XVIII Legislatura

VIII Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 20 di Martedì 25 giugno 2019

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SUI RAPPORTI CONVENZIONALI TRA IL CONSORZIO NAZIONALE IMBALLAGGI (CONAI) E L'ANCI, ALLA LUCE DELLA NUOVA NORMATIVA IN MATERIA DI RACCOLTA E GESTIONE DEI RIFIUTI DA IMBALLAGGIO
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 3 
Frittelloni Valeria , responsabile area gestione rifiuti e tecnologie del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti ... 3 
Lanz Andrea , responsabile area per la contabilità dei rifiuti del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti ... 3 
Frittelloni Valeria , responsabile area gestione rifiuti e tecnologie del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti ... 5 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 6 
Maraia Generoso (M5S)  ... 6 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 6 
Lanz Andrea , responsabile area per la contabilità dei rifiuti del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti ... 6 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 7 

Audizione di rappresentanti di Federazione Carta e Grafica:
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 7 
Medugno Massimo , Direttore della Federazione Carta e Grafica e direttore di Assocarta ... 7 
Busca Claudio , Responsabile delle relazioni istituzionali COMIECO ... 11 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 12 
Maraia Generoso (M5S)  ... 12 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 12 
Medugno Massimo , Direttore della Federazione Carta e Grafica e direttore di Assocarta ... 12 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 13 

Allegato 1: Documentazione depositata dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ... 14 

Allegato 2: Documentazione depositata da Federazione Carta e Grafica ... 26

Sigle dei gruppi parlamentari:
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Partito Democratico: PD;
Forza Italia - Berlusconi Presidente: FI;
Fratelli d'Italia: FdI;
Liberi e Uguali: LeU;
Misto: Misto;
Misto-Civica Popolare-AP-PSI-Area Civica: Misto-CP-A-PS-A;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Noi con l'Italia-USEI: Misto-NcI-USEI;
Misto-+Europa-Centro Democratico: Misto-+E-CD;
Misto-MAIE - Movimento Associativo Italiani all'Estero: Misto-MAIE;
Misto-Sogno Italia - 10 Volte Meglio: Misto-SI-10VM.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
ALESSANDRO MANUEL BENVENUTO

  La seduta comincia alle 13.30.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web tv della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui rapporti convenzionali tra il Consorzio nazionale imballaggi (CONAI) e l'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) alla luce della nuova normativa in materia di raccolta e gestione dei rifiuti da imballaggio, l'audizione di rappresentanti dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).
  Cedo quindi la parola alla dottoressa Frittelloni per lo svolgimento della sua relazione.

  VALERIA FRITTELLONI, responsabile area gestione rifiuti e tecnologie del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti. Oggi io e il dottor Lanz siamo qui in rappresentanza del Centro nazionale per il ciclo dei rifiuti. Lascio al dottor Lanz la parola per la prima parte del nostro intervento.

