XVII Legislatura

VII Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 3 di Mercoledì 18 settembre 2013

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Ghizzoni Manuela , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLA SITUAZIONE DELL'EDILIZIA SCOLASTICA IN ITALIA

Audizione di rappresentanti di: Cittadinanzattiva Onlus; Legambiente; Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE).
Ghizzoni Manuela , Presidente ... 3 
Bizzarri Adriana , Coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva Onlus ... 3 
Pallucchi Vanessa , Presidente di Legambiente scuola e formazione ... 6 
Buzzetti Paolo , Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ... 9 
Ghizzoni Manuela , Presidente ... 11 
Brescia Giuseppe (M5S)  ... 11 
Ghizzoni Manuela , Presidente ... 12 
Bizzarri Adriana , Coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva Onlus ... 12 
Pallucchi Vanessa , Presidente di Legambiente scuola e formazione ... 13 
Buzzetti Paolo , Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ... 13 
Ghizzoni Manuela , Presidente ... 14 

ALLEGATI:

ALLEGATO 1: Documentazione depositata dai rappresentanti di Cittadinanzattiva Onlus ... 15 

ALLEGATO 2: Documentazione depositata dai rappresentanti di Legambiente ... 23 

ALLEGATO 3: Documentazione depositata dai rappresentanti dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) ... 41

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente: PdL;
Scelta Civica per l'Italia: SCpI;
Sinistra Ecologia Libertà: SEL;
Lega Nord e Autonomie: LNA;
Fratelli d'Italia: FdI;
Misto: Misto;
Misto-MAIE-Movimento Associativo italiani all'estero-Alleanza per l'Italia: Misto-MAIE-ApI;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI.

Testo del resoconto stenografico
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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
MANUELA GHIZZONI

  La seduta comincia alle 15.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti di: Cittadinanzattiva Onlus; Legambiente; Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla situazione dell'edilizia scolastica in Italia, l'audizione di rappresentanti di Cittadinanzattiva Onlus, Legambiente e Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE).
  Ringrazio gli intervenuti per aver accolto il nostro invito.
  Alcuni di noi hanno partecipato questa mattina alla presentazione del Rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola – sono peraltro presenti alla seduta odierna, in rappresentanza di Cittadinanzattiva, la dottoressa Adriana Bizzarri, e la dottoressa Anna Lisa Mandorino –, e ritengo che gli esiti di quel lavoro saranno restituiti a tutti i componenti della Commissione.
  Do la parola ai nostri ospiti.

