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COMMISSIONE VIII
AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI

Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di giovedý 10 novembre 2011


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ANGELO ALESSANDRI

La seduta comincia alle 11,10.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo, sui recenti eventi alluvionali che hanno colpito alcune aree del Centro-Nord e sullo stato delle politiche in materia di difesa del suolo e di prevenzione del rischio idrogeologico.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo, sui recenti eventi alluvionali che hanno colpito alcune aree del Centro-Nord e sullo stato delle politiche in materia di difesa del suolo e di prevenzione del rischio idrogeologico.
Do la parola al Ministro Prestigiacomo, che ringrazio della presenza, per lo svolgimento della relazione.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie, presidente. Questa audizione giunge solo a una settimana da quella analoga che ho tenuto alla Commissione del Senato. Tuttavia, rispetto a una settimana fa, se identica è rimasta la situazione dei fondi per la difesa del suolo, si è aggravato il bilancio di sciagure e lutti che questi giorni di maltempo hanno causato al nostro Paese, con la tragedia di Genova, che si è sommata a quella dello spezzino e della Lunigiana. Infatti, il bilancio è gravissimo: 16 vittime e tre dispersi nelle alluvioni che il 25 e 26 ottobre hanno colpito la Liguria di levante e l'alta Toscana e il 4 novembre, in particolare, il comune di Genova. A questo drammatico bilancio vanno, poi, aggiunte anche le due vittime di Napoli e dell'Elba e i due dispersi della Basilicata.
Le cause di questi tragici eventi sono, purtroppo, note a tutti: eventi meteorici senza dubbio eccezionali, ormai sintomo chiaro della tropicalizzazione del nostro clima, che si abbattono su un territorio oggetto di un'urbanizzazione dissennata e non rispettosa dei più elementari vincoli di sicurezza ambientale, come nel caso del capoluogo ligure. A ciò va aggiunta la storica carenza di risorse destinate alla mitigazione del rischio e il loro utilizzo sovente inefficace, che ha impedito l'attuazione di una seria politica di prevenzione.
Ieri, il prefetto Gabrielli vi ha illustrato la dinamica degli eventi; le enormi quantità di pioggia caduta in tempi ristrettissimi e il formarsi delle cosiddette «bombe d'acqua», che hanno travolto tutto ciò che hanno trovato sulla loro strada. Tuttavia, questo elemento di eccezionalità non può rappresentare in alcun modo una scusante o un'attenuante rispetto alla creazione sul territorio di condizioni di rischio, quando non di gravissimo e palese pericolo.
Vi sono stati, inoltre, illustrati i provvedimenti e le iniziative assunte dal Governo


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in seguito agli eventi: dichiarazioni di emergenza, ordinanze per i primi interventi urgenti di protezione civile per fronteggiare i danni e la nomina del Capo dipartimento della Protezione civile quale commissario delegato per l'adozione di ogni indispensabile provvedimento e per assicurare assistenza e tutela degli interessi primari delle popolazioni interessate. Tali provvedimenti e iniziative comportano inevitabilmente assegnazioni di ingenti risorse per riparare i danni provocati dagli eventi, danni che potevano essere evitati o in gran parte ridotti investendo sulla prevenzione.
Veniamo, ora, a Genova. L'alluvione che ha colpito la Liguria, soprattutto il comune di Genova, è stata di inaudita gravità a causa del sommarsi di diversi fattori meteorologici che hanno enfatizzato le conseguenze delle eccezionali piogge su un territorio particolarmente fragile. Nell'area del bacino del Bisagno, il 4 novembre si sono registrate precipitazioni con valori massimi fino a 300 millimetri l'ora in 6 ore, con picchi fino a 120 millimetri l'ora. Una prima stima statistica dei tempi di ritorno di tali eventi - cioè della loro ripetibilità statistica - li collocano nell'ambito dei casi assai rari, con tempi di ritorno plurisecolari. A titolo di confronto, si ricorda come nell'alluvione del 7 e 8 ottobre del 1970 nell'area del bacino del Bisagno si registrarono livelli di piogge simili, ma distribuiti in più di 24 ore. Tali intense e localizzate precipitazioni, data la morfologia del territorio, nonché l'urbanizzazione del basso bacino del sistema fluviale del Bisagno, hanno determinato una piena improvvisa e devastante, soprattutto del Rio Fereggiano, affluente del Bisagno, con le conseguenze tragiche che tutti abbiamo avuto modo di vedere dalle immagini diffuse in tv.
Le intense piogge hanno interessato negli stessi giorni anche il Piemonte, la Valle d'Aosta, il Veneto e la Toscana. In particolare, per quanto attiene al Piemonte, si sono verificati notevoli incrementi dei livelli idrometrici sia sul fiume Po che sui suoi affluenti. Sono stati segnalati, inoltre, frane e smottamenti che hanno interessato la rete viaria provinciale e secondaria, nonché allagamenti di strade, che non hanno coinvolto - per fortuna - abitazioni civili.
Per quanto riguarda l'area genovese e la criticità del Bisagno e degli altri torrenti che attraversano la città, vi è in tutti la consapevolezza che si tratta di un'emergenza di livello europeo. Non a caso, l'accordo di programma stilato del Ministero dell'ambiente con la regione Liguria comprende un unico intervento, viste le risorse a disposizione, che riguarda proprio il Bisagno, nella parte in cui il fiume scorre sotto la città. In particolare, è stato finanziato il secondo di tre lotti - il primo è già stato realizzato in passato da Bertolaso - per consentire un migliore deflusso della parte terminale del fiume. L'importo stanziato nell'accordo di programma è di 36 milioni di euro; risorse interamente rese disponibili per il commissario, che ha già emanato il bando di gara europeo per la realizzazione dell'intervento. Il commissario delegato per la Liguria è il perfetto Romano.
Va detto, però, che per completare quest'opera con il terzo lotto sarebbero necessari almeno altri 90 milioni di euro. Già con quest'opera verrebbe già fortemente attenuato il livello di rischio per l'area; tuttavia, un intervento completamente risolutivo richiederebbe la realizzazione di un canale scolmatore, con una spesa stimata attorno ai 250 milioni di euro. Tali enormi risorse si aggiungono - c'è, peraltro, un progetto di massima realizzato dall'ex ministro Lunardi - a quelle già finanziate, negli anni, per interventi proprio sul Bisagno e sui torrenti, fra cui il Fereggiano, per un importo che si aggira attorno ai 100 milioni di euro.
È evidente che queste opere, che richiedono ingentissime risorse economiche, sono rese necessarie dalla situazione di urbanizzazione dissennata che hanno creato condizioni di pericolo grave in un'area della città in cui abitano oltre centomila persone.
Restando in Liguria, anche nella zona delle Cinque terre si sono registrate precipitazioni eccezionali, che hanno superato


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i 500 millimetri in 8 ore, con tempi di ritorno anche in questo caso plurisecolari, e conseguenti piene negli affluenti del torrente Vara del Magra e di tutti i canali e i rii delle Cinque terre. Le precipitazione e le conseguenti esondazioni hanno determinato dissesti diffusi e spaventose colate di detriti e di fango. I comuni più intensamente colpiti sono stati Ameglia, Arcola, Beverino, Borghetto Vara, Brugnato, Calice Levante, Monterosso, Pignone, Rocchetta, Sesta Godano e Vernazza. Le persone ancora evacuate sono oltre 1.000.
A questo proposito, va ricordato che l'accordo di programma stipulato con la regione Liguria prevede che sia proprio la Liguria a finanziare e realizzare direttamente gli interventi urgenti relativi alla provincia di La Spezia, alcuni dei quali indicati esplicitamente nell'accordo. Nel dettaglio, una parte significativa delle risorse stanziate a favore della regione Liguria nel 2009 - 10,5 milioni di euro su un totale di 24 milioni - è stata effettivamente destinata alla messa in sicurezza del Magra, di cui 7,5 milioni per la continuazione degli argini della sponda sinistra del fiume. Inoltre, assegnazioni per la provincia di La Spezia sono state previste anche con le risorse destinate alla regione con il decreto-legge n. 225 del 2010 (cosiddetto «decreto Milleproroghe». Sempre nelle aree colpite dagli eventi del 25 ottobre, il Ministero dell'ambiente aveva già finanziato interventi per un importo totale di 11,8 milioni di euro e la regione Liguria interventi per circa 37 milioni di euro.
Passiamo, ora, alla Toscana. Gli stessi eventi che il 24 e 25 ottobre hanno colpito la Liguria hanno interessato anche la Toscana, in particolare la provincia di Massa-Carrara, anch'essa ricadente all'interno dell'Autorità di bacino interregionale del fiume Magra. In tutta quest'area, in termini di precipitazioni, sono stati superati i valori raggiunti nell'alluvione del dicembre del 2009. I comuni maggiormente colpiti sono stati Aulla, Bagnone, Podenzana, Pontremoli, Mulazzo, Tresana, Villafranca e Zeri. L'accordo di programma sottoscritto dal Ministero dell'ambiente con la regione Toscana prevede interventi per 119 milioni di euro, di cui 60 provenienti dal Ministero e i restanti dalla regione. I fondi stanziati dal Ministero nell'ambito dell'accordo di programma ricadono per 20 milioni sul bilancio ministeriale e per 30 su risorse FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate). In particolare, l'accordo prevede nelle aree colpite dagli eventi del 25 ottobre 11 interventi di riduzione del rischio idrogeologico, per complessivi 4,55 milioni di euro, per i quali il commissario ha avviato le relative progettazioni, visto che non erano disponibili. Il Ministero ha già versato risorse per 18 milioni di euro, che sono stati interamente impegnati per la realizzazione di opere immediatamente cantierabili. Sempre nelle aree colpite dagli eventi del 25 ottobre, il Ministero aveva già finanziato negli anni interventi per un ammontare di 18,7 milioni di euro e la regione Toscana, solo negli ultimi anni, per circa 15 milioni di euro.
Per ciò che concerne l'alluvione dell'isola d'Elba, il 7 novembre intense precipitazioni hanno provocato l'esondazione di alcuni canali e fossi, anche a causa di un forte vento di scirocco che ha impedito il deflusso dell'acqua in mare, che, in pratica, ha fatto da muro. Come è noto, una donna è morta a Marina di Campo per l'allagamento del suo appartamento, mentre a Campo nell'Elba ci sono stati cinque feriti. Zone abitate, come Marina di Campo e la frazione di Procchio, sono rimaste isolate; l'acqua in alcuni punti ha raggiunto il metro e mezzo di altezza; le strade per raggiungere Porto Ferrario sono state interrotte; si sono, inoltre, verificate frane nella parte occidentale dell'isola; infine, alcuni torrenti intubati dopo l'alluvione del 2002 sono straripati perché il grande quantitativo di acqua non è riuscito a transitare nel tratto intubato.
Anche sull'isola d'Elba non sono mancati, negli anni, interventi di difesa del suolo, finanziati e in gran parte attuati. Nel decennio 1998-2008, il Ministero dell'ambiente ha finanziato nei comuni dell'isola 20 interventi, per un importo complessivo di circa 19 milioni di euro, di cui 5 nei comuni maggiormente colpiti dall'ultima


