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PDL 2726

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2726



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

DA VILLA, DELLA VALLE, CRIPPA, FANTINATI, MUCCI, PRODANI, VALLASCAS, PETRAROLI

Disposizioni per la disciplina e la promozione del commercio equo e solidale

Presentata il 17 novembre 2014


      

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Onorevoli Colleghi! La proposta di legge che presentiamo si prefigge il compito di stabilire un quadro normativo e uno statuto giuridico preciso per un mondo in costante crescita, quantitativa e qualitativa, quale quello del commercio equo e solidale.
      Essa aggiorna e sviluppa un cammino che ebbe già un timido esordio nella precedente legislatura, con la proposta di legge di Lino Duilio e altri 64 parlamentari di diversi gruppi (atto Camera n. 5184), che però non giunse a compimento.
      Dopo gli esordi negli anni cinquanta, come settore di nicchia nell'Europa settentrionale, in pochi decenni il commercio equo e solidale si è sviluppato e accresciuto, raggiungendo zone sempre più estese geograficamente, ampliando la gamma di beni offerti e incrementandone notevolmente i volumi, al punto di affermarsi anche in canali primari come quelli della grande distribuzione, della distribuzione automatica e della ristorazione collettiva.
      Il fatturato dei prodotti certificati Fairtrade è aumentato, su scala mondiale, dai 238 milioni di euro del 2001 ai 5,5 miliardi di euro nel 2013, diffondendo oltre 30.000 prodotti in più di 125 Paesi consumatori ed estendendo la base dei produttori certificati a 1.210 organizzazioni in ben 74 Paesi. Se restringiamo l'esame alla sola Europa, il commercio equo e solidale coinvolge oltre 5 milioni di produttori, con
 

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200 organizzazioni importatrici e 3.000 botteghe del mondo distribuite in 25 Paesi con più 100.000 volontari. I Paesi dell'Unione europea in cui il commercio equo e solidale vanta una rete commerciale più capillare e sviluppata sono Germania, Francia, Italia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e Svizzera, ma anche nei Paesi di nuova adesione all'Unione le prime esperienze stanno prendendo piede. L'Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (AGICES) riunisce le 92 organizzazioni equosolidali presenti oggi in Italia.
      Queste organizzazioni offrono un'occasione di lavoro a più di 1.000 persone e impegnano circa 5.000 volontari, operando attraverso 269 botteghe del mondo che coprono 16 regioni italiane. Oltre a un'attività direttamente commerciale (che incassa ricavi da vendite per 72.147.741 euro nel 2009), le botteghe del mondo presenti in Italia svolgono anche un'opera di informazione e di sensibilizzazione della società italiana sulle forme sulle ragioni d'essere del commercio equo e solidale.
      Oltre al circuito diretto, in Italia ci sono 130 aziende licenziatarie del marchio Fairtrade che distribuiscono in più di 5.000 punti vendita oltre 600 prodotti certificati Fairtrade, per un volume di vendite al dettaglio di circa 76,3 milioni di euro, coinvolgendo nel commercio equo e solidale, tra cooperative e piantagioni, circa 8 milioni di lavoratori agricoli.
      Il fenomeno è stato riconosciuto nella sua consistenza in diverse sedi istituzionali e ai differenti livelli territoriali di governo: sovranazionale, regionale e locale.
      L'Unione europea già da diversi anni ha esortato gli Stati membri a incentivare la diffusione della cultura del commercio equo e solidale. In particolare, con le risoluzioni A3-0373/93, A4-198/98 e A6-0207/2006 il Parlamento europeo ha attestato a più riprese la rilevanza e il valore sociale del commercio equo e solidale, invitando inoltre la Commissione europea e i legislatori nazionali a emanare provvedimenti che favorissero i prodotti certificati equosolidali, incentivando la formazione di un marchio comune e promuovendo una politica di incentivi.
      Numerose regioni italiane hanno altresì provveduto a regolamentare il settore nonostante l'inesistenza di una norma quadro a livello nazionale. Pioniera nel dedicare una intera legge al commercio equo e solidale è stata Toscana, con la legge regionale 23 febbraio 2005, n. 37. Sulla sua scia, sono state approvate quelle di Friuli Venezia Giulia (legge regionale 5 dicembre 2005, n. 29), Abruzzo (legge regionale 28 marzo 2006, n. 7), Umbria (legge regionale 6 febbraio 2007, n. 3), Liguria (legge regionale 13 agosto 2007, n. 32), Marche (legge regionale 29 aprile 2008, n. 8), Lazio (legge regionale 4 agosto 2009, n. 20), Piemonte (legge regionale 28 ottobre 2009, n. 26), Emilia-Romagna (legge regionale 29 dicembre 2009, n. 26), Veneto (legge regionale 22 gennaio 2010, n. 6), provincia autonoma di Trento (legge provinciale 17 giugno 2010, n. 13) e infine Puglia (legge regionale 1o agosto 2014, n. 32). In molte delle regioni escluse da questo elenco, progetti di legge di analogo oggetto sono in via di approvazione (come nel caso della Lombardia).
      Non è mancata l'attenzione al tema da parte degli enti locali, attenzione che comuni e province hanno espresso sia inserendo elementi di valorizzazione del commercio equo e solidale nei bandi di gara, sia aderendo a iniziative di sensibilizzazione nei propri territori, come la campagna «Città eque e solidali», lanciata da Fairtrade Italia, AGICES, Coordinamento agende 21 locali italiane e Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, con l'adesione di organizzazioni senza scopo di lucro.
      In attuazione delle direttive europee volte a sostenere la sostenibilità ambientale negli acquisti delle pubbliche amministrazioni, ha trovato espressione in un provvedimento di livello nazionale, riguardante le gare di appalto per servizi di ristorazione collettiva e acquisti di derrate alimentari, l'indicazione dell'opportunità di attribuire punteggi preferenziali a merci provenienti dal commercio equo e solidale
 