  ANDREA LANZ, responsabile area per la contabilità dei rifiuti del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti. Buongiorno a tutti e grazie per l'opportunità che ci date di parlare di questo importante argomento. Illustreremo brevemente una relazione che abbiamo predisposto e che vi lasceremo agli atti, che riguarda le attività che ISPRA effettua nell'ambito del ciclo degli imballaggi e, più in generale, nell'ambito della gestione dei rifiuti.
  Sappiamo che la normativa europea ha fissato diversi obiettivi per varie frazioni e flussi di rifiuti. In particolar modo, sappiamo che la normativa europea fissa obiettivi per i rifiuti urbani, ovviamente per gli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, per i veicoli fuori uso, le pile e gli accumulatori, e per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
  Tra questi flussi di rifiuti, su alcuni – sui quali sono previsti espressamente dei sistemi EPR, quindi sistemi di responsabilità estesa del produttore – ISPRA ha un compito diretto di fornire i dati alla Commissione europea, e qui parliamo proprio dei rifiuti di imballaggio, nonché dei rifiuti di pile e accumulatori e dei rifiuti RAEE, quindi rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
  Passando nello specifico alla normativa sugli imballaggi, sappiamo che già la direttiva del 1994 fissava specifici obiettivi di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio. Questi obiettivi sono stati ulteriormente accresciuti con il nuovo «pacchetto rifiuti», che dovrà essere ovviamente recepito all'interno dell'ordinamento nazionale, che fissa obiettivi di riciclo dei rifiuti di imballaggio molto ambiziosi.
  Prima di esaminare brevemente i dati e lo stato dell'arte del sistema di gestione degli imballaggi, ci preme sottolineare il fatto che ISPRA, per disposizioni normative, supporta il Ministero dell'ambiente Pag. 4nell'ambito delle istruttorie di riconoscimento dei sistemi autonomi, quindi dei sistemi autonomi di gestione degli imballaggi, nel caso specifico, perché la norma stessa prevede che ISPRA fornisca questo supporto. Un supporto che si esplica sostanzialmente in due fasi: una prima fase di riconoscimento del progetto che viene presentato dai sistemi autonomi; una seconda fase che consiste nella verifica della funzionalità dei sistemi autonomi in operatività.
  Allo stato attuale sono stati riconosciuti tre sistemi autonomi di gestione degli imballaggi. Due riguardano gli imballaggi terziari: il progetto cosiddetto «PARI» (Piano per la gestione autonoma dei rifiuti di imballaggio), gestito da Aliplast, e il Consorzio CONIP (Consorzio nazionale imballaggi plastici), che riguarda i pallet in plastica. Poi è stato riconosciuto il progetto del sistema CoRiPET, che riguarda specificatamente imballaggi per liquidi alimentari, quindi stiamo parlando di imballaggi primari che coinvolgono il settore della raccolta differenziata.
  Non illustro ovviamente le procedure che sono seguite da ISPRA (ma sono comunque riportate nella relazione), che discendono da quanto richiede la norma, sulla procedura che viene seguita per il riconoscimento dei sistemi autonomi.
  Passo brevemente a illustrare i risultati che ISPRA ha rilevato sul sistema di gestione degli imballaggi nell'ultimo anno per cui sono disponibili dati ufficiali. Gli ultimi dati si riferiscono al 2017. Il sistema imballaggi, se teniamo presente tutte le componenti degli imballaggi, quindi sia gli imballaggi che provengono da superfici pubbliche, tipicamente dai sistemi di raccolta differenziata, sia gli imballaggi che provengono dal settore produttivo, che sono prevalentemente imballaggi terziari, ovvero imballaggi per il trasporto, sappiamo che il sistema raggiunge sostanzialmente gli obiettivi fissati dalla normativa.
  Nel 2017 il riciclaggio si attesta al 67 per cento dell'immesso al consumo, con un obiettivo fissato al 65 per cento. In realtà, il sistema nel suo complesso sostanzialmente già consegue gli obiettivi fissati dalla nuova normativa, ovvero dal nuovo «pacchetto rifiuti». Se andiamo infatti a vedere gli obiettivi al 2025 fissati dalla direttiva che ha modificato la direttiva quadro, abbiamo il 65 per cento e tutte le frazioni conseguono l'obiettivo al 2025, fatta eccezione per la plastica, che si attesta al 43 per cento di riciclaggio, con un obiettivo del 50 per cento. Ovviamente ancora non sono invece conseguiti gli obiettivi fissati al 2030 dalla direttiva emanata il 4 luglio, ma stiamo parlando di obiettivi al 2030.
  Un aspetto che sicuramente è importante sottolineare e che qui abbiamo brevemente illustrato (nella relazione sono contenute informazioni sicuramente più dettagliate) è che comunque il sistema degli imballaggi nel suo complesso ha delle buone performance di raccolta e di riciclaggio, però dobbiamo tener presente che gli imballaggi hanno sostanzialmente due provenienze: una da superfici pubbliche, quindi dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, dove evidentemente deve esistere una interazione tra sistemi EPR, quindi sistemi di responsabilità estesa, e i sistemi di raccolta differenziata che sono gestiti dalle amministrazioni pubbliche; una da superfici private, quindi imballaggi che provengono dal settore produttivo. Qui la gestione è fatta attraverso rapporti diretti tra i sistemi di responsabilità estesa e i sistemi industriali o produttivi che producono rifiuti di imballaggio.
  Ora, se noi andiamo a vedere la parte delle superfici pubbliche, che è quella che più ci interessa in questo contesto, dobbiamo tener presente che non ci sono solo obiettivi fissati dalla normativa sugli imballaggi, che sono quelli che discendono dalla direttiva n. 62 del 1994, ma abbiamo una serie di obiettivi che riguardano i rifiuti urbani nel loro complesso. Sappiamo che la direttiva quadro, la n. 98 del 2008, fissa obiettivi di riciclaggio per i rifiuti urbani al 50 per cento al 2020, e questa direttiva poi è stata modificata dalla direttiva n. 851, che fissa obiettivi ben più ambiziosi: 55 per cento entro il 2025, fino ad arrivare, passando per il 60 per cento al 2030, al 65 per cento per il 2035. Ovviamente gli imballaggi contribuiscono da un Pag. 5lato agli obiettivi della direttiva imballaggi, ma anche agli obiettivi più generali dei rifiuti urbani, quindi sicuramente la raccolta, la gestione dell'imballaggio non è finalizzata solo alla disciplina imballaggi, ma a tutta la normativa che riguarda i rifiuti urbani.
  Sappiamo anche che per i rifiuti urbani la normativa italiana fissa obiettivi di raccolta differenziata, quindi ancora una volta gli imballaggi contribuiscono non solo alla propria normativa, ma anche all'intera normativa sui rifiuti urbani.
  Non ultima, e questo è sicuramente un aspetto molto importante, la recentissima direttiva n. 904 del 2019, sostanzialmente quella che individua una serie di stringenti misure per le plastiche monouso, fissa per le bottiglie, per le bevande, degli obiettivi molto ambiziosi. Pensiamo che sono stabiliti obiettivi del 77 per cento di riciclaggio al 2025 fino ad arrivare al 90 per cento al 2029. Questo per dire che, ovviamente, siccome questi rifiuti sono tipicamente presenti nel rifiuto urbano che noi cittadini comunemente produciamo, è evidente che la raccolta differenziata di questi rifiuti e la gestione di questi rifiuti assumono un ruolo determinante per conseguire gli obiettivi della normativa imballaggi, ma più in generale per conseguire tutti gli obiettivi stabiliti per i rifiuti urbani, che la Commissione europea ci chiede di rispettare con scadenze neanche poi così lontane.
  Sappiamo che la situazione della raccolta differenziata è abbastanza variegata. Abbiamo una media del 55 per cento, ma mentre il Nord supera abbondantemente l'obiettivo del 65 per cento, al Centro e al Sud siamo rispettivamente ancora al 52 e al 42 per cento. Se poi andiamo a dettagliare il dato di raccolta, fino ad arrivare ai contesti territoriali più ristretti, regionali, abbiamo contesti di alcune regioni che sono ancora al di sotto del 30 per cento di raccolta differenziata al 2017.
  Quindi, qui è evidente come, per arrivare agli obiettivi ambiziosi sui rifiuti urbani, sui rifiuti di imballaggio... Ma teniamo presente che sulla plastica sono fissati nuovi obiettivi, e tra l'altro la plastica è una frazione particolare nel contesto degli imballaggi. Mentre sostanzialmente, in genere, gli imballaggi sono delle filiere monomateriali (la carta è carta, l'acciaio è acciaio e via discorrendo), la plastica in realtà dobbiamo vederla come una filiera multimateriale, perché è composta da più polimeri, ogni polimero ha una sua caratteristica, ogni polimero ha una sua riciclabilità, quindi i sistemi di raccolta devono concentrarsi sempre di più sulle filiere più ristrette, ossia affiancare a sistemi di raccolta tradizionale anche sistemi dedicati, soprattutto su queste frazioni che sono sicuramente più problematiche e che hanno degli impatti ambientali non trascurabili.
  Per quanto riguarda l'illustrazione dei dati generali mi fermo e lascio la parola alla mia collega, che illustrerà una serie di attività che ISPRA sta conducendo nel settore degli imballaggi in collaborazione con il Ministero dell'ambiente.

