Frontespizio Relazione Relazione Tecnica Analisi tecnico-normativa Analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) Progetto di Legge Allegato 1

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PDL 2515

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2515



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal ministro degli affari esteri
(MOGHERINI)

di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

con il ministro della giustizia
(ORLANDO)

e con il ministro dello sviluppo economico
(GUIDI)

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatto a Hong Kong il 14 gennaio 2013

Presentato il 3 luglio 2014


      

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Onorevoli Deputati! Il patto internazionale, per il quale con il presente disegno di legge si chiede alle Camere di autorizzare la ratifica, disciplina gli aspetti fiscali inerenti alle relazioni economiche poste in essere tra i residenti delle due Parti contraenti, realizzando una più efficiente ed equilibrata ripartizione della materia imponibile.
      Si ritiene che esso rappresenti un valido quadro giuridico-economico di riferimento poiché, garantendo l'interesse generale
 

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dell'amministrazione finanziaria italiana, risulta indispensabile alle imprese italiane al fine di operare nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong in condizioni pienamente concorrenziali rispetto agli operatori economici di altri Paesi a economia avanzata. Accordi del genere sono stati infatti già conclusi da Hong Kong con diversi Paesi i cui operatori economico-commerciali sono in concorrenza con le imprese italiane.
      Si riportano di seguito i principali aspetti tecnici dell'Accordo, le cui disposizioni ricalcano gli standard più recenti del modello di convenzione fiscale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), discostandosene solo per taluni aspetti, in relazione ad aspetti particolari dei sistemi fiscali delle Parti contraenti.
      La sfera soggettiva di applicazione dell'Accordo è costituita dalle persone fisiche e giuridiche residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti.
      Per quanto riguarda le imposte considerate, figurano per l'Italia all'articolo 2, paragrafo 3, l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), l'imposta sul reddito delle società (IRES) e l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).
      L'articolo 4 enunzia la definizione di residenza e, conformemente al modello dell'OCSE, detta i criteri per stabilire la residenza prevalente ai fini del trattato nei casi di doppia residenza di persone fisiche e giuridiche. La disposizione relativa alla risoluzione dei casi di doppia residenza delle persone diverse dalle persone fisiche (paragrafo 3) prevede per le autorità competenti la possibilità di consultarsi al fine di risolvere la questione. In questo ambito è dato particolare rilievo al principio della sede di direzione effettiva, che corrisponde maggiormente ai princìpi della legislazione fiscale italiana.
      In materia di stabile organizzazione (articolo 5), le disposizioni concordate accolgono in linea generale lo standard aggiornato dell'OCSE, nonché talune previsioni mutuate dal modello di convenzione per evitare le doppie imposizioni predisposto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Si considera la configurazione di una stabile organizzazione nel caso di un cantiere di costruzione, montaggio o installazione o di supervisione, nonché di un'impresa che presta servizi, allorquando venga oltrepassato il limite temporale di sei mesi.
      La tassazione dei redditi immobiliari (articolo 6), secondo il modello dell'OCSE, è prevista a favore del Paese in cui sono situati gli immobili mentre, per quanto concerne il trattamento degli utili di impresa (articolo 7), è accolto il principio generale secondo il quale gli stessi sono imponibili esclusivamente nella Parte contraente di residenza dell'impresa, ad eccezione dei redditi prodotti per il tramite di una stabile organizzazione. In quest'ultima ipotesi, la Parte contraente in cui è localizzata la stabile organizzazione ha la potestà di tassare gli utili realizzati nel suo territorio mediante tale stabile organizzazione.
      In materia di utili derivanti dall'esercizio di navi e aeromobili in traffico internazionale (articolo 8), il testo dell'Accordo prevede l'adozione del principio di tassazione esclusiva nella Parte contraente in cui è residente l'impresa che utilizza le navi o gli aeromobili.
      Anche in materia di imprese associate (articolo 9), è stato concordato un testo aggiornato secondo il modello dell'OCSE. Inoltre, conformemente alla normativa italiana (articolo 110, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986), la disposizione convenzionale di cui al paragrafo 2 prevede che gli aggiustamenti, operati da un'amministrazione fiscale a fronte di rettifiche effettuate nell'altra Parte contraente, possono essere effettuati soltanto in conformità alla procedura amichevole di cui all'articolo 24 dell'Accordo.
      Con riferimento alla disciplina dei dividendi (articolo 10), posto il principio generale della loro definitiva tassazione nella Parte contraente di residenza del percipiente (paragrafo 1), gli stessi sono imponibili anche alla fonte, ma limitatamente a un'aliquota che non può eccedere
 

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il 10 per cento dell'ammontare lordo dei dividendi.
      In materia di interessi (articolo 11), fermo restando il principio generale della loro definitiva tassazione nella Parte contraente di residenza del percipiente (paragrafo 1), è stata concordata un'aliquota di ritenuta del 12,5 per cento nella Parte contraente della fonte (paragrafo 2). Inoltre, al fine di agevolare l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano, è stata tra l'altro inserita nel paragrafo 3 una disposizione finalizzata a esentare nella Parte contraente della fonte i redditi da interessi quando il debitore sia il Governo o un ente pubblico di una Parte contraente.
      Anche in materia di canoni o royalties (articolo 12), posto il principio generale della loro definitiva tassazione nella Parte contraente di residenza del percipiente, è prevista un'aliquota massima di ritenuta del 15 per cento nella Parte contraente della fonte.
      Gli articoli 10, 11 e 12 sono corredati di una disposizione finale di natura antielusiva avente ad oggetto la disapplicazione del trattamento convenzionale favorevole qualora lo scopo del beneficiario dei redditi sia stato quello di ottenere i benefìci del trattato per mezzo di operazioni artificiose.
      Per ciò che riguarda la tassazione degli utili di capitale (articolo 13), questa avviene:

          se si tratta di plusvalenze relative a beni immobili di cui all'articolo 6 dell'Accordo, nella Parte contraente in cui questi sono situati;

          se si tratta di plusvalenze relative a beni mobili appartenenti alla stabile organizzazione o alla base fissa, nella Parte contraente in cui è situata la stabile organizzazione o la base fissa;

          nel caso di plusvalenze conseguenti ad alienazioni di navi o aeromobili utilizzati in traffico internazionale ovvero a beni mobili relativi alla gestione di tali navi o aeromobili, esclusivamente nella Parte contraente di residenza dell'impresa alienante;

          nel caso di plusvalenze relative ad azioni di un'impresa derivanti più del 50 per cento del loro valore da beni immobili, nella Parte contraente in cui questi sono situati;

          in tutti gli altri casi, esclusivamente nella Parte contraente di residenza dell'alienante.

      Nel rispetto della prassi negoziale italiana è stato mantenuto l'articolo 14 sulle professioni indipendenti che prevede, quale principio generale, l'imposizione esclusiva nella Parte di residenza. Viene tuttavia prevista la tassazione concorrente nella Parte di prestazione dell'attività, nel caso della disponibilità di una base fissa utilizzata per l'esercizio della professione, o se il residente soggiorna nell'altra Parte contraente per un periodo o per periodi pari o superiori, in totale, a 183 giorni in un periodo di dodici mesi.
      Il trattamento fiscale delle remunerazioni per lavoro subordinato è regolato dall'articolo 15, che prevede la tassazione esclusiva nella Parte contraente di residenza del lavoratore, a meno che l'attività non sia svolta nell'altra Parte contraente. Anche in quest'ultimo caso, tuttavia, la tassazione avverrà esclusivamente nella Parte contraente di residenza del percipiente, qualora ricorrano i seguenti usuali criteri concorrenti:

          a) permanenza nell'altra Parte per un periodo non superiore a 183 giorni nel corso dell'anno fiscale;

          b) pagamento delle remunerazioni da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell'altra Parte;

          c) onere delle remunerazioni non sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell'altra Parte.

