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PDL 1806

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 1806



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa del deputato ROSTAN

Disposizioni concernenti l'impiego di contingenti di personale militare con funzioni di pubblica sicurezza per attività di presidio e controllo del territorio finalizzate alla prevenzione dei reati ambientali in Campania

Presentata il 13 novembre 2013


      

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Onorevoli Colleghi! Con la legge 6 febbraio 2009, n. 6, il Parlamento ha istituito la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti di seguito «Commissione». La Commissione ha depositato agli atti parlamentari la propria relazione finale, approvata nella seduta della Commissione stessa del 5 febbraio 2013 e comunicata alle Presidenze delle Camere il 6 febbraio 2013. La Commissione – tra gli altri temi affrontati – ha avuto modo di approfondire, mediante audizioni, studi, ricerche e confronti di vario tipo, l'annosa questione connessa al reiterato fenomeno dei roghi tossici nella cosiddetta «terra dei fuochi». Nel corso dell'inchiesta svolta, numerose sono state le voci che hanno denunciato il preoccupante fenomeno dei rifiuti bruciati in strada o nelle campagne e delle gravi conseguenze in termini sanitari che ne possono derivare, originati dal fatto che spesso vengono bruciati rifiuti contenenti sostanze tossiche e pericolose. Tale fenomeno, specie per quanto concerne l'attività di contrasto, ha determinato in via immediata grosse criticità sul piano investigativo-repressivo. La Commissione, nel luglio 2009, ha audito anche l'allora prefetto di Napoli, che ha avuto modo di stigmatizzare alcune criticità del fenomeno, con particolare riferimento allo smaltimento di pneumatici, per il quale è stata posta in evidenza la bassissima percentuale di trattamenti leciti rispetto a quelli illeciti. Il Corpo della guardia di finanza ha effettuato
 

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un'accurata analisi del fenomeno ed è stato verificato come non più del 20 per cento dei rifiuti sia smaltibile legalmente nella provincia di Napoli, il che, ovviamente, incentiva il ricorso al sistema illecito. A causa di tali fenomeni, una vasta area del territorio campano viene definita, come già riportato «terra dei fuochi», proprio perché la sera, ad una certa ora, si cominciano a vedere lingue di fuoco che si innalzano da roghi nei quali brucia ogni genere di sostanze. Il fenomeno è molto diffuso e particolarmente grave, tenuto conto della tipologia dei rifiuti bruciati (rifiuti tossici e pericolosi) nonché dell'incapacità dimostrata dalle istituzioni di porvi un freno. Quanto accade in Campania e, in particolar modo, nella porzione di territorio posta tra le province di Napoli e di Caserta e nell'area del vesuviano, sta gravemente e irrimediabilmente pregiudicando la salubrità di tali luoghi, mettendo a serio rischio la sopravvivenza delle stesse comunità locali, e si sta verificando senza che si riesca in alcun modo a porvi freno da parte delle Forze dell'ordine. In più occasioni sono state avviate azioni di contrasto rispetto agli autori degli incendi anche attraverso un maggiore controllo del territorio, ma i risultati ottenuti sono stati sempre scarsi. Le istituzioni locali hanno provato ad affrontare in modo sinergico il fenomeno, costituendo un tavolo di confronto al quale hanno partecipato la prefettura-ufficio territoriale di Governo (UTG) di Napoli, la prefettura-UTG di Caserta, le forze dell'ordine, i vigili del fuoco, le aziende sanitarie locali, le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, le associazioni di categoria, i consorzi preposti alle diverse filiere, al fine di adottare una linea univoca per contrastare il fenomeno e per individuare misure di contrasto del fenomeno dei roghi, anche ricorrendo ad ordinanze ai sensi dell'articolo 54 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000. Più volte è stata evidenziata la necessità di intensificare l'attività di controllo del territorio coinvolgendo i corpi di polizia municipale e provinciale negli interventi di prevenzione ambientale, di vigilanza e di rimozione dei rifiuti abbandonati anche nelle ore notturne, nonché la necessita di mettere a punto misure di prevenzione in modo da non privilegiare solo l'azione repressiva. Le istituzioni coinvolte, inoltre, hanno stabilito di predisporre un'ordinanza-tipo che i sindaci avrebbero potuto emanare per sanzionare in modo più grave e incisivo la violazione delle norme previste dalla legge in materia di depositi di pneumatici.
      Sul tema, appositamente interpellata, anche la procura di Napoli ha evidenziato, in più occasioni, diverse criticità riscontrate nella lotta al fenomeno dei roghi, tra le quali la carenza di risorse umane che riguarda sia la magistratura che le Forze di polizia, con particolare riferimento al Nucleo operativo ecologico (NOE) dei carabinieri, nonché sulla complessità delle indagini da effettuare, laddove i fenomeni denunciati evidentemente interessano capillarmente tutto il territorio.
      Questa carenza di risorse umane viene quindi amplificata notevolmente dalla presenza di tre procure, ovvero la procura della Repubblica sezione ordinaria di Napoli, la procura della Repubblica direzione antimafia di Napoli, e la procura di Santa Maria Capua Vetere e rende praticamente improponibile un controllo del territorio che possa immediatamente far cessare o individuare i responsabili in caso di attività criminale così capillare e disseminata sul territorio ad altissimo tasso di delinquenza del crimine sia organizzato che no. Anche la provincia di Napoli, sentita dalla Commissione, ha avuto modo di descrivere l'attività svolta dall'ente nel contrasto al fenomeno dei roghi tossici, in particolar modo attraverso l'incremento della vigilanza del territorio provinciale, nonché l'adozione di un protocollo d'intesa con la prefettura-UTG e sottoscritto dai comuni maggiormente interessati dal fenomeno, avente la finalità di rimuovere innanzitutto i rifiuti abbandonati ai margini delle carreggiate dei principali assi viari, di incrementare l'attività di sorveglianza, pattugliamento e rimozione dei rifiuti nei luoghi pubblici o privati oggetto di frequenti roghi, nonché di avviare una prassi
 

