| Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
| |||||
|---|---|---|---|---|---|
| Autore: | Ufficio Rapporti con l'Unione Europea | ||||
| Titolo: | Politica europea di vicinato: contribuire ad un partenariato più forte (JOIN(2013)4) | ||||
| Serie: | Documentazione per le Commissioni - Esame di atti e documenti dell'UE Numero: 3 | ||||
| Data: | 10/06/2013 | ||||
| Descrittori: |
| ||||
|
10 giugno 2013 |
|
n. 3 |
Politica europea di vicinato: contribuire ad un partenariato più forte (JOIN(2013)4) |
||
|
Tipo di atto |
Comunicazione |
|
Data di adozione |
20 marzo 2013 |
|
Settori di intervento |
Politica di cooperazione – politica europea di vicinato |
|
Esame presso le istituzioni dell’UE |
Non ancora avviato |
|
Assegnazione |
7 maggio 2013 – Commissione affari esteri e comunitari III |
|
Segnalazione da parte del Governo |
No |
La comunicazione “Politica europea di vicinato: contribuire ad un partenariato più forte” presentata congiuntamente il 20 marzo 2013 dall’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR) e dalla Commissione europea fa parte dell’annuale pacchetto sulla politica di vicinato. La comunicazione propone il riepilogo dei progressi compiuti nel corso del 2012 dai paesi partner del vicinato meridionale e orientale nel raggiungimento degli obiettivi di riforma concordati. Completano il pacchetto, oltre alla comunicazione, due relazioni sui progressi a livello regionale, una per il vicinato orientale e una per il vicinato meridionale, un allegato statistico e dodici relazioni sui singoli paesi. Le relazioni sono riferite ai paesi partner che hanno concordato con l’UE un piano d’azione o documento equivalente, in cui sono indicate – in maniera differenziata per ciascun paese - le misure da assumere nei diversi settori, in un determinato arco temporale. I paesi interessati sono:
per il vicinato meridionale:
· Autorità palestinese;
· Egitto;
· Giordania;
· Israele;
· Libano;
· Marocco;
· Tunisia;
per il vicinato orientale:
· Armenia;
· Azerbaigian;
· Georgia;
· Moldova;
· Ucraina.
Si tratta di un pacchetto che viene presentato annualmente per valutare il percorso compiuto dai paesi partner nel processo di rafforzamento della cooperazione con l’UE.
La politica europea di vicinato (PEV) inaugurata nel 2003 per prevenire l’emergere di nuove linee di divisione tra l’Unione europea allargata e i suoi vicini, consente a questi ultimi di partecipare alle diverse attività dell’UE, attraverso una cooperazione politica, economica e culturale rafforzata. Distinta dalla questione della potenziale adesione all’UE, la PEV propone un diverso approccio nei confronti dei paesi interessati: in cambio di progressi concreti compiuti in termini di riconoscimento dei valori comuni e di attuazione effettiva di riforme politiche, economiche e istituzionali, si riconosce loro una partecipazione al mercato interno dell’UE, nonché un’ulteriore integrazione e liberalizzazione per favorire la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali.
Come ricordato nella comunicazione, la PEV è stata aggiornata nel 2011, anche in conseguenza delle trasformazioni verificatesi in alcuni paesi del bacino meridionale del Mediterraneo. Di fronte a tali avvenimenti, infatti, l’UE ha riconosciuto la carenza delle politiche messe in atto verso la regione e i limitati risultati ottenuti, evidenziando la necessità di modificare il proprio approccio. E’ emersa l’esigenza, da un lato, di una maggiore attenzione alle aspirazioni delle popolazioni locali e al rispetto dei diritti umani e, dall’altra, di una maggiore flessibilità e di risposte più adeguate, in linea con la rapida evoluzione della situazione nei paesi partner.
Sulla base di tali considerazioni, l’UE si è impegnata per il breve e il lungo periodo ad aiutare i suoi partner in due importanti sfide:
· in primo luogo, costruire una democrazia solida, non soltanto attraverso costituzioni democratiche e conducendo libere elezioni, ma anche un sistema giudiziario indipendente, la libera stampa, una società civile dinamica e tutte le altre caratteristiche di una democrazia matura;
· in secondo luogo, assicurare una crescita economica inclusiva e sostenibile, senza la quale la democrazia non può attecchire. Una particolare sfida è rappresentata dalla creazione di nuovi e solidi posti di lavoro.