      È prevista inoltre, al paragrafo 4, nell'ottica delle disposizioni pattizie intese a evitare comportamenti elusivi, una disposizione che mira a preservare la potestà impositiva delle Parti contraenti sulle indennità di fine rapporto o sulle remunerazioni

 

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forfetarie di natura analoga a fronte di cambi di residenza.
      L'articolo 16 prevede la tassabilità dei compensi degli amministratori nella Parte contraente di residenza della società che li corrisponde, mentre l'articolo 17 stabilisce in via generale l'imponibilità nella Parte contraente di prestazione dell'attività per i redditi di artisti e sportivi residenti nell'altra Parte contraente. Al fine di evitare possibili manovre elusive, anche qualora il reddito per la prestazione resa da un artista o da uno sportivo sia attribuito ad altre persone, tale reddito può essere tassato nella Parte contraente dove si sono svolte le prestazioni.
      Viene previsto (articolo 18) il criterio della tassazione concorrente per le pensioni e le altre remunerazioni analoghe provenienti da una Parte contraente e pagate a un residente dell'altra Parte contraente.
      Per quanto concerne i redditi derivanti dallo svolgimento di funzioni pubbliche, le disposizioni del paragrafo 1 dell'articolo 19 prevedono che tali corrispettivi, diversi dalle pensioni, siano imponibili soltanto nella Parte pagatrice. Tuttavia, tali remunerazioni sono imponibili esclusivamente nell'altra Parte contraente qualora i servizi siano resi in detta Parte, la persona fisica sia ivi residente e abbia la nazionalità di detta Parte, per quanto riguarda l'Italia, o abbia il diritto di soggiorno, per quanto riguarda Hong Kong, oppure non sia divenuta residente di detta Parte al solo scopo di rendervi i servizi.
      In base al paragrafo 2 dello stesso articolo 19, le pensioni corrisposte dal Governo, da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un ente locale di una Parte contraente in corrispettivo di servizi resi ai predetti enti sono imponibili soltanto nella Parte contraente da cui provengono i redditi. Tuttavia, tali pensioni pubbliche sono imponibili anche nell'altra Parte contraente qualora la persona fisica sia un residente dell'altra Parte e ne abbia la nazionalità, per quanto riguarda l'Italia, o abbia il diritto di soggiorno per quanto riguarda Hong Kong.
      Nel caso di somme ricevute da studenti (articolo 20), a condizione che esse provengano da fonti situate fuori della Parte contraente di soggiorno, è prevista in quest'ultima Parte contraente l'esenzione dall'imposta. Tuttavia, tale beneficio non può applicarsi per un periodo superiore a sei anni consecutivi a partire dalla data di arrivo nella Parte di soggiorno.
      Gli altri redditi (articolo 21), cioè i redditi non trattati esplicitamente negli articoli precedenti, sono imponibili, quale regola generale, esclusivamente nella Parte contraente di residenza del percipiente. Al fine di evitare possibili abusi, al paragrafo 4 del medesimo articolo è stata inoltre aggiunta una disposizione antielusiva.
      Quanto ai metodi per evitare le doppie imposizioni (articolo 22), anche in questo trattato è stato adottato, per l'Italia, il metodo di imputazione ordinaria, che limita l'ammontare del credito relativo all'imposta estera alla quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito imponibili in Hong Kong nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo. Inoltre, al fine di tener conto delle modalità di imposizione sui redditi di natura finanziaria di fonte estera attualmente previste in Italia e per evitare di dare luogo, in futuro, a possibili contenziosi, la stessa disposizione chiarisce che l'Italia non riconosce il credito suddetto per le imposte pagate all'estero nei casi in cui i redditi siano sottoposti per legge in Italia a imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, anche su scelta del contribuente.
      L'articolo 24, nel prevedere il meccanismo volto a dirimere le controversie di tipo interpretativo o applicativo dell'Accordo, adotta le indicazioni contenute nel modello dell'OCSE, comprendenti una clausola arbitrale. L'applicazione di quest'ultima, nell'Accordo, può essere chiesta dalla persona interessata a condizione che entrambe le autorità e la persona stessa convengano per iscritto di essere vincolate dalla decisione della commissione arbitrale.
      Infine, uno degli aspetti tecnici fondamentali dell'Accordo riguarda le disposizioni
 

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dell'articolo 25 in materia di scambio di informazioni, nonché i relativi paragrafi 4 e 5 del Protocollo: l'intesa raggiunta a tale riguardo, infatti, rispetta sostanzialmente i più recenti standard dell'OCSE, compreso il superamento del segreto bancario. Le clausole in oggetto costituiscono i necessari presupposti giuridici per consentire un effettivo scambio di informazioni finalizzato alla lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali.
      Dell'Accordo forma parte integrante un Protocollo avente funzione interpretativa e integrativa.
      Così delineati i tratti rilevanti dell'Accordo tra Italia e Hong Kong, si segnala che lo stesso, in base alle disposizioni dell'articolo 28, entrerà in vigore alla data di ricevimento dell'ultima delle notifiche con le quali ciascuna delle due Parti notificherà il completamento delle rispettive procedure interne di ratifica e sarà efficace, per l'Italia, a partire dal 1o gennaio dell'anno solare successivo a quello dell'entrata in vigore e, per Hong Kong, a partire dal 1o aprile dell'anno solare successivo a quello dell'entrata in vigore dell'Accordo.
 

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RELAZIONE TECNICA

(Articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni)

1. Premessa.

        In relazione al riavvio della procedura di ratifica dell'Accordo contro le doppie imposizioni firmato a Hong Kong il 14 gennaio 2013 tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese, si formulano le osservazioni di seguito riportate in merito ai riflessi fiscali che, in termini di gettito, potrebbero generarsi dall'introduzione delle disposizioni convenzionali.

        A tale riguardo sono state prese in esame le disposizioni più significative, in particolare quelle concernenti gli utili delle imprese (articolo 7), la navigazione marittima e aerea (articolo 8), le imprese associate (articolo 9), i dividendi (articolo 10), gli interessi (articolo 11), i canoni (articolo 12), gli utili di capitale (articolo 13), le professioni indipendenti (articolo 14), il lavoro subordinato (articolo 15), i compensi di artisti e sportivi (articolo 17) e gli altri redditi (articolo 21).

        Deve essere precisato che le considerazioni e le relative valutazioni che seguono sono state svolte sulla base dei dati e delle informazioni disponibili per l'anno 2011 ricavati dalle dichiarazioni annuali dei sostituti d'imposta modello 770/2012.

        Si osserva che, attualmente, Hong Kong risulta essere una giurisdizione iscritta tra i Paesi inseriti nella black-list; la ratifica dell'Accordo in oggetto andrebbe senz'altro nella direzione di avvicinare Hong Kong all'iscrizione nella speculare white-list di cui all'articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), relativa ai Paesi e ai territori che consentono un adeguato scambio di informazioni.

2. Gli utili delle imprese (articolo 7).

        Tale disposizione ha lo scopo di definire il luogo e le modalità di tassazione del reddito d'impresa, atteso che, come precisato anche dal commentario al modello OCSE, il termine utile deve intendersi comprensivo di qualsiasi reddito derivante dall'esercizio dell'attività d'impresa.

        Peraltro, tale norma assume un carattere residuale nell'ambito dell'Accordo in quanto, in base al paragrafo 4 del medesimo articolo, se l'utile dell'impresa comprende elementi di reddito considerati separatamente da altri articoli dell'Accordo, si dovranno applicare questi articoli.

        La norma convenzionale sancisce il principio generale, codificato anche nel nostro ordinamento, in forza del quale gli utili d'impresa sono imponibili nello Stato di residenza dell'impresa stessa, tuttavia

 

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se questa svolge la sua attività nell'altro Stato per mezzo di una stabile organizzazione, gli utili attribuibili alla stabile organizzazione sono imponibili anche nell'altro Stato.

        Il paragrafo 1 dell'articolo 7 dell'Accordo stabilisce che, quando un'impresa di uno Stato contraente esercita nell'altro Stato un'attività per mezzo di una stabile organizzazione, quest'altro Stato può tassare gli utili dell'impresa, ma soltanto per la parte attribuibile alla stabile organizzazione (cosiddetta «limitazione della forza attrattiva della stabile organizzazione»). Tale principio è stabilito anche nel nostro ordinamento dall'articolo 23, comma 1, lettera e), del TUIR.

        Si stima, pertanto, che la disposizione non determini alcuna variazione di gettito.

        Conseguentemente, i redditi prodotti in Italia da imprese di Hong Kong, se non attribuibili alla stabile organizzazione, potranno essere tassati in Italia soltanto in base alle regole previste dagli altri articoli dell'Accordo e, quindi, potrebbero anche essere non imponibili in Italia a causa di specifiche esenzioni previste dallo stesso Accordo.

