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Seduta del 5/11/2008


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Audizione della signora Matilda Raffa Cuomo, presidente onorario della Mentoring USA/Italia - ONLUS.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione, l'audizione della signora Matilda Raffa Cuomo, presidente onorario della Mentoring USA/Italia - ONLUS.
Do la parola alla signora Cuomo, che ringrazio per essere venuta e per la sua disponibilità.

MATILDA RAFFA CUOMO, Presidente onorario della Mentoring USA/Italia - ONLUS. Grazie per avermi dato questa occasione. Desidero parlare di cose che ritengo molto importanti per la vita delle nostre famiglie nel nostro Paese.
Testé dicevamo che nel mio Paese abbiamo un nuovo presidente, Barack Obama. L'errore di McCain è stato dire: «Il Paese prima». No, la famiglia prima! Per gli italiani, la famiglia è il valore più importante, e questo rende forte il Paese: con le famiglie forti, il Paese è forte. Molti di noi, che sono consapevoli del significato della famiglia, si sono resi conto di questo. A questo proposito ci sono stati errori nella campagna di McCain; non so chi l'abbia consigliato. Ovviamente tutti possiamo sbagliare.
Per quanto riguarda la mia presenza in questa sede, io vorrei parlarvi dell'inizio di questo programma meraviglioso, Mentoring USA/Italia, e credo di avere un certo titolo per farlo, perché sono la sua fondatrice.
Nel 1982-1983 mio marito è diventato Governatore dello Stato di New York, e lo è stato per dodici anni. Dopo la sua elezione, ha dovuto affrontare una tremenda recessione economica, una situazione che aveva ereditato. Man mano che veniva a conoscenza dei dati statistici, si rendeva conto che c'era un tasso elevatissimo di dispersione scolastica. Questo fenomeno è tremendo, perché i ragazzi che abbandonano la scuola diventano drogati o alcolizzati; poi c'è il problema delle gravidanze giovanili delle ragazze madri. Era una situazione di grave crisi.
Essendo io insegnante di professione e madre di cinque figli, mi ha pregato di aiutarlo. Mi ha nominata presidente onorario del Consiglio per la famiglia, ad Albany, che si occupava di tutte le fasi dei programmi per i bambini: l'asilo, la pre-scuola, la primaria, le medie e le scuole superiori; tutto il ciclo scolastico.
È stato straordinario: io ero volontaria, ed è stato per me un grande impegno, anche molto gratificante. Sono sicura che questo vale anche per voi, perché quando si lavora con i bambini, per i bambini, qualsiasi cosa si faccia si contribuisce


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comunque a migliorare la loro vita, e questo dà veramente una profonda soddisfazione.
Mio marito mi ha detto che aveva bisogno di un programma, e che avrebbe cercato di costituire una commissione che si sarebbe occupata di tutte le problematiche dell'infanzia: violenza, violenza domestica, abusi; tutte le questioni che incidono sulla vita del bambino e che causano sofferenza, con il compito di alleviarla.
Mio marito mi ha raccomandato che fosse una commissione bipartisan, né repubblicana, né democratica; trasversale, con rappresentanti di tutti i partiti. All'epoca non mi sono resa conto di quanto fosse saggio questo consiglio, ma quando mio marito ha perso le elezioni nel 1994 il mio programma ha subito dei tagli; a me è dispiaciuto molto perché il programma era veramente bipartisan, e ai bambini non interessa l'appartenenza politica, hanno bisogno di essere aiutati. Questo comitato era straordinario, composto da persone brillanti, piene di idee, che hanno avviato delle ricerche.
Cosa bisognava fare per ottenere dei risultati? Nella commissione c'erano persone con famiglie numerose come la mia, con tanti figli, e tutti ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo presentato diversi documenti ed è nata l'idea del mentore, una figura esterna alla famiglia, che ad essa si affianca.
Avevamo già sperimentato l'attività di un mentore di gruppo, ma non aveva funzionato; quindi abbiamo pensato ad una persona, un mentore che conoscesse bene un ragazzo in particolare. Essendo anch'io un'insegnante, lo so bene. In classe si capisce quali ragazzi non hanno una famiglia alle spalle, hanno bisogno di consigli, non sono motivati a portare a termine la scuola. Sono ragazzi che non hanno speranze per il loro futuro.
Io ho ascoltato tutti i contributi ed è nata, appunto, l'idea del mentoring. Il programma di mentoring dello Stato di New York è stato avviato da Buffalo a Long Island, per tutto il territorio dello Stato, secondo il principio one-to-one, ed è stato il primo nel suo genere: non c'erano precedenti di questo tipo negli Stati Uniti.
Barbara Bush è rimasta molto colpita. Abbiamo un ottimo rapporto, ogni volta che andavo a Washington per seguire dei seminari - i governatori portano con sé le proprie consorti -, lei mi incoraggiava a parlare di questo programma nella riunione delle first lady. Anche Hillary Clinton è mia amica, ma aveva un'altra priorità: aiutare il marito a diventare presidente, ed è per questo che non ha sostenuto il mio programma. Ciononostante siamo ottime amiche.
È un programma di qualità, di livello eccellente, ed è andato benissimo. Piaceva agli insegnanti e ai presidi. L'ho raccontato a tutti qui al Mentoring USA/Italia. È stato accettato in maniera spontanea, ed è stato capito subito.
Anche i presidi si sono attivati per inserire questo programma nella vita della loro scuola. Questo programma è qualcosa di speciale. Non esistono altri programmi che prevedono il mentoring con attività di formazione, quindi è stato un grande successo: diecimila giovani usufruivano di mentoring con rapporto uno a uno, da Buffalo a Long Island.
Ha funzionato benissimo e abbiamo inciso veramente: al termine dei dodici anni di mandato di mio marito, quando è iniziato il mandato di Pataki il tasso di gravidanze in adolescenza si era ridotto tantissimo. Sono veramente ottimi risultati, e poi questo ha fatto scuola nel Paese.
Vi spiego perché me ne occupo ancora. Io speravo di dedicarmi al golf e al tennis e di riposarmi un po', ma mio figlio Andrew, che oggi è procuratore generale a livello statale - noi siamo molto orgogliosi di lui, perché sta recuperando molti fondi, come indennizzo danni, dalle persone che hanno danneggiato tanto il Paese con la crisi finanziaria -, mi ha detto che non potevo abbandonare questo programma che Pataki aveva tagliato, sebbene avesse dei costi bassissimi perché era basato sul volontariato.
Vi era poi un altro programma, quello per i senzatetto, che ha portato alla creazione


