scattare le ipoteche su quelle famiglie che si trovano in difficoltà con il mutuo della prima casa: si deve trovare una soluzione per consentire a quelle famiglie di poter abitare dentro quell'immobile. Dobbiamo mantenere il flusso di credito alle piccole e medie imprese e dobbiamo anche modificare gli schemi retributivi dei management bancari. L'onorevole Tabacci lo diceva modo molto puntuale...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ENRICO GASBARRA. Concludo, signor Presidente. Ci sono state colpe e ci sono stati atteggiamenti, ma il primo elemento e la prima risposta che si aspettano gli italiani è anche il ritorno dell'etica: sospendere almeno per un anno, i premi e i bonus ai manager bancari che hanno avuto, in questi anni, un trattamento economico francamente imbarazzante rispetto agli utili, agli obiettivi e soprattutto rispetto alla crisi economica.
Credo che perdere anche questa occasione significhi rinunciare a risolvere i problemi degli italiani e rinunciare a stare insieme per fermare una crisi economica i cui effetti, tra pochi mesi, diventeranno drammatici (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Delfino. Ne ha facoltà.

Pag. 22

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, l'analisi e l'approfondimento di questo provvedimento, nato da una esigenza inderogabile e indifferibile e dalla necessità di mantenere la stabilità del nostro sistema creditizio e soprattutto di dare continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, pone in evidenza una serie di problemi. Anche il complesso degli emendamenti presentati cerca di dare un contributo positivo perché il provvedimento sia più aderente alle esigenze delle imprese, delle famiglie e non solo alla tenuta del sistema delle banche.
Riteniamo - lo abbiamo detto fin dall'inizio - che si tratti di un provvedimento assolutamente fondamentale che doveva essere realizzato, promosso con un maggiore coinvolgimento di tutte le forze presenti in Parlamento. Ciò anche perché la capacità di ascolto è fondamentale quando ci sono situazioni economiche e sociali come quelle che stiamo vivendo e la cui profondità delle possibili evoluzioni non è ancora concretamente dispiegata.
È evidente che una grande coesione sociale e politica, pur nel rispetto delle diverse responsabilità, è un elemento che doveva essere assunto come caratterizzante di un impegno comune di tutto il Paese, delle forze politiche, delle forze sociali, delle forze economiche e istituzionali per arrivare ad una soluzione, a prospettare un percorso che garantisse veramente una risposta alta e coerente ai bisogni della nostra società italiana, del nostro sistema di imprese e delle nostre famiglie.
Allora, abbiamo fatto anche la nostra parte nell'ascoltare le esigenze delle aziende e delle famiglie ed in tutto il Paese si sono svolti incontri sollecitati e promossi dalle organizzazioni imprenditoriali, dalle organizzazioni del mondo del lavoro e dalle associazioni dei consumatori mirati a evidenziare le conseguenze costantemente crescenti delle difficoltà che il Paese sta incontrando.
Dall'ascolto di queste esigenze, non solo abbiamo recepito una preoccupazione, ma rispetto anche alle proposte, alle misure, che il Governo ha adottato in questo provvedimento, è emersa chiara un'indicazione che voglio sottolineare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 11,35)

TERESIO DELFINO. Si tratta di mettere in grado la garanzia posta a favore delle banche di dispiegarsi immediatamente, con forza, a favore anche delle imprese e delle famiglie. Il monitoraggio di quella che è stata l'iniziativa che il nostro Governo, d'intesa con l'Unione europea, ha preso a salvaguardia del sistema creditizio nazionale ed europeo, ci indica che non è stata, di per sé, un elemento capace di garantire immediatamente una ricaduta assolutamente puntuale ed efficace a favore delle nostre imprese e delle nostre famiglie; questo è il primo elemento che volevamo rappresentare.
Il secondo elemento è che gli strumenti, con i quali si interviene, devono avere un carattere di quasi automaticità, soprattutto verso il sistema del credito alle nostre piccole e medie imprese. Il flusso del credito è proprio il tema centrale che abbiamo avuto modo di ascoltare in recentissimi tavoli svolti a livello regionale e provinciale. Allora, riteniamo utili tutti gli emendamenti che vanno nella direzione di collegare l'azione necessaria che il Governo e il Parlamento devono assumere a favore della liquidità del sistema creditizio, con il credito alle piccole e medie imprese. Noi speriamo e vogliamo che il Governo e la maggioranza abbiano la volontà di accogliere le proposte che si muovono nella direzione di rendere estremamente permeabili queste garanzie anche a favore delle piccole e medie imprese. Se vengono meno il credito e la certezza, in un momento di difficoltà in cui i consumi rallentano e gli ordini già raccolti dalle imprese, anche con i prodotti disponibili, non vengono più ritirati, si determina, evidentemente, una difficoltà grave di liquidità per le imprese. In questo senso, se il sistema bancario intende, immediatamente, procedere nella direzionePag. 23dei canoni soliti e normali, per quanto riguarda il rapporto con le imprese, si determinerà una grandissima difficoltà. Per cui, l'indicazione che noi ribadiamo con forza è quella di operare con la flessibilità necessaria affinché ci possa essere, veramente, un'attenzione capace di far superare alle nostre piccole e medie imprese questi mesi di difficoltà.
La seconda questione che impatta gravemente con la realtà sociale del nostro Paese è quella della possibilità che le nostre famiglie non abbiano una risposta adeguata, dato che le misure già adottate dal Governo sulla rinegoziazione dei mutui si sono rivelate alla prova dei fatti - basta esaminare quello che è il dato complessivo dell'utilizzo bassissimo di quello strumento, tanto enfatizzato nella scorsa estate, della rinegoziazione dei mutui - non sufficienti; è una risposta inadeguata per le nostre famiglie che si trovano in gravissima difficoltà.
Allora, noi auspichiamo che anche qui il Governo, sulla base del provvedimento in esame e alla luce anche degli emendamenti che sono stati proposti, compia un passo in avanti e garantisca in termini più sostanziali l'esigenza delle famiglie di vedere diminuita l'onerosità degli impegni sui mutui, che rendono veramente difficile, in modo enorme, la chiusura del bilancio mensile delle nostre famiglie.
In questo senso, noi vogliamo contribuire con questo dibattito e con queste indicazioni, sollecitando il Governo a guardare con attenzione e con puntualità a un'iniziativa che non può essere soltanto rimandata a pronunciamenti di carattere generale, facendo riferimento, anche con grande enfasi, a grandi risorse che si sarebbero trovate e che verrebbero impegnate fin dalla prossima settimana, nella prossima seduta del Consiglio dei ministri. Noi ribadiamo qui, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, che già con questo provvedimento l'iniziativa del Governo può dare una risposta immediata ed efficace alle difficoltà che nel settore del credito incontrano le piccole e medie imprese e le famiglie.
Noi auspichiamo anche una disponibilità ad accogliere gli emendamenti da parte del relatore, della maggioranza e del Governo, perché si diano quelle risposte che oggi sono assolutamente urgenti e ineludibili. Infatti, abbiamo esaminato la questione e a tal proposito abbiamo fatto anche un incontro con il sistema delle banche locali e provinciali; in tale sede abbiamo sentito rivendicare tanti meriti del nostro sistema creditizio locale, formato da istituti meno toccati di grandi istituti bancari, considerato che da noi è sempre prevalso il principio che piccolo è bello, rispetto a quanti sostenevano che il grande era improrogabile e assolutamente necessario. Tuttavia, queste banche hanno a loro volta la necessità che vi siano uno stimolo e la possibilità di ampliare la risposta dei confidi e che vi sia la garanzia che veramente realizzi quella finalità, ovverosia la finalità di rendere - ho usato una parola molto semplice - automatica la garanzia dello Stato verso le banche e la garanzia delle banche verso le famiglie e le piccole imprese.
Se ci muoviamo in questo senso, se il Governo, la maggioranza e tutto il Parlamento sanno dare, da oggi, con questo provvedimento una risposta puntuale, diamo una grande spinta alla fiducia e alla volontà di vincere questa difficile battaglia che è presente e per la quale ho riscontrato grande disponibilità nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ria. Ne ha facoltà.

LORENZO RIA. Signor Presidente, l'atteggiamento, anzi, l'azione di accompagnamento che la minoranza ha assunto nei confronti del decreto-legge in discussione smentisce in modo abbastanza netto un teorema cui questa maggioranza si era in qualche modo assuefatta: il teorema secondo il quale la minoranza si oppone a tutto ciò che propone la maggioranza e secondo il quale abbiamo eletto la discussione dei decreti-legge come la trincea e il presidio delle garanzie democratiche del Paese.Pag. 24
L'azione che stiamo svolgendo sul decreto-legge in discussione dimostra, all'opposto, che sappiamo cogliere le differenze, riconoscere le urgenze e gli stati di necessità e convergere in azioni di sostegno allorquando gli interessi superiori del Paese lo richiedano.
Quindi, se noi smentiamo di essere coloro che sanno dire solo «no», abbiamo la legittima aspettativa che il Governo e la maggioranza non rispondano sempre «no» ai nostri suggerimenti e alle nostre proposte.
Dal 1 settembre ad oggi si può dire che lo scenario internazionale sia profondamente cambiato (naturalmente non sono i dieci giorni che sconvolsero il mondo, i dieci giorni che dall'ottobre del 1917 riverberano i propri effetti ancora oggi). La misura di questo cambiamento la dà il fatto che alcune banche d'affari sono scomparse e che altre banche d'affari hanno smesso di esserlo per fare altro. La misura delle contraddizioni del vecchio sistema economico è data dal fatto che gli istituti internazionali, che assegnavano i voti all'economia degli Stati e alle holding transcontinentali, sono nella polvere e per sopravvivere hanno bisogno dell'intervento pubblico: legge terribile del contrappasso, che evidenzia gli errori di prospettiva che tutti, da dieci anni a questa parte, abbiamo commesso negli Stati Uniti e in Europa.
La conseguenza di queste contraddizioni è la paura dei piccoli risparmiatori che le banche non restituiscano i loro depositi e la paura delle banche di prestare denaro alle altre banche e alle imprese. Tali conseguenze sono soprattutto le difficoltà dell'economia reale di affrontare senza qualche sostegno le prossime settimane.
Queste conseguenze in una regione come la Puglia - cito la mia regione, ma ritengo che sia una situazione valida per l'intero territorio nazionale - sono rappresentate da imprese che non riescono a riscuotere i crediti e che contemporaneamente devono pagare i tributi; sono rappresentate dallo stato di pre-paralisi in cui versano i fondi di garanzia per i servizi alle imprese; sono rappresentate dai 2.278 operai dell'Ilva di Taranto, che entreranno in cassa integrazione il 1 dicembre, ai quali si aggiungeranno almeno altrettanti lavoratori dell'indotto e, accanto ad essi, i cassintegrati dell'Arsenale, della Natuzzi, gli edili del brindisino e i metalmeccanici ed operatori del tessile, abbigliamento e calzaturiero leccese.
Questa esemplificazione è penosa ma doverosa, perché il Governo e tutti gli organi di stampa, almeno sino ad oggi, hanno parlato e parlano ancora soltanto del rischio che la crisi finanziaria si allarghi all'economia reale e, invece, non è difficile rendersi conto che è l'economia reale ad essere in crescente affanno. Aumentano e si diffondono i segnali di difficoltà del sistema produttivo in tutto il Paese: la crescente richiesta di cassa integrazione, l'incremento della lista degli esuberi, l'accorciamento delle settimane lavorative con il recupero delle ferie non godute, l'allungamento delle prossime ferie natalizie.
Quindi, non è un rischio, che la crisi finanziaria si allarghi per davvero all'economia reale: questa è la drammatica realtà. Dunque, in una situazione come questa, sarebbe stato terribile se il Governo avesse continuato a dire soltanto dei «no» alle nostre proposte che mirano non a contestare i provvedimenti del Governo ma solo a renderli più incisivi, a calibrarli in rapporto a ciò che in questi ultimi giorni sta avvenendo.
Le misure originarie approvate dal Governo hanno previsto la possibilità dell'intervento statale nelle operazioni di aumento del capitale sociale delle banche. La realtà, come si è svolta sin qui, ha dimostrato che nessun istituto di credito ha sinora accolto questa opportunità.
Hanno scelto una strada diversa: hanno ridotto gli impieghi, hanno cioè smesso di fare il loro lavoro di prestare denaro, con ciò accrescendo le difficoltà del sistema economico ed in generale del Paese. Dinanzi a scelte di questo tipo, anche il Governo ha il dovere di essere realista, condividendo i nostri emendamenti, che danno alle banche una terza opportunità,Pag. 25rappresentata dal prestito obbligazionario. Vi è stato qualche istituto di credito che ha tentato questa strada, rivolgendosi al capitale privato, e la risposta è stata drammatica: solo un quinto dell'importo offerto è stato sottoscritto.
Il secondo elemento di riflessione che abbiamo richiesto ha riguardato le piccole e piccolissime imprese, che magari hanno commesse, ma che il sistema creditizio, in questo momento di crisi e di paura, ignora. La paura, in questo caso, si vince solo con le controgaranzie dei consorzi fidi, che riducono il livello di paura delle banche, garantendo in tempi brevi liquidità alle imprese.
Un'altra nostra proposta emendativa prospetta un rilancio straordinario delle politiche per le infrastrutture pubbliche, sostenuto dalla mobilitazione delle risorse che la Cassa depositi e prestiti drena grazie al risparmio postale.
Un ulteriore emendamento del Partito Democratico si occupa di stabilire cosa lo Stato chiede in cambio alle banche che vengono aiutate a tirarsi fuori dai pasticci grazie al suo intervento e, quindi, con risorse direttamente o indirettamente a carico dei contribuenti. Affinché la politica pubblica non si limiti a salvare le banche, ma possa esercitare un vero effetto di stabilizzazione dell'economia, i benefici dell'intervento non devono fermarsi ai bilanci delle banche, ma devono trasmettersi fino ai bilanci delle famiglie e delle imprese. Alle banche aiutate, secondo la nostra proposta, vanno poste alcune condizioni: aiutare a loro volta le famiglie, impegnandosi a non far scattare le ipoteche sulle prime case delle famiglie in difficoltà; aiutare a loro volta le piccole e medie imprese, impegnandosi a mantenere inalterato il trend storico dei flussi di credito erogati a questo importante comparto del sistema produttivo italiano; infine, modificare gli schemi retributivi del proprio management, escludendo per almeno un anno la corresponsione di premi e bonus e rivedendo poi il complessivo schema di incentivazione dei manager, ancorandolo non più ad obiettivi a breve termine, ma a parametri di lungo periodo.
Non ritengo di insistere, signor Presidente, sul complesso delle nostre proposte emendative, perché ritengo che, per quel che riguarda il presente decreto-legge, quelle che ho sintetizzato sono le più efficaci e le più intuitivamente condivisibili.
Tuttavia, una discussione su temi come questi non può esimerci da una riflessione più ampia e severa: siamo davvero sicuri che, con un altro significato e con una ben più elevata carica etica, non dobbiamo riprendere oggi il tema della cosiddetta «razza padrona»? Siamo davvero convinti che l'unico problema da affrontare per placare la legittima ira dei risparmiatori sia solo il divieto di stock options per i capitani di impresa, divieto di cui peraltro in Italia ancora non si parla? Sono convinto che questo Parlamento deve intervenire ben più profondamente sui temi delle prerogative, dei privilegi e delle spese di rappresentanza dei manager. Ogni privilegio, ogni prerogativa ed ogni spesa rappresenta un'evidente possibile situazione di conflitto di interesse con i piccoli risparmiatori, oltre che con l'interesse dell'impresa in sé.
Questi sono i ragionamenti che oggi vanno facendo milioni di italiani, in particolare quelli che a suo tempo si fidarono dello Stato che privatizzava la Banca Commerciale e le altre banche pubbliche. Si tratta di quei milioni di italiani che si fidarono, che oggi hanno titoli Unicredit o Banca Intesa e che si chiedono se hanno fatto bene, allora, a fidarsi dello Stato e delle aziende che all'epoca lo Stato metteva in vendita, chiedendo ai piccoli risparmiatori di sottoscrivere microscopiche quote.
Con sincerità, ritengo che allora i risparmiatori fecero bene a fidarsi delle banche. Con altrettanta sincerità, però, ritengo che oggi questo Parlamento debba intervenire profondamente nei meccanismi di governo e di gestione delle società per limare le prerogative, per tagliare i privilegi e per falcidiare gli oneri di rappresentanza, circoscrivendo il ruolo e le funzioni dei manager a garanzia dei piccolissimi risparmiatori, che non hanno néPag. 26potere né rappresentanza. Il loro interesse, l'interesse dei piccoli risparmiatori, sta tutto in un'azione con cui, in larghissima parte, non riescono neppure ad esprimere il diritto di voto.
In conclusione, questo è un elemento completamente assente nel decreto-legge al nostro esame, ma deve diventare oggetto di riflessione immediata, scelta parlamentare, norma dell'ordinamento italiano a tutela dell'impresa e degli interessi dei piccoli risparmiatori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Reguzzoni. Ne ha facoltà.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Signor Presidente, ho udito considerazioni a volte condivisibili e a volte opinabili. Queste ultime provenivano soprattutto da chi forse è nostalgico di un altro sistema e vede la fine del mercato, del liberismo e del sistema capitalistico. Ovviamente, non condivido queste opinioni e non voglio entrare nel merito.
Prendo la parola per porre un problema che deriva dalle notizie apparse oggi sugli organi di stampa. Penso che siano notizie che ci debbano impensierire molto e che potrebbero pregiudicare la posizione del nostro gruppo, non solo sul complesso degli emendamenti, ma anche sul provvedimento in esame. Pertanto, ho bisogno di un chiarimento da parte del Governo.
Le notizie sono di due tipi: da una parte, vi sono notizie che ci portano a pensare che sia in atto, in questo momento, una restrizione molto pesante delle condizioni di accesso al credito. Per esempio, la Banca d'Italia ha corretto la soglia del censimento svolto attraverso la centrale rischi, applicando una delibera del CICR, che fa scendere la soglia di monitoraggio da 75 mila euro a 30 mila euro. In questo modo essa va a colpire, con una misura importante e drastica, i prestiti di importo inferiore ai 75 mila euro e, dunque, il mondo delle imprese artigiane, delle piccole e medie aziende e delle famiglie, e mi sembra che non sia esattamente ciò che vogliamo.
Non solo, ma i dati ieri resi noti dall'ABI sostengono che vi è una contrazione dei prestiti e dei mutui alle famiglie. Ebbene, questi due dati sono molto preoccupanti, perché riteniamo che oggi vi sia una grande crisi di liquidità e ci preoccupa moltissimo che le banche vadano a colpire la vera spina dorsale della nostra economia, ossia le famiglie e le piccole e medie imprese (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'Autonomia).
Su questo fatto chiediamo al Governo un impegno preciso. Di per sé non è un fatto che ci lascia sorpresi, perché l'atteggiamento di questi colossi bancari, nei confronti delle piccole e medie aziende, è stata sempre abbastanza duro e critico.
La notizia che ci colpisce, che ci preoccupa e di cui chiediamo conto al Governo è costituita da quanto leggo da Libero Mercato di oggi: «Arriva l'ok di Unicredit: Zaleski salvo, per adesso».
Le principali banche italiane, Unicredit e Banca Intesa, stanno firmando una ristrutturazione del debito di questo finanziere polacco, garantendone il debito e quindi mettendo di tasca propria 1,5 miliardi di euro per finanziare l'indebitamento che questo finanziere ha nei confronti di istituzioni straniere - BNP Paribas e Royal Bank of Scotland, per citarne due - che gli chiedono di rientrare dalla sua esposizione debitoria.
Ebbene, non accetteremo mai che i soldi delle imprese del nord vadano a finanziare questi tipi di operazione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Il nostro Governo deve dare al mondo delle piccole e medie imprese e delle famiglie risposte chiare e precise.
In questo senso, chiediamo che il Governo si pronunci su questi due fatti, e cioè sulla possibilità, da una parte, di evitare un'altra Cirio e un'altra situazione come i bond dell'Argentina, perché di questo stiamo parlando (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania), intervenendo con le misure e gli strumenti che riterrà più appropriati e, dall'altra, eventualmente anche revocando la delibera del Comitato per il credito e ilPag. 27risparmio, per facilitare, non a parole ma nei fatti, l'accesso al motore della nostra economia che sono le piccole e medie aziende e le famiglie italiane (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Misto-Movimento per l'Autonomia- Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciocchetti. Ne ha facoltà.

LUCIANO CIOCCHETTI. Signor Presidente, credo che l'intervento che abbiamo appena ascoltato vada esattamente nel senso delle questioni poste dal gruppo dell'Unione di Centro in questi giorni nel dibattito sulle scelte economiche che il Governo sta assumendo in questa congiuntura economica internazionale assolutamente drammatica.
Credo che, probabilmente, anche le cose dette in questo momento dal gruppo della Lega Nord dovrebbero portare il Governo a riflettere sul fatto se lo strumento approvato qualche tempo fa in Consiglio dei Ministri (il decreto-legge che stiamo esaminando in questo momento) sia sufficiente ad affrontare una situazione drammatica che, probabilmente, viene vissuta drammaticamente da chi opera come piccola e media impresa e come famiglia nel nostro Paese e un po' meno da chi governa questo Paese.
Credo che le considerazioni svolte sulle scelte che le banche stanno portando avanti, nonostante gli interventi di sostegno che il Governo promette e che presenta all'interno del decreto-legge in discussione, portino a considerare una situazione che salvaguarda probabilmente il management di queste grandi strutture bancarie del nostro Paese, ma non le piccole e medie imprese. Queste ultime hanno bisogno del credito, di disporre di tassi che consentano loro di continuare a vivere, a sviluppare, a produrre e ad investire nel nostro Paese, anche nel processo di internazionalizzazione delle nostre imprese, mentre notiamo che stanno avvenendo fatti, come quelli denunciati poco fa dal collega ed altri, che, probabilmente, sono conosciuti soltanto da chi ogni giorno è costretto a contrattare con le banche la sua possibilità di sopravvivenza.
Infatti, quando sulle situazioni debitorie si applicano o si aumentano i tassi per sostenere in qualche modo gli affidamenti, per sostenere le soluzioni di credito che vengono concesse alle piccole e medie imprese, ai commercianti e agli artigiani, a fronte di una riduzione significativa dei tassi di interesse decisi dalla Banca europea, credo che ci troviamo di fronte ad una situazione in cui le banche in questo momento non aiutano assolutamente nel contesto degli interventi sostanziali di sostegno all'economia di questo Paese.
Tutti parliamo di sostegno all'economia, tutti parliamo di sostegno alle famiglie, tutti parliamo di sostegno al credito, tutti parliamo di una situazione che ha bisogno di interventi straordinari, di emergenza ed eccezionali. Mi pare che gli interventi straordinari di emergenza ed eccezionali avvengano soltanto verso alcune categorie, soltanto attraverso gli interventi di sostegno al sistema bancario, che non vengono poi riversati sugli utilizzatori finali, sulle piccole e medie imprese, su chi opera, sui commercianti, sugli artigiani e soprattutto sulle famiglie.
Se vi è contrazione nel credito, se vi è una contrazione forte nella concessione di mutui, se si mostra un'attenzione diversa nella disponibilità di risorse finalizzate allo sviluppo di questo Paese, credo che ci troveremo in una condizione di assoluta drammaticità.
Il Governo non può fare finta di nulla, non può fare finta che non ci troviamo di fronte ad una situazione di questo genere. Servirebbe un intervento veramente strategico e che in qualche modo - al di là degli annunci che vengono fatti ogni giorno circa investimenti, aiuti alle famiglie e al consumo, alle piccole e medie imprese - si iniziasse a svolgere un ragionamento complessivo.
Sarebbe stato meglio se con i provvedimenti che abbiamo affrontato nelle scorse settimane (mi riferisco, in particolare, al disegno di legge finanziaria), ma anche con quello ora in esame, si operasse un intervento organico volto a sostenere ilPag. 28sistema bancario e creditizio del nostro Paese, che contemporaneamente consentisse di affrontare le grandi questioni legate allo sviluppo e alla crescita di questo Paese, alle condizioni economiche delle famiglie, che sono sempre più drammatiche. Altro che quarta settimana del mese! Probabilmente ormai siamo alla seconda e, se continuiamo così, nei prossimi dodici mesi le condizioni saranno sempre più difficili e drammatiche.
Chi ha modo di vivere in situazioni in cui ci sono molti lavoratori dipendenti, molti pensionati, molti redditi medio-bassi si rende conto che la situazione è drammatica. Basta girare nei supermercati, nei mercati rionali e ci si accorge che per fare la spesa i cittadini ormai contano anche i centesimi dell'euro per cercare di avere un'opportunità per tirare avanti. Bisognerebbe certamente assumere provvedimenti che aiutino le famiglie partendo da quelle più numerose: lo stiamo gridando da mesi e da anni. Lo avete gridato anche voi in campagna elettorale e poi, parlando di fatti concreti, tutto questo non ha portato assolutamente a nulla.
Da anni il nostro gruppo fa riferimento ad interventi di sostegno alle famiglie e alle piccole e medie imprese, in una situazione sempre più complicata e difficile. Oggi abbiamo di fronte provvedimenti che potrebbero dare un minimo di risposta ad un problema specifico, ossia affrontare un 2009 che sarà di grandi lacrime e sofferenza. Servono, quindi, anche interventi che superino alcuni vincoli posti in questi anni (ma che in altri Paesi europei si stanno superando), che rendano più flessibili i tetti dei trattati europei e che consentano di utilizzare una serie di risorse per cercare di intervenire e far ripartire l'economia reale di questo Paese.
Fino ad oggi i giornali e i grandi economisti hanno parlato dell'economia della fantasia, degli interventi che sono stati fatti costruendo molta carta straccia che si è bruciata nel giro di un mattino. Credo che il problema oggi sia di affrontare, invece, le questioni che riguardano l'economia reale di un Paese, che è quella che riguarda la vita di tutti i giorni degli italiani e l'economia di una famiglia che deve arrivare alla fine del mese e che deve consentire ai propri figli di andare a scuola, di vivere e svolgere le attività che fanno parte di una corretta opportunità di vita nella nostra società.
L'economia reale è quella di chi in qualche modo deve sapere se il giorno dopo avrà ancora il posto di lavoro oppure rischia di perderlo, visto che le questioni che si apriranno nei prossimi mesi saranno legate anche al problema di una forte disoccupazione nel nostro Paese.
Vi è una disattenzione anche nelle scelte fatte nel decreto-legge n. 112 dello scorso luglio 2008, che ha portato a non affrontare la questione delle migliaia di precari che esistono nel nostro Paese, né le questioni che riguardano in qualche modo tutta la problematica della nuova povertà esistente nel nostro Paese.
Si tratta di nuova povertà che rischia di aumentare e di diventare sempre più forte e con sempre meno capacità di dare risposte e di operare interventi di carattere sociale che siano in grado di sostenere una situazione così difficile e così importante. Serve, insomma, una rivoluzione, da questo punto di vista, che sia in grado di affrontare le questioni dell'economia reale, uscendo da una impostazione che si è dimostrata fallace e che ha bisogno di un profondo cambiamento, avendo basato la politica economica di questo Paese su delle fondamenta superate.
Bisognerebbe avere l'umiltà di venire qui in Parlamento e dire: le scelte che abbiamo ritenuto di impostare a giugno, quelle che abbiamo portato avanti a settembre, oggi non sono più sostenibili perché sono cambiati i fattori, sono cambiate le fondamenta e le condizioni dell'economia reale del Paese e, quindi, dobbiamo ripartire da capo. Troviamo le condizioni per costruire un nuovo percorso, un percorso che metta insieme, con un forte senso di responsabilità, le forze sociali, politiche, industriali e imprenditoriali di questo Paese per uscire fuori da questa condizione di grande drammaticità.
Abbiamo un sistema Italia, un sistema Paese, che non può essere più legatoPag. 29soltanto alle questioni nord-sud, che non può essere legato soltanto agli interessi di una parte contro l'altra; una situazione come questa ha bisogno di uno sforzo nazionale, di un'impresa nazionale, di una scelta di politica economica che sia in grado di dare effettivamente una svolta alla vita reale della gente, la vita reale dei cittadini che ogni giorno si trovano a dire: ma domani come farò a dare da mangiare ai miei figli? Come farò a mandare avanti la mia impresa? Come farò a continuare a tenere tanti dipendenti che oggi non sono più in grado di sostenere? Queste sono le domande che ci pongono i piccoli commercianti, i piccoli imprenditori, le piccole imprese edili.
In questa città, la capitale d'Italia, c'è molta attività nell'edilizia e in questi giorni ho incontrato alcuni piccoli imprenditori edili che mi hanno detto: io da venti, trent'anni ho 30-40 dipendenti, ma ora non posso più tenerli, ne dovrei licenziare la metà; ma mi piange il cuore, cerco di resistere, cerco di andare avanti. Arriverà il giorno, nei prossimi mesi, se non ci saranno interventi sostanziali sull'economia reale, in cui si costringeranno questi imprenditori a lasciare a casa, senza lavoro, tanta e tanta gente; il ché significa togliere una speranza ad una famiglia, a dei ragazzi, significa togliere la speranza di poter guardare al futuro.
Insomma, usciamo da questa logica di contrapposizione inutile che non serve a nessuno, che non offre una condizione di sviluppo e di scommessa.
Caro Ministro dell'economia, caro Presidente del Consiglio, le scelte sulle banche debbono certamente portare un sostegno per evitare i fallimenti che sono avvenuti negli Stati Uniti, ma bisogna chiedere loro anche qualcosa di più in cambio: bisogna affermare che non si possono strozzare le piccole e medie imprese, non si può raddoppiare il tasso di interesse sugli affidamenti, come si sta facendo in questi giorni, portando il tasso di affidamento quasi al 9 per cento; si parla tanto di usura, questo è un tasso vicino a quello di usura reale. Non si può continuare in questo modo, soprattutto in questo momento.
Servono interventi sull'economia reale, serve un pacchetto complessivo, e non a foglia di carciofo come si sta facendo, servono meno parole e meno chiacchiere, servono più interventi sostanziali che diano la possibilità di guardare al futuro con un minimo di speranza e con un minimo di opportunità.
Si parla tanto degli interventi che sono stati realizzati all'inizio di questa legislatura in politica economica.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

LUCIANO CIOCCHETTI. Mi avvio a concludere, signor Presidente. Si dice che, attraverso l'abolizione dell'ICI, si è data l'opportunità alle famiglie di poter avere più soldi e più risorse a disposizione. Peccato che questo riguardi sicuramente le fasce più abbienti del nostro Paese, considerato che chi già prima pagava l'ICI fino a 300 euro non avrebbe comunque pagato questa tassa.

PRESIDENTE. Deve concludere.

LUCIANO CIOCCHETTI. Si è affermato che, attraverso la detassazione degli straordinari, si sarebbero lasciate più risorse alle famiglie: credo che oggi bisognerebbe avere il coraggio di dire che queste scelte non sono servite.
Occorre cambiare e realizzare interventi partendo dalle famiglie, in particolare da quelle più numerose e dalle piccole e medie imprese (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro). Inoltre, bisogna dire alle banche che è necessario mantenere e sostenere il credito verso le piccole e medie imprese e le famiglie che devono acquistare attraverso i mutui. Questa è la scommessa che chiediamo al Governo di fare con umiltà e con serietà (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sardelli. Ne ha facoltà.

LUCIANO MARIO SARDELLI. Signor Presidente, il dibattito di questa mattina ci fa comprendere come la discussione sullaPag. 30situazione economica del Paese, che non si è voluta svolgere, arrivi direttamente in Aula quando si parla di sistema bancario; quindi, non possiamo non allargare le nostre valutazioni alla condizione complessiva dell'economia e del Paese. Anche le preoccupazioni espresse dai colleghi della Lega Nord rispetto alla riduzione della disponibilità di sostegno da 75 mila a 30 mila euro per i fidi, senza un preventivo controllo bancario, ce lo fa comprendere. La stessa Banca d'Italia ha serie preoccupazioni sulla situazione delle banche e dell'economia del Paese per i prossimi mesi.
Se così è, non possiamo certo fermarci a un intervento che mira a proteggere e a rassicurare i depositi, a stabilizzare un sistema bancario che si dice che non sia in crisi, ma che in fondo non si sa quanto lo sia veramente, perché la crisi c'è e di crisi si tratta. Quindi, dobbiamo allargare la nostra valutazione, non solo all'intervento temporaneo, tampone, di difesa e di rassicurazione dei conti correnti bancari e dei cittadini.
Dobbiamo pensare al ruolo della Banca d'Italia che, da una parte, è controllore e, dall'altra, è controllata, avendo partecipazioni importanti delle banche nella sua struttura. Dobbiamo, quindi, chiederci fino a che punto sia libera rispetto al sistema bancario, se è vero, com'è vero, che in questi anni nel Paese si è verificata una serie di anomalie gravi che hanno colpito i piccoli risparmiatori che non sono stati difesi.
Colleghi, pensiamo allo scandalo Parmalat, a quello Cirio, al risiko bancario che ha determinato e mostrato uno stretto rapporto fra la politica e la finanza, con un grave pregiudizio per i cittadini e con le banche che hanno comprato per miliardi di euro altre banche che non avevano poi, alla luce dei fatti, quel valore.
Se tutto ciò è avvenuto è perché vi è un rapporto insano, non corretto, fra la finanza e la politica: la finanza controlla non solo i finanziamenti alle grandi imprese, ma anche alcuni media, alcuni giornali, influenza fortemente la politica e la condiziona.
Allora, quale può essere il ruolo di questo Parlamento, colleghi della Lega, che volete difendere i piccoli imprenditori e la famiglia? Questo Parlamento deve riprendere il suo ruolo di controllo e di guida del Paese, diversamente da come immaginava ieri sera l'onorevole Veltroni, pensando che, con un incontro presso la Presidenza del Consiglio, si potesse ricostruire un atteggiamento comune delle forze politiche rispetto ai problemi del Paese, che sono enormi, e quindi risolvere con un incontro fra oligarchi una sofferenza profonda dell'economia.
Allora, occorre un grande processo riformatore e soprattutto - lo ripeto - una Commissione (mi rifaccio a quanto diceva il collega Tabacci: collega Tabacci, ci dobbiamo battere per questo) che controlli assolutamente come saranno utilizzate queste risorse, se andranno verso i grandi istituti bancari, dove ci sono dirigenti che vergognosamente percepiscono ancora 9 milioni di euro l'anno di stipendio, dopo aver creato questa situazione fallimentare.
Sapete quanti sono 9 milioni di euro l'anno di stipendio, più varie prebende? Sono oltre mille euro l'ora, oltre 24 mila euro al giorno, quanto un operaio guadagna forse in due anni.
Questo è quanto sta avvenendo. Quindi, se questo Parlamento deve intervenire, l'onorevole Veltroni farebbe bene anche a chiedere conto di queste nefandezze e di queste offese alla povertà di milioni di cittadini di questo Paese.
Dunque, quale può essere un intervento, oltre all'istituzione di una Commissione che controlli e renda conto delle risorse che il Parlamento e il Governo mettono a disposizione del sistema bancario? L'intervento deve prevedere un sostegno ai consorzi fidi, che possono assicurare un sostegno vero alle imprese, rispondendo ai loro interessi.
La realtà è che il sistema bancario, per difendersi, sta strangolando l'economia e questo avviene nel silenzio e nella passività. Sostenere i consorzi fidi, quelle che una volta erano le casse rurali e le banche territoriali può dare respiro e progetto di sviluppo alle piccole e medie imprese.Pag. 31
Dobbiamo pensare in termini di territorialità, di credito che viene dal territorio e torna al territorio, di controllo delle piccole banche locali e dei consorzi fidi sulle risorse del credito stesso.
Per quanto riguarda la banca del sud, il Governo non ha accettato alcuni emendamenti che noi abbiamo presentato a questo decreto-legge, che avrebbero favorito e difeso le risorse per le aree sottosviluppate. Quando il Governo nel programma dice che è necessaria una banca del sud, ammette indirettamente che al sud non c'è un sistema bancario e, se non c'è un sistema bancario al sud, la banca del sud va fatta, presto e bene. Proprio in questo momento di crisi va fatta e concepita.
Quindi, invito il Governo, nella prossima seduta del Consiglio dei ministri, a ritornare sulla banca del sud, proprio in questo momento di crisi del sistema finanziario ed economico del Paese.
Noi del Movimento per l'Autonomia valutiamo con preoccupazione questo intervento, che ci sembra un intervento tampone, che manca di una strategia complessiva, che non dà conto e non affronta i problemi strutturali del sistema finanziario. Guardiamo con preoccupazione alla difesa di lobby ed oligarchie, che hanno impoverito e continueranno ad impoverire il Paese. Chiediamo con forza una Commissione parlamentare preposta a questo ruolo, una banca del sud e che il Parlamento si riappropri della sua funzione, al di là delle tentazioni oligarchiche e semplicistiche dell'onorevole Veltroni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia).

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Romano, che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rao. Ne ha facoltà.

ROBERTO RAO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in merito al provvedimento oggetto della nostra discussione non possiamo non rilevare all'inizio anzitutto come, al momento dell'emanazione dei decreti-legge nn. 155 e 157, tutte le forze politiche abbiano espresso una valutazione complessivamente positiva di tali interventi.
Oggi, fortunatamente, le banche non si sono attivate per l'utilizzo degli strumenti normativi in essi contenuti ed è comunque positivo che vi siano norme in grado di dare certezza agli istituti di credito, e quindi ai risparmiatori italiani, perché è giusto che, in caso di necessità, anche l'Italia sia pronta, con strumenti di garanzia e protezione, ad intervenire per salvaguardare il proprio sistema finanziario, ma va detto che la scelta del Governo di non accogliere alcuna modifica ai decreti-legge in questione è in contraddizione con le considerazioni che abbiamo appena fatto.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI (ore 12,25)

ROBERTO RAO. La relativa tranquillità delle nostre istituzioni bancarie poteva essere motivo di intervento con alcune modifiche a questi decreti-legge. In particolare, si poteva migliorare il testo del provvedimento, ad esempio stabilendo alcuni obblighi per le banche che intendano accedere al sostegno pubblico, anche per quanto riguarda il mantenimento della disponibilità di credito nei confronti delle imprese e delle famiglie, ovvero tradurre il sostegno dello Stato alle banche come impulso ad una migliore disposizione delle stesse verso le famiglie e le piccole e medie imprese, che soffrono per l'assenza di liquidità generata dalla grave crisi economica di questi mesi.
Gli emendamenti proposti dal nostro gruppo, dal gruppo dell'Unione di Centro, infatti, mirano a vincolare le banche a mantenere un atteggiamento di apertura nei confronti delle esigenze delle famiglie e delle imprese, evitando di ricorrere ad una riduzione della disponibilità di credito.
Di più, la discussione parlamentare su questo provvedimento poteva essere l'occasione per affrontare, anche in quest'Aula,Pag. 32il tema della necessità di ripensare il funzionamento di un sistema capitalistico che si è costruito sulla finanza senza controlli, come un gigante con i piedi di argilla.
La discussione poteva rappresentare l'occasione per ribadire la validità di un capitalismo basato sull'economia sociale di mercato piuttosto che sull'alleanza tra finanza creativa e debiti; poteva essere l'occasione per ribadire la necessità di costruire il benessere nazionale attraverso l'apporto solidale tra Paesi che insieme stabiliscono regole e criteri per l'equilibrio dei mercati, consolidando, attraverso questa discussione, anche in quest'Aula e nel Paese, una vocazione europeista, che, troppe volte, è stata messa in discussione nel passato da chi oggi, in verità, non ha più il coraggio di farlo.
Qualche giorno fa, l'onorevole Tabacci ha proposto di costituire un Comitato parlamentare di controllo e di inchiesta sulle partecipazioni delle banche, perché riteniamo che, così come si rappresenta la necessità di potenziare il sistema di controllo e di vigilanza sul sistema finanziario a livello internazionale, sia obbligatorio per il Governo che ciò avvenga anche a livello nazionale.
Siamo preoccupati di un Governo che voglia interloquire da solo con il sistema delle banche, che poi costituisce un club insieme alle grandi imprese e ai giornali. Vorremmo che il Governo chiamasse l'attenzione a partecipare sia a questa discussione sia alla formazione di strumenti utili a realizzare il controllo a livello nazionale, e per questo motivo abbiamo proposto la costituzione di questo Comitato interparlamentare.
Speriamo che la maggioranza e il Governo recuperino quella responsabilità che, in verità, non abbiamo rintracciato nella politica viziata dagli annunci ai quali la maggioranza e il Governo ci hanno abituato.
Questa volta ci saremmo aspettati, questa volta sì, dal Governo lo stesso decisionismo che ha ostentato in altre occasioni, quando, per apparire così deciso, così veloce, ha licenziato una manovra triennale in nove minuti e quando ha previsto, o così ci ha fatto credere, ciò che poi, in realtà, ha dimostrato di non aver previsto in alcun modo.
Ritenevamo che questa fosse l'occasione per discutere della crisi finanziaria, ma anche dei provvedimenti da porre in essere per limitare gli effetti della stessa sull'economia reale. Non bastano gli annunci delle ultime ore, 80 miliardi di euro, per sostenere l'economia reale, e vorremmo capire se questi 80 miliardi, 40, come si legge dai giornali, provenienti dall'Unione europea, siano davvero risorse aggiuntive o non siano, piuttosto, risorse già nella disponibilità delle regioni attraverso i programmi operativi regionali.
Vogliamo capire se i 16 miliardi che il CIPE dovrà allocare siano risorse aggiuntive o non rappresentino, ancora, quei fondi per le aree sottoutilizzate che hanno impegnato la discussione dell'Aula già in più di un'occasione.
Questa volta vorremmo davvero - speriamo non sia una pia allusione - che il Governo dimostrasse quella coerenza che il Paese si attende e che, in sede di esame degli emendamenti, possa riempire questo provvedimento dei contenuti che le imprese, i consumatori e le famiglie aspettano dal Parlamento e dalle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nannicini. Ne ha facoltà.

