COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di mercoledý 15 febbraio 2012


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI NICOLAIS

La seduta comincia alle 9.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti della Società Italiana degli Autori e degli Editori (SIAE).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'applicazione della legge n. 2 del 9 gennaio 2008, recante disposizioni concernenti la Società italiana degli autori e degli editori, con particolare riferimento ad attività, gestione e governance della medesima società, l'audizione di rappresentanti della Società italiana degli autori e degli editori (SIAE).
Invito gli auditi a svolgere le loro relazioni, cui seguiranno le domande dei deputati presenti.

DOMENICO LUCA SCORDINO, Sub-commissario della SIAE. Buongiorno, signor presidente. Desidero ringraziare lei e tutti i membri della Commissione per quella che noi consideriamo un'opportunità, ossia per averci consentito di raccontare questi mesi di gestione commissariale.
Noi abbiamo preparato una relazione introduttiva, peraltro dividendoci i compiti, quindi, se è possibile, presidente, la pregherei di iniziare dando la parola al professor Stella Richter che ha curato la prima parte della relazione. In seguito interverremo io e il direttore generale Gaetano Blandini. Grazie.

PRESIDENTE. Do pertanto la parola all'avvocato Mario Stella Richter.

MARIO STELLA RICHTER, Sub-commissario della SIAE. Grazie, presidente. Saluto tutti gli onorevoli deputati.
Vorrei iniziare con una breve premessa. La SIAE, come sapete, è attualmente in stato di commissariamento straordinario, disposto da un decreto del Presidente della Repubblica, con il quale sono stati sciolti gli organi deliberativi della società - l'assemblea e il consiglio di amministrazione - e si è provveduto a nominare un commissario straordinario affiancato da due sub-commissari.
Ricordo peraltro che tale provvedimento di commissariamento è stato adottato all'esito di un periodo caratterizzato da conflittualità interna alla base associativa della SIAE. Come sapete, tale conflittualità, a sua volta, ha portato all'impossibilità di funzionamento degli organi deliberativi, nonché alla mancata approvazione del bilancio preventivo per il 2011.
In virtù di quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica citato, il commissario straordinario ha essenzialmente tre compiti: assicurare il risanamento finanziario e l'equilibrio economico-gestionale della società; instaurare una dialettica più equilibrata all'interno della SIAE; individuare le modifiche statutarie idonee ad assicurare un'effettiva rappresentatività


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in seno agli organi sociali titolari dei diritti (in rapporto ai relativi contributi economici).
Tale gestione commissariale si è insediata il 9 aprile 2011 e ha immediatamente iniziato a operare.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Chiedo scusa, chiedo un chiarimento, al fine di capire come possiamo procedere. La materia è molto complicata e ovviamente non tutti siamo esperti. Se non capiamo qualcosa possiamo chiedere subito chiarimenti o dobbiamo aspettare la fine della relazione?

PRESIDENTE. Come avevo premesso, alla fine degli interventi degli auditi si instaurerà un'interlocuzione finalizzata anche alla richiesta di chiarimenti.

MARIO STELLA RICHTER, Sub-commissario della SIAE. Come dicevo, il commissario straordinario ha tre compiti da espletare: assicurare il risanamento finanziario e l'equilibrio economico-gestionale della società; instaurare una «dialettica più equilibrata» - cito tra virgolette le parole del decreto del Presidente della Repubblica - all'interno della SIAE; individuare le modifiche statutarie che ho richiamato prima.
Ci siamo insediati il 9 aprile 2011 ed abbiamo immediatamente iniziato a operare. Ricordo anche che un anno prima, cioè dal principio del 2010, era stato nominato un nuovo direttore generale nella persona del dottor Gaetano Blandini.
Questa gestione commissariale assume tutti i suoi provvedimenti previa analitica istruttoria degli uffici. Tutti i provvedimenti emessi, inoltre, sono dotati di ampia e circostanziata motivazione e sono assunti alla presenza del collegio dei revisori e del responsabile del controllo interno. Delle nostre riunioni deliberative è redatto analitico verbale.
Più in generale, anche per rispondere a una domanda che era stata formulata nel corso dell'audizione informale della settimana scorsa, la gestione commissariale impronta tutta la sua attività alla massima trasparenza e pubblicità degli atti: queste sono le istruzioni che abbiamo dato agli uffici e in questo senso si sta muovendo la Società.
Queste considerazioni riguardano il metodo. Per quanto riguarda il merito, direi che la situazione che il nuovo direttore generale prima e la gestione commissariale poi si sono trovati ad affrontare si è subito palesata come connotata da un numero cospicuo di aree di criticità. Sulle aree principali di criticità si tornerà nel seguito di questa audizione.
Preliminarmente vorrei accennare al regime legale e alla natura giuridica della SIAE e, quindi, vorrei sinteticamente delineare quelle che in generale, cioè in tutto il mondo, sono le funzioni economiche delle società di gestione collettiva del diritto d'autore, tra le quali la SIAE (ma non solo); infine - sempre per rispondere a una domanda formulata nel corso dell'audizione informale della settimana scorsa -, vorrei tracciare le possibili linee generali del nuovo statuto.
In merito alla natura giuridica della SIAE, ricordo che la SIAE fu istituita esattamente 130 anni fa, il 23 aprire 1882, come Società italiana degli autori. Il 3 novembre 1927 assunse l'attuale denominazione di Società italiana autori ed editori.
In virtù della legge n. 2 del 9 gennaio 2008, che intitola la presente indagine conoscitiva, la SIAE è oggi pacificamente riconosciuta come un ente pubblico economico a base associativa. La medesima legge n. 2 del 2008 prevede che l'attività della SIAE sia disciplinata dalle norme di diritto privato e che tutte le controversie concernenti le attività della Società siano devolute alla giurisdizione ordinaria.
Ricordo anche che la SIAE non è un organismo di diritto pubblico; non è quindi ad essa applicabile il decreto legislativo n. 163 del 2006, che, come sapete, reca il Codice dei contratti pubblici. La SIAE, perciò, non è soggetta all'obbligo di fare ricorso, nella scelta dei contraenti, a procedure di evidenza pubblica, cioè alle


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famose gare europee di cui si parlava nel corso dell'audizione informale della settimana scorsa: ciò avviene in base a pacifica giurisprudenza amministrativa e ad univoche indicazioni provenienti dalle autorità amministrative vigilanti, soprattutto l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.
Tutta la documentazione relativa a questo specifico argomento è stata inserita in un fascicolo dedicato, che depositiamo.
Questo, naturalmente, non significa che la gestione della SIAE non provveda a scegliere i suoi interlocutori sulla base di processi di selezione competitiva e, quindi, valutando attentamente, di volta in volta, opportunità e contenuti delle offerte che sollecita, che comunque riceve e che in ogni caso mette a confronto.
Come sapete, il Ministero per i beni e le attività culturali esercita, congiuntamente con il Presidente del Consiglio dei ministri, la vigilanza sulla Società, e tale attività di vigilanza è svolta sentito il parere del Ministero dell'economia e delle finanze per le materie specifiche di quest'ultimo dicastero, cioè quelle attinenti a provvedimenti di natura economico-finanziaria.
Sempre in virtù della legge n. 2 del 2008 e delle conseguenti previsioni del vigente Statuto, la SIAE esercita anzitutto le funzioni indicate dalla legge n. 633 del 1941, la legge sul diritto d'autore, nonché tutte le altre funzioni ad essa attribuite da altre leggi, così da poter effettuare la gestione di servizi di accertamento, riscossione di imposte, contributi e diritti anche in regime di convenzione con pubbliche amministrazioni e altri enti pubblici o privati.
Ai nostri fini, è importante ricordare l'articolo 180 della legge precitata sul diritto di autore. Secondo tale articolo, come sapete, l'attività di intermediario, comunque attuata sotto ogni forma diretta o indiretta, è riservata in via esclusiva alla SIAE. Tuttavia, la suddetta esclusività di poteri non pregiudica la facoltà spettante al singolo autore, ai suoi successori e agli aventi causa di esercitare direttamente i diritti loro riconosciuti dalla legge sul diritto d'autore.
In più semplici parole, questo significa che oggi, in Italia, esiste un'esclusiva legale sull'attività di intermediazione nell'esercizio delle sole prerogative patrimoniali, i cosiddetti «diritti patrimoniali» che compongono il più vasto diritto dell'autore dell'opera dell'ingegno.
La SIAE e, in particolare, questa gestione commissariale, non intende compiere valutazioni su tale scelta legislativa, che però - lo si noti incidentalmente -, oltre ad avere, a più riprese, superato il vaglio di legittimità costituzionale (numerose sentenze della Corte costituzionale considerano il sistema di esclusiva legale compatibile con la nostra Carta costituzionale), risulta espressamente ribadita dalla citata legge n. 2 del 2008 che, come sapete, è frutto di una proposta di legge - la n. 2221 del 2007 - di iniziativa di molti onorevoli deputati che compongono questa Commissione.
Questa proposta di legge, come sapete, fu approvata sia alla Camera che al Senato nella sede legislativa delle Commissioni competenti e quindi, proceduralmente, previo accordo unanime di tutti i Gruppi parlamentari rappresentati.
Come dicevo, questa gestione commissariale non può che intendere il suo munus come ufficio da svolgere nell'ambito, nel rispetto e alla luce dell'attuale assetto legislativo e regolamentare, per come questo assetto, oggi, individua le funzioni, gli scopi, i poteri e le attività della SIAE.
Ciò vale anche con riferimento ad altre questioni, prima tra tutte quella relativa alla debenza del diritto d'autore sui proventi derivanti dalle cosiddette «sponsorizzazioni», sulla quale mi sembra si sia soffermata l'attenzione di alcuni onorevoli deputati della Commissione nel corso dell'audizione informale della scorsa settimana.
Per quanto riguarda la sponsorizzazione, quindi, sempre in quest'ottica di diritto positivo, oggi la quantificazione del diritto di autore deve per legge essere


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effettuata in base agli incassi conseguiti da una certa opera protetta: la giurisprudenza - anche quella della Corte di Cassazione - è costante nell'affermare che gli importi corrisposti dagli sponsor, cioè dagli sponsorizzatori, all'organizzatore di uno spettacolo, in cui evidentemente si utilizzino opere tutelate dal diritto d'autore, devono essere ricompresi sulla base del calcolo del diritto di autore, cioè formano la base su cui calcolare il diritto di autore.
In secondo luogo, sempre senza entrare in valutazioni dell'attuale sistema di diritto positivo, è utile accennare brevemente alle funzioni economiche assolte dalle società di gestione collettiva del diritto d'autore in generale, quindi in tutto il mondo.
Nella letteratura economica è da tempo pacificamente riconosciuto alle società di gestione collettiva dei diritti d'autore, tra cui la SIAE, ma non solo essa, il compito di rendere efficiente la tutela e lo sfruttamento del diritto d'autore, il cui riconoscimento è a sua volta giustificato, sempre dal punto di vista economico, dall'esigenza di assicurare una remunerazione allo sforzo creativo, attribuendo agli autori la facoltà di escludere terzi dall'utilizzo non autorizzato delle opere dell'ingegno e, conseguentemente, consentendo loro di chiedere un corrispettivo per la fruizione delle stesse opere.
Affinché un sistema che riconosca il diritto d'autore assolva pienamente a tale funzione, è necessario, da un lato, che gli autori siano in grado di far rispettare i propri diritti nei confronti dei potenziali utilizzatori delle opere protette e, dall'altro, che esista e funzioni adeguatamente un mercato per le medesime opere protette. Le società di gestione collettiva rappresentano appunto una delle forme istituzionali mediante le quali può essere assicurato il rispetto di queste due condizioni.
Sempre nella letteratura economica, è pacifico che le società di gestione collettiva siano in grado di fare tre cose: ridurre i costi di transazione legati all'esecuzione dello scambio individuale dei diritti; generare economie di scala ed economie di scopo; assolvere ad una serie di utili funzioni che si raggruppano tutte intorno al concetto di riduzione del rischio, sia per gli utenti sia, soprattutto, per gli autori.
Per lo svolgimento di queste loro funzioni caratteristiche, le società di gestione collettiva del diritto d'autore istituiscono, nei diversi Paesi in cui operano, una rete per la raccolta del diritto d'autore. Queste reti concretano in tutto il mondo, quindi a prescindere dalle scelte di diritto positivo dei singoli legislatori, monopoli naturali, con la conseguenza che le collecting societies, cioè le società di gestione collettiva del diritto d'autore, anche all'estero finiscono sostanzialmente sempre per operare in regime di esclusiva di fatto.
La differenza che, invece, bisogna segnalare tra la realtà italiana e le realtà di molti Paesi stranieri - non di tutti, ma di molti - consiste nel fatto che in Italia, sia per ragioni storiche - sulle quali non mi sono soffermato, ma che vi sono note -, sia per l'esistenza dell'esclusiva legale, la società di gestione collettiva del diritto d'autore, cioè la SIAE, è unica per tutte le diverse forme di manifestazione della creatività, laddove all'estero si tende a costituire tante società quante sono le forme espressive della creatività medesima, per esempio musica, letteratura, arti figurative, cinema, teatro e così via dicendo, fermo restando, però - lo sottolineo -, che nei relativi comparti le singole società rivestono, anche all'estero, la posizione di monopolisti quanto meno di fatto.
Non è necessario, data la sede, sottolineare come questo carattere «generalista» della SIAE serva anzitutto a consentire ad essa di svolgere una funzione di unico interlocutore - una sorta di sportello unico - a beneficio dell'utenza, che quindi risulta essere agevolato nell'accesso alla legittima, ben si intende, fruizione di tutte le opere dell'ingegno, il che costituisce, a mio avviso, un indubbio vantaggio, soprattutto ove si abbia a che fare, come sempre più spesso avviene, con opere cosiddette «multimediali».


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Inoltre, si deve sempre tenere in considerazione come questa natura generalista della SIAE abbia consentito, consente e consentirà, se mantenuta, di attuare politiche per così dire solidaristiche o mutualistiche, in virtù delle quali le arti più «ricche» sostengono quelle più povere, dove evidentemente il riferimento a ricchezza e povertà è fatto in funzione del successo commerciale di alcune forme di espressione della creatività in un dato momento storico.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, avvocato, le chiedo se la sua relazione sia ancora molto lunga, in quanto è necessario dare anche ai suoi colleghi la possibilità di intervenire.