Pur riconoscendo che un certo numero di sfide sono comuni a tutti i paesi partner, l’UE sostiene ogni paese su una base differenziata, corrispondendo a necessità e priorità individuali. Elemento importante del nuovo approccio è il principio del “more for more” in base al quale maggiore assistenza finanziaria, mobilità incrementata e accesso al mercato unico dell’UE saranno resi disponibili ai paesi partner che hanno compiuti più progressi e sono più avanzati sulla strada delle riforme.
Merita segnalare a tale proposito che, come segnalato nella comunicazione, la costruzione della democrazia nei paesi partner è nelle mani dei cittadini e dei responsabili politici che quei cittadini hanno eletto e la PEV può sostenere questo processo, non sostituirlo.
Come anticipato, il contenuto e i tempi delle riforme sono concordati tra l’UE e il singolo paese partner e contenuti nel piano d’azione, che costituisce il documento di riferimento per la valutazione dei risultati ottenuti.
Nella comunicazione si afferma che le relazioni nazionali e regionali sull'evoluzione della politica europea di vicinato indicherebbero che la cooperazione dell’UE con i paesi partner è più forte e produce risultati positivi. A due anni dall’avvio del nuovo approccio alla politica europea di vicinato, in molti settori di cooperazione AR e Commissione rilevano risultati incoraggianti, sebbene il 2012 sia stato un anno complesso a causa dell’instabilità politica e delle difficili condizioni socioeconomiche. Tuttavia, nei paesi partner le riforme politiche non sono uniformi e i progressi sono spesso discontinui e non sempre lineari.
Le riforme costituzionali sono complesse e non sempre lineari. La comunicazione cita in particolare i casi di Libia, Egitto e Tunisia, per un verso apprezzando l’avvio del processo di aggiornamento dell’assetto istituzionale in senso democratico e, per altro verso, segnalando le difficoltà che nei vari paesi si sono manifestate. Le relazioni sui progressi conseguiti forniscono infatti un quadro contrastante dell’evoluzione delle riforme democratiche intraprese nei paesi del vicinato meridionale. In Egitto, Libia e Tunisia si sono svolte elezioni democratiche. In particolare in Libia si è votato per la prima volta dopo quarant’anni. L’UE ha potenziato l’assistenza volta a indire elezioni libere e democratiche in linea con le norme internazionali e ha inviato missioni di osservazione elettorale in Algeria, in Egitto e in Giordania. Nei paesi del Sud la società civile fa sentire la propria voce più che in passato: permangono tuttavia preoccupazioni circa le libertà di riunione, di associazione e di espressione, compresa la libertà dei media in molti paesi partner, in particolare in Egitto e Algeria. L’UE ha istituito delle task force per la Tunisia, la Giordania e l’Egitto al fine di migliorare il coordinamento dell’assistenza finanziaria fornita dall’UE, dagli Stati membri e dalle istituzioni finanziarie internazionali.
In linea generale viene constatato che soltanto parzialmente si è dato corso alle raccomandazioni principali contenute nelle relazioni dell’anno scorso. Anche il Marocco, che a differenza degli altri paesi ha dato avvio alla maggior parte delle raccomandazioni, non ha portato a termine il processo.
Anche per quanto riguarda i paesi del vicinato orientale, si registrano percorsi differenziati: Moldova, Georgia e Armenia hanno proseguito le riforme democratiche e indetto elezioni generalmente conformi alle norme internazionali; le elezioni parlamentari dell’Ucraina hanno presentato uno scenario più contrastante, caratterizzato da diverse lacune e da un peggioramento dei parametri precedentemente seguiti. L’Azerbaigian deve compiere ulteriori, significativi sforzi per rispettare gli impegni assunti in materia di democrazia, anche per quanto riguarda i processi elettorali. In Bielorussia le elezioni si sono svolte in un contesto generale di repressione.
