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Seduta del 21/12/2011


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Audizione del presidente e amministratore delegato dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, dottor Maurizio Prato.

(Svolgimento, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento e conclusione).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente e amministratore delegato dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, dottor Maurizio Prato. Sono presenti il dottor Alessandro De Paolis, direttore pianificazione e business development, e il dottor Vincenzo Fortunato, responsabile del progetto CIE per l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato.
Cedo la parola al dottor Prato, con riserva per me e per i colleghi di rivolgergli, al termine del suo intervento, eventuali domande e di formulare talune osservazioni.

MAURIZIO PRATO, presidente e amministratore delegato dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. In previsione dell'audizione fissata per il 14 scorso, ho inviato il testo del mio intervento, che credo sia a disposizione della Commissione. Mi limiterei a svolgerne una sintesi.
Credo che il documento rechi in termini obiettivi la storia di quanto accaduto, anche a livello internazionale e si focalizza sull'ultimo atto di indirizzo del luglio 2011, evidenziando una serie di aspetti e di problematiche, ad adiuvandum, nell'ottica di un loro possibile superamento. Sono da tre mesi al Poligrafico e ho avuto modo di apprezzarne la struttura, anche se, come accennavo al Presidente, mi ha colpito e tuttora mi colpisce un'attività più o meno immanente di denigrazione trasversale di una serie di attività del Poligrafico. Per mia cultura - vado un po' fuori tema, ma sarò brevissimo - mi sono fatto una sorta di track record dell'evoluzione negli ultimi dieci anni del Poligrafico che tra l'altro, ha visto una serie di cambi di vertice mediamente ogni paio d'anni - adesso vige la formula secondo cui i vertici delle aziende si cambiano con una norma, cosa che non contesto, ma che ritengo piuttosto anomala nell'ambito del diritto societario.
Nel documento è descritto l'andamento della produzione dal 1997, del risultato di bilancio, del costo del lavoro e della produzione pro capite ragguagliata al volume della produzione, rimasto sostanzialmente stabile in questi dodici anni, mediamente poco sopra i 400 milioni di euro, salvo un picco nel 2001 che deriva dall'introduzione dell'euro, e quindi dalla massa di produzione della Zecca dello Stato. Il risultato netto passa da un risultato negativo, nel 1997, di 317 milioni di euro, con un'incidenza dell'80 per cento sul volume della produzione, a un risultato che si normalizza, negli anni dal 2001, intorno ai 40 milioni di euro. Il 2011 registra un dato


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intorno ai 42 milioni di euro; il 2010 ha avuto una punta ancora superiore per lo svolgimento di una serie di attività straordinarie. Il costo del lavoro è passato dai 245 milioni di euro del 1997 ai 92 del 2011. Il numero dei dipendenti è passato da 5.370 addetti del 1997 a 1.739 del 2011. Il valore della produzione per dipendente va da 75.000 euro del 1997 a 244.000 euro del 2011. La chiave di lettura, ovviamente, è duplice: o c'è stata una performance eccezionale del Poligrafico in termini di produttività e di efficienza, oppure prima c'era una situazione di totale inefficienza e improduttività. Probabilmente è vera la seconda ipotesi, ma questo è stato il percorso e, avendone preso atto in prima persona, ne ho dato atto anche alle organizzazioni sindacali. Diminuire infatti di circa due terzi una struttura con stabilimenti produttivi non è cosa che si vede di solito in Italia e non mi pare ci siano state nel tempo particolari sollevazioni di natura sindacale. Il sindacato è sempre molto effervescente all'interno del Poligrafico, ma per motivi vari e che rappresentano la normalità. Si trattava di un cenno che ritenevo di fare.
Per il resto, non voglio parlare da esterno perché sono il presidente, e quindi oggi sono responsabile dell'azienda, ma ho proceduto anch'io a una rilettura di tipo storico, sul perché - entrando nel merito della carta d'identità elettronica - dopo dieci anni siamo sostanzialmente al punto di partenza e in una fase che definirei ancora oggi di stallo. A mio avviso, il lungo e ondivago iter che ha contrassegnato la carta d'identità elettronica si traduce, purtroppo, in una storia di inefficienza collettiva di sistema. Si è trattato di un iter abbastanza travagliato, partito con la sperimentazione della carta di identità elettronica in circa 150-160 comuni in prevalenza del nord Italia, ma non solo, non ancora con quelle caratteristiche che nell'ipotesi di nuovo progetto erano in termini di sicurezza, di anticontraffazione e così via. Si tratta peraltro di un documento tuttora prodotto e sul quale molti comuni hanno anche inserito una serie di servizi a valore aggiunto.
Il Poligrafico svolge un'attività di procurement in quanto acquisisce il documento in policarbonato e procede a una serie di assemblaggi. La personalizzazione dei documenti avviene a livello periferico da parte di ciascun comune che aggiunge quello che ritiene opportuno.
Dopo questa sperimentazione, nel 2005, se non ricordo male, si è partiti con l'idea di identificare il soggetto di coordinamento di sistema di tutta la produzione della carta d'identità elettronica con una società di secondo livello, il cui assetto azionario è stato costituito, oltre che dal Poligrafico, dalle Poste, dalla Selex, società controllata da Finmeccanica, e da due altri partner, Livolsi ed EDS, con una selezione a suo tempo effettuata intuitu personae, a quanto risulta, ossia non seguendo una procedura di gara a evidenza pubblica. In effetti, dopo circa un anno e mezzo questa società è stata, in relazione anche a diversi orientamenti di governo, fissata prima che di fatto partisse o desse avvio a qualcosa, salvo pendenze con la società di Finmeccanica. Come riportato nella nota, c'è stata una recente pronuncia del tribunale ordinario di Roma, che ha respinto tutte le pretese avanzate da Selex - non conosciamo il seguito - e ha rimesso sostanzialmente anche se con una contraddizione di termini, in bonis lo status liquidatorio della società che era stata costituita perché le prime istanze del giudice amministrativo, sempre su richiesta della Selex, avevano sospeso e annullato la delibera di messa in liquidazione della società. Con questa sentenza del tribunale rivive di fatto ex tunc la validità della messa in liquidazione, per cui adesso il liquidatore sta portando avanti le proprie attività.
In seguito a questo tentativo, il Poligrafico ritenne di partire in modo autonomo con una procedura interna con lo scopo di realizzare il progetto attraverso un bando ad evidenza pubblica: anche questo fu bloccato in sede di giustizia amministrativa a fronte dei ricorsi presentati da Selex. Nel 2009 è stato emanato un atto di indirizzo che ha riconfermato in capo al Poligrafico le privative affidate per