  ADRIANA BIZZARRI, Coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva Onlus. Buongiorno a tutti e grazie di averci ospitati. Per chi non lo sapesse, sono undici anni che Cittadinanzattiva si occupa di sicurezza delle scuole. All'indomani della tragedia di San Giuliano di Puglia abbiamo dato vita alla campagna «Impararesicuri» per contribuire, ovviamente nel nostro piccolo, a mettere in risalto un'emergenza nazionale di cui all'epoca si aveva scarsa percezione, e contestualmente per lavorare in parallelo sulla crescita della cultura della sicurezza. Ciò che già emerse con la vicenda di San Giuliano di Puglia, e che riscontriamo ancora oggi, è quanto sia diffusa l'ignoranza rispetto alle normative vigenti, ma anche quanto sia diffusa la loro scarsa applicazione. Dunque, è evidente quanto ancora conti la responsabilità individuale, per esempio di un tecnico di un comune o di una provincia, che supervisiona un edificio o che omette di farlo. Siamo stati tra i pochi, all'inizio, a parlare di «emergenza nazionale».
  Avendo una rilevazione, ogni anno – da undici anni in modo continuativo – su campioni sempre diversi di edifici scolastici, siamo ormai arrivati ad averne monitorati circa 2.000. La peculiarità di questa indagine consiste nel fatto che prepariamo, «addestriamo» – il termine è brutto ma rende l'idea – «monitori civici», quindi cittadini che non hanno competenze tecniche, ma utilizzando gli strumenti a disposizione, attraverso una griglia di osservazione strutturale, osservano direttamente gli edifici, in tutti gli ambienti. Ciò avviene previo consenso del dirigente scolastico e questo è il motivo per cui riusciamo sempre a raggiungere piccoli numeri: i dirigenti non sempre sono favorevoli Pag. 4a questo tipo di indagine, anche se il nostro approccio è collaborativo e non scandalistico. Quest'anno il campione è di 165 edifici, quindi si tratta di un numero limitato, ma con una buona rappresentatività geografica, coinvolgendo 18 regioni.
  Quest'anno troviamo confermati molti dei dati anche degli anni passati. Abbiamo un'unica copia del Rapporto, che lasciamo in visione, ma segnaliamo che lo si può scaricare dal nostro sito internet. Dal Rapporto vediamo, fra i principali dati in peggioramento – a nostro parere – quello della manutenzione di tutto l'edificio scolastico e, in particolare, delle aule scolastiche. In una scuola su sette ci sono lesioni strutturali; il 20 per cento delle aule presenta distacchi di intonaco; il 31 per cento dei bagni presenta umidità. Secondo i responsabili del servizio prevenzione e protezione, che sono soggetti importanti nella nostra indagine, perché forniscono tutte le informazioni che non sono osservabili, il 39 per cento delle scuole monitorate presenta uno stato di manutenzione inadeguato e le risposte da parte degli enti proprietari sono tardive: nel 21 per cento dei casi l'ente locale interviene con ritardo, con grave ritardo in casi di interventi di manutenzione ordinaria; nel 34 per cento dei casi di manutenzione straordinaria interviene con ritardo e nel 14 per cento dei casi non interviene affatto.
  Un altro elemento che trovate anche nel citato rapporto – noi lo abbiamo riportato nel documento consegnato agli atti con un piccolo grafico – riguarda un'indagine parallela che abbiamo condotto, relativa a due questioni. La prima riguarda le tragedie sfiorate, così come le abbiamo chiamate: utilizzando fonti di stampa, quindi fonti pubbliche, abbiamo censito ventinove gravi episodi – tralasciando quindi quelli meno gravi – che percorrono interamente l'Italia. Non si contraddistinguono quindi solo le scuole del sud, come sempre si pensa, ma ne troviamo molte di tragedie sfiorate anche nel nord e nel centro Italia. Si tratta di ventinove episodi – di cui nel documento depositato riportiamo soltanto gli estremi – che testimoniano come siano frequenti i distacchi di intonaco, i crolli di solai, di controsoffitti, di cornicioni, di persiane e come questi provochino anche dei ferimenti, come nei casi indicati; episodi che solo grazie alla casualità – o alla provvidenza – non hanno provocato vere e proprie tragedie.
  Ci sono segnali positivi. Cito, in primis, l'azione di governo e ciò che tutti voi state facendo nei confronti della scuola, e non elenco i provvedimenti fin qui adottati. Anche a livello locale non si può generalizzare e dire che tutti gli enti locali si comportano allo stesso modo. Conosciamo i limiti imposti dal Patto di stabilità interno, ma ciò nonostante molti riescono, anche negli anni, a mantenere alta l'attenzione su questo impegno.
  Rileviamo anche il grande sforzo dei comitati di genitori, di cui vi parleremo, che sempre di più stanno contribuendo a sostenere la scuola. Forse questo aspetto andrebbe evidenziato di più.
  Veniamo subito a uno dei nodi: l'anagrafe dell'edilizia scolastica. Se ci intestardiamo su questo punto – e da undici anni stiamo insistendo per poter avere accesso ai dati dell'anagrafe dell'edilizia scolastica – è perché riteniamo che non sia un adempimento burocratico del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca rispetto alla legge n. 23 del 1996: di fatto, senza una completa e aggiornata mappatura non è possibile passare a una vera programmazione degli interventi – che pensiamo debba essere decennale – né è possibile individuare un criterio di urgenza. Riteniamo, inoltre, che non sia corretto che un genitore iscriva il figlio a scuola senza effettivamente conoscere anche questo dato: crediamo che sia un diritto dei genitori poter scegliere anche in base a questo aspetto.
  Quello che chiediamo è che questi dati vengano resi pubblici. Vi informiamo che lunedì 16 settembre 2013 abbiamo presentato un'istanza di accesso civico, in base al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 – si tratta quindi di uno strumento recentissimo –, per chiedere di poter conoscere, entro trenta giorni, quanto è in Pag. 5possesso del Ministero dell'istruzione sulla sicurezza scolastica, che dovrà pubblicare tali informazioni – così come la normativa prevede – sul suo sito internet, nella sezione «La scuola in chiaro» o in una sezione apposita.
  Speriamo che il ministero ci dia una risposta, altrimenti andremo avanti con azioni più incisive, anche da un punto di vista legale. Le richieste sono molteplici: dalle certificazioni delle 41.483 sedi scolastiche alla mappatura delle barriere; alla presenza dei bagni per le persone con disabilità; allo stato degli interventi sull'amianto e così via, come potrete leggere nel documento depositato. Io ne ho riportato solo un estratto, il «cuore» dell'accesso.
  Oltre a questo, chiediamo – e su questo auspichiamo il sostegno della Commissione – che si renda stringente un adempimento che non è mai stato adottato dai tecnici comunali e provinciali. Mi riferisco alla buona pratica dei sopralluoghi periodici, in regime ordinario e non solo emergenziale, d'estate durante le vacanze estive o nel periodo invernale durante le vacanze natalizie, cioè quando le scuole sono vuote. Chiediamo che ogni anno si individui un periodo di tempo nel quale effettuare dei sopralluoghi per prevenire i problemi che conosciamo.
