Camera dei deputati - Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento Bilancio
Titolo: D.L. 34/2020 - Misure urgenti in materia di salute e di sostegno al lavoro e all'economia (cd. Decreto Rilancio) Volume II - Articoli 119-266
Riferimenti: AC N.2500/XVIII
Serie: Progetti di legge   Numero: 295/Volume II
Data: 22/05/2020
Organi della Camera: V Bilancio

 

 

 

Misure urgenti in materia di salute e di sostegno al lavoro e all'economia
(cd. “Decreto Rilancio”)

 

Volume II - Articoli 119-266

22 maggio 2020

Parte I – Schede di lettura

 

 

Servizio Studi

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Dossier n. 256 Volume II

 

 

 

Servizio Studi

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Progetti di legge n. 295 Volume II

 

 

 

Parte II – Profili di carattere finanziario

 

 

Servizio Bilancio dello Stato - Verifica delle quantificazioni n. 215

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Servizio Commissioni – Segreteria V Commissione

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INDICE VOLUME II

 

Titolo VI – Misure fiscali

Articolo 119 (Ecobonus, sismabonus, fotovoltaico e colonnine elettriche) 11

Articolo 120 (Credito d'imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro)  18

Articolo 121 (Trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto e in credito d’imposta cedibile). 21

Articolo 122 (Cessione dei crediti d’imposta riconosciuti da provvedimenti emanati per fronteggiare l’emergenza). 25

Articolo 123 (Soppressione delle clausole di salvaguardia in materia di IVA e accisa)  27

Articolo 124 (IVA beni necessari per il contenimento dell'emergenza sanitaria)  30

Articolo 125 (Credito d'imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro)  32

Articolo 126 (Proroga dei termini di ripresa della riscossione dei versamenti sospesi)  35

Articolo 127 (Proroga dei termini di ripresa della riscossione per i soggetti di cui agli articoli 61 e 62 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27). 38

Articolo 128 (Salvaguardia del credito di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, ovvero del trattamento integrativo di cui all'articolo 1 della legge 2 aprile 2020, n. 21)  41

Articolo 129 (Acconto accisa sul gas naturale e sull’energia elettrica). 44

Articolo 130 (Differimento di alcuni adempimenti in materia di accisa). 46

Articolo 131 (Rimessione in termini per i versamenti in materia di accisa). 52

Articolo 132 (Pagamento dell’accisa sui prodotti energetici) 54

Articolo 133 (Differimento sugar tax e plastic tax). 56

Articolo 134 (IVAFE per i soggetti diversi dalle persone fisiche). 58

Articolo 135 (Disposizioni in materia di giustizia tributaria e contributo unificato) 60

Articolo 136 (Incentivi per gli investimenti nell'economia reale). 64


 

Articolo 137 (Proroga della rideterminazione del costo d’acquisto dei terreni e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati). 69

Articolo 138 (Allineamento TARI e IMU con il bilancio di previsione 2020). 71

Articolo 139 (Rafforzamento delle attività di promozione dell’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti). 73

Articolo 140 (Memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri)  76

Articolo 141 (Lotteria dei corrispettivi). 79

Articolo 142 (Rinvio precompilata IVA). 80

Articolo 143 (Rinvio della procedura automatizzata di liquidazione dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche). 82

Articolo 144 (Rimessione in termini e sospensione versamenti avvisi bonari) 84

Articolo 145 (Sospensione compensazione tra credito d’imposta e debito iscritto a ruolo)  87

Articolo 146 (Indennità requisizione strutture alberghiere) 88

Articolo 147 (Incremento crediti compensabili tramite modello F24).. 90

Articolo 148 (Modifiche alla disciplina degli ISA). 92

Articolo 149 (Sospensione dei versamenti da accertamento con adesione, conciliazione, rettifica e liquidazione e da recupero dei crediti d’imposta). 95

Articolo 150 (Ripetizione dell’indebito su prestazioni previdenziali e retribuzioni) 99

Articolo 151 (Differimento sospensione licenze, autorizzazioni e iscrizione ad albi e ordini professionali). 101

Articolo 152 (Sospensioni dei pignoramenti su stipendi e pensioni). 103

Articolo 153 (Sospensione delle verifiche inadempienze beneficiari P.A.).. 105

Articolo 154 (Proroga del periodo di sospensione delle attività dell'agente della riscossione)  107

Articolo 155 (Integrazione del contributo a favore di Agenzia delle entrate-Riscossione per il triennio 2020-2022). 110

Articolo 156 (Accelerazione delle procedure di riparto del cinque per mille per l’esercizio finanziario 2019). 112

Articolo 157 (Proroga dei termini al fine di favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali). 117

Articolo 158 (Cumulabilità della sospensione dei termini processuali e della sospensione nell'ambito del procedimento di accertamento con adesione). 121

Articolo 159 (Ampliamento della platea dei contribuenti che si avvalgono del modello 730)  123

Articolo 160 (Iscrizione al catasto edilizio urbano dei fabbricati rurali ubicati nei comuni colpiti dal sisma 2016 e 2017). 126

Articolo 161  (Proroga del pagamento dei diritti doganali). 128

Articolo 162 (Rateizzazione del debito di accisa). 130

Articolo 163 (Proroga in materia di tabacchi). 132

Articolo 164 (Valorizzazione del patrimonio immobiliare). 134

Titolo VII – Disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio

Capo I -  Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione

Articoli 165-167 (Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione). 137

Capo II -  Regime di sostegno pubblico per l'ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni

Articoli 168-175 (Regime di sostegno pubblico per l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni). 146

Titolo VIII – Misure di settore

Capo I -  Misure per il turismo e la cultura

Articolo 176 (Tax credit vacanze). 155

Articolo 177 (Esenzioni IMU per il settore turistico). 159

Articolo 178 (Fondo turismo). 161

Articolo 179 (Promozione turistica in Italia). 169

Articolo 180 (Ristoro ai Comuni per la riduzione di gettito dell’imposta di soggiorno e altre disposizioni in materia). 175

Articolo 181 (Sostegno delle imprese di pubblico esercizio). 179

Articolo 182 (Ulteriori misure di sostegno per il settore turistico) 184

Articolo 183, commi 1 e 12 (Incremento dei Fondi emergenze spettacolo, cinema, audiovisivo) 187


 

Articolo 183, commi 2, 3 e 12 (Misure di sostegno a favore di istituti e luoghi della cultura, nonché di imprese e istituzioni culturali). 190

Articolo 183, commi 4, 5 e 6 (Fondo unico per lo spettacolo). 192

Articolo 183, comma 7 (Interventi per il cinema e l’audiovisivo). 197

Articolo 183, comma 8 (Capitale italiana della cultura 2021). 200

Articolo 183, commi 9 e 12 (Art-bonus). 202

Articolo 183, commi 10 e 12 (Piattaforma digitale per fruizione patrimonio culturale e spettacoli). 204

Articolo 183, comma 11 (Rimborso dei titoli di acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi della cultura). 205

Articolo 184 (Fondo cultura). 208

Articolo 185 (Disposizioni relative al pagamento dei crediti dell’IMAIE in liquidazione)  215

Capo II -  Misure per l'editoria

Articolo 186 (Credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari). 221

Articolo 187 (Regime di forfettizzazione delle rese dei giornali) 224

Articolo 188 (Credito d’imposta per l’acquisto della carta dei giornali). 226

Articolo 189 (Bonus una tantum edicole). 230

Articolo 190 (Credito d’imposta per le testate edite in formato digitale). 233

Articolo 191 (Procedura straordinaria semplificata per il pagamento dei contributi diretti ad alcune imprese editoriali). 236

Articolo 192 (Misure per il riequilibrio finanziario dell’INPGI e sospensione della norma sul commissariamento). 238

Articolo 193 (Contribuzione figurativa per giornalisti ammessi a cassa integrazione in deroga) 240

Articolo 194 (Proroga degli affidamenti dei servizi di informazione primaria)  241

Articolo 195 (Fondo emergenze emittenti locali ). 242

Capo III -  Misure per le infrastrutture e i trasporti

Articolo 196 (Interventi a favore delle imprese ferroviarie). 243

Articolo 197 (Ferrobonus e Marebonus). 248

Articolo 198 (Istituzione Fondo compensazione danni trasporto aereo ). 250

 

Articolo 199 (Disposizioni in materia di lavoro portuale e di trasporti marittimi)  252

Articolo 200 (Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale). 263

Articolo 201 (Incremento del Fondo salva-opere). 272

Articolo 202 (Trasporto aereo). 276

Articolo 203 (Trattamento economico minimo per il personale del trasporto aereo)  284

Articolo 204 (Incremento dotazione del Fondo di solidarietà per il settore aereo)  288

Articolo 205 (Disposizioni urgenti in materia di collegamento marittimo in regime di servizio pubblico con le isole maggiori e minori). 290

Articolo 206 (Interventi urgenti per il ripristino e la messa in sicurezza della tratta autostradale A24 e A25 a seguito degli eventi sismici del 2009, 2016 e 2017). 294

Articolo 207 (Disposizioni urgenti per la liquidità delle imprese appaltatrici)  304

Articolo 208 (Disposizioni per il rilancio del trasporto ferroviario). 307

Articolo 209 (Misure a tutela del personale e dell’utenza dei servizi di motorizzazione e del personale dei Provveditorati interregionali alle opere pubbliche). 311

Articolo 210 (Disposizioni in materia di autotrasporto). 313

Articolo 211, commi 1 e 4 (Misure per la funzionalità del Corpo delle Capitanerie di Porto e per il sostegno di sinergie produttive nei comprensori militari). 319

Articolo 211, commi 2 e 3 (Convenzione Difesa Servizi Spa per infrastrutture industriali e logistiche militari). 321

Articolo 212 (Rinnovo parco mezzi destinato ai servizi di trasporto pubblico urbano nel Comune di Taranto). 324

Articolo 213 (Finanziamento del sistema bus rapidtransit). 327

Articolo 214, commi 1 e 2 (Contributo straordinario a compensazione dei minori incassi ANAS). 329

Articolo 214, commi 3-7 (Contributi alle imprese ferroviarie per i servizi non sottoposti ad obblighi di servizio pubblico) 331

Articolo 215 (Misure di tutela per i pendolari di trasporto ferroviario e TPL). 333


 

Capo IV -  Misure per lo sport

Articolo 216, commi 1 e 2 (Disposizioni in tema di impianti sportivi). 335

Articolo 216, comma 3 (Riduzione dei canoni di locazione per palestre, piscine e impianti sportivi). 340

Articolo 216, comma 4 (Rimborso degli abbonamenti per l'accesso a impianti sportivi)  344

Articolo 217 (Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale). 346

Articolo 218 (Disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici). 352

Capo V -  Misure in materia di giustizia

Articolo 219. (Misure urgenti per il ripristino della funzionalità delle strutture dell’amministrazione della giustizia e per l’incremento delle risorse per il lavoro straordinario del personale del Corpo di polizia penitenziaria, dei dirigenti della carriera dirigenziale penitenziaria nonché dei direttori degli istituti penali per minorenni). 357

Articolo 220 (Disposizioni urgenti in materia di Fondo unico giustizia). 359

Articolo 221 (Modifiche all’art. 83 del decreto-legge n. 18 del 2020). 362

Capo VI -  Misure per l'agricoltura, la pesca e l'acquacoltura

Articolo 222 (Fondo emergenziale a tutela delle filiere in crisi). 364

Articolo 223 (Contenimento produzione e miglioramento della qualità). 373

Articolo 224 (Misure in favore della filiera agroalimentare). 374

Articolo 225 (Mutui consorzi di bonifica). 381

Articolo 226 (Fondo emergenza alimentare). 383

Capo VII -  Misure per l'ambiente

Articolo 227 (Sostegno alle Zone economiche ambientali). 386

Articolo 228 (Misure urgenti in materia di valutazione di impatto ambientale)  390

Articolo 229 (Misure per incentivare la mobilità sostenibile). 392


 

Capo VIII -  Misure in materia di istruzione

Articolo 230 (Incremento delle assunzioni di docenti nella scuola secondaria)  404

Articolo 231 (Misure per sicurezza e protezione nelle istituzioni scolastiche statali e per lo svolgimento in condizioni di sicurezza dell’anno scolastico 2020/2021). 407

Articolo 232, commi 1-3 e 5-9 (Interventi in materia di edilizia scolastica). 414

Articolo 232, comma 4 (Stati di avanzamento lavori in edilizia scolastica). 422

Articolo 233, commi 1-3 (Misure di sostegno economico al sistema integrato da zero a sei anni)  424

Articolo 233, comma 4 (Sostegno economico all'istruzione paritaria fino a 16 anni)  428

Articolo 234 (Misure per il sistema informativo per il supporto all’istruzione scolastica)  429

Articolo 235 (Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 presso il Ministero dell’istruzione). 432

Capo IX -  Misure in materia di università e ricerca

Articolo 236, commi 1 e 8 (Incremento del Fondo per le esigenze emergenziali di università, istituzioni AFAM, enti di ricerca). 433

Articolo 236, commi 3, 4 e 8 (Interventi a sostegno del diritto allo studio nelle università e nelle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica). 435

Articolo 236, commi 5 e 8 (Interventi a sostegno dei dottorati di ricerca) 441

Articolo 236, comma 6 (Assegni di ricerca). 443

Articoli 236, comma 7, e 238, comma 8 (Fabbisogno finanziario università statali)  446

Articolo 236, comma 2 (Acquisto di servizi informatici per l’attività didattica di università statali e istituzioni di alta formazione artistica e musicale). 449

Articolo 237, comma 1 (Disposizioni in materia di esami di abilitazione all'esercizio di alcune professioni). 450

Articolo 237, comma 2 (Accreditamenti delle scuole di specializzazione di area sanitaria con accesso riservato ai medici). 452

Articolo 237, comma 3 (Ammissione ai concorsi per l’accesso alle scuole di specializzazione in medicina). 455


 

Articolo 238, commi 1-3 e 9 (Accesso di ricercatori nelle università e negli enti di ricerca)  456

Articolo 238, comma 4 (Progetti di rilevante interesse nazionale - PRIN e Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica - FIRST). 459

Articolo 238, commi 5 e 9 (Promozione dell’attività di ricerca nelle università)  461

Articolo 238, comma 6 (Deroga all'obbligo di risparmio di spesa nel settore informatico in favore di università, istituzioni AFAM, enti di ricerca e Fondazione IIT). 463

Articolo 238, comma 7 (Ammissione al finanziamento di soggetti inseriti in graduatorie internazionali relative a progetti di ricerca internazionali). 465

Capo X -  Misure per l'innovazione tecnologica

Articolo 239 (Fondo per l'innovazione tecnologica e digitale) 469

Articolo 240 (Istituzione di una direzione generale per la tutela informatica. 470

entro il Ministero dell'interno). 470

Capo XI -  Coesione territoriale

Articolo 241 (Utilizzo del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il contrasto all'emergenza Covid-19). 472

Articolo 242 (Contributo dei Fondi strutturali europei al contrasto dell’emergenza Covid-19) 476

Articolo 243 (Incremento del Fondo di sostegno alle attività economiche nelle aree interne a seguito dell’emergenza Covid-19). 482

Articolo 244 (Credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo nelle aree del Mezzogiorno). 485

Articolo 245 (Misura di sostegno al fabbisogno di circolante dei beneficiari di “Resto al Sud” per far fronte agli effetti dell’emergenza sanitaria). 488

Articolo 246 (Sostegno al Terzo settore nelle Regioni del Mezzogiorno). 492

Capo XII -  Accelerazioni concorsi

Sezione I - Decentramento e digitalizzazione delle procedure

Articoli 247-249 (Misure per la accelerazione dei concorsi mediante il decentramento e la digitalizzazione delle procedure). 496


 

Sezione II - Disposizioni per la velocizzazione dei concorsi e per la conclusione delle procedure sospese

Articolo 250, commi 1-4 (VIII corso-concorso per il reclutamento di dirigenti nelle amministrazioni statali e degli enti pubblici non economici). 502

Articolo 250, comma 5 (Procedure concorsuali negli enti pubblici di ricerca e conferimento di assegni di ricerca). 508

Articolo 251 (Modalità straordinarie di svolgimento dei concorsi pubblici presso il Ministero della salute). 510

Articolo 252 (Misure urgenti per lo svolgimento di concorsi per il personale del Ministero della giustizia). 514

Articolo 253 (Misure urgenti in tema di concorso per magistrato ordinario) 519

Articolo 254 (Misure urgenti in tema di concorso notarile ed esame di abilitazione all’esercizio della professione forense). 522

Articolo 255 (Misure straordinarie per la celere definizione e per il contenimento della durata dei procedimenti giudiziari pendenti). 526

Articolo 256 (Misure straordinarie per la definizione dell’arretrato penale presso le Corti di appello). 530

Articolo 257 (Procedure concorsuali relative al personale della Corte dei conti)  533

Articolo 258 (Semplificazione di procedure assunzionali e formative. 534

del Corpo nazionale dei vigili del fuoco). 534

Articolo 259 (Misure per la funzionalità delle Forze Armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco in materia di procedure concorsuali). 537

Articolo 260 (Misure per la funzionalità delle Forze Armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco in materia di corsi di formazione). 541

Articolo 261 (Procedure assunzionali per il Dipartimento della protezione civile)  544

Articolo 262 (Assunzioni di personale del Ministero dell’economia e delle finanze)  545

Sezione III - Disposizioni in materia di lavoro agile e per il personale delle pubbliche amministrazioni

Articolo 263 (Disposizioni in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile)  548


 

Capo XIII -  Misure urgenti di semplificazione per il periodo di emergenza Covid-19

Articolo 264 (Semplificazione dei procedimenti amministrativi in relazione all’emergenza COVID-19). 549

Articolo 265 (Disposizioni finanziarie finali). 568

Articolo 266 (Entrata in vigore). 580

 


Titolo VI – Misure fiscali

Articolo 119
(Ecobonus, sismabonus, fotovoltaico e colonnine elettriche)

 

 

L’articolo 119 introduce una detrazione pari al 110% delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021.

L’agevolazione è estesa all’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica nonché alle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Tali misure si applicano esclusivamente agli interventi effettuati dai condomini, nonché, sulle singole unità immobiliari adibite ad abitazione principale, dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni e dagli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati.

La detrazione è concessa a condizione che la regolarità degli interventi sia asseverata da professionisti abilitati, che devono anche attestare la congruità delle spese sostenute con gli interventi agevolati.

 

Il comma 1 della disposizione incrementa al 110% (rispetto al 65% e al 50% disposto dall’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63) l’aliquota di detrazione dall’Irpef o dall’Ires spettante a fronte di specifici interventi in ambito di efficienza energetica.

 

Si ricorda che l’agevolazione per la riqualificazione energetica degli edifici, come prorogata nel tempo da numerosi provvedimenti, consiste nel riconoscimento di detrazioni d’imposta (originariamente del 55 per cento, poi elevata al 65 per cento, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo) delle spese sostenute entro un limite massimo diverso in relazione a ciascuno degli interventi previsti. Si tratta riassuntivamente di riduzioni Irpef e Ires che riguardano le spese per:

§  la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento; la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione; la realizzazione di interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali, strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi; l'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università (articolo 1, commi da 344-347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), l'acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti;

§  la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria (articolo 1, comma 48, legge 13 dicembre 2010, n. 220);

§  l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari indicate nell’allegato M del decreto legislativo n. 311 del 2006.

Il comma 175, lettera a), n.1, della legge di bilancio 2020 proroga al 31 dicembre 2020 il termine previsto per avvalersi della richiamata detrazione fiscale.

Per una dettagliata ricognizione delle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico si consiglia la lettura della Guida dell’Agenzia delle entrate.

Per una panoramica della materia si rinvia alle pagine web Riqualificazione energetica degli edifici: l'ecobonus e Detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e di efficienza energetica consultabili sul Portale della documentazione della Camera dei deputati.

 

In particolare, la disposizione stabilisce che la detrazione prevista per la riqualificazione energetica degli edifici (articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63) si applica nella misura del 110 per cento, per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, nei seguenti specifici casi:

§  interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo. La detrazione è calcolata su un ammontare non superiore a euro 60.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. I materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017.

§  interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo ovvero con impianti di microcogenerazione. La detrazione di cui alla presente lettera è calcolata su un ammontare non superiore a euro 30.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito;

§  interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo ovvero con impianti di microcogenerazione. La detrazione è calcolata su un ammontare non superiore a euro 30.000 ed è riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito.

 

Il comma 2 stabilisce che l’aliquota agevolata si applica anche a tutti gli interventi di efficientamento energetico contenuti nel citato articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, nei limiti di spesa previsti per ciascun intervento a legislazione vigente e a condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi indicati al comma 1.

 

Il comma 3 indica i requisiti tecnici minimi da rispettare ai fini della spettanza della detrazione con riferimento agli interventi di ecobonus di cui ai commi 1 e 2.

La disposizione chiarisce che ai fini dell’accesso alla detrazione, gli interventi devono rispettare i requisiti minimi previsti dai decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Nel loro complesso, devono assicurare, anche congiuntamente agli interventi previsti ai successivi commi 5 e 6 (impianti solari fotovoltaici), il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, ovvero se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica-A.P.E. (articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192) ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

 

Il comma 4 introduce una detrazione pari al 110% delle spese relative a specifici interventi antisismici sugli edifici (commi da 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto-legge n. 63 del 2013), sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021:

§  adozione di misure antisismiche, su edifici ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zona sismica 1 e 2) con particolare riguardo all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Gli interventi devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendere interi edifici e, ove riguardino i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unità immobiliari (attualmente agevolati al 50%);

§  interventi di riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una (attualmente agevolati al 70% su case singole e al 75% nei condomìni) o due classi (attualmente agevolati al 80% su case singole e al 85% nei condomìni)  di rischio inferiori e nelle zone a rischio sismico 1, 2 e 3 anche mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all'edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti consentano tale aumento.

 

Dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per gli interventi sopra citati, in caso di cessione del credito ad un'impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi, la detrazione per i premi delle assicurazioni aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulate relativamente a unità immobiliari ad uso abitativo (articolo 15, comma 1, lettera f-bis), del testo unico delle imposte sui redditi, DPR 917/1986) spetta nella misura del 90 per cento.

Le agevolazioni non si applicano agli edifici ubicati in zona sismica 4.

 

Il comma 5 estende la detrazione nella misura del 110% anche per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici, per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, fino ad un ammontare non superiore a euro 48.000 e comunque nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, sempreché l’installazione degli impianti sia eseguita congiuntamente a uno degli interventi riqualificazione energetica o di miglioramento sismico (commi 1 e 4).

In caso di interventi di trasformazione degli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, interventi di nuova costruzione, e interventi di ristrutturazione urbanistica (articolo 3, comma 1, lettere d), e) ed f), del DPR 6 giugno 2001, n. 380) il predetto limite di spesa è ridotto ad euro 1.600 per ogni kW di potenza nominale.     Il comma 6 stabilisce che tale detrazione è riconosciuta anche per l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati, alle stesse condizioni e nel limite di spesa di euro 1.000 per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo. Il comma 7 stabilisce che la detrazione è subordinata alla cessione in favore del Gestore dei servizi energetici-GSE dell’energia non auto-consumata in sito e non è cumulabile con altri incentivi pubblici o altre forme di agevolazione di qualsiasi natura previste dalla normativa europea, nazionale e regionale, compresi i fondi di garanzia e di rotazione e gli incentivi per lo scambio sul posto (articolo 25-bis del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91).

 

Il comma 8 riconosce anche per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici la detrazione nella misura del 110 cento, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, sempreché l’installazione sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi di cui al comma 1.

 

I commi 9 e 10 circoscrivono l’ambito dei soggetti beneficiari delle agevolazioni fiscali introdotte dall’articolo.

Il comma 9 prevede che le disposizioni contenute nei commi da 1 a  8 si applicano agli interventi effettuati dai condomini, nonché, su unità immobiliari adibite ad abitazione principale, dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni e dagli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica, nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.

Il comma 10 stabilisce le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici (commi da 1 a 3) non si applicano agli interventi effettuati dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, in relazione a interventi effettuati su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale.

 

Ai sensi del comma 11, ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto di cui all'articolo 121, il contribuente richiede il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione. Il visto di conformità è rilasciato dai soggetti iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro o nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio (articolo 3, comma 3, lettere a) e b), del DPR 22 luglio 1998, n. 322) e dai responsabili dei centri di assistenza fiscale.

Il comma 12 specifica che i dati relativi all’opzione sono comunicati esclusivamente in via telematica secondo quanto disposto con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, che definisce anche le modalità attuative, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

Il comma 13 stabilisce che ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto di cui all'articolo 121:

§  per gli interventi di riqualificazione energetica, i tecnici abilitati asseverano il rispetto dei requisiti e la corrispondente congruità delle spese sostenute. Una copia dell’asseverazione viene trasmessa esclusivamente per via telematica all’ Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). Con decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità di trasmissione e le modalità attuative;

§  per gli interventi antisismici, l'efficacia rispetto alla riduzione del rischio sismico è asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali. I professionisti incaricati attestano, altresì, la congruità delle spese sostenute.

 

Il comma 14 dispone che ferma l’applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato, ai soggetti che rilasciano attestazioni e asseverazioni infedeli si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 15.000 per ciascuna attestazione o asseverazione infedele resa.

I soggetti responsabili delle attestazioni e asseverazioni stipulano una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500 mila euro., al fine di garantire ai propri clienti e al bilancio dello Stato il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall'attività prestata. La non veridicità delle attestazioni o asseverazioni comporta la decadenza dal beneficio e si applicano le sanzioni amministrative previste della legge 24 novembre 1981, n 689.

L’organo addetto al controllo sull’osservanza della presente disposizione è individuato nel Ministero dello sviluppo economico.

 

Il comma 15 chiarisce che rientrano tra le spese detraibili quelle sostenute per il rilascio delle attestazioni e delle asseverazioni di cui ai commi 3 e 13 e del visto di conformità di cui al comma 11.

 

Il comma 16 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla disposizione (valutati in 62,2 milioni di euro per l'anno 2020, 1.268,4 milioni di euro per l'anno 2021, 3.239,2 milioni di euro per l'anno 2022, 2.827,9 milioni di euro per l'anno 2023, 2.659 milioni di euro per ciascuno degli  anni 2024 e 2025 e 1.290,1 milioni di euro per l'anno 2026,  11,2  milioni di euro per l'anno 2031 e 48,6 milioni di euro per  l'anno 2032).


 

Articolo 120
(Credito d'imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro)

 

 

L’articolo 120 riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, nonché alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, nel 2020 e per un massimo di 80.000 euro, per gli interventi necessari a far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti.

 

Più in dettaglio, il comma 1 riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico indicati nell’allegato 1 al provvedimento, nonché alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, nel 2020 e per un massimo di 80.000 euro, per gli interventi necessari a far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19.

Negli interventi agevolabili sono compresi quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni, per l’acquisto di arredi di sicurezza, nonché in relazione agli investimenti in attività innovative, ivi compresi quelli necessari ad investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.

Scopo esplicito della norma è sostenere ed incentivare l'adozione di misure legate alla necessità di adeguare i processi produttivi e gli ambienti di lavoro.

 

Il credito d’imposta (comma 2):

§  è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti;

§  è utilizzabile nell’anno 2021 esclusivamente in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241);

Ad esso non si applicano i limiti all’utilizzo in compensazione (elevati a un milione di euro dall’articolo 147 del provvedimento in esame), di cui alla legge n. 388 del 2000, e quello annuale di 250 mila euro, di cui alla legge n. 244 del 2007.

 

Si ricorda che l’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, prevede che i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all'INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche.

Ai sensi del comma 2, sono compensabili, tramite versamento unitario (F24), tra l’altro, i crediti e i debiti relativi alle imposte sui redditi, alle relative addizionali e alle ritenute alla fonte; - all'imposta sul valore aggiunto; - alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell'imposta sul valore aggiunto; - ai contributi previdenziali; - ai premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; ai tributi locali (art. 2-bis, comma 1, decreto legge n. 193 del 2016).

 

Il comma 3 affida a uno o più decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, l’individuazione delle ulteriori spese ammissibili o di ulteriori soggetti aventi diritto, oltre a quelli indicati al comma 1, nel rispetto del limite di spesa di 2 milioni di euro.

Ai sensi del comma 4, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto legge in esame, sono stabilite le modalità per il monitoraggio degli utilizzi del credito d'imposta, ai fini di quanto previsto in merito alla copertura finanziaria dall’articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

 

Si ricorda che l’articolo 17, comma 13, della legge 31 dicembre2009, n. 196, stabilisce che il Ministro dell'economia e delle finanze, allorché riscontri che l'attuazione di leggi rechi pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, assume tempestivamente le conseguenti iniziative legislative al fine di assicurare il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione. La medesima procedura è applicata in caso di sentenze definitive di organi giurisdizionali e della Corte costituzionale recanti interpretazioni della normativa vigente suscettibili di determinare maggiori oneri.

 

Il comma 5 chiarisce che il credito d’imposta si applica nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final, “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modifiche. Per ulteriori informazioni sul contenuto della Comunicazione si rinvia al relativo tema web.

Il comma 6 reca la copertura finanziaria dell’intervento, il cui onere è stimato in 2 miliardi di euro, cui si provvede mediante le norme generali di cui all’articolo 265 del provvedimento, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 

Si ricorda che l’articolo 125 del provvedimento in esame ridisciplina ex novo il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro, in precedenza previsto dai decreti-legge n. 18 e n. 23 del 2020, i cui relativi articoli sono abrogati.

 

 


 

Articolo 121
(Trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto e in credito d’imposta cedibile)

 

 

L’articolo 121 consente, per le spese sostenute negli anni 2020 e 2021, di usufruire di alcune detrazioni fiscali in materia edilizia ed energetica (in prevalenza, aventi forma di detrazione dalle imposte sui redditi) sotto forma di crediti di imposta o sconti sui corrispettivi, cedibili ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari, in deroga alle ordinarie disposizioni previste in tema di cedibilità dei relativi crediti.

 

In particolare il comma 1 consente ai soggetti che, negli anni 2020 e 2021, sostengono alcune spese in materia edilizia ed energetica per le quali è previsto un meccanismo di detrazione dalle imposte sui redditi (interventi elencati al comma 2 della norma in esame), di usufruire di tali agevolazioni sotto forma, alternativamente, di:

§  un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, che viene anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi, il quale può recuperarlo sotto forma di credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti;

§  un credito d'imposta pari all’importo detraibile, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.

 

Ai sensi del comma 2 le norme suddette si applicano alle spese relative agli interventi di:

a) recupero del patrimonio edilizio (di cui all'articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del TUIR - Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917).

Le lettere a) e b) dell’articolo 16-bis si riferiscono agli interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione edilizia sulle parti comuni dell’edificio o sulle singole unità immobiliari.

In estrema sintesi tale agevolazione fiscale consiste in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare. Per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2020 è possibile usufruire di una detrazione più elevata (50%) e il limite massimo di spesa è di 96.000 euro. La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Si rinvia alla scheda dell’Agenzia delle entrate;

b) efficienza energetica (di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 e di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 119 del provvedimento in esame, alla cui scheda di lettura si rinvia).

In sintesi, l'agevolazione consiste in una detrazione dall'Irpef o dall' Ires concessa quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti. Essa, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo, varia a seconda che l’intervento riguardi la singola unità immobiliare o gli edifici condominiali e dell’anno in cui è stato effettuato. Condizione indispensabile per fruire dell’agevolazione è che gli interventi siano eseguiti su unità immobiliari e su edifici (o su parti di edifici) esistenti, di qualunque categoria catastale, anche se rurali, compresi quelli strumentali per l’attività d’impresa o professionale. L'agevolazione può essere richiesta per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2020. Per la maggior parte degli interventi la detrazione è pari al 65%, per altri spetta nella misura del 50%. Si rinvia alla scheda dell’Agenzia delle entrate per ulteriori informazioni;

c) adozione di misure antisismiche (di cui all’articolo 16, commi da 1-bis e 1-ter a 1-septies del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, e di cui al comma 4 del richiamato articolo 119, alla cui scheda di lettura si rinvia).

Per gli interventi di adozione di misure antisismiche il decreto legge n. 63 del 2013 ha introdotto il cosiddetto “sisma bonus”, prevedendo detrazioni maggiori di quelle previste per le ristrutturazioni edilizie, nonché regole più specifiche; a seconda del risultato ottenuto con l’esecuzione dei lavori, della zona sismica in cui si trova l’immobile e della tipologia di edificio, sono concesse detrazioni differenti. Per le spese sostenute tra il 1º gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021, la percentuale di detrazione può arrivare fino all’85% e deve essere ripartita in 5 quote annuali di pari importo. Le detrazioni possono essere usufruite anche dai soggetti passivi Ires e, dal 2018, dagli Istituti autonomi per le case popolari e dagli enti che hanno le stesse finalità sociali, nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa. Si rinvia altresì alla guida dell’Agenzia delle entrate;

d) recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti (cd. bonus facciate) ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, di cui all’articolo 1, comma 219, della legge di bilancio 2020 (27 dicembre 2019, n. 160).

L’agevolazione consiste in una detrazione d’imposta, da ripartire in 10 quote annuali costanti, pari al 90% delle spese sostenute nel 2020 per interventi, compresi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in determinate zone. Sono ammessi al beneficio esclusivamente gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi. Si veda la scheda dell’Agenzia delle entrate per ulteriori informazioni;

e) installazione di impianti fotovoltaici, di cui al già richiamato articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del richiamato TUIR, ivi compresi gli impianti di cui ai commi 5 e 6 dell'articolo 119 del provvedimento in esame, alla cui scheda di lettura si rinvia.

f) installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici (di cui all’articolo 16-ter del richiamato decreto-legge n. 63 del 2013 e di cui al comma 8 dell'articolo 119 del provvedimento in esame)

La legge di bilancio 2019 ha introdotto una detrazione fiscale relativa alle infrastrutture di ricarica delle auto elettriche. In particolare, l’agevolazione è riconosciuta per le spese sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021 per l’acquisto e la posa in opera delle colonnine, compresi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino a un massimo di 7 kW. Il beneficio va ripartito in dieci quote annuali di pari importo, spetta nella misura del 50% delle spese sostenute ed è calcolato su un ammontare complessivo non superiore a 3mila euro (articolo 1, comma 1039, della legge n. 145 del 2018, che ha introdotto il nuovo articolo 16-ter al decreto-legge n. 63 del 2013).

 

Le disposizioni di cui al comma 2 si pongono esplicitamente in deroga alla vigente disciplina che consente, per le ristrutturazioni edilizie e la riqualificazione energetica, di cedere il credito derivante dalla detrazione, ovvero di usufruirne come contributo a titolo di sconto (articolo 14, commi 2-ter, 2-sexies e 3.1; articolo 16, commi 1-quinquies, terzo, quarto e quinto periodo, e 1-septies, secondo e terzo periodo, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63).

 

Ai sensi del comma 3, i crediti d’imposta di cui al presente articolo sono utilizzati anche in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241), sulla base delle rate residue di detrazione non fruite, e con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione. La quota di credito d’imposta non utilizzata nell'anno non può essere usufruita negli anni successivi e non può essere richiesta a rimborso. Ad esso non si applicano i limiti all’utilizzo in compensazione (elevati a un milione di euro dall’articolo 147 del decreto legge in esame), di cui alla legge n. 388 del 2000, e quello annuale di 250 mila euro, di cui alla legge n. 244 del 2007.

 

Il comma 4 dispone che, ai fini del controllo, si applichino le attribuzioni e i poteri di accertamento in tema di imposte sui redditi, posti in capo all’Amministrazione finanziaria dagli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Si chiarisce che i fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto allo sconto praticato o al credito ricevuto. L’Agenzia delle entrate, nell’ambito dell’ordinaria attività di controllo procede, in base a criteri selettivi e tenendo anche conto della capacità operativa degli uffici, alla verifica documentale della sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta negli ordinari termini di accertamento (per i crediti non spettanti: cinque anni dalla dichiarazione, ai sensi articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600; per i crediti inesistenti: otto anni dall’utilizzo del credito ai sensi dell’articolo 27, commi da 16 a 20, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185).

 

Ai sensi del comma 5, in assenza dei requisiti che danno diritto alla detrazione, l’Agenzia delle entrate provvede a recuperare l’importo corrispondente alla detrazione non spettante, maggiorato di interessi e sanzioni Tale importo, maggiorato degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo (di cui all’articolo 20 del DPR 29 settembre 1973, n. 602) e delle sanzioni per utilizzo di crediti di imposta in misura superiore a quella spettante, ovvero inesistenti (di cui all’ articolo 13 del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471).

Il comma 6 prevede che il recupero del predetto importo sia effettuato nei confronti del soggetto beneficiario delle originarie detrazioni. Resta ferma, in presenza di concorso nella violazione, l’applicazione della norma per cui, ove più persone concorrono in una violazione, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta (articolo 9, comma 1 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472); rimane ferma anche la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari per il pagamento dell’importo maggiorato di sanzioni e interessi.

Ai sensi del comma 7 si affida a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro il 19 giugno 2020 (trenta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento), il compito di definire le modalità attuative delle disposizioni in esame, comprese quelle relative all'esercizio delle opzioni, da effettuarsi in via telematica.

 


 

Articolo 122
(Cessione dei crediti d’imposta riconosciuti da provvedimenti emanati per fronteggiare l’emergenza)

 

 

L’articolo 122 è volto a consentire la cessione dei crediti d’imposta, anche a istituti di credito e altri intermediari finanziari, per i canoni di locazione, la sanificazione e l’adeguamento degli ambienti di lavoro nonché per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuali.

 

In particolare, il comma 1 consente, fino al 31 dicembre 2021, ai soggetti beneficiari dei crediti d’imposta istituiti per far fronte alle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria, di optare per la cessione, anche parziale, ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Il comma 2 chiarisce che tale opzione si applica ai seguenti crediti d’imposta:

a)   credito d’imposta per botteghe e negozi di cui all’articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18;

Tale articolo concede un credito d’imposta pari al 60 per cento del canone di locazione, relativo al mese di marzo, di negozi e botteghe (immobili rientranti nella categoria catastale C/1). Il credito d’imposta è riservato agli esercenti attività d’impresa.

 

b)   credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda di cui all’articolo 28 del decreto in esame;

Tale articolo introduce un credito d’imposta per l'ammontare mensile del canone di locazione di immobili a uso non abitativo a favore di alcuni soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi. Per le strutture alberghiere il credito d’imposta spetta indipendentemente dal volume di affari registrato nel periodo d’imposta precedente.

 

c)   credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro di cui all’articolo 120;

Tale articolo riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, nonché alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, nel 2020 e per un massimo di 80.000 euro, per gli interventi necessari a far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti.

 

d)   credito d’imposta per sanificazione degli ambienti di lavoro e l’acquisto di dispositivi di protezione di cui all’articolo 125.

Tale articolo riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, nel 2020 e per un massimo di 60.000 euro, per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Viene dunque abrogato il credito d’imposta per la sanificazione precedentemente disciplinato dall’articolo 64 del decreto-legge n. 18 del 2020 e successivamente modificato dall’articolo 30 del decreto-legge n. 23 del 2020.

 

I cessionari utilizzano il credito ceduto anche in compensazione, con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal soggetto cedente. La quota di credito non utilizzata nell'anno non può essere utilizzata negli anni successivi e non può essere richiesta a rimborso. Ad esso non si applicano i limiti all’utilizzo in compensazione (elevati a un milione di euro dall’articolo 147 del decreto legge in esame), di cui alla legge n. 388 del 2000, e quello annuale di 250 mila euro, di cui alla legge n. 244 del 2007. (comma 3).

 

Ai sensi del comma 4, la cessione del credito non pregiudica i poteri delle competenti Amministrazioni relativi al controllo della spettanza del credito d’imposta e all'accertamento e all'irrogazione delle sanzioni nei confronti dei soggetti beneficiari. I soggetti cessionari rispondono solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito ricevuto.

 

Il comma 5 demanda ad un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate la definizione delle modalità attuative delle disposizioni in esame, comprese quelle relative all'esercizio dell’opzione, da effettuarsi in via telematica.

 


 

Articolo 123
(Soppressione delle clausole di salvaguardia
in materia di IVA e accisa)

 

 

L’articolo 123 sopprime, in via definitiva, le c.d. clausole di salvaguardia che, a decorrere dal 1° gennaio del 2021, prevedono aumenti delle aliquote dell’imposta sul valore aggiunto e di quelle in materia di accisa su alcuni prodotti carburanti.

 

In relazione alle aliquote IVA, occorre preliminarmente ricordare che a decorrere dal 1° ottobre 2013 l'aliquota ordinaria è rideterminata nella misura del 22 per cento. L’ordinamento prevede inoltre due aliquote ridotte: un’aliquota al 10 per cento e una al 5 per cento, quest’ultima istituita con la legge di stabilità 2016 (commi 960-963). Resta in vigore fino all'introduzione del regime definitivo previsto dalla direttiva IVA, infine, l'aliquota super–ridotta al 4 per cento, applicabile a condizione che l’aliquota sia in vigore al 1° gennaio 1991 e che essa risponda a ben definite ragioni di interesse sociale (articolo 110, direttiva IVA).

 

Quanto alla clausola di salvaguardia, essa è stata introdotta dai commi 718 e 719 della legge n. 190 del 2014 (legge di stabilità 2015) a tutela dei saldi di finanza pubblica, con l’obiettivo di incrementare le aliquote IVA ordinaria e ridotta al 10% rispettivamente di 2,5 e 2 punti percentuali e le accise su benzina e gasolio in misura tale da determinare maggiori entrate non inferiori a 700 milioni di euro a decorrere dal 2018. I predetti aumenti IVA erano in origine previsti a partire dall’anno 2016.

La legge di stabilità 2016 e la legge di bilancio 2017 hanno rinviato la decorrenza degli aumenti IVA, rispettivamente, al 2017 ed al 2018 e ridotto gli aumenti dell’accisa a 350 milioni di euro. La legge di stabilità 2016 ha inoltre disattivato la precedente clausola di salvaguardia prevista dalla legge di stabilità 2014, volta a introdurre variazioni delle aliquote di imposta e riduzioni delle agevolazioni e detrazioni vigenti (cd. tax expenditures) tali da assicurare maggiori entrate pari a 3 miliardi di euro per il 2015, 7 miliardi per il 2016 e 10 miliardi a decorrere dal 2017.

Successivamente, l’articolo 9 del decreto-legge n. 50 del 2017 ha rimodulato gli aumenti di imposta previsti, posticipandoli in parte agli anni successivi, mentre la legge di bilancio 2018 ha completato la sterilizzazione degli aumenti IVA per l’anno 2018 e delle accise per l’anno 2019, già parzialmente avviata con il decreto-legge n. 148 del 2017, rimodulando per il 2019 gli aumenti IVA.

La legge di bilancio 2019 ha previsto la sterilizzazione delle clausole per l’anno 2019, mentre per gli anni successivi ha confermato l’aumento dell’IVA ridotta dal 10 al 13% dal 2020 e un aumento di 0,3 punti percentuali per il 2020 e di 1,5 punti percentuali a decorrere dal 2021 - che si somma ai già previsti aumenti - dell’IVA ordinaria fino al 26,5%.

Da ultimo, la legge di bilancio 2020 ha previsto (legge 160 del 2019, commi 2 e 3) la sterilizzazione completa per il 2020 e parziale dal 2021, con un aumento dell’IVA ridotta dal 10 al 12% e un aumento dell’IVA ordinaria di 3 punti percentuali per il 2021 (al 25%) e di 1,5 punti percentuali (fino al 26,5%) a decorrere dal 2022.

È stata inoltre rimodulata la misura delle maggiori entrate nette attese dall’aumento delle accise sui carburanti in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 1.221 milioni di euro per l'anno 2021, a 1.683 milioni di euro per l'anno 2022, a 1.954 milioni di euro per l'anno 2023, a 2.054 milioni di euro per l'anno 2024 e a 2.154 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2025 e per ciascuno degli anni successivi.

 

Effetti finanziari della clausola di salvaguardia introdotti dalla legge di bilancio 2020

 

2020

2021

2022

Aliquota Iva 10%

sterilizzazione per il 2020

+ 2 punti percentuali dal 2021

0

(12%)

5.793

(12%)

5.793

Aliquota Iva 22%

sterilizzazione per il 2020

+ 3 punti percentuali nel 2021

+ 4,5 punti percentuali dal 2022

0

(25%)

13.110

(26,5%)

19.665

Accise carburanti

1.221 milioni per il 2021

1.683 milioni per il 2022

1.954 milioni per il 2023 e

2.054 milioni per il 2024

2.154 milioni dal 2025

0

1.221

1.683

TOTALE CLAUSOLE

0

20.124

27.141

 

Come chiarito dalla relazione tecnica, il quadro macroeconomico al 31 marzo 2020 utilizzato per la redazione del DEF, che ha stimato una diminuzione dei consumi finali delle famiglie pari a -7,4 per cento per il 2020 e un incremento del 5,8 per cento per il 2021, ha determinato una nuova stima degli effetti sulle clausole di salvaguardia in commento.

 

In sostanza, la riduzione di un trimestre pari al 7,4 per cento corrisponde ad una riduzione annua pari all’1,6 per cento. Posto che un punto di aliquota Iva ridotta del 10% vale circa 2.896,5 milioni di euro su base annua, mentre un punto di aliquota Iva ordinaria del 22% vale circa 4.370 milioni di euro, una riduzione dei consumi dell’1,6% determina che tali importi si riducano rispettivamente a circa 2.850 milioni di euro per ogni punto di aliquota ridotta e a 4.300 milioni di euro per ogni punto di aliquota ordinaria.

Pertanto, a seguito dell’adeguamento effettuato sulla base della riduzione dei consumi finali delle famiglie dell’1,6% a decorrere dall’anno 2021, le previsioni del bilancio dello Stato scontano il seguente gettito atteso dalle clausole di salvaguardia vigenti:

 

Effetti finanziari della clausola di salvaguardia a seguito del quadro macroeconomico al 31 marzo 2020

 

2020

2021

2022

2023

2024

2025

Aliquota Iva 10%

sterilizzazione per il 2020

+ 2 punti percentuali dal 2021

0

(12%)

5.700

(12%)

5.700

(12%)

5.700

(12%)

5.700

(12%)

5.700

Aliquota Iva 22%

sterilizzazione per il 2020

+ 3 punti percentuali nel 2021

+ 4,5 punti percentuali dal 2022

0

(25%)

12.900

(26,5%)

19.350

(26,5%)

19.350

(26,5%)

19.350

(26,5%)

19.350

Accise carburanti

1.221 milioni per il 2021

1.683 milioni per il 2022

1.954 milioni per il 2023 e

2.054 milioni per il 2024

2.154 milioni dal 2025

0

1.221

1.683

1.954

2.054

2.154

TOTALE CLAUSOLE

0

19.821

26.733

27.004

27.104

27.204

 

 

L’articolo 123 in esame prevede quindi l’abrogazione del richiamato comma 718, dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, che prevede a regime i descritti aumenti di IVA e accise a regime.

 

È inoltre abrogato il comma 2 dell’articolo 1 della legge n. 145 del 2018, il quale, come illustrato, ha previsto riduzioni dell’aliquota ridotta e dell’aliquota ordinaria dell'IVA per gli anni 2019 e 2020.

 

Ai sensi del comma 2, alle minori entrate derivanti dal presente articolo valutati – come già esposto nella tabella sopra illustrata - in 19.821 milioni di euro per l’anno 2021, 26.733 milioni di euro per l’anno 2022, 27.004 milioni di euro per l’anno 2023, 27.104 milioni di euro per l’anno 2024, 27.204 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025, si provvede ai sensi dell’articolo 265, alla cui scheda di lettura si rinvia.


 

Articolo 124
(IVA beni necessari per il contenimento dell'emergenza sanitaria)

 

 

L’articolo 124 prevede l’applicazione dell’aliquota IVA del 5 per cento alle mascherine e agli altri dispositivi medici e di protezione individuale.

 

In relazione alle aliquote IVA, si ricorda preliminarmente che dal 1° ottobre 2013, l'aliquota ordinaria è stata rideterminata nella misura del 22 per cento. L'ordinamento prevede inoltre due aliquote ridotte: una aliquota al 10 per cento e una al 5 per cento, quest'ultima istituita con la legge di stabilità 2016 (commi 960-963). Resta in vigore fino all'introduzione del regime definitivo previsto dalla direttiva IVA, infine, l'aliquota super–ridotta al 4 per cento, a condizione che l'aliquota fosse in vigore al 1° gennaio 1991 e che la sua applicazione risponda a ben definite ragioni di interesse sociale (articolo 110, direttiva IVA).

Si segnala che l’articolo 123 del presente decreto sopprime, in via definitiva, le c.d. clausole di salvaguardia che, a decorrere dal 1° gennaio del 2021, prevedono aumenti delle aliquote dell’imposta sul valore aggiunto e di quelle in materia di accisa su alcuni prodotti carburanti.

 

In particolare il comma 1 prevede che alle cessioni di mascherine e di altri dispositivi medici e di protezione individuale si applichi l’aliquota IVA del 5 per cento attraverso l’inserimento dei seguenti beni al nuovo numero 1-quater nella tabella A, parte II-bis, allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (decreto IVA):

§  ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva

§  monitor multiparametrico anche da trasporto

§  pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale

§  tubi endotracheali

§  caschi per ventilazione a pressione positiva continua

§  maschere per la ventilazione non invasiva

§  sistemi di aspirazione

§  umidificatori

§  laringoscopi

§  strumentazione per accesso vascolare

§  aspiratore elettrico

§  centrale di monitoraggio per terapia intensiva

§  ecotomografo portatile

§  elettrocardiografo

§  tomografo computerizzato

§  mascherine chirurgiche

§  mascherine Ffp2 e Ffp3

§  articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tuta di protezione, calzari e soprascarpe, cuffia copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici

§  termometri

§  detergenti disinfettanti per mani

§  dispenser a muro per disinfettanti

§  soluzione idroalcolica in litri

§  perossido al 3% in litri

§  carrelli per emergenza

§  estrattori RNA

§  strumentazione per diagnostica per COVID-19

§  tamponi per analisi cliniche

§  provette sterili

§  attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo”.

 

Ai sensi del comma 2, in considerazione dello stato di emergenza sanitaria in atto, le cessioni dei beni sopra illustrati, effettuate entro il 31 dicembre 2020, sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

 

Tale norma, come confermato nella relazione illustrativa, è adottata in conformità a quanto comunicato dalla Commissione europea agli Stati membri con nota del 26 marzo 2020, in merito alle misure che possono essere immediatamente adottate per mitigare l’impatto della pandemia. In tale contesto, e tenuto conto che nel gennaio 2018 è stata presentata una proposta di direttiva, attualmente in discussione in Consiglio, che modifica la disciplina delle aliquote IVA per permettere a tutti gli Stati di applicare un’aliquota ridotta anche inferiore al 5% e un’esenzione con diritto a detrazione dell’IVA versata a monte - in principio su tutti i beni e servizi tranne alcuni esplicitamente elencati - la Commissione ha fatto presente che gli Stati, per il periodo di emergenza sanitaria, possono ritenersi autorizzati ad applicare aliquote ridotte o esenzioni con diritto a detrazione alle cessioni dei materiali sanitari e farmaceutici necessari per contrastare il diffondersi dell’epidemia.

 

Infine, il comma 3 quantifica gli oneri dell’agevolazione in 257 milioni di euro per l’anno 2020 e 317,7 milioni di euro annui a decorrere dal 2021, cui si provvede ai sensi dell’articolo 265.

 


 

Articolo 125
(
Credito d'imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro)

 

 

L’articolo 125 riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, nel 2020 e per un massimo di 60.000 euro, per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti. Viene dunque abrogato il credito d’imposta per la sanificazione precedentemente disciplinato dall’articolo 64 del decreto-legge n. 18 del 2020 e successivamente modificato dall’articolo 30 del decreto-legge n. 23 del 2020.

 

Più in dettaglio, il comma 1 riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione e agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.

Il credito d'imposta spetta fino ad un massimo di 60.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l'anno 2020.

 

Scopo esplicito della norma è di favorire l’adozione di misure dirette a contenere e contrastare la diffusione del virus Covid-19.

 

Il comma 2 individua le spese agevolabili. Si tratta in particolare delle spese per:

a)   la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l 'attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell'ambito di tali attività;

b)   l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

c)   l'acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;

d)   l'acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b), quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;

e)   l'acquisto di dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

 

Il credito d’imposta (comma 3) è utilizzabile o nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di sostenimento della spesa, oppure in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241).

Ad esso non si applicano i limiti all’utilizzo in compensazione (elevati a un milione di euro dall’articolo 147 del decreto legge in esame), di cui alla legge n. 388 del 2000, e quello annuale di 250 mila euro, di cui alla legge n. 244 del 2007.

Il credito non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive.

 

Si ricorda che l’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, prevede che i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all'INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche.

Ai sensi del comma 2, sono compensabili, tramite versamento unitario (F24), tra l’altro, i crediti e i debiti relativi alle imposte sui redditi, alle relative addizionali e alle ritenute alla fonte; - all'imposta sul valore aggiunto; - alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell'imposta sul valore aggiunto; - ai contributi previdenziali; - ai premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; ai tributi locali (art. 2-bis, comma 1, decreto legge n. 193 del 2016).

 

Il comma 4 affida a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento in esame, il compito di stabilire criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta, al fine del rispetto del limite di spesa suddetto.

 

Il comma 5 abroga il previgente credito d’imposta per la sanificazione, di cui l’articolo 64 del decreto-legge n. 18 del 2020 e all’articolo 30 del decreto-legge n. 23 (quest’ultimo attualmente all’esame della Camera per la conversione in legge).

Si valuti l’opportunità di precisare se siano salvi gli effetti medio tempore prodotti dalla disposizione abrogata.

Si ricorda che l’articolo 64 del decreto-legge n. 18 del 2020 ha concesso un credito d’imposta, per l’anno 2020, pari al 50 per cento delle spese sostenute per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro. Il credito d’imposta è riservato agli esercenti attività d’impresa, arte o professione, fino ad un importo massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario e nel limite complessivo di 50 milioni di euro. Si affida (comma 2) alle norme di rango secondario, più precisamente a un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro il 16 aprile 2020 (30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, non emanato) il compito di stabilire i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa.

Successivamente l’articolo 30 del decreto-legge n. 23 del 2020 - all’esame della Camera al momento di redazione del presente lavoro - ha incluso nel predetto credito di imposta, secondo le misure e nei limiti di spesa complessivi previsti dal decreto-legge n. 18 del 2020, anche gli oneri relativi all’acquisto di dispositivi di protezione individuale (quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari), ovvero all’acquisto e all’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale (quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi). Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

Per ulteriori chiarimenti si rinvia alla circolare dell’Agenzia delle entrate 9/E del 13 aprile 2020, che ha operato un coordinamento con i chiarimenti già contenuti nei precedenti documenti di prassi.

 

Si valuti l’opportunità di precisare se siano salvi gli effetti medio tempore prodotti dalla disposizione abrogata.

 

Il comma 6 reca la copertura finanziaria dell’intervento, il cui onere è pari a 200 milioni di euro per l'anno 2020: ad esso si provvede, per 150 milioni di euro ai sensi dell'articolo 265 (norma di copertura generale del provvedimento, alla cui scheda di lettura si rinvia) e per 50 milioni di euro mediante utilizzo delle risorse rivenienti dall'abrogazione del vigente credito d’imposta per la sanificazione (comma 5).

 

Si ricorda che l’articolo 120 del provvedimento in esame riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, nonché alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore, un credito d'imposta pari al 60 per cento delle spese sostenute, nel 2020 e per un massimo di 80.000 euro, per gli interventi necessari a far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19.


 

Articolo 126
(Proroga dei termini di ripresa della riscossione
dei versamenti sospesi)

 

 

L’articolo 126 proroga dal 30 giugno al 16 settembre 2020 il termine di ripresa della riscossione dei versamenti tributari e contributivi sospesi a favore di alcuni soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione e per gli enti non commerciali.

La norma proroga altresì dal 31 luglio al 16 settembre 2020 il versamento delle ritenute d'acconto sui redditi di lavoro autonomo nonché sulle provvigioni.

La disposizione sposta al 16 settembre 2020 anche il termine di ripresa dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria sospesi per i comuni maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria.

 

Preliminarmente si ricorda che l’articolo 18 (commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6) del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, attualmente all’esame della Camera dei deputati, stabilisce la sospensione per alcuni operatori economici dei termini dei versamenti relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, alle trattenute relative all'addizionale regionale e comunale e all'imposta sul valore aggiunto per i mesi di aprile e maggio 2020. Tali soggetti beneficiano inoltre per lo stesso periodo della sospensione dei termini relativi ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l'assicurazione obbligatoria.

I beneficiari sono gli esercenti attività di impresa, arte e professione, individuati in base ai ricavi o ai compensi conseguiti nel periodo di imposta precedente, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nonché ai soggetti economici che hanno intrapreso l’esercizio dell’attività dopo il 31 marzo 2020.

Per gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa, la sospensione si applica limitatamente alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato e alle trattenute delle addizionali regionali e comunali, ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l'assicurazione obbligatoria.

Viene inoltre stabilita per alcune province particolarmente colpite dall’emergenza Covid-19 la sospensione dei versamenti dell’imposta sul valore aggiunto per i mesi di aprile e maggio 2020 alla sola condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi.

 

Il comma 1 dell’articolo in esame proroga il termine di ripresa della riscossione dei versamenti tributari e contributivi (sospesi per i mesi di aprile 2020 e di maggio 2020) prevista dal sopra citato articolo 18.

In particolare la disposizione prevede che i versamenti sospesi, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, all’imposta sul valore aggiunto e ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l’assicurazione obbligatoria, sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 (in luogo del 30 giugno 2020) o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di quattro rate mensili (in luogo di cinque rate mensili) di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020 (in luogo del mese di giugno 2020). Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

 

Il comma 2 proroga i termini per il versamento delle ritenute d'acconto sui redditi di lavoro autonomo nonché sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari (articoli 25 e 25-bis del DPR n. 600 del 1973) disposto dall’articolo 19 del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23.

 

Si ricorda che il sopra citato articolo 19 stabilisce che per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo 2020, i ricavi e i compensi percepiti nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 e il 31 maggio 2020 non sono assoggettati alle ritenute d'acconto sui redditi di lavoro autonomo nonché sulle provvigioni inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari (articoli 25 e 25-bis del DPR n. 600 del 1973) da parte del sostituto d'imposta, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

I contribuenti, che si avvalgono della opzione sopra citata rilasciano un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i ricavi e compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi della presente disposizione e provvedono a versare l'ammontare delle ritenute d'acconto non operate dal sostituto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di luglio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.

