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PDL 2541

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2541



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2013

Presentato il 15 luglio 2014


      

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Onorevoli Deputati! Le manovre correttive varate sul finire del 2011 e nel corso del 2012 – pur in un contesto internazionale migliorato solo marginalmente – hanno consentito, alla fine di maggio 2013, la chiusura della procedura per deficit eccessivo a carico dell'Italia. Questo risultato è stato essenziale nella definizione della politica di bilancio seguita nel 2013, che, nel varo di alcuni importanti provvedimenti mirati al rilancio della crescita e al sostegno dei redditi delle famiglie, ha potuto beneficiare di un clima di relativa fiducia.
      Qui di seguito si richiamano in modo sintetico gli effetti finanziari determinati dai decreti di variazione di bilancio adottati in attuazione dei provvedimenti più rilevanti; è bene tenere presente al riguardo che ogni norma può esercitare i suoi effetti sul bilancio attraverso più decreti di variazione: pertanto, i dati qui riepilogati possono differire dagli effetti finanziari complessivi quantificati nell'ambito della relazione tecnica di ciascun provvedimento.
      Tra gli interventi più importanti, assume particolare rilevanza un provvedimento straordinario – adottato con il decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64 – per l'accelerazione dei pagamenti dei debiti delle amministrazioni pubbliche maturati al 31 dicembre 2012. Date la portata e le modalità attuative del programma di pagamenti (circa 40 miliardi di euro di pagamenti effettivi nel biennio 2013-2014, di cui oltre 19 miliardi
 

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nell'anno 2013), si tratta di una misura plausibilmente in grado di sostenere il livello di attività reale e l'occupazione, anzitutto migliorando significativamente la posizione finanziaria delle imprese creditrici in una fase congiunturale particolarmente difficile. Tali ragioni, oltre alle pressioni derivate dall'introduzione della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali, recepita con decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, hanno giustificato, nell'ottica del legislatore, il peggioramento dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (per circa 7,3 miliardi di euro) – per lo più determinato dall'estinzione di debiti relativi a spese in conto capitale – e il notevole impatto sul fabbisogno e, quindi, sull'ammontare del debito complessivo (pressoché pari all'intero importo dei pagamenti effettuati). Per ciò che attiene agli effetti sul bilancio dello Stato, l'incremento degli stanziamenti di competenza, operato tramite il decreto di variazione attuativo della norma (decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 30281 del 10 aprile 2013), ha comportato un peggioramento del saldo netto da finanziare nella misura di circa 10,5 miliardi di euro, quasi totalmente imputabili all'istituzione di un apposito fondo per assicurare alle amministrazioni locali – particolarmente interessate dal decreto – la liquidità necessaria per effettuare i pagamenti. Tali variazioni hanno richiesto un aggiornamento del livello massimo del saldo in oggetto, fissato dalla legge di stabilità per il 2013 (legge 24 dicembre 2012, n. 228), che è stato portato da 6.600 a 31.600 milioni di euro. È da notare che il provvedimento implica effetti sulle entrate, in termini di maggior gettito dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), imputato però all'esercizio 2014, e di incremento dei rientri di fondi derivanti dall'Unione europea in proporzione alla maggiore capacità di spesa delle amministrazioni impegnate in programmi di spesa cofinanziati dai fondi strutturali (200 milioni di euro nel 2013).
      Un secondo intervento particolarmente rilevante – sebbene sostanzialmente neutrale sui saldi di bilancio e di finanza pubblica – è il decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2013, n. 85, che ha provveduto al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, alla proroga di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato (funzionale a garantire la continuità dei servizi pubblici essenziali) e alla sospensione della prima rata dell'imposta municipale unica (IMU) per l'abitazione principale e per altre residuali categorie di immobili. Se i maggiori oneri e le minori entrate hanno pesato soprattutto sulle amministrazioni locali e sugli enti di previdenza, la compensazione è stata operata con un miglioramento del saldo delle amministrazioni centrali, ottenuto mediante la riduzione del fondo per gli sgravi contributivi per la contrattazione di secondo livello, del fondo per lo sviluppo e la coesione e delle risorse destinate al trattato di partenariato e cooperazione tra Italia e Libia.
      Successivamente, il decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, è intervenuto con misure di fiscalità generale – tra cui il rinvio di un trimestre dell'aumento dell'aliquota normale dell'IVA al 22 per cento, parzialmente coperto con incrementi degli acconti delle imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e sul reddito delle società (IRES) – e con incentivi in favore dell'occupazione giovanile. Tra gli altri, l'articolo 1 del suddetto decreto-legge ha istituito un incentivo (pari ad un terzo della retribuzione lorda) per i datori di lavoro che entro il 30 giugno 2015 assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori di età compresa tra 18 e 29 anni, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o privi di diploma di scuola media superiore o professionale. Complessivamente, il decreto che ha operato le variazioni di bilancio determinate dalla norma (decreto del Ministro dell'economia e delle finanze n. 74121 del 12 novembre 2013) ha avuto
 

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effetti sostanzialmente nulli sul saldo netto da finanziare per l'esercizio 2013, prevedendo una riduzione netta di spese pari a circa 300 milioni di euro a fronte di una riduzione netta di entrate di 292,5 milioni.
      Notevoli sono stati, invece, gli effetti sul saldo netto da finanziare dovuti al decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124. In particolare, in materia di pagamenti dei debiti degli enti territoriali, l'articolo 13 è intervenuto rideterminando le risorse del relativo Fondo per assicurare liquidità per i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, stanziate dal citato decreto-legge n. 35 del 2013 per far fronte agli interventi in esso previsti: è stata incrementata di 7,2 miliardi di euro la dotazione per l'anno 2013 e contestualmente ridotto del medesimo importo lo stanziamento per l'anno 2014. Per conseguenza è stato necessario aumentare di ulteriori 8 miliardi di euro il limite massimo di emissione dei titoli di Stato. Il medesimo decreto-legge n. 102 del 2013 ha, inoltre, cancellato definitivamente la prima rata dell'IMU per il 2013 – sospesa da un precedente intervento (vedi sopra). Oltre al ristoro del mancato gettito ai comuni, diverse altre misure (rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, adozione di ulteriori misure di salvaguardia in materia di trattamenti pensionistici e interventi per il sostegno dell'accesso all'abitazione) – per circa 1,8 miliardi di euro complessivi – hanno trovato compensazione all'interno del decreto stesso, principalmente grazie al maggior gettito dell'IVA (925 milioni di euro) derivante dai pagamenti dei debiti degli enti territoriali e ai proventi (stimati in circa 600 milioni di euro) derivanti dall'estensione dell'ambito temporale di applicazione delle disposizioni contenute nella legge finanziaria per il 2006 in materia di definizione agevolata in appello dei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile.
      Il conto consuntivo delle Amministrazioni dello Stato presenta i risultati complessivi indicati nella Tavola 1.
      Gli stessi risultati, espressi al netto delle regolazioni contabili e debitorie, riportate in dettaglio nella Tavola 6, si modificano come evidenziato nella Tavola 2.
      Il conto consuntivo presenta, inoltre, la spesa complessiva per le missioni, come evidenziato nella Tavola 3.
      Nelle Tavole 4 e 5 si forniscono elementi di raccordo tra il Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato e il conto economico dello Stato elaborato secondo i criteri della contabilità nazionale previsti dal SEC 95 (Sistema europeo dei conti nazionali e regionali). Tale raccordo consente una valutazione di massima della coerenza complessiva delle grandezze di entrata e di uscita contenute nel Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato, che determinano il saldo netto da finanziare, con quelle del conto economico dello Stato, che costituisce la componente principale dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche. Infatti il passaggio dai dati della contabilità finanziaria a quelli della contabilità nazionale, basati sul principio della competenza economica, richiede numerose operazioni di trascodifica e aggiustamento. In particolare, la Tavola 4 riporta la trascodifica dei dati del bilancio dello Stato per categoria economica in relazione alle voci del SEC 95, nel rispetto dei saldi di competenza e di cassa del Rendiconto; la Tavola 5 espone le operazioni di aggiustamento effettuate per il passaggio dai dati di contabilità finanziaria agli aggregati di contabilità nazionale calcolati secondo il principio della competenza economica.
      Le tavole di raccordo qui presentate a consuntivo sono elaborate in analogia con quelle prodotte in fase di previsione nell'ambito della Nota tecnico-illustrativa del disegno di legge di stabilità, prevista dall'articolo 9 della legge 31 dicembre 2009 n. 196, e successive modificazioni. Tale Nota è infatti un documento conoscitivo di raccordo tra il disegno di legge di bilancio presentato alle Camere e il conto economico delle pubbliche amministrazioni, che espone i contenuti della manovra, i relativi effetti sui saldi di finanza pubblica articolati nei vari settori di intervento e i criteri utilizzati per la quantificazione degli stessi.
 

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      In generale, si precisa che le considerazioni che seguono nella presente relazione, si riferiscono, salva diversa indicazione, ai dati considerati al lordo delle regolazioni contabili e debitorie.
      Ai fini della lettura delle tabelle, si fa presente che eventuali squadrature derivano dall'arrotondamento dei dati in milioni di euro operato dai sistemi elettronici.
 

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PREVISIONI

      Le previsioni iniziali, stabilite con la legge 24 dicembre 2012, n. 229, per effetto delle variazioni intervenute nel corso della gestione sono venute a modificarsi, dando luogo a previsioni definitive di entrata e di spesa, rispettivamente, per 798.487 milioni e 799.535 milioni di euro in termini di competenza e per 817.876 milioni e 818.805 milioni di euro in termini di cassa.
      Per le entrate, le previsioni definitive di competenza rispetto a quelle iniziali sono aumentate nell'anno 2013 complessivamente del 4,3 per cento, rispetto a un aumento del 3,1 per cento, registrato nel 2012. L'ammontare delle previsioni definitive rappresenta nell'anno 2013 il 51,2 per cento del prodotto interno lordo (PIL) (1.560.024 milioni a prezzi di mercato: dato diffuso dall'ISTAT il 3 marzo 2014) contro il 51,3 per cento del 2012 (1.565.916 milioni a prezzi di mercato: dato diffuso dall'ISTAT il 1o marzo 2013). Le entrate per operazioni finali (costituite dal complesso dei primi tre titoli delle entrate di bilancio, ossia entrate tributarie, extratributarie e per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti) sono risultate pari a 548.855 milioni di euro in termini di competenza e a 495.891 milioni di euro in termini di cassa, con una variazione positiva, rispetto alle previsioni iniziali, pari a 214 milioni di euro in termini di competenza e a 212 milioni di euro in termini di cassa, mentre l'accensione di prestiti ammonta a 249.632 milioni di euro in conto competenza e a 321.986 milioni di euro in conto cassa. Le entrate tributarie ed extratributarie (titoli I e II) ammontano a 545.070 milioni di euro in conto competenza e a 492.106 milioni di euro in conto cassa. Di queste, le entrate tributarie hanno fatto registrare variazioni in diminuzione pari a 11.213 milioni di euro in conto competenza e in conto cassa (pari rispettivamente al 2,3 e al 2,5 per cento), mentre le entrate extratributarie riportano aumenti, rispettivamente, per 8.960 e 8.958 milioni di euro (13,6 e 19,2 per cento); anche le entrate per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti hanno fatto registrare un incremento pari a 2.468 milioni di euro in entrambe le gestioni (187,4 per cento).
      In particolare, nell'ambito delle entrate tributarie, le variazioni in diminuzione, sia per la competenza sia per la cassa, hanno riguardato le tasse e imposte sugli affari, per 14.322 milioni di euro, e le imposte sulla produzione sui consumi e dogane, per 3.906 milioni di euro, parzialmente compensate dall'aumento delle imposte sul patrimonio e sul reddito per 7.818 milioni di euro.
      Per quanto concerne le entrate extratributarie, le variazioni incrementative rispetto alle previsioni iniziali, registrate sia per la competenza che per la cassa, hanno riguardato principalmente i proventi dei servizi pubblici minori, per 4.524 milioni di euro, i recuperi, rimborsi e contributi, per 4.069 milioni di euro, e i prodotti netti di aziende autonome e utili di gestione, per 304 milioni di euro. Presenta invece una riduzione, per 485 milioni di euro, la categoria delle partite che si compensano nella spesa.
      Rispetto alle previsioni iniziali, le principali variazioni delle entrate per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti (titolo III) sono connesse al rimborso di anticipazioni e di crediti vari del Tesoro per 1.445 milioni di euro in conto competenza e 1.160 milioni di euro in conto cassa.
      Infine, le entrate per accensione di prestiti (titolo IV) hanno registrato un aumento pari a 32.660 milioni di euro in conto competenza (+15,1 per cento) e a 37.496 milioni in conto cassa (+13,2 per cento).
      Le previsioni definitive, in termini di competenza, delle spese complessive dello Stato – rappresentate dalla somma delle spese finali (titoli I e II delle uscite) e delle spese per il rimborso di prestiti (titolo III delle uscite) – sono aumentate, rispetto a quelle iniziali, del 4,4 per cento, contro un aumento del 3,2 per cento manifestatosi nel precedente esercizio, confermando l'incidenza sul PIL pari al 51,3 per cento, registrata anche nel 2012.