In linea generale vengono apprezzati i progressi registrati da Georgia e Moldova, che hanno corrisposto alla maggior parte delle raccomandazioni principali contenute nelle relazioni dell’anno scorso, mentre in particolare per quanto riguarda l’Ucraina si attende riscontro per la maggior parte delle raccomandazioni.
In linea generale non sono stati riscontrati sufficienti progressi per quanto riguarda la libertà di espressione, di associazione e di riunione, di stampa e dei media, lo stato di diritto. Malgrado alcune riforme del sistema giudiziario, inoltre, la magistratura continua ad essere pesantemente dipendente dall'esecutivo in tutto il vicinato orientale e meridionale. Alto tasso di condanne, ricorso eccessivo alla detenzione preventiva, applicazione iniqua del principio della parità tra accusa e difesa hanno minato la fiducia nella magistratura. Malgrado gli sforzi per migliorare l'infrastruttura penitenziaria, la situazione delle carceri resta oggetto di preoccupazione e le indagini sui casi di torture e maltrattamenti sono inadeguate, incoraggiando in tal modo una cultura dell'impunità tra le forze dell'ordine. Le riforme del settore della sicurezza — in particolare la riforma della polizia, l'abolizione completa dello stato di emergenza e le riforme dei codici penale e militare per evitare il processo militare ai civili — restano il problema principale in tutto il vicinato mediterraneo. La corruzione resta un problema enorme in diversi paesi del vicinato, nella maggior parte dei quali è stato intrapreso poco o nulla per combattere il problema. In particolare in Ucraina, Libano, Azerbaigian, Libia e Bielorussia, la percezione della corruzione resta assai elevata.
|
|
PIL pro-capite Anno 2012 in euro |
Percentuale crescita PIL Anno 2012 |
|
Algeria |
4405 |
2,6 |
|
Armenia |
2364 |
7,2 |
|
Azerbaigian |
5820 |
2,2 |
|
Bielorussia |
5204 |
1,5 |
|
Egitto |
2360 |
2,2 |
|
Georgia |
2700 |
6,1 |
|
Giordania |
3815 |
3,0 |
|
Israele |
24969 |
3,3 |
|
Libano |
8110 |
2,0 |
|
Marocco |
2380 |
3,2 |
|
Moldova |
1662 |
-0,1 |
|
Palestina |
1890 |
6,2 |
|
Siria |
- |
- |
|
Tunisia |
3334 |
3,5 |
|
Ucraina |
2935 |
0,2 |
Fonte: Eurostat
Per quanto riguarda la crescita economica, secondo quanto indicato nella comunicazione una ripresa si è registrata solo in alcuni paesi partner della PEV, come la Georgia e l'Azerbaigian, ed è invece rallentata nella maggior parte degli altri: i rischi esterni legati alla situazione economica mondiale sono aumentati e i conflitti si sono ripercossi negativamente sulle prospettive di ripresa economica; anche l'instabilità politica costante o rinnovata ha inciso negativamente sulla crescita. I partner meridionali e orientali continuano dunque a dover affrontare squilibri macroeconomici generali ed elevati, accompagnati a volte da un tasso crescente di disoccupazione. Nei paesi partner meridionali, in particolare, il tasso di disoccupazione giovanile è elevato. Secondo AR e Commissione, senza un aumento della crescita e in assenza di politiche efficaci a favore dell'occupazione (che dovranno comprendere investimenti nel capitale umano e la promozione di condizioni di lavoro dignitose e di attività di ricerca e innovazione), il livello della disoccupazione tra i giovani rimarrà elevato e il settore informale continuerà a rappresentare una percentuale significativa dell'economia reale. La comunicazione rileva inoltre che in diversi paesi del vicinato orientale e meridionale continuano ad esistere disparità socioeconomiche: se non vengono affrontati, questi fattori continueranno a compromettere in futuro la stabilità sociale e la transizione verso la democrazia.