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di diciannove strutture ad essi dedicate in tutto lo Stato di New York. Anche Rutelli e altri rappresentanti del Governo italiano negli anni si sono incontrati con Andrew, con nostro figlio, anche perché lavorava nello staff di Clinton nel programma che si occupa degli alloggi (Andrew è esperto di edilizia abitativa e di alloggi). È un modello molto valido, in cui la famiglia riceve una serie di sussidi sociali per riunificarsi; oppure, se si tratta di una ragazza madre, c'è anche la possibilità di trovarle un'attività lavorativa; viene consigliata addirittura sul modo di vestirsi e di presentarsi, di occuparsi dei bambini. È un programma veramente molto valido.
Dunque mio figlio mi ha detto che avrebbe continuato a prendersi cura dei bambini attraverso il programma Mentoring USA, facendolo rientrare nel programma sugli alloggi per i senzatetto, il cosiddetto HUD (Housing and Urban Development), che è il primo a distribuire alloggi temporanei ai senzatetto.
Mia figlia Maria è sposata con Kenneth Cole, uno stilista, e si occupa della parte «alloggi» di questo settore, denominata Help USA. È un programma molto strutturato, ho portato con me del materiale.
Bisogna, ovviamente, ottimizzare il ricorso a queste persone, a questi mentori volontari, perché il principio del volontariato è molto importante. Abbiamo anche cercato di contattare persone in ambiente universitario, i Carabinieri, la Polizia, perché possono essere mentori volontari fantastici. I poliziotti dicono ai ragazzi di volerli conoscere e aiutare prima, senza aspettare il momento in cui saranno costretti ad arrestarli, e i ragazzi adorano questo tipo di mentori.
Questi volontari si riuniscono la sera, e iniziano un percorso di formazione in questi club B.R.A.V.E. (Bias Related Anti-Violence Education) contro la violenza. Noi cerchiamo di assicurarci che questi mentori non nutrano pregiudizi, perché i giovani capiscono subito se l'adulto che hanno di fronte a loro ha dei pregiudizi. Bisogna veramente stare attenti ad evitarli, perché i ragazzi poi copiano quello che avviene a casa, a scuola replicano i modelli comportamentali della famiglia e, da insegnante, me ne sono resa conto. Quindi noi cerchiamo di filtrare e di verificare bene le attitudini dei mentori volontari.
Io stessa mi sono esposta al percorso di formazione del programma B.R.A.V.E., si ripercorre la propria vita; lo so perché anch'io sono stata mentore diverse volte. Si è incoraggiati a riflettere: ti viene chiesto se da piccolo ti sia mai sentito intimidito o a disagio. A me è successo, da giovane. Ti fanno ripercorrere le tue esperienze e ti fanno rendere conto di quanto siano state dolorose: in tal modo il giovane è più propenso a confidarsi col mentore, col quale si instaura un forte legame di empatia.
Noi non abbiamo potuto frequentare l'asilo perché, addirittura, i nostri genitori non riuscivano neanche a compilare le domande di ammissione. Allora non c'era nessuno che ti aiutasse. Il preside disse a mia madre di andare a casa e tornare una volta imparato l'inglese. Pertanto, la mia generazione - anche mio marito - non è andata all'asilo. Abbiamo iniziato con la prima elementare, ma non c'era alcuna forma di aiuto. Abbiamo parlato con tante persone della nostra generazione, e tutti abbiamo in comune questa esperienza. La prima elementare è obbligatoria, per fortuna, altrimenti non saremmo mai andati a scuola. Questo ci fa riflettere. Ovviamente, quando è successo a me, io ero molto triste, mia madre ha pianto per tutta la strada del ritorno a casa. E non me lo dimenticherò mai.
Ho scritto un libro - dovrei decidermi, una volta, a portare i libri - per far capire alla gente quanto sia bello avere un mentore; ho raccolto le testimonianze di ottanta persone famose, Hillary Clinton ha scritto l'introduzione ed io ho scritto la prima parte. Tra le ottanta persone che ho incontrato - sul retro del libro ci sono alcune foto, tra cui quella di mio marito - ci sono Harry Belafonte, Tony Bennett, Gerry Ferraro, John McCain, Cristopher Reeve, e via dicendo.
L'idea mi è stata data da mia figlia, perché tutti hanno bisogno di un mentore.


