Frontespizio Relazione Relazione Tecnica Analisi tecnico-normativa Analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) Progetto di Legge Allegato 1

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PDL 1541

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 1541



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal ministro degli affari esteri
(BONINO)

e dal ministro della difesa
(MAURO)

di concerto con il ministro dell'interno
(ALFANO)

con il ministro dell'economia e delle finanze
(SACCOMANNI)

con il ministro dello sviluppo economico
(ZANONATO)

e con il ministro degli affari europei
(MOAVERO MILANESI)

Ratifica ed esecuzione del Trattato sul commercio delle armi, fatto a New York il 2 aprile 2013

Presentato il 20 agosto 2013


      

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Onorevoli Deputati! La Conferenza finale delle Nazioni Unite per il Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty – ATT), svoltasi a New York dal 18 al 28 marzo 2013, si è conclusa con l'adozione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del testo del Trattato, firmato il 3 giugno 2013.
      Questo Trattato è il frutto di un lungo e complesso impegno negoziale avviato in ambito ONU nel 2006 e culminato in due conferenze diplomatiche a luglio 2012 e marzo 2013, che hanno portato all'adozione di un testo forte, equilibrato e realistico, in linea con le nostre priorità nazionali e che rappresenta un salto di
 

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qualità nella trattazione di una problematica particolarmente delicata delle relazioni internazionali.
      La Risoluzione dell'Assemblea generale ha ottenuto il 2 aprile 2013 il voto favorevole di un'ampia coalizione trasversale di ben 154 Paesi, tra cui l'Italia, solo 3 voti contrari (Iran, Siria e Corea del Nord) e 23 astensioni (tra le quali figurano però Cina, Russia, India, Pakistan e Indonesia).
      L'Italia si è attivamente impegnata in tutte le fasi del processo negoziale. Il testo finale rappresenta, anche in una prospettiva nazionale, un ottimo risultato; esso ha infatti accolto le nostre priorità negoziali, tra cui:

          l'inserimento della «golden rule» per la difesa dei diritti umani e delle norme di diritto internazionale umanitario;

          un chiaro riferimento alla violenza di genere, in particolare contro donne e minori: il testo precisa che essa si presta a costituire una violazione di diritto umanitario o di diritti umani;

          la facoltà di escludere dalle liste nazionali di controllo le armi sportive e da caccia: il Trattato riconosce infatti come legittimo il commercio, il possesso legale e l'uso di questo tipo di armi per scopi ricreativi, culturali, storici o sportivi;

          l'esclusione dell'applicazione del Trattato ai movimenti di armi convenzionali per le truppe all'estero, fintanto che lo Stato di invio ne mantenga la proprietà.

      Una volta firmato l'ATT, sarà necessaria un'azione di ampio raggio a sostegno e della sua ratifica, in cui il contributo della società civile e delle associazioni di categoria potrà svolgere un significativo ruolo propulsivo. L'entrata in vigore dell'ATT è infatti subordinata alla ratifica da parte di 50 Stati.
      Il nostro sistema normativo è già pronto per attuare l'ATT: la normativa italiana sul controllo dei materiali di armamento rappresenta una delle più avanzate a livello globale e la direttiva 2009/43/CE sul controllo dei trasferimenti dei materiali di armamento in ambito comunitario è stata recepita dall'Italia con il decreto legislativo 22 giugno 2012, n. 105, che ha modificato la legge 9 luglio 1990, n. 185, preservandone gli alti standard previsti nell'impianto originario.
      Per quanto concerne in particolare la compatibilità dell'ATT con l'ordinamento europeo, si evidenzia che alcune disposizioni del Trattato riguardano materie di esclusiva competenza dell'Unione, rientrando nell'ambito della politica commerciale comune o incidendo sulle norme del mercato interno in materia di trasferimento di armi convenzionali e di esplosivi.
      Per tale motivo il Consiglio ha adottato la decisione 2013/269/PESC del 27 maggio 2013, autorizzando gli Stati membri, ai sensi dell'articolo 218, paragrafo 5, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), a firmare l'ATT nell'interesse dell'Unione europea.
      È attualmente in fase di elaborazione la decisione del Consiglio che autorizzerà gli Stati membri alla conclusione del Trattato ai sensi dell'articolo 218, paragrafo 6, del TFUE, previa approvazione del Parlamento europeo.
      Solo a seguito dell'adozione della decisione del Consiglio, si procederà al deposito presso il Segretariato generale delle Nazioni Unite dello strumento di ratifica nazionale, senza determinare pertanto alcuna violazione nella normativa comunitaria.

Approfondimento: elementi di valutazione sul testo dell'ATT.