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di prodotti esotici (ananas, banane, cacao, cioccolata, zucchero e caffè).
      Quella che a tutt'oggi manca, invece, è una normativa nazionale che riconosca la rilevanza di questo settore inquadrandolo in una complessiva legge di riordino.
      L'attività parlamentare fino a oggi si è focalizzata sul tema del commercio equo e solidale solo con due mozioni, approvate dal Parlamento nel 2002 e nel 2003: quella di Iovene al Senato della Repubblica e quella di Fioroni alla Camera dei deputati. Esse prendevano atto del crollo del prezzo del caffè e del cacao, con potenziali conseguenze disastrose sulla manodopera locale, già in larga parte sottoposta a condizioni contrattuali e a standard retributivi prossimi alla schiavitù, e impegnavano quindi il Governo a incentivare la diffusione e lo sviluppo del commercio equo e solidale.
      Con la presente proposta di legge, si vuole offrire a tale esigenza un saldo supporto, con l'intento di realizzare tre obiettivi.
      Per primo, attribuire un riconoscimento ufficiale del ruolo svolto da tutti coloro che, in vario grado e con differenti compiti, partecipano alle attività in cui si articola il commercio equo e solidale, stabilendo definizioni precise (articolo 2) del significato e degli scopi che devono caratterizzare una forma di commercio affinché essa possa qualificarsi come equa e solidale.
      In secondo luogo, dare una garanzia al pubblico e in special modo ai consumatori circa la trasparenza e la correttezza dei processi produttivi e delle modalità, sia tecniche che organizzative, seguite in Italia e nei Paesi del sud del mondo dalle numerose organizzazioni che operano in questo settore. Le prospettive del commercio equo e solidale dipendono dalla fiducia che i consumatori potranno avere nell'effettiva conformità ai princìpi ispiratori di questa attività da parte di tutti i partecipanti alla filiera produttiva. La mancanza di controlli sistematici e trasparenti comporta il rischio che si verifichino comportamenti opportunistici che, anche se rari, potrebbero, una volta portati a conoscenza del grande pubblico, minarne la fiducia compromettendo l'attività e l'impegno anche degli operatori più meritevoli. È per questo che occorre istituire un sistema di certificazione univoco e controllato, che documenti la conformità dei processi produttivi da cui provengono le merci immesse nel circuito del commercio equo e solidale, affiancandogli un dispositivo di registrazione dei soggetti che esercitano il commercio equo e solidale in appositi albi e registri tenuti a livello nazionale (articolo 6).
      Il terzo e ultimo proposito, è quello di sostenere e finanziare iniziative a favore dei prodotti equosolidali e delle organizzazioni attive in tale settore, come già da tempo succede in altri Paesi, ad esempio la Germania e l'Inghilterra. Interventi in tal senso includono diverse modalità di agevolazione e di incentivo per gli investimenti delle organizzazioni del commercio equo e solidale (articolo 9), la promozione all'interno degli uffici pubblici delle merci del commercio equo e solidale (articolo 10) e l'istituzione della Giornata nazionale del commercio equo e solidale (articolo 11) per offrire uno spazio di confronto interculturale e di pubblicizzazione del settore. Per queste finalità è anche istituito il Fondo per il commercio equo e solidale (articolo 14), con una dotazione di 1 milione di euro per l'anno 2015, sulla base dell'impegno a reperire risorse assunto nell'Assemblea della Camera dei deputati dal Governo pro tempore il 26 novembre 2012, accogliendo l'ordine del giorno n. 9/05535-A/007 (Duilio, Lulli).
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Capo I
FINALITÀ E DEFINIZIONI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

Art. 1.
(Oggetto e finalità).