MARIO STELLA RICHTER, Sub-commissario della SIAE. Signor presidente, la relazione non è molto lunga.
Accenno brevemente all'attuale assetto statutario e, soprattutto, a quelle che potrebbero essere le prospettive di un nuovo assetto statutario. Ricordo semplicemente che la gestione commissariale non si muove in uno spazio completamente libero; infatti, come vi ricordavo, il decreto di commissariamento del Capo dello Stato fornisce precise indicazioni in tal senso.
Ricordo anche che il commissario straordinario ha inteso consultare, a più riprese, tutte le associazioni rappresentative degli autori e degli editori, in punto di linee direttrici fondamentali del nuovo assetto statutario, ottenendo, peraltro - bisogna dirlo -, indicazioni quasi mai tra loro concordanti e convergenti.
Alla luce di questi spunti e, soprattutto, degli approfondimenti che sono stati svolti dal punto di vista tecnico-giuridico, è maturato, allo stato, il convincimento di attenersi ai seguenti criteri direttivi principali. Oltre alle finalità espressamente attribuite dalla legge alla SIAE, lo Statuto della Società dovrà prevedere che la SIAE stessa possa promuovere forme di solidarietà a favore degli associati autori che si trovino in condizione disagiata, svantaggiata (su questo aspetto si tornerà più nel dettaglio con riferimento al fondo di solidarietà), e che tutti gli associati costituiscano il corpo elettorale e debbano avere almeno un voto da esprimere in assemblea nell'organizzazione degli organi sociali. Inoltre, proprio per le indicazioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica di commissariamento, si dovrà prevedere, oltre ad un contemperamento tra rappresentatività di tutte le componenti autorali ed editoriali, che il peso di ciascun associato nelle decisioni per l'elezione degli organi sia commisurato al suo apporto economico. Naturalmente potranno essere previste misure correttive del peso del voto, oltre soglie particolarmente significative.
Sempre a partire dalle indicazioni provenute anche dalla base associativa, su questo aspetto piuttosto concorde, si intende adottare un sistema di amministrazione e controllo della società caratterizzato dalla presenza di un organo di sorveglianza, alta amministrazione e indirizzo strategico, da un lato, di un organo prettamente gestorio, dall'altro, nonché di un organo di controllo sull'osservanza della legge, che è attualmente - e rimarrà anche in seguito - il collegio dei revisori.
Inoltre, si manterranno le commissioni consultive di pertinenza delle diverse sezioni in cui attualmente è articolata la base associativa. Ricordo che tali commissioni sono cinque: musica, lirica, DOR, OLAF e cinema.
Nel far questo, naturalmente avremo cura di prevedere che questi diversi organi siano improntati nella loro composizione a rappresentatività ed efficienza dell'azione amministrativa e, quindi, eviteremo inutili pletoricità, manterremmo il sistema di vigilanza attualmente vigente (Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministro per i beni e le attività culturali e, per la parte economica, Ministero dell'economia e delle finanze) e provvederemo a dettare nello Statuto alcune linee generali sulla struttura amministrativa della società, onde consentire che venga in qualche modo


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accentuata la componente manageriale di efficienza e di efficacia nell'azione amministrativa.
Ho concluso. Scusate se mi sono dilungato in questa premessa, ma mi sembrava utile disegnare un quadro generale.

PRESIDENTE. La ringrazio moltissimo. Prima di dare la parola al direttore generale, chiedo ai colleghi se intendano formulare domande specifiche e richieste di chiarimento.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Vorrei porre due brevi domande. In primo luogo, che cosa si intende - sebbene lei abbia detto che tale concetto è contenuto nel decreto del Presidente della Repubblica che ha citato - con il concetto di dialettica equilibrata? Ha a che fare con la rappresentatività delle diverse componenti?
Inoltre, cosa significa la vicenda delle soglie rappresentative differenti? Lei ha parlato di rappresentatività delle diverse componenti in seno all'assemblea.

GIUSEPPE GIULIETTI. Intervengo rapidamente sullo stesso argomento. Innanzitutto vorrei capire meglio quanto da lei affermato - forse, però, ho capito male io - in merito alla mancanza di concordanza e di convergenza delle indicazioni sulla riforma statutaria: vorrei comprendere su quale tema non lo fossero e capire quali siano i punti di maggior ostacolo e divergenza in atto.
Sulla stessa questione posta dall'onorevole De Biasi, ricordo che il tema «una testa, un voto» è stato storicamente - ricordo le audizioni svolte in questa Commissione, come sa il direttore Blandini, e non solo lui - il punto più delicato. Vorrei capire bene cosa significa l'equilibrio tra autori ed editori, che rappresenta una questione sottilissima; è sempre stato uno degli elementi che hanno bloccato e ritardato, talvolta con tentativi di espropriare il diritto degli autori, in particolare dei meno protetti. Insomma, il problema del bilanciamento è delicatissimo.
Quando lei afferma che c'è anche un elemento di peso economico, qual è la soglia? Quello di peso economico è un concetto delicatissimo, da accertare, in uno Statuto rispetto alla qualità dei soci. Vorrei capire meglio questo passaggio. Grazie.

MARIO STELLA RICHTER, Sub-commissario della SIAE. Ringrazio per queste domande e chiedo scusa se, anche su sollecitazione per esigenze di tempo, non mi sono soffermato su quest'ultima parte relativa all'assetto statutario. Questo, però, mi consente di chiarire meglio il pensiero dell'intera gestione commissariale.
Farei innanzitutto una premessa, per cercare di rispondere anche all'onorevole Giulietti. In realtà, questo è l'aspetto su cui noi non ci muoviamo liberamente: non ci muoviamo in uno spazio vuoto. Leggo ancora una volta, anzitutto a me stesso, il principio generale contenuto nel decreto del Capo dello Stato, secondo il quale le modifiche statutarie devono essere idonee ad assicurare effettiva rappresentatività in seno agli organi sociali (e, quindi, in seno a questi organi di alta amministrazione, da un lato, e di gestione, dall'altro) in rapporto ai relativi contributi economici (con il termine «relativi» ci si riferisce ai titolari della posizione di associato nella SIAE).
Questa è la premessa, alla quale noi siamo vincolati a dare attuazione. Ciò significa che a questa gestione commissariale non è possibile adottare la soluzione estrema, che lei giustamente e icasticamente definiva «una testa, un voto». «Una testa, un voto» non dà alcuna rappresentatività al peso economico, cioè alla «plutocrazia». Chiarisco che, per noi studiosi di diritto commerciale, questo termine non ha una connotazione negativa. Mi scuso se, per retaggi di studi precedenti, vi ho fatto riferimento. Comunque, bisogna dare un qualche peso economico.
Il discorso su cui ci sembra opportuno muoversi è questo: ciascun associato, a prescindere dal reddito autorale, quindi anche l'associato con reddito autorale pari


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a zero, deve avere diritto di voto. Questo consente di dare una certa parte di rappresentatività a tutte le componenti.
Inoltre, ulteriori voti debbono essere riconosciuti in funzione del peso economico degli associati. Quindi, se un soggetto ha avuto, negli ultimi cinque anni - mi esprimo in termini esemplificativi - sempre «zero» di diritto d'autore, probabilmente avrà diritto a un unico voto; se, invece, un soggetto ha avuto, negli ultimi cinque anni, sempre un milione di euro, avrà un voto più una parte di questo milione di euro per ogni anno.
Ora, all'interno dell'assemblea non c'è problema di rappresentatività, mentre all'interno degli organi, ad esempio quella che oggi possiamo chiamare l'attuale assemblea e, domani, consiglio generale o consiglio di sorveglianza (chiamiamolo come volete, non è un problema di nomi), si dovrà comunque assicurare una giusta rappresentatività delle diverse componenti. «Diverse componenti» significa più cose: ciò a cui si riferiva l'onorevole Giulietti - cioè che la componente autorale conviva con la componente editoriale (per questo ho fatto riferimento alla svolta storica del 1927, allorché la Società italiana autori è divenuta Società italiana autori ed editori), ma anche che, nell'ambito delle due grandi anime, autorale ed editoriale, ci sia rappresentatività di tutte quelle che oggi si chiamano le sezioni, cioè di tutte le categorie in cui si esprime la creatività degli autori italiani. Mi riferisco alle sezioni musica - che ha un grosso peso economico - lirica, DOR, OLAF (letteratura e arti figurative, pittura e scultura) e cinema. Comunque è necessario prevedere riserve di rappresentatività, nell'organo rappresentativo generale di alta amministrazione, di vigilanza e di sorveglianza, di editori delle cinque sezioni e di autori delle cinque sezioni.
Non so se ho risposto alle domande.

RICARDO FRANCO LEVI. Rivolgo una sola osservazione al professor Stella Richter: in punto di teoria economica ho qualche dubbio che il campo di attività su cui opera la SIAE si possa definire un monopolio naturale. Un monopolio legale sì - su questo non c'è alcun dubbio in base al diritto positivo italiano, europeo, di tanti altri Paesi -, ma che sia monopolio naturale ho parecchi dubbi.
Sull'ordine dei lavori, presidente - lo dico a lei, ma rivolgendomi indirettamente al direttore generale dottor Blandini -, vorrei ricordare che oggi siamo riuniti per un'audizione formale, che abbiamo chiesto dopo l'audizione informale della settimana scorsa. Non sfugge a nessuno di noi che la richiesta di un'audizione formale è provenuta da noi, anche in considerazione di quanto esposto nel corso dell'audizione informale, con una serie di osservazioni abbastanza delicate su responsabilità individuate dalla direzione generale nei confronti di altri attori, sia funzionari della SIAE sia esponenti sindacali. Vorremmo che tali osservazioni fossero ripetute in questa sede formale.
Il senso di questa audizione, infatti, era proprio quello di avere traccia di ciò che la scorsa settimana è stato affermato informalmente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Levi. Ricordo che questa è un'audizione nell'ambito dell'indagine conoscitiva a cui lei stesso faceva riferimento.
Prima di dare la parola al direttore generale, vorrei presentare i deputati presenti: per il Partito Democratico, gli onorevoli Ghizzoni, Levi, Rossa, De Biasi, Bachelet, De Torre e Coscia; per il PdL, gli onorevoli Barbieri, Di Centa, Centemero, Rampelli, Mazzucca e Lainati; per l'Italia dei Valori, l'onorevole Zazzera; per il gruppo Misto l'onorevole Giulietti; per l'UdC, gli onorevoli Carra e Capitanio Santolini; per la Lega, gli onorevoli Goisis e Rivolta.
Do ora la parola al direttore generale, Gaetano Blandini.

GAETANO BLANDINI, Direttore generale della SIAE. Grazie, onorevole presidente.
Consapevoli di quanto poc'anzi diceva l'onorevole Levi, consegneremo agli atti di


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questa Commissione, agli esiti di questa audizione formale, la documentazione - anche in formato elettronico - che vedete. Si tratta di una documentazione credo esaustiva, molto ampia, quindi ogni onorevole componente di questa Commissione che vorrà approfondire singole tematiche potrà farlo.
In particolare, si potranno approfondire due aspetti: quello principale, relativo al fondo pensioni dei dipendenti, rispetto al quale si era incentrata principalmente l'audizione informale; il secondo, il fondo di solidarietà, rispetto al quale, se non ricordo male, l'onorevole De Biasi in particolare aveva chiesto alcuni chiarimenti. Tuttavia, nella documentazione troverete informazioni su tutto il resto, ossia sulla parte generale, sul piano industriale della società e così via.
Mi auguro, in definitiva, che la documentazione risulti esaustiva e idonea per un approfondimento per ogni singolo parlamentare. La consegneremo, lo ripeto, anche in formato elettronico, affinché possa essere messa a disposizione di tutti.
Cercherò di sviluppare il mio intervento nell'arco di quattro o cinque minuti, per lasciare poi la parola al sub-commissario Scordino che tratterà i due argomenti principali: fondo pensioni dei dipendenti e fondo di solidarietà.
Mi soffermerò brevemente sugli aspetti meramente gestionali che sono nelle competenze e nelle deleghe del direttore generale. Il cosiddetto «piano industriale», il piano strategico della Società per il 2011-2013 è stato da me predisposto nel 2010, non appena sono arrivato alla direzione generale della SIAE. Questo piano fu approvato nel luglio del 2010 dall'assemblea della SIAE, dopo essere stato approvato dal consiglio d'amministrazione, ed è stato confermato dalla gestione commissariale a un mese dal suo insediamento alla fine di aprile del 2011.
La sintesi strategica del documento - il piano, lungo oltre cento pagine, è agli atti - si basa sull'analisi dei punti di forza, dei punti di debolezza, delle minacce e delle opportunità. I punti di debolezza riguardavano e riguardano l'eredità negativa della gestione operativa della società, la debolezza degli attuali sistemi di tutela dei contenuti protetti, l'assenza di un sistema condiviso di valutazione delle performance aziendali ed individuali, ridondanze organizzative, ma soprattutto la mancanza, all'interno della struttura, di una cultura del cambiamento che abilitasse all'innovazione in tempi rapidi.
Le opportunità derivavano dalla necessità di recuperare i diritti di produzione meccanica attraverso nuovi sistemi di raccolta sulle piattaforme digitali - rispetto al mercato multimediale la SIAE, nel benchmark e nella comparazione con le altre società di collecting, è quella che incassa di meno - ma anche dall'integrazione dei nostri sistemi con quelli degli utilizzatori per ridurre i tempi di lavorazione e, quindi, migliorare la qualità dei dati e permettere agli utilizzatori la fruizione di servizi in remoto, e dall'ampliamento del mercato dei servizi in convenzione.
Il dato principale di criticità di bilancio è il risultato operativo negativo della Società, quindi la differenza tra il valore della produzione e il costo della produzione, che nel 2010 era di oltre 91 milioni di euro. Si trattava di un risultato negativo strutturale, anche del passato: negli ultimi cinque anni, meno 21 milioni nel 2006, meno 34 milioni nel 2007, meno 20 nel 2008, meno 20 nel 2009.
Da questo punto di vista, siamo intervenuti con azioni finalizzate alla razionalizzazione della gestione, riduzione dei costi, modernizzazione della struttura, mantenimento, ove possibile - questa è per noi una priorità -, dei livelli occupazionali e una migliore tutela per i nostri autori e per i nostri editori dei loro diritti.
L'analisi economica dei costi, con particolare riferimento alla nostra rete territoriale, ha evidenziato la necessità di razionalizzare la nostra presenza sul territorio. Quanto al dato economico complessivo della raccolta sul territorio, la SIAE è invece la punta di diamante: rispetto a tutte le altre società di collecting nel mondo, la SIAE è quella che raccoglie


