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PDL 32

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 32



 

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PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

d'iniziativa del deputato

CIRIELLI

Modifica dell'articolo 131 della Costituzione, concernente l'istituzione della Regione dei due Principati

Presentata il 15 marzo 2013


      

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Onorevoli Colleghi! – L'istituzione di una nuova regione presuppone la consapevolezza, da parte dei suoi abitanti, delle radici storiche, culturali e ideologiche che giustificano tale scelta e che motivano l'individuazione, per essa, di un nome adeguato e caratterizzante.
      Quando, a suo tempo, si identificò quale «Campania» il territorio regionale che ancora oggi è a noi ben noto, si prese in prestito un termine che, in realtà, connotava sul piano storico soltanto la piana del Volturno – Campania felix – che circondava la città romana di Capua: ossia quell'area meglio conosciuta, dall'alto Medioevo fino ad oggi, con l'accezione di «Terra di lavoro». Si potrebbe a pieno titolo obiettare, quindi, che la soluzione adottata allora si riferiva soltanto a una parte dell'intero territorio regionale e non riguardava affatto, ad esempio, l'estesa provincia di Salerno, quella di Benevento o quella di Avellino.
      La storia culturale e istituzionale dei due Principati ha radici molto antiche, il cui prestigio salda l'unicità dell'attuale provincia salernitana mantenutasi costante, nei secoli, rispetto all'intero contesto regionale della Campania.
      Tra il 639 e il 640 la città di Salerno, infatti, passò dal controllo bizantino al dominio longobardo, in seguito alla conquista di Arechi I e alla conseguente annessione al vicino ducato di Benevento, che ricomprendeva anche il territorio avellinese. La fase iniziale della storia longobarda di Salerno è alquanto taciuta dalle fonti, né è dato apprendere notizie certe sul suo assetto urbano per quasi tutto l'VIII secolo.
      Nell'anno 774 Carlo Magno conquistò la città di Pavia e pose fine all'esperienza bisecolare del Regno longobardo in Italia, dando così avvio, inconsapevolmente, alla storia esaltante dei longobardi del sud,
 