      1. La Repubblica, nel quadro delle politiche a sostegno della cooperazione internazionale e dell'economia sociale, nel rispetto dei princìpi di solidarietà della Costituzione, riconosce al commercio equo e solidale una funzione rilevante nella crescita economica e sociale nelle aree economicamente marginali del pianeta, nella pratica di un modello di economia partecipata, attenta alla conservazione dell'ecosistema, socialmente sostenibile e rispettosa dei diritti e dei bisogni di tutti i soggetti che sono parte dello scambio economico e nella promozione dell'incontro fra culture diverse.
      2. La presente legge favorisce un più ampio e trasparente accesso al mercato nazionale delle merci prodotte, trasformate e distribuite attraverso le filiere del commercio equo e solidale, in un contesto di concorrenza leale e di adeguata protezione dei consumatori. A tale fine sono stabilite adeguate procedure di riconoscimento delle organizzazioni del commercio equo e solidale e di certificazione dei relativi prodotti e sono previsti strumenti di incentivazione e di promozione delle buone prassi di commercio equo e solidale.

Art. 2.
(Definizioni).

      1. Ai fini della presente legge si applicano le seguenti definizioni:

          a) commercio equo e solidale: un rapporto commerciale con un produttore

 

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in forza di un accordo di commercio equo e solidale basato sul dialogo, sulla trasparenza e sul rispetto, finalizzato all'equità nelle relazioni commerciali internazionali. Il commercio equo e solidale contribuisce allo sviluppo sostenibile mediante la previsione di condizioni di scambio più bilanciate per i lavoratori delle aree economicamente svantaggiate e per i lavoratori emarginati nonché attraverso la tutela dei loro diritti;

          b) produttore: un produttore di beni o di servizi, organizzato in forma collettiva, operante in aree economicamente svantaggiate e prevalentemente in Paesi in via di sviluppo;

          c) accordo di commercio equo e solidale: un accordo di lunga durata stipulato con un produttore allo scopo di consentire, accompagnare e migliorare l'accesso al mercato di quest'ultimo, che preveda:

              1) il pagamento di un prezzo equo;

              2) misure a carico del committente per il graduale miglioramento della qualità del prodotto ovvero del servizio ovvero dei suoi processi produttivi, nonché in favore dello sviluppo della comunità locale alla quale il produttore appartiene o in cui opera;

              3) il progressivo miglioramento dei livelli di tutela ambientale della produzione;

              4) l'obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative stabilite dall'Organizzazione internazionale del lavoro, di remunerare in maniera adeguata i lavoratori, in modo da permettere loro di condurre un'esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali;

              5) l'offerta del pagamento di una parte rilevante del corrispettivo al momento della commessa, a meno che tale clausola non risulti eccessivamente onerosa per l'esistenza di specifiche ragioni di cui l'accordo dà espressamente atto;

 

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          d) prezzo equo: il prezzo versato a un produttore che consente:

              1) di erogare un salario adeguato per soddisfare i bisogni primari dei lavoratori e delle loro famiglie;

              2) di coprire, in modo sostenibile, i costi di produzione e gli altri costi derivanti dagli obblighi assunti con l'accordo di commercio equo e solidale;

              3) di programmare investimenti per il miglioramento della qualità del prodotto e dei processi produttivi;

          e) filiera del commercio equo e solidale: l'insieme delle fasi di produzione, trasformazione, importazione e distribuzione di un prodotto agroalimentare o artigianale quando al produttore sono assicurate le condizioni dell'accordo di commercio equo e solidale. La filiera del commercio equo e solidale è definita integrale quando:

              1) l'accordo di commercio equo e solidale è stipulato con il produttore da un'organizzazione del commercio equo e solidale di cui all'articolo 3;

              2) la distribuzione all'ingrosso o al dettaglio del prodotto della filiera è svolta da una o più organizzazioni del commercio equo e solidale di cui all'articolo 3;

          f) prodotto del commercio equo e solidale: un prodotto realizzato, importato, distribuito o commercializzato nell'ambito della filiera del commercio equo e solidale, sia essa integrale o no;

          g) regolamento: il regolamento di attuazione della presente legge di cui all'articolo 12.