L’UE sostiene gli sforzi dei paesi per superare gli squilibri macroeconomici e realizzare riforme strutturali orientate alla crescita attraverso l’assistenza macro finanziaria: nel 2012 la Commissione ha completato l'attuazione di due programmi di assistenza macrofinanziaria approvati nel 2009 (Armenia, 100 milioni di euro in prestiti e sovvenzioni) e nel 2010 (Moldova, 90 milioni di euro in sovvenzioni). All'inizio del 2013 sono stati firmati il memorandum d'intesa e l'accordo di prestito nell'ambito del programma di assistenza macroeconomica a favore dell'Ucraina, per un importo fino a 610 milioni di euro. Durante il 2012 l'UE ha collaborato strettamente con le autorità egiziane e giordane in merito a eventuali programmi di assistenza macrofinanziaria nel 2013. Per quanto riguarda la Giordania la proposta per un prestito di medio termine di 180 milioni di euro è stata presentata dalla Commissione il 29 aprile 2013.
Nel dar conto dei progressi realizzati nella regione, la comunicazione ricorda in particolare alcune delle iniziative adottate dall’UE.
Nell’ambito dello strumento finanziario per il vicinato e il partenariato (ENPI), il finanziamento è stato incrementato di 1 miliardo di euro per il periodo 2011-2013, da dividere tra i partner del vicinato meridionale ed orientale, raggiungendo un totale di oltre 6 miliardi di euro. Come anticipato, la maggior parte dei finanziamenti aggiuntivi viene fornita sulla base del principio “more for more”, vale a dire più progressi, più aiuti, ed è stata convogliata mediante i programmi EaPIC di 130 milioni di euro, per il vicinato orientale, e SPRING di 540 milioni di euro, per il vicinato meridionale, con l’obiettivo di promuovere indipendenza e efficienza del sistema giudiziario, governance e lotta alla corruzione, protezione dei diritti umani e dei principi democratici, contrasto al traffico di esseri umani. In aggiunta, si ricorda che la Banca europea per gli investimenti (BEI) fornisce, oltre ai 4 miliardi disponibili prima della cosiddetta primavera araba, contributi aggiuntivi di 1 miliardo di euro per la regione. La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) ha deciso di estendere la sua copertura geografica per includere il vicinato meridionale e fornire annualmente 2,5 miliardi di euro agli investitori del settore privato e pubblico per sostenere l’espansione degli affari e il finanziamento delle infrastrutture.
|
Assistenza finanziaria UE – Strumento ENPI |
2007-2010 |
2011-2013 |
|
Algeria |
184.1 |
172 |
|
Egitto |
558 |
449 |
|
Giordania |
265 |
223 |
|
Libano |
187 |
150 |
|
Marocco |
654 |
580.5 |
|
Siria |
140 |
129 |
|
Tunisia |
300 |
240 |
|
Israele |
7.5 |
6 |
|
Libia |
0 |
60 |
|
Totale bilaterale sud |
2295,6 |
2009,5 |
|
Cooperazione regionale sud |
343,3 |
288 |
|
Totale cooperazione sud |
2638,9 |
2297,5 |
|
Armenia |
97,4 |
157 |
|
Azerbaigian |
68 |
122,5 |
|
Bielorussia |
31 |
70,6 |
|
Georgia |
222,4 |
180,3 |
|
Moldova |
225,3 |
273 |
|
Ucraina |
522,6 |
470 |
|
Totale bilaterale est |
1166,7 |
1273,4 |
|
Cooperazione regionale est |
223,5 |
348,5 |
|
Totale cooperazione est |
1390,2 |
1621,9 |
|
Cooperazione interregionale |
523,9 |
757,6 |
|
Cooperazione transfrontaliera |
583,3 |
537,7 |
|
TOTALE |
5136,3 |
5214,7 |
|
|
|
|
In milioni di euro
Come segnalato nelle relazioni, la maggior parte dei paesi partner sta attraversando una fase di transizione politica e il dinamismo della società civile diventa sempre più importante per contribuire alla democrazia e alla buona gestione della cosa pubblica. L’UE continua a sostenere la società civile sia attraverso l’assistenza bilaterale differenziata in ogni paese sia rinvigorendo gli esistenti forum, quale quello creato nell’ambito dell’Unione per il Mediterraneo, sia creandone di nuovi, quale il forum civile per il partenariato orientale. In particolare, donne e giovani avranno un ruolo importante da giocare a questo riguardo e l’UE sta lanciando progetti concreti a sostegno della loro attiva partecipazione alla vita economica e politica. E’ stato inoltre istituito nell’ambito dell’ENPI un fondo società civile con un budget di 22 milioni di euro per ciascun anno (2012 e 2013) rivolto ad attori non statali con gli obiettivi di:
