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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Venerdì 25 gennaio 2019

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli nella seduta del 25 gennaio 2019.

  Battelli, Benvenuto, Bergamini, Berti, Billi, Bitonci, Bonafede, Claudio Borghi, Boschi, Brescia, Buffagni, Cardinale, Carfagna, Castelli, Castiello, Ciprini, Cirielli, Colletti, Cominardi, Davide Crippa, D'Uva, Sabrina De Carlo, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Durigon, Fantinati, Ferraresi, Fidanza, Fioramonti, Gregorio Fontana, Lorenzo Fontana, Fraccaro, Galli, Gallinella, Gallo, Garavaglia, Gava, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgetti, Grande, Grillo, Grimoldi, Guerini, Guidesi, Liuzzi, Lollobrigida, Losacco, Maniero, Manzato, Micillo, Molinari, Molteni, Morelli, Morrone, Orlando, Pastorino, Picchi, Rampelli, Rixi, Rizzo, Ruocco, Saltamartini, Scerra, Scoma, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Tofalo, Vacca, Valente, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi, Zoffili.

(Alla ripresa pomeridiana della seduta).

  Battelli, Benvenuto, Berti, Bitonci, Bonafede, Claudio Borghi, Boschi, Brescia, Buffagni, Cardinale, Carfagna, Castelli, Castiello, Ciprini, Cirielli, Colletti, Cominardi, Davide Crippa, D'Uva, Sabrina De Carlo, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Durigon, Fantinati, Ferraresi, Fidanza, Fioramonti, Gregorio Fontana, Lorenzo Fontana, Fraccaro, Galli, Gallinella, Gallo, Garavaglia, Gava, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgetti, Grande, Grillo, Grimoldi, Guerini, Guidesi, Liuzzi, Lollobrigida, Losacco, Maniero, Manzato, Micillo, Molinari, Molteni, Morelli, Morrone, Orlando, Pastorino, Picchi, Rampelli, Rixi, Rizzo, Ruocco, Saltamartini, Scerra, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Tofalo, Vacca, Valente, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi, Zoffili.

Annunzio di proposte di legge.

  In data 24 gennaio 2019 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa dei deputati:

  TATEO ed altri: «Norme per la tutela dei minori che accedono alla rete internet e istituzione del registro dei provider aderenti al codice di autoregolamentazione “Internet e minori”» (1537).

  Sarà stampata e distribuita.

Annunzio di disegni di legge.

  In data 24 gennaio 2019 sono stati presentati alla Presidenza i seguenti disegni di legge:

  dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale:
   «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017; b) Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Serbia inteso a facilitare l'applicazione della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, fatto a Belgrado il 9 febbraio 2017» (1538);
   «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di estradizione tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya, fatto a Milano l'8 settembre 2015; b) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Kenya, fatto a Milano l'8 settembre 2015» (1539);
   «Ratifica ed esecuzione dei seguenti Trattati: a) Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015; b) Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Kazakhstan, fatto ad Astana il 22 gennaio 2015» (1540);

  dai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa:
   «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Serbia sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Belgrado il 16 dicembre 2013» (1541).

  Saranno stampati e distribuiti.

Adesione di deputati a proposte di legge.

  La proposta di legge DE LORENZIS ed altri: «Disposizioni per la promozione dell'utilizzo condiviso di veicoli privati (car sharing)» (859) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata Ascari.

Assegnazione di progetti di legge a Commissioni in sede referente.

  A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:

   VII Commissione (Cultura):
  SCHULLIAN ed altri: «Istituzione dell'insegnamento dell'educazione civica nella scuola primaria, nella scuola secondaria di primo grado e nel primo biennio della scuola secondaria di secondo grado» (1465) Parere delle Commissioni I, V, XI e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

   VIII Commissione (Ambiente):
  PEZZOPANE: «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla ricostruzione della città dell'Aquila e degli altri comuni interessati dal sisma del 6 aprile 2009» (637) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VII, X e XII;
  D'IPPOLITO ed altri: «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti mediante affondamento di navi e sulle connesse attività di organizzazioni criminali» (831) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, IX e XII.

   Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali):
  MAGI: «Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno» (865) Parere delle Commissioni I, V, VI, IX, X, XI, XIII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Annunzio di progetti di atti dell'Unione europea.

  La Commissione europea, in data 24 gennaio 2019, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Regolamento (UE) n. 511/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal protocollo di Nagoya relativo all'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefìci derivanti dalla loro utilizzazione nell'Unione (COM(2019) 13 final), corredata dal relativo allegato (COM(2019) 13 final – Annex), che è assegnata, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alla XIII Commissione (Agricoltura), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

Atti di controllo e di indirizzo.

  Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell’Allegato B al resoconto della seduta odierna.

ERRATA CORRIGE

  Nell’Allegato A ai resoconti della seduta del 26 giugno 2018, a pagina 21, prima colonna, trentunesima riga, la parola: «V» deve intendersi sostituita dalla seguente: «VI».

  Nell’Allegato A al resoconto della seduta del 24 gennaio 2019, a pagina 3, prima colonna, dopo la venticinquesima riga, inserire:

«(Alla ripresa pomeridiana della seduta).

  Battelli, Benvenuto, Bergamini, Berti, Billi, Bitonci, Bonafede, Claudio Borghi, Boschi, Brescia, Buffagni, Caiata, Cancelleri, Cardinale, Carfagna, Castelli, Castiello, Ciprini, Cirielli, Colletti, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Sabrina De Carlo, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Durigon, Fantinati, Ferraresi, Fidanza, Fioramonti, Gregorio Fontana, Lorenzo Fontana, Fraccaro, Frusone, Fusacchia, Galli, Gallinella, Gallo, Garavaglia, Gava, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgetti, Grande, Grillo, Grimoldi, Guerini, Guidesi, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lorenzin, Losacco, Lupi, Maggioni, Maniero, Manzato, Micillo, Molinari, Molteni, Morelli, Morrone, Orlando, Pastorino, Picchi, Rampelli, Ribolla, Rixi, Rizzo, Rosato, Ruocco, Saltamartini, Scerra, Schullian, Scoma, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Spadoni, Stumpo, Tateo, Tofalo, Vacca, Valente, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi, Zoffili.».

  Nell'allegato A al resoconto della seduta del 24 gennaio 2019, a pagina 3, prima colonna, trentesima riga, deve leggersi: «ASCARI ed altri» e non: «PIERA AIELLO ed altri» come stampato.

INTERPELLANZE URGENTI

Iniziative normative volte ad escludere l'applicazione dell'articolo 177, comma 1, del codice degli appalti al settore della distribuzione elettrica, del gas e del teleriscaldamento – 2-00228

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   la Femca e la Flaei Cisl sono intervenute in merito all'articolo 177, comma 1, del codice degli appalti che non trova alcun fondamento nella normativa europea di riferimento e che stabilisce che i titolari di concessioni già in essere al 18 aprile del 2016, che abbiano ricevuto l'affidamento «senza gara», dovranno affidare una quota pari all'80 per cento dei propri contratti relativi alle concessioni, di importo pari o superiore a 150.000 euro, mediante procedura di evidenza pubblica e, per il restante 20 per cento, potranno ricorrere a controllate e collegate;
   a detta delle organizzazioni sindacali, secondo il parere del Consiglio di Stato, l'articolo 177, comma 1, del codice degli appalti diventerà inevitabilmente lo strumento utile a distruggere quell'importante tessuto economico e occupazionale che sono le aziende partecipate che operano nel settore della distribuzione elettrica e del gas;
   questo significherebbe, a detta del sindacato Cisl, che società come Enel Distribuzione, Snam, Italgas, Hera, Iren, A2a, Acea Distribuzione (Areti) e altre si trasformerebbero in un sol colpo in semplici «adesivi» da incollare alle miriadi di piccole e medie società appaltatrici che dequalificherebbero servizi essenziali per la comunità, senza poter fare quegli investimenti necessari per modernizzare le infrastrutture energetiche;
   i concessionari sarebbero sostanzialmente espropriati delle attività inerenti alla concessione, divenendo delle mere stazioni appaltanti prive di ruoli operativi e gestionali, e si determinerebbe una polverizzazione a favore di terzi;
   Utilitalia ha dichiarato che il processo di esternalizzazione avrebbe un costo economico e sociale elevato con la perdita tra i 145.000/170.000 posti di lavoro nel breve periodo;
   in una lettera inviata al Ministro interpellato la Cisl ha affermato che lo stesso «ha accennato in diverse sue dichiarazioni, ad una preferenza per processi di riacquisizione da parte del sistema pubblico di grandi imprese di questo Paese. Non le sfuggirà che un'interpretazione così autorevole del Consiglio di Stato di una legge scritta male avrà come conseguenza la distruzione della presenza del sistema pubblico nei grandi servizi del nostro Paese e la messa a rischio di decine di migliaia di posti di lavoro accompagnati dalla più grande destrutturazione del sistema delle utility mai avvenuto»;
   è di tutta evidenza che si tratti di un tema assai delicato che ha bisogno di un intervento immediato che preveda la non applicazione dell'articolo 177, comma 1, del codice degli appalti al settore di distribuzione elettrica, del gas e del teleriscaldamento al pari di quanto già previsto per il servizio idrico;
   è altresì auspicabile e utile affrontare tale situazione istituendo un tavolo di confronto presso il Ministero dello sviluppo economico che veda la partecipazione delle organizzazioni sindacali e delle forze datoriali, al fine di porre rimedio al più presto ad una situazione altrimenti non sanabile –:
   se sia a conoscenza della questione illustrata in premessa;
   se non ritenga necessario procedere all'istituzione di un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali interessate al fine di trovare una soluzione adeguata;
   se non intenda promuovere un'immediata iniziativa normativa che preveda la non applicazione dell'articolo 177, comma 1, del codice degli appalti al settore della distribuzione elettrica, del gas e del teleriscaldamento al pari di quanto già previsto per il servizio idrico.
(2-00228) «Occhionero, Fornaro».


Iniziative a sostegno delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, al fine di assicurare un corretto impiego dei fondi europei e favorire la ripresa del sistema produttivo – 2-00200