  Inoltre, grazie all'audizione del presidente Errani, che si è tenuta in questa sede nel luglio scorso, abbiamo scoperto che esiste già – e la cosa ha destato in noi grande stupore – un'anagrafe di undici regioni italiane, completa e aggiornata. Tale circostanza ci ha fatto molto piacere. Questa mattina l'abbiamo definita «anagrafe ombra», non per darle una connotazione negativa, ma per sottolineare che è molto strano che noi (come tanti) da anni ci chiediamo dove siano questi dati e ora scopriamo che undici regioni hanno dati aggiornati che mettono a disposizione del Ministero dell'istruzione, e che sono in lista d'attesa le altre nove regioni che vogliono far confluire i propri dati in tale anagrafe.
  Vi chiediamo di aiutarci – e probabilmente è nel vostro potere farlo – a dirimere questa assurda situazione.
  Riteniamo che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, intanto, debba rendere noti i suoi dati, perché la legge gli assegna questo compito di coordinamento e gli impone di fare da collettore delle informazioni, quindi è un adempimento normativo. Chiediamo, però, che se i dati esistono – almeno di una larga parte di regioni – questi vengano resi pubblici. Peraltro, che l'anagrafe sia utilizzata è un'ottima notizia, per un verso, ma per un altro verso la vicenda appare incredibile.
  Sui fondi disponibili, tralascio quanto è stato fatto. Indubbiamente noi siamo molto contenti che questo Governo abbia riaperto il filone dei fondi sull'edilizia scolastica, e su questo ci limitiamo a farvi alcune proposte. Ad esempio, proponiamo di affidare la piccola manutenzione direttamente alle scuole; lo prevede già la legge, quindi potremmo provare. Sappiamo che ci sono buone pratiche – ad esempio la provincia di Modena è attiva in tal senso da tanti anni – di cui potremmo far tesoro, cercando di estenderle e di incoraggiarle.
  Inoltre, c’è il concorso sussidiario dei soggetti privati e delle famiglie all'edilizia scolastica. In base all'articolo 53 del decreto-legge n. 5 del 2012, cosiddetto «semplificazioni», abbiamo visto che erano favoriti, in ogni modo, gli interventi di aziende edili nell'edilizia scolastica. Sarebbe interessante sapere quante esperienze sono state realizzate, sebbene immaginiamo che, dato il momento complessivo, non possano essere state molte.
  Ciò che mettiamo in risalto – e che vorremmo emerga anche dalle comunicazioni pubbliche e istituzionali – è quanto le famiglie stiano sostenendo in tanti modi – anche economicamente – le scuole: contributi «volontari», materiali didattici, strumenti tecnologici, interventi di manutenzione. Questa mattina ne abbiamo mostrato uno, ma nel rapporto citato trovate trenta interventi sostanziosi – non solo la ritinteggiatura di un'aula, ma interventi Pag. 6molto significativi – e una simulazione che a noi sembra molto interessante. A nostro avviso, 390 milioni di euro è la somma cosiddetta cash con cui le famiglie contribuiscono, a seconda delle tipologie di scuola, salvo che per la scuola per l'infanzia e per quella primaria, dove si contribuisce sia in euro sia in beni. Potete capire che, se dovessero venire a mancare queste risorse, essendo erogazioni liberali, sarebbe un problema.
  Altra proposta – ma esiste già – è quella di destinare l'8 per mille alla scuola italiana. Inoltre, bisogna eliminare gli sprechi, a partire dalle scuole in affitto.
  Accenno soltanto al tema dei controlli, che è un tema caldo. Abbiamo visto la triste fine della vicenda del secondo stralcio dei fondi CIPE, con 358 milioni di euro e 41 interventi completati in tre anni. Ci sono quindi problemi di controllo, ma anche di procedure che vanno assolutamente semplificate.
  Ci sembra che la decisione che avete preso nel cosiddetto «decreto del fare» di attribuire poteri ai sindaci e ai presidenti di provincia e di farne dei commissari straordinari, fino alla fine del 2014, sia una decisione importante che, se andasse a buon fine, andrebbe replicata ed estesa anche oltre.
  Dallo spaccato di quest'anno emerge con forza che ci sono due categorie particolarmente penalizzate nella scuola. Tutti sono penalizzati per la situazione complessiva di insicurezza e di cattiva qualità degli ambienti, ma in modo particolare lo sono i piccoli alunni. Nel documento depositato c’è un focus sugli ulteriori pericoli dal punto di vista della sicurezza e della salubrità che i più piccoli corrono, anche in termini di salute e di igiene. Lascio a voi la lettura.
  Rimangono, altresì, aperti numerosi problemi che riguardano gli studenti con disabilità, e su questo non vado oltre. Come minimo, vanno eliminate le barriere architettoniche ancora presenti – sono diminuite all'ingresso degli istituti, ma per il resto vi assicuriamo che sono ovunque – e vanno sanzionate le amministrazioni inadempienti.
  Il benessere è fondamentale. Noi pensiamo che si possa partire dai cortili che sono in quasi tutte le scuole (85 per cento); quanto alle palestre, conoscete tutti qual è lo stato delle stesse e chiedere di costruirne di nuove è facile, ma non lo è trovare i fondi necessari.
  Altro tema concerne la normativa sulla somministrazione dei farmaci all'interno delle scuole.
  Vi sottoponiamo inoltre l'incongruenza normativa fra il regolamento attuativo previsto dall'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, che come sapete innalza il numero massimo di alunni per classe – chiediamo a voi un aiuto per venirne a capo – e la normativa sulla prevenzione degli incendi e sullo spazio vitale previsto per ogni studente, che come sapete prevede altro.
  Speriamo che la strada non sia quella del contenzioso ma, di fatto, una situazione di questo tipo può indurre a intraprenderla. Nella documentazione consegnata abbiamo citato l'esempio dei ricorsi presentati presso il TAR del Molise, che ha raccolto tutte le istanze presentate in questo senso. Bisogna probabilmente ritornare ai numeri tradizionali di alunni, perché le aule delle scuole italiane effettivamente hanno quella capienza e quelle caratteristiche e ne dobbiamo prendere atto.
  L'ultima proposta riguarda l'adozione dell'edilizia post-sisma – non esclusivamente, ma come mezzo per le situazioni di particolare gravità e criticità – come modalità ordinaria di costruzione, prendendo a modello l'esempio dell'Emilia Romagna, da tutti i punti di vista. Al riguardo, nel documento depositato mettiamo in risalto i punti di forza di questa operazione e vi chiediamo di valutarli. È un'idea molto provocatoria, ce ne rendiamo conto, ma potrebbe ottimizzare i tempi e i costi, riducendoli drasticamente, e potrebbe soddisfare criteri energetici, di accessibilità e quant'altro.