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Lei mi ha suggerito di chiedere a queste persone famose chi è stato il loro mentore quando ancora non erano personaggi noti e chi le ha aiutate a diventare famose. Ognuno di loro ha storie bellissime. Anche la storia di McCain è bellissima. Leggendo questo libro riuscirete sicuramente a conoscerlo meglio. Spero che un libro del genere venga scritto e pubblicato anche in Italia. Mi rivolgo a tutte queste belle signore: le vostre storie dovrebbero essere pubblicate in un libro.
Abbiamo detto, quindi, che è necessaria una buona formazione, una selezione dei mentori e il concetto fondamentale di B.R.A.V.E.: evitare la violenza, la criminalità e i pregiudizi, la violenza legata a pregiudizi.
Sono cose che purtroppo succedono; magari non si capisce un'altra cultura, non si capisce «l'altro»: se questi ragazzi a casa non ricevono gli strumenti necessari per decodificare la realtà, non la capiscono e hanno paura, perché molti di questi bambini non conoscono neppure se stessi, non sanno da dove vengono, non sono orgogliosi del loro retaggio, mentre, soprattutto i bambini italiani, dovrebbero esserlo. Spesso non lo sono, vivono una vita piuttosto chiusa, rimangono nei loro quartieri, in tutto il paese e soprattutto a New York City, magari non vanno neppure a Manhattan, vivono nel Queens o a Brooklyn e non conoscono Manhattan.
In breve, noi cerchiamo di garantire che i bambini sappiano chi sono, che abbiano coscienza di se stessi, grazie proprio all'intervento del mentore. I mentori, poi, lavorano anche con i genitori, entrano a contatto con la cultura di questa famiglia e i bambini ne acquistano consapevolezza, imparano ad avere l'autostima di cui hanno bisogno, diventano orgogliosi della propria cultura e possono capire sia le persone che appartengono ad una cultura differente, sia il motivo per cui queste possono esserne orgogliose. Questa formazione, che è bellissima, è una caratteristica peculiare del nostro programma; non ce ne sono altri così, né nel mio Paese, né in altri posti che io conosca.
Quando utilizziamo la figura del mentore - e penso che il dottor Vito Giacalone su questo prenderà la parola, perché è uno straordinario psicologo - cerchiamo di andare veramente fino in fondo e di aiutare questi bambini attraverso mentori informati; ci occupiamo della loro formazione, della loro alimentazione, perché se sono troppo magri diventano anoressici, o a volte sono bulimici; li aiutiamo nell'alfabetizzazione finanziaria, utilizzando anche informazioni e materiale di Citibank e Nasdaq, organizzazione che contribuisce con mentori volontari a questo fine. Soprattutto i lavoratori di Nasdaq sono bravissimi, e ogni anno abbiamo molte organizzazioni che ci aiutano.
Poi c'è la questione del bullismo, che sappiamo essere un problema anche in Italia. Il mentore e la formazione servono veramente a far fronte a tutti questi problemi.
Il programma funziona, non sussiste alcun dubbio, abbiamo anche una verifica sulla responsabilizzazione delle varie persone; verifichiamo che i ragazzi effettivamente arrivino al diploma e vadano all'università. I mentori possono rimanere con i ragazzi finché vogliono, anno dopo anno, anche solo una o due ore alla settimana; organizziamo dei seminari in cui ci si occupa di alfabetizzazione finanziaria e nutrizionale. È un'esperienza che arricchisce. Non è uno scherzo, è qualcosa di veramente molto serio, di cui siamo molto orgogliosi.
Dal 1985 mi occupo di questo, insieme a mio marito. L'associazione italiana ha dieci anni di vita, e nel fine settimana arriverà anche mio marito per celebrare questa iniziativa. Siamo molto orgogliosi dei risultati raggiunti in tutta Italia.

