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PDL 140

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 140



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa del deputato RUSSO

Istituzione della Giornata nazionale per la lotta contro la droga

Presentata il 15 marzo 2013


      

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Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge istituisce la Giornata nazionale per la lotta contro la droga, quale momento celebrativo volto a rimarcare l'impegno delle istituzioni nei confronti dei problemi connessi all'uso, spaccio e traffico di droghe al fine di sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica e la comunità civile sulle complesse implicazioni sociali connesse al mercato della droga e al problema sociale delle tossicodipendenze.
      Che si tratti di una vera emergenza sociale è evidente dalla disamina degli ultimi rapporti europei e nazionali che registrano una tendenza all'incremento del consumo di droghe.
      In Europa secondo i dati forniti dal Bollettino statistico europeo del 2007, oltre 23 milioni di europei hanno fatto nell'ultimo anno uso di cannabis; circa 4,5 milioni sono invece i consumatori di cocaina; 5 milioni è la stima dei consumatori di ecstasy e di anfetamine. Più problematica è la stima del consumo di oppiacei (ad esempio eroina) a causa della scarsità dei dati disponibili forniti dai vari Paesi (solo otto Paesi hanno fornito dati riferiti al periodo 2001-2005) che normalmente è calcolata sulla base delle richieste di trattamenti per cura. Pertanto l'interpretazione di questi dati deve essere fatta con molta cautela. In generale si riscontra negli ultimi anni una tendenza alla stabilizzazione del consumo degli oppiacei, anche se il numero di sequestri di eroina è aumentato. A questo si può aggiungere che secondo le stime del 2004 dei 7.500 decessi legati a consumo di droga in Europa, il 70 per cento era legato all'uso di oppiacei e che solo nel 2005 sono stati 585.000 i consumatori di oppiacei sottoposti a terapie sostitutive.
      A fronte di questa situazione, le politiche europee atte a elaborare risposte adeguate al problema della droga negli ultimi dieci anni hanno registrato un forte impegno, principalmente per ridurre la
 

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domanda e l'offerta di droghe. Sono infatti stati sviluppati meccanismi di coordinamento a livello europeo e nazionali sempre più complessi, anche con azioni di sostegno finanziario internazionale nei Paesi produttori, giacché i problemi legati alla droga non conoscono confini nazionali o geografici, ma si tratta di un problema globale.
      I principali meccanismi di cui l'Unione europea si è dotata per definire le sue strategie in materia di stupefacenti a breve, medio e lungo termine riguardano due strumenti complementari: il Piano strategico 2004-2012 e un Piano d'azione 2004-2008.
      All'inizio del 2007 l'unico Paese europeo che non si era ancora dotato di una strategia nazionale in materia di droga era l'Italia.
      Da questo elemento si può già evincere una mancanza nel nostro territorio nazionale di una politica adeguata al problema della droga che si sta discostando sempre di più anche dal contesto europeo.
      Un'attenzione che l'Italia dirige in modo alterno in base a una politica frastagliata e confusa, sotto la spinta, a volte, di tendenze alla liberalizzazione e, altre volte, di tendenze al contenimento del fenomeno, nonostante i dati nazionali sulle tossicodipendenze riferiti al 2006 suggeriscano che «il consumo delle diverse sostanze psicoattive non solo non tende a recedere, ma fa registrare un ulteriore incremento per quanto riguarda l'assunzione di cannabis e cocaina» specialmente da parte dei giovani e degli studenti, associando a questo un «evidente arretramento da quasi dieci anni del sistema di servizi italiano per le dipendenze, per via dei tagli alla spesa sanitaria» (nel 1996 erano presenti nel territorio 1.372 strutture per circa 24.000 utenti a fronte delle 730 ad oggi funzionanti che offrono servizi a 11.000 persone).
      Nello specifico, secondo le indagini sulla popolazione generale (IPSAD) realizzate dall'Istituto superiore di sanità tra il 2001 e il 2005, l'uso di sostanze psicotrope è aumentato sia riguardo all'uso di cannabis, in particolare nella popolazione giovanile (età compresa tra i 15 e i 34 anni), sia nell'uso di cocaina ed eroina nell'area del consumo occasionale e sporadico. Sempre tra i giovani sembra in aumento l'utilizzo concomitante di più sostanze e la tendenza a preferire all'alcool e al tabacco nuove tipologie di sostanze psicoattive sintetiche che sono di più facile reperimento, come l’ecstay e le anfetamine, ma anche il consumo di anabolizzanti.
      All'aumento dei consumi di droghe è correlato l'aumento del mercato di sostanze illegali nel nostro Paese (alimentato prevalentemente dal Marocco per l’hashish, dalla Colombia per la cocaina, dall'Afghanistan per l'eroina e dall'Albania per la marijuana). Nel 2006 gli interventi delle Forze dell'ordine sul territorio nazionale sono stati 20.580, mentre i soggetti segnalati dalle prefetture-uffici territoriali del Governo per possesso di sostanze stupefacenti hanno riguardato 35.645 soggetti con una media di circa 26 anni di età (maggiormente per cannabis). Infine, per quanto attiene al numero di crimini commessi in violazione della normativa sugli stupefacenti, sempre nel 2006, i soggetti entrati negli istituti penitenziari sono stati 25.399 adulti e 219 minori, corrispondenti a un quarto dei circa 91.000 ingressi annui totali.
      Questa breve disamina dello scenario italiano è la premessa per una riflessione sulle politiche in materia di droghe sul nostro territorio.
      Lo stesso segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) Ban Ki-Moon il 26 giugno scorso, in occasione proprio della Giornata mondiale contro la droga, ebbe a dichiarare che «Il consumo di droga deve essere affrontato sul piano della conoscenza e non dell'ideologia. È necessario il coinvolgimento dei genitori, insegnanti e operatori sociosanitari. Per tutelare i giovani bisogna offrire loro solidi princìpi ed opportunità di lavoro e tendere una mano agli emarginati, costruendo terapie efficaci per la disintossicazione dei soggetti che fanno uso di droghe (...)».
      Il problema principale che impedisce ancora al nostro Paese di intraprendere interventi decisi e decisivi sulle droghe ha
 