  VANESSA PALLUCCHI, Presidente di Legambiente scuola e formazione. Buonasera e grazie per l'invito. Noi di Legambiente Pag. 7da quattordici anni produciamo l'indagine denominata «Ecosistema scuola», che molti di voi conosceranno anche perché in Italia, in assenza dell'anagrafe scolastica, è stata uno strumento fornito dai soggetti della società civile per avere una panoramica sullo stato della qualità dell'edilizia scolastica e dei servizi.
  La nostra indagine, che viene condotta con un meccanismo di autocertificazione degli enti locali proprietari degli edifici, si limita ai capoluoghi di provincia e tiene in considerazione alcuni parametri che riguardano l'anagrafe, la sostenibilità dell'edificio scolastico e degli edifici collegati – connessi alle mense e ai servizi –, la situazione energetica, ma anche il fattore rischio, che molto spesso non viene preso in considerazione.
  Noi facciamo rilevamenti anche rispetto al rischio ambientale del contesto nel quale le scuole si trovano. Sappiamo che il territorio italiano è estremamente fragile, da un punto di vista della sicurezza, mentre le scuole dovrebbero trovarsi in un contesto assolutamente salubre e sicuro anche da un punto di vista ambientale.
  Vorrei fare una premessa. Come Legambiente abbiamo sempre sostenuto che non abbiamo bisogno di una nuova legge sull'edilizia scolastica. La cosiddetta legge Masini, la legge n. 23 del 1996, è una buona legge, perché prende in considerazione molti aspetti, ma è stata disattesa nelle sue linee guida. È assolutamente necessario cercare di dare continuità a quanto scritto nella legge, anche attraverso finanziamenti trasparenti e continuativi nel tempo, che consentano una programmazione.
  Dal nostro osservatorio di questi quattordici anni abbiamo constatato, innanzitutto, a conferma del punto fatto dalla Commissione cultura sulla situazione dell'edilizia scolastica – mi riferisco alla relazione che ci avete inviato –, che c’è una situazione di stasi. I macro problemi che riguardano l'edilizia scolastica in Italia tendono a essere sempre gli stessi. La fotografia che ogni anno riproponiamo riporta che il 60 per cento delle scuole sono state costruite prima della legislazione antisismica – quindi si tratta di un patrimonio vetusto –, e che rispetto al 36 per cento di queste scuole gli enti locali dichiarano che hanno necessità di manutenzione urgente. È una fotografia che ci trasciniamo dietro, anche a testimonianza di come provvedimenti spesso a singhiozzo – e a pioggia – non abbiano consentito di modificare, in maniera sostanziale, una qualità della nostra edilizia scolastica diffusamente non elevata.
  Quanto al tema di dove andrebbero indirizzati i primi finanziamenti, pensiamo che questi debbano essere sicuramente destinati alla messa in sicurezza delle scuole. Le scuole che abbiamo preso in esame insistono per il 32,4 per cento su aree a rischio sismico e per il 10,7 per cento su aree ad alto rischio idrogeologico; quindi vi è l'assoluta necessità di affrontare la questione della sicurezza.
  Vi è un fenomeno di forte sperequazione territoriale. Se consideriamo i dati raccolti da «Ecosistema scuola» in questi anni, ci rendiamo conto come il sud dell'Italia viva una situazione di emergenza nell'emergenza. Se è vero che il 36 per cento delle scuole ha bisogno di manutenzione urgente, nel sud del nostro Paese la percentuale arriva al 50 per cento. Inoltre, se i dati della certificazione sono, per molti versi, allarmanti, in quanto rivelano che il 65 per cento delle scuole manca di certificato di prevenzione incendi e quasi la metà non possiede la certificazione di agibilità, in regioni come Calabria e Sicilia le percentuali sono molto superiori alla media nazionale e destano particolare preoccupazione.
  Nel piano straordinario che noi chiediamo per la messa in sicurezza delle scuole non può essere previsto il meccanismo per il quale più studenti e più scuole si hanno, più soldi vengono erogati. È necessario un monitoraggio preciso delle emergenze e delle urgenze.
  Immaginate se, in un territorio delicato da un punto di vista sismico come Calabria e Sicilia, dovesse verificarsi un terremoto in piena mattina: la situazione sarebbe tragica.Pag. 8
  Questo è sicuramente il primo compito che dobbiamo affrontare. Le regioni del sud, in questi anni, si sono molto impegnate a portare qualità e legalità – anche quest'ultima parola deve essere utilizzata – nelle proprie scuole. La Campania, ad esempio, è molto migliorata sotto l'aspetto della certificazione, ma ancora dichiara di avere, per metà degli edifici scolastici, una grande necessità di interventi urgenti.
  Il secondo dato che, dall'osservatorio di «Ecosistema scuola», ci sembra debba essere preso in considerazione – anche come destinazione di finanziamenti – riguarda la manutenzione. Forse anche per effetto del Patto di stabilità, dal 2008 ad oggi abbiamo visto che regioni virtuose – la situazione dell'Italia è a macchia di leopardo anche per virtuosismo dell'edilizia scolastica – come il Piemonte, l'Emilia-Romagna e la Toscana, che storicamente hanno sempre investito in edilizia scolastica e che hanno avuto un patrimonio abbastanza sano, attuano il 50 per cento in meno di investimenti in manutenzione straordinaria e un -55 per cento di manutenzione ordinaria. Ricordiamo che in occasione del terremoto in Emilia-Romagna le scuole sono state un supporto fondamentale anche per ospitare la popolazione colpita.
  La sfida è non solo quella di mettere in sicurezza le scuole, ma anche di assicurare a quegli edifici scolastici che hanno avuto uno standard qualitativo di un certo livello, di poterlo garantire nel corso dei prossimi anni: quindi, la manutenzione e l'emergenza vanno di pari passo.
  Sul come affrontare queste emergenze, mi riallaccio a quello che diceva prima il rappresentante di Cittadinanzattiva: l'anagrafe scolastica è centrale. Come Legambiente, ogni anno, quando pubblichiamo i dati di «Ecosistema scuola» (in autunno pubblicheremo la XIV edizione della nostra indagine), speriamo sempre che siano gli ultimi dati che forniamo e che ci sia un elemento di confronto nell'anagrafe scolastica. Questo ormai non è più rinviabile, anche per motivi di trasparenza e di chiarezza rispetto a chi lavora nelle scuole e a chi ci manda i propri figli. Noi speriamo che, in tal senso, anche l'istituzione di un fondo unico per l'edilizia scolastica possa essere un elemento che garantisca una programmazione. Ogni anno – come sottolineate anche voi nella relazione che ci avete inviato – quando dobbiamo fare la ricostruzione dei finanziamenti vi è un «impazzimento», perché ci sono finanziamenti annunciati che si perdono per strada. Quindi, la rintracciabilità è difficile, e non semplice come sarebbe utile.
  Essendo noi ambientalisti non possiamo trascurare una partita importante che si gioca dietro la questione dell'edilizia scolastica. L'edilizia scolastica è un volano di crescita, non solo di crescita economica, perché nella riqualificazione dell'edilizia scolastica c’è un grande cantiere di lavoro e una grande opera che serve realmente a questo Paese. Vediamo che ci sono tante difficoltà, ma in questi anni abbiamo visto – almeno dalla visuale di «Ecosistema scuola» – che ci sono anche tanti casi virtuosi di edilizia scolastica, che hanno funzionato e che costituiscono un'eccellenza. Questi casi dovrebbero indicare una modalità di gestione da parte degli enti locali, da parte delle regioni, per la programmazione, e diventare un costume politico anche bipartisan. Quando in Italia si succedono i Governi, veniamo sempre convocati e ci vengono chiesti i nostri dati. Tuttavia, i provvedimenti che vengono assunti rimangono sempre senza consequenzialità tra un Governo e l'altro. L'edilizia scolastica – come probabilmente tutte le questioni che attengono alla scuola – ha necessità quasi di un patto comune, che venga portato avanti negli anni. Se dobbiamo aprire questo grande cantiere, questa grande opera pubblica, che è la riqualificazione e l'innalzamento qualitativo della nostra edilizia scolastica, bisogna ragionare su un periodo temporale di qualche decennio, e forse più. In tal senso proponiamo che ci sia l'apertura di un osservatorio, partecipato dalle istituzioni e dai soggetti della società civile, che sia un luogo in cui si leggono i bisogni e si monitora lo stato dell'arte.Pag. 9
  Infine, noi adesso affronteremo la grande partita dei fondi strutturali. A questo riguardo, la strategia europea 2014-2020 ha come fulcro la questione energetica. Noi di Legambiente proponiamo – è una sfida che non possiamo farci scappare – di fare, come Nazione, delle scelte ben precise. Tra queste, quella di ridurre del 50 per cento i consumi energetici dei nostri edifici scolastici. Questo significa riqualificarli, rimetterli in sicurezza e metterci mano.
  Non disperdiamo le energie in interventi a pioggia, ma cerchiamo di dare una finalità a un'infrastruttura culturale, fondamentale per la conoscenza e la questione sociale del nostro Paese.