        L'introduzione del principio di imponibilità degli utili esclusivamente nello Stato di residenza dell'impresa determina l'inapplicabilità della disciplina risultante dal combinato disposto degli articoli 23 del TUIR e 25 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973. L'articolo 23, comma 2, del TUIR stabilisce che, indipendentemente dalle condizioni di cui alle lettere d) ed e) del comma 1 della medesima disposizione, si considerano prodotti nel territorio dello Stato, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti [comma 2, lettera d)], i compensi conseguiti da imprese, società od enti non residenti per prestazioni artistiche o professionali effettuate per loro conto nel territorio dello Stato.

        In sostanza, la citata disposizione introduce, tra l'altro, una presunzione assoluta di tassazione in Italia dei redditi per prestazioni artistiche e professionali svolte nel nostro Paese per conto di imprese, società ed enti di Hong Kong, se i relativi compensi sono corrisposti da soggetti residenti in Italia (cosiddetto «principio del trattamento isolato dei singoli redditi prodotti nel territorio dello Stato da imprese non residenti in mancanza di stabile organizzazione in Italia»). Più precisamente, in base a questa disposizione il presupposto di territorialità del reddito viene svincolato dalla natura che il reddito può assumere in relazione all'attività svolta dal percipiente, per essere invece considerato secondo la sua natura reddituale intrinseca. Per questo motivo le prestazioni artistiche e professionali di non residenti sono attratte a tassazione in Italia, anche se qualificate dal soggetto non residente come redditi d'impresa.

        La richiamata previsione dell'articolo 25, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, risulta coerente con tale impostazione laddove prevede l'applicazione della ritenuta a titolo d'imposta del 30 per cento sui compensi per prestazioni artistiche e professionali, anche quando sono effettuate nell'esercizio di imprese.

        Sul punto, l'introduzione della disciplina convenzionale dell'articolo 7 in commento, in quanto più favorevole, precluderebbe la possibilità di continuare ad applicare la ritenuta prevista dall'articolo

 

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25, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 in tutti i casi descritti di percezione dei compensi da parte di imprese di Hong Kong prive di stabile organizzazione in Italia.

        Per poter stimare la perdita di gettito dipendente da tale disapplicazione si è, quindi, proceduto alla rilevazione, nella sezione Comunicazione dati certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi del modello 770 relativo all'anno 2011, di tutte le posizioni relative a soggetti riconducibili a prestazioni artistiche o professionali.

        Tuttavia, dall'osservazione dei dati per l'annualità di riferimento, non si rilevano importi significativi, e conseguentemente si ritiene che gli effetti sul gettito non siano apprezzabili

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

3. La navigazione marittima e aerea (articolo 8).

        In base alle previsioni dell'articolo 8, gli utili derivanti dall'esercizio, in traffico internazionale, della navigazione marittima e aerea sono tassati esclusivamente nel Paese in cui è situata la sede della direzione effettiva dell'impresa di navigazione.

        La norma, pur contrastando con quanto stabilito dall'articolo 73, comma 3, del TUIR, che considera residenti ai fini dell'IRES le società o enti che hanno in Italia la propria sede legale, non dovrebbe necessariamente determinare una diminuzione di gettito, risultando applicabile anche alle imprese di navigazione il principio di tassazione del reddito d'impresa derivante da attività esercitate in Italia mediante una stabile organizzazione.

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

4. Le imprese associate (articolo 9).

        Lo schema dell'articolo 9 ricalca quello del modello dell'OCSE e, trattando delle imprese associate (società madri e figlie), detta criteri di carattere generale in materia di determinazione dei prezzi di trasferimento inter-company.

        Sul punto la disciplina interna, anche interpretata dalla prassi di fonte ministeriale, può ritenersi sostanzialmente coerente con le indicazioni emergenti dall'Accordo e, pertanto, a seguito dell'introduzione della suddetta disposizione, non dovrebbero generarsi significative contrazioni della base imponibile ai fini delle imposte dirette.

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

5. I dividendi (articolo 10).

        In materia di tassazione dei dividendi pagati da società italiane a soggetti fiscalmente residenti presso Hong Kong, l'articolo 10 introduce il principio della tassazione concorrente in caso di pagamento

 

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di dividendi, limitando l'applicazione della ritenuta ad un'aliquota non superiore al 10 per cento. Tale previsione comporterebbe una riduzione del prelievo fiscale nel nostro Paese in quanto più favorevole rispetto alla normativa attualmente applicata.

        Circa l'individuazione dei flussi reddituali in oggetto, dall'esame dei dati delle dichiarazioni dei sostituti di imposta rilevati sul modello 770/2012, ultimi disponibili, emerge che nel 2011, su un totale di 17,4 milioni di euro di dividendi distribuiti a soggetti residenti presso Hong Kong:

            1,7 milioni di euro di dividendi hanno scontato una ritenuta o imposta sostitutiva del 12,5 per cento per totali 210.000 euro, trattandosi presumibilmente di proventi relativi ad azioni di risparmio;

            15,7 milioni di euro di dividendi sono stati assoggettati all'aliquota «ordinaria» del 27 per cento per corrispondenti ritenute pari a 4,2 milioni di euro.

        C’è da rilevare che le aliquote esposte risultano quelle vigenti per l'anno di imposta 2011, mentre il decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, ha modificato la tassazione dei dividendi percepiti da soggetti non residenti. La normativa italiana, fino al 31 dicembre 2011, stabiliva, per il soggetto percipiente senza stabile organizzazione in Italia, che il dividendo fosse assoggettato (articolo 27, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973) a ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 27 per cento (12,5 per cento in caso di azioni di risparmio).

        Il percipiente non residente (diverso dall'azionista di risparmio) avrebbe avuto diritto al rimborso, fino ai quattro noni della ritenuta, dell'imposta che dimostrava di aver pagato all'estero in via definitiva sugli stessi utili.

        La nuova tassazione, stabilita dal decreto-legge n. 138 del 2011, ha previsto dunque l'applicazione di nuove aliquote a partire dal 1o gennaio 2012: la ritenuta del 27 per cento alla fonte è ridotta al 20 per cento, mentre quella del 12,5 per cento sulle azioni di risparmio è elevata al 20 per cento.

        Conseguentemente, la quota di rimborso per il percipiente non residente passa dai quattro noni a un quarto. Rimane salva l'applicazione della ritenuta in misura ridotta in caso di aliquota più favorevole per l'esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni nei confronti dello Stato del percipiente.

        Pertanto, nel caso di Hong Kong, non esistendo attualmente in vigore alcuna convenzione contro le doppie imposizioni, si tratta di stimare l'impatto sui flussi di dividendi e sulle corrispondenti ritenute alla luce delle aliquote applicate dal gennaio 2012, nei confronti delle quali andranno a incidere le aliquote che verranno introdotte con l'Accordo in oggetto.

        Segnatamente, considerando i flussi rilevati per l'anno 2011 quali base per la stima, si configurerebbe una perdita in relazione alla quota di tassazione dei dividendi relativa sia alle azioni di risparmio che alle azioni ordinarie (conseguente al passaggio dall'aliquota del 20

 

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per cento a quella convenzionale del 10 per cento) e così ottenuta: 17,4 milioni di euro x 20 per cento –17,4 milioni di euro x 10 per cento, generando dunque una corrispondente perdita di gettito nell'ordine di 1,74 milioni di euro.

        Si potrebbero altresì considerare gli effetti sull'erario determinati dalle eventuali richieste di rimborso effettuate dai contribuenti percettori di dividendi, diversi dagli azionisti di risparmio, fino a concorrenza di un quarto dell'imposta, che dimostrino di aver pagato all'estero in via definitiva sugli stessi utili, mediante certificazione del competente ufficio fiscale dello Stato estero. In via prudenziale, essendo tali rimborsi di entità inferiore ai corrispondenti rimborsi richiesti con la normativa precedente (un quarto in luogo dei quattro noni), tali effetti non vengono considerati.

        In definitiva, la diminuzione di gettito, assumendo prudenzialmente che si verifichi l'ipotesi di massima perdita di gettito illustrata, si stima in circa 1.740.000 euro.

        Di converso, nei confronti dei dividendi in entrata pagati a residenti italiani, la normativa interna di Hong Kong stabilisce che non venga applicata alcuna ritenuta sui dividendi pagati a non residenti. Ipotizzando che anche per Hong Kong viga il principio della condizione di miglior favore per il contribuente e che quindi continui a vigere tale regime di esenzione, presumibilmente esso troverà applicazione in luogo della tassazione convenzionale.

        Conseguentemente, non si andrebbe a generare alcun effetto sul gettito considerando che il contribuente italiano non potrebbe vantare al pari della vigente normativa alcun credito per imposte assolte all'estero (articolo 165 TUIR).