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come origine la mancanza di univocità di obiettivi da parte della politica e la conseguente fuorviante e contraddittoria informazione che ne deriva.
      Esiste ancora nella nostra cultura una concezione della società che non riconosce e vuole togliere allo Stato la sua fondamentale funzione «contenitiva» e la sua posizione di autorità (diversa dall'autoritarismo) per l'esistenza e per il perseguimento di un bene comune che è obiettivo di tutta la società, indebolendo così le fondamenta su cui ogni società civile deve poggiare.
      In nome della «libertà individuale» si tendono a giustificare scelte che ledono la comunità e ad interpretarle all'interno della sfera di libertà e di discernimento del singolo individuo, senza accorgersi che tale atteggiamento anziché inaugurare un'epoca di libertà ha aperto un periodo di arbitrarietà e di confusione e una cultura normalizzante dell'uso di sostanze psicotrope tra i giovanissimi.
      In questo contesto possiamo interpretare il decreto del Ministro della salute 13 novembre 2006 che ha raddoppiato da 500 milligrammi a 1.000 milligrammi il limite di possesso di droga per uso personale, rendendo sempre più facile in Italia l'uso della cannabis, trasmettendo un messaggio culturale ai giovani e alle famiglie per il quale l'uso di questa droga non è poi di fatto così grave. Se in questo caso non è bastata la rivolta di quanti tra insegnanti, famiglie, operatori sanitari eccetera, che scesi in piazza con lo slogan «No ad uno Stato che legalizza la droga», di fatto è intervenuta la sentenza del tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio n. 12901 del 21 marzo 2007 ad abrogare detta disposizione in quanto «la motivazione dell'atto non spiega le ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti».
      In pratica, il TAR ha voluto dire che non c'era nessuna ragione oggettiva per intraprendere una simile modifica e che comunque tale scelta non ha tenuto conto delle ultime conoscenze scientifiche sulle conseguenze inerenti al consumo di droghe.
      Era sufficiente, infatti, prendere in debita considerazione i recenti studi internazionali sull'uso della cannabis per comprendere in maniera chiara e non soggetta a interpretazioni personali che l'uso di questa droga provoca conseguenze negative sul cervello mettendo in evidenza il rapporto tra consumo di cannabis e disturbi mentali anche non psicotici, come ansia e depressione, specialmente nel periodo dell'adolescenza. Possono, inoltre, comparire astinenza, accentuazione dell'aggressività, tremori e insonnia. Uno studio del 2006 pubblicato sulla rivista «Neurology» ha evidenziato che i fumatori dello «spinello» vanno incontro a deficit cognitivi e della memoria e nella prontezza a prendere decisioni (riflessi ridotti del 70 per cento nei consumatori abituali, del 55 per cento in quelli sporadici e dell'8 per cento in quelli occasionali).
      Del resto anche gli scienziati italiani hanno già dal 2002 posto in evidenza alle istituzioni l'associazione tra il consumo di cannabis e lo sviluppo di problemi psichiatrici. Così, il professor Silvio Garattini, uno dei maggiori farmacologi italiani, presentò all'allora Ministro della salute Girolamo Sirchia nel 2003 un documento da parte del Consiglio superiore di sanità, intitolato «La cannabis non è una droga leggera»!
      Che la situazione in riferimento alle droghe leggere, che sono quelle largamente più diffuse al mondo, si sia modificata, è dovuto anche al cambiamento che negli anni queste sostanze hanno avuto nel corso del tempo. Secondo il World Drug Report del 2006, i trafficanti hanno investito notevolmente nel potenziamento di questa sostanza, con la conseguenza che la cannabis in commercio oggi arriva a raggiungere nel prodotto finito anche quattro quinti di principio attivo (THC) superiore in rapporto a dieci anni prima.
      La portata internazionale di questa revisione sul pericolo della cannabis ci è fornita dal quotidiano inglese «Independent» che lanciò dieci anni prima una grande campagna di favore della liberalizzazione della cannabis e che nel numero
 