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alluvione, per un importo complessivo di circa 2,8 milioni di euro. Dei 20 interventi finanziati, 8 sono stati conclusi e 12 sono in corso di realizzazione. Nel già citato accordo di programma tra il Ministero dell'ambiente e la regione Toscana nelle zone interessate dall'alluvione sono previsti interventi per circa 2,6 milioni di euro.
Anche la Basilicata è stata colpita dalle alluvioni di questi giorni. La sera del 6 novembre un'auto con cinque persone a bordo è stata travolta da uno smottamento; 3 persone sono state salvate, 2 sono ancora disperse. Nonostante questo evento luttuoso, non si sono registrate esondazioni nei corsi d'acqua, né fenomeni di dissesto idrogeologico. Nell'accordo di programma siglato con la Basilicata non sono inseriti interventi prioritari che riguardano la zona oggetto dell'incidente. È stato programmato, invece, un intervento nel comune di Matera relativo a lavori di ripristino e sistemazione idraulica del torrente Gravina.
Le vicende dei fondi per il dissesto idrogeologico sono ormai ampiamente note a tutti; tuttavia, le riassumo rapidamente.
Nel 2009, all'indomani della tragedia di Giampilieri, ho chiesto uno stanziamento straordinario per varare un piano organico di interventi sulle principali emergenze nazionali e interrompere la prassi degli interventi polverizzati ogni anno in centinaia di comuni, privi di una visione di un progetto organico che tenesse conto delle priorità del nostro territorio.
Il 6 novembre 2009, con delibera CIPE, è stato stanziato un miliardo di euro di risorse FAS per interventi di risanamento ambientale, che venne poi, con la legge finanziaria del 2010, articolo 2, comma 240, destinato alla realizzazione di piani strategici straordinari diretti a rimuovere le situazioni di più alto rischio idrogeologico. Il Ministero ha definito tale Piano in collaborazione con tutte le regioni, coinvolgendo le Autorità di bacino e la Protezione civile. Sono stati, così, sottoscritti 19 accordi di programma, che individuano e finanziano gli interventi più urgenti per la messa in sicurezza del territorio. Le risorse stanziate dalla legge finanziaria 2010 sono state - come è noto - dapprima ridotte di 100 milioni per far fronte ai danni provocati dall'alluvione del dicembre 2009 in Liguria, Toscana ed Emilia e poi di altri 100 milioni di euro per fare fronte alle spese conseguenti allo stato di emergenza in Veneto, Liguria, Campania e Sicilia, con - lo dico senza polemica - voto bipartisan. Insomma, il 20 per cento delle risorse stanziate per la prevenzione sono state destinate dal Parlamento, con voto appunto bipartisan e nonostante le vibranti proteste del Ministero dell'ambiente, al risarcimento dei danni prodotti dagli eventi che avrebbero dovuto essere prevenuti.
Il Ministero dell'ambiente ha incrementato la dotazione di risorse previste dalla legge finanziaria 2010, tenuto conto della riduzione a 800 milioni, con le risorse disponibili sul proprio bilancio per la difesa del suolo, per un importo di circa 400 milioni di euro - gli unici fondi che abbiamo erogato e che sono in corso di spesa - destinando, quindi, al finanziamento dei piani un totale di circa 1.200 milioni di euro di risorse statali. A queste vanno aggiunte le risorse regionali, per un importo di circa 954 milioni. Il valore complessivo degli accordi di programma sottoscritti e registrati è pari a circa 2,155 miliardi di euro, che sarebbero stati quasi 2,4 miliardi, se non si fossero operati quei tagli di 200 milioni di euro in Parlamento.
Vorrei sottolineare che si tratta di un lavoro importantissimo che, per la prima volta, ha visto attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti interessati a vario titolo con competenze in materia di dissesto, che in passato attuavano programmi non coordinati e indipendenti. Inoltre, per ogni regione, al fine di sveltire al massimo le procedure per la realizzazione degli interventi, è stato nominato un commissario straordinario. Vi lascerò - come credo di aver già fatto in altre occasioni - le tabelle riassuntive degli accordi; pertanto, i membri della Commissione potranno leggere dei singoli interventi regione per regione.


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Con il decreto legge dell'agosto di quest'anno tutte le risorse FAS statali, ivi incluse quelle destinate alla prevenzione del dissesto idrogeologico, sono state cancellate, con la conseguenza che, rispetto agli accordi di programma sottoscritti, abbiamo potuto mettere a disposizione dei commissari di alcune regioni soltanto la quota delle risorse gravanti sul bilancio del Ministero, in base alla disponibilità di cassa. Difatti, non tutte le somme sono, a oggi, disponibili per cassa. A ogni modo, abbiamo impegnato tutte le risorse disponibili; alcune somme sono ancora per competenza; tuttavia, nei prossimi giorni, si dovrebbe definire la cassa e quindi si potranno erogare le risorse residue dei 400 milioni.
Oltre a ciò, nel corso della discussione sul disegno di legge di stabilità, ci sono state garanzie di un'assegnazione di risorse pari a 150 milioni di euro a valere sul POIN (Programma operativo interregionale) obiettivi di servizio. Inoltre, il disegno di legge di stabilità include interventi per il dissesto idrogeologico tra quelli finanziabili con il Fondo per lo sviluppo e la coesione, articolo 5, comma 2. Vi è un'intesa per destinare a tale finalità 500 milioni di euro.
Più in generale, credo che sia necessario fornire la certezza della disponibilità delle risorse necessarie - nazionali e regionali - per realizzazione del Piano e programmare da subito la sua implementazione perché gli interventi previsti sono solo una piccola parte di quelli che sarebbero necessari per mettere in sicurezza il nostro territorio, soprattutto se si tiene conto che il 9,8 per cento della superficie del nostro Paese è ad alta criticità idrogeologica, mentre il problema del dissesto riguarda 6.633 comuni in Italia, ovvero l'81,9 per cento del totale.
Il Piano straordinario di difesa del suolo rappresenta, comunque, uno strumento importante che questo Governo lascia in eredità al Paese. Per la prima volta è stata assunta da parte dell'Esecutivo la consapevolezza dell'assoluta priorità degli interventi in questo campo ed è stato elaborato un progetto credibile, che andrà ovviamente implementato, ma che rappresenta un buon punto di partenza per voltare finalmente pagina nella difesa del territorio. Peraltro, la realizzazione degli interventi previsti dal Piano - com'è stato sottolineato da più parti, e io condivido in pieno questa valutazione - contribuirebbe non poco al rilancio dell'economia attraverso la realizzazione di opere pubbliche fondamentali per la tutela del nostro territorio. È stato fatto, quindi, un buon lavoro da parte del Governo, delle regioni e della Protezione civile. In una fase economica eccezionalmente negativa, che ha comportato problemi di risorse, abbiamo comunque cambiato passo. Ora bisogna andare avanti. Credo, quindi, che il tema vero da affrontare nel brevissimo periodo sia proprio quello di come reperire risorse da destinare all'ambiente. Non è pensabile, vista la situazione delicata del Paese, che quando si devono operare tagli, non dico che si parte dalle risorse a tutela dell'ambiente, ma non si tiene conto della loro importanza, specie se consideriamo che gli interventi a tutela dell'ambiente spesso coincidono con quelli a tutela della salute e dell'incolumità delle persone. Data la situazione economica del Paese e data l'eccezionalità della situazione che stiamo vivendo in queste settimane, dovremmo pensare a forme di finanziamento nuove e diverse, come una tassa di scopo. In ogni caso, non possiamo continuare a spendere - come è stato detto e ribadito più volte in occasione di tragedie analoghe a quelle di questi giorni - più per la riparazione che per la prevenzione. È noto, infatti, che spendiamo decine e decine di volte di più. Oggi, la stima provvisoria dei danni, che poi si definirà in maniera più accurata da parte della regione Liguria, ammonta a circa un miliardo di euro. Si tratta di una quantità di risorse che dovranno essere trovate, anche se non subito, ma nei prossimi mesi e anni. Insomma, questo lavoro costa enormemente di più della realizzazione del canale scolmatore, che è un'opera pubblica importante, peraltro definita diversi anni fa, per la quale, però, non è stato disposto nessuno stanziamento straordinario.


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Quindi, se riteniamo che la tutela dell'ambiente e del territorio sia uno dei doveri fondamentali dello Stato, il tema vero - ripeto - è come reperire fondi per realizzare non soltanto il Piano di difesa del suolo, ma anche tutti gli interventi di bonifica sul territorio. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie Ministro Prestigiacomo. Nell'autorizzare la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione consegnata (vedi allegato), do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre domande o formulare osservazioni.

MAURO LIBÈ. Grazie, presidente. Signor Ministro, abbiamo ascoltato con attenzione la sua relazione, che condividiamo. Il problema è che sono anni che sentiamo le stesse parole e che sollecitiamo gli interventi. Voglio ricordarle che abbiamo votato in modo bipartisan una mozione in Parlamento per questi interventi. Tuttavia, dal Ministero, oltre a qualche parola, non abbiamo sentito niente. Quando i tagli avvengono in questo modo, un Ministero dovrebbe reagire. Certo, i tagli ci sono stati, come ha confermato (peraltro, è su tutti i giornali). Lei, però, ha concluso il suo intervento dicendo che non si può continuare a tagliare in questo campo. Siamo tutti d'accordo, ma un Ministro, dopo un po', dovrebbe trarre delle conclusioni. Abbiamo vissuto in un Governo che annunciava dimissioni su dimissioni; non ci sono, però, stati fatti in questo senso.
Vorrei ribadire due o tre punti. Non mi esprimo sulle questioni locali perché sono presenti i parlamentari della zona che interverranno su questo. Tuttavia, ho un ricordo d'infanzia: il Bisagno è un problema non da un anno, ma da 20-30 anni. Certamente, ognuno ha le sue responsabilità, ma non si può, però, oggi, probabilmente all'ultimo giorno di Governo, venire ancora raccontare il libro dei sogni. Poc'anzi ha detto che bisogna trovare nuove forme di finanziamento. Ebbene, le dovevate trovare voi! Noi abbiamo votato delle mozioni in cui il Parlamento si impegnava in modo bipartisan a lavorare per trovare i fondi. Il silenzio è venuto dal Governo; probabilmente da un solo Ministro che ha bloccato tutto. Ciò nonostante, quando si è in un Governo la responsabilità è collettiva e se non si è d'accordo si esce da quel Governo. In questi mesi, tutti voi Ministri, dalla cultura all'ambiente, avete fatto il giochetto di venirci a raccontare che non si trovavano i soldi, che eravate d'accordo con noi mentre, al contempo, stavate in una squadra che non ha trovato queste risorse.
Riguardo alla questione della tassa di scopo, il problema è metterci al tavolo e definire dove si applica, ma soprattutto come si spende. Sempre nella mozione, avevamo chiesto al Ministero di iniziare a predisporre uno schema per cui, in modo bipartisan, per vent'anni non si cambino le regole a seconda di chi governa, ma si sappia che certi interventi hanno la priorità. Insomma, occorre un piano in base al quale per vent'anni iniziamo a tutelare il territorio e a metterlo in sicurezza, in modo che, anche se il primo anno non avremo vantaggi immediati, gradualmente si arriva a fare una politica di tutela del territorio che non c'è stata.
Capisco che non è colpa sua. Lei, però, è il Ministro che rappresenta un Governo che ha pensato solo a tagliare in questo campo. Capiamo anche le difficoltà economiche, ma la storia dei tagli lineari si ripresenta anche in questo ambito. Inoltre, ho l'impressione che i tagli sul «nostro» Ministero hanno avuto un effetto più devastante, anche perché sono stati applicati in maniera più dura.
Gli eventi meteorici - le «bombe d'acqua» e via discorrendo - si stanno ormai ripetendo con una certa frequenza. Certamente, quest'anno abbiamo avuto un susseguirsi più rapido di questi eventi, ma già da qualche anno manca una pianificazione degli interventi. E oggi ci ritroviamo qui. Questo mio intervento non vuole contestare lei personalmente, ma essere un appello a tutta la Commissione, visto che mi auguro che ci sarà un Governo ancora per un anno, affinché, in modo veramente bipartisan, tutti si facciano


