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PDL 3973

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3973



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2015

Presentato l'11 luglio 2016


      

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Onorevoli Deputati! La gestione del bilancio per l'esercizio finanziario 2015 ha prodotto le risultanze di seguito descritte.

RISULTATI DELLA GESTIONE FINANZIARIA E RACCORDO CON IL SEC 2010

      Il conto consuntivo delle Amministrazioni dello Stato presenta i risultati complessivi indicati nella Tavola 1. Gli stessi risultati, espressi al netto delle regolazioni contabili e debitorie, (riportate in dettaglio più avanti nella Tavola 7), si modificano come evidenziato nella Tavola 2.
      Il conto consuntivo presenta, inoltre, le entrate per proventi e la spesa complessiva per le missioni, come evidenziato nelle Tavole 3 e 4.
      Nelle Tavole 5 e 6, infine, si forniscono elementi di raccordo tra il Rendiconto generale dello Stato e il conto economico dello Stato elaborato secondo i criteri della Contabilità nazionale previsti dal SEC 2010 (Sistema europeo dei conti nazionali e regionali).

*    *    *

      In generale, si precisa che le considerazioni che seguono nella presente relazione si riferiscono, salva diversa indicazione, ai dati considerati al lordo delle regolazioni contabili e debitorie.

      Ai fini della lettura delle tabelle, si fa presente che eventuali squadrature derivano dall'arrotondamento dei dati in milioni di euro operato dai sistemi elettronici.

 

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Risultati complessivi

      Le previsioni iniziali, stabilite con la legge 23 dicembre 2014, n. 190, per effetto delle variazioni intervenute nel corso della gestione sono venute a modificarsi, dando luogo a previsioni definitive di entrata e di spesa pari, rispettivamente, a 863.809 e 857.771 milioni di euro in termini di competenza e a 874.724 e 893.696 milioni di euro in termini di cassa.
      In particolare le previsioni iniziali esponevano entrate e spese complessive per 847.308 milioni in termini di competenza e 858.286 in termini di cassa. In rapporto al prodotto interno lordo (Pil) (1.636.372 milioni a prezzi di mercato: dato diffuso dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) il 1o marzo 2016) tali grandezze rappresentano il 51,8 e il 52,5 per cento, rispettivamente per la competenza e la cassa.
      Le previsioni iniziali, approvate con la legge di bilancio prevedendo il pareggio tra entrate complessive e spese complessive, hanno subìto variazioni a seguito dell'adozione di diversi provvedimenti che complessivamente hanno modificato il differenziale fra entrate e spese, portandolo, a livello di previsioni definitive, a 6.038 milioni di euro per la competenza e a –18.972 milioni di euro per la cassa.
      Tale risultato è determinato dagli effetti derivanti dall'assunzione di provvedimenti che hanno comportato variazioni al bilancio, i quali, per l'entrata, si possono così suddividere:

          provvedimenti amministrativi (19.591 milioni di euro in conto competenza e cassa);

          assestamento del bilancio dello Stato: legge 2 ottobre 2015, n. 171 (-3.090 milioni di euro in conto competenza e –3.153 milioni in conto cassa);

      per le spese, invece, possono essere raggruppati nel modo seguente:

          assestamento del bilancio dello Stato: legge 2 ottobre 2015, n.171 (–11.576 milioni di euro in conto competenza e +13.551 milioni in conto cassa);

          riassegnazione di quote di entrate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469 (+16.119 milioni di euro in conto competenza e in conto cassa);

          provvedimenti con copertura a carico dell'entrata (447 milioni di euro sia in conto competenza sia in conto cassa);

          modifiche in dipendenza di altre norme (5.564 milioni di euro sia in conto competenza sia in conto cassa);

          variazioni agli stanziamenti dei fondi di riserva e speciali (13 milioni di euro sia in conto competenza sia in conto cassa, che si compensano per variazioni di pari importo del fondo globale di parte corrente);

          provvedimenti amministrativi emanati in applicazione di leggi che utilizzano disponibilità del decorso esercizio finanziario 2014 (1 milione di euro per competenza e cassa);

          per ripartizione di fondi per –91 milioni di euro in conto competenza e 270 milioni in conto cassa.

      A seguito della gestione di competenza le operazioni complessive di bilancio hanno dato luogo ad accertamenti di entrata per 829.108 milioni di euro e a impegni di spesa per 826.631 milioni di euro, manifestando in entrambi i casi una diminuzione in relazione alle corrispondenti previsioni definitive e dando luogo ad un saldo complessivo di 2.477 milioni di euro.
      La gestione di cassa ha dato luogo complessivamente a incassi per 771.529 milioni di euro e a pagamenti per 812.904 milioni di euro, pari all'88,2 e 91 per cento delle previsioni definitive, con un disavanzo complessivo di –41.375 milioni.
      Rispetto ai corrispondenti dati dell'anno 2014 (774.279 milioni di euro di incassi e 770.732 milioni di pagamenti), si registra una diminuzione degli incassi (-0,4 per cento) e un aumento dei pagamenti

 

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(5,5 per cento). L'incidenza sul Pil è pari al 47,1 per cento per gli incassi e al 49,7 per cento per i pagamenti.

Risultati differenziali

      Il risparmio pubblico (saldo tra le entrate correnti, tributarie ed extra-tributarie, e le spese correnti), rispetto alle previsioni iniziali, ha subito un aumento di 1.110 milioni di euro in termini di competenza, attestandosi a –33.393 milioni di euro, e di 9.733 milioni di euro in termini di cassa, ragguagliandosi a –99.653 milioni di euro.
      Il saldo netto da finanziare (dato dalla differenza fra le entrate finali e le spese finali) – il cui livello massimo era fissato inizialmente, al netto delle regolazioni contabili, pari a –54.000 milioni di euro dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di stabilità 2015) – si attesta in termini di previsioni definitive di competenza a –65.551 milioni di euro e a –149.619 milioni in termini di cassa, con un miglioramento, rispetto alle previsioni iniziali, di 5 milioni di euro in conto competenza (7,1 per cento) e di un peggioramento, rispetto sempre alle previsioni iniziali, di –19.655 milioni di euro in conto cassa (15,1 per cento). Al netto delle regolazioni contabili, il saldo netto da finanziare per competenza e cassa ammonta, rispettivamente, a –55.649 e a –139.717 milioni di euro.
      Depurato delle operazioni finanziarie per 468 milioni di euro in conto competenza e –9.840 milioni in conto cassa, risulta un indebitamento netto (saldo tra le entrate finali e le spese finali al netto delle operazioni finanziarie) di – 66.019 milioni di euro in termini di competenza e di –139.778 milioni di euro in termini di cassa, con una riduzione, rispetto alle previsioni iniziali, di 4.063 milioni (5,8 per cento) in conto competenza e un aumento di 10.265 milioni di euro (7,9 per cento) in conto cassa.
      Infine, il ricorso al mercato (dato dalla differenza tra le entrate finali – cioè le entrate complessive al netto dell'accensione di prestiti – e tutte le spese) – stabilito inizialmente dalla legge di stabilità 2015 in 323.000 milioni di euro come limite massimo di competenza, comprensivo di 4.000 milioni di euro per indebitamento all'estero – nelle previsioni definitive di competenza si attesta a –298.613 milioni, presentando quindi un miglioramento di 4.538 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali pari a –303.152 milioni. In termini di cassa tale saldo si attesta a –383.056 milioni di euro, con un peggioramento di 20.472 milioni rispetto alla previsione iniziale (-362.584 milioni).
      È appena il caso di precisare che gli importi finali raggiunti dai saldi di riferimento (saldo netto da finanziare e ricorso al mercato) espressi in termini di previsioni definitive di competenza rappresentano una mera evidenza contabile, in quanto la misura di riferimento del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato per il conseguente raffronto con l'autorizzazione recata dall'articolo 1 della legge di stabilità, e successive modificazioni, deve essere compiuto sui dati effettivi di gestione. Quanto sopra vale anche per gli altri risultati differenziali presi in considerazione (risparmio pubblico e indebitamento netto) per i quali si procede ad esporre i risultati in termini di accertamenti per l'entrata e impegni per la spesa.
      Il risparmio pubblico è risultato di –9.021 milioni di euro (-0,6 per cento del Pil), denotando un miglioramento di 24.373 milioni rispetto alle corrispondenti previsioni e un peggioramento di 9.425 milioni rispetto al 2014 (1,1 per cento del Pil, il quale risultava pari a 1.616.048 milioni di euro a prezzi di mercato in base al dato diffuso dall'ISTAT il 2 marzo 2015). Tale risultato, al netto delle regolazioni contabili, ammonta a +5.839 milioni di euro.
      Il saldo netto da finanziare, invece, si attesta su un ammontare di –41.545 milioni di euro (2,5 per cento del Pil), con un miglioramento di 24.006 milioni (36,6 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un miglioramento di 11.294 milioni rispetto al 2014. Al netto delle regolazioni contabili, è pari a –31.720 milioni di euro,

 

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e rispetta il limite massimo di –54.000 milioni fissato dalla legge di stabilità.
      Tale risultato, depurato delle operazioni d'intermediazione finanziaria che lo Stato ha svolto attraverso il bilancio per –35.243 milioni di euro, dà luogo all'indebitamento netto, che si è attestato a –41.845 milioni di euro (2,6 per cento del Pil), con un miglioramento rispetto alle previsioni definitive di 24.175 milioni (36,6 per cento) e un peggioramento pari a 24.248 milioni rispetto all'analogo dato del 2014.
      L'avanzo primario (saldo delle operazioni correnti, in conto capitale e di carattere finanziario al netto degli interessi passivi) è risultato pari a +32.978 milioni di euro (2 per cento del Pil), superiore di 4.743 milioni rispetto a quello del 2014. Al netto delle regolazioni contabili, esso ammonta a +42.802 milioni di euro.
      Infine il ricorso al mercato si attesta a –257.065 milioni di euro, con un miglioramento di 41.548 milioni (13,9 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un'incidenza del 15,7 per cento sul Pil; anche tale saldo con riferimento al 2014 registra un miglioramento (è diminuito di 3.336 milioni di euro, pari all'1,3 per cento). Il saldo rispetta, in ogni caso, il limite massimo autorizzato dalla legge di stabilità.
      L'effettivo ricorso all'indebitamento a medio e lungo termine (accensione di prestiti) è di 259.542 milioni di euro, in linea (85,2 per cento) rispetto alle corrispondenti previsioni.
      La gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2015 un miglioramento dei saldi sopra analizzati rispetto alle previsioni definitive; un miglioramento si denota con riferimento al saldo netto da finanziare e al ricorso al mercato con riferimento ai risultati registrati nell'esercizio 2014.
      Si prosegue con l'esposizione dei risultati differenziali dell'esercizio anche in termini di cassa: i saldi risultanti in questo caso sono determinati dagli incassi e pagamenti effettivi.
      Il risparmio pubblico ammonta a –51.836 milioni di euro (-37.309 milioni al netto delle regolazioni contabili), con un miglioramento di 47.817 milioni rispetto all'importo delle previsioni definitive. Esso indica che i pagamenti per spese correnti hanno superato gli incassi registrati sulle entrate correnti.
      Il saldo netto da finanziare è risultato pari a –88.275 milioni di euro, pari al 5,4 per cento del Pil (-78.783 milioni al netto delle regolazioni contabili), con un miglioramento di 61.344 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive (-149.618 milioni, pari al 9,1 per cento del Pil) e un peggioramento rispetto a quello dell'esercizio 2014 (-9.467 milioni). Il saldo netto da finanziare è determinato da pagamenti per 600.262 milioni di euro (548.094 milioni in conto competenza e 52.168 milioni in conto residui) e da incassi per 511.987 milioni di euro (474.213 milioni in conto competenza e 37.773 milioni in conto residui). Pertanto lo stesso è da attribuire per –73.881 milioni di euro alla gestione di competenza e per –14.394 milioni di euro a quella dei residui.
      Depurato delle operazioni finanziarie per –5.144 milioni, tale saldo esprime l'indebitamento netto riferibile all'attività di stretta pertinenza dello Stato, che raggiunge alla fine del 2015 il risultato di –83.131 milioni di euro (-73.638 milioni al netto delle regolazioni contabili).
      Infine, il ricorso al mercato ammonta a –300.917 milioni di euro, pari al 18,4 per cento del Pil, risultando in tal modo inferiore di 82.139 milioni di euro rispetto a quello previsto (-383.056 milioni) e pari al 23,4 per cento del Pil. Il dato, se confrontato con il risultato dell'esercizio precedente, evidenzia un peggioramento pari a 14.491 milioni.

