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PDL 1183

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 1183



 

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PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

d'iniziativa dei deputati

BENAMATI, BOBBA, BARGERO, PORTA, GRASSI, D'INCECCO, CRIMÌ, VALIANTE

Modifica all'articolo 12 della Costituzione, concernente il riconoscimento dell'inno di Mameli «Fratelli d'Italia» quale inno ufficiale della Repubblica

Presentata l'11 giugno 2013


      

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Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di legge costituzionale nasce da un'esigenza di riordino del nostro ordinamento normativo.
      Nel verbale del Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 1946 si legge: «onorevole Cipriano Facchinetti, Ministro per la guerra – In merito al giuramento delle Forze armate avverte che sarà effettuato il 4 novembre. Quale inno si adatterà l'inno di Mameli. La formula nuova del giuramento sarà sottoposta all'Assemblea Costituente. Si proporrà schema di decreto col quale si stabilisca che provvisoriamente l'inno di Mameli sarà considerato inno nazionale. Gli ufficiali che si rifiutassero di giurare saranno considerati dimissionari. Gli ufficiali giureranno il giorno tre novembre».
      Il decreto citato dettava, dunque, l'adozione provvisoria ed esclusiva dell'inno di Mameli nelle cerimonie militari, disponendo che un successivo decreto, mai emanato, ne formalizzasse il riconoscimento quale inno nazionale italiano.
      È molto singolare che un Paese come il nostro, in cui la legislazione è costituita da un corposissimo insieme di norme e di leggi spazianti nei più diversi settori, non abbia sancito la dignità formale dell'inno nazionale. L'articolo 12 della Costituzione stabilisce che la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano e ne descrive con accuratezza le caratteristiche. Lo stemma
 

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della Repubblica fu scelto tra altri simboli partecipanti a un concorso pubblico indetto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al quale seguì una disposizione legislativa, il decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535, recante «Foggia ed uso dell'emblema dello Stato». La scelta cadde sulla proposta del pittore piemontese Paolo Paschetto. L'emblema dello Stato, confermato con una specifica deliberazione dell'Assemblea Costituente, «è composto di una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di acciaio dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale “Repubblica Italiana”».
      Nulla invece è stato scritto per l'inno nazionale che rimane ancora oggi ignorato dalle nostre leggi. I motivi di questa trascuratezza normativa non sono chiari o, meglio, sono contrastanti. Sicuramente dobbiamo alla città di Genova «Il Canto degli italiani», meglio conosciuto come «Fratelli d'Italia», scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro. «Il Canto degli italiani» nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi.
      I sentimenti, i dolori, le gioie, le fatiche e le sofferenze di un'intera generazione di italiani, che si sacrificò spesso fino all'estremo per il nobilissimo obiettivo del riscatto morale e civile della Patria e per la sua unità, furono accompagnati dalle note e dalle parole di questo inno.
      Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo «Inno delle nazioni» del 1862, affidò proprio al «Canto degli italiani» – e non alla «Marcia reale» – il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a «God Save the Queen» e alla «Marsigliese».
      Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'inno di Mameli fosse assunto come inno nazionale della Repubblica italiana.
      Ciò avvenne quasi automaticamente a conclusione di quel nuovo risorgimento che fu la Resistenza, lotta di liberazione dall'invasore nazista e dalla dittatura fascista, che generò la nostra Repubblica.
      L'inno nazionale, insieme alla bandiera, costituiscono elementi fondanti del patrimonio identificativo nazionale.
      Nella bandiera e nell'inno della Repubblica, per noi italiani moderni, risiedono i simboli indispensabili della coesione nazionale e dell'identità repubblicana.
      A molti sfugge, però, che questo inno, ormai noto a tutti e adottato nella maggior parte delle celebrazioni ufficiali della Repubblica, le appartiene per uso consuetudinario e per profondità di affetto popolare, non esistendo alcun pronunciamento legislativo definitivo a riguardo.
      In questa fase delicata e importante per la nostra Repubblica sarebbe opportuno legiferare in merito al riconoscimento dell'inno nazionale, per dare dignità al «Canto degli italiani» a tutti noto come «Fratelli d'Italia». Tale canto, infatti, racchiude in sé non solo la profondità di un momento storico glorioso per il nostro Paese ma richiama valori importanti della nostra realtà repubblicana.
      In coerenza con le motivazioni esposte, si raccomanda al Parlamento l'approvazione della presente proposta di legge costituzionale che riconosce l'inno «Fratelli d'Italia» di Goffredo Mameli quale inno nazionale della Repubblica italiana.
 

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PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.

      1. All'articolo 12 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma:
      «L'inno di Mameli “Fratelli d'Italia” è riconosciuto quale inno ufficiale della Repubblica».


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