Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 34 del 20/9/2001
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Si riprende lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Abrogazione del segreto di Stato nelle indagini sulle stragi ed i delitti di terrorismo - n. 2-00050)

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di illustrare l'interpellanza n. 2-00050 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 6), di cui è cofirmatario.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, intervengo anche a nome dei colleghi Cento e Boato. Premesso che, in occasione del ventunesimo anniversario della strage stazione di Bologna occorsa il 2 agosto del 1980, il ricordo del sacrificio delle vittime è sempre vivo e presente nella coscienza della nazione; che in quell'occasione 85 persone hanno perso la vita e 200 persone rimaste ferite; dopo 17 anni la legge di iniziativa popolare sull'abolizione del segreto di Stato per i reati di strage e terrorismo deve ancora essere discussa in Parlamento; che l'associazione dei familiari


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delle vittime ha chiesto, ancora una volta, l'abrogazione del segreto di Stato nelle indagini sulle stragi e di reati di terrorismo; si chiede se il Presidente del Consiglio e i ministri interpellati non reputino necessario mettere in atto, ognuno per la propria competenza, ogni iniziativa anche di carattere normativo, volta a promuovere e sostenere l'abrogazione del segreto di Stato nelle indagini sulle stragi ed i delitti di terrorismo.
Credo, signor ministro, che la trasparenza sia una questione etica e che affrontare serenamente tale questione attraverso un'informazione orizzontale e serena serva non solo a chiudere definitivamente tutti i punti oscuri ancora aperti relativi ad un periodo definito «prima Repubblica» ma sia anche segno di democrazia matura e della capacità di una classe politica di allargare a tutti cittadini, uomini e donne di questo paese, le verità nascoste, che possono anche essere scomode, di uno dei periodi peggiori dell'ancor giovane vita della nostra Repubblica.

PRESIDENTE. Il ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza, onorevole Frattini, ha facoltà di rispondere.

FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, il Governo risponde all'interpellanza degli onorevoli Cento ed altri, appena illustrata, e non si sottrae né a qualche considerazione sulla vicenda specifica relativa alla strage di Bologna né a qualche considerazione più generale, di prospettiva, sulla disciplina del segreto di Stato.
In sostanza, con questa interpellanza, si chiede al Presidente del Consiglio ed ai ministri competenti - se ho ben capito - di assumere delle iniziative sia disponendo la liberazione di eventuali segreti di Stato sulle indagini relative alla strage di Bologna sia - e questo è il secondo aspetto - di assumere iniziative anche di carattere normativo per una nuova disciplina del segreto di Stato nelle indagini di terrorismo. Se questo è il duplice oggetto dell'interpellanza, posso senz'altro dire che nel procedimento penale relativo alla strage di Bologna, in nessuna fase dell'indagine, è stato opposto il segreto di Stato; infatti, esiste già una norma processuale che stabilisce che non possono essere oggetto del segreto fatti, notizie e documenti concernenti reati diretti all'eversione dell'ordinamento costituzionale. Quindi, in realtà, spetta al giudice, nelle sue attribuzioni, definire la natura eversiva del reato per cui si procede secondo quanto stabilito dal codice di procedura. In sostanza, l'opposizione del segreto di Stato in base alle norme vigenti - mi riferisco in particolare all'articolo 204 del codice di procedura penale - è già esclusa in tutti i processi in materia di stragi, delitti di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale, e quindi anche in quello relativo alla strage di Bologna.
Condivido pienamente questo principio in base al quale il valore primario dell'interesse costituzionale alla sicurezza nazionale - fondamento del segreto di Stato - deve avere un limite, limite che viene individuato proprio nella particolare gravità dei reati di eversione, espressione di un attacco al cuore dello Stato. È giusto che sia così e credo che il Governo debba lavorare - è la seconda parte delle mie brevi considerazioni - ancora in questa direzione.
Tornando alla vicenda della strage di Bologna, probabilmente non soltanto gli interpellanti, ma anche molti commentatori nonché opinionisti, che ad ogni anniversario della tragica strage tornano, anche sulla stampa, ad invocare l'abolizione del segreto di Stato in relazione a quei fatti, rischiano, a parere del Governo (si tratta di un'ipotesi plausibile) di confondere il segreto di Stato - che, lo ripeto, non sarebbe stato opponibile e che non è mai stato opposto in questa materia - con il segreto sugli atti di indagine. In alcune fasi del procedimento penale è infatti lo stesso codice di procedura penale, in particolare gli articoli 329 e seguenti, a stabilire come alcuni atti, fatti e documenti possano in qualche modo essere classificati come segreti. Ciò non per volontà del Governo, ma per volontà della magistratura