Raccordo con il SEC 2010

      Con l'introduzione a livello nazionale del nuovo sistema SEC 2010, in coerenza con la sua adozione da parte di tutti gli Stati membri dell'Unione europea, sono stati adottati alcuni cambiamenti in linea con le stime dei conti nazionali. Il SEC 2010, adottato con il regolamento (UE) n. 549/2013 del Parlamento europeo e del

 

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Consiglio, riguarda il Sistema europeo dei conti nazionali e regionali dell'Unione europea e fissa il complesso dei princìpi e delle metodologie da applicare nella costruzione dei conti economici nazionali, anche attraverso specifiche regole per i diversi settori istituzionali in cui è articolata l'economia degli Stati membri dell'Unione europea. L'ISTAT a livello nazionale – come gli altri istituti del sistema statistico europeo – si è occupato dell'applicazione delle nuove regole dei conti nazionali, che, in alcuni casi, hanno comportato revisioni delle classificazioni del bilancio.
      In particolare, la Tavola 5 riporta la trascodifica dei dati del bilancio dello Stato per categoria economica in relazione alle voci del SEC 2010, nel rispetto dei saldi di competenza e di cassa del Rendiconto; la Tavola 6 espone le operazioni di aggiustamento effettuate per il passaggio dai dati di contabilità finanziaria agli aggregati di contabilità nazionale calcolati secondo il principio della competenza economica.
      Tale raccordo consente una valutazione di massima della coerenza complessiva delle grandezze di entrata e di uscita contenute nel Rendiconto generale dello Stato, che determinano il saldo netto da finanziare, con quelle del conto dello Stato, che costituisce la componente principale dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche.
      Il passaggio dai dati della contabilità finanziaria a quelli della contabilità nazionale richiede numerose operazioni di trascodifica e aggiustamento. In particolare, nella costruzione di tale raccordo sono distinti tre aspetti.
      Il primo riguarda le differenze riconducibili all'applicazione di diversi schemi di classificazione, per cui in primo luogo si distingue tra operazioni di natura finanziaria e operazioni di tipo economico (solo queste ultime rilevanti ai fini della costruzione dell'indebitamento netto), e si effettuano riclassificazioni nell'ambito delle operazioni di tipo economico da una voce ad un'altra, ad esempio da consumi intermedi a investimenti e viceversa.
      Il secondo aspetto è quello che attiene all'applicazione dei princìpi contabili del SEC 2010, quali il momento di registrazione e il trattamento di operazioni specifiche.
      Il terzo aspetto, infine, è determinato dal diverso perimetro istituzionale di riferimento del bilancio dello Stato rispetto a quello del conto economico di contabilità nazionale dello Stato e del complesso delle amministrazioni pubbliche.
      Le tavole di raccordo qui presentate a consuntivo sono elaborate in analogia con quelle prodotte in fase di previsione nell'ambito della Nota tecnico-illustrativa del disegno di legge di stabilità, prevista dall'articolo 9 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni. Tale Nota è infatti un documento conoscitivo di raccordo tra il disegno di legge di bilancio presentato alle Camere e il conto economico delle pubbliche amministrazioni, che espone i contenuti della manovra, i relativi effetti sui saldi di finanza pubblica articolati nei vari settori di intervento e i criteri utilizzati per la quantificazione degli stessi.

RISORSE FINANZIARIE DISPONIBILI

      Come già anticipato, la situazione delle entrate venuta a delinearsi alla fine dell'esercizio deriva dall'adozione di norme e provvedimenti durante la gestione dell'esercizio 2015 che hanno modificato le previsioni iniziali – adottate con la legge 23 dicembre 2014, n. 190 – portandole ai valori definitivi pari a 863.809 milioni di euro per la competenza e a 874.724 milioni di euro per la cassa. L'ammontare delle previsioni definitive di competenza rappresenta nell'anno 2015 il 52,8 per cento del Pil contro il 52,5 per cento del 2014; quelle di cassa costituiscono il 53,5 per cento, contro il 53,6 per cento del 2014.
      L'aumento manifestatosi rispetto alle previsioni iniziali di 16.501 milioni per la competenza e di 16.438 milioni per la cassa (+1,9 per cento in entrambi i casi) va scomposto distinguendo le previsioni delle

 

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entrate per operazioni finali (costituite dal complesso dei primi tre titoli delle entrate di bilancio, ossia entrate tributarie, extratributarie e per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti) da quelle connesse all'accensione di prestiti: le prime sono risultate pari a 559.157 milioni di euro in termini di competenza e a 510.641 milioni di euro in termini di cassa, con una variazione positiva rispetto alle previsioni iniziali pari a 15.001 milioni di euro in termini di competenza e 14.938 milioni per la cassa; le entrate per accensione di prestiti hanno fatto registrare previsioni definitive pari a 304.652 milioni di euro in conto competenza e 364.084 milioni di euro in conto cassa, con variazioni rispettivamente di 1.500 milioni (+0,5 per cento) e 1.500 (+0,4 per cento) rispetto alle previsioni iniziali.
      La gestione di competenza del bilancio ha dato come risultati accertamenti per entrate finali pari a 569.566 milioni di euro (pari al 101,9 per cento delle previsioni) e per 259.542 milioni relativi all'accensione di prestiti (85,2 per cento delle previsioni definitive).
      Gli incassi invece si attestano a 511.987 milioni di euro per operazioni finali e a 259.542 milioni per operazioni di accensione di prestiti.
      Gli incassi per operazioni finali hanno costituito il 100,3 per cento delle corrispondenti previsioni definitive e raggiunto il 66,6 per cento della relativa massa acquisibile, mentre quelli da accensione prestiti hanno raggiunto il 71,3 per cento delle previsioni definitive e l'85,2 per cento della massa acquisibile.
      Dalla differenza tra gli accertamenti di competenza e i versamenti avvenuti nell'esercizio, si ottengono i residui attivi generati dalla gestione. Essi ammontano a 95.352 milioni di euro e rappresentano complessivamente l'11,5 per cento degli accertamenti.
      Tra le entrate finali sono le entrate per alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti (titolo III) quelle per le quali si verifica una maggiore variazione delle previsioni iniziali (+8.176 milioni sia per la competenza che per la cassa). In tale ambito, le entrate per vendita di beni hanno registrato un aumento rispetto alle previsioni iniziali, passando da 730 milioni a 7.244 milioni di euro (+893 per cento); gli accertamenti e le riscossioni sono risultati pari a 6.620 milioni, che costituiscono il 91,3 per cento delle previsioni definitive.
      Le entrate tributarie fanno registrare un aumento di 3.401 milioni di euro sia in conto competenza che in conto cassa. In particolare, tra le entrate ricorrenti di competenza, l'imposta sul reddito passa da 179.474 a 187.109 milioni, in conseguenza di variazioni apportate principalmente in fase di assestamento; tra le entrate non ricorrenti la previsione definitiva delle entrate di carattere straordinario ammonta complessivamente a 3.627 milioni, a seguito di variazioni in aumento – di competenza e cassa – per 1.890 milioni, operate principalmente da provvedimenti successivi all'assestamento. Per effetto della gestione, per i redditi da capitale si registrano accertamenti e riscossioni pari a 8.985 milioni e 6.146 milioni (rispettivamente il 102,4 e 70,1 per cento della previsione definitiva), mentre per le entrate di carattere straordinario accertamenti e incassi ammontano a 3.580 milioni (pari al 98,7 per cento delle previsioni definitive). Infine, sempre nell'ambito delle entrate tributarie, le variazioni in diminuzione in competenza, operate prevalentemente con il provvedimento di assestamento, si sono registrate, tra le entrate ricorrenti, per l'imposta sul valore aggiunto per 2.461 milioni, passando dai 138.927 milioni iniziali ai 136.466 definitivi, per le imposte sul reddito delle società per 2.393 milioni, passando dai 42.885 milioni iniziali ai 40.492 definitivi e per l'accisa e imposta erariale sugli oli minerali (1.873 milioni di euro); tali diminuzioni risultano più che compensate dall'aumento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche per 7.636 milioni (che passano da 179.474 milioni a 187.110 milioni).
      I risultati della gestione fanno registrare accertamenti pari a 139.120 milioni di euro per l'imposta sul valore aggiunto, 20.538 milioni per le imposte sostitutive tra le entrate ricorrenti e 896 milioni per
 

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le imposte sostitutive tra le entrate non ricorrenti, attestandosi quindi, rispettivamente, al 101,9, 102, e 83,4 per cento delle previsioni definitive di competenza.
      Dal confronto con i dati complessivi dell'esercizio precedente (accertamenti pari a 840.160 milioni e incassi pari a 774.279 milioni di euro) si rileva un'involuzione per entrambi i valori: infatti gli accertamenti di entrate presentano un decremento pari a 11.052 milioni di euro (-1,3 per cento), mentre per gli incassi totali il decremento è pari a 2.750 milioni di euro (-0,4 per cento).
      L'incidenza sul Pil è pari al 50,7 per cento per gli accertamenti e al 47,1 per cento per gli incassi complessivi, in linea con quanto fatto registrare lo scorso anno (52 per cento e 47,9 per cento del Pil nel 2014).
      Relativamente all'accensione di prestiti, i relativi accertamenti e incassi, pari entrambi a 259.542 milioni di euro, hanno fatto registrare un decremento di 30.431 milioni rispetto al 2014 (-10,4 per cento).
      Rispetto al 2014, gli incassi finali hanno manifestato un decremento pari a 2.750 milioni di euro, quale risultante di aumenti di gettito delle entrate tributarie (24.198 milioni), delle entrate extra-tributarie (161 milioni), per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti (3.322 milioni) e diminuzione dell'accensione di prestiti (30.431 milioni di euro).
      Gli accertamenti per entrate finali registrano, invece, un aumento di 19.379 milioni complessivi (+3,5 per cento rispetto al 2014) derivante dall'aumento registrato per le entrate tributarie (+16.924 milioni) e dall'alienazione ed ammortamento di beni (+3.239 milioni) e dalla modesta riduzione delle entrate extra-tributarie (-785 milioni).

