Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 362 del 25/9/2003
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(Procedura di concessione dell'acqua dei fiumi abruzzesi Pescara, Sangro e Vomano alla società AMP - n. 2-00873)

PRESIDENTE. L'onorevole Borrelli ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00873 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).

LUIGI BORRELLI. Vorrei innanzitutto ringraziare il ministro Matteoli per essere oggi qui in aula, dal momento che avevamo già interessato questa Assemblea con una precedente interrogazione su questa vicenda, ma la risposta non fu soddisfacente. Ci rispose il ministro per i rapporti con il Parlamento e praticamente nel merito la risposta non ci fu. Mi auguro che, oggi, essendo presente il ministro Matteoli, possa essere fornita una risposta completa e soddisfacente.
Intendo raccontare in breve la vicenda, attraverso l'esplicazione di alcuni punti. La vicenda inizia il 4 settembre del 2001 quando la regione Abruzzo incarica una società, la Binnie black & veatch - società che ha un capitale sociale di 20 milioni di lire -, per lo studio di un progetto di adduzione e reperimento dell'acqua in Abruzzo per addurla eventualmente in Puglia. Per questo studio la regione Abruzzo paga 91 milioni di lire a questa società.
Successivamente, in data 17 ottobre 2001, la regione Puglia attraverso il suo presidente, onorevole Fitto, chiede all'Abruzzo di definire un accordo di programma per il trasferimento di risorse idriche e, il 23 ottobre 2001, il presidente della regione Abruzzo dichiara la formale disponibilità ad addivenire ad un accordo di programma.
Nel frattempo, in data 6 dicembre 2001, la Binnie black & veatch che era stata incaricata di svolgere uno studio, presenta al Ministero dell'ambiente una domanda - ai sensi del testo unico delle


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acque n. 1775 del 1933 - di concessione dell'acqua dei fiumi abruzzesi Sangro, Pescara e Vomano, per un totale di 200 milioni di metri cubi, al fine di addurre quest'acqua alla Puglia.
Continuando con la cronistoria, in data 21 dicembre 2001, il trasferimento dell'acqua dall'Abruzzo alla Puglia viene inserito nella delibera CIPE n. 121, che individua le opere strategiche nazionali. In data 31 gennaio 2002 a L'Aquila viene, invece, costituita una società, la AMP (Abruzzo Mare Puglia), che ha lo scopo di addurre, mediante condotte, almeno 200 milioni di metri cubi d'acqua dall'Abruzzo alla Puglia e di gestire per trent'anni o più questo trasferimento di acqua.
Nel marzo 2002, l'onorevole Viceconte - sottosegretario al Ministero dei lavori pubblici, con delega alle opere idriche - distribuisce in Parlamento un opuscolo nel quale si dà conto di un progetto di adduzione dell'acqua dall'Abruzzo alla Puglia, spiegandone anche le modalità. In particolare, si precisa che l'acqua viene prelevata dal fiume Vomano a 148 metri sul livello del mare e a 35 chilometri dalla costa, dal fiume Pescara a 110 metri sul livello del mare e a 32 chilometri dalla costa e dal fiume Sangro a 230 metri sul livello del mare e a 23 chilometri dalla costa.
Io sono abruzzese e, nella mia regione, in realtà il dibattito su questo problema, senza dubbio importante in quanto si tratta di trasferire ingenti risorse d'acqua, non si era svolto in nessuna sede, né in consiglio regionale né in altre sedi.
La procedura comunque continua e la società AMP subentra nella domanda di concessione alla Binnie black & veatch. Il 19 agosto 2002, viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la domanda di concessione che determina l'avvio formale della procedura di concessione dell'acqua dei fiumi abruzzesi a questa società.
Il 18 febbraio 2003, con ordinanza n. 3 della direzione tutela delle acque del Ministero dell'ambiente, si fissa l'adunanza pubblica del 29 luglio 2003 a L'Aquila, con cui, sostanzialmente, si fa il primo passo istruttorio della procedura di concessione e si ascoltano le parti. Il 29 luglio a L'Aquila si è svolta l'adunanza con una grande preoccupazione della società abruzzese e, nel frattempo, il consiglio regionale della regione Abruzzo aveva approvato una mozione in cui sostanzialmente si prendevano le distanze da questo progetto. In quella riunione gli ATO dell'Abruzzo presentarono le loro opposizioni e la novità è che in quell'occasione la regione Puglia, con una nota del presidente Fitto, disse che la procedura da avviare doveva essere immediatamente sospesa in attesa di un accordo propedeutico di programma: quindi, sostanzialmente anche la regione Puglia disse che la procedura messa in campo non era corretta.
Sulla base di tutto ciò, volevo fare qualche osservazione. Signor ministro, anche noi riteniamo che la procedura messa in atto sia illegittima per diverse ragioni. In primo luogo, ci troviamo di fronte ad un intreccio di leggi: abbiamo il regio decreto n. 1775 del 1933, le leggi Galli e la n. 183 del 1989 che, sostanzialmente, regolano la materia. Ora, non mi sembra corretto mettere in campo una procedura come quella prevista dall'articolo 7 del regio decreto - che era prevista per le grandi derivazioni degli impianti elettrici e che viene classificata come disposizione per le acque pubbliche e gli impianti elettrici - se non viene letta insieme alle leggi n. 36 del 1994 e n. 183 del 1989.
Mi pare evidente che la concessione è data ad una società che non vuole usare l'acqua. Infatti, la società AMP non può farlo perché in Puglia l'acqua è già distribuita dall'acquedotto pugliese e, quindi, prende l'acqua in concessione in Abruzzo dallo Stato e la vende all'acquedotto pugliese. Quindi, non è un utilizzatore finale dell'acqua e non c'entra nemmeno con la legge Galli che regolamenta l'utilizzatore dell'acqua: in realtà, è una società che fa intermediazione dell'acqua, cioè compra l'acqua e la vende. Pertanto, dato che manca un accordo di programma, se malauguratamente la procedura dovesse andare avanti, l'acqua verrebbe presa in Abruzzo a prezzo politico e verrebbe venduta in quella zona non si sa a quale


