![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Rossano Ercolini e Tommaso Esposito, rappresentanti della Rete nazionale contro l'incenerimento dei rifiuti.
La Commissione, nello svolgimento dei propri lavori, sta dedicando una particolare attenzione all'approfondimento delle problematiche connesse alla grave e perdurante situazione di emergenza che caratterizza il territorio campano nello smaltimento dei rifiuti. L'odierna audizione consentirà alla Commissione di acquisire elementi informativi e valutazioni in merito alle attività svolte dal comitato, con particolare riferimento alle questioni relative all'impiantistica nel complessivo sistema della gestione del ciclo dei rifiuti.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do la parola a Rossano Ercolini e poi a Tommaso Esposito, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine dei loro interventi.
ROSSANO ERCOLINI, Rappresentante della Rete nazionale contro l'incenerimento dei rifiuti. Ringrazio la Commissione per averci rivolto l'invito a partecipare a questa audizione, invito che consideriamo estremamente incoraggiante dal punto di vista della possibilità di aprire un confronto - che noi ci auguriamo si svolga - con le istituzioni parlamentari.
PRESIDENTE. Come lei sa, ciò non significa adesione; semmai significa confronto.
ROSSANO ERCOLINI, Rappresentante della Rete nazionale contro l'incenerimento dei rifiuti. Certamente, si tratta di un confronto; ci auguriamo, in seguito, anche di un'adesione.
PRESIDENTE. Le vie del Signore sono infinite...
ROSSANO ERCOLINI, Rappresentante della Rete nazionale contro l'incenerimento dei rifiuti. La Rete nazionale rifiuti zero è il risultato della proliferazione - aggiungo: purtroppo - di impianti di incenerimento ai quali, positivamente, molte comunità locali si stanno opponendo, organizzandosi in comitati e associazioni. La Rete raccoglie alcune decine di queste realtà. Vi segnalo alcune battaglie di massa, diffusesi dal nord al sud del paese, da Trento a Torino, passando per la Lombardia, la Romagna - so che questa Commissione ha svolto un'audizione anche con i portavoce di questa regione - e per il centro Italia. Anche la Toscana, infatti, pullula di comitati e associazioni che si battono contro la proliferazione degli inceneritori. Le preoccupazioni riguardano, adesso, anche il meridione e, in particolare, la Campania (con la vicenda di Acerra), la Puglia e la Sicilia, nella quale è prevista la costruzione di grandi impianti di incenerimento, dalle potenzialità superiori a quelle dello stesso megainceneritore di Acerra.
Questo è il quadro. Tuttavia, è anche vero che i parlamentari devono prendere atto dell'esistenza di una reazione molto più diffusa di quanto risulti dalle informazioni che filtrano attraverso i mezzi di stampa, che sono molto restii a dare comunicazione e segnalazione di questa
opposizione. Anche questa considerazione rende particolarmente significativo e gradito l'incontro di oggi, in occasione del quale consegniamo alla Commissione due documenti.
PRESIDENTE. Li acquisiamo con piacere.
ROSSANO ERCOLINI, Rappresentante della Rete nazionale contro l'incenerimento dei rifiuti. Vogliamo sottolineare che, spesso, noi siamo dipinti come coloro che dicono soltanto «no» e intervengono esclusivamente nel momento in cui si accorgono della costruzione di un camino, di un impianto inquinante o di una discarica. Questa è una caricatura della realtà; al contrario, noi ci poniamo sul terreno dell'alternativa, che riassumiamo nel cosiddetto modello «rifiuti zero». A chi fosse non molto informato ciò potrebbe apparire come l'ennesima esternazione di slogan da parte di ambientalisti esagitati; invece si tratta di un modello, di un'eccellenza che avanza in molti paesi del mondo. Mi riferisco all'esperienza di regioni intere dell'Australia e della Nuova Zelanda (in particolare, Canberra è stata la prima città al mondo a fissare l'obiettivo «rifiuti zero» entro il 2010); mi riferisco, inoltre, ai paesi del nord America, e in particolare alla California, ad alcuni Stati degli Stati Uniti d'America, ad alcune regioni del Canada, come la Nuova Scozia, e alla città di Toronto. Ricordo anche l'esperienza di San Francisco, sempre in California, una città di 900 mila abitanti che ha adottato il modello «rifiuti zero» entro il 2020, con l'obiettivo del recupero del 75 per cento entro il 2010.