IMPIEGO DELLE RISORSE DISPONIBILI

      Le previsioni definitive, in termini di competenza e cassa, delle spese complessive dello Stato – rappresentate dalla somma delle spese finali (titoli I e II delle uscite) e delle spese per il rimborso di prestiti (titolo III delle uscite) – sono aumentate, rispetto a quelle iniziali, rispettivamente dell'1,2 e del 4,1 per cento, con un'incidenza sul Pil pari al 52,4 e al 54,6 per cento.
      In particolare, le previsioni definitive delle spese per operazioni finali ammontano a 624.708 milioni di euro in conto competenza e a 660.259 milioni di euro in conto cassa, con un aumento rispettivamente di 10.021 milioni e di 34.593 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali; mentre le previsioni definitive delle spese per rimborso di passività finanziarie ammontano a 233.063 milioni di euro in conto competenza e a 233.437 milioni di euro in conto cassa, con un aumento, rispettivamente, di 442 milioni e di 817 milioni di euro rispetto alla previsione iniziale.
      Delle spese finali, quelle di parte corrente ammontano a 582.392 milioni di euro in conto competenza e a 600.135 milioni di euro in conto cassa, mentre quelle in conto capitale sono pari a 42.316 milioni di euro in conto competenza e a 60.124 milioni di euro in conto cassa.
      Rispetto alle previsioni iniziali di competenza, le spese correnti hanno registrato un aumento di 7.934 milioni di euro e quelle in conto capitale di 2.086 milioni di euro; per quanto riguarda la previsione di cassa, si registrano, rispettivamente, un aumento di 16.494 milioni e di 18.099 milioni di euro.
      In particolare, l'aumento della previsione definitiva rispetto alla previsione iniziale, registrato per le spese correnti, ha riguardato principalmente le seguenti categorie economiche: consumi intermedi (+2.866 milioni per la competenza e +3.953 milioni per la cassa), poste correttive e compensative (+24.254 milioni per la competenza e +25.030 milioni per la cassa) e trasferimenti correnti ad imprese (+1.236 milioni per la competenza e + 2.450 milioni per la cassa). Tali aumenti sono stati in parte compensati dalla riduzione registrata nella categoria degli interessi passivi e redditi da capitale (-6.552 milioni per la competenza e -6.425 milioni per la cassa)

 

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e delle altre uscite correnti (rispettivamente –3.943 milioni e –8.466 milioni).
      L'incremento delle previsioni delle spese in conto capitale è da attribuire alla categoria degli investimenti fissi lordi e acquisti di terreni (+1.615 milioni di euro per la competenza e +1.807 milioni di euro per la cassa) e all'acquisizione di attività finanziarie (+722 milioni di euro in conto competenza e +11.030 milioni per la cassa).
      Rispetto al passato esercizio, le previsioni definitive di competenza delle spese complessive sono aumentate dell'1,2 per cento. Tra le spese di parte corrente (titolo I), complessivamente aumentate del 7,2 per cento, la categoria che registra maggiori aumenti è quella relativa alle poste correttive e compensative (+41,7 per cento) seguita dai trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private (+34,2 per cento). Nel conto capitale (titolo II), le previsioni definitive presentano una diminuzione del 10,5 per cento rispetto al precedente esercizio e la categoria che fa registrare la maggiore diminuzione è quella relativa alle acquisizioni di attività finanziarie (-95,9 per cento). Il rimborso di passività finanziarie (titolo III) presenta previsioni definitive con un aumento del 2,7 per cento rispetto al 2014.
      Nel corso dell'esercizio la gestione ha determinato impegni per complessivi 826.631 milioni di euro e pagamenti per 812.904 milioni.
      Rispetto ai risultati dello scorso esercizio (rispettivamente 810.587 e 770.732 milioni di euro), si registra un incremento sia degli impegni, con un aumento di 16.044 milioni di euro (+2 per cento), che dei pagamenti (+42.172 milioni, corrispondente al +5,5 per cento).
      Il peso della spesa complessiva rispetto al Pil è passato dal 50,2 per cento del 2014 al 50,5 per cento del 2015 per gli impegni e dal 47,7 per cento al 49,7 per cento per i pagamenti.
      Gli impegni per spese finali, costituite dal totale delle spese di parte corrente e di quelle in conto capitale, sono passati da 603.025 milioni di euro del 2014 a 611.111 milioni di euro del 2015 (569.801 milioni per le spese correnti e 41.310 milioni in conto capitale), pari al 37,3 per cento del Pil. Rispetto al 2014, gli impegni per spese finali sono aumentati dell'1,3 per cento.
      Il rimborso di passività finanziarie ha registrato impegni per 215.520 milioni di euro, con un aumento (+3,8 per cento) rispetto al dato del 2014 (207.562 milioni).
      Per quanto riguarda i pagamenti si registrano operazioni finali per 600.262 milioni di euro, che evidenziano una riduzione di 59.997 milioni di euro in relazione alle corrispondenti previsioni definitive e rappresentano il 90,9 per cento delle stesse e l'81,4 per cento della relativa massa spendibile. Il dato è superiore di 37.147 milioni di euro (+6,6 per cento) rispetto a quello dell'esercizio 2014.
      I pagamenti relativi alle spese di parte corrente ammontano a 555.063 milioni di euro, pari al 92,5 per cento delle previsioni definitive di cassa. I pagamenti relativi alle spese in conto capitale ammontano a 45.199 milioni di euro.
      I pagamenti per il rimborso di passività finanziarie ammontano invece a 212.642 milioni di euro, presentando una riduzione di 20.795 milioni (-8,9 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un aumento di 5.024 milioni (+2,4 per cento) rispetto all'esercizio precedente.
      Passando all'analisi per categoria economica dei dati della gestione, si rileva che nell'ambito delle uscite correnti, la voce relativa ai trasferimenti ad amministrazioni pubbliche ha registrato impegni per 271.213 milioni di euro e pagamenti per 254.147 milioni, che costituiscono il 47,6 e il 45,8 per cento della spesa corrente. In particolare, trattasi in prevalenza di trasferimenti ad amministrazioni locali (impegni per 126.310 milioni e pagamenti per 114.783 milioni) e a enti previdenziali (rispettivamente 135.590 e 130.306 milioni di euro).
      I redditi da lavoro dipendente, che rappresentano il 15,3 per cento degli impegni e il 15,7 per cento dei pagamenti di parte corrente, ammontano a 86.966 milioni e 86.953 milioni di euro.
      Gli interessi passivi e redditi di capitale, con impegni pari a 74.523 milioni di euro
 

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e pagamenti per 74.563 milioni, costituiscono il 13,1 e il 13,4 per cento della spesa corrente.
      Confrontando i dati con quelli dell'esercizio 2014 si rilevano aumenti nelle categorie poste correttive e compensative, trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private e trasferimenti correnti a imprese.
      Nel settore della spesa in conto capitale si nota una generale diminuzione sia degli impegni sia dei pagamenti, tranne che per la categoria contributi agli investimenti che invece fa registrare un sensibile aumento.
      Esaminando la spesa secondo la classificazione funzionale, sono di seguito richiamate le missioni che assorbono la maggior parte (94 per cento) della spesa complessiva del bilancio dello Stato, in termini di impegni e pagamenti, con l'indicazione, per ciascuna missione, dei programmi che complessivamente assorbono almeno il 50 per cento degli impegni e dei pagamenti della missione stessa. Si tenga conto che 33 missioni su 34, escluso il debito pubblico, coprono il 59,1 per cento della spesa totale in termini di impegni e il 58,7 in termini di pagamenti.

      Nella missione «Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali», i cui impegni e pagamenti incidono rispettivamente per il 14 e il 13,4 per cento sul totale delle spese, le risorse sono state destinate principalmente al finanziamento dei programmi «Federalismo» e «Regolazioni contabili ed altri trasferimenti alle Regioni a statuto speciale»;

          la missione «Politiche previdenziali» ha fatto registrare impegni per 105.984 milioni di euro e pagamenti per 101.676 milioni (13 per cento degli impegni e 12,5 per cento dei pagamenti complessivi), destinati per la maggior parte al finanziamento del programma «Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali»;

          la missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio» ha registrato impegni per 90.945 milioni di euro e pagamenti per 89.474 milioni (11 per cento degli impegni e dei pagamenti), destinati principalmente al finanziamento del programma concernente le «Regolazioni contabili, le restituzioni e i rimborsi di imposte»;

          la missione «Istruzione scolastica» ha registrato impegni per 43.361 milioni di euro e pagamenti per 42.803 milioni (5,2 per cento degli impegni e 5,3 dei pagamenti), destinati principalmente al finanziamento dei programmi concernenti l'istruzione secondaria di secondo grado e quella primaria;

          la missione «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia» ha evidenziato impegni per 34.686 milioni di euro e pagamenti per 34.093 milioni (il 4,2 per cento degli impegni e dei pagamenti), destinati per lo più al finanziamento del programma «Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, programmazione, monitoraggio e valutazione politiche sociali e di inclusione attiva»;

          la missione «L'Italia in Europa e nel mondo» ha registrato impegni per 24.704 milioni di euro e pagamenti per 24.714 milioni di euro (3 per cento degli impegni e dei pagamenti) destinati per lo più al finanziamento del programma «Partecipazione italiana alle politiche di bilancio nell'ambito dell'Unione europea»;

          la missione «Difesa e sicurezza del territorio» (2,5 per cento degli impegni e dei pagamenti) ha destinato le risorse principalmente ai programmi concernenti l'Approntamento e impiego dei carabinieri per la difesa e sicurezza e l'Approntamento e impiego delle forze terrestri;

          la missione «Competitività e sviluppo delle imprese» ha registrato impegni per 17.070 milioni di euro e pagamenti per 22.031 milioni di euro (2 per cento degli impegni e 2,7 per cento dei pagamenti) destinati principalmente al programma «Interventi di sostegno tramite il sostegno della fiscalità»;

          la missione «Diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto» (con impegni e pagamenti pari all'1,4 e all'1,5

 

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per cento) ha finanziato prevalentemente i programmi «Sviluppo e sicurezza della mobilità locale» (impegni per 5.864 milioni e pagamenti per 5.404 milioni) e «Sostegno allo sviluppo del trasporto» (3.528 milioni e 4.704 milioni);

          la missione «Ordine pubblico e sicurezza» (1,4 per cento degli impegni e dei pagamenti) ha utilizzato le risorse principalmente per il finanziamento dei programmi riguardanti il «Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica»;

          la missione «Politiche per il lavoro» (1,3 per cento degli impegni e 1,2 per cento dei pagamenti) ha utilizzato le risorse principalmente per il finanziamento del programma «Politiche passive del lavoro e incentivi all'occupazione» (10.095 milioni di euro per gli impegni e 8.988 milioni di euro per i pagamenti);

          infine, la missione «Debito pubblico», che da sola incide per il 35 per cento delle somme complessivamente impegnate del bilancio 2015 e per il 35,2 per cento delle somme pagate, ha fatto registrare impegni per 288.645 milioni e pagamenti per 285.809 milioni di euro destinati per il 74 per cento al finanziamento del programma «Rimborsi del debito statale».