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legge da varie norme in termini di soggetto responsabile di tutta la produzione delle carte valori. Nello stesso anno, a seguito di questo atto di indirizzo, ci fu un cambio di vertice. Quest'atto di indirizzo non ha trovato attuazione e dopo il decreto-legge del luglio 2011 è stato emanato un altro atto di indirizzo, anche in questo caso con una caducazione dei vertici, che è tra i motivi per cui mi trovo in questa sede.
Parlavo di una storia di inefficienza di sistema perché qualcosa non ha quadrato. Il Poligrafico può avere le sue responsabilità ma credo che nel contesto globale forse siano le minori perché ci sono stati cambi di indirizzo di governo e, di fatto, è mancata una volontà concreta di finalizzazione e di messa a punto del progetto che il Poligrafico ha comunque portato avanti per proprio conto, soprattutto in base al precedente atto di indirizzo, poi aggiornato. Nella nota c'è anche l'ordine di grandezza dei possibili investimenti e costi dell'attività di produzione e di gestione sia che si svolga direttamente sia che si svolga, così come precisato non nella norma ma nell'atto di indirizzo del luglio 2011, attraverso una newco insieme a SOGEI, prevedendo che in questa newco sia SOGEI sia il Poligrafico apportino le relative risorse.
Parliamo, quindi, di una struttura in house di secondo livello, sulla quale c'è una serie di attenzioni da portare, come pure indichiamo nella nota. Pur essendo, infatti, una società in house di secondo livello, ammessa in linea di principio anche dall'Unione europea, devono essere ben focalizzati sul piano statutario e comportamentale-gestionale una serie di aspetti per evitare che possano esserci delle digressioni. Mettiamo in particolare evidenza due aspetti, sempre nella premessa che il Poligrafico farà e cercherà di fare al meglio quello che sarà deciso dalle autorità di governo, in particolare dal Ministero dell'economia e dal Ministero dell'interno, per legge individuato come responsabile per l'attuazione e per la gestione del progetto.
Due piccoli aspetti, non preclusivi ma che vanno ben definiti, riguardano la possibilità di apporto da parte del Poligrafico di un ramo d'azienda. Il Poligrafico non ha un ramo d'azienda e non è identificabile un ramo di azienda relativo alla produzione della carta d'identità elettronica. Il Poligrafico produce cioè una serie di documenti di sicurezza e mi riferisco, in particolare, a quelli con caratteristiche molto simili a quelle previste per la carta d'identità elettronica, ossia il passaporto e il permesso di soggiorno elettronici. Questi documenti sono prodotti attraverso macchinari multifunzione, non c'è un macchinario che produce solo passaporto e permesso di soggiorno elettronici e gli stessi macchinari realizzerebbero la carta d'identità elettronica. Di conseguenza, anche il personale è multifunzione, per cui è estremamente difficile identificare un ramo d'azienda da destinare. Forse può essere più semplice per SOGEI, ma non ne conosco la strutturazione, anche se, da contatti con l'amministratore delegato, so che a loro avviso sono in grado di definire un ramo d'azienda da apportare. Questo non implica alcuna preclusione. Il Poligrafico può, se sarà questa la linea confermata, partecipare in termini di apporto con risorse finanziarie e con alcune macchine che possono risultare esuberanti e confluire nella newco. Se si proseguirà su questa strada, questo sarà sicuramente possibile.
L'altro aspetto di rilievo sta tuttavia nel fatto che il decreto-legge 70 ha sancito la gratuità del documento per il cittadino, innovando rispetto a tutta la normativa precedente e ha altresì stabilito che non deve esserci nessun aggravio di costo per le finanze pubbliche. Francamente, non sono riuscito a capire dove si possano reperire i fondi per produrre: si parla di utilizzare tutti quelli oggi già destinati. Per quanto riguarda il Poligrafico, i fondi destinati sono pochissimi. Oggi produce infatti ancora la carta d'identità cartacea, mi pare con un corrispettivo di 0,40 euro, per cui credo che il totale non arrivi al milione di euro l'anno. Per quanto riguarda le carte sperimentali, siamo forse su livelli di 2-3 milioni di euro complessivi di introiti. Non so che tipo di introiti abbia