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sentire per iniziare ad applicare le chiacchiere che tutti noi facciamo al vento.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Vorrei solo precisare che il Ministero dell'ambiente non ha subito tagli più pesanti di altri Ministeri; semplicemente, i tagli andavano a incidere su un bilancio che, in partenza, non era proporzionato ai compiti assegnati al Ministero stesso. Vorrei fare presente all'onorevole Libè, ma anche agli altri commissari, che i compiti assegnati al Ministero dell'ambiente sono contenuti in un Codice ambientale alto così. Pertanto, le risorse necessarie per adempiere a tutti i compiti assegnati dal Codice ambientale dovrebbero essere enormemente maggiori, anche rispetto a quelle già in dotazione al Ministero dell'ambiente. Quindi, è chiaro che i tagli hanno fatto più male.
Inoltre, vorrei dire all'onorevole Libè che, forse, nella lettura rapida della relazione che conteneva tanti dati tecnici, non ha colto un aspetto fondamentale. Negli anni passati i soldi per la difesa del suolo sono stati spesi male. Ciò, invero, non è avvenuto in tutta Italia, ma la maggior parte dei fondi sono stati spesi male. Per questo abbiamo voluto impostare in maniera nuova e diversa un intervento organico e condiviso con il territorio. Difatti, se ognuno va per i fatti suoi, programmando interventi sulla base di un'analisi autonoma del territorio, si ha una situazione nella quale il Ministero fotografa il territorio in maniera diversa rispetto a quanto accade a livello regionale e locale; è chiaro, quindi, che i soldi rischiano di essere spesi inutilmente, senza realizzare gli interventi che hanno carattere prioritario. Tutti sanno che per mettere in sicurezza il nostro Paese occorrerebbero cifre stimabili - a seconda di chi le calcola - dai 40 ai 60 miliardi; si tratta di cifre di dimensioni enormi. Un piano di 2 miliardi di euro rappresenta, quindi, soltanto la punta dell'iceberg, affrontando le sole situazioni a più alto rischio, che, secondo dei parametri condivisi, sono state considerate più urgenti.
Peraltro, a proposito del Bisagno, mi permetto di replicare all'onorevole Libè che gli unici soldi spesi sono stati stanziati dal Ministero dell'ambiente, nonostante i tagli. Gli unici soldi erogati, che abbiamo anticipato dal bilancio, sono stati - ripeto - i nostri.
Chiaramente, ognuno svolge il proprio ruolo. Tuttavia, non si può dire che il Governo non abbia fatto un piano. Il Governo ha fatto un piano che, ovviamente, va realizzato. Tale piano, per una parte, è già stato finanziato e, per un'altra, bloccato in virtù di un taglio che - onorevole Libè - non è avvenuto due anni fa, bensì l'altro ieri con la legge di stabilità. Gli 800 milioni di FAS sono stati, infatti, tagliati nella Legge di stabilità, che ancora dobbiamo votare. Fino a ieri, il piano era in piedi. Del resto, il Ministero può dimostrare, carte alla mano, quanto ha fatto affinché queste risorse, stabilite dal CIPE e inserite nella legge finanziaria 2010, fossero effettivamente erogate, visto che, in realtà, non sono mai state trasferite al Ministero dell'ambiente. Le uniche risorse spese sono state - ripeto - quelle del nostro bilancio. Ci sono ancora le risorse regionali, che ammontano a 955 milioni di euro, alcune delle quali sono disponibili. Il piano, però, esiste e bisogna operare affinché non soltanto si finanzi totalmente, ma si prosegua in questa direzione, visto, peraltro, che le necessità sono enormemente superiori rispetto a quelle contenute nel piano stesso. Occorre, poi, agire, con la consapevolezza - se si ha un po' di onestà intellettuale - che quando si iniziano gli interventi non si è risolto il problema. Si tratta di un'opera che va fatta e che durerà decenni. Finché non avremo messo in sicurezza il nostro territorio, purtroppo continueremo a pagare questo prezzo altissimo.

SABINA ROSSA. Grazie, presidente. Signor Ministro, lei ha già riassunto nella sua dettagliata relazione gli eventi, con le loro conseguenze catastrofiche, che hanno colpito la regione Liguria e la mia città, Genova. In questo momento vorrei astenermi da critiche e polemiche perché oggi


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siamo alla conta dei danni, che per la provincia di Genova e per la zona delle Cinque Terre, patrimonio dell'UNESCO, superano il miliardo di euro. Come lei ha ricordato, occorre intervenire e investire soprattutto sulla prevenzione. A Genova - è notizia di oggi del giornale più venduto della mia città - il torrente Fereggiano resta una potenziale bomba innescata. La procura ha individuato due nodi fondamentali; uno è appunto il Bisagno, di cui si è abbondantemente parlato; l'altro è il soffocamento del torrente Fereggiano. Il dirigente urbanistico Tizzoni ha definito la problematica di Genova un caso europeo. Per la messa in sicurezza - come ha ricordato anche lei - occorrono cifre enormi; parliamo di 500 milioni di euro; occorrono, quindi, stanziamenti importanti per il ripristino dei danni e per la messa in sicurezza dei territori che non possono venire solo dall'attivazione delle regioni colpite.
Ora, vorrei fare un appello, visto che credo che in queste ore mi rimanga solo questo strumento. Nel 2002 è stato istituito presso la Commissione europea, Direzione generale della politica regionale, un fondo di solidarietà per far fronte alle gravi calamità naturali e offrire un aiuto agli Stati colpiti. Tra gli interventi urgenti ammessi al fondo, vi sono il ripristino immediato delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dei trasporti; la realizzazione di misure di alloggio; la messa in sicurezza immediata delle infrastrutture; la prevenzione e le misure di protezione del patrimonio culturale e ambientale. La richiesta per l'attivazione di questo fondo di solidarietà, la cui soglia minima di accesso è di 3 miliardi di euro (ma le regioni colpite sono tante e manca ancora la stima definitiva della regione Toscana), spetta al Governo che deve richiedere le sovvenzioni entro un tempo massimo di dieci settimane. Rivolgo, quindi, ancora una volta a lei l'appello affinché in queste ore possa essere fatta questa richiesta.

CHIARA BRAGA. Ringrazio il Ministro della sua relazione, anche se molti aspetti erano già stati chiariti in questi giorni, soprattutto in merito alla quantificazione dei danni in Liguria e in Toscana. Peraltro, ne abbiamo discusso anche ieri con il prefetto Gabrielli. Mi concentrerei, quindi, anche per brevità, solo sulla parte relativa all'attuazione del Piano straordinario per la rimozione del rischio idrogeologico e a tutte le considerazioni, non solo in termini di risorse, che il Ministro ha avanzato.
Intanto, credo sia importante, anche considerando la situazione in cui ci troviamo in questi giorni, fare una valutazione onesta degli effetti che questo Piano straordinario, con gli elementi innovativi che il Ministro ha illustrato, ha prodotto.
Parto dalla considerazione delle cifre. Lei, Ministro, ha detto che, complessivamente, il Ministero ha investito, al netto dei tagli effettuati per il ripianamento di emergenze e di danni, 1,2 miliardi di euro. Se consideriamo che nella legge finanziaria 2008, ereditata dal Ministero dell'ambiente e dal suo Governo, erano stanziati in forma ordinaria per la difesa del suolo quasi 600 milioni di euro annui e banalmente facciamo una proiezione di uno stanziamento pari confermato per gli anni successivi, avremmo già una quota superiore a quanto complessivamente ha messo in campo questo Piano straordinario da parte dell'attuale Governo. D'altra parte, bisogna anche essere onesti e riconoscere che le risorse, seppur poche e difese con molti appelli, rimasti, però, inascoltati da parte del Ministro, hanno visto una compartecipazione importante, in alcuni casi ben superiore rispetto a quella del Ministero dell'ambiente, da parte delle regioni. La tabella che ci ha consegnato è emblematica da questo punto di vista.
Vorrei dire, però, che la straordinarietà del Piano e la scelta di mettere in campo uno strumento sicuramente importante - peraltro, noi abbiamo sempre considerato positivamente la concertazione con le regioni e con i livelli territoriali per la definizione della priorità degli interventi - non ha ottenuto né una garanzia di tutela e difesa dei fondi stanziati, che abbiamo visto costantemente erosi da interventi di tagli o di diversa destinazione nel corso di questi anni, né una maggiore efficacia e


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velocità dei trasferimenti ai territori. Un dato che mi interesserebbe molto approfondire, anche se credo di averlo intuito dall'intervento del Ministro, riguarda quanto queste risorse, sia pure stanziate anche prima della pesante riduzione del decreto-legge dello scorso mese di agosto, siano state effettivamente nella disponibilità del Ministero per l'erogazione alle regioni e il trasferimento ai territori. Ecco, mi pare che la straordinarietà del Piano, sottolineata come elemento fondamentale, non si sia tradotta, al di là dell'evidenziazione retorica, in una maggiore efficacia e garanzia di salvaguardia delle risorse destinate a questo obiettivo.
Vengo a un'altra questione. Chiedo al Ministro di mostrare onestà intellettuale, visto che noi ci siamo sempre opposti al fatto che le risorse indirizzate alla prevenzione fossero distolte e destinate alla gestione delle varie emergenze. Non è vero che i provvedimenti che hanno sottratto fondi alla prevenzione sono stati votati in maniera bipartisan. Quelle misure sono, infatti, contenute nel decreto Milleproroghe, su cui abbiamo sempre espresso voto contrario. Anche al Senato è stato espresso un voto contrario.
Il fatto è che di fronte alla diversità di attenzione del Governo - che in questi anni abbiamo visto e che lei spero voglia riconoscere - rispetto alle varie emergenze che hanno colpito i nostri territori (penso al caso, certo gravissimo, che ha colpito il Veneto e alla ben diversa considerazione che, invece, è stata riservata ad altre regioni, a partire dalla inaccettabile penalizzazione della Basilicata) abbiamo certamente avanzato la richiesta di individuare risorse per far fronte a tutte le emergenze, ma questa nostra richiesta non si è mai tradotta in un'automatica richiesta di utilizzare le risorse destinate alla prevenzione. Su questo punto c'è sempre stata, da parte del mio gruppo, sia qui che al Senato, una netta contrarietà. Quel che abbiamo votato e lo abbiamo votato all'unanimità - ha ragione il collega Libè - è stata una mozione che chiedeva al Governo un impegno, su cui eravamo pronti a fare, ciascuno per la propria parte, una battaglia di merito, per l'attuazione effettiva di un Piano per la difesa del suolo; cosa che purtroppo non abbiamo visto. Mi sembra impossibile, pertanto, condividere l'affermazione che questo Piano, di cui registriamo - come lei stessa ha detto qualche settimana fa al Senato - allo stato dell'arte un sostanziale fallimento, sia stato perseguito come un obiettivo prioritario dell'azione del Governo, alla luce dei tagli effettuati e anche della sua scarsa efficacia.
Chiedo, inoltre, al Ministro un giudizio in merito agli effetti che la nomina dei commissari straordinari ha avuto. In questi anni, gli interventi che sono stati realizzati in che modo hanno beneficiato della nomina di commissari straordinari? In altre parole, quanto è stata migliorata l'efficacia di questi interventi, avendo scelto, spesso anche in contrarietà con le regioni, di operare con procedure straordinarie e non nell'ordinarietà?
Su questo aspetto, ieri abbiamo accolto una considerazione pienamente condivisibile del prefetto Gabrielli che ricordava che l'ordinarietà degli interventi e dei finanziamenti è fondamentale anche dal punto pedagogico, ovvero ai fini della costruzione di una cultura di governo distribuita, la cui responsabilità è condivisa da tutti i livelli di governo territoriali; cosa che, dal nostro punto di vista, la nomina di commissari o comunque la gestione straordinaria non consente di rafforzare.
Infine, l'ultima questione riguarda l'effettiva spendibilità delle risorse. Abbiamo registrato, anche nel corso delle ultime audizioni di questi giorni, una difficoltà notevole da parte delle amministrazioni territoriali di poter effettivamente utilizzare questi fondi. I vincoli del Patto di stabilità, che incidono anche su questa voce di spesa che tutti noi consideriamo prioritaria, impediscono di utilizzare in modo efficace le risorse messe a disposizione dei territori. Le chiediamo, quindi, perché in questi anni non è stato affrontato questo problema al fine di rendere