  VALERIA FRITTELLONI, responsabile area gestione rifiuti e tecnologie del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti. Molto brevemente, l'articolo 206-bis del decreto n. 152, come è stato modificato dal collegato ambientale, ha stabilito che il Ministero dell'ambiente effettui le attività di vigilanza e controllo su tutti i flussi dei rifiuti e in particolare sui rifiuti di imballaggio. Per fare questo il Ministero dell'ambiente si serve del supporto tecnico di ISPRA.
  Queste attività di vigilanza e controllo, in particolare, sono finanziate, proprio attraverso il comma 6 dell'articolo 206-bis, dal contributo ambientale pagato sugli imballaggi. Nell'ambito di questo finanziamento il Ministero ha quindi stipulato con l'Istituto una convenzione triennale, dando a ISPRA tutte le competenze sul controllo di questi flussi di rifiuti.
  In particolare, svolgiamo per il Ministero dell'ambiente, oltre a quanto detto dal dottor Lanz in merito all'attività istruttoria per il riconoscimento dei sistemi autonomi, anche la fase di controllo quando i sistemi autonomi diventano operativi sul territorio.
  Inoltre, l'attività di vigilanza e controllo è più ampia della sola attività di controllo sugli imballaggi. È previsto che ISPRA effettui sia l'attività istruttoria che quella di Pag. 6controllo e riconoscimento dei consorzi sugli altri flussi di rifiuti.
  In accordo con il Ministero abbiamo previsto una serie di attività, tra cui anche, per esempio, indagini sul rifiuto urbano indifferenziato, proprio per andare a individuare quali sono i flussi di rifiuti che ancora sfuggono alla raccolta e che, quindi, sfuggono anche a un processo di valorizzazione che sia effettivamente utile al riciclaggio.
  Per questo nella convenzione sono previste una serie di attività. Chiaramente, poiché la convenzione è stata siglata a dicembre ed è operativa, con la registrazione alla Corte dei conti, da febbraio, stiamo facendo il primo piano operativo annuale e stiamo partendo adesso con queste attività.
  Da ultimo voglio segnalarvi un'altra attività che stiamo svolgendo, sempre su richiesta del Ministero dell'ambiente, di indagine sul riciclaggio dei rifiuti plastici. Infatti, il Ministero ci ha chiesto, in attuazione della strategia sulla plastica, di esaminare quali sono i punti più critici per arrivare agli obiettivi individuati dalla strategia.
  Abbiamo fatto un tavolo tecnico con gli operatori, sia quelli italiani che quelli di PlasticsEurope, quindi anche gli stakeholder a livello europeo, per capire quali sono i punti critici. Effettivamente una delle problematiche che abbiamo riscontrato è che c'è un consistente flusso di plastica che ancora oggi viene disperso nella raccolta indifferenziata. Infatti, il sistema di raccolta del rifiuto urbano è tutto concentrato sulla raccolta degli imballaggi, perché, come voi sapete, la raccolta degli imballaggi è finanziata attraverso il contributo ambientale e, quindi, viene riconosciuto ai comuni un corrispettivo, attraverso l'accordo ANCI-CONAI. Questo ha fatto sì che in pratica i comuni si siano concentrati proprio sulla raccolta degli imballaggi e di fatto altre frazioni, che sono comunque appartenenti alla stessa frazione merceologica di plastica, vengono disperse. Non vengono raccolte, non perché ci sia un errore da parte del cittadino, ma proprio perché il sistema di raccolta comunale non prevede la raccolta di quel rifiuto in plastica. Parliamo di plastiche riciclabili chiaramente, che potrebbero trovare un'idonea collocazione anche di recupero e di riciclaggio.
  Da questo punto di vista, stanti i nuovi obiettivi previsti dalle direttive del pacchetto rifiuti, che individuano obiettivi anche di raccolta e di riciclaggio di tutta la frazione plastica, sarebbe forse opportuno capire come poter trovare un circuito di valorizzazione anche per le altre frazioni plastiche che non sono riferibili esclusivamente alla frazione di imballaggio.
  Noi ci fermiamo qui, presidente.

  PRESIDENTE. Grazie. Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  GENEROSO MARAIA. Ringrazio per l'approfondimento. Vorrei chiedere, a proposito di questo divario tra Nord e Sud nella percentuale di raccolta differenziata per macro-area geografica, quale attività mette in atto l'ISPRA per compensare questi divari tra regioni e soprattutto se gli studi di flusso evidenziano quali direttrici seguono questi rifiuti, anche per categoria merceologica, dal Sud verso il Nord. Inoltre, qui in Commissione abbiamo ascoltato più volte che c'è una mancanza di impiantistica per realizzare effettivamente una separazione dei rifiuti.