ROLANDO NANNICINI. Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, sento fortemente l'esigenza di riepilogare i provvedimenti che abbiamo approvato in questo inizio di legislatura. Mi riferisco, in particolare, al decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito nella legge 24 luglio 2008, n. 126, recante «Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie». Titolo più azzeccato non poteva esservi. Era un titolo ben fatto in relazione alle disposizioni legislative, che portava in sé alcuni temi importanti, come l'abolizione dell'ICI sulla prima casa - sovrapponendosi ad un provvedimentoPag. 33già varato dal Governo Prodi (che aveva previsto una franchigia di circa 300 euro per le famiglie con un reddito più basso) - anche per le famiglie più abbienti e con più possibilità di consumo nel Paese. Questa misura ha aperto nel Paese la possibilità di salvaguardare il reddito della famiglia, aumentando la domanda interna? Oggi, a novembre, possiamo affermare che questo non è avvenuto.
Vi era un'ulteriore misura, collegata all'articolo 3 del citato decreto-legge, relativa ai mutui per la prima casa per le famiglie. Era «venduto» bene sulla stampa italiana: come oggi si stimano 80 miliardi di euro, allora si calcolava che le famiglie (circa due milioni) che avevano un mutuo prima casa, potessero risparmiare con questo provvedimento - udite, udite - 200, 250 euro al mese ognuna. Questi erano i titoli che si leggevano in quel periodo sulla stampa.
Mi stupisce che, anche nella discussione del provvedimento in esame oggi, nessuno richiami che le banche si sono impegnate, affinché tutti i mutuatari prima casa in Italia - e questa è una politica concreta - possano ritrattare i loro mutui a tasso variabile, con un IRS, con uno spread e con un aumento di costo dello 0,50 per cento annuo. Mi risulta - lo affermo chiaramente nell'Aula parlamentare - che nessuna banca ha intenzione di attuare il provvedimento in questo senso, perché oggi dovrebbero ritrattare con le famiglie che hanno un mutuo prima casa un tasso fisso del 4,75 per cento. Non sta accadendo. Eppure, in quella legge della Repubblica italiana si prevede all'articolo 3, comma 1: «Al fine di favorire una maggiore concorrenza nel mercato a vantaggio dei mutuatari, nella convenzione è espressamente prevista la possibilità che le singole banche aderenti adottino, dandone puntuale informazione ai clienti, eventuali condizioni migliorative (...)». Ma quali informazioni hanno le nostre famiglie, se accanto ad un provvedimento adottato nel mese di maggio (cioè, il decreto-legge n. 93 del 2008, che recava il titolo sopra citato), se ne aggiungono altri, come il decreto-legge n. 112 del 2008 (quello sì, che opera tagli lineari della spesa pubblica di 35 miliardi di euro) e si adotta il decreto-legge successivo - il n. 155 del 2008, che oggi ci apprestiamo a convertire in legge - recante: «Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali»? Ciò, anche alla luce di alcuni eventi e degli interventi, in particolare di un esponente della Lega Nord, che sostiene che le condizioni creditizie stanno peggiorando (e non può che essere così, se non si adottano misure urgenti vere, che diano garanzie nei confronti dell'atteggiamento delle banche verso le famiglie e le piccole imprese, e se si fanno continui annunci a mezzo stampa).
Capisco che il Governo abbia bisogno di un periodo di riflessione, ma nel Parlamento dobbiamo far nascere, anche a seguito della mozione approvata ieri, un nostro lavoro più concreto e più collegato ai provvedimenti reali, e non fare solo annunci di provvedimenti. Pertanto, su questo provvedimento ci asterremo, perché comprendiamo la necessità di non fare regalie alle banche, ma di intervenire per favorire processi di stabilità, in un mercato economico che sembra separare il mercato finanziario dall'andamento della politica economica reale, ma in cui le imprese sono sempre andate avanti attraverso prestiti e possibilità di accesso al credito.
Pertanto, sappiamo che avete forti responsabilità di Governo e non siamo convinti dei vostri continui interventi sulla pubblicità: guardiamo sempre la televisione e la stampa, e quello che voi dite sempre è: crisi, crisi, crisi, la crisi nel mondo! Dite, infatti, di essere andati al Governo del Paese con la crisi nel mondo! Ma quali sono le soluzioni per sostenere l'economia del nostro Paese? Non possono essere sempre e continuamente annunci!
Anche l'elemento di ristrutturazione dello Stato non può nascere solo da tagli lineari, senza alcun processo di riforma del funzionamento del nostro Stato! Continuiamo ad avere comuni, province, regioniPag. 34e organizzazioni territoriali continuamente disperse. Continuiamo ad avere l'organizzazione del lavoro nei Ministeri negli stessi termini e non vediamo mai una scelta che possa farci pensare ad un futuro in cui le risorse dello Stato possano andare nei confronti dell'economia e delle famiglie che stanno soffrendo in questa fase.
E non lo diciamo da opposizione, perché ci verrebbe da dirvi: continuate! Continuate nella vostra propaganda, senza interventi effettivi nell'economia del Paese! Infatti, state proseguendo con questo procedimento continuo di proposizione di atti (come ricordavo prima, la modifica della disciplina dei mutui per la prima casa) senza alcun sostegno, senza chiedervi se questi provvedimenti abbiano avuto efficacia nei confronti del Paese, se vi sia una famiglia o un cittadino in sofferenza che abbiano utilizzato questi strumenti e se le banche siano state disposte ad attuare quanto avevate concordato in quella fase di maggio con annunci giornalistici, per i quali tutte le famiglie italiane che avevano il mutuo per la prima casa avrebbero dovuto risparmiare 250 euro al mese. Sappiamo che, nella contrazione dei consumi, questo è un elemento che incide molto: infatti, se il cittadino ha un aggravio di costi di 300 o 400 euro a causa delle rate del mutuo sulla sua casa, non può permettersi di sostenere l'economia reale e il consumo reale.
Pertanto, non possiamo più procedere con gli annunci! Vi chiediamo una svolta, una svolta reale, una discussione reale nel Paese, misure urgenti e precise nel senso della detassazione dei redditi delle famiglie sotto i 50 mila euro e delle pensioni che sarebbero un sostegno reale alla domanda. Vi chiediamo, altresì, di mettere in moto strumenti di garanzia per il credito alla piccola e media impresa italiana, la quale, in questa fase, conosce un aggravamento della propria condizione, e non tanto interventi sulle banche per rendere il credito facile, perché la crisi nasce da chi non ha pagato i mutui per la prima casa, o la casa negli Stati Uniti, con una bolla speculativa del mercato immobiliare: di fatto, poi, non vi è stata la possibilità di pagare i mutui e quell'aumento della domanda che è avvenuto nel mercato statunitense e internazionale era effimero. Pertanto, non discutiamo di aumenti di domanda effimeri! Dobbiamo accelerare procedure in cui l'intervento dello Stato sia mirato e l'intervento della politica sia attento.
Il vostro metodo è quello di continui annunci di continui decreti-legge relativi a una manovra finanziaria che è passata nel silenzio: infatti, la finanziaria è consistita in una manovra di 1 miliardo e 300 milioni, ma la vera manovra finanziaria era contenuta nel decreto-legge n. 112 del 2008, nel decreto-legge recante la manovra triennale. Ebbene, con questo metodo, forse, riuscirete forse nei rapporti con il Paese, che guarda a voi in termini di propaganda e di risultati, ma non risolverete i problemi del Paese. Cambiate! Cambiate strategia rispetto agli elementi di intervento nell'economia da parte della politica e dello Stato, e non proseguite con i continui annunci, come nel caso di questo decreto-legge n. 155 del 2008, modificato da un altro successivo: ne arriverà un altro, con l'annuncio degli 80 miliardi di intervento.
Avremmo votato volentieri a favore su questi provvedimenti, perché se quegli 80 miliardi di euro fossero a garanzia del credito delle piccole e medie imprese, dell'economia e delle famiglie, noi saremmo disposti a fare la nostra parte, ma con provvedimenti continui di annuncio ci sentiamo imbarazzati, perché anche il lavoro parlamentare è continuo e non trova poi un legame nei vari provvedimenti che voi ci proponete (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Misiani. Ne ha facoltà.

ANTONIO MISIANI. Signor Presidente, il Ministro Tremonti, credo, ha definito questi decreti-legge che sono confluiti nel decreto-legge n. 155 del 2008 «una cassetta degli attrezzi». Ritengo che dovremmo riflettere a fondo (in parte loPag. 35stiamo facendo) sulla natura, la portata e le conseguenze della crisi economica e finanziaria, se vogliamo capire se gli attrezzi contenuti in quella cassetta servano o meno a questo Paese.
Stiamo attraversando la peggiore crisi economica e finanziaria dal dopoguerra. Credo che questo sia un dato ormai acclarato, che nessuno mette più in discussione. È una crisi che ha sconvolto gli assetti dei mercati finanziari internazionali, che ha bruciato una quantità enorme di risorse, valutabile ormai in migliaia di miliardi di dollari e che si è trasmessa all'economia reale con una rapidità che ha sorpreso tutti gli analisti. Ogni giorno vediamo un susseguirsi di previsioni sempre più negative per l'economia italiana e dei Paesi avanzati negli anni futuri.
Questa crisi sta ridisegnando i rapporti di forza economici, ma anche politici, all'interno della comunità internazionale. C'è un tema, che prima era confinato agli addetti lavori e che oggi è una priorità politica, ed è quello della riforma della governance economica e finanziaria su scala sovranazionale. Si tratta di un'emergenza, come dicevo, che richiede risposte rapide e credibili. Il G20, sotto questo profilo, è stato deludente e inconcludente (in parte era scritto, perché siamo in una fase di transizione dall'amministrazione Bush all'amministrazione Obama). Ma questo rimane un tema serio, aperto, e noi - me lo lasci dire signor Presidente - non possiamo pensare, come italiani, di affrontarlo a colpi di cucù, con siparietti da avanspettacolo nei vertici internazionali. Si tratta di una questione seria e l'Italia può e deve dare un contributo alto alla ridefinizione della governance a livello internazionale.
Questa crisi, infine, ma non è certo l'ultimo tema in ordine di importanza, sta ridefinendo la frontiera tra Stato e mercato. Possiamo dire che una stagione, la stagione dell'egemonia liberista è finita e dietro le nostre spalle si sta aprendo finalmente una fase di ripensamento profondo nel pensiero e nelle politiche economiche. È finita l'egemonia della ideologia mercatista, lo ha detto anche il Ministro Tremonti nel suo libro che, più volte, tutti noi abbiamo citato. È finita un'egemonia che non era un'invenzione dell'amministrazione Clinton o dei socialdemocratici europei. Finisce un'ideologia - e vorrei ricordarlo ai colleghi della maggioranza - che è stata inventata da Margaret Thatcher e da Ronald Reagan ed è stata proseguita da Bush padre e da Bush figlio, proprio l'amico Bush, con il quale il Presidente del Consiglio è andato a braccetto per otto anni, salvo aver messo nel dimenticatoio questa amicizia ormai imbarazzante. Questa crisi è esplosa nella finanza ma ha le sue radici in un modello di sviluppo economico e sociale: se non sappiamo leggere questa sua natura profonda, rischiamo di risponderle in modo sbagliato e fuorviante. Guardiamo quanto è accaduto negli Stati Uniti negli ultimi 15 anni: la forbice tra ricchi e poveri si è allargata a dismisura; il reddito in termini reali del quinto più povero della popolazione, è cresciuto meno del cinque per cento mentre quello del quintile più ricco di oltre il 35 per cento; è esploso l'indebitamento delle famiglie, che ha ormai un livello doppio a quello che si registra in Italia; è esploso, tra il 1991 e gli anni più recenti, il deficit della bilancia dei pagamenti, il debito e l'indebitamento pubblico. Insomma, quel modello di sviluppo ha portato all'accumulazione di una quantità enorme di squilibri che non potevano reggere a lungo. L'esito, ossia la crisi e lo sconvolgimento dei mercati finanziari, era scritto nei numeri che si registravano nell'economia americana a partire dagli anni Novanta. Anche perché gli Stati Uniti, in particolare negli ultimi otto anni, non hanno fatto altro che finanziare, a debito, quelli che erano gli assi di una politica neoconservatrice. Si trattava di una politica che parlava di ownership society (società dei proprietari), che aveva la necessità di dare la casa anche a chi non se la poteva permettere in base ai criteri di erogazione dei mutui vigenti in Europa. Era il Paese del conservatorismo compassionevole ed dell'unilateralismo in politicaPag. 36internazionale, che è costato 864 miliardi di dollari spesi nella guerra in Iraq e in Afghanistan.
Tutte queste scelte politiche di modello di sviluppo prima ancora che confinate nel mercato finanziario hanno prodotto quanto successo negli ultimi due anni. Finché c'era la bolla mobiliare il sistema ha retto, quando la politica del denaro facile è finita, dal 2005 in avanti, il sistema non ha più retto e il castello di carte è crollato. Allora se le cose stanno così, se c'è un intreccio così forte tra l'economia reale, la politica e la finanza, la risposta a questa crisi economica e finanziaria non può essere solo confinata nell'ambito della finanza. Serve una risposta su scala globale, innanzitutto, e serve una risposta sul piano dell'economia reale e non solo su quello strettamente finanziario.
Mi permetto di fare una citazione: la cura è nelle politiche economiche usando ogni strumento per arrestare la crisi bancaria, impedire il credit crunch, rilanciare la crescita con tagli dei tassi e delle tasse e soprattutto maggiore spesa pubblica che entra direttamente in circolo. Servono misure coraggiose, rapide, consistenti e chiare. Signor Presidente non è una citazione de l'Unità, è una citazione tratta dall'ultima nota congiunturale del centro studi Confindustria. Anche quei settori della società italiana che guardano con apprezzamento al lavoro di questo Governo vi chiedono di cambiare rotta e di intervenire sul versante dell'economia reale, ridurre le tasse sui salari, sugli stipendi e sulle pensioni, dare ossigeno all'economia, aiutare le piccole e medie imprese come stanno facendo tutte le altre economie avanzate che, in queste settimane stanno mettendo in campo interventi per decine se non centinaia di miliardi di euro. Si stanno muovendo tutti, l'Italia è ancora ferma alla politica degli annunci, alla politica delle promesse e alla politica degli spot pubblicitari mentre mai come in questa fase ci sarebbe bisogno di azioni concrete, reali e credibili.
Signor Presidente, abbiamo salutato con favore - lo hanno ricordato tanti colleghi - il varo dei decreti-legge n. 155 e n. 157 del 2008, abbiamo condiviso la strategia europea Ecofin trasposta in buona parte nei contenuti di questi provvedimenti. Il punto, me lo lasci dire, è che questi decreti-legge hanno via via perso la valenza iniziale che avevano quando sono stati emanati e sono diventati - cito ancora una volta il Ministro Tremonti - una semplice «cassetta degli attrezzi» e, a maggior ragione hanno perso valenza nel momento in cui gli attrezzi di quella cassetta sono rimasti inutilizzati. Ciò dovrebbe farci riflettere perché le banche, le nostre banche, sono sicuramente messe meglio dal punto di vista degli indici patrimoniali rispetto alle banche inglesi, belghe e del nord Europa che i Governi sono stati costretti a salvare.
Ma attenzione: i segnali che si raccolgono sul territorio nel rapporto tra le nostre banche, le imprese e le famiglie sono preoccupanti e non possiamo non tenerne conto.
È preoccupante la situazione del mercato interbancario: l'Euribor ieri era ancora al 4,12 per cento mentre, in condizioni normali, dovrebbe essere quasi di un punto più basso. Quindi, il mercato interbancario rimane ancora sostanzialmente bloccato e ciò danneggia le famiglie che hanno i loro mutui a tasso variabile agganciati all'Euribor e non al tasso della BCE.
Attenzione: il servizio del debito come peso sulla spesa familiare è cresciuto di un punto tra il 2007 e il 2008. Queste sono tutte risorse sottratte ai consumi delle famiglie, risorse che le famiglie devono impiegare per pagare le rate crescenti dei loro mutui e questo problema rimane aperto e non è servita certo la rinegoziazione finta che avete varato a luglio per dare ossigeno alle famiglie!
È preoccupante la situazione delle imprese: sul territorio ci sono segnali reali di restrizione creditizia nei confronti delle piccole e medie imprese e questo è un acceleratore formidabile della crisi economica e del rallentamento dell'economia. Gli emendamenti che il gruppo Partito Democratico ha presentato vanno esattamente in questa direzione: fare sì che ilPag. 37salvataggio eventuale delle banche si trasmetta positivamente alle imprese e alle famiglie e fare sì che la stabilizzazione necessaria del sistema creditizio abbia immediati riflessi sulla condizione dell'economia reale.
Ed è per questo che chiediamo di condizionare alla politica creditizia concretamente seguita dalle banche quegli aiuti che, eventualmente, vengono assicurati alle banche. Chiediamo di dare una mano alle famiglie che rischiano di perdere la casa perché non ce la fanno più a pagare le rate, che sono aumentate enormemente negli ultimi due o tre anni. È per una ragione di trasparenza che chiediamo un maggiore coinvolgimento del Parlamento nella predisposizione e nella eventuale attuazione dei contenuti di questo decreto-legge. Noi siamo convinti che se vogliamo superare questa crisi dello Stato vi sia bisogno, ma vogliamo che l'intervento dello Stato sia transitorio e non permanente; per questo chiediamo che vengano posti dei paletti precisi. Guai se tornassimo indietro di 15 anni, dal punto di vista dei rapporti tra lo Stato e le banche, guai se questo Paese tornasse indietro ad una vecchia stagione, in cui era la politica che nominava, secondo criteri politici, il management e i vertici del sistema bancario. Quella stagione non può, e non deve, tornare. Lo Stato deve essere protagonista dell'uscita dalla crisi economica e finanziaria, ma lo deve essere secondo una logica nuova, non tornando ad una vecchia cultura dell'intervento pubblico nell'economia.
Il Governo ha accolto alcune di queste sollecitazioni e su altre si è riservato di riflettere e di approfondire: bene, coraggio, noi invitiamo e incalziamo il Governo su questa strada, perché il Paese ci chiede unità e senso di responsabilità. Come ha detto, in quest'Aula, il segretario nazionale del Partito Democratico, siamo disponibili a sederci a un tavolo con il Governo e la maggioranza per ragionare su come uscire rapidamente ed efficacemente dalla crisi economica e finanziaria. Il nostro senso di responsabilità, in questa stagione difficile credo che lo abbiamo dimostrato a più riprese, da ultimo nella discussione della legge finanziaria per il 2009. Ora tocca a voi, tocca al Governo e alla maggioranza, se voi imboccherete la strada giusta, una strada che condividiamo, l'opposizione non farà mancare, in questa stagione difficile, il suo apporto costruttivo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, in questi giorni ci siamo sentiti dire più volte, anche in quest'Aula, che siamo un Paese diverso. Qualcuno interpreta questo «diverso» come un Paese più fortunato, al riparo, almeno parzialmente, da questa crisi. In realtà, è vero che siamo un Paese diverso perché abbiamo una struttura economica diversa, basata fondamentalmente sulla piccola e media impresa. Abbiamo poche imprese quotate, abbiamo imprese poco capitalizzate.
Mi chiedevo in questi giorni se il Ministro Tremonti non ha avuto modo di rivedere la sua posizione iconoclasta nei confronti della dual income tax (DIT) e sugli strumenti per fare crescere le nostre imprese. Siamo un Paese di piccole e medie imprese in cui il sistema bancario, quasi autonomamente, quasi da solo, si è rafforzato, è cresciuto ed è evoluto, ma senza tirarsi dietro il sistema delle imprese e non l'ha fatto come in altri capitalismi - penso a quello tedesco - con un legame forte con il sistema delle imprese. Già prima di questa crisi correvamo il rischio di una frattura tra banche e sistema delle imprese; basta guardare la nostalgia per le banche legate al territorio che si respira nei nostri distretti industriali. Ma non è fermando le innovazioni e la capacità competitiva del sistema bancario che si può colmare questo gap. Banche sane e robuste, aperte all'economia globale sono indispensabili. La crisi - questa crisi - deve essere un'occasione per mettere finalmente mano, in maniera seria, ad una politica per la crescita, ad una moderna politica industriale (mi chiedo, ad esempio,Pag. 38che fine abbia fatto il Programma industria 2015). Certo non siamo tra quelli che, in questa occasione, possono abbracciare le tesi schumpeteriane della crisi che distrugge e rigenera, di una selezione selvaggia.
Pensiamo che l'Italia debba riprendere un processo di medio e lungo termine, un processo già avviato in questi anni, magari con troppa lentezza, un processo che ha portato molte delle nostre imprese a imparare a vivere senza le svalutazioni competitive e le ha portate a imparare a stare nel mercato globale (la nascita di medi gruppi e la ripresa delle nostre quote di esportazione sono lì a dirci che molte delle nostre imprese sono state capaci di farlo). Oggi noi dobbiamo, in un modo coerente e - mi verrebbe da dire - intelligente scavalcare la fase più acuta di questa crisi per riprendere un percorso di medio periodo. Dobbiamo agire sulla leva del credito per sopravvivere ma dobbiamo pensare e progettare strumenti per crescere e per competere. Tenere slegate queste due fasi è molto rischioso e credo che ci farebbe perdere non solo tempo e risorse ma un'occasione storica. Il pensiero va chiaramente alla finanziaria che abbiamo appena approvato, una finanziaria che, nonostante il Governo continui a dire che aveva ampiamente previsto la crisi, non interviene nel breve periodo, non interviene sulla stessa crisi, e contemporaneamente la finanziaria, che guarda in maniera coerente a un triennio, non pensa al medio termine, in quanto non vi è nulla di politica di sviluppo e di politica industriale per il medio termine. Allora, signor Presidente, non possiamo pensare che una sommatoria di politiche per l'emergenza possa sostituire una politica per sviluppare e modernizzare il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, a conclusione di questo giro d'interventi ritengo di dover fare una considerazione di fondo (l'hanno fatta anche i colleghi del mio gruppo). Certo, questo provvedimento fu salutato e accolto da parte di tutti, di molti di noi, con grande interesse in riferimento ad una crisi profonda che sta coinvolgendo non soltanto il nostro Paese ma soprattutto i mercati internazionali. Questo provvedimento è stato salutato in un prima fase come un momento importante, anche di garanzia, che dava la possibilità agli istituti di credito e alle banche di poter fronteggiare la crisi e di poter dare sicurezza alla platea degli imprenditori e delle famiglie. Noi abbiamo anche presentato degli emendamenti e mi auguro che attraverso lo strumento emendativo si possa migliorare il testo. Mancano - lo abbiamo già rilevato e lo confermiamo - le dovute certezze; non c'è un'indicazione specifica per quanto riguarda il fondo e c'è soltanto lo strumento del pronto cassa, e viene lasciata al Ministro dell'economia e delle finanze la possibilità di intervenire secondo ovviamente le opportunità e le contingenze. Manca quindi - lo ripeto - un dato di certezza che crea ovviamente delle difficoltà e apre uno scenario per alcuni versi inquietante. Ovviamente questo provvedimento non è esaustivo di tutta una problematica che oggi ci troviamo ad affrontare dinanzi ad una crisi profonda dell'economia e dei mercati. È una vecchia questione che più volte abbiamo anche sottolineato in questa Aula (e non soltanto in questa Aula) che ovviamente concerne l'assenza di strumenti regolatori per quanto riguarda il credito. Oggi vi è certamente una critica che proviene da una certa parte (da più parti) per quanto riguarda gli aspetti più salienti e più significativi di questo provvedimento.
Ma questo aspetto della crisi risale anche a decisioni assunte da Governi precedenti. Vorrei ricordare l'intervento del Presidente del Consiglio Amato, che tolse all'istituto di emissione, così come allora era chiamata la Banca d'Italia, l'aspetto regolatore e, quindi, di controllo: la Banca d'Italia poteva avere un quadro di riferimento rispetto al modo in cui gli istituti di credito si muovevano e operavano nelloPag. 39scenario economico del nostro Paese. Tutto ciò ora manca, manca un controllo e manca un aspetto regolatore.
Gli istituti di credito e le banche si sono sottratti anche alle scelte di politica nazionale. Sono diventati quasi uno strumento a parte, un potere a parte, talvolta alternativo, talvolta contrapposto ai momenti istituzionali del nostro Paese.
Ritengo, signor Presidente, che il provvedimento in esame, che nasce dall'immediatezza e dall'urgenza, come dicevo poc'anzi, non possa essere esaustivo. Certamente deve essere affrontata in termini forti una vecchia questione, quella della contrapposizione tra il liberalismo e lo statalismo o, quanto meno, una politica di intervento e di riequilibrio, di cui certamente adesso si avverte l'assenza e che, oggi, viene lasciata all'iniziativa del Governo e, ieri, invece veniva lasciata all'iniziativa di spavalderie e disinvolture di operatori creditizi che hanno confuso la finanza con l'economia, la falsa finanza e la falsa economia con l'economia sostanziale del nostro Paese.
Siamo fortemente preoccupati. Recentemente è stato anche ricordato: siamo preoccupati per le piccole imprese, per le famiglie, per un sostegno forte, per una prospettiva che certamente manca in questo particolare momento. Siamo preoccupati per le cosiddette aree deboli del nostro Paese e per il futuro di questo nostro Paese.
Vi è ovviamente una considerazione profonda che mai andrebbe fatta, perché sarebbe esiziale: se il Governo fosse convinto che, approvato questo provvedimento, tutto si risolvesse e il percorso sarebbe molto più agevole e molto meno difficoltoso, e che si tratta semplicemente di una fase.
Noi diremo anche la nostra parola e offriremo il nostro contributo sul piano emendativo. Ritengo che tali aspetti, signor Presidente, debbano essere valutati e che possano anche aiutare ad approfondire lo scontro tra forti potentati economici che certamente non hanno arricchito il nostro Paese, ma lo hanno impoverito e hanno soprattutto creato un'economia debole, un'economia formale, arricchendo alcuni e impoverendo molti.
Ritengo che quest'ultimo sia il passaggio più significativo e saliente che dobbiamo affrontare anche nella fase emendativa. Ritengo che questo sia il nostro lo sforzo e il contributo che stiamo offrendo, laddove le responsabilità sono diffuse e non possono essere attribuite soltanto a questo Governo. Nessuno si illuda che i mali siano presenti soltanto da oggi. Vi sono mali antichi e scelte sbagliate nel nostro Paese sul piano economico e sul piano finanziario (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lo Monte. Ne ha facoltà.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, intervengo per esprimere qualche preoccupazione. Anzitutto voglio fare mia la preoccupazione del collega Reguzzoni, del gruppo della Lega Nord Padania, perché se è vero che si vuole rendere più difficile l'accesso al piccolo credito, è chiaro che in tal modo si colpisce la piccola e media impresa, che sappiamo tutti in questo momento quale ruolo stia svolgendo e potrà svolgere per la ripresa del Paese.
La preoccupazione più forte, che come Movimento per l'Autonomia vogliamo consegnare al Governo dal quale ci aspettiamo una risposta chiara, è la seguente: abbiamo firmato un programma di Governo che prevedeva l'istituzione della Banca del sud. Lo abbiamo firmato reciprocamente: oltre ad essere una richiesta delle popolazioni del Mezzogiorno, era ed è una profonda convinzione del nostro Ministro dell'economia e delle finanze, il professor Tremonti, che mi dispiace non sia presente in aula, il fatto che il Mezzogiorno non abbia mai fruito di una vera politica di credito.
Proprio per questo, se - come risulta dalle enunciazioni del Governo - si vuole aiutare l'economia reale, puntando a sostenere il sistema bancario, se non parte e non si realizza la Banca del sud, significaPag. 40che si vuole ancora una volta lasciare indietro il Mezzogiorno e la sua economia reale.
Dunque, voglio consegnare a quest'Aula proprio questa possibilità. A mio avviso, il Parlamento ha la possibilità di rilegittimarsi anche nei confronti dell'opinione pubblica. Infatti, vorrei anche sgombrare il campo da un luogo comune: si dice spesso, da parte della gente comune - nei bar e nelle piazze - che questo Parlamento è in soggezione rispetto alla finanza e al sistema creditizio. Dunque, ritengo che questa sia l'occasione per dimostrare perfettamente il contrario. Quindi, una commissione così come chiesta dall'onorevole Tabacci, a mio avviso, potrebbe far sì intanto che si sviluppi un vero dibattito intorno a questo tema e poi che gli impegni del Governo si realizzino anche nei confronti del Mezzogiorno.
La Banca del sud, caro Ministro Tremonti, deve partire presto, immediatamente, perché - come ripeto - se si vuole utilizzare il sistema creditizio per aiutare l'economia reale, essa è indispensabile. Infatti, le attuali banche e l'attuale sistema creditizio drenano denaro, che poi - voglio sgombrare il campo anche da un altro luogo comune - si dice che investano in altre aree, le aree più forti. Non è assolutamente vero: abbiamo visto che il sistema creditizio italiano ha drenato risorse nel Mezzogiorno, ma poi le ha indirizzate verso certa finanza. Sappiamo bene e sappiamo perfettamente come le banche hanno operato, specialmente negli ultimi decenni.
Allora, facciamo presto con la Banca del sud e facciamo chiarezza sul piccolo credito, perché se si rende più difficile l'accesso al piccolo credito, si va a colpire l'economia reale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Cambursano 1.1, mentre raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 1.200, identico all'emendamento 1.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.
L'emendamento Fluvi 1.109 risulterebbe assorbito dall'approvazione degli identici emendamenti 1.200 e 1.300. La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 1.201, identico all'emendamento 1.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, ed esprime parere contrario sugli emendamenti Borghesi 1.3, Fluvi 1.2 e 1.117, Occhiuto 1.4, Cambursano 1.8 e Messina 1.10.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Messina 1.15, invitando altresì i presentatori a presentare un ordine del giorno di contenuto analogo, che avrebbe una disponibilità da parte del Governo. La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Borghesi 1.16.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Borghesi 1.17, invitando altresì i presentatori a presentare un ordine del giorno di contenuto analogo, e invita al ritiro dell'emendamento Messina 1.11, perché esiste già un comunicato della Banca d'Italia del 4 marzo, altrimenti il parere è contrario.
La Commissione invita al ritiro degli emendamenti Borghesi 1.13 e 1.14, invitando altresì i presentatori a presentare degli ordini del giorno di contenuto analogo, che il Governo accetterebbe. La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 1.202 ed invita al ritiro degli emendamenti Occhiuto 1.18 e 1.19, invitando altresì i presentatori a presentare degli ordini del giorno di contenuto analogo.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Messina 1.20, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «Al comma 2, alinea, sostituire le parole: 'La sottoscrizione è effettuata', con le seguenti: 'La sottoscrizione e la prestazione di garanzia di cui al comma 1 sono effettuate». Su tale riformulazione vi sarebbe il consenso del collega Messina.
La Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti BarbatoPag. 411.21 e Fluvi 1.22 e formula un invito al ritiro degli emendamenti Fluvi 1.23 e 1.118 e Causi 1.102, 1.103 e 1.104, invitando altresì i presentatori a presentare degli ordini del giorno di contenuto analogo.

PRESIDENTE. L'emendamento Barbato 1.27 è stato ritirato.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Signor Presidente, sull'emendamento 1.203 della Commissione abbiamo svolto una lunga discussione in Commissione, appunto, che ha prodotto una formulazione che stamattina è stata riformulata ulteriormente.
Credo che per la regolarità dei nostri lavori sarebbe opportuno che, al termine della sospensione della seduta antimeridiana, si possa convocare il Comitato dei nove per rendere edotti tutti i colleghi. Informalmente, già tutti i membri del Comitato dei nove sono a conoscenza del testo nella nuova formulazione, ma forse sarebbe meglio dare una veste ufficiale a ciò e quindi potremmo riunirci dopo la sospensione delle 13,45.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Fluvi 1.105, ma sostanzialmente il contenuto di quest'ultimo emendamento è assorbito dalla nuova formulazione dell'emendamento 1.203 della Commissione. Lo stesso discorso vale per gli emendamenti Fluvi 1.106, 1.107, 1.31 e 1.30.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Fluvi 1.32, Messina 1.33, Occhiuto 1.34 e Fluvi 1.35. Il contenuto dell'emendamento Fluvi 1.108 è assorbito dalla formulazione dell'emendamento 1-bis.200 della Commissione e, pertanto, la Commissione formula un invito al ritiro.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Fluvi 1.36 e 1.116, mentre esprime parere favorevole sugli identici emendamenti Fluvi 1.37 e Fugatti 1.100. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Messina 1.47, Mura 1.49, Paladini 1.50, Palagiano 1.51, Palomba 1.55, Zazzera 1.52, Evangelisti 1.53, Piffari 1.54, Monai 1.56, Milo 1.58 e 1.57, Fluvi 1.110, Milo 1.59 e Fluvi 1.111.
Il parere è, altresì, contrario sull'emendamento Borghesi 1.60. Tuttavia, invito i presentatori di tale proposta emendativa (gli onorevoli Borghesi, Messina, Barbato e Cambursano) a ritirarla, con l'impegno ad affrontare in Commissione il tema rappresentato da questo emendamento. La Commissione formula un invito al ritiro dell'emendamento Fluvi 1.61, in quanto il contenuto è assorbito dal comma 1-bis.
La Commissione formula, altresì, un invito al ritiro sull'articolo aggiuntivo Occhiuto 1.02 con la presentazione, però, di un eventuale ordine del giorno di contenuto analogo che troverebbe l'assenso del Governo.
La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 1-bis.200, identico all'emendamento 1-bis.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Conte, deve fornire i pareri anche sugli emendamenti agli altri articoli.
Inoltre, la Presidenza le fa anche notare che l'emendamento Fluvi 1.108 non è assorbito e pertanto deve fornire il parere anche su tale emendamento.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Signor Presidente, eravamo convinti che l'emendamento Fluvi 1.108 fosse assorbito. In tal caso, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Quindi la Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario?

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Borghesi 2.1 è precluso.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Fluvi 3.100, a condizione che sia riformulato nel modoPag. 42seguente: «Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono disciplinate le modalità per assicurare l'idonea e tempestiva pubblicità del perfezionamento del contratto di garanzia finanziaria a tutela del debitore ceduto e del debitore del credito dato in pegno ai sensi del comma 1». Si tratta di una riformulazione, semplice perché si fa un riferimento al comma precedente.
L'emendamento Fluvi 3.101 sarebbe assorbito dai successivi identici emendamenti 3.200 della Commissione e 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, dei quali la Commissione raccomanda l'approvazione.

PRESIDENTE. L'emendamento Fluvi 3.101 non è assorbito. Se non viene ritirato, sarà posto in votazione. Capisco il senso politico di quel che lei dice, ma tecnicamente non è assorbito. Vi è dunque un invito al ritiro?

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Sì, signor Presidente. La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 3.201 e formula un invito al ritiro degli emendamenti Fluvi 3.2 e Cambursano 3.4 e degli articoli aggiuntivi Causi 3.01 e Ceccuzzi 3.0100, per i quali invita i presentatori a presentare un ordine del giorno di contenuto analogo.
La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'articolo aggiuntivo Ceccuzzi 3.0103, perché c'è una risoluzione in Commissione che sarà affrontata la prossima settimana e che abbiamo già discusso nella giornata di ieri.
La Commissione formula altresì un invito al ritiro sugli articoli aggiuntivi Ceccuzzi 3.0102 e 3.0101, invitando i presentatori a presentare degli ordini del giorno di contenuto analogo. La Commissione esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo Fluvi 3.02 e formula un invito al ritiro sull'articolo aggiuntivo Lulli 3.03, invitando i presentatori a presentare un ordine del giorno di contenuto analogo, che avrebbe la disponibilità del Governo ad accettarlo. Si tratta di una questione molto complessa, sulla quale però non c'è un'indisponibilità del Governo.
La Commissione esprime parere contrario sull'articolo aggiuntivo Fluvi 3.0104, mentre raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 4.203. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Messina 4.1, in quanto già previsto dalla normativa vigente.
La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 4.200, mentre il parere è contrario sugli emendamenti Messina 4.41, Fluvi 4.43, Messina 4.45, Occhiuto 4.46, Ghizzoni 4.100, Tocci 4.101, 4.102 e 4.103, Fluvi 4.104 e Ceccuzzi 4.105 e 4.106.
La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 4.201, identico all'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, mentre il parere è contrario sugli emendamenti Messina 4.48 e 4.49.
La Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 4.202, mentre il parere è contrario sugli emendamenti Fluvi 4.40 e Barbato 5.100. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Occhiuto 5.2, a condizione che sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «45 giorni» con le seguenti: «60 giorni».
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Barbato 5.1, Fluvi 5.3 e 5.101 e raccomanda l'approvazione del suo emendamento 5.201.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Fluvi 5.102, a condizione che sia accolta la riformulazione per cui, invece, di 7 giorni si prevedono 10 giorni per l'espressione del parere delle Commissioni competenti. Do lettura del testo dell'emendamento, come riformulato: Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis. Gli schemi dei decreti di cui al comma 1 sono trasmessi alle Camere per l'espressione del parere delle Commissioni competenti. I pareri sono espressi entro dieci giorni dalla data di trasmissione. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni formulate, ritrasmette alle Camere gli schemi di decreto,Pag. 43corredati dai necessari elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni competenti, da esprimere entro dieci giorni dalla data di trasmissione. Decorsi inutilmente i termini per l'espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque adottati». Si tratta di una formula di rito che chiedo al collega Fluvi di accettare.
Infine, la Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 5.200 e dell'identico emendamento 5.300 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento).
I successivi emendanti sono stati dichiarati inammissibili,

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
Detto questo, il Governo deve anche precisare - a fronte di ciò che è accaduto nel corso della discussione sulle linee generali e sul complesso degli emendamenti - che, come ho affermato ieri in ordine alla mozione relativa all'economia, questo decreto-legge concerne tre tipi di interventi: la salvaguardia dei depositi, la salvaguardia del mercato interbancario e l'entrata dello Stato nello stato di preinsolvenza delle banche.
Sono stati presentati emendamenti che riguardano la maggiore solidità del sistema bancario, la possibilità di riportare le banche ad un rapporto corretto con le imprese e alla funzione tipica delle banche che è quella - come diceva nell'intervento l'onorevole Reguzzoni - di finanziare l'impresa manifatturiera (che produce nell'ambito dell'economia reale e che dà ricchezza) e non l'economia finanziaria. L'Esecutivo ritiene che questo genere di interventi, come gli emendamenti che vogliono regolamentare meglio il sistema bancario, pur essendo giudicati in termini politici positivi dal Governo, non riguardano questa materia, ma devono entrare nel decreto-legge che verrà presentato nei prossimi giorni. Quindi, abbiamo chiesto ai presentatori di ritirare gli emendamenti e di trasfornderne il contenuto in ordini del giorno che saranno accettati dal Governo.

ALBERTO FLUVI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, rispettiamo, come è naturale che sia, il suo giudizio di inammissibilità su una lunga serie di emendamenti che l'opposizione ha presentato. Mi corre però l'obbligo di rilevare che sul titolo del decreto-legge si parla di «erogazione del credito alle imprese e ai consumatori». Sono stati dichiarati inammissibili numerosi emendamenti riguardanti sia i mutui, sia il credito al consumo, che, a nostro avviso, rientrano in quella parte che fa riferimento all'erogazione del credito ai consumatori. Su questo, signor Presidente, come è naturale e giusto che sia, ci rimettiamo alle decisioni della Presidenza.
Ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori per evidenziare un altro fatto e credo che anche lei possa convenire con me su questa considerazione. Sia l'espressione dei pareri da parte del relatore che del Governo evidenziano un'anomalia della discussione attorno a questo provvedimento. Siamo stati sin da subito disponibili e favorevoli ad un confronto sui due decreti approvati dal Governo. Abbiamo sin da subito dichiarato che vanno nella direzione giusta e che eravamo disponibili a confrontarci nel merito.
Dicevamo che non erano sufficienti per affrontare la gravità della situazione della crisi finanziaria in atto; dicevamo, e continuiamo a dire, che il Governo sta sottovalutando la velocità di trasferimento della crisi finanziaria sull'economia reale.
Noi ci siamo avviati al confronto in Commissione con una piena disponibilità e con una piena assunzione di responsabilità. Abbiamo presentato emendamenti che allargavano le disponibilità, lo spettro e la griglia di opportunità che avrebbe a disposizione il Governo per patrimonializzarePag. 44le banche, e concernenti altri interventi a sostegno del credito per la piccola impresa e le condizioni alle quali dovrebbero sottostare, a nostro avviso, le banche per accedere agli interventi dello Stato.
Di fronte a questo il Governo non può rispondere che di tutto ciò in questo provvedimento non possiamo discuterne. Noi siamo disponibili a farlo, chiediamo il ritiro e la presentazione di un ordine del giorno perché il tutto lo affronteremo in un altro provvedimento. Credo che ci sia un tema di riflessione che non riguarda solo l'opposizione, ma che riguarda, prima di tutto, il rapporto tra il Governo e il Parlamento, prima ancora che fra il Governo e l'opposizione.
Vorrei concludere - e la ringrazio, signor Presidente, per avermi concesso questo tempo - dicendo che, se il Governo pensasse di raccogliere qualche consenso elettorale intestandosi alcuni provvedimenti, farebbe, a mio avviso, una scelta miope.
Concludo chiedendo a questo punto (visto che siamo a dieci minuti, un quarto d'ora dalla sospensione della seduta) di anticipare la riunione del Comitato dei nove, se il relatore fosse disponibile. Chiedo la sospensione dei lavori dell'Aula, perché l'emendamento della Commissione che deve essere riformulato presenta dei problemi che non sono facilmente risolvibili, in quanto riguardano il diritto di voto dello Stato nel caso in cui acceda al capitale delle banche.

PRESIDENTE. Presidente Conte?

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Signor Presidente, io ritengo che l'emendamento 1.203 della Commissione sia stato già in qualche modo visto; proporrei di andare avanti e cominciare a votare almeno fino all'orario previsto.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ringrazio l'onorevole Fluvi per la questione che ha posto e gli ricordo che, per quanto attiene alla decisione della Presidenza, l'inammissibilità di alcune proposte emendative è stata riferita, tranne tre casi, ad emendamenti che erano già stati presentati in Commissione e in quella sede dichiarati inammissibili, secondo consolidata prassi.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, dato che il relatore, presidente Conte, nel dare i pareri, sull'emendamento 1.203 della Commissione si è riferito ad un testo che sarà pur noto al Comitato dei nove, ma all'Aula non è stato reso noto, e poiché a quel testo si riferiscono una serie di preclusioni o di richieste di invito al ritiro, è del tutto evidente che o si mette nelle condizioni l'Aula di disporre del testo medesimo - e a questo punto apprezzeremmo il fatto che prima dell'esame dell'emendamento 1.203 non intercorra alcuna discussione, né alcun voto, né votazioni concernenti emendamenti ad esso collegati - oppure si riunisca il Comitato dei nove: a quel punto avremmo il quadro completo degli emendamenti su cui possiamo deliberare.

PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, ciò è di tutta evidenza, ed è anche difficilmente contestabile. Credo che non ci sia alcun argomento logico per opporsi a quanto richiesto dall'onorevole Quartiani: l'Aula non si può pronunciare su un testo che al momento è noto solo al Comitato dei nove e, soprattutto, non possiamo dare per acquisita la preclusione e l'assorbimento di emendamenti successivi.
Quindi, inviterei il Comitato dei nove a riunirsi quanto prima.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sollevo una piccola questione concernente un fatto che può apparire incidentale, ma è comunque rilevante. NelPag. 45momento in cui lei giustamente ricorda che la Presidenza si pronuncia su una decisione già assunta dalla Commissione riguardo all'inammissibilità degli emendamenti - diciamo che ciò va bene in questo caso - le vorrei però sottoporre il fatto che, ovviamente, noi pensiamo che la decisione della Presidenza non sia semplicemente una presa d'atto di ciò che accade in Commissione. Quindi, dobbiamo salvaguardare la possibilità che la Presidenza, analizzando nel merito le questioni che le vengono sottoposte, sia anche in grado di modificare quanto deciso dalla Commissione di merito, altrimenti rischiamo che il ruolo della Presidenza diventi inutile, mentre riteniamo che, al contrario, sia assolutamente utile.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, la ringrazio della lodevole intenzione dichiarata di preservare la Presidenza, ma non è il caso di richiamarla perché la Presidenza è certamente abilitata a preservarsi da sola. Come lei sa, vi è una consolidata prassi in base alla quale la Presidenza valuta ciò che è stato dichiarato inammissibile dalla Commissione e, qualora convenga sulle valutazioni della stessa, esprime in qualche modo un parere conforme; qualora, invece, la valutazione sia difforme, si comporta in modo conseguente.

FRANCO CECCUZZI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, mi corre l'obbligo di precisare che i nuovi emendamenti che sono stati presentati e che sono stati dichiarati inammissibili sono più di tre, perché almeno quattro sono a mia firma. Pertanto, vi è stata una dichiarazione di inammissibilità nuova, che non ha replicato il giudizio formulato dalla Commissione, sul quale confermo la valutazione espressa dall'onorevole Fluvi che è assolutamente coerente: o il Governo precisa meglio quali siano gli ambiti di riferimento del provvedimento - d'altronde non li scriviamo noi i titoli dei decreti-legge, ma il Governo - oppure si applichino criteri meno discrezionali.

PRESIDENTE. Onorevole Ceccuzzi, la ringrazio per la precisione. Le proposte emendative sono tre per quel che riguarda il merito degli emendamenti, ma sono certamente in numero superiore perché alcuni degli emendamenti che la Presidenza ha dichiarato inammissibili sono analoghi o addirittura identici.

Nel novantesimo anniversario della seduta inaugurale dell'Aula di Montecitorio.

PRESIDENTE. Prima di procedere alla convocazione del Comitato dei nove, il che presuppone, ovviamente, di sospendere i nostri lavori, desidero ricordare, onorevoli colleghi, che il 20 novembre del 1918, quindi esattamente novanta anni fa, i deputati si riunirono per la prima volta in questa Aula, progettata dall'architetto Ernesto Basile.
Credo che sia una ricorrenza di un notevole significato storico, non soltanto per la Camera, ma per tutte le istituzioni del nostro Paese. A rendere ancora più solenne questo novantesimo anniversario è la vicinanza temporale con la ricorrenza del 4 novembre. La seduta inaugurale di quest'Aula, novanta anni fa, avvenne infatti sedici giorni dopo la vittoria dell'Italia nella Prima guerra mondiale.
Se si vanno a leggere i resoconti stenografici di quella seduta, si ha in qualche modo la possibilità di rievocare l'atmosfera di quelle giornate, che non è retorico definire storiche. Leggere i discorsi dei parlamentari, dei deputati, significa in qualche modo cogliere come quei colleghi centrassero i loro discorsi, in particolar modo, sul senso della grande e tremenda prova che l'Italia aveva appena superato, con uno sguardo di fiducia e di ottimismo nei confronti del futuro.
In quella prima riunione in questa Aula, che fu certamente animata da sentimenti di orgoglio e di commozione per la pace e, al tempo stesso, di rinnovataPag. 46consapevolezza del popolo italiano nel sentirsi finalmente una nazione, credo sia custodito un momento intenso della nostra memoria storica nazionale.
La configurazione architettonica ad emiciclo dell'Aula, voluta da Basile, fa della stessa un luogo istituzionale, che rappresenta, anche in termini simbolici, il pluralismo culturale e politico della vita del nostro Paese.
Il fregio di Giulio Aristide Sartorio altro non è, per dichiarata volontà dell'autore, che il richiamo ideale alle virtù del nostro popolo e, quindi, al dovere di responsabilità di chi è chiamato, attraverso il suffragio elettorale universale, a rappresentarlo.
Dal 1918 ad oggi, questo luogo, quest'Aula, è stata testimone dell'avvicendarsi di tante fasi storiche, scandite anche da momenti difficili e bui per il nostro Paese, ma in essa risuona, comunque e soprattutto, l'eco dei grandi protagonisti della storia e della democrazia italiana, uomini che hanno dedicato la loro vita alla causa della libertà, della giustizia e del progresso.
Credo che ricordare oggi, novanta anni dopo, quella lontana seduta di inaugurazione di quest'Aula significhi non soltanto ricordare e onorare l'insegnamento di quelle donne e di quegli uomini, ma anche, in qualche modo, cercare di essere all'altezza del loro esempio (Generali applausi, cui si associano i membri del Governo).
In ragione della precedente decisione di sospendere i nostri lavori intorno alle 14 e della sopraggiunta necessità di convocare il Comitato dei nove, sospendo la seduta, che riprenderà, come d'intesa, alle 15.

