CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 17 luglio 2018
37.
XVIII LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Finanze (VI)
COMUNICATO
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SEDE CONSULTIVA

  Martedì 17 luglio 2018. — Presidenza della presidente Carla RUOCCO. — Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Massimo Bitonci.

  La seduta comincia alle 13.50.

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2017.
C. 850 Governo.

Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2018.
C. 851 Governo.

Tabella n. 1: Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2018.
Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2018 (limitatamente alle parti di competenza).
(Relazioni alla V Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).

  La Commissione inizia l'esame congiunto dei provvedimenti.

  Carla RUOCCO, presidente, ricorda che la Commissione è chiamata ad esaminare, ai sensi dell'articolo 119, comma 8, del regolamento, ai fini della trasmissione di relazioni alla Commissione Bilancio, il disegno di legge C. 850, recante il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2017 e il disegno di legge C. 851, recante Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2018.
  Rammenta che l'esame in sede consultiva si conclude con l'approvazione di una relazione per ciascun disegno di legge. Nel caso del disegno di legge di assestamento, l'esame può anche concludersi con l'approvazione di una relazione per ciascuno stato di previsione di competenza della Commissione. Possono essere presentate relazioni di minoranza.
  Ricorda inoltre, che le Commissioni di settore possono votare eventuali emendamenti, per le parti di rispettiva competenza, i quali, se approvati, sarebbero allegati alle relazioni che la Commissione approverà sui provvedimenti.
  Segnala che, in ogni caso, gli emendamenti eventualmente approvati dalla nostra Commissione, non verranno automaticamente Pag. 84inseriti nel testo dei provvedimenti, ma dovranno essere discussi ed eventualmente approvati dalla Commissione Bilancio. Resta naturalmente ferma la possibilità per i deputati di presentare proposte emendative presentate direttamente presso la V Commissione.
  In ordine all'ammissibilità degli emendamenti, precisa che il disegno di legge di approvazione del rendiconto ha carattere formale e risulta sostanzialmente inemendabile, essendo ammissibili solo gli eventuali emendamenti volti ad apportare al disegno di legge modifiche di carattere meramente formale ovvero volte a correggere eventuali errori materiali.
  Per quanto concerne l'emendabilità del disegno di legge di assestamento, in primo luogo segnala che, come per il disegno di legge di bilancio, l'unità di voto ai fini dell'esame parlamentare sono solo i programmi e le tipologie di entrata, con riferimento alle previsioni di competenza e di cassa, mentre non possono costituire oggetto di emendamenti gli importi relativi ai residui e gli importi relativi alle azioni e ai capitoli.
  Più in dettaglio, rileva come i limiti di ammissibilità degli emendamenti al disegno di legge di assestamento risultino piuttosto complessi e stringenti.
  Per quanto riguarda gli emendamenti riferiti alle previsioni di entrata, sia quando ne comportino l'incremento sia quando ne dispongano la diminuzione, sono ammissibili soltanto se fondati su valutazioni tecnico-finanziarie adeguatamente documentate, tali da comprovare la necessità di modificare le previsioni di entrata di competenza o di cassa.
  Per quanto concerne invece gli emendamenti riferiti alle previsioni di spesa segnala che, ai fini dell'individuazione dei limiti di emendabilità agli stanziamenti di spesa, occorre tenere conto di quanto previsto dall'articolo 33, comma 3, della legge n. 196 del 2009 (legge di contabilità e finanza pubblica), che consente di rimodulare in via compensativa le dotazioni finanziarie iscritte in programmi anche di missioni diverse (ed eventualmente appartenenti a differenti stati di previsione). Resta ferma, ovviamente, la regola generale sull'emendabilità delle previsioni di spesa secondo cui, ai fini del rispetto dei saldi-obiettivo indicati nella risoluzione di approvazione del DEF, gli emendamenti in aumento (di maggiore spesa) devono essere compensati da corrispondenti diminuzioni di spesa.
  Devono pertanto considerarsi ammissibili gli emendamenti compensativi riferiti a programmi diversi – anche se iscritti in missioni diverse, eventualmente collocate in differenti stati di previsione – che prevedano, contestualmente, l'aumento di uno o più programmi di spesa e la riduzione nella stessa misura di uno o più programmi di spesa. In ogni caso, tanto per le modifiche di stanziamenti di competenza quanto per quelle delle autorizzazioni di cassa, è esclusa la possibilità di compensare l'incremento degli stanziamenti di parte corrente mediante la riduzione di stanziamenti di conto capitale.
  Con riferimento specifico agli stanziamenti di cassa, ricorda che essi sono emendabili a condizione che, nel caso di emendamenti volti ad incrementare l'autorizzazione di cassa, lo stanziamento derivante dall'emendamento non superi la cosiddetta «massa spendibile», costituita dalla somma dello stanziamento di competenza e dei residui passivi.
  Ricorda infine che, come già accennato, non possono infine essere modificati gli stanziamenti esposti a titolo di residuo passivo, in quanto derivano da meri accertamenti contabili.
  Invita quindi la relatrice, On. Covolo, ad illustrare i contenuti dei provvedimenti.