Per una panoramica dettagliata delle norme introdotte dai richiamati articoli 18 e 19 del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 si rinvia alla lettura del dossier Misure per le imprese e in materia di settori strategici, salute, lavoro, termini amministrativi e processuali realizzato dai Servizi Studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

In particolare la disposizione concede ai soggetti di più ridotte dimensioni ovvero con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 la possibilità di versare le ritenute d’acconto, oggetto della sospensione, in unica soluzione entro il 16 settembre 2020 (in luogo del 31 luglio 2020) ovvero al massimo in quattro rate mensili (in luogo di cinque rate mensili) di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020 (in luogo del mese di luglio 2020) senza applicazione di sanzioni e interessi. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

 

Il comma 3 stabilisce che gli adempimenti e i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria sospesi per i comuni ricadenti nella cosiddetta zona rossa (articolo 5 del decreto legge 2 marzo 2020, n.  9) sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020.

Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato

 

Si ricorda che il sopra citato articolo 5 del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9 stabilisce che nei comuni individuati nell'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2020, sono sospesi i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020. Non si fa luogo al rimborso dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria già versati. Gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, sospesi ai sensi del presente articolo, sono effettuati a far data dal 1° maggio 2020 anche mediante rateizzazione fino a un massimo di cinque rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi.


 

Articolo 127
(Proroga dei termini di ripresa della riscossione per i soggetti di cui agli articoli 61 e 62 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27)

 

 

L’articolo 127 dispone la proroga di alcuni termini per i versamenti sospesi ai sensi dell'articolo 61 (Sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria) e dell'articolo 62 (Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi) del decreto-legge n. 18 del 2020.

 

In particolare, l'unico comma dell'articolo in esame dispone la modificazione degli articoli 61 e 62 del decreto-legge n. 18 del 2020 (c.d. "Cura Italia") nel modo seguente:

a)   all’articolo 61:

1)   il comma 4 è sostituito dal seguente: “4. I versamenti sospesi ai sensi del comma 1 sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020. Nei medesimi termini sono effettuati, anche mediante il sostituto d'imposta, i versamenti delle ritenute non operate ai sensi dell'articolo 1, comma 3 (ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati e sui compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato), del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 24 febbraio 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. Gli adempimenti sospesi ai sensi del comma 1 sono effettuati entro il 16 settembre 2020.”;

 

Si rammenta che l’articolo 61 del decreto-legge n. 18 del 2020 interviene sulla disciplina della sospensione dei versamenti delle ritenute e dei contributi e dei premi introdotta dal decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, abrogato dal medesimo decreto-legge n. 18.

 

In particolare, il previgente comma 4 dell'articolo 61 stabilisce che i versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. Nei medesimi termini sono effettuati, anche mediante il sostituto d’imposta, i versamenti delle ritenute sui compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato, previste dall’articolo 29 (ritenute alla fonte sui compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato) del D.P.R. n. 600 del 1973 non operate ai sensi del predetto articolo 1, comma 3, del DM 24 febbraio 2020.

 

2)   il comma 5 è sostituito dal seguente: “5. Le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive professionistiche e dilettantistiche, di cui al comma 2, lettera b), applicano la sospensione di cui al comma 1 fino al 30 giugno 2020. Gli adempimenti e i versamenti sospesi ai sensi del periodo precedente sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, con le modalità e nei termini previsti dal comma 4. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.”;

 

In particolare, il previgente comma 5 dell'articolo 61 prevede una specifica disciplina per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche: per tali soggetti i versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 (anziché entro il 31 maggio).

Restano fermi la rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020 e il non luogo al rimborso di quanto già versato.

 

b)   all’articolo 62 il comma 5 è sostituito dal seguente: “5. I versamenti sospesi ai sensi dei commi 2 e 3, nonché del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24 febbraio 2020, sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un'unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.”

 

Si rammenta di seguito sinteticamente il contenuto dell'articolo 62 del decreto-legge n. 18 del 2020.

L’articolo 62 sospende gli adempimenti tributari diversi dai versamenti e dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale in scadenza dall’8 marzo al 31 maggio 2020. La disposizione riconosce inoltre la sospensione dei versamenti da autoliquidazione ai titolari di partita Iva di minori dimensioni nonché a tutti i soggetti delle province maggiormente colpite dal Covid-19 a prescindere dai ricavi o compensi percepiti.

L’articolo precisa inoltre che per i comuni della cosiddetta zona rossa restano ferme le disposizioni del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 24 febbraio 2020.

In particolare, il previgente comma 5 stabilisce che i versamenti sospesi ai sensi dei commi 2 e 3, nonché del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 24 febbraio 2020 sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un'unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

 

Secondo la relazione tecnica, le disposizioni non determinano effetti finanziari in quanto la ripresa dei versamenti ricade all'interno della stessa annualità dei termini vigenti.


 

Articolo 128
(Salvaguardia del credito di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, ovvero del trattamento integrativo di cui all'articolo 1
della legge 2 aprile 2020, n. 21)

 

 

L'articolo 128 prevede che il c.d. bonus 80 euro, di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, e il trattamento integrativo di 100 euro, di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 3 del 2020, spettanti, rispettivamente, fino al 30 giugno 2020 e dal 1 luglio 2020 ai lavoratori dipendenti e assimilati in possesso dei requisiti previsti nelle citate disposizioni, sono riconosciuti anche nel caso in cui il lavoratore risulti incapiente per effetto del minor reddito di lavoro dipendente prodotto nell'anno 2020 a causa delle conseguenze connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19 (comma 1).

Inoltre (comma 2), l'articolo prevede che il sostituto d'imposta eroghi al lavoratore le somme che quest'ultimo non ha percepito a titolo di bonus 80 euro nel periodo in cui lo stesso ha fruito delle misure a sostegno del lavoro ai sensi degli articoli da 19 a 22 del decreto-legge n. 18 del 2020.

 

Il comma 1 stabilisce che, al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dall'emergenza da COVID -19, per l'anno 2020 il c.d. "bonus 80 euro" - cioè il credito di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR - D.P.R. n. 917 del 1986) - e il trattamento integrativo di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 3 del 2020 spettano anche se l'imposta lorda calcolata sui redditi di cui all'articolo 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), del citato TUIR, sia di importo inferiore alla detrazione spettante ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del medesimo TUIR, per effetto delle misure a sostegno del lavoro contenute negli articoli 19 (Norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e di assegno ordinario), 20 (Trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende già in Cassa integrazione straordinaria), 21 (Trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso), 22 (Trattamenti di integrazione salariale in deroga), 23 e 25 (Congedi parentali per lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi, iscritti alla Gestione separata e del settore sanitario e permessi per i sindaci), del decreto-legge n. 18 del 2020.

 

Si rammenta che la disciplina relativa al c.d. "bonus 80 euro" (articolo 13, comma 1-bis, del TUIR), stabilisce che ai percettori dei redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), del TUIR, qualora l'imposta lorda sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del citato TUIR (cioè la detrazione per lavoro dipendente e assimilati), spetta attualmente (fino al 30 giugno 2020) un credito rapportato al periodo di lavoro nell'anno, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a:

§  se il reddito complessivo non è superiore a 24.600 euro: 960 euro;

§  se il reddito complessivo è superiore a 24.600 euro ma non a 26.600 euro: parte del credito corrispondente al rapporto tra l'importo di 26.600 euro, diminuito del reddito complessivo, e l'importo di 2.000 euro.

I sostituti d'imposta sono chiamati a riconoscere il trattamento integrativo ripartendone l'ammontare sulle retribuzioni erogate, verificandone in sede di conguaglio la spettanza.

I redditi per cui spetta il bonus 80 euro sono quindi:

§  i redditi di lavoro dipendente (come definiti dall'articolo 49 del TUIR), con esclusione delle pensioni di ogni genere e assegni a esse equiparati (comma 2, lettera a) del medesimo articolo 49);

§  i seguenti redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (articolo 50, comma 1, del TUIR):

o  compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20 per cento, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca (lettera a));

o  indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge devono essere riversati allo Stato (lettera b));

o  somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante (lettera c));

o  somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, nonché quelli percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita, sempreché gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell'attività di lavoro dipendente o nell'oggetto dell'arte o professione esercitate dal contribuente (lettera c-bis));

o  remunerazioni dei sacerdoti, nonché congrue e supplementi di congrua (lettera d));

o  prestazioni derivanti dall'adesione a forme pensionistiche complementari (lettera h-bis));

o  compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative (lettera l)).

Il bonus 80 euro è stato originariamente introdotto dall'articolo 1 del decreto-legge n. 66 del 2014 per il solo anno 2014 e poi reso permanente dalla legge di stabilità 2015 (articolo 1, commi 12-15 della legge n. 190 del 2014). Successivamente, l'articolo 1, comma 132, della legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha elevato le soglie di reddito complessivo (rispettivamente da 24.000 a 24.600 e da 26.000 a 26.600) che danno diritto al credito, aumentando così il numero di beneficiari dell'agevolazione.

 

Il bonus 80 euro spetta soltanto nella prima metà dell'anno 2020, in quanto l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 3 del 2020 ne dispone l'abrogazione a decorrere dal 1° luglio 2020.

 

L'articolo 1 del medesimo decreto-legge n. 3 del 2020 dispone, in sostituzione del bonus 80 euro a partire dalla seconda metà dell'anno 2020, il riconoscimento di una somma a titolo di trattamento integrativo in favore dei percettori delle stesse tipologie di reddito di lavoro dipendente e di taluni redditi assimilati relativi al bonus 80 euro, sempreché l'imposta lorda sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del citato TUIR (cioè la detrazione spettante per lavoro dipendente e assimilati).

Il trattamento integrativo spetta soltanto se il reddito complessivo non è superiore a 28.000 euro ed è pari a 1.200 euro in ragione annua a decorrere dal 2021, mentre è pari a 600 euro per l'anno 2020.

 

Il comma 2 dell'articolo in esame dispone, inoltre, che il credito di cui all'articolo 13, comma 1-bis, del citato TUIR, non attribuito nei mesi in cui il lavoratore fruisce delle misure a sostegno del lavoro di cui agli articoli da 19 a 22 del decreto-legge n. 18 del 2020, è riconosciuto dal sostituto d'imposta a decorre dalla prima retribuzione utile e comunque entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio.

 

La relazione tecnica precisa che l'articolo in esame non determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica rispetto alla legislazione vigente.


 

Articolo 129
(Acconto accisa sul gas naturale e sull’energia elettrica)

 

 

L’articolo 129 stabilisce la riduzione delle rate di acconto mensili dell’accisa sul gas naturale e sull’energia elettrica, dovute dal mese di maggio al mese di settembre 2020, in particolare disponendo che le stesse siano versate nella misura del 90 per cento di quelle calcolate in via ordinaria, e cioè sulla base dei consumi dell’anno precedente. Si prevede poi che le rate di acconto mensili, relative a ciascuno dei restanti tre mesi (ottobre, novembre e dicembre) del 2020 siano versate, invece, secondo le modalità ordinarie. Infine, l’eventuale versamento a conguaglio è effettuato in un’unica soluzione entro le normali scadenze fissate dal Testo unico accise, vale a dire entro il 31 marzo 2021 per il gas naturale ed entro il 16 marzo 2021 per l’energia elettrica; si consente, in alternativa, di dilazionare il debito a conguaglio in dieci rate mensili di pari importo, da versare nel periodo da marzo a dicembre 2021.

Si differisce dal 16 al 20 maggio 2020 la rata di acconto mensile dell’accisa sul gas naturale dovuta per il mese di maggio 2020

 

Al riguardo si ricorda che i soggetti obbligati al pagamento dell’accisa sul gas naturale e l’energia elettrica sono tenuti, rispettivamente ai sensi degli articoli 26, comma 13 e 56, commi 1 e 2 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo unico delle accise - TUA), a versare l’imposta mediante rate di acconto mensili, calcolate sulla base dei consumi dell’anno precedente e mediante eventuali conguagli relativi all’accisa dovuta per l’anno precedente, che viene determinata in dichiarazioni annuali di consumo.

In particolare, ai sensi dell’articolo 26, comma 13 TUA l'accertamento dell'accisa dovuta sul gas naturale viene effettuato sulla base di dichiarazioni annuali, contenenti tutti gli elementi necessari per la determinazione del debito d'imposta, presentate dai soggetti obbligati entro il mese di marzo dell'anno successivo a quello cui la dichiarazione si riferisce. Il pagamento dell'accisa è effettuato in rate di acconto mensili da versare entro la fine di ciascun mese, calcolate sulla base dei consumi dell'anno precedente. Il versamento a conguaglio è effettuato entro il mese di marzo dell'anno successivo a quello cui si riferisce e le somme eventualmente versate in eccedenza all'imposta dovuta sono detratte dai successivi versamenti di acconto. L'Amministrazione finanziaria ha facoltà di prescrivere diverse rateizzazioni d'acconto sulla base dei dati tecnici e contabili disponibili.

Per quanto riguarda l’energia elettrica, l’articolo 56, comma 1 analogamente dispone che il pagamento sia effettuato in rate di acconto mensili, da versare entro il giorno 16 di ciascun mese, calcolate sulla base di un dodicesimo dei consumi dell'anno precedente. Per il mese di agosto la rata di acconto è versata entro il giorno 20. Il versamento a conguaglio è effettuato entro il giorno 16 del mese di marzo dell'anno successivo a quello cui si riferisce. Le somme eventualmente versate in più del dovuto sono detratte dai successivi versamenti di acconto; l'Amministrazione finanziaria ha facoltà di prescrivere, sulla base dei dati tecnici e contabili disponibili, rateizzazioni di acconto diverse.

 

Per effetto delle norme in esame (comma 1):

§  sono ridotte le rate di acconto mensili dell’accisa sul gas naturale e sull’energia elettrica, da versare nel periodo compreso tra i mesi di maggio e settembre 2020, in particolare disponendo che le stesse siano versate nella misura del 90 per cento di quelle calcolate, come stabilito dal testo unico delle accise, sulla base dei consumi dell’anno precedente;

§  si prevede poi che le rate di acconto mensili relative a ottobre, novembre e dicembre 2020, siano versate, invece, secondo le già illustrate modalità ordinarie (sulla base dei consumi dell’anno precedente, ai sensi degli articoli 26, comma 13 e 56, commi 1 e 2 del TUA);

§  infine, l’eventuale versamento a conguaglio è effettuato in un’unica soluzione entro le normali scadenze, vale a dire entro il 31 marzo 2021 per il gas naturale ed entro il 16 marzo 2021 per l’energia elettrica. Viene respo possibile, in alternativa, di ripartire il conguaglio in dieci rate mensili di pari importo, senza interessi, da versare nel periodo da marzo a dicembre 2021, entro l’ultimo giorno di ciascun mese.

 

Si prescrive infine che le somme eventualmente risultanti a credito sono detratte, nei modi ordinari, dai versamenti di acconto successivi alla presentazione della dichiarazione annuale.

 

Il comma 2 differisce dal 16 al 20 maggio 2020 la rata di acconto mensile dell’accisa sul gas naturale dovuta per il mese di maggio 2020.

 

Il comma 3 quantifica in 246,9 milioni di euro per l'anno 2020 e in 134,7 milioni di euro per l'anno 2022 gli oneri derivanti dalle norme in esame, cui si provvede ai sensi dell'articolo 265 (alla cui scheda di lettura si rinvia).

 


 

Articolo 130
(Differimento di alcuni adempimenti in materia di accisa)

 

 

L’articolo 130 reca il differimento dell’efficacia di alcune disposizioni in materia di accisa, introdotte dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, che hanno disciplinato specifici adempimenti antifrode. In particolare:

§  si differisce al 1° gennaio 2021 l’efficacia degli obblighi autorizzativi e di contabilizzazione previsti per i piccoli depositi di prodotti energetici;

§  si differisce dal 1° luglio al 1° ottobre 2020 l’efficacia della disciplina della tracciabilità degli oli lubrificanti;

§  si proroga dal 30 giugno al 30 dicembre 2020 il termine ultimo, per gli esercenti di depositi fiscali di stoccaggio di prodotti energetici (con capacità non inferiore a 3.000 metri cubi), per dotarsi del cd. sistema INFOIL;

§  si posticipa dal 30 giugno al 30 settembre 2020 il termine per l’operatività dell’obbligo di presentare esclusivamente in forma telematica il documento di accompagnamento doganale (ivi compreso il DAS – documento amministrativo semplificato) per la benzina e il gasolio usato come carburante sottoposti ad accisa;

§  si posticipa al 31 dicembre 2020 il termine per l’emanazione della determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli con la quale sono fissati i tempi e i modi con cui le imprese distributrici di energia elettrica e gas naturale ai consumatori finali (operatori di vettoriamento) sono tenute a presentare, esclusivamente in forma telematica, i dati relativi ai prodotti trasportati.

 

Depositi di prodotti energetici

Il comma 1, lettera a), differisce al 1° gennaio 2021 l’efficacia degli obblighi autorizzativi e di contabilizzazione previsti, per i piccoli depositi di prodotti energetici, dall’articolo 5 del decreto-legge n. 124 del 2019, come posposti dall’articolo 92, comma 4-sexies del decreto-legge n. 18 del 2020.

 

Occorre al riguardo ricordare che l’articolo 5 del predetto decreto-legge  ha abbassato (comma 1, lettera c), punto 1, n. 1.1) il limite di capacità previsto per i depositi per uso privato, agricolo e industriale (da 25 a 10 metri cubi) nonché quello previsto (punto 1, n.1.2)  per i serbatoi cui sono collegati gli apparecchi di distribuzione automatica di carburanti per usi privati, agricoli ed industriali (da 10 a 5 metri cubi), ai fini dell’insorgere dell’obbligo di denuncia all’amministrazione finanziaria e di acquisizione della licenza per l’esercizio dell’attività.  Di conseguenza gli operatori che gestiscono tali depositi, a seguito della predetta modifica, sono tenuti a munirsi di licenza fiscale e a tenere la contabilità prescritta dal TUA. Si stabilisce (punto 2 della lettera c)) che con determinazione del Direttore dell’Agenzia dogane e monopoli siano previste modalità semplificate per la tenuta della medesima contabilità.

 

Il comma 2 del richiamato articolo 5 stabilisce, al primo periodo, che la predetta determinazione sia adottata entro il 27 dicembre 2020. Essa è stata adottata il 27 dicembre 2019 (Det. n. 240433/RU) e reca, per l’appunto, modalità semplificate di tenuta dei registri contabili per depositi e impianti di distribuzione di prodotti energetici.

L’articolo 5, comma 2, secondo periodo, come modificato dall’articolo 91, comma 4-sexies del citato decreto-legge n. 18, ha poi fissato al 1° gennaio 2021 l’efficacia:

§  delle disposizioni (articolo 5, comma 1, lettera c), n. 1.2) che riducono da 10 a 5 metri cubi la capacità dei serbatoi, per gli esercenti apparecchi di distribuzione automatica di carburanti per usi privati, agricoli ed industriali, ai fini dell’obbligo di licenza;

§  le norme che prevedono una disciplina semplificata per la tenuta del registro di carico e scarico (stabilita con la predetta determinazione del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli) sia per gli esercenti dei depositi per uso privato, agricolo ed industriale aventi capacità superiore a 10 metri cubi e non superiore a 25 metri cubi, sia per gli esercenti impianti per apparecchi di distribuzione automatica di carburanti per usi privati, agricoli ed industriali, collegati a serbatoi la cui capacità globale risulti superiore a 5 metri cubi e non superiore a 10 metri cubi.

 

Con le disposizioni in esame vengono riallineate al 1° gennaio 2021 l’efficacia di tutte le disposizioni di cui all’articolo 5, comma 1, lettera c), numeri 1) e 2): dunque hanno efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2021 anche le norme che abbassano da 25 a 10 metri cubi i limiti capacitivi (di cui all’articolo 5, comma 1, lettera c), punto 1, n. 1.1) dei depositi per uso privato, agricolo e industriale, ai fini del rilascio della licenza fiscale.

 

L’articolo 136, comma 2, lettera b) apporta una modifica al citato articolo 25 del TUA, in modo tale che ai piccoli depositi (aventi capacità superiore a 10 metri cubi e non superiore a 25 metri cubi, nonché gli impianti collegati a serbatoi la cui capacità globale risulti superiore a 5 metri cubi e non superiore a 10 metri cubi) sia rilasciato solo un codice identificativo in luogo della licenza di esercizio; a decorrere dal 1° gennaio 2021 tali soggetti sono obbligati, in luogo della denuncia, a dare comunicazione di attività all’Ufficio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, competente per territorio, al fine del rilascio del predetto codice identificativo. Gli stessi tengono il registro di carico e scarico con modalità semplificate, da stabilire con determinazione del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Frodi nel settore degli idrocarburi

La lettera b) del comma 1 dell’articolo in esame differisce dal 1° luglio al 1° ottobre 2020 l’efficacia della nuova disciplina della tracciabilità degli oli lubrificanti, introdotta dall’articolo 7 del decreto-legge n. 124 del 2019.

 

Al riguardo si ricorda che l’articolo 7 del decreto-legge n. 124 del 2019 ha introdotto norme volte a contrastare l’uso fraudolento di taluni prodotti, classificabili come oli lubrificanti, illecitamente venduti e utilizzati come carburanti per autotrazione o combustibili per riscaldamento, allo scopo di evadere il pagamento dell’accisa. A tal fine è stato introdotto un nuovo articolo 7-bis nel Testo Unico Accise, che ha previsto un sistema di tracciabilità di alcune tipologie di oli lubrificanti, mediante l’attribuzione di un Codice amministrativo di riscontro necessario per la loro circolazione nel territorio nazionale. Il Codice è emesso dal sistema informatizzato dell’Agenzia dogane e monopoli su richiesta del soggetto che effettua l’immissione in consumo di tali prodotti, ovvero del mittente, secondo la destinazione finale degli oli lubrificanti. Tale sistema di tracciabilità viene esteso anche alle preparazioni lubrificanti e ad altri prodotti individuati con decreto ministeriale che, in relazione alle loro caratteristiche, possono essere destinati all’impiego come carburanti per motori, combustibili per riscaldamento ovvero come lubrificanti. Ove i prodotti lubrificanti in transito non siano stati presentati all’Ufficio delle dogane di uscita oppure i dati inseriti ai fini del rilascio del codice amministrativo di riscontro risultino non veritieri, si configura il tentativo di sottrazione del prodotto all’accertamento dell’accisa, con l’applicazione delle conseguenti sanzioni penali.

 

Il comma 4 dell’articolo 7, al primo periodo, subordina l’operatività della disciplina sulla tracciabilità all’emanazione delle disposizioni secondarie di attuazione: il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 22 aprile 2020 ha introdotto le relative norme secondarie in tema di tracciabilità degli oli lubrificanti (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 maggio 2020, n. 28).

Il secondo periodo del comma 4 stabiliva - nella sua formulazione originaria - che la nuova disciplina sulla tracciabilità avesse efficacia a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo alla data di pubblicazione del decreto attuativo e, dunque, dal 1° luglio 2020.

Per effetto delle modifiche in esame, sostituendo il comma 4 dell’articolo 7, si differisce l’efficacia della predetta disciplina al 1° ottobre 2020.

 

Correlatamente, con il comma 2, lettera a) dell’articolo 136 sono apportate alcune modifiche all’articolo 7-bis del Testo Unico Accise, introdotto dall’articolo 7 del decreto-legge n. 124 sopra citato.

In particolare, integrando il comma 6 dell’articolo 7-bis TUA, si consente che le norme secondarie di attuazione possano escludere dalla disciplina della tracciabilità i trasporti di piccole quantità di prodotto confezionato (comma 2, lettera a), n. 1)

Viene poi apportata una modifica al comma 7 dell’articolo 7-bis (comma 2, lettera a), n. 2), il quale estende le norme sulla tracciabilità anche alle preparazioni lubrificanti rientranti nel codice NC 3403, se trasportate sfuse o in contenitori di capacità superiore a 20 litri; con la novella in commento si precisa che vengono fatte salve le esclusioni stabilite con le predette norme attuative.

Sistema INFOIL

La lettera c) del comma 1 differisce dal 30 giugno al 30 dicembre 2020 il termine ultimo, per gli esercenti di depositi fiscali di stoccaggio di prodotti energetici (con capacità non inferiore a 3.000 metri cubi), per dotarsi del cd. sistema INFOIL, ovvero di un sistema informatizzato per la gestione della detenzione e della movimentazione della benzina e del gasolio usato come carburante.

 

Viene a tal fine modificato l’articolo 10, comma 1, primo periodo del decreto-legge n. 124 del 2019, che nella sua formulazione originaria fissava il termine per dotarsi del sistema INFOIL al 30 giugno 2020.

 

L’articolo 10 ha l’esplicito scopo di uniformare le procedure di controllo sui depositi fiscali di stoccaggio a quelle già instaurate presso le raffinerie e gli stabilimenti di produzione di prodotti energetici, ai sensi dell’articolo 23, comma 14 del Testo Unico Accise - D.Lgs. n. 504 del 1995 (TUA). Per tali impianti, per l’appunto dotati di un sistema informatizzato di controllo in tempo reale del processo di gestione della produzione, detenzione e movimentazione dei prodotti, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli procede all'accertamento della liquidazione dell'imposta avvalendosi dei dati necessari alla determinazione della quantità e della qualità dei prodotti energetici rilevati dal sistema medesimo con accesso in modo autonomo e diretto, come chiarito dalla relazione illustrativa al decreto. Si tratta del cosiddetto sistema INFOIL, che con le norme in esame viene applicato ai depositi fiscali di prodotti energetici di mero stoccaggio.

Documento di accompagnamento doganale telematico

La lettera d) del comma 1 posticipa dal 30 giugno al 30 settembre 2020 il termine (previsto dall’articolo 11 del decreto-legge n. 124 del 2019) per l’operatività dell’obbligo di presentare esclusivamente in forma telematica il documento di accompagnamento doganale (ivi compreso il DAS – documento amministrativo semplificato) per la benzina e il gasolio usato come carburante sottoposti ad accisa, secondo la determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli 10 maggio 2020, n. 138764/RU.

 

La circolazione dei prodotti sottoposti ad accisa deve essere effettuata con la scorta dei seguenti documenti di accompagnamento:

§  documento di accompagnamento accise (e-AD, elettronico) per il trasferimento di prodotti soggetti ad imposta da un deposito fiscale ad un altro deposito fiscale; da un deposito fiscale al deposito di un destinatario registrato; dal luogo di importazione ad un deposito fiscale o di un destinatario registrato, da un deposito fiscale al luogo di esportazione;

§  documento di accisa semplificato (DAS, cartaceo) per il trasferimento di prodotti assoggettati ad imposta da un deposito fiscale o di un destinatario registrato ad un deposito libero da accisa o ad un impianto di distribuzione di carburanti; da un deposito libero da accisa o dal luogo di importazione, nel caso di corresponsione dell’accisa all’atto della importazione, ad un altro deposito libero da accisa o ad un impianto di distribuzione di carburanti; da un deposito libero o dal deposito di un destinatario registrato al luogo di esportazione, nel caso di richiesta di rimborso dell’accisa versata.

Si ricorda al riguardo che dal 1° gennaio 2011 è diventato operativo l’e-AD, ovvero il documento amministrativo elettronico (articolo 6 del Testo Unico Accise -TUA, D.Lgs. n. 504 del 1995). La nuova disciplina è stata introdotta dalla Direttiva 2008/118/CE, relativa al regime generale delle accise, e dal Reg. n. 684/2009, sulle procedure informatizzate relative alla circolazione di prodotti sottoposti ad accisa in sospensione dall'accisa, e recepita in Italia dal D.Lgs. n. 48/2010, che ha apportato le relative novelle al TUA.

La richiamata direttiva n. 118 del 2008 ha obbligato tutti gli Stati membri e gli operatori economici ad aderire all’EMCS - Excise Movement and Control System, sistema informatizzato comunitario per il controllo dei movimenti tra gli Stati membri dei prodotti in sospensione d’accisa (alcol e bevande alcoliche, vino, tabacchi e prodotti energetici) in regime sospensivo, che rappresenta la base per la costruzione di un sistema di analisi dei rischi nel settore delle accise. Il sistema prevede, per questi movimenti, la sostituzione del documento amministrativo di accompagnamento (DAA) in formato cartaceo con un messaggio elettronico, consentendone così il controllo in tempo reale.

Si ricorda che l’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, lettera b) ha affidato a determinazioni del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli il compito di stabilire tempi e modalità per la presentazione esclusivamente in forma telematica del documento di accompagnamento previsto per la circolazione dei prodotti assoggettati ad accisa. Tuttavia la decorrenza dell’obbligo è stata più volte differita da successive determinazioni: da ultimo, per effetto dell’articolo 1 della Determinazione del 18 dicembre 2017, n. 139996, tale data è stata posticipata al 1° gennaio 2020.

Trasmissione telematica dei quantitativi di energia elettrica e di gas naturale

La lettera e) del comma 1 posticipa al 31 dicembre 2020 il termine per l’emanazione della determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli con la quale sono fissati i tempi e i modi con cui le imprese distributrici di energia elettrica e gas naturale ai consumatori finali (operatori di vettoriamento) sono tenute a presentare, esclusivamente in forma telematica, i dati relativi ai prodotti trasportati, come previsto dall’articolo 12 del decreto-legge n. 124 del 2019.

 

Il richiamato articolo 12 ha affidato a una determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che secondo la formulazione originaria del decreto si sarebbe dovuta emanare entro il 27 dicembre 2019 (sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge n. 124), il compito di:

·      fissare i tempi e le modalità di esecuzione per disporre la presentazione, esclusivamente in forma telematica, dei dati relativi al prodotto trasportato, distintamente per ciascuno dei soggetti obbligati, da parte dei soggetti che effettuano l’attività di vettoriamento nel settore del gas naturale e dell’energia elettrica, e cioè le imprese che si occupano della consegna ai clienti finali attraverso reti di gasdotti locali integrati funzionalmente (comma 1, lettera a));

·      fissare i tempi e le modalità con cui i soggetti obbligati trasmettono i predetti quantitativi di gas naturale ed energia elettrica fatturati, suddivisi per destinazione d’uso (comma 1, lettera b)).

Tali soggetti sono tenuti a trasmettere i dati relativi ai quantitativi di gas naturale ed energia elettrica fatturati, suddivisi per destinazione d’uso.

 

Copertura finanziaria

Il comma 3 quantifica le minori entrate derivanti dalle norme in esame in 320,31 milioni di euro per l'anno 2020, a cui si provvede ai sensi della norma di copertura generale del provvedimento, contenuta nell'articolo 265 (si rinvia alla relativa scheda di lettura per ulteriori informazioni).


 

Articolo 131
(Rimessione in termini per i versamenti in materia di accisa
)

 

 

L’articolo 131 considera tempestivi i pagamenti dell’accisa sui prodotti energetici immessi in consumo nel mese di marzo 2020, ove effettuati oltre il termine di legge, purché avvengano entro il 25 maggio 2020; a tali pagamenti non si applicano sanzioni e indennità di mora.

 

L’articolo 3, comma 4 del Testo Unico Accise – TUA (D.Lgs. n. 504 del 1995) chiarisce che, per i prodotti immessi in consumo in ciascun mese, il pagamento dell'accisa deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo, mentre per le immissioni in consumo avvenute nel mese di luglio, il pagamento dell'accisa è effettuato entro il giorno 20 del mese di agosto; per le immissioni in consumo avvenute dal 1° al 15 del mese di dicembre, il pagamento dell'accisa deve essere effettuato entro il giorno 27 dello stesso mese ed in tale caso non è ammesso il versamento unitario (F24), ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

In caso di ritardo si applica l'indennità di mora del 6 per cento, riducibile al 2 per cento se il pagamento avviene entro 5 giorni dalla data di scadenza, e sono, inoltre, dovuti gli interessi in misura pari al tasso stabilito per il pagamento differito di diritti doganali. Dopo la scadenza del suddetto termine, non è consentita l'estrazione dal deposito fiscale di altri prodotti fino all'estinzione del debito d'imposta.

La disciplina delle sanzioni per omessi o ritardati versamenti tributari è invece contenuta nell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471 del 1997 (ai sensi del quale si applica una sanzione pari al trenta per cento di ogni importo non versato; sono previste sanzioni inferiori nel caso di ritardo nei versamenti. In particolare, nel caso di ritardo non superiore a novanta giorni, quindici per cento dell’importo non versato; per ritardi non superiori a quindici giorni, la sanzione già ridotta, ulteriormente decurtata di un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo).

Tuttavia al riguardo si ricorda che la Corte di Cassazione, con la sentenza 30034 del 2018, ha chiarito che la citata disposizione speciale del D.Lgs. n. 504 del 1995, (articolo 3, comma 4) prevale sull’ordinaria disciplina delle sanzioni tributarie prevista dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 471 del 1997: di conseguenza, nell’ipotesi di ritardo nel pagamento delle accise, oltre agli interessi, si applica la sola indennità di mora di cui all’articolo 3 cit., comma 4, non dunque della sanzione di cui all’art. 13 citato.

 

Si segnala che le norme in esame prevedono (primo periodo) che i pagamenti effettuati entro il 25 maggio 2020 siano considerati tempestivi e, al secondo periodo, esplicitamente prevedono la disapplicazione di sanzioni e indennità di mora. Le norme in esame tacciono invece sull’applicazione degli interessi, che sono dovuti in misura pari al tasso stabilito per il pagamento differito di diritti doganali, ex articolo 3, comma 4 TUA.

Occorrerebbe al riguardo chiarire se la tempestività del pagamento entro il 25 maggio esclude la corresponsione degli interessi, ovvero se essi si considerano comunque dovuti.

 

Si ricorda che l’articolo 132 del provvedimento in esame consente di effettuare i pagamenti dell’accisa sui prodotti energetici immessi in consumo nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto dell’anno 2020 nella misura dell’ottanta per cento degli importi dovuti ex lege. Tali versamenti sono considerati effettuati a titolo di acconto, con versamento del saldo al 16 novembre 2020 senza interessi.

 


 

Articolo 132
(
Pagamento dell’accisa sui prodotti energetici)

 

 

L’articolo 132 introduce un meccanismo di saldo e di acconto limitatamente alle accise dovute sui prodotti energetici immessi in consumo in alcuni mesi del 2020, in deroga alla disciplina generale che prevede il pagamento in un’unica soluzione. Si consente di effettuare i pagamenti dell’accisa sui prodotti energetici immessi in consumo nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto dell’anno 2020 nella misura dell’ottanta per cento degli importi dovuti ex lege, con scadenze diverse secondo la data di immissione in consumo. Tali versamenti sono considerati effettuati a titolo di acconto. In tali ipotesi il versamento del saldo è fissato al 16 novembre 2020, senza interessi.

 

Più in dettaglio (comma 1), in considerazione dello stato di emergenza derivante dalla diffusione del COVID-19, le norme in esame prevedono che i pagamenti dell’accisa sui prodotti energetici immessi in consumo nei mesi di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto dell’anno 2020 da eseguirsi ai sensi di legge (articolo 3, comma 4, del testo unico accise, TUA, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504) nella misura dell’ottanta per cento, a titolo di acconto, degli importi dovuti alle medesime scadenze.

Tali acconti sono versati entro il 25 maggio 2020, per i prodotti energetici immessi in consumo nel mese di aprile 2020, ovvero alle scadenze di legge (previste dal predetto articolo 3, comma 4, del TUA) per i prodotti energetici immessi in consumo nei mesi di maggio, giugno, luglio e agosto dell'anno 2020.

 

In tal caso (comma 2) il versamento del saldo delle somme dovute ex lege è effettuato entro il termine del 16 novembre 2020, senza il pagamento di interessi

Si introduce dunque un meccanismo di saldo e di acconto limitatamente alle accise dovute sui prodotti energetici immessi in consumo in alcuni mesi del 2020, in deroga alla disciplina generale, che prevede il pagamento in un’unica soluzione dell’accisa.

 

Si ricorda che l’articolo 3, comma 4 del Testo Unico Accise – TUA (D.lgs. n. 504 del 1995) chiarisce che, per i prodotti immessi in consumo in ciascun mese, il pagamento dell'accisa deve essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo, mentre per le immissioni in consumo avvenute nel mese di luglio, il pagamento dell'accisa è effettuato entro il giorno 20 del mese di agosto; per le immissioni in consumo avvenute dal 1° al 15 del mese di dicembre, il pagamento dell'accisa deve essere effettuato entro il giorno 27 dello stesso mese ed in tale caso non è ammesso il versamento unitario (F24), ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

In caso di ritardo si applica l'indennità di mora del 6 per cento, riducibile al 2 per cento se il pagamento avviene entro 5 giorni dalla data di scadenza, e sono, inoltre, dovuti gli interessi in misura pari al tasso stabilito per il pagamento differito di diritti doganali. Dopo la scadenza del suddetto termine, non è consentita l'estrazione dal deposito fiscale di altri prodotti fino all'estinzione del debito d'imposta.

 

L’articolo 131 del provvedimento in esame considera tempestivi i pagamenti dell’accisa sui prodotti energetici immessi in consumo nel mese di marzo 2020, ove effettuati oltre il termine di legge, purché avvengano entro il 25 maggio 2020; a tali pagamenti non si applicano sanzioni e indennità di mora.


 

Articolo 133
(Differimento
sugar tax e plastic tax)

 

 

L’articolo 133 differisce al 1° gennaio 2021 l’efficacia delle disposizioni istitutive della cd. plastic tax, imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego (MACSI), nonché di quelle che introducono e disciplinano la cd. sugar tax, imposta sul consumo delle bevande edulcorate: entrambe sono state introdotte dalla legge di bilancio 2020.

 

Differimento Plastic Tax

Si ricorda che i commi 634-658 della legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio 2020) stabiliscono l'istituzione e disciplinano l'applicazione di un'imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (MACSI) che hanno o sono destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari, ad esclusione dei manufatti compostabili, dei dispositivi medici e dei MACSI adibiti a contenere e proteggere medicinali. Le disposizioni riconoscono altresì un credito di imposta alle imprese attive nel settore delle materie plastiche, produttrici di MACSI destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari nella misura del 10% delle spese sostenute, dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020, dalle citate imprese per l'adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti compostabili.

Il comma 651 ha demandato a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, da pubblicare, entro il mese di maggio 2020, nella Gazzetta Ufficiale, la definizione delle modalità di attuazione dell’imposta; ha affidato a un provvedimento interdirettoriale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e dell'Agenzia delle entrate il compito di stabilire le modalità per l'eventuale scambio di informazioni tra l'Agenzia delle dogane e dei monopoli e l'Agenzia delle Entrate. Tali provvedimenti non risultano ancora emanati.

La decorrenza dell’imposta di consumo sui MACSI, ai sensi della formulazione originaria del comma 652, era fissata a partire dal primo giorno del secondo mese successivo alla data di pubblicazione del predetto provvedimento interdirettoriale.

 

Le norme in commento (articolo 133, comma 1, lettera a)) posticipano il termine di operatività dell’imposta al 1° gennaio 2021, a tal fine intervenendo sul comma 652.

Differimento Sugar Tax

La richiamata legge di bilancio 2020, ai commi 661-676, ha previsto l'istituzione e disciplinato l'applicazione di un'imposta sul consumo di bevande analcoliche edulcorate, nella misura di 10 euro per ettolitro nel caso di prodotti finiti e di 0,25 euro per chilogrammo nel caso di prodotti predisposti a essere utilizzati previa diluizione.

In particolare, il comma 675 ha rinviato a un decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze, di natura non regolamentare, da pubblicare entro il mese di agosto dell'anno 2020, la definizione delle modalità di attuazione dell’imposta. Il successivo comma 676 ha fissato la decorrenza delle disposizioni del presente articolo dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del richiamato decreto attuativo del MEF.

I predetti provvedimenti non risultano ancora emanati.

 

Le norme in commento (articolo 133, comma 1, lettera b)) posticipano il termine di operatività dell’imposta al 1° gennaio 2021, a tal fine intervenendo sul comma 676.

 

Copertura finanziaria

Il comma 2 dell’articolo quantifica gli oneri delle norme in esame in 199,1 milioni di euro per l'anno 2020, 120,4 milioni di euro per l'anno 2021 e 42,2 milioni di euro per l'anno 2023, cui si provvede ai sensi dell'articolo 265 (alla cui scheda di lettura si rinvia).


 

Articolo 134
(IVAFE per i soggetti diversi dalle persone fisiche)

 

 

L’articolo 134 uniforma il trattamento previsto per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all'estero da soggetti diversi dalle persone fisiche, ai fini dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero (IVAFE), a quello previsto per gli stessi soggetti ai fini dell’imposta di bollo.

 

Preliminarmente si segnala che  i commi 710 e 711 dell’articolo1 della legge di bilancio 2020 estendono l'ambito di applicazione dell'imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero stabilendo che, a decorrere dal 2020, sono soggetti passivi dell’imposta, oltre alle persone fisiche, anche gli enti non commerciali e le società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice, residenti in Italia, che sono tenuti agli obblighi di dichiarazione per gli investimenti e le attività previsti dall'articolo 4 del decreto legge n. 167 del 1990.

 

Si ricorda che la base imponibile dell'IVAFE è costituita dal valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all'estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato (articolo 19, comma 18, del decreto legge n. 201 del 2011). L'IVAFE è dovuta proporzionalmente alla quota e al periodo di detenzione, nella misura del 2 per mille del valore dei prodotti finanziari (comma 20).

Per i conti correnti e i libretti di risparmio l'imposta è stabilita in misura fissa (pari a 34,20 euro per le persone fisiche). Nel rispetto del divieto della doppia imposizione, dall'IVAFE si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d'imposta pari all'ammontare dell'eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui sono detenuti i prodotti finanziari, i conti correnti e i libretti di risparmio. Per il versamento, la liquidazione, l'accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi nonché per il contenzioso riferiti all'IVAFE si applicano le disposizioni previste per l'imposta sul reddito delle persone fisiche.

Quanto agli obblighi di dichiarazione per gli investimenti e le attività previsti dall'articolo 4 del decreto legge n. 167 del 1990 si  ricorda che il richiamato articolo stabilisce che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate ai sensi dell'articolo 5 del D.P.R. n. 917 del 1986 (Testo unico delle imposte sui redditi - TUIR), residenti in Italia che, nel periodo d'imposta, detengono investimenti all'estero ovvero attività estere di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione annuale dei redditi. Sono altresì tenuti agli obblighi di dichiarazione i soggetti indicati nel precedente periodo che, pur non essendo possessori diretti degli investimenti esteri e delle attività estere di natura finanziaria, siano titolari effettivi dell'investimento secondo quanto disposto dalla disciplina antiriciclaggio. In particolare, per titolare effettivo di un rapporto o di un'operazione, si intende la persona fisica o le persone fisiche, diverse dal cliente, nell'interesse della quale o delle quali, in ultima istanza, il rapporto continuativo è istaurato, la prestazione professionale è resa o l'operazione è eseguita (articolo 1, comma 2, lettera pp), del decreto legislativo n. 231 del 2007). L'articolo 20 del decreto legislativo n. 231 del 2007 fornisce agli intermediari, nell'ambito delle disposizioni relative agli obblighi di adeguata verifica della clientela, i criteri specifici per la determinazione della titolarità effettiva di clienti diversi dalle persone fisiche.

 

La lettera a) del comma 1, al fine di uniformare il trattamento previsto, per i conti correnti e i libretti di risparmio dei soggetti diversi dalle persone fisiche, ai fini dell’IVAFE, a quello previsto per gli stessi soggetti ai fini dell’imposta di bollo (articolo 13, comma 2-bis, lettera b), della tariffa , parte I, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642) dispone che l’imposta prevista per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all'estero per i soggetti diversi dalle persone fisiche è stabilita in misura fissa pari a 100 euro (pari a quella dell’imposta di bollo).

 

La lettera b) stabilisce inoltre che per i soggetti diversi dalle persone fisiche l’imposta massima dovuta è di 14.000 euro (pari a quella dell’imposta di bollo).

 

 


 

Articolo 135
(Disposizioni in materia di giustizia tributaria e contributo unificato)

 

 

L’articolo 135 sospende, dall’8 marzo al 31 maggio, il computo delle sanzioni da omesso pagamento del contributo unificato per l’iscrizione a ruolo nei procedimenti civili, tributari e amministrativi (comma 1); inoltre, estende l’ambito di applicazione della disciplina dell’udienza tributaria a distanza o da remoto (comma 2). Infine, con esclusivo riferimento ai procedimenti tributari, e solo per l’anno 2020, l’art. 135 dispone in ordine alla ripartizione delle somme ricavate dal citato contributo unificato tra le Commissioni tributarie (comma 3).

 

Il comma 1 interviene sull’articolo 62 del decreto-legge n. 18 del 2020, che ha sospeso dall’8 marzo al 31 maggio 2020 molti adempimenti tributari.

 

In particolare, l’art. 62 del decreto-legge n. 18 del 2020 (convertito dalla legge n. 27 del 2020) ha sospeso gli adempimenti tributari diversi dai versamenti e dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale in scadenza dall’8 marzo al 31 maggio 2020. La disposizione riconosce, inoltre, la sospensione dei versamenti da autoliquidazione ai titolari di partita Iva di minori dimensioni nonché a tutti i soggetti delle province maggiormente colpite dal Covid-19 a prescindere dai ricavi o compensi percepiti. Gli adempimenti sospesi dovranno essere effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni.

 

Inserendo il comma 1-bis all’art. 62, il decreto-legge in esame estende tale sospensione al computo delle sanzioni da omesso pagamento del contributo unificato di iscrizione a ruolo, previste dall’articolo 16 del TU spese di giustizia (D.P.R. n. 115 del 2002).

 

Si ricorda che il contributo unificato di iscrizione a ruolo ha sostituito tutte le altre imposte (imposte di bollo, tassa di iscrizione a ruolo, diritti di cancellaria, ecc.) precedentemente previste per l’instaurazione di procedimenti civili, tributari e amministrativi. In linea generale, il contributo unificato si applica per ciascun grado di giudizio nel processo civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, nel processo tributario e nel processo amministrativo (artt. 9-18-bis, TU spese di giustizia).

In particolare, l’art. 16 del TU disciplina l’omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato, prevedendo l’iscrizione a ruolo dell’importo dovuto maggiorato degli interessi per il mancato tempestivo pagamento e una sanzione dal 100 al 200% della maggiore imposta dovuta (si applica l’art. 71 del DPR n. 131 del 1986), rinviando per le modalità di riscossione agli articoli 247 e ss. del TU.

Inoltre, con una modifica introdotta dall’art. 29 del decreto-legge n. 23 del 2020, tuttora in corso di conversione alla Camera (cfr. A.C. 2461), l’art. 16, comma 1-ter, consente agli uffici giudiziari di notificare la sanzione derivante da omesso o parziale pagamento del contributo unificato anche tramite posta elettronica certificata nel domicilio eletto o, in mancanza di tale indicazione, mediante il deposito presso l’ufficio di segreteria o di cancelleria dell’autorità giudiziaria competente. La disposizione specifica che la notifica PEC è consentita anche qualora l’irrogazione della sanzione sia contenuta nell’invito al pagamento di cui all’articolo 248 del TU.

 

Il decreto-legge, dunque, esclude l’applicazione di sanzioni per l’omesso pagamento del contributo nel periodo considerato, contestualmente sospendendo il procedimento disciplinato dall’art. 248 del citato TU, che demanda all’ufficio giudiziario la notifica alla parte l’invito al pagamento.

 

L’art. 248 del TU disciplina l’invito al pagamento del contributo unificato nei casi di omissione o di insufficiente versamento prevedendo che sia l’ufficio presso il magistrato competente a notificare alla parte l’invito al pagamento dell’importo dovuto, quale risulta tra il valore della causa e il corrispondente scaglione, con espressa avvertenza che si procederà ad iscrizione a ruolo, con addebito degli interessi al saggio legale, in caso di mancato pagamento entro un mese. L’invito è notificato anche a mezzo posta elettronica certificata nel domicilio eletto o, nel caso di mancata elezione del domicilio, è depositato presso l’ufficio.

 

Il comma 2 interviene sull’art. 16 del decreto-legge n. 119 del 2018 che, modificando il decreto legislativo n. 546 del 1992 sul processo tributario, ha introdotto disposizioni sulla digitalizzazione e sulla possibilità per le parti di partecipare all’udienza da remoto.

 

In particolare, tale disposizione ha esteso le possibilità di trasmissione telematica delle comunicazioni e notificazioni inerenti il processo, agevolato le procedure in materia di certificazione di conformità relative alle copie di atti, provvedimenti e documenti, reso possibile la partecipazione a distanza delle parti all'udienza pubblica.

In base al comma 4 dell’art. 16 del decreto-legge n. 119/2018, infatti, le parti possono partecipare a distanza all’udienza pubblica di cui all’articolo 34 del d.lgs. n. 546 del 1992, quando anche una sola di esse formuli apposita richiesta nel ricorso o nel primo atto difensivo; l’udienza si svolge mediante un collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo del domicilio indicato dal contribuente, dal difensore, dall’ufficio impositore o dai soggetti della riscossione con modalità tali da assicurare la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilità di udire quanto viene detto. Il luogo dove la parte processuale si collega in audiovisione è equiparato all'aula di udienza. Si demanda poi ad uno o più provvedimenti del Direttore generale delle finanze, sentito il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria e l’Agenzia per l’Italia Digitale, l’individuazione delle regole tecnico-operative per consentire la partecipazione all’udienza a distanza, la conservazione della visione delle relative immagini, e le Commissioni tributarie presso le quali attivare l’udienza pubblica a distanza. Almeno un’udienza per ogni mese e per ogni sezione è riservata alla trattazione di controversie per le quali è stato richiesto il collegamento audiovisivo a distanza.

 

Il provvedimento in esame sostituisce il comma 4 dell’art. 16 per estendere il campo d’applicazione delle udienze da remoto, con una disciplina che va a regime e che dunque non è circoscritta all’attuale fase emergenziale. Rispetto alla normativa previgente, il decreto-legge:

§  estende l’applicabilità della disciplina sulla partecipazione a distanza alle udienze in camera di consiglio. Il riferimento normativo dell’art. 34 del d.lgs. n. 546/1992, relativo alle udienze pubbliche, è infatti integrato con quello all’art. 33 del medesimo decreto legislativo, relativo alla trattazione in camera di consiglio;

§  consente la partecipazione da remoto non solo alle parti processuali (contribuente, ufficio impositore o agenti della riscossione, difensori), ma anche al giudice tributario e al personale amministrativo delle commissioni tributarie;

§  prevede che la richiesta di udienza da remoto possa essere presentata dalle parti non solo all’atto del ricorso, o nel primo atto difensivo, ma anche successivamente, purché prima dell’avviso di trattazione dell’udienza.

Si ricorda che in base all’art. 31 del d.lgs. n. 546 del 1992 la segreteria della Commissione tributaria deve dare comunicazione alle parti costituite della data di trattazione almeno trenta giorni prima della data stessa.

 

§  conferma che le regole tecnico operative per le udienze da remoto debbano essere fissate con provvedimenti del Direttore generale delle finanze, sentito il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, ma aggiunge a questo iter il parere del Garante per la protezione dei dati personali. La disposizione, peraltro, elimina dall’art. 16, comma 4, la previsione dell’obbligo di conservazione delle immagini dell’udienza;

§  elimina la previsione che imponeva alle sezioni tributarie di dedicare almeno un’udienza al mese alla trattazione di controversie per le quali fosse stato richiesto il collegamento audiovisivo a distanza;

§  demanda ai Presidenti delle Commissioni tributarie la predeterminazione di criteri in base ai quali i singoli giudici tributari possano individuare le controversie per le quali la segreteria comunicherà alle parti lo svolgimento dell’udienza a distanza.

La riforma aggiunge, dunque, alla possibilità per le parti di richiedere l’udienza da remoto – già prevista dal legislatore – la possibilità per il giudice tributario di disporre, autonomamente, l’udienza a distanza per alcune specifiche controversie.

Trattandosi di una disposizione destinata ad applicarsi anche cessata l’emergenza epidemiologica in atto, si valuti l’opportunità di specificare in quali ipotesi il giudice tributario possa, senza richiesta delle parti, imporre una trattazione da remoto.

 

Il comma 3 disciplina, per il solo 2020, la ripartizione tra le commissioni tributarie di parte del gettito del contributo unificato di iscrizione a ruolo per le controversie tributarie. In deroga alla disciplina generale, che imporrebbe di ripartire le somme in base all’efficienza dei diversi uffici nello smaltimento dell’arretrato, il decreto-legge prevede una distribuzione alle Commissioni tributarie in proporzione al personale – togato e amministrativo – da loro impiegato.

 

La disposizione deroga per il 2020 alla previsione generale, di cui all’art. 37, comma 13, del decreto-legge n. 98 del 2011, in base alla quale il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria provvede al riparto annuale delle somme derivanti dal maggior gettito di contributo unificato imputabili all’aumento degli scaglioni del suddetto contributo effettuato nel 2011, tra gli uffici giudiziari che hanno raggiunto specifici obiettivi di smaltimento dell'arretrato, e tenuto conto delle dimensioni e della produttività di ciascun ufficio.


 

Articolo 136
(Incentivi per gli investimenti nell'economia reale)

 

 

L'articolo 136 modifica la disciplina dei piani di risparmio a lungo termine. Il comma 1 disciplina il caso degli investimenti qualificati indiretti, ovvero le quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), e consente una maggiore concentrazione dell'esposizione (e del relativo rischio) verso un medesimo emittente o gruppo. In particolare, per i piani a lungo termine costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 che rispondono a una specifica configurazione del portafoglio di attività, la quota del totale di strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo dell'emittente o della controparte o in depositi e conti correnti viene elevata dal 10 al 20 per cento. La lettera a) del comma 2 amplia i limiti alle somme che possono essere destinate ai piani di risparmio a lungo termine, portandoli da 30.000 a 150.000 euro annuali, fino a un massimo complessivo elevato da 150.000 euro a 1.500.000 di euro. La lettera b) stabilisce che ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio a lungo termine costituito fino al 31 dicembre 2019, e di un solo piano di risparmio costituito a partire dal 1° gennaio 2020.

 

Il comma 1 dell'articolo 136 modifica l'articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019, che è intervenuto sulla disciplina dei piani di risparmio a lungo termine.

La legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio 2017), con i commi 88-114 dell'articolo 1, ha introdotto un sistema di agevolazioni fiscali volte a incoraggiare investimenti a lungo termine (per almeno cinque anni) nell'economia reale. In particolare, sono esenti da imposta i redditi di capitale e i redditi diversi percepiti da persone fisiche, al di fuori di attività di impresa commerciale, derivanti da specifici "investimenti qualificati", detenuti per un periodo minimo di 5 anni. I piani individuali di risparmio (PIR), i quali investono in imprese italiane e europee, con una quota di attività riservata alle piccole e medie imprese (PMI), rientrano fra gli strumenti che possono beneficiare dell'esenzione, nel rispetto del vincolo dei 5 anni di detenzione e nei limiti di 30 mila euro all'anno e, comunque di complessivi 150 mila euro. Sono gestiti dagli intermediari finanziari (sia sotto forma di fondi di investimento che di gestione individuale) e dalle imprese di assicurazione, i quali devono investire le somme rispettando il principio della diversificazione del portafoglio. Ciascuna persona fisica non può essere titolare di più di un piano di risparmio a lungo termine e ciascun piano di risparmio a lungo termine non può avere più di un titolare. La legge di bilancio 2017 ha detassato anche i redditi derivanti dagli investimenti a lungo termine nel capitale delle imprese e nei PIR effettuati da enti di previdenza obbligatoria e forme di previdenza complementare. La legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019) al comma 210 dell'articolo 1, ha innalzato dal 5 al 10 per cento la quota dell'attivo patrimoniale che tali enti possono destinare a investimenti "qualificati", secondo il regime agevolato. La legge di bilancio 2019 (articolo 1, comma 212) ha inoltre inserito le quote o le azioni di fondi di venture capital residenti nel territorio dello Stato tra le tipologie di investimenti "qualificati", introducendo ulteriori vincoli agli investimenti nei PIR, per destinare le risorse ai predetti fondi di venture capital, ed elevato dal 30 al 40 per cento la quota di detrazioni spettanti per l'investimento in start-up innovative.

 

L’articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019 ha previsto nuovi criteri per gli investimenti destinati ai PIR costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 (PIR 2020), oltre a disporre l'inapplicabilità agli enti di previdenza obbligatoria e complementare delle disposizioni relative all’unicità del PIR. In particolare, viene previsto che in ciascun anno solare di durata del piano di risparmio a lungo termine, per almeno due terzi dell'anno stesso:

§  almeno il 70 per cento delle risorse complessive dev'essere investito in strumenti finanziari di imprese italiane o europee stabilmente organizzate in Italia (stessa percentuale prevista dalla legislazione vigente per i PIR emessi prima del 2020), di cui:

-     almeno il 25 per cento (rispetto all’attuale 30 per cento) in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati;

-     almeno il 5 per cento in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB o FTSE MID Cap di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati (nuovo criterio inserito dall’articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019).

 

La norma, pertanto, non ha rinnovato le ulteriori disposizioni introdotte dalla legge di bilancio 2019 riguardanti quote o azioni di fondi per il venture capital e strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni sui sistemi multilaterali emessi da PMI.

Si segnala che i nuovi criteri fanno seguito ad alcuni rilievi critici espressi dalla Banca d’Italia. In particolare, nel Rapporto sulla stabilità finanziaria (capitolo sull’impatto delle recenti modifiche normative sui fondi PIR) l’Istituto evidenzia il profilo di potenziale rischio rappresentato dal vincolo di investimenti  in strumenti finanziari emessi da piccole e medie imprese italiane e da fondi di venture capital.

 

Il comma 1 dell'articolo in esame inserisce i nuovi commi 2-bis e 2-ter dell’articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019.

Il nuovo comma 2-bis consente una maggiore concentrazione dell'esposizione (e del relativo rischio) verso un medesimo emittente o gruppo. In particolare, per i PIR 2020 con una specifica configurazione del portafoglio di attività, la quota del totale di strumenti finanziari di uno stesso emittente o stipulati con la stessa controparte o con altra società appartenente al medesimo gruppo dell'emittente o della controparte o in depositi e conti correnti viene elevata dal 10 al 20 per cento. Fra gli investimenti, oltre agli investimenti qualificati elencati dal comma 2, vengono richiamati anche i prestiti erogati alle imprese italiane o stabilmente organizzate in Italia, nonché gli investimenti in crediti delle medesime imprese.

Si segnala che, per essere considerati investimenti qualificati ai fini della definizione del PIR tali strumenti dovrebbero essere inclusi anche nell'elenco di cui al comma 2 dell'articolo 13-bis in argomento.

L'aumento dei limiti alla concentrazione si applica ai PIR 2020 che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata del piano, investano almeno il 70 per cento del valore complessivo, direttamente o indirettamente, in strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese residenti nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo del TUIR, o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabile organizzazione nel territorio dello Stato, diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati, in prestiti erogati alle predette imprese nonché in crediti delle medesime imprese.