      2. Il contenuto dell'accordo di commercio equo e solidale e, in particolare, il prezzo equo sono definiti a seguito di una negoziazione effettiva tra le parti che ha per oggetto la valutazione congiunta della sua adeguatezza a sostenere l'impresa del produttore e degli effetti che le misure previste producono sulla filiera produttiva e distributiva.

 

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Capo II
SOGGETTI DELLA FILIERA INTEGRALE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

Art. 3.
(Organizzazioni del commercio equo e solidale).

      1. Sono organizzazioni del commercio equo e solidale le società cooperative, i consorzi, le associazioni e gli enti, comunque costituiti senza scopo di lucro e con un ordinamento interno a base democratica, che:

          a) in via prevalente stipulano accordi di commercio equo e solidale e ne curano l'esecuzione ovvero distribuiscono all'ingrosso o al dettaglio prodotti o servizi oggetto di tali accordi;

          b) adottano e attuano, anche per mezzo dei loro consorzi, un programma di educazione, informazione, divulgazione e sensibilizzazione dei consumatori sulle filiere del commercio equo e solidale e sui progetti a esse connessi, sulle tematiche relative al divario tra il nord e il sud del mondo, allo sviluppo economico e sociale, al commercio internazionale e al consumo critico;

          c) perseguono per statuto modelli di sviluppo sostenibile, nel rispetto delle persone e dell'ambiente, fondano la loro attività sulla cooperazione e promuovono relazioni dirette e paritarie tra produttore e consumatore;

          d) sono iscritte nel registro della filiera integrale del commercio equo e solidale di un ente rappresentativo di cui all'articolo 4 e si impegnano a rispettare il relativo disciplinare.
      2. Gli enti pubblici, i partiti e i movimenti politici e le organizzazioni sindacali nonché gli enti da essi istituiti o diretti non possono assumere la qualità di organizzazione del commercio equo e solidale.

 

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      3. Alle cooperative che nel loro statuto prevedono quale oggetto sociale le attività di cui al presente articolo si applicano le disposizioni della legge 8 novembre 1991, n. 381, in materia di cooperative sociali, e del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, in materia di impresa sociale.

Art. 4.
(Enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale).

      1. Il rispetto dei requisiti fissati dall'articolo 3 e la qualità di organizzazione del commercio equo e solidale sono attestati da enti rappresentativi di tali organizzazioni, costituiti senza scopo di lucro, a struttura associativa e con un ordinamento interno a base democratica, i cui statuti prevedono la promozione e il sostegno del commercio equo e solidale.
      2. Gli enti rappresentativi, secondo quanto stabilito dal regolamento:

          a) approvano un disciplinare di filiera integrale del commercio equo e solidale;

          b) istituiscono e curano un registro della filiera integrale, nel quale sono iscritte le organizzazioni del commercio equo e solidale affiliate;

          c) godono di un'adeguata rappresentanza territoriale e di un'ampia base associativa;

          d) adottano un sistema di controllo in grado di verificare il rispetto del disciplinare di filiera da parte delle organizzazioni affiliate;

          e) dimostrano di possedere un'organizzazione adeguata per svolgere i compiti di controllo;

          f) adottano un adeguato sistema di riesame interno delle decisioni.

      3. Gli enti rappresentativi verificano il possesso e, con cadenza periodica, il mantenimento dei requisiti da parte delle organizzazioni affiliate e rilasciano un attestato

 

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a ogni verifica. Qualora un'organizzazione affiliata non possegga o perda i requisiti previsti dall'articolo 3, l'ente rappresentativo indica le necessarie misure correttive e fissa un termine, comunque non superiore a centoventi giorni, per l'adeguamento. L'ente rappresentativo, in via cautelare, può disporre la sospensione dell'iscrizione dell'organizzazione interessata nel registro della filiera integrale. Nei casi più gravi ovvero qualora le violazioni persistano si provvede alla cancellazione dal registro dell'organizzazione inadempiente.
      4. Gli enti rappresentativi trasmettono con cadenza semestrale alla Commissione per l'accreditamento di cui all'articolo 6 l'elenco aggiornato delle organizzazioni del commercio equo e solidale iscritte nel proprio registro della filiera integrale, affinché la Commissione provveda all'aggiornamento del registro nazionale di cui al citato articolo 6, comma 4, lettera b).
      5. Il rifiuto di iscrizione o l'esclusione dal registro della filiera integrale sono impugnati in via amministrativa davanti alla Commissione per l'accreditamento di cui all'articolo 6 e, in via giurisdizionale, davanti al tribunale di Roma.