  Silvia COVOLO (Lega), relatrice, rammenta che la Commissione è chiamata ad esaminare congiuntamente, ai sensi dell'articolo 119, comma 8, del regolamento, ai fini della formulazione di relazioni alla Commissione Bilancio, il disegno di legge C. 850, recante il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2017, e il disegno di legge C. 4639, recante disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e Pag. 85dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2018.
  Attraverso il Rendiconto generale dello Stato il Governo, alla chiusura dell'anno finanziario, adempie all'obbligo costituzionale di rendere conto al Parlamento dei risultati della gestione finanziaria prevista dal bilancio di previsione.
  Avverte che si addentrerà in questioni meramente tecniche, dal momento che si tratta di un periodo di gestione retto da una legge di bilancio approvata nella scorsa legislatura.
  Il Rendiconto è articolato in:
   a) conto del bilancio, con l'esposizione dell'entità effettiva delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento. Per la parte della spesa, il conto consuntivo di ciascun Ministero è articolato per missioni e programmi. Le azioni, introdotte per la prima volta in questo Rendiconto, rappresentano livelli di dettaglio di ogni singolo programma. In ogni programma sono esposti i risultati della gestione dei residui, della gestione di competenza e della gestione di cassa. Con il d.lgs. 90/2016 si è accordata maggiore flessibilità gestionale, affidando direttamente ai Ministri competenti la possibilità di rimodulare le dotazioni finanziarie interne a ciascun programma con atti amministrativi, salvo che si rendano necessari interventi legislativi. Si possono effettuare variazioni compensative di sola cassa tra unità elementari (ovvero capitoli) di bilancio. Il Ministro dell'Economia e Finanze, su proposta del Ministro competente, può anche disporre variazioni di bilancio inerenti gli stanziamenti di spesa (con esclusione di investimenti fissi lordi e di consumi intermedi).
   b) dal conto del patrimonio, con le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato.

