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PDL 4110-A-ter

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 4110-A-ter



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal presidente del consiglio dei ministri
(RENZI)
e dal ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili

Presentato il 24 ottobre 2016

(Relatore di minoranza: LAFFRANCO)
 

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Onorevoli Colleghi! Il decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili, è un testo eterogeneo, i cui contenuti rispondono solo in parte questioni fiscali, perché di fatto coinvolgono una serie di interventi che riguardano, piuttosto, necessità di governo, e alcune misure che hanno più che altro il sapore di spot elettorali, utili per la campagna referendaria che caratterizza il mese corrente, e che si chiuderà con l'appuntamento del prossimo 4 dicembre, quando gli italiani saranno chiamati ad esprimersi in merito alla riforma costituzionale voluta dal Governo Renzi. Ed è così che, per cercare di racimolare consenso, vengono introdotte norme per assicurare qualche euro in più ai comuni alle prese con l'accoglienza migranti e con la sciagurata politica in materia di immigrazione portata avanti dal Governo, piuttosto che al Fondo occupazione, al trasporto regionale, finanche agli investimenti di Ferrovie dello Stato e al tax credit per il cinema. La contrarietà di Forza Italia è quindi innanzitutto rispetto all'impianto «filosofico» del testo, che non ha «trama» se non quella, da una parte, di spendere per guadagnare consenso e, dall'altra, di impiantare una pseudo riforma della riscossione, accanto ad una sorta di «rottamazione» delle cartelle esattoriali, con l'unico scopo di fare cassa e tentare così di far quadrare conti che purtroppo non tornano, cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto e sbandierare le nuove disposizioni come una rivoluzione per il cittadino-contribuente.
      In realtà, la «rivoluzione» si riduce ad una semplice trasformazione, in quanto ci si limita a cambiare nome e natura giuridica al soggetto incaricato della riscossione: a decorrere dal 1o luglio 2017, il provvedimento dispone lo scioglimento di Equitalia e l'istituzione dell'Agenzia delle entrate-Riscossione, ente pubblico economico sottoposto all'indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell'economia e delle finanze. Ciò significa che il Governo, tramite decreto-legge, da un giorno all'altro dispone in merito a società privata, enorme e molto complessa dal punto di vista organizzativo, in assenza di qualsiasi discussione parlamentare sulle procedure, sulle modalità di riscossione, sui risultati raggiunti da quella società in questi anni, sia positivi che negativi, e sulle problematiche riscontrate. Semplicemente, decide che quella società deve scomparire, cessare di essere una società per azioni e diventare un ente pubblico economico. Sotto questo aspetto, il provvedimento in esame presenta notevoli aspetti problematici dal punto di vista sia interpretativo che applicativo, come dimostrato anche dai ripensamenti del Governo in merito al destino del personale della società Equitalia. Le strategie per la riscossione e le priorità dovranno essere poi decise annualmente dal Ministro dell'economia e delle finanze e dal direttore dell'Agenzia delle entrate, senza possibilità di intervento da parte del Parlamento. Un ulteriore problema interpretativo riguarda la riscossione delle entrate degli enti locali, per i quali si registra un doppio regime: da una parte le gare, a cui partecipano le società iscritte nel registro dei soggetti abilitati alla riscossione, e dall'altra il nuovo soggetto, Agenzia delle entrate-Riscossione, il quale sembrerebbe poter ottenere l'assegnazione diretta nonostante si sia sempre sostenuto che l'attribuzione mediante gara sia più efficiente e dia maggiori risparmi (oltre che contrario alla normativa comunitaria in materia).
      Di sicuro le prospettive future della riscossione, così come impostata, risultano schiacciate da una politica opaca e assolutamente inadeguata ad affrontare quella
 