SERGIO CUOMO, Presidente della Mentoring USA/Italia - ONLUS. Molti ragazzi hanno beneficiato del metodo one-to-one di Matilda Raffa Cuomo; ciò significa che ottomila volontari sono stati abbinati a ragazzi a rischio dispersione scolastica. È bello considerare che la triplicazione del numero di volontari significa che c'è stata molta partecipazione da parte della comunità,


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dalla quale noi reclutiamo mentori. In questi dieci anni abbiamo stretto un partenariato di grande spessore, perché questo progetto è partito, in Italia, grazie all'input del CNR, che ha finanziato un percorso di sperimentazione, attivando l'Università «La Sapienza» di Roma e l'Università degli studi di Lecce. I risultati positivi conseguiti ci hanno dato la possibilità di iniziare l'operatività sul territorio nazionale. La prima scuola investita dai progetti Mentoring è stata a Salerno e la seconda a Milano. Attualmente, l'azione si riassume in centinaia di programmi che sono stati implementati dal nord al sud Italia, escludendo alcune regioni quali il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d'Aosta e il Piemonte, dove partiremo da quest'anno. Ciò significa anche che abbiamo avuto la possibilità di stringere un partenariato pubblico e privato notevole. Siamo inoltre presenti in numerose università, dalle quali reclutiamo i mentori.
La maggior parte dei mentori sono studenti di scienze della formazione e scienze dell'educazione, ai quali riconosciamo un credito formativo. Questo è molto importante, perché si completa la sinergia auspicata da Mentoring; la formula giusta è collegare la scuola alla famiglia e alla comunità. Nell'ambito della nostra organizzazione, esistono diverse aree: sviluppo programmi, comunicazione, progettazione; ciò significa che il nostro impegno consiste nel cercare di tessere sempre una rete tra le istituzioni, ottenere l'attenzione necessaria, creare un feeling con le scuole che dovranno poi informarsi sul progetto e adottare il metodo one to one, individuare un coordinatore scolastico nella scuola, il nostro referente sviluppo programmi. Insieme, proprio come una squadra, individuiamo i ragazzi che abbisognano di un intervento educativo, con i quali - questo è importante specificarlo - svolgiamo soprattutto un'attività di prevenzione. Il campanello d'allarme, quindi, per noi è già la noia, l'apatia, la svogliatezza, la mancanza di volontà di restare a scuola.
In questi anni, che ci hanno consentito di essere attenti a tutto il percorso della scuola dell'obbligo, Mentoring ha accumulato una grande esperienza. Siamo l'organizzazione più grande che in Italia si occupa di questo tipo di progetti; la nostra conoscenza molto significativa sul territorio nazionale ci porta a determinare questo risultato. D'altronde, questo ci è servito soprattutto ad evidenziare che la patologia sociale nel nord Italia viene manifestata diversamente rispetto al sud. Una scuola elementare di Palermo sicuramente avverte, all'interno dei propri spazi, una difficoltà e un disagio sociale molto diversi rispetto ad una scuola del nord. Al nord, noi lavoriamo in contesti sociali dove le famiglie non hanno difficoltà economiche: parliamo di Verona, di Como, di Milano. Pochi giorni fa, abbiamo concluso una conferenza stampa con la Fondazione Cariplo, nel corso della quale il presidente Guzzetti ha garantito il sostegno della Fondazione stessa anche per quest'anno. Abbiamo lavorato in dieci scuole e abbiamo mostrato i risultati con l'aiuto dell'Università «La Sapienza», che ha monitorato tutto il percorso e lo ha scientificamente dimostrato; abbiamo raccolto significativi risultati.
Un altro aspetto sicuramente importante è il reclutamento dei mentori, che non provengono solo dalle università. Abbiamo tre progetti: lo strumento del mentore risulta significativo anche per determinati contesti specifici.
Per quanto riguarda la violenza negli stadi, lavoriamo da diversi anni con la Salernitana Calcio - ricordiamo che quattro ragazzi dieci anni fa sono morti durante il ritorno dalla trasferta Salernitana-Piacenza - e con Brescia Calcio. Abbiamo fatto una conferenza stampa con la presidenza della provincia di Brescia e il comune di Brescia - per tre anni la provincia di Brescia, con il presidente Alberto Cavalli, ha sostenuto i nostri progetti - e con i centri di coordinamento Salernitana Clubs. Noi reclutiamo mentori dalla tifoseria «buona», ovvero quella che riesce a trasmettere esempi edificanti di vita.
Il prossimo lunedì presenteremo a palazzo Ferrajoli, in Piazza Colonna, dopo