  Dal Rendiconto si evince che nel 2017 il Pil nominale ha avuto una crescita del 2,1 per cento per cento rispetto all'anno precedente. In termini di volume (Pil reale) la crescita è stata dell'1,5 per cento rispetto al 2016, confermando l'inversione di tendenza avviata nel 2014.
  L'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni per il 2017 secondo quanto reso noto dall'Istat il primo marzo scorso e il 4 aprile 2018, corrisponde al 2,3 per cento del Pil.
  Al netto degli interventi sul settore bancario, l'indebitamento netto per il 2017 è pari all'1,9 per cento del Pil.
  Il dato indica un miglioramento rispetto al 2016, allorquando l'indebitamento era pari al 2,5 per cento del PIL.
  Hanno contribuito al miglioramento sia l'incremento del saldo primario (1,1 miliardi) sia la riduzione della spesa per interessi (0,8 miliardi).
  Limitando l'analisi ai principali aggregati di conto economico della p.a., il miglioramento del saldo è dovuto principalmente all'incremento delle entrate (per 12,1 miliardi), con effetti più che compensativi rispetto all'incremento delle spese (per 10,1 miliardi).
  Per quanto riguarda, infine, il debito pubblico, nel 2017 era pari al 131,8 per cento del Pil), con una diminuzione del rapporto debito/Pil dello 0,2 per cento rispetto al 2016.
  Si tratta del secondo anno consecutivo di riduzione del rapporto debito/Pil, con una stabile inversione di tendenza rispetto alla ripida crescita verificatasi nel periodo 2008-2013.
  A ben vedere, comunque, siamo ben lontani dal rispetto dei parametri di Maastricht e dal rapporto del 60 per cento tra debito/PIL (siamo oltre il 120 per cento).
  Passando a sintetizzare brevemente il contenuto del Rendiconto 2017 (C. 850), segnala in primo luogo che gli articoli 1, 2 e 3 espongono i risultati complessivi relativi alle amministrazioni dello Stato per l'esercizio finanziario 2017, e sono riferiti rispettivamente alle entrate, alle spese e alla gestione finanziaria di competenza, intesa come differenza tra il totale di tutte le entrate accertate e il totale di tutte le spese impegnate, che evidenzia un avanzo di 10.441,1 milioni di euro. Pag. 86
  Quanto alla gestione di competenza, nel 2017 si registra un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive.
  Nel 2017 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche registrano rispetto all'anno 2016, in valore assoluto, un incremento +1,5 per cento, proporzionalmente inferiore all'incremento del Pil nominale (+2,1 per cento), quindi l'andamento delle entrate totali rispetto al prodotto interno lordo registra una contrazione, attestandosi al 46,6 per cento del Pil (-0,3 punti percentuali rispetto al 2016).
  La pressione fiscale si è ridotta dal 42,7 per cento del 2016 al 42,5 per cento del 2017: al netto degli effetti del cd. Bonus di 80 euro, essa sarebbe pari al 41,9 per cento nel 2017.
  Le spese finali del 2017 hanno mostrato un netto incremento in valore assoluto rispetto al precedente esercizio, impatto che è stato parzialmente stemperato, nei suoi effetti peggiorativi sui saldi, dalla crescita economica registrata nell'anno.
  In valore assoluto, le spese si attestano in aumento dell'1,2 per cento rispetto al dato 2016, in lieve flessione (-0,2 per cento) rispetto al dato 2015.
  La variazione complessiva risente dell'incremento di 14,2 punti di PIL registrato nella spesa in conto capitale (interventi per il sostegno del sistema bancario) e del congelamento della dinamica della spesa corrente primaria.
  Dopo l'analisi dei dati delle amministrazioni pubbliche, passando a quelli del bilancio dello Stato, osserva che, dal lato delle entrate finali, l'incremento degli accertamenti è ascrivibile per la maggior parte alle entrate tributarie e in misura minore a quelle extra-tributarie.
  Per quel che concerne le entrate tributarie, l'incremento del dato degli accertamenti tributari è dovuto principalmente, come riportato nella tabella che segue, ai maggiori accertamenti relativi alle tasse ed imposte sugli affari (+1,7 per cento) ed, in piccola parte, anche alle imposte sul patrimonio e sui redditi, del +0,2 per cento). In riduzione gli introiti per lotto, lotterie ed altre attività di gioco (-2,7 per cento) e per i monopoli (-3,5 per cento).
  Per le entrate extratributarie (+0,4 per cento), gli incrementi riguardano principalmente i recuperi, rimborsi e contributi (rispetto al 2016, +2,0 per cento) e i prodotti netti di aziende autonome ed utili di gestioni (+40,1 per cento). In riduzione, invece, i proventi di servizi pubblici minori (-1,4 miliardi, -4,5 per cento).
  Guardando alle entrate complessive, l'entità degli accertamenti trae origine soprattutto dalla dinamica degli accertamenti delle entrate del Titolo IV – accensione prestiti (+17 miliardi). Su tale voce registra, infatti, come evidenziato nella relazione illustrativa, l'aumento di 20 miliardi di euro, derivante dall'attuazione del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237 concernente Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio.