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effettivamente spendibili le risorse trasferite o individuate nel bilancio del Ministero dell'ambiente.
È chiaro che oggi non interessa a nessuno fare una polemica con il Ministro poiché, pur nella condizione in cui stiamo, ci interessa capire come provare a costruire per i prossimi mesi e anni, anche a fronte di minacce gravi che riguarderanno il Paese, una forma di intervento più efficace. Chiediamo, però, che ci sia anche, oltre alla giusta rivendicazione di risorse, una attenta valutazione per comprendere quanto questa modalità di gestione attraverso il Piano straordinario abbia prodotto in termini di efficacia degli interventi. Grazie.

ERMETE REALACCI. Credo che - a meno che non sia di nuovo Ministro in un nuovo Governo - sia l'ultima volta che la incontriamo in qualità di Ministro dell'ambiente, quindi siamo chiamati a ragionare su quello che lei ha fatto. Peraltro, osservo che lei si sta comportando come se non fosse il Ministro dell'ambiente ma un componente della Commissione che dice cosa bisognerebbe fare su questi temi (e devo dire che sui punti da lei individuati sono largamente d'accordo).
Inoltre, lungi da me il pensare che la colpa di quanto è successo dipenda solo da questo Governo; sarebbe ridicolo perché è chiaro che, come lei ha detto, da un lato, vi è un intensificarsi di fenomeni atmosferici estremi (a questo proposito vorrei, però, ricordare che il Governo non ha dato parere negativo alla mozione approvata dalla maggioranza al Senato nella quale si sosteneva che i mutamenti climatici non esistono e che, se esistono, forse fanno bene; il Governo ha espresso un parere positivo su quella mozione, una cosa ridicola, un atto che non è stato votato in nessun altro Paese occidentale) e, dall'altro, un'antica incapacità di gestire il suolo, frutto anche dell'incultura che attraversa tutte le forze politiche. Invero, anche il centrosinistra ha le sue responsabilità. Ricordo al collega Tortoli che la zona dell'isola d'Elba colpita si chiamava lo Stagnone e si può ragionevolmente pensare che, se si chiamava a quel modo, non era proprio adatta a ospitare insediamenti edilizi. È chiaro, quindi, che ci sono responsabilità ampie e che la politica non deve dare segnali contraddittori.
E, tuttavia, per fare solo alcuni esempi, quando questo Governo varò la prima versione del Piano casa indebolì le norme antisismiche, oppure, quando si è parlato più volte di sanatorie di abusivismo edilizio e il Governo ha accolto un ordine del giorno in cui si invitava, appunto, a riaprire i termini della sanatoria dell'abusivismo edilizio, non si è fatto un servizio alla cultura politica del Paese. Sono sicuro che il Ministro non condivida queste mie considerazioni, ma questo è accaduto, anche con - ripeto - responsabilità trasversali nei confronti della cattiva gestione del territorio.
Per venire al nodo delle risorse per la messa in sicurezza del territorio, senza ripetere le cose molto puntuali dette dalla collega Braga, la questione è questa e lo dico con la massima tranquillità possibile. Noi, fin dall'inizio, abbiamo evidenziato che il passaggio dai 500 milioni di euro annui stanziati dall'ultimo Governo Prodi ai meno di 100 milioni di euro stanziati da questo Governo con la manovra finanziaria del 2008, poi ulteriormente ridotti, avrebbe indebolito la difesa del territorio e del suolo. In quell'occasione - lo dico in maniera benevola e tralasciando l'aspetto di come sono stati spesi i soldi, che talvolta sono stati sprecati - il Governo ha preso in giro lei e lei ha preso in giro gli italiani, sostenendo che non era vero che quei fondi erano stati tagliati e che, al contrario, c'era disponibile un miliardo di euro (omettendo, però, come sappiamo, che quel miliardo di euro era triennale, contro i 500 milioni di euro all'anno stanziati dal precedente Governo. Inoltre, quei fondi non sono stati mai resi disponibili e lei ha fatto un'operazione analoga a quella di tanti Ministri delle infrastrutture, che hanno girato l'Italia annunciando delle opere per cui non c'erano i fondi. Siamo pieni di paginate di giornali in cui si racconta di ministri che giravano per


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l'Italia presentando mappe fantasmagoriche, con risorse che, però, non si sono rivelate reali.
Quei fondi - quel miliardo di euro - sono stati, invece, questa è la verità, un serbatoio a cui attingere quando accadeva un'emergenza e non sono mai stati resi disponibili.
In più, anche le misure che da tempo abbiamo chiesto - per esempio, è stata votata all'unanimità alla Camera una mozione che proponeva una deroga del Patto di stabilità nei confronti dei comuni che avevano risorse da investire sulla messa in sicurezza del territorio - non sono mai state messe in pratica.
Adesso, questa pagina è archiviata, e io dico: cerchiamo, assieme, di non fare gli stessi errori in futuro! Lei non avrà, probabilmente, la responsabilità del Ministero dell'ambiente e quindi non dovrà più metterci la faccia su questo tipo di errori. Però, e lo dico a tutti noi, è giunto il momento di cambiare rotta.
Concludo segnalandovi, anche per divertissement, un evento che mi ha colpito. Sabato scorso, all'Assemblea nazionale dell'ANCE (Associazione nazionale costruttori edili), Cesare Romiti, che non è un pericoloso estremista e che, se non ricordo male, è stato anche presidente o ha avuto un ruolo in Impregilo, ha ottenuto un applauso a scena aperta, dichiarando che il ponte sullo Stretto di Messina è una fesseria e che bisogna investire sulla difesa del territorio. Ha ottenuto - ripeto - un applauso a scena aperta all'Assemblea nazionale dell'ANCE. Ora, al di là della lineare coerenza, questo fa intendere che, effettivamente, qualcosa è cambiato, ma, evidentemente, il Governo non l'ha capito.

ARMANDO DIONISI. Ho condiviso gran parte delle questioni che i colleghi - soprattutto l'onorevole Libè - hanno sollevato. Questo Paese si trova, drammaticamente, a fare il punto della situazione di eventi catastrofici che accadono ormai due o tre volte all'anno. Vi è, dunque, un problema di fondo. A mio avviso, infatti, bisognerà lavorare molto di più sulla capacità di prevenzione. La scarsità delle risorse è, purtroppo, una realtà. Ora non stiamo a polemizzare se il governo Prodi aveva destinato 500 milioni e adesso sono 100. In questo settore c'è una scarsità evidente di risorse. Lasciamo perdere per un attimo la polemica politica, visto che, tra l'altro, il Ministro Prestigiacomo forse lunedì non sarà più Ministro della Repubblica, e cerchiamo di fare un'analisi più serena di queste vicende. Credo che abbiamo sottovalutato la difesa del territorio perché è cambiata, soprattutto nel nostro Paese, una questione di fondo. Infatti, mentre fino a venti anni fa la difesa del suolo veniva fatta, in parte, dalla presenza dell'uomo sulle colline e sulle montagne, con la costruzione di scoline e altre opere idrauliche, oggi, per l'assenza di quel presidio territoriale, non sono più eseguite quelle opere e quando c'è un evento eccezionale l'acqua arriva a valle con una velocità impressionante, proprio per la mancanza di quelle opere.
Volendo fare una discussione approfondita, consideriamo, per esempio, il ruolo dei consorzi di bonifica. L'onorevole Libè accennava prima alla tassa di scopo. Ebbene, noi già paghiamo delle tasse imposte dai vari consorzi di bonifica nel nostro territorio. Secondo me, andrebbe piuttosto riorganizzato il ruolo di questi consorzi perché si continuano a pagare tasse, ma gli enti costano tantissimo. Tra le cose da abolire non ci sono solo le province, ma anche i consorzi di bonifica, indirizzando quelle tasse - come diceva, appunto, l'onorevole Libè - specificatamente alla prevenzione sul territorio.
Inoltre, nel nostro Paese abbiamo sottovalutato un altro aspetto perché non abbiamo avuto rispetto dei piani di rischio, a partire dal vincolo idrogeologico fino ai piani di esondazione. Non abbiamo mai tenuto conto di questi aspetti e abbiamo, in maniera molto superficiale, sottovalutato il rischio per responsabilità sia dell'abusivismo edilizio, sia dei comuni, sia delle regioni. Ogni volta, quindi, la natura si riprende, drammaticamente, il territorio e crea i problemi che conosciamo.


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Credo, pertanto, che dobbiamo affrontare con grande serietà questo problema per non trovarci a intervenire sempre e solo per il ripristino delle opere più urgenti e a pentirci dopo ogni disastro. Penso che questa sia l'occasione, soprattutto se - come mi auguro - nascerà un Governo che sappia affrontare la crisi drammatica del Paese, in cui rientrano anche queste questioni, in maniera seria, lavorando molto sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza del territorio, ma soprattutto tentando di riorganizzare le competenze e le risorse disponibili, investendo, appunto, sulla prevenzione e non agendo soltanto nel momento del disastro.
È vero che si tratta di eventi eccezionali. Questi, però, sono accaduti ormai tante volte. Non può essere un evento eccezionale il nubifragio che ha colpito Roma quindici giorni fa. In quel caso, è mancata la prevenzione. Non dobbiamo speculare sul morto di Ostia, però, se venissero fatte alcune manutenzioni ordinarie da parte dei vari enti competenti, probabilmente avremmo la possibilità di affrontare gli eventi eccezionali in maniera diversa.
Allora, se questa legislatura durerà, invito tutti i colleghi della Commissione a prendere in esame la possibilità di fare una legge che riordini le competenze territoriali rispetto al rischio idrogeologico. Mi auguro, poi, che anche sulle risorse ci sia la possibilità di intervenire in maniera diversa. Più di tutto, però, dobbiamo dare un grande segnale: nel nostro Paese, il rispetto dei piani di rischio deve divenire cultura condivisa. Immaginare che si possa prescindere dal Piano di esondazione o dai vincoli idrogeologici crea i disastri che tutti conosciamo. Soprattutto, dobbiamo investire - lo dico per esperienza - di più in collina e in montagna, se vogliamo evitare che a valle ci siano i disastri che ogni volta registriamo.