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proseguita per ulteriori tre secoli fino alla conquista normanna.
      La figura del duca Arechi II, proclamatosi «Principe dei longobardi» subito dopo la disfatta del Regno, fu fondamentale per le sorti di Salerno, la quale divenne presto città cardine dell'equilibrio politico nella Langobardia minore. Arechi II pose in Salerno le basi per una sede alternativa al primato di Benevento attraverso la rivalutazione del castello e la fondazione del palatium e della cappella palatina di San Pietro, procedendo quindi a un progetto di espansione edilizia della città stessa. Le sue scelte lungimiranti furono rese celebri dai versi dello storico nazionale del popolo longobardo, Paolo Diacono, il quale riconosceva al principe tanti meriti tra cui quello di aver «adornato la patria» con le «scienze, le fortificazioni e i palazzi».
      Nell'anno 849 fu, però, sancita la nascita di un «Principato di Salerno», che si rendeva definitivamente autonomo da Benevento. Al nuovo Principato di Salerno si attribuì un elenco di gastaldati e di centri urbani ubicati nella fascia tirrenica della Langobardia minore, che andava da Sora fino alla distesa di Paestum, unita alla piana di Taranto e alla Calabria settentrionale: tra questi siti, oltre alla capitale Salerno e all'attigua valle del Sarno, si includevano ad esempio Capua, Montella, Cimitile, Cosenza e metà gastaldato di Acerenza. Al Principato di Benevento rimasero sostanzialmente il Sannio, l'Irpinia, il Molise e la Puglia.
      Giova ricordare che l'arcivescovo salernitano Alfano, probabilmente la personalità di maggior spessore, sul piano culturale, che la Salerno longobarda abbia conosciuto, in uno dei suoi carmina ha attribuito al principe longobardo Guaimario il ruolo di un condottiero che rese Salerno «più florida di Roma», assoggettando al tempo stesso i lucani, i beneventani, i calabresi, i capuani e i pugliesi, mentre la città diveniva «tanto fiorente nell'arte della medicina che in essa nessun morbo aveva la forza di allignare».
      La lunga parentesi longobarda della storia di Salerno e di Benevento, durata cinque secoli e coincidente con la sua fase più illustre, com’è evidente non ha conosciuto alcun legame, di fatto, con il vissuto storico, politico e culturale di Napoli, orbitante sotto l'egemonia bizantina.
      Nel 1077 Salerno cedette al lungo assedio normanno e il duca Roberto il Guiscardo scelse l'ex città longobarda quale capitale del costituendo Ducato di Puglia e Calabria, provvedendo alla consacrazione della nuova cattedrale e a un graduale riassetto urbanistico della città. Con la nascita del Regno nel XII secolo, Palermo divenne la nuova capitale normanna ma Salerno continuò a detenere il primato tra le città del Mezzogiorno continentale e a svolgere il ruolo di capolinea di tutte le relazioni marittime con la Sicilia.
      La lunga stagione angioina e aragonese traghettò il Principato di Salerno, ricostituitosi con Carlo lo Zoppo nel 1272, fino ai nuovi fasti del mecenatismo rinascimentale dei Sanseverino. Quest'ultima fase della plurisecolare storia del Principato salernitano è una sorta di rivalsa dopo che la città e il suo territorio avevano giocato da protagonisti nella scena dell'alto e del pieno Medioevo: durante la reggenza di Ferrante Sanseverino, Salerno ricoprì un'importante funzione economica – si ricordi l'importanza della fiera – e divenne sede di un cenacolo culturale che seppe mettere insieme grandi maestri del Rinascimento quali Agostino Nifo, Bernardo Tasso, Armando Villanova, Mariano Soccino e Scipione Capece.
      Altrettanto antica e prestigiosa è la storia delle attuali province di Avellino e di Benevento, le cui origini si fanno risalire al 1273, quando il territorio fu organizzato come «giustizierato», cioè divisione amministrativa prima del Regno di Napoli, poi del Regno delle Due Sicilie, denominato «Principato ultra» (o Principato ulteriore). Il 5 ottobre 1273 re Carlo I d'Angiò, con il Diploma di Alife, considerando il Principato troppo esteso per essere ben governato, lo suddivise in «Principatus ultra serras Montorii» e in «Principatus citra serras Montorii», cioè Principato al di là delle montagne di
 