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per il sud, per sapere – premesso che:
   dopo sette anni di recessione (2008-2014) l'economia delle regioni meridionali accenna una, seppur lenta, crescita, che tuttavia sta avvenendo in ritardo rispetto agli altri Paesi europei ed extra-europei;
   gli ultimi dati disponibili, contenuti nel Rapporto Svimez 2018 «L'economia e la società del Mezzogiorno», mostrano un tasso di crescita del prodotto interno lordo nel Mezzogiorno dell'1,4 per cento – rispetto al +1,5 per cento nel Centro-nord – con un trend di lenta ripresa rispetto all'anno precedente, seppur in un contesto di grande incertezza e con il rischio di una frenata dell'economia meridionale;
   il rapporto PMI Mezzogiorno 2018 attesta, inoltre, che le piccole e medie imprese del Mezzogiorno vantano un fatturato di 130 miliardi di euro, che vale circa il 10 per cento di tutto il prodotto interno lordo nel Meridione. Rispetto all'anno precedente, nel 2017 il fatturato è aumentato del 2,7 per cento più della media nazionale ed è tornato ai livelli pre-crisi. Sotto il profilo numerico durante la crisi economica sono scomparse circa 4.000 imprese, essendo passati da 29.000 a meno di 25.000. Nel biennio 2016-2017 la rotta si è invertita, ma mancano ancora 2.000 aziende per tornare ai livelli pre-crisi;
   sussiste ancora una forte disuguaglianza territoriale tra il Nord e il Sud del Paese che, sotto il profilo sociale, riflette un forte indebolimento della capacità del welfare di supportare le fasce più disagiate della popolazione: la carenza e l'inadeguatezza della qualità dei servizi pubblici e di prestazioni essenziali incide, infatti, anche sulla tenuta sociale dell'area meridionale e rappresenta un ostacolo in termini di produttività delle imprese e benessere degli abitanti, facendo emergere un malessere economico, sociale, lavorativo e sanitario sempre più diffuso;
   sul tasso di apprendimento al Sud pesa anche il contesto economico-sociale e territoriale: la disoccupazione, la povertà diffusa, l'esclusione sociale, la minore istruzione delle famiglie di provenienza e, soprattutto, la mancanza di servizi pubblici efficienti influenzano i percorsi scolastici e l'apprendimento; basti pensare che il tasso di occupazione per i diplomati e i laureati nel Mezzogiorno a tre anni dalla laurea è pari a 70 mila su 160 mila (43,8 per cento) contro i 220 mila su 302 mila (72,8 per cento) del Centro-nord;
   questi dati spiegano anche perché negli ultimi 15 anni c’è stato un aumento dei giovani del Sud emigrati verso il Centro-nord e/o verso l'estero: nell'anno accademico 2016/2017, i giovani del Sud iscritti, all'università sono circa 685 mila circa, di questi il 25,6 per cento studia in un ateneo del Centro-nord. Nello stesso anno accademico il movimento «migratorio» per studio ha interessato, quindi, circa il 30 per cento dell'intera popolazione rimasta a studiare in atenei meridionali;
   tra le cause del crescente divario tra il Nord e il Sud del Paese vi è anche l'incapacità di accesso, di spesa e di utilizzo efficiente dei fondi europei, in particolare di quelli strutturali e di investimento destinati in via prioritaria alle regioni del Sud;
   la politica di coesione territoriale dell'Unione europea rappresenta – per impegno finanziario, estensione geografica e arco temporale – uno dei programmi più importanti al mondo in tema di redistribuzione di ricchezze tra regioni e Paesi, volti a stimolare la crescita nelle aree in ritardo di sviluppo con un approccio place based;
   in particolare per il Mezzogiorno i fondi della coesione, se accompagnati da adeguati investimenti nazionali che ne agevolino i meccanismi di spesa, possono favorire la trasformazione verso un'economia intelligente e inclusiva, per dare ai giovani l'opportunità di vivere e lavorare nei luoghi di appartenenza, per innalzare la qualità dei servizi (scuole, sanità, trasporti), per rendere l'ambiente più verde e più resiliente rispetto ai rischi;
   gli strumenti finanziari contenuti nei programmi operativi dei fondi strutturali mettono a disposizione consistenti risorse per sostenere il rafforzamento del tessuto produttivo del Mezzogiorno e l'accelerazione nell'utilizzo di queste risorse risulta fondamentale per garantire l'effettiva erogazione di tali fondi ai destinatari finali e contribuire a offrire alle piccole e medie imprese meridionali un contesto più efficiente nel quale competere;
   malgrado l'accelerazione intervenuta negli ultimi mesi, la politica di coesione non è riuscita a ridurre i divari del Mezzogiorno, infrastrutturali, sociali, economici e l'Italia è ancora lontana dal centrare gli obiettivi di spesa prefissati per le politiche di coesione, così come diversamente successo nel resto dell'Europa; tale ritardo costituisce un fattore assai grave, considerato che questi fondi aggiuntivi rappresentano risorse fondamentali per il Sud, che andrebbero impiegate in modo più celere ed efficace;
   in particolare, l'attuazione dei programmi europei sconta oggi un ritardo che interessa sia i programmi operativi nazionali sia quelli regionali, coinvolgendo, sebbene in misura differente, le regioni del Mezzogiorno, come pure quelle del Centro-nord;
   per rafforzare lo sviluppo e la competitività delle Pmi del Mezzogiorno appare, dunque, imprescindibile potenziare non solo l'effettiva capacità di spesa dei fondi di coesione, ma anche la cosiddetta capacity building delle amministrazioni coinvolte nella politica di coesione, elemento questo che incide positivamente sulla performance economica e che ha un effetto di stimolo per il prodotto interno lordo dei territori nei quali si interviene –:
   nell'ambito delle politiche di governo finalizzate ad un efficientamento della capacità di programmazione, progettazione e spesa dei fondi europei a disposizione del nostro Paese, in primis quelli strutturali destinati alle regioni del Mezzogiorno, quali iniziative specifiche si intendano adottare a sostegno delle piccole e medie imprese che operano al Sud, al fine di poter assicurare un corretto impiego delle risorse e favorire la ripresa del sistema produttivo meridionale.
(2-00200) «Galizia, Scerra, Ianaro, Papiro, Villani, Penna, Bruno, Giordano, Di Lauro, Torto, De Giorgi, Carbonaro, Carelli, Carinelli, Casa, Cassese, Cataldi, Maurizio Cattoi, Chiazzese, Cillis, Cimino, Ciprini, Colletti, Corda, Corneli, Costanzo, Cubeddu, Dadone, Dall'Osso, D'Ambrosio, D'Arrando».


Iniziative volte a garantire il rispetto del riparto di competenze dell'autorità di sistema portuale e dell'autorità marittima, con particolare riferimento al porto di Livorno – 2-00217

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
   il riparto di attribuzioni dei compiti dell'autorità di sistema portuale e dell'autorità marittima in materia di disciplina e controllo delle operazioni portuali è definito dagli articoli 6, comma 4, lettera a) e 14, comma 1, della legge n. 84 del 1994;
   l'articolo 6, comma 4, stabilisce che spettano alla sola autorità portuale i compiti di «indirizzo, programmazione, coordinamento, regolazione, promozione e controllo delle operazioni e dei servizi portuali, delle attività autorizzatorie e concessorie di cui agli articoli 16 e 18», mentre l'articolo 14 attribuisce all'autorità marittima le funzioni di «polizia e sicurezza portuale previsti dal codice della navigazione e le rimanenti funzioni amministrative», ferme restando «le competenze attribuite dalla presente legge alle Autorità di Sistema Portuale»;
   nel porto di Livorno si registra a giudizio degli interpellanti un'ingerenza del comandante del porto in ambiti di competenza propria dell'autorità di sistema portuale il cui presidente, abdicando di fatto, sempre secondo gli interpellanti, alle proprie funzioni e prerogative, consente che scelte di regolamentazione, promozione e controllo delle operazioni e dei servizi portuali siano condizionate da un esercizio inappropriato dei poteri di polizia marittima;
   esemplari i casi di diniego di accosto alla banchina pubblica del molo Italia decisi dal comandante del porto registratisi il 15 e 16 dicembre 2018 per la M/n Hoegh Singapore, Grimaldi Euromed, richiesto per sbarcarvi circa 1000 autovetture, che il terminal contrattista non avrebbe potuto collocare nei propri piazzali perché occupati da autoveicoli in attesa di ritiro; e ancora il 27 dicembre 2018 per la M/n MSC Cristiana;
   a seguito dell'accoglimento dell'autorità portuale dell'istanza effettuata dal terminal, autorizzata con e-mail del 15 dicembre 2018, ferme restando le competenze dell'autorità marittima in materia di sicurezza della navigazione, il comandante ha negato l'accosto, motivandolo con ragioni a giudizio degli interpellanti estranee alle sue competenze in materia di polizia marittima e di sicurezza e ricordando di aver già concesso alcune settimane prima l'utilizzo dell'accosto pubblico per altra nave dello stesso armatore, sostenendo infine che una nuova autorizzazione, motivata dai limiti di ricettività del terminal, non avrebbe più potuto giustificarsi con «il carattere dell'eccezionalità»;
   a quanto consta agli interpellanti la Hoegh Singapore è rimasta in rada dalla prima mattina del 16 dicembre sino al pomeriggio del 18 dicembre in attesa di ormeggio finché, dopo la convocazione di un incontro richiesto dal presidente dell'autorità di sistema, nel quale il comandante ha formalizzato che l'accosto in questione non può assumere la connotazione di accosto aggiuntivo e che la sua richiesta deve avere carattere di eccezionalità, fattispecie che di norma non comprende l'indisponibilità di aree retroportuali per accogliere gli autoveicoli sbarcati, è stato quindi autorizzato l'ormeggio alla banchina pubblica, nonostante in quei tre giorni la stessa e le aree del molo Italia sono rimaste inutilizzate, con un ritardo che ha prodotto un grave danno economico all'armatore e con conseguente danno all'immagine del porto di Livorno;
   nonostante l'ordinanza «congiunta» n. 114/2018 CP, 21/2018 dell'autorità di sistema portuale del 13 luglio 2018 recante le disposizioni per la regolamentazione degli accosti pubblici riporti il «fine di permettere comunque la massima operatività delle banchine del porto di Livorno, nonché di mantenere e sviluppare i traffici commerciali nell'interesse generale del porto», tale finalità veniva presto contraddetta, a giudizio degli interpellanti, dalla condotta del comandante e dalle severe e improprie limitazioni introdotte all'uso degli accosti pubblici del porto da parte di navi lavorate da imprese concessionarie di banchine demaniali portuali, stabilendo, a quanto consta agli interpellanti, che tale uso può essere autorizzato soltanto in casi eccezionali motivati dalla impossibilità di operare nel proprio terminal e comunque non in via continuativa e comunque previa intesa – ciascuna competenza per quanto di rispettiva competenza – tra l'autorità di sistema portuale e la capitaneria di porto;
   si è così introdotta, nel porto di Livorno, una procedura d'intesa che attribuisce al comandante del porto funzioni a giudizio degli interpellanti improprie, che si sovrappongono a quelle proprie del presidente dell'autorità di sistema portuale, ponendosi così in contrasto con le disposizioni di cui alla legge n. 84 del 1994 che manifestatasi il 15 dicembre 2018 si è ripetuta nelle medesime modalità il 27 dicembre 2018;
   a Livorno si è così assoggettato il governo delle operazioni portuali ad una procedura di «intesa, per quanto di rispettiva competenza» da raggiungersi fra un'amministrazione competente ed altra incompetente: con la sola conseguenza di introdurre per gli interpellanti regole farraginose che ostacolano la necessaria snellezza delle decisioni per la proficua utilizzazione delle banchine e degli spazi portuali, giungendo a determinare – come nel caso della nave Hoegh Singapore e della nave MCS Cristiana – situazioni di stallo decisionale, in spregio ai principi di economicità ed efficienza che debbono connotare la gestione di un Porto;
   sulle politiche adottate dal comandate del porto di Livorno si rilevano i dubbi di imparzialità e indipendenza sollevati dal sito web Affari italiani (http://www.affaritaliani.it). Il sito di informazione infatti, in data 13 gennaio 2019, segnala che tra i beneficiari delle scelte dell'ammiraglio Tarzia vi sarebbe anche il gruppo Lorenzini, importante realtà terminalista nel porto di Livorno, che gestisce la sponda est della darsena, ed è partecipato al 50 per cento dalla MSC di Luigi Aponte. Lo stesso organo di stampa richiama come nel 2017 Francesco Lorenzini, figlio del patron dell'omonimo gruppo avrebbe venduto allo stesso Tarzia un appartamento in via Natale Betti, 11, per 340 mila euro il cui prezzo potrebbe risultare non in linea con il mercato di riferimento e che dimostrerebbe un rapporto diretto tra l'ammiraglio e la famiglia Lorenzini –:
   se il Ministro interpellato sia a conoscenza di quanto illustrato in premessa;
   se e quali iniziative il Ministro intenda adottare per garantire il rispetto delle competenze stabilite dalla legge, per evitare quelli che a giudizio degli interpellanti risultano dannosi personalismi nell'esercizio delle pubbliche funzioni e per assicurare ai porti italiani effettiva competitività e sviluppo dei traffici.
(2-00217) «Mulè, Bergamini, Mugnai, Carrara, D'Ettore, Mazzetti, Ripani, Silli, Germanà, Pentangelo, Rosso, Zanella, Cannatelli, Cannizzaro, Cappellacci, Casciello, Casino, Cortelazzo, Baratto, Bond, Fatuzzo, Fiorini, Gagliardi, Marin, Marrocco, Napoli, Novelli, Pella, Porchietto, Ravetto, Ruffino, Squeri, Versace, Vietina, Zanettin, Zangrillo».