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SOGEI dall'attività svolta per la tessera sanitaria, ma ho l'impressione che più o meno parliamo delle stesse cifre. Non mi è chiaro, quindi, come si possa finanziarie questo progetto senza ricorrere al pagamento da parte dell'utente finale.
A maggior ragione viene in rilievo il fatto che una società di secondo livello, evidentemente una società di capitali, per azioni o a responsabilità limitata che sia, persegue istituzionalmente un profitto, che può anche essere cost plus, nel senso che non deve necessariamente massimizzarlo, ma deve poter avere il rientro dell'ammortamento degli investimenti e dei costi di gestione e di produzione: non risulta chiaro come questo possa avvenire.
L'idea che personalmente mi sono fatto è che forse sia il momento di porre dei punti fermi. Bisognerebbe a mio avviso definire in modo ultimativo che tipo di documento si vuole effettivamente produrre. C'è un'esigenza di raccordo e di coordinamento anche con la fase sperimentale. Molti comuni e alcune regioni hanno sicuramente speso: ad esempio la regione Lombardia ha focalizzato molto l'attenzione su questo campo e sulla Carta nazionale dei servizi, personalizzando i documenti e aggiungendovi una serie di servizi. È quindi il momento di stabilire se la carta sperimentale vada a morire: ho l'impressione che non sarà recepita tranquillamente e credo sia opportuno un raccordo tra Stato e regioni. Molti documenti vengono in molti casi a sovrapporsi. La Carta nazionale dei servizi è uno di questi: sostituisce, perché la ingloba, la tessera sanitaria in alcune iniziative avviate dalle regioni e dai comuni. La convergenza tra tessera sanitaria e carta di identità elettronica è un'iniziativa originale dello Stato italiano, sicuramente valida, un abbinamento non esiste in nessuno Stato europeo.
Ribadisco che se si vuole ripartire effettivamente nell'ottica di giungere dopo oltre dieci anni a produrre questo documento, occorrerebbe in via preliminare un'attenta ricognizione dei documenti esistenti per pervenire a una definitiva normativa con abrogazione di tutte le norme finora emanate che si sono accavallate nel tempo in tema di carta d'identità elettronica. Bisognerebbe definire una chiara disciplina del nuovo documento, definendo in cosa deve consistere.
Credo sia altrettanto indispensabile riprevedere un costo per il cittadino. Non vedo infatti come possa far carico alla pubblica amministrazione, cosa che non è avvenuta del resto finora e non avviene per la carta sperimentale, pagata dal cittadino 20 euro con l'aggiunta di una piccola differenza da parte dei comuni o delle regioni per i servizi a valore aggiunto inseriti.
L'altro aspetto che potrebbe portare a una notevole riduzione dei costi è quello della centralizzazione e della personalizzazione del documento, come oggi avviene per il permesso di soggiorno elettronico, realizzata completamente dall'officina carte valori del Poligrafico, che riceve dal Ministero dell'interno tutti i dati biometrici rilevati e spedisce alla persona o ai vari commissariati il documento finale che viene consegnato alla persona.
Il Poligrafico, in virtù del ruolo che fino a oggi gli è stato affidato dal contesto normativo in tema di produzione di documenti di sicurezza e assimilati, è pronto per definire e avviare il progetto secondo gli indirizzi che saranno emanati o confermati, o a fornire comunque il proprio contributo alla realizzazione dello stesso. Per parlare chiaro: la decisione è che il driver, l'attore principale debba essere SOGEI? Diciamolo in modo chiaro e il Poligrafico farà tutto quello che deve per fornire il maggior contributo possibile a SOGEI. Lo deve fare un altro? Farà la stessa cosa.

ROSARIO GIORGIO COSTA. Mi scuso, ma dovrò subito recarmi in Commissione. Non potevo non venire, tenuto conto della ghiotta occasione, oltre che per il rispetto per il presidente. Il dottor Prato dà certamente garanzie e assicurazioni di professionalità, esperienza e competenza per l'attuazione di questo grande progetto che da anni ci vede impegnati. Seguiamo e abbiamo seguìto il divenire della grande


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banca dati della SOGEI sin dalla sua fondazione, abbiamo sempre sofferto sul perché quest'azienda di Stato non riuscisse a risolvere i problemi inerenti alla tessera sanitaria, prima, e alla carta d'identità, poi. Abbiamo preso atto delle difficoltà di cui lei, signor presidente, ci ha detto con riferimento all'affidamento della gara, e condividiamo l'ipotesi che il progetto sia affidato a una società a capitale tutto pubblico, partecipata da coloro che già sono interessati alla realizzazione del progetto stesso per fasi singole - già stampano la carta, hanno i dati per poter compilare la stessa - e certamente riteniamo che si vada nella giusta direzione.
Condividiamo anche l'ipotesi che l'eventuale società partecipata possa, come lei giustamente e intuitivamente ha detto, essere partecipata in assenza di un ramo d'azienda da conferire con la sottoscrizione del capitale. Sappiamo anche tutti, ormai, che di gratuito non esiste più niente. Oltretutto, si tratta di un servizio a domanda individuale, sia pure generalizzato, perché lo chiederebbero tutti i cittadini e gratuitamente non è possibile garantire il servizio perché lei stesso ha messo in evidenza come già si paga per il costo del documento e per i diritti. Si pensi pure alla grande utilità che dal documento unificato trarranno, oltre che il cittadino, le famiglie e la pubblica amministrazione, così che ci si renderà conto che ci saranno tali e tante economie che, ammesso che debba esserci il concorso del comune, che può ridurre i diritti di segreteria per il rilascio del documento, indirettamente con l'emissione del documento unificato e del documento elettronico potrà avere notevoli altre economie, poste invisibili, ma che certamente alla lunga possono diventare recuperi.
Siamo, quindi, fiduciosi che la sua esperienza, signor presidente, più volte dimostrata, ci metterà finalmente nelle condizioni di attuare questo progetto di ammodernamento dello Stato, di unificazione. La resistenza opposta alla proposta che avanzammo di passare il servizio in capo alla SOGEI - mi pare che incominciò a farlo la Lombardia - era dovuta a delle gelosie, ognuno voleva realizzare la propria carta sanitaria, voleva l'appalto. Se finalmente abbiamo rimosso queste gelosie perché la realtà ha fatto capire che questa benedetta tessera sanitaria è stata realizzata per lo più da SOGEI e a questo aggiungiamo le vostre finalità del passato e questa prospettiva dell'avvenire, siamo fiduciosi che a breve ci darete la gioia di avere questa carta unica. Vi faccio tanti auguri e mi scuso ancora se sono costretto ad allontanarmi.

GIANPIERO DE TONI. Innanzitutto, ringrazio il presidente Leo per avere voluto e condiviso quest'audizione. Ringrazio il presidente Prato e i suoi collaboratori per quel che ho colto dell'intervento. Mi farò carico di leggere il lavoro che ci ha mandato.
Diversamente dal collega Costa, secondo il quale va tutto bene, siete tutti bravi, e continuerà ad andare tutto bene, penso che questo sia l'esatto contrario di quello che ha detto lei cinque minuti prima. L'amicizia, la bontà, la misericordia sono una cosa, ma noi rappresentiamo il Paese. Sono venuto con una preoccupazione di fondo, e cioè quella di capire se questa importante articolazione dello Stato è in grado di essere efficiente, efficace e rispondere all'obiettivo che la legge le ha posto. Mi spiace che il mio amico presidente Leo mi veda troppo poche volte. Verrei molto volentieri perché, tra l'altro, si tratta di una materia affascinante e importantissima e abbiamo visto nel decreto 201 del governo Monti cosa significhi. Lo dico, in particolare, a lei, che è un precursore di Leo Monacchi Schiavo, come io ricorderò sempre.
Concretamente, presidente, lei ha detto una cosa importante: che vi è, da una parte, una denigrazione trasversale e, dall'altra, la rappresentazione di un'inefficienza di sistema. La sensazione è che - mi pare che emerga dall'audizione, salvo approfondimenti, e ciò sia stigmatizzato - non esista chiarezza rispetto al progetto industriale e alla mission effettiva, se ho capito bene, di questa importante articolazione. Ho da sollevare alcune questioni,