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corretta per lo smaltimento delle tipologie di rifiuto, spesso correlate anche all'agricoltura, che possono alimentare i roghi tossici; inoltre, secondo l'ente provincia, il richiamato protocollo avrebbe dovuto avere anche l'obiettivo di ottimizzare i controlli da parte delle Forze dell'ordine, mediante il coinvolgimento degli enti locali, con la realizzazione di elenchi, redatti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura dalle imprese che commercializzano prodotti che possono diventare rifiuti oggetto di roghi, rappresentate, ad esempio, da gommisti, garagisti, benzinai, officine, autodemolitori, centri commerciali, consorzi agrari, produttori di pellami e imprese di trasformazione degli stessi.
      A tale protocollo, nel tempo, hanno aderito anche i consorzi di filiera (CONAI; COBAT; COOU; POLIECO; ECOPNEUS; CONOE) che si sono impegnati al ritiro dei rifiuti provenienti dalla raccolta, garantendone il successivo avvio al riciclo e riconoscendo i relativi corrispettivi. La problematica dello smaltimento illecito dei pneumatici è stata affrontata anche di recente dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il regolamento di cui al decreto dello stesso Ministro n. 82 del 2011, che ha previsto la costituzione di società consortili, alle quali è fatto obbligo di intercettare e di smaltire una quantità di pneumatici fuori uso corrispondente almeno a quella immessa nel mercato nazionale nell'annualità precedente. Tuttavia, attesa la permanenza del fenomeno di combustione illecita di pneumatici, anche correlato alla prassi di vendita senza fatturazione del bene, come testimoniato dai 75 incendi di pneumatici documentati in provincia di Napoli nel corso dei primi otto mesi del 2012, è stata richiesta congiuntamente alla prefettura-UTG di Napoli l'attuazione di un intervento straordinario di rimozione dei pneumatici abbandonati o impropriamente stoccati in provincia di Napoli ma, nonostante la pluralità di iniziative intraprese dagli enti locali preposti e il loro costante impegno, pur nella consapevolezza della complessità del problema, si deve rilevare come nessuna attività efficace sia stata messa in atto per arginare un fenomeno di una gravità inaudita, tanto che le Forze dell'ordine interpellate hanno evidenziato l'obiettiva difficoltà di intervento.
      In particolare, l'esperienza degli anni passati ha palesato come sia possibile, in realtà, affrontare solo i singoli episodi, ma non il fenomeno in generale, che continua a persistere alimentando un'economia illegale dello smaltimento dei rifiuti che è inaccettabile in una regione già ampiamente provata dagli inquinamenti imponenti che si sono consumati in passato e che continuano a devastare il territorio. Non va in alcun modo trascurato il fatto che tali attività criminali determinano conseguenze disastrose per l'ambiente e per la salute dei cittadini, come risulta in modo chiaro e univoco dai dati statistici elaborati dalle istituzioni sanitarie nazionali e locali circa il rilevante numero di malattie, soprattutto di origine tumorale, accertate nelle province di Napoli e di Caserta e nei comuni maggiormente colpiti dal fenomeno dell'illecito smaltimento di rifiuti tossici e nocivi. In proposito, vanno richiamati i dati e le conclusioni di due recenti significative indagini epidemiologiche: la prima (dal titolo emblematico: «Correlazione tra rischio ambientale da rifiuti, andamento della mortalità e malformazioni congenite»), coordinata nel 2007 dall'Istituto superiore di sanità, ha avuto la supervisione, tra le altre istituzioni, anche dell'Organizzazione mondiale della sanità, Centro europeo ambiente e salute; la seconda, portata a termine nel marzo 2009, è stata curata dal dipartimento scientifico di medicina preventiva dell'istituto Monaldi di Napoli, il cui lavoro si conclude con queste osservazioni: «Lo studio di correlazione, sintetizzato nel presente lavoro, conferma l'ipotesi che eccessi di mortalità e di malformazioni tendono a concentrarsi dove è più intensa la presenza di siti conosciuti di smaltimento dei rifiuti. L'associazione è statisticamente significativa per numerosi esiti sanitari. È stato così identificato un gruppo di otto comuni a maggior rischio (Acerra, Aversa, Bacali, Calavano, Castel Volturno, Giugliano in Campania, Marcianise e Villa
 