  PRESIDENTE. Do la parola agli auditi per la replica.

  ANDREA LANZ, responsabile area per la contabilità dei rifiuti del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti. Sulla questione del monitoraggio veramente ISPRA ha un'attività di monitoraggio sui dati. Ovviamente ISPRA deve rendicontare le informazioni e, quindi, tenere il monitoraggio di com'è la situazione della raccolta e della gestione annuale, non abbiamo un ruolo o un compito di organizzazione dei sistemi di raccolta. Tuttavia, è chiaro che la base conoscitiva può fornire strumenti utili al decisore politico per prendere le decisioni necessarie per migliorare i sistemi di raccolta. Pag. 7
  Ovviamente ISPRA ha un'attività di supporto al Ministero anche in tutte le VIA e le attività di riconoscimento dei piani regionali, quindi laddove ci sono degli aspetti tecnici che possono essere suggeriti vengono comunque suggeriti dall'Istituto nelle attività di valutazione di impatto ambientale dei piani. Sostanzialmente noi su questo abbiamo un'attività più che altro di monitoraggio del livello di attuazione delle normative e della pianificazione del sistema.
  Chiaramente nel monitoraggio si fanno anche delle valutazioni sull'organizzazione del sistema impiantistico, perché, a fianco all'elaborazione dei dati sulla raccolta differenziata, che permettono di evidenziare laddove il sistema è ancora deficitario sulla raccolta, ci occupiamo anche del monitoraggio della dotazione impiantistica. Sicuramente il monitoraggio di questi dati evidenzia come in alcuni contesti territoriali il sistema impiantistico sia più indietro, soprattutto il sistema impiantistico di valorizzazione delle raccolte differenziate.
  Non è il tema di oggi, perché ci riferiamo alla situazione degli imballaggi, ma è importante ricordare che una frazione molto rilevante dei rifiuti urbani è innegabilmente il rifiuto organico, ovvero la frazione umida della raccolta differenziata. Sappiamo che in alcune regioni l'impiantistica non è presente, quindi questi rifiuti vengono inevitabilmente destinati al circuito di valorizzazione in altre regioni, prevalentemente del Nord Italia.

  PRESIDENTE. Ringrazio gli intervenuti per il loro contributo e per il documento depositato, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato 1), e dichiaro conclusa l'audizione.

Audizione di rappresentanti di Federazione Carta e Grafica.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui rapporti convenzionali tra il Consorzio nazionale imballaggi (CONAI) e l'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI) alla luce della nuova normativa in materia di raccolta e gestione dei rifiuti da imballaggio, l'audizione di rappresentanti di Federazione Carta e Grafica.
  Cedo quindi la parola al direttore Medugno per lo svolgimento della sua relazione