La seduta, sospesa alle 13,35, è ripresa alle 15,10.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Migliavacca, Mura e Vietti sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente ottantatrè, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 1762-A)

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è concluso lo svolgimento degli interventi sul complesso degli emendamenti.
Avverto che la Commissione ha presentato gli emendamenti 1.204 e 5.202, che sono stati trasmessi ai gruppi e che sono in distribuzione. Conseguentemente, è stato ritirato l'emendamento 1.203 della Commissione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cambursano 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Messina. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, questo emendamento è il primo di una serie di proposte emendative presentate sulle quali la Commissione e il Governo hanno espresso parere contrario.
È un emendamento straordinariamente importante, perché questo intervento sulle banche, e quindi sulla salvaguardia delle banche in stato di preinsolvenza, presenta un vizio a monte.
Al di là del merito, sul quale poi entreremo insieme al comportamento del Governo rispetto a questo, il vizio è che, materialmente, i fondi per la ricapitalizzazione vengono reperiti dal Ministero dell'economia e delle finanze.
Questo reperimento, tra l'altro, e si vedrà negli emendamenti successivi, è rimesso alla totale discrezionalità del Ministro,Pag. 47sicché, di fatto, troveremo i fondi per ricapitalizzare le banche in difficoltà e in stato di preinsolvenza prendendoli o con il rischio di prenderli anche da capitoli di spesa importanti per la vita del Paese, per le classi più deboli, per i lavoratori, per la scuola e per altri settori.
Per questo motivo abbiamo predisposto questo emendamento, che prevede di reperire le risorse non dai fondi del Ministero dell'economia e delle finanze, bensì dalla Cassa depositi e prestiti. Riteniamo che l'intervento della Cassa depositi e prestiti, che ha disponibili già 90 miliardi di euro, possa consentire, di fatto, di attribuire dei fondi senza danneggiare l'economia del Paese.
Si propone, quindi, che la Cassa depositi e prestiti acquisti valori mobiliari e azionari di emittenti italiane quotate, non solo di società bancarie, i cui ratios patrimoniali siano inferiori ai parametri vigenti. Tali azioni, si precisa, non attribuiscono comunque diritto di voto nelle assemblee ordinarie per quattro anni dalla data di acquisto. In questo, vogliamo venire incontro al Governo, che in ogni provvedimento prevede di non entrare, sostanzialmente, nella governance delle banche.
Un altro elemento per cui la Cassa depositi e prestiti avrebbe un vantaggio economico e non sicuramente una perdita è determinato dal fatto che essa avrebbe l'obbligo di rivendere i titoli non appena essi raggiungano un prezzo tale da consentire un rendimento pari all'Euribor maggiorato di 300 punti, quale risulta al momento della vendita e su base temporale riferita all'anno.
Sostanzialmente, signor Presidente, con questo emendamento consentiamo, qualora ce ne sia la necessità (il Governo, infatti, è stato chiaro nel dire che non ci sono banche in stato di preinsolvenza e, quindi, questa cassetta degli attrezzi, per quanto poco utile, non sarà utilizzata, e noi ce lo auguriamo), di prendere i fondi dalla Cassa depositi e prestiti senza diritto di voto per quattro anni e consentendo alla Cassa depositi e prestiti - e conseguentemente e indirettamente all'economia dello Stato - un guadagno.
Il tutto evitando anche di reperire i fondi a vantaggio delle banche, che male hanno amministrato i fondi dei propri clienti, prendendoli da capitoli essenziali di bilancio, che, invece, andrebbero a incidere sulle categorie più deboli.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, prendo la parola per annunciare prima di tutto il voto favorevole sull'emendamento in esame da parte dell'Unione di Centro, il mio partito. Ciò per due ragioni: una strategica, l'altra inerente al reperimento delle risorse.
Non sottovaluterei l'emendamento, perché c'è sotto una scelta strategica ben precisa. Quando il Governo ha scelto di fare intervenire direttamente lo Stato nell'aiuto alle banche, tramite il decreto-legge in esame e quello che esamineremo la prossima settimana, ha fatto una scelta di campo, cioè ha escluso altri soggetti che sono presenti sul mercato, che forse avrebbero potuto fare meglio quel mestiere oppure che - più che farlo meglio - avrebbero dato più garanzie circa il risultato che si vuole ottenere.
Nel dibattito di questa mattina in particolare l'onorevole Tabacci ha sostenuto una tesi per me molto giusta, dicendo: attenzione, lo Stato si limiti a fare le regole. È chiaro che non è facile limitarsi alle regole quando si interviene nel capitale privato degli istituti finanziari che operano nei territori. Allora mi chiedo: non era meglio intervenire con uno strumento di tipo privatistico come è oggi la Cassa depositi e prestiti?
La Cassa depositi e prestiti è posseduta - lo ricordo all'Aula - al 70 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze, ma l'altro 30 per cento oggi è in mano alle fondazioni bancarie, che sono proprio quegli organismi che detengono grande parte del capitale sociale delle banche chePag. 48saranno interessate all'azione che stiamo esaminando oggi. Non c'era, quindi, ente, anzi società più adatta per quel tipo di intervento, perché dava più garanzie circa l'imparzialità: si entrava meno nella gestione delle banche, perché lo si faceva tramite una società di tipo privatistico terza rispetto allo Stato. È stata abbandonata questa idea per un intervento più diretto.
Ricordo anche che, invece, altri Stati hanno scelto di intervenire con la propria Cassa depositi e propri prestiti, visto che questo strumento non esiste solo in Italia ma esiste in gran parte dei Paesi europei, proprio partendo da questo concetto: per dare maggiore garanzia circa l'imparzialità dello Stato. Secondo noi sarebbe stato più utile che anche noi utilizzassimo la Cassa depositi e prestiti.
Certo, ci hanno detto che il Governo risponderebbe, se si potesse interloquire in Aula, che probabilmente in tutti i modi l'indebitamento tramite la Cassa depositi e prestiti, secondo le norme europee, rientrerebbe nei parametri del patto europeo. Ma questo non importa, la scelta non deve avvenire in base a ciò, bensì in base al criterio dell'imparzialità.
Il secondo problema è quello del reperimento delle risorse. Sappiamo che nella Cassa depositi e prestiti oggi esiste una liquidità molto forte, di oltre 90 miliardi di euro, data appunto, come dice l'emendamento, dalla differenza fra la raccolta di fondi che avviene attraverso la posta e gli impieghi che vengono fatti per la stragrande maggioranza, a favore degli enti locali. Quella liquidità è utilizzabile a questo fine: noi, non utilizzando quella liquidità, siamo invece costretti a ipotizzare un taglio lineare ai capitoli di spesa soprattutto della Tabella C, che crea tutte quelle incongruenze che abbiamo già visto quando abbiamo esaminato il decreto-legge n. 112 del 2008. Tutte queste motivazioni ci spingono a sostenere l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cambursano 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Ognuno è pregato di votare per se stesso. Hanno votato tutti? Affrettarsi per votare!
Invito gli onorevoli segretari a vigilare sulla regolarità del voto.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti e votanti 434
Maggioranza 218
Hanno votato
198
Hanno votato
no 236).

Prendo atto che i deputati Porcu e Bonciani hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che i deputati Tassone, Naro e Zucchi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 1.200 della Commissione e 1.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fluvi. Ne ha facoltà.

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il nostro voto favorevole sull'emendamento della Commissione che corrisponde anche a un pronunciamento richiesto dalla Commissione bilancio, perché riteniamo importante stabilire un termine per l'intervento straordinario.
Come lei, signor Presidente, certamente saprà meglio di me (anche per esperienza), le soluzioni transitorie e provvisorie nel nostro Paese sono sempre quelle più stabili.Pag. 49Pertanto, è opportuno inserire un termine, che è quello relativo all'anno 2009, cioè all'anno prossimo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, degli identici emendamenti 1.200 della Commissione e 1.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato
453
Hanno votato
no 4).

Prendo atto che i deputati Laboccetta, Zucchi e Naro hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Il successivo emendamento Fluvi 1.109 è assorbito.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, degli identici emendamenti 1.201 della Commissione e 1.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti e votanti 465
Maggioranza 233
Hanno votato
463
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che i deputati Pes, Zucchi e Naro hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Borghesi 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, innanzitutto non posso non sottolineare che in queste prime votazioni, nonostante l'opposizione abbia mantenuto un comportamento volto a spiegare i nostri emendamenti (con ciò facendo trascorrere del tempo), è di piena evidenza che la maggioranza non ha il numero legale (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). È così, non avete il numero legale e, in più, ci sono decine di voti doppi, come è di facile evidenza per tutti. Per questo motivo, vorrei ricordare ancora che è grazie al nostro senso di responsabilità che oggi stiamo lavorando, e questo tanto per iniziare il ragionamento.
Passando ora ad illustrare il nostro emendamento, credo che mai nella storia della Repubblica il legislatore si sia trovato costretto ad assolvere al suo compito istituzionale nelle condizioni in cui stiamo lavorando dall'inizio della legislatura. È di piena evidenza che il Governo ricorre praticamente in via esclusiva al decreto-legge. Penso che, tra l'altro, nelle prossime settimane andremo incontro anche ad un ingolfamento incredibile, proprio perché siamo in presenza di termini costituzionali che devono essere rispettati. Arriviamo quasi sempre ad una situazione di blindatura dei decreti-legge e non posso non osservare che, con riguardo all'ennesimo di essi (quello che arriverà in Aula la settimana prossima e che verte sulle regolazioni contabili con gli enti locali) in Commissione siano state pronunciate parole che oserei definire di fuoco da parte di illustri esponenti della maggioranza presenti in quella sede nei confronti del comportamento del Governo.
Ciò significa che probabilmente, anche all'interno della maggioranza, si sta comprendendo che il pacchetto regalo confezionato dal duo Berlusconi-Tremonti in agosto sta diventando un meccanismo che impedisce a voi, e non soltanto certamente all'opposizione, di partecipare al processo legislativo. Siamo, quindi, nella continuità di un regime che, in qualche modo, ciPag. 50obbliga in questa sede sostanzialmente a dire «sì», e quindi a votare in modo blindato quanto è stato confezionato in sede di Governo.
Tra l'altro, come è ben noto, quando si governa attraverso l'emanazione di decreti-legge deve essere rispettato il principio costituzionale di necessità ed urgenza.
È veramente sconcertante, allora, signor Presidente, che noi si sia costretti - rispetto al decreto-legge di cui stiamo discutendo così come è accaduto per il disegno di legge finanziaria - ad approvare qualche cosa di preconfezionato e di immodificabile, laddove la necessità e l'urgenza imporrebbero di intervenire in modo immediato: non abbiamo potuto intervenire sul disegno di legge finanziaria, mentre il Governo preannuncia da giorni un decreto-legge specifico per affrontare i nostri veri problemi. Questa è un'anticipazione di ciò che afferma il Ministro Tremonti, ossia che, invece di intervenire sul capitale, bisogna intervenire attraverso il prestito.
Noi proponiamo questa soluzione: lasciamo al Governo il compito di definirne le modalità, ma poi esprimete un parere contrario! Questo ci sembra sbagliato, perché la necessità e l'urgenza imporrebbero di mettere immediatamente a disposizione questo strumento per intervenire sul sistema bancario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, preannunzio il voto favorevole dell'Unione di Centro sull'emendamento Borghesi 1.3. Si tratta di un emendamento importante, perché affronta lo stesso concetto che ritroveremo tra qualche giorno nel decreto-legge che il Governo ha annunciato e che in parte, come abbiamo già avuto modo di dire sia nella discussione sulle linee generali sia in quella sul complesso degli emendamenti, sostituirà quello che stiamo esaminando oggi.
Oggi si dice che l'intervento può essere eseguito solo attraverso l'entrata nel capitale sociale con l'acquisto di azioni. Si ritiene, così sta facendo tutta l'Europa, che lo strumento migliore non sia l'acquisto di azioni, ma l'emissione di obbligazioni che vengono sottoscritte dalla banca stessa. Oggi, con le modifiche al codice civile che sono state introdotte negli anni scorsi, anche la sottoscrizione di una certa tipologia di obbligazioni concorre al rafforzamento del patrimonio dell'azienda che le sottoscrive (come avrete letto sui giornali, il cosiddetto core tier 1).
È chiaro che questo è uno strumento più favorevole perché permette di avere una maggiore indipendenza dell'ente che emette l'obbligazione, in questo caso dello Stato, rispetto all'acquisto di azioni, che costituisce invece un'entrata a tutti gli effetti nel capitale sociale dell'istituto di credito.
Anche l'emendamento in esame, come quello precedente relativo alla Cassa depositi e prestiti, permette di mantenere una maggiore separazione del Ministero, e quindi dello Stato, rispetto al sistema bancario.
Non mi spiego davvero perché alle parole non possano mai seguire i fatti: tutti abbiamo assodato che in un sistema liberale è meglio che in questo intervento straordinario, che deve essere fatto una volta sola e che viene deciso per la straordinarietà della situazione economica, lo Stato resti parte terza rispetto al sistema bancario.
Tuttavia, poi creiamo tutte le condizioni perché ciò non avvenga: decidiamo di non intervenire con la Cassa depositi e prestiti, ma interveniamo direttamente; decidiamo, perché oggi stiamo legiferando in questo senso, di entrare con l'acquisto di azioni e non con il prestito obbligazionario! Insomma, penso davvero che, ancora una volta, si predichi bene ma poi si finisca per operare male.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Pag. 51

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 476
Astenuti 4
Maggioranza 239
Hanno votato
228
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che i deputati Colombo e Naro hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Marinello ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fluvi 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, in molti casi, durante questo dibattito (questa mattina, come anche in occasione della discussione sulle linee generali), si è ricordato che Angela Merkel e, poi, il Ministro Tremonti hanno usato ricordare il termine «cassetta degli attrezzi». Si è detto, quindi, che questo provvedimento costituisce una sorta di cassetta degli attrezzi da utilizzare in caso di eventi critici effettivi. Gli attrezzi necessari sono sei. Nel provvedimento in esame, cioè in questa cassetta degli attrezzi, ve ne sono cinque: gli interventi attraverso le azioni, la garanzia statale sulla passività delle banche, la semplificazione delle procedure con cui si ottengono le garanzie per i finanziamenti della Banca d'Italia alle banche, la garanzia statale sui finanziamenti della Banca d'Italia alle banche e, all'articolo 2, l'attrezzo che speriamo di non usare mai e, cioè, le procedure in caso di una vera insolvenza bancaria, cioè di un fallimento. Manca soltanto un attrezzo, che è quello delle obbligazioni (e, quindi, dei prestiti obbligazionari). L'emendamento in esame propone di completare la cassetta degli attrezzi introducendo il sesto attrezzo, che è l'unico mancante.
Sappiamo che il Governo ci invita a ritirare questo emendamento, con l'argomento che inserirà questo sesto attrezzo in un successivo decreto-legge (e, quindi, in una nuova casetta degli attrezzi). Tuttavia, il Comitato per la legislazione ci invita ad evitare forme di intreccio fra più provvedimenti di urgenza, atteso che l'annunciata confluenza in un unico testo (cioè, in questo caso, in un'unica casetta degli attrezzi) di più articolati attualmente vigenti, appare, comunque, suscettibile di ingenerare un'alterazione nel lineare svolgimento delle procedure parlamentari. In sostanza, noi, insieme al Comitato per la legislazione, chiediamo un voto sull'emendamento Fluvi 1.2, ricordando che esso prevede il sesto strumento da introdurre, affinché la cassetta degli attrezzi - nel merito siamo tutti d'accordo - sia completa fin da oggi e fin da questo provvedimento.

PRESIDENTE. Desidero annunciare che è in visita alla Camera dei deputati una delegazione della Commissione giuridica dell'Assemblea nazionale del Vietnam, guidata dal vicepresidente Dang Van Chiên. La Presidenza e l'Assemblea salutano con molta cordialità i rappresentanti di una nazione amica (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo dell'Unione di Centro sull'emendamento Fluvi 1.2. Dico ciò non solo per le argomentazioni testé addotte dall'onorevole Causi che, peraltro, sono le stesse sostenute dal collega Galletti nel corso dell'esame dell'emendamento precedente, ma perché anche noi siamo d'accordo sul fatto che questo sesto livello di intervento, attraverso lo strumento delle obbligazioni o dei prestiti, potesse essere contenuto anche all'interno di questo decreto-legge.
Vi è un'altra ragione per cui dichiariamo il voto favorevole sull'emendamento in esame. Quando il decreto-legge in oggetto è stato licenziato dal Governo e quando la Commissione finanze ha avviatoPag. 52le audizioni sul provvedimento, tale decreto-legge doveva operare in maniera ordinaria - lo dico tra virgolette - perché, in una condizione di straordinarietà dovuta alla crisi finanziaria, questo doveva essere il provvedimento che avrebbe dovuto consentire allo Stato di stabilizzare il sistema finanziario attraverso il sostegno alle banche. La condizione che determinava tale intervento dello Stato era, appunto, quella definita all'articolo 1, ove si prevede che lo Stato interviene a fronte di una condizione di inadeguatezza patrimoniale da parte delle banche stesse.
Nel corso della discussione, per le ragioni che più volte sono state indicate dalla maggioranza e censurate dalle opposizioni, questo decreto-legge ha assunto un carattere minore, è diventato un decreto-legge da utilizzare in una condizione di pre insolvenza delle banche, quasi di fallimento. Il punto è che, però, l'articolo 1, il quale determina la condizione affinché lo Stato intervenga nelle banche, non è cambiato. In tale articolo si continua a parlare di una condizione di inadeguatezza patrimoniale.
Ebbene, l'emendamento Fluvi 1.2, oltre a prevedere l'intervento attraverso le obbligazioni, prevede anche, inserendo un'altra parte nel testo del decreto-legge, che: «si ricorre alla sottoscrizione di aumenti di capitale in caso di situazioni di insolvenza o di grave crisi di liquidità, accertate dalla Banca d'Italia». In sostanza, esso specifica meglio quale debba essere il grado di inadeguatezza patrimoniale, accertato dalla Banca d'Italia che, a seguito di esso, riconosce legittimo l'intervento a favore di quella banca in difficoltà.
Pertanto, anche per queste ragioni, dichiariamo il nostro voto favorevole sull'emendamento Fluvi 1.2.

ANTONIO BORGHESI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per pregarla di chiedere all'onorevole Baldelli - il quale, essendo delegato d'Aula, riveste anche un ruolo istituzionale - di osservare con attenzione ciò che avviene, al momento del voto, sul suo banco e sul banco davanti a lui, in quanto ritengo sia opportuno che lo faccia.

PRESIDENTE. Non dubito che l'onorevole Baldelli terrà conto dell'amichevole invito che gli è stato rivolto.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Invito i deputati segretari a vigilare sulla correttezza della votazione stessa.
(Segue la votazione).

Hanno votato tutti?

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, guardi là! Onorevole Baldelli...

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 470
Votanti 469
Astenuti 1
Maggioranza 235
Hanno votato
221
Hanno votato
no 248).

Prendo atto che i deputati Misiani, Mariani e Misiti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Desidero, inoltre, invitare tutti deputati a votare per se stessi, altrimenti la Presidenza sarà costretta ad adottare opportune iniziative. La regolarità del voto è una garanzia di democrazia posta a tutela della sovranità popolare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fluvi 1.117.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fluvi. Ne ha facoltà.

Pag. 53

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, anche questo emendamento riprende gran parte delle considerazioni che sono state svolte, prima di me, dall'onorevole Causi e dall'onorevole Occhiuto. Come ho avuto modo di dire al termine della parte antimeridiana della seduta quando ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori, questo emendamento e questa discussione fanno parte di un dibattito un po' anomalo che stiamo svolgendo, nel senso che, con le nostre proposte emendative, stiamo provando ad inserire in questo provvedimento un'ulteriore «cassetta degli attrezzi», un ulteriore strumento a disposizione del Governo. Da parte del Governo e della maggioranza ci viene costantemente risposto - e questa non è la prima occasione - che di queste cose non è opportuno parlare in questo decreto-legge, ma che ne parleremo nel prossimo intervento.
Vorrei svolgere una considerazione di carattere generale: come ho detto prima, noi, l'opposizione in generale, in toto, ha apprezzato i due decreti-legge del Governo - il n. 155 e il n. 157 del 2008 - perché sono intervenuti in una situazione di carattere eccezionale con misure di carattere straordinario.
Tuttavia credo che, constatato che, in questi giorni, in queste settimane di vigenza delle norme legislative contenute nel decreto-legge in esame, non ci sono state richieste da parte delle banche affinché lo Stato entrasse all'interno del loro capitale, allo scopo di rafforzarne i requisiti patrimoniali, delle due l'una: o si ritiene che le banche non ne abbiano necessità oppure dobbiamo cercare di individuare un altro percorso, un differente strumento per raggiungere il medesimo obiettivo.
Vorrei ricordare che, in queste settimane, gli istituti di credito nostri concorrenti nell'Unione europea, così come gli altri Paesi dell'Unione europea, non sono rimasti con le mani in mano: si sono mossi, le banche degli altri Paesi membri hanno rafforzato tutti i loro ratios patrimoniali grazie all'intervento dello Stato. Allora dobbiamo intenderci su cosa dobbiamo fare: vogliamo anche noi fornire le condizioni e gli strumenti affinché le banche nostrane rafforzino i loro requisiti patrimoniali? Fino ad oggi abbiamo convenuto sulla necessità di alzare il core Tier 1 o il Tier 1. In che modo lo facciamo se le banche, fino ad oggi, non chiedano l'intervento che è stato delineato nel decreto-legge n. 155 del 2008, cioè l'ingresso nell'azionariato da parte dello Stato? Se questa richiesta non viene che cosa facciamo? Eppure sappiamo tutti che le banche, per rafforzare i loro ratios patrimoniali hanno due strade: o aumentano il capitale, oppure riducono gli impieghi e quindi mandano in sofferenza il sistema economico del nostro Paese. Mi sembra che, fino ad oggi, abbiano scelto questa seconda strada. Ecco perché è urgente mettere in campo altri strumenti, un'altra cassetta degli attrezzi che noi abbiamo individuato nel prestito obbligazionario.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ALBERTO FLUVI. Detto questo, vorrei invitare il Governo, se il sottosegretario mi presta attenzione - atteso che dalla lettura dei giornali apprendiamo che lo stesso Governo si appresterebbe ad introdurre, in un prossimo decreto-legge, un intervento simile a quello di cui stiamo discutendo - a modificare il parere, a esprimere cioè parere favorevole sul mio emendamento 1.117. In seconda battuta vorrei chiedere se il Governo è disponibile ad esprimere eventualmente parere favorevole su un ordine del giorno di analogo contenuto, che potrei presentare dopo aver ritirato il mio emendamento 1.117. Chiedo pertanto al Governo, in prima battuta, di modificare il parere da contrario a favorevole; in caso contrario chiedo al Governo se sia disponibile, qualora ritirassi il mio emendamento 1.117 e lo trasfondessi in un ordine del giorno, ad esprimere, sul medesimo, parere favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo conferma il parere contrario sull'emendamento Fluvi n. 1.117.Pag. 54Invito il presentatore a ritirarlo e a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Fluvi, accede all'invito del rappresentante del Governo?

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, signor sottosegretario, ritiro il mio emendamento e ne trasfondo il contenuto in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Fluvi 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, anche in questo caso, attraverso la proposta emendativa in esame, chiediamo che sia meglio specificato quanto vagamente definito come «inadeguatezza patrimoniale»: si tratta del requisito che dà luogo all'intervento dello Stato nel capitale delle banche. Chiediamo che il requisito dell'inadeguatezza patrimoniale, che deve essere tanto grave da far versare la banca in una condizione di pre-insolvenza, così ci hanno detto il Governo e la maggioranza in Commissione, possa essere, in qualche modo, definito in maniera oggettiva. Ci sembra normale.
Per questo chiediamo che questo termine sia agganciato al parametro che lo determina: il core Tier 1 (noi abbiamo specificato nell'emendamento che il core Tier 1 deve essere inferiore al 6 per cento).
Sappiamo che su questa vicenda della definizione del core Tier 1 vi sono opinioni diverse tra il Governo e il sistema delle banche. In Aula, il sottosegretario Casero ha sostenuto che nel nuovo provvedimento - che da qui a poco il Governo varerà, e che di fatto «rottamerà» quello in esame - si prevede di portare questo indice all'8 per cento. Ieri ho letto una dichiarazione del presidente dell'ABI il quale, invece, sosteneva che questa non è materia che possa affrontare il Governo, in quanto è sottratta alla sua disponibilità.
Il senso dell'emendamento, tuttavia, è quello di prevedere una norma che sia oggettivamente leggibile e, quindi, assolutamente interpretabile. Si tratta, peraltro, di una questione assai delicata, per cui riteniamo che non sia giusto che il testo rimanga quello che è, sebbene il provvedimento doveva essere un'altra cosa: doveva essere un provvedimento con il quale si interveniva nelle banche. Non riteniamo giusto, sostanzialmente, che vagamente si parli, come condizione per fare intervenire lo Stato nel capitale delle banche, di inadeguatezza patrimoniale, senza specificare cosa questa debba essere e in che modo essa possa essere misurabile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, dobbiamo decidere se nella cassetta degli attrezzi, per utilizzare un'espressione ripetuta molte volte in quest'Aula, ci vogliamo mettere uno strumento utile che funziona, oppure uno un po' malandato con la speranza, ormai certa, di non doverlo più utilizzare. Penso che se facciamo questo lavoro, conviene comunque che l'attrezzo che mettiamo nella cassetta sia pronto per l'uso, poi staremo a vedere se ne avremo bisogno o meno.
Una delle condizioni, perché questo attrezzo possa funzionare, è che si definisca precisamente quando possiamo utilizzarlo. Sfido chiunque in quest'Aula, anche gli economisti, a spiegarmi cosa vuol dire, genericamente, inadeguatezza patrimoniale. Quando devono tradurlo nella realtà, essere inadeguato patrimonialmente, che cosa vuole dire? Non vuole dire nulla.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GIAN LUCA GALLETTI. È chiaro che dobbiamo fornire una definizione e noi con questo emendamento proviamo a darla: il core Tier 1, il rapporto tra il patrimonio detto e le attività, deve essere inferiore al 6 per cento, in quel caso si può intervenire, altrimenti no.

Pag. 55

PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Occhiuto 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 487
Votanti 484
Astenuti 3
Maggioranza 243
Hanno votato
230
Hanno votato
no 254).

Ricordo che gli emendamenti successivi, Palomba 1.5, Messina 1.6 e Cambursano 1.7, sono stati dichiarati inammissibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cambursano 1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Messina. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, l'emendamento in esame riguarda una materia straordinariamente importante, quella che attiene alla soluzione del conflitto di interessi tra controllore e controllate, ovvero la partecipazione al capitale della Banca d'Italia e il ruolo di controllore della Banca d'Italia sulle banche. Come è noto a tutti, il capitale della Banca d'Italia è attualmente ripartito tra 94 azionisti, 87 dei quali con diritto di voto, di cui 79 banche. Ci troviamo, quindi, in una situazione per cui la banche da ricapitalizzare sono, di fatto, azioniste di chi dovrebbe controllarle; il ché riteniamo sia una palese contraddizione.
Tra l'altro riteniamo che la pubblicità dell'intero capitale della banca centrale sia un fatto di straordinaria chiarezza, che va realizzato anche in Italia, considerato che già in Francia ciò avviene, che in Gran Bretagna il Bank of England Act del 1946 prevede la stessa cosa, e che lo stesso vale per la Germania. Anche in Italia, di fatto, in origine vi era un principio analogo, perché la partecipazione nella Banca d'Italia era costituita dalle casse di risparmio, che - prima, non più adesso - erano banche partecipate esclusivamente dal pubblico, quindi da questo punto di vista il principio era salvaguardato.
È per questo motivo che noi, per avviare un principio di questo tipo, riteniamo che nel momento in cui le banche devono essere ricapitalizzate (vale dunque per le banche che facciano richiesta di capitalizzazione), proprio con l'obiettivo di salvaguardare l'autonomia della banca centrale, esse devono restituire al Tesoro le quote di partecipazione. Riteniamo che ciò rappresenti un contributo alla chiarezza e soprattutto un contributo alla libertà di chi da controllore non può essere condizionato da chi invece deve essere controllato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, intervengo per motivare l'astensione del gruppo Partito Democratico su questo emendamento. Siamo consapevoli che il problema sollevato dall'emendamento in esame dei colleghi Cambursano ed altri è un problema vero, che nasce dalla storia dell'istituzione Banca d'Italia, tuttavia riteniamo che l'attuale statuto e le attuali regole di governance garantiscano pienamente l'indipendenza della Banca d'Italia. Riteniamo, inoltre, che il valore dell'indipendenza della Banca d'Italia, e soprattutto il valore della sua stabilità, in questo momento sia superiore ad ogni altra considerazione, soprattutto nell'odierna contingenza economica e finanziaria, in cui la Banca d'Italia è al centro di grandissima responsabilità, non solo sul piano interno, ma anche ai fini dell'attuazione del provvedimento che stiamo discutendo, nonché sul piano europeo e internazionale. Riteniamo, quindi, di motivare la nostra astensione perché sappiamo che esiste un problema, ma non ci sembra questo né il modo né il momento per affrontarlo.

Pag. 56

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, intervengo per motivare l'astensione del gruppo Unione di Centro su questo emendamento. Capiamo bene qual'è il problema che solleva l'emendamento: nel momento in cui una banca gode dell'intervento pubblico (quindi, lo Stato entra nel capitale sociale attraverso soldi dei contribuenti italiani) quella banca si crea maggiore liquidità cedendo le azioni che possiede in Bankitalia. Riteniamo, però, che questo sia un argomento che vada disciplinato non all'interno di un provvedimento d'urgenza come quello che stiamo affrontando, ma nel contesto più ampio delle regole. In altre parole, occorre vedere quanto ancora sia interessante (io ritengo che lo sia ancora) che la Banca d'Italia sia di proprietà non dello Stato ma invece delle banche stesse. In questo caso è chiaro che se l'intervento dello Stato dovesse essere pesante all'interno delle banche si potrebbe arrivare, solo in linea teorica, al fatto che il Ministero si troverebbe in maggioranza all'interno di Bankitalia. Visto che questa clausola andrebbe comunque esclusa, ritengo che sia giusto astenersi, ma la segnalazione del problema è giusta.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cambursano 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 488
Votanti 289
Astenuti 199
Maggioranza 145
Hanno votato
34
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che la deputata Capitanio Santolini ha segnalato che non è riuscita a votare e che si sarebbe voluta astenere.
Ricordo che l'emendamento Borghesi 1.9 è stato dichiarato inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Messina 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, sappiamo che le prime sensazioni e i primi effetti di ciò che stava capitando ci sono giunti per tutta una serie di conseguenze negative capitate a chi aveva sottoscritto strumenti derivati. E sappiamo, purtroppo, che i derivati sono stati uno strumento che le banche hanno venduto talvolta spiegando chiaramente ai soggetti a cui le vendevano i rischi cui andavano incontro, ma troppo spesso utilizzando l'asimmetria informativa che era evidente tra coloro che dovevano usufruire di questo strumento e chi lo stava vendendo. Sul tema tornerò successivamente, perché non ritengo che possiamo affermare che i responsabili delle banche siano comunque scevri da critiche per la situazione nella quale ci troviamo. Ritengo che sia inimmaginabile un intervento dello Stato che in qualche modo ne decreta il salvataggio, sia pure con l'obiettivo mediato di salvaguardare l'investitore e di proteggere il risparmiatore. Non pensiamo che debbano essere considerati esenti da conseguenze.
Tornerò anche in seguito su questo tema. Infatti, sapere che molti di questi cosiddetti banchieri hanno incassato in questi anni decine di milioni di compensi legati ai risultati e sapere che tali risultati derivavano in qualche caso dalla consapevole vendita di strumenti tossici a soggetti che non erano in grado di valutare adeguatamente il rischio cui andavano incontro, ritengo che debba portare qualche conseguenza.
Una di queste conseguenze è quella di limitare il ricorso all'uso e la vendita di derivati da parte delle banche nelle quali lo Stato immetterà liquidità e alle quali darà strumenti per sopravvivere. Sappiamo, infatti, ciò che rischiano di pagarePag. 57i cittadini nei molti comuni dove lo strumento è stato venduto in assenza di conoscenze adeguate, con l'idea che potesse risolvere problemi, offrendo addirittura vantaggi. Viceversa, avremo una situazione nella quale solo pochi comuni avranno di fatto qualche vantaggio modesto, ma la maggior parte si troveranno costretti a rimborsare debiti a valori nettamente superiori a quelli previsti, scaricando il costo sui cittadini: mi sembra che sia un fatto che debba essere attentamente valutato e non rinviato, e in vista del quale, sin d'ora, dobbiamo prevedere che si limiti la possibilità di vendita di tali strumenti da parte delle banche.
Noi chiediamo, cioè, che il Ministero dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la Consob, con un regolamento da emanarsi, individui specificamente e nel dettaglio i contratti relativi a strumenti finanziari derivati che possano essere venduti dal sistema delle banche.

PRESIDENTE. La invito a concludere, onorevole Borghesi.

ANTONIO BORGHESI. Voglio ricordare che nella legge finanziaria avevamo già tentato di introdurre delle limitazioni che, purtroppo, non sono state accolte con il dettaglio e con il grado di analisi che noi richiedevamo. Pertanto, invito l'Assemblea a riflettere e a esprimere un voto favorevole sull'emendamento Messina 1.10 da noi presentato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, vorrei che il collega Borghesi riflettesse sul significato dell'emendamento Messina 1.10. L'idea che si ponga in capo al Ministro dell'economia e delle finanze il potere di fissare le regole sulla tipologia dei contratti relativi a strumenti finanziari derivati ovvero a finanza complessa e, quindi, di attribuire al Ministro il mestiere dei banchieri è un'idea che non sta né in cielo né in terra.
Un conto è che riacquisiamo quel principio di etica negli affari e nei comportamenti in base al quale le grandi regole fissate dallo Stato moderno siano orientative, un conto è immaginare che il Ministro dell'economia e delle finanze entri nel dettaglio dell'attività bancaria.
Questa è una forzatura che ci porta al di là di quello che è necessario fare e ci dà il senso di una statizzazione che, in fondo, rappresenta una cultura di ritorno, alla quale siamo un po' troppo legati. Ci troviamo, invece, in una fase del tutto diversa. Non si può buttar via con l'acqua sporca anche il bambino. Certamente la finanza strutturata deve essere orientata in maniera efficace, ma non può essere sostituita dal nulla. Non si può immaginare che solo la moneta circolante sia il mezzo che definisce il contenuto dell'azione finanziaria. Vi è qualcosa di più e di diverso. E, comunque, tale attività non può essere posta in capo al Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le autorità indipendenti. Semmai, sono queste ultime che devono svolgere un'azione di controllo sull'attività del mercato finanziario e definire delle regole del gioco molto importanti. Infatti, se ponessimo anche le autorità indipendenti, che dovrebbero svolgere un ruolo di arbitro, in capo al Governo, di fatto affideremmo all'Esecutivo il compito di assorbire le stesse, come se fossero delle agenzie del Governo stesso. Ciò è sbagliato sul piano del principio, e invito i presentatori a ritirare o a riformulare l'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Monai. Ne ha facoltà.

CARLO MONAI. Signor Presidente, intervengo per un'ulteriore precisazione. Nessuno ostacola un'eventuale riformulazione dell'emendamento in esame, così come proposto dall'onorevole Tabacci. Però, il problema è di spessore. Non possiamo, credo, affidarci al feticcio dell'autonomia negoziale, con la banca chePag. 58possiede una struttura tale da poter ipotizzare clausole molto sottili e costruite ingegneristicamente sul codice bancario, e immaginare che il povero consumatore di turno si fermi a riflettere e a pesare le clausole, nel momento in cui si accinge a sottoscrivere questi contratti. Pertanto, una sorveglianza da parte di un'autorità pubblica, sia essa il Ministro piuttosto che la Consob, è quanto mai necessaria ed opportuna.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, intervengo per motivare l'astensione del gruppo Partito Democratico sull'emendamento in esame. I contratti derivati nascono come strumenti di assicurazione contro il rischio. Non dobbiamo dimenticare mai che sono strumenti (tra l'altro la nostra legge li rende obbligatori) che permettono, a chi si indebita a tasso fisso, di coprirsi dal rischio che il tasso variabile diventi, nel corso del tempo, più vantaggioso del tasso fisso, o viceversa. Tuttavia, poiché sono dei contratti in cui manca un sottostante vero e proprio, ma si contrappongono soltanto flussi di cassa nel corso del tempo, dentro questi contratti si possono, in modo poco trasparente, inserire strumenti che non sono strettamente assicurativi.
Ritengo, e su questo punto concordo con l'onorevole Tabacci, che non dobbiamo adesso correre il rischio di demonizzare tutto ciò che è finanza, perché si può avere anche un contratto di mutuo fatto male, un mutuatario può diventare insolvente, ma da questo non deriva che il mutuo è una cosa in sé da demonizzare. Dobbiamo stare molto attenti anche a forme eccessive di dirigismo, perché il tema da affrontare non è tanto la tipologia dei contratti ma in che modo vengono fatti, ed eventualmente la loro valutazione cosiddetta mark to market, cioè il fatto di valutare al valore attuale, ora per ora, giorno per giorno, questi contratti, così come tanti altri. Su questo punto, come sappiamo, anche dopo la crisi internazionale si svolgerà una riflessione importante sul cambiamento e sulla modifica degli standard contabili internazionali.
Pertanto, il gruppo Partito Democratico ritiene, anche in questo caso, giusto porre l'attenzione sul tema, ma si asterrà perché ritiene che l'emendamento, così come formulato, non ci porta verso una strada coerente per la soluzione del problema.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Messina 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 477
Votanti 311
Astenuti 166
Maggioranza 156
Hanno votato
30
Hanno votato
no 281).

Prendo atto che il deputato Mazzarella ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo all'emendamento Messina 1.15. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

IGNAZIO MESSINA. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, questo emendamento pone un problema generale, relativo all'intero provvedimento che siamo chiamati ad affrontare, vale a dire l'utilità di questo decreto-legge e se con esso ci dobbiamo occupare di economia reale, ovvero soltanto di economia virtuale. Infatti, dalle dichiarazioni del Governo (che passano dalla cassetta degliPag. 59attrezzi alla situazione di preinsolvenza degli istituti bancari, per i quali dicono non esiste nessuna ipotesi in questo momento in Italia) di fatto sembra che ci stiamo occupando del nulla.
Sarebbe stato forse meglio, da parte del Governo, non tanto invitare chi ha presentato gli emendamenti a ritirarli sostituendoli con un ordine del giorno, ma, al contrario, ritirare il decreto-legge per farne un altro, riempiendolo di contenuti, dal momento che questi mancano. Riteniamo, invece, che il Parlamento sia chiamato a riempire di contenuti questo decreto-legge e che non possano essere capitalizzate le banche con fondi pubblici senza porre delle condizioni e dei limiti.
Riteniamo che non sia possibile dare i fondi pubblici alle banche, che spesso sono anche la causa della crisi finanziaria in atto, senza porre paletti e condizioni. Quindi, riteniamo che vada posto un vincolo di destinazione da parte di chi mette i soldi e sia prestata un'attenzione più forte all'economia reale. Ci riferiamo espressamente alle piccole e medie imprese italiane che in questo momento vivono una situazione di crisi profonda, anche perché le banche non solo hanno chiuso i rubinetti, ma hanno ritenuto di non erogare più nuovi affidamenti. Quindi l'impresa italiana, e, lo ribadisco, paradossalmente più nel nord che nel sud, perché il nord ha più imprese, vive una situazione di crisi generale.
Pertanto, vogliamo mettere un paletto rispetto ai soldi che dobbiamo consegnare alle banche per ricapitalizzarsi e riteniamo che questo paletto vada previsto espressamente, per fare in modo che il credito fatto alla piccola e media impresa sia confermato e incrementato di almeno il 5 per cento, rispetto all'ultimo triennio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Libè. Ne ha facoltà.

MAURO LIBÈ. Signor Presidente, pensavo che questo emendamento sarebbe stato accolto favorevolmente dal Governo, visti gli annunci fatti dallo stesso sugli interventi futuri, con riferimento alle imprese piccole e medie e alla famiglia. Non vorremmo che ci fosse sempre la solita posizione pregiudiziale come accaduto, per fare un esempio, pochi giorni fa sulla questione del pagamento per cassa dell'IVA, quando avete detto no ad un ordine del giorno che impegnava il Governo e poi avete annunciato che lo avreste fatto (e noi siamo qui ad attendere).
Ebbene, su questo tema abbiamo sentito proclami di ogni genere. Le piccole e medie aziende sono il nervo portante del nostro Paese, eppure continuiamo a parlare, e a fare poco. Riteniamo che un provvedimento di questo genere sia importante e necessario. Lo state facendo, però se non poniamo dei limiti diventa un provvedimento che non ha alcun senso per restituire sviluppo vero al nostro Paese.
Avete trovato soldi a iosa per Alitalia, sia con il prestito ponte, sia con tutte le misure che hanno dato la possibilità fattiva alla cordata di intervenire e avete ceduto anche dopo, togliendo loro tutti i debiti. Non si riesce a fare un passo in avanti per le famiglie - ne parleremo dopo - e per le piccole e medie imprese.
Basterebbe che voi, anziché venire a parlare (e già lo fate poco) in queste aule, giraste per il Paese a parlare con i rappresentanti della piccola e media impresa. Sono tanti, e sono quelli che producono reddito e rischiano di essere «ammazzati», perché il sistema bancario non si è fatto problemi fino ad oggi a finanziare coloro che avevano grandi nomi e grandi capitali personali e che però davano garanzie solo nominali, trattandosi molte volte di aziende che avevano le casse vuote.
Quando un piccolo imprenditore andava a chiedere, c'era sempre la porta chiusa.
Cari signori del Governo, cari signori della maggioranza, parlo anche alla Lega, la maggioranza del nord-est che lavora e produce ha bisogno di questi provvedimenti: anziché aspettare un provvedimento (vedremo se sarà varato mercoledì dal Governo), iniziamo a dare segnali concreti da oggi, votando una proposta chePag. 60rappresenta un piccolo segnale per chi in questo Paese veramente rischia di proprio, non ha garanzie e continua a lavorare. Ricordiamoci una cosa: le piccole e medie imprese, specialmente le piccole, sono anche quelle aziende familiari che lavorano sul territorio, dividono quel poco che ne viene e fanno fatica per investire quel poco nella propria azienda che hanno creato, strappandosela giorno dopo giorno dalla propria pelle.
Mi auguro che vi sia un ravvedimento del Governo (vi è stato qualche volta) e che non avvenga fra uno, due o tre mesi, ma subito votando questo emendamento che ci sembra solo e puramente di buonsenso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ceccuzzi. Ne ha facoltà.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, vorrei manifestare il voto favorevole del Partito Democratico su questo emendamento, condividendo nel merito la proposta che è stata avanzata e sottolineando in questo momento dell'esame del provvedimento che questo contenuto è assolutamente sintomatico di ciò che sta avvenendo. Mentre noi stiamo discutendo questo provvedimento, vi sono diversi protagonisti della vita economica italiana - il presidente della Confesercenti, i presidenti di altre confederazioni di impresa, il presidente dell'ABI, il segretario generale della CGIL e non per ultimo il Presidente del Consiglio -, i quali stanno tutti sollecitando interventi che mettano in condizione la nostra economia di affrontare questa fase difficilissima; interventi che naturalmente mettano in condizione il sistema delle piccole e medie imprese di continuare ad avere continuità nell'erogazione del credito.
La risposta della maggioranza e del Governo rispetto a questa sollecitazione è che se ne parla la prossima settimana. Mi pare che, ancora una volta, si stia sottovalutando il problema e si stia continuando a fare annunci piuttosto che concretizzare, nel momento in cui arrivano i provvedimenti all'esame del Parlamento, le misure che sono attese.
Vorrei sottolineare anch'io che la questione del credito alle piccole e medie imprese è assolutamente vitale in questo momento. Certamente non da sola; occorrono anche interventi di natura fiscale, ne parleremo più avanti, ma certamente ciò che è molto atteso da parte dei piccoli imprenditori sono interventi correttivi sugli studi di settore. Si è avviato un processo di territorializzazione degli studi che, tuttavia, è ancora molto lungo da esplicitare nei risultati, come ha detto il direttore dell'agenzia delle entrate durante un'audizione in Commissione finanze. Sarebbe assai opportuno che, in questo momento, ad esempio, si derubricassero gli indici di normalità economica, da presunzione legale a presunzione semplice, affinché i ricavi delle piccole e medie imprese si avvicinino molto di più all'andamento reale piuttosto che alle attese dell'amministrazione finanziaria. Ne parleremo più avanti.
Venendo al merito di questo emendamento è evidente che vi sono due problemi: uno di liquidità immediata, che serve alle piccole e medie imprese per operare, perché sul mercato incontrano molte difficoltà ad ottenere pagamenti; l'altro è relativo alla patrimonializzazione, perché è evidente che esiste un gap strutturale della piccola e media impresa rispetto alla patrimonializzazione, con particolare riferimento alla fascia che va sotto 20, ma anche tra 20 e 200. Si parla di piccole e medie imprese, ma si farebbe molto meglio (saremmo più precisi) se si parlasse di microimpresa.
In questo decreto-legge non ci sono risposte, né riguardo al ruolo che può esercitare lo Stato in questo momento, né riguardo al ruolo che viene richiesto al sistema bancario, né sollecitazioni rispetto al ruolo importantissimo che, non dimentichiamo, può esercitare in questo momento il mercato, il luogo naturalmente più idoneo dove cercare capitali per fare impresa. Si parlo molto del fatto che la finanza ha fallito e che bisogna tornare alla produzione, dimenticando però chePag. 61agli investimenti nella produzione serve della buona finanza; quella che ha fallito è una cattiva finanza.
Per dare buona finanza alle piccole e medie imprese sarebbe opportuno che, nel programma di stabilizzazione di cui si parla, tutti gli istituti di credito avessero gli strumenti per mantenere la continuità, come del resto afferma il titolo del decreto-legge in esame del quale si stanno tradendo i buoni propositi iniziali con i quali era stato presentato in questo ramo del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, vorrei consigliare al Presidente del Consiglio, invece di fare le cene con i re del lusso, di farne qualcuna con qualche piccolo e medio imprenditore e artigiano del nord, in particolare del nord-est, dove le banche stanno ritirando i fidi giorno dopo giorno, mettendo queste piccole e medie imprese in condizione di non operare.
Mi piacerebbe domani poter dire a queste piccole imprese: la Camera all'unanimità ha dato un segnale perché dal mondo bancario vi arrivi più credito, non perché ve lo ritirino. Mi dispiacerà dover dire, invece, che il Governo ha chiesto di presentare un ordine del giorno che varrà per il futuro, senza sapere quale futuro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Messina 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 481
Votanti 479
Astenuti 2
Maggioranza 240
Hanno votato
221
Hanno votato
no 258).