Quindi, parliamo di esperienze concrete. Si potrà discutere se siano o meno riproponibili tout court in altre parti del mondo; se ne potrà discutere, come è giusto si debba discutere di qualsiasi scenario in gioco, tuttavia è assolutamente inaccettabile che in questa vicenda viga una sorta di pensiero unico, secondo il quale sembra che esista un solo sistema per abbandonare la incultura dell'uso spregiudicato della discarica e, cioè, la diffusione e la proliferazione degli inceneritori. Questo passaggio è estremamente arbitrario e mortifica la necessità di ragionare, invece, su diversi scenari; quanto meno, questi scenari dovrebbero essere conosciuti e considerati con pari dignità.
Che cosa comporta il modello «rifiuti zero»? Comporta un patto con il mondo della produzione, chiamato a farsi carico di ciò che progetta, affinché si realizzino beni di consumo che incorporino i costi ambientali e sanitari che normalmente, ad oggi, sono addebitati alla comunità ed ai cittadini. Questo patto deve coinvolgere la leadership politica, cioè gli amministratori, il Parlamento e il Governo, per enfatizzare i punti più avanzati e per non retrocedere verso la mediocrità che, spesso, è frutto della pigrizia di chi non vuole innovare, di chi non vuole mettersi al passo con la modernità.
Infine, vi sono i cittadini, gli utenti, i consumatori, che sono parte del problema, ma che devono diventare invece parte della soluzione del problema, attraverso acquisti maggiormente responsabili ed una massiccia partecipazione alla raccolta differenziata. Da questo punto di vista, ci rendiamo conto che il sistema di tariffazione rappresenta un passaggio topico. Il disposto dell'articolo 49 del decreto Ronchi, che recepiva la normativa comunitaria basata sul principio you pay as you throw (paghi in base a quanti rifiuti produci) è stato svuotato. Per quale ragione? Perché probabilmente avrebbe comportato, come richiama il concetto stesso di tariffa, una stima della quantità di rifiuti effettivamente smaltita dalle utenze. Ciò avrebbe dovuto spostare il sistema di raccolta dal modello stradale, basato sui grandi cassonetti, a quello porta a porta; quest'ultimo probabilmente rappresenta e rappresenterà la chiave di volta attraverso la quale governare l'incremento dei rifiuti, tendendo ad un possibile abbassamento fino al raggiungimento di una soglia prossima allo zero.
Quando parliamo di modello «rifiuti zero» affermiamo un obiettivo ideale in un tempo che deve essere realistico. Non sosteniamo che l'obiettivo «rifiuti zero» è
perseguibile domani: tuttavia, se fissiamo un lasso di tempo di vent'anni ed adottiamo le strategie integrate maggiormente efficaci, allora possiamo minimizzare e ridurre sempre più i rifiuti smaltibili.
Le nostre richieste (sulla vicenda di Acerra parlerà il mio collega) sono così sintetizzabili: in primo luogo, occorre riconsiderare i finanziamenti pubblici. In epoca di liberismo, è inaccettabile che vi sia un aziendalismo assistito, attraverso i finanziamenti del CIP6 e dei certificati verdi. Per quale ragione occorre finanziare gli inceneritori? La risposta è la seguente: gli inceneritori, se non vengono finanziati attraverso l'equiparazione dell'energia elettrica che si produce a quella rinnovabile, non stanno sul mercato. Quando molti autorevoli amministratori o anche alcuni tecnici fanno riferimento ai paesi europei, occorre segnalare una curiosità: la Danimarca, il Belgio e l'Olanda, che sono i paesi ritenuti favorevoli all'incenerimento dei rifiuti, fanno pagare una somma maggiore quando i rifiuti vengono bruciati negli impianti di incenerimento. In Italia, assistiamo al fenomeno opposto: ciò è giustificato dal fatto che, senza i finanziamenti pubblici, non sarebbe possibile per questi impianti stare sul mercato. Considerate che tutto questo viene favorito anche attraverso le cosiddette procedure semplificate di cui agli articoli 31 e 33 del decreto Ronchi.
Pertanto, la richiesta che formuliamo è assai chiara e precisa: questi finanziamenti, se devono andare da qualche parte, devono essere destinati all'implementazione delle raccolte differenziate e delle produzioni pulite, alla sostituzione delle plastiche derivanti dal petrolio con le bioplastiche. Vi sono infatti aziende, sia sul piano internazionale sia su quello nazionale - cito per tutte la Novamont - che sono in grado di produrre bioplastiche interamente biodegradabili. Dai cotton fioc ai pannolini: tutti questi oggetti sono sostituibili con materiali che possono essere compostati.