RESIDUI

      Il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2014 e precedenti presentava al 1o gennaio 2015 residui attivi per 209.126 milioni di euro e residui passivi per 113.254 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 95.872 milioni di euro.
      Nel corso dell'esercizio la situazione delineata si è modificata: infatti dal lato delle entrate si sono registrate variazioni in diminuzione pari a 58.446 milioni di euro, mentre dal lato delle uscite si è registrata una diminuzione di 13.949 milioni di euro, di cui 10.067 milioni eliminati per perenzione amministrativa.
      A seguito di tali variazioni, gli accertamenti di residui attivi provenienti dai precedenti esercizi ammontano a 150.680 milioni di euro (dei quali 37.773 milioni incassati e 112.907 milioni rimasti da riscuotere e da versare), mentre i residui passivi ammontano a 99.304 milioni di euro (dei quali 52.523 milioni pagati e 46.781 milioni di euro rimasti da pagare).
      Pertanto il saldo attivo tra i residui attivi e passivi provenienti dagli esercizi 2014 e precedenti, indicato all'inizio dell'esercizio finanziario 2015 in 95.872 milioni di euro, per effetto delle variazioni intervenute, degli incassi e dei pagamenti effettuati nell'anno, si è attestato a 66.126 milioni di euro, con una riduzione di 29.746 milioni di euro.
      Con riguardo, poi, ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2015, le somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 95.352 milioni di euro e quelle rimaste da pagare raggiungono 66.250 milioni di euro.
      Riassumendo, i residui attivi complessivi sono costituiti per 112.907 milioni di euro da quelli pregressi e per 95.352 milioni di euro da quelli di nuova formazione, evidenziando, rispetto al 2014, un aumento dello 0,3 per cento di quelli pregressi e una diminuzione dell'1,3 per cento dei resti di nuova formazione. I residui passivi invece sono composti per 46.781 milioni di euro di residui di esercizi pregressi e per 66.250 milioni da residui di nuova formazione. A tale riguardo va sottolineato che, rispetto al 2014, si è registrato un peggioramento del processo di smaltimento di quelli pregressi (aumentati del 27,7 per cento rispetto ai 36.662 milioni del 2014) e un decremento del processo di formazione dei nuovi resti (-13,5 per cento rispetto ai 76.591 milioni del 2014). Il decremento di 10.341 milioni di euro dei residui passivi di nuova formazione è correlato al fatto che gli impegni di competenza hanno registrato, rispetto all'esercizio passato, un aumento percentuale (+2 per cento) inferiore a quello registrato dai pagamenti di competenza (+3,6 per cento). Quanto sopra trova

 

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riscontro nel valore assunto dal tasso di formazione dei residui, che passa dal 9,4 per cento del 2014 all'8 per cento del 2015.
      Complessivamente, pertanto, il conto dei residui al 31 dicembre 2015 espone residui attivi per 208.260 milioni di euro e residui passivi per 113.031 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 95.229 milioni di euro. Quest'ultima presenta, rispetto all'inizio dell'esercizio, una diminuzione di 643 milioni di euro, dovuto a una riduzione del volume dei residui attivi per 866 milioni di euro (da 209.126 milioni a 208.260 milioni, con un decremento dello 0,4 per cento) e una diminuzione dei residui passivi per 223 milioni di euro (passati da 113.254 milioni a 113.031 milioni, con decremento dello 0,2 per cento).

ECCEDENZE ED ECONOMIE

      Le previsioni definitive delle spese, siano esse di competenza che di cassa, costituiscono il limite massimo autorizzato dal Parlamento entro cui si può procedere all'assunzione degli impegni e ai pagamenti; tuttavia è da rilevare che nell'esercizio 2015, come nei precedenti, si sono verificate, oltre che economie, eccedenze di spesa rispetto agli importi autorizzati. È inoltre da segnalare che nell'esercizio 2015 si sono registrate in conto competenza, per un importo pari a 27,3 milioni di euro, acquisizioni di disponibilità ai sensi dell'articolo 18, comma 3, della legge n. 196 del 2009. Tale dispositivo prevede lo slittamento e il finanziamento nell'esercizio successivo (2016) degli oneri derivanti da provvedimenti legislativi non ancora perfezionati alla fine dell'esercizio precedente (2015). Per quanto concerne le economie – che nella gestione di competenza, al netto delle disponibilità acquisite di cui sopra, ammontano a 31.549 milioni di euro, in quella di cassa a 80.939 milioni e a 3.882 milioni nella gestione dei residui – è opportuno ricordare che esse derivano, rispettivamente, dalle somme non impegnate o non pagate rispetto alle previsioni definitive o da riaccertamenti di impegno nel caso dei residui e non necessitano di particolari prese d'atto.
      Per le eccedenze, invece, che ammontano a 436 milioni per la competenza, a 147 milioni per la cassa e all'esiguo importo di 35 mila euro per i residui, con l'articolo 5 del disegno di legge di approvazione del rendiconto viene richiesta specifica autorizzazione in sanatoria.
      Il fenomeno concerne, essenzialmente, spese di natura obbligatoria (stipendi, retribuzioni e altri assegni fissi al personale, compresi oneri sociali e imposta regionale sulle attività produttive) il cui peculiare meccanismo di pagamento decentrato consente di conoscere il volume delle erogazioni solamente ad esercizio concluso, quando sarebbe ormai impossibile un adeguamento delle relative dotazioni di bilancio. L'inderogabilità e l'indifferibilità delle spese stesse comporta, del resto, l'imprescindibilità della loro erogazione e quindi il verificarsi dell'eccedenza. In particolare le eccedenze in conto competenza relative a spese fisse hanno riguardato principalmente il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, rispettivamente per 259 e 176 milioni di euro. È da segnalare che le eccedenze di competenza registrate nel 2015 sono superiori a quelle dell'esercizio 2014 (208 milioni). Le eccedenze registrate nella gestione dei residui hanno interessato il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e, per un importo esiguo, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; quelle registrate nella gestione di cassa hanno interessato quasi esclusivamente il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

REGOLAZIONI CONTABILI E DEBITORIE

Regolazioni contabili

      Con il termine «regolazione contabile» si intende un'operazione volta a far emergere contabilmente partite di entrata e/o di spesa che altrimenti non troverebbero rappresentazione in bilancio. Il «regolare», dunque, è inteso nel senso di dare

 

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contezza in bilancio di tutti i fenomeni gestionali, nel rispetto dei princìpi di chiarezza e integrità.
      In tal senso, la regolazione contabile è lo strumento con cui ricondurre in bilancio un'operazione gestionale che ha già manifestato il suo impatto sull'economia in un momento precedente. Essa può esplicare i suoi effetti unicamente sul bilancio dello Stato ed esaurirsi in tale ambito, ovvero può coinvolgere anche la tesoreria.
      La regolazione contabile di bilancio investe l'entrata e la spesa, aumentando il livello dell'una e dell'altra di uno stesso ammontare, risultando perciò neutrale sui saldi di competenza del bilancio statale (ad esempio rimborsi dell'imposta sul valore aggiunto). Trattandosi di regolazioni meramente contabili, esse non determinano alcun effetto sulla tesoreria del settore statale e sull'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche.
      La regolazione può, in talune circostanze, riguardare i rapporti tra bilancio e tesoreria: è il caso in cui la tesoreria (se legislativamente autorizzata) anticipa a enti pubblici (ad esempio enti previdenziali o enti decentrati di spesa) risorse che saranno successivamente ripianate dal bilancio dello Stato, qualora il fabbisogno di questi enti risulti superiore a quanto stanziato nel bilancio stesso. Si crea in tal modo un debito del bilancio nei confronti della tesoreria, che deve essere «regolato» con risorse da appostare successivamente per essere restituite alla tesoreria a chiusura dell'anticipazione effettuata. Queste operazioni hanno un impatto sul fabbisogno e sull'indebitamento netto del conto delle amministrazioni pubbliche nello stesso anno in cui l'anticipazione è avvenuta, mentre incidono sui saldi del bilancio nell'anno in cui si provvede alla loro regolazione.

Regolazioni debitorie

      Per regolazione debitoria si intende l'iscrizione in bilancio di una partita contabile di spesa per il pagamento di operazioni che in termini di competenza economica hanno già prodotto i loro effetti in esercizi precedenti a quello in cui viene disposto lo stanziamento in bilancio. È il caso dei ripiani dei disavanzi di aziende sanitarie locali, restituzioni di tributi dichiarati costituzionalmente illegittimi, accantonamenti dei fondi speciali per l'estinzione di debiti pregressi, eccetera. Tale tipologia di regolazioni richiede un esame per singola partita in quanto non necessariamente hanno un trattamento contabile univoco.
      In particolare, nel bilancio dello Stato e conto del settore statale la regolazione debitoria incide nell'anno in cui si effettua il pagamento.
      Nel conto della pubblica amministrazione una partita debitoria incide nel momento in cui nasce l'obbligazione (secondo il criterio della competenza giuridica) e la stessa è quantificata nell'esatto ammontare, anche se la restituzione delle somme avviene ratealmente. Qualora non sia determinato in modo esatto l'ammontare del debito, l'effetto sull'indebitamento netto del conto della pubblica amministrazione è contabilizzato in relazione a quanto annualmente pagato a titolo di restituzione.
      Tra le regolazioni debitorie rientrano i rimborsi di imposte pregresse. Si tratta di somme iscritte in bilancio per essere destinate al rimborso di imposte che il contribuente ha richiesto in anni precedenti. Tali regolazioni determinano effetti sul bilancio dello Stato e sul fabbisogno del settore statale nell'anno in cui le somme sono rispettivamente stanziate e pagate, mentre, secondo i criteri di contabilità nazionale, esse vengono registrate nel conto economico delle pubbliche amministrazioni secondo il principio della competenza economica e quindi contabilizzate nell'anno in cui è stato richiesto il rimborso.

 