 

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      In particolare, le previsioni definitive delle spese per operazioni finali (somma delle spese correnti – titolo I e delle spese in conto capitale – titolo II) ammontano a 600.043 milioni di euro in conto competenza e a 618.762 milioni di euro in conto cassa, con un aumento rispettivamente di 38.987 milioni e di 43.162 milioni di euro rispetto alle previsioni iniziali; mentre le previsioni definitive delle spese per rimborso di passività finanziarie (titolo III) ammontano a 199.492 milioni di euro in conto competenza e a 200.042 milioni di euro in conto cassa, con una diminuzione, rispettivamente, di 5.065 milioni e di 4.526 milioni di euro rispetto alla previsione iniziale.
      Delle spese finali, quelle di parte corrente ammontano a 528.763 milioni di euro in conto competenza e a 543.817 milioni di euro in conto cassa, mentre quelle in conto capitale sono pari a 71.280 milioni di euro in conto competenza e a 74.946 milioni di euro in conto cassa.
      Rispetto alle previsioni iniziali di competenza, le spese correnti hanno registrato un aumento di 11.433 milioni di euro e quelle in conto capitale un aumento di 27.554 milioni di euro; per quanto riguarda la previsione di cassa, si registrano, rispettivamente, un aumento di 15.149 milioni e di 28.013 milioni di euro.
      In particolare, l'aumento della previsione definitiva rispetto alla previsione iniziale registrata dalle spese correnti ha riguardato principalmente le seguenti categorie dei trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche (+7.123 milioni di euro), dei redditi da lavoro dipendente (+2.314 milioni di euro) e dei consumi intermedi (+2.210 milioni di euro). Tali aumenti sono stati in parte compensati dalla riduzione registrata nella categoria delle altre uscite correnti (-3.606 milioni di euro). L'incremento registrato in conto cassa è imputabile alla categoria dei trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche (+9.489 milioni di euro, prevalentemente attribuibili agli enti locali), alle poste correttive compensative (+3.350 milioni di euro) e ai consumi intermedi (+3.143 milioni di euro, principalmente per acquisizione di servizi effettivi), ai redditi da lavoro dipendente (+2.772 milioni di euro) e ai trasferimenti a imprese (+1.083 milioni di euro), a loro volta compensati dalla riduzione della categoria delle altre uscite correnti (-6.378 milioni di euro, attribuibile ai prelievi dai fondi di riserva). L'incremento delle previsioni delle spese in conto capitale è da attribuire alla categoria dell'acquisizione di attività finanziarie (+24.625 milioni di euro in conto competenza e +24.853 milioni per la cassa), da ricondurre principalmente al fondo per assicurare agli enti territoriali la liquidità necessaria per i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, nonché alla categoria degli investimenti ad amministrazioni pubbliche (3.042 milioni di euro per la competenza e 4.460 milioni per la cassa), destinati in particolare alle regioni per la realizzazione di interventi compresi nelle intese istituzionali di programma.
      Rispetto al passato esercizio, le previsioni definitive di competenza delle spese complessive sono diminuite dello 0,5 per cento. Tale andamento è il risultato di scostamenti di tipo diverso tra i titoli della spesa. Tra le spese di parte corrente (titolo I), complessivamente aumentate del 4 per cento, la categoria che registra maggiori aumenti rispetto allo scorso esercizio è quella delle poste correttive e compensative (+18 per cento) seguita dai consumi intermedi (+14,5 per cento); tali aumenti sono in buona parte compensati dalla riduzione delle altre uscite correnti (-29,5 per cento). Nel conto capitale (titolo II), le previsioni definitive presentano un incremento del 52,2 per cento rispetto al precedente esercizio e le categorie che hanno subìto un aumento sono le acquisizioni di attività finanziarie (+238,9 per cento) e gli altri trasferimenti in conto capitale (+68 per cento), mentre i contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private presentano una riduzione pari al 54,8 per cento.
      Il rimborso di passività finanziarie (titolo III) presenta previsioni definitive con una riduzione del 19,7 per cento rispetto al 2012.
 

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      Nel complesso, il differenziale fra entrate e spese a livello di previsioni definitive risulta pari a -1.048 milioni di euro per la competenza e a -929 milioni di euro per la cassa.
      Tale risultato è determinato dagli effetti derivanti dall'assunzione di provvedimenti che hanno comportato variazioni al bilancio, i quali, per l'entrata, si possono così suddividere:

          provvedimenti amministrativi (39.820 milioni di euro in conto competenza e cassa);

          provvedimenti legislativi (-6.946 milioni di euro in conto competenza e -2.112 milioni in conto cassa);

          per le spese, invece, possono essere individuati nelle seguenti tipologie di provvedimenti:

          assestamento di bilancio – legge 4 ottobre 2013, n. 117 (-15.633 milioni di euro in conto competenza e -10.799 in conto cassa);

          riassegnazione di quote di entrate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469 (+24.883 milioni di euro in conto competenza e +24.881 milioni in conto cassa);

          provvedimenti con copertura a carico dell'entrata (+25 milioni di euro sia in conto competenza sia in conto cassa);

          modifiche in dipendenza di altre norme (+24.647 milioni di euro in conto competenza e +24.529 milioni in conto cassa).

      Per quanto riguarda i saldi, rispetto alle previsioni iniziali, va rilevato che il risparmio pubblico (saldo tra le entrate correnti, tributarie ed extra-tributarie, e le spese correnti) ha evidenziato un peggioramento, in termini di competenza, di 13.686 milioni di euro, attestandosi a 16.307 milioni di euro, e, in termini di cassa, di 17.405 milioni di euro, ragguagliandosi a -51.710 milioni di euro. Rispetto all'esercizio passato (25.896 milioni di euro), lo stesso presenta una riduzione pari a 9.589 milioni di euro (-37 per cento). Anche in termini di cassa si registra un peggioramento, pari al 42,9 per cento. Al netto delle regolazioni contabili, il dato è pari a +24.418 milioni di euro per la competenza e a -43.600 milioni di euro per la cassa.
      Dal raffronto delle operazioni finali risulta un saldo netto da finanziare (dato, per l'appunto, dalla differenza fra le entrate finali e le spese finali) pari a -51.188 milioni di euro in termini di competenza e a -122.872 milioni di euro in termini di cassa, con un peggioramento, rispetto alle previsioni iniziali, di 38.773 milioni di euro in conto competenza (312,3 per cento) e di 42.950 milioni di euro in conto cassa (53,7 per cento). Rispetto al 2012, tale saldo evidenzia un peggioramento di 32.697 milioni di euro in termini di competenza (176,8 per cento) e di 33.677 milioni di euro in termini di cassa (37,8 per cento). Al netto delle regolazioni contabili, il saldo netto da finanziare per competenza e cassa ammonta, rispettivamente, a -44.320 e a -116.003 milioni di euro.
      Depurato delle operazioni finanziarie per -25.519 milioni di euro in conto competenza e -25.902 milioni in conto cassa, risulta un indebitamento netto (saldo tra le entrate finali e le spese finali al netto delle operazioni finanziarie) di -25.669 milioni di euro in termini di competenza e di -96.970 milioni di euro in termini di cassa, con un peggioramento, rispetto alle previsioni iniziali, di 15.308 milioni (147,7 per cento) in conto competenza e di 19.257 milioni di euro (24,8 per cento) in conto cassa. Tale saldo, rispetto allo scorso esercizio, presenta una diminuzione di 13.773 milioni di euro in termini di competenza (115,8 per cento) e di 14.842 milioni in termini di cassa (18,1 per cento).
      Infine, il ricorso al mercato (dato dalla differenza tra le entrate finali – cioè le entrate complessive al netto dell'accensione di prestiti – e tutte le spese), stabilito inizialmente dalla legge di stabilità 24 dicembre 2012, n. 228, in 240.000 milioni di euro come limite massimo operativo

 

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di competenza, comprensivo di 4.000 milioni di euro per indebitamento all'estero, indi modificato in 273.000 milioni di euro dal decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, successivamente sostituito dal decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, risulta coerente con la previsione iniziale di bilancio ove tale saldo assume il valore di 216.972 milioni di euro. Nelle previsioni definitive di competenza il saldo viene ad attestarsi in 250.680 milioni, presentando quindi un peggioramento di 33.708 milioni di euro. In quelle di cassa tale saldo si attesta a -322.914 milioni di euro, con un peggioramento di 38.425 milioni rispetto alla previsione iniziale (-284.489 milioni).
      È appena il caso di precisare che il saldo predetto rappresenta una mera evidenza contabile, priva di significato, in quanto l'esatta misura del ricorso al mercato e il conseguente raffronto con l'autorizzazione recata dall'articolo 1 della legge di stabilità deve essere compiuto sui dati effettivi di gestione (accertamenti per l'entrata e impegni per la spesa).