Un'ulteriore richiesta è relativa ad un'ipotesi di revisione del decreto Ronchi. Si badi: si tratta di revisione non nel senso di una nuova legge delega o della riscrittura della nozione di rifiuto, poi bocciata dall'Unione europea; parliamo di revisione del decreto Ronchi in modo che si possa tenere conto di quanto si è sperimentato nella società civile e nei movimenti. Si tratta di esperienze democratiche, che hanno compreso l'importanza della democrazia nella soluzione dei problemi e nel perseguimento di tali obiettivi. Non si tratta di esperienze qualunquiste e non hanno tuttavia a priori un colore politico, che porti ad escludere questo o quello schieramento. Esse intendono parlare a tutto l'insieme dei soggetti che guarda con attenzione al problema dei rifiuti. Servirebbe una riscrittura che, nel metodo, accolga non soltanto la centralità del Parlamento, ma anche quella democrazia viva e vitale che si manifesta attraverso le nostre esperienze.
Infine, sul piano sanitario noi chiediamo una mappatura sistematica, come già avviene in altri paesi d'Europa, relativamente alla presenza della diossina, del PCB, dei furani e di altri inquinanti persistenti nel latte materno. Sapete infatti che la diossina si concentra in particolar modo nella parte più alta della catena alimentare, rappresentata appunto dal latte materno. La mappatura della diossina è un fenomeno normale nei paesi dell'Unione europea e purtroppo spesso testimonia l'esistenza di dati preoccupanti. In Italia non vi sono studi pubblici che documentino lo stato della presenza di questo inquinante letale per la madre, ma soprattutto per il bambino, dal momento che la diossina viene poi trasmessa, attraverso il cordone ombelicale, al bambino stesso. Chiediamo inoltre una mappatura della presenza della diossina nel latte vaccino: in alcune realtà, come la Campania, questo è stato fatto, evidenziando risultati molto preoccupanti. Noi chiediamo che, a partire da quelle zone fortemente interessate dall'incremento degli inceneritori, sia svolto questo tipo di mappatura.
PRESIDENTE. Comprendendo la filosofia della vostra iniziativa nel medio
termine, qual è la strategia per smaltire i rifiuti nei prossimi dieci anni, mentre si attivano le procedure necessarie per la riduzione dei rifiuti e per la qualificazione della produzione dei rifiuti?
ROSSANO ERCOLINI, Rappresentante della Rete nazionale contro incenerimento rifiuti. Per San Francisco (che ha adottato il programma Zero Waste 2020) è stata definita una strategia a lungo ed una a breve periodo, partendo dalla percentuale del 63 per cento di raccolta differenziata su un'area di 900 mila abitanti. Quando qualcuno sostiene che la raccolta differenziata funziona per i piccoli centri, dovrebbe fare i conti con questi risultati eclatanti! Noi lo abbiamo fatto attraverso una modesta, ma significativa, proposta alternativa per la regione Campania. Stabiliamo un target, che risponde alla seguente domanda: cosa può essere fatto da domani? La raccolta differenziata porta a porta del materiale organico e delle materie biodegradabili. Per quale ragione proprio questo insieme di materie? Principalmente perché esso rappresenta nell'area meridionale circa il 35 per cento dei rifiuti (mediamente una percentuale maggiore dell'area settentrionale). È importante anche perché questo insieme non contamina le parti cosiddette secche (i materiali cartacei, plastici e i metalli), peggiorando la loro purezza merceologica. Mentre l'inceneritore richiede almeno cinque anni per la sua realizzazione, in assenza di particolari opposizioni, la raccolta differenziata può essere realizzata in tempi brevi.
Quali sono i risultati? Nessuno può fare previsioni, perchè ogni comunità ha le sue prerogative. Tuttavia, se guardiamo ai risultati sul piano internazionale e su quello nazionale, anche nel meridione, seppur testati su piccole comunità, i risultati oscillano fra una percentuale del 60 e una dell'80 per cento. L'esperienza del consorzio intercomunale Priula (in provincia di Treviso), che mette insieme 22 comuni per un totale di 205 mila abitanti, presenta una media del 71 per cento di raccolta differenziata; il problema si riduce pertanto al solo 29 per cento. Nella parte successiva, non affermiamo che questo 29 per cento, comunque, fatalmente, sia destinato ad andare a smaltimento. L'esperienza di Canberra e di altri modelli ci dice che si prevedono impianti di screening nei quali si cerca, partendo dal concetto chiave dato dalla necessità di separare la frazione organica dal resto, di intercettare i materiali cartacei e metallici che non sono stati recuperati. Ciò che mediamente finisce in discarica, anche volendosi mantenere su un livello prudenziale, è meno del 30 per cento.