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meglio sul territorio il diritto d'autore, per la profonda conoscenza del mercato, per la sua capillare diffusione attraverso sedi, filiali e agenti mandatari.
Quindi, abbiamo messo in atto una riorganizzazione mirata a razionalizzare i costi e a trovare un punto giusto, il migliore punto di equilibrio tra i punti di ruolo, cioè con dipendenti di ruolo della SIAE, e quelli invece degli agenti mandatari.
In questo senso, è in via di completamento la prima fase di ristrutturazione, quindi abbiamo trasformato quattro sedi - Ancona, Cagliari, Genova e Trieste - in presìdi. Questo consentirà, da un lato, di tagliare posizioni dirigenziali (ossia posizioni stipendiali più alte, perché i presìdi sono governati da funzionari) e, dall'altro, di diversificare meglio l'attività dei singoli punti di ruolo, affidando alle sedi regionali o interregionali, o anche alla direzione generale, le attività più strettamente amministrative e contabili, in modo tale da liberare tempo e risorse umane a favore dell'attività di raccolta e recupero dell'evasione del diritto d'autore.
Affineremo ulteriormente questo processo e seguirà una parziale riduzione delle filiali.
Inoltre, abbiamo riorganizzato il funzionigramma della direzione generale; abbiamo stipulato, nel giugno del 2011, il nuovo contratto del personale dirigente; abbiamo sottoscritto, il 29 dicembre 2011, un nuovo protocollo per la revisione degli accordi con gli agenti mandatari e per la selezione trasparente dei futuri agenti mandatari.
Infine, nell'aprile del 2011, sono state avviate le trattative con le organizzazioni sindacali per la stipula del contratto collettivo riguardante il personale non dirigente: i dirigenti di prima fascia stipendiale sono stati ridotti da dodici a sei e quelli di seconda fascia stipendiale da sessanta a quarantacinque. Il contratto collettivo del personale dirigente modifica di fatto la logica del precedente contratto (di dieci anni prima), che faceva riferimento al pubblico impiego: come ha sottolineato il professor Stella Richter, la società opera secondo norme di diritto privato - come disposto dalla legge n. 2 del 2008 - e costituisce, pertanto, un contratto di lavoro del settore privato.
Il protocollo con gli agenti mandatari è stato finalizzato ad evitare di ridurne drasticamente il numero e preservarne l'occupazione. Le agenzie mandatarie sono 605, molte delle quali, tuttavia, in reggenza, perché non abbiamo ritenuto di nominare mandatari con i metodi precedenti, che attribuivano al direttore generale discrezionalità assoluta di nomina degli agenti. Al momento sono in corso procedure selettive e di evidenza pubblica.
Come ho detto in sede di audizione informale, i mandatari sono comunque professionisti e il reddito medio dei nostri agenti - ovvero le percentuali che SIAE riconosce loro - è nell'ordine di 130.000 euro lordi l'anno.
Questo protocollo d'intesa consentirà all'azienda di risparmiare 3 milioni di euro e agli agenti mandatari di mantenere la stabilità dei loro posti di lavoro. Come ho detto, è stato sottoscritto il 29 dicembre dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative in termini percentuali (circa il 70 per cento) a cui, nei primi giorni di gennaio, si sono aggiunte anche CGIL e UIL, che in una prima fase, invece, non avevano sottoscritto.
Come professionisti, gli agenti mandatari, individualmente, hanno dovuto aderire o meno - nella massima libertà, com'è ovvio - e abbiamo registrato un'adesione del 100 per cento: tutti i 512 agenti mandatari hanno firmato individualmente e aderito a questo nuovo protocollo di intesa.
Da un lato, si evidenzia una rimodulazione in basso, con tagli alle provvigioni, dall'altro, compaiono strumenti nuovi: ad esempio, tavoli di lavoro azienda-agenti mandatari, vale a dire loro rappresentanze sindacali, per il recupero del cosiddetto «microcredito» e della produttività.
Come dicevo, per la prima volta nella storia della SIAE è stata avviata una nuova modalità di selezione: hanno inviato domanda


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oltre mille candidati e, di questi, oltre cinquecento si sono presentati a Roma il 3 gennaio per le prove scritte; seguirà una prova orale che porterà alla compilazione di una graduatoria dalla quale sceglieremo, per ora, quarantasei nuovi agenti mandatari (al momento abbiamo quarantasei circoscrizioni scoperte, per le quali dobbiamo selezionare altrettanti agenti).
Il 5 aprile 2011 abbiamo aperto il tavolo negoziale con le organizzazioni sindacali rappresentative del personale dipendente - non dirigente, dunque - e, a questo proposito, sottolineo nuovamente i dati che avevamo già comunicato nel corso dell'audizione informale. La retribuzione media del personale dipendente, escluso il personale dirigente, corrisponde a 64.000 euro lordi l'anno. Qualora si mantenesse l'attuale dinamica di crescita del costo del lavoro, di cui vi parlerò fra qualche minuto, stando a quello che abbiamo analizzato nel piano di rilancio industriale, entro il 2014 potrebbe emergere la necessità di un esubero di duecento lavoratori.
L'azienda ha proposto un patto di responsabilità ai propri dipendenti, per evitare questo esubero e per consentire la stabilizzazione di settanta lavoratori precari. Abbiamo proposto di ridurre le ferie dagli attuali trentanove a trentadue giorni, come avviene in quasi tutte le aziende e nel pubblico impiego; abbiamo proposto di eliminare la possibilità di non produrre la certificazione medica per i primi tre giorni di malattia, come avviene in tutte le aziende e in tutte le pubbliche amministrazioni. Inoltre, abbiamo proposto un nuovo orario di lavoro, che attualmente si svolge dalle 7.45 alle 14.45, con due rientri pomeridiani di due ore, poiché l'orario attuale produce costi di straordinario e di turnazione per 5 milioni di euro.
Abbiamo proposto il blocco di tre anni delle retribuzioni, con particolare riferimento agli scatti automatici - attualmente abbiamo scatti biennali del 5 per cento l'anno - e, per il futuro, abbiamo proposto scatti automatici legati all'inflazione e ai risultati di aumento della produttività. Abbiamo proposto, infine, il trasferimento a un fondo di incentivazione alla produttività di talune indennità che non sembrano trovare riscontro in nessun'altra azienda: indennità Epifania, contributo scolastico, indennità di penna e premio di fedeltà (la fedeltà, come è noto, è prevista dal codice civile).
Quando, dopo cinque mesi di trattative infruttuose, l'azienda ha deciso di dare la disdetta dei contratti, le organizzazioni sindacali hanno legittimamente ritenuto di denunciare il direttore generale per comportamento antisindacale, ai sensi dell'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.
Il primo ricorso è stato esaminato dal giudice del lavoro il 28 dicembre e si è concluso con una conciliazione; il giudice ha disposto il congelamento degli scatti automatici. Il secondo ricorso è stato esaminato il 9 febbraio dal giudice del lavoro, che ha rigettato il ricorso di CISL e CGIL, condannando entrambe le organizzazioni al pagamento delle spese e riconoscendo, pertanto, all'azienda e al direttore generale che non c'è stato alcun comportamento antisindacale.
Nel corso di questo anno di gestione commissariale abbiamo operato risparmi per 12,3 milioni di euro; se volete, in seguito vi fornirò tutti i dettagli, ma adesso, per economia dei lavori, lascio la parola all'avvocato Scordino.

PRESIDENTE. Do ora la parola all'onorevole De Biasi per una richiesta di chiarimento.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Potrebbe spiegarci un po' meglio in cosa si sostanzia la produttività?

GAETANO BLANDINI, Direttore generale della SIAE. La produttività nella SIAE si sostanzia nella raccolta del diritto d'autore. Il compito prioritario della nostra società è, da un lato, tutelare il diritto d'autore e, dall'altro, valorizzarlo attraverso la raccolta dello stesso.
Per questo motivo si parla di «delta operativo» e ho citato il «dato di bilancio


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operativo»: fino allo scorso anno, le provvigioni sulla raccolta del diritto d'autore che la società raccoglieva erano 100 ma costavano 121, vale a dire 21 milioni di euro in più delle provvigioni riscosse sulla base della raccolta. In tal modo, il disequilibrio diventa strutturale.
Quali sono le cause di questo disequilibrio? Il costo del lavoro pesa 100 milioni di euro nel bilancio dell'azienda: la SIAE ha poco meno di 1.300 dipendenti e, come ho detto, circa 600 circoscrizioni mandatarie ma 512 agenti (bisogna, infatti, tener conto delle reggenze e così via).
Per quel che concerne il personale dipendente, oltre al costo di base, rilevante non solo rispetto a quello di strutture simili alla SIAE, ma anche nel confronto con le pubbliche amministrazioni, tale costo aumentava automaticamente del 2,9 per cento l'anno; a questo aumento si deve aggiungere il dato inflattivo e la polizza sanitaria che l'azienda riconosce al proprio personale dipendente.
Questo costante aumento del 5 per cento annuo, anche se gli scatti effettivi erano biennali, era riferito ad incassi che non solo non aumentavano ma - in un momento di crisi complessiva del nostro Paese e del mercato, in cui c'è minor fruizione di spettacolo e, di conseguenza, dei contenuti che tuteliamo e dovremmo valorizzare - registravano una stagnazione o, in ogni caso, un aumento lievissimo e solo su alcuni aspetti, mentre i costi aumentavano molto di più.
Quando parlo di aumento della produttività, anche riferita all'orario di lavoro, mi riferisco alla riduzione delle ferie entro i trentadue giorni - trentanove o quaranta sono eccessivi -, al fine di poter raggiungere quell'equilibrio tra ricavi e costi che consente il mantenimento del bene primario (forse dico una banalità) del lavoratore.

PRESIDENTE. Non so se l'onorevole Carra desidera chiedere qualche informazione o intervenire alla fine. Ricordo che l'onorevole Barbieri è già iscritto a parlare. Comunque, all'intervento dell'avvocato Scordino seguirà un dibattito.
Do ora la parola all'avvocato Domenico Luca Scordino.

DOMENICO LUCA SCORDINO, Sub-commissario della SIAE. Vorrei trattare quattro argomenti e cercherò di farlo sintetizzando al massimo, per questioni di economia di tempo.
La prima questione è relativa alle vicende del Fondo pensioni; la seconda si riferisce alle vicende del Fondo di solidarietà; vorrei poi soffermarmi sulle prospettive di bilancio di SIAE - anche rispetto al futuro, quando la gestione commissariale sarà terminata - e dedicare, infine, poche battute alla vicenda dell'equo compenso, per noi molto importante, che vorremmo portare all'attenzione di questa Commissione.
Cercherò di procedere il più rapidamente possibile. Non mi soffermo sulla storia del Fondo pensioni e invito alla lettura della delibera n. 102 della gestione commissariale. Come osservava il professor Stella Richter in apertura, abbiamo approntato un metodo grazie al quale tutte le delibere sono ampiamente motivate, presentano allegati, e spero, pertanto, risultino chiare e complete.
Sulla vicenda del Fondo pensioni mi sembra invece più importante riferire i passaggi essenziali. Innanzitutto, lo statuto prevedeva - e tuttora prevede - all'articolo 60 che il pagamento delle pensioni è garantito dalla SIAE, che resta solidalmente obbligata con il Fondo pensioni per il pagamento delle stesse.
In ragione di questa previsione, SIAE si è vista costretta a sostenere costantemente il Fondo pensioni sul piano finanziario, perché esso risultava privo delle risorse necessarie per il pagamento delle pensioni.
Il dato a mio avviso rilevante è relativo al fatto che, nel corso degli anni, ovvero dalla costituzione del Fondo pensioni ad oggi, la SIAE ha versato a quest'ultimo - non solo per il pagamento delle pensioni, ma anche per sopperire alle perdite che il Fondo aggiungeva - 238 milioni di euro a valori attuali, quindi una somma particolarmente considerevole.


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Per di più, per effetto della garanzia nei confronti del Fondo pensioni - garanzia che richiamavo prima -, secondo le stime effettuate dallo stesso Fondo, SIAE era tenuta, in futuro, a versare al Fondo altri 194 milioni di euro. Si tratta di una cifra enorme e, soprattutto, è evidente una criticità rilevante per la società, al punto tale che, visionando i bilanci di SIAE anche nel passato, la vicenda del Fondo si configura come una delle voci che incide in modo forse più significativo, accanto a quelle richiamate poco fa dal direttore generale, come il costo del personale, quello dei mandatari e alcune altre inefficienze gestionali.
Come operava il Fondo? Perché aveva necessità di ottenere versamenti così rilevanti dalla SIAE? La realtà è che il Fondo pensioni operava violando il proprio statuto, giacché l'articolo 44 prevedeva che il Fondo non dovesse avere - come di fatto accadeva - il proprio patrimonio integralmente investito in immobili, quindi in un'attività che, per quanto possa essere di valore, è comunque non liquida. Le pensioni, ovviamente, non si possono pagare, se mi si consente la battuta, staccando un infisso o un mattone da un immobile per versarlo come pensione. Le pensioni vanno pagate in denaro.
Il Fondo violava, dunque, l'articolo 44 del proprio statuto, che fissava un limite di sei decimi come massimo di investimenti in immobili, ma, soprattutto, violava il decreto ministeriale n. 62 del 2007 che, a valle della riforma sui sistemi previdenziali complementari (il decreto legislativo n. 252 del 2005), imponeva ai Fondi pensioni anche preesistenti un limite massimo di investimenti in immobili del 20 per cento.
Oltre al fatto che il patrimonio del Fondo pensioni fosse integralmente investito in immobili e fosse quindi illiquido, esso dava un rendimento negativo, a causa degli affitti che il Fondo concordava con i propri inquilini: esaminando il bilancio del 2010 del Fondo pensioni, si scopre che i proventi degli affitti ammontavano a 2,3 milioni di euro circa, mentre le spese complessive del Fondo pensioni erano pari a 3,2 milioni di euro. Ne risultava una gestione negativa e, di conseguenza, un rendimento negativo del patrimonio.
Il bilancio del 2010 del Fondo pensioni si è chiuso con una perdita civilistica di 7 milioni di euro e una perdita attuariale di 4,1 milioni di euro.
Il bilancio attuariale, che accompagna il bilancio civilistico per i Fondi pensioni, serve a stabilire in prospettiva se il Fondo pensioni sarà o meno in equilibrio. Il bilancio del 2010 del Fondo pensioni denuncia per se stesso (ma anche per chi, come la SIAE, è obbligato a sostenerlo) la sua incapacità di tenersi in equilibrio anche in futuro.
Tutto ciò - prego la Commissione di consentirmi una breve ma importante digressione -, in realtà, era già stato segnalato al Fondo pensioni: nella documentazione abbiamo trovato una verifica ispettiva del 2007 ad opera della COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) e, successivamente, una corrispondenza tra la COVIP stessa e il Fondo pensioni, dalla quale si rileva quanto segue. Già nel 2007, la COVIP segnalava al Fondo pensioni una serie di circostanze. La prima consisteva nella necessità di adeguare il proprio investimento patrimoniale. In altre parole, la COVIP segnalava le irregolarità relative alla tipologia di investimento del patrimonio del Fondo pensioni.
In secondo luogo - questione, a nostro avviso, ancora più rilevante -, la COVIP segnalava al Fondo pensioni che nella predisposizione dei bilanci e, in particolare, nella predisposizione dei bilanci attuariali, il Fondo pensioni non dovesse calcolare rendimenti teorici del proprio patrimonio immobiliare. Fino ad allora, e in realtà fino al 2009, il Fondo pensioni ha costruito i propri bilanci attuariali inserendo un rendimento teorico del proprio patrimonio del 4 per cento, pur avendo invece, come ricordavo prima, un rendimento effettivo del patrimonio forse inferiore all'1 per cento, e probabilmente negativo.