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dieci anni di mentoring. un protocollo di intesa con il sindacato Consap, della Polizia di Stato. Si tratta di un'esperienza già partita l'anno scorso nella regione Campania e che sta funzionando con le forze dell'ordine: i Carabinieri, le polizie provinciali, il Corpo forestale dello Stato. Il sindacato Consap ha già firmato un protocollo di intesa nazionale, che si tradurrà concretamente nella messa a disposizione di volontari poliziotti, ciascuno dei quali seguirà in qualità di mentore un ragazzo in difficoltà.
Nel nostro impegno, che nella regione Campania è attualmente portato avanti in quartieri difficili come Sanità, ma anche in quartieri «buoni» come il Vomero o a Casal di Principe, dove stiamo lavorando da qualche anno, abbiamo incontrato difficoltà nel trovare mentori. In questi territori per noi c'è anche una difficoltà a reclutare volontari. Il sindacato Consap si è reso disponibile fin da subito e contiamo, entro la fine di quest'anno scolastico, di avviare a pieno ritmo progetti anche in quelle zone così difficili.
Questo si traduce nella capacità dello strumento del mentore di offrire garanzie, perché tutto ciò si svolge all'interno delle scuole, in ore extrascolastiche. Noi siamo presenti almeno due ore la settimana, con incontri organizzati con le famiglie, con i volontari e con i ragazzi, per capire come far funzionare di volta in volta l'intervento.
Stamattina abbiamo presentato al Ministro Sacconi una nuova missione di mentoring, che in America è attiva già da tre anni, per combattere e prevenire l'obesità giovanile, il sovrappeso, che sappiamo essere un problema grave, soprattutto in questi anni particolari per i ragazzi.

GABRIELLA CARLUCCI. Suggerirei anche droga e alcol. Sarebbe opportuno instaurare una collaborazione con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanardi, che si occupa proprio di problemi anti-droga; hanno un progetto meraviglioso che vogliono portare nelle scuole, e potrebbero farlo con la vostra collaborazione, attraverso i vostri mentori che sono già presenti nelle scuole. Il Dipartimento anti-droga, oltre a questo progetto meraviglioso, dispone anche degli strumenti per attuarlo; hanno delle slide molto chiare che evidenziano i danni prodotti dalle droghe al cervello e al resto del corpo e i danni dell'alcol, e spiegano come un metabolismo immaturo non sia in grado di assorbire l'alcol. Vi proporrei quindi questo collegamento con il Dipartimento delle politiche anti-droga.

SERGIO CUOMO, Presidente della Mentoring USA/Italia - ONLUS. Incontreremo il sottosegretario proprio lunedì prossimo. Raccogliamo questo input, che cercheremo di sviluppare prossimamente.
Concludo dicendo che questo diventa uno strumento importante; per noi risulta ancor più significativo, e cerchiamo di potenziarlo anche attraverso il collegamento col privato.
Diverse sono le Fondazioni, tra le più grandi, che ci sono state vicine in questi anni: la Cariplo, la Fondazione Vodafone - con la quale da tre anni portiamo avanti un progetto nella regione Campania, con la collaborazione dell'Ufficio scolastico regionale -, il Monte dei Paschi di Siena, la Fondazione per il Sud; Mentoring risulta essere la prima organizzazione che si è aggiudicata un consistente impegno economico per l'educazione alla legalità. Noi lo facciamo in modo concreto, i nostri mentori poliziotti non offrono una semplice testimonianza, bensì ciascun poliziotto affianca, in un rapporto uno a uno, il ragazzo, il mentee.

MATILDA RAFFA CUOMO, Presidente onorario della Mentoring USA/Italia - ONLUS. La cosa più bella del nostro programma è che funziona bene, poiché si basa proprio sull'idea del volontariato. C'è un finanziamento, ma poi il programma parte e procede da solo. Dopo che è stata effettuata la formazione, il programma viene lanciato e piace a tutti. Poi si sviluppa da solo, attraverso la struttura, la scuola, il preside, che magari assegna un docente con funzione di supervisore, che viene formato dai nostri mentori. Ciascuno sa ciò che deve fare, non è uno scherzo, ma una cosa molto seria:


