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PDL 503

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 503



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa del deputato VACCARO

Disposizioni concernenti il trasferimento volontario dei contributi previdenziali dai genitori ai figli

Presentata il 25 marzo 2013


      

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Onorevoli Colleghi! I dati diffusi di recente (giugno 2010), dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in collaborazione con l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) – Rapporto sui «trattamenti pensionistici e beneficiari» – e riguardanti l'andamento delle pensioni degli italiani nell'ultimo biennio, sono tutt'altro che incoraggianti. Il dato sicuramente più allarmante è il seguente: il 71,9 per cento delle pensioni non supera i 1.000 euro mensili; il 45,9 per cento delle pensioni, infatti, ha importi mensili inferiori ai 500 euro e il 26 per cento ha importi mensili compresi tra i 500 e i 1.000 euro. L'importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia (sull'anno di riferimento 2008) è di 241.109 milioni, pari al 15,38 per cento del prodotto interno lordo (PIL). La spesa complessiva è aumentata del 3,5 per cento rispetto al 2007. Com’è noto, in Italia il lavoro dipendente ha significato, per molti anni, contratto a tempo indeterminato e trentacinque o quaranta anni di lavoro, ovvero 55 anni di età per le donne e 60 anni di età per gli uomini. Il senso comune considerava la grande azienda, anche privata, come il lavoro sicuro, tutelato anche dalla contrattualità collettiva, mentre nella piccola azienda il clima più familiare compensava la sicurezza contrattuale della grande impresa. Questo sistema aveva creato un senso di fiducia nel futuro per cui ogni lavoratore, una volta raggiunti i quaranta anni di lavoro si aspettava di percepire come pensione l'80 per cento dello stipendio. Il lavoro nero e l'elusione contributiva insieme all'allungamento dell'aspettativa di vita sono stati le concause che, con il tempo, hanno portato alla disillusione sul funzionamento perpetuo del meccanismo pensionistico allora vigente.
 

