Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento affari esteri
Titolo: Il Rapporto 2013 di "Save the Children" sullo stato della salute materna
Serie: Note di politica internazionale    Numero: 11
Data: 24/05/2013
Descrittori:
ASSISTENZA ALL'INFANZIA   GRAVIDANZA E PUERPERIO
MINORI   SAVE THE CHILDREN
Organi della Camera: III-Affari esteri e comunitari


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Il Rapporto 2013 di "Save the Children" sullo stato della salute materna

24 maggio 2013




 

 

Il XIV Rapporto State of the World's Mothers, lanciato da Save the Children nel mese di maggio, illustra, come nelle precedenti edizioni, lo stato della salute materna, e di conseguenza infantile, registrato a livello mondiale.

 

Come è noto, la salute materna e quella infantile costituiscono, rispettivamente, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio n.  5 e n. 4, monitorati da numerose agenzie delle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali quali, ad esempio, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale.

 

Secondo quanto riportato dall'ultimo Rapporto (The Millennium Development Goals Report 2012), nonostante un importante miglioramento a livello globale della salute materna, i progressi sono ancora troppo lenti e il gap tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo è ancora molto elevato. Riguardo la salute infantile, lo stesso Rapporto rileva che, nonostante la crescita della popolazione mondiale, il numero di morti al di sotto dei cinque anni è diminuito in misura rilevante (da 12 milioni nel 1990 a 7,6 nel 2010) e i progressi riguardano anche il mondo in via di sviluppo. Anche in Africa sub sahariana, la regione con il più alto livello di mortalità infantile, la percentuale media di riduzione è raddoppiata passando dall'1,2% (nel decennio 1990-2000) al 2,4% (decennio 2000-2010).

 

Anche il Rapporto State of the World's Mothers, che prende in considerazione 176 paesi, dà conto di un sensibile progresso, a partire dall'anno di riferimento 1990, nella riduzione della mortalità sia materna sia infantile, che si sono ridotte, rispettivamente, di quasi il 50% la prima e di oltre il 40% la seconda.

I miglioramenti sono stati inferiori sul versante della mortalità neonatale: nel 2011 si è verificata la morte di 3 milioni di bambini nel primo mese di vita, tre quarti dei quali non hanno superato la prima settimana di vita.

Il primo giorno di vita – sul quale il Rapporto si sofferma a lungo - risulta essere il più pericoloso, sia per le madri che per i bambini. Ogni anno, le morti di neonati nel primo giorno di vita rappresentano il 15 per cento del totale delle morti infantili (al di sotto dei cinque anni), così come va detto che la mortalità materna si verifica per circa il 50 per cento dei casi entro le prime 24 ore dal parto.

I paesi nei quali c'è il più alto rischio di morte nel primo giorno sono la Somalia (18 morti ogni 1000 nati vivi), la Repubblica democratica del Congo, il Mali e la Sierra Leone (17 su 1000). In India si verifica invece il più alto numero in assoluto di neonati morti il primo giorno (oltre 309.000 l'anno, il 29 % del totale globale) e di morti materne (56.000 l'anno). I paesi più virtuosi, al contrario, sono Cipro, Estonia, Islanda, Lussemburgo, Singapore e Svezia, dove si verifica la più bassa percentuale di neonati morti nel primo giorno di vita (meno dello 0,5 per mille).

Quasi tutti i decessi neonatali e materni (98 e 99%, rispettivamente) si verificano nei paesi in via di sviluppo, dove l'assistenza alle madri prima, durante e dopo il parto, così come quella ai neonati, è largamente insufficiente. Per essere più precisi, circa due terzi delle morti neonatali (2 milioni su 3) si registrano in soli dieci paesi, gli stessi nei quali si verifica il 59% dei casi di mortalità materna. Si tratta di India, Nigeria, Pakistan, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Bangladesh, Indonesia, Afghanistan e Tanzania.

Anche il numero di bambini nati morti è molto elevato e si aggira intorno ai 2,6 milioni l'anno.