Passiamo all'emendamento Borghesi 1.16.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Borghesi 1.16, formulato dal relatore.

ANTONIO BORGHESI. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, uno dei problemi più rilevanti, che è anche stato un preannunzio della più generale crisi economica che ci sta investendo, è l'incapacità di molte famiglie di fronteggiare le rate di mutuo per la casa, soprattutto quelle a tasso variabile, negoziate su consiglio delle banche che, come ricordo, dicevano loro di non preoccuparsi perché la rata sarebbe rimasta fondamentalmente fissa, in quanto non c'era una previsione di aumento dei tassi. Invece, negli ultimi due anni, abbiamo assistito drammaticamente ad un aumento dei tassi, in particolare dell'Euribor che riguarda il mercato interbancario e che ha provocato rilevanti aumenti della rata mensile o semestrale che le famiglie devono pagare, mettendo, in molti casi, in grave difficoltà queste famiglie, per effetto di aumenti di 100 o 200 euro al mese.
Vorrei ricordare che si sono registrati aumenti molto rilevanti nei pignoramenti e nelle esecuzioni immobiliari, con aumenti stimati nel 2007 rispetto al 2006 da un minimo del 15-18 per cento, ad esempio, in tribunali come quelli di Pinerolo e di Mantova, al 19 per cento a Padova e Rovigo, al 21-22 a Roma e a Milano, al 24 a Torino e a Bari, al 25 a Firenze e Monza, al 28-29 a Venezia, Nocera e Napoli, al 41 per cento all'Aquila, e con una media di incremento dei pignoramenti del 23 perPag. 62cento. Questa situazione di insolvenza è destinata ad aumentare e ad allargarsi ulteriormente nei prossimi mesi, salvo che non vi siano interventi - uno sarà illustrato nel prossimo emendamento, sempre proposto da noi dell'Italia dei Valori - perché, altrimenti, ci troviamo di fronte ad una situazione gravissima.
Con l'emendamento in esame proponiamo di far sì che i mutui prima casa a tasso variabile possano essere trasformati in modo tale da avere come riferimento tendenziale il tasso applicato dalla Banca centrale europea, anziché l'Euribor. Anche oggi, ma mi riferisco anche a qualche giorno fa (ad esempio al 10 novembre) il gap tra l'Euribor e il tasso della Bce è di 91 punti base al mese e di 124 a tre mesi, mentre prima della crisi il differenziale medio oscillava tra 10 e 20 centesimi.
È evidente che il tasso della Banca centrale europea è più stabile e meno sensibile alle fibrillazioni dei mercati. Noi non imponiamo quel tasso, ma chiediamo sostanzialmente che si preveda un sostanziale avvicinamento del tasso di riferimento a quello della Banca centrale europea, che può anche essere l'Euribor, ma con un'oscillazione definita e minima rispetto alla Banca centrale europea (potrebbe essere un più o un meno rispetto alla Banca centrale europea).
Crediamo che, in questo momento, questo intervento, magari congiunto all'azione di cui parlerò con riferimento all'emendamento successivo, possa andare incontro alle famiglie, per rendere loro più facile affrontare la situazione di crisi e le difficoltà economiche in atto (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Antoni. Ne ha facoltà.

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Signor Presidente, intervengo per preannunziare il nostro voto favorevole su questo emendamento, perché riteniamo che la questione dei mutui sia importante e delicata, riguardando migliaia di famiglie.
Se leggiamo i giornali di oggi, ci accorgiamo che la questione degli affitti e dei mutui rappresenta il vero problema delle famiglie italiane, proprio perché, quando ce la fanno, sono costrette a pagare affitti alti o mutui consistenti e finiscono per privarsi di altri consumi, perché la casa diventa il bene primario. Quando, invece, non ce la fanno, rischiano, in maniera consistente, il bene primario che hanno conquistato, cioè la loro casa.
Ora, il Governo fece un grande annuncio. Lo fece da Napoli, in occasione di uno dei primi provvedimenti. Le parole del Ministro Tremonti furono roboanti. Egli disse: «Udite, udite!» Aprì così quella conferenza stampa: Udite, udite, le banche italiane ci hanno concesso la possibilità di ridiscutere i mutui, in maniera tale che, in caso di aumento del tasso variabile, esso potrà essere posto in aggiunta e il mutuo allungato. Quindi, le banche facevano questa grande cortesia ai possessori di mutui e al Governo, al punto che abbiamo approvato una norma perché questo tipo di intervento poteva essere considerato dirigista. Il Parlamento ha approvato una norma perché - udite, udite - le banche avevano concesso quella possibilità al Governo degli annunci.
Il risultato è stato che quella possibilità è stata usata dall'1 per cento dei mutuatari, cioè non è stata usata da nessuno. L'«udite, udite» serviva solo ad un patto di potere tra il Ministro Tremonti e il suo Governo e le banche italiane. Questa è la prova provata che i mutuatari non c'entravano nulla. Era un effetto annuncio. Questo emendamento è prudente, perché prevede che il tasso di riferimento si avvicini a quello della BCE. Un componente autorevole della BCE, Lorenzo Bini Smaghi, quindi una fonte di assoluta autorevolezza, ha dichiarato che le banche non hanno alcuna ragione di riferirsi all'Euribor, ma possono benissimo usare il tasso della BCE: non come riferimento, ma il tasso stesso. Lo ha detto lui e, se lo dice lui, dobbiamo crederci. Quindi, si avverte questa esigenza, perché, siccome le banche non si fidano tra di loro, l'Euribor non è più affidabile, perché è il tasso con cui lePag. 63banche si prestavano i soldi e, non fidandosi tra di loro, è un tasso che non esiste più.
L'unico tasso che esiste è quello della BCE, cioè quello con cui la BCE dà liquidità alle banche. In questi mesi e in queste settimane ne ha data tantissima.
Se poi loro applicano lo stesso tasso al mutuo, non fanno che una cosa normale, ma di grande respiro per chi ha un mutuo.
Ora, signori del Governo, signori della maggioranza, rendetevi conto che non si può dire: lo inseriremo nel prossimo decreto-legge. Diamoglielo subito questo segnale! Nel prossimo, vedremo, lo aggiusterete.
Questo è un Parlamento, non usateci da consulenti, per cui noi vi facciamo gli emendamenti, voi li accettate come ordini del giorno e, forse, li userete nel prossimo decreto-legge (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
È inutile che gridate! È quello che ci ha detto il sottosegretario Casero; prendetevela con lui. Perché gridate? È quello che ci ha detto lui!
Se siete d'accordo, dite sì ora, dopo di che non ci vuole nulla a reinserire tale misura, se volete, nel prossimo decreto-legge; altrimenti, c'è già. È qui, è una cosa bella e se siete d'accordo, benissimo, votatela, perché altrimenti - e ho finito - si vive di annunci.
Questo Governo vive di annunci; guardate, però, che di annunci si vive, ma si può anche morire. Cambiate, cambiate (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, mi dispiace dover prendere la parola, perché il clima si è un po' sovreccitato, però devo dire che su questo emendamento sono d'accordo con i promotori.
Mi viene da riflettere in maniera pacata sul dibattito che abbiamo fatto questa estate. Quando la Commissione bilancio ebbe l'incontro con alcuni rappresentanti dell'ABI, fui piacevolmente sorpreso nel vedere una rappresentanza di banchieri che erano molto sorridenti e rilassati. Vuol dire che Robin Hood non li aveva spaventati, ma non li aveva spaventati neanche con questa ipotesi di accordo tra Ministero dell'economia e delle finanze e ABI, che avrebbe dovuto risollevare le sorti dei tanti mutuatari che andavano incontro al rischio del rialzo dei tassi di interesse.
Ora l'andamento dei tassi è diverso, però ciò che ricordava poc'anzi il collega D'Antoni, che solo l'1 per cento dei mutuatari lo ha utilizzato, vi dovrebbe far riflettere molto sui vostri «effetti annuncio», perché voi annunciate cose miracolistiche che poi non corrispondono ai dati reali.
La vostra credibilità, quindi, viene meno, ne viene fortemente influenzata; vi invito a tenerne conto, per quel che è possibile.
Se in quell'occasione, come vi era stato detto, aveste spinto le banche ad accettare il principio della portabilità dei mutui, avreste, allo stesso tempo, rafforzato le ragioni della concorrenza e difeso il principio del beneficio per i consumatori, e quindi, in quel caso, per i mutuatari.
Ma voi siete andati avanti e avete pensato che bastasse uno spot con l'ABI per risolvere i problemi; in realtà, neppure i mutuatari disperati vi hanno creduto e oggi siete costretti, magari, ad accogliere questo emendamento.
Basta con questa storia degli ordini del giorno, onorevole sottosegretario! Mi sembra un gioco che non merita il confronto in atto, perché se riversate il contenuto di questo decreto-legge in quello che varerete mercoledì, perché è quello vero, allora il principio è più serio, ma è un'altra cosa se si devono trasfondere gli emendamenti in ordini del giorno, perché volete dimostrare che in linea di principio sareste d'accordo, ma che, inseriti in questo testo, turbanoPag. 64l'equilibrio del contesto generale, dal momento che qui non c'è alcun equilibrio da turbare!
Volete mettere in quel caso un manifesto ideologico, per cui sareste intervenuti per tempo in difesa dei risparmiatori, mentre non è così. Sarebbe bene che potessimo lavorare su un materiale un po' più concreto di quello che emerge anche dal dibattito su questi emendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Versace. Ne ha facoltà.

SANTO DOMENICO VERSACE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sto intervenendo perché prima l'onorevole Borghesi ha parlato un po' con disprezzo della cena di ieri sera (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). L'onorevole Borghesi deve ringraziare le aziende e il mondo che è stato ricevuto ieri sera dal Presidente Berlusconi e da membri del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
L'immagine dell'Italia nel mondo, che nel 1976, 1977 Der Spiegel rappresentava con gli spaghetti e la P38, è stata cambiata e, grazie al mondo della moda, del design e di tutti quelli che lavorano sullo stile di vita italiano nel mondo, l'Italia è diventato un Paese amato e rispettato da tutti.
Certamente, il degrado di Napoli, dell'Alitalia, della politica dà un'immagine dell'Italia non adeguata, ma grazie a questo mondo che ieri sera, a Villa Madama, ha incontrato il Presidente del Consiglio e una parte del Governo, riusciamo a tenere un'immagine molto alta.
Vorrei far presente all'onorevole Borghesi e a tutti i colleghi che la Francia, rispetto a questo mondo, si è espressa molto chiaramente con la moglie del sindaco di Parigi che, nel 1991, premiando il povero Guy Laroche che dopo pochi mesi morì di cancro, disse: la città di Parigi, il sindaco di Parigi, la stampa francese, il Governo francese, lo Stato francese hanno fatto, fanno e faranno per questo settore, simbolo e bandiera della Francia, tutto quello che è in loro potere perché questa bandiera garrisca sempre più in alto. Questo non è per la politica italiana nei confronti di questo mondo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e di deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, l'onorevole Borghesi non ha certo bisogno di essere difeso, ma forse occorre chiarire il senso delle sue osservazioni, che erano preoccupazioni, mi sembra, non lontane da quelle che, ad esempio, stamattina nel dibattito hanno proposto i colleghi della Lega, quando hanno voluto ricordare anche l'importanza del tessuto delle piccole e medie imprese italiane.
Stiamo ragionando (lo abbiamo fatto anche ieri nel dibattito che non ha soltanto interessato le politiche legate al credito) sul modo in cui andare incontro alle esigenze dei settori più tribolati di questa crisi: mi riferisco ai pensionati, ai lavoratori, appunto alle piccole e medie imprese, che hanno difficoltà nell'accesso al credito, sapendo che è su questi soggetti che si scaricherà il peso della crisi internazionale, che dal piano finanziario si scaricherà sul piano reale...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

FABIO EVANGELISTI. Mi dica, ho finito il tempo?

PRESIDENTE. Sì, onorevole Evangelisti.

FABIO EVANGELISTI. Allora la ringrazio, riprenderò magari in seguito il senso del mio ragionamento, che voleva essere un po' più articolato.

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, purtroppo per il suo gruppo aveva già parlato l'onorevole Borghesi, e lei aveva a disposizione solo un minuto per il suo intervento a titolo personale.Pag. 65
Gli onorevoli segretari, per favore, percorrano i banchi, ritirando le tessere eventualmente dimenticate da qualche collega in questo momento assente. Cerchiamo di evitare dubbi sulla regolarità del voto (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, prendo la parola ancora sull'emendamento in esame, perché mi sembra che ci sia poca attenzione da parte...

PRESIDENTE. Sta parlando l'onorevole Galletti, per favore.

GIAN LUCA GALLETTI. Stavolta credo che il suo appello non sia stato accolto molto favorevolmente, ma non mi aspettavo nulla di diverso.

PRESIDENTE. Lo ripeterò perché è anche un appello a sostegno del lavoro che stanno facendo i colleghi segretari a tutela dell'immagine del Parlamento italiano davanti agli occhi degli elettori. Vada avanti, onorevole Galletti.

GIAN LUCA GALLETTI. L'emendamento che ci apprestiamo a votare è passato un po' inosservato, ma secondo me è molto importante. Tenete presente che, dal 12 novembre, il tasso ufficiale di sconto è sceso al 3,25 per cento: mi riferisco a quello applicato dalla Banca centrale alle banche. Oggi se andate in banca a stipulare un mutuo prima casa a tasso variabile, ancora non riuscite a scontare un tasso migliore del 5 per cento: vuol dire che, in questo passaggio, si perde l'1,75 per cento. Questo 1,75 va alle banche: noi, invece, crediamo che esso debba andare a favore delle famiglie che contraggono un mutuo per la prima casa. Non stiamo chiedendo nulla di più! Credo che questo sia un emendamento di buon senso: non dice di portarlo al 3,25, ma a un tasso almeno vicino al 3,25 per cento.
Sostengo che 0,75 punti base per le banche sarebbero sufficienti, quindi almeno al quattro per cento ci si potrebbe arrivare: il presente emendamento chiede di andare in questa direzione (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rota. Ne ha facoltà.

IVAN ROTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro compito in quest'Aula deriva anche da quello che è il termine che muove alla politica, che è l'interesse della polis. Il nostro compito non è tanto e solo quello di fare l'interesse delle banche (pure loro facenti parte della polis), ma della collettività in generale.
Questo emendamento richiama l'attenzione (se non si tratta di una questione che ha toccato in prima persona qualcuno di noi, andando a casa e parlando con gli amici o familiari si vedrà che qualcuno ne è stato coinvolto) sull'indebitamento per l'acquisto di una casa: al riguardo le banche, nonostante la consapevolezza del trend dei tassi, hanno indirizzato il risparmiatore e il cittadino a indebitarsi a tasso variabile. Con le condizioni di mercato abbiamo ora visto che c'è un tasso di riferimento europeo che è sceso, ma al contempo un Euribor che è rimasto invariato o è salito. Questa differenza è andata a incidere notevolmente sull'indebitamento e sulla capacità di restituzione dei cittadini; pertanto, al di là delle posizioni di partito, chiederei a quest'Aula un attimo di riflessione per andare incontro alla polis, ai propri familiari o amici che, magari, si sono indebitati, a differenza di noi.
.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, solo per ricordare a lei e ai colleghi che da oggi l'isola di Manhattan, nella città di New York, ha un nuovo ponte: il ponte Robert Kennedy. Perché è stato inauguratoPag. 66oggi? Perché è l'anniversario della marcia dei lavoratori clandestini messicani raccoglitori di uva (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padani) che sono partiti da El Centro e sono arrivati a Sacramento per rivendicare i loro diritti di lavoratori, e alla testa di questa marcia c'era il senatore Robert Kennedy.

MATTEO BRIGANDÌ. Checca pakistana!

MAURIZIO BIANCONI. Che c'entra? Che vuoi?

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, lei perdonerà la mia ignoranza, ma non capisco cosa c'entri questo con l'argomento all'ordine del giorno.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 1.16. (Commenti). Ricordo che vi è il parere contrario della Commissione e del Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 459
Votanti 457
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
211
Hanno votato
no 246).

Prendo atto che i deputati Ginefra e Genovese hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che la deputata Angela Napoli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.

MARIO BACCINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

MARIO BACCINI. Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire per esprimere la mia dichiarazione di voto sull'emendamento che abbiamo appena votato e per annunciare il mio voto favorevole. Credo che esso apra nel nostro Paese e in questo Parlamento un dibattito che sta a cuore a tutti i parlamentari: in un momento di crisi come quello attuale le banche italiane non possono avere un margine così ampio rispetto al prestito che ricevono dalla Banca europea. Su questa linea il mio auspicio è che si apra un dibattito e per questo il mio voto è stato favorevole.

SIMONE BALDELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, sono certo che non si tratti di una dimenticanza voluta, ma le ricordo l'importanza di ribadire il parere della Commissione e del Governo prima di una votazione ai fini di una maggiore chiarezza, visto che nell'ultima non sono stati fatti presente.

PRESIDENTE. Onorevole Baldelli, mi permetto di correggerla: sono stati fatti presente con un qualche ritardo e comunque prima che fosse chiusa la votazione.
Passiamo all'emendamento Borghesi 1.17.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, restiamo ancora nell'ambito dei mutui però, pur rivolgendomi a lei, vorrei dire al collega Versace che è lungi da me l'idea di considerare poco significativa o poco importante l'industria della moda nel nostro Paese; tenevo semplicemente a significare che altrettanta importanza, in termini di rappresentanza dell'economia italiana, ha il sistema delle piccole e medie imprese, che rappresenta oltre il 90 per cento del numero delle imprese e una larga, larghissima parte dell'occupazione nel nostro Paese.
Certamente non sfuggirà al collega Versace che anche il sistema delle piccole e medie imprese ha dato tantissimo agliPag. 67imprenditori del settore della moda, e che se forse oggi dà un po' meno è semplicemente perché loro hanno preferito delocalizzare molte delle attività in luoghi e in Paesi a più basso costo di manodopera.
Ma questo non significa che esse non abbiano diritto ad essere altrettanto rappresentate nell'economia italiana, e che quindi vi sia il dovere da parte del Presidente del Consiglio di ascoltare non solo il parere assolutamente autorevole dei rappresentanti dell'industria del lusso, ma anche quello dei piccoli e medi imprenditori e artigiani che tirano la carretta della nostra economia dalla mattina alla sera e che si dedicano, in modo totale, alla loro attività con grandi difficoltà.
Per tornare al tema dei mutui, con questo emendamento chiediamo che vi sia un temporaneo non ricorso alle procedure esecutive immobiliari dei mutuatari che non abbiano pagato le rate del corrispondente mutuo garantito da ipoteca su immobile contratto per l'acquisto dell'unità immobiliare da adibire ad abitazione principale.
Ribadisco i dati che ho fornito prima sull'aumento dei pignoramenti e ribadisco che sono frottole le idee in base alle quali ci vogliono sette anni per mettere all'asta la casa; con la nuova legge fallimentare in vigore dal 2004 le banche, nel tempo massimo di tre anni, riescono infatti a mettere all'asta le case, e stanno quindi giungendo a maturazione le procedure iniziate nel 2004 con il boom dei pignoramenti che citavo prima.
Vorrei ricordare che ormai possiamo parlare di qualche fallimento di questo Governo e di questa maggioranza, posto che la famosa portabilità proposta dal Ministro Tremonti è stata un fallimento totale, come avevamo detto invitandoli piuttosto a rendere semmai più rapido e conveniente il modello di portabilità previsto dal decreto Bersani, sul quale le banche hanno fatto opposizione cercando di non applicarlo, perché erano consapevoli che quello avrebbe scatenato un meccanismo di competitività che imponeva alle banche stesse di abbassare i tassi e, quindi, di rendere un vero servizio in termini di portabilità.
Ci troviamo, invece, di fronte ad un decreto-legge che deve essere approvato così com'è, perché - dobbiamo dircelo in modo chiaro - il Ministro Tremonti non è ancora riuscito a concordare con le banche gli eventuali paletti, dal momento che le banche li rifiutano e ritengono comunque ancora, come nella situazione precedente, di poter fare il bello e il cattivo tempo dell'economia italiana.
Mi diffonderò più a lungo su tali temi quando esamineremo un emendamento che riguarda gli emolumenti degli amministratori e dei manager; ma i banchieri stessi portano le responsabilità - non totali, ma certo grandi - di ciò che sta avvenendo nel nostro Paese.
Proponiamo, pertanto, che siano temporaneamente sospese, in quei casi specifici (parliamo della prima casa), le procedure di vendita all'asta per permettere di dar luogo alla portabilità e alla revisione del contratto in essere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, l'UdC si asterrà sull'emendamento Borghesi 1.17.
Poiché il relatore ed il Governo hanno espresso un invito al ritiro, ovvero hanno proposto di trasfondere questo emendamento in un ordine del giorno, vorrei pregare l'onorevole Borghesi di riflettere su una questione, anche perché l'onorevole Borghesi esprime il pensiero di un partito che della questione relativa alla certezza del diritto ha fatto una ragione della propria esistenza.
Sul piano politico, ci troviamo innanzitutto a dover riconoscere al Governo e allo stesso relatore un atto di umiltà, perché il fatto di aver chiesto di trasfondere una serie di emendamenti in ordini del giorno sta a significare che riconoscono la bontà dell'iniziativa dell'opposizione.Pag. 68
Nel caso specifico, sicuramente, l'onorevole Borghesi ha inquadrato una problematica di indubbia rilevanza sociale. Come stamattina è stato ribadito dall'Unione di Centro in diversi interventi, abbiamo affermato che questo, comunque, è un provvedimento ormai superato, ormai passato che, piuttosto, avrebbe dovuto rimettersi ai provvedimenti che mercoledì il Governo ha annunciato in relazione ad interventi consistenti sul piano dell'economia reale, coniugando i due momenti di intervento sulla crisi finanziaria e sulla crisi economica e sociale che ne è derivata.
Con l'emendamento in esame si va proprio a puntualizzare un aspetto della conseguente crisi sociale, che riguarda chi non è in grado, come sottolineava lei, onorevole Borghesi, di pagare un mutuo. Tuttavia, vi è chi non paga la rata del mutuo perché è insolvente a causa della crisi economica, ma vi è anche chi non paga la rata del mutuo perché, comunque, nella migliore delle ipotesi della nostra economia, magari, non l'avrebbe pagata. Questo aspetto non è focalizzato nell'emendamento in esame; questa distinzione e questo aspetto piuttosto irresponsabile di molti mutuatari non sono stati evidenziati.
Lei sa bene che, in sede di approvazione del provvedimento riguardante l'ICI, questo aspetto è venuto prepotentemente alla ribalta, anche durante le audizioni delle associazioni dei consumatori e della stessa SUNIA. Quest'ultima ha fatto presente che vi era una necessità di intervento da parte dello Stato e che, in tal senso, era stata accantonata una somma di qualche centinaio di milioni di euro, proprio per intervenire a sostegno di quelle famiglie che avevano delle procedure esecutive in atto per non aver pagato rate di mutuo perché indigenti e, quindi, sulla base di una qualificazione ben precisa della tipologia di inadempienza contrattuale.
È chiaro che questo aspetto va recuperato eventualmente in quella sede: in altri termini, vi è quel fondo stabilito già dal Governo Prodi e, successivamente...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

AMEDEO CICCANTI. ...avevamo chiesto come opposizione - concludo, signor Presidente - di rimpinguarlo e di sostanzialo.
Comunque, sicuramente è possibile intervenire con una norma migliore con il prossimo decreto-legge che il Governo varerà e se verrà riproposto in modo più compiuto, onorevole Borghesi, credo che vi possa essere un consenso senza discussione, data la rilevanza sociale del problema posto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ceccuzzi. Ne ha facoltà.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico sull'emendamento Borghesi 1.17 e per riprendere la questione dei mutui, sulla quale vorrei dire che esprimiamo una linea di continuità, anche rispetto all'impegno che abbiamo profuso nella scorsa legislatura.
Vorrei ricordare che, nella scorsa legislatura, è stato introdotto nella legge finanziaria un intervento reale e concreto: l'innalzamento, dopo quindici anni, del tetto di detraibilità dei mutui, che ammontava a 7 milioni e 200 mila lire (l'importo non era nemmeno stato convertito in euro), che il Governo Prodi ha innalzato a quattromila euro.
Abbiamo anche proposto - come ha ricordato l'onorevole Conte questa mattina - una risoluzione con la quale passare dal 19 al 23 per cento e con la quale innalzare il tetto della detraibilità da 4 mila a 6 mila euro. Si tratterebbe di interventi che vanno da 160 fino a 400 euro a favore di ogni mutuatario. Come si vede, si tratta di interventi molto concreti.
In secondo luogo, nella scorsa legislatura venne approvata la cosiddetta legge sulla portabilità, grazie alla proposta avanzata dal Ministro Bersani nel pacchetto delle liberalizzazioni. Come ha denunciato l'Antitrust più volte, si è trattato di uno strumento ancora troppo avversato dalle banche e questo avrebbe dovuto essere l'oggetto di una convenzione tra il MEF ePag. 69l'ABI affinché la portabilità non trovasse più ostacoli e ostruzioni. Anche in questo caso, abbiamo proposto di derubricare ad atto semplice la surroga, perché ciò continua a provocare problemi di circolazione.
Ma venendo al merito dell'emendamento al nostro esame, vorrei, da questo punto di vista, ricordare che è stato anche dichiarato inammissibile una proposta emendativa dell'onorevole Rubinato, il cui contenuto era molto importante, nonché legato a questo emendamento, e che avrebbe consentito di discutere dell'istituzione di un Fondo per quanto riguarda le insolvenze e le abitazioni adibite a prima casa che vanno verso il pignoramento. Non si tratta di invenzioni che ci stiamo facendo in Italia, ma vorrei ricordare che proprio l'Emergency economic stabilization act - il cosiddetto Piano Paulson - ha previsto, alle section 109 e 110, l'Hope for homeowners act, che è un Fondo per quanto riguarda il salvataggio di immobili che vanno verso il pignoramento negli Stati Uniti, dal momento che interi quartieri degli USA, a causa delle escussioni dei mutui subprime, sono andati verso il pignoramento. Negli Stati Uniti è nata la Federal housing administration: un'agenzia creata proprio per questo motivo.
Più avanti troveremo una proposta emendativa che chiede di modificare la convenzione tra l'ABI e il MEF, per introdurre la possibilità che in particolare - e, vorrei aggiungere, soprattutto - i mutuatari che si trovino in ritardo di due o più rate semestrali, di sei o più rate mensili, abbiano la possibilità di allungare il proprio mutuo e di evitare che la banca faccia ricorso all'atto esecutivo ed al pignoramento.
Come si vede, come Partito Democratico e in generale come opposizione, abbiamo proposto una griglia di interventi a favore dei mutuatari, che non si limita alla mera propaganda (triste propaganda, purtroppo, per chi a che fare con le rate scadute) e che voi non volete prendere in alcuna considerazione. Da questo punto di vista sarebbe importante che il Governo e la maggioranza rivedessero il loro orientamento non solo su questo emendamento, ma, in generale, sull'approccio sui mutui, che, in questi primi mesi di legislatura, è assolutamente inefficace e dannoso per il Paese e per coloro che purtroppo vanno verso il pignoramento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale solo per evitare - e lo dico al collega Versace che apprezzo e di cui condivido le parole - che si continui a contrapporre un punto di forza dell'Italia: quello del made in Italy, dell'industria della moda, del design e della qualità, con le piccole e medie imprese. Sono entrambi punti che si rafforzano a vicenda, come sa benissimo il collega Versace. Sono i conciatori di Santa Croce, i quali producono le pelli più belle del mondo, che consentono anche ai nostri prodotti di essere i migliori del mondo. Sono i mobilieri di Cascina, di Ponsacco e di Quarrata, che fanno gli arredamenti per gli yacht di lusso, di cui l'Italia è leader nel mondo. L'Italia vince assieme o perde assieme. Oggi, per la difesa delle piccole e medie imprese vi è un aspetto delicato: il credito per le piccole e medie imprese è molto più difficile da ottenere rispetto alle grandi imprese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, intervengo per esprimere apprezzamento su questo emendamento che «tocca» una questione assolutamente importante per le famiglie che non arrivano alla terza o alla quarta settimana del mese. Esso chiede la temporanea sospensione delle procedure esecutive per quelle famiglie, per quella platea di soggetti che non riescono a far fronte ad un impegno assunto con altrePag. 70condizioni e che si porta dietro tutta quella inadeguatezza di revisione dei tassi da parte delle banche che era stata prima illustrata dal collega Galletti.
Pertanto io, in dissenso o comunque a titolo personale, preannuncio il mio voto favorevole, dal momento che il principio affermato dall'emendamento mi convince, sebbene l'applicazione, ancorché non ben definita, non può essere erga omnes.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Monai. Ne ha facoltà.

CARLO MONAI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io, a titolo personale, esprimerò voto favorevole sulla proposta emendativa in oggetto. Invito anche il Governo e i colleghi della maggioranza a riflettere su come ci stiamo approcciando alla tematica della prima casa: tale politica prevede, proprio nelle prossime ore, che si discuta della proroga degli sfratti. Si tratta dell'ennesimo tentativo di bloccare il rilascio delle abitazioni affittate a persone disagiate: l'interesse dei locatori, cioè dei piccoli proprietari, soccombe di fronte all'interesse prioritario dell'inquilino. Ebbene, se il Governo intende dare questo privilegio agli inquilini, per quale motivo, invece, garantisce alle banche, agli istituti di credito la possibilità di investimento e di finanziamento senza una contropartita? L'emendamento in esame non fa altro che estendere ai proprietari della prima casa quei benefici, minimi, modesti, di una dilazione nel pagamento dei loro obblighi verso gli enti mutuanti. Ritengo sia una questione di equità approvare l'emendamento in oggetto.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE, Relatore. Signor Presidente, ho ascoltato oggi in Aula, proposte che, come abbiamo già dichiarato nella fase di espressione dei pareri, sono assolutamente recepibili da parte del Governo. Tuttavia, qui stiamo ragionando in un contesto del tutto diverso, quello dell'eventuale salvataggio delle banche, in default.
È pronto - il Governo lo ha già detto - un intervento che riguarderà, invece, la patrimonializzazione, facoltativa, delle banche. È chiaro che, in quella fase, tutte le proposte che sono state presentate in questa sede e per le quali, voglio ricordare ai colleghi, avevamo annunciato la nostra disponibilità ad accettarle, maggioranza e Governo, quali ordini del giorno impegnativi in relazione al decreto-legge che sarà emanato la prossima settimana. A me pare davvero singolare e rilevo peraltro che c'è un atteggiamento complessivo nei confronti delle banche molto duro da parte di molti clienti.
Devo mettere in evidenza che il Governo non sta difendendo la posizione di alcuna banca. Ha semplicemente detto che questo non è il contesto appropriato: occorre un provvedimento diverso, che emaneremo la prossima settimana. Trovo davvero incredibile che, davanti alla disponibilità del Governo a consentire che sia trasfuso in ordini del giorno il contenuto di questi emendamenti (che diversamente, dato il contesto, saremmo costretti a bocciare), questa opportunità venga rifiutata. Questo significa che tutte le proposte, assolutamente condivisibili, che sono state presentate in Aula, non potranno essere trasfuse in ordini del giorno. Francamente trovo la cosa incredibile, data la disponibilità dimostrata, nell'espressione dei pareri, da parte del Governo ad accogliere tali proposte che riteniamo assolutamente meritorie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ria. Ne ha facoltà.

LORENZO RIA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale non soltanto per preannunciare il voto favorevole del Partito Democratico sull'emendamento in esame, come ha già fatto il collega Ceccuzzi, ma altresì per aggiungere la mia firma all'emendamento medesimo e sostenerloPag. 71alla luce di dati che, a mio modo di vedere, descrivono molto bene la drammaticità della situazione.
Dal 2005 ad oggi, ben tre milioni e duecentomila famiglie, che hanno contratto mutui a tasso variabile, hanno subito aumenti di 220 euro mensili, pari a circa 2.640 euro annui. Nel giro di un anno, i contenziosi e i pignoramenti mobiliari nelle grandi città, soprattutto nei confronti delle giovani coppie e delle categorie sociali più deboli, sono cresciuti del 20 per cento. È una situazione allarmante su tutto il territorio nazionale; si registrano aumenti a Milano, a Roma, a Napoli, a Bari (più 349 per cento) a Verona e a Lecce. Naturalmente, alle questioni sollevate dal presidente Conte risponderà il mio capogruppo in Commissione, l'onorevole Fluvi, che già ho visto richiedere di intervenire. Avendo a disposizione un solo minuto, termino qui il mio intervento.

BRUNO TABACCI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, ho deciso di intervenire avendo ascoltato poc'anzi l'intervento del presidente Conte che tendeva a distinguere la questione del salvataggio delle banche, dall'intento del Governo di ripatrimonializzarle con un apposito provvedimento da adottarsi nella riunione del Consiglio dei ministri del 26 novembre.
Il presidente Conte sa che io lo stimo molto, però non deve approfittarne: quello che ha usato è un sofisma. In realtà, il Governo ha cambiato linea, ha cambiato strategia. Prima pensava che l'intervento delle banche dovesse passare necessariamente attraverso l'acquisto di azioni, voleva diventare azionista, poi ha capito che quella strada non era praticabile, anche perché le banche si sono chiuse a riccio, ed ora sposa la via francese ovvero quella dello strumento dell'obbligazioni che hanno l'obiettivo di ripatrimonializzare ugualmente le banche. Allora, presidente Conte, se ci si intende sul fatto che il Governo ha cambiato strategia è probabile che si svelenisca la discussione, se invece si vuole dire: no, quell'intervento era diretto a salvare le banche, però adesso, invece, pensiamo a come entrare nel capitale, attraverso l'obbligazioni; non va bene. La cassetta degli attrezzi è vecchia, e poiché sono mesi che ci spiegano che dietro il prezzo del petrolio vi è la speculazione, oggi che è sceso sotto i 50 dollari al barile, non so più cosa ci spiega il signor Robin Hood. Quindi lei presidente, stia nei ranghi e ci dia spiegazioni giuste (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Onorevole Tabacci, non mi pare che sia intervenuto sull'ordine dei lavori.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Misiani. Ne ha facoltà.

ANTONIO MISIANI. Signor Presidente, vorrei invitare la maggioranza e il Governo a fare un supplemento di riflessione sull'emendamento Borghesi in esame che credo - lo dico a titolo personale - pone una questione reale. Certo noi non siamo ai livelli americani di pignoramenti a fronte di un mancato pagamento delle rate dei mutui, però abbiamo un novero crescente di famiglie indebitate con mutui a tasso variabile, con rate crescenti nel tempo, che oggi rischiano di andare in difficoltà. Attenzione: se noi diamo il segnale al Paese che ci preoccupiamo solo delle banche e non delle famiglie che più soffrono in questa condizione di crisi economica, lanciamo al Paese un messaggio sbagliato. Questo emendamento vuole lanciare un messaggio di speranza alle famiglie che oggi soffrono questa condizione più di altre: invito la maggioranza ad accoglierlo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori )

ALBERTO FLUVI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

Pag. 72

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, intervengo in riferimento alle considerazioni che ha, poc'anzi, svolto il presidente della VI Commissione, onorevole Conte, che è anche relatore del provvedimento in esame. Credo, ed è già la seconda volta che lo ripeto, che forse era inevitabile che arrivassimo a questo, anche perché è un dibattito un po' anomalo in quanto il Governo ha rifiutato il confronto, da un certo punto in poi, con il Parlamento, non solo con l'opposizione, e perché il Governo ci sta dicendo che condivide sostanzialmente tutti i nostri interventi, ma non è questo il veicolo idoneo per contenerli, li trasformerà in un articolato con un prossimo provvedimento.
Il presidente sa benissimo che il confronto in Commissione era stato avviato su un binario diverso rispetto a quello attuale, attraverso una comune assunzione di responsabilità tra maggioranza e opposizione, attraverso anche una disponibilità dell'opposizione a farsi carico delle esigenze della maggioranza e del Governo per allungare i tempi di discussione e di approvazione del provvedimento perché - consentitemi la banalità e la semplicità - il Governo non era pronto ancora con gli emendamenti. Detto questo però non potete oggi cambiare le carte in tavola. Dite che questo strumento era stato pensato - come si è detto poc'anzi - per un eventuale salvataggio delle banche in default. Anche perché al primo periodo del comma 1 dell'articolo 1 - vorrei leggerlo - si dice tutt'altra cosa: si dice nello specifico che «Il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato,...

PRESIDENTE. Onorevole Fluvi, lei ha avuto la parola sull'ordine dei lavori. O lei interviene sull'ordine dei lavori o, se continua sui contenuti, devo invitarla a concludere il suo intervento.

ALBERTO FLUVI. Arrivo subito al punto, signor Presidente, le chiedo di lasciarmi finire di leggere questa disposizione del provvedimento: «a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia». Quindi, non si tratterebbe di banche in default. Vorrei arrivare all'ordine dei lavori...

PRESIDENTE. Arrivi perché altrimenti le toglierò la parola.

ALBERTO FLUVI. Questi emendamenti - la ringrazio per la disponibilità e la cortesia - sono attinenti al decreto in oggetto per un motivo molto semplice, perché richiedono alcune condizioni alle banche, e utilizzano questo strumento, lo strumento dell'ingresso dello Stato all'interno del capitale. Il prossimo decreto, da quello che comprendiamo, concernerà un intervento obbligazionario...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fluvi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rota. Ne ha facoltà.

IVAN ROTA. Signor Presidente, siamo qua per fare l'interesse dei cittadini. Se poi effettuare azioni a sostegno di qualcuno (in questo caso delle banche) va a favore del cittadino, allora ben venga; ma dobbiamo anche porre delle condizioni affinché, a fronte dell'aiuto previsto in questo caso per le banche, le stesse accettino la condizione, posta dal Governo e da questo Parlamento, di non agire contro l'interesse dei cittadini.
Riconosco attraverso lei, Presidente, il merito agli amici della Lega di essere collegati col territorio. Con il voto contrario sull'emendamento precedente probabilmente non hanno dato una dimostrazione di avvicinamento al territorio.
Con l'emendamento Borghesi 1.17 si chiede alle banche, che beneficeranno dell'azione che si sta portando avanti, di interrompere per 36 mesi il pignoramento dei beni immobili, perché questo, anche con una sola rata di insolvenza, comprometterebbe anche la portabilità dei mutui, quindi chiedo a tutti una riflessione su questo aspetto.

Pag. 73

PRESIDENTE. Salutiamo gli studenti della Scuola media di Villafranca in Lunigiana (in Toscana), che sono qui accompagnati dalla dirigente, professoressa Lucia Baracchini, e da altri docenti, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Ricordiamo che il sindaco di Villafranca è il nostro collega, onorevole Barani.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fogliardi. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO FOGLIARDI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per apporre la firma sull'emendamento in esame condividendo pienamente il contenuto della proposta. Giustamente è stato ricordato come un emendamento analogo era stato presentato dalla collega Rubinato, ma non è stato accolto. È l'aspetto drammatico di molte famiglie che si trovano sul lastrico, e credo che parlando di valori un invito caloroso debba andare ai colleghi di maggioranza. Ieri il Ministro Tremonti, inaugurando l'anno accademico all'Università cattolica di Milano, ha parlato di valori.
Amici della maggioranza, se non sono valori questi (il tetto e la garanzia per le famiglie sfrattate), quali mai dovrebbero essere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasbarra. Ne ha facoltà.

ENRICO GASBARRA. Signor Presidente, intervengo per aggiungere anch'io la mia firma e dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento Borghesi 1.17, così come fatto da altri colleghi del Partito Democratico, e per ricordare all'onorevole Versace, per il quale nutro stima, sia per il suo lavoro di imprenditore sia per la sua attività di deputato, che i nostri emendamenti che il presidente Conte ha dichiarato non inerenti al contesto - anche se nel titolo del provvedimento si parla di consumatori e, quindi, ritengo che siano inerenti al contesto - hanno bisogno di riconoscimento.
Bene ha fatto il Presidente del Consiglio a invitarli a cena a Villa Madama. Tuttavia, il Presidente del Consiglio e il Ministro Tremonti farebbero bene anche a venire in Aula, perché quella cena possa avere un prosieguo: infatti non basta una cena, c'è bisogno di assicurare vitto alle famiglie e alla aziende anche del suo settore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, dal momento che un emendamento con un contenuto molto simile sarà esaminato anche in seguito, intervengo per anticipare soltanto un ragionamento: questa richiesta potrebbe sembrare dirigista ma, in realtà, anche in Gran Bretagna si è cercato di convincere le banche ad entrare in adeguati schemi di aiuto insieme ad enti pubblici, i quali rilevano il mutuo eventualmente incagliato, o parte di esso; l'ente pubblico acquisisce la proprietà, o parte della proprietà dell'immobile; la famiglia resta come coinquilina o comproprietaria: gli istituti bancari e gli enti pubblici preposti al social housing si uniscono per tentare di risolvere questo problema nel momento in cui la banca è aiutata. Pertanto sono strumenti che si possono utilizzare, chiediamo soltanto che si provi ad utilizzarli.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rubinato. Ne ha facoltà.

SIMONETTA RUBINATO. Signor Presidente, intervengo per aggiungere anche la mia firma all'emendamento Borghesi 1.17. Ritengo che si tratti di un tema estremamente importante e che il Governo, in qualche modo, in questa sede o in altro provvedimento che avrà da venire su questo tema tanto fondamentale, dovrà prendere posizione per tutelare le famiglie che si trovano in difficoltà.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Graziano. Ne ha facoltà.

Pag. 74

STEFANO GRAZIANO. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere la mia firma all'emendamento Borghesi 1.17.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo. Invito ciascuno a votare per sé.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 472
Votanti 446
Astenuti 26
Maggioranza 224
Hanno votato
191
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che il deputato Cassinelli ha segnalato che non è riuscito a votare e che intendeva esprimere voto contrario.
Prendo atto che il deputato Ciccanti ha segnalato di aver espresso erroneamente voto favorevole, mentre si sarebbe voluto astenere.