  Dal lato della spesa, si rileva un aumento degli impegni finali di spesa nel 2017: tale risultato è frutto di una lieve contrazione delle spese correnti (-0,7 miliardi), e di un notevole incremento della spesa in conto capitale (+20,4 miliardi) rispetto al 2016, riconducibile principalmente alle disposizioni a tutela del settore creditizio, che consolida il trend positivo iniziato lo scorso anno, dopo il forte calo registrato tra il 2014 e il 2015. Ci si riferisce al decreto-legge n. 237 del 2016, riguardante l'aumento degli impegni di spesa per far fronte agli oneri derivanti dalle operazioni di sottoscrizione e acquisto delle azioni e delle garanzie concesse dallo Stato a favore di banche e gruppi bancari italiani e finanziati dall'emissione di titoli del debito pubblico.
  La voce di spesa più consistente è quella legata ai trasferimenti alle amministrazioni pubbliche (47,9 per cento della spesa corrente), in prevalenza amministrazioni locali ed enti previdenziali. Pesano poi i redditi da lavoro dipendente (16,6 per cento degli impegni di parte corrente) e gli interessi passivi e redditi di capitale (12,9 per cento). In aumento la spesa per i consumi intermedi nonché quella per trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private (+3,2 per cento) e a imprese (+3,1 per cento). Calati gli oneri per interessi passivi (-1,4 per cento).Pag. 87
  In sintesi, la gestione evidenzia un aumento complessivo degli impegni di spesa dell'8,3 per cento,, determinato in particolare dalle spese in conto capitale e dal rimborso di passività finanziarie, a fronte di una leggera riduzione delle spese correnti.
  L'andamento dei residui passivi registrato per il 2017 risente del nuovo regime contabile dei residui passivi introdotto dal D.Lgs. n. 93 del 2016, che ha determinato un aumento del termine di conservazione in bilancio dei residui propri, portandolo da due a tre anni per i trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche (categoria 4 del Titolo I) e per le spese in conto capitale (Titolo II).
  In sintesi, il conto dei residui al 31 dicembre 2017 espone una eccedenza attiva di 66.171 milioni di euro.
  La gestione di competenza e la gestione dei residui concorrono a determinare i risultati della gestione di cassa, che è rappresentata, per la parte di entrata, dagli incassi e, per la parte di spesa, dai pagamenti. In termini di cassa, i saldi registrano un peggioramento rispetto ai risultati dell'esercizio 2016.
  L'articolo 4 espone la situazione finanziaria del conto del Tesoro, che evidenzia, al 31 dicembre 2017, un disavanzo di 206.535,1 milioni di euro.
  L'articolo 5 reca l'approvazione dell'Allegato n. 1 contenente l'elenco dei decreti con i quali sono stati effettuati prelevamenti dal Fondo di riserva per le spese impreviste e dell'Allegato n. 2 relativo alle eccedenze di impegni e di pagamenti risultate in sede di consuntivo, rispettivamente sul conto della competenza, sul conto dei residui e sul conto della cassa.
  L'articolo 6 espone la situazione patrimoniale dello Stato al 31 dicembre 2017 (di cui al conto generale del patrimonio), da cui risultano attività per un totale di circa 947,8 miliardi di euro e passività per un totale di circa 2.823,2 miliardi, con una eccedenza passiva al 31 dicembre 2017 di 1.875,4 miliardi.
  Infine, l'articolo 7 dispone l'approvazione del Rendiconto generale delle Amministrazioni dello Stato secondo le risultanze indicate negli articoli precedenti.
  Passando quindi a sintetizzare il contenuto del disegno di legge C. 851, recante l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2018, ricorda, in primo luogo, che l'istituto dell'assestamento di bilancio dello Stato è previsto per consentire un aggiornamento, a metà esercizio, degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente.
  Sotto questo profilo, il disegno di legge di assestamento si connette funzionalmente con il rendiconto del bilancio relativo all'esercizio precedente: l'entità dei residui, attivi e passivi, sussistenti all'inizio dell'esercizio finanziario, che al momento dell'elaborazione e approvazione del bilancio di previsione è stimabile solo in misura approssimativa, viene, infatti, definita in assestamento sulla base delle risultanze del rendiconto.
  Si tratta di un disegno di legge che contiene le sole variazioni connesse alla legislazione vigente e alla rimodulazione delle spese, nei limiti consentiti.
  Rimane comunque il divieto di utilizzare gli stanziamenti di conto capitale per finanziare le spese correnti.
  I margini di flessibilità sono quelli di cui al d.lgs. 90/2016, e le variazioni compensative (cioè senza effetto sui saldi) possono essere proposte non solo tra unità di una stessa missione ma anche tra unità di voto diverse.
  Con il disegno di legge di assestamento le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente sono adeguate in relazione:
   a) per quanto riguarda le entrate, all'eventuale revisione delle stime del gettito (poiché esse sono il frutto di una valutazione di carattere tecnico, eventuali modifiche possono essere determinate dall'evoluzione della base imponibile e dagli effetti derivanti dall'applicazione della normativa vigente);Pag. 88
   b) per quanto riguarda le spese aventi carattere discrezionale, ad esigenze sopravvenute;
   c) per quanto riguarda la determinazione delle autorizzazioni di pagamento, in termini di cassa, alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente.