· sostenere la democratizzazione, tra l’altro rafforzando il ruolo delle organizzazioni della società civile e promuovendo il pluralismo dei media e organizzando missioni di osservazione elettorale;
· promuovere lo sviluppo della società civile e delle organizzazioni non statali;
Secondo quanto rilevato nella comunicazione, i contatti interpersonali sono considerati importanti per promuovere la comprensione reciproca e l'attività commerciale, con effetti positivi per lo sviluppo culturale ed economico dell'intera regione mediterranea e per l'integrazione dei migranti nell'Unione europea. L’UE e i paesi partner hanno dunque continuato a lavorare per migliorare la mobilità delle persone attraverso:
· maggiore partecipazione ai programmi sull’istruzione. Per promuovere la democrazia e formare una forza lavoro qualificata che contribuisca a modernizzare le economie del Mediterraneo meridionale, è necessario affrontare il problema dell'elevato tasso di analfabetismo. A tal fine è stata garantita una maggiore disponibilità di borse di studio universitarie (Erasmus mundus) e di scambi, allocando per gli anni 2012 e 2013 ulteriori 80 milioni di euro per i paesi partner del Mediterraneo meridionale. I fondi del programma Tempus sono stati incrementati per sostenere la modernizzazione dell’istruzione superiore nei paesi mediterranei e espandere la collaborazione con le università dell’UE per gli anni 2012 e 2013;
· istituzione di partenariati per la mobilità con la Moldova, la Georgia, l’Armenia e, da ultimo il 7 giugno 2013, con il Marocco. Proseguono i negoziati con Azerbaigian, Giordania e Tunisia. I partenariati per la mobilità - strumento elaborato dall’Unione europea a partire dal 2007 – sono concertati a livello politico tra l’UE e i suoi Stati membri, da un lato, e il paese partner interessato, dall’altro, e riguardano tutte le misure (legislative od operative) atte a garantire che la circolazione delle persone tra l’UE e il paese partner sia gestita correttamente ed avvenga in condizioni di sicurezza. L’Unione europea sostiene, sia tecnicamente che economicamente, gli sforzi compiuti dal paese partner, anche tramite le sue agenzie (FRONTEX, EASO ed EUROPOL);
· facilitazione delle procedure di rilascio dei visti. Nel breve termine, la Commissione lavora insieme agli Stati membri sulla normativa relativa alla migrazione legale e sulla politica dei visti onde contribuire a una maggiore mobilità dai paesi vicini, in particolare per ricercatori, studenti e uomini d'affari. Nel lungo periodo, si prendono in considerazione, caso per caso, misure graduali volte alla liberalizzazione del visto per i singoli paesi partner, tenendo conto delle relazioni globali con il paese partner interessato e purché siano soddisfatte le condizioni per una mobilità sicura e ben gestita. A tale proposito, nel 2012 sono stati compiuti progressi significativi verso l’obiettivo dell’esenzione dal visto per i paesi del partenariato orientale: la Moldova e l’Ucraina hanno compiuto progressi sostanziali nell’ambito del piano d’azione in materia di liberalizzazione dei visti; è stato aperto un dialogo in materia di visti con la Georgia, mentre l’Armenia ha concesso l’ingresso in esenzione dal visto ai cittadini dell’UE a partire dal gennaio 2013;
Secondo quanto indicato nella comunicazione, nel corso del 2012 le relazioni commerciali con i paesi vicini hanno continuato a intensificarsi. L’UE ha proseguito i negoziati per accordi di associazione con la Moldova, l’Armenia e la Georgia, che comprendono zone di libero scambio globale, e per l’accordo di associazione con l’Azerbaigian. L’accordo di associazione UE-Ucraina è stato siglato e sarà firmato non appena Kiev avrà adottato tutte le misure al riguardo. Per quanto riguarda i paesi del mediterraneo, l’UE ha avviato i negoziati per un accordo di associazione con zona di libero scambio globale con il Marocco. Dialoghi preparatori sono in corso con la Tunisia e la Giordania (di recente arenatesi) e dovrebbero essere avviati a breve con l’Egitto. Messi a confronto con le attuali relazioni commerciali tra UE e paesi partner, le aree di libero scambio andranno oltre la sola rimozione delle tariffe per coprire tutte le questioni regolamentari relative al commercio, quali protezione degli investimenti e pubblici appalti.
