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PDL 3098-A-bis

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3098-A-bis



 

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DISEGNO DI LEGGE

APPROVATO DAL SENATO DELLA REPUBBLICA

il 30 aprile 2015 (v. stampato Senato n. 1577)

presentato dal presidente del consiglio dei ministri
(RENZI)

di concerto con il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione
(MADIA)

e con il ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Trasmesso dal Presidente del Senato della Repubblica il 4 maggio 2015

(Relatore di minoranza: QUARANTA)
 

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Onorevoli Colleghi! Il provvedimento in esame, che delega il Governo a riorganizzare le amministrazioni pubbliche, presenta alcuni vizi di fondo già riscontrati in altre occasioni: la genericità (ragione che ci ha spinto a presentare una pregiudiziale di costituzionalità), tempi lunghi e di incerta determinazione nonchè, in molte sue parti, l'evidente tendenza ad accentrare il potere decisionale nel Presidente del Consiglio in aperto contrasto con la Costituzione e, in particolare, con l'articolo 5.
      Nel merito, fatte salve poche proposte riguardanti la carta della cittadinanza digitale nella quale, tuttavia, non sembrano volersi investire le risorse umane ed economiche necessarie, assistiamo alla riproposizione di un impianto niente affatto rivoluzionario ed in continuità con il recente passato.
      Avremmo auspicato una delega contenente principi generali validi per tutte le Pubbliche Amministrazioni regolati poi dalla legislazione statale, regionale e dalla contrattazione collettiva, con la dovuta attenzione alle peculiarità e alle diverse funzioni. Sarebbe stato opportuno porre al centro della riforma i servizi ai cittadini resi dalla Pubblica Amministrazione e valorizzare il lavoro pubblico. Siamo viceversa alla determinazione di dettagli validi per tutte le Pubbliche Amministrazioni ispirati alla filosofia della spending review. Si decontrattualizza il lavoro pubblico e, ex lege, si interviene su retribuzioni ed organizzazione.
      In altri casi invece la delega è assai generica, come nel caso relativo alla valutazione della dirigenza o al conferimento degli incarichi.
      Si prevede un cospicuo numero di decreti delegati nei quali l'innovazione, la flessibilità, la dinamicità lasciano il passo alla centralizzazione e al modello ministeriale uniforme, accentrato nella Presidenza del Consiglio.
      La preoccupazione dei «riformatori» parrebbe dunque più incentrata nel definire la linea di comando piuttosto che nell'avvicinare la Pubblica Amministrazione ai cittadini.
      Per citare solo alcune delle questioni più rilevanti che non convincono affatto:

          conferenza dei servizi: si estende in modo generalizzato il meccanismo del silenzio-assenso anche su temi sensibili quali l'ambiente, la salute, i beni culturali. Il principio di autotutela delle amministrazioni, come configurato, rischia di vanificare l'efficacia degli strumenti volti a comporre il dissenso e a minare la certezza del diritto. Mancano viceversa scelte coraggiose sull'introduzione del dibattito pubblico sulle grandi opere che risultino particolarmente onerose ed impattanti sui territori;

          «smembramento» del Corpo forestale: in un quadro nel quale si sarebbe dovuto affrontare con rigore il tema della sovrapposizione delle forze di polizia a competenza generale, avviando percorsi di coordinamento funzionale fino ad una progressiva unificazione delle stesse, si interviene su un corpo a carattere speciale avente competenze su temi fondamentali per il Paese. L'obiettivo di preservare il patrimonio naturalistico e paesaggistico, il contrasto alla sofisticazione alimentare, la lotta alle ecomafie e al dissesto idrogeologico avrebbero dovuto consigliare un potenziamento del Corpo forestale dello

 

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Stato, semmai razionalizzando le sovrapposizioni con i Vigili del fuoco o la Capitaneria (la quale finirebbe accorpata alla marina militare in un percorso assurdo di militarizzazione delle forze di polizia);

          l'accentramento dei poteri nella Presidenza del Consiglio viaggia inoltre di pari passo con lo smantellamento dei presidi dello Stato sul territorio: si veda la riduzione delle prefetture, di cui non si comprende quale sia l'ambito ottimale previsto della presenza dell'amministrazione centrale sul territorio e nella cui riorganizzazione non si riserva alcun ruolo alle relazioni sindacali. Analogo ragionamento si potrebbe fare per le Camere di commercio: lo scarso risparmio prodotto per le imprese produrrà una sicura e grave contrazione dei servizi; ancora insufficiente pare il criterio dell'individuazione delle circoscrizioni e delle soglie minime di numero di imprese, come anche le agevolazioni fiscali volte a favorire gli accorpamenti, nonchè la valutazione delle ricadute occupazionali.
      In tale quadro di depauperamento della presenza sui territori anche l'idea di diminuire il numero delle autorità portuali, in sè condivisibile, risulta inaccettabile in assenza di qualunque serio criterio di delega.

          Sulla dirigenza pubblica sarebbe stato opportuno dosare i poteri di indirizzo politico con l'autonomia gestionale in capo al dirigente. Viceversa, la temporaneità dell'incarico, la maggiore mobilità e la decadenza dal ruolo per semplice decorrenza del periodo senza incarico determinano evidenti rischi rispetto all'autonomia della dirigenza dalla politica. Inoltre, da stralciare, a nostro avviso, è la parte relativa ai segretari comunali, da affrontare opportunamente nel quadro della governance degli enti locali, senza perdere le competenze di una figura multidisciplinare e fondamentale presidio di legalità. In tal senso, contraddittoria pare la figura ipotizzata del «dirigente apicale».

          Meriterebbe, inoltre, di essere stralciata la parte riguardante la disciplina delle partecipazioni societarie delle Pubbliche Amministrazioni; in particolare, di competenza del Parlamento, dovrebbe rimanere il servizio idrico, soprattutto in considerazione dell'esito del referendum, cui occorrerebbe dare seguito senza infingimenti.

      Per queste ed altre ragioni – che, nella discussione degli emendamenti depositati da SEL, rappresenteremo più nel dettaglio – abbiamo ritenuto di presentare la relazione di minoranza, in tal modo ribadendo che ben altro occorrerebbe per rilanciare il difficile rapporto fra cittadini e Pubblica Amministrazione, a partire in primis da una visione culturalmente diversa nella quale al centro vi siano la qualità dei servizi resi ai cittadini e la valorizzazione delle competenze del lavoro pubblico.

Stefano QUARANTA
Relatore di minoranza.


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