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PDL 686

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 686



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

GRASSI, BIONDELLI, CARRESCIA, CIMBRO, RAMPI

Istituzione del Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria

Presentata il 9 aprile 2013


      

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Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge riprende l'atto Camera n. 740, che ha iniziato l'esame in Commissione nella XVI legislatura. Nella Sessione speciale dell'Assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dedicata alla lotta contro l'AIDS del giugno 2006, i centonovantuno Paesi partecipanti hanno riconosciuto che quello di sconfiggere la pandemia è un obiettivo possibile, ma che, al tempo stesso, questa continua ad espandersi al ritmo di 4 milioni di ammalati in più ogni anno, rappresentando una minaccia esiziale per lo sviluppo globale del pianeta.
      Secondo il rapporto di UNAIDS, l'Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'AIDS, presentato alla citata Sessione speciale dell'ONU sull'AIDS (si tratta probabilmente del documento più completo mai prodotto finora: per stilarlo sono stati utilizzati i dati di 126 Paesi e di oltre 30 organizzazioni internazionali), il mondo, nonostante alcuni piccoli progressi, sta sostanzialmente perdendo la sua guerra contro il virus.
      Nell'ultimo quarto di secolo si sono contati 65 milioni di infetti e ben 25 milioni di vittime; solo nell'anno 2005 (a cui il rapporto si riferisce), infatti, il virus aveva ucciso 2,8 milioni di persone, a fronte dei 4,1 milioni di nuovi contagi. Il nuovo rapporto dell'UNAIDS, presentato dall'ONU alla fine del 2007, pur registrando un ribasso delle stime sul numero di contagiati dall'AIDS rispetto al 2006, sottolinea che tali dati positivi sono dovuti, in realtà, soprattutto alla revisione delle statistiche sulle infezioni da HIV in India e che, pertanto, il tributo di morte che la malattia continua a pretendere resta altissimo.
      Siamo, quindi, ancora di fronte alla pandemia più devastante al mondo; attualmente si calcolano in 33 milioni le persone colpite, due terzi delle quali concentrate nell'Africa sub-sahariana.
 

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      Se infatti qualche buona notizia può essere registrata, soprattutto per quanto concerne la regressione del virus nell'ultimo anno (il tasso di incidenza dell'HIV, ossia il rapporto tra persone infettate e popolazione mondiale, si è infatti stabilizzato) questa non riguarda assolutamente i Paesi poveri del mondo. Nell'Africa sub-sahariana l'incontenibile diffusione del virus ha avuto un impatto devastante: 22,5 milioni di persone contagiate, di cui oltre la metà sono donne. L'AIDS ha contribuito a creare milioni di orfani nella regione, moltissimi dei quali sieropositivi a loro volta.
      Quasi la metà di tutti i bambini sieropositivi è concentrata nella sola Africa australe.
      La situazione è esplosiva: secondo il rapporto annuale del Dipartimento della popolazione dell'ONU, l'aspettativa di vita media in Africa, attualmente bloccata a 49,1 anni per gli uomini e a 50,4 anni per le donne, sarebbe di quasi 60 anni senza l'incidenza dell'AIDS.
      A causa della malattia i Paesi più colpiti hanno assistito negli ultimi diciassette anni a un deteriorarsi costante dell'indice di sviluppo umano (ISU), che si calcola tenendo conto fondamentalmente di tre fattori: il reddito individuale rispetto al potere di acquisto della valuta, la salute, intesa come speranza di vita alla nascita, e l'istruzione, intesa come rapporto tra indice di alfabetizzazione degli adulti e numero effettivo di anni di studio. Il Sud Africa ha perso 35 posizioni, lo Zimbabwe 23 e il Kenya 18, e si sono aggravate le disuguaglianze sociali all'interno della stessa popolazione, nonché drasticamente ridotte le possibilità di sviluppo economico complessivo: in uno studio del Fondo monetario internazionale, si rileva che i Paesi colpiti dalla pandemia perdono almeno il 2 per cento del loro prodotto interno lordo ogni anno. Se l'andamento continuerà ad essere di questo tenore, anche il Sud-est asiatico, l'America del Sud e i Paesi dell'ex Unione Sovietica dovranno assistere a una pesante espansione dell'epidemia nei prossimi due decenni.
      Alcuni progressi non possono tuttavia essere trascurati. Nel 2003 erano infatti soltanto 400.000 le persone che avevano accesso ai farmaci salvavita, mentre ora sono un milione e mezzo. Si tratta comunque di un risultato ancora gravemente insufficiente, perché si riferisce solo a un 17 per cento del totale della popolazione ammalata.
      Il Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria è stato costituito dai Capi di Stato e di Governo del G8 a Genova nel 2001 (l'Italia in particolare se ne fece promotrice) per sostenere finanziariamente la necessità di un mutamento radicale nella lotta contro la diffusione di questi virus: AIDS, tubercolosi e malaria sono infatti le tre maggiori malattie connesse alla povertà nel mondo, infezioni che provocano morte e malattia soprattutto nei Paesi a basso tenore socio-economico.
      Il Fondo globale ha ricoperto un ruolo indispensabile nel realizzare e nel mantenere la spinta politica sull'onda della quale è stato pensato e creato; nei suoi sette anni di vita ha infatti finanziato l'avvio di oltre 400 progetti quinquennali in più di 130 Paesi, per un totale di oltre 5 miliardi di dollari.
      I progetti hanno riguardato, ad esempio, l'invio e la formazione di 500 assistenti sanitari in Niger e il trattamento di 386.000 persone con i farmaci salvavita. La prospettiva è quella di raggiungere, entro il 2010, il risultato di sottoporre a terapia con farmaci antivirali 1,8 milioni di persone.
      La citata Sessione speciale dell'Assemblea generale dell'ONU per il 2006 si era conclusa, dunque, con la stesura di una dichiarazione che impegna gli Stati firmatari (tra i quali l'Italia) a garantire un flusso di risorse addizionali rispetto a quelle per la cooperazione allo sviluppo (risorse che, però, siano costanti e prevedibili) da destinare al finanziamento della risposta al problema dell'AIDS attraverso il Fondo globale.
      Nel passato il contributo italiano al Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria è stato, in modo sufficientemente costante, quantitativamente significativo, ma caratterizzato tuttavia
 