      Dal Preambolo emerge la particolare vocazione del Trattato, che intende porsi alla confluenza tra le agende internazionali della pace e sicurezza, della legalità, dei diritti umani e dello sviluppo.
      Il Preambolo richiama innanzitutto l'articolo 26 della Carta delle Nazioni Unite, che si riferisce alla promozione dello stabilimento e del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, con il minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli

 

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armamenti. Nel preambolo è inoltre riconosciuto che il commercio illecito e non regolato di armi convenzionali ha conseguenze dirette non solo sul piano umanitario, ma anche sociale, economico e della sicurezza.
      I princìpi contenuti nell'ATT tengono conto del fatto che le aree in conflitto sono quelle in cui i diritti umani subiscono le più gravi violazioni la cui prevenzione passa anche dal contrasto del traffico illecito di armi. Questo approccio si riflette anche nella partecipazione italiana alle missioni di pace. Dai Balcani al Libano e all'Afghanistan, per l'Italia è cruciale integrare la dimensione militare con le componenti della cooperazione e con gli strumenti di stabilizzazione di natura civile.
      Il Trattato recepisce la nostra tradizionale linea a tutela delle donne e dei minori, obiettivi più vulnerabili nei teatri di guerra, riconoscendo l'esigenza di un sostegno alla riabilitazione e all'inclusione economica e sociale delle vittime dei conflitti armati.
      Un'apposita sezione è poi dedicata a identificare alcuni princìpi connessi al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, contemplati dalla Carta delle Nazioni Unite, tra cui: il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva degli Stati, ai sensi dell'articolo 51 della Carta; l'obbligo di risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici, in modo che la pace, la sicurezza internazionale e la giustizia non siano messe in pericolo (articolo 2, numero 3, della Carta); l'obbligo per gli Stati di astenersi, nelle relazioni internazionali, dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite (articolo 2, numero 4, della Carta).
      Nel riconoscere la responsabilità di tutti gli Stati di regolare efficacemente il commercio internazionale delle armi convenzionali, il Trattato riafferma il rispetto degli interessi legittimi degli Stati di acquistare armi convenzionali per esercitare il loro diritto di autotutela e per le operazioni di mantenimento della pace (peace-keeping operations), nonché di produrre, esportare, importare e trasferire armi convenzionali.
      Il Preambolo riconosce inoltre il diritto sovrano degli Stati a regolamentare i trasferimenti interni di armi e fa salva la possibilità di adozione da parte degli Stati parte di misure più restrittive rispetto a quelle fissate nello stesso ATT. Quest'ultima previsione si ritiene di particolare importanza, alla luce del processo di adattamento della legge n. 185 del 1990, concernente le movimentazioni di materiali di armamento, alla direttiva 2009/43/CE: la legge n. 185 del 1990 si conferma infatti, a più di venti anni dalla sua adozione, una delle normative più stringenti in materia a livello europeo e internazionale.
      Il Trattato si applica a otto categorie di armamenti: le sette previste dal Registro per le armi convenzionali delle Nazioni Unite (Battle tanks, Armoured combat vehicles, Large-calibre artillery systems, Combat aircraft, Attack helicopters, Warships, Missiles and missile launchers), più le Small Arms and Light Weapons (articolo 2, paragrafo 1).
      Le munizioni non sono incluse come categoria autonoma, ma l'articolo 3 prevede che ciascuno Stato parte stabilisca un sistema nazionale di controllo per disciplinarne l'esportazione in relazione alle categorie di armi regolate dal Trattato. L'ATT si applica anche all'esportazione delle parti e componenti (articolo 4), nella misura in cui queste possano consentire l'assemblaggio di armi ricomprese nella categorie sopra citate.
      In considerazione delle finalità del Trattato, pensato quale strumento di contrasto al traffico illecito di armamenti convenzionali, sono escluse dal suo ambito di applicazione le armi sportive e da caccia.
      La più significativa innovazione introdotta dal Trattato è la cosiddetta «golden rule»: si tratta della previsione, all'articolo 6, dell'automatico diniego al trasferimento nel caso in cui esso:

          violi gli obblighi dello Stato parte derivanti da risoluzioni del Consiglio di

 

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Sicurezza e in particolare embarghi sulle armi (articolo 6, paragrafo 1);

          sia in contrasto con gli obblighi internazionali cui lo Stato è vincolato, e in particolare con quelli relativi al contrasto di traffici illeciti di armi convenzionali (articolo 6, paragrafo 2);

          se in fase di valutazione della richiesta di autorizzazione al trasferimento vi sia conoscenza che i materiali potrebbero essere utilizzati per commettere crimini internazionali (articolo 6, paragrafo 3).