  MASSIMO MEDUGNO, Direttore della Federazione Carta e Grafica e direttore di Assocarta. Buonasera. La Federazione Carta e Grafica come mai è coinvolta nei temi riguardanti l'ANCI-CONAI? La carta trae almeno il 60 per cento della propria materia prima dalla carta da riciclare, quindi è una filiera che ha puntato negli anni molto fortemente al tema del riciclo. È un bio-prodotto, perché proviene da una risorsa rinnovabile, forestale, quindi ha un po’ tutte le caratteristiche per incarnare un soggetto che si colloca nell'ambito dell'economia circolare.
  Dei circa 6,5 milioni di tonnellate di carta da riciclare che vengono raccolti ogni anno e utilizzati, più della metà (3,2-3,3 milioni) vengono appunto dalla raccolta differenziata. Come dirà più avanti Claudio Busca del consorzio Comieco, buona parte di questi materiali vengono dalle raccolte differenziate urbane (più del 50 per cento) e in gran parte vengono sostenuti dal consorzio Comieco.
  Quello che possiamo ricordare è che l'84 per cento delle materie prime vergini che questa filiera utilizza sono fibre che derivano da certificazioni forestali e che ogni momento si riciclano 10 tonnellate di carta. Questo dà l'idea di quanto sia forte il contributo nella gestione dei rifiuti da parte della filiera della carta. Ogni anno sottraiamo 6 milioni di tonnellate dalla discarica e questo vuol dire, solo per la parte dei rifiuti solidi urbani, circa 20 discariche l'anno.
  A fronte di questo, abbiamo un problema molto grande che riguarda i rifiuti che dobbiamo smaltire, perché in buona sostanza noi utilizziamo molto materiale che viene da raccolte differenziate e, come diremo più avanti, queste raccolte differenziate spesso non sono raccolte di grande qualità, quindi parte di queste impurità Pag. 8diventano poi i nostri scarti e, quindi, rifiuti industriali.
  Mentre molto spesso i rifiuti solidi urbani in qualche modo trovano una soluzione, magari con accordi regionali o altre situazioni, devo dire che a volte i rifiuti industriali, e proprio quelli che vengono dal riciclo della carta, hanno maggiori difficoltà a trovare una ragionevole collocazione sul mercato.
  Abbiamo detto che il tasso medio del riciclo è del 63 per cento e nell'imballaggio siamo all'80 per cento. Abbiamo un alto tasso di circolarità.
  Il consorzio nasce nel 1985 come Consorzio imballaggio ecologico, però il riciclo è un fatto molto più antico. Nel Veneto c'erano già delle regolamentazioni apposite che davano la possibilità alle cartiere del tempo di non esportare gli stracci, perché era una materia prima importante e, quindi, siccome la carta era l'unico supporto su cui si facevano i documenti notarili, c'era questa forma di privilegio per quanto riguarda il commercio della carta.
  Per quanto riguarda la raccolta differenziata, noi stiamo lavorando da tempo – arrivo nei temi e nei concetti che sono più in linea con l'indagine odierna – in quanto la carta già oggi viene raccolta con raccolte mono-materiale. Questo vuol dire sostanzialmente che la carta viene raccolta solo come carta. Sembra una cosa scontata, ma non in tutti i Paesi d'Europa la raccolta della carta avviene da sola. In Germania no, ma in Francia e in Gran Bretagna ci sono i cosiddetti commingle, cioè viene raccolto tutto insieme e questa raccolta tutta insieme viene selezionata dopo.
  Forse questo è uno dei motivi per i quali c'è stato a un certo punto il bando della Cina sull'importazione dei rifiuti, perché effettivamente la Gran Bretagna è un grande esportatore di carta da riciclare e questi materiali erano molto sporchi, quindi una situazione che riguardava inizialmente alcuni tipi di export è andata a colpire un po’ tutti i mercati.
  Diremmo anche qualcosa sul tema di come superare queste situazioni e di come avere un mercato più bilanciato e più regolare. Linee guida e raccolta mono-materiale sono la nostra aspettativa nei confronti dell'ANCI-CONAI.
  Stiamo lavorando all'interno del consorzio affinché i materiali compositi, cioè i materiali fatti, non solo da carta, ma anche da altre frazioni come la plastica e l'alluminio, tipicamente gli imballaggi per liquidi, possano essere conferiti nel cosiddetto «light packaging». Questo ci aiuta nella selezione e ci consente di utilizzare meglio una frazione che è composta comunque da fibra vergine molto interessante. Raccogliere questa frazione insieme all'alluminio e alla plastica ci consente poi di selezionare più facilmente e di avviarla in cartiere dedicate. Quindi, raccolta mono-materiale in tutte le cartiere e raccolte dedicate in alcune cartiere ben identificate e specificate, che sono in grado di staccare la parte fibrosa e poi di separare la parte di alluminio e di plastica. In qualche modo i nostri si stanno anche attrezzando per trasformare ulteriormente questi materiali.
  Noi abbiamo intitolato la nostra ultima assemblea «Carta cultura circolare», in primo luogo per riaffermare il tema della circolarità all'interno del settore, ma anche per dire che il nostro è un settore che investe, investe sull'Italia e investe in siti produttivi.
  Nella documentazione che abbiamo depositato emerge chiaramente che rispetto ad altri settori noi siamo un settore che investe di più. Se il tasso medio di investimento è il 4,5 per cento, l'industria della carta è sul 5,9 per cento rispetto al fatturato. Questo è un fatto che possiamo vedere sui territori. Per esempio, ci sono iniziative grosse di riconversione in Piemonte, in cui una cartiera che produceva carte grafiche sta riconvertendo la produzione proprio per incrementarla con carta riciclata e, quindi, aumentare la capacità di riciclo italiana. Questo sta avvenendo anche nell'impianto di Mantova e in altri siti. Pertanto, c'è una forte cultura circolare, non solo nel senso di riciclare, ma anche nel senso di investire e di restituire sul territorio quello che l'industria riesce a fare.
  Vi ho anticipato che uno dei temi forti e importanti è quello legato agli scarti. Quando Pag. 9parlo di scarti mi riferisco alle impurità che noi troviamo nella raccolta differenziata, in parte derivanti dalle cattive raccolte o da raccolte non perfette, ma in parte derivanti anche dal fatto che abbiamo dei materiali compositi, fatti non solo da carta, ma anche da altre frazioni merceologiche.
  Su questo noi abbiamo una grossa difficoltà, nel senso che crescendo la capacità di riciclo crescerà anche la produzione di rifiuti industriali. Mentre da una parte contribuiamo a ridurre i rifiuti che vanno in discarica, dall'altra produciamo più rifiuti. Questo tema dovrebbe essere in qualche modo risolto. Sappiamo che non dipende da regolamentazioni nazionali, perché in realtà le norme ci sono, ma dipende molto dal fatto che impianti di recupero energetico o impianti di recupero dei rifiuti vengono vissuti con molta diffidenza da parte del territorio.
  Un caso molto forte che noi abbiamo in questo momento è il caso della cartiera di Mantova, rispetto alla quale abbiamo un iter amministrativo che si va prolungando e un investimento di circa 250 milioni di euro che non riesce ad andare avanti. Solo questa azienda potrebbe incrementare la capacità di riciclo di 500.000 tonnellate.
  Per dare un'idea di quello che vuol dire a livello di economia nazionale e di economia circolare, noi importiamo ancora carta riciclata ed esportiamo carta da riciclare. Se noi riuscissimo a trasformarla qui, avremmo sicuramente dei benefici sotto il profilo ambientale e anche sotto il profilo dell'occupazione, perché, se è vero che un'azienda come quella occupa 150 persone, è anche vero che nell'indotto noi stimiamo per ogni impiegato diretto in cartiera ci sono cinque persone impiegate, quindi ci sono almeno 800 persone che ruotano attorno a un impianto che occupa 150 persone.