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da un'eccessiva «volatilità», e troppo spesso è andato a incidere sui fondi ordinari stanziati per la cooperazione allo sviluppo.
      Un'incostanza, per non parlare di una riduzione, nell'erogazione dei fondi necessari può avere come conseguenza la sospensione nella somministrazione dei farmaci salvavita agli ammalati, con gravi ricadute sulla resistenza virale dei pazienti. I Paesi più colpiti dalla pandemia, quelli dell'Africa sub-sahariana, dipendono, e dipenderanno ancora significativamente nel prossimo futuro, dalle risorse che arrivano dai Paesi donatori per finanziare la loro risposta nazionale all'impatto del virus e per garantirsi un minimo di sopravvivenza e di visione del futuro. Si tratta di regioni che stanno diventando popolate prevalentemente da malati e da orfani. Interi territori già in gravissima difficoltà vedono infatti progressivamente «consumarsi» le generazioni destinate naturalmente a essere protagoniste del loro stesso futuro economico, culturale e umano. Non si può, inoltre, non tenere conto delle ripercussioni che un fenomeno di dimensioni così abnormi comporterà in termini di interazioni economiche e di impatto sociale tra i continenti e tra i cosiddetti «primo» e «terzo» mondo.
      Il 90 per cento circa dei Paesi considerati nei rapporti dell'UNAIDS ha attualmente una strategia nazionale per la lotta contro l'AIDS, l'85 per cento circa ha un organo nazionale di coordinamento in proposito e il 50 per cento circa dispone di un piano nazionale di monitoraggio e di valutazione degli interventi.
      Altri Paesi donatori, come ad esempio la Francia, stanno tentando di rendere il più possibile sicuro e pianificabile nel lungo periodo il loro contributo al Fondo globale, anche per mezzo di procedimenti legislativi ad hoc che rendano certo lo stanziamento delle risorse necessarie e che assicurino anche la non interferenza del contributo previsto per il Fondo con gli stanziamenti destinati alla cooperazione internazionale.
      Da qui la riflessione che ci porta a ritenere necessario anche nel nostro Paese un intervento del legislatore che renda esplicita l'intenzione di operare una vera e propria assunzione di responsabilità rispetto a questo macroscopico problema.
      Occorre attivarsi affinché sia rispettato l'impegno istituzionale assunto dal nostro Paese a contribuire adeguatamente a combattere l'espansione del virus.
      L'istituzione di un Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, destinato a garantire l'adeguato contributo italiano al Fondo globale, rappresenta un passo di essenziale importanza per poter, se non vincere, quantomeno combattere con armi adeguate la guerra della povertà, impegnando il nostro Paese a contribuire a fare fronte ai bisogni finanziari del Fondo globale in misura stabile e congrua, ristabilendo in questo modo anche la sua giusta posizione di leadership tra i Paesi europei donatori.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria).

      1. A decorrere dall'esercizio finanziario 2014, è istituito nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri il Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, di seguito denominato «Fondo», destinato a garantire l'adeguato contributo italiano al Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria.

Art. 2.
(Dotazione del Fondo e copertura finanziaria).

      1. La dotazione del Fondo è determinata in 180 milioni di euro per l'anno 2014 e in 200 milioni di euro per l'anno 2015.
      2. A decorrere dall'anno 2016, la dotazione del Fondo è determinata con le modalità di cui all'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
      3. All'onere derivante dal comma 1, pari a 180 milioni di euro per l'anno 2014, e a 200 milioni di euro per l'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni per gli anni 2014 e 2015 dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale, iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

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      4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 3.
(Relazione annuale).

      1. Il Ministro degli affari esteri presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, che illustra, in particolare, le azioni intraprese nel corso dell'anno di riferimento per la lotta contro l'AIDS.


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