Iniziative di competenza, anche in sede europea, per il rispetto dei diritti umani in Ecuador, con particolare riferimento alla vicenda della detenzione dell'ex vicepresidente Jorge Glas – 2-00190

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
   da quanto emerge da organi di stampa l'ex vicepresidente dell'Ecuador, Jorge Glas, arrestato con l'accusa di corruzione, da ormai trenta giorni è in sciopero della fame per protestare contro le condizioni della sua carcerazione. Jorge Glas, destituito dal suo ruolo di vicepresidente dell'attuale Capo di Stato ecuadoregno Lenin Moreno, è stato incarcerato, in violazione le norme nazionali sulla prigione preventiva, e successivamente condannato in assenza di prove e con l'applicazione di un codice penale in deroga, cioè facendo riferimento ad un antico codice penale con sola la finalità di poter applicare una sentenza più dura che non fosse convertibile ai domiciliari;
   alcuni giorni fa, senza avvertire né i famigliari, né il suo avvocato (come previsto dalla legge) Glas è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza, durante la notte e senza la possibilità di portare con sé le proprie medicine. Il carcere dove oggi è detenuto si trova in una zona remota del Paese, è noto per le condizioni degradanti in cui vivono i reclusi, senza acqua corrente, adeguati servizi igienici/riscaldamento, ed è estremamente affollato da esponenti della criminalità comune. Le condizioni attuali di Glas destano molta preoccupazione sia per le condizioni della sua prigionia, sia perdurare dello sciopero della fame;
   l'arresto di Glas si colloca in un clima di repressione e limitazione delle libertà democratiche creato dall'attuale Governo dell'Ecuador. Oltre a Glas, infatti, l'ex presidente Rafael Correa, è vittima di ben quindici procedimenti giudiziari e ha recentemente dichiarato che chiederà l'asilo politico al Belgio. Anche l'ex Ministro degli affari esteri Ricardo Patiño è stato messo sotto accusa per terrorismo per avere organizzato una manifestazione di protesta davanti al carcere dove Glas è detenuto. Inoltre, Fernando Alvarado, ex ministro della comunicazione, è stato costretto all'esilio, dopo che si era rifiutato di collaborare con l'attuale Governo;
   a chiarire ulteriormente gli intendimenti dell'attuale Governo ecuadoregno è intervenuto recentemente il Ministro delle comunicazioni Andrès Michelena che ha dichiarato che: «tutti gli ex funzionari, sia di rango medio che di rango alto, del precedente Governo di Rafael Correa non potranno lasciare il Paese e si ricorrerà all'utilizzo straordinario della prigione preventiva»;
   in questi giorni si sono svolte diverse manifestazioni pubbliche in tutto il Paese che hanno visto un massiccio intervento della polizia e dell'esercito, impegnati a reprimere con violenza la protesta dei manifestanti, tra i quali diversi parlamentari;
   i famigliari di Glas, e diversi attivisti politici per i diritti umani, stanno operando in tutte le sedi internazionali per sensibilizzare i Governi e l'opinione pubblica sulla drammatica situazione dell'ex vicepresidente che sta rischiando la vita, e per evidenziare la situazione politica del Paese nel quale si stanno mettendo in discussione tutte le più elementari garanzie per svolgere una normale vita democratica;
   tra Italia ed Ecuador oltre a esserci attive, importanti e consolidate relazioni commerciali, c’è uno storico legame, alla luce di una radicata presenza della comunità di origine italiana, con oltre 17.000 connazionali, mentre sono oltre 80.000 gli ecuadoregni in Italia –:
   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali siano i suoi orientamenti in merito;
   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, affinché siano ristabilite nei confronti dell'ex vicepresidente Jorge Glas tutte le garanzie in termini di rispetto dei diritti umani sia con riferimento alle condizioni carcerarie che allo svolgimento di un processo equo, nonché per seguire con attenzione gli sviluppi della situazione in quel Paese;
   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere in sede di Unione europea affinché l'Unione sia parte attiva nel ristabilire in quel Paese le condizioni necessarie per una corretta dialettica democratica.
(2-00190) «Fassina, Fornaro, Boldrini».


Iniziative di competenza, anche in sede europea, per la tutela dei diritti delle persone Lgbt in Cecenia – 2-00226

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
   si apprende da organi di stampa che è in atto in Cecenia una nuova ondata di persecuzioni e violenze contro le persone ritenute omosessuali residenti nel Paese;
   secondo il portavoce dell'associazione Russian Lgbt Network, dalla fine di dicembre 2018 si è registrata una ripresa di arresti di uomini e donne a causa del loro presunto o reale orientamento sessuale. Le persone arrestate sarebbero poi trasferite in campi di prigionia e sottoposte a tortura, fino anche all'eliminazione fisica;
   si registra, inoltre, che tale episodio si colloca a due anni dalla protesta internazionale scoppiata dopo la denuncia di sistematiche persecuzioni contro la comunità Lgbt;
   più in generale, si registra che la Cecenia continua a essere oggetto di indagini da parte delle organizzazioni per i diritti umani che denunciano da anni decine di sequestri e arresti illegali;
   inoltre, tali pratiche messe in atto in Cecenia costituiscono una gravissima violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), convenzione firmata anche dalla Federazione Russa e quindi anche dalla Repubblica cecena, che della stessa è parte integrante –:
   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e quali siano i suoi intendimenti sull'argomento;
   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda mettere in campo – e in quali tempi – perché cessino gli arresti illegali e le violenze e per ristabilire le garanzie a tutela dei diritti umani nei confronti delle persone Lgbt che vivono in Cecenia;
   quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione russa, per poter ottenere informazioni e rassicurazioni sulla gravissima situazione in cui versano la comunità Lgbt e, più in generale, la tutela dei diritti umani in quel Paese;
   quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione russa, perché cessino senza ritardo le violazioni della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), avuto particolare riguardo ai temi della discriminazione e della violenza di cui sono fatte oggetto le persone sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere;
   quali iniziative intenda intraprendere in sede di Unione europea affinché l'Unione si faccia parte attiva per ristabilire la piena tutela dei diritti dei cittadini e delle cittadine omosessuali nella Repubblica di Cecenia.
(2-00226) «Scalfarotto, Pollastrini, Quartapelle Procopio, Zan, Noja, Mor, Padoan, Serracchiani, Giacomelli, Morani, Annibali, Paita, Piccoli Nardelli, Nardi, Prestipino, Miceli, Cenni, Magi, Enrico Borghi, Ceccanti, De Luca, Gariglio, Schirò, Giachetti, Ascani, Nobili, Guerini, De Maria, La Marca, Boschi, Gribaudo, Pini, Fassino».


Intendimenti del Governo in ordine alla promozione della candidatura di Milano quale sede della sezione della divisione centrale del Tribunale unificato dei brevetti (TUB) di Londra – 2-00237

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro per gli affari europei, per sapere – premesso che:
   con il regolamento (UE) n. 1257/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2012, e il regolamento n. 1260/2012 del Consiglio del 17 dicembre 2012, relativi all'attuazione di una cooperazione, rafforzata nel settore dell'istituzione di una tutela brevettuale unitaria, unitamente all'Accordo internazionale per il Tribunale unificato dei brevetti (accordo TUB), l'Unione europea si è dotata di un nuovo regime brevettuale unificato, incentrato sulla creazione di un titolo unitario e di una protezione uniforme a valere per tutto il territorio dell'Unione europea;
   tali provvedimenti sono stati adottati sulla base dell'articolo 118 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) che dispone che il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria nell'ambito dell'instaurazione o del funzionamento del mercato interno, stabiliscano le «misure per la creazione di titoli europei al fine di garantire una protezione uniforme dei diritti di proprietà intellettuale nell'Unione e per l'istituzione di regimi di autorizzazione, di coordinamento e di controllo centralizzati a livello di Unione»;
   obiettivo dell'effetto unitario, introdotto a livello di Unione europea con i richiamati provvedimenti, è quello di rendere l'accesso al sistema brevettuale più facile, economicamente meno oneroso e giuridicamente sicuro, favorendo nel contempo il progresso scientifico e tecnologico e il funzionamento del mercato interno;
   il 19 febbraio 2013, 25 Stati membri dell'Unione europea (tutti tranne Polonia e Spagna, mentre la Croazia non faceva all'epoca ancora parte dell'Unione europea) hanno firmato l'Accordo istitutivo di un Tribunale unificato dei brevetti con allegati, fatto a Bruxelles il 19 febbraio 2013, ratificato e reso esecutivo con legge 3 novembre 2016, n. 214;
   tale Accordo, oltre a prevedere norme di diritto sostanziale sul brevetto europeo, introduce anche norme processuali, istituendo una giurisdizione comune per tutti i Paesi partecipanti all'Accordo con competenza esclusiva sulle azioni di violazione, contraffazione, revoca, accertamento di nullità o non violazione dei brevetti europei, con o senza effetto unitario, nonché le misure provvisorie e cautelari correlate, le domande riconvenzionali, le azioni di risarcimento danni, anche in relazione ai certificati complementari di protezione rilasciati sulla base di un brevetto europeo;
   l'introduzione del brevetto unitario, il titolo brevettuale unico che sarà immediatamente efficace nei 25 Stati membri dell'Unione europea aderenti, è subordinata alla ratifica dell'Accordo TUB in almeno 13 Paesi dell'Unione europea: hanno finora completate l’iter di ratifica e depositato lo strumento di ratifica 16 Paesi dell'Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Regno Unito), mentre altri sono a buon punto, lasciando prefigurare il prossimo avvio del nuovo sistema con una ventina di Paesi dell'Unione europea;
   l'Italia ha completato tutti gli adempimenti necessari all'avvio del TUB: il 10 febbraio 2017 ha depositato lo strumento di ratifica dell'Accordo TUB presso il segretariato generale del Consiglio; il 20 febbraio 2017 ha firmato il protocollo per l'applicazione provvisoria; il 20 aprile 2018 ha depositato lo strumento di ratifica del Protocollo sui privilegi e le immunità;
   il TUB, che sostituirà gradualmente le giurisdizioni nazionali per le controversie in materia brevettuale, si articolerà su due livelli: il Tribunale di primo grado e la Corte d'appello, cui si affiancherà la cancelleria (Registry). In particolare, per il Tribunale di primo grado, sono previste diverse divisioni: la divisione centrale – con sede a Parigi, e sezioni specializzate a Londra, per i brevetti chimici, farmaceutici e tecnologici, e a Monaco, per i brevetti meccanici – e le divisioni locali o regionali;
   la piena operatività del TUB è stata ritardata anche a causa del processo di recesso del Regno Unito dall'Unione europea e della mancata ratifica dell'Accordo istitutivo da parte della Germania: per l'entrata in vigore dell'Accordo è infatti necessaria la ratifica di almeno 13 Stati firmatari, inclusi i tre con il maggior numero di brevetti europei, ovvero Germania, Francia e Regno Unito;
   sebbene il TUB non faccia parte delle istituzioni dell'Unione europea, poiché frutto di un Accordo multilaterale fra i Paesi aderenti, l'Accordo istitutivo prevede che «il tribunale applica il diritto dell'Unione nella sua integralità e ne rispetta il primato (...) Coopera con la Corte di giustizia dell'Unione europea per garantire la corretta applicazione e l'interpretazione uniforme del diritto dell'Unione»;
   l'eventuale mantenimento a Londra di una sezione della divisione centrale del Tribunale – nonostante dalla Brexit non derivino conseguenze automatiche per il TUB – potrebbe manifestare alcune anomalie nel quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito, tenuto anche conto che l'Italia è il quarto Paese europeo per numero di brevetti depositati –:
   in vista dell'entrata in funzione e della piena operatività del Tribunale unificato dei brevetti (TUB), anche alla luce del futuro nuovo assetto delle relazioni post-Brexit tra Unione europea e Regno Unito in materia di tutela della proprietà intellettuale, quali siano gli intendimenti del Governo in relazione all'ipotesi di un'eventuale richiesta di trasferimento della sezione della divisione centrale del Tribunale unificato dei brevetti (TUB) di Londra e della relativa promozione della candidatura di Milano quale sede ospitante della medesima sezione competente per i brevetti chimici e farmaceutici del TUB, in aggiunta alla già prevista sezione locale dello stesso Tribunale, al fine di garantire la piena funzionalità della sede specializzata dello stesso TUB.
(2-00237) «Ianaro, Scerra, Penna, Bruno, Sabrina De Carlo, De Giorgi, Di Lauro, Galizia, Giordano, Olgiati, Papiro, Spadoni, Torto, Villani, Bella, Berardini, Berti, Bilotti, Brescia, Buompane, Businarolo, Cabras, Cadeddu, Cancelleri, Luciano Cantone, Cappellani, Carabetta, Carbonaro, Carelli, Carinelli».