  È molto interessante quando analizziamo, per esempio, i documenti dell'ISPRA, in cui vediamo che Austria e Germania sono all'1 per cento per quanto riguarda lo smaltimento in discarica, solamente che non ci fanno mai vedere l'altra colonna, quella che precede, che è quella del recupero energetico. Noi con lo smaltimento in discarica come carta siamo al 25-30 per cento, abbiamo un recupero energetico del 25 per cento e non riusciamo a ridurre lo smaltimento in discarica, al contrario dei nostri concorrenti e colleghi stranieri, perché appunto negli altri sistemi la componente del recupero energetico sta sul 20-25 per cento. È da lì che si spiega l'1 per cento di smaltimento in discarica.
  Vengo alle conclusioni per quanto riguarda le nostre aspettative. Ho fatto cenno prima al tema della Cina e a quello che ha significato, non solo in Italia ma in tutto il mondo, in termini di impatto sul mercato. La riduzione dell'assorbimento da parte della Cina di materie prime secondarie e rifiuti ha comportato un deprezzamento del mercato e una situazione di grossa difficoltà, soprattutto per gli operatori che lavorano nei servizi.
  Devo dire che, però, come dirà meglio il consorzio, noi siamo riusciti ad affrontare questa situazione, perché gran parte di questi materiali hanno potuto in qualche modo avere il supporto del consorzio, che ha agito un po’ come operatore di ultima istanza. Ormai molte aziende municipalizzate e molti comuni erano sul mercato e il mercato non ce la faceva. L'intervento del consorzio ha consentito di continuare le raccolte e l'industria della carta ha continuato a ritirare questi materiali.
  Questo mi serve per affermare un concetto semplice, ma che mi piaceva far precedere da un avvenimento. Nel recepimento della direttiva comunitaria una grande importanza hanno i sistemi di gestione e di responsabilità del produttore, quindi noi sosterremo e sosteniamo che il CONAI e i consorzi dovrebbero mantenere un po’ la loro funzione.
  Per quanto riguarda i sistemi di raccolta, quello che noi ci aspettiamo dal punto di vista dell'ANCI-CONAI è che si mantengano i sistemi di raccolta mono-materiale e che i materiali compositi vengano progressivamente raccolti insieme con il light packaging, ovvero con la plastica e con l'alluminio, in maniera da poter gestire i compositi, selezionarli e avviarli in impianti dedicati. Pag. 10
  Per quanto riguarda, invece, il tema degli scarti di riciclo, quello che noi in qualche modo chiediamo alla politica e al Parlamento è che venga confermata la norma che è prevista nel decreto n. 152, che, benché prevista, non viene mai applicata, e che si dia una priorità, nel conferimento in discarica o negli impianti di recupero, agli impianti che provengono dal riciclo. Questo ci darebbe in pratica un sistema di gerarchia, che va a premiare il riciclo e poi, gestendo gli scarti del riciclo, fa sì che un rifiuto sia già passato per il riciclo. Questo darebbe indubbiamente un vantaggio e una certezza per chi fa il riciclatore.
  Un tema di cui vorremmo sottolineare l'importanza è il tema dell’end of waste. So che se ne è parlato moltissimo. Noi stiamo lavorando su un end of waste della carta da riciclare. È un tema rilevante. Avevamo già una norma, che è la norma sulle materie prime secondarie, che è del 1998. Stiamo cercando di lavorare con il Ministero per avere un refresh di questa norma. Ovviamente l'obiettivo è quello di prendere a riferimento le normative armonizzate europee. Ci sono delle norme (UNI EN 643) che ci danno il riferimento sulle impurità.
  Quello che ci sentiamo di sottolineare in questa occasione è che ci sia un approccio abbastanza pragmatico all'economia circolare. Non possiamo pretendere di avere dei sistemi che siano perfetti alla virgola o al millimetro. Parliamo di materiali che comunque vengono da raccolte differenziate. Pertanto, quello che noi raccomandiamo e che stiamo anche suggerendo alla nostra amministrazione è che ci sia sempre un certo range nei parametri di riferimento, altrimenti è bello parlare di economia circolare, ma c'è il rischio di non riuscire a realizzarla.
  Il tema dell’end of waste ci occupa e ci preoccupa anche per quanto riguarda la norma che recentemente è stata approvata nel decreto-legge «Sblocca cantieri». Va benissimo che sia stata inserita una norma nel decreto-legge, ma il tema vero è che, però, questa norma ferma il mondo al decreto ministeriale del 5 febbraio 1998.
  Noi da una parte in qualche modo siamo sorpresi che le amministrazioni regionali si rifugino un po’ dietro al tema che non esiste un end of waste e non esistono criteri nazionali. Dall'altra, crediamo che le amministrazioni e che questo Parlamento forse potrebbero trovare una soluzione un po’ più coraggiosa, quella di recepire in anticipo l'articolo 6 della direttiva n. 851, che prevede la possibilità di avere un end of waste caso per caso. Parlo un po’ per slogan, ma dobbiamo tener conto del fatto che la direttiva sta prevedendo una sorta di armonizzazione competitiva, cioè in qualche modo si lascia al caso per caso e le nazioni che partiranno per prime e che avranno la possibilità di far partire questi impianti di recupero probabilmente avranno anche tesaurizzato una sorta di vantaggio competitivo. Infatti, questi sono materiali che in linea di massima dovrebbero circolare in tutta Europa, ma dovrebbero prevedere soprattutto la costruzione di impianti.
  Il tema dell'economia circolare, a nostro avviso, è un tema soprattutto di impianti. Rifiuti zero non esiste. Quello che possiamo dire e che stiamo cercando di dimostrare in pratica è che bisogna fare degli impianti. Per aumentare il riciclo dobbiamo fare più impianti, più cartiere, e lo stiamo facendo. Per gestire meglio i nostri rifiuti industriali dobbiamo avere più impianti di recupero dei nostri rifiuti, perché altrimenti c'è il rischio di non riuscire più a fare industria manifatturiera.
  Cito un caso. I nostri stanno cominciando a esportare rifiuti in Ungheria e in Austria e noi per questo paghiamo. Questo significa sostanzialmente che andiamo a sussidiare delle produzioni estere. Chi fa i mattoni utilizza magari i nostri rifiuti. Quel signore là prende dei soldi per fare i nostri mattoni e prende una materia prima, poi ce li riporta qui e noi compriamo, magari con un GPP (green public procurement) o con un CAM (criteri ambientali minimi), un bel mattone che ha certi requisiti ambientali, mentre noi qui non riusciamo a fare gli impianti.
  So che questo dipende molto dalle decisioni e dalle amministrazioni, però mi Pag. 11sorprende vedere un Ministro dell'ambiente – scusate – che si costituisce parte civile rispetto a un impianto di riciclo della carta e non si preoccupa delle condizioni per le quali questo impianto non riesce ad andare avanti, perché il tema forte dovrebbero essere gli impianti, come facciamo l'economia circolare.
  Un ultimo aspetto è quello riguardante il recepimento della direttiva comunitaria. Quello che noi speriamo e sosteniamo è che anche in quell'ambito possa essere mantenuta una norma, che è già prevista nel testo vigente, che prevede che sostanzialmente gli impianti assoggettati a direttiva IED (Industrial emission directive), l'ex autorizzazione integrata ambientale, possano utilizzare i rifiuti in lista verde senza altra autorizzazione se non quella dell'impianto. Infatti, questi impianti già hanno tutte le garanzie per gestire i rifiuti in maniera ambientalmente compatibile.

