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PDL 1773

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 1773



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

CARRA, OLIVERIO, LUCIANO AGOSTINI, BERLINGHIERI, NARDUOLO

Modifica all'articolo 18 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, concernente l'inserimento della nutria nell'elenco delle specie cacciabili

Presentata il 7 novembre 2013


      

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Onorevoli Colleghi! La nutria (Myocastor coypus Molina, 1782) è un roditore di grande taglia originario della subregione patagonica del sud America e delle aree temperate del Cile e dell'Argentina. Il limite settentrionale dell'areale originario è rappresentato dalla Bolivia e dalle regioni più meridionali del Brasile. La specie è stata introdotta in gran parte del mondo, riuscendo a costituire popolazioni naturalizzate.
      All'interno del suo areale la specie occupa ambienti molto diversi tra loro e caratterizzati da condizioni climatiche variabili, dal clima sub-tropicale dell'Argentina settentrionale agli inverni particolarmente freddi della Patagonia. In Italia la distribuzione della nutria è passata da puntiforme a diffusa negli ultimi decenni. Attualmente si osservano due estesi areali comprendenti la pianura padana e la costa alto e medio adriatica il primo, e la costa tirrenica tra il bacino dell'Arno e quello del Tevere il secondo (Cocchi e Riga, 1999). All'interno di questi areali la specie si presenta con le maggiori consistenze nelle zone ecologicamente più idonee. Tuttavia, l'alta capacità dispersiva della specie viene agevolata da un territorio caratterizzato da un fitto reticolo idrografico, permettendo la presenza della nutria anche in aree non particolarmente vocate. La presenza della specie nell'Italia meridionale e nelle isole maggiori risulta ancora di tipo puntiforme, per quanto si stia assistendo a una più ampia diffusione in Sardegna.
 

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      La nutria ingerisce da 700 a 1.500 grammi (g) di materia vegetale al giorno. Una quantità che corrisponde circa al 25 per cento del suo peso corporeo (Woods et al., 1992). Considerando un peso corporeo medio di 2,5 ciascun individuo consuma l'equivalente di 27 kg di materia secca ogni anno. La nicchia trofica, essenzialmente vegetale, è molto ampia, caratteristica questa che le consente di sfruttare una vasta gamma di fitocenosi.
      Animale strettamente legato all'acqua e di abitudini prevalentemente crepuscolari, la nutria ha dimostrato notevoli capacità di adattamento ai diversi ambienti di acqua dolce e salmastra come laghi, paludi, canali, fiumi e stagni (Petrini et altri, 2001). La specie si dimostra territoriale e gregaria, vivendo in gruppi che vanno dai 2 ai 10 individui, formati generalmente da un solo maschio dominante e da una o più femmine con piccoli. Costruisce le proprie tane in prossimità delle acque scavando delle gallerie ramificate con una camera terminale (zona nido), le cui entrate si trovano in prossimità del pelo dell'acqua, protette alla vista della vegetazione. Proprio la consuetudine di scavare tane ipogee compromette spesso le arginature dei canali di irrigazione, di scolo delle acque e di bacini artificiali, causando danni talvolta di enorme portata.
      Una delle ragioni alla base del successo di colonizzazione dimostrato dalla specie risiede nella sua biologia riproduttiva. La nutria, infatti, oltre al raggiungimento della maturità sessuale in età precoce (tra i 3 e i 9 mesi di vita), presenta un tempo di gestazione molto breve che consente alle femmine di riprodursi in media 2,7 volte l'anno (Cocchi e Riga, 2001). Al momento del concepimento gli embrioni possono essere in numero variabile da 1 a 13, tuttavia il numero medio di piccoli nati è 5.
      In molti casi l'introduzione di una specie esotica non comporta alcun effetto eclatante poiché i fattori intrinseci al contesto ambientale colonizzato non consentono alla nuova entità di adattarsi ed espandersi in maniera significativa. In alcuni casi, invece, il fatto può assumere proporzioni significative se non addirittura irreversibili, pregiudicando lo stato di conservazione di singole specie autoctone o di intere comunità biotiche. Molte specie si sono già estinte a causa diretta o indiretta di specie introdotte accidentalmente o volontariamente in aree in cui non erano presenti. E il caso, ad esempio, del gatto domestico o dei ratti nelle isole oceaniche (Lever, 1994). Quello dell'introduzione di specie esotiche è un problema emergente che, con tutta probabilità, caratterizzerà il prossimo millennio e che richiede quindi un'attenta gestione al fine di contenere i possibili effetti negativi ad esso legati. Le problematiche determinate dalla presenza della nutria nel territorio nazionale riguardano aspetti sia ecologici che economici.
      Diversi studi hanno evidenziato interazioni conflittuali con vari elementi delle biocenosi locali, anche se nessuna di queste sembra aver avuto effetti irreversibili. Boorman e Fuller (1981) hanno evidenziato come il pascolamento operato dalle nutrie abbia indotto sostanziali cambiamenti nella composizione vegetale di una zona umida nel Norfolk (Inghilterra). In quest'area i fragmiteti si sono ridotti da 121,5 ha nel 1946 a 49,2 ha nel 1977. Si ritiene, inoltre, che il roditore abbia portato sull'orlo dell'estinzione una specie di ninfea (Nimphaea caerulea) nel lago Naivasha in Kenia (Lever, 1985). Harris e Weber (1962) ed Ellis (1963) imputano alla specie la responsabilità dell'alterazione delle fitocenosi di zone umide (canneti, lamineti). Relativamente alla situazione italiana, Spettoli e Ferrari (1993) ipotizzano che la scarsa presenza della ninfea Nuphar lutea nell'oasi di Campotto e Vallesanta (1993) possa essere imputata all'intensa attività trofica condotta dalla nutria su questa specie. Scaravelli e Martignoni (1998), riferendosi alle realtà del parco regionale del Mincio e dei laghi di Mantova, affermano che la pressione esercitata dalla nutria sugli ecosistemi delle zone umide è spesso davvero consistente. Per quanto riguarda le popolazioni ornitiche vi sono segnalazioni di interazioni competitive con uccelli che nidificano in
 