SERGIO MICHELE PIFFARI. Innanzitutto, ringrazio il Ministro, che oggi avrebbe potuto avanzare una scusa e soprassedere a questo impegno. Avevamo già avuto i dati, ma averli raccolti e confermati da una voce ufficiale aiuta sempre. Credo, però, che in questo momento dovremmo tutti riflettere sugli strumenti che continuiamo a utilizzare: lo abbiamo chiamato Piano straordinario per la difesa del suolo. Ma siamo convinti che servano misure straordinarie per affrontare le situazioni di tutti i giorni? Siamo convinti che servano i generali dell'esercito o i prefetti dell'apparato burocratico, che in questo caso abbiamo chiamato «commissari»? Credo, invece, che sia sempre più necessario che ognuno nel proprio ruolo, con tempistica e impegno giornaliero, affronti le questioni, i progetti, gli stati di avanzamento e le risorse, dimostrando ogni giorno, con trasparenza, l'aver compiuto un passettino avanti, nel rispetto di una normativa quadro che comunque tutela del territorio, a partire dalla legge Sarno in poi.
Il problema è che ogni volta pensiamo di risolvere la questione con qualcosa di più efficace e, appunto, straordinario. In questi casi, la straordinarietà è stata bloccare quello che si stava facendo perché il portafoglio aumentava e, una volta aumentato il portafoglio, si sono fatti gli accordi di programma con le regioni, che sono interessanti, ma sul territorio sono proprio le regioni e gli enti locali a dover intervenire per le azioni di difesa e di prevenzione. Invece, nominiamo i commissari che hanno a che fare sempre con l'ente regione, con la provincia, con i comuni e altri enti territoriali. Per contro, credo che dovremmo abituarci a vedere, con cadenza costante nel tempo (20 giorni, un mese), i Ministri e i sottosegretari confrontarsi sul territorio con le istituzioni locali, compresi i parlamentari delle regioni interessate, per comunicare cosa si è riusciti a fare in quel lasso di tempo e stabilire cosa fare in futuro. Non dobbiamo pensare sia sufficiente una relazione al Parlamento ogni sei mesi o una volta l'anno per valutare se il commissario ha fatto bene o meno. Alla fine, puntualmente, si fa poco e male; basta, poi, rimuovere commissario per avere la coscienza a posto.
Ecco, credo che dobbiamo tornare alla normalità che gli amministratori locali


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dimostrano tutti i giorni con l'amore e l'attaccamento al proprio territorio. Chi sta a capo di questa macchina, quindi il Ministro e il Governo, dovrebbe, stimolare, agevolare e rimuovere eventuali inceppature che possono nascere lungo questi percorsi, intervenendo settimana per settimana, senza inventarsi i cosiddetti «interventi straordinari», comunicati all'esterno come un qualcosa di effettivamente eccezionale, come se ogni volta scoprissimo la strada più veloce per andare su Marte, senza renderci conto che ci inguaiamo sempre di più.

RAFFAELLA MARIANI. Signor Ministro, stamane mi sono un po' meravigliata della sua relazione, non perché vi fossero elementi diversi da quelli che conoscevamo, ma per le valutazioni politiche che lei ha voluto aggiungere, sottolineando che i temi della difesa del suolo e dell'ambiente e del dissesto idrologico sono stati una priorità per del Governo in carica. Devo dire che questo aspetto a noi è sfuggito! L'Esecutivo comprende, infatti, tutti i Ministeri, compreso quello dell'economia e delle finanze, su cui lei ha scaricato tutta la responsabilità di non aver compreso fino in fondo l'importanza di questo tema così grave e urgente.
Non occorre fare strumentalizzazioni politiche: il disastro è di fronte a tutti. Non possiamo dire, però, che tutti i gatti sono bigi, altrimenti faremmo danno al lavoro serio e corretto - sottolineo corretto - che in questi anni, anche con un difficile il rapporto di comunicazione, questa Commissione ha cercato di svolgere in maniera bipartisan, sostenendo in più di una occasione un Ministro che non si è mostrato mai disponibile al confronto. Dico questo in relazione a diversi temi relativi alla gestione e alla difesa del suolo, anche in riferimento a scelte programmatiche che lei ha deciso di sostenere, come quella di non occuparsi della questione delle acque, in virtù della delega che le era stata concessa in ordine alla revisione del Codice ambientale, che rientrava in una strutturale riorganizzazione dei bacini e dei distretti idrografici, della loro governance e della eliminazione delle sovrapposizioni di competenze; argomenti, peraltro, individuati come ritardi dall'Unione europea, rispetto ai quali siamo anche in infrazione.
Non vorrei entrare eccessivamente in polemica; tuttavia, stando in una Commissione che sul tema della gestione delle risorse idriche ha svolto discussioni e audizioni, riportiamo anche il sentimento di tutti coloro che in questi anni abbiamo ascoltato circa la necessità di approfondire questioni che attenevano non solo alle tariffe e alla privatizzazione dei servizi, cosa che piaceva tanto a questo Governo e a lei, ma anche alla riorganizzazione, appunto, delle responsabilità e delle competenze. Infatti, oggi ci troviamo nel caos per quanto concerne sia la gestione delle tariffe e degli investimenti, che, peraltro, riguardano anche il tema della difesa del suolo, sia gli ATO (Ambito territoriale ottimale) che non sono stati riorganizzati e ristrutturati, con la difficoltà dei territori ad assumersi una responsabilità decisionale.
Questo va detto perché, altrimenti, la nostra discussione potrebbe sembrare che stiamo al bar a ragionare degli ultimi fatti accaduti, come se non ci fossero alle spalle delle scelte programmatiche e strutturali che almeno si poteva tentare di assumere. La verità è che si è scelto di parlare di altro. Nel Codice ambientale si è voluto parlare prevalentemente di rifiuti e di temi che, probabilmente, per certi gruppi erano più interessanti. Ora si vedono i risultati.
Inoltre, è giusto ricordare che gli accordi di programma con le regioni che lei citava, signor Ministro, sono stati stesi tenendo presente anche il lavoro fatto in precedenza dalle regioni, le quali prima che arrivasse lei non erano all'anno zero, ma, nella maggior parte dei casi, avevano già stilato, attraverso i loro servizi ambientali, dei piani in collaborazione con le Autorità di bacino esistenti. Si è, quindi, trattato di inserirli in uno schema generale e di questo tutti le rendiamo merito. Tuttavia, non eravamo - ripeto - all'anno zero. Infatti, molte delle risorse stanziate dal Governo Prodi, anche - come hanno


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ricordato i colleghi - in misura superiore rispetto all'attuale Governo, erano legate proprio alla ricognizione di bisogni che nelle regioni erano già stranoti.
Quando abbiamo fatto le valutazioni necessarie per l'approvazione del famoso rendiconto e dell'assestamento, la Corte dei conti ha allegato una relazione molto significativa sulle capacità e sull'efficienza di spesa dei Ministeri. Ebbene, per quanto riguarda il suo Ministero ha segnalato una scarsa efficienza della spesa - non è, peraltro, l'unico caso; si tratta di una caratteristica di tutti i Ministeri; cosa che ci fa concludere che non si è inciso sulla semplificazione e sull'organizzazione più efficiente dei Ministeri, come invece si è sbandierato - che ha visto la capacità di spesa su capitoli come la difesa del suolo ferma al 40 per cento. Dobbiamo, quindi, chiederci anche perché non siamo riusciti a migliorare questo aspetto per sfruttare al meglio le poche risorse che abbiamo.
La questione del Patto di stabilità e dei vincoli di spesa, anche in relazione alla spesa per misure di emergenza e di prevenzione, che in questo caso sono molto connesse, non hanno ricevuto un trattamento particolare. Del resto, anche oggi, riguardo alle modifiche della legge n. 225 del 1992 introdotte con il decreto-legge n. 225 del 20101 (cosiddetto « decreto Milleproroghe»), abbiamo sentito dire alle regioni gravemente colpite che le risorse derivanti dall'applicazione della tassa che noi abbiamo definito «sulla disgrazia», non saranno esenti dai vincoli del Patto di stabilità. Dunque, oltre ad avere poche risorse, le regioni avranno gli stessi impacci quanto a velocità di spesa delle stesse risorse, velocità di spesa che potrebbe, invece, salvare delle vite, ma anche delle imprese, visto che si sta ancora aspettando le risorse per pagare le aziende che hanno lavorato in occasione delle alluvioni del 2009: imprese che aspettano il saldo, ma che, a causa degli ostacoli del Ministro Tremonti, rischiano il fallimento! Dico questo affinché resti agli atti, nella speranza che nell'immediato futuro si possano sciogliere almeno i nodi più importanti, altrimenti vorrebbe dire che stiamo qui per fare dei discorsi inutili.
Vengo a un altro aspetto che vorrei sottolineare, rispetto al quale desidererei un suo giudizio. Due settimane fa, come Commissione, insieme ad altri colleghi del Senato e di altre Commissioni parlamentari, abbiamo incontrato il Commissario per i cambiamenti climatici dall'Unione europea, Connie Hedegaard, la quale ci ha illustrato, tra l'altro, la possibilità di attingere a fondi che nel mese di marzo saranno distribuiti dall'Unione europea riguardo ai piani di adattamento ai cambiamenti climatici. Ebbene, il Commissario Hedegaard ci ha riferito - peraltro, lo ha dichiarato anche alla stampa nazionale nei giorni scorsi - che sta ancora attendendo dall'Italia il Piano per la valutazione dei rischi e le proposte di intervento in questa direzione. Le chiediamo, quindi, se crede che dai dirigenti del Ministero possa partire un'indicazione in questo senso per evitare di perdere anche quelle risorse. Del resto, a questo riguardo, ci associamo alla domanda posta dall'onorevole Rossa: visto che non il Ministero dell'ambiente non è stato capace di attingere ai fondi europei per le grandi alluvioni, ora spero almeno che ci saranno i piani di adattamento ai cambiamenti climatici, altrimenti, verrebbe da dire: «cosa ha fatto il Ministero?» I validissimi dirigenti che girano il mondo sono stati in grado di produrre un atto che testimoni almeno una richiesta del Governo italiano di fondi che sicuramente, anche se in misura non sufficiente, saranno messi a disposizione degli Stati membri dell'Unione europea? Ecco, spero che rispetto a questo, anche nelle ultime ore di questo Governo, ci sia il senso di responsabilità di inviare quantomeno delle richieste di accedere ai fondi disponibili.
Infine, per senso di responsabilità noi abbiamo già detto che faremo in modo che la legge di stabilità arrivi rapidamente al voto entro sabato prossimo. Tuttavia, avremmo anche gradito che ci fosse stato un segnale molto netto, che non abbiamo ancora intravisto, nei confronti delle regioni gravemente colpite dagli eventi alluvionali.