GESTIONE

      Nel corso della gestione, la situazione delineata nella fase della previsione si è modificata generando complessivamente accertamenti di entrata e incassi, rispettivamente, per 818.839 milioni e per 748.512 milioni di euro e impegni di spesa e pagamenti, rispettivamente, per 752.983 milioni e per 731.701 milioni di euro.
      Per le entrate, dal confronto con i dati dell'esercizio precedente (rispettivamente pari a 785.575 milioni e a 711.462 milioni di euro) si rileva un'evoluzione positiva dell'andamento degli accertamenti di entrate, con un incremento pari a 33.264 milioni di euro (4,2 per cento), e degli incassi, pari a 37.050 milioni di euro (5,2 per cento). Gli aumenti registrati rispetto all'esercizio 2012 traggono origine dalla dinamica dell'accensione di prestiti. In rapporto al PIL l'incidenza è pari al 52,5 per cento per gli accertamenti e al 48 per cento per gli incassi complessivi.
      Per quanto riguarda le spese, rispetto ai risultati dello scorso esercizio (749.337 milioni e 744.376 milioni di euro), la gestione presenta un incremento di 3.645 milioni di euro per gli impegni (+0,5 per cento) e una diminuzione di 12.676 milioni di euro per i pagamenti (-1,7 per cento).
      Il peso della spesa complessiva rispetto al PIL è passato dal 47,9 per cento del 2012 al 48,3 per cento del 2013 per gli impegni e dal 47,5 per cento al 46,9 per cento per i pagamenti.

a) Gestione di competenza

      La gestione di competenza presenta accertamenti di entrata complessivi pari a 818.839 milioni di euro, che, posti a raffronto con la previsione definitiva, denotano un aumento di 20.352 milioni di euro (+2,5 per cento).
      In particolare, per quanto riguarda le entrate correnti, si evidenziano accertamenti nelle entrate extratributarie per 85.665 milioni di euro, con un aumento di 10.620 milioni di euro (+14,2 per cento) rispetto alle previsioni definitive e con un incremento del 15,6 per cento rispetto ai 74.076 milioni del 2012. Invece, nel settore tributario, i cui accertamenti ammontano a 464.884 milioni di euro, rispetto alle previsione definitive, si è registrata una diminuzione pari a 5.141 milioni di euro (-1,1 per cento), seguita da una diminuzione di 343 milioni di euro (-9,1 per cento) delle entrate provenienti dall'alienazione e dall'ammortamento di beni patrimoniali e dalla riscossione di crediti, i cui accertamenti ammontano a 3.442 milioni di euro.
      Per le entrate tributarie sono da segnalare le imposte sul patrimonio e sul reddito, che manifestano una riduzione di 6.734 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive, raggiungendo accertamenti pari a 252.634 milioni di euro (+1,6 per cento rispetto ai 248.635 milioni del 2012), seguite dalle entrate derivanti dalla categoria

 

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dei monopoli, che evidenziano una diminuzione di 551 milioni di euro rispetto alle corrispondenti previsioni, con accertamenti pari a 10.375 milioni di euro (-5,9 per cento rispetto agli 11.023 milioni del 2012); anche la categoria del lotto, lotterie e altre attività di gioco denota una diminuzione di 106 milioni di euro rispetto alle corrispondenti previsioni definitive, raggiungendo 10.969 milioni di euro di accertamenti, con una riduzione del 13 per cento rispetto al precedente esercizio (12.611 milioni di euro). Diverso andamento hanno registrato le tasse e imposte sugli affari, che presentano un aumento di 1.322 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive e hanno fatto registrare accertamenti per 154.769 milioni di euro (-0,4 per cento rispetto ai 155.369 milioni del 2012), e le imposte sulla produzione, sui consumi e dogane che, attestandosi a 36.137 milioni di euro, presentano un aumento di 928 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive, confermando il dato del precedente esercizio (36.131 milioni).
      Per le entrate extratributarie, sono da menzionare, in particolare, i recuperi, rimborsi e contributi, che denotano un incremento di 16.483 milioni di euro (+51,6 per cento) rispetto alle previsioni definitive, presentando accertamenti per 48.415 milioni. Si registrano invece diminuzioni per la categoria degli interessi su anticipazioni e crediti vari del Tesoro, che manifesta una riduzione di 115 milioni di euro (-2,4 per cento) rispetto alle previsioni definitive, e i cui accertamenti – pari a 4.704 milioni di euro – denotano un decremento del 13,4 per cento rispetto al precedente esercizio (5.429 milioni); diminuisce anche la categoria dei proventi dei servizi pubblici minori, che hanno raggiunto accertamenti pari a 27.093 milioni di euro, con un decremento di 6.003 milioni di euro (-18,1 per cento) rispetto alle corrispondenti previsioni, pur denotando un aumento del 47,5 per cento rispetto all'esercizio precedente (18.366 milioni).
      Per l'alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti sono da segnalare la vendita di beni e affrancazione di canoni, i cui accertamenti, attestandosi a 1.658 milioni di euro, presentano un aumento di 343 milioni rispetto alle corrispondenti previsioni e un notevole decremento, pari a -73,2 per cento, rispetto a quanto accertato nello scorso esercizio (6.179 milioni di euro).
      Il rimborso di anticipazioni e di crediti vari del Tesoro si attesta su 1.484 milioni di euro di accertamenti, presentando un incremento di 39 milioni di euro (+2,7 per cento) rispetto alle corrispondenti previsioni e un aumento dell'1 per cento rispetto al 2012 (1.469 milioni).
      Gli accertamenti per accensione di prestiti, infine, hanno raggiunto i 264.847 milioni di euro, con un aumento di 15.215 milioni di euro (+ 6,1 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un incremento del 10,5 per cento rispetto agli accertamenti del 2012 (239.784 milioni).
      I risultati complessivi della gestione della spesa, come già detto, evidenziano impegni per complessivi 752.983 milioni di euro.
      Gli impegni per spese finali, costituite dal totale delle spese di parte corrente e di quelle in conto capitale, sono passati da 535.004 milioni di euro del 2012 a 582.010 milioni di euro del 2013 (510.835 milioni per le spese correnti e 71.175 milioni in conto capitale), pari al 37,3 per cento del PIL.
      Rispetto al 2012, gli impegni per spese finali sono aumentati dell'8,8 per cento.
      Il rimborso di passività finanziarie ha registrato impegni per 170.973 milioni di euro, con una diminuzione (-20,2 per cento) rispetto al dato del 2012 (214.334 milioni).
      Nell'ambito delle uscite correnti, la voce relativa ai trasferimenti ad amministrazioni pubbliche ha registrato impegni per 243.493 milioni di euro, che costituiscono il 47,7 per cento della spesa corrente. In particolare, trattasi in prevalenza di impegni riferiti a trasferimenti ad amministrazioni locali ed enti previdenziali (119.157 e 115.226 milioni di euro).
      I redditi da lavoro dipendente, che rappresentano il 17,1 per cento degli impegni
 

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di parte corrente, ammontano a 87.206 milioni di euro.
      Gli interessi passivi e redditi di capitale, con impegni pari a 81.869 milioni di euro, costituiscono il 16 per cento della spesa corrente.
      Confrontando i dati con quelli dell'esercizio 2012 si rileva che, da un lato, le poste correttive e compensative (50.483 milioni di euro) hanno registrato il maggior aumento percentuale (+18,3 per cento), seguite dai consumi intermedi, che registrano un incremento del 15,7 per cento; i redditi da lavoro dipendente sono l'unica categoria che presenta una riduzione, ancorché lieve (-0,5 per cento), rispetto ai valori dell'anno precedente (87.674 milioni).
      Nel settore della spesa in conto capitale, la categoria dell'acquisizione di attività finanziarie presenta impegni pari a 26.964 milioni di euro, che costituiscono il 37,9 per cento della spesa in conto capitale, ed è la categoria che ha fatto registrare il più elevato aumento: +239 per cento rispetto al 2012 (7.955 milioni di euro). I contributi agli investimenti registrano impegni pari a 13.862 milioni di euro (19,5 per cento delle uscite in conto capitale), di cui 8.826 milioni destinati alle amministrazioni centrali. Gli altri trasferimenti in conto capitale, con impegni pari a 11.838 milioni di euro, costituiscono il 16,6 per cento della spesa e registrano un aumento dell'88,9 per cento rispetto al 2012 (6.266 milioni). Gli impegni per i contributi agli investimenti alle imprese, con 11.148 milioni di euro, contribuiscono alla spesa nella misura del 15,7 per cento. Tale voce è aumentata del 23,8 per cento rispetto all'esercizio precedente (9.004 milioni di euro). Infine la categoria dei contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private ha fatto registrare una notevole riduzione, pari al 54,8 per cento, passando dai 119 milioni di euro del 2012 ai 54 milioni del 2013.
      Dal lato della spesa, hanno inciso in senso attenuativo sul risultato complessivo della gestione finanziaria le reali economie di gestione per 48.261 milioni di euro, a fronte delle quali si sono verificate eccedenze di spesa per complessivi 1.709 milioni di euro.
      Tali eccedenze, per le quali viene proposta sanatoria con l'articolo 5 del disegno di legge di approvazione del rendiconto, riguardano principalmente, gli stipendi e altri assegni fissi, compresi gli oneri sociali, e l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) sulle retribuzioni erogate al personale (1.708 milioni).
      Il fenomeno concerne, essenzialmente, spese di natura obbligatoria (stipendi, retribuzioni e altri assegni fissi al personale, compresi oneri sociali e IRAP), il cui peculiare meccanismo di pagamento decentrato consente di conoscere il volume delle erogazioni solamente ad esercizio concluso, quando sarebbe ormai impossibile un adeguamento delle relative dotazioni di bilancio. L'inderogabilità e l'indifferibilità delle spese stesse comportano, del resto, l'imprescindibilità della loro erogazione e quindi il verificarsi dell'eccedenza.
      Esaminando la spesa secondo la classificazione funzionale, le missioni che assorbono la maggior parte della spesa complessiva (titoli I, II e III), pari al 91 per cento in termini di impegni, sono di seguito richiamate, con l'indicazione, per ciascuna, dei programmi che complessivamente assorbono il 50 per cento degli impegni della missione:

          la missione «Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali» ha registrato impegni per 123.736 milioni di euro (16,4 per cento del totale della spesa complessiva), destinati principalmente al finanziamento dei programmi concernenti il federalismo, per 55.770 milioni, e le regolazioni contabili e altri trasferimenti alle regioni a statuto speciale, per 26.010 milioni;

          la missione «L'Italia in Europa e nel mondo» ha fatto registrare impegni per 28.071 milioni di euro (3,7 per cento del totale della spesa complessiva) relativi principalmente al programma della partecipazione italiana alle politiche di bilancio nell'ambito dell'Unione europea, per 23.383 milioni, e al programma riguardante

 

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la politica economica e finanziaria in ambito internazionale, per 2.553 milioni;

          la missione «Difesa e sicurezza del territorio», con impegni pari a 21.865 milioni di euro (2,9 per cento), è destinata principalmente ai programmi concernenti l'approntamento e impiego dei carabinieri per la difesa e sicurezza (5.864 milioni) e la pianificazione generale delle forze armate e approvvigionamenti militari (5.424 milioni di euro);

          la missione «Ordine pubblico e sicurezza», con impegni per 10.743 milioni di euro (1,4 per cento), è stata destinata principalmente al finanziamento dei programmi riguardanti il contrasto del crimine, la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, per 5.997 milioni, e la pianificazione e il coordinamento delle forze di polizia, per 1.641 milioni;

          la missione «Diritto alla mobilità» ha evidenziato impegni per 13.890 milioni di euro (1,8 per cento) destinati principalmente ai programmi sostegno allo sviluppo del trasporto, per 6.143 milioni, e sviluppo e sicurezza della mobilità locale, per 5.801 milioni;

          la missione «Istruzione scolastica» ha registrato impegni per 42.456 milioni di euro (5,6 per cento), destinati principalmente al finanziamento dei programmi concernenti l'istruzione secondaria di secondo grado, per 14.315 milioni, e quella primaria, per 13.156 milioni;

          la missione «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia» ha evidenziato impegni per 32.214 milioni di euro (4,3 per cento), destinati per lo più al finanziamento dei programmi: trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, promozione e programmazione politiche sociali, monitoraggio e valutazione interventi, per 26.727 milioni, e protezione sociale per particolari categorie, per 4.511 milioni;

          la missione «Politiche previdenziali» ha fatto registrare impegni per 88.185 milioni di euro (11,7 per cento), destinati per la maggior parte al finanziamento del programma previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali (75.622 milioni);

          la missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio» ha registrato impegni per 71.237 milioni di euro (9,5 per cento), destinati principalmente al finanziamento del programma concernente le regolazioni contabili, le restituzioni e i rimborsi di imposte, per 38.359 milioni;

          infine, la missione «Debito pubblico» ha fatto registrare impegni per 253.084 milioni di euro (33,6 per cento), destinati al finanziamento dei programmi riguardanti i rimborsi del debito statale, per 170.754 milioni, e gli oneri per il servizio del debito statale, per 82.331 milioni.

