XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2534



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

ANTIMO CESARO, MOLEA, CAPUA, CATANIA, CIMMINO, D'AGOSTINO, GALGANO, MONCHIERO, OLIARO, RABINO, SOTTANELLI, VARGIU, VECCHIO, VEZZALI, VITELLI

Istituzione di un Osservatorio permanente contro il bullismo, anche informatico, le discriminazioni e la violenza

Presentata il 10 luglio 2014


      Onorevoli Colleghi! Il bullismo è un fenomeno sociale complesso, dilagante e preoccupante, affrontato anche nelle passate legislature pur senza l'approvazione di norme efficaci. Il bullismo si manifesta attraverso atti di sistematica prevaricazione e di sopruso perpetrati in modo continuato ai danni di uno o più individui stigmatizzati come «diversi», per orientamento sessuale, appartenenza etnica, aspetto fisico, abbigliamento non convenzionale, che non sono in grado di difendersi a causa dell'asimmetria della dinamica relazionale che viene a instaurarsi tra i soggetti agenti, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l'azione e chi la subisce. Il fenomeno viene analizzato sistematicamente, a partire dagli anni settanta, grazie agli studi pionieristici del norvegese Dan Olweus (D. Olweus, Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, Firenze 2001). La scuola è il luogo dove gli episodi di bullismo si verificano più frequentemente: «Lo studente [...] viene prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni» (Olweus, cit. pagina 11).
      Le tre condizioni che connotano un atto di bullismo sono:

          a)    presenza di comportamenti di prevaricazione diretta o indiretta;

 

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          b)    azioni reiterate nel tempo;

          c)    coinvolgimento sempre degli stessi soggetti, di cui uno o alcuni sempre in posizione dominante (bulli), uno o alcuni più deboli e incapaci di difendersi (vittime).

      Esistono diverse tipologie di bullismo:

          1) diretto: quando si manifesta con attacchi espliciti nei confronti della vittima; può essere di tipo fisico o verbale;

          2) indiretto: si manifesta sul piano psicologico, danneggiando la vittima nelle sue relazioni con le altre persone attraverso l'isolamento dal gruppo dei pari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul suo conto o la compromissione dei suoi rapporti di amicizia;

          3) elettronico: quando viene attuato tramite l'ausilio di apparati elettronici o informatici. Dal piano reale esso si sposta su quello digitale e virtuale attraverso la diffusione di sms, e-mail, messaggi in chat, immagini, mms, video che risultano offensivi o non rispettosi della riservatezza e della dignità altrui.

      In quest'ultimo caso si parla di cyberbullismo, un fenomeno che, rispetto al bullismo tradizionale, si distingue per alcune subdole peculiarità: l'utilizzo dei mezzi di comunicazione elettronici (e-mail, forum asincronici, siti web, social network, blog) rende difficile la rintracciabilità del molestatore da parte della vittima; la possibilità di celarsi dietro identità fittizie causa un indebolimento delle remore morali e il manifestarsi di comportamenti che sarebbero autocensurati nella vita reale; l'assenza di limiti spazio-temporali rende la vittima oggetto di bullismo cibernetico ogni volta che questa si collega alla rete.
      L'educatore canadese Bill Besley ha coniato il termine cyberbullismo indicandolo come un uso distorto e improprio delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per veicolare comportamenti aggressivi e intimidatori ai danni di uno o più soggetti.
      Le vittime del bullismo cibernetico, purtroppo, sono in costante aumento. Nel cyberspazio tutto sembra essere impunibile, anonimo. Le cause di questo fenomeno affondano le radici in un utilizzo irresponsabile del web. Lo strumento internet possiede positivissime potenzialità in termini di libertà di informazione, conoscenza e socializzazione, ma il suo uso distorto può renderlo «un'arma» potenzialmente pericolosa.
      Una ricerca europea realizzata nel 2012, finanziata dal progetto Daphne III, patrocinato dall'Unione europea, ha coinvolto 16.227 giovani delle scuole superiori. All'indagine, realizzata in Italia da Telefono Azzurro, hanno partecipato circa 5.000 studenti di età compresa tra 12 e 18 anni. Il 15 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo o cyberbullismo. I dati raccolti dalla ricerca rivelano che la forma più diffusa di bullismo denunciata dagli studenti è l'uso di espressioni offensive (il 58,3 per cento) che avvengono soprattutto in rete. La percentuale di violenza fisica, invece, raggiunge il 23,6 per cento. Nel 48 per cento dei casi le vittime risultano essere sole e dichiarano di non avere un buon rapporto con i compagni di classe e dunque di non trovare facilmente aiuto da parte loro. Il 50 per cento circa degli adolescenti, testimoni di questi episodi sia a scuola sia on line, dichiara di non essere intervenuto a favore della vittima per paura di ritorsioni o per impotenza sul come poter essere d'aiuto.
      Le ripercussioni negative che il bullismo, in tutte le sue forme, può avere sul benessere psico-fisico delle vittime possono essere devastanti e determinare una serie di distorsioni nello sviluppo emotivo, cognitivo e comportamentale.
      Le vittime possono lamentare sintomi di malessere fisico senza che sia presente una reale causa organica e sintomatologie reattive di ordine psicologico, come disturbi del sonno, incubi e attacchi d'ansia, disturbi alimentari, problemi di concentrazione e di apprendimento, calo del rendimento scolastico e svalutazione della propria identità. A lungo termine possono