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del 18 marzo 2007 uscì con un articolo nel quale chiedeva scusa ai lettori in quanto dieci anni prima non erano così chiari i legami tra psicosi e cannabis, come invece risultava nell'epoca attuale.
      In questo contesto generale, la Giornata nazionale per la lotta contro la droga vuole essere un punto di orientamento e di stimolo nella politica nazionale contro la droga nonché un momento a livello nazionale per stabilire gli obiettivi, per approfondire le problematiche, per chiarire posizioni e interventi, considerato l'ambito sfaccettato e complesso delle implicazioni della droga nella società, ma soprattutto per educare a un approccio negativo all'uso delle droghe i giovani, presso i quali il consumo di droghe si sta diffondendo come un'abitudine consolidata, «normale» e culturalmente accettata.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. È istituita la Giornata nazionale per la lotta contro la droga, da celebrare annualmente il giorno 26 del mese di giugno, quale momento di sensibilizzazione dell'opinione pubblica contro il consumo di sostanze illecite, stupefacenti, psicoattive e di ogni altra sostanza in grado di provocare dipendenza, nonché contro il traffico illecito di stupefacenti.

Art. 2.

      1. In occasione della Giornata nazionale per la lotta contro la droga il Ministero della salute di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministero dell'interno e con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, promuove idonee iniziative finalizzate alla prevenzione del consumo, dello spaccio e del traffico di sostanze stupefacenti e psicoattive, nonché alla diffusione della cultura e dell'educazione alla legalità, attraverso campagne d'informazione, convegni, studi e dibattiti.
      2. Ai fini di cui all'articolo 1, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano promuove un coordinamento con le amministrazioni locali per la programmazione su tutto il territorio nazionale di politiche di prevenzione e di contrasto alla droga nonché di politiche per il trattamento e il recupero delle persone dedite al consumo di sostanze stupefacenti.

Art. 3.

      1. La Giornata nazionale per la lotta contro la droga è considerata solennità

 

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civile e non determina riduzione dell'orario di lavoro degli uffici pubblici ai sensi dell'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260, né, qualora ricada nei giorni feriali, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado.

Art. 4.

      1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 2 non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato.

Art. 5.

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


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