Iniziative di competenza volte a rendere più sicuri il controllo e la gestione dei siti di stoccaggio dei rifiuti, anche in considerazione dei frequenti, numerosi roghi sviluppatisi negli ultimi mesi nella provincia di Caserta – 2-00180

G)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
   negli ultimi mesi si sono verificati una serie di incendi che hanno interessato i siti di stoccaggio dei rifiuti della provincia di Caserta;
   il 1o luglio 2018 un incendio era scoppiato nel cortile dell'Ecologia Bruscino di San Vitaliano;
   il 25 luglio 2018 un incendio si è sviluppato alla Di Gennaro di Caivano;
   il 23 agosto 2018 un incendio ha interessato lo Stir di Casalduni;
   a fine settembre un altro incendio si era sviluppato nella zona industriale di Pignataro;
   il 26 ottobre 2018 era andata in fumo anche un'azienda di Marcianise che tratta rifiuti, la Lea srl;
   l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della regione Campania (Arpac) ha rilevato, nel giorno dell'incendio che si è sviluppato alla Lea srl di Marcianise, una concentrazione di diossina 160 volte superiore ai limiti di riferimento;
   nella serata del 1o novembre 2018, è scoppiato un incendio di grandi dimensioni, all'interno del Cdr di Santa Maria Capua Vetere, impianto di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti;
   il rogo ha coinvolto un capannone contenente tonnellate di rifiuti pronti per essere trasferiti al termovalorizzatore di Acerra;
   il fumo ha invaso tutta la zona circostante, coinvolgendo soprattutto le prime case dell'abitato di Santa Maria Capua Vetere e parte del comune di Marcianise;
   stando ad una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, il rogo sarebbe di natura dolosa;
   il 2 novembre 2018 un incendio ha distrutto i capannoni della ex Matese, a Santa Maria a Vico, ora deposito di rifiuti;
   il fenomeno in crescita negli ultimi mesi, sembra essere la prova di un'attività criminale dotata di notevoli capacità operative ed organizzative;
   la lunga serie di incendi sembrerebbe essere l'ennesimo atto che attesta la presenza della criminalità organizzata in un settore delicato ed importante;
   il 19 novembre 2018 il Governo ha approvato un protocollo che mira a tutelare la salute delle popolazioni che vivono su questo territorio;
   il piano d'azione coinvolge sette Ministeri e il presidente della regione Campania;
   il Ministro della difesa ha recentemente confermato la disponibilità a supportare, con un incremento di unità operative, eventuali rimodulazioni delle attività di prevenzione e controllo nel casertano –:
   se, alla luce della gravissima situazione che interessa i suddetti ambiti territoriali, dopo due mesi dalla firma del protocollo, il Governo non intenda adottare iniziative straordinarie, per quanto di competenza, al fine di rendere più sicuri la gestione ed il controllo dei siti di stoccaggio dei rifiuti.
(2-00180) «Buompane, Maraia, Del Monaco, Grimaldi, Iorio, Del Sesto, Giovanni Russo, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Ilaria Fontana, Licatini, Alberto Manca, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Varrica, Vianello, Vignaroli, Zolezzi, Masi, Melicchio, Migliorino, Misiti, Nitti, Olgiati, Orrico, Pallini, Papiro, Paxia, Penna, Perconti, Raduzzi, Rizzo, Romaniello, Roberto Rossini, Ruggiero, Ruocco, Scanu, Scerra, Segneri».


Iniziative di competenza in ordine alla verifica della potabilità delle acque del comune di Sestri Levante (Liguria) e alle criticità derivanti dalle discariche contenenti rifiuti speciali – 2-00198

H)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   il valore soglia previsto nei corpi idrici sotterranei per cromo esavalente e cromo totale è rispettivamente di 5 mg/litro e 50 mg/litro (decreto legislativo n. 152 del 2006);
   nelle acque potabili, la quota parte di cromo esavalente verrà ricercata solamente quando entrerà in vigore il decreto ministeriale 14 novembre 2016 che introduce tale obbligo quando il cromo totale sia superiore a 10 mg/l;
   il decreto ministeriale del 14 novembre 2016 sarebbe dovuto entrare in vigore il 15 luglio 2017, ma il decreto ministeriale 6 luglio 2017 ne ha ulteriormente prorogato l'entrata in vigore al 31 dicembre 2018;
   secondo i dati di Arpa Liguria, disponibili sul sito della regione Liguria, risulta che in alcuni pozzi ad uso potabile, gestiti dalla Società dell'Acqua Potabile (Sap), appartenente al gruppo Veolia, localizzati nel territorio del comune di Sestri Levante (Genova), si sono riscontrati per il Cr VI, 14 mg/l in data 7 agosto 2014 (pozzo GEG003) e 19 mg/l in data 7 agosto 2014 (pozzo GEG005);
   nel 1982 cessava le produzioni negli stabilimenti di Sestri Levantina, la Fit-Ferro-Tubi; lo stabilimento occupava un'area di oltre 12 ettari. Esiste un esposto di pochi anni fa in riferimento alla presenza di scorie e rifiuti, prodotti in oltre 77 anni di attività, nel perimetro di quella che era l'area occupata dallo stabilimento e quindi sotto l'attuale «Parco Mandela»;
   le scorie di fonderia in questione, se non trattate adeguatamente, possono rilasciare nell'ambiente metalli pesanti e cromo;
   sul territorio comunale sono stati reperiti rifiuti riferibili ad attività di fonderia, ad esempio all'interno del parco Serlupi, all'interno di un'area sita in Via Fasce, «Ex deposito Ditta Oli Combustibili di Pezzi & C», poi bonificata e destinata ad uso residenziale; nel sito di Ramala, laddove si intende realizzare il depuratore della Val Petronio, nel 1998 era stata fatta dall'onorevole Copercini un'interrogazione parlamentare per conoscere lo stato di una discarica, mai bonificata né messa in sicurezza, presente lungo la strada statale n. 1 Aurelia, in località Costello dei Bussi-Rio Gavornie (a 8 chilometri circa da Sestri Levante), dove la FIT-Ferrotubi (poi Arvedi) di Sestri Levante conferiva qualsiasi tipo di scorie (acidi solforici, liquidi da trafila, grassi, scarti di fonderia ed altro). Tale discarica insiste sul bacino del torrente Petronio dalla cui falda provengono le acque sia per il comune di Casarza Ligure, che per quello di Sestri Levante, si tratta di acque destinate a consumo umano;
   nel maggio 2017 il sindaco di Sestri Levante, la dottoressa Valentina Ghio, ha proposto in Ato un emendamento per l'adeguamento della rete di potabilizzazione dell'acqua per il rispetto del nuovo parametro per il cromo esavalente, compatibilmente con l'eventuale differimento del termine di entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale;
   in data 9 aprile 2018, l'Arpal ha attivato il procedimento di cui al comma 2 dell'articolo 244 del decreto legislativo n. 152 del 2006 per il superamento di cromo esavalente nelle acque di falda sotterranee;
   i dati epidemiologici del 2005-2009 relativi agli abitanti del comune di Sestri Levante e a monte idraulico di Sestri mostrano eccessi significativi di tumori, in particolare nel sesso femminile, rispetto, ai valori riscontrati in distretti limitrofi (portale Alisa) –:
   se i Ministri interpellati siano al corrente dei dati riportati in premessa e se intendano adoperarsi, per quanto di competenza, per fare chiarezza in relazione alla potabilità delle acque, regolarmente captate da pozzi posti sul territorio di cui in premessa e che servono all'approvvigionamento dei cittadini di Sestri Levante;
   se intendano assumere iniziative, anche per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, volte a verificare, per quanto di competenza, le criticità derivanti da discariche contenenti rifiuti speciali sul territorio comunale e quello limitrofo.
(2-00198) «Traversi, Zolezzi, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Ilaria Fontana, Licatini, Maraia, Alberto Manca, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Varrica, Vianello, Vignaroli, Acunzo, Adelizzi, Davide Aiello, Piera Aiello, Alaimo, Alemanno, Amitrano, Angiola, Aresta, Ascari, Azzolina, Baldino, Barbuto, Massimo Enrico Baroni».


Iniziative, anche normative, in merito alle criticità connesse allo spandimento di fanghi di depurazione, con particolare riferimento alla separazione dei reflui idrici da strutture ospedaliere – 2-00202

I)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   il ciclo dell'azoto è il primo limite planetario sovvertito a livello mondiale, secondo Steffen, con particolare riguardo all'Italia; l'incremento di nitrati in acqua può provocare scarso sviluppo dei bambini, riduzione della biodiversità e incremento di specie aliene: effetti simili al sovvertimento del ciclo del fosforo, che ha un record mondiale nel nostro Paese;
   una falda compromessa è molto difficile da bonificare, contamina velocemente un ecosistema;
   la direttiva 2000/60 prevede il rispetto dello stato chimico delle acque superficiali (Scas) in tempi brevi; molte regioni italiane hanno chiesto una proroga dei tempi previsti per raggiungere un buon Scas, fra queste la Lombardia;
   l'epidemia di polmonite fra alto mantovano e bassa bresciana, con oltre 868 casi, è un unicum mondiale e non può essere sconnessa da cause ambientali. Vengono sparse in quell'area, solo per la parte bresciana, oltre 360 mila tonnellate di fanghi di depurazione all'anno. Si potrebbe supporre una duplice eziologia, da un lato legata all'eccesso di nutrienti in falda per la presenza di discariche e spandimene agrozootecniti (sedimenti che nutrono germi come la legionella) e, dall'altro, allo spandimento di fanghi al suolo (metalli pesanti e geni di resistenza antibiotica);
   la resistenza antibiotica uccide in Italia oltre 10 mila persone ogni anno (Ecdc). Gli spandimenti di vari effluenti sono associati a modifiche del «resistoma», la resistenza agli antibiotici dei germi contenuti in suoli e falde, con possibile effetto sulla salute umana;
   nel recente studio cinese di Q.-L. Chen e altri Science of the Total Environment 645 (2018), 1230-1237, e nello studio statunitense di Burch, Environ. Sci. Technol., 2017, si mettono in evidenza lo stimolo all'incremento della resistenza antibiotica per effetto genico nella fillosfera (suolo in cui sono immerse le piante) e il possibile contagio umano dovuto a contaminazione di foglie di ortaggi consumate fresche, dopo spandimento, con un'analisi quantitativa che vede il dimezzamento del rischio mediante il compostaggio e la digestione anaerobica praticata sui fanghi di depurazione rispetto a spandimento diretto di fanghi, letame e struvite. Riduzione del rischio si associa a latenza del raccolto di 6 mesi dallo spandimento. Secondo lo studio di Dengmiao Chenga e altri pubblicato su Journal of Environmental Management la riduzione di antibiotico resistenza si associa a una fase di compostaggio ad elevata temperatura (maggiore di 55 oC, termofilia), pH, ed elevato rapporto C/N per il letame;
   i suoli di buona parte dell'Europa mediterranea sono poveri di carbonio e in progressiva desertificazione;
   non sarebbe possibile spandere digestati o reflui liquidi del biometano in molte aree nazionali per falde già compromesse e per la direttiva 2000/60 che impone di non peggiorare lo stato chimico delle acque superficiali, ma si moltiplicano le richieste autorizzative di impianti di gestione di rifiuti organici, in particolare in Pianura Padana, con l'asserita volontà di produrre biometano, nonostante l'assenza di tali rifiuti in loco e con il possibile incremento dei turismo dei rifiuti e un ciclo di vita palesemente negativo in termini di produzione energetica netta;
   addirittura si segnalano le prime richieste di autorizzare impianti che non prevedono alcuna fase di compostaggio dei digestati come l'impianto di Revere in provincia di Mantova, che prevede appunto una fase di spandimento (R10) diretta dei digestati (oltre 50 mila tonnellate annue) che arriveranno a temperatura massima di 38 oC in fase digestione anaerobica;
   recenti sperimentazioni nazionali stanno mostrando notevoli complessità nella raffinazione e netta filiera del biometano, che sembra proposta come una scappatoia per impianti a biogas periferici, giunti al termine della loro incentivazione;
   i fattori del duplice binario patologico, sovvertimento dei cicli geochimici di fosforo e azoto e spandimento di fanghi in zone ristrette con modalità ad alto rischio di stimolo all'antibiotico-resistenza, potrebbero potenziarsi a vicenda in termini ecosistemici, di riduzione della biodiversità e di effetti sulla salute umana;
   per quanto riguarda i reflui idrici da strutture ospedaliere si segnalano gli studi di Kaitlyn R. Kelly e altri su Progress in Molecular Biology and Translational Science ove si evidenzia l'abbondanza di antibiotici e geni di resistenza antibiotica nei reflui ospedalieri non depurati –:
   se il Governo intenda adottare iniziative per rivedere la normativa sugli spandimenti, con particolare attenzione alla separazione dei reflui idrici da strutture ospedaliere e alla prescrizione di tempistiche minime in agricoltura di raccolto postspandimento di fanghi di depurazione;
   se si intendano adottare iniziative per limitare la produzione di energia da fonti cosiddette «rinnovabili» in caso di «turismo dei rifiuti», con passaggio interregionale dei rifiuti stessi, anche interfacciandosi con altri Ministeri per «tarare» gli incentivi;
   se si intendano adottare iniziative per porre specifici limiti normativi per quanto riguarda gli spandimenti di rifiuti azotati, in particolare in aree caratterizzate da matrici ambientali impattate (superamenti dei PM10 in aria, caratterizzate da stato chimico delle acque superficiali scarso o suoli sensibili ai nitrati), prevedendo perlomeno l'obbligo di compostaggio dei digestati;
   se si intendano adottare le iniziative di competenza, anche normative, affinché sia valutata la desertificazione di alcuni suoli nazionali e in particolare la povertà di carbonio in relazione all'esigenza di limitare l'autorizzazione in tali località di impiantistica che determini spandimento di reflui poveri di carbonio come gli impianti a biogas e biometano per gestione di rifiuti organici e «verdi» che vedono alternative gestionali più sostenibili come il compostaggio;
   se il Governo intenda adottare ogni iniziativa di competenza per implementare il ruolo della «piattaforma del fosforo» in relazione allo studio del ciclo del fosforo e al recupero dello stesso dagli effluenti civili, industriali e agrozootecnici.
(2-00202) «Zolezzi, D'Arrando, Daga, Deiana, D'Ippolito, Federico, Licatini, Maraia, Alberto Manca, Ricciardi, Rospi, Terzoni, Traversi, Varrica, Vianello, Sarli, Sportiello, Trizzino, Troiano, Leda Volpi, Vignaroli, Massimo Enrico Baroni, Bologna, Lapia, Lorefice, Mammì, Menga, Nappi, Nesci, Provenza, Sapia, Sabrina De Carlo, De Girolamo, De Lorenzis, De Lorenzo, De Toma, Del Grosso, Del Monaco, Del Sesto, Di Sarno, Di Stasio, Dieni, D'Incà, Donno, Dori, D'Orso, D'Uva, Ehm».


