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PDL 3426

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3426



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

RUBINATO, CASELLATO

Modifiche alla legge 15 febbraio 1953, n. 60, in materia di incompatibilità parlamentari, e altre disposizioni in materia di conflitti di interessi

Presentata il 12 novembre 2015


      

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Onorevoli Colleghi! L'articolo 65 della Costituzione affida alla legge la determinazione dei casi di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore. La legge 15 febbraio 1953, n. 60, che disciplina le incompatibilità parlamentari, reca all'articolo 1, una norma di carattere generale che stabilisce che «I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, per nomina o designazione del Governo o di organi dell'Amministrazione dello Stato».
      L'articolo 2 prevede che i membri del Parlamento non possano ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente. Non possono altresì (articolo 3) ricoprire le suddette cariche, né esercitare le suddette funzioni in istituti bancari o in società per azioni che abbiano, come scopo prevalente, l'esercizio di attività finanziarie, ad eccezione degli istituti di credito a carattere cooperativo, i quali non operino fuori della loro sede. I membri del Parlamento non possono inoltre assumere il patrocinio professionale, né in qualsiasi forma, prestare assistenza o consulenza a imprese di carattere finanziario od economico in loro vertenze o rapporti di affari con lo Stato (articolo 4).
      Com’è noto, gli accertamenti e le istruttorie sulle incompatibilità previste dalle leggi sono di competenza della Giunta delle elezioni della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica, secondo che si tratti di un deputato o di un senatore.
      La giurisprudenza delle Giunte per le elezioni di entrambe le Camere non è
 

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stata peraltro univoca nel corso degli anni: infatti, come evidenziato anche dal Comitato per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenze della Giunta delle elezioni della Camera dei deputati, l'applicazione delle disposizioni della legge n. 60 del 1953 comporta, in taluni casi, la necessità di una loro interpretazione evolutiva, anche alla luce dei precedenti della giurisprudenza parlamentare «ma senza che gli stessi debbano necessariamente vincolare le deliberazioni da assumere, tanto più considerato che, proprio per l'ambivalenza delle disposizioni della legge n. 60 del 1953, in diversi casi si registrano precedenti difformi riferiti a situazioni identiche o analoghe». La legge n. 60 del 1953 contiene, inoltre, «disposizioni generali in parte non più rispondenti alla odierna realtà, che ha ridisegnato profondamente, rispetto al 1953, i rapporti tra poteri pubblici e mercato ed ha visto moltiplicarsi le occasioni di intersezione o sovrapposizione tra Parlamento, altri livelli istituzionali e società civile, accrescendo conseguentemente le possibilità di proiezione esterna che si offrono ai singoli deputati».
      L'esigenza di una maggiore specificazione degli ambiti di intervento della legge n. 60 del 1953 è dunque emersa con chiarezza presso la Giunta delle elezioni ed è stata rappresentata anche nel corso delle audizioni svolte dalla I Commissione della Camera dei deputati nell'ambito dell'istruttoria legislativa sulle proposte di legge in materia di conflitti di interessi (atto Camera n. 275 e abb.).
      In particolare, il professor Giulio Salerno, nel corso dell'audizione del 1o ottobre 2014 presso la I Commissione, ha evidenziato come sarebbe più opportuno, anche per un miglior approfondimento dei singoli temi, scindere le problematiche e affrontarle in testi di legge differenti, partendo da ciò che non funziona nell'ordinamento, quindi ciò che non funziona nella disciplina dell'ineleggibilità e dell'incompatibilità dei parlamentari: «Sappiamo che parecchio non funziona, quindi bisognerebbe mettere mano a quella normativa, aggiornandola, chiarendo e specificando le fattispecie».
      Al contempo, il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza del mercato, Giovanni Pitruzzella, nel corso della medesima audizione, ha evidenziato come l'estensione anche ai parlamentari della disciplina del conflitto di interesse potrebbe comportare delicati profili di costituzionalità; la Costituzione affida infatti a ciascuna Assemblea di ciascuna Camera la verifica dei titoli di ammissione dei suoi parlamentari. Ha quindi evidenziato che il terreno su cui questi temi relativi ai parlamentari possono essere affrontati, più che quello della disciplina del conflitto di interesse, è quello della disciplina delle incompatibilità. Lungo tale direzione si muove quindi la proposta di legge.
      Va altresì considerato che il quadro legislativo in materia di incompatibilità è reso ulteriormente complesso dalla coesistenza, accanto alle incompatibilità direttamente previste dalla Costituzione e dalla legge n. 60 del 1953, di numerose disposizioni di leggi di settore che prevedono specifiche incompatibilità.
      Tra queste, giova ricordare l'articolo 1, comma 49, della legge n. 190 del 2012 (cosiddetta legge anticorruzione), che ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi diretti a modificare la disciplina vigente in materia di attribuzione di incarichi dirigenziali e di incarichi di responsabilità amministrativa di vertice nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di diritto privato sottoposti a controllo pubblico esercitanti funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, da conferire a soggetti interni o esterni alle pubbliche amministrazioni, che comportano funzioni di amministrazione e gestione, nonché a modificare la disciplina vigente in materia di incompatibilità tra i citati incarichi e lo svolgimento di incarichi pubblici elettivi o la titolarità di interessi privati che possano porsi in conflitto con l'esercizio imparziale delle funzioni pubbliche affidate.
 