Il nuovo comma 2-ter disciplina il caso degli investimenti qualificati indiretti, ovvero le quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) residenti nel territorio dello Stato, ai sensi dell'articolo 73 del TUIR, o in Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo, che investono per almeno il 70 per cento dell'attivo in investimenti qualificati definiti, per i PIR 2020, dal comma 2 dell'articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019, nel rispetto dei limiti di concentrazione elevati per effetto del nuovo comma 2-bis. In particolare, il nuovo comma 2-ter stabilisce che i vincoli di investimento di cui ai commi 2 e 2-bis:

a)   devono essere raggiunti entro la data specificata nel regolamento o nei documenti costitutivi dell'OICR;

b)   cessano di essere applicati quando l’organismo di investimento inizia a vendere le attività, in modo da rimborsare le quote o le azioni degli investitori;

c)   sono temporaneamente sospesi quando l’organismo di investimento raccoglie capitale aggiuntivo o riduce il suo capitale esistente, purché tale sospensione non sia superiore a 12 mesi.

Il comma 2 dell'articolo 136 apporta modifiche alla disciplina dei piani di risparmio a lungo termine recata dal bilancio 2017.

La lettera a) del comma 2 modifica i limiti alle somme che possono essere destinate ai piani di risparmio a lungo termine (articolo 1, comma 101 della legge di bilancio 2017). Fermi restando i limiti applicabili agli strumenti emessi fino al 31 dicembre 2019 (30.000 euro annuali fino a un massimo complessivo di 150.000 euro), per i PIR 2020 gli investitori possono destinare somme o valori per un importo non superiore a 150.000 euro all’anno e a 1.500.000 euro complessivi. Tali limiti, elevati rispettivamente di 5 e 10 volte, non si applicano (così come quelli previsti per gli strumenti emessi fino al 31 dicembre 2019) agli enti gestori di forme di previdenza obbligatoria e alle forme pensionistiche complementari).

 

La lettera b) del comma 2 sostituisce l'articolo 1, comma 112, della legge di bilancio 2017, che disponeva l'unicità del PIR, stabilendo che ciascuna persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio a lungo termine costituito ai sensi della legge di bilancio 2017 fino al 31 dicembre 2019, e di un solo piano di risparmio costituito a partire dal 1° gennaio 2020 ai sensi del comma 2-bis dell’articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019. Ciascun piano di risparmio a lungo termine non può avere più di un titolare. L’intermediario o l’impresa di assicurazioni presso il quale sono costituiti i piani, all’atto dell’incarico acquisisce dal titolare un’autocertificazione con la quale lo stesso dichiara di non essere titolare di un altro piano di risparmio a lungo termine costituito ai sensi della legge di bilancio 2017, o di un altro PIR 2020.

 

Il comma 3 dell'articolo 139 abroga l'articolo 36-bis del decreto legge n. 34 del 2019, n. 34, che recava disposizioni in materia di trattamento fiscale (agevolato) dei fondi di investimento europei a lungo termine. Secondo quanto confermato anche nella relazione illustrativa del Governo, poiché la disciplina in esame estende la possibilità di costituirei PIR 2020, oltre che tramite OICR aperti e contratti di assicurazione, anche tramite Fondi di investimento alternativi (FIA), fra i quali rientrano i fondi cosiddetti "ELTIF" (European Long Term Investments Fund), la disciplina speciale in materia fiscale prevista per tali fondi europei viene abrogata, in quanto assorbita dalla norma in commento.

 

Gli European Long Term Investments Fund sono fondi "chiusi", che prevedono cioè il rimborso del capitale a scadenze definite, introdotti dal Regolamento europeo 2015/760, per incentivare l'investimento a lungo termine in progetti infrastrutturali, in società non quotate e in piccole e medie imprese (PMI) che hanno bisogno di stabili fonti di finanziamento. Si tratta di strumenti di investimento difficilmente vendibili sul mercato prima della scadenza, che sono caratterizzati quindi da un basso livello di liquidità, ma che possono offrire un flusso di proventi e una rivalutazione a scadenza del capitale investito. L'orizzonte temporale del rimborso è a medio lungo termine, coerentemente con la tipologia delle attività che si intende finanziare. Un fondo autorizzato ai sensi del Regolamento 2015/760 può essere commercializzato su tutto il territorio europeo. L'autorizzazione viene rilasciata sulla base del rispetto degli obblighi relativi alle politiche di investimento che il fondo intende intraprendere. Oltre agli investimenti ammissibili, il regolamento definisce alcuni limiti volti ad assicurare che la composizione del portafoglio rispetti il principio della diversificazione.

L'articolo abrogato, con disciplina simmetrica rispetto a quella recata dall'articolo in esame, esentava i redditi derivanti agli investimenti effettuati in fondi ELTIF dalle imposte sui redditi di capitale (di cui all'articolo 44, comma 1, lettera g), del TUIR) e sui redditi diversi (di cui all'articolo 67, comma 1, lettera c-ter), del medesimo testo unico). Tale regime fiscale speciale era applicabile agli investimenti effettuati, per un importo non superiore a 150.000 euro nell'anno e non superiore a 1.500.000 euro complessivamente, in fondi ELTIF (o fondi di ELTIF) nel rispetto di specifiche condizioni definite dal comma 3 dell'articolo 36-bis del decreto legge 34 del 2019. Il successivo comma 9 fissava la decorrenza delle agevolazioni a partire dagli investimenti effettuati nell'anno 2020.

 

Il comma 4 stabilisce, infine, che alle minori entrate derivanti dall'articolo in esame si provvede ai sensi dell'articolo 265, alla cui scheda si fa rinvio.


 

Articolo 137
(Proroga della rideterminazione del costo d’acquisto dei terreni e delle partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati)

 

 

L'articolo 137 proroga la facoltà di rideterminare i valori delle partecipazioni in società non quotate e dei terreni (sia agricoli sia edificabili) posseduti, sulla base di una perizia giurata di stima, a condizione che il valore così rideterminato sia assoggettato a un'imposta sostitutiva.

 

Gli articoli 5 e 7 della legge n. 448 del 2001 (legge finanziaria 2002) hanno introdotto la possibilità di rideterminare i valori delle partecipazioni in società non quotate e dei terreni (sia agricoli sia edificabili) posseduti da persone fisiche e società semplici alla data del 1° gennaio 2002, agli effetti della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di cui all'articolo 81, comma 1, lettere a) e b), del D.P.R. n. 917 del 1986 (testo unico delle imposte sui redditi - TUIR). Il valore da assumere in luogo del costo o valore di acquisto deve essere determinato sulla base di una perizia giurata di stima redatta da specifiche categorie di soggetti. Il valore così rideterminato è assoggettato un’imposta sostitutiva.

Il decreto legge n. 282 del 2002 ha poi riaperto i termini per la rivalutazione dei suddetti valori, applicandola a partecipazioni e terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2003. In seguito, i termini sono stati riaperti nel tempo sino alla proroga contenuta nell'articolo 1, comma 693, della legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio 2020) che consente di effettuare la rivalutazione per le partecipazioni in società non quotate e per i terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2020. Il successivo comma 694 ha inoltre modificato il valore delle aliquote per la determinazione dell'imposta sostitutiva, prevedendo un'unica aliquota all'11 per cento applicabile alla rideterminazione di valore delle partecipazioni in società non quotate e dei terreni. In particolare, mentre è stata mantenuta pari all'11 per cento l'aliquota per le partecipazioni qualificate detenute alla data del 1º gennaio 2020, la stessa è stata aumentata dal 10 all'11 per cento per le partecipazioni in società non quotate su mercati regolamentati che non risultano qualificate. La partecipazione in una società non quotata si definisce qualificata, ai sensi dell'articolo 67 del TUIR, quando è associata a una percentuale di diritti di voto esercitabili nell'assemblea ordinaria superiore al 20 per cento ovvero ad una quota del patrimonio superiore al 25 per cento. Anche con riferimento alla rideterminazione dei terreni edificabili e con destinazione agricola, l'aliquota è stata aumentata dal 10 all'11 per cento.

L'articolo in esame consente di effettuare la rivalutazione per le partecipazioni in società non quotate e per i terreni posseduti alla data del 1° luglio 2020. Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 settembre 2020. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la predetta data del 30 settembre 2020.

 

Le imposte sostitutive, pari all'11 per cento del valore rideterminato, possono essere rateizzate fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 settembre 2020. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la data del 30 settembre 2020.

 

Il comma 3, infine, stabilisce che agli oneri derivanti dall'articolo in esame si provvede ai sensi dell'articolo 265, alla cui scheda di lettura si fa rinvio.

 

 


 

Articolo 138
(Allineamento TARI e IMU con il bilancio di previsione 2020)

 

 

L’articolo 138 uniforma i termini per l’approvazione degli atti deliberativi in materia di TARI e IMU al termine del 31 luglio 2020 concernente il bilancio di previsione.

 

Si ricorda preliminarmente che l’articolo 107, comma 2, del decreto legge n. 18 del 2020 (cd. Cura Italia) per l'esercizio 2020 ha differito il termine per la deliberazione del bilancio di previsione al 31 luglio 2020.

 

A tal fine, ai sensi del comma 1, sono abrogati:

§  il comma 4 dell’articolo 107 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, che aveva differito dal 30 aprile al 30 giugno 2020 il termine per la determinazione delle tariffe della Tari e della tariffa corrispettiva, attualmente fissato al 30 aprile dall’articolo 1, comma 683-bis, della legge 27 dicembre 2013, n.147;

Si segnala che il successivo comma 5 dell’articolo 107, non abrogato, consente ai comuni di approvare le tariffe della TARI e della tariffa corrispettiva adottate per l’anno 2019 anche per l’anno 2020, provvedendo successivamente, entro il 31 dicembre 2020, alla determinazione ed approvazione del Piano economico finanziario del servizio rifiuti (PEF) per il 2020. L’eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal PEF per il 2020 ed i costi determinati per l’anno 2019 può essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021. Tale facoltà è concessa in deroga alle disposizioni vigenti, di cui all’articolo 1, commi 654 e 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, che prevedono l'obbligo di assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio relativi al servizio nonché l'obbligo di approvare le tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani e le aliquote della TASI entro il termine fissato dalle norme statali per l'approvazione del bilancio di previsione.

 

§  il comma 683-bis dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, che consentiva una deroga dei termini di approvazione delle tariffe e dei regolamenti della TARI e della tariffa corrispettiva.

Si rammenta che il citato comma 683-bis, della legge 27 dicembre 2013, n.147, inserito dall'articolo 57-bis, comma 1, lett. b) del D.L. n. 124/2019 (decreto fiscale), prevede per l'anno 2020, in considerazione della necessità di acquisire il piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, che i comuni, in deroga alla normativa vigente, approvano le tariffe e i regolamenti della TARI e della tariffa corrispettiva entro il 30 aprile, anziché collegarlo alla data di deliberazione del bilancio di previsione. La deroga è legata, si ricorda, alla recente emanazione della prima direttiva ARERA sui costi del servizio rifiuti in base alla quale dovranno essere formulati o riformulati i piani finanziari relativi al 2020 e si applica anche in caso di esigenze di modifica a provvedimenti già deliberati.

 

§  il comma 779 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160, che consentiva ai comuni di deliberare in materia di IMU anche oltre il termine di approvazione del bilancio di previsione per gli anni 2020-2022 e comunque non oltre il 30 giugno 2020, assicurando, in tal caso, la retroattività delle delibere con effetto dal 1° gennaio 2020;

Si ricorda che i commi da 738 a 783 della legge di bilancio 2020 riformano l’assetto dell’imposizione immobiliare locale, unificando le due vigenti forme di prelievo (l’Imposta comunale sugli immobili, IMU e il Tributo per i servizi indivisibili, TASI) e facendo confluire la relativa normativa in un unico testo. L’aliquota di base è fissata allo 0,86 per cento e può essere manovrata dai comuni a determinate condizioni. Ulteriori aliquote sono definite nell’ambito di una griglia individuata con decreto del MEF. Sono introdotte modalità di pagamento telematiche.

 

Con le modifiche in esame, quindi, i termini per l’approvazione degli atti deliberativi in materia di TARI e IMU sono fissati, ai sensi delle norme ordinarie per gli enti locali, entro i termini per l’approvazione del bilancio di previsione che, per l’anno 2020 scade il 31 luglio 2020.

L’articolo 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, stabilisce, infatti, che gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1° gennaio dell'anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno.


 

Articolo 139
(Rafforzamento delle attività di promozione dell’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti)

 

 

L’articolo 139, al fine di incrementare la tax compliance, stabilisce che le convenzioni fra Ministro dell'economia e delle finanze e le Agenzie fiscali, a decorrere dal triennio 2020-2022, prevedano specifici obiettivi volti ad ottimizzare i servizi di assistenza e consulenza offerti ai contribuenti, (favorendone ove possibile la fruizione online) e a migliorare i tempi di erogazione dei rimborsi fiscali. A tal fine la disposizione rivede in parte i meccanismi di incentivazione del personale delle agenzie fiscali favorendo l’obiettivo del recupero di gettito per il bilancio dello Stato piuttosto che quello del maggior gettito incassato.

 

Il comma 1, primo periodo, dell’articolo chiarisce le finalità sottostanti all’introduzione delle norme in esame ovvero favorire il rafforzamento delle attività di promozione dell'adempimento spontaneo degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti anche alla luce del necessario riassetto organizzativo dell’amministrazione finanziaria a seguito della situazione straordinaria di emergenza sanitaria derivante dalla diffusione dell’epidemia da COVID-19.

Per raggiungere tale scopo la disposizione prevede che le convenzioni fra Ministro dell'economia e delle finanze e Agenzie fiscali (articolo 59, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300) stabiliscono per le agenzie fiscali, a decorrere dal triennio 2020-2022, specifici obiettivi volti ad ottimizzare i servizi di assistenza e consulenza offerti ai contribuenti, favorendone ove possibile la fruizione online, e a migliorare i tempi di erogazione dei rimborsi fiscali ai cittadini ed alle imprese.

 

Si ricorda che le attività delle Agenzie fiscali sono regolate sulla base di convenzioni triennali stipulate con il Ministro dell'economia e delle finanze. Le Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’Agenzia delle entrate-Riscossione) svolgono funzioni tecnico-operative al servizio del Ministero per fornire informazioni e assistenza ai contribuenti, godono di piena autonomia sia in materia di bilancio che in materia di organizzazione della propria struttura.

Il Ministro dell’economia e delle finanze dopo l'approvazione da parte del Parlamento del documento di programmazione economica-finanziaria ed in coerenza con i vincoli e gli obiettivi stabiliti in tale documento, determina annualmente, e comunque entro il mese di settembre, con un proprio atto di indirizzo e per un periodo almeno triennale, gli sviluppi della politica fiscale, le linee generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si sviluppa l'attività delle agenzie fiscali. Il documento di indirizzo è trasmesso al Parlamento. Il Ministro e ciascuna Agenzia, sulla base del documento di indirizzo, stipulano una convenzione triennale, con adeguamento annuale per ciascun esercizio finanziario, con la quale vengono fissati:

§  i servizi dovuti e gli obiettivi da raggiungere;

§  le direttive generali sui criteri della gestione ed i vincoli da rispettare;

§  le strategie per il miglioramento;

§  le risorse disponibili;

§  gli indicatori ed i parametri in base ai quali misurare l'andamento della        gestione.

I testi delle convenzioni stipulate sono consultabili sul sito del MEF-Dipartimento finanze.

 

Per raggiungere gli obiettivi di tax compliance sopra citati la disposizione (secondo periodo) dispone a decorrere dall’attività 2020 una parziale revisione dei meccanismi di incentivazione del personale dell’amministrazione finanziaria (articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 157). La norma stabilisce infatti che ai fini dell’integrazione degli stanziamenti spettanti alle agenzie fiscali per le attività di promozione dell’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali e di controllo fiscale, si deroga al criterio del maggior gettito incassato rispetto all’ultimo anno consuntivato e si tiene, invece, conto del recupero di gettito per il bilancio dello Stato connesso al raggiungimento degli obiettivi fissati nelle convenzioni.

 

Analogamente, il terzo periodo, dispone che a decorrere dalle attività 2020, per la determinazione delle quote di risorse correlabili all’attività di controllo fiscale (articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79) si tiene conto del recupero di gettito per il bilancio dello Stato, anche derivante dalle attività di promozione dell’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, connesso al raggiungimento degli obiettivi fissati nelle convenzioni.

 

Si ricorda che l’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, prevede che il Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base delle somme riscosse in via definitiva correlabili ad attività di controllo fiscale, dei risparmi di spesa conseguenti a controlli che abbiano determinato il disconoscimento in via definitiva di richieste di rimborsi o di crediti d'imposta, delle maggiori entrate realizzate con la vendita degli immobili dello Stato nonché sulla base dei risparmi di spesa per interessi, calcolati rispetto alle previsioni definitive di bilancio e connessi con la gestione della tesoreria e del debito pubblico e con l'attività di controllo e di monitoraggio dell'andamento della finanza pubblica e dei flussi di bilancio per il perseguimento degli obiettivi programmatici, determina con proprio decreto le misure percentuali da applicare su ciascuna di tali risorse, per l'amministrazione economica e per quella finanziaria in relazione a quelle di rispettiva competenza, per le finalità di cui al comma 2 e per il potenziamento dell'Amministrazione economica e finanziaria, in misura tale da garantire la neutralità finanziaria rispetto al previgente sistema. Il comma 2 prevede che le somme derivanti dall'applicazione del comma precedente, secondo modalità determinate con il decreto indicato, affluiscono ad appositi fondi destinati al personale dell'Amministrazione economica e finanziaria in servizio presso gli Uffici adibiti alle attività di cui al citato comma che hanno conseguito gli obiettivi di produttività definiti, anche su base monetaria.

 

Il comma 2 prevede la clausola di invarianza finanziaria stabilendo che dall’attuazione delle disposizioni in esame non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

 


 

Articolo 140
(Memorizzazione e trasmissione telematica
dei dati dei corrispettivi giornalieri)

 

 

L’articolo 140 proroga al 1° gennaio 2021 la non applicazione delle sanzioni previste per i casi di mancata memorizzazione, omissione della trasmissione, memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri, qualora la trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri sia effettuata entro il mese successivo a quello dell'operazione. La norma introduce altresì uno slittamento al 1° gennaio 2021 del termine di adeguamento dei registratori telematici per la trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri al Sistema tessera sanitaria.

 

Si ricorda in via preliminare che l’articolo 2 del D.Lgs. n. 127 del 2015, come modificato nel tempo - in particolare dal decreto-legge n. 119 del 2018 e dalla legge di bilancio 2019 - dispone che dal 1° gennaio 2020 i soggetti che effettuano le operazioni qualificate come commercio al minuto o attività assimilate (articolo 22 del DPR IVA) memorizzino elettronicamente e trasmettano telematicamente all'Agenzia delle entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri (cd. scontrino elettronico). L’operatività dello scontrino elettronico è stabilita al 1° luglio 2019 per i contribuenti con volume d'affari superiore a 400.000 euro.

 

Per una panoramica dettagliata in tema di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica si rinvia alla lettura della circolare dell’Agenzia delle entrate N. 3/E del 21 febbraio 2020: Chiarimenti in tema di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri.

 

Il comma 6-ter del sopra citato articolo 2 dispone in linea generale che i dati relativi ai corrispettivi giornalieri dei commercianti al minuto e assimilati siano trasmessi telematicamente all’Agenzia delle entrate entro dodici giorni dall’effettuazione della relativa operazione (determinata ai sensi delle regole generali in tema di IVA, ossia ai sensi dell’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633). Rimangono fermi la memorizzazione giornaliera dei dati relativi ai corrispettivi nonché i termini di effettuazione delle liquidazioni periodiche IVA (articolo 1, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100).

Nel primo semestre di vigenza dell’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, decorrente dal 1° luglio 2019 per i soggetti con volume di affari superiore a euro 400.000 e dal 1° gennaio 2020 per gli altri soggetti, non si applicano le sanzioni previste dalla legge (articolo 2, comma 6), ove la trasmissione telematica sia effettuata entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fermi restando i termini di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto.

In merito alle sanzioni, il comma 6 dell’articolo 2 del D.Lgs. n. 127 del 2015 stabilisce che, in caso di mancata memorizzazione o di omissione della trasmissione, ovvero nel caso di memorizzazione o trasmissione con dati incompleti o non veritieri, si applichino le sanzioni previste per la mancata emissione di ricevuti e scontrini e quelle per la reiterazione di dette violazioni (rispettivamente articolo 6, comma 3, e articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471).

Ai sensi del comma 3 dell’articolo 6, nel caso di mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto ovvero nell'emissione di tali documenti per importi inferiori a quelli reali, la sanzione è in ogni caso pari al cento per cento dell'imposta corrispondente all'importo non documentato. La stessa sanzione si applica in caso di omesse annotazioni su apposito registro dei corrispettivi relativi a ciascuna operazione in caso di mancato o irregolare funzionamento degli apparecchi misuratori fiscali. Se non constano omesse annotazioni, la mancata tempestiva richiesta di intervento per la manutenzione è punita con sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000.

Nel caso di contestazione (articolo 12, comma 2), nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni dell'obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie, è disposta la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività ovvero dell'esercizio dell'attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese. Il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo. Se l'importo complessivo dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di euro 50.000 la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi.

 

Il comma 1 dell’articolo in esame proroga fino al 1° gennaio 2021 la non applicazione delle sanzioni previste dal richiamato comma 6 dell’articolo 2 del decreto legislativo n. 127 del 2015.

In particolare la norma dispone che nel primo semestre di vigenza dell'obbligo di trasmissione telematica decorrente dal 1° luglio 2019 per i soggetti con volume di affari superiore a euro 400.000 e fino al 1° gennaio 2021 (rispetto alla previgente data del 1° luglio 2020) per gli altri soggetti, le sanzioni previste dal comma 6 non si applicano in caso di trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri entro il mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fermi restando i termini di liquidazione dell'imposta sul valore aggiunto.

 

Per quanto attiene alle regole tecniche di trasmissione telematica con cadenza mensile all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri si consiglia la consultazione del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 236086 del 4 luglio 2019.

 

Il comma 2 interviene anche sulle disposizioni del comma 6-quater del citato articolo 2, prevedendo uno slittamento – sempre al 1° gennaio 2021 (anziché al 1° luglio 2020) – del termine di adeguamento dei registratori telematici per la trasmissione dei dati dei corrispettivi giornalieri al Sistema tessera sanitaria.

Pertanto la norma stabilisce che, ai fini dell'elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, i soggetti tenuti all'invio dei dati al Sistema tessera sanitaria a decorrere dal 1° gennaio 2021 adempiono a tale obbligo esclusivamente mediante la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati relativi a tutti i corrispettivi giornalieri al Sistema tessera sanitaria.

 

La relazione illustrativa che accompagna il decreto specifica che le proroghe si rendono necessarie in considerazione del fatto che la situazione di emergenza epidemiologica COVID-19, con la chiusura di gran parte degli esercizi commerciali (soprattutto di piccole dimensioni) e il contenimento degli spostamenti non essenziali, rende difficoltosa la distribuzione e l’attivazione dei registratori telematici.

 


 

Articolo 141
(Lotteria dei corrispettivi)

 

 

L'articolo 141 proroga dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2021 la data di avvio della lotteria dei corrispettivi.

 

In particolare, l'unico comma dell'articolo in esame dispone la proroga dal 1° luglio 2020 al 1° gennaio 2021 del termine di decorrenza della lotteria dei corrispettivi di cui all'articolo 1, comma 540, della legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016).

 

Nella relazione illustrativa, il Governo chiarisce che la proroga si rende necessaria in considerazione del fatto che la situazione di emergenza epidemiologica COVID-19, con la chiusura di gran parte degli esercizi commerciali (soprattutto di piccole dimensioni) e il contenimento degli spostamenti non essenziali, rende difficoltosa la distribuzione e l’attivazione dei registratori telematici, mettendo a rischio la possibilità per la totalità degli esercenti con volume d’affari inferiore a 400.000 euro di dotarsi di tale strumento e, quindi, poter trasmettere i dati della lotteria a partire dal 1° luglio 2020. Conseguentemente, secondo il Governo, si potrebbe creare confusione nei contribuenti che non comprenderebbero con immediatezza i motivi dell’impossibilità di partecipare alla lotteria per acquisti effettuati da taluni operatori, discriminando questi ultimi non per loro colpa ma per la situazione di emergenziale in corso e creando false aspettative dei cittadini che si ripercuoterebbero sull’efficacia della lotteria stessa.

Si ricorda che i commi da 540 a 544 della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio 2017) hanno previsto l’istituzione – inizialmente dal 2018, termine successivamente prorogato al 1° luglio 2020 – di una lotteria nazionale, cui partecipano i contribuenti che effettuano acquisti di beni o servizi presso esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi. Per partecipare all'estrazione è necessario che i contribuenti, al momento dell'acquisto, comunichino il proprio codice fiscale all'esercente e che quest'ultimo trasmetta all'Agenzia delle entrate i dati della singola cessione o prestazione. Le vincite non concorrono alla formazione del reddito imponibile del vincitore e non sono assoggettate ad alcun prelievo erariale. Ove siano utilizzati strumenti di pagamento elettronici da parte dei consumatori, sono previsti premi aggiuntivi associati alla lotteria medesima.

La relazione tecnica chiarisce che l'articolo comporta risparmi di spesa per 19,4 milioni di euro, di cui 14,7 milioni per il rinvio delle estrazioni previste per il secondo semestre 2020 al 2021 e 4,7 milioni per il conseguente posticipo delle spese amministrative.

Articolo 142
(Rinvio precompilata IVA)

 

 

L’articolo 142 rinvia l’avvio sperimentale del processo che prevede la predisposizione delle bozze dei registri IVA, delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e della dichiarazione annuale dell’IVA, da parte dell’Agenzia delle entrate, alle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2021 (rispetto al previgente 1° luglio 2020).

 

Preliminarmente si ricorda che l’articolo 16 del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 (Decreto fiscale 2019) ha sostituito integralmente il comma 1 dell’articolo 4 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127 prevedendo che a partire dalle operazioni IVA effettuate dal 1° luglio 2020, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza on line basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere nonché sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l'Agenzia delle entrate mette a disposizione dei soggetti passivi dell'IVA residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell'Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti:

§  registri delle fatture e degli acquisti (articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633);

§  comunicazioni delle liquidazioni periodiche dell’IVA.

 

L’articolo in esame sostituisce interamente il comma 1 dell’articolo 4 sopra citato disponendo che l’avvio sperimentale del processo che prevede la predisposizione delle bozze dei registri IVA, delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA e della dichiarazione annuale dell’IVA da parte dell’Agenzia delle entrate sia rinviato alle operazioni IVA effettuate dal 1° gennaio 2021.

 

In particolare la disposizione stabilisce che a partire dalle operazioni IVA effettuate dal 1° gennaio 2021, in via sperimentale, nell’ambito di un programma di assistenza on line basato sui dati delle operazioni acquisiti con le fatture elettroniche e con le comunicazioni delle operazioni transfrontaliere nonché sui dati dei corrispettivi acquisiti telematicamente, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione di tutti i soggetti passivi dell’IVA residenti e stabiliti in Italia, in apposita area riservata del sito internet dell'Agenzia stessa, le bozze dei seguenti documenti:

§  registri delle fatture e degli acquisti (articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633);

§  liquidazione periodica dell’IVA;

§  dichiarazione annuale dell’IVA.

Tale processo di semplificazione e riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti è stato illustrato dal direttore dell’Agenzia delle entrate durante un’audizione al Senato della Repubblica (Indagine conoscitiva sul processo di semplificazione del sistema tributario e del rapporto tra contribuenti e fisco). Il direttore ha rappresentato che avendo tutti i dati IVA disponibili, sia quelli legati alla fatturazione elettronica sia quelli legati alla trasmissione dei corrispettivi, l’amministrazione finanziaria può mettere i contribuenti nelle condizioni di ricevere i registri IVA disponibili in linea sulla base dei dati acquisiti; inoltre, sono messe a disposizione anche le bozze delle liquidazioni periodiche precompilate, così come la bozza della dichiarazione IVA precompilata. Il contribuente può apportare modifiche alla bozza dal momento che l’Agenzia è in possesso del dato numerico ma non possiede tutte quelle ulteriori informazioni connesse al profilo soggettivo e, quindi, alla percentuale di detraibilità di alcune spese nota solo all’interessato.

 

La norma inoltre abroga il comma 1-bis, dell’articolo 4 richiamato, introdotto dal Decreto fiscale 2019, che dispone che a partire dalle operazioni IVA 2021 l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia, nell'area riservata del proprio sito internet, la bozza della dichiarazione annuale IVA. Tale disposizione non risulta più necessaria in quanto il riferimento alla bozza della dichiarazione annuale IVA, per la quale viene confermato l’avvio con riguardo alle operazioni IVA del 2021, è ora già previsto dal comma 1 dello stesso articolo.

 


 

Articolo 143
(Rinvio della procedura automatizzata di liquidazione
dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche
)

 

 

L’articolo 143 differisce dal 1° gennaio 2020 al 1° gennaio 2021 l’applicazione delle disposizioni che hanno introdotto una procedura di integrazione, da parte dell’Agenzia delle entrate, dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche inviate tramite il Sistema di Interscambio, ove non rechino l’annotazione di assolvimento dell’imposta.

 

Al riguardo si ricorda che l’articolo 12-novies del decreto-legge n. 34 del 2019 consente all’Agenzia delle entrate, già in fase di ricezione delle fatture elettroniche, di verificare con procedure automatizzate la corretta annotazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo, avendo riguardo alla natura e all’importo delle operazioni indicate nelle fatture stesse. L’Agenzia delle entrate, ove rilevi che sulle fatture elettroniche non sia stata apposta la specifica annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo, può integrare le fatture stesse con procedure automatizzate, già in fase di ricezione sul Sistema di interscambio (disciplinato dall’articolo 1, commi 211 e 212, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, legge finanziaria 2008).  Nei casi residuali in cui non sia possibile effettuare tale verifica con procedure automatizzate, restano comunque applicabili le ordinarie procedure di regolarizzazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo e di recupero del tributo, ai sensi del D.P.R. n. 642 del 1972 che reca il Testo Unico sull’imposta di bollo.

Successivamente l’articolo 17 del decreto-legge n. 124 del 2019 ha introdotto una specifica procedura di comunicazione tra Amministrazione e contribuente per individuare il quantum dovuto nel caso di ritardato, omesso o insufficiente versamento dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche. L’amministrazione finanziaria deve comunicare con modalità telematiche al contribuente l’ammontare dell’imposta da versare nonché delle sanzioni per tardivo versamento e degli interessi. Se il contribuente non provvede al pagamento, in tutto o in parte, delle somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate procede all'iscrizione a ruolo a titolo definitivo.

Nella sua formulazione previgente, il quarto periodo dell’articolo 12-novies chiariva che la disciplina dell’articolo 12-novies si applicava alle fatture inviate dal 1° gennaio 2020.

Con le modifiche in esame si chiarisce che le disposizioni che introducono una procedura di integrazione, da parte dell’Agenzia delle entrate, dell’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche inviate tramite il Sistema di Interscambio che non recano l’annotazione di assolvimento dell’imposta si applicano alle fatture inviate dal 1° gennaio 2021.

 

Il comma 2 quantifica l’onere e reca la copertura finanziaria dell’intervento.


 

Articolo 144
(Rimessione in termini e sospensione versamenti avvisi bonari)

 

 

L’articolo 144 rimette nei termini i contribuenti per i pagamenti in scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 18 maggio 2020 delle somme richieste mediante le comunicazioni degli esiti del controllo automatizzato e del controllo formale (c.d. avvisi bonari). Tali versamenti sono considerati tempestivi se effettuati entro il 16 settembre 2020.

La norma prevede analogamente che anche i versamenti dovuti all’esito degli stessi controlli, in scadenza nel periodo compreso tra l’entrata in vigore del decreto (19 maggio 2020) e il 31 maggio 2020, possono essere effettuati entro il 16 settembre 2020.

 

Preliminarmente si rappresenta che l’effettuazione dei pagamenti chiesti con le comunicazioni degli esiti del controllo automatizzato, (articoli 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 e 54-bis del d.P.R. n. 633 del 1972) e del controllo formale (articolo 36-ter del d.P.R. n. 600 del 1973), anche nell’ipotesi di pagamento rateale in corso, inviate ai contribuenti prima dell’inizio della fase emergenziale, è stata sospesa dal 21 febbraio al 31 marzo 2020 dall'articolo 1 del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 24 febbraio 2020 per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nei comuni individuati nell'allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° marzo 2020 (c.d. zona rossa).

La medesima sospensione non è prevista per altri soggetti dalle disposizioni del decreto-legge n. 18 del 2020 o del decreto-legge n. 23 del 2020.

 

Nel corso dell’audizione dell’Agenzia delle entrate svoltasi presso le Commissioni riunite VI Finanze e X Attività produttive della Camera dei deputati, il 22 aprile 2020, l’Agenzia ha segnalato che fin dall’inizio della fase emergenziale ha sospeso l’invio nei confronti dei contribuenti degli atti conseguenti alle diverse attività di controllo, tra cui, in particolare, le comunicazioni degli esiti dei controlli automatizzato e formale delle dichiarazioni. Tale sospensione, pur non essendo espressamente inizialmente prevista da diposizioni normative è stata attuata per non porre ulteriori adempimenti a carico dei contribuenti in questa fase così delicata per tutto il Paese. In particolare, da fine febbraio 2020 è stato sospeso l’invio di circa:

§  300 mila lettere di compliance per i riscontri delle comunicazioni periodiche IVA;

§  250 mila comunicazioni di irregolarità (cd. avvisi bonari) che derivano dai controlli automatizzati delle dichiarazioni.

Per quanto concerne le comunicazioni inviate ai contribuenti prima dell’inizio della fase emergenziale, non vi è alcuna disposizione che sospenda il pagamento delle somme dovute in acquiescenza, salvo quanto detto per i contribuenti della c.d. zona rossa. Pertanto, anche durante questo periodo, i contribuenti sono tenuti ad effettuare, in unica soluzione o in forma rateale, i versamenti dovuti in base alle comunicazioni ricevute precedentemente, salvo prossimi interventi normativi.

 

L’articolo 144, comma 1, rimette nei termini i contribuenti per i pagamenti in scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 18 maggio 2020 anche per le rateazioni in corso, delle somme chieste mediante le comunicazioni degli esiti del controllo automatizzato, e del controllo formale, nonché mediante le comunicazioni degli esiti della liquidazione relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata (articoli 2, 3 e 3-bis del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462).

Pertanto i versamenti dei pagamenti degli avvisi bonari e delle relative rate in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 18 maggio 2020, sono considerati tempestivi se effettuati entro il 16 settembre 2020.

 

Si ricorda sinteticamente che le comunicazioni di irregolarità sono emesse a seguito dell'attività di controllo sulle dichiarazioni fiscali, sulla base dei dati dichiarati dal contribuente o, comunque, in possesso dell'Agenzia delle Entrate (c.d. controllo automatico). Le stesse comunicazioni possono derivare da controlli diretti a verificare la correttezza dei dati indicati nelle dichiarazioni e dei versamenti delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti attraverso un riscontro con la documentazione richiesta al contribuente oppure incrociando i dati presenti nelle dichiarazioni presentate anche da altri soggetti o trasmessi per legge all'Agenzia (c.d. controllo formale). Le comunicazioni, sia degli esiti del controllo automatico sia del controllo formale, non sono veri e propri atti impositivi, anzi, la loro funzione è rendere noti i risultati dei controlli e consentire al contribuente di regolarizzare la propria posizione, usufruendo della riduzione delle sanzioni ed evitando l’iscrizione a ruolo e l’emissione della cartella.

Per una panoramica dettagliata della disciplina si rinvia alla consultazione della guida dell’Agenzia delle entrate Comunicazioni sui controlli delle dichiarazioni.

 

Il comma 2 prevede altresì che i versamenti delle somme dovute in scadenza nel periodo compreso tra il 19 maggio 2020 e il 31 maggio 2020, possono essere effettuati entro il 16 settembre 2020, senza applicazione di ulteriori sanzioni e interessi.

 

Il comma 3 dispone che i versamenti sospesi dalle norme precedenti (commi 1 e 2) possono essere effettuati anche in 4 rate mensili di pari importo a decorrere da settembre 2020 con scadenza il 16 di ciascun mese. Non si procede al rimborso di quanto già versato.


 

Articolo 145
(Sospensione compensazione tra credito d’imposta
e debito iscritto a ruolo)

 

 

L’articolo 145 consente di effettuare i rimborsi fiscali nei confronti di tutti i contribuenti senza l’applicazione della procedura di compensazione tra il credito d’imposta e il debito iscritto a ruolo.

 

L’articolo in esame, comma 1, stabilisce che nel 2020 in sede di erogazione dei rimborsi fiscali non si applica la compensazione tra il credito d’imposta e il debito iscritto a ruolo (articolo 28-ter del DPR 29 settembre 1973, n. 602).

 

Si ricorda che tale norma stabilisce che, in sede di erogazione di un rimborso d'imposta, l'Agenzia delle entrate verifica se il beneficiario risulta iscritto a ruolo e, in caso affermativo, trasmette in via telematica apposita segnalazione all'agente della riscossione che ha in carico il ruolo, mettendo a disposizione dello stesso, sulla contabilità le somme da rimborsare. Ricevuta la segnalazione, l'agente della riscossione notifica all'interessato una proposta di compensazione tra il credito d'imposta ed il debito iscritto a ruolo, sospendendo l'azione di recupero ed invitando il debitore a comunicare entro sessanta giorni se intende accettare tale proposta.

In caso di accettazione della proposta, l'agente della riscossione movimenta le somme e le riversa entro i limiti dell'importo complessivamente dovuto a seguito dell'iscrizione a ruolo. In caso di rifiuto della proposta o di mancato tempestivo riscontro alla stessa, cessano gli effetti della sospensione e l'agente della riscossione comunica in via telematica all'Agenzia delle entrate che non ha ottenuto l'adesione dell'interessato alla proposta di compensazione. All'agente della riscossione spetta il rimborso delle spese vive sostenute per la notifica nonché un rimborso forfetario.

 

Nella relazione illustrativa che accompagna il decreto in esame viene sottolineato che tale disposizione, in considerazione del periodo emergenziale in atto, ha la finalità di immettere liquidità nel sistema economico anche a favore delle famiglie.

 

Il comma 2 prevede la copertura finanziaria delle minori entrate derivanti dall’articolo (40 milioni di euro per l'anno 2020).

 


 

Articolo 146
(
Indennità requisizione strutture alberghiere)

 

 

L’articolo 146 stabilisce le modalità per il calcolo dell’indennità di requisizione a favore del proprietario il cui immobile (strutture alberghiere, ovvero altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità) sia stato requisito a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. La norma dispone che tale indennità può essere liquidata in forma di acconto. Successivamente l’indennità di requisizione, determinata in via definitiva entro quaranta giorni, è liquidata calcolando la differenza tra gli importi definitivi calcolati e quelli erogati in acconto dell’indennità di requisizione.

 

La disposizione in esame modifica l’articolo 6, comma 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, che contiene le norme relative alla corresponsione della somma di denaro a titolo di indennità a favore del proprietario il cui immobile (strutture alberghiere, ovvero altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità) sia stato requisito per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19.

 

Per una panoramica dettagliata della norma modificata si rinvia al dossier Decreto-legge n. 18/2020 (cd. Cura Italia) realizzato dal Servizio Studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. In sintesi si ricorda che il comma 8 richiamato contiene le disposizioni relative alla corresponsione della somma di denaro a titolo di indennità di requisizione in uso degli immobili, stabilendo in particolare che la stessa:

§  sia liquidata nello stesso decreto di requisizione del prefetto;

§  con riguardo all’entità, sia determinata in misura corrispondente, per ogni mese o frazione di mese di effettiva durata della requisizione, allo 0,42% di del valore corrente di mercato dell'immobile requisito o di quello di immobili di caratteristiche analoghe;

§  sia liquidata, in via provvisoria, con riferimento al numero di mesi o frazione di mesi che intercorrono tra la data della requisizione e quella del termine dell'emergenza. In caso di prolungamento della requisizione, la differenza tra l'indennità già corrisposta e quella spettante per l'ulteriore periodo deve essere corrisposta al proprietario entro 30 giorni dalla scadenza del termine originariamente indicato.

Se non è indicato alcun termine, la requisizione si presume disposta fino al 31 luglio 2020, ovvero fino al termine al quale sia stata ulteriormente prorogata la durata dello stato di emergenza.

 

In particolare l’articolo in esame stabilisce che l’indennità di requisizione delle strutture alberghiere, ovvero degli altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità è liquidata in forma di acconto, nello stesso decreto di requisizione del prefetto, applicando lo 0,42%, per ogni mese o frazione di mese di effettiva durata della requisizione, al valore ottenuto moltiplicando la rendita catastale, rivalutata del cinque per cento, per il moltiplicatore utilizzato ai fini dell’imposta di registro (comma 5 articolo 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131) relativo alla corrispondente categoria catastale dell’immobile requisito.

Tale modifica consente di effettuare immediatamente un primo ristoro in forma di acconto al proprietario il cui immobile è stato requisito.

 

La norma prosegue stabilendo che l’indennità di requisizione è determinata in via definitiva entro quaranta giorni con successivo decreto del prefetto, che ai fini della stima si avvale dell’Agenzia delle entrate, sulla base del valore corrente di mercato al 31 dicembre 2019 dell’immobile requisito o di quello di immobili di caratteristiche analoghe, in misura corrispondente, per ogni mese o frazione di mese di effettiva durata della requisizione, allo 0,42% di detto valore.

 

Il riferimento al 31 dicembre 2019, come segnalato anche nella relazione illustrativa che accompagna il testo del decreto, è motivato dal fatto di evitare che i riferimenti di mercato corrente siano quelli potenzialmente alterati e fortemente instabili dei primi mesi del 2020, segnati dagli effetti della pandemia COVID-19.

Con il decreto del prefetto che stabilisce l’indennità definitiva di requisizione è liquidata la differenza tra gli importi definitivi e quelli in acconto dell’indennità di requisizione.

 

 


 

Articolo 147
(Incremento crediti compensabili tramite modello F24)

 

 

L’articolo 147 modifica, per l'anno 2020, il limite annuo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili tramite modello F24 elevandolo a 1 milione di euro.

 

La disposizione in esame, comma 1, modifica il limite previsto dall'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di compensazione, che prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2001 il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili, ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale, è fissato in 1 miliardo di lire (516 mila euro) per ciascun anno solare. A decorrere dall’anno 2014, detto limite è stato elevato a 700 mila euro (articolo 9, comma 2, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35).

 

Si ricorda sinteticamente che il contribuente ha la facoltà di compensare i crediti e i debiti nei confronti dei diversi enti impositori (Stato, INPS, Enti Locali, INAIL, ENPALS) risultanti dalla dichiarazione e dalle denunce periodiche contributive. Si usa il modello di pagamento unificato F24 che permette di scrivere in apposite sezioni sia gli importi a credito utilizzati sia gli importi a debito dovuti. Il pagamento si esegue per la differenza tra debiti e crediti. Il modello F24 deve essere presentato in ogni caso da chi opera la compensazione, anche se il saldo finale indicato risulti uguale a zero per effetto della compensazione stessa. Il modello F24 permette, infatti, a tutti gli enti di venire a conoscenza delle compensazioni operate in modo da poter regolare le reciproche partite di debito e credito. Possono avvalersi della compensazione tutti i contribuenti, compresi quelli che non devono presentare la dichiarazione in forma unificata, a favore dei quali risulti un credito d'imposta dalla dichiarazione e dalle denunce periodiche contributive.

Per una panoramica dettagliata dell’istituto della compensazione si rimanda alla pagina web dell’Agenzia delle entrate.

 

La norma in esame per l’anno 2020, eleva a 1 milione di euro il richiamato limite annuo dei crediti compensabili attraverso l’istituto della compensazione ovvero rimborsabili in conto fiscale.

Tale provvedimento, si segnala nella relazione illustrativa che accompagna il decreto, è volto a incrementare la liquidità delle imprese, favorendo lo smobilizzo dei crediti tributari e contributivi attraverso l’istituto della compensazione.

 

Il comma 2 stabilisce la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo (557,5 milioni di euro per l'anno 2020).

 


 

Articolo 148
(Modifiche alla disciplina degli ISA)

 

 

L’articolo 148 introduce alcune modifiche al procedimento di elaborazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale-ISA per i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2020 e 2021 volte a valorizzazione l’utilizzo delle informazioni già nella disponibilità dell’Amministrazione finanziaria per evitare l’introduzione di nuovi oneri dichiarativi per il contribuente.

La disposizione sposta inoltre i termini per l’approvazione degli indici e la loro eventuale integrazione rispettivamente al 31 marzo e al 30 aprile.

La norma fornisce poi nuove indicazioni all'Agenzia delle entrate e al Corpo della guardia di finanza utilizzabili per la definizione delle specifiche strategie di controllo dell’affidabilità fiscale del contribuente.

 

Preliminarmente si ricorda che al fine di favorire l'emersione spontanea delle basi imponibili e di stimolare l'assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti e il rafforzamento della collaborazione tra questi e l'Amministrazione finanziaria, anche con l'utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali, l’articolo 9-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, ha previsto l’istituzione degli indici sintetici di affidabilità fiscale per gli esercenti attività di impresa, arti o professioni.

Gli indici, elaborati con una metodologia basata su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi d'imposta, rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili, ed esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente, anche al fine di consentire a quest'ultimo, sulla base dei dati dichiarati entro i termini ordinariamente previsti, l'accesso a uno specifico regime premiale.

Gli indici si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2018 (comma 931 della legge n. 205 del 2017). Contestualmente all'adozione degli indici cessano di avere effetto, al fine dell'accertamento dei tributi, le disposizioni relative agli studi di settore (articolo 7-bis del decreto legge n. 193 del 2016).

Inoltre, si prevede che l’Agenzia delle entrate rende disponibili, ai soggetti esercenti attività di impresa e di lavoro autonomo, i dati in suo possesso utili per l’applicazione degli ISA nell’area riservata del suo sito internet istituzionale.

Nel provvedimento del 31/01/2020 dell’Agenzia delle entrate  sono individuati i dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale per il periodo di imposta 2020, i 175 modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli stessi, da utilizzare per il periodo di imposta 2019, nonché le modalità per l’acquisizione degli ulteriori dati necessari ai fini dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale per il periodo di imposta 2019 e il programma delle elaborazioni degli indici sintetici di affidabilità fiscale applicabili a partire dal periodo d’imposta 2020.

 

L’articolo 148, comma 1, introduce alcune misure per i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2020 e nel 2021 volte ad alleggerire il carico degli oneri dichiarativi dei contribuenti alla luce degli effetti dell’emergenza sanitaria, anche attraverso l’individuazione di nuove specifiche cause di esclusione dall’applicazione degli stessi ISA.

 

Si ricorda che i commi 6 e 7 del richiamato articolo 9-bis, prevedono che gli indici non si applicano ai periodi d'imposta nei quali il contribuente:

a)    ha iniziato o cessato l'attività ovvero non si trova in condizioni di normale svolgimento della stessa;

b)   dichiara ricavi o compensi di ammontare superiore al limite stabilito dal decreto di approvazione o revisione dei relativi indici.

Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze possono essere previste ulteriori ipotesi di esclusione dell'applicabilità degli indici per determinate tipologie di contribuenti. Al momento non risulta emanato alcun decreto al riguardo.

 

In particolare, al fine di valorizzare le informazioni già nella disponibilità dell’Amministrazione finanziaria, la società a partecipazione pubblica, Soluzioni per il Sistema Economico - SOSE S.p.A., a cui è affidata l’elaborazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (articolo 10, comma 12, della legge 8 maggio 1998 n. 146), definisce specifiche metodologie basate su analisi ed elaborazioni utilizzando, anche attraverso l’interconnessione e la pseudonimizzazione, direttamente le banche dati già disponibili per l’Amministrazione finanziaria, l'Istituto nazionale della previdenza sociale, l’Ispettorato nazionale del lavoro e l’Istituto nazionale di statistica, nonché i dati e gli elementi acquisibili presso istituti ed enti specializzati nella ricerca e nell’analisi economica.

 

Nello stesso periodo, valutate le proposte da parte delle organizzazioni di categoria e degli ordini professionali presenti nella Commissione consultiva di esperti (articolo 9-bis, comma 8, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50), possono essere individuati ulteriori dati e informazioni necessari per una migliore valutazione dello stato di crisi individuale anche in deroga a quanto previsto all’articolo 9-bis, comma 4, secondo periodo, del decreto-legge del 24 aprile 2017, n. 50.

 

Si ricorda che il sopra citato comma 4 stabilisce che con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il 31 gennaio dell'anno per il quale si applicano gli indici, sono individuati i dati economici, contabili e strutturali rilevanti per l'applicazione degli indici che i contribuenti sono tenuti a dichiarare (vedi il sopra citato provvedimento del 31/01/2020).

Sono altresì spostati i termini per l’approvazione degli indici e per la loro eventuale integrazione rispettivamente al 31 marzo (in luogo del 31 dicembre) e al 30 aprile (in luogo del mese di febbraio) dell’anno successivo a quello di applicazione.

 

Il comma 2 fornisce nuove indicazioni all'Agenzia delle entrate e al Corpo della guardia di finanza utili per la definizione delle specifiche strategie di controllo dell’affidabilità fiscale del contribuente.

 

Si ricorda che il comma 14 dell’articolo 9-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, prevede che l'Agenzia delle entrate e il Corpo della guardia di finanza, nel definire specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale, tengono conto del livello di affidabilità fiscale dei contribuenti derivante dall'applicazione degli indici nonché delle informazioni presenti nell'apposita sezione dell'anagrafe tributaria.

 

In particolare la disposizione stabilisce che, considerate le difficoltà correlate al primo periodo d’imposta di applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale e gli effetti sull’economia e sui mercati conseguenti all’emergenza sanitaria, nella definizione delle strategie di controllo  per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, l’Agenzia delle entrate e il Corpo della Guardia di finanza tengono conto anche del livello di affidabilità fiscale derivante dall’applicazione degli indici per il successivo periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e non solo utilizzando i dati dichiarati ai fini degli studi di settore per il periodo d’imposta 2017.

 

Sull’applicazione degli ISA nel periodo d’imposta 2018 si consiglia la consultazione della circolare dell’Agenzia delle entrate n.17 del 2019: Indici sintetici di affidabilità fiscale – periodo di imposta 2018 – primi chiarimenti.

 

Analogamente, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, si tiene conto anche del livello di affidabilità fiscale più elevato derivante dall’applicazione degli indici per i precedenti periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2018 e al 31 dicembre 2019.


 

Articolo 149
(Sospensione dei versamenti da accertamento con adesione, conciliazione, rettifica e liquidazione e da recupero
dei crediti d’imposta)

 

 

L’articolo 149 proroga al 16 settembre 2020 i termini per l’effettuazione di una serie di versamenti fiscali che scadono tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020, tra cui le somme dovute a seguito di accertamenti con adesione, mediazioni, conciliazioni, recupero dei crediti di imposta e avvisi di liquidazione.

Vengono altresì prorogate alla stessa data le rate relative alle definizioni agevolate disciplinate dal cd. decreto fiscale 2019, i cui termini scadono tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020.

 

Più in dettaglio, il comma 1 proroga al 16 settembre 2020 i termini di versamento delle somme dovute a seguito di:

a)   atti di accertamento con adesione, ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218;

Si ricorda sinteticamente che l’accertamento con adesione consente al contribuente di definire le imposte dovute ed evitare, in tal modo, l’insorgere di una lite tributaria. Esso implica l’accordo tra contribuente e ufficio, che può essere raggiunto sia prima dell’emissione di un avviso di accertamento, che dopo, sempre che il contribuente non presenti ricorso davanti al giudice tributario. La procedura riguarda tutte le più importanti imposte dirette e indirette e può essere attivata tanto dal contribuente quanto dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione territoriale il contribuente ha il domicilio fiscale. Si rinvia alla scheda informativa dell’Agenzia delle Entrate per ulteriori dettagli;

b)   accordo conciliativo nel processo tributario, ai sensi dell’articolo 48 e dell’articolo 48-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546;

Il D.Lgs. 156 del 2015 ha novellato l’articolo 48 del D.Lgs. 546/1992 e ha introdotto gli articoli 48-bis e 48-ter del D.Lgs. 546/1992, consentendo di utilizzare l’istituto della conciliazione giudiziale sia in primo che in secondo grado. Sono previste due tipologie di conciliazione giudiziale:

-       fuori udienza (articolo 48), quando, in pendenza di giudizio, le parti, con istanza congiunta sottoscritta personalmente o dai difensori, depositano l’accordo conciliativo raggiunto per la definizione totale o parziale della controversia.

-       in udienza (articolo 48-bis) che si verifica quando una delle parti, fino a 10 giorni liberi prima dell’udienza di trattazione, presenta istanza per la conciliazione totale o parziale della controversia.

Dalla conciliazione possono prodursi i seguenti effetti: l’estinzione totale o parziale della causa, a seconda che la conciliazione sia totale o parziale; la riduzione delle sanzioni al 40 o al 50 per cento del minimo previsto dalla legge, a seconda che la conciliazione sia avvenuta rispettivamente in primo o secondo grado.

c)   accordo di mediazione, ai sensi dell’articolo 17-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546;

La mediazione tributaria si applica alle controversie di valore non superiore a 20.000 euro, relative a tutti gli atti impugnabili, individuati dall’art. 19 del D.lgs. n. 546 del 1992: in tale ipotesi, il ricorso produce gli effetti del reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell'ammontare della pretesa. Fino al 31 dicembre 2015, la mediazione tributaria è stata applicata ai soli atti emessi dall'Agenzia delle entrate e notificati a partire dal 1 aprile 2012. A decorrere dal 1° gennaio 2016, a seguito delle modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 156 del 2015, la mediazione è applicabile anche alle controversie relative all'Agenzia delle dogane e dei monopoli, agli enti locali e all'agente e ai concessionari della riscossione (per i ricorsi introduttivi presentati a partire dal 1° gennaio 2016). Per ulteriori dettagli si rinvia alla scheda dell’Agenzia delle Entrate

d)   atti di liquidazione a seguito di attribuzione della rendita, ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 14 marzo 1988, n. 70, dell’articolo 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 e dell’articolo 34, commi 6 e 6-bis del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346;

L’articolo 12 del decreto-legge 14 marzo 1988, n. 70 ha esteso ai trasferimenti di immobili non ancora iscritti in catasto edilizio urbano con attribuzione di rendita l’applicazione del criterio di c.d. valutazione automatica, già vigente per i soli immobili iscritti in catasto con attribuzione di rendita e introdotta, in materia di imposta di registro, dal comma 4 dell’articolo 52 del Testo unico dell’imposta di registro (DPR n. 131 del 1986)  nonché, in materia di imposta sulle successioni e donazioni, dal quinto comma dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 637, successivamente trasfuso nel comma 5 dell’articolo 34 del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346. Per usufruire della valutazione automatica, l’interessato deve: 1. dichiarare, nell’atto di trasferimento o nella dichiarazione di successione, di volersi avvalere delle disposizioni dell’articolo 12; 2. presentare all’ufficio tecnico erariale competente la domanda di voltura, allegando alla richiesta specifica istanza di attribuzione della rendita catastale; 3. produrre all’Agenzia delle entrate la ricevuta di avvenuta presentazione della domanda. Viene dunque prodotto un certificato catastale attestante l’avvenuta iscrizione con attribuzione di rendita; si calcola l’imposta dovuta e, qualora il valore tabellare risultante a seguito della procedura descritta sia superiore a quello dichiarato, si procede al recupero della differenza d’imposta. Ai sensi del comma 2-bis dell’articolo 12 del DL n. 70 del 1988, per le unità immobiliari urbane che sono oggetto di denuncia in catasto tramite la procedura prevista dal regolamento emanato con decreto ministeriale 19 aprile 1994, n. 701, la valutazione automatica si applica, con riferimento alla rendita proposta, “alla sola condizione che il contribuente dichiari nell’atto di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo”. In tale ipotesi, quindi, non sono necessari gli ulteriori adempimenti a carico sia dei contribuenti che degli uffici finanziari;

e)   atti di liquidazione per omessa registrazione di contratti di locazione e di contratti diversi, ai sensi delle norme in materia di imposta di registro (articolo 10, dell’articolo 15 e dell’articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 che rispettivamente riguardano la richiesta di registrazione, la registrazione ex officio e la riscossione);

f)    atti di recupero delle sanzioni e dei crediti indebitamente utilizzati, anche in compensazione, ai sensi dell’articolo 1, comma 421 della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

Per la riscossione di tali somme l'Agenzia delle entrate può emanare apposito atto di recupero, motivato, da notificare al contribuente;

g)   ) avvisi di liquidazione emessi in presenza di omesso, carente o tardivo versamento dell’imposta di registro (di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131), delle imposte ipocatastali (di cui all’articolo 33, comma 1-bis, del Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, D.Lgs. 346 del 1990), dell’imposta sulle donazioni di cui al citato Testo unico, dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti (di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601) e dell’imposta sulle assicurazioni (di cui alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216).

 

Il comma 2 prevede che la proroga riguarda i predetti atti (indicati al comma 1) i cui termini di versamento scadono tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020.

Ai sensi del comma 3, si proroga al 16 settembre 2020 il termine finale per la notifica del ricorso di primo grado innanzi alle Commissioni tributarie, per gli atti individuati al comma 1.

Alla medesima data del 16 settembre 2020 sono prorogate le scadenze degli atti definibili con l’acquiescenza agevolata del contribuente agli avvisi di accertamento e di liquidazione, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, i cui termini di versamento scadono nel periodo compreso tra il 9 marzo 2020 e il 31 maggio 2020.

L’articolo 15 sopra richiamato consente di definire con modalità agevolate le sanzioni irrogate per specifiche violazioni, se il contribuente rinuncia ad impugnare l'avviso di accertamento o di liquidazione e a formulare istanza di accertamento con adesione, provvedendo a pagare, entro il termine per la proposizione del ricorso, le somme complessivamente dovute, tenuto conto della predetta riduzione. In ogni caso la misura delle sanzioni non può essere inferiore ad un terzo dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo

 

Il comma 4 prevede che la proroga al 16 settembre 2020 si applica anche alle rate, in scadenza nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020, dovute in base agli atti rateizzabili individuati ai commi 1, 2, e a quelli in relazione ai quali opera la disposizione di cui al comma 3: acquiescenza, adesione, mediazione, conciliazione.