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ma non è indispensabile che riceva ora tutte le risposte. A noi interessa costruire e capire se possiamo essere utili ed eventualmente come. Lei ha richiamato alcune funzioni del Parlamento, laddove si rendono necessarie perché evidentemente la collaborazione è fondamentale. Se il 100 per cento del controllo della vostra realtà è il Ministero dell'economia e delle finanze, è chiaro che attuate quello che vi viene detto.
Indicherei alcuni punti proprio perché, sulla base di queste riflessioni, si possa ridare credibilità e concretezza anche a ciò che accade. Mi pare che abbia appena detto che, ad esempio, rispetto alla realizzazione del progetto della carta d'identità elettronica, non siamo avanti. Anche sotto questo profilo, in questo momento storico in cui la politica ha toccato il fondo, in cui tutto quello che sembra essere di responsabilità politico-istituzionale vive un'incertezza, sarebbe necessario indicare i tempi, stabilire un metodo. Nessuno ha la bacchetta magica, peraltro, mi pare che lei sia da quattro mesi alla presidenza, ma più che quello della presidenza, a me interessa il suo ruolo di amministratore delegato. È lì, infatti, che incide nell'operatività.
Ci risulta, inoltre, che esista ancora un contenzioso in atto con quasi 4.500 dipendenti, secondo quanto ci è stato riportato dal sindacato. Se questo è vero, si tratta di una voragine e anche su questo punto ci piacerebbe sapere con esattezza perché, in quali tempi e che cosa costerebbe. Qui si parla infatti di cifre importanti. Ancora, a che punto siamo rispetto alla stampa della Gazzetta Ufficiale? Ci viene detto che ancora non è stampata entro la mezzanotte, così come previsto dall'articolo 2 del regio decreto 1252 del 1923. Mi piacerebbe anche che alcune notizie fossero smentite e le domande sono poste proprio perché con le vostre risposte si dia chiarezza e fiducia. Un altro tema delicato riguarda i bollini farmaceutici. È stato rilevato un affidamento senza gara per un valore di 27 milioni di euro da parte dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Sotto questo profilo, oltre agli errori commessi, qual è la situazione? A che punto sono i progetti che riguardano la prescrizione medica elettronica, la tessera elettronica di riconoscimento per i dipendenti pubblici, le targhe automobilistiche a radiofrequenza, ma soprattutto - e chiudo in questa prima fase perché mi interessa costruire un progetto insieme, se necessario - il piano strategico che il ministero il 28 luglio 2011 ha posto soprattutto rispetto all'articolo 4 del programma della mission che vi è stata assegnata?
Avrei ancora molte domande, anche più specifiche, ma vengo, per sintetizzare al fatturato. Lei ha asserito che parte da una certa situazione del 1997 e ci ha descritto com'è oggi. Un altro aspetto che rimetto alla sua attenzione riguarda la tipologia del fatturato. C'è il rischio, infatti, di un aiuto di Stato. È un ente pubblico economico che dieci anni fa realizzava l'80 per cento del bilancio producendo servizi totalmente all'ente pubblico e oggi pare che sia tra il 96 e il 98 per cento. Anche sotto questo profilo credo sia utile fare chiarezza: da una parte, è ente pubblico economico, dall'altra però mi pare abbia anche una gestione di diritto societario di tipo privato o privatistico rispetto alla gestione del personale e agli eventuali premi attinenti agli stessi. La mia riflessione è molto semplice. Credo sia necessario, signor presidente e signor amministratore delegato - lo dico soprattutto al presidente Leo - che il 21 dicembre 2011 si prenda atto di un dato concreto, si pongano dei paletti, si faccia il punto della situazione e, se possibile, avere una successiva audizione non tanto per porre più domande, ma per capire se e in che misura ricostituire e ridare a questa importante realtà la fiducia e la navigazione in mare aperto di cui ha bisogno.

LUCIO ALESSIO D'UBALDO. Io sono un po' più pessimista ricordando lo stato dell'esposizione in Aula quando abbiamo affrontato certi argomenti con il decreto 70. Trovo un'evidente distorsione riproposta nel vostro paper, ossia il fatto che si sia detto nella legge che quest'operazione è senza costo per il cittadino. Si presume