  PAOLO BUZZETTI, Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE). Buonasera a tutti. Questo delle scuole è sicuramente il principale tema strategico per cominciare a risalire la china e per la modernizzazione del Paese. Dico senza alcuna enfasi che questa questione e la manutenzione del territorio – dal punto di vista idrico e delle frane – sono due necessità fondamentali per la vita civile. Nelle scuole, del resto, ci vanno i nostri figli.
  I dati che sono stati ricordati destano grandissima preoccupazione, innanzitutto per la sicurezza. Mi riferisco non solo alle 24.000 scuole che si trovano in aree a rischio sismico elevato, non solo alle 6.250 scuole a rischio di esondazioni, non solo alla metà delle scuole che, come veniva ricordato e come ricordiamo sempre da anni, sono state costruite prima del 1974, quindi prima dell'introduzione delle norme antisismiche.
  Vi illustro rapidissimamente una tabellina realizzata dalla nostra società di ricerche: la mancanza di un certificato di collaudo statico riguarda il 50 per cento delle scuole comunali e il 52 per cento di quelle provinciali; la necessità di interventi di manutenzione urgenti riguarda il 36 per cento delle scuole comunali e il 59 per cento di quelle provinciali; la mancanza di certificazione di prevenzione incendi riguarda il 66 per cento delle scuole comunali e il 63 per cento di quelle provinciali; la mancanza di certificazione di agibilità igienico-sanitaria riguarda il 28 per cento delle strutture scolastiche comunali e il 54 per cento di quelle provinciali. Potrei citare la presenza di amianto e altri elementi, ma è inutile continuare. È evidente che il nostro patrimonio scolastico è in una condizione pietosa. Questo è frutto di una mancanza di manutenzione del Paese dovuta alle politiche – questa è l'unica parentesi soggettiva – di austerità sbagliate che sono state imposte al nostro Paese in questi anni. Siamo stati gli unici che abbiamo applicato realmente i suggerimenti dell'Unione europea, che ha sbagliato politica economica, e mi assumo la responsabilità di questa affermazione. Tali politiche hanno prodotto e accentuato questa gravissima situazione di disagio.
  Ne parliamo da tanto tempo, ma che cosa si può fare ? È indiscutibile che al primo punto vi sia la sicurezza degli edifici dal punto di vista strutturale. Bisogna intervenire dal punto di vista antisismico, dal punto di vista della sicurezza degli impianti elettrici e dello stato di questi edifici. Questa è manutenzione ordinaria e straordinaria.
  Sul risparmio energetico occorre sicuramente – ormai ce lo chiede anche l'Unione europea, come obbligo – porsi l'intenzione di ottenere un risparmio di energia e porre come condizione impianti moderni. Certamente occorre anche una razionalizzazione degli edifici scolastici, sui quali adesso non voglio entrare nel merito; gli spazi vanno ripensati e adattati a una didattica moderna, quindi spazi adeguati all'insegnamento e così via.
  I Governi che si sono succeduti hanno inoltre valutato – basiamoci su questa valutazione – che ci sono 15.000 di questi edifici che hanno realmente una condizione tale da necessitare l'abbattimento e la ricostruzione.
  Ricordo ancora che abbiamo avanzato un suggerimento che è stato accolto nei dibattiti, nei ragionamenti e anche nelle azioni del Governo, però non è diventato nulla di attuale. Vi ringrazio, quindi, per questa occasione che è utile per riprendere Pag. 10in mano la situazione e per farlo in maniera approfondita. Sembra che il Governo attuale sia molto intenzionato in questo senso, quindi dobbiamo provare ancora una volta – con grande decisione – a varare questo grande piano, che può essere anche un elemento di riqualificazione delle città.
  Ci sono esempi di città all'estero, come New York, dove è così importante per i genitori avere un luogo dove portare i figli, soprattutto quando sono piccoli, che nella riqualificazione dei quartieri si riparte dalle scuole. Da dove ricominciare ? Il Piano città italiano, che non è ancora partito, muove dalle scuole e propone di riqualificare gli edifici scolastici con attrezzature anche sportive per i genitori e per tutti gli utenti. Se riqualifichiamo in tal senso, si riqualificheranno automaticamente il quartiere e le case intorno. In altri Paesi, come sappiamo bene, si prende casa in affitto – o la si compra – in funzione della scuola dei figli. L'opportunità di un grande piano, da questo punto di vista, esiste.
  Vorrei rapidamente affrontare altri due temi: quali sono le cose da fare per questo grande piano e le risorse. Cominciando dalle risorse, io direi che, potenzialmente, le risorse per iniziare ci sono. Secondo le nostre stime rimangono ancora da attuare 1,2 miliardi di euro sui 2,3 miliardi che sono stati stanziati tra il 2004 e il 2012, ai quali si aggiungono 1,3 miliardi di euro stanziati nel corso del 2013, dei quali 450 milioni di euro nel decreto cosiddetto del fare e 850 milioni di euro nel decreto-legge istruzione. Queste somme non sono ancora state rese disponibili. Non so se ho riferito correttamente.
  Tra l'altro, da quanti anni stiamo parlando di questo programma per le scuole ? Almeno dal 2009, quindi questi fondi si sono accumulati e poi, forse, sono stati destinati per altre cose. Non voglio accusare nessuno e niente, ma così è andata. Formalmente, nelle competenze dello Stato, questi miliardi di euro c'erano.
  Aggiungiamo che nella legge di stabilità si potrebbe fare quello che noi peroriamo fortissimamente, ossia – come chiedono anche i comuni e i sindaci – un allentamento del Patto di stabilità interno, che consentirebbe di aggiungere risorse per i comuni e gli enti locali.
  Forse per un'azione di impatto immediato servirebbero 50 miliardi di euro, che noi non abbiamo; cominciamo allora con quello che abbiamo, organizzando un piano di interventi. È dal Governo – stiamo andando dal federalismo più spinto alla centralità più forte, ma non voglio entrare in questo meccanismo – che deve partire l’input del controllo di questo piano, che poi sarà eseguito dagli enti locali.
  In questo senso, come è già stato ricordato, facciamo un fondo unico per l'edilizia scolastica. Tutti i soldi che sono a tal fine in circolazione, infatti, non dico che vengano spesi male, ma nessuno ne ha cognizione. Ieri, per esempio, è stato fantasticamente riferito dal presidente della regione Lazio Zingaretti che ci sono 92 milioni di euro per l'edilizia scolastica. È fantastico, ma perché non riusciamo a fare un censimento e a considerare un fondo unico ?
  A questi soldi pubblici, poi, si possono aggiungere i soldi privati. Non vi tedio adesso, ma noi abbiamo studiato e sperimentato per proporre modelli di intervento di risorse private. Un edificio scolastico, peraltro, può vivere per l'intera giornata: finito l'insegnamento, possono esserci spazi utili da utilizzare anche in altri orari. L'esempio più semplice è quello di palestre per i genitori, spazi per convegnistica e via dicendo; tali spazi, se gestiti bene durante la giornata, possono dare addirittura un risultato economico positivo. Non sono questioni complicate, ma facili. Sull'abbattimento e ricostruzione si possono fare, se ben regolati e controllati, scambi complessi e permute: un edificio vecchio può essere restituito nuovo, e in quello vecchio, magari, si può realizzare un albergo. Ho citato il più banale degli esempi. In questo modo potrebbe esserci un incremento di denari privati.
  Dal punto di vista procedurale, vorremmo proporre, innanzitutto, di procedere Pag. 11con gare ordinarie: non c’è bisogno di nuove leggi, le regole ordinarie del Codice dei contratti pubblici vanno benissimo per espletare le gare. Non dobbiamo sempre inventarci una legge nuova d'emergenza, in quanto si possono utilizzare le regole ordinarie. La regia dovrà essere del Governo, dovrà essere concentrata – non voglio fare spot per un ministero o per l'altro, ognuno svolgerà i suoi compiti – e permetterà di monitorare quello che gli enti locali faranno con le risorse che saranno messe loro a disposizione, con un programma preciso da controllare e da verificare. Ad esempio, una volta individuati i cantieri delle scuole in un modo particolare, ossia facendo vedere che fanno parte di questo programma, cerchiamo di razionalizzare lo stesso al massimo, avendo un controllo diretto di quello che succede e di come vengono gestiti i fondi che vengono assegnati.
  Tutto questo può essere fatto con grande facilità, senza togliere competenze a nessuno e senza creare problemi per quanto riguarda la gestione dei fondi, che ovviamente devono sussistere anche a livello centrale.
  In conclusione, ciò che è mancato sempre, fino a oggi, non sono state azioni di ricognizione. Tra l'altro, ho saltato molti punti della relazione depositata agli atti, ma siamo pronti a suggerire i meccanismi procedurali da utilizzare nel più breve tempo possibile. L'azione più opportuna sarebbe varare finalmente un piano strategico di riammodernamento delle nostre scuole e farlo partire una volta per tutte.
  Come dicevo, vi sono state delle ricognizioni e un po’ di risorse, ogni tanto, sono state spese. Non è vero che il problema è stato messo nel dimenticatoio. Ciò che non è stato fatto è mettere insieme questo piano. So che, su questo tema, attualmente, c’è un'attenzione della Presidenza del Consiglio dei ministri. Quindi, direi «adesso o mai più», nel senso che mi sembra il momento più adatto.
  Faccio una battuta finale, per rispondere alla presidente che mi ha chiesto qual è il vantaggio – dal punto di vista dell'economia – dell'edilizia. Sappiamo in quali condizioni versa il settore dell'edilizia. Devo dire che, anche se ciò non viene abbastanza considerato nel dibattito generale, gli ultimi provvedimenti del Governo sono forieri di un possibile inizio di ripresa: sia le norme introdotte con il decreto-legge n. 69 del 2013, cosiddetto decreto del fare, sia le ultime inserite nel cosiddetto decreto casa, relativamente ai mutui per le famiglie, gli affitti e via dicendo, sono per noi provvedimenti ottimi.
  Faccio presente – e mi assumo la responsabilità di ciò che dico – che tutti i Paesi industriali del mondo si sono ripresi dalla crisi con l'edilizia, e questo non si può smentire. Come avrete visto, nell'ultimo anno, Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e altri hanno investito 100 miliardi di dollari. Noi non abbiamo a disposizione tali risorse, a causa di questa «mania» del rapporto deficit-PIL del 3 per cento, però è possibile – e al riguardo abbiamo uno studio preciso – mettendo un po’ di risorse ogni anno e restando sotto la soglia del 3 per cento, avviare dei programmi di manutenzione del Paese e di opere essenziali, e quello delle scuole è il primo dei programmi. In tal modo, potremo garantire di ricominciare – in poco tempo – a lavorare, a dare occupazione e a far ripartire il Paese e il mercato interno, mentre vengono realizzate tutte le giustissime riforme che sono necessarie. Anche se non si riuscisse a fare ciò, noi insisteremo; però sarebbe bello che finalmente venissero accolte le nostre richieste.