      I complessivi accertamenti di entrata, per 818.839 milioni di euro, e gli impegni di spesa, per 752.983 milioni di euro, manifestano rispettivamente un aumento e una diminuzione in relazione alle corrispondenti previsioni definitive, dando luogo ad un saldo complessivo di 65.856 milioni di euro.
      Il saldo delle operazioni correnti – risparmio pubblico è risultato di +39.715 milioni di euro (2,5 per cento del PIL), denotando un miglioramento di 23.407 milioni rispetto alle corrispondenti previsioni e un peggioramento di 8.779 milioni rispetto al 2012. Tale risultato, al netto delle regolazioni contabili, ammonta a +45.069 milioni di euro, con un miglioramento di 20.651 milioni rispetto alle corrispondenti previsioni.
      Il saldo netto da finanziare (differenza tra le operazioni finali, rappresentate da tutte le entrate e le spese, escluse le operazioni di accensione e rimborso di prestiti), invece, si attesta su un ammontare di -28.018 milioni di euro (1,8 per cento del PIL), con un miglioramento di 23.170 milioni (45,3 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un peggioramento di 38.806 milioni rispetto al 2012. Esso rispetta il limite massimo di -39.600 milioni di euro, al netto delle regolazioni debitorie

 

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pari a 6.230 milioni, fissato dalla legge di stabilità, così come modificato dai citati provvedimenti (decreti-legge n. 35 e n. 102 del 2013).
      Lo stesso saldo, al netto delle regolazioni contabili, è pari a -23.906 milioni di euro, con un notevole miglioramento di 20.414 milioni rispetto alle corrispondenti previsioni definitive.
      Tale risultato, depurato dalle operazioni d'intermediazione finanziaria che lo Stato ha svolto attraverso il bilancio per -25.479 milioni, dà luogo all'indebitamento netto, che si è attestato a -2.539 milioni di euro (0,2 per cento del PIL), con un miglioramento rispetto alle previsioni definitive di 23.130 milioni (90,1 per cento) e un peggioramento pari a 19.812 milioni rispetto all'analogo dato del 2012.
      L'avanzo primario (saldo delle operazioni correnti, in conto capitale e di carattere finanziario al netto degli interessi passivi) è determinato in +53.851 milioni di euro, pari al 3,5 per cento del PIL, inferiore di 38.322 milioni rispetto a quello del 2012. Al netto delle regolazioni contabili, esso ammonta a +57.963 milioni di euro.
      Sebbene la gestione di competenza abbia fatto conseguire nel 2013 un miglioramento dei saldi sopra analizzati rispetto alle previsioni definitive, gli stessi – tutti negativi tranne il risparmio pubblico e l'avanzo primario – denotano un peggioramento rispetto ai risultati registrati nell'esercizio 2012.
      Infine, il ricorso al mercato (risultato differenziale tra le entrate finali e le spese complessive), quale saldo contabile, viene ad attestarsi in -198.991 milioni di euro, con un miglioramento di 51.689 milioni (20,6 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un'incidenza sul PIL nella misura del 12,8 per cento; tale saldo è l'unico che con riferimento al 2012 registra un miglioramento (4.555 milioni di euro, pari al 2,2 per cento). L'effettivo ricorso all'indebitamento a medio e lungo termine (accensione di prestiti) è di 264.847 milioni di euro, con un incremento di 15.215 milioni (6,1 per cento) rispetto alle corrispondenti previsioni e un incremento di 25.063 milioni rispetto al 2012, pari al 10,5 per cento.

b) Residui

      Prima di passare all'analisi dei residui è necessario premettere che, a seguito dell'attuazione dell'articolo 23-quater, commi 1 e 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, che ha previsto la soppressione dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e la sua incorporazione nell'Agenzia delle dogane, sono confluiti nel bilancio dello Stato, tra i residui accertati al 1o gennaio 2014, i residui attivi relativi alla gestione dei giochi e tutti i residui passivi risultanti dal bilancio dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, quali risultanti dal Rendiconto dell'Amministrazione dello Stato per l'anno 2012, approvato con legge 4 ottobre 2013, n. 116, accertati al 31 dicembre 2012 e ammontanti rispettivamente a 1.074 milioni di euro (di cui 842 milioni relativi alla gestione dei giochi) e a 2.287 milioni di euro.
      Conseguentemente, i residui attivi iniziali presi in considerazione nella presente trattazione ammontano a 244.119 milioni di euro (+ 842 milioni rispetto ai 243.278 milioni rendicontati al 31 dicembre 2012) e quelli passivi iniziali si attestano a 76.316 milioni di euro (+2.287 milioni rispetto ai 74.029 rendicontati al 31 dicembre 2012).
      Il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2012 e precedenti presentava al 1o gennaio 2013 residui attivi per 244.119 milioni di euro e residui passivi per 76.316 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 167.803 milioni di euro.
      Nel corso dell'esercizio la situazione delineata si è modificata dando luogo ad accertamenti di residui attivi per 190.797 milioni di euro (dei quali 25.148 milioni incassati e 165.649 milioni rimasti da riscuotere e da versare) e di residui passivi per 62.934 milioni di euro (dei quali 37.231 milioni pagati e 25.703 milioni di euro rimasti da pagare).

 

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      Dal lato delle entrate si sono registrate variazioni in diminuzione pari a 53.322 milioni di euro, mentre dal lato delle uscite si registra una diminuzione di 13.382 milioni di euro, determinata da economie di gestione per 1.652 milioni e da somme eliminate per perenzione amministrativa per 11.733 milioni, a fronte della quale si sono verificate eccedenze di spesa per 2,1 milioni di euro.
      Le eccedenze, per le quali viene proposta specifica sanatoria a livello di unità di voto con l'articolo 5 del disegno di legge cui si accompagna la presente relazione, riguardano in particolare i consumi intermedi (1,8 milioni di euro).
      Pertanto il saldo attivo tra i residui attivi e passivi provenienti dagli esercizi 2012 e precedenti, indicato all'inizio dell'esercizio finanziario 2013, pari a 167.803 milioni di euro, per effetto delle variazioni intervenute nell'anno si è attestato a 139.946 milioni di euro, con una riduzione di 27.857 milioni di euro.
      Con riguardo, poi, ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2013, si può notare che, per gli attivi, le somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 95.475 milioni di euro e, per i passivi, le somme rimaste da pagare raggiungono 58.513 milioni di euro; complessivamente il conto dei residui al 31 dicembre 2013 espone residui attivi per 261.124 milioni di euro e residui passivi per 84.216 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 176.907 milioni di euro.
      Quest'ultima presenta, rispetto all'inizio dell'esercizio, un incremento di 9.104 milioni di euro, dovuto ad un aumento del volume dei residui attivi per 17.005 milioni di euro (da 244.119 milioni a 261.124 milioni, con incremento del 7 per cento) e dei residui passivi per 7.900 milioni di euro (passati da 76.316 milioni a 84.216 milioni, con incremento del 10,4 per cento).
      Per quanto riguarda i residui attivi, l'evoluzione riscontrata è attribuibile, pertanto, per 95.475 milioni di euro a quelli di nuova formazione e per 165.649 milioni di euro a quelli pregressi, evidenziando, rispetto al 2012, una riduzione del 2,3 per cento dei resti di nuova formazione e un aumento del 13,8 per cento di quelli pregressi.
      Per i residui passivi, vanno sottolineati un incremento del processo di formazione dei nuovi resti, che raggiungono i 58.513 milioni di euro (contro i 42.020 milioni del 2012, con aumento del 39,2 per cento), e un miglioramento del processo di smaltimento di quelli pregressi, che si attestano a 25.703 milioni di euro (contro i 32.009 milioni del 2012, con diminuzione del 19,7 per cento).
      L'incremento di 16.493 milioni di euro, registrato nei residui passivi di nuova formazione, deve essere riferito principalmente ad una diminuzione dei pagamenti in conto competenza. Infatti, in rapporto al volume complessivo degli impegni, i residui di nuova formazione rappresentano il 7,8 per cento, valore superiore a quello dell'esercizio 2012 (5,6 per cento).

c) Cassa

      La gestione di competenza e quella dei residui, in precedenza delineate, concorrono entrambe a determinare i risultati della gestione di cassa, che ha dato luogo complessivamente ad incassi per 748.512 milioni di euro e a pagamenti per 731.701 milioni di euro, a fronte di una previsione definitiva rispettivamente di 817.876 milioni e di 818.805 milioni, quindi pari al 91,5 e 89,4 per cento delle previsioni stesse.
      Rispetto ai corrispondenti dati dell'anno 2012 (rispettivamente 711.462 milioni di euro di incassi e 744.376 milioni di pagamenti), si registrano un aumento degli incassi del 5,2 per cento e una diminuzione dei pagamenti dell'1,7 per cento. In rapporto al PIL l'incidenza è pari al 48 per cento per gli incassi e al 46,9 per cento per i pagamenti.
      Gli incassi si riferiscono per 483.665 milioni di euro a operazioni finali e per 264.847 milioni ad operazioni di accensione di prestiti.