Incidenza sul gettito: perdita di gettito di circa 1.740.000 euro.

6. Gli interessi (articolo 11).

        Per il trattamento degli interessi, la disciplina convenzionale prevede che la tassazione definitiva di tali redditi avvenga nel Paese di residenza del beneficiario effettivo; tuttavia, tali interessi saranno imponibili anche nello Stato della fonte, ma l'imposta applicata non potrà eccedere il 12,5 per cento dell'ammontare lordo degli stessi, qualora il debitore non sia il Governo di uno dei due Stati o un organismo ad esso riconducibile.

        Tali previsioni non trovano applicazione nel caso in cui il soggetto percipiente eserciti nell'altro Stato contraente, dal quale provengono gli interessi, un'attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione, o una professione indipendente mediante una base fissa ivi situata; in tal caso gli interessi sono imponibili nello Stato della fonte secondo la propria legislazione vigente.

        Per la stima si utilizzano gli ultimi dati disponibili rilevabili nel modello 770/2012 quadro SF – redditi di capitale, compensi per avviamento commerciale, contributi degli enti pubblici e privati.

        Dall'osservazione di tali dati non risultano significativi importi sottoposti a ritenute e, in particolare, si osservano importi relativi a interessi e a proventi da depositi e da conti correnti bancari, che non

 

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scontano alcuna imposizione in virtù della normativa interna italiana, in quanto pagati a soggetti non residenti.

        Conseguentemente, nessuna variazione di gettito appare apprezzabile in relazione alla fattispecie considerata.

        Per quanto riguarda gli interessi in entrata pagati a residenti italiani, la normativa interna di Hong Kong stabilisce che non venga applicata alcuna ritenuta sugli interessi pagati a non residenti, nella generalità dei casi. Ipotizzando che anche per Hong Kong esista il principio della condizione di miglior favore per il contribuente e che quindi continui a vigere tale regime di esenzione, presumibilmente esso troverà applicazione in luogo della tassazione convenzionale.

        Conseguentemente, non si andrebbe a generare alcun effetto sul gettito considerando che il contribuente italiano non potrebbe vantare, al pari della vigente normativa, alcun credito per imposte assolte all'estero (articolo 165 del TUIR).

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

7. I canoni (articolo 12).

        I redditi derivanti dall'utilizzazione di opere dell'ingegno, di brevetti industriali, marchi d'impresa, nonché di processi, formule e informazioni relative ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale e scientifico e, più in generale, i redditi derivanti dall'utilizzazione di beni immateriali si considerano prodotti in Italia per il solo fatto di essere erogati (a un non residente, privo di stabile organizzazione in Italia) dallo Stato, da soggetti residenti nel nostro Stato o da una stabile organizzazione nel territorio dello Stato di soggetti non residenti.

        La ritenuta applicabile sui suddetti compensi erogati a non residenti è del 30 per cento sulla parte imponibile data dall'ammontare lordo di tali compensi al netto dell'abbattimento forfetario pari al 25 per cento a titolo di spese sostenute (articolo 54, comma 8, del TUIR).

        Tale disciplina tributaria trova fondamento nell'articolo 53, comma 2, lettera b), del TUIR e nell'articolo 25, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973.

        L'Accordo tra Italia e Hong Kong prevede che i canoni siano assoggettati a imposizione nello Stato di residenza del percipiente, ma è prevista anche una limitata tassazione nello Stato della fonte del reddito, con un'aliquota di ritenuta che non può eccedere il 15 per cento.

        Dalla rilevazione eseguita per l'anno 2011 emerge che le royalties percepite da soggetti di Hong Kong ammontano a complessivi 2,1 milioni di euro, a cui corrisponderebbero, secondo la vigente normativa, ritenute per circa 470.000 euro (2,1 milioni di euro x 75 per cento x 30 per cento).

        A seguito dell'entrata in vigore della disciplina convenzionale, più favorevole, le ritenute potrebbero ridursi a circa 315.000 euro (2,1 milioni di euro x 15 per cento) con una diminuzione di gettito nell'ordine di 155.000 euro.

 

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        La disciplina fiscale interna di Hong Kong stabilisce l'applicazione di un'aliquota pari nella generalità dei casi al 4,95 per cento, applicata sui canoni corrisposti a non residenti. Dal momento che tale aliquota si colloca ben al di sotto di quella stabilita convenzionalmente, presumibilmente essa continuerà ad essere applicata in luogo di quest'ultima; conseguentemente, non si andrebbe a generare alcun effetto sul gettito dal momento che non si avrebbe alcun mutamento relativo all'entità del credito per imposte assolte all'estero (articolo 165 del TUIR).

Incidenza sul gettito: perdita di gettito pari a 155.000 euro.

8. Gli utili di capitale (articolo 13).

        La disposizione in esame disciplina il regime di tassazione delle plusvalenze derivanti:

            dall'alienazione di beni immobili situati nell'altro Stato contraente. Pertanto, la norma non considera le plusvalenze su immobili situati nello Stato di residenza dell'alienante o in uno Stato terzo rispetto ai contraenti;

            dall'alienazione di beni mobili facenti parte della proprietà aziendale di una stabile organizzazione. Si considera proprietà mobiliare qualsiasi proprietà diversa da quella immobiliare e, quindi, si comprendono nella nozione anche i beni immateriali (ad esempio, l'avviamento);

            dall'alienazione di navi e aeromobili impiegati in traffico internazionale o di beni mobili adibiti all'esercizio di tali navi o aeromobili;

            in via residuale, dall'alienazione di ogni altro bene diverso dai precedenti.

        Ai fini dell'individuazione del regime fiscale applicabile alle plusvalenze in argomento, occorre far riferimento non soltanto all'Accordo, ma anche alla disciplina interna, innanzitutto verificando se, nel caso specifico, ad esempio, per le plusvalenze realizzate in Italia non ricorra una delle ipotesi di esclusione o esenzione previste dall'articolo 23, comma 1, lettera f), del TUIR, ovvero dall'articolo 5, comma 5, del decreto legislativo n. 461 del 1997. Una volta accertato che la plusvalenza, in base alla disciplina interna, è soggetta a imposizione in Italia, si deve quindi verificare se l'Accordo esclude la tassazione in Italia del componente di reddito in esame.

        Ciò premesso, dall'esame delle singole previsioni dell'articolo 13 elencate, emerge il quadro di riferimento di seguito riportato.

        Per quanto riguarda gli utili derivanti dall'alienazione di beni immobili, l'Accordo non prevede la tassazione in via esclusiva nel Paese in cui l'immobile è situato.

        Ciò implica che gli utili derivanti dall'alienazione di immobili situati a Hong Kong posseduti da soggetti fiscalmente residenti in Italia continueranno a concorrere alla formazione del reddito imponibile

 

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secondo le regole ordinarie, fermo restando il riconoscimento di un credito d'imposta, ai sensi dell'articolo 22 dell'Accordo, pari alle imposte eventualmente assolte nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Peraltro, anche il meccanismo di riconoscimento del credito d'imposta nella sostanza replica quello già applicato in forza dell'articolo 165 del TUIR.

        Anche per le plusvalenze derivanti da beni mobili appartenenti ad una stabile organizzazione, la norma in commento non introduce un criterio di tassazione in via esclusiva del reddito nello Stato della stabile organizzazione. Pertanto, valgono le considerazioni svolte e la constatazione che anche a questi fini la disciplina convenzionale non dovrebbe produrre alcuna variazione di gettito.

        Infine, per quanto concerne la disposizione residuale sugli utili derivanti dall'alienazione di ogni altro bene diverso da quelli menzionati, di cui al paragrafo 5 dell'articolo 13 in esame, viene introdotto il principio di tassazione esclusiva del reddito nel Paese di residenza dell'alienante. Ne consegue che gli utili derivanti dall'alienazione di quote di partecipazione detenute in società di capitali, obbligazioni e titoli similari non facenti parte dell'attivo di una stabile organizzazione sono imponibili soltanto nello Stato di residenza del cedente.