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zone umide. Il danneggiamento può estrinsecarsi per azione sia diretta (distruzione dei nidi), sia indiretta (allontanamento a seguito di disturbo prolungato). Diverse specie di uccelli acquatici sono potenzialmente interessate da questo problema, anche se sono quelle che versano in condizioni di conservazione più critiche a meritare maggiore attenzione. In questo senso particolare preoccupazione desta l'impatto della nutria sulle sparute colonie riproduttive di mignattino piombato (Chlidonias hibridus) segnalato nelle zone umide dell'alto Adriatico.
      La nutria può causare danni di varia entità agli appezzamenti agricoli situati nelle immediate vicinanze dell'acqua. I danni maggiori sono quelli a carico delle colture di cereali, soprattutto grano e mais, di girasole e di numerose piante ortive. Nell'ambito delle coltivazioni di cereali, l'importanza del danno dovuto al continuo passaggio degli animali, consistente nell'abbattimento del fusto delle piante su una vasta superficie, eccede spesso quello effettivamente procurato dalla loro attività trofica (Santini, 1983). Anche le alterazioni prodotte a carico dell’habitat possono essere rilevanti, con conseguenze negative anche sulle cenosi animali e vegetali. Tra esse particolarmente importante è l'impatto che la specie può avere nutrendosi della canna palustre, incluso il suo rizoma, provocando una drastica diminuzione dei canneti, con pesanti ripercussioni sull'ambiente idoneo alla nidificazione di molte specie di uccelli (Cocchi e Riga, 2001). In molti contesti la maggiore importanza economica è però rivestita dai danni alla stabilità degli argini, che può essere gravemente compromessa dagli scavi compiuti dalle nutrie per la costruzione del nido.
      Nel caso della nutria, gli interventi di controllo e di eradicazione trovano giustificazione nella necessità di limitare gli ingenti danni economici che questa specie è in grado di arrecare sia alle coltivazioni agricole sia alle infrastrutture.
      Un altro fattore che può indurre a considerare la nutria tra le specie su cui intervenire per limitarne il numero è costituito dai danni economici che essa può causare a coltivazioni e argini. Un ultimo fattore da non trascurare è la possibilità di diffusione di zoonosi di cui la nutria potrebbe essere serbatoio, come ad esempio la leptospirosi, il cui agente eziologico è il batterio Leptospira interrogans, di cui è stata spesso osservata essere portatrice secondaria (Petrini et al., 2005; Capizzi e Santini, 2007).
      Per le ragioni esposte si considera utile prevedere, con la presente proposta di legge, l'introduzione della nutria nell'elenco delle specie cacciabili di cui all'articolo 18 della legge n. 157 del 1992.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. Al comma 1 dell'articolo 18 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modificazioni, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

          «e-bis) specie cacciabili dal 1o novembre al 31 gennaio: Nutria (Myocastor coypus)».


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