 

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      Inoltre, va osservato come gli incassi per operazioni finali abbiano costituito il 97,5 per cento delle corrispondenti previsioni definitive e raggiunto il 61 per cento della relativa massa acquisibile. In particolare, è da sottolineare che gli incassi finali hanno manifestato un incremento, rispetto al 2012, pari a 11.987 milioni di euro, quale risultante di aumenti di gettito delle entrate tributarie (+1.895 milioni), extratributarie (+14.630 milioni) e una diminuzione delle entrate per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti (-4.538 milioni).
      Dal lato della spesa, si sono avuti pagamenti per operazioni finali per 560.612 milioni di euro, che registrano una riduzione di 58.151 milioni di euro in relazione alle corrispondenti previsioni definitive e rappresentano il 90,6 per cento delle stesse e l'83 per cento della relativa massa spendibile. Il dato è superiore di 30.169 milioni di euro (+5,7 per cento) rispetto a quello dell'esercizio 2012.
      I pagamenti per il rimborso di passività finanziarie ammontano a 171.089 milioni di euro, presentando una riduzione di 28.953 milioni (-14,5 per cento) rispetto alle previsioni definitive e di 42.845 milioni (-20 per cento) rispetto all'esercizio precedente.
      Hanno inoltre inciso in senso attenuativo sui risultati della gestione finanziaria le economie per 88.611 milioni di euro, a fronte delle quali si sono verificate eccedenze di spesa in vari stati di previsione per complessivi 1.507 milioni. Tali eccedenze, per le quali viene proposta sanatoria a livello di unità di voto con l'articolo 5 del disegno di legge di approvazione del rendiconto dell'esercizio 2013, riguardano gli stipendi, retribuzioni e altri assegni fissi al personale, compresi oneri sociali e IRAP.
      Il fenomeno delle eccedenze in parola, come già detto in precedenza, si riferisce essenzialmente a spese di natura obbligatoria i cui pagamenti sono stati eseguiti per la maggior parte tramite l'emissione di ruoli di spesa fissa. Per effetto di tale modalità di erogazione della spesa, il pagamento decentrato viene contabilizzato solamente dopo la chiusura dell'esercizio finanziario, generando, così, un esubero di erogazioni rispetto alla previsione, con il conseguente formarsi dell'eccedenza.
      I pagamenti relativi alle spese di parte corrente ammontano a 499.799 milioni di euro, pari al 91,9 per cento delle previsioni definitive di cassa.
      Particolare rilievo assumono i pagamenti per trasferimenti correnti a pubbliche amministrazioni, pari a 234.927 milioni di euro, che costituiscono il 47 per cento del totale, seguiti dai redditi da lavoro dipendente, con 87.300 milioni (pari al 17,5 per cento), e dagli interessi passivi e redditi di capitale, i cui pagamenti ammontano a 81.966 milioni (pari al 16,4 per cento).
      I pagamenti relativi alle spese in conto capitale ammontano a 60.813 milioni di euro; di questi, le acquisizioni di attività finanziarie ammontano a 25.049 milioni di euro, pari al 41,2 per cento delle spese in parola, i contributi agli investimenti per il settore pubblico ammontano complessivamente a 14.388 milioni, pari al 23,7 per cento, mentre quelli ad imprese ammontano a 9.751 milioni, pari al 16 per cento.
      Infine, con riferimento al complesso dei pagamenti effettuati, le missioni che complessivamente assorbono il 91 per cento dei pagamenti, sono di seguito richiamate, con l'indicazione, per ciascuna, dei programmi i cui pagamenti costituiscono il 50 per cento di quelli totali della missione:

          missione «Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali», con 115.162 milioni di euro di pagamenti effettuati, pari al 15,7 per cento del totale dei pagamenti, ascrivibili principalmente ai programmi: «Federalismo», per 52.931 milioni, e «Regolazioni contabili ed altri trasferimenti alle Regioni a statuto speciale», per 26.045 milioni;

          missione «L'Italia in Europa e nel mondo» per 27.988 milioni di euro, pari al 3,8 per cento del totale, riguardanti principalmente il programma «Partecipazione italiana alle politiche di bilancio in ambito UE», per 23.426 milioni;

 

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          missione «Difesa e sicurezza del territorio» per 21.853 milioni di euro, pari al 3 per cento, riferibili principalmente ai programmi «Approntamento e impiego Carabinieri per la difesa e la sicurezza», per 5.916 milioni, e «Pianificazione generale delle Forze armate e approvvigionamenti militari», per 5.406 milioni;

          missione «Ordine Pubblico e sicurezza» per 10.900 milioni di euro, pari all'1,5 per cento, riferibili principalmente al programma «Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e la sicurezza pubblica», per 6.143 milioni;

          missione «Diritto alla Mobilità» per 12.685 milioni di euro, pari all'1,7 per cento, destinati principalmente ai programmi «Sviluppo e sicurezza della mobilità locale», per 5.815 milioni, e «Sostegno allo sviluppo del trasporto», per 5.076 milioni;

          missione «Istruzione scolastica» per 42.229 milioni di euro, pari al 5,8 per cento, con riferimento, in prevalenza, ai programmi «Istruzione secondaria di secondo grado», per 14.337 milioni, e «Istruzione primaria», per 13.208 milioni;

          missione «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia» per complessivi 32.263 milioni di euro, pari al 4,4 per cento del totale, ascrivibili prevalentemente al programma «Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, promozione e programmazione politiche sociali, monitoraggio e valutazione interventi», per 26.586 milioni;

          missione «Politiche previdenziali» con pagamenti per 86.768 milioni di euro, pari all'11,9 per cento, riferibili prevalentemente al programma «Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali», per 74.257 milioni;

          missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio» per 69.543 milioni di euro, pari al 9,5 per cento, ascrivibili principalmente ai programmi «Regolazioni contabili, restituzioni e rimborso d'imposte», per 38.543 milioni, e «Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità», per 19.413 milioni;

          infine, la missione «Debito pubblico» ha fatto registrare pagamenti per 253.230 milioni di euro, pari al 34,6 per cento del totale, suddivisi tra il programma «Oneri per il servizio del debito statale», per 82.342 milioni, e il programma «Rimborsi del debito statale», per 170.887 milioni.

      Da ultimo per quanto riguarda i saldi della gestione di cassa, il risparmio pubblico, saldo delle operazioni correnti, misura -19.492 milioni di euro, con un miglioramento di 32.218 milioni rispetto all'importo delle previsioni definitive. Esso indica, essendo negativo (disavanzo), la quota di spese correnti non coperta con entrate tributarie ed extratributarie (laddove, invece, in caso di avanzo, rappresenta una misura, come è noto, della quota di risorse correnti destinabile al finanziamento delle spese in conto capitale).
      Il saldo netto da finanziare, quale saldo delle operazioni finali di bilancio, è risultato pari a -76.947 milioni di euro, pari al 4,9 per cento del PIL (-73.209 milioni al netto delle regolazioni contabili), con un miglioramento di 45.925 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive (-122.872 milioni, pari al 7,9 per cento del PIL), mentre è peggiorato rispetto a quello dell'esercizio 2012 (-58.764 milioni). Il saldo netto da finanziare è determinato da pagamenti per 560.612 milioni di euro (523.890 milioni in conto competenza e 36.722 milioni in conto residui) e da incassi per 483.665 milioni di euro (458.517 milioni in conto competenza e 25.148 milioni in conto residui). Pertanto lo stesso è da attribuire per -65.373 milioni di euro alla gestione di competenza e per -11.574 milioni di euro a quella dei residui.
      Depurato delle operazioni finanziarie per -23.648 milioni, tale saldo esprime l'indebitamento netto riferibile all'attività di stretta pertinenza dello Stato, che raggiunge alla fine del 2013 il risultato di -53.299 milioni di euro.

 

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      Infine, il ricorso al mercato, quale differenziale tra gli incassi finali e i pagamenti complessivi, ammonta a -248.036 milioni di euro, pari al 15,9 per cento del PIL, risultando in tal modo inferiore di 74.878 milioni di euro rispetto a quello previsto in -322.914 milioni, pari al 20,7 per cento del PIL.

*    *    *

GESTIONE DEL PATRIMONIO

      Il Conto generale del patrimonio per l'esercizio 2013 evidenzia un peggioramento patrimoniale di 28.242 milioni di euro, tale da portare l'eccedenza complessiva delle passività, al termine dell'esercizio, a 1.561.993 milioni di euro.
      Il peggioramento patrimoniale trae origine da un aumento delle attività per 19.292 milioni di euro e da un aumento delle passività pari a 47.534 milioni di euro.
      Le attività finanziarie presentano un aumento complessivo di 10.366 milioni di euro, passando da 694.086 milioni di euro a 704.453 milioni di euro, mentre le passività finanziarie hanno visto aumentare la loro consistenza di 47.534 milioni di euro, passando da 2.513.467 milioni di euro a 2.561.001 milioni di euro.
      In dettaglio, si rileva una diminuzione delle attività finanziarie di breve termine (-11.875 milioni di euro) dovuta sia agli aumenti registrati nei «residui attivi per denaro da riscuotere» (+14.694 milioni), sia nei «residui attivi per denaro presso gli agenti della riscossione» (+3.153 milioni), sia nei «crediti di tesoreria» (-29.722 milioni).
      Quanto alle attività finanziarie di medio e lungo termine, si rileva un aumento (+22.242 milioni di euro) dovuto alle «azioni ed altre partecipazioni» (+5.666 milioni), ai «titoli diversi dalle azioni» (+1.471 milioni) e alle «anticipazioni attive» (+15.246 milioni), mentre si è registrata una diminuzione negli «altri conti attivi» (-142 milioni).
      Per le «azioni ed altre partecipazioni», le diminuzioni hanno riguardato le «altre partecipazioni» (-237 milioni) dovuti essenzialmente alla rivalutazione delle partecipazioni detenute negli «Organismi internazionali» ai tassi di cambio registrati al 31 dicembre 2013, mentre gli aumenti hanno riguardato le «azioni non quotate» (+4.310 milioni) e le «azioni quotate» (+1.592 milioni).
      Tra le anticipazioni attive assumono rilevanza gli aumenti relativi ai «crediti concessi ad enti pubblici e ad istituti di credito» (+15.479 milioni) e ai «fondi scorta» (+10 milioni), nonché ai «crediti concessi ad aziende ed enti privati» (+3 milioni), mentre si sono registrate diminuzioni nei «fondi di garanzia» (-16 milioni), nei «fondi di rotazione» (-20 milioni) e negli «altri crediti non classificabili» (-210 milioni); inoltre tra gli «altri conti attivi» sono da registrarsi aumenti nel «valore commerciale dei metalli monetati» (+9 milioni) e diminuzioni nel «fondo ammortamento titoli» (-150 milioni).
      Nelle attività non finanziarie «prodotte», che comprendono beni materiali e immateriali prodotti, beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi, si è registrato un incremento (+8.711 milioni di euro), così come nelle attività non finanziarie «non prodotte», che comprendono beni materiali (terreni, giacimenti e risorse biologiche non coltivate), si è registrato un aumento di 215 milioni di euro.
      Le passività finanziarie, che comprendono debiti a breve termine (debiti di tesoreria e residui passivi di bilancio), debiti a medio e lungo termine (debito pubblico, con esclusione del debito fluttuante riportato tra i debiti di tesoreria, debiti diversi come monete in circolazione e residui passivi perenti) e anticipazioni passive, risultano complessivamente aumentate (+47.534 milioni di euro): nello specifico delle singole voci patrimoniali va fatto osservare che, per i debiti a breve termine, nei residui passivi di bilancio si riscontra un aumento di 10.187 milioni di euro, mentre nei debiti di tesoreria si rileva una diminuzione di 46.533 milioni,

 

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di cui 12.552 milioni nel «debito fluttuante», 2.162 milioni nelle «altre gestioni», 30.255 milioni nei «conti correnti» e 1.564 milioni negli «incassi da regolare».
      Per i debiti a medio e lungo termine, l'aumento complessivo è risultato di 84.610 milioni di euro, di cui 90.966 milioni nei «debiti redimibili», compensati dalla diminuzione di 6.356 milioni nei «debiti diversi». Nel primo caso, l'incremento è dovuto al notevole aumento dei buoni del tesoro poliennali (80.171 milioni di euro) e dei «certificati di credito del tesoro» per 17.242 milioni di euro, in parte contenuto dalle diminuzioni dei «prestiti esteri» per 5.219 milioni di euro e degli «altri debiti» per 1.228 milioni di euro. Riguardo invece ai «debiti diversi», l'incremento ha interessato i residui passivi perenti di parte corrente (+3.592 milioni) e le «monete in circolazione» (+54 milioni), mentre si registra una diminuzione nei residui passivi perenti in conto capitale (-2.352 milioni) e negli altri debiti (-7.650 milioni).
      Infine tra le passività finanziarie sono comprese le «anticipazioni passive» che presentano una diminuzione (-730 milioni di euro).