  CLAUDIO BUSCA, Responsabile delle relazioni istituzionali COMIECO. Buongiorno a tutti. Sono Claudio Busca del consorzio Comieco. Credo che l'avvocato Medugno abbia fatto un'esauriente fotografia del settore cartario nazionale. Io non occuperò più di cinque minuti del vostro tempo e della vostra pazienza, se non per rimarcare due aspetti che sono a nostro avviso determinanti e fondamentali, sia nella prospettiva del rinnovo dell'accordo quadro, ma anche e soprattutto per quanto riguarda il tema del recepimento delle direttive europee.
  Comieco è il consorzio che gestisce la raccolta comunale di carta e cartone nell'ambito del sistema CONAI. In vent'anni la raccolta comunale è triplicata: nel 1998 si raccoglievano più o meno un milione di tonnellate e oggi ci avviamo a una raccolta comunale di circa 3,5 milioni.
  Questo è stato possibile per quale motivo? È molto semplice: è stato possibile perché l'accordo ANCI-CONAI è un accordo che è sempre stato impostato e strutturato per essere sussidiario al mercato. Questo significa che i comuni hanno sempre avuto la possibilità di gestire le proprie raccolte sul mercato quando questo era per loro evidentemente più conveniente e più remunerativo rispetto ai corrispettivi che l'accordo proponeva e potevano, invece, rivolgersi al sistema consortile quando questo non accadeva.
  Parliamo della sussidiarietà al mercato. L'avvocato Medugno prima citava il caso della Cina. Quello della Cina è un caso emblematico attraverso il quale il settore cartario può effettivamente dimostrare la bontà e l'efficacia di questo sistema sussidiario. Per quale motivo? Il crollo del mercato dei maceri, determinato dalle misure che i cinesi hanno imposto, ha fatto sì che molti comuni, soprattutto nel Centro e nel Nord Italia, dove effettivamente la raccolta differenziata è più sviluppata, gestivano i propri materiali sul mercato e, a fronte di questo crollo del mercato, si sono rivolti al Comieco, chiedendo al consorzio di ritirare i propri materiali. Stiamo parlando di circa 610.000 tonnellate di carta e cartone che venivano gestite sul libero mercato e che oggi Comieco ha ripreso all'interno della propria gestione, con un onere economico di 30 milioni di euro verso questi comuni.
  La domanda è: se non ci fosse stato un sistema come quello dell'accordo quadro ANCI-CONAI, che prevede questa sussidiarietà, quindi questa flessibilità che consente ai comuni di stare sul mercato quando lo desiderano e di rientrare, invece, nel sistema consortile quando il mercato non ce la fa, questi materiali che fine avrebbero fatto? Credo che la risposta sia semplice: molto probabilmente sarebbero rimasti in terra, perché, prima di questo sistema, quando il mercato calava si smetteva di raccogliere, in quanto i comuni non avevano quella garanzia del ritiro che oggi il sistema, invece, fornisce.
  Questo non significa opporsi a un sistema più concorrenziale, non significa opporsi a sistemi alternativi che possano operare anche accanto o in alternativa a quello esistente del CONAI, però deve essere chiaro che anche i sistemi che dovessero eventualmente nascere in alternativa a quello del CONAI devono poter garantire la gestione su tutto il territorio nazionale, perché, in caso contrario, questo significherebbe che ci sarebbero sistemi che devono andare a raccogliere il materiale laddove gli altri Pag. 12non vanno perché non gli conviene e altri sistemi che, invece, potrebbero andare a raccogliere quello che vogliono quando e dove gli conviene. Mi riferisco al cosiddetto fenomeno del «cherry picking».
  Nell'ottica del recepimento delle direttive, siamo chiamati a riciclare sempre di più, perché gli obiettivi di riciclo e di recupero imposti dal pacchetto della circular economy sono sempre più ambiziosi. È fondamentale che venga mantenuto il carattere della sussidiarietà, non solo per il sistema del CONAI, ma anche per eventuali sistemi che volessero nascere accanto a quello del CONAI, perché altrimenti il CONAI rischia di diventare un sistema di ultima istanza, che deve andare a gestire il proprio servizio solo laddove gli altri non hanno convenienza a farlo e ritengo che questo non sia il modo più corretto ed equilibrato per favorire l'economia circolare.
  Per concludere faccio un'ultima battuta sempre sul tema della sussidiarietà. Non è assolutamente vero che questo è un sistema monopolista, perché numeri alla mano oggi Comieco gestisce complessivamente soltanto il 40 per cento della raccolta pubblica, della raccolta complessiva comunale. Se poi si fa il conto anche della raccolta complessiva su superfici private, parliamo di oltre 6,5 milioni di tonnellate, però, per rimanere nel core business del consorzio, Comieco gestisce il 43 per cento della raccolta complessiva di carta e cartone a livello comunale, il che significa meno della metà. Questo non mi sembra un monopolio.
  Al Nord la gestisce ancora meno, perché, essendo le raccolte più sviluppate, ne gestisce circa il 30 per cento. Al Sud è ovvio che la gestione del consorzio è molto più presente, perché ovviamente ci sono delle aree ancora in forte ritardo, allora lì il ruolo del consorzio è più preponderante, perché fa proprio da sostegno e da motore per lo sviluppo di queste raccolte differenziate, che ancora purtroppo in alcune aree sono molto arretrate. Penso alla Sicilia.
  Tuttavia, ripeto che questo è un meccanismo che ha garantito ai comuni di poter continuare a raccogliere sempre e comunque, indipendentemente dal mercato, perché hanno trovato alla bisogna un sistema che gli garantiva in ogni caso un ritiro dei materiali. È successo, come dicevo prima, nel caso della Cina.
  Io credo che su questo ci voglia una certa attenzione, perché altrimenti si rischia di andare a scardinare dei meccanismi che possono poi mettere in discussione un sistema che, per carità, è assolutamente migliorabile, ma che fino adesso ha consentito di traguardare – per il settore della carta lo possiamo dire senza tema di smentita – gli obiettivi di riciclo sempre in anticipo rispetto ai termini previsti dall'Unione europea.
  Noi per la carta abbiamo un obiettivo del 75 per cento al 2025 e oggi siamo già all'81 per cento, siamo già in linea con l'obiettivo dell'85 per cento previsto al 2030. Credo che lo si debba soprattutto a un sistema che ha in qualche modo messo le amministrazioni comunali nelle condizioni di poter investire, sapendo che comunque, anche quando il mercato non dava garanzie, c'era un sistema pronto a ritirare e a riciclare.

  PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  GENEROSO MARAIA. Ho ascoltato con molto interesse in particolare la questione degli scarti da riciclo, a cui è stata data una risposta, cioè la necessità di potenziare la valorizzazione energetica per riuscire a tamponare o dare priorità a voi riciclatori per l'accesso in discarica, da quello che ho capito.
  Tuttavia, non ho sentito nulla rispetto ai metodi utilizzati per ridurre gli scarti da riciclo.

  PRESIDENTE. Do la parola ai nostri ospiti per la replica.

  MASSIMO MEDUGNO, Direttore della Federazione Carta e Grafica e direttore di Assocarta. Effettivamente uno dei temi è anche la prevenzione e su questo stiamo lavorando. Per brevità non ho potuto dire Pag. 13che in realtà stiamo lavorando anche sugli standard di riciclabilità. Abbiamo messo a punto, noi come filiera della carta, uno standard che va appunto a definire quali sono i materiali più riciclabili. Ovviamente i materiali più riciclabili sono quelli che sono più monomateriale, nel senso che più è monomateriale, più è riciclabile e meno rifiuti produce.
  Devo dire che, però, questo è un tema sul quale stiamo lavorando e sul quale anche il sistema CONAI dei consorzi sta investendo, perché indubbiamente la contribuzione sta guidando in qualche modo anche la semplificazione dei materiali. Lei deve considerare che la carta paga un contributo di 20 euro a tonnellata col CONAI, mentre un materiale composito come quello che riguarda gli imballaggi per liquidi a prevalenza carta ne paga 40, per cui già quello serve in qualche modo a indirizzare un mercato. Sicuramente c'è un tema di eco design e a questo proposito stiamo lavorando proprio sulla riciclabilità.
  Devo dire che, però, rimane in parte un fatto: ci sono dei rifiuti che saranno comunque ineliminabili. Non è che noi sosteniamo a spada tratta il recupero energetico. Noi sosteniamo soltanto quello che vediamo in altri posti d'Europa: quando fanno la nuova cartiera in Germania, come stanno facendo in questo momento, presentano le due linee produttive e poi, a piè di fabbrica, l'impianto di recupero energetico. Non è un caso, anche perché l'industria cartaria, come tutte le industrie che riciclano, è un'industria che usa parecchia energia, e usando parecchia energia uno dei modi potrebbe essere quello di utilizzare l'energia dai propri scarti.
  Devo dire che, tuttavia, si sta anche lavorando a sistemi che non sono esclusivamente il recupero energetico. Si sta anche lavorando, infatti, per riciclare la plastica che è nei nostri rifiuti. Tuttavia, la plastica soffre di altri problemi, di un problema di sbocco sul mercato. Non crediamo che ci sia una soluzione unica; crediamo, però, che debbano essere attivate una serie di soluzioni, tra le quali anche quella del recupero energetico. Sicuramente avviare gli scarti, in maniera prioritaria, in discarica o al recupero energetico per noi sarebbe una certezza.

  PRESIDENTE. Ringrazio gli intervenuti per il loro contributo e per il documento depositato, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato 2), e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.20.

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