        In generale, per effetto dell'entrata in vigore della disposizione convenzionale in commento l'Italia, ferme restando le esclusioni ed esenzioni già previste dalla disciplina interna vigente, potrebbe non più assoggettare a tassazione, secondo la disciplina interna, i seguenti redditi prodotti da soggetti di Hong Kong:

            plusvalenze da cessione di partecipazioni in società residenti non qualificate e non negoziate in mercati regolamentati (articolo 67, comma 1, lettera c-bis), del TUIR, ad eccezione di quelle quotate le quali sono escluse da imposizione);

            proventi da cessione di diritti d'opzione o titoli attraverso cui possono essere acquisite le partecipazioni non qualificate in società residenti;

            plusvalenze derivanti da cessione a titolo oneroso o da rimborso di titoli (individuali o di massa) non rappresentativi di merci e di certificati di massa non negoziati in mercati regolamentati (articolo 67, comma 1, lettera c-ter), del TUIR ad eccezione di quelli quotati);

            plusvalenze su contratti a termine conclusi fuori dei mercati regolamentati (articolo 67, comma 1, lettera c-quater) del TUIR).

        In base ai dati disponibili per l'anno d'imposta 2011, quali risultano dal quadro SO della dichiarazione annuale dei sostituti d'imposta modello 770/2012 relativo all'obbligo di comunicazione da parte degli intermediari delle operazioni che generano redditi diversi di natura finanziaria, risulta che le operazioni poste in essere nell'anno di riferimento ammontano a circa 6,5 milioni di euro.

        In ordine alla quantificazione degli effetti sul gettito non è possibile fornire una determinazione puntuale a causa della irreperibilità di indicazioni in merito all'individuazione della natura degli

 

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investimenti in argomento e all'ammontare di ritenute e di imposte sostitutive applicate alle plusvalenze realizzate.

        In particolare, il quadro SO del modello 770 individua le operazioni imponibili poste in essere con l'intervento di intermediari professionali e degli altri soggetti indicati dall'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo n. 461 del 1997 che possono generare redditi diversi di natura finanziaria di cui all'articolo 67, comma 1, lettere da c) a c-quinquies), del TUIR. Sono invece escluse da tale comunicazione le operazioni imponibili poste in essere senza l'intervento di detti soggetti nonché quelle che non determinano l'emersione di materia imponibile perché escluse o esenti da imposizione o perché assoggettate a prelievo alla fonte a titolo definitivo nell'ambito dei regimi del risparmio amministrato o gestito.

        Fermo restando quanto rilevato, pur considerando che si tratta di un dato relativo alle operazioni imponibili e non alle plusvalenze, si ritiene di poter quantificare – in via del tutto approssimativa – che la diminuzione di gettito sia di circa 330.000 euro.

        Tale ammontare è stato desunto considerando che le citate plusvalenze imponibili assommino prudenzialmente al 25 per cento dell'ammontare complessivo delle operazioni segnalate (6.500.000 euro) e, quindi, a 1,6 milioni di euro e che le ritenute o imposte sostitutive versate siano, attualmente, in prevalenza del 20 per cento e, quindi, pari a 330.000 euro circa.

        La percentuale del 25 per cento è stata determinata in considerazione dell'andamento fluttuante dei mercati e assumendo che essa rappresenti prudenzialmente la remunerazione degli investimenti operati con riferimento a titoli azionari. Si è, inoltre, considerato il fatto che nel quadro SO del modello 770 non affluiscono le operazioni poste in essere dai soggetti di Hong Kong senza l'intervento degli intermediari professionali e che, pertanto, l'ammontare complessivo delle plusvalenze imponibili in Italia potrebbe essere influenzato anche da quest'ulteriore componente reddituale.

        Ai fini della presente relazione occorre effettuare una valutazione avente ad oggetto l'eventuale recupero di gettito derivante dal minore credito di imposta che potrebbe essere recuperato in Italia per effetto dell'introduzione della normativa convenzionale in materia di tassazione dei capital gain.

        Tuttavia, considerando che le plusvalenze derivanti dalla cessione di titoli e di quote di società da parte di soggetti non residenti non costituiscono presupposto per l'applicazione dell'imposta generale sui redditi e conseguentemente sui proventi in esame, non si effettua alcun prelievo di imposta.

        Da ciò consegue che, in relazione a tale categoria di redditi, i soggetti residenti in Italia già in base alla vigente normativa non procedono al recupero di crediti di imposta per imposte estere.

        In conclusione, l'entrata in vigore del regime di tassazione convenzionale dei capital gain potrebbe determinare una perdita di gettito per un importo di 330.000 euro per effetto dell'introduzione del principio di tassazione esclusiva nello Stato di residenza del percipiente.

9. Professioni indipendenti (articolo 14).

Incidenza sul gettito: perdita di gettito di circa 330.000 euro.
 

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        La norma disciplina i redditi derivanti dall'esercizio di una libera professione o da altre attività analoghe di tipo indipendente.

        L'ambito della categoria – in mancanza di disposizioni tassative, ad eccezione del requisito dell'indipendenza – consente di ritenere la categoria in questione speculare a quella dei redditi di lavoro autonomo disciplinata dall'articolo 53 del TUIR.

        Per quanto concerne l'applicabilità della normativa convenzionale in relazione a redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da soggetti non residenti, è opportuno richiamare la modalità di tassazione indicata nell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, che prevede l'obbligo di assoggettamento a ritenuta alla fonte a titolo di imposta dei compensi erogati al non residente nella misura del 30 per cento.

        La normativa convenzionale, prevedendo la tassazione nel Paese di residenza, dovrebbe teoricamente causare una perdita di gettito, ma l'applicazione del principio dell'imputabilità alla base fissa dei compensi erogati a residenti nel territorio di Hong Kong dovrebbe limitare tale eventuale perdita.

        I dati desunti dal modello 770/2012 (Quadro relativo alla Comunicazione dei dati sulle certificazioni di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi) indicano per tali redditi un ammontare complessivo imponibile pari a circa 80.000 euro e per le ritenute complessive applicate un importo di circa 11.000 euro. In mancanza di elementi circa la modalità di conseguimento dei redditi in esame, si ipotizza prudenzialmente che la totalità degli stessi sia stata conseguita senza l'ausilio della base fissa, determinando in tal senso una corrispondente perdita di gettito di circa 11.000 euro.

Incidenza sul gettito: perdita di gettito di circa 11.000 euro.

10. Lavoro subordinato (articolo 15).

        Per quanto concerne le remunerazioni per lavoro subordinato, la disposizione convenzionale fissa il principio generale della tassazione nello Stato nel quale è svolta effettivamente la prestazione. Il paragrafo 2 introduce, però, una deroga a questa regola generale, che è rivolta a disciplinare principalmente i casi in cui l'azienda invia personale all'estero. La permanenza all'estero di questo personale è normalmente breve e, quindi, per facilitare tali situazioni, viene escluso qualsiasi potere impositivo da parte del Paese ospite a condizione che siano rispettati i seguenti criteri:

          permanenza nell'altro Stato per un periodo non superiore a 183 giorni nel corso dell'anno fiscale;

          pagamento delle remunerazioni da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell'altro Stato;

 

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          onere delle remunerazioni non sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell'altro Stato.

        Le remunerazioni percepite come corrispettivo di lavoro subordinato svolto a bordo di navi o di aeromobili impiegati in traffico internazionale da un'impresa restano invece imponibili nello Stato dell'impresa stessa.

        Per i soggetti residenti in Italia continuerà a operare il principio di tassazione mondiale, mentre per i lavoratori che non possono essere considerati residenti in Italia in base all'articolo 2 del TUIR o alla disciplina convenzionale, l'imposizione in Italia è limitata ai redditi ivi prodotti.

        Per i redditi di lavoro dipendente non si dovrebbero apprezzare, quindi, significative variazioni di gettito.

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

11. Artisti e sportivi (articolo 17).

        L'attività svolta dagli artisti e dagli sportivi, qualunque sia la tipologia del reddito prodotto (lavoro autonomo, lavoro dipendente, impresa) viene disciplinata in modo unitario e tassata nello Stato in cui le prestazioni sono svolte. Lo stesso criterio vale anche nel caso in cui i compensi non vengano erogati direttamente all'artista o allo sportivo, ma a un altro soggetto (ad esempio la società alla quale lo sportivo sia legato da rapporto di lavoro).

        La norma, quindi, riconosce la potestà impositiva dell'Italia sui redditi derivanti dall'attività esercitata nel nostro Paese da tali soggetti, anche se residenti all'estero, e, comunque, non limita il potere di tassazione degli emolumenti percepiti da artisti e da sportivi residenti in Italia per attività svolte presso la Regione amministrativa speciale di Hong Kong.

        Dai dati disponibili per gli anni d'imposta 2011 (modello 770 semplificato) non si rilevano somme corrisposte a sportivi residenti nel territorio della Regione amministrativa speciale di Hong Kong e redditi assimilabili a tali attività erogati da sostituti di imposta italiani. Pertanto, si ritiene che non vi sarà nessuna variazione di gettito.