Se poi facciamo il confronto fra il 30 per cento di polveri che escono dai filtri di depurazione dell'impianto di incenerimento e di ceneri, ci troviamo di fronte, da un lato, materiali secchi, tendenzialmente inerti, e dall'altro una pesante concentrazione di metalli pesanti e diossine. Quindi, non siamo - desidero ripeterlo ancora una a tutti i presenti - qui ad esprimere un diniego; al contrario, siamo favorevoli ad ogni ipotesi, ma all'interno di uno scenario innovativo, non fondato sulla speranza, bensì testato sul piano industriale, coinvolgendo comunità di centinaia di migliaia di abitanti. Per esempio, la Nuova Scozia, in Canada, conta 900 mila abitanti, così come la città di San Francisco; Canberra ne ha circa 300 mila e la Nuova Zelanda ha adottato, a livello statale - quindi, non a livello di gruppo non profit - l'obiettivo «rifiuti zero». Stiamo parlando di situazioni ed esperienze concrete. Ovviamente, siamo consapevoli della necessità di fare i conti e di confrontarci con piccoli e grandi problemi, però questo accade normalmente a tutti gli amministratori e a coloro che governano.
TOMMASO ESPOSITO, Rappresentante della Rete nazionale contro l'incenerimento dei rifiuti. Mi associo ai ringraziamenti del collega Ercolini verso la Commissione. Ho il piacere di essere stato audito dalla Commissione altre volte. Ringrazio il presidente e tutti i parlamentari che in questi anni hanno seguito con particolare attenzione la vicenda campana.
Dal ragionamento del collega Ercolini mi sembra evidente come il caso campano si ponga in modo ancora più dirompente: com'è possibile che, in tanti anni, dall'inizio dell'emergenza rifiuti in Campania, la situazione non si sia risolta? Anzi, dalle notizie che apprendiamo, grazie anche al lavoro di questa Commissione - bisogna riconoscerlo - è evidente come il passare del tempo non abbia fatto altro che peggiorare le cose. Tra l'altro, ciò ha portato a gravi ripercussioni nel confronto democratico e nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini.
L'emergenza in Campania rappresenta purtroppo - dobbiamo ammetterlo con amarezza - una frattura che si è aperta tra cittadini e le istituzioni. Il commissariamento, dal nostro punto di vista, ha rappresentato - lo affermiamo in modo chiaro nel documento che rimarrà a disposizione della Commissione - una vera e propria barriera verso una svolta nelle politiche di smaltimento dei rifiuti. Tale barriera ha manifestato tutta la propria forza anche relativamente alla vicenda di Acerra, i cui fatti sono noti a tutti e che non ha ancora visto una soluzione. I lavori, infatti, continuano ad andare a rilento, seppure in questa Commissione è stato riferito che quell'inceneritore non doveva essere autorizzato perché privo di una valutazione di impatto ambientale, così come previsto dalla legge, in deroga rispetto alle normative nazionali. Di fatto, non era neppure il miglior inceneritore previsto dalle tecnologie oggi esistenti, ponendosi in una realtà ancora oggi (la Commissione ha gli atti i dossier che abbiamo depositato nel corso di questi anni, nei quali abbiamo presentato fatti e non chiacchiere) inquinata, con rischi idrogeologici elevati e dove c'è una situazione relativa alla falda acquifera preoccupante, per cui si è reso necessario il conseguente sequestro dei pozzi. Si tratta, infine, di una realtà inserita nel piano regionale sull'emergenza diossina: insomma, è una realtà che in situazioni ordinarie non avrebbe potuto ospitare mai neanche il migliore inceneritore del mondo!
In questo contesto, pensiamo che sia utile ribadire come la frattura democratica, apertasi il 17 agosto con l'occupazione militare del territorio, per dare inizio ai lavori e, successivamente, il 29 agosto, dopo che l'intera città manifestava democraticamente il proprio dissenso, a cui si è contrapposta un'azione di polizia forte e repressiva, meriti di essere riuscita. Si tratta di una ferita democratica che la politica deve ricucire: si fermi quel cantiere! Questo è il monito e l'appello che la città di Acerra democratica, civile, medaglia d'oro al merito civile, chiede alla politica.