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Siccome ci sono ancora alcune ore a disposizione, ci chiediamo e le chiedo, signor Ministro - anche se ormai ci speriamo poco - se almeno in questa direzione ci sarà lo sforzo di dare un segnale di inversione di rotta.

GABRIELLA MONDELLO. Innanzitutto, ringrazio il Ministro Prestigiacomo. Esprimo nella sostanza, la mia condivisione all'intervento dell'onorevole Libè, sebbene voglia riconoscere al Ministro di avere più volte sollecitato l'erogazione dei fondi per il suo Ministero. Ora, nella particolare situazione politica che stiamo vivendo, sembra fosse facile dire che bisognava dimettersi o realizzare azioni più forti. Ritengo che l'intervista, che ho anche citato nell'interpellanza urgente che ho svolto alla Camera giovedì scorso, in cui il Ministro dichiarava di non avere parole di fronte alla situazione, fosse esplicativa del suo personale combattimento all'interno di un Governo che - e qui manifesto una maggiore forza polemica - non ha forse mai riconosciuto quanto l'ambiente e la prevenzione siano importanti per il nostro Paese. Del resto, proprio nelle stesse ore in cui si verificavano i gravissimi eventi alluvionali di cui abbiamo parlato, si diffondevano voci relative alla possibilità di un ennesimo condono, uno dei tanti che hanno portato il nostro Paese nella situazione urbanistica ed edilizia attuale.
Per quanto riguarda, in particolare, la relazione sulla Liguria - peraltro, non dimentichiamo che non ci saranno mai i fondi per risarcire le vite umane perdute - bisogna sottolineare che, oltre a fotografare una situazione gravissima, è anche incompleta, non per responsabilità del Ministero, ma perché ulteriori eventi si sono susseguiti nei giorni successivi. Vi sono, infatti, fortissime mareggiate nella Riviera di Levante che stanno provocando ingentissimi danni, con distruzione di spiagge, di strutture balneari e quant'altro, che andranno a incidere pesantemente anche dal punto di vista economico sulla situazione della regione. Ci sono comuni che hanno già inoltrato la richiesta di essere inseriti nel Piano di emergenza, anche perché, tra l'altro, questa mareggiate interessano un'arteria importantissima, la ferrovia internazionale Parigi-Roma, che anche in passato era stata oggetto di queste calamità.
A proposito di questo, vorrei fare una riflessione poiché quando, grazie agli investimenti sulla litoranea e ai fondi erogati, si sono fatti importanti interventi, come i pennelli frangiflutti e quant'altro, la situazione è migliorata. Erano, infatti, decenni che non si verificava più nulla del genere. Ora, invece, per l'abbandono dovuto allo scarso o addirittura assente investimento, si stanno riproponendo questi eventi.
Bisogna dire che le cifre di cui si parla sono enormi. Sappiamo anche quale può essere la risposta: soldi non ce ne sono. È un terribile ritornello che sentiamo ripetere a partire dai comuni e dalle regioni sino ad arrivare al Governo. Purtroppo, non possiamo accettare questa risposta di fronte a situazioni di gravità inaudita per le popolazioni colpite. Trovo, pertanto, condivisibile il discorso dei colleghi che mi hanno preceduto. Bisogna, in primo luogo, intervenire sull'emergenza, cercando di agire insieme alle regioni, già durissimamente colpite dal taglio economico. Ricordiamo, infatti, che una regione piccola come la Liguria era già in estrema sofferenza in alcuni settori, come la sanità, con tutte le relative vicissitudini che sappiamo. Abbiamo appreso che la delegazione ligure guidata dal governatore Burlando, che ieri ha fatto il giro di tutti gli enti responsabili, avrebbe ottenuto 288 milioni di euro dei fondi FAS, che, a mio parere, avrebbero dovuto avere un'altra destinazione e contribuire allo sviluppo di altre attività. A ogni modo, sono comunque insufficienti, per cui bisogna reperire altre risorse. Oltre che chiedere alle regioni di impegnarsi ulteriormente, intervenendo con l'aumento delle accise, occorre dunque fare tutto ciò che è possibile anche in altre direzioni.
Il collega Libè diceva che in questi anni abbiamo sentito soltanto parole, senza arrivare ai fatti. Senza voler fare una polemica politica, ma - com'è nella tradizione di questa Commissione - cercando


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di colloquiare tutti insieme per trovare delle soluzioni ai problemi, devo dire che questa è stata la malattia che ha corroso questo Governo, fatto di tanti annunci, ma di poca sostanza e forse anche di poco riconoscimento dei gravi problemi del Paese.
Oltre che affrontare l'emergenza, credo che occorra un coordinamento da parte del Ministero dell'ambiente con gli enti locali. Sono stati citati, giustamente, dal collega Dionisi, gli enti di bonifica. Insomma, c'è una pletora di organismi che interagiscono, ma non si sa bene quale sia il risultato, anche in relazione ai finanziamenti e alle imposte che pagano. È necessario, quindi, un riordino di questi enti, con una diversa politica ambientale, che porti anche e soprattutto alla prevenzione.
Ho letto, in parte, la relazione del Ministro, nella quale si fanno riferimenti alla dissennata cementificazione che ha colpito molte parti del nostro il territorio. Ricordiamo, però, che spesso non sono stati sufficientemente determinati e forti gli organismi preposti che dovrebbero, di fronte a certe programmazioni, assumere posizioni di maggiore responsabilità. Credo, quindi, che questa Commissione dovrà, dunque, intraprendere un cammino - come hanno sostenuto gli altri colleghi - di continuo rapporto con chi rappresenterà il Ministero dell'ambiente per arrivare a un'effettiva educazione dei cittadini, visto che una parte di responsabilità grava anche su di loro. Non mi riferisco a quelli che hanno subìto queste calamità; non vorrei, infatti, fare affermazioni di cattivo gusto di fronte a chi ha perso la vita o tutti i suoi averi o un'attività economica. Tuttavia, spesso sono i cittadini stessi che insistono per la realizzazione di opere che non dovrebbero essere costruite per l'insistere di vincoli che, molte volte, vengono disconosciuti e trascurati.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SALVATORE MARGIOTTA

PRESIDENTE. Sarò molto rapido, signor Ministro, anche perché negli interventi dei colleghi del mio gruppo - gli onorevoli Braga, Mariani, Realacci e Rossa - si è già affrontato il cuore di alcune vicende, per cui le porrò tre semplici domande.
Ieri abbiamo avuto un'audizione molto interessante con il prefetto Gabrielli, il quale non ha taciuto che vi sono alcune insufficienze anche da parte del Governo. Questo è un Paese in cui si muore ancora per alluvioni. Non ne è possibile prevedere i terremoti, ma le alluvioni sì. Purtroppo, però, il collegamento tra la previsione, la presenza e la conoscenza dei piani di protezione civile e l'autoprotezione non hanno funzionato ancora una volta in questi giorni. Per esempio, è emerso che i Centri funzionali regionali di protezione civile, che sono il primo anello per far funzionare questa catena, non operano in modo omogeneo sul territorio. Alcuni funzionano, altri no. E il prefetto Gabrielli ci ha detto che dal 2009 non è rifinanziato il Fondo regionale della protezione civile da cui dipende il funzionamento di questi centri regionali. Questa non è materia del suo Dicastero, ma influisce moltissimo sulle sue competenze. Per questo, le chiedo: com'è possibile che il Governo non abbia pensato di rifinanziare questo fondo così essenziale per la prevenzione dei disastri?
Vengo alla seconda domanda. Sempre il prefetto Gabrielli, ieri, ha espresso la sua opinione - peraltro scritta in una lettera inviata al Presidente del Consiglio - a proposito del famigerato articolo del cosiddetto «decreto milleproroghe» che prevede che, in caso di calamità naturali, si debba intervenire con fondi che le regioni devono attingere attraverso l'aumento delle accise. Si è constatato che per alcune regioni ciò è impossibile data la scarsa estensione territoriale, ma anche le regioni che possono intervenire sono bloccate, non possono spendere le risorse disponibili, a causa dei vincoli derivanti dall'applicazione del Patto di stabilità interno. Il prefetto Gabrielli ritiene addirittura incostituzionale questo articolo del decreto Milleproroghe. Anche il PD si è schierato contro questa norma. Vorrei sapere qual è


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l'opinione del Ministro dell'ambiente su questo articolo, visto che, dal punto di vista politico, è molto importante per noi conoscerla.
Vengo alla terza domanda. Abbiamo visto ancora una volta la tabellina degli accordi di programma stipulati con le regioni. Le faccio, tuttavia, presente che, come emerge dalla sua relazione, si tratta di fondi FAS stanziati del 6 novembre 2009; oggi siamo al 10 novembre 2011, quindi, più che l'elenco degli accordi di programma, che già altre volte lei ha esibito, mi sarei aspettato i dati sull'avanzamento percentuale delle singole opere (quanti cantieri sono partiti, quante opere realizzate, quali concluse e via dicendo). Siccome non c'è questa tabella, ho la sensazione - ma potrei sbagliare - che siamo a percentuali bassissime sull'intero territorio nazionale. Quindi, anche la nomina dei commissari non credo sia stata, da questo punto di vista, un elemento che ha consentito di velocizzare le operazioni. Dopo due anni, in ordine a interventi ritenuti urgenti per la difesa del suolo, temo che la percentuale di avanzamento delle opere sia bassissima.
Infine, vorrei fare una battuta, solo per riallacciarmi a quanto espresso dall'onorevole Mariani, che chiede che nella legge di stabilità vi sia almeno un segnale in questa direzione. Ebbene, dalle mie conoscenze i segnali sono negativi perché c'era un emendamento - peraltro estemporaneo, fatto da un collega non del mio, ma del suo partito - approvato ad agosto che prevedeva 7 milioni per la piccola Basilicata, che nella legge di stabilità è stato annullato. Altro, quindi, che segnali positivi; ci sono solo segnali in negativo, ovvero di diminuzione degli stanziamenti.

CARMEN MOTTA. Sarò brevissima, anche perché l'onorevole Margiotta ha già introdotto il quesito che desidero porle, condividendo molte delle osservazioni che hanno fatto i colleghi. Ci sarebbero molte cose da dire su questi quattro anni, ma oggi abbiamo poco tempo e vogliamo da lei qualche risposta. La domanda che le pongo è questa. Il collega Margiotta le chiedeva cosa ne pensava della norma contenuta nel «decreto Milleproroghe» che, sostanzialmente, mette a carico delle regioni l'onere dei risarcimenti in caso di calamità naturali con nuove imposte oppure con un aumento delle accise sui carburanti. Sicuramente è interessante conoscere il suo pensiero a questo proposito. Tuttavia, a me interesserebbe soprattutto capire se c'è lo spazio, in queste ore che ci dividono dall'approvazione definitiva della legge di stabilità, per un suo intervento emendativo che cancelli quella norma, attraverso il maxiemendamento, perché non solo è stata aspramente criticata dalle regioni, ma fortemente messa in discussione anche dal prefetto Gabrielli perché genera un'impasse incredibile, chiedendo alle regioni di imporre nuove tasse (le «tasse sulla disgrazia»), dopodiché, siccome non sono esenti dal Patto di stabilità, anche le regioni che eventualmente le hanno introdotte, non sono nelle condizioni di poter utilizzare i fondi disponibili. Ecco, credo che questo sia veramente paradossale. Come un ultimo appello, le chiedo, dunque, di intervenire perché quella norma sia cancellata perché sta mettendo in difficoltà le regioni che stanno prendendo provvedimenti. Per esempio, la mia regione, l'Emilia-Romagna, in relazione a un fatto significativo, che purtroppo ha visto una vittima, nel giugno di quest'anno, nella provincia di Parma, nel comune di Sala Baganza, è già intervenuta con circa 370.000 euro, ma per il momento ha deciso di non richiedere lo stato di emergenza perché questo avrebbe comportato la necessità di imporre una tassa senza la certezza dell'utilizzo complessivo delle eventuali risorse. Quindi, se lei, signor Ministro, in queste ore potesse intervenire su questa materia, credo che farebbe chiarezza su una questione che aiuterebbe i comuni, le province e le regioni interessate da eventi calamitosi - non ultimi quegli enti che, purtroppo, hanno vissuto delle vere e proprie tragedie - ad affrontare situazioni che sono ancora in una sorta di impasse perché non vedono neppure questo intervento, reso obbligatorio per legge, come risolutivo.