  PRESIDENTE. Mi dispiace che il tempo sia limitato, in quanto stanno per iniziare i lavori in Assemblea. Avremmo bisogno di molte ore a disposizione, perché le sollecitazioni sono moltissime. Proviamo, comunque, a essere telegrafici; poi magari cercheremo di prevedere un altro appuntamento.

  GIUSEPPE BRESCIA. Sono d'accordo con il 98 per cento di ciò che è stato detto, in quanto ho qualche remora sulla questione dei finanziamenti privati. Tuttavia, al momento, vorrei parlare delle cose che Pag. 12sono state fatte e di cui voi siete soddisfatti; del resto, lo siamo stati tutti nel vedere che sono stati investiti dei soldi per questa problematica.
  Avevamo detto, sin da subito, che era necessario attivarsi a tal fine, e il Ministro Carrozza si è mosso in questa direzione. Tuttavia, è mancata, secondo me, la parte più importante, cioè il fatto che le regioni e gli enti locali ricevessero effettivamente questi fondi. A me arrivano segnalazioni – dal territorio – circa il fatto che i tempi per svolgere questa azione sono stati troppo brevi. Mi chiedo se sia possibile – lancio l'idea in Commissione, anche alla vostra presenza – prorogare questi tempi, per dare la possibilità di raggiungere l'obiettivo di accedere ai fondi stanziati.
  Inoltre, vorrei fare una breve osservazione sulla questione dell'8 per mille. Ho visto che numerose proposte, anche da parte del Partito Democratico, sono state avanzate nella direzione di sfruttare lo strumento dell'8 per mille anche per l'edilizia scolastica. Noi siamo d'accordissimo su questo, come avevamo detto anche in un'audizione precedente svolta con i rappresentanti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Si era detto, peraltro, che era possibile definire un provvedimento di questo tipo. Chiedo quindi a chi ha presentato la proposta di farla calendarizzare il prima possibile, almeno cominciamo a discuterne. So che non è un argomento di nostra stretta competenza, ma sollevo il problema visto che ne stiamo parlando.