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      Tale delega è stata esercitata dal Governo con il decreto legislativo n. 39 del 2013, in materia di incompatibilità ed inconferibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni.
      Come evidenziato dalla stessa Giunta delle elezioni appare quindi urgente e rilevante apportare una serie di modifiche alla legge n. 60 del 1953, in materia di incompatibilità parlamentari, così da definire più puntualmente profili che nel corso degli anni hanno portato a un'interpretazione non omogenea e talvolta più dettata dai numeri della politica che da una reale applicazione della legge al caso di specie.
      La proposta di legge detta quindi, all'articolo 1, disposizioni in materia di incompatibilità dei parlamentari. Viene proposto, in particolare, di chiarire l'esclusione della possibilità di ogni nomina governativa, ad eccezione di quelle indiscutibilmente prive di finalità economiche o finanziarie e caratterizzate, in via prevalente o esclusiva, da finalità sociali, culturali, assistenziali o di culto.
      All'articolo 2 della legge n. 60 del 1953, tenendo conto anche dell'evoluzione della giurisprudenza della Giunta delle elezioni e al fine di ampliare e rendere più chiaro l'ambito di incompatibilità rispetto alla natura giuridica e alle attività svolte dall'ente o della società, sono specificati più puntualmente gli incarichi oggetto di incompatibilità con il mandato parlamentare al di fuori dei casi già previsti in via generale dal nuovo comma 1 dell'articolo 1. Viene dunque previsto che i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, consigliere di amministrazione, direttore, liquidatore, sindaco o revisore, ovvero ogni altro incarico amministrativo di vertice, in enti, società od organismi che, indipendentemente dalla loro natura giuridica, gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o delle pubbliche amministrazioni, anche a livello regionale o locale, ovvero ai quali lo Stato o altre amministrazioni pubbliche contribuiscano in via ordinaria, direttamente o indirettamente. Si specifica altresì che i membri del Parlamento non possono esercitare funzioni di consulente legale, finanziario o amministrativo con prestazioni di carattere permanente a favore dei predetti enti, società e organismi.
      All'articolo 3 della legge n. 60 del 1953 sono apportate – con la medesima finalità – ulteriori precisazioni con riferimento agli incarichi in banche o in società il cui scopo prevalente sia l'esercizio di attività finanziarie.
      Infine, il novellato articolo 4 della legge n. 60 del 1953 specifica che i membri del Parlamento non possono assumere patrocinio professionale ovvero assistenza o consulenza, in qualsiasi forma, a soggetti privati, siano essi individui o società di qualsiasi natura, in rapporti di affari, contenziosi o vertenze di qualsiasi tipo con lo Stato o con pubbliche amministrazioni, anche a livello regionale o locale. Il vigente articolo 4 fa riferimento a «imprese di carattere finanziario od economico»: in questo caso l'intenzione è quella di ampliare il riferimento all'attività prestata nei confronti di «soggetti privati, siano essi individui o società di qualsiasi natura», per evitare incertezze in sede applicativa, sempre nel rispetto delle previsioni costituzionali relative allo svolgimento del mandato parlamentare.
      La proposta di legge interviene inoltre – all'articolo 2 – sulla disciplina dei conflitti di interessi, individuando una cornice di carattere generale in cui inquadrare la relativa normativa, alla luce delle carenze finora emerse – e rappresentate in più sedi – della legge n. 215 del 2004 (cosiddetta legge Frattini).
      Tenuto conto anche delle esperienze maturate in alcuni Paesi europei, quali la Francia e il Regno Unito, la proposta di legge stabilisce che ogni persona incaricata di una funzione pubblica deve agire esclusivamente in nome del pubblico interesse e ha il dovere di evitare di porsi in una situazione di conflitto di interessi o di rimediarvi immediatamente nel caso in cui sopraggiunga. Deve astenersi dall'assumere obblighi di natura economica o di altro tipo nei confronti di soggetti che potrebbero influenzarla nello svolgimento del
 