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Nel 2007, infatti, la COVIP segnalava al Fondo pensioni proprio la necessità di variare le modalità con le quali veniva costruito il bilancio attuariale del Fondo, per evidenziare che in realtà esso, molto probabilmente, era in disequilibrio piuttosto che in equilibrio, come in effetti è poi risultato.
D'altro canto, a completamento del quadro che abbiamo riscontrato, nel 2010 il Fondo pensioni, non sanando, come è già stato detto, le modalità con le quali era costruito il proprio bilancio - ossia la modalità di investimento del proprio patrimonio -, ha avviato un'operazione che, a nostro avviso, era, consentitemi il termine, dissennata: si avviava la vendita di parte del proprio patrimonio - non sufficiente a rispettare i limiti dello Statuto e del decreto ministeriale n. 62 del 2007 perché rappresentava circa il 10 per cento del patrimonio - vendendo agli inquilini, con una rateizzazione del prezzo in quarant'anni, con l'effetto di non avere nessun reale beneficio in termini di liquidità.
La vendita del patrimonio del Fondo pensioni sarebbe dovuta essere volta a ottenere liquidità per poter pagare le pensioni, mentre la logica è stata quella di vendere il patrimonio, facendo quindi uscire parte del patrimonio dal Fondo pensioni, ottenere una rateizzazione a quarant'anni, polverizzando dunque il prezzo e impedendo così di poterlo utilizzare per pagare le pensioni, e contare poi sull'intervento (come è già stato per 238 milioni di euro) della SIAE.
Aggiungo che la vendita è stata effettuata, almeno in un caso, a nostro avviso, in un evidente conflitto di interessi, perché uno degli acquirenti era l'ex direttore del Fondo pensioni - che ricopriva tale carica quando è stata attuata questa operazione di vendita - e, soprattutto, in alcuni casi la vendita con rateizzazione a quarant'anni, al tasso fisso del 2 per cento, veniva operata, senza garanzie, anche agli inquilini aventi un'età tra i settanta e gli ottant'anni. È evidente che non ci sia niente di male a vendere a un inquilino di settanta o ottant'anni, tuttavia, se gli si vende con la rateizzazione a quarant'anni senza aver accertato che abbia eredi e se tali eredi vogliano assumere un'obbligazione solidale, è chiaro che si scommette sul fatto che quell'acquirente sarà in grado di vivere abbastanza, cioè fino a 130-140 anni, per pagare tutte le rate.
Tutte queste vicende, tramite i nostri legali, sono state racchiuse in un atto di citazione per responsabilità che abbiamo avviato nei confronti dell'ex direttore del Fondo pensioni, dei presidenti dei passati consigli di amministrazione del Fondo pensioni e dei collegi dei revisori che si sono succeduti nel tempo, nel corso delle vicende che ho citato.
Ovviamente abbiamo dovuto considerare che queste vicende hanno provocato un danno alla SIAE. Non ci siamo spinti a qualificarle al di là degli aspetti civilistici, ma abbiamo chiesto - perché ci sembrava doveroso farlo - al tribunale civile che abbiamo adito di valutare se nelle carte che abbiamo allegato alla citazione esistano o sia possibile riconoscere fattispecie diverse da quelle della responsabilità civile e, in tal caso, di trasmettere la documentazione alla Procura della Repubblica (ovviamente questa è una facoltà che il giudice civile ha a valle della lettura della documentazione).
Parlerò brevemente di ciò che abbiamo fatto rispetto alla vicenda del Fondo pensioni. Abbiamo usato lo strumento previsto dal decreto ministeriale n. 62 del 2007 per regolarizzare i Fondi pensione, cioè la costituzione di un Fondo immobiliare. È una modalità che, ripeto, non è un'invenzione della gestione commissariale, ma si tratta della medesima modalità utilizzata da tutti i fondi pensioni più importanti e recentemente ripresa anche da una legge dello Stato relativa alla gestione del patrimonio pubblico. Ebbene, abbiamo applicato questa stessa modalità anche alla SIAE, in una logica abbastanza semplice: produrre, attraverso la costituzione del Fondo immobiliare, plusvalenze - quantificate e quantificabili, a completamento dell'operazione, in circa 78 milioni di euro complessivi - che serviranno esattamente


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ad ammortizzare o neutralizzare il costo che la regolarizzazione del Fondo pensioni ha sul bilancio della SIAE. Inoltre, come poi cercherò di rappresentare discutendo delle prospettive di bilancio, le plusvalenze realizzate consentiranno anche ulteriori investimenti per SIAE, che consentano di avere prospettive effettive di un equilibrio strutturale non solo nel 2011 e nel 2012, ma negli esercizi futuri.
Queste considerazioni riguardano il Fondo pensioni. Se posso, parlerei ora del Fondo di solidarietà e degli altri argomenti.

PRESIDENTE. La prego di non dilungarsi, perché siamo già fuori tempo.

DOMENICO LUCA SCORDINO, Sub-commissario della SIAE. In ordine al Fondo di solidarietà mi limito a pochissime battute, innanzitutto per chiarire un equivoco. Il Fondo di solidarietà non è stato chiuso o abolito, né depotenziato, ma è stato concentrato su attività di solidarietà vera. Quando parlo di Fondo di solidarietà invito sempre a riflettere sul fatto che parliamo di una posta contabile di SIAE, con gestione e contabilità separate, e non di un ente autonomo rispetto a SIAE stessa.
Quando si è avviata la gestione commissariale e il dottor Blandini ha iniziato la propria avventura come direttore generale della SIAE, abbiamo trovato alcune comunicazioni del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero dell'economia e delle finanze con le quali si invitava la SIAE a cessare alcune delle vecchie prestazioni del Fondo di solidarietà.
Abbiamo semplicemente attuato le istruzioni delle autorità di vigilanza. La prestazione che abbiamo cessato, cioè l'assegno di professionalità, purtroppo aveva da un lato caratteristiche di natura potenzialmente previdenziale - e si poneva, quindi, in contrasto con la disciplina di settore -, ma, dall'altro, era stata resa possibile dalla vecchia storia di SIAE, in ragione della mancata ottemperanza a una decisione del Consiglio di Stato del 1992.
In realtà, per vent'anni, purtroppo, la SIAE non ha ottemperato alla decisione del Consiglio di Stato che, nell'eliminare una distinzione tra soci e associati che all'epoca esisteva, aveva anche annullato quella parte di regolamento del Fondo di solidarietà che riguardava l'erogazione di questo tipo di assegno. La SIAE avrebbe dovuto introdurre, negli anni successivi, una regolamentazione che, modificando non solo quella prestazione ma, in generale, il comparto dell'assistenza e della solidarietà, consentisse a tutti gli associati, e non soltanto ad alcuni, di accedere a forme di solidarietà.
Ciò, purtroppo, non è avvenuto, ma si è mantenuto l'assegno di professionalità solo nei confronti di una popolazione astrattamente chiusa, in funzione di una regolamentazione che, ripeto, il Consiglio di Stato aveva in realtà cassato: dovendo noi, invece, tener conto della decisione del Consiglio di Stato e, a questo punto, estendere a tutti le medesime condizioni, abbiamo certificato quella natura previdenziale che le autorità di vigilanza avevano segnalato e in ragione delle quali avevano chiesto di cessare quel tipo di attività.
Detto questo, l'attività solidaristica resta, ma è concentrata su chi ne ha effettivamente bisogno. Il regolamento adottato dalla gestione commissariale prevede, tra i requisiti di accesso alla solidarietà, l'indigenza e, quindi, della necessità oggettiva di un sostegno di tipo solidaristico.
Mi soffermo ora, in maniera molto rapida, sulle prospettive di bilancio e poi sull'equo compenso. Per quando riguarda le prospettive di bilancio, come ho già accennato, gli interventi della gestione commissariale consentono di dire che, rispetto alla situazione che abbiamo trovato, per il 2010, un risultato complessivo pari a meno 18 milioni di euro e una differenza tra valore della produzione e costi della produzione pari a meno 21 milioni, mentre il 2011 chiuderà con un avanzo di 2 milioni di euro.
Inoltre, gli ulteriori interventi per i quali abbiamo gettato le basi (non possiamo immaginare di portare a compimento


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tutto), anche in ragione delle riserve create per via delle plusvalenze a seguito dell'operazione sul Fondo pensioni, consentiranno di conseguire altri risparmi - tendenzialmente nell'ordine di 12 milioni, oltre ai 12 milioni già derivanti dal bilancio 2011 - con il risultato di avere, dal 2012 in poi, un'azienda strutturalmente in equilibrio. Tengo a sottolinearlo, perché gli avanzi che si produrranno - nel documento n. 62 saranno depositate le stime effettuate dagli uffici - consentiranno di intervenire sui livelli provvigionali della SIAE, che considero un obiettivo essenziale. In altre parole, la SIAE potrà, in prospettiva, pensare di ridurre le proprie provvigioni grazie al proprio equilibrio strutturale.
Mi permetto di dire che, tenuto conto del poco tempo che abbiamo avuto a disposizione, siamo ai limiti del «miracolo» rispetto a quello che abbiamo trovato. Questo, vorrei segnalarlo, è stato possibile grazie al direttore generale, ma anche grazie anche a dirigenti di grandissimo valore che sono all'interno della SIAE, come il dottor Agoglia, il dottor Cerasoli, il dottor Bracci, l'avvocato Mandel, il dottor Spampinato e la dottoressa Nardi, e a funzionari come la dottoressa Paolucci, la dottoressa Celentano o la dottoressa Riccardelli (ne dimentico senz'altro qualcuno e mi dispiace).
Concludo con una battuta sulla vicenda, per noi importante, relativa all'equo compenso. Recentemente abbiamo provato a rinegoziare con alcune emittenti - la più importante, la RAI - accordi relativi all'equo compenso. Specifico che l'equo compenso è quello che spetta per le riproduzioni audiovisive agli autori dell'audiovisivo stesso.
Si tratta di una vicenda che ci sta molto a cuore, sulla quale devo segnalare - l'occasione me lo consente - due aspetti importanti. In primo luogo, per la prima volta nella storia, saremo costretti ad attivare una procedura di arbitraggio, che è prevista dalla legge, per arrivare a ottenere, come speriamo, un adeguamento dell'equo compenso, da troppo tempo fermo a livelli che gli autori considerano non accettabili.
La necessità di attivare l'arbitraggio è stata determinata, e questo ci dispiace, anche per un atteggiamento, a nostro modo di vedere, non accettabile da parte della RAI, che peraltro ha motivato, mettendolo per iscritto, il proprio rifiuto a rinegoziare adeguamenti dell'equo compenso in ragione delle proprie «notevoli difficoltà economiche». Ciò non è accettabile: lo affermo come mia opinione, ma credo di interpretare il pensiero della gestione commissariale e anche del direttore generale, non è accettabile.
Francamente ritengo che la RAI non debba mettere per iscritto, nella corrispondenza, che ha «notevoli difficoltà economiche» e, comunque, ritengo questa motivazione non possa impedire un adeguamento dell'equo compenso, posto che esso è a tutela del valore delle opere e del reddito degli autori che vivono con l'equo compenso e che, in ultima analisi, esso è un bene importante anche per la SIAE. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Prima di dare la parola all'onorevole Barbieri, comunico che ci hanno raggiunto l'onorevole Gianni di Popolo e Territorio, l'onorevole Capitanio Santolini dell'UdC, gli onorevoli Pes, Mazzarella e Siragusa del Partito Democratico, l'onorevole Grimoldi della Lega, gli onorevoli Palmieri, Giro, Murgia e la vicepresidente Frassinetti del PdL.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

EMERENZIO BARBIERI. Signor presidente, ho tentato di ascoltare tutto, come credo abbiano fatto tutti i colleghi. Agli auditi non sfugge - come ha affermato, in modo molto chiaro, l'onorevole Levi - il motivo per il quale siamo passati dalle audizioni informali all'indagine conoscitiva, con delibera unanime dell'Ufficio di Presidenza. Infatti, alcune affermazioni ascoltate nel corso della seduta della


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scorsa settimana lasciavano qualche dubbio, perché parevano tendenti a configurare responsabilità non solo di carattere gestionale, ma anche di altro tipo.
Voglio essere chiaro, in modo da dissipare ogni dubbio, ponendo una serie di questioni. Premetto subito che non saranno poche. Innanzitutto, non riesco a capire perché, né nell'audizione informale né nell'indagine conoscitiva, abbiamo avuto ed abbiamo il piacere di ascoltare il commissario straordinario. Nei corridoi si sussurra che ha una certa età, ma in tal caso «una certa età» ce l'ha anche per fare il commissario straordinario. Le chiedo, quindi, in modo formale, presidente, di attivarsi affinché in una prossima occasione possiamo avere il piacere di ascoltare il commissario straordinario, anche perché -credo che ciò non sia sfuggito ai colleghi - gli restano ancora ventiquattro giorni di permanenza, in quanto il decreto di nomina, firmato dal Presidente Berlusconi e dal Ministro Bondi, è del 9 marzo 2011 e prevede che l'incarico duri un anno.
Nel decreto di nomina - ecco perché alcune risposte fornite ai colleghi De Biasi e Giulietti non mi hanno convinto del tutto -, all'articolo 1, comma 2, c'è scritto che il commissario straordinario ha l'incarico di instaurare una dialettica interna più equilibrata, anche attraverso l'introduzione delle modifiche statutarie.
Il rischio che si corre, alla luce delle risposte fornite, è che il 9 marzo del corrente anno non sia cambiato nulla per quanto riguarda lo Statuto, il che comporta il venir meno a uno dei compiti precipui che il Presidente Berlusconi ed il Ministro Bondi hanno affidato al commissario e ai sub-commissari della SIAE.
Ho letto con notevole difficoltà la copiosa documentazione che la SIAE ha consegnato alla Commissione cultura. Non so quanti di noi l'abbiano fatto, ma non mi interessa fare la gara a chi è più bravo. Alcune parti, costituite da centinaia di pagine, consistono in norme riportate integralmente, che però non era necessario allegare, perché sono già disponibili presso il Parlamento, mentre altre parti sono assolutamente illeggibili. Mi riferisco, in particolare, all'elenco degli immobili con le relative valutazioni effettuate dalla società CBRE.
Azzardo a dire che chi ha preparato il materiale da sottoporre alla Commissione non l'ha controllato molto bene, perché la stessa pagina è fotocopiata ben tre volte, riprodotta sia nel volume 1 che nel volume 2. Si tratta della stessa lettera della CBRE sulla valutazione degli immobili, con i relativi allegati illeggibili: sfido qualcuno a leggere gli allegati della CBRE. Sarebbe bastata una ben fotocopiata, per risparmiarmi, probabilmente, una serie di domande che andrò a formulare.
Gran parte del materiale riguarda anche fotocopie di delibere e addirittura brochure che fanno volume, ma non sembrano assolutamente utili a chiarire alcuni aspetti fondamentali, che sono alla base dell'indagine conoscitiva che questa Commissione ha avviato. Non ci sono documenti - su tale aspetto formulerò alcune domande - che spieghino come si sia giunti alla selezione della società CBRE, della Sorgente Group, della Banca IMI e della società assicurativa, che si troveranno a gestire decine di milioni di euro di immobili e risorse della SIAE e del fondo pensioni: vi sono centinaia di pagine che riproducono la brochure di queste società.
In particolare, l'intera operazione, oggetto di attenzione da parte dell'opinione pubblica e della stampa - si deve tener conto dell'opinione pubblica, infatti, non solo quando essa fa riferimento alla cosiddetta «casta», ma anche quando si parla della SIAE nei bar di Roma -, è stata pensata, come è stato ribadito, in modo pregevole, dai due sub-commissari, per salvare il Fondo pensioni e tutelare i conti della SIAE.
Stando alla stessa delibera commissariale (volume 1, pag. 7), il tutto è descritto in un piano che sarebbe allegato con il numero 7, ma l'Allegato 7.a, denominato «Bozza per discussione», è però composto da undici pagine di tabelle