  PRESIDENTE. Noi stiamo facendo anche una ricognizione delle risorse. Il tema è che non c’è fluidità nella procedura di assegnazione, quindi la necessità di delineare un'altra procedura non è più procrastinabile. Ad esempio, la famosa delibera CIPE n. 32 del 2010 ha determinato che i fondi sono stati assegnati, incredibilmente, undici mesi dopo.
  Credo che vi sia stata anche un'assenza di continuità nella programmazione. Penso che se la legge n. 23 del 1996 fosse stata regolarmente finanziata tutti gli anni, avrebbe dato risultati certamente migliori, anche dal punto di vista degli interventi non di rifacimento totale delle strutture, ma di ammodernamento della platea di scuole.
  Vorremmo conoscere l'opinione dell'ANCE sui fondi immobiliari. Questi sono stati istituiti da poco tempo per vederne l'esito, ma io credo che dovremmo entrare anche nella cultura della valutazione di ciò che facciamo, per vedere se raggiungiamo o meno gli esiti attesi. Inoltre, chiediamo una vostra valutazione se il sistema emiliano post-sisma, di cui si è parlato oggi, possa essere assunto non come modello – non possiamo esportare modelli – ma come un caso di scuola, per individuare modalità che possano accelerare gli interventi, senza derogare da sistemi di controllo, di trasparenza, a tutela sia degli utenti sia dei cittadini in genere.
  Sono d'accordo, collega Brescia, con la questione che lei ha posto, e credo che questa Commissione dovrebbe risolverla. Mi riferisco al fatto che nel decreto-legge n. 69 del 2013, cosiddetto decreto del fare, sia stato posto come termine, all'articolo 18, comma 8-quater, il 15 settembre 2013 per la presentazione di progetti già cantierabili, già esecutivi, relativamente al fondo di 150 milioni di euro destinato soprattutto alla rimozione dell'amianto. È chiaro che piccoli comuni, comuni bloccati dal Patto di stabilità interno, e via dicendo, non hanno nel cassetto – sempre pronto – un progetto esecutivo per intervenire. Forse alcuni lo hanno, ma la questione è un po’ più complessa e forse dovremmo intervenire a tal proposito.
  Do ora la parola ai nostri ospiti per la replica.

  ADRIANA BIZZARRI, Coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva Onlus. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, in effetti, ci siamo fatti questo convincimento, perché riteniamo che possa essere davvero una pratica esportabile. È chiaro che quel piano è stato varato con criteri di eccezionalità: non c’è ovviamente bisogno di utilizzare quelle tempistiche, ma quelle modalità costruttive sì. Peraltro – apro un inciso – sono tutte Pag. 13ditte italiane e, a distanza di pochi mesi, hanno già determinato un significativo risparmio energetico. Rispetto alla modularità, al civic center di cui si parlava prima, questi si prestano molto bene, tant’è che si sta continuando a costruire intorno o a modificare gli ambienti, proprio perché sono modulari, a seconda dei flussi di popolazione e delle mutate esigenze. Mi è stato detto che hanno appena finito una palestra, una biblioteca e via dicendo. Si tratta, quindi, di un esperimento che vi proponiamo di prendere in esame e di approfondire, perché può essere davvero foriero di spunti interessanti. Certo, esso va integrato con le altre modalità costruttive. Non pensiamo che una cosa escluda l'altra, ma, in caso di situazioni assolutamente urgenti, è così.