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Mi limito a questo. Le chiedo, però, signor Ministro, di rispondere con un «sì» o con un «no», e non con un «vedremo», visto che il tempo è finito.

GIANLUCA BENAMATI. Anch'io intervengo per rivolgere al Ministro un appello. Mi si consenta, però, una breve riflessione su quanto è stato detto. In questo momento, alcuni colleghi e lo stesso Ministro hanno richiamato una polemica politica. Credo, invece, che quella di oggi non sia affatto una polemica politica, ma la giusta presa d'atto di un'azione di governo degli ultimi tre anni che ci ha condotto in questa situazione. Il fatto che la difesa del suolo sia una priorità per il Paese è, per la natura stessa del nostro territorio, una questione ormai acquisita. La signora Ministro fa spesso presente - ritengo in buona fede - che i suoi desideri non corrispondono alle sue possibilità. Questo ritornello ci fa ancora di più immaginare e constatare che in questi tre anni l'azione, da parte del Governo, di contenimento della spesa pubblica in maniera uniforme, con tagli lineari e non selettivi, non è riuscita in nessuno degli intenti, cioè né nel contenere la spesa pubblica, né nel selezionare degli obiettivi prioritari su cui investire e su cui il Paese potesse ottenere dei risultati. Non si tratta, quindi, di fare polemica, bensì di osservare questo stato di cose perché penso che alla chiusura di un'esperienza politica quale quella del Governo Berlusconi IV e alla probabile apertura di una nuova esperienza di governo, questa debba essere una lezione.
La difesa del suolo è una priorità in questo Paese, pertanto va fatta una scelta di investimento. Occorre che le risorse, che - come diceva l'onorevole Mariani - possono provenire anche dall'Unione Europea, siano valorizzate al massimo. È, inoltre, necessario - il Ministro lo ha sottolineato con forza - che il concorso delle autonomie locali, attraverso gli accordi di programma, sia robusto e considerato essenziale.
Proprio in questo senso - signora Ministro - però le rivolgo un appello, rifacendomi alle cifre che lei ha fornito e che sono agli atti della seduta odierna. Al riguardo, osservo che abbiamo, rispetto agli 1,2 miliardi che erano stati ipotizzati sulla difesa del suolo (800 milioni provenienti dai FAS e 400 dal bilancio del Ministero), se capisco bene il senso della sua osservazione anche in merito all'iter del maxiemendamento, una disponibilità effettiva di 500 milioni proveniente dal fondo di coesione, più 150 milioni, sempre in aggiunta ai 400 milioni che il Ministero ha già disposto. In pratica, una riduzione del finanziamento da 1,2 miliardi a un miliardo e 50 milioni.
Inoltre, sempre nella sua relazione, giustamente, ha fornito anche gli accordi di programma con la ripartizione dei fondi.
L'appello che su questo punto, mi permetto di rivolgerle è che le risorse siano rese disponibili in tempi brevi da parte della struttura del Ministero, al di là della contingenza politica. In altre parole, chiedo che vi sia per le regioni una certezza della disponibilità di questi fondi perché una delle problematiche che mi vengono segnalate, per esempio dalla mia regione, è di avere non solo la quantificazione precisa delle risorse disponibili, ma anche la contezza dei tempi e delle modalità di erogazione dei fondi. Mi permetto di chiedere questo, signora Ministro, perché è il corollario necessario all'azione di riscrittura delle cifre che si sta conducendo in questo momento. Grazie.

ALDO DI BIAGIO. Grazie, presidente. Sottolineando la debolezza - probabilmente anche gestionale e amministrativa - del territorio, senza fare demagogia, ritengo che questa tragedia ambientale si possa ritenere annunciata. A ogni modo, vorrei porre due domande al Ministro. La prima domanda, ed è il Paese che vuole saperlo, è se intende procedere al reintegro delle risorse destinate al suo Dicastero, o, con altre parole, dove sono i 2,5 miliardi circa di euro previsti dal Ministero dell'ambiente per il Piano nazionale di prevenzione del disastro idrogeologico varato nel 2009. La seconda domanda è se intende


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consentire il reale decollo del Piano nazionale per la prevenzione idrogeologica. Grazie.

AGOSTINO GHIGLIA. Grazie, presidente. Devo dire che sono stato abbastanza attento, nonostante il ripetersi di alcuni concetti, che ovviamente non condivido. Ringrazio molto il Ministro Prestigiacomo di essersi presentata oggi, nonostante tutte le difficoltà e il momento un po' particolare. Parto da una considerazione che non è attinente all'audizione di oggi, ma che riguarda un discorso generale che credo dovremmo fare tutti per onestà intellettuale. Chi, oggi, cerca di scaricare addosso alla politica del Governo, e segnatamente del Ministro dell'ambiente, la causa di tutti i mali d'Italia e soprattutto di quelli collegati al dissesto idrogeologico, mente sapendo di mentire. In Italia - lo dico a me stesso - è dagli anni Sessanta che facciamo, in tutte le regioni, piani regolatori incontrollati e più si fanno i controlli, più questi piani regolatori vengono fatti in maniera dissennata, costruendo ovunque, visto che basta qualche mazzetta per costruire ovunque. Questa è la realtà del nostro territorio. Ci piaccia o no abbiamo una molteplicità di controlli, dai piani paesaggistici, alle regioni che devono controllare i piani regolatori, alle province che mettono mano sui piani dei parchi, per poi arrivare alle case costruite sui torrenti, che ci sono ovunque. Questo non ha avuto soluzione di continuità, con nessun Governo. Non c'è stato un Governo che sia riuscito a fermare questo andazzo. Dopodiché, tante leggi vengono cambiate. Il Governo del centrosinistra, rispetto al precedente Governo di centrodestra, aveva modificato alcune situazioni, quindi poteva evidentemente anche modificarne altre. Devo dire, però, che quando ci si trova a governare è sempre più difficile. Peraltro, ognuno deve fare il suo mestiere. Al di là del mio divertimento personale, attendendomi un lungo periodo di opposizione, mi guardo bene dal non comprendere queste cose. Tuttavia, per onestà intellettuale non posso condividerle. Non c'entra nulla questo Governo, visto che, se dovessimo risalire alle cause vere del dissesto del nostro territorio, dovremmo chiamare in causa - magari potremmo fare una legge speciale - gli amministratori, i sindaci, i componenti dei CoReCo, piuttosto che delle regioni e delle province, degli ultimi quarant'anni. Questa è la realtà. Bisognerebbe, inoltre, chiamare in causa anche quei presidenti di parco che non lasciano pulire i fiumi perché occorrono delle varianti strutturali per farlo, visto che, scavalcando i piani dei parchi, lì non entra neppure la Protezione civile. O ancora, dovremmo chiederci - questa, probabilmente, è stata una mancanza del Governo - il motivo per cui abbiamo degli interventi e delle responsabilità ancora così frastagliate. Ieri, il prefetto Gabrielli parlava dell'unità di crisi che sarebbe bloccata dal Ministero dell'economia e delle finanze perché rappresenterebbe un costo. Poi, gli ho fatto l'esempio del recente stato di calamità del Piemonte, quando l'AIPO (Agenzia interregionale per il fiume Po) diceva di evacuare tutto, mentre la regione, con l'ARPA (Agenzia regionale per la protezione ambientale) e la protezione civile dicevano di non evacuare. Questo perché l'AIPO si basava su una scala di graduazione degli eventi, mentre i calcoli della regione erano basati sulla portata dell'acqua e sulla storicità dell'evento. Per farla breve, l'AIPO aveva consigliato al prefetto di Vercelli - non si sa a che titolo - di evacuare 50.00 persone e 150.000 capi di bestiame, che sarebbe stato un esodo biblico, ma poi, per fortuna, non è accaduto nulla.
L'emergenza, quindi, se c'è è un'emergenza che dura da sempre. Non tocca solo a me, del resto, difendere il Governo. Tuttavia, credo che il Governo e il Ministro abbiano fatto quello che hanno potuto in una situazione eccezionale. Tra l'altro, quando leggerò la legge di stabilità - che, forse, voi voterete, io non so se la voterò, ma forse la voteremo tutti o non la voterà nessuno - voglio vedere quanti miliardi verranno messi sulla prevenzione e sulla difesa del suolo.


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PRESIDENTE. Penso che non la voteremo.