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proprio ufficio. Non può, in particolare, ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri, di Ministro, di Vice Ministro, di Sottosegretario di Stato, di Commissario straordinario del Governo di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e di componente di un'autorità amministrativa indipendente chi versa in situazione di conflitto di interesse secondo le disposizioni dell'articolo. La proposta di legge precisa che si trova in una situazione di conflitto di interesse il titolare di una delle suddette cariche che abbia altresì la titolarità, in qualunque forma, di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta.
      Viene previsto che sussiste, altresì, conflitto di interesse in ogni situazione di interferenza tra un interesse pubblico e degli interessi pubblici o privati di natura tale da influenzare l'esercizio indipendente, imparziale e obiettivo di una funzione pubblica.
      Si trova inoltre in una situazione di conflitto di interesse il titolare di una delle predette cariche qualora: il coniuge, la persona stabilmente convivente, un parente o un affine entro il secondo grado abbia la titolarità, in qualunque forma, di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta; sia preposto, in qualità di rappresentante, amministratore, curatore, gestore, procuratore, consulente o in altra posizione analoga, alla cura di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta; il coniuge, la persona stabilmente convivente, un parente o un affine entro il secondo grado sia preposto alla suddetta cura di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta.
      Infine viene specificato che i predetti soggetti sono tenuti a integrare gli obblighi di dichiarazione previsti dalla legislazione vigente dichiarando ogni interesse privato che può interferire con la carica che sono chiamati a svolgere. Sono altresì tenuti ad adoperarsi per risolvere ogni conflitto in modo da tutelare l'interesse pubblico.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Modifiche alla legge 15 febbraio 1953, n. 60, in materia di incompatibilità parlamentari).

      1. L'articolo 1 della legge 15 febbraio 1953, n. 60, è sostituito dal seguente:

      «Art. 1. – 1. L'esercizio del mandato parlamentare non è compatibile con lo svolgimento di cariche o uffici di qualsiasi specie per nomina o designazione del Governo o di organi dell'amministrazione dello Stato.
      2. Sono esclusi dal divieto di cui al comma 1 le cariche e gli uffici in enti od organismi aventi finalità prevalentemente o esclusivamente sociale, culturale, assistenziale o di culto.
      3. Sono altresì escluse dal divieto le nomine compiute dal Governo in base a norme di legge».