Il paradosso è proprio che mentre, da un lato, dalla lettura degli atti di lavoro di questa Commissione apprendiamo del disastro ambientale in corso (pur senza essere a conoscenza dei vari omissis che la Commissione ha ritenuto di porre rispetto alle audizioni svolte), dall'altro ci rendiamo conto che quell'impianto e quel sistema di smaltimento dei rifiuti oggi è in crisi e non vi è, seppure conclusasi la fase di aggiornamento della compatibilità ambientale prevista dall'ordinanza n. 3369 del 13 agosto 2004, ancora alcun provvedimento in merito. Si tratta di un aggiornamento di compatibilità ambientale che prevede 27 prescrizioni, per un costo di 25 milioni di euro che, ad oggi, non è stato ancora tradotto in forma giuridica: in pratica, quei lavori vanno avanti nonostante dall'aggiornamento di compatibilità ambientale sia emerso che quel cantiere non poteva essere aperto. Lo stesso Agricola, presidente della Commissione per la valutazione impatto ambientale, sottolineava che si tratta di un malato che stiamo accompagnando con l'ambulanza in ospedale.
Siamo al paradosso laddove, addirittura, apprendiamo che le prescrizioni ritenute vincolanti ed obbligatorie per la Commissione riguardano non soltanto l'aspetto tecnologico dell'impianto ma anche la situazione del territorio, con il disastro ambientale esistente; pertanto, contestualmente ad alcune prescrizioni relative a modifiche dell'impianto, ve ne sono alcune relative ad attività di bonifica
che richiedono tempi e soluzioni certamente non in sintonia o in linea con quelli eventualmente necessari per mettere in funzione l'inceneritore e risolvere l'emergenza rifiuti in Campania.
Queste sono le ragioni per dimostrare, ancora una volta, così come ho fatto in questi anni, che la questione di Acerra non è meramente localistica, rientrando invece in un approccio al problema che, dal nostro punto di vista, ha funzionato da scorciatoia, peraltro dimostratasi errata. Se infatti si fosse impegnato tutto questo tempo ad incentivare la raccolta differenziata, a produrre una politica seria di riduzione dei rifiuti a monte, se si fossero coinvolte le istituzioni locali per affrontare e risolvere il problema, probabilmente oggi non staremmo nella situazione in cui ci troviamo.
Nel territorio della Campania le discariche si sono moltiplicate. Oggi, nel momento in cui l'aggiornamento di compatibilità ambientale ha stabilito che quel CDR non è a norma, le aree di stoccaggio si sono trasformate in vere e proprie discariche.
Vi sono poi degli inadempimenti da parte del gestore del piano di smaltimento. Vi è un unico gestore per tutta la regione Campania: unico caso in Europa! Non vi è alcuna partecipazione o attivazione di quanto era stato previsto. Penso agli ambiti territoriali ottimali, e anche in questo caso il ragionamento rientra nell'analisi testé svolta dal collega Ercolini: non vi è alcuna partecipazione da parte degli enti e dei cittadini. Così, la nostra proposta, possibile - siamo persone costruttive e non intendiamo dire semplicemente di no - consiste nel rivolgere un appello affinché, innanzitutto, si ponga fine al commissariamento nella regione Campania. Questo è un primo dato sul quale invitiamo la politica a fare la propria parte: non si può, anche in ragione del fatto che ciò ha rappresentato una barriera per le scelte da prendere, continuare a scaricare su un potere forte la facoltà di fare delle scelte. Spesso si accusa la popolazione campana di avere connivenze con la criminalità o, addirittura, di avere la cosiddetta sindrome NIMBY (not in my back yard; si facciano dappertutto gli impianti ma non nel mio giardino).
Penso che oggi la politica, i parlamentari, il Governo e le istituzioni tutte dovrebbero interrogarsi sul fatto che se vi sono delle proteste da parte della popolazione, per come è stato gestito in Campania il piano, queste sono più che legittime. Il cittadino, non vedendo un'effettiva soluzione del problema, si preoccupa dell'apertura di una discarica sul proprio territorio e del fatto che soltanto alcuni comuni sono costretti ad ospitare i rifiuti di tutta la regione, mentre in altri è assente qualsiasi sforzo in tal senso. È chiaro, dunque, che il commissariamento non fornisce di per sé la soluzione al problema. Nel quadro appena descritto, paradossalmente, la Campania è interessata da una produzione di rifiuti - circa 450 chilogrammi annui - inferiore a quella di molte altre regioni d'Italia e nettamente minore alla media nazionale (circa 521 chilogrammi ogni anno). La regione, che ha seriamente sostenuto raccolta differenziata e separazione dei rifiuti, ha inoltre promosso una politica di incentivo delle produzioni pulite, stimolando la ricerca e mettendo l'industria nelle condizioni di migliorare il proprio prodotto. Procedendo in questa direzione, in breve tempo la Campania riuscirà a ridurre considerevolmente la sua produzione di rifiuti. Probabilmente, saremmo arrivati a tale risultato anche prima di mettere mano ad un piano di smaltimento così scellerato, il cui fallimento è ormai agli occhi di tutti. È questo ciò che denunciamo.