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Si sono così susseguite numerose ipotesi di riforma e di modifiche concrete, tutte con l'obiettivo comune di consentire l'adeguamento del sistema pensionistico italiano a un'effettiva sostenibilità di lungo periodo. Le riforme del 1992, del 1995 e l'ultima in ordine di tempo del 2004 si sono poste l'obiettivo di garantire l'equilibrio finanziario e la possibilità alle giovani generazioni di giovare di una pensione tramite due strumenti: l'innalzamento dell'età pensionabile e la revisione decennale dei coefficienti, unitamente a una crescita delle pensioni che doveva restare comunque al di sotto dell'aumento del PIL. L'aumento incontrollato delle forme contrattuali di lavoro a termine ha, però, nel corso degli anni, ripetutamente costituito un problema reale per quanto riguarda la stabilità e la continuità dei versamenti contributivi da parte dei datori di lavoro in merito alle posizioni pensionistiche e, in particolare, in merito a quelle relative ai giovani lavoratori che per la prima volta si affacciano al mercato del lavoro. I lavoratori e le lavoratrici dipendenti, oggi, chiedono la garanzia di iniziare la propria attività lavorativa con la consapevolezza – o presunta tale – che dal loro reddito lordo sono trattenuti i contributi, per la quota a loro carico, per un futuro pensionistico tale da consentire loro di trascorrere una vecchiaia dignitosa. Purtroppo, nella contingenza del periodo storico che si sta affrontando la disoccupazione, la cassa integrazione guadagni, la mobilità e il lavoro nero possono costituire deviazioni ricorrenti dalla normale attività lavorativa; sono ancora molti infatti i lavoratori che non sono iscritti o che non possono accedere a un fondo di previdenza complementare ovvero quelli che non ricevono il regolare versamento dei contributi sulla propria posizione pensionistica. La presente proposta di legge, in un periodo di difficile accesso al mercato del lavoro da parte delle nuove generazioni e in un momento storico ove vige lo scetticismo sull'avvenire, è finalizzata a garantire l'anzianità contributiva dei giovani lavoratori mediante quello che può essere definito un «atto familiare di liberalità» erogato da parte dei propri genitori. Così, nell'unico articolo della presente proposta di legge, è disciplinata la possibilità di trasferire, attraverso un interscambio generazionale, parte dei contributi previdenziali accumulati dai genitori sulla posizione pensionistica aperta, o da aprire, dei figli: ai lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano maturato – con inizio anteriore alla data del 31 dicembre 1995 – i requisiti necessari minimi per usufruire della pensione di anzianità è data, infatti, la facoltà di scegliere, previo accordo obbligatorio con il datore di lavoro, la possibilità di continuare la propria attività lavorativa rinunciando al successivo accredito contributivo in favore dei propri figli. Qualora il genitore dovesse esercitare tale opzione, il figlio vedrebbe accreditarsi sulla propria posizione contributiva i contributi versati dal datore di lavoro in conseguenza dell'attività di lavoro svolta dal proprio genitore. A godere di tale beneficio potranno essere esclusivamente i figli che vantino una anzianità di iscrizione ai centri per l'impiego non inferiore a tre anni. Il trattamento pensionistico erogato in favore del genitore «liberale» sarà pari a quello spettante alla data della prima scadenza utile per il proprio pensionamento prevista dalla normativa vigente e successiva alla data della scelta in favore del figlio, sulla base della anzianità contributiva totalizzata fino a quel momento. I contributi previdenziali saranno accreditati in misura differente sulla posizione contributiva dei figli, a seconda del ricorrere delle seguenti fattispecie: a) i contributi versati dai lavoratori che abbiano svolto attività usuranti saranno accreditati nella loro totalità sulla posizione contributiva dei figli; b) i contributi versati dai lavoratori che abbiano figli con un'invalidità non inferiore all'80 per cento e che vantino una posizione previdenziale aperta, saranno accreditati nella loro totalità in favore dei figli medesimi. Al contrario, qualora tali figli non siano iscritti a forme pensionistiche e usufruiscano della pensione di inabilità, tali contributi andranno a incrementare la pensione
 

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percepita; c) i contributi versati da tutti gli altri lavoratori dipendenti saranno accreditati sulla posizione contributiva dei figli nella misura del 60 per cento. L'accredito contributivo in favore del proprio figlio dovrà avvenire fino alla concorrenza dei minimali di retribuzione ai fini contributivi di cui al decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537. Qualora tale contribuzione dovesse eccedere i suddetti limiti, essa affluirà a un apposito fondo, finanziato con le maggiori entrate contributive illustrate, istituito, in primo luogo, per l'incremento delle pensioni contributive, calcolate con metodo contributivo, in favore di quei soggetti che non possono giovarsi del meccanismo «genitore-figlio» disciplinato dalla proposta di legge; in secondo luogo, il fondo sarà destinato alla costruzione di strutture pubbliche volte a ospitare asili nido.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. A decorrere dal 1o gennaio 2014 i lavoratori dipendenti del settore privato che hanno iniziato a maturare i requisiti minimi per l'accesso al pensionamento di anzianità anteriormente alla data del 31 dicembre 1995, al raggiungimento di tali requisiti minimi e previo consenso del datore di lavoro pur continuando a pestare la propria prestazione professionale, possono rinunciare all'accredito contributivo successivo a tale scelta relativo all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive della medesima. In conseguenza dell'esercizio della predetta facoltà i contributi versati dal datore di lavoro sono accreditati esclusivamente sulla posizione contributiva dei figli che hanno un'anzianità di iscrizione ai centri per l'impiego non inferiore a tre anni e che sono iscritti, dal 1o gennaio 1996, a forme pensionistiche obbligatorie o che non sono ancora iscritti ovvero che esercitino l'opzione per il sistema contributivo.
      2. All'atto del pensionamento il trattamento liquidato in favore del lavoratore che ha esercitato la facoltà di cui al comma 1 è pari a quello che sarebbe spettato alla data della prima scadenza utile per il pensionamento prevista dalla normativa vigente e successiva alla data dell'esercizio della predetta facoltà, parametrato sulla base dell'anzianità contributiva maturata alla data della medesima scadenza. Sono in ogni caso fatti salvi gli adeguamenti del trattamento pensionistico spettanti per effetto della rivalutazione automatica al costo della vita durante il periodo di posticipo del pensionamento.
      3. L'esercizio della facoltà di cui al comma 1 è in ogni caso subordinato al consenso del datore di lavoro presso cui il