  VANESSA PALLUCCHI, Presidente di Legambiente scuola e formazione. Sulla questione dei fondi immobiliari, al di là del fatto che è molto complessa, mi sembra che, quando è stata fatta la proposta, questa non sia andata a buon fine, anche presso gli enti locali. Sicuramente queste mie riflessioni nascono anche in seguito a un confronto con l'ANCE. Osservavamo infatti questi criteri, cercando anche di abbattere dei pregiudizi su alcune modalità. Tuttavia, la questione non è andata a buon fine, quindi quel meccanismo, probabilmente, non era in grado di essere assorbito.
  Sulla questione dell'Emilia-Romagna, non ripeterò le considerazioni di Adriana Bizzarri, che condivido. Come Legambiente abbiamo partecipato a sostegno della rinascita di una scuola a San Felice sul Panaro. Ne parliamo anche nella nostra indagine «Ecosistema scuola».
  La riflessione che vorrei fare è che l'Emilia-Romagna ha una cultura amministrativa sulla gestione dell'edilizia scolastica. Una delle azioni che bisogna intraprendere – per esempio una di quelle previste dal cosiddetto Piano Barca sulla coesione sociale – riguarda proprio la questione dell'edilizia scolastica. È un'occasione non solo per trovare delle risorse, ma anche per cambiare un approccio. Se in Emilia-Romagna abbiamo potuto fare un processo virtuoso, è perché già c'era in quella regione una cultura virtuosa che considerava l'edilizia scolastica un elemento centrale della governance del territorio.
  In altri territori, quando noi chiediamo i dati e le amministrazioni – non dirò di quali territori parlo – ce li restituiscono, chiediamo anche se è stato fatto il monitoraggio dell'amianto, e ci viene risposto che è stato fatto sul 100 per cento degli edifici; ma alla domanda circa il numero di casi riscontrati di presenza di amianto la risposta è «nessuno». In realtà, essendo le scuole costruite negli anni che sappiamo, non è possibile che non vengano rilevati casi di questo genere.
  Quindi, oltre a unire le forze per i finanziamenti, bisognerebbe attuare anche una formazione per gli amministratori e i tecnici, perché in quella realtà dove non c’è stata un'adeguata cura della questione, si ha anche la difficoltà ad approcciarsi a queste nuove modalità, come quelle dell'Emilia-Romagna.
  Ogni volta che leggo i dati che ci vengono restituiti dagli enti locali non posso non pensare all'aspetto della sperequazione territoriale: un bambino che va a scuola in Calabria e uno che va a scuola in Emilia-Romagna vivono due mondi diversi.

  PAOLO BUZZETTI, Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE). Innanzitutto, un pacchetto di risorse pubbliche c’è. Non avevo citato prima – altri lo avevano fatto, ma non lo avevo ripetuto – la possibilità di utilizzare 1-1,5 miliardi di euro di fondi comunitari. Alla fine, una massa critica per cominciare esiste.
  Quanto ai fondi immobiliari, come soluzione non ci hanno persuasi. Noi sosteniamo che i fondi immobiliari si debbano interessare a questa questione dentro un piano industriale: non possono essere qualcosa che va da sé. Questa è un'operazione che ha degli interessi sociali, pubblici, che sono prioritari, quindi serve la possibilità di mantenere comunque la gestione Pag. 14al pubblico di tutta la vicenda. È necessario allora un piano industriale; per carità, vanno bene anche i fondi immobiliari, ma inseriti in questo contesto.
  Il partenariato pubblico-privato andrebbe spiegato bene. Noi dovremmo riuscire a illustrarvi delle simulazioni che abbiamo, e voi potreste rispondere in modo affermativo o negativo. Per il momento, vi prego solo di tenere presente che questa opportunità esiste e, magari, prima di cancellarla, proviamo a verificare cosa significa. Anche in questo processo, la scuola rimane pubblica, non la diamo certo a un privato, quindi è solo una gestione di spazi.
  Infine, presidente, lei ha ragione, ma non ho letto prima una statistica. Sappiamo che talvolta sono necessari sei anni per arrivare a bandire una gara i cui lavori durano sei mesi. Ciò avviene perché non esiste una responsabilizzazione e una gestione unica di questa vicenda, né a livello delle singole regioni né a livello dei comuni. Sono priorità che ogni tanto vengono prese in considerazione, ma non esiste una regia unica. Noi rimaniamo affezionati all'idea che bisogna lanciare un grande piano nazionale: il Governo centrale controlla soprattutto il flusso dei finanziamenti che poi vengono gestiti da regioni, comuni, province, ma bisogna fare qualcosa di nazionale. Non parliamo di qualcosa di impensabile: lasciamo perdere quello che si è fatto nel dopoguerra per la ricostruzione del Paese. La Spagna e la Francia hanno fatto in questi anni di crisi dei piani di manutenzione straordinaria – fortunati loro ad avere le risorse per alcuni miliardi di euro –, di interventi su scuole, strade e via dicendo e li hanno gestiti a livello nazionale, facendo un monitoraggio a livello centrale del Governo, ma lasciando che fossero gli enti locali a eseguirli (ognuno ha i suoi enti locali, noi abbiamo una nostra differente gestione di questi interventi).
  Insisto, però, che questa deve diventare una delle grandi priorità: il nostro Governo deve dire che è una assoluta priorità del Paese «rifare» le scuole. È necessario mettere questo tema al centro delle questioni. Se non lo facciamo, ho paura che non usciremo mai da tutti i difetti che sono stati ben descritti e che abbiamo visto finora.

  PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per il prezioso contributo.
  Autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione depositata dai rappresentanti di Cittadinanzattiva Onlus (vedi allegato 1), di Legambiente (vedi allegato 2) e dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (vedi allegato 3).
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 16.

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ALLEGATO 3

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