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senza costo per i comuni perché altrimenti, avendo affrontato in quella circostanza la manovra anche sulla finanza locale, avremmo dovuto dire che era presente anche questa aggiunta di costo. Chi sopporta questo costo? Il Poligrafico ci fa sapere con questa nota che non è ipotizzabile che sia posta a carico del bilancio attuale del Poligrafico. È evidente che manca il pilastro. Questa è la prima considerazione.
La seconda considerazione sarebbe forse la prima se volessimo parlare in termini di sistema. Quest'operazione comunque si porta appresso tutte le difficoltà che conosciamo. Non è un caso che - vorrei essere smentito - l'atto di indirizzo che fu formulato non è ancora registrato dalla Corte dei conti: evidentemente, sussistono perplessità, resistenze, obiezioni e altre considerazioni ancora. Mi pare esistesse in origine l'ipotesi di lavoro, tra altre, che si costituisse un'unica società, tra SOGEI e Poligrafico. Stiamo attraversando una fase che va anche contrastata, ma non è facile trovare le risorse intellettuali, morali e politiche visto anche l'attacco alle istituzioni sotto il profilo di questo generico tema del costo della democrazia benché poi si verifichi che non è sempre fondato. In ogni caso, credo che questo debba obbligarci a qualche riflessione. Prima di dire - lo dico per me, al di là delle elaborazioni di partito - che in Italia bisogna cancellare l'ente intermedio laddove in tutti i Paesi industriali avanzati a Costituzione consolidata, non in quelli di recente formazione democratica, esistono istituzioni intermedie analoghe a comuni e regioni a presidio di un'area vasta, come si dice tecnicamente, vorrei capire se non possiamo razionalizzare le strutture operative che, in un modo o nell'altro, fanno capo allo Stato centrale.
Alla proposta di fondere SOGEI e Poligrafico dello Stato, per la verità, essendo parlamentare in questa città e in questa regione, ho commesso l'errore di dichiarare che trovavo ragionevole quest'impostazione e che forse trovavo altrettanto ragionevole immaginare un superamento del Poligrafico. Da quando avevo i calzoncini corti, nell'immaginario collettivo il Poligrafico era la Zecca di Stato e stampava la Gazzetta Ufficiale, oggi pubblicata su Internet, ed è chiaro che la missione doveva cambiare. Sono stato fatto oggetto di reazione da parte del sindacato del Poligrafico perché lo avrei attaccato, ma non era questa l'intenzione. Dobbiamo verificare cosa è giusto fare. Certamente, SOGEI periodicamente viene qui, ci rappresenta l'aspetto formale della sua organizzazione, noi non entriamo mai, per varie ragioni, nella dinamica specifica e organizzativa perché pensiamo che lo faccia il Dipartimento delle finanze, di fatto un'ombra vaghissima di quello che una volta era il ministero e che quindi, senza potenza politica adeguata, non controlla. Il ministero nella sua accezione più vasta, quindi il capo di Gabinetto, il direttore generale del Tesoro, non ha una competenza specifica, non controlla. Alla fine, nessuno controlla e SOGEI ha subìto in tre anni e mezzo circa, presidente, non so quanti cambi di vertice, dal presidente all'amministratore delegato. Faccio solo notare anche al collega De Toni che la struttura amministrativa gestionale, che ha sulle proprie spalle onori e oneri, da vent'anni non cambia, per cui la struttura ci viene rappresentata in una specie di technicolor della politica come una società mutevole che si trasforma e, in realtà, è bloccata da vent'anni, con gli stessi dirigenti, che probabilmente certificano che la società è sana, che funziona e va bene. Non metto in dubbio tutto questo, ma qualcuno deve assumersi la responsabilità di dirci che è così, non che è cosa diversa, e in quel caso non si comprende perché cambiamo i vertici a seconda di come sono allestite le campagne di stampa.
Il problema della carta d'identità non è astrattamente politico, ma principalmente di natura normativa e istituzionale. Fin quando, infatti, non ci sarà un ministero responsabile in presa diretta, che non può non essere il Ministero dell'interno - ma esso rimane relegato in funzione di centrocampo arretrato perché deve soltanto vedere quando le cose manifestano delle forme appropriate - è chiaro che non


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funzionerà. Il Ministero dell'economia, infatti, che ha la competenza diretta di indirizzo e controllo su SOGEI e sul Poligrafico, non entrerà mai nel merito perché non è in grado di capire, così come c'è da capire nella pubblica amministrazione, cosa significa far ruotare questo sistema tra ministero e comuni, ricordando, per inciso, che la carta d'identità, ossia l'anagrafe, non è una funzione dei comuni, ma è delegata a questi dallo Stato centrale e, in quanto tale, è sottomessa a una normativa specifica, rigida, di settore, con una disciplina secondaria rigida sua volta, quella delle circolari, caratterizzata da un'organizzazione di personale adibito specificamente a quella funzione. Si tratta, dunque, di un settore con una sua coerenza e una sua rigidità, appunto, che non possono essere ignorate immaginando che il progetto sia un progetto industriale. È anche un progetto industriale, ma prima di tutto è un progetto con il suo basamento nell'ordinamento e nella normativa vigenti, nella disciplina dettagliatamente utilizzata per far funzionare il sistema dell'anagrafe, il sistema demografico italiano. Conseguentemente, non possiamo ogni volta aggirare l'ostacolo andando in Parlamento e - adesso non si usa parlare in inglese nelle Commissioni, ma qui è necessario - facendo lo show e asserendo che tra un anno avremo la carta d'identità elettronica e, benché potremmo anche farcela, aggiungendo che addirittura unificheremo la carta d'identità elettronica e la carta sanitaria, come abbiamo fatto nel decreto approvato a luglio. Quei documenti sono e rimangono ontologicamente diversi. Non mi dilungo su questo, dico soltanto che la carta d'identità, cartacea o elettronica, è ritirata dal cittadino davanti a un ufficiale di Stato civile, per cui deve recarsi in un ufficio del comune, farsi identificare, portare una fotografia e dopo un iter riceve il pezzo di carta o di plastica. La carta sanitaria, d'altra parte, ci viene spedita tranquillamente a casa dalla SOGEI perché, se qualcuno la ruba, non succede nulla di grave, se la deteriora, non succede nulla di grave, se la intercetta per via postale, non succede nulla di grave, salvo il disagio del cittadino che deve richiederne una nuova. Intercettata, invece, la carta di identità, sappiamo che la criminalità organizzata individua in questo oggetto uno dei piccoli o dei grandi tesoretti per esercitare attività criminali. È evidente che il problema è molto diverso, quindi è chiaro che le cautele sono molto più grandi. Come si fa, quindi, a trasmettere ossessivamente alla pubblica opinione un messaggio che la politica, meglio ancora, le istituzioni non sono in grado di garantire? Quella di cui ci carichiamo è un'irresponsabilità.
Credo che, intanto, sia necessario - smetto di parlare con la foga di chi ha vissuto un po' questi aspetti - «tirare per la giacchetta», espressione poco elegante, il Ministero dell'interno, responsabilizzarlo in prima battuta, assegnargli la funzione di organizzatore di questa grande procedura, non relegandolo fintamente ai margini, valutare bene la normativa perché, se non si modella nei limiti del possibile, è difficile fare passi avanti. Si faccia un rigoroso esame circa la possibilità di ritornare sui nostri passi e si veda se è opportuno o meno fondere due grandi società per assegnare a questa nuova una missione più completa. Penso sia più razionale questo piuttosto che lasciare in piedi SOGEI e Poligrafico per farne una nuova società. Un giorno diciamo, infatti, al Paese che dobbiamo semplificare e ridurre i costi e chiudiamo anche le province; dall'altra parte, invece, creiamo nuove società. Non credo che sia un problema dell'attuale amministratore delegato, che stimo, ma credo che chiunque di noi interpreti il ruolo di manager con una missione specifica debba rappresentarci la figura più adeguata affinché con efficienza si raggiunga un obiettivo delle istituzioni, della società nel suo complesso.
In ultimo, ci sono gli aspetti di natura tecnica che qui ho visto velocemente essere rappresentati, che sono altrettanto spigolosi. Torneremo magari sull'argomento in un'altra seduta, ma sono certo molto complessi. A seconda, infatti, che si usi una tecnologia o un'altra, che lo standard sia riconosciuto in Europa ma non in