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che è una sfida di straordinaria importanza per lo sviluppo del Paese. Cambiare per decreto la natura di un ente, in un lasso di tempo così ristretto e senza una discussione appropriata, è qualcosa di inaudito. Per queste ragioni, Forza Italia ha chiesto, attraverso un emendamento soppressivo dell'articolo 1 del testo, lo stralcio di questa parte, per poter affrontare il tema della riscossione nel corso del normale iter parlamentare e con una discussione che sia sicuramente più approfondita e proficua.
      Per quanto riguarda le nuove norme di «definizione agevolata», che permettono al contribuente di poter «rottamare» le proprie cartelle esattoriali, aderendo alla procedura il contribuente può pagare solo le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, di interessi legali e di remunerazione del servizio di riscossione. Non sono dovute dunque le sanzioni, gli interessi di mora e le sanzioni e somme aggiuntive gravanti su crediti previdenziali. Si tratta però solo di una norma introdotta per «fare cassa», e sostanzialmente indirizzata a coloro che hanno soldi «pronti»: il testo iniziale del provvedimento prevedeva un pagamento dilazionato in un massimo di quattro rate, entro il 15 marzo 2018, con ben due terzi della somma complessiva da saldare entro il 15 dicembre 2017. Per questo, molti emendamenti di Forza Italia miravano a prevedere un numero maggiore di rate e una dilazione nel tempo, in modo da permettere ai contribuenti con più difficoltà di aderire alla procedura. I relatori hanno solo in parte accolto quanto proposto, definendo il pagamento di tre rate per il prossimo anno e di due per quello successivo, con l'estensione dell'efficacia della definizione agevolata per i ruoli emessi fino a tutto il 2016 e lo slittamento del termine per l'adesione a fine marzo 2017. Le Commissioni V e VI non hanno però dato seguito ad una richiesta fondamentale portata avanti dal Gruppo Forza Italia. I termini più favorevoli della definizione agevolata non si applicano infatti a quelle imprese in crisi che hanno avuto accesso al piano che consente di pagare il debito fino a un massimo di 72 rate. Attraverso la presentazione di specifiche proposte emendative, Forza Italia aveva chiesto di includere nel trattamento più favorevole anche questa tipologia di contribuenti, permettendo loro di mantenere il piano di rateizzazione già ottenuto. Forza Italia ha inoltre presentato emendamenti per permettere al contribuente che ottiene una sentenza dal giudice tributario a lui favorevole di accedere alla definizione agevolata con una cartella meno onerosa, sulla quale eliminare sanzioni ed interessi, già sgravata dalla sentenza. Tutto ciò comporterebbe un riequilibrio, dando soddisfazione anche ai contribuenti che hanno agito in giudizio ottenendo un riconoscimento della loro azione.
      Altro vulnus critico del provvedimento, a chiara vocazione «vessatoria», è la parte relativa ai nuovi adempimenti dei contribuenti. Se da una parte infatti si stabilisce, a decorrere dal 1o gennaio 2017, per i soggetti passivi IVA, l'abrogazione della comunicazione dell'elenco clienti e fornitori (spesometro), dall'altra il testo introduce due nuovi adempimenti da effettuare telematicamente ogni tre mesi: la comunicazione analitica dei dati delle fatture emesse e ricevute e la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA. Tra l'altro il Governo stima che dalle nuove disposizioni si dovrebbero recuperare, per il solo 2017, ben 2 miliardi di euro, e oltre 4 miliardi nel 2018. Una vera e propria beffa per i contribuenti, tra l'altro in palese contrasto con la semplificazione tante volte sbandierata dal Governo, a cui Forza Italia cerca di rimediare proponendo una serie di emendamenti che prevedono la soppressione di tutti gli aggravi burocratici in merito alle comunicazioni trimestrali, eliminando così anche sanzioni per eventuali errori formali nella trasmissione.
      Un ultimo passaggio sul «grande fratello» che si è scatenato nei confronti del contribuente: l'articolo 3 del testo consente all'Agenzia di acquisire le informazioni relative ai rapporti di lavoro o di impiego presenti nelle banche dati dell'INPS, per l'attivazione mirata delle
 

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norme relative al pignoramento di stipendi, salari o altre indennità. Si consente quindi al nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione di accedere alle medesime informazioni per le attività di riscossione. Gli emendamenti di Forza Italia mirano ad eliminare questa disposizione, nonché altre misure simili già previste dalla legislazione vigente, che permettono all'Agenzia delle entrate di poter entrare in possesso e incrociare banche dati, mettendo a sistema informazioni con riferimento anche al valore medio di giacenza di depositi e conti correnti bancari e postali. Un vero e proprio «grande fratello» sul contribuente a cui diciamo «no».
      Ed infine, il capitolo risorse. Le coperture del provvedimento, anche e soprattutto in relazione al disegno di legge di bilancio, non solo non funzionano, ma si pongono in assoluto contrasto con la riforma approvata recentemente, che ha riscritto le regole della manovra finanziaria. Tra l'altro, il provvedimento utilizza le risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica per ripianare il debito, realizzando così una dequalificazione della spesa rispetto agli obiettivi di un fondo che dovrebbe contribuire a realizzare i necessari interventi strutturali di politica economica. Inoltre, il provvedimento utilizza risorse già assegnate al Mezzogiorno, per interventi che riguardano l'intero territorio nazionale – come l'incremento del Fondo per l'occupazione e la formazione, o il finanziamento degli investimenti FS – senza porre alcun vincolo di destinazione che, di norma, dovrebbe assegnare automaticamente l'80 per cento delle risorse proprio ai territori del Sud.

Pietro LAFFRANCO,
Relatore di minoranza


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