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      Riguardo, infine, alle amministrazioni autonome di cui si dà conto nel presente disegno di legge, va osservato che, a norma dell'articolo 23-quater, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, a decorrere dal 1o dicembre 2012, è stata incorporata nell'Agenzia delle dogane, e che la gestione del bilancio degli Archivi notarili ha presentato, infine, un saldo attivo di 25 milioni di euro.

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      Per maggiori elementi di dettaglio si rinvia alle tabelle allegate nonché alla «Relazione illustrativa al Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2013».

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RENDICONTO ECONOMICO

      La legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di riforma della contabilità e finanza pubblica), ha rafforzato il ruolo della rendicontazione economica prescrivendo, all'articolo 36, comma 5, che «In apposito allegato conoscitivo al Rendiconto generale dello Stato sono illustrate le risultanze economiche per ciascun Ministero. I costi sostenuti sono rappresentati secondo le voci del piano dei conti, distinti per Programma e per centri di costo. La rilevazione dei costi sostenuti dall'amministrazione include il prospetto di riconciliazione che collega le risultanze economiche con quelle della gestione finanziaria delle spese contenute nel conto del bilancio».
      Le rilevazioni di contabilità economica consentono di accrescere la conoscenza dei fenomeni amministrativi e la verifica dei risultati ottenuti (accountability) da parte della dirigenza, favorendo l'orientamento dell'azione amministrativa verso un percorso indirizzi → obiettivi → risorse → risultati.
      La contabilità economica analitica applica, infatti, il criterio della competenza economica e misura i costi, intesi come valore monetario delle risorse umane e strumentali (beni e servizi) acquisite e utilizzate a titolo oneroso in un arco temporale, in genere corrispondente all'anno, in base alla loro natura (piano dei conti), alla responsabilità organizzativa (centri di costo = direzioni generali) e alla destinazione (missioni e programmi).
      La contabilità finanziaria e quella economica, oltre ad impiegare differenti criteri di rilevazione – di competenza giuridica la prima e di competenza economica la seconda –, differiscono anche per i

 

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criteri di classificazione adottati, rispettivamente, per le spese e per i costi.
      Le differenze o disallineamenti (temporali e strutturali) derivanti dai differenti criteri applicati nella rappresentazione degli eventi secondo l'approccio economico e quello finanziario possono essere rappresentate attraverso la riconciliazione.
      Le operazioni per la riconciliazione fra dati economici e finanziari sono effettuate in via automatica a cura del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato al fine di riconciliare i costi propri (personale, beni e servizi) delle amministrazioni centrali con i corrispondenti pagamenti in conto competenza risultanti dal Conto del bilancio.
      Il Rendiconto economico si articola nelle sezioni di seguito rappresentate:

          costi propri delle amministrazioni centrali: sono i costi di funzionamento, ossia il valore delle risorse umane e strumentali (beni e servizi) direttamente impiegate nell'anno per lo svolgimento dei compiti istituzionali, rilevati con il criterio della competenza economica;

          costi dislocati (trasferimenti): sono i pagamenti per trasferimenti di risorse finanziarie che lo Stato, attraverso i Ministeri, ha effettuato nell'anno a favore di altre amministrazioni pubbliche (enti pubblici, enti territoriali), o di organismi internazionali, delle famiglie o di istituzioni private ed ai quali non corrisponde, per i Ministeri eroganti, alcuna controprestazione; gli importi esposti nel Rendiconto economico, in questo caso, coincidono con i pagamenti in conto competenza del Conto del bilancio del Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato;

          oneri finanziari: sono i pagamenti per interessi sul debito che lo Stato ha effettuato nell'anno.

      Dall'esame dei dati emergono i seguenti tratti salienti:

          la rilevanza dei costi dislocati (trasferimenti), pari al 60 per cento circa del totale generale, essendo quasi il 55 per cento costituito solo dai trasferimenti correnti;

          il peso degli interessi sul debito statale, pari al 18,3 per cento del totale generale, che è di poco inferiore ai costi propri (personale, beni e servizi) di tutte le amministrazioni centrali, a loro volta pari al 19 per cento circa del totale generale;

          l'elevata incidenza del costo del personale, pari a circa l'87 per cento dei costi propri, determinata dai processi di erogazione e produzione dei servizi delle amministrazioni centrali dello Stato basati prevalentemente sull'impiego del fattore lavoro;

          i costi di gestione (beni e servizi direttamente impiegati dai Ministeri per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali), che rappresentano il 10,1 per cento dei costi propri e solo poco meno del 2 per cento del totale generale.

      L'elevata incidenza complessiva dei costi dislocati dipende, in primo luogo, dal fatto che una quota rilevante di compiti e funzioni pubbliche svolte da amministrazioni diverse dai Ministeri sono largamente finanziate con le entrate della fiscalità generale attraverso il bilancio dello Stato, con trasferimenti correnti e in conto capitale a favore degli organi costituzionali o di rilevanza costituzionale, degli enti pubblici previdenziali e assistenziali, delle università pubbliche, delle agenzie e autorità, di altri enti centrali e di tutte le amministrazioni territoriali (regioni, province, comuni).
      Il resto dei trasferimenti è destinato alle famiglie e alle imprese, per interventi diretti di politica sociale o di sostegno al settore produttivo, o all'estero, in particolare per la partecipazione italiana all'Unione europea, agli organismi internazionali e, in misura residuale, per interventi di cooperazione allo sviluppo.
      Ponendo l'analisi sulle missioni, in merito al rapporto fra costi propri e costi dislocati si possono distinguere:

          missioni perseguite prevalentemente mediante l'utilizzo di costi dislocati, le più

 

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rilevanti delle quali sono la missione 3 – Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (trasferimenti a regioni, province e comuni non vincolati a specifiche destinazioni o effettuati in attuazione del federalismo fiscale); la missione 24 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia (trasferimenti di carattere sociale a categorie svantaggiate o a sostegno della famiglia), la missione 25 – Politiche previdenziali (trasferimenti a enti previdenziali, sostegno dello Stato alle gestioni previdenziali). In alcuni casi la prevalenza finanziaria dei trasferimenti si verifica anche in presenza di missioni perseguite direttamente dalle amministrazioni centrali come, ad esempio, per la missione 4 – L'Italia in Europa e nel mondo, che accoglie sia gli oneri delle funzioni svolte dal Ministero degli affari esteri, sia i trasferimenti a Stati esteri e organismi internazionali in attuazione della politica di cooperazione internazionale del nostro Paese e il contributo dell'Italia al bilancio dell'Unione europea;

          missioni perseguite prevalentemente mediante l'impiego diretto di risorse umane e strumentali da parte dei ministeri, con una prevalenza dei costi propri rispetto ai costi dislocati (missioni 5 – Difesa e sicurezza del territorio; 6 – Ordine pubblico e sicurezza; 7 – Giustizia; 22 – Istruzione scolastica);

          missioni che presentano quote consistenti sia di costi propri delle amministrazioni centrali sia di trasferimenti di risorse ad altri enti od organismi (missioni 29 – Politiche economico-finanziarie e di bilancio; 18 – Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente).

      Con riferimento alle variazioni intervenute tra 2012 e 2013 per missione e programma e tenendo conto delle indicazioni del comma 2 dell'articolo 21 della legge n. 196 del 2009, che stabilisce il legame fra programmi e centri di responsabilità, si segnala che nel 2013 sono stati istituiti tre nuovi programmi:

          Giustizia tributaria, istituito a seguito del passaggio delle commissioni tributarie, transitate, all'interno del Ministero dell'economia e delle finanze, in base al decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, dal Dipartimento delle finanze al Dipartimento dell'amministrazione generale, del personale e dei Servizi e, successivamente in base alla legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013), ritornate nuovamente nell'ambito del Dipartimento delle finanze;

          Supporto all'azione di controllo, vigilanza e amministrazione generale della Ragioneria generale dello Stato sul territorio, istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, per comprendere le nuove attività transitate alle Ragionerie territoriali dal Dipartimento dell'amministrazione generale del personale e dei servizi;

          Gestione dell'Albo dei segretari comunali e provinciali, istituito a seguito della soppressione dell'Agenzia autonoma per la gestione dell'Albo dei segretari comunali e provinciali e del passaggio delle relative competenze e personale al Ministero dell'interno.

      Risulta invece soppresso il programma Sviluppo delle filiere agroalimentari, tutela e valorizzazione delle produzioni di qualità e tipiche, a seguito della riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (decreto del Presidente della Repubblica n. 41 del 2012), per il quale si è proceduto anche alla puntuale revisione delle attività sottostanti ai programmi della missione «Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca», di pertinenza del medesimo Ministero.
      Confrontando i dati di consuntivo 2013 con quelli dell'esercizio 2012 e del budget rivisto 2013, per quanto riguarda i soli costi propri (personale, beni di consumo, servizi e ammortamenti) sostenuti dai Ministeri, nel 2013, con riferimento alle voci del primo livello del piano dei conti, risulta:

          una contenuta contrazione delle retribuzioni tra 2012 e 2013, per effetto dei

 

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provvedimenti di contenimento della spesa pubblica intervenuti negli ultimi anni (blocco del turn-over, limitazione degli incrementi retributivi), pari all'1,2 per cento e, in valore assoluto, a 850 milioni di euro circa; più analiticamente, la variazione è dovuta a una riduzione, per pensionamenti e mancati reintegri, del personale del Ministero della difesa, in particolare l'Esercito italiano e l'Arma dei carabinieri, e a una diminuzione del costo medio pro capite del personale di pubblica sicurezza che sconta, con riferimento alle indennità legate al servizio, l'estrema variabilità, di anno in anno, dei servizi espletati in relazione alle esigenze operative dei reparti (ordine pubblico, indennità di polizia stradale, polizia ferroviaria eccetera);

          una contrazione dei costi di gestione pari al 5,5 per cento e, in valore assoluto, a 505 milioni di euro circa, dovuta in gran parte alle seguenti variazioni:

          riduzione di 98 milioni di euro, nel 2013, dei costi per i beni di consumo del Ministero della difesa, imputabile principalmente all'Aeronautica militare, con riferimento a minori spese per carburanti, combustibili e lubrificanti e materiale tecnico-specialistico; tale variazione conferma la tendenza negativa riscontrabile per questa tipologia di costi sull'intera amministrazione;

          una riduzione di 66 milioni di euro dei costi per i beni di consumo riferiti in particolare a carta, cancelleria, stampati e materiali e accessori, che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha messo in atto per l'anno 2013 in coerenza con la razionalizzazione delle spese;

          una riduzione di circa 284 milioni di euro dei costi per acquisto di servizi e utilizzo di beni di terzi sempre da parte del Ministero della difesa, imputabile alle tre Forze armate sulle voci di costo relative alla manutenzione ordinaria e alla manutenzione di armi, armamenti e mezzi per la difesa;

          un incremento di circa 24 milioni di euro dei costi per acquisto di servizi e utilizzo di beni di terzi da parte del Ministero degli affari esteri, con particolare riferimento alla voce «Servizi per trasferte per la proroga delle missioni internazionali previste nel decreto-legge n. 227 del 2012 e nel decreto-legge n. 114 del 2013» e alla voce «Prestazioni professionali non consulenziali relative a contratti stipulati con consulenti informatici»;

          per la stessa amministrazione si rileva un incremento di circa 16 milioni di euro nella voce «Altri costi» e in particolare relativamente alla voce «Oneri postali e telegrafici riferiti ai costi sostenuti per le consultazioni elettorali all'estero».