Capo III
SOGGETTI CHE PROMUOVONO IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE TRAMITE LA CERTIFICAZIONE DI PRODOTTO

Art. 5.
(Organismi di certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale).

      1. Eccetto i casi in cui i prodotti del commercio equo e solidale sono importati o distribuiti da un'organizzazione di cui all'articolo 3, la provenienza di un prodotto da una filiera di commercio equo e solidale è attestata da organismi di certificazione di diritto privato, costituiti senza scopo di lucro e previamente accreditati dalla Commissione di cui all'articolo 6.

 

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      2. Gli atti costitutivi degli organismi di cui al comma 1 prevedono lo svolgimento, in via esclusiva, delle funzioni di certificazione. Sono vietate forme di finanziamento tramite la commercializzazione diretta dei prodotti certificati, salvo che per lo svolgimento di attività ausiliarie, promozionali o di sostegno ai licenziatari.
      3. Gli atti costitutivi di cui al comma 2 stabiliscono, altresì, misure adeguate al fine di salvaguardare la terzietà, l'indipendenza e la trasparenza delle attività di certificazione e di prevenire i conflitti di interesse, anche attraverso l'attribuzione delle attività di controllo e di ispezione a soggetti distinti, secondo quanto previsto dalle normative tecniche riconosciute a livello internazionale.
      4. Gli organismi di certificazione, secondo quanto previsto dal regolamento, devono:

          a) possedere un'organizzazione adeguata per svolgere le attività di controllo e di ispezione previste dal presente articolo;

          b) registrare un marchio, prevedendo che esso possa essere utilizzato dalle imprese certificate secondo criteri prestabiliti;

          c) approvare un regolamento di disciplina della filiera;

          d) istituire e curare la tenuta di un registro dei licenziatari del marchio;

          e) rispettare le normative tecniche riconosciute a livello internazionale stabilite per gli enti di certificazione, in quanto compatibili;

          f) disporre di un adeguato sistema di riesame interno delle decisioni.
      5. L'organismo accreditato rilascia la certificazione, a domanda, dopo una verifica effettiva dell'attività di ogni licenziatario. Sono inoltre oggetto di controllo periodico le condizioni di lavoro presso il produttore, le condizioni di acquisto dei beni, i disciplinari di filiera, nonché l'esistenza di accordi di commercio equo e solidale e di prezzi equi. In particolare, questi ultimi devono essere costituiti da

 

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una componente corrispondente al prezzo di mercato del bene e da un premio riconosciuto al produttore per il rispetto delle condizioni di produzione previste dall'accordo di commercio equo e solidale. L'organismo di certificazione procede a verifiche e a ispezioni periodiche e sospende o revoca la certificazione qualora rilevi il venire meno dei requisiti di legge o di marchio.
      6. Il rifiuto o la revoca della certificazione sono impugnati in via amministrativa davanti alla Commissione di cui all'articolo 6 e, in via giurisdizionale, davanti al tribunale di Roma.

Capo IV
ALBI, REGISTRI E PROCEDURE DI ACCREDITAMENTO

Art. 6.
(Commissione per l'accreditamento).

      1. Presso il Ministero dello sviluppo economico è istituita la Commissione per l'accreditamento degli organismi certificatori dei prodotti e degli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale, di seguito denominata «Commissione».
      2. La Commissione è composta da un dirigente del Ministero dello sviluppo economico, con funzioni di presidente, da due membri proposti dagli organismi di certificazione, da due membri proposti dagli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale, da due membri proposti dalle associazioni dei consumatori iscritte nell'elenco istituito ai sensi dell'articolo 137 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e da due esperti indipendenti con comprovata esperienza in materia di commercio equo e solidale.
      3. I membri della Commissione sono nominati per tre anni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico. Il mandato

 