La proroga al 16 settembre 2020 riguarda anche le rate relative alle definizioni agevolate disciplinate dal cd. decreto fiscale 2019, i cui termini scadono tra il 9 marzo e il 31 maggio 2020. Si tratta, in particolare, delle rate relative a:

§  definizione agevolata dei processi verbali di constatazione (articolo 1 del decreto-legge n. 119 del 2018);

§  definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento (articolo 2 del decreto-legge n. 119 del 2018);

§  definizione agevolata delle controversie tributarie (articolo 6 del decreto-legge n. 119 del 2018);

§  regolarizzazione con versamento volontario di periodi d'imposta precedenti (articolo 7 del decreto legge n. 119 del 2018).

 

Il comma 5 consente di versare il dovuto, senza applicazione di ulteriori interessi, in un'unica soluzione oppure in quattro rate mensili di pari importo con scadenza il 16 di ciascun mese; la prima o unica rata deve essere versata entro il 16 settembre 2020.

Al comma 6 viene previsto che gli eventuali versamenti oggetto di proroga, comunque effettuati durante tale lasso temporale, non sono rimborsabili.


 

Articolo 150
(Ripetizione dell’indebito su prestazioni previdenziali e retribuzioni)

 

 

L’articolo 150 stabilisce che le somme indebitamente erogate al lavoratore o al pensionato devono essere restituite al sostituto d’imposta al netto della ritenuta operata al momento dell’erogazione. Al sostituto d’imposta che ha versato all’erario la ritenuta e che abbia avuto in restituzione le somme al netto della stessa, spetta un credito di imposta nella misura del 30% delle somme ricevute, utilizzabile in compensazione senza limiti di importo. La disposizione si applica alle somme restituite dal 1° gennaio 2020 e non ha effetti retroattivi.

 

Il comma 1 dell’articolo in esame inserisce un nuovo comma (2-bis) all’articolo 10 del testo unico delle imposte sui redditi (decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917-TUIR) in materia di oneri deducibili.

 

Preliminarmente si ricorda che in base al sopra citato articolo 10 (comma 1, lett. d-bis)) del TUIR, il datore di lavoro (nonché il sostituto di imposta) può pretendere la restituzione delle somme indebitamente erogate al lordo delle ritenute fiscali operate all’atto del pagamento.

La norma prevede che sono deducibili dal reddito complessivo le somme restituite al soggetto erogatore, se assoggettate a tassazione in anni precedenti. L’ammontare, in tutto o in parte, non dedotto nel periodo d’imposta di restituzione può essere portato in deduzione dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi; in alternativa, il contribuente può chiedere il rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto secondo modalità definite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 5 aprile 2016.

 

Tuttavia, come evidenziato anche nella relazione illustrativa che accompagna il decreto, l’indirizzo giurisprudenziale prevalente ritiene che la ripetizione dell’indebito nei confronti del percettore non può che avere ad oggetto le somme che questi abbia effettivamente percepito in eccesso, non potendosi pretendere la restituzione di importi al lordo di ritenute fiscali mai entrate nella sfera patrimoniale del percettore (ad es. Cassazione, Sez. Lav., 27 luglio 2018, n. 19735).

Pertanto il datore ha diritto di ripetere quanto il dipendente abbia effettivamente percepito (somma netta) e non anche le ritenute fiscali operate quale sostituto d’imposta e mai entrate nella sfera patrimoniale del dipendente.

Ciò premesso, il nuovo comma 2-bis dell’articolo 10 TUIR prevede espressamente che le somme percepite, se assoggettate a ritenuta, sono restituite al soggetto erogatore al netto della ritenuta subita e non costituiscono oneri deducibili.

 

Il comma 2 dispone che ai sostituti d’imposta ai quali siano restituite le somme al netto delle ritenute operate e versate, spetta un credito d’imposta pari al 30 per cento delle somme ricevute, utilizzabile senza limite di importo in compensazione.

 

Il comma 3 prevede che le disposizioni introdotte al comma 1 si applicano alle somme restituite dal 1° gennaio 2020.

Sono fatti salvi i rapporti già definiti alla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

 

 

 


 

Articolo 151
(Differimento sospensione licenze, autorizzazioni e iscrizione
ad albi e ordini professionali)

 

 

L’articolo 151 proroga al 31 gennaio 2021 il termine per la notifica degli atti e per l’esecuzione dei provvedimenti di sospensione della licenza o dell’autorizzazione amministrativa all’esercizio dell’attività, ovvero dell’esercizio dell’attività medesima o dell’iscrizione ad albi e ordini professionali. Tale sospensione non si applica nei confronti di coloro che commettono violazioni successivamente alla data di entrata in vigore del decreto (19 maggio 2020).

 

Preliminarmente si ricorda che l’articolo 67, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 dispone che sono sospesi dall'8 marzo al 31 maggio 2020 i termini relativi alle attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso da parte degli uffici degli enti impositori.

 

Per una ricostruzione dettagliata delle norme introdotte dall’articolo 67 si consiglia la lettura del dossier Misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 (cd. "Cura Italia") realizzato dai Servizi Studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

 

La disposizione in esame (comma 1) proroga al 31 gennaio 2021 il termine per la notifica degli atti e per l’esecuzione dei provvedimenti di sospensione della licenza o dell’autorizzazione amministrativa all’esercizio dell’attività, ovvero dell’esercizio dell’attività medesima o dell’iscrizione ad albi e ordini professionali, emanati dalle direzioni regionali dell’Agenzia delle entrate (articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471).

 

Si ricorda che l’articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzioni accessorie in materia di imposte dirette ed imposta sul valore aggiunto) disciplina la notifica e l’esecuzione degli atti di sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’attività medesima e i provvedimenti di sospensione dell’iscrizione ad albi o ordini professionali a carico dei soggetti (imprese, commercianti e lavoratori autonomi) ai quali sono state contestate più violazioni degli obblighi di emissione di scontrini, ricevute fiscali, certificazione dei corrispettivi o degli obblighi di regolarizzazione di acquisto di mezzi tecnici per le telecomunicazioni. In particolare l’articolo prevede che:

§  qualora siano state contestate, nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni dell'obbligo di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale compiute in giorni diversi, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie è disposta la sospensione della licenza o dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività ovvero dell'esercizio dell'attività medesima per un periodo da tre giorni ad un mese (comma 2);

§  la sospensione è disposta anche nei confronti dei soggetti esercenti i posti e apparati pubblici di telecomunicazione e nei confronti dei rivenditori agli utenti finali dei mezzi tecnici ai quali, nel corso di dodici mesi, siano state contestate tre distinte violazioni dell'obbligo di regolarizzazione dell'operazione di acquisto di mezzi tecnici (comma 2-quinquies);

§  qualora siano state contestate a carico di soggetti iscritti in albi ovvero ad ordini professionali, nel corso di un quinquennio, quattro distinte violazioni dell'obbligo di emettere il documento certificativo dei corrispettivi compiute in giorni diversi, è disposta in ogni caso la sanzione accessoria della sospensione dell'iscrizione all'albo o all'ordine per un periodo da tre giorni ad un mese. In caso di recidiva, la sospensione è disposta per un periodo da quindici giorni a sei mesi (comma 2-sexies).

 

Nella relazione illustrativa che accompagna il decreto si evidenzia che la proroga al 31 gennaio 2021 deriva del fatto che la gran parte delle attività imprenditoriali, commerciali e professionali hanno dovuto affrontare un lungo periodo di chiusura a seguito dei provvedimenti adottati per l’emergenza sanitaria.

 

Il comma 2, al fine di evitare che possano essere commesse violazioni degli obblighi sopra citati nella consapevolezza che l’esecuzione della eventuale sanzione accessoria non potrà avvenire prima del 1° febbraio 2021, dispone che la proroga della sospensione non si applica nei confronti di coloro che hanno commesso anche una sola delle violazioni previste dal richiamato articolo 12 successivamente alla data di entrata in vigore del decreto (19 maggio 2020).


 

Articolo 152
(Sospensioni dei pignoramenti su stipendi e pensioni)

 

 

L’articolo 152 stabilisce la sospensione, nel periodo intercorrente tra il 19 maggio e il 31 agosto 2020, degli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati dall’agente di riscossione sulle somme dovute a titolo di stipendio, pensione e trattamenti assimilati.

La disposizione prevede inoltre che, durante tale periodo, le somme che avrebbero dovuto essere accantonate non sono sottoposte al vincolo pignoratizio di indisponibilità, anche in caso di intervenuta ordinanza di assegnazione del giudice dell'esecuzione.

 

L’articolo 152, comma 1, sospende, dalla data di entrata in vigore del decreto al 31 agosto 2020, la possibilità di effettuare pignoramenti presso terzi da parte dell’agente di riscossione del salario, e di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.

In particolare la norma prevede che fino al 31 agosto 2020 sono sospesi gli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della stessa data dall’agente della riscossione e dai soggetti iscritti all’albo per l'accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali (articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446) aventi ad oggetto somme dovute a titolo di stipendi, pensioni e trattamenti assimilati.

 

Le somme che avrebbero dovuto essere accantonate nel medesimo periodo non sono sottoposte a vincolo di indisponibilità e il terzo pignorato le rende fruibili al debitore esecutato, anche se anteriormente alla data di entrata in vigore decreto (19 maggio 2020) sia intervenuta un’ordinanza di assegnazione del giudice dell'esecuzione.

In tal modo il terzo pignorato, come il datore di lavoro o l’ente pensionistico, dovrà renderle fruibili le somme al debitore esecutato, erogandogli lo stipendio o la pensione senza decurtazioni, anche in caso di avvenuta assegnazione da parte del giudice.

 

Restano fermi gli accantonamenti effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto e restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili le somme accreditate, anteriormente alla stessa data, all’agente della riscossione e ai soggetti iscritti all’albo per l'accertamento e riscossione delle entrate degli enti locali.

Si ricorda che la legge di bilancio 2020 (commi 784 e ss.gg.) ha complessivamente riformato la riscossione degli enti locali, con particolare riferimento agli strumenti per l'esercizio della potestà impositiva, fermo restando l'attuale assetto dei soggetti abilitati alla riscossione delle entrate locali. In sintesi, le norme:

§  intervengono sulla disciplina del versamento diretto delle entrate degli enti locali, prevedendo che tutte le somme a qualsiasi titolo riscosse appartenenti agli enti locali affluiscano direttamente alla tesoreria dell'ente;

§  disciplinano in modo sistematico l'accesso ai dati da parte degli enti e dei soggetti affidatari del servizio di riscossione;

§  introducono anche per gli enti locali l'istituto dell'accertamento esecutivo, sulla falsariga di quanto già previsto per le entrate erariali (cd. ruolo), che consente di emettere un unico atto di accertamento avente i requisiti del titolo esecutivo; l'accertamento esecutivo opera, a partire dal 1° gennaio 2020, con riferimento ai rapporti pendenti a tale data;

§  novellano la procedura di nomina dei funzionari responsabili della riscossione;

§  in assenza di regolamentazione da parte degli enti, disciplinano puntualmente la dilazione del pagamento delle somme dovute;

§  istituiscono una sezione speciale nell'albo dei concessionari della riscossione, cui devono obbligatoriamente iscriversi i soggetti che svolgono le funzioni e le attività di supporto propedeutiche all'accertamento e alla riscossione delle entrate locali;

§  prevedono la gratuità delle trascrizioni, iscrizioni e cancellazioni di pignoramenti e ipoteche richiesti dal soggetto che ha emesso l'ingiunzione o l'atto esecutivo.

 

Il comma 2 stabilisce la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’articolo.


 

Articolo 153
(Sospensione delle verifiche inadempienze beneficiari P.A.)

 

 

L’articolo 153 sospende l’obbligo previsto per le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica di verificare se il beneficiario risulti inadempiente al versamento di una o più cartelle di pagamento prima di effettuare un pagamento superiore a 5.000 euro.

 

Preliminarmente si ricorda che l’articolo 68, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, sospende con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo (dal 21 febbraio 2020 per i comuni interessati dalle misure di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui al D.P.C.M del 1° marzo 2020 (comma 2-bis)) al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di accertamento esecutivo fiscale e contributivo. Tale termine è ulteriormente prorogato al 31 agosto dall’articolo 154 del presente decreto.

 

Per una ricostruzione dettagliata delle norme introdotte dall’articolo 68 si consiglia la lettura del dossier Misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 (cd. "Cura Italia") realizzato dai Servizi Studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

 

L’articolo in esame, comma 1, stabilisce che nello stesso periodo di sospensione previsto dal citato articolo 68 non si applicano le disposizioni prevista dall’articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, che dispongono che le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a cinquemila euro, verificano, anche in via telematica, se il beneficiario è inadempiente all'obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo e, in caso affermativo, non procedono al pagamento e segnalano la circostanza all'agente della riscossione competente per territorio, ai fini dell'esercizio dell'attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo.

 

Con la sospensione introdotta dall’articolo in esame, quindi, il debitore può ricevere il pagamento delle somme di cui è creditore nei confronti delle P.A. anche nel caso in cui sia inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di uno o più di cartelle di pagamento.

La norma chiarisce infine che le verifiche eventualmente già effettuate, anche in data antecedente al periodo di sospensione, per le quali l’agente della riscossione non ha già notificato l’ordine di versamento restano prive di qualunque effetto e le amministrazioni pubbliche nonché le società a prevalente partecipazione pubblica possono procedere al pagamento a favore del beneficiario.

 

Il comma 2 dispone la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo.

 


 

Articolo 154
(Proroga del periodo di sospensione delle attività
dell'agente della riscossione)

 

 

L’articolo 154 proroga dal 31 maggio al 31 agosto 2020 la sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all'agente della riscossione disposta dall’articolo 68 del decreto-legge n. 18 del 2020 (cd. Cura Italia). Si consente inoltre di versare le rate di alcuni istituti agevolativi, tra cui la “rottamazione-ter” e il “saldo e stralcio”, in scadenza nell’anno 2020, entro il 10 dicembre 2020 e si amplia la possibilità di chiedere dilazioni.

 

Si ricorda in sintesi che l’articolo 68 del decreto-legge n. 18 del 2020 ha sospeso i termini, scadenti dall’8 marzo al 31 maggio 2020, per il versamento di somme derivanti da cartelle di pagamento e da accertamenti esecutivi, da accertamenti esecutivi doganali, da ingiunzioni fiscali degli enti territoriali e da accertamenti esecutivi degli enti locali, prevedendo che i versamenti oggetto di sospensione siano effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione. La norma ha altresì differito al 31 maggio 2020 il termine per il pagamento delle rate relative alle definizioni agevolate e al saldo e stralcio dei debiti tributari e, di conseguenza, anche i termini per le comunicazioni di inesigibilità poste a carico degli agenti della riscossione.

 

Più in dettaglio il comma 1, lettera a) dell’articolo in commento modifica il comma 1 dell’articolo 68 del richiamato decreto-legge n. 18 del 2020, differendo dal 31 maggio al 31 agosto 2020 il termine finale della predetta sospensione.

La lettera b) introduce il nuovo comma 2-ter all’articolo 68, chiarendo che, per i piani di dilazione in essere alla data dell’8 marzo 2020 e i provvedimenti di accoglimento emessi con riferimento alle richieste presentate fino al 31 agosto 2020, la decadenza del debitore dalle rateazioni accordate dall’agente della riscossione e gli altri effetti di tale decadenza previsti dalla legge si determinano in caso di mancato pagamento di dieci - anziché cinque - rate, anche non consecutive.

 

Si ricorda che l’articolo 19, comma 3, lettere a), b) e c), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 prevede che in caso di mancato pagamento, nel corso del periodo di rateazione, di cinque rate, anche non consecutive:

§  il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateazione;

§  l'intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione;

§  il carico può essere nuovamente rateizzato se, all'atto della presentazione della richiesta, le rate scadute alla stessa data sono integralmente saldate. In tal caso, il nuovo piano di dilazione può essere ripartito nel numero massimo di rate non ancora scadute alla medesima data.

 

La lettera c) sostituisce il comma 3 dell’articolo 68 che, nella sua formulazione originaria, differisce al 31 maggio 2020 il termine di pagamento delle rate della c.d. “rottamazione-ter” e del c.d. “saldo e stralcio” in scadenza al 28 febbraio e al 31 marzo 2020.

 

Più in dettaglio il previgente comma 3 differisce al 31 maggio il termine, originariamente fissato al 28 febbraio 2020, per il versamento:

§  della rata, che scade il 28 febbraio 2020, in cui è dilazionato l’importo delle somme dovute a titolo di definizione agevolata delle cartelle di pagamento disposta dal decreto-legge n. 119 del 2018, cd. rottamazione-ter (articolo 3, comma 2, lettera b) del decreto citato), ivi comprese le rate, scadenti nel medesimo giorno, relative alle rottamazioni degli anni precedenti e che, in virtù del decreto-legge n. 119 del 2018, sono state riaperte ai contribuenti inadempienti ai precedenti piani di rateazione, nonché rimodulate nel tempo (articolo 3, comma 23 del decreto-legge n. 119 del 2018);

§  della rata, che scade il 28 febbraio 2020, in cui è dilazionato l’importo delle somme dovute a titolo di definizione agevolata dei carichi affidati all'agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell'Unione europea, disposta anch’essa dal decreto-legge n. 119 del 2018 (all'articolo 5, comma 1, lettera d));

§  della rata, che scade il 28 febbraio 2020, in cui è dilazionato l’importo delle somme dovute a titolo di cd. rottamazione-ter, per i contribuenti che abbiano aderito a tale rottamazione in un secondo momento, e cioè entro il 31 luglio 2019 (a seguito della successiva riapertura dei termini operata dall'articolo 16-bis del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34);

§   della rata, scadente il 31 marzo 2020, delle somme dovute a titolo di “saldo e stralcio” delle cartelle (riduzione delle somme dovute, per i contribuenti in grave e comprovata difficoltà economica, disciplinata all'articolo 1, comma 190, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, legge di bilancio 2019).

 

Con le modifiche in esame si consente di eseguire il versamento di tutte le rate di tali istituti agevolativi, in scadenza nell’anno 2020, entro il 10 dicembre 2020.

Più in dettaglio si dispone che il mancato, insufficiente o tardivo versamento, alle relative scadenze, delle rate da corrispondere nell’anno 2020, delle predette definizioni agevolate (di cui agli articoli 3 e 5 del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, all'articolo 16-bis del decreto-legge 30 aprile 2019 e all'articolo 1, commi 190 e 193, della legge 30 dicembre 2018, n. 145), non determina l’inefficacia delle stesse definizioni, ove il debitore effettui l’integrale versamento delle predette rate entro il termine del 10 dicembre 2020.

Si precisa che a tale ultimo termine non si applica la “tolleranza” di cinque giorni nel versamento (di cui all’articolo 3, comma 14-bis, del DL n. 119 del 2018).

 

La lettera d) del comma 1 inserisce il comma 3-bis all’articolo 68.

Viene così rimossa la preclusione - prevista dall’articolo 3, comma 13, lettera a), del decreto-legge n. 119 del 2018 - alla possibilità di chiedere la dilazione del pagamento dei debiti inseriti nelle dichiarazioni di adesione alle predette definizioni agevolate, per i quali il richiedente non abbia poi provveduto al pagamento di quanto dovuto determinandone l’inefficacia. Più in dettaglio, per i debiti per i quali, alla data del 31 dicembre 2019, si è determinata l’inefficacia delle definizioni agevolate (rottamazione ter, saldo e stralcio), possono essere accordate nuove dilazioni ai sensi della disciplina generale (articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973).


 

Articolo 155
(Integrazione del contributo a favore di Agenzia delle entrate-Riscossione per il triennio 2020-2022)

 

 

L’articolo 155 incrementa a 300 milioni di euro per l’anno 2020 la quota massima che l’Agenzia delle entrate è autorizzata a erogare a titolo di contributo in favore dell’ente pubblico Agenzia delle entrate-Riscossione.

 

I commi da 326 a 328 della legge di bilancio 2019 autorizzano l’Agenzia delle entrate ad erogare una quota non superiore a 70 milioni di euro per l’anno 2019, a 20 milioni di euro per il 2020 e a 10 milioni di euro per l’anno 2021 a titolo di contributo in favore dell’ente pubblico Agenzia delle entrate-Riscossione.

 

L’articolo 155 sostituisce integralmente i commi richiamati (326, 327 e 328) incrementando a 300 milioni di euro per l’anno 2020 la quota massima erogata a favore dell’Agenzia delle entrate-Riscossione tenuto conto dell’esigenza di garantire, nel triennio 2020-2022, l’equilibrio gestionale del servizio nazionale di riscossione.

 

Nella relazione illustrativa che accompagna il decreto si sottolinea che la norma è finalizzata ad assicurare la continuità operativa dell’Agenzia delle entrate– Riscossione, nonché a garantirne l’equilibrio economico, gestionale e finanziario per l’anno 2020, e per i successivi 2021 e 2022 a fronte degli interventi normativi di sostegno per i contribuenti correlati alle misure introdotte per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Si ricorda che l’Agenzia delle entrate-Riscossione è un ente pubblico economico istituito ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modificazioni dalla legge 1 dicembre 2016 n. 225, e svolge le funzioni relative alla riscossione nazionale. L’ente è sottoposto all’indirizzo e alla vigilanza del Ministro dell’economia e delle finanze ed è strumentale dell’Agenzia delle entrate a cui è attribuita la titolarità della riscossione nazionale ai sensi dell’articolo 3, comma 1, del decreto legge 30 settembre 2005 n. 203. Agenzia delle entrate-Riscossione è subentrata, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia sciolte a decorrere dal 1° luglio 2017 (a eccezione di Equitalia Giustizia). Essa può svolgere le attività di riscossione delle entrate tributarie o patrimoniali di tutte le amministrazioni locali (come individuate dall'ISTAT) e delle società da esse partecipate, con l'esclusione delle società di riscossione (D.L. n. 50 del 2017, articolo 35).

 

In particolare la norma prevede che l’Agenzia delle entrate, in qualità di titolare della funzione della riscossione, svolta dall’ente pubblico economico Agenzia delle entrate-Riscossione, eroga allo stesso ente, a titolo di contributo e in base all’andamento dei proventi risultanti dal relativo bilancio annuale, una quota non superiore a 300 milioni di euro per l’anno 2020, a valere sui fondi accantonati in bilancio a favore del predetto ente incrementati degli eventuali avanzi di gestione dell’esercizio 2019 (in deroga all’articolo 1, comma 358, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)  e sulle risorse assegnate per l’esercizio 2020 alla medesima Agenzia delle entrate (nuovo comma 326).

 

Si ricorda che il sopra citato comma 358 della legge 24 dicembre 2007, n. 244-Legge finanziaria 2008 stabilisce che le entrate derivanti dal riversamento al bilancio dello Stato degli avanzi di gestione conseguiti dalle agenzie fiscali, ad esclusione dell'Agenzia del demanio, tranne quelli destinati alla incentivazione del personale, sono utilizzate per il potenziamento delle strutture dell'amministrazione finanziaria, con particolare riguardo a progetti volti al miglioramento della qualità della legislazione e alla semplificazione del sistema e degli adempimenti per i contribuenti. A tal fine, le somme versate in uno specifico capitolo di entrata sono riassegnate, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, ad apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento per le politiche fiscali.

 

La disposizione fa salvo quanto previsto in via generale dalla disciplina degli oneri di funzionamento del servizio nazionale della riscossione (articolo 17 del D.Lgs. n. 112 del 1999) e stabilisce che tale erogazione è effettuata entro il secondo mese successivo all’approvazione del bilancio annuale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione.

 

Qualora la quota da erogare per l’anno 2020 all’ente Agenzia delle entrate-Riscossione a titolo di contributo risulti inferiore all’importo di 300 milioni di euro, la quota erogabile allo stesso ente per l’anno 2021 si determina per un ammontare pari alla differenza (nuovo comma 327).

 

Analogamente (nuovo comma 328), la norma stabilisce che la parte non fruita della quota assegnata per il 2021, costituisce la quota erogabile all’ente Agenzia delle entrate-Riscossione per l’anno 2022.


 

Articolo 156
(Accelerazione delle procedure di riparto del cinque per mille
per l’esercizio finanziario 2019)

 

 

L’articolo 156, al fine di anticipare al 2020 l’erogazione del contributo del cinque per mille relativo all’anno finanziario 2019 a favore degli enti beneficiari, stabilisce che nella ripartizione delle risorse sulla base delle scelte dei contribuenti non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi integrative. Il contributo relativo all’anno 2019 deve essere erogato entro il 31 ottobre 2020.

 

La norma, al fine di far fronte alle difficoltà rilevate dagli enti del terzo settore che svolgono attività di rilevante interesse sociale e all’imminente esigenza di liquidità evidenziata a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19 (come evidenziato dalla relazione illustrativa), anticipa al 2020 l’erogazione del contributo del cinque per mille relativo all’anno finanziario 2019.

In particolare, la disposizione accelera le procedure di erogazione del contributo, stabilendo che nella ripartizione dello stesso non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi integrative presentate ai sensi dell'articolo 2, commi 7 e 8, del regolamento di cui al DPR n. 322 del 1998.

 

L'articolo 2, del D.P.R. n. 322 del 1998 (Regolamento sulle modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all’IRAP e all’IVA) disciplina il termine per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Scaduti i termini di presentazione della dichiarazione, il contribuente può rettificare o integrare la stessa presentando, secondo le stesse modalità previste per la dichiarazione originaria, una nuova dichiarazione completa di tutte le sue parti, su modello conforme a quello approvato per il periodo d'imposta cui si riferisce la dichiarazione.

Sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro 90 giorni dalla scadenza, con l’applicazione delle sanzioni amministrative; le dichiarazioni presentate oltre i 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono comunque titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati (comma 7). Le dichiarazioni dei redditi possono essere integrate per correggere errori od omissioni, compresi quelli che abbiano determinato l'indicazione di un maggiore o di un minore imponibile o, comunque, di un maggiore o di un minore debito d'imposta ovvero di un maggiore o di un minore credito, mediante successiva dichiarazione da presentare non oltre i termini stabiliti per l’accertamento dall'articolo 43 del D.P.R. n. 600 del 1973, ovvero entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (comma 8).

La norma in esame dispone, inoltre, che gli elenchi degli enti ammessi e di quelli esclusi dal beneficio, relativamente all’anno 2019, sono pubblicati sul sito istituzionale dell’Agenzia delle entrate entro il 31 luglio 2020 e il contributo è erogato dalle amministrazioni competenti entro il 31 ottobre 2020.

Le amministrazioni competenti sono il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per gli enti del Terzo Settore e del volontariato e assistenza sociale; il Ministero dell'istruzione e il Ministero dell'università e della ricerca per i contributi alla ricerca scientifica e universitaria; il Ministero della salute per i contributi relativi alla ricerca sanitaria; il Ministero dell'interno per i comuni; la Presidenza del Consiglio dei Ministri per le associazioni sportive dilettantistiche; il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per le finalità di attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per gli enti gestori delle aree protette.

Si segnala che, con riferimento all’anno di imposta 2018, l’Agenzia dell’entrate ha pubblicato sul proprio sito l’elenco dei beneficiari del 5 per mille con l’indicazione delle scelte espresse e degli importi spettanti a ciascuno.

 

 

L'istituto del 5 per mille dell'IRPEF è stato introdotto a titolo sperimentale, per l'anno 2006, dai commi 337-340 dell'art. 1 della legge n. 266/2005, i quali hanno previsto l'istituzione di un apposito Fondo nel quale far confluire una quota pari al 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche da destinare ad una serie di finalità di interesse sociale e di ricerca. L'istituto è stato poi annualmente confermato, da apposite norme di legge, fino all'anno 2014, ed è stato reso definitivo a partire dall'esercizio 2015, con la legge di stabilità per il 2015 (art. 1, co. 154, legge n. 194/2014), che ne ha definito il relativo ammontare annuale, da intendersi quale limite massimo di spesa, stanziato per le finalità cui è diretto il 5 per mille. La legge di bilancio per il 2015 ne ha inoltre stabilizzato la disciplina, estendendo a decorrere dal 2015 l'applicazione delle disposizioni recate dall'articolo 2, commi da 4-novies a 4-undecies, del D.L. n. 40 del 2010 e dal relativo D.P.C.M. di attuazione (D.P.C.M. 23 aprile 2010). Il D.P.C.M. 23 aprile 2010 è stato successivamente modificato dal D.P.C.M. 7 luglio 2016, emanato in attuazione dell'articolo 1, comma 154, della legge n. 190/2014, il quale, ai fini di una maggiore trasparenza sull'utilizzo delle somme, ha introdotto numerose disposizioni tese a rafforzare vari aspetti della semplificazione e della rendicontazione.

Nel 2017, in attuazione della delega conferita al Governo dall'art. 9, comma 1, lettere c) e d), della legge n. 106 del 2016 (riforma del Terzo settore), è stato emanato il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111, finalizzato al completamento della riforma strutturale dell'istituto del cinque per mille dell'IRPEF in favore degli enti del Terzo Settore e all'introduzione, per gli enti beneficiari, di obblighi di pubblicità e di trasparenza sulle risorse ad essi destinate. In questo senso, il D.Lgs. n. 111/2017, secondo una logica di continuità con la normativa previgente, ha completato la riforma strutturale dell'istituto del cinque per mille, nel rispetto delle esigenze di razionalizzazione e revisione organica del contributo, disciplinando la destinazione in base alle scelte espresse dai contribuenti. Esso ha introdotto numerose disposizioni volte, in particolare, alla razionalizzazione e revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al beneficio; alla semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti; alla definizione di obblighi di pubblicità delle risorse erogate; alla revisione della disciplina sanzionatoria.

Da ultimo, il Governo ha presentato in Parlamento uno schema di D.P.C.M. che reca una nuova disciplina delle modalità e dei termini per l'accesso al riparto del cinque per mille dell'IRPEF da parte degli enti destinatari del contributo, nonché delle modalità e dei termini per la formazione, l'aggiornamento e la pubblicazione dell'elenco permanente degli enti iscritti e per la pubblicazione degli elenchi annuali degli enti ammessi (A.G. n. 171). La Commissione Bilancio della Camera ha espresso il proprio parere favorevole il 22 aprile 2020. La Commissione Bilancio del Senato ha espresso parere favorevole con osservazioni il 29 aprile 2020.

L’articolo 12 dello schema di D.P.C.M., al fine di velocizzare ulteriormente le procedure di erogazione delle risorse, stabilisce che, a partire dall'anno 2019, per il riparto delle risorse destinate sulla base delle scelte dei contribuenti non si tiene conto delle dichiarazioni dei redditi integrative (presentate ai sensi dell'art. 2, commi 7, 8 e 8-bis[1], del D.P.R. n. 322 del 1998), in linea con quanto previsto in tal senso dall'articolo 6 del D.Lgs. n. 111/2017, che sul punto ha innovato rispetto alla normativa precedente.

La disposizione del decreto-legge in esame, pertanto, anticipa l’entrata in vigore della norma prevista dal D.P.C.M. di attuazione del D.Lgs. n. 11 del 2017, non ancora emanato.

 

I contribuenti possono destinare le risorse del 5 per mille alle seguenti finalità:

§  sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), nonché delle associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri nazionale, regionale e provinciale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano in determinati settori (assistenza sociale, assistenza sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione, sport dilettantistico, tutela, promozione e valorizzazione delle cose d'interesse artistico e storico, promozione della cultura e dell'arte, tutela dei diritti civili, ricerca scientifica, cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale). L'articolo 3 del D.Lgs. n. 111/2017 ha individuato quali soggetti destinatari del beneficio del 5 per mille gli "enti iscritti nel Registro unico nazionale degli enti del terzo settore" anziché riproporre l'elencazione delle suddette singole tipologie di enti;

§  finanziamento della ricerca scientifica e dell'università;

§  finanziamento della ricerca sanitaria;

§  attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente;

§  sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI a norma di legge, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale;

§  finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici;

§  finanziamento degli enti gestori delle aree protette.

Ove il contribuente non abbia indicato alcun codice fiscale ai fini della destinazione diretta del cinque per mille, le somme corrispondenti al complesso delle quote del cinque per mille destinate dai contribuenti, con la loro firma, sono ripartite, nell'ambito delle medesime finalità, in proporzione al numero complessivo delle destinazioni dirette, espresse mediante apposizione del codice fiscale, conseguite da ciascuno dei soggetti presenti negli elenchi. Ai comuni spettano le quote del cinque per mille dell'IRPEF dei contribuenti che in essi risiedono e che hanno apposto la propria firma.

L'Agenzia delle entrate, sulla base delle scelte operate dai contribuenti, trasmette in via telematica al Ministero dell'economia e delle finanze - RGS, i dati occorrenti a stabilire, sulla base degli incassi relativi all'imposta sui redditi delle persone fisiche per il periodo d'imposta considerato, gli importi delle somme che spettano a ciascuno dei soggetti a favore dei quali i contribuenti hanno effettuato una valida destinazione della quota del cinque per mille della loro imposta sui redditi delle persone fisiche. Gli importi saranno ripartiti, nei limiti di quanto stanziato in bilancio sul Fondo, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, tra gli stati di previsione delle amministrazioni interessate, sulla base dei dati comunicati dall'Agenzia delle entrate. La corresponsione a ciascun soggetto delle somme spettanti è effettuata dalle amministrazioni competenti.

 

Per quanto concerne le risorse per il 5 per mille, a differenza di quanto disposto per il primo anno di applicazione (2006, in cui le somme corrispondenti alla quota del 5 per mille sono state determinate "sulla base degli incassi in conto competenza relativi all'IRPEF, sulla base delle scelte espresse dai contribuenti come risultanti dal rendiconto generale dello Stato"), negli anni successivi è stata introdotta una specifica autorizzazione legislativa di spesa, disposta in termini di limite massimo di spesa stanziato per le finalità cui è diretto il 5 per mille.

L'articolo 1, comma 154, della legge n. 190/2014 (legge di stabilità per il 2015) ha stabilito in 500 milioni di euro annui l'importo destinato alla liquidazione della quota del 5 per mille a decorrere dall'anno 2015 (iscritto sul cap. 3094/Ministero dell'economia e delle finanze). La norma dispone, inoltre, che le somme iscritte sul capitolo, non impegnate alla chiusura dell'esercizio (31 dicembre), possano essere utilizzate nell'esercizio successivo. La necessità di una tale disposizione - che consente il mantenimento in bilancio delle somme stanziate per il 5 per mille che, secondo la normativa contabile, se non utilizzate, alla chiusura dell'esercizio costituirebbero economie di bilancio - è connessa alla complessa procedura per il riparto delle somme che si svolge di media nell'arco di due anni, in considerazione sia dei tempi necessari per l'esame dei soggetti ammissibili al contributo sia anche i relativi ricorsi che questi possono presentare.

Da ultimo, l'articolo 1, comma 720 della legge di bilancio per il 2020 (legge n. 160/2019), ha disposto un incremento delle risorse per il 5 per mille IRPEF, nell'importo di 10 milioni per il 2020, di 20 milioni per il 2021 e di 25 milioni a decorrere dal 2022, portando dunque l'autorizzazione di spesa destinata alla liquidazione della quota del 5 per mille dell'IRPEF a 510 milioni per l'anno 2020, in 520 milioni per l'anno 2021 e in 525 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2022.

Per quel che concerne le risorse, si rammenta, infine, che la legge 4 agosto 2016, n. 163, di riforma della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196/2009, ha introdotto il divieto di utilizzo per la copertura finanziaria delle leggi le risorse del cinque per mille dell'IRPEF che risultino effettivamente utilizzate sulla base delle scelte dei contribuenti, al fine di garantire il rispetto delle scelte espresse dai contribuenti all'atto del prelievo fiscale.

 

 


 

Articolo 157
(Proroga dei termini al fine di favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali)

 

 

L'articolo 157 dispone che gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, per i quali i termini di decadenza scadono tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020, sono emessi entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021. Non si procede altresì agli invii di una serie di atti, comunicazioni e inviti, elaborati o emessi, anche se non sottoscritti, entro il 31 dicembre 2020. L'articolo stabilisce, infine, che i termini di decadenza per la notificazione delle cartelle di pagamento relative a una serie di dichiarazioni sono prorogati di un anno.

 

Il comma 1 dispone che, in deroga a quanto previsto all'articolo 3 della legge n. 212 del 2000, gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, per i quali i termini di decadenza, calcolati senza tener conto del periodo di sospensione di cui all’articolo 67 (Sospensione dei termini relativi all'attività degli uffici degli enti impositori), comma 1, del decreto-legge n. 18 del 2020, scadono tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020, sono emessi entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi.

 

Si rammenta che, ai sensi dell'articolo 3 (Efficacia temporale delle norme tributarie), comma 3, della legge n. 212 del 2000 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati.

 

Il comma 2 aggiunge che dal termine iniziale del periodo di sospensione di cui al comma 1, non si procede altresì agli invii dei seguenti atti, comunicazioni e inviti, elaborati o emessi, anche se non sottoscritti, entro il 31 dicembre 2020:

a)   comunicazioni di cui agli articoli 36-bis (Liquidazioni delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni) e 36-ter (Controllo formale delle dichiarazioni) del D.P.R. n. 600 del 1973;

b)   comunicazioni di cui all’articolo 54-bis (Liquidazione dell'imposta dovuta in base alle dichiarazioni) del D.P.R. n. 633 del 1972;

c)   inviti all’adempimento di cui all’articolo 21-bis (Comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche I.V.A.) del decreto-legge n. 78 del 2010;

d)   atti di accertamento dell’addizionale erariale della tassa automobilistica, di cui all’articolo 23, comma 21, del decreto-legge n. 98 del 2011;

e)   atti di accertamento delle tasse automobilistiche di cui al Testo Unico n. 39 del 1953 ed all’articolo 5 del decreto-legge n. 953 del 1982, limitatamente alle Regioni Friuli Venezia Giulia e Sardegna ai sensi dell’articolo 17, comma 10, della legge n. 449 del 1997;

f)    atti di accertamento per omesso o tardivo versamento della tassa sulle concessioni governative per l’utilizzo di telefoni cellulari di cui alla Tariffa articolo 21 del D.P.R. n. 641 del 1972.

Gli atti, le comunicazioni e gli inviti di cui al presente comma sono notificati, inviati o messi a disposizione nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi.

Restano ferme le disposizioni previste dall’articolo 1, comma 640 della legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014).

 

Si rammenta che l'articolo 1, comma 640, della legge di stabilità 2015, stabilisce che, nelle ipotesi di presentazione di dichiarazione integrativa ai sensi degli articoli 2, comma 8, e 8, comma 6-bis del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni, e 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni, ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, nei casi di regolarizzazione dell'omissione o dell'errore:

a)    i termini per la notifica delle cartelle di pagamento di cui all'articolo 25, comma 1, lettere a) e b), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, relativi, rispettivamente, all'attività di liquidazione delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni e di controllo formale delle dichiarazioni, concernenti le dichiarazioni integrative presentate per la correzione degli errori e delle omissioni incidenti sulla determinazione e sul pagamento del tributo, decorrono dalla presentazione di tali dichiarazioni, limitatamente agli elementi oggetto dell'integrazione;

b)   i termini per l'accertamento di cui agli articoli 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, decorrono dalla presentazione della dichiarazione integrativa, limitatamente ai soli elementi oggetto dell'integrazione;

c)    i termini di cui all'articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, concernenti l'imposta di registro, decorrono dalla regolarizzazione spontanea degli errori od omissioni;

d)   i termini di cui all'articolo 27 del testo unico di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, e successive modificazioni, concernente le imposte di successione e donazione, decorrono dalla regolarizzazione spontanea degli errori od omissioni.

 

Ai sensi del comma 3, i termini di decadenza per la notificazione delle cartelle di pagamento previsti dall'articolo 25, comma 1, lettere a) e b), del D.P.R. n. 602 del 1973, sono prorogati di un anno relativamente:

a)   alle dichiarazioni presentate nell’anno 2018, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dagli articoli 36-bis (Liquidazioni delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni) del D.P.R. n. 600 del 1973 e 54-bis (Liquidazione dell'imposta dovuta in base alle dichiarazioni) del D.P.R. n. 633 del 1972;

b)   alle dichiarazioni dei sostituti d'imposta presentate nell’anno 2017, per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19 e 20 del TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986);

c)   alle dichiarazioni presentate negli anni 2017 e 2018, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di controllo formale prevista dall'articolo 36-ter (Controllo formale delle dichiarazioni) del D.P.R. n. 600 del 1973.

 

Il comma 4 stabilisce che, con riferimento agli atti indicati ai commi 1 e 2 notificati nel 2021 non sono dovuti, se previsti, gli interessi per ritardato pagamento di cui all’articolo 6 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 21 maggio 2009 e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo di cui all’articolo 20 del D.P.R. n. 602 del 1973, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di notifica dell’atto stesso.

Con riferimento alle comunicazioni di cui al comma 2 non sono dovuti gli interessi per ritardato pagamento di cui all’articolo 6 del citato decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 21 maggio 2009 dal mese di elaborazione, e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo di cui all’articolo 20 del D.P.R. n. 602 del 1973, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e la data di consegna della comunicazione.

 

Ai sensi del comma 5, al fine del differimento dei termini di cui al presente articolo, l’elaborazione o l’emissione degli atti o delle comunicazioni è provata anche dalla data di elaborazione risultante dai sistemi informativi dell’Agenzia delle entrate, compresi i sistemi di gestione documentale dell’Agenzia medesima.

 

Il comma 6 dispone che, con uno o più provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle entrate sono individuate le modalità di applicazione del presente articolo.

 

Il comma 7, infine, reca la quantificazione degli oneri, valutati in 205 milioni di euro per l’anno 2020, e l'indicazione della copertura mediante rinvio all’articolo 265.


 

Articolo 158
(Cumulabilità della sospensione dei termini processuali e della sospensione nell'ambito del procedimento di
accertamento con adesione)

 

 

L'articolo 158 reca una disposizione di natura interpretativa finalizzata a chiarire che la sospensione dei termini processuali prevista dall'articolo 83, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, debba considerarsi cumulabile in ogni caso con la sospensione del termine di impugnazione prevista dalla procedura di accertamento con adesione.

 

L'unico comma dell'articolo in esame dispone che, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge n. 212 del 2000, la sospensione dei termini processuali prevista dall'articolo 83, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, si intende cumulabile in ogni caso con la sospensione del termine di impugnazione prevista dalla procedura di accertamento con adesione (novanta giorni dalla data di presentazione dell'istanza, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo n. 218 del 1997).

 

Si rammenta che l'articolo 1, comma 2, della legge n. 212 del 2000 (Disposizioni in materia di statuto del contribuente), stabilisce che l'adozione di norme interpretative in materia tributaria può essere disposta soltanto in casi eccezionali e con legge ordinaria, qualificando come tali le disposizioni di interpretazione autentica.

 

Si rammenta altresì che, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali.

Si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l'adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali.

Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l'inizio stesso è differito alla fine di detto periodo.

Quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l'udienza o l'attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto.

Si intendono altresì sospesi, per la stessa durata indicata nel primo periodo, i termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie e il termine di cui all'articolo 17-bis, comma 2, del decreto legislativo n. 546 del 1992, ai sensi del quale il ricorso non è procedibile fino alla scadenza del termine di novanta giorni dalla data di notifica, entro il quale deve essere conclusa la procedura di cui al presente articolo.


 

Articolo 159
(Ampliamento della platea dei contribuenti
che si avvalgono del modello 730)

 

 

L'articolo 159 dispone l'ampliamento della platea dei contribuenti che si avvalgono del 730 per lavoratori dipendenti senza sostituto d'imposta al fine di garantire i conguagli derivanti dalla dichiarazione dei redditi presentata mediante modello 730.

 

L'unico comma dell'articolo in esame dispone che, per il periodo d'imposta 2019, i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati all’articolo 34, comma 4, del decreto legislativo n. 241 del 1997, possono adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi con le modalità indicate all'articolo 51-bis del decreto-legge n. 69 del 2013, anche in presenza di un sostituto d'imposta tenuto a effettuare il conguaglio.

 

Come chiarito dal Governo stesso nella relazione illustrativa, l’articolo 51-bis del decreto-legge n. 69 del 2013 prevede che i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati agli articoli 49 e 50, comma 1, lettere a), c), c-bis), d), g), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l), del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR - D.P.R. n. 917 del 1986), in assenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono comunque adempiere agli obblighi di dichiarazione dei redditi presentando l’apposita dichiarazione modello 730 e la relativa scheda ai fini della destinazione del 5 e 8 per mille con le modalità indicate dall'articolo 13, comma 1, lettera b), del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, ai soggetti di cui all'articolo 34, comma 4, del decreto legislativo n. 241 del 1997 (organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e pensionati od organizzazioni territoriali da esse delegate, aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti; sostituti di cui all'articolo 23 del D.P.R. n. 600 del 1973, aventi complessivamente almeno cinquantamila dipendenti; associazioni di lavoratori promotrici di istituti di patronato riconosciuti aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti), e agli altri soggetti che possono prestare l'assistenza fiscale ai sensi delle disposizioni contenute nel decreto-legge n. 203 del 2005.

I soggetti a cui si riferisce l'articolo 51-bis del decreto-legge n. 69 del 2013 sono i titolari dei seguenti redditi:

§  i redditi di lavoro dipendente (articolo 49);

§  i seguenti redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (articolo 50, comma 1, del TUIR):

-     compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20 per cento, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca (lettera a));

-     somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante (lettera c));

-     somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, nonché quelli percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita, sempreché gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell'attività di lavoro dipendente o nell'oggetto dell'arte o professione esercitate dal contribuente (lettera c-bis));

-     remunerazioni dei sacerdoti, nonché congrue e supplementi di congrua (lettera d));

-     le indennità percepite dai membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo e le indennità, comunque denominate, percepite per le cariche elettive e per le funzioni di cui agli articoli 114  e 135 della Costituzione e alla legge n. 816 del 1985, nonché i conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni e l'assegno del Presidente della Repubblica (lettera g)), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo;

-     gli altri assegni periodici, comunque denominati, alla cui produzione non concorrono attualmente né capitale né lavoro;

-     compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative (lettera l)).

 

Lo stesso articolo 51-bis, ai commi 2 e 3, stabilisce che se dal 730 presentato emerge un debito, il pagamento è effettuato direttamente dal contribuente o dal soggetto che presta l’assistenza fiscale tramite il modello F24. Se invece emerge un credito, il rimborso è eseguito dall’Amministrazione finanziaria, sulla base del risultato finale della dichiarazione, successivamente al termine di scadenza previsto per la presentazione del modello 730 (30 settembre 2020).

 

Il Governo chiarisce che, considerata l’emergenza epidemiologica da Covid-19 su tutto il territorio nazionale e il livello di gravità della situazione economica che sta investendo le imprese che potrebbe determinare anche l’impossibilità per molti sostituti di effettuare i conguagli derivanti dalla presentazione del 730, al fine di evitare un ulteriore danno al contribuente, derivante dalla mancata definizione del conguaglio fiscale da assistenza fiscale, si prevede la possibilità di presentazione del Modello 730/2020 nella modalità “senza sostituto” anche in presenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio.

 

La relazione tecnica non attribuisce all'articolo alcun effetto sulla finanza pubblica in quanto gli eventuali versamenti scaturenti dalla dichiarazione sono effettuati secondo le modalità previste per i soggetti che utilizzano il modello dichiarativo Redditi PF, mentre gli eventuali rimborsi sono erogati dall’Agenzia delle entrate – in luogo del sostituto d’imposta – successivamente al termine di scadenza previsto per la presentazione del modello 730 (30 settembre 2020).

 


 

Articolo 160
(Iscrizione al catasto edilizio urbano dei fabbricati rurali
ubicati nei comuni colpiti dal sisma 2016 e 2017)

 

 

L'articolo 160 proroga al 31 dicembre 2021 il termine per la contestazione delle sanzioni tributarie applicabili nei confronti dei soggetti che non abbiano provveduto a dichiarare al catasto edilizio urbano i fabbricati iscritti nel catasto dei terreni ubicati nei comuni colpiti dal sisma del 24 agosto, del 26 e 30 ottobre 2016 e dal sisma del 18 gennaio 2017.

 

L'unico comma dell'articolo in esame, stabilisce che, in deroga alle disposizioni dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 212 del 2000 (statuto dei diritti del contribuente), per i fabbricati ubicati nei comuni di cui agli allegati 1 (comuni colpiti dal sisma del 24 agosto 2016), 2 (comuni colpiti dal sisma del 26 e del 30 ottobre 2016) e 2-bis (comuni colpiti dal sisma del 18 gennaio 2017) al decreto-legge n. 189 del 2016, il termine per la contestazione delle sanzioni previste, per il caso di inottemperanza da parte del soggetto obbligato, dall' articolo 13, comma 14-quater, del decreto-legge n. 201 del 2011, è prorogato al 31 dicembre 2021.

 

Si rammenta che, ai sensi dell'articolo 3 (Efficacia temporale delle norme tributarie), comma 3, della legge n. 212 del 2000 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati.

 

Si rammenta, altresì, che, ai sensi dell'articolo 13, comma 14-quater, del decreto-legge n. 201 del 2011, nelle more della presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale, l'imposta municipale propria è corrisposta, a titolo di acconto e salvo conguaglio, sulla base della rendita delle unità similari già iscritte in catasto.

Il conguaglio dell'imposta è determinato dai comuni a seguito dell'attribuzione della rendita catastale.

In caso di inottemperanza da parte del soggetto obbligato, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 336, della legge finanziaria 2005 (legge n. 311 del 2004) - in base al quale i comuni, in caso di difformità rispetto alle risultanze catastali, possono chiedere agli interessati la presentazione di atti di aggiornamento e, in caso di inottemperanza, procedono, entro novanta giorni dalla notificazione, a far iscrivere in catasto gli immobili o a farne verificare il classamento -, salva l'applicazione delle sanzioni previste per la violazione degli articoli 20 e 28 del regio decreto-legge n. 652 del 1939 (Accertamento generale dei fabbricati urbani, rivalutazione del relativo reddito e formazione del nuovo catasto edilizio urbano).

 

Nella relazione illustrativa, il Governo precisa che la proroga è limitata temporalmente, considerato che il termine per la contestazione delle sanzioni tributarie scadrebbe, in base alle vigenti disposizioni, a seconda della data degli eventi calamitosi, fra marzo e agosto 2021 (per effetto delle proroghe previste relativamente ai fabbricati ubicati nei comuni richiamati colpiti dal sisma nonché della sospensione connessa all’emergenza sanitaria disposta dall’8 marzo al 31 maggio 2020 dall’articolo 67 del decreto-legge n. 18 del 2020).

La proroga, fissata unitariamente al 31 dicembre 2021, consente ai titolari di diritti reali su fabbricati rurali ancora iscritti al catasto terreni di completare le procedure per la relativa iscrizione al catasto edilizio urbano, regolarizzando spontaneamente la loro posizione catastale avvalendosi dell’istituto del ravvedimento, di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

 

La relazione tecnica non ascrive all'articolo alcun effetto sulla finanza pubblica.


 

Articolo 161
 (Proroga del pagamento dei diritti doganali)

 

 

L’articolo 161 proroga i pagamenti dei diritti doganali in scadenza tra il 1° maggio (data in cui cessano gli effetti dell’art.92 del D.L. 17 marzo 2020, n.18, cd. Cura Italia) e il 31 luglio 2020, senza applicazione di sanzioni ed interessi, per alcune categorie produttive, titolari del conto di debito doganale, che si trovino in gravi difficoltà di carattere economico o sociale.

 

Al riguardo si ricorda che l’articolo 92, comma 3 del decreto-legge n. 18 del 2020 ha - tra l’altro - differito al 1° maggio 2020 i pagamenti dei diritti doganali in scadenza tra il 17 marzo 2020 e il 30 aprile 2020, senza applicazione di interessi. Si tratta delle ipotesi in cui l’amministrazione finanziaria ha autorizzato la corresponsione periodica dei diritti doganali (ai sensi dell’articolo 78 del D.P.R n. 43 del 1973) ovvero il ricevitore della dogana abbia consentito il pagamento differito (ai sensi del successivo articolo 79).

L’articolo 78 prevede infatti che l’amministrazione finanziaria possa consentire a coloro che effettuano con carattere di continuità operazioni doganali di ottenere la libera disponibilità della merce senza il preventivo pagamento dei diritti liquidati, i quali sono annotati, per ciascun operatore, in apposito conto di debito. Periodicamente, alla fine di un determinato intervallo di tempo fissato dall'Amministrazione predetta e che non può comunque eccedere i trenta giorni, il ricevitore della dogana riassume il debito relativo al gruppo di operazioni effettuate nell'intervallo medesimo da ciascun operatore. In tal caso il debito deve essere soddisfatto entro i successivi due giorni lavorativi salve le previsioni dell’articolo 79 ed 80. L’articolo 79 dispone che il ricevitore della dogana a richiesta dell'operatore, consente il pagamento differito dei diritti doganali per un periodo di trenta giorni. Lo stesso ricevitore può autorizzare la concessione di una maggiore dilazione, per il pagamento dei diritti afferenti la sola fiscalità interna, fino ad un massimo di novanta giorni, compresi i primi trenta. L’articolo 80 disciplina le modalità di computo della decorrenza e della scadenza del periodo per il quale è concesso il pagamento differito.

 

Il comma 1 dell’articolo in esame proroga i pagamenti dei diritti doganali in scadenza tra la data del 1° maggio (data in cui cessano gli effetti dell’art.92 del D.L. 17 marzo 2020, n.18) e la data del 31 luglio 2020, ove effettuati secondo le ricordate modalità previste dagli articoli 78 e 79 del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, senza applicazione di sanzioni e di interessi.

Ai sensi del comma 2, la proroga del pagamento dei diritti doganali interessa i titolari del conto di debito che si trovino in gravi difficoltà di carattere economico o sociale e che rientrino nelle seguenti categorie:

§  soggetti che gestiscono servizi di trasporto merci e trasporto passeggeri terrestre, aereo, marittimo, fluviale, lacuale e lagunare, ivi compresa la gestione di funicolari, funivie, cabinovie, seggiovie e ski-lift di cui all’articolo 61, comma 2, lettera o) del decreto-legge n. 18 del 2020;

§  soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del  precedente periodo d’imposta (articolo 18, comma 1 del decreto-legge n. 23 del 2020);

§  soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50 per cento  nel mese di marzo 2020  rispetto allo stesso mese del  precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del  precedente periodo d’imposta (articolo 18, comma 3 del decreto-legge n. 23 del 2020).

 

La sospensione avviene su istanza di parte. Le modalità di applicazione delle suddette disposizioni sono rinviate (comma 3) ad una determinazione del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.


 

Articolo 162
(Rateizzazione del debito di accisa)

 

 

L’articolo 162 modifica le norme che consentono al titolare del deposito fiscale di prodotti energetici e alcolici di rateizzare il debito di accisa, prevedendo che:

§  per accedere alla rateizzazione, il titolare sia in difficoltà economiche documentate e riscontrabili:

§  il numero delle rate sia modulato in funzione del completo versamento del debito di imposta entro la data prevista per il pagamento dell’accisa sui prodotti immessi in consumo nel mese di novembre dell’anno di riferimento;

§  non sia più previsto un decreto ministeriale di attuazione per l’operatività della disciplina sulla rateizzazione del debito d’accisa.

 

Si ricorda preliminarmente che l’articolo 4-ter, comma 1, lettera a), del decreto-legge n. 193 del 2016 ha introdotto il comma 4-bis all’articolo 3 del Testo Unico Accise (D.lgs. n. 504 del 1995), norma che consente al titolare del deposito fiscale di prodotti energetici o di alcol e bevande alcoliche, ove si trovi in condizioni oggettive e temporanee di difficoltà economica, di presentare all'Agenzia delle dogane e dei monopoli, entro la scadenza fissata per il pagamento delle accise, una istanza di rateizzazione del debito d'imposta relativo alle immissioni in consumo effettuate nel mese precedente alla predetta scadenza. Permanendo le medesime condizioni, possono essere presentate istanze di rateizzazione relative ad un massimo di altre due scadenze di pagamento successive alla prima; non sono ammesse ulteriori istanze prima dell'avvenuto integrale pagamento dell'importo già sottoposto a rateizzazione. L'Agenzia adotta il provvedimento di accoglimento o di diniego entro il termine di quindici giorni dalla data di presentazione dell'istanza di rateizzazione e, in caso di accoglimento, autorizza il pagamento dell'accisa dovuta mediante versamento in rate mensili in numero non inferiore a sei e non superiore a ventiquattro. Sulle somme per le quali è autorizzata la rateizzazione sono dovuti gli interessi nella misura stabilita dal codice civile (0,05 punti), maggiorata di 2 punti. Il mancato versamento, anche di una sola rata, entro la scadenza fissata comporta la decadenza dalla rateizzazione e il conseguente obbligo dell'integrale pagamento degli importi residui, oltre agli interessi e all'indennità di mora, nonché della sanzione prevista per il ritardato pagamento delle accise. La decadenza non trova applicazione nel caso in cui si verifichino errori di limitata entità nel versamento delle rate.

Il comma 4-bis ha infine demandato a un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze l’individuazione delle condizioni e delle modalità di applicazione delle predette norme; tale decreto tuttavia non è stato emanato.

 

Con le modifiche in esame, che integrano il comma 4-bis:

§  si richiede che le difficoltà economiche che danno diritto alla presentazione dell’istanza di rateizzazione siano documentate e riscontrabili (lettera a));

§  in luogo di prevedere una forbice per il numero delle rate in cui il pagamento è dilazionabile (non inferiore a sei e non superiore a ventiquattro), si dispone che il numero delle rate sia modulato in funzione del completo versamento del debito di imposta entro la data prevista per il pagamento dell’accisa sui prodotti immessi in consumo nel mese di novembre del medesimo anno (lettera b));

§  si elimina la previsione di un decreto ministeriale di attuazione per l’operatività della disciplina sulla rateizzazione del debito d’accisa (lettera c)).

 


 

Articolo 163
(Proroga in materia di tabacchi)

 

 

L’articolo 163 proroga al 31 ottobre 2020 la scadenza del pagamento dell’accisa sui prodotti da fumo e sui tabacchi da inalazione senza combustione, nonché dell’imposta di consumo sui prodotti liquidi da inalazione e sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo, dovute per i periodi contabili dei mesi di aprile e maggio 2020.

 

Più in dettaglio la norma in esame, mantenendo fermo l’obbligo di rendicontazione nei termini previsti dalla legge, prevede che i soggetti obbligati al pagamento dell’accisa sui tabacchi lavorati, sui prodotti ad essi assimiliati, nonché sui tabacchi da inalazione senza combustione (di cui agli articoli 39-bis, 39-ter e 39-terdecies del Testo Unico Accise, D.Lgs. n. 504 del 1995), oltre che i soggetti obbligati al pagamento dell’imposta di consumo su succedanei del fumo (o liquidi da inalazione senza combustione) e sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo (di cui agli articoli 62-quater e 62-quinquies del TUA) possono versare entro il 31 ottobre 2020 gli importi dovuti per i periodi contabili dei mesi di aprile e maggio 2020. Viene precisata tuttavia la debenza degli interessi legali, calcolati giorno per giorno.

