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PDL 4095

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 4095



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

NARDUOLO, NACCARATO, MANFREDI, SGAMBATO, TARTAGLIONE, BOSSA, CAMANI, CARLONI, CRIVELLARI, DI LELLO, IMPEGNO, MENORELLO, MIOTTO, GIORGIO PICCOLO, SALVATORE PICCOLO, VACCARO, VALERIA VALENTE, ZAN

Disposizioni per la celebrazione dell'ottavo centenario della fondazione dell'università degli studi di Padova e dell'università degli studi «Federico II» di Napoli

Presentata il 13 ottobre 2016


      

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Onorevoli Colleghi! — La presente proposta di legge intende riconoscere l'importanza del ruolo ricoperto dalle università degli studi di Padova e di Napoli «Federico II» a livello nazionale e internazionale e sostenere con un contributo economico la celebrazione dell'ottavo centenario della loro fondazione, avvenuta rispettivamente nel 1222 e nel 1224.
      Celebrare gli 800 anni degli atenei di Padova e di Napoli è una grande opportunità per rilanciare i valori fondanti dell'Italia e dell'Europa, ovvero cultura, tolleranza, integrazione di popoli e di conoscenze, e per ribadire il ruolo centrale dell'Italia nell'ambito universitario, unica nazione al modo con tre università già nel duecento (Bologna 1088, Padova 1222, Napoli 1224). Le università sono per definizione luoghi di apprendimento, insegnamento, formazione, ricerca, studio; dove i saperi si confrontano e si contaminano e l'accoglienza e l'integrazione di culture diverse diventano strumento di crescita culturale, sociale ed economica di una nazione.
      La storia dell'università degli studi di Padova è una storia di libertà di studio e di ricerca, di conquiste scientifiche e sociali. Nel 1222 un gruppo di professori e di studenti provenienti dall'ateneo bolognese fondò l'università di Padova, iniziando un'esperienza di altissima qualità e dalla fisionomia cosmopolita. Agli studi giuridici
 

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e teologici delle origini si aggiunsero altre dottrine: medicina, filosofia, astronomia, grammatica e retorica. Per la libertà e la protezione garantite dal libero comune nel secolo XIII, dalla Signoria dei Carraresi nel secolo XIV e dalla Repubblica di Venezia per quattro secoli (XV-XVIII), il motto che fin da allora contrassegna l'ateneo patavino è «Universa universis Patavina libertas».
      Nei secoli XV e XVI si formarono all'università di Padova studenti che hanno svolto un ruolo fondamentale nella cultura e nello studio: Niccolò Copernico, Giovanni Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti, Francesco Guicciardini, Pietro Bembo, Torquato Tasso, Paolo Sarpi, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Roberto Bellarmino, William Harvey, Gerolamo Cardano. In questo periodo, la centralità a livello internazionale dell'università di Padova si affermò con scoperte di grande valore scientifico: la fondazione del primo orto botanico universitario e pubblico (1545); la nascita della medicina moderna e la costruzione del primo teatro anatomico stabile (1594-1595); l'esperienza in astronomia, fisica e matematica concentrata nei diciotto anni di magistero padovano di Galileo Galilei (dal 1592 al 1610).
      La qualità dell'insegnamento e lo spirito di tolleranza e di libertà che si respiravano nell'ambiente universitario fecero giungere a Padova studenti e studiosi da tutta Europa e di ogni credo religioso. La decisione di non applicare la professio fidei imposta dal Concilio di Trento a tutte le università si tradusse in attrattività, eccellenza scientifica e crescita di cultura e conoscenza. Un episodio significativo del seicento (1678), indicativo del clima di apertura dell'ateneo, fu la laurea in filosofia di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo.
      Con la fine della Repubblica di Venezia, l'università rimase un punto di riferimento culturale nelle diverse fasi storiche che portarono all'unificazione italiana e durante le guerre mondiali. Numerosi professori e studenti padovani parteciparono alle lotte risorgimentali per l'indipendenza dell'Italia, anche con sommosse insurrezionali locali (febbraio 1848). Nel 1873 l'ateneo entrò a far parte del sistema universitario dello Stato italiano. Durante la Resistenza, l'università di Padova svolse un ruolo decisivo nella lotta di liberazione dal nazifascismo. Il rettore Concetto Marchesi, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 1943/1944, invitò pubblicamente gli studenti a lottare contro il fascismo e per questo fu costretto a fuggire in Svizzera. Molti professori, tra cui il prorettore Egidio Meneghetti, e studenti parteciparono attivamente alla Resistenza e per le attività di liberazione dal nazifascismo, che videro il sacrificio di 116 persone (di cui 107 studenti), l'università di Padova è stata l'unico ateneo in Italia a essere insignito della medaglia d'oro al valor militare.
      Fino ad oggi, quindi, i valori più importanti riconosciuti da una società dell'accoglienza, ovvero la libertà di vita e di culto, di studio e di ricerca, si sono tramandati nell'ambiente universitario patavino e continuano a rappresentare il grande patrimonio ideale dell'ateneo di Padova.
      Tradizione e innovazione è il binomio che da sempre caratterizza l'università degli studi di Napoli, che dal 1992 è intitolata al suo fondatore, l'imperatore Federico II di Svevia. Nel 1224, per invitare i futuri studenti a venire presso il nascente ateneo di Napoli, l'imperatore Federico scrisse una lettera circolare rivolta a tutto l'impero che iniziava con le seguenti parole: «In regnum nostrum desideramus multos prudentes et providos fieri per scientiarum haustum et seminarium doctrinarum» («Nel nostro regno desideriamo che molti siano resi savi e accorti attingendo alla fonte delle scienze e al vivaio delle discipline»). La stesura di quella lettera rappresentò di fatto l'atto di nascita di quella che è stata definita dal grande storico Eduard Winkelmann la prima università statale del mondo, perché fondata da un'autorità pubblica. Essa fu presa a modello per gli atti di fondazione di altre importanti università europee, come quella di Lleida, in Catalogna, nel 1293, e quella di Praga, nel 1348.
      Già dalla sua fondazione, l'ateneo napoletano si distinse per essere estremamente moderno: mentre altrove erano gli studenti a pagare i professori, a Napoli i
 