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è svolto a titolo gratuito ed è rinnovabile una sola volta.
      4. La Commissione:

          a) istituisce e cura la tenuta dell'albo nazionale degli organismi di certificazione e degli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale accreditati, procedendo alle iscrizioni e alle cancellazioni secondo le procedure stabilite dal regolamento;

          b) istituisce e cura la tenuta del registro nazionale delle organizzazioni del commercio equo e solidale, redatto sulla base degli elenchi comunicati dai rispettivi enti rappresentativi;

          c) istituisce e cura la tenuta del registro nazionale degli enti licenziatari dei marchi degli enti certificatori;

          d) esercita il potere di vigilanza sugli organismi di certificazione e sugli enti rappresentativi e verifica il mantenimento da parte degli stessi dei requisiti previsti dalla presente legge;

          e) emana direttive e linee guida per l'adozione dei programmi di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sulle prassi del commercio equo e solidale e per l'adozione dei programmi di formazione degli operatori della filiera del commercio equo e solidale;

          f) garantisce la piena trasparenza della filiera del commercio equo e solidale, rilasciando a chiunque ne fa richiesta informazioni relative agli enti iscritti all'albo e nei registri nazionali di cui al presente comma, secondo le condizioni previste dal regolamento.

      5. La Commissione può ammettere ai benefìci previsti dall'articolo 9, comma 2, e dall'articolo 10 gli enti che, pur non essendo iscritti nei registri nazionali di cui al comma 4 del presente articolo:

          a) sono costituiti con un ordinamento interno a base democratica e non perseguono scopi di lucro;

          b) rispettano i requisiti previsti per le organizzazioni del commercio equo e solidale

 

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dall'articolo 3, commi 1, lettere a), b) e c), e 2.

      6. Il riconoscimento è disposto, su domanda dell'ente interessato, dalla Commissione, sentiti gli organismi di certificazione e gli enti rappresentativi.
      7. Le associazioni dei consumatori di cui al comma 2, gli organismi di certificazione, le organizzazioni del commercio equo e solidale, i loro enti rappresentativi e chiunque vi ha interesse può presentare un ricorso alla Commissione contro le decisioni di accreditamento, di revoca o di sospensione dell'accreditamento ovvero contro il mancato esercizio del potere di vigilanza.
      8. Ai ricorsi di cui al comma 7 del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni che regolano il ricorso in opposizione di cui all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199.

Art. 7.
(Mutuo riconoscimento).

      1. Nel rispetto dei princìpi di non discriminazione e di leale collaborazione stabiliti dall'Unione europea, le tutele e i benefìci previsti dalla presente legge sono estesi alle imprese e alle merci europee che sono state riconosciute o certificate in altri Stati membri dell'Unione europea tramite procedure equivalenti a quelle previste dalla medesima legge.
      2. In ogni caso, gli organismi di certificazione e gli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale stabiliti in Stati membri dell'Unione europea sono ammessi alle procedure di accreditamento di cui alla presente legge alle medesime condizioni previste per gli organismi e per gli enti stabiliti nello Stato italiano.
      3. Il regolamento prevede disposizioni per l'attuazione del presente articolo.

 

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Capo V
INTERVENTI DI PROTEZIONE E SOSTEGNO

Art. 8.
(Tutela dei marchi e norme sull'etichettatura)

      1. I prodotti del commercio equo e solidale importati o distribuiti da un'organizzazione del commercio equo e solidale possono essere presentati, etichettati e pubblicizzati con la denominazione di «prodotto del commercio equo e solidale» ovvero con diciture quali «prodotto del commercio equo», «commercio equo e solidale», «commercio equo», «fair trade», «comercio justo»; «commerce equitable». Negli altri casi, i prodotti del commercio equo e solidale possono essere presentati, etichettati e pubblicizzati con tali denominazioni solo congiuntamente al marchio dell'organismo di certificazione che ne ha attestato la provenienza.
      2. È vietato l'uso della denominazione di «organizzazione del commercio equo e solidale» e di altre denominazioni similari alle imprese e agli enti che non sono iscritti nel registro nazionale di cui all'articolo 6, comma 4, lettera b), ovvero qualora la registrazione sia stata sospesa o revocata.
      3. Al di fuori dei casi di cui al comma 1, è vietato descrivere un prodotto, nell'etichettatura, nella pubblicità o nei documenti commerciali con termini che suggeriscono all'acquirente che esso o che le materie prime utilizzate provengono da una filiera del commercio equo e solidale ovvero le fasi di produzione, trasformazione o distribuzione sono state eseguite secondo le prassi del commercio equo e solidale.
      4. Chi viola i divieti di cui ai commi 2 e 3 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 euro a 5.000 euro. Se la violazione è commessa da un soggetto che esercita il commercio ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è ordinata la sospensione dell'attività per

 

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dieci giorni. In caso di recidiva, la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata di un terzo e si applica la sospensione dell'attività fino a un mese.
      5. Gli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale e gli organismi di certificazione iscritti all'albo nazionale di cui all'articolo 6, comma 4, lettera a), sono legittimati ad agire per inibire l'uso indebito definito dal presente articolo. Con la sentenza che inibisce la condotta illegittima il tribunale condanna, altresì, al risarcimento del danno.