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ECORENDICONTO

      Con il Rendiconto generale dello Stato relativo all'esercizio finanziario 2013, per il quarto anno consecutivo si dà attuazione all'articolo 36, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, di riforma della contabilità e finanza pubblica. La norma dispone che le risultanze delle spese ambientali siano illustrate in allegato al Rendiconto generale dello Stato, sulla base di dati forniti dalle amministrazioni secondo schemi contabili e modalità di rappresentazione stabilite con determinazione del Ragioniere generale dello Stato n. 39816 del 2011. Secondo la metodologia indicata nella citata determinazione, le spese ambientali sono state individuate e quantificate sulla base delle definizioni e classificazioni adottate per il Sistema europeo per la raccolta dell'informazione economica sull'ambiente SERIEE (Système européen de rassemblement de l'information économique sur l'environnement). In coerenza con tale sistema sono individuate due tipologie di spese ambientali, le spese per la «protezione dell'ambiente» e le spese per «uso e gestione delle risorse naturali», alle quali corrispondono apposite classificazioni, denominate rispettivamente

 

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CEPA e CRUMA, che nel complesso individuano a livello aggregato sedici settori ambientali di intervento. Nella presente sezione della relazione illustrativa si rappresenta una sintesi delle principali risultanze, rinviando per maggiori dettagli alla «Relazione illustrativa al Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2013».
      La spesa primaria destinata dallo Stato alla protezione dell'ambiente e all'uso e alla gestione delle risorse naturali – in termini di massa spendibile (somma dei residui passivi accertati provenienti dagli esercizi precedenti e delle risorse definitive stanziate in conto competenza) – ammonta nel 2013 a circa 3 miliardi di euro, pari allo 0,5 per cento della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato. Tale spesa si riferisce alle risorse per la protezione dell'ambiente e l'uso e la gestione delle risorse naturali impiegate a beneficio della collettività, escludendo le stesse tipologie di spesa che le amministrazioni dello Stato sostengono a proprio uso e consumo. Rispetto al 2012, tale spesa si è ridotta di circa 1,5 miliardi di euro, ossia del 33 per cento circa.
      La quota maggiore della spesa primaria ambientale (49 per cento della massa spendibile) è costituita da trasferimenti ad altri operatori (amministrazioni pubbliche, imprese, famiglie e istituzioni sociali private): 42 per cento trasferimenti in conto capitale, 7 per cento trasferimenti correnti.
      Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti contribuiscono alla spesa primaria ambientale per il 74 per cento circa (rispettivamente 36, 22 e 16 per cento). Un altro quarto delle risorse risulta complessivamente finanziato dal Ministero dell'economia e delle finanze (12 per cento), dal Ministero dell'interno (7 per cento) e dal Ministero dello sviluppo economico (6 per cento).
      Il 28 per cento della spesa primaria ambientale è destinato al settore della «protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie». Un altro 31 per cento della spesa è destinato ai settori della «protezione della biodiversità e paesaggio» (17 per cento) e dell’«uso e gestione delle acque interne» (14 per cento).
      La missione del bilancio dello Stato nella quale si concentra la quota maggiore della spesa primaria ambientale è «Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente» (43 per cento), che include la maggior parte delle attività del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha competenza su tutti i settori ambientali di intervento.
      Sono rilevanti anche: la missione «Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca» (11 per cento) che include la maggior parte delle attività del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; la missione «Ordine pubblico e sicurezza» (10 per cento), che riguarda le attività compiute dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti attraverso il Corpo delle capitanerie di porto e dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali attraverso il Corpo forestale dello Stato; la Missione «Soccorso civile» (10 per cento), nell'ambito della quale sono finanziate le attività del Dipartimento dei vigili del fuoco del Ministero dell'interno e le attività svolte dal Corpo forestale dello Stato per il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
      I circa 3 miliardi di euro di risorse finanziarie disponibili (massa spendibile) per la spesa primaria ambientale sono costituite per il 27 per cento da residui accertati e per il restante 73 per cento da stanziamenti definitivi di competenza. Rispetto agli stanziamenti previsti all'inizio dell'esercizio, in corso d'anno si è aggiunta, attraverso le variazioni di bilancio, una quota rilevante di risorse, pari a circa il 12 per cento del totale della massa spendibile. Si tratta per lo più di contributi agli investimenti a favore di amministrazioni locali, altri trasferimenti in conto capitale ad amministrazioni pubbliche e investimenti fissi lordi.
      Nell'ambito delle risorse disponibili, gli stanziamenti risultano quasi tutti impegnati:
 

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la percentuale di impegno degli stanziamenti per i diversi settori ambientali di intervento è pari in media al 98 per cento. Il grado di realizzazione (pagamenti in conto competenza) delle risorse impegnate in conto competenza è circa il 75 per cento.
      Complessivamente, la spesa primaria ambientale effettivamente realizzata, in termini di pagamenti in conto competenza e in conto residui, ammonta nel 2013 a circa 1,9 miliardi di euro, pari in media a circa il 64 per cento del totale delle risorse finanziarie destinate alla protezione dell'ambiente e all'uso e gestione delle risorse naturali (massa spendibile). La percentuale dei pagamenti sulla massa spendibile varia sensibilmente tra i diversi settori ambientali. Le percentuali maggiori di realizzazione della spesa si rilevano per i settori «ricerca e sviluppo per l'uso e la gestione delle risorse naturali», «ricerca e sviluppo per la protezione dell'ambiente», «uso e gestione delle foreste», «protezione della biodiversità e del paesaggio».
      Al termine dell'esercizio 2013, l'ammontare dei residui, comprensivo dei residui non spesi provenienti dagli esercizi precedenti e dei residui di nuova formazione, è complessivamente aumentato, rispetto all'ammontare iniziale, di circa il 15 per cento, raggiungendo il valore di circa 940 milioni di euro.

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REGOLAZIONI CONTABILI E DEBITORIE

Regolazioni contabili

      Con il termine di «regolazione contabile» si vuole generalmente intendere un'operazione volta a sistemare contabilmente partite di entrata o di spesa che altrimenti non troverebbero una rappresentazione in bilancio. Il «regolare» o «sistemare», dunque, è inteso nel senso di operare in modo tale che il bilancio possa dare contezza di tutti i fenomeni gestionali, nel rispetto di taluni princìpi cui tale documento si deve uniformare (chiarezza e integrità).
      In tal senso, la regolazione contabile è lo strumento per ricondurre in bilancio un'operazione gestionale che ha già manifestato il suo impatto sull'economia. Nasce, talvolta implicitamente, da norme volte a semplificare, rendere più agevole, snello e funzionale un rapporto finanziario tra lo Stato e altre pubbliche amministrazioni o altri soggetti (banche, concessionari, intermediari della riscossione eccetera).
      La regolazione contabile può esplicare i suoi effetti unicamente sul bilancio dello Stato ed esaurirsi in tale ambito, ovvero può coinvolgere anche la tesoreria.
      La regolazione contabile di bilancio investe l'entrata e la spesa, aumentando il livello dell'una e dell'altra di uno stesso ammontare, risultando perciò neutrale sui saldi di competenza del bilancio statale soltanto se coincide l'imputazione tra spesa ed entrata, cioè quando un pagamento in conto competenza a carico del bilancio dello Stato si concreta in un versamento in conto competenza a favore dello Stato (come nel caso dei rimborsi dell'IVA).
      La regolazione può, in talune circostanze, riguardare la sistemazione di rapporti tra bilancio e tesoreria. È il caso in cui il bilancio dello Stato trasferisce fondi ad enti pubblici (ad esempio enti previdenziali o enti decentrati di spesa). L'esigenza di trasferire fondi di ammontare superiore a quelli stanziati può essere momentaneamente superata con un'anticipazione da parte della tesoreria (se legislativamente autorizzata): si crea in tal modo un debito del bilancio nei confronti della tesoreria, che deve essere «regolato» con risorse da appostare successivamente (normalmente in anni seguenti) in bilancio per restituirle alla tesoreria a chiusura dell'anticipazione effettuata. Quest'operazione viene considerata tra le regolazioni contabili in senso lato. Il rapporto dal quale scaturisce questo tipo di regolazione non è solo meramente contabile ma debitorio. Esso ha un impatto sul fabbisogno e sull'indebitamento netto del conto delle

 

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amministrazioni pubbliche nello stesso anno in cui l'anticipazione è avvenuta, mentre incide sui saldi del bilancio nell'anno in cui lo stesso si fa carico di provvedere alla sua regolazione. L'operazione estrinseca i suoi effetti esclusivamente nell'ambito della gestione consolidata bilancio-tesoreria. Per la tesoreria e per il conto economico delle pubbliche amministrazioni il peggioramento è stato già registrato in passato. Per questi motivi, tali tipi di regolazioni non vengono fatte partecipare alla determinazione dei saldi di bilancio.

Regolazioni debitorie

      Oltre alle «regolazioni contabili di tesoreria» del tipo sopra descritto, vi possono essere «regolazioni debitorie in senso stretto» (ad esempio ripiano di disavanzi delle aziende sanitarie locali, restituzione di tributi dichiarati costituzionalmente illegittimi, come la tassa sulle concessioni governative, accantonamenti del fondo globale per provvedere ad estinguere debiti pregressi, ammassi agricoli eccetera).
      Tale tipologia di regolazioni richiede un esame per singola partita in quanto non necessariamente hanno un trattamento contabile univoco.
      Nel conto della pubblica amministrazione una partita debitoria incide nel momento in cui nasce l'obbligazione (criterio della competenza) e la stessa è quantificata nell'esatto ammontare, anche se la restituzione delle somme avviene ratealmente (ad esempio nel caso della sentenza della Corte costituzionale sulla doppia integrazione al minimo delle pensioni). Talvolta viene sancito l'obbligo giuridico di restituire quanto indebitamente o illegittimamente percepito da altri soggetti, ma non si conosce in modo esatto l'ammontare del debito. In tale circostanza viene utilizzato il criterio della cassa, vale a dire si fa partecipare alla determinazione dell'indebitamento netto del conto della pubblica amministrazione quanto annualmente pagato a titolo di restituzione (ad esempio nel caso della tassa di concessione governativa).
      Nel conto del settore statale e nel bilancio statale, in entrambe le ipotesi delineate, incide nell'anno in cui si effettua il pagamento.