Sono riconducibili a quattro, secondo il Rapporto di Save the Children, le maggiori cause della morte neonatale: parto prematuro (35%); infezioni (25%); asfissia (23%); altre cause (17%). Per contrastare questi eventi e raggiungere buoni risultati il Rapporto suggerisce l'utilizzo di quattro tipi di farmaci a basso costo: corticosteroidi per favorire il funzionamento ancora non perfetto dei polmoni nei prematuri; clorexidina per disinfettare il cordone ombelicale; antibiotici per combattere le infezioni più frequenti; un piccolo respiratore per favorire il primo respiro del neonato.

 

L'Africa sub-sahariana è di gran lunga il luogo più pericoloso dove nascere. Le cause dell'alto livello di rischio risiedono per gran parte in una salute materna generalmente molto carente: la malnutrizione delle madri è molto diffusa, e il 10-20% delle donne è sottopeso. Quest'ultimo fenomeno è particolarmente presente in Eritrea, Madagascar ed Etiopia. In Sierra Leone, il 13% delle donne è affetta da rachitismo. Un'altra ragione di mortalità materna risiede nel fatto che le gravidanze in età precoce, quando l'organismo non è ancora pronto ad affrontare una gestazione, sono molto numerose.

 

Dalle osservazioni effettuate, emergono tre tipi di strumenti in grado di prevenire le gravidanze ad alto rischio e, di conseguenza, di salvare la vita di madri e bambini: l'istruzione delle ragazze, una nutrizione adeguata e la pianificazione famigliare.

Più a lungo le ragazze rimangono all'interno dell'ambiente scolastico, maggiori sono le possibilità che inizino ad avere gravidanze in età un po' più adulta e con maggiori informazioni sui comportamenti che riducono i rischi nella gestazione e nel parto. L'istruzione porta inoltre naturalmente con sé anche maggiore salute e migliore nutrimento, oltre ad accrescere le risorse per provvedere a se stesse e ai propri figli. Più le donne sono istruite, più tendono ad avere meno figli e gravidanze e parti più controllati dal punto di vista sanitario. Anche per questa ragione è preoccupante il dato che indica in 32 milioni le ragazze che in tutto il mondo non frequentano la scuola ad alcun livello.

Un'adeguata nutrizione, necessaria sempre e per tutti, riveste particolare importanza nella vita delle giovani donne che, se sottonutrite, daranno alla luce bambini sottonutriti. Il fenomeno della sottonutrizione e della malnutrizione è purtroppo ancora molto diffuso, basi pensare che nel mondo in via di sviluppo ci oltre 55 milioni di donne sono affette da rachitismo come risultato di una alimentazione insufficiente o inadeguata. In alcuni paesi si è cominciato a distribuire cibo addizionato di integratori alimentari (ad es. sale iodato) mentre in altri a fornire razioni di ferro (il 40% delle donne nei paesi in via di sviluppo soffre di anemia ferropriva) e acido folico, due elementi indispensabili in gravidanza.

Elemento altrettanto efficace è l'utilizzo di metodi di pianificazione famigliare volti a rendere le donne capaci di evitare gravidanze in età ancora acerba o, al contrario, troppo avanzata, e di distanziarle con intervalli di tempo sufficienti. Il Rapporto di Save the Children informa che uno studio condotto in più paesi ha messo in luce il ruolo fondamentale della pianificazione familiare nel miglioramento della sopravvivenza dei neonati in Bangladesh ed in Brasile.

 

Oltre alla promozione dell'uguaglianza di genere, il Rapporto fornisce alcune raccomandazioni tra le quali l'investimento su operatori sanitari ai quali dovrebbero essere messi a disposizione tecnologie low-cost e prodotti salvavita.

Sarebbero necessari, secondo lo State of the World's Mothers, 5 milioni di operatori sanitari di vario tipo a livello globale e, in particolare, almeno 350.000 ostetriche e levatrici.