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

12. Altri redditi (articolo 21).

        La disposizione convenzionale prevede che agli elementi di reddito non trattati negli altri articoli dell'Accordo si applichi il criterio di tassazione in funzione del luogo di residenza del soggetto che ha realizzato il reddito. Tuttavia, nel caso in cui il beneficiario di tali redditi, residente di uno Stato, svolga nell'altro Stato un'attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione o

 

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una professione indipendente tramite una base fissa, si applicheranno le disposizioni di cui agli articoli 7 o 14 dell'Accordo.

        L'applicazione della norma potrebbe portare a una diminuzione di gettito con riguardo alle prestazioni di lavoro autonomo occasionale rese da soggetti residenti nel territorio della Regione amministrativa speciale di Hong Kong (sempre che non rientrino tra le prestazioni professionali disciplinate dall'articolo 14 dell'Accordo), prestazioni che, in base alla disciplina interna, sono assoggettate alla ritenuta in Italia, come redditi diversi, se derivano da attività svolte nel territorio dello Stato. Sostituire al luogo di svolgimento dell'attività quello della residenza potrebbe in concreto impedire il prelievo alla fonte da parte dello Stato italiano, il che si tradurrebbe in un minore gettito.

        I dati disponibili per l'anno d'imposta 2014 (modello 770 semplificato) evidenziano esigui importi di redditi da prestazioni di lavoro autonomo occasionale e importi relativi a redditi non classificati nelle voci predefinite. Pertanto, la conseguenza sugli effetti sul gettito non appare apprezzabile.

Incidenza sul gettito: non apprezzabile.

13. Entrata in vigore ed effetti sul gettito.

        Nell'ipotesi di entrata in vigore dell'Accordo contro le doppie imposizioni tra l'Italia e la Regione amministrativa speciale di Hong Kong nel corso del 2014, la perdita di gettito per cassa, dal 2015, è valutata in 2.236.000 euro in ragione d'anno, come di seguito riepilogato.
Effetti sul gettito
articolo 10 - dividendi -    1.740.000
articolo 12 - royalty -    155.000
articolo 13 - utili di capitale -330.000
articolo 14 - professioni indipendenti -    11.000

Totale
-2.236.000

14. Considerazioni in merito alle possibili conseguenze derivanti dallo scambio di informazioni di cui all'articolo 25 (scambio di informazioni).

        Come richiamato nella premessa, la Regione amministrativa speciale di Hong Kong è attualmente compresa tra i territori elencati nelle tre tipologie di black-list, previste rispettivamente dall'articolo 2, comma 2-bis, del TUIR per contrastare l'emigrazione fittizia di residenti italiani verso Paesi e territori con regimi fiscali privilegiati, dall'articolo 110, comma 10, del TUIR per rendere indeducibili componenti negativi e spese da operazioni effettuate con Paesi o territori a fiscalità privilegiata e dall'articolo 167, comma 1, del TUIR per attrarre a tassazione i redditi delle Controlled Foreign Companies.

 

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        Deve essere ancora emanato il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze che istituisca la white-list di cui all'articolo 168-bis del TUIR, con cui saranno individuati Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni (comma 1) e nei quali il livello di tassazione non sia sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia (comma 2).

        La ratifica dell'Accordo, ai sensi dell'articolo 25 (scambio di informazioni), potrebbe costituire quantomeno un passo verso il perseguimento delle previsioni del citato comma 1, il quale si riferisce, per tassative disposizioni di legge, agli articoli di seguito riportati;

            articolo 10, comma 1, lettera e-bis), del TUIR (deduzione dei contributi versati a forme pensionistiche complementari);

            articolo 73, comma 3, del TUIR (presunzione della residenza di soggetti passivi);

            articolo 110, commi 10 e 12-bis, del TUIR (deduzione di spese e altri componenti negativi, anche relative a servizi resi da professionisti);

            articolo 26, commi 1 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 (ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale);

            articolo 27, comma 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 (ritenute sui dividendi);

            articolo 10-ter, commi 1 e 9, della legge n. 77 del 1983 (proventi di quote di partecipazione in organismi di investimento collettivo in valori mobiliari);

            articolo 1, comma 1, e articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 239 del 1996 (ritenuta alla fonte per talune obbligazioni e titoli similari);

            articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001 (interessi su titoli emessi da società per la privatizzazione del patrimonio pubblico).

        Gli effetti, per un'auspicabile sempre crescente collaborazione tra le due Parti contraenti, contribuiranno al raggiungimento di maggiori livelli di trasparenza, con risvolti senz'altro positivi nel campo della lotta contro l'elusione e l'evasione fiscali, conseguiti anche attraverso lo sviluppo dello scambio informativo e la mutua assistenza tra le rispettive amministrazioni fiscali, che comporteranno emersione di base imponibile e riduzione di comportamenti fraudolenti, anche in considerazione del fatto che Hong Kong ha sostanzialmente aderito agli standard dell'OCSE sulla tassazione internazionale (fonte: OECD – A progress Report on the jurisdictions surveyed by the OECD global Forum in implementing the Internationally Agreed Tax Standard, 18 may 2012).

        In quest'ottica, l'Accordo rappresenterà senza dubbio un contributo al processo di armonizzazione fiscale ed economica tra i Paesi.

 

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ANALISI TECNICO-NORMATIVA

PARTE I. ASPETTI TECNICO-NORMATIVI DI DIRITTO INTERNO

1) Obiettivi e necessità dell'intervento normativo. Coerenza con il programma di Governo.

        L'Accordo di cui si dà conto risponde all'esigenza di disciplinare in maniera più efficiente ed equilibrata gli aspetti fiscali relativi alle relazioni economiche tra l'Italia e la Regione amministrativa speciale di Hong Kong, al fine di eliminare il fenomeno della doppia imposizione, nonché per prevenire le evasioni fiscali.

        Nell'ambito della lotta all'evasione fiscale, si segnalano in particolare le disposizioni dell'articolo 25 (scambio di informazioni), che costituiscono la base giuridica per intensificare la cooperazione amministrativa, consentendo, fra l'altro, il superamento del segreto bancario in conformità agli standard dell'OCSE. Tali disposizioni costituiscono uno dei requisiti in base ai quali poter includere la Regione amministrativa speciale di Hong Kong nelle white list previste dall'ordinamento italiano.

2) Analisi del quadro normativo nazionale.

        Per quanto concerne l'Italia, l'Accordo di cui si relaziona riguarda, come indicato all'articolo 2, paragrafo 3, lettera (a), del testo, l'IRPEF di cui al titolo I del TUIR, l'IRES di cui al titolo II del TUIR, e l'IRAP istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

3) Incidenza delle norme proposte sulle leggi e sui regolamenti vigenti.

        Per quanto concerne l'applicazione della normativa sulle imposte sui redditi, in base all'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, gli accordi internazionali resi esecutivi in Italia sono prevalenti rispetto alle norme interne, fatto salvo quanto previsto all'articolo 169 del TUIR, in merito alla possibilità di derogare agli accordi contro la doppia imposizione, qualora le disposizioni del TUIR siano più favorevoli al contribuente.

        Per l'entrata in vigore dell'Accordo in esame è obbligatoria l'approvazione parlamentare di una legge che autorizzi la ratifica da parte del Presidente della Repubblica e non anche la predisposizione di ulteriori norme di adeguamento all'ordinamento interno.

4) Analisi della compatibilità dell'intervento con i princìpi costituzionali.

        Ai sensi dell'articolo 23 della Costituzione, la norma tributaria ha come fonte primaria la legge dello Stato. Inoltre, l'articolo 80 della Costituzione prescrive l'intervento del Parlamento per la ratifica degli accordi internazionali.

        Pertanto l'intervento rispetta i princìpi costituzionali ivi stabiliti.

 

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5) Analisi della compatibilità dell'intervento con le competenze e le funzioni delle regioni ordinarie e a statuto speciale nonché degli enti locali.

        L'articolo 117 della Costituzione definisce la politica estera e i rapporti internazionali dello Stato come materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato.

        Le regioni italiane, incluse quelle a statuto speciale, non hanno la possibilità di stipulare autonomamente accordi per evitare le doppie imposizioni con altri Stati, pertanto l'Accordo in esame è compatibile con le competenze delle suddette regioni.

6) Verifica della compatibilità con i princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza sanciti dall'articolo 118, primo comma, della Costituzione.

        L'Accordo non incide sulle fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento delle funzioni amministrative agli enti locali.