Chiarimenti e iniziative di competenza in merito alla situazione determinatasi a seguito della revoca del presidente dell'Agenzia spaziale italiana – 2-00201

L)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   è recentissima la notizia delle immediate e irrevocabili dimissioni del Comitato di scienziati incaricato di scegliere i presidenti degli enti di ricerca: quattro dei cinque membri si sono dimessi in contrasto con il Ministero sulla successione all'Agenzia spaziale italiana (Asi). Il quinto membro si è detto partecipe al disagio dei colleghi;
   il caso Asi si è aperto il 6 novembre 2018, quando l'astrofisico professor Roberto Battiston era stato revocato dalla presidenza dal Ministro interpellato: come sottolineato anche dal professore, «primo caso di spoils system in un ente di ricerca»;
   L'Asi da sola ha un budget di quasi un miliardo di euro. Il suo indotto (cosiddetta « space economy») vale in Italia 1,6 miliardi di euro all'anno e 6.300 posti di lavoro;
   a capo dell'agenzia il Comitato voleva uno scienziato puro. Il Ministero ha insistito affinché le maglie della selezione fossero allargate a comprendere anche un manager dell'aerospazio;
   la scelta del nuovo presidente, per legge, dal 2009 parte dal comitato di selezione: organo indipendente composto dai più importanti scienziati italiani. Spetta a tale organo raccogliere le candidature e selezionare cinque nomi: la rosa da cui il Ministro sceglie il presidente;
   dopo un'interlocuzione cavillosa di tre settimane – come si legge nella lettera di dimissioni – hanno deciso di abbandonare per protesta Lamberto Maffei (presidente del Comitato, neuroscienziato e presidente emerito dell'Accademia dei Lincei), Fabiola Gianotti (fisica e direttrice del Cern di Ginevra), Lucia Votano (fisica, ex direttrice dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso) e Aldo Sandulli (preside della facoltà di giurisprudenza di Suor Orsola Benincasa di Napoli). Resta in carica per ragioni di metodo e non di merito, Mauro Ferrari, che negli Stati Uniti dirige lo Houston Methodist Research Institute e l’Institute of Academic Medicine;
   dalla sua nomina, nel 2015, il comitato ha selezionato le rose di candidati di quasi tutti gli enti di ricerca: Inaf (astrofisica) nel 2015, Consiglio nazionale delle ricerche e Ingv (geologia) nel 2016. A maggio di quest'anno il Comitato aveva riconfermato Battiston alla guida dell'Asi e la sua scadenza era prevista per la fine del 2018;
   «Sino a qualche settimana fa – scrivono i dimissionari – nessun problema si è verificato, la comunità di intenti con gli uffici amministrativi è stata massima». Poi «al Comitato è stato richiesto di predisporre l'avviso pubblico per la Presidenza dell'ASI, a seguito della revoca dell'incarico al Presidente in carica, professor Roberto Battiston. Il Comitato ha predisposto il testo dell'avviso, attenendosi ai criteri e alle modalità seguiti negli anni precedenti». Lì è iniziata l’«interlocuzione cavillosa» sul profilo del candidato: secondo il Comitato una persona di «altissima qualificazione tecnico-scientifica»; secondo il Ministero, più genericamente, un manager appartenente al settore dell'aerospazio;
   si ricorda che la procedura di nomina del presidente e dei componenti dei consigli di amministrazione degli enti pubblici di ricerca di designazione governativa prevede che il Comitato di selezione fissi, con avviso pubblico, le modalità e i termini per la presentazione delle candidature e poi, per ciascuna posizione e in ragione del numero dei candidati, proponga al Ministro una rosa di cinque nominativi per la carica di presidente e di tre nominativi per quella di consigliere;
   si ricordano inoltre i princìpi di indipendenza, autonomia e autorevolezza della ricerca scientifica. In particolare, i commi primo e sesto dell'articolo 33 della Costituzione sottolineano: «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato» –:
   quale sia l'orientamento del Ministro interpellato in merito e quali iniziative di competenza intenda intraprendere per affrontare la situazione che si è venuta a creare all'interno dell'Agenzia spaziale italiana, determinata da decisioni che risultano agli interpellanti discutibili;
   quali chiarimenti intenda fornire in merito all'atteggiamento di ostilità che sembra si sia venuto a creare in un ambito così importante come quello della scienza e della ricerca in Italia.
(2-00201) «Ascani, Delrio, Anzaldi, Benamati, Bonomo, Enrico Borghi, Boschi, Bruno Bossio, Campana, Cantini, Carnevali, Cenni, Ciampi, Del Barba, Di Giorgi, Marco Di Maio, Fassino, Fiano, Franceschini, Gariglio, Gribaudo, Librandi, Lotti, Morani, Navarra, Nobili, Paita, Pezzopane, Piccoli Nardelli, Prestipino, Raciti, Rizzo Nervo, Rosato, Rossi, Rotta, Scalfarotto, Serracchiani, Siani, Ungaro, Zan, Gadda».


Iniziative di competenza volte ad affrontare la situazione dei bambini immunodepressi in ambito scolastico, anche alla luce di un grave episodio verificatosi nel trevigiano – 2-00164

M)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   è notizia dei giorni scorsi il caso del bambino trevigiano che ha sconfitto la leucemia dopo un trapianto spinale e una dura chemioterapia, il quale non è potuto tornare a scuola per la presenza in classe di cinque bambini non vaccinati che comprometterebbero la sua salute. Il bambino vive in un piccolo paesino e non c’è possibilità di scelta per una scuola alternativa;
   Il Gazzettino ha interpellato il direttore generale della Usl, Francesco Benazzi, che parla di «un caso che ancora non ci siamo trovati a dover affrontare concretamente. Effettivamente è una situazione che può porsi per un bambino che abbia superato una leucemia o per altri bambini immunodepressi: è opportuno che non frequentino altri piccoli non vaccinati. Dobbiamo rispettare la normativa nazionale, non possiamo escludere i bambini non vaccinati dalle elementari, la situazione è delicata e occorre trovare la migliore soluzione con la massima disponibilità»;
   sul caso è intervenuto anche l'assessore all'istruzione della regione veneto, Elena Donazzan, che ha affermato: «Esiste per questo bimbo il diritto di andare a scuola e a frequentarla come tutti i suoi coetanei, non solo quello di alcuni genitori di non vaccinare i propri figli. Spero in un ripensamento della norma a livello nazionale che tenga conto anche di questi casi, perché la libertà del singolo non può precludere quella degli altri»;
   come noto, nell'ordinamento italiano, il diritto all'istruzione è garantito dai primi due commi dell'articolo 34 della Costituzione per i quali «La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita». La norma va letta insieme al precedente articolo 33 della Costituzione e prevede il diritto all'istruzione, nel senso di possibilità, per chiunque ed a prescindere dalla sua situazione economica e non, di accedere al sistema scolastico, diritto cui lo Stato deve far fronte. A livello comunitario esso è garantito dall'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
   il diritto allo studio inoltre è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani nell'Onu;
   si trova poi il definirsi di questo diritto non solo nei suoi termini universali, relativi cioè all'uomo inteso come categoria generale onnicomprensiva, ma al bambino come uomo che ha caratteristiche specifiche particolari e che quindi necessita di interventi e tutele definite in modo più dettagliato; ecco quindi la prima Dichiarazione dei diritti del bambino approvata dall'assemblea delle Nazioni Unite nel 1959 che, al punto 7o, stabilisce che il bambino ha diritto a un'educazione, che, almeno a livello elementare, deve essere gratuita e obbligatoria. Egli ha diritto a godere di un'educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale e di divenire un membro utile alla società;
   il superiore interesse del bambino deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento. Tale responsabilità incombe in primo luogo sui genitori e sullo Stato. Per attenersi strettamente al tema si ricorda qui soltanto l'articolo 28 della convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza: «1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione e in particolare: (c) garantiscono a tutti l'accesso all'insegnamento superiore con ogni mezzo appropriato, in funzione delle capacità di ognuno; (d) fanno in modo che l'informazione e l'orientamento scolastico e professionale siano aperte e accessibili a ogni fanciullo; (e) adottano misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola»;
   appare evidente la concezione dell'istruzione come un servizio pubblico necessario ad assicurare il pieno sviluppo della persona umana, anche rispetto alla condizione di partenza sfavorevole di qualcuno. Quindi, l'impegno dell'autorità pubblica, come richiesto dall'articolo 3 della Costituzione, consiste nella rimozione di quegli ostacoli di ordine sociale ed economico che possono limitare di fatto la libertà e l'eguaglianza dello studente impedendo il pieno sviluppo della persona umana;
   lo Stato deve adottare ogni adeguato provvedimento per vigilare affinché la disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo in quanto essere umano e in conformità con la Costituzione e le convenzioni citate –:
   se i Ministri interpellati siano a conoscenza del grave caso esposto, quale sia il loro orientamento in merito e quali iniziative di competenza intendano intraprendere, di concerto con gli altri soggetti interessati, per affrontare concretamente una situazione critica come quella dei bambini immunodepressi, determinatasi a causa di un atteggiamento che risulta agli interpellanti evidentemente discutibile, in modo da favorire la risoluzione delle problematiche all'interno di un contesto delicatissimo.
(2-00164) «Ascani, De Filippo, Carnevali, Enrico Borghi, Fiano, Gribaudo, Morani, Rotta, Viscomi, Boschi, Campana, Cantini, Ciampi, Critelli, Di Giorgi, Marco Di Maio, Ferri, Fragomeli, Gadda, Giachetti, Lacarra, Nobili, Paita, Pezzopane, Rizzo Nervo, Schirò, Prestipino».