      L'articolo 7 prevede inoltre che le autorità nazionali competenti per l'autorizzazione delle esportazioni tengano in considerazione una serie di fattori per valutare il potenziale impatto di ogni trasferimento di armamenti, quali il potenziale rischio che il trasferimento contribuisca a mettere in pericolo la pace e la sicurezza o che le armi possano essere usate per commettere o facilitare gravi violazioni di diritto internazionale umanitario o diritti umani, ovvero la commissione di atti di terrorismo o di criminalità organizzata quali definiti da convenzioni internazionali di cui lo Stato esportatore è parte.
      L'articolo 5 prevede che ogni Stato parte stabilisca e tenga aggiornati un sistema nazionale di controllo e una lista di controllo nazionale, che dev'essere comunicata al Segretariato. Per assicurare un sistema di controllo nazionale efficace e trasparente ogni Stato parte deve inoltre designare le autorità nazionali competenti; uno o più punti di contatto nazionali devono essere designati per consentire lo scambio di informazioni necessario all'implementazione del Trattato.
      Questo articolo si propone così di colmare una delle più gravi lacune ancora esistenti in molti Paesi in questo settore. Il sistema italiano, che individua nell'Autorità nazionale (UAMA) del Ministero degli affari esteri lo strumento per l'implementazione delle norme nazionali, non solo è pienamente rispondente al dettato del Trattato, ma risulta essere molto più avanzato sotto il profilo delle garanzie e dei controlli.
      Gli articoli 9 e 10 chiedono agli Stati parte di prendere misure appropriate per regolare rispettivamente il transito di armi convenzionali attraverso il proprio territorio e le intermediazioni che hanno luogo sotto la giurisdizione nazionale.
      L'articolo 11, che affronta la questione della diversione delle armi, contempla misure tra cui l'allerta a Stati parte potenzialmente interessati da tale fenomeno, nonché uno scambio di informazioni sulle misure intraprese nel contrasto alle attività illecite, che include anche uno scambio di notizie sulle rotte internazionali utilizzate per traffici illeciti di armi, su mediazioni illegali eccetera.
      È inoltre prevista, all'articolo 12, la tenuta di registri nazionali, da conservare per dieci anni, per le autorizzazioni e le esportazioni effettive che entrino nel territorio nazionale per transito o come destinazione finale.
      Nel rispetto dei princìpi di collaborazione, trasparenza e azione responsabile cui si ispira il Trattato (articolo 1), gli articoli da 13 a 20 prevedono una serie di misure miranti anche a rafforzare la fiducia reciproca degli Stati nel settore del commercio delle armi.
      L'ATT introduce, all'articolo 13, un importante posso avanti sul fronte della trasparenza prevedendo che, a un anno dalla sua entrata in vigore, ogni Stato parte fornisca alle Nazioni Unite un rapporto iniziale sulle misure intraprese per l'attuazione del Trattato stesso (leggi, liste nazionali di controllo, discipline amministrative); tale rapporto dovrà essere aggiornato a seguito di eventuali modifiche alla normativa nazionale in vigore. Entro il 31 maggio di ogni anno, inoltre, ogni Stato parte trasmetterà all'ONU un rapporto sulle esportazioni e importazioni delle categorie di armi convenzionali coperte dal Trattato nell'anno precedente.
      Alla luce del quadro disomogeneo degli standard giuridici di regolamentazione del commercio di armi, caratterizzato in molti Paesi dall'assenza di normative nazionali di controllo delle esportazioni e delle importazioni di materiali di armamento o dalla mancanza di un'efficace autorità attuativa,

 

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fra gli obiettivi perseguiti dall'articolo 13 vi è quello di promuovere l'adozione di normative nazionali che consentano un commercio internazionale di armi conforme al Trattato.
      Gli articoli 15 e 16 approfondiscono rispettivamente il tema della cooperazione e dell'assistenza reciproca tra gli Stati parte. La cooperazione, compatibilmente con il rispetto dei rispettivi interessi di sicurezza e delle leggi nazionali, prevede la consultazione sulle questioni di mutuo interesse, la condivisione di informazioni su attività e attori illeciti, l'assistenza nelle indagini relative a violazioni e lo scambio di esperienze e «lessons learned». L'ATT prevede inoltre varie forme di assistenza (legale, in materia di know how istituzionale, tecnica, materiale o finanziaria), sia a livello bilaterale sia attraverso canali multilaterali.
      La Conferenza degli Stati parte (articolo 17), che si riunirà per la prima volta entro un anno dall'entrata in vigore del Trattato, sarà incaricata di esaminare tutti gli aspetti relativi all'attuazione dell'ATT, incluso il funzionamento del Segretariato, organo responsabile per le funzioni amministrative previste dal Trattato stesso (articolo 18).
      L'entrata in vigore del Trattato, disciplinata dall'articolo 22, avverrà novanta giorni dopo il deposito del cinquantesimo strumento di ratifica. Come sottolineato anche dalla Commissione europea nella relazione di accompagnamento della proposta di decisione del Consiglio per autorizzare gli Stati membri alla firma del Trattato, è importante che i Paesi dell'Unione europea si adoperino per collaborare alla firma e della ratifica dell'ATT e per assicurare l'attuazione degli impegni da esso derivanti. È essenziale colmare a livello internazionale la lacuna del commercio non regolamentato di armi convenzionali, come ricorda la stessa Commissione europea. Il commercio illegale o scarsamente regolamentato di armi convenzionali ha un pesante costo in termini di vite umane: sono più di 740.000 le persone che muoiono ogni anno a causa di violenze armate. Stabilendo norme comuni giuridicamente vincolanti in materia di importazione, esportazione e trasferimento di armi convenzionali, l'ATT rende più responsabile e trasparente il commercio di armi – un obiettivo, questo, condiviso dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione europea – contribuendo al consolidamento della pace e della sicurezza a livello mondiale.
 