 

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andare incontro a quadri patologici, con sintomatologie anche di tipo depressivo, problemi nell'adattamento socio-affettivo, ritiro sociale, isolamento, comportamenti autodistruttivi che possono degenerare in tentativi di suicidio o, purtroppo, in casi di suicidio.
      Un'altra grave conseguenza del bullismo è l'abbandono scolastico. La scuola viene vissuta dalle vittime come un luogo pericoloso e non protetto, nel quale diventano oggetto di costanti angherie e umiliazioni che vanno a ledere la sfera più intima e sensibile della dignità umana.
      La Strategia di Lisbona ha individuato nella riduzione della dispersione scolastica uno dei cinque benchmarck che i Paesi membri avrebbero dovuto raggiungere nel campo dell'istruzione entro il 2010. Nel nostro Paese la dispersione scolastica registra dati molto preoccupanti. Contro la media dell'Unione europea del 12,7 per cento, in Italia lascia prematuramente i banchi di scuola il 17,6 per cento degli alunni. L'abbandono scolastico è un problema sociale che erode il futuro del Paese. Se i giovani abbandonano precocemente il sistema scolastico vengono esposti a un rischio più alto di coinvolgimento in comportamenti devianti e a un futuro di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale causando, inoltre, effetti negativi sullo sviluppo del sistema Paese, in quanto si vengono a determinare un impoverimento del nostro capitale umano e una forte perdita di competitività. Contrastare le diverse tipologie di bullismo, che, tra le tante conseguenze riprovevoli, possono determinare episodi di abbandono scolastico, significa anche arginare la dispersione scolastica e investire sui nostri giovani e sul nostro futuro, contribuendo positivamente all'evoluzione dello sviluppo economico, sociale e civile del Paese.
      L'opinione pubblica, purtroppo, percepisce ancora il bullismo non come un problema serio di violenza tra i giovani, ma, semplicemente, come un rito di passaggio all'età adulta che non ha ripercussioni a lungo termine sulla vittima e sul bullo. È di fondamentale importanza che l'opinione pubblica venga adeguatamente informata sulla pericolosità degli atti di bullismo e sulla gravità delle loro conseguenze e venga sensibilizzata sulla necessità di promuovere progetti di recupero sia delle vittime, che vivono costantemente uno stato di malessere angoscioso, sia dei bulli, che, tendendo a consolidare un tipo di modalità relazionale basato sulla prevaricazione e sulla violenza, corrono il rischio di commettere reati e di incorrere in percorsi giudiziari. Partendo dalle istituzioni scolastiche come luogo privilegiato di integrazione e tolleranza, è necessario sostenere politiche attive di contrasto delle discriminazioni e promuovere una cultura che consideri la diversità come una ricchezza ed educhi all'accettazione e alla consapevolezza dell'altro. Azioni utili a rafforzare la coesione sociale di un Paese che vede aumentare in maniera allarmante gli episodi di intolleranza.
      L'istituzione dell'Osservatorio permanente contro il bullismo, anche informatico, le discriminazioni e la violenza ha come obiettivo principale la realizzazione di un nuovo modello scolastico che promuova la crescita serena dei ragazzi e che affronti le problematiche dell'aggressività a scuola puntando non sulle sanzioni disciplinari, ma su un principio educativo di responsabilizzazione degli alunni verso comportamenti di natura riparatoria. Favorire iniziative che puntino sulla valorizzazione della persona, sulla crescita e sullo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo studente, nonché permettere di vivere il percorso scolastico in una logica inclusiva, offre l'opportunità di sperimentare relazioni umane arricchenti e modelli comportamentali positivi (aiutare gli alunni disabili, eseguire lavori, impegnarsi nei laboratori di scienza, fisica, arte, musica, sport, teatro o altro). Promuovere percorsi didattici tesi a richiamare l'attenzione dei ragazzi sui rischi della navigazione in rete, sostenere lo sviluppo della cultura della legalità, della cittadinanza attiva, della solidarietà, della cooperazione, della pace, del rispetto e dell'aiuto reciproco consente di proporre modelli efficaci di azioni che contrastano il fenomeno del bullismo.
 