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GESTIONE DEL PATRIMONIO

      Il Conto generale del patrimonio per l'esercizio 2015 evidenzia un peggioramento patrimoniale di 66.846 milioni di euro, tale da portare l'eccedenza complessiva delle passività, al termine dell'esercizio, a 1.758.421 milioni di euro.
      Il peggioramento patrimoniale trae origine da una diminuzione delle attività per 5.956 milioni di euro e da un aumento delle passività pari a 60.890 milioni di euro.
      Le attività finanziarie presentano una diminuzione complessiva di 11.941 milioni di euro, passando da 669.041 milioni di euro a 657.100 milioni di euro, mentre le passività finanziarie hanno visto aumentare la loro consistenza di 60.890 milioni di euro, passando da 2.660.141 a 2.721.031 milioni di euro.
      In dettaglio, si rileva una diminuzione delle attività finanziarie di breve termine (- 19.825 milioni di euro) dovuta all'aumento registrato nei «residui attivi per denaro da riscuotere» (+ 3.352 milioni), compensato dalla diminuzione registrata nei «residui attivi per denaro presso gli agenti della riscossione» (- 4.219 milioni) e nei «crediti di tesoreria» (- 18.958 milioni).
      Quanto alle attività finanziarie di medio e lungo termine, si rileva un aumento (+ 7.885 milioni di euro) dovuto alle «azioni ed altre partecipazioni» (+ 2.657 milioni), alle «anticipazioni attive» (+ 5.777 milioni) e agli «altri conti attivi» (+ 522 milioni), mentre si è registrata una diminuzione nei «titoli diversi dalle azioni» (- 1.071 milioni).
      Per le «azioni ed altre partecipazioni», gli aumenti hanno riguardato le «altre partecipazioni» (+ 965 milioni) dovuti essenzialmente alla rivalutazione delle partecipazioni detenute negli «Organismi internazionali» ai tassi di cambio registrati al 31 dicembre 2015 e le «azioni non quotate» (+ 1.900 milioni), mentre le diminuzioni hanno riguardato le «azioni quotate» (- 209 milioni).
      Tra le anticipazioni attive assumono rilevanza gli aumenti relativi ai «crediti concessi ad enti pubblici e ad istituti di credito» (+ 3.074 milioni), ai «fondi scorta» (+ 6 milioni), ai «crediti concessi ad aziende ed enti privati» (+ 72 milioni) e agli «altri crediti non classificabili» (+ 2.872), mentre si sono registrate diminuzioni nei «fondi di garanzia» (- 17 milioni), nei «fondi di rotazione» (- 230 milioni); inoltre tra gli «altri conti attivi» sono da registrarsi aumenti nel «valore commerciale dei metalli monetati» (+ 10 milioni) e nel «fondo ammortamento titoli» (+ 512 milioni).
      Nelle attività non finanziarie «prodotte» – che comprendono beni materiali e immateriali prodotti, beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi – si è registrato un incremento (+ 6.040 milioni di euro), mentre nelle attività non finanziarie «non prodotte», che comprendono beni materiali (terreni, giacimenti e risorse biologiche non coltivate), si è registrata una diminuzione di 56 milioni di euro.
      Le passività finanziarie – che comprendono debiti a breve termine (debiti di tesoreria e residui passivi di bilancio), debiti a medio e lungo termine (debito pubblico, con esclusione del debito fluttuante riportato tra i debiti di tesoreria, debiti diversi come monete in circolazione e residui passivi perenti) e anticipazioni passive – risultano complessivamente aumentate (+ 60.890 milioni di euro): nello specifico delle singole voci patrimoniali va fatto osservare che, per i debiti a breve termine, nei residui passivi di bilancio si riscontra una diminuzione di 222 milioni di euro, mentre nei debiti di tesoreria si rileva un aumento complessivo di 22.359 milioni, di cui diminuzioni per 11.571 milioni nel «debito fluttuante» e negli «incassi da regolare» per milioni 1.865, mentre gli aumenti si sono verificati per 17.767 milioni nelle «altre gestioni» e 18.028 milioni nei «conti correnti». Per i debiti a medio e lungo termine l'aumento complessivo è risultato di 36.453 milioni di euro, di cui 42.386 milioni nei «debiti redimibili», compensati dalla diminuzione di 5.933 milioni nei «debiti diversi». Nel primo caso, l'incremento è dovuto al notevole aumento dei buoni del tesoro poliennali (48.052 milioni di euro), mentre si

 

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registra una diminuzione nei «prestiti esteri» per 2.643 milioni di euro, nei «certificati di credito del Tesoro» per 2.069 milioni di euro e negli «altri» per 956 milioni. Riguardo invece ai «debiti diversi», l'incremento ha interessato le «monete in circolazione» (+ 42 milioni) e gli «altri debiti» (+ 1.724 milioni), mentre si registra una diminuzione nei «residui passivi perenti in conto capitale» (- 634 milioni) e nei «residui passivi di parte corrente» (- 7.065 milioni). Per quanto concerne la parte corrente, i residui passivi perenti sono passati dai 46.249 milioni iniziali a 39.184 finali a seguito di aumenti per nuove perenzioni (+ 5.683 milioni) e a riduzioni per: reiscrizioni per un ammontare di 1.500 milioni; assegnazioni di fondi ai sensi dell'articolo 49 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, per una diminuzione complessiva di 8.100 milioni di euro (di cui 7.700 milioni per la lettera c) del comma 2 dell'articolo 49 e 400 milioni per la lettera d) dello stesso comma, così come specificato nel successivo paragrafo); rettifiche e prescrizioni (- 3.242 milioni). Per il conto capitale, i residui passivi perenti passano dagli iniziali 37.439 milioni di euro ai 36.805 milioni finali. Tra le variazioni in riduzione sono da segnalare: 1.941 milioni di euro per reiscrizioni, 2.116 milioni per assegnazioni di fondi ai sensi dell'articolo 49 del citato decreto-legge n. 66 del 2014 (di cui 2.016 milioni per la lettera c) e 100 milioni per la lettera d) del comma 2 dell'articolo 49, così come specificato nel successivo paragrafo) e 867 milioni per rettifiche e prescrizioni.
      Infine tra le passività finanziarie sono comprese le «anticipazioni passive» che presentano un aumento (+ 2.300 milioni di euro).

OPERAZIONI STRAORDINARIE SULLE PARTITE DEBITORIE DELLO STATO

Il programma straordinario di riaccertamento dei residui passivi (decreto-legge n. 66 del 2014, articolo 49)

      Anche nel 2015 si sono manifestati importanti effetti finanziari e patrimoniali derivanti dall'applicazione dell'articolo 49 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, il quale ha disposto un'attività di riaccertamento straordinario dei residui esistenti alla data del 31 dicembre 2013 a cura delle amministrazioni centrali dello Stato e degli uffici centrali del bilancio. La norma prevedeva, in particolare, che il Ministro dell'economia e delle finanze adottasse, con apposito decreto, il programma straordinario di riaccertamento dei residui passivi nonché di riaccertamento della sussistenza delle partite debitorie iscritte nel conto del patrimonio dello Stato in corrispondenza di residui andati in perenzione ed esistenti alla data del 31 dicembre 2013, con la quantificazione, distinta per ciascun Ministero, delle somme da eliminare con riferimento alle tipologie di residui sopracitate.
      I principali effetti finanziari e patrimoniali del riaccertamento straordinario si sono colti e manifestati con il consuntivo 2014, a seguito della ricognizione effettuata nello stesso anno 2014 con riferimento ai seguenti quattro distinti ambiti di analisi, disciplinati dalle lettere a), b), c) e d) del comma 2 del citato articolo 49.
      La lettera a) si riferiva all'eliminazione dei residui passivi iscritti in bilancio e disponeva che a seguito di tale attività si provvedesse al riversamento delle risorse all'entrata; la lettera b) riguardava la cancellazione di residui passivi perenti dalle scritture contabili del conto del patrimonio dello Stato; la lettera c) era dedicata, sempre nell'ambito dei residui passivi perenti, alle partite contabilizzate in conto sospeso, ossia «crediti» vantati dalla Banca d'Italia quale tesoriere dello Stato, prevedendo che la loro regolarizzazione avvenisse tramite operazioni compensative dei rapporti di debito con la Tesoreria statale. La lettera d), infine, prevedeva che fosse specificamente enucleata l'attività di ricognizione dei residui passivi di bilancio [di cui alla lettera a)] e dei residui passivi perenti [lettera b)], riguardanti in particolare trasferimenti e compartecipazioni statutarie alle regioni, alle province autonome e agli altri enti territoriali.

 

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      Richiamando quanto descritto più diffusamente nella relazione illustrativa del Rendiconto 2014, l'attività di riaccertamento straordinario dei residui, così come certificata in via definitiva con il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 100724 del 30 dicembre 2014, registrato dalla Corte dei conti in data 31 dicembre 2014 (registrazione n. 4173), per ogni ambito di applicazione, ha dato le seguenti risultanze:

          a)    per quanto concerne i residui passivi di bilancio, sono state individuate somme da eliminare, tramite riversamento all'entrata, pari a 1.131 milioni di euro;

          b)    relativamente ai residui passivi perenti, le economie rilevate ammontano a 9.746 milioni di euro;

          c)    i sospesi di tesoreria ammontano a 9.716 milioni di euro;

          d)    le economie relative a residui il cui creditore è un ente territoriale ammontano a un totale di 3.218 milioni di euro (215 milioni di residui di bilancio e 3.003 milioni di residui perenti).

      Così come previsto dal citato articolo 49, l'esito dell'attività di ricognizione ha comportato l'istituzione di appositi fondi nel bilancio 2015-2017, iscritti negli stati di previsione delle amministrazioni interessate.
      In particolare, per i residui di cui alle lettere a) e b) le somme corrispondenti alla cancellazione dei residui passivi e dei residui perenti potevano essere iscritte, in misura non superiore al 50 per cento dell'importo eliminato, come stanziamento in appositi capitoli di bilancio separatamente per la parte corrente e per il conto capitale; la restante parte poteva essere destinata a finanziare appositi fondi da iscrivere nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, da ripartire a favore di interventi individuati con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
      La costituzione di tali fondi è stata proposta con il disegno di legge di bilancio per il triennio 2015-2017. Successivamente, in fase di discussione del disegno di legge di stabilità e dello stesso disegno di legge di bilancio, per lo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze le somme iscritte nei fondi da ripartire mediante apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono state utilizzate per la copertura di alcune disposizioni della stessa legge di stabilità portando così al completo azzeramento dello stanziamento previsto su base pluriennale. Inoltre, anche alcuni dei fondi iscritti negli stati di previsione dei diversi ministeri sono stati parzialmente utilizzati a copertura di norme della legge di stabilità e pertanto gli stanziamenti a legge di bilancio sono risultati inferiori a quelli inizialmente proposti nel disegno di legge.
      Per quanto riguarda, in particolare, i residui riaccertati ai sensi della lettera c) del comma 2 dell'articolo 49, con la legge di bilancio 2015-2017 sono stati istituiti fondi vincolati al ripiano degli specifici debiti nei confronti della Tesoreria; a fronte dei pagamenti effettuati nel 2015 a valere su tali fondi sono state realizzate corrispondenti cancellazioni dalle passività patrimoniali rendicontate alla chiusura del consuntivo 2015.
      Tale ripiano, dunque, ha prodotto il pagamento e la cancellazione dalle corrispondenti passività patrimoniali utilizzando le apposite risorse stanziate in bilancio. Nello specifico:

          4.355 milioni di euro iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, destinati alla sistemazione delle anticipazioni di tesoreria al settore sanitario;

          5.360 milioni di euro iscritti nello stato di previsione del Ministero dell'interno (3.344 milioni per la parte corrente e 2.016 per la parte in conto capitale), relativi a sospesi di tesoreria riguardanti principalmente rapporti finanziari con gli enti territoriali;

          4.432 milioni di euro iscritti nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, destinati alla regolazione dei debiti nei confronti dell'INPS e di altri enti previdenziali e casse di

 

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previdenza, per prestazioni già erogate (le cui corrispondenti economie patrimoniali sono state registrate nel Rendiconto 2014).

      Ulteriori economie patrimoniali per 1,01 miliardi di euro risultano nell'esercizio 2015 per effetto della lettera d) della procedura di riaccertamento straordinario in discorso. Va sottolineato che le eliminazioni dei residui indicati dalle amministrazioni in virtù di questa previsione normativa erano già state effettuate nel 2014. Nel 2015, invece, vengono effettuate le economie patrimoniali relative a partite perente specifiche, al cui pagamento sono stati vincolati i fondi istituiti in bilancio in virtù delle eliminazioni di cui sopra. Si tratta di risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (510 milioni di euro) e del Ministero dell'interno (500 milioni): le prime destinate al pagamento di partite perente riguardanti l'edilizia sanitaria, di cui alla legge n. 448 del 1998 [articolo 50, comma 1, lettera c)]; le seconde utilizzate per il pagamento di partite perenti nei confronti di alcuni enti locali (puntualmente individuate in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali in data 19 febbraio 2015).