 

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lavoratore svolge la propria opera professionale. L'eventuale rifiuto dello stesso non costituisce infrazione disciplinare, né integra gli estremi dell'inadempimento contrattuale. L'effettivo svolgimento della predetta facoltà è obbligatoriamente formalizzato attraverso uno specifico patto scritto, da sottoscrivere entro sessanta giorni dalla maturazione dei requisiti minimi per l'accesso al pensionamento di anzianità. I contributi accreditati sulla posizione pensionistica devolvibile sono commisurati e rideterminati in proporzione alla retribuzione percepita dal lavoratore alla data di decorrenza dell'originario rapporto contrattuale con l'attuale datore di lavoro.
      4. Sulla posizione contributiva dei figli beneficiari i contributi accreditati sono attribuiti temporalmente in corrispondenza dei periodi di versamento. I contributi, determinati ai sensi del comma 2, sono validi ai fini della misura e del diritto alla pensione; qualora il periodo sia già coperto da altra contribuzione, i contributi sono valutati ai soli fini della misura. Qualora la contribuzione giornaliera sia inferiore ai limiti minimi di retribuzione di cui all'articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, i periodi di assicurazione da accreditare ai fini del diritto alla pensione sono ridotti in proporzione alla somma versata. I contributi previdenziali sono accreditati sulla posizione contributiva dei figli secondo le seguenti modalità:

          a) i contributi versati da parte dei lavoratori dipendenti del settore privato che svolgono le attività usuranti individuate ai sensi del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 19 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 4 settembre 1999, sono accreditati, nella loro totalità, sulla posizione contributiva dei figli beneficiari, secondo le modalità indicate dal presente articolo;

          b) i contributi versati da parte dei lavoratori dipendenti del settore privato sono accreditati, nella loro totalità, sulla

 

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posizione contributiva dei figli beneficiari che hanno un'invalidità in misura non inferiore all'80 per cento ovvero sono destinati a integrare l'ammontare della pensione di inabilità di cui all'articolo 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118, dei figli che non sono iscritti a forme pensionistiche;

          c) i contributi versati da parte degli altri lavoratori dipendenti del settore privato sono accreditati, nella misura del 60 per cento, sulla posizione contributiva dei figli beneficiari, secondo le modalità indicate dal presente articolo. La contribuzione eccedente affluisce al fondo di cui al comma 6.

      5. L'accredito di cui al comma 2 del presente articolo è effettuato fino a concorrenza dei limiti minimi di retribuzione di cui all'articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537.
      6. È istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un fondo finanziato con le maggiori entrate di cui alla lettera c) del comma 4. Tale fondo è destinato:

          a) per il 60 per cento a incrementare il rendimento pensionistico dei contributi per i soggetti la cui pensione è calcolata con il metodo di calcolo contributivo;

          b) per il 40 per cento alla realizzazione di strutture pubbliche deputate ad ospitare asili nido.

      7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da adottare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è determinato annualmente, sulla base delle risorse del fondo di cui al comma 6, il trattamento minimo delle pensioni contributive, ai fini dell'integrazione delle pensioni di importo inferiore di cui alla lettera a) del medesimo comma 6.


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