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stiamo lavorando con dei bambini, quindi bisogna stare bene attenti.
Non abbiamo mai avuto problemi con nessun mentore, sebbene si tratti di un rapporto ovviamente delicato. A volte, mentore e ragazzo arrivano a somigliarsi. Ad esempio, se c'è un bambino che ha bisogno di un supporto in matematica, si cerca un ingegnere, un esperto in quel campo, quindi c'è anche modo di abbinare il mentore con il giovane. Ma sono i mentori che decidono sul programma da seguire, perché è così che facciamo anche da noi. Questo progetto è anche molto efficace per il Governo, dal punto di vista del bilancio.
Quindi, cercate di far lanciare questi programmi, che sono veramente capillari, in modo tale da raggiungere tutti i bambini che hanno bisogno d'aiuto, indipendentemente da dove essi si trovino. Se c'è una cosa che veramente mi fa soffrire, è l'insoddisfazione di vedere che c'è un bambino che avrebbe bisogno di un mentore, ma che non ha la possibilità di essere sostenuto. E questo è vergognoso.
Io andrò a Washington per parlare con il nuovo presidente, Obama, e sono sicura che lui vorrà dare un sostegno al programma di Mentoring in tutti gli Stati Uniti, così come ha fatto mio marito per lo Stato di New York. È necessaria un'iniziativa, un po' di leadership, non basta il Consiglio per l'infanzia e le famiglie.
Si lavora insieme ed è in questo modo che mio marito ha portato avanti il programma Child Health Plus. Bush padre ha chiamato mio marito a Washington ed ha diffuso in tutto il Paese questo programma sulla sanità infantile; ogni bambino che si ammala ora ha l'assicurazione sanitaria, perché negli Stati Uniti non abbiamo l'assistenza sanitaria; Obama ci proverà ma, secondo mio marito, almeno per i bambini non ci sono scuse: dobbiamo trovare i finanziamenti. Il programma Child Health Plus, nato nello Stato di New York, è stato poi diffuso e ha avuto un riconoscimento da Bush padre.
Quando si riesce a lavorare in sinergia, in una partnership, come avete detto voi, le cose funzionano nelle famiglie, nella scuola e nella collettività sul territorio, perché sono questi i pilastri che danno forza al fanciullo. Se uno di questi pilastri è debole, il fanciullo entra in sofferenza. Pertanto, bisogna costituire una équipe e, d'altra parte, voi stessi fate parte della comunità, perché il Governo è al servizio della gente, e per questo governare è bello, come dice mio marito.

PRESIDENTE. Considero importantissima l'audizione della signora Cuomo, perché la nostra Commissione si sta occupando anche delle nuove emergenze. In Italia abbiamo l'emergenza dei minori stranieri non accompagnati. Siamo andati, peraltro, a visitare Lampedusa, dove c'è un centro di prima accoglienza dal quale, poi, i bambini vengono mandati nelle case-famiglia. Penso che quando un bambino entra in Italia, diventa automaticamente un nostro figlio.
Credo che, oltre all'emergenza legata al disagio di bambini che, alcune volte, non hanno neanche una famiglia, abbiamo anche la difficoltà di avere dei mentori soprattutto in quelle zone realmente a rischio, caratterizzate da un'altissima evasione scolastica e dove non esiste alcun tipo di tutela e difesa di questi bambini che, spesso, vengono reclutati dalla criminalità organizzata. Il mentoring costituirebbe un'ottima barriera alla criminalità e un modo per seguire questi bambini.
Vi sono anche altri problemi che la Commissione sta affrontando. Oggi abbiamo audito, ad esempio, la Società Italiana di Pediatria, i cui rappresentanti ci spiegavano quanto sia deleteria, alcune volte, la televisione, per i messaggi che trasmette. Si parlava dell'obesità: in Italia, nelle fasce orarie riservate ai ragazzi vengono trasmessi 36 mila spot pubblicitari; inoltre, quando si guarda la televisione spesso si comincia a mangiare, per un riflesso condizionato.
Oltre a questo, come dicevo prima, dobbiamo affrontare anche l'emergenza dei minori che vengono in Italia e che non hanno una famiglia alle spalle, che forse non l'avranno mai più, e che spariscono, sostanzialmente. Noi ce ne stiamo occupando. Credo che, anche da questo punto