Art. 9.
(Interventi per la diffusione del commercio equo e solidale).

      1. Lo Stato e le regioni, per il conseguimento delle finalità di cui all'articolo 1:

          a) sostengono iniziative divulgative e di sensibilizzazione promosse dagli organismi e dagli enti di cui agli articoli 3, 4 e 5, mirate a diffondere i contenuti e le prassi del commercio equo e solidale e ad accrescere nei consumatori la consapevolezza degli effetti delle proprie scelte di consumo;

          b) sostengono specifiche azioni educative nelle scuole e negli istituti di formazione, promosse dagli organismi e dagli enti di cui agli articoli 3, 4 e 5 e relative alle problematiche della globalizzazione economica, agli squilibri tra nord e sud del mondo, alle implicazioni delle scelte di consumo e alle opportunità offerte da forme di scambio fondate sulla cooperazione.

      2. Lo Stato e le regioni, sulla base di progetti presentati da organizzazioni del commercio equo e solidale:

          a) promuovono e sostengono iniziative di formazione per gli operatori e i volontari;

          b) promuovono e sostengono progetti di cooperazione con i produttori per la

 

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realizzazione di nuove produzioni o filiere ovvero per lo sviluppo di quelle esistenti;

          c) concedono, nei limiti del regime degli aiuti di importanza minore stabilito dal regolamento (CE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, contributi per l'apertura o per la ristrutturazione della sede nonché per l'acquisto di attrezzature, arredi e dotazioni informatiche, fino a un massimo del 40 per cento delle spese ammissibili;

          d) concedono contributi in conto capitale a termine allo scopo di consentire la realizzazione di investimenti legati a specifici progetti di sviluppo;

          e) promuovono forme di sostegno per i soggetti che richiedono l'iscrizione in un registro della filiera integrale.

Art. 10.
(Sostegno del commercio equo e solidale negli appalti pubblici).

      1. Lo Stato promuove l'utilizzo dei prodotti e dei servizi del commercio equo e solidale nei propri acquisti e, in particolare, per le mense e per i servizi di ristorazione delle amministrazioni pubbliche.
      2. Nel rispetto della normativa dell'Unione europea e nazionale vigente, le amministrazioni pubbliche che bandiscono gare di appalto per la fornitura alle proprie strutture di prodotti di consumo possono prevedere nei capitolati di gara meccanismi che promuovano l'utilizzo di prodotti del commercio equo e solidale. A tal fine è previsto, in favore delle amministrazioni aggiudicatrici, un rimborso pari al 15 per cento dei maggiori costi conseguenti alla specifica indicazione di tali prodotti nell'oggetto del bando. Il rimborso è posto a carico del Fondo istituito ai sensi dell'articolo 14.
      3. L'iscrizione nei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere b) e c), costituisce:

          a) titolo di priorità per la selezione di soggetti da invitare alle gare di appalto per

 

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servizi, fermi restando i requisiti richiesti dalla normativa vigente in materia;

          b) criterio di preferenza, a parità di condizioni, nel caso di affidamento di appalto di servizi mediante il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa.

      4. Qualora l'uso dei prodotti e dei servizi del commercio equo e solidale sia stato promosso ai sensi delle disposizioni dei commi 2 e 3, ne è assicurata agli utenti interessati adeguata informazione.

Art. 11.
(Giornata nazionale del commercio equo e solidale).

      1. Al fine di promuovere la conoscenza e la diffusione del commercio equo e solidale è istituita la Giornata nazionale del commercio equo e solidale, da celebrare annualmente con la collaborazione degli organismi degli enti iscritti all'albo e nei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere a), b) e c).
      2. Le modalità organizzative per la celebrazione della Giornata di cui al comma 1 sono definite dal regolamento.

Capo VI
NORME DI ATTUAZIONE E COPERTURA FINANZIARIA

Art. 12.
(Regolamento di attuazione).