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RELAZIONE TECNICA
(Articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196,
e successive modificazioni).

        Per l'attuazione sul piano nazionale del Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty – ATT) non vi è necessità di alcun adeguamento del quadro normativo interno, poiché le discipline italiana ed europea si contraddistinguono per un maggior livello di avanzamento rispetto a quella approvata in ambito ONU.

        Da ciò deriva che tutte le attività che l'ATT pone in capo agli Stati parte sono già correntemente svolte. Infatti è operativa in Italia l'Autorità nazionale (UAMA – Unità per l'autorizzazione dei materiali di armamento), istituita dalla legge 9 luglio 1990, n. 185.

        Le competenze dell'Autorità nazionale – UAMA sono state da ultimo implementate con il decreto legislativo 22 giugno 2012, n. 105, con cui si è data attuazione sul piano interno, tra le altre, alla direttiva 2009/43/CE sul controllo dei trasferimenti dei materiali di armamento in ambito comunitario.

        L'Autorità nazionale – UAMA, in particolare, svolge già attualmente le attività di regolazione dell'esportazione di munizioni (articolo 3) e di parti e componenti (articolo 4); gestisce il sistema e la lista nazionale di controllo (articolo 5); gestisce i sistemi di scambio di informazioni (articoli 8 e 11); tiene i registri per le autorizzazioni e le esportazioni (articolo 12); svolge attività di cooperazione e assistenza, anche tramite scambio di informazioni, in sede multilaterale e bilaterale (articoli 15 e 16).

        Pertanto dalle attività richiamate non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, poiché esse sono già attualmente svolte e continueranno a essere svolte dall'Autorità nazionale – UAMA con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

        Per quanto attiene all'istituzione di un punto di contatto nazionale (articolo 5, paragrafo 6), esso sarà identificato nell'Autorità nazionale – UAMA, unica struttura abilitata a livello nazionale allo svolgimento di tale tipo di attività. Anche a tali adempimenti l'Autorità nazionale – UAMA provvederà con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

        L'attività di assistenza internazionale prevede altresì, all'articolo 16, paragrafo 3, l'istituzione di un fondo di assistenza per l'implementazione dell'ATT.

        Si tratta di un fondo meramente «volontario», a cui gli Stati parte sono semplicemente «incoraggiati» a partecipare.

        L'Italia non erogherà contributi in favore di tale fondo, ma concretizzerà la propria attività di assistenza con la messa a disposizione degli Stati interessati del proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze, il cui valore è internazionalmente riconosciuto a fronte

 

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dell'ultra-ventennale operatività nel settore, senza che da tale attività derivino nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.

        Per quanto attiene alla Conferenza degli Stati parte di cui all'articolo 17, si fa presente che la partecipazione sarà garantita, come di prassi per tutte le riunioni del sistema ONU, dal personale in servizio presso la Rappresentanza italiana all'ONU, senza spese di missione a carico dell'erario.

        Relativamente alla previsione di cui all'articolo 17, paragrafo 3, l'istituzione di organi sussidiari costituisce una mera eventualità e i relativi costi saranno ricompresi nel budget fissato per il Segretariato che verrà istituito ai sensi dell'articolo 18.

        Per quanto concerne l'istituzione del Segretariato di cui all'articolo 18, non è preventivamente determinabile l'esatto momento della sua effettiva costituzione, prevista entro un anno dall'entrata in vigore del Trattato, che a sua volta si realizzerà dopo novanta giorni dal deposito della cinquantesima ratifica.

        Il Segretariato non sarà pertanto operativo prima del 2015.

        Per quanto concerne il budget finanziario per il suo funzionamento, esso verrà determinato nelle future riunioni della Conferenza delle Parti, come stabilito dall'articolo 17, comma 3.

        Sulla scorta di analoghi precedenti relativi ad altre organizzazioni internazionali, anche rientranti nel sistema ONU, si ritiene che il budget massimo del Segretariato non supererà la cifra di un milione di euro annui: in tale cifra saranno ricompresi tutti i costi relativi al suo funzionamento, ivi inclusi i costi per il personale, per le attività del Segretariato e per l'eventuale costituzione e localizzazione di una nuova sede.

        Con la ratifica del Trattato, l'Italia si impegna pertanto a corrispondere annualmente un contributo al predetto organismo. Il suo ammontare verrà determinato in base alla scala di contribuzione al bilancio ordinario dell'ONU.