Rimborsi di imposte pregressi

      Sono somme che vengono iscritte in bilancio per essere destinate al rimborso di imposte che il contribuente ha richiesto in anni precedenti. Tali somme, secondo i criteri di contabilità nazionale, vengono registrate nel conto economico delle pubbliche amministrazioni secondo il principio della competenza economica e quindi contabilizzate nell'anno in cui è stato chiesto il rimborso.
      In osservanza di tali criteri le predette somme, per convenzione, non vengono considerate nei saldi di bilancio dell'anno in cui sono iscritte per provvedere al pagamento.

 

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DISEGNO DI LEGGE

TITOLO I
RENDICONTO GENERALE DELLO STATO

Capo I
CONTO DEL BILANCIO

Art. 1.
(Entrate).

      1. Le entrate tributarie, extratributarie, per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti, nonché per accensione di prestiti, accertate nell'esercizio finanziario 2013 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 818.838.846.049,76.
      2. I residui attivi delle Amministrazioni centrali dello Stato, determinati alla chiusura dell'esercizio 2012 in euro 243.277.629.531,76, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2013. In attuazione dei commi 1 e 3 dell'articolo 23-quater del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, che ha previsto la soppressione dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e la sua incorporazione nell'Agenzia delle dogane, il Ministro dell'economia e delle finanze, con decreto dell'8 novembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 27 novembre 2012, ha disposto, tra l'altro, il trasferimento delle risorse finanziarie dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato all'Agenzia delle dogane, mentre i residui attivi, determinati alla chiusura dell'esercizio finanziario 2012 in euro 1.074.769.809,59, sono confluiti per euro 841.616.414,48 nello stato di previsione dell'entrata. Pertanto, al 1o gennaio 2013, i residui attivi risultano essere pari ad euro 244.119.245.946,24.
      3. I residui attivi al 31 dicembre 2013 ammontano complessivamente a euro 261.123.721.979,74, così risultanti:

 

Somme versate     
Somme rimaste da versare
Somme rimaste da riscuotere
Totale     
  (in euro)
Accertamenti 723.363.878.627,99 23.330.818.432,31 72.144.148.989,46 818.838.846.049,76
Residui attivi dell'esercizio 2012 25.148.144.684,28 16.010.058.286,11 149.638.696.271,86 190.796.899.242,25
    261.123.721.979,74  

 

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Art. 2.
(Spese).

      1. Le spese correnti, in conto capitale e per rimborso di passività finanziarie, impegnate nell'esercizio finanziario 2013 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 752.982.586.127,96.
      2. I residui passivi delle Amministrazioni centrali dello Stato, determinati alla chiusura dell'esercizio 2012 in euro 74.029.413.773,65, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2013. I residui passivi dell'ex Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, determinati alla chiusura dell'esercizio finanziario 2012 in euro 2.286.988.475,47, sono confluiti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Pertanto, al 1o gennaio 2013, i residui passivi risultano essere pari ad euro 76.316.402.249,12.
      3. I residui passivi al 31 dicembre 2013 ammontano complessivamente a euro 84.216.341.324,65, così risultanti:

 

Somme pagate     

Somme rimaste da pagare

Totale     
  (in euro)
Impegni 694.469.402.725,15 58.513.183.402,81 752.982.586.127,96
Residui passivi dell'esercizio 2012 37.231.135.186,65 25.703.157.921,84 62.934.293.108,49
    84.216.341.324,65  

Art. 3.
(Avanzo della gestione di competenza).

      1. L'avanzo della gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2013, di euro 65.856.259.921,80, risulta stabilito come segue:

(in euro)

Entrate tributarie 464.884.401.447,03  
Entrate extratributarie 85.665.455.237,90  
Entrate provenienti dall'alienazione e ammortamento di beni patrimoniali e dalla riscossione di crediti 3.441.990.459,47  
Accensione di prestiti 264.846.998.905,36  
                        Totale entrate   818.838.846.049,76
Spese correnti 510.835.177.830,70  
Spese in conto capitale 71.174.831.876,52  
Rimborso di passività finanziarie 170.972.576.420,74  
                        Totale spese   752.982.586.127,96
                        Avanzo della gestione di competenza 65.856.259.921,80

 

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Art. 4.
(Situazione finanziaria).

      1. Il disavanzo finanziario del conto del Tesoro alla fine dell'esercizio 2013, di euro 175.825.267.663,90, risulta stabilito come segue:
(in euro)

Avanzo della gestione di competenza 65.856.259.921,80
Disavanzo finanziario del conto del Tesoro dell'esercizio 2012 213.824.280.524,71  
Diminuzione nei residui attivi lasciati dall'esercizio 2012:    
        Accertati:      
al 1o gennaio 2013 244.119.245.946,24   
al 31 dicembre 2013 165.648.754.557,97   
    78.470.491.388,27  
Diminuzione nei residui passivi lasciati dall'esercizio 2012:    
        Accertati:    
al 1o gennaio 2013 76.316.402.249,12   
al 31 dicembre 2013 25.703.157.921,84   
  50.613.244.327,28  
Disavanzo al 31 dicembre 2012   241.681.527.585,70
Disavanzo finanziario al 31 dicembre 2013   175.825.267.663,90

Art. 5.
(Allegati).

      1. Sono approvati l'Allegato n. 1, annesso alla presente legge, previsto dall'articolo 28, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché l'Allegato n. 2 relativo alle eccedenze di impegni e di pagamenti risultate in sede di consuntivo per l'esercizio 2013 rispettivamente sul conto della competenza, sul conto dei residui e sul conto della cassa, relative alle unità di voto degli stati di previsione della spesa dei Ministeri.

 

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Capo II
CONTO GENERALE DEL PATRIMONIO

Art. 6.
(Risultati generali della gestione patrimoniale).

      1. La situazione patrimoniale dell'Amministrazione dello Stato, al 31 dicembre 2013, resta stabilita come segue:

(in euro)

Attività    
Attività finanziarie 704.452.678.296,15  
Attività non finanziarie prodotte 290.355.561.701,75  
Attività non finanziarie non prodotte 4.200.272.964,61  
    999.008.512.962,51
Passività    
Passività finanziarie 2.561.001.110.152,78  
    2.561.001.110.152,78  
Eccedenza passiva al 31 dicembre 2013 1.561.992.597.190,27  

TITOLO II
AMMINISTRAZIONI E AZIENDE AUTONOME

Art. 7.
(Istituto agronomico per l'Oltremare).

      1. Le entrate correnti del bilancio dell'Istituto agronomico per l'Oltremare, accertate nell'esercizio finanziario 2013 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo dell'Istituto stesso, allegato al conto consuntivo del Ministero degli affari esteri, in euro 3.695.195,50.
      2. I residui attivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2012 in euro 124.713, per effetto di modifiche intervenute nel corso della gestione 2013 per euro 23.418, risultano stabiliti in euro 148.131.

 

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      3. I residui attivi al 31 dicembre 2013 ammontano complessivamente a euro 87.725, così risultanti:

  Somme versate Somme rimaste da riscuotere Totale
  (in euro)
Accertamenti 3.695.195,50 --         3.695.195,50
Residui attivi dell'esercizio 2012 60.406,00 87.725,00 148.131,00
    87.725,00  

        4. Le spese correnti e in conto capitale del bilancio dell'Istituto agronomico per l'Oltremare, impegnate nell'esercizio finanziario 2013 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 3.695.195,50.

        5. I residui passivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2012 in euro 5.619.089,76, per effetto di modifiche intervenute nel corso della gestione 2013 per euro 23.418, risultano stabiliti in euro 5.642.507,76.

        6. I residui passivi al 31 dicembre 2013 ammontano complessivamente a euro 5.090.126,32, così risultanti:

  Somme pagate Somme rimaste da pagare Totale
  (in euro)
Impegni 1.942.262,70 1.752.932,80 3.695.195,50
Residui passivi dell'esercizio 2012 2.305.314,24 3.337.193,52 5.642.507,76
    5.090.126,32  

Art. 8.
(Archivi notarili).

      1. L'avanzo della gestione del bilancio degli Archivi notarili, per l'esercizio finanziario 2013, risulta stabilito come segue:

 

(in euro)

Entrate

310.430.030,89
Spese 285.190.499,15
Avanzo di gestione 25.239.531,74

 

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Art. 9.
(Fondo edifici di culto).

      1. Le entrate correnti e in conto capitale del bilancio del Fondo edifici di culto, accertate nell'esercizio finanziario 2013 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite dal conto consuntivo del Fondo stesso, allegato al conto consuntivo del Ministero dell'interno, in euro 12.479.991,39.
      2. I residui attivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2012 in euro 2.322.034,83, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2013.
      3. I residui attivi al 31 dicembre 2013 ammontano complessivamente a euro 2.992.000,89, così risultanti:

 

Somme versate     

Somme rimaste da versare

Somme rimaste da riscuotere

Totale     
(in euro)
Accertamenti 10.319.147,23 0 2.160.844,16 12.479.991,39
Residui attivi dell'esercizio 2012 1.827.253,65 0 831.156,73 2.658.410,38
    2.992.000,89  

      4. Le spese correnti e in conto capitale del Fondo edifici di culto, impegnate nell'esercizio 2013 per la competenza propria dell'esercizio, risultano stabilite in euro 12.176.035,32.
      5. I residui passivi, determinati alla chiusura dell'esercizio 2012 in euro 9.258.848,50, non hanno subìto modifiche nel corso della gestione 2013.
      6. I residui passivi al 31 dicembre 2013 ammontano complessivamente a euro 8.711.613,84, così risultanti:

 

Somme pagate     

Somme rimaste da pagare

Totale     
  (in euro)
Impegni 6.397.854,92 5.778.180,40 12.176.035,32
Residui passivi dell'esercizio 2012 6.018.878,53 2.933.433,44 8.952.311,97
    8.711.613,84  

 

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      7. La situazione finanziaria dell'amministrazione del Fondo edifici di culto, alla fine dell'esercizio 2013, risulta come appresso:

  (in euro)

Entrate dell'esercizio 2013

12.479.991,39  
Spese dell'esercizio 2013 12.176.035,32  
Saldo attivo della gestione di competenza      303.956,07
Saldo attivo dell'esercizio 2012 6.356.682,52  
Aumento nei residui attivi lasciati dall'esercizio 2012:   
        Accertati:    
al 1o gennaio 2013 2.322.034,83   
al 31 dicembre 2013 2.658.410,38   
    336.375,55  
Diminuzione nei residui passivi lasciati dall'esercizio 2012:   
        Accertati:    
al 1o gennaio 2013 9.258.848,50   
al 31 dicembre 2013 8.952.311,97   
    306.536,53  
Saldo effettivo dell'esercizio 2012 6.999.594,60
Saldo attivo al 31 dicembre 2013 7.303.550,67

TITOLO III
APPROVAZIONE DEI RENDICONTI

Art. 10.
(Rendiconti).

      1. Il rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato e i rendiconti delle Amministrazioni e delle Aziende autonome per l'esercizio 2013 sono approvati nelle risultanze di cui ai precedenti articoli.

 

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