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America e viceversa e così via, il modellino che farebbe da guida per il progetto diventa molto più complicato, ma ripeto che si tratta della fatica di chi è chiamato a dirigere quest'operazione. Quello che conta - ho concluso Presidente e mi scuso per il tempo che ho rubato - è che da queste audizioni possiamo uscire rafforzati in alcuni convincimenti che naturalmente non possono essere quelli che ho rappresentato perché c'è bisogno di un consenso più ampio, ma l'importante è che consolidiamo qualche principio e proviamo a definire qualche indirizzo. Non spetta a noi dare un indirizzo come Commissione di vigilanza, ma la vigilanza può essere intesa anche come funzione pregnante e credo che qualche indirizzo volto a verificare, con gli interlocutori che hanno una specifica responsabilità, l'attuabilità di un progetto, la fattibilità, la coerenza di quello che diciamo, sia una funzione che dobbiamo rivendicare e di cui dobbiamo farci carico.

PRESIDENTE. Anch'io, presidente, mi associo ai colleghi nel ringraziarla per quello che ha detto e soprattutto per aver compiuto un'operazione di trasparenza e verità perché in modo molto schietto, franco e leale ha individuato una serie di criticità del Poligrafico che debbono essere corrette e colmate. In particolare, ha affermato che forse è opportuno riportare le lancette indietro, azzerare tutto e individuare un modello normativo e organizzativo che possa far finalmente decollare questo progetto, a cui tutti noi annettiamo un'importante fondamentale, anche in vista degli sviluppi futuri.
Tengo a ricordare che proprio nell'ultimo provvedimento, quello in discussione ora al Senato, ci sono una serie di passaggi ulteriori che credo potrebbero coinvolgere il Poligrafico o la newco. Mi sembra che sia giusto evitare duplicazioni e creare una struttura che gestisca unitariamente questa materia. Penso a quello che potrà avvenire con il nuovo ISEE, l'indicatore della situazione economica equivalente, per il quale sarà necessario un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri entro maggio. Con l'ISEE però si introdurranno meccanismi di agevolazioni tariffarie, assistenziali e forse anche fiscali perché è materia tutta da definire, utilizzando anche strumenti elettronici. A questo punto, penso si possa delineare una carta su cui caricare questi aspetti; tutto da definire, tutto da vedere, ma penso ci siano prospettive e potenzialità enormi. Convengo con lei quindi che non ci si debba limitare all'emanazione delle norme. Purtroppo, il nostro è un Paese in cui ci disinteressiamo della loro parte applicativa, molto più importante rispetto alle norme. Ci mettiamo l'anima in pace per una semplice disposizione di legge, ma non segue una fase operativa. Il vostro contributo è prezioso. Come diceva il senatore De Toni, partiamo dalle criticità, facciamole emergere e vediamo come rilanciare la vostra azione anche in vista di un programma futuro che può essere realizzato e portare benefici al sistema Paese e ai cittadini in particolare. Nell'ascoltare, dunque, con attenzione le risposte che potrà fornire, le chiederei se ritiene di fare un ulteriore aggiornamento. Credo che su questi temi dobbiamo concentrarci, altrimenti non raggiungeremo gli obiettivi che il legislatore in via astratta configura.

MAURIZIO PRATO, presidente e amministratore delegato dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. Senatore De Toni, mi sono premurato di leggere attentamente le interrogazioni parlamentari che lei ha presentato nell'ultimo anno e mezzo. Non mi permetto ovviamente di sindacare, ma in molte di esse vi sono dei temi puntuali che corrispondono effettivamente alla realtà.
Il Poligrafico è efficace, efficiente e in grado di rispondere alle esigenze dello Stato? Non voglio essere provocatorio e non è per dovere d'ufficio che lo faccio, ma credo che il track record che ho fornito al Presidente sia una chiara testimonianza che esistevano delle sacche di inefficienza notevole. Non si moltiplica, infatti, una produttività pro capite nel giro di dieci anni. Indubbiamente, c'è ancora qualcosa da fare, ma ho visitato tutti gli stabilimenti con attenzione, un po' da neofita, ma