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numeriche illeggibili, corredate da un gruppo di slide a loro volta denominate «Fasi finanziamento 110», di cui sfugge il significato legato a quel numero, che non è precisato.
Vorrei formulare alcune domande e alcune richieste; in seguito, toccherà al presidente valutare se rientrino nelle finalità dell'indagine conoscitiva. Mi interesserebbe avere il piano di cui all'allegato 7 della delibera commissariale n. 102 del 17 dicembre 2011, avere copia di tutte le lettere della COVIP al Fondo pensioni, volte a far rispettare il limite percentuale stabilito di investimenti immobiliari e la copia delle risposte della SIAE a tali lettere, la lettera di incarico alla Società CBRE per l'opinione di valore degli immobili del Fondo pensioni e gli altri, eventuali documenti e valutazioni che hanno indotto a scegliere detta società rispetto alle altre presenti sul mercato. Mi interesserebbe, altresì, avere copia integrale della relazione degli immobili effettuata della società CBRE (la documentazione prodotta è la brochure di questa società, che non mi interessa), la lettera di incarico alla Sorgente Group Sgr per la gestione degli immobili assegnati ai Fondi Aida e Norma e gli altri eventuali documenti e valutazioni che hanno indotto a scegliere detta società rispetto alle altre presenti sul mercato. Vorrei avere, inoltre, il carteggio con la Banca IMI S.p.A. per la gestione degli immobili assegnati ai Fondi Aida e Norma e gli altri eventuali documenti e valutazioni che hanno indotto a scegliere detta banca rispetto alle altre presenti sul mercato, il carteggio integrale con la società di assicurazione prescelta per supportare il Fondo pensioni, la relazione sulla procedura adottata per individuare gli interlocutori.
Adesso pongo alcune domande, che considero fondamentali: ovviamente, sarà fondamentale valutare il tipo di risposta data alle stesse. L'argomento più utilizzato, concernente la necessità del Fondo pensioni di dismettere non meno dell'80 per cento del proprio patrimonio immobiliare, è la lettera della COVIP datata - lo segnalo ai colleghi - 2 aprile 2010, in cui veniva indicato come termine ultimo il maggio 2012.
Vorrei sapere come mai siano trascorsi 20 mesi prima di arrivare alla delibera del commissario Rondi, perché 20 mesi non sono pochi, ma sono molti. Nella delibera commissariale si legge che «è stato selezionato il soggetto deputato a redigere le stime del valore del patrimonio del Fondo pensioni e di SIAE» e tale soggetto è risultato essere la società prima citata. Vorrei chiedervi con quale procedimento si sia giunti a tale risultato.
Nella delibera commissariale, a pagina 7, si legge che è stato selezionato il soggetto deputato a gestire i fondi immobiliari e che tale soggetto è risultato essere Sorgente Group Sgr, ma vorrei sapere con quale procedimento si sia giunti a tale risultato. Le società interlocutrici CBRE e Fondiaria-Sai formulano le loro proposte all'attenzione del dottor Gian Marco Committeri, che, dal testo di una lettera, sembra far parte della struttura della SIAE (allegato 2, pag. 1), mentre in un'altra lettera sembra essere membro dello staff dello studio legale Tonucci & partner (allegato 6, pagina 15). Vorrei capire, quindi, quali siano il ruolo e la posizione del dottor Committeri e dello Studio segale Tonucci & partner.
Mentre per gli incarichi alla CBRE e a Sorgente non sembra esserci stata alcuna analisi comparativa (quantomeno, non ve n'è traccia nella documentazione inviata alla Commissione), nella delibera Commissariale, a pagina 7, si dice che la SIAE ha individuato una rosa di tre compagnie tra le quali selezionare quella con cui procedere. Nei relativi allegati (allegato 6) sembra invece che la SIAE si sia rivolta a una sola società, la Global assicurazioni, che avrebbe compiuto la scelta (allegato 6, lettera del 27 luglio 2011) tra Generali e Allianz-RAS, mentre la terza società assicurativa, rientrante nella rosa di cui alla delibera commissariale, avrebbe addirittura interloquito non con la SIAE, ma con lo Studio legale Tonucci & partner.


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Vi chiedo, quindi, di illustrare la procedura adottata e di spiegare come si sia giunti alla selezione della società prescelta, visto che nella documentazione non c'è alcun prospetto comparativo fra le tre società.
Il direttore generale Blandini, nel corso dell'audizione informale - il dottor Blandini mi conosce e sa che amo dire le cose di fronte e non alle spalle -, ci ha detto di aver adottato un atteggiamento di grande responsabilità, rinunciando a parte del compenso, ed ha evidenziato di essersi dimesso dall'amministrazione dello Stato, rimanendo in tal modo senza protezione dopo la scadenza del suo contratto di direttore generale della SIAE, in totale controtendenza con gli usi imperanti.
Le mie domande sono chiare: vorrei sapere se sia vero che il suo contratto base era di 470.000 euro all'anno per ciascuno dei quattro anni di incarico e se il premio del risultato ammontasse ad ulteriori 100.000 euro all'anno; che nel 2010 lo ha percepito nonostante il bilancio della SIAE sia stato profondamente deficitario; che percepisce altri 70.000 euro all'anno come responsabile della sicurezza, nonostante tale remunerazione non riguardi solitamente i direttori generali; che, ove non gli fosse riconfermato l'incarico di direttore generale della SIAE, è stata prevista una sorta di superrisarcimento di 2 milioni di euro, quale ricompensa annuale dei precedenti direttori generali successivi al periodo del commissariamento Masi.
Nella documentazione già fornita vi è copia della lettera inviata ai signori Roberto Belli, Francesca Truffa Giachet ed Eugenio Truffa Giachet, conduttori di immobili del Fondo pensioni, di proposta di acquisto dell'immobile. Vorrei sapere perché siano stati indicati solo tre inquilini, chi siano gli altri, da quando e a quali condizioni essi fruissero di immobili, come fossero individuati i conduttori.
L'articolo 19 dello Statuto della SIAE prevede l'obbligo dell'approvazione, entro il mese di novembre precedente, del bilancio economico preventivo. Il bilancio preventivo per il 2012 è particolarmente importante, considerate le questioni finanziarie di cui si discute, ma non è disponibile, a meno che non sia nella documentazione che il direttore ci ha portato questa mattina. Chiederei di capire il motivo della indisponibilità del bilancio medesimo.
Vorrei poi sapere come la SIAE pensi di affrontare - e quali conseguenze avrà sul bilancio e sulle prospettive - la recente sentenza del Consiglio di Stato sui cosiddetti «bollini», che non mi si soffermo a spiegare, dando per scontato che i colleghi della Commissione sappiano tutto.
Pongo le ultime due domande. Nel decreto di nomina del commissario c'è scritto che «al commissario straordinario e ai sub-commissari spetta, per tutto il periodo di svolgimento dell'incarico, un compenso che grava sul bilancio della SIAE». Chiederei di rendere nota alla Commissione l'entità di questo compenso.
Vorrei chiedere, inoltre, per quale motivo, in una struttura che ha tutto quel personale che lei ci ha indicato, si sia sentita l'esigenza di portare dall'esterno una serie di dirigenti. Li cito: per il Servizio finanza, Valerio Rotondo, per il Servizio Organizzazione sviluppo e metodo, Alessandro Abbracci, per Relazioni industriali e formazione, Gianfranco Cerasoli (mi rendo conto che ne sa molto, perché ha fatto il sindacalista per tutta la sua vita e, perciò, do per scontato che si occupi di relazioni industriali, ma do meno per scontato che non si rispetti l'etica, per cui non è molto bello che un sindacalista, a un certo punto, si metta a fare il padrone), per Sviluppo processi aziendali, Raffaella Gambini, per Sistemi informativi, Gaetano Cataldo.
Mi chiedo se ci fosse proprio bisogno di tutti questi soggetti esterni e se una struttura come la SIAE, che questa Commissione conosce ormai da dodici anni, fosse composta da persone non in grado di svolgere queste funzioni, quando lei sa molto bene, direttore, che c'è un invito di tutti i Governi (Governo Berlusconi 2001-2006, Governo Prodi 2006-2008, Governo Berlusconi 2008-2011, Governo Monti


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2011-2012) a fare in modo che tutti gli enti, compresi gli enti locali, utilizzino personale interno prima prelevare persone dall'esterno.
Al fine di consentire a questa Commissione di arrivare alla relazione conclusiva dell'indagine conoscitiva, sarebbe importante che venissero fornite risposte chiare e non fumose ai quesiti che sono stati posti.

PRESIDENTE. Onorevole Barbieri, la presidenza ha richiesto formalmente la presenza del commissario, che purtroppo non è potuto essere presente. Lo abbiamo convocato, ma non è venuto.

PIERFELICE ZAZZERA. Ringrazio il direttore generale e i sub-commissari qui presenti per i chiarimenti che ci stanno fornendo.
Partirei innanzitutto dalla mission individuata nell'intervento dell'avvocato Stella Richter. Mi sembra di capire che abbiate tre obiettivi fondamentali: risanare i conti, ristabilire un equilibrio interno alla SIAE, modificare lo statuto.
L'onorevole Barbieri ci ha fatto capire che, forse, risanare i conti non rientrava tra gli obiettivi della nomina del commissario, ma credo che la missione stia anche in quello e, se i conti non sono a posto, mi sembra giusto che voi ci mettiate mano.
In merito al Fondo pensioni e, quindi, al passaggio degli immobili, il fatto che - in merito a ciò penso che abbiate detto un'ovvia verità - ci fosse un problema nella gestione del Fondo pensioni, non è una notizia di oggi, ma è una notizia molto datata, perché se ne è parlato anche nel 2001 con la delibera dell'allora direttore Masi, poi dichiarata illegittima, in cui già si poneva la questione riguardante la mancata copertura del pagamento delle pensioni e quindi le difficoltà economiche.
Si tratta di una questione che era evidente agli occhi di tutti, ma alcuni passaggi entrano in contraddizione con questo dato o, comunque, scompaiono e poi riaffiorano. È importante aver avuto ulteriori dati, ma l'audizione odierna deve formalizzare quanto ci siamo nel corso dell'audizione della scorsa settimana.
Nel 2009, stranamente - l'avvocato Scordino, dietro mia sollecitazione, asseriva di concordare sul fatto che, in fin dei conti, nel 2009 i bilanci erano truccati -, il problema delle difficoltà economiche dei Fondi pensione SIAE è scomparso e, addirittura, si è affermato che il bilancio fosse talmente in equilibrio e sano da far fronte al pagamento delle pensioni dei soci. In quell'occasione si stabilì anche il rapporto tra Fondo pensione e SIAE per una progressiva dismissione del fondo immobiliare - su questo aspetto avete ragione -, perché esso non può essere totalmente investito in immobili, ma deve essere compiuta un'operazione di passaggio degli immobili in un fondo assicurativo.
Quel bilancio fu approvato nel novembre 2009 e lei è diventato Direttore generale nell'ottobre 2009, se non sbaglio.

GAETANO BLANDINI, Direttore generale della SIAE. Sono stato nominato il 15 dicembre 2009 e quindi ho preso servizio successivamente, un mese dopo.

PIERFELICE ZAZZERA. Ho letto una nota di agenzia di un sindacato, che il 26 ottobre 2009 riportava la nomina: evidentemente, quindi, il consiglio di amministrazione l'ha nominata a ottobre 2009, quindi immagino che lei fosse a conoscenza di un bilancio in equilibrio, almeno a detta di chi avrebbe dovuto controllarlo.
In merito al bilancio del 2010, come giustamente avete detto, valutandolo bene risulta esservi un ammanco di 18 milioni di euro: i vostri revisori contabili, quindi, fanno osservazioni condivise anche dalla società e non danno un parere positivo. Nell'audizione informale mi avete comunicato che, in seguito, quel parere c'è stato: vorrei sapere, quindi, se i revisori contabili abbiano cambiato opinione o se abbiate cambiato i revisori contabili. Lo chiedo perché non lo so e, quindi, attendo da voi chiarimenti.
Affronto, ora, la questione relativa all'operazione immobiliare ed al passaggio