AGOSTINO GHIGLIA. Ah, non la voterete? Non parliamo di politica, che è meglio, però, allora, dico che non la voto neanche io. Del resto, in queste ultime ore, non sappiamo più chi ci abbia messo mano. Comunque, non c'è problema, prendo atto che con il prossimo Governo Monti ci saranno 50, 70 o 100 miliardi per il dissesto idrogeologico e io sarò contento. Vengo da una regione montana, in cui governa il centrodestra, per cui se ci fate questo regalo, sarò il più contento di tutti. Sono sicuro che, poi, riuscirete, con la vostra azione politica, a imporre questa nuova linea di prevenzione e di ambientalismo operativo al nuovo Governo! Ne prendo atto perché, conoscendo la vostra intelligenza e la vostra onestà intellettuale, sono pronto a sostenervi; anzi, al massimo sarò di stimolo.
A ogni modo, non è vero che i soldi per la difesa del suolo sono stati spesi male. Semmai c'è da chiedersi se tutti abbiano partecipato. Non dimentichiamo, infatti, che ci sono le opere in cofinanziamento e che se oggi il Ministro non ha portato la tabellina con la percentuale di realizzazione dei lavori, non le hanno portate neppure le regioni. I cofinanziamenti sono corresponsabilità di tutti. Dico questo giusto per segnalare qualche punto.
Senza polemica - peraltro, c'erano molti colleghi presenti - vorrei dire che la dimostrazione di quello che dicevo prima sta nelle dichiarazioni dell'assessore all'ambiente della regione Toscana, che ha affermato che vi erano interventi pianificati e quasi cantierati, ma, anche qualora fossero stati realizzati, ciò non sarebbe stato sufficiente a evitare quello che è successo. Questa è la drammatica dichiarazione non dico di impotenza da parte di un amministratore responsabile in quanto ha avuto l'onestà di riconoscere la situazione. È, però, una dimostrazione di impotenza perché, a fronte di una mia richiesta non polemica di precisazione, l'assessore ha risposto che si cerca di colmare l'emergenza dell'emergenza, mentre a monte ci sono tante altre microemergenze, non risolvendo le quali non saremmo in grado di assicurare la tenuta di questo territorio. E queste emergenze delle emergenze sono intercorse per responsabilità che hanno decenni, decenni e decenni di storia in questa nazione. Non c'è niente da fare, chiunque governi. Purtroppo, non c'è niente da fare. Non dico che ci dobbiamo rassegnare perché tante cose si possono fare, per esempio rendendo più funzionale e più omogeneo l'intervento, la prevenzione, le linee di comando o anche la semplificazione. Non c'è bisogno di troppe persone che parlano, né di troppe teste che decidono perché, poi, alla fine, tra protezione civile, magistrato del Po, AIPO, provincia e prefetto ognuno dice la sua e si crea confusione. Sulla semplificazione, quindi, sicuramente si può fare molto. Sul resto, invece, bisognerebbe essere più accorti a tutti i livelli, anche quando si governa a livello regionale, magari essendo meno laschi nella valutazione dei piani regolatori. Peraltro, in alcune regioni, le varianti ai piani regolatori impiegano tre anni di istruttoria, mentre in altre due mesi. Ecco, credo che anche questo possa incidere. Non voglio neanche polemizzare sul fatto che la regione Liguria non abbia avuto una protezione civile per fronteggiare questa alluvione e che quasi tutti gli uomini e i mezzi sono arrivati dal Piemonte. Non voglio fare - ripeto - una polemica, ma segnalare questo fatto perché altrimenti sembra sempre che vi sia una grande verità e una grande menzogna. Purtroppo, in questo Paese, si procede ancora molto a macchia di leopardo e chi ha la responsabilità non se la assume a pieno. Prendo atto del fatto che il presidente Burlando ha chiesto ha chiesto un miliardo per i danni in Liguria, che spero che gli siano dati. Tuttavia, vorrei capire come mai, in questi anni, la protezione civile in Liguria non è stata organizzata. Ieri ci ho provato a segnalare questa questione, solo che dovevamo andare a votare, quindi, non ho potuto finire di assistere all'audizione.
Non ho altro da aggiungere, salvo che ringraziare ancora il Ministro. Per il resto,


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si potrà fare sempre di più e meglio; auguriamoci tutti di poterlo fare assieme; teniamo, però, presente che, essendo lo stato delle finanze quello che è, non credo che nessun Governo, anche di sinistra, possa fare molto di più. Se, poi, questo avverrà, non mancherà mai il mio voto e quello del PdL.

PRESIDENTE. Do la parola al ministro Prestigiacomo per la replica.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie, presidente. Non posso dire che è stato un piacere. Proprio non lo posso dire. Prendo atto, purtroppo con grande amarezza, che, tranne qualche intervento di alcuni colleghi che, pur con punti di vista diversi, hanno comunque svolto un'analisi realistica di ciò che è accaduto e della situazione nella quale ci troviamo, per il resto il clima di questa audizione è probabilmente condizionato dalla delicatezza del momento politico che stiamo vivendo in queste ore, quindi, forse, a poco è servita questa occasione. Non mi pare, infatti, che sia emerso un contributo per migliorare l'intervento a tutela del territorio e per la difesa del suolo. Di questo mi rammarico.
In ogni caso, mi limito soltanto a precisare alcuni dati perché sono state dette delle inesattezze. Innanzitutto, vorrei fornirvi i dati relativi agli interventi per la difesa del suolo dei precedenti Governi. Prima si parlava di 500-600 milioni di euro; trattandosi di dati degli uffici, possono benissimo essere verificati. Nel 2003, erano stanziati 135 milioni; nel 2004, 186 milioni; 2005, 281 milioni; 2007, 261 milioni; 2006, 219 milioni; 2008, 252 milioni. A questi ultimi sono stati aggiunti 151 milioni derivati dalla chiusura della gestione del ponte sullo Stretto, che erano stati spartiti fra i vari ministeri, per cui la quota del Ministero dell'ambiente ammontava, appunto, a 151 milioni di euro. La media di questi interventi fa 247 milioni di euro all'anno. Ribadisco che si trattava di interventi non coordinati con il territorio e, quindi, di risorse, a mio avviso, spese male. Peraltro, anche questi sono dati verificabili e più volte è stato detto che molti di questi milioni sono finiti per realizzare opere che nulla avevano a che fare con la difesa del suolo. Inoltre, non era nemmeno previsto un meccanismo di controllo da parte del Ministero.
Vorrei dire, poi, che il Piano è e rimane straordinario, innanzitutto per il metodo adottato che innova, appunto, una prassi che vedeva spendere male i soldi - pochi o tanti che c'erano - a livello sia centrale sia territoriale. Il metodo metteva intorno allo stesso tavolo tutti i soggetti che avevano competenze e che formavano i piani di intervento, trasformati in accordi di programma condivisi. Inoltre, il Piano è straordinario anche per la nomina dei commissari che, per una situazione così drammatica a livello nazionale, sono assolutamente necessari. A questo proposito, faccio presente che gli interventi ordinari di pulizia degli alvei e dei corsi d'acqua attengono ai comuni; queste manutenzioni non fanno parte del Piano, che comprende le opere considerate strategiche e che attendono da quarant'anni di essere realizzate. Quindi, la manutenzione dei corsi d'acqua e la pulizia degli alvei dei fiumi sono - ripeto - interventi ordinari nelle competenze dei comuni. In questo Piano sono stati inseriti solo interventi considerati strategici e urgenti. Infine, il Piano è straordinario anche per la cifra stanziata perché, avendo citato i finanziamenti erogati dal 2003 a oggi, mettere assieme tutte le risorse disponibili è stato un passo importante. Se siamo onesti intellettualmente, pur riconoscendo la difficoltà della situazione attuale, in cui i soldi sono pochi, se si mettono assieme tutte le risorse disponibili forse diventano una cifra consistente e si riesce davvero a attuare un piano organico. Insomma, abbiamo messo insieme 2,4 milioni di euro, con una quota nazionale superiore a quella regionale. Ovviamente, le regioni hanno dato tantissimo e per questo desidero esprimere un plauso a tutte loro, indipendentemente dal colore politico, per aver contribuito seriamente all'individuazione degli interventi, comprendendo che


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mettere assieme le risorse poteva, forse, fare avanzare i lavori rimasti fermi, come nel caso del Bisagno.
Farò avere alla Commissione, se interessa, lo stato di attuazione degli interventi. Il Piano, però, non è fallito. Il Piano c'è ed è stato finanziato in parte, con 400 milioni già in corso di spesa. Come giustamente faceva osservare il collega Benamati, della quota statale di 1,2 miliardi, considerati i tagli fatti dal Parlamento, abbiamo recuperato, nella legge di stabilità, 500 milioni di euro dai FAS, che bisognerà stabilire come riuscire a spendere, visto che sono esigibili al 2015, ma per opere appaltate oggi. Quindi, siccome abbiamo già una quota di risorse, si inizia e pian piano arriveranno gli altri soldi. Abbiamo, poi, 150 milioni di euro di FAS obiettivi di servizio, che sono spendibili al sud. Insomma, abbiamo recuperato 650 milioni di euro degli 800 residui. Questa è la realtà.
Vorrei dire all'onorevole Braga di informarsi al Senato. La collega ligure del suo partito è stata la promotrice dell'iniziativa che ha sottratto dal Fondo della difesa del suolo 100 milioni di euro. Il provvedimento è del PD ed è stato votato in Commissione bilancio al Senato in maniera bipartisan, su iniziativa - ripeto - del PD. Non sono abituata a dire bugie, quindi la prego di verificare. La sua illustre onorevole collega ha fatto la sua battaglia perché le interessava portare a casa i soldi dopo un'alluvione. Poi, se le facevano osservare che quei soldi venivano sottratti alla prevenzione, non le importava perché puntava solo a portare i soldi a casa.

CHIARA BRAGA. Però, neanche a lei è importato!

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il fatto è che quando ci sono parlamentari di un territorio in una Commissione e ci sono delle esigenze specifiche, questo è sempre accaduto. Sa meglio di me che si formano maggioranze trasversali, contro le quali mi sono battuta con dichiarazioni e interventi. Anche lei, peraltro, avrebbe potuto fare altrettanto. Non ricordo, però, suoi interventi in tal senso. L'importante è che verifichi che si è trattato di un emendamento del PD e che non dico bugie.
Per quanto riguarda, infine, il Piano casa che aumenterebbe il rischio sismico e così via, direi di tralasciare queste affermazioni che - ripeto - considero ascritte alla delicata situazione politica e al clima particolarmente surriscaldato di queste ore. Queste dichiarazioni, infatti, lasciano il tempo che trovano perché non hanno alcun fondamento.

ERMETE REALACCI. Lo dica al prefetto Gabrielli.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Concludo rispondendo alla collega che desiderava sapere perché non abbiamo inviato in Europa il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici. La scadenza di presentazione dei piani da parte dei Paesi è al 2012 e l'Italia ha già predisposto un piano, attualmente all'esame delle altre amministrazioni competenti, che successivamente dovrà essere approvato dal CIPE. Siamo, quindi, assolutamente nei tempi e stiamo operando convinti che, purtroppo, i cambiamenti climatici sono in atto e sono un'evidenza per tutti. Qualcuno ancora discute sulla causa dei cambiamenti climatici, non sulla loro realtà, che è un dato oggettivo. Del resto, l'Italia contribuisce, come è noto, all'interno dell'Unione europea, a sostenere un avanzamento del grande negoziato sui cambiamenti climatici. Finora abbiamo operato affinché nella prossima riunione di Durban si possa andare avanti sulla scia del successo di Cancun, a cui l'Italia ha, appunto, contribuito. Quindi, non siamo morosi da questo punto di vista, ma stiamo operando perfettamente.
Per quanto riguarda qualche altro numero fornito in merito alle risorse spese non in maniera efficiente - la collega Mariani sottolineava che la tempistica della spesa non è stata migliorata rispetto


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al passato - mi permetto di dissentire, dicendo che il Ministero dell'ambiente, nonostante i tagli durissimi, ha operato in questi tre anni spendendo i soldi che ha trovato in bilancio, non utilizzati dal precedente Governo. Molti soldi non spesi che ci hanno consentito di tamponare le tante emergenze ambientali del nostro Paese. Siamo sempre disponibili a fare una verifica di come abbiamo speso i soldi e poi vedremo se non siamo stati bravi. Purtroppo, le risorse erano poche, se fossero state di più avremmo potuto portare un bilancio migliore. Sono sicura, però, che adesso, miracolisticamente, si troveranno tantissime risorse e risolveremo tutti i problemi che sono stati sottolineati.

CARMEN MOTTA. Scusi, signor Ministro, sulla revisione della norma del «decreto milleproroghe» ho diritto a una risposta.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. È vero, onorevole Motta, ha ragione. Lei sa che l'emendamento è ormai concluso e che contiene pochi e specifici interventi che riguardano la lettera e gli impegni assunti nei confronti dell'Unione europea. Pertanto, diverse questioni che anche io avevo rappresentato rimangono urgenti e devono essere affrontate, anche se non in questo strumento, né in questa particolare fase politica, bensì immediatamente dopo, nel provvedimento fortemente atteso per la crescita che dovrà contenere varie misure che interessano diverse amministrazioni.

PRESIDENTE. Nel ringraziare il Ministro Prestigiacomo, dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 13.

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