 

Si ricorda che in materia di accisa sui tabacchi la legge di bilancio 2020 (articolo 1, comma 659 della legge n. 160 del 2019) ha innalzato l'importo dell'accisa minima e dell'onere fiscale minimo (quest'ultimo valevole per le sigarette) sui tabacchi lavorati, nonché l'importo dell'aliquota di base sui predetti prodotti.

In primo luogo viene innalzato l'importo dell'accisa minima gravante su sigari, sigaretti e tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette, che per tali prodotti aumenta rispettivamente da 30 a 35 euro, da 32 a 37 euro, da 125 a 130 euro.

Viene altresì elevato l'onere fiscale minimo sulle sigarette, che sale dal 95,22 per cento al 96,22 per cento della somma dell'accisa globale e dell'IVA, calcolate con riferimento al prezzo medio ponderato delle sigarette. 

Viene poi modificato l'allegato I al Testo Unico Accise, al fine di elevare le aliquote di base sui tabacchi lavorati – la componente che serve a calcolare l'accisa globale, che a sua volta fa parte dell'accisa complessiva - nonché di unificare il prelievo sul tabacco da fiuto o da mastico.

Le aliquote di base dei tabacchi lavorati sono così rideterminate:

§  sigari: dal 23 al 23,5 per cento (la cui entrata in vigore è prorogata al 1° gennaio 2021 dal decreto legge n. 162 del 2019;

§  sigaretti: dal 23,5 al 24 per cento; 

§  sigarette: dal 59,5 al 59,8 per cento;

§  tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette dal 56,00 al 59 per cento;

§  altri tabacchi da fumo dal 56 al 56,5 per cento;

§  tabacco da fiuto e da mastico, dal 24,78 al 25,28 per cento.

Già la legge di bilancio 2019 (articolo 1, commi 1074-1078) aveva elevato la misura dell'accisa gravante sui tabacchi lavorati: in particolare, è stata innalzata la componente specifica per il calcolo dell'accisa complessiva delle sigarette e l'accisa minima applicabile ad altri tabacchi lavorati, incrementando inoltre l'onere fiscale minimo per le sigarette e le aliquote base per il calcolo delle accise per sigarette, sigari e sigaretti. 

Inoltre la medesima legge di bilancio 2020 (comma 660) introduce una nuova imposta di consumo sui prodotti accessori al consumo dei tabacchi da fumo, ovvero filtri e cartine, nella misura di 0,0036 euro il pezzo.

 


 

Articolo 164
(Valorizzazione del patrimonio immobiliare)

 

 

L’articolo 164 provvede innanzitutto ad apportare alcune modifiche terminologiche alla disciplina del conferimento di beni pubblici ai fondi comuni d'investimento immobiliare al fine di precisare i soggetti coinvolti (comma 1).

Inoltre (comma 2), prevede che il Ministero della difesa, in caso di gare deserte, possa procedere alla dismissione unitaria di più immobili liberi inseriti in un unico fabbricato ovvero comprensorio abitativo, senza il riconoscimento del diritto di preferenza per il personale militare e civile del Ministero della difesa stesso.

Infine (comma 3), si modifica la disciplina le concessioni di valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni immobili del Ministero della difesa.

 

Il comma 1 apporta le seguenti modificazioni all’articolo 33, comma 4, ultimo periodo, del decreto-legge n. 98 del 2011:

a)   le parole “degli enti territoriali nonché da parte degli enti pubblici, anche economici, strumentali delle regioni” sono sostituite dalle seguenti: “di regioni, provincie, comuni anche in forma consorziata o associata ai sensi del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUEL - decreto legislativo n. 267 del 2000), e da altri enti pubblici ovvero da società interamente partecipate dai predetti enti”;

b)   le parole “ciascuna regione” sono sostituite dalle seguenti: “ciascuno di detti soggetti”.

 

L’articolo 33, comma 4, del decreto-legge n. 98 del 2011 disciplina la destinazione funzionale dei beni oggetto di conferimento o trasferimento ai fondi comuni d'investimento immobiliare, di cui ai commi 2, 8-ter e 8-quater del medesimo articolo 33, fondi promossi al fine di valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico.

Secondo quanto chiarito dal Governo nella relazione illustrativa e nella relazione tecnica, le modifiche avrebbero lo scopo di precisare i soggetti coinvolti nelle operazioni di apporto ai fondi, allineando così la terminologia a quella usata nei predetti commi 2, 8-ter e 8-quater.

 

Il comma 2 aggiunge all’articolo 306 del decreto legislativo n. 66 del 2010 il seguente comma:

"5-bis. Nel rispetto delle finalità del programma pluriennale di cui all’articolo 297 (Programma pluriennale per gli alloggi di servizio costituenti infrastrutture militari e opere destinate alla difesa nazionale) ed allo scopo di rendere più celeri le procedure di alienazione degli alloggi di cui al comma 3, il Ministero della difesa, in caso di gare deserte, può procedere alla dismissione unitaria di più immobili liberi inseriti in un unico fabbricato ovvero comprensorio abitativo, mediante la procedura ad evidenza pubblica di cui all’articolo 307, comma 10.  Il valore dei beni da porre a base d’asta è decretato dal Ministero della difesa – Direzione dei lavori e del demanio del Segretariato generale della difesa sulla base del valore dei singoli alloggi costituenti il lotto in vendita. Le dismissioni di cui al presente comma sono effettuate senza il riconoscimento del diritto di preferenza per il personale militare e civile del Ministero della difesa di cui al comma 3.".

 

L'articolo 306 (Dismissione degli alloggi di servizio del Ministero della difesa) del decreto legislativo n. 66 del 2010 (Codice dell'ordinamento militare) disciplina la dismissione degli alloggi di servizio del Ministero della difesa non realizzati su aree ubicate all'interno di basi, impianti, installazioni militari o posti al loro diretto e funzionale servizio, si applicano le disposizioni del presente articolo.

 

Nella relazione illustrativa e nella relazione tecnica, il Governo chiarisce che il comma 2 si propone di razionalizzare le procedure di dismissione del patrimonio alloggiativo del Ministero della difesa rendendo più appetibile sul mercato la specifica offerta che sarà aperta direttamente a imprenditori del settore, ovvero a cooperative private.

Il Governo evidenzia che l'articolo 297, comma 1, del predetto decreto legislativo n. 66 del 2010 stabilisce che, in relazione alle esigenze derivanti dalla riforma strutturale connessa al nuovo modello delle Forze armate, conseguito alla sospensione del servizio obbligatorio di leva, il Ministero della difesa predispone, con criteri di semplificazione, di razionalizzazione e di contenimento della spesa, un programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio di cui all'articolo 231, comma 4, il quale attiene agli immobili appartenenti al demanio militare e al demanio culturale in consegna alla Difesa.

Lo stesso Ministero, allo scopo di conseguire tale obiettivo, ha avviato l'alienazione degli alloggi di servizio non più funzionali ai fini istituzionali delle Forze Armate, individuando 3.022 alloggi da alienare.

Ad oggi, prosegue il Governo, la maggior parte delle vendite è stata finalizzata a favore del personale della Difesa occupante gli alloggi stessi, mentre la vendita all'asta di quelli liberi si è dovuta confrontare con un mercato immobiliare non sempre favorevole.

La disposizione in esame si renderebbe necessaria a causa della non completa efficacia dei meccanismi di vendita delle singole unità immobiliari.

 

Il comma 3 inserisce all’articolo 3-ter, comma 13, del decreto-legge n. 351 del 2001, dopo il primo periodo, il seguente periodo:

"In considerazione della specificità degli immobili militari, le concessioni e le locazioni di cui al presente comma sono assegnate dal Ministero della difesa con procedure ad evidenza pubblica, per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa e comunque non eccedente i cinquanta anni, e per le stesse può essere riconosciuta, nei suddetti limiti temporali, la costituzione di un diritto di superficie ai sensi dell’articolo 952 e seguenti del codice civile".

Conseguentemente, al quinto periodo dell’articolo 3-ter, comma 13, del decreto-legge n. 351 del 2001, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole "ovvero alla scadenza del termine di durata del diritto di superficie".

 

Si rammenta che l'articolo 3-bis del decreto-legge n. 351 del 2001 disciplina le concessioni di valorizzazione e utilizzazione a fini economici dei beni immobili.  In particolare, il predetto articolo 3-bis stabilisce, tra l'altro, che i beni immobili di proprietà dello Stato individuati ai sensi dell'articolo 1 possono essere concessi o locati a privati, a titolo oneroso, ai fini della riqualificazione e riconversione dei medesimi beni tramite interventi di recupero, restauro, ristrutturazione anche con l'introduzione di nuove destinazioni d'uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche o attività di servizio per i cittadini, ferme restando le disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio. Il comma 4, in particolare, stabilisce che le concessioni e le locazioni di cui al presente articolo sono assegnate con procedure ad evidenza pubblica, per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa e comunque non eccedente i cinquanta anni.

 

Il successivo articolo 3-ter, comma 13, del medesimo decreto-legge 351 del 2001, dispone che, per garantire la conservazione, il recupero e il riutilizzo degli immobili non necessari in via temporanea alle finalità di difesa dello Stato è consentito, previa intesa con il Comune e con l'Agenzia del demanio, per quanto di sua competenza, l'utilizzo dello strumento della concessione di valorizzazione di cui all'articolo 3-bis sopra richiamato.

 

La relazione tecnica non ascrive all'articolo alcun effetto sulla finanza pubblica.

 


 

Titolo VII – Disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio

Capo I -  Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione

Articoli 165-167
(Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione)

 

 

L'articolo 165 autorizza il Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche aventi sede legale in Italia, nonché al fine di integrare il valore di realizzo del collaterale stanziato da banche italiane a garanzia di finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità (erogazione di liquidità di emergenza - ELA), fino a un valore nominale di 19 miliardi di euro, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato.

L'articolo 166 definisce le (ulteriori) condizioni per la concessione della garanzia dello Stato su passività delle banche aventi sede legale in Italia. Tali condizioni sono riferite al rispetto dei requisiti di fondi propri ovvero, nel caso in cui tali requisiti non risultino rispettati ma la banca abbia comunque patrimonio netto positivo, all'urgente bisogno di sostegno della liquidità, a seguito della positiva decisione della Commissione europea sulla compatibilità dell'intervento con il quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato. L'articolo 167, infine, stabilisce che, per quanto non previsto dagli articoli 165 e 166, si applica il Capo I del decreto legge n. 237 del 2016 che disciplina il medesimo oggetto delle norme in esame, ad eccezione dell’articolo 3, comma 2, che stabilisce un limite all'importo da destinare alla singola banca.

 

L'articolo 165, comma 1, autorizza il MEF, nei sei mesi successivi all’entrata in vigore del decreto in esame, a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche aventi sede legale in Italia (comma 2) fino a un valore nominale di 19 miliardi di euro, in conformità a quanto previsto dal Titolo VIII (disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio), Capo I (garanzia dello Stato su passività di nuova emissione), del provvedimento in esame, e nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato.

Il comma 1 specifica che la finalità di tale intervento è quella di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell'economia e preservare la stabilità finanziaria, ai sensi della disciplina attuativa della direttiva 2014/59/UE (Bank Recovery and Resolution Directive - BRRD) che, insieme al regolamento (UE) n. 806/2014 (Single Resolution Mechanism Regulation - SRMR), definisce un sistema armonizzato di regole sul risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie. La normativa di recepimento della direttiva BRRD è contenuta nei decreti legislativi n. 180 del 2015, n. 385 del 1993 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia - TUB) e n. 58 del 1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria - TUF).

Ai sensi di tale disciplina, la necessità di un sostegno finanziario pubblico rappresenta una delle situazioni per cui una banca viene considerata in dissesto o a rischio di dissesto, circostanza che costituisce uno dei presupposti necessari per l'avvio della procedura di risoluzione. L'articolo 18, comma 1, del decreto legislativo n. 180 del 2015 e l'articolo 18, paragrafo 4 del SRMR, specificano le condizioni verificate le quali può essere concesso un sostegno finanziario pubblico a una banca senza che questa venga considerata in dissesto o a rischio di dissesto. In particolare, ciò si verifica nel caso in cui, per evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell'economia e preservare la stabilità finanziaria, il sostegno finanziario pubblico straordinario viene concesso:

a)    in una delle seguenti forme:

i) una garanzia dello Stato a sostegno degli strumenti di liquidità forniti dalla banca centrale alle condizioni da essa applicate;

ii) una garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione;

iii) la sottoscrizione di fondi propri o l'acquisto di strumenti di capitale effettuati a prezzi e condizioni che non conferiscono un vantaggio alla banca, se al momento della sottoscrizione o dell'acquisto questa non versa in una delle situazioni (ulteriori rispetto alla concessione del sostegno finanziario pubblico) per cui viene considerata in dissesto o a rischio di dissesto, né ricorrono i presupposti per la riduzione o la conversione di azioni e altri strumenti di capitale computabili nei fondi propri, unicamente per far fronte a carenze di capitale evidenziate nell'ambito di prove di stress condotte a livello nazionale, dell'Unione europea, o del Meccanismo di vigilanza unico, o nell'ambito delle verifiche della qualità degli attivi o di analoghi esercizi condotti dalla Banca centrale europea (BCE), dall'Autorità bancaria europea (ABE) o da autorità nazionali;

b)   nonché a condizione che il sostegno finanziario pubblico straordinario:

i) sia erogato previa approvazione ai sensi della disciplina sugli aiuti di Stato e, nei casi di cui alla lettera a), punti i) e ii), sia riservato a banche con patrimonio netto positivo;

ii) sia adottato su base cautelativa e temporanea, in misura proporzionale alla perturbazione dell'economia; e

iii) non venga utilizzato per coprire perdite che la banca ha registrato o verosimilmente registrerà nel prossimo futuro.

 

Il comma 3 specifica che la garanzia può essere concessa solo dopo la positiva decisione della Commissione europea sul regime di concessione della garanzia o, nel caso previsto dall'articolo 165, comma 2, sulla notifica individuale.

 

Ai sensi del comma 4, inoltre, il MEF può rilasciare, entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto in esame, fermi restando i limiti indicati nel comma 1, la garanzia statale per integrare il valore di realizzo del collaterale stanziato da banche italiane a garanzia di finanziamenti erogati dalla Banca d'Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità (erogazione di liquidità di emergenza - ELA), in conformità con gli schemi previsti dalla Banca centrale europea.

Le operazioni di Emergency Liquidity Assistance (ELA) sono operazioni straordinarie di finanziamento concesse a istituzioni finanziarie solvibili (di norma banche) in crisi temporanea di liquidità. Attraverso queste operazioni la Banca d'Italia può fornire, su base discrezionale, credito di ultima istanza nella forma di prestiti temporanei a fronte di adeguate garanzie. Il "collaterale" rappresenta proprio l'attività finanziaria che può essere stanziata a garanzia di una operazione di finanziamento.

 

Il periodo di sei mesi entro i quali possono essere concesse le garanzie statali sulle passività e quelle integrative del valore di realizzo di collaterali stanziati nelle operazioni di ELA, può essere esteso (comma 5) con decreto Ministro dell'economia e delle finanze fino a un massimo di ulteriori sei mesi, previa approvazione da parte della Commissione europea.

 

Il comma 6 dell'articolo 165 chiarisce che, nella disciplina in esame, per Autorità competente si intende la Banca d'Italia o la BCE secondo le modalità e nei casi previsti dal regolamento (UE) n. 1024/2013.

Il regolamento (UE) n. 1024/2013 (Single Supervisory Mechanism Regulation - SSMR) definisce la ripartizione delle attività di vigilanza e i meccanismi di cooperazione fra la BCE e le banche centrali nazionali, con riferimento al sistema armonizzato di criteri e requisiti minimi riferiti all'organizzazione, al capitale e ad altri strumenti che una banca deve detenere affinché si possa ritenere che sia in grado di operare in condizioni di sicurezza e di far fronte autonomamente alle perdite operative. Tali regole costituiscono i principi e i parametri da rispettare per assicurare una gestione sana e prudente degli enti creditizi e la prima linea (preventiva) di difesa contro le crisi che possono colpire i soggetti che svolgono attività legate al credito. La BCE vigila direttamente sul rispetto dei requisiti prudenziali da parte delle banche che hanno attività superiori ai 30 miliardi di euro oppure che rappresentano almeno il 20 per cento del PIL del loro Paese. (le banche "significative"). Le altre banche sono soggette alla vigilanza delle autorità nazionali, nell’ambito degli indirizzi formulati dalla BCE e di un’azione di supervisione comunque svolta da quest’ultima prevalentemente sulla base di informazioni trasmesse dalle autorità di vigilanza nazionali. Per ulteriori approfondimenti sulle riforme del sistema bancario a livello nazionale ed europeo si fa rinvio al relativo dossier.

 

Il comma 7 dispone l'istituzione, nello stato di previsione del MEF, di un fondo a copertura delle garanzie concesse ai sensi delle norme in esame, con una dotazione di 30 milioni di euro per l’anno 2020. Per la gestione del fondo è autorizzata l’apertura di apposito conto corrente di tesoreria centrale. Il successivo comma 8 specifica che i corrispettivi delle garanzie concesse sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al fondo. Le risorse del Fondo non più necessarie, quantificate con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato.

 

L'articolo 166, del decreto in esame definisce le (ulteriori) condizioni per la concessione della garanzia dello Stato su passività delle banche aventi sede legale in Italia. Tali condizioni sono riferite al rispetto dei requisiti di fondi propri stabiliti dall'articolo 92 del regolamento (UE) n. 575/2013 (Capital Requirements Regulation - CRR) ovvero, nel caso in cui tali requisiti non risultino rispettati ma la banca abbia comunque patrimonio netto positivo, all'urgente bisogno di sostegno della liquidità, a seguito della positiva decisione della Commissione europea sulla compatibilità dell'intervento con il quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato applicabile alle misure di sostegno alla liquidità nel contesto della crisi finanziaria.

 

In particolare, il comma 1 dell'articolo 166 stabilisce che la concessione della garanzia su passività di nuova emissione è effettuata sulla base della valutazione caso per caso da parte dell'Autorità competente (BCE o Banca d'Italia a seconda della "significatività" della banca) del rispetto dei requisiti di fondi propri di cui all'articolo 92 del CRR, su base individuale e consolidata, alla data dell'ultima segnalazione di vigilanza disponibile. Se nei sei mesi precedenti la data di entrata in vigore del decreto legge in esame sono state svolte prove di stress a livello dell'Unione europea o del Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism - SSM) o sono stati condotti dalla BCE o dall'ABE verifiche della qualità degli attivi o analoghi esercizi, la valutazione dell’Autorità competente riguarda altresì l’inesistenza di carenze di capitale evidenziate da dette prove, verifiche o esercizi. Per carenza di capitale si intende l'inadeguatezza attuale o prospettica dei fondi propri rispetto alla somma dei requisiti di fondi propri di cui all'articolo 92 del CRR, su base individuale e consolidata, e degli eventuali requisiti specifici di carattere inderogabile stabiliti dall'Autorità competente.

L'articolo 92 del CRR stabilisce tre coefficienti che quantificano l'ammontare di capitale primario di classe 1 (4,5 per cento), capitale di classe 1 (6 per cento) e capitale totale (8 per cento), espresso in percentuale dell'importo complessivo dell'esposizione al rischio, che le banche devono necessariamente detenere ai fini della sana e prudente gestione.

Ove tale requisito non risulti rispettato, il comma 2 dell'articolo 166 consente comunque la concessione della garanzia, subordinatamente al rispetto di tre condizioni: il patrimonio netto della banca risulti positivo, la banca abbia urgente bisogno di sostegno della liquidità e la Commissione europea si sia espressa positivamente sulla compatibilità dell'intervento con il quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato applicabile alle misure di sostegno alla liquidità nel contesto della crisi finanziaria.

 

Il comma 3 chiarisce, inoltre, che le banche alle quali viene concessa la garanzia devono svolgere la propria attività in modo da non abusare del sostegno ricevuto né conseguire indebiti vantaggi per il tramite dello stesso, in particolare nelle comunicazioni commerciali rivolte al pubblico.

 

L'articolo 167, infine, stabilisce che, per quanto non previsto dagli articoli 165 e 166, si applica il Capo I del decreto legge n. 237 del 2016, ad eccezione degli articoli 3, comma 2, e 4, comma 3.

 L'articolo 3, comma 2 del richiamato decreto, fra i limiti applicabili alla concessione della garanzia, indica che, per ciascuna banca, l'ammontare massimo complessivo delle operazioni di sostegno non avrebbe potuto, di norma, eccedere i fondi propri a fini di vigilanza. Il successivo articolo 4, comma 3, stabilisce che la garanzia dello Stato può essere concessa anche a favore di una banca in risoluzione o di un ente-ponte di cui al decreto legislativo n. 180 del 2015.

 

Il Capo I del decreto legge n. 237 del 2016 disciplina il medesimo oggetto delle norme in esame, ovvero la concessione della garanzia dello Stato sulle passività delle banche aventi sede legale in Italia (articoli 1-9) e sui finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d'Italia alle banche italiane per fronteggiare gravi crisi di liquidità (ELA, articoli 10-11).

In base alle disposizioni del decreto, al quale viene fatto rinvio per quanto non previsto dal decreto in esame, la garanzia è concessa dal MEF nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, sulla base di una decisione positiva della Commissione europea sul regime di concessione della garanzia o, nel caso la banca beneficiaria soffra di una carenza di capitale, sulla notifica individuale.

Per accedere alla garanzia gli strumenti di debito devono essere emessi successivamente all'entrata in vigore del decreto legge, con durata residua non inferiore a tre mesi e non superiore a cinque anni (o a sette anni per le obbligazioni bancarie già assistite da una forma di garanzia), e rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza; essi inoltre devono essere a tasso fisso, in euro, senza clausole di subordinazione nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi, non devono essere titoli strutturati o prodotti complessi.

L'ammontare delle garanzie è limitato a quanto strettamente necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio-lungo termine della banca beneficiaria.

La garanzia è onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta e copre il capitale e gli interessi. Il valore nominale degli strumenti finanziari con durata superiore ai 3 anni sui quali può essere prestata la garanzia non può eccedere un terzo del valore nominale totale degli strumenti finanziari emessi dalla banca. Sono escluse dalla garanzia le passività computabili nei fondi propri a fini di vigilanza.

Nel caso di banche con urgente bisogno di sostegno alla liquidità, la garanzia può essere concessa, su strumenti finanziari con scadenza non superiore a due mesi, in deroga al limite minimo di durata di tre mesi ordinariamente fissato dalle norme in commento.

Il corrispettivo per la garanzia è determinato caso per caso, sommando a una commissione base una commissione quantificata sulla base della valutazione del rischio di ciascuna operazione, in linea con le comunicazioni della Commissione in materia.

La richiesta della garanzia è presentata secondo un modello predisposto dal Dipartimento del Tesoro, il quale la concede sulla base di una valutazione positiva dell'autorità di vigilanza. A specifiche condizioni, la banca è tenuta a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico, da sottoporre alla Commissione europea.

Qualora una banca non sia in grado di adempiere all'obbligazione garantita, invia, entro 30 giorni dalla scadenza, una richiesta motivata all'autorità di vigilanza e al Tesoro, il quale provvede al pagamento. La banca rimborsa le somme pagate dallo Stato con l’applicazione di interessi al tasso legale e, contestualmente, essa presenta un piano di ristrutturazione da sottoporre alla Commissione europea. Le somme corrisposte dal Tesoro agli istituti di credito per onorare la garanzia sono vincolate per destinazione e non aggredibili da altri creditori della banca a diverso titolo.

Per ulteriori approfondimenti si fa rinvio alle schede di lettura del decreto legge n. 237 del 2016.

 

Il sistema armonizzato di regole sul risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie, insieme alle regole che definiscono un sistema armonizzato di requisiti minimi riferiti al capitale e ad altri strumenti che una banca deve detenere affinché si possa ritenere che sia in grado di operare in condizioni di sicurezza e di far fronte autonomamente alle perdite operative, contenute nella direttiva CRD 2013/36/UE (Capital Requirements Directive - CRD) e nel regolamento (UE) n. 575/2013 (Capital Requirements Regulation - CRR), atti sui quali vigilano la Banca Centrale Europea (BCE) e le banche centrali nazionali, secondo i meccanismi di cooperazione stabiliti dal regolamento (UE) n. 1024/2013 (Single Supervisory Mechanism Regulation - SSMR), costituiscono il codice unico (single rulebook) del settore a livello europeo.

Con l'entrata in vigore della BRRD e del SRMR è stato definito il quadro giuridico del Meccanismo di risoluzione unico delle banche e delle società di intermediazione mobiliare (SIM) che prestano servizi che comportano l’assunzione di rischi in proprio (Single Resolution Mechanism - SRM), complementare al Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism - SSM) con l’obiettivo di preservare la stabilità finanziaria dell’area dell’euro mediante un sistema unitario delle procedure di risoluzione. È altresì prevista l’istituzione di un Fondo di risoluzione unico per il finanziamento dei programmi di risoluzione (Single Resolution Fund - SRF) alimentato dai contributi degli intermediari dei paesi dell’area dell’euro con un piano di versamenti distribuito in 8 anni.

Il sistema è formato dalle autorità nazionali di risoluzione (National Resolution Authority - NRA) e dal Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board - SRB), un’agenzia europea per l’esercizio delle funzioni di risoluzione, nel cui consiglio sono presenti anche i rappresentanti delle autorità nazionali. Il sistema di risoluzione unico ha l'obiettivo di assicurare la gestione efficace delle crisi delle banche "significative" (sostanzialmente tutte le banche che hanno un attivo superiore ai 30 miliardi di euro) o con operatività transfrontaliera nell’area dell’euro e delle principali SIM, superando i problemi determinati dalla frammentazione delle procedure su base nazionale. Il Comitato di risoluzione unico assume le decisioni in merito ai piani di risoluzione e all’avvio della risoluzione e individua le azioni più idonee al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla disciplina europea. Le autorità nazionali di risoluzione, oltre a partecipare alle decisioni del Comitato, sono responsabili dell’attuazione delle concrete misure di risoluzione.

Le autorità nazionali di risoluzione (per l'Italia il ruolo è stato attribuito alla Banca d'Italia) rimangono altresì responsabili della gestione delle crisi degli intermediari meno significativi. Nello svolgimento di tali attività le NRA agiscono nell’ambito degli orientamenti e delle linee guida stabiliti dal Comitato di risoluzione unico che, in casi eccezionali, può esercitare poteri di sostituzione assicurando l’effettiva unitarietà del Meccanismo.

Sia il SRB sia le autorità nazionali si avvalgono degli strumenti di gestione delle crisi introdotti dalla BRRD. Tale quadro prevede in primo luogo che gli enti creditizi siano costantemente preparati ad affrontare un deterioramento della propria situazione finanziaria, adottando e tenendo aggiornato un piano di risanamento che preveda l’adozione da parte dell’ente di misure volte al ripristino della sua situazione finanziaria. Il piano costituisce un vero e proprio requisito di governo societario anche ai fini della direttiva CRD. Il piano è basato su un complesso di indicatori della situazione finanziaria concordati fra l'ente e l'autorità di risoluzione, che vengono monitorati per identificare le circostanze in cui risulti opportuno mettere in atto specifiche azioni di risanamento definite in via preventiva.

Così come gli enti devono essere preparati a gestire il deterioramento della situazione finanziaria, le autorità di risoluzione devono essere preparate a gestire i casi in cui questo deterioramento conduca al dissesto o al rischio di dissesto dell'ente. Il piano di risoluzione della crisi, preparati di norma con l'assistenza degli enti stessi, non deve presupporre interventi di salvataggio esterno (bail-out). La risoluzione di un ente s’intende possibile quando all’autorità di risoluzione risulta fattibile e credibile liquidare l’ente con procedura ordinaria di insolvenza oppure risolverne la crisi applicando all’ente i vari strumenti di risoluzione ed esercitando nei suoi confronti i diversi poteri di risoluzione, evitando il più possibile qualsiasi effetto negativo significativo, comprese situazioni di instabilità finanziaria più ampia o di eventi a livello sistemico, sul sistema finanziario dello Stato membro in cui l’ente è stabilito o di altri Stati membri dell’Unione e nella prospettiva di assicurare la continuità delle funzioni essenziali svolte dall’ente. Le autorità di risoluzione notificano con tempestività all’ABE quando la risoluzione di un ente non viene ritenuta possibile. In sostanza, il Comitato valuta se la banca possa essere liquidata nell’ambito delle procedure di insolvenza nazionali. Questo è l’approccio convenzionale, a meno che il Comitato non giunga alla conclusione che sia nel pubblico interesse procedere alla risoluzione.

La BRRD identifica una serie di misure di intervento precoce attivabili dall'autorità di vigilanza prudenziale ai sensi del CRR qualora un ente violi o appaia prossimo a violare i requisiti prudenziali, a causa tra l’altro di un rapido deterioramento della situazione finanziaria, del peggioramento della situazione di liquidità, del rapido aumento dei livelli di leva finanziaria, dei crediti in sofferenza o della concentrazione di esposizioni. Tali opzioni di intervento, vanno ad integrare il quadro dei poteri di vigilanza prudenziale stabilito dall'articolo 104 della CRD, si sostanziano nella richiesta rivolta all'organo amministrativo dell'ente di intraprendere specifiche azioni volte a risanare la situazione finanziaria, e sono assistite dalla facoltà di esigere la rimozione dell’alta dirigenza o dell’organo di amministrazione dell’ente, nella sua totalità o per quanto riguarda singole persone e dal potere di nomina della nuova alta dirigenza o dell’organo di amministrazione. 

Le misure di intervento precoce sono esemplificative delle aree di interconnessione fra la disciplina prudenziale e la disciplina del risanamento e della risoluzione (per un approfondimento su CRD e CRR, si fa rinvio alla scheda di lettura dell'articolo 10 del disegno di legge in esame). Proprio al fine di gestire tali aree, il considerando 54 del regolamento SRMR prevede che il Comitato di risoluzione, le autorità nazionali di risoluzione e le autorità competenti, compresa la Banca centrale europea, dovrebbero all'occorrenza concludere (e riesaminare periodicamente) un memorandum d'intesa che descriva i termini generali della reciproca cooperazione nello svolgimento dei rispettivi compiti previsti dalla legislazione dell'Unione.

Qualora tutte le azioni di risanamento e intervento precoce non fossero in grado di evitare il rischio di dissesto, la BRRD prevede l'avvio di un'azione di risoluzione (articoli 31 e seguenti della BRRD), finalizzata a garantire la continuità delle funzioni essenziali; evitare effetti negativi significativi sulla stabilità finanziaria; salvaguardare i fondi pubblici riducendo al minimo il ricorso al sostegno finanziario pubblico straordinario; tutelare i depositanti, gli investitori e i clienti.

 Gli strumenti principali che le relative autorità possono applicare per la risoluzione di una crisi bancaria sono elencati dall'articolo 37 della BRRD: vendita dell'attività d'impresa, creazione di un ente-ponte, separazione delle attività (applicabile solo se abbinato a un altro strumento di risoluzione), salvataggio interno mediante svalutazione o conversione in capitale delle passività ammissibili (bail-in).

 

La BRRD è stata modificata dalla direttiva (UE) 2019/879, la cui attuazione è oggetto del disegno di Legge di delegazione europea 2019, in corso di esame in commissione presso il Senato (A.S. 1721), che reca inoltre criteri per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del SRMR.

 

 


 

Capo II -  Regime di sostegno pubblico per l'ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di
banche di ridotte dimensioni

Articoli 168-175
(Regime di sostegno pubblico per l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa
di banche di ridotte dimensioni)

 

 

Gli articoli da 168 a 175 istituiscono un regime di sostegno pubblico per l'ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche, diverse dalle banche di credito cooperativo, con attività totali di valore pari o inferiore a 5 miliardi di euro (articolo 168). A tal fine, il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a concedere il sostegno pubblico alle operazioni di trasferimento a una banca acquirente di attività e passività, di azienda, rami d’azienda nonché di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco  della banca in liquidazione coatta amministrativa (articolo 169). L'ammontare complessivo massimo degli oneri a carico dello Stato per la concessione del sostegno pubblico in esame, è pari a 100 milioni. Il comma 5 dell'articolo 169 stabilisce che tale sostegno può essere concesso a seguito della positiva decisione della Commissione europea sulla compatibilità del regime di sostegno in argomento con il quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato. L'articolo 170 dispone la trasmissione al MEF da parte della Banca d'Italia delle offerte vincolanti per l’acquisto di un compendio ceduto che prevedono quale condizione la concessione di misure di sostegno pubblico. Il MEF seleziona l'offerta che, nel rispetto dell'obiettivo di assicurare l’ordinato svolgimento della procedura di liquidazione coatta amministrativa, minimizza il sostegno pubblico. Ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, la cessione del compendio di cui all’articolo 169 si considera cessione di un ramo di azienda e, pertanto, è esclusa dall'ambito di applicazione dell'imposta. L'articolo 173 dispone che il MEF, sulla base degli elementi forniti dalla Banca d’Italia, presenti alla Commissione europea una relazione annuale sul funzionamento del regime di sostegno in esame.

 

L'articolo 168 definisce l'ambito di applicazione delle disposizioni contenute nel Capo II del Titolo VIII (disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio) del decreto in esame, che istituiscono un regime di sostegno pubblico per l'ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni. In particolare, si tratta di banche, diverse dalle banche di credito cooperativo, con attività totali di valore pari o inferiore a 5 miliardi di euro, sottoposte alla procedura prevista dall’articolo 80 del decreto legislativo n. 385 del 1993 (Testo unico bancario - TUB) dopo l’entrata in vigore del decreto legge in esame.

La soglia dei 5 miliardi è superiore a quella attualmente prevista (3,5 miliardi) nella Circolare Banca d’Italia n. 285/2013 per definire la classe dimensionale delle "banche di minori dimensioni o complessità operativa". Allo stesso tempo, la soglia dei 5 miliardi costituisce uno dei requisiti per identificare gli enti piccoli e non complessi ai sensi che ha modificato il regolamento (UE) n. 575/2013 (Capital Requirements Regulation - CRR), come modificato dal regolamento (UE) 2019/876 la cui attuazione è oggetto del disegno di Legge di delegazione europea 2019, in corso di esame in commissione presso il Senato (A.S. 1721). Il regolamento (UE) 2019/876, fra le opzioni discrezionali per cui è richiesta una scelta agli Stati membri, ha previsto la possibilità di individuare una soglia inferiore ai 5 miliardi di euro per la definizione di enti piccoli e non complessi (nuovo punto 145 dell’articolo 4 del CRR). Oltre ad essere caratterizzato da un valore totale delle attività in media pari o inferiore alla soglia di 5 miliardi di euro nel quadriennio immediatamente precedente, il CRR prevede una serie di requisiti ulteriori necessari per qualificare un ente "piccolo e non complesso": non essere soggetto ad alcun obbligo (o soggetto a obblighi semplificati) in relazione ai piani di risoluzione e di risanamento; avere un portafoglio di negoziazione di piccole dimensioni a norma dell'articolo 94 del CRR; avere un valore totale delle posizioni in derivati non superiore al 2 per cento del totale delle attività in bilancio e fuori bilancio e un valore totale dell'insieme delle sue posizioni in derivati non superiore al 5 per cento e operante prevalentemente nello Spazio economico europeo. L'ente non deve, inoltre, utilizzare modelli interni per soddisfare i requisiti prudenziali e non aver sollevato obiezioni contro la classificazione come “ente piccolo e non complesso” presso l'autorità competente.

 

L'articolo 80 del TUB prevede che, su proposta della Banca d’Italia o su istanza motivata degli organi amministrativi, dell’assemblea straordinaria, dei commissari straordinari o dei liquidatori, il Ministro dell’economia e delle finanze possa disporre con decreto la liquidazione coatta amministrativa delle banche, anche quando ne sia in corso l’amministrazione straordinaria ovvero la liquidazione secondo le norme ordinarie, se ricorrono i presupposti indicati nell’articolo 17 del decreto legislativo n. 180 del 2015, di recepimento della direttiva 2014/59/UE (Bank Recovery and Resolution Directive - BRRD), per cui la banca è considerata in dissesto o a rischio di dissesto, ma non quelli indicati nell’articolo 20, comma 2, del medesimo decreto, per cui non sussiste un interesse pubblico alla risoluzione della crisi attraverso il ricorso agli strumenti stabiliti dalla BRRD e dal relativo regolamento (UE) n. 806/2014 (Single Resolution Mechanism Regulation - SRMR) e la risoluzione non è necessaria e proporzionata per conseguire la stabilità finanziaria, il contenimento degli oneri a carico delle finanze pubbliche, la tutela dei depositanti e degli investitori protetti da sistemi di garanzia o di indennizzo, nonché dei fondi e delle altre attività della clientela.

I successivi articoli del TUB disciplinano gli organi della procedura (articolo 81), l'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza (82), gli effetti del provvedimento per la banca, per i creditori e sui rapporti giuridici preesistenti (83), i poteri e il funzionamento degli organi liquidatori (84), gli adempimenti iniziali (85), l'accertamento dello stato passivo (86), le opposizioni a tale provvedimento (87), le insinuazioni tardive (89), la liquidazione dell'attivo (90) le restituzioni e i riparti (91), gli adempimenti finali (92), le procedure prive di risorse liquide o con risorse insufficienti (92-bis), il concordato di liquidazione (93), la sua esecuzione, la chiusura di tale procedura (94) e l'applicazione della liquidazione coatta amministrativa alle succursali di banche extracomunitarie (95).

 

L'articolo 169 stabilisce che, al fine di assicurare l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa delle banche di ridotte dimensioni, il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a concedere il sostegno pubblico alle operazioni di trasferimento a una banca acquirente di attività e passività, di azienda, rami d’azienda nonché di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco (definito "il compendio ceduto") della banca in liquidazione coatta amministrativa. Il sostegno, volto a favorire che i diritti da soddisfare e le attività da realizzare possano essere gestiti in blocco, può essere fornito nelle seguenti forme, anche in combinazione fra di loro:

a)   trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate della banca posta in liquidazione coatta amministrativa, anche laddove non iscritte nel bilancio di quest’ultima;

b)   trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate dell’acquirente, anche laddove non iscritte nel bilancio di quest’ultima;

c)   concessione all’acquirente di garanzie su componenti del compendio ceduto. Tale garanzia dello Stato è gratuita, a prima richiesta, incondizionata, irrevocabile ed esplicita, copre capitale, interessi e oneri accessori fino all’importo massimo garantito e prevede il concorso del beneficiario nelle perdite;

d)   erogazione all’acquirente di contributi ove le precedenti forme di sostegno pubblico non siano sufficienti.

 

Il comma 2 specifica le componenti che possono essere oggetto della trasformazione in crediti di imposta di cui alle precedenti lettere a) e b):

§  perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile ai sensi dell’articolo 84 del D.P.R. n. 917 del 1986 (Testo unico delle imposte sui redditi - TUIR);

§  importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto calcolato secondo il regime di aiuto alla crescita economica di cui all’articolo 1, comma 4, del decreto legge n. 201 del 2011, non ancora dedotto né trasformato in credito d’imposta.

L'articolo 1 del decreto legge n. 201 del 2011 ha introdotto la disciplina dell'aiuto alla crescita economica (Ace) mediante la riduzione della imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio. In particolare, ai fini della determinazione del reddito complessivo netto dichiarato dalle società e dagli enti indicati nell'articolo 73, comma 1, lettere a) e b), del TUIR, è ammesso in deduzione un importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio. Il rendimento nozionale del nuovo capitale proprio è valutato mediante applicazione di un'aliquota percentuale dell'1,3 per cento (articolo 1, comma 287 della legge n. 160 del 2019 - legge di bilancio 2020) alla variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2010. La parte del rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato è computata in aumento dell'importo deducibile dal reddito dei periodi d'imposta successivi ovvero si può fruire di un credito d'imposta applicando alla suddetta eccedenza le aliquote di cui agli articoli 11 e 77 del TUIR. Il credito d'imposta è utilizzato in diminuzione dell'IRAP, e va ripartito in cinque quote annuali di pari importo;

§  componenti reddituali di cui all’articolo 1, commi 1067 e 1068, della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019), derivanti dall'adozione del modello di rilevazione delle perdite su crediti di cui allo standard internazionale IFRS 9;

I commi 1067 e 1068 della legge di bilancio 2019 stabiliscono che i componenti reddituali derivanti esclusivamente dall’adozione del modello di rilevazione delle perdite su crediti di cui allo standard internazionale IFRS 9, iscritti in bilancio da enti creditizi e finanziari in sede di prima adozione del medesimo principio, sono deducibili dalla base imponibile dell’imposta sul reddito delle società e dell'IRAP per il 10 per cento del loro ammontare nel periodo d’imposta di prima adozione dell’IFRS 9 e per il restante 90 per cento in quote costanti nei nove periodi d’imposta successivi. Successivamente, per effetto dell'articolo 1, comma 713 della legge n. 160 del 2019 (legge di bilancio 2020) la deduzione della quota del 10 per cento per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2019, è stata differita al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2028.

 

Il comma 3 specifica che il credito d’imposta derivante dalla trasformazione:

§  non è produttivo di interessi;

§  può essere utilizzato in compensazione, senza limiti di importo, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997, chiesto a rimborso ovvero ceduto secondo quanto previsto dall’articolo 43-bis o dall’articolo 43-ter del D.P.R. n. 602 del 1973;

§  va indicato nella dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione del reddito di impresa né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

 

Il comma 4 stabilisce l'ammontare complessivo massimo degli oneri a carico dello Stato per la concessione del sostegno pubblico in esame, pari a 100 milioni di euro eventualmente incrementati secondo le modalità di cui al successivo comma 6.

In caso di concessione di garanzie, per cui (a differenza della trasformazione di attività in crediti d'imposta e dell'erogazione di contributi) l'importo da erogare può essere solo stimato, attraverso un processo di analisi probabilistica dell'effettivo ammontare delle garanzie per le quali sarà successivamente richiesta l'escussione, il comma 3 prevede che il corrispondente ammontare del sostegno pubblico sia pari al fair value delle garanzie stesse.

Per "fair value" (valore equo) si intende il corrispettivo al quale un’attività (passività) può essere scambiata (estinta) in una libera transazione tra parti consapevoli e disponibili. Si tratta dunque di un valore teorico, risultante da un processo di stima delle variabili in grado di incidere sul valore dello strumento. 

 

Il comma 5 dell'articolo 169 stabilisce che il sostegno pubblico può essere concesso a seguito della positiva decisione della Commissione europea sulla compatibilità del regime di sostegno in argomento con il quadro normativo dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato.

Il termine entro il quale può essere concesso il sostegno è di dodici mesi dalla data della positiva decisione della Commissione sul regime di sostegno. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze tale periodo può essere esteso fino a un massimo di ulteriori dodici mesi previa approvazione da parte della Commissione europea. Nel caso sia necessaria la notifica individuale del singolo intervento, il sostegno può essere concesso ad esito della relativa autorizzazione della Commissione europea.

 

Il successivo comma 6 stabilisce inoltre che, per far fronte agli oneri derivanti dal regime di sostegno pubblico all’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni è istituito nello stato di previsione del MEF un fondo di importo pari a 100 milioni di euro per il 2020. Il fondo può essere incrementato con gli eventuali minori oneri derivanti dall'attuazione delle misure di sostegno alle imprese disposte dagli articoli 55, 56 e 57 del decreto legge n. 18 del 2020

 

L'articolo 170 dispone la trasmissione al MEF da parte della Banca d'Italia delle offerte vincolanti per l’acquisto di un compendio ceduto che prevedono quale condizione la concessione di misure di sostegno pubblico. Sono trasmesse le sole offerte per le quali la Banca d’Italia attesta che:

a)   l’offerente ha una situazione patrimoniale, finanziaria e organizzativa idonea, anche in relazione alla dimensione dei suoi attivi rapportati a quelli del compendio ceduto, a sostenerne l’acquisizione e a integrarlo nella propria organizzazione aziendale entro un anno dall’acquisizione;

b)   tra l’offerente e la banca posta in liquidazione coatta amministrativa non sussistono rapporti di controllo ai sensi dell’articolo 23 del TUB;

c)   l’offerente è autorizzato a svolgere l'attività bancaria e le altre attività connesse del compendio ceduto;

d)   il compendio ceduto non comprende le passività assoggettabili a bail-in, indicate all'articolo 52, comma 1, lettera a), punti i), ii), iii) e iv), del decreto legislativo n. 180 del 2015.

e)    Si tratta in particolare delle riserve e del capitale rappresentato da azioni, anche non computate nel capitale regolamentare, nonché dagli altri strumenti finanziari computabili nel capitale primario di classe 1, strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1, elementi di classe 2 e debiti subordinati diversi dagli strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 o dagli elementi di classe 2.

f)    non vi sono condizioni ostative al rilascio dell’autorizzazione alla cessione di attività e passività ai sensi dell’articolo 90, comma 2, del TUB.

L'articolo 90 del TUB disciplina il realizzo dell'attivo nell'ambito della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Ai sensi del comma 2, i commissari, con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, possono cedere attività e passività, l’azienda, rami d’azienda nonché beni e rapporti giuridici individuabili in blocco. La cessione può avvenire in qualsiasi stadio della procedura, anche prima del deposito dello stato passivo.

 

Ai sensi del comma 2, la Banca d’Italia attesta inoltre che:

a)   la cessione non è attuabile senza ricorso al sostegno pubblico, evidenziando le motivazioni per le quali il supporto pubblico è necessario per l’ordinato svolgimento della liquidazione, anche alla luce delle valutazioni espresse dal sistema di garanzia dei depositi in merito alla possibilità di effettuare interventi ai sensi dell’articolo 96-bis del TUB. Qualora vengano presentate offerte che non prevedono il sostegno pubblico la Banca d’Italia ha l'obbligo di motivarne l’esclusione;

b)   le offerte sono state individuate, anche sulla base di trattative a livello individuale, nell'ambito di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell'offerta di acquisto più conveniente, in conformità del quadro normativo dell’Unione europea sugli aiuti di Stato;

c)   le offerte trasmesse sono idonee a garantire la liquidazione ordinata della banca e il mantenimento della redditività a lungo termine dell'acquirente o del nuovo soggetto risultante dalla cessione.

 

Ai sensi del comma 3 dell'articolo 170, le offerte di acquisto di un compendio ceduto devono contenere gli impegni previsti ai fini del rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato, inclusa la comunicazione della Commissione europea 2013/C-216/01 (Comunicazione sul settore bancario), con particolare riguardo alle condizioni per l'autorizzazione di regimi di liquidazione ordinata  (paragrafo 6.4 della comunicazione), al divieto di utilizzo dei segni distintivi della banca in liquidazione coatta amministrativa e agli ulteriori impegni eventualmente indicati dalla Commissione europea, nella decisione di cui all’articolo 169, comma 5, al fine di limitare le distorsioni della parità concorrenziale e assicurare la redditività dell’acquirente dopo l’acquisizione.

 

Ai fini della concessione del sostegno, il successivo articolo 171 stabilisce che, tenuto conto delle attestazioni fornite dalla Banca d’Italia ai sensi dell’articolo 170, verificata la conformità con quanto previsto dalle norme in esame e con la decisione della Commissione europea di cui all'articolo 169, comma 5, selezionata l'offerta che, nel rispetto dell'obiettivo di assicurare l’ordinato svolgimento della procedura di liquidazione coatta amministrativa, minimizza il sostegno pubblico, il Ministro dell’economia e delle finanze può disporre le misure di sostegno con proprio decreto (comma 1), sottoposto al controllo preventivo di legittimità e alla registrazione della Corte dei Conti (comma 2).

L’acquirente può avvalersi delle misure di sostegno solo successivamente della cessione del compendio.

Per effetto della concessione del sostegno, al MEF è attribuito un credito nei confronti della liquidazione coatta amministrativa (comma 3). Il credito è pagato dopo i crediti prededucibili ai sensi dell'articolo 111, comma 1, numero 1), e dell'articolo 111-bis della legge fallimentare e prima di ogni altro credito. Con riferimento alle misure di cui all’articolo 169, comma 1, lettere a) e b), il credito del MEF è commisurato al valore attuale netto attribuito all’acquirente per effetto della trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate.

Il comma 4 specifica inoltre che se la concentrazione che deriva dall’acquisizione del compendio ceduto all’acquirente non risulta di dimensione comunitaria ai sensi del regolamento (CE) n. 139/2004, essa si intende autorizzata in deroga alle procedure previste dalle norme a tutela della concorrenza e del mercato di cui alla legge n. 287 del 1990, per rilevanti interessi generali dell'economia nazionale.

 

L'articolo 172, comma 1, dispone che, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, la cessione del compendio di cui all’articolo 169 si considera cessione di un ramo di azienda e, pertanto, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera b) del  D.P.R n. 633 del 1972, è esclusa dall'ambito di applicazione dell'imposta in quanto non è riconducibile alla cessione di beni. Agli atti aventi a oggetto la cessione del compendio si applicano le imposte di registro, ipotecaria e catastale, ove dovute, nella misura fissa di 200 euro ciascuna.

Il comma 2 specifica che al soggetto cessionario e al soggetto cedente si applicano le disposizioni previste, rispettivamente, per l’ente-ponte e per l’ente sottoposto a risoluzione dall’articolo 15 del decreto legge n. 18 del 2016.

Tale disposizione stabilisce che la cessione di diritti, attività e passività di un ente sottoposto a risoluzione a un ente-ponte non costituisce realizzo di plusvalenze o minusvalenze ai fini dell'imposta sul reddito delle società e dell'imposta regionale sulle attività produttive. I beni ricevuti dall'ente-ponte sono valutati fiscalmente in base agli ultimi valori fiscali riconosciuti in capo all'ente cedente. Dalla data in cui ha effetto la cessione l'ente-ponte subentra nella posizione dell'ente sottoposto a risoluzione in ordine ai diritti, attività o passività oggetto di cessione, incluse la deduzione o la tassazione dei componenti di reddito dell'ente sottoposto a risoluzione già imputati a conto economico e non ancora dedotti o tassati dallo stesso alla data della cessione, e nelle deduzioni derivanti da opzioni di riallineamento dell'avviamento e di altre attività immateriali esercitate dall'ente sottoposto a risoluzione. Le perdite di cui all'articolo 84 del TUIR dell'ente sottoposto a risoluzione sono portate in diminuzione del reddito dell'ente-ponte.

 

Il comma 3 stabilisce che i componenti positivi derivanti dagli interventi a sostegno della cessione del compendio non concorrono alla formazione del reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito e alla determinazione del valore della produzione netta del cessionario. Le spese sostenute dal cessionario nell’ambito delle misure di ristrutturazione aziendale sovvenzionate con gli eventuali contributi di cui all’articolo 169, comma 1, lettera d), sono comunque deducibili dal reddito complessivo ai fini delle imposte sul reddito e dal valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive. Il cessionario inoltre non è obbligato solidalmente con il cedente ai sensi dell’articolo 33 del decreto legislativo n. 231 del 2001 (comma 4).

Tale articolo dispone che, nel caso di cessione dell'azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è solidalmente obbligato, salvo il beneficio della preventiva escussione dell'ente cedente e nei limiti del valore dell'azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria.

 

Per effetto del comma 5, infine, sono escluse dalla cessione le controversie relative ad attività e passività escluse dalla stessa e le relative passività.

 

L'articolo 173 dispone che il MEF, sulla base degli elementi forniti dalla Banca d’Italia, presenti alla Commissione europea una relazione annuale sul funzionamento del regime di sostegno pubblico per l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni ai sensi del paragrafo 6.5 della Comunicazione della Commissione Europea 2013/C-216/01.

 

L'articolo 174 delega al MEF il potere di emanare disposizioni di attuazione delle norme in esame con uno o più decreti.

 

L'articolo 175 stabilisce che agli oneri derivanti dal regime di sostegno pubblico per l’ordinato svolgimento delle procedure di liquidazione coatta amministrativa di banche di ridotte dimensioni (articoli da 168 a 174), nonché a quelle del precedente Capo I relativo alla garanzia dello Stato su passività di nuova emissione (articoli da 165 a 167) si provvede ai sensi dell’articolo 265, alla cui scheda di lettura si fa rinvio.

 

 


 

Titolo VIII – Misure di settore

Capo I -  Misure per il turismo e la cultura

Articolo 176
(Tax credit vacanze)

 

 

L’articolo 176 concede un credito, relativo al periodo d’imposta 2020 ed utilizzabile dal 1° luglio al 31 dicembre 2020, per i pagamenti di servizi turistici usufruiti sul territorio nazionale. Il beneficio è destinato a nuclei familiari con ISEE non superiore a 40.000 euro. Sono inoltre dettate le condizioni per la fruizione del beneficio. L'ammontare massimo del credito, utilizzabile da un solo componente per nucleo familiare, è pari a 500 euro per nucleo familiare (300 euro per i nuclei di due persone, 150 euro per i nuclei di una sola persona).

Il beneficio è fruibile esclusivamente:

§  nella misura dell’80 per cento, d’intesa con il fornitore del servizio, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto;

§  il restante 20 per cento è riconosciuto in forma di detrazione di imposta.

Lo sconto è rimborsato al fornitore dei servizi sotto forma di credito d'imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione.

Si demanda ad un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate la definizione delle modalità applicative delle disposizioni in esame.

 

Il comma 1 riconosce un credito in favore dei nuclei familiari con ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente, di cui al DPCM n. 159 del 2013) inferiore ai 40.000 euro per il pagamento di servizi offerti dalle imprese turistico ricettive, dalle aziende di agriturismo e dai bed and breakfast. Tali imprese dovranno essere in possesso dei titoli prescritti (dalle norme nazionali o regionali) per l’esercizio dell’attività. Il credito è utilizzabile dal 1° luglio al 31 dicembre 2020.

La disposizione specifica che, ai fini del riconoscimento del beneficio, si può considerare l'ISEE in corso di validità, ordinario ovvero corrente (ai sensi dell'art. 9 del DPCM n. 159 del 2013).

 

Il DPCM n. 159 del 2013 - richiamato dal comma 1 dell'articolo in esame - reca il regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'ISEE. L'art. 9 del regolamento stabilisce che può essere calcolato l'ISEE corrente, riferito ad un periodo di tempo più ravvicinato al momento della richiesta della prestazione, qualora vi sia una rilevante variazione nell'Indicatore e al contempo si sia verificata, per almeno uno dei componenti il nucleo familiare, nei 18 mesi precedenti la richiesta della prestazione, una delle variazioni della situazione lavorativa ivi elencate.

Si ricorda qui, in estrema sintesi, che l'ISEE, istituito dal D.lgs. 109/1998, è un indicatore utilizzato per confrontare, mediante apposite scale di equivalenza volte a misurare forfettariamente le differenti condizioni soggettive, la situazione economica del nucleo familiare del soggetto che richiede prestazioni sociali agevolate. È calcolato sulla base di una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e vale annualmente per tutti i membri del nucleo e per tutte le prestazioni sociali, anche se richieste ad enti erogatori diversi.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla pagina dedicata sul sito dell'INPS.

 

Si ricorda, inoltre, che la legge n. 96 del 2006 reca disciplina dell'agriturismo. L'art. 2 della legge citata stabilisce che per attività agrituristiche debbano intendersi le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli (di cui all'articolo 2135 c.c.), anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l'utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali.

Si segnala, infine, che è all'esame della 10a commissione del Senato il disegno di legge A.S. n. 1413, approvato dalla Camera dei deputati, il quale conferisce al Governo la delega per l'adozione di uno o più decreti legislativi in materia di turismo, contestualmente individuando i relativi principi e criteri direttivi. Per un inquadramento generale della materia si veda la relativa Nota n. 122 (luglio 2019).

 

Il comma 2 stabilisce che il credito si può riconoscere ad un solo componente del gruppo familiare, nella misura massima di:

§  500 euro per nucleo familiare;

§  300 euro per i nuclei familiari di due persone;

§  150 euro per i nuclei familiari composti da una sola persona.

 

Il comma 3 stabilisce le seguenti condizioni per la fruizione del beneficio, a pena di decadenza:

a)   le spese devono essere sostenute in unica soluzione in relazione ai servizi resi da un singolo fornitore del servizio;

b)   il totale del corrispettivo deve essere documentato da fattura elettronica o documento commerciale (di cui al d.lgs. n. 127/2015, art. 2, recante la disciplina sulla trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi); si specifica che la fattura o il documento dovranno riportare il codice fiscale del soggetto richiedente il credito;

c)   il pagamento del servizio deve essere corrisposto senza l’ausilio, l’intervento o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator.

 

Ai sensi del comma 4 il credito è fruibile esclusivamente nella misura dell’80 per cento, d’intesa con il fornitore del servizio, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto e per il 20 per cento in forma di detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi da parte dell’avente diritto.

Il comma 5 prevede il rimborso dello sconto all'impresa turistica ricettiva, all'agriturismo o al bed and breakfast, sotto forma di credito d'imposta. Si chiarisce che il credito d'imposta in esame è utilizzabile esclusivamente in compensazione (ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997). Non si applicano a tali crediti compensabili i limiti generali (700.000 euro) e i limiti speciali (cd. limite di utilizzo, pari 250.000 euro) di cui, rispettivamente, all’articolo 34 della legge n. 388 del 2000 e all’articolo 1, comma 53, della legge n. 244 del 2007.

Il medesimo credito di imposta può essere oggetto di cessione a terzi, anche diversi dai propri fornitori di beni e servizi, nonché ad istituti di credito o intermediari finanziari. Il credito d'imposta non ulteriormente ceduto è usufruito dal cessionario con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.

Qualora si accerti che il credito sia stato utilizzato senza il soddisfacimento di tutte le condizioni previste, il fornitore dei servizi e i cessionari risponderanno solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in misura eccedente lo sconto applicato. La norma pone in capo all'Agenzia delle entrate il compito di provvedere al recupero dell’importo corrispondente, maggiorato di interessi e sanzioni.

 

Si ricorda che l’articolo 17 del d.lgs. 241 del 1997 disciplina la compensazione dei crediti. Al fine di compensare i crediti con i propri debiti, i contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all'INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

Al fine di contrastare indebite compensazioni, l'art. 3 del D.L. n. 124 del 2019 (conv. dalla l. n. 157 del 2019) consente di compensare per importi superiori a 5.000 euro annui solo a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui emerge il credito; estende l’obbligo di utilizzare modalità di pagamento telematiche a tutti i soggetti che intendono effettuare la compensazione; introduce una specifica disciplina sanzionatoria.

Il comma 6 demanda ad un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare sentito l’INPS e previo parere dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, la definizione delle modalità applicative dei commi da 1 a 5, da eseguire anche avvalendosi della società per azioni PagoPA.