7) Verifica dell'assenza di rilegificazioni e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione e degli strumenti di semplificazione normativa.

        Ai sensi degli articoli 23 e 80 della Costituzione, nel caso di specie non esiste possibilità di delegificazione. Per l'entrata in vigore dell'Accordo è obbligatoria l'approvazione parlamentare di una legge che autorizzi la ratifica da parte del Presidente della Repubblica.

8) Verifica dell'esistenza di progetti di legge vertenti su materia analoga all'esame del Parlamento e relativo stato dell’iter.

        Non sono attualmente all'esame del Parlamento disegni di legge di ratifica di accordi per evitare le doppie imposizioni tra Italia e la Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese.

9) Indicazione delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi di costituzionalità sul medesimo o analogo oggetto.

        Non esistono giurisprudenza significativa né giudizi di costituzionalità in materia di doppie imposizioni.

PARTE II. CONTESTO NORMATIVO DELL'UNIONE EUROPEA E INTERNAZIONALE

10) Analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento dell'Unione europea.

        L'Accordo non include alcuna clausola cosiddetta «della nazione più favorita»; pertanto, non possono essere estesi ai soggetti residenti della Regione amministrativa speciale di Hong Kong, cui sarà applicabile

 

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l'Accordo, eventuali disposizioni più favorevoli contenute in accordi differenti da quello in esame.

        Inoltre, l'Accordo non si differenzia, nella sostanza, dall'attuale modello dell'OCSE, se non in alcuni aspetti derivanti dalla particolarità delle situazioni di diritto interno della Regione amministrativa speciale di Hong Kong. Le disposizioni previste dal predetto modello dell'OCSE, riconosciuto in ambito internazionale, non contrastano con le norme europee.

        A tale riguardo, si segnala altresì che altri Paesi dell'Unione europea, quali ad esempio Regno Unito, Francia e Spagna, hanno già concluso accordi della stessa specie con Hong Kong.

11) Verifica dell'esistenza di procedure di infrazione da parte della Commissione europea sul medesimo o analogo oggetto.

        Non vi sono procedure di infrazione sull'argomento in trattazione.

12) Analisi della compatibilità dell'intervento con gli obblighi internazionali.

        L'intervento è in linea con gli obblighi assunti dall'Italia in sede internazionale in materia di cooperazione amministrativa.

        Inoltre, in considerazione della specificità della materia oggetto dell'intervento, si ritiene che lo stesso non presenti aspetti di incompatibilità con altri obblighi internazionali assunti dal nostro Paese.

13) Indicazione delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea sul medesimo o analogo oggetto.

        Non vi sono linee prevalenti di giurisprudenza, né sono pendenti giudizi innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea in materia.

14) Indicazione delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo sul medesimo o analogo oggetto.

        Non vi sono linee prevalenti di giurisprudenza, né sono pendenti giudizi innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo in materia.

15) Eventuali indicazioni sulle linee prevalenti della regolamentazione sul medesimo oggetto da parte di altri Stati membri dell'Unione europea.

        Nella stipula di accordi della specie, gli Stati membri dell'Unione europea si ispirano, per lo più, al modello dell'OCSE di convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, che ha l'obiettivo primario di ripartire la sovranità impositiva sul reddito derivante da transazioni finanziarie internazionali tra i Paesi contraenti, nonché di prevenire l'evasione e l'elusione fiscali anche

 

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tramite lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali dei Paesi contraenti.

PARTE III. ELEMENTI DI QUALITÀ SISTEMATICA E REDAZIONALE DEL TESTO

1) Individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso.

        Le definizioni normative sono conformi, nella sostanza, a quelle contenute nelle convenzioni per evitare le doppie imposizioni già in vigore in Italia, nonché alle formulazioni contenute nel modello di convenzione dell'OCSE.

        Inoltre, il paragrafo 3 dell'articolo 3 dell'Accordo in esame specifica che le espressioni non diversamente definite hanno il significato che ad esse è attribuito dalla legislazione della Parte contraente relativa alle imposte oggetto dell'Accordo, a meno che il contesto non richieda una diversa interpretazione.

2) Verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni e integrazioni subite dai medesimi.

        La verifica è stata effettuata con esito positivo.

3) Ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni e integrazioni a disposizioni vigenti.

        Non essendo necessaria l'introduzione di disposizioni di adeguamento, non è stata adottata la tecnica della novella.

4) Individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo.

        Nel testo dell'Accordo non sono presenti norme abrogative.

5) Individuazione di disposizioni dell'atto normativo aventi effetto retroattivo o di reviviscenza di norme precedentemente abrogate o di interpretazione autentica o derogatorie rispetto alla normativa vigente.

        Non sono previste all'interno dell'atto da recepire disposizioni aventi effetto retroattivo, né disposizioni delle altre tipologie indicate.

6) Verifica della presenza di deleghe aperte sul medesimo oggetto, anche a carattere integrativo o correttivo.

        Non sono previste disposizioni di delega in materia.

 

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7) Indicazione degli eventuali atti successivi attuativi; verifica della congruità dei termini previsti per la loro adozione.

        Non sono previsti atti successivi all'entrata in vigore dell'Accordo né di natura legislativa, né di natura amministrativa.

8) Verifica della piena utilizzazione e dell'aggiornamento di dati e di riferimenti statistici attinenti alla materia oggetto del provvedimento, ovvero indicazione della necessità di commissionare all'Istituto nazionale di statistica apposite elaborazioni statistiche, con correlata indicazione nella relazione tecnica della sostenibilità dei relativi costi.

        Sono stati utilizzati dati già in possesso delle competenti amministrazioni.

 

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ANALISI DELL'IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE (AIR)

Sezione 1 – Contesto e obiettivi dell'intervento di regolamentazione.

A) Rappresentazione del problema da risolvere e delle criticità constatate, anche con riferimento al contesto internazionale ed europeo, nonché delle esigenze sociali ed economiche considerate.

        L'Accordo firmato a Hong Kong il 14 gennaio 2013 tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese si propone di disciplinare gli aspetti fiscali relativi alle relazioni economiche fra Italia e Hong Kong, per eliminare il fenomeno della doppia imposizione e assicurare una più efficiente cooperazione amministrativa tesa al contrasto dell'evasione fiscale.

        Non esistono precedenti accordi in materia fra i due Paesi.

        Il trend delle esportazioni italiane verso Hong Kong è stato positivo nel 2013, con un aumento dell'8,72 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. L'Italia si posiziona al sedicesimo posto in assoluto tra i fornitori di Hong Kong e al terzo tra i Paesi europei (dopo Regno Unito e Germania e superando la Francia) con un valore di beni esportati pari a 7,04 miliardi di dollari USA.

        L'interscambio commerciale tra Italia e Hong Kong nel periodo gennaio-novembre 2013 ha raggiunto i 9,9 miliardi di euro e il saldo attivo del nostro Paese ammonta a 4,18 miliardi di euro, superiore ai 3,93 miliardi di euro registrati in tutto l'anno precedente.

        Il numero di aziende italiane stabilmente presenti a Hong Kong è di circa 400, attive principalmente nei settori della finanza, nella logistica e nella moda.

B) Indicazione degli obiettivi (di breve, medio o lungo periodo) perseguiti con l'intervento normativo.

        L'Accordo risponde, innanzitutto, alla necessità di evitare fenomeni di doppia imposizione, inoltre, risponde all'esigenza di definire una base giuridica di riferimento per gli operatori economici italiani che effettuano attività di interscambio commerciale e finanziario con Hong Kong.

        L'Accordo prende in esame l'IRPEF, l'IRES, e l'IRAP.

        Sono state considerate, in particolare, le esigenze degli operatori economici italiani di avere una chiara disciplina di riferimento.

        L'atto internazionale, pertanto, fa riferimento agli aspetti fiscali relativi a beni immobili, utili alle imprese (anche in forma associata), navigazione marittima ed aerea, dividendi, interessi, canoni, capital gain, lavoro autonomo e dipendente, pensioni, proventi e remunerazioni di personale con funzioni pubbliche, artisti, sportivi, studenti e membri dei consigli di amministrazione, nonché relativi ad altri redditi di natura residuale.

 

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C) Descrizione degli indicatori che consentiranno di verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi indicati e di monitorare l'attuazione dell'intervento nell'ambito della VIR.