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di vista, il mentoring potrebbe costituire un passo in avanti e potrebbe essere utile a tutti perché l'integrazione di un bambino, di un minore, è importante per la nostra società. Il mentoring può aiutare tutti, non solamente il bambino italiano, ma anche il bambino straniero che arriva in Italia e che potrebbe entrare nel circuito della criminalità o essere oggetto di abusi, violenza o qualsiasi altra cosa. Pertanto, anche su questo tema noi cerchiamo, in Commissione, di trovare soluzioni o anche appoggi come, ad esempio, la vostra iniziativa, per seguire i minori non attraverso le forze dell'ordine - perché non può essere fatto, un minore non può essere trattenuto né sorvegliato - bensì tracciando i loro movimenti e offrendo la possibilità di una integrazione.
Questa attività non riguarda solo i bambini italiani ma tutti i bambini che sono in difficoltà. Mi ritrovo precisamente nelle parole della signora Cuomo, quando ci parlava dell'esigenza di non avere pregiudizi. Per affrontare la grande emergenza che stiamo vivendo in Italia, potremmo estendere il progetto del mentoring ai bambini immigrati. Questa potrebbe essere una grande soluzione, perché noi stiamo pensando a progetti di legge, ma è un percorso estremamente complicato; invece, il vostro metodo non è invasivo e attua un'integrazione e un'assistenza che possano veramente favorire sia una sorveglianza soft dei bambini attraverso un mentore, sia quell'integrazione che è utile per tutti, per la nostra comunità e per un'Italia che cresce e che deve affrontare emergenze di tutti i tipi.
Purtroppo nella vita dei nostri ragazzi sono molto presenti Internet, la televisione e altri mezzi di comunicazione ad essi collegati e che noi genitori, francamente, non riusciamo a fronteggiare. Ne parlavo con l'onorevole Carlucci: io ho tre figli, di cui una di tredici anni, e non riesco neanche a leggere Messenger, perché risulta di difficile comprensione. Serve, quindi, tutela anche riguardo ai nuovi mezzi di comunicazione utilizzati dai bambini, magari chiusi dentro una stanza senza che i genitori sappiano quello che fanno. Il disagio giovanile non si esprime solo con un atteggiamento di noia, ma è qualcosa che cova dentro. Occorre aiutare il genitore a far emergere questa nuova realtà, ovvero il fatto che un bambino lasciato praticamente solo in mezzo alla giungla di Internet può anche essere aggredito, perché Internet è anche questo (pur senza volerlo criminalizzare).
Il 20 novembre prossimo celebreremo la Giornata nazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e, proprio per affrontare la questione dell'immigrazione di minori, che non è più un'emergenza ma una quotidianità, l'abbiamo intitolata all'integrazione del minore straniero - ma io direi del bambino straniero in Italia, perché il termine «minore» non mi piace molto.
Credo che sarebbe utile fare dei collegamenti, non solo con il sottosegretario Giovanardi per il problema delle droghe. Purtroppo al giorno d'oggi esistono anche dei file che possono essere scaricati da Internet e che contengono dei suoni che sarebbero in grado di provocare sintomi simili a quelli causati dall'assunzione di certe droghe. Ossia, ti droghi senza drogarti. Ormai sui giovani, sui ragazzi, fanno di tutto.
Vanno benissimo, quindi, le battaglie contro il fumo, l'alcol e la droga, ma sarebbe utilissimo con voi anche uno scambio - e se ne può far carico certamente la nostra Commissione - riguardo alla problematica dell'universo dei minori stranieri che vengono in Italia. Il mentoring può dare un apporto ulteriore su questa nuova frontiera del dolore subìto dai bambini, che ho visto arrivare a Lampedusa stravolti da abusi e che, una volta giunti in Italia, entrano in un circuito di violenza.
La ringrazio molto e spero in una collaborazione fattiva, non solo istituzionale, anche con il Governo.

ANNA MARIA SERAFINI. Ringrazio per questa opportunità che ci avete dato. Purtroppo, tra poco avranno luogo votazioni in Aula, sia alla Camera, sia al Senato, ma volevamo essere presenti proprio per sottolineare l'importanza del vostro lavoro, e del suo in particolare.


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Condivido la proposta avanzata dal presidente. In effetti, i bambini più svantaggiati hanno bisogno di un sostegno particolare. Penso che - ne parlavo con l'onorevole Zampa - la presidente potrebbe anche fare un comunicato, a nome dei colleghi presenti, in cui si afferma che sosteniamo il mentoring. Potrebbe essere una cosa utile.

SERGIO CUOMO, Presidente della Mentoring USA/Italia - ONLUS. Vorremmo esprimere un nostro desiderio. Quando Mario Cuomo ha lasciato il governo dello Stato di New York, ci siamo un po' dispiaciuti di non aver pensato ad una legge che potesse offrire continuità alle azioni poste in essere. Dopo dieci anni di attività possiamo in qualsiasi momento approfondire tutti i percorsi relazionati - perché il nostro fiore all'occhiello è la documentazione, sono le relazioni dei dirigenti e dei coordinatori - e dimostrare a tutti, concretamente, il lavoro che è stato fatto. Il nostro desiderio è cercare di superare le difficoltà di chi opera in questo settore. Siamo reduci da alcune visite, che si concluderanno lunedì prossimo. Veniamo dalla Spagna - quest'anno si è chiuso il Mentoring España -, dove abbiamo già avuto degli incontri al vertice con il Governo spagnolo.
La difficoltà di dare continuità alle attività poste in essere è connessa al frequente cambiamento di interlocutori, perché cambia una giunta, un assessore o anche un Governo. Potrei citare delle città, in Sicilia, dove non abbiamo quasi progetti. Abbiamo iniziato un lavoro con il Banco di Sicilia grazie agli input e ai contatti che siamo riusciti ad ottenere, ma poi ci siamo fermati. Dobbiamo realmente preoccuparci di questo, perché la difficoltà che possiamo incontrare è quella di vedere vanificato il lavoro che è stato realizzato. Non si tratta di un lavoro che riguarda la singola scuola, bensì tutta l'attenzione al progetto: reclutare i volontari, formarli, coinvolgere le famiglie, dedicare il tempo alla scuola e riceverlo. Il rischio è che dopo un anno - anche se un anno di attività significa già tanto - il lavoro si interrompa.
Desideriamo lanciare un appello: gradiremmo una proposta di legge, magari verificando i percorsi tra America e Italia attraverso un convegno tra i due Paesi che ci mostri, ad esempio, come si opera in America sul tema dell'educazione riguardo all'esperienza di mentoring. Questo è un nostro forte desiderio; ci rendiamo conto che stiamo quasi elemosinando - concedeteci il termine -, ma sappiamo quanto sia difficile, a volte, mettersi in contatto per avere un appuntamento e quanto tempo trascorre dalla richiesta all'incontro. Il problema è proprio questo: rischiamo, a volte, di «perdere pezzi» ad ogni anno scolastico, e questa è una difficoltà per i ragazzi.