La piattaforma pagoPA è la piattaforma per la gestione del sistema dei pagamenti pubblici, che consente a privati e aziende di effettuare pagamenti elettronici alla PA. PagoPA S.p.A. è la società partecipata dallo Stato creata allo scopo di diffondere i servizi digitali in Italia costituita ai sensi dell'art. 8 del D.L. n. 135 del 2018. Tale articolo 8 ha trasferito, dall'Agenzia per l'Italia Digitale alla Presidenza del Consiglio dei ministri, i compiti relativi alla piattaforma tecnologica per l'interconnessione e l'interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni e i prestatori di servizi di pagamento. A tale fine ha previsto la costituzione di una società per azioni interamente partecipata dallo Stato per lo svolgimento delle suddette attività. Al Presidente del Consiglio dei ministri sono attribuite le funzioni di indirizzo, coordinamento e supporto tecnico delle pubbliche amministrazioni per assicurare la massima diffusione delle forme di pagamento con strumenti elettronico.

Sul sistema pagoPA si veda il relativo sito internet.

 

Il comma 7 dispone in ordine alla copertura degli oneri, valutati in circa 1.677,2 milioni euro per l’anno 2020 e in circa 733,8 milioni euro per l’anno 2021, rinviando all'art. 265 del presente decreto-legge.


 

Articolo 177
(Esenzioni IMU per il settore turistico)

 

 

L’articolo 177 prevede l’abolizione della prima rata dell'IMU, quota-Stato e quota-Comune, per l’anno 2020 in favore dei possessori di immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali o stabilimenti termali, così come per gli immobili classificati nella categoria catastale D/2, vale a dire gli immobili di agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù e campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività.

 

In particolare, il comma 1, in considerazione degli effetti connessi all’emergenza sanitaria da COVID 2019, esenta dalla prima rata, relativa all’anno 2020, dell'imposta municipale propria (IMU) gli immobili:

§  adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali e degli stabilimenti termali (lettera a));

§  rientranti nella categoria catastale D/2 (alberghi e pensioni con fine di lucro) ovvero – secondo quanto specificato dalla norma - agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane, affittacamere per brevi soggiorni, case e appartamenti per vacanze, bed & breakfast, residence e campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività esercitate (lettera b)).

 

Si ricorda che i commi da 738 a 783 della legge di bilancio 2020 hanno riformato l'assetto dell'imposizione immobiliare locale, unificando le due vigenti forme di prelievo (l'Imposta comunale sugli immobili, IMU e il Tributo per i servizi indivisibili, TASI) e facendo confluire la relativa normativa in un unico testo. L'aliquota di base è fissata allo 0,86 per cento e può essere manovrata dai comuni a determinate condizioni. Ulteriori aliquote sono definite nell'ambito di una griglia individuata con decreto del MEF. Sono introdotte modalità di pagamento telematiche.

In particolare, il comma 772 dispone, relativamente agli immobili strumentali, la deducibilità dell'IMU dal reddito di impresa e dal reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni, diversamente da quanto accade per l'IRAP, imposta rispetto alla quale il tributo locale risulta, invece, indeducibile. In via transitoria, il comma 773, stabilisce che la deduzione si applica nella misura del 60 per cento per gli anni 2020 e 2021 (ovvero per i periodi d'imposta successivi a quello in corso, rispettivamente, al 31 dicembre 2019 e al 31 dicembre 2020), mentre l'intera deducibilità dell'IMU, dell'IMI e dell'IMIS ha effetto a decorrere dal 2022, ovvero dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021.

Il comma 2 prevede che per il ristoro ai comuni a fronte delle minori delle entrate derivanti dall’abolizione dell’IMU, è istituito, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo con una dotazione di 74,90 milioni di euro per l’anno 2020. Alla ripartizione del Fondo si provvede con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Ai sensi del comma 3, le disposizioni in esame si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’emergenza COVID-19.

Il comma 4 quantifica gli oneri in 205,45 milioni di euro per l’anno 2020, cui si provvede ai sensi dell’articolo 265, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 


 

Articolo 178
(Fondo turismo)

 

 

Il comma 1 dell'articolo 178 istituisce nello stato di previsione del MIBACT un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2020, al fine di sostenere il settore turistico mediante operazioni di mercato.

Il fondo è finalizzato alla sottoscrizione di quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e fondi di investimento, gestiti da società di gestione del risparmio, in funzione di acquisto, ristrutturazione e valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico-ricettive.

Il comma in esame demanda a un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione delle modalità e delle condizioni di funzionamento del fondo, comprese le modalità di selezione del gestore del Fondo, anche mediante il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti S.p.A. individuato come istituto nazionale di promozione ai sensi della normativa europea sugli investimenti strategici e di altri soggetti privati.

Il comma 2 prevede che il corrispettivo al soggetto gestore è riconosciuto, a valere sulla dotazione del fondo, nel limite massimo di 200.000 euro per il 2020.

Il comma 3 consente l'incremento del Fondo, nella misura di 100 milioni di euro per il 2021, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione individuate a legislazione vigente per il periodo di programmazione 2014-2020 previa delibera del CIPE volta a rimodulare e ridurre di pari importo, per il medesimo anno, le somme già assegnate con le rispettive delibere CIPE al Piano operativo "Cultura e turismo" di competenza del MIBACT.

Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Il comma 1 istituisce nello stato di previsione del MIBACT un fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2020, al fine di sostenere il settore turistico mediante operazioni di mercato.

 

Il 13 maggio 2020 la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione Turismo e trasporti nel 2020 e oltre (COM(2020) 550 final).

Il pacchetto mira ad aiutare la ripresa del settore turistico dell'UE dalla pandemia sostenendo le imprese e garantendo che l'Europa continui a essere la prima destinazione dei visitatori.

Il pacchetto della Commissione per il turismo e i trasporti comprende: una strategia complessiva volta alla ripresa nel 2020 e oltre; un approccio comune per il ripristino della libera circolazione e l'eliminazione delle restrizioni alle frontiere interne dell'UE in modo graduale e coordinato; un quadro a sostegno del graduale ripristino dei trasporti, che garantisca nel contempo la sicurezza dei passeggeri e del personale; una raccomandazione che punta a far sì che i buoni di viaggio siano per i consumatori un'alternativa attraente al rimborso in denaro; criteri per la ripresa graduale e in sicurezza delle attività turistiche e per lo sviluppo di protocolli sanitari per le strutture ricettive quali ad esempio gli alberghi.

Con particolare riferimento alle imprese del settore, la Commissione intende sostenere il turismo europeo con le seguenti iniziative.

Garanzia di liquidità per le imprese turistiche, in particolare le PMI, attraverso:

flessibilità nel quadro delle norme in materia di aiuti di Stato, che consenta agli Stati membri di introdurre regimi, quali i regimi di garanzia per i buoni e altri regimi di liquidità, per sostenere le imprese dei settori dei trasporti e dei viaggi e per garantire che siano soddisfatte le richieste di rimborso dovute alla pandemia di coronavirus. La Commissione, previa notifica da parte dello Stato membro interessato, può approvare molto rapidamente i regimi per i buoni;

finanziamenti dell'UE: l'UE continua a fornire, in regime di gestione concorrente con gli Stati membri, liquidità immediata alle imprese colpite dalla crisi tramite l'iniziativa di investimento in risposta al coronavirus. La Commissione ha inoltre messo a disposizione, con il Fondo europeo per gli investimenti, fino a 8 miliardi di € di finanziamenti per 100 000 piccole imprese colpite dalla crisi.

Salvaguardia dei posti di lavoro con un contributo finanziario fino a 100 miliardi di € dal programma SURE:

il programma SURE aiuta gli Stati membri a coprire i costi dei regimi nazionali di riduzione dell'orario lavorativo e di misure analoghe che consentano alle imprese di salvaguardare i posti di lavoro. La Commissione sostiene inoltre i partenariati tra i servizi per l'impiego, le parti sociali e le imprese per facilitare la riqualificazione professionale, specialmente per i lavoratori stagionali.

Collegamento dei cittadini all'offerta turistica locale, promozione delle attrazioni e del turismo locali e dell'Europa come destinazione turistica sicura:

la Commissione collaborerà con gli Stati membri alla promozione di un sistema di buoni "di sostegno" nell'ambito del quale i clienti potranno sostenere i loro alberghi o ristoranti preferiti. La Commissione sosterrà inoltre delle campagne di comunicazione paneuropee volte a promuovere l'Europa come meta turistica d'eccellenza.

A integrazione delle misure a breve termine, la Commissione continuerà a collaborare con gli Stati membri per promuovere il turismo sostenibile in linea con il Green Deal europeo e incoraggiare una trasformazione digitale dei servizi turistici per una scelta più ampia, una migliore assegnazione delle risorse e nuove modalità di gestione dei flussi turistici e di viaggio.

La Commissione organizzerà una convenzione europea sul turismo insieme alle istituzioni dell'UE, all'industria, alle regioni, alle città e alle altre parti interessate per costruire insieme il futuro di un ecosistema turistico europeo sostenibile, innovativo e resiliente: l'"Agenda europea per il turismo 2050".

 

Il fondo è finalizzato alla sottoscrizione di quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e fondi di investimento, gestiti da società di gestione del risparmio, in funzione di acquisto, ristrutturazione e valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico-ricettive.

 

L'organismo di investimento collettivo del risparmio (Oicr) è l'organismo istituito per la prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio, il cui patrimonio è raccolto tra una pluralità di investitori mediante l'emissione e l'offerta di quote o azioni, gestito in monte nell'interesse degli investitori e in autonomia dai medesimi nonché investito in strumenti finanziari, crediti, inclusi quelli erogati, a favore di soggetti diversi dai consumatori, a valere sul patrimonio dell'OICR, partecipazioni o altri beni mobili o immobili, in base a una politica di investimento predeterminata (art. 1, co. 1, lettera k), del TUF - d.lgs. 58/1998).

Il fondo "comune" di investimento è l'Oicr costituito in forma di patrimonio autonomo, suddiviso in quote, istituito e gestito da un gestore (art. 1, co. 1, lettera j), del TUF - d.lgs. 58/1998).

La società di gestione del risparmio (SGR) è la società per azioni con sede legale e direzione generale in Italia autorizzata a prestare il servizio di gestione collettiva del risparmio (art. 1, co. 1, lettera o), del TUF - d.lgs. 58/1998).

 

Il comma in esame demanda a un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione delle modalità e delle condizioni di funzionamento del fondo, comprese le modalità di selezione del gestore del Fondo, anche mediante il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti S.p.A. come istituto nazionale di promozione ai sensi della normativa europea sugli investimenti strategici, in base alla disciplina recata dall’articolo 1, comma 826, della L. n. 208/2015 (legge di stabilità 2016), e di altri soggetti privati.

 

I commi da 822 a 830 dell'articolo 1 della L. n. 208/2015 individuano la Cassa depositi e prestiti S.p.A. come istituto nazionale di promozione ai sensi della normativa europea sugli investimenti strategici e come possibile esecutore degli strumenti finanziari destinatari dei fondi strutturali e di eventuali fondi apportati da amministrazioni ed enti pubblici o privati, abilitandola a svolgere le attività previste da tale normativa anche utilizzando le risorse della gestione separata.

Il comma 822 prevede che, onde perseguire l'obiettivo di supportare la costituzione delle Piattaforme di investimento (cfr. infra) previste dal Regolamento (UE) n. 2015/1017 del 25 giugno 2015, cd. Regolamento Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), le operazioni finanziarie delle piattaforme di investimento ammissibili al FEIS promosse dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A. (di seguito anche: CDP) possano essere assistite dalla garanzia dello Stato. Tale garanzia statale è qualificata come onerosa, a prima richiesta, esplicita, incondizionata e irrevocabile.

Le «banche o istituti nazionali di promozione» sono le entità giuridiche che espletano attività finanziarie su base professionale, cui è stato conferito un mandato da uno Stato membro o da un'entità di uno Stato membro, a livello centrale, regionale o locale, per svolgere attività di sviluppo o di promozione così come definite all'articolo 2, n. 3 del Regolamento (UE) 2015/1017 del 25 giugno 2015 relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013.

Secondo la Comunicazione COM (2015) 361, la principale motivazione economica dell'istituzione di una banca di promozione risiede nel fatto che i fallimenti del mercato possono ridurre gli investimenti e, di conseguenza, rallentare la crescita futura portandola a livelli non efficienti sotto il profilo economico, e che un istituto con un mandato pubblico si trova in posizione migliore rispetto agli operatori privati per rimediare ai fallimenti del mercato. Secondo il documento, l'Italia ha annunciato di partecipare al progetto FEIS tramite la Cassa Depositi e Prestiti per un importo di 8 miliardi di euro.

Il documento prefigura la cooperazione tra le banche nazionali di promozione e la BEI tramite accordi di coinvestimento (piattaforme di investimento) che vengono strutturati al fine di aggregare i progetti d'investimento, ridurre i costi delle operazioni e dell'informazione e ripartire più efficacemente il rischio fra i vari investitori. Le piattaforme d'investimento possono essere società veicolo, conti gestiti, accordi di cofinanziamento o di condivisione dei rischi basati su contratti oppure accordi stabiliti con altri mezzi tramite i quali le entità incanalano un contributo finanziario al fine di finanziare una serie di progetti di investimento.

Il comma 823 prevede che un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con i Ministri interessati, approvi le piattaforme di investimento ammissibili alla garanzia dello Stato. In attuazione di tale disposizione sono stati emanati il D.M. 6 febbraio 2017, il D.M. 28 febbraio 2018 e il D.M. 15 marzo 2018. 

Il comma 824 stabilisce che i criteri, le modalità e le condizioni per la concessione della garanzia statale siano definiti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. In attuazione di tale disposizione è stato emanato il D.M. 3 agosto 2016.

Il comma 825, a copertura delle garanzie statali previste dai commi 822-829 nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, istituisce un fondo, la cui dotazione iniziale per l'anno 2016 è fissata in 200 milioni di euro. Viene inoltre autorizzata l'istituzione di un conto corrente di tesoreria dedicato. Il comma prevede altresì che le amministrazioni statali e degli enti territoriali possano versare contributi al fine di incrementare la dotazione del Fondo. Le modalità di versamento sono stabilite con il decreto di cui al comma precedente, ovvero attraverso la procedura prevista dal comma 497 (rimodulazione in via amministrativa delle risorse assegnate a fondi di garanzia, cfr. infra).

Il comma 826 attribuisce alla CDP la qualifica di istituto nazionale di promozione, come definito dall’articolo 2, n. 3, del Regolamento (UE) n. 2015/1017 del 25 giugno 2015 relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), secondo quanto previsto nella Comunicazione COM (2015) 361 del 22 luglio 2015 della Commissione europea.

Il comma 827 abilita la CDP a svolgere le attività degli istituti nazionali di promozione previste dal Regolamento (UE) n. 2015/1017, nonché i compiti previsti dal Regolamento (CE) n. 1303/2013 e dal Regolamento (UE, EURATOM) n. 966/2012.

Il Regolamento (CE) n. 1303/2013 del 17 dicembre 2013 in materia di disposizioni comuni sui fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) reca disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Il Regolamento (UE, EURATOM) n. 966/2012 del 25 ottobre 2012, stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione.

Il comma 828 autorizza la CDP a impiegare le risorse della gestione separata di cui all’articolo 5, comma 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, per contribuire a realizzare gli obiettivi del FEIS, tra l’altro mediante il finanziamento di piattaforme d’investimento e di singoli progetti ai sensi del Regolamento (UE) n. 2015/1017, nel rispetto della disciplina dell’Unione europea sugli aiuti di Stato.

L’articolo 5, comma 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 ha istituito un sistema separato ai soli fini contabili ed organizzativi, la cui gestione è uniformata a criteri di trasparenza e di salvaguardia dell'equilibrio economico.

Sono assegnate alla gestione separata le partecipazioni e le attività a essa strumentali, connesse e accessorie, e le attività di assistenza e di consulenza in favore dei soggetti finanziati da CDP.

La CDP finanzia sotto qualsiasi forma lo Stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico, utilizzando fondi rimborsabili sotto forma di libretti di risparmio postale e di buoni fruttiferi postali, assistiti dalla garanzia dello Stato e distribuiti attraverso Poste italiane S.p.A. o società da essa controllate, e fondi provenienti dall'emissione di titoli, dall'assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, che possono essere assistiti dalla garanzia dello Stato. L'utilizzo dei fondi è consentito anche per il compimento di ogni altra operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto sociale della CDP S.p.A. effettuata nei confronti dei medesimi soggetti, o dai medesimi promossa, nonché nei confronti di soggetti privati per il compimento di operazioni nei settori di interesse generale individuati con D.M., tenuto conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione. Le operazioni adottate nell'ambito delle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo possono essere effettuate anche in cofinanziamento con istituzioni finanziarie europee, multilaterali o sovranazionali, nel limite annuo stabilito con apposita convenzione stipulata tra la medesima CDP e il Ministero dell'economia e delle finanze.

Il comma 829 stabilisce che la Cassa depositi e prestiti S.p.A. e le società dalla stessa controllate possono esercitare i compiti di esecuzione degli strumenti finanziari destinatari dei Fondi SIE, di cui al Regolamento n. 966/2012 e al Regolamento n. 1303/2013, in forza di un mandato della Commissione europea ovvero mediante affidamenti da parte delle autorità di gestione.

In forza del comma 830 le amministrazioni e gli enti pubblici o i privati, anche a valere su risorse europee possono contribuire a finanziare le attività di cui al comma precedente. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, vengono individuate, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, le eventuali risorse delle amministrazioni statali.

 

Il comma 2 prevede che il corrispettivo al soggetto gestore è riconosciuto, a valere sulla dotazione del fondo, nel limite massimo di 200.000 euro per il 2020.

Il comma 3 consente l'incremento del Fondo, nella misura di 100 milioni di euro per il 2021, mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione individuate dall’art. 1, co. 6, della L. 147/2013 (legge di stabilità 2014) per il periodo di programmazione 2014-2020 previa delibera del CIPE volta a rimodulare e ridurre di pari importo, per il medesimo anno, le somme già assegnate con le delibere CIPE n. 3 del 2016, n. 100 del 2017 e n. 10/2018 al Piano operativo "Cultura e turismo" di competenza del MIBACT.

Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Con la delibera del CIPE n. 3 del 1° maggio 2016, è stato approvato il Piano stralcio «Cultura e Turismo». In base alle premesse, l’obiettivo strategico del Piano è il potenziamento dell’offerta culturale e dei sistemi di fruizione turistica, attraverso il rafforzamento e la riqualificazione del sistema delle infrastrutture culturali mediante interventi diretti alla tutela, valorizzazione e messa in rete del patrimonio culturale, materiale ed immateriale, ed al consolidamento e/o la realizzazione dei sistemi territoriali turistico-culturali. Per la realizzazione di tale Piano stralcio, di competenza del MIBACT, viene assegnato al medesimo Ministero l’importo complessivo di 1.000 milioni di euro a valere sulle risorse del FSC per il ciclo di programmazione 2014-2020, ai sensi della lettera d) dell’art. 1, comma 703, della legge n. 190/2014. L’assegnazione di 1.000 milioni di euro è ripartita tra diversi interventi, secondo quanto indicato nella tabella di cui all’allegato 2 della delibera, che indica anche i macroaggregati cui afferiscono gli interventi stessi e le relative assegnazioni.

In particolare sono individuati i seguenti tre macroaggregati:

a) sistema museale italiano, con un valore complessivo di 645 milioni di euro; b) sistemi territoriali turistico-culturali (cammini, percorsi, aree vaste), con un valore complessivo di 185 milioni di euro;

c) insieme di interventi di completamento particolarmente significativi e di nuovi interventi a cui è destinata una riserva di importo pari a 170 milioni di euro, tutti da individuare con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Nell’ambito di tale riserva, 150 milioni di euro sono assegnati a favore di interventi, non superiori a 10 milioni di euro, afferenti al progetto di recupero di luoghi culturali dimenticati, denominato «Bellezz@-Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati» e 20 milioni di euro a favore di interventi di particolare strategicità.

In relazione al cronoprogramma indicato nella proposta ed in coerenza con gli stanziamenti di bilancio dello Stato relativi al FSC 2014-2020, l’assegnazione disposta con la delibera corrisponde a 194 milioni di euro per l’anno 2020, 125 milioni di euro per l’anno 2021 e 94 milioni di euro per l’anno 2022.

Con la delibera CIPE n. 100 del 22 dicembre 2017, è stata approvata l’integrazione al Piano stralcio «Cultura e Turismo» di competenza del MIBACT approvato con delibera n. 3 del 2016. L’integrazione finanziaria al Piano è pari a 30,35 milioni di euro, è posta a carico delle risorse FSC 2014-2020 come integrate dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232 - legge di bilancio 2017 - ed è finalizzata alla realizzazione di alcuni interventi nei territori delle Regioni autonome Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia e della Regione Piemonte.

L’articolazione finanziaria dell'assegnazione prevede 2 milioni di euro per l'anno 2020.

Si ricorda che, successivamente, la delibera CIPE n. 10/2018 ha approvato il Piano operativo "Cultura e turismo", cui è stata è assegnata una dotazione finanziaria complessiva di 740 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, come integrate dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205. In base all’articolazione finanziaria annuale prevista (che si riferisce al periodo 2018-2025), le risorse per il 2020 ammontano a € 50 mln. Nelle premesse a tale delibera, si richiamano le delibere n. 3 del 2016 e n. 100 del 2017, con le quali sono state assegnate risorse FSC 2014-2020 per un importo complessivo di 1.030,35 milioni di euro in favore del Piano stralcio «Cultura e Turismo» e del relativo primo Addendum, entrambi di competenza del MIBACT, volti a realizzare un approccio integrato e sinergico tra cultura e fruizione turistica dei beni culturali. Inoltre, vi si sottolinea la proposta di approvazione del Piano operativo «Cultura e turismo», «ad integrazione e rafforzamento del Piano stralcio e relativo Addendum già approvati con le citate delibere n. 3 del 2016 e n. 100 del 2017».

La delibera CIPE n. 31/2018 ha infine approvato integrazioni alle delibere nn. 10, 11, 14 e 15 del 2018, con cui sono stati approvati i Piani operativi "Cultura

e turismo", "Ambiente", "Imprese e competitività" e "Salute", con assegnazione di risorse a valere sulle disponibilità del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) 2014-2020.

 


 

Articolo 179
(Promozione turistica in Italia)

 

 

Il comma 1 dell'articolo 179 istituisce nello stato di previsione del MIBACT Fondo per la promozione del turismo in Italia, con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2020, allo scopo di favorire la ripresa dei flussi turistici in ambito nazionale, demandando a un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo l'individuazione dei soggetti destinatari delle risorse e delle iniziative da finanziare nonché la definizione delle modalità di assegnazione anche al fine del rispetto del suddetto limite di spesa.

Il secondo periodo del comma in esame interviene sulla disciplina relativa alla governance dell'ENIT - Agenzia nazionale del turismo.

Nel dettaglio:

sono espunte le previsioni secondo le quali entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 83/2014 (L. n. 106/2014) si sarebbe dovuto provvedere all'approvazione del nuovo statuto dell'ENIT, il quale, adottato in sede di prima applicazione dal commissario straordinario, avrebbe poi dovuto essere approvato con DPCM, su proposta dello stesso Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Sono introdotte nuove disposizioni in base alle quali:

il Consiglio di amministrazione è composto dal Presidente, da un membro nominato dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con funzioni di amministratore delegato, e da un membro nominato dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo su designazione della Conferenza Stato-Regioni;

il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi, uno dei quali designato dal Ministro dell’economia e delle finanze e da due supplenti, nominati con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, che altresì designa il Presidente.

È eliminata la disposizione in base alla quale lo statuto avrebbe dovuto stabilire, altresì, che il consiglio di amministrazione fosse composto, oltre che dal presidente dell'ENIT, da due membri nominati dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, di cui uno su designazione della Conferenza Stato-Regioni, e l'altro sentite le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, nel rispetto della vigente disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni.

Il comma 2 stabilisce che entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge si provvede all’attuazione delle disposizioni relative alla nomina del presidente nonché del Consiglio di amministrazione dell'ENIT (quest'ultima previsione è stata introdotta dal comma 1 dell'articolo in esame).

Il comma 2 assegna quindi all’ENIT il termine di 30 giorni, decorrenti dalla data di tali nomine, per l'adeguamento del proprio statuto alle nuove disposizioni introdotte.

Il comma 3 reca la disposizione di copertura degli oneri derivanti dall'articolo in esame.

 

Il comma 1 istituisce nello stato di previsione del MIBACT il Fondo per la promozione del turismo in Italia, con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2020, allo scopo di favorire la ripresa dei flussi turistici in ambito nazionale, demandando a un DM, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, l'individuazione, anche avvalendosi dell’ENIT - Agenzia nazionale del turismo, dei soggetti destinatari delle risorse e delle iniziative da finanziare nonché la definizione delle modalità di assegnazione anche al fine del rispetto del suddetto limite di spesa.

 

L'ENIT-Agenzia nazionale per il turismo è un ente pubblico economico operante nella promozione dell'offerta turistica in Italia. Il D.L. 31 maggio 2014, n. 83, all'art. 16 ha previsto la trasformazione di ENIT-Agenzia nazionale per il turismo in ente pubblico economico e la liquidazione di Promuovi Italia S.p.A.

Lo Statuto di ENIT è stato approvato con DPCM 14 marzo 2019, registrato alla Corte dei Conti il 2 maggio 2019.

L'Agenzia svolge le proprie funzioni ed attività attraverso la sede centrale e le sedi periferiche e adotta propri regolamenti di contabilità e di amministrazione. La sua attività è regolata dall'art. 16 del citato D.L. n. 83/2014, dallo statuto e dalle norme relative alle persone giuridiche private. L' Agenzia svolge tutte le funzioni e i compiti ad essa attribuiti dalla legge nel perseguimento della missione di promozione del turismo, e provvede, tra l'altro, a:

a. curare la promozione all'estero dell'immagine turistica italiana e delle varie tipologie dell'offerta turistica nazionale, nonché la promozione integrata delle risorse turistiche delle Regioni, delle Province Autonome di Trento e Bolzano e, per il loro tramite, degli enti locali;

b. realizzare le strategie promozionali a livello nazionale ed internazionale e di informazione all'estero, di sostegno alle imprese per la commercializzazione dei prodotti turistici italiani;

c. svolgere le attività attribuite dalla legge, dallo statuto e dai regolamenti con particolare utilizzazione di mezzi digitali, piattaforme tecnologiche e rete internet attraverso la gestione del portale "Italia.it", nonché di ogni altro strumento di comunicazione ritenuto opportuno;

d. svolgere e organizzare attività e servizi di consulenza e di assistenza per lo Stato, per le regioni e per le Province Autonome di Trento e Bolzano e per gli organismi pubblici e privati, sottoscrivendo apposite convenzioni per promuovere e sviluppare processi indirizzati ad armonizzare i servizi di accoglienza e di informazione ai turisti ed anche, con corrispettivo, per attività promozionali e pubblicitarie di comunicazione e pubbliche relazioni;

e. attuare intese e forme di collaborazione con Enti pubblici e con gli Uffici della rete diplomatico-consolare del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, compresi gli Istituti di Cultura, secondo quanto previsto da appositi protocolli di intesa con le altre sedi di rappresentanza italiana all'estero, anche ai sensi dell'art. 1 della Legge 31 marzo 2005 n. 56.

In particolare, l'art. 2, comma 1, lettera h) dello Statuto dell'ENIT, approvato con DPCM 14 marzo 2019, affida all'ente il compito di attuare intese e forme di collaborazione con Enti pubblici e con gli Uffici della rete diplomatico-consolare del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, compresi gli Istituti di Cultura, secondo quanto previsto da appositi protocolli di intesa con le altre sedi di rappresentanza italiana all'estero. Inoltre, secondo quanto previsto dalla lett. b) dell'art. 2, comma 1, dello statuto, ENIT ha il compito di realizzare le strategie promozionali a livello nazionale ed internazionale e di informazione all'estero, di sostegno alle imprese per la commercializzazione dei prodotti turistici italiani.

Nel corso dell'attuale legislatura, è stato approvato in prima lettura dalla Camera il disegno di legge AC. 1698, che conferisce un'ampia delega al Governo per la riorganizzazione e la semplificazione della disciplina in materia di turismo. L'esame istruttorio del provvedimento, avvenuto nella X Commissione attività produttive della Camera, ha visto lo svolgimento di un ciclo di audizioni, nel corso del quale sono state raccolte le osservazioni di soggetti istituzionali e di numerose associazioni di categoria. L'Assemblea della Camera ha approvato in prima lettura il provvedimento, nella seduta del 10 luglio 2019. Il disegno di legge è attualmente all'esame in sede referente della 10ª Commissione del Senato (A.S. 1413).

Infine, si segnala che presso la X Commissione attività produttive della Camera è stato incardinato, il 2 ottobre 2019, l'esame della proposta di legge A.C. 1743 che prevede l'istituzione del Ministero del turismo e contiene altre disposizioni per la promozione del turismo e il sostegno del lavoro e delle imprese operanti nel settore turistico, nonché delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per l'istituzione della Scuola nazionale di alta formazione turistica e la disciplina dell'attività delle piattaforme tecnologiche di intermediazione di servizi turistici. In particolare, l'articolo 7 prevede, tra l'altro, misure di razionalizzazione dell'attività degli uffici esteri dell'ENIT – Agenzia nazionale del turismo.

 

Il terzo periodo del comma in esame interviene sulla disciplina relativa alla governance dell'ENIT, contenuta nell’articolo 16 del D.L. n. 83/2014 (L. n. 106/2014), "anche in ragione dell’esigenza di assicurare l’attuazione tempestiva ed efficace di quanto stabilito dal presente comma".

Nel dettaglio:

 

§  sono espunte le previsioni secondo le quali entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 83/2014 (L. n. 106/2014) si sarebbe dovuto provvedere all'approvazione del nuovo statuto dell'ENIT, il quale, adottato in sede di prima applicazione dal commissario straordinario, avrebbe poi dovuto essere approvato con DPCM, su proposta dello stesso Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.

 

Come sopra evidenziato, il nuovo statuto dell'ENIT è stato approvato con DPCM 14 marzo 2019.

 

A tal fine, sono soppressi il primo e il secondo periodo dell’articolo 16, comma 5, del D.L. n. 83/2014 (L. n. 106/2014).

 

Allo stesso comma 5 sono introdotti due nuovi periodi in base ai quali:

§  il Consiglio di amministrazione è composto dal Presidente, da un membro nominato dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, con funzioni di amministratore delegato, e da un membro nominato dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo su designazione della Conferenza Stato-Regioni;

§  il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi, uno dei quali designato dal Ministro dell’economia e delle finanze e da due supplenti, nominati con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, che altresì designa il Presidente.

Resta in vigore l'attuale previsione - contenuta nello stesso comma 5 - secondo cui il presidente dell'ENIT è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo;

 

Secondo l'attuale disciplina statutaria (che fa ancora riferimento al "Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo"), sono organi di ENIT: il Presidente; il Consiglio di amministrazione; il Collegio dei revisori dei conti.

Il Presidente è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo nel rispetto della disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39.

Il Presidente dura in carica per un periodo di tre anni, rinnovabile per una sola volta. La carica di Presidente è incompatibile con altri rapporti di lavoro subordinato e con qualsiasi altra attività professionale privata che si ponga in conflitto di interessi con le finalità e i compiti di ENIT. Il Presidente è scelto in base a criteri di alta professionalità, di capacità manageriale e di onorabilità.

Il Consiglio di amministrazione è composto, oltre che dal Presidente di ENIT, da due membri nominati dal Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di cui uno su designazione della Conferenza Stato-Regioni, e l'altro sentite le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, nel rispetto della disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39. I componenti del Consiglio di amministrazione durano in carica tre anni e possono essere rinnovati per non più di una volta. La gestione di ENIT spetta al Consiglio di amministrazione, il quale può delegare, nei limiti consentiti dalla legge, proprie attribuzioni, compresa la facoltà di subdelegare, ad uno dei suoi componenti che, conseguentemente, viene nominato consigliere delegato. Il Consiglio di amministrazione può sempre impartire direttive al consigliere delegato e avocare a sé operazioni rientranti nella delega. Il Consiglio di amministrazione può, inoltre, delegare, nei limiti consentiti dalla legge e nel rispetto del bilancio approvato, propri dipendenti o collaboratori all'impegno di spesa. Il Consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio delle deleghe.

Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi, fra i quali il suo Presidente, e da due membri supplenti. I componenti del Collegio sono nominati con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, che designa altresì il suo Presidente. Uno dei componenti è designato dal Ministero dell'economia e delle finanze. I componenti del Collegio durano in carica tre anni e possono essere confermati una sola volta. I componenti devono essere scelti tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della giustizia.

Il presidente attualmente in carica risulta nominato con DPR del 4 febbraio 2019 mentre gli altri due attuali componenti del consiglio di amministrazione sono stati nominati con DM 4749 del 2 maggio 2019.

 

§  al comma 6, mediante soppressione del terzo periodo, è altresì eliminata la disposizione in base alla quale lo statuto avrebbe dovuto stabilire che il consiglio di amministrazione fosse composto, oltre che dal presidente dell'ENIT, da due membri nominati dal Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, di cui uno su designazione della Conferenza Stato-Regioni, e l'altro sentite le organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, nel rispetto della vigente disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni.

Il comma 2 stabilisce che entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge si provvede all’attuazione delle disposizioni relative, rispettivamente, alla nomina del presidente nonché del Consiglio di amministrazione dell'ENIT (quest'ultima previsione è stata introdotta dal comma 1 dell'articolo in esame).

Il comma 2 assegna quindi all’ENIT il termine di 30 giorni, decorrenti dalla data di tali nomine, per l'adeguamento del proprio statuto alle nuove disposizioni introdotte all’articolo 16, comma 5, del D.L. n. 83 del 2014.

Il comma 3 reca la disposizione di copertura degli oneri derivanti dall'articolo in esame.


 

Articolo 180
(Ristoro ai Comuni per la riduzione di gettito dell’imposta di soggiorno e altre disposizioni in materia)

 

 

L’articolo 180, comma 1, istituisce un Fondo, nello stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno 2020, per il ristoro parziale dei comuni a seguito della mancata riscossione dell’imposta di soggiorno, del contributo di sbarco o del contributo di soggiorno. Al Fondo è attribuita una dotazione di 100 milioni di euro. Alla ripartizione si provvede con decreto ministeriale (comma 2). Il comma 5 dispone in ordine alla copertura dei relativi oneri.

I commi 3 e 4 novellano alcune disposizioni concernenti il pagamento dell’imposta di soggiorno e del contributo di soggiorno (quest'ultimo previsto per Roma capitale). I soggetti che incassano tali imposte o contributi devono successivamente versare al comune i relativi importi. La presentazione della relativa dichiarazione, nonché degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale, deve essere effettuata dal gestore della struttura ricettiva, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi (comma 3). Il medesimo diritto di rivalsa è riconosciuto, ai sensi del comma 4, anche al soggetto che incassa il canone o il corrispettivo - ovvero che interviene nel pagamento dei predetti canoni o corrispettivi - dovuto per locazioni brevi.

Viene quindi dettata la disciplina sanzionatoria relativa ai casi di omessa o infedele presentazione della dichiarazione ovvero per omesso, ritardato o parziale versamento dell'imposta (di soggiorno o di sbarco) o contributo di soggiorno.

 

Il fondo di cui al comma 1 mira, quindi, a fornire un ristoro parziale ai comuni a fronte delle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell’imposta di soggiorno a seguito delle misure di contenimento del COVID-19. Come sopra accennato, il medesimo comma 1 attribuisce una dotazione di 100 milioni di euro per il 2020.

Ai sensi del comma 2, si provvede alla ripartizione delle somme con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge.

Il comma 5 dispone che alla copertura dei relativi oneri si provvede ai sensi dell'art. 265 (alla cui scheda si rinvia).

 

L'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 ("Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale"), in materia di imposta di soggiorno, dispone che i comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.

Si ricorda, per completezza, che l'art. 46, comma 1-bis, D.L. n. 124 del 2019, dispone che nei comuni capoluogo di provincia che - in base all'ultima rilevazione resa disponibile da parte delle amministrazioni pubbliche competenti per la raccolta ed elaborazione di dati statistici - abbiano avuto presenze turistiche in numero venti volte superiore a quello dei residenti, l'imposta di soggiorno può essere applicata fino all'importo massimo di 10 euro a notte (rispetto al vigente limite massimo di 5 euro).

Il contributo di sbarco, istituito dall'articolo 33 della legge n. 221 del 2015 (cd. collegato ambientale) ha sostituto la previgente imposta di sbarco; esso, come l'imposta di sbarco, è alternativo all'imposta di soggiorno.

Quanto al contributo di soggiorno, esso era stato già introdotto per Roma Capitale a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive della città, secondo criteri di gradualità in proporzione alla loro classificazione, fino all'importo massimo di 10 euro per notte di soggiorno (art. 14, co. 16, lett. e) del D.L. n. 78 del 2010).

 

I gestori delle strutture ricettive, situate nei territori dei comuni che, in base alla legge (art. 4 comma 1 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23), hanno istituito l’imposta di soggiorno, una volta incassata l'imposta devono versarla al comune, tramite modello F24.

 

Per un inquadramento di carattere generale, si veda il temaweb "Le entrate delle regioni e degli enti locali" (marzo 2020). 

 

La disposizione di cui al comma 5-ter dell’art. 4 del decreto-legge n. 50 del 2017 già qualifica il soggetto che incassa il canone o il corrispettivo - ovvero che interviene nel pagamento dei predetti canoni o corrispettivi - quale responsabile del pagamento dell'imposta di soggiorno o del contributo di soggiorno, nonché degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale, quando la locazione risponde ai requisiti della locazione breve di cui al comma 1 dell’art. 4 medesimo.

Si intendono per locazioni brevi i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attività d'impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare.

 

Novellando tale comma 5-ter dell’art. 4 del decreto-legge n. 50 del 2017, il comma 4 riconosce al soggetto responsabile del pagamento del tributo, il diritto di rivalsa sui soggetti passivi.

Il comma 3, introducendo un nuovo comma 1-bis all'art. 4 del citato decreto legislativo n. 23 del 2011, attribuisce la qualifica di responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno - o del contributo di soggiorno previsto per Roma capitale - al gestore della struttura ricettiva con diritto di rivalsa sui soggetti passivi.

Inoltre le novelle, sia nel caso delle strutture ricettive, sia nel caso delle locazioni brevi, pongono in capo a tale soggetto responsabile la presentazione della dichiarazione. Tale dichiarazione deve essere presentata cumulativamente ed esclusivamente in via telematica entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto impositivo. Le modalità di presentazione sono demandate ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

I medesimi commi 3 e 4 recano poi la disciplina sanzionatoria, valida sia per le strutture turistiche ricettive, sia in caso di locazione breve:

§  in caso di omessa o infedele presentazione della dichiarazione da parte del responsabile si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell'importo dovuto;

§  in caso di omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta di soggiorno e del contributo di soggiorno, si applica una sanzione amministrativa ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997[2].

 

Per effetto dei commi 3 e 4 in esame, quindi, vengono così allineate le distinte discipline per le locazioni brevi e per le strutture ricettive.

 

Secondo alcune stime effettuate da uno studio pubblicato dalla Banca d'Italia[3] riferite all'anno 2016, le riscossioni dei Comuni relative alla sola imposta di soggiorno sono state pari a 376 milioni di euro (cui vanno aggiunto ulteriori 11 milioni riferiti alla Provincia autonoma di Trento ove il tributo è riscosso a livello provinciale), in media intorno al 4 per cento del complesso delle entrate tributarie da imposte degli enti interessati, circa 20 euro per abitante e 1,4 euro a pernottamento. Per comparazione, nello stesso anno l’addizionale all’Irpef generava incassi per circa 95 euro pro capite nella media degli stessi enti.

 

Secondo valutazioni più recenti[4], il gettito complessivo avrebbe registrato un sensibile aumento, raggiungendo, nel 2019, 622 milioni di euro (+13,7% rispetto al 2018). Tale incremento sarebbe dovuto anche all'aumento delle amministrazioni comunali che hanno introdotto l'imposta (72 solamente nel 2019).

 


 

Articolo 181
(Sostegno delle imprese di pubblico esercizio)

 

 

L’articolo 181, comma 1, esonera - dal 1° maggio al 31 ottobre 2020 - gli esercizi di ristorazione ovvero per la somministrazione di pasti e di bevande dal pagamento della tassa o del canone dovuti per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap e Cosap). La disposizione mira a favorire la ripresa delle attività turistiche. Il comma 5 istituisce un fondo per il ristoro dei comuni a fronte della diminuzione delle entrate conseguente a tale esonero. Al fondo è attribuita una dotazione pari a 127,5 milioni di euro per l’anno 2020. Alla copertura del relativo onere si provvede ai sensi del comma 6.

Il comma 2 reca procedure semplificate, in via telematica, per la presentazione di domande di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico ovvero di ampliamento delle superfici già concesse nel medesimo periodo (quindi dal 1° maggio al 31 ottobre 2020).

Il comma 3 prevede, ai soli fini di assicurare il rispetto delle misure di distanziamento, che la posa di strutture amovibili in spazi aperti, a determinate condizioni e da parte dei medesimi soggetti individuati dal comma 1, non sia soggetta a talune autorizzazioni previste dalla legislazione vigente. La presente disposizione si applica non oltre il termine del 31 ottobre 2020.  Riguardo a tali strutture, inoltre, non trova applicazione il termine di novanta giorni per la loro rimozione previsto dal t.u. dell'edilizia per opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee (comma 4).

 

Il comma 1 si applica alle diverse tipologie di esercizi elencate dall'art. 5, comma 1, della legge n. 287 del 1991. Si tratta di:

a)   esercizi di ristorazione, per la somministrazione di pasti e di bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcoolico superiore al 21 per cento del volume, e di latte (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari);

b)   esercizi per la somministrazione di bevande, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, nonché di latte, di dolciumi, compresi i generi di pasticceria e gelateria, e di prodotti di gastronomia (bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari);

c)   esercizi di cui alle lettere a) e b), in cui la somministrazione di alimenti e di bevande viene effettuata congiuntamente ad attività di trattenimento e svago, in sale da ballo, sale da gioco, locali notturni, stabilimenti balneari ed esercizi similari;

d)   esercizi di cui alla lettera b), nei quali è esclusa la somministrazione di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione.

 

Tali esercizi sono esonerati dal pagamento, dal 1° maggio al 31 ottobre 2020, dal pagamento:

§  della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap) di cui al Capo II del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507[5];

§  dal canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap) di cui all’articolo 63 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446[6].

 

Si tiene conto di quanto stabilito dall’articolo 4, comma 3-quater, del decreto-legge n. 162 del 2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 8 del 2020. L'art. 1, comma 847, della legge di bilancio per il 2020 (L. n. 160 del 2019) ha abrogato l'intero Capo II del d.lgs. n. 507 del 1993 (concernente la Tosap) e l’art. 63 del d.lgs. n. 446 del 1997 (in materia di Cosap) a decorrere dal 1° gennaio 2020. Tuttavia, l'art. 4, comma 3-quater, D.L. n. 162 del 2019 (c.d. decreto fiscale, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 8 del 2020) prevede che tali abrogazioni non abbiano effetto, limitatamente all'anno 2020.

Si rammenta che tali abrogazioni si iscrivono in una riforma complessiva prevista dai commi da 837 a 847, i quali istituiscono il canone unico patrimoniale di concessione per l’occupazione nei mercati, che dal 2021 sostituisce la Tosap, il Cosap e, limitatamente ai casi di occupazioni temporanee, la Tari.

 

Il comma 5 istituisce, nello stato di previsione del Ministero dell’interno, un fondo con una dotazione di 127,5 milioni di euro per l’anno 2020, destinato a provvedere al ristoro dei comuni, in vista delle minori entrate a seguito dell'esonero dal pagamento di Tosap e Cosap in oggetto.

Alla ripartizione del Fondo si provvede con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge.

Il decreto è comunque adottato al ricorrere della condizione prevista dall'art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 281 del 1997. Tale disposizione prevede che quando un'intesa espressamente prevista dalla legge non è raggiunta entro trenta giorni dalla prima seduta della Conferenza Stato-regioni in cui l'oggetto è posto all'ordine del giorno, il Consiglio dei Ministri provvede con deliberazione motivata.

 

Si valuti l'opportunità di chiarire la portata del riferimento all'art.3, comma 3, del decreto legislativo n. 281 del 1997, contenuto al terzo periodo del comma in esame, tenuto conto che la disposizione consente allo Stato di procedere, senza attendere l'intesa della Conferenza Stato-regioni (che, peraltro. nel caso in esame è la Conferenza Stato-città), dopo che sono trascorsi trenta giorni dalla prima seduta della medesima Conferenza in cui l'oggetto è posto all'ordine del giorno, mentre il secondo periodo del medesimo comma dispone che il decreto debba essere adottato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.

 

Il comma 6 rinvia all’art. 265 del decreto-legge per la copertura dell’onere derivante dall'istituzione del fondo.

 

In merito alla Tosap si ricorda che:

§  alla Tosap sono sottoposte le occupazioni di qualsiasi natura effettuate - anche senza titolo - nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province (articolo 38 del d.lgs. 507/93);

§  soggetto passivo del tributo (articolo 39) – dovuto al comune o alla provincia – è il titolare dell'atto di concessione o di autorizzazione o, in mancanza, dall'occupante di fatto, in proporzione alla superficie effettivamente sottratta all'uso pubblico nell'ambito del rispettivo territorio;

§  la disciplina applicativa del tributo è affidata all’ente territoriale, tenuto ad approvare il regolamento per l'applicazione della Tosap;

§  la normativa statale distingue occupazioni permanenti e temporanee (articolo 42) e disciplina altresì le modalità di graduazione e determinazione della tassa. In particolare (articolo 42, commi 3 e 4) la tassa è graduata a seconda dell'importanza dell'area sulla quale insiste l'occupazione; essa si determina in base all'effettiva occupazione, espressa in metri quadrati o in metri lineari con arrotondamento all'unità superiore della cifra contenente decimali;

§  l’articolo 49 del d.lgs. 507/93 elenca i casi di esenzione. Sono tra l’altro esenti da imposta le occupazioni effettuate dallo Stato, dalle regioni, province, comuni e loro consorzi, da enti religiosi per l'esercizio di culti ammessi nello Stato, dagli enti pubblici per finalità specifiche di assistenza, previdenza, sanità, educazione, cultura e ricerca scientifica.

 

Il D.Lgs. 15 dicembre 1997 n. 446, all’articolo 63, ha autorizzato i comuni e le province, con apposito regolamento, ad escludere l'applicazione della Tosap e ad assoggettare l'occupazione permanente e temporanea di suolo pubblico al pagamento di un canone (Cosap) da parte del titolare della concessione, determinato nel medesimo atto di concessione ed in base a tariffa. Tra l’altro, il regolamento (articolo 63, comma 2):

§  deve prevedere le procedure per il rilascio, il rinnovo e la revoca degli atti di concessione;

§  reca l’indicazione analitica della tariffa, dell'entità dell'occupazione, del valore economico della disponibilità dell'area, nonché del sacrificio imposto alla collettività;

§  reca altresì l’indicazione delle modalità e termini di pagamento del canone e la previsione di speciali agevolazioni per occupazioni ritenute di particolare interesse pubblico;

§  infine, il regolamento deve fissare un limite minimo (516,5 euro) di ammontare complessivo dei canoni dovuti a ciascun comune o provincia e dettare i criteri il versamento del canone stesso.

 

 

Ai sensi del comma 2, a far data dal 1° maggio 2020 ("stesso termine di cui al comma 1") e fino al 31 ottobre 2020, le domande di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico ovvero di ampliamento delle superfici già concesse sono presentate in via telematica, con allegata la sola planimetria. Ciò è posto in deroga alla disciplina sullo Sportello unico delle attività produttive (SUAP) di cui D.P.R. n. 160 del 2010, il quale reca puntuali prescrizioni in merito alla presentazione in via telematica delle domande indirizzate al SUAP medesimo.

In particolare, l'art. 5 dell'Allegato del citato D.P.R. n. 160 reca la specificazione dell'insieme dei file che costituiscono ogni domanda telematica al SUAP.

 

Si prevede inoltre l'esenzione dall'imposta di bollo (di cui al D.P.R. n. 642 del 1972).

 

Il comma 3 stabilisce che i medesimi soggetti di cui al comma 1 possono effettuare la posa in opera temporanea su vie, piazze, strade e altri spazi aperti di interesse culturale o paesaggistico di dehors, elementi di arredo urbano, attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni, al solo fine di favorire il rispetto delle disposizioni sul distanziamento. Tali elementi dovranno comunque essere funzionali alle attività (ristorazione, somministrazione di alimenti e bevande e simili) previste dall'art. 5 della legge n. 287 del 1991 (v. supra).

La posa di tali opere amovibili non è subordinata alle autorizzazioni di cui agli articoli 21 e 146 del decreto legislativo n. 42 del 2004 ("Codice dei beni culturali e del paesaggio").

L'art. 21 del Codice disciplina le autorizzazioni necessarie alla realizzazione di interventi su beni culturali ivi elencati. Tenuto conto della disposizione in esame, sembra pertinente la disposizione di cui al comma 4 secondo la quale "l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad autorizzazione del soprintendente" in relazione alla collocazione di opere amovibili in spazi di interesse culturale.

L’art. 146 del Codice riguarda l'autorizzazione paesaggistica e prevede un regime ordinario e un regime semplificato per interventi di lieve entità. Tale autorizzazione costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio (art. 146, comma 4).

 

Il comma 4 prevede che alla posa in opera delle strutture amovibili di cui al comma 3 è disapplicato il limite temporale di novanta giorni per la rimozione per la loro rimozione (di cui all’art. 6 co. 1, lettera e-bis), del D.P.R n. 380 del 2001, recante il testo unico in materia edilizia).

In base a tale disposizione (fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) rientrano tra gli interventi eseguibili senza alcun titolo abilitativo le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni, previa comunicazione di avvio lavori all'amministrazione comunale.


 

Articolo 182
(Ulteriori misure di sostegno per il settore turistico)

 

 

L’articolo 182, comma 1, istituisce un fondo per sostenere le agenzie di viaggio e i tour operator in considerazione dell'impatto economico negativo conseguente all'adozione delle misure di contenimento del COVID-19. Al fondo è attribuita una dotazione di 25 milioni di euro per il 2020. Demanda ad un decreto ministeriale la definizione delle modalità di assegnazione e ripartizione del fondo. Il comma 3 dispone in ordine alla copertura del relativo onere.

Il comma 2 consente la prosecuzione delle attività agli operatori del settore del turismo concessionari di beni del demanio marittimo, qualora le aree e le relative pertinenze in concessione siano oggetto di riacquisizione già disposta o comunque avviata ovvero di procedimenti di nuova assegnazione. Gli enti concedenti, inoltre, effettuano la ricognizione delle attività, ferma restando l’efficacia dei titoli già rilasciati. Sono quindi previsti i casi in relazione ai quali non trova applicazione la presente disposizione.

 

Il fondo previsto dal comma 1 è istituito nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo con una dotazione di 25 milioni di euro per l’anno 2020. La norma demanda ad un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, la definizione delle modalità di ripartizione e assegnazione delle risorse agli operatori. Il comma 3 dispone in ordine alla copertura degli oneri derivanti dall'istituzione del fondo, rinviando all'art. 265 del presente decreto-legge.

 

Il comma 2 riguarda gli operatori del settore turistico concessionari di beni del demanio marittimo, in conformità a quanto disposto dall’articolo 1, commi 682 e 683 della legge n. 145 del 2018 (legge di bilancio 2019). Come sopra accennato, qualora le aree e le relative pertinenze siano oggetto di riacquisizione già disposta o comunque avviata ovvero di procedimenti di nuova assegnazione, è consentito il proseguimento dell'attività, nel rispetto degli obblighi inerenti ai relativi rapporti concessori già in atto.

La norma è posta in considerazione degli effetti derivanti dall’emergenza da COVID-19 e tenendo conto dell’esigenza di assicurare la certezza dei rapporti giuridici e la parità di trattamento tra gli operatori.

La disposizione in esame, inoltre, pone in capo agli enti concedenti la ricognizione delle attività conne ai beni del demanio marittimo in oggetto, ferma restando l’efficacia dei titoli già rilasciati.

In sintesi, per quanto riguarda le concessioni demaniali attualmente in essere, i commi 682, 683 e 684, art. 1, della legge di bilancio per il 2019, ne stabiliscono la durata ex-lege in quindici anni, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge (1° gennaio 2019).

Tale proroga si applica alle seguenti fattispecie:

§  le concessioni a carattere turistico ricreativo disciplinate dal comma 1 dell’articolo 01 del decreto n. 400/1993.

Tale norma ha integrato la disciplina del codice della navigazione, individuando, nell'ambito delle concessioni demaniali marittime, alcune tipologie di concessioni, definite "a scopo turistico ricreativo” per l'esercizio delle seguenti attività:

a)    gestione di stabilimenti balneari;

b)   esercizi di ristorazione e somministrazione di bevande, cibi precotti e generi di monopolio;

c)    noleggio di imbarcazioni e natanti in genere;

d)   gestione di strutture ricettive ed attività ricreative e sportive;

e)    esercizi commerciali;

f)    servizi di altra natura e conduzione di strutture ad uso abitativo, compatibilmente con le esigenze di utilizzazione di cui alle precedenti categorie di utilizzazione.

§  le concessioni vigenti al momento dell’entrata in vigore del decreto legge n. 194/2009, nonché quelle rilasciate successivamente a tale data a seguito di una procedura amministrativa attivata anteriormente al 31 dicembre 2009 e per le quali il rilascio è avvenuto nel rispetto dell’articolo 18 del D.P.R. 15 febbraio 1952 n. 328 o il rinnovo è avvenuto nel rispetto dell’art. 02 della legge 4 dicembre 1993 n. 494 di conversione del decreto legge 5 ottobre 1993 n. 40;

§  le concessioni delle aree di demanio marittimo per finalità residenziali e abitative, già oggetto di proroga ai sensi del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78. Il D.L. n. 78 del 2015 (articolo 7, commi 9-septiesdecies – 9-duodevicies) ha demandato alle Regioni una ricognizione delle rispettive fasce costiere, finalizzata anche alla proposta di revisione organica delle zone di demanio marittimo ricadenti nei propri territori (in tal senso le Regioni Lazio, Veneto).

Per ulteriori approfondimenti si veda il dossier sulla legge di bilancio 2019.

 

Rimane fermo quanto stabilito dall’articolo 34 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 (conv. dalla l. n. 8 del 2020). Tale articolo sospende (al fine di sostenere i settori del turismo balneare e della nautica da diporto) dal 1° gennaio 2020 al 30 settembre 2020 il pagamento dei canoni dovuti per le concessioni relative alle pertinenze demaniali marittime con finalità turistico-ricreative e per le concessioni relative alla realizzazione e gestione di strutture destinate alla nautica da diporto.

Le disposizioni del presente comma non si applicano in riferimento ai beni che non hanno formato oggetto di titolo concessorio, né quando la riacquisizione dell’area e delle relative pertinenze è conseguenza dell’annullamento, della revoca o della decadenza del titolo per fatto del concessionario.


 

Articolo 183, commi 1 e 12
(Incremento dei Fondi
emergenze spettacolo, cinema, audiovisivo)

 

 

L'articolo 183, comma 1, incrementa la dotazione dei Fondi di parte corrente e di parte capitale destinati al sostegno delle emergenze dei settori dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo insorte a seguito delle misure adottate per il contenimento del COVID-19.

Il comma 12 reca le disposizioni di copertura finanziaria.

 

In particolare, il comma 1 novella l’art. 89, co. 1 e 2, del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) e aggiunge nello stesso il co. 3-bis.

 

L’art. 89 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) ha previsto l’istituzione nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo di due Fondi – uno di parte corrente, l’altro di conto capitale[7] – volti a sostenere l’emergenza dei settori dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo, con uno stanziamento, per il 2020, rispettivamente, di € 80 mln e di € 50 mln, per complessivi € 130 mln. Ha, altresì, affidato la definizione delle modalità di ripartizione e assegnazione delle risorse agli operatori dei settori, inclusi artisti, autori, interpreti ed esecutori, tenendo conto altresì dell’impatto economico negativo conseguente all’adozione delle misure di contenimento del COVID-19, a un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge[8].

In attuazione, sono finora intervenuti due decreti ministeriali. In particolare:

·      con DM 188 del 23 aprile 2020 sono stati destinati € 20 mln di parte corrente agli organismi operanti nei settori del teatro, della danza, della musica e del circo che non sono stati destinatari di contributi a valere sul FUS nel 2019.
Le risorse sono ripartite in parti uguali e, comunque, in misura non superiore a € 10.000 per ciascun beneficiario. Possono presentare domanda, entro le ore 16.00 del 25 maggio 2020, i soggetti in possesso dei seguenti requisiti: prevedere nello statuto o nell’atto costitutivo lo svolgimento di attività di spettacolo dal vivo; avere sede legale in Italia; non aver ricevuto nel 2019 contributi a valere sul FUS; aver svolto tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020 un minimo di 15 rappresentazioni e aver versato contributi previdenziali per almeno 45 giornate lavorative, ovvero, in alternativa, aver ospitato, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020, un minimo di 10 rappresentazioni essendo in regola con il versamento dei contributi previdenziali.

Qui l’avviso pubblico per la presentazione delle domande.

In base al comunicato stampa del 22 aprile 2020, i contributi saranno erogati entro il 30 giugno 2020;

·      con DM 211 del 28 aprile 2020 – il cui testo sarà visibile dopo la registrazione da parte della Corte dei conti – si è proceduto, in base al comunicato stampa del Mibact del 30 aprile 2020, all’assegnazione di € 5 mln di parte corrente destinati allo spettacolo viaggiante.

 

Nel quadro descritto, il comma 1 incrementa innanzitutto la dotazione complessiva dei Fondi (da € 130 mln) a € 245 mln, per il 2020, destinando l’incremento a entrambi: il Fondo di parte corrente passa (da € 80 mln) a 145 mln; il Fondo in conto capitale passa (da € 50 mln) a € 100 mln (lett. a)).

Inoltre, sostituisce il riferimento a un unico decreto ministeriale attuativo con il riferimento a uno o più decreti ministeriali attuativi (lett. b)).

 

Conseguentemente, il comma 12 dispone che agli oneri derivanti, tra l’altro, dal comma 1, si provvede ai sensi dell’articolo 265.

 

Infine, lo stesso comma 1 aggiungendo il co. 3-bis nell’art. 89 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020), dispone che “il Fondo di cui al comma 1” dello stesso art. 89 può essere incrementato per € 50 mln per il 2021 mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione (FSC), previa delibera del CIPE volta a rimodulare e ridurre di pari importo, per il medesimo anno, le somme già assegnate con le delibere dello stesso CIPE n. 3 del 2016, n. 100 del 2017 e n. 10 del 2018 al «Piano operativo “Cultura e turismo”» di competenza del MIBACT. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le conseguenti variazioni di bilancio (lett. c)).