ANGELO ZUCCHI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ANGELO ZUCCHI. Sull'ordine dei lavori, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELO ZUCCHI. Signor Presidente, molti colleghi avranno visto questa mattina di fronte a Montecitorio una mobilitazione della CIA, la Confederazione italiana degli agricoltori. Molti colleghi sapranno che ieri a Bologna la Confagricoltura...

PRESIDENTE. Onorevole Zucchi, per una prassi costante gli interventi incidentali, non immediatamente riferiti all'ordine effettivo dei lavori, sono svolti al termine della seduta o al momento di passaggio tra un punto e l'altro dell'ordine del giorno: o lei interviene sull'ordine dei lavori oppure non posso permetterle di parlare.

ANGELO ZUCCHI. Signor Presidente, il mio intervento non è incidentale, perché le organizzazioni agricole che stanno vivendo un momento di particolare difficoltà chiedono interventi in campo economico che sin qui non vi sono stati. Ritengo che il mio intervento sia pertinente, se lei me lo lascia svolgere. In realtà sia questa mattina che ieri...

PRESIDENTE. Onorevole Zucchi, non è il tema di questo decreto-legge. È un tema importantissimo, lei avrà tutto il tempo per esporre il suo punto di vista al termine della seduta, o anche quando avremo esaurito la discussione su questo provvedimento.
Passiamo all'emendamento Messina 1.11.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

IGNAZIO MESSINA. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, è dall'inizio della discussione che cerchiamo di far capire che questo provvedimento va riempito di contenuti e, se il Parlamento lo varerà, dovrà avere dei contenuti che limitino anche la possibilità di gestione da parte delle banche. Non si tratta di un intervento dirigista, ma non può essere nemmeno una cambiale in bianco che viene consegnata alle banche, per poter soddisfare i propri problemi di bilancio.
È per questo motivo che noi, con l'emendamento in esame e con altri sui quali interverrò successivamente, intendiamo porre dei paletti etici alla ricapitalizzazione e all'intervento sulle banche per avere, da un lato, una garanzia di utilizzoPag. 75e, dall'altro, una garanzia di moralità nella gestione della finanza italiana e delle banche in particolare.
Pertanto, riteniamo che sia essenziale fare in modo che vi siano norme più chiare sulla trasparenza nell'esercizio del credito, e credo che il Governo non possa fare a meno di dare la propria disponibilità in questo senso, non con il prossimo provvedimento ma già a partire da quello in esame. Dunque, è necessaria una governance virtuosa delle banche. A maggior ragione, in un momento di crisi come quello che ci attanaglia, occorre il massimo di trasparenza perché probabilmente, se vi fosse stata maggiore trasparenza, oggi la crisi avrebbe effetti più limitati.
Riteniamo che bisogna recepire, all'interno dello statuto delle banche, le disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario emanate dalla Banca d'Italia per fare in modo che vi siano controlli interni indipendenti e dotati di adeguate risorse, organi di amministrazione sobri e basati su competenza e professionalità, limiti al numero di incarichi degli amministratori, per consentire un reale e costante impegno, e adeguati flussi informativi. Credo che informare i clienti non sia solo una facoltà, ma un obbligo e un dovere morale che le banche avrebbero dovuto assumere, e riteniamo che nel momento in cui vengono salvate da un dissesto finanziario è bene che le banche, comunque, pongano tale impegno in prima linea rispetto alla loro attività. È per questo motivo che chiediamo, anche al Governo, di riflettere su questo emendamento, e all'Assemblea di esprimere il proprio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zucchi. Ne ha facoltà.

ANGELO ZUCCHI. Signor Presidente, intervengo per preannunziare il voto favorevole del Partito Democratico sull'emendamento in esame. Indubbiamente il tema di come le banche possano e debbano sostenere il credito alle piccole e medie imprese è uno dei punti rilevanti che ci vede discutere oggi. A questo proposito, mi permetto di rammentare all'Assemblea che le manifestazioni svolte stamattina dalla Confederazione italiana degli agricoltori e ieri, a Bologna, dalla Confagricoltura (quindi, da una parte rilevante e importante del mondo agricolo) e la mobilitazione che in queste ore è ancora in atto in tutto il Paese, dimostrano che vi è un settore importante per l'economia, quello dell'agricoltura (il settore primario), che è profondamente in sofferenza.
Tale settore, a causa della politica dei tagli orizzontali che ha colpito in modo assolutamente indiscriminato tutte le risorse, ha subito una decurtazione del 25 per cento delle disponibilità del Ministero dell'agricoltura e sono stati annullati, di fatto, molti provvedimenti importanti e strategici per questo settore. Ricordo il Fondo di solidarietà sulle calamità naturali, nel quale non sono state più collocate risorse per sostenere quel processo assicurativo fondamentale per le imprese agricole che sono sempre più esposte alle calamità naturali e che devono trovare, in questo provvedimento, una risposta importante a sostegno della lotta ai mutamenti climatici.
Abbiamo tagliato fondi importanti per il piano irriguo, andando assolutamente in controtendenza rispetto a quei provvedimenti che dovrebbero essere sempre più necessari per rispondere ai mutamenti climatici, dei quali ci riempiamo la bocca nelle risoluzioni, ma su cui non siamo conseguenti, invece, negli atti e nei provvedimenti.
È un settore in grande sofferenza, perché si riesce ad accedere con difficoltà al credito e il settore stesso riesce con difficoltà ad essere sostenuto; è un settore molto frammentato, fatto di piccoli agricoltori che lamentano una scarsità di attenzioni. In queste ore si sta dibattendo in ambito europeo la revisione della politica agricola comune. Sappiamo che ci sono delle opzioni negoziali che il Governo italiano sta cercando di portare a casa, che ci si sta battendo per questo, eppurePag. 76queste politiche non sono sufficienti. Questo è un settore che porta in piazza ancora i trattori (lo voglio ricordare), perché è un settore che si sente escluso dalle politiche economiche di questo Governo e che viene disconosciuto nella funzione economica.
Uno dei primi provvedimenti, lo ricordo, che il Governo assunse attraverso il Ministro Tremonti fu quello di sopprimere le risorse destinate all'apicoltura. Il Ministro Tremonti rise di questo, fece una dichiarazione sarcastica, dicendo che sostenere l'apicoltura in questo Paese è un modo di dare mance all'agricoltura, cioè a quel settore che solitamente viene assistito, è, dunque, un modo per dare delle mancette. Ebbene, voglio solo ricordare all'Aula che il 50 per cento delle api sta morendo, che il settore dell'apicoltura ormai è un settore assolutamente in ginocchio, che non si possono dare risposte sarcastiche ai settori produttivi del nostro Paese e non riconoscere, invece, che dietro al lavoro anche degli apicoltori c'è un lavoro interessante, serio, faticoso, che distingue anche in questo il nostro made in Italy, di cui parlava l'onorevole Versace.
Riconoscere all'agricoltura delle funzioni, sostenerle economicamente e darle la dignità di essere riconosciuta come un settore economico è una di quelle cose sulle quali noi della Commissione agricoltura vogliamo batterci (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), e vogliamo ascoltare anche gli altri rappresentanti della Commissione agricoltura, che insieme a me si occupano di questa materia. Non siamo il mondo assistito, noi siamo un mondo economico che vuole svolgere questo ruolo fino in fondo, e questa dignità ci deve essere riconosciuta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, leggendo l'emendamento presentato dagli onorevoli Messina, Borghesi, Barbato e Cambursano il primo istinto è stato quello di votare contro, per una semplice ragione: riteniamo che l'emendamento sia pleonastico, nel senso che le regole di governance per legge devono essere già inserite (quelle stabilite da Bankitalia) negli statuti delle banche, e che se così non fosse è chiaro che le banche sarebbero soggette al relativo commissariamento.
Tuttavia, questo emendamento solleva un problema reale, che va al di là dell'inserimento o meno delle regole di governance negli statuti, ma mette in evidenza il problema che si pone oggi nella governance delle banche. Non è un problema di codice civile. Qui abbiamo il padre della riforma del codice civile, è l'onorevole Vietti: mi piacerebbe che ci dicesse come ha reagito davanti a certe banche che hanno optato per il regime monistico abbandonando il regime duale. Ci dovremmo chiedere se quelle banche e quegli istituti lo hanno fatto per motivi di governance o semplicemente per motivi di potere, dunque per accentrare il potere in mano a pochi, come prevede il sistema tradizionale rispetto a quello duale. Credo che la scelta sia stata dettata, più che da logiche di mercato e di governo delle imprese, da pure logiche di potere.
L'emendamento in esame solleva questo tipo di problema. Forse è una riflessione che dovremmo fare, forse è una riflessione che dovrebbero fare i banchieri. Infatti, fra tutto ciò che non ha funzionato negli ultimi anni vi è anche il sistema delle regole, e la governance presiede il sistema delle regole.
Sono necessarie maggiore chiarezza e maggiore assunzione di responsabilità. Ritengo che sia anche necessario chiamare le cose con il loro nome, laddove si decide per questioni di potere e non per questioni di controllo (forse farebbe bene a tutto il sistema). Noi ci asterremo su questo emendamento, perché riteniamo che esso sollevi un problema degno di nota e di approfondimento (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.Pag. 77
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Messina 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 445
Votanti 438
Astenuti 7
Maggioranza 220
Hanno votato
195
Hanno votato
no 243).

Prendo atto che il deputato Ciccanti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Borghesi 1.13.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Borghesi 1.13 formulato dal relatore.

IGNAZIO MESSINA. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MESSINA. Signor Presidente, questo emendamento non è altro che la continuazione del precedente, contiene infatti un principio che attraverso questo procedimento legislativo si vuole inserire. In buona sostanza, noi chiediamo di intervenire sugli emolumenti degli amministratori delle banche. Riteniamo che, in un momento di crisi in cui le banche devono chiedere allo Stato delle somme per ricapitalizzarsi, sia quanto meno inopportuno, e probabilmente immorale, che ci siano degli emolumenti a favore di amministratori, dirigenti apicali, membri del consiglio d'amministrazione che gridano vendetta rispetto alle normali retribuzioni dei soggetti che oggi non arrivano a fine mese e di tutti quegli italiani che non riescono a pagare i mutui per la casa, non riescono a portare a casa uno stipendio sufficiente per sostentare la propria famiglia.
Per questo motivo noi chiediamo almeno al Governo di recepire in questo decreto-legge che per poter accedere alla ricapitalizzazione sia deliberata dalla banche (dal consiglio di amministrazione) una riduzione di almeno il 10 per cento (non siamo stati nemmeno così cattivi) di tutti gli emolumenti e le indennità che vanno a beneficio degli amministratori esecutivi, dei dirigenti apicali e dei membri del consiglio di amministrazione. Siamo in un momento di crisi, i giornali di oggi riportano di banchieri che si riducono il proprio stipendio del 99 per cento. Per una questione di dignità e di moralità, credo sia opportuno che i banchieri che in Italia vogliono ricorrere al credito e alla ricapitalizzazione da parte dello Stato, almeno accettino un minimo di riduzione sugli emolumenti che pensano di attribuirsi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anna Teresa Formisano. Ne ha facoltà.

ANNA TERESA FORMISANO. Signor Presidente, parlerò a sostegno di questo emendamento, perché oggettivamente non mi pare che ci possano essere argomenti validi per respingerlo. Un Governo così attento ai fannulloni dovrebbe esserlo altrettanto a chi non solo è un fannullone ma crea un danno enorme, perché quando una banca arriva a certi livelli di dissesto certamente non è colpa del cliente: la colpa devono assumerla e prenderla in carico coloro che gestiscono la banca, perché certamente non si può dare la colpa ad altri.
Condivido lo spirito di questo emendamento, perché nel momento in cui lo Stato entra nelle banche che sono in difficoltà, è necessario andare a vedere perché queste banche sono in difficoltà. Caro Presidente, mi rivolgo al sottosegretario: penso che ci sia un'altra casta sulla quale dover mettere bene gli occhi: quando vediamo certe stock option, certe liquidazioni, certi numeri da capogiro per alcune personePag. 78che hanno creato disastri, credo sia uno scandalo che grida vendetta.
Allora, credo che dare perlomeno un segnale di attenzione, riducendo poi non di molto (perché parliamo del 10 per cento) alcuni emolumenti e alcuni stipendi, sia un segno veramente tangibile di attenzione agli interessi e ai bisogni dei cittadini.
Quando in un'azienda privata c'è qualche dipendente che crea problemi o danni o fa arrivare l'azienda sull'orlo del baratro, certamente il titolare della stessa non pensa a regalare un mazzo di fiori a questo signore! Ebbene, se lo Stato decide di entrare in una banca, noi non siamo contrari in linea di principio a questa operazione, ma siamo fortemente contrari al fatto che chi ha causato il danno, quindi chi gestisce quella banca o ricopre il ruolo di dirigente, non deve in qualche misura essere corresponsabile. È giusto, quindi, diminuire perlomeno lo stipendio di tali soggetti. Io veramente andrei anche oltre, ma già questo sarebbe un segno di attenzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fogliardi. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO FOGLIARDI. Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all'emendamento in esame.
La collega che mi ha preceduto ne ha messo in risalto chiaramente le motivazioni e il dibattito che sta scaturendo in quest'Aula, oggi, evidenzia quanto vi sarebbe stato bisogno di parlare in Commissione di questi aspetti, ma non ve ne è stata l'opportunità. È bene allora sottolineare, come ha fatto poc'anzi l'onorevole Cambursano, che vi sono tantissime altre caste in questo Paese. La classe dirigente politica del Paese, negli ultimi anni, è stata derisa e messa veramente alla berlina dai libri che sono stati pubblicati. Ci sono altre caste ed è giusto metterlo in risalto.
Credo che su questo emendamento che, lo ripeto, faccio anche mio, l'intera classe politica, anche di maggioranza, dovrebbe convergere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, intervengo per confermare il voto favorevole del Partito democratico sull'emendamento Borghesi 1.13, relativo ad un argomento sul quale abbiamo presentato l'emendamento 1.104 a mia prima firma.
L'emendamento in esame, come chi mi ha preceduto ha detto, è anche molto buono perché almeno negli altri Paesi europei quando lo Stato è intervenuto a nazionalizzare le banche, l'intero schema retributivo dei top manager è stato modificato, abolendo non solo il 10 per cento, ma l'intera parte variabile, di bonus della retribuzione che, in questi casi, può arrivare ad essere molto superiore al 10 per cento, anche il 50 o il 60 per cento della retribuzione.
Comunque, il nostro voto su questo emendamento sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zazzera. Ne ha facoltà.

PIERFELICE ZAZZERA. Signor Presidente, intervengo solo per apporre la mia firma a questo emendamento: ritengo che sia un segnale assolutamente importante da dare ai cittadini, in un momento di gravi difficoltà nel quale, anche da parte di questo Governo, si chiedono sacrifici.
Con l'emendamento in esame chiediamo che i primi a sopportare sacrifici siano anche i responsabili di questa crisi finanziaria e chiedo ai colleghi parlamentari della Lega, che sono così sensibili al taglio delle spese e alla necessità di ridurre i costi dei poteri forti, di votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Risponde l'onorevole Brigandì... Ha chiesto infatti di parlare per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, io non rispondo, dico semplicementePag. 79che non voterò a favore di questo emendamento perché non voglio stare in cattiva compagnia.
Tutti gli oratori che mi hanno preceduto hanno parlato di un'altra casta da cui si deduce, implicitamente, che questa è una casta. Vorrei innanzitutto respingere questa affermazione e, in secondo luogo, far prendere nota alla Presidenza che, da questo momento, rinuncio a tutti i miei emolumenti, di ben 21 mila euro al mese (come tutti sappiamo) a favore del mio partito.
Sono pronto a firmare qualsiasi cosa che renda la carica di parlamentare gratuita e senza alcun emolumento, perché è un servizio che si rende ai cittadini. Così almeno la finiamo, perché francamente sono esasperato e non ne posso più del fatto che, da qualsiasi parte, l'argomento più importante di questo pianeta, sia quello di dileggiare il Parlamento e i parlamentari (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Piffari. Ne ha facoltà.

SERGIO MICHELE PIFFARI. Signor Presidente, sottoscrivo anticipatamente l'emendamento di cui il collega che mi ha preceduto ha preannunciato la presentazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cera. Ne ha facoltà.

ANGELO CERA. Signor Presidente, vorrei dire al collega Brigandì che l'oggetto di paragone non è rappresentato da noi parlamentari, più volte chiacchierati. Credo anche che, rispetto all'impegno che ci mettiamo, forse la gente, qualche volta, ha anche ragione.
L'oggetto di paragone è costituito da chi oggi, in maniera difficile, riesce a tirare avanti (sono tanti i poveri: ormai in Italia sono oltre 8 milioni), dai giovani che, a quarant'anni, non riescono a trovare ancora un posto di lavoro, dai tanti soggetti che in graduatoria, dopo quattordici o quindici anni, si vedono allontanati dalla possibilità di entrare per la prima volta nel mondo del lavoro.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 1.13.
(Voci dai banchi del gruppo Popolo della Libertà: «il parere»!)
L'emendamento non è accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Invito i deputati segretari a controllare che non vi siano voti doppi.
(I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Non è una fatica insopportabile. Un minuto e avremo terminato. (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
194
Hanno votato
no 235).

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, premesso che non le ricorderemo più di riferirci il parere del Governo e della Commissione, così non verremo sottoposti a punizioni, i controlli devono essere effettuati sia dalla parte della maggioranza sia dalla parte dell'opposizione per questioni di equità.

Pag. 80

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 17,40)

MATTEO BRIGANDÌ. Si veda, ad esempio, la seconda fila del terzo settore e la terza e la quarta fila del terzo settore, dove non dico che si sia votato doppio, ma vi sono schede che non sono state ritirate, senza che vi sia un parlamentare dietro quelle postazioni.

ROCCO BUTTIGLIONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, intervengo per dire che chi ha la Presidenza dell'Aula deve chiedere agli onorevoli segretari di effettuare i controlli, cosa che io ho fatto.
Farlo a votazione aperta è un'ulteriore garanzia, a tutela dell'onorabilità del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), troppo spesso esposto al sospetto di votazioni non conformi al Regolamento, vale a dire non conformi alla volontà espressa dal popolo sovrano.
Onorevole Brigandì, nessuna punizione, per l'amor di Dio! Era mio dovere e l'ho fatto (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico).

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei dire, e lo dico molto schiettamente al collega Brigandì, che mi dispiace intervenire dopo di lui per la semplice ragione che credo vada dato atto del fatto che non solo in questa seduta, ma ogni volta che denunciamo il fenomeno dei doppi e tripli voti, sicuramente i meno imputabili, sotto questo punto di vista, sono i colleghi della Lega.
Resta il fatto, però, che, se si partecipa ad una maggioranza, non si può poi coprire, solo per tale fatto, una realtà come quella che ci appare.
Sembra di stare in un fumetto di Diabolik, signor Presidente. Lo dico anche al collega Buttiglione. Cosa accade? Lei ricorda che Diabolik aveva, con la sua macchina, la capacità di inventarsi delle straordinarie.... Sto spiegando, signor Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, l'onorevole Quartiani pensa che lei abbia bisogno di aiuto, ma non ne ha. Ginko lo conosciamo tutti!

ROBERTO GIACHETTI. Se dovessi figurare quello che accade dall'altra parte - non vedo da questa parte, io guardo da quella parte - è come se avessimo una scacchiera fatta di bianco e di nero. Lei ha presente?
Nel momento in cui si fanno i controlli, ogni volta c'è un sedile bianco ed uno nero; in quello bianco c'è una persona e in quello nero «no».
Quando i controlli sono finiti e si va al voto, le luci si accendono tutte quante. È presente la metà dei deputati; basta contarli e verificare (Commenti dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà).
Signor Presidente, in realtà, i deputati presenti sono la metà. Al di là delle battute, credo che sarà molto utile, tra qualche votazione, che l'opposizione non prenda parte alla votazione e pregandola... Signor Presidente, capisco che l'onorevole Cicchitto è molto più autorevole di me, ma, tutto sommato, posso anche aspettare; se volete fare questa conversazione, un cappuccino, una brioche, qualcos'altro... Signor Presidente, capisco l'autorevolezza del collega Cicchitto e non volevo minimamente interrompere la vostra personale conversazione...

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Giachetti.

ROBERTO GIACHETTI. ...però le vorrei preannunziare, e nel fare questo laPag. 81prego di essere conforme a quanto fatto dal Presidente della Camera titolare qualche seduta fa, che, tra qualche voto, l'opposizione, almeno per quanto ci riguarda, non prenderà parte alla votazione e le chiederemo di tenerla aperta e di non dichiarare il voto finché non si farà una verifica esatta di chi è presente e di chi vota, togliendo le tessere, mano a mano, in corrispondenza delle luci accese quando non ci sono deputati.
A quel punto, le posso già anticipare che lei dovrà chiudere la seduta per mancanza del numero legale.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Borghesi 1.14.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Libè. Ne ha facoltà.

MAURO LIBÈ. Signor Presidente, quello in esame ci sembra un altro emendamento di buon senso; anzi, oltre a dichiarare il voto favorevole, chiedo anche la possibilità di sottoscriverlo, perché veniamo da una storia di questo Paese dove il senso della responsabilità è venuto a mancare in tanti settori, ma sicuramente in questo forse ancora più che in altri; e visto che le accuse piovono sempre un po' trasversali, credo che, a fronte di tante parole e tante dichiarazioni, dovremmo essere conseguenti nel dimostrare che la casta - permettetemi - della politica non ha alcun timore davanti a caste economiche, che sembrano molto più forti e che, alla fine, a fronte di parole vuote, non vengono mai toccate.
Parlavo di responsabilità perché rischiamo di vedere la politica sempre chiusi in questo emiciclo, chiusi nel Transatlantico, chiusi nelle chiacchiere fra di noi, chiusi certe volte a pensare solo alla difesa di certi privilegi che, se andiamo a vedere, oltretutto sono stati tagliati e non ce ne accorgiamo neanche. Una «difesa» che non guarda e non si mette mai nei panni del cittadino; e su questo aspetto, permettetemi un inciso polemico: forse, la preferenza servirebbe proprio a riportare il politico a guardare un po' più al cittadino e ad ascoltarlo, visto che dovrà dargli il voto. Però i cittadini hanno subito i prodotti tossici, così come vengono chiamati, e già la parola dovrebbe far paura; hanno subito tutti gli interventi delle banche che gli hanno detto di «no», mentre hanno detto di «sì» alle grandi operazioni che si sono rivelate delle perdite per loro: penso a tutti i piccoli azionisti che, purtroppo, hanno pagato e hanno scarsissime, se non nulle, speranze di ritornare in possesso di almeno una piccola parte del capitale investito, capitale che rappresenta i risparmi di una vita, e sono quei cittadini che tutti noi continuiamo a dire di voler difendere. Tanti sono stati gli esempi di irresponsabilità e di malcostume, caro Governo e caro Presidente: non dimentichiamo gli innumerevoli presidenti di società di Stato o di società partecipate che, dopo avere prodotto buchi enormi, sono andati via con liquidazioni e bonus enormi, e quei buchi li pagheranno adesso, come ha detto anche l'amministratore, il commissario di Alitalia, i poveri cittadini italiani.
Credo, dunque, che votare l'emendamento in esame sia solo un passaggio di responsabilità verso i cittadini italiani, ma più che altro verso quei cittadini che hanno pagato, mettendo risorse, mettendo azioni, mettendo investimenti in queste iniziative, e oggi si ritroveranno, purtroppo, a dover pagare, se non vi sarà un limite che imporrà un autocontenimento agli amministratori che hanno prodotto questi buchi. Il mio invito è dunque a tutti i parlamentari singolarmente: non guardiamola come una questione di parte; singolarmente facciamoci un'autoanalisi e votiamo a favore dell'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, il nostro emendamento in esame è il completamento del precedente, ma naturalmentePag. 82ha una sua completa autonomia. Trovo veramente... Signor Presidente, sono stato richiamato una volta per aver usato... Qui siamo a termini... La pregherei...

PRESIDENTE. Onorevole Borghesi, ha ragione. Prosegua nel suo intervento, e chiedo all'Aula di stare attenta.

ANTONIO BORGHESI. Dicevo che, esaminando semplicemente i compensi, lo stipendio base, siamo di fronte ad entità esorbitanti per qualunque comune mortale: parlando di Unicredit, sono previsti per l'amministratore delegato 3 milioni e mezzo di euro (sto parlando di stipendi base, non di bonus), 1 milione e mezzo per il presidente; quanto ad Intesa San Paolo, per il direttore generale sono previsti 3 milioni e mezzo, e anche per l'amministratore delegato, mentre 2 milioni e mezzo sono per il direttore generale semplice, 1 milione e mezzo per il presidente del consiglio di sorveglianza, 1 milione e mezzo per il presidente del consiglio di gestione; quanto a UBIbanca, 3 milioni e mezzo sono per l'amministratore delegato.
Tutti gli emolumenti base sono allineati intorno a 3 milioni e mezzo di euro, ma il vero emolumento finale è ben più alto, perché è legato alle stock option. Le stock option (che si distinguono in tante forme, comprese le phantom stock option, cioè quelle «fantasma», che sono una forma particolare che è ancora meno trasparente nei confronti del cittadino e di chi deve servirsi dell'attività delle banche) legano i bonus ai risultati e hanno favorito una visione di breve termine nella gestione delle banche; in sé il principio può essere buono, ma se mi porta a privilegiare un'ottica di breve termine ciò fa sì che io cerchi di vendere esclusivamente i prodotti che rendono.
Quali erano i prodotti che rendevano in questi anni? Evidentemente i prodotti cosiddetti tossici (che erano molto rischiosi per i clienti), assicurando degli utili molto elevati a chi li emetteva e permettevano, altresì, alla banca intermediaria di lucrare delle commissioni elevatissime. Per questo, vi sono dei manager, degli amministratori e dei consiglieri di banca che hanno conseguito delle cifre straordinarie: parliamo di 40, 50 milioni di euro l'anno.
Un amministratore come il signor Passera, che in questo momento è il deus ex machina di tutte le operazioni «politiche» che stanno realizzando le banche (compresa la vicenda Alitalia), è stato uno dei campioni negli effetti di stock option, che (se non sbaglio) sono stati pari a qualcosa come 26 milioni di euro nel 2006 e a 16 milioni di euro nel 2007. Questi signori non possono tirarsi fuori dalla responsabilità di quanto è avvenuto, perché hanno consapevolmente venduto dei prodotti rischiosi perché rendevano tanto e perché avrebbero dato loro dei risultati così elevati: non sono esenti da colpe.
D'altro canto, se andiamo a guardare quello che avviene a livello internazionale, il piano Paulson negli Stati Uniti ha preteso l'azzeramento di tutti i bonus e in alcuni casi la restituzione di bonus incassati negli anni precedenti. Ieri un giornale economico titolava: «Stock option: festa finita. Dagli Stati Uniti alla Germania, passando per la Gran Bretagna, la crisi spazza via i super compensi dei manager.» Vi è il caso della rinuncia addirittura a posteriori di uno dei manager dell'Unione delle banche svizzere, che ha rinunciato a 8 milioni di euro già conseguiti. Ebbene, non è possibile che vi siano soggetti quali Geronzi, altro personaggio che ha perso i requisiti per essere amministratore di banca, eppure ha conseguito un bonus di 20 milioni di euro anche grazie a queste operazioni. Credo che sia un fatto di moralità e di etica che si chieda a queste banche, che oggi chiedono allo Stato di intervenire, di rinunciare a questo tipo di bonus.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Fogliardi. Ne ha facoltà.

GIAMPAOLO FOGLIARDI. Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma su questo emendamento che è strettamente collegato al precedente (peccato non sia stato approvato).Pag. 83
La posizione delle stock option, come è stato illustrato poc'anzi dall'onorevole Borghesi, equivale, da un certo punto di vista, a chiudere una porta ed aprire una finestra: non si prevedono i compensi, ma si prevedono altre forme. Si tratta di forme che hanno esasperato la proposta sul mercato in questi ultimi mesi, basta pensare che i prodotti Lehman Brothers erano proposti e messi in vendita da direttori e da rappresentanti di istituti di credito anche nello stesso giorno di dichiarazione di fallimento.
Approfitto anche per dire un'ultima cosa all'onorevole Brigandì, che da questo punto di vista prima non ha voluto comprendere il significato del mio intervento sull'altra casta: era proprio per evidenziare la differenza e cercare di salvaguardare questo. Mi pare, però, anche poco corretta la proposta di rinunciare all'emolumento di parlamentare chiedendo che venga girato al partito per farlo pagare da questo: sarebbe un modo come un altro per chiudere la porta e aprire la finestra (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Causi. Ne ha facoltà.

MARCO CAUSI. Signor Presidente, intervengo di nuovo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico sull'emendamento in esame (peraltro, il successivo emendamento Causi 1.104 pone esattamente lo stesso problema) e per dire a lei, signor Presidente, un'osservazione e condividerla anche con tutti i colleghi: è normale che, a parità di attività, un'impresa pubblica preveda per i manager regimi retributivi minori e più contenuti di quelli di un'impresa privata. È un fatto normale, succede in tutti i settori e naturalmente non potrà non succedere nel caso di nazionalizzazione di queste imprese.

PRESIDENTE. Onorevole Causi, deve concludere.

MARCO CAUSI. Stiamo parlando di un caso teorico del tutto virtuale, perché sappiamo che con tutta probabilità non c'è nessuna impresa bancaria italiana che dovrà essere nazionalizzata, ma comunque, in generale, qualsiasi sia il settore di attività, l'impresa pubblica ha regimi retributivi inferiori e più contenuti di quelli delle imprese private (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, un proverbio siciliano dice: ognunu cunzidira u cori sai cu chiddu di l'autri, cioè ognuno agisce secondo quello che è il proprio animo. Ho detto in maniera chiara, e lo ripeto alla Presidenza, che rinunzio a tutti gli emolumenti a favore del mio partito e lo faccio perché il mio partito ha bisogno di denari per incentivare la propria lotta politica.
Destino quindi volontariamente questo denaro al suo finanziamento per evitare un accrescersi del debito sul finanziamento pubblico dei partiti, perché non ho una cultura stalinista e sovietica come quella di chi mi ha preceduto (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruvolo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE RUVOLO. Signor Presidente, intervengo per sottoscrivere convintamente l'emendamento Borghesi 1.14 e per ribadire ancora una volta che peraltro, in linea con quello ora al nostro esame, l'emendamento Occhiuto 1.19 in particolare, sottoscritto anche dagli onorevoli Romano e Galletti, indica il tetto massimo che può essere erogato a questi amministratori.
Svolgo una riflessione ad alta voce che un po' tutti, credo, abbiamo fatto quando, sfogliando i giornali, ci siamo trovati tante volte, ma con grande indignazione, a leggerePag. 84di liquidazioni mostruose, di quantità enormi di pubblico denaro sperperate per amministratori che hanno solo provocato disastri non soltanto alle società di appartenenza, ma all'economia italiana.

PRESIDENTE. Onorevole Ruvolo, deve concludere.

GIUSEPPE RUVOLO. Non è possibile tollerare ancora questo scempio: diamo un limite (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Italia dei Valori)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ruvolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marchi. Ne ha facoltà.

MAINO MARCHI. Signor Presidente, credo sia emerso chiaramente dal dibattito di oggi come l'opposizione abbia cercato in merito al provvedimento in esame di migliorarlo con diverse proposte: da un lato, ha tentato di riempirlo di contenuti per quanto riguarda la seconda parte del titolo, la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori (che è presente solo nel titolo, ma non nei provvedimenti concreti, e mi riferisco in particolare alle proposte concernenti i mutui sulla prima casa e la continuità nell'erogazione del credito alle piccole e medie imprese); dall'altro lato, ha cercato anche di avanzare proposte per quanto riguarda la stabilità del sistema, in particolare quella per rafforzare la patrimonializzazione.
C'è sempre stato detto che non è questo il contesto; chiedo allora, in modo particolare al relatore, che ha detto che questo non è il contesto: se non ora, se non in questo momento in cui si parla di salvataggio, quando intervenire in riferimento ai compensi degli amministratori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Monai. Ne ha facoltà.

CARLO MONAI. Signor Presidente, la proposta emendativa in esame è finalizzata a rendere meno opachi i bilanci delle società e delle banche che beneficeranno di questo intervento pubblico. Effettivamente, le stock option sono state utilizzate per compensare e per retribuire, spesso in maniera generosa ed anche smodata, gli amministratori delle società per azioni e delle banche che, in qualche modo, hanno evitato l'abbattimento dell'utile, distribuendo, in questa maniera, partecipazioni azionarie, che hanno anche un trattamento fiscale privilegiato (anche se con il decreto-legge n. 112 del 2008 sono state assoggettate all'imposta).
Tuttavia, resta il fatto che queste metodiche eludono, per esempio, la contribuzione previdenziale ed è bene che, se lo Stato interviene in questo modo ad agevolare le banche, tale metodica di contribuzione non rappresenti un doppio regalo, ma sia, invece, limitata.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 455
Votanti 453
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato
207
Hanno votato
no 246).

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, credo che chiunque volga lo sguardo verso l'insieme dell'emiciclo e, in particolare, lo suddivida in due parti,Pag. 85benché una maggioritaria rispetto all'altra, quella maggioritaria di centrodestra sicuramente non comprende i 246 deputati che stanno votando. Non so se convenga al Parlamento e alla Camera continuare in una serie di votazioni e in una discussione che, per ora, ha consentito di votare circa una trentina di emendamenti, quando ancora ne mancano ottanta circa, cui vanno aggiunti un po' di ordini del giorno, che, tra l'altro, dovranno ancora essere presentati, perché il Governo ha chiesto ad una serie di proponenti di emendamenti di ritirarli e di trasfonderne il contenuto in ordini del giorno. Ciò significa che è necessario dare l'opportunità ai proponenti di presentare ben 25 ordini del giorno.
A parte il fatto che è discutibile, dal punto di vista regolamentare, che il Governo chieda ai presentatori di emendamenti di trasfonderli in ordini del giorno, giacché trattasi di emendamenti già passati al vaglio delle Commissioni in sede referente e presentati in Aula. Diciamo che questo può accadere e che può essere una prassi, tuttavia non è prassi farlo per circa un quarto degli emendamenti che sono oggetto della discussione. Si tratterebbe di una prassi con qualche stortura nelle modalità di funzionamento.
Restiamo, comunque, agli emendamenti. Poiché ne abbiamo votati trenta da questa mattina alle 10, con un'ora di interruzione, credo che sia necessario o considerare l'ipotesi della seduta notturna per arrivare alla conclusione dell'esame degli emendamenti, oppure che il relatore ed il Governo trovino delle modalità di proporre, ovviamente attraverso la Presidenza ed il Comitato dei nove, un modo un po' più serio di discutere. Ci diano una road map di funzionamento dell'Aula per la giornata odierna (ed eventualmente per altre giornate), in modo da dare la possibilità ai colleghi di intervenire nel merito, al Governo di tenere un rapporto adeguato con l'Aula ed alla maggioranza di richiamare i colleghi, per fare in modo che siano in numero adeguato per poter votare.
Diversamente, è chiaro che l'opposizione non può andare avanti a sopportare una condizione di questo tipo e dovrà trovare una modalità attraverso la quale rendere ancora più esplicito e chiaro il fatto che noi, in questa sede, stiamo svolgendo una discussione in maniera inusuale, chiedendo all'opposizione di acconsentire che altri ottanta emendamenti vengano votati in una condizione assolutamente insopportabile, ossia quella di un voto doppio e triplo, non tanto nei banchi della Lega Nord Padania, quanto in quelli del Popolo della Libertà.
Questa mattina, quando l'opposizione ha chiesto di procedere ai voti sugli emendamenti - ore 9,30 - il Governo non era pronto. Sono stati concessi venti minuti. Trascorsi i venti minuti, sono stati svolti tre interventi sul complesso degli emendamenti, cioè interventi auto-ostruzionistici da parte della maggioranza. Dunque, è da questa mattina che la maggioranza non è in condizione di sopportare una discussione leale e seria con il Parlamento e con l'opposizione su un tema così importante come la crisi del sistema creditizio e bancario, su cui sicuramente vi è un'attesa nel Paese che non può essere garantita da una discussione di questo tipo! Questa non è una condizione accettabile!
Di conseguenza, signor Presidente, le chiedo di intervenire, anche attraverso la moral suasion, strumento proprio anche della Presidenza, per farci sapere cosa intendono fare il relatore e la maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, le sue argomentazioni sono chiare e puntuali. La Presidenza approfondirà le eventuali risposte da fornirle.

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, intervengo perché è giusto ascoltarePag. 86quello che sta dicendo l'opposizione, ma il fatto che in sette ore siano stati affrontati trenta emendamenti su centotrenta e se ne siano votati molti meno, legato a quanto sta accadendo in quest'Aula da due giorni, mi spinge anche a dire che io sono deputato in quest'Aula da cinque legislature (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico), sono stato in maggioranza e all'opposizione, ma mi sembra che in quest'Aula, in questo momento, vi sia anche molta voglia di perdere tempo. Infatti, nel momento in cui siamo tutti i giorni «svillaneggiati» sui giornali per le presenze, vorrei che i cittadini italiani vedessero cosa ha prodotto l'Aula di Montecitorio questa settimana (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) e siamo qui da martedì mattina!
Pertanto, dico semplicemente che la prossima volta che il Governo deciderà di porre la questione di fiducia, non ci si venga a dire che vogliamo strozzare il dibattito (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Immagino che intervenga in relazione all'emendamento 1.202 della Commissione. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. No, signor Presidente, sono contento che lei abbia ritenuto opportuno che l'onorevole Zacchera aprisse un dibattito, ora, sull'ordine del lavori e sul modo in cui noi procediamo. Non possiamo far mancare il nostro contributo ad un dibattito di questo genere...

MAURIZIO BIANCONI. Bravo! Bravo (Applausi polemici dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

ROBERTO GIACHETTI. Quindi, cercheremo di dare il nostro umile contributo. Mi rivolgo all'onorevole Zacchera, il quale non so se abbia trascorso le sue cinque legislature ben attento a quello che accadeva. Oltretutto diciamo all'onorevole Zacchera, prima di darci lezioni, di non dimenticare mai com'è isolato in quel banco, da solo, con tante lucine che si illuminano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), però questo è un fatto assolutamente casuale.
Signor Presidente, non so se l'onorevole Zacchera ricordi una sola volta, nella sua memoria di cinque legislature (sia quando era all'opposizione, sia quando faceva parte della maggioranza), che un decreto-legge di questa importanza, con oltre cento emendamenti, sia stato approvato in un giorno. Io non lo ricordo!
Non so cosa ci imputano l'onorevole Zacchera e la maggioranza: che noi, oggi, su un decreto-legge di questa portata siamo presenti da questa mattina alle 9,30 per cercare di discutere e portare le nostre proposte? Questi sono il pensiero e la linea del Presidente Berlusconi e, per carità, non la rispetto, ma capisco che almeno abbia la sua. Mi auguro che tanti deputati garantiscano il rispetto della dignità di ciascuno e di tutti noi, e ci consentano, magari, di trascorrere qualche ora per discutere su un argomento così importante!
Di cosa ci accusa il collega Zacchera? Che abbiamo fatto una battaglia sulla finanziaria e sul bilancio, senza che sia stata posta la questione di fiducia, corrispondendo a quanto richiesto dal Presidente della Camera e consentendone l'approvazione soltanto per il nostro senso di responsabilità alle 20,30 di un giovedì (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori), quando la maggioranza si era dileguata e non aveva i numeri per approvare il bilancio e la finanziaria in Aula?
Di che cosa ci vogliono accusare il collega Zacchera e la maggioranza? Che sul decreto-legge relativo alle missioni all'estero (il quale ha attraversato anche una discussione all'interno dell'opposizione e sulla quale, forse, potevamo organizzarci meglio per mettere in evidenza anche problematicità che esistono all'interno della maggioranza) abbiamo chiesto a quest'Aula di occuparsi per un giorno di unPag. 87argomento così particolare e importante come quello della presenza, appunto, dei nostri militari nelle missioni all'estero?
Ma di che cosa stiamo parlando? Signor Presidente, lei ha anche il compito di ordinare e dirigere i nostri lavori oltre che di parlare al telefono, presumo con gli alti vertici che ci stanno per illuminare con le loro decisioni. Però, se tra una telefonata e l'altra, un capogruppo e l'altro, lei avesse la compiacenza di seguire anche me, però, questa compiacenza non ce l'ha quindi mi rimetto al suo volere. Arrivederla Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

ROCCO BUTTIGLIONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, sono un po' sorpreso da alcune argomentazioni che ho ascoltato nel corso di questo dibattito. Mi domandavo: ma di cosa stiamo parlando? Qual è il provvedimento che è in discussione in questo momento? Leggo che questo provvedimento porta il titolo: «Conversione in legge del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio, la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali». Traduco per chi non è abituato (tutti voi siete abituati a questo linguaggio, io no e traduco per l'uomo comune): stiamo parlando della nazionalizzazione del sistema bancario italiano, ve ne rendete conto? (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).
Stiamo parlando del fatto che lo Stato assume una garanzia integrale sui depositi del sistema bancario italiano. Stiamo parlando del fatto che lo Stato compra le azioni delle banche - senza diritto di voto - ma intanto compra o viene autorizzato a comprare le azioni delle banche. Quando lo Stato vorrà nazionalizzare Banca Intesa non passerà più da quest'Aula. È di questo che stiamo parlando! E voi volete che di questo parliamo con i tempi contingentati e vi arrabbiate se qualcuno interviene per cercare di andare a fondo di tali questioni?
Parliamo della nazionalizzazione del sistema bancario nonché della sopravvivenza delle piccole imprese le quali, oggi, non hanno più la possibilità di vivere, perché il credito non arriva più, non dico alle imprese che avrebbero bisogno di sostegno per sopravvivere in tempi difficili, ma neanche a quelle che hanno il portafoglio di ordini pieno e che realizzano profitti: stanno togliendo il credito anche ed esse, di questo stiamo parlando. Dovremmo parlarne così in nove minuti e mezzo? Scusate, non basterebbero nove settimane e mezzo, se mi consentite (Commenti).

PRESIDENTE. Detto da lei, onorevole Buttiglione...

ROCCO BUTTIGLIONE. Comprendo le ragioni dei tempi e mi avvio a concludere. No signori, è bene che la Camera di queste cose discuta con il tempo e l'attenzione necessari: stiamo infatti discutendo anche del sistema di potere italiano che si va riorganizzando attraverso questo provvedimento e abbiamo il diritto di discuterlo con i tempi e con gli approfondimenti che sono effettivamente necessari.
Per questo mi sembrerebbe opportuno non insistere con l'idea di una seduta notturna. Diamoci una notte di sonno e poi torniamo a parlare seriamente delle cose importanti (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.202 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

Pag. 88

(Presenti 442
Votanti 440
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato
433
Hanno votato
no 7).

Passiamo all'emendamento Occhiuto 1.18.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento formulato dal relatore.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, l'emendamento in questione prevede la possibilità di impegnare le banche a sottoscrivere una convenzione per assicurare il sostegno al flusso di credito in favore delle imprese e delle famiglie.
Credo, signor Presidente, che abbiano ragione quanti sono intervenuti poco fa. L'Aula, obiettivamente, su questo provvedimento - che, faceva bene l'onorevole Buttiglione a ricordarlo, contiene misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito - forse ha davvero prodotto poco, rispetto all'attenzione del Paese proprio in ordine a ciò che dovrebbe contenere e non contiene: tutte le iniziative utili a sostenere, appunto, l'erogazione del credito.
Mi pare che si stia svolgendo una discussione strana su un decreto-legge che non contiene ciò che è previsto nel suo stesso titolo. Un decreto-legge che è stato varato, qualche settimana, dal Consiglio dei ministri con tanto clamore, con conferenze stampa ampiamente riportate dai giornali e televisioni, che sembrava potesse essere utile a garantire che non ci sarebbe stata la stretta creditizia sulle imprese e sulle famiglie. Noi ci abbiamo creduto. Il presidente della Commissione, che è anche il relatore del provvedimento, sa che in Commissione abbiamo provato a tenere un confronto sulle questioni che davvero interessano il Paese, che riguardano la stabilità del sistema finanziario e il riverbero della crisi finanziaria sull'economia reale; e non è che ci abbiamo creduto soltanto noi. Forse, fino ad un certo punto, ci hanno creduto anche la maggioranza e il Governo, tanto che in Commissione abbiamo audito i sindacati, il presidente Marcegaglia, insomma tutti quelli che potevano dirci come si potesse intervenire, attraverso questo provvedimento, per evitare gli effetti della grave crisi finanziaria sull'economia reale.
Successivamente, è sembrato che tutti ci fossimo sbagliati, noi, la maggioranza, quelli che sono venuti in audizione; il provvedimento è diventato un provvedimento minore. Io, sommessamente, vorrei dire al relatore, e al Governo, che mi sarei aspettato almeno la presentazione di un emendamento per cambiare il titolo del provvedimento perché non riguarda più la continuità nell'erogazione del credito alle imprese. È diventato un provvedimento utile soltanto affinché si possa intervenire in caso di fallimento, o quasi, delle banche.
Riteniamo che questa Aula stia svolgendo una discussione che non è in sintonia con quelli che sono gli umori e le attese del Paese rispetto al nostro modo di intervenire sulla crisi del sistema finanziario. Vorrei ricordare qualche dato, che più volte è stato speso nel dibattito nei giorni passati. Proprio la Cgia di Mestre ci ricorda che è aumentato fortissimamente il livello delle revoche di affidamento, le disponibilità all'affidamento da parte delle banche alle piccole e medie imprese sono crollate e i tempi sono raddoppiati. Pare, addirittura, che ci siano delle comunicazioni interne alla banche che invitano a non concedere crediti fino al 31 dicembre. L'indice delle condizioni di accesso al credito, che segnava già, al 15 ottobre, un andamento negativo del 18 per cento, in solo 15 giorni, alla fine di ottobre, è diventato del 29 per cento. Il 65 per cento delle banche che sono state intervistate in questo studio ha ammesso di avere irrigidito gli standard creditizi e il 37 per cento ha dichiarato di averlo fatto anche nei confronti delle famiglie. Allora, vogliamo prenderci in giro? Vogliamo dire che queste cose non sono importanti? Peraltro, voi nemmeno lo dite. Voi non ci dite che sono sbagliati i nostri emendamentiPag. 89(anche questo che riguarda l'impegno delle banche a sostenere i crediti), ma ci dite che sono meritevoli di essere trasfusi in ordini del giorno impegnativi per il Governo. Ebbene se ritenete che sia una materia...