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degli immobili del Fondo pensioni all'interno di un fondo assicurativo, in due società a controllo totale della SIAE, fondo Aida e fondo Norma, regolato da Sorgente Group. Mi associo alle considerazioni dell'onorevole Barbieri, in quanto vorremmo conoscere i dettagli del contratto con la Sorgente Group, che non sembrano essere nella documentazione, pur essendo il materiale cartaceo molto consistente, così come sarebbe importante conoscere anche l'elenco degli immobili che dovrebbero essere dismessi, perché, stando alle sue dichiarazioni, al momento gli immobili non risultano essere stati dismessi.
Un'operazione di questo genere deve essere conveniente, innanzitutto, per i soci del Fondo pensioni, che vi affidano alcune risorse che, quindi, devono essere gestite in maniera corretta e trasparente, e per la società che li possiede. Avete infatti dichiarato che questa operazione è talmente conveniente da garantire, alla fine, una plusvalenza di 78 milioni di euro, nonostante alcuni articoli di giornale, poi corretti, affermino che quella plusvalenza potrebbe essere maggiore, perché il valore degli immobili non è reale rispetto al valore di mercato, ragione per la quale, invece di 103 milioni di euro, il valore è pari ad 80 milioni di euro e che, invece di 360 milioni, il valore è pari a 180 milioni di euro.
Qualcuno sostiene che quegli immobili, venduti a un valore reale, avrebbero consentito di ottenere una plusvalenza: credo che, in questioni di bilancio sofferenti, maggiore è la plusvalenza, maggiore è la copertura, perché maggiore è la sicurezza di avere garanzie sul controllo di bilancio. Qualcuno sostiene che quella plusvalenza poteva anche ammontare a 150 milioni di euro e, siccome fate l'operazione proprio nel momento in cui si discute il decreto-legge «salva-Italia», ossia un provvedimento del Governo che prevede la rivalutazione degli estimi catastali, potrebbe essere ulteriormente aumentata quella fascia di plusvalenza che metterebbe in sicurezza i bilanci della SIAE e rappresenterebbe anche un diritto di garanzia per i soci al fine di riottenere il loro diritto alle pensioni.
Non sono un tecnico e la materia è anche difficile da comprendere sul piano tecnico, ma vorrei sapere se 78 milioni di euro di plusvalenza vi assicurino che i bilanci restino sani oppure se, come in parte si evince dalle carte, la Società resti comunque in sofferenza, perché rimarrebbero da coprire 110 milioni (90 più 20), e se in ogni caso abbiate considerato la necessità di aggiungere, se gli immobili dovessero essere venduti, tutte le spese aggiuntive e vi abbiate inserito anche i contratti siglati con le banche e con l'assicurazione.
Raccolgo anche a tal proposito l'appello dell'onorevole Barbieri, perché non ho trovato nelle carte, che pure in parte ho visto, il contratto con Allianz Spa abbiamo la proposta commerciale, ma non il contratto concluso. Capisco che, per legge, non siete necessariamente tenuti a svolgere una gara, ma, con l'obiettivo di ripristinare i conti e ridare trasparenza, si potrebbero adottare anche comportamenti non imposti dalla legge, al fine di assicurare maggiore trasparenza, maggiore efficienza e anche maggiori garanzie a voi che amministrate l'ente.
Riguardo alle obiezioni sul comportamento antisindacale, che vi sono state rivolte in merito alla sottoscrizione del contratto sul quale pendono alcuni contenziosi, al di là della condivisione, si tratta di un'operazione che avete ritenuto di fare per riequilibrare la situazione economica. Siete andati a riorganizzare il settore del personale e, pertanto, vorrei sapere se in questi mesi vi siano state interruzioni di rapporti con mandatari e, se ciò è avvenuto, per quali ragioni.
Presidente, ritengo che questa indagine debba essere arricchita con ulteriori contributi e che, dal momento che l'attuale dirigenza della SIAE ha posto anche un problema riguardante la gestione dello stesso ente nel passato, essa possa essere utile, ai fini di un completamento e di un approfondimento sulla gestione della SIAE


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stessa. L'obiettivo è quello di effettuare un'analisi, ma poi bisogna guardare oltre e garantire che questo ente diventi efficiente e trasparente e che del metodo di gestione nessuno possa mai dubitare. Ritengo, quindi, che anche i precedenti Direttori generali possano essere auditi in Commissione, come anche le rappresentanze sindacali e le rappresentanze dei pensionati, in modo da avere il quadro completo di questa struttura. Grazie.

PRESIDENTE. Ricordo che, trattandosi di un'indagine conoscitiva, sicuramente sarà utile audire anche altri soggetti.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Ringrazio per l'esposizione, che è stata piuttosto dettagliata soprattutto per chi, come molti di noi, non ha dimestichezza con una materia assai complessa come quella che riguarda il diritto d'autore.
Non ripeto alcune considerazioni espresse dai colleghi intervenuti prima di me, in quanto si tratta di un'indagine conoscitiva e, quindi, vorremmo conoscere: vorrei porre alcuni problemi perché non vi nascondo che, nel corso dell'audizione formale della scorsa settimana, sono rimasta colpita da alcune affermazioni che vorrei capire meglio. Audiremo anche altri soggetti nel corso dell'indagine conoscitiva, però mi piacerebbe avere qualche chiarimento da voi.
Il primo chiarimento riguarda il Fondo di solidarietà. Lei ha dichiarato che il Consiglio di Stato è intervenuto con una sentenza rispetto alla quale la SIAE non è ottemperante, ma vorrei sapere se questa sentenza sia stata originata da un ricorso e quale sia stato l'iter.
In secondo luogo, vista la complessità dell'articolato della materia del Fondo di solidarietà, è vero che in tema di previdenza non si può intervenire per legge, ma mi chiedo se non sia il caso di porsi il problema: ritengo, infatti, che esso non sia risolvibile solo con un fondo assistenziale per alcuni requisiti, fra i quali l'invalidità al cento per cento, e che, comunque debba essere trattato, perché una gestione commissariale non può azzerare i problemi che esistono. Anche in ambito di razionalizzazione delle spese c'è un tema che riguarda i contributi versati e, quindi, il tema non è di poco conto, perché il fondo è stato alimentato da contributi versati dagli autori - il 4 per cento dei propri diritti - e dagli editori e produttori - il 2 per cento dei diritti.
Vorrei capire, quindi, se tutta questa partita diventi il «fondo carità» o ci si ponga un problema che supera anche il Regolamento che avete predisposto sul Fondo di solidarietà: attualmente, infatti, non mi pare che risponda alle diverse esigenze, ma sembra piuttosto una prebenda dettata da problemi di grave indigenza o da patologie mediche molto forti.
Alla fine si scrive anche che non viene eliminato soltanto l'aspetto previdenziale, ma anche la copertura assicurativa. Vorrei un chiarimento su questo aspetto, perché il tema del welfare del mondo della cultura è pazzesco, in quanto si sommano l'accorpamento dell'ENPALS nell'INPS e le dismissioni della SIAE, per cui il welfare di questo mondo è davvero un tema di cui bisognerebbe occuparsi di più. Mi piacerebbe che, oltre al ragionamento sul Fondo pensioni, si potesse aprire una prospettiva su questo argomento, che già non è riconosciuto e regolamentato a sufficienza nel nostro Paese.
Nella seduta della scorsa settimana, l'avvocato Scordino ha pronunciato un'affermazione che mi ha lasciato perplessa, della quale vorrei chiedere una spiegazione esplicita. Lei ha parlato di sindacalisti che avrebbero avuto mano libera sul patrimonio immobiliare e che nulla si sarebbe mosso. Purtroppo non ci sono registrazioni, ma i colleghi che erano presenti ricorderanno che lei ha affermato che nessuno si è mosso perché ci sarebbero potute essere «pressioni» da parte dei sindacalisti.
Vorrei sapere se ho capito male, quale sia il punto di relazione con il sindacato e se ci siano state forme di pressione di qualsiasi genere, eccetto, naturalmente, quelle totalmente legittime dei ricorsi citati


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dal dottor Blandini: lei capisce che affermazioni di questa natura gettano un'ombra pesante sul fatto che in passato possano esservi stati parzialità e conflitti di interesse, che, se ci sono, è bene che vengano alla luce, anche per potervi porre rimedio nel futuro, senza che si debbano sostituire forme di pressione con altre forme di pressione.
Il terzo aspetto riguarda il tema del monopolio. Non ne faccio un tema politico e non desidero un'opinione politica, però l'avvocato Stella Richter ha affermato che all'estero esiste una esclusiva di fatto, cioè un monopolio di fatto, sia pure con una distinzione di ambiti.
La stessa cosa riguarda il diritto connesso. Essendo la SIAE un ente di diritto privato ma con un comportamento pubblico, come diceva il dottor Blandini, per quel che riguarda le scelte relative agli orari di lavoro e alle ferie, vorrei capire se abbiate chiesto voi al Governo di esplicitare in modo chiaro, all'interno dell'articolo 39 del decreto sulle liberalizzazioni, in un comma preposto, che viceversa permane il monopolio SIAE. In questo senso affermo che esiste un legame fra le due cose, perché è abbastanza sconcertante per noi commissari leggere che la parte relativa ai diritti degli artisti può essere liberalizzata, mentre quella relativa agli autori ed agli editori non può esserlo.
Vorrei capire, quindi, se abbiate iniziato un percorso per capire dove stia l'inghippo, perché per noi la situazione è poco comprensibile dal punto di vista delle scelte amministrative. Una gestione, pure se commissariale, non può essere una gestione neutrale: non si può rispondere, mi perdoni, avvocato Scordino, di non aver fatto altro che eseguire le richieste arrivate dal Ministero per i beni e le attività culturali e dal Ministero dell'economia e delle finanze. Quando si gestisce una società di questa natura, le responsabilità non sono di carattere militare, esecutivo, ma hanno a che fare con un tema preziosissimo e con la vita e la professionalità di tante persone.
Chiederei a tutti voi, quindi, di assumere un altro atteggiamento, perché, se il problema è che la SIAE esegue pedissequamente, allora è giusto che non sia più solo una questione di vigilanza, ma entri organicamente all'interno di uno dei Ministeri. Se, invece, la SIAE deve mantenere la sua autonomia, come ritengo sia giusto, ci sono anche alcune scelte da compiere, e non la pedissequa esecuzione di indicazioni, peraltro legate a maggioranze politiche e non ad una legislazione.
Questo rappresenta un problema, perché, in assenza di una legislazione seria sul diritto d'autore, non si può evidentemente dichiarare che si esegue ciò che chiede il Ministero: a parte il fatto che non so se il Ministero dell'economia abbia poteri di vigilanza su questo, sappiamo come sono stati quegli anni, anche perché eseguire pedissequamente una razionalizzazione di bilancio, se non vi sono prospettive di crescita, diventa sostanzialmente un depauperamento dell'ente, di un'istituzione che ancora oggi considero preziosa, seppure con molti limiti. Su alcune considerazioni non concordo assolutamente, segnatamente su quelle che riguardano l'estinzione del diritto d'autore sulle sponsorizzazioni.
Questo per me rimane un punto di discussione, anche perché lo vedo da un altro punto di vista, dal momento che è evidente che l'organizzazione che preleva ha un punto di vista, mentre gli operatori e gli enti locali versano in grande sofferenza. Anche su questo aspetto va trovato un punto di equilibrio, che non può essere burocratico, ma deve essere politico: bisogna capirsi e giungere ad una mediazione. Grazie, presidente.

ENZO CARRA. Forse sarà perché abbiamo come oggetto e soggetto dell'indagine conoscitiva la SIAE, ma a me sembra che, in queste giornate di lavoro con i nostri ospiti, che ringrazio per la dovizia di particolari, di dettagli, di notizie e di informazioni che ci hanno fornito, abbiamo assistito a un colpo di scena.
Non capisco davvero di cosa stiamo parlando, cioè se sia la SIAE o il Fondo


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pensioni della SIAE, una società italiana di autori e di editori o un'immobiliare a preoccuparsi giustamente degli introiti, delle vendite, degli affitti, della buona tenuta dei conti dei suoi amministratori. A me pare che tutta la discussione, anche quella dei miei onorevoli colleghi commissari, si sia incentrata soprattutto su questo punto, ossia sul fatto che la SIAE appare ma non è il Fondo pensioni.
Se è così, non mi pare che l'indagine conoscitiva, da noi chiesta e ottenuta, sia idonea e sufficiente, ma chiederò ai miei colleghi l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla SIAE, che è cosa diversa.
Voi stessi, con prove che provano troppo, ci mettete in questa condizione, perché non stiamo conoscendo una SIAE che ci è nota dagli statuti, dalla storia, dalle condizioni degli autori e degli editori: avete dato risposte anche troppo esaurienti rispetto a una questione che è propria di una Commissione di inchiesta. Non so neanche cosa c'entri la Commissione cultura, perché si dovrà studiare anche quale parte di Parlamento debba occuparsi di questa vicenda!
Quando sento l'onorevole Emerenzio Barbieri porre con tale precisione ed esattezza domande di questo tipo, non mi pare di assistere a un'indagine conoscitiva su un'importantissima realizzazione tutta italiana, che è la Società Italiana Autori e editori, ma mi sembra un'altra fattispecie, usando un termine caro ai nostri amici avvocati: chiederò, pertanto, che, contemporaneamente all'ovvio iter di questa indagine conoscitiva, che spero abbia anche altri sbocchi e altri percorsi, come direbbe la mia amica Emilia De Biasi, si promuova anche l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, con tutti i poteri ad essa propri.
Chiederò al sub-commissario o al commissario Rondi se può fornirci qualche documento scritto contenente informazioni su come viva la SIAE, che passa da un commissariamento con nuovo Statuto a un commissariamento post-Statuto, ossia ininterrottamente da un commissariamento per fare qualcosa, a una brevissima parentesi di normalità, a un altro commissariamento, fatto che ci provoca altre preoccupazioni.
Mi rivolgo al dottor Blandini, che so essere persona di grande mestiere, senza alcuna polemica: quando l'onorevole De Biasi parla di diritto d'autore, mi chiedo dove sia, perché vorrei sapere se la Società italiana autori ed editori, con tutti i suoi giuristi, giurisperiti e legulei, abbia collaborato all'evoluzione incessante, incredibile e preoccupante del diritto d'autore.
Società italiana autori ed editori vuol dire che comprende gli autori, ma anche gli editori. Quando, però, come è capitato negli ultimi quattro anni - me ne sono occupato altrove, non qui -, avviene che i produttori televisivi siano in forte conflitto per i diritti con la RAI, di cui voi siete azionisti, cosa ha fatto la Società italiana autori editori per affiancare, illuminare, assistere questi produttori televisivi, che vengono strozzati proprio sui diritti dal broadcaster RAI?
Mi chiedo, quindi, quale sia il core business della Società italiana autori ed editori: la tenuta dei palazzi? Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Carra, la nostra indagine conoscitiva comprende tutto quello che possiamo effettuare per conoscere attività, gestione e governance: pertanto, tutti gli interventi sono sicuramente coerenti all'indagine conoscitiva. La sua richiesta, ovviamente, è aggiuntiva rispetto a quanto stiamo portando avanti adesso.

GIUSEPPE GIULIETTI. Siccome condivido molte delle domande poste dagli onorevoli Barbieri, De Biasi, Zazzera e Carra, evito di tornare sullo stesso tema, ma le consegno una sola amarezza, presidente: quando fu nominato il commissario Rondi, con pochi parlamentari esprimemmo la richiesta di un'immediata audizione e chiedemmo di affrontare alcuni nodi.
Per ragioni politiche, tuttora ignote non solo a me, tale audizione non è mai stata svolta. Se i riflettori fossero stati puntati sull'argomento anche in altre stagioni, forse avremmo affrontato immediatamente alcune questioni.