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prezzo. Ciò costituisce un elemento di preoccupazione, tanto è vero che lo stesso presidente della regione Puglia nella sua nota riferisce: «ciò anche e soprattutto per la valutazione della congruità dei volumi d'acqua potabile da trasferire e dei riflessi economici sulla tariffa del servizio».
Quindi, si domanda come sia possibile che un privato qualsiasi prenda dell'acqua, la gestisca e la venda senza che nessuno possa interferire perché non è stato ancora stabilito un accordo di programma. Signor ministro, inoltre sussiste anche un'altra questione.
La società AMP avrebbe la concessione dell'acqua senza che vi sia stata alcuna pubblica gara. Infatti, un giorno la regione Abruzzo ha chiamato la Binnie black & veatch, le ha conferito un incarico per 91 milioni per studiare il problema; dopodiché, questa società si è proposta per la concessione dell'acqua. Ora, quando l'articolo 20 della legge n. 36 del 1994 tratta della concessione del servizio idrico, le disposizioni prevedono un appalto pubblico. Quindi, questo soggetto non è un gestore dell'acqua - perché, alla fine, questa viene gestita dall'acquedotto pugliese - ma un intermediatore della stessa.
Allora, le questioni sono due: o non può ottenere la concessione, perché l'articolo 17 della legge n. 36 del 1994 prevede che la concessione possa essere data soltanto all'utilizzatore o, se ottiene la concessione, ciò deve avvenire secondo le regole della citata legge. Quanto meno, la concessione dovrebbe risultare da una gara pubblica, nel corso della quale si stabilisca che questo è il soggetto che deve costruire e gestire l'acquedotto. Tale soggetto non può essere scelto in base ad un criterio particolare, che non si capisce quale sia.
Dicevo che, allo stato, manca l'accordo di programma tra le due regioni. E manca anche la valutazione preventiva di impatto ambientale. La legge n. 36 del 1994 prevede che, prima di dare corso alla concessione e di portare avanti il progetto, vi sia una valutazione preventiva di impatto ambientale. Tra le carte depositate questa valutazione di impatto ambientale non c'è.
Signor ministro, non voglio farla molto lunga, perché mi pare che gli elementi da me forniti siano già sufficienti per discutere e anche per essere rassicurati. L'assurdità di questo progetto sta nel fatto che esso è portato avanti da una cordata d'affari, visto che le due regioni non intendono coltivare la situazione. Addirittura, il presidente della regione Puglia dice - le leggo il pezzo: «Circa gli aspetti tecnico-operativi connessi alla domanda di derivazione, si evidenzia che l'impianto di potabilizzazione di Finocchito è in grado di trattare una portata massima di due metri cubi al secondo rispetto ai circa 6,3 trasferibili, come richiesto nella concessione. Inoltre, il sistema di distribuzione esercitato dal soggetto gestore - l'acquedotto pugliese - a valle dell'impianto di potabilizzazione non è in grado di trasferire e di distribuire tale ultima portata».
Qui ci troviamo di fronte ad un caso paradossale: una società mette in atto un sistema che non ha interesse esclusivamente locale. È la prima volta, a livello nazionale, che si verifica un'intermediazione nella gestione della risorsa idrica. Si mette mano a questa risorsa idrica e si parla alla regione Abruzzo e alla regione Puglia. La regione Abruzzo deve, sostanzialmente, accettare la situazione; alla regione Puglia si impone - casomai - anche il prezzo a cui quest'acqua deve essere venduta.
In conclusione, signor Presidente, con la nostra interpellanza chiediamo di conoscere le intenzioni del Governo e del ministro, anche alla luce delle opposizioni che sono venute da ogni parte. Non vi è un solo ente che sia favorevole. Non c'è nemmeno il problema della cosiddetta solidarietà: la Puglia dice chiaramente che non è stata valutata la congruità dei volumi d'acqua da trasferire. E lo dice il presidente della regione Puglia. Alla luce di tutti questi fatti, ci possiamo tranquillizzare? La procedura di concessione, che è tuttora in atto, può essere considerata annullata, revocata, sospesa? Oppure in Abruzzo dobbiamo continuare a preoccuparci? E la preoccupazione riguarda non soltanto l'Abruzzo ma anche l'Italia, perché,


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come ripeto, questo è il primo caso in assoluto in cui viene utilizzato un procedimento completamente nuovo: l'acqua - e dobbiamo anche capire a quale uso sia destinata - diventa oggetto di intermediazione e non è gestita da un soggetto gestore finale, come, invece, prevede la legge Galli.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, onorevole Matteoli, ha facoltà di rispondere.