        Tenendo presente che attualmente il contributo dell'Italia al bilancio ordinario dell'ONU è nella misura del 4,4 per cento, ne discende che il contributo a carico dell'Italia sarà nell'ordine di 44.000 euro annui.

        Tuttavia, considerando che la predetta scala di contribuzione è soggetta a revisione triennale e che i contributi ONU vengono erogati in valuta straniera (USD), suscettibile quindi di variazioni dovute alle fluttuazioni del tasso di cambio, il contributo italiano è determinabile in 50.000 euro annui. Tale cifra deve essere intesa come tetto massimo di spesa annuo.

        Per quanto concerne la partecipazione ai lavori del Segretariato, analogamente a quanto avverrà per la Conferenza delle Parti, essa sarà garantita dal personale in servizio presso la Rappresentanza italiana all'ONU, senza spese di missione a carico dell'erario.

        Dal disegno di legge in oggetto, pertanto, discendono oneri a carico del bilancio dello Stato per un ammontare massimo di euro 50.000 annui a decorrere dall'anno 2015.

 

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ANALISI TECNICO-NORMATIVA

Parte I. – ASPETTI TECNICO-NORMATIVI DI DIRITTO INTERNO

1) Obiettivi e necessità dell'intervento normativo. Coerenza con il programma di Governo.

        In piena coerenza con il programma di Governo, il Trattato risponde alla necessità di colmare a livello internazionale la lacune del commercio non regolamentato di armi convenzionali e di intensificare gli sforzi volti al consolidamento della pace e dell'assistenza umanitaria. Stabilendo norme internazionali giuridicamente vincolanti in materia di importazione, esportazione e trasferimento di armi convenzionali, l'ATT renderà più responsabile il commercio di armi e, per connessione, contribuirà a consolidare la pace e la sicurezza a livello globale.

        Sul piano nazionale tali lacune non sussistono, disponendo l'Italia e l'Unione europea della normativa più avanzata in materia a livello mondiale.

2) Analisi del quadro normativo nazionale.

        La materia è regolata a livello nazionale dalla legge 9 luglio 1990, n. 185, modificata dal decreto legislativo 22 giugno 2012, n. 105, di recepimento della direttiva 2009/43/CE sul controllo dei trasferimenti dei materiali di armamento in ambito comunitario.

        Tale ultimo intervento normativo, pur mantenendo il rigoroso impianto autorizzatorio già previsto dalla legge n. 185 del 1990, ha introdotto una serie di semplificazioni in ambito europeo, istituendo anche un rigido impianto di controlli e sanzioni facenti capo all'Autorità nazionale – UAMA, istituita presso il Ministero degli affari esteri.

3) Incidenza delle norme proposte sulle leggi e i regolamenti vigenti.

        Non si ravvisa alcun impatto diretto su leggi e regolamenti vigenti poiché la normativa nazionale, una delle più avanzate a livello mondiale nel settore di riferimento, è già in linea con le disposizioni del Trattato.

        Queste ultime costituiscono un livello minimo di regolazione della materia a livello mondiale, data la scarsa o del tutto assente normativa di settore in numerosi Paesi.

4) Analisi della compatibilità dell'intervento con i princìpi costituzionali.

        Non risultano elementi di incompatibilità con i princìpi costituzionali.

 

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5) Analisi delle compatibilità dell'intervento con le competenze e le funzioni delle regioni ordinarie e a statuto speciale nonché degli enti locali.

        L'intervento normativo non invade le attribuzioni delle regioni ordinarie e a statuto speciale, né quelle degli enti locali.

6) Verifica della compatibilità con i princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza sanciti dall'articolo 118, primo comma, della Costituzione.

        Non emergono profili di incompatibilità.

7) Verifica dell'assenza di rilegificazioni e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione e degli strumenti di semplificazione normativa.

        Trattandosi di ratifica di un Trattato internazionale non risulta possibile la previsione di delegificazione né di strumenti di semplificazione normativa.

8) Verifica dell'esistenza di progetti di legge vertenti su materia analoga all'esame del Parlamento e relativo stato dell’iter.

        La III Commissione (Affari esteri e comunitari) della Camera dei deputati ha concluso il 26 luglio scorso l'esame di due proposte di legge (atti Camera n. 1239 Mogherini e 1271 Marazziti) volti alla ratifica dell'ATT, approvando un testo unificato che è ora in attesa di essere calendarizzato in Assemblea. Al Senato è stata presentata un'analoga iniziativa (atto Senato n. 898 Amati), ancora in corso di assegnazione alla competente Commissione.

9) Indicazioni delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi di costituzionalità sul medesimo o analogo oggetto.

        Non risultano giudizi pendenti di costituzionalità sul medesimo o analogo oggetto.

Parte II. – CONTESTO NORMATIVO DELL'UNIONE EUROPEA E INTERNAZIONALE

1) Analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento dell'Unione europea.

        Il Trattato non presenta profili di incompatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea.