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Chi mi conosce sa che io non uso mai parole di dileggio e non le userò neanche questa volta, ma considero rischiosa l'idea che il presidente Rondi si possa occupare della Mostra del cinema ma non abbia tempo per questa vicenda, rischiosa per la SIAE, non per noi, perché dà un brutto segnale e consente di chiedersi perché non voglia esserci, che cosa non voglia dire. Magari non è vero, ma autorizza un legittimo sospetto, che è un danno grave per la SIAE medesima, perché questa storia va avanti da troppo tempo ed era visibile all'inizio dalla vicenda. C'è stato un grave errore politico, c'è qualcosa che non va dall'inizio della vicenda e che, forse, doveva essere affrontato all'inizio: non è un problema solo degli ultimi mesi.
L'onorevole Barbieri ha posto alcune domande e ne porrò altre, con altrettanta passione. Non conosco le intenzioni di ciascuno di noi, ma per quanto mi riguarda c'è un confine molto sottile, che riguarda anche altri enti pubblici: la più spietata domanda, tutte le risposte, andare sino in fondo per salvare il principio. Sono momenti nei quali, se non si salva il principio di esistenza di un ente, quell'ente è morto con i suoi associati.
Parliamo di una materia che riguarda migliaia di associati, come giustamente evidenziato dall'onorevole De Biasi, di alto profilo anche dal punto di vista del pluralismo culturale editoriale (non è solo un problema di polizia giudiziaria), in quanto maneggiamo una materia delicatissima.
Ho sentito parlare di una vicenda dissennata, ma il passaggio è molto sottile, per cui vorrei capire se vi siate fatti l'idea di una vicenda dissennata o dolosa: se è dissennata, essa può essere attribuita anche a un gruppo di «scapocchioni» che non capisce quello che fa in bilancio, ma quelli che conoscevo non erano tali e, pertanto, escludo la dissennatezza. Dissennatezza e dolo sono fattispecie diverse.
Vorrei sapere perché non abbia funzionato la rete dei controlli. Insisto: dissennatezza o dolo dei controllori, o esiste un buco legislativo o normativo di altra natura, che fa sì che nessuno si accorga dei controllori? Se ci si richiama alla missione governativa, il Governo doveva avere dei controllori, che forse erano al mare oppure condividevano - qui si torna all'aspetto evidenziato dall'onorevole De Biasi - una singolare missione politica, estranea alle finalità della SIAE.
Vi sarete fatti un'idea: se ci sia stato un comando sul patrimonio immobiliare concordato; se esista un carteggio in cui si informavano gli enti di controllo di questa scelta o all'interno dei revisori dei conti; che cosa non abbia funzionato; se qualcuno, invece, si sia dissociato e abbia scritto e segnalato - fatto che non è stato ancora comunicato a questa Commissione -, manifestando già in quel momento elementi di perplessità sull'operazione.
Non è un problema secondario: vi è stato un buco nero di silenzio - ricordo alcune polemiche - o vi sono state segnalazioni non valutate, e perché? Altrimenti è giustissima la questione qui posta dall'onorevole Carra, sulla quale ci esprimeremo collettivamente: non basta l'audizione, perché, se questo è il profilo, anche gli atti delle audizioni, con le domande e le risposte, devono essere trasmesse a chi sta indagando, perché il profilo cambia completamente.
Volevo sottoporle la questione con una domanda ulteriore: quale riflesso hanno queste dissennatezze o questo dolo sul bilancio della SIAE? Si tratta di mancate entrate o di elementi tali da pregiudicare e mettere a rischio l'attività della SIAE? È importante capirlo, perché si tratta di profili che possono avere conseguenze.
Pongo due domande a latere che mi interessano. Vorrei capire qualcosa di più in merito alle risposte fornite riguardo alla gestione, al tema patrimoniale, al tema di bilancio, ma anche alle modalità di rapporto non solo con la RAI, ma con i grandi gruppi industriali. Ricordo un'annosa vertenza non solo con la RAI, ma anche con Sky e Mediaset per un problema di diritti connessi, di applicazione della legge n. 122 del 1998, di mancati arbitrati, di rifiuto sostanziale da parte dei grandi gruppi di


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arrivare a riconoscere delle intese (penso ai continui, massacranti passaggi delle opere senza alcun riconoscimento).
Vorrei capire a che punto si trovi questa situazione, se non vadano denunciati anche i grandi gruppi, perché, se si apre, è opportuno aprire tutto; chiedo, altresì, di valutare l'egoismo di alcune posizioni di rendita e di conflitto di interesse, che hanno impedito la conclusione di queste intese, e di sapere quale opinione vi siate fatti, perché si tratta di una cospicua parte delle entrate da anni oscura. Mi pare che il giudizio sia stato molto chiaro e negativo, ma vorrei sentirlo esplicitare di nuovo.
Pregherei tutti di ricordare che, con la nascita della rete, occorrerebbe molta delicatezza, molta finezza, molta intelligenza nell'equilibrio tra il diritto d'autore e il diritto di espressione: bisognerebbe evitare ispezioni che possono apparire incomprensibili soprattutto in piccoli centri, in scuole o in piccoli gruppi, evitare l'idea disciplinare della libertà di espressione, cercando di tornare all'idea, qui concordata e poi abbandonata, di istituire un tavolo comune su questi temi, al fine di far sentire, anche da parte vostra, un «no» convinto a questi trattati internazionali, che, usando la contraffazione, cercano di introdurre un elemento di controllo.
Ve lo chiedo per evitare che siate identificati come questurini della rete, perché la rete è questione più complessa. Nei giorni scorsi, in questo Parlamento, si stava regolamentando in modo improprio: vi pregherei di essere molto attenti e di non innamorarvi di ogni richiesta inattuabile e inapplicabile, per evitare altri contenziosi che pure ci saranno.

GIUSEPPE GIANNI. Mi scuso perché sono arrivato in ritardo e non ho potuto ascoltare l'intervento dei dirigenti della SIAE, ma ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Emerenzio Barbieri, che ovviamente condivido per intero.
Sono esterrefatto, presidente, perché non riesco a capire come sia possibile che una persona nominata dal Governo, di cui più volte è stata richiesta la presenza in questa sede, non venga a chiarire la gestione complessiva di questo ente. Siccome il momento è molto delicato, come lei sa, presidente, e il vento dell'antipolitica viaggia veloce, al punto da farci considerare come coloro che stanno distruggendo il Paese, vorrei sapere, oltre all'esistenza di 250.000 pensionati d'oro che percepiscono da 5.000 a 80.000 euro al mese di pensione, oltre ai 450.000 consiglieri d'amministrazione, presidenti, direttori generali, vicedirettori, commissari e vicecommissari che mediamente percepiscono 400-500.000 euro l'anno, quanti dirigenti ci siano in questo ente, quanti dipendenti, quale sia il bilancio di entrata e quale di uscita, quali siano gli stipendi.
Sono d'accordo con gli onorevoli Carra e Giulietti, perché - le farò una proposta indecente, presidente - deve essere promossa l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, che riguardi, oltre alla SIAE, tutte le società partecipate. Tutto ciò che è posto sotto il controllo del Governo deve essere sottoposto ad audizioni, mi pare che, mentre si indirizza il fuoco incrociato contro il Parlamento e i parlamentari, contro la politica e i politici, c'è chi, dietro le quinte, brucia migliaia di miliardi di euro, che non ci consentono di far ripartire le micro, piccole e medie aziende, o di ospitare a Roma le Olimpiadi.

PRESIDENTE. Do ora la parola ai nostri auditi per la replica, con la preghiera di contenersi, se possibile, in trenta minuti, e di farci in seguito pervenire anche una documentazione scritta con le risposte agli argomenti sollevati.

MARIO STELLA RICHTER, Sub-commissario della SIAE. Con il consenso della presidenza, manterrei lo stesso ordine di interlocuzione nelle risposte.
Personalmente interverrò molto brevemente, anche se mi sembra di poter dire, a margine, che qui ci si chiede di essere trasparenti, chiari, espliciti, esaustivi nei confronti di molte decine di domande, ma di farlo in pochi secondi. Personalmente, ritengo che non sia sempre possibile,


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quindi intendo scusarmi in premessa per la mia incapacità di sintetizzare in forma precisa le risposte.
Procedo in ordine, per quello che mi sembra l'iter concettuale che queste domande hanno seguito. Noi siamo stati nominati sub-commissari con un decreto del 9 marzo 2011 - rispondo all'onorevole Barbieri -, che è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale l'8 aprile 2011 e il giorno successivo ci siamo insediati (9 aprile 2011, come dicevo nella mia relazione introduttiva).
Dovranno Decorreranno, quindi, undici mesi fino alla fine dell'anno, ossia fino al 9 marzo 2012. Per quella data, assicuro che lo Statuto sarà comunicato alle autorità vigilanti, così come previsto nella procedura di modifica dello Statuto.
Aggiungo anche che lo Statuto è sostanzialmente pronto e molto rapidamente vi ho preannunciato le linee portanti: il termine che giustamente invocava l'onorevole Barbieri, comunque, sarà perfettamente rispettato, pur avendo avuto a disposizione un mese in meno.
Poiché, per ragioni di tempo, non ho potuto farlo prima, ricordo che in realtà in due punti importanti lo Statuto è già stato modificato. Si tratta di quello relativo al numero dei componenti del collegio dei revisori, perché una legge dello Stato ci imponeva di ridurre il numero da cinque a tre, quindi, a stralcio, le parti più urgenti e a rime obbligate - consentitemi l'espressione - sono state modificate, così come è stata modificata la parte dello Statuto che prevedeva quella forma di contribuzione al Fondo di solidarietà.
Rispondo soltanto per la parte statutaria a quanto ci veniva chiesto con riferimento al Fondo di solidarietà e alle forme di previdenza che, non possiamo fare noi come SIAE, ma che sono comunque un problema. Vorrei ricordare che lo Statuto prevedeva e continua a prevedere l'esistenza di un Fondo di solidarietà, non di un Fondo di previdenza.
Pur comprendendo perfettamente le esigenze degli autori in termini di struttura di previdenza a loro vantaggio, non possiamo da soli creare questa struttura, per la stessa ragione per cui l'abbiamo dovuta smontare, cioè che non siamo un ente autorizzato e legittimato dalla legge che avete approvato voi, in questa interlocuzione di ruoli ...

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Non l'ho fatta io...

MARIO STELLA RICHTER, Sub-commissario della SIAE. Certo, non l'ha fatta lei, comunque ce l'abbiamo, non l'abbiamo fatta noi e non la possiamo rifare noi.
L'invito che ci proviene dalla base autorale, che abbiamo consultato in questi mesi e che, in questa sede, posso portare alla vostra formale conoscenza, è quello di un'iniziativa legislativa, che preveda forme di previdenza a favore degli autori: attualmente, infatti, non ci sono, né sono contenute nel nostro Statuto, forme di previdenza a favore degli autori, in quanto lo Statuto prevede forme di solidarietà.
Quella che si era creata con l'assegno di professionalità era una forma che nel tempo aveva assunto sempre più il colore della previdenza, perché in qualche modo rispondeva all'esigenza che sia lei che io stiamo mettendo sul tavolo, ma che non possiamo fare.
Ricordo e rispondo all'onorevole Zazzera con riferimento a quella che giustamente definiva la mission non della SIAE, ma della gestione commissariale. L'onorevole ritiene opinabile che si possa, anzi si debba, perché il nostro non è mai un potere, ma è sempre un potere/dovere, cioè un munus, una funzione in senso tecnico, in quanto dobbiamo adottare provvedimenti di risanamento finanziario o comunque di carattere economico e gestionale.
Mi riporto a quanto stabilito dal decreto di nomina del Capo dello Stato: «il commissario straordinario ha l'incarico di adottare gli atti necessari ed opportuni al fine di assicurare il risanamento finanziario e l'equilibrio economico-gestionale della società». Non vorrei che questo dato fosse opinato in questa sede: siamo sicuri che lo dobbiamo fare, non possiamo fare.


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Con il consenso di questa onorevole Commissione, ritorno al riferimento dell'onorevole De Biasi e chiedo scusa se abbiamo dato questa impressione nella gestione commissariale: non siamo un nuncius delle autorità amministrative e vigilanti, ma, tra le migliaia di scelte compiute nel corso di un anno di gestione commissariale, alcune sono imposte da norme di legge, norme di Regolamento, assetti statutari, indicazioni delle Autorità di vigilanza. Si tratta di singole scelte puntuali e precise, come rientrare nei limiti di una certa forma di investimento perché lo dice la legge: ciascun amministratore pubblico di ciascuna impresa, grande o piccola, svolge la sua attività con un mix di discrezionalità e di rispetto delle leggi. Questo vale anche per noi.
Quando abbiamo fatto riferimento a scelte che non ci consentivano altre soluzioni, non intendevamo dire che non ci assumiamo la responsabilità, che non valutiamo le singole modalità lasciate libere: intendiamo semplicemente spiegare a questa Commissione che alcune cose sono indicate ora dalla legge, ora dal Regolamento, ora dalle Autorità di vigilanza come COVIP.
Per il resto, in questa prospettiva richiamo la nostra esigenza di muoverci all'interno di un sistema legislativo dato. Quando si fa riferimento a cosa sarà il diritto d'autore e soprattutto agli uffici studi, noi osserviamo questa evoluzione ma non possiamo essere i promotori unici dell'iniziativa legislativa, perché non può essere la SIAE a decidere se rimanere nello stato giuridico in cui è o cambiare.
Abbiamo ripercorso insieme la vicenda relativa allo stato giuridico della SIAE, che vi riguarda direttamente, perché è il frutto dei lavori di questa Commissione: ne prendiamo atto.
L'ultimo argomento sul quale vorrei rispondere riguarda il profilo istituzionale, con riferimento all'articolo 39 del decreto-legge «salva-Italia». Anche a tale proposito, non c'è stata alcuna interlocuzione, alcuna iniziativa formale o informale da parte dell'ente SIAE nei confronti del Governo, per dare alla norma un certo contenuto o un altro.
È frutto di una scelta che abbiamo appreso anche noi leggendo il testo del decreto-legge pubblicato in Gazzetta ufficiale, e da questo punto di vista le assicuriamo che ci poniamo nei confronti del tema del monopolio ciascuno con le proprie convinzioni di cittadino e di studioso, ma non abbiamo attivato alcuna forma di interlocuzione, né vogliamo attivarla, perché abbiamo già tante altre cose da fare a legislazione data.
Da ultimo, relativamente ai compensi del commissario straordinario e dei sub-commissari, vi informo che, a tutt'oggi, il provvedimento non ci è stato notificato: ovviamente il nostro compenso viene deciso da un provvedimento della Presidenza del Consiglio dei ministri controfirmato dal Ministro dell'economia e delle finanze, che allo stato coincidono, e dal Ministro per i beni e le attività culturali.
Vi garantisco che, non appena sarà comunicato alla SIAE, sarà nostra cura farvene avere copia conforme. Grazie.

PRESIDENTE. Essendo state formulate molteplici domande, che chiaramente richiedono una risposta ponderata, avremo il piacere di ospitarvi nuovamente in Commissione al più presto. In tale occasione, potrete depositare un documento scritto con le risposte alle domande che sono state poste.