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, credo di dover spendere poche parole anche per tranquillizzare l'onorevole Borrelli.
Onorevole Borrelli, in merito a quanto da lei sollevato, insieme ad altri colleghi, con questa interpellanza, vorrei precisare che, per quanto concerne la piena legittimità dell'ordinanza di istruttoria, le sue finalità ed i suoi limiti procedurali e conoscitivi esplicitamente richiamati nell'ordinanza medesima e che non presuppongono alcuna attività decisionale, giusta le disposizioni vigenti in materia, non posso che confermare quanto già espresso dal ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, in data 16 luglio 2003, durante lo svolgimento dell'interrogazione a risposta immediata n. 3-02531.
Il carattere istruttorio dell'ordinanza ministeriale è comprovato dal fatto che la conclusione del procedimento è subordinata alla pronuncia di valutazione di impatto ambientale, come giustamente lei ricordava, e all'accordo di programma fra le regioni interessate, secondo quanto disposto dalla legge, come richiamato dall'ordinanza stessa ed in conformità alla normativa di riferimento in materia di acque pubbliche.
Pertanto, la richiesta sull'opportunità di annullare la «concessione dell'acqua dei fiumi Pescara, Sangro e Vomano», non può aver luogo perché nessuna concessione è stata assentita: non posso annullare una cosa che non c'è. Infatti, tutti gli atti presentati fino alla data della riunione del 29 luglio 2003 verranno acquisiti come documentazione istruttoria e conoscitiva delle posizioni assunte dalle regioni e dagli enti locali intervenuti.

PRESIDENTE. L'onorevole Borrelli ha facoltà di replicare.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, signor ministro, so bene che la concessione non è stata data, figuriamoci, ma il problema è un altro. La procedura per il rilascio di questa concessione è stata messa in istruttoria quando il buon senso, la logica, ma anche la norma, fanno prevedere che per mettere in istruttoria una procedura del genere ci vorrebbe il rispetto sostanziale della legge n. 36 del 1994 e della legge n. 183 del 1989 e non mi pare - ho cercato di dirlo anche prima - che il rispetto sostanziale di queste leggi ci sia stato. Non si sta costruendo una centrale elettrica dove si prende l'acqua e poi si vede, ma si sta parlando di acqua: peraltro, non si capisce bene nemmeno se l'acqua venga prelevata per uso idropotabile o per uso agricolo.
Vede, signor ministro, non è uno scherzo da poco quello che sta succedendo. Si stanno muovendo interessi cospicui e il fatto che il Governo non riesca a dirci oggi nemmeno una parola di chiarezza ci fa essere molto preoccupati. Infatti, mi sarei aspettato che il Governo fosse dalla parte dei cittadini, dalla parte di una valutazione veramente accorta delle risorse ambientali e degli interessi generali. In realtà, mi trovo di fronte al fatto, che lei ritiene legittima la procedura messa in campo dalla AMP, anzi dalla Binnie black & veatch e persegue.
Ripeto nuovamente: chi ha scelto questa società? Chi ha detto che, semmai l'acqua debba essere trasferita in Puglia, se questo sarà necessario, debba essere questa società a farlo? Questa è una risposta che lei non ci ha dato. Vi è la legge Galli che parla di gara pubblica, vi sono le norme europee: bisogna rispettarle, non si può fare così. L'impressione che si ha è che il Governo stia difendendo più gli interessi di cordate di affari che non gli interessi dei cittadini.


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Non sono tranquillizzato dalla sua risposta, signor ministro, ma sono ancora più preoccupato, perché nel momento in cui queste cose le ha dette il ministro Giovanardi, che era chiaramente incompetente in quanto non è ministro dell'ambiente, ci si poteva passare pure sopra, ma una volta che queste cose le dice il ministro dell'ambiente, ciò determina ancora più preoccupazione che non possiamo non riportare nella nostra regione. Si tratta di un elemento che sicuramente dovrà portare la nostra regione a ragionare, tornando a discuterne con grande attenzione. Tuttavia, lo ripeto, penso che, anche a livello nazionale, con questo fatto stia avvenendo una grande innovazione procedurale: è la prima volta che una società si occupa di intermediazione dell'acqua. Questo non è ammesso dalla nostra legislazione e io penso che noi non lo faremo passare sotto silenzio. Insomma, signor ministro, non sono affatto soddisfatto della sua risposta.

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