PRESIDENTE. Noi ci occupiamo di molte questioni, tutte gravitanti sull'infanzia, intesa come periodo che va da zero a diciotto anni. Dopo la Giornata dell'infanzia, che sta concentrando la nostra attenzione, per essere operativi potremmo organizzare un evento. Voi, però, dovreste indicare una persona che collabori per la parte organizzativa dell'evento, ma che possa anche lavorare con la nostra Commissione. Sebbene la Commissione non possa legiferare, sul tema dell'infanzia per fortuna c'è sostanzialmente un'unica visione trasversale; quindi potremmo trovare una convergenza e presentare una proposta di legge - identica alla Camera e al Senato, opposizione e maggioranza - con l'aiuto di una persona esperta, perché nessuno di noi è onnisciente. Faremmo in questo modo una sorta di pubblicità al mentoring. Si potrebbero anche associare mentoring e comunicazione, dal momento che il mentoring ci aiuta ad affrontare alcuni problemi dei quali tratteremo nell'indagine conoscitiva.

SERGIO CUOMO, Presidente della Mentoring USA/Italia - ONLUS. La ringrazio per questo avvio, perché noi abbiamo uno staff di professionisti esperti come il dottor Giacalone, che segue i progetti in Italia da circa dieci anni; quindi, possiamo mettere a disposizione il know-how e anche expertise, che si traduce poi in fatti concreti.

MATILDA RAFFA CUOMO, Presidente onorario della Mentoring USA/Italia -


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ONLUS. Devo dire che mio marito si è molto pentito di non aver inserito tutto questo in una legge, perché si è accorto che sarebbe necessaria anche negli Stati Uniti, per il bene di tutti i ragazzi.
Anch'io mi sono data da fare, ma purtroppo non ho avuto il sostegno del Governo. Tuttavia, adesso andrò da Obama e gli dirò che il mentoring è ciò di cui mi sono occupata per tutta la vita, anche con mio marito, e sono sicura che gli piacerà perché siamo presenti dappertutto: a Los Angeles, San Diego, Seattle, Washington, nel Kentucky, a Houston, in Texas, in New Jersey. Abbiamo ancora moltissimo da fare. Di questo problema abbiamo parlato all'onorevole Serafini e vorrei avere delle donne come lei che organizzassero un convegno sul tema. Nel mio Paese è già pronto un convegno, lo vogliamo fare. Potreste partecipare, sarebbe magnifico.

SERGIO CUOMO, Presidente della Mentoring USA/Italia - ONLUS. Noi abbiamo preparato una nota sul tema «minori e educazione» desideriamo lasciarla a vostra disposizione.

VITO GIACALONE, Rappresentante della Mentoring USA/Italia - ONLUS. Il nostro intervento riguarda prevalentemente l'emergenza educativa. Ci siamo resi conto che la problematica legata ai mezzi di comunicazione è un vero problema, perché i ragazzi attraverso la televisione imparano la sessualità, il modo di relazionarsi e di comunicare con altri, i linguaggi fortemente distruttivi della comunicazione. Durante le attività di mentoring abbiamo creato dei focus group e dei circle time focalizzati soprattutto su questi aspetti: un esempio di comunicazione positiva - un documentario - e un esempio di comunicazione distruttiva - i talk show, dove esistono due parti contrapposte che esprimono opinioni diverse, come se i contenuti di una comunicazione potessero ridursi soltanto a due aspetti.
Questo tipo di lavoro che cosa ha prodotto? Da una parte abbiamo lavorato in una dimensione di gruppo; dall'altra, abbiamo lavorato sul piano personale, e i ragazzi ci hanno confidato che cosa fanno a casa, nelle loro stanze, quando ascoltano l'iPod; che cosa pensano, che tipo di libertà hanno in relazione alla sessualità, se immaginano qualcosa di estremamente particolare o, se vogliamo, di fortemente distruttivo. I ragazzi vedono che in televisione è possibile che ci siano persone che seguono questo tipo di percorso, e si sentono autorizzati a compierlo anch'essi. Pertanto, occorre assolutamente un controllo nell'uso della televisione, anche in termini di tempo. Stiamo lavorando con i genitori, facendo in modo che educhino i loro figli, soprattutto i bambini della scuola primaria, sui tempi relativi alla fruizione della televisione.
Veniamo anche al discorso dell'obesità: quante sostanze nocive al metabolismo sono contenute nelle confezioni di alimenti! Il problema non riguarda solamente la brioche, ma l'alimentazione estremamente pigra dei ragazzi mentre guardano la tv.
È come se la tv autorizzasse i ragazzi a dire: «Quello che io penso si può fare». I limiti con cui io stesso sono stato educato non esistono più.

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16.

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