 

Si valuti l’opportunità di specificare a quale dei due Fondi – di parte corrente o in conto capitale - è destinato l’eventuale incremento previsto per il 2021.

 

Al riguardo, si ricorda che, sulla base di quanto disposto dall’art. 1, co. 703, lett. d), della L. 190/2014 (L. di stabilità 2015), il CIPE ha approvato, con delibera n. 3 del 1 maggio 2016, il Piano stralcio «Cultura e turismo», presentato dal MIBACT, per un valore di € 1.000 mln, da finanziare a carico delle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 (FSC) (istituito nello stato di previsione del MEF), di cui: € 64 mln per il 2016, € 90 mln per il 2017, € 196 mln per il 2018, € 237 mln per il 2019, € 194 mln per il 2020, € 125 mln per il 2021 ed € 94 mln per il 2022.

Successivamente, con delibera n. 100 del 22 dicembre 2017, il CIPE ha approvato un Addendum al Piano stralcio “Cultura e turismo”, con assegnazione, sempre a valere sul FSC 2014-2020, di € 30,35 mln, di cui: € 2 mln per il 2020; € 2 mln per il 2021; € 2 mln per il 2022; € 6 mln per il 2023; € 8 mln per il 2024; € 10,35 mln per il 2025.

Ancora dopo, con delibera n. 10 del 28 febbraio 2018 il CIPE ha approvato un ulteriore Addendum al Piano stralcio “Cultura e turismo”, con cui è stato approvato il Piano operativo “Cultura e turismo”, al quale sono stati assegnati € 740 mln, sempre a valere sul FSC 2014-2020. In particolare, l’articolazione finanziaria dell’assegnazione è la seguente: € 30 mln per il 2018; € 50 mln per il 2019; € 50 mln per il 2020; € 100 mln per il 2021; € 70 mln per il 2022; € 10 mln per il 2023; € 10 mln per il 2024; € 420 mln per il 2025.

 

Alla luce di quanto ricostruito, si valuti l’opportunità di fare riferimento anche al “Piano stralcio Cultura e turismo”.


 

Articolo 183, commi 2, 3 e 12
(
Misure di sostegno a favore di istituti e luoghi della cultura, nonché
di imprese e istituzioni culturali
)

 

 

L'articolo 183, comma 2, istituisce il Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali, con una dotazione, per il 2020, di € 210 mln, destinato al sostegno di musei ed altri istituti e luoghi della cultura non statali e di imprese e istituzioni culturali.

A sua volta, il comma 3 autorizza, per il 2020, la spesa di € 100 mln, al fine di assicurare il funzionamento di musei ed altri istituti e luoghi della cultura statali.

Il comma 12 reca le disposizioni di copertura finanziaria.

 

In particolare, in base al comma 2, il Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali è istituito nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ed è destinato al sostegno delle librerie, dell’intera filiera dell’editoria, nonché dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura non statali.

Si tratta, in base all’art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 42/2004), richiamato dal testo, oltre che di musei, di biblioteche e archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali.

 

Il medesimo Fondo è altresì destinato al ristoro delle perdite derivanti dall’annullamento, a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, di spettacoli, fiere, congressi e mostre.

 

Le modalità di ripartizione e assegnazione delle risorse, pari a € 210 mln per il 2020, sono stabilite, tenendo conto dell’impatto economico negativo nei diversi settori conseguente all’adozione delle misure di contenimento del COVID-19, con uno o più decreti del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

 

Il comma 3 dispone, invece, che la somma di € 100 mln per il 2020 – che è assegnata allo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo – è destinata ad assicurare il funzionamento degli istituti e dei luoghi della cultura statali, tenuto conto dei mancati introiti da bigliettazione conseguenti all’adozione delle misure di contenimento del COVID-19.

In tal caso, non si precisa con quale atto saranno definite le relative modalità di ripartizione.

Si valuti l’opportunità di un chiarimento.

 

Conseguentemente, il comma 12 dispone che agli oneri derivanti, tra l’altro, dai commi 2 e 3, si provvede ai sensi dell’articolo 265.


 

Articolo 183, commi 4, 5 e 6
(Fondo unico per lo spettacolo)

 

 

L’articolo 183, commi 4, 5 e 6, individua criteri specifici per l’attribuzione delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) nel periodo 2020-2022, in deroga alla disciplina generale, a seguito della sospensione delle attività di spettacolo deliberata per far fronte all’emergenza sanitaria da COVID-19.

 

In particolare, il comma 4 prevede che la quota del Fondo unico per lo spettacolo destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche per il 2020 e per il 2021 è ripartita sulla base della media delle percentuali assegnate per il triennio 2017-2019, in deroga ai criteri generali e alle percentuali di ripartizione previsti dall’art. 1 del DM 3 febbraio 2014.

Prevede, altresì, che, per il 2022, gli stessi criteri generali sono adeguati in ragione dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli annullati.

In virtù del richiamo al DM 3 febbraio 2014, il riferimento sembrerebbe essere alle sole 12 fondazioni lirico-sinfoniche non dotate di forme organizzative speciali[9].

Infatti, per le due fondazioni lirico-sinfoniche dotate di forme organizzative speciali – ossia, la Fondazione Teatro alla Scala (DM 5 gennaio 2015) e l’Accademia di Santa Cecilia (DM 5 gennaio 2015) – i criteri per l’assegnazione dei contributi sono recati dal D.I. 6 novembre 2014.

Si valuti comunque l’opportunità di un chiarimento, anche al fine di chiarire la disciplina applicabile alle fondazioni lirico-sinfoniche dotate di forme organizzative speciali nel periodo 2020-2022.

 

Al riguardo, si ricorda che l’art. 11, co. 20, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013) ha stabilito che la quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche è determinata annualmente con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, sentita la Consulta per lo spettacolo (poi sostituita, a seguito della L. 175/2017, con il Consiglio superiore dello spettacolo), ed è attribuita ad ogni fondazione con decreto del Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, sentita la commissione consultiva per la musica, sulla base dei seguenti criteri:

§  il 50% della quota è ripartita in considerazione dei costi di produzione derivanti dalle attività realizzate da ogni fondazione nell'anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, sulla base di indicatori di rilevazione della produzione;

§  il 25% della quota è ripartita in considerazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacità di reperire risorse;

§  il 25% della quota è ripartita in considerazione della qualità artistica dei programmi.

Il co. 21 ha previsto l'intervento di un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, sentita la commissione consultiva per la musica, per la determinazione degli indicatori di rilevazione della produzione, dei parametri per la rilevazione del miglioramento dei risultati della gestione e di quelli per la rilevazione della qualità artistica dei programmi, nonché del procedimento per l'erogazione dei contributi.

Su tale base normativa, i criteri generali e le percentuali della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche sono stati definiti con il citato DM 3 febbraio 2014.

In particolare, l’art. 1 del DM 3 febbraio 2014 ha ribadito i criteri previsti dall’art. 11, co. 20, del D.L. 91/2013.

 

In seguito, l’art. 5 del D.L. 83/2014 (L. 106/2014) – inserendo il co. 21-bis nell’art. 11 del D.L. 91/2013 (L. 112/2013) – ha disposto che, a decorrere dal 2015, le fondazioni lirico-sinfoniche dotate di forme organizzative speciali che non versano in situazioni di difficoltà economico-patrimoniale percepiscono una quota del FUS determinata percentualmente con valenza triennale.

La disciplina attuativa, recata dal già citato D.I. 6 novembre 2014, ha stabilito (art. 5) che l'assegnazione di tale contributo è determinata dal Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, sentita la Commissione consultiva per la musica, in considerazione della attività realizzata nel triennio precedente l'assegnazione e sulla base dei programmi di attività del triennio successivo corredati dei relativi budget preventivi. L'accertamento di attività inferiori a quelle valutate ai fini del contributo assegnato, ovvero la variazione sostanziale di elementi artistici dei programmi di attività, comporta la corrispondente riduzione del contributo triennale[10].

 

Da ultimo, peraltro, l’art. 7, co. 1, secondo periodo, del D.L. 162/2019 (L. 8/2020) ha stabilito che, per il 2020, il contributo a valere sulle risorse FUS assegnato a ciascuna fondazione lirico-sinfonica non dotata di forma organizzativa speciale non può avere un valore percentuale superiore o inferiore del 10% rispetto alla media aritmetica dei contributi assegnati alla medesima fondazione nei 3 anni precedenti, sulla base della disciplina recata dall’art. 11, co. 20 e 21, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013).

 

Si valuti l’opportunità di specificare se tale previsione sia da intendersi superata o meno.

 

Il comma 5 prevede, anzitutto, che, per il 2020, agli organismi finanziati a valere sul FUS per il triennio 2018-2020 diversi dalle fondazioni lirico-sinfoniche è erogato un anticipo del contributo fino all’80% dell’importo riconosciuto per il 2019.

Dunque, l’anticipo è corrisposto nella misura massima indicata, si intenderebbe indipendentemente dalla richiesta dell’interessato e senza condizioni (si veda, infra, la normativa generale).

Si valuti comunque l’opportunità di un chiarimento.

 

Lo stesso comma 5 dispone, inoltre, che, con uno o più decreti del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, da adottare ai sensi dell’art. 9, co. 1, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013) – si tratta, dunque, di decreti di natura non regolamentare –, sono stabiliti le modalità – rectius: e i criteri per l’erogazione della quota restante, tenendo conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli annullati, nonché, in deroga alla durata triennale della programmazione, le modalità – rectius: e i criteri – per l’erogazione dei contributi per il 2021, anche sulla base delle attività effettivamente svolte e rendicontate nel 2020.

Dunque, a differenza di quanto previsto per le fondazioni lirico-sinfoniche, per gli altri organismi dello spettacolo dal vivo per l’anno 2022 dovrebbe applicarsi la disciplina generale per l’attribuzione delle risorse del FUS.

 

Al riguardo si ricorda che per tutti i settori dello spettacolo dal vivo diversi da quello relativo alle fondazioni lirico-sinfoniche, l'art. 9, co. 1, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013) ha previsto che i criteri di assegnazione dei contributi – da rideterminare con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo – devono tener conto dell'importanza culturale della produzione svolta, dei livelli quantitativi, degli indici di affluenza del pubblico, nonché della regolarità gestionale degli organismi.

Era, dunque, intervenuto, dapprima, il DM 1 luglio 2014, adottato d'intesa con la Conferenza unificata (successivamente modificato con DM 5 novembre 2014, DM 3 febbraio 2016, DM 5 febbraio 2016, DM 30 settembre 2016 e DM 3 gennaio 2017).

Il TAR Lazio, con sentenza n. 7479 del 28 giugno 2016, ravvisando la natura sostanziale di regolamento del DM 1 luglio 2014, lo aveva ritenuto illegittimo, in quanto emanato in violazione delle disposizioni procedimentali di cui all’art. 17 della L. 400/1988 (che prevede, tra l’altro, il parere obbligatorio del Consiglio di Stato), pur senza che la legge attributiva del potere contenesse alcuna indicazione espressa sotto il profilo formale, rilevante alla stregua di disciplina speciale[11].

Come risultante dal comunicato stampa del 2 luglio 2016, nello stesso giorno era intervenuta, su richiesta del Mibact, la sospensione della sentenza del TAR Lazio da parte del Consiglio di Stato.

Nelle more del giudizio di merito, l’art. 24, co. 3-sexies, del D.L. 113/2016 (L. 160/2016) ha poi disposto che l’art. 9, co. 1, del D.L. 91/2013 si interpreta nel senso che il decreto ministeriale ivi previsto ha la stessa natura non regolamentare prevista per i decreti di cui all’art. 1, co. 1, del D.L. 24/2003 e che le regole tecniche di riparto sono basate sull’esame comparativo di appositi programmi di attività pluriennale presentati dagli enti dello spettacolo e possono definire apposite categorie tipologiche dei soggetti ammessi alla presentazione della domanda per ciascuno dei settori di attività (danza, musica, teatro, circo, spettacolo viaggiante).

Da ultimo, con sentenza n. 5035 del 13 ottobre 2016, il Consiglio di Stato aveva riformato la sentenza del TAR Lazio n. 7479 del 28 giugno 2016, evidenziando che il DM 1 luglio 2014 aveva natura non regolamentare e che doveva, pertanto, ritenersi che l'art. 24, co. 3-sexies, del D.L. 113/2016 era una norma di interpretazione autentica non innovativa.

Successivamente, è stato emanato il DM 332 del 27 luglio 2017 – che si applica per le domande di contributo a decorrere dall'anno di contribuzione 2018 –che ha abrogato, dall’1 gennaio 2018, il DM 1 luglio 2014 e le sue modifiche e integrazioni, fatte salve le disposizioni relative alla presentazione della documentazione consuntiva afferente l'erogazione dei contributi assegnati nel triennio 2015-2017 e comunque fino alla chiusura dei relativi procedimenti amministrativi. Modifiche al DM 27 luglio 2017 sono poi state apportate con DM 245 del 17 maggio 2018 e, da ultimo, con DM 317 del 3 maggio 2019.

In particolare, l’art. 1, co. 2, del DM 332/2017 prevede che i contributi sono concessi per progetti triennali, corredati di programmi per ciascuna annualità, mentre l’art. 6 dispone che, su domanda dell'interessato, l'amministrazione può erogare una anticipazione fino ad un massimo dell'80% dell'ultimo contributo ottenuto, a condizione che sia stata regolarmente presentata la documentazione relativa all'ultimo sostegno finanziario.

 

Il comma 6 dispone, infine, che, decorso il primo periodo di trattamento ordinario di integrazione salariale pari a 9 settimane, previsto dall’art. 19 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020), gli organismi dello spettacolo dal vivo possono utilizzare le risorse erogate a valere sul FUS per il 2020 anche per integrare le misure di sostegno del reddito dei propri dipendenti, in misura comunque non superiore alla parte fissa della retribuzione continuativamente erogata prevista dalla contrattazione collettiva nazionale, nel rispetto dell’equilibrio del bilancio e, in ogni caso, limitatamente al periodo di ridotta attività degli enti.

Al riguardo, si ricorda che l’art. 19 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) è modificato dall’art. 68 del decreto-legge in commento – alla cui scheda si rinvia - che prevede una estensione del termine di 9 settimane citato dalla disposizione in commento.

Si valuti, dunque, l’opportunità di un chiarimento.


 

Articolo 183, comma 7
(Interventi per il cinema e l’audiovisivo)

 

 

L’articolo 183, comma 7, reca misure finalizzate a mitigare gli effetti subiti dal settore cinematografico e audiovisivo a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19, in particolare introducendo la possibilità di prevedere, per il 2020, una maggiore flessibilità nella ripartizione delle risorse destinate ai crediti di imposta, anche in deroga alle percentuali previste a regime.

 

Nello specifico, si autorizza il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo ad adottare – limitatamente agli stanziamenti relativi all’anno 2020, e nel rispetto del limite delle risorse individuate con il decreto di riparto del Fondo per il cinema e l'audiovisivo di cui all’art. 13, co. 5, della L. 220/2016 – uno o più decreti volti a ridefinire, per ogni tipologia di credito di imposta, le disposizioni applicative utili per stabilire l’entità delle risorse da destinare a ciascun beneficiario, anche in deroga alle percentuali previste dalla stessa legge per tipologia di credito di imposta e al limite massimo stabilito per ciascuna ai sensi dell’art. 21, co. 1, della medesima legge.

 

Al riguardo si ricorda, preliminarmente, che l’art. 13 della L. 220/2016 ha istituto il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo – d’ora in avanti: Fondo per il cinema e l'audiovisivo – destinato al finanziamento dei diversi interventi previsti dalla stessa legge. In particolare, il co. 5 – come modificato dall’art. 3, co. 4, del D.L. 59/2019 (L. 81/2019) – ha previsto che, con decreto del Ministro, sentito il Consiglio superiore del cinema e dell’audiovisivo, si provvede al riparto del Fondo fra le tipologie di contributi previsti dalla stessa legge (credito di imposta: artt. 15-20; contributi automatici: artt. 23-25; contributi selettivi: art. 26; contributi per le attività e le iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva: art. 27, co. 1), fermo restando che l'importo complessivo per i contributi di cui agli artt. 26 e 27, co. 1, non può essere inferiore al 10% e superiore al 15% del Fondo medesimo[12].

Nello specifico, i crediti di imposta riguardano le imprese di produzione (art. 15), le imprese di distribuzione (art. 16), le imprese dell'esercizio cinematografico e le industrie tecniche e di post-produzione (art. 17), il potenziamento dell'offerta cinematografica (art. 18), l'attrazione in Italia di investimenti cinematografici e audiovisivi (art. 19) e le imprese non appartenenti al settore cinematografico e audiovisivo (art. 20). Per ciascuna di tali tipologie, gli articoli citati hanno stabilito le percentuali di corresponsione degli stessi crediti di imposta.

A sua volta, l’art. 21, dettando disposizioni comuni ai diversi crediti di imposta, ha, anzitutto, disposto che gli stessi sono riconosciuti entro il limite massimo complessivo indicato con il già citato decreto di riparto del Fondo per il cinema e l’audiovisivo. Inoltre, ha stabilito che con il medesimo decreto si provvede al riparto delle risorse complessivamente iscritte in bilancio tra le diverse tipologie di credito di imposta; ove necessario, tale riparto può essere modificato, con le medesime modalità, anche in corso d'anno (co. 1).

Inoltre, ha demandato a uno o più decreti del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dello sviluppo economico, il compito di stabilire, per ciascuna delle tipologie di credito d'imposta e nell'ambito delle percentuali per ciascuna previsti, i limiti di importo per opera o beneficiario, le aliquote da riconoscere alle varie tipologie di opere, ovvero alla varie tipologie di impresa o di sala cinematografica, la base di commisurazione del beneficio, con la specificazione dei riferimenti temporali, nonché le ulteriori disposizioni applicative, fra cui i requisiti, le condizioni e la procedura per la richiesta e il riconoscimento del credito, prevedendo modalità atte a garantire che ciascun beneficio sia concesso nel limite massimo dell'importo complessivamente stanziato, nonché le modalità dei controlli e i casi di revoca e decadenza (co. 5).

In attuazione dell’art. 21, co. 5, della L. 220/2016 sono intervenuti il D.I. 15 marzo 2018 relativo al credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica ed audiovisiva di cui all'art. 15 della L. 220/2016 e il D.I. 15 marzo 2018 relativo ai crediti d'imposta nel settore cinematografico e audiovisivo di cui agli artt. 16, 17, co. 1, 18, 19 e 20 della medesima L. 220/2016[13].

 

Si dispone, inoltre, che, qualora dall’attuazione di quanto previsto derivino nuovi o maggiori oneri, alla relativa copertura si provvede nei limiti delle risorse disponibili del Fondo di conto capitale di cui all’art. 89 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) che, a tal fine, sono trasferite ai pertinenti capitoli iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze[14].

Per il fondo di parte capitale di cui all’art. 89 del D.L. 18/2020, si veda la scheda relativa all’art. 183, co. 1 e 12.

Infine, si dispone che a scopi di mitigazione degli effetti subiti dal settore cinematografico possono essere finalizzate anche le ulteriori tipologie di contributi previsti dalla L. 220/2016.

L’intenzione sembrerebbe quella di prevedere, per il 2020, anche per i contributi automatici, i contributi selettivi e i contributi per le attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva, criteri di ripartizione ulteriori rispetto a quelli previsti a regime, finalizzati a mitigare gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria in atto.

 

Si valuti, tuttavia, l’opportunità di esplicitare meglio tale previsione.


 

Articolo 183, comma 8
(Capitale italiana della cultura 2021)

 

 

L'articolo 183, comma 8, conferisce alla città di Parma, anche per il 2021, il titolo di Capitale italiana della cultura già attribuito alla stessa per il 2020, al contempo stabilendo che la procedura attualmente in corso per il titolo di Capitale italiana della cultura 2021 si intende riferita al 2022.

 

Al riguardo si ricorda, preliminarmente, che l’art. 7, co.  3-quater, del D.L. 83/2014 (L. 106/2014) ha previsto che il Consiglio dei Ministri conferisce annualmente il titolo di "Capitale italiana della cultura" ad una città italiana, sulla base di un'apposita procedura di selezione definita con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, previa intesa in sede di Conferenza unificata. Aveva, altresì, previsto che i progetti presentati dalla città designata sono finanziati a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, nel limite di € 1 mln per ciascuno degli anni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2020[15].

Successivamente, l’art. 1, co. 326, della L. 205/2017 (L. di bilancio 2018) ha reso permanente tale previsione, disponendo che il titolo di “Capitale italiana della cultura” è conferito, con le medesime modalità, anche per gli anni successivi al 2020, e autorizzando a tal fine la spesa di € 1 mln annui dal 2021.

La procedura di selezione per l’attribuzione del titolo di capitale italiana della cultura è stata inizialmente definita con DM 12 dicembre 2014. Successivamente, la procedura è stata modificata, con riferimento agli anni successivi al 2017, con DM 16 febbraio 2016. Da ultimo, con DM n. 494 del 23 ottobre 2019 sono state apportate modifiche al DM del 2016, con riguardo agli anni successivi al 2020.

 

Il conferimento alla città di Parma, anche per il 2021, del titolo di Capitale italiana della cultura deriva, evidentemente, dalla circostanza che, in relazione alla sospensione di tutte le attività culturali e dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura disposta dai provvedimenti di contenimento dell'epidemia da COVID-19, sono stati sospesi gli eventi del programma generale e del calendario di Parma2020.

 

La città di Parma è stata designata capitale italiana della cultura per il 2020 con delibera del Consiglio dei Ministri del 7 febbraio 2019. La designazione, però, era già stata resa nota dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo il 16 febbraio 2018.

Con riferimento a ciò, l’art. 1, co. 613, della L. 145/2018 (L. di bilancio 2019) ha autorizzato la spesa di € 3 mln per il 2019, al fine di sostenere iniziative per la valorizzazione del patrimonio culturale della città di Parma, designata Capitale italiana della cultura 2020. Il programma degli interventi è stato approvato con DM 14 ottobre 2019, n. 467.

Le ulteriori risorse, pari ad € 1 mln, a carico dell'annualità 2020 del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 – previste dalla norma istitutiva – sono state assegnate dal CIPE con delibera 21 novembre 2019.

Da ultimo, l’art. 1, co. 364, della L. 160/2019 (L. di bilancio 2020) ha autorizzato la spesa di € 2 mln per il 2020 per iniziative culturali e di spettacolo nei comuni della provincia di Parma. Tali risorse possono essere impiegate anche per prorogare, fino al 31 dicembre 2020, i contratti a tempo determinato stipulati dagli istituti e luoghi della cultura della medesima provincia.

 

Per quanto concerne la procedura che era in corso per il conferimento del titolo di Capitale italiana per la cultura 2021 – che è ora differita, come visto, al 2022 - in attuazione di quanto previsto dal comma in esame è intervenuto il  Decreto del Segretario Generale n. 300 del 21 maggio 2020.

Al riguardo, si ricorda, preliminarmente, che il bando – adottato con Decreto del Segretario generale n. 382 del 15 dicembre 2019 - aveva disposto che le città che desideravano candidarsi al titolo di Capitale italiana della cultura 2021 avevano tempo di presentare una manifestazione di interesse entro il 16 dicembre 2019.

Da ultimo, con Decreto del Segretario generale n. 118 del 12 marzo 2020 – che aveva fatto seguito al Decreto del Segretario generale n. 83 del 26 febbraio 2020 –era stato differito al 30 giugno 2020, in relazione all’emergenza Coronavirus, il termine per l’invio di un dossier di candidatura da parte delle 44 città che hanno manifestato il loro interesse alla selezione[16].

A seguito di quanto disposto dal comma in esame, il Decreto del Segretario generale n. 300 del 21 maggio 2020 ha differito, anzitutto, al 31 luglio 2020 il termine per l’invio del dossier di candidatura.

Ha, inoltre, differito altri termini: in particolare, ha disposto che la Giuria seleziona un massimo di 10 progetti finalisti entro il 12 ottobre 2020 e, entro il 12 novembre 2020, raccomanda al Ministro la candidatura del comune, della  città metropolitana o dell’unione di comuni ritenuta più idonea a essere insignita del titolo di Capitale italiana della cultura per il2022, corredando tale proposta di relazione motivata.

Infine, ha previsto che i comuni, le città metropolitane e le unioni di comuni che avevano già inviato il proprio dossier di candidatura alla data di pubblicazione del decreto, possono annullare la trasmissione già effettuata e trasmettere un nuovo dossier di candidatura entro il 31 luglio 2020.


 

Articolo 183, commi 9 e 12
(Art-bonus)

 

 

L'articolo 183, comma 9, estende il credito di imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura e dello spettacolo (c.d. Art-bonus) anche ai complessi strumentali, alle società concertistiche e corali, ai circhi e agli spettacoli viaggianti.

Il comma 12 reca le disposizioni di copertura finanziaria.

 

A tal fine, il comma 9 novella l’art. 1, co. 1, del D.L. 83/2014 (L. 106/2014).

 

L’art. 1, co. 1, del D.L. 83/2014 (L. 106/2014) – come modificato, da ultimo, dall’art. 5 della L. 175/2017 – ha previsto che alle persone fisiche o giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica, delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione, delle istituzioni concertistico-orchestrali, dei teatri nazionali, dei teatri di rilevante interesse culturale, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione, e per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti, di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo,  spetta un credito di imposta pari al 65%.

A sua volta, l’art. 17 del D.L. 189/2016 (L. 229/2016) ha previsto – senza novellare l’art. 1, co. 1, del D.L. 83/2014 – che il credito di imposta spetta anche per le erogazioni liberali effettuate a favore del MIBACT per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali di interesse religioso presenti nei comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dagli episodi sismici verificatisi a partire dal 24 agosto 2016, anche appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose.

Spetta, altresì, per le erogazioni liberali per il sostegno dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, dell'Opificio delle pietre dure e dell'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, al fine di favorire gli interventi di restauro del patrimonio culturale nelle aree colpite da eventi calamitosi.

Da ultimo, l’art. 3-sexies del D.L. 123/2019 (L. 156/2019) ha esteso la possibilità di fruire dell’Art-bonus – anche in questo caso senza novellare l’art. 1, co. 1, del D.L. 83/2014 – per le erogazioni liberali per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali di interesse religioso presenti nei territori di Venezia e di Matera (interessate da straordinari eventi meteorologici nel mese di novembre 2019).

 

Qui il sito ufficiale dedicato all'ART-BONUS, con sezioni dedicate agli interventi e ai mecenati.

Qui il comunicato del MIBACT del 1 febbraio 2020 che fornisce alcuni dati sull’entità delle donazioni e sul numero dei mecenati.

 

Conseguentemente, il comma 12 dispone che agli oneri derivanti, tra l’altro, dal comma 9, si provvede ai sensi dell’articolo 265.


 

Articolo 183, commi 10 e 12
(Piattaforma digitale per fruizione patrimonio culturale e spettacoli)

 

 

L'articolo 183, comma 10, autorizza la spesa di € 10 mln per il 2020 per la realizzazione di una piattaforma digitale per la fruizione del patrimonio culturale e degli spettacoli.

Il comma 12 reca le disposizioni di copertura finanziaria.

 

In particolare, il comma 10 dispone che la piattaforma digitale è realizzata, al fine di sostenere la ripresa delle attività culturali, dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, anche mediante la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti, che può coinvolgere altri soggetti pubblici e privati.

 

Dispone, altresì che con i decreti che individuano i criteri di attribuzione di risorse statali possono essere stabiliti condizioni o incentivi per assicurare che gli operatori beneficiari dei relativi finanziamenti forniscano o producano contenuti per la citata piattaforma.

A tal fine, nello specifico, si citano i decreti adottati ai sensi dell’art. 9, co. 1, del D.L. 91/2013 (L. 112/2013), ossia i decreti (di natura non regolamentare) per la definizione dei criteri di attribuzione dei contributi FUS ai soggetti dello spettacolo dal vivo diversi dalle fondazioni lirico-sinfoniche, nonché i decreti adottati ai sensi della L. 220/2016 per disciplinare l’accesso ai benefici previsti dalla medesima legge a sostegno del cinema e dell'audiovisivo.

Non si citano, invece, i decreti adottati ai sensi dell’art. 11, co. 20, 21 e 21-bis, dello stesso D.L. 91/2013 che, come si è visto nella scheda relativa all’art. 183, commi 4-6, definiscono i criteri di attribuzione dei contributi FUS alle fondazioni lirico-sinfoniche.

Al riguardo, si valuti l’opportunità di un chiarimento.

 

Conseguentemente, il comma 12 dispone che agli oneri derivanti, tra l’altro, dal comma 10, si provvede ai sensi dell’articolo 265.

 


 

Articolo 183, comma 11
(
Rimborso dei titoli di acquisto di biglietti per spettacoli,
musei e altri luoghi della cultura
)

 

 

L'articolo 183, comma 11, novella l'art. 88 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) in materia di rimborso per l'acquisto di biglietti relativi a spettacoli, musei e altri luoghi della cultura mediante la corresponsione di un voucher. Si modifica il procedimento di emissione dei suddetti voucher, si introduce un termine (finale) di decorrenza della impossibilità sopravvenuta della prestazione (fino al 30 settembre 2020) e si stabilisce che la durata del voucher passa (da dodici) a diciotto mesi dall'emissione.

 

Si ricorda che l'art. 88, co. 1, del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) dispone l'applicazione dell'art. 1463 del codice civile - ossia la sopravvenuta impossibilità della prestazione - ai contratti di acquisto:

§  di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, inclusi quelli cinematografici e teatrali;

§  di biglietti di ingresso ai musei e agli altri luoghi della cultura.

In base al principio generale di cui all'articolo 1463 del codice civile, nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell'indebito.

 

La novella apportata dalla disposizione in commento incide sul termine di decorrenza della sopravvenuta impossibilità della prestazione - che comunque deve essere motivata in ragione degli effetti derivanti dall'emergenza da Covid-19 - che si verifica dalla data di adozione del D.P.C.M. 8 marzo 2020 (cioè dall'8 marzo medesimo) fino al 30 settembre 2020.

Il D.P.C.M. 8 marzo 2020 ha previsto le seguenti misure di contenimento valevoli su tutto il territorio nazionale (art. 2, co. 1, lett. b) e d)):

§  la sospensione delle manifestazioni, degli eventi e degli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato;

§  la sospensione dell'apertura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al D. Lgs. 42/2004.

Secondo l'art. 101 del d.lgs. 42/2004 sono istituti e luoghi della cultura i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali.

La conseguenza della sopravvenuta impossibilità della prestazione ai sensi dell'art. 1463 del codice civile è il rimborso di quanto corrisposto per i titoli di accesso e i biglietti, che - in base al co. 2 dell'art. 88, interamente sostituito dalla disposizione in commento - avviene su apposita istanza dei soggetti acquirenti, presentata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del D.L.18/2020 (cioè entro il 16 aprile 2020), o dalla diversa data della comunicazione dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione (questa è la parte oggetto di modifica). Si valuti l'opportunità di specificare a chi competa la comunicazione dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione.

Nel testo originario invece l'istanza poteva essere presentata entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore dei provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 2, co. 1 e 2, del D.L. 19/2020 (su cui si veda infra).

 

Si ricorda che il D.L. 19/2020, all'art. 1, ha previsto la possibilità di adottare specifiche misure per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, tra cui per quanto di interesse:

§  limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso (art. 1, co. 2, lett. g));

§  chiusura di cinema, teatri, sale da concerto, sale da ballo (art. 1, co. 2, lett.i));

§  limitazione o sospensione dei servizi di apertura al pubblico o chiusura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (art. 1, co. 2, lett.r)).

 

L'art. 2, co. 1 e 2, del D.L. 19/2020 indica le modalità di attuazione delle summenzionate misure di contenimento.

Inoltre, il D.L. 33/2020, all'art. 1, co. 8, stabilisce che - dal 18 maggio al 31 luglio 2020 - le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e fieristico, in luogo pubblico o aperto al pubblico, si svolgono con le modalità stabilite con i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 2 del citato D.L. 19/2020. In attuazione del D.L. 19/2020 e del D.L. 33/2020, è intervenuto da ultimo il  D.P.C.M. 17 maggio 2020, efficace a partire dal 18 maggio 2020, che ha operato alcune distinzioni nella ripresa delle attività stabilendo:

§  la sospensione fino al 14 giugno 2020 degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto (art.1, co.1, lett. m));

§  la ripresa dal 18 maggio 2020 del servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura a determinate condizioni (art.1, co.1, lett. p)).

 

All'istanza di rimborso, presentata all'organizzatore dell'evento anche per il tramite dei canali di vendita da quest'ultimo utilizzati, deve essere allegato il relativo titolo di acquisto. La novella introdotta dalla disposizione in commento elimina la verifica (prevista nel testo originario), da parte dell'organizzatore dell'evento, dell'impossibilità sopravvenuta della prestazione e conseguentemente dell'inutilizzabilità del titolo di accesso oggetto dell'istanza di rimborso. Si valuti l'opportunità di una più puntuale indicazione dei soggetti cui va richiesto il rimborso, che non necessariamente sono organizzatori di eventi”, posto che il rimborso può essere richiesto anche per biglietti di musei e analoghi.

 

L'organizzatore dell'evento provvede all'emissione di un voucher di importo pari a quello del titolo di acquisto da utilizzare entro diciotto mesi dall'emissione (e non entro un anno come previsto dal testo originario dell'art. 88, co. 2, del D.L. 18/2020). Viene inoltre introdotta la previsione per cui l’emissione dei voucher assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario.

 

Viene inoltre abrogato il comma 3 dell'art. 88 del D.L. 18/2020 che stabiliva un termine finale (mobile) di applicazione delle procedure di rimborso sopradescritte, collegato alla data di efficacia dei provvedimenti attuativi del D.L. 19/2020. Detta abrogazione pare connessa alla previsione per cui la sopravvenuta impossibilità della prestazione - quale presupposto per poter chiedere il rimborso - vale fino al 30 settembre 2020.

 


 

Articolo 184
(Fondo cultura)

 

 

L'articolo 184 istituisce, nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MIBACT), un Fondo per la promozione di investimenti e altri interventi per la tutela, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2020. Detto Fondo può essere incrementato con apporti finanziari di soggetti privati. Per l'anno 2021, esso è incrementato con risorse provenienti dal Fondo di sviluppo e coesione, pari a 50 milioni di euro.

L'Istituto nazionale di promozione, cioè la Cassa depositi e prestiti S.p.A. (CDP), ha la facoltà di svolgere, anche tramite società partecipate, l'istruttoria e la gestione delle operazioni connesse alle iniziative di cui sopra, nonché le relative attività di assistenza e consulenza. Il decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo previsto dalla disposizione può inoltre destinare una quota delle risorse al finanziamento di un fondo di garanzia per la concessione di contributi in conto interessi e di mutui per interventi di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale, gestito e amministrato a titolo gratuito dall'Istituto per il credito sportivo in gestione separata.

 

In dettaglio, il comma 1 reca l'istituzione nello stato di previsione del MIBACT di un Fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per l'anno 2020, finalizzato alla promozione di investimenti e altri interventi per la tutela, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale.

 

Si ricorda che il d.lgs. 42/2004, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio, all'art. 2 definisce il patrimonio culturale come l'insieme di beni culturali e paesaggistici. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati dal Codice stesso costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge.

Sempre il d.lgs. 42/2004, definisce:

§  la tutela del patrimonio culturale (art. 3), che consiste "nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di un'adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione";

§  la valorizzazione del patrimonio culturale (art.6), che consiste "nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. In riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati",

e disciplina, agli artt. 101-105 le modalità di fruizione dei beni culturali.

 

Inoltre, la definizione di patrimonio culturale immateriale è contenuta nella Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura e recepita dalla L. 167/2007.

 

Il tema della digitalizzazione del patrimonio culturale è fortemente sentito durante l'attuale emergenza sanitaria da COVID-19, nella prospettiva di garantire comunque una forma di accesso ai beni culturali, seppure in forma virtuale. Non è un caso dunque che in tutto il mondo siano state rese accessibili gratuitamente le risorse delle biblioteche e siano state favorite visite virtuali e accesso gratuito ai siti internet di musei e luoghi della cultura. Per l'Italia, si veda la campagna "La cultura non si ferma".

L'obiettivo di ampliare l'accesso ai beni culturali attraverso la loro digitalizzazione è stato oggetto di numerose iniziative a livello sia europeo che nazionale. 

Già nel 2005, sei capi di Stato e di Governo, tra cui l'Italia, invocarono la creazione di una biblioteca digitale europea; dopo varie tappe, a novembre 2008 è stato dato avvio al progetto Europeana, nata appunto come biblioteca digitale dell'Unione europea e diventata la piattaforma digitale dell'Europa per il patrimonio culturale. E' disponibile la cronologia della digitalizzazione e dell'accessibilità in rete del patrimonio culturale, che presenta tutte le iniziative rilevanti e i documenti politici europei a decorrere dal 2005.  

Il 27 ottobre 2011, la Commissione europea ha adottato una raccomandazione sulla digitalizzazione e l’accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale, i cui risultati sono stati esaminati nel relativo report del giugno 2019 sempre della Commissione europea, anche a seguito della Dichiarazione di cooperazione per promuovere la digitalizzazione del patrimonio culturale del 4 aprile 2019 (sottoscritta anche dall'Italia). Per una sintesi del report si veda qui. Inoltre, l'attenzione al digitale è stata menzionata tra gli obiettivi dell'istituzione dell'Anno europeo del patrimonio culturale nel 2018.

A livello nazionale, si ricorda che con D.M. 37 del 23 gennaio 2017 è stato costituito il Servizio per la digitalizzazione del patrimonio culturale–Digital Library dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (ICCD), al quale è stato affidato il coordinamento e la promozione dei programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale di competenza del MIBACT. L'ICCD ha elaborato il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale, quale cornice di riferimento per le politiche e le strategie di digitalizzazione del Dicastero.

Tale assetto è stato modificato dal D.P.C.M. 2 dicembre 2019, n. 169, recante il regolamento di organizzazione del MIBACT, che ha istituito quale ufficio dotato di autonomia speciale di livello dirigenziale generale l'Istituto centrale per la digitalizzazione  del  patrimonio culturale - Digital Library. Tale nuovo Istituto elabora il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale, ne cura l'attuazione ed esprime parere obbligatorio e vincolante su ogni iniziativa del Ministero in materia. Esso inoltre svolge funzioni di indirizzo anche sull'ICCD.

Quanto alle risorse, si ricorda che l'art. 1, co. 611, della L. 145/2018 ha autorizzato la spesa di 4 milioni di euro per il 2019 da parte dell'allora Ministero per i beni e le attività culturali per proseguire l'attività di digitalizzazione del patrimonio culturale. L'art. 1, co. 375, della L. 160/2019 ha disposto uno stanziamento di 23 milioni di euro per l'anno 2021 e di 33 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2035 per incrementare la quota degli utili del gioco del lotto del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo destinata fra l'altro a progetti per la digitalizzazione inerente il patrimonio culturale.

 

Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo - per l'adozione del quale non è previsto un termine - di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabilite modalità e condizioni di funzionamento del Fondo.

Il comma 2 stabilisce inoltre che la dotazione del Fondo può essere incrementata con risorse di soggetti privati, comprese le persone giuridiche private di cui al titolo II (artt. 11-13) del libro primo del codice civile. Si valuti l'opportunità di chiarire le modalità di apporto delle persone giuridiche private.

 

Il comma 3 attribuisce all'Istituto nazionale di promozione, cioè la Cassa depositi e prestiti S.p.A. (di seguito anche CDP), la facoltà di svolgere, anche tramite società partecipate, l'istruttoria e la gestione delle operazioni connesse alle iniziative di cui al comma 1, nonché le relative attività di assistenza e consulenza, con oneri a carico del fondo, sulla base di apposita convenzione con il MIBACT.

 

I commi dal 822 al 830 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015) individuano la Cassa depositi e prestiti S.p.A. come istituto nazionale di promozione ai sensi della normativa europea sugli investimenti strategici e come possibile esecutore degli strumenti finanziari destinatari dei fondi strutturali e di eventuali fondi apportati da amministrazioni ed enti pubblici o privati, abilitandola a svolgere le attività previste da tale normativa anche utilizzando le risorse della gestione separata.

 In particolare, il comma 822 prevede che, onde perseguire l'obiettivo di supportare la costituzione delle Piattaforme di investimento (cfr. infra) previste dal Regolamento (UE) n. 2015/1017 del 25 giugno 2015, c.d. Regolamento Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), le operazioni finanziarie delle piattaforme di investimento ammissibili al FEIS promosse dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A. possano essere assistite dalla garanzia dello Stato. Tale garanzia statale è qualificata come onerosa, a prima richiesta, esplicita, incondizionata e irrevocabile. 

 

Le «banche o istituti nazionali di promozione» sono le entità giuridiche che espletano attività finanziarie su base professionale, cui è stato conferito un mandato da uno Stato membro o da un'entità di uno Stato membro, a livello centrale, regionale o locale, per svolgere attività di sviluppo o di promozione così come definite all'articolo 2, n. 3 del Regolamento (UE) 2015/1017 del 25 giugno 2015 relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013. Secondo la Comunicazione COM (2015) 361, la principale motivazione economica dell'istituzione di una banca di promozione risiede nel fatto che i fallimenti del mercato possono ridurre gli investimenti e, di conseguenza, rallentare la crescita futura portandola a livelli non efficienti sotto il profilo economico, e che un istituto con un mandato pubblico si trova in posizione migliore rispetto agli operatori privati per rimediare ai fallimenti del mercato. Il documento prefigura la cooperazione tra le banche nazionali di promozione e la BEI tramite accordi di co-investimento (piattaforme di investimento) che vengono strutturati al fine di aggregare i progetti d'investimento, ridurre i costi delle operazioni e dell'informazione e ripartire più efficacemente il rischio fra i vari investitori. Le piattaforme d'investimento possono essere società veicolo, conti gestiti, accordi di cofinanziamento o di condivisione dei rischi basati su contratti oppure accordi stabiliti con altri mezzi tramite i quali le entità incanalano un contributo finanziario al fine di finanziare una serie di progetti di investimento.

 

Il comma 826, in particolare, attribuisce alla CDP la qualifica di istituto nazionale di promozione, come definito dall’articolo 2, n. 3, del Regolamento (UE) n. 2015/1017 del 25 giugno 2015 relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), secondo quanto previsto nella Comunicazione COM (2015) 361 del 22 luglio 2015 della Commissione Europea.

Il comma 827 abilita la CDP a svolgere le attività degli istituti nazionali di promozione previste dal Regolamento (UE) n. 2015/1017, nonché i compiti previsti dal Regolamento (CE) n. 1303/2013 e dal Regolamento (UE, EURATOM) n. 966/2012.

Il Regolamento (CE) n. 1303/2013 del 17 dicembre 2013 in materia di disposizioni comuni sui fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) reca disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.  Il Regolamento (UE, EURATOM) n. 966/2012 del 25 ottobre 2012, stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione.

 

Il comma 828 autorizza la CDP a impiegare le risorse della gestione separata di cui all’articolo 5, comma 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, per contribuire a realizzare gli obiettivi del FEIS, tra l’altro mediante il finanziamento di piattaforme d’investimento e di singoli progetti ai sensi del Regolamento (UE) n. 2015/1017, nel rispetto della disciplina dell’Unione europea sugli aiuti di Stato. 

 

L’articolo 5, comma 8, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 ha istituito un sistema separato ai soli fini contabili ed organizzativi, la cui gestione è uniformata a criteri di trasparenza e di salvaguardia dell'equilibrio economico. Sono assegnate alla gestione separata le partecipazioni e le attività a essa strumentali, connesse e accessorie, e le attività di assistenza e di consulenza in favore dei soggetti finanziati da CDP.  La CDP finanzia sotto qualsiasi forma lo Stato, le regioni, gli enti locali, gli enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico, utilizzando fondi rimborsabili sotto forma di libretti di risparmio postale e di buoni fruttiferi postali, assistiti dalla garanzia dello Stato e distribuiti attraverso Poste italiane S.p.A. o società da essa controllate, e fondi provenienti dall'emissione di titoli, dall'assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, che possono essere assistiti dalla garanzia dello Stato. L'utilizzo dei fondi è consentito anche per il compimento di ogni altra operazione di interesse pubblico prevista dallo statuto sociale della CDP S.p.A. effettuata nei confronti dei medesimi soggetti, o dai medesimi promossa, nonché nei confronti di soggetti privati per il compimento di operazioni nei settori di interesse generale individuati con D.M., tenuto conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione. Le operazioni adottate nell'ambito delle attività di cooperazione internazionale allo sviluppo possono essere effettuate anche in cofinanziamento con istituzioni finanziarie europee, multilaterali o sovranazionali, nel limite annuo stabilito con apposita convenzione stipulata tra la medesima CDP e il Ministero dell'economia e delle finanze.

 

Il comma 829 stabilisce che la Cassa depositi e prestiti S.p.A. e le società dalla stessa controllate possono esercitare i compiti di esecuzione degli strumenti finanziari destinatari dei Fondi SIE, di cui al Regolamento n. 966/2012 e al Regolamento n. 1303/2013, in forza di un mandato della Commissione europea ovvero mediante affidamenti da parte delle autorità di gestione.

 

In forza del comma 830 le amministrazioni e gli enti pubblici o i privati, anche a valere su risorse europee possono contribuire a finanziare le attività di cui al comma precedente. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell'economia e delle finanze, vengono individuate, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, le eventuali risorse delle amministrazioni statali.

 

In base al comma 4, il decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze che disciplina il funzionamento del Fondo, di cui al comma 1, può destinare una quota delle risorse al finanziamento di un fondo di garanzia per la concessione di contributi in conto interessi e di mutui per interventi di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale.

Il fondo di cui al presente comma è gestito e amministrato a titolo gratuito dall'Istituto per il credito sportivo in gestione separata secondo le modalità definite con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 

L'Istituto per il credito sportivo è un ente pubblico economico istituito con la legge n. 1295 del 1957, e successivamente disciplinato dal D.P.R. n. 453 del 2000, che opera nel settore del credito per lo sport e per le attività culturali. Si tratta quindi di una banca pubblica che opera ai sensi e per gli effetti dell’articolo 151 del decreto legislativo n. 385 del 1993 (Testo unico bancario). Finalità dell'Istituto è quella di erogare, a favore di soggetti pubblici e privati, finanziamenti a medio e lungo termine, volti alla progettazione, costruzione, ampliamento e miglioramento di impianti sportivi, ivi compresa l'acquisizione delle aree e degli immobili relativi a dette attività. Alle menzionate finalità l'Istituto provvede con le risorse derivanti del proprio patrimonio e con l'emissione di obbligazioni.

Il patrimonio dell'Istituto, la cui consistenza è accertata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, tenendo conto dei diritti eventualmente acquisiti dai soggetti partecipanti al fondo di dotazione, è costituito:

§  dal fondo di dotazione, conferito dai partecipanti, nonché dal fondo di garanzia, conferito dal CONI;

§  dal fondo patrimoniale di cui al quarto comma dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 1957, n. 1295, e successive modificazioni;

§  dalle riserve.

Dai dati più recenti, riportati dal bilancio dell'esercizio finanziario 2018, risulta un patrimonio netto di circa 860 milioni di euro e un utile di esercizio pari a circa 13 milioni di euro.

Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo esercita sull'Istituto la vigilanza a norma dell'articolo 157, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998, dell'articolo 2, comma 2, lettera g), del decreto legislativo n. 368 del 1998, e dell'articolo 53 del decreto legislativo n. 300 del 1999. Il Ministero dell'economia e delle finanze esercita i poteri di vigilanza per quanto di propria competenza

 

In base al comma 5, il Fondo può essere incrementato, nella misura di 50 milioni di euro per l’anno 2021 mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo sviluppo e coesione (FSC), di cui all'art. 1, co. 6, della L. 147/2013, previa delibera del CIPE volta a rimodulare e ridurre di pari importo, per il medesimo anno, le somme già assegnate con le delibere del CIPE n. 3 del 2016, n. 100 del 2017 e n. 10 del 2018 al Piano operativo "Cultura e turismo" di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

Il Piano operativo "Cultura e turismo" è stato inizialmente finanziato nell'ambito del c.d. Piano Stralcio "Cultura e turismo" a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, adottato ai sensi dell'art. 1, co. 703, lett. d), della L. 190/2014, con la delibera CIPE n. 3/2016 (1.000 milioni di euro). La dotazione del Piano Stralcio "Cultura e Turismo" è stata poi successivamente integrata con la delibera CIPE n. 100/2017 – Primo Addendum (30,4 milioni). Con la delibera CIPE n. 10/2018 il CIPE ha approvato il Piano operativo «Cultura e Turismo» (740 milioni di euro), ad integrazione e rafforzamento del Piano stralcio e relativo Addendum già approvati con le citate delibere n. 3/2016 e n. 100/2017, per un valore complessivo di 1.770,4 milioni di euro ed un orizzonte di spesa delle risorse assegnate che si estende dall’anno 2018 all’anno 2025. Per un'analisi del Piano allegato alla delibera 10/2018 si veda qui.

In base alla delibera 10/2018, l’articolazione finanziaria annuale è la seguente: anno 2018, 30 milioni di euro; anno 2019, 50 milioni di euro; anno 2020, 50 milioni di euro; anno 2021, 100 milioni di euro; anno 2022, 70 milioni di euro; anno 2023, 10 milioni di euro; anno 2024: 10 milioni di euro; anno 2025, 420 milioni di euro.

Per un riepilogo di tutti gli interventi adottati con le suddette delibere nell'ambito del FSC si veda qui.

Per una panoramica approfondita sul Fondo di sviluppo e coesione si veda il corrispondente tema web della Camera dei deputati.

 

Il comma 6 stabilisce che alla copertura degli oneri, pari a 50 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede ai sensi dell'articolo 265, su cui si rinvia alla relativa scheda.


 

Articolo 185
(Disposizioni relative al pagamento dei crediti
dell’IMAIE in liquidazione)

 

 

L’articolo 185 fissa innanzitutto il termine di 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge per il deposito da parte dei commissari liquidatori del bilancio finale di liquidazione dell’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (IMAIE) in liquidazione.

Inoltre, interviene sulla disciplina per il pagamento dei creditori, anche fissando in via legislativa il termine per la riscossione dei crediti, e su quella per la destinazione degli eventuali residui attivi e delle somme relative ai diritti non esercitati nei termini stabiliti.

 

Preliminarmente si ricorda che l’IMAIE era stato previsto dall’art. 4 della L. 93/1992, che ne aveva affidato la costituzione alle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale delle categorie degli artisti interpreti o esecutori firmatarie dei contratti collettivi nazionali. Inoltre, per quanto maggiormente interessa, aveva previsto che la finalità statutaria dell’Istituto consisteva nella tutela dei diritti degli artisti interpreti e esecutori previsti dalla L. 633/1941 (c.d. diritti connessi al diritto d’autore)[17] e nell’attività di difesa e promozione degli interessi collettivi delle categorie.

A sua volta, l’art. 5 della stessa L. 93/1992 – come modificato dall’art. 36 del d.lgs. 68/2003 – aveva stabilito che i compensi spettanti agli artisti ai sensi della già citata L. 633/1941 dovevano essere versati all’IMAIE dai produttori di fonogrammi o dalle loro associazioni di categoria i quali dovevano trasmettere anche la documentazione necessaria alla identificazione degli aventi diritto (co. 1).

L’IMAIE determinava l’ammontare dei compensi spettanti a ciascun artista interprete o esecutore in base ai criteri definiti da accordo concluso fra le associazioni di categoria dei produttori di fonogrammi e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative delle categorie degli artisti interpreti o esecutori, firmatarie dei contratti collettivi nazionali (co. 2).

Entro il primo mese di ogni trimestre, l’IMAIE comunicava agli aventi diritto l’ammontare dei compensi maturati nel trimestre precedente e pubblicava l’elenco nominativo degli aventi diritto nella Gazzetta ufficiale (co. 3).

Gli artisti interpreti o esecutori o i loro aventi causa avevano diritto di riscuotere i compensi ad essi spettanti, al netto delle spese, entro 1.095 giorni (3 anni) dalla pubblicazione del suddetto elenco (co. 4).

Trascorso tale termine, le somme relative ai diritti non esercitati dovevano essere devolute all’IMAIE ed utilizzate per le attività e per le finalità indicate dall'art. 7, co. 2, della stessa L. 93/1992, ovvero per attività di studio e ricerca, nonché per fini di promozione, formazione e sostegno professionale degli artisti interpreti o esecutori (co. 5).

 

A seguito delle particolari criticità emerse con riferimento alla gestione dell’Istituto, l’IMAIE è stato dichiarato estinto per incapacità di raggiungere gli scopi per i quali era stato costituito con decreto del Prefetto di Roma n. 33961/606/2009 del 30 aprile 2009[18], che ha chiesto altresì al Presidente del Tribunale di Roma di nominare i commissari liquidatori ai sensi dell’art. 11 delle disposizioni di attuazione del codice civile[19].

Ne è derivato un contenzioso amministrativo che ha visto il TAR del Lazio, Sez. I-ter, accogliere l’istanza cautelare avverso il decreto prefettizio con ordinanza n. 2769/2009. La stessa istanza cautelare è stata, poi, respinta dal Consiglio di Stato, Sez. VI, con ordinanza n. 3530 del 14 luglio 2009. Nel merito, il TAR Lazio, Sez. I-ter, con sentenza n. 13897/2010, ha, poi, dichiarato improcedibile il ricorso promosso avverso il decreto prefettizio.

Intanto, con provvedimento del 28 maggio 2009 il presidente del Tribunale di Roma ha nominato tre commissari liquidatori[20], con poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria, compresa la riscossione e la distribuzione agli aventi diritto dei compensi maturati e non riscossi prima e nel corso dell’attività liquidatoria.

 

Al contempo, l'art. 7 del D.L. 64/2010 (L. 100/2010) – nel testo come modificato dall’art. 47 del d.lgs. 35/2017 (di recepimento della direttiva 2014/26/UE) –, al fine di assicurare la realizzazione degli obiettivi di cui alla L. 93/1992, ha istituito il nuovo IMAIE come associazione con personalità giuridica di diritto privato, costituita direttamente dagli artisti interpreti esecutori, assistiti dalle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative, e ha disposto che, a decorrere dal 14 luglio 2009, venivano trasferiti al nuovo IMAIE i compiti e le funzioni del vecchio istituto e, in particolare, il compito di incassare e ripartire fra gli artisti interpreti esecutori, tra l’altro, i compensi di cui agli artt. 71-septies, 71-octies, 73, 73-bis, 80, 84 e 180-bis della L. 633/1941[21] (per i quali, v. box infra)[22].

 

Da ultimo, il già citato art. 47 del d.lgs. 35/2017 – abrogando la previsione recata dall’art. 7, co. 2, del D.L. 64/2010, in base alla quale, al termine della procedura di liquidazione, l'eventuale residuo attivo ed i crediti maturati dovevano essere trasferiti al nuovo IMAIE – aveva disposto che l'eventuale residuo attivo doveva essere ripartito a favore degli artisti interpreti ed esecutori con modalità e criteri di destinazione delle somme definiti con DPCM, su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo.

 

In particolare, il comma 1 stabilisce che i commissari liquidatori dell’IMAIE in liquidazione depositano il bilancio finale di liquidazione, comprensivo anche dell’ultimo piano di riparto, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge.

 

Nello specifico, nel bilancio finale di liquidazione devono essere indicati i nominativi dei creditori dell’ente e, come voce distinta dal residuo attivo, l’entità dei crediti vantati da artisti, interpreti ed esecutori, come risultanti dagli stati passivi esecutivi per i quali sia stato autorizzato il pagamento dei creditori, con la distinzione per crediti riferibili ad artisti, interpreti ed esecutori dell’area musicale e crediti riferibili ad artisti, interpreti ed esecutori dell’area audiovisiva.

 

Il comma 2 dispone, anzitutto, che a tali crediti si applica il medesimo termine per la riscossione di 1.095 giorni (pari a 3 anni) di cui all’art. 5, co. 4, della L. 93/1992, calcolato a decorrere dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’avviso di pubblicazione dei nominativi degli aventi diritto, ai sensi dell’art. 5, co. 3, della stessa L. 93/1992.

Al contempo, stabilisce che i titolari dei crediti ammessi agli stati passivi i cui nominativi sono già stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 130 del 3 novembre 2016 hanno diritto di richiedere il pagamento entro il termine perentorio di 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge.

 

In argomento, si ricorda che, con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – parte seconda, n. 130, del 3 novembre 2016, i commissari liquidatori avevano comunicato che in data 3 novembre 2016 era avvenuta la pubblicazione ufficiale sul sito internet dell'IMAIE in liquidazione dell'elenco di tutti i nominativi degli artisti interpreti o esecutori aventi diritto alla corresponsione di compensi maturati ma non ancora riscossi – in tutto o in parte – in relazione a 4 stati passivi dell'ente depositati presso la Cancelleria della presidenza del Tribunale ordinario di Roma nelle date del 19 aprile 2010, del 24 gennaio 2013, del 6 febbraio 2014 e del 30 luglio 2015.

Da ultimo, con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – parte seconda, n. 23, del 23 febbraio 2019, i commissari liquidatori avevano comunicato che, in data 29 novembre 2018, il Presidente del Tribunale di Roma aveva autorizzato il pagamento dell'integrazione del V stato passivo e del VI e ultimo stato passivo dell'IMAIE in liquidazione. Da tale data tutti gli artisti, interpreti ed esecutori che vantavano crediti nei confronti della liquidazione potevano chiedere alla procedura il saldo del proprio diritto di credito riportato negli stati passivi depositati nella Cancelleria della Presidenza del Tribunale di Roma. L'elenco dei nominativi degli aventi diritto è pubblicato sul sito istituzionale della procedura. Dalla data di pubblicazione dell’avviso è iniziato a decorrere il termine triennale di prescrizione dei suddetti diritti.

Qui l’ultima relazione dei commissari liquidatori sulle attività liquidatorie alla data del 30 aprile 2019. Dalla stessa si evince che, alla medesima data, erano stati effettuati i seguenti pagamenti:

§  stato passivo del 19 aprile 2010: totale pagamenti effettuati € 24.490.180,90 (pari al 56,98% del totale iscritto);

§  stato passivo del 24 gennaio 2013: totale pagamenti effettuati € 4.970.282,55 (pari al 56,43% del totale iscritto);

§  stato passivo 6 febbraio 2014: totale pagamenti effettuati € 10.625.065,05 (pari all’81,3% del totale iscritto);

§  stato passivo 30 luglio 2015: totale pagamenti effettuati € 16.612.118.96 (pari al 49% del totale iscritto).

Nel complesso, dunque, risultavano effettuati pagamenti per € 56.697.647,46 (pari al 57,3% del totale iscritto).