Iniziative volte a risolvere le criticità conseguenti alle modifiche normative introdotte dal «decreto sicurezza», con particolare riferimento alla gestione dei migranti ospiti dei Cara con permesso di soggiorno per motivi umanitari in scadenza – 2-00208

N)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   a seguito della entrata in vigore delle disposizioni di cui al decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1o dicembre 2018, n. 132, meglio conosciuto come «decreto sicurezza», si stanno verificando situazioni di estrema criticità sul territorio nazionale per la gestione dei migranti ospiti dei Cara con il permesso di soggiorno umanitario in scadenza;
   l'abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, prevista dal citato provvedimento legislativo, in considerazione della rilevanza che tale permesso rivestiva come forma di protezione molto diffusa, della durata di due anni, rischia di determinare un corto circuito molto pericoloso e di alimentare tensioni tra persone disperate, prive dei più elementari mezzi di sussistenza, spesso in territori altrettanto depressi sia socialmente che economicamente;
   questa abolizione impedisce a queste persone, a giudizio degli interpellanti in violazione del principio giuridico che garantisce il riconoscimento di diritti acquisiti, di accedere al circuito di seconda accoglienza, il cosiddetto Sprar, perché in possesso di un permesso, quello «umanitario», che alla scadenza non avrà più valore, salvo alcune eccezioni ancora tutte da declinare e interpretare;
   questa incertezza sta accentuando le difficoltà sulla gestione e sul coordinamento delle politiche di accoglienza e presa in carico di situazioni molto critiche che riguardano casi drammatici di migranti con disabilità con problemi particolari e che non possono essere trattati in maniera burocratica;
   situazioni di tensione si sono già registrate a Crotone, a Catania, nel tarantino e si moltiplicano le segnalazioni di persone che, in conseguenza delle nuove disposizioni, non avranno più il diritto di soggiornare presso i centri di accoglienza per i richiedenti asilo, venendo così privati di qualsiasi prospettiva e costretti a vivere per strada, incrementando notevolmente le problematiche già esistenti a carico delle istituzioni locali;
   con la progressiva scadenza dei permessi per protezione umanitaria, tali situazioni potrebbero diventare ingestibili e la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro sarà resa complessa soprattutto dalla previsione della necessità di munirsi di passaporto del Paese di origine, in quanto è notoria la complessità delle procedure burocratiche per il suo ottenimento, soprattutto in Paesi come Gambia, Mali, Senegal, che rendono pressoché impossibile conseguire questo imprescindibile documento, con la conseguenza di vedere aumentare in maniera esponenziale il numero degli irregolari –:
   se il Governo sia a conoscenza di questi effetti immediati della normativa di cui al decreto-legge appena convertito e quali iniziative intenda assumere al fine di trovare una soluzione che rispetti il principio della concessione del permesso umanitario per garantire comunque l'accesso ai piani di seconda accoglienza e tutelare la positiva esperienza degli Sprar con la presa in carico delle situazioni più drammatiche, come quelle che riguardano donne e bambini ed altre situazioni particolari, nonché per supportare l'azione degli enti locali nella gestione di queste criticità dovute all'introduzione delle richiamate norme previste dal decreto-legge n. 113 del 2018 convertito dalla legge n. 132 del 2018.
(2-00208) «Bruno Bossio, Berlinghieri, De Micheli, Giorgis, Fregolent, Del Basso De Caro, Migliore, Pollastrini, Madia, Mancini, Pini, Orfini, Schirò, Miceli, Annibali, Stumpo, De Luca, Noja, D'Alessandro, Boccia, Melilli, Bazoli, Braga, Viscomi, Lacarra, La Marca, Mauri, Topo, Nardi, Marattin, Quartapelle Procopio».


Iniziative volte a potenziare il presidio delle forze dell'ordine nella città di Gela e intendimenti circa l'opportunità di istituire un Comitato provinciale permanente e realizzare un sistema efficiente di videosorveglianza, anche a seguito dei numerosi attentati incendiari verificatisi negli ultimi mesi – 2-00222

O)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   alla luce degli innumerevoli danneggiamenti e attentati incendiari che, negli ultimi mesi, stanno dilaniando la città di Gela e mettendo in serio pericolo la sicurezza dei cittadini, la prima firmataria del presente atto il 9 novembre 2018 ha riportato, attraverso l'interpellanza urgente indirizzata al Ministro dell'interno n. 2-00167, scene di guerra con carcasse di auto bruciate e ridotte a cenere, prospetti anneriti, serrande sciolte, balconi danneggiati, situazioni in relazione alle quali risulta necessario e improcrastinabile l'invio sul posto di un adeguato contingente delle forze dell'ordine;
   la situazione allarmante era stata altresì già denunciata, il 22 ottobre 2018, dalla prima firmataria del presente atto, attraverso un'interrogazione a risposta scritta (n. 4-01445), senza ricevere alcuna risposta da parte del Ministro interrogato;
   il Sottosegretario per l'interno, onorevole Carlo Sibilia, in risposta all'interpellanza urgente appena citata, dopo i gravi fatti criminali che hanno sconvolto la città di Gela e che hanno spinto migliaia di cittadini a scendere in piazza, si è semplicemente limitato ad annunciare numeri e statistiche, ad avviso degli interpellanti rappresentando in qualche modo la città di Gela come «omertosa»;
   lo stesso Sottosegretario ha altresì fatto riferimento al comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito una sola volta, non considerando che, per far fronte alla situazione di allarme descritta, è necessario un comitato provinciale permanente sul territorio, al fine di fornire misure concrete per la città di Gela;
   ad aggravare la situazione, il Sottosegretario ha altresì sostenuto che «la prefettura, fin dallo scorso maggio, ha sottoscritto con l'amministrazione comunale di Gela un protocollo per la sicurezza urbana che individua come obiettivo prioritario, per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, l'installazione di videosorveglianza (...)»;
   purtroppo, il Sottosegretario non sembra essere a conoscenza del fatto che nella graduatoria dei finanziamenti previsti dal decreto del Ministero dell'interno, pubblicata il 23 ottobre 2018, Gela non è tra i comuni assegnatari: sono stati 428 i comuni d'Italia a beneficiarne sui 2.246 che hanno presentato i progetti e la città di Gela si colloca al 1392o posto, nonostante figuri tra i comuni a elevatissima incidenza di fatti criminali;
   dalla risposta del Sottosegretario, del 9 novembre 2018, sino ad oggi, da parte del Governo, a quanto risulta agli interpellanti, non è stata intrapresa alcuna iniziativa per fronteggiare la grave situazione di pericolo che sta coinvolgendo i cittadini di Gela: il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza di fatto non esiste e il contingente delle forze dell'ordine non è ancora adeguato per evitare il reiterarsi dei tragici eventi, di impronta criminale;
   di fronte all'inerzia del Governo, gli episodi incendiari stanno aumentando vertiginosamente, con una media di uno ogni due notti, solo per citarne alcuni: l'11 novembre 2018 in via Risorgimento, rischiava di esplodere un impianto a gas dopo l'attentato ad una macchina; il 23 novembre 2018 si sono verificati due incendi in poche ore in via Monza; il 26 novembre 2018 è stato appiccato un incendio sul corso Salvatore Aldisio danneggiando un furgone Nissan di un commerciante ambulante di bevande; sono stati ripetuti gli incendi nel mese di dicembre 2018 nelle strade ricoperte dai rifiuti; il 22 dicembre 2018 è stato incendiato il portone di un'abitazione in via Watt e l'8 gennaio 2019 è stato appiccato un incendio al bar «Controsenso», contrada Roccazzelle, lungo la strada statale 115 Gela-Licata;
   alla luce di quanto appena riportato è estremamente necessario che il Governo intervenga tempestivamente per porre un argine agli episodi testé riportati, lasciando da parte quelle che appaiono agli interpellanti futili e inutili parole a cui, sino ad oggi, non sono seguiti atti concreti –:
   se, in che modo e con quali tempistiche il Ministro interpellato intenda attivarsi, per quanto di competenza, per potenziare il necessario e imprescindibile presidio delle forze dell'ordine e gli strumenti necessari a rafforzare le attività investigative, di prevenzione e di repressione della criminalità organizzata a Gela;
   se, con quali tempistiche e con quali iniziative di competenza intenda assicurare l'istituzione di un Comitato provinciale permanente nella città di Gela, da presenziare, che sia appositamente dedicato al monitoraggio delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio gelese;
   se non ritenga opportuno intraprendere le iniziative idonee, per quanto di competenza, al fine di procedere tempestivamente alla realizzazione di un sistema efficiente di videosorveglianza per la città di Gela per garantire misure concrete per i cittadini del territorio interessato.
(2-00222) «Bartolozzi, Prestigiacomo, Germanà, Minardo, Scoma, Siracusano, Occhiuto».


Intendimenti circa la convocazione del consiglio direttivo dell'albo dei segretari comunali e provinciali per la pubblicazione e approvazione tempestiva dei bandi SPES e SEFA e iniziative volte a garantire l'avvio dei previsti corsi di formazione entro i primi mesi del 2019 – 2-00238

P)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   i segretari comunali e provinciali svolgono un ruolo fondamentale per le autonomie locali, dovendo assicurare la direzione complessiva ed il coordinamento dell'intera struttura amministrativa comunale, oltre alle delicate funzioni in materia di trasparenza, prevenzione della corruzione e controlli interni;
   la carriera del segretario comunale è strutturata attraverso dei percorsi formativi, denominati «S.P.E.S» e «SE.FA.», necessari per l'iscrizione nelle diverse fasce professionali dell'albo;
   in particolare, sia l'articolo 14, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 465 del 1997 che il vigente Contratto collettivo nazionale del lavoro dei segretari comunali e provinciali dispongono che il Ministero dell'interno debba determinare, con cadenza annuale, il numero complessivo dei segretari da ammettere ai suddetti corsi e disciplinare le relative modalità di partecipazione;
   tali disposizioni non risultano essere stata rispettate, in quanto l'ultimo corso SE.FA è stato espletato nel 2015, mentre l'ultimo corso S.P.E.S è stato espletato nel 2016;
   sia nel 2017 che nel 2018, immotivatamente, non è stato programmato l'avvio di tali corsi, causando il mancato utilizzo delle risorse specificatamente destinate alla formazione dei segretari comunali e provinciali;
   tale ritardo risulta ancor più inaccettabile considerato che i vincitori dell'ultimo corso-concorso, che sono adesso in attesa di tali corsi di formazione e specializzazione, hanno già dovuto affrontare una procedura concorsuale per l'iscrizione all'albo iniziata nel 2009 e che ha avuto la durata record di ben 7 anni –:
   se e con quali tempistiche il Ministro interrogato intenda convocare il consiglio direttivo dell'albo dei segretari comunali e provinciali, al fine di approvare e pubblicare tempestivamente i bandi SPES e SEFA, e quali iniziative intenda adottare per garantire il concreto avvio dei corsi di formazione richiamati in premessa entro i primi mesi del 2019.
(2-00238) «Maria Tripodi, Occhiuto».


Intendimenti in merito all'avvio di un'indagine interna per la verifica del sistema informatico della Sogei, anche in relazione al marketing dei casinò sul web, e chiarimenti circa la vigilanza sul gioco e sull'utilizzo del simbolo dei Monopoli di Stato – 2-00199