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molto interessato: bisogna visionare soprattutto le attività industriali, che non si possano sindacare a tavolino, bisogna andare nelle fabbriche. Sono rimasto piacevolmente sorpreso da tutti gli stabilimenti, ivi compreso quello di Foggia, che ogni tanto è oggetto di critiche, con un sindacato su posizioni talvolta radicali: ho tenuto riunioni sindacali e qualcuno ha dichiarato «ma lei sta dalla mia parte!»...stiamo dalla stessa parte. Il nostro dovere è di tutelare l'azienda, servirla e tutti, indistintamente, prestiamo servizio. Mi sento, quindi, di asserire che il Poligrafico è in grado di rispondere alle esigenze dello Stato. Quando ne ho parlato, mi riferivo a un'inefficienza di sistema a livello globale, non solo del Poligrafico che forse nella successione di quello che lei ha chiamato stop and go, è così, anzi perennemente nello stop. Ovviamente non mi permetto di criticare l'ultimo atto di indirizzo - ho il senso delle istituzioni - però credo che con garbo nella nota abbiamo messo in evidenza la delicatezza e l'attenzione che occorre porre per cercare di costruire una struttura in house di secondo livello. Per quanto mi concerne ho letto con attenzione l'ultima relazione della Corte dei conti sul Poligrafico, credo si riferisca al 2009. Essa reca come primo capitolo il contesto normativo di riferimento e conferma l'idea che mi ero fatto nei primi giorni cioè che al Poligrafico per i controlli, che non sono quelli di tipo istituzionale o di indirizzo di Governo, ma per i controlli fisici su tutti gli stabilimenti da parte del Ministero dell'economia, non c'è foglio di carta che si possa spostare da una stanza all'altra del sito produttivo senza il controllo della Guardia di finanza o del Ministero dell'economia. Mi è venuto un primo dubbio. Questa è una società al 100 per cento dello Stato ed è una struttura in house, ossia la Corte dei conti, nel definire il contesto normativo dice che questa è una struttura in house: ne sono fermamente convinto e questo va tradotto sotto il profilo statutario. Ciò, a mio avviso, porta anche a modificare quello che per me è un errore di impostazione: il Poligrafico, che non è un ente pubblico economico - forse sarebbe stato meglio se lo fosse rimasto - ma una spa, che per sua natura persegue profitto, è un assurdo. Questo orientamento della massimizzazione del profitto per il Poligrafico non ha senso. Esso deve avere il ruolo di minimizzare i costi per la pubblica amministrazione, non di massimizzare il profitto. Il bilancio esce con dei margini consistenti che derivano da quello che la pubblica amministrazione commissiona al Poligrafico perché è meglio lasciare da parte il 2-3 per cento perché in genere erode margine, non produce margine aggiuntivo e su cui stiamo assolutamente riducendo e compattando, soprattutto la parte editoriale. Ho impartito indirizzi scritti specifici nel senso che non possa partire se non c'è a priori la convalida economica. Se c'è un ritorno in convalida economica, allora si possono realizzare i bei volumi, tutto quello che si vuole; produrre, invece, per tenere in magazzino, dal quale ogni 4-5 anni dobbiamo porci il problema di come smaltire, non ha assolutamente senso perché assorbiamo soldi dello Stato per svolgere altre attività. È un aspetto molto marginale, che però è oggi sotto controllo.
Con la CIE siamo al punto di partenza. Non è mio ruolo e mio compito, ma non è neanche proprio un mio modo di pensare: sono sempre stato al servizio dello Stato, e quindi ho cercato di fare al meglio, nei limiti delle mie possibilità, quello che lo Stato mi ha chiesto; debbo dirle che nella circostanza non ho capito ancora bene che cosa mi chiede di fare. Su quest'atto di indirizzo, infatti, adesso attendiamo che la Corte dei conti si esprima; si chiede di mettere delle risorse finanziarie al Poligrafico? È diritto dall'azionista. Io gestisco risorse dell'azionista, non del Poligrafico, quindi può chiedere una distribuzione di riserve. Se l'azionista chiede di disporre, ad esempio, di 200 milioni di euro, si va in assemblea, si fa la distribuzione di riserve e il ministero ci fa quello che vuole. Se la richiesta è di apportare 100-150 milioni nella newco, debbo solo fare doverosamente un distinguo e chiedere se sono a fondo perduto o meno. Se lo sono, devo portarli a perdita;


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se, invece, si traducono in un investimento e hanno un ritorno economico, li iscrivo come attività che daranno uno sviluppo economico.
Circa il contenzioso con 4.500 dipendenti, mi spaventa, ma penso proprio che non sia così. Non conosco il numero. C'è una serie di contenziosi, c'è una certa litigiosità: debbo dirle che la maggior parte, da quello che ho potuto vedere in questi due o tre mesi, normalmente si chiudono con decisioni favorevoli al Poligrafico, in alcuni casi con una transazione di qualche migliaia di euro, e riguardano passaggi di livello, dimensionamento, le solite cose, ma sul numero esprimo una riserva perché non voglio darle risposte sbagliate. Tuttavia, avevo parlato per oggi di 1.700 dipendenti, 5.700 per 13 anni fa: facendo la sommatoria non mi risulta che tutti gli attuali dipendenti siano in contenzioso con il Poligrafico, ma mi permetterò di farle avere il numero esatto dei contenziosi in essere, il petitum e il rischio stimato o stimabile per la definizione, sulla base di quello che si è svolto finora.
Non è vero che la Gazzetta Ufficiale non è stampata entro le 24 ore. Anche per l'ultimo decreto-legge, avendo in mente una sua interrogazione parlamentare, ho preso contatti e ho saputo che era è stato stampato alle ore 22.59 della domenica.
Approfitto, invece, se mi è consentito, per toccare un tema che interessa il legislatore. La norma attuale - sto avviando tramite il Ministero dell'economia una proposta di modifica e d'intesa con il Ministero della giustizia, che è il redattore della Gazzetta Ufficiale, mentre noi siamo gli stampatori - prevede sia obbligo del Poligrafico far avere il formato cartaceo mi pare entro le 8.00 o le 10.00 del giorno successivo presso tutti i capoluoghi di provincia. Questa, senatore, è una norma chiaramente inattuabile. Chi ce la porta, il piccione viaggiatore? Come facciamo a dare questa assicurazione? È una norma superata dagli eventi. Adesso stiamo parlando con le Poste prima di formulare la proposta, chiedendo in che tempo ci assicurano di portare la Gazzetta Ufficiale cartacea presso i capoluoghi di provincia. L'ottica è di poter dare - credo che su questo ci sia già un orientamento a livello comunitario, che però non è ancora formalizzato, e quindi non è stato recepito - valore legale anche alla pubblicazione sul sito internet, cosa che facciamo in parallelo e che siamo pronti, se ci daranno l'autorizzazione, a rendere accessibile gratuitamente a tutti i cittadini, oggi tale soltanto per tutte le pubbliche amministrazioni e per chi ha l'accesso.
Sul tema dei bollini farmaceutici sono abbastanza aggiornato perché l'affidamento fosse stato dato illo tempore, ma è stato importante perché finalmente il Poligrafico è partito con una gara europea su ripetuti inviti dell'Autorità di vigilanza, nell'ottica di superare il monopolio che da molti anni è in essere per le cosiddette «sette sorelle!». Il Poligrafico affidava cioè, su indicazione dell'Associazione farmaceutica, d'accordo con il Ministero per la salute, a queste sette ditte emanazioni dell'Associazione farmaceutica, la stampa dei bollini, realizzandone una piccola parte in proprio. La gara europea è in fase di aggiudicazione, è stata suddivisa in tre lotti che sono stati aggiudicati e sono in essere i ricorsi. Ci sono interventi dell'Autorità di vigilanza che ci chiede, sulla base di un esposto anonimo, di fornire una serie di elementi in relazione a brevetti. Non c'è dubbio che rompere un monopolio non è semplice, ma stiamo cercando di andare avanti. Adesso c'è il ricorso al TAR, abbiamo fatto le memorie tramite l'Avvocatura. Vedremo come finirà, ma si è imboccata la strada giusta.
Le prescrizioni mediche elettroniche non sono più del Poligrafico, ma sono andate a SOGEI. Non posso che prenderne atto, né d'altra parte si può fare la lotta tra ricchi o poveri. Sono società dello Stato, l'azionista decide chi deve fare che cosa e ovviamente ognuno si adegua. Se non si adegua, le porte sono sempre aperte.
Quanto al piano strategico, ripeto che il Poligrafico ha fatto il suo piano sulla base dell'ultimo decreto che stabiliva le caratteristiche del documento ed è pronto ad attuarlo. Va stabilito chi paga. Si tratta di