 

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        Talune disposizioni del Trattato riguardano questioni che sono di competenza esclusiva dell'Unione poiché rientrano nell'ambito della politica commerciale comune o incidono sulle norme del mercato interno in materia di trasferimento di armi convenzionali e di esplosivi.

        Il Consiglio ha quindi adottato la decisione 2013/269/PESC del 27 maggio 2013, che autorizza gli Stati membri, ai sensi dell'articolo 218, paragrafo 5, del TFUE, a firmare il Trattato nell'interesse dell'Unione europea.

        È attualmente in fase di elaborazione la decisione del Consiglio che autorizzerà gli Stati membri alla conclusione del Trattato ai sensi dell'articolo 218, paragrafo 6, del TFUE, previa approvazione del Parlamento europeo. A seguito dell'adozione della decisione del Consiglio, si procederà al deposito presso il Segretariato generale delle Nazioni Unite dello strumento di ratifica nazionale.

2) Verifica dell'esistenza di procedure di infrazione da parte della Commissione europea sul medesimo o analogo oggetto.

        Non sussistono procedure d'infrazione su questioni attinenti il medesimo o analogo oggetto.

3) Analisi della compatibilità dell'intervento con gli obblighi internazionali.

        Le disposizioni del Trattato non presentano profili di incompatibilità con gli obblighi internazionali.

4) Indicazioni delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea sul medesimo o analogo oggetto.

        Non sussistono giudizi pendenti presso la Corte di giustizia dell'Unione europea sul medesimo o analogo oggetto.

5) Indicazioni delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo sul medesimo o analogo oggetto.

        Non si ha notizia in merito a indirizzi giurisprudenziali o alla pendenza di giudizi presso la Corte europea dei diritti dell'uomo.

6) Eventuali indicazioni sulle linee prevalenti della regolamentazione sul medesimo oggetto da parte di altri Stati membri dell'Unione europea.

        La normativa italiana è in linea con la regolamentazione di altri Stati membri dell'Unione europea, in particolare i Paesi maggiormente

 

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interessati dal settore della regolamentazione del commercio di armi (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Svezia). La linea cui si ispirano i Paesi dell'Unione trova corrispondenza nelle disposizioni dell'ATT.

Parte III. – ELEMENTI DI QUALITÀ SISTEMATICA E REDAZIONALE DEL TESTO

1) Individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso.

        Non si introducono nuove definizioni normative.

2) Verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni e integrazioni subite dai medesimi.

        La verifica è stata effettuata con esito positivo.

3) Ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni e integrazioni a disposizioni vigenti.

        Trattandosi di disegno di legge di ratifica di un accordo internazionale non è stata adottata la tecnica della novella.

4) Individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo.

        Non vi sono effetti abrogativi impliciti.

5) Individuazione di disposizioni dell'atto normativo aventi effetto retroattivo o di reviviscenza di norme precedentemente abrogate o di interpretazione autentica o derogatorie rispetto alla normativa vigente.

        Il provvedimento legislativo non contiene norme aventi la suddetta natura.

6) Verifica della presenza di deleghe aperte sul medesimo oggetto, anche a carattere integrativo o correttivo.

        Non risultano deleghe aperte sul medesimo oggetto.

 

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7) Indicazione degli eventuali atti successivi attuativi; verifica della congruenza dei termini previsti per la loro adozione.

        Le disposizioni del Trattato non richiedono l'adozione di atti normativi e non presentano specificità che possano incidere sul quadro normativo vigente.

8) Verifica della piena utilizzazione e dell'aggiornamento di dati e di riferimenti statistici attinenti alla materia oggetto del provvedimento, ovvero indicazione della necessità di commissionare all'Istituto nazionale di statistica apposite elaborazioni statistiche con correlata indicazione nella relazione economico-finanziaria della sostenibilità dei relativi costi.

        Per la predisposizione dello schema di atto normativo sono stati utilizzati i dati statistici già in possesso dell'Amministrazione.

 

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ANALISI DELL'IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE (AIR)

SEZIONE 1 – CONTESTO E OBIETTIVI

A) Rappresentazione del problema da risolvere e delle criticità constatate, anche con riferimento al contesto internazionale ed europeo, nonché delle esigenze sociali ed economiche considerate.

        Il commercio illecito e non regolato di armi convenzionali ha conseguenze dirette non solo sul piano umanitario, ma anche sociale, economico e della sicurezza. L'ATT persegue l'obiettivo di rendere il commercio delle armi più responsabile e trasparente: una finalità sostenuta non solo dalle istituzioni dell'Unione europea, che auspicano una rapida entrata in vigore del Trattato, ma da un'ampia coalizione trasversale di 154 Paesi che il 2 aprile 2013 hanno voltato in Assemblea generale delle Nazioni Unite a favore dell'ATT.