Debiti fuori bilancio delle amministrazioni centrali

      Con l'esercizio 2015 è proseguito il processo di pagamento dei debiti fuori bilancio nei confronti di terzi rilevati al 31 dicembre 2012 e accertati a seguito del decreto-legge n. 35 del 2013.
      A tale riguardo va ricordato che a partire dal 2008 sono stati adottati specifici interventi per l'estinzione dei debiti fuori bilancio, per richiamare all'applicazione delle norme vigenti sul controllo della spesa e per invitare le amministrazioni a intervenire organizzativamente o legislativamente al fine di evitare la formazione di nuovi debiti. Si è fatto ricorso a risorse aggiuntive per la copertura dei debiti contratti dalle amministrazioni centrali dello Stato: a partire dall'esercizio 2009 è stato istituito un fondo, con una dotazione di circa 2 miliardi di euro, per l'estinzione dei debiti pregressi, successivamente rifinanziato nel 2011 per 1,5 miliardi e nel 2012 per 1 miliardo.
      Nel 2013 con l'adozione del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, sono stati stanziati ulteriori 500 milioni di euro ed è stata introdotta la predisposizione di appositi «piani di rientro» da parte delle amministrazioni volti a prendere in carico sul proprio bilancio o tramite apposite misure i debiti rimanenti.
      Con l'esercizio 2015 si completa il monitoraggio dei pagamenti relativi ai debiti fuori bilancio nei confronti di terzi rilevati al 31 dicembre 2012 e accertati a seguito del decreto-legge n. 35 del 2013. Tale monitoraggio evidenzia come oltre l'85 per cento delle risorse complessive stanziate risulti pagato alla fine del 2015. Tale percentuale, tuttavia, è inferiore al tasso effettivo di attuazione. Il monitoraggio è infatti basato sull'effettiva ripartizione del fondo ex decreto-legge n. 35 del 2013 e dei piani di rientro, senza tenere conto di successivi aggiornamenti sull'esigibilità effettiva delle fatture che hanno consentito alle amministrazioni di pagare altri debiti inizialmente esclusi dall'iniziativa di ripiano o sul fatto che si sono realizzate economie. La tracciatura di tali fattispecie, per alcuni ministeri, non sempre è stata effettuata in maniera puntuale.
      Nel corso del 2015 è stato effettuato il pagamento di 7,1 milioni di euro. Il monitoraggio ha evidenziato come alcuni dei debiti inizialmente inclusi nella rilevazione delle fatture non fossero più interamente dovuti o non fossero da considerare come debiti commerciali poiché riferiti a trasferimenti ad altre amministrazioni pubbliche. Le errate rilevazioni sono spesso avvenute con riferimento al consolidamento di informazioni provenienti da uffici periferici. Al contempo, alcuni dei debiti che inizialmente non erano stati compresi nel piano di rientro sono stati oggetto di pagamento da parte delle amministrazioni e sono stati nel frattempo estinti con altre risorse, nello spirito indicato

 

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dalla norma di reperire nell'ambito del proprio bilancio le risorse necessarie a estinguere tutti i debiti. Si segnala inoltre che, in alcuni limitati casi, i residui di bilancio impegnati per il pagamento di debiti pregressi sono andati in perenzione. Pertanto, in diversi ministeri si rileva una percentuale di attuazione inferiore al 100 per cento, pur avendo questi ultimi completato i pagamenti.
      Ai debiti fuori bilancio verso terzi si sono aggiunti in questi anni anche rilevanti debiti nei confronti di altre amministrazioni pubbliche. Al fine di risolvere le partite ancora aperte, nel corso del 2014, è stata intrapresa un'ulteriore iniziativa tramite il reperimento di 550 milioni di euro (articolo 36, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 66 del 2014). Le somme sono state destinate al pagamento dei debiti maturati al 31 dicembre 2012 del Ministero dell'interno nei confronti delle aziende sanitarie locali (ASL) nel limite massimo di 250 milioni di euro e all'accertamento, per tutti i ministeri, di eventuali debiti verso altre amministrazioni pubbliche o verso la Tesoreria. Dal monitoraggio effettuato risulta che alla fine del 2015 oltre il 99 per cento delle risorse complessive stanziate è stato pagato. Nel caso del Ministero dell'interno rimangono da pagare circa 0,49 milioni di euro alle prefetture.
      Per il complesso degli altri debiti, lo stato di avanzamento dei pagamenti è completato (al 99,7 per cento), con una quota minima di residui rimanenti. La differenza con il totale delle risorse stanziate è dovuta ad alcuni errori marginali nella quantificazione del debito per il Ministero della giustizia (inferiori a 1.000 euro), a economie di bilancio (circa 91.000 euro per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e al fatto che in alcuni casi è stata trovata copertura con altre risorse di bilancio (circa 37.000 euro per il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).

RENDICONTO ECONOMICO

      La legge 31 dicembre 2009, n. 196, di riforma della contabilità e finanza pubblica, ha rafforzato il ruolo delle rilevazioni economiche prescrivendo, con specifico riferimento al Rendiconto economico, all'articolo 36, comma 5, che «In apposito allegato conoscitivo al Rendiconto generale dello Stato sono illustrate le risultanze economiche per ciascun Ministero. I costi sostenuti sono rappresentati secondo le voci del piano dei conti, distinti per Programma e per centri di costo. La rilevazione dei costi sostenuti dall'amministrazione include il prospetto di riconciliazione che collega le risultanze economiche con quelle della gestione finanziaria delle spese contenute nel conto del bilancio».
      Le rilevazioni di contabilità economica consentono di accrescere la conoscenza dei fenomeni amministrativi e la verifica dei risultati ottenuti (accountability) da parte della dirigenza, favorendo l'orientamento dell'azione amministrativa verso un percorso indirizzi → obiettivi → risorse → risultati.
      La contabilità economica analitica applica, infatti, il criterio della competenza economica (accrual) e misura i costi, intesi come valore monetario delle risorse umane e strumentali (beni e servizi) acquisite e utilizzate a titolo oneroso in un arco temporale, in genere corrispondente all'anno, in base alla loro natura (secondo le voci del piano dei conti), alla destinazione (secondo la classificazione per Missioni e Programmi) e alla responsabilità organizzativa, ossia in base ai centri di responsabilità amministrativa.
      I sistemi di contabilità economica analitica e di contabilità finanziaria delle amministrazioni centrali sono, allo stato attuale, distinti sia nella struttura dei dati, sia nei principi e nelle regole applicate, sia nell'architettura applicativa a supporto; di conseguenza, è necessario procedere all'operazione di riconciliazione.
      Con il pieno compimento della riforma di cui alla legge n. 196 del 2009, in particolare attraverso quanto previsto dall'articolo 2 della stessa legge n. 196 e dal decreto legislativo n. 90 del 2016, che attua le deleghe di cui all'articolo 40 della medesima legge n. 196, si dovrà giungere ad una progressiva armonizzazione dei

 

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sistemi di contabilità pubblica e ad una maggiore integrazione tra contabilità finanziaria ed economica attraverso, tra l'altro, l'adozione di un comune piano unico dei conti finanziario ed economico-patrimoniale.
      Nelle more dell'attuazione della delega, l'articolo 6, comma 6, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, ha anticipato per tutte le amministrazioni centrali dello Stato l'obbligo di adottare, a partire dall'anno 2013, un sistema di contabilità integrata finanziaria, economica e patrimoniale avvalendosi del sistema SICOGE.
      Le amministrazioni che hanno utilizzato le funzionalità di contabilità economico-patrimoniale del sistema informativo SICOGE nel 2015 si sono avvalse delle risultanze dei dati di costo ivi registrati al fine di predisporre il rendiconto economico 2015.
      Attraverso l'operazione di riconciliazione, si evidenziano le poste integrative e rettificative mediante le quali si riconducono i costi sostenuti dalle amministrazioni centrali dello Stato, rilevati attraverso il sistema di contabilità economica analitica, ai pagamenti in conto competenza e in conto residui risultanti dal Rendiconto generale dello Stato dello stesso anno.
      Il Rendiconto economico si articola nelle sezioni di seguito rappresentate:

          costi propri delle amministrazioni centrali: sono costituiti dai costi di funzionamento, ossia il valore delle risorse umane e strumentali (beni e servizi) direttamente impiegate nell'anno per lo svolgimento dei compiti istituzionali, rilevati con il criterio della competenza economica. I costi propri si articolano nei seguenti macroaggregati: costi di personale, costi di gestione (beni e servizi), costi straordinari e speciali, ammortamenti;

          costi dislocati (trasferimenti): sono costituiti dai pagamenti per trasferimenti di risorse finanziarie che lo Stato, attraverso i ministeri, ha effettuato nell'anno a favore di altre amministrazioni pubbliche (enti pubblici, enti territoriali), o di organismi internazionali, delle famiglie o di istituzioni private ed ai quali non corrisponde, per i ministeri eroganti, alcuna controprestazione; gli importi esposti nel Rendiconto economico, in questo caso, coincidono con i pagamenti in conto competenza del Conto del bilancio del Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato;

          oneri finanziari: sono costituiti dai pagamenti per interessi sul debito che lo Stato ha effettuato nell'anno.

      Dall'esame dei dati del rendiconto 2015 emerge l'elevata incidenza del costo del personale, pari a circa l'85,5 per cento dei costi propri, determinata dai processi di erogazione e produzione dei servizi delle amministrazioni centrali dello Stato, che sono basati prevalentemente sull'impiego del fattore lavoro, con limitate eccezioni.
      I costi di gestione (beni e servizi direttamente impiegati dai ministeri per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali) rappresentano l'8,6 per cento dei costi propri e l'1,6 per cento del totale generale.
      Vi è inoltre un'elevata incidenza complessiva dei costi dislocati, pari a circa il 62,6 per cento del totale dei costi (di cui quasi il 57,7 per cento è costituito dai trasferimenti correnti); ciò dipende in primo luogo dal fatto che una quota rilevante di compiti e funzioni pubbliche svolti da amministrazioni diverse dai ministeri è largamente finanziata con le entrate della fiscalità generale attraverso il bilancio dello Stato, con trasferimenti correnti e in conto capitale a favore degli organi costituzionali o a rilevanza costituzionale, degli enti pubblici previdenziali e assistenziali, delle università pubbliche, delle agenzie e autorità, di altri enti centrali e di tutte le amministrazioni territoriali (regioni, province, comuni).
      Il resto dei trasferimenti è destinato alle famiglie e alle imprese, per interventi diretti di politica sociale o di sostegno al settore produttivo, o all'estero, in particolare per la partecipazione italiana all'Unione

 

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europea e, in misura residuale, per la partecipazione agli altri organismi internazionali e per interventi di cooperazione allo sviluppo.
      Gli oneri finanziari, relativi ai pagamenti per interessi sul debito che lo Stato ha effettuato nell'anno, sono pari al 15,7 per cento, in leggera flessione rispetto all'anno precedente, nel quale erano pari al 18 per cento del totale generale.
      In merito al rapporto tra costi propri e costi dislocati e svolgendo l'analisi a livello di Missione si possono distinguere:

          Missioni perseguite prevalentemente mediante l'utilizzo di costi dislocati, le più rilevanti delle quali sono le seguenti: 3 – Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (trasferimenti a regioni, province e comuni non vincolati a specifiche destinazioni o effettuati in attuazione del federalismo fiscale); 25 – Politiche previdenziali (trasferimenti a enti previdenziali, sostegno dello Stato alle gestioni previdenziali); 24 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia (trasferimenti di carattere sociale a categorie svantaggiate o a sostegno della famiglia). In alcuni casi la prevalenza finanziaria dei trasferimenti si verifica anche in presenza di Missioni perseguite direttamente dalle amministrazioni centrali come, ad esempio, per la Missione 4 – L'Italia in Europa e nel mondo, che accoglie sia gli oneri delle funzioni svolte dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, sia i trasferimenti a Stati esteri e organismi internazionali in attuazione della politica di cooperazione internazionale e il contributo dell'Italia al bilancio dell'Unione europea;

          Missioni perseguite prevalentemente mediante l'impiego diretto di risorse umane e strumentali da parte dei ministeri, con una prevalenza dei costi propri rispetto ai costi dislocati (22 – Istruzione scolastica; 5 – Difesa e sicurezza del territorio; 7 – Ordine pubblico e sicurezza; 6 – Giustizia);

          Missioni che presentano quote consistenti sia di costi propri delle amministrazioni centrali sia di trasferimenti di risorse ad altri enti od organismi (29 – Politiche economico-finanziarie e di bilancio; 18 – Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente).