Q)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   da un articolo apparso da « Il Fatto Quotidiano» del 14 novembre 2018 si apprende che presso le procure di Reggio Calabria, Bari e Catania sono state aperte tre inchieste coordinate dalla Direzione nazionale antimafia in relazione al gioco on line, la nuova frontiera delle mafie; si legge: «in carcere sono finiti importanti esponenti della criminalità organizzata ma anche diversi imprenditori che di fatto erano i prestanome dei clan. Dalle indagini, condotte anche dallo Scico di Roma, è emerso un giro d'affari superiore ai 4,5 miliardi di euro»;
   si registrano sessantotto arresti (13 a Catania, 22 a Bari: si tratta di esponenti legati alle famiglie storiche della criminalità organizzata) e un'ottantina di perquisizioni eseguite, in sostanza le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse on line;
   «le tre procure contestano i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, illecita raccolta di scommesse on line e fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. In Calabria, in Sicilia e in Puglia il sistema è pressoché lo stesso: seguendo il percorso del denaro utilizzato per scommettere su internet, la Guardia di finanza è riuscita a ricostruire come i gruppi criminali coinvolti nell'inchiesta si sono spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine on line»;
   è noto ormai che la tecnologia delle piattaforme digitali non è più un ostacolo per la criminalità organizzata, tanto meno il sigillo di garanzia dei «Monopoli di Stato», che di solito accompagnano le piattaforme digitali del gioco d'azzardo; parrebbe ultroneo evidenziare che forse si è sottovalutato il problema; le inchieste aperte in Calabria, in Sicilia e in Puglia hanno infatti evidenziato che un baco del sistema sussiste e sotto tale profilo forse una buona dose di responsabilità è da attribuire alle rassicuranti parole sugli « upgrade tecnologici del gioco legale e sicuro»;
   quindi si parlerebbe di una punta di un iceberg che ha sottratto ai cittadini italiani più di un miliardo di euro e ne movimentava 4 e mezzo attraverso un giro di scommesse clandestine e poco trasparenti che però portavano il «sigillo» dell'Agenzia dei monopoli; in altre parole agivano con le slot machine e giochi on line che presentano il simbolo dei Monopoli di Stato, ma che sono connessi a una rete di controllo parallela. Con questo sistema non solo si è determinata una inaccettabile evasione dei Monopoli, ma sono a rischio i dati dei movimenti che fanno gli utenti giocando, innescando così un traffico ulteriore, quello della commercializzazione dei dati commerciali alla società marketing dei casinò sul web;
   come noto l'Agenzia delle dogane e dei monopoli – Area monopoli è il garante della legalità e della sicurezza in materia di apparecchi e congegni da divertimento ed intrattenimento per assicurare la trasparenza del gioco; pertanto, a garanzia della legalità annovera tra i suoi compiti anche quello della vigilanza su: giochi numerici a quota fissa, giochi numerici a totalizzatore, giochi a base sportiva, apparecchi da intrattenimento, giochi di abilità, carte, sorte a quota fissa, lotterie, bingo e gioco a distanza;
   infine, si occupa anche di fornire servizi telematici di trasmissione e di consultazione dati, di sovrintendere alle procedure per l'antiriciclaggio, la documentazione antimafia e quanto altro necessario per monitorare la questione sotto il profilo della legalità; tuttavia, nonostante le buone intenzioni, la questione della « longa manus» delle organizzazioni criminali non si riesce ad arginare, anzi, sembrerebbe essere la migliore fonte d'investimento per le «mafie 2.0»;
   la tecnologia delle piattaforme digitali non è una barriera invalicabile per la mafia. Figuriamoci il marchio «di garanzia» dei Monopoli di Stato sulle scommesse, regolarmente esposto dalle tre società concessionarie dell'azzardo on line colpite dall'inchiesta della Direzione nazionale antimafia, la Planetwin365, Betaland e Enjoybet (Gazzetta del Mezzogiorno del 14 novembre 2018);
   si scopre dunque che la quasi totalità dei delitti sono intermediati dalla tecnologia oppure sono stati premeditati con la tecnologia, tanto che anche la mega infrastruttura digitale, sorvegliata dallo Stato – che dispone di una grossa società del Ministero dell'economia e delle finanze, la Sogei – è violabile e manipolabile; quindi, non si tratta più di un gioco che si muove sulla rete attraverso una inter-connessione, bensì di un gioco sorvegliato «da remoto» –:
   considerata anche l'urgenza e la particolare attualità politica della tematica, se sia intenzione del Ministro interpellato avviare un'indagine interna per la verifica del sistema informatico della Sogei e sulla gestione e commercializzazione del flusso dei dati commerciali alle società di marketing dei casinò sul web;
   se intenda fornire chiarimenti circa quella che appare agli interpellanti una omessa vigilanza sul gioco, in generale, sul sistema informatico dei giochi d'azzardo on line, in particolare, e circa l'utilizzo improprio del simbolo dei Monopoli di Stato.
(2-00199) «Francesco Silvestri, Trano, Cancelleri, Caso, Currò, Giuliodori, Grimaldi, Maniero, Martinciglio, Migliorino, Raduzzi, Ruggiero, Ruocco, Zennaro, Cabras, Zanichelli, Battelli, Bella, Berardini, Berti, Bilotti, Bologna, Brescia, Bruno, Buompane, Businarolo, Cadeddu, Luciano Cantone, Cappellani, Carabetta».


Chiarimenti in merito agli oneri dovuti a titolo di addizionale comunale sui diritti d'imbarco sugli aeromobili dei passeggeri e al versamento delle somme ai comuni interessati, anche in considerazione della recente contestazione dell'Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani – 2-00235

R)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   l'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004), ha istituito l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aeromobili, pari ad un euro per passeggero imbarcato, destinando il 40 per cento del totale a favore dei comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti secondo la media di indicate percentuali;
   il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7 convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, ha disposto (con l'articolo 6-quater, comma 2) che «l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco è altresì incrementata di un euro a passeggero»;
   la legge 27 dicembre 2006, n. 296 ha disposto (con l'articolo 1, comma 1328) che «al fine di ridurre il costo a carico dello Stato del servizio antincendi negli aeroporti, l'addizionale sui diritti d'imbarco sugli aeromobili, di cui all'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, è incrementata a decorrere dall'anno 2007 di 50 centesimi di euro a passeggero imbarcato»;
   il decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2008, n. 166 ha modificato il decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, (articolo 6-quater, comma 2) prevedendo che «l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco è altresì incrementata di tre euro a passeggero»;
   la legge 28 giugno 2012, n. 92, ha disposto (con l'articolo 4, comma 75) un ulteriore incremento, a decorrere dal 1o luglio 2013, di due euro a passeggero imbarcato;
   il decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, ha precisato (con l'articolo 13, comma 16) che l'addizionale comunale non è dovuta dai passeggeri in transito negli scali aeroportuali nazionali, se provenienti da scali domestici;
   il decreto 29 ottobre 2015 ha disposto (con l'articolo 1, comma 1) che la misura dell'incremento dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco è pari a euro 2,50 per l'anno 2016, euro 2,42 per l'anno 2017 e euro 2,34 per l'anno 2018;
   con l'articolo 13-ter della legge 7 agosto 2016, n. 160, viene sospesa, dal 1o settembre al 31 dicembre 2016, l'applicazione dell'incremento dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco e viene previsto, per l'anno 2019, un nuovo incremento dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di 0,32 euro. Il gettito addizionale derivante dal predetto incremento è acquisito a patrimonio netto dal fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale. L'incremento viene soppresso a decorrere dal 1o gennaio 2017 con l'articolo 1, comma 378, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019»;
   ad oggi l'addizionale è pari a 6,50 euro a passeggero con la seguente ripartizione: 5 euro all'Inps; 0,5 euro al servizio antincendi negli aeroporti; 1 euro da ripartirsi tra Enav s.p.a. (30 milioni di euro), «comparto sicurezza» (il 60 per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'Enav) e comuni di sedime (il 40 per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'Enav);
   si pensi che, a titolo esemplificativo per l'anno 2016, l'addizionale sarebbe pari a 82.293.663,00, la quota rimanente dopo la sottrazione dei 30 milioni per Enav è di 52.293.663,00, per cui ai comuni spetterebbero 20.917.465,20, ma essi hanno ricevuto in erogazione 5.880.173,00 euro, con una perdita di gettito che pare stimata nell'ordine di 15.037.292,20;
   si apprende che, in forza di un provvedimento del 6 aprile 2018 del dipartimento finanza locale, è stato disposto il pagamento delle risorse stanziate per l'esercizio dell'anno finanziario 2018. Con particolare riferimento ai comuni pugliesi, sarebbero stati disposti i seguenti pagamenti: per l'aeroporto di Bari Palese, in favore di Bari vi sono 168.022,14 euro e per Bitonto 6.038,39 euro; per l'aeroporto di Brindisi Papola Casale in favore di Brindisi 86.690,29 euro;
   per alcuni enti, tuttavia, si è proceduto alla momentanea sospensione del pagamento delle risorse finanziarie per il suddetto contributo per l'assunta mancata trasmissione al Ministero dell'interno delle certificazioni di bilancio;
   l'Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani (Ancai), che riunisce 82 comuni sul cui territorio insistono in percentuale variabile sedimi aeropostali, afferma che, per il periodo 2005-2015, il versamento di quanto dovuto sarebbe stato indebitamente omesso, tanto da aver promosso un'azione legale contro Ministero dell'interno e Ministero dell'economia e delle finanze trattandosi di oltre 150 milioni di euro a fronte dei 59.518.020 di euro erogati. Azione davanti al giudice ordinario al momento conclusasi, a quanto consta agli interpellanti, con provvedimento negativo per motivi di giurisdizione –:
   se i Ministri interpellati, per quanto di rispettiva competenza, intendano indicare a quanto ammontino nel loro complesso e per ciascun comune, gli oneri dovuti a titolo di addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aeromobili fino a tutt'oggi;
   se i Ministri interpellati, per quanto di rispettiva competenza, intendano indicare quali siano le iniziative e le tempistiche per il versamento delle somme ai comuni interessati fino a tutt'oggi;
   se i Ministri interpellati, per quanto di rispettiva competenza, intendano indicare quali siano le iniziative per rendere strutturalmente più rapido l’iter di pagamento di tali somme, in modo da scongiurare in futuro ulteriori ritardi;
   quali siano gli intendimenti del Governo in merito alla recente diffida dell'Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani.
(2-00235) «De Lorenzis, Scagliusi, Barbuto, Barzotti, Luciano Cantone, Carinelli, De Girolamo, Ficara, Grippa, Liuzzi, Marino, Raffa, Paolo Nicolò Romano, Serritella, Spessotto, Termini, Troiano, Currò, Dadone, D'Ambrosio, De Lorenzo, De Toma, Del Grosso, Del Monaco, Del Sesto, Di Sarno, Di Stasio, Dieni, D'Incà, Donno, Dori, D'Orso, D'Uva, Ehm, Emiliozzi».


Iniziative di competenza in ordine ai requisiti per l'affidamento della gestione della Certosa di Trisulti in capo all'associazione «Dignitatis Humanae Institute» (DHI) – 2-00231

S)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere – premesso che:
   il 28 ottobre 2016 il Ministero per i beni e le attività culturali ha emesso un avviso pubblico per l'individuazione di enti non lucrativi cui affidare la concessione in uso di 13 beni immobili appartenenti al demanio culturale dello Stato e dislocati sul territorio nazionale. Tra questi, la Certosa di Trisulti, sita nel comune di Collepardo;
   l'avviso pubblico era rivolto esclusivamente alle associazioni e alle fondazioni di cui al libro I del codice civile, dotate di personalità giuridica e senza fini di lucro, in possesso, tra gli altri, del seguente requisito: «previsione, tra le finalità principali definite per legge o per statuto, dello svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione o di conoscenza del patrimonio culturale»;
   il Ministero per i beni e le attività culturali a febbraio del 2018 ha firmato l'atto di affidamento della gestione della Certosa di Trisulti all'associazione « Dignitatis Humanae Institute» (DHI), ad un canone annuo pari a 100 mila euro per 19 anni;
   il DHI è una fondazione cattolica conservatrice, emanazione dei teocon americani, guidata dall'ultra-conservatore Cardinal Raymond Burke, critico di Papa Francesco e dal britannico Benjamin Harnwell;
   il DHI intende utilizzare la Certosa di Trisulti quale sede di rappresentanza del movimento politico internazionale guidato da Steve Bannon (« The Movement»), di stampo cattolico fondamentalista, nazionalista e populista. La Certosa rischia di diventare una scuola di formazione politica internazionale per «difendere le radici cristiano-giudaiche dell'Occidente»;
   il Washington Post riporta che il collaboratore di Steve Bannon e responsabile del DHI Benjamin Harnwell «sta lavorando per trasformare la certosa in un'accademia per studenti “guerrieri” che vogliono imparare le regole del populismo», per diventare una nuova generazione di sovranisti;
   sul sito del DHI non è pubblicato alcuno statuto, né è definita la sua forma giuridica, il Ministero per i beni e le attività culturali la definisce «Associazione DHI». Il codice fiscale e la partita Iva del DHI risultano attribuiti il 23 marzo 2018, cioè successivamente all'espletamento della gara; l'avviso indica come requisito la «documentata esperienza almeno quinquennale nel settore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale». A tal riguardo, il signor Harnwell ha affermato: «Dal 2008 ci occupiamo di promuovere la fede cattolica (...) per occuparsi di gestire un monastero penso sia un'esperienza importante»; agli interpellanti non sembra sufficiente tale generica affermazione per soddisfare il requisito previsto e sarebbe interessante conoscere quanto dichiarato in sede di offerta al Ministero;
   altro requisito è la «documentata esperienza nella gestione, nell'ultimo quinquennio antecedente alla pubblicazione del presente Avviso, di almeno un immobile culturale, pubblico o privato», che il signor Harnwell ha interpretato come «di durata qualsiasi all'interno del quinquennio», per assurdo anche per un solo mese, un giorno o addirittura per un'ora. È indubbio, ad avviso degli interpellanti, che il Ministero ha la responsabilità di aver scritto un bando con una formulazione quantomeno «ambigua»;
   il signor Harnwell ha affermato di aver soddisfatto tale requisito con la gestione del «Piccolo museo monastico di S. Nicola», ospitato all'interno di ciò che resta dell'antico Monastero di S. Nicola, nella frazione Civita di Collepardo e sarebbe stato dato in gestione nell'autunno del 2015 al DHI dall'allora Abate di Casamari, don Silvestro Buttarazzi, a cui è succeduto don Eugenio Romagnuolo, uno dei cinque componenti (come Harnwell) del Consiglio di amministrazione del DHI, come indicato nel sito internet dello stesso DHI;
   agli interpellanti risulta che nella frazione Civita e nell'intero comune di Collepardo, nessuno avrebbe mai avuto notizia della presenza né dell'apertura di alcun museo ospitato nel Monastero di S. Nicola. Non è chiaro quindi quale sarebbe la «documentata esperienza nella gestione» richiesta dall'avviso;
   l'avviso ministeriale chiede di indicare «le modalità di fruizione pubblica del bene, anche in rapporto con la situazione conseguente alle precedenti destinazioni d'uso». È indubbio che la Certosa di Trisulti in precedenza non è mai stata sede di scuole di formazione politica e non è mai stata oggetto di visite esclusivamente a pagamento (se non quelle guidate ma facoltative), scopi che invece DHI vuole perseguire;
   non è chiaro perché, mentre il decreto ministeriale del 6 ottobre 2015 – concessione in uso a privati di beni immobili del demanio culturale dello Stato – prevedeva anche l'attestazione della soprintendenza territorialmente competente di adeguata manutenzione e apertura alla pubblica fruizione, nell'avviso pubblico sarebbe richiesta solo un'autocertificazione; la Certosa di Trisulti è un monumento nazionale, la cui conservazione è affidata direttamente al Governo. Il Ministero dovrebbe chiarire se è consentito concedere un monumento nazionale ad un ente privato e se possa essere consentito in un monumento nazionale svolgere attività «private» di formazione politica;
   l'americano Steve Bannon è l'unico finanziatore dichiarato, mentre gli altri che pure esistono per ammissione del signor Harnwell sono ancora sconosciuti;
   a tutt'oggi sulle pagine web dedicate alla certosa di Trisulti, sia quella del Ministero per i beni e le attività culturali che quella del polo museale del Lazio, non risulta che la struttura è affidata al DHI –:
   se il Governo non intenda, per quanto di competenza, disporre gli opportuni approfondimenti in merito ai fatti esposti in premessa in modo da accertare se effettivamente il Dignitatis Humanae Institute disponga tutti i requisiti previsti dal bando del Ministero per i beni e le attività culturali per la gestione della Certosa di Trisulti e, ove ravvisasse eventuali possibili profili di illegittimità in tutto l’iter che ha portato all'assegnazione del bene, non intenda assumere le iniziative di competenza per la revoca dell'affidamento, segnalando i fatti, ove ne sussistano i presupposti, all'autorità giudiziaria;
   se il Governo non intenda rendere pubblico cosa DHI ha dichiarato in sede di domanda di partecipazione, quali consistenti interventi il DHI si sia impegnato ad eseguire e in quali tempi, il contenuto dell'offerta presentata al Ministero e il contenuto del contratto di servizio;
   se il Governo non intenda chiarire perché il requisito contenuto nel decreto ministeriale 6 ottobre 2015 – concessione in uso a privati di beni immobili del demanio culturale dello Stato – che prevedeva, oltre alla documentata esperienza nella gestione di almeno un immobile culturale, anche l'attestazione da parte della soprintendenza territorialmente competente di adeguata manutenzione e apertura alla pubblica fruizione, sia stato sostituito nell'avviso pubblico con la semplice autocertificazione.
(2-00231) «Fratoianni, Fornaro».