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      La proposta di legge consta di tre articoli.
      L'articolo 1 istituisce l'Osservatorio permanente contro il bullismo, anche informatico, le discriminazioni e la violenza.
      L'articolo 2 definisce gli obiettivi dell'Osservatorio.
      L'articolo 3 prevede la presentazione di una relazione alle Camere sui risultati dell'attività dell'Osservatorio.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Istituzione dell'Osservatorio permanente contro il bullismo, anche informatico, le discriminazioni e la violenza).

      1. È istituito, presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, l'Osservatorio permanente contro il bullismo, anche informatico, le discriminazioni e la violenza, di seguito denominato «Osservatorio».

Art. 2.
(Obiettivi).

      1. L'Osservatorio:

          a)    fornisce, su richiesta dei Ministri competenti, pareri, informazioni e studi;

          b)    fornisce agli istituti scolastici di ogni ordine e grado linee guida e materiale informativo in materia di contrasto del bullismo, anche informatico, delle discriminazioni e della violenza nelle scuole e organizza corsi di formazione, di preparazione e di aggiornamento per le categorie professionali che si occupano di istruzione e di educazione;

          c)    favorisce il coordinamento dei progetti contro il bullismo, anche informatico, le discriminazioni e la violenza nel territorio nazionale e coordina il rapporto con le associazioni e con gli organismi impegnati nella prevenzione e nella lotta contro tali fenomeni;

          d)    organizza percorsi formativi volti a prevenire il bullismo, anche informatico, negli istituti scolastici di ogni ordine e grado e promuove percorsi didattici finalizzati a richiamare l'attenzione dei ragazzi sui rischi della navigazione nella rete internet;

 

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          e)    elabora programmi di sostegno per i minori vittime di bullismo, anche informatico;

          f)    acquisisce dati e informazioni, a livello nazionale e internazionale, relativi alle attività svolte in materia di contrasto del bullismo, anche informatico, delle discriminazioni e della violenza nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle università, nonché alle strategie di contrasto programmate e realizzate anche da Paesi esteri;

          g)    analizza, studia ed elabora i dati e le informazioni acquisiti dalle istituzioni scolastiche e dalle università ai sensi delle lettera f);

          h)    promuove studi e ricerche relativi ai temi di sua competenza.

Art. 3.
(Relazione alle Camere).

      1. Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca presenta, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione alle Camere sui risultati dell'attività dell'Osservatorio.