  L'assestamento 2018 evidenzia, in termini di competenza, un miglioramento del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni iniziali di bilancio, che si attesta ad un valore di -43,8 miliardi rispetto ad una previsione iniziale di -45 miliardi.
  Il miglioramento è dovuto essenzialmente all'effetto positivo per 2,45 miliardi di euro derivante dalle variazioni proposte con il disegno di legge in esame, compensato per -1,2 miliardi dalle variazioni per atto amministrativo (per la maggiore flessibilità gestionale di cui ho già parlato).
  Si registra un decremento delle spese finali per 2,2 miliardi di euro, parzialmente compensato da una riduzione delle entrate finali di quasi 1 miliardo di euro. In particolare:
   la diminuzione delle entrate di quasi 1 miliardo di euro è dovuta alle variazioni proposte dal disegno di legge di assestamento, per 1,1 miliardi, con un minimo contributo positivo di 148 milioni delle variazioni per atto amministrativo. La riduzione riguarda unicamente le entrate tributarie (-3,6 miliardi), per lo più determinata dall'adeguamento della stima al quadro più aggiornato del DEF 2018, mentre si evidenzia un andamento di segno opposto di quelle extra-tributarie (+2,9 miliardi), spiegati secondo la relazione illustrativa dai maggiori utili di gestione della Banca d'Italia e dai dividendi, maggiori rispetto alle previsioni, che saranno versati dalle società pubbliche. Le entrate da alienazione, ammortamento e riscossione dei crediti registrano una contrazione meramente imputabile ad un allineamento alle previsioni del DEF, con particolare riguardo al riversamento a bilancio, da parte della Cassa Depositi e Prestiti, della quota capitale dei mutui concessi agli enti locali e trasferiti al MEF. La riduzione delle imposte indirette, in adeguamento ai dati del DEF, è solo parzialmente compensata dall'aumento delle imposte dirette, in particolare rispetto al gettito IRPEF;
   la riduzione delle spese finali rispetto alle previsioni di bilancio, di oltre 2,2 miliardi, è dovuta principalmente alla proposta di assestamento (-3,6 miliardi), parzialmente compensata dalle variazioni per atto amministrativo (+1,3 miliardi). Sulla proposta di assestamento influisce in maniera preponderante di riduzione della spesa per interessi di circa –3,2 miliardi.