PRESIDENTE. Onorevole Occhiuto, deve concludere.

ROBERTO OCCHIUTO. Signor Presidente, non credo di avere esaurito il tempo a mia disposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Occhiuto, il suo intervento ha superato di oltre 20 secondi il tempo a sua disposizione. Le chiedo scusa, la dovevo avvisare prima, ma stavo operando nella direzione richiesta dall'onorevole Quartiani. La ringrazio per il suo intervento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gasbarra. Ne ha facoltà.

ENRICO GASBARRA. Signor Presidente, sia il Governo sia la maggioranza, in particolare il presidente della Commissione, da questa mattina stanno dicendo (ma in realtà la maggioranza e il Governo lo stanno facendo su ogni provvedimento economico che hanno portato in Parlamento in questo avvio di legislatura) che tutto ciò che l'opposizione o i parlamentari propongono non può essere inserito nel contesto che si dibatte. Questo è avvenuto anche qui. Per tutta la mattinata, su questo provvedimento, ad ogni richiesta e proposta e ad ogni sostegno, a fronte della grave crisi che attraversa il Paese, che venivano offerti dall'opposizione il Governo e la maggioranza ribadivano che non era questo il contesto. Ebbene cari colleghi, credo che non ci si sta rendendo ben conto di quello che sta accadendo...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

ENRICO GASBARRA. Scusi Presidente, perché?

PRESIDENTE. Perché il suo gruppo mi ha segnalato sull'emendamento in esame un suo intervento a titolo personale e l'intervento dell'onorevole Boccia a nome del gruppo.

ENRICO GASBARRA. Ma io mi sono prenotato e lei ha preso la mia iscrizione prima degli altri.

PRESIDENTE. Va bene. Ha ragione, vada avanti. Le chiedo scusa, siccome mi sono distratto io può andare avanti, e vorrà dire che gli altri interventi del suo gruppo saranno a titolo personale.

ENRICO GASBARRA. Non sapevo di questa comunicazione, comunque cercherò di svolgere il mio intervento e poi di consentire agli altri colleghi ovviamente di intervenire. Dicevo, cari colleghi, che non ci si rende ben conto della situazione di crisi economica in cui versa il Paese. L'Italia è in crescita negativa dello 0,3 per cento rispetto agli altri Paesi europei che comunque, sebbene in crisi economica, fanno registrare un segno positivo, e questo non è solo un problema strutturale interno. Credo che questo sia determinato soprattutto dalla restrizione del credito. Il nostro sistema bancario non ha avuto quelle anomalie che altri mercati internazionali hanno avuto, ma proprio perché il nostro è un sistema creditizio meno sofisticato ha consentito e consente invece in questo momento a molti istituti di credito di togliere linfa vitale alla piccola e media impresa. Allora questo emendamento, che è un emendamento di buon senso, non può essere giudicato non nel contesto del provvedimento.
Onorevoli colleghi della maggioranza, onorevole sottosegretario Casero, la ringrazio perché da questa mattina lei sta ascoltando il dibattito in Parlamento. Mi dispiace che, oltre ad ascoltarlo, non riesce a superare la posizione di parte, perché io credo che di fronte ad un tema così serio quale è quello della crisi economica e le sue conseguenze bisognerebbe avere il coraggio: il coraggio di andare oltre e di avviare una nuova stagione di confronto, ilPag. 90coraggio che non c'è stato ieri nel valutare in un modo diverso le mozioni parlamentari, il coraggio che non c'è oggi nel raccogliere le proposte che vengono, con spirito costruttivo, avanzate, e nel dire che saranno prese in esame poi. Poi quando? Quando arriverà il provvedimento salvifico degli 80 miliardi? Ma anche lì vedrete che i conti non torneranno e anche lì ci si dirà che non è quello il contesto per introdurre protezioni sociali, e che non è quello il contesto per avanzare proposte che vanno nella direzione di ridar vita all'economia. Dicevo prima all'onorevole Versace, che ha fatto bene il Presidente del Consiglio a stimolare il mondo del made in Italy. Quando ho svolto ruoli amministrativi, molti suoi colleghi della PdL, onorevole Versace, ironizzavano sul made in Italy e sul mondo che molti suoi colleghi rappresentano.
Ma oltre quella cena, domani, quei suoi colleghi potrebbero non trovare negli istituti di credito la sponda necessaria per poter superare la contrazione delle esportazioni in atto, così come il nostro mercato potrebbe non ritrovare i consumi e le imprese potrebbero non riuscire ad avere nei confronti del sistema bancario un rapporto che non contragga i flussi.
Questo emendamento chiede qualcosa alle banche dal momento che ci impegniamo, attraverso il provvedimento in esame, a coprire le eventuali sofferenze bancarie; in particolare, chiede alle banche una proiezione verso il sistema dell'impresa e il sostegno alle famiglie. Pertanto, cari colleghi - mi rivolgo soprattutto alla maggioranza - ritengo che anche oggi sia stata persa l'occasione per avere un modo nuovo e un coraggio diverso che merita questa crisi economica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Anna Teresa Formisano. Ne ha facoltà.

ANNA TERESA FORMISANO. Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all'emendamento Occhiuto 1.18 ed esprimere qualche altra considerazione rispetto alla bontà di questa proposta che, francamente, non riesco a capire perché il Governo si ostini a respingere. Se è buono un ordine del giorno, non capisco perché non possa essere buono un emendamento: è come voler dire «va bene ma non posso».
Dunque, caro Presidente, non siamo contrari al sostegno alle banche ma la domanda che mi viene spontanea è la seguente: le banche a chi dovrebbero prestare i soldi? Soltanto ai grandi gruppi piuttosto che alle piccole e medie imprese e alle famiglie? Dunque, affermiamo che vorremmo una convenzione con le banche attraverso la quale avere la certezza che i finanziamenti vadano in linea prioritaria alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Non crediamo di chiedere qualcosa di sbagliato. Siamo stufi, signor Presidente, di assistere a quegli spot che dicono di voler aiutare le famiglie salvo dimenticarsene un minuto dopo, quando molte famiglie devono vendere gli appartamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marchi. Ne ha facoltà per un minuto.

MAINO MARCHI. Signor Presidente, vi sono emendamenti, come i due che abbiamo votato in precedenza sulla stessa materia concernente i compensi degli amministratori e ve ne saranno altri due in seguito o anche quello oggetto dell'esame in questo momento, che non è pensabile di affrontare fuori dal contesto di questo decreto-legge. Non è pensabile, cioè, che in un decreto-legge che affronta altre materie si inseriscano, per quanto riguarda l'intervento dello Stato finalizzato al salvataggio delle banche, condizioni alle banche stesse, oggetto di tale intervento, che riguardino la continuità nel flusso di credito in favore delle imprese e delle famiglie. Peraltro, ribadisco un aspetto che abbiamo sottolineato più volte: il tema cui mi riferisco costituisce la seconda parte del titolo ma non è previsto nessun provvedimentoPag. 91in questa direzione. È necessario riempirlo di contenuti e questo è un contenuto importante (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, chiedo di apporre la mia firma all'emendamento Occhiuto 1.18 che va nella direzione di alcuni precedenti emendamenti anche da noi proposti.
Noi ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica. Non abbiamo necessità di chiedere alle banche come operano nei confronti delle imprese a cui prestano denaro, perché chi tutte le settimane va sul territorio ed entra in contatto con le piccole e medie imprese, specie nel nord e nel nord-est dove io vivo, sa che da circa un mese si è di fronte ad una situazione drammatica non solo con il blocco e la discussione su qualunque nuova linea di credito ma, non appena si verifichi una leggera situazione di difficoltà, le banche stanno chiedendo il rientro totale rispetto agli affidamenti concessi.
Ci troviamo di fronte ad una situazione che è drammatica. Infatti, non solo a molte aziende è stato chiesto di rientrare dalla loro esposizione debitoria, ma esse hanno anche dovuto fornire nuove garanzie per ottenere il credito. Per le linee di credito si è già arrivati a 225 punti base, ossia il 2,25 per cento oltre l'Euribor, con un balzo che è pari ad un aumento dell'800 per cento rispetto all'anno scorso.
È evidente che la situazione è profondamente inaccettabile. Qualcuno ha fatto dei conti e sostiene che il rischio di contaminazione - per effetto di quanto avviene nel settore del credito - per l'economia reale e il costo che le imprese dovranno affrontare per la richiesta di credito e per il credito in generale stanno salendo vertiginosamente e si parla di un tasso di default (a livello americano, ma prima o poi trasferito anche all'Europa) sino al 14-17 per cento, con delle conseguenze assolutamente e chiaramente prevedibili.
Per questo pensiamo che in tale contesto dobbiamo fornire un segnale a favore del sistema delle piccole e medie imprese. Dobbiamo dare un segnale da parte dello Stato ai contribuenti (ricordo che lo Stato è poi costituito dai contribuenti). I contribuenti sono anche quelli che appartengono alle fasce deboli, e che magari pagano ogni anno mille euro di tasse. Poiché stiamo trasferendo un po' di quelle tasse alle banche per salvarle, immaginare che le banche utilizzino, in qualche modo, gli aiuti che riceveranno per garantire il credito al sistema delle imprese non è fantascienza. È inaccettabile che da un mese, da quando è stato emanato questo provvedimento, dobbiamo leggere sui giornali ciò che il Governo intende fare, ma in modo del tutto diverso da ciò che ha voluto stabilire con il decreto-legge in esame, e anziché procedere immediatamente ad una sua modifica si continua a rinviare nel tempo, perché i signori delle banche, che sono anche i signori dell'economia, non accettano vincoli. Essi vogliono solo che lo Stato dia e non sono disposti ad accettare condizioni. Invece, noi sosteniamo che queste condizioni ci devono essere, perché loro sono stati in parte la causa di ciò che è avvenuto e non possiamo più continuare a regalare a ciascuno di loro 50 milioni di euro di bonus o di stock option (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). ..

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego. L'onorevole Borghesi ha ancora un minuto e venti secondi. Pertanto, può tranquillamente proseguire il suo intervento.

ANTONIO BORGHESI. Grazie, signor Presidente. Non possiamo regalare loro questi denari dopo che li hanno ottenuti in molti casi non dicendo la verità ai cittadini oppure utilizzando l'asimmetria informativa, che è tutta a loro vantaggio, per propinare dei titoli di natura tossica.
Pertanto, di fronte a questi problemi non possiamo aspettare il prossimo mercoledìPag. 92o quello che verrà la settimana successiva mentre siamo qui in un contesto in cui possiamo dare un segnale al Paese. Dunque, approviamo almeno un emendamento che sia in grado di fornire un impegno generico, ma preciso, per aumentare e sostenere il credito alle piccole e medie imprese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Libè. Ne ha facoltà.

MAURO LIBÈ. Signor Presidente, siamo sempre alla solita storia. Oltretutto, il titolo di questo provvedimento è: «Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori». Ora siamo dinanzi ad un emendamento, che chiedo di sottoscrivere, che ha lo stesso oggetto. Lo ripeto spesso, ma ho l'impressione che il Governo vada un po' in fibrillazione: o ha il piacere di farci dei dispetti, e in tal caso lo prego di non venirci a chiedere un clima sereno e costruttivo per portare a casa dei risultati, non per il Governo ma per i cittadini italiani, oppure non si capisce come mai continui su questa strada.
Siamo convinti che sarebbe poca cosa, visto che avete continuato ad annunciarlo e ad affermare che farete queste cose, accettare un emendamento che va nella direzione di ciò che avete sostenuto tre giorni prima di prendere un impegno su quanto detto e quanto vogliamo fare. Vogliamo farlo insieme? Dateci un segnale voi per costruire qualcosa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marchignoli. Ne ha facoltà.

MASSIMO MARCHIGNOLI. Signor Presidente, intervengo per segnalare l'intenzione di apporre anche la mia firma a questo emendamento, poiché stiamo discutendo una manovra che guarda all'interesse delle imprese (delle piccole e piccolissime imprese) e delle famiglie. Questo emendamento mira a garantire che le risorse pubbliche stanziate con questa legge dallo Stato non vadano semplicemente a patrimonializzare le banche, ma vadano direttamente alle famiglie e alle imprese.
Infatti, diversamente, introdurremmo una distorsione negli equilibri politici ed economici, segnalando anche un'intenzione del Governo, non ancora adeguatamente smentita, sul rapporto tra Governo e banche. L'emendamento in esame vuole dare una garanzia chiara, e non capisco perché vada bene come ordine del giorno, ma non come norma dello Stato fin da oggi. Per questa ragione, sosteniamo questo emendamento, e lo sottoscrivo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Piffari. Ne ha facoltà.

SERGIO MICHELE PIFFARI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per sottoscrivere questo emendamento, che pare un po' più «leggero» rispetto ai precedenti, respinti, che andavano a tutela dei consumatori e delle piccole imprese (non dimentichiamo i sei milioni di partite IVA). In Italia la tentazione dei grandi gruppi bancari è sempre stata quella di finanziare i furbetti, quei finanzieri che con i nostri soldi di fatto si sono comparati le imprese, le hanno scremate e lasciate di nuovo allo Stato e ai cittadini.
Occorre garantire un minimo di credito alle famiglie, che chiedono un finanziamento anche per l'acquisto dei libri per i propri figli per la scuola: anche poche migliaia di euro di credito sono oggi indispensabili, ma in alcuni istituti bancari la revoca degli affidamenti sta arrivando anche su debiti di questo tipo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dionisi. Ne ha facoltà.

ARMANDO DIONISI. Signor Presidente, l'emendamento in esame tende aPag. 93sostenere il credito, in particolare alle piccole e medie imprese. Questa mattina il Presidente del Consiglio ha dichiarato di voler dare grande sostegno alla piccola e media impresa, quindi credo che vada nella direzione della volontà del Governo e del suo Presidente del Consiglio. Non siamo più nel momento degli annunci, la crisi è particolarmente grave in questo settore ed occorrono interventi immediati non soltanto per sostenere il sistema bancario, ma per dare respiro alla piccola e media impresa.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ARMANDO DIONISI. Le banche, più che intervenire a sostegno delle imprese, signor Presidente, inviano lettere a tante piccole e medie imprese per restringere gli affidamenti...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dionisi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ceccuzzi. Ne ha facoltà.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, l'emendamento in esame è assolutamente sintomatico di quello che sta avvenendo con questo provvedimento, per il quale le trattative si svolgono assolutamente al di fuori di quest'Aula. I presentatori dell'emendamento chiedono di stabilire una convenzione tra il sistema bancario e il Ministero dell'economia e delle finanze per regolare con certezza i flussi di credito verso le imprese e le famiglie, affinché l'intervento statale nel patrimonio delle banche, oltre a costituire un elemento di stabilità nel nostro sistema creditizio, realizzi un rafforzamento patrimoniale, in conseguenza del fatto che gli altri Paesi europei lo hanno già fatto ormai da molte settimane.
Le nostre banche soffrono dal punto di vista competitivo. Si vogliono creare presupposti, ovviamente strutturati e certi, affinché l'intervento nel patrimonio delle banche, che si fa a monte, porti dei benefici a valle, perché ci siano impieghi a vantaggio della continuità del credito, delle famiglie e delle imprese. Si legge sulla stampa di oggi che l'ABI preferirebbe che questo avvenisse non tanto attraverso normative stringenti, ma proprio attraverso una convenzione tra il sistema bancario e il Ministero.
Ma, naturalmente, quando lo propone il Parlamento si respinge, se invece si ritiene che si debba fare aggirando e raggirando il Parlamento, come abbiamo più volte denunciato in questi giorni su questo provvedimento, tutto ciò naturalmente va bene. Noi continuiamo ad esprimere, da questo punto di vista, il nostro malessere, il nostro disagio e la nostra contrarietà ad un modo di procedere che è assolutamente sbagliato, e non porta assolutamente ad una condivisione...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ceccuzzi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, io trasecolo, strabilio, non riesco a capire di cosa stiamo parlando, perché stiamo discutendo di un provvedimento che ha una finalità, quella di portare linfa al nostro sistema imprenditoriale che minaccia di andare in rovina: crolla il credito, crollano le aziende, crollano le famiglie.
La finalità è il sostegno delle famiglie, non è il sostegno delle banche. Accettiamo di difendere le banche, con tutta la difesa di privilegi di un settore non sempre esemplare della vita italiana, accettiamo anche di difendere posizioni di potere che questi signori manterranno, perché questa è la condizione per sostenere il flusso di credito in favore delle imprese e delle famiglie. Questa è l'intenzione conclamata del provvedimento. Quando si ha un emendamento che prevede, almeno parzialmente, almeno per un gesto di buona volontà, almeno con una convenzione, che i denari arrivino effettivamente a sostenere le famiglie il Governo dice di no.

Pag. 94

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, provo a leggere dal punto di vista politico e pratico il voto sull'emendamento precedente e su quello ora in discussione. Lo Stato è chiamato a entrare nel capitale delle banche che vanno male, e voi ci dite che non dobbiamo intervenire sugli stipendi dei manager: dunque, manager che guadagnano 9 milioni di euro all'anno possono continuare a farlo anche con i soldi dello Stato. Nel contempo, ci dite però che quei soldi non devono andare automaticamente a imprese e a famiglie, ma devono rimanere nell'impresa. Per quale motivo? Per pagare i manager di cui sopra.
Reputo che questo sia un errore grave. Noi dobbiamo assicurare un meccanismo automatico per cui i soldi dei cittadini italiani che vanno a salvare banche mal gestite - perché se vanno male vuole dire che sono gestite male - non vadano a premiare i manager, ma invece a sostenere le famiglie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, intervengo per sostenere questo emendamento che, non me ne voglia il collega Occhiuto, quando ho visto la prima volta mi è sembrato francamente stupido. Ritenevo stupido scrivere in una legge che le banche devono fare il loro mestiere, cioè dare il credito alle imprese e alle famiglie. Poi quando ho visto l'atteggiamento della maggioranza e del Governo ho capito che era tutt'altro che stupido, perché questo emendamento ci permette di capire quanto ci ha ricordato il collega Buttiglione poco fa, cioè che il vero obiettivo di questo decreto-legge non è migliorare il sistema del credito in questo Paese, ma mettere le mani dello Stato sulle nostre banche (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fiano. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per aggiungere anche la mia firma a questo emendamento. Credo che sia evidente il senso dello stesso: noi riteniamo che l'obiettivo fondamentale da cogliere in queste ore e in questi giorni di grave crisi economica sia quello di aiutare primariamente le piccole, piccolissime e medie imprese, che sono alle prese in queste ore e in questi giorni con una stretta del sistema creditizio che le strozza e ne impedisce il lavoro e lo sviluppo e ne rende difficile la vita. Questo è lo scopo dell'emendamento. Questo avremmo voluto che fosse chiarito e sottolineato nel decreto-legge in esame, senza dover aspettare gli annunci, che si rinviano di giorno in giorno, sulle future prese di posizione del Governo. Per questo chiedo di apporre anche la mia firma all'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nannicini. Ne ha facoltà.

ROLANDO NANNICINI. Signor Presidente, vorrei rivolgere una domanda al rappresentante del Governo. Considerato che l'ABI ha manifestato la disponibilità a stipulare una convenzione con il Governo relativamente al contenuto anche di questo emendamento, e che il Governo ha dichiarato a sua volta la propria disponibilità, domando se sia possibile, piuttosto che utilizzare uno strumento duro che determini che il sistema economico e finanziario si rivolga solo verso le famiglie e la piccola e media impresa, promuovere una convenzione con ABI affinché, considerato anche il nostro giudizio favorevole (confermiamo che ci asterremo sul provvedimento), vi sia una disponibilità degli istituti di credito a discutere questa emergenza, che è reale per il Paese in questo momento Quindi, chiedo se vi sia una disponibilità del Governo non solo ad agirePag. 95nel senso indicato dall'emendamento, ma anche a recepire la disponibilità dell'ABI.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vannucci. Ne ha facoltà.

MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, credo che lei dovrebbe fare un po' di ordine in quest'Aula, se vogliamo continuare a lavorare. Mi sembra che l'appello del presidente Buttiglione non sia stato raccolto, ma spero che l'Aula sappia di cosa stiamo parlando. Ad adiuvandum, rispetto a ciò che il Presidente Buttiglione ha detto, ricordo che a seguito della crisi del 1929, negli anni Trenta nel nostro Paese si costituì l'IRI: doveva durare diciotto mesi, invece è durato settanta anni. Se questo è l'atteggiamento, rischiamo di metterci nello stesso tunnel.
Il mio intervento, a titolo personale, sull'emendamento 1.18 dell'onorevole Occhiuto, che lo ha ben presentato, è per apporvi la mia firma. Anch'io, francamente, dopo aver ascoltato le parole del presidente Conte e del Governo, ho compreso che la maggioranza stessa considera questo provvedimento parziale, insufficiente e provvisorio.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MASSIMO VANNUCCI. Forse che non abbiamo a disposizione tutti gli elementi per varare un provvedimento compiuto? Forse che tutti gli altri Paesi europei non hanno già prodotto provvedimenti...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vannucci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, anch'io intervengo a titolo personale per ribadire la posizione del Partito Democratico su questo decreto-legge e la nostra grande preoccupazione per il fatto che, al di là degli interventi di sostegno alle banche, non ci sia un intervento sul sistema del credito.
La nostra preoccupazione è che le risorse non arrivino alle famiglie e alle imprese; queste ultime in particolare, in questo momento, stanno soffrendo una stretta di liquidità spesso non motivata dai rating e dalle potenzialità delle imprese stesse, ma solo da una posizione del sistema bancario che, indebolito nelle sue fondamenta e negli indici di borsa, sta scaricando il peso sul sistema economico del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gozi. Ne ha facoltà.

SANDRO GOZI. Signor Presidente, si continua a dire che il nostro sistema bancario è particolarmente protetto, addirittura questa mattina il Presidente del Consiglio ha affermato che se tutti i Paesi avessero fatto come l'Italia - non capiamo a cosa si riferisca il passato «ha fatto» - la crisi non sarebbe nemmeno esplosa.
In realtà, i provvedimenti a cui pensate sono del tutto insufficienti: se è vero che siete preoccupati per la prossima emissione di titoli del debito pubblico a gennaio, e che quindi non volete assolutamente incidere sul debito, certamente l'unica via è quella di chiedere al settore bancario di assumere degli impegni più precisi e più stringenti a favore delle piccole e medie imprese. Annunciate un piano di più di 80 miliardi di euro, ma sappiamo già che molto di quel piano sarà esercizio contabile e che cercherete di inserire in quel piano fondi europei già previsti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Gozi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Monai. Ne ha facoltà.

CARLO MONAI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorremmo capire quegliPag. 96annunci che abbiamo tutti ascoltato alla televisione e sulla stampa, intesi a dire: va bene, diamo soldi alle banche, perché così queste favoriranno il credito alle imprese, in particolare alle piccole e medie imprese.
Allora, questa norma, che vogliamo portare alla vostra attenzione, altro non fa che codificare in termini positivi quest'impegno, che non può essere certo affidato alla generosità degli istituti di credito. Infatti, se è vero che le ristrettezze di accesso al credito delle piccole e medie imprese sono un problema oggettivo e reale, questa normativa deve andare incontro a queste esigenze in maniera positiva, perché altrimenti c'è il dubbio che vi sia molto fumo e poco arrosto.

PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione, devo una risposta all'onorevole Quartiani che è intervenuto sull'ordine dei lavori. Vorrei riassumere gli esiti dei numerosi contatti intercorsi tra i gruppi a cui avete anche assistito. Chiedo anche scusa ai colleghi che ne hanno subito lo svolgimento.
L'intesa che mi sembra sia stata raggiunta, in modo che tutti possiamo organizzare i nostri lavori, è nel senso di proseguire oggi sino alla conclusione degli emendamenti riferiti agli articoli 1 e 2 del decreto-legge. Il resto dell'intesa politica raggiunta, cui ovviamente la Presidenza, in quanto tale, è estranea, se ho ben compreso, è nel senso di concludere l'esame del provvedimento entro la mattinata di martedì. È stata altresì avanzata alla Presidenza una richiesta, sempre per la giornata di martedì, per una diretta televisiva per le dichiarazioni di voto. La richiesta sarà avanzata al Presidente della Camera, che deciderà nel merito.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Occhiuto 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 457
Votanti 456
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato
201
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che i deputati Coscia, Di Giuseppe, Bernardini, Oliverio e Andrea Orlando hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Occhiuto 1.19.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro, formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà. (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Prego onorevole Vietti, ci mancherebbe altro.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, chiedo scusa anche al presidente Casini, ma essendo un nostro emendamento...

PRESIDENTE. Mi sembra sia legittimo che l'emendamento sia non solo presentato, ma anche argomentato.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, lei ha dimostrato la sua saggezza non solo nella soluzione che ha precedentemente annunciato, ma anche in questa occasione. Colleghi, chiedo scusa, capisco che siamo tutti stanchi, ma vi prego di porre un minimo di attenzione al contenuto di questo emendamento, che non è inutile.
Prevede semplicemente che quelle banche che ottengono l'ingresso dello Stato nel proprio capitale si impegnano a contenere i compensi dei propri amministratori e dei sindaci entro il tetto di 500 mila euro annui. Questa misura è analoga a quella adottata in Germania dal Governo tedesco nell'azione di risanamento delle banche e mi sembrerebbe una misura di moralizzazione, che possiamo adottare anche noi.Pag. 97
Infatti, è vero che le banche vanno aiutate, ma credo che vada fatta anche in un'opera di trasparenza e di moralizzazione verso il mercato, i clienti ed i risparmiatori.
Allora, non credo che si possa avere l'aiuto dello Stato e, nello stesso tempo, sforare nei compensi ad amministratori e sindaci.
Mi sembra un emendamento che può trovare una convergenza trasversale, che sarebbe un segnale anche al Paese, inducendoci a distinguere tra le banche che fanno il proprio dovere e quelle che, magari, non lo hanno fatto. Oggi le aiutiamo nell'interesse dei risparmiatori, ma facciamo almeno pagare un piccolo dazio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Occhiuto 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 449
Votanti 446
Astenuti 3
Maggioranza 224
Hanno votato
200
Hanno votato
no 246).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Messina 1.20.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Messina 1.20 nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 439
Votanti 438
Astenuti 1
Maggioranza 220
Hanno votato
435
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che i deputati Messina, Vaccaro, Nunzio Francesco Testa e De Poli hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Onorevole Messina, le chiedo scusa, ma non l'avevo vista.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Barbato 1.21 e Fluvi 1.22, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato
200
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che i deputati De Poli e Graziano hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Fluvi 1.23.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 455
Votanti 453Pag. 98
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato
197
Hanno votato
no 256).

Passiamo all'emendamento Fluvi 1.118.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.118, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 455
Votanti 453
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato
199
Hanno votato
no 254).

Prendo atto che i deputati Romele, Nizzi e Moffa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Passiamo all'emendamento Causi 1.102.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Causi 1.102, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 459
Votanti 457
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
204
Hanno votato
no 253).

Passiamo all'emendamento Causi 1.103.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Causi 1.103, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 460
Votanti 458
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato
202
Hanno votato
no 256).

Passiamo all'emendamento Causi 1.104.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Causi 1.104, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 459
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato
202
Hanno votato
no 257).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.204 della Commissione.
Qual è il parere del Governo?

Pag. 99

LUIGI CASERO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.204 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 456
Votanti 451
Astenuti 5
Maggioranza 226
Hanno votato
446
Hanno votato
no 5).

Prendo atto che i deputati Realacci e Rossa hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.

ANTONIO BORGHESI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo solo perché non ho capito cosa è successo prima. Mi sembrava che l'emendamento della Commissione fosse 1.203, non 1.204. Poiché lei ha parlato di emendamento 1.204...

PRESIDENTE. Onorevole Borghesi, lei fa riferimento all'emendamento 1.203 della Commissione che è stato ritirato; la Commissione ha presentato l'emendamento 1.204, che ne riprende il contenuto. Comunque, grazie per la precisazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fluvi 1.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fluvi. Ne ha facoltà.

ALBERTO FLUVI. Signor Presidente, la ringrazio, ma intervenivo solo per annunciare il ritiro di emendamenti che lei ha già dichiarato assorbiti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 467
Votanti 464
Astenuti 3
Maggioranza 233
Hanno votato
205
Hanno votato
no 259).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Messina 1.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato
207
Hanno votato
no 252).

Prendo atto che i deputati Tenaglia e Anna Teresa Formisano hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Brigandì ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Occhiuto 1.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.Pag. 100
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 466
Votanti 464
Astenuti 2
Maggioranza 233
Hanno votato
204
Hanno votato
no 260).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 459
Votanti 457
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
198
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che i deputati Naro e Losacco hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.108, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 460
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato
203
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 463
Votanti 462
Astenuti 1
Maggioranza 232
Hanno votato
203
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che i deputati Dell'Elce e Naro hanno segnalato che non sono riusciti a votare.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.116, non accettato dalla Commissione né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 457
Votanti 454
Astenuti 3
Maggioranza 228
Hanno votato
199
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che i deputati Rosato e Naro hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Renato Farina ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.Pag. 101
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Fluvi 1.37 e Fugatti 1.100, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 465
Votanti 463
Astenuti 2
Maggioranza 232
Hanno votato
456
Hanno votato
no 7).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Messina 1.47.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, il fatto che siano intercorse delle intese non significa che non si debbano segnalare alcuni problemi significativi.

PRESIDENTE. Vada avanti, prego.

ANTONIO BORGHESI. Noi con l'emendamento in esame chiediamo di istituire una Commissione bicamerale di vigilanza sulla stabilità del sistema creditizio. A noi non pare che sia una proposta non degna di essere presa in considerazione e sulla quale riflettere; pensiamo, infatti, che una Commissione, composta da dieci senatori e di dieci deputati, preposta a verificare, a vigilare sulla stabilità del sistema creditizio, dopo tutto quello che è successo, sia una proposta da considerare, perché permetterebbe al Parlamento di mantenere un suo controllo, e diventerebbe un osservatorio che, di questi tempi, potrebbe essere assolutamente utile e necessario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Messina 1.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 457
Votanti 456
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato
206
Hanno votato
no 250).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mura 1.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato
202
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Paladini 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 459
Votanti 457Pag. 102
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
201
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palagiano 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 456
Votanti 455
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato
197
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che i deputati Realacci e Naro hanno segnato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palomba 1.55, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 458
Votanti 456
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
200
Hanno votato
no 256).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zazzera 1.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 460
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato
203
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che i deputati Naro e Palomba hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Evangelisti 1.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 457
Votanti 455
Astenuti 2
Maggioranza 228
Hanno votato
198
Hanno votato
no 257).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Piffari 1.54, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 460
Votanti 456
Astenuti 4
Maggioranza 229
Hanno votato
199
Hanno votato
no 257).Pag. 103

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Monai 1.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato
201
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Milo 1.58, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 462
Votanti 461
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato
211
Hanno votato
no 250).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Milo 1.57, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 463
Votanti 462
Astenuti 1
Maggioranza 232
Hanno votato
209
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.110, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 465
Votanti 464
Astenuti 1
Maggioranza 233
Hanno votato
205
Hanno votato
no 259).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Milo 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 462
Votanti 461
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato
210
Hanno votato
no 251).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.111, non accettato dalla Commissione né dal Governo.Pag. 104
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 459
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato
201
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Borghesi 1.60, non accettato dalla Commissione né dal Governo, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 471
Votanti 460
Astenuti 11
Maggioranza 231
Hanno votato
197
Hanno votato
no 263).

Prendo atto che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 1.61, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 465
Votanti 464
Astenuti 1
Maggioranza 233
Hanno votato
206
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che i deputati Landolfi e Vincenzo Antonio Fontana hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Occhiuto 1.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 452
Votanti 451
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato
199
Hanno votato
no 252).

Prendo atto che i deputati Giammanco e Antonino Foti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che il deputato Naro ha segnalato che non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1-bis. 200 della Commissione e 1-bis. 300 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del Regolamento), accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 467
Votanti 462
Astenuti 5
Maggioranza 232
Hanno votato
441
Hanno votato
no 21).Pag. 105

Prendo atto che i deputati Martinelli, Minasso e Raisi hanno segnalato di aver espresso voto contrario mentre avrebbero voluto esprimerne uno favorevole.
Il successivo emendamento, Borghesi 2.1, è precluso dall'approvazione dell'emendamento 1.202 della Commissione.
Secondo le intese intercorse, sospendiamo l'esame del provvedimento che riprenderà nella seduta di lunedì 24. Sospendiamo anche la seduta, che riprenderà fra cinque minuti con lo svolgimento di interpellanze urgenti.

La seduta, sospesa alle 19,05, è ripresa alle 19,20.

Costituzione della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta odierna, la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ha proceduto alla elezione dei vicepresidenti e dei segretari.
Sono risultati eletti: vicepresidenti, i deputati Giorgio Lainati e Giorgio Merlo; segretari, i deputati Luciano Mario Sardelli ed Enzo Carra.

MARIO TASSONE. Dobbiamo festeggiare, signor Presidente?

PRESIDENTE. Beh, credo di sì, fuori da quest'Aula.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di Gruppo, è stata stabilita la seguente organizzazione dei lavori per la settimana 24-28 novembre:

Lunedì 24 novembre (ore 11):
Discussione sulle linee generali della mozione Fassino ed altri n. 1-00065 sul contributo della Presidenza italiana alla definizione dell'agenda del G8 del 2009.

Lunedì 24 (ore 16, con eventuale prosecuzione notturna), martedì 25, mercoledì 26, giovedì 27 e venerdì 28 novembre (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna) (con votazioni):

Seguito dell'esame dei disegni di legge:
n. 1762 - Conversione in legge del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali (da inviare al Senato - scadenza: 8 dicembre 2008);
n. 1857 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 ottobre 2008, n. 151, recante misure urgenti in materia di prevenzione e accertamento di reati, di contrasto alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina (Approvato dal Senato - scadenza: 1 dicembre 2008).

Seguito dell'esame della mozione Fassino ed altri n. 1-00065 sul contributo della Presidenza italiana alla definizione dell'agenda del G8 del 2009.

Seguito dell'esame dei disegni di legge:
n. 1891 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali (Approvato dal Senato - scadenza: 6 dicembre 2008) (la discussione sulle linee generali avrà luogo mercoledì 26 novembre, al termine delle votazioni);
n. 1813 - Conversione in legge del decreto-legge 20 ottobre 2008, n. 158, recante misure urgenti per contenere il disagio abitativo di particolari categorie sociali (da inviare al Senato - scadenza: 19 dicembre 2008).

Pag. 106

Lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (question time) avrà luogo mercoledì 26 novembre, dalle ore 15 alle ore 16 circa.

Lo svolgimento di interpellanze urgenti avrà luogo nella giornata di giovedì 27 ed eventualmente nella giornata di venerdì 28 novembre al termine delle votazioni.

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 19,22).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Rinvio delle interpellanze urgenti Donadi n. 2-00220, Laratta n. 2-00154, De Girolamo n. 2-00221, Narducci n. 2-00222, Pelino n. 2-00210 e Fava n. 2-00214)

PRESIDENTE. Avverto che, in base ad accordi intercorsi tra il Governo ed i presentatori, lo svolgimento delle interpellanze urgenti Donadi n. 2-00220, Laratta n. 2-00154, De Girolamo n. 2-00221, Narducci n. 2-00222, Pelino n. 2-00210 e Fava n. 2-00214 è rinviato ad altra seduta.

(Iniziative in relazione al blocco di due impianti dell'area industriale di Porto Torres da parte della Polimeri Europa - n. 2-00218)

PRESIDENTE. L'onorevole Melis ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00218, concernente iniziative in relazione al blocco di due impianti nell'area industriale di Porto Torres da parte della Polimeri Europa (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

GUIDO MELIS. Signor Presidente, intendo intervenire brevemente. Ringrazio il sottosegretario della sua presenza e mi scuso se mi permetterò di riassumere in una brevissima presentazione i dati essenziali del problema che abbiamo di fronte, che questa nostra interpellanza urgente intende affrontare. Nell'area industriale di Porto Torres la Polimeri Europa ha bloccato nelle scorse settimane, senza accordo ad alcun livello con il sindacato, per almeno un anno (così ci è stato detto) e senza fornire alcuna adeguata motivazione, due degli impianti più moderni dell'intera fabbrica, esattamente le linee di produzione del cumene e del fenolo.
La conseguenza immediata di questo provvedimento è lo smobilizzo di duecento lavoratori e già questo, nella drammatica situazione occupativa del nord della Sardegna, costituisce un serissimo elemento di preoccupazione, tale da giustificare la nostra interpellanza.
Ma c'è di più: fermare i due reparti della produzione del cumene e del fenolo (a suo tempo, ricordo, furono la contropartita chiave di una strategia che vide a Porto Torres il sacrificio concordato, in quel caso, della produzione delle fibre) significa provocare una serie di reazioni a catena, perché verrebbe a mancare l'utilizzo di una parte dei derivati dell'impianto di testa dello stabilimento, il cracking, rendendo di fatto strutturalmente fragili le altre filiere produttive nell'intera Sardegna.
L'impianto cracking infatti, oltre al benzene e al propilene, che alimentano la filiera del cumene e del fenolo, produce l'etilene, che è materia prima indispensabile per la filiera cloro-cloroderivati-pvc (filiera che opera nel sito di Assemini nel sud della Sardegna e naturalmente anche a Porto Torres, e costituisce uno dei punti fondanti dell'accordo sui poli chimici della Sardegna sempre attuale e sottoscritto da istituzioni, parti sociali e politiche sia a livello regionale, sia a livello nazionale).
L'indebolimento del sistema integrato di cui sto parlando e l'indebolimento di questa filiera comportano fatalmente l'insostenibilità industriale dell'altra filiera. La chiusura totale comporta un processo inevitabile di desertificazione, che rischia di interessare tutto il tessuto industriale della Sardegna. Vorrei ricordare, inoltre, che il numero complessivo di occupati diretti nel sito di Porto Torres è attualmentePag. 107di 1600 persone, comprese le imprese terze, e di circa 1000 unità è valutabile l'indotto; nel sito collegato di Assemini, invece, i diretti occupati sono circa 350 e 250 è l'indotto. Vorrei aggiungere che non stiamo parlando di produzioni obsolete o in predicato di essere dismesse, perché tecnologicamente superate, come talvolta accade, ma stiamo parlando, invece, di produzioni che non è esagerato definire di avanguardia in campo nazionale ed internazionale, nelle quali la maggior parte dei lavoratori impiegati non supera i 30-35 anni di età. Si tratta di lavoratori e di maestranze - le assicuro - dotate di un'elevatissima cultura professionale.
Per fornire, in questa sede, un solo dato, il cumene, nel 2007, ha realizzato nell'area di Porto Torres un record di produzione nazionale. Se, come si dice ora per giustificare malamente il provvedimento, qualche defaillances può essersi verificata negli ultimi tempi, questa è dovuta piuttosto all'assenza di investimenti recenti da parte dell'azienda, giacché con investimenti anche minimi, a detta di molti esperti, si potrebbero, sin da domani, facilmente eliminare gli eventuali fattori negativi. Del resto, in questi reparti, negli ultimi trenta mesi, sono stati assunti - basterebbe solo questo dato - 180 dipendenti per lavori definiti e a tempo indeterminato. Qui si distribuiscono 100 milioni di euro di retribuzioni non assistenziali; qui dal 1978, non arrivano più soldi pubblici, ma si lavora e si produce esclusivamente con le proprie forze. Parliamo, dunque, signor sottosegretario, di industria sana e non di industria assistita.
Tuttavia, non possiamo ignorare, signor Presidente e signor sottosegretario, che il grave colpo inferto all'intera area dal recente provvedimento della Polimeri Europa si inquadra anche in una studiata strategia dell'ENI di ritirata dalla chimica (non solo dalla chimica sarda) e di progressivo strangolamento del polo di Porto Torres.
È su questo punto che verte la seconda parte della nostra interpellanza urgente, quella relativa alla bonifica e al successivo rilancio industriale dell'intera zona. Come ha denunciato, con accenti di grande e giustificata preoccupazione, il sindaco di Porto Torres, anche recentemente, in un'affollata assemblea di lavoratori e di autorità locali tenutasi sabato scorso nella stazione marittima di quella città, la bonifica della zona, prevista da precisi accordi di programma fin dal 2003, rimasti colpevolmente inattuati, è ferma. In conseguenza di ciò, è bloccata la possibilità di insediare in questa zona nuove iniziative industriali; è fermo l'accordo di programma per le bonifiche, imboscato dal settembre 2007 presso il Ministero dell'ambiente, che non approva - ed è incomprensibile - il piano di analisi di rischio; sono ferme ed anzi, irrimediabilmente perse, molte delle prospettive industriali che si sono via via presentate. Per citarne solo una, la più recente, che è richiamata nella nostra interpellanza urgente, è ferma la possibile apertura a Porto Torres di una nuova attività nell'ambito della cantieristica navale.
Si profila a Porto Torres un doppio rischio: è ferma la bonifica, con relativo scoraggiamento degli investimenti ed è ferma la produzione nel suo segmento strategicamente più cruciale, con relativo rischio di uscire definitivamente dalla filiera produttiva nazionale. In effetti - non ho bisogno di spiegarlo - sarebbero drammatiche per tutta l'occupazione della Sardegna (non solo del nord della Sardegna, ma in generale, credo, per tutta l'occupazione del comparto chimico in Italia) le conseguenze di questa studiata strategia di ritiro dalla chimica.
Signor sottosegretario, riteniamo che la chimica in Italia vada, al contrario, difesa a denti stretti. Ricordo un bel libro di uno studioso serio come Luciano Gallino che, qualche anno fa, elencava i settori strategici dai quali l'Italia si è progressivamente ritirata a partire dagli anni Ottanta. Una ritirata disastrosa, che rischia di trasformarci da quinto Paese industriale del mondo, quale eravamo ancora negli ultimi anni Settanta, a Paese del turismo e della ristorazione, della pizza e del mandolino. Un grande Paese quale l'Italia pretende,Pag. 108giustamente, di essere considerato a livello internazionale, non può rinunciare alla grande industria, non può rinunciare all'indotto di innovazione e di ricerca che solo la grande industria comporta.
Dico delle ovvietà, signor sottosegretario, che lei conosce meglio di me, ma forse non tanto se si guarda alla politica ENI in Sardegna e altrove ed è di questa politica che siamo seriamente preoccupati. È di questi mesi, come ella sa, signor sottosegretario, l'interesse per la chimica sarda da parte di un gruppo identificabile nella figura di un imprenditore veneto, il cavalier Sartor. Sono in corso, mentre sto parlando, incontri e trattative che coinvolgono in prima persona la stessa regione sarda.
Personalmente, per quanto senta parlare di una relativa affidabilità di Sartor, in quanto imprenditore, si dice, con esperienza nella sola metalmeccanica e non nella chimica, sono tra quanti giudica prudente verificare e non scartare a priori una simile soluzione. Ciò purché, naturalmente, assicuri lo sviluppo delle attività chimiche in Sardegna, nell'ambito di una visione nazionale del problema della produzione chimica.
Penso, come pensano, del resto, autorevoli esperti ed esponenti dello stesso sindacato, che si debbano creare le sedi, i tavoli, come si usa dire, nei quali, seguendo un esempio virtuoso come quello di Porto Marghera, si possa mettere in atto quello che è stato definito l'allineamento istituzionale atto a risolvere, in un quadro programmatico chiaro, i problemi del settore. Penso che il Ministro - mi rivolgo in questo caso al sottosegretario - debba assumere in questo quadro un ruolo decisivo di motore e di garante. Anche su questo le chiediamo di assumere un impegno a nome del Governo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Roberto Menia, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MENIA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, la Polimeri Europa Spa, società petrolchimica del gruppo ENI, è impegnata nei settori della chimica di base e delle materie plastiche e opera, per quanto concerne la chimica di base, attraverso gli impianti produttivi situati negli stabilimenti italiani di Porto Torres, Priolo, Gela, Porto Marghera, Brindisi, Ravenna, Mantova e dello stabilimento francese Sarroch.
La politica del Ministero dello sviluppo economico per l'industria chimica è finalizzata a riqualificare i poli chimici e a promuovere processi di reindustrializzazione compatibili con l'ambiente, attraverso il consolidamento della chimica di base e lo sviluppo delle filiere a valle.
In considerazione dell'importanza strategica che la chimica, soprattutto quella di base, riveste per la crescita e lo sviluppo dell'intero sistema produttivo nazionale, il Mise ha dato avvio a un tavolo nazionale per lo sviluppo eco-compatibile del settore, al fine di definire le azioni che sostengano, nel rispetto dell'ambiente, lo sviluppo del comparto, la competitività delle produzioni e la crescita dell'industria italiana. I primi incontri del tavolo e le attività del Ministero, sono stati finalizzati al consolidamento e alla salvaguardia della filiera del cloro e dei cloroderivati, presenti in Italia a Porto Torres, Assemini, Marghera e Ravenna.
Particolare attenzione è rivolta alla Sardegna, dove sono presenti tre poli chimici, quello di Porto Torres, Ottana e Assemini, e dove più di un quinto della ricchezza prodotta dal sistema industriale proviene dall'industria chimica e da quella dei prodotti petroliferi.
Con riferimento alle preoccupazioni espresse dagli interpellanti, circa gli effetti che la fermata della produzione di cumene e di fenolo produrrà sui livelli occupazionali dello stabilimento di Porto Torres, si fa presente che, a tale proposito, è stata interpellata la Polimeri Europa che ha chiarito, in primo luogo, i motivi per i quali ha assunto tale decisione, specificando che gli stessi sono da attribuire al crollo, a livello europeo del mercato degli intermedi e alle pessime previsioni per ilPag. 109futuro. Inoltre ha precisato che il personale coinvolto dalla fermata è di circa un centinaio di unità e che, a tal proposito, la proposta del sindacato locale è quella di riallocare nell'immediato il personale in eccesso, dopo la messa in sicurezza degli impianti.
Peraltro, la società ha riferito che, essendo possibile pensionare un consistente numero di lavoratori, non sarà necessario ricorrere ad altri strumenti quali la cassa integrazione guadagni ordinaria. Ha precisato, infine che, gestite le cento eccedenze, a Porto Torres rimarranno circa seicento dipendenti che lavoreranno presso gli impianti rimanenti. Poiché tale fermata potrebbe determinare un ulteriore sbilanciamento del cracking di Porto Torres che, tra l'altro, alimenta l'intera filiera del cloro e dei cloroderivati presente a Porto Torres e Assemini, il tavolo nazionale per la chimica, che verrà convocato nuovamente nei prossimi giorni, porrà particolare attenzione al piano che il gruppo ENI si è impegnato ad illustrare.
Considerato che il predetto Tavolo ha l'obiettivo di delineare il quadro di riferimento settoriale, partendo dal quale individuare le azioni da promuovere per favorire il consolidamento e lo sviluppo della chimica italiana, il piano dell'ENI non potrà non prevedere il consolidamento dei cracking attraverso un maggiore utilizzo in loco dei prodotti di ciascuno di essi (i cracking presenti in Italia sono localizzati a Porto Torres, Marghera, Brindisi e Priolo).
Per quanto riguarda più specificamente la richiesta contenuta nell'interpellanza in questione, in particolare, su quali iniziative il Governo intende assumere per accelerare la stipula degli accordi di programma finalizzati alla bonifica dell'area, si fa presente, sulla base delle notizie fornite dal Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che l'importo complessivo stanziato per le aree industriali di Porto Torres ammonta a 6.752.727 euro ed è stato individuato nelle risorse FAS 2007-2013 assegnate al predetto Ministero nell'ambito della delibera CIPE n. 166 del 2007, che stanziava risorse per interventi di carattere ambientale da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno. Tale stanziamento, secondo quanto precisato, è stato disposto nell'ambito della ripartizione delle risorse economiche a favore dei siti di interesse nazionale privi di copertura finanziaria, con decreto ministeriale 28 novembre 2006, n. 308 che integra il decreto ministeriale n. 468 del 2001 recante «Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale».
Nel merito, il predetto Ministero ha riferito che la complessità dei problemi da affrontare per la stipula degli accordi di programma tra Stato, regioni ed enti locali territorialmente interessati, previsti dall'articolo 2 del citato decreto ministeriale n. 308 del 2006, hanno reso necessario attivare specifici confronti con gli enti locali al fine di predisporre accordi di programma funzionali ad affrontare il risanamento dei SIN, tra i quali anche quello di Porto Torres. È stato, tuttavia, precisato che a seguito della riprogrammazione disposta dalla legge n. 133 del 2008 delle risorse FAS 2007-2013, di cui alla citata delibera del CIPE n. 166 del 2007, si è registrato un rallentamento delle attività di programmazione che su tali risorse facevano affidamento e che poiché tale processo risulta ora in fase conclusiva, a breve, il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare potrà disporre delle risorse necessarie all'attuazione dell'accordo di programma, all'adesione del quale si può pervenire attraverso atto transattivo come avvenuto per gli accordi di programma già stipulati (Napoli orientale, Brindisi, e Priolo) e per altri in via di definizione (Mantova, Massa Carrara, Piombino, Trieste e Grado Marano).
Riguardo all'accordo di programma di Porto Torres, il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha comunicato che lo scorso 12 novembre si è svolto un incontro con i rappresentanti della regione Sardegna nel corso del quale lo stesso Ministero si è impegnato a trasmettere, appena conclusa la riprogrammazione, la bozza finale del testo di accordo al fine di pervenire, in tempi rapidi,Pag. 110alla sua definizione e sottoscrizione. Il predetto Ministero ha, infine, segnalato la possibilità che gli interventi da includere in tale accordo possano rappresentare una facilitazione per le attività che potranno essere messe in campo nello stesso sito in attuazione del «Programma straordinario nazionale per il recupero economico produttivo di siti industriali inquinati», di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006. A tale riguardo, si fa presente che il Ministero dello sviluppo economico ha attivato le procedure previste dal Progetto strategico speciale di attuazione dell'anzidetto Programma e che, pertanto, in ossequio a tali procedure, ha acquisito le indicazioni delle regioni e le informazioni sulle potenzialità di reindustrializzazione dei siti indicati e sui relativi interventi di risanamento e bonifica ambientale.
Il Ministero, entro i termini previsti dal Programma, ha completato l'istruttoria e ha formulato una selezione dei siti più idonei a far parte dello stesso. Previo parere della Conferenza Stato-regioni, sarà, quindi, adottato un provvedimento che verrà assunto dal Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell'Ambiente, ai sensi dell'articolo 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni ed integrazioni.
Il sito di Porto Torres, segnalato dalla regione Sardegna al secondo posto, è stato valutato eleggibile dai competenti uffici del Ministero e potrebbe, quindi, essere incluso nell'elenco dei siti contaminati da reindustrializzare.