        Con riferimento alle esigenze sociali ed economiche, i princìpi contenuti nel Trattato tengono conto del fatto che le aree in conflitto sono quelle in cui i diritti umani subiscono le più gravi violazioni la cui prevenzione passa anche dal contrasto del traffico illecito di armi.
L'ATT presta particolare attenzione a due aspetti di prioritario interesse per l'Italia: le violazioni commesse nei confronti dei fanciulli nei conflitti armati e la violenza, principalmente di carattere sessuale, contro le donne che, nonostante le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che negli ultimi anni l'hanno messa all'indice, viene sempre più spesso utilizzata come tattica d'intimidazione delle popolazioni civili. Il Trattato riconosce l'esigenza di un sostegno alla riabilitazione e all'inclusione economica e sociale delle vittime dei conflitti armati.

        Il Trattato determinerà a livello internazionale una forte riduzione delle vittime derivanti dal commercio illegale di armi, stimate annualmente in circa 740.000.

B) Descrizione degli obiettivi (di breve, medio o lungo periodo) perseguiti con l'intervento normativo.

        Obiettivo del Trattato è la regolamentazione dell'importazione, esportazione e trasferimento di armi a livello globale. L'ATT richiede agli Stati parte di esaminare tutte le esportazioni di armi al fine di garantire che esse non vengano utilizzate in connessione alla violazione di diritti umani e del diritto umanitario o alla commissione di atti di terrorismo. Il Trattato dispone inoltre la valutazione dei trasferimenti di armi e istituisce misure volte a impedire il dirottamento di armi convenzionali.

 

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C) Descrizione degli indicatori che consentiranno di verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi indicati e di monitorare l'attuazione dell'intervento nell'ambito della valutazione di impatto della regolamentazione (VIR).

        L'indicatore a livello internazionale sarà dato dalla riduzione nel tempo del traffico illegale di armi, come verrà verificato dal Segretariato che verrà istituito ai sensi dell'articolo 18 del Trattato. Attualmente non si dispone di dati certi in merito.

D) Indicazione delle categorie dei soggetti, pubblici e privati, destinatari dei principali effetti dell'intervento regolatorio.

        Destinatari degli effetti del Trattato saranno, in ambito nazionale: autorità nazionale – UAMA; il Ministero della difesa; il Ministero dell'interno – Dipartimento della pubblica sicurezza.

SEZIONE 2 – PROCEDURE DI CONSULTAZIONE

        Il negoziato ha fatto capo al Ministero degli affari esteri. La Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza del Ministero degli affari esteri ha organizzato riunioni di coordinamento e dopo ogni comitato preparatorio della Conferenza delle Nazioni Unite per la conclusione di un Trattato internazionale sulla regolamentazione del commercio di armi convenzionali (14 febbraio e 23 giugno 2011; 7 febbraio e 29 settembre 2012; 6 marzo 2013), nonché un'ulteriore riunione il 10 maggio 2013 a conclusione della Conferenza finale della Nazioni Unite (18-28 marzo 2013) e del voto in Assemblea generale (2 aprile 2013) con cui è stato approvato il testo dell'ATT. Le riunioni in parola hanno coinvolto tutte le categorie di soggetti pubblici e privati interessati: oltre all'Autorità nazionale – UAMA, lo Stato maggiore della Difesa, il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, le associazioni di categoria (ANPAM – Associazione nazionale produttori armi e munizioni e AIAD – Federazione aziende italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza) e la società civile (Archivio Disarmo, Amnesty International, Comitato internazionale della Croce Rossa, Comunità di Sant'Egidio, Oxfam Italia, Rete italiana per il disarmo, università degli studi di Milano).

SEZIONE 3 – VALUTAZIONE DELL'OPZIONE DI NON INTERVENTO

        L'opzione di non intervento avrebbe ricadute negative sull'immagine dell'Italia, che si è attivamente impegnata nel corso del complesso negoziato avviato in ambito ONU nel 2006, le cui priorità nazionali sono recepite nell'ATT. Il mancato adempimento dell'obbligazione politica assunta sul piano internazionale con la firma dell'accordo alla cerimonia del 3 giugno 2013 alla presenza del Segretario generale

 

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delle Nazioni Unite avrebbe ripercussioni negative sulla credibilità del Paese.

        È nell'interesse del Paese aderire a uno strumento che ha raccolto ampio consenso da parte sia della società civile ha delle associazioni di categoria italiane, nonché una forte e positiva eco mediatica, proprio in virtù del fatto che l'ATT rappresenta un salto di qualità nella trattazione di una problematica particolarmente delicata delle relazioni internazionali.

SEZIONE 4 – VALUTAZIONE DELLE OPZIONI ALTERNATIVE

        Non sono state valutate opzioni alternative, considerato che non era possibile modificare il testo del Trattato internazionale e pertanto non si è proceduto ad alcuna comparazione; comunque il Trattato assicura il corretto funzionamento concorrenziale del settore e la tutela delle libertà individuali.