      1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è emanato, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera a), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, il relativo regolamento di attuazione che stabilisce:

          a) i requisiti di indipendenza e di trasparenza degli organismi di certificazione del commercio equo e solidale;

 

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          b) i criteri minimi per il monitoraggio e per la certificazione delle attività del commercio equo e solidale;

          c) la base associativa minima degli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale;

          d) i requisiti organizzativi e le procedure per la tenuta dei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere b) e c), e le relative procedure di iscrizione e di controllo;

          e) i requisiti, i criteri e le modalità per l'iscrizione, la sospensione e la revoca degli organismi di certificazione dei prodotti e degli enti rappresentativi delle organizzazioni del commercio equo e solidale nell'albo nazionale di cui all'articolo 6, comma 4, lettera a), nonché le modalità di gestione dello stesso;

          f) i criteri e le modalità attuative nonché i beneficiari degli interventi di cui all'articolo 9;

          g) le disposizioni per garantire l'accesso agli atti e ai documenti concernenti le procedure di certificazione dei prodotti e di riconoscimento delle organizzazioni del commercio equo e solidale;

          h) le procedure di mutuo riconoscimento di cui all'articolo 7;

          i) le modalità organizzative e i contenuti della Giornata nazionale del commercio equo e solidale di cui all'articolo 11;

          l) le modalità attuative del regime transitorio.

Art. 13.
(Compiti delle regioni).

      1. Le regioni promuovono le buone pratiche del commercio equo e solidale, secondo i propri ordinamenti e tramite strumenti di programmazione periodica degli interventi di sostegno.
      2. Le regioni, nel rispetto dell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, non possono prevedere una disciplina diversa

 

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da quella della presente legge in relazione:

          a) alle procedure di accreditamento degli organismi di certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale;

          b) al riconoscimento delle organizzazioni e alla certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale;

          c) alla protezione dei marchi e alle condizioni di etichettatura dei prodotti del commercio equo e solidale.

      3. Le regioni possono mantenere, istituire e curare la tenuta di propri albi, registri o elenchi delle organizzazioni del commercio equo e solidale secondo i criteri di accreditamento e di iscrizione previsti dalla presente legge.

Art. 14.
(Fondo per il commercio equo e solidale).

      1. Nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico è istituito, con una dotazione di 1 milione di euro per l'anno 2015, il Fondo per il commercio equo e solidale.
      2. Le risorse derivanti dall'irrogazione delle sanzioni di cui all'articolo 8 sono assegnate al Fondo istituito ai sensi del comma 1 del presente articolo.

Art. 15.
(Disposizioni finanziarie).

      1. All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 14 della presente legge, pari a 1 milione di euro per l'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo speciale per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 novembre 2004, n. 307.
      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con

 

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propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Capo VII
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 16.
(Disposizioni transitorie e finali).

      1. I benefìci e le tutele riconosciuti dalla presente legge e, in particolare, le disposizioni in materia di marchi e di etichettatura applicabili alle imprese e ai prodotti del commercio equo e solidale non devono comportare ostacoli agli scambi nell'ambito dell'Unione europea.
      2. In sede di prima attuazione della presente legge, i quattro membri della Commissione da nominare sulla base delle proposte formulate dagli organismi di certificazione e dagli enti rappresentativi delle organizzazioni di commercio equo e solidale sono nominati dal Ministro dello sviluppo economico, sentiti gli enti e le organizzazioni impegnati in attività di promozione delle prassi del commercio equo e solidale riconosciute a livello internazionale.
      3. Fino all'istituzione dell'albo e dei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere a), b) e c), gli enti e le organizzazioni che adottano le prassi del commercio equo e solidale riconosciute a livello internazionale possono continuare ad adottare i marchi e le denominazioni in uso.
      4. Fino all'istituzione dell'albo e dei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere a), b) e c), i soggetti che commercializzano prodotti provenienti da filiere che rispettano le prassi del commercio equo e solidale riconosciute a livello internazionale possono continuare a pubblicizzare e a etichettare tali prodotti con i marchi e con le denominazioni in uso.
      5. In sede di prima attuazione della presente legge e fino alla revisione dell'albo

 

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e dei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere a), b) e c), da effettuare entro i tre anni successivi alla data di entrata in vigore dalla medesima legge, la Commissione iscrive all'albo e nei registri nazionali gli enti già iscritti ad albi, in registri o in elenchi di organizzazioni del commercio equo e solidale, istituiti da leggi regionali che prevedono finalità omogenee a quelle della presente legge.
      6. Le regioni nelle quali esistono albi, registri o elenchi regionali delle organizzazioni del commercio equo e solidale sono tenute, entro tre anni dall'istituzione dell'albo e dei registri nazionali di cui all'articolo 6, comma 4, lettere a), b) e c), ad adeguare i medesimi alle disposizioni della presente legge.
Frontespizio Relazione Progetto di Legge
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