Senza rubarvi altro tempo - è una giornata particolare per il paese, me ne rendo conto -, mi limiterò a ringraziare ancora una volta il presidente ed i commissari, con l'auspicio di ottenere i risultati sperati e la consapevolezza che questa Commissione sia assolutamente capace di incidere, nell'esercizio delle competenze a lei proprie, sulle vicende del territorio campano, in particolare di Acerra. Voglio ringraziarvi ancora per il lavoro svolto - un lavoro che sta mettendo in evidenza
tutte le contraddizioni di questo piano -, ed incentivare una presa d'atto forte perché si sospendano i lavori di costruzione del termovalorizzatore di Acerra che, di fatto, non sta risolvendo la forte crisi dell'emergenza rifiuti in Campania.
PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Ercolini e l'avvocato Esposito, accompagnati dall'architetto Virginia Petrellese, non soltanto per ragioni di cortesia formale ma anche per il garbo con cui hanno posto questioni rilevanti e straordinariamente condivisibili anche sul piano dell'approfondimento tecnico-scientifico che costituiranno oggetto del lavoro di questa Commissione e di ulteriore approfondimento da parte nostra.
Mi piace sempre precisare e ricordare che la Commissione, pur possedendo i poteri dell'autorità giudiziaria, si è sempre sottratta alla responsabilità di individuare il colpevole dal punto di vista delle responsabilità penali, credendo che le procure sappiano fare e stiano svolgendo un ottimo lavoro. Ma è interesse nostro comprendere i fenomeni, per capire cosa accade, individuare ed alimentare i punti di eccellenza, cogliere e frenare quelli di criticità, evitando che i disastri della Campania o di altre regioni meridionali, appostati dietro l'angolo, possano moltiplicarsi ed estendersi in altre parti del nostro paese. In questo senso, le sollecitazioni formulate - sempre garbate e puntuali, e mai generiche affermazioni di principio rispetto alle quali, talvolta, diventa difficile trovare una forma d'adesione -, sono state di grande utilità, anche ai fini di ulteriori approfondimenti e valutazioni.
Devo rilevare che troppo spesso le ragioni di una sensibilità ambientale montante hanno dovuto scontrarsi con l'incomprensione di una logica emergenziale che ha prodotto essa stessa, talvolta, l'emergenza. In questo senso, mi permetto di sottolineare come questa Commissione abbia già ripetutamente sollevato la questione della fine dei commissariamenti e dell'emergenza rifiuti. Pare che, anche alla luce della conversione dell'ultimo decreto-legge, si delinei un impegno forte, formale, rispetto al problema; per ottenere i risultati auspicati, però, l'impegno dovrà essere bilaterale: da una parte, la regione non dovrà chiedere la proroga dei commissariamenti, dall'altra il Governo non dovrà offrire questa opportunità. Auspichiamo che finalmente entrambe le parti siano convinte della necessità di compiere un simile percorso.
Altre questioni da voi formulate saranno ulteriormente trattate, atteso che il lavoro della Commissione, per tanta parte, è dedicato - purtroppo - proprio alla vicenda campana: già nei prossimi giorni e nel corso delle prossime settimane svolgeremo ulteriori approfondimenti importanti, relativi non soltanto al lavoro svolto dalle procure ma anche a quello da compiere per realizzare le iniziative da voi richieste a così gran voce, e a mio parere straordinariamente condivisibili, inerenti alla reale emergenza della raccolta differenziata. Sposiamo con forza questa tesi, impegnandoci a lavorare verso la direzione indicata, avvalendoci degli strumenti a nostra disposizione.
Ringrazio ancora i nostri ospiti per la disponibilità manifestata e per il loro lavoro, che costituisce una testimonianza importante di grande sensibilità e fonte di importante supporto alla nostra attività, e dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 15,30.
![]() |