|
|
% importazioni dai paesi UE Anno 2010 |
% esportazione nei paesi UE Anno 2010 |
|
Algeria |
51,1 |
49,1 |
|
Armenia |
25,4 |
49,5 |
|
Azerbaigian |
25,3 |
47,5 |
|
Bielorussia |
21,5 |
30,0 |
|
Egitto |
32,3 |
30,0 |
|
Georgia |
28,2 |
18,5 |
|
Giordania |
20,6 |
3,7 |
|
Israele |
48,6 |
30,5 |
|
Libano |
35,8 |
18,1 |
|
Marocco |
49,2 |
59,7 |
|
Moldova |
44,2 |
47,3 |
|
Palestina |
9,2 |
1,7 |
|
Siria |
25,3 |
40,5 |
|
Tunisia |
61,2 |
73,2 |
|
Ucraina |
31,5 |
25,4 |
Fonte: Eurostat
In conclusione, la comunicazione evidenzia alcuni spunti per il futuro:
· nonostante i progressi che pure sono stati fatti nell’anno scorso, AR e Commissione concludono che molte delle raccomandazioni avanzate per il 2012 sono tuttora valide, non essendo state completamente realizzate, e dunque restano al centro dell’impegno dei paesi partner anche per il 2013. Inoltre, dato il ritmo e la direzione non omogenei delle riforme nei singoli paesi partner, si afferma la necessità di una maggiore differenziazione nella risposta dell’UE alle singole esigenze e aspirazioni del paese e dunque di una riflessione sulla eventuale modifica dei meccanismi e strumenti utilizzati dall’UE in termini di flessibilità;
· una necessità urgente è rappresentata dalla risoluzione dei diversi conflitti che tuttora permangono in diverse zone del vicinato, dalla Moldova, al Caucaso meridionale, al Medio Oriente fino alla gravissima situazione della Siria. Come evidenziato dalla comunicazione, tali situazioni di conflitto rischiano di compromettere i processi di riforma in atto e richiedono da parte dell’UE l’utilizzo di tutti gli strumenti civili e militari a disposizione. A tale proposito si ricorda che l’UE è presente nella regione con diverse missioni (la missione di polizia per i territori palestinesi - Eupol Copps; la missione di controllo di frontiera al valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto - EU BAM Rafah; la missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia - EUMM Georgia, la missione di controllo della frontiera EU BAM Moldavia e Ucraina, in particolare nella regione della Transnistria);
· si richiede ulteriore attenzione alla tutela dei diritti umani e al ruolo della società civile. In linea generale, infatti, insufficienti sono stati i progressi per quanto riguarda la libertà di espressione, di associazione e di riunione e molte le limitazioni alla libertà della stampa e dei media. In alcuni paesi partner inoltre le organizzazioni non governative e i sindacati continuano ad affrontare grandi difficoltà (ostacoli alla libertà di movimento, azioni giudiziarie, pressione da parte delle autorità). Anche la discriminazione culturale e sociale delle donne è tuttora un problema nel vicinato meridionale. Le donne hanno partecipato attivamente alle rivoluzioni; è ora fondamentale che il processo di transizione e le riforme costituzionali non impediscano né ostacolino l'avanzamento verso l'uguaglianza delle donne davanti alla legge e nella società. La parità di genere è materia che lascia alquanto a desiderare anche nel vicinato orientale;
· in un’ottica di rafforzamento della difesa dei diritti umani, si segnala che entro breve tempo dovrebbe diventare pienamente operativo il nuovo strumento istituito a gennaio scorso dalla Commissione, il Fondo europeo per la Democrazia, con uno stanziamento iniziale di 15 milioni di euro (di cui 6 da parte della Commissione e i restanti dagli Stati membri). Si tratta di un meccanismo di finanziamento rapido e flessibile che permetterà di finanziare le attività di giornalisti, ONG, movimenti politici, bloggers anche in esilio. Sarà quindi uno strumento utile a rafforzare i processi di democratizzazione pacifica nei paesi vicini, attraverso il sostegno a coloro che si battono quotidianamente per il riconoscimento dei diritti;