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professori erano retribuiti dall'imperatore; gli studenti, poi, che in altre università non godevano di alcuna garanzia giuridica, a Napoli erano protetti e tutelati in maniera specifica, tanto che quelli meritevoli potevano godere di prestiti d'onore o borse di studio e venivano messi a loro disposizione gli alloggi migliori a prezzi prestabiliti, così come calmierati erano anche i prezzi di tutti i generi alimentari. Per la prima volta nella storia si dichiarava un principio che all'epoca non era affatto scontato: che grazie allo studio si poteva acquisire la vera nobiltà, che non discendeva dalla stirpe familiare, ma era quella dello spirito e solo grazie ad essa si potevano ottenere ruoli sociali sempre più alti e gratificanti.
      L'università di Napoli nacque con una vocazione spiccatamente giuridica, per fornire soprattutto un apparato amministrativo d'avanguardia e per organizzare al meglio la compagine statale che si andava perfezionando. Presto divenne una universitas studiorum nel suo senso più pieno, perché immediatamente si organizzarono gli studi in ogni disciplina, che fecero di Napoli la sede dei saperi più avanzati, dalla medicina alla filosofia, dove furono approntate le traduzioni di Aristotele che, una volta inviate a Parigi, rivoluzionarono il pensiero. Da allora, con le sue prestigiose scuole di insegnamento e di ricerca, dal diritto alla filosofia, dalle lettere alle scienze, l'università di Napoli è sempre stata un faro che ha guidato tutti coloro che desideravano apprendere. Numerosi sono stati, tra docenti e studenti, i personaggi illustri che, sin dalle origini e in ogni epoca, hanno affollato le aule di questa università, contribuendo alla crescita e allo sviluppo intellettuale e morale dell'Italia, dell'Europa e del mondo: da Tommaso d'Aquino a Giovanni Boccaccio, da Pietro Giannone ad Antonio Genovesi, da Giambattista Vico a Benedetto Croce.
      Il motto dell'ateneo «Ad scientiarum haustum et seminarium doctrinarum», tratto dalla lettera con cui Federico II fondò l'università otto secoli fa, oggi richiama non solo l'importanza della tradizione e della storia, ma costituisce anche implicitamente un appello esemplare e costante all'innovazione, valori che l'università di Napoli ha sempre incarnato e coltivato.
      La proposta di legge consta di due articoli. L'articolo 1 specifica che, in occasione dell'ottavo centenario della fondazione dell'università degli studi di Padova e dell'università degli studi di Napoli «Federico II», è concesso un contributo straordinario di 1 milione di euro per ciascuna università e definisce inoltre le finalità per cui tale contributo è devoluto. L'articolo 2 reca la norma di copertura finanziaria.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Contributo straordinario per l'ottavo centenario della fondazione dell'università degli studi di Padova e dell'università degli studi di Napoli «Federico II»).

      1. In occasione dell'ottavo centenario della fondazione dell'università degli studi di Padova, avvenuta nel 1222, e dell'università degli studi di Napoli «Federico II», avvenuta nel 1224, è concesso un contributo straordinario di 1 milione di euro per ciascuna università.
      2. Il contributo di cui al comma 1 è devoluto per:

          a) il recupero, il restauro e il riordino di materiale storico, artistico e scientifico relativo all'attività svolta dagli atenei;

          b) la conservazione e il restauro di beni mobili e immobili di interesse storico e artistico di proprietà delle università;

          c) l'organizzazione di convegni, manifestazioni ed eventi celebrativi;

          d) la realizzazione e la pubblicazione di lavori di ricerca sulla storia degli atenei.

Art. 2.
(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

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      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
 

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