  La riduzione riguarda principalmente le spese correnti, per la minore incidenza degli interessi sui titoli pubblici e per le minori esigenze per gli interessi sui conti correnti di tesoreria.
  La riduzione riguarda principalmente:
   i trasferimenti alle amministrazioni pubbliche;
   la diminuzione delle risorse proprie UE, in relazione al reddito nazionale lordo e all'iva.

  Gli incrementi di spesa corrente riguardano invece:
   i consumi intermedi (ripianamento dei debiti pregressi dell'istituto poligrafico dello Stato e dotazioni per lo svolgimento delle funzioni istituzionali del Ministero della difesa);
   altre uscite correnti (principalmente: per l'incremento di somme destinate al ripiano dei debiti pregressi);
   trasferimenti a famiglie e istituzioni sociali private (integrazione dei finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale).

  La spesa in conto capitale viene proposta in aumento, per essere destinata principalmente ad aumento dei contributi agli investimenti delle amministrazioni locali (soprattutto per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma) e ad aumento dei contributi agli investimenti ad imprese.Pag. 89
  Al riguardo segnala che il recente Bollettino delle entrate gennaio-giugno 2018 evidenzia che le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, sono in crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (+2,4 per cento).
  In termini di cassa, il disegno di legge di assestamento per il 2018 determina complessivamente un peggioramento del saldo netto da finanziare e del saldo primario, mentre comporta un miglioramento del risparmio pubblico (+425 milioni) e del ricorso al mercato (+2.145 milioni).
  Quanto ai residui, si evidenzia come, nel complesso, il conto dei residui al 31 dicembre 2017 espone un aumento dei residui passivi finali rispetto all'esercizio precedente (+2,5 per cento).
  L'aumento della consistenza complessiva dei residui finali nel 2017 è imputabile interamente ai residui di conto capitale, mentre quelli di parte corrente si riducono (-5,5 per cento).
  Per quanto riguarda le variazioni apportate dal disegno di legge di assestamento allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (Tabella n. 2 allegata al disegno di legge), relativamente agli aspetti di competenza della Commissione Finanze, assumono principale rilievo i dati relativi ai programmi «Regolazione, giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità» (29.1), «Prevenzione e repressione delle frodi e delle violazioni agli obblighi fiscali» (29.3), «Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi di imposta» (29.5) e «Accertamento e riscossione delle entrate e gestione dei beni immobili dello Stato» (29.10).
  Al riguardo segnala un incremento di 9 milioni in termini di competenza e di 16 milioni in termini di cassa degli stanziamenti relativi al programma «Regolazione e coordinamento del sistema della fiscalità».
  Segnala inoltre un incremento di 4,6 milioni in termini di competenza e di 10,2 milioni in termini di cassa degli stanziamenti relativi al programma «Prevenzione e repressione delle frodi e delle violazioni agli obblighi fiscali».
  Il programma «Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi di imposta» reca una riduzione di 28,9 milioni in termini di competenza e di 28,5 milioni in termini di cassa.
  Per quel che attiene invece al programma «Accertamento e riscossione delle entrate e gestione dei beni immobili dello Stato», registra una riduzione degli stanziamenti di 53 milioni in termini di competenza e di 42 milioni in termini di cassa.
  Per quanto concerne il programma «Concorso della Guardia di finanza alla sicurezza pubblica» (7.5) nell'ambito della missione «Ordine pubblico e sicurezza», segnala altresì un incremento di 2,1 milioni in termini di competenza e di 6,5 milioni in termini di cassa.
  Segnala, infine, un incremento di 4,1 milioni in termini di competenza e di cassa degli stanziamenti relativi al programma «Giustizia Tributaria» (6.5) nell'ambito della missione «Giustizia».

  Carla RUOCCO, presidente, ricorda che la Commissione finanze dovrà esprimersi sui provvedimenti al più tardi entro giovedì 19 luglio.
  Propone quindi di fissare il termine per la presentazione di eventuali emendamenti alle ore 12 di mercoledì 18, e, non essendovi obiezioni, così rimane stabilito.
  Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta già convocata per la giornata di domani.

  La seduta termina alle 14.10.