DOMENICO LUCA SCORDINO, Sub-commissario della SIAE. Cercherò di svolgere un intervento breve e, se a qualche questione non dovessimo rispondere, certamente integreremo la documentazione, anche perché potrebbe essere.
Mi dispiace se qualche copia della documentazione depositata la scorsa settimana nel corso dell'audizione informale non era leggibile: è vero che non abbiamo ricontrollato tutte le pagine, ma comunque la documentazione è a disposizione e credo sia tutta assolutamente leggibile.
Probabilmente non è disponibile la parte relativa al gruppo di lavoro che è


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stato costituito ai fini della selezione di Sorgente, che integreremo: nella documentazione manca l'atto notarile del 28 dicembre, che integreremo, così come anche la regolamentazione dei fondi.
Non esiste problema: ovviamente avevamo fatto riferimento all'audizione informale della scorsa settimana e quindi avevamo tenuto conto della voluminosità della documentazione, ma integriamo senz'altro quello che non c'è.
Il dottor Committeri è un consulente della società, cui era stato chiesto di raccogliere le ipotesi formulate dalle compagnie assicurative, che poi sono state messe a confronto. Come avevo accennato la volta scorsa, tra le compagnie assicurative paradossalmente - noi non dobbiamo fare la gara, ma cerchiamo comunque di gestire il denaro privato o pubblico nel modo migliore - non abbiamo scelto la soluzione più conveniente da un punto di vista strettamente economico: in quel momento storico abbiamo compiuto una scelta, assumendocene la responsabilità, di prendere una compagnia che, stando ai numeri e alla documentazione a disposizione, pur essendo nel mezzo tra i valori economici, ci sembrava però che potesse dare le maggiori garanzie.
Peraltro, ricordo che, ad oggi, non c'è un contratto, che dovrà essere sottoscritto. L'operazione che abbiamo avviato è in corso di esecuzione, quindi il completamento sarà la sottoscrizione del contratto, che in questo momento è disponibile soltanto in bozza: la compagnia dovrà operare non sostituendosi al Fondo pensioni, ma aggiungendosi ad esso e alla garanzia di SIAE.
La nostra idea non è sostituire il Fondo pensioni con la compagnia assicurativa, assegnando i singoli pensionati alla compagnia assicurativa, anche perché in quel caso avremmo avuto bisogno dei singoli consensi dei pensionati stessi.
Vengo rapidamente a una domanda posta dall'onorevole De Biasi a proposito dei rapporti con i sindacati. Vorrei dire per una volta una cosa non tecnica, ma di sentimento. Rispetto alla situazione di bilancio che abbiamo trovato in SIAE e rispetto all'esigenza obiettiva di ridurre i costi e, se mi consente, anche alla facilità, per una gestione commissariale che dura un anno, di scegliere scorciatoie, magari creando rapidamente esuberi e quindi sistemando i conti senza sforzo, se non quello di giocare con la vita delle persone, noi, invece, abbiamo deciso di assumerci delle responsabilità e di fare scelte forti, come nel caso dello sfruttamento del patrimonio immobiliare o in quello relativo al fondo di solidarietà: per fortuna siamo qua a discuterne, come ricordava il direttore generale Blandini, in quanto il nostro approccio è stato quello di scegliere la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e la stabilizzazione dei precari.
A fronte di questo impegno, avevamo chiesto sacrifici ai dipendenti, ai dirigenti, ai mandatari e ai fornitori. Lo stesso direttore generale ricordava il taglio del suo stipendio, e la volta scorsa ho affermato che non c'è dubbio che il direttore generale guadagni e, quindi, è facile operare tagli, ma non tutti, in altre aziende, lo hanno fatto, anche se tali aziende sono in crisi o denunciano notevoli difficoltà economiche.
Ci saremmo aspettati di avere il sindacato al nostro fianco, pur con le diversità di opinioni e di posizioni e non, invece, un sindacato che, nel suo complesso, nelle diverse sigle sindacali, fosse in grado di attivare due procedimenti ex articolo 28 per condotta antisindacale, con un comportamento che, per quanto legittimo, in parte è stato anche complesso: da un lato, infatti, vi è stata l'adesione integrale al protocollo presentato per i mandatari, dall'altro vi è stata una sottoscrizione rapidissima del contratto collettivo riguardante i dirigenti, mentre invece c'è stato un atteggiamento di confronto molto aspro con riferimento ai dipendenti.
Nei confronti di alcuni singoli esiste invece un problema, che però non riguarda noi, ma riguarda semplicemente l'evidenza documentale circa la loro partecipazione, come acquirenti di alcuni degli immobili ai quali facevo riferimento e


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relativi al Fondo pensioni. Credo vi siano almeno un paio di casi di sindacalisti appartenenti a sigle diverse, che erano acquirenti di immobili dal Fondo pensioni, con la famosa rateizzazione a quaranta anni, ed altri che sono ancora oggi - in merito a tale argomento lascerò l'elenco al dottor Blandini - affittuari del Fondo pensioni.
Quando ne abbiamo parlato in audizione informale, il riferimento era al Corriere della Sera, sul quale erano state riportate dichiarazioni di sindacalisti: ci lamentammo di ciò anche con la giornalista, che fu invitata, il giorno stesso della pubblicazione dell'articolo, dal professor Stella Richter, da me e dal dottor Blandini a visionare la documentazione e a discutere degli errori che aveva commesso nel proprio articolo. Succede di indicare dati sbagliati, ma questa è stata la ragione per la quale ne abbiamo discusso serenamente con la stessa giornalista.
Vengo alle questioni inerenti al Fondo pensioni, in particolare alla domanda dell'onorevole Zazzera a proposito del bilancio 2009 del Fondo pensioni. Torno a ciò cui, molto rapidamente, ho accennato prima: per quanto riguarda i bilanci 2009, 2008 e 2007 del Fondo pensioni, apparentemente quei bilanci attuariali (dobbiamo discutere di bilanci attuariali, cosa diversa dal bilancio civilistico, che è il vero bilancio di un ente, ma si limita all'anno, mentre il bilancio attuariale è per definizione un esercizio statistico, una previsione, rispetto al quale non so quanto si possa discutere con gli stessi termini di valenza legale del bilancio civilistico, che accompagna e integra, ma di cui non fa parte) risultavano in equilibrio, ma questo essenzialmente per due ragioni.
La più importante e decisiva è che nel bilancio venivano riportati rendimenti del patrimonio teorici e non quelli effettivi. Nel fare la previsione di quanto il patrimonio disponibile a una certa data avrebbe reso e quanto, quindi, si poteva fronteggiare con quel patrimonio in termini di pagamento di pensioni, il Fondo pensioni utilizzava rendimenti del 4 per cento, laddove invece, nella realtà concreta e quotidiana, i rendimenti del patrimonio erano dello 0,8 per cento, ma forse, in alcuni anni e in alcuni periodi, erano del tutto negativi.
Questa rilevazione è stata fatta anche da noi, ma sulla base dei rilievi che, nel 2007 prima, e poi fino al 2010, sono stati effettuati dalla COVIP al Fondo pensioni, al quale è stato chiesto di variare il tipo di rendimento da considerare a base del calcolo attuariale e di riconsiderare il valore del patrimonio del Fondo pensioni.
Si sono sentite molte cifre, purtroppo sempre in seguito all'articolo del Corriere della Sera, mentre in realtà le cifre sono poche: 103 milioni di euro era quanto il Fondo pensioni valutava il proprio patrimonio negli anni 2008-2009, senza però considerare che quel patrimonio fosse occupato e non libero. Ovviamente non bisogna essere esperti di mercato per sapere che ciò che posso vendere libero ha un valore, mentre ciò che vendo affittato con un canone concordato, quindi neanche particolarmente redditizio, ne ha un altro. Peraltro, normalmente si acquistano gli immobili a destinazione residenziale per andarci ad abitare, più difficilmente i termini di investimento sono tali se gli immobili sono affittati.
Sulla base delle richieste fatte anche da COVIP, lo stesso Fondo pensioni, nel 2010, ha rifatto la valutazione dei propri beni, rettificando il valore a 82 milioni di euro, proprio considerando la necessità di abbattere il valore per lo stato di occupato dei singoli immobili. Non è una valutazione che abbiamo fatto: è una valutazione che abbiamo trovato e assoggettato a controllo con autonome valutazioni fatte da Richard Ellis, che è la prima società al mondo in termini di valutazioni, avendo 30.000 dipendenti e moltissime sedi nel mondo.
Queste sono le cifre per quanto riguarda il Fondo pensioni. Oggi il valore degli immobili del Fondo pensioni, come apportati al fondo immobiliare Aida, è di 81,8 milioni di euro nel complesso. L'operazione è in corso, ne è stata apportata


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una parte, ne verrà apportata altra parte nel corso di quest'anno e l'operazione viene fatta a più riprese perché esistono problematiche anche di tipo catastale ed urbanistico, che necessitano di essere sistemate prima di procedere all'apporto.
Sul fronte SIAE, invece, 107 milioni è il valore a bilancio degli immobili del complesso del patrimonio SIAE, 205 milioni di euro il valore che è stato periziato ai fini dell'apporto. In realtà, una piccola parte di quel patrimonio non verrà apportato per ragioni di tipo diverso e la plusvalenza che si realizzerà nel complesso dell'operazione ammonta a 78 milioni di euro. Non ci sono altri possibili valori, non esistono documenti né alcuna valutazione di tipo soggettivo fatta da alcuno, che abbia mai dato valori di tipo diverso.
Gli immobili del Fondo pensioni e gli immobili della SIAE non sono stati venduti: sono stati apportati a due fondi, che verranno gestiti per conto del Fondo pensioni e della SIAE, perché la gestione possa essere efficiente, oltre che consentirci la realizzazione delle plusvalenze prima citate da porre al servizio della copertura delle perdite del Fondo pensioni: questi due fondi, però, restano nella titolarità di SIAE e del Fondo pensioni e comunque certamente di SIAE.
Ad oggi, non vi è alcuna dismissione del patrimonio. Certo, il patrimonio proveniente dal Fondo pensioni dovrà essere messo sul mercato, senza però avere la fretta di doverlo vendere entro maggio 2012 e senza operare vendite con rateizzazione a quaranta anni. Laddove possibile, si darà la preferenza agli inquilini, perché ci sembra una richiesta importante, che noi stessi abbiamo avanzato alla Sgr che dovrà gestire i fondi, inserendola nel Regolamento che disciplinerà il Fondo.
Una domanda molto precisa era quella relativa al comportamento dissennato o doloso. Possiamo fare una valutazione di tipo civilistico, certamente si è trattato di un'operazione di cattiva gestione. Lo affermavo anche all'inizio con riferimento all'invito, che noi stessi rivolgiamo nell'atto di citazione che abbiamo notificato, a valutare la trasmissione della documentazione alla Procura della Repubblica: oggi, però, è corretto che ci limitiamo a una valutazione solo sugli esiti di quel tipo di operazione, che è un'operazione di danno per il Fondo pensioni e quindi per la SIAE.

PRESIDENTE. Grazie, avvocato. Abbiamo veramente pochissimi minuti a disposizione, ma, probabilmente già nella prossima settimana ci sarà il seguito dell'audizione, nel corso della quale potremo entrare nei dettagli: ovviamente aspettiamo anche il commissario.
Do la parola al direttore generale per tre minuti.

GAETANO BLANDINI, Direttore generale della SIAE. Le prometto che guarderò l'orologio e cercherò di stare nei tempi. Parto dalla fine, dalle domande dell'onorevole Giuseppe Gianni, ma poi, visto che ci sarà occasione, risponderemo in dettaglio al quesito sul numero dei dirigenti, dei dipendenti e sugli stipendi. Depositeremo ovviamente i dati che abbiamo già dato, a partire da quelli relativi ai dipendenti, sino a quello relativi al direttore generale. La SIAE, tuttavia, non maneggia danari pubblici dell'erario dello Stato, neanche per un centesimo di euro.
Questa è una premessa fondamentale, onorevole Gianni, perché lei faceva riferimento ad altre società dello Stato che invece ne maneggiano. Riguardo al direttore generale (così rispondo anche all'onorevole Barbieri), per l'anno 2010, a consiglio di amministrazione vigente, il mio predecessore aveva lo stesso identico stipendio; io ho un contratto organico, mentre lui aveva una serie di foglietti, se mi passa il termine, in quanto era un dipendente della SIAE che si era messo in aspettativa da dirigente e aveva avuto l'incarico da direttore generale.
Nel corso della prossima occasione, le fornirò alcuni dati dettagliati e, quindi, potrà compararli.
È molto importante la questione che poneva l'onorevole Giulietti rispetto all'equo


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compenso, un problema serissimo che danneggia i nostri autori. Riguardo alla rete, la SIAE ha cercato di aprirsi: abbiamo aperto una pagina su Facebook e le assicuro che non è stato facile. Ci «becchiamo» quotidianamente - è giusto che sia così - insulti anche molto simpatici.
In merito alle denunce sottovalutate, mi permetto di segnalare (la troverà agli atti) una denuncia che un nostro dipendente presentò nel 2008 - non ero ancora in SIAE e l'abbiamo trovata recentemente - sull'assegnazione poco trasparente degli immobili del Fondo pensioni. La presentò al presidente del Fondo pensioni, al direttore dell'ufficio amministrativo del Fondo, alla Procura della Repubblica di Roma, alla Procura della Corte dei conti e all'allora direttore generale della SIAE. Ignoro cosa ci abbiano fatto, però erano contenuti in essa alcuni documenti.
Per quanto riguarda la polizza sanitaria e la copertura assicurativa del Fondo di solidarietà, a cui faceva riferimento l'onorevole De Biasi, la gestione commissariale ha avuto bisogno di otto mesi per fare quella delibera, proprio perché, su incarico specifico del commissario, non abbiamo pedissequamente seguito le disposizioni dell'Autorità di vigilanza, che erano addirittura precedenti all'arrivo del commissario, ma abbiamo provato a trovare soluzioni ovviamente nell'ambito del rispetto delle leggi dello Stato.
Non siamo riusciti a trovare queste soluzioni e, personalmente, ho avuto incontri con i miei omologhi tecnici delle amministrazioni, che anche sulla polizza assicurativa hanno più volte sottolineato che non rientrava nelle prestazioni di natura solidaristica esplicitamente previste dallo Statuto ed era «avulsa dalla solidarietà», in quanto essa costituisce una garanzia paraprevidenziale.
I tre minuti sono scaduti. Avrei molte altre cose da aggiungere, ma le dirò nella prossima occasione. Ringrazio tutti i parlamentari per la cortesia e l'attenzione.

PRESIDENTE. Vi faremo avere il resoconto stenografico di questa seduta e ne convocheremo un'altra, per poter avere risposte puntuali sulle questioni sollevate. Siamo certi che la prossima volta vedremo qui con voi anche il commissario.
Nel ringraziare i nostri auditi, rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 11,50.