La stessa relazione dava, inoltre, conto, di alcuni giudizi di opposizione allo stato passivo e di altri giudizi pendenti.

 

Con riguardo alla disciplina relativa alla destinazione degli eventuali residui attivi e delle somme relative ai diritti non esercitati nei termini stabiliti, il comma 3 stabilisce che, una volta approvato il bilancio finale, le somme corrispondenti al residuo attivo, comprese quelle relative ai diritti non esercitati nei termini stabiliti, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnate allo stato di previsione del MIBACT e ripartite in favore degli artisti, interpreti ed esecutori, secondo modalità da definire con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo – per la cui emanazione non è fissato un termine –, anche tenendo conto dell’impatto economico conseguente all’adozione delle misure di contenimento del COVID-19.

A sua volta, il comma 4 dispone che, al termine della procedura di esecuzione dell’ultimo piano di riparto, le somme corrispondenti all’eventuale ulteriore residuo attivo, comprese quelle ulteriori relative ai diritti non esercitati nei termini stabiliti, sono anch’esse versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnate allo stato di previsione del MIBACT e ripartite in favore degli artisti, interpreti ed esecutori, secondo le modalità definite con il già citato decreto del Ministro.

 

Conseguentemente, il comma 5 abroga l’art. 47, co. 2, del d.lgs. 35/2017.

 

Di seguito si ricapitolano le principali disposizioni della L. 633/1941 che prevedono la corresponsione di compensi a favore degli artisti, interpreti e esecutori.

 

L’art. 71-septies della L. 633/1941 – come modificato, da ultimo, dall’art. 39 del D.L. 207/2008 (L. 14/2009) – ha previsto, in particolare, che gli autori ed i produttori di fonogrammi, nonché i produttori originari di opere audiovisive, gli artisti interpreti ed esecutori ed i produttori di videogrammi, e i loro aventi causa, hanno diritto ad un compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali.

L’art. 71-octies – come modificato, da ultimo, dall’art. 1, co. 335, della L. 208/2015 – ha disposto che il compenso di cui all’art. 71-septies per gli apparecchi e i supporti di registrazione audio è corrisposto alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), la quale provvede a ripartirlo, al netto delle spese, per il 50% agli autori e loro aventi causa e per il 50% ai produttori di fonogrammi, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative. I produttori di fonogrammi devono corrispondere senza ritardo, e comunque entro sei mesi, il 50% del compenso loro attribuito per apparecchi e supporti di registrazione audio agli artisti interpreti o esecutori interessati. Il compenso di cui all'art. 71-septies per gli apparecchi e i supporti di registrazione video è sempre corrisposto alla SIAE, la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative, per il 30% agli autori, per il restante 70% in parti uguali tra i produttori originari di opere audiovisive, i produttori di videogrammi e gli artisti interpreti o esecutori. La quota spettante agli artisti interpreti o esecutori è destinata per il 50% alle attività e finalità di cui all’art. 7 della L. 93/1992 (v. infra).

L’art. 73 della L. 633/1941 – come modificato, da ultimo, dall’art. 1, co. 56, della L. 124/2017 – ha stabilito, in particolare, che il produttore di fonogrammi, nonché gli artisti interpreti e gli artisti esecutori che abbiano compiuto l'interpretazione o l'esecuzione fissata o riprodotta nei fonogrammi, indipendentemente dai diritti di distribuzione, noleggio e prestito loro spettanti, hanno diritto ad un compenso per l'utilizzazione a scopo di lucro dei fonogrammi a mezzo della cinematografia, della diffusione radiofonica e televisiva, compresa la comunicazione al pubblico via satellite, nelle pubbliche feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica utilizzazione dei fonogrammi stessi. Il compenso è riconosciuto, per ciascun fonogramma utilizzato, distintamente al produttore di fonogrammi ed agli artisti interpreti o esecutori.

Ai sensi dell’art. 73-bis, gli artisti interpreti o esecutori e il produttore del fonogramma utilizzato hanno diritto ad un equo compenso anche quando l'utilizzazione di cui all'art. 73 è effettuata a scopo non di lucro.

L’art. 80 – come modificato, da ultimo dall’art. 20, co. 1, del d.lgs. 68/2003 –, per quanto maggiormente interessa, ha incluso fra i diritti degli artisti interpreti e degli artisti esecutori anche quello di autorizzare il noleggio o il prestito delle fissazioni delle loro prestazioni artistiche e delle relative riproduzioni, stabilendo che gli stessi, anche nel caso di cessione del diritto di noleggio ad un produttore di fonogrammi o di opere cinematografiche o audiovisive o di sequenze di immagini in movimento, conservano il diritto di ottenere un’equa remunerazione per il noleggio concluso dal produttore con terzi.

L’art. 84, co. 2, stabilisce che agli artisti interpreti ed esecutori che nell'opera cinematografica e assimilata sostengono una parte di notevole importanza artistica, anche se di artista comprimario, spetta, per ciascuna utilizzazione dell'opera cinematografica e assimilata a mezzo della comunicazione al pubblico via etere, via cavo e via satellite un equo compenso a carico degli organismi di emissione. Per ogni utilizzazione diversa da questa, l’equo compenso è a carico di coloro che esercitano i diritti di sfruttamento economico della stessa.

L’art. 180-bis stabilisce che il diritto esclusivo di autorizzare la ritrasmissione via cavo è esercitato dai titolari dei diritti d'autore e dai detentori dei diritti connessi esclusivamente attraverso la SIAE. Per i detentori dei diritti connessi la SIAE agisce sulla base di apposite convenzioni da stipulare con l'Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori per i diritti degli artisti interpreti esecutori ed eventualmente con altre società di gestione collettiva appositamente costituite per amministrare, quale loro unica o principale attività, gli altri diritti connessi.


 

Capo II -  Misure per l'editoria

Articolo 186
(Credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari)

 

 

L'articolo 186 rafforza il regime straordinario di accesso al credito di imposta per gli investimenti pubblicitari introdotto per il 2020 dal D.L. 18/2020 che, in considerazione dell’attesa caduta dei volumi di investimento derivante dall’emergenza sanitaria, ha commisurato l'importo del medesimo credito al valore totale degli investimenti effettuati, anziché ai soli investimenti incrementali. In particolare, l’importo massimo dell’investimento ammesso al credito d’imposta è ora elevato (dal 30) al 50% ed è direttamente fissato in € 60 mln il tetto di spesa.

 

Nell’ambito di tale tetto di spesa, si stabilisce che il beneficio è concesso nel limite di 40 mln per gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, e nel limite di € 20 mln per gli investimenti pubblicitari effettuati sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato.

 

A tali fini, si novella il comma 1-ter dell'art. 57-bis del D.L. 50/2017 (L. 96/2017), introdotto dall’art. 98, co. 1, del D.L. 18/2020 (L. 27/2020).

 

L'art. 98 del D.L. 18/2020 (L. 27/2020) – nell’introdurre il comma 1-ter nell'art. 57-bis del D.L. 50/2017 (L. 96/2017) – ha operato un primo rafforzamento del credito di imposta per gli investimenti pubblicitari previsto a regime dallo stesso art. 57-bis (sul quale si rinvia al tema web Interventi per l’editoria curato dal Servizio Studi della Camera) stabilendo, per il 2020, un regime straordinario, in base al quale l'importo del credito di imposta è commisurato al valore totale degli investimenti effettuati, anziché ai soli investimenti incrementali..

In particolare, per l’anno 2020, aveva stabilito che il credito d’imposta era concesso nella misura unica del 30% del valore degli investimenti effettuati (e non già entro il 75% dei soli investimenti incrementali) nel limite massimo di spesa stabilito ai sensi del co. 3 del medesimo art. 57-bis - ossia nel limite stabilito con il DPCM che annualmente suddivide le risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico - e in ogni caso nei limiti del regime europeo degli aiuti di Stato.

In considerazione della novità introdotta, ha, altresì, disposto che la comunicazione per l’accesso al beneficio è presentata tra il 1° ed il 30 settembre 2020. Le comunicazioni trasmesse nel periodo compreso tra il 1° ed il 31 marzo 2020 restano comunque valide. Al riguardo, Il 23 marzo 2020 il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ha precisato, che “chi vorrà ampliare i propri investimenti pubblicitari per utilizzare appieno le più favorevoli condizioni stabilite per il 2020 potrà “sostituire” la prenotazione già inviata a marzo con una nuova, sempre nel periodo dal 1° al 30 settembre 2020. Il sistema, il modello telematico, e le relative istruzioni saranno opportunamente adeguati alla nuova normativa prima dell’apertura della nuova finestra temporale, dal 1° al 30 settembre 2020, per l’invio delle comunicazioni telematiche per l’accesso al credito di imposta per l’anno 2020”.

Infine, ha disposto che, ai fini della concessione del credito d’imposta si applicano, per i profili non derogati, le norme recate dal regolamento di cui al DPCM 16 maggio 2018, n. 90, emanato in sede di prima attuazione dell’art. 57-bis del D.L. 50/2017 (L. 96/2017).

 

Alla copertura dei relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, da imputare per € 40 mln alla quota spettante alla Presidenza del Consiglio dei ministri e per € 20 mln alla quota spettante al Ministero dello sviluppo economico. A tal fine, il Fondo è incrementato nella misura di € 32,5 mln per il 2020.

 

Ai relativi oneri si provvede ai sensi dell’articolo 265, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 

Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze dall’articolo 1 della L. 198/2016.

Esso è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM.

Per il 2017 è intervenuto il DPCM 12 ottobre 2017, per il 2018 è intervenuto il DPCM 17 aprile 2018, per il 2019 è intervenuto il DPCM 6 maggio 2019. Da ultimo, l’art. 3-bis del D.L. 59/2019 (L. 81/2019), nel prevedere che alla copertura degli oneri derivanti dagli incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti radiofoniche e televisive locali (v. par. Le misure adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus (COVID-19): in particolare, il rafforzamento del credito di imposta per gli investimenti pubblicitari del tema web Interventi per l’editoria, predisposto dal Servizio Studi della Camera), si provvede, a regime, mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, nel limite complessivo stabilito ogni anno con il DPCM che ripartisce le risorse fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, ha disposto che tale DPCM deve essere emanato entro il 31 marzo di ogni anno. Il DPCM relativo al 2020 non risulterebbe, tuttavia, intervenuto.

La destinazione delle risorse del Fondo assegnate alla Presidenza del Consiglio dei ministri è stabilita annualmente con altro DPCM. Per il 2017 è intervenuto il DPCM 27 novembre 2017, che ha ripartito € 114.429.960; per il 2018 è intervenuto il DPCM 18 ottobre 2018, che ha ripartito € 112.589.609; per il 2019 è intervenuto il DPCM 29 ottobre 2019, che ha ripartito € 143.316.7127,50.

 


 

Articolo 187
(Regime di forfettizzazione delle rese dei giornali)

 

 

L’articolo 187 introduce, per l’anno 2020, un regime straordinario di forfettizzazione delle rese di giornali quotidiani e periodici, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, che ne consente la riduzione del 95% (invece dell’80% previsto in via ordinaria).

 

Come evidenzia la relazione illustrativa, l’intervento è volto a sostenere i prodotti editoriali in edizione cartacea.

 

Più nello specifico, il comma 1 stabilisce che, limitatamente all’anno 2020, per il commercio di giornali quotidiani e di periodici e dei relativi supporti integrativi, l’IVA può applicarsi, in deroga al regime vigente, in relazione al numero delle copie consegnate o spedite, diminuito a titolo di forfetizzazione delle rese del 95% (in luogo dell’80 per cento previsto in via ordinaria).

Resta fermo che sono esclusi dall’agevolazione i giornali pornografici e quelli ceduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi.

 

L’art. 74, co. 1, lett. c), del DPR 633/1972 (decreto IVA) prevede che, per il commercio di giornali quotidiani, di periodici, di libri, dei relativi supporti integrativi e di cataloghi, l’imposta è dovuta dagli editori sulla base del prezzo di vendita al pubblico, in relazione al numero delle copie vendute. L'imposta può applicarsi in relazione al numero delle copie consegnate o spedite, diminuito a titolo di forfetizzazione della resa del 70% per i libri e dell'80% per i giornali quotidiani e periodici, esclusi quelli pornografici e quelli ceduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi.

In base alla stessa disposizione, per periodici si intendono i prodotti editoriali registrati come pubblicazioni ai sensi della L. 47/1948; per supporti integrativi si intendono i nastri, i dischi, le videocassette e gli altri supporti sonori, videomagnetici o digitali ceduti, anche gratuitamente, in unica confezione, unitamente ai libri per le scuole di ogni ordine e grado e per le università, inclusi i dizionari, e ai libri fruibili dai disabili visivi, a condizione che i beni unitamente ceduti abbiano prezzo indistinto e che, per il loro contenuto, non siano commercializzabili separatamente.

L’agevolazione si applica anche se i giornali quotidiani, i periodici ed i libri sono ceduti unitamente a beni diversi dai supporti integrativi, con prezzo indistinto ed in unica confezione, sempreché il costo del bene ceduto, anche gratuitamente, congiuntamente alla pubblicazione non sia superiore al cinquanta per cento del prezzo dell'intera confezione; in ogni caso, l'imposta si applica con l'aliquota di ciascuno dei beni ceduti.

 

Ai sensi del comma 2, agli oneri derivanti dal comma 1, valutati in 13 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede secondo quanto previsto dall’articolo 265, alla cui scheda di lettura si rinvia.


 

Articolo 188
(Credito d’imposta per l’acquisto della carta dei giornali)

 

 

L’articolo 188 prevede, in via straordinaria, per l’anno 2020, un credito d’imposta per le spese sostenute per l’acquisto, nel 2019, della carta utilizzata per la stampa di quotidiani e periodici, quale misura di sostegno fiscale al settore editoriale a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19.

 

In particolare, in base al comma 1, il credito di imposta è riconosciuto, per l’anno 2020, a favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici iscritte al registro degli operatori di comunicazione (ROC) ed è pari all’8% della spesa sostenuta nell'anno 2019 per l'acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite.

Il credito d’imposta è riconosciuto entro il limite di € 24 mln per l’anno 2020, che costituisce tetto di spesa.

Per il riconoscimento del credito d’imposta si applicano le disposizioni introdotte per il credito d’imposta per l'acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite e dei libri sostenuta nell'anno 2004, ossia l’art. 4, co. 182, 183, 184, 185 e 186 della L. 350/2003, e il DPCM 318/2004, la cui disciplina è stata successivamente estesa  alle spese sostenute nel 2005 dall'art. 1, co. 484, della L. 311/2004.

 

L’art. 4, co. 181-186, della L. 350/2003 (L. finanziaria per il 2004) ha riconosciuto alle imprese editrici di quotidiani e di periodici e alle imprese editrici di libri iscritte al registro degli operatori di comunicazione un credito d'imposta pari al 10% della spesa per l'acquisto della carta utilizzata per la stampa di quotidiani e periodici e dei libri sostenuta nell'anno 2004.

In particolare, la spesa per l'acquisto della carta deve risultare dal bilancio certificato delle imprese editrici. Nel caso in cui la carta sia acquistata da soggetti diversi dall'editore, essa deve comunque essere ceduta agli editori con fatturazione distinta da quella relativa ad ogni altra vendita o prestazione di servizio.

Sono previste alcune fattispecie di esclusione dal beneficio, fra le quali: quotidiani ed i periodici che contengono inserzioni pubblicitarie per un'area superiore al 50%dell'intero stampato, su base annua; quotidiani e periodici non posti in vendita, cioè non distribuiti con un prezzo effettivo per copia o per abbonamento, ad eccezione di quelli informativi delle fondazioni e delle associazioni senza fini di lucro; quotidiani o periodici che siano ceduti a titolo gratuito per una percentuale superiore al 50% della loro diffusione; quotidiani e periodici diretti a pubblicizzare prodotti o servizi contraddistinti con il nome o con altro elemento distintivo e diretti prevalentemente ad incentivarne l'acquisto; quotidiani e periodici di vendita per corrispondenza; quotidiani e periodici di promozione delle vendite di beni o di servizi;  cataloghi, cioè pubblicazioni contenenti elencazioni di prodotti o di servizi; pubblicazioni aventi carattere postulatorio, ad eccezione di quelle utilizzate dalle organizzazioni senza fini di lucro e dalle fondazioni religiose esclusivamente per le proprie finalità di autofinanziamento; quotidiani e periodici delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici, nonché di altri organismi, comprese le società riconducibili allo Stato ovvero ad altri enti territoriali o che svolgano una pubblica funzione; prodotti editoriali pornografici.

Il credito d'imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile e può essere fatto valere anche in compensazione, non è rimborsabile, ma non limita il diritto al rimborso ad altro titolo spettante; l'eventuale eccedenza è riportabile al periodo di imposta successivo.  L'ammontare della spesa complessiva per l'acquisto della carta e l'importo del credito d'imposta sono indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta durante il quale la spesa è stata effettuata.

In caso di utilizzo del credito d'imposta in tutto o in parte non spettante si rendono applicabili le norme in materia di accertamento, riscossione e contenzioso nonché le sanzioni previste ai fini delle imposte sui redditi.

 

Il credito d’imposta non è cumulabile con il contributo diretto alle imprese editrici di quotidiani e periodici, di cui all'art. 2, co. 1 e 2, della L. 198/2016, e al d.lgs. 70/2017, conseguentemente emanato.

Sulla disciplina relativa ai contributi diretti all’editoria, si veda il tema web Interventi per l’editoria curato dal Servizio Studi della Camera.

 

Inoltre, ai fini del recupero di quanto indebitamente fruito, si applicano le disposizioni di cui all’art. 1, co. 6, del D.L. 40 /2010 (L. 73/2010).

La disposizione richiamata prevede, al fine di contrastare fenomeni di utilizzo illegittimo dei crediti d'imposta e per accelerare le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d'imposta agevolativi la cui fruizione è autorizzata da amministrazioni ed enti pubblici, anche territoriali, che l'Agenzia delle entrate trasmetta a tali amministrazioni ed enti, tenuti al recupero, i dati relativi ai crediti utilizzati in diminuzione delle imposte dovute o in compensazione. Le somme recuperate sono riversate all'entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite all'erario.

 

Alla copertura del relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione che, a tal fine, è incrementato di € 24 mln per il 2020.

Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze dall’art. 1 della L. 198/2016.

Al Fondo affluiscono:

§  le risorse statali destinate al sostegno dell'editoria quotidiana e periodica;

§  le risorse statali destinate all'emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;

§  le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell'informazione e della comunicazione che svolgono raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l'attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l'acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet.

Inoltre, la L. di bilancio 2019 (L. 145/2018: art. 1, co. 90) ha stabilizzato la previsione – già vigente per il 2017 e il 2018 – secondo cui la metà delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone RAI (c.d. extra gettito) è riversata all’Erario, per essere destinata, fino ad un importo massimo di € 125 mln annui, al finanziamento del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione.

Da ultimo, l’art. 1, co. 389-392, della L. 160/2019 (L. di bilancio 2020) ha incrementato il Fondo di € 20 mln annui dal 2020 ai fini della concessione di contributi a favore delle scuole statali e paritarie e di alcune categorie di studenti, per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani, periodici e riviste scientifiche e di settore. L’importo complessivo dei contributi, nel limite indicato, è fissato annualmente dal DPCM che stabilisce la destinazione delle risorse del Fondo ai diversi interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Esso è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM.

Per il 2017 è intervenuto il DPCM 12 ottobre 2017, per il 2018 è intervenuto il DPCM 17 aprile 2018, per il 2019 è intervenuto il DPCM 6 maggio 2019. Da ultimo, l’art. 3-bis del D.L. 59/2019 (L. 81/2019), nel prevedere che alla copertura degli oneri derivanti dagli incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari incrementali su quotidiani, periodici e sulle emittenti radiofoniche e televisive locali (v. par. Le misure adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus (COVID-19): in particolare, il rafforzamento del credito di imposta per gli investimenti pubblicitari del tema web Interventi per l’editoria, predisposto dal Servizio Studi della Camera), si provvede, a regime, mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, nel limite complessivo stabilito ogni anno con il DPCM che ripartisce le risorse fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, ha disposto che tale DPCM deve essere emanato entro il 31 marzo di ogni anno. Il DPCM relativo al 2020 non risulterebbe, tuttavia, intervenuto.

La destinazione delle risorse del Fondo assegnate alla Presidenza del Consiglio dei ministri è stabilita annualmente con altro DPCM.

Per il 2017 è intervenuto il DPCM 27 novembre 2017, che ha ripartito € 114.429.960; per il 2018 è intervenuto il DPCM 18 ottobre 2018, che ha ripartito € 112.589.609; per il 2019 è intervenuto il DPCM 29 ottobre 2019, che ha ripartito € 143.316.7127,50.

 

Non si specifica – a differenza di quanto previsto nell’articolo 189 – se si provvede a valere sulla quota del Fondo spettante alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si valuti, dunque, l’opportunità di un chiarimento.

 

Le risorse destinate al riconoscimento del credito d'imposta sono iscritte nel pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e sono trasferite nella contabilità speciale n. 1778 «Agenzia delle entrate - fondi di bilancio» per le necessarie regolazioni contabili.

 

Ai sensi del comma 2, ai relativi oneri, valutati in € 24 mln per l’anno 2020, si provvede ai sensi dell’articolo 265, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 


 

Articolo 189
(
Bonus una tantum edicole)

 

 

L'articolo 189 riconosce un bonus una tantum agli esercenti delle edicole, a titolo di sostegno per gli oneri straordinari sostenuti per lo svolgimento dell’attività durante l’emergenza sanitaria connessa alla diffusione del COVID-19.

 

Al riguardo si ricorda, preliminarmente, che, nell’ambito delle disposizioni limitative dell’esercizio delle attività produttive adottate, a seguito del D.L. 6/2020 (L. 13/2020) e del D.L. 19/2020, per fronteggiare l'emergenza connessa alla diffusione del Coronavirus, l’attività delle edicole non è mai stata sospesa.

 

Infatti, come ha sottolineato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria nell’ambito dellaudizione nella VII Commissione della Camera, il 29 aprile 2020, il Governo, in considerazione della funzione di pubblico servizio svolta dal sistema dell’informazione, ha ritenuto di escludere le edicole e l’intera filiera della stampa dal novero delle attività commerciali e produttive soggette agli obblighi di sospensione.

In particolare, ha evidenziato come tale scelta sia stata imposta dal rispetto del dettato costituzionale che, attraverso l'art. 21, garantisce il diritto fondamentale di informare e di essere informati; un diritto tanto più rilevante in un così grave frangente per la vita civile e istituzionale del Paese.

 

Nello specifico, il bonus è riconosciuto alle persone fisiche esercenti punti vendita esclusivi per la rivendita di giornali e riviste, non titolari di redditi da lavoro dipendente o pensione.

La disciplina delle modalità e condizioni di vendita della stampa quotidiana e periodica è recata principalmente dal d.lgs. 170/2001, il cui art. 2 – da ultimo modificato dall’art. 64-bis del D.L. 50/2017 (L. 96/2017) – stabilisce che il sistema di vendita si articola, su tutto il territorio nazionale, in punti vendita esclusivi (esercizi tenuti alla vendita generale di quotidiani e periodici) e non esclusivi (esercizi che possono vendere, alle condizioni stabilite dallo stesso d.lgs., quotidiani e/o periodici in aggiunta ad altre merci[23]).

 

Il contributo una tantum è riconosciuto a ciascun soggetto fino a un massimo di € 500, entro il limite di spesa complessivo di € 7 mln per il 2020, previa domanda diretta al Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili rispetto alle richieste ammesse, si procede alla ripartizione delle stesse tra i beneficiari in misura proporzionale.

Le modalità, i contenuti, la documentazione richiesta e i termini per la presentazione della domanda devono essere stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

Il contributo una tantum non concorre alla formazione del reddito a fini IRPEF.

 

Ai fini indicati, si provvede mediante utilizzo delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, nell’ambito della quota spettante alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, allo scopo incrementate di € 7 mln per l’anno 2020.

Alla copertura dei relativi oneri si provvede ai sensi dell’articolo 265.

 

Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze dall’art. 1 della L. 198/2016[24].

Esso è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM[25].

La destinazione delle risorse del Fondo assegnate alla Presidenza del Consiglio dei ministri è stabilita annualmente con altro DPCM[26].


 

Articolo 190
(Credito d’imposta per le testate edite in formato digitale)

 

 

L’articolo 190 riconosce, per il 2020, alle imprese editrici di quotidiani e di periodici che occupano almeno un dipendente a tempo indeterminato, - quale misura di sostegno fiscale a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19 un credito d'imposta pari al 30% della spesa effettiva sostenuta nel 2019 per l’acquisizione dei servizi di server, hosting e banda larga per le testate edite in formato digitale, entro il limite di € 8 mln.

 

Più in dettaglio, ai sensi del comma 1, per l’anno 2020, il credito d'imposta - nel limite di € 8 mln che costituisce tetto di spesa - è riconosciuto per la spesa effettiva sostenuta nel 2019 per l’acquisizione dei servizi di server, hosting e manutenzione evolutiva per le testate edite in formato digitale, e per information technology di gestione della connettività.

Il beneficio è concesso nel rispetto delle norme europee sugli aiuti di Stato (regolamento n. 1407/2013 della Commissione, relativo agli aiuti de minimis).

 

In base al comma 2, l'agevolazione è concessa a ciascuna impresa a seguito di istanza diretta al Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Nel caso di insufficienza delle risorse disponibili rispetto alle richieste ammesse, si procede alla ripartizione delle stesse tra i beneficiari in misura proporzionale.

 

Ai sensi del comma 3, le spese si considerano sostenute secondo quanto previsto dall'art. 109 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, Testo unico delle imposte sui redditi, vale a dire nell’esercizio di competenza.

Il predetto articolo 109 Tuir stabilisce che le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute alla data della consegna o spedizione per i beni mobili e della stipulazione dell'atto per gli immobili e per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l'effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale.

L’effettuazione delle spese deve risultare da apposita attestazione rilasciata dai soggetti abilitati a rilasciare il visto di conformità, ovvero dai soggetti che esercitano la revisione legale dei conti.

 

Il comma 4 dispone che il credito d'imposta è alternativo e non cumulabile, in relazione a medesime voci di spesa, con ogni altra agevolazione prevista da normativa statale, regionale o europea, salvo che successive disposizioni di pari fonte normativa non prevedano espressamente la cumulabilità delle agevolazioni stesse. In particolare, esso non è cumulabile con il contributo diretto alle imprese editrici di quotidiani e periodici

Sulla disciplina dei contributi diretti all’editoria, si veda il tema web Interventi per l’editoria, curato dal Servizio Studi della Camera.

 

Ai sensi del comma 5, il credito d’imposta si può utilizzare esclusivamente in compensazione, con modello F24 presentato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate. Il modello è scartato qualora l’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione risulti eccedente l’importo spettante

 

Il comma 6 prevede inoltre la revoca del credito d’imposta nel caso che venga accertata l’insussistenza di uno dei requisiti previsti, ovvero nel caso in cui la documentazione presentata contenga elementi non veritieri o risultino false le dichiarazioni rese. La revoca parziale del credito d’imposta è disposta solo nel caso in cui dagli accertamenti effettuati siano rilevati elementi che condizionano esclusivamente la misura del beneficio concesso. Ai fini del recupero di quanto indebitamente fruito, si applica l’art. 1, co. 6, del D.L. 40/2010 (L. 73/2010).

La disposizione richiamata prevede, al fine di contrastare fenomeni di utilizzo illegittimo dei crediti d'imposta e per accelerare le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d'imposta agevolativi la cui fruizione è autorizzata da amministrazioni ed enti pubblici, anche territoriali, che l'Agenzia delle entrate trasmetta a tali amministrazioni ed enti, tenuti al recupero, i dati relativi ai crediti utilizzati in diminuzione delle imposte dovute o in compensazione. Le somme recuperate sono riversate all'entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite all'erario.

 

Il comma 7 demanda a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, le modalità, i contenuti, la documentazione richiesta ed i termini per la presentazione della domanda.

 

Ai sensi del comma 8, ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione che, a tal fine, è incrementato di € 8 mln per l’anno 2020.

Le risorse destinate al riconoscimento del credito d'imposta sono iscritte nel pertinente capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e sono trasferite nella contabilità speciale n. 1778 «Agenzia delle entrate - fondi di bilancio» per le necessarie regolazioni contabili.

 

Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze dall’art. 1 della L. 198/2016.

Esso è ripartito annualmente tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dello sviluppo economico, per gli interventi di rispettiva competenza, sulla base dei criteri stabiliti con DPCM.

La destinazione delle risorse del Fondo assegnate alla Presidenza del Consiglio dei ministri è stabilita annualmente con altro DPCM.

Per ulteriori dettagli sul Fondo si rinvia alla scheda dell’articolo 188.

 

Ai sensi del comma 9, alla copertura degli oneri si provvede ai sensi dell’articolo 165, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 


 

Articolo 191
(
Procedura straordinaria semplificata per il pagamento dei
contributi diretti ad alcune imprese editoriali
)

 

 

L'articolo 191 semplifica la procedura di pagamento della rata di anticipo dei contributi diretti riferiti all’annualità 2019 a favore di alcune categorie di imprese editoriali, prevedendo che la verifica della regolarità previdenziale e fiscale sia effettuata solo al momento del pagamento del saldo.

 

In particolare, si tratta dei contributi cui hanno diritto, in base all’art. 2, co. 1, lett. da a) a d), del d.lgs. 70/2017, emanato sulla base della delega conferita dalla L. 198/2016, e richiamato dal testo:

a) cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici;

b) imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro[27];

c) enti senza fini di lucro, ovvero imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale è interamente detenuto da tali enti;

d) imprese editrici che editano quotidiani e periodici espressione di minoranze linguistiche.

 

La semplificazione è introdotta al fine di garantire ai beneficiari indicati il pagamento della rata di anticipo entro i termini previsti dalla legislazione vigente.

La relazione illustrativa sottolinea che la previsione è assunta in considerazione della situazione di difficoltà economica e gestionale in cui si trovano le imprese editrici nell’attuale periodo di emergenza sanitaria.

 

Al riguardo, si ricorda che, in base all’art. 11 del medesimo d.lgs. 70/2017 – esplicitamente riferito al procedimento di liquidazione dei contributi diretti ai soggetti di cui all’art. 2, co. 1, lett. da a) a c), ma le cui previsioni si applicano, in base all’art. 14, anche ai soggetti di cui alla lett. d) dello stesso co. 1 dell’art. 2 –, il contributo è erogato in due rate annuali.

La prima rata, consistente nell'anticipo di una somma pari al 50% del contributo erogato nell'anno precedente, è versata entro il 30 maggio successivo alla presentazione della domanda che, in base all’art. 2 del DPCM 28 luglio 2017 – emanato in attuazione dell’art. 10 dello stesso d.lgs. 70/2017 – deve avvenire dall'1 al 31 gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento del contributo[28].

Le imprese editrici che presentano per la prima volta domanda di contributo possono beneficiare del pagamento della rata di anticipo a decorrere dall'annualità successiva a quella in cui percepiscono il primo contributo.

La rata di anticipo è erogata previo accertamento del possesso dei requisiti sulla base dei documenti istruttori (indicati nel già citato DPCM 28 luglio 2017), e previa verifica della regolarità contributiva previdenziale, nonché della verifica di non inadempimento fiscale di cui all’art. 48-bis del DPR 602/1973.

Qualora l'impresa editrice non produca la documentazione richiesta, ovvero in caso di documentazione incompleta, la stessa non può beneficiare della rata di anticipo e il contributo è liquidato in un'unica soluzione entro il termine di conclusione del procedimento ove l'istruttoria abbia dato esito positivo.

La seconda rata è versata, a saldo, subordinatamente all'esito positivo dell'istruttoria e agli stessi accertamenti previsti per il pagamento della rata di anticipo, entro il termine di conclusione del procedimento, fissato dall’art. 12 dello stesso d.lgs. 70/2017 nel 28 febbraio dell'anno successivo a quello di presentazione della domanda.

In base all’art. 12, a tal data il provvedimento è comunque adottato sulla base delle risultanze istruttorie acquisite, fermo restando il potere dell'amministrazione di procedere al recupero delle somme che risultino indebitamente percepite all'esito dei controlli successivi disposti annualmente ai sensi dell'art. 6, co. 2, del D.P.R. 223/2010.


 

Articolo 192
(Misure per il riequilibrio finanziario dell’INPGI e sospensione della norma sul commissariamento)

 

 

L'articolo 192 modifica alcuni termini temporali relativi al processo di riequilibro finanziario dell’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani "Giovanni Amendola") e alla sospensione della norma sull’eventuale commissariamento. La novella, in particolare, differisce dal 30 giugno 2020 al 31 dicembre 2020: il termine entro cui l’Istituto deve trasmettere ai Ministeri vigilanti un bilancio tecnico attuariale, che tenga conto degli effetti delle misure adottate; il termine finale della sospensione - con esclusivo riferimento all'INPGI - della norma che prevede la nomina di un commissario straordinario per il caso in cui un ente di diritto privato che gestisca forme di previdenza obbligatoria presenti un disavanzo economico-patrimoniale.

 

Resta fermo - ai sensi della disciplina oggetto della presente novella  (disciplina di cui all’articolo 16-quinquies, comma 2, del D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla L. 28 giugno 2019, n. 58, e successive modificazioni) - che l'INPGI deve adottare misure di riforma del regime previdenziale e che, nel caso di mancato conseguimento (tramite esse) di una prospettiva  - indicata nel suddetto bilancio tecnico attuariale - di sostenibilità economico-finanziaria di medio e lungo periodo, sono emanati uno o più regolamenti governativi per l'ampliamento della platea contributiva relativa al medesimo INPGI.

Riguardo alla sospensione della norma sulla nomina di un commissario straordinario, la suddetta disciplina (oggetto della presente novella) fa letteralmente riferimento alla sola gestione relativa ai giornalisti lavoratori dipendenti ("gestione sostitutiva"), la quale presenta attualmente un disavanzo, anziché all’intero Istituto.

 

Più in dettaglio, il citato articolo 16-quinquies, comma 2, demanda all'INPGI di adottare, entro il 30 giugno 2020, misure di riforma intese al riequilibrio finanziario della gestione pensionistica concernente i giornalisti aventi un rapporto di lavoro dipendente ed alla sostenibilità economico-finanziaria di medio e lungo periodo della stessa gestione. Le misure devono intervenire, in via prioritaria, sul contenimento della spesa e, in subordine, sull'incremento delle entrate contributive. Le delibere in esame sono approvate - ai sensi della disciplina generale, di cui al D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, sull'adozione delle misure in materia di contributi e prestazioni degli enti di diritto privato che gestiscono forme di previdenza obbligatoria - da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze[29]. Per i casi in cui le delibere concernano (come nel caso in esame) lavoratori dipendenti, la norma generale prevede che esse siano adottate sulla base delle determinazioni definite dalla contrattazione collettiva nazionale. La norma in oggetto non specifica se le nuove misure possano essere adottate in deroga a quest’ultima fase procedurale.

Come detto, l'INPGI deve trasmettere - entro il termine ora posto al 31 dicembre 2020 e che è qualificato come perentorio - ai Ministeri vigilanti un bilancio tecnico attuariale, che tenga conto degli effetti delle misure adottate.

Qualora il suddetto bilancio tecnico non evidenzi la sostenibilità economico-finanziaria di medio e lungo periodo della gestione pensionistica relativa ai giornalisti aventi un rapporto di lavoro dipendente, il Governo adotta uno o più "regolamenti di delegificazione", intesi a definire un allargamento della platea contributiva dell'INPGI. Ai fini della copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'eventuale adozione delle suddette norme regolamentari - le quali potrebbero comportare un passaggio di assicurati dall'INPS all'INPGI -, si prevede che sia accantonato e reso indisponibile nel bilancio dello Stato un importo pari a 159 milioni di euro per il 2023, 163 milioni per il 2024, 167 milioni per il 2025, 171 milioni per il 2026, 175 milioni per il 2027, 179 milioni per il 2028, 183 milioni per il 2029, 187 milioni per il 2030, 191 milioni annui a decorrere dal 2031[30].

Riguardo alla norma sul commissariamento, si ricorda che l'articolo 2, comma 4, del citato D.Lgs. n. 509 del 1994, e successive modificazioni, prevede che, in caso di disavanzo economico-finanziario, rilevato dai rendiconti annuali e confermato anche dal bilancio tecnico, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri Ministri competenti, si provveda alla nomina di un commissario straordinario, il quale adotta i provvedimenti necessari per il riequilibrio della gestione. Sino al ristabilimento dell'equilibrio finanziario sono sospesi tutti i poteri degli organi di amministrazione dell'ente.

Ai fini dell'eventuale attivazione della procedura di commissariamento, la Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale segnala ai Ministeri vigilanti le situazioni di disavanzo economico-finanziario di cui sia venuta a conoscenza nell'esercizio delle proprie funzioni di controllo dei bilanci degli enti privati suddetti.


 

Articolo 193
(Contribuzione figurativa per giornalisti ammessi
a cassa integrazione in deroga)

 

 

L’articolo 193 dispone l’accreditamento presso l’INPGI della contribuzione figurativa dei giornalisti dipendenti ammessi a cassa integrazione in deroga, iscritti alla relativa gestione sostitutiva

 

In particolare, ai fini dell’accreditamento della contribuzione figurativa, riconosciuta ai sensi dell’articolo 22, comma 1 del dl 18/2020, l’INPS trasmette mensilmente all’INPGI l’elenco dei beneficiari dei suddetti trattamenti. Entro il mese successivo, l’INPGI presenta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la rendicontazione necessaria al fine di ottenere il rimborso degli oneri fiscalizzati.

     La disposizione conferma  il ricorso alle procedure previste per la cassa integrazione in deroga di cui all’articolo 22, comma 4 del dl 18/2020 in base alle quali è l’INPS che provvede all'erogazione delle prestazioni in esame, con pagamento diretto ai beneficiari[31]. L'INPS medesimo provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa, fornendo i risultati di tale controllo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e alle regioni e province autonome. Qualora dal monitoraggio emerga che sia stato raggiunto - anche in via prospettica - il limite di spesa, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le regioni e le province autonome non possono emettere altri provvedimenti concessori.

 


 

Articolo 194
(
Proroga degli affidamenti dei servizi di informazione primaria)

 

 

L’articolo 194 autorizza la Presidenza del consiglio dei ministri a prorogare di ulteriori sei mesi, fino al 30 giugno 2021, la durata dei contratti, già in essere alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, stipulati con le agenzie di stampa per l'acquisto di servizi giornalistici e informativi.

 

La suddetta possibilità di proroga - che opera nelle more della revisione organica della normativa a tutela del pluralismo dell'informazione e nei limiti delle disponibilità di bilancio – era prevista sino al 31 dicembre 2020 dall’art. 11, c. 2-ter, del D.L. 162/2019 e riguarda i contratti stipulati ai sensi della L. 237/1954 e dell’art. 55, c. 24, della L. 449/1997 (comma 1).

L’art. 55, co. 24, della L. 449/1997 – come modificato dall’art. 7, co. 2, della L. 198/2016 – ha stabilito che l’art. 2 della L. 237/1954 va interpretato nel senso che, al fine di un più razionale uso delle risorse e per garantire alle amministrazioni dello Stato una più completa informazione attraverso la più ampia pluralità delle fonti, la Presidenza del Consiglio dei ministri, le regioni, le province, le città metropolitane e i comuni sono autorizzati ad acquistare dalle agenzie di stampa, mediante appositi contratti, notiziari ordinari e speciali, servizi giornalistici e informativi, ordinari e speciali, e loro raccolte anche su supporto informatico, nonché il servizio di diramazione di notizie e di comunicati degli organi centrali e periferici delle amministrazioni dello Stato.

Da quanto si evince dal sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del consiglio dei ministri, per la fornitura dei citati servizi le agenzie di stampa sono selezionate mediante gare europee, ricorrendo a procedure aperte suddivise in lotti ai sensi del d.lgs. 50/2019 (Codice dei contratti pubblici).

 

A quanto disposto dall’articolo in commento, si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato (comma 2).

 


 

Articolo 195
(Fondo emergenze emittenti locali )

 

 

L’articolo 195 istituisce un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da COVID-19 a beneficio delle emittenti radiotelevisive locali per l’anno 2020. L’entità del contributo è pari a 50 milioni di euro.

 

In particolare il comma 1 richiede che le emittenti radiotelevisive locali beneficiarie si impegnino a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionale relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei propri spazi informativi.

Si prevede che il contributo sia erogato conformemente ai criteri previsti con decreti del Ministero dello sviluppo economico, contenenti le modalità di verifica dell’effettivo adempimento degli oneri informativi, in base alle graduatorie per l’anno 2019 approvate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146.

 

Per l'annualità 2019 hanno presentato la richiesta di contributo al MISE 999 soggetti: 151 TV commerciali, 217 radio commerciali, 306 TV comunitarie e 325 radio comunitarie. La pubblicazione delle graduatorie avviene sul sito del MISE. Con il decreto direttoriale 9 aprile 2020 n. 331 sono stati approvati la graduatoria definitiva e gli elenchi degli importi dei contributi da assegnare alle Radio a carattere commerciale.

Con decreto direttoriale del 9 aprile 2020, numero 332 sono stati approvati le graduatorie definitive e gli importi dei contributi da assegnare alle TV commerciali.

Con decreto direttoriale del 3 aprile 2020, numero 309, sono stati approvati la graduatoria definitiva e gli elenchi degli importi dei contributi da assegnare alle Radio a carattere comunitario.

Con decreto direttoriale del 3 aprile 2020, al numero 308, sono stati approvati la graduatoria definitiva e gli elenchi degli importi dei contributi da assegnare alle Tv a carattere comunitario.

Qui è possibile trovare i link ai decreti e ai relativi allegati.

Per approfondimento ai criteri in base ai quali si formano la graduatorie per l’assegnazione dei citati fondi si rinvia all’apposito tema pubblicato sul sito della Camera dei deputati.

 

La finalità del contributo è quella di consentire alle emittenti radiotelevisive locali di continuare a svolgere il servizio di interesse generale informativo sui territori attraverso la quotidiana produzione e trasmissione di approfondita informazione locale a beneficio dei cittadini.

Il comma 2 dispone che la copertura finanziaria dell’intervento sarà assicurata ai sensi dell’articolo 265 (alla cui scheda si rinvia per approfondimenti).

Capo III -  Misure per le infrastrutture e i trasporti

Articolo 196
(
Interventi a favore delle imprese ferroviarie)

 

 

L'articolo 196 autorizza, al comma 1, la spesa di 115 milioni di euro a favore di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A, a compensazione dei minori introiti scaturenti dalla riscossione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria e dei corrispettivi dei servizi relativamente al periodo tra il 10 marzo e il 30 giugno 2020, con la finalità di sostenere l'attività del gestore dell'infrastruttura ferroviaria nazionale per i danni derivanti dalla contrazione del traffico ferroviario a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il comma 2 stabilisce che, per il medesimo periodo, RFI dispone una riduzione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria per i servizi ferroviari passeggeri e merci non sottoposti ad obbligo di servizio pubblico per la quota eccedente la copertura del costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario. Si autorizza poi per le medesime finalità la spesa di 155 milioni di euro per l’anno 2020 a favore di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. Tale stanziamento è dedotto da Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. dai costi netti totali afferenti ai servizi del pacchetto minimo di accesso al fine di disporre, dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, entro il limite massimo dello stanziamento, una riduzione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria nelle percentuali indicate (co. 3). Il canone per l’utilizzo dell’infrastruttura su cui applicare la riduzione di cui al comma 3 è determinato sulla base delle vigenti misure di regolazione definite dall’Autorità di regolazione dei trasporti (co. 4) e si prevede che il residuo dello stanziamento di cui al comma 3 è destinato a compensare il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale delle minori entrate derivanti dal gettito del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria per l’anno 2020. Si prevede l'invio di una rendicontazione da parte di RFI al MIT sull'attuazione del presente articolo, entro il 30 aprile 2021 (co. 5).

Si reca la copertura finanziaria degli oneri, pari a 270 milioni di euro per il 2020, della disposizione, ai sensi dell'articolo 265 (co. 6).

 

Il comma 1 autorizza la spesa di 115 milioni di euro a favore di Rete Ferroviaria Italiana S.p.a., a compensazione dei minori introiti scaturenti dalla riscossione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria relativamente al periodo tra il 10 marzo e il 30 giugno 2020.

Si indica la finalità di sostenere il settore ferroviario nazionale per i danni derivanti dalla contrazione del traffico ferroviario a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

 

La relazione illustrativa afferma che l'indennizzo a RFI quale gestore nazionale è finalizzato a compensare parzialmente lo stesso a fronte dei minori introiti derivanti relativi alla riscossione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria nel periodo tra il 10 marzo 2020 e il 30 giugno 2020 a causa dei mancati pedaggi.

 

Il comma 2 stabilisce che, per il medesimo periodo compreso tra il 10 marzo 2020 e il 30 giugno 2020, RFI dispone una riduzione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria da applicarsi ai servizi ferroviari sia passeggeri sia merci non sottoposti ad obbligo di servizio pubblico per la quota eccedente la copertura del costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario di cui all’articolo 17, comma 4, del D. Lgs. n. 112 del 2015.

 

Il decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 reca attuazione della direttiva 2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico.

Il comma 1 dell'articolo 17 di tale decreto prevede che, fermo restando il generale potere di indirizzo del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, ai fini dell'accesso e dell'utilizzo equo e non discriminatorio dell'infrastruttura ferroviaria da parte delle imprese ferroviarie, è l'Autorità di regolazione dei trasporti (di cui all'articolo 37 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) che definisce, fatta salva l'indipendenza del gestore dell'infrastruttura e tenendo conto dell'esigenza di assicurare l'equilibrio economico dello stesso, i criteri per la determinazione del canone per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria da parte del gestore dell'infrastruttura e dei corrispettivi dei servizi. Il comma 4 del dell'articolo 17 prevede inoltre che i canoni per il pacchetto minimo di accesso e per l'accesso all'infrastruttura di collegamento agli impianti di servizio siano stabiliti al costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario, sulla base di quanto disposto al comma 1 e tenuto conto delle modalità di calcolo definite dall'atto di esecuzione di cui all'articolo 31, paragrafo 3, della direttiva 2012/34/UE.

 

L'articolo 31, paragrafo 3, della direttiva 2012/34/UE prescrive che i canoni per il pacchetto minimo di accesso e per l’accesso all’infrastruttura di collegamento agli impianti di servizio siano stabiliti al costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario. L'articolo attribuisce inoltre alla Commissione europea competenze di esecuzione in merito alle modalità applicabili al calcolo del costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario.

La Commissione europea ha adottato a tal fine il Regolamento di esecuzione (UE) 2015/909, del 12 giugno 2015, relativo alle modalità di calcolo dei costi direttamente legati alla prestazione del servizio ferroviario.

 

In base a quanto affermato dalla relazione illustrativa, la proposta di cui al comma 2 stabilisce che, per il periodo compreso dal 10 marzo 2020 al 30 giugno 2020, il canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria, da applicarsi ai servizi ferroviari passeggeri e merci non sottoposti ad obbligo di servizio pubblico per la quota eccedente la copertura del costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario di cui all’articolo 17 comma 4, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112, non è dovuto. Si segnala che invece in base a quanto previsto al comma 2, si prevede invece una riduzione del canone.

 

L'Autorità di regolazione dei trasporti (ART) è stata istituita ai sensi dell'articolo 37 del D.L. n. 201/2011 (convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) nell'ambito delle attività di regolazione dei servizi di pubblica utilità di cui alla legge 14 novembre 1995, n. 481, come Autorità "competente nel settore dei trasporti e dell'accesso alle relative infrastrutture e ai servizi accessori, in conformità con la disciplina europea e nel rispetto del principio di sussidiarietà e delle competenze delle regioni e degli enti locali di cui al titolo V della parte seconda della Costituzione".

Con delibera n. 96/2015 del 13 novembre 2015, l’Autorità di regolazione dei trasporti ha approvato i principi e criteri per la determinazione dei canoni di accesso e utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria (vd. anche l'Allegato alla delibera e il testo consolidato redatto dagli Uffici a seguito delle modifiche intervenute con la delibera n. 130/2019).

La delibera definisce, nell'Allegato, la componente B del canone di accesso all'infrastruttura. In base a quanto previsto, essa dovrà concretizzarsi in una tariffa variabile, market-based, ossia: basata sull’importo medio chilometrico definito a partire dal costo correlato alla componente A (canone base) del pedaggio; rettificata, attraverso un coefficiente di maggiorazione, in funzione dell’importo dei costi residui per il recupero dell’Efficient Total Cost; ripartita in tre sub-componenti additive fra loro, sulla base di due fattori, stabiliti dal Gestore sulla base di motivate scelte di carattere tecnico-economico.

 

Si ricorda che i principi e i criteri per la determinazione dei canoni di accesso e utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria sono attualmente definiti in Allegato alla delibera n. 96/2015.

 

Il comma 3 dispone che, per le stesse finalità di cui al comma 1 e allo scopo di promuovere la ripresa del traffico ferroviario, è autorizzata la spesa di 155 milioni di euro per l’anno 2020 a favore di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. Tale stanziamento è dedotto da RFI dai costi netti totali afferenti ai servizi del pacchetto minimo di accesso al fine di disporre, dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, entro il limite massimo del citato stanziamento, una riduzione del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria:

a)   pari al 60 per cento della quota eccedente la copertura del costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario di cui all’articolo 17, comma 4, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 per i servizi ferroviari passeggeri non sottoposti ad obbligo di servizio pubblico;

b)   pari al 40 per cento della quota eccedente la copertura del costo direttamente legato alla prestazione del servizio ferroviario di cui all’articolo 17, comma 4, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 per i servizi ferroviari merci.

La relazione tecnica alla norma rileva che dai dati acquisiti da RFI risulta che la quota mensile della componente B definita dalla delibera 96/2015 con la riduzione del 60% per i servizi ferroviari passeggeri e del 40% per i servizi ferroviari merci, nell’arco temporale compreso tra 1° luglio 2020 ed il 31 dicembre 2020, comporta una minore entrata stimata per circa 112.000.000 per i passeggeri e circa 17 milioni di euro per le merci. In tale stima  si registrerebbe una riduzione di ricavi da pedaggio legati alla componente B per circa 130.000.000 milioni di euro.

 

Il comma 4 stabilisce che il canone per l’utilizzo dell’infrastruttura su cui applicare la riduzione di cui al comma 3 è determinato sulla base delle vigenti misure di regolazione definite dall’Autorità di regolazione dei trasporti di cui all’articolo 37 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201.

Il comma 5 dispone che il residuo dello stanziamento di cui al comma 3, conseguente anche a riduzioni dei volumi di traffico rispetto a quelli previsti dal piano regolatorio 2016-2021 e riferiti al periodo compreso dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020, è destinato a compensare il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale delle minori entrate derivanti dal gettito del canone per l’utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria per l’anno 2020. Si prevede l'invio di una rendicontazione da parte di RFI al MIT sull'attuazione del presente articolo, entro il 30 aprile 2021.

 

Il Contratto di programma - Parte Servizi 2016-2021 è stato sottoscritto il 14 giugno 2017 e reso operativo dal 2 ottobre 2017. Oggetto principale del CdP-S è la disciplina del finanziamento delle attività di manutenzione della rete ferroviaria nazionale per interventi di tipo:

§  “ordinario” (finalizzati al contenimento del normale degrado dell’infrastruttura nell’ambito del previsto ciclo di vita utile degli oggetti tecnici in cui è articolata l’infrastruttura e di primo intervento);

§  “straordinario” (volti al rinnovo/sostituzione di componenti di sottosistema o sottosistemi interi, che determinano l’incremento del valore patrimoniale del bene e contestualmente ne migliorano l’affidabilità, la produttività, l’efficienza e la sicurezza).

Per il periodo 2016-2021 il Contratto di Programma– parte Servizi prevede un ammontare di fabbisogni pari a circa 10,5 miliardi (media annua circa 1,8 mld) a fronte di un totale di coperture disponibili a legislazione vigente pari a circa 9,3 miliardi.

Si ricorda che è attualmente all'esame delle Commissioni parlamentari competenti lo schema di aggiornamento 2018-2019 al Contratto di programma - parte investimenti 2017-2021 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana S.p.A. (A.G. 160); per approfondimenti, si veda qui.

 

Il comma 6 reca la copertura finanziaria della disposizione. Agli oneri derivanti dalla presente disposizione, pari ad euro 270 milioni per l’anno 2020, si provvede ai sensi dell’articolo 265.

 

 


 

Articolo 197
(Ferrobonus e Marebonus)

 

 

L’articolo 197 prevede ulteriori risorse, pari complessivamente a 50 milioni di euro per l’anno 2020, per finanziare sia il cosiddetto “marebonus” (30 milioni di euro), di cui all’articolo 1, comma 647, della legge di stabilità 2016, che il cosiddetto “ferrobonus” (20 milioni di euro) previsto dall’articolo 1, comma 648, della medesima legge, mantenendo comunque ferme le risorse già assegnate dalla legge di bilancio 2020.

 

In particolare il comma 1 prevede l’attribuzione di 30 milioni di euro per l’anno 2020 per finanziare il cosiddetto “marebonus”, mantenendo ferme le risorse già assegnate dall’articolo 1, comma 110, della legge di bilancio 2020 (legge n. 160 del 2019).

 

Con il cosiddetto "marebonus", previsto, dalla legge di stabilità 2016 (art. 1, comma 647), si è disposta la concessione di contributi per l'attuazione di progetti per migliorare la catena intermodale e decongestionare la rete viaria, riguardanti l'istituzione, l'avvio e la realizzazione di nuovi servizi marittimi per il trasporto combinato delle merci o il miglioramento dei servizi su rotte esistenti, in arrivo e in partenza da porti situati in Italia, che collegano porti situati in Italia o negli Stati membri dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo. A tal fine era stata autorizzata la spesa annua di 45,4 milioni di euro per l'anno 2016, di 44,1 milioni di euro per l'anno 2017 e di 48,9 milioni di euro per l'anno 2018. Con il decreto-legge n. 50 del 2017 è stata successivamente autorizzata la spesa di ulteriori 35 milioni di euro per l'anno 2018.

La legge di bilancio 2020 ha rifinanziato il cosiddetto "marebonus" per il quale è stata autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2021 (art. 1, comma 110).

 

Il comma 2 prevede l’attribuzione di 20 milioni di euro per l’anno 2020 per finanziare il cosiddetto “ferrobonus”, mantenendo ferme le risorse già assegnate dall’articolo 1, comma 111, della legge di bilancio 2020.

 

Con il cosiddetto "ferrobonus" sono stati autorizzati contributi per servizi di trasporto ferroviario intermodale in arrivo e in partenza da nodi logistici e portuali in Italia. A tal fine è stata autorizzata la spesa annua di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 (art. 1, comma 648 della legge di Stabilità 2016). Con il decreto-legge n. 50 del 2017 è stata successivamente autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2018 per il "ferrobonus".

La legge di bilancio ha autorizzato a spesa di 14 milioni di euro per l'anno 2020 e di 25 milioni di euro per l'anno 2021 (art. 1, comma 111).

Per ulteriori elementi informativi relativi al cosiddetto “marebonus” e al cosiddetto “ferrobonus” si rinvia all’apposito approfondimento “Gli incentivi per il miglioramento della logistica: ferrobonus e marebonus”.

 

Il comma 3 individua la copertura finanziaria ai sensi dell’articolo 265 (alla cui scheda si rinvia per approfondimenti).


 

Articolo 198
(Istituzione Fondo compensazione danni trasporto aereo )

 

 

L’articolo 198 istituisce un Fondo presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con una dotazione di 130 milioni di euro per l’anno 2020 al fine di compensare i danni subiti dagli operatori nazionali nel settore del trasporto aereo in ragione dell’epidemia di COVID 19.

 

In particolare il comma 1 sarà destinato alla compensazione dei danni subiti dagli operatori nazionali, diversi da quelli previsti dall’articolo 79, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, in possesso del prescritto Certificato di Operatore Aereo (COA) in corso di validità e titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciati dall'Ente nazionale dell’aviazione civile, che impieghino aeromobili con una capacità superiore a 19 posti.

 

Il comma 2 dell’articolo 79  del decreto-legge n. 18 del 2020 riconosce misure compensative dei danni subiti, come conseguenza diretta dell’evento eccezionale, alle imprese titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciata dall’ENAC che adempiano ad oneri di servizio pubblico alla data di entrata in vigore del decreto-legge n.18 del 2020, in considerazione dei danni subiti dall’intero settore dell’aviazione a causa dell’insorgenza dell’epidemia da COVID 19, al fine di consentire la prosecuzione dell’attività.

 

Come condizione necessaria per l’accesso al fondo si prevede che gli operatori applichino ai propri dipendenti, con base di servizio in Italia ai sensi del regolamento (UE) 5 ottobre 2012 n. 965/2012, nonché ai dipendenti di terzi da essi utilizzati per lo svolgimento della propria attività, trattamenti retributivi comunque non inferiori a quelli minimi stabiliti dal Contratto Collettivo Nazionale del settore stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

 

I titolari di Certificato di Operatore Aereo Nazionale sono indicati in questo link.

Le imprese titolari di licenza di trasporto aereo sono indicate in questo elenco.

Nell’elenco delle imprese titolari di licenze di trasporto aereo sono indicate le imprese che possiedono aeromobili per il trasporto passeggeri con capacità superiore a 19 posti con licenza non sospesa. Si tratta di: Air Dolomiti S.p.A. Linee Aeree Regionali Europee; AIR ITALY S.p.A.; Alitalia - Società Aerea Italiana S.p.A.; Alitalia Cityliner  S.p.A.; Blue Panorama Airlines S.p.A.e Neos S.p.A.

Tutte queste società sono titolari anche del Certificato di Operatore Aereo.

Il regolamento (UE) 5 ottobre 2012 n. 965/2012, definisce i requisiti tecnici e le procedure amministrative per quanto riguarda le operazioni di volo ai sensi del regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio che disciplina, tra l’altro i Certificati di Operatore Aereo (COA), e il concetto di “base di servizio” definita come “il luogo assegnato dall’operatore al membro d’equipaggio dal quale il membro d’equipaggio normalmente inizia e finisce un periodo di servizio o una serie di periodi di servizio e dove, in circostanze normali, l’operatore non è responsabile della fornitura dell’alloggio al membro d’equipaggio interessato”.

Le modalità di applicazione della disposizione saranno definite con decreto di natura non regolamentare adottato dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell'economia e delle finanze.

 

Al fine di accelerare i tempi di erogazione dei citati fondi andrebbe valutata l’opportunità di indicare un termine per l’emanazione del citato decreto di natura non regolamentare.

 

L'efficacia della di