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Montoro e Principato al di qua delle montagne di Montoro, creando due distinti giustizierati il cui confine era segnato dai Monti picentini.
      Il territorio del neo giustizierato comprendeva gran parte delle province di Avellino e di Benevento, nonché alcuni comuni oggi appartenenti alle province di Foggia e di Potenza, ma rimase esclusa la città di Benevento, in quanto enclave dello Stato pontificio. Capitale della provincia fu, fino al 1806, la cittadina di Montefusco.
      Con la legge n. 132 del 1806 sulla divisione e l'amministrazione delle province del Regno, Giuseppe Bonaparte riformò la ripartizione territoriale del Regno di Napoli sulla base del modello francese e soppresse il sistema dei giustizierati. Negli anni successivi, tra il 1806 e il 1811, una serie di regi decreti completò il percorso di istituzione delle province. La provincia, con le innovazioni amministrative napoleoniche, fu divisa in distretti, a loro volta suddivisi in circondari, costituiti da comuni. La provincia di Principato ultra comprendeva i tre distretti di Avellino, Ariano Irpino e Sant'Angelo dei Lombardi.
      Nel 1860 il prodittatore di Napoli, Giorgio Pallavicino, emanò un decreto costitutivo della provincia di Benevento, rimandando a una successiva legge la determinazione degli ambiti territoriali della nuova circoscrizione. In realtà, il potere temporale dello Stato pontificio a Benevento era già finito prima che Garibaldi (tra i principali artefici della nascita della provincia) giungesse in città.
      Questi brevi cenni storici del Principato di Salerno e del Principato ulteriore possono rendere l'idea di quanto forte e sostanziale sia l'identità storica, politica, culturale ed economica di un territorio, quello ricompreso nelle attuali province di Salerno, Avellino e Benevento, ora candidato a costituire una nuova regione che si ricolleghi ai fasti di un tempo per riaffermare la propria memoria e proiettarsi verso il futuro.
      Come testimonia la lunga e gloriosa storia di questi territori, le province di Salerno, Avellino e Benevento hanno sempre costituito una realtà omogenea ben consapevole delle proprie caratteristiche e potenzialità, capace oggi di esprimerle in autonomia, come avvenuto ai tempi delle ingerenze di Carlo Magno, se sgravata da una politica governativa regionale che punta con evidenza allo sviluppo di altri territori, limitando, di fatto, i margini di crescita dei suddetti territori.
      Le motivazioni che spingono a guardare con positività all'istituzione di una nuova regione, comprendente le attuali province di Salerno, di Avellino e di Benevento, tuttavia, non sono in alcun modo legate a scelte secessionistiche, bensì a quelle di promuovere le esigenze del salernitano, del beneventano e dell'avellinese nell'economia nazionale ed europea; infatti è oramai riconosciuta la necessità di trasferire il momento delle scelte politiche e amministrative quanto più vicino possibile ai cittadini e ai territori, e pertanto l'attuale assetto regionale, ancora di più in previsione della futura area metropolitana di Napoli, si appalesa come un modello inadeguato e inefficiente, in quanto territorialmente sbilanciato.
      La nuova Regione dei due Principati darebbe la possibilità ai cittadini di tale area geografica di operare le scelte fondamentali per uno sviluppo avanzato in materia ambientale e di tutela del territorio, connubio, questo, fondamentale per favorire migliori condizioni di vita sociale, soprattutto in un territorio dall'altissimo valore paesaggistico e dalla spiccata vocazione turistica.
      Inoltre, consentirebbe ai cittadini del salernitano, del Sannio e dell'Irpinia di operare scelte fondamentali in materia di ambiente, di energia, di trasporti, di formazione, di risorse economiche, di risorse umane, di politica fiscale, di sfruttamento equilibrato delle proprie risorse naturali e di governo di un territorio che si presenta morfologicamente omogeneo.
      In ultimo, consentirebbe alle popolazioni interessate di poter effettuare in piene autonomia e responsabilità le scelte fondamentali relative alla salvaguardia, alla valorizzazione e alla promozione del territorio, nonché, all'utilizzo delle risorse idriche e allo smaltimento dei rifiuti e, più
 

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in generale, consentirebbe di assumere le decisioni fondamentali per lo sviluppo economico e sociale del territorio e delle comunità su di esso insediate.
      È necessario rilevare, infine, che il primo comma dell'articolo 132 della Costituzione sancisce che: «Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse».
      Il territorio delle attuali province di Salerno, di Avellino e di Benevento presenta un numero di abitanti superiore al minimo richiesto dal citato articolo 132 (1.884.592 abitanti al 1o marzo 2010 - fonte Istituto nazionale di statistica).
 

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PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.
(Istituzione e definizione territoriale dei confini della Regione dei due Principati).

      1. È istituita, ai sensi dell'articolo 132 della Costituzione, la Regione dei due Principati.
      2. Il territorio della Regione dei due Principati comprende i comuni inclusi nelle province di Avellino, di Benevento e di Salerno.

Art. 2.
(Modifica dell'articolo 131 della Costituzione).

      1. L'articolo 131 della Costituzione è sostituito dal seguente:
      «Art. 131. – Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo; Molise; Campania; Regione dei due Principati; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna».


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