      Con riferimento alle variazioni intervenute tra il 2014 e il 2015, si evidenzia che i programmi di spesa sono passati, complessivamente, da 174 nel 2014 a 181 nel 2015, con individuazione di 16 nuovi programmi a fronte di 9 programmi soppressi e 30 parzialmente modificati nella descrizione e nel contenuto.
      Confrontando i dati di consuntivo 2014 con i corrispondenti dati del Budget rivisto 2015 in relazione ai soli costi propri (personale, beni di consumo, servizi e ammortamenti) sostenuti dalle amministrazioni centrali dello Stato nel 2015 per natura di costo (voci di 1o livello del piano dei conti), i principali fatti riguardano:

          un contenuto incremento del costo del personale, e in particolare delle retribuzioni, tra il 2014 e il 2015, da attribuire in maniera esclusiva al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in cui si evidenzia un aumento delle retribuzioni derivanti dal maggior numero di anni persona, pari a 22.726, rispetto al Budget rivisto 2015 e a 36.989 rispetto al consuntivo 2014. Tali variazioni sono da ricondursi al comparto scuola e derivano dall'applicazione, per l'anno scolastico 2015/2016, della legge n. 107 del 2015 «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti» (Buona scuola) e dall'adeguamento dell'organico di fatto alle reali esigenze delle istituzioni scolastiche, al fine di garantire il rispetto dei parametri che regolano la formazione delle classi, previsti dalla normativa vigente, e di non risultare quindi soccombente nei giudizi promossi nei confronti del Ministero in relazione al fenomeno delle classi troppo numerose;

          una contrazione dei costi di gestione, tra l'anno 2015 e l'anno 2014, pari all'8,13 per cento, in valore assoluto 692 milioni di euro circa. Tale variazione risente in modo determinante della diminuzione di costi sui beni di consumo da parte del Ministero

 

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della difesa; infatti, a partire dall'anno 2015, secondo i nuovi criteri del SEC 2010, viene applicata una diversa contabilizzazione dei costi per armi e armamenti e mezzi per la difesa, che non sono più considerati come beni di consumo, ma vengono classificati come investimenti, in aumento nell'anno in esame, e soggetti, pertanto, ad ammortamento.
      Oltre a questi fenomeni si segnalano le variazioni maggiormente significative:

          una riduzione, nel corso del 2015, di costi per circa 14 milioni di euro per beni di consumo riferiti al Ministero della giustizia e relativi alle voci di costo per vestiario e beni alimentari relativamente alle strutture dei provveditorati regionali conseguenti alla diminuzione della popolazione detenuta rispetto all'anno precedente;

          un incremento di circa 51 milioni di euro nei costi per beni di consumo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dovuto alle maggiori risorse assegnate in corso d'anno per il funzionamento amministrativo didattico delle istituzioni scolastiche, come conseguenza delle disposizioni contenute nella legge n. 107 del 2015 «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti» (Buona scuola);

          sempre relativamente al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, anche a seguito dell'attuazione del decreto-legge n. 154 del 2015 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2015, si osserva un aumento di circa 174 milioni di euro nei costi per manutenzione ordinaria di immobili, da riferirsi al progetto «scuole belle» che comprende interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale degli edifici scolastici;

          un incremento, rispetto all'anno precedente, di circa 55 milioni di euro nei costi per acquisto di servizi e utilizzo di beni di terzi relativamente al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con riferimento alle prestazioni professionali e specialistiche non consulenziali e in particolare alla voce residuale «Altre prestazioni professionali e specialistiche». In tale voce di costo, a partire dal Budget rivisto 2015, sono stati considerati fra i costi del Ministero i compensi erogati alle società che gestiscono gli ippodromi, che facevano capo precedentemente alla ex Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), soppressa dalla legge n. 135 del 2012 e le cui funzioni sono state successivamente trasferite a questa amministrazione;

          un incremento, sul Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dell'aggregato relativo ad acquisto di servizi e utilizzo di beni per circa 38 milioni di euro, in particolare sulla voce Servizi per trasferte, in cui il Dipartimento per i trasporti terrestri, la navigazione, gli affari generali ed il personale tiene conto, rispetto alle rilevazioni precedenti, dei costi per le missioni cosiddette «in conto privato» effettuate dal personale delle direzioni generali territoriali. Si tratta dei servizi di motorizzazione (esami di patente, revisioni e collaudi) effettuati presso le sedi delle imprese (ad esempio le autoscuole);

          un aumento dei costi straordinari e speciali, nel 2015, pari a circa 521 milioni di euro, da attribuire in gran parte al Ministero dell'economia e delle finanze e, in misura minore, al Ministero della giustizia. Nel primo caso si tratta della voce «Altri servizi finanziari» sostenuti in particolare dal Dipartimento delle finanze, che rileva i costi per l'erogazione degli aggi spettanti ai concessionari e ai rivenditori dei giochi, i compensi ai centri di assistenza fiscale e alla società Equitalia Spa, i rimborsi ai concessionari delle spese per le procedure esecutive e le imposte sui beni demaniali e dal Dipartimento del Tesoro che sostiene costi per il deposito delle monete e per il regolamento dei rapporti derivanti da cessione di valuta per il fabbisogno delle amministrazioni dello Stato. Relativamente al Ministero della giustizia, i maggiori costi derivano dall'applicazione della legge n. 89 del 2001 (nota come legge Pinto), che disciplina il

 

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diritto a un'equa riparazione per chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto del mancato rispetto del termine ragionevole del processo previsto dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Tali costi sono stati qualificati come sopravvenienze passive in quanto non rappresentano costi di competenza dell'esercizio in esame, ma esborsi relativi a contenzioso derivante da sentenze divenute esecutive in anni precedenti.

ECORENDICONTO

      Con il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato relativo all'esercizio finanziario 2015, per il sesto anno consecutivo, si dà attuazione all'articolo 36, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, di riforma della contabilità e finanza pubblica. La norma dispone che le risultanze delle spese ambientali siano illustrate in allegato al Rendiconto generale dello Stato, sulla base di dati forniti dalle amministrazioni secondo schemi contabili e modalità di rappresentazione stabilite con determinazione del Ragioniere generale dello Stato n. 39816 del 2011.
      Secondo la metodologia indicata nella citata determinazione, le spese ambientali sono state individuate e quantificate sulla base delle definizioni e classificazioni adottate per il Sistema europeo per la raccolta dell'informazione economica sull'ambiente SERIEE (Système européen de rassemblement de l'information économique sur l'environnement). In coerenza con tale sistema sono individuate due tipologie di spese ambientali, le spese per la «protezione dell'ambiente» e le spese per «uso e gestione delle risorse naturali», alle quali corrispondono apposite classificazioni, denominate rispettivamente CEPA e CRUMA, che nel complesso individuano a livello aggregato sedici settori ambientali di intervento.
      La spesa primaria destinata dallo Stato alla protezione dell'ambiente e all'uso e alla gestione delle risorse naturali – in termini di massa spendibile (somma dei residui passivi accertati provenienti dagli esercizi precedenti e delle risorse definitive stanziate in conto competenza) – ammonta nel 2015 a circa 4,3 miliardi di euro, pari allo 0,7 per cento circa della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato.
      Tale spesa si riferisce alle risorse per la protezione dell'ambiente e l'uso e la gestione delle risorse naturali impiegate a beneficio della collettività, escludendo le stesse tipologie di spesa che le amministrazioni dello Stato sostengono a proprio uso e consumo. Rispetto al 2014, la spesa ambientale è cresciuta di circa 535 milioni di euro, ovvero del 14,2 per cento circa.
      Il 50,3 per cento della spesa primaria ambientale è costituita da spesa diretta (amministrazioni pubbliche, imprese, famiglie e istituzioni sociali private). La restante parte (49,7 per cento) è costituita da trasferimenti, di cui gran parte è in conto capitale (78,8 per cento), il resto di parte corrente.
      Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali contribuiscono alla spesa primaria ambientale per il 75 per cento della massa spendibile ambientale. Inoltre, circa un ulteriore quarto delle risorse risulta complessivamente finanziato dal Ministero dell'economia e delle finanze (11,4 per cento), dal Ministero dello sviluppo economico (6,5 per cento), dal Ministero dell'interno (6,3 per cento).
      I settori ai quali nel complesso è destinata circa il 56 per cento della spesa primaria ambientale sono quelli della «protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie» (33,4 per cento), della «protezione della biodiversità e paesaggio» (12,6 per cento), della «gestione dei rifiuti» (10,1 per cento). Un altro 35 per cento circa delle risorse si ripartisce tra la classe «uso e gestione delle acque interne» (9,5 per cento), le «altre attività di protezione dell'ambiente» (7 per cento), la «gestione delle acque reflue» (4,4 per cento), la «protezione

 

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dell'aria e del clima» (4,1 per cento), l’«uso e gestione delle foreste» (3,6 per cento), l’«uso e gestione della flora e della fauna selvatiche» (3,4 per cento), la «ricerca e sviluppo per l'uso e la gestione delle risorse naturali» (3,1 per cento).
      La Missione del bilancio dello Stato nella quale si concentra la quota maggiore della spesa primaria ambientale è «Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente» (41,7 per cento), che comprende la maggior parte delle attività del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il quale ha competenza su tutti i settori ambientali di intervento. Sono rilevanti anche la Missione «Infrastruttura e logistica» (14,7 per cento), riguardante le attività del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, principalmente relative al Programma «Opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità»; la Missione «Ordine pubblico e sicurezza» (9,6 per cento), riguardante le attività del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rispettivamente per la «Sicurezza e controllo nei mari, nei porti e sulle coste» attraverso il Corpo delle capitanerie di porto, e la «Sicurezza pubblica in ambito rurale e montano», attraverso il Corpo forestale dello Stato; la Missione «Soccorso Civile» (9,1 per cento), riguardante le attività del Ministero dell'interno principalmente relative ai programmi di spesa per l’«Organizzazione e gestione del sistema nazionale di difesa civile» e la «Prevenzione dal rischio e soccorso pubblico» del «Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile».
      I circa 4,3 miliardi di euro di risorse finanziarie disponibili (massa spendibile) per la spesa primaria ambientale sono costituiti per il 23,6 per cento da residui accertati e per il restante 76,4 per cento da stanziamenti definitivi di competenza. Rispetto agli stanziamenti previsti all'inizio dell'esercizio, in corso d'anno si è aggiunta, attraverso le variazioni di bilancio, una quota rilevante di risorse, pari a circa il 17,1 per cento del totale della massa spendibile. Si tratta per lo più di risorse relative ad attività di «protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie» e «gestione dei rifiuti».
      Nell'ambito delle risorse disponibili (massa spendibile), gli stanziamenti risultano pressoché tutti impegnati: la percentuale di impegno degli stanziamenti per i diversi settori ambientali di intervento è pari in media al 97,1 per cento. Il grado di realizzazione (pagamenti in conto competenza) delle risorse impegnate in conto competenza è circa il 72,6 per cento.
      Complessivamente, la spesa primaria ambientale effettivamente realizzata, in termini di pagamenti in conto competenza e nel conto residui, ammonta nel 2015 a circa 2,8 miliardi di euro, pari al 64,7 per cento del totale delle risorse finanziarie destinate alla protezione dell'ambiente e all'uso e gestione delle risorse naturali (massa spendibile). I pagamenti in conto residui, pari a circa 456 milioni di euro, costituiscono il 16,3 per cento del totale dei pagamenti. La percentuale dei pagamenti sulla massa spendibile varia sensibilmente tra i diversi settori ambientali. I maggiori pagamenti si registrano nel settore della «protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie» e della «protezione della biodiversità, del paesaggio». Questi due settori di spesa coprono quindi circa il 55 per cento della spesa ambientale realizzata.