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procedente cui gli atti sono messi a disposizione da parte della polizia giudiziaria.
Non si tratta quindi di materia su cui il Governo ha possibilità di intervenire. Altra cosa allora è la disciplina del segreto di Stato, che dipende dal Governo, rispetto al segreto degli atti di indagine, che dipende dalla magistratura. Se atti segreti sono stati rinvenuti - dagli interpellanti, nei cui confronti (o non so nei confronti di chi altri) la segretezza è stata opposta, e dai commentatori, che ogni anno continuano ad invocare l'eliminazione del segreto di Stato -, si tratta certamente di segretazioni dovute ad interventi della magistratura e non dei Governi che dal 1980 in poi si sono succeduti.
Vorrei svolgere un'ultima riflessione sul futuro: credo che una riforma della disciplina del segreto di Stato sia necessaria; il Governo sta riflettendo su questo punto considerando due elementi: il primo è relativo alla potestà di classificare gli atti come riservati o segreti. Credo che l'interpellante sappia che l'attuale disciplina non prevede un criterio rigido e formale per stabilire quali atti possano o debbano essere classificati segreti o riservati; in tal modo il potere di classificazione che spetta all'autorità nazionale per la sicurezza manca di regole predeterminate. Questo è ciò che è sempre avvenuto, il che lascia sull'esercizio di tale potere solamente un controllo effettuato all'interno dello stesso Governo. Sebbene evidentemente né il Presidente del Consiglio né gli altri organi preposti alla tutela del segreto e della classificazione abusino ad libitum di questo potere, ritengo che qualche regola sui principi di classificazione degli atti segreti o riservati debba essere introdotta nell'ordinamento italiano.
Ritengo anche che vadano introdotte regole sulla temporaneità del segreto di Stato: in altri termini - come certamente gli interpellanti sanno - oggi, a differenza di quanto avviene in altri paesi, l'apposizione del segreto di Stato nei casi in cui ricorrano le condizioni non è soggetta ad alcun termine di durata. Ossia, fino a quando il Governo o i Governi successivi non lo rimuovono, l'atto resta coperto dal segreto di Stato. Personalmente - ma è una riflessione che ovviamente verrà sottoposta al Governo - sono ancora dell'idea che una temporaneità di durata dell'apposizione del segreto di Stato sia meritevole di uno studio, come avviene in paesi sicuramente democratici (mi riferisco, tra gli altri, agli Stati Uniti d'America).
In conclusione, non vi è segreto di Stato sulla vicenda di Bologna e una riforma del segreto di Stato è all'esame del Governo.

PRESIDENTE. L'onorevole Bulgarelli ha facoltà di replicare.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il signor ministro, il quale, in realtà, nell'ultimo punto che ha affrontato, ha colto perfettamente il senso della mia interpellanza. Siamo consci di tutto ciò che ha detto rispetto alla strage di Bologna, ma il problema rimane la definizione dei criteri. Lei ha parlato anche di un criterio di fatto temporale rispetto al problema delle stragi; credo, invece, che il punto da discutere sia il senso del criterio temporale, anche perché ciò mi fa supporre (e mi auguro che non sia così) che - come è stato fatto in passato da altri rappresentanti del Governo - venga sempre addotto il problema della presunta immaturità dei nostri cittadini rispetto alla conoscenza dei problemi o delle verità che prima ho definito anche possibili verità nascoste.
Di fatto, mi auguro che non sia così, anche perché credo ovviamente che questa Repubblica e questa democrazia abbiano bisogno di enorme trasparenza e di allargare a tutti i cittadini la partecipazione ai problemi della politica.
Comunque, signor ministro, prendo atto del buon senso che ha caratterizzato la sua risposta e la ringrazio.

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