      2. Il primo comma dell'articolo 2 della legge 15 febbraio 1953, n. 60, è sostituito dal seguente:
      «Fuori dei casi previsti dal comma 1 dell'articolo 1, i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, consigliere di amministrazione, direttore, liquidatore, sindaco o revisore, ovvero ogni altro incarico amministrativo di vertice, in enti, società od organismi che, indipendentemente dalla loro natura giuridica, gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o delle pubbliche amministrazioni, anche a livello regionale o locale, ovvero ai quali lo Stato o altre amministrazioni pubbliche contribuiscano in via ordinaria, direttamente o indirettamente. I membri del Parlamento non possono altresì esercitare funzioni di consulente legale, finanziario o amministrativo

 

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con prestazioni di carattere permanente a favore dei predetti enti, società e organismi».

      3. L'articolo 3 della legge 15 febbraio 1953, n. 60, è sostituito dal seguente:

      «Art. 3. – 1. I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche né esercitare funzioni di amministratore, presidente, consigliere di amministrazione, direttore, liquidatore, sindaco o revisore, ovvero ogni altro incarico amministrativo di vertice, in banche o in società il cui scopo prevalente sia l'esercizio di attività finanziarie».

      4. L'articolo 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60, è sostituito dal seguente:

      «Art. 4. – 1. I membri del Parlamento non possono assumere patrocinio professionale ovvero assistenza o consulenza, in qualsiasi forma, in favore di soggetti privati, siano essi individui o società di qualsiasi natura, in rapporti di affari, contenziosi o vertenze di qualsiasi tipo con lo Stato o con pubbliche amministrazioni, anche a livello regionale o locale».

Art. 2.
(Disposizioni in materia di conflitti di interessi).

      1. Ogni persona incaricata di una funzione pubblica deve agire esclusivamente nel pubblico interesse e ha il dovere di evitare di porsi in una situazione di conflitto di interessi o di rimediarvi immediatamente nel caso in cui sopraggiunga. Deve altresì astenersi dall'assumere obblighi di natura economica o di altro tipo nei confronti di soggetti che potrebbero influenzarla nello svolgimento del proprio ufficio.
      2. Non può, in particolare, ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri, di Ministro, di Vice Ministro, di Sottosegretario di Stato, di Commissario straordinario del Governo di cui all'articolo

 

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11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e di componente di una autorità amministrativa indipendente chi versa in situazione di conflitto di interessi secondo le disposizioni del presente articolo.
      3. Ai fini del presente articolo, si trova in una situazione di conflitto di interessi il titolare di una delle cariche di cui al comma 1 che abbia altresì la titolarità, in qualunque forma, di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta.
      4. Ai fini del presente articolo sussiste altresì conflitto di interessi in ogni situazione di interferenza tra un interesse pubblico e degli interessi pubblici o privati di natura tale da poter influenzare l'esercizio indipendente, imparziale e obiettivo di una funzione pubblica.
      5. Si trova inoltre in una situazione di conflitto di interessi il titolare di una delle cariche di cui al comma 1, qualora:

          a) il coniuge, la persona stabilmente convivente, un parente o un affine entro il secondo grado abbia la titolarità, in qualunque forma, di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta;

          b) sia preposto, in qualità di rappresentante, amministratore, curatore, gestore, procuratore, consulente o in altra posizione analoga, alla cura di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta;

          c) il coniuge, la persona stabilmente convivente, un parente o un affine entro il secondo grado sia preposto alla cura ai sensi della lettera b) di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta.

      6. Ai fini del presente articolo i soggetti di cui al comma 2 sono tenuti a integrare

 

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gli obblighi di dichiarazione previsti dalla legislazione vigente dichiarando ogni interesse privato che può interferire con la carica che sono chiamati a svolgere. Sono altresì tenuti ad adoperarsi per risolvere ogni conflitto in modo da tutelare l'interesse pubblico.
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