· altri due aspetti su cui lavorare ulteriormente sono, da un lato, la mobilità e, dall’altro, la comunicazione. Come rilevato da AR e Commissione, la mobilità delle persone, le borse di studio per gli studenti e le reti d'imprese sono strumenti più efficaci di qualsiasi altra misura per indurre i partner a "scegliere l'Europa". D’altra parte, come evidenziato dai risultati di un sondaggio commissionato dall’UE, le popolazioni del vicinato considerano positivamente l'UE - che è associata alla promozione dei diritti umani, della solidarietà, della prosperità, della democrazia e della libertà di parola – ma ritengono di non essere adeguatamente informate sull'operato dell'UE nel paese di appartenenza;
· per quanto riguarda i finanziamenti futuri, si ricorda che nelle proposte di bilancio per il periodo 2014-2020 presentate il 7 dicembre 2011, la Commissione ha raccomandato di allocare 18,1 miliardi di euro a sostegno dei paesi del vicinato sia orientale sia meridionale, con un incremento significativo (pari quasi il 40%) rispetto alle precedenti prospettive finanziarie. Tuttavia va segnalato che l’accordo raggiunto in sede di Consiglio europeo nel febbraio 2013 ha operato un taglio degli stanziamenti totali previsti dalla Commissione per il quadro finanziario pluriennale 2014-2020, portando lo stanziamento per la politica estera da 70 a 58,7 miliardi di euro. E’ presumibile dunque che in sede di approvazione dei singoli strumenti vengano apportati analoghi aggiustamenti. Oltre ad aumentare l’entità del finanziamento del nuovo strumento per il vicinato, la proposta della Commissione si prefigge di fornire assistenza in modo più rapido e flessibile, consentendo una maggiore differenziazione ed incentivi per i partner più attivi, attraverso l’applicazione del citato principio del more for more in fase di programmazione e assegnazione del sostegno al partner. Inoltre, la proposta prevede interventi di modifica per razionalizzare, accorciare e mirare meglio la fase di programmazione dell’assistenza, che al momento richiede 18 mesi, riducendo spesso la pertinenza dell’aiuto;
· la comunicazione segnala la PEV come un esempio importante di cosa significhi un approccio globale alla politica estera, dal momento che essa - come indicato - si avvale di tutti gli strumenti e di tutte le politiche a disposizione dell’UE (dall’assistenza finanziaria, alla politica commerciale alle missioni della Politica di sicurezza e difesa comune) e si fonda su un’ampia collaborazione sia a livello interno (Stati membri, Parlamento europeo, Comitato delle regioni e atri organismi) sia a livello internazionale. L’esperienza della PEV costituirà dunque un utile punto di partenza per la comunicazione che stanno elaborando congiuntamente AR e Commissione in tema di approccio globale alle relazioni esterne. Ciò non toglie che, come evidenziato nella comunicazione, vi siano ampi margini di miglioramento, da un lato lavorando più strettamente con gli Stati membri, che in molte aree – come per esempio la mobilità - hanno importanti competenze - e dall’altro valorizzando il ruolo delle delegazioni dell’UE nei paesi partner.
XVII legislatura – Documentazione per le Commissioni – Esame di atti e documenti dell’UE, n. 3, 10 giugno 2013
Il bollettino è stato curato dall’Ufficio Rapporti con l’Unione europea (' 06 6760.2145 - * cdrue@camera.it)