Chiarimenti e iniziative in merito al bando di concorso per complessive 17 posizioni dirigenziali di 2a fascia (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 del 28 settembre 2018), con particolare riguardo all'asserito contrasto con la «riserva» stabilita per le esigenze della protezione civile dall'articolo 19, comma 1, del decreto-legge n. 8 del 2017 – 2-00232

T)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:
   il servizio nazionale della protezione civile costituisce un fondamentale presidio a tutela dei cittadini e dei territori nei confronti dei rischi naturali e conseguenti all'attività dell'uomo;
   dalla legge delega n. 30 del 2017 è scaturito il codice della protezione civile (decreto legislativo n. 1 del 2018) che ha operato un'efficace e condivisa azione di riordino dell'intero quadro normativo in materia;
   in analogo quadro di condivisione si è dato corso ad una riorganizzazione interna del dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, volta a rafforzarlo e a valorizzarne la funzione di coordinamento dell'intero sistema;
   l'articolo 19 del decreto-legge n. 8 del 2017 prevede: «In considerazione della necessità e urgenza di assicurare la piena operatività della funzione di coordinamento delle attività emergenziali del servizio nazionale della protezione civile, anche in riferimento alle attività di soccorso e assistenza alle popolazioni colpite dai recenti eventi sismici nel quadro delle caratteristiche specialistiche delle funzioni tecnico-amministrative e operative previste dalla legge 24 febbraio 1992, n. 225, la Presidenza del Consiglio dei ministri, per le esigenze del Dipartimento della protezione civile, [...], un concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di 13 dirigenti di seconda fascia del ruolo speciale della protezione civile di cui all'articolo 9-ter del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303»;
   la scelta del legislatore è stata quella di non ricorrere a procedure ristrette, ma di prevedere un concorso pubblico, aperto all'intero servizio nazionale, mantenendo l'attenzione sull'esigenza di specifica professionalità, in grado di assicurare immediatamente la «piena operatività» richiesta dalla norma, evidenziando la rilevanza della specificità della funzione ricercata con la previsione dell'incremento della soglia di riserva per il personale già appartenente al richiamato «ruolo speciale», elevata al 40 per cento in conformità alla normativa ordinaria in materia concorsuale;
   contemporaneamente, per l'attuazione del progetto «Casa Italia», con distinta disposizione era stato autorizzato il bando di un ulteriore concorso, per l'assunzione di 4 dirigenti di 2a fascia;
   la Presidenza del Consiglio, come previsto dalla norma, si è avvalsa, per lo svolgimento delle procedure concorsuali, della Commissione Ripam;
   sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 del 28 settembre 2018 è stato pubblicato il bando di concorso per complessive 17 posizioni dirigenziali di 2a fascia, tra cui «otto unità di personale con profilo tecnico-operativo: dirigente specialista in funzioni operative di protezione civile presso il Dipartimento della protezione civile (codice PC/TC), di cui tre posti riservati al personale dipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri, appartenente al ruolo speciale della protezione civile di cui all'articolo 9-ter del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303» e «cinque unità di personale con profilo tecnico-amministrativo: dirigente specialista in funzioni tecnico-amministrative di protezione civile presso il Dipartimento della protezione civile (codice PC/AG), di cui due posti riservati al personale dipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri, appartenente al ruolo speciale della protezione civile di cui all'articolo 9-ter del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303», oltre alle quattro unità destinate a «Casa Italia»;
   l'articolo 1 del bando, pur sottolineando la specificità professionale di posizioni qualificate «dirigenti specialisti» in funzioni operative e tecnico-amministrative di protezione civile e richiamando e determinando la proporzione numerica delle riserve agli appartenenti al «ruolo speciale», contiene una disposizione che potrebbe vanificare la volontà espressa dal legislatore, laddove prevede che «la riserva di legge e i titoli di preferenza sono valutati esclusivamente all'atto della formulazione della graduatoria finale di merito di cui al successivo articolo 8»;
   l'articolo 2 del bando, individuando i requisiti di accesso alla procedura, al punto 5 si limita a stabilire un numero minimo di anni di servizio all'interno di pubbliche amministrazioni; in nessun caso viene richiesta una pregressa esperienza lavorativa nel settore della protezione civile, in nessuna delle componenti e strutture operative statali, regionali o comunali; tale mancanza è particolarmente grave, in quanto è prassi consolidata, nei concorsi pubblici, valorizzare le competenze proprie dell'area operativa per le quali le procedure risultano indette;
   a conferma di tale impostazione, nell'elenco dei titoli abilitanti si escludono totalmente titoli riferibili a posizioni dirigenziali di cruciale rilevanza in emergenza, come quelli in ambito medico e infermieristico;
   a peggiorare la situazione, l'articolo 6 del bando, descrivendo i contenuti della prova preselettiva successivamente indetta l'8 gennaio 2018, non contiene alcun riferimento alle materie della protezione civile;
   il bando pubblicato, con ogni evidenza, non prevede alcuna specifica esperienza o conoscenza della protezione civile, risultando totalmente generico;
   risultano già presentati ricorsi al Tar del Lazio, con richiesta di sospensiva, che evidenziano le numerose illogicità e fuorvianti disposizioni contenute nel bando;
   alla data di pubblicazione del calendario delle prove preselettive del concorso non risulta sul sito della Commissione Ripam alcuna comunicazione circa la nomina delle commissioni esaminatrici; non è pertanto possibile sapere se in esse vi siano personalità dotate delle necessarie competenze specialistiche in materia di protezione civile, in grado di assicurare il corretto svolgimento della procedura e la sua rispondenza al dettato normativo;
   lo svolgimento del concorso, salutato, al momento dell'approvazione della norma, come un passaggio fondamentale verso il riconoscimento del valore delle professionalità operanti in tutte le numerose articolazioni operative ed amministrative che compongono il servizio nazionale della protezione civile, è, invece, attualmente in totale contrasto con tali previsioni e auspici –:
   quali strutture della Presidenza del Consiglio e dei suoi dipartimenti abbiano interagito con la Commissione Ripam per la predisposizione del bando di concorso;
   perché tra i titoli di studio siano state escluse le lauree in ambito sanitario (medicina e scienze infermieristiche e relative articolazioni e specializzazioni);
   quali iniziative intenda assumere, con la tempestività del caso, per modificare le disposizioni concorsuali che rendono, di fatto, vana la «riserva» stabilita dal legislatore con l'articolo 19, comma 1, del decreto-legge n. 8 del 2017;
   se non ravvisi l'opportunità di promuovere, tempestivamente, il ritiro del bando in autotutela, anche per scongiurare gli effetti negativi derivanti dall'accoglimento dei ricorsi già presentati, con conseguente grave danno all'operatività del servizio nazionale della protezione civile.
(2-00232) «Braga, Marco Di Maio, Pezzopane, Ciampi, Carnevali, Gadda, Enrico Borghi, Rosato, Cenni, Ungaro, Fiano, Verini, Bordo, Pellicani, Orlando, Morassut, Incerti, Lacarra, Zardini, Moretto, De Micheli, Berlinghieri, Bruno Bossio, Madia, Morgoni, Bonomo, Franceschini, Buratti, De Menech, Fregolent».


Chiarimenti e iniziative in ordine alla questione delle morti sul lavoro, con particolare riguardo alla vicenda della morte di Salvatore Scannella – 2-00233

U)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
   il 21 marzo 2017 moriva sul posto di lavoro Salvatore Scannella, dipendente dell'Anas s.p.a. di Palermo, svolgendo – così come si legge nella denuncia presentata dal figlio presso la Guardia di finanza, il 10 settembre, avverso l'Anas spa – riprese video del tratto stradale strada statale 640 nei pressi di Contrada «San Benedetto» a bordo di un velivolo ultraleggero;
   allo stato attuale è aperto un procedimento penale presso la procura della Repubblica di Agrigento per accertare le responsabilità sulla morte di Scannella, il quale – come riportato da Repubblica il 17 ottobre 2018 – nonostante fosse stato assunto in Anas come impiegato amministrativo, veniva autorizzato dalla stessa società a realizzare riprese fotografiche per l'ufficio stampa;
   secondo quanto riportato a mezzo stampa, nella denuncia dell'incidente sul lavoro presso l'Inail, l'Anas, paradossalmente, avrebbe dichiarato che il dipendente era assente ingiustificato dal lavoro, in quanto era uscito senza alcuna autorizzazione;
   nel 2017 l'Inail, nella sua relazione annuale, ha rilevato soltanto 617 morti accertate sul posto di lavoro, di cui 58 per cento fuori dall'azienda a fronte delle 1.112 denunce arrivate;
   il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, recentemente, proprio in occasione della presentazione del rapporto annuale dell'Inail, ha posto l'accento sulla gravità delle morti sul lavoro, parlando di «eccidio senza fine» –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra esposto;
   quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda intraprendere per far luce sulla questione esposta;
   quali iniziative intenda intraprendere per far fronte al problema delle morti sul lavoro.
(2-00233) «Perconti, Pignatone, Davide Aiello, Amitrano, Cubeddu, Invidia, Segneri, Cimino, Siragusa, Tucci, Cancelleri, Martinciglio, Sodano, Lovecchio, Vizzini, De Lorenzo, Grande, Costanzo, Tripiedi, Bella, D'Uva».