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un documento che va affinato in relazione agli eventuali ulteriori utilizzi, ma è antecedente all'ultimo atto di indirizzo, dopo il quale siamo ancora in attesa di sapere che cosa si deve fare con SOGEI. Credo che, finché non sarà registrato dalla Corte dei conti, non si partirà. D'altra parte, se non ricordo male, l'atto normativo prevedeva che i tempi per la presentazione del progetto fossero di 120 giorni dalla validazione della Corte dei conti.
Quanto alla tipologia di fatturato, come lei ha detto, è costituito per il 95-96 per cento da affidamento da parte delle pubbliche amministrazioni che passano dal Ministero dell'economia. C'è dunque un particolare sistema per cui i Ministeri dell'interno, della salute e degli affari esteri non interloquiscono direttamente con il Poligrafico, ma attraverso il Ministero dell'economia.

LUCIO ALESSIO D'UBALDO. Iperrazionale.

MAURIZIO PRATO, presidente e amministratore delegato dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. È un problema di tempi, ma questo potrebbe essere superato se si qualificasse il Poligrafico come società in house. Dipende dall'incidenza dei controlli da parte del Ministero dell'economia, controlli a uomo. Non produciamo neanche un pezzetto di carta se non è autorizzato dal Ministero dell'economia. Se è il ministero a chiederci dieci passaporti, procediamo; se scrivono a noi, noi dobbiamo scrivere al ministero chiedendo se possiamo realizzarli per il Ministero degli esteri. C'è anche però il discorso della confluenza di fondi tramite quel ministero. Si trova fuori dell'affidamento dal Ministero dell'economia tutta la parte Lottomatica, ma per essa abbiamo un affidamento diretto mentre i contrassegni vinicoli provengono dallo stesso processo che prevede il controllo del Ministero dell'economia. Non vedrei il rischio di aiuto di Stato col meccanismo che è stato messo in piedi, salvo che su attività di tipo marginale. Il Poligrafico ha sì una gestione privatistica perché è una spa, quindi la parte lavoristica ha i contratti di categoria con i relativi automatismi.
Senatore D'Ubaldo, credo che lei abbia in parte ragione sul discorso dell'operazione del decreto-legge 70 e conseguente atto di indirizzo e non registrazione da parte della Corte dei conti. La situazione allo stato embrionale è sicuramente problematica. Sulla costituzione di un'unica società, devo dirle che è arrivato un cenno anche a me, ma non ho avuto questo indirizzo. Ovviamente, se lo avrò, farò quello che mi viene detto. D'altra parte, purtroppo ho una mia storia oramai da vent'anni. Da Tangentopoli svolgo questo tipo di attività, ristrutturazione di società piuttosto disastrate. Ho iniziato nel 1992 sostituendo alcuni amministratori delegati purtroppo colpiti da mandato di cattura. Da lì mi sono trascinato dietro questa vocazione di risanatore. Ci provo. Con Alitalia ci ho provato e credo di esserci anche riuscito, però così non si è voluto, cosa che non ho ancora digerito.
Senz'altro, se si tratta di procedere a una razionalizzazione delle strutture produttive e si ritiene che l'accorpamento di SOGEI e Poligrafico possa essere una realtà più gestibile, a me basta che qualcuno dia questo indirizzo e farò del mio meglio per realizzare un progetto più razionale possibile e meno costoso per lo Stato. Francamente non conosco in concreto l'attività di SOGEI, e non immagino come potrebbe essere assicurato il governo di una realtà composita: tuttavia, si tratta di metterlo sul tavolo ed esaminarlo. Dei controlli di SOGEI non sono a conoscenza. So dei nostri, che ripeto essere abbastanza pressanti.
Il superamento del Poligrafico è un indirizzo di governo: se si deciderà di superare il ruolo del Poligrafico, credo ci saranno cautele e la salvaguardia di chi ci lavora perché, da quanto ho potuto apprezzare, non mi pare di individuare motivi di particolare penalizzazione in quanto mi sembra stiano svolgendo abbastanza bene il loro lavoro. Nel caso di un disegno del genere, mi permetto di dire


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che si tratterà di indorarlo per quel che occorrerà, di «vestirlo bene», poi tutto si può prospettare.
Sul discorso dell'anagrafe delegata ai comuni, ha ragione, ma vedo che i comuni fanno un punto di forza ad esser loro a rilasciare la carta di identità. La differenza significativa tra carta di identità e tessera sanitaria, senza voler offendere nessuno, ho cercato in modo credo molto larvato di rappresentarla. Se si vuole la convergenza, si farà. Personalmente, credo che con la realizzazione di un unico documento in cui sia dentro di tutto, si combini soltanto un gran pasticcio. Forse si tratta di individuare due o tre documenti da assemblare. Non sta a me decidere e, se si conferma la convergenza, si farà. Bisogna però pensare anche a cosa fare della carta nazionale dei servizi, sulla quale molti comuni e regioni hanno invece travasato la tessera sanitaria. Per questo dicevo che è essenziale prima vedere che cosa abbiamo fatto, quanti documenti abbiamo prodotto, a che cosa rispondono e quanto costano, senatore. Se sommiamo infatti i costi diretti o indiretti di tutti i documenti in circolazione, secondo me, altro che finanziare la carta d'identità elettronica, avanzano le risorse!
Sulla responsabilizzazione del Ministero dell'interno non è mio compito dire alcunché.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Prato. Magari ci aggiorneremo a una prossima audizione per seguire gli sviluppi di questa materia.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,40.

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