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Literno) ove sono state riscontrate morti per tumori del polmone, del fegato, dello stomaco, della vescica, del rene, sarcomi dei tessuti molli con percentuali maggiori rispetto alla media nazionale fino al 32 per cento». Un ulteriore elemento inquietante è rappresentato dalla pubblicizzazione dai dati relativi a un'altra indagine epidemiologica svolta dall'ospedale Monaldi di Napoli, nel marzo del 2009, dai quali si apprende che, su un campione di 2.000 persone, residenti nella fascia delle province di Napoli e di Caserta, la frequenza di mesoteliomi pleurici da esposizione ad amianto raggiunge l'inquietante cifra del 44 per cento.
      Quanto evidenziato dalla Commissione trova tristemente conferma ancora oggi, atteso che non è possibile rilevare una strategia complessiva e sinergica tra le istituzioni centrali e locali finalizzate a contrastare in maniera radicale il fenomeno: una strategia che, inevitabilmente, non potrà prescindere da un valido e continuo supporto agli enti locali che, per primi, quali organi di prossimità, sono costretti a far fronte a tali emergenze, senza avere a disposizione uomini, mezzi e risorse adeguati. Data l'eccezionalità della situazione, si rende necessaria una risposta, altrettanto straordinaria, da parte dello Stato. Una risposta che non può prescindere dall'impiego, accanto alle Forze dell'ordine, quotidianamente impegnate nel territorio, delle Forze armate, quanto meno per l'attività di presidio dei siti strategici e delle aree dismesse maggiormente esposte al fenomeno della «terra dei fuochi», e più frequentemente adibite a discariche abusive.
      Un impiego che, oltre che a garantire risposte forti e concrete alle esigenze delle comunità locali, si rende indispensabile di fronte al gravissimo allarme sociale provocato dai roghi tossici, anche e soprattutto facendo fronte alle carenze strutturali dei corpi normalmente impiegati sul medesimo fronte. Del resto, il Parlamento ha già manifestato il suo orientamento favorevole all'utilizzo di una simile strategia, approvando la mozione n. 1-00233, con la quale è stato impegnato il Governo ad autorizzare l'intervento dell'esercito nella terra dei fuochi.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. In conformità a quanto previsto dalla legge 26 marzo 2001, n. 128, i prefetti delle province della regione Campania, nell'ambito delle attività di presidio e di controllo del territorio finalizzate prioritariamente alla prevenzione dei delitti di carattere ambientale, con particolare riferimento ai processi di combustione di rifiuti, possono chiedere al Ministero dell'interno di avvalersi, acquisito il parere favorevole del Ministero della difesa, di contingenti di personale militare delle Forze armate. La consistenza organica di tali contingenti di personale è definita dai medesimi progetti d'intesa con i comandi militari incaricati.
      2. Ai militari impiegati ai sensi del comma 1 sono attribuite le funzioni di agente di pubblica sicurezza.
      3. Ai fini del compimento delle attività di cui al comma 1 e dell'esercizio delle funzioni di cui al comma 2, il personale militare può avvalersi, previo parere favorevole del prefetto competente, degli uffici o comandi della polizia municipale, della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri o del Corpo forestale dello Stato situati nei territori oggetto di intervento.

Art. 2.

      1. Il personale militare di cui al comma 1 dell'articolo 1 è posto a disposizione dei prefetti interessati fino al 31 dicembre 2014. Il Consiglio dei ministri può prorogare tale termine per un periodo non superiore a mesi sei, ulteriormente prorogabile una sola volta.

 

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Art. 3.

      1. In conformità a quanto disposto dall'articolo 20 della legge 26 marzo 2001, n. 128, agli ufficiali, sottufficiali e militari di truppa delle Forze armate compresi nei contingenti di personale di cui all'articolo 1 della presente legge è attribuita un'indennità omnicomprensiva, determinata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell'interno e della difesa. L'indennità onnicompresiva, aggiuntiva al trattamento stipendiale o alla paga giornaliera, non può superare il trattamento economico accessorio previsto per il personale delle Forze di polizia.


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