SEZIONE 5 – GIUSTIFICAZIONE DELL'OPZIONE REGOLATORIA PROPOSTA E VALUTAZIONE DEGLI ONERI AMMINISTRATIVI E DELL'IMPATTO SU CITTADINI E IMPRESE

A) Svantaggi e vantaggi dell'opzione prescelta.

        Dall'opzione non derivano svantaggi. Dall'esecuzione del Trattato si attendono benefìci nel settore del contrasto ai traffici illeciti, del rafforzamento della pace e sicurezza, del miglioramento del quadro di legalità internazionale nonché del diritto umanitario e, per riflesso, dello sviluppo economico e sociale.

B) Individuazione e stima degli effetti dell'opzione prescelta sulle micro, piccole e medie imprese.

        Il provvedimento non modifica la disciplina nazionale in materia, assai più avanzata rispetto al Trattato oggetto della ratifica. È quindi esclusa un'incidenza negativa sulle micro, piccole e medie imprese operanti nel settore di riferimento.

C) Indicazione e stima degli oneri informativi e dei relativi costi amministrativi, introdotti o eliminati a carico di cittadini e imprese.

        A un anno dalla data di entrata in vigore del Trattato, ogni Stato parte dovrà fornire alle Nazioni Unite un rapporto iniziale sulle misure intraprese per l'attuazione del Trattato stesso; tale rapporto andrà aggiornato a seguito di eventuali modifiche alla normativa nazionale in vigore. Entro il 31 maggio di ogni anno, inoltre, ogni Stato parte trasmetterà all'ONU un rapporto sulle esportazioni e

 

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importazioni delle categorie di armi convenzionali coperte dal Trattato nell'anno precedente.

        L'attuazione del Trattato non comporta nuovi oneri informativi a carico di imprese e cittadini, pertanto non crea costi amministrativi.

D) Condizioni e fattori incidenti sui prevedibili effetti dell'intervento regolatorio.

        Non si ravvisano fattori incidenti sugli effetti del provvedimento, trattandosi di attività istituzionali già espletate dalle competenti Amministrazioni. A tale fine, è previsto un onere a carico dello Stato per il finanziamento del Segretariato, per cui è già prevista una copertura finanziaria a valere sui fondi del Ministero degli affari esteri.

SEZIONE 6 - INCIDENZA SUL CORRETTO FUNZIONAMENTO CONCORRENZIALE DEL MERCATO E SULLA COMPETITIVITÀ

        L'attuazione del Trattato non è suscettibile di produrre effetti distorsivi nel funzionamento del mercato e nella competitività tra i destinatari degli effetti dell'Accordo.

        È quindi esclusa un'incidenza negativa sulla competitività dell'industria italiana nel settore di riferimento.

SEZIONE 7 – MODALITÀ ATTUATIVE DELL'INTERVENTO REGOLATORIO

A) Soggetti responsabili dell'attuazione dell'intervento regolatorio.

        Il Ministero degli affari esteri che, in coordinamento con i Ministeri della difesa e dell'interno, ha negoziato il Trattato, è il referente per la fase di ratifica nonché, in prospettiva, per i contatti con il Segretariato e per la partecipazione alla Conferenza degli Stati parte.

B) Azioni per la pubblicità e per l'informazione dell'intervento.

        All'Accordo sarà data pubblicità tramite il sito internet del Ministero degli affari esteri e presso le rappresentanze diplomatiche.

C) Strumenti e modalità per il controllo e il monitoraggio dell'intervento regolatorio.

        A livello nazionale il Ministero degli affari esteri, tramite l'Autorità nazionale – UAMA, è l'Amministrazione competente a gestire la materia con gli ordinari strumenti a sua disposizione. Essa effettuerà, altresì, il monitoraggio delle attività connesse. A livello multilaterale sarà cura della Conferenza degli Stati parte e del Segretariato.

 

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D) Meccanismi eventualmente previsti per la revizione dell'intervento regolatorio.

        L'ATT prevede che la Conferenza degli Stati parte e il Segretariato possano creare uno o più organi sussidiari qualora ciò si renda necessario per migliorare l'attuazione del Trattato.

E) Aspetti prioritari da monitorare in fase di attuazione dell'intervento regolatorio e da considerare ai fini della VIR.

        Il Ministero degli affari esteri effettuerà la prevista VIR anche in relazione a quanto indicato alla lettera C), considerando come profili prioritari quelli indicati dall'Italia durante il negoziato ONU.

 

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DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica).

      1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Trattato sul commercio delle armi, fatto a New York il 2 aprile 2013.

Art. 2.
(Ordine di esecuzione).

      1. Piena ed intera esecuzione è data al Trattato di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 22 del Trattato stesso.

Art. 3.
(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dalla presente legge, pari a 50.000 euro annui a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione per l'anno 2015 dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

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Art. 4.
(Entrata in vigore).

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Frontespizio Relazione Relazione Tecnica Analisi tecnico-normativa Analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) Progetto di Legge Allegato 1
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