        Oltre a disciplinare compiutamente il fenomeno della doppia imposizione, l'Accordo predispone la base giuridica per la cooperazione tra le amministrazioni, anche in vista di una più efficace lotta contro l'evasione fiscale. L'Accordo prevede uno scambio di informazioni e ciò costituisce elemento utile ai fini di una possibile inclusione di Hong Kong nella white-list di cui all'articolo 168-bis del TUIR. Attualmente Hong Kong risulta essere una giurisdizione tra quelle inserite nei Paesi istituiti nella black-list, con la ratifica dell'Accordo si potrà facilitare l'iscrizione alla predetta white-list.

        La verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi indicati sarà costituita dalla valutazione dell'incremento delle attività di interscambio commerciale e finanziario con Hong Kong.

D) Indicazione delle categorie dei soggetti, pubblici e privati, destinatari dei principali effetti dell'intervento regolatorio.

        Destinatarie degli effetti dell'intervento regolatorio sono tutte le categorie coinvolte nell'applicazione della disciplina convenzionale e, in particolar modo, le imprese italiane che intendono operare in Hong Kong, nonché le persone fisiche beneficiarie di redditi transfrontalieri.

Sezione 2 – Procedure di consultazione precedenti l'intervento.

        La negoziazione è avvenuta tra le amministrazioni finanziarie dei due Paesi, il Ministero dell'economia e delle finanze e la corrispondente istituzione straniera, tenuto conto delle esigenze rappresentate dagli operatori economici dei rispettivi Paesi. Uno degli aspetti tecnici fondamentali dell'Accordo riguarda, inoltre, lo scambio di informazioni tra i due Paesi che consente, fra l'altro, il superamento del segreto bancario secondo i più recenti standard dell'OCSE e il rafforzamento degli strumenti volti a combattere l'evasione e l'elusione fiscali.

Sezione 3 – Valutazione dell'opzione di non intervento di regolamentazione (opzione zero).

        Il non intervento avrebbe comportato il permanere dell'assenza di una convenzione contro le doppie imposizioni, lasciando quindi gli operatori economici privi di un quadro giuridico di riferimento.

Sezione 4 – Opzione alternative all'intervento regolatorio.

        La formulazione dell'intervento regolatorio secondo un modello diverso da quelli concordati in sede internazionale avrebbe

 

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comportato un disarmonico allontanamento dalla prassi negoziale dell'Italia e dei Paesi dell'OCSE e dell'Unione europea in genere.

Sezione 5 – Giustificazione dell'opzione regolatoria proposta e valutazione degli oneri amministrativi e dell'impatto sulle PMI.

A) Svantaggi e vantaggi dell'opzione prescelta, per i destinatari diretti e indiretti, a breve e a medio-lungo termine, adeguatamente misurati e quantificati, anche con riferimento alla possibile incidenza sull'organizzazione e sulle attività delle pubbliche amministrazioni, evidenziando i relativi vantaggi collettivi netti e le relative fonti di informazione.

        La scelta di adottare una regolamentazione basata sul modello dell'OCSE risulta sicuramente vantaggiosa tenuto conto del contributo di certezza che lo stesso fornisce al mondo imprenditoriale italiano nell'attuale contesto economico; pertanto, si ritiene che l'intervento crei dei vantaggi in quanto rafforza gli strumenti volti a combattere l'evasione e l'elusione fiscali determinando, inoltre, le condizioni per un prevedibile aumento dell'interscambio commerciale tra i due Paesi.

        L'unico svantaggio, nell'ipotesi di entrata in vigore dell'Accordo nel corso del 2014, è rappresentato dalla perdita di gettito per cassa, dal 2015, valutata in 2.236.000 euro in ragione d'anno.

        Si presume che tale perdita verrà compensata nel corso degli anni dai vantaggi per gli operatori economici e per le imprese dei Paesi contraenti.

B) Individuazione e stima degli effetti dell'opzione prescelta sulle micro, piccole e medie imprese.

        I vantaggi derivanti dall'eliminazione delle doppie imposizioni saranno fruibili anche dalle micro, piccole e medie imprese che intendono operare con Hong Kong.

C) Indicazione e stima degli oneri informativi e dei relativi costi amministrativi, introdotti o eliminati a carico di cittadini e imprese. Per onere informativo si intende qualunque adempimento comportante raccolta, elaborazione, trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione.

        L'intervento regolatorio non prevede obblighi informativi a carico di destinatari diretti e indiretti.

D) Condizioni e fattori incidenti sui prevedibili effetti dell'intervento regolatorio, di cui comunque occorre tenere conto per l'attuazione (misure di politica economica ed aspetti economici e finanziari suscettibili di incidere in modo significativo sull'attuazione dell'opzione regolatoria prescelta; disponibilità di adeguate risorse amministrative e gestionali; tecnologie utilizzabili, situazioni

 

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ambientali e aspetti socio-culturali da considerare per quanto concerne l'attuazione della norma prescelta e altro).

        La scelta di un'Accordo tra l'Italia e Hong Kong, benché comporti una perdita di gettito quantificata in 2.236.000 euro in ragione d'anno, consentirà un potenziamento dell'interscambio commerciale fra i due Paesi.

        Si considera che gli uffici finanziari sono già attrezzati per assorbire gli effetti della nuova regolazione. Non sono richieste nuove risorse umane per farvi fronte.

        La copertura finanziaria alla spesa prevista sarà assicurata nelle modalità previste dal disegno di legge di ratifica dell'Accordo stesso.

Sezione 6 – Incidenza sul corretto funzionamento concorrenziale del mercato e sulla competitività del Paese.

        L'eliminazione della doppia imposizione garantisce a persone fisiche e giuridiche la non discriminazione e ne favorisce l'inserimento nel mercato, determinando un positivo effetto sul regime di leale competitività, realizzato all'interno di un quadro normativo di riferimento.

Sezione 7 – Modalità attuative dell'intervento di regolamentazione.

A) Soggetti responsabili dell'attuazione dell'intervento regolatorio.

        L'intervento regolatorio verrà posto in essere dalle amministrazioni fiscali dei rispettivi Stati, le quali attraverso gli appositi uffici opereranno le trattenute sui redditi o le tassazioni sulle attività secondo la disciplina vigente in ciascun Paese, evitando eventuali situazioni di disparità derivanti da una doppia tassazione.

        Sono, pertanto, soggetti responsabili dell'intervento regolatorio le autorità amministrativo-fiscali delle Parti contraenti.

B) Azioni per la pubblicità e per l'informazione dell'intervento (con esclusione delle forme di pubblicità legale degli atti già previste dall'ordinamento).

        Oltre le pubblicazioni di legge, adeguata pubblicità alla ratifica dell'Accordo sarà data dalle autorità diplomatiche.

C) Strumenti e modalità per il controllo e il monitoraggio dell'intervento regolatorio.

        L'amministrazione fiscale è l'ente legittimato a gestire la materia, a promuovere accordi nel settore e, quindi, anche a verificare attraverso controlli diversificati a seconda dei settori interessati l'utilità dell'intervento e la portata dei suoi vantaggi sugli investitori.

 

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        L'intervento regolatorio scaturisce da un accordo internazionale i cui effetti sono valutabili nel quadro delle relazioni internazionali tenute con il Paese con il quale si realizzano, pertanto sarà compito delle rappresentanze diplomatico-consolari avere una funzione di vigilanza sull'attuazione dell'Accordo. I dati raccolti verranno trasmessi all'amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri.

D) Meccanismi eventualmente previsti per la revisione dell'intervento regolatorio.

        Consistenti modifiche all'ordinamento tributario nazionale potrebbero indurre a richiedere ulteriori modifiche dell'Accordo.

E) Aspetti prioritari da monitorare in fase di attuazione dell'intervento regolatorio e da considerare ai fini della VIR.

        A cura del Ministero dell'economia e delle finanze verrà elaborata a cadenza biennale la VIR, nella quale saranno presi in esame prioritariamente i seguenti aspetti:

            conformità agli standard concordati a livello internazionale;

            aumento dell'interscambio commerciale;

            diminuzione dell'evasione e dell'elusione fiscali.

 

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DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica).

      1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica popolare cinese per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo, fatto a Hong Kong il 14 gennaio 2013.

Art. 2.
(Ordine di esecuzione).

      1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 28 dell'Accordo stesso.

Art. 3.
(Copertura finanziaria).

      1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, valutati in 2.236.000 euro annui a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

 

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      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 4.
(Entrata in vigore).

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

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Frontespizio Relazione Relazione Tecnica Analisi tecnico-normativa Analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) Progetto di Legge Allegato 1
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