PRESIDENTE. L'onorevole Melis ha facoltà di replicare.

GUIDO MELIS. Signor Presidente, intanto ringrazio molto il sottosegretario per la ricchezza delle informazioni che ci ha fornito, che, in larga parte, confermano le nostre, e in altri casi, le completano e le integrano. Devo dire che i dati della Polimeri Europa, con particolare riguardo ai lavoratori interessati al blocco dei due impianti, ammontano a circa la metà del numero delle persone che a noi risultano allontanate dalle produzioni. Noi sappiamo, per certo, che si tratta di duecento persone, per lo più di giovane età; sarei, quindi, un po' prudente sulla verifica di questi dati.
A parte questo (che naturalmente sarà oggetto di esame), mi ritengo soddisfatto in particolare dell'attenzione che il rappresentante del Governo ha voluto prestare al tema dello sbilanciamento del cracking. Questo è il punto fondamentale. Non si possono chiudere due impianti di quella importanza strategica senza compromettere l'intero processo. E ho avuto l'impressione, sia pure nella percezione un po' rapida che ho avuto delle parole del sottosegretario, che su questo punto siamo d'accordo. Il tema fondamentale è quello della difesa di questo asse portante, senza il quale anche i buoni propositi di difendere la chimica in Italia sarebbero vanificati.
Per quanto riguarda il tema dell'accordo di programma e della bonifica del sito naturalmente anche qui prendo atto di tutto ciò che è stato detto. Vorrei solo aggiungere che noi pensiamo - ciò vale per il Partito Democratico, e mi faccio interprete di una larghissima opinione che investe le istituzioni locali, la regione, il sindaco e il consiglio comunale di Porto Torres e in generale le organizzazioni sindacali tutte - che qualunque processo di bonifica non debba puntare ad una riconversione ma debba puntare ad una conferma della vocazione industriale di quella area. Ormai questo sta in qualche misura nella storia. Siccome vi sono state di recente delle polemiche, anche in Sardegna, che mirano a bonificare per eliminare l'industria, noi siamo invece dell'opinione che l'industria sia compatibile con la difesa dell'ambiente e che si possa e si debba portare avanti i due obiettivi parallelamente, e che sia opportuno difendere i livelli occupazionali, questa produzione d'avanguardia che si svolge a Porto Torres ed al tempo stesso naturalmente evitare le drammatiche conseguenze che ha avuto nei decenni passati un'industrializzazionePag. 111senza regole, che ha portato a questi problemi così drammatici della bonifica.
Confidiamo che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare tenga fede agli impegni che vengono presi qui attraverso di lei, signor sottosegretario, e che i processi della bonifica industriale di Porto Torres vadano adesso alacremente avanti. Si è atteso anche troppo.

(Fenomeni di violenza contro i cristiani in Iraq - n. 2-00197)

PRESIDENTE. L'onorevole Renato Farina ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00197, concernente fenomeni di violenza contro i cristiani in Iraq (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

RENATO FARINA. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Enzo Scotti, ha facoltà di rispondere.

Testo sostituito con errata corrige volante ENZO SCOTTI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, onorevole Gianni Farina, il Governo segue con grande attenzione la questione delle minoranze religiose, in particolare di quella cristiana, in Iraq. Alla base dell'offensiva terroristica che è stata lanciata contro le componenti religiose del Paese - sunnita, sciita, cristiana, sabea e yazhidi - vi è il tentativo di fomentare contrapposizioni etniche e settarie e di operare forme di «pulizia religiosa», determinando un esodo della comunità cristiana. Circa 1600 famiglie hanno lasciato la città di Mosul recandosi per la quasi totalità nei villaggi a forte presenza cristiana nella piana di Nineveh. Meno di un centinaio di famiglie sono andate ad Erbil e a Dohuk nella Regione del Kurdistan iracheno.
Sotto la pressione della comunità internazionale e delle comunità cristiane in Iraq, il Governo di Baghdad ha cominciato a dare risposte alla forte richiesta di protezione dei cristiani di Mosul. Dopo la decisione di inviare quattro battaglioni della Polizia nazionale (tra questi è atteso un battaglione formato dai nostri carabinieri), in gran parte già schierati a presidio dei quartieri cristiani di Mosul, il 14 ottobre il Consiglio dei ministri ha deciso, su iniziativa del Ministro dell'Industria, l'assiro-cristiano, Hariri, misure per prestare soccorso agli sfollati e un significativo stanziamento economico per compensazioni e ricostruzione delle case distrutte. Anche per dare una risposta politica alle violenze subite dai cristiani, il Presidente della Repubblica, i massimi vertici istituzionali ed i leader delle principali forze politiche si sono adoperati, proprio nelle ultime settimane, per esplicitare nella legge elettorale una clausola che garantisca l'elezione di quote predeterminate di rappresentanti delle minoranze religiose.
L'emendamento approvato il 3 novembre dal Parlamento iracheno prevede che in tre province le minoranze si vedano garantito almeno un seggio. Una misura inferiore alle aspettative degli esponenti cristiani ma considerata positivamente dal rappresentante dell'ONU, De Mistura. Le misure economiche e di sicurezza adottate dal Governo iracheno sono state accolte con favore dalle oltre mille e cinquecento famiglie cristiane fuggite da Mosul.
Come l'onorevole interpellante sa, il Governo sta conducendo un'azione a tutto tondo a difesa delle comunità cristiane che subiscono violenze o vere e proprie persecuzioni nel mondo. E non a caso ha accettato senza riserve, e anzi con piena convinzione, l'ordine del giorno unitario proposto da tutti i gruppi politici lo scorso 30 ottobre in Senato e le mozioni presentate in quest'Aula da svariati gruppi politici lo scorso 10 novembre.
Questo impegno vale anche nel caso dell'Iraq. Il Governo non manca e non mancherà, perciò, di far presente in tutte le occasioni alle autorità di Baghdad l'importanza da noi attribuita ad una rapida normalizzazione della situazione, che consenta ai cristiani iracheni di ritornare alle proprie abitazioni in piena sicurezza. Un'azione sistematica e capillare che abbiamoPag. 112condotto, e continueremo a condurre, in stretto coordinamento con gli altri partners e con le istanze delle Nazioni Unite. Proprio nei giorni scorsi, il tema ha fatto oggetto di un passo del nostro ambasciatore a Baghdad presso il Ministro per gli sfollati Abd al Samad Sultan, membro del Comitato Ministeriale costituito per l'attuazione delle misure adottate a favore dei cristiani. Questi ha assicurato al nostro ambasciatore che l'impegno del Governo iracheno è diretto a favorire quanto prima il rientro dei cristiani a Mosul e ha fatto stato della forte contrarietà del Primo Ministro Al Maliki nei confronti di ogni iniziativa che non vada in tale direzione.
Lo stesso Presidente ha assicurato in un incontro con le gerarchie ecclesiastiche continuità e coerenza nell'impegno del Governo a tutela della minoranza cristiana, mentre rappresentanti delle stesse gerarchie hanno ricevuto espressioni di solidarietà e sostegno da parte del Grande Ayatollah Al Sistani.
ENZO SCOTTI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, onorevole Renato Farina, il Governo segue con grande attenzione la questione delle minoranze religiose, in particolare di quella cristiana, in Iraq. Alla base dell'offensiva terroristica che è stata lanciata contro le componenti religiose del Paese - sunnita, sciita, cristiana, sabea e yazhidi - vi è il tentativo di fomentare contrapposizioni etniche e settarie e di operare forme di «pulizia religiosa», determinando un esodo della comunità cristiana. Circa 1600 famiglie hanno lasciato la città di Mosul recandosi per la quasi totalità nei villaggi a forte presenza cristiana nella piana di Nineveh. Meno di un centinaio di famiglie sono andate ad Erbil e a Dohuk nella Regione del Kurdistan iracheno.
Sotto la pressione della comunità internazionale e delle comunità cristiane in Iraq, il Governo di Baghdad ha cominciato a dare risposte alla forte richiesta di protezione dei cristiani di Mosul. Dopo la decisione di inviare quattro battaglioni della Polizia nazionale (tra questi è atteso un battaglione formato dai nostri carabinieri), in gran parte già schierati a presidio dei quartieri cristiani di Mosul, il 14 ottobre il Consiglio dei ministri ha deciso, su iniziativa del Ministro dell'Industria, l'assiro-cristiano, Hariri, misure per prestare soccorso agli sfollati e un significativo stanziamento economico per compensazioni e ricostruzione delle case distrutte. Anche per dare una risposta politica alle violenze subite dai cristiani, il Presidente della Repubblica, i massimi vertici istituzionali ed i leader delle principali forze politiche si sono adoperati, proprio nelle ultime settimane, per esplicitare nella legge elettorale una clausola che garantisca l'elezione di quote predeterminate di rappresentanti delle minoranze religiose.
L'emendamento approvato il 3 novembre dal Parlamento iracheno prevede che in tre province le minoranze si vedano garantito almeno un seggio. Una misura inferiore alle aspettative degli esponenti cristiani ma considerata positivamente dal rappresentante dell'ONU, De Mistura. Le misure economiche e di sicurezza adottate dal Governo iracheno sono state accolte con favore dalle oltre mille e cinquecento famiglie cristiane fuggite da Mosul.
Come l'onorevole interpellante sa, il Governo sta conducendo un'azione a tutto tondo a difesa delle comunità cristiane che subiscono violenze o vere e proprie persecuzioni nel mondo. E non a caso ha accettato senza riserve, e anzi con piena convinzione, l'ordine del giorno unitario proposto da tutti i gruppi politici lo scorso 30 ottobre in Senato e le mozioni presentate in quest'Aula da svariati gruppi politici lo scorso 10 novembre.
Questo impegno vale anche nel caso dell'Iraq. Il Governo non manca e non mancherà, perciò, di far presente in tutte le occasioni alle autorità di Baghdad l'importanza da noi attribuita ad una rapida normalizzazione della situazione, che consenta ai cristiani iracheni di ritornare alle proprie abitazioni in piena sicurezza. Un'azione sistematica e capillare che abbiamoPag. 112condotto, e continueremo a condurre, in stretto coordinamento con gli altri partners e con le istanze delle Nazioni Unite. Proprio nei giorni scorsi, il tema ha fatto oggetto di un passo del nostro ambasciatore a Baghdad presso il Ministro per gli sfollati Abd al Samad Sultan, membro del Comitato Ministeriale costituito per l'attuazione delle misure adottate a favore dei cristiani. Questi ha assicurato al nostro ambasciatore che l'impegno del Governo iracheno è diretto a favorire quanto prima il rientro dei cristiani a Mosul e ha fatto stato della forte contrarietà del Primo Ministro Al Maliki nei confronti di ogni iniziativa che non vada in tale direzione.
Lo stesso Presidente ha assicurato in un incontro con le gerarchie ecclesiastiche continuità e coerenza nell'impegno del Governo a tutela della minoranza cristiana, mentre rappresentanti delle stesse gerarchie hanno ricevuto espressioni di solidarietà e sostegno da parte del Grande Ayatollah Al Sistani.

PRESIDENTE. L'onorevole Renato Farina ha facoltà di replicare.

RENATO FARINA. Signor Presidente, sono soddisfatto della risposta ma sono soprattutto soddisfatto di quanto accaduto oggi in Iraq proprio grazie alla visita del nostro Ministro degli affari esteri, Frattini, nella capitale irachena. Sono particolarmente soddisfatto dell'eco suscitata da questa visita con i suoi risultati e riferita dalle agenzie internazionali. Ho qui la France Press dove è riportata l'affermazione del nostro Ministro che dice di ringraziare il Ministro degli esteri, Zebari, per i suoi propositi concernenti la protezione delle minoranze in Iraq, dal momento che il tema è molto importante per l'Italia.
A sua volta sia il Ministro degli affari esteri sia il Premier Al Maliki sostengono come il Governo intenda incrementare l'opera di protezione dei cristiani. Ritengo che questo sia un grande successo e una grande prerogativa dell'Italia, vale a dire non tanto di difendere i cristiani in quanto abbiamo il Vaticano in casa ma perché la libertà è indivisibile e tra tutte le libertà quella di religione, non semplicemente la libertà religiosa, ma di religione cioè la possibilità di scegliere liberamente la propria fede senza essere perseguiti, ritengo che sia un dato essenziale per la democrazia.
Abbiamo mandato le nostre truppe in quel Paese per abbattere un tiranno e consentire la libertà. Abbiamo dato una mano agli Stati Uniti in questo. Il risultato è stato molto positivo dal punto di vista di molte libertà civili. Nella pratica questo addirittura ha significato passi indietro rispetto alla libertà di religione che vi era sotto il pur orribile regime di Saddam Hussein. A Baghdad erano presenti cinquanta parrocchie, c'era una diffusione serena del cristianesimo. Ho visitato parecchie volte l'Iraq: c'erano preti che circolavano liberamente onorati dalla gente.
Tutto questo, a partire dalla prima guerra del Golfo, ha avuto una grande flessione e, successivamente ancora, per i cristiani è diventato impossibile a causa anche di un atteggiamento, a mio avviso, sbagliato e sciocco delle truppe della coalizione presenti per dare la libertà al popolo. Infatti, le truppe hanno usato le chiese anche come magazzini militari, cosa che facevano i nazisti. Ritengo questo fatto un grave tradimento, anche della stessa cultura degli uomini che andavano in Iraq. Ricordo che a Baghdad c'erano 50 parrocchie. I cristiani erano 900 mila e da allora sono diventati 650 mila a causa dell'esodo forzato e della diaspora causata dalla guerra civile e, naturalmente, dalla presenza forte di Al Qaeda, ma anche da una mancanza di cure da parte della coalizione internazionale.
Di recente il vescovo Warduni, vicario patriarcale di Baghdad, ha denunciato l'atteggiamento omertoso dell'Unione europea, degli Stati Uniti d'America e dell'ONU riguardo lo stato dei cristiani e non mi stupisce, purtroppo, che il rappresentante dell'ONU si dichiari soddisfatto dell'elemosina che è stata versata dal Governo Al Maliki e dal Presidente iracheno ai cristiani.Pag. 113
L'articolo 50 della legge in vigore fino a poco tempo fa prevedeva che su 440 deputati, in Iraq, 15 appartenessero alle minoranze e di questi 13 ai cristiani. Adesso si è arrivati a tre cristiani. Dire che questo vada bene mi sembra veramente una stupidaggine. Infatti, il nostro Ministro degli affari esteri ha insistito con il Presidente Talabani (si chiama proprio così) perché fosse ampliata questa presenza che stava causando delle manifestazioni di protesta in Iraq fra i cristiani e ulteriori tentativi di fuga, perché ciò vuol dire far sparire i cristiani dalla vita del Paese. Far sparire una persona dalla vita politica significa ucciderla moralmente. Pertanto, il Presidente iracheno ha garantito di riprendere in mano la legge e di allargarla, nonostante il parere dell'ONU che sosteneva la bontà di tale legge. Dobbiamo anche imparare, qualche volta, a dire che l'ONU non è il Vangelo, almeno credo. Allo stesso modo penso che l'Italia, in questo senso, si sia mossa bene.
Le violenze che si susseguono in questo momento in Iraq contro i cristiani sono terrificanti. È stata ben descritta dal sottosegretario Scotti la fuga in massa dei cristiani. A me risultano 2.000-2.500 famiglie e, comunque, sono circa 15 mila persone. Di queste, 500 sono rientrate perché effettivamente il Governo si è mosso, credo anche grazie alla pressione italiana. Continuano, però, le uccisioni che sono opera di gruppi di Al Qaeda, ma non sono viste tanto male, purtroppo, da vari settori del Governo, perché tengono a bada una componente in più che almeno non si spartisce quello che ancora c'è nel Paese. Penso che la persecuzione dei cristiani e la loro presenza serena sia come il canarino del grisou, che si usava un tempo nelle miniere perché era il primo a morire. Se muore il canarino vuol dire che è morta la libertà.
La fuga dei cristiani da questi Paesi e la loro protesta è segno che qualcosa di gravissimo sta accadendo e che la democrazia non può semplicemente limitarsi al fatto che si svolgano delle elezioni formali ma o implica i diritti fondamentali oppure è una truffa. Questo è il grande punto della questione. Pertanto, ciò che vorrei proporre al Governo è di stabilire un osservatorio in qualsiasi luogo abbiamo mandato dei soldati, che hanno versato il sangue per le libertà. Auspico che vi sia un osservatorio che controlli, in qualche modo, la pratica della libertà e faccia pressioni sui Governi perché si faccia valere anche il peso del nostro sacrificio.
Questo era ciò che volevo dire, dichiarandomi soddisfatto di questo impegno che ritengo unico nel panorama mondiale e ciò rende onore al nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

(Misure in merito alla situazione di inquinamento ambientale dovuta a presunte irregolarità nello smaltimento di rifiuti tossici a Crotone - n. 2-00200)

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00200, concernente misure in merito alla situazione di inquinamento ambientale dovuta a presunte irregolarità nello smaltimento di rifiuti tossici a Crotone (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

MARIO TASSONE. Signor Presidente, signor sottosegretario, con questa interpellanza abbiamo tentato - mi auguro con buone ragioni, ma soprattutto con una seria prospettiva rispetto all'atteggiamento e alle decisioni che chiediamo al Governo - di illustrare qual è la situazione che si è venuta a creare a Crotone. A Crotone c'è una situazione estremamente delicata, per delle vicende ambientali legate allo smaltimento dei rifiuti tossici di alcuni complessi industriali che operano nel territorio di quel comune.
Ci sono 17 attività industriali, vi è soprattutto la vicenda dell'ex Pertusola, ed emerge quindi una storia di insicurezza. Quando parliamo di sicurezza non leghiamo questo nostro assunto e questo nostro ragionamento soltanto alla criminalità organizzata, ma lo leghiamo anche a vicende come questa, dove c'è il sotterramento di materiale tossico, dove c'èPag. 114un'azione di inquinamento e si mette in pericolo la salute dei cittadini e delle popolazioni.
Come si è saputo, si sono costruite su quel territorio anche delle scuole, ci sono interramenti di materiali anche in aree urbane e abitate, mettendo in pericolo, come dicevo, anche la vita, la salute e la prospettiva di quel territorio. La cosa che balza agli occhi di tutti è che le inchieste giudiziarie sono state avviate nel 1999: non si capisce come mai, dal 1999, dopo l'avvio dell'attività degli inquirenti, non vi sia stata nessuna azione di prevenzione, nessun blocco, nessuna iniziativa in questa direzione.
Voglio richiamare questo aspetto perché mi sembra estremamente grave. Infatti, dopo quasi nove anni scoppia il caso, quindi si attiva, anche reiteratamente, l'autorità giudiziaria che sequestra queste industrie e questi siti, avvia dei procedimenti, addotta delle misure cautelari, ma credo che questo deve porre anche degli interrogativi su come si è mossa la magistratura a Crotone. Mi si può rispondere, da parte del Governo, che la magistratura è un potere autonomo. Certamente è un potere autonomo, però mi attendo anche che il Governo esprima una sua posizione molto chiara in questa direzione. È inutile dire che i cittadini vivono momenti drammatici. La stampa ne ha dato comunicazione e, come dicevo poc'anzi, oggi sembra che tutto quanto cada nel silenzio. Soltanto i quotidiani locali e regionali tengono desta l'attenzione di una certa opinione pubblica su queste vicende di Crotone, ma, ovviamente, sulla stampa nazionale ormai non c'è traccia di un problema così grave e di così ampie proporzioni.
Non c'è dubbio che noi chiediamo, da parte del Governo e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, una serie di iniziative di bonifica. Il sottosegretario, che avrà ovviamente una documentazione da sottoporre alla nostra attenzione, parlerà lungamente delle conferenze di servizi istruttorie che il Ministero dell'ambiente ha tenuto non solamente per quanto riguarda il sito di interesse nazionale di Crotone, ma anche per quelli di Cassano e di Cerchiara. Parlerà delle misure che sono in atto da parte della Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ma ritengo che bisogna spingere di più l'azione del Ministero per capire quali sono le responsabilità e se questa azione di bonifica è fatta seriamente, sul piano di un intervento più cogente, esaustivo ed incisivo.
Credo che ci sia un rallentamento da parte di chi dovrebbe avere la responsabilità (mi riferisco alla società responsabile, la Syndial dell'ENI). Non credo che ci sia una grande disponibilità alla collaborazione. C'è un rallentamento dell'attività, e ritengo che il Ministero dovrebbe anche... sottosegretario, mi riferisco alla società Syndial che sta dimostrando... vediamo se ci possiamo raccapezzare...siamo pochissimi, però se al banco del Governo c'è quell'assembramento...

ROBERTO MENIA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. L'ascolto.

MARIO TASSONE. Lo dico per non farla disturbare, grazie. Altrimenti, le interrogazioni e le interpellanze si riducono ad un fatto rituale. Aspetto certamente la sua risposta e ne trarrò le mie conclusioni. La Syndial, che è dell'ENI...credo le possa interessare, perché conosco la sua sensibilità, signor sottosegretario...se non le interessa...le parlavo della Syndial, che lei conosce molto bene: le chiedo una risposta sulla Syndial. Le chiedo se il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è disponibile anche a sostituirsi ad essa, perché sta dimostrando qualche apatia, tanto per usare un eufemismo, quindi una non disponibilità ad operare per quanto riguarda la bonifica e l'azione che dovrebbe pur fare, perché la Syndial è la società responsabile.
Non c'è dubbio che questo sia il punto più importante su cui dovremo avere una risposta. Chiediamo se il Ministero dell'ambiente si voglia sostituire in questa azione, rivalendosi anche economicamente sulla Syndial, oppure se c'è un riguardo rispetto ad una società che, lo ripeto perPag. 115la quarta volta, è responsabile grandemente per ciò che ha provocato nel sito e nel territorio di Crotone.
Attendo la risposta da parte del sottosegretario, lo ringrazio anticipatamente, lo farò anche in fase di replica, e trarrò le conclusioni sulla base degli elementi e dei dati che mi porterà il sottosegretario.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Roberto Menia, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MENIA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, onorevole Tassone, cercherò di rispondere dando una serie di elementi; abbiamo cercato di confezionare bene questa risposta, non è una rispostina che ogni tanto è prassi fare, di 30 righe, ma ci sono una documentazione e una serie di elementi per i quali mi auguro possa al termine dichiararsi soddisfatto.
In merito alle varie questioni da lei prospettate in questa interpellanza le rappresento quanto segue.
L'indagine denominata «Black Mountains», condotta dalla procura di Crotone con il supporto operativo del nucleo investigativo sanità e ambiente e della squadra mobile della Polizia di Stato di Crotone, ha portato, il 25 settembre 2008, al sequestro preventivo, su ordine emesso in data 22 settembre 2008 dal GIP del tribunale di Crotone, di 18 aree ubicate nei comuni di Crotone, Cutro e Isola Capo Rizzuto (tutti in provincia di Crotone) dove gli indagati, dal 1999 ad oggi, avrebbero realizzato vaste discariche non autorizzate di rifiuti pericolosi (si tratta di circa 350 mila tonnellate) effettuando lavori con l'impiego di materiali tossici costituiti da conglomerato idraulico catalizzato e da scoria cubilot, un composto di sabbia silicea, loppa di altoforno e catalizzatori, la cui matrice altro non è che un rifiuto proveniente dalla lavorazione delle ferriti di zinco effettuata nello stabilimento della ex Società Pertusola sud di Crotone, oggi Syndial Spa.
Nel corso dell'indagine, che si ricollega ad un procedimento penale risalente al 1999, condotta dal sostituto procuratore Bruni della procura della Repubblica di Crotone, si è proceduto a nuovi carotaggi sui siti già oggetto di accertamenti. A tutti gli indagati, a seguito delle ulteriori analisi effettuate sui siti indicati, sono stati contestati i seguenti reati : avere concorso, o comunque cooperato, alla realizzazione di vaste discariche non autorizzate di rifiuti pericolosi (di cui agli articoli 81, 110 e 113 del codice penale, 51, commi 3 e 5, in relazione all'articolo 256, commi 3 e 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006); avere compiuto fatti diretti a cagionare disastri per la salute e l'incolumità pubblica (di cui agli articoli 81, 110 e 434 del codice penale). Tra le aree oggetto del provvedimento di sequestro sono ricompresi suoli su cui sono stati costruiti: due istituti scolastici; un'area nei pressi della locale questura di Crotone; la banchina di riva del porto commerciale. Il provvedimento è stato notificato anche al Commissario per l'emergenza ambientale della regione Calabria, professor Goffredo Sottile, nominato quale custode giudiziale dei siti sottoposti a sequestro. Il fascicolo processuale, atteso che le attività sono ancora nella fase delle indagini preliminari, è secretato e, pertanto, non è possibile fornire ulteriori notizie in merito.
Occorre al riguardo, però, rammentare che la situazione ambientale della regione Calabria è critica sin dal 1997, quando fu dichiarato lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani con apposito DPCM del 12 settembre 1997. Da allora si sono succedute varie ordinanze, a partire dalla n. 2696 del 21 ottobre 1997, con le quali sono stati attribuiti, ai diversi Commissari nominati (otto), i necessari poteri straordinari volti a garantire gli interventi dovuti per smaltire detti rifiuti speciali e pericolosi, per approntare la bonifica ed il risanamento ambientale dei suoli e dei sedimenti inquinati, dei siti industriali e delle falde, nonché le operazioni a tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione.Pag. 116
Lo stato di emergenza nei termini citati sarebbe cessato il 31 ottobre 2007; poi con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3645 del 22 gennaio 2008, è stato affidato al prefetto Montanaro il compito di provvedere fino al 30 giugno 2008, in regime ordinario ed in termini di urgenza, al completamento di tutte le iniziative ancora di propria competenza già programmate ed in corso di attuazione per il definitivo superamento del contesto di criticità ambientale della regione. Con ordinanza n. 3690 del 4 luglio 2008, l'incarico di Commissario delegato è stato infine affidato al prefetto Goffredo Sottile fino al 31 dicembre 2008, e fino a quella data il Commissario delegato costituisce a tutti gli effetti il centro di imputazione di diritti ed obblighi.
Nel frattempo, con decreto ministeriale 18 settembre 2001, n. 468, l'area industriale dell'ex Pertusola Sud ed alcune aree limitrofe, interessate dalla contaminazione derivante dalle attività dell'impianto industriale, erano state ricomprese nel SIN (sito di bonifica di interesse nazionale) di Crotone - Cassano - Cerchiara.
Con riferimento alle scorie cubilot, la procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone il 17 marzo 2004 notificò «la presenza di siti inquinati ai sensi dell'articolo 8 del DM 25 ottobre 1999 n. 471» allegando «l'elenco dei siti interessati all'interramento delle scorie di lavorazione del reparto Cubilot della Pertusola di Crotone».
Ad oggi dunque, in base alle indagini, risulta la presenza di tale materiale in massiccia quantità (per un totale pari a 572 milioni 932 mila 325 chilogrammi), che è stato utilizzato per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali, come già indicato, per la costruzione della banchina di riva del porto commerciale di Crotone, presso la discarica di località Armeria di Crotone, addirittura risulta impiegato perfino nei complessi contenenti due istituti scolastici.
La situazione, pur grave e delicata, è tenuta sotto costante controllo da parte del Ministero dell'ambiente, che aveva espletato già apposita attività istruttoria convocando più conferenze di servizi, di cui l'ultima risale al luglio 2007, con la quale aveva chiesto all'ufficio del Commissario di accelerare gli studi del gruppo di lavoro per l'indagine epidemiologica da svolgersi sulla popolazione presumibilmente influenzata dalle attività industriali condotte nel territorio dei comuni di Crotone, Cassano allo Jonio e Cerchiara Calabra.
Non solo, per il recupero del danno ambientale cagionato, nel 2006 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, unitamente alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed al Commissario delegato per l'emergenza ambientale nel territorio della regione Calabria, aveva promosso innanzi al tribunale civile di Milano azione risarcitoria per i danni provocati dall'attività industriale svolta dalla Pertusola Sud Spa (oggi Syndial Spa) nel comune di Crotone ed in quelli limitrofi. Nell'atto di citazione con il quale è stata introdotta la causa è fatto espresso riferimento alla presenza, fra i contaminanti individuati nell'area Pertusola, di arsenico contenuto, fra l'altro, nelle scorie Cubilot.
Nel corso dell'istruttoria del procedimento civile, il giudice, con ordinanza del gennaio 2008, ha disposto una perizia tecnica d'ufficio per l'accertamento definitivo dei danni arrecati. Intanto con ordinanza n. 196 del 25 settembre 2008, il sindaco del comune di Crotone ha ordinato ai soggetti indagati, nell'ambito dell'indagine sopra citata, di presentare un progetto complessivo per addivenire alla completa bonifica delle aree interessate dal sequestro giudiziario.
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si è immediatamente attivato secondo un principio di precauzione per verificare all'interno dell'area SIN gli interventi di messa in sicurezza da effettuare eventualmente sui siti inquinati, operando in raccordo con il Commissario. A tal proposito è stata investita anche l'ISPRA, in collaborazione con l'ARPA, per effettuare gli accertamenti necessari, mirati a definire la natura, la composizione e i livelli di inquinamentoPag. 117ambientale presenti nel SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara, con particolare riferimento alle aree in cui è presente il CIC (Conglomerato idraulico catalizzato), procedendo a ricercare tutti i potenziali inquinanti riferibili all'attività industriale effettuata nello stabilimento ex Pertusola Sud Spa. Anche la causa civile sta proseguendo con la produzione, da parte del Ministero, di ogni elemento ulteriore acquisito.
Ad oggi il Commissario Sottile dispone ancora di larga parte delle risorse già trasferite da questa Amministrazione (circa 29 milioni di euro) per la bonifica di Pertusola ed è in attesa dell'erogazione di 30 milioni di euro disposti ai sensi dell'OPCM. n. 3585 del 24 aprile 2007, articolo 4, commi 1, lett. b), e 2. Ciò può rappresentare un'importante risorsa per affrontare, con la massima urgenza, lo stato di crisi. Pertanto il Mistero dell'ambiente, attraverso la direzione competente, sta operando per accelerare i percorsi necessari alle attività di bonifica generale, finalizzati, in particolare, alla rimozione e allo smaltimento di questo materiale Conglomerato idraulico catalizzato, da realizzarsi da parte della società Syndial. Per bonificare è necessario preliminarmente procedere alla caratterizzazione dei CIC, operazione che sta svolgendo la procura. Qualora non si possa accedere ai dati di caratterizzazione della procura, occorrerà procedere ad una nuova attività di indagine, i cui tempi possono stimarsi in circa due mesi e, all'esito della caratterizzazione, accertata la pericolosità del rifiuto, il tempo minimo per il completamento delle attività di rimozione e smaltimento è stimabile in sei mesi.
Con riferimento alle implicazioni sulla salute pubblica sono intervenuti anche il Ministero della salute e l'Istituto Superiore di sanità, nonché il dipartimento tutela della salute della regione Calabria, con ARPA Calabria e rappresentanti degli enti locali, creando una vera e propria task force, volta ad approfondire le analisi ed indagini del caso.
Dal canto suo, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha fatto presente di essersi immediatamente allertato per appurare la veridicità delle notizie divulgate dagli organi di informazione, investendo del problema il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale di Crotone, il quale ha fatto presente che il sequestro preventivo di cui trattasi ha interessato due scuole ubicate nel comune di Crotone, e precisamente l'istituto comprensivo Alcmeone-plesso San Francesco e il piazzale antistante degli istituti di istruzione secondaria superiore: l'istituto professionale statale per l'industria e l'agricoltura Barlacchi e l'istituto tecnico-commerciale Lucifero. La circostanza, come prevedibile, ha prodotto un autentico allarme sociale: genitori, alunni e personale della scuola vivevano con preoccupazione e angoscia l'accaduto. I bambini dell'istituto comprensivo Alcmeone nel plesso di. S. Francesco hanno disertato le lezioni per due giorni (il 26 e 27 settembre 2008) temendo per la propria incolumità fisica. C'è da sottolineare che la magistratura ha sottoposto a sequestro preventivo non gli edifici scolastici, ospitanti le scolaresche, bensì le pertinenze, cioè i piazzali di relativo accesso.
Un filo diretto tra il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale e i dirigenti scolastici degli istituti in questione è servito a far sentire vicino alla scuola militante la voce dell'amministrazione, in termini di consigli, supporto, risoluzione di casi inquietanti. I colloqui e le iniziative, finalizzati a riportare un clima di maggiore serenità, si sono succeduti quotidianamente.
È il caso di sottolineare che sulla vicenda sono stati chiamati in causa dal dirigente dell'ufficio scolastico provinciale di Crotone, il presidente della provincia e il sindaco, in qualità di proprietari degli immobili di cui trattasi, il prefetto, il procuratore della Repubblica, il questore, il comandante dell'Arma dei Carabinieri e il direttore generale dell'ASL di Crotone.
Per quanto riguarda specificatamente la scuola, si può assicurare che a tutt'oggi gli alunni degli istituti suddetti frequentano regolarmente le lezioni. Infatti, le pertinenze antistanti gli istituti dell'IstitutoPag. 118tecnico commerciale e IPSIA (sezione meccanica) non risultano allo stato indispensabili all'ingresso nelle aule, perché, con accorgimento logistico, si è ovviato all'inconveniente attraverso un transito alternativo.
Più problematica la soluzione data al plesso San Francesco, oggetto di viva preoccupazione e di proteste da parte dei genitori di alunni di scuola primaria. Dopo ampia discussione e innumerevoli incontri scuola-famiglia, il dirigente scolastico e genitori e alunni, si è addivenuto di trasferire provvisoriamente, fino a pronunciamento dell'autorità giudiziaria, tutte le classi di quel plesso alla sede centrale dell'istituto comprensivo Alcmeone. Sono state adattate nuove aule con piccoli interventi. L'accoglienza non è ottimale, ma senz'altro adeguata all'emergenza.
Allo stato dei fatti, si può affermare che la situazione scolastica è sotto controllo, anche se rimane l'attesa dei risultati epidemiologici, chimici e di carotaggio.

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di replicare.

MARIO TASSONE.Signor Presidente, intanto devo ringraziare il sottosegretario per questa risposta articolata; non poteva essere diversamente, perché la situazione è complessa.
Nell'interpellanza e poi nel corso dell'illustrazione abbiamo sintetizzato la situazione. Rimane in sospeso una questione (voglio ripetere le cose che ho già detto poc'anzi): non si è capito bene perché un'indagine, avviata nel 1997-1998, su una situazione così grave e drammatica che riguarda la sicurezza, non ha avuto alcun seguito.
C'è poi anche tutta una serie di legami, soprattutto di iniziative a cui il sottosegretario faceva riferimento, anche prevedendo i tempi ed un certo scadenzario (due mesi e sei mesi); certo, tutto questo è importante, ma non mi lascia tranquillo, perché vi sono vari soggetti che operano in questa direzione e vi è una distribuzione e una diffusione delle responsabilità.
Quando le responsabilità sono ampie e diffuse, c'è sempre la legge dello scaricabarile e lo dico tra virgolette; non sappiamo poi individuare chi veramente ne porta pienamente la responsabilità.
Un'altra cosa, signor sottosegretario: lei ha fatto riferimento alle scorie cubilot; la stima del danno già effettuato è pari ad un miliardo e 900 milioni di euro. Sono, ovviamente, delle stime e, soprattutto, dei danni enormi, ma vi è un altro aspetto. Per quanto riguarda le matrici ambientali del suolo e le acque sotterranee, non sono ancora state attivate le opportune verifiche che stabiliscano lo stato di contaminazione.
Non si dispone di questo dato che credo sia importante. Richiamo la società Syndial del gruppo ENI; sembra che sia - mi consenta, per una vecchia colleganza in questo Parlamento - qualcosa di marginale.
Lei, nella risposta che ci ha fornito gentilmente, fa riferimento certo alla procura, ai commissari per l'emergenza ambientale, che si sono susseguiti sul territorio calabrese, ma le responsabilità di queste 17-18 imprese, di questa Syndial, non appaiono ben chiare.
Certamente vi è stata anche l'azione presso il tribunale di Milano da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha un senso, un significato e soprattutto è un messaggio molto eloquente, ma chiedo in questo momento da parte del Ministero un'attenzione maggiore; in Calabria siamo andati avanti con situazioni di emergenza relativamente ai rifiuti e allo smaltimento, ma l'istituto del commissario certamente non ha dato grandi prove, soprattutto in termini di economicità e di efficienza.
Non voglio entrare nel merito dei nomi, ma quando lei mi parla del prefetto Montanari, che è poi venuto successivamente, le dico che quest'ultimo ha svolto pienamente il proprio dovere, ha riparato e ha parato molti colpi in negativo e sta operando bene anche l'ex prefetto Sottile, che lei ha richiamato. Ma non è questo il dato: vi il dramma dell'emergenza, e quindi una responsabilità della regione Calabria; anche se la nomina del commissario per l'emergenza è ministeriale, non c'è dubbioPag. 119che vi sono una struttura ed un'attività che fanno riferimento alla regione stessa.
Ma ancora una volta non è questo il dato: c'è un territorio in cui non si è accertato pienamente qual è il grado della contaminazione. Si è fatta una ricognizione rispetto ad alcuni problemi e ad alcuni aspetti, ma sul territorio, sulle acque, sulle falde non sappiamo qual è la consistenza dell'avvelenamento! Si parla di avvelenamento per arsenico: questo, forse, fa paura. Fa paura pronunciare questa parola, ma qui si parla di arsenico, e non c'è dubbio che poi vi è una problematica legata ai rifiuti e alla criminalità organizzata.
Lo dicevo poc'anzi: i mafiosi non sono semplicemente quelli che sono catalogati in quanto tali; sono anche quelli con il colletto bianco, sono anche i capitani di industria. Sono criminali anche coloro che hanno fatto questo e che hanno operato per la distruzione del territorio stesso. Poc'anzi ascoltavo da parte del collega Farina la replica ad una risposta ad un'interpellanza per quanto riguarda le vicenda dell'Iraq: qui ci troviamo di fronte a situazioni simili. Non bisogna andare in Iraq per capire qual è il pericolo e la minaccia alla vita, il non rispetto per la vita e per la dignità della persona, per la vita dell'uomo: qui ci troviamo di fronte all'esaltazione dell'economicità e dell'interesse e del profitto, «fregandosene» di quelli che sono invece i territori, i siti, la cultura, la storia dell'uomo. Ecco perché chiedo misure di intervento! So quali sono le possibilità e le potenzialità di intervento da parte del Governo: non credo di dover svelare il mistero per cui il Governo molte volte incontra problemi e limiti nella sua azione, ma non vi è dubbio che questa è una questione che si pone a livello nazionale, visto che sono siti di interesse nazionale; e lei faceva riferimento non soltanto ai territori calabresi, ma anche ad altri territori fuori Calabria, per cui ci deve essere una presa di posizione e un coinvolgimento su questi problemi. Vorrei capire cosa sta facendo il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, visto e considerato che abbiamo perso di vista il Ministero della salute e l'abbiamo inserito in un Ministero molto più complesso, più grande e più articolato. Vorrei capire che cosa sta facendo l'Istituto superiore di sanità. Vorrei sapere che cosa sta facendo chi ha l'autorità primaria della tutela della salute nel nostro Paese.
Guardo con grande interesse, soprattutto con rispetto alle cose che ci ha detto. Credo che sia un rituale inutile che mi dichiari soddisfatto o insoddisfatto. Che cosa debbo dire? Siccome sono all'opposizione, dovrei dichiararmi insoddisfatto, come vedo molti colleghi che sono nella maggioranza che, pur replicando con critiche feroci, poi alla fine, per dovere di copione, si dichiarano soddisfatti. Queste sono un po' le anomalie di questo Parlamento. Ho richiamato più volte (chiedo scusa anche ai colleghi) la sua attenzione, signor Presidente, perché ritengo che lo strumento del sindacato ispettivo non sia un fatto rituale, che non ha significato, proprio per dare forza e dignità al Parlamento stesso e al ruolo che lei e che noi svolgiamo nell'interesse generale del nostro Paese: almeno questo è il nostro auspicio, il nostro interesse e il nostro obiettivo.
Ma non c'è dubbio che la vicenda non finisce qui e se avessi gli strumenti certamente agirei presso il Consiglio superiore della magistratura e forse questa è un'indicazione che possiamo fornire al Governo, che attraverso il Ministro Guardasigilli potrebbe indagare sui motivi per cui la magistratura abbia lasciato la questione in sospeso, pur rappresentando un pericolo.
Signor sottosegretario, devo dirle che nella sua risposta un aspetto resta lacunoso: le indagini sul territorio non vengono realizzate pienamente, non ci sono affatto. Le indagini sulla contaminazione del territorio (le indagini epidemiologiche a cui lei faceva riferimento) si stanno svolgendo, ma le indagini vere sul territorio, sulle falde, sulle acque che sono così importanti per l'agricoltura, che sono destinate all'irrigazione e che coinvolgonoPag. 120l'alimentazione con i prodotti della terra, sono aspetti che rimangono ancora nell'ombra e non sono stati evidenziati.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Tassone.