* * *

      Per maggiori elementi di dettaglio si rinvia alle tabelle allegate nonché alla «Relazione illustrativa al Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2015».

 

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DISEGNO DI LEGGE

TITOLO I
RENDICONTO GENERALE DELLO STATO

Capo I
CONTO DEL BILANCIO

Art. 1.
(Entrate).

        1. Le entrate tributarie, extratributarie, per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti, nonché per accensione di prestiti, accertate nell'esercizio finanziario 2015 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 829.108.055.833,10.

        2. I residui attivi delle Amministrazioni centrali dello Stato, determinati alla chiusura dell'esercizio 2014 in euro 209.126.424.675,26, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2015.

        3. I residui attivi al 31 dicembre 2015 ammontano complessivamente a euro 208.259.542.552,38, così risultanti:

 

Somme versate

Somme rimaste da versare

Somme rimaste da riscuotere

Totale     
  (in euro)
Accertamenti 733.755.824.097,21 27.743.982.883,12 67.608.248.852,77 829.108.055.833,10
Residui attivi dell'esercizio 2014 37.773.252.671,72 9.545.510.019,14 103.361.800.797,35 150.680.563.488,21
    208.259.542.552,38

 

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Art. 2.
(Spese).

        1. Le spese correnti, in conto capitale e per rimborso di passività finanziarie, impegnate nell'esercizio finanziario 2015 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 826.630.806.826,40.

        2. I residui passivi delle Amministrazioni centrali dello Stato, determinati alla chiusura dell'esercizio 2014 in euro 113.253.536.268,40, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2015.

        3. I residui passivi al 31 dicembre 2015 ammontano complessivamente a euro 113.031.097.302,49, così risultanti:

 

Somme pagate     

Somme rimaste da pagare

Totale     
  (in euro)
Impegni 760.380.449.208,64 66.250.357.617,76 826.630.806.826,40
Residui passivi dell'esercizio 2014 52.523.359.218,55 46.780.739.684,73 99.304.098.903,28
    113.031.097.302,49

Art. 3.
(Avanzo della gestione di competenza).

        1. L'avanzo della gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2015, di euro 2.477.249.006,70, risulta stabilito come segue:

(in euro)

Entrate tributarie 477.177.749.183,15  
Entrate extratributarie 83.602.841.428,16
Entrate provenienti dall'alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e dalla riscossione di crediti 8.785.048.302,91
Accensione di prestiti 259.542.416.918,88
                        Totale entrate   829.108.055.833,10
Spese correnti 569.801.098.802,31
Spese in conto capitale 41.309.733.821,44
Rimborso di passività finanziarie 215.519.974.202,65
                        Totale spese   826.630.806.826,40
                        Avanzo della gestione di competenza 2.477.249.006,70

 

Pag. 32

Art. 4.
(Situazione finanziaria).

        1. Il disavanzo finanziario del conto del Tesoro alla fine dell'esercizio 2015, di euro 245.428.089.969,26, risulta stabilito come segue:

(in euro)

Avanzo della gestione di competenza 2.477.249.006,70
Disavanzo finanziario del conto del Tesoro dell'esercizio 2014 247.260.895.818,99
Diminuzione nei residui attivi lasciati dall'esercizio 2014:
        Accertati:
al 1o gennaio 2015 209.126.424.675,26
al 31 dicembre 2015 208.259.542.552,38
    866.882.122,88  
Diminuzione nei residui passivi lasciati dall'esercizio 2014:  
        Accertati:
al 1o gennaio 2015 113.253.536.268,40
al 31 dicembre 2015 113.031.097.302,49
  222.438.965,91
Disavanzo al 31 dicembre 2014   247.905.338.975,96
Disavanzo finanziario al 31 dicembre 2015   245.428.089.969,26

Art. 5.
(Allegati).

        1. Sono approvati l'Allegato n. 1, annesso alla presente legge, previsto dall'articolo 28, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché l'Allegato n. 2 relativo alle eccedenze di impegni e di pagamenti risultate in sede di consuntivo per l'esercizio 2015

 

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rispettivamente sul conto della competenza, sul conto dei residui e sul conto della cassa, relative alle unità di voto degli stati di previsione della spesa dei Ministeri.

Capo II
CONTO GENERALE DEL PATRIMONIO

Art. 6.
(Risultati generali della gestione patrimoniale).

        1. La situazione patrimoniale dell'Amministrazione dello Stato, al 31 dicembre 2015, resta stabilita come segue:

(in euro)

Attività    
Attività finanziarie 657.100.317.564,12  
Attività non finanziarie prodotte 301.269.409.470,32  
Attività non finanziarie non prodotte 4.239.692.302,54  
    962.609.419.336,98
Passività
Passività finanziarie 2.721.031.067.721,65
    2.721.031.067.721,65
Eccedenza passiva al 31 dicembre 2015 1.758.421.648.384,67

TITOLO II
AMMINISTRAZIONI E AZIENDE AUTONOME

Art. 7.
(Istituto agronomico per l'Oltremare).

        1. Le entrate correnti del bilancio dell'Istituto agronomico per l'Oltremare, accertate nell'esercizio finanziario 2015 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo dell'Istituto stesso, allegato al conto consuntivo del Ministero degli affari esteri, in euro 3.768.286,91.

        2. I residui attivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2014 in euro 158.113, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2015.

 

Pag. 34

        3. I residui attivi al 31 dicembre 2015 ammontano complessivamente a euro 187.527, così risultanti:

 

Somme versate     

Somme rimaste da riscuotere

Totale     
  (in euro)
Accertamenti 3.668.484,91 99.802,00 3.768.286,91
Residui attivi dell'esercizio 2014 70.388,00 87.725,00 158.113,00
    187.527,00

        4. Le spese correnti e in conto capitale del bilancio dell'Istituto agronomico per l'Oltremare, impegnate nell'esercizio finanziario 2015 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 3.768.286,91.

        5. I residui passivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2014 in euro 6.827.082,01, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2015.

        6. I residui passivi al 31 dicembre 2015 ammontano complessivamente a euro 5.764.809,75, così risultanti:

 

Somme pagate     

Somme rimaste da pagare

Totale     
  (in euro)
Impegni 1.975.016,84 1.793.270,07 3.768.286,91
Residui passivi dell'esercizio 2014 2.855.542,33 3.971.539,68 6.827.082,01
    5.764.809,75

Art. 8.
(Archivi notarili).

        1. L'avanzo della gestione del bilancio degli Archivi notarili, per l'esercizio finanziario 2015, risulta stabilito come segue:

 

(in euro)
Entrate 372.683.736,59
Spese 331.103.791,02
Avanzo di gestione 41.579.945,57

 

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Art. 9.
(Fondo edifici di culto).

        1. Le entrate correnti e in conto capitale del bilancio del Fondo edifici di culto, accertate nell'esercizio finanziario 2015 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo del Fondo stesso, allegato al conto consuntivo del Ministero dell'interno, in euro 11.036.568,37.

        2. I residui attivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2014 in euro 2.318.755,35, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2015.

        3. I residui attivi al 31 dicembre 2015 ammontano complessivamente a euro 1.505.589,16, così risultanti:

 

Somme versate     

Somme rimaste da versare

Somme rimaste da riscuotere

Totale     
(in euro)
Accertamenti 10.274.123,75 0 762.444,62 11.036.568,37
Residui attivi dell'esercizio 2014 1.616.379,73 0 743.144,54 2.359.524,27

                                        1.505.589,16

        4. Le spese correnti e in conto capitale del Fondo edifici di culto, impegnate nell'esercizio 2015 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 17.048.776,16.

        5. I residui passivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2014 in euro 7.993.019,05, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2015.

        6. I residui passivi al 31 dicembre 2015 ammontano complessivamente a euro 16.515.916,78, così risultanti:

 

Somme pagate     

Somme rimaste da pagare

Totale     
  (in euro)
Impegni 2.495.461,17 14.553.314,99 17.048.776,16
Residui passivi dell'esercizio 2014 5.597.618,60 1.962.601,79 7.560.220,39
                  16.515.916,78

 

Pag. 36

        7. La situazione finanziaria dell'amministrazione del Fondo edifici di culto, alla fine dell'esercizio 2015, risulta come appresso:

  (in euro)

Entrate dell'esercizio 2015

11.036.568,37  
Spese dell'esercizio 2015 17.048.776,16
Saldo passivo della gestione di competenza      6.012.207,79
Saldo attivo dell'esercizio 2014 9.267.216,74
Aumento nei residui attivi lasciati dall'esercizio 2014:
        Accertati:
al 1o gennaio 2015 2.318.755,35
al 31 dicembre 2015 2.359.524,27
    40.768,92
Diminuzione nei residui passivi lasciati dall'esercizio 2014:
        Accertati:
al 1o gennaio 2015 7.993.019,05
al 31 dicembre 2015 7.560.220,39
    432.798,66
Saldo effettivo dell'esercizio 2014 9.740.784,32
Saldo attivo al 31 dicembre 2015 3.728.576,53

TITOLO III
APPROVAZIONE DEI RENDICONTI

Art. 10.
(Rendiconti).

        1. Il rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato e i rendiconti delle Amministrazioni e delle Aziende autonome per l'esercizio 2015 sono approvati nelle risultanze di cui ai precedenti articoli.

 

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Allegato N. 1

Prelevamenti dal Fondo di riserva per le spese impreviste effettuati nell'anno 2015
(articolo 28, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni)

        Per l'anno finanziario 2015, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, al programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» (Oneri comuni di parte corrente) di pertinenza del centro di responsabilità «Ragioneria generale dello Stato», è iscritto il capitolo n. 3001, con uno stanziamento iniziale di euro 550.000.000 in conto competenza e in conto cassa.

        Nel corso dell'anno finanziario 2015 sono stati disposti, a carico del suddetto fondo, prelevamenti in termini di competenza e di cassa con i seguenti decreti del Ministro dell'economia e delle finanze:

 

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Pag. 40

 

Pag. 41

 

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Pag. 43

Allegato N. 2

 

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Frontespizio Relazione Progetto di Legge
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