MARIO TASSONE. Concludo, signor Presidente. Volevo richiamare l'attenzione del sottosegretario su questi dati che a mio giudizio il Ministero ancora non ha ben presenti, anche perché, se così fosse, avrebbe fornito una risposta più esaustiva in questa direzione. Rimane, quindi, questa richiesta di impegno e questa sollecitazione.
In conclusione, sono certamente soddisfatto per la sua risposta e per l'impegno suo e del suo Ministero, ma sono ovviamente insoddisfatto per la conclusione per ciò che riguarda questa fase.

(Iniziative urgenti in relazione al rischio di fenomeni di siccità nella regione Puglia e al risanamento e potenziamento della relativa rete idrica - n. 2-00209)

PRESIDENTE. L'onorevole Patarino ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00209, concernente iniziative urgenti in relazione al rischio di fenomeni di siccità nella regione Puglia e al risanamento e potenziamento della relativa rete idrica (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, utilizzerò soltanto due minuti per illustrare l'interpellanza urgente, riservandomi (non prima di rivolgerne richiesta a lei) di poter presentare alla Presidenza una relazione più approfondita.
Dal mese di ottobre e ancora in questi giorni l'acquedotto pugliese, d'intesa con la regione Puglia, sta operando una serie di tagli alla erogazione causando una vita difficile non soltanto ai cittadini, ma anche all'agricoltura, che è un settore primario nella nostra regione. Siamo di fronte, quindi, ad una situazione che non è esagerato paragonare a quella dei rifiuti in Campania, sia pure con i dissalatori e gli invasi al posto dei termovalorizzatori.
Di qui la necessità di un intervento urgentissimo da parte del Governo che non si limiti al riconoscimento formale dello stato di crisi, ma che sottragga (anche per renderla unitaria) la gestione di questa vitale problematica pugliese all'inerzia e all'incapacità delle amministrazioni locali, a cominciare dal governo regionale.
Signor sottosegretario, con questa interpellanza io e altri quaranta colleghi firmatari chiediamo al Governo di mettere in campo le iniziative e i meccanismi più adeguati perché in tempi rapidi si riattivino i finanziamenti ancora possibili e si realizzino le opere necessarie, magari contemplando l'ipotesi della nomina di un supercommissario cui venga affidata la guida esclusiva dell'acquedotto e vengano attribuiti in materia di approvvigionamento idrico della Puglia tutti i compiti oggi dispersi tra le regioni Puglia, Campania, Basilicata e Molise e tra ogni altro ente che possa far parte di questo sistema idrico e occorre far presto, perché siamo già oltre ogni tempo massimo.

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Patarino per aver tenuto fede al suo impegno: è stato bravissimo.
Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Roberto Menia, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MENIA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Signor Presidente, onorevole Patarino, lei si riferisce all'emergenza idrica, evidenziando la scarsità idrica della regione Puglia ed indicando, tra le possibili cause che l'hanno determinata, la mancata attuazione di una serie di interventi di potenziamento e ammodernamento; chiede dunque che cosa ritenga di fare il Governo e quali iniziative intenda adottare.
Nell'ambito dell'accordo di programma quadro sulla tutela delle acque e la gestione integrata delle risorse idrichePag. 121dell'11 marzo 2003, stipulato tra il Governo e la regione Puglia, sono stati finanziati interventi urgenti nel comparto idrico della regione per una spesa totale di 1.073.357.150,84 euro.
Tali risorse sono state destinate: agli interventi da attuare nel settore dell'approvvigionamento idrico primario, nel comparto fognario e in quello depurativo, al risanamento delle reti idriche di distribuzione, all'adeguamento dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche, al ripristino e alla tutela dei corpi idrici pregiati, al riutilizzo delle acque reflue depurate, alla riduzione ed eliminazione degli scarichi di sostanze pericolose, agli interventi di monitoraggio e agli interventi urgenti sul sistema idrico delle isole minori.
In particolare, considerata la criticità del sistema di approvvigionamento in termini di disponibilità e di qualità della risorsa, in sede di accordo si è ritenuto necessario far ricorso ad una misura non convenzionale, quale è la dissalazione di acque costiere e marine.
L'approvvigionamento idrico della Puglia, infatti, soffre regolarmente di consistenti riduzioni delle disponibilità a causa dei ricorrenti periodi di siccità che caratterizzano tutta l'Italia meridionale.
Dall'ultimo rapporto di monitoraggio trasmesso dalla regione emerge che, al 31 dicembre 2007, lo stato di attuazione degli interventi previsti dall'accordo raggiunge solo il 42 per cento. Nello specifico, nel settore dell'approvvigionamento idrico primario non si evidenzia un significativo avanzamento della fase di realizzazione dei lavori, ovvero della fase procedurale rispetto a quanto segnalato nel precedente monitoraggio del 30 giugno 2007.
Le più recenti informazioni trasmesse dalla regione evidenziano che le problematiche che potrebbero caratterizzare i prossimi mesi sono legate principalmente all'andamento climatico attuale, che induce a previsioni meteorologiche di medio periodo poco rassicuranti.
Le precipitazioni meteoriche verificatesi nei mesi scorsi hanno comportato contributi di deflusso utile pressoché nulli. In base a queste considerazioni, pertanto, in assenza di precipitazioni atmosferiche significative, il tempo stimato per l'esaurimento del volume attualmente invasato è di pochissimi mesi.
Alla luce di tale situazione, il 21 ottobre scorso la giunta regionale ha deliberato di richiedere alla Presidenza del Consiglio dei ministri, per il tramite del Dipartimento della protezione civile, il riconoscimento dello stato di emergenza idrica, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, con lo stanziamento di un contributo straordinario di 40 milioni di euro, per finanziare il piano degli interventi urgenti da realizzare a breve termine, e di 150 milioni di euro, per gli interventi a medio e lungo termine.
La regione riferisce di aver già individuato gli interventi, ma che la realizzazione di essi presuppone l'adozione di provvedimenti di tipo emergenziale per il fatto che i processi autorizzativi appaiono complessi e di non rapida soluzione nell'ipotesi in cui si applichino le procedure ordinarie. Diviene quindi necessario attuare strategie di intervento urgenti configurabili come provvedimenti emergenziali.
Allo stesso tempo, per consentire alla regione Puglia di non trovarsi più in situazioni simili a quelle attuali, appare necessaria l'adozione di provvedimenti che permettano il completamento della pianificazione di lungo termine.
A tal proposito la regione ricorda la ben nota difficoltà nel dare inizio alla costruzione dei dissalatori previsti dall'accordo, sostenendo che, nonostante sia in itinere l'approvazione di un apposito dispositivo legislativo regionale che renda più agevole il percorso autorizzativo necessario alla loro realizzazione, in assenza di provvedimenti emergenziali di carattere sovraordinato, non è possibile pervenire in tempi brevi all'attivazione delle azioni necessarie al superamento degli ostacoli amministrativi e procedurali che impediscono la realizzazione dei dissalatori di Manduria, Brindisi e Bari che renderebbero disponibile, in un tempo relativamente breve, un volume idrico annuo pari aPag. 12215-20 milioni di metri cubi per ognuno di essi e in totale non inferiore a 45-60 milioni di metri cubi.
Attese le innegabili criticità fino ad oggi riscontrate, si ritiene che il riconoscimento dello stato di crisi della gestione delle politiche idriche pugliesi debba essere oggetto di seria valutazione.

PRESIDENTE. L'onorevole Patarino ha facoltà di replicare.

CARMINE SANTO PATARINO. Signor Presidente, adesso mi concederà quattro minuti invece dei due che ho impiegato nella mia illustrazione.

PRESIDENTE. Molto volentieri, gliene concederò anche di più, ci mancherebbe altro.

CARMINE SANTO PATARINO. Grazie, signor Presidente. Intanto, signor sottosegretario, la ringrazio per l'approfondimento della questione e la puntualità delle informazioni, e le dico subito che mi dichiaro soddisfatto. Nello stesso tempo però, nel dichiararmi soddisfatto, devo al tempo stesso dire che sono ancor più preoccupato, perché, come temevo nella mia relazione introduttiva e così come ho riportato anche nel testo della mia interpellanza, la situazione è critica ed è di difficile soluzione.
Lei ha correttamente ricordato l'accordo di programma stipulato l'11 marzo scorso, ha riportato correttamente numeri e cifre, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti stanziati cui ho fatto riferimento anche nella mia interpellanza urgente, e ha parlato di un miliardo e 100 milioni di euro che, in buona sostanza, secondo quanto riferisce anche la regione, non sono stati utilizzati o sono stati utilizzati soltanto in minima parte. Eppure, si dovevano realizzare delle opere importanti come quelle relativi all'approvvigionamento idrico, ai sistemi di smaltimento delle acque meteoriche, al risanamento delle reti idriche. È proprio questo il punto fondamentale. Abbiamo l'acquedotto più importante d'Europa, che perde quasi il 50 per cento dell'acqua, che è una risorsa e che, invece, non possiamo utilizzare. Lei ha parlato di tutto questo ed ha parlato delle inadempienze della regione, che ha dichiarato di non essere stata capace di realizzare tutte quelle opere, che pure erano state finanziate e progettate grazie al Governo Berlusconi (a livello nazionale) e al Governo Fitto (a livello regionale). A fronte di tutto questo, la regione continua a voler «fare cassa», chiedendo ancora due contributi rispettivamente di 40 e 150 milioni di euro. Non sappiamo in che modo sarà in grado di utilizzarli: se non è stata capace di utilizzare tutti quei finanziamenti, non riusciamo a capire come sia possibile da parte della regione chiedere ancora dei contributi.
Per queste ragioni, onorevole sottosegretario, pur dichiarandomi soddisfatto, come le ho detto, sono sempre più preoccupato della sorte presente e futura dell'acquedotto pugliese e delle conseguenze disastrose ricadenti sui cittadini pugliesi. Ecco perché mi permetto, ancora una volta, di insistere sulla richiesta della nomina di un commissario unico straordinario, che abbia l'autorevolezza e le qualità adeguate per governare e rendere efficiente ed attivo l'acquedotto - come ho affermato prima - più grande e più importante d'Europa. Soprattutto in questi ultimi tempi, esso ha dimostrato che di acqua ne fa tanta soltanto nei conti e nella gestione e ne perde tanta per la strada, ma ne porta poca ai nostri rubinetti e alla nostra agricoltura.

(Rinvio dell'interpellanza urgente Pagano n. 2-00204)

PRESIDENTE. Avverto che, su richiesta dei presentatori e con il consenso del Governo, lo svolgimento dell'interpellanza urgente Pagano n. 2-00204, concernente intendimenti del Governo in relazione all'istituzione di zone franche urbane in Sicilia, è rinviato ad altra seduta.

Pag. 123

(Iniziative per la revisione degli studi di settore - n. 2-00207)

PRESIDENTE. L'onorevole Gava ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00207, concernente iniziative per la revisione degli studi di settore (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

FABIO GAVA. Signor Presidente, la crisi finanziaria che ha «toccato» profondamente l'economia reale sta mettendo a dura prova la capacità degli studi di settore di rappresentare in maniera corretta la realtà delle imprese, capacità che, peraltro, era già in evidente difficoltà, in particolare nell'ultimo anno. La cosiddetta normalità economica definita dagli studi di settore si informa, infatti, a dati del 2006, che è l'anno in cui si è approvato questo nuovo criterio per determinare la congruità della dichiarazione dei redditi. Questo quadro economico, come è noto, è assolutamente cambiato, come emerge dai risultati che le imprese hanno conseguito negli anni successivi e che stanno conseguendo, soprattutto, in quest'ultimo anno. Quindi, credo che questa situazione determini l'urgenza di una risposta che deve essere assolutamente immediata e straordinaria, anche sul fronte dell'applicazione degli studi di settore.
Se guardiamo ad alcuni dati che sono in nostro possesso, la non congruità in base agli studi di settore del 2006, che era di circa il 15 per cento delle imprese, è passata nel 2007 a circa il 50 per cento delle imprese e, secondo una proiezione che ovviamente è orientata al 2008, questa non congruità dovrebbe addirittura salire al 70 per cento.
Capisco e comprendo perfettamente la preoccupazione di assumere decisioni che potrebbero essere interpretate in maniera distorta e cioè come incentivo all'evasione fiscale. In realtà l'obiettivo è esattamente il contrario, come il signor sottosegretario sa, ed è proprio quello di rendere gli studi di settore realmente efficaci. Il Governo sta valutando interventi economici importanti da adottare a favore delle famiglie e soprattutto a favore delle imprese che, penso, a breve verranno messi in discussione anche qui alla Camera.
Per quanto riguarda le imprese, credo, dovranno essere presi provvedimenti soprattutto di carattere generale che abbiano elementi legati alla fiscalità. Alcune notizie che sono apparse sui giornali in questi giorni e alcune interviste a membri del Governo confermano, a mio avviso, che si sta andando verso la direzione giusta. Per questo noi riteniamo che si tratta di un'ulteriore elemento che rende plausibile la necessità di una sterilizzazione, in attesa di una determinazione più precisa degli indici di congruità economica almeno a partire dal 2009.
Voglio infine ricordare che proprio l'altro giorno è stata approvata, qui alla Camera, la mozione n. 1-00062, a prima firmata dell'onorevole Stracquadanio, che è qui seduto vicino a me, concernente la situazione economica del nostro Paese. Essa conteneva in un punto, la lettera e), se non ricordo male, proprio un riferimento alla necessità di intervenire nei confronti degli studi di settore con una sterilizzazione proprio a partire dal 2009 o quantomeno con una forte revisione.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, Daniele Molgora, ha facoltà di rispondere.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, sappiamo essere questo un problema molto sentito che richiede una risposta adeguata. Osserviamo da principio che in primo luogo gli studi di settore sono inseriti in un sistema che ha una dinamicità sugli accadimenti economici. Pertanto, un ruolo determinante è costituito dall'attività di aggiornamento degli studi stessi, specialmente in un periodo di particolare congiuntura economica come è quello attuale. Al fine di rendere gli studi maggiormente rappresentativi della realtà economica, l'Agenzia delle entrate sta procedendo, in ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 1, comma 13, della legge n. 296 del 2006, a revisionare i singoliPag. 124studi di settore, nel termine massimo di tre anni dalla loro prima entrata in vigore o dalla precedente revisione.
È opportuno precisare che, se il contribuente effettua la dichiarazione dei redditi, non ha, in realtà, un dovere di adeguarsi al livello di congruità indicata nello studio a lui applicato, se ritiene che tale livello non rispetti la sua specifica realtà di impresa: quindi, se ci sono degli accadimenti particolari che lo portano al di fuori della normale attività, ciò rappresenta una giustificazione sufficiente per non adeguarsi agli studi di settore. Inoltre ricordo che la condizione di non congruità non può implicare alcun accertamento automatico.
A conferma di tale orientamento, è opportuno precisare che l'Agenzia delle entrate, con circolare 5/E del 23 gennaio 2008, ha ribadito che l'accertamento attraverso gli studi di settore non può essere comunque effettuato in modo automatico dato che il suo contenuto dipende dall'esito imprevedibile a priori del contraddittorio. Quest'ultima conclusione vale peraltro non solo in merito ai vecchi studi di settore e agli indicatori approvati con decreto ministeriale del 20 marzo 2007, ma anche con riferimento agli studi in evoluzione e, in particolare, agli indicatori previsti dal comma 13 della legge finanziaria per il 2007. Del resto, sappiamo che per quanto riguarda gli anni precedenti gli uffici, in alcune situazioni, talora in molte situazioni, si sono comportati in maniera un po' diversa.
Sono state fornite disposizioni dalle Agenzie delle entrate e gli stessi indirizzi che la Agenzia delle entrate si è recentemente data portano a che l'accertamento di un contribuente non possa esclusivamente basarsi sullo studio di settore, che è un indicatore importante, certo, ma che va accompagnato da altri elementi indiziari. Sostanzialmente, lo studio di settore non è, e non deve essere, una mera macchinetta per produrre accertamenti. Lo studio di settore deve essere accompagnato da altri elementi che devono indurre all'intervento, all'accertamento su un determinato contribuente. Lo studio di settore singolo, tra l'altro, fornisce un dato, sul quale spesso il contribuente non ha possibilità di difesa, perché non capisce, e non può sapere, qual è l'elemento su cui si basa lo sforamento dal calcolo realizzato nello studio stesso. Si è intervenuti, tuttavia, per far sì che ciò non avvenga, e, quindi, già questo rappresenta un cambiamento importante rispetto al passato.
Con riguardo, poi, alla richiesta di sterilizzazione dell'efficacia degli studi di settore, l'amministrazione finanziaria, come già successo in passato con il verificarsi di determinate congiunture economiche sfavorevoli (come le crisi economiche del comparto tessile, abbigliamento e calzature, o anche per altri studi relativi al comparto manifatturiero per i quali sono stati introdotti appositi correttivi), si è sempre dimostrata disponibile ad accogliere le proposte di interventi utili a rendere gli studi di settore sempre più aderenti alle mutate condizioni economiche del Paese, in particolar modo, tenendo in considerazione i diversi effetti che la crisi ha generato sulla singola attività interessata dall'applicazione degli studi di settore.
Occorre tener presente che allo stato attuale non sussistono ancora sufficienti elementi per poter determinare quali siano i settori maggiormente colpiti dalla crisi e in quale misura. Pertanto, potrebbe essere opportuno procedere ad un'analisi dettagliata dei dati e delle informazioni riferite al periodo di imposta 2008, al fine di poter esaminare l'impatto sui singoli settori economici. Al riguardo, la commissione degli esperti per gli studi di settore, riunitasi in seduta straordinaria in data 6 novembre 2008 per analizzare e valutare i riflessi della crisi economica sul sistema «studi di settore», nel riconoscere che l'impatto del fenomeno crisi possa essere valutato solo a posteriori, ha stabilito di procedere a un monitoraggio della crisi attraverso l'approfondimento dei dati che saranno forniti da fonti specializzate, nonché attraverso il riscontro delle informazioni contenute nei modelli di dichiarazione e nei modelli per gli studi di settore.Pag. 125
Le analisi effettuate consentiranno di individuare le aree territoriali e le singole attività economiche che avranno maggiormente risentito degli effetti della crisi e di predisporre idonei interventi correttivi improntati a criteri di selettività, da concordare con i rappresentanti degli ordini professionali e delle associazioni di categoria, che tendano ad adeguare i risultati dello studio di settore ai mutamenti intervenuti nella situazione economica.
A tal fine, saranno rilevanti anche le analisi condotte dagli osservatori regionali per gli studi di settore, istituiti con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate dell'8 ottobre 2007, che dovrebbero svolgere la funzione di garantire l'applicazione degli studi di settore in modo ragionevole e calibrato alle effettive e mutevoli condizioni economiche di esercizio dell'attività nelle varie aree territoriali e, nello specifico caso della lamentata crisi economica, di rilevare le conseguenze che la stessa crisi ha determinato in riferimento ai diversi settori di attività.
A questo proposito devo anche aggiungere che sono in corso continui incontri, anche con le associazioni di categoria, finalizzati ad un lavoro preparatorio per la taratura degli studi di settore sullo stato di crisi. È bene sottolineare il fatto che lo scenario economico è profondamente e rapidamente cambiato negli ultimi mesi. Forse, quindi, non abbiamo una piena conoscenza della dimensione e degli effetti dello stato di crisi sull'economia reale. Probabilmente, sei mesi fa sapevamo che vi era uno stato di difficoltà, ma non potevamo immaginare quali erano gli effetti di questa crisi.
Ecco perché occorre ed è opportuno attendere la conclusione dell'esercizio per vedere quali sono gli effetti specifici. Non è interesse di nessuno avere uno strumento che non sia aderente alla realtà. In altre parole gli studi devono essere in grado di distinguere quelli che non sono congrui perché sono in stato di crisi rispetto a quelli che non sono congrui perché hanno raggiunto un livello di evasione che è molto più elevato di quello fisiologico (dico questo per intenderci). Questo è l'obiettivo che dobbiamo porci.
Devo dire che la recente esperienza sull'utilizzo di specifici parametri di crisi (parametri per gli studi di settore), già utilizzati nel settore TAC (tessile, abbigliamento e calzature), deve indurre a pensare che questo obiettivo può essere raggiunto. Gli strumenti che sono stati utilizzati in modo specifico per questi settori hanno dimostrato che, pur trattandosi di settori di crisi, gli studi possono adeguarsi ed essere aderenti a questo stato di crisi. Si tratta di trasferire questa esperienza in quei settori che possono essere in crisi particolare o anche in tutti i settori, se questa crisi si dimostrerà a trecentosessanta gradi.
La commissione degli esperti ha quindi concluso la sua analisi sulla necessità di procedere ad una convocazione straordinaria entro la fine del mese di marzo 2009 per analizzare e valutare l'impatto della crisi sulla base dei primi dati che saranno raccolti dalle varie fonti, per individuare idonee soluzioni che consentano agli operatori economici di affrontare con la necessaria chiarezza gli adempimenti relative alle scadenze fiscali.
Riteniamo, tuttavia, che vi sia una precisa necessità di anticipare i tempi su questa verifica, cioè sugli effetti, sull'entità e sulle caratteristiche di questa crisi, senza - a mio avviso - attendere la fine di marzo 2009, sia perché verrebbe vanificata l'anticipazione degli studi al 31 dicembre 2008, sia e soprattutto perché l'emergenza della crisi comporta interventi in materia che devono essere attuati nel più breve tempo possibile, stante la situazione.
L'anticipazione degli studi doveva e deve essere un'agevolazione per i contribuenti e nella stessa logica, quindi, l'obiettivo è far sì che l'attenzione che il Governo ha posto sulla crisi si possa tradurre, nel più breve tempo possibile, in interventi che rendano aderenti alla nuova realtà economica gli studi di settore relativi al 2008, senza che questi diventino in realtà strumenti punitivi per le imprese, perché questo è il pericolo che dobbiamo evitare, ed è un evento che noi sappiamo, dobbiamoPag. 126e vogliamo assolutamente scongiurare nella consapevolezza che questi strumenti non devono essere poi fonte di un aggravamento della crisi ma devono essere di ausilio nel portare allo scoperto i «veri» furbi. Questo è l'obiettivo, quindi ci sarà un preciso adeguamento sulla base delle risultanze che la crisi comporterà, sui dati che noi avremo, in modo tale da rendere aderente all'attuale situazione che si sarà creata gli studi di settore, non soltanto quelli che sono in revisione ma nella loro interezza, per evitare che vi sia uno strumento assolutamente «sballato», perché credo non sia interesse di nessuno.

PRESIDENTE. L'onorevole Gava ha facoltà di replicare.

FABIO GAVA. Signor Presidente, se posso usare l'espressione «sono soddisfatto sulla parola», la utilizzo, nel senso che apprezzo lo sforzo che il Governo sta producendo per guardare con attenzione a questo settore. In particolar modo ho apprezzato l'indicazione che, da ultimo, il sottosegretario ha dato circa l'opportunità di intervenire a trecentosessanta gradi, quindi esaminando un po' tutti i vari ambiti interessati dagli studi di settore e non solamente quelli per i quali è in corso la fase di revisione. Stiamo vivendo tutti un momento straordinario, ovviamente dal punto di vista negativo, del nostro sviluppo economico quindi è bene avere un quadro di riferimento assolutamente ampio e completo.
Così come ho apprezzato l'impegno del sottosegretario di anticipare rispetto alla data di marzo 2009 la verifica dell'effettivo impatto - se saremo in grado ovviamente di averne un'effettiva misura esatta - della crisi economica sul 2008.
Se questo sarà possibile, è evidente che si potranno percorrere strade alternative che prevedono ovviamente un'individuazione precisa tra settore e settore, anche diversificata all'interno dello stesso settore, con indici di congruità economica aderenti alla realtà e, tuttavia, con l'impegno - credo - che in questo caso sia necessario comunque intervenire per affievolire gli effetti degli studi di settore per quelle attività che dovessero, anche in questo caso, non essere congrue, in quanto dobbiamo comunque sempre immaginare che vi è un margine di errore nell'individuazione così difficile dell'effettiva congruità economica degli indici nel contesto economico che stiamo vedendo.
Per quanto concerne l'applicazione automatica, apprezzo ovviamente anche l'intervento che il Governo ha compiuto con la circolare per non rendere automatico e non invertire l'onere della prova, per quanto riguarda le eventuali presunte evasioni fiscali. Il sottosegretario ha, con molta onestà, ammesso che non sempre gli uffici locali dell'Agenzia delle entrate si sono comportati secondo l'orientamento voluto. Ritengo che su questo aspetto, forse, sarebbe opportuno andare anche oltre la circolare che, come lei sa, spesso non trova effettiva applicazione ed introdurre, anche attraverso qualche provvedimento legislativo, il principio per cui l'onere di dimostrare l'eventuale non veridicità dei ricavi sia a carico dell'amministrazione che, a quel punto, avrà a disposizione di sicuro, in collegamento con lo studio di settore non congruo, altri elementi di prova, ai quali lei giustamente ha fatto riferimento.
Vi è sempre l'eventualità - su questo rimane la parzialità della mia soddisfazione - che in una situazione così complessa non si riesca, a marzo 2009 o qualche settimana prima della data di scadenza, ad avere un quadro di riferimento preciso che ci consenta di avere indici di congruità economica assolutamente corrispondenti alla realtà o, comunque, molto vicini alla realtà.
In questo caso, ritengo che comunque il Governo dovrebbe prendere in considerazione, seppure per un periodo transitorio, anche la possibilità della sterilizzazione per un anno di questi indici.
Credo che mai come in questo momento in generale da parte della politica italiana, soprattutto di maggioranza ma anche di alcuni strati dell'opposizione, si è compreso che questa situazione di difficoltà può essere superata con l'aiuto dellePag. 127piccole e medie imprese che rappresentano in qualche misura il tessuto connettivo della nostra economia.
Ritengo che le misure, come ricordavo nella mia introduzione, che il Governo sta prendendo vanno nella direzione auspicata: la riduzione eventuale dell'acconto dell'IRPEF sarà confermata entro novembre, la possibilità di dedurre il costo del lavoro nell'imponibile ai fini IRAP, la possibilità di pagare l'IVA soltanto all'incasso e non al momento dell'emissione delle fatture sono tutti provvedimenti assolutamente importanti che vanno nella direzione giusta e che rappresentano un pacchetto di misure che certamente possono alleviare le difficoltà in corso.
Ritengo, tuttavia, che sarebbe giusto tenere in considerazione la possibilità della sterilizzazione, qualora - ripeto - dopo gli accertamenti che metterete in atto giustamente dopo la fine dell'anno in corso per capire gli effetti nella crisi economica nel 2008 e, soprattutto, per quelli che si prospetteranno nel 2009, riteniate che possa essere una scelta che si accompagni come pacchetto generale di intervento a favore delle nostre imprese per lo sviluppo economico e per la ripresa della nostra economia.

(Vicenda delle minacce rivolte alla redazione della trasmissione «Chi l'ha visto?» - n. 2-00211)

PRESIDENTE. L'onorevole Fiano ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00211, concernente la vicenda delle minacce rivolte alla redazione della trasmissione «Chi l'ha visto? » (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).

EMANUELE FIANO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente, per spiegare che in questa interpellanza urgente si esamina soltanto uno degli aspetti di un fatto gravissimo che, secondo me, ha avuto troppo poca rilevanza in questa Aula e in generale nel dibattito politico in questo Paese, cioè l'assalto di stampo che io definisco fascista e squadrista che un manipolo di signori ha compiuto il 4 novembre contro la sede della RAI di Roma, avendo come obiettivo la trasmissione Chi l'ha visto?
Successivamente credo, ma forse il Governo potrà dirci qualcosa di più preciso, a questa occupazione abusiva della sede della RAI parrebbe che siano state rivolte, attraverso il telefono, minacce alla giornalista conduttrice della trasmissione Chi l'ha visto?, la giornalista Federica Sciarelli, come riportano notizie di stampa. Le notizie di stampa hanno anche citato i possibili autori di queste telefonate o, comunque, la sorgente del telefono da cui queste telefonate sarebbero state compiute.
Ritengo che questo sia un atto gravissimo di intimidazione contro una giornalista operatrice del servizio televisivo pubblico che, nell'esercizio della sua libertà professionale, garantito dall'articolo 21 della Costituzione, aveva scelto di trasmettere alcune immagini nel corso della sua trasmissione e per quello è stata oggetto di questo attacco. Le immagini si riferivano ad un altro pestaggio, di gravissima fatta, occorso nella manifestazione studentesca in piazza Navona.
Pertanto, intendo chiedere - e insieme a me anche gli altri firmatari di questa interpellanza urgente - se il Governo sia a conoscenza di chi siano stati gli autori eventuali di queste telefonate e, in particolare, di chiarire, proprio rispetto alle notizie di stampa che sono state pubblicate, se vi sia la possibilità di rintracciare, negli autori di queste telefonate, esponenti di partiti che abbiano rappresentanze istituzionali o nelle aule parlamentari italiane o nel Parlamento europeo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, Francesco Nitto Palma, ha facoltà di rispondere.

NITTO FRANCESCO PALMA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, ricordo che il Governo ha già riferito al Senato in merito all'irruzione di alcuni giovani, nella notte tra il 3 e il 4 novembre, all'interno della sede RAI di via Teulada a Roma e sulle successive minaccePag. 128telefoniche. Sull'intera vicenda è stata subito informata l'autorità giudiziaria e sono in corso indagini da parte della DIGOS, tuttora coperte da segreto istruttorio.
La procura della Repubblica, in particolare, sta procedendo sia per l'incursione alla sede RAI sia per le gravi minacce seguite la mattina successiva, valutando i profili concernenti la tutela della libertà d'informazione.
La stessa procura ha, altresì, segnalato che è in corso l'esame dei filmati e delle testimonianze rese. All'esito delle indagini, si potranno trarre più definitive e documentate valutazioni sull'accaduto.
Questi gli elementi finora emersi. Un gruppo composto da una quarantina di giovani, per lo più abbigliati con giubbotti e felpe scure, jeans e caschi da motociclista, si è introdotto abusivamente nella struttura televisiva di via Teulada a Roma. I giovani, dopo avere saltato i tornelli d'accesso al cortile, si sono diretti verso l'interno dello stabile, in particolare verso gli studi di regia, lanciando, durante il passaggio, pomodori ed altri ortaggi contro gli uffici e l'insegna del centro di produzione. L'edificio è stato abbandonato dopo pochi minuti, quando i ragazzi si sono diretti verso via Novaro e piazzale Clodio.
Le persone, come si evince dalle immagini riprese dai filmati delle telecamere RAI, attualmente al vaglio delle forze di polizia, sono entrate a mezzanotte e trentasette minuti e si sono allontanate dopo meno di cinque minuti. Al momento dell'irruzione, uno dei giovani si è rivolto alla guardia giurata in servizio presso il centro televisivo dicendo testualmente: «Non ce l'abbiamo con te, ma con il programma Chi l'ha visto?» e un riferimento analogo sarebbe stato fatto anche nel momento in cui il gruppo si allontanava.
L'episodio è verosimilmente da porre in relazione con un filmato trasmesso, la sera precedente ai fatti, dal programma Chi l'ha visto? nel quale si vedevano gli studenti di Blocco studentesco aggredire alcune persone in occasione della manifestazione del 29 ottobre a piazza Navona.
Rappresento che, a piazzale Clodio, immediatamente dopo i fatti, personale del reparto volanti ha controllato due giovani appartenenti a movimenti ultrà dell'associazione sportiva Roma, che con passo spedito si stavano allontanando verso via Trionfale e che potrebbero essere coinvolti nell'irruzione. La DIGOS ha identificato e segnalato all'autorità giudiziaria dodici soggetti che potrebbero aver partecipato all'iniziativa, fra cui il leader di Casa Pound.
L'autore del programma Chi l'ha visto? e un giornalista, nel pomeriggio del 4 novembre scorso, hanno sporto denuncia, a nome dell'intera redazione del programma, per aver ricevuto, la mattina seguente all'irruzione, quattro telefonate minatorie, pervenute presso il centralino del programma di RAI3, da parte di un uomo, verosimilmente sempre lo stesso, che, qualificatosi come appartenente al movimento Forza Nuova, ha cercato di intimorire i giornalisti della redazione del programma.
L'autore della telefonata ha criticato aspramente la conduzione della puntata del 3 novembre scorso durante la quale erano state mostrate alcune immagini degli incidenti del 29 ottobre, nel corso della manifestazione di studenti in piazza Navona, filmati che, secondo l'autore della telefonata, erano stati trasmessi al preciso scopo di consentire il riconoscimento e l'identificazione dei giovani coinvolti.
Lo sconosciuto, altresì, ha testualmente aggiunto: «e poi verremo sotto le vostre case», dando prove indirette di essere a conoscenza di abitudini e fatti attinenti alla vita privata dei giornalisti e, in particolare, secondo quanto riportato nella denuncia, della conduttrice della trasmissione.
Segnalo a tal proposito alcuni passi delle telefonate: «noi vi abbiamo visto, vi guardiamo, sotto casa, quando uscite, quando andate a portare a passeggio il cane»-«eventualmente prendiamo anche i bambini davanti all'asilo, ci andiamo direttamente noi se volete».
Rappresento, infine, che la conduttrice del programma fruisce di un dispositivo diPag. 129tutela da parte della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri rafforzato a seguito della vicenda.
In attesa dell'esito delle indagini e dell'accertamento delle responsabilità non posso che rinnovare, a nome mio personale e del Governo la più ferma condanna per l'inqualificabile episodio, esprimendo la personale solidarietà mia e del Governo alla conduttrice e a tutta la redazione del programma.

PRESIDENTE. L'onorevole Fiano ha facoltà di replicare.

EMANUELE FIANO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario e anche il Governo rappresentato dalla sua persona per le parole con le quali ha voluto concludere il suo intervento. Mi dichiaro insoddisfatto per il fatto che sulla stampa sono apparsi particolari più stringenti sull'identificazione del possibile autore delle telefonate.
Mi rendo conto che, in sede di istruttoria, la documentazione è coperta dal segreto e pur tuttavia, il quesito degli interpellanti si riferiva al fatto che vi è una probabilità (non l'assoluta certezza, perché non conosco la documentazione) che l'identificazione di questo personaggio possa ricondurre a un esponente in sede istituzionale di un partito.
Invece condivido con lei, signor sottosegretario, la valutazione circa la gravità dell'episodio e ricordo che si tratta, a memoria, del primo episodio di un assalto dal nostro dopoguerra, seppure di dimensioni relative. Comunque quaranta persone che assaltano i sistemi di sicurezza della sede della RAI ed entrano con l'intento di intimidire la regolare trasmissione di una giornalista e di un gruppo di giornalisti nell'esercizio della loro libertà professionale, così come tutelata dall'articolo 21 della Costituzione, è un fatto molto grave.
Come lei ha ricordato, la traccia verbale delle telefonate di cui è in possesso la magistratura (lo ha appena detto) riconduce alla possibilità che alcuni di questi giornalisti siano pedinati, che siano conosciute le loro abitudini e che, quindi, questa conoscenza della loro vita privata possa diventare oggetto di ricatto.
Mi auguro, signor Presidente di turno, onorevole Lupi, che la Presidenza della Camera voglia tener conto, e non solo il Governo, della gravità di quanto accaduto dato che, sembra una battuta dirlo oggi, la Camera e il Senato hanno un compito di tutela nei confronti della RAI, la rete televisiva pubblica, per cui mi auguro che lei vorrà comunque riferire alla Presidenza della Camera quanto siano state gravi le parole con cui il Governo ha voluto descrivere l'accaduto.

PRESIDENTE. Lo farò non solo per il ruolo che rivesto in questo momento, ma con convinzione e quindi riferirò al Presidente della Camera quanto da lei appena detto.
È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Lunedì 24 novembre 2008, alle 11:

1. - Discussione della mozione Fassino ed altri n. 1-00065, sul contributo della Presidenza italiana alla definizione dell'agenda del G8 del 2009 (per la discussione sulle linee generali).

(ore 16)

2. - Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali (1762-A).
- Relatore: Conte.

Pag. 130

3. - Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 1072 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 ottobre 2008, n. 151, recante misure urgenti in materia di prevenzione e accertamento di reati, di contrasto alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina (Approvato dal Senato) (1857).
- Relatori: Santelli, per la I Commissione e Scelli, per la II Commissione.

4. - Seguito della discussione della mozione Fassino ed altri n. 1-00065, sul contributo della Presidenza italiana alla definizione dell'agenda del G8 del 2009.

5. - Seguito della discussione del disegno di legge:
Conversione in legge del decreto-legge 20 ottobre 2008, n. 158, recante misure urgenti per contenere il disagio abitativo di particolari categorie sociali (1813-A).
- Relatore: Gibiino.

La seduta termina alle 21,10.

Pag. 131

ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI DI ESAME DELLA MOZIONE N. 1-00065

Mozione 1-00065 - Contributo della Presidenza italiana alla definizione dell'agenda del G8 del 2009

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).

Governo 25 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 1 minuto (con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)
Gruppi 4 ore 19 minuti
Popolo della Libertà 1 ora e 19 minuti
Partito Democratico 1 ora e 8 minuti
Lega Nord Padania 36 minuti
Unione di Centro 31 minuti
Italia dei Valori 30 minuti
Misto: 15 minuti
Movimento per l'Autonomia 8 minuti
Liberal Democratici-Repubblicani 4 minuti
Minoranze linguistiche 3 minuti

(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 5 minuti per l'illustrazione della mozione.

VOTAZIONI QUALIFICATE
EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Ddl 1762-A - em. 1.1 434 434 218 198 236 75 Resp.
2 Nom. em. 1.200, 1.300 458 457 1 229 453 4 75 Appr.
3 Nom. em. 1.201, 1.301 465 465 233 463 2 75 Appr.
4 Nom. em. 1.3 480 476 4 239 228 248 73 Resp.
5 Nom. em. 1.2 470 469 1 235 221 248 73 Resp.
6 Nom. em. 1.4 487 484 3 243 230 254 73 Resp.
7 Nom. em. 1.8 488 289 199 145 34 255 71 Resp.
8 Nom. em. 1.10 477 311 166 156 30 281 71 Resp.
9 Nom. em. 1.15 481 479 2 240 221 258 71 Resp.
10 Nom. em. 1.16 459 457 2 229 211 246 70 Resp.
11 Nom. em. 1.17 472 446 26 224 191 255 70 Resp.
12 Nom. em. 1.11 445 438 7 220 195 243 69 Resp.
13 Nom. em. 1.13 430 429 1 215 194 235 68 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. em. 1.14 455 453 2 227 207 246 68 Resp.
15 Nom. em. 1.202 442 440 2 221 433 7 68 Appr.
16 Nom. em. 1.18 457 456 1 229 201 255 67 Resp.
17 Nom. em. 1.19 449 446 3 224 200 246 67 Resp.
18 Nom. em. 1.20 rif. 439 438 1 220 435 3 67 Appr.
19 Nom. em. 1.21, 1.22 454 453 1 227 200 253 67 Resp.
20 Nom. em. 1.23 455 453 2 227 197 256 67 Resp.
21 Nom. em. 1.118 455 453 2 227 199 254 67 Resp.
22 Nom. em. 1.102 459 457 2 229 204 253 67 Resp.
23 Nom. em. 1.103 460 458 2 230 202 256 67 Resp.
24 Nom. em. 1.104 461 459 2 230 202 257 67 Resp.
25 Nom. em. 1.204 456 451 5 226 446 5 67 Appr.
26 Nom. em. 1.32 467 464 3 233 205 259 67 Resp.
INDICE ELENCO N. 3 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nom. em. 1.33 460 459 1 230 207 252 67 Resp.
28 Nom. em. 1.34 466 464 2 233 204 260 67 Resp.
29 Nom. em. 1.35 459 457 2 229 198 259 67 Resp.
30 Nom. em. 1.108 461 460 1 231 203 257 67 Resp.
31 Nom. em. 1.36 463 462 1 232 203 259 67 Resp.
32 Nom. em. 1.116 457 454 3 228 199 255 67 Resp.
33 Nom. em. 1.37, 1.100 465 463 2 232 456 7 67 Appr.
34 Nom. em. 1.47 457 456 1 229 206 250 67 Resp.
35 Nom. em. 1.49 460 459 1 230 202 257 67 Resp.
36 Nom. em. 1.50 459 457 2 229 201 256 67 Resp.
37 Nom. em. 1.51 456 455 1 228 197 258 67 Resp.
38 Nom. em. 1.55 458 456 2 229 200 256 67 Resp.
39 Nom. em. 1.52 461 460 1 231 203 257 67 Resp.
INDICE ELENCO N. 4 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 51)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nom. em. 1.53 457 455 2 228 198 257 67 Resp.
41 Nom. em. 1.54 460 456 4 229 199 257 67 Resp.
42 Nom. em. 1.56 460 459 1 230 201 258 67 Resp.
43 Nom. em. 1.58 462 461 1 231 211 250 67 Resp.
44 Nom. em. 1.57 463 462 1 232 209 253 67 Resp.
45 Nom. em. 1.110 465 464 1 233 205 259 67 Resp.
46 Nom. em. 1.59 462 461 1 231 210 251 67 Resp.
47 Nom. em. 1.111 461 459 2 230 201 258 67 Resp.
48 Nom. em. 1.60 471 460 11 231 197 263 67 Resp.
49 Nom. em. 1.61 465 464 1 233 206 258 67 Resp.
50 Nom. articolo agg. 1.02 452 451 1 226 199 252 67 Resp.
51 Nom. em. 1-bis